Citation: 6B_948/2015 E. 2

Invocando gli art. 29 e 30 Cost., nonché l'art. 6 CEDU, l'insorgente rimprovera alla CRP di aver trasceso la propria competenza. Confermando il non luogo a procedere e pronunciandosi su questioni di merito relative alla sussistenza dei presupposti dei reati denunciati/querelati, oltre a violare l'art. 310 CPP, i principi della legalità e in dubio pro duriore, la CRP lo avrebbe privato delle garanzie del giudice naturale e dei "vari gradi giurisdizionali [del giudizio di merito], nell'ipotesi che sia aperta l'istruzione e promosso l'atto o il decreto d'accusa". La censura non ha pregio. Nel Cantone Ticino la CRP è l'autorità competente per statuire sui reclami giusta gli art. 393 segg. CPP (art. 62 cpv. 2 della legge ticinese del 10 maggio 2006 sull'organizzazione giudiziaria; RL/TI 3.1.1.1). In quanto giurisdizione di reclamo, dispone di un pieno potere d'esame in fatto e in diritto (art. 393 cpv. 2 CPP; v. pure sentenza 6B_93/2014 del 21 agosto 2014 consid. 3.5) e non è vincolata dalle motivazioni e conclusioni delle parti (art. 391 cpv. 1 CPP). In concreto, la CRP si è limitata a esaminare se le condizioni poste dal CPP per emanare un decreto di non luogo a procedere fossero riunite. Tra queste figura il mancato adempimento degli elementi costitutivi di reato (art. 310 cpv. 1 lett. a CPP), di modo che non può essere rimproverato alla CRP di aver trasceso le proprie competenze per essersi pronunciata sulla sussistenza delle infrazioni oggetto del contestato decreto. Quanto alla pretesa violazione dell'art. 310 CPP e dei principi invocati, le relative censure si rivelano inammissibili, perché strettamente connesse con il giudizio di merito che il ricorrente non è legittimato a contestare (v. consid. 1.3).