Citation: 6B_677/2020 E. 2.3

2.3. Nella fattispecie, prima di emanare il decreto di abbandono, il PP ha espressamente invitato il ricorrente a quantificare e a dimostrare le sue eventuali pretese d'indennizzo. Questi non ha reagito alla comunicazione, rimanendo del tutto silente. Non ha in particolare chiesto il versamento di un'indennità per le spese legali sulla base dell'art. 429 cpv. 1 lett. a CPP, né tantomeno ha quantificato e dimostrato una simile pretesa. In tali circostanze, conformemente all'esposta giurisprudenza, il comportamento passivo dell'imputato per la mancata reazione all'esplicito invito dell'autorità a sostanziare le sue pretese, poteva essere rettamente considerato dall'autorità penale quale rinuncia a farle valere. La nota professionale presentata al PP dal patrocinatore del coimputato non aveva lo scopo di fare valere e motivare le pretese d'indennità che sarebbero se del caso toccate al ricorrente, cui spettava uno specifico obbligo di collaborazione con riferimento alle prestazioni effettivamente eseguite dal suo patrocinatore. Né il magistrato inquirente ha violato il diritto federale per averlo invitato a formulare le sue eventuali pretese contestualmente con la comunicazione della chiusura dell'istruzione penale giusta l'art. 318 cpv. 1 CPP (cfr. GRODECKI/CORNU, in: Commentaire romand CPP, 2aed. 2019, n. 8a all'art. 318). Non risulta infatti che, dopo tale comunicazione, il ricorrente o le altre parti abbiano presentato istanze probatorie e che siano stati eseguiti ulteriori atti procedurali. Rilevato che il PP era tenuto a statuire sull'indennizzo dell'imputato nella decisione finale con cui ha disposto l'abbandono del procedimento penale (DTF 144 IV 207 consid. 1.3.2 e 1.7), non v'era ragione di invitare nuovamente le parti ad esprimersi sulle loro eventuali pretese. Del resto, dando seguito all'invito del PP, il coimputato ha, da parte sua, potuto tempestivamente formulare e sostanziare la propria istanza ai sensi dell'art. 429 cpv. 1 lett. a CPP. Negando al ricorrente il riconoscimento di un'indennità, la Corte cantonale non ha quindi disatteso il diritto federale. La sentenza impugnata è inoltre sufficientemente motivata, giacché i giudici cantonali hanno spiegato sia le ragioni per cui il suo comportamento passivo doveva essere qualificato alla stregua di una rinuncia implicita all'indennizzo, sia quelle per cui il diniego non era costitutivo di una disparità di trattamento rispetto al coimputato (cfr., sul diritto di essere sentito, DTF 144 IV 386 consid. 2.2.3 pag. 391; 141 IV 249 consid. 1.3.1 pag. 253 e rinvii). Il gravame è pertanto infondato.