Citation: 4P.266/2000 25.01.2001 E. 3

3.- L'insorgente ravvisa infine una violazione dell'art. 9 Cost. nell'applicazione dell'art. 29 cpv. 2 LADI combinato con l'art. 337c cpv. 2 CO, che egli ritiene arbitraria. a) Giusta l'art. 90 cpv. 1 lett. b OG, il ricorso di diritto pubblico deve contenere l'esposizione dei fatti essenziali e quella concisa dei diritti costituzionali o delle norme giuridiche che si pretendono violati, precisando altresì in che consista tale violazione. Ne segue che, in questo ambito, il Tribunale federale vaglia solo quelle censure che sono state sollevate in modo chiaro e dettagliato, conformemente all'obbligo di articolare le censure con una motivazione giuridica dalla quale si possa dedurre che, ed in quale misura, la decisione impugnata colpisce il ricorrente nei suoi diritti costituzionali (DTF 125 I 492 consid. 1b, 122 I 70 consid. 1c, 121 IV 317 consid. 3b). Per richiamarsi con successo all'arbitrio, il ricorrente deve dimostrare - con un'argomentazione precisa - che l'autorità cantonale ha emanato una decisione manifestamente insostenibile, destituita di fondamento serio e oggettivo o in urto palese con il senso di giustizia ed equità (DTF 125 I 492 consid. 1b, 124 I 247 consid. 5, 120 Ia 31 consid. 4b). L'applicazione arbitraria del diritto federale implica a fortiori una violazione di questo che, di principio, va fatta valere nell'ambito di un ricorso per riforma, allorquando tale rimedio giuridico è ammissibile (Poudret, Commentaire de la loi fédérale d'organisation judiciaire, n. 1.6.3 ad art. 43 OG, pag. 140). Nel ricorso di diritto pubblico - unico ammissibile in concreto - non vanno tuttavia confusi arbitrio e violazione della legge; per essere considerata come arbitraria la violazione della legge dev' essere manifesta e riconoscibile d'acchito. Il Tribunale federale non deve stabilire se l'interpretazione delle disposizioni applicabili effettuata dall'autorità cantonale è giusta; deve unicamente dire se tale interpretazione è sostenibile. Non vi è infatti arbitrio per il solo fatto che un'altra interpretazione della legge sembrerebbe ammissibile o addirittura preferibile (DTF 124 I 247 consid. 5 pag. 250/251, 122 III 130 consid. 2a con rinvii, 121 I 61 consid. 3a, 113 consid. 3a). b) Giusta l'art. 29 cpv. 2 LADI (Legge sull'assicurazione contro la disoccupazione, RS 837. 0) "con il pagamento, le pretese dell'assicurato, comprese il privilegio legale nel fallimento, passano alla cassa nel limite dell' indennità giornaliera da essa versata". La Corte cantonale ha interpretato questa norma nel senso di limitare la surrogazione della cassa di disoccupazione nei confronti del datore di lavoro alle pretese del lavoratore per le quali la cassa ha effettivamente fornito una prestazione, durante un determinato periodo e per un determinato importo. Ora, dal gravame non emerge per quale ragione tale interpretazione debba essere considerata arbitraria, manifestamente in contrasto con l'art. 166 CO. La tesi dell' insorgente secondo la quale la totalità delle prestazioni della cassa coincide, in sostanza, con l'insieme delle pretese salariali della dipendente misconosce il tenore letterale della citata norma giusta il quale le pretese dell'assicurato passano alla cassa "nel limite delle indennità giornaliere versate". La legge presuppone quindi una congruenza fra le indennità giornaliere e le pretese salariali. In queste circostanze l'interpretazione proposta nella sentenza impugnata appare sostenibile, così come la tesi secondo la quale alla lavoratrice difetta la legittimazione ad agire per l'incasso della parte di salario già percepita a titolo di indennità di disoccupazione. Avendo la cassa di disoccupazione garantito solo il 70% del salario lordo essa rimane comunque legittimata a richiedere il restante 30%. c) A norma dell'art. 337c cpv. 2 CO, il lavoratore deve lasciare dedurre dalle sue pretese quanto ha omesso intenzionalmente di guadagnare. In concreto, secondo i vincolanti accertamenti eseguiti dall'istanza inferiore, a partire dal 20 settembre 1999 la resistente avrebbe potuto conseguire un reddito di fr. 3108.-- mensili lavorando presso il dr. C.________. Dopo questa data essa avrebbe dunque diritto solo alla differenza tra i due salari, ovvero fr. 777.--. In questo contesto ci si può effettivamente chiedere se vi sia una congruenza fra il versamento, da parte della cassa di disoccupazione, di indennità giornaliere pari al 70% del precedente salario - in virtù dell'art. 29 cpv. 2 LADI - e la pretesa residua a favore della lavoratrice in applicazione dell'art. 337 cpv. 2 CO. La questione non necessita di essere approfondita atteso che il ricorso di diritto pubblico - in contrasto con i requisiti di motivazione posti dalla legge (art. 90 cpv. 1 lett. b OG) - non contiene alcun cenno alla concorrenza fra le norme della LADI e del CO; in particolare non viene esposto alcun argomento suscettibile di far apparire assolutamente insostenibile la soluzione scelta dalla Corte cantonale, favorevole alla resistente. Per il resto, le critiche rivolte dal ricorrente all'applicazione di questo disposto risultano del tutto prive di fondamento.