Citation: 8C_607/2022 E. 7.2

7.2. Il ricorrente contesta l'accertamento della Corte ticinese che avrebbe considerato "un tempo di latenza di cinque mesi come decisamente lungo" e constatato che il primo documento in cui si fa accenno alla diplopia sia quello del consulto del 14 giugno 2013 presso il Dr. med. M.________. L'insorgente ritiene la citata sentenza U 66/05 del 17 agosto 2006 inapplicabile nel caso concreto, sostenendo che in quell'occasione i disturbi (oltretutto al polso, braccio e spalla destra) fossero stati refertati addirittura ad oltre un anno di distanza. Egli sottolinea poi che nelle sue dichiarazioni all'INSAI avrebbe riportato principalmente problemi di natura dolorosa - dunque non la diplopia - essendo peraltro stato informato che la stessa "avrebbe potuto eventualmente risolversi con l'avanzare del tempo". L'insorgente si sarebbe del resto recato il 26 marzo e il 16 aprile 2013 dal Dr. med. F.________, rispettivamente dal Dr. med. G.________ per dei problemi di sdoppiamento della vista all'occhio sinistro "da questi poi non correttamente diagnosticate". Sarebbe dunque errato ritenere "nell'ambito di un giudizio di verosimiglianza" che i disturbi visivi siano insorti alla prima diagnosi di diplopia e non già prima. Ad ogni modo, a suo dire, il tempo di latenza "non è assolutamente un importante indizio" per l'assenza di un nesso causale, "ma piuttosto il contrario".