Citation: 1C_591/2023 E. 4.3

4.3. Il ricorrente neppure tenta di dimostrare l'esistenza di una pretesa violazione al principio della parità di trattamento (art. 8 cpv. 1 Cost.), non essendone d'altro canto manifestamente adempiuti i presupposti (sul principio della parità di trattamento: DTF 149 V 2 consid. 10; 148 I 271 consid. 2.2; 144 I 113 consid. 5.1.1). Lamentando che il testo dell'art. 29 cpv. 8 NAPR è chiaro, e quindi non lascerebbe spazio ad una interpretazione, e che la norma si applicherebbe indistintamente a tutte le piante, a prescindere dalla loro ubicazione, come pure che i giudici cantonali avrebbero inteso limitare le conseguenze di una norma asseritamente troppo severa, il ricorrente presenta in modo del tutto appellatorio il proprio diverso parere, ritenendo discutibile quello della precedente istanza, che ha di contro ritenuto ingiustificata una simile interpretazione, atteso che osterebbe a qualunque pianta presente sui fondi a valle delle tratte panoramiche che oltrepassa la quota di 1.00 m dalla quota stradale. Non sostanza quindi d'arbitrio con una motivazione conforme alle accresciute esigenze dell'art. 106 cpv. 2 LTF i fatti accertati, né spiega puntualmente, in conformità con l'art. 42 cpv. 2 LTF, le ragioni per cui il giudizio impugnato violerebbe il diritto. La questione non deve comunque essere approfondita oltre. Il giudizio impugnato, per le ragioni che seguono, non sarebbe in ogni modo manifestamente insostenibile nel suo risultato (DTF 148 II 121 consid. 5.2; 146 IV 88 consid. 1.3.1; 148 I 127 consid. 4.3). La critica del ricorrente, secondo cui l'eventuale portata dell'effetto retroattivo dell'art. 29 cpv. 8 NAPR non andrebbe esaminata in questa sede, ma piuttosto contestualmente a quella postulata di rilascio del permesso edilizio, non sarebbe, in sé, destituita di fondamento, atteso che il controverso ordine di presentare una domanda di costruzione in sanatoria implicherebbe l'esigenza di dare avvio ad una procedura formale che, con la collaborazione dei proprietari, permetterebbe poi di verificare compiutamente gli aspetti di legittimità materiale degli interventi, tra cui l'applicabilità dell'art. 29 cpv. 8 NAPR (sentenze 1P.717/2004 del 12 agosto 2005 consid. 1.2.2 e 1P.206/1992 del 27 novembre 1992 consid. 2c; ADELIO SCOLARI, Commentario [LALPT, LE e LAC], 1996, n. 1265). Tuttavia il ricorrente non adduce né tantomeno spiega quale effettivo interesse degno di protezione, segnatamente quale vantaggio pratico trarrebbe dall'annullamento dell'impugnata decisione (DTF 142 II 80 consid. 1.4.1). Come sotteso dai giudici cantonali, un tale interesse non parrebbe infatti essere ravvisabile, ritenuto che anche in tale ipotesi il rinvio della causa al Municipio, affinché disponga l'avvio di una procedura di rilascio del permesso di costruire in sanatoria, costituirebbe, sulla scorta di quanto già accertato dalla Corte cantonale, soltanto una vana formalità, comportante un inutile prolungamento della procedura, (cd. " formalistischer Leerlauf "; cfr. DTF 142 II 218 consid. 2.8.1 e rinvii). L'autorità comunale sarebbe infatti tenuta a fondare la sua nuova decisione sulla base dei considerandi sviluppati dal Tribunale federale e delle constatazioni di fatto che non sono state contestate o che lo sono state senza successo in questa sede (cd. " Bindungswirkung bundesgerichtlicher Rückweisungsentscheide "; cfr. DTF 148 I 127 consid. 3.1; 143 IV 214 consid. 5.2.1 e 5.3.3).