Citation: 1B_314/2018 E. 3.2

3.2. Né l'implicita censura di violazione del suo diritto di essere sentito, poiché il criticato giudizio sarebbe carente nella sua motivazione, regge. Esso si esprime in effetti sulle censure addotte dalla ricorrente: la circostanza che non le ha accolte, non implica una lesione di questo diritto, poiché la decisione impugnata si esprime sui punti essenziali e pertinenti dell'oggetto del litigio, adempiendo quindi le esigenze di motivazione imposte dall'art. 29 cpv. 2 Cost. a una decisione (DTF 142 II 154 consid. 4.2 pag. 157). La CARP ha d'altra parte spiegato, con più motivazioni, perché le censure addotte dalla ricorrente non comportano la nullità del giudizio contumaciale, argomenti con i quali ella non si confronta. Ora, quando la decisione impugnata, come in concreto, si fonda su diverse motivazioni indipendenti e di per sé sufficienti per definire l'esito della causa, la ricorrente è tenuta, pena l'inammissibilità, a dimostrare che ognuna di esse viola il diritto (DTF 142 III 364 consid. 2.4 in fine pag. 368). La ricorrente parrebbe inoltre disattendere che secondo l'art. 339 CPP, dopo l'apertura del dibattimento il giudice e le parti possono sollevare questioni incidentali (cpv. 4) e pregiudiziali (cpv. 2), concernenti tra l'altro i presupposti processuali (lett. b) e le prove raccolte (lett. d). Riguardo al diritto di far interrogare i testimoni a carico in quella sede, ella non si confronta con la conclusione addotta nel giudizio impugnato secondo cui qualora l'audizione di testi risulterebbe necessaria essa potrà avvenire in contraddittorio in sede d'appello. Trattandosi del resto di una decisione incidentale, ella neppure tenta di dimostrare perché, in questo contesto, sarebbero adempiute le condizioni dell'art. 93 cpv. 1 lett. a e b LTF.