Citation: 1P.455/2002 07.10.2002 E. 3

Nel merito, il Consiglio di moderazione ha indicato che, secondo l'art. 51 cpv. 1 CPP/TI, ogni avvocato iscritto all'albo è obbligato ad assumere le difese d'ufficio: in tal caso, le spese della difesa sono garantite dallo Stato a norma di tariffa, ma rimangono a carico dell'accusato, tranne in caso di proscioglimento (cpv. 3), la retribuzione del difensore essendo stabilita, conformemente alla tariffa, dal GIAR (cpv. 4). Il Consiglio di moderazione ha quindi ritenuto applicabile la nuova versione dell'art. 51 CPP/TI: questa norma non prevede più, contrariamente al previgente art. 55 cpv. 3, l'anticipazione delle spese del difensore da parte dello Stato, il cui intervento, ora, è puramente sussidiario. Pertanto, il patrocinatore d'ufficio sarebbe tenuto, prima di far capo alla garanzia dello Stato, a chiedere al proprio assistito il versamento di acconti, lo Stato intervenendo solo quando l'incasso risultasse infruttuoso (Michele Rusca/Edy Salmina/Carlo Verda, Commento del Codice di Procedura Penale ticinese, Lugano 1997, n. 5 all'art. 51). Il Consiglio di moderazione ha poi rilevato che l'art. 52 CPP/TI ha introdotto il beneficio del gratuito patrocinio, accordato dal GIAR all'accusato che giustifica di non essere in grado di sopperire alle spese della difesa (cpv. 1 e 2); esso ha aggiunto che la retribuzione del difensore è stabilita dal GIAR, in conformità della tariffa (cpv. 3), ritenuto che le spese giudiziarie sono anticipate dallo Stato. Ha rilevato inoltre, richiamando la dottrina (Rusca/Salmina/Verda, op. cit., n. 4 in fine all'art. 51), che l'onorario del difensore si limita tuttavia, trattandosi di assistenza giudiziaria, al 70% di quello previsto dalla tariffa dell'Ordine degli avvocati del Cantone Ticino, del 7 dicembre 1984 (TOA). Ciò in applicazione, per analogia, dell'art. 36 cpv. 1 della legge sulla tariffa giudiziaria, del 14 dicembre 1965 (LTG), secondo cui, nel caso di assistenza giudiziaria (giusta gli art. 155 e segg. CPC/TI), l'onorario dovuto dallo Stato al patrocinatore d'ufficio è pari al 70% dell'onorario previsto dalla citata tariffa. L'Autorità cantonale ha ricordato che, per evitare abusi da parte di patrocinatori, che potrebbero evitare di chiedere l'assistenza giudiziaria per attivare la garanzia dello Stato e ottenere la copertura dell'onorario a tariffa intera, anche il patrocinatore d'ufficio deve chiedere al proprio assistito adeguati acconti e, se del caso, postulare l'assistenza giudiziaria: se, nonostante l'indigenza del cliente, egli omette di chiederla, sollecitando la garanzia dello Stato secondo l'art. 51 cpv. 3 CPP/TI, il suo onorario sarà limitato al 70% di quello previsto dalla tariffa. 3.1 L'ultima Autorità cantonale ha ritenuto che la designazione della ricorrente come difensore d'ufficio ha avuto luogo il 26 gennaio 1995 (giusta l'art. 54 cpv. 1 vCPP/TI) e che, all'epoca, l'art. 55 cpv. 3 vCPP/TI prevedeva che lo Stato anticipava le relative spese. Con l'entrata in vigore, il 1° gennaio 1996, dei nuovi art. 51 e 52 CPP/TI, il difensore d'ufficio è tenuto a chiedere acconti al patrocinato e a postulare senza indugio l'assistenza in caso di ristrettezze economiche del prevenuto. Secondo il Consiglio di moderazione la ricorrente sapeva che il suo assistito affermava di trovarsi in difficoltà finanziarie, a partire per lo meno dal 10 maggio 1995. La ricorrente sostiene invero che l'indigenza del suo patrocinato non sarebbe provata, e nega che le si possa rimproverare di non aver chiesto acconti al cliente. Il Consiglio di moderazione ha ritenuto che qualora il patrocinato, che non si trovasse nel bisogno, non avesse avuto motivo di chiedere l'assistenza giudiziaria, la garanzia dello Stato coprirebbe l'onorario a tariffa piena, sempre che il difensore d'ufficio giustifichi di non avere potuto ottenere congrui anticipi dall'assistito. Ha tuttavia rilevato che tale ipotesi non si verificava, visto che la ricorrente aveva sollecitato il cliente a produrre la documentazione necessaria ad attestare la sua impossibilità a far fronte alle spese di difesa e ch'ella nemmeno ha sostenuto che il patrocinato avesse mezzi sufficienti per onorare le sue prestazioni; ne ha dedotto che una remunerazione superiore al 70% della tariffa non poteva entrare in linea di conto. 3.2 La ricorrente fa valere inoltre che, non ritenendo l'insussistenza di un mandato perché il cliente non avrebbe firmato alcuna procura nei suoi confronti, l'ultima Autorità cantonale avrebbe accertato i fatti in maniera arbitraria. L'assunto è ininfluente, visto ch'ella medesima precisa che, conseguentemente alla nomina di un difensore di fiducia, il suo patrocinato le ha revocato il mandato nel 1999. La ricorrente fa poi valere che, con l'accertamento della residenza all'estero del prevenuto, la revoca del mandato e l'impossibilità dell'incasso sarebbero stati adempiuti, e conosciuti dal GIAR già nel 1999, i presupposti per chiedere la garanzia dello Stato. Al suo dire, il Consiglio di moderazione avrebbe ritenuto che il GIAR nel 1999 avrebbe approvato le note d'onorario, per cui esso non poteva ritenere ch'egli ha attivato la garanzia dello Stato soltanto con la decisione del 2002. La censura non regge. Il Consiglio di moderazione ha rilevato che il decreto del 1999 destava perplessità, visto che la legge non vincola all'approvazione del GIAR la nota d'onorario che un difensore d'ufficio emana nei confronti del patrocinato, unico organo competente in tal caso a verificare il rispetto della tariffa essendo il Consiglio di moderazione: ciò poiché la fattura dev'essere trattata, in tali circostanze, come quella emessa da un patrocinatore di fiducia. La situazione cambia, ha stabilito il Consiglio di moderazione, nel momento in cui il difensore d'ufficio invoca la garanzia dell'ente pubblico (o l'assistenza giudiziaria); solo allora il GIAR acquisisce la competenza di verificare la conformità della nota professionale alla tariffa. La ricorrente non censura del tutto questa tesi, né tenta di dimostrarne l'arbitrarietà (sulla nozione di arbitrio vedi DTF 127 I 54 consid. 2b, 60 consid. 5a pag. 70). Ora, nell'ambito di un ricorso di diritto pubblico, il Tribunale federale non applica d'ufficio il diritto, ma statuisce unicamente sulle censure sollevate e solo quando siano sufficientemente motivate: il ricorso deve quindi contenere un'esauriente motivazione giuridica, dalla quale si possa dedurre se e perché, ed eventualmente in quale misura, la decisione impugnata leda il ricorrente nei suoi diritti costituzionali (art. 90 cpv. 1 lett. b OG; DTF 127 I 38 consid. 3c, 126 I 235 consid. 2a, 125 I 71 consid. 1c). Del resto, non tenendo conto del decreto del 1999, per i motivi esposti, ma soltanto di quello del 2002, l'ultima Autorità cantonale non ha affatto pronunciato, contrariamente all'assunto ricorsuale, una decisione contraddittoria. Limitandosi ad addurre che il GIAR, nel 1999, non avrebbe potuto riservarsi di riesaminare, tre anni dopo, le note di onorario, riducendole, la ricorrente non dimostra perché la tesi di ritenere non valide l'approvazione e la riserva pronunciate nel 1999 dal GIAR sarebbe arbitraria. 3.3 Il Consiglio di moderazione ha ritenuto che il GIAR, il prevenuto non avendo documentato la propria indigenza né il legale avendolo chiesto, non gli ha mai accordato il beneficio dell'assistenza giudiziaria (consid. 4). Ha rilevato che in tale fattispecie il difensore d'ufficio non può pretendere più di quanto avrebbe ottenuto se l'assistito avesse fornito i documenti richiesti: al momento in cui il legale sollecita la garanzia dello Stato, egli non può pretendere quindi un onorario superiore al 70% di quello previsto dalla TOA: egli è così trattato come se al suo patrocinato fosse stata accordata l'assistenza giudiziaria. La ricorrente non dimostra l'arbitrarietà di tale argomento. Certo, ella sostiene che l'Autorità cantonale non ha ritenuto che si trattava di un caso di assistenza giudiziaria e ne deduce che, pertanto, la riduzione del 30% non sarebbe giustificata. Essa disattende tuttavia che il Consiglio di moderazione, richiamando la propria prassi, ha fatto riferimento alla fattispecie dell'assistenza giudiziaria solo per analogia, ritenendo che non si poteva imputare alla ricorrente il disinteresse del cliente a documentare la propria indigenza. La ricorrente non dimostra perché tale conclusione sarebbe addirittura insostenibile e quindi arbitraria. Ella sostiene invero che, non sussistendo indizi per ritenere che il suo patrocinato non avesse beni in Italia, e visto un credito ch'egli vantava verso terzi, non si sarebbe in presenza di un caso di assistenza giudiziaria, per cui il suo onorario non poteva essere ridotto. L'assunto non regge, visto che nella sentenza impugnata è stato rilevato ch'ella nemmeno aveva sostenuto che il patrocinato aveva mezzi sufficienti per onorare le sue prestazioni. L'Autorità cantonale ha altresì considerato che il fatto che il prevenuto vantasse pretese nei confronti di terzi non basta per ritenere ch'egli abbia mezzi sufficienti per rimunerare il difensore d'ufficio, tanto meno quando, come in concreto, egli abbia ceduto le pretese allo Stato. Anche al riguardo la ricorrente non dimostra perché tale tesi sarebbe arbitraria.