Citation: 1P.455/2002 07.10.2002 E. 2

2.1 Dal profilo formale la ricorrente fa valere, in via sussidiaria, una violazione del diritto di essere sentito secondo l'art. 4 vCost. (attualmente art. 29 cpv. 2 Cost.) e in tale ambito rimprovera al Consiglio di moderazione di non aver ritenuto opportuno udire le parti nel quadro di un confronto. La critica non regge. Innanzitutto, la ricorrente neppure sostiene d'aver formulato una siffatta richiesta; inoltre, essa non indica alcuna norma di legge che imporrebbe il postulato modo di procedere, né espone per quale motivo una sua audizione sarebbe stata necessaria. L'art. 36 LAvv prevede, semplicemente, che la procedura è aperta su istanza scritta (cpv. 1) e che entrambe le parti debbono potersi esprimere sufficientemente con uno scambio di allegati scritti (cpv. 2). Ora, la ricorrente, avvocato, non fa valere di esserle stato impedito di esprimersi compiutamente per scritto. Visto ch'essa non invoca nessuna norma del diritto cantonale, che disciplina in primo luogo la portata del diritto di essere sentito (DTF 125 I 417 consid. 7a pag. 430), valgono le esigenze minime dedotte dall'art. 29 cpv. 2 Cost., le quali non implicano, di massima, il diritto di esprimersi oralmente dinanzi all'autorità chiamata a statuire (DTF 125 I 209 consid. 9b pag. 219, 122 II 4 64 consid. 4c, 108 Ia 188 consid. 2a). Questa regola si applica, in particolare, per il difensore d'ufficio nell'ambito della procedura di tassazione della nota d'onorario (sentenze dell'11 dicembre 2000 in re S., consid. 3b, causa 1P.564/2000, e del 27 agosto 1999 in re J., consid. 1b; Karl Spühler, Zur verfassungsmässigen Stellung des amtlichen Verteidigers, in: Giurisdizione costituzionale e Giurisdizione amministrativa, Raccolta di studi pubblicati sotto l'egida della Ia Corte di diritto pubblico del Tribunale federale svizzero, Zurigo 1992, pag. 251 segg., in particolare pag. 260). 2.2 La ricorrente rimprovera pure al Consiglio di moderazione di non avere assunto ulteriore documentazione, né gli atti da lei richiamati. Essa non dimostra tuttavia perché l'Autorità cantonale, sulla base di un apprezzamento anticipato delle prove (vedi al riguardo DTF 125 I 127 consid. 6c/cc in fine, 417 consid. 7b pag. 430, 124 I 208 consid. 4a, 119 Ib 492 consid. 5b/bb pag. 505; sentenza del 21 maggio 1997 in re M., consid. 6b, apparsa in Rep 1998 131 97), e visti gli argomenti esposti nel giudizio impugnato, avrebbe violato la Costituzione nel ritenere tali atti irrilevanti: e ciò tanto più ch'essa, anche nel presente gravame, non spiega cosa questi avrebbero dovuto provare. 2.3 La ricorrente ravvisa un'ulteriore violazione del diritto di essere sentito nella circostanza che l'ultima Autorità cantonale non avrebbe esaminato tutte le sue censure, in particolare quella della garanzia dello Stato e quella dell'esatto importo contestato al suo patrocinato. Quest'ultima critica è manifestamente infondata: il Consiglio di moderazione ha in effetti ritenuto che l'ammontare del debito accumulato in Svizzera dall'accusato per il mancato versamento di contributi alimentari non ha inciso apprezzabilmente sulla difesa penale, né la ricorrente dimostra perché questa conclusione sarebbe arbitraria. Neppure la censura di carenza di motivazione regge. Dal diritto di essere sentito, desumibile dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (e in precedenza dall'art. 4 vCost.), la giurisprudenza ha dedotto, tra l'altro, il diritto dell'interessato di ottenere una decisione motivata. Questa norma non pone esigenze troppo severe all'obbligo di motivazione e l'autorità giudicante è tenuta a esprimersi unicamente sulle circostanze significative, atte a influire in qualche maniera sul giudizio di merito, e non su ogni asserzione delle parti: l'esigenza ha essenzialmente lo scopo di permettere da un lato agli interessati di afferrare le ragioni alla base della decisione e di impugnarla con cognizione di causa, e dall'altro all'autorità di ricorso di esaminare la fondatezza della decisione medesima (DTF 126 I 97 consid. 2b, 15 consid. 2a/aa in fine, 97 consid. 2b, 124 II 146 consid. 2a, 123 I 31 consid. 2c). Ora, il giudizio impugnato, che si esprime sull'applicazione di tutte le norme pertinenti e sugli elementi decisivi della contestata tassazione, adempie manifestamente tali esigenze. Contrariamente all'assunto ricorsuale, il Consiglio di moderazione si è espresso anche sulle spese: al riguardo, ha rilevato che la riduzione praticata dal GIAR corrisponde all'entità dei costi causati da una conduzione ragionevolmente speditiva del mandato, fattispecie trattata nel considerando precedente, sicché essa meritava conferma.