Citation: 1A.95/2003 04.07.2003 E. 3

3.1 Il ricorrente, adducendo una violazione del principio della proporzionalità, sostiene infine che la trasmissione dei documenti all'Italia sarebbe inammissibile, perché essi non potrebbero essere utilizzati, ostandovi l'art. 407 comma 2 lett. d e comma 3 CPP italiano: la loro acquisizione sarebbe in effetti avvenuta dopo la scadenza del termine biennale per la durata massima delle indagini preliminari, fissato dall' invocata norma; la violazione di tale disposizione lederebbe altresì le esigenze di celerità del procedimento penale ai sensi dell'art. 6 CEDU. 3.2 Secondo l'art. 2 lett. a AIMP, la domanda d'assistenza è irricevibile se vi è motivo di credere che il procedimento estero non corrisponda ai principi procedurali della CEDU o del Patto internazionale del 16 dicembre 1966 sui diritti civili e politici (DTF 125 II 356 consid. 8a pag. 364, 123 II 161 consid. 6a, 153 consid. 5c). 3.3 Il Tribunale federale, applicando l'art. 2 lett. b CEAG riguardo al rifiuto dell'assistenza per motivi d'ordine pubblico, ha stabilito che esso può essere opposto per violazione del diritto di procedura penale straniero solo quando sarebbe lesa nel contempo una garanzia minima della CEDU. Ha poi precisato che, secondo l'art. 430 comma 1 CPP italiano, relativo all'attività integrativa di indagine del Pubblico Ministero successivamente all'emissione del decreto che dispone il giudizio, indagini nel quadro dell'assistenza giudiziaria sono ammissibili anche dopo l'emissione del decreto stesso (DTF 123 II 153 consid. 5). 3.4 Il Tribunale federale ha pure rilevato che l'art. 407 comma 3 CPP italiano non permette, di massima, di rifiutare l'assistenza (DTF 123 II 153 consid. 5e) e ch'esso si riferisce all'inutilizzabilità degli "atti d'indagine" e non a quella delle prove illegittimamente acquisite secondo l'art. 191 CPP italiano: l'inutilizzabilità delle stesse non è inoltre rilevabile d'ufficio, ma su eccezione di parte (cfr. Giovanni Conso/Vittorio Grevi, Commentario breve al nuovo codice di procedura penale, 3a ed., Padova 1997, n. VI ad art. 407). Al riguardo il ricorrente si limita ad addurre che l'Autorità svizzera dovrebbe nondimeno, in applicazione del principio di proporzionalità, esaminare l'idoneità dei mezzi di prova. Ora, come si è visto, e come è stato ritenuto dalla CRP, l'utilità e la rilevanza potenziale dei documenti per il procedimento estero non possono manifestamente essere escluse. 3.5 Del resto la questione di sapere se i documenti possano essere utilizzati nel procedimento aperto in Italia, trattandosi di una questione relativa alla valutazione delle prove, dev'essere risolta dalle Autorità italiane (DTF 121 II 241 consid. 2b pag. 244). Inoltre, una procedura d'assistenza aperta in Svizzera diventa priva di oggetto solo quando lo Stato richiedente la ritiri espressamente, o quando il processo all' estero si sia nel frattempo concluso con un giudizio definitivo, ciò che non si verifica in concreto (DTF 113 Ib 157 consid. 5a pag. 166). Il ricorrente sostiene che l'inchiesta preliminare italiana sarebbe iniziata al più tardi il 24 maggio 2000, per cui il termine biennale dell'art. 407 CPP italiano sarebbe scaduto da tempo. La domanda complementare, del 15 novembre 2002, è stata presentata tuttavia dopo la scadenza di tale termine: ora, non v'è motivo di ritenere che la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, chiaramente a conoscenza dei termini di durata massima delle indagini preliminari, non solo mantenga la domanda ma la completi, qualora la stessa sia priva di interesse.