Citation: 1P.223/2004 07.05.2004 E. 2.5

2.5.1 Il ricorrente sostiene che, nell'ambito della privazione della libertà, i tempi della verifica non potrebbero dipendere dal mezzo di spedizione scelto per la trasmissione del preavviso o di una decisione, poiché altrimenti il termine complessivo di sei giorni previsto dall'art. 108 cpv. 1 e 2 CPP/TI potrebbe estendersi su più giorni, a dipendenza del mezzo di spedizione scelto dal PP per far pervenire il preavviso negativo al GIAR. Egli adduce che l'ammettere per l'art. 108 cpv. 1 CPP/TI l'applicazione del concetto di "spedizione" invece di quello più rigoroso di "ricezione" (come per l'art. 100 CPP/TI) del preavviso, significherebbe abbandonare i tempi della verifica all'incertezza del sistema di spedizione scelto dal PP. Ne deduce che quando l'ultimo giorno del termine dell'art. 108 cpv. 1 CPP/TI cade in un giorno festivo, il PP dovrebbe consegnare, e non spedire, al GIAR il preavviso negativo entro il primo giorno feriale successivo: nella fattispecie il PP avrebbe quindi dovuto far pervenire il preavviso già il lunedì 9 febbraio. Visto che il termine scadeva il lunedì, la CRP non poteva, secondo il ricorrente, ritenere tempestivo il preavviso spedito, ma non consegnato al GIAR, lo stesso giorno. La censura non regge. 2.5.2 Il ricorrente si limita infatti ad affermare che sarebbe contraddittorio e quindi arbitrario ritenere l'inapplicabilità dell'art. 20 cpv. 3 CPP/TI in sede di notifica dell'arresto, ma non nell'ambito della verifica del perdurare delle condizioni della detenzione preventiva, ritenuto che, a suo dire, i presupposti della privazione della libertà sarebbero identici. Aggiunge che la circostanza che la contestata tesi della CRP sia sorretta dall'interpretazione dei lavori legislativi sia dalla sistematica del CPP non giustificherebbe necessariamente la correttezza costituzionale della norma. La critica è infondata visto che l'art. 100 e l'art. 108 CPP/TI disciplinano due fasi distinte della privazione della libertà, segnatamente l'arresto la prima (disciplinata dall'art. 5 n. 3 CEDU, secondo cui la persona arrestata dev'essere tradotta "al più presto" dinanzi a un giudice) e l'esame della richiesta di libertà provvisoria la seconda (art. 5 n. 4 CEDU, secondo cui ogni persona privata della libertà mediante arresto o detenzione ha il diritto di indirizzare un ricorso a un tribunale affinché esso decida, "entro brevi termini", sulla legalità della detenzione; Mark E. Villiger, Handbuch der Europäischen Menschenrechtskonvention, Zurigo 1999, n. 358 pag. 225, n. 373 pag. 235). Istituendo due regole diverse per fattispeci differenti il legislatore non ha leso il principio della parità di trattamento, cui accenna il ricorrente. A maggior ragione ritenuto che l'art. 100 CPP/TI è espressamente riservato dall'art. 20 cpv. 5 CPP/TI, quale "lex specialis" per il caso della notifica dell'arresto. Il fatto che un'altra soluzione sia possibile non dimostra affatto che quella scelta dal legislatore, e criticata dal ricorrente, sia addirittura insostenibile e quindi arbitraria. Non è infatti, di massima, discriminatorio trattare giudizialmente in maniera differente due fattispecie, in parte analoghe, quando il legislatore le ha disciplinate in modo diverso (DTF 129 I 265 consid. 3.2, 125 I 1 consid. 2b/aa, 166 consid. 2a); al legislatore spetta infatti un ampio margine di apprezzamento nella scelta delle varie possibilità per raggiungere gli scopi prefissi (DTF 129 I 1 consid. 3, 265 consid. 3.2). Del resto, secondo costante giurisprudenza, il Tribunale federale annulla la decisione impugnata quando essa sia insostenibile e quindi arbitraria non solo nella motivazione, bensì anche nel risultato (DTF 129 I 8 consid. 2.1, 128 I 177 consid. 2.1). Ciò che non si verifica nella fattispecie, ritenuto che, come rilevato dalla Corte cantonale, il termine di tre giorni dell'art. 108 cpv. 1 CPP/TI, che decorre anche di sabato e di domenica, ma la cui scadenza nel fine settimana è riportata al lunedì, è estremamente breve (cfr. anche Mario Postizzi, Il difensore ticinese durante l'istruzione formale, in: Rep 1994 pag. 84 e segg., n.5.3 pag. 117) e rispetta sia il principio di celerità sia il diritto fondamentale alla libertà personale (cfr. DTF 128 I 149 consid. 2.2.1). 2.5.3 Del resto, l'art. 3 della legge che disciplina la scadenza dei termini di diritto cantonale precisa che quando la comunicazione di un atto si fa per posta, il termine si reputa osservato se la consegna alla posta è fatta prima della mezzanotte del giorno della scadenza (cpv. 1), essendo riservate le norme particolari delle leggi che impongono la consegna "brevi manu" di determinati atti all'autorità (cpv. 2 ). Ora, il ricorrente non fa valere né dimostra che nella materia in esame la normativa cantonale imporrebbe, come da lui implicitamente richiesto, una consegna "brevi manu" del preavviso negativo del PP entro l'ultimo giorno della scadenza del termine. Né, contrariamente all'assunto ricorsuale, la decorrenza del termine può essere prorogata a piacimento dal PP, visto ch'essa dipende dalla presentazione dell'istanza di libertà provvisoria al PP (art. 108 cpv. 1 CPP/TI) 2.6 Il ricorrente fa poi valere che la decisione impugnata contrasterebbe con la giurisprudenza della CRP, segnatamente con una decisione del 18 luglio 2003. La censura è manifestamente infondata. Non si è infatti in presenza di un cambiamento di giurisprudenza incostituzionale (cfr. al riguardo DTF 126 I 122 consid. 5 pag. 129, 125 II 152 consid. 4c/aa). Nella sua decisione il GIAR ha ritenuto, rettamente, che la sentenza invocata dall'istante non concerneva l'applicazione dell'art. 20 cpv. 3 CPP/TI. Nel giudizio richiamato dal ricorrente, la Corte cantonale aveva ritenuto la tardività del preavviso negativo del PP, ciò che comportava insanabilmente la decadenza della validità dell'arresto, perché esso, per un disguido della messaggeria della residenza governativa, non era stato impostato il venerdì, ultimo giorno utile in quella causa per rispettare il termine dell'art. 108 cpv. 1 CPP/TI, ma soltanto il lunedì. Non si era quindi in presenza di un caso d'applicazione dell'art. 20 cpv. 3 CPP/TI, il termine non scadendo il sabato o la domenica.