Citation: 1A.283/2003 18.11.2004 E. 3

3.1 Dal verbale d'edizione risulta che il 24 settembre 2003 presso lo studio legale del ricorrente sono stati consegnati al MPC 55 documenti, con l'indicazione che si trovavano sotto sigillo provvisorio, il dissuggellamento dovendo avere luogo a Berna alla presenza del Procuratore federale e del ricorrente. Con scritti del 2 ottobre e del 15 ottobre 2003 il ricorrente, rilevato che si trattava di fatti coperti dal segreto professionale, ha comunicato al MPC che i massmedia avevano riportato le perquisizioni effettuate nell'ambito dell'esecuzione della rogatoria. Con lettera del 16 ottobre 2003, il legale ha ribadito che i fatti concernono un mandato svolto nell'ambito professionale forense; il 4 novembre 2003, egli ha prodotto al MPC un parere redatto dall'avv. V.________, secondo cui i documenti litigiosi si riferirebbero a un mandato di carattere forense. Il 31 ottobre 2003, il ricorrente è stato interrogato come testimone nell'ambito dell'esecuzione della rogatoria. Questi, rilevato che tutto quello che ha appreso in relazione al contenuto della rogatoria rientra nell'esercizio dell'attività professionale forense, si è avvalso del suo diritto di non testimoniare. 3.2 Ritenuto che il legale non è egli medesimo perseguito penalmente, che non era d'acchito manifesto che gli atti sequestrati non fossero soggetti al segreto professionale dell'avvocato e che chiaramente non si era in presenza di un richiamo abusivo dell'art. 321 CP, circostanza peraltro non addotta dal MPC, quest'ultimo, conformemente alla costante prassi, avrebbe dovuto dar seguito alle istanze del ricorrente e suggellare i documenti litigiosi: spettava infatti al giudice, al quale il MPC poteva presentare una domanda di dissuggellamento, e non all'autorità inquirente esaminare se si era in presenza di un'attività prevalentemente commerciale o forense e pronunciarsi quindi su un eventuale dissequestro (DTF 130 II 193 consid. 2.3 in fine, 127 II 151 consid. 4b, 126 II 495 consid. 5e/aa pag. 502 e consid. 5f pag. 506). Il MPC, che non ha operato alcuna distinzione tra queste due diverse fasi procedurali, poteva procedere a un esame sommario e superficiale, che precede necessariamente il suggellamento delle carte e che è destinato a non immobilizzare atti manifestamente estranei alla procedura, ma non era autorizzato a effettuare la perquisizione delle carte, intesa come esame accurato e specifico delle stesse per la loro eventuale utilizzazione ai fini della procedura e per stabilire se esse siano o meno soggette al segreto professionale (cfr. DTF 109 IV 58 consid. 1 e 2). La procedura adottata dal MPC, manifestamente, non è quindi stata corretta e, su questo punto, riguardo alla decisione incidentale del 6 novembre 2003, il ricorso è pertanto fondato. Di massima, questa decisione dovrebbe quindi essere annullata e gli atti litigiosi rinviati al MPC per l'apposizione, come richiesto dal ricorrente, dei suggelli. Tuttavia nella fattispecie, eccezionalmente, per evidenti motivi di economia di giudizio e per quelli che verranno illustrati in seguito, non appare opportuno rinviare ora gli atti litigiosi al MPC, affinché li suggelli e presenti al Tribunale federale un'istanza di dissuggellamento, conformemente alle citate regole vigenti in materia. Il MPC, dopo aver ottenuto le informazioni complementari dall'autorità richiedente, esaminerà la necessità di trasmettere gli atti litigiosi spiegandone compiutamente le ragioni e chiedendo, se del caso, di poter procedere al loro "dissuggellamento" (v. consid. 6.1).