Citation: 2C_679/2021 E. 4.2

4.2. La LLCA unifica a livello federale, disciplinandole esaustivamente, le regole professionali concernenti l'esercizio dell'avvocatura (cfr. Messaggio del Consiglio federale del 28 aprile 1999 concernente la legge federale sulla libera circolazione degli avvocati, FF 1999 IV 4983, pag. 5020). Giusta l'art. 12 lett. a LLCA l'avvocato (art. 2 LLCA; vedasi sentenza 2C_137/2023 del 26 giugno 2023 consid. 6.1 che spiega quando l'attività dell'avvocato ricade nel campo di applicazione della LLCA) deve esercitare la professione con cura e diligenza. Questa disposizione costituisce una clausola generale che impone all'avvocato di comportarsi correttamente nell'esercizio della propria professione e di astenersi da tutto quello che potrebbe farne revocare in dubbio l'attendibilità. La regola concerne non solo il rapporto del legale con il proprio cliente, ma tutti gli ambiti della professione, quindi anche l'attitudine verso le autorità giudiziarie, le controparti, i colleghi e l'opinione pubblica (DTF 144 II 473 consid. 4.1; 130 II 270 consid. 3.2; sentenze 2C_137/2023 del 26 giugno 2023 consid. 7.; 2C_360/2022 del 5 dicembre 2022 consid. 6.1; 2C_742/2021 del 28 dicembre 2021 consid. 4.3 e rispettivi riferimenti). Conformemente all'art. 12 lett. c LLCA l'avvocato deve svolgere il suo mandato senza riserve, unicamente nell'interesse del suo assistito. Ciò implica che deve evitare qualsiasi conflitto tra gli interessi del suo cliente e quelli di persone con cui ha rapporti professionali o privati (DTF 145 IV 218 consid. 2.1), rispettivamente tra i suoi propri interessi e quelli della sua clientela (sentenze 2C_101/2023 dell'11 maggio 2023 consid. 7.1 e richiami; 2C_742/2021 già citata consid. 4.2 e rinvii; 2C_837/2019 del 29 gennaio 2020 consid. 5.1 e rinvii dottrinali). Ciò potrebbe prodursi quando assume la tutela degli interessi di un cliente e nello svolgimento del mandato deve prendere delle decisioni che lo pongono potenzialmente in conflitto con i propri interessi o con altri interessi di cui gli è stata affidata la difesa. Il divieto di patrocinare un cliente in caso di conflitto d'interessi è un principio cardine della professione forense (DTF 145 IV 218 consid. 2.1; 138 II 162 consid. 2.4; sentenza 1B_339/2020 del 23 febbraio 2021 consid. 2.1), che deriva dal precetto d'indipendenza (art. 12 lett. b LLCA) e dai doveri di cura e diligenza (art. 12 lett. a LLCA) (cfr. DTF 145 IV 218 consid. 2.1; 141 IV 257 consid. 2.1; sentenza 1B_191/2020 del 26 agosto 2020 consid. 4.1.2). In ogni caso il conflitto d'interessi giusta l'art. 12 lett. c LLCA non può essere puramente astratto, bensì deve essere concreto ancorché non materializzato: non è infatti necessario che nel caso specifico si sia realizzato e che l'avvocato abbia svolto il suo mandato in maniera criticabile o a sfavore del suo cliente (sentenza 2C_867/2021 del 2 novembre 2022 consid. 4.2 e riferimenti). Un conflitto d'interessi potrebbe anche risultare, come ricordato dalla Corte cantonale, da interessi non esclusivamente legati all'esercizio della professione d'avvocato, ossia quando vi è un legame che induce a ritenere che nell'ambito della sua attività professionale l'avvocato considera gli interessi di terzi in modo tale da pregiudicare la tutela incondizionata di quelli del cliente. In effetti, il diritto disciplinare della LLCA copre l'insieme delle attività professionali di assistenza e di consulenza dell'avvocato, non solo quelle appartenenti al monopolio di rappresentanza cantonale, altrimenti detto anche attività di consulenza, amministrazione e gestione per l'esercizio delle quali fruisce di una particolare fiducia, tenuto conto delle sue specifiche conoscenze e competenze quale avvocato. Per prassi costante ciò è segnatamente il caso quando l'avvocato assume la funzione di esecutore testamentario (2C_356/2021 del 29 novembre 2021 consid. 6.2; 2C_795/2019 del 13 febbraio 2020 consid. 7; 2C_1086/2016 del 10 maggio 2017 consid. 2.1 e rispettivi rinvii). Una mancanza di diligenza nell'esercizio della professione di avvocato giustifica una misura disciplinare soltanto se raggiunge obiettivamente un peso significativo, tale da necessitare, nell'interesse pubblico, ovvero al di là di quanto previsto dalle norme che regolano il mandato, la pronuncia di una sanzione (DTF 144 II 473 consid. 4.1; sentenza 2C_507/2019 del 14 novembre 2019 consid. 5.1.2 e rispettivi rinvii). Infine, come ricordato con pertinenza dalla Corte cantonale, l'avvocato che esercita l'attività forense è assoggettato sia agli obblighi professionali contenuti nella LLCA che a quelli previsti dal diritto cantonale, recepiti peraltro anche a livello di norme deontologiche (vedasi art. 1 CSD; sentenza 2C_87/2021 del 29 aprile 2021 consid. 3.2 e richiami), le quali possono anche servire a precisare l'art. 12 lett. a LLCA (sentenza 2C_243/2020 del 25 giugno 2020 consid.3.4.1 e richiami).