Citation: 4A_474/2013 E. 5.3

5.3. La motivazione della sentenza, riassunta sopra, mostra che l'autorità d'appello ha valutato - contrapponendole - sia le prove dell'opponente, segnatamente la documentazione bancaria, sia le testimonianze e i documenti proposti dal ricorrente come controprove; ne ha tratto il convincimento che il ricorrente non ha saputo provare né il rapporto fiduciario né il consenso della madre e non è pertanto riuscito a inficiare la "presunzione di proprietà" ricavata dall'intestazione del conto. Così facendo essa ha applicato correttamente le regole di diritto federale derivanti dall'art. 8 CC: ha tenuto conto dell'onere principale dell'opponente di provare l'assenza di causa valida a giustificazione dell'arricchimento e, trattandosi di un fatto negativo, anche del dovere del ricorrente di collaborare. Ha per finire dato ragione all'opponente, accertando il fatto negativo, ossia l'assenza di causa valida. A questa conclusione è giunta per apprezzamento delle prove, atto che sfugge al campo di applicazione dell'art. 8 CC (cfr. consid. 5.1). Nel rispetto dell'art. 8 CC il ricorrente ha anche potuto offrire e fare assumere delle controprove, le quali, come detto, sono state apprezzate a suo sfavore. Davanti al Tribunale federale egli non afferma che tale diritto gli fosse stato negato. Sostiene invece di essersi trovato in una situazione di "emergenza probatoria", non avendo potuto fare interrogare la madre, divenuta nel frattempo incapace. Non critica tuttavia, né prende in considerazione in alcuno modo, l'argomentazione chiara con la quale la Corte ticinese ha reputato che da tale circostanza, indipendente dalla volontà delle parti, non si possono trarre conclusioni.