Citation: 1C_552/2022 E. 3.2

3.2. Gli insorgenti adducono che, contrariamente a quanto ritenuto dalla Corte cantonale, il vincolo litigioso menzionato sul fondo base non sarebbe sufficiente per decretarne la validità su tutte le singole unità di PPP, poiché non sarebbe sorretto da una sufficiente base legale, sarebbe iniquo e pertanto arbitrario. Ci si può chiedere se queste censure, peraltro generiche, avrebbero dovuto essere addotte, tempestivamente, al momento della menzione litigiosa a registro fondiario, nota alla citata società edile. I ricorrenti osservano poi che il vincolo di abitazione primaria è stato menzionato sulla particella base soltanto in data 27 aprile 1990, quando la PPP era già stata iscritta a registro fondiario quasi due mesi prima, ossia il 2 marzo 1990. Adducono che il Comune avrebbe dovuto accorgersene, poiché gli spettava il compito di menzionare la restrizione di diritto pubblico, sia in virtù dell'art. 69 cpv. 2 LE 1984/87, sia in virtù dell'indicazione contenuta nella licenza edilizia: la menzione non è infatti automatica, ma avviene per il tramite dell'autorità edilizia, e non da parte del promotore immobiliare. Sostengono che il Comune avrebbe quindi potuto e dovuto avvedersi che nel frattempo il fondo era stato costituito in proprietà per piani e, diligentemente, avrebbe dovuto chiedere al promotore di indicare su quali specifiche PPP intendesse riportare il vincolo litigioso. Aggiungono che l'autorità comunale avrebbe potuto farlo menzionare sulle PPP anche in occasione del collaudo e della decisione sull'abitabilità dell'11 dicembre 1992, procedura che persegue comunque altri scopi, dovendo "percepire" che tale onere non era stato rispettato. Sostengono quindi che la tesi secondo cui spettava all'epoca al promotore immobiliare e oggi alla comunione dei comproprietari dei piani farlo, sarebbe insostenibile.