Citation: 2A.324/2005 30.11.2005 E. 3.2

3.2.1 Nel caso di specie, dagli accertamenti esperiti dalle autorità penali, ed in particolare già dai primi interrogatori dell'insorgente, è emerso il suo pieno coinvolgimento in un importante giro d'affari legato all'amministrazione di uno stabile con decine di appartamenti affittati a prostitute e alla gestione di un ritrovo pubblico connesso con tale attività. Dalle prime ricostruzioni, sulla base del numero di locatarie ospitate e delle pigioni pretese, questi affari gli hanno fruttato, direttamente o indirettamente, guadagni ben superiori al reddito imponibile di circa fr. 125'000.-- da lui indicato nella dichiarazione d'imposta per il 2003, senza che detti introiti siano mai stati segnalati alle autorità fiscali. Tra l'altro il ricorrente non ha nemmeno rilevato di essere titolare degli interi pacchetti azionari di alcune società anonime di cui si serviva per gestire i suoi commerci, oltre che di una società off-shore. È peraltro difficile credere che tale omissione sia avvenuta "per mero errore e non certo per malizia", come sostiene e ripete l'insorgente. Parimenti non dichiarati risultano pure gli oltre 170 quadri d'autore rinvenuti nell'ambito della perquisizione domiciliare, la cui contestata proprietà andrà semmai verificata nell'ambito della procedura di sequestro (sentenza 2A.247/1995 del 27 ottobre 1995, in: ASA 66 pag. 479, consid. 3c). 3.2.2 Vi sono dunque significativi elementi per ritenere che l'insorgente abbia dissimulato sistematicamente e su larga scala beni e redditi importanti. Una tale situazione è già di per sé sufficiente per considerare il pagamento del credito fiscale oggettivamente minacciato (sentenza 2A.326/1997 del 1° aprile 1998, in: RDAT II-1998 n. 20t, consid. 4c; sentenza 2A.247/1995 del 27 ottobre 1995, in: ASA 66 pag. 479, consid. 2). Rilevante è poi anche il fatto che l'interessato dispone di strutture grazie alle quali potrebbe sottrarre i propri beni patrimoniali all'esecuzione del fisco trasferendoli all'estero (DTF 108 Ib 44 consid. 3). Pure la natura del patrimonio, consistente probabilmente soprattutto in depositi bancari ed in beni facilmente realizzabili e trasferibili, come è il caso per i quadri, giustifica la richiesta di garanzia (sentenza 2A.81/1994 del 28 febbraio 1995, in: ASA 65 pag. 386, consid. 3), tanto più che non è fuori luogo ipotizzare l'imposizione di una pesante multa per tentativo di sottrazione d'imposta (sentenza 2A.560/2002 dell'8 settembre 2003, in: StR 59/2004 pag. 40, consid. 4.1). Anche l'attitudine del contribuente, non improntata alla massima chiarezza e collaborazione, può far temere per i diritti del fisco (sentenza 2A.81/1994 del 28 febbraio 1995, in: ASA 65 pag. 386, consid. 3). 3.2.3 In queste circostanze, l'esistenza di un credito fiscale e la messa in pericolo della sua conseguente riscossione appaiono più che verosimili. Il ricorrente cadrebbe peraltro in palese contraddizione volendo sostenere il contrario in virtù dell'eventuale confisca dei beni che potrebbe venir ordinata in sede penale. Né è d'altra parte possibile ritenere l'effettivo pagamento dell'imposta durevolmente garantito grazie al sequestro di natura penale che attualmente colpisce gli stessi beni (cfr., comunque, 2A.370/1992 del 22 giugno 1993, in: ASA 63 pag. 732, consid. 3c).