Citation: 6B_333/2022 E. 2.4.4

2.4.4. Benché relativizzati nel gravame, gli elementi che precedono non sono contestati. La ricorrente insiste però sulle difficoltà di reinserimento nel suo Paese d'origine, perché non ne conoscerebbe sufficientemente la lingua e non vi avrebbe alcun legame. È stato accertato che i genitori dell'insorgente a casa parlavano albanese e che ella è cresciuta in un contesto familiare interamente caratterizzato da costumi e usanze del Paese d'origine. La ricorrente, che nel 2011 ha peraltro trascorso quasi un mese a Pristina, ha indicato spontaneamente nei suoi curricula vitae l'albanese quale sua seconda lingua madre. Dall'estrapolazione dei messaggi dal suo telefonino è inoltre emerso che comunicava con la madre proprio in albanese. Sulla scorta di questi fatti, la CARP ha ritenuto che l'insorgente avesse una conoscenza sufficiente della lingua albanese. La ricorrente definisce arbitraria questa conclusione, ma la sua censura si riduce a considerazioni di natura appellatoria. Ribadisce anche in questa sede di aver trascorso un lungo periodo della sua infanzia a D.________ e considera irrilevanti le indicazioni figuranti nei suoi curricula, notoriamente concepiti per impressionare eventuali futuri datori di lavoro con informazioni un po' gonfiate. Trattasi di argomenti già respinti dalla CARP in modo condivisibile oltre che sostenibile. L'insorgente ha vissuto a casa dei genitori dalla sua nascita fino ai 10 anni e poi di nuovo dai 15 ai 18 anni, e durante la sua permanenza a D.________ ella rientrava a casa nei fine settimana. Ciò posto, atteso che i genitori parlavano albanese a casa, non è per nulla arbitrario ritenere che la ricorrente abbia avuto tutto il tempo per assimilare la lingua, oltre agli usi e costumi del suo Paese d'origine. Del resto, elemento sottaciuto nel ricorso, l'insorgente scambiava con sua madre messaggi in lingua albanese. Quanto ai suoi curricula, redatti in momenti in cui ella non prospettava il rischio di un'espulsione, l'albanese è designato quale seconda lingua madre. Tale indicazione è significativa. Se davanti a questo Tribunale la ricorrente adduce di aver esagerato le sue competenze in materia nell'ottica di impressionare, si osserva che in occasione del dibattimento di primo grado ha preteso di aver associato la lingua madre alla lingua di sua madre, giustificazione alquanto audace che i giudici cantonali hanno definito al limite della sfacciataggine e che non ripropone nel suo ricorso in materia penale. Sia come sia, la CARP ha rilevato che, se per la lingua tedesca ha limitato le sue conoscenze a "conversazioni semplici di natura quotidiana", non ha fatto altrettanto per le sue competenze in albanese. Pur volendo seguire la tesi difensiva, avrebbe avuto maggior senso, nel contesto elvetico, esagerare le proprie competenze nella lingua tedesca, piuttosto che in quella albanese. Con riferimento ai legami con il Kosovo, in sede di appello, dopo aver negato l'esistenza di parenti nel Paese, la ricorrente ha infine riconosciuto di avere due zie e almeno una cugina, oltre ad altri parenti. Rimprovera però alla CARP di non aver esperito alcun accertamento al riguardo, segnatamente sulla reale possibilità di poter contare su un loro supporto affettivo, economico o logistico. Premesso che in Svizzera, all'età di 18 anni, è andata a vivere da sola senza disporre di un lavoro né di una formazione e affrancandosi dai sostegni che ora vorrebbe pretendere di avere in Kosovo, dalla sentenza impugnata risulta che i suoi genitori hanno mantenuto dei contatti con la famiglia residente in Patria. Non si scorge quindi perché non dovrebbe beneficiare quanto meno di un supporto logistico da parte loro. Inoltre, poiché è stato accertato che i suoi genitori hanno inviato loro del denaro, l'insorgente non spiega perché non potrebbero fare altrettanto con lei, fornendole quel supporto economico invocato. La CARP ha inoltre evidenziato come la ricorrente sia una giovane donna, in salute e indipendente da oltre 10 anni, che ha viaggiato molto e che conosce il mondo. Saprà quindi adattarsi anche al nuovo contesto di vita. Sotto il profilo professionale, non avrebbe maggiori difficoltà a inserirsi rispetto a quelle che dovrebbe comunque affrontare in Svizzera. Sua figlia, classe 2020 e la cui nascita è stata debitamente registrata in Kosovo, potrà cominciare la sua scolarità in loco e inserirsi agevolmente nel nuovo contesto, come evidenziato dai giudici cantonali. Invano al riguardo l'insorgente lamenta l'assenza di qualsiasi evidenza probatoria e quindi arbitrio. Costituisce infatti un fatto notorio, più volte richiamato dalla giurisprudenza (v. tra tante sentenze 2C_673/2019 del 3 dicembre 2019 consid. 5.2, 2C_778/2017 del 12 giugno 2018 consid. 7.3), che un bambino, specie all'inizio della sua scolarità, vive essenzialmente nell'ambito familiare e, riservate circostanze particolari, è capace di adattarsi senza grandi difficoltà a un nuovo contesto. Le possibilità di reinserimento nel Paese di origine non risultano pertanto inferiori rispetto a quelle in Svizzera.