Citation: 1S.15/2004 14.01.2005 E. 2

2.1 Il ricorrente contesta la sussistenza delle premesse che potrebbero giustificare il mantenimento del carcere preventivo. 2.2 Secondo l'art. 44 PP, l'imputato può essere incarcerato solo quando esistano gravi indizi di colpevolezza a suo carico. Occorre inoltre che si possa presumere la sua imminente fuga, ciò che si realizza quando all'imputato sia attribuito un reato punibile con la reclusione o quando egli non sia in grado di stabilire la propria identità o non abbia domicilio in Svizzera (cifra 1), oppure se determinate circostanze fanno presumere ch'egli voglia far scomparire le tracce del reato o indurre testimoni o coimputati a fare false dichiarazioni o voglia compromettere in qualsiasi altro modo il risultato dell'istruttoria (cifra 2). Ciò corrisponde alle esigenze di legalità, dell'esistenza di ragioni d'interesse pubblico e di proporzionalità derivanti dal diritto alla libertà personale (art. 10 cpv. 2, 31 cpv. 1 e 36 cpv. 1 Cost.) e dall'art. 5 CEDU. In concreto, la Corte dei reclami penali ha ritenuto l'esistenza sia di gravi indizi di colpevolezza sia dei rischi di collusione e di fuga. 2.3 I requisiti posti per la valutazione dell'esistenza di gravi indizi di colpevolezza giustificanti la detenzione, nei diversi stadi dell'inchiesta penale, non sono identici. Sospetti ancora poco precisi, ma sorretti da imprecisioni o variazioni nelle dichiarazioni dell'imputato, possono essere considerati sufficienti all'inizio delle indagini, ma, dopo il compimento di tutti gli atti istruttori, che possono entrare in linea di conto, la prospettiva di una condanna deve sembrare vieppiù fortemente verosimile (DTF 116 Ia 143 consid. 3c). 2.3.1 In concreto, il ricorrente è detenuto dal 19 luglio 2004 e l'inchiesta non è certo ai suoi inizi; essa non è comunque nemmeno prossima alla sua conclusione. Infatti, l'11 novembre 2004, le indagini sono state estese ai reati di riciclaggio (art. 305bis CP) e di usura (art. 157 CP). Secondo il MPC sono inoltre all'esame ulteriori ipotesi di reato, in particolare per infrazione alla legge federale sulle armi, fattispecie che interessa diverse persone e richiede una coordinazione internazionale. L'inchiesta non è limitata all'agire del ricorrente, ma coinvolge molti soggetti inseriti o facenti capo a un'unica struttura criminale di tipo mafioso, per cui occorre tener conto pure delle indagini in atto anche contro altri coimputati. L'inchiesta si situa in una fase intermedia, di modo che, in questo stadio della procedura, se non sono sufficienti indizi vaghi, neppure può essere pretesa la produzione di prove definitive. 2.3.2 Nella fattispecie, il procedimento penale s'inserisce nel quadro di una vasta inchiesta internazionale. Il ricorrente è sospettato di far parte di un'organizzazione criminale secondo l'art. 260ter CP, che ha operato a livello transnazionale per parecchi anni. Al ricorrente si rimprovera, in particolare, come precisato dal MPC nelle osservazioni al ricorso, la compravendita di 1 kg di cocaina a R.________ il 19 luglio 2004, ciò che ne ha comportato l'arresto in flagranza di reato. Egli è inoltre indagato per altri fatti ed episodi penalmente rilevanti, rientranti nel tipico modo d'agire di siffatte organizzazioni. Esponenti di spicco dell'organizzazione sono pure indagati nell'ambito di un'inchiesta condotta dalla Procura della Repubblica di Catanzaro sull'attività della cosiddetta "Cosca di Mesoraca". Secondo la Corte dei reclami penali, il ricorrente ha intrattenuto strette relazioni, che travalicherebbero manifestamente quelle della semplice amicizia, con alcuni dei principali esponenti dell'organizzazione, tra cui B.________ e C.________, che ha riferito più volte di aver trafficato sostanze stupefacenti con il ricorrente. Sempre secondo l'istanza precedente, agli atti vi sono inoltre chiare indicazioni di intensi contatti telefonici e personali, in Svizzera e durante i suoi viaggi in Italia, con altri esponenti di spicco dell'organizzazione, come D.________, indagato in Italia. Recentemente sarebbero inoltre emerse chiare indicazioni sulla partecipazione del ricorrente a reati di usura nel quadro dell'agire associativo. 2.3.3 Sulla base di una valutazione globale di questi elementi, si può ammettere che a carico del ricorrente sussistono sufficienti indizi giustificanti il mantenimento della sua carcerazione. Egli, rilevato che l'infrazione alla LStup sarebbe stata provocata e istigata da un agente infiltrato, ammette le sue responsabilità riguardo alla citata compravendita di cocaina: asserisce però di non sapere per quali concreti fatti di rilevanza penale sarebbe accusato per tale reato. Ciò perché, a suo dire, sia il MPC sia l'istanza precedente non avrebbero precisato se egli è accusato di appartenere oppure di sostenere un'organizzazione criminale e, in violazione del suo diritto di essere sentito, neppure avrebbero specificato per quali motivi i sospetti ricadrebbero su di lui. 2.3.4 Con quest'argomentazione, sulla quale incentra il suo ricorso, egli disattende tuttavia che l'art. 260ter CP è stato adottato anche per la frequente difficoltà di fornire la prova della partecipazione del reo al singolo reato. Il problema della prova, ossia di sapere a chi spetti all'interno dell'organizzazione criminale la responsabilità per un reato concreto, è all'origine dell'art. 260ter CP e lo ha determinato: la norma implica la criminalizzazione già dell'appartenenza all'organizzazione, senza che sia necessaria la prova d'aver partecipato alla commissione dei reati addebitabili all'organizzazione (Günther Stratenwerth, Schweizerisches Strafrecht, Besonderer Teil II: Straftaten gegen Gemeininteressen, 5a ed., Berna 2000, n. 25 pag. 200; Marc Forster, Kollektive Kriminalität. Das Strafrecht vor der Herausforderung durch das organisierte Verbrechen, Basilea, 1998, pag. 23; Gunther Arzt, CP 260ter, 53-56 pag. 289, in: Niklaus Schmid, editore, Kommentar Einziehung, organisiertes Verbrechen und Geldwäscherei, vol. 1, Zurigo 1998). Lamentando l'asserita assenza di riferimenti concernenti un suo concreto e preciso comportamento che configuri il reato dell'art. 260ter CP, il ricorrente disattende che, sulla base della menzionata compravendita di cocaina e delle dichiarazioni di coimputati, egli è sospettato d'aver partecipato e/o sostenuto un'organizzazione criminale, che ha compiuto vari reati e non tanto per averne commesso personalmente determinati, ciò che, perlomeno allo stadio attuale dell'inchiesta, è sufficiente dal profilo dell'art. 260ter CP per ammettere il possibile adempimento della relativa fattispecie legale. 2.4 Il ricorrente sostiene che, nulla di nuovo essendo emerso a suo carico rispetto a quanto già noto immediatamente dopo il suo arresto, non vi sarebbero elementi sufficienti per protrarre ulteriormente la sua carcerazione. L'assunto, manifestamente, è infondato. La Corte dei reclami penali ha infatti ritenuto che nel corso degli ultimi tempi sono emerse chiare indicazioni di una partecipazione del ricorrente a reati di usura, perpetrati nel contesto associativo. Anche questi indizi dovranno tuttavia consolidarsi assai presto.