Citation: 2C_506/2017 E. B

Detta decisione è stata confermata su ricorso dapprima dal Consiglio di Stato, il 22 marzo 2017, e poi dal Tribunale cantonale amministrativo, con sentenza del 5 maggio 2017. La Corte cantonale ha osservato in primo luogo che l'insorgente nulla poteva dedurre dall'art. 6 dell'Accordo del 21 giugno 1999 tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Confederazione Svizzera, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone (Accordo sulla libera circolazione o ALC; RS 0.142.112.681) combinato con l'art. 24 cpv. 1 Allegato I ALC, disposti che disciplinano il rilascio di un permesso di dimora senza attività lucrativa come quello concessole per studiare. Ella infatti non disponeva di mezzi finanziari sufficienti rispettivamente non aveva apportato la prova, neppure nell'ambito dell'istruttoria esperita a tal fine, che disponeva di fonti proprie o di terzi per mantenersi nel nostro Paese (cfr. art. 16 cpv. 1 e 2 dell'ordinanza sull'introduzione della libera circolazione del 22 maggio 2002 [OLCP; RS 142.203]). Considerato poi che nemmeno suo padre fruiva di mezzi finanziari, non poteva neppure appellarsi ai combinati art. 7 lett. d ALC e 3 cpv. 1 lett. a Allegato I ALC (che tutelano il ricongiungimento familiare). La Corte cantonale ha poi osservato che neanche in applicazione del diritto interno il gravame era destinato a miglior sorte (art. 27 cpv. 1 in relazione con l'art. 62 cpv. 1 lett. d ed e della legge federale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 [LStr; RS142.20]; art. 23 cpv. 1 e 24 cpv. 2 dell'ordinanza del 24 ottobre 2007 sull'ammissione, il soggiorno e l'attività lucrativa [OASA; RS 142.201]). Infine ha giudicato che il provvedimento contestato non disattendeva il principio della proporzionalità né l'art. 8 CEDU, qualora applicabile.