Citation: 8C_403/2010 06.12.2010 E. 4

Prima di addentrarsi nel merito degli argomenti sollevati nel ricorso, la casistica sviluppata da questa Corte in vicende paragonabili a quella qui in esame permette di effettuare un esame comparativo. 4.1 Il Tribunale federale (delle assicurazioni) ha ad esempio negato l'esistenza di un fattore esterno straordinario nel caso di un aiuto infermiere - 36enne, di buona costituzione fisica - che aveva riportato una sindrome vertebrale dorsale in seguito allo spostamento, dal tavolo operatorio al letto, di un paziente del peso di 100-120 kg. Esso respinse la richiesta dell'interessato soprattutto in considerazione del fatto che l'azione incriminata rientrava nelle mansioni quotidiane della sua professione e che comunque il paziente non era stato propriamente sollevato (DTF 116 V 136 consid. 3c pag. 139). Per contro, in una sentenza successiva pubblicata in RAMI 1994 no. U 185 pag. 79 (U 67/93), la Corte ha riconosciuto - per l'intervento di un evento fuori programma - il carattere infortunistico all'infermiera che, per evitare una caduta imprevista di un paziente corpulento durante il suo trasferimento dal letto alla carrozzella, era riuscita ad adagiarlo nella carrozzella adiacente solo grazie ad uno sforzo violento riportando un trauma da lussazione. Nello stesso senso la Corte ha deciso anche nella sentenza U 166/04 del 18 aprile 2005, pubblicata in RtiD 2005 II no. 56 pag. 265 e concernente il caso di una stagista fisioterapista (57 kg) attiva in una casa per anziani che, per evitare l'improvvisa caduta di un paziente (84 kg), non aveva avuto scelta se non quella di intervenire con uno sforzo violento e repentino. Quest'ultima sentenza rinvia ad altre sentenze giudicate nello stesso modo. Per esempio alla sentenza pubblicata in RAMI 1994 no. U 180 pag. 37 (U 109/92), nella quale il Tribunale federale (delle assicurazioni) ebbe modo di precisare che, per accertare se si è in presenza di un infortunio conseguente ad uno sforzo straordinario, occorre tenere conto di tutti gli aspetti del processo lavorativo concreto sicché anche il sollevamento di un peso, rientrante, in quanto tale, nell'attività abituale dell'assicurato, può risultare straordinario se lo stesso peso si rivela essere inaspettatamente superiore al solito e se il lavoro dev'essere ad es. eseguito in posizione piegata e affrettata. 4.2 Inoltre, sempre il Tribunale federale (delle assicurazioni), in una sentenza pubblicata in RAMI 1992 no. U 156 pag. 258 (U 43/92), ha ammesso l'esistenza di un fattore esterno straordinario e, pertanto, di un infortunio, nel caso di una ginnasta (allenata) che aveva mancato una ricezione in seguito ad un tuffo carpiato e si era procurata una lesione alla caviglia, poiché, manifestamente, l'esercizio non era stato condotto in maniera corretta. Allo stesso modo esso si è espresso a proposito di un check alla balaustra subito nell'ambito di un incontro di disco su ghiaccio, osservando che un tale intervento, anche se frequente in questo genere di attività, ostacola il normale e usuale processo motorio e configura pertanto un intervento fuori programma, ovvero un movimento scoordinato (DTF 130 V 117). Pure in tal senso, in un'altra sentenza pubblicata in RAMI 1993 no. U 165 pag. 58 (U 23/92), la Corte federale si era precedentemente espressa in relazione alla lesione subita da un calciatore amatoriale, il quale, in seguito ad un intervento da tergo, aveva subito una distorsione al ginocchio. Anche in tale occasione, indipendentemente dall'avvenuto sanzionamento dell'intervento e dalla frequenza, sui campi da gioco, di simili infrazioni, il normale processo motorio era stato infatti considerato disturbato da un intervento fuori programma. Straordinarietà che è per contro stata negata, in un'altra sentenza pubblicata in RAMI 2004 no. U 502 pag. 183 (U 322/02), nel caso di un'assicurata che, in circostanze apparentemente normali, si era procurata una lesione nella regione della spalla e della nuca effettuando una capriola all'indietro come pure, in un'ulteriore sentenza pubblicata in RAMI 2004 no. U 510 pag. 275 (U 165/03), in relazione al danno alla salute accusato da un'altra assicurata in seguito all'apertura improvvisa di un paracadute con conseguente rotazione improvvisa del corpo dalla posizione ventrale a quella verticale. In quest'ultimo caso la Corte federale ha negato l'esistenza di un movimento fuori programma eccedente ciò che oggettivamente può essere qualificato come usuale e normale rilevando concretamente che nel paracadutismo i movimenti sono per principio sempre gli stessi e vanno dunque considerati naturali per chi pratica quest'attività anche quando la loro esecuzione richiede uno sforzo particolarmente intenso (sul tutto cfr. Aldo Borella, op. cit., pag. 14).