Citation: 1P.453/2001 10.09.2001 E. 1

1.- a) La legittimazione a proporre il ricorso di diritto pubblico è retta dall'art. 88 OG, senza riguardo alla circostanza che i ricorrenti avessero, in sede cantonale, qualità di parte (DTF 125 I 253 consid. 1b). I vicini che impugnano una sentenza cantonale fondata sul diritto edilizio, contestandone la corretta applicazione, e censurandone la violazione, devono dimostrare la lesione di norme emanate quanto meno in parte per la loro tutela (DTF 127 I 44 consid. 2c, pag. 46); il ricorso di diritto pubblico non è infatti destinato né alla difesa d'interessi di puro fatto, né di quelli pubblici di carattere generale (DTF 121 I 252 consid. 1, 367 consid. 1b, 118 Ia 46 consid. 3a, 229 consid. 2, 232 consid. 1). Oltre a ciò, i vicini devono addurre e dimostrare, da un lato, di trovarsi nella sfera di protezione assicurata dalle norme invocate e, dall'altro, di essere effettivamente colpiti dagli influssi negativi della contestata costruzione (DTF 121 I 267 consid. 2, 118 Ia 112 consid. 2a, 232 consid. 1a, 117 Ia 18 consid. 3b e rinvii). Questi presupposti sono generalmente adempiuti quando i vicini fanno valere la violazione di disposizioni concernenti le distanze dai confini tra fondi privati, le dimensioni, l'altezza e il numero dei piani degli edifici (DTF 127 I 44 consid. 2d e rinvii, 117 Ia 18 consid. 3b, 112 Ia 413 e rinvii). b) I ricorrenti censurano però un'applicazione arbitraria della norma edilizia sulle distanze dai confini verso strade e piazze (art. 31 cpv. 1 e 2 delle NAPR di Giubiasco). Essi adducono, sostanzialmente, che la deroga concessa pregiudica un futuro allargamento di Via X.________ o la realizzazione di un marciapiede, compromettendo la sicurezza del traffico e dei pedoni. Ora, in un ricorso di diritto pubblico, i vicini non sono legittimati a far valere in termini generali l'insufficienza delle distanze previste o fissate tra gli edifici e la pubblica strada: le norme che le disciplinano sono infatti poste nell'interesse generale, segnatamente per la sicurezza del traffico, per non ostacolare futuri ampliamenti del campo stradale e per facilitare l'accesso agli immobili dei servizi di soccorso. Esse non concernono direttamente i vicini, né i ricorrenti, che pure sostengono che i loro privati interessi sarebbero colpiti, dimostrano che quelle norme erano destinate a proteggerli individualmente (sentenza del Tribunale federale del 18 novembre 1994 pubblicata in RDAF 1995 pag. 290 consid. 1b; sentenza del Tribunale federale del 17 marzo 1998 pubblicata in ZBL 100/1999, pag. 136 consid. 1b; per la nozione di interesse personale cfr. DTF 126 I 43 consid. 1a). L'art. 9 Cost. non ha modificato la giurisprudenza relativa al difetto di legittimazione dei vicini a inoltrare un ricorso per arbitrio in un caso come il presente, ove i ricorrenti non sono toccati personalmente (DTF 126 I 81 consid. 2 - 6; sentenza inedita del 9 giugno 2000 nella causa M., consid. 2a). c) L'accenno alla violazione della garanzia della proprietà, così come sollevata dai ricorrenti, si confonde con quella di applicazione arbitraria del diritto cantonale e può essere esaminata unitamente alla pretesa lesione dell'art. 9 Cost. (DTF 119 Ia 21 consid. 1a, 117 Ia 249 consid. 2, 116 Ia 182 consid. 3 e rinvii, 115 Ia 314 consid. 2b). Non sussistendo il presupposto per un esame della violazione del divieto di arbitrio, anche questa censura è di conseguenza inammissibile.