Citation: 5A_833/2021 E. 3.4.1

3.4.1. In via principale, la ricorrente chiede di dichiarare la nullità dell'esecuzione e di ordinare all'UE di notificarle validamente il precetto esecutivo. Ella lamenta una violazione degli art. 64-66 LEF in relazione con l'art. 22 cpv. 1 LEF e una lesione del suo diritto di essere sentita (v. infra consid. 3.4.1.1), nonché un accertamento manifestamente inesatto dei fatti e una violazione dell'art. 78 cpv. 1 LEF (v. infra consid. 3.4.1.2). 3.4.1.1. La ricorrente descrive i motivi per i quali ritiene che il precetto esecutivo le sarebbe stato notificato in modo irregolare (a suo dire, in particolare, l'indirizzo di via Alberto Cadlolo 101 a Roma non avrebbe coinciso con il suo domicilio di allora, ma sarebbe stato quello di un albergo, e vi sarebbero tre firme diverse sulla ricevuta di ritorno, ma nessuna sarebbe la sua) e sostiene che l'esecuzione sarebbe quindi nulla ai sensi dell'art. 22 cpv. 1 LEF. Siccome una nullità dell'esecuzione per vizi della notifica del precetto esecutivo non può essere sanata, a suo dire nulla muterebbe il fatto che il suo precedente patrocinatore sarebbe venuto a conoscenza dell'esecuzione nel novembre 2019, anche per il fatto che a tale momento la procedura esecutiva era ormai già allo stadio del pignoramento. Come già dinanzi all'istanza precedente, la ricorrente non solleva alcuna censura fondata sulla CLA65 (in particolare non contesta - giustamente - che la notifica del precetto esecutivo potesse avvenire tramite invio postale diretto in Italia; v. supra consid. 3.2), di modo che non occorre esaminare se tale convenzione sia stata violata (v. sentenza 5A_403/2017 citata consid. 6.3.3 con rinvio; v. anche supra consid. 1.2). Ella si duole invece di una lesione degli art. 64-66 LEF e sembra pretendere che le asserite irregolarità nella notifica del precetto esecutivo costituirebbero già di per sé un motivo di nullità. Tuttavia, come spiegato in precedenza, la notifica irregolare di un atto esecutivo non è in linea di principio sanzionata con la nullità, ma è semplicemente annullabile nel termine di dieci giorni con un ricorso giusta l'art. 17 LEF; soltanto se l'atto non è mai pervenuto al debitore la notifica è nulla (v. supra consid. 3.1). Nel caso concreto, la ricorrente pretende di non aver mai ricevuto il precetto esecutivo, tuttavia non soltanto non contesta che il suo precedente legale aveva appreso dell'esecuzione già l'8 novembre 2019, ma nemmeno contesta l'argomento dei Giudici cantonali secondo cui, siccome nella sua replica nella procedura di opposizione al sequestro aveva ammesso l'avvenuta notifica al suo domicilio romano del decreto di sequestro, ella doveva aver ricevuto anche il precetto esecutivo contenuto nella stessa raccomandata internazionale recapitata il 12 novembre 2018. Ciò basta a escludere che la Corte cantonale sia incorsa in una violazione del diritto federale per aver ritenuto che la notifica asseritamente difettosa del precetto esecutivo era unicamente annullabile e che il ricorso 3 maggio 2021, nella misura in cui era rivolto contro tale notifica, risultava ampiamente tardivo. La censura è infondata. 3.4.1.2. Nell'ipotesi, qui appunto realizzata, in cui la notifica del precetto esecutivo non sarebbe nulla, ma soltanto annullabile, la ricorrente sostiene che l'autorità di vigilanza avrebbe accertato i fatti in modo manifestamente inesatto per aver dedotto che l'UE, nel suo scritto 26 novembre 2019, aveva implicitamente rifiutato l'opposizione interposta dal suo precedente legale il 22 novembre 2019. Secondo la ricorrente, ciò non sarebbe del resto nemmeno rientrato nella competenza dell'UE, ma del giudice del rigetto. A suo dire, l'opposizione non sarebbe pertanto ancora stata eliminata, per cui in virtù dell'art. 78 cpv. 1 LEF - giusta il quale l'opposizione al precetto esecutivo sospende l'esecuzione - la domanda di continuare l'esecuzione e i successivi atti sarebbero nulli. Come risulta dai fatti accertati nella sentenza qui impugnata, con scritto 26 novembre 2019 l'UE aveva risposto all'opposizione contenuta nella lettera 22 novembre 2019 del precedente legale dell'escussa, spiegando che il precetto esecutivo risultava essere stato regolarmente notificato alla debitrice già il 12 novembre 2018. Tenuto conto di questi elementi e del fatto che, contrariamente a quanto pretende la ricorrente, l'UE era competente per pronunciarsi sulla validità formale dell'opposizione (v. DTF 101 III 9 consid. 1; sentenza 5A_354/2017 del 1° dicembre 2017 consid. 2.1 con rinvio; ROLAND RUEDIN, in Commentaire romand, Poursuite et faillite, 2005, n. 5 ad art. 76 LEF), l'autorità di vigilanza poteva, senza incorrere in un arbitrario accertamento dei fatti né in una violazione del diritto federale, dedurre che l'UE, mediante tale scritto, avesse implicitamente rifiutato per tardività l'opposizione inoltrata il 22 novembre 2019 (e potesse poi proseguire l'esecuzione, anche perché l'escussa non aveva sollevato contestazioni contro lo scritto 26 novembre 2019; cfr. anche PIERRE-ROBERT GILLIÉRON, Commentaire de la loi fédérale sur la poursuite pour dettes et la faillite, 1999, n. 18 ad art. 76 LEF). La censura è infondata.