Citation: 6S.428/2006 27.11.2006 E. 2

2.1 Il ricorrente lamenta la violazione dell'art. 20 CP, la CCRP avendo confermato l'inapplicabilità alla fattispecie dell'errore di diritto. Egli sostiene di non aver mai avuto dubbi sulla liceità della coltivazione di canapa. Per lui coltivare canapa o pomodori era la stessa cosa. Il suo errore sarebbe stato confortato, se non addirittura ingenerato, dal comportamento delle autorità, le quali mediante sia rassicuranti informazioni sia passività nel reprimere il dilagante fenomeno della canapa in Ticino non si sarebbero mai opposte né gli avrebbero impedito di dedicarsi a questa attività (ricorso pag. 5 e seg.). A comprova di ciò il fatto che la sua società, la C.________SA, era stata regolarmente iscritta al Registro di Commercio con lo scopo di coltivare "canapa industriale e non" e che la Polizia cantonale aveva rinunciato ad agire considerando che non c'era "nulla di penale nella faccenda" (ricorso pag. 7 e seg.). A mente dell'insorgente, e contrariamente a quanto statuito dall'ultima istanza cantonale, la pretesa tolleranza dimostrata dalle autorità penali ed amministrative non dovrebbe essere presa in considerazione solo per commisurare la pena, ma dovrebbe altresì comportare l'ammissione di un errore di diritto (ricorso pag. 4 e 7). 2.2 La CCRP ha ritenuto che il ricorrente non fondava l'errore di diritto sulla propria ignoranza in materia di stupefacenti, bensì sulla tolleranza dimostrata dalle autorità nei confronti della canapa e sulle rassicuranti informazioni ricevute dalle stesse autorità (sentenza impugnata consid. 3a pag. 3). Essa ha tuttavia rifiutato di ammettere l'esistenza di ragioni sufficienti per confortare la buona fede dell'insorgente nella liceità dell'atto. Infatti, come ritenuto in prima istanza, le richieste di ragguagli erano destinate a costituirsi un alibi e ad alimentare l'equivoco tra la produzione legale e illegale di canapa (sentenza impugnata consid. 3c pag. 4).