Citation: 2P.157/2005 09.05.2006 E. 2

Secondo l'art. 88 OG, il diritto di ricorrere spetta ai privati o agli enti collettivi che si trovano lesi nei loro diritti da decreti o da decisioni che li riguardano personalmente o che rivestono carattere obbligatorio generale. Nel caso di una decisione concreta, tale legittimazione spetta unicamente a chi è toccato nei suoi interessi giuridicamente tutelati, vale a dire, di regola, in quegli interessi privati di cui il diritto costituzionale assicura la protezione (DTF 129 I 217 consid. 1). Il citato disposto esclude invece l'azione popolare a tutela dell'interesse generale: il ricorso di diritto pubblico non è infatti destinato a salvaguardare interessi meramente fattuali né quelli pubblici di portata generale (DTF 130 I 82 consid. 1.3; 121 I 267 consid. 2; 120 Ib 27 consid. 3a). Pure il divieto dell'arbitrio (art. 9 Cost.) e il principio della parità di trattamento (art. 8 Cost.) non conferiscono, da soli, una posizione giuridica protetta ai sensi dell'art. 88 OG (DTF 129 I 113 consid. 1.5, 217 consid. 1.3; 126 I 81). 2.1 Conformemente alla giurisprudenza, la legittimazione di un'associazione sussiste, oltre al caso pacifico in cui essa è direttamente colpita dalla decisione impugnata, se la potestà ricorsuale a tutela dei diritti invocati compete ai suoi singoli membri, se la maggioranza o molti di essi sono toccati dall'atto impugnato e se lo statuto le affida la difesa degli interessi comuni (DTF 130 I 82 consid. 1.3; 129 I 113 consid. 1.6; 125 I 71 consid. 1b/aa e rispettivi riferimenti). Il Sindacato Unia è un sindacato nazionale e, secondo le sue dichiarazioni, solo una minima parte dei suoi membri - circa 1'000 affiliati ticinesi su 200'000 - è toccata dalla decisione contestata: esso non adempie pertanto le esigenze poste dalla prassi per potere ricorrere. Quand'anche si volesse da ciò prescindere, va osservato che il medesimo non è comunque legittimato a ricorrere nella misura in cui invoca la protezione delle lavoratrici e dei lavoratori oppure quella d'interessi pubblici di portata generale. Per quanto concerne la prima censura, va ricordato che dall'entrata in vigore della legge federale del 13 marzo 1964 sul lavoro nell'industria, nell'artigianato e nel commercio (Legge sul lavoro, LL; RS 822.11), le prescrizioni cantonali e comunali relative alla chiusura dei negozi possono unicamente essere volte al rispetto del riposo notturno e festivo così come, per considerazioni socio-politiche, all'eventuale protezione delle persone che non sono sottoposte alla normativa federale (proprietari dei negozi e loro familiari, ecc.). La protezione del personale di vendita è invece esaustivamente disciplinata dalla Legge sul lavoro (cfr. DTF 130 I 279 consid. 2.3.1 e rinvii). In tale ambito il diritto cantonale persegue altri scopi, quali la protezione dell'ordine e della quiete pubblici, della sicurezza, della salute e del benessere. Riguardo invece alla seconda censura occorre rammentare che l'art. 88 OG esclude l'azione popolare a tutela dell'interesse generale. 2.2 A.________, il secondo ricorrente, è titolare di una ditta individuale che gestisce un negozio di vendita di prodotti e servizi legati all'informatica. Afferma che viste le proprie dimensioni (ha due dipendenti che lavorano ognuno al 70%), egli sarebbe svantaggiato rispetto ai grandi concorrenti del settore. Infatti, sebbene sia opposto alle aperture straordinarie, egli è costretto di fatto ad aprire per non perdere la propria clientela, senza però disporre della necessaria flessibilità del personale e senza che la cifra d'affari realizzata nei giorni festivi sia comunque sufficiente a coprire i relativi costi. Egli censura pertanto una violazione della sua libertà economica, più esattamente censura una disparità di trattamento tra concorrenti diretti. La libertà economica garantita dall'art. 27 cpv. 1 Cost. (e precedentemente dall'art. 31 vCost.) assicura ad ogni persona il diritto di esercitare, a titolo professionale, un'attività privata tendente al conseguimento di un guadagno o di un reddito (DTF 128 I 19 consid. 4c/aa). Include in particolare la libera scelta della professione, il libero accesso a un'attività economica privata e il suo libero esercizio (art. 27 cpv. 2 Cost.). Essa può essere invocata per contestare misure statali che limitano l'attività lucrativa del cittadino, segnatamente questi può appellarvisi per opporsi alla limitazione degli orari di apertura del proprio commercio. La garanzia citata include inoltre il principio della parità di trattamento tra concorrenti diretti. Quest'ultimo può risultare disatteso da misure, magari fondate su ragioni serie ed obiettive, che pure non perseguendo in primo luogo obiettivi di natura politico-economica, avvantaggiano o sfavoriscono determinanti concorrenti, imponendoli ad esempio con oneri diversi o garantendo loro un diverso accesso al mercato (cfr. DTF 131 II 271 consid. 9.2.2 e rinvii). Per converso, il menzionato principio non garantisce un'assoluta parità di opportunità tra concorrenti diretti: segnatamente non può essere invocato per giustificare una politica volta al mantenimento di determinate strutture di mercato (DTF 121 I 129 consid. 3d). Nel caso concreto il ricorrente non invoca la libertà economica al fine di ottenere un'estensione degli orari di apertura del proprio commercio. Inoltre è pacifico e incontestato che i negozianti restano liberi di non aprire nei giorni festivi per i quali le deroghe litigiose sono state rilasciate. Il ricorrente non critica quindi un intervento statale che gli impone, in modo diretto, di limitare la propria attività commerciale o di organizzarla in modo diverso. Per converso egli sostiene che le aperture straordinarie autorizzate avranno delle conseguenze negative per i piccoli commercianti, mentre favoriranno i grandi negozi e i centri commerciali. Orbene, come il Tribunale federale ha già avuto modo di spiegare, l'art. 27 Cost. non impone allo Stato di proteggere i piccoli commercianti da taluni effetti della concorrenza proveniente da negozi con un'organizzazione diversa. In altre parole, la libertà economica non assicura l'esistenza di determinate strutture di mercato e non impone al legislatore cantonale di adottare misure legislative atte a garantire un'assoluta parità di trattamento tra i diversi operatori economici (RDAT 1997 II n. 44 pag. 143 consid. 1b/cc e rinvio). Ne discende che gli interessi qui difesi dal ricorrente non rientrano nel campo di applicazione del citato disposto costituzionale: egli non è pertanto legittimato a censurarne la violazione richiamandosi all'art. 27 Cost. La critica sollevata sfugge quindi ad un esame di merito. 2.3 B.________, il terzo ricorrente, è proprietario e vive nella sua casa situata in zona Pian Scairolo, a Barbengo. Adduce di essere quotidianamente confrontato con i noti problemi causati dallo sviluppo delle attività commerciali in tale zona, ossia una viabilità completamente congestionata nonché un inquinamento atmosferico e fonico eccessivo, ed afferma che i pochi momenti di tranquillità di cui dispone sono le domeniche e i giorni festivi durante i quali i negozi rimangono chiusi. Orbene, le aperture straordinarie in questione riducono ancora la già rara tranquillità di cui dispone e non fanno altro che peggiorare la sua situazione. In quanto adduca di subire gli effetti molesti causati da commerci situati nelle vicinanze della sua casa d'abitazione, il ricorrente è legittimato ad agire (cfr. sentenza 2P.93/2002 dell'11 settembre 2002 consid. 2.4 in fine), dato che uno degli scopi perseguiti dalla normativa cantonale è proprio il rispetto del riposo notturno e festivo (cfr. DTF 130 I 279 consid. 2.3.1 e numerosi riferimenti). 2.4 Indipendentemente dalla carenza di legittimazione nel merito, i ricorrenti possono comunque censurare la violazione delle garanzie procedurali che il diritto cantonale o l'art. 29 Cost. conferiscono loro quale parte, sempreché tale inosservanza equivalga a un diniego di giustizia formale. Essi possono pertanto far valere, come in concreto, la violazione del loro diritto di essere sentiti consistente nel fatto di non essere stati coinvolti nella procedura cantonale (DTF 129 I 217 consid. 1.4; 128 I 218 consid. 1.1; 122 I 267 consid. 1b; 119 Ib 305 consid. 3). In tal caso, l'interesse giuridicamente protetto secondo l'art. 88 OG non si fonda su aspetti di merito, bensì sul diritto del ricorrente di partecipare alla procedura cantonale. 2.5 Secondo la giurisprudenza relativa all'art. 88 OG, il ricorso di diritto pubblico presuppone un interesse pratico e attuale all'annullamento del giudizio impugnato, rispettivamente all'esame delle censure sollevate (DTF 131 I 153 consid. 1.2; 128 I 136 consid. 1.3; 127 III 429 consid. 1b e rispettivi rinvii). Quest'esigenza assicura, nell'interesse dell'economia processuale, che il Tribunale federale si pronunci su questioni concrete e non soltanto teoriche (DTF 127 III 41 consid. 2b; 125 I 394 consid. 4a). Nella misura in cui le aperture straordinarie si riferivano a giorni festivi del 2005, oramai trascorsi, non vi è più un interesse pratico e attuale all'accoglimento del ricorso. Nondimeno, il Tribunale federale rinuncia eccezionalmente a tale esigenza se il tema litigioso potrebbe sempre riproporsi in circostanze analoghe e, in ragione della breve durata della sua effettività, sfuggirebbe così puntualmente all'esame di questa autorità (DTF 124 I 231 consid. 1b; 123 II 285 consid. 4c e rispettivi rinvii). In concreto, queste premesse sono adempiute, potendo l'autorità cantonale competente autorizzare ogni anno delle aperture straordinarie nei giorni festivi. Da questo profilo, il gravame è pertanto ricevibile.