Citation: 1A.151/2003 23.07.2003 E. 3

Il ricorrente contesta essenzialmente che sia in concreto realizzato un pericolo di fuga e ritiene che l'UFG avrebbe ammesso in modo astratto tale requisito, senza esaminare la sua situazione personale. Sostiene di avere in Svizzera solidi legami personali e familiari, in particolare con la madre e il patrigno, mentre non avrebbe più legame con il suo paese d'origine. Queste circostanze, e l'assenza di disponibilità finanziarie, escluderebbero, secondo il ricorrente, un concreto rischio di latitanza. Né sarebbe adempiuto, sempre al suo dire, un pericolo di collusione, vista la detenzione preventiva cui soggiacciono gli altri indagati e l'avvenuto sequestro degli stupefacenti da parte delle Autorità italiane. 3.1 Pur avendone avuto la possibilità, il ricorrente non ha impugnato l'ordine d'arresto con un reclamo al Tribunale federale. In questa sede egli contesta la detenzione soprattutto dal profilo di una pretesa mancanza di rischi di fuga e di collusione. Tali censure non vengono tuttavia sollevate in relazione a fatti nuovi, intervenuti dopo l'arresto del ricorrente, sicché egli avrebbe potuto presentarli tempestivamente già nell'ambito di un'eventuale impugnativa contro l'ordine di arresto del 14 febbraio 2003, notificato all'interessato il 4 giugno 2003; tanto più ch'egli era assistito da un legale dal 6 giugno 2003 (cfr. sentenza inedita 8G.76/2001 del 14 novembre 2001, consid. 1c e rinvio). Ci si può chiedere se, nelle esposte circostanze, il ricorrente non avesse dovuto innanzitutto impugnare l'ordine di arresto anziché rinunciarvi per poi chiedere all'UFG di essere scarcerato nove giorni dopo la notificazione di tale ordine. Visto l'esito del gravame, il quesito può comunque rimanere indeciso. 3.2 Secondo l'art. 47 AIMP, applicabile anche nell'ambito di una domanda di scarcerazione (DTF 112 Ib 347 consid. 3), si può prescindere dalla detenzione estradizionale segnatamente se la persona perseguita verosimilmente non si sottrarrà all'estradizione né comprometterà l'istruzione penale (art. 47 cpv. 1 lett. a AIMP) o se essa non è in condizione di essere incarcerata, come pure se altri motivi lo giustificano (art. 47 cpv. 2 AIMP). La giurisprudenza ha in particolare avuto modo di ravvisare nella grave malattia del detenuto e nei suoi legami familiari in Svizzera dei sufficienti motivi che rendevano improbabile un rischio di fuga e giustificavano quindi una sua messa in libertà provvisoria (cfr. sentenza 1A.170/1997 del 16 giugno 1997, consid. 3, pubblicata in Pra 89/2000 n. 94 pag. 566 segg.). Premesso che la carcerazione non è in concreto posta in discussione sulla base di motivi di salute, peraltro non ravvisabili nella fattispecie, non risulta che il ricorrente abbia tuttora legami decisivi in Svizzera, tali da escludere un rischio di fuga. Certo, egli è giunto nel 1994 in Ticino, dove ha vissuto con la madre e il patrigno frequentandovi per quattro anni la scuola media. Tuttavia, riguardo alla sua situazione attuale, risulta che egli vi ha svolto unicamente delle attività lavorative saltuarie per conto di un'agenzia di collocamento e che, recentemente, si è recato nella Repubblica Dominicana per un periodo ragguardevole (dal 26 novembre 2002 al 10 maggio 2003). Quest'ultima circostanza non permette d'altra parte di condividere l'opinione del ricorrente laddove sostiene di non avere mantenuto legami significativi con il suo paese d'origine. In tali circostanze, la presenza dei genitori in Ticino e il fatto ch'egli si sia presentato spontaneamente alla Polizia dopo avere saputo ch'essa lo cercava non possono essere ritenuti decisivi in mancanza di ulteriori relazioni con la Svizzera. La maggiore età del ricorrente, la mancanza di un'attività professionale in Svizzera e le sue relazioni all' estero sono in concreto determinanti e consentono di ritenere probabile che l'interessato possa sottrarsi all'estradizione se posto in libertà provvisoria. Tenuto conto dell'importanza del rischio di fuga, l'UFG poteva d'acchito scartare la possibilità di ordinare dei provvedimenti meno incisivi della detenzione, come permetterebbe l'art. 47 cpv. 2 AIMP; ciò tanto più che il ricorrente medesimo afferma di non essere in grado di versare una cauzione. Né il deposito dei documenti di legittimazione e l'imposizione di controlli periodici costituiscono, in un caso come il presente, misure sufficienti a dissuadere il detenuto dal prendere la fuga, ciò che la Svizzera è tenuta ad evitare anche in virtù dei suoi obblighi internazionali (cfr. art. 16 n. 4 della Convenzione europea di estradizione del 13 dicembre 1957, che regge in questa materia i rapporti tra Svizzera e Italia). Visto che l'UFG ha ritenuto a ragione la detenzione giustificata sulla base di un rischio di fuga dell'interessato, non occorre esaminare se, nella fattispecie, sia realizzato anche un pericolo di collusione.