Citation: 6B_22/2023 E. 3.3

3.3. Con scritto del 7 novembre 2022 la Corte cantonale ha fissato alle parti un termine per comunicare se chiedevano che fosse indetto un nuovo dibattimento o se vi rinunciavano. Ha precisato che le questioni ancora aperte erano già state ampiamente dibattute al dibattimento di appello del 27 aprile 2022. Il ricorrente ha comunicato l'8 novembre 2022 alla Corte cantonale che rinunciava ad un dibattimento orale. In concreto, l'appello non è stato interposto contro la sentenza di un giudice unico, sicché la condizione dell'art. 406 cpv. 2 lett. b CPP per eseguire una procedura scritta con il consenso delle parti non è adempiuta. Come si è visto, il consenso delle parti alla procedura scritta non è di per sé decisivo, dovendo essere realizzate anche le condizioni cumulative dell'art. 406 cpv. 2 CPP. La Corte cantonale avrebbe nondimeno potuto trattare l'appello in procedura scritta nei casi previsti dall'art. 406 cpv. 1 CPP, in particolare se occorreva statuire esclusivamente in merito a questioni giuridiche (art. 406 cpv. 1 lett. a CPP). Ora, con la sentenza impugnata, essa ha statuito sulla colpevolezza del ricorrente per il reato di tentato omicidio intenzionale. Ha in particolare negato che i fatti per i quali egli era stato prosciolto dalla Corte di primo grado fossero gli stessi di quelli oggetto della condanna per tentato omicidio intenzionale ed avessero quindi un effetto preclusivo sulla stessa in virtù del principio "ne bis in idem". La CARP ha inoltre ricommisurato la pena detentiva, fissandola in sei anni e sei mesi, ed ha ordinato l'espulsione del ricorrente dal territorio svizzero per la durata di cinque anni. Il giudizio sull'esistenza o meno di un'identità dei fatti, che avrebbe impedito una condanna sulla base del principio "ne bis in idem", concerneva la questione di sapere se si trattava degli stessi fatti (DTF 144 IV 362 consid. 1.3.2). Ciò implicava un accertamento e un confronto dei fatti in esame. Non si trattava esclusivamente di applicare una disposizione legale, sicché la questione non era meramente giuridica. Poiché la Corte cantonale era inoltre tenuta ad eseguire una nuova commisurazione della pena, un'udienza si imponeva di principio anche al fine di tenere conto della situazione personale del ricorrente, frattanto mutata. Una nuova fissazione della pena in seguito a un rinvio implica infatti una valutazione di tale situazione al momento del nuovo giudizio, ciò che comporta di regola la necessità di eseguire ulteriori accertamenti (cfr. STEFAN KELLER, in: Basler Kommentar, Schweizerische Strafprozessordnung, 3a ed. 2023, n. 2 all'art. 406 CPP; MARLÈNE KISTLER VIANIN, in: Commentaire romand, Code de procédure pénale suisse, 2a ed. 2019, n. 8 all'art. 406 CPP). In tali circostanze, la Corte cantonale non ha statuito unicamente su mere questioni giuridiche, ma anche su aspetti che presuppongono l'accertamento di fatti e la valutazione di prove. Trattando l'appello in procedura scritta, essa ha quindi violato l'art. 406 cpv. 1 CPP, non essendone dati i presupposti. Spetterà pertanto ai giudici cantonali ordinare un nuovo dibattimento orale.