Citation: 4C.355/1997 08.03.2005 E. 6

6. Pretese avanzate a titolo personale Si può ora passare all'esame delle pretese che l'attore avanza a titolo personale. Pur definendo, in alcune occasioni, il suo arresto "illecito", egli pone esplicitamente a fondamento dell'azione l'art. 317 CPP/TI, che enuncia il diritto all'indennità dell'accusato prosciolto, e non l'art. 318 CPP/TI, che regola il caso della detenzione illegale. A ragione. 6.1 La detenzione è illegale, ai sensi dell'art. 318 CPP/TI, quando è dovuta ad un errore del magistrato inquirente, il quale ha posto una persona in detenzione in assenza dei presupposti per poterlo fare. In concreto, questa eventualità non è realizzata. L'attore è stato arrestato sulla base di una denuncia penale nella quale gli venivano imputati reati assai gravi, suscettibili di giustificare la detenzione preventiva ai fini dei bisogni dell'istruzione (art. 33 segg. vCPP/TI). Nel decreto di abbandono il magistrato inquirente ha inoltre precisato come solo dopo un'istruttoria complessa sia stato possibile comprendere che la vertenza era piuttosto di natura civile e che le accuse formulate nei confronti di A.________, in particolare quelle riferite allo spostamento di fondi su società al di fuori del gruppo L.L.________, erano prive di fondamento. 6.2 Si tratta pertanto di una detenzione legale che si è successivamente rivelata ingiustificata con il decreto di abbandono. Sino all'entrata in vigore del nuovo CPP/TI, ovverosia sino al 1° gennaio 1996, l'art. 269 vCPP/TI (in relazione con l'art. 267) accordava all'accusato in seguito assolto il diritto ad un'equa indennità per i danni pecuniari derivatigli dal carcere preventivo. La nozione di "danni pecuniari" comprendeva solo il danno patrimoniale ad esclusione di quello morale. La concessione di un'indennità per torto morale andava pertanto esaminata sotto il profilo della LResp, normativa che presupponeva però una colpa dell'agente pubblico ed un'illiceità qualificata (cfr. sentenza del 4 febbraio 1992 nella causa 4C.205/1991, pubblicata in: RDAT 1992 II n. 16 consid. 3b e 3c). La situazione si è radicalmente modificata dopo l'introduzione dell'art. 317 CPP/TI, con il quale è stata operata una duplice estensione dei diritti dell'accusato prosciolto. In primo luogo gli è stata riconosciuta la facoltà di chiedere il risarcimento dei danni non solo per l'ingiusta incarcerazione, bensì anche per altri atti istruttori di per sé meno incisivi della privazione della libertà, quali ad esempio perquisizioni, sequestri e richieste d'informazione, nonché per il fatto di essere stato oggetto di un'inchiesta penale e di essere stato accusato ingiustamente (messaggio dell'11 marzo 1987 concernente la revisione totale del codice di procedura penale del 10 luglio 1941, n. 3 ad art. 274). Secondariamente gli è stata concessa la facoltà di postulare anche un'indennità per torto morale (messaggio dell'11 marzo 1987 concernente la revisione totale del codice di procedura penale del 10 luglio 1941, n. 5 ad art. 274). 6.3 Giusta l'art. 320 cpv. 1 e cpv. 4 CPP/TI la domanda d'indennità ai sensi dell'art. 317 dev'essere presentata alla Camera dei Ricorsi Penali (CRP) entro un anno dall'abbandono del procedimento. 6.3.1 La mancata introduzione della causa davanti alla citata istanza cantonale non comporta alcun pregiudizio, né la convenuta si oppone d'altronde alla ricevibilità dell'azione per questo motivo. L'art. 42 vOG offre infatti alle parti un foro alternativo a quello ordinario per l'eventualità in cui esse non auspichino sottoporre la vertenza all'autorità giudiziaria cantonale (DTF 81 I 266 consid. 1 pag. 271). 6.3.2 Il termine di un anno è ossequiato: l'abbandono risale infatti al 4 settembre 1996, mentre la petizione è stata inoltrata il 26 agosto 1997. Sebbene l'art. 320 CPP/TI non si pronunci sul termine di prescrizione assoluta, ci si può riferire al termine decennale della LResp. Già scegliendo il termine di un anno il legislatore ha infatti inteso conformarsi a quanto previsto dalla LResp (cfr. Rapporto della commissione speciale per l'esame del Codice di procedura penale dell'8 novembre 1994, art. 320 pag. 97). 6.4 Nulla osta, di conseguenza, all'esame della domanda di risarcimento ex art. 317 CPP/TI presentata dall'attore.