Citation: 4D_47/2009 08.06.2009 E. 4

Nell'allegato sottoposto all'esame del Tribunale federale i ricorrenti ripropongono infatti in sostanza le tesi già fatte valere in sede cantonale e criticano la decisione della Corte d'appello in maniera appellatoria, senza proporre argomenti suscettibili di dimostrare l'asserita violazione del diritto di essere sentito né tantomeno il carattere arbitrario della decisione impugnata. 4.1 In sintesi, i ricorrenti censurano la decisione dell'autorità cantonale secondo cui nel quadro della procedura di prima istanza non erano ravvisabili i presupposti per l'applicazione dell'art. 39 CPC/TI. La loro incapacità di tutelare adeguatamente i propri interessi sarebbe, a mente dei ricorrenti, chiaramente dimostrata dal fatto che non si erano nemmeno resi conto che una parte del credito era da tempo prescritta né hanno allegato la sproporzione esistente fra gli acconti mensili per le spese accessorie e il conguaglio. Non essendo in grado di rendersi conto delle conseguenze giuridiche che avrebbe potuto cagionare la fattispecie, essi non sono nemmeno riusciti a produrre i mezzi di prova idonei a sostanziare le proprie tesi, come dimostra il fatto, non considerato dai giudici ticinesi, che hanno versato agli atti un plico di documenti incompleti e completamente disordinati. Simili argomenti non hanno nessuna possibilità di esito favorevole. I ricorrenti non possono seriamente pretendere di non essere stati consapevoli delle conseguenze della procedura di sfratto, di non aver saputo che, non avendo pagato le pigioni e le spese accessorie (rispettivamente non potendo dimostrarlo) essi sarebbero stati costretti a lasciare l'appartamento. L'udienza di discussione dinanzi alla Pretura è stata preceduta da un incontro dinanzi all'Ufficio di conciliazione, il quale a sua volta era stato preceduto da una notifica della disdetta su modulo ufficiale, regolarmente preannunciata nella lettera raccomandata del 27 giugno 2008 - inviata separatamente ai due conduttori - con la quale la locatrice aveva assegnato un termine di 30 giorni per versare gli importi ancora scoperti di fr. 13'496.-- per canoni di locazione e fr. 8'199.95 per spese accessorie, con la comminatoria che trascorso infruttuoso questo termine, il rapporto di locazione sarebbe stato rescisso. Dalle tavole processuali emerge piuttosto che i ricorrenti erano ben consapevoli del debito cumulato, che avevano esplicitamente riconosciuto il 20 aprile 2005, e della precarietà della loro posizione a causa di questo scoperto, prova ne sia che a più riprese, una prima volta nel 2005 e una seconda nel 2008, nel quadro dell'attuale procedura, essi si sono impegnati ad effettuare pagamenti rateali per evitare, appunto, lo sfratto. Il fatto ch'essi non abbiano sollevato l'eccezione di prescrizione non è un indizio della loro inadeguatezza giacché, per le ragioni esposte nel giudizio impugnato (qui riassunte al consid. E), tale eccezione sarebbe stata disattesa. I ricorrenti non avrebbero potuto trarre nessun vantaggio nemmeno dall'asserita inesigibilità dell'importo preteso per le spese accessorie a causa della sproporzione fra gli acconti e il conguaglio, giacché comunque, la disdetta era stata notificata anche a causa del mancato pagamento delle pigioni. In queste circostanze la decisione di negare i presupposti per l'applicazione dell'art. 39 cpv. 2 CPC/TI appare sostenibile. 4.2 Dinanzi al Tribunale federale i ricorrenti insistono nell'affermare che il loro diritto a un'adeguata difesa, e quindi il loro diritto di essere sentito, sarebbe stato pregiudicato dall'invio incompleto dei moduli ufficiali, che avrebbe in particolare impedito loro di venire a conoscenza delle norme sulla locazione applicabili alla fattispecie I giudici cantonali hanno ritenuto inverosimile la tesi dell'invio incompleto, anche perché sollevata per la prima volta nell'atto d'appello; sia come sia, hanno concluso i magistrati, i ricorrenti non ne hanno tratto alcuna conclusione. Lo stesso accade in questa sede. I ricorrenti non indicano concretamente quale sarebbe il pregiudizio patito; essi si limitano, come detto, a sostenere che l'invio incompleto avrebbe impedito loro di venire a conoscenza delle norme sulla locazione applicabili alla fattispecie. Ma questa affermazione non trova nessun riscontro nel comportamento da loro assunto dopo la ricezione della disdetta: essi hanno infatti contestato la disdetta entro il termine di trenta giorni, conformemente a quanto indicato a pag. 1 del modulo, dinanzi all'Ufficio di conciliazione competente per il loro Comune, indicato a pag. 4 del modulo, senza nemmeno chiedere una protrazione della locazione, verosimilmente perché l'art. 272a CO, tra l'altro riprodotto a pag. 2 del modulo, esclude questa possibilità nel caso della disdetta per mora. Anche su questo punto, dunque, la sentenza impugnata resiste alla critica.