Citation: 6B_1524/2022 E. 2.4.2

2.4.2. Nel merito, la Corte cantonale ha negato l'esistenza di un danno fondandosi essenzialmente sull'ammontare del saldo attivo (superiore a fr. 30'000.--) del conto intestato alla B.________ SA al momento della concessione del credito Covid-19, nonché sull'effettiva restituzione del credito Covid-19 avvenuta successivamente. Il credito Covid-19, garantito da fideiussione solidale, era tuttavia destinato specificatamente a coprire le necessità correnti di liquidità della società richiedente derivanti dall'epidemia di coronavirus (art. 6 cpv. 1 OFis-COVID-19; cfr. art. 2 cpv. 1 della legge federale del 18 dicembre 2020 concernente i crediti garantiti da una fideiussione solidale in seguito al coronavirus, legge sulle fideiussioni solidali COVID-19, LFiS-COVID-19; RS 951.26). Il credito ottenuto poteva quindi essere utilizzato unicamente per coprire il fabbisogno finanziario connesso all'attività operativa della B.________ SA, in altre parole per sopperire alla mancanza di liquidità consecutiva al calo dei ricavi in seguito alla crisi innescata dal coronavirus e per scongiurare l'insolvenza. L'art. 6 cpv. 3 OFis-COVID-19 escludeva pertanto espressamente, per la durata della fideiussione solidale, una serie di operazioni finanziarie e commerciali. Nel complesso, tale norma mirava a evitare il deflusso di liquidità e, segnatamente, a impedire che i crediti ricevuti in virtù dell'OFis-COVID-19 fossero impiegati, direttamente o indirettamente, per scopi diversi da quello previsto, ossia il mantenimento della continuità operativa dell'attività economica (spiegazioni del 14 aprile 2020 dell'Amministrazione federale delle finanze [AFF] all'Ordinanza sulle fideiussioni COVID-19, pag. 10, ad art. 6 OFis-COVID-19). Costituiva altresì una sorta di incentivo a un sollecito ammortamento del credito nella prospettiva di riacquisire una piena libertà imprenditoriale (v. FF 2020 7452 seg., n. 5.2 ad art. 2 LFiS-COVID-19; sentenza 6B_271/2022, citata, consid. 3.2.3). Nella fattispecie, l'opponente ha prelevato immediatamente l'intero importo del credito Covid-19 concesso dalla banca, impiegandolo per scopi estranei a quelli consentiti dall'esposta normativa. La somma in questione non è stata utilizzata per le esigenze di liquidità correnti della società, che subiva un notevole pregiudizio economico a seguito della pandemia di coronavirus (cfr. art. 3 cpv. 1 lett. c OFis-COVID-19), bensì per gli scopi personali dell'opponente. La distrazione da parte sua dei fondi della società, destinati esclusivamente a fare fronte alle necessità immediate della stessa, allo scopo di rimborsare asseriti prestiti personali, ha accresciuto il rischio di un mancato rimborso del credito Covid-19. Nonostante l'esistenza di un saldo attivo sul conto della società al momento della concessione del credito, il prelievo dell'intero importo di tale credito da parte dell'opponente, in una situazione economica della società già aggravata dalla pandemia, ha pregiudicato la sicurezza della pretesa di rimborso della banca. Ciò ha messo in pericolo il patrimonio del fideiussore, che, in quanto garante per il soddisfacimento del debito contratto dalla richiedente, rischiava l'escussione della fideiussione solidale. Poiché, come visto, il danno si produce già al momento della conclusione dell'accordo di credito ed è sufficiente che sia provvisorio o temporaneo, il fatto che il credito sia stato successivamente rimborsato non esclude una possibile truffa (sentenze 6B_1248/2022 dell'8 aprile 2024 consid. 6.2; 6B_271/2022, citata, consid. 5.2). Alla luce di queste considerazioni, negando l'adempimento dell'elemento costitutivo del danno, la Corte cantonale ha violato l'art. 146 cpv. 1 CP.