Citation: 2D_25/2016 E. C

Detta decisione è stata confermata su ricorso dal Giudice delegato del Tribunale cantonale amministrativo con sentenza dell'8 giugno 2016. La Corte cantonale ha osservato in primo luogo che lo scritto del 28 maggio 2015 difettava di tutti gli elementi che secondo l'art. 70 cpv. 1 LPAmm (RL/TI 3.3.1.1) un ricorso doveva contenere e che, considerato il suo tenore, lo stesso non poteva nemmeno lontanamente essere trattato alla stregua di un gravame: non vi figurava alcuna domanda di giudizio o conclusione, essendo unicamente chiesta una proroga dei termini di ricorso, ed era totalmente sprovvisto di una motivazione ricorsuale. Ora una simile motivazione - elemento centrale del ricorso - doveva imprescindibilmente essere fornita prima della scadenza del termine di ricorso, motivo per cui non poteva fare l'oggetto di un termine perentorio, poi addirittura prorogato (!), per venire poi presentata in un secondo tempo, così come incomprensibilmente ordinato dal Servizio dei ricorsi del Consiglio di Stato. Di conseguenza, il primo e vero gravame presentato dall'insorgente era stato il "ricorso - complemento" il quale, presentato ben oltre il termine di trenta giorni dalla notifica della decisione impugnata, era stato a ragione, sebbene in esito ad una procedura condotta in modo a dir poco disastroso, ritenuto tardivo. Infine, il Giudice delegato ha aggiunto che nulla poteva essere dedotto dal principio della buona fede. In effetti, i termini per ricorrere, in quanto fissati dalla legge, erano perentori (art. 14 cpv. 1 LPAmm) e non potevano quindi essere modificati nemmeno con l'accordo o su disposizione dell'autorità giudicante. Ne discendeva che gli scritti del 1° e del 15 giugno 2016 del Servizio dei ricorsi del Consiglio di Stato erano a tale punto irriti da risultare addirittura nulli e, come tali, insuscettibili di generare qualsiasi affidamento tutelabile dal profilo giuridico.