Citation: 5P.311/2004 14.01.2005 E. 5

L'esecuzione per debiti contro i Comuni è disciplinata in modo esaustivo dal diritto federale (art. 1 della legge federale sull'esecuzione per debiti contro i Comuni e altri enti di diritto pubblico cantonale, RS 282.11; art. 30 e 38 LEF; cfr. anche DTF 108 II 180 consid. 2a) indipendentemente dal fatto che la pretesa sia fondata sul diritto civile o su quello pubblico (Pierre-Robert Gilliéron, Commentaire de la loi fédérale sur la poursuite pour dettes et la faillite, vol. I, Losanna 1999, n. 15 ad art. 30 LEF e n. 29 alle osservazioni preliminari agli art. 38-87 LEF). Una - parallela - procedura di esecuzione cantonale è inammissibile (Domenico Acocella, Commento basilese, n. 4 ad art. 38 LEF). In concreto la ricorrente ha fatto notificare un precetto esecutivo al Comune ed afferma espressamente di chiedere l'esecuzione della risoluzione municipale 16 novembre 1999, che fissa il suo compenso per la curatela e che sarebbe cresciuta in giudicato (il ricorso pendente innanzi all'autorità di vigilanza sulle tutele e curatele non riguarderebbe infatti tale onorario, ma altre questioni). In queste circostanze, con il rimedio inoltrato innanzi al governo ticinese, in cui ha chiesto che il Municipio fosse tenuto al pagamento della somma di denaro risultante dal precetto esecutivo, la qui ricorrente ha in sostanza inteso ottenere l'esecuzione forzata della predetta risoluzione comunale - che ritiene cresciuta in giudicato - per una via non prevista dal diritto federale. La via prevista dalla LEF per il creditore che ha fatto notificare un precetto esecutivo sulla base di una decisione esecutiva è quella della procedura di rigetto dell'opposizione innanzi al giudice (art. 80 LEF). Il governo cantonale - manifestamente incompetente per ordinare l'esecuzione forzata di una pretesa pecuniaria - ha quindi rettamente dichiarato irricevibile il rimedio. Così stando le cose, si rivela senza pertinenza la menzione nel ricorso di norme della CEDU e della Costituzione federale motivata sia con il fatto di attendere da oltre cinque anni il pagamento della propria nota d'onorario, sia con l'affermazione che il Consiglio di Stato non sarebbe un giudice indipendente.