Citation: 6B_767/2018 E. 3.3

3.3. L'insorgente contesta poi di aver agito con dolo. Avrebbe pensato in buona fede che la modifica degli attestati non costituisse un reato e sarebbe stata convinta che il Comune avrebbe rilasciato un documento identico a quelli fino ad allora emessi. Non avrebbe inoltre avuto alcuno scopo di inganno. Con il suo comportamento avrebbe unicamente voluto porre fine a una situazione di stallo dovuta alle lentezze burocratiche e non avrebbe in ogni caso causato alcuna distorsione nelle decisioni altrui, né avrebbe inteso provocarla. Neppure avrebbe mirato a migliorare la situazione propria o altrui. La ricorrente sarebbe stata certa della correttezza del documento, del suo contenuto veritiero e del fatto che, con o senza lo stesso, la società era in totale rispetto della legge. Poiché prima di allora B.________SA non avrebbe mai avuto difficoltà nel far fronte ai suoi impegni, la ricorrente, nonostante la sua pregressa esperienza lavorativa, avrebbe ignorato che le dilazioni di pagamento delle imposte comportavano l'esclusione dalle commesse pubbliche. La censura cade nel vuoto, perché articolata su fatti che non risultano dalla sentenza impugnata senza che sia invocato arbitrio in merito al loro mancato accertamento. Così segnatamente laddove la ricorrente pretende di aver ignorato che, in virtù dell'art. 39 cpv. 3 del regolamento ticinese del 12 settembre 2006 di applicazione della legge sulle commesse pubbliche e del concordato intercantonale sugli appalti pubblici (RLCPubb/CIAP; RL/TI 730.110), le dilazioni di pagamento degli oneri sociali o delle imposte comportano l'esclusione dell'offerta. Ciò che l'autore sapeva, voleva o ha preso in considerazione sono questioni di fatto (DTF 138 V 74 consid. 8.4.1 e rinvii), che vincolano di principio il Tribunale federale (v. art. 105 LTF, supra consid. 2). Al riguardo, la CARP ha ritenuto che l'insorgente, tenuto conto della sua decennale esperienza lavorativa in parte trascorsa alla direzione fattuale della ditta, non poteva ignorare che i documenti richiesti giusta l'art. 39 cpv. 1 lett. h RLCPubb/CIAP e da lei forniti servivano a legittimare la partecipazione di B.________SA alle procedure di appalto. Con il suo agire, la ricorrente mirava a migliorare la situazione della società, facendola diventare rispettivamente rimanere assegnataria degli incarichi per le forniture. Sempre secondo la Corte cantonale, non poteva comunicare ai committenti l'avvenuta concessione alla ditta di dilazioni di pagamento delle imposte, in quanto ciò avrebbe comportato la sua esclusione dalle gare d'appalto. Avrebbe quindi agito intenzionalmente, al fine di migliorare la situazione della società per cui lavorava e a scopo di inganno. Alla luce di questi elementi, a ragione la CARP ha ritenuto realizzato anche l'aspetto soggettivo della falsità in certificati. Si rammenta infatti che secondo la giurisprudenza lo scopo di inganno in materia di falsità in atti risulta dato dal semplice impiego del documento nel circuito giuridico; l'inganno dev'essere volto a suscitare un'errata rappresentazione circa l'autenticità o la veridicità del certificato (v. DTF 141 IV 369 consid. 7.4). In concreto, secondo i vincolanti accertamenti cantonali, la ricorrente ha fornito i certificati alterati nell'ambito delle procedure di appalto, a cui partecipava B.________SA, traendo in inganno i committenti sulla loro autenticità, affinché la ditta non venisse esclusa dalle relative gare. Ciò basta per concludere che ha agito al fine di migliorare la situazione della società e a scopo di inganno. La condanna dell'insorgente per titolo di falsità in certificati risulta pertanto conforme al diritto.