Citation: 1D_2/2024 E. 3.3

3.3. L'insorgente sostiene che la Corte cantonale non avrebbe considerato gli invocati scritti. Certo essa, con una motivazione comunque sufficiente (DTF 149 V 156 consid. 6.1), non si è espressa in maniera specifica sugli stessi (cfr. al riguardo Fatti Ab e consid. 4.1 della decisione impugnata), insistendo sullo scritto del 9 maggio 2012 con il quale il ricorrente, richiamata la citata, analoga comunicazione del 10 gennaio 2012, chiedeva nuovamente di far proseguire la sua domanda. Il ricorrente fa tuttavia valere a torto che il suo incarto sarebbe stato "pronto". L'assunto secondo cui, all'epoca, l'incarto sarebbe stato completo e maturo è infatti inesatto, visto che le questioni ancora da verificare non concernevano solo l'invocato accordo fiscale, ma anche altri debiti nonché l'aggiornamento della sua situazione penale. Certo, l'art. 16 cpv. 1 vRLCCit recita che, concessa l'attinenza comunale e per gli stranieri rilasciata l'autorizzazione federale, la domanda è trasmessa al Gran Consiglio con messaggio del Consiglio di Stato. Il Servizio naturalizzazioni, allo scopo di accertare compiutamente i fatti determinanti e rimediare all'evidente incompletezza dell'incarto, constatato che nel frattempo il ricorrente aveva contratto ulteriori debiti, nonostante il suo accenno a voler fare proseguire la sua domanda, verosimilmente votata all'insuccesso, ha nondimeno proceduto al necessario aggiornamento degli atti. Ciò, tra l'altro, anche in applicazione del principio inquisitorio, secondo cui l'autorità amministrativa accerta d'ufficio i fatti e non è vincolata dalle domande di prova delle parti (art. 25 cpv. 1 della legge ticinese sulla procedura amministrativa del 24 settembre 2013; LPAmm; RL 165.100). Le parti, secondo il principio della buona fede, sono infatti tenute a cooperare all'accertamento dei fatti in un procedimento da esse proposto (art. 26 cpv. 1 LPAmm; DTF 140 I 285 consid. 6.3.1), obbligo chiaramente disatteso nella fattispecie dal ricorrente. Anche sulla base dell'art. 12 PA (RS 172.021) l'autorità accerta d'ufficio i fatti, ma le parti sono tenute a cooperare al loro accertamento in un procedimento da esse proposto (art. 13 cpv. 1 lett. a PA); l'autorità può dichiarare inammissibili le domande formulate nei procedimenti menzionati alle lettere a e b, qualora le parti neghino la cooperazione necessaria e ragionevolmente esigibile (cpv. 2). Quest'obbligo, proprio del diritto amministrativo e con il quale il ricorrente non si confronta, vale anche nelle procedure di naturalizzazione e sussiste pure qualora l'informazione che la persona che desidera essere naturalizzata deve fornire possa comportare un effetto negativo sulla sua procedura (sentenza 1C_562/2023 del 9 luglio 2024 consid. 3.3). Ora, nonostante l'accenno al fatto di far proseguire la domanda, l'aver proceduto al prospettato, necessario completamento dell'incarto allo scopo di evitare il rifiuto della domanda, può essere certo discutibile, ma non è addirittura insostenibile e quindi arbitrario. Giova rilevare inoltre che a dipendenza delle circostanze, tutti i documenti relativi all'idoneità sono da aggiornare sino alla conclusione della procedura (cfr. art. 5 cpv. 3 nRLCCit). Presupposto per uno svolgimento celere e ottimale di una procedura è in effetti che le autorità siano informate dei diversi passi intrapresi dalle parti, rispettivamente dei procedimenti paralleli pendenti, in concreto d'ordine finanziario e penale (cfr. DTF 137 IV 177 consid. 2.2; sentenza 1B_433/2016 del 17 gennaio 2017 consid. 2.2).