Citation: 1A.77/2005 06.06.2005 E. 2

2.1 La Corte cantonale ha stabilito che la "convenzione", definita singolare, stipulata tra il ricorrente e rappresentanti dell'autorità cantonale e comunale "onde liquidare definitivamente la vertenza", è nulla e priva di qualsiasi valore. Ha infatti ritenuto che il litigio era stato definitivamente risolto con la sentenza del 1° marzo 1994, con la quale aveva confermato il diniego di un permesso in sanatoria e ordinato la demolizione dell'opera realizzata in palese violazione dell'art. 24 LPT. Aperta rimaneva soltanto, secondo i giudici cantonali, l'esecuzione effettiva dell'ordine di ripristino: il Dipartimento del territorio, rinunciando a esigere la demolizione completa del fabbricato, ha implicitamente concesso al proprietario di conservare, pur con qualche rettifica, la casetta di vacanza costruita abusivamente. Per la Corte cantonale, viste le macroscopiche violazioni del diritto formale e sostanziale, in particolare quelle relative all'applicazione dell'art. 24 LPT, l'illegittimità del rilascio di un permesso in sanatoria per una casetta di vacanza situata fuori della zona edificabile è talmente grave ed evidente da far apparire nullo e privo di qualsiasi effetto il citato accordo. Lo stesso si pone in effetti in palese contrasto con il giudizio 1° marzo 1994, ledendo i principi fondamentali dello stato di diritto, in particolare quelli della separazione dei poteri e della certezza del diritto. Autorizzando senza particolari formalità l'opera realizzata abusivamente, la "convenzione" calpesta altresì le più elementari regole di procedura, in particolare il diritto dei vicini di essere sentiti ed eventualmente di opporvisi e si presta a minare la fiducia che i cittadini devono poter riporre nelle istituzioni giudiziarie. 2.2 Queste considerazioni sono corrette e meritano piena conferma. A torto il ricorrente fa valere che il Tribunale cantonale amministrativo avrebbe disatteso il principio della buona fede (art. 9 Cost.) e quello dell'affidamento. Egli ammette infatti d'aver saputo, dopo la sentenza del 1° marzo 1994, di dover demolire quanto edificato abusivamente, per cui dà atto che dopo tale data non era in buona fede. Sostiene tuttavia che la Corte cantonale disattenderebbe le implicazioni della "convenzione" del 1998 che, al suo dire, dovrebbe essere qualificata almeno quale decisione dell'ente pubblico, se non addirittura quale contratto di diritto amministrativo. 2.3 Il principio della buona fede, sancito dall'art. 9 Cost., tutela la fiducia riposta tra l'altro anche in un'informazione ricevuta dall'autorità, quando quest'ultima sia intervenuta in una situazione concreta riguardo a determinate persone, quando tale autorità era competente a rilasciare l'informazione o il cittadino poteva ritenerla competente sulla base di fondati motivi, quando affidandosi all'esattezza dell'informazione egli abbia preso delle disposizioni non reversibili senza subire un pregiudizio e quando non siano intervenuti mutamenti legislativi posteriori al rilascio dell'informazione stessa (DTF 129 II 361 consid. 7.1, 129 I 161 consid. 4.1, 127 I 31 consid. 3a). 2.4 Al ricorrente, che aveva partecipato a varie procedure in materia edilizia e quindi era cognito in materia, non poteva manifestamente sfuggire che l'opera abusiva, oggetto di un ordine di demolizione confermato dal Tribunale amministrativo, non poteva semplicemente essere autorizzata nell'ambito di un incontro, al quale peraltro non hanno partecipato i vicini e i rappresentanti della Corte cantonale, esperito al di fuori di ogni procedura prevista dalla legge. Del resto, indipendentemente dal quesito della qualificazione della invero singolare "convenzione", il documento sottoscritto in tale ambito, che in effetti non è definito quale convenzione e si apparenta piuttosto a un semplice verbale, non indica del tutto perché, da un punto di vista oggettivo, si sarebbe potuto derogare alla sentenza della Corte cantonale, permettendo la realizzazione di una casetta di vacanza fuori della zona edificabile "approvando" semplicemente un progetto, prodotto verosimilmente dal ricorrente in quella sede e non sottoposto alla notoria procedura di permesso di costruzione. È pertanto manifesto che, in siffatte circostanze, il ricorrente non poteva fare alcun affidamento su un modo di procedere, del tutto singolare, chiaramente lesivo di una decisione giudiziale cresciuta in giudicato, del prevalente interesse pubblico in gioco e dei legittimi interessi dei vicini, tendente a uno scopo notoriamente inammissibile, ossia alla costruzione di una casa di vacanza fuori della zona edificabile, della quale per di più era già stata ordinata la demolizione. In tali circostanze, il quesito dell'asserita violazione del principio della proporzionalità non si pone. 2.5 Ciò era indiscutibilmente noto al ricorrente, ritenuto che nella decisione del 1° marzo 1994, che aveva concluso in maniera definitiva il litigio, il Tribunale amministrativo aveva stabilito che la costruzione di una casa di vacanza fuori della zona edificabile non soddisfava manifestamente il requisito dell'ubicazione vincolata e ch'essa non poteva beneficiare pertanto di un permesso in sanatoria (consid. 2.2, 2.3 e 3). La circostanza che nella fattispecie, nell'ambito di un invero singolare e sorprendente modo di procedere, il menzionato documento, del resto ulteriormente ripreso nella corrispondenza dipartimentale del 12 dicembre 2000 al Municipio, sia stato, assai inspiegabilmente, sottoscritto da alcuni rappresentanti delle autorità cantonali e comunali non è quindi decisivo (cfr. DTF 114 Ia 209 consid. 3c, 111 Ib 213 consid. 5, 6a e b; cfr. Claude Rouiller, Protection contre l'arbitraire et protection de la bonne foi, in: Daniel Thürer/Jean-François Aubert/Jörg Paul Müller (editori), Verfassungsrecht der Schweiz, Zurigo, 2001, §42 n. 28; Ulrich Häfelin/Georg Müller, Allgemeines Verwaltungsrecht, 4a ed., Zurigo 2002, n. 629, 657, 665, 668 e 682; Beatrice Weber-Dürler, Neuere Entwicklungen des Vertrauensschutzes, in ZBl 103/2002, pag. 281, in particolare pag. 296 seg.). Si impone pertanto di confermare espressamente l'agire del Tribunale cantonale amministrativo, volto a garantire il rispetto delle procedure previste dalle leggi e la loro corretta applicazione.