Citation: 4A_33/2017 E. 4.3

4.3. In concreto, fondandosi sulla volontà delle parti, la Corte cantonale dimentica che l'art. 124 CPC attribuisce la direzione del processo al giudice, il quale deve pure provvedere a una sollecita conclusione della procedura (FABIENNE HOHL, Procédure civile, vol. 1, 2a ed. 2016, n. 1560). Giusta l'art. 126 CPC egli decide valutando se sussistono motivi d'opportunità che lo richiedono, se sospendere il procedimento e la durata di tale misura con un apposito decreto. Questo costituisce una cosiddetta disposizione ordinatoria processuale emanata dall'autorità che dirige il procedimento (DTF 141 III 270 consid. 3.3). La volontà delle parti d'intraprendere trattative va annoverata fra i motivi di opportunità ai sensi dell'art. 126 prima frase CPC (JULIA GSCHWEND, Commento basilese, Schweizerische Zivilprozessordnung, 3aed. 2017, n. 9 ad art. 126 CPC). Tale ordinamento non può essere, contrariamente a quanto pare ritenere l'autorità inferiore, sostituito da un accordo fra le parti. Rettamente, come anche rilevato dalla Corte cantonale, l'autorità di conciliazione non ha inteso sospendere la procedura sine die. Ciò non significa però che questa poteva disinteressarsi della continuazione della procedura (essa ha emanato la decisione di stralcio quando erano già trascorsi quattro anni dall'introduzione dell'istanza e dopo essere stata sollecitata in questo senso dalla locatrice), prevedendo semplicemente nel suo decreto di sospensione che la procedura sarebbe stata perenta trascorsi 12 mesi dall'introduzione dell'istanza, sanzione che non è contemplata da alcuna norma. In assenza di un esplicito ritiro dell'istanza di conciliazione, per concludere la procedura, l'autorità di conciliazione avrebbe invece dovuto accertare se le parti erano giunte o meno ad un'intesa e procedere di conseguenza (art. 208 seg. CPC), rilasciando se del caso l'autorizzazione ad agire. Tutelando la decisione con cui l'autorità di conciliazione si è invece limitata a stralciare la procedura perché il termine di 12 mesi era ampiamente trascorso, la Corte cantonale ha violato il diritto federale. Il ricorso si rivela pertanto fondato e la sentenza impugnata va annullata e la causa rinviata al Tribunale di appello che, dopo aver annullato il decreto di stralcio in accoglimento del rimedio della conduttrice e fissato le spese e le ripetibili di seconda istanza, trasmetterà l'incarto all'autorità di conciliazione affinché questa proceda nelle summenzionate incombenze. In queste circostanze non occorre esaminare la censura con cui la ricorrente lamenta che il Tribunale di appello non ha considerato che l'autorità di conciliazione ha deciso lo stralcio della procedura senza inviarle la relativa richiesta presentata dalla controparte.