Citation: 1B_231/2017 E. 1.3

1.3. I ricorrenti, richiamando la giurisprudenza (DTF 141 IV 284 consid. 2; vedi anche DTF 141 IV 289 consid. 1.1 pag. 291), rilevano rettamente che di principio le decisioni incidentali che autorizzano l'utilizzazione di mezzi di prova (art. 140 e 141 CPP) non causano un pregiudizio irreparabile ai sensi dell'art. 93 cpv. 1 lett. a LTF. Il fatto che mezzi di prova la cui validità è contestata rimangano nell'incarto penale non causa di massima un siffatto pregiudizio, in quanto è possibile riproporre la censura fino alla chiusura definitiva della procedura e sottoporre la questione della loro legalità dapprima al giudice del merito (art. 339 cpv. 2 lett. d CPP), riproporla poi nel quadro di un appello (art. 398 CPP) e, infine, pure sollevarla dinanzi al Tribunale federale (DTF 141 IV 284 consid. 2.2 pag. 287). Secondo la prassi deve trattarsi di un pregiudizio di natura giuridica, ossia di un nocumento che nemmeno una decisione favorevole nel merito permetterebbe di eliminare completamente: semplici pregiudizi di fatto, come il prolungamento della procedura o un suo conseguente maggior costo, non rappresentano un siffatto danno (DTF 136 IV 92 consid. 4 e rinvii pag. 95). Spetta ai ricorrenti addurre i fatti che dimostrerebbero l'esistenza di un pregiudizio irreparabile, qualora questo non sia manifesto (DTF 141 IV 284 consid. 2.3 pag. 287; 289 consid. 1.3 e 1.4 pag. 292; sulle esigenze di motivazione di cui all'art. 42 LTF vedi DTF 142 I 99 consid. 1.7.1 pag. 106). Nella fattispecie i ricorrenti non sostengono, né ciò è ravvisabile, che si sarebbe in presenza di un'eccezione a tale principio, segnatamente nel caso, non realizzato in concreto (art. 141 cpv. 5 CPP), di distruzione immediata di prove illecite (DTF 141 IV 284 consid. 2.3 pag. 287).