Citation: 6B_1146/2018 E. 6.3.2

6.3.2. Quale cittadino di uno Stato membro dell'Unione europea (UE), come è l'Italia, il ricorrente è abilitato a prevalersi dell'ALC (DTF 145 IV 55 consid. 3.1). Con la conclusione di questo Accordo, la Svizzera ha in sostanza conferito ai cittadini degli Stati membri dell'UE un diritto ampio e reciproco ad esercitare un'attività economica. L'ALC non contiene alcuna disposizione penale e non costituisce una convenzione di diritto penale. La Svizzera deve tuttavia tenere conto nell'interpretazione delle disposizioni legali degli obblighi previsti dal diritto internazionale (DTF 145 IV 55 consid. 3.3; sentenza 6B_378/2018 del 22 maggio 2019 consid. 3.4.1, destinata a pubblicazione). Secondo l'art. 5 n. 1 allegato I ALC, i diritti conferiti dalle disposizioni dell'ALC possono essere limitati soltanto da misure giustificate da motivi di ordine pubblico, pubblica sicurezza e pubblica sanità. L'art. 5 n. 2 allegato I ALC fa segnatamente riferimento alla direttiva 64/221/CEE del 25 febbraio 1964, che prevede in particolare che la sola esistenza di una condanna penale non può automaticamente giustificare l'adozione di un provvedimento di allontanamento dal territorio (cfr. art. 3 n. 2 della direttiva). La misura dell'espulsione penale deve pertanto essere esaminata nel singolo caso sulla base dei criteri applicabili, vagliando se vi osta l'art. 5 n. 1 allegato I ALC, vale a dire se essa è proporzionata alla tutela dell'ordine e della sicurezza pubblici (sentenza 6B_378/2018, citata, consid. 3.9). Secondo la giurisprudenza in materia di diritto degli stranieri, che si orienta alla citata direttiva 64/221/CEE ed alla prassi della Corte di giustizia dell'Unione europea ad essa relativa (art. 5 n. 2 allegato I ALC), l'adozione di misure d'allontanamento presuppone la sussistenza di una minaccia effettiva e sufficientemente grave dell'ordine pubblico da parte della persona che ne è toccata. Una condanna può venir presa in considerazione a giustificazione di un simile provvedimento soltanto se dalle circostanze che l'hanno determinata emerga un comportamento personale che implica una minaccia attuale per l'ordine pubblico; è quindi escluso che lo stesso possa essere preso unicamente a titolo preventivo o dissuasivo. A dipendenza delle circostanze, già la sola condotta tenuta in passato può comunque adempiere i requisiti di una simile messa in pericolo dell'ordine pubblico. Per valutare l'attualità della minaccia, non occorre prevedere quasi con certezza che lo straniero commetterà altre infrazioni in futuro; d'altro lato, per rinunciare a misure di ordine pubblico, non si deve esigere che il rischio di recidiva sia praticamente nullo. La misura dell'apprezzamento dipende in sostanza dalla gravità della potenziale infrazione: tanto più questa appare importante, quanto minori sono le esigenze in merito al rischio di recidiva (DTF 139 II 121 consid. 5.3 pag. 125 seg.; 136 II 5 consid. 4.2 pag. 20; sentenza 6B_378/2018, citata, consid. 3.5.2). Questa interpretazione dell'art. 5 n. 1 allegato ALC nell'ambito del diritto degli stranieri è restrittiva e non è necessariamente applicabile in modo automatico e senza eventuali distinzioni nell'ambito del diritto penale (sentenza 6B_378/2018, citata, consid. 3.8; DTF 145 IV 55 consid. 4.2).