Citation: 2C_457/2007 07.02.2008 E. 4

4.1 Come risulta dalla sentenza penale, il ricorrente ha avuto un ruolo essenziale in un importante traffico di cocaina, protrattosi dall'ottobre del 2003 al momento dell'arresto, il 16 marzo 2005. Egli ha venduto direttamente, in più occasioni, mille grammi di detta sostanza, ne ha procurati ad un altro condannato 6 kg, ha negoziato per il medesimo l'acquisto di ulteriori 440 grammi ed è stato correo in atti preparatori per ulteriori 3 kg. Nel complesso la quantità di stupefacente trattata è dunque stata superiore ai dieci chili. L'interessato ha svolto principalmente una funzione di intermediazione, che, come rilevato dalla Corte penale, è comunque stata imprescindibile per la vendita ulteriore anche perché egli era l'unico ad avere determinati contatti con i fornitori. Il comportamento delittuoso non è inoltre stato episodico, ma reiterato e su un lasso di tempo relativamente esteso. Il ricorrente ha poi agito per meri fini di lucro, non essendo egli stesso consumatore; per la sola vendita, l'utile conseguito è stato quantificato in fr. 30'000.--. Certo, egli si è dato a questi traffici illeciti dopo oltre venticinque anni di attività professionale in Ticino, sempre regolare ancorché caratterizzata negli ultimi anni da ingenti perdite finanziarie, almeno in parte a carico anche suo e non solo della ex-moglie. Come evidenziato nel ricorso, le infrazioni sono inoltre state commesse in un contesto personale difficile, in cui ai debiti accumulati si è aggiunta l'indisponibilità al lavoro a seguito di un infortunio accompagnata da uno stato di depressione. Queste circostanze sono tuttavia già state adeguatamente considerate nell'ambito della commisurazione della pena che, visto l'importante quantitativo di cocaina procurata e smerciata, è comunque stata fissata in sei anni di reclusione. Ne discende che il Tribunale amministrativo ha a ragione definito molto grave anche dal profilo della polizia degli stranieri il reato commesso e la colpa del ricorrente. Questa valutazione è conforme alla giurisprudenza del Tribunale federale che, come del resto la Corte europea dei diritti dell'uomo, in relazione a reati di droga segue una prassi rigida in materia di espulsione, nell'intento di lottare contro i traffici di stupefacenti e la relativa messa in pericolo della salute di molte persone; l'interesse all'allontanamento di stranieri che partecipano al commercio di sostanze stupefacenti è da ritenere della massima importanza (DTF 125 II 521 consid. 4a; 122 II 433 consid. 2c). 4.2 In sede penale, la richiesta di espulsione formulata dal Procuratore pubblico è stata respinta dalla Corte delle assise criminali con la motivazione che i rapporti del ricorrente con la Svizzera erano troppo radicati e di lunga data per poter ragionevolmente infliggere tale sanzione, anche se sospesa condizionalmente. Secondo costante prassi, le autorità amministrative possono tuttavia decretare l'espulsione di stranieri che hanno commesso reati anche nei casi in cui non è stata pronunciata o è stata sospesa condizionalmente l'espulsione prevista fino al 1° gennaio 2007, quale pena accessoria, dall'art. 55 vCP. Le finalità di risocializzazione alla base del diritto penale devono certo venir prese in conto anche nella ponderazione complessiva degli interessi in ambito amministrativo. Le autorità di polizia degli stranieri hanno però quale scopo principale la tutela della sicurezza e dell'ordine pubblico (cfr. DTF 130 II 176 consid. 4.2; 129 II 215 consid. 3.2 e 7.4; 124 II 289 consid. 3a). Nella prognosi sul comportamento futuro devono perciò venir adottati criteri più severi. In particolare nel caso di gravi reati di droga o di violenza, considerati i rischi potenziali che ne derivano per la società, può essere tollerato solo un rischio residuo minimo (cfr. DTF 125 II 521 consid. 4a/bb; sentenza 2A.51/2006 dell'8 maggio 2006, consid. 4.2.3). 4.3 A questo proposito, al di là della sostanziale incensuratezza del ricorrente prima di subire la condanna a sei anni di reclusione, va ribadito che il suo coinvolgimento nel traffico di cocaina è stato prolungato ed estremamente importante per quantitativi e ruolo. Il fatto che in carcere tenga un comportamento corretto e dimostri disponibilità ed impegno nell'attività lavorativa, come risulta dalle dichiarazioni del direttore del penitenziario e dell'Ufficio di patronato, ha un'importanza solo relativa nella valutazione della proporzionalità dell'espulsione amministrativa (DTF 125 II 105 consid. 2c; 114 Ib 1 consid. 3b). Dalla sentenza penale risulta peraltro che nel corso dell'inchiesta egli non è stato pienamente collaborativo ed ha confessato solo in parte i suoi reati. 4.4 Le prospettive economiche, di salute e professionali dell'interessato non appaiono inoltre sensibilmente migliori rispetto alla situazione che l'avrebbe portato a delinquere. In effetti è ovvio che la sua posizione finanziaria rimane ampiamente compromessa, tant'è che il giudizio penale attesta l'esistenza di 135 attestati di carenza beni a suo carico per circa fr. 760'000.-- di debiti, oltre ad ulteriori procedure in corso. Sotto questo profilo pure la situazione della compagna risulta precaria, anche se ella, prima apparentemente senza attività, ha intrapreso un tirocinio come assistente di cura. Quanto alle possibilità di reinserimento professionale, l'insorgente ha prodotto l'attestazione di un esercente intenzionato ad assumerlo alla fine della detenzione. Egli non ha però documentato in alcun modo l'asserito miglioramento delle sue condizioni di salute, che nel 2002 l'avevano indotto a chiedere una rendita d'invalidità. Dalla sentenza penale si evince al contrario che all'epoca della stessa apparentemente ancora soffriva di dolori alla colonna vertebrale e di una sindrome ansioso-depressiva. Non va infine nemmeno trascurato che l'attività criminale ha preso inizio non molti anni dopo la fine dell'unione affettiva e professionale con la ex-moglie. 4.5 Il ricorrente è giunto in Svizzera nel 1977, quando aveva 23 anni. Non è dunque uno straniero di seconda generazione, ma è rimasto in patria fino all'età adulta. Egli conosce senz'altro la lingua, gli usi ed i costumi del suo paese, dove vivono ancora un fratello con la propria famiglia e la madre. Anche se ha trascorso trent'anni in Svizzera, la sua situazione è pertanto diversa da quella di stranieri nati e cresciuti nel nostro paese. Egli, prima di essere arrestato, non esercitava peraltro nemmeno una professione qualificata, che potrebbe ben difficilmente svolgere nel proprio paese. A giusta ragione la Corte cantonale ha quindi ritenuto che non si troverebbe confrontato ad insormontabili problemi di riqualificazione professionale e di socializzazione. 4.6 L'espulsione costituirebbe indubbiamente un ostacolo rilevante nel mantenimento delle relazioni familiari che il ricorrente ha in Svizzera. Per i tre figli di primo letto la necessità di un rapporto costante e diretto con il padre è comunque relativa: i primi due sono infatti maggiorenni, mentre la terza è già ampiamente indipendente e sarà anch'ella a pochi mesi dalla maggiore età quando il ricorrente, il 15 marzo 2009, scontati i due terzi della pena, potrebbe beneficiare della liberazione condizionale. Più delicata appare per contro la situazione per rapporto alla quarta figlia, nata il 6 maggio 1999, e a sua madre, con cui il ricorrente conviveva. La bambina si trova infatti in un'età in cui la presenza di entrambi i genitori potrebbe certo risultare importante e non è una neonata o una bimba in età prescolastica, a cui un trasferimento in un altro Stato non porrebbe particolari problemi di adattamento. Dei legami con la Svizzera della madre, di nazionalità russa, non è invero dato di sapere molto, se non che è al beneficio soltanto di un permesso di dimora e non di domicilio. Ad ogni modo, al di là della dichiarazione di quest'ultima versata agli atti, è innegabile che durante gli ultimi tre anni, corrispondenti all'espiazione della prima metà della pena, le restrizioni imposte dallo stato di reclusione hanno limitato pesantemente la relazione di coppia e soprattutto l'influenza e l'apporto della figura paterna per la bambina. Come rilevato dalla Corte cantonale, il fatto di avere una compagna e quattro figli, tra cui una di pochi anni, non ha del resto trattenuto il ricorrente dal commettere gravi reati, assumendosi quindi consapevolmente il rischio di venir allontanato dal territorio svizzero. Tenuto conto di queste circostanze, è giustificato concludere che la colpa imputabile al ricorrente farebbe apparire l'interesse pubblico alla sua espulsione prevalente rispetto al suo interesse privato a rimanere in Svizzera anche se non fosse ragionevolmente esigibile che la compagna e la figlia lo seguissero in Macedonia (cfr., per casi simili recenti: sentenza 2C_162/2007 del 16 agosto 2007; sentenza 2A.493/2006 del 18 ottobre 2006).