Citation: 1C_118/2023 E. 3.5

3.5. In effetti, secondo l'art. 97 cpv. 1 LTF, la parte ricorrente può censurare l'accertamento dei fatti, e la valutazione delle prove, soltanto se sono stati svolti in modo manifestamente inesatto, vale a dire arbitrario (DTF 147 I 73 consid. 2.2; 145 V 188 consid. 2; sulla nozione di arbitrio vedi DTF 148 II 121 consid. 5.2), o in violazione del diritto ai sensi dell'art. 95 LTF e l'eliminazione del vizio può essere determinante per l'esito del procedimento. Essa deve motivare la censura in modo chiaro e preciso, conformemente alle esigenze poste dall'art. 106 cpv. 2 LTF (DTF 147 IV 73 consid. 4.1.2). Per motivare l'arbitrio non basta tuttavia, come in concreto, criticare semplicemente la decisione impugnata contrapponendole un'interpretazione propria, ma occorre dimostrare per quale motivo l'accertamento dei fatti o la valutazione delle prove sono manifestamente insostenibili, si trovano in chiaro contrasto con la fattispecie, si fondano su una svista manifesta o contraddicono in modo urtante il sentimento della giustizia e dell'equità (DTF 148 II 121 consid. 5.2; 148 IV 356 consid. 2.1 e rinvii). Ora, nella decisione impugnata è stato accertato che dagli atti di causa risulta che il Comune ha effettuato controlli, con esito negativo, presso fondi di vicini. I ricorrenti non dimostrano l'arbitrarietà di questo accertamento, motivo per cui la censura di disparità di trattamento è infondata (su questo principio vedi DTF 148 I 271 consid. 2.2 e rinvii; cfr. anche DTF 148 I 286 consid. 5.1).