Citation: 5A_798/2019 E. 2.6.2

2.6.2. Sempre con riferimento al verbale di pignoramento 9 maggio 2018, la ricorrente evoca la perenzione delle relative esecuzioni. La motivazione parrebbe essere che l'Ufficio di esecuzione aveva attribuito ai conti un valore di stima pari a fr. 1.--, e non di fr. 280'000.--; in altre parole, il pignoramento non sarebbe stato eseguito del tutto. Ne discenderebbe che i beni successivamente svincolati dal sequestro penale sarebbero emersi posteriormente al verbale di pignoramento, da cui l'applicabilità dell'art. 115 cpv. 3 LEF e la necessità di un loro nuovo pignoramento entro l'anno, non effettuato. La decisione impugnata violerebbe pertanto gli art. 88 cpv. 2 e 115 cpv. 3 LEF. La censura confonde l'importo delle pretese dedotte in esecuzione, fissate nella domanda di esecuzione (art. 67 cpv. 1 n. 3 LEF) e riprese nel precetto esecutivo (art. 69 cpv. 2 n. 1 e 2 LEF), a favore delle quali viene ordinato un eventuale sequestro e/o richiesto un pignoramento (art. 89 LEF per la continuazione in via di pignoramento, art. 279 cpv. 3 LEF per la medesima a convalida del sequestro), con la stima dei valori pignorati e/o sequestrati (art. 97 cpv. 1 LEF, su rinvio dell'art. 275 LEF per il sequestro). Nel caso di specie, questi ultimi sono stati stimati a un valore quasi nullo: la ragione - esposta dall'Ufficio di esecuzione nel verbale in questione, riportato per i passaggi essenziali dalla ricorrente medesima - è da ricondursi al fatto che gli averi in questione erano già sottoposti a sequestro penale, per cui una loro restituzione alla sequestrataria pareva improbabile. È pertanto manifestamente errato affermare che il pignoramento in questione non sia stato di fatto eseguito e che gli attivi sui conti sequestrati rappresentino beni nuovamente scoperti ai sensi dell'art. 115 cpv. 3 LEF. La censura, infondata, va respinta.