Citation: 6B_838/2018 E. 4.1

4.1. Giusta l'art. 251 CP, si rende colpevole di falsità in documenti chiunque, al fine di nuocere al patrimonio o ad altri diritti di una persona o di procacciare a sé o ad altri un indebito profitto, forma un documento falso od altera un documento vero, oppure abusa dell'altrui firma autentica o dell'altrui segno a mano autentico per formare un documento suppositizio, oppure attesta o fa attestare in un documento, contrariamente alla verità, un fatto di importanza giuridica, o fa uso, a scopo d'inganno, di un tale documento. Sono documenti gli scritti destinati e atti a provare un fatto di portata giuridica nonché i segni destinati a tal fine (art. 110 cpv. 4 CP). Il Tribunale federale ha già avuto modo di riconoscere al formulario A la qualità di documento (sentenza 6B_844/2011 del 18 giugno 2012 consid. 2.2, in SJ 2013 I pag. 114 con rinvii). La contabilità commerciale e i suoi elementi (pezze giustificative, libri contabili, estratti conto, bilanci e conti economici) sono, per legge (art. 957 segg. CO), destinati e atti a provare fatti di portata giuridica, dovendo fornire un quadro preciso e completo della reale situazione economica dell'impresa. Per costante giurisprudenza, la contabilità commerciale fruisce di un'accresciuta credibilità (DTF 141 IV 369 consid. 7.1). Tale accresciuta credibilità è riconosciuta anche alle pezze giustificative relative alle singole registrazioni contabili (art. 957a cpv. 2 n. 2 CO), sicché una fattura può costituire un documento se è destinata a entrare nella contabilità come pezza giustificativa (DTF 138 IV 130 consid. 2.2.1). L'art. 251 n. 1 CP concerne sia la formazione di un documento falso (falsità materiale) sia quella di un documento menzognero (falsità ideologica). In quest'ultimo caso, il contenuto del documento non corrisponde alla realtà pur emanando dal suo autore apparente (DTF 142 IV 119 consid. 2.1). Il reato è intenzionale e il dolo eventuale sufficiente. L'autore deve inoltre agire al fine di nuocere al patrimonio o altri diritti di una persona o di procacciare a sé o ad altri un indebito profitto (DTF 141 IV 369 consid. 7.4).