Citation: 1C_151/2022 E. 3.1

3.1. Con riferimento al dispositivo n. 1 della risoluzione municipale del 22 marzo 2019, relativo all'accertata inadempienza delle misure di sicurezza e all'esecuzione delle stesse d'ufficio da parte del Municipio a spese del ricorrente, la Corte cantonale l'ha ritenuto, quale proprietario dell'opera litigiosa, perturbatore per situazione (al riguardo cfr. DTF 147 I 161 consid. 6.2; 144 II 332 consid. 3.1; 143 I 147 consid. 5.1), irrilevante essendo di massima la causa che determina la situazione di pericolo contraria al diritto di polizia. Ciò poiché decisiva sarebbe unicamente l'esistenza oggettiva di una turbativa e il fatto ch'essa costituisca direttamente la fonte di pericolo. Ha poi ammesso la competenza del Municipio richiamando l'art. 35 della legge edilizia cantonale del 13 marzo 1991 (LE; RL 705.100) secondo cui, riguardo alle opere di polizia, il Municipio vigila sulla buona conservazione delle opere edili (cpv. 1), e può ordinare a seconda dei casi il restauro, il consolidamento o per le opere pericolanti la demolizione (cpv. 2); in caso d'urgenza o di inadempimento, vi provvede direttamente a spese di chi vi è tenuto (cpv. 3). Ha poi ricordato che secondo l'art. 56 LPAmm, l'autorità amministrativa esegue le proprie decisioni. Ha osservato che, riservati i casi di urgenza, l'esecuzione d'ufficio presuppone anzitutto l'esistenza di una prima decisione, detta "di base", cresciuta in giudicato, che accerti o imponga un obbligo a carico dell'interessato. In seguito alla renitenza di quest'ultimo, l'autorità può adottare una seconda decisione, detta "di esecuzione", con la quale dispone l'esecuzione d'ufficio da parte dell'ente pubblico. Segue infine un terzo provvedimento, con il quale l'autorità accerta e pone a carico dell'interessato le spese sostenute. Ha rilevato che secondo la prassi, la legittimità dell'obbligo posto a carico dell'interessato dev'essere contestata di massima mediante l'impugnazione della decisione di base, che lo accerta e lo impone. Ha poi constatato che il ricorrente non ha impugnato la decisione municipale del 24 settembre 2018, né quella dell'8 novembre 2018, né quelle successive del 22 novembre e del 21 dicembre 2018. Ha quindi accertato ch'egli non ha contestato le decisioni di base, e ha compiutamente illustrato come il ricorrente è rimasto inattivo nonostante i numerosi solleciti da parte del Municipio. Ne ha concluso ch'egli non era più abilitato a criticare la legittimità dell'obbligo impostogli, ma soltanto, semmai, a censurare eventuali carenze del provvedimento esecutivo come tale.