Citation: 4C.10/2001 07.08.2001 E. 5

5.- Dato che al convenuto non può essere rimproverata una grave negligenza, occorre esaminare le conseguenze di tale circostanza sulle singole posizioni di danno fatte valere dall'attore. a) A tal scopo occorre rammentare che l'art. 44 cpv. 2 LAINF concerne solamente i danni per i quali la LAINF prevede una prestazione assicurativa corrispondente: esso esclude pertanto la responsabilità civile per tutti gli effetti che sarebbero di per sé coperti dall'assicurazione contro gli infortuni professionali e ciò anche qualora il danno non venga risarcito dalla SUVA o lo sia solo parzialmente (DTF 125 IV 153 consid. 2b/bb, 123 III 280 consid. 2a/bb a pag. 288 con numerosi riferimenti dottrinali; cfr. anche Deschenaux/Tercier, La responsabilité civile, 2a ed. Berna 1982, n. 29 segg. a pag. 313). b) Dinanzi al Tribunale cantonale grigionese l'attore ha quantificato in fr. 84'704. 80 la perdita di guadagno futura riconducibile all'infortunio. Il risarcimento di questo danno rientra nella sfera delle prestazioni garantite dalla LAINF, a prescindere dal fatto che, nel singolo caso, la SUVA le risarcisca per intero o solo parzialmente (DTF 125 IV 153 consid. 2d/aa). Ne discende che il convenuto è liberato da ogni responsabilità a questo titolo. c) L'attore ha fatto valere anche una pretesa di fr. 50'000.-- per torto morale. Il Tribunale del Distretto di Moesa ha ammesso tale domanda nel suo principio, ma ha computato l'indennità per menomazione dell'integrità di fr. 38'880.-- pagata dalla SUVA, ciò che ha ridotto a fr. 11'120.-- l'importo a carico del convenuto. Di diverso avviso la Camera civile del Tribunale cantonale, la quale ha stabilito che il beneficio dell'art. 44 LAINF si estende anche al torto morale e, in accoglimento dell'appello adesivo del convenuto, ha respinto l'azione anche per quanto attiene a questa posizione. aa) L'art. 129 cpv. 2 della Legge federale del 13 giugno 1911 sull'assicurazione contro le malattie e gli infortuni (LAMI) non esonerava il responsabile dall'obbligo di risarcire il torto morale, giacché l'INSAI (oggi SUVA) non assicurava tale prestazione (DTF 96 II 218 consid. 4a pag. 226). L'indennità per menomazione dell'integrità istituita dall'art. 24 LAINF - in vigore dal 1° gennaio 1984 - consiste nel versamento di una somma di denaro intesa a compensare, in un certo qual modo, il dolore fisico, la pena, le ridotte gioia di vivere e capacità di godere dei piaceri della vita, nonché altre cause di malessere psichico (DTF 115 V 147 consid. 3a). Essa persegue dunque scopi analoghi a quelli della riparazione per torto morale giusta l'art. 47 CO (cfr. DTF 123 III 10 consid. 4c/bb pag. 15 con ampi rinvii giurisprudenziali e riferimenti dottrinali). Questi due tipi d'indennità coprono pertanto prestazioni di eguale natura, ciò che il legislatore ha espressamente codificato all'art. 43 cpv. 1 lett. d LAINF, laddove definisce i diritti per i quali l'assicuratore può prevalersi della surrogazione nei confronti dell'assicurato. Non v'è motivo di scostarsi da questa classificazione dei diritti, atteso che la limitazione della responsabilità civile secondo l'art. 44 cpv. 2 LAINF appare strettamente connessa al tema della surrogazione. bb) Va detto che nella DTF 125 IV 153 consid. 2d/ bb il Tribunale federale ha rilevato l'esistenza di una controversia dottrinale a questo proposito; in quell'occasione non è tuttavia stato necessario risolverla, dovendo la causa essere rinviata all'autorità per un complemento degli accertamenti di fatto. Il tema viene evocato anche da Koller nel già citato articolo. La maggior parte degli autori da lui elencati propende per l'inclusione del torto morale tra le indennità per cui la responsabilità è limitata dall'art. 44 LAINF (cfr. Koller, op. cit. , pag. 440 nota a pié di pagina n. 103). In questo senso si sono espressi anche Keller (Haftpflicht im Privatrecht, Bd I, 5a ed., Berna 1993, pag. 459) e Deschenaux/Tercier (op. cit. , n. 29 a pag. 313). Solo Staehlin (in: Zürcher Kommentar, n. 36 e 40 ad art. 328 CO) è d'avviso contrario. Il suo parere sembra tuttavia un poco affrettato poiché assimila senza distinzione l'art. 129 cpv. 2 LAMI all'art. 44 LAINF e non prende posizione sui cambiamenti intervenuti con l'introduzione dell'indennità per menomazione dell'integrità. A torto; come anche osservato dall'autorità cantonale, infatti, dalla circostanza che l'art. 129 cpv. 2 LAMI non riguardava le pretese per torto morale non può essere tratta nessuna deduzione quanto alla portata dell'art. 44 LAINF. Lo stesso Koller pare del resto condividere l'opinione della maggioranza, che definisce "folgerichtige Lösung", dal profilo giuridico. Le sue perplessità traggono piuttosto origine dalla cospicua discrepanza che in taluni casi potrebbe esservi tra l'indennità versata dalla SUVA e quella che potrebbe spettare alla persona invalida secondo il diritto privato. Si tratta di considerazioni pertinenti ma che non possono essere determinanti ai fini del giudizio nel caso concreto, fondato sull'attuale legislazione. Inoltre, come ha rilevato rettamente anche la Corte grigionese, il medesimo inconveniente può verificarsi per altre prestazioni, quali ad esempio il rimborso delle spese di sepoltura, che può raggiungere un importo pari a sette volte il guadagno giornaliero massimo assicurato (art. 14 cpv. 2 LAINF), o la rendita d'invalidità, fissata all'80% del guadagno assicurato (art. 20 cpv. 21 LAINF). Avuto riguardo specialmente a quest'ultima limitazione, l'impossibilità di farsi risarcire direttamente la perdita rimanente può significare, per la persona totalmente e durevolmente invalida, soprattutto se giovane, uno svantaggio non indifferente. cc) Da tutto quanto esposto si deve concludere che l'art. 44 cpv. 2 LAINF libera colui che non agisce con intenzione o negligenza grave anche dalla responsabilità per torto morale. Questa soluzione rispetta la ratio dell'art. 44 cpv. 2 LAINF, principalmente di carattere economico: siccome i premi sono a carico del datore di lavoro, né lui né i suoi dipendenti possono essere tenuti a risarcire in sovrappiù, per una causa di responsabilità, il danno subito da un lavoratore (cfr. DTF 123 III consid. 2a/bb a pag. 286 e riferimenti). d) Infine, l'attore ha preteso la rifusione di fr. 20'000.-- per i costi preprocessuali che ha dovuto affrontare. Orbene, fatta eccezione per l'art. 12, la LAINF non copre i danni materiali (DTF 96 II 218 consid. 4a; Keller, op. cit. , pag. 458 lett. a con riferimento alla DTF 88 II 38 consid. 4). Il beneficio liberatorio di cui all'art. 44 cpv. 2 LAINF è di conseguenza inefficace per questa posizione del danno. Limitatamente ad essa il ricorso va pertanto accolto, la sentenza annullata e la causa rinviata al Tribunale cantonale dei Grigioni affinché ne esamini il fondamento. L'autorità cantonale ha invero già anticipato, riferendosi alla dottrina e alla giurisprudenza federali, che di principio le spese preprocessuali devono essere rimborsate quando non sono comprese nell'indennità aggiudicata per spese ripetibili. Tale esame andrà però approfondito con riferimento ad eventuali disposizioni del diritto processuale grigionese (cfr. DTF 117 II 101, in particolare consid. 5 e 6). I giudici cantonali dovranno inoltre verificare l'adempimento dei requisiti della responsabilità civile e chinarsi sull'ammontare della pretesa. Da ultimo essi dovranno decidere, sempre sulla base della procedura civile cantonale, se l'eccezione di prescrizione formulata dal convenuto nella risposta di causa al Tribunale del Distretto di Moesa e riproposta in quella al presente ricorso per riforma, ma omessa in sede cantonale, debba o no essere presa in considerazione.