Citation: 2C_494/2017 E. 3.1

3.1. Il ricorrente afferma d'intrattenere con il figlio una relazione stretta ed effettivamente vissuta; oltre a vederlo regolarmente, gli verserebbe infatti un contributo alimentare di fr. 700.-- mensili. Ciò sarebbe provato dal contratto per l'obbligo di mantenimento di minori e per il diritto alle relazioni personali sottoscritto il 12 luglio 2010 agli atti nonché dalla dichiarazione spontanea dell'11 maggio 2015 prodotta assieme al gravame esperito al Consiglio di Stato nel quale la sua ex compagna da atto dell'esistenza di diritti di visita quotidiani e del puntuale pagamento degli alimenti. In queste condizioni niente permette di applicare nei suoi confronti l'art. 8 cpv. 2 CEDU, in base al quale gli è stato negato il rinnovo del permesso di dimora. In primo luogo perché il suo comportamento personale non rappresenterebbe una minaccia attuale per l'ordine pubblico rispettivamente non vi sarebbe alcun rischio di recidiva. In seguito perché i suo antecedenti penali non rivestirebbero l'intensità (per quanto riguarda le lesioni semplici e vie di fatto) né la gravità (se si considera che, per la seconda condanna, gli è stata irrogata una pena di 10 mesi sospesi con la condizionale a fronte di un massimo di pena edittale di 10 anni) richiesti per potere applicare il citato disposto. Infine perché adduce che si è dimenticato che i fatti risalgono al 2014 e che da allora ha avuto una condotta esemplare. Aggiunge poi che se dovesse rientrare in Pakistan non avrebbe allora più alcuna concreta possibilità di esercitare il proprio diritto alle relazioni personali con il figlio, non fruendo dei mezzi finanziari necessari per potersi permettere trasferte e visite, senza omettere che mai otterrebbe il necessario visto per potere entrare in Svizzera. Premesse queste considerazioni ritiene che il rinnovo del permesso di dimora negatogli viola l'art. 8 CEDU nonché il principio della proporzionalità.