Citation: 4P.103/2003 26.09.2003 E. 3

A mente del ricorrente la Corte cantonale avrebbe evaso sbrigativamente la sua impugnativa. 3.1 In primo luogo esso si duole della violazione del diritto costituzionale dell'uguaglianza giuridica, contemplato dall'art. 8 Cost., che include fra l'altro - a suo dire - il divieto di diniego di giustizia formale (denegata o ritardata giustizia). I giudici ticinesi avrebbero infatti omesso di pronunciarsi su di un punto centrale della controversia, ovvero quello del nesso di causalità adeguato fra il vizio dell' opera ed il danno. 3.1.1 Occorre innanzitutto rilevare che la norma costituzionale citata dal ricorrente non è pertinente, il diniego di giustizia formale - desunto in precedenza dall'art. 4 vCost. - essendo proibito dall'art. 29 cpv. 1 Cost. e non dall'art. 8 Cost. 3.1.2 Secondo dottrina e giurisprudenza, si è in presenza di un tale diniego, tra l'altro, quando un'autorità, pur essendo competente, non esamina nel merito una causa o determinate conclusioni sottoposte al suo giudizio (cfr. 125 III 440 consid. 2a, 117 Ia 116 consid. 3a). Nel caso in esame, il richiamo al diniego di giustizia appare dunque - oltre che fondato sulla norma costituzionale sbagliata - anche improprio. Il ricorrente non rimprovera infatti all'autorità cantonale il mancato giudizio su una delle sue domande di causa bensì il mancato esame di un tema determinante ai fini del giudizio. Si tratterebbe dunque, piuttosto, di una violazione del diritto di essere sentito nella forma del diritto di ottenere una decisione motivata. 3.2 Violazione che il ricorrente invoca esplicitamente in un altro punto del suo allegato, laddove assevera che i giudici ticinesi avrebbero trascurato di vagliare la questione centrale di sapere se la canalizzazione fosse già danneggiata prima dell'inizio dei lavori. 3.3 Ora, l'obbligo di motivare le sentenze, scaturente dal diritto di essere sentito sancito esplicitamente dall'art. 29 cpv. 2 Cost., impone effettivamente al giudice di pronunciarsi nei considerandi della sua decisione sulle allegazioni delle parti, riferendosi agli argomenti da esse addotti (DTF 126 I 97 consid. 2b, 124 II 146 consid. 2a). Una motivazione può tuttavia essere ritenuta sufficiente quando l'autorità menziona, almeno brevemente, i motivi che l'hanno indotta a decidere in un senso piuttosto che nell'altro e pone quindi l'interessato nella condizione di rendersi conto della portata del giudizio e delle eventuali possibilità di impugnazione. In altre parole, l'autorità non deve pronunciarsi su tutti gli argomenti sottopostile, bensì può occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio (DTF 126 I 97 consid. 2b, 125 II 369 consid. 2c, 124 II 146 consid. 2a). 3.4 In concreto, contrariamente a quanto addotto nel gravame, i giudici cantonali hanno analizzato entrambe le questioni sollevate dal ricorrente. Con riferimento al primo argomento del ricorrente - esposto al consid. 3.1 - si rileva infatti che il Tribunale d'appello si è esplicitamente riferito al referto tecnico del perito, il quale ha individuato una prima causa del pregiudizio nell'acqua che fuoriusciva dai giunti dei tubi. Aderendo alle conclusioni dell'esperto, i giudici ticinesi hanno dunque chiara-mente ammesso l'esistenza di un nesso di causalità naturale ed adeguato fra il difetto di manutenzione e il danno. Ad analoga conclusione si deve giungere anche nel secondo caso, illustrato al consid. 3.2. Contrariamente a quanto asserito nel gravame, la Corte ticinese ha esaminato la questione dell'esistenza del difetto prima degli scavi. Sulla base delle conclusioni peritali, della documentazione agli atti e delle varie testimonianze, i giudici hanno infatti accertato che le canalizzazioni erano rotte in più punti già prima dell'inizio dei lavori di risanamento e respinto l'ipotesi - formulata dal ricorrente - secondo cui le canalizzazioni sarebbero state danneggiate dall'impresa che si è occupata degli scavi. 3.5 In simili circostanze non si può certo affermare che la Corte ticinese abbia disatteso la garanzia costituzionale evocata. La censura concernente la violazione dell'art. 29 Cost. si avvera pertanto inconsistente. In realtà, nonostante il richiamo alla citata norma, il ricorrente intende manifestamente criticare l'apprezzamento delle prove contenuto nel giudizio impugnato, cosa che peraltro fa nelle ultime pagine del suo allegato, esaminate qui di seguito.