Citation: 2A.527/2003 20.07.2004 E. 4.2

4.2.1 Sotto l'aspetto economico, il marito dell'insorgente ha trascurato i propri obblighi di mantenimento verso la figlia sin dal 1993, costringendo quest'ultima a ricorrere all'assistenza pubblica per ottenere l'anticipo degli alimenti. Il debito così accumulato, pari a fr. 14'718.40 al momento del primo diniego del permesso a titolo di ricongiungimento familiare (estate 1997), è cresciuto a fr. 50'614.75 al 31 maggio 2003. Professionalmente, nel corso degli ultimi anni egli ha lavorato per circa 7/8 mesi all'anno come operaio agricolo avventizio alle dipendenze della Comunità montana Valli del Luinese, rimanendo senza lavoro durante i mesi invernali e percependo un salario netto che, nel corso del 2002, è ammontato a EUR 7'178.26 per 1017 ore lavorative. La ricorrente è invece al beneficio di una rendita d'invalidità e di prestazioni complementari, che le assicurano un'entrata mensile complessiva di fr. 2'509.-- (stato 2003). Sulla base di questi dati, la Corte cantonale ha ritenuto che, autorizzando il soggiorno in Svizzera dell'interessato, non possa essere escluso il pericolo per i coniugi A.________ di doversi confrontare con una situazione di indigenza. Al riguardo, essa ha parimenti ricordato i periodi di disoccupazione durante il precedente soggiorno in Svizzera del coniuge straniero e ha sollevato dubbi circa le sue possibilità di trovare lavoro nel nostro paese in tempi brevi. Gli ha inoltre rimproverato di non aver sfruttato appieno le proprie potenzialità lavorative per far fronte al mantenimento della figlia. 4.2.2 Secondo costante giurisprudenza, il motivo d'espulsione di cui all'art. 10 cpv. 1 lett. d LDDS è adempiuto soltanto se - fondandosi sulla situazione finanziaria attuale e sulla sua probabile evoluzione - esiste un rischio concreto che l'interessato, rispettivamente le persone che ne dipendono, cadano in maniera continua e rilevante a carico dell'assistenza pubblica. Semplici dubbi al riguardo non bastano (DTF 125 II 633 consid. 3c; 122 II 1 consid. 3c; 119 Ib 81 consid. 2d, 1 consid. 3b; sentenza 2A.269/2001 del 30 agosto 2001, in: RDAT I-2002 n. 42, consid. 3d/aa). Nel caso di specie - come osservato - il Tribunale amministrativo non ha espressamente ritenuto assai probabile un ricorso massiccio e duraturo a prestazioni assistenziali, limitandosi a non escludere uno stato di indigenza. Una simile deduzione non è tuttavia di per sé sufficiente per negare il permesso di dimora in base all'art. 10 cpv. 1 lett. d LDDS. È innegabile che la situazione dei coniugi A.________ risulti finanziariamente precaria e caratterizzata da entrate veramente ridotte ai minimi termini. D'altra parte, sembrerebbe comunque che il modesto reddito del coniuge straniero, unitamente alle prestazioni delle assicurazioni sociali versate alla ricorrente, siano stati sufficienti, nel corso degli ultimi anni, per garantire il sostentamento della coppia. In caso di ricongiungimento, i coniugi non dovrebbero peraltro più sobbarcarsi l'onere di due residenze separate e potrebbero sistemarsi nell'appartamento di 3,5 locali di cui la ricorrente già paga la pigione. Il marito pare inoltre aver raggiunto una certa stabilità professionale e, considerate le distanze da percorrere, potrebbe forse continuare a lavorare nella regione di Luino fino al momento in cui dovesse trovare un'occupazione in Svizzera. A quel punto, con ogni verosimiglianza, la retribuzione non potrebbe che essere superiore a quella percepita in Italia. Rispetto al suo precedente soggiorno in Svizzera, anche gli oneri familiari dell'interessato dovrebbero essere radicalmente mutati, dal momento che cinque dei sei figli avuti dalla precedente moglie sono ormai maggiorenni. Per quanto concerne la costante inadempienza verso la figlia E.________, decisivo non è il fatto che B.A.________, il quale non intrattiene con lei alcun rapporto, possa essere o meno in grado di rimborsare quanto finora versatole dallo Stato. L'obiettivo perseguito dalla normativa legale è in effetti essenzialmente quello di impedire che il debito nei confronti dell'ente pubblico aumenti (DTF 119 Ib 1 consid. 3b; sentenza 2A.261/ 2001 del 30 agosto 2001, in: RDAT I-2002 n. 42, consid. 3d/aa; sentenza 2A.70/2001 del 7 maggio 2001, in: RDAT II-2001 n. 60, consid. 4a). Per rapporto a tale finalità, la presenza del debitore in Svizzera è invero di per sé ininfluente nel caso concreto, dal momento che l'anticipo degli alimenti viene garantito non in funzione del suo luogo di residenza, bensì del domicilio nel nostro paese della figlia, di cittadinanza svizzera; la presenza del padre non potrebbe semmai che agevolare l'incasso dei contributi. Ciò non toglie evidentemente che il mancato pagamento degli alimenti denoti una certa incapacità dell'interessato ad adattarsi alle regole vigenti nel nostro paese, ai sensi dell'art. 10 cpv. 1 lett. b LDDS, e che una prognosi negativa per il futuro è suscettibile di fondare un'espulsione in base all'art. 10 cpv. 1 lett. d LDDS. Il salario percepito dal padre in Italia è comunque effettivamente appena sufficiente a garantire il proprio sostentamento ed è parimenti plausibile che l'attività esercitata non possa venir svolta su tutto l'arco dell'anno. Anche sotto questo aspetto, in caso di occupazione in Svizzera i presupposti potrebbero essere ben differenti. 4.2.3 Tenuto conto delle contrastanti indicazioni testé menzionate, la questione della sussistenza dei presupposti di cui all'art. 10 cpv. 1 lett. d, rispettivamente lett. b, LDDS non può essere risolta in via definitiva sulla base degli elementi agli atti. Le risultanze processuali sono in effetti lacunose su aspetti essenziali già a questo stadio, quali, in particolare, le concrete condizioni di vita dei coniugi A.________, le prospettive professionali del marito o i suoi residui obblighi di mantenimento. Una valutazione ponderata ed attendibile del rischio di nuovo, costante ed ingente ricorso all'assistenza pubblica non può prescindere da un approfondimento di tali questioni. In ogni caso, quand'anche si volesse ammettere l'esistenza di motivi d'espulsione, facendo astrazione dalle suddette necessità istruttorie, il diniego del permesso richiederebbe comunque, nella specie, un rigoroso esame della sua proporzionalità.