Citation: 4D_18/2017 E. 4

Con un ricorso - sussidiario - in materia costituzionale può essere censurata la violazione di diritti costituzionali (art. 116 LTF). Il Tribunale federale esamina la violazione di diritti fondamentali soltanto se il ricorrente ha sollevato e partitamente motivato tale censura (art. 117 combinato con l'art. 106 cpv. 2 LTF). Il ricorrente che lamenta una violazione del divieto dell'arbitrio non può limitarsi a criticare la decisione impugnata come in una procedura d'appello, dove l'autorità di ricorso gode di cognizione libera, opponendo semplicemente la propria opinione a quella dell'autorità cantonale (DTF 134 II 349 consid. 3). In concreto il ricorso si rivela di primo acchito inammissibile nella misura in cui non è invocata una violazione di disposizioni costituzionali, ma semplicemente una violazione di norme del CC. Per il resto, la ricorrente sostiene di prevalersi di un apprezzamento arbitrario delle prove, ma si limita in realtà a inammissibilmente proporre una sua lettura dei documenti agli atti, dando una particolare importanza a una personale interpretazione della corrispondenza elettronica scambiata fra le parti e ignorando il tenore della dichiarazione e delle ricevute sottoscritte su cui è invece fondata la sentenza impugnata. Per validamente motivare una censura fondata sull'art. 9 Cost. non basta nemmeno sostenere che la conclusione dell'autorità inferiore non coinciderebbe con quella a cui giungerebbe una persona "dotata di comune buon senso", ma occorre dimostrare che la decisione impugnata sia manifestamente insostenibile, in contraddizione palese con la situazione effettiva, gravemente lesiva di una norma o di un chiaro e indiscusso principio giuridico o in contrasto intollerabile con il sentimento di giustizia e di equità. Infatti, l'arbitrio non si realizza già qualora la soluzione proposta con il ricorso possa apparire sostenibile o addirittura migliore rispetto a quella contestata (DTF 141 III 564 consid. 4.1 con rinvii).