Citation: U 102/04 20.09.2004 E. 3

3.1 Come esposto al consid. 1.3, un danno all'integrità conferisce il diritto a un'indennità soltanto se è durevole. Tenuto conto del fatto che, secondo la dottrina psichiatrica maggioritaria, soltanto degli eventi infortunistici di una gravità eccezionale determinano dei pregiudizi durevoli all'integrità psichica, l'esame di questo aspetto deve prendere in considerazione l'evento infortunistico in quanto tale. In quest'ambito, il Tribunale federale delle assicurazioni si rifà alla classificazione stabilita per statuire sul rapporto di causalità adeguata tra evento infortunistico e disturbi di natura psichica (DTF 115 V 140 seg. consid. 6c, 409 seg. consid. 5c; cfr. pure sentenza del 22 luglio 2004 in re S., U 126/03, consid. 2.2.1). Per giurisprudenza, il diritto a un'IMI dev'essere di principio negato - senza necessità di procedere a misure istruttorie ulteriori in merito alla natura e al carattere durevole della menomazione psichica - in caso di infortunio insignificante o leggero, come pure di un infortunio di grado medio. Una deroga a questo principio è eccezionalmente ammissibile in presenza di un evento classificabile al limite degli infortuni gravi se gli atti all'inserto mettono in evidenza degli elementi che permettono di concludere per l'esistenza di una menomazione dell'integrità psichica particolarmente grave che non sembra doversi più esaurire. Simili elementi sono ravvisabili nelle circostanze strettamente connesse all'infortunio che servono da criterio per l'esame della causalità adeguata, se rivestono un'importanza e un'intensità particolari e se, in quanto fattori che causano stress, hanno favorito in maniera evidente l'instaurarsi di disturbi durevoli per tutta la vita. Infine, (anche) in caso di infortuni gravi, il carattere durevole della menomazione psichica deve sempre e comunque essere oggetto di verifica - se del caso previo allestimento di una perizia psichiatrica - se non risulta già in maniera evidente sulla base degli atti all'inserto (DTF 124 V 44 seg. consid. 5c, 214; cfr. pure la sentenza citata del 22 luglio 2004 in re S., consid. 2.2.1). 3.2 A ben vedere, indipendentemente dalla qualifica che si vuole attribuire all'evento in questione - classificato dai primi giudici nella categoria degli infortuni medi e tutt'al più nella categoria degli infortuni intermedi al limite di quelli gravi (a titolo di paragone, il Tribunale federale delle assicurazioni ha negato la qualifica di infortunio di grado medio al limite di quelli gravi a un'assicurata che si era procurata una subamputazione della falange distale del mignolo destro con una sminuzzatrice per cipolle [sentenza citata del 22 luglio 2004 in re S.], mentre ha lasciato aperta la questione di sapere se l'esplosione del disco di una sega circolare, che aveva causato a un assicurato delle ferite al viso e la perforazione dell'occhio destro, doveva essere trattata quale infortunio grave o medio [sentenza del 10 giugno 2002 in re M., U 334/01, consid. 4]) -, il carattere duraturo della menomazione psichica in esame può essere negato senza necessità di procedere a ulteriori accertamenti specialistici già solo in considerazione della documentazione in atti, e in particolare della constatazione fatta in data 7 gennaio 2004 dallo stesso medico curante del ricorrente, dott. A.________, specialista in psichiatria e psicoterapia, il quale, dopo avere messo in evidenza la presenza di uno "stato ansioso-depressivo, in reazione da disadattamento provocato da cause diverse", in parte estranee all'infortunio e riconducibili in particolare a eczema cronico invalidante, grave conflittualità coniugale e infarto miocardico, ha dichiarato avere l'incidente determinato allora nel paziente uno stato di disagio moderato che ne ha intaccato l'integrità fisica e psichica. Ora, a rigor di logica, tale constatazione esclude l'esistenza di una lesione particolarmente grave giustificante l'erogazione di un'indennità per menomazione dell'integrità psichica. 3.3 Ma anche per il resto, la valutazione compiuta dal Tribunale cantonale in merito alle circostanze strettamente connesse all'infortunio che servono da criterio per l'esame della causalità adeguata non appare priva di fondamento. In particolare, avuto riguardo alle circostanze concomitanti dell'infortunio, si osserva che pur dovendo riconoscere una certa spettacolarità e drammaticità all'evento e pur dovendolo considerare un caso limite, gli atti all'inserto non impongono di ritenere tali circostanze come particolarmente drammatiche o spettacolari. A conferma di questa conclusione si può rinviare ai referti psichiatrici all'inserto, nei quali i disturbi post-traumatici constatati sono stati correlati alle conseguenze estetiche dell'infortunio (paura a farsi vedere, senso d'imbarazzo e vergogna, ferita narcisistica ecc.) piuttosto che all'evento e alla sua dinamica in quanto tali, sui quali le tavole processuali, e in particolare le dichiarazioni dell'assicurato, risultano peraltro pressoché silenti. Per il resto, gli altri criteri sviluppati dalla giurisprudenza (la gravità o particolare caratteristica delle lesioni lamentate, segnatamente la loro idoneità, secondo l'esperienza, a determinare disturbi psichici; la durata eccezionalmente lunga della cura medica; i dolori somatici persistenti; la cura medica errata che aggrava notevolmente gli esiti dell'infortunio; il decorso sfavorevole della cura e le complicazioni rilevanti intervenute; il grado e la durata dell'incapacità lavorativa dovuta alle lesioni fisiche), oltre a non essere invocati dal ricorrente, non sono manifestamente adempiuti nel caso di specie. In particolare, l'insorgente ha riportato due ferite lacero-contuse nella zona frontale che non gli hanno causato un periodo di incapacità lavorativa di particolare rilievo. Per quanto attiene all'aspetto delle cure mediche, esse non possono certamente definirsi errate e non hanno avuto un decorso sfavorevole dal momento che l'intervento ricostruttivo del 18 settembre 2002 ha al contrario permesso all'assicurato di migliorare la situazione (perlomeno) dal profilo estetico. Né esse possono considerarsi eccezionalmente lunghe ove solo si consideri che già in occasione del primo rapporto 22 aprile 1997 del medico circondariale dell'INSAI, dott. R.________, non veniva indicata alcuna necessità di misure terapeutiche. 3.4 Contrariamente a quanto invocato in sede ricorsuale, l'insorgente non può dedurre nulla in suo favore dal rapporto 15 aprile 1999 del dott. E.________, peraltro precedente all'intervento correttivo, ritenuto che esso sanitario si è limitato ad attestare un disturbo psichico legato all'elaborazione del trauma subito e che tale constatazione, d'altronde nemmeno contestata, non giustifica ancora di per sé l'assegnazione di un'IMI. Infine, l'esito della presente valutazione non è suscettibile di essere inficiata neppure dall'attestazione 26 marzo 2004 del dott. A.________, il quale, rispondendo a una richiesta dell'avv. Zanetti e certificando il carattere durevole del disagio psichico di F.________, ha rilasciato una dichiarazione per evidenti fini di causa senza con ciò tuttavia modificare o invalidare il contenuto delle precedenti considerazioni. 3.5 In tali condizioni, questa Corte, che ritiene di disporre degli elementi necessari per statuire sulla presente causa senza dovere ulteriormente ricorrere a nuovi atti istruttori, può aderire alle conclusioni dei primi giudici anche su questo aspetto concernente l'assegnazione dell'IMI.