Citation: 1P.310/2003 04.09.2003 E. 3

Il ricorrente rimprovera alla Corte cantonale di essere incorsa nell'arbitrio per avere stabilito l'altezza dell'edificio senza tenere conto dei piani di costruzione e della situazione reale. Ritiene inoltre che le modalità di misurazione non rispettino l'art. 40 della legge edilizia cantonale, del 13 marzo 1991 (LE) e che la nuova altezza dello stabile eccederebbe il limite massimo di 7,50 m previsto dall'art. 39 NAPR per la zona residenziale estensiva. 3.1 L'arbitrio, vietato dall'art. 9 Cost., non è ravvisabile nel solo fatto che un'altra soluzione potrebbe entrare in considerazione o sarebbe addirittura preferibile, ma è realizzato unicamente quando la decisione impugnata è manifestamente insostenibile, in contraddizione palese con la situazione di fatto o con una norma o un principio giuridico indiscusso, o chiaramente lesiva del sentimento di giustizia e dell'equità. Perché il Tribunale federale annulli una decisione per arbitrio non è d'altra parte sufficiente che la sua motivazione sia insostenibile, ma occorre piuttosto ch'essa sia arbitraria anche nel risultato (DTF 129 I 8 consid. 2.1, 128 I 273 consid. 2.1 e rinvii). 3.2 Secondo la Corte cantonale, in base all'art. 40 LE l'altezza dell'edificio doveva essere misurata dal terreno sistemato al filo superiore del cornicione di gronda del perimetro esterno dell'abitazione; essa ha inoltre rilevato che, dai piani di costruzione, l'altezza in corrispondenza della facciata sud - qui litigiosa - risultava chiaramente nei limiti della norma. La Corte cantonale non ha tuttavia accertato quale misura sarebbe concretamente decisiva, né quali sarebbero i punti determinanti per calcolarla. Certo, sui piani di costruzione approvati dal Municipio è indicata un'altezza di 7,25 m dal terreno al punto inferiore dell'estremità della nuova falda a sud. Risulta però che il piano approvato, sezione A-A in scala 1:100 (cfr. art. 12 cpv. 2 RLE), coincide in realtà con il piano del progetto iniziale, presentato prima dell'udienza di conciliazione, nel quale tale altezza raggiunge tuttavia 7,50 m; in particolare, dal piano approvato non emergono chiaramente la modificata inclinazione del tetto né la riduzione del suo innalzamento: l'indicazione di un'elevazione di 1,76 m della falda meridionale contrasta quindi manifestamente con le caratteristiche del disegno, che mantiene di fatto l'aumento di 2,10 m indicato nel primo progetto. Secondo l'art. 11 cpv. 1 RLE, i progetti devono fornire tutte le indicazioni atte a rendere chiaramente comprensibili la natura e l'estensione delle opere oggetto della domanda, ciò che non si avvera nel presente caso. In tali circostanze, vista la scarsa chiarezza degli atti, segnatamente riguardo all'effettiva entità dell'innalzamento, la Corte cantonale, rinviando semplicemente e genericamente agli imprecisi e contraddittori piani di costruzione, senza infine stabilire quale fosse la quota determinante e sulla base di quali misurazioni, non ha accertato l'altezza dell'edificio in modo chiaro e conforme alla situazione di fatto: essa è quindi incorsa nell'arbitrio. D'altra parte, fondandosi sull'altezza di 7,25 m secondo l'indicazione apposta sui piani approvati, la Corte cantonale ha manifestamente disatteso l'art. 40 cpv. 1 LE, secondo cui l'altezza di un edificio deve essere misurata dal terreno sistemato al punto più alto del filo superiore del cornicione di gronda. In effetti, come si è visto, l'indicazione sul piano, a prescindere dalla correttezza della misura, si riferisce comunque alla distanza calcolata dal terreno al punto inferiore dell'estremità della progettata falda meridionale. 3.3 La Corte cantonale non si è infine confrontata con le argomentazioni contenute su questo tema nella decisione governativa, che aveva pur tuttavia stabilito in circa 8,20 m l'altezza dell'edificio, misurandola sul filo della facciata (e non dall'estremità della falda, come indicato sui piani approvati), in applicazione di una giurisprudenza della stessa Corte cantonale (cfr. sentenza del Tribunale cantonale amministrativo del 7 novembre 1990, pubblicata in RDAT I-1991, n. 36, pag. 89 segg.; cfr. inoltre le sentenze del Tribunale cantonale amministrativo del 19 febbraio 1996, consid. 4.1, pubblicata in RDAT II-1996, n. 35, pag. 119 segg. e del 5 aprile 2002, pubblicata in RDAT II-2002, n. 36, pag. 122 segg., in particolare lo schema a pag. 123; Marco Lucchini, Compendio giuridico per l'edilizia, Lugano 1999, pag. 155).