Citation: 5C.261/2003 25.02.2004 E. 4

Le censure sollevate dall'attore al punto 4 del ricorso possono essere riassunte e valutate come segue. 4.1 Egli esordisce definendo insostenibili le considerazioni della Corte cantonale al consid. 7.2 della sentenza impugnata, poiché i giudici proporrebbero "una propria lettura assolutamente fantasiosa" degli eventi. Poco oltre, l'attore sottolinea l'importanza fondamentale della sua denuncia di furto ai Carabinieri italiani e della fattura dell'artigiano che ha riparato la finestra (asseritamente) spaccata dai ladri. Ora, esprimere un giudizio di valore ("fantasiosa") a proposito dell'interpretazione degli eventi da parte dei giudici cantonali, come pure richiamare l'importanza che soggettivamente si attribuisce a determinate circostanze di fatto, non è censura atta a dimostrare che il Tribunale di appello non si sarebbe attenuto ai criteri suesposti in tema di onere ed intensità della prova, ma equivale a mettere in discussione l'apprezzamento delle prove operato dalla giurisdizione inferiore. Ciò vale in particolare per quei passaggi, nel ricorso, dove l'attore esprime la propria divergente opinione a proposito dell'asserita stranezza del suo racconto. Così, quando spiega come mai la sua famiglia abbia deciso di pernottare nell'abitazione estiva del padre invece di rientrare al paese, in realtà egli non fa altro che contrapporre la propria (peraltro sostenibile) lettura dei fatti a quella adottata invece dal Tribunale di appello. 4.2 L'attore discute poi la questione a sapere se la lista degli effetti personali dichiarati rubati sia verosimile o meno. Anche in questo contesto, tuttavia, il suo sforzo argomentativo è volto a dimostrare la ragionevolezza della sua versione dei fatti, ragionevolezza che deriverebbe dal desiderio di ostentazione dei segni esteriori del proprio successo che alberga nell'emigrante. Lo stesso dicasi pure per l'ulteriore questione che si pone in questo contesto, quella relativa al valore degli indumenti rubati. Essa è discussa dall'attore in termini puramente fattuali, con particolare enfasi sul peso da attribuire al fatto che egli non sia stato in grado di presentare le pezze giustificative. 4.3 In conclusione, forza è di rilevare che con il gravame qui discusso l'attore, in dispregio ai precisi limiti di cognizione entro i quali opera il Tribunale federale nell'ambito del ricorso per riforma (supra, consid. 2.1), offre semplicemente una rilettura, in chiave appellatoria, della valutazione delle prove operata dall'ultima istanza cantonale - censura semmai proponibile, peraltro nella ristretta ottica dell'arbitrio nell'accertamento dei fatti, unicamente con ricorso di diritto pubblico. Nel ricorso qui in discussione non è dato rinvenire, invece, la benché minima traccia di discussione delle questioni di diritto che si pongono in applicazione delle norme federali pertinenti, indicate sopra (consid. 3.2). In particolare, l'attore non critica nemmeno implicitamente - al contrario di quanto aveva apparentemente fatto il ricorrente nella già citata sentenza 5C.184/2003 (consid. 4) - il grado di prova esatto dal Tribunale di appello, né in relazione al prodursi dell'evento assicurato, né con riferimento al valore degli effetti asseritamente rubati. Si limita tutt'al più a rilevare, di transenna, come l'assicurazione non lo abbia denunciato per truffa: tale constatazione, tuttavia, non è assortita da una precisa censura, né da essa può essere dedotto alcunché a favore dell'attore, potendo l'assicurazione rinunciare ad avvalersi dell'eccezione della truffa giusta l'art. 40 LCA e limitarsi invece a contestare la credibilità dell'assicurato (v. ad es. sentenza 5C.11/2002 consid. 2a/cc, considerando pure tradotto in: JdT 2002 I pag. 533).