Citation: 5A_459/2013 E. 1.2

1.2. Un ricorso contro decisioni incidentali, notificate separatamente dal merito e che non concernono la competenza e la ricusazione, è ammissibile se esse possono causare un pregiudizio irreparabile (art. 93 cpv. 1 lett. a LTF). Tale pregiudizio deve essere di natura giuridica e quindi non deve potere essere ulteriormente eliminato, perlomeno non completamente, nemmeno mediante l'emanazione di una decisione finale favorevole al ricorrente. Semplici inconvenienti di fatto, come ad esempio un prolungamento dei tempi procedurali o un aumento dei costi legati alla causa, non rappresentano un danno di natura irreparabile, poiché non si tratta di pregiudizi di natura giuridica (DTF 137 III 380 consid. 1.2.1 con rinvii). Incombe al ricorrente l'onere di allegare e dimostrare che la decisione incidentale sia suscettibile di causargli un danno irreparabile, a meno che tale eventualità appaia evidente di primo acchito (DTF 136 IV 92 consid. 4 con rinvii). In concreto i ricorrenti si limitano a sostenere in modo apodittico che la sentenza impugnata "causa un pregiudizio (giuridico) irreparabile, in quanto non potrà comunque più - come tale - venir contestata insieme con la decisione finale". L'argomento non è però minimamente dimostrato: i ricorrenti non spiegano per quale motivo nella presente fattispecie non possa trovare applicazione l'art. 93 cpv. 3 LTF, che prevede che, se il ricorso non è ammissibile in virtù dei capoversi 1 e 2 della medesima disposizione, le decisioni incidentali possono essere impugnate mediante ricorso contro la decisione finale in quanto influiscano sul contenuto della stessa. L'esistenza di un pregiudizio di natura giuridica non è nemmeno ravvisabile. Certo, la decisione incidentale di rinvio può comportare un prolungamento della procedura, nocumento che tuttavia non costituisce danno irreparabile ai sensi dell'art. 93 cpv. 1 lett. a LTF. Occorre inoltre ricordare che, secondo costante giurisprudenza, in linea di principio una decisione incidentale che riguarda l'assunzione di prove non arreca all'interessato un pregiudizio di natura giuridica, atteso che è di norma possibile, ricorrendo contro la decisione finale, ottenere che la prova rifiutata a torto sia assunta oppure che la prova assunta a torto sia tolta dall'incarto (v. sentenza 5A_163/2013 del 17 aprile 2013 consid. 1.2 con rinvii). Facendo difetto il requisito di un pregiudizio irreparabile, un'entrata in materia in virtù dell'art. 93 cpv. 1 lett. a LTF va pertanto esclusa.