Citation: 2P.3/2000 26.04.2000 E. 2

2.- a) In materia di diritto degli stranieri, il ricorso di diritto amministrativo non è proponibile contro il rifiuto o il rilascio di un permesso di dimora o di domicilio, salvo laddove un diritto all'ottenimento di un simile permesso si fonda su una disposizione del diritto federale o di un trattato internazionale (art. 100 cpv. 1 lett. b n. 3 OG e art. 4 LDDS; DTF 123 II 145 consid. 1b; 122 II 1 consid. 1a, 385 consid. 1a e rinvii). b) aa) Nel caso specifico, il ricorrente non contesta - a ragione - il fatto che egli non ha diritto, né in virtù di un disposto del diritto federale né in base ad una norma di un trattato internazionale, al rilascio di un permesso di dimora. Egli sostiene invero che, con la decisione emanata il 31 maggio 1999, la Sezione dei permessi e dell' immigrazione aveva accolto la sua istanza del 14 maggio precedente, volta al rilascio di un permesso di dimora annuale ai sensi dell'art. 14 OLS e che, con la successiva decisione negativa del 23 agosto 1999, la citata autorità ha revocato la sua precedente decisione, senza che fossero realizzate le condizioni per poterlo fare. Orbene, indipendentemente dall'esistenza di un diritto a un permesso, il ricorso di diritto amministrativo è esperibile contro decisioni concernenti la revoca di permessi (art. 101 lett. d combinato con l'art. 100 cpv. 1 lett. b n. 3 OG; cfr. pure consid. 1 inedito della DTF 112 Ib 1 segg.). Va dunque esaminato se, come affermato dal ricorrente, egli sia stato posto al beneficio del permesso sollecitato e se lo stesso sia stato revocato, dato che in tal caso, come appena esposto, il ricorso di diritto amministrativo sarebbe ricevibile. bb) Dallo scritto indirizzato il 31 maggio 1999 all'Ufficio federale degli stranieri emerge chiaramente che la Sezione dei permessi e dell'immigrazione si è limitata a formulare un preavviso favorevole all'attenzione della citata autorità federale. Essa non ha invece statuito sul rilascio di un permesso di soggiorno ai sensi dell'art. 14 OLS. In effetti, risulta esplicitamente dal contenuto della lettera che l'autorità cantonale ha trasmesso il caso per esame e decisione all'autorità federale. La lettera del 31 maggio 1999 non può quindi essere equiparata e ancor meno essere interpretata come una decisione con cui veniva rilasciato il permesso di soggiorno sollecitato dal ricorrente. Al riguardo devesi inoltre sottolineare che la Sezione dei permessi e dell'immigrazione non avrebbe comunque potuto farlo, in quanto una simile decisione non può essere emanata senza che prima sia stato consultato l'Ufficio della manodopera estera, conformemente a quanto sancito dagli art. 42 e 43 OLS. È vero che mal si capisce il modo di procedere della Sezione dei permessi e dell'immigrazione dato che - salvo eccezioni non realizzate in concreto - incombe alle autorità cantonali di polizia degli stranieri di decidere, nei limiti delle disposizioni della legge e dei trattati con l'estero, circa la concessione del permesso di dimora o di domicilio (cfr. art. 4 LDDS). Solo allorquando vi è una decisione positiva da parte dell'autorità cantonale l'Ufficio federale degli stranieri deve allora dare la propria approvazione (cfr. art. 51 e 52 OLS). Il comportamento assunto dalla Sezione dei permessi e dell'immigrazione lascia piuttosto pensare che essa ha voluto nuovamente dare avvio ad una procedura di deroga alle misure limitative (art. 13 lett. f OLS), ciò non era più possibile, in quanto sotto questo profilo, il caso era già stato evaso negativamente, con decisione definitiva oramai cresciuta in giudicato (cfr. causa 2A.512/1998). Visto quanto testé esposto, appare opportuno rammentare alle autorità cantonali competenti in materia di polizia degli stranieri che esse non possono sfuggire alle loro responsabilità trasmettendo semplicemente una richiesta di rilascio di un permesso di soggiorno all'Ufficio federale degli stranieri, il quale, per quanto lo concerne, non ha il diritto di pronunciarsi direttamente su una simile domanda. È quindi a ragione che, come risulta dalla lettera del 22 luglio 1999, l'autorità federale, senza esaminare la fattispecie sottopostale, ha rinviato tutti gli atti di causa all'autorità cantonale di prime cure affinché emanasse il giudizio di sua competenza. Da quanto precede discende che è quindi solo il 23 agosto 1999 che la Sezione dei permessi e dell'immigrazione, dopo aver chiesto ed ottenuto il preavviso vincolante dell'Ufficio della manodopera estera (cfr. art. 42 cpv. 4, 43 cpv. 4 e 51 OLS), si è effettivamente pronunciata - negativamente - sulla concessione del permesso richiesto. Visto l'esito negativo dato all'istanza 14 maggio 1999 del ricorrente, il caso non andava più sottoposto all'Ufficio federale degli stranieri per approvazione (cfr. art. 51 e 52 OLS a contrario). Da quanto esposto emerge che al ricorrente non è mai stato rilasciato un permesso di dimora e che, quindi, il medesimo non è mai stato revocato: su questo punto, il gravame, trattato come ricorso di diritto amministrativo è, pertanto, inammissibile. c) Il ricorrente si appella al principio della buona fede. Detto principio conferisce al cittadino, a determinate condizioni, il diritto di esigere dall'autorità che essa si attenga alle precise promesse o assicurazioni fattegli e che non tradisca la fiducia che egli, a giusto titolo, ha riposto in dette promesse o assicurazioni (cfr. DTF 118 Ib 367 consid. 9a). L'applicazione del citato principio è subordinata a cinque condizioni (cfr. in proposito DTF 121 II 473 consid. 2c; 114 Ia 209 consid. 3a e rispettivi richiami), le quali, se fossero adempiute in concreto, permetterebbero di considerare che vi è un diritto al rilascio di un permesso di soggiorno (cfr. Alain Wurzburger, La jurisprudence récente du Tribunal fédéral en matière de police des étrangers, in: RDAF 53 (1997), pag. 305 seg. e riferimenti giurisprudenziali alla nota 136). Ciò non è tuttavia manifestamente il caso nella fattispecie in esame. Come esposto in precedenza (cfr. consid. 2b), al ricorrente non è stato accordato - e ancor meno revocato - un permesso di soggiorno in virtù dell'art. 14 OLS né gli è stata rilasciata alcuna concreta promessa o assicurazione al riguardo. Anche da questo punto di vista, il gravame, trattato quale ricorso di diritto amministrativo, èinammissibile.