Citation: 4A_412/2007 17.04.2008 E. 6

La ricorrente censura l'applicazione dell'art. 8 CC sotto vari punti di vista. 6.1 In primo luogo la Corte cantonale avrebbe violato questa norma dispensando, a torto, la banca dall'onere di provare l'esistenza del credito posto in esecuzione. Si tratta di una critica pretestuosa giacché, come specificato nella sentenza impugnata, la pretesa posta in esecuzione è già stata oggetto di una procedura giudiziaria, sfociata nella sentenza 3 agosto 2004 - che ha acquisito forza di cosa giudicata (cfr. quanto esposto al consid. 2) - con la quale l'azione di disconoscimento di debito di D.B.________ e E.B.________ è stata definitivamente respinta. 6.2 La ricorrente ravvede un'ulteriore violazione dell'art. 8 CC, così come dell'art. 965 CO, nella decisione dei giudici ticinesi di ammettere quale prova del diritto di pegno la fotocopia delle cartelle ipotecarie, senza pretendere gli originali. Oltre che pretestuosa, in questo caso la censura è anche inammissibile, dato che la ricorrente non prende minimamente posizione sugli argomenti - di ordine processuale - che hanno indotto la Corte cantonale a dichiarare inammissibile l'analoga censura formulata in sede di appello. Nella sentenza impugnata si legge infatti che la mancata conformità delle copie con gli originali delle cartelle ipotecarie è stata eccepita per la prima volta in sede di conclusioni e quindi - per il diritto processuale cantonale (cfr. art. 78 CPC/TI) - tardivamente. Su questo punto, come detto, la ricorrente non si esprime. Sia come sia, hanno precisato i giudici ticinesi, l'eccezione era in ogni caso temeraria visto che nella risposta di causa la banca si era dichiarata pronta a produrre gli originali in caso di contestazione e che contestazione non c'è stata - perlomeno non nei tempi previsti dalla procedura cantonale, di cui la ricorrente era ben consapevole visto che era patrocinata da un avvocato.