Citation: B 47/05 01.09.2006 E. 3

3.1 Stante quanto precede, resta da esaminare se, come lo pretende l'interessato, la richiesta ricorsuale non sia comunque da accogliere in virtù del fatto che la FG, rispettivamente chi per essa, avrebbe sollevato l'eccezione di prescrizione in modo abusivo. Secondo l'insorgente sarebbe toccato alla Cassa di compensazione AVS interessata prendere le misure necessarie affinché egli potesse beneficiare delle prestazioni dovute. Tanto più che la Cassa di compensazione, oltre a gestire la Cassa pensioni, aveva pure reso la decisione di rendita AI. Il ricorrente ravvisa nella circostanza che il debitore, seppur a conoscenza del credito dovuto, sia rimasto inattivo e abbia in seguito sollevato l'eccezione di prescrizione, un comportamento abusivo. 3.2 Secondo la giurisprudenza resa a proposito degli art. 127 a 142 CO, prevalendosi della prescrizione il debitore commette un abuso di diritto non soltanto nel caso in cui dovesse in precedenza aver indotto con astuzia il creditore a non agire in tempo utile, ma anche se, senza dolo, dovesse avere manifestato un comportamento che ha indotto quest'ultimo a desistere dall'adozione di atti giuridici durante il termine di prescrizione e se, secondo un apprezzamento ragionevole, fondato su criteri oggettivi, il ritardo accumulato dall'avente diritto appare comprensibile (cfr. DTF 113 II 264 consid. 2e e pag. 269 con riferimenti; v. inoltre la sentenza citata del 4 agosto 2000 in re Hoirs F., consid. 4b). Agisce in particolare in maniera abusiva l'istituto di previdenza che, dopo avere impedito alla persona interessata di prendere in tempo una misura d'interruzione della prescrizione, solleva l'eccezione di prescrizione (RSAS 2003 pag. 437). Considerazioni analoghe sono inoltre deducibili, in diritto pubblico, dal principio della buona fede (sentenza citata del 4 agosto 2000 in re Hoirs F., consid. 4b, con riferimento a Grisel, Traité de droit administratif, Neuchâtel 1984, volume II, pag. 662, e a Imboden/Rhinow, op. cit., pag. 205). 3.3 Nel caso di specie si osserva che, a prescindere dalla conoscenza - eventualmente imputabile alla resistente - dell'evento assicurato da parte della Cassa di compensazione AVS, la semplice inattività di quest'ultima non poteva creare una base di fiducia suscettibile di indurre l'assicurato a non interrompere adeguatamente il termine di prescrizione e di giustificare così il ritardo da lui accumulato. E anche per il resto, in assenza di un obbligo generale d'informazione a carico degli istituti di previdenza, l'assicurato non potrebbe fare valere una carente informazione e dedurre un suo diritto dal principio della buona fede (cfr. SVR 2006 BVG no. 11 pag. 39 segg., consid. 5.3 [sentenza del 17 agosto 2005 in re D. e M., B 61/02], in cui questa Corte ha ricordato come un obbligo per gli istituti di previdenza di informare spontaneamente gli assicurati sia stato introdotto dapprima parzialmente, nella LFLP [art. 8 e 25, in vigore dal 1° gennaio 1995] nonché in materia di promozione della proprietà d'abitazioni [originario art. 30f, ora divenuto art. 30g, lett. e LPP, anch'esso in vigore dal 1° gennaio 1995], e solo a partire dal 1° gennaio 2005 in maniera generale con l'adozione e l'entrata in vigore del nuovo art. 86b LPP). A ben vedere, l'intervento della prescrizione è piuttosto da ascrivere alla passività manifestata dal ricorrente, al quale peraltro incombevano per regolamento anche determinati obblighi di notifica (segnatamente: art. 33.2 e 33.3 del Regolamento). Pertanto, se l'assicurato, sebbene ne avesse avuto la possibilità, non ha ritenuto necessario interrompere la prescrizione, egli deve ora sopportarne le conseguenze e non può rimproverare all'istituto resistente un comportamento abusivo.