Citation: 1P.373/2005 26.01.2006 E. 2

2.1 Secondo l'art. 90 cpv. 1 lett. b OG, l'atto di ricorso deve contenere l'esposizione dei fatti essenziali e quella concisa dei diritti costituzionali o delle norme giuridiche che si pretendono violati, precisando in che consista la violazione. Ciò significa che, nella procedura di ricorso di diritto pubblico, il Tribunale federale esamina soltanto le censure che sono proposte in modo chiaro e dettagliato. Il ricorrente deve spiegare quale diritto costituzionale sarebbe stato leso dall'autorità cantonale. Se è invocata la violazione dell'art. 9 Cost. nell'applicazione del diritto cantonale, non è sufficiente affermare che la sentenza sarebbe arbitraria; il ricorrente deve invece indicare con precisione la norma del diritto cantonale che, a suo giudizio, sarebbe stata applicata in modo errato o che non sarebbe stata applicata del tutto e spiegare dettagliatamente per quali motivi la sentenza impugnata non solo sarebbe discutibile, ma manifestamente insostenibile, in palese contrasto con la situazione di fatto, con una norma, con un chiaro principio giuridico oppure con il sentimento di giustizia e di equità. Nella procedura del ricorso di diritto pubblico il Tribunale federale non applica quindi d'ufficio il diritto, ma statuisce soltanto sulle censure formulate secondo le suddette regole (DTF 130 I 258 consid. 1.3, 127 I 38 consid. 3c, 126 III 534 consid. 1b e rinvii). 2.2 La ricorrente invoca la violazione del divieto dell'arbitrio. Nel gravame essa non precisa tuttavia per quali ragioni e in che misura tale diritto costituzionale sarebbe stato disatteso, spiegando in particolare perché la precedente avrebbe applicato il diritto cantonale in maniera manifestamente insostenibile e quindi arbitraria. Né tanto meno sostiene che i fatti posti alla base del giudizio impugnato sarebbero in chiaro contrasto con gli atti o disattenderebbero con ogni evidenza un determinato mezzo di prova (cfr., sulla nozione di arbitrio, DTF 131 I 217 consid. 2.1, 129 I 173 consid. 3.1, 49 consid. 4, 8 consid. 2.1 e rinvii). La ricorrente contesta il fatto che la Commissione di ricorso di II istanza abbia fondato il suo giudizio su un accordo concluso tra privati proprietari e su presunte difficoltà nei loro rapporti di vicinato. Critica quindi la decisione di costituire lo scorporo di 7 m2 in comproprietà coattiva, ritenendola contraria ai principi del raggruppamento terreni, siccome il confine così determinato non verrebbe a coincidere con il limite dei fabbricati esistenti. Rimprovera inoltre all'autorità di ultima istanza cantonale di non averle riconosciuto un'indennità per l'aggravio derivante dalla costituzione della servitù di passo pedonale a carico del suo fondo. Le sue argomentazioni sono però generiche e non si confrontano con il diritto cantonale determinante, segnatamente con la LRPT, indicando perché la sua applicazione sarebbe manifestamente insostenibile. Né la ricorrente fa valere una pretesa violazione del principio della compensazione reale, il quale impone che, dopo la procedura di raggruppamento, i proprietari di fondi inseriti nel comprensorio ricevono terreni quantitativamente e qualitativamente equivalenti ai fondi ceduti (cfr. art. 19 LRPT; DTF 122 I 120 consid. 5 e rinvii). Non adempiendo le esigenze di motivazione poste dall'art. 90 cpv. 1 lett. b OG e dalla giurisprudenza, il ricorso deve pertanto essere dichiarato inammissibile.