Citation: 6B_232/2007 24.08.2007 E. 7

Nel gravame il ricorrente si duole inoltre del mancato riconoscimento del danno materiale che definisce arbitrario. Sostiene che il procedimento penale l'ha costretto a distogliere tempo dalla sua attività professionale per seguire gli sviluppi dell'inchiesta penale. Pretende di aver dedicato a tale scopo quasi 230 ore pari a un mancato guadagno di fr. 46'921.25 e di aver sostenuto spese di trasferta e di cancelleria per un totale di fr. 4'510.70. In questa sede, il ricorrente si limita a ribadire, con una motivazione meramente appellatoria e quindi inammissibile, le pretese già fatte valere con l'istanza di indennizzo. Non si confronta però con le ragioni esposte dalla CRP per negare il risarcimento del danno asseritamente subito. Oltre ad aver riscontrato la mancanza di documentazione atta a dimostrare o a rendere almeno verosimile il danno patito - al di là dei conteggi elaborati dallo stesso ricorrente considerati al pari di mere allegazioni di parte - l'autorità cantonale ha ritenuto che il procedimento penale, che ha comportato un intervento modesto del suo patrocinatore, non può che aver richiesto anche al ricorrente un impegno corrispondente, cioè modesto. Essa ha inoltre considerato che, per stessa ammissione dell'insorgente, egli è dedito da qualche anno solo a un'attività di consulenza a tempo parziale, dimodoché è verosimile ritenere che nella sua attività professionale disponesse di una flessibilità nell'organizzazione del lavoro tale da permettergli di seguire vicende come quella in narrativa senza alcun pregiudizio per i suoi - solo parziali - impegni lavorativi e questo in applicazione dell'art. 44 CO quale diritto supplettivo. La CRP ha per contro riconosciuto le spese, ancorché non documentate, inerenti a scritti, telefonate e e-mails per un importo di fr. 150.-- nonché fr. 137.60 pari al costo della trasferta Villigen/Lugano/Villigen per il suo interrogatorio davanti al magistrato, le minime necessità di patrocinio non imponendo ulteriori trasferte in Ticino. Le critiche del ricorrente, come detto, non vanno oltre l'esposizione del proprio punto di vista senza tuttavia sostanziare con un'argomentazione precisa ed esaustiva arbitrio. Non occorre dunque attardarsi maggiormente nell'esame di questa censura.