Citation: 4A_79/2021 E. 3.1

3.1. Il diritto di essere sentito (art. 29 cpv. 2 Cost., art. 53 cpv. 1 CPC) richiede che prima della propria decisione l'autorità senta effettivamente la parte ed esamini e consideri i suoi argomenti (DTF 134 I 83 consid. 4.1). Esso si riferisce soprattutto all'accertamento dei fatti. Il diritto delle parti a essere interpellate su questioni giuridiche viene solo riconosciuto in maniera ristretta, se l'autorità in questione intende fondarsi su norme legali la cui presa in linea di conto non poteva essere ragionevolmente prevista dalle parti, se la situazione giuridica è cambiata o se sussiste un potere di apprezzamento particolarmente esteso (DTF 145 I 167 consid. 4.1). Riferendosi in particolare all'accertamento del diritto straniero, il Tribunale federale ha avuto modo di precisare che il diritto di essere sentito va rispettato per evitare che le parti siano prese alla sprovvista dall'applicazione del diritto estero e concede loro la facoltà di determinarsi sulle prove che hanno fornito sul suo contenuto o sulle perizie richieste dal giudice a tal proposito (DTF 124 I 49 consid. 3). La giurisprudenza ha dedotto da tale garanzia costituzionale pure il diritto a ottenere una decisione motivata. Il destinatario della decisione deve poterla comprendere e impugnare con cognizione di causa e l'istanza di ricorso eventualmente adita deve potere esercitare pienamente il suo controllo. Per soddisfare tale esigenza è sufficiente che l'autorità menzioni almeno brevemente i motivi che l'hanno portata alla sua decisione. Questa non ha per contro l'obbligo di esporre e discutere tutti i fatti, mezzi di prova e censure invocati dalle parti (DTF 147 IV 249 consid. 2.4; 146 II 335 consid. 5.1, con rinvii; 146 IV 185 consid. 6.6).