Citation: 1P.369/2004 13.06.2005 E. 5

5.1 Il ricorrente contesta infine l'accollamento di una tassa di giustizia di fr. 500.--, al suo dire lesivo del principio della parità di trattamento e di quello della buona fede, come pure del divieto dell'arbitrio. 5.2 Egli non fa tuttavia valere che la normativa cantonale prevederebbe, né ciò è ravvisabile, che in materia di votazioni e elezioni si rinuncerebbe alla riscossione di una tassa di giustizia. A torto egli sostiene che l'asserito principio della gratuità andrebbe considerato come un diritto non scritto alla stregua di una legge speciale a norma degli art. 1 e 28 della legge ticinese di procedura per le cause amministrative, del 19 aprile 1966, ritenuto che proprio l'art. 28 dispone che l'autorità può applicare una tassa di giustizia alle proprie decisioni. Né egli dimostra, accennando peraltro a cause nelle quali sono state riscosse spese processuali, che la prassi cantonale, analogamente a quella del Tribunale federale, rinuncerebbe al prelievo delle spese processuali in materia di elezioni e votazioni e che si potrebbe pertanto essere in presenza di una violazione del principio della parità di trattamento (cfr. al riguardo DTF 131 I 1 consid. 4.2). In effetti, egli si limita a rilevare che nel 1996 l'Esecutivo cantonale non ha riscosso tasse di giustizia. In quelle cause esso vi aveva tuttavia rinunciato adducendo le particolarità di quelle vertenze. Ora, il ricorrente non dimostra affatto che il Governo cantonale avrebbe trattato in maniera diversa fattispecie uguali o simili.