Citation: 6S.197/2003 12.09.2003 E. 3

3.1 L'omicidio intenzionale (art. 111 CP) si qualifica come assassinio se il colpevole ha agito con particolare mancanza di scrupoli, segnatamente con movente, scopo o modalità particolarmente perversi (art. 112 CP). Come sottolineato dallo stesso legislatore, con il conforto della dottrina e della giurisprudenza, il tipo d'assassino cui si riferisce la norma penale è esclusivamente quello descritto dallo psichiatra Hans Binder: una persona senza scrupoli, che agisce a sangue freddo, di un egoismo primitivo e crasso, priva di sentimenti sociali, che non tiene dunque in nessun conto la vita altrui pur di realizzare il proprio interesse (FF 1985 II 913 con riferimento a Der juristische und der psychiatrische Massstab bei der Beurteilung der Tötungsdelikte, RPS 67/1952 pag. 322 e segg.; cfr. anche DTF 127 IV 10 consid. 1a; 118 IV 122 consid. 2b con relativi rinvii dottrinali). 3.2 Il discrimine giuridico fra omicidio intenzionale ed assassinio costituisce una questione di diritto federale ai sensi dell'art. 269 cpv. 1 PP per cui di principio il ricorso dovrebbe risultare ammissibile, se non ché l'argomentazione dell'accusa si basa esclusivamente su considerazioni relative a fatti e prove. Secondo il Procuratore pubblico l'esistenza della premeditazione è un problema che si rifà all'interiorità dell'accusato e non può essere accertata se non attraverso elementi fattuali e circostanziali per cui l'arbitrario accertamento dei fatti e l'arbitraria valutazione delle prove configurerebbero eccezionalmente una violazione del diritto federale ai sensi dell'art. 269 PP (ricorso pag. 3). A sostegno di questa tesi si citano le sentenze DTF 119 IV 1 e 242 accanto a Martin Schubarth, Nichtigkeitsbeschwerde in Strafsachen, Berna 1995, pag. 59 nonché Nichtigkeitsbeschwerde, staatsrechtliche Beschwerde, Einheitsbeschwerde, in AJP 7/1992 pag. 851 e segg. A torto. Nella dottrina e nella giurisprudenza citate non vi è infatti traccia di affermazioni di questa portata. Ivi si ribadisce al contrario proprio quanto premesso da parte della CCRP (sentenza impugnata pag. 11), ovvero che ciò che l'autore sa, vuole o accetta come eventualità è un problema legato all'accertamento dei fatti e non una questione di diritto. Certamente in taluni casi si può verificare un'interferenza fra questioni di fatto e di diritto, come ad esempio nelle costellazioni descritte da Schubarth nei luoghi sopraccitati, ma questo non permette di stravolgere le regole fissate agli art. 273 cpv. 1 lett. b e 277bis cpv. 1 PP, come del resto puntualizzato anche in DTF 119 IV 1 consid. 5a e 242 consid. 2c. Il Tribunale federale resta vincolato anche in tali casi agli accertamenti di fatto dell'autorità cantonale (DTF 121 IV 18 2b/bb pag. 23 e rinvii; v. anche Robert Hauser/ Erhard Schweri, Schweizerisches Strafprozessrecht, 5. edizione, Basilea/Ginevra/ Monaco 2002, pag. 500 e Gérard Piquerez, Procédure pénale suisse, Zurigo 2000, pag. 791). 3.3 L'intero costrutto argomentativo del ricorso si basa sull'erroneo assunto secondo il quale nella fattispecie sarebbe possibile sindacare l'arbitrario accertamento dei fatti e l'arbitraria valutazione delle prove (ricorso pag. 3). Tutti gli argomenti addotti sono di questa natura e non toccano la qualifica giuridica del reato in quanto tale (ricorso pag. 5 e segg.). Il ricorso è dunque irricevibile, perché non fondato sulla violazione del diritto federale (art. 269 cpv. 1 PP). 3.4 Non da ultimo va rilevato come ai punti 9, 10, 11, 12, 13 e 14 del ricorso si sollevano censure già dichiarate inammissibili dall'autorità cantonale, come tali non riproponibili nell'ambito di un ricorso per cassazione al Tribunale federale (DTF 123 IV 42 consid. 2a).