Citation: 2C_268/2024 E. 3

Ricordate le varie attività professionali svolte dalla ricorrente nonché elencate le diverse possibilità di soggiorno disciplinate dall'ALC (sentenza impugnata consid. 2.2 a 2.2.6), i giudici cantonali sono giunti alla conclusione che l'interessata aveva perso al più tardi alla fine del mese di marzo 2022 lo statuto di lavoratrice, perché all'epoca, oltre a non lavorare più da tempo, aveva cessato di percepire le indennità di disoccupazione da più di sei mesi (art. 4 ALC e art. 6 par. 1 Allegato I ALC in relazione con l'art. 61a cpv. 4 della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri e la loro integrazione [LStrI; RS 142.20]). Inoltre le (ultime) attività esercitate nel 2023, di natura marginale ed accessoria visto il debole reddito generato e il numero ridotto di ore svolte (sentenza impugnata consid. 3.1.2 e 3.1.3), non le permettevano di ritrovare lo statuto in questione. I giudici cantonali hanno poi osservato che l'interessata non poteva neanche appellarsi all'ALC per ricercare un impiego, non avendo prospettive di lavoro in un lasso di tempo ragionevole (giudizio contestato consid. 2.2 a 2.4 e 3.1 e 3.2). Secondo loro ella non poteva nemmeno pretendere di fruire del diritto di rimanere dopo aver cessato la propria attività economica (art. 7 lett. c ALC combinato con l'art. 4 Allegato I ALC, il regolamento 1251/70 [GU L 142 del 1970 pag. 24} e la direttiva 75/34/CEE [GU L 14 del 1975 pag. 10]), dato che non aveva ancora raggiunto l'età del pensionamento (sentenza impugnata consid. 3.2) e non risultava essere colpita da un'inabilità al lavoro permanente né di avere subito degli infortuni sul lavoro o di essere stata colpita da malattia professionale (cfr. art. 2 par. 1 lett. b seconda frase regolamento 1251/70). Ma anche si volesse ammettere che il rapporto di lavoro era stato sciolto a causa di problemi di salute nulla cambiava, dato che l'insorgente comunque da tempo non beneficiava più dello statuto di lavoratrice (sentenza impugnata consid. 3.2). In seguito, ella non poteva chiedere il rilascio di un permesso di soggiorno senza attività lucrativa, siccome non disponeva di mezzi finanziari sufficienti ed era a carico della pubblica assistenza ininterrottamente dal novembre 2019 (con un debito assistenziale pari a fr. 102'005.55 nel novembre 2023; sentenza impugnata consid. 3.3). La Corte cantonale ha inoltre osservato che l'interessata non poteva pretendere al rilascio di un permesso di dimora né in virtù del diritto interno, essendo dati i motivi di revoca di cui all'art. 62 cpv. 1 lett. d ed e LStrI (sentenza impugnata consid. 4) né in base all'art. 8 CEDU (decisione contestata consid. 5). Ha concluso rilevando che il rifiuto di rilasciarle un'autorizzazione di soggiorno rispettava il principio della proporzionalità (art. 96 LStrI; giudizio querelato consid. 6).