Citation: 5A_31/2009 30.04.2009 E. 3

3.1 La Corte cantonale ha dapprima ricordato che giusta l'art. 630 cpv. 1 CC la collazione si fa in base al valore delle liberalità al momento dell'apertura della successione. Essa ha poi accertato, basandosi sulla cifra 2 del verbale allestito dal notaio divisore, che il 19 febbraio 2001 gli eredi hanno convenuto di fissare il predetto valore per le particelle n. 1158 e 1142 RFD di Y.________ in complessivi fr. 1'340'000.--. I giudici cantonali hanno indicato che, sebbene tale valore fosse fondato su una relazione tecnica del 1981 e non si riferisse alla data di decesso del de cuius, nulla impediva agli eredi di accordarsi sui valori da attribuire ai beni della successione, evitando in tal modo di dover far allestire una perizia. 3.2 Secondo il ricorrente, i giudici cantonali avrebbero violato gli art. 1 e 18 CO, perché dal verbale allestito dal notaio divisore non risulterebbe una manifestazione concorde e reciproca della volontà delle parti. Sostiene che qualora gli eredi avessero voluto concludere "un contratto successorio", questo sarebbe stato redatto in altro modo. Afferma che il punto 2 "fa corpo" con il punto 3 del verbale, da cui risulta la sua proposta, respinta dai fratelli, di collazionare in natura anche la sua parte del mappale n. 592. Del resto sia il suo patrocinatore, sia un fratello hanno successivamente rimesso in discussione la valutazione dei citati fondi. Infine, negli allegati di causa, nemmeno l'altro fratello si sarebbe basato sul verbale in questione per giustificare l'obbligo di collazionare l'importo di fr. 1'340'000.--. 3.3 In concreto, il ricorrente non sostiene che la Corte cantonale avrebbe dovuto procedere ad un'interpretazione soggettiva della volontà delle parti, ma ritiene che l'interpretazione oggettiva data al predetto verbale sia errata. 3.3.1 Con riferimento all'interpretazione di dichiarazioni scritte è opportuno rammentare che, anche se il tenore di una clausola contrattuale appare a prima vista chiaro, dalle altre condizioni menzionate dal documento, dallo scopo perseguito dalle parti oppure ancora da altre circostanze può risultare che il testo della clausola non restituisce con esattezza il senso dell'accordo (DTF 131 III 606 consid. 4.2). In questo caso, il senso della pattuizione verrà determinato mediante interpretazione. Non ci si scosterà, per contro, dal testo adottato dagli interessati, qualora non vi sia nessun serio motivo di ritenere ch'esso non corrisponda alla loro volontà (DTF 130 III 417 consid. 3.2 pag. 425). 3.3.2 Ora, dal tenore letterale del verbale risulta espressamente che gli eredi erano "concordi nel riconoscere come valori al momento dell'apertura della successione .... per le particelle no. 1158/1142 RF di Y.________ Fr. 1'340'000.--". Da una lettura del verbale non risulta invece che il consenso del ricorrente al riconoscimento di tale importo fosse sottoposto alla condizione che i coeredi accettassero la sua proposta - che invece hanno respinto - di collazionare anche un altro mappale già diviso fra le parti. Non bisogna del resto dimenticare che il documento in discussione è stato redatto da un pubblico notaio nell'ambito di una riunione in cui le parti erano assistite dai propri legali: già tale circostanza giustifica una rigorosa interpretazione letterale (DTF 131 III 606 consid. 4.2). Contrariamente a quanto ritenuto dal ricorrente non si tratta nemmeno di stabilire se sia stato stipulato "un contratto successorio", ma occorre semplicemente determinare se gli eredi hanno concordato il valore di imputazione di una liberalità dispensata in vita dal de cuius. Giova rilevare che accordarsi nel 2001 - e cioè 27 anni dopo la morte del padre delle parti - su un valore stabilito in una relazione tecnica del 1981 - e quindi in un'epoca relativamente vicina (7 anni) all'apertura della successione - non appare privo di senso, atteso segnatamente che in questo modo, come rilevato dai giudici cantonali, non è stato necessario allestire una nuova perizia. Infine, nemmeno gli altri elementi descritti nel gravame, di non agevole comprensione, sono idonei a giustificare l'interpretazione data dal ricorrente al verbale: anzi, indicando che il suo precedente legale avrebbe comunicato il 30 aprile 2001 al notaio "di riprendersi l'intera libertà di valutazione specie per la valutazione della collazione al momento dell'aperta successione", lo stesso ricorrente sottintende che tale "libertà" era stata ceduta. In altre parole egli riconosce di essersi in precedenza vincolato. La censura, manifestamente infondata, deve pertanto essere respinta.