Citation: 2C_438/2023 E. 5.7

5.7. Infine, altrettanto priva di fondamento è la censura secondo cui la Corte cantonale avrebbe errato nel tenere conto del fatto che il ricorrente non aveva informato le autorità migratorie del suo precedente penale in Italia al momento della presentazione della domanda di permesso di dimora UE/AELS nel settembre 2009. Sebbene il fatto di fornire, durante la procedura di autorizzazione, indicazioni false o tacere fatti essenziali non costituisca di per sé un motivo di revoca dell'autorizzazione di soggiorno dal profilo dell'ALC, tuttavia, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, un simile atteggiamento può fornire, secondo le circostanze, un indizio di una minaccia attuale ed effettiva per l'ordine pubblico e quindi essere preso in considerazione nell'ottica di una valutazione globale del comportamento dell'insorgente (sentenze 2C_550/2023 del 29 agosto 2024 consid. 5.4.4; 2C_624/2019 del 28 ottobre 2019 consid. 5.5 e rinvii). Perciò, l'aver celato un precedente penale in Italia durante la procedura di autorizzazione costituisce un elemento del quale va tenuto conto e che conferma, nel caso concreto, la sussistenza di una minaccia grave e attuale all'ordine pubblico. Alla luce di tali considerazioni, la sentenza impugnata è conforme all'art. 5 Allegato I ALC e va perciò tutelata.