Citation: 2A.467/2006 27.02.2007 E. 4

Il ragionamento sviluppato dal Dipartimento non può essere condiviso. Dalla decisione di riconoscimento emanata il 3 febbraio 1998 è nato il diritto per l'istituto "Casa Primavera" di chiedere e, soprattutto, di ottenere dei sussidi per i suoi costi di esercizio. Diritto che, come sancito esplicitamente dall'OPPM, termina solo con la chiusura della casa di educazione o la revoca del riconoscimento (art. 10 cpv. 2 OPPM) e, quindi, coerentemente, anche con il ritiro del medesimo, gli effetti esplicati in questi due ultimi casi essendo analoghi (fine del diritto ai sussidi). La situazione giuridica dell'istituto interessato è quindi stata modificata in modo sostanziale dal provvedimento contestato: il ritiro del riconoscimento implica infatti la soppressione del diritto di chiedere e ottenere sussidi. In altre parole l'istituto si vede privato dei vantaggi (finanziari) di cui usufruiva. Non si è pertanto in presenza di una decisione negativa, cioè di una decisione che respinge o dichiara inammissibile una domanda (ciò che invece sarebbe il caso ad esempio, qualora l'autorità competente avesse respinto una (prima) richiesta di riconoscimento), bensì di una vera e propria decisione formatrice (cfr. art. 5 cpv. 1 lett. a PA), volta a disciplinare sul piano giuridico la situazione futura dell'interessato. In altre parole, si tratta di un provvedimento fondato sul diritto pubblico federale, con il quale l'autorità, agendo nell'ambito di un caso concreto, costituisce, modifica o, come nel caso di specie, annulla un diritto. Da quanto testé esposto discende che è a torto che il Dipartimento ha parificato il ritiro del riconoscimento ad una decisione negativa e non si è pronunciato sull'istanza di restituzione dell'effetto sospensivo. Il Dipartimento, rilevando che l'autorità di prima istanza è tenuta a controllare periodicamente l'adempimento delle condizioni cui è vincolato il riconoscimento, afferma che quando le stesse non sono più ossequiate e che, di conseguenza, l'autorità non riconosce più lo statuto d'istituto avente diritto ai sussidi, si è allora in presenza di una decisione di carattere negativo. A torto. In effetti, in una simile evenienza l'autorità è tenuta, conformemente al chiaro tenore dell'art. 10 cpv. 6 seconda frase OPPM, a revocare il riconoscimento, cioè a emanare ancora una volta una decisione formatrice. Ciò che peraltro è chiaramente spiegato alla cifra 28 delle direttive citate dal Dipartimento stesso. Va poi osservato che, come rileva il ricorrente, nel caso concreto l'autorità di prima istanza non ha constatato che le condizioni cui è vincolato il diritto al riconoscimento non erano più ossequiate e quindi non ha pronunciato una revoca ai sensi dell'art. 10 cpv. 6 seconda frase, bensì si è determinato applicando l'art. 10 cpv. 6 ultima frase OPPM. Visto quanto precede il ricorso si rivela fondato e deve pertanto essere accolto. La causa viene pertanto rinviata al Tribunale amministrativo federale (cfr. art. 53 cpv. 2 della legge del 17 giugno 2005 sul Tribunale amministrativo federale [LTAF; RS 173.32], entrata in vigore il 1° gennaio 2006, RU 2006 1069) affinché si pronunci sull'istanza di restituzione dell'effetto sospensivo (art. 114 cpv. 2 prima frase OG). Al riguardo ci si limita a rammentare che nel ponderare gli opposti interessi in gioco il probabile esito della vertenza va preso in considerazione solo se risulta univoco. Se ciò non è il caso spetta all'autorità valutare se l'istanza è giustificata da motivi pertinenti, in particolare allorquando l'esecuzione della decisione querelata colpisce gravemente e in maniera insanabile una delle parti, di modo che il suo interesse alla sospensione della decisione stessa prevalga rispetto all'interesse pubblico ad un'esecuzione immediata della medesima.