Citation: 1C_310/2023 E. 6.3

6.3. L'art. 7 cpv. 7 NAPR prevede che "la copertura dell'edificio, piana o di altra forma, dev'essere compresa nel profilo del tetto a falda risultante dalle disposizioni di zona, computato dalla quota di gronda a filo della facciata". La norma rimanda inoltre ad uno schema esplicativo (schema allegato n. 2A), riportato anche nella decisione impugnata. I ricorrenti non si confrontano con il tenore di questa disposizione, che, come rilevato dai giudici cantonali, persegue essenzialmente lo scopo di limitare ingombri su tetti piani. Né essi si esprimono sull'interpretazione da parte della Corte cantonale che, procedendo da un'interpretazione letterale del testo normativo, spiega i motivi per cui, nella presente fattispecie, i parapetti arretrati e le vasche per i fiori siano da assimilare ad ingombri che rientrano in un ipotetico tetto a falde disegnato lungo il filo delle quattro facciate, secondo le altezze, alla gronda e al colmo, previste per la zona di riferimento. Ora, quando la decisione impugnata, come in concreto, si fonda su diverse motivazioni indipendenti e di per sé sufficienti per definire l'esito della causa, i ricorrenti sono tenuti, pena l'inammissibilità, a dimostrare che ognuna di esse viola il diritto (DTF 142 III 364 consid. 2.4 in fine; 138 I 97 consid. 4.1.4). Limitandosi in sostanza a ribadire l'inapplicabilità dell'art. 7 cpv. 7 NAPR, poiché ritenuto contrario all'art. 40 cpv. 1 LE che impone il computo dell'altezza al filo superiore del cornicione di gronda o del parapetto, i ricorrenti esprimono semplicemente la loro opinione, diversa da quella della Corte cantonale, ma non sostanziano arbitrio alcuno. La censura risulta pertanto inammissibile. L'art. 40 LE, riguardante le modalità di misurazione dell'altezza degli edifici, non precisa d'altro canto espressamente la questione dei parapetti arretrati. Nel caso specifico, posto che le NAPR definiscono anche l'altezza al colmo e facendo capo all'art. 7 cpv. 7 NAPR, la Corte cantonale ha trattato i parapetti alla stregua di corpi posti al di sotto del profilo dell'ipotetico tetto a falda, escludendone così il loro computo nell'altezza dell'edificio. Ancorché opinabile, simile interpretazione non risulta manifestamente insostenibile, e neppure raggiunge gli estremi dell'arbitrio nel suo risultato. D'altro canto, anche la dottrina ravvisa che, in simili particolari circostanze, manufatti che non fungono da effettivi parapetti posati a filo della facciata e destinati a evitare la caduta nel vuoto, ma che, come in concreto, sono adeguatamente arretrati rispetto al perimetro del tetto e servono soltanto a delimitare la superficie accessibile senza incrementare l'ingombro effettivamente percepibile, sono esclusi dal computo sull'altezza (MARCO LUCCHINI, Compendio giuridico per l'edilizia, 2a ed. 2015, pag. 206).