Citation: 1A.284/2005 12.12.2006 E. 3

3.1 Accennando al principio della buona fede, il ricorrente sostiene di avere potuto ritenere che il suo fondo non avrebbe mutato destinazione, siccome lo aveva accettato in sede di raggruppamento dei terreni confidando che le possibilità edificatorie fossero migliori per ubicazione e caratteristiche, nonostante la minore superficie, di quello originario. 3.2 Premesso che il ricorrente non fa valere di avere ricevuto un'assicurazione concreta da parte dell'autorità riguardo all'eventuale edificabilità del suo fondo o al riconoscimento di un'indennità di espropriazione materiale (cfr. DTF 129 II 361 consid. 7.1 e rinvii), un'eventuale aspettativa del proprietario riguardo all'inserimento del suo fondo in zona edificabile può semmai fondarsi sulle circostanze oggettive del procedimento pianificatorio, ma non sul suo semplice punto di vista soggettivo (cfr. DTF 132 II 218 consid. 6.1). Il ricorrente non si confronta con i vari atti pianificatori adottati nel corso degli anni, spiegando per quali motivi egli potesse in buona fede contare sul fatto che la particella venisse attribuita alla zona edificabile, nonostante il fondo fosse già in gran parte soggetto a divieto di costruzione secondo il piano di protezione del 1958, gravato poi dai vincoli del DFU del 1972, escluso dal piano generale delle canalizzazioni e dal territorio edificato ristretto.