Citation: 5C.269/2005 20.01.2006 E. 2

La Corte cantonale, ritenuto che l'art. 310 cpv. 3 CC non risultava più applicabile in seguito alla partenza dal Ticino della famiglia affidataria presso la quale C.A.________ aveva vissuto per oltre 8 anni, ha proceduto ad un riesame della situazione, giungendo alla conclusione che l'art. 310 cpv. 1 CC ostacola un rientro immediato della ragazza nella famiglia naturale perché, per non mettere a repentaglio lo sviluppo psichico della ragazza che si trova in un'età delicata, bisogna accordare all'adolescente tempo per approfondire le relazioni di recente riallacciate con i genitori naturali. I giudici cantonali hanno del resto rilevato che il ritorno in famiglia sarà verosimilmente più impegnativo dell'attuale soggiorno in un istituto in cui ella è al riparo da pressioni e conflitti. Essi riconoscono tuttavia, citando il rapporto del direttore del foyer, che le relazioni fra figlia e genitori sono evolute a tal punto che dall'inizio 2005 la ragazza trascorre interi fine settimana con la famiglia naturale, ma ritengono che i genitori non possono pretendere di recuperare in pochi mesi una relazione tanto compromessa dal "vissuto antecedente molto conflittuale che ha generato paure, realtà frammentate, fragilità" nonché "rabbie in C.A.________ e nei sistemi familiari". La Corte cantonale indica però che, qualora l'evoluzione positiva dovesse continuare, il rientro potrebbe avvenire nel giugno 2006. I giudici cantonali, constatato che un rientro affrettato della figlia potrebbe compromettere il suo equilibrio evolutivo, hanno reputato che l'eventuale insorgere delle difficoltà prospettate dall'educatore di riferimento superino le capacità educative di genitori medi, motivo per cui la decisione di collocare la ragazza in un istituto è conforme al principio della sussidiarietà, della proporzionalità e della complementarità. Trattandosi di dover ricostruire dopo anni di separazione la relazione genitori-figlia, non è nemmeno possibile impedire eventuali minacce dello sviluppo psichico con ammonimenti o istruzioni ai genitori, misure che servono invece a colmare lacune nella cura e nell'educazione della prole. Sempre secondo la Corte cantonale, non entrano neppure in linea di conto la designazione di persone o uffici di controllo o la nomina di un curatore educativo, perché tali misure vengono adottate in caso di dubbi sulle capacità educative dei genitori, le quali non sono in concreto messe in discussione, sebbene i ricorrenti sembrino sottovalutare lo sforzo psichico richiesto alla figlia per ritornare in famiglia.