Citation: 1A.153/2001 13.02.2002 E. 4

Le ricorrenti considerano disatteso l'art. 2 lett. d AIMP avendo le Autorità italiane violato l'art. 429 CPP/it., che regola il contenuto del "decreto che dispone il giudizio". Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha infatti dichiarato a due riprese la nullità del decreto, ritenuto che esso non adempiva le esigenze formali previste dal diritto procedurale italiano. Ora, nella fattispecie, la procedura di assistenza è retta in primo luogo dalla CEAG, non dal diritto interno, per cui la cooperazione non può essere rifiutata che alle condizioni previste dal Trattato (cfr. art. 2 CEAG; sentenza inedita del 12 giugno 1995 nella causa Fiduciaire A., consid. 7b). Comunque, l'art. 2 lett. d AIMP, secondo cui la domanda è irricevibile se vi è motivo per credere che il procedimento all'estero presenti gravi deficienze, mira essenzialmente a impedire che la Svizzera conceda l'assistenza giudiziaria per procedimenti penali che non garantiscono alle persone perseguite i diritti sanciti dalla CEDU o che violino l'ordine pubblico internazionale (DTF 125 II 356 consid. 8a pag. 364 e rinvii; cfr. anche, a questo proposito, l'art. 2 CEAG). L'art. 2 lett. d AIMP, come le lett. a-c, tutela quindi l'accusato nel procedimento penale estero (DTF 115 Ib 68 consid. 6 pag. 87). Le ricorrenti non hanno la veste di accusate nella procedura penale estera e non possono quindi prevalersi di asserite manchevolezze procedurali ai sensi degli art. 2 AIMP, rispettivamente dell'art. 2 lett. b CEAG, peraltro non esplicitamente invocato. Ritenuto che, come visto (cfr. consid. 2), A.A.________, contro cui è diretto il procedimento italiano, non è legittimato a ricorrere, la censura relativa a pretese manchevolezze del procedimento penale, peraltro non fondata su una precisa violazione di diritti fondamentali, è inammissibile e non deve quindi essere esaminata nel merito. D'altra parte, abbondanzialmente, ci si può chiedere se l'art. 429 CPP/it., relativo al "decreto che dispone il giudizio", non riguardi essenzialmente prescrizioni di forma, la cui errata interpretazione o applicazione non comporta lesioni così gravi della CEDU da implicare il rifiuto dell'assistenza (cfr. sentenza inedita dell'11 settembre 2000 nella causa contitolari del conto Y., incarto n. 1A.354/1999 consid. 5a e rinvio, riguardante gli art. 416 e 417 CPP/it.)