Citation: 2C_719/2007 28.05.2008 E. 4

Per quanto concerne l'eccezione di perenzione, che conviene esaminare in primo luogo, tali presupposti non risultano adempiuti. 4.1 Anche i ricorrenti ammettono infatti che il termine di due anni previsto dall'art. 16 LCM si applica di per sé unicamente alla pubblicazione del prospetto originario dei contributi, considerato che detto termine decorre dalla messa in esercizio dell'opera. Nessuna norma estende espressamente il termine biennale anche ai contributi posteriori, adottando quale dies a quo il giorno in cui diviene effettiva la modifica dello statuto del fondo. 4.2 Non è poi dato di vedere quali altre ragioni non solo consiglierebbero, ma addirittura imporrebbero di seguire l'interpretazione estensiva pretesa dai ricorrenti. Simili ragioni non sono ravvisabili soprattutto se, come risulta dal giudizio impugnato, il termine di dieci anni di cui all'art. 10 LCM viene inteso come limite sia per l'entrata in vigore della revisione pianificatoria, sia per l'inizio della procedura di imposizione a posteriori, in concreto avviata poco più di otto anni dopo la pubblicazione del prospetto iniziale. In effetti in base a tale interpretazione il diritto di prelevare i contributi posteriori è anch'esso limitato nel tempo. Certo, tale limitazione è differente per rapporto al termine di perenzione applicabile nell'ambito della procedura ordinaria. Non è tuttavia insostenibile ritenere che tale differenza risulta giustificata, vista la diversa natura del fattore che determina il vantaggio particolare. Non sarebbe comunque manifestamente errato negare l'applicabilità del termine biennale di perenzione al prelievo di contributi posteriori nemmeno se si considerasse che l'art. 10 LCM stabilisce unicamente il termine entro il quale deve intervenire la modifica del piano regolatore, mentre non fissa alcun limite temporale per dare avvio, dopo tale modifica, alla procedura d'imposizione a posteriori. In effetti, se per ragioni di sicurezza del diritto potrebbe risultare utile e necessario colmare tale lacuna, non sarebbe fuori luogo fondarsi sui principi generali in tema di prescrizione e perenzione, anziché assumere per analogia il termine breve ed inusuale di due anni (cfr. DTF 126 II 54 consid. 7, 49 consid. 2a; 124 II 543 consid. 4a; sentenza 2P.327/2003 del 7 settembre 2004, in: RtiD I-2005 n. 12, consid. 2.1.2). Nel caso specifico, già se si ritenesse che il prospetto dei contributi posteriori deve essere pubblicato entro cinque anni dalla realizzazione dell'evento che genera il vantaggio particolare, ovvero l'inserimento in zona edificabile (che a sua volta deve avvenire nel giro di dieci anni dalla pubblicazione del prospetto per i contributi ordinari) al Comune non potrebbe venir rimproverato di aver agito intempestivamente. Neppure in base a questa seconda interpretazione dell'art. 10 LCM la pronuncia impugnata risulterebbe pertanto inficiata d'arbitrio.