Citation: 2C_539/2014 E. 7.2.2

7.2.2. Nella fattispecie che ci occupa, le condizioni previste dall'art. 9 cpv. 2 LDFR appaiono manifestamente date. L'opponente è infatti ingegnere agronomo e, secondo gli accertamenti contenuti nel giudizio impugnato, si è pure già occupato della coltivazione di un fondo agricolo più grande di quello oggetto della presente procedura. Oltre all'art. 9 cpv. 2 LDFR egli rispetta però anche l'art. 9 cpv. 1 LDFR e la giurisprudenza secondo la quale, davanti all'acquisto di nuovi immobili occorre rendere verosimile la volontà di occuparsi personalmente del suolo agricolo così come la concreta possibilità di mettere in atto tale volontà. L'intenzione dell'opponete di occuparsi del fondo in questione emerge infatti dal verbale di audizione del 26 febbraio 2010 della Sezione dell'agricoltura e non pone inoltre dubbi nemmeno tenuto conto dell'attività agricola da lui sin qui svolta (per quanto riguarda quest'ultimo aspetto: sentenza 2C_747/2008 del 5 marzo 2009 consid. 3.1 non pubblicato in 135 II 123; per quanto riguarda l'aspetto, che rileva essenzialmente dai fatti, della disponibilità: sentenza 2C_855/2008 dell'11 dicembre 2008 consid. 2.3). Benché il sedime disti circa 40 km dal suo luogo di residenza, data è nel contempo una concreta possibilità in tale senso. Sempre secondo gli accertamenti esperiti dalla Sezione dell'agricoltura, lo sfruttamento del terreno quale pascolo durante i mesi estivi necessita in effetti della posa di una recinzione elettrica e comporta un dispendio di tempo limitato al controllo sul posto ogni due o tre giorni. Lo sfalcio del terreno che, per lo meno durante la bella stagione, è raggiungibile mediante una strada carrozzabile, richiede invece due mezze giornate all'anno di lavoro. Anche dal profilo della qualifica di coltivatore diretto dell'opponente la sentenza impugnata merita di conseguenza conferma.