Citation: 2A.643/2005 17.03.2006 E. 3

3.1 All'imposta sul reddito sottostà la totalità dei proventi, periodici o unici (art. 16 cpv. 1 LIFD), tra cui, in particolare, quelli derivanti dall'assicurazione vecchiaia, superstiti ed invalidità (art. 22 cpv. 1 LIFD). Diversamente ad esempio dalle rendite vitalizie e dai proventi da vitalizi, che il cpv. 3 dell'art. 22 LIFD dichiara imponibili soltanto nella misura del 40 per cento, le prestazioni indicate al cpv. 1 della medesima disposizione sono - a contrario - computabili al 100 per cento (cfr. sentenza 2A.203, 2A.204/2005 del 23 febbraio 2006, destinata alla pubblicazione in DTF 132 II 128, consid. 3.1). Il ricorrente ha tuttavia percepito la rendita litigiosa non da una cassa di compensazione AVS svizzera, ma dal Bundesversicherungsanstalt für Angestellte (BfA) di Berlino. Quest'assicurazione di rendita rappresenta un ramo delle assicurazioni sociali e viene gestita da enti di diritto pubblico; inoltre presso l'istituto menzionato sono obbligatoriamente assicurati tutti i lavoratori dipendenti attivi in Germania. La rendita ricevuta dal ricorrente è quindi assai simile ad una rendita AVS. Per tale motivo, anche prestazioni di questo genere erogate da istituti statali esteri di assicurazione sociale rientrano nel campo d'applicazione dell'art. 22 cpv. 1 LIFD (Felix Richner/Walter Frei/Stefan Kaufmann, Handkommentar zum DBG, Zurigo 2003, n. 19 ad art. 22; Peter Locher, Kommentar zum DBG, I. Teil, Therwil/Basilea 2001, n. 6 ad art. 22). 3.2 Questo regime fiscale appare peraltro conforme pure alla Convenzione dell'11 agosto 1971 tra la Confederazione svizzera e la Repubblica federale di Germania per evitare la doppia imposizione in materia di imposte sul reddito e sulla sostanza (CDI-D; RS 0.672.913.62). Simili rendite derivanti da assicurazioni sociali soggiacciono infatti all'art. 21 CDI-D e sono pertanto imponibili soltanto nello Stato in cui il beneficiario risiede, ossia è assoggettato all'imposta in virtù della sua appartenenza personale (Peter Locher, Einführung in das internationale Steuerrecht der Schweiz, 3a ed., Berna 2005, pag. 467 seg.; cfr. anche Moris Lehner, in: Klaus Vogel/Moris Lehner, Doppelbesteuerungsabkommen, Kommentar, 4a ed., Monaco 2003, n. 12 ad art. 21). In relazione a rendite erogate dal BfA a persone residenti in Svizzera, tale principio è stato confermato a più riprese dall'Amministrazione federale delle contribuzioni (Kurt Locher/Walter Meier/Rudolf von Siebenthal/ Andreas Kolb, Doppelbesteuerungsabkommen Schweiz-Deutschland 1971 und 1978, B 19.1 n. 7 e B 21 n. 4). Quand'anche in base al nuovo Commentario OCSE queste prestazioni assicurative dovessero ricadere sotto l'art. 18 della convenzione modello dell'OCSE (corrispondente all'art. 18 CDI-D; Andreas Kolb, Überblick über das Update 2005 des OECD-Musterabkommens, in: ASA 74 pag. 504 segg., in part. pag. 513; Markus Reich, Die Besteuerung von Arbeitseinkünften und Vorsorgeleistungen im internationalen Verhältnis, in: FS Walter Ryser, Berna 2005, pag. 185 segg., in part. pag. 202), il diritto di imposizione rimarrebbe comunque alla Svizzera, in quanto Stato di residenza. 3.3 Il ricorrente non contesta invero l'assoggettamento, in quanto tale, delle rendite litigiose all'imposta sul reddito in Svizzera. Egli pretende tuttavia che siano imposte in misura ridotta, considerato che come indipendente è rimasto assicurato presso il BfA a titolo volontario, che questa situazione si è verificata per la maggior parte del periodo contributivo e che ha potuto dedurre fiscalmente i relativi versamenti solo in maniera limitata. Le rendite erogategli andrebbero pertanto trattate quali rendite vitalizie e tassate solo per il 40, o eventualmente il 50 per cento. In proposito, egli contesta soprattutto l'argomentazione dell'istanza inferiore secondo cui, per sua stessa ammissione, ha potuto dedurre in maniera integrale i contributi finché è rimasto domiciliato in Germania, mentre ciò non gli è più stato possibile solo dopo il trasferimento in Svizzera. In realtà, corrisponderebbe al vero che dopo aver preso domicilio in Svizzera non ha più effettuato versamenti al BfA; d'altra parte però sarebbe altrettanto vero che in precedenza non li ha potuti detrarre in misura completa. Il ricorrente non comprova tuttavia in maniera più precisa e circostanziata quest'ultima asserzione. In ogni caso, riconosce di aver potuto dedurre almeno in parte dal reddito lordo anche i suoi contributi come indipendente. Ne discende che l'art. 22 cpv. 3 LIFD, secondo cui le rendite vitalizie sono imponibili solo nella misura del 40 per cento, non può trovare applicazione nella fattispecie; questa disposizione ha infatti come scopo di colpire fiscalmente solo la componente della rendita che costituisce effettivamente un reddito, ad esclusione di quella parte che rappresenta invece la restituzione del capitale (sentenza 2A.366/2000 del 15 novembre 2001, in: StE 2002 B 26.12 n. 6, consid. 2a; sentenza 2A.415/1998 del 9 febbraio 2000, in: ASA 70 pag. 581, consid. 3a). Nel caso del ricorrente doveva però venir tassato anche il rimborso del capitale, non ancora imposto vista la possibilità di deduzione parziale dei contributi. Del resto, i suoi diritti consistevano in semplici aspettative che non si tradussero in effetti patrimoniali concreti, diversamente da quanto sarebbe accaduto in caso di pretese derivanti dalla previdenza individuale libera. I versamenti in suo favore rappresentavano quindi delle rendite di assicurazioni sociali e non delle rendite vitalizie ai sensi dell'art. 22 cpv. 3 LIFD (cfr., per contro: DTF 110 Ib 234 consid. 7 pag. 242 segg.; sentenza 2A.509/1998 del 28 febbraio 2000, in: RDAT II-2000 n. 23t, consid. 3). Inapplicabile è parimenti l'art. 204 LIFD, poiché non vi è alcuna prestazione proveniente da un'istituzione della previdenza professionale (secondo pilastro). Nella DTF 88 I 125 consid. 5 pag. 132 seg., concernente il caso di una rendita di vecchiaia corrisposta dall'Office of Social Security (USA) ad una persona residente in Svizzera, il Tribunale federale ha invero concesso la riduzione prevista dall'art. 21bis cpv. 1 del decreto del Consiglio federale concernente la riscossione di un'imposta per la difesa nazionale (DIN): la rendita è stata ritenuta imponibile solo in ragione dell'80 per cento perché le prestazioni su cui si fondava la pretesa erano state finanziate almeno per il 20 per cento dal contribuente. Per rapporto a quella fattispecie, l'art. 22 cpv. 1 LIFD ora in vigore non prevede tuttavia più alcuna facilitazione o imposizione parziale per prestazioni dell'assicurazione vecchiaia, superstiti e invalidità. A tale regola, in virtù dell'art. 191 Cost., anche il Tribunale federale è vincolato (cfr. DTF 131 II 562 consid. 3.2 e rinvii). In questo senso si è del resto pronunciato di recente in relazione alla rendita AI di una casalinga affetta da un danno durevole alla salute (sentenza 2A.203, 2A.204/2005 del 23 febbraio 2006, destinata alla pubblicazione in DTF 132 II 128, consid. 3.2).