Citation: 5A_624/2007 30.06.2008 E. 3

3.1 Con riferimento alla richiesta di aumentare l'indennità mensile per l'occupazione della casa paterna da fr. 350.-- a fr. 800.--, la Corte cantonale ha indicato che l'arbitro non si era limitato a rilevare - con una motivazione che il ricorrente ritiene lesiva del suo diritto di essere sentito perché nuova ed inattesa - la nullità dell'aumento del canone per il mancato uso del formulario ufficiale. Essa ha pure precisato che in realtà la lettera del 6 aprile 1989 era una semplice richiesta al notaio divisore di imputare al fratello un canone maggiorato e che a tal proposito il lodo indicava che la richiesta non aveva sortito alcun effetto, perché il notaio non vi ha dato seguito. I giudici cantonali hanno poi rilevato che il ricorrente non aveva censurato questa seconda motivazione del lodo e hanno quindi reputato che quest'ultimo resiste alla critica. 3.2 Il ricorrente sostiene che la Corte cantonale è incorsa nell'arbitrio, in un diniego formale di giustizia ed in un'ulteriore violazione dell'art. 36 lett. d CA per aver disatteso che il lodo violava l'art. 25 CA: afferma che l'arbitro si era limitato a ritenere nulla la richiesta di adeguamento dell'indennità, senza che il quesito fosse stato sollevato dalle parti o si fosse mai altrimenti posto e senza fornire alcun'altra motivazione indipendente. A mente del ricorrente, infatti, l'asserzione secondo cui comunque la richiesta di adeguamento presentata al notaio divisore non aveva avuto effetto risulterebbe del tutto incomprensibile, motivo per cui non gli poteva essere rimproverato di non averla impugnata. 3.3 Nella fattispecie l'arbitro ha innanzi tutto escluso che lo scritto del 6 aprile 1989 potesse costituire una valida notifica di aumento del canone di locazione, perché non è stato utilizzato l'apposito formulario. Con la seconda motivazione l'arbitro ha invece indicato che il predetto scritto, interpretato come una richiesta fatta al notaio divisore, avrebbe unicamente potuto giustificare il conguaglio postulato con la domanda di arbitrato se fosse stato considerato dal notaio nel compito di cui era investito. Lo stesso ricorrente aveva del resto - rettamente - definito nel suo ricorso per nullità la lettera in discussione come una "richiesta di un condividente di modificare l'inventario successorio" e non pretende che la postulata modifica sia intervenuta. Così stando le cose, contrariamente a quanto affermato nel gravame, tale seconda motivazione del lodo non è priva di senso. La Corte cantonale non ha pertanto violato né le disposizioni concordatarie né le norme costituzionali invocate, disattendendo il ricorso per nullità perché il ricorrente non aveva censurato la motivazione - la cui correttezza non è oggetto della presente procedura - concernente l'assenza di effetti per la domanda di conguaglio sottoposta all'arbitro della richiesta di aumento rivolta al notaio divisore, ma da questi ignorata.