Citation: 5D_190/2013 E. 2

Premesso che il titolo posto alla base dell'istanza di rigetto definitivo dell'opposizione è una decisione giudiziaria estera, il Tribunale di appello ha preliminarmente dichiarato applicabile al riconoscimento di detta decisione giudiziaria la Convenzione di Lugano nella sua versione del 30 ottobre 2007 (CLug; RS 0.275.12) e ha concluso che il decreto ingiuntivo italiano yyy del 26 giugno 2011 del Tribunale civile di Bologna, munito della dichiarazione di esecutività definitiva del 20 marzo 2012, soddisfaceva i requisiti posti all'art. 32 CLug. Il Tribunale di appello ha indi valutato i fatti che la ricorrente aveva allegato in prima istanza, giungendo tuttavia alla conclusione che tali fatti non dimostravano che essa si fosse validamente opposta al decreto ingiuntivo precitato. Così, il Tribunale di appello ha scartato la sua censura relativa alla notifica del decreto ingiuntivo al domicilio privato del presidente del suo consiglio d'amministrazione, nonché la censura, rivolta all'autorità giudiziaria italiana, di non aver rispettato la propria procedura civile, in particolare di non aver informato il debitore rispettivamente il suo patrocinatore degli errori commessi: in proposito, inquadrata la censura nel contesto di una presunta violazione dell'ordine pubblico dello Stato richiesto (la Svizzera) e rammentato che tale esigenza è soddisfatta se l'ordine giuridico straniero offre alle parti garanzie di procedura paragonabili a quelle del sistema giudiziario svizzero (v. gli art. 29 e 30 Cost. e l'art. 6 CEDU), indipendentemente dal fatto che la parte se ne sia concretamente prevalsa, il Tribunale di appello ha constatato che la ricorrente non ha saputo provare che il Tribunale civile di Bologna avesse ricevuto la sua opposizione al decreto ingiuntivo. Dagli atti non è peraltro emerso che essa, attesa invano la ricevuta di ritorno, abbia posto in atto delle verifiche circa l'avvenuto recapito del suo plico postale. Il Tribunale di appello ne ha concluso che la ricorrente aveva avuto a disposizione i mezzi per esercitare il proprio diritto di essere sentita, ma che non li aveva utilizzati; inoltre, essa non aveva contestato eventuali irregolarità procedurali nei tempi e nei modi previsti dal diritto italiano, sicché tali presunte irregolarità non potevano più essere tenute in considerazione allo stadio dell'esecuzione. Comunque, ha concluso il Tribunale di appello, una violazione degli art. 164 o 647 del Codice di procedura civile (CPC) italiano avrebbe presupposto una notifica nulla del decreto ingiuntivo, oppure l'ignoranza dell'esistenza del medesimo da parte del debitore; ma nessuna delle fattispecie sarebbe data in concreto.