Citation: 2A.1/2007 29.05.2007 E. 2

2.1 Le ricorrenti sostengono innanzitutto di essere state impedite nell'esercizio delle facoltà di ricorso poiché il nuovo art. 38 cpv. 5 LBVM riduce il termine di impugnazione a 10 giorni e perché la decisione litigiosa sarebbe stata intimata via fax il 22 dicembre 2006, lasciando loro di fatto solo quattro giorni lavorativi per allestire l'atto ricorsuale. La norma legale e l'agire dell'autorità sarebbero pertanto lesivi del diritto di essere sentiti, del divieto d'arbitrio e della garanzia alla parità di trattamento, nonché del principio del fair trail previsto dalla CEDU. 2.2 La censura, per giunta articolata e reiterata, è al limite della temerarietà. In effetti, essa non solo si urta al principio fondamentale secondo cui il Tribunale federale non può esaminare la costituzionalità delle leggi federali (cfr. art. 190 Cost. e DTF 132 II 234 consid. 2.2; 131 II 562 consid. 3.2), ma misconosce altresì che l'art. 6 CEDU non è applicabile in materia di assistenza internazionale, sia amministrativa che penale (sentenza 2A.234/2000 del 25 aprile 2001, in: Bollettino CFB 42/2002 pag. 61, consid. 2b/aa; DTF 123 II 175 consid. 6e). Inoltre l'invio per telefax notoriamente non è riconosciuto quale mezzo di intimazione (DTF 121 II 252 consid. 4b): la trasmissione anticipata in tale forma ha pertanto rappresentato una semplice cortesia, mentre il termine di ricorso ha cominciato a decorrere soltanto dalla ricezione della decisione per posta (cinque giorni dopo). A ciò si aggiunga ancora che le ricorrenti conoscevano bene il dossier e potevano prevedere il contenuto della decisione litigiosa, dal momento che si erano già precedentemente determinate al riguardo, tra l'altro dopo aver ottenuto due proroghe. La brevità del termine di ricorso non ha d'altronde impedito loro di presentare una memoria ricorsuale di ben 37 pagine, che hanno per di più avuto la possibilità di integrare con un atto di replica.