Citation: 5A_116/2020 E. 2.2.1

2.2.1. Il ricorrente rimprovera al Tribunale d'appello di essere incorso nell'arbitrio per non essersi interessato al bene del minore, " principio supremo da osservare nel diritto di famiglia ". A suo dire, l'autorità inferiore avrebbe effettuato un accertamento dei fatti superficiale, che non tiene conto delle circostanze che dimostrano la necessità del minore di essere aiutato nel capire ed esprimere, senza condizionamenti, ciò che vuole con riferimento al suo rapporto con il padre. Il ricorrente spiega che al terapeuta non verrebbe evidentemente chiesto di formulare domande di giudizio, ma di parlare con B.________ per " cercare di capire quali siano le sue reali intenzioni, in modo tale che il curatore di rappresentanza le possa poi formulare giuridicamente ". Quest'ultimo, infatti, " non è sicuramente in grado di interpretare quello che B.________ pensa [...], non avendo le competenze necessarie ". Il ricorrente si confronta solo in parte con la motivazione dell'autorità inferiore. Nella misura in cui lo fa, egli non riesce a dimostrare che la sentenza cantonale - la quale conferma la reiezione della richiesta di coinvolgere pure un terapeuta o un'altra figura nella formulazione delle richieste di giudizio del minore - sia arbitraria, anche alla luce del fatto che, come già spiegato dal Pretore, in ogni modo nelle cause inerenti al diritto di famiglia che toccano gli interessi del figlio il giudice statuisce senza essere vincolato dalle conclusioni delle parti (art. 296 cpv. 3 CPC) e, indipendentemente dalle proposte di giudizio, tutela d'ufficio il bene del minore. Nella misura in cui è ammissibile, la censura risulta quindi infondata.