Citation: 5D_43/2007 03.10.2007 E. 6

Con un ricorso in materia costituzionale può unicamente essere censurata la violazione di diritti costituzionali (art. 116 LTF). Nella fattispecie i ricorrenti si prevalgono di una violazione del divieto dell'arbitrio (art. 9 Cost.) e segnatamente di un'applicazione arbitraria dell'art. 148 CPC ticinese. 6.1 Giusta l'art. 148 CPC ticinese il giudice condanna la parte soccombente a rimborsare all'altra parte le tasse, le spese giudiziarie e le ripetibili (cpv. 1); se vi è soccombenza reciproca o concorrono altri giusti motivi, può ripartire parzialmente o per intero fra le parti le tasse, le spese giudiziarie e le ripetibili (cpv. 2). La possibilità di scostarsi dal criterio della mera soccombenza è peraltro conosciuta in diversi Cantoni e pure prevista per la procedura innanzi al Tribunale federale (HANS MICHAEL RIEMER, Prozessführung in «guten Treuen» zwischen «Treu und Glauben» und «gutem Glauben», in: 125 Jahre Kassationsgericht des Kantons Zürich, Zurigo 2000, pag. 279-290, in particolare pag. 280; art. 66 cpv. 1 seconda frase LTF, v. anche con riferimento al diritto previgente l'art. 156 cpv. 3 OG). Per costante giurisprudenza una sentenza non è arbitraria per il solo motivo che un'altra soluzione sarebbe sostenibile o addirittura preferibile, ma occorre che essa sia manifestamente insostenibile, in aperto contrasto con la situazione effettiva, fondata su una svista manifesta oppure in urto palese con il sentimento di giustizia ed equità (DTF 132 III 209 consid. 2.1; 131 I 57 consid. 2; 129 I 8 consid. 2.1 pag. 9; 127 8I 54 consid. 2b pag. 56, con rinvii). 6.2 Occorre innanzi tutto rilevare che, seppure non formulata con la chiarezza propria alla sentenza d'appello, già il giudizio pretorile conteneva la motivazione secondo cui l'opponente aveva agito giudizialmente per evitare che la versione iniziale dell'articolo, lesiva della sua personalità, venisse pubblicata. Ora, i ricorrenti non contestano che il comportamento di una parte che induce un'altra a piatire possa costituire un motivo che consente di riconoscere l'esistenza di giusti motivi e quindi di derogare al criterio della soccombenza nella ripartizione delle spese processuali e delle ripetibili. Essi negano però di aver in concreto adottato una tale condotta. È esatto, come affermato nel ricorso, che l'opponente aveva presentato la propria istanza prima che nel sommario del numero di marzo 2004 sia apparso il titolo "Carrozzeria disonesta". Tuttavia, insistendo su tale fatto, i ricorrenti paiono dimenticare sia il tenore del fax - precedentemente inviato all'opponente - che dava per scontate una serie di accuse, sia il termine estremamente breve (un giorno) assegnato per la presa di posizione della carrozzeria, il quale non depone in favore della serena possibilità per una parte di fornire la sua versione dei fatti nell'ambito di una lite. La successiva pubblicazione del predetto titolo, rimasta senza alcuna spiegazione dei ricorrenti, è unicamente un indizio che ha permesso ai giudici cantonali - senza incorrere in arbitrio - di confermare perlomeno il pericolo dell'apparizione di un'articolo lesivo della personalità dell'opponente, e quindi il bisogno di quest'ultima di tutelarsi chiedendo dei provvedimenti giudiziari. Così stando le cose, non è di soccorso ai ricorrenti né l'assunto secondo cui il loro comportamento sarebbe stato deontologicamente corretto, né quello in base al quale non potrebbe essere loro rimproverato di non aver riferito tutti gli aspetti della vicenda, ma di essersi limitati a pubblicare nel numero di maggio 2004 unicamente i fatti che ritenevano più interessanti. Altrettanto vale per l'argomentazione giusta la quale quando all'inizio di giugno 2004 il Pretore ha statuito sulla domanda cautelare, il decreto supercautelare sarebbe già decaduto in seguito all'inazione della controparte in virtù dell'art. 28e cpv. 2 CC: una siffatta circostanza non smentisce infatti l'iniziale necessità di piatire dell'opponente.