Citation: 6B_334/2007 11.10.2007 E. 3

Anche in questa sede, il ricorrente lamenta una violazione dell'art. 250 del codice di procedura penale ticinese (CPP/TI; RL 3.3.3.1). Durante il dibattimento, la Presidente della Corte delle assise correzionali ha notificato all'accusato un'altra imputazione rispetto a quelle dell'atto di accusa, ossia quella di riciclaggio di denaro semplice. A mente dell'insorgente, la Presidente sarebbe andata oltre le facoltà riconosciutele dall'art. 250 CPP/TI, perché il complesso di fatti alla base della nuova accusa di riciclaggio di denaro semplice è diverso da quello originariamente contemplato nell'atto di accusa di riciclaggio di denaro aggravato. Questa modifica avrebbe impedito al ricorrente di preparare una difesa adeguata. 3.1 A questo proposito l'ultima autorità cantonale afferma che la corretta applicazione del principio accusatorio non prescrive una corrispondenza necessariamente letterale tra un atto (o un decreto) di accusa e l'oggetto del giudizio. Nella fattispecie le nuove imputazioni erano stabilite sulla base dei medesimi accadimenti accertati nel corso dell'istruzione. Per la CCRP, la Presidente della Corte delle assise correzionali non ha stravolto l'impianto accusatorio, ma ha semplicemente ridimensionato il ruolo dell'imputato, peraltro a beneficio dello stesso, relegandolo a comparsa nella fase finale dell'ampio disegno criminale intuito e perseguito dagli inquirenti che lo avevano invece accusato di essere il mandante di B.________ o comunque un membro di un'organizzazione criminale. L'impianto accusatorio non è dunque stato modificato, né le possibilità della difesa sono state limitate. 3.2 L'art. 250 CPP/TI disciplina la procedura da seguire se nel dibattimento emergono nuovi fatti o si rende necessaria una nuova valutazione giuridica dei fatti. Questa disposizione prevede innanzitutto che se dai dibattimenti risulta che il fatto riveste un carattere giuridico diverso, punito con pena eguale o meno grave di quella prevista nell'atto di accusa, l'accusato non può essere condannato sulla base della mutata imputazione se la stessa non gli è stata indicata prima della discussione (cpv. 1). Se dai dibattimenti risulta, invece, che il fatto riveste un carattere giuridico più grave di quello contemplato nell'atto di accusa, su istanza del Procuratore pubblico ed anche d'ufficio la Corte deve ordinare un rimando del dibattimento, perché si faccia luogo alla presentazione di un nuovo atto d'accusa (cpv. 2). Non si fa luogo al rimando se la nuova imputazione non esorbita dalla competenza della Corte adita e se in pari tempo l'accusato, posto in grado, prima della discussione, di difendersi dall'imputazione più grave, rinuncia al rimando (cpv. 3). Lo stesso avviene quando, nel corso del dibattimento, l'accusato risulta colpevole di altro reato non contemplato nell'atto di accusa (cpv. 4). 3.3 Il processo penale moderno è basato sul principio accusatorio. Esso può pertanto essere celebrato soltanto se un'autorità distinta da quella giudicante ha dapprima raccolto, nell'ambito di una procedura preliminare, gli elementi di fatto e le prove rilevanti e ha in seguito sottoposto al giudizio di un giudice i reati contestati all'imputato in un atto d'accusa (v. adesso il Messaggio concernente l'unificazione del diritto processuale penale del 21 dicembre 2005, in FF 2006, pag. 1038). L'atto (rispettivamente il decreto) di accusa assolve dunque una doppia funzione: da un lato circoscrive l'oggetto del processo e del giudizio, dall'altro garantisce i diritti della difesa, in modo che l'imputato possa adeguatamente far valere le sue ragioni (DTF 126 I 19 consid. 2a pag. 21 e rinvii). In quanto espressione del diritto di essere sentito, contemplato all'art. 29 cpv. 2 Cost., il principio accusatorio può essere anche dedotto dagli art. 32 cpv. 2 Cost. e 6 n. 3 CEDU, i quali non esplicano tuttavia portata distinta. Il principio accusatorio non impedisce all'autorità giudiziaria di scostarsi dai fatti o dalla qualificazione giuridica ritenuti nell'atto d'accusa, a condizione tuttavia che vengano rispettati i diritti della difesa (DTF 126 I 19 consid. 2a). Il principio è leso quando il giudice si fonda su una fattispecie diversa da quella indicata nell'atto di accusa, senza che l'imputato abbia avuto la possibilità di esprimersi sull'atto di accusa adeguatamente e tempestivamente completato o modificato (DTF 126 I 19 consid. 2c). Il contenuto del diritto di essere sentito è determinato in primo luogo dalle disposizioni cantonali di procedura, sindacabili da parte del Tribunale federale solamente sotto il ristretto profilo dell'arbitrio; in ogni caso l'autorità cantonale deve tuttavia osservare le garanzie minime dedotte direttamente dall'art. 29 cpv. 2 Cost., del quale il Tribunale federale verifica liberamente il rispetto (DTF 127 III 193 consid. 3 pag. 194; 126 I 19 consid. 2a pag. 22). 3.4 La sentenza impugnata resiste alle critiche del ricorrente che, anche in questa sede, motiva al limite dell'ammissibile il suo gravame su questo punto. Ora, come già rilevato dalla CCRP, l'impianto accusatorio non è stato stravolto con l'integrazione decisa dalla Presidente della Corte delle assise correzionali, ella ha anzi meglio inquadrato il ruolo dell'imputato, meno grave di quello contenuto nell'atto d'accusa che lo designava come autore di macchinazioni criminali ben più ampie. La nuova imputazione, che ha tra l'altro migliorato la posizione dell'imputato, era fondata sul medesimo complesso di fatti esposto nell'atto d'accusa. Risulta poi che, per aver notificato la nuova imputazione all'accusato durante l'istruttoria dibattimentale, il diritto di essere sentito del ricorrente è stato rispettato avendo egli potuto esprimersi al riguardo, ciò che d'altronde lo stesso ricorrente non contesta. Ne consegue che l'autorità cantonale non ha violato in maniera arbitraria l'art. 250 CPP/TI né mancato di osservare le garanzie minime dedotte dall'art. 29 cpv. 2 Cost.