Citation: 2C_829/2017 E. 4.1

4.1. La Corte cantonale ha spiegato in modo dettagliato perché le prove fornite dall'insorgente, quarantacinquenne non coniugato, senza attività lucrativa e al beneficio di una rendita d'invalidità svizzera (camera messa a disposizione gratuitamente; stipulazione di un contratto di assicurazione malattia; macchina con targhe svizzere; giustificativi di bar e di negozi; iscrizione all'AIRE; visite presso il medico curante; imposte pagate nel nostro Paese), le quali attestavano tutt'al più della sua intenzione di risiedere nel nostro Paese, non apparivano tuttavia determinanti né erano idonee a confermare la propria residenza effettiva nel Comune (sentenza impugnata pag. 6, 7 e 8 in fine). Essa ha poi indicato, in maniera altrettanto minuziosa, perché gli elementi in suo possesso (dichiarazioni della proprietaria secondo cui la camera messa a disposizione del ricorrente "per quando è a W.________"era in uno stabile da tempo disabitato; prelievi mensili sul conto dove veniva versata la rendita d'invalidità effettuati nel 2015 e nel 2016 esclusivamente presso bancomat situati a Y.________, nelle vicinanze di X.________, bancomat che si trovano a 122 km di W.________ allorché quelli situati a 10 e 12 km di quest'ultimo comune non sono mai stati utilizzati; invio della propria corrispondenza fermo posta a Z.________, nelle immediate vicinanze del confine italiano; possesso di un telefono di una compagnia italiana; sporadicità delle spese effettuate in Svizzera) permettevano di giungere alla conclusione che l'insorgente intratteneva dei rapporti saltuari con la Svizzera e che da anni aveva il proprio centro degli interessi in Italia, dove peraltro possedeva un appartamento di cinque locali. Premesse queste considerazioni, la Corte cantonale ha quindi confermato la decadenza del permesso di domicilio aggiungendo che fissare la data della decadenza al 30 novembre 2014 era decisamente compiacente.