Citation: 1P.124/2000 23.03.2000 E. 5

5.- I Giudici cantonali hanno ammesso anche l'esistenza di un pericolo di fuga. a) Tra gli scopi principali della detenzione preventiva vi è quello di assicurare la presenza dell'imputato per impedirgli di sottrarsi al procedimento o all'esecuzione della pena che potrà essergli inflitta. L'esistenza di un pericolo di fuga quale motivo d'ordine pubblico sufficiente per giustificare la detenzione preventiva non è di facile valutazione. Il pericolo di fuga, per giustificare la carcerazione preventiva, deve essere concreto e rivestire il carattere di una certa probabilità: in altri termini si ammette questo pericolo quando l'accusato, se fosse posto in libertà, si sottrarrebbe con una certa verosimiglianza al perseguimento penale e all'esecuzione della pena (sentenza inedita del 12 novembre 1998 in re L., consid. 3b). La gravità della presumibile pena, di per sé, non basta a motivare la carcerazione preventiva; devono essere piuttosto valutati e accertati i motivi concreti che rendano la fuga non solo possibile, ma probabile, tenendo conto dell'insieme delle circostanze, quali il carattere dell'interessato, la sua morale, i suoi legami familiari, l'assenza di un domicilio fisso, la sua professione, la sua situazione finanziaria e le sue risorse economiche (DTF 125 I 60 consid. 3a, 361 consid. 3a, 117 Ia 69 consid. 4). La CRP ha accertato che il ricorrente, cittadino del Kossovo, non ha alcun legame con la Svizzera, dove è giunto nel 1995 quale richiedente d'asilo, senza alcuna attività lavorativa. Il suo permesso di soggiorno è scaduto nel mese di novembre 1999. Nel suo paese d'origine sono rimasti la moglie e i tre figli, con i quali sembra aver mantenuto stretti e regolari contatti. La Corte ne ha dedotto che la tentazione ch'egli si sottragga al processo, ritenuta la possibile condanna, sarebbe quindi assai elevata. Il ricorrente non contesta questi accertamenti di fatto, ma si limita a negare il pericolo di fuga, visto ch'egli sarebbe disposto a tenersi sempre a disposizione dell'autorità per il processo. Certo, la gravità dell'infrazione non può, da sé sola, giustificare il protrarsi della detenzione preventiva, anche se essa permette spesso di presumere un rischio di fuga per l'importanza della pena cui il prevenuto può andare incontro (DTF 117 Ia 69 consid. 4, 108 Ia 67 consid. 3). Le circostanze, non contestate, poste a fondamento del giudizio impugnato costituiscono indizi concreti e fondati per ammettere la sussistenza di un pericolo di fuga. b) In un caso come il presente occorre ancora esaminare se al fine di assicurarsi che il ricorrente si presenterà in qualsiasi tempo all'autorità competente per il compimento degli atti processuali o per l'esecuzione dell' eventuale pena o di un'altra misura di sicurezza, altre misure meno incisive sulla libertà personale possano eventualmente essere ordinate in luogo del carcere preventivo (cfr. art. 107 cpv. 2 CPP/TI). Tra queste misure si annoverano ad esempio il versamento di una cauzione, il ritiro dei documenti di legittimazione, l'obbligo di residenza o l'obbligo di presentarsi a scadenze regolari in un determinato luogo (cfr. Piquerez, op. cit. , pag. 279, n. 1418 e segg. e rinvii). Vista la situazione finanziaria del ricorrente, il deposito di una cauzione non entra in linea di conto e le altre misure non appaiono sufficienti per evitare il concreto rischio di fuga.