Citation: 5P.162/2001 30.07.2001 E. 4

4.- La legislazione cantonale, come già osservato, si limita ad indicare che il demanio pubblico si estende fino al massimo spostamento delle acque alle piene ordinarie risp. a concretizzare tale limite per il Ceresio alla quota di m 271, 2 sul livello del mare. Essa non si esprime sulla questione di sapere se tale confine dev'essere determinato tenendo conto della costa allo stato naturale risp. originario o se esso dev'essere stabilito in base all'effettiva configurazione della riva, indipendentemente da un'eventuale modifica artificiale. a) La soluzione proposta con il ricorso ha il vantaggio di impedire ai privati di cambiare la linea di confine e di modificare a piacimento l'estensione del demanio pubblico. Essa presenta però l'inconveniente di non tenere conto del fatto che in taluni casi - come ad esempio quello in esame - può risultare difficile se non impossibile distinguere tra lo stato naturale originario della costa e quello artificiale risultante da un intervento umano. Segnatamente in presenza di manufatti vetusti può risultare difficile ricostruire (intellettualmente) l'originaria configurazione della riva, cosicché sarebbe necessario operare con una linea di confine ipotetica, determinata in maniera più o meno affidabile. Se poi trattasi di manufatti eretti in un passato remoto, un siffatto modo di procedere avrebbe qualcosa di artificioso per non dire urtante. Se simili costruzioni vengono a situarsi sul suolo pubblico il loro mantenimento dipende, giusta l'art. 28 LDP, dal fatto che esse siano state edificate in buona fede e conformemente al diritto anteriore. In caso contrario esse rientrano nel demanio pubblico senza che sia dovuta alcuna indennità. Tale questione esula però dalla presente procedura. b) Il Tribunale di appello è nella concreta fattispecie dipartito dalla situazione di fatto esistente, che comprende anche i resti dell'anziano muro situato verso il lago, senza neppure tentare di ricostruire la presunta configurazione originaria del terreno. Ciò ha per conseguenza che la linea di confine, che corrisponde a una determinata quota, segue perlomeno nelle sue immediate vicinanze il vecchio muro; in pratica si verifica una situazione analoga a quella risultante da una costa delimitata verso l'acqua da una parete rocciosa, con la differenza che in quest'ultima ipotesi la riva è senza dubbio naturale. La soluzione della sentenza impugnata ha il pregio di non doversi basare su speculazioni riguardanti la configurazione originaria del terreno. Urtante potrebbe unicamente rivelarsi la possibilità di manipolare il confine fra demanio pubblico e proprietà privata, estendendo quest'ultima a detrimento del lago con numerosi piccoli interventi successivi, che potrebbero passare inosservati. Le costruzioni che al momento della loro edificazione non contravvenivano alla delimitazione del confine risp. le modifiche del profilo originario del terreno risultanti da tali manufatti possono influenzare future circoscrizioni di confini. Tali interventi potrebbero, ad esempio, vanificare gli effetti di un'innalzamento della quota stabilita nel RDP, che altrimenti avrebbe per conseguenza un'estensione del demanio pubblico e un diverso tracciato della linea di confine. Se però tali costruzioni non rispettavano il confine stabilito dalla legislazione allora in vigore, le stesse si rivelano in ogni caso illecite. Nel risultato la sentenza impugnata si avvera quindi assai simile alla tesi sostenuta nel ricorso, differenziandosi però nel fatto che il costruttore in buona fede che ha agito conformemente alla legge non può solo mantenere il manufatto, ma rimane pure proprietario del terreno. c) Ne segue che sebbene l'interpretazione della legge suggerita dal ricorrente non sia completamente destituita di pertinenza, essa non fa apparire arbitraria quella dei giudici cantonali. Da quanto precede discende infatti che, anche stabilendo il confine sulla base della reale configurazione della riva, il pericolo che i privati possano modificare a loro piacimento l'andamento dei confini con degli interventi illegali appare assai ridotto e se la superficie che invade il lago e delimitata dall'anziano muro non è frutto di un'operazione illecita (ipotesi nemmeno sostenuta nel ricorso), la decisione impugnata appare ancora meno discutibile nel suo risultato. Invero il ricorrente afferma apoditticamente che il terrapieno è stato eseguito sotto il limite del massimo spostamento delle acque alle piene ordinarie, senza però nemmeno indicare dove questo si situerebbe con riferimento al muro. Egli pare poi dimenticare che il criterio del massimo spostamento delle acque alle piene ordinarie è stato introdotto con la legge del 1984 ed è stato concretizzato nel regolamento emanato ancora più tardi e che in quel periodo l'inviso manufatto era già - per sua stessa ammissione - da lungo tempo stato edificato.