Citation: 5A_119/2016 E. 4.2

4.2. Sempre nel capitolo intitolato "Fatti" i ricorrenti lamentano che il Tribunale di appello, constatata l'erroneità dell'impostazione della procedura come azione possessoria da parte loro, non abbiano applicato d'ufficio una diversa base legale rispetto a quella da loro evocata, costringendoli ad iniziare una lunga causa di merito nonostante i fatti fossero già stati chiaramente accertati. Ora, a prescindere dal fatto che quella esposta non è manifestamente una censura di carattere fattuale, e ribadito (v. supra consid. 4.1) che ogni e qualsiasi accertamento compiuto dal Pretore travalicando la propria competenza nell'ambito di un'azione possessoria non può essere vincolante, i ricorrenti non adducono alcuna violazione di un diritto costituzionale. Si richiamano invero al principio iura novit curia, che in altro contesto dichiarano essere riconosciuto quale caposaldo dello stato di diritto; tuttavia non fanno riferimento ad alcuna norma costituzionale asseritamente lesa, il rinvio all'art. 106 cpv. 1 Cost. rivelandosi manifestamente un lapsus calami (probabilmente il riferimento era all'art. 106 cpv. 1 LTF, non di rango costituzionale). Quando poi si lamentano, nel medesimo paragrafo, di una violazione del divieto d'arbitrio, le loro asserzioni non permettono di comprendere quale norma sia stata applicata arbitrariamente, e perché, non bastando a tal fine enunciare apoditticamente l'obbligo del tribunale di "applicare d'ufficio l'art. 641 CC e trasformare la causa petitoria (recte: possessoria) in un'azione di reintegra della proprietà". Ne discende che la censura si rivela inammissibile, risparmiando in tal modo al Tribunale federale l'incombenza di spiegare ai ricorrenti che la loro posizione sarebbe comunque errata, posto che nel presente caso non è un problema di sussunzione che si pone, quanto piuttosto l'obbligo per la parte attrice di decidere ciò che essa intende perseguire con l'azione, scegliendo conseguentemente fra petitorio e possessorio.