Citation: 6B_913/2018 E. 5.3

5.3. In concreto il ricorrente non sostiene che la pena inflitta eccede i limiti del quadro legale o che i precedenti giudici si sono fondati su criteri privi di pertinenza. Postulando una riduzione della pena per il fatto che non avrebbe commesso il reato di riciclaggio di denaro e che l'infrazione aggravata alla LStup sarebbe stata commessa su un periodo più breve, egli si scosta dal giudizio di condanna, che come esposto deve essere confermato in questa sede. Laddove richiama la fattispecie oggetto della sentenza 6B_1206/2017 del 26 aprile 2018, che sarebbe stata sanzionata con una pena meno severa malgrado il traffico di un quantitativo maggiore di cocaina, il ricorrente omette di considerare che la sua condanna non concerne soltanto il reato di infrazione aggravata alla LStup, bensì anche quelli di riciclaggio di denaro, di infrazione alla legge sulle armi e di contravvenzione alla LStup. D'altra parte, il solo quantitativo di stupefacente trafficato non costituisce il criterio preponderante nella determinazione della colpa (DTF 121 IV 193 consid. 2b/aa, 202 consid. 2d/cc). In concreto, la CARP ha considerato grave la colpa del ricorrente e non ha ravvisato circostanze attenuanti, in particolare ha rilevato ch'egli non aveva dimostrato collaborazione. Nel caso della citata sentenza 6B_1206/2017, la colpa dell'imputato è per contro stata ritenuta di media gravità; è inoltre stata considerata favorevolmente la collaborazione globale dell'imputato con gli inquirenti sin dall'inizio. Il ricorrente trascura poi che, sempre in quel giudizio, la pena era stata attenuata sia in applicazione dell'art. 48 lett. e CP sia tenendo conto in modo rilevante della violazione del principio della celerità. Questi due fattori di riduzione della pena non entrano in considerazione nel caso del ricorrente. Al riguardo, deve inoltre essere precisato che, nell'ambito della commisurazione della pena, un confronto con altri casi è di principio problematico, visti i numerosi parametri che entrano in considerazione. Una certa disparità di trattamento in questa materia è normalmente riconducibile al principio dell'individualizzazione delle pene, voluto dal legislatore, e non è di per sé sufficiente per riconoscere un abuso del potere di apprezzamento (DTF 141 IV 61 consid. 6.3.2 e rinvii). Invocando il criterio dell'effetto che la pena avrà sulla sua vita (cfr. art. 47 cpv. 1 CP), il ricorrente sostiene di esercitare attualmente un'attività lavorativa e di essere integrato nella famiglia e nella società. Ritiene che in tale circostanza, l'applicazione di una pena detentiva da espiare potrebbe compromettere il suo definitivo reinserimento sociale e professionale. La Corte cantonale non ha trascurato questa censura ed ha riconosciuto ch'egli esercita ora un'attività lucrativa. Conformemente alla giurisprudenza, la CARP ha tuttavia precisato che questo criterio di prevenzione speciale permette soltanto di effettuare correzioni marginali della pena, la quale deve in ogni caso rimanere proporzionata alla colpa (cfr. sentenze 6B_1154/2014 del 31 maggio 2016 consid. 3.1 e 6B_14/2007 del 17 aprile 2007 consid. 5.2). A ragione ha quindi concluso che, alla luce dell'entità della pena ritenuta adeguata alla colpa del ricorrente, tale criterio non consentirebbe comunque di avvicinarsi ai limiti di una pena suscettibile di essere sospesa condizionalmente.