Citation: H 180/99 24.01.2000 E. 3

3.- a) In primo luogo, B.________ ravvisa, dal profilo formale, una violazione del suo diritto di essere sentito nell'ambito dell'istruzione della causa da parte del Tribunale cantonale, nella misura in cui non sono stati assunti i mezzi di prova offerti con atti 15 dicembre 1997 e 18 giugno 1998. Per costante giurisprudenza, dal diritto di essere sentito deve in particolare essere dedotto il diritto per l'interessato di esprimersi prima della resa di una deci- sione sfavorevole nei suoi confronti, quello di fornire prove circa i fatti suscettibili di influire sul provvedi- mento, quello di poter prendere visione dell'incarto, quel- lo di partecipare all'assunzione delle prove, di prenderne conoscenza e di determinarsi al riguardo (DTF 124 I 51 con- sid. 3a, 242 consid. 2, 124 II 137 consid. 2b, 124 V 181 consid. 1a, 375 consid. 3b e sentenze ivi citate). Se però gli accertamenti svolti d'ufficio permettono all'amministrazione o al giudice, che si sono fondati su un apprezzamento diligente delle prove, di giungere alla con- vinzione che certi fatti presentino una verosimiglianza preponderante, e che ulteriori misure probatorie non po- trebbero modificare questo apprezzamento, è superfluo assu- mere altre prove (apprezzamento anticipato delle prove; Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, pag. 212 no. 450; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Ver- waltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., pag. 39 no. 111 e pag. 117 no. 320; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; cfr. anche DTF 122 II 469 consid. 4a, 122 III 223 consid. 3c, 120 Ib 229 consid. 2b, 119 V 344 con- sid. 3c e riferimenti). In tal caso non sussiste una viola- zione del diritto di essere sentito (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata). Va pure ricordato che nell'ambito dell'accertamento dei fatti e della valutazione delle prove il giudice di me- rito dispone di un ampio potere di apprezzamento. Per cen- surare un asserito accertamento arbitrario dei fatti o un'asserita valutazione arbitraria delle prove non è suffi- ciente che il ricorrente critichi semplicemente la decisio- ne impugnata o che contrapponga a quest'ultima una propria valutazione, per quanto essa sia sostenibile o addirittura preferibile; egli deve bensì dimostrare per quale motivo la valutazione delle prove da lui criticata sarebbe manifesta- mente insostenibile, si trovi in chiaro contrasto con la situazione di fatto, si fondi su una svista manifesta o contraddica in modo urtante il sentimento della giustizia e dell'equità (DTF 123 I 5 consid. 4a, 122 I 66 consid. 3a, 121 I 114 consid. 3a). b) In concreto, il ricorrente sostiene che le testimo- nianze di D.________, P.________ e S.________ siano rilevanti per poter accertare in modo inequivocabile che nulla gli è imputabile e che la causa del dissesto fi- nanziario dell'A.________ SA è riconducibile unicamente allo scorretto comportamento di queste persone. Ora, occorre dapprima rilevare che B.________ ha sottoscritto il 25 febbraio 1992 i contratti di compra- vendita di attivi liberi stipulati fra la N.________ SA, di cui D.________ era amministratore delegato, la M.________ SA, con D.________ presidente della società, entrambe in moratoria concordataria, e la ditta di cui egli era amministratore unico. Sapeva pure che i macchinari che l'A.________ SA avrebbe acquisito per un importo complessivo di fr. 2'581'420.28 (fr. 1'791'623.18 dalla N.________ SA e fr. 789'797.10 dalla M.________ SA) sarebbero in seguito stati rivenduti alla ditta italiana S.________ SpA per fr. 5'175'147.- oltre a fr. 44'800.- per spese di trasporto, pari a 7,35 miliardi di lire. Dall'esame degli atti emerge inoltre che B.________ sapeva che P.________, S.________ e, in particolare, D.________ avevano interessi patrimoniali anche in altre società. Dal processo verbale di constatazione 30 dicembre 1993 dell'Ufficio provinciale imposta sul valore aggiunto di Latina, ricevuto dal ricorrente mediante fax il 7 gennaio 1994, si evince infatti quanto segue. D.________ era amministratore delegato e azionista nella misura del 20% della S.________ SpA, azionista maggioritario (60%) della F.________ SA - la quale era a sua volta azionista al 5% della S.________ SpA - nonché socio e azionista minoritario, nella misura di 9 milioni di lire, della U.________. P.________, dal canto suo, era presidente, socia e azionista maggioritaria, nella misura di 81 milioni di lire, della U.________ Srl - la quale aveva acquistato macchinari dalla A.________ SA - nonché rappresentante legale e presidente, dall'8 giugno 1989, della S.________ Srl di T.________, fallita il 21 gennaio 1993 - società quest'ultima che aveva acquistato macchinari dalla U.________ Srl. S.________, infine, era amministratrice della U.________ Srl dal 25 maggio 1993 e rappresentante legale nonché amministratrice delegata della S.________ Srl di T.________ dal 25 marzo 1991. A B.________ non potevano pertanto sfuggire, già dall'inizio del 1994, quelli che nel suo ricorso di diritto amministrativo qualifica siccome "maneggi", ossia at- titudini gestionali poco trasparenti, di D.________, P.________ e S.________. Va inoltre osservato che il ricorrente, malgrado ben sapesse con chi aveva a che fare, ha rinunciato a sporgere querela penale nei confronti di D.________ e S.________, benché fosse venuto a conoscenza dei vari prelevamenti effettuati da quest'ultima verso la fine del 1993, per un importo di 746 milioni di lire, pari a fr. 749'332.50, presumibilmente consegnati a D.________. Ne consegue che i primi giudici non hanno violato il diritto di essere sentito, rifiutando l'audizione di D.________, P.________ e S.________. Essi potevano le- gittimamente considerare che gli atti dell'incarto già bastavano a chiarire la fattispecie e che ulteriori accer- tamenti sarebbero stati ininfluenti. c) Il ricorrente chiede pure il rinvio dell'incarto all'istanza cantonale perché sia sentito quale teste l'avv. F.________, patrocinatore della fallita nella procedura di decozione sfociata nella sentenza d'appello 11 febbraio 1998, ritenuto che la sua deposizione potrebbe chiarire quanto accaduto nell'imminenza della dichiarazione di fallimento della A.________ SA. Agli atti figura una lettera 6 aprile 1998 dell'avv. F.________ a A.________, commissario del concordato della M.________ SA e della Nuova S.________ SA, da cui risulta che poco dopo aver ottenuto una proroga dalla Cassa gli fu recapitata la sentenza della Camera di esecuzione e falli- menti del Tribunale d'appello ticinese che dichiarava il fallimento della A.________ SA. Orbene, i fatti cui fa riferimento B.________ sono avvenuti tra dicembre 1997 e gennaio 1998, mentre la Cassa ha emanato la decisione secondo l'art. 52 LAVS nei suoi confronti il 12 giugno 1997. Ne consegue che la testi- monianza dell'avv. F.________ risulterebbe ininfluente ai fini della valutazione della colpa del ricorrente, ritenuto altresì che malgrado le parti avessero concordato il pagamento dello scoperto entro il 15 gennaio 1998 questo non avvenne. Detto altrimenti, è irrilevante prospettare dilazioni di pagamento per dimostrare la solvibilità della società, quando è già del tutto certo che tale ipotesi non è confortata da elementi fattuali seri, come risulta in termini incontrovertibili dalla sentenza d'appello 11 febbraio 1998. Infatti, l'A.________ SA non solo non ha reso verosimile la sua solvibilità, ma nemmeno ha dimo- strato di aver estinto il debito e di aver depositato l'im- porto a favore del creditore. Anche in questo caso si deve concludere che i primi giudici si sono correttamente determinati rifiutando l'au- dizione dell'avv. F.________, atteso che non basta prospettare ipotesi remote di risanamento aziendale, prive di qualsivoglia possibilità di riscontro oggettivo, ma occorrono fatti idonei a dimostrare che le trattative non si riducano a puro parlato. Ipotizzare un salvataggio aziendale nel breve spazio di tempo che intercorre tra il giudizio di primo grado sul fallimento e quello d'appello - notoriamente celere avuto riguardo al principio di celerità che connota il diritto esecutivo federale - rasenta la temerarietà, tanto più che nemmeno B.________ vi aveva creduto quando la S.________ SpA gli aveva comunicato, il 1° febbraio 1996, la ripresa dei "programmi di acquisti dalla sua azienda". Infatti, il successivo 29 aprile il ricorrente ha chiesto al giudice del fallimento di S.________ la declaratoria di decozione della società. d) Infine, il ricorrente ha chiesto l'allestimento di una perizia allo scopo di dimostrare che se non fosse stato