Citation: 2P.304/2002 09.04.2003 E. 4

4.1 L'art. 12 LLCA fissa - unificandole esaustivamente a livello federale - le regole professionali concernenti l'esercizio dell'avvocatura (FF 1999 VI 5020). Alla lett. a di detta disposizione è previsto che l'avvocato deve esercitare la professione con cura e diligenza. Quest'obbligo non concerne soltanto il rapporto tra cliente e avvocato, bensì anche il comportamento di quest'ultimo nei confronti delle autorità giudiziarie (FF 1999 VI 5021). Nel Cantone Ticino vige il Codice professionale degli avvocati del 4 dicembre 1971 (CAvv); esso contempla una serie di regole deontologiche, le quali, malgrado l'entrata in vigore il 1° giugno 2002 della nuova legge federale sulla libera circolazione degli avvocati, conservano la loro piena validità e utilità, in quanto servono a precisare le regole professionali stabilite dal diritto federale (FF 1999 VI 5020). Giusta l'art. 4 CAvv. "nell'esercizio della professione l'avvocato si avvale solo di mezzi consentiti dalla legge". Egli deve inoltre astenersi da ogni attività contraria alla dignità professionale (art. 5 CAvv) e non rivolge attacchi personali ai colleghi (art. 19 cpv. 1 CAvv.). L'avvocato deve pure mantenere un atteggiamento dignitoso verso i magistrati e le autorità (art. 25 CAvv). Egli è poi tenuto alla corretta citazione delle leggi, della dottrina e della giurisprudenza, alla veritiera esposizione dei fatti e non deve intralciare il normale corso delle procedure (art. 26 CAvv). 4.2 Come rilevato anche dalla Corte cantonale, la prassi riconosce all'avvocato una libertà piuttosto estesa nell'esercizio della critica all' attività giudiziaria. Egli ha non solo il diritto, ma addirittura il dovere di denunciare eventuali manchevolezze, abusi o errori riscontrati nell' ambito di un procedimento giudiziario. Ciò implica che in talune situazioni dev'essere tollerato anche un qualche eccesso da parte sua. Se all'avvocato viene proibito di manifestare del biasimo ingiustificato, si corre il rischio di soffocare dei rimproveri legittimi, pregiudicando così in parte il controllo sull'attività giudiziaria che gli compete. Se, anche dopo attento esame, le critiche formulate da un avvocato dovessero dimostrarsi infondate, ciò non sarebbe ancora un motivo sufficiente per irrogare nei suoi confronti una pena disciplinare. L'avvocato si esprime in modo contrario alla dignità professionale solo se le sue critiche vengono formulate sapendo di non dire il vero oppure in forma atta a ledere l'onore di un magistrato o di un collega senza peraltro essere circoscritte ad affermazioni e valutazioni di fatti. In ogni caso, il giudizio di sapere se determinate critiche oltrepassino o no il limite della libertà di espressione di cui beneficia l'avvocato, deve essere formulato tenendo conto delle circostanze del caso concreto. Questi principi si applicano anche nei rapporti con le autorità amministrative (RDAT 1996 I n. 7 consid. 5b). 4.3 Sennonché nel caso di specie non vi è dubbio che il ricorrente ha ripetutamente adottato dei comportamenti contrari alle regole professionali e deontologiche sopra menzionate (cfr. consid. 4.1), trascendendo in maniera evidente i limiti di una corretta ed oggettiva critica all'operato delle autorità di vigilanza e giudiziarie ticinesi. 4.3.1 L'avv. A.________ ha in sostanza preso spunto da alcune decisioni a lui sfavorevoli in materia disciplinare per avviare dei procedimenti giudiziari e amministrativi contro i vari magistrati che avevano partecipato all'adozione delle medesime. Per fare ciò egli si è rivolto sia al Ministero pubblico che al Consiglio della magistratura con delle denunce poi risultate manifestamente destituite di fondamento, in quanto basate su di una ricostruzione dei fatti del tutto soggettiva e talvolta persino distorta. Egli ha infatti continuato a sostenere la tesi della sottrazione dall'incarto penale B.________/C.________ di alcuni verbali d'interrogatorio, allorquando le autorità penali ticinesi avevano potuto accertare che ciò non era stato il caso e dopo che anche il ricorrente stesso aveva avuto modo di riconoscere che in verità detti testi non erano stati assunti (cfr. sentenza del Tribunale federale del 9 luglio 1996 nella causa 2P.333/1995 consid. 2c/aa). Ma anche se - per pura ipotesi - il Consiglio di disciplina dell'ordine degli avvocati e la Camera per l'avvocatura e il notariato avessero emanato delle decisioni errate, il ricorrente non poteva ritenere che tale circostanza bastasse da sola a permettergli di accusare le persone che avevano adottato le medesime di abuso di potere o di coazione, senza disporre di nessun elemento atto a convalidare dei rimproveri così gravi. A questo proposito si deve tenere conto del fatto che l'inoltro da parte di un avvocato di una denuncia contro un magistrato per dei presunti reati penali può avere delle gravi conseguenze sia per la persona interessata che per il corretto funzionamento dell'intero sistema giudiziario, non da ultimo a causa della risonanza che ciò può avere nei mezzi di comunicazione di massa. Il cittadino non giurista è in effetti portato a credere che un avvocato non presenti una denuncia alla leggera, tanto meno contro un magistrato, le cui decisioni possono essere impugnate (cfr. in questo senso la sentenza del Tribunale federale del 30 giugno 1997 nella causa 2P.130/1997 pubblicata in RDAT 1998 I n. 10 consid. 5c/aa). Per questo motivo una simile iniziativa non può essere intrapresa da un legale senza che esistano solide prove di colpevolezza della persona denunciata. Agendo nella maniera sopra descritta, il ricorrente non si è manifestamente attenuto a queste regole di prudenza. Con il suo comportamento egli, oltre che ad abusare degli strumenti giuridici a sua disposizione, ha dunque danneggiato nella loro reputazione ed onorabilità le persone in questione. Ma non solo, volendo contestare il decreto di non luogo a procedere emesso il 27 novembre 2000 dall'allora Procuratore generale F.________ nei confronti dei giudici L.________, M.________, G.________, N.________ e O.________, il 7 dicembre 2000 l'insorgente ha introdotto davanti alla Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello un'istanza di promozione dell'accusa con la quale ha reiterato le proprie accuse verso detti magistrati, rimproverando loro di aver "preso come pretesto l'esercizio dell'attività giurisdizionale per perseguire scopi che non rientravano nella loro competenza", e di avere utilizzato il procedimento disciplinare per screditarlo, tacciarlo di malafede, punirlo e minacciarlo di pesantissime sanzioni onde impedirgli di far accertare il reale contenuto di una lettera che il patrocinatore dei fratelli C.________, avv. D.________, aveva scritto nell'ambito del procedimento penale che vedeva confrontati quest'ultimi a B.________. Sennonché, anche questa richiesta è stata respinta con giudizio del 29 maggio 2001 dalla citata autorità giudiziaria, in quanto le accuse sollevate dall'insorgente nei confronti dei citati magistrati sono risultate ancora una volta del tutto prive di fondamento. Con il suo agire, il ricorrente ha comunque ancora una volta colto l'occasione per attaccare personalmente i giudici in questione rivolgendo loro delle critiche particolarmente infamanti. In simili circostanze, non vi è dunque alcun dubbio sul fatto che l'avv. A.________ abbia violato ripetutamente e in modo alquanto grave gli art. 12 lett. a LLCA, nonché 4, 5, 25 e 26 CAvv. 4.3.2 Il ricorrente ha in seguito adottato un comportamento del tutto analogo a quello appena esposto, allorquando nel mese di marzo dell' anno successivo ha deciso di procedere penalmente anche contro i membri della Commissione di disciplina dell'ordine degli avvocati del Cantone Ticino, rei a suo dire di avere avviato in maniera ingiustificata nei suoi confronti un ulteriore procedimento disciplinare per quanto da lui scritto nella suddetta istanza di promozione dell'accusa nei confronti dei giudici L.________, M.________, G.________, N.________ e O.________. Ancora una volta egli ha quindi tentato di opporsi ad un atto a lui sfavorevole utilizzando non soltanto gli ordinari rimedi di diritto a sua disposizione ma anche abusando dell'istituto della denuncia penale contro i singoli componenti dell'autorità disciplinare. Anche sotto questo profilo il comportamento dell'insorgente risulta contrario alle suddette regole professionali e deontologiche. 4.3.3 Restano ancora da valutare i vari interventi effettuati dall'avv. A.________ su alcuni giornali nel corso del mese di giugno del 2001, nonché i suoi scritti destinati ai cittadini del Cantone Ticino, al Consigliere di Stato ticinese Luigi Pedrazzini e alla Consigliera federale Ruth Metzler, con i quali, prendendo spunto dalla vicenda in questione, ha denunciato l'esistenza di un complotto ordito dalla magistratura e da alcuni avvocati, allo scopo di danneggiarlo e di evitare che la stampa potesse occuparsi delle gravi irregolarità verificatesi nell'ambito della vertenza penale tra B.________ e i fratelli C.________. A questo proposito si deve innanzitutto sottolineare che, come giustamente ritenuto dalla Corte cantonale, l'argomento secondo il quale tali atti non sarebbero perseguibili disciplinarmente essendo stati redatti nell'ambito della sfera privata del ricorrente, e non nell'esercizio della sua attività di avvocato, non può essere accolto. In effetti, l'avvocato soggiace al controllo disciplinare anche per quei comportamenti che non risultano strettamente collegati all'esercizio della sua professione (cfr. Martin Sterchi, Kommentar zum bernischen Fürsprecher-Gesetz, Berna 1992, n. 1 ad art. 8; meno restrittivo per contro: Felix Wolffers, Der Rechtsanwalt in der Schweiz, Zurigo 1986, pag. 179 e segg.). Pertanto la questione di sapere a che titolo egli abbia agito nelle suddette circostanze può restare indecisa, in quanto irrilevante. Chiarito questo aspetto, si deve dire che dal profilo deontologico è inaccettabile che un avvocato tenti di coinvolgere l'opinione pubblica e le autorità politiche nelle sue vertenze giudiziarie personali attraverso degli interventi sulla stampa, nonché con la diffusione tra la gente di un testo scritto nel quale rivolge attacchi personali a colleghi e denuncia fantomatici scandali e complotti all'interno della magistratura. Un simile comportamento è infatti chiaramente contrario alla sua dignità professionale, in quanto non si concilia con l'attitudine che la legge esige da chi esercita una simile professione. Esso disattende anche l'obbligo per l'avvocato di non rivolgere attacchi personali a colleghi (art. 19 cpv. 1 CAvv) e di mantenere nei confronti della magistratura e delle autorità (ivi comprese quelle politiche) un comportamento dignitoso (art. 25 CAvv).