Citation: 6S.297/2003 14.10.2003 E. 3

Il ricorrente lamenta una violazione degli art. 18 cpv. 3 e 117 CP nonché delle nozioni di diritto federale di causalità adeguata e di interruzione del nesso causale. Egli contesta la materialità dell'infrazione; afferma infatti di aver effettuato una regolare preselezione prima di svoltare a sinistra, esponendo per tempo il segnale di direzione e accertandosi che sia in senso contrario che da tergo non giungessero altri veicoli. Asserisce in sostanza che, contrariamente a quanto ritenuto dalle autorità cantonali, la collisione è dovuta al fatto che il coprotagonista B.________ ha effettuato un'azzardata manovra di sorpasso, a velocità ben superiore al limite consentito, senza avvedersi delle sue evidenti intenzioni di svoltare a sinistra. Le istanze cantonali gli avrebbero pertanto erroneamente imputato una violazione dell'art. 34 cpv. 3 LCStr, omettendo pure di applicare il principio dell'affidamento dedotto dall'art. 26 LCStr. 3.1 L'art. 117 CP punisce chi, per negligenza, cagiona la morte di una persona con la detenzione o con la multa. Giusta l'art. 18 cpv. 3 CP, commette un crimine o un delitto per negligenza colui che, per un'imprevidenza colpevole, non ha scorto le conseguenze della sua azione e non ne ha tenuto conto. L'imprevidenza è colpevole, secondo questa stessa disposizione, se l'agente non ha usato le precauzioni alle quali era tenuto secondo le circostanze e le sue condizioni personali. Un comportamento viola i doveri di prudenza quando l'autore, al momento dei fatti, avrebbe potuto, tenuto conto delle sue conoscenze e delle sue capacità, rendersi conto della messa in pericolo altrui e ha contemporaneamente oltrepassato i limiti del rischio ammissibile (DTF 127 IV 62 consid. 2d; 126 IV 13 consid. 7a/bb e riferimenti; Stefan Trechsel, Schweizerisches Strafgesetzbuch, Kurzkommentar, 2a ed., Zurigo 1997, n. 28a e 33 ad art. 18 CP). Per determinare precisamente quali sono i doveri imposti dalla prudenza, ci si può riferire alle disposizioni legali emanate a salvaguardia della sicurezza e per evitare gli incidenti. Nella fattispecie vanno considerate innanzitutto le norme sulla circolazione stradale (DTF 122 IV 133 consid. 2a, 225 consid. 2a; Trechsel, op. cit. n. 29 ad art. 18 CP). Il giudice può anche ordinare una perizia per identificare i precetti di prudenza che si imponevano in una data situazione (DTF 106 IV 264 consid. 1). 3.2 Secondo l'art. 34 cpv. 3 LCStr, "il conducente che vuole cambiare direzione di marcia, ad esempio per voltare, sorpassare, mettersi in preselezione, passare da una corsia ad un'altra, deve badare ai veicoli che giungono in senso inverso e a quelli che seguono". D'altra parte, secondo il principio dell'affidamento dedotto dall'art. 26 LCStr, nella circolazione ogni utente della strada può - premesso che ne abbia rispettato i canoni - confidare nel corretto comportamemto degli altri utenti, nella misura in cui non vi siano indizi per ritenere il contrario (art. 26 cpv. 2 LCStr; DTF 124 IV 81 consid. 2b; 122 IV 133 consid. 2a; Trechsel, op. cit., n. 32 ad art. 18 CP). Secondo la giurisprudenza, ove, per decidere se un utente della strada abbia violato una norma della circolazione, occorre stabilire se egli avesse potuto aspettarsi un comportamento conforme alla legge di un altro utente della strada, non può essergli negato il diritto di invocare il principio dell'affidamento per il motivo che egli stesso non si è comportato conformemente alle norme della circolazione. Così, anche chi è tenuto a dare la precedenza può invocare il principio dell'affidamento quando chi gode del diritto di precedenza violi le norme della circolazione in modo imprevedibile per il debitore della precedenza (DTF 125 IV 83 consid. 2c e d; 120 IV 252 consid. 2d/aa; Bussy/Rusconi, Code suisse de la circulation routière, Losanna 1996, n. 4.1 ad art. 26 LCStr e n. 3.6.3 "in fine" ad art. 36 LCStr). 3.2.1 L'obbligo di badare ai veicoli che seguono deve essere inteso nel senso di "non metterli in pericolo", specie quando questi sono in fase di sorpasso (DTF 125 IV 83 consid. 1a; Bussy/Rusconi, op. cit., n.3.1 e 3.2 ad art. 34 LCStr). Il conducente di un veicolo che intende svoltare a sinistra non ha soltanto l'obbligo di segnalare con l'apposito dispositivo la sua intenzione di effettuare il cambiamento di direzione ma è anche tenuto, in principio, a dare la precedenza all'altro veicolo che, sopraggiugendo da tergo, si prepari al sorpasso o abbia già iniziato la manovra di sorpasso per proseguire nella stessa direzione. In questa evenienza egli deve arrestarsi, o, se del caso, rimanere fermo, per non intralciare la manovra di sorpasso dell'altro conducente che beneficia della precedenza (v. Bussy/Rusconi, op. cit., n. 2.6 e 2.24 ad art. 35 LCStr; DTF 125 IV 83). 3.2.2 Nel caso concreto, le autorità cantonali hanno accertato che l'incidente si è verificato perché il ricorrente, contravvenendo a queste precise e doverose cautele, ha iniziato la manovra di svolta a sinistra senza prestare sufficiente attenzione al traffico proveniente da tergo. Secondo le indicazioni del perito, prima di iniziare la manovra di svolta su Via Monte Boglia, l'automobilista avrebbe avuto la possibilità di percepire - guardando nello specchio retrovisore interno - la presenza dello scooter, e questo malgrado le avverse condizioni metereologiche (notte, pioggia) e la ridotta visibilità della motocicletta (fari anneriti; indumenti di colore scuro indossati dal conducente). Le risultanze peritali escludono pure che al momento in cui il veicolo di A.________ si è immessa su Via Trevano, il motociclista potesse ipotizzare che la vettura intendeva svoltare a sinistra dopo poche decine di metri in corrispondenza dell'accesso su Via Monte Boglia, ciò che esclude non solo l'applicazione al caso concreto degli art. 35 cpv. 5 e 6 LCStr (divieto di sorpasso dei veicoli in preselezione che intendono svoltare a sinistra, rispettivamente, obbligo di sorpassarli sulla destra) ma anche del principio dell'affidamento, per il quale il ricorrente poteva confidare nel fatto che nessuno lo avrebbe sorpassato sulla sua sinistra. Le autorità cantonali hanno peraltro osservato che la manovra di sorpasso - ancorché rischiosa e imprudente - era lecita in quel tratto di strada. Orbene, prima di impegnare la preselezione per la svolta a sinistra, il ricorrente avrebbe dovuto accertarsi in modo rigoroso, utilizzando gli specchietti retrovisori e eventualmente girando la testa, che a tergo non vi fosse nessun veicolo in procinto di sorpassarlo, come invece era il caso; per sua stessa ammissione, l'insorgente ha dichiarato di non aver notato il sopraggiungere dello scooter del coprotagonista né quando si è immesso su Via Trevano né quando ha iniziato la preselezione, pur sostenendo di aver controllato nello specchietto retrovisore. Secondo le vincolanti costatazioni delle autorità cantonali, quando l'automobile dell'insorgente si è messa in preselezione, la motocicletta distava però solo 10-15 metri dal veicolo e viaggiava già a ridosso (se non oltre) della linea tratteggiata al centro della carreggiata, ossia si trovava già nella fase iniziale del sorpasso; a questo momento poteva senz'altro essere rilevata guardando nello specchietto retrovisore sinistro. Assodata la sua negligenza nella fattispecie, l'insorgente non può essere prosciolto dall'addebito di aver violato i doveri di prudenza imposti dalle circostanze e dalla legge. 3.3 Nella misura in cui il ricorrente rimprovera al coprotagonista di essersi reso autore di significative violazioni alla LCStr (sorpasso azzardato e pericoloso, velocità eccessiva e superiore al limite consentito), giova inoltre ricordare che in materia penale ognuno risponde delle proprie azioni ed omissioni. Il comportamento antigiuridico altrui non discrimina né attenua la responsabilità per una violazione di prescrizioni imputabili a propria colpa. Di conseguenza, le deduzioni intese a mettere in evidenza le colpe del motociclista non sono liberatorie.