Citation: 1A.66/2006 03.05.2006 E. 2

2.1 Gli istanti fanno valere che il Tribunale federale non avrebbe deciso su singole conclusioni (art. 136 lett. c OG), segnatamente su quelle formulate in via subordinata, e che, per svista, non avrebbe apprezzato fatti rilevanti che risultavano dagli atti (lett. d). 2.2 Affinché il Tribunale federale possa occuparsi di una domanda di revisione, non occorre che le condizioni poste dall'art. 136 OG siano adempiute, ma basta che il richiedente lo pretenda e che l'istanza soddisfi i requisiti formali minimi previsti dagli art. 140 e 141 OG (DTF 96 I 279 consid. 1). La domanda deve specificare il motivo invocato e giustificare che è fatto valere in tempo utile, indicando inoltre la modificazione della sentenza e la restituzione che sono chieste (art. 140 OG). Questi requisiti formali sono adempiuti in concreto. 2.3 Gli istanti insistendo nuovamente, e a torto, sull'asserito carattere civile o amministrativo della procedura statunitense e quindi sul carattere al loro dire abusivo della procedura di assistenza in materia penale, accennano al fatto che il Tribunale federale, non essendosi pronunciato espressamente sulle conclusioni formulate in via subordinata, non avrebbe statuito sulle stesse. L'assunto non regge. Il Tribunale federale si è infatti espresso sulla questione della pubblicità, di cui possono essere oggetto le informazioni trasmesse, e sulla portata di un cosiddetto "protective order", la cui emanazione era stata postulata in via subordinata. Esso, contrariamente a quanto addotto dai ricorrenti, ha tuttavia ritenuto che nella fattispecie le garanzie derivanti dagli accordi conclusi tra i due Stati e le assicurazioni fornite dalla SEC erano sufficienti, per cui non si giustificava formulare riserve speciali in tal senso, quali quelle da loro chieste in via provvisionale (consid. 4.2 e, in particolare, consid. 4.3 in fine e 4.4-4.5). La mancata adozione di siffatte riserve comportava pertanto chiaramente la reiezione, anche se implicita, delle relative richieste (cfr. Poudret, op. cit., vol. V, n. 4 all'art. 136 pag. 17). 2.4 Secondo l'art. 136 lett. d OG la revisione di una sentenza del Tribunale federale è ammissibile, ovvero, più correttamente, la domanda di revisione è fondata (DTF 81 II 475 consid. 1), quando il Tribunale federale, per svista, non abbia apprezzato fatti rilevanti che risultino dagli atti. La nozione di svista presuppone che il giudice abbia omesso di considerare un atto determinato o che l'abbia letto in modo erroneo, scostandosi per inavvertenza dal suo preciso tenore, in particolare da quello letterale (cfr. DTF 115 II 399 consid. 2a, 96 I 279 consid. 3). Per converso, contrariamente a quanto parrebbero sostenere gli istanti, la svista non concerne l'apprezzamento delle prove, segnatamente in concreto la valutazione degli "affidavits" da loro invocati, e neppure quello giuridico dei fatti. Il motivo di revisione previsto dall'art. 136 lett. d OG non è infatti destinato a correggere eventuali errori di diritto del giudice, fattispecie questa peraltro non realizzata nel caso di specie: segnatamente la revisone non può assumere, come implicitamente chiesto dagli istanti, la funzione di mezzo di diritto idoneo a comportare il riesame di una decisione (DTF 122 II 17 consid. 3 pag. 18/19, 96 I 280 consid. 3, 60 II 363 consid. 3; Rolando Forni, Svista manifesta, fatti nuovi e prove nuove nella procedura di revisione davanti al Tribunale federale, in: Festschrift für Max Guldener, Zurigo 1973, pag. 92; Poudret, op. cit., vol V, n. 5 e 5.4 all'art. 136). 2.5 Gli istanti, insistendo nuovamente sulla tesi, errata, che si sarebbe in presenza negli Stati Uniti di un procedimento soltanto civile e non penale, sostengono che il Tribunale federale non si sarebbe pronunciato sul quesito della prescrizione, sul quale non si era esplicitamente espresso l'UFG; circostanza quest'ultima comunque ininfluente, perché il relativo silenzio né implica il riconoscimento dell'intervento della prescrizione né tanto meno il suo intervento. L'assunto, che riprende i motivi già addotti nel ricorso di diritto amministrativo, è infondato. Nella criticata sentenza è stato chiaramente stabilito che la tesi ricorsuale, secondo cui l'assistenza richiesta avrebbe avuto per oggetto una procedura di natura meramente "civile", non poteva essere seguita (consid. 3.4-3.6 e 4.1; cfr. inoltre Silvan Hürlimann, Der Insiderstraftatbestand: Rechtsvergleichende Studie der schweizerischen und der US-amerikanischen Regelung unter Berücksichtigung der EU-Richtlinien und der aktuellen Entwicklungen im Finanzmarktrecht, tesi, Zurigo 2005, pag. 134, 139 seg., 142 e segg., 161 e segg.). Dopo aver accertato l'ammissibilità della domanda estera, il Tribunale federale ha esaminato, con riferimento alla prassi e alla dottrina, il quesito dell'asserita prescrizione dell'azione penale e ha respinto la tesi dei ricorrenti: ha in effetti stabilito che, nell'ambito dell'assistenza internazionale regolata dal TAGSU, non occorre esaminare tale questione, ritenuto che nel caso di specie l'intervento della prescrizione non era manifesto (consid. 6.1 e 6.2). Nemmeno era quindi necessario richiedere a proposito un parere giuridico, ritenuto che, come ricordato nella sentenza (consid. 6.2), non spetta di massima alle autorità e ai tribunali svizzeri esaminare se è intervenuta la prescrizione secondo il diritto dello Stato richiedente. Non si è quindi manifestamente in presenza del presupposto previsto dall'art. 136 lett. d OG.