Citation: U 295/03 16.10.2006 E. 5

Nel caso di specie, si tratta innanzitutto di determinare l'attività esigibile dalla ricorrente dopo l'insorgenza del danno alla salute riconducibile al noto infortunio, in modo tale da poi stabilire, su tale base, il reddito da contrapporre al guadagno senza invalidità. 5.1 L'INSAI ha sostanzialmente fatto valere che l'assicurata sarebbe in grado di svolgere in misura normale, e quindi senza limitazioni, la sua attività appresa di estetista. Per parte sua, il Tribunale cantonale non ha ritenuto necessario stabilire se essa sia o meno ancora in grado di esercitare pienamente tale professione e quindi di sfruttare completamente la propria capacità lavorativa residua in tale attività, come ritenuto dall'INSAI ma contestato dal perito di parte, dott. F.________. Osservando, sulla scorta di quanto attestato dall'AESI, che il diploma di estetista le permetterebbe di esercitare, senza necessità di ulteriore formazione complementare, anche l'attività di venditrice presso una profumeria o un negozio specializzato, il primo giudice ha considerato pienamente esigibile, per l'assicurata, l'esercizio, a tempo pieno, di una tale attività, computandole un guadagno annuo di fr. 36'696.- per il 2001. Il giudice cantonale ha dedotto tale importo dai dati elaborati dall'Ufficio cantonale di statistica (Ustat) procedendo dai rilevamenti effettuati dall'omonimo Ufficio federale. In particolare si è fondato sul dato pubblicato dall'Ustat afferente il solo settore ticinese dei servizi, e più precisamente il ramo della vendita al dettaglio di beni di consumo e servizi, per accertare un reddito mensile di fr. 2'848.- per l'anno 2000, rivalutato a fr. 3'058.- mensili (e, quindi, a fr. 36'696.- annui) per il 2001. Per tenere conto delle particolarità del caso, il giudice cantonale ha applicato una riduzione del 10% su questo valore, ottenendo così un reddito da invalido di fr. 33'026.- e un grado d'invalidità dell'1,70% (recte: del 2% [sentenza del 15 gennaio 2004 in re S., U 173/02, pubblicata in SVR 2004 UV no. 12 pag. 44]), insufficiente per rivendicare il diritto a una rendita (RAMI 1988 no. U 48 pag. 230; per quanto attiene alla situazione instaurata dalla LPGA, cfr. l'art. 18 cpv. 1 LAINF, nella versione in vigore dal 1° gennaio 2003, stante il quale, per avere diritto a una rendita d'invalidità l'assicurato dev'essere invalido almeno nella misura del 10%). L'insorgente, infine, rimprovera al Tribunale cantonale di non avere tenuto conto, a titolo di reddito ipotetico da invalida, delle entrate da lei effettivamente conseguite quale estetista indipendente, attività che ha intrapreso dopo avere lavorato un anno come cassiera presso I.________ e avere invano cercato un'occupazione quale estetista dipendente. A suo dire, il grado di invalidità avrebbe dovuto essere fissato raffrontando il reddito conseguibile nell'attività (ridotta, a causa soprattutto dei postumi residuali interessanti il rachide cervicale) svolta dopo l'infortunio, con quello realizzabile da un'estetista indipendente sana. 5.2 Conformemente ad un principio generale applicabile anche nel diritto delle assicurazioni sociali, all'assicurato incombe l'obbligo di ridurre il danno (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i riferimenti ivi citati; Riemer-Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572). In virtù di tale obbligo, l'assicurato deve intraprendere tutto quanto è ragionevolmente esigibile per ovviare nel miglior modo possibile alle conseguenze della sua "invalidità", segnatamente mettendo a profitto la sua residua capacità lavorativa, se necessario, in una nuova professione (DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 296 segg.). Non è quindi dato alcun diritto ad una rendita se la persona interessata è in grado di percepire un reddito tale da escluderne l'erogazione (DTF 113 V 28 consid. 4a; RCC 1968 pag. 434). Dalla persona assicurata possono tuttavia essere pretesi unicamente provvedimenti esigibili che tengano conto delle circostanze oggettive e soggettive del caso concreto, quali la sua capacità lavorativa residua, le ulteriori circostanze personali, l'età, la situazione professionale, i legami presso il luogo di domicilio, il mercato del lavoro equilibrato e la presumibile durata dell'attività lavorativa (DTF 113 V 28 consid. 4a; cfr. pure VSI 2001 pag. 279 consid. 5a/aa e 5a/bb). Se ciò si avvera, l'esigibilità di un cambiamento di professione va ammessa e anche il libero professionista può essere trattato, ai fini della valutazione del suo reddito da invalido, come se avesse rinunciato alla propria attività indipendente (cfr. sentenza del 22 ottobre 2001 in re W., I 224/01, consid. 3b/bb). In tal caso, per stabilire l'invalidità, vengono computate quelle entrate che egli potrebbe percepire tramite un'attività lavorativa dipendente adeguata al danno alla salute (si veda anche la sentenza del 9 maggio 2001 in re D., I 147/01). 5.3 Per poter graduare l'invalidità, l'amministrazione (o il giudice in caso di ricorso) deve disporre di documenti rassegnati dal medico o eventualmente da altri specialisti. Il compito del medico consiste infatti nel porre un giudizio sullo stato di salute e nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al lavoro. Inoltre, la documentazione medica costituisce un importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 261 consid. 4, 115 V 134 consid. 2, 114 V 314 consid. 3c, 105 V 158 consid. 1). È quindi importante che il medico indichi chiaramente a quali attività si riferisce la sua valutazione della capacità lavorativa. 5.4 Va poi precisato che il concetto d'invalidità è riferito ad un mercato del lavoro equilibrato, nozione quest'ultima teorica e astratta implicante, da una parte, un certo equilibrio tra offerta e domanda di manodopera e, dall'altra, l'esistenza di un mercato strutturato in modo tale da offrire una gamma di posti di lavoro diversificati. Secondo questi criteri si dovrà di volta in volta stabilire se l'invalido possa mettere a profitto le sue residue capacità di guadagno e conseguire un reddito tale da escludere il diritto ad una rendita. In particolare, l'esistenza di una simile opportunità dovrà essere negata qualora le attività esigibili dall'interessato lo siano in una forma talmente esigua da non rientrare più nell'offerta lavorativa generale o siano reperibili solo in misura molto ridotta cosicché le possibilità occupazionali appaiono sin dall'inizio escluse o perlomeno non realistiche (DTF 110 V 276 consid. 4b; RCC 1991 pag. 332 consid. 3b e 1989 pag. 331 consid. 4a; Plädoyer 1995 no. 1 pag. 67 consid. 5c; sentenza del 20 aprile 2004 in re K., I 871/02, consid. 3). 5.5 Dagli atti medici all'incarto, in particolare dalla risonanza magnetica eseguita nell'agosto 2000, risulta segnatamente la presenza di una discopatia a livello C6-7 con spondilosi e protrusione anteriore del disco con una discreta anterolistesi del corpo vertebrale C6 su C7, una lieve protrusione diffusa del disco a questo livello senza compressione radicolare, nonché lievi segni di uncartrosi e una lieve deformazione verosimilmente post-traumatica anteriormente a livello del corpo vertebrale C 7. Per il resto non si evidenziano compressioni radicolari o sicure lesioni legamentari, mentre sono ravvisabili iniziali segni di discopatia a livello C 5-6. Una nuova risonanza eseguita il 16 gennaio 2003, così come altri esami messi in atto precedentemente, hanno fatto stato di una situazione invariata. A proposito dell'incidenza del danno alla salute sulla capacità lavorativa dell'assicurata, il dott. C.________, specialista in chirurgia, ha dichiarato che l'interessata è in grado di svolgere l'attività appresa di estetista al 100%, in quanto eventuali limitazioni quali quelle relative alla pratica del massaggio e della ceretta non sarebbero riconducibili all'infortunio, bensì alla costituzione fisica piuttosto gracile (54 kg per un'altezza di 172 cm). Per parte sua, il perito privatamente consultato dall'interessata, dott. F.________, primario di ortopedia e chirurgia ortopedica dell'Ospedale X.________, dopo aver precisato che l'assicurata ha senza dubbio subito un significativo trauma d'accelerazione/decelerazione della colonna cervicale - comunque non menzionato nella cartella di pronto soccorso - ha per contro dichiarato che l'assicurata è abile al 50% nelle attività pesanti inerenti l'attività appresa di estetista, e meglio per quel che riguarda l'esecuzione di massaggi e cerette, mentre lo è al 100% per quanto concerne le ulteriori mansioni. Nei confronti del signor P.________ dell'INSAI l'assicurata ha dal canto suo dichiarato di lavorare solo alcuni giorni a tempo pieno, dovendosi per il resto occupare anche della casa e non volendosi quindi sovraccaricare. A proposito delle difficoltà incontrate nello svolgimento dell'attività appresa ha precisato che esse riguardano l'applicazione di cerette e massaggi, in quanto queste mansioni provocano l'insorgenza di dolori cervicali. Al riguardo ha però aggiunto che il fatto di lavorare in proprio le permette di alternare lavori leggeri a attività pesanti. Ha dichiarato di conseguire un reddito netto di circa fr. 1'500.- mensili (o fr. 3'000.-/4'000.- lordi mensili), quando invece il salario mensile di un'estetista dipendente si aggirerebbe intorno a fr. 2'800.- alla fine del tirocinio e a fr. 3'200.- dopo qualche anno di pratica. Al dott. F.________ l'interessata ha inoltre dichiarato di svolgere la propria attività al 50% e di non poterla incrementare a causa dei disturbi di cui soffre. 5.6 Un attento esame degli atti induce questa Corte a concludere che è effettivamente irrilevante, ai fini del giudizio, stabilire se l'attività di estetista è totalmente esigibile per l'assicurata, malgrado i postumi dell'infortunio, oppure se vi siano limitazioni post-infortunistiche ostacolanti l'esercizio delle mansioni più pesanti quali l'applicazione di massaggi e cerette, come indicato dal dott. F.________. Come rettamente evidenziato dal Tribunale di prime cure, infatti, la formazione di estetista permette all'assicurata di svolgere, senza limitazioni e a tempo pieno, altre attività senz'altro presenti in misura sufficiente sul mercato del lavoro ticinese, tra cui quella di venditrice di prodotti cosmetici (a tal proposito si veda già solo la lista fornita dalla ricorrente indicante 16 centri specializzati). L'interessata resterebbe nell'ambito del suo settore di formazione. Secondo la generale esperienza della vita, la professione di venditrice di prodotti cosmetici non comporterebbe inoltre mansioni pesanti e sarebbe compatibile con i disturbi di cui soffre la ricorrente, non impedendole in particolare di alternare la posizione seduta a quella eretta, tramite l'ausilio di sgabelli o altro. Quanto all'asserita necessità di portare, in una professione come quella di venditrice di prodotti cosmetici, dei tacchi a spillo, che l'insorgente non potrebbe calzare a causa dei suoi disturbi, questa Corte si limita ad osservare che esistono scarpe senza tacchi ugualmente eleganti e consone all'abbigliamento normalmente richiesto in tale genere di attività. La professione citata va pertanto considerata totalmente esigibile per l'assicurata e, al contrario di quella attualmente esercitata di estetista indipendente, le consente di ridurre notevolmente il danno, come risulta dai dati salariali indicati al considerando seguente.