Citation: 2C_217/2023 E. 3.1

3.1. Nel suo giudizio, la Corte cantonale ha esposto le possibilità di soggiorno previste dall'accordo sulla libera circolazione delle persone e rammentato le varie attività svolte dal ricorrente per poi rilevare: (a) che almeno a partire dal maggio 2022 lo stesso ha perso lo statuto di lavoratore dipendente e non lo ha più riacquistato (art. 4 ALC in relazione con l'art. 6 allegato I ALC; giudizio impugnato, consid. 3.5); (b) che l'insorgente non può soggiornare in Svizzera neppure quale persona che non esercita un'attività economica, in quanto il riconoscimento di un permesso in questo senso è - tra l'altro - subordinato al fatto che chi lo richiede disponga di mezzi finanziari sufficienti per non dovere ricorrere all'assistenza sociale (art. 6 ALC in relazione con l'art. 24 allegato I ALC), ciò che non è qui il caso perché è attestata la percezione di aiuti pubblici (giudizio impugnato, consid. 3.6). Detto dell'accordo sulla libera circolazione delle persone, il Tribunale amministrativo ticinese ha osservato che il diniego del diritto a proseguire il soggiorno in Svizzera era conforme anche al principio della proporzionalità, il cui rispetto è richiesto dall'art. 96 della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI; RS 142.20), e che le condizioni per un richiamo all'art. 8 della Convenzione europea del 4 novembre 1950 per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU; RS 0.101) non erano date (giudizio impugnato, consid. 3.7).