Citation: B 72/02 12.12.2005 E. 3

3.1 Giusta l'art. 19 cpv. 1 LPP, nella versione applicabile in concreto, in vigore fino al 31 dicembre 2004, la vedova ha diritto alla rendita per vedove se, alla morte del coniuge, deve provvedere al sostentamento di uno o più figli (lett. a) oppure ha compiuto i 45 anni e il matrimonio è durato almeno 5 anni (lett. b). Il Consiglio federale disciplina il diritto della donna divorziata alle prestazioni per i superstiti (art. 19 cpv. 3 LPP). In forza di tale delega legislativa, il Consiglio federale ha emanato l'art. 20 cpv. 1 OPP 2, il quale, sempre nella versione applicabile in concreto, in vigore fino al 31 dicembre 2004, dispone che dopo la morte dell'ex marito, la donna divorziata è equiparata alla vedova, a condizione che il matrimonio sia durato almeno 10 anni e che, in virtù della sentenza di divorzio ("im Scheidungsurteil"; "en vertu du jugement de divorce"), la donna abbia beneficiato di una rendita o di un'indennità in capitale invece di una rendita vitalizia. Similmente, l'art. 34 cpv. 5 degli Statuti della CPC stabilisce il diritto a una pensione vedovile del coniuge divorziato precisando che quest'ultimo è parificato al coniuge vedovo se il matrimonio è durato almeno dieci anni e se, in virtù della sentenza di divorzio, gli è stata attribuita una pensione o una liquidazione in capitale invece di una rendita vitalizia. 3.2 La ricorrente censura che la Corte cantonale le abbia negato il diritto a una rendita vedovile per il solo fatto di non avere beneficiato di una pensione alimentare vitalizia espressamente stabilita da un giudice in virtù di una sentenza di divorzio o di un pronunciato di modifica e questo nonostante l'ex marito avesse spontaneamente continuato a versarle quanto pattuito nella convenzione di divorzio anche dopo la scadenza del termine ivi stabilito. In particolare, chiede al Tribunale federale delle assicurazioni di modificare la propria prassi in materia nella misura in cui questa sancisce il riconoscimento di una rendita vedovile a una donna divorziata unicamente se beneficia di una prestazione alimentare espressamente stabilita nella sentenza di divorzio. Fa valere che nel caso di specie non si realizzerebbe nessun rischio di abuso, né la sua richiesta implicherebbe dispendiosi accertamenti amministrativi, posto che il defunto ex marito non ha fatto altro che "ossequiare per il futuro un obbligo già predisposto dal Pretore, continuando semplicemente a pagare l'importo da questi stabilito, senza formalmente adire di nuovo il giudice". In conclusione osserva che una relativizzazione della prassi in simile peculiare eventualità si imporrebbe poiché "i coniugi divorziati tendono logicamente a prescindere dal far capo in un secondo tempo al giudice civile qualora la situazione economica manifestamente comandi di adottare di comune accordo i necessari provvedimenti" e poiché "mantenendo la sua prassi il Tribunale federale delle assicurazioni paradossalmente penalizzerebbe queste coppie nei confronti di quelle i cui rapporti economici non consentono pattuizioni spontanee". 3.3 La CPC e PUBLICA si associano alle conclusioni del Tribunale cantonale delle assicurazioni ed osservano come la situazione concreta non giustificherebbe di scostarsi dalla giurisprudenza in materia del Tribunale federale delle assicurazioni. Per parte sua, l'UFAS rileva che la cassa pensione non deve versare una prestazione alla vedova divorziata se il diritto agli alimenti si è estinto, perché la previdenza professionale prevede la concessione di una tale rendita solamente in caso di danno, limitandone l'importo al danno effettivo. 3.4 Il Bollettino UFAS della previdenza professionale no. 1 del 24 ottobre 1986 (pag. 5) precisa che se l'obbligo di mantenimento è limitato nel tempo dalla sentenza di divorzio, il diritto della donna divorziata alle prestazioni esiste solo fino alla scadenza della data fissata. Se il coniuge divorziato decede dopo tale termine, la donna non ha diritto a nessuna prestazione, perché non c'è stata perdita di sostegno. 3.5 Per giurisprudenza, l'art. 20 OPP 2 (sempre nella versione applicabile in concreto [v. consid. 3.1]) si prefigge di coprire la perdita di sostegno che la donna divorziata subisce a seguito del decesso dell'ex coniuge e della perdita del contributo di mantenimento. Tuttavia, determinante non è la perdita effettiva di sostegno, bensì - per motivi amministrativi, dettati da considerazioni sulla sicurezza del diritto e dalla necessità di impedire eventuali abusi - solo quella risultante dalla sentenza di divorzio (RSAS 1995 pag. 139 seg.). Sempre per giurisprudenza - sviluppata a proposito dell'art. 23 cpv. 2 LAVS, nella versione in vigore fino al 31 dicembre 1996, e ripresa nel presente ambito (RSAS 1995 pag. 140 consid. 3b) - l'obbligo alimentare non deve necessariamente e unicamente essere dedotto dal testo del giudizio di divorzio o dalla convenzione sui suoi effetti accessori; esso può anche risultare da altri mezzi di prova quando ne possa essere dedotto chiaramente ("eindeutig") che le prestazioni prestate dal marito a tenore del giudizio di divorzio o della convenzione sugli effetti accessori rappresentino un indennizzo per le pretese della moglie a pensione alimentare (DTF 110 V 242).