Citation: I 1105/06 12.02.2008 E. 4

4.1 Per giurisprudenza, la valutazione giudiziaria della (in)capacità lavorativa sulla base di conclusioni mediche è un accertamento di fatto (DTF 132 V 393 consid. 3.2 e 3.3 pag. 398 seg.). Fa parte di questo accertamento pure la questione di sapere in quale misura una persona assicurata, sulla base delle proprie potenzialità e delle proprie risorse, presenti una capacità lavorativa residua e in quale misura l'esercizio di attività confacenti possa essere ritenuto ragionevolmente esigibile. Analogo discorso può essere fatto con riferimento al quesito di sapere se una (in)capacità lavorativa si è modificata in maniera rilevante ai fini di un'eventuale revisione durante un determinato periodo di tempo. Di natura giuridica e non fattuale sono per contro le questioni relative al momento determinante di raffronto nella procedura di revisione di una rendita (v. DTF 133 V 108) come pure quelle relative agli effetti temporali di una modifica del diritto alla rendita (cfr. per analogia la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 692/06 del 19 dicembre 2006, consid. 3.1). 4.2 Orbene, per quanto opinabile essa possa apparire, la valutazione del primo giudice che, sulla base delle conclusioni mediche agli atti, segnatamente di quella del dott. C.________, resa al termine di un esame approfondito dei dati anamnestici e clinici, ha accertato un miglioramento dello stato di salute dell'assicurato dal 1° marzo 2004 e una piena abilità lavorativa in attività confacenti, non può dirsi manifestamente inesatta, anche perché l'intervenuto miglioramento dello stato di salute poteva essere (indirettamente) inferito pure dalle conclusioni del curante dott. A.________, il quale nel suo rapporto medico del 26 maggio 2004, a differenza di quanto aveva per contro avuto modo di osservare il 24 settembre 1999, in cui aveva attestato una totale inabilità lavorativa dal settembre 1997 in ogni attività, aveva dato atto di una, seppur parziale (50%), capacità lavorativa nell'attività abituale come in ogni altra sostitutiva medio-leggera. Per il resto, contrariamente a quanto fa valere il ricorrente, una manifesta inesattezza nell'accertamento del primo giudice non può nemmeno essere motivata con una pretesa incongruenza e illogicità della valutazione del dott. C.________ che l'istanza precedente avrebbe poi fatta sua. Il fatto che il perito abbia dato atto di tutta una serie di limitazioni funzionali concernenti la capacità residua di sollevamento e/o trasporto di carichi, posizioni di lavoro, ecc., non osta a che l'assicurato possa comunque essere ritenuto abile al lavoro in attività confacenti al suo stato di salute. Né appare in questo contesto manifestamente errata o contraddittoria la valutazione circa l'attestata inabilità del 66.6% nell'ultima attività svolta di serviceman, il perito avendo chiaramente spiegato i motivi di questo suo apprezzamento (importante limitazione della rotazione della colonna cervicale che osterebbe alla possibilità di guidare veicoli con la dovuta sicurezza). In tali circostanze, nulla impediva al primo giudice di sostituire, in virtù del suo potere di riesaminare d'ufficio i fatti determinanti (cfr. ad esempio DTF 127 V 228 consid. 2b/aa pag. 232), la valutazione dell'amministrazione. 4.3 Analogo discorso può essere fatto con riferimento all'accertamento dei redditi di paragone, con e senza invalidità (sul potere di riesame di questa Corte in merito a questi accertamenti cfr. DTF 132 V 393 consid. 3.3 pag. 399). Così, per quel che concerne il reddito da invalido, determinato, per l'anno 2005, in fr. 57'804.60 (in seguito ridotto del 25% per tenere conto, nella misura massima consentita, delle particolarità personali e professionali del caso [DTF 126 V 75]) sulla base della tabella TA1 di cui all'inchiesta svizzera sulla struttura dei salari edita dall'Ufficio federale di statistica, il giudice cantonale si è limitato ad applicare la più recente giurisprudenza in materia (SVR 2007 UV n. 17 pag. 56 [U 75/03]). A tal proposito va precisato che il ricorrente non può prevalersi del reddito effettivamente conseguito nella sua ultima attività, svolta al 50%, dopo l'insorgenza del danno alla salute poiché egli, in difformità all'obbligo di ridurre il danno, non sfrutta in maniera ragionevolmente esigibile la sua piena capacità lavorativa residua in attività confacenti (sull'obbligo di ridurre il danno e l'impossibilità di rivendicare una rendita se la persona assicurata, mettendo a profitto la sua residua capacità lavorativa, se del caso anche in una nuova professione, è in grado di percepire un reddito tale da escluderne l'erogazione cfr. inoltre DTF 113 V 22 consid. 4a pag. 28). Quanto al reddito da valido, la Corte cantonale non ha ritenuto necessario valutare oltre l'aspetto in quanto anche considerando il dato, contestato, invocato dall'assicurato (fr. 61'396.25 [anno di riferimento: 2005]), il grado d'invalidità non avrebbe comunque nemmeno raggiunto il 30%. Tale valutazione non è (manifestamente) censurabile. Né si giustifica di esaminare oltre questo accertamento nella presente sede solo in forza di un virtuale interesse futuro, che l'interessato ravvisa "nell'attesa prospettiva che la fattispecie [...] sia riesaminata in una procedura di revisione separata in virtù del contratto di lavoro stipulato [...] con effetto dal 1. gennaio 2006".