Citation: 2C_387/2008 20.01.2009 E. 4

4.1 Nella fattispecie, la Corte cantonale ha ritenuto adempiuti i motivi d'espulsione di cui all'art. 10 cpv. 1 lett. a e b LDDS e, facendo riferimento agli art. 11 cpv. 3 LDDS e 16 cpv. 3 ODDS, ha poi effettuato un'ampia ponderazione degli interessi. Al riguardo, ha innanzitutto evidenziato l'estrema gravità del principale reato commesso nonché il movente economico che ne stava alla base. Sollevato il dubbio che il sincero pentimento riconosciuto in sede penale ed il buon comportamento tenuto in carcere fossero semplicemente una strategia processuale, ha poi osservato che la ripresa dell'attività lavorativa e l'assenza di nuovi reati, visto anche il breve tempo trascorso, non costituiscono una "garanzia della completa redenzione" del ricorrente. Ha altresì rimarcato che la presenza in Svizzera non può essere considerata di lunga durata e che l'integrazione avvenuta dev'essere relativizzata in quanto l'insorgente risiede in una regione dove si parla la sua lingua madre e vive a contatto con parenti di origine italiana. Ha infine rilevato che nemmeno dal profilo famigliare vi sono ostacoli particolari al rientro in patria, dal momento che l'interessato non ha una famiglia propria e che la madre ed un fratello hanno anch'essi già lasciato la Svizzera. Inoltre se la fidanzata non dovesse seguirlo in Italia, non si potrebbe che concludere ad una mancanza di solide basi affettive. In virtù di questi elementi l'autorità inferiore ha ritenuto che l'interesse pubblico alla prevenzione di azioni criminose quali il traffico di droga risulterebbe prevalente rispetto all'interesse personale del ricorrente a rimanere in Svizzera. Per questo motivo ha quindi confermato l'espulsione. 4.2 Sennonché, al di là dell'opinabilità di alcune delle argomentazioni addotte dai giudici cantonali, appare in ogni caso evidente che la fattispecie è stata esaminata esclusivamente nell'ottica del diritto interno. Certo, nei propri considerandi generali l'autorità precedente non ha ignorato che il ricorrente può prevalersi dell'ALC. Essa si è però limitata a dedurne che ai cittadini comunitari il diritto di soggiornare in Svizzera può essere negato solo qualora il rifiuto sia ammissibile anche in base all'ordinamento nazionale ed ha perciò verificato l'adempimento dei requisiti posti da tale ordinamento. Per contro, malgrado la pertinente motivazione sviluppata già in entrambi i ricorsi cantonali, né il Tribunale amministrativo né le autorità inferiori hanno compiutamente valutato perché ed in che misura il ricorrente rappresenterebbe una minaccia attuale per l'ordine pubblico ai sensi dell'art. 5 cpv. 1 Allegato I ALC. Considerata l'applicabilità del regime più favorevole (cfr. consid. 3.1), tale valutazione risulta tuttavia imprescindibile. Al riguardo non può certo bastare il breve accenno alla mancanza di garanzie quanto alla "completa redenzione". L'analisi giuridica compiuta dai giudici cantonali appare pertanto incompleta. 4.3 L'esame del rispetto dell'art. 5 cpv. 1 Allegato I ALC costituisce una questione di diritto, che di per sé il Tribunale federale verifica d'ufficio e con pieno potere di cognizione (art. 106 cpv. 1 LTF; DTF 128 II 311 consid. 2.1; 125 II 1 consid. 2a). Nella fattispecie, esso si esprimerebbe tuttavia in prima ed unica istanza su tale aspetto. Una simile pronuncia di merito in questa sede processuale potrebbe semmai giustificarsi se il rischio di recidiva fosse incontestabilmente elevato. Il ricorrente ha però subito un'unica condanna penale di rilievo, ha fornito un'ampia collaborazione durante l'inchiesta, ha apparentemente tenuto un comportamento irreprensibile dopo la scarcerazione e gode di una situazione stabile sul piano professionale e verosimilmente anche su quello affettivo. Vi sono perciò diversi fattori che parrebbero piuttosto lasciar pensare ad una prognosi positiva. In queste circostanze è indicato lasciare in primo luogo alle istanze inferiori il compito di valutare di nuovo la fattispecie, tenendo questa volta conto della reale portata dell'art. 5 cpv. 1 Allegato I ALC. Esse valuteranno altresì la necessità di esperire, in quest'ottica, ulteriori accertamenti. Il rinvio, ammesso dall'art. 107 cpv. 2 LTF, s'impone tanto più se si considera che in casi di questo genere l'autorità giudiziaria cantonale dispone di una certa latitudine di giudizio (sentenza 2A.361/2005 del 7 dicembre 2005 consid. 3.3; sentenza 2A.749/2004 del 28 aprile 2005 consid. 4.3.3).