Citation: 2C_495/2008 16.04.2009 E. 3

Assai approssimativa, e comunque manifestamente infondata, si dimostra in particolare la motivazione del ricorso laddove l'insorgente sostiene che con l'aggiunta - introdotta in sede commissionale e approvata dal Parlamento cantonale - all'art. 1 cpv. 1, il decreto creerebbe una situazione di illegalità oltre che di ingiustificata disparità di trattamento fra i proprietari che rinnovano il proprio rustico per locarlo quale alloggio turistico, e ai quali sarebbe consentito di effettuare - in contrasto con le normative pianificatorie ed edilizie in materia - migliorie anche su rustici già riattati, e gli altri proprietari, ai quali simili interventi sarebbero preclusi. In realtà, come si evince chiaramente anche dai lavori preparatori, e più precisamente dal verbale, in atti, del Gran Consiglio relativo alla seduta del 2 giugno 2008, il decreto legislativo impugnato non ha alcuna valenza di carattere pianificatorio o di polizia edilizia, bensì unicamente di natura finanziaria. La concessione del sussidio è infatti subordinata al rilascio, ove necessario, della licenza edilizia. Questa circostanza risulta ad esempio, in maniera inequivocabile, dall'art. 5 cpv. 4 del decreto che vincola in ogni caso l'eventuale inizio anticipato dei lavori a tale decisione. In questa misura, contrariamente a quanto pretende il ricorrente, la contestata norma non produce alcuna disparità di trattamento tra proprietari di rustici che intendono operare interventi costruttivi. Per il resto, la possibilità di concedere sussidi per le migliorie a rustici già riattati unicamente a quei proprietari che - in possesso, ove necessario, della licenza edilizia - recuperano un rustico meritevole di conservazione e si impegnano a locarlo quale alloggio turistico, non crea certamente ingiustificate disuguaglianze nei confronti di chi invece, a parità di condizioni edilizie e pianificatorie, non si impegna a mettere a disposizione il proprio rustico quale alloggio turistico. Le due fattispecie si fondano su situazioni di fatto dissimili, non comparabili tra loro, e non impongono pertanto di essere trattate allo stesso modo. D'altro canto, il decreto persegue lo scopo di favorire il turismo di soggiorno (cfr. art. 1), il che giustifica la differenza di trattamento.