Citation: 5A_84/2022 E. 2.2.1

2.2.1. Il Tribunale d'appello ha dapprima richiamato i due presupposti per la notifica in via edittale dell'art. 66 cpv. 4 n. 2 LEF (v. supra consid. 2.1.3), ovvero l'esistenza di ripetuti tentativi infruttuosi di consegnare l'atto al debitore o a una persona autorizzata e d'indizi di sottrazione intenzionale dell'escusso alla notifica. In relazione alla prima condizione, la Corte cantonale ha ritenuto che in concreto il tentativo di notifica del precetto esecutivo per il tramite della polizia (v. art. 64 cpv. 2 LEF), avvenuto dopo due tentativi di invio postale infruttuosi (v. art. 65 cpv. 1 n. 2 e 72 cpv. 1 LEF), non poteva ritenersi sufficiente. I Giudici cantonali hanno rilevato che dall'attestato rilasciato dall'impiegato della D.________ SA non si evinceva infatti come e quando fosse avvenuto il tentativo di notifica: la dichiarazione dell'agente notificatore menzionava in effetti unicamente che l'escussa "non abita più all'indirizzo indicato". In tali condizioni, la Corte cantonale ha considerato che l'UE avrebbe dovuto procedere ad ulteriori accertamenti interrogando puntualmente l'agente, visto che non appariva che egli avesse fatto particolari ricerche per identificare la sede dell'escussa (per i Giudici cantonali, forse il problema poteva essere quello che la debitrice non disponeva di un numero civico e la sua sede si trovava su una lunga via in zona industriale di oltre 9 km). Nel caso in cui la sua dichiarazione si fosse rivelata corretta, l'UE avrebbe dovuto, se necessario, pretendere la collaborazione dell'escutente al fine di determinare l'eventuale nuovo recapito dell'escussa. Qualora la dichiarazione dell'agente si fosse al contrario rivelata errata - come pareva il caso, giacché la notificazione della comminatoria di fallimento per Posta A+ al medesimo indirizzo era riuscita -, l'UE avrebbe dovuto invitare la polizia a effettuare un ulteriore tentativo di notifica, prima di procedere all'intimazione mediante pubblicazione del precetto esecutivo giusta l'art. 66 cpv. 4 n. 2 LEF. In relazione alla seconda condizione, per la Corte cantonale agli atti non vi erano indizi tali da poter concludere che l'escussa si fosse intenzionalmente sottratta alla notificazione. I Giudici cantonali hanno ritenuto che i quattro tentativi di notifica infruttuosi del precetto esecutivo (tramite la posta [mediante distribuzione ordinaria e speciale], la polizia e lo stesso UE [convocazione nei suoi uffici]), così come i due tentativi di notificazione della comminatoria di fallimento (per via postale: ordinaria e speciale), non erano sufficienti per concludere a una sottrazione intenzionale della debitrice alla notifica. Al riguardo, la Corte cantonale ha osservato infatti che non era rilevante che l'escussa avesse ricevuto l'invito di ritiro della raccomandata postale, poiché non valeva la finzione di notificazione ai sensi dell'art. 138 cpv. 3 lett. a CPC e la legge esigeva di principio un ulteriore tentativo di notifica per il tramite della polizia (art. 64 cpv. 2 LEF), il quale, come appena detto, era stato insufficiente. L'autorità di vigilanza ha anche osservato che la debitrice non aveva l'obbligo di dare seguito all'invito dell'UE di presentarsi allo sportello. Secondo la Corte cantonale, l'UE non aveva pertanto dimostrato che i presupposti per la notifica del precetto esecutivo in via edittale fossero riuniti, per cui tale notifica non era regolare.