Citation: 6B_35/2010 04.06.2010 E. 2

2.1 Il ricorrente contesta la commisurazione della pena. Sostiene che gli sarebbe stato attribuito a torto il ruolo di vice-capo nell'ambito del traffico degli stupefacenti e lamenta una disparità di trattamento rispetto agli altri imputati che avrebbero spacciato maggiori quantitativi di droga. Rimprovera inoltre ai giudici cantonali di non avere considerato quali elementi a suo favore la necessità di una sua risocializzazione e il fatto che non tutta la droga trasportata da Firenze sarebbe finita sul mercato, ma sarebbe in parte stata sequestrata dalla polizia. 2.2 La questione del ruolo rivestito dal ricorrente nel traffico della cocaina riguarda tuttavia l'accertamento dei fatti e la valutazione delle prove, che il Tribunale federale esamina sotto il profilo ristretto dell'arbitrio (cfr. art. 97 cpv. 1 LTF; DTF 134 IV 36 consid. 1.4.1). I primi giudici hanno in effetti ritenuto ch'egli avesse un ruolo di una certa importanza, quale referente del fratello A.________ (che ha funto da capo dell'organizzazione). Al riguardo hanno richiamato la trasferta eseguita a Firenze per conto del fratello, le pressioni esercitate su un altro imputato per ottenere la restituzione dello stupefacente sottratto, il fatto che il ricorrente ha gestito i soldi della cocaina e li ha tenuti in deposito nel suo appartamento a Campione d'Italia, la circostanza secondo cui un altro imputato si è rivolto a lui per esprimergli la rabbia per non avere ancora ricevuto il denaro dovutogli per la cocaina. La Corte di primo grado ha quindi ritenuto che il ricorrente aveva assunto per conto del fratello un ruolo non trascurabile, anche se subordinato, risultando l'esecutore dell'ultimo trasporto e il cassiere dei proventi della droga. Ha concluso che, seppur minore rispetto a quella del fratello, la sua responsabilità era comunque di rilievo, considerando soprattutto la custodia del denaro. La CCRP ha rilevato che sulla questione dello stupefacente sottratto e del suo coinvolgimento il ricorrente si limitava ad esprimere la propria diversa valutazione senza fare valere l'arbitrarietà di quella ritenuta dalla prima istanza. Ha nondimeno confermato la conclusione dei primi giudici circa il ruolo da lui assunto, ritenendola esente d'arbitrio. 2.3 Il ricorrente ribadisce sostanzialmente l'argomentazione addotta in sede cantonale secondo cui nel traffico degli stupefacenti avrebbe rivestito una funzione secondaria, di semplice corriere ed esecutore degli ordini impartiti dal fratello, alla stregua degli altri imputati. Ripresenta prevalentemente le argomentazioni già ritenute inconsistenti dalla CCRP, opponendo la sua opinione a quella dei giudici cantonali. Si limita in particolare a sminuire i suoi atti rispetto a quelli dell'altro imputato con cui ha eseguito la trasferta a Firenze e relativizza l'ammontare dell'importo depositato presso di lui rispetto ai proventi complessivi della vendita di cocaina. Omette inoltre di confrontarsi con la circostanza, pure presa in considerazione dalle precedenti istanze, che un altro imputato si è rivolto proprio a lui per lamentarsi del mancato pagamento della cocaina. Ora, per sostanziare l'arbitrio non basta addurre un'altra soluzione che potrebbe entrare in linea di conto o sarebbe addirittura preferibile, ma occorre dimostrare che la decisione impugnata risulta manifestamente insostenibile (DTF 135 V 2 consid. 1.3; 134 II 124 consid. 4.1). I giudici cantonali hanno dedotto il ruolo di vice-capo rivestito dal ricorrente sulla base di una valutazione complessiva di un insieme di circostanze, attribuendo in modo sostenibile una certa importanza soprattutto all'incarico di custodire il denaro. Le argomentazioni del ricorrente, di natura appellatoria, non consentono di rivedere questa conclusione, che comunque regge di fronte al divieto dell'arbitrio.