Citation: 6B_917/2018 E. 3.3.2

3.3.2. Non giova alla ricorrente richiamarsi semplicemente alla parità delle armi e al principio dell'immediatezza per contestare con successo la mancata assunzione delle prove richieste, il loro rifiuto non comportando ipso facto una violazione dei principi invocati. L'autorità penale può infatti procedere a una loro valutazione anticipata e rifiutare di assumerle, se è convinta che non potrebbero condurla a modificare la sua opinione (sentenza 6B_323/2021 dell'11 agosto 2021 consid. 2.5.1, destinata alla pubblicazione; v. supra consid. 3.1.1). In proposito, benché invochi qua e là l'arbitrio, l'insorgente non lo sostanzia a sufficienza, riproponendo le argomentazioni a giustificazione delle sue istanze probatorie, senza confrontarsi compiutamente con la sentenza impugnata. Così ad esempio, quando censura la mancata escussione di U.________ e V.________, postulata al fine di dimostrare l'inattendibilità di T.________ e l'esistenza di un'attività imprenditoriale di D3.________, non avvedendosi che le prove richieste si rivelano irrilevanti, atteso che il TPF non ha accertato i fatti sulla scorta delle dichiarazioni del primo né ha negato che il secondo avesse un'attività imprenditoriale. Identico discorso vale per la richiesta di interrogare W.________ con lo scopo di "intaccare l'attendibilità di B.________", posto come i giudici precedenti nulla hanno accertato sulla base delle dichiarazioni di quest'ultimo. Niente di diverso, infine, può essere detto riguardo alla postulata acquisizione della sentenza di proscioglimento del marito emanata dal Tribunale ordinario di Como in relazione all'importazione di veicoli dalla Germania. È la stessa ricorrente a indicare trattarsi di fatti risalenti all'anno 2000, concernenti un'ulteriore attività lucrativa del coniuge, dimenticando però che il conto ddd è stato alimentato nel 1995. In simili circostanze, non si scorge né è spiegato nel gravame come il rifiuto di acquisire tale documento possa essere arbitrario o lesivo della parità delle armi, visto che concerne fatti irrilevanti ai fini del giudizio come già esplicitamente rilevato dal TPF. In sostanza, nella misura in cui l'autorità precedente non ha fondato la sentenza su determinati mezzi di prova raccolti dall'accusa non può esservi alcuna violazione della parità delle armi nel rifiutare le offerte di prova della difesa volte a contrastarli. Quanto poi al principio dell'immediatezza, l'insorgente non indica quali prove, alla base del giudizio impugnato, avrebbero necessitato una conoscenza diretta da parte del TPF giusta l'art. 343 cpv. 3 CPP, contravvenendo così al suo obbligo di motivazione (v. supra consid. 3.3.1). Vano è al riguardo il laconico richiamo ricorsuale alle sentenze della CorteEDU Lorefice c. Italia del 29 giugno 2017, rispettivamente Dastan c. Turchia del 10 ottobre 2017, relative alla necessità di una diretta valutazione di testimonianze a carico che hanno un valore decisivo per la condanna. La fattispecie in esame è infatti sostanzialmente diversa. Il giudizio di condanna impugnato non si fonda su dichiarazioni di testi a carico e nemmeno il contrario è preteso nel gravame. Rilevasi che il TPF ha accertato i fatti essenzialmente sulle prove documentali agli atti che, per loro natura, non rendono necessaria una loro assunzione diretta al dibattimento al fine di valutarne compiutamente la forza probatoria. Per il resto non è contestato che l'autorità precedente ha proceduto a interrogare l'imputata secondo l'art. 341 cpv. 3 CPP. Vero è che al dibattimento non sono state riassunte le prove che, secondo quanto addotto nel ricorso, sarebbero state raccolte nella procedura preliminare senza garantire il contraddittorio e quindi in modo irregolare, in apparente urto con l'art. 343 cpv. 2 CPP. Sennonché l'art. 147 cpv. 4 CPP sancisce in modo generale che le prove raccolte violando il diritto della parte di partecipare alla loro assunzione non possono essere utilizzate a carico della stessa. Basti allora osservare che tali prove non hanno minimamente servito all'accertamento dei fatti, come già precedentemente menzionato (v. supra consid. 3.2.2), sicché neppure in quest'ottica può essere ravvisata una violazione del principio dell'immediatezza.