Citation: 6B_1146/2018 E. 6.4.2

6.4.2. L'art. 66a cpv. 2 CP prevede che il giudice può rinunciare eccezionalmente a pronunciare l'espulsione se questa costituirebbe per lo straniero un grave caso di rigore personale e l'interesse pubblico all'espulsione non prevale sull'interesse privato dello straniero a rimanere in Svizzera. Tiene in ogni modo conto della situazione particolare dello straniero nato e cresciuto in Svizzera. L'art. 66a cpv. 2 CP è formulato come norma potestativa, nel senso che il giudice non ha l'obbligo di rinunciare all'espulsione, ma può farlo se le condizioni, cumulative, stabilite da questa disposizione sono adempiute. Per potere rinunciare a un'espulsione prevista dall'art. 66a cpv. 1 CP, occorre quindi, da una parte, che questa misura ponga lo straniero in una situazione personale grave e, dall'altra, che l'interesse pubblico all'espulsione non prevalga sull'interesse privato dello straniero a rimanere in Svizzera. Il giudice deve fare uso del potere di apprezzamento conferitogli dall'art. 66a cpv. 2 CP nel rispetto dei principi costituzionali. Se le condizioni della clausola di rigore sono adempiute, il principio della proporzionalità ancorato nell'art. 5 cpv. 2 Cost. impone di rinunciare all'espulsione (DTF 144 IV 332 consid. 3.3). Ricorrendo alla nozione di caso di rigore nell'art. 66a cpv. 2 CP, il legislatore ha scelto di utilizzare un concetto già da tempo saldamente ancorato al diritto migratorio (art. 30 cpv. 1 lett. b, art. 50 cpv. 1 lett. b e art. 84 cpv. 5 della legge federale sugli stranieri e la loro integrazione, del 16 dicembre 2005 [LStrI; RS 142.20], nonché art. 14 della legge sull'asilo, del 26 giugno 1998 [LAsi; RS 142.31]). Considerato poi che l'espulsione concerne unicamente gli stranieri che commettono reati e tenuto conto dello stretto legame tra questa misura e il diritto migratorio (v. in particolare art. 5 cpv. 1 lett. d, art. 59 cpv. 3, art. 61 cpv. 1 lett. e, art. 76 cpv. 1, nonché art. 83 cpv. 9 LStrI), nel contesto dell'esame dell'art. 66a cpv. 2 CP appare giustificato ispirarsi ai criteri enunciati nell'art. 31 cpv. 1 dell'ordinanza sull'ammissione, il soggiorno e l'attività lucrativa, del 24 ottobre 2007 (OASA; RS 142.201). Atteso che la lista contenuta nell'art. 31 cpv. 1 OASA è esemplificativa e che l'espulsione è inserita nel diritto delle sanzioni, nell'esame del caso di rigore il giudice penale dovrà però tener conto anche di ulteriori elementi rilevanti in questo ambito, come ad esempio quello delle possibilità di reinserimento sociale del condannato (DTF 144 IV 332 consid. 3.3.2; sentenza 6B_371/2018 del 21 agosto 2018 consid. 2.5 e riferimenti). La regolamentazione dei casi di rigore è concepita come eccezione e deve quindi essere applicata in modo restrittivo. Di regola, si può ammettere la sussistenza di un grave caso di rigore personale quando la prospettata espulsione costituisce per lo straniero un'ingerenza, di una certa portata, nel suo diritto al rispetto della vita privata e familiare garantito dagli art. 13 Cost. e 8 CEDU (sentenze 6B_378/2018, citata, consid. 2.2 e 6B_371/2018, citata, consid. 2.5 e riferimenti). Quanto più questa ingerenza è importante, come in linea di principio può esserlo per gli stranieri nati o cresciuti in Svizzera, esplicitamente menzionati nell'art. 66a cpv. 2 CP, tanto più notevole dovrà essere l'interesse pubblico all'espulsione, affinché la misura rispetti il principio della proporzionalità. Nel contesto di questo esame è opportuno riprendere i criteri relativi alle misure che pongono fine al soggiorno di stranieri che hanno avuto un comportamento penalmente rilevante, già sviluppati nell'ambito del diritto migratorio (v. al riguardo DTF 139 I 16 consid. 2.2.2; sentenza 6B_371/2018, citata, consid. 2.5). Va comunque tenuto presente che, con l'adozione dell'art. 121 cpv. 3-6 Cost. e la sua concretizzazione negli art. 66a segg. CP, si è voluto inasprire il regime già esistente in materia (DTF 144 IV 332 consid. 3.3.3; sentenza 6B_371/2018, citata, consid. 2.5).