Citation: 2C_967/2020 E. 10.3.2

10.3.2. Nella misura in cui le autorità cantonali giustificano la necessità dell'estensione del contratto collettivo facendo riferimento alla tendenza al ribasso dei salari "dovuta alla forte presenza di manodopera proveniente dall'Unione europea" mentre le ricorrenti sostengono un'assenza di dumping salariale, va d'altra parte rilevato: (a) che la dimostrazione di ripetuti abusi in ambito salariale (dumping) non era indispensabile perché, come indicato anche dalla SECO in risposta, per simili situazioni è prevista piuttosto la procedura agevolata di cui all'art. 1a LOCCL (messaggio del Consiglio federale del 23 giugno 1999 concernente l'approvazione degli accordi settoriali tra la Svizzera e la CE, FF 1999 5092, 5349 segg.; RONCORONI, op. cit., n. 53 segg. pag. 407 segg.), che non è stata qui però applicata perché la domanda di conferimento del carattere obbligatorio non è stata presentata dalla Commissione tripartita (come previsto dall'art. 1a LOCCL), bensì dagli opponenti 1-3, ed ha quindi seguito l'iter usuale; (b) che il riferimento a dati più concreti da parte dello stesso Consiglio di Stato ticinese sarebbe stata certo auspicabile, ma che il forte afflusso di lavoratori frontalieri nel Cantone Ticino e le problematiche salariali che esso genera, cui rinviano le autorità nella loro decisione, sono in definitiva degli aspetti notori, riguardo ai quali sono per altro reperibili dati ufficiali anche in rete (in merito, cfr. in particolare i siti dell'Ufficio federale rispettivamente dell'Ufficio cantonale di statistica) e che non occorreva quindi provare ulteriormente, né attraverso la consultazione di periti, come richiesto dalle ricorrenti, né in altro modo (art. 11 LOCCL; DTF 143 IV 380 consid. 1.2; 135 III 88 consid. 4.1; 134 III 224 consid. 5.2; sentenza 2C_714/2021 dell'8 giugno 2022 consid. 6.2); (c) che puntuali prove in merito alla situazione specifica, che poteva portare il Governo cantonale ad ammettere una necessità di intervento ai sensi dell'art. 2 cifra 1 LOCCL, emergono in ogni caso anche da alcuni documenti prodotti davanti al Tribunale federale con la domanda di conferimento dell'effetto sospensivo al ricorso e, più in particolare: dal doc. 3, che dà conto di salari estremamente bassi offerti sul mercato del lavoro ticinese ad architetti "con esperienza", nonché dal doc. 4, indirizzato da un ingegnere civile attivo nel Cantone Ticino al Dipartimento ticinese dell'economia e nel quale - il 3 giugno 2020, quindi in tempi molto più recenti di quelli cui si riferisce la relazione del 23 agosto 2013 citata dalle ricorrenti (precedente consid. 10.3) - è indicato: "il mercato del lavoro nel settore dell'ingegneria civile, architettura e professioni affini ha subito in Ticino un forte degrado e subisce tuttora una forte pressione sui salari. Queste professioni che erano ritenute fino a pochi anni fa esenti da dumping e casi di sostituzione sono ora toccati da questi fenomeni. La corsa al ribasso degli onorari ha dato il via ad una spirale negativa di ribassi e sotto costi sia nell'ambito privato, che negli appalti pubblici. In alcune realtà, complice anche la possibilità di reclutare all'estero personale, si è arrivati a pagare architetti e ingegneri con salari di 1'500-2'000.-/mensili. Se questa situazione forse può essere interessante o accettabile per il personale frontaliere, visto che rispecchia i salari oltre confine, è palesemente insostenibile per la popolazione residente. Tuttavia, questa situazione ha generato l'abbassamento dei salari dei residenti e per poter garantire la competitività sul mercato degli onorari alcuni studi preferiscono cercare personale oltre confine. La pressione sui salari di diplomati residenti e/o attivi oltralpe ha inoltre ridotto fortemente l'attrattiva del Ticino quale luogo di lavoro per i giovani diplomati partiti oltralpe a studiare". Nemmeno la seconda serie di critiche che si riferisce alle condizioni previste dall'art. 2 cifre 1 e 2 LOCCL può essere quindi condivisa.