Citation: 6B_754/2016 E. 2.2.1

2.2.1. L'assassinio (art. 112 CP) costituisce una forma qualificata di omicidio, che si distingue dalla fattispecie dell'omicidio intenzionale (art. 111 CP) per il fatto che l'autore ha ucciso con una particolare mancanza di scrupoli. Ciò presuppone una colpa specialmente grave, dedotta esclusivamente dalla commissione del reato. Gli antecedenti o il comportamento che l'autore ha adottato immediatamente dopo i fatti, entrano in linea di conto soltanto nella misura in cui ne sono strettamente legati e permettono di caratterizzare la personalità dell'autore (DTF 141 IV 61 consid. 4.1; 127 IV 10 consid. 1a). Per qualificare la colpa dell'assassino, l'art. 112 CP evoca il caso in cui il movente, lo scopo o la modalità di agire dell'autore sono particolarmente perversi. Il movente è tale se l'autore uccide per ottenere una retribuzione o per derubare la vittima, se agisce per motivi futili, per vendicarsi, senza ragioni serie o per una bazzecola. Lo scopo, che coincide in gran parte con il movente, è particolarmente perverso quando l'autore elimina un testimone imbarazzante o una persona che lo ostacola nella commissione di un reato. Riguardo alla modalità di agire, essa è particolarmente perversa quand'è crudele o atroce, oppure quando l'autore ha sfruttato con perfidia la fiducia della vittima. L'enumerazione del testo legale non è tuttavia esaustiva. La particolare mancanza di scrupoli può essere ammessa quando altri elementi conferiscono all'atto una specifica gravità. Così, la premeditazione e la pianificazione del reato possono costituire elementi suscettibili di fare ritenere un'assenza particolare di scrupoli. Pure mediante la freddezza nell'esecuzione e la padronanza di sé l'autore può manifestare assoluto disprezzo per la vita altrui (DTF 141 IV 61 consid. 4.1 e riferimenti). Per determinare se ci si trovi in presenza di un assassinio, occorre procedere a un apprezzamento d'insieme delle circostanze esterne (comportamento, modo d'agire dell'autore) e interne dell'atto (movente, scopo). La fattispecie di assassinio è di conseguenza realizzata quando dal complesso di queste circostanze risulta che l'autore ha dato prova del disprezzo più completo per la vita altrui. Mentre l'omicida agisce per motivi più o meno comprensibili, generalmente in una grave situazione conflittuale, l'assassino è una persona che agisce a sangue freddo, senza scrupoli, dimostrando un egoismo primario e perverso e che, allo scopo di perseguire i propri interessi, non tiene alcun conto della vita altrui. Nel reato di assassinio, l'egoismo prevale in generale su ogni altra considerazione, l'autore essendo pronto, per soddisfare i propri bisogni, a sacrificare un essere umano. La soppressione della vita altrui è sempre di estrema gravità. Per ammettere la qualifica di assassinio, occorre tuttavia che la colpa dell'autore, segnatamente il suo carattere perverso, si distingua chiaramente da quella di un omicida ai sensi dell'art. 111 CP (DTF 141 IV 61 consid. 4.1). Giusta l'art. 27 CP, si tiene conto delle speciali relazioni, qualità e circostanze personali che aggravano, attenuano o escludono la punibilità solo per l'autore o il compartecipe a cui si riferiscono. Nel caso di partecipazione all'omicidio di una persona, solo il partecipante che ha agito con particolare mancanza di scrupoli può quindi essere punito per assassinio giusta l'art. 112 CP (DTF 120 IV 265 consid. 3a pag. 275).