Citation: 5A_489/2013 E. 5.3.2

5.3.2. Nel merito, tuttavia, la censura appare priva di fondamento. Certamente non può essere riconosciuta al debitore - considerata la sua formazione - l'ignoranza del motivo di nullità. Ciò, tuttavia, non significa ancora che egli abbia commesso un abuso di diritto ai sensi dell'art. 2 cpv. 2 CC: vi è infatti giurisprudenza che stabilisce che il richiamo a nullità stabilita dalla legge nell'interesse pubblico o di soggetti che non partecipano alla procedura sfugge di principio al divieto dell'abuso di diritto (sentenza 7B.141/2004 del 24 novembre 2004 consid. 6.4). Ed in ogni caso, il comportamento rimproverato deve comunque apparire particolarmente riprovevole. In tal senso, l'avvalersi della nullità di un accordo è comportamento costitutivo di un abuso di diritto unicamente in presenza di circostanze particolari, quali il fatto che a proporre l'accordo in questione sia stata proprio la parte che a posteriori si avvale della sua nullità, oppure quando la parte attende per avvalersi della nullità così a lungo da impedire alla controparte di salvaguardare i propri interessi (sentenza 5A_623/2007 del 4 febbraio 2008 consid. 4.2, in FamPra.ch 2008 pag. 384). La fattispecie alla base della DTF 116 III 107, invocata dal ricorrente, si caratterizza, nel senso esposto, per il fatto che l'opponente, in quel caso, si era rifiutata di dire ove si trovasse il documento al portatore che per legge era presunto trovarsi in suo possesso. Da ciò il Tribunale federale ha dedotto che se l'opponente non ne era più in possesso, allora doveva averlo ceduto a terzi, deducendone una violazione del suo dovere di informazione ex art. 98 cpv. 1 LEF sin dall'inizio finalizzata ad indebolire la posizione del ricorrente e, di riflesso, l'abusività del suo comportamento (DTF 116 III 107 consid. 6b). Nel caso di specie, anche con riguardo alla circostanza (addotta dal ricorrente medesimo) che l'opponente ha ripetutamente promesso il saldo del dovuto, non si può escludere che egli abbia davvero pensato di poter far fronte ai propri impegni, anche se con ritardo. Inoltre, il tardivo richiamo alla nullità dei pignoramenti rispettivamente degli avvisi relativi non ha causato al creditore qui ricorrente la perdita dei propri diritti, ma ne ha unicamente ritardato la realizzazione forzata (il precetto esecutivo rimane del resto valido). Pertanto, gli estremi dell'abuso di diritto non appaiono ancora raggiunti, soprattutto se si pon mente all'esigenza giurisprudenziale di un approccio restrittivo a questa eccezione (supra consid. 5.2).