Citation: 2C_711/2007 26.02.2008 E. D

Questa decisione è stata confermata su ricorso dapprima dal Consiglio di Stato, il 15 maggio 2007, e poi dal Tribunale cantonale amministrativo, con giudizio del 29 ottobre 2007. In primo luogo i giudici ticinesi hanno osservato che la censura relativa alla lesione dei diritti di parte nel corso del procedimento concernente la decadenza del permesso di domicilio (all'epoca l'insorgente era in carcere e non aveva autorizzato sua madre a rappresentarlo dinanzi al Consiglio di Stato) era irricevibile, poiché avrebbe dovuto essere sollevata nella precedente procedura, mediante un'istanza di restituzione in intero per inosservanza del termine, ciò che non era stato fatto. Hanno poi considerato che le circostanze esistenti al momento della decisione di decadenza non si erano modificate in misura rilevante, motivo per cui non erano dati i presupposti del riesame. La Corte cantonale ha inoltre precisato che quand'anche si effettuasse un riesame completo, l'istanza andrebbe comunque respinta. Innanzitutto l'interessato, condannato una dozzina di volte tra il 1997 e il 2006 per complessivi 34 mesi di detenzione, prevalentemente per reati in materia di stupefacenti, aveva dimostrato di non essersi assolutamente integrato, rendendosi invece persona indesiderata in Svizzera. Del resto, nemmeno lui contestava di adempiere i presupposti dell'espulsione di cui all'art. 10 cpv. 1 lett. b della LDDS. Valutando poi il provvedimento dal profilo della proporzionalità, ha constatato che malgrado fosse giunto in Svizzera all'età di 15 anni e vi avesse soggiornato durante 15 anni, A.________ non si era mai integrato né dal profilo professionale né da quello familiare, precisando al riguardo che non aveva né l'autorità parentale né l'affidamento della figlia B.________, ed è giunta alla conclusione che nonostante alcune inevitabili difficoltà iniziali, un suo rientro in patria appariva tutto sommato esigibile. Infine, per quanto concerne la pretesa impossibilità di seguire un'eventuale cura metadonica in patria, il Tribunale amministrativo ha precisato che, oltre al fatto che la terapia effettuata in Svizzera si era conclusa alla fine del mese di luglio 2006, niente impediva all'insorgente, qualora fosse dimostrata la necessità di proseguire la cura esclusivamente nel nostro Paese, di chiedere un permesso di dimora per motivi di cura.