Citation: 1P.551/2005 27.01.2006 E. 2.4

2.4.1 In concreto non è tuttavia per nulla fuori luogo ammettere la possibilità di un intervento edilizio entro i limiti dell'art. 39 RLE, le cui premesse di applicazione risultano effettivamente adempiute. Del resto, già i principi della protezione della situazione acquisita ("Besitzstandsgarantie") e della non retroattività delle leggi escludono che l'esistenza di una distanza inferiore a quella legale impedisca, di massima, qualsiasi lavoro su edifici eretti prima dell'entrata in vigore della disposizione che stabilisce tale distanza (cfr. DTF 117 Ib 243 consid. 3c; 113 Ia 219 consid. 2a; sentenza 1P.451/2003 del 15 marzo 2004, in: RtiD II-2004 n. 41 consid. 2.2). Non occorre pertanto che le norme pianificatorie comunali prevedano specificamente la possibilità di costruire in deroga alle distanze minime prescritte. La stessa dottrina citata dal ricorrente, pur considerando già inammissibile la sopraelevazione della parte delle costruzioni che rispetta le distanze, riserva espressamente l'art. 39 RLE (Adelio Scolari, Commentario, Bellinzona 1996, n. 1176). Inconferente risulta quindi l'argomentazione sulla base della quale l'insorgente pretende di ravvisare un'inammissibile disparità di trattamento (su tale principio, cfr.: DTF 131 I 394 consid. 4.2; 129 I 346 consid. 6, 113 consid. 5.1). 2.4.2 Non è poi destituito di fondamento ritenere, come fa la Corte cantonale, che i lavori litigiosi rappresentino un intervento "più importante", ma non una trasformazione "sostanziale" (per precedenti casi concernenti tali nozioni, cfr.: sentenza 1P.511/1997 dell'11 dicembre 1997, in: RDAT I-1998 n. 35, consid. 3 e 4; sentenza 1P.274/1997 del 18 luglio 1997, in: RDAT I-1998 n. 45 consid. 4; sentenza 1P.441/1996 dell'11 febbraio 1997, in: RDAT II-1997 n. 31, consid. 3 e 4). L'innalzamento della facciata a sud-est di 0,64 m e del colmo di 0,84 m, nonché l'aggiunta del corpo-scale, come tale invero incontestata, non appaiono effettivamente suscettibili di alterare in misura significativa l'aspetto esterno e la volumetria dell'edificio, come nemmeno si prestano a farlo la pendenza e le altre caratteristiche del tetto. Anche se la modifica prevista consente di ottenere un nuovo appartamento ed un piano abitabile supplementare rispetto ai due già esistenti, non è dunque arbitrario considerare che l'identità dello stabile non subirebbe un cambiamento essenziale. Visto il tipo e l'entità dei lavori, la stessa conclusione s'impone anche in relazione alla ritenuta assenza di aggravio del contrasto esistente sotto il profilo delle distanze. 2.4.3 Da ultimo, per quanto riguarda l'importanza delle distanze tra gli edifici per garantirne la sicurezza, l'igiene, la buona insolazione e l'aerazione, argomento sul quale insiste in particolare il ricorrente, è quantomeno sostenibile ritenere che dette finalità nel caso concreto non risultano né verrebbero pregiudicate in maniera rilevante. In effetti, tra le due costruzioni interessate dalla vertenza, anziché i tre metri previsti dalle norme pianificatorie, rimangono comunque oltre due metri e i lavori progettati non hanno una portata tale da comportare un significativo peggioramento nell'ottica dell'assolvimento delle esigenze indicate. Risulta infatti dagli accertamenti non arbitrari compiuti dai giudici cantonali che la sopraelevazione concernerebbe essenzialmente la facciata più lontana dalla casa del ricorrente, mentre l'altezza di quella più vicina resterebbe immutata e la falda del tetto, sul medesimo lato, verrebbe rialzata in maniera pressoché impercettibile. L'insorgente stesso non contesta del resto che il nuovo colmo, sebbene più alto dell'attuale, verrebbe allontanato dalla facciata della sua casa e si situerebbe a 8,50 m, né pone in dubbio che il manufatto, da adibire a vano-scale, è previsto a 6 m dal suo fondo. In queste circostanze, non appare insostenibile la conclusione dell'istanza inferiore, secondo cui il previsto innalzamento non modificherebbe in sostanza le condizioni di insolazione ed areazione per l'abitazione di fronte. È dunque lecito ammettere che né l'interesse pubblico né quello privato del ricorrente appaiono toccati a tal punto da impedire la realizzazione dell'intervento progettato. 2.4.4 Confermando il rilascio della controversa licenza edilizia fondandosi sull'art. 39 RLE, la Corte cantonale non ha pertanto applicato né interpretato in maniera arbitraria questa disposizione.