Citation: 5A_399/2021 E. 4.1

4.1. Sul punto, la sentenza impugnata ha rovesciato il ragionamento del Giudice di prima istanza. Mentre il Pretore ha statuito che i due contratti di mutuo rappresentavano di per sé dei validi titoli di rigetto provvisorio dell'opposizione per fr. 300'000.--, ma che non era possibile determinare l'esigibilità del credito poiché le parti non avevano indicato la data d'inizio della decorrenza del termine di sei mesi previsti per il rimborso e il creditore procedente non aveva reso verosimile ( recte : dimostrato) la loro volontà di concordare una precisa data di scadenza, il Tribunale d'appello ha in sostanza rilevato che dal tenore letterale dei contratti emergerebbe chiaramente un impegno del mutuatario a restituire le somme al massimo entro sei mesi dall'assunzione di tale impegno, cioè dalla firma dei contratti. Questa sarebbe da considerare avvenuta nel febbraio 2017, come affermato dal creditore senza che l'escusso sollevasse contestazione alcuna in prima sede. Più precisamente, quest'ultimo, sostenendo (anche sulla base di un parallelismo con un altro contratto di mutuo del 10 ottobre 2016, tuttavia estrinseco ai contratti che costituiscono un titolo per l'esecuzione in questione) che le parti avrebbero "esplicitamente rinunciato a menzionare la data dell'impegno preciso al preciso scopo di evitarne la scadenza", si sarebbe invero limitato a contestare la pattuizione di una scadenza fissa, ma non avrebbe confutato l'avvenuta sottoscrizione del contratto nel febbraio 2017, per cui il Pretore, considerando "ignota" la data della firma dei contratti, avrebbe accertato i fatti in maniera arbitraria. Secondo i Giudici cantonali in effetti la circostanza che la sottoscrizione del contratto risale al febbraio del 2017 costituirebbe un'allegazione di fatto non contestata, da tenere per appurata e che non può quindi più essere rimessa in discussione in sede di reclamo. Pertanto, la pretesa di restituzione delle somme mutuate comprendenti gli interessi del 5 % dalla scadenza pattuita risulterebbe esigibile, posto che il debitore non avrebbe nemmeno preteso di aver beneficiato di una proroga e che, d'altro canto, il fatto che il creditore abbia atteso tre anni per porre la sua pretesa in esecuzione non ne rimetterebbe in discussione l'esigibilità.