Citation: 4P.120/2004 15.10.2004 E. 4

Come anticipato nella parte dedicata all'esposizione dei fatti, il Tribunale d'appello non ha condiviso le considerazioni del Pretore circa la responsabilità contrattuale dell'opponente. È stato in particolare escluso che A.________ avesse dato alla banca la chiara istruzione di pagare gli assegni da lui emessi solo dopo che vi fosse la certezza che gli importi accreditati sul suo conto fossero definitivi. 4.1 Contrariamente a quanto asseverato nel ricorso - nel quale viene rimproverato ai giudici ticinesi di essere incorsi nell'arbitrio - questa decisione non poggia sull'apprezzamento delle prove bensì sull'applicazione del diritto federale, segnatamente del principio dell'affidamento. Quando, come nel caso in rassegna, non esistono accertamenti di fatto sulla reale concordanza della volontà delle parti, la loro (presunta) volontà viene infatti accertata interpretando le loro dichiarazioni secondo il principio dell'affidamento, ovvero secondo il senso che ogni contraente poteva e doveva ragionevolmente attribuire alle dichiarazioni di volontà dell'altro nella situazione concreta (DTF 130 III 417 consid. 3.2 pag. 424; 129 III 118 consid. 2.5 pag.122). Nella fattispecie i giudici ticinesi hanno interpretato le dichiarazioni del ricorrente così come riportate da L.________, che nello scritto 6 giugno 1995 (e versato agli atti sub doc. S) ha riferito di aver assistito, circa un anno e mezzo prima, ad un incontro tra A.________ e il direttore della banca opponente I.________, in occasione del quale "il signor A.________ richiese al signor Dir. I.________ di voler sempre verificare, prima che la banca C.________ pagasse gli assegni emessi in favore di F.________, che vi "fossero i soldi sul conto". Il fatto che l'espressione "vi fossero i soldi sul conto" sia stata proposta tra virgolette ha indotto i giudici cantonali a ritenere che fossero proprio questi i termini utilizzati dal cliente. Esaminati il contesto e le circostanze in cui tale richiesta è stata formulata nonché gli scopi perseguiti da A.________, i giudici del Tribunale d'appello hanno concluso che l'istruzione doveva essere intesa in buona fede dal direttore I.________ solo nel senso che la banca avrebbe dovuto assicurarsi, prima del pagamento degli assegni, che il conto corrente fosse coperto, almeno provvisoriamente, e ciò per far sì che il conto stesso non andasse mai in dare. 4.2 Nonostante l'applicazione del principio dell'affidamento sia una questione di diritto che non può essere esaminata dal Tribunale federale nell'ambito di un ricorso di diritto pubblico (cfr. quanto esposto al consid. 1.1) non va dimenticato che per poter statuire su tale questione di diritto occorre fondarsi sulle circostanze del caso concreto, che attengono ai fatti (DTF 130 III 417 consid. 3.2 pag. 425). Limitatamente a queste, la via del ricorso di diritto pubblico per violazione del divieto dell'arbitrio sarebbe pertanto aperta. Sennonché il ricorrente non si confronta minimamente con gli elementi che hanno indotto i giudici ticinesi ad attribuire alla dichiarazione riferita dal teste L.________ un significato diverso da quello preteso dal ricorrente. È vero che L.________ ha esplicitamente dichiarato - sempre nel doc. S - che la richiesta del cliente andava intesa nel senso che gli assegni dovevano essere preventivamente incassati e i relativi importi depositati definitivamente sul conto del ricorrente prima che la banca pagasse gli assegni in favore di F.________. I giudici cantonali hanno però relativizzato la portata di questa affermazione in considerazione del fatto che, sentito in sede testimoniale, L.________, pur confermando il tenore del doc. S, non si è più espresso sul concetto di accredito definitivo. Egli si è limitato a ribadire che, a seguito dell'istruzione data a quel momento, la banca, prima di pagare gli assegni a favore di F.________, avrebbe dovuto assicurarsi che vi fossero soldi sul conto. Il ricorrente non spende una parola a questo riguardo. La Corte ticinese ha pure evidenziato che l'istruzione così come intesa dal ricorrente costituiva di fatto - stando a quanto spiegato dal perito giudiziario - un accreditamento "dopo incasso". Questo sistema si contrappone a quello "salvo buona fine" adottato da A.________, che permette al cliente di disporre dell'importo dell'assegno già prima del pagamento da parte della banca trassata (perizia pag. 14 e 23). Esso costringe infatti il cliente ad attendere che l'intera procedura d'incasso sia terminata, prima di poter disporre dell'importo oggetto dell'assegno, ciò che comporta implicitamente il blocco del conto del cliente per alcuni giorni. Nella fattispecie - ha concluso la Corte - l'accreditamento "dopo incasso" avrebbe dunque provocato il blocco del conto di A.________ e la fine del giro degli assegni, ciò ch'era in contrasto con lo scopo da lui perseguito. Anche su questo punto il rimedio è silente. 4.3 In conclusione, nella misura in cui contesta la portata attribuita dai giudici ticinesi alla dichiarazione riportata dal teste L.________ nel doc. S., il ricorso si avvera inammissibile siccome concernente l'applicazione del diritto federale. 4.4 A titolo meramente abbondanziale si può osservare che la conclusione della Corte cantonale trova conferma nel fatto che anche dopo il citato incontro - risalente, stando a quanto indicato da L.________, alla fine del 1993 inizio 1994 - A.________ ha continuato a chiedere l'accreditamento degli assegni di F.________ "s.b.f." e a disporre degli importi accreditatigli secondo il solito sistema.