Citation: 1P.324/2004 30.06.2005 E. 5

5.1 Il ricorrente lamenta una violazione del principio "in dubio pro reo", accertamento arbitrario dei fatti e valutazione arbitraria delle prove. Egli sostiene che la CCRP ha arbitrariamente negato l'attendibilità dei piani di lavoro prodotti dalla difesa, nonostante che la loro assunzione sia avvenuta dopo ampie discussioni nel corso del processo di prima istanza, preferendo "attribuire credibilità alle lacunose ed imprecise ricostruzioni fatte dai testi in aula, dopo anni dai fatti, piuttosto che a documenti ufficiali della casa di cura", mentre "la semplice lettura di quei documenti permetteva di escludere la collocazione delle infrazioni nei termini garantiti dalla prescrizione assoluta". Egli contesta altresì la credibilità della deposizione della teste C.________. 5.2 Nell'accertamento dei fatti e nella valutazione delle prove il giudice di merito, il cui operato è già stato esaminato dalla CCRP nei limiti delle facoltà che le competevano, dispone di un ampio potere di apprezzamento (DTF 120 Ia 31 consid. 4b e rinvii). Per motivare l'arbitrio, la cui incompatibilità con l'ordine giuridico è dettata dall'art. 9 Cost., non basta criticare semplicemente la decisione impugnata, né contrapporle una versione propria, per quanto sostenibile o addirittura preferibile. Occorre piuttosto dimostrare per quale motivo l'accertamento dei fatti o la valutazione delle prove sarebbero manifestamente insostenibili, si trovino in chiaro contrasto con la situazione fattuale, si fondino su una svista manifesta o contraddicano in modo urtante il sentimento della giustizia e dell'equità. Il Tribunale federale annulla d'altra parte la decisione impugnata quand'essa è insostenibile non solo nelle motivazioni, bensì anche nel risultato (DTF 129 I 8 consid. 2.1, 128 I 177 consid. 2.1, 273 consid. 2.1 e rinvii). Un accertamento dei fatti o un apprezzamento delle prove è arbitrario solo quando il giudice ha manifestamente disatteso il senso e la rilevanza di un mezzo probatorio, ha omesso, senza fondati motivi, di tenere conto di una prova importante, idonea a influire sulla decisione presa, oppure quando, sulla base degli elementi raccolti, egli ha fatto delle deduzioni insostenibili (DTF 129 I 8 consid. 2.1 e rinvii). 5.3 Il principio "in dubio pro reo", quale corollario della garanzia della presunzione d'innocenza garantita dagli art. 32 cpv. 1 Cost., 6 n. 2 CEDU e 14 n. 2 Patto ONU II, implica che il giudice penale non può dichiararsi convinto di una ricostruzione dei fatti sfavorevole all'imputato quando, secondo una valutazione oggettiva del materiale probatorio, sussistono dubbi che i fatti si siano verificati in quel modo. La massima non impone però che l'amministrazione delle prove conduca a una certezza assoluta di colpevolezza. Semplici dubbi astratti e teorici, poiché sempre possibili, non sono sufficienti; né può essere pretesa una certezza assoluta. Il principio è disatteso quando il giudice penale, dopo un'analisi globale e oggettiva delle prove, avrebbe dovuto nutrire rilevanti e insopprimibili dubbi sulla colpevolezza dell'imputato. Il Tribunale federale si impone in quest'ambito un certo riserbo e interviene unicamente qualora il giudice condanni l'accusato, nonostante che una valutazione oggettiva delle risultanze probatorie implichi la sussistenza di manifesti, rilevanti e insopprimibili dubbi sulla sua colpevolezza (DTF 127 I 38 consid. 2a 124 IV 86 consid. 2a, e rispettivi rinvii). 5.4 Riferito all'onere della prova il principio "in dubio pro reo" impone alla pubblica accusa di provare la colpevolezza dell'imputato e non a questi di dimostrare la sua innocenza. Il Tribunale federale fruisce in questo ambito di un libero potere di esame (DTF 127 I 38 consid. 2a; 120 Ia 31 consid. 2c e d). 5.5 Ove la cognizione dell'ultima istanza cantonale è simile e almeno pari a quella di cui fruisce il Tribunale federale nell'ambito del ricorso di diritto pubblico, il gravame può essere diretto solo contro la decisione di ultima istanza e non contro quella dell'autorità precedente (DTF 125 I 492 consid. 1a; 118 Ia 20 consid. 3b; 111 Ia 353 consid. 1b). Nella fattispecie, il potere cognitivo di cui fruiva la CCRP sui quesiti posti in discussione nel gravame esaminato era simile e almeno pari a quello del Tribunale federale nell'ambito del ricorso di diritto pubblico (cfr. art. 288 lett. c CPP/TI; sentenza impugnata, consid. 4): solo la decisione della CCRP stessa, quale ultima istanza cantonale (art. 86 cpv. 1 OG), e non quella dell'autorità precedente può quindi formare oggetto del ricorso in esame davanti a questa sede. Certo, il ricorrente può e deve, nella motivazione del ricorso di diritto pubblico, contestare nel merito la valutazione delle prove eseguita dall'autorità cantonale inferiore, ritenuta non arbitraria dall'ultima istanza cantonale che fruiva di un potere cognitivo limitato. Tuttavia, egli non può semplicemente riproporre le stesse censure già sollevate dinanzi all'ultima istanza cantonale, ma deve confrontarsi contemporaneamente con la motivazione della decisione della CCRP, la sola che costituisce oggetto del litigio, e spiegare come e perché nella stessa sia stata negata a torto una valutazione arbitraria delle prove da parte dell'istanza inferiore. Il Tribunale federale esamina senza riserva l'uso che l'autorità cantonale di ricorso ha fatto del suo limitato potere cognitivo, ossia se tale autorità ha a torto negato l'arbitrio (DTF 125 I 492 consid. 1a/cc; sentenza 1P.105/2001 del 28 maggio 2001, consid. 4 e riferimenti, pubblicata in RDAT II-2001, n. 58, pag. 227 segg.). 5.6 Le critiche sugli accertamenti fattuali contenute nel ricorso soddisfano solo in minima parte i suddetti requisiti, risultando così in gran parte inammissibili. Il ricorrente procede infatti ad una lunga esposizione della giurisprudenza e della dottrina in materia, senza però porle concretamente in relazione con la fattispecie in esame. Così non spiega in alcun modo per quale motivo la teste C.________ non sarebbe attendibile e per quali motivi i giudici cantonali sarebbero incorsi nell'arbitrio nella valutazione della sua deposizione. Parimenti sulla questione dei piani di lavoro, cui la CCRP avrebbe a torto negato rilevanza, preferendo attribuire credibilità alle deposizioni testimoniali, il ricorrente si limita a sostenere, senza sostanziali supporti argomentativi, che la loro attendibilità sarebbe stata negata in maniera crassa, in considerazione delle lacunosità e imprecisioni delle ricostruzioni fatte dai testi in aula. Già in gran parte irricevibili nella forma, le censure del ricorrente si manifestano infondate anche nella sostanza. Infatti nel giudizio impugnato è rilevato che la teste C.________, la quale da luglio 2000 a settembre 2002 ha lavorato come stagiaire all'istituto X.________, e specificamente al secondo piano a partire dal maggio 2001, non ha mai avuto tentennamenti nel precisare il periodo in cui ha visto il ricorrente colpire la sua anziana vittima con una ciabatta lanciata da pochi metri, affermando in aula che l'episodio si è verificato quando essa lavorava "già da qualche tempo" su questo piano. Nel giudizio è pure ritenuto che a pochi mesi dai fatti, ovvero nel suo primo verbale di polizia del 23 dicembre 2002, la teste aveva già situato l'evento "nel maggio del corrente anno". Circa i piani di lavoro, e meglio sulla circostanza che questi non prevedessero nel mese di maggio 2002 turni di questa teste in coppia con il ricorrente, le ragioni che hanno portato i giudici cantonali a situare l'evento in questo specifico mese sono ampiamente esposte. I documenti in questione sono ritenuti meri canovacci di massima, perché scritti a matita, spesso pasticciati, rigati ed incompleti. Non riconoscere loro la qualifica assegnata dal ricorrente di "documenti ufficiali della casa di cura" non appare arbitrario. Già il giudice delle Pretura penale ha infatti considerato che una stagiaire può essere chiamata a collaborare in modo estemporaneo ai compiti più disparati, anche di brevissima durata, come quello di rifare un letto, senza che ragionevolmente debba o possa essere registrato in specifici documenti. La ricostruzione temporale del fatto in esame resiste pertanto alle critiche sollevate dal ricorrente. Il ricorso va quindi respinto, nella limitata misura della sua ricevibilità, anche su questo punto.