Citation: I 339/01 29.11.2002 E. 3

3.1 La Corte cantonale ha ritenuto adempiute le condizioni per obbligare l'UAI ad entrare nel merito della domanda di revisione della decisione 13 agosto 1997 poiché, alla luce del referto 27 novembre 1998 del dott. A.________, attestante un fenomeno di resistenza ormonale verosimilmente addebitabile ad un disturbo a livello di recettori, il nanismo di cui è affetta l'opponente non sarebbe da considerare soltanto idiopatico, ovvero di ignota origine, bensì sarebbe riconducibile ad una ben determinata causa e produrrebbe i medesimi effetti evidenziati dalla forma ipofisaria, riconosciuta dall'ordinanza in materia quale infermità congenita (cfr. cifra 462 dell'Allegato OIC). In questo modo, tale disfunzione, secondo i primi giudici, oltre a poter eventualmente essere riconosciuta quale (nuova) infermità congenita ai sensi dell'art. 1 cpv. 2 OIC, potrebbe rappresentare, vista l'età dell'assicurata, un'affezione vera e propria ormai stabilizzata giusta l'art. 12 LAI. 3.2 A ben vedere, gli argomenti addotti nella pronuncia querelata non possono tuttavia essere condivisi. 3.2.1 A prescindere dal fatto che l'Allegato OIC contempla solo la forma di nanismo ipofisario, si osserva che già l'assunto dal quale muove il giudizio querelato, secondo il quale la disfunzione che interessa l'assicurata produrrebbe i medesimi effetti della forma ipofisaria, non trova, in realtà, riscontro (perlomeno non in questi termini) in alcuna valutazione medica ma configura una mera conclusione che è stata tratta dal precedente patrocinatore in sede di ricorso cantonale, il quale, in maniera sempre del tutto autonoma, ha pure definito quale rara forma di nanismo ipofisario l'affezione di cui è portatrice B.________. A ciò si aggiunge che, anche volendo prendere per valide le premesse da cui parte la pronuncia impugnata, ad un eventuale riconoscimento quale infermità congenita che giustificherebbe l'assunzione delle relative spese di cura si opporrebbe comunque il fatto che, per l'art. 3 OIC, tale diritto si estingue alla fine del mese durante il quale l'assicurato ha compiuto i 20 anni (cfr. pure RCC 1990 pag. 502). Ora, in concreto, non solo la domanda di revisione, ma anche l'intervento di allungamento, realizzato il 3 settembre 1998, sono chiaramente successivi alla scadenza del termine legale - a proposito del quale questo Tribunale ha già avuto modo di rilevarne la natura assoluta (RCC 1990 pag. 504 consid. 3a; cfr. pure DTF 120 V 279 consid. 2). Ne deve pertanto conseguire che le nuove conclusioni di cui si prevale l'assicurata, oltre a non trovare conferma negli atti, nemmeno sarebbero idonee a determinare un diverso apprezzamento giuridico e, quindi, a sostanziare una domanda di revisione del provvedimento amministrativo. 3.2.2 Analogo discorso vale per la valutazione della fattispecie sotto l'aspetto dell'art. 12 LAI. Nei considerandi della contestata pronunzia, l'autorità di ricorso cantonale ha indicato in modo corretto che ai sensi dell'art. 12 LAI l'assicurato ha diritto ai provvedimenti sanitari destinati non alla cura vera e propria del male ma direttamente all'integrazione professionale e atti a migliorare in modo duraturo e sostanziale la capacità di guadagno o a evitare una diminuzione sostanziale di tale capacità. La legge, con il concetto di "cura vera e propria del male", definisce i provvedimenti sanitari che l'assicurazione per l'invalidità non deve assumere. Se e fintanto esiste uno stato patologico labile, i provvedimenti sanitari, volti alla cura causale o sintomatica del male o delle sue sequele, sono da ritenere cura vera e propria del male dal profilo delle assicurazioni sociali. La giurisprudenza ha, di massima, sempre parificato lo stato patologico labile al danno alla salute non stabilizzato avente carattere di malattia. Pertanto, ogni provvedimento inteso alla guarigione o al lenimento di uno stato patologico labile non può, di principio, essere posto a carico dell'assicurazione per l'invalidità, nemmeno qualora si possa prevedere che esso contribuirà in misura notevole alla reintegrazione. Nel contesto dell'art. 12 LAI il successo della reintegrazione non costituisce di per sé stesso un criterio decisivo, in quanto praticamente ogni provvedimento riuscito dal profilo medico ha nel contempo degli effetti favorevoli sulla vita attiva (DTF 120 V 279 consid. 3a, 115 V 194 consid. 3, 112 V 349 consid. 2, 105 V 19 e 149, 104 V 82, 102 V 42). Nel caso di specie, si osserva che già precedentemente alla resa della decisione del 13 agosto 1997, sulla quale l'opponente cerca di rinvenire, l'UAI, interpellando il competente servizio specializzato dell'UFAS, aveva avuto modo di accertare che il nanismo di cui soffre B.________, pur essendo praticamente stabilizzato e restringendo un poco la scelta della professione, non poteva essere considerato, dal profilo fisico, invalidante. In siffatto contesto, nulla aggiunge o modifica la dichiarazione del dott. A.________. Né si impone - contrariamente a quanto ritenuto dalla Corte cantonale - di esaminare oltre se il disturbo della crescita assuma o meno carattere patologico, tale circostanza, oltre a non modificare la sostanza delle cose, essendo già stata (perlomeno implicitamente) riconosciuta dall'amministrazione, che ha dato atto, nella diagnosi da lei formulata (nanismo idiopatico), di un fenomeno patologico, anche se di origine ignota. Per quanto attiene infine alle conclusioni dei servizi psicosociali, che hanno attestato, nel mese di luglio 1998, l'esistenza di una correlazione tra il disturbo della crescita e le affezioni di natura psichica riscontrate sull'assicurata ("organizzazione nevrotica di personalità ad impronta depressiva e fobica") inducendo in questo modo l'intimata a rivolgersi nuovamente all'UAI, si rileva che anch'esse non sono tali da imporre una rivalutazione della decisione 13 agosto 1997. Così, a prescindere dal fatto che le affezioni di natura psichica di cui si aggrava l'interessata effettivamente configurano uno stato di salute labile e non potrebbero, già solo per questo, giustificare una presa a carico dei provvedimenti intesi alla loro guarigione o al loro lenimento, all'opponente, per quanto esposto al consid. 2.2., deve essere rammentato che non può pretendere di ritornare su una decisione cresciuta in giudicato per il solo fatto che una diversa valutazione, concernente fatti già noti, giunge ad altra conclusione, e questo a maggior ragione se si considera che, in concreto, la perizia medica specialistica del dott. F.________, verosimilmente - visto il periodo in cui è stata resa - richiesta dall'allora patrocinatore proprio per valutare eventuali margini di ricorso avverso il provvedimento del 13 agosto 1997, già aveva chiaramente e convincentemente (cfr. DTF 125 V 353 consid. 3b/cc) negato l'esistenza di ogni rapporto di causalità tra la disfunzione fisica e le turbe psichiche. 3.3 In esito a quanto precede, le considerazioni dei primi giudici, che hanno ritenuto essere dati gli estremi per procedere ad una nuova valutazione della fattispecie, non possono trovare conferma da parte di questa Corte, sicché la pronuncia impugnata deve essere annullata e il gravame accolto.