Citation: 4C.210/2002 12.11.2002 E. 3

A prescindere da quanto precede, la Corte ticinese ha escluso in ogni caso la possibilità di obbligare la convenuta a rispondere del danno contrattuale patito dall'attore, cui è imputabile una concolpa talmente grave da escludere in ogni caso qualsiasi obbligo di risarcimento a carico della banca (art. 44 cpv. 1 CO).L'attore è dell'avviso che il suo comportamento, e in particolare il fatto di aver firmato degli ordini di pagamento in bianco, non può escludere completamente la responsabilità della banca; tutt'al più esso può giustificare la riduzione del danno subito in relazione all'atto illecito, non certo di quello cagionato dall'esito negativo delle operazioni PUT. Non va infatti dimenticato che la banca è responsabile delle carenze riscontrate nella sua organizzazione interna e che le clausole di esclusione della responsabilità contenute nei vari formulari da lui sottoscritti sono nulle perché in contrasto con l'art. 100 e 101 CO. 3.1 Giusta l'art. 44 cpv. 1 CO il giudice può ridurre o anche negare il risarcimento, se il danneggiato ha consentito all'atto dannoso o se delle circostanze, per le quali egli è responsabile hanno contribuito a cagionare o ad aggravare il danno o a peggiorare altrimenti la posizione dell'obbligato. Questa norma concede al giudice del merito un ampio margine d'apprezzamento (DTF 127 III 453 consid. 8c a pag. 459 con rinvio). Quando la legge si rimette al suo prudente criterio, il giudice è tenuto a decidere secondo il diritto e l'equità (art. 4 CC): un siffatto giudizio di equità impone che si tenga conto di tutte le particolarità del caso concreto. Per giurisprudenza invalsa il Tribunale federale esamina con riserva l'esercizio del potere d'apprezzamento da parte dell'ultima istanza cantonale. Esso interviene quando la decisione si scosta senza motivo dai principi stabiliti da dottrina e giurisprudenza in materia di libero apprezzamento o si fonda su fatti che nel caso particolare non avevano importanza alcuna oppure, al contrario, quando non si è tenuto conto di elementi che avrebbero dovuto essere presi in considerazione. Non solo. Il Tribunale federale sanziona le decisioni rese in virtù di un tale potere d'apprezzamento unicamente quando esse sfociano in un risultato manifestamente ingiusto o in un'iniquità scioccante (DTF 123 III 10 consid. 4c/aa pag. 13 con rinvii). 3.2 In concreto l'autorità cantonale non solo ha tenuto in debito conto i principi appena esposti, ma li ha anche applicati in maniera del tutto conforme al diritto federale. 3.2.1 I giudici hanno constatato che l'illecito bonifico di fr. 476'100.-- è stato effettuato sulla base di ordini recanti la firma autentica dell'attore, il quale li aveva firmati in bianco; mediante la sottoscrizione delle condizioni generali egli si è inoltre assunto espressamente il rischio per l'eventuale falsificazione dei suoi ordini. Ciò significa che, oltre ad aver accettato un'operazione quanto mai strana - viste le circostanze in cui essa è stata pattuita, già esposte al considerando precedente - l'attore ha firmato dei documenti bancari in bianco, privandosi così della possibilità di un qualsiasi controllo sul loro completamento. A mente dell'attore la gravità del suo comportamento andrebbe relativizzata perché la firma di documenti in bianco costituiva una tradizione consolidata in seno alla banca convenuta e perché, in ogni caso, egli aveva incaricato il suo consulente di fiducia di verificare che "tutto si svolgesse in modo regolare". Questi argomenti non gli giovano in alcun modo; essi sono infatti inammissibili siccome riferiti a circostanze di fatto prive di ogni riscontro nel giudizio impugnato. 3.2.2 Quanto alle operazioni PUT, la Corte ticinese ha constatato ch'esse sono state messe in atto senza che la banca potesse sapere che il vicedirettore ne aveva garantito il buon esito - dato che tale circostanza non risultava da alcun documento bancario - e che sono avvenute sulla base di ordini recanti la firma autentica dell'attore, il quale, proprio in occasione di tale operazione, ha pure sottoscritto il formulario "condizioni per l'intermediazione di opzioni". Mediante la sottoscrizione di tale documento l'attore ha dichiarato di essere a conoscenza dei rischi insiti nel commercio delle opzioni nonché di tenere indenne la banca per la mancata istruzione nei suoi confronti circa il funzionamento del mercato stesso e per ogni altro impegno ch'essa si sarebbe assunta allo scopo di adempiere il mandato ricevuto dal cliente, fermo restando infine che la banca non si assumeva alcuna garanzia di successo. Secondo l'attore una simile clausola, così come quella contenuta nelle condizioni generali, sarebbe nulla; essa contiene infatti un'esclusione di responsabilità per colpa grave o dolo, in contrasto con quanto prescritto dall'art. 100 cpv. 1 e 101 cpv. 2 e 3 CO. La questione non necessita di essere un granché approfondita. Basti osservare che queste clausole non concernono tanto la questione dell'esclusione della responsabilità quanto quella della ripartizione dei rischi connessi all'esecuzione di determinate operazioni finanziarie (DTF 112 II 450 consid. 3a; Daniel Guggenheim, Les contrats de la pratique bancaire suisse, 4a ed., Ginevra 2000, pag. 120 segg. in particolare 124). Giusta l'art. 100 cpv. 1 CO, applicabile per analogia, esse sono nulle qualora alla banca sia imputabile dolo o colpa grave (DTF dell'8 maggio 2001 inc. no. 4C.357/2000 consid. 3, pubblicata in SJ 2001 I 583); in caso di colpa leggera, il giudizio sulla validità della clausola spetta invece al giudice, il quale esaminerà il caso concreto secondo diritto ed equità (art. 4 CC), tenendo ben presente il principio posto dall'art. 100 cpv. 2 CO (DTF 112 II 450 consid. 3; Daniel Guggenheim,, op. cit. pag. 122). In concreto alla banca non può venire imputata alcuna colpa, la documentazione bancaria prodotta a sostegno delle note operazioni essendo completa e regolarmente firmata dal cliente. L'unico rimprovero fondato concerne la disorganizzazione interna; questa circostanza non può comunque giovare all'attore, avendo la Corte ticinese stabilito che anche in presenza di un miglior controllo interno la truffa messa in atto dal funzionario non avrebbe potuto essere scoperta e ciò anche grazie all'imprudenza e alla disattenzione mostrate dall'attore in questo affare. Dall'istruttoria è infatti emerso ch'egli, nonostante prendesse regolarmente conoscenza degli estratti conto bancari riportanti nel dettaglio le note operazioni, non li ha mai contestati nel termine di trenta giorni. La tesi secondo la quale avrebbe domandato al consulente di fiducia di esaminare gli estratti concernenti l'operazione PUT non può essere tenuta in considerazione in quanto priva di riscontro nel giudizio criticato. 3.3 Alla luce di tutti questi elementi la decisione della Corte cantonale merita di essere confermata: l'estrema superficialità di cui ha fatto prova l'attore al momento della stipulazione dell'accordo circa l'operazione PUT e la totale assenza di spirito critico mostrata quando si trattava di controllare gli investimenti, costituiscono effettivamente una grave concolpa, che esclude in ogni caso qualsiasi obbligo di risarcimento a carico della banca (art. 44 cpv. 1 CO).