Citation: 1A.317/2000 27.06.2001 E. 3

3.- Il ricorrente contesta che sia adempiuto il requisito della doppia punibilità, in particolare riguardo al reato di truffa in materia fiscale. a) Con sentenza dell'11 maggio 2000 il Tribunale federale ha respinto, in quanto ammissibile, un ricorso della V.________ di C.________ & Co. avverso una decisione di trasmissione del MPC fondata sulla medesima rogatoria. In effetti, secondo la domanda estera, gli inquisiti D.________, C.________ e Z.________ avrebbero sistematicamente gonfiato, usando documenti falsi, le fatture d'intermediazioni pubblicitarie emesse dalle società H.________ S.p.A. e E.________ S.p.A., da loro gestite. Gli indagati avrebbero costituito un'associazione illecita finalizzata a consentire alle società clienti la creazione di disponibilità extracontabili, oggetto di restituzione e di illecita appropriazione da parte dei beneficiari, consentendo in tal modo frodi fiscali. I clienti pagavano effettivamente le somme richieste con le fatture gonfiate, ma una parte di questi importi veniva loro restituita illecitamente, tramite la società V.________ SA, con sede in Svizzera, riconducibile all'indagato C.________. Per mascherare la truffa, il maresciallo della Guardia di Finanza J.________ sarebbe stato corrotto da C.________ e Z.________. L'adempimento del requisito della doppia punibilità riguardo alla truffa in materia fiscale è stato confermato dal Tribunale federale nella citata sentenza del 29 settembre 2000 in re F. (consid. 3 e 4) cui, per brevità, si rinvia. Del resto, in tale ambito il ricorrente si limita a sostenere che la tesi dell'Autorità richiedente, secondo cui si sarebbe trattato di fatture fittizie, non sarebbe esatta; al suo dire, l'unico sospetto è che vi sia stato un accordo tra lui e l'indagato C.________, in virtù del quale quest'ultimo gli riconosceva un vantaggio economico. Con questa allegazione il ricorrente non dimostra né rende per nulla verosimile che le indicazioni fornite dall'Autorità richiedente non si fonderebbero su sufficienti motivi di sospetto e che apparirebbero del tutto prive di fondamento (DTF 117 Ib 53 consid. 3 pag. 63 seg. , 116 Ib 96 consid. 4c). Ciò a maggior ragione ove si consideri che proprio nella sentenza di condanna del 7 aprile 1999 è stato stabilito che si era in presenza di fatture relative a operazioni parzialmente inesistenti e che sono stati utilizzati "documenti falsi attestanti fatti materiali non conformi al vero": la doppia punibilità è quindi data, visto che si è sempre in presenza di una truffa in materia fiscale allorchè il contribuente presenta all'Autorità fiscale documenti inesatti o incompleti secondo l'art. 110 n. 5 cpv. 1 CP (DTF 125 II 250 consid. 3). Inoltre, contrariamente a quanto parrebbe assumere il ricorrente, la valutazione definitiva del materiale probatorio, e in particolare il quesito della colpevolezza, sono riservati al Giudice estero del merito, che dovrà esaminare se l'accusa potrà esibire o no le prove degli asseriti reati (DTF 122 II 367 consid. 2c, 118 Ib 547 consid. 3a in fine pag. 552): trattandosi di una questione relativa alla (contestata) valutazione delle prove, spetterà alle Autorità italiane risolverla (DTF 121 II 241 consid. 2b pag. 244, 117 Ib 64 consid. 5c pag. 88). Ne segue che la conclusione subordinata del ricorrente dev'essere respinta. b) Il ricorrente sostiene, senza tuttavia richiamare alcuna decisione al riguardo, che la giurisprudenza escluderebbe la concessione dell'assistenza per il reato di false comunicazioni sociali (art. 2621 CC italiano). La censura è priva di fondamento. Il Tribunale federale ha in effetti già riconosciuto all'art. 2621 CC italiano un carattere penale, giustificante l'assistenza (sentenza inedita dell'8 maggio 1995 in re Titolare del conto, consid. 6, apparsa in Rep 1994, n. 21 pag. 285 segg.). L'adempimento del requisito della doppia punibilità riguardo a tale reato è stato ammesso anche nell'ambito della rogatoria litigiosa (sentenza del 29 settembre 2000, citata, consid. 4). Riguardo all'imputazione di appropriazione indebita poiché egli, quale rappresentante della O.________ S.p.A. si sarebbe appropriato delle somme appartenenti alla società di cui aveva la disponibilità per effetto del citato sistema di restituzioni, il ricorrente rileva che secondo il diritto italiano tale reato è perseguibile soltanto a querela di parte (art. 646 CP italiano). Ciò non osta tuttavia alla concessione dell'assistenza poiché la querela penale è presupposto processuale e non condizione di punibilità (DTF 98 IV 143 consid. 2, 105 IV 229 consid. 1; sentenza inedita dell'8 ottobre 1998 in re B., consid. 5e in fine, apparsa in Rep 1998 134). Non occorre poi esaminare la questione di sapere se si sia in presenza del reato di appropriazione indebita, come ritenuto nel complemento, o di quello di amministrazione infedele, come accennato dal ricorrente. Ciò a maggior ragione, visto che il ricorrente, in via subordinata, chiede di concedere l'assistenza per il reato di appropriazione indebita. In effetti, decisiva è solo la circostanza che i fatti addotti nel complemento, fatta la dovuta trasposizione, sarebbero punibili anche secondo il diritto svizzero: ora, la punibilità in base al diritto elvetico va determinata senza tener conto delle particolari forme di colpa e condizioni di punibilità da questo previste; inoltre, l'assistenza dev'essere concessa quando sia richiesta per la repressione di più reati e uno di essi sia punibile secondo il diritto svizzero (DTF 124 II 184 consid. 4b/cc). c) Il gravame dev'essere respinto altresì perché il ricorrente non indica del tutto quali singoli documenti sarebbero sicuramente irrilevanti per il procedimento penale estero, e nemmeno spiega in maniera precisa, sempre per ogni singolo documento, perché un determinato atto non dovrebbe essere trasmesso (DTF 126 II 258 consid. 9c in fine, 122 II 367 consid. 2d pag. 371 seg.). d) Il ricorrente rimprovera a torto al MPC d'aver omesso, nella decisione impugnata, d'indicare la riserva della specialità. È palese che l'UFG la richiamerà al momento della consegna dei documenti (al riguardo v. DTF 126 II 316 consid. 2a e b, 125 II 258 consid. 7a/aa-bb, 122 II 134 consid. 7a - c; cfr. per i procedimenti fiscali DTF 115 Ib 373 consid. 8 e, sul rispetto di tale principio da parte dell'Italia, DTF 124 II 184 consid. 5 e 6).