Citation: 1C_14/2022 E. 4.3

4.3. L'istanza precedente ha respinto infine la critica riferita a una pretesa disparità di trattamento nei confronti dei proprietari che hanno già modificato la destinazione di edifici rurali originali. Ha ritenuto che, a prescindere dal quesito di sapere se gli asseriti interventi edilizi siano o meno al beneficio di una licenza edilizia formalmente e/o materialmente valida, ha ritenuto la censura priva di pertinenza di primo acchito, già per il fatto ch'essa esula dalla tematica pianificatoria e andrebbe sollevata, semmai, nell'ambito di una procedura edilizia. I ricorrenti adducono, senza tuttavia fornire alcuna prova, che le trasformazioni edilizie indicate quali costruzioni del tutto estranee alla tipologia ricercata dal PUC-PEIP sarebbero state autorizzate non solo dal Comune, ma anche dal Cantone. Questi edifici ristrutturati in maniera irrispettosa della sostanza storica originale rimarrebbero quindi sul territorio, mentre quelli integri, come asseritamente i loro, sarebbero destinati alla distruzione, sebbene i rustici non riattati hanno acquisito un importante valore commerciale e turistico, potendo diventare delle ambite residenze secondarie. Ne deducono, a torto come visto, che l'impossibilità di cambiare la destinazione dei loro rustici comporterebbe quindi una violazione della garanzia della proprietà e dell'uguaglianza giuridica (art. 8 Cost.). Essi non si confrontano tuttavia con la motivazione, peraltro corretta, posta a fondamento del giudizio impugnato, imperniata su una distinzione giuridica giustificabile e che tratta differentemente, per motivi ragionevoli, situazioni non analoghe (DTF 142 I 195 consid. 6.1; cfr. DTF 147 V 312 consid. 6.3.2). La garanzia della proprietà (art. 26 cpv. 1 Cost.) non tutela la proprietà in maniera illimitata, ma soltanto nei limiti fissati nell'interesse pubblico dall'ordinamento giuridico, segnatamente in concreto quelli pianificatori (DTF 146 I 70 consid. 6.1; 145 I 156 consid. 4.1; 145 II 140 consid. 4.1). Occorre ricordare inoltre che in ambito pianificatorio, visto che le zone di utilizzazione devono essere delimitate, il principio della parità di trattamento ha una portata ridotta (DTF 142 I 162 consid. 3.7.2; sulla compatibilità di misure pianificatorie con la libertà economica cfr. DTF 142 I 162 consid. 3.3). Infine, anche l'implicito richiamo ricorsuale al diritto all'uguaglianza di trattamento nell'illegalità non regge. Un tale diritto può essere ammesso in via eccezionale soltanto quando non in un caso isolato e neppure in alcuni casi, bensì secondo una prassi costante, un'autorità deroga alla legge se dà a vedere che anche in futuro non deciderà in modo conforme alla stessa (DTF 146 I 105 consid. 5.3.1), ipotesi non realizzata in concreto.