Citation: 1P.116/2005 11.03.2005 E. 2

2.1 Nel merito, il ricorrente incentra il gravame sull'asserita incompetenza territoriale delle autorità ticinesi sostenendo, in sostanza, che i fatti oggetto d'indagine avrebbero avuto luogo quando egli non risiedeva ancora in Ticino, ma in Italia, e concernerebbero una società del Liechtenstein. Al riguardo egli si limita a rilevare che si sarebbe trattato di una gestione di fatto nell'ambito di una vicenda, al suo dire di natura civilistica, che s'innestava su una pluralità di atti e di fatti; gli atti giuridici sarebbero soggetti alla giurisdizione del Liechtenstein, mentre quelli principali a quella di Zurigo. Relativamente a questi ultimi, riguardanti un versamento di sei milioni di dollari americani, di cui sarebbe il beneficiario economico, effettuato cinque anni orsono da una banca di Nassau su una zurighese, il ricorrente si diffonde imperniandovi il gravame, per escludere la competenza repressiva delle autorità ticinesi. 2.1.1 La CRP, con richiamo agli art. 7 e 305bis cpv. 3 CP, ha ritenuto che sia l'imputazione di riciclaggio, riferita alla movimentazione di sei milioni di dollari americani, sia l'ipotesi del reato di falsità in documenti, legata ad atti bancari, hanno un legame con il territorio ticinese, ritenuto che il trasferimento è stato operato prevalentemente dal ricorrente con l'ausilio di un ufficio ticinese di una banca privata. Ha stabilito che questa conclusione vale anche per l'imputazione di esercizio abusivo di attività fiduciarie, ritenuto che sono state svolte, almeno in parte, in Ticino. La Corte cantonale ha concluso che allo stadio attuale delle indagini esistono elementi sufficienti, che dovranno ovviamente essere approfonditi nel corso dell'istruzione formale, per fondare la competenza del Ministero pubblico ticinese. 2.1.2 La censura, non proponibile con un ricorso di diritto pubblico, è inammissibile, ritenuto che le non meglio precisate contestazioni sulla competenza concernono la criticata applicazione del diritto federale (cfr. art. 269 PP), in particolare dell'art. 7 CP. Per quanto riguarda segnatamente la contestazione sul foro intercantonale essa dev'essere proposta, se del caso, davanti alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (cfr. gli art. 343, 350 e 351 CP; cfr. DTF 125 IV 14 consid. 2, 177, 124 IV 241 consid. 3; cfr. anche DTF 128 IV 232 consid. 3.2 e DTF 120 IV 146 consid. 1 e 2 concernente l'istanza di designazione del foro; cfr. inoltre l'art. 38 CPP/TI concernente il foro della commissione del reato e la competenza delle autorità del luogo di domicilio e di dimora). 2.2 Il ricorrente, adducendo una "incompatibilità endoprocessuale con giudizi che manifestano una valutazione di colpevolezza praeter legem" e sostenendo che la Corte cantonale non avrebbe potuto procedere a un'asserita "valutazione contenutistica sulla consistenza dell'ipotesi accusatoria", misconosce che le considerazioni della CRP non anticipano affatto (cfr. su questo tema DTF 124 I 327 consid. 3 e rinvii), come a torto sostiene, l'esame della colpevolezza, che rimane di competenza del giudice del merito, dinanzi al quale egli potrà avvalersi compiutamente dei suoi diritti (DTF 115 Ia 311 consid. 2c, 114 Ia 179 pag. 181 in basso, 98 Ia 326 consid. 3; cfr. anche DTF 123 IV 252 consid. 1; sul principio "in dubio pro reo", implicitamente richiamato dal ricorrente, v. DTF 120 I 31 consid. 2). 2.3 Contrariamente a quanto parrebbe ritenere il ricorrente, nemmeno il Tribunale federale deve anticipare, nell'ambito della presente procedura riguardante una misura sostitutiva della carcerazione preventiva, l'esame del giudice di merito con un'esauriente ponderazione di tutte le risultanze probatorie a carico e a discarico dell'accusato. Esso deve invece vagliare se l'autorità cantonale, con motivi sostenibili, poteva ammettere l'esistenza di gravi indizi di colpevolezza (DTF 116 Ia 143 consid. 3c). 2.4 In tale ambito il ricorrente si limita a negare l'esistenza di gravi indizi, adducendo la sua innocenza e l'asserita trasparenza della citata operazione commerciale, sostenendo che la contabile del versamento litigioso, essendo avvenuta cinque anni or sono, costituirebbe la "prova storica, critica, irrefutabilmente documentale, discriminativo-eliminativa di qualsivoglia disvalore penale". Le prolisse argomentazioni ricorsuali non dimostrano tuttavia, manifestamente, l'arbitrarietà del giudizio impugnato. Del resto, egli non contesta che nella fattispecie non sarebbero adempiute le premesse per confermare la misura coercitiva. Limitandosi a criticare solo alcuni dei motivi addotti dalla Corte cantonale, definendoli arbitrari, il ricorrente non sostiene, con una motivazione conforme all'art. 90 cpv. 1 lett. b OG, ch'essa sarebbe incorsa nell'arbitrio giungendo alle censurate conclusioni (cfr. DTF 129 I 8 consid. 2.1, 173 consid. 3.1). 2.5 Infine, anche nel presente gravame, come già dinanzi alla CRP, il ricorrente non tenta nemmeno di spiegare perché la facoltà concessagli dal procuratore pubblico, fondata sul principio della proporzionalità, di sostituire il deposito dei documenti con una cauzione, violerebbe la Costituzione.