Citation: 2C_566/2015 E. B

Adita dalla contribuente (la quale è poi deceduta il 25 gennaio 2015 ed è stata sostituita dalla Comunione ereditaria fu A.________), la Camera di diritto tributario del Tribunale di appello del Cantone Ticino ne ha accolto il gravame con sentenza del 20 maggio 2015. Ha annullato di conseguenza la decisione su reclamo e ha rinviato gli atti all'Ufficio di tassazione perché accerti il valore locativo della quota di PPP yyy del mappale xxx RFD di X.________ e, con la collaborazione dell'Ufficio cantonale di stima, proceda a determinarne il valore di stima ufficiale. Dopo avere ricordato che la procedura di valutazione della sostanza immobiliare, determinante ai fini fiscali, era eseguita dall'Ufficio cantonale di stima ed era indipendente da quella di tassazione, la Corte ticinese ha osservato che la prassi del citato ufficio in materia di stima delle proprietà per piani - consistente nell'effettuare una valutazione complessiva, con susseguente ripartizione del valore ottenuto in funzione delle quote millesimali - divergeva in modo piuttosto evidente dal tenore della normativa applicabile - secondo cui ogni proprietario ha diritto ad una valutazione distinta della propria quota di comproprietà. Ha poi rilevato che era presumibile che la ristrutturazione rispettivamente l'ampliamento di uno stabile con la costruzione di nuovi appartamenti poteva comportare una considerevole discrepanza tra il valore delle nuove unità condominiali e le preesistenti quote di comproprietà che non erano state oggetto di alcun intervento. Ha in seguito spiegato perché la "res iudicata" della decisione di nuova stima globale - emanata nell'ambito di una procedura di stima indipendente da quella di tassazione - non era opponibile alla contribuente ed è giunto alla conclusione, come già fatto peraltro nel passato (vedasi RtiD II 2010 n. 9t), che si giustificava di procedere ad una nuova determinazione del valore di stima ufficiale della sua quota. Per quanto concerne invece la determinazione del valore locativo, la Camera di diritto tributario ha ricordato che, come già giudicato (RtiD II 2008 n. 3t), la prassi ticinese secondo la quale detto valore corrispondeva al 90 % del valore di reddito risultante dal calcolo della stima ufficiale era illegale, motivo per cui anche il risultato del calcolo che ne derivava era viziato: la decisione contestata andava quindi annullata pure al riguardo e l'autorità di tassazione veniva invitata a ricalcolare il citato valore in modo rispettoso della legge applicabile e dei principi costituzionali.