Citation: 6S.390/2005 27.02.2006 E. 2

Confermando la commisurazione della pena effettuata dalla Corte di merito, la CCRP ha in particolare rilevato come l'accusato sia stato giudicato con magnanimità per non avere avuto la possibilità di confrontarsi in aula con quello che sarebbe potuto essere il coimputato D.________, oggetto invece di un decreto di abbandono del 27 novembre 2002 cresciuto in giudicato, vedendosi privare così di una presenza che gli avrebbe consentito di fare miglior luce sulle sue colpe. In questo senso i primi giudici non avrebbero insinuato una nozione di diritto civile in un contesto penale, ma avrebbero semplicemente ritenuto che l'accusato non andasse punito anche per le colpe di un terzo. Per quanto riguarda il comportamento processuale dell'accusato, la CCRP ha rilevato come il tribunale di prima istanza non abbia mancato di censurare il fatto che egli abbia negato le sue responsabilità nella truffa ai danni di B.________. Nel complesso essa però ha reputato positivo il comportamento processuale del soggetto, sia per l'ammissione di colpa, sia per i risarcimenti operati a favore delle parti civili, sia per la concreta disponibilità manifestata a risarcire il danno causato alla banca sottoscrivendo il 21 luglio 2003 un'articolata convenzione. Per quanto attiene ai motivi che hanno indotto l'accusato a delinquere la CCRP ha protetto la conclusione dei giudici di merito secondo cui egli non mirava ad arricchirsi con denaro ottenuto fraudolentemente a prestito, ma solo ad ottenere finanziamenti a cui non avrebbe avuto diritto e che intendeva restituire. È vero che in parte gli scrupoli sono venuti meno dopo la morte di B.________, ciò non toglie che fino a quel momento l'imputato intendesse rimborsare i mutui contratti. Infine per quanto concerne la reiterazione, la durata degli illeciti, la quantità e la qualità delle persone ingannate (colleghi, membri del consiglio d'amministrazione, clienti e professionisti), la CCRP constata come nella commisurazione della pena i primi giudici hanno considerato a sfavore dell'accusato, oltre alla gravità oggettiva dei reati commessi e al grave danno finanziario arrecato, l'intensità dell'attività illecita, protrattasi per più di tre anni pur senza essere stata soverchiamente ripetitiva, l'abuso della qualificata fiducia in lui risposta come direttore dell'istituto, come pure per quanto la sua persona rappresentava agli occhi della banca e dei clienti ingannati.