Citation: 4P.258/2003 25.03.2004 E. 3

Nella seconda parte del loro allegato i ricorrenti contestano che il consiglio d'amministrazione della società fosse all'oscuro delle operazioni speculative eseguite da A.A.________. 3.1 Il Tribunale d'appello ha stabilito che l'istruttoria ha sconfessato la tesi secondo cui il consiglio d'amministrazione sarebbe stato a cono- scenza del fatto che il direttore aveva eseguito le due operazioni speculative all'origine del presente litigio. Sentiti in sede testimoniale, sia il presidente della società (P.________) che i membri del consiglio d'amministrazione dell'epoca (Q.________ e S.________) così come il nuovo direttore (R.________) e vicedirettore (T.________) hanno in effetti asseverato di non aver mai avuto conoscenza di dette operazioni. Quest'ultimi hanno inoltre affermato che non risulta esservi alcuna traccia di esse né nei bilanci né nella contabilità della società. 3.2 A mente dei ricorrenti le dichiarazioni di queste persone non potrebbero essere tenute in nessuna considerazione, trattandosi di organi della società. Sentendoli come testimoni la Corte ticinese avrebbe disatteso la giurisprudenza in questa materia - regolata dall'art. 228 CPC/TI - giusta la quale tutti gli organi della società sarebbero esclusi dalla testimonianza. La violazione di questa massima comporta, secondo i ricorrenti, la nullità assoluta ed irrimediabile delle deposizioni rese dai testi citati (cfr. art. 238bis CPC/TI), rilevabile d'ufficio ed in ogni tempo (art. 142 CPC/TI). In assenza di prove suscettibili di confermare l'ignoranza dell'oppo-nente in merito alle note operazioni sullo zinco e all'incasso dei relativi utili, dovrebbe valere l'ammissione opposta e cioè che la società ben sapeva delle operazioni e ne ha tratto vantaggio. Tanto più che queste circostanze hanno trovato riscontro nelle testimonianze di U.________ (già amministratore di G.________ SA) e V.________. 3.3 La tesi secondo la quale le citate persone sarebbero organi della società e, pertanto, esclusi dall'audizione testimoniale, viene fatta va-lere per la prima volta in questa sede. Dalle tavole processuali emerge infatti che in quella cantonale i ricorrenti non hanno mai formulato alcun argomento in tal senso né tantomeno si sono opposti all'assun-zione a teste di queste persone, regolarmente notificate in occasione dell'udienza preliminare svoltasi l'11 maggio 1999 - fatta salva una riserva sulla possibilità di sentire il presidente P.________, rimasta senza seguito. Non solo, loro stessi hanno chiesto l'audizione di Q.________, S.________ e T.________. Ora, il principio della buona fede - applicabile anche in materia procedurale - obbliga la parte che constata un (asserito) vizio di procedura a segnalarlo immediatamente, in un momento ove sia ancora possibile rimediarvi, e le vieta di attendere passivamente l'esito della causa, allo scopo di prevalersene - se del caso - successivamente dinanzi all'autorità di ricorso (DTF 119 Ia 221 consid. 5a pag. 228 seg.). Dinanzi al Tribunale federale i ricorrenti omettono inoltre di menzionare il fatto che, eccezion fatta per Q.________ - il quale, stando a quanto indicato nella risposta al ricorso, all'epoca dell'interrogatorio non era comunque nemmeno più azionista della società - tutte queste persone sono state sentite "senza delazione di giuramento" e, pertanto, non in applicazione dell'art. 228 CPC/TI bensì in ossequio a quanto previsto dall'art. 229 CPC/TI, la cui applicazione non è censurata. Il codice di procedura civile ticinese presenta infatti la peculiarità di ammettere nella categoria dei testimoni anche le persone che hanno un interesse nella lite. Questa scelta permette di tenere conto del fatto che il tipo d'interesse alla causa può essere variegato a dipendenza del caso concreto e non preclude necessariamente una testimonianza valida (Cocchi/ Trezzini, Codice di procedura civile ticinese massimato e commentato, Lugano 2000, note a piè di pagina n. 721 e 722 ad art. 229 CPC/TI).