Citation: 1C_71/2010 15.02.2010 E. 2

2.1 In effetti, al riguardo il ricorrente sostiene semplicemente, richiamando gli art. 6 n. 1 CEDU, 14 cpv. 1 Patto ONU II e 30 cpv. 3 Cost., d'aver chiesto invano che fosse tenuta una seduta pubblica. Ora, egli non si confronta del tutto con le motivazioni e la giurisprudenza addotte nel giudizio impugnato, secondo cui la procedura di assistenza giudiziaria internazionale, relativa alle relazioni tra Stati, è di natura amministrativa (DTF 127 II 104 consid. 3d pag. 109) e non concerne accuse di natura penale ai sensi dell'art. 6 n. 1 CEDU, né nel caso in esame, diritti e doveri di carattere civile non essendo stata disposta la trasmissione di beni all'autorità estera (sentenza 1C_471/2009 del 19 novembre 2009 consid. 2). Il ricorso è quindi inammissibile già per carenza di motivazione (art. 42 cpv. 2 LTF). Del resto, la conclusione dell'istanza precedente è corretta (ROBERT ZIMMERMANN, La coopération judiciaire internationale en matière pénale, 3a ed. 2009, n. 223 pag. 217 con riferimenti alla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo). D'altra parte, anche gli accenni ricorsuali, secondo i quali il procedimento estero sarebbe gravemente lacunoso, espressione quest'ultima da interpretare in maniera restrittiva (DTF 133 IV 131 consid. 3), come pure l'asserito carattere politico dello stesso, non dimostrano che si sarebbe in presenza di un caso particolarmente importante. Infatti, contrariamente a quanto impostogli dall'art. 42 cpv. 2 LTF, pure in questi ambiti il ricorrente non tenta di confutare i numerosi, convincenti e rigorosi argomenti posti a fondamento della criticata decisione. Nemmeno sono dati nella fattispecie altri estremi giustificanti l'intervento di una seconda istanza giudiziaria (sentenze 1C_301/2007 del 2 ottobre 2007 consid. 2.2 e 2.6 e 1C_91/2007 del 23 ottobre 2007 consid. 1.3.3).