Citation: 2C_1025/2021 E. 7.2

7.2. Il ricorrente è giunto in Svizzera nel 2013, all'età di 40 anni. Dal novembre 2018, nell'attesa di una decisione definitiva riguardo al rinnovo della sua autorizzazione di soggiorno, la sua permanenza nel nostro Paese dipendente unicamente dalla procedura in corso. La moglie l'ha raggiunto nel 2019, quindi quando egli non era più in possesso del suo permesso di dimora UE/AELS e che la sua presenza, come appena accennato, era vincolata alla procedura in corso. Il soggiorno del ricorrente (e quello dei familiari) non può quindi essere considerato di lunga durata. Inoltre non va trascurato che le condanne subite gli sono state inflitte durante gli anni di presenza in Svizzera. Nel contempo un trasferimento del ricorrente e della famiglia in Italia non appare improponibile, anzi risulta perfettamente esigibile. Oltre al fatto che l'interessato vi ha vissuto fino all'età di 40 anni, va osservato che la cultura e lo stile di vita della vicina Penisola gli sono noti e non si discostano del resto in maniera sostanziale da quelli cui è abituato nel nostro Paese. Un trasloco nella fascia di confine permetterebbe al ricorrente e alla consorte di mantenere le relazioni sociali instaurate durante il soggiorno nel Cantone Ticino rispettivamente alla moglie, cittadina ucraina, di eventualmente chiedere il rilascio di un permesso per frontaliere per continuare a lavorare nel nostro Paese. A questo giudizio non muta nulla neppure il fatto che il quadro economico che il ricorrente troverà in Italia possa essere più difficile di quello svizzero e che un rimpatrio lo colpirebbe quindi anche dal punto di vista del reddito che potrebbe conseguire. Tale conseguenza è in effetti solo ascrivibile al comportamento penalmente rilevante da lui tenuto. Pur tenendo conto delle difficoltà di adattamento che potrà comportare, un rientro in Patria del ricorrente e della sua famiglia, è quindi perfettamente esigibile (sentenza 2C_23/2021 del 4 novembre 2021 consid. 7.2 e richiami).