Citation: 6B_825/2014 E. 3.3

3.3. In concreto, nel gravame contro la prima sentenza del Giudice della Pretura penale, i ricorrenti hanno lamentato la mancata esecuzione in sede dibattimentale di un loro confronto con le riprese della videosorveglianza. Hanno segnatamente invocato il loro diritto di essere sentiti e di partecipare alla procedura "con riguardo ai confronti (anche fotografici) ai fini dell'identificazione". Hanno altresì addotto che i filmati sarebbero di pessima qualità, sicché "solo sulla base di una perizia biometrica, cosa che in concreto non è stata effettuata, si sarebbe semmai potuto trarre qualche conclusione ai fini di un confronto tra gli accusati e le persone riprese dal filmato". Nella sentenza del 24 marzo 2011, la Corte cantonale ha ritenuto fondata la censura relativa alla mancata partecipazione dei ricorrenti alla visione del filmato ed ha quindi disposto il rinvio degli atti al primo giudice, affinché proiettasse le riprese della videosorveglianza al dibattimento coinvolgendo le parti e in particolare dando loro la facoltà di esprimersi in merito. Tuttavia, nel seguito della procedura, i ricorrenti, senza fornire giustificazioni, non sono comparsi né al dibattimento del 3 novembre 2011, né a quello del 4 dicembre 2012, né a quello del 16 aprile 2013 e nemmeno hanno collaborato alla perizia volta all'identificazione delle persone ritratte nel filmato della videosorveglianza dell'albergo. L'esistenza di queste riprese costituiva un mezzo di prova rilevante per il giudizio e un confronto con le stesse era stato chiesto dai ricorrenti medesimi, che avevano lamentato dinanzi alla CARP una loro mancata partecipazione alla visione del filmato. Considerati gli elementi già disponibili agli atti, segnatamente le dichiarazioni della direttrice dell'albergo, che aveva identificato gli imputati, il confronto dei ricorrenti con il filmato della videosorveglianza assumeva una rilevanza significativa, che secondo quanto dagli stessi prospettato avrebbe consentito di chiarire la situazione possibilmente nel senso di scagionarli. Sottraendosi al contraddittorio dinanzi al primo giudice, dopo averne esplicitamente lamentato la mancanza, i ricorrenti hanno quindi disatteso il principio della buona fede processuale. Premesso altresì che il giudice poteva ordinare l'assunzione di nuove prove o di complementi di prova (art. 343 cpv. 1 CPP) e che una perizia è stata prospettata dai ricorrenti medesimi nel loro primo gravame alla Corte cantonale, la loro mancata collaborazione al procedimento e in particolare la loro ripetuta ingiustificata assenza ai dibattimenti al fine di eseguire il prospettato confronto, poteva pertanto, nelle esposte circostanze, essere considerata quale elemento che confortava gli indizi di colpevolezza a loro carico. È quindi in modo conforme agli atti che le istanze cantonali hanno accertato una mancata collaborazione dei ricorrenti e l'hanno valutata a loro sfavore. Contrariamente a quanto sembrano ritenere i ricorrenti, le autorità cantonali non hanno fondato la condanna esclusivamente sul loro silenzio o sulla mancata collaborazione, ma hanno rettamente tenuto conto del loro comportamento processuale nell'ambito della valutazione degli indizi di colpevolezza esistenti.