Citation: 6B_213/2007 28.02.2008 E. 2

A mente del ricorrente, la decisione della Sezione della circolazione sarebbe stata presa illegalmente in quanto fondata su un rapporto di un agente denunciante fuori servizio al momento dell'accertamento dell'infrazione. 2.1 La medesima censura sollevata dinanzi al Presidente della Pretura penale è stata dichiarata infondata. Richiamandosi all'art. 16 cpv. 3 della legge sulla polizia (RL 1.4.2.1) - per cui gli agenti esercitano i compiti di polizia anche fuori dai turni di servizio, quando le circostanze lo richiedono - e all'art. 6 cpv. 1 lett. b del regolamento della legge cantonale di applicazione alla legislazione federale sulla circolazione stradale (RLACS; RL 7.4.2.1.1) - per cui le polizie comunali esercitano le funzioni loro espressamente delegate dal Dipartimento delle istituzioni, in particolare la constatazione delle infrazioni alle norme della circolazione e perseguimento secondo la procedura disciplinare, rispettivamente denuncia all'Ufficio giuridico della Sezione della circolazione, se la procedura disciplinare non è applicabile - il giudice ha ritenuto che l'agente, ancorché fuori servizio, non solo era legittimato, ma addirittura tenuto per legge a dare avvio alla procedura contravvenzionale. 2.2 Il ricorrente cerca di contestare l'interpretazione fornita in sede cantonale dell'art. 16 cpv. 3 della legge sulla polizia, pretendendo implicitamente che sia arbitraria. A questo proposito è innanzitutto necessario ricordare che l'arbitrio non si realizza già qualora la soluzione proposta con il ricorso possa apparire sostenibile o addirittura migliore rispetto a quella contestata (DTF 132 III 209 consid. 2.1). Il Tribunale annulla una sentenza per violazione dell'art. 9 Cost., ossia del divieto dell'arbitrio, unicamente se il giudice cantonale emana un giudizio che appare - e ciò non solo nella sua motivazione ma bensì anche nell'esito - manifestamente insostenibile, in aperto contrasto con la situazione reale, gravemente lesivo di una norma o di un principio giuridico chiaro e indiscusso oppure in contraddizione urtante con il sentimento della giustizia e dell'equità (DTF 133 I 149 consid. 3.1; 132 III 209 consid. 2.1). Trattandosi, in particolare, dell'applicazione del diritto cantonale occorre ben distinguere l'arbitrio dalla violazione della legge: per essere considerata come arbitraria la violazione della legge dev'essere manifesta e immediatamente riconoscibile. Il Tribunale federale non deve stabilire quale sarebbe l'interpretazione corretta da attribuire alla disposizione applicabile; deve unicamente decidere se l'interpretazione attribuitale dall'autorità cantonale sia sostenibile (DTF 132 I 13 consid. 5.1 pag. 18). 2.3 Per il ricorrente, l'art. 16 cpv. 3 della legge sulla polizia permetterebbe all'agente di lavorare fuori dai turni di servizio esclusivamente su ordine di un superiore e non invece di propria iniziativa. Così facendo però egli si limita a proporre la propria personale interpretazione del testo legale, senza tuttavia dimostrare l'insostenibilità del senso attribuito alla disposizione dal giudice cantonale. In ogni caso, l'interpretazione della norma da parte del Presidente della Pretura penale appare sostenibile. Infatti, la disposizione non fa riferimento alla necessità dell'esistenza di ordini di superiori perché l'agente svolga compiti di polizia fuori dai turni di servizio. Ora, tra i compiti attribuiti alla polizia comunale figura, come già rilevato in sede cantonale, quello di constatare le infrazioni alle norme della circolazione (art. 6 cpv. 1 lett. b RLACS). Ne consegue che l'agente denunciante ha agito legittimamente. La censura va quindi dichiarata infondata.