Citation: 2C_261/2022 E. 4.1

4.1. Rammentato che la LAFE non specifica chi sono le parti a cui va notificata la decisione dell'autorità di prima istanza (art. 17 cpv. 2 LAFE) e richiamata la dottrina (cfr. sentenza impugnata consid. 3.2 pag. 5), il Tribunale cantonale amministrativo ha osservato in primo luogo che la qualità di parte, riconosciuta in primo luogo all'istante, destinatario della decisione, andava anche riconosciuta a tutte le persone abilitate a ricorrere ai sensi dell'art. 20 cpv. 2 lett. a LAFE ossia, oltre all'acquirente e all'alienante, a chiunque avesse un interesse degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della decisione. Ha poi sottolineato che la formulazione adottata dalla LAFE era in consonanza con quanto a suo tempo richiesto dall'allora abrogato art. 103 OG (RU 60275) e oggi dall'art. 89 cpv. 1 LTF. La Corte cantonale ha in seguito osservato che anche se al donatario (al suo successore) spettava la facoltà di ricorrere contro una decisione dell'autorità di prima istanza (art. 20 cpv. 2 lett. a LAFE), nel caso di specie difettava tuttavia l'interesse degno di protezione esatto dalla prassi: infatti, unico intento dell'insorgente era di far accertare la nullità di una donazione di cui il donatario si sarebbe pentito per far rientrare l'immobile nella massa successoria. Altrimenti detto il procedimento era stato avviato in modo strumentale, per mettere in discussione una donazione risalente a quasi una decina d'anni e che avrebbe potuto, semmai, essere contestata in sede civile. Riguardo alla richiesta di dichiarare nulla e/o revocare la decisione di non assoggettamento, i giudici cantonali hanno poi aggiunto che il donatario non l'aveva mai contestata, ma l'ha invece indotta, attestando (cfr. verbale del 3 ottobre 2017 agli atti) che le esigenze di cui all'art. 2 cpv. 2 lett. b LAFE erano date. Infine hanno osservato che, essendo il procedimento circoscritto all'eventuale applicazione dell'art. 25 cpv. 1bis LAFE, esulava dallo stesso il quesito di sapere se gli artt. 26 (inefficacia e nullità) e 27 (rimozione dello stato illecito) LAFE si applicavano, senza dimenticare che il donatario (il suo successore) poteva ricorrere contro una decisione negativa (assoggettamento alla LAFE/autorizzazione rifiutata), non invece contro una decisione positiva che confermava lo status quo. Infine, il perseguimento dell'interesse pubblico (osservanza della legge) non bastava come anche erano esclusi scopi estranei alla LAFE. Il rifiuto, da parte dell'autorità di prima istanza, di riconoscere la qualità di parte all'insorgente andava pertanto confermato.