Citation: 5A_241/2009 24.09.2009 E. 2

2.1 La ricorrente riconosce di aver allegato all'istanza di rigetto definitivo dell'opposizione innanzi al Pretore una fotocopia non autenticata della decisione italiana su cui ha fondato la sua domanda. Essa sostiene però, invocando autorevole dottrina, che i documenti previsti agli art. 46-47 CL possono essere sostituiti da altre prove e afferma che la Convenzione di Lugano avrebbe per scopo di rendere l'esecuzione più facile e non più difficile rispetto al diritto interno, che richiederebbe una semplice fotocopia. Atteso che le opponenti non avrebbero mai insinuato che la fotocopia acclusa all'istanza non fosse conforme all'originale e che esse hanno inoltrato un atto di appello che riportava una meticolosa narrazione della procedura che ha portato all'emanazione della sentenza italiana, ritiene il giudizio in questione ben noto alle parti e l'eccezione della mera presentazione di una fotocopia una cavillazione. 2.2 L'art. 46 cpv. 1 CL prevede che la parte che invoca il riconoscimento o chiede l'esecuzione di una decisione deve produrre una spedizione che presenti tutte le formalità necessarie alla sua autenticità. Ciò significa che una semplice fotocopia della decisione di cui si chiede l'esecuzione non è sufficiente (GEIMER/SCHÜTZE, Europäisches Zivilverfahrensrecht, 2a ed. 2004, n. 3 ad art. 53 Regolamento (CE) 44/2001; LAJOS VÉKás, in European Commentaries on Private International Law, Brussels | Regulation, 2007, n. 1 ad art. 53 Regolamento (CE) 44/2001; Georg Naegeli, in Kommentar zum Lugano-Uebereinkommen, 2008, n. 7 ad art. 46 CL). Sebbene dalla lettera stessa della Convenzione emerga che occorre produrre, per quanto concerne la sentenza di cui si chiede l'esecuzione, i documenti elencati segnatamente nell'art. 46 cpv. 1 CL (v. sulla necessità di una loro presentazione anche la relazione JENARD, GU 1979, C59/1 pag. 50), la dottrina citata nel ricorso non ritiene indispensabile la produzione di tali documenti ed ammette anche l'uso di altri mezzi di prova, quali ad esempio testimoni: essa pare tuttavia giustificare questa possibilità con la perdita del documento in questione e l'impossibilità di procurarsi un nuovo esemplare (GEIMER/SCHUTZE, op. cit., n. 2 segg. ad art. 53 e n. 2 segg. ad art. 55 Regolamento (CE) 44/2001 con il rinvio a GEIMER, Internationales Zivilprozessrechts, 5a ed. 2005, n. 1704). Ora tale eventualità non si verifica nella fattispecie, atteso che la ricorrente medesima afferma di aver versato agli atti innanzi alla seconda istanza cantonale una fotocopia della decisione estera munita di un'attestazione originale di conformità. La ricorrente non può nemmeno essere seguita laddove ritiene che, non tacciando espressamente di falso il documento esibito, l'eccezione sollevata dalle opponenti sarebbe un mero cavillo: non spetta infatti alla parte escussa dimostrare che il documento prodotto non è la sentenza di cui viene chiesta l'esecuzione, ma è compito della parte procedente produrre una "spedizione che presenti tutte le formalità necessarie alla sua autenticità". 2.3 Ne segue che, contrariamente a quanto sostenuto dalla ricorrente, la Corte cantonale non ha violato la Convenzione di Lugano per aver ritenuto insufficiente ai fini dell'exequatur l'esibizione di una semplice fotocopia della decisione straniera. Rimane quindi da esaminare se i giudici cantonali potevano ritenere tardiva e quindi irrilevante l'effettiva produzione della sentenza estera in forma autentica.