Citation: 4A_32/2009 07.10.2009 E. 7

A mente del ricorrente, la decisione del Tribunale d'appello di negare le sue pretese in relazione a queste ultime tre posizioni sarebbe arbitraria, oltre che lesiva del diritto privato federale. 7.1 Il rifiuto della Corte cantonale di remunerare l'architetto per la modifica dei disegni relativi ai posteggi esterni dell'insediamento industriale poggia su due motivi: innanzitutto sul fatto che il perito giudiziario ha stabilito che la collocazione iniziale di quei posteggi, che risultavano accessibili unicamente dal terreno confinante, costituiva un evidente errore d'impostazione del progetto, sicché la sua correzione non andava retribuita; secondariamente perché tale prestazione è stata svolta non solo prima della firma del contratto ma anche prima dell'incontro dell'8 giugno 1990, nel quale l'architetto aveva consentito a un onorario forfettario di fr. 250'000.-- e, non avendo egli a quel momento formulato una riserva per la modifica dei parcheggi, si deve ritenere che quella prestazione fosse pure compresa in quell'importo. Il ricorrente critica ambedue le motivazioni. Egli taccia di arbitraria la decisione dei giudici ticinesi di attribuire a lui la responsabilità dell'errore di progettazione, allorquando il perito non si era espresso al proposito e precisa che, in ogni caso, la discussa scelta progettuale era stata voluta dalla controparte. Sotto il profilo dell'applicazione del diritto federale (art. 18, 363 e 394 cpv. 3 CO) contesta poi la decisione di ritenere tale prestazione inclusa nell'onorario forfettario di fr. 250'000.--, tanto più che il perito aveva chiaramente specificato che si trattava di una prestazione supplementare, richiesta da fattori esterni al rapporto fra committente e architetto, "da fatturare al 100%". La valutazione dei giudici cantonali può essere confermata. L'affermazione del perito richiamata nel gravame non muta infatti l'accertamento - non contestato dal ricorrente - secondo cui in occasione dell'incontro svoltosi l'8 giugno 1990 egli ha acconsentito a un onorario forfettario di fr. 250'000.--, importo massimo che la committente era disposta ad assumere (cfr. quanto esposto ai consid. 5.1 e 5.2.1), senza formulare precisazioni o riserve in merito alla già avvenuta modifica dei disegni dei parcheggi. In queste circostanze l'opponente poteva in buona fede ritenere che tale prestazione fosse inclusa nell'importo accettato dal ricorrente. Dato che una delle due motivazioni poste a fondamento della decisione impugnata resiste alla critica, l'esame della seconda è superfluo (DTF 132 I 13 consid. 6). 7.2 La richiesta di fr. 3'664.-- per prestazioni per gli impianti sanitario/riscaldamento/ventilazione in relazione al primo progetto è stata respinta sulla scorta delle dichiarazioni del perito giudiziario, per il quale tali prestazioni, aventi in sostanza per oggetto le richieste di offerte a diverse ditte, non testimoniavano un impegno particolare dell'architetto, suscettibile di giustificare rivendicazioni supplementari. Il ricorrente rimprovera ai giudici ticinesi di aver basato il loro giudizio unicamente sulla valutazione peritale, senza tenere conto degli altri riscontri probatori, segnatamente della deposizione di Danilo Pezzani, che aveva indotto il Pretore a riconoscergli la pretesa avanzata a questo titolo. La critica è infondata poiché i magistrati cantonali hanno evocato la deposizione di Danilo Pezzani, specificando di non ritenere le dichiarazioni da lui rilasciate sufficienti a smentire il diverso e approfondito assunto del perito giudiziario, tanto più che il teste "nemmeno aveva preteso che le prestazioni [...] si riferissero al primo progetto". In siffatte circostanze - sulle quali il ricorrente non si pronuncia - la decisione impugnata non appare manifestamente insostenibile. 7.3 Da ultimo, il Tribunale d'appello ha respinto anche la pretesa di fr. 3'300.-- avanzata dal ricorrente quale aggiornamento onorario per aumento del volume dell'opera. Nonostante l'aumento di volume dell'opera, di 1'835 mc, sia dovuto a nuove richieste della committente, formulate nell'ottobre 1990, cioè dopo la firma del contratto e l'inoltro della seconda domanda di costruzione con relativo progetto, il perito giudiziario ha infatti stabilito che ciò non ha imposto all'architetto modifiche di piani, ritenuto che i piani esecutivi non erano ancora stati allestiti. In definitiva, la perizia ha attestato che la modifica della volumetria non ha comportato un particolare aumento delle prestazioni dell'architetto rispetto a quanto previsto nel secondo progetto. Tenuto conto di questi elementi, i giudici ticinesi hanno reputato irrilevante il fatto che in sede di complemento peritale l'esperto abbia poi parzialmente rettificato il proprio assunto, precisando che il lavoro dell'architetto non comportava l'aumento delle prestazioni rivendicate dall'attore nel doc. CB, che andava così ridotto da fr. 11'362.-- fr. 3'300.--, tanto più che il perito non ha spiegato le ragioni di questa sua rettifica. A mente del ricorrente la decisione dei giudici ticinesi su questo punto è doppiamente arbitraria: non solo hanno travisato il senso dell'affermazione del perito, visto ch'egli aveva dichiarato di ritenere la fatturazione esposta dall'architetto per l'aumento di volumetria "non completamente giustificata" (perizia 30 agosto 1999 risposta 5.1 pag. 8 in fine), ma si sono anche discostati senza ragione dalle indicazioni da questi fornite in sede di delucidazione, quando ha rettificato la fattura dell'architetto in fr. 3'300.-- (delucidazione 28 marzo 2001 risposta ad 5.1, pos. 2.2a pag. 7). Negando valore probatorio al parere del perito giudiziario senza dimostrare l'esistenza di stringenti motivi per farlo, la Corte cantonale ha arbitrariamente ecceduto il proprio potere di apprezzamento (art. 253 CPC/TI e art. 9 Cost.). Pur non essendo priva di ogni pertinenza, la censura è destinata all'insuccesso. È vero che la giurisprudenza (cantonale e federale) impone al giudice che intende scostarsi dalle risultanze peritali di motivare tale decisione, vietandogli di semplicemente sostituire il proprio apprezzamento a quello del perito (Cocchi/Trezzini, Codice di procedura civile ticinese massimato e commentato, Appendice 2000/2004, n. 9 ad art. 253). Nella fattispecie in esame occorre tuttavia evidenziare che, contrariamente a quanto asseverato nell'impugnativa, nella delucidazione il perito giudiziario non ha "argomentato in modo chiaro che l'aumento della volumetria dell'edificio, pur non richiedendo il rifacimento dei piani esecutivi, ha comportato un supplemento di lavoro per l'architetto, non nella misura rivendicata dall'attore, ma in misura minore, che quantifica, con un calcolo preciso". In particolare, l'esperto non si è espresso nei termini indicati dal ricorrente in merito all'asserito supplemento di lavoro derivante dall'aumento di volumetria. Egli ha infatti asseverato che "il lavoro dell'architetto [...] non ha comportato l'aumento delle prestazioni" da lui rivendicate, salvo poi riconoscergli un onorario di fr. 3'300.-- in relazione all'aumento di volume. Le dichiarazioni del perito su questo punto non sono dunque limpide. Sta di fatto che, come rilevato dalla Corte cantonale, egli non ha indicato per quale motivo, pur negando che l'aumento della volumetria abbia comportato una modifica dei piani rispettivamente un aumento delle prestazioni dell'architetto (perizia 30 agosto 1999 risposta 5.1 pag. 8 in fine), abbia per finire reputato opportuno ammettere un aggiornamento dell'onorario pattuito contrattualmente. Nelle circostanze appena desunte non si può affermare, come fa il ricorrente, che la Corte cantonale si sia scostata senza giustificazione da una chiara valutazione del perito, ch'essa abbia semplicemente sostituito la propria valutazione a quella del perito senza motivi concludenti, in maniera arbitraria. Anche su questo punto il ricorso si avvera pertanto infondato.