Citation: 7B.199/2004 19.11.2004 E. 2

L'art. 154 cpv. 2 LEF recita che l'esecuzione è perenta se la domanda di realizzazione non è stata fatta nel termine legale o se, ritirata, non fu più rinnovata. Per costante giurisprudenza, una sospensione della vendita accordata al debitore con il consenso del creditore equivale al ritiro della domanda di realizzazione (DTF 38 I 292 consid. 1, 41 III 429, 42 III 42 consid. 2, 95 III 16 consid. 3, 114 III 102 consid. 3). Infatti, una siffatta proroga concessa al debitore dal creditore è inconciliabile con i doveri dell'Ufficio di procedere alla realizzazione entro i termini legali (DTF 38 I 292 consid. 1), i quali sono sottratti alle disposizioni delle parti (DTF 42 III 42 consid. 2 in fine; art. 33 cpv. 1 LEF). Anche il modulo 27, allestito dalla Camera delle esecuzioni e dei fallimenti del Tribunale federale e intitolato domanda di realizzazione specifica alla spiegazione 5 che "ogni proroga concessa dal creditore dopo l'introduzione della domanda di realizzazione interrompe lo svolgimento legale dell'esecuzione e vale quale dichiarazione di ritiro dell'ultima domanda inoltrata." Le parole utilizzate nella richiesta di sospensione non sono determinanti, decisivo è lo scopo perseguito: nella DTF 42 III 42 consid. 2 il Tribunale federale ha già avuto modo di indicare che se lo scritto era inteso ad ottenere dall'Ufficio il rinvio di un incanto imminente, poco importa che i creditori non abbiano espressamente domandato all'Ufficio di sospendere la vendita, ma lo abbiano unicamente autorizzato a procedere in tal senso. La giurisprudenza ha pure parificato ad una proroga, e quindi al ritiro della domanda di realizzazione, l'accordo dato dal creditore - che ha chiesto la realizzazione - di non togliere al debitore prima di una determinata data i beni colpiti da un diritto di ritenzione (sentenza 8.8.1967 della Camera delle esecuzioni e dei fallimenti del Tribunale federale consid. 2, riprodotta in BJM 1968, pag. 82 segg.). In concreto, dopo aver ricevuto l'avviso d'incanto (che menzionava il 2 aprile 2004 quale data per la pubblicazione), la creditrice ha inviato il 31 marzo 2004 all'Ufficio un fax in cui indicava l'esistenza di ulteriori trattative con il debitore "per trovare una soluzione definitiva" e "di non opporsi se la pubblicazione dell'incanto venisse differita a fine aprile 2004". Ora, la prima pubblicazione dell'incanto è un atto esecutivo (DTF 121 III 88 consid. 6c/aa pag. 91). Per costante giurisprudenza un atto esecutivo avvicina il creditore procedente al suo fine, che consiste nel venir soddisfatto mediante la procedura di esecuzione forzata (DTF 121 III 284 consid. 2a, 120 III 9 consid. 1, 115 III 11 consid. 1b, 96 III 46 consid. 3). Affermando di non opporsi al differimento di un atto esecutivo già previsto, il creditore rinuncia a che tale atto avvenga nel momento fissato dall'Ufficiale e si allontana dallo scopo della procedura esecutiva, procrastinandola e concedendo in tal modo una proroga al debitore. Ne segue che l'autorità di vigilanza non può essere seguita laddove afferma che, con lo scritto del 31 marzo 2004, la creditrice procedente non avrebbe concesso una proroga al debitore da parificare a un ritiro della domanda di realizzazione. L'esecuzione si rivela però unicamente perenta, qualora la domanda di realizzazione ritirata non sia più stata rinnovata nel termine legale.