Citation: 2C_399/2018 E. 5.1

5.1. L'art. 3 Ordinanza CDS 22.11.2012 prevede in particolare che è autorizzato a presentare una domanda di riconoscimento chiunque abbia il proprio domicilio civile in Svizzera, vi lavori in qualità di frontaliero o sia cittadino di uno Stato membro UE/ALES (cpv. 1). Le qualifiche professionali estere possedute devono essere emesse dallo Stato estero interessato o da un'autorità statale competente (cpv. 2 lett. a), confermare il termine della formazione (cpv. 2 lett. b) e permettere nel paese di provenienza l'accesso diretto all'esercizio dell'osteopatia (cpv. 2 lett. b, seconda frase). Tale impostazione riflette quella del sistema europeo di riconoscimento delle qualifiche professionali sancito dalla Direttiva 2005/36/CE, determinante in virtù del rinvio dell'art. 2 cpv. 1 Ordinanza CDS 22.11.2012. In particolare, l'art. 13 paragrafo 1 lett. a Direttiva 2005/36/CE si riferisce ad attestati di competenza o titoli di formazione che sono stati rilasciati "da un'autorità competente in uno Stato membro, designata ai sensi delle disposizioni legislative, regolamentari o amministrative di tale Stato" e prevede che se, in uno Stato membro ospitante, l'accesso a una professione regolamentata o il suo esercizio sono subordinati al possesso di determinate qualifiche professionali, l'autorità competente di tale Stato membro dà accesso alla professione e ne consente l'esercizio, alle stesse condizioni dei suoi cittadini, ai richiedenti in possesso dell'attestato di competenza o del titolo di formazione prescritto, per accedere alla stessa professione o esercitarla sul suo territorio, da un altro Stato membro. In altre parole, dal momento che il richiedente è abilitato ad esercitare nel paese di formazione, perché è qualificato, secondo la legislazione ivi applicabile, per svolgere una determinata professione, egli può chiedere di essere autorizzato all'esercizio della medesima professione in tutti gli Stati UE (FRÉDÉRIC BERTHOUD, La reconnaissance des qualifications professionnelles Union européenne et Suisse - Union européenne, 2016, pag. 32 seg.). Va inoltre precisato che la nozione di "autorità competente" si riferisce, giusta l'art. 3 paragrafo 1 lett. d Direttiva 2005/36/CE, a "qualsiasi autorità o organismo abilitato da uno Stato membro in particolare a rilasciare o a ricevere titoli di formazione e altri documenti o informazioni, nonché a ricevere le domande e ad adottare le decisioni di cui alla presente direttiva" (sulla questione cfr. anche infra consid. 5.2.4). In concreto, occorre quindi verificare se il diploma di cui è in possesso la ricorrente costituisce una qualifica professionale emessa da un'autorità competente nello Stato ove è stato conseguito (consid. 5.2) e se l'autorizzi all'esercizio della professione in detto Stato (consid. 5.3); solo in tal caso è possibile procedere all'esame delle condizioni materiali del riconoscimento, prendendo in considerazione un eventuale obbligo di colmare lacune formative.