Citation: M 10/04 31.08.2005 E. 4

L'operato dei primi giudici merita infine conferma anche per quanto attiene alle conseguenze psichiche dell'infortunio. 4.1 In effetti, se anche si volesse ammettere la questione - di natura fattuale, sulla quale amministrazione e giudice, fondandosi essenzialmente su indicazioni di natura medica, si determinano secondo il principio della probabilità preponderante applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia di assicurazioni sociali (DTF 129 V 181 consid. 3.1, 406 consid. 4.3.1, 119 V 337 consid. 1, 118 V 289 consid. 1b e sentenze ivi citate) - del nesso causale naturale tra l'infortunio del 2000 (o anche di quello del 1997) e i disturbi psichici successivamente sviluppati, che peraltro rievocano per caratteristiche e diagnosi quelli già riscontrati nel 1999 e associati a una reazione al sovraccarico di lavoro - risale infatti grossomodo a quel periodo l'inizio dell'attività in proprio -, la richiesta ricorsuale andrebbe comunque negata facendo difetto il requisito - di natura giuridica - dell'adeguatezza di questa relazione causale. 4.2 A proposito dell'adeguatezza di turbe psichiche (esiti tardivi) conseguenti a un infortunio intervenuto durante il servizio militare, l'autorità giudiziaria cantonale ha già correttamente esposto che si applicano gli stessi principi sviluppati dalla giurisprudenza in materia di assicurazione contro gli infortuni (DTF 123 V 140) rammentando per il resto che in caso di infortunio insignificante o leggero - come può essere qualificata quantomeno la prima caduta del 1997 - il nesso di causalità (adeguata) viene generalmente negato a priori senza necessità di procedere ad altre verifiche se non ha prodotto - come deve ritenersi sempre per l'infortunio del 1997, risoltosi in breve tempo (due mesi) e senza dare luogo a conseguenze dirette degne di nota particolare (cfr. ad es. lo stesso rapporto 23 ottobre 2002, pag. 2, del dott. M.________ invocato in sede ricorsuale, nel quale, facendo riferimento a quanto dichiaratogli dal paziente, detto sanitario rileva che "i dolori presenti da circa 2 anni, dopo l'infortunio in servizio militare, sono per lui diventati poco tollerabili") - delle conseguenze dirette e immediate tali da fare apparire un'evoluzione psichica abnorme non più come manifestamente indipendente dall'evento infortunistico (RAMI 2003 no. U 489 pag. 360 consid. 4.2, 1998 no. U 297 pag. 243; consid. 8b non pubblicato in RAMI 1990 no. U 98 pag. 195). 4.3 Ora, anche volendo classificare l'evento del 19 gennaio 2000 nella categoria degli infortuni di media gravità al limite di quelli leggeri (cfr. a titolo di paragone la sentenza del 15 novembre 2004 in re P., U 173/03, anche concernente la caduta, da posizione eretta, di un assicurato che era andato a battere la schiena su un sasso riportando una sindrome toraco-vertebrale post-traumatica), l'adeguatezza del nesso causale potrebbe ammettersi unicamente se i criteri di cui si deve tenere conto in quest'ambito secondo la giurisprudenza in materia (DTF 115 V 140 consid. 6c/aa: circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o particolare spettacolarità dell'infortunio; gravità o particolare caratteristica delle lesioni lamentate, segnatamente loro idoneità, secondo l'esperienza, a determinare disturbi psichici; durata eccezionalmente lunga della cura medica; dolori somatici persistenti; cura medica errata che aggrava notevolmente gli esiti dell'infortunio; decorso sfavorevole della cura e complicazioni rilevanti intervenute; grado e durata dell'incapacità lavorativa dovuta alle lesioni fisiche) fossero adempiuti cumulativamente o rivestono un'intensità particolare (DTF 115 V 141 consid. 6c/bb; RtiD 2004 I no. 66 pag. 205 con riferimenti). 4.4 Sennonché le circostanze nelle quali si è verificato l'infortunio del 19 gennaio 2000 non possono certamente dirsi particolarmente drammatiche o spettacolari. Né l'insorgente, che ha peraltro potuto portate a termine il corso di ripetizione, ha riportato delle lesioni gravi o particolari atte, secondo l'esperienza, a determinare disturbi psichici (cfr. la sentenza citata del 15 novembre 2004 in re P., consid. 4.2.2). Nemmeno si può parlare di una cura medica errata - che giustamente l'insorgente nemmeno fa valere - o di una sua durata eccezionalmente lunga, ritenuto che già nel luglio 2001 il medico curante dott. S.________ evidenziava l'assenza (momentanea) di una terapia. Circostanza, questa, confermata - fatta eccezione per l'episodio di blocco lombare intervenuto a metà dicembre 2001, che peraltro si è risolto nel giro di due settimane - anche dal dott. M.________, il quale nel giugno 2002 osservava che la necessità di cure era da diversi mesi ridotta. A ciò si aggiunge che nel complesso il trattamento delle conseguenze somatiche dell'infortunio (consistente in buona misura, facendo astrazione dal primo anno, in visite diagnostiche o di controllo), oltre a non potere essere definito continuo ed intenso, è stato prolungato dall'intervento della componente psichiatrica, che non può essere considerata per l'esame dell'adeguatezza (cfr. a titolo di paragone sempre la sentenza citata del 15 novembre 2004 in re P., ibidem). Tanto meno il ricorrente può invocare un decorso sfavorevole della cura e l'intervento di complicazioni rilevanti. La durata del trattamento medico e i disturbi lamentati non consentono infatti ancora di per sé, in assenza di motivi particolari che hanno peggiorato la guarigione, di concludere per un decorso sfavorevole della cura (cfr. ad es. le sentenze del 4 maggio 2004 in re Z., U 89/03, del 10 settembre 2003 in re F., U 343/02, e del 7 agosto 2002 in re B., U 313/01). Orbene, simili cause non si registrano nel caso di specie, essendo semmai piuttosto stata la sintomatologia psichica ad averne protratto il decorso. In tali condizioni, si può prescindere dall'esaminare oltre se i due criteri suscettibili di eventualmente entrare in linea di considerazione (rilevanza del grado e della durata dell'incapacità lavorativa dovuta alle lesioni fisiche [cfr. RAMI 2001 U no. 442 pag. 544], nonché persistenza dei dolori somatici), peraltro in buona parte condizionati dalla componente psichica, siano o meno realizzati dal momento che la loro presenza non basterebbe comunque per ammettere l'esistenza del necessario nesso di causalità adeguata (cfr. RSAS 2001 pag. 431). Per questi motivi, il Tribunale federale delle assicurazioni pronuncia: