Citation: 5A_977/2021 E. 2.4

2.4. Il divieto di formalismo eccessivo (art. 29 cpv. 1 Cost.) impone che le conclusioni carenti siano interpretate, secondo il principio dell'affidamento, alla luce della motivazione dell'allegato (DTF 137 III 617 consid. 6.2; sentenze 4A_375/2012 del 20 novembre 2012 consid. 1.2, non pubblicato in DTF 139 III 24; 4A_688/2011 del 17 aprile 2012 consid. 2, non pubblicato in DTF 138 III 425). Dinanzi al Tribunale federale la parte ricorrente non sembra più affermare che dal suo memoriale di risposta emergerebbe una pretesa cifrata in liquidazione del regime matrimoniale, ma piuttosto che emergerebbe un valore minimo secondo l'art. 85 cpv. 1 seconda frase CPC. La tesi ricorsuale solleva due questioni, ossia quella volta a sapere se il valore litigioso minimo provvisorio ai sensi di questa disposizione possa venir dedotto dalla motivazione di un allegato nel caso in cui tale valore non sia esplicitamente indicato (in concreto la moglie, parte convenuta nella causa di divorzio, non era peraltro tenuta a indicarlo; v. supra consid. 2.1 in fine) e quella intesa a chiarire se esso diventi definitivo quando la pretesa creditoria non sia successivamente quantificata (in tal senso v. OBERHAMMER/WEBER, Kurzkommentar, Schweizerische Zivilprozessordnung, 3a ed. 2021, n. 9 ad art. 85 CPC; GROBÉTY/ HEINZMANN, in Petit commentaire, Code de procédure civile, 2020, n. 17 ad art. 85 CPC; FRANÇOIS BOHNET, in Commentaire romand, Code de procédure civile, 2a ed. 2019, n. 20 ad art. 85 CPC). Le due questioni possono tuttavia essere lasciate aperte, dato che in concreto il memoriale di risposta comunque non racchiude un valore minimo. Dal passaggio, già menzionato, di tale memoriale non può infatti essere dedotto che la moglie chiedesse almeno fr. 1'545'250.50 in liquidazione del regime dei beni, ossia che reclamasse per forza un valore superiore o almeno uguale alla metà del patrimonio indicato dal marito nella causa a protezione dell'unione coniugale (fr. 3'090'501.--). Dal passaggio risulta soltanto, come giustamente ritenuto dai Giudici cantonali, che la moglie chiedeva la metà dell'"effettivo valore" dei beni del marito risultante dall'esito delle perizie, in contrapposizione al valore "apparente" allegato dal coniuge. Non si può in altre parole escludere che la moglie potesse anche accontentarsi di una pretesa in liquidazione del regime matrimoniale inferiore a fr. 1'545'250.50, purché corrispondente alla metà dell'effettivo valore del patrimonio del marito. La parte ricorrente non riesce pertanto a dimostrare che la Corte cantonale sarebbe incorsa in un eccesso di formalismo nel confermare che la pretesa in liquidazione del regime dei beni non era stata debitamente quantificata e che ciò escludeva quindi ogni partecipazione della moglie agli acquisti del marito. La censura è infondata.