Citation: 2C_791/2019 E. 3.2

3.2. Il ricorrente, da parte sua, rimprovera all'autorità precedente di non essersi confrontata in maniera approfondita e corretta con le modifiche statutarie adottate a fine 2007. Al riguardo osserva in primo luogo che se, effettivamente, si può ammettere che lo scopo della Fondazione, così come previsto dall'art. 2 dello statuto del 31 marzo rispettivamente del 5/9 dicembre 1983 e dagli art. 1, 3 e 8 dello statuto complementare del 6 settembre 1983 non era compatibile con gli scopi previsti dall'art. 335 cpv. 1 CCS, ciò tuttavia non varrebbe (più) per il periodo successivo. Infatti la modifica decisa il 18 dicembre 2007 avrebbe apportato una variazione decisiva, nella misura in cui l'art. 2 recita ora "scopo della Fondazione è di coprire spese di educazione, dotazione o assistenza di membri della famiglia, potendo perseguire anche scopi analoghi". L'abrogazione poi dello statuto complementare avrebbe inoltre permesso di eliminare le prestazioni con scopo generico di mantenimento, in particolare quelle legate alla previdenza professionale ed extra-professionale, che avevano portato il Tribunale federale a constatare l'incompatibilità della Fondazione con l'art. 335 cpv. 1 CCS. Erano altresì stati soppressi tutti quegli elementi dello scopo oggetto di critiche, tra cui quelli di carattere ideale relativi alla conservazione delle proprietà, alle raccolte di archivi, libri, oggetti anche preistorici, stampe d'interesse storico, ecc., retrocessi ai fondatori. Ne discendeva che lo scopo della Fondazione era quindi ora del tutto compatibile con l'art. 335 CCS. Il ricorrente adduce poi che si dovrebbe distinguere tra gli scopi della Fondazione, in relazione alle prestazioni previste in favore dei beneficiari, e le attività svolte dalla medesima, che sarebbero due cose ben diverse. Ora, l'incasso di crediti, criticato dalla Camera di diritto tributario, sarebbe un'attività, non uno scopo della Fondazione, come erroneamente giudicato dall'autorità precedente. Detti crediti sarebbero inoltre degli attivi della Fondazione, che andavano, se possibile e nei modi ritenuti più opportuni dal Consiglio di Fondazione, realizzati per accrescere il proprio patrimonio e permettere di conseguenza la realizzazione degli scopi previsti dall'art. 2 dello statuto. Al riguardo precisa che detti crediti sarebbero in ogni caso stati retrocessi ai fondatori nel corso del 2013 (cfr. verbale riunione Consiglio di Fondazione del 21 febbraio 2013), di modo che il relativo credito, pari a fr. 3'000'000.-- è stato tolto dagli attivi a bilancio, con contestuale eliminazione dai passivi della riserva d'incasso di fr. 360'000.-- relativa agli stessi, (cfr. bilanci relativi agli anni a partire del 2013). Per di più sebbene le autorità fiscali cantonali abbiano sempre criticato quest'attività, il ricorrente rileva che tale agire sarebbe ingiustificato, come lo dimostrerebbe il fatto che nemmeno il Tribunale federale, nella sentenza del 12 dicembre 2010, si sarebbe espresso in proposito. Sulla questione del credito della Fondazione nei confronti dei fondatori erratamente interpretato, secondo il ricorrente, come un finanziamento milionario ai fondatori non conforme agli scopi di cui all'art. 335 CCS, egli rileva che secondo la dottrina maggioritaria, il patrimonio della Fondazione dev'essere sufficientemente determinato e perlomeno determinabile, oltre che separato da quello dei fondatori. Un trasferimento di proprietà non è al contrario necessario, essendo sufficiente una cosiddetta "schuldrechtliche Verpflichtung". In altre parole è sufficiente che il fondatore si separi dei beni destinati alla Fondazione, i quali possono essere costituiti da un qualsiasi valore patrimoniale, anche dei crediti nei confronti del fondatore stesso. In ogni modo contesta che il credito litigioso costituisca un finanziamento milionario nei confronti dei fondatori e nota che lo stesso, come risulta dal bilancio 2010, è diminuito, risultando iscritto per un valore contabile pari a fr. 732'745.71. In proposito spiega che, a seguito della sentenza del Tribunale federale del 12 dicembre 2010, i fondatori hanno deciso di farsi retrocedere tutti gli attivi mobiliari, poiché giudicati incompatibili con gli scopi di una fondazione di famiglia e si sono impegnati a pagare un prezzo considerato equo, corrispondente al valore contabile iscritto a bilancio. Mal si comprende quindi come tale modo di procedere possa essere inteso come un finanziamento milionario ai fondatori. Infine, riguardo alla questione della criticata osmosi tra il patrimonio della Fondazione e quello dei fondatori, il ricorrente contesta che ciò sia il caso perché il Consiglio di Fondazione, composto dai due fondatori e da altri tre membri, deve prendere le proprie decisioni alla maggioranza dei due terzi dei presenti; è quindi ben difficile che i due fondatori possano del tutto autonomamente disporre del patrimonio della Fondazione. Per quanto concerne poi il prestito accordato ad una delle beneficiarie, segnatamente il fatto che ella non avrebbe mai proceduto ad alcun ammortamento né pagato interessi, ciò sarebbe scorretto poiché gli interessi sono stati regolarmente conteggiati tant'è che a fine 2012 il debito assommava già a fr. 372'031.--. E senza omettere che detto prestito, in base al diritto delle fondazioni avrebbe anche potuto avvenire a titolo gratuito, mentre la beneficiaria ha preferito averlo come prestito, con accumulo degli interessi. Il ricorrente conclude affermando che la Fondazione dev'essere riconosciuta quale soggetto giuridico autonomo, sopratutto perché il potere d'esame dell'autorità fiscale deve limitarsi alla constatazione di lacune manifeste, così gravi da avere quale effetto la nullità, ciò che non sarebbe palesemente il caso in concreto, così che l'accertamento della situazione giuridica andrebbe lasciato al giudice civile, considerando data l'esistenza della Fondazione fino ad un eventuale giudizio definitivo in merito. Inoltre, quand'anche dovesse essere ammessa un'incompatibilità al diritto civile, in ogni caso la stessa non riguarderebbe in nessun caso aspetti evidenti, quale la non conformità all'art. 335 CCS degli scopi indicati negli statuti, bensì unicamente questioni secondarie, che potrebbero se del caso comportare unica-mente una nullità parziale della Fondazione, aspetto su cui però la Corte cantonale non si è pronunciata, come non si è espressa sulla possibilità di riconoscere la Fondazione, nella denegata e contestata ipotesi in cui non fosse conforme all'art. 335 CCS, come una normale fondazione ai sensi dell'art. 80 CCS, ciò che a mente del ricorrente sarebbe del tutto appropriato. In quest'ultima ipotesi però contesta già, anche se a suo avviso la questione esula dall'oggetto del litigio, che si possa tassarla per trasparenza perché si penserebbe, erroneamente, che sia stata scelta unicamente a fini di evasione fiscale.