Citation: 1C_509/2020 E. 2.5

2.5. Riguardo al computo della superficie della veranda nella superficie utile lorda (SUL), la Corte cantonale ha rilevato che secondo la normativa cantonale (art. 38 cpv. 1 LE), dal suo computo sono escluse le superfici non utilizzate o non utilizzabili per l'abitazione o il lavoro (cantine, solai, lavanderie, locali per il riscaldamento, per i serbatoi, i corridoi, le scale, i posteggi, ecc.), come pure i porticati aperti, le terrazze dei tetti coperte ma non chiuse lateralmente, i balconi, le logge aperte che non servono come ballatoi. Ne ha dedotto, richiamando la prassi, con la quale i ricorrenti non si confrontano (vedi sentenza 1C_158/ 2010 del 3 agosto 2010 consid. 2 e 3, apparsa in: RtiD I-2011 n. 18 pag. 70), che devono essere conteggiate solo le superfici di locali e spazi chiusi verso l'esterno, utilizzati o utilizzabili per l'abitazione o il lavoro, decisiva non essendo l'indicazione fornita dai piani circa la loro destinazione, ma la possibilità oggettiva di utilizzarle a detti scopi. Dai calcoli effettuati dalla Corte cantonale, non criticati dai ricorrenti, risulta che, tenuto conto degli ulteriori 22,50 m2 della veranda, il superamento del limite legale della SUL è pari a 18,86 m2, come chiaramente superato è pure l'indice di sfruttamento, motivo per cui ha confermato il rifiuto municipale di rilasciare una licenza edilizia in sanatoria. Al riguardo i ricorrenti adducono semplicemente, in maniera generica, che la veranda non sarebbe utilizzabile per l'abitazione o il lavoro, poiché costituirebbe soltanto una "terrazza" esterna sotto la quale sostare all'ombra, inutilizzabile nei momenti di maggiore escursione termica, motivo per cui non potrebbe essere computata nella SUL. Con questi rilievi appellatori essi non dimostrano che i citati accertamenti e la valutazione delle prove, come pure le conclusioni dei giudici cantonali, fondate peraltro correttamente sulla richiamata, consolidata prassi, sarebbero addirittura insostenibili e quindi arbitrari (DTF 146 IV 88 consid. 1.3.1 pag. 91). Le critiche ricorsuali non dimostrano neppure che l'interpretazione e l'applicazione delle citate norme cantonali sarebbero manifestamente contrarie al loro senso e scopo e quindi arbitrarie (DTF 143 I 321 consid. 6.1 pag. 324), essendo peraltro corrette. Il fatto che le conclusioni poste a fondamento del giudizio impugnato, fondate per di più su valutazioni condivisibili, non concordino con quelle ricorsuali non ne dimostra l'arbitrarietà (DTF 144 II 281 consid. 3.6.2 pag. 287).