Citation: 4A_2/2009 11.05.2009 E. 4

Come già detto, nella prima parte del suo allegato il ricorrente rimprovera all'autorità cantonale di avere "misconosciuto il concetto giuridico di danno". Benché il gravame si diffonda su molte pagine, la motivazione si riduce in sostanza alla tesi secondo cui, in forza dell'art. 111 CO, gli opponenti sono tenuti a risarcire il danno consecutivo al mancato adempimento della prestazione garantita, che consisteva nella costituzione di un capitale presso il fondo di previdenza Z.________ tale da permettergli, al momento del pensionamento, di ricevere la rendita massima prevista dal Regolamento. Poiché il danno corrisponde all'interesse positivo - spiega il ricorrente - nel suo caso esso è costituito dalla minore entrata mensile (fr. 1'027.15) effettiva a contare dal pensionamento fino alla presentazione delle conclusioni di causa e dal capitale necessario per acquistare una rendita complementare per il periodo successivo. Facendo sue le considerazioni del Pretore, il ricorrente ha quantificato queste posizioni in fr. 73'954.80, rispettivamente fr. 245'951.05. 4.1 La censura è di per sé ammissibile. La nozione di danno e i principi applicabili alla sua determinazione attengono infatti al diritto, mentre la sua esistenza e il suo ammontare riguardano l'accertamento dei fatti (DTF 130 III 145 consid. 6.2 pag. 167 con rinvii). Essa è però infondata. 4.2 Giusta l'art. 111 CO, chi promette ad altri la prestazione di un terzo è, se questa non segue, effettivamente tenuto al risarcimento del danno che ne deriva. Il danno da risarcire consiste nella differenza fra lo stato attuale del patrimonio del beneficiario della garanzia e quello presumibile qualora il terzo si fosse comportato così come promesso (DTF 113 II 434 consid. 2a pag. 436 in fine; sentenza 4A_290/2007 del 10 dicembre 2007 consid. 6 in SJ 2008 I pag. 346; Christoph M. Pestalozzi in Basler Kommentar, Obligationenrecht I, 4a ed. 2007, n. 14 ad art. 111 CO; Silvia Tevini Du Pasquier in Commentaire romand, n. 12 ad art. 111 CO). Il ricorrente perde tuttavia di vista che in concreto gli opponenti si erano impegnati a fornire un contributo integrativo per il caso in cui i versamenti del datore di lavoro al fondo di previdenza non fossero bastati per assicurare al ricorrente un capitale di vecchiaia massimo, equivalente - dal profilo assicurativo - alla rendita-obiettivo del 40%. Ora, stando agli accertamenti della sentenza cantonale, vincolanti siccome non contestati (cfr. quanto esposto al consid. 2.2), all'epoca della sottoscrizione del contratto era di attualità soltanto la prestazione in capitale, per la quale il ricorrente aveva optato sin dal 1996, mentre l'ipotesi del versamento di una rendita non entrava più in considerazione. In effetti, si legge ancora nella sentenza criticata, è solo nel gennaio 1999 che il ricorrente ha chiesto al fondo di previdenza Z.________ di poter beneficiare della rendita. Vista la tardività della domanda (cfr. art. 10 del Regolamento) il fondo ha rifiutato la sua richiesta e al pensionamento gli ha versato il capitale di vecchiaia. Successivamente, nel mese d'agosto 1999 il fondo ha nondimeno accettato di riprendersi il capitale versato e di acquistare al ricorrente presso l'Assicurazione W.________ una rendita di vecchiaia di fr. 94'021.20. 4.3 Alla luce di queste considerazioni i giudici ticinesi hanno applicato correttamente la nozione del danno. Dato che, secondo il perito giudiziario la somma di fr. 171'193.50, aggiunta a quella disponibile sul conto di previdenza, avrebbe permesso al ricorrente di ottenere il capitale di vecchiaia massimo, si deve concludere ch'egli è stato posto nella situazione economica che avrebbe avuto se l'obbligazione di base del datore di lavoro fosse stata adempiuta. Gli avvenimenti successivi, vale a dire la restituzione al fondo del capitale ricevuto e la sua conversione in una rendita, con le conseguenze di cui s'è detto, riguardano il rapporto fra il ricorrente e il fondo di previdenza e non influiscono sull'impegno assunto dagli oppponenti.