Citation: 5C.241/2003 23.02.2004 E. 3

La convenuta si aggrava di un'erronea applicazione dell'art. 16 CC, conseguenza di un errato concetto di incapacità di discernimento. 3.1 Per soddisfare i suaccennati requisiti di motivazione (consid. 2.2) - e soprattutto per sfuggire ad una inammissibile discussione meramente appellatoria della valutazione delle prove effettuata dall'istanza inferiore (consid. 2.1) -, la convenuta avrebbe dovuto esporre in modo preciso, quand'anche conciso, in cosa consistesse, a suo giudizio, la corretta lettura dell'incapacità di discernimento in relazione con il suicidio, accompagnando tale esposizione con una confutazione del ragionamento seguito dall'autorità cantonale, dalla quale emergesse come e perché la Corte cantonale avrebbe frainteso il concetto medesimo racchiuso nella norma di diritto federale che essa pretende lesa. 3.2 L'unica critica che sembra poter rispondere ai criteri suesposti consiste nell'affermazione della convenuta, secondo la quale la Corte cantonale avrebbe erroneamente omesso di verificare se la capacità di discernimento dell'assicurata fosse, al momento del suicidio, completamente annullata, non bastando una parziale alterazione delle facoltà di intendere e volere della persona assicurata. Ora, è pur vero che la Corte cantonale, nel considerando in diritto in cui espone i principi che reggono l'applicazione dell'art. 14 LCA, non dice espressamente che l'incapacità di discernimento della persona assicurata debba essere assoluta. Tuttavia, i giudici cantonali offrono una lettura della norma in discussione che poggia su giurisprudenza recente ed una lunga serie di opinioni dottrinali. A ciò, la convenuta si limita a contrapporre, in diritto, unicamente l'opinione dottrinale di un autore, omettendo totalmente di discutere - come avrebbe invece dovuto - l'interpretazione che i giudici cantonali hanno dato della norma in questione. 3.3 Invece di fare ciò, la convenuta discute sull'arco di diverse pagine questioni di mera natura fattuale: così, è richiamando il fatto che l'assicurata avesse espresso propositi suicidali già nel 1988, oppure che la concentrazione farmacologica nel sangue della donna non fosse eccessiva, che la convenuta ritiene di poter escludere una totale incapacità di discernimento. Non è ovviamente in questi termini che la convenuta può sperare di rendere manifesta un'errata lettura del diritto federale da parte della Corte cantonale.