Citation: I 582/03 27.10.2004 E. 3

La ricorrente lamenta in primo luogo una violazione del suo diritto di essere sentita, sostenendo di non aver potuto consultare l'incarto della procedura cantonale e di non essere a conoscenza delle sentenze inedite citate dai primi giudici. 3.1 Ai sensi dell'art. 29 cpv. 2 Cost. le parti hanno diritto d'essere sentite. Per costante giurisprudenza, dal diritto di essere sentito deve in particolare essere dedotto il diritto per l'interessato di esprimersi prima della resa di una decisione sfavorevole nei suoi confronti, quello di fornire prove circa i fatti suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter prendere visione dell'incarto, quello di partecipare all'assunzione delle prove, di prenderne conoscenza e di determinarsi al riguardo (DTF 129 II 504 consid. 2.2, 127 I 56 consid. 2b, 127 III 578 consid. 2c, 126 V 130 consid. 2a; cfr., riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 vCost., la cui giurisprudenza si applica anche alla nuova norma, DTF 126 I 16 consid. 2a/aa, 124 V 181 consid. 1a, 375 consid. 3b). Non può dedursi dalla citata norma costituzionale un obbligo generale di notificare al ricorrente le osservazioni dell'autorità che ha emanato la decisione impugnata. Tuttavia, ove tale autorità non abbia motivato, o non abbia sufficientemente motivato, la propria decisione e abbia specificato i motivi di quest'ultima soltanto nelle osservazioni sul gravame, il rifiuto dell'autorità di ricorso di notificare al ricorrente tali osservazioni perché possa replicarvi viola il diritto di essere sentito (cfr. DTF 116 V 40 consid. 4b concernente l'art. 4 cpv. 1 vCost.; v. pure DTF 119 V 323 consid. 1). Una condizione necessaria del diritto di consultare l'incarto è data quando agli atti vengono versate nuove prove e l'autorità amministrativa o giudiziaria per poterle usare deve prima portarle a conoscenza della parte, dandole la possibilità di esprimersi, ritenuto però che non è obbligata ad avvisarla su ogni atto prodotto, perché basta che tenga a disposizione degli interessati l'incarto (DTF 128 V 278 consid. 5b/bb). 3.2 In concreto dalla documentazione agli atti si evince che con raccomandata del 13 giugno 2003 l'istanza cantonale aveva assegnato alle parti un termine di dieci giorni per consultare gli atti presso la cancelleria del Tribunale e per presentare eventuali osservazioni. Con lettera del 4 luglio successivo, la ricorrente, dopo aver precisato che la raccomandata le era stata intimata il 24 giugno 2003, chiedeva, per motivi di salute, di attendere fino a settembre o di inviarle l'incarto. La richiesta veniva respinta in data 8 luglio 2003 siccome tardiva. Ora, con lo scritto del 4 luglio 2003, l'interessata aveva in sostanza chiesto una proroga del termine fino a settembre 2003 per motivi di salute. A ragione i primi giudici hanno respinto la richiesta. La ricorrente si limitava infatti ad affermare di essere "impedita a venire a Lugano", senza però provarlo oggettivamente sulla base di un atto medico, ritenuto altresì che avrebbe anche potuto delegare il compito di consultare l'incarto ad una persona di fiducia, designando se del caso un patrocinatore. 3.3 La ricorrente sostiene inoltre che la pronuncia cantonale non sarebbe stata motivata correttamente, poiché citerebbe giurisprudenza federale e cantonale a lei sconosciuta. La censura non è pertinente. Per l'interessata, infatti, da tale circostanza non può derivare alcun pregiudizio, atteso che la giurisprudenza federale non pubblicata in DTF è accessibile su Internet, mentre quella cantonale, ove non fosse pubblicata in riviste giuridiche (in prevalenza nella RDAT: Rivista di diritto amministrativo e tributario ticinese), può essere richiesta al Tribunale cantonale delle assicurazioni, che è tenuto ad inviarla al richiedente con tempestività, in forma anonimizzata, ciò che nel caso di specie non è stato fatto. Non vi può quindi essere spazio per censure riferite al diritto di essere sentito.