Citation: BGE 150 IV 10 E. 4.5

Secondo il ricorrente, condividendo i filmati sul suo profilo Facebook, non li avrebbe esposti, né resi accessibili. Le immagini infatti sarebbero state pubblicate da altre persone, circolando già liberamente in Internet. L'insorgente si limita a ribadire quanto sostenuto dinanzi alla Corte di appello, senza tuttavia confrontarsi con le argomentazioni dell'autorità precedente e spiegare perché violerebbero il diritto su questo punto, affermando unicamente di non considerarle convincenti. La censura pone seri problemi di ammissibilità (v. art. 42 cpv. 2 LTF). Sia come sia, la tesi difensiva non ha pregio. È infatti possibile rendere accessibili rappresentazioni già rese accessibili in passato o altrove ed è punibile ogni nuova possibilità offerta di prenderne visione e quindi ogni comportamento teso a renderle nuovamente o altrove accessibili (v. KOLLER, op. cit., pag. 127). Quand'anche i filmati circolassero già liberamente in Internet, circostanza peraltro non accertata (art. 105 cpv. 1 LTF), condividendoli su Facebook, di fatto il ricorrente li ha esposti e resi direttamente accessibili sul suo profilo a tutti i suoi "amici" nonché agli utenti esterni. Ha quindi creato in qualche sorta un accesso supplementare a tali filmati, contribuendo potenzialmente pure alla loro diffusione. Orbene, l'art. 135 cpv. 1 CP mira proprio a sanzionare la proliferazione di rappresentazioni BGE 150 IV 10 S. 23 di atti di cruda violenza (HURTADO POZO, op. cit., n. 714). La giurisprudenza ha del resto già avuto modo di stabilire che la condivisione di contenuti sui social network può condurre a una loro migliore visibilità e quindi alla loro diffusione e perfino alla loro viralità grazie alle connessioni su vasta scala all'interno dei social network (DTF 146 IV 23 consid. 2.2.4).