Citation: 1C_144/2019 E. 10.6

10.6. I ricorrenti parrebbero disattendere inoltre che l'art. 9g LPol/TI non si applica indiscriminatamente in caso di sommossa o di gravi infrazioni alla LCStr, visto che al riguardo devono essere adempiute anche tre condizioni restrittive e cumulative, segnatamente la sussistenza di indizi concreti che tali reati possano essere commessi (cpv. 1 lett. a), la particolarità e la gravità del reato nel caso concreto (lett. b) e, in applicazione del principio di sussidiarietà, la necessità che le indagini già svolte non abbiano dato esito positivo oppure che altre misure d'inchiesta risulterebbero eccessivamente difficili o onerose da attuare, sproporzionate o vane (lett. c). In tale ambito occorre precisare che, sebbene con riferimento all'art. 141 cpv. 2 CPP relativo all'utilizzabilità delle prove acquisite illegittimamente, il Tribunale federale ha recentemente avuto l'occasione di precisare che per determinare se un reato è grave, decisiva è la gravità del caso concreto e non l'entità della pena comminata in astratto: con riferimento alla fattispecie di sommossa, ha ritenuto che in linea di principio l'interesse pubblico alla ricerca della verità e all'utilizzazione delle prove riveste un grande peso. Ha stabilito che per valutare la gravità di tale reato, occorre quindi prendere in considerazione non solo il contributo individuale dell'imputato, ma anche l'insieme delle circostanze, compresi gli atti di violenza commessi dagli altri partecipanti. Ne ha concluso che la sommossa può essere qualificata come grave reato ai sensi dell'art. 141 cpv. 1 CPP e ha considerato l'interesse pubblico a far luce sull'infrazione concreta oggetto di quella sentenza superiore a quello del ricorrente a una raccolta legale delle prove, rispettivamente all'inutilizzabilità di riprese video di privati (DTF 147 IV 9 consid. 1.4.2-1.4.4). Il criticato concetto di "particolarità" del reato della norma ticinese tiene conto precisamente delle circostanze concrete, e non meramente astratte, del reato che potrebbe venir commesso. Inoltre, anche per le due criticate estensioni l'inchiesta dovrà essere approvata dal GPC e, giusta il rinvio all'art. 298 CPP, la misura dovrà poi essere comunicata agli interessati, che potranno se del caso contestarla (cpv. 3). Ne segue che i ricorrenti sostengono a torto che, per la loro tipologia, i due criticati reati non potrebbero mai raggiungere il necessario grado di una particolare gravità: gli esempi addotti nella risposta governativa non escludono in effetti che, in determinati casi concreti, questa condizione potrebbe realizzarsi. Del resto i ricorrenti disattendono che non è sufficiente che un reato figuri nel catalogo dell'art. 286 cpv. 2 CPP per disporre automaticamente un'inchiesta mascherata da parte di un'autorità penale: anche in quel caso ciò può avvenire soltanto se la gravità del reato lo giustifica e se le operazioni d'inchiesta già svolte non hanno dato esito positivo o se altrimenti le indagini risulterebbero vane o eccessivamente difficili (art. 286 cpv. 1 lett. b e c CPP), come richiesto anche per l'inchiesta mascherata preventiva da parte della polizia, misura che dev'essere applicata quale ultima ratio (cfr. VINCENT JEANNERET/CÉLINE GAUTHIER/ROLAND RYSER, in: Yvan Jeanneret/André Kuhn/Camille Perrier Depeursinge [ed.], Commentaire romand, Code de procédure pénale suisse, 2aed. 2019, n. 31, 35 e 39 ad art. 286). In entrambi i casi le autorità competenti devono infatti, indipendentemente dal sospettato reato, esaminare concretamente la sua gravità e il rispetto del principio di sussidiarietà dell'inchiesta mascherata, il cui avvio, nell'ambito di quella preventiva, dev'essere poi approvato dal GPC. Non è quindi escluso che anche riguardo alle criticate estensioni la norma litigiosa potrà essere applicata in maniera conforme alla Costituzione. Giova rilevare infine che, come visto (consid. 5.6.1), l'accenno di violazione della sfera privata (art. 13 Cost.), poiché l'art. 9g cpv. 3 LPol/TI prevede che l'avvio di un'inchiesta mascherata è sottoposta all'approvazione del GPC, limitandosi al riguardo a richiamare la citata sentenza del 29 maggio 2006 del Tribunale cantonale amministrativo, è privo di consistenza. Costituzione di identità fittizie