Citation: 2C_731/2018 E. 6.4

6.4. La ricorrente adduce in effetti di essersi determinata a presentare ricorso al Tribunale federale soprattutto per " cancellare l'ingiusta infamia " generata dalla pubblicazione da parte della SECO della sanzione inflitta in caso di contravvenzione al CNL. Sostiene che la pubblicazione della contravvenzione è una sanzione ancora più grave della stessa multa, rispettivamente dell'avvertimento pronunciato dal Tribunale amministrativo cantonale e chiede che questa Corte verifichi la costituzionalità dell'art. 9 cpv. 3 LDist e dell'art. 7 cpv. 1 lett. a LDist, tenendo conto dell'art. 68 CP (in relazione con l'art. 103 e 104 CP). Nella misura in cui chiede che venga esperito un esame di costituzionalità di una legge federale che il Tribunale federale non può svolgere (art. 190 Cost.), la censura è manifestamente inammissibile. Il timore dell'insorgente riguardo agli effetti di una possibile pubblicazione è ad ogni modo infondato poiché da una lettura congiunta degli art. 9 cpv. 3 LDist e 17a ODist emerge che l'elenco dei datori di lavoro sanzionati, stilato e pubblicato dalla SECO, contiene i nominativi dei datori di lavoro che sono stati oggetto di una multa (art. 17a cpv. 1 lett. a ODist) oppure di un divieto temporaneo di offrire i propri servizi in Svizzera (art. 17a cpv. 1 lett. b ODist). Ora nel caso concreto la ricorrente è stata solamente diffidata, ragione per cui la SECO non dovrà esserne informata e non dovrà aver luogo alcuna pubblicazione, né da parte di quest'autorità, né a livello cantonale (art. 8 cpv. 2 Regolamento della legge d'applicazione della LDist del 24 settembre 2008, RL/TI 843.310). La censura è pertanto infondata e come tale va respinta.