Citation: 6B_196/2008 16.05.2008 E. 2

2.1 Il ricorrente lamenta essenzialmente arbitrio nell'accertamento dei fatti e nella valutazione delle prove. Rimprovera al giudice di non aver ritenuto che la visibilità del segnale indicante il limite di velocità di 60 km/h, collocato peraltro a un'altezza non conforme ai dettami dell'OSStr, fosse ostacolata dalle fronde di un albero. L'insorgente non ha così potuto scorgere tempestivamente il cartello stradale e quindi adeguare per tempo la velocità. Inoltre, di notte, la visibilità del segnale di ripetizione ubicato sul lato sinistro della carreggiata, anch'esso posizionato a un'altezza non conforme a quanto prescritto, poteva essere impedita da eventuali veicoli provenienti in senso contrario. Il ricorrente qualifica altresì di arbitrario l'accertamento secondo il quale l'apparecchio radar si trovava a una distanza di almeno 40 m dal segnale di limitazione di velocità, laddove invece tale distanza non superava i 20 m. 2.2 Dal momento che il ricorrente intende ridiscutere l'apprezzamento delle prove e l'accertamento dei fatti che ne consegue, occorre allora rammentare che, di principio, il Tribunale federale fonda il suo ragionamento giuridico sull'accertamento dei fatti dell'autorità inferiore (art. 105 cpv. 1 LTF); può scostarsene solo se esso è stato svolto in modo manifestamente inesatto o in violazione del diritto ai sensi dell'art. 95 (art. 105 cpv. 2 LTF). I fatti accertati sono "manifestamente inesatti" quando l'istanza inferiore è incorsa nell'arbitrio, vietato dall'art. 9 Cost. (cfr. DTF 133 III 393 consid. 7.1 pag. 398). Per giurisprudenza invalsa, l'arbitrio non si realizza già qualora la soluzione proposta con il ricorso possa apparire sostenibile o addirittura migliore rispetto a quella contestata; il Tribunale federale annulla la pronunzia criticata solo se il giudice del merito ha emanato un giudizio che appare - e ciò non solo nella sua motivazione bensì anche nell'esito - manifestamente insostenibile, in aperto contrasto con la situazione reale, gravemente lesivo di una norma o di un principio giuridico chiaro e indiscusso oppure in contraddizione urtante con il sentimento della giustizia e dell'equità (DTF 132 III 209 consid. 2.1 con rinvii). Per quanto concerne più in particolare l'apprezzamento delle prove e l'accertamento dei fatti, il giudice - il quale in questo ambito dispone di un ampio margine di apprezzamento - incorre nell'arbitrio se misconosce manifestamente il senso e la portata di un mezzo di prova, se omette senza valida ragione di tener conto di un elemento di prova importante, suscettibile di modificare l'esito della vertenza, oppure se ammette o nega un fatto ponendosi in aperto contrasto con gli atti di causa o interpretandoli in modo insostenibile (DTF 129 I 8 consid. 2.1). 2.3 Nel motivare il suo gravame su questo punto, il ricorrente non va oltre la semplice esternazione del suo punto di vista, contrapponendo sistematicamente la sua versione dei fatti a quella ritenuta dall'autorità cantonale. Argomenta liberamente come se si trovasse davanti a un'autorità d'appello, dimenticando per lo più di confrontarsi con le motivazioni della sentenza impugnata. Non adduce nessun elemento tale da far apparire insostenibili l'accertamento dei fatti e la valutazione delle prove effettuati dal giudice. In particolare, egli non riesce a sostanziare l'arbitrio neppure con l'ausilio delle nuove prove fotografiche e planimetriche allegate al ricorso e la cui ammissibilità ai sensi dell'art. 99 cpv. 1 LTF appare, nella fattispecie, più che dubbia. 2.3.1 Anzitutto, il ricorrente non si confronta minimamente con le ragioni che hanno spinto il giudice a ritenere perfettamente credibile il rapporto di polizia in merito al luogo in cui era posizionato l'apparecchio radar. Al contrario, proprio su questo aspetto egli si dilunga nel commentare la nuova documentazione fotografica prodotta in questa sede, senza tuttavia, come già preannunciato, dimostrare l'arbitrarietà degli accertamenti cantonali, ma argomentando liberamente la sua posizione. Ne segue l'inammissibilità del ricorso. 2.3.2 Neppure le considerazioni dell'insorgente circa la visibilità della segnaletica indicante il limite di velocità forniscono elementi tali da poter ritenere arbitrari gli accertamenti della contestata sentenza in merito. Va rilevato peraltro che il giudice, per concludere che i cartelli stradali fossero visibili pure di notte a una distanza sufficiente per consentire di adeguare agevolmente la velocità a quella prescritta, ha valutato anche la documentazione fotografica fornita in sede cantonale dal ricorrente medesimo. Documentazione, in particolare gli allegati n. 1 e 3, che smentisce categoricamente le sue stesse affermazioni e cioè che la visibilità della segnaletica fosse difficoltosa in quanto collocata a un'altezza non conforme alle prescrizioni in materia. Di conseguenza, essendo ben visibile e creando quindi per gli altri utenti della strada un'apparenza giuridica che merita di essere protetta, la segnaletica dev'essere osservata anche se, per ipotesi, collocata in modo irregolare (v. DTF 128 IV 184 consid. 4 e rinvii). 2.4 In conclusione, nella limitata misura in cui è ammissibile, la censura di arbitrio dev'essere respinta in quanto infondata. Va infine rilevato che, sulla base degli accertamenti di fatto della sentenza impugnata, sfuggiti alla critica di arbitrio, non sussistono quei manifesti, rilevanti e insopprimibili dubbi sulla colpevolezza del ricorrente che avrebbero dovuto indurre il giudice a prosciogliere l'imputato dall'infrazione ascrittagli in applicazione del principio in dubio pro reo. Anche la censura di violazione di questo principio, invocata di transenna nel ricorso, si rivela pertanto infondata.