Citation: 6B_691/2023 E. 2.4

2.4. In tali circostanze, contrariamente a quanto ritenuto dalla Corte cantonale, quantomeno per la concessione di crediti Covid-19 non superiori a fr. 500'000.--, non incombeva alle banche un obbligo accresciuto di verifica. Anche dopo l'adozione delle direttive della SECO, i crediti Covid-19 che, come in concreto, rientravano in tale limite, erano erogati sulla scorta delle informazioni fornite dal richiedente in merito alle condizioni per poterne beneficiare, rispettivamente per quanto concerne la cifra d'affari realizzata. Non era prescritta né prevista una loro verifica da parte della banca, chiamata unicamente ad effettuare un esame della completezza formale della domanda di credito (sentenza 6B_271/2022, citata, consid. 5.1.4; cfr. SECO, Prüfkonzept 00.05, n. 5.2.1 pag. 14; SECO Prüfkonzept 00.08, n. 5.2.1 pag. 14). Nella fattispecie, gli istituti bancari interessati non erano quindi tenuti a verificare la plausibilità degli eventuali bilanci e conti economici presentati loro, potendosi come visto limitare al controllo della completezza e della formale correttezza delle informazioni contenute nel modulo per la richiesta del credito. La verifica da parte del mutuante concerneva in particolare il fatto che l'importo del credito richiesto non superasse il 10 % della cifra d'affari autodichiarata (cfr. SECO, Prüfkonzept 00.05 e 00.08, n. 5.2.1 lett. e pag. 14; sentenza 6B_271/2022, citata, consid. 3.2.4). Non si estendeva per contro alla verifica della fondatezza dei dati contabili indicati nei documenti eventualmente presentati a sostegno della domanda (sentenza 6B_1248/2022, citata, consid. 4.3). Tenuto conto di queste esigenze limitate di controllo, il fatto che in concreto J.________ AG abbia chiesto la documentazione contabile per il 2019 a sostegno della cifra d'affari indicata nel modulo per la richiesta del credito Covid-19 non è di per sé decisivo per escludere l'inganno astuto. La banca non sarebbe infatti stata obbligata a verificare la correttezza materiale dei dati contabili, potendosi come detto limitare ad una verifica formale degli stessi in relazione con gli importi indicati nella richiesta di credito. Quanto al fatto che l'apertura del conto della società richiedente era di poco precedente la richiesta del credito Covid-19, e che la movimentazione del conto era apparentemente incompatibile con la cifra d'affari indicata, ciò che ha condotto la K.________ SA a rifiutare il credito, non si tratta di aspetti che avrebbero necessariamente escluso un possibile tentativo di truffa. Le citate direttive della SECO prevedono infatti che, in caso di nuovi clienti, la banca deve controllare la loro identificazione, l'accertamento dell'avente diritto economico e la provenienza degli averi patrimoniali sotto il profilo della normativa antiriciclaggio (cfr. SECO, Prüfkonzept 00.05 e 00.08, n. 5.2.1 lett. b pag. 14). Posto che questi accertamenti sono stati eseguiti, l'apertura della relazione bancaria poco tempo prima dell'inoltro della richiesta del credito Covid-19 non costituisce di per sé una circostanza che imponeva alla banca di rifiutare il credito. D'altra parte, un esame della compatibilità della movimentazione del conto con la cifra d'affari indicata avrebbe potuto implicare una valutazione completa della situazione economica della società richiedente, che contemplasse anche eventuali ulteriori relazioni esistenti presso altri istituti bancari. Una simile ampia verifica non rientrava tuttavia negli obblighi di controllo richiesti alle banche dalle citate direttive. In tali circostanze, negando in concreto l'esistenza dell'astuzia dell'inganno, la Corte cantonale ha violato l'art. 146 CP. Il fatto che le banche non abbiano per finire concesso i crediti richiesti non esclude che il reato possa essere adempiuto nella forma del tentativo (cfr. DTF 122 IV 246 consid. 3a).