Citation: 2C_579/2019 E. 4.5

4.5. Ora, come verrà esposto di seguito, queste prove, anche considerate complessivamente, oltre a non essere univoche, non risultano sufficienti a provare in maniera inequivocabile, ossia in modo tale da escludere qualsiasi incertezza, l'esistenza del prestito litigioso. Se, di regola, trattandosi di riconoscere un debito, è sufficiente indicare, quando il creditore è domiciliato in Svizzera, il suo nome e indirizzo, per i debiti professati verso creditori che risiedono all'estero, il fisco ha il dovere di esigere dal contribuente delle informazioni più precise e più complete, dando prova di un maggiore rigore d'indagine, così da garantire la generalità dell'imposta e la parità di trattamento tra gli amministrati. Come già rammentato dalla Camera di diritto tributario, per consolidata prassi, è richiesta dal contribuente una collaborazione particolarmente qualificata. In effetti, nei rapporti giuridici internazionali, le relazioni del creditore estero sono sottratte al controllo delle autorità fiscali svizzere, ragione per cui il contribuente sottostà all'onere della prova nonché ad un obbligo di collaborazioni accresciuti. Oltre alle generalità del creditore, egli deve presentare una documentazione credibile e completa, quali i contratti dei singoli negozi, la corrispondenza o della documentazione bancaria (sentenza 2C_118/2021 del 19 maggio 2021 consid. 2.4.2 e numerosi riferimenti). Come già osservato, se dalla lettura dell'atto di prestito firmato il 23 giugno 2015 risulta che il prestito è stato concesso lo stesso giorno ([...] concede in data odierna, un prestito di fr. 180'000.-- [...]), il ricorrente ha poi affermato che il denaro gli sarebbe stato brevi manu dapprima in versamenti di fr. 5'000.-- ognuno poi di fr. 10'000.--. Le spiegazioni fornite su questa discrepanza (cioè dei problemi di salute che l'avrebbero portato a indicare solo la parte versatagli dal fratello e a fargli omettere, per svista, che metà del prestito proveniva dalla madre) oltre ad apparire poco attendibili non corrispondono alle precedenti asserzioni secondo cui unico creditore era suo fratello (vedasi l'atto di prestito o il brevetto notarile ove soltanto questi è menzionato come tale, "il prestito è avvenuto [...] in considerazione del rapporto fraterno e della mia disponibilità, avendo cessato la mia attività imprenditoriale, nel settore delle materie plastiche"). Mai infatti dinanzi alle istanze cantonali il ricorrente ha fatto menzione del fatto che anche sua madre gli avrebbe prestato del denaro. Per quanto concerne più specificatamente il brevetto notarile, come ben rilevato dalla Camera di diritto tributario (cfr. riposta del 23 luglio 2019 con ampio rinvio alla dottrina) e dalla Divisione delle contribuzioni nelle loro rispettive osservazioni, tesi che peraltro corrisponde alla prassi, la forza probatoria accresciuta di un documento pubblico (art. 9 cpv. 1 CC) - concetto che vale anche in ambito fiscale - è limitata ai fatti che il notaio certifica come esatti, cioè a quanto il notaio ha potuto accertare personalmente (DTF 144 IV 13 consid. 2.24 e riferimenti giurisprudenziali e dottrinali). Ora, nel caso specifico, il notaio si è limitato a riferire delle dichiarazioni rilasciate dal fratello del ricorrente, cioè dal creditore; quantunque che ne indica il ricorrente il notaio non ha invece affermato di avere personalmente verificato se il prestito, segnatamente il versamento del denaro, aveva avuto luogo conformemente a quanto (dal fratello) dichiarato. Non va poi dimenticato che, come ricordato dall'Amministrazione federale delle contribuzioni nella sua riposta, conferme allestite a distanza di anni per asseriti crediti concernenti importi notevoli sono da considerarsi a priori poco credibili (sentenza 2C_51/2010 del 23 agosto 2010 consid. 4.1). Ora in concreto il brevetto notarile è stato redatto più di due anni dopo che sarebbe stato concesso il prestito. Premesse queste considerazioni è a ragione che la documentazione prodotta dal ricorrente non è stata considerata inappuntabile. Altrimenti detto giudicare, come fatto dalla Camera di diritto tributario, che i documenti forniti dal ricorrente non permettevano di accertare in maniera ineccepibile, cioè senza riserva alcuna, l'esistenza del prestito fatto valere nei confronti del fratello residente all'estero né, di conseguenza, di riconoscerlo dal profilo fiscale, non procede da un apprezzamento arbitrario delle prove, ossia che ne travisa la portata e il senso oppure che ne tratta delle conclusioni insostenibili (cfr. DTF 143 IV 500 consid. 1.1). Su questo punto la sentenza impugnata va pertanto condivisa. È dunque senza incorrere nella violazione del diritto federale che i giudici cantonali hanno rifiutato di ammettere l'esistenza di un prestito sino a concorrenza dell'importo dichiarato.