Citation: 5A_493/2023 E. 2.2.1

2.2.1. Egli contesta innanzitutto che il suo ricorso 2 febbraio 2023 fosse tardivo e privo d'oggetto. A suo dire, l'opinione dell'autorità di vigilanza secondo cui "la [comunicazione dell'UE] 15 dicembre 2022 al rappresentante varrebbe dal 28 dicembre 2022 quale data di conoscenza degli atti esecutivi", e quindi quale data di decorrenza del termine dell'art. 17 cpv. 2 LEF, sarebbe errata: in tutti gli scambi di corrispondenza tra l'UE e il suo avvocato, quest'ultimo non avrebbe infatti mai affermato che l'escusso avesse eletto domicilio legale presso di lui. Il ricorrente non condivide poi l'argomentazione dell'autorità di vigilanza secondo cui una nuova notifica degli atti esecutivi all'indirizzo corretto del ricorrente non avrebbe alcuna utilità pratica, ma ne risulterebbero solo spese e ritardi supplementari: afferma al proposito che l'autorità di Hong Kong non avrebbe emesso a carico dell'UE alcuna fattura per le prestazioni rogatoriali eseguite e che pertanto i costi a carico dell'UE sarebbero solo quelli di un secondo invio postale raccomandato, pari a poche decine di franchi. Quando, come in concreto, la sentenza impugnata (o parte di essa) si fonda su due motivazioni indipendenti (alternative o sussidiarie) e di per sé sufficienti per definire l'esito della causa, la parte ricorrente deve confrontarsi con entrambe in modo conforme agli art. 42 cpv. 2 e 106 cpv. 2 LTF, sotto pena di inammissibilità del ricorso, e l'impugnativa può unicamente essere accolta se le critiche volte contro tutte e due le motivazioni si rivelano fondate (DTF 142 III 364 consid. 2.4 con rinvii). Nella presente fattispecie, il ricorrente si esprime su entrambe le motivazioni - la prima fondata sulla tardività del gravame cantonale e la seconda sul fatto che questo fosse senza oggetto - dell'autorità di vigilanza. La censura rivolta contro la seconda motivazione risulta tuttavia priva di un serio confronto con la sentenza impugnata e la giurisprudenza in essa citata: il ricorrente si limita infatti a sostenere che non vi sarebbero grosse spese per una nuova notifica degli atti esecutivi, ma non contesta che tali atti gli siano già pervenuti né spiega perché una nuova notifica degli stessi atti avrebbe un'utilità pratica. La censura è quindi insufficiente dal profilo degli art. 42 cpv. 2 e 106 cpv. 2 LTF (v. anche supra consid. 1.2) e perciò inammissibile. Ciò rende superfluo, in applicazione della predetta prassi, esaminare la critica ricorsuale diretta contro la prima motivazione dell'autorità di vigilanza.