Citation: 4A_539/2021 E. 7.3.2

7.3.2. Con riferimento all'agire dell'opponente, il ricorrente biasima la Corte cantonale di non essersi espressa su talune violazioni commesse dalla banca, da lui segnalate nel suo appello (omissione della verifica preventiva degli ordini superiori alla soglia di fr. 500'000.-- e mancato esame delle conseguenze relative alla violazione del regolamento interno in merito ai trasferimenti in uscita del 27 agosto 2013) e si sofferma su quelle contenute nella sentenza del primo giudice, riconducibili al carattere insolito della frequenza delle operazioni immobiliari da lui eseguite negli ultimi vent'anni, allo scopo delle stesse (bisogni personali o dei suoi familiari) e al luogo indicato negli ordini. A torto. La Corte di appello, in effetti, le ha considerate e ha giudicato un loro esame superfluo, giacché nel suo giudizio il primo giudice s'era espresso nel senso voluto dal ricorrente. Certo, se la banca avesse contattato il cliente per verificare la provenienza degli ordini di USD 800'000.-- e di USD 400'000.-- prima di predisporne l'uscita, forse il danno non si sarebbe concretizzato. Come rilevato dalla Corte di appello, però, si poteva evitare lo stesso danno, se il ricorrente avesse rilevato e segnalato senza indugio all'opponente il carattere alterato dell'estratto ricevuto il 23 ottobre 2013 dai pirati informatici. Quando rimprovera poi alla Corte cantonale di non avere considerato adeguatamente la sua comunicazione del 15 febbraio 2013 al direttore della banca circa il precedente "hackeraggio" del conto e-mail d'un suo amico, che avrebbe dovuto incrementare il "livello di colpa" dell'opponente, il ricorrente non si confronta con l'argomentazione dei giudici cantonali, secondo cui la segnalazione del precedente caso di manomissione costituiva una censura che, anche se accolta, non aveva conseguenze pratiche, perché nulla aggiungeva se non un motivo in più al livello di gravità delle colpe della banca, senza tuttavia incrementarlo.