Citation: 4A_539/2021 E. 7.1.2

7.1.2. Secondo la giurisprudenza in materia di responsabilità civile, applicabile alla responsabilità contrattuale in virtù dell'art. 99 cpv. 3 CO, il comportamento del danneggiato non può di norma interrompere il rapporto di causalità adeguata tra il danno e il comportamento del responsabile, anche se la colpa del danneggiato è maggiore rispetto a quella del responsabile del danno. Perfino in presenza di altre cause a fianco della causa originaria che la relegano in secondo piano, la causa originaria rimane in una relazione di causalità adeguata, almeno finché può essere considerata significativa per il corso degli eventi e non c'è un'altra causa che si scosta dall'andamento ordinario delle cose o che è assurda a tal punto da renderne imprevedibile la sua realizzazione. Decisiva è l'intensità dei due rapporti di causalità. Se, dopo l'esame, una di esse prevale con una tale intensità da scartare per così dire l'altra, privandola di ogni significato apparente, allora si ammette un'interruzione di tale altro nesso di causalità. Detto altrimenti, nel vagliare una pretesa di risarcimento danni di una banca, la colpa concomitante di quest'ultima libera il cliente che ha violato i suoi obblighi contrattuali, solo se essa è così grave da far apparire remote e giuridicamente irrilevanti le violazioni contrattuali del cliente che ha contribuito al danno (DTF 146 III 387 consid. 6.3.1 pag. 399, con rimandi).