Citation: 2P.250/2004 13.06.2005 E. 9

9.1 Riprendendo testualmente le argomentazioni poste a fondamento dell'analoga censura sollevata con il ricorso di diritto amministrativo, la ricorrente ravvisa in primo luogo la violazione del principio della buona fede. La critica va tuttavia respinta per i medesimi motivi che ne determinano la sua reiezione nel contesto del primo rimedio esaminato (cfr. consid. 6). 9.2 La ricorrente sostiene inoltre che la decisione impugnata procede da un'applicazione arbitraria dell'art. 67 cpv. 1 lett. b della legge tributaria ticinese del 21 giugno 1994 (LT). Anche questa censura va tuttavia respinta per le medesime ragioni esposte in relazione al ricorso di diritto amministrativo (cfr. consid. 5). In effetti sull'aspetto contestato la normativa cantonale coincide sostanzialmente con il regime dell'imposta federale diretta. In gran parte, anche le argomentazioni addotte nel ricorso di diritto pubblico non differiscono da quelle proposte nell'ambito del ricorso di diritto amministrativo. Orbene, è quindi pacifico che se il Tribunale federale conferma l'esistenza di una distribuzione dissimulata di utili ed il relativo computo quando - decidendo in materia di imposta federale diretta - fruisce di libero potere d'esame, a maggior ragione non sovverte tali deduzioni quando - statuendo in merito all'imposta cantonale - il suo potere cognitivo è limitato al controllo dell'arbitrio.