Citation: 4D_95/2009 25.02.2010 E. 4

L'allegato inoltrato al Tribunale federale non ossequia le esigenze di motivazione qui sopra descritte. Con un'argomentazione intricata e a volte anche tendenziosa, il ricorrente critica infatti indistintamente le considerazioni dei giudici di primo e secondo grado, senza confrontarsi in maniera chiara e dettagliata con il contenuto della sentenza impugnata. 4.1 In primo luogo assevera che, con ordinanza del 22 febbraio 2005, la Pretora avrebbe arbitrariamente e in violazione dell'art. 252 CPC/TI rifiutato la sua richiesta di delucidazione e completazione perizia, nonostante essa mirasse a chiarificare aspetti rilevanti ai fini delle conclusioni peritali. Omettendo di esaminare questo suo argomento, già sollevato in sede cantonale, la Camera di cassazione civile avrebbe violato il suo diritto di essere sentito. Manifestamente appellatoria, la censura è inammissibile. La tesi secondo la quale il ricorrente avrebbe già sottoposto la questione all'autorità cantonale è formulata in maniera generica, senza alcuna indicazione dei relativi passaggi nel suo atto d'appello. Egli non contesta adeguatamente nemmeno i motivi addotti nell'ordinanza del 22 febbraio 2005 per respingere la sua richiesta, in particolare l'affermazione secondo la quale i suoi quesiti volevano agganciarsi e riprendere domande alle quali, per come erano state formulate, il perito aveva già dato chiara e univoca risposta. Il ricorrente tralascia inoltre di menzionare che il 6 maggio 2005 la sua richiesta è stata nuovamente respinta, unitamente a una domanda di assunzione suppletoria di prove (segnatamente di documenti concernenti il peso della motocicletta) trattandosi di elementi "invocati dall'attore a sostegno di un nuovo argomentare, di critica e messa in discussione delle risultanze peritali nell'intento di meglio sostanziare le proprie posizioni di causa di fronte a elementi probatori ritenuti non abbastanza convincenti, rispettivamente sfavorevoli, ciò che appunto non è ammissibile fare nell'ambito della norma e dell'istituto invocato". Su tali questioni il ricorso è silente. Esse depongono comunque a sfa-vore dell'asserita violazione del diritto di essere sentito per la mancata assunzione della prova richiesta. In effetti - come pertinentemente rilevato dall'opponente - se è vero che il diritto di essere sentito in senso lato include il diritto di richiedere l'assunzione delle prove determinanti ai fini del giudizio, tale facoltà presuppone in ogni caso che la richiesta avvenga conformemente alle modalità prescritte dalle normative procedurali applicabili (DTF 124 I 241 consid. 2 con rinvii). 4.2 Il ricorrente prosegue il suo esposto con la stessa strategia argomentativa, facendo astrazione dai motivi addotti dai giudici per respingere le sue pretese, rispettivamente distorcendoli. 4.2.1 Con riferimento al giudizio sulla correttezza della manovra dell'automobilista, ad esempio, egli nemmeno menziona il fatto che i suoi argomenti sono stati disattesi per due motivi: in primo luogo perché appellatori - e pertanto inammissibili - e secondariamente perché comunque la valutazione pretorile resiste alla censura di arbitrio (cfr. consid. 2.2). Dinanzi al Tribunale federale egli censura solo la seconda motivazione - riproponendo in sostanza gli stessi argomenti già addotti in sede cantonale, secondo le stesse (inammissibili) modalità - ciò che permette di dichiarare il gravame d'acchito inammissibile su questo punto. Secondo costante giurisprudenza, infatti, qualora la sentenza impugnata si fondi su due motivazioni alternative e indipendenti, il ricorrente deve confrontarsi con entrambe, pena l'irricevibilità della censura (DTF 132 III 555 consid. 3.2; 132 I 13 consid. 3 e 6). 4.2.2 Con riferimento all'accertamento relativo alla velocità da lui tenuta in occasione del sinistro, egli travisa invece la portata del giudizio querelato, laddove pretende che la Corte cantonale avrebbe riconosciuto l'inattendibilità dei testi nel valutare la velocità di un centauro e si sarebbe basata solo sulla perizia. Questa tesi è priva di riscontro nell'atto criticato, nel quale, come già indicato al consid. 2.2, la Camera di cassazione civile ha piuttosto riconosciuto alle dichiarazione dei testi valore di indizi, da valutarsi unitamente alla perizia giudiziaria. 4.2.3 Il ricorrente rimprovera inoltre alla Corte cantonale di non aver tenuto in nessuna considerazione l'accertamento - rilevante - secondo il quale al momento dell'impatto la vettura "si trovava in buona parte oltre la linea mezzana della strada, ovvero già in quella di contromano". Sennonché quest'affermazione si scontra con il contenuto del consid. 7a della sentenza impugnata, laddove, nel quadro del riesame - sotto il profilo dell'arbitrio - della valutazione della velocità del ricorrente effettuata in prima istanza si legge "l'automobilista, che già si trovava parzialmente sulla corsia di contromano orientato obliquamente sul campo stradale." 4.2.4 Sempre in relazione alla valutazione della velocità da lui tenuta al momento dell'incidente, egli critica diffusamente la perizia giudiziaria "palesemente errata sia nel metodo che nel risultato", ma non spende una parola sulla considerazione dei giudici ticinesi, per cui la corrispondente censura sollevata in sede cantonale non è stata tenuta in considerazione siccome fondata sulla valutazione peritale allestita il 4 aprile 2007 dal Laboratorio tecnico Sperimentale della Supsi, prodotta irritualmente solo dinanzi al Tribunale d'appello e pertanto inammissibile. Sia come sia, a questo proposito giova ricordare che, qualora le autorità cantonali - che nell'ambito della valutazione delle prove godono di un ampio margine di apprezzamento (DTF 134 V 53 consid. 4.3 pag. 62) - abbiano fondato il loro giudizio sulla perizia giudiziaria, il Tribunale federale interviene per violazione dell'art. 9 Cost. solo se il perito non ha dato risposta ai quesiti postigli, oppure quando le sue conclusioni risultano in contraddizione con sé stesse oppure ancora quando la perizia presenta lacune così evidenti da essere riconoscibili anche a un laico in materia. Fatte salve queste ipotesi, il giudice del merito non è tenuto a sottoporre la perizia giudiziaria a particolari verifiche; in altre parole, non è arbitrario far capo a un'opinione del perito anche quando questa potrebbe non reggere ad un esame tecnico specifico e dettagliato (DTF 118 Ia 144 consid. 1c; sentenza 4P.9/2005 del 10 maggio 2005 consid. 2.1). In concreto, anche se le critiche che il ricorrente rivolge contro la valutazione della sua velocità secondo il metodo della conservazione del moto - incentrate sul peso della motocicletta e del vaso di fiori contro cui si è schiantata - non appaiono prive di ogni pertinenza, la decisione dei giudici di riferirsi alla perizia non può dirsi manifestamente insostenibile già perché l'esperto ha raggiunto la medesima conclusione anche sulla base del metodo balistico, che il ricorrente critica - ancora una volta - in maniera del tutto appellatoria e quindi inammissibile.