Citation: 4P.208/2000 28.02.2001 E. 5

5.- In seguito la ricorrente lamenta numerosi arbitri che il tribunale cantonale avrebbe commesso nella valutazione delle prove, rispettivamente nel fondarsi su fatti non provati. Anche queste censure, presentate invero in modo piuttosto confuso, sono perlopiù inammissibili. A parte qualche enunciazione di principio, esse si limitano a discutere gli accertamenti di fatto della sentenza impugnata, come se si trattasse di una procedura d'appello, adducendo motivi di "buon senso", il "normale andamento delle cose" oppure la "valutazione dell'insieme degli atti", senza indicare in modo puntuale quali elementi di prova renderebbero manifestamente insostenibile l'apprezzamento compiuto dall'autorità cantonale. Anche nel capitolo intitolato "Valutazione dei fatti e applicazione del diritto" la ricorrente non oppone che la sua versione dei fatti a quella ritenuta dalla sentenza cantonale, della quale non dimostra l'arbitrio. Le allegazioni di questo capitolo sono inoltre inammissibili nella misura in cui riguardano l'applicazione del diritto federale (art. 41 CO, 27 CC, 55 LPM, 2 e 3 LCSl, clausula rebus sic stantibus) che il Tribunale federale rivede nell'ambito del ricorso per riforma (art. 43 cpv. 1 e 84 cpv. 2 OG). In definitiva, solo due argomenti sembrano formulati con più precisione, ma la loro portata è circoscritta a questioni marginali, che non influiscono sull'esito del giudizio impugnato. a) La ricorrente sostiene che è stata valutata in modo arbitrario la deposizione del teste avv. Meier; questa sarebbe infatti stata determinante per stabilire che Vasco Sacchetti era a conoscenza del contratto che legava il fratello Lodovico alla Elf Oil. La deposizione costituisce tuttavia solo uno degli elementi che l'autorità cantonale ha valutato per concludere che la prova del fatto in questione è fallita; sono state considerate anche altre deposizioni (testi Fenini, Beltrami, Ventura), l'interrogatorio formale di Vasco e Lodovico Sacchetti e persino le ammissioni della ricorrente, tutte prove delle quali la stessa non critica l'accertamento. b) L'insorgente afferma che la sentenza impugnata è arbitraria perché non ha accertato la manifesta sproporzione tra il prezzo di vendita e il valore commerciale del fondo sul quale sorge la stazione di benzina; tale sproporzione dovrebbe giustificare le sue pretese per arricchimento indebito. Anche in questo caso la ricorrente perde però di vista che il Tribunale d'appello non ha dato peso a questi valori: ha giudicato infondata la pretesa soprattutto per il motivo che il danno - semmai ve ne fosse stato uno - l'avrebbe subito il venditore e resistente Lodovico Sacchetti, e non la ricorrente.