Citation: 4A_4/2009 29.06.2009 E. 3

In concreto, dinanzi al Tribunale federale viene innanzitutto criticata la decisione sull'azione principale. Così come il Pretore, anche la massima istanza cantonale ha infatti negato che l'importo di fr. 40'000.-- versato in contanti dalla ricorrente il 25 marzo 1999 fosse un acconto sulla mercede pattuita nel contratto firmato il 10 marzo 1999 e ha stabilito che, come asseverato dall'architetto, tale pagamento era avvenuto a saldo della fattura del 24 febbraio 1999, relativa ad altre sue prestazioni. La ricorrente rimprovera ai giudici ticinesi di aver violato l'art. 8 CC rispettivamente di aver accertato in modo arbitrario i fatti. 3.1 Giusta l'art. 8 CC, ove la legge non disponga altrimenti, chi vuol dedurre il suo diritto da una circostanza di fatto da lui asserita, deve fornirne la prova. 3.1.1 Questa norma regola, per tutti i rapporti giuridici retti dal diritto civile federale, la ripartizione dell'onere probatorio e, pertanto, le conseguenze dell'assenza di ogni prova (DTF 134 III 224 consid. 5 pag. 231 seg; 130 III 321 consid. 3.1 pag. 323). Essa non disciplina per contro l'apprezzamento probatorio, ovvero non prescrive al giudice quali prove assumere né come valutare le risultanze dell'istruttoria (DTF 122 III 219 consid. 3c pag. 223). Quando sulla base dell'apprezzamento delle prove il giudice raggiunge il convincimento della veridicità del fatto allegato, la questione della ripartizione dell'onore della prova non si pone più e la censura fondata sulla violazione dell'art. 8 CC diviene senza oggetto (DTF 134 II 235 consid. 4.3.4 pag. 241; 130 III 591 consid. 5.4 pag. 601seg.). In linea di principio, la parte gravata dall'onere probatorio è tenuta ad apportare la prova piena di quanto da lei asserito, ovvero a fornire elementi suscettibili di convincere il giudice che le sue allegazioni sono oggettivamente attendibili. In determinati casi, quando la prova piena non è possibile o non è ragionevolmente esigibile, la legge, così come la dottrina e la giurisprudenza, pongono esigenze meno severe al grado della prova che la parte a cui incombe l'onere della prova è tenuta ad apportare ed ammettono il grado della verosimiglianza preponderante, rispettivamente della semplice verosimiglianza (cfr. DTF 133 III 81 consid. 4.2.2 pag. 88; 132 III 715 consid. 3.1 pag. 719; 130 III 321 consid. 3.2 pag. 324). La questione di sapere quale grado di certezza o di verosimiglianza sia esigibile in un caso concreto attiene al diritto federale, mentre quella di sapere se tale grado sia stato raggiunto attiene all'apprezzamento delle prove (sentenza 4C.64/2003 del 18 luglio 2003 in Pra 2004 n. 28 pag. 135, consid. 4 pag. 137). 3.1.2 Nella fattispecie in rassegna la ricorrente assevera in primo luogo che "la sentenza impugnata fonda la propria convinzione non su prove, ma su meri indizi". Quest'affermazione non trova riscontro nella pronunzia cantonale. Non risulta che la Corte ticinese non abbia raggiunto il pieno convincimento della fondatezza degli argomenti dell'architetto e si sia accontentata della verosimiglianza, disattendendo così il grado della prova richiesto. Dal tenore della sentenza emerge chiaramente che, tenuto conto dei documenti versati agli atti, della perizia giudiziaria e degli accertamenti in merito al comportamento tenuto dalle parti, la Corte è giunta alla conclusione che la somma di fr. 40'000.-- era stata versata a saldo della fattura del 24 febbraio 1999 e non costituiva quindi un acconto sull'onorario di fr. 50'000.-- pattuito nel contratto del 10 marzo 1999. Di conseguenza la questione dell'onere della prova è divenuta priva d'oggetto (DTF 134 II 235 consid. 4.3.4 pag. 241; 130 III 591 consid. 5.4 pag. 601seg.). Qualora l'argomentazione della ricorrente dovesse essere intesa nel senso che, sulla base degli elementi di prova agli atti, il Tribunale d'appello non poteva - senza incorrere nell'arbitrio - maturare il convincimento della fondatezza della pretesa dell'opponente bensì al massimo reputarla verosimile, la censura risulta d'acchito inammissibile siccome non motivata conformemente alle esigenze descritte al consid. 2.2. La ricorrente non può infine essere seguita nemmeno laddove rimprovera ai giudici ticinesi di aver aderito alle tesi dell'opponente pur avendo espresso "dubbi su come si sono svolti i fatti". La Corte cantonale ha osservato che "il fatto che l'appellato abbia suddiviso la mercede in due parti, facendone figurare solo una metà sul contratto, così come il fatto che l'appellante abbia versato la non indifferente somma di fr. 40'000.-- in contanti, senza lasciare traccia del pagamento e senza neppure farsi rilasciare una ricevuta, lascia sorgere qualche dubbio sulle reali intenzioni delle parti". Manifestamente i dubbi, rispettivamente le perplessità espresse - a titolo abbondanziale - dalla Corte riguardavano le modalità di pagamento dell'onorario scelte dalle parti, non invece l'esistenza della pretesa residua dell'opponente. 3.1.3 Considerato tutto quanto appena esposto, la censura relativa alla violazione dell'art. 8 CC si avvera manifestamente infondata, nella misura in cui è ammissibile. 3.2 Gli altri argomenti riguardano l'apprezzamento delle prove e l'accertamento dei fatti. 3.2.1 Il Tribunale d'appello ha accertato che quando ha ricevuto la fattura del 3 settembre 1999 relativa a un onorario di fr. 41'500.--, senza alcuna menzione della somma di fr. 40'000.-- già versata, la ricorrente ha postulato la riduzione della nota professionale adducendo che a dipendenza della disdetta del contratto non tutte le prestazioni erano state eseguite, senza fare alcun riferimento all'avvenuto pagamento di fr. 40'000.--. Tale comportamento - ha rilevato la Corte ticinese - stride con la sua successiva tesi dell'avvenuto pagamento integrale anticipato della mercede, fatta valere per la prima volta in corso di causa. Già sulla scorta di questo accertamento relativo al comportamento della ricorrente, successivo alla conclusione del contratto (e alla sua cessazione) e quindi indicativo della portata da lei realmente attribuita all'accordo (DTF 129 III 675 consid. 2.3 pag. 680), la Corte cantonale poteva concludere, senza incorrere nell'arbitrio, che la ricorrente stessa non ha mai ritenuto, prima dell'inizio della causa giudiziaria, che le prestazioni delle quali il 3 settembre 1999 l'opponente ha rivendicato il pagamento fossero già state remunerate. Giovi osservare che, diversamente da quanto accaduto nel caso giudicato nella DTF 112 II 500, richiamato nel gravame, la ricorrente non è rimasta silente né inattiva dopo aver ricevuto la fattura; essa ha reagito, domandandone la riduzione per un motivo - la mancata ultimazione delle prestazioni - ben diverso da quello poi invocato in sede giudiziaria. Con il suo comportamento essa ha dunque ammesso l'esistenza di un debito residuo nei confronti dell'opponente, seppur per un importo diverso da quello da lui preteso. Contrariamente a quanto pare voler sostenere nel suo allegato, il fatto ch'essa abbia reagito per il tramite del suo avvocato, nel quadro di uno scambio di corrispondenza fra legali volto a raggiungere un'intesa transattiva, non indebolisce questa conclusione ma anzi la rafforza. Ne discende che il Tribunale d'appello non ha violato il divieto dell'arbitrio ammettendo che le prestazioni dell'architetto non sono state retribuite in maniera completa. 3.2.2 In queste circostanze, la questione di sapere se la ricorrente avesse ricevuto e contestato la fattura del 24 febbraio 1999, non è determinante ai fini del giudizio, sicché si può prescindere dall'esame delle obiezioni sollevate a questo proposito. Lo stesso vale per le critiche rivolte contro l'affermazione dei giudici ticinesi secondo cui lei stessa - seppur non gravata dall'onere probatorio - avrebbe potuto produrre l'atto notarile citato nella predetta fattura, se lo avesse reputato decisivo. 3.3 La decisione del Tribunale d'appello di concedere all'architetto il diritto al pagamento dell'onorario residuo resiste pertanto alla critica.