Citation: 4C.138/2005 25.10.2005 E. 7

Secondo l'attrice, negare l'esistenza di una discriminazione sessuale confrontando le attività svolte dai colleghi maschi dopo la promozione, cui essa non ha avuto accesso, sarebbe contrario all'art. 3 LPar. La tesi ricorsuale può essere riassunta come segue. In sostanza l'attrice sostiene che, ai fini del giudizio sulla discriminazione, occorreva paragonare situazioni confrontabili e temporalmente congruenti. I giudici cantonali avrebbero dovuto accertare quali fossero le caratteristiche dell'attività dell'attrice e quelle dei cinque colleghi maschi al momento in cui essi sono stati inseriti in organico, quando sono stati promossi e quando hanno ottenuto l'attribuzione di compiti più vasti. Poiché la possibilità di produrre cicli presupponeva il passaggio ad una classe superiore a quella in cui essa era inserita, l'attrice afferma inoltre che questa attività non può costituire un criterio oggettivo per negare l'avvenuta discriminazione nel sistema di promozioni e di attribuzioni dei compiti. 7.1 La censura è ammissibile. In materia di parità salariale fra uomo e donna, le esigenze poste all'accertamento dei fatti, alla procedura probatoria e all'obbligo d'esame del giudice sono assai rigorose. Nella giurisdizione per riforma il Tribunale federale verifica liberamente se i criteri in forza dei quali il datore di lavoro fissa i salari - rispettivamente procede alle promozioni - siano costituitivi di una discriminazione diretta o indiretta fondata sul sesso, così come può controllare se l'autorità cantonale ha ossequiato le esigenze specifiche che il diritto federale, segnatamente l'art. 6 e 12 LPar, pone in materia di accertamento dei fatti e apprezzamento delle prove (DTF 130 III 145 consid. 3.1.2 pag. 158 seg.). 7.2 Gli argomenti sollevati dall'attrice sono pertinenti. 7.2.1 Dal giudizio impugnato si evince infatti solamente che prima di entrare nell'organico con uno stipendio fisso, come da convenzione collettiva, C.________, F.________ e G.________ collaboravano con la convenuta in base a contratti a onorario (contratti con retribuzione a prestazione). Quando poi li ha assunti, l'azienda li ha collocati in classi superiori alla 16esima per evitare un peggioramento dello stipendio e perché non svolgono le medesime mansioni dell'attrice. Infine, dopo la loro assunzione in organico, essi hanno "beneficiato della cosiddetta via parallela, per funzioni allargate nel gergo della convenuta". La sentenza cantonale non contiene accertamenti precisi circa la formazione dei menzionati collaboratori, circa il momento in cui essi sono stati integrati in organico, in quale classe, con quale attività e con quale salario, né tantomeno espone la loro evoluzione professionale dopo l'assunzione. Sulla base degli accertamenti contenuti nel giudizio impugnato non è pertanto possibile stabilire se ed in quale misura la loro situazione fosse comparabile a quella dell'attrice. Né è dato di sapere quale sia il significato dell'espressione "funzioni allargate". Ora, se con questa si intende il fatto che i colleghi di sesso maschile cumulavano più funzioni, non si può non osservare come tale fosse il caso anche dell'attrice, che cumulava il ruolo di giornalista e regista e poteva - come i cinque colleghi - essere considerata autrice del proprio prodotto. Questo ruolo non era contemplato nella 16esima classe, nella quale essa è rimasta sino al 31 dicembre 1996, sempre con la funzione di "redattrice". Stando a quanto accertato in sede cantonale, la 16esima classe comprendeva infatti: "capo settore, collaboratrice al programma, collaboratore specializzato, delegata alla produzione TV, redattore/giornalista, regista teatrale R, regista TV, specialista di settore". 7.2.2 Per quanto concerne più da vicino le promozioni, la Corte ticinese ha aggiunto che la descrizione delle funzioni era rigida e le persone giunte al massimo della classe di inserimento e senza prospettive di promozione come quadri aziendali si sono trovate in una "gabbia salariale". Pur avendo a disposizione la promozione ad personam per rimediare a questa rigidità - hanno osservato i giudici d'appello - la convenuta non poteva derogare sistematicamente al CCL nazionale per riconoscere i meriti di collaboratori qualificati. L'attrice è in sostanza vittima di questo sistema. La possibilità invece concessa ai cinque colleghi uomini di passare chi in 17esima chi in 18esima classe (a livello di un capo servizio o di un capo dipartimento), trova spiegazione nel loro campo di attività, più vasto di quello dell'attrice, comprendendo oltre alla parte giornalistica anche la regia e la produzione in una gamma di prodotti più ampia dei documentari nei quali essa è specializzata. Ma queste considerazioni non bastano per escludere una discriminazione a motivo del sesso (sui motivi che possono giustificare una disparità di trattamento cfr. DTF 130 III 145 consid. 5.2 pag. 164 seg.). Anche se è vero che la convenuta non poteva sistematicamente derogare al sistema di classificazione vigente non va dimenticato che l'attrice ha raggiunto il massimo salariale della 16esima classe già nel 1988. L'elevato livello qualitativo del lavoro da lei svolto, completamente autonoma nel lavoro di regia dei documentari, e con eccellente padronanza del mezzo televisivo, è un dato di fatto. Come già esposto, essa veniva definita "autrice" dei propri documentari, siccome in grado di cumulare, oltre alle capacità del giornalista quelle del regista, con un linguaggio personale riconoscibile nel prodotto finito. Ciononostante non le è stato concesso di accedere alla 17esima classe. In altre parole, l'attrice è rimasta inserita nella 16esima classe per 14 anni, con la qualifica di redattrice, nonostante cumulasse la funzione di regista e giornalista, funzione non contemplata da tale classe. Il rifiuto di una promozione non può di per sé essere giustificato dal fatto che l'attrice fosse specializzata nella realizzazione di documentari, a meno che la diversificazione del prodotto (documentari e fiction) fosse un presupposto indispensabile per la promozione, prevalente sulla diversificazione dell'attività (regista e giornalista). Su questo punto la sentenza cantonale è silente. Con riferimento alla produzione di cicli, occorre inoltre verificare l'affermazione dell'attrice - già proposta in sede cantonale, stando a quanto esposto nella sentenza impugnata al consid. 11, pag. 12 - secondo cui questa attività presupponeva il passaggio ad una classe superiore. Se tale fosse il caso, questa circostanza non potrebbe assurgere a motivo suscettibile di giustificare la differenza di trattamento fra l'attrice ed i colleghi. 7.3 Da quanto appena esposto discende che, per potersi pronunciare sull'asserita discriminazione nelle promozioni è innanzitutto necessario conoscere il percorso professionale dei colleghi uomini, sapere quale attività svolgevano quando sono stati assunti con regolare contratto, in quale classe e con quale funzione sono stati inseriti in organico nonché quando e per quale motivo hanno ottenuto l'accesso ad una o più classi superiori (cfr. quanto esposto al consid. 7.2.1). Qualora dovesse emergere che la situazione dell'attrice e quella dei colleghi uomini era comparabile - come da lei asserito - si dovrà ammettere che l'attrice ha reso verosimile l'esistenza di una discriminazione fondata sul sesso (art. 6 LPar). Sarà allora necessario esaminare i motivi addotti dalla convenuta per giustificare la differenza di trattamento (cfr. quanto già esposto al consid. 7.2.2). Non trattandosi di questioni accessorie, il Tribunale federale non può completare il giudizio impugnato su questo punto (Poudret, Commentaire de la loi fédérale d'organisation judiciaire, vol. II, Berna 1990, n. 3.1 ad art. 64 OG, pag. 583). La causa va pertanto rinviata all'autorità cantonale in applicazione dell'art. 64 cpv. 1 OG, affinché proceda - sulla scorta degli atti del processo o mediante ulteriori provvedimenti istruttori, nei limiti previsti dal diritto cantonale - ad un completamento degli accertamenti di fatto e ad un nuovo apprezzamento delle prove, per poi emanare un nuovo giudizio (DTF 73 II 15). 7.4 In tale ambito la Corte ticinese dovrà pure tenere conto del fatto che, analogamente a quanto vale in caso di discriminazione salariale (Elisabeth Freivogel, op. cit., n. 101 ad art. 3 LPar), una differenza di trattamento è ammissibile solamente nella misura in cui essa corrisponda alla differenza di valore effettivo. Ciò significa che, quand'anche dovessero concludere che l'attrice non poteva pretendere le medesime promozioni dei colleghi uomini, i giudici non potranno limitarsi a respingere la petizione ma dovranno esaminare la proporzionalità della differenza di classe e, se lo scarto è troppo grande, correggerlo (cfr. DTF 125 II 530 consid. 6 pag. 539). Una volta determinata - se del caso - la classe di salario cui l'attrice poteva aspirare, essi dovranno ordinare la correzione della situazione mediante il versamento della differenza fra il salario percepito e quello che avrebbe ottenuto se fosse stata promossa, con effetto a retroattivo a far tempo dalla data in cui la promozione è stata rifiutata e sino al 31 dicembre 1996. In concreto, tale momento si situa nel 1995, posto come - stando a quanto accertato nel giudizio impugnato in maniera vincolante - l'attrice non risulti aver chiesto prima una ridefinizione della sua qualifica salariale per tenere conto della doppia attività di giornalista e di regista (cfr. Elisabeth Freivogel, op. cit., n. 68 ad art. 3 LPar). Un adeguamento della sua posizione secondo il vecchio sistema non può evidentemente entrare in considerazione, visto che esso non è più in vigore; semmai occorrerà "correggere" l'inserimento dell'attrice nel nuovo sistema di salario.