Citation: 1B_197/2022 E. 4.2

4.2. L'art. 225 CPP dispone che il GPC, ricevuta la proposta del PP, convoca senza indugio per un'udienza a porte chiuse il PP, l'imputato e il suo difensore, potendo obbligare il PP a parteciparvi (cpv. 1); se l'imputato rinuncia espressamente all'udienza, il GPC decide in procedura scritta in base alla proposta del PP e alle memorie e istanze dell'imputato (cpv. 5). Il ricorrente parrebbe disattendere che riguardo alla sua accertata, incontestata non interrogabilità, la CRP con riferimento al citato termine di 96 ore, richiamando l'art. 114 CPP, ha insistito sul fatto che la sua capacità di far valere i suoi diritti e organizzare la sua difesa, era temporaneamente compromessa, come assodato dai medici. Per questo motivo il GPC ha revocato l'udienza. In effetti, un'udienza alla quale avrebbe partecipato il ricorrente in un palese stato di incapacità dibattimentale temporanea non sarebbe stata valida o addirittura nulla (ALAIN MACALUSO, in: Commentaire romand, Code de procédure pénale suisse, 2aed. 2019, n. 7 ad art. 114; MARC ENGLER, in: BSK, Schweizerische Strafprozessordnung, 2aed. 2014, n. 9 ad art. 114; NIKLAUS SCHMID/DANIEL JOSITSCH, Schweizerische Strafprozessordnung, Praxiskommentar, 3aed. 2018, n. 5 seg. ad art. 114). Ora, quando la decisione impugnata, come in concreto, si fonda su diverse motivazioni indipendenti e di per sé sufficienti per definire l'esito della causa, il ricorrente è tenuto, pena l'inammissibilità, a dimostrare che ognuna di esse viola il diritto (DTF 142 III 364 consid. 2.4 in fine; 138 I 97 consid. 4.1.4). Il ricorrente non si confronta tuttavia con questa motivazione, decisiva, né invoca, se non indirettamente, una violazione dell'art. 114 cpv. 2 CPP. In effetti, l'art. 114 CPP, relativo alla capacità dibattimentale, dispone che l'imputato che è fisicamente e mentalmente in grado di seguire il dibattimento è considerato idoneo al dibattimento (cpv. 1) : in caso di temporanea incapacità dibattimentale, gli atti procedurali indifferibili sono compiuti in presenza del difensore (cpv. 2). Certo, secondo l'art. 225 cpv. 1 CPP il GPC deve convocare "senza indugio" l'udienza o decidere in procedura scritta, allo scopo di rispettare il citato termine di 96 ore, ritenuto che chi viene incarcerato a titolo preventivo ha diritto di essere prontamente tradotto davanti al giudice (art. 5 n. 3 CEDU e 31 cpv. 3 Cost.). In caso d'incapacità temporanea, i diritti di difesa possono tuttavia prevalere sull'imperativo di celerità (MACALUSO, in: op. cit., n. 10 ad art. 114). La CRP ha osservato che il ricorrente non ha rinunciato espressamente all'udienza dinanzi al GPC e ch'egli non era neppure nelle condizioni psichiche di desistervi con cognizione di causa, e quindi validamente. Insistendo anche nel ricorso in esame sul fatto che annullando l'udienza il GPC avrebbe violato il diritto d'essere sentito dell'imputato, quest'ultimo non fa valere di per sé una violazione dell'art. 114 cpv. 2 CPP, norma con la quale non si confronta; né contesta di per sé che il GPC avrebbe dovuto convocare all'udienza per lo meno il suo difensore. Ciò non implica che la carcerazione in esame sarebbe illecita, né il ricorrente, che ha potuto inoltrare osservazioni scritte tramite il suo difensore, lo pretende. Del resto quest'ultimo, nelle osservazioni scritte del 10 marzo 2022, limitandosi ad addurre una violazione del diritto d'essere sentito del suo assistito, che non poteva partecipare all'udienza né era in grado di rinunciarvi, non ha in sostanza addotto una violazione del diritto d'essere sentito perché, annullata l'udienza, anch'egli non vi ha potuto partecipare, limitandosi a criticare che avrebbe dovuto potervi prendere parte l'imputato. Al riguardo occorre precisare nondimeno che, sebbene la presenza del difensore sia soltanto facoltativa ed egli ha quindi il diritto ma non l'obbligo di parteciparvi, in caso di un'incapacità dibattimentale temporanea per ragione mediche dell'imputato, il GPC, allo scopo di rispettare il termine di 96 ore, avrebbe comunque dovuto mantenere l'udienza convocando il difensore d'ufficio, visto che in concreto si tratta di un caso di difesa obbligatoria (art. 114 cpv. 2 e art. 130 lett. c CPP; LOGOS, in: op. cit., n. 6 ad art. 225; LAURENT MOREILLON/AUDE PAREIN-REYMOND, Petit commentaire, Code de procédure pénale, 2aed., 2016, n. 10 ad art. 114).