Citation: 4A_209/2022 E. 5.2.3

5.2.3. Invano la ricorrente oppone poi che la mail del 6 novembre 2008 di P.________ (doc. 11) non avrebbe nulla a che fare con un'attività di controllo e che il significato conferito dalla Corte cantonale alla mancata obiezione da parte dell'avv. L.________ alle "accuse" a lui rivolte dall'avv. H.________ si baserebbe su una forzatura. L'avv. H.________, infatti, aveva reputato l'accaduto "GRAVISSIMO" ed egli s'era rivolto all'avv. L.________, amministratore della JV con compiti di "fund administrator" (cfr. sopra, consid. A.a), per segnalargli che era stato incaricato "proprio per sorvegliare la situazione" (cfr. sentenza impugnata, consid. 3). Non si misconosce che l'avv. H.________ sia stato sentito quale parte e non quale teste. Ciò non basta, però, per reputare arbitraria la conclusione dei giudici di appello secondo cui l'impiegata della ricorrente, che aveva confermato all'opponente la possibilità di bonificare l'ultima rata direttamente sul conto bancario di I.________ Ltd da poco aperto (indicandone gli estremi in un allegato a quella email), aveva esercitato un'attività di controllo dei flussi finanziari. Altrimenti la ricorrente si limita a opporre una sua interpretazione delle prove a quella della Corte di appello, insufficiente per evidenziare un arbitrio da parte di quest'ultima. La ricorrente sostiene infine che la Corte cantonale avrebbe operato accertamenti contraddittori per aver prima individuato un'attività di controllo ex antee poi una ex post, giacché per l'avv. H.________ l'incarico sarebbe stato finalizzato alla verifica "di dove erano andati i soldi". La censura è infondata, perché, come accertato dalla Corte di appello, l'avv. H.________ ha premesso che l'incarico serviva a "verificare che tutti gli investimenti venissero effettivamente fatti secondo quanto concordato", ciò che presupponeva una verifica rigorosa e preventiva di ogni trasferimento patrimoniale in favore di terzi.