Citation: 5A_883/2021 E. 3.1

3.1. Esposta la propria prassi in tema, il Tribunale di appello ha constatato che gli ultimi incontri fra la ricorrente e il padre risalirebbero al 2015, quando ella era ancora minorenne; agli atti non vi sarebbe traccia di ulteriori incontri. Gli scambi di messaggi, a detta della stessa interessata, non sarebbero mai finiti bene. Il Pretore aggiunto aveva poi accertato - senza essere smentito - "la chiara ostilità dell'attrice nei confronti del padre e il suo marcato rifiuto di incontrarlo", escludendo la prospettiva di un'evoluzione favorevole nel senso di una ripresa dei contatti e di un cambiamento di atteggiamento di lei per il futuro. Ancora in sede di osservazioni all'appello, la ricorrente dice di provare "sbigottimento" e "voltastomaco" per il modo in cui il padre le parlerebbe ogni volta che provano a rivedersi. I Giudici cantonali hanno poi rilevato che contrariamente alla ricorrente, che ha soltanto preteso di essere sempre disposta ad avere rapporti con il padre, a detta del Pretore aggiunto quest'ultimo avrebbe "evidenziato gli sforzi e le occasioni create ad arte per riconciliarsi con la figlia", occasioni rimaste incontestate. In sede di appello la ricorrente stila una lunga lista di manchevolezze del padre nei suoi confronti: comportamenti arroganti nei suoi confronti durante l'infanzia e l'adolescenza, disinteresse per la sua formazione, trattamento economicamente preferenziale del fratello di lei, difficoltà create alla madre con pagamenti ritardati, frequentazione di giovani donne di cui sosterrebbe le famiglie all'estero, un terzo figlio segreto, capitali nascosti, riscossione di indennità di disoccupazione non dovute. Ma, se veri, suscettibili di offendere la ricorrente, a giudizio dei Giudici cantonali tali atteggiamenti non giustificherebbero "l'interruzione di qualsiasi contatto personale da parte di una figlia maggiorenne che postula contributi alimentari". Oramai 22enne, e a quasi vent'anni dalla separazione dei genitori, la ricorrente non avrebbe manifestamente saputo superare il risentimento, a tratti il disprezzo, provato nei confronti del padre, identificandosi invece con le posizioni della madre "della quale è stata portavoce attraverso il processo che l'ha contrapposta al padre", come constatato dal Pretore aggiunto. "Ormai fuori dalla fascia di tolleranza successiva alla maggiore età (fino a 22 anni) prospettata in dottrina perché si conceda ancora a un maggiorenne renitente nei confronti del genitore il diritto a un contributo alimentare ridotto o limitato nel tempo", alla ricorrente non può nemmeno essere attestata una prognosi favorevole. Queste considerazioni hanno spinto il Tribunale di appello a respingere la petizione.