Citation: 5P.147/2006 13.10.2006 E. 1

3.1 Il diritto di essere sentito garantito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. è di natura formale, ragione per cui la sua violazione ha per conseguenza l'annullazione della decisione impugnata, indipendentemente dall'incidenza che detta violazione possa aver avuto nel merito (DTF 127 V 431 consid. 3d/aa; 126 V 130 consid. 2b pag. 132; 126 I 19 consid. 2d/bb pag. 24). Una tale violazione può essere eccezionalmente sanata; in nessun caso, comunque, può essere ammesso che l'autorità pervenga attraverso una violazione del diritto di essere sentito ad un risultato che non avrebbe mai ottenuto procedendo in modo corretto (DTF 129 I 129 consid. 2.2.3). 3.2 Dal diritto di essere sentito di cui all'art. 29 cpv. 2 Cost. scaturisce fra l'altro il dovere, per l'autorità, di motivare la propria decisione, affinché il destinatario possa comprenderla e, se del caso, impugnarla con cognizione di causa; la motivazione serve, inoltre, affinché l'autorità di ricorso possa esercitare il suo controllo. Per soddisfare tali esigenze, basta che il giudice faccia seppur breve menzione dei motivi che l'hanno guidato, e sui quali ha fondato la propria decisione. Egli non ha, per contro, il dovere di esporre e discutere tutti gli argomenti invocati dalle parti. Il diritto di essere sentito è violato unicamente se l'autorità non soddisfa l'esigenza minima di esaminare le questioni pertinenti (DTF 129 I 232 consid. 3.2; 126 I 97 consid. 2b). A torto il ricorrente rimprovera alla Corte cantonale di non avere motivato la mancata assunzione della perizia richiesta. Nel giudizio impugnato viene dato atto che il medico curante ha attestato, in data 3 gennaio 2006, una totale incapacità lavorativa del ricorrente; a tale certificato non è stato tuttavia riconosciuto valore probante sufficiente, essenzialmente perché sprovvisto di motivazione. La Corte cantonale ha poi rammentato la giurisprudenza del Tribunale federale delle assicurazioni, secondo la quale le certificazioni del medico curante godono di un valore probante ridotto in ragione del rapporto di fiducia che lega questi al paziente. Proprio dalla ridotta valenza probatoria del certificato 3 gennaio 2006, la Corte cantonale ha dedotto che ulteriori atti istruttori non apparivano necessari. Ciò sta a dire, in altri termini: vista l'inconsistenza probatoria del certificato 3 gennaio 2006, ci si può senz'altro attenere alla tesi sostenuta dal chirurgo ortopedico interpellato dall'opponente, che ha considerato il ricorrente completamente abile al lavoro in attività sostitutive, a contare dal 4 aprile 2005. Questo ragionamento appare chiaro, logico e conclusivo. Pertanto, la censura di insufficiente motivazione del rifiuto dell'assunzione della perizia medico-giudiziaria va respinta. Tutt'altra questione è quella a sapere se la Corte cantonale abbia rifiutato a ragione o a torto l'assunzione della perizia richiesta (infra, consid. 4.2). 3.3 Ancora nella prospettiva della carente motivazione, il ricorrente lamenta l'immotivata divergenza di reddito ipotetico nel nuovo mestiere ritenuto dalla Corte cantonale (fr. 4'250.-- mensili) per rapporto a quanto a suo tempo considerato dall'assicuratore (fr. 4'022.-- mensili). Pure questo rimprovero si appalesa infondato. L'autorità cantonale ha spiegato - giustificando con giurisprudenza propria e del TFA il metodo adottato - di essersi fondata su rilevamenti statistici ufficiali editi dall'Ufficio federale di statistica e più precisamente alla tabella TA 13 dell'inchiesta svizzera sulla struttura dei salari 2004, di aver riportato tale valore su 41.7 ore settimanali e di aver adeguato il risultato all'evoluzione dei salari nominali nel 2005. Il giudice cantonale ha pure indicato che l'importo così ottenuto è stato ridotto del 10% in ragione delle circostanze del caso concreto e che pertanto la perdita di guadagno ammonterebbe a circa il 27% e non al 38% come inizialmente considerato in modo generico dall'opponente. Alla luce della dettagliata motivazione della sentenza impugnata, il rimprovero mosso all'autorità cantonale di non aver indicato in modo sufficiente dal profilo dell'art. 29 cpv. 2 Cost. i motivi che l'hanno portata a ritenere un importo differente da quanto inizialmente stabilito dall'opponente si appalesa manifestamente infondato. 3.4 Il ricorrente lamenta infine che la Corte cantonale, riducendo la perdita di guadagno ipotetica per rapporto al suo precedente impiego (cosiddetto danno residuo) al 27% invece che al 38%, come precedentemente ritenuto dall'assicuratore, avrebbe operato una reformatio in peius senza dargli preventivamente la possibilità di una presa di posizione, dunque in violazione del suo diritto di essere sentito tutelato dall'art. 29 cpv. 2 Cost. Come rileva lo stesso ricorrente, nelle vertenze in ambito delle assicurazioni sociali la Corte può scostarsi dalle conclusioni delle parti, tanto a loro vantaggio quanto a loro pregiudizio, a patto che sia data loro la possibilità di esprimersi e - secondo talune leggi - persino di ritirare il ricorso (art. 61 cpv. 1 lit d della Legge sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali [LPGA, RS 830.1] e art. 11b della Legge ticinese di procedura per le cause davanti al Tribunale cantonale delle assicurazioni [RL 3.4.1.1] per il contenzioso avanti al tribunale cantonale delle assicurazioni, v. ad es. sentenza TFA C 259/03 del 13 febbraio 2004 consid. 2, riprodotta in: RJB 140/2004 pag. 752; art. 52 LPGA in combinazione con l'art. 12 cpv. 2 dell'Ordinanza sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali [OPGA, RS 830.11] per la procedura d'opposizione, v. ad es. DTF 131 V 414 consid. 1; art. 132 lit. c OG). Trattasi, per tutte, della concretizzazione di un principio generale dedotto dalla giurisprudenza del TFA direttamente dal diritto di essere sentito di cui all'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 122 V 167 consid. 2; sentenza TFA C 259/03 cit.). Tuttavia, l'oggetto della presente vertenza non consiste direttamente nella fissazione delle indennità giornaliere dovute, bensì nella questione a sapere se l'opponente sia legittimata a versarne al ricorrente soltanto il 38% oppure, come postulato in petizione, debba versargliene l'integralità. La fluttuazione della percentuale ammessa dalla Corte - soltanto il 27% invece del 38% - è di rilievo, giusta le CGA, soltanto nella misura in cui il giudice accerta che la percentuale rimane superiore al 25%, per cui la Cassa malati permane obbligata a versare le indennità giornaliere. L'esatto ammontare di queste indennità, dunque, non dipende dall'esito della presente procedura, come già espressamente rilevato nel decreto presidenziale di reiezione della domanda di concessione dell'effetto sospensivo e come si può tra l'altro evincere dal dispositivo della sentenza impugnata, che si limita a respingere la petizione con la quale il ricorrente postulava, appunto, il versamento dell'indennità integrale per la durata di 720 giorni, ma sarà semmai oggetto di una nuova decisione della Cassa malati, che seguirà il proprio destino procedurale. Pertanto, il fatto che sulla base del giudizio qui impugnato l'assicuratore abbia già ritoccato gli importi versati, oltre ad essere nuovo e pertanto irricevibile (infra, consid. 4.4), non ha alcun peso nell'ambito del presente ricorso di diritto pubblico. Ne discende che, facendo difetto una qualsiasi conseguenza diretta del giudizio impugnato sulla fissazione dell'indennità, non sussisteva alcun interesse del ricorrente ad esprimersi. Il suo mancato coinvolgimento su questo tema avanti alla Corte cantonale non configura una violazione dell'art. 29 cpv. 2 Cost.