Citation: 5A_460/2017 E. 3.3.4

3.3.4. Le obiezioni non convincono. In primo luogo, manca la base fattuale per affermare che la firma dell'avv. Schaltegger sull'istanza di rigetto dell'opposizione sia falsificata: il Tribunale di appello lascia - senza necessità - aleggiare tale sospetto, ma ben si guarda dall'affermarlo. E il ricorrente non ha criticato come arbitrario tale (mancato) accertamento fattuale (supra consid. 3.2). In secondo luogo, la censura non si attaglia alla fattispecie nella misura in cui già prima che il ricorrente eccepisse l'inammissibilità dell'istanza di rigetto, l'opponente aveva confermato il mandato all'avv. Schaltegger, con esplicito riferimento alla decisione pretorile e al reclamo pendente avanti al Tribunale di appello. Si è pertanto in presenza di un'esplicita ratifica di tutto quanto intrapreso fino a quel momento in quella procedura. In questa prospettiva, è indifferente che a firmare tal o talaltro atto siano stati l'avv. C.________, l'avv. Schaltegger o entrambi, oppure addirittura che una firma possa essere di dubbia validità. L'essenziale è che la ratifica espressa dall'opponente in data 16 febbraio 2017 sia atta a dissolvere ogni dubbio a proposito della volontà del medesimo di procedere giudizialmente contro il ricorrente nei modi effettivamente posti in atto (KRAMER/ERK, op. cit., n. 2 ad art. 132 CPC). Né si verifica presentemente la situazione di un atto procedurale posto in atto da un rappresentante che non soddisfa le esigenze poste all'art. 68 cpv. 2 CPC (v. DOMEJ, op. cit., n. 7 ad art. 68 CPC) : nessuno, tantomeno il ricorrente, ha mai revocato in dubbio che l'avv. Schaltegger soddisfi le condizioni per una rappresentanza professionale in giudizio, né che ella le soddisfacesse già al momento dell'inoltro dell'istanza. E quand'anche si volesse supporre che la procura fosse originariamente stata conferita a lei e all'avv. C.________ congiuntamente, tale limitazione sarebbe pacificamente superata dalla successiva ratifica da parte dell'opponente - ratifica che nessuno, ed in particolare non il ricorrente, pretende sia a sua volta legata a condizioni particolari qui non soddisfatte. In altre parole, le censure ricorsuali potrebbero forse essere, in astratto, di un certo qual interesse se fosse discorso, oggi, dell'opportunità rispettivamente della legittimità della concessione di un termine fondato sull'art. 132 cpv. 1 CPC per sanare una procura non valida (ciò che andrebbe ancora dimostrato), non invece in presenza di una ratifica a posteriori degli atti processuali compiuti dal rappresentante.