Citation: 2C_402/2014 E. 3.2

3.2. Malgrado l'assenza di una legittimazione ricorsuale nel merito, il ricorrente può nondimeno far valere la disattenzione dei suoi diritti di parte, la cui violazione costituisce un diniego di giustizia formale (DTF 133 I 185 consid. 6.2 pag. 198). Egli non può però contestare, anche in modo indiretto, il merito della causa, non può riferirsi cioè a quesiti indissociabili dal medesimo quali, segnatamente, il dovere per l'autorità di motivare sufficientemente la propria decisione o di prendere in considerazione gli argomenti giuridici sollevati dall'insorgente (cfr. DTF 126 I 81 consid. 7 pag. 94 e richiami). Affermando che, contrariamente a quanto ritenuto dai giudici cantonali, la decisione di prima istanza è nulla perché firmata da un funzionario privo di tale competenza, il ricorrente censura la violazione del principio della legalità (art. 5 cpv. 1 Cost.) e lamenta un diniego di giustizia perché gli sarebbe stato negato un procedimento corretto. Oltre al fatto che la censura non soddisfa le accresciute esigenze di motivazioni previste dall'art. 106 cpv. 2 LTF (cfr. art. 117 LTF), occorre ricordare all'interessato che tranne che in ambito penale o fiscale, il principio della legalità non è un diritto costituzionale individuale, ma un principio costituzionale la cui violazione non può essere criticata autonomamente, ma va fatta valere unicamente insieme ad uno specifico diritto fondamentale oppure al divieto dell'arbitrio (DTF 136 I 241 consid. 2.5 pag. 249; 134 I 322 consid. 2.1 pag. 326). La sua disattenzione non può di conseguenza essere invocata nell'ambito del presente ricorso sussidiario in materia costituzionale (cfr. consid. 3.1). Va poi osservato che il principio della proporzionalità, la cui disattenzione è invocata dal ricorrente, non è un diritto costituzionale con portata propria (DTF 131 I 91 consid. 3.3 pag. 99 e rinvii).