Citation: 1B_280/2015 E. 2.3

2.3. La Corte cantonale ha succintamente motivato il proprio giudizio, adducendo che "di per sé, non ci sono stati tempi morti nella conduzione del procedimento penale, nel senso che esso è sempre stato attivo perlomeno con scambio di corrispondenza tra le parti". Ha ritenuto che dal giorno dell'incidente, "il magistrato inquirente ha portato avanti l'inchiesta più o meno velocemente". Ha rilevato che l'inchiesta era costellata da molteplici scritti del ricorrente, da un decreto di abbandono, poi annullato dalla stessa CRP, dall'interrogatorio delle parti, dalla nomina di un perito e dall'allestimento di una perizia, nonché da quattro reclami presso di lei introdotti dal ricorrente. Questa motivazione è insufficiente alla luce dell'esposta giurisprudenza. La Corte cantonale non si è infatti confrontata con la natura e le difficoltà della causa, il modo con il quale è stata trattata dal PP, l'interesse delle parti e il loro comportamento nella procedura. La CRP ha inoltre omesso di considerare che, già nella sua sentenza del 5 marzo 2013, aveva rilevato come dall'annullamento il 3 luglio 2012 del decreto di abbandono erano allora trascorsi almeno sette mesi, senza che fossero stati eseguiti atti istruttori oltre quello oggetto del reclamo e senza che fosse in particolare nominato il perito giudiziario. Questa durata appare d'acchito rilevante, ove si consideri che l'assunzione della perizia giudiziaria costituiva un atto istruttorio importante, di cui la CRP aveva stabilito la necessità nella sentenza del 3 luglio 2012 ed avrebbe pertanto potuto essere ordinata dal PP entro un termine molto più breve. D'altra parte, la stessa sentenza della CRP qui impugnata dà atto di pochi atti istruttori eseguiti a una grande distanza temporale l'uno dall'altro su un periodo di almeno quattro anni. Peraltro, l'istruzione penale è progredita essenzialmente sulla base delle sollecitazioni del ricorrente e delle decisioni emanate dalla CRP in accoglimento dei suoi reclami. La fattispecie concerne un grave incidente della circolazione stradale e può inoltre comportare implicazioni rilevanti sotto il profilo della responsabilità civile, sicché una conduzione celere del procedimento penale riveste senz'altro un interesse notevole per le parti. Non risulta poi che la causa presenti difficoltà particolari, superiori alla media nel caso di simili infrazioni. Nemmeno il PP lo sostiene, giacché nella risposta al ricorso si limita a postularne la reiezione senza presentare osservazioni e senza nemmeno tentare di giustificare la durata rilevante dell'istruzione. A prescindere dai ritardi con cui sono stati eseguiti i singoli atti istruttori, come ricordato, è comunque determinante una valutazione globale della durata del procedimento penale (DTF 130 IV 54 consid. 3.3.3). Al riguardo, dalla data dell'incidente (1° luglio 2010) e della conseguente apertura dell'inchiesta in concreto sono ormai trascorsi più di cinque anni e il procedimento penale si trova ancora nella fase istruttoria dinanzi al pubblico ministero. Una tale durata per chiarire le circostanze di un infortunio della circolazione stradale come quello in oggetto è incompatibile con l'imperativo di celerità e viola pertanto gli art. 5 cpv. 1 CPP, 29 cpv. 1 Cost. e 6 n. 1 CEDU (cfr. sentenza 6B_411/2015, citata, consid. 3.4; sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo Kalachnikov contro Russia del 15 luglio 2002, § 122 segg.).