Citation: 2A.9/2003 14.01.2003 E. 2

2.1 Considerata la condanna subita nel febbraio 2000, è pacifico che il motivo di espulsione di cui all'art. 10 cpv. 1 lett. a LDDS è adempito, ciò che peraltro il ricorrente non contesta. Vagliando la situazione personale del ricorrente, va osservato che questi ha cambiato più lavori, è rimasto disoccupato, ha beneficiato di prestazioni assistenziali per importi rilevanti ed è stato condannato per fatti gravi. Benché viva in Svizzera dal 1990, egli non è quindi riuscito ad integrarsi nella nostra realtà e, soprattutto, non ha avuto un comportamento irreprensibile. I suoi legami familiari sono poi alquanto tenui. Egli vive separato dalla moglie dal 1996, la convivenza con la madre di suo figlio è durata poco più di due anni e le relazioni con quest'ultimo non possono essere qualificate di strette nel senso voluto dalla prassi, dato che per anni non ha versato gli alimenti dovuti e che dispone solo di un diritto di visita nei suoi confronti. In queste condizioni, il fatto che, come sostenuto nel gravame, dopo la sua scarcerazione, egli si sia reinserito nel mondo del lavoro ed abbia iniziato a rimborsare i debiti assistenziali non è sufficiente affinché il suo interesse privato prevalga su quello pubblico ad un suo allontanamento né implica un accertamento inesatto dei fatti rilevanti in quanto non considerato dalla Corte cantonale. L'espulsione querelata risulta quindi rispettosa del principio della proporzionalità sia dal profilo delle esigenze poste dagli art. 11 cpv. 3 LDDS e 16 cpv. 3 ODDS sia da quello dell'art. 8 CEDU. Per i motivi esposti, la sentenza impugnata si rivela giustificata: il ricorso, manifestamente infondato, dev'essere respinto e il giudizio querelato confermato. 2.2 Per il resto, si può rinviare ai pertinenti considerandi della sentenza contestata (art. 36a cpv. 3 OG).