Citation: 2C_224/2018 E. 2.1

2.1. Nel proprio giudizio il Tribunale cantonale amministrativo ha spiegato perché l'insorgente non adempiva (più) le condizioni poste per potere beneficiare di un permesso di dimora UE/AELS né come indipendente (art. 12 Allegato I ALC) né come lavoratore dipendente (art. 6 Allegato I ALC), perché non poteva richiamarsi al citato Accordo per continuare a soggiornare nel nostro Paese per reperire un (nuovo) lavoro (art. 2 cpv. 1 secondo paragrafo Allegato I ALC e art. 18 OLCP [RS142.203]), perché non poteva appellarsi al diritto di rimanere di cui all'art. 4 cpv. 1 e 2 Allegato I ALC e, infine, perché non poteva fruire di un permesso senza attività lucrativa ai sensi degli art. 6 ALC e 24 Allegato I ALC. Esaminando poi il caso dal profilo del diritto interno, la Corte cantonale ha rilevato che l'interessato adempiva il motivo di revoca dell'art. 62 cpv. 1 lett. e LStr (RS 142.20) : era infatti a carico della pubblica assistenza dal luglio 2012 e il suo debito nei confronti dello Stato ammontava a fr. 114'375.20. Infine è giunta alla conclusione che il provvedimento litigioso rispettava il principio della proporzionalità. Oltre al fatto che risiedeva in Svizzera dall'agosto 2011 e che quindi il suo soggiorno non poteva essere considerato di lunga durata, senza tralasciare che dal 6 novembre 2014 la sua presenza era solo tollerata nell'attesa di una decisione definitiva in merito al suo permesso di dimora, A.________ non poteva definirsi integrato: egli non lavorava più da fine aprile 2012, era a carico della pubblica assistenza dal luglio 2012 ed era oberato di debiti. Un suo rientro nella vicina Penisola, dove era nato, cresciuto e aveva vissuto (salvo un primo soggiorno in Svizzera dal 1981 al 1985) fino al 2011 e dove possedeva i suoi principali legami culturali, sociali nonché familiari appariva quindi perfettamente esigibile. Infine, riguardo ai problemi di salute fatti valere dall'interessato, segnatamente una depressione che aveva comportato un suo ricovero per tre mesi nel 2013 come anche un'inabilità lavorativa attestata per due mesi nel 2014, un mese nel 2014 e che si protraeva tuttora, la Corte cantonale ha osservato che l'Italia non era sprovvista di adeguate strutture sanitarie medico-psichiatriche-assistenziali pubbliche e private di ottima qualità, di modo che il trattamento attualmente seguito poteva continuare senz'altro anche lì, come peraltro prospettato dal medico curante medesimo, aggiungendo che fruendo l'interessato della possibilità di trasferirsi nella fascia di confine, non gli era preclusa la possibilità di continuare il suo percorso terapeutico in Svizzera.