Citation: 5C.269/2005 20.01.2006 E. 1

Nella fattispecie alla Corte cantonale non può essere rimproverata una violazione del diritto federale per aver ritenuto che il pericolo, che non permette di - immediatamente - ripristinare la custodia parentale, risiede nella minaccia che l'eventualità di un repentino ritorno in famiglia rappresenta per l'equilibrio evolutivo dell'adolescente, la quale ha trascorso la maggior parte della sua vita in una famiglia affidataria e ha avuto un vissuto molto conflittuale. A tale proposito l'argomentazione ricorsuale sembra dimenticare che in concreto non si tratta unicamente di ovviare ad un conflitto di lealtà, ma occorre ricostruire una relazione che è stata pesantemente compromessa in passato. Atteso che - come già osservato - il pericolo che minaccia l'adolescente verrebbe causato da un rientro prematuro presso la famiglia naturale, non appare possibile d'improvvisamente ripristinare la custodia parentale. L'equazione dei ricorrenti, che sembrano escludere dalla positiva integrazione della ragazza nel foyer gli effetti negativi indicati nella sentenza impugnata nel caso di un ritorno presso i genitori, misconosce la diversità delle due situazioni e che - come rilevato dai giudici cantonali - all'interno dell'istituto l'adolescente è al riparo da pressioni e conflitti. Il principio della proporzionalità non richiede del resto che una misura incisiva sia unicamente presa dopo che altre misure più blande siano state adottate e fallite. Lo scopo perseguito dalle autorità cantonali di non causare con un brusco rientro nella famiglia naturale un pericolo per lo sviluppo psichico della ragazza, può in concreto unicamente essere realizzato non ripristinando (al momento) la custodia parentale. Si può tuttavia aggiungere che la stessa Corte d'appello prospetta un rientro in famiglia della figlia al termine dell'anno scolastico in corso, se l'evoluzione dei rapporti con i genitori continua ad essere positiva. 4.2 Secondo i ricorrenti, l'autorità potrebbe inoltre unicamente impedire di riprendere il figlio a genitori che falliscono nella cura e nell'educazione, circostanza che in concreto non si verifica. Con tale argomentazione essi misconoscono che la privazione della custodia parentale ai sensi dell'art. 310 cpv. 1 CC non è una sanzione nei confronti dei genitori, ma dev'essere pronunciata quando sussiste - come in concreto - un pericolo per il figlio a cui questi non può essere sottratto in altro modo: la causa del pericolo è infatti irrilevante e non deve essere imputabile ai genitori.