Citation: 8C_276/2022 E. 5

La ricorrente censura una violazione dell'art. 52 cpv. 1 LADI e l'accertamento manifestamente errato dei fatti. Essa sostiene che i giudici ticinesi avrebbero a torto ritenuto che si trovasse - di fatto - in disoccupazione e che fosse stata licenziata, non avendo mai ricevuto né una disdetta scritta né una comunicazione a lei direttamente indirizzata in tal senso. Dagli atti rimasti incontestati dall'opponente risulterebbe invece che la datrice di lavoro avrebbe rinunciato a disdire il contratto con l'insorgente dopo che questa le comunicò di essere incinta. Inoltre, la chiusura del negozio non avrebbe rappresentato necessariamente la cessazione definitiva delle attività dell'azienda, poiché le stesse sarebbero in parte continuate - per una durata indefinita - attraverso il commercio online. Ugualmente arbitraria sarebbe la constatazione secondo cui la ricorrente avrebbe aspettato fino al 15 dicembre 2020 per offrire la propria prestazione lavorativa, quando in realtà tale attitudine risulterebbe già dalla richiesta di delucidazioni sul prosieguo del rapporto di lavoro, avanzata il 12 novembre 2020 alla datrice di lavoro e riproposta poi a scadenze regolari; al riguardo, l'insorgente lamenta inoltre l'assenza di reazioni da parte della società. Essa aggiunge pure che "con l'esonero la datrice di lavoro rinuncia alla prestazione nonostante un contratto in essere e pertanto finisce in mora nell'accettazione". Trattandosi dunque di un caso di applicazione dell'art. 324 CO, la ricorrente non poteva essere considerata in disoccupazione e sarebbe pertanto giustificato corrisponderle le indennità per insolvenza.