Citation: 2A.366/2001 29.01.2002 E. 2

2.- a) Con il rimedio esperito il ricorrente può far valere la violazione del diritto federale, compreso l' eccesso o l'abuso del potere d'apprezzamento, nonché la lesione dei diritti costituzionali (art. 104 lett. a OG); in quest'ultimo caso il ricorso di diritto amministrativo assume la funzione di ricorso di diritto pubblico (DTF 123 II 385 consid. 3 con rinvii). Quale organo della giustizia amministrativa, il Tribunale federale esamina d'ufficio l'applicazione del diritto federale (art. 114 cpv. 1 OG; DTF 121 II 447 consid. 1b e riferimenti), senza essere vincolato dai considerandi della decisione impugnata, né dai motivi invocati dalle parti. Con il ricorso di diritto amministrativo può inoltre essere fatto valere l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rilevanti (art. 104 lett. b OG); tuttavia, dal momento che la decisione impugnata emana da un'autorità giudiziaria - come in concreto - tale accertamento è sindacabile soltanto se i fatti dovessero risultare manifestamente inesatti, incompleti o constatati violando norme essenziali di procedura (art. 105 cpv. 2 OG). In simili casi, la possibilità di allegare fatti nuovi o di far valere dei nuovi mezzi di prova è alquanto ristretta (DTF 123 II 49 consid. 2 e rinvii). Per giurisprudenza, sono ammesse soltanto quelle prove che l'istanza precedente avrebbe dovuto prendere in considerazione d'ufficio e la cui mancata amministrazione costituisce una violazione di regole essenziali di procedura. In particolare, non è possibile tener conto, in linea di principio, di ulteriori cambiamenti dello stato di fatto né di nuovi fatti che le parti avrebbero potuto o che dovevano - in virtù del loro dovere di collaborazione - far valere già dinanzi all'autorità precedente (DTF 121 II 97 consid. 1c con rinvii). Infine, va osservato che il Tribunale federale non può pronunciarsi sull'adeguatezza della sentenza impugnata (art. 104 lett. c OG). b) Il 16 ottobre 2001 il ricorrente ha trasmesso al Tribunale federale copie di due lettere redatte dall' Ambasciata svizzera in Tunisia. La prima, datata 28 marzo 2000, accenna, senza più ampie spiegazioni, a difficoltà a cui sarebbero confrontate le consorte svizzere di cittadini tunisini per ottenere un'autorizzazione di soggiorno e di lavoro in quel paese. Orbene, non è dato da vedere - né il ricorrente fornisce spiegazioni in proposito - perché detto documento non è già stato prodotto dinanzi al Tribunale cantonale amministrativo. In effetti, il medesimo si riferisce a quesiti che potevano essere chiariti già quando il ricorrente si è rivolto a quest'autorità. Va poi osservato che non si può rimproverare alla Corte cantonale di non avere intrapreso d'ufficio delle ricerche sulla questione, poiché, con molta verosimiglianza, non era al corrente delle menzionate difficoltà, come anche non le si può rimproverare di non aver chiesto d'ufficio al ricorrente di fornirle delle informazioni in proposito. In effetti, benché la procedura amministrativa sia retta dalla massima inquisitoria, incombe comunque alla parte che ha introdotto una domanda nel suo interesse o che si trova in condizione di meglio conoscere i fatti di collaborare attivamente all' accertamento della fattispecie, fornendo informazioni al giudice e indicando i mezzi di prova posti a sostegno delle sue allegazioni. Ne discende che questo documento non va preso in considerazione. La seconda lettera, datata 14 settembre 2001, si riferisce agli eventi dell'11 settembre 2001 accaduti negli Stati Uniti d'America e informa i cittadini svizzeri domiciliati in Tunisia che l'Ambasciata li aiuterà qualora dovessero sorgere dei problemi legati ai citati eventi. Detto documento appare privo di pertinenza in concreto, in quanto non è dato da vedere a quale quesito litigioso si riferisce: lo stesso non viene quindi considerato.