Citation: 4C.76/2001 17.10.2001 E. 2

2.- Onde statuire sulla violazione contrattuale imputabile alla convenuta i giudici ticinesi non hanno esaminato né la vera natura né la portata degli accordi stipulati tra le parti. È bastato loro accertare che mediante la sottoscrizione del "Mandato di amministrazione a favore di un terzo" l'attore ha autorizzato solamente la Fiduciaria J.________ S.A. a gestire i suoi averi e che questa circostanza era ben nota alla convenuta. L'inadempienza della banca risiede dunque nell'aver accettato senza batter ciglio la sostituzione del mandatario designato e nell'aver eseguito tutti gli ordini impartiti dalla Y.________. a) Nel ricorso principale l'attore commenta abbondantemente queste considerazioni e si dilunga su altre cause di responsabilità della banca, in particolare sulla violazione dell'obbligo di controllo e di informazione. L'esame di queste argomentazioni - fondate peraltro, in buona parte, su fatti che non risultano dalla sentenza impugnata - appare superfluo, dal momento che, come già detto, la Corte cantonale ha inequivocabilmente riconosciuto che la banca ha violato il contratto che la legava alla cliente. A differenza del Pretore - il quale ha precisato che le parti hanno stipulato un contratto misto, di deposito bancario aperto (cfr. Guggenheim, Le contrats de la pratique bancaire suisse, Ginevra 2000, pag. 147 segg. ; Zobl, Der Vermögensverwaltungsuftrag der Banken, in: Festgabe zum 60. Geburtstag von Walter R. Schluep, Zurigo 1988, pag. 323 segg.) - il Tribunale d'appello non ha qualificato tale accordo, limitandosi a richiamare le norme sul mandato e la rappresentanza, applicabili per analogia. Ai fini del presente giudizio non è necessario definire in modo più preciso quali fossero gli obblighi della banca. Anche nell' ipotesi più favorevole, per la quale avrebbe dovuto limitarsi ad eseguire gli ordini dell'amministratore esterno - senza doveri di gestione e sorveglianza particolari - essa ha infatti, in ogni caso, assunto l'obbligo del mandatario di seguire le istruzioni del mandante (art. 397 cpv. 1 CO). b) Dal canto suo la convenuta, invocando la violazione degli artt. 38, 97, 397 e 398 CO, nel ricorso adesivo asserisce di non poter essere chiamata a rispondere del comportamento del gestore esterno designato dall'attore, il quale non avrebbe peraltro impartito nessuna istruzione particolare quanto al tipo di gestione auspicata. Queste censure risultano manifestamente prive di fondamento; esse presuppongono infatti che l'autorità cantonale abbia rimproverato alla banca di avere commesso inadempienze nella gestione vera e propria dei titoli, sia direttamente che per il tramite di terzi. Ciò che non è accaduto. S'è invece visto che il motivo di responsabilità ritenuto nel giudizio impugnato prescinde dall'esito materiale dei singoli investimenti e consiste esclusivamente nell'aver accettato ordini da un gestore non autorizzato dall'attore. Secondo gli accertamenti vincolanti del Tribunale d'appello questo è quanto accaduto. È pertanto certo che la convenuta ha contravvenuto alle istruzioni del cliente e leso l'art. 397 cpv. 1 CO. c) La convenuta sostiene inoltre che l'attore avrebbe ratificato il suo agire accettando tutte le operazioni ordinate dalla Y.________, fatta eccezione per le due litigiose. Il suo richiamo all'art. 38 CO, che tratta della ratifica dell'operato del falsus procurator, è tuttavia fuorviante. In concreto non è in discussione il carattere vincolante degli obblighi contratti dalla Y.________ per conto dell'attore nei confronti di terzi. La facoltà della banca di eseguire le note operazioni non è di per sé contestata: l'attore medesimo ne dà atto laddove rimprovera, piuttosto, alla banca di non avere effettuato le verifiche che il contratto imponeva prima di eseguire gli investimenti litigiosi ordinati dal nuovo gestore. La causa in rassegna verte solamente sul risarcimento del danno dovuto dalla banca per aver accettato ed eseguito gli investimenti ordinati dalla Y.________, in contrasto con quanto pattuito con il mandante. È vero che l'attore non muove rimproveri alla banca per quelle operazioni che, anche se effettuate in violazione delle istruzioni ricevute, si sono concluse senza perdite. L'autorità cantonale ha tuttavia escluso la possibilità di dedurre da questo comportamento la volontà di ratificare tutte le operazioni eseguite sugli averi in conto; nulla permette infatti di concludere in tal senso e anzi, proprio mediante l'introduzione della causa in rassegna, l'attore ha chiaramente manifestato di non voler liberare la convenuta dalle proprie responsabilità. Si tratta di un accertamento di fatto che non può venire ridiscusso in questa sede. Anche su questo punto, dunque, la sentenza impugnata rispetta il diritto federale.