Citation: 5A_447/2009 26.11.2009 E. 2

Con sentenza 12 giugno 2009 la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, quale autorità di vigilanza, ha accolto un ricorso del creditore procedente, ha annullato il menzionato attestato di carenza di beni e ha ordinato all'Ufficio di pignorare la parte del salario dell'escussa che eccede il suo minimo d'esistenza determinato in fr. 4'908.-- fino al 30 settembre 2009 e in fr. 4'618.-- dopo tale data. L'autorità di vigilanza ha modificato il calcolo del fabbisogno esistenziale effettuato dall'Ufficio con riferimento alle spese di abitazione e alle spese mediche. 2.1 L'autorità di vigilanza ha accertato in fr. 1'590.-- il canone di locazione che l'escussa deve corrispondere per l'appartamento di 3½ locali in cui vive con due figlie maggiorenni, delle quali la maggiore è parrucchiera indipendente, mentre la minore è studentessa. I giudici cantonali non hanno ritenuto - contrariamente all'Ufficio - che la figlia parrucchiera debba partecipare alle spese di alloggio alla stregua di un coniuge, ma hanno reputato che ella dovrebbe assumersi un terzo di tali spese. Essi hanno però constatato che il suo reddito è insufficiente per coprire queste spese e che non sussiste alcun obbligo di mantenimento della madre. Per questo motivo hanno incluso nel minimo vitale dell'escussa l'intera pigione fino alla prima possibilità di disdetta del contratto di locazione, e cioè fino al 30 settembre 2009, per poi computare nel fabbisogno una pigione di fr. 1'300.--, considerata conforme all'uso locale per un appartamento di 2½ locali per 2 persone. 2.2 L'autorità di vigilanza ha invece da subito defalcato il minimo vitale di fr. 300.--, importo che l'escussa si era impegnata a rimborsare mensilmente al suo datore di lavoro per l'anticipo di fr. 7'000.--, pagati ad una clinica privata di Zurigo in vista di un'operazione ai piedi. Dopo aver rilevato che parrebbe sorprendente che la cassa malati dell'escussa rimborsi unicamente parte delle spese di degenza, ma non quelle propriamente mediche, ha ritenuto che la questione non merita maggiore disamina, perché fanno unicamente parte del minimo d'esistenza dell'art. 93 LEF quelle spese assolutamente indispensabili al sostentamento del debitore e che fra queste non rientrano quelle di cura - non coperte dall'assicurazione malattie obbligatoria - in un istituto fuori Cantone scelto dall'escusso, se un trattamento analogo potrebbe avvenire in un ospedale in Ticino con una partecipazione maggiore dell'assicurazione contro le malattie. L'autorità di vigilanza ha reputato che la debitrice non aveva dimostrato che ciò non fosse possibile e che qualora dovessero effettivamente sussistere ragioni di ordine medico per effettuare l'intervento nella clinica di Zurigo, ella potrebbe far valere la protezione tariffale integrale giusta gli art. 41 e 44 LAMal.