Citation: 1A.62/2006 27.06.2006 E. 4

4.1 Il ricorrente, criticando la durata del procedimento estero, ricordato che la rogatoria originaria è del 1996, fa valere una lesione degli art. 2 lett. a e d AIMP e 6 CEDU (procedimento equo), che comporterebbe l'irricevibilità della domanda estera. Rispetto alla rogatoria iniziale, si sarebbe poi in presenza di un costante cambiamento del contenuto dei fatti essenziali posti a fondamento dei successivi complementi. 4.1.1 Quest'ultima censura non regge. In effetti, in seguito alle nuove risultanze processuali, le imputazioni iniziali di corruzione e di falso in bilancio sono state estese, anche nei confronti di altre persone, ai reati di appropriazione indebita, frode fiscale, ricettazione e riciclaggio. Contrariamente all'assunto ricorsuale, i fatti posti a fondamento della rogatoria iniziale non sono stati cambiati, bensì completati, precisati e puntualizzati sulla base dei nuovi accertamenti, risultanti in particolare dagli atti acquisiti mediante le rogatorie esperite in vari Paesi. 4.1.2 Le generiche critiche sulla durata della procedura estera potranno quindi, se del caso, essere sollevate dai diretti interessati nell'ambito del procedimento penale estero, nel cui contesto potranno far valere compiutamente i loro diritti di difesa garantiti dall'art. 6 CEDU. Inoltre, va ricordato che non è sufficiente che la persona accusata nello Stato richiedente asserisca che i suoi diritti minimi di difesa sarebbero minacciati, assunto peraltro non ulteriormente circostanziato dal ricorrente che per nulla rende verosimile sia l'esistenza di un rischio serio e obiettivo sia che il procedimento in questione non rispetterebbe concretamente i principi procedurali della CEDU o del Patto ONU (su questo tema v. DTF 130 II 217 consid. 8.1 e 8.2, 129 II 268 consid. 6.1). Egli nemmeno rende verosimile che il procedimento estero lederebbe l'ordine pubblico svizzero, quello internazionale e l'art. 2 lett. a e lett. d AIMP. Neppure, e a ragione, fa valere che il procedimento italiano sarebbe lesivo nei suoi confronti del principio della celerità imposto dall'art. 6 n. 1 CEDU (cfr. DTF 123 II 153 consid. 5), ritenuto che non sostiene d'esservene coinvolto. Egli non è infatti legittimato a far valere, in tale ambito, l'asserita lesione di diritti di terze persone, il ricorso presentato nel solo interesse della legge o di un terzo essendo irricevibile (DTF 126 II 258 consid. 2d pag. 260). 4.1.3 Sempre riguardo alla criticata durata del procedimento estero, il ricorrente disattende che una procedura d'assistenza aperta in Svizzera diventa priva di oggetto, trattandosi di materiale probatorio, solo quando lo Stato richiedente la ritiri espressamente; ciò che non si verifica in concreto. La giurisprudenza considera inoltre che la domanda diventa senza oggetto se il processo all'estero si è nel frattempo concluso con un giudizio definitivo, altra condizione non adempiuta in concreto. Per di più, ricordato che l'autorità di esecuzione non deve esaminare se il procedimento penale estero segua effettivamente il suo corso (DTF 113 Ib 157 consid. 5a pag. 166; Zimmermann, op. cit., n. 168), nella fattispecie è notorio e pacifico che il procedimento estero lo prosegue. 4.2 Nemmeno regge, come già ritenuto dal Tribunale federale (sentenza 1A.36/2005 del 29 aprile 2005 consid. 2.5; DTF 130 II 329 consid. 5.1, 129 II 97 consid. 3; Zimmermann, op. cit., n. 367), la censura di carenza di motivazione per l'assenza di considerazioni riguardo all'adempimento dei presupposti oggettivi e soggettivi del reato di riciclaggio e di quello che gli deve stare a monte. 4.3 La doppia punibilità dei sospettati reati è stata più volte ribadita dal Tribunale federale (sentenza 1A.36/2005, citata). Il ricorrente disattende infatti che l'assistenza giudiziaria può essere concessa quando è richiesta per la repressione di più reati e uno solo di essi sia punibile secondo il diritto svizzero (DTF 124 II 184 consid. 4b/cc pag. 188). Ora, non è contestato, se non in maniera del tutto generica accennando a imprecisioni non decisive contenute nel complemento litigioso, che i fatti posti a fondamento della rogatoria e dell'integrazione in esame costituiscano fattispecie penali per le quali l'assistenza è ammissibile. 4.4 E' ininfluente la critica ricorsuale secondo cui il MPC, nell'ambito dell'esame della doppia punibilità, non ha considerato gli effetti dell'entrata in vigore, l'8 dicembre 2005, della legge 5 dicembre 2001 n. 251 (cd. legge ex Cirielli), che comporterebbe la prescrizione dei reati di appropriazione indebita, di dichiarazione fiscale fraudolenta e di falso in bilancio, rilevato altresì che il ricorrente non fa valere che l'azione penale sarebbe esclusa a causa dell'intervento della prescrizione assoluta (art. 5 cpv. 1 lett. c AIMP). In effetti, nel quadro dell'assistenza giudiziaria internazionale regolata dalla CEAG, non occorre esaminare la questione della prescrizione qualora si tratti, come in concreto, della trasmissione di mezzi di prova (cfr. art. 3 n. 1 CEAG; DTF 117 Ib 53 consid. 2, 118 Ib 266 consid. 4b/bb pag. 268) e ciò a maggior ragione ritenuto che soltanto la persona perseguita può invocare la prescrizione (Zimmermann, op. cit., n. 473 pag. 470). Ne segue che l'istanza ricorsuale del 16 maggio 2006, tendente a assumere informazioni supplementari sulla prescrizione, dev'essere respinta. 4.5 A torto il ricorrente sostiene che l'esposto dei fatti del complemento in esame non sarebbe vincolante poiché contraddittorio e lacunoso (DTF 126 II 495 consid. 5e/aa), visto che, da quanto risulterebbe sulla stampa, non tutte le maggiorazioni, ma solo una parte di esse sarebbero state restituite da società del Gruppo E.________, che avrebbe agito quale intermediario di Silvio Berlusconi, al Gruppo G.________/Gruppo U.________. Ora, eventuali imprecisioni delle risultanze istruttorie, che potranno essere confermate o rettificate anche sulla base dei documenti litigiosi, chiaramente non implicano, come richiesto dal ricorrente, che il Tribunale federale debba esigere l'edizione di atti bancari di terzi per poter comprendere esattamente i contorni della procedura in discussione, del resto sufficientemente chiara e precisa. Trattandosi di una questione relativa alla valutazione delle prove, spetterà alle competenti autorità italiane risolverla (DTF 121 II 241 consid. 2b pag. 244, 118 Ib 547 consid. 3a in fine pag. 552).