Citation: 1P.259/2002 16.12.2002 E. 2

I ricorrenti, rilevando che il Comune medesimo sostiene l'attribuzione dei fondi litigiosi alla zona AC, fanno valere una violazione dell'autonomia comunale. 2.1 Il Comune ticinese fruisce di un'autonomia tutelabile nell'ambito della pianificazione del territorio (sentenza 1A.85/1999 dell'11 dicembre 2000, consid. 6b, apparsa in RDAT II-2001 n. 78). Il Tribunale federale riconosce ai privati la facoltà di invocarla a titolo ausiliario, a sostegno di altre censure, in quanto il Comune non abbia espressamente o per atti concludenti rinunciato a farla valere (DTF 119 Ia 214 consid. 2c, 116 Ia 221 consid. 1e, 107 Ia 96 consid. 1c): quest'ultima restrizione non entra in linea di conto nella fattispecie, visto che il Comune stesso condivide le critiche formulate nel ricorso. 2.2 I ricorrenti si limitano tuttavia a rilevare che la soluzione prospettata dal Comune non contrasterebbe assolutamente con i principi e gli scopi pianificatori fondamentali del diritto federale, che il Consiglio di Stato deve far rispettare, negando l'approvazione a soluzioni comunali che li disattendono (cfr. al riguardo, e sul potere cognitivo del Governo e del TPT, sentenza 1A.85/1999, consid. 6, citata). Su questo punto essi richiamano semplicemente, in modo come si è visto inammissibile (DTF 115 Ia 27 consid. 4a pag. 30), il ricorso presentato dal Comune al TPT, aggiungendo solo che il Consiglio di Stato non avrebbe fornito alcuna motivazione specifica. La censura, di natura appellatoria, è irricevibile per carenza di motivazione (art. 90 cpv. 1 lett. b OG). Certo, secondo i ricorrenti il Governo avrebbe modificato d'ufficio il piano regolatore, ledendo l'autonomia comunale, visto che la soluzione adottata dal Comune rispettava i principi pianificatori fondamentali. Come ancora si vedrà, tale assunto, anch'esso peraltro di natura appellatoria, non regge.