Citation: 4C.5/2007 01.06.2007 E. 3

Come anticipato nella parte dedicata all'esposizione dei fatti, la convenuta non ha mai contestato l'appropriazione degli averi in conto da parte del funzionario D.________: pacifica è quindi la sua responsabilità per il comportamento dell'ausiliario (art. 398 e 101 CO), riconosciuta sia dal Pretore sia dalla Corte cantonale. Il litigio verte unicamente sull'esistenza e sulla gravità della colpa concomitante dell'attore e, quindi, sull'applicazione dell'art. 44 cpv. 1 CO. 3.1 Nel giudizio di primo grado il Pretore ha precisato che il quesito da risolvere era quello di sapere se l'agire dell'attore nel quadro del conto yyy abbia costituito una colpa concomitante per la pretesa risarcitoria dedotta in causa, concernente l'ammanco verificatosi sul conto personale. Il giudice ha stabilito che l'attore ha gestito con grande negligenza il conto yyy, riponendo una fiducia cieca nel consulente D.________, delle cui azioni ha dato scarico in blocco senza verifiche, omettendo visite in banca e controllo di accrediti e corrispondenza. Questo comportamento ha contribuito in modo importante e causale a favorire anche il danno subito dall'attore sul conto personale: in primo luogo perché il consulente, senza la mano libera di cui fruiva nel disporre del conto yyy, non avrebbe potuto delinquere nemmeno sul conto personale; in secondo luogo perché la banca convenuta, se fossero emersi gli illeciti commessi sul conto yyy, avrebbe potuto intervenire e impedire al consulente di operare anche sul conto personale dell'attore. A mente del primo giudice la negligenza dell'attore ha raggiunto "un'intensità sbalorditiva", che supera quella pure grave commessa dalla banca nel controllare l'operato del suo dipendente: ha di conseguenza fissato al 45 % la colpa di quest'ultima e nel 55 % la colpa concomitante dell'attore. 3.2 Nella sentenza impugnata la Corte cantonale ha ribadito il comportamento negligente dell'attore nel conto yyy ma, smentendo il Pretore, ha negato il rapporto causale naturale e adeguato con il danno subito sul conto personale. Essa ha osservato che il nesso di causalità naturale "è tutt'altro che scontato, ed anzi appare assai inverosimile - che tale comportamento - costituisca la condicio sine qua non [...], nel senso che senza di esso il danno sulla relazione bancaria xxx non si sarebbe prodotto." Quanto al nesso causale adeguato, i giudici cantonali hanno escluso che il comportamento dell'attore fosse idoneo, secondo il corso normale delle cose e l'esperienza della vita, a provocare il danno in discussione, giacché le due relazioni bancarie erano indipendenti, erano state aperte in momenti diversi, non erano intestate alle medesime persone, si fondavano su rapporti contrattuali diversi, erano gestite in modo separato - quella personale senza mandato di gestione né supervisione da parte della fiduciaria - e, infine, mai vi erano stati travasi dall'una all'altra, tranne qualche eccezione. Il Tribunale d'appello ha indi esaminato il comportamento dell'attore nel contesto del conto personale, stabilendo che la mancata contestazione immediata dei bonifici irregolari eseguiti dal funzionario della convenuta non può costituire colpa concomitante, non avendo il titolare, costantemente assente all'estero, preso conoscenza della corrispondenza trattenuta presso la convenuta. Il contenuto di tale corrispondenza - hanno proseguito i giudici cantonali - non è opponibile all'attore in considerazione delle circostanze concrete, quali il dolo del consulente, l'imprevedibilità del suo comportamento e la negligenza del controllo del dipendente da parte della convenuta. Una concolpa causale è stata invece individuata nell'essere l'attore venuto meno all'obbligo di controllo accresciuto che gli imponevano le pattuizioni concernenti la trattenuta della corrispondenza e gli ordini telefonici, che diminuivano le possibilità oggettive di sorveglianza da parte della banca. Trattandosi di una negligenza tutto sommato lieve rispetto al dolo del consulente bancario e alla negligenza della convenuta nel sorvegliarlo, la Corte cantonale ha ritenuto equa una riduzione del risarcimento nella misura del 10 %.