Citation: 8C_264/2024 E. A

A.a. Il 2 aprile 2020A.________, nato nel 1966, beneficiario di prestazioni complementari dal 1° marzo 2017, ha informato la Cassa cantonale di compensazione del Cantone Ticino (di seguito, la "Cassa") che il padre era deceduto una decina di giorni prima e che quindi l'usufrutto di cui quest'ultimo beneficiava sulla casa in cui abitava (di cui A.________ era comproprietario insieme ai due fratelli) era decaduto. Il 28 settembre 2020 l'assicurato ha comunicato alla Cassa il conseguente cambiamento della sua situazione finanziaria, allegando in particolare la documentazione bancaria relativa ai conti in Svizzera e in Italia e una perizia del valore venale degli immobili posseduti in Italia in comunione ereditaria con il fratello e la sorella. A.b. Con decisione del 27 ottobre 2022, preso atto dei valori peritali delle particelle n. xxx e n. yyy RFD di U.________ notificati il 10 agosto 2022 dall'Ufficio stima del Cantone Ticino e della nuova documentazione dell'assicurato, la Cassa ha chiesto in restituzione l'importo di fr. 33'369.- per prestazioni complementari indebitamente percepite dal 1° aprile 2020 al 31 ottobre 2022. Con il computo della sua quota ereditaria, il diritto alle PC decadeva dal 1° aprile 2020. Il 29 marzo 2023, dopo aver ottenuto il rapporto peritale e le spiegazioni sul computo di determinati importi, A.________ ha ritirato l'opposizione interposta e presentato istanza di condono. Con decisione del 30 marzo 2023, la Cassa ha ricalcolato il diritto alle PC dal 1° aprile 2020 al 31 ottobre 2022, non più computando la quota ereditaria dal 1° aprile 2020 ma soltanto dal 1° ottobre 2022. Tenuto conto del fatto che il termine di perenzione per l'emissione della decisione di restituzione del 27 ottobre 2022 era scaduto, il nuovo importo da restituire ammontava a fr. 16'215.- per la prestazione complementare e fr. 837.10 per le spese di malattia. A.c. Con decisione del 5 aprile 2023, confermata su opposizione il 18 luglio 2023, la Cassa ha poi respinto la domanda di condono del 29 marzo 2023, ritenendo che l'interessato avesse commesso una negligenza grave. L'indebito versamento delle PC doveva e poteva essergli senza dubbio chiaro, per cui l'invocata buona fede non poteva essere ammessa. Essa ha quindi riconfermato l'importo da restituire in fr. 17'052.10.