Citation: 1P.338/2004 11.08.2004 E. 4

4.1 I ricorrenti rimproverano alla Corte cantonale di aver accertato in modo arbitrario i fatti rilevanti, in particolare qualificando i piani allegati agli atti di gara (in particolare le tavole 101 e 103) quali raffigurazioni di massima e di semplice natura orientativa sulle caratteristiche delle finestre richieste dalla committente. Da tali disegni sarebbe per contro possibile dedurre tutti i dettagli esecutivi delle opere a concorso. Sennonché, volendo rispettare le indicazioni di questi disegni, si violerebbero le norme tecniche applicabili ai lavori in questione, espressamente richiamate nel modulo d'offerta (pos. 011). Essi si sarebbero quindi trovati nel dilemma di sapere se rispettare il bando e infrangere le prescrizioni, oppure se ossequiare queste ultime e di conseguenza non attenersi al bando, presentando un'offerta tuttavia sensibilmente più cara. Gli atti di gara conterrebbero pertanto delle contraddizioni che non permetterebbero di garantire la necessaria trasparenza della procedura e la parità di trattamento tra i concorrenti. 4.2 Anzitutto va rilevato che, su questo punto, l'atto ricorsuale si fonda essenzialmente sulle dettagliate disquisizioni di natura tecnica sviluppate nel rapporto dell'ing. C.B.________, che viene ripreso come tale. Non ne vengono tuttavia estrapolate argomentazioni chiare e precise dal profilo giuridico, sostenute da una motivazione pienamente conforme alle esigenze poste dall'art. 90 cpv. 1 lett. b OG. Sulla base di detto rapporto, i ricorrenti si limitano perlopiù a contrapporre in maniera appellatoria il proprio punto di vista a quello dei giudici cantonali, senza però spiegare compiutamente in che misura le conclusioni degli stessi sarebbero arbitrarie (art. 9 Cost.), ossia manifestamente insostenibili o in contraddizione palese con la situazione effettiva, non solo nella motivazione, ma anche nel risultato (DTF 129 I 8 consid. 2.1, 49 consid. 4, 173 consid. 3.1). In particolare, essi non precisano l'entità delle asserite contraddizioni denunciate e non espongono le modifiche degli atti di gara che sarebbero a loro avviso necessarie affinché siano rispettate le norme tecniche che richiamano. Considerato il rigore che il Tribunale federale impone dal profilo delle esigenze di motivazione, soprattutto in relazione alla censura di violazione del divieto d'arbitrio (DTF 125 I 492 consid. 1b; 117 Ia 10 consid. 4b), è quindi perlomeno dubbio che il gravame risulti integralmente ammissibile. 4.3 In ogni caso, la valenza attribuita dal Tribunale amministrativo ai controversi piani non appare arbitraria. Senza necessità di verificare la contestata completezza delle indicazioni sulle dimensioni e sulle quote, le deduzioni della Corte cantonale sono chiaramente avvalorate da diverse posizioni del modulo d'offerta. Lo stesso prevede infatti che sia l'aggiudicatario della commessa ad occuparsi "... dell'allestimento dei piani esecutivi e costruttivi ...." (pos. 029.130) e della consegna di "... 3 copie di tutti i piani definitivi e relativi dettagli costruttivi ..." (pos. 029.210). Inoltre, sempre a dimostrazione che i piani esecutivi devono essere allestiti dal vincitore della gara d'appalto e che la loro preparazione presuppone conoscenze non contemplate dallo specifico capitolato, "il progettista fornirà all'assuntore tutti i piani di progetto e cioè facciate, piante e dettagli. Detti piani dovranno servire da base per l'elaborazione dei piani esecutivi degli elementi di facciata" (pos. 029.410). L'attribuzione di tali incombenze all'esecutore dell'opera è del resto usuale. Significativo a questo proposito appare il fatto che clausole analoghe erano contemplate anche dal capitolato agli atti, elaborato dall'ing. C.B.________ in qualità di consulente della committente e concernente lavori dello stesso genere messi a concorso nel 2003. Oltre che da tali clausole, l'assenza di piani esecutivi tra gli atti di gara emergeva anche in quel caso dai disegni esplicativi, assai simili, annessi alle prescrizioni di concorso. Gli stessi erano invero muniti dell'avvertenza che, in caso di incertezza, non occorreva interpretarli, ma rivolgersi allo specialista. Questa indicazione non appare tuttavia indispensabile per comprendere la portata dei piani. Del resto, i ricorrenti non spendono una sola parola nel loro gravame in relazione a tale procedura, malgrado le puntuali conclusioni tratte in proposito dalla stazione appaltante. È peraltro ragionevole sostenere che, per aggiudicare una commessa relativa a dei serramenti, vengano forniti dei piani incentrati solo sulle caratteristiche dei medesimi, prescindendo da indicazioni su elementi costruttivi più generali, quali soffitti e pavimenti. In concreto risulta, per loro stessa ammissione, che i consulenti della committente hanno omesso nei disegni i riferimenti al betoncino previsto per il pavimento e al soffitto ribassato progettato a copertura dei locali. Una tale omissione non è tuttavia suscettibile di creare una reale confusione sull'oggetto della commessa, mettendo in causa la trasparenza del procedimento, perché riguarda aspetti che esulano dall'effettivo contesto della prestazione posta a concorso. Del resto, se gli insorgenti avevano dei dubbi, potevano agevolmente informarsi presso la committente o il progettista, facoltà espressamente prevista dal capitolato (n. 10.4; sentenza 2P.1/2004 del 7 luglio 2004, consid. 3.3). Appare poi evidente che, in assenza di indicazioni sulla struttura di tutte le componenti di uno stabile, non sia possibile trarre conclusioni attendibili su aspetti quali la formazione di condensa superficiale o interstiziale, o di muffa, oppure sulla trasmissione energetica della facciate. Anche i ricorrenti ammettono, peraltro, che gli inconvenienti denunciati potrebbero essere sostanzialmente evitati già sulla base delle precisazioni fornite riguardo alla finitura del pavimento. Non è invero plausibile che accorgimenti quali la posa del betoncino siano stati previsti soltanto dopo l'inoltro dell'impugnativa in sede cantonale e dopo la segnalazione, da parte dei ricorrenti, delle sostenute manchevolezze. Il bando di concorso per le opere da sottofondi e pavimenti senza giunti è infatti stato pubblicato, assieme all'avviso di altre procedure d'appalto concernenti il nuovo stabile amministrativo a Locarno, sul Foglio ufficiale del 23 marzo 2004, ossia esattamente due mesi dopo l'inoltro dell'impugnativa dinanzi al Tribunale amministrativo. È quindi assai verosimile che, come sostenuto dalla committente, l'allestimento dei relativi atti di gara fosse, a quel momento, già in corso. Va infine rilevato che, al momento della domanda di costruzione, il competente ufficio cantonale aveva approvato il progetto anche con specifico riferimento all'isolamento termico dell'edificio. 4.4 Appurato che la Corte cantonale non è incorsa nell'arbitrio, considerando i controversi piani di natura informativa e non esecutiva, negli atti di gara non sono ravvisabili in altro modo incongruità significative per quanto attiene all'oggetto della commessa. Nemmeno i ricorrenti invero lo pretendono. Il capitolato d'appalto e il modulo d'offerta definiscono in maniera sufficientemente lineare e dettagliata dimensioni, quantità, qualità e requisiti specifici dei singoli serramenti. In generale, nell'allestimento degli atti d'appalto, in funzione delle sue esigenze specifiche, il committente dispone peraltro di un'ampia libertà di apprezzamento (Galli/Moser/Lang, op. cit., n. 208; Jean-Baptiste Zufferey/ Corinne Maillard/Nicolas Michel, Droit des marchés publics, Friburgo 2002, pag. 99 segg.). Questa libertà, in pratica, trova i suoi limiti, da un lato, nell'imposizione di parametri troppo specifici che restringono in maniera inammissibile il novero dei potenziali concorrenti e, d'altro lato, nella fissazione di requisiti eccessivamente generici ed indefiniti che non permettono un'adeguata comparazione tra le offerte (Galli/ Moser/Lang, op. cit., n. 193 e 210). Nel caso specifico è sostenibile ritenere che le indicazioni fornite dal committente non travalichino questi limiti: il ridotto e per certi versi inevitabile margine ch'esse lasciano alle peculiarità del prodotto dei diversi offerenti e al perfezionamento dei dettagli realizzativi delle opere - e questo, come rilevato a ragione dalla Corte cantonale, vale specificatamente anche per i parapetti - non è sicuramente suscettibile di porre a rischio la trasparenza della procedura e la parità di trattamento tra i concorrenti. 4.5 Sulla base delle considerazioni che precedono, va parimenti respinta la censura di violazione del diritto di essere sentito, ravvisata dai ricorrenti nel mancato allestimento di una perizia giudiziaria. Al riguardo, questi si richiamano agli art. 29 cpv. 2 Cost. e 6 n. 1 CEDU, norma quest'ultima, che, quand'anche applicabile alle procedure di appalto pubblico (sentenza 2P.284/1996 del 12 novembre 1996, in: ZBl 99/1998 pag. 369, consid. 3), sull'aspetto in esame non offre garanzie più ampie di quelle previste dal diritto costituzionale (DTF 122 V 157 consid. I.2b; 116 Ia 18 consid. 3, 74 consid. 1b). Il diritto di essere sentito comprende varie facoltà, tra cui anche quella di fornire prove sui fatti rilevanti. Esso consente comunque all'autorità di porre un termine all'istruttoria su tali fatti quando sia pervenuta ad un convincimento già in base agli elementi agli atti e permette altresì di rinunciare ad assumere quei mezzi probatori il cui presumibile risultato non porterebbe nuovi chiarimenti (DTF 124 I 208 consid. 4a; 122 II 464 consid. 4a; 122 III 219 consid. 3c). Nel caso di specie, come rilevato, non è insostenibile considerare i disegni allegati al capitolato soltanto di natura indicativa. Le argomentazioni poste a fondamento di questa conclusione dimostrano che alla stessa è possibile pervenire, senza arbitrio, anche non disponendo di conoscenze tecniche particolari. Sempre per le ragioni già esposte, nemmeno uno specialista avrebbe peraltro potuto esprimersi a titolo definitivo sulle manchevolezze sollevate dai ricorrenti, mancando nel capitolato, a giusta ragione, indicazioni complete su tutti gli aspetti costruttivi. Ritenendo che l'assunzione di una perizia non avrebbe apportato la conoscenza di ulteriori fatti rilevanti per il giudizio, la Corte cantonale non ha pertanto trasceso la propria latitudine di giudizio nella valutazione anticipata delle prove.