Citation: 5P.353/2000 27.11.2000 E. 1

1.- Il Tribunale federale esamina d'ufficio e con piena cognizione l'ammissibilità dei ricorsi ad esso sottoposti, senza essere vincolato dagli argomenti delle parti o dalle loro conclusioni (DTF 126 I 81 consid. 1): a) Ai sensi dell'art. 62 LDIP il Tribunale svizzero investito di un'azione di divorzio o separazione può prendere provvedimenti cautelari, sempreché la sua incompetenza non sia manifesta o non sia stata accertata con decisione cresciuta in giudicato (cpv. 1); i provvedimenti cautelari sono regolati dal diritto svizzero (cpv. 2); fatte salve le disposizioni concernenti - tra l'altro - l'obbligo di mantenimento dei coniugi (cpv. 3) che, in virtù del rinvio contenuto nell'art. 49 LDIP, è regolato dalla Convenzione dell'Aia del 2 ottobre 1973 sulla legge applicabile alle obbligazioni alimentari (RS 0.211. 213.01). Trattato al quale hanno aderito sia la Svizzera che l'Italia. Secondo l'art. 4 cpv. 1 della predetta convenzione le obbligazioni alimentari di cui all'art. 1 della convenzione stessa, segnatamente i contributi tra coniugi, sono retti dalla legge interna della dimora abituale del creditore alimentare. In concreto, il marito è cittadino svizzero con domicilio in Ticino, mentre la ricorrente, che è di nazionalità italiana, si è trasferita nell'appartamento di sua proprietà a Montecatini Terme, dove il figlio di primo letto, con il quale vive, frequenta le scuole. Ne segue che l'obbligo alimentare del marito verso la ricorrente soggiace al diritto italiano, atteso che non ricorrono i motivi di deroga degli art. 6 e 15 della convenzione. I giudici cantonali avrebbero dovuto decidere i temi in contestazione, riguardanti le prestazioni alimentari del marito nei confronti della moglie sulla base del diritto straniero. È d'altra parte pacifico che la scelta del diritto applicabile dev'essere operata d'ufficio dal giudice (DTF 118 II 84 consid. 2b) e che le parti non possono tacitamente eleggere un altro diritto rispetto a quello previsto dalla convenzione internazionale, la quale non prevede una siffatta possibilità (DTF 119 II 167 consid. 3a/cc). Notisi peraltro che in concreto i giudici cantonali, le parti e i loro patrocinatori non sembrano essere dipartiti da un'elezione del diritto svizzero, quanto piuttosto dalla mera disattenzione del diritto convenzionale. b) Qualora il giudice cantonale non applichi il diritto straniero contrariamente a quanto prescritto dal diritto internazionale privato svizzero, come nel concreto caso, la legge offre alle parti la facoltà di interporre un ricorso per nullità contro le decisioni in materia civile non suscettive di un ricorso per riforma (art. 68 cpv. 1 lett. c OG). Al ricorso per nullità soggiacciono inoltre tutte le decisioni, indipendentemente dal loro carattere finale o incidentale (Poudret, Commentaire de la loi fédérale d'organisation judiciaire, vol. II, n. 2.1 all'art. 68 OG, pag. 634). Per la sua natura sussidiaria (art. 84 cpv. 2 OG) il ricorso di diritto pubblico non è quindi dato se la decisione impugnata può essere sottoposta al giudizio del Tribunale federale o di un'altra autorità federale mediante altro rimedio (Kälin, Das Verfahren der staatsrechtlichen Beschwerde, 2a ed., pag. 321). Ne segue che in concreto il ricorso di diritto pubblico si rivela inammissibile. c) Una conversione del rimedio esperito in un ricorso per nullità non è in concreto possibile, poiché il ricorso, presentato da un difensore professionista, è stato intitolato e, in base alla sua motivazione, voluto quale ricorso di diritto pubblico (DTF 120 II 270 consid. 2).