Citation: 6B_437/2008 24.07.2009 E. 4

4. Ricorso di B.________ 4.1 Il ricorrente si duole innanzi tutto delle gravi carenze del verbale del dibattimento e ritiene che la CCRP sia caduta nell'arbitrio respingendo le relative censure sollevate davanti ad essa. L'ultima autorità cantonale gli ha rimproverato di non aver eccepito l'irregolarità "non appena possibile", di non aver indicato quali verbalizzazioni sarebbero state omesse dal primo giudice nonché di aver omesso di indicare perché il contenuto della telefonata - non verbalizzata - avvenuta il giorno della disgrazia con A.________ sarebbe rilevante. A ciò il ricorrente obietta che, in virtù del principio dell'affidamento e della fairness, la difesa poteva ritenere che gli accertamenti e le deposizioni cardine sarebbero stati compiutamente e correttamente riportati nel verbale in ossequio all'art. 255 cpv. 2 e 3 CPP/TI. Sostiene inoltre di aver indicato nel proprio memoriale di ricorso cantonale l'importanza di verbalizzare correttamente le dichiarazioni di M.________ nonché la rilevanza della telefonata avvenuta il 24 settembre 2002 tra il ricorrente ed A.________. 4.1.1 Secondo l'art. 255 del Codice di procedura penale del 19 dicembre 1994 del Cantone Ticino (CPP/TI; RL 3.3.3.1), il verbale del dibattimento deve indicare, tra l'altro, sommariamente lo svolgimento del dibattimento, nonché l'osservanza di tutte le formalità essenziali: deve pure menzionare tutti gli atti scritti dei quali è stata data lettura, le istanze e conclusioni, le decisioni pronunciate e il dispositivo della sentenza; a richiesta di una parte, la verbalizzazione di quanto precede può avvenire dettagliatamente (cpv. 2). Nel verbale sono riportate inoltre le risposte dell'accusato, le deposizioni dei periti e dei testimoni, se queste persone sono interrogate per la prima volta al dibattimento, o modificano al dibattimento quanto hanno dichiarato in istruttoria (cpv. 3 lett. b), o d'ufficio o su richiesta delle parti (cpv. 3 lett. c). Per i dibattimenti celebrati davanti alla Pretura penale l'art. 275 CPP/TI prevede per la redazione del verbale formalità minori. Questa regolamentazione non impedisce ovviamente una verbalizzazione che si riferisca alla norma valida per i processi davanti ad una Corte del Tribunale penale cantonale, ritenuto che il verbale del dibattimento deve comunque assolvere i requisiti imposti dal rispetto del diritto di essere sentiti (art. 29 cpv. 2 Cost.) e dall'art. 6 n. 1 CEDU (cfr. DTF 124 V 389; sentenza 6B_84/2008 del 27 giugno 2008, consid. 1). 4.1.2 Gli assunti del ricorrente, patrocinato da un avvocato, non dimostrano l'arbitrarietà della contrastata decisione. Nulla impediva l'insorgente di esigere la verbalizzazione delle dichiarazioni ch'egli riteneva atte a sostenere la tesi difensiva. Egli, fondandosi anche sul diritto di essere sentito, aveva il diritto di pretendere che le dichiarazioni di testimoni, importanti per l'esito del processo e rilasciate nel corso del dibattimento, figurassero in un verbale: eventuali carenze dovevano tuttavia essere contestate già durante il dibattimento, visto che, in caso contrario, si può ammettere una rinuncia al predetto diritto (DTF 126 I 15 consid. 2a/aa; sentenza 1P.584/1993 del 20 aprile 1994 consid. 5). A ragione quindi la CCRP ha respinto la censura del ricorrente sulla base dell'art. 288 lett. c CPP/TI perché non ha "eccepito l'irregolarità non appena possibile". Non avendo reagito al dibattimento, il ricorrente non può ora rimediare alla sua passività dolendosi dell'operato del giudice di primo grado in tale ambito. La critica si rivela infondata già per questa ragione, non v'è quindi luogo di esaminare l'ulteriore motivazione addotta dalla CCRP per respingere la censura. 4.2 A mente dell'insorgente, la CCRP avrebbe commesso arbitrio nel ritenere che il capocantiere M.________ non avrebbe ricevuto dal ricorrente una precisa delega nell'ambito della sicurezza. Tale accertamento misconosce che in un cantiere vi è sempre una gerarchia ben definita. Ciò era il caso anche per il cantiere in via X.________. Quale capo squadra è stato designato M.________, operaio esperto, che si è occupato sin dall'inizio della sicurezza verificando tra l'altro la posa corretta dei ponteggi. Durante l'istruttoria predibattimentale lo stesso M.________ ha dichiarato di essersi occupato del cantiere come responsabile. Queste dichiarazioni, rilasciate subito dopo i fatti, sono più attendibili di quelle raccolte al dibattimento - a distanza di cinque anni dai fatti - su cui l'autorità cantonale si è fondata per negare l'esistenza di una delega. Secondo il ricorrente, l'esperienza professionale, la preparazione e la formazione adeguate nel campo della sicurezza e l'effettivo comportamento sul cantiere attestano che vi è stata una chiara delega anche se non esplicita. La censura si rivela infondata per i motivi già esposti al considerando 3.5.2 che precede, a cui si rinvia. Basti qui rilevare che il fatto che M.________ fosse un operaio esperto formato nel campo della sicurezza ancora non vuol dire che avesse ricevuto un'implicita delega per le questioni afferenti la sicurezza sul lavoro. Su questo punto il ricorrente si limita a contrapporre semplicemente la propria tesi a quella ritenuta in sede cantonale, senza tuttavia sostanziare arbitrio. Per quanto concerne invece l'accertamento per cui l'insorgente avrebbe negletto di delegare la responsabilità della sicurezza sul cantiere quando è partito in vacanza, questo risulta dalle dichiarazioni rilasciate dallo stesso ricorrente nel corso del dibattimento (v. verbale del dibattimento pag. 6). L'insorgente non pretende che il verbale del dibattimento contenga citazioni non conformi alla realtà. Peraltro, la critica è lungi dal sostanziare arbitrio. 4.3 L'insorgente critica in seguito l'ultima autorità cantonale per non aver ritenuto le conclusioni del rapporto dell'ing. N.________. Da tale rapporto si evince in modo chiaro che nella particolare fase di costruzione in cui si trovava la casa erano state adottate tutte le norme di sicurezza. Ne segue che l'adozione di misure di protezione doveva avvenire dal basso, ossia dalla tromba delle scale che costituiva l'unica zona stabile della costruzione, zona di competenza della ditta K.________SA. È dunque arbitrario ritenere che la L.________SA fosse direttamente all'origine del pericolo. Pertanto alla stessa non può essere rimproverata la violazione di obblighi di protezione ex art. 229 CP. La censura non ha pregio. L'ing. N.________ ha affermato che la costruzione di una casa modulare in legno non consente di erigere barriere protettive, tuttavia ciò non vuol dire - come rettamente rilevato sia dal giudice di prime cure che dalla CCRP - che non fosse possibile adottare altre misure di sicurezza meno incisive. L'ultima autorità cantonale ha così ritenuto che il vano potesse essere protetto con la posa di un pannello resistente. È vero che nel suo rapporto l'ing. N.________ ha sostenuto che non fosse possibile fissare dei pannelli orizzontali sulle costruende solette perché non avrebbero permesso la posa delle pareti attorno al vano scale. Dalla sentenza di primo grado risulta che il giorno dell'infortunio la L.________SA aveva terminato di posare la soletta del primo piano e aveva pure posato alcune pareti del primo piano (sentenza del 15 marzo 2007 pag. 7). Dalle fotografie della polizia scientifica si evince che le pareti attorno al vano scale non erano ancora state posate il giorno dell'infortunio (incarto cantonale, atto n. 1, foto 4-7). Non si scorge perché allora non potesse venir posato un pannello resistente che impedisse le cadute perlomeno fino al momento di posare le pareti attorno al vano scale. Il rapporto citato nell'impugnativa, che si rammenta non costituire una perizia (v. supra consid. 3.6.3.3), non fornisce alcuna precisazione in merito. Pertanto, occorre concludere che, nel ritenere che il vano scale potesse essere protetto con la posa di un pannello resistente, la CCRP non ha commesso alcun arbitrio. 4.4 Arbitrari sarebbero inoltre gli accertamenti in merito alla dinamica della caduta di G.D.________. Su questo punto il ricorso risulta inammissibile. Infatti, come già ritenuto dalla CCRP, nel caso concreto sapere se la vittima abbia sollevato il telone, abbia perso l'equilibrio e sia caduta o se - secondo quanto ritenuto dal primo giudice - vi abbia camminato sopra lacerandolo e cadendo non è determinante per l'esito del giudizio (v. art. 97 cpv. 1 in fine LTF). In entrambi i casi, il comportamento della vittima non costituirebbe un fattore interruttivo del nesso causale (v. supra consid. 3.8.2 e infra consid. 4.6.2). 4.5 A mente del ricorrente, la CCRP non avrebbe sanzionato il diniego di giustizia formale commesso dal giudice di primo grado. Né quest'ultimo né la Corte cantonale avrebbero infatti considerato che il giorno dell'infortunio A.________, mentre si trovava sul cantiere, ha telefonato all'insorgente. Non si scorge, e il ricorrente non spiega, quale rilevanza avrebbe questo episodio sull'esito del procedimento. Peraltro anche la CCRP aveva osservato che egli non indicava le ragioni per cui riteneva importante il colloquio telefonico con A.________ e cosa mirava a provare (sentenza impugnata pag. 20). Non v'è dunque motivo di soffermarsi oltre sulla critica in quanto inammissibile (v. art. 97 cpv. 1 LTF). 4.6 Sotto il profilo del diritto materiale, il ricorrente lamenta la violazione degli art. 11 e 117 CP. Contesta che possa essergli attribuito un ruolo di garante. Questo ruolo non può essere dedotto dalla vOLCostr, ma tutt'al più da un obbligo di adottare misure di protezione richieste da uno stato di pericolo creato in precedenza. Sennonché tale pericolo è da ricondurre all'impresario incaricato della tromba delle scale e non alla L.________SA. Per quanto riguarda poi il nesso causale, questo sarebbe stato interrotto dall'imprudente comportamento della vittima nonché dalle imprevedibili mancanze di M.________. G.D.________ conosceva i piani, le particolarità del tipo di costruzione, la pericolosità del primo piano e sapeva della presenza della tromba delle scale, ciò nonostante ha camminato su una superficie che sapeva essere un campo minato. La causalità adeguata sarebbe stata interrotta anche perché la vittima è caduta con la faccia in giù e dunque mentre verificava cosa vi fosse sotto il telone. Quanto a M.________, malgrado fosse a conoscenza della necessità di chiudere i buchi nella soletta, la sera dell'infortunio non vi ha provveduto. 4.6.1 Già si è visto (v. supra consid. 3.3) che l'autorità cantonale non ha affatto dedotto il ruolo di garante dalla vOLCostr, ma ha ritenuto che tale ruolo discendesse dalla situazione di rischio pregresso a cui è stata esposta la vittima (sentenza impugnata pag. 16). Contrariamente a quanto preteso nel gravame, all'origine del rischio non vi è la K.________SA, bensì la L.________SA. In effetti, secondo quanto accertato dal giudice di primo grado, fino a qualche giorno prima dell'infortunio il vano scale non era raggiungibile. È stata la L.________SA a realizzare il primo piano in cui era presente il buco, piano percorso dalla vittima e buco in cui è caduta. Risulta pertanto corretto sostenere che la L.________SA fosse all'origine del pericolo. 4.6.2 A torto inoltre il ricorrente si avvale di un'interruzione del nesso causale. Il comportamento della vittima è certo stato imprudente, ma non costituisce una circostanza così eccezionale da non poter essere prevista. Che il proprietario visiti il cantiere della sua futura abitazione infatti non ha nulla di straordinario soprattutto considerata l'autorizzazione che nel caso concreto aveva ricevuto per effettuare personalmente alcuni lavori. Pur ammettendo che, come sostenuto nel ricorso, la vittima conoscesse i piani della costruzione e sapesse della pericolosità del cantiere in quella fase ove le pareti in legno erano ancora instabili, la causalità non sarebbe interrotta. G.D.________ non è deceduto a causa dell'instabilità delle pareti, ma a seguito della caduta in un buco non protetto contro le cadute appunto. Il fatto poi che i proprietari sapessero dell'esistenza della tromba delle scale nulla muta. Le dichiarazioni di H.________ riportate nell'impugnativa non avvalorano la tesi del ricorrente, anzi. Risulta infatti che dopo una prima esitazione alla vista del telone, H.________ ha controllato con il piede la solidità della soletta ed è in seguito passato. Il telone - che copriva tutto il buco e parte della soletta - non solo nascondeva il pericolo ma lo rendeva più insidioso, inducendo in errore H.________ e la vittima. Se fossero state prese le misure di protezione contro le cadute appare evidente che, pur penetrando nel cantiere, salendo al primo piano e camminando sul telone, G.D.________ non sarebbe rovinato nel vano scale. In merito all'ipotesi che G.D.________ abbia alzato il telone per vedere cosa vi fosse sotto, si rinvia a quanto già esposto per il ricorso di A.________ (v. supra consid. 3.8.2), è sufficiente qui ribadire che tale comportamento non è un fattore interruttivo del nesso causale. Neppure il comportamento di M.________ è un fattore interruttivo della causalità. Secondo gli accertamenti cantonali esenti da arbitrio (v. supra consid. 4.2), l'operaio M.________ non ha ricevuto una precisa delega per adottare le misure di protezione. Non costituisce dunque una circostanza straordinaria il fatto che egli non abbia provveduto a chiudere i buchi nella soletta. Il nesso causale tra le omissioni del ricorrente e la morte di G.D.________ non è quindi stato interrotto. La censura, infondata, va respinta. 4.7 Il ricorrente si sorprende infine della motivazione con cui la CCRP ha respinto le sue censure relative alla pena. Nel fissare la pena il primo giudice si è limitato ad affermare che i comportamenti dell'insorgente e di A.________ dovevano essere posti sul medesimo livello di gravità e che si è ispirato al metodo "Sollberger" per commisurare le aliquote giornaliere. Il ricorrente rimprovera la Corte cantonale per aver sostituito tale motivazione con una altrettanto scarna, invece di accogliere il suo ricorso per violazione del diritto di essere sentito e di rinviare la causa al primo giudice per completare gli accertamenti. 4.7.1 Con il titolo marginale "Obbligo di motivazione", l'art. 50 CP impone al giudice di esporre nella sentenza le circostanze rilevanti per la commisurazione della pena e la loro ponderazione. Il giudice deve quindi indicare gli elementi da lui considerati decisivi relativi al reato o all'autore, in modo tale che sia possibile controllare se e in quale maniera tutti i fattori rilevanti, sia a favore che a sfavore del condannato, sono stati effettivamente ponderati. In altre parole, la motivazione deve giustificare la pena pronunciata e permettere in particolare di seguire il ragionamento che ne è alla base. Al giudice non incombe tuttavia di esprimere in cifre o percentuali l'importanza attribuita agli elementi determinanti per la commisurazione della pena (v. sentenza 6B_472/2007 del 27 ottobre 2007 consid. 8.1 e rinvii). 4.7.2 Effettivamente la motivazione della pena è molto contenuta o parca per riprendere l'espressione usata dalla CCRP. Il ricorrente - che non contesta l'entità della pena - si duole della mancata precisazione delle ragioni che hanno indotto il giudice a fissare il numero e l'ammontare delle aliquote giornaliere. Orbene, il numero delle aliquote giornaliere è fissato in funzione della colpevolezza dell'autore (art. 34 cpv. 1 CP), mentre il suo importo è stabilito secondo la situazione personale ed economica dell'autore al momento della pronuncia della sentenza (art. 34 cpv. 2 CP). Nella sua motivazione il giudice ha descritto la colpa del ricorrente e ha inoltre precisato di aver tenuto conto della situazione economica dell'accusato. L'insorgente non sostiene che il giudice avrebbe valutato erroneamente la sua colpa né che la pena inflittagli sia senza alcun rapporto con la sua situazione personale ed economica. Pertanto, occorre concludere che, seppur succinta, la motivazione della pena è sufficiente. La critica va quindi respinta. 4.8 Da tutto quanto esposto discende che, per quanto ammissibile, il ricorso di B.________ va respinto.