Citation: 4A_45/2022 E. 6.3

6.3. Il diritto di essere sentito (art. 29 cpv. 2 Cost., ripreso dall'art. 53 cpv. 1 CPC per cause civili innanzi ai Tribunali cantonali) conferisce segnatamente a una parte il diritto di esprimersi sui fatti rilevanti prima che sia presa una decisione a suo scapito (DTF 142 III 48 consid. 4.1.1; 139 II 489 consid. 3.3). Per quanto riguarda più specificatamente l'applicazione dell'art. 242 CPC la giurisprudenza ha già avuto modo di precisare che se la mancanza di un interesse degno di protezione non emerge da un comportamento univoco, un'autorità giudiziaria non può, senza violare il diritto delle parti di essere sentite, procedere a uno stralcio della causa senza averle prima interpellate (sentenza 4A_249/2018 del 12 luglio 2018 consid. 2.5). L'obbligo di sentire le parti sussiste poi pure per quanto concerne la ripartizione delle spese operata nel quadro di uno stralcio nel senso dell'art. 242 CPC (DTF 142 III 284 consid. 4.2). Nella fattispecie l'unico elemento apportato dall'autorità cantonale per giustificare il proprio agire era il lasso di tempo trascorso dalla decisione di sospensione, rispettivamente dalla fusione, senza che l'appellante (che, come visto sopra, continua ad esistere) si sia manifestata. Ciò non basta per escludere la necessità di invitare le parti a determinarsi sulla questione del sussistere di un interesse degno di protezione e sulla ripartizione delle spese processuali. Questo non significa però che le parti possano far sospendere la procedura indefinitamente: la Corte cantonale a cui compete la direzione del processo (art. 124 CPC) può anche procedere, dopo averle sentite, a una riattivazione della procedura. Poiché la riscontrata violazione del diritto di essere sentito comporta, in ragione della sua natura formale, l'accoglimento del ricorso, non occorre esaminare le censure attinenti all'art. 59 CPC.