Citation: 6B_647/2017 E. 3.3

3.3. Non risulta, né è sostenuto dal ricorrente, ch'egli abbia invocato nel procedimento d'appello dinanzi alla Corte cantonale una violazione del principio di celerità da parte delle autorità inferiori. Non emerge in particolare che abbia chiesto alla CARP di accertare una simile violazione e di tenerne conto nel suo giudizio, segnatamente nella commisurazione della pena (cfr. DTF 133 IV 158 consid. 8 pag. 170 e rinvio). Insistendo essenzialmente sul ritardo della Corte di primo grado a notificare la motivazione scritta della sentenza, il ricorrente disattende poi che è determinante una valutazione globale della durata del procedimento penale e non singoli periodi di inattività legati allo svolgimento di specifici atti (DTF 130 IV 54 consid. 3.3.3). Non sostiene quindi, in particolare, che il periodo di due anni e sette mesi intercorso dall'apertura dell'inchiesta, il 23 settembre 2014, al giudizio finale della CARP, del 20 aprile 2017, sarebbe incompatibile con l'imperativo di celerità. Il ricorrente fa essenzialmente riferimento al lasso di tempo intercorso tra l'emanazione dell'atto di accusa del 3 aprile 2015 e l'intimazione della motivazione scritta del giudizio di primo grado, il 18 agosto 2016. Risulta tuttavia che la procedura in relazione a questo processo è stata laboriosa e caratterizzata da diversi atti procedurali, quali una prima udienza preliminare tenutasi il 1° giugno 2015, che ha comportato il rinvio degli atti al Procuratore pubblico, l'allestimento di un nuovo atto di accusa il 30 settembre 2015, cui è seguito un primo dibattimento il 6 novembre 2015, nonché l'esperimento di una nuova perizia psichiatrica (trasmessa il 20 gennaio 2016 al Tribunale penale cantonale) e la conseguente citazione per un ulteriore dibattimento svoltosi il 28 aprile 2016. Il ricorrente non sostanzia una violazione del principio di celerità con una motivazione conforme alle esigenze dell'art. 42 cpv. 2 LTF, tenendo conto dell'insieme di queste circostanze.