Citation: 5A_510/2024 E. 3.3

3.3. Con tale, seppur succinta, motivazione il ricorrente non si confronta minimamente. Innanzitutto, una parte delle sue critiche sono rivolte direttamente all'operato dell'autorità di protezione, ciò che è inammissibile dato che solo la sentenza dell'ultima istanza cantonale, e non la decisione di prima istanza, può essere oggetto del ricorso (art. 75 cpv. 1 LTF) : in questa misura, esse saranno quindi ignorate. Per il resto, egli ammette in sostanza di soffrire della malattia di Alzheimer ("non vi sono dubbi che la patologia sia stata già effettivamente rilevata da diversi anni") e che questa è suscettibile di degenerare, comportando una crescente necessità di assistenza quotidiana che la moglie già assicura gestendo tutto ciò che lo riguarda. Così facendo, in definitiva non mette in dubbio che la contestata decisione si sia fondata sull'esistenza di chiari elementi concreti suscettibili di ritenere che una misura di protezione fosse effettivamente prospettabile e nemmeno contesta che vi fossero dubbi sulla sua capacità di discernimento, i quali, come visto, secondo la giurisprudenza giustificano una perizia. Al riguardo, nell'ottica dell'esame del principio di proporzionalità, è bene sottolineare che il ricorrente non contesta adeguatamente (v. supra consid. 1.3) le constatazioni della precedente istanza secondo cui egli non si sarebbe presentato alle udienze e non avrebbe dato seguito all'invito fatto dall'autorità di protezione al medico curante di rispondere direttamente ad alcuni quesiti: tali elementi, uniti al fatto che la decisione confermata dalla Camera di protezione ha sottolineato "l'importanza di evitare un accertamento peritale stazionario", permettono di concludere che - contrariamente a quanto asserito dal ricorrente - la perizia è stata predisposta prestando la debita attenzione a preservare l'equilibrio dell'interessato e a evitargli per quanto possibile situazioni che fossero fonte di stress. Le sue argomentazioni rivolte a una ipotetica futura misura di protezione (secondo cui non vi sarebbe alcuna necessità che "venga nominata una persona apposita per occuparsi della sua persona e della sua gestione patrimoniale, in quanto la moglie già svolge tutte queste mansioni", lui avrebbe il "diritto di scegliere con chi e come vivere la propria vita" e la Camera di protezione non avrebbe compreso né la sua problematica, né l'ambiente positivo che lo circonda e che gli permette di vivere bene senza particolari necessità) sono poi del tutto inconferenti, siccome nessuna misura è ancora stata predisposta: scopo della valutazione peritale è proprio determinarne la necessità e l'eventuale tipologia. In definitiva, per quanto ammissibile, l'argomentazione del ricorrente non è in grado di dimostrare che il conferimento del mandato di valutazione della sua condizione psicosociale costituirebbe un'ingerenza sproporzionata nella sua libertà personale o che la decisione impugnata sarebbe in altro modo contraria al diritto.