Citation: 7B_953/2024 E. 3.2.4

3.2.4. Per quanto concerne C.________, la Corte cantonale ha rilevato che i testimoni interrogati sono stati tutti concordi nell'affermare che D.________ la sera dell'incidente fosse allegra, ma non eccessivamente su di giri e sicuramente non ubriaca. Tali versioni avvalorano quanto sostenuto da C.________, e meglio che egli quella sera non ha mai avuto la sensazione che D.________ fosse ubriaca o sotto l'effetto di sostanze stupefacenti e neppure che sapeva che ella fosse una consumatrice abituale di sostanze stupefacenti o di bevande alcoliche. A riprova di ciò, la Corte cantonale rinvia alla relazione medico legale, nella quale viene indicato che nelle persone che consumano abitualmente alcol etilico in grandi quantità si sviluppano dei meccanismi metabolici di tolleranza che determinano una riduzione dei suoi effetti rispetto ai bevitori occasionali. Secondo la citata relazione, la vittima la sera dei fatti aveva assunto, oltre che alcol, anche cocaina, sostanza che può dissimulare gli effetti negativi determinati dall'alcol. A mente della Corte cantonale, a fronte di tale accertamento non può essere rimproverata a C.________ alcuna negligenza per aver fatto salire sulla moto una persona in stato alterato, non avendo egli avuto elementi per accorgersene, così come del resto anche confermato dalle persone che hanno visto la vittima pochi istanti prima del tragico evento. La Corte cantonale ha ritenuto che il casco indossato dalla vittima al momento dell'incidente era di proprietà di C.________. Ha rinviato all'accertamento svolto dalla polizia, secondo cui il casco in questione era omologato per l'utilizzo su strada ai sensi dell'art. 3b dell'ordinanza sulle norme della circolazione stradale del 13 novembre 1962 (ONC; RS 741.11). Tale accertamento è stato effettuato in primo luogo tramite l'etichetta di omologazione presente sulla parte posteriore del casco. Dando seguito all'istanza probatoria del ricorrente, la polizia ha consultato un rivenditore di caschi, il quale ha confermato la registrazione del casco in oggetto nei loro database con una buona valutazione. Secondo la Corte cantonale, non vi è motivo di dubitare dell'omologazione del casco in questione. L'effettuazione di ulteriori accertamenti in merito alla sua omologazione non muterebbe l'esito del procedimento penale, considerato che, come risulta dagli atti, la vittima non lo aveva allacciato o lo aveva slacciato strada facendo - essendo stato ritrovato con il cinturino aperto -, e ciò all'insaputa di C.________, di modo che il casco non avrebbe potuto in ogni caso assolvere la sua funzione. Il fatto che il casco non fosse debitamente allacciato comporta secondo la Corte cantonale l'inutilità di testare la tenuta del cinturino sotto sforzo. La Corte cantonale ha confermato il decreto di abbandono anche per quanto attiene l'ipotizzata violazione della LCStr. Ha accertato che C.________ al momento dei fatti stava circolando ad una velocità di 101 km/h in un tratto in cui la velocità massima consentita era di 100 km/h. Tale comportamento costituisce una semplice contravvenzione alla LCStr giusta l'art. 90 cpv. 1 LCStr, per la quale è prevista una multa disciplinare di fr. 20.-- (n. 303.3.a dell'ordinanza federale concernente le pene disciplinari del 16 gennaio 2019 [OMD; RS 314.11]). A mente della Corte cantonale, il Procuratore pubblico, date le circostanze e richiamato l'art. 54 CP, ha deciso a ragione di non sanzionare tale contravvenzione. La Corte cantonale ha rilevato che C.________ si è comportato in maniera corretta dal momento in cui si è immesso in autostrada fino all'incidente, motivo per cui il suo comportamento non può essere ritenuto l'origine della caduta della vittima. Ha rinviato alla deposizione del teste E.________, il quale circolava a breve distanza dietro C.________ e ha dichiarato che quest'ultimo si era comportato in modo corretto, proseguendo sempre sulla propria corsia di marcia, senza effettuare manovre o movimenti a destra o a sinistra, mentre la vittima, che fino a quel momento era sempre rimasta seduta, si era mossa molto velocemente a destra e sinistra, sbilanciandosi e cadendo a terra. La Corte cantonale ha inoltre richiamato le verifiche delle immagini della videosorveglianza svolte dal perito giudiziario, le quali non hanno permesso di ravvisare alcun comportamento dinamico anomalo della motocicletta negli istanti in cui è avvenuta la caduta.