Citation: 1A.25/2001 26.09.2001 E. 3

3.- a) Il ricorrente rimprovera in primo luogo alla Corte cantonale di aver proceduto a un accertamento manifestamente inesatto dei fatti posti a fondamento del giudizio impugnato, definendoli arbitrari. L'art. 9 Cost. sancisce il diritto d'ognuno di essere trattato senza arbitrio. Non può essere ravvisato arbitrio già nella circostanza che la versione dei fatti ritenuta dal giudice non coincida con quella del ricorrente, bensì quando gli accertamenti di fatto sono manifestamente erronei, in contraddizione palese con la situazione effettiva, fondati su una svista manifesta o se contrastano in modo evidente con il sentimento di giustizia e di equità (sulla nozione d'arbitrio: DTF 127 I 60 consid. 5a pag. 70, 38 consid. 2b pag. 41, 54 consid. 2b, 125 II 10 consid. 3a). In concreto, l'accertamento dei fatti resiste a tale critica. La constatazione dei Giudici cantonali, secondo cui il fondo del ricorrente non può essere attribuito alla zona edificabile poiché si trova in posizione del tutto marginale rispetto al comprensorio edificato risulta infatti dalla documentazione agli atti. In effetti, come ha rilevato la Corte cantonale, il terreno del quale è chiesta l'attribuzione alla zona edificabile confina a ovest con la particella n. YYY, di cui è comproprietario lo stesso ricorrente, che con gli altri comproprietari contesta l'inserimento del fondo in zona agricola (v. cause 1A.23/2001 e 1P.73/2001). Sul lato nord la particella confina con un comparto su cui sorgono alcuni caseggiati plurifamiliari. Secondo la CRP, l'insediamento può essere ritenuto concluso con tali edificazioni, senza che occorra completare il quadro conglobandovi il fondo n. XXX qualificandolo quale vuoto costruttivo. Occorre rilevare poi, per quanto riguarda l'idoneità agricola del fondo, che devono essere mantenute libere dall'edificazione anche aree mediocremente idonee all'agricoltura, purché meritino per altre considerazioni, segnatamente per preservare la residua funzione agricola del comprensorio, di essere conservate. Per il resto, il ricorrente non ha saputo dimostrare che la fattispecie posta a fondamento del giudizio impugnato sarebbe stata accertata in modo arbitrario. In particolare non merita protezione l'argomento secondo il quale il TPT avrebbe potuto considerare la contestata variante pianificatoria compatibile con gli obiettivi del piano direttore cantonale unicamente per essersi fondato su fatti accertati erroneamente. Lo strumento pianificatorio del piano direttore fornisce infatti unicamente linee direttive e un quadro di riferimento per la pianificazione territoriale locale, ma non determina in modo definitivo l'ordinamento giuridico delle singole particelle. Uno spazio di apprezzamento è lasciato alle istanze competenti, senza che si possa con ciò rimproverare loro di violare il carattere obbligatorio della pianificazione superiore, se lo usano (DTF 119 Ia 362 consid. 4a pag. 368, 114 Ia 233 consid. 3; Leo Schürmann/Peter Hänni, Planungs-, Bau- und besonderes Umweltschutzrecht, 3a ed., Berna 1995, pag. 93 e segg. , in particolare pag. 106 e segg. ; Adelio Scolari, Commentario, Bellinzona 1996, n. 120 e segg. , pag. 87 segg.). Le misure pianificatorie concrete, vincolanti per i privati, sono indicate dettagliatamente nei piani regolatori. Infine, non risulta arbitraria la conclusione cui è giunta la Corte cantonale ritenendo che in concreto non si è in presenza di un caso di vuoto costruttivo. La Corte cantonale ha debitamente rammentato i requisiti posti al riguardo dalla giurisprudenza (DTF 121 II 417 consid. 5; cfr. sentenza inedita del 3 febbraio 1995 nella causa C., consid. 7c/aa, apparsa in ZBl 97/1996 pag. 272 segg. , 276) e ha ritenuto, senza commettere arbitrio, che le caratteristiche del fondo in discussione non soddisfavano tali presupposti. b) Per quanto attiene all'applicazione dell'art. 15 lett. a LPT alla fattispecie concreta, occorre rilevare che il TPT non ha definito inidoneo all'edificazione ai sensi dell'art. 15 lett. a LPT il fondo litigioso, nonostante le particolarità che ne diminuiscono l'attrattività a livello edilizio. Ha tuttavia ritenuto che, sebbene da un lato l'idoneità agricola del fondo non fosse evidente, dall'altro doveva essere negata l'appartenenza della particella ai terreni già ampiamente costruiti giusta la predetta norma. Per le sue dimensioni il fondo non poteva inoltre essere assunto nella categoria dei semplici scampoli destinati a condividere il carattere pianificatorio di un comprensorio già ampiamente edificato. Il ricorrente ritiene invece che il fondo apparterrebbe manifestamente a un comprensorio già edificato in larga misura e dovrebbe essere considerato quale vuoto costruttivo. A torto quindi la Corte cantonale, anziché applicare l'art. 15 lett. a LPT, avrebbe esaminato anche i requisiti posti dall'art. 15 lett. b LPT, secondo cui le zone edificabili comprendono i terreni idonei all'edificazione, prevedibilmente necessari alla stessa e urbanizzati entro quindici anni. Afferma che non è mai stato preteso che il fondo litigioso debba essere incluso nella zona edificabile perché la sua superficie utile sarebbe presumibilmente necessaria all'edificazione del Comune di Vacallo nei prossimi quindici anni. Considera invece che quando un terreno è idoneo all'edificazione e appartiene a un comprensorio già largamente edificato non vi sarebbe più spazio alcuno per qualsivoglia ponderazione di interessi. Contrariamente a quanto asserito dal ricorrente, i presupposti stabiliti dall'art. 15 lett. a LPT sono soltanto parzialmente adempiuti nel caso di specie, visto che il fondo non appartiene a un comprensorio già largamente edificato e non può essere considerato quale vuoto costruttivo. Comunque, l'azzonamento deve tendere a realizzare un insediamento equilibrato, ciò che richiede la ponderazione generale di tutti gli aspetti e interessi essenziali attinenti al territorio. Il fatto che un fondo sia idoneo all' edificazione e in larga misura edificato non è circostanza sufficiente per conferire al suo proprietario il diritto a farlo attribuire alla zona edificabile (DTF 122 II 326 consid. 6a, 455 consid. 4a, 117 Ia 434 consid. 3g). Anche un terreno che adempie ambedue le esigenze poste dalla legge, ciò che non si verifica in concreto, va infatti attribuito a tale zona soltanto se dopo una ponderazione globale degli interessi, che la legislazione sulla pianificazione del territorio tende a salvaguardare, sanciti in particolare dagli art. 1 e 3 LPT, non debba venir incluso nel territorio fuori della zona edificabile (DTF 124 II 391 consid. 4 pag. 395 seg. , 121 II 417 consid. 3d, 119 Ia 362 consid. 5a pag. 372, 118 Ia 151 consid. 4 e rinvii). La tesi sostenuta dal ricorrente non può pertanto essere tutelata (cfr. DTF 118 Ib 341 consid. 4a, 114 Ia 245 consid. 5b, 113 Ia 444 consid. 4 bc/bd).