Citation: 2A.657/2006 23.01.2007 E. 2

Da un lato, lo statuto della Banca dello Stato è determinato dalla legge ticinese del 25 ottobre 1988 sulla Banca dello Stato del Cantone Ticino. Secondo tale normativa, l'istituto costituisce un ente autonomo con personalità giuridica di diritto pubblico (art. 2, 1a frase) ed ha quali organi il consiglio di amministrazione, i cui membri sono nominati dal Consiglio di Stato (art. 21 cpv. 1), e la direzione generale (art. 18). Il Gran Consiglio ed il Consiglio di Stato esercitano compiti di vigilanza sulla banca (art. 33). Il Gran Consiglio, oltre ad esaminare ed approvare i conti, i bilanci ed i rapporti di revisione (art. 33 cpv. 2 e 3), svolge le proprie funzioni di sorveglianza in particolare tramite la Commissione di controllo del mandato pubblico, composta da cinque membri nominati dal Parlamento per tre anni (art. 34). I membri di questa Commissione, di cui - è bene precisarlo - il ricorrente non fa comunque parte, hanno l'obbligo di serbare il segreto più assoluto sugli affari della banca (art. 11). La Commissione ha il compito di verificare il corretto adempimento del mandato pubblico, allestendo in proposito un rapporto specifico all'attenzione della Commissione della gestione e delle finanze (art. 35 cpv. 1), conformemente agli art. 19 a 21 del proprio regolamento, del 31 maggio 2005. D'altro lato, la Banca dello Stato è una banca cantonale ai sensi dell'art. 3a della legge federale dell'8 novembre 1934 sulle banche e le casse di risparmio (LBCR; RS 952.0). Come tale, essa deve ottenere un'autorizzazione della Commissione federale delle banche (art. 3 LBCR), che esercita nei suoi confronti la vigilanza prevista dal diritto federale. Nel quadro della sua attività di sorveglianza, la Commissione federale delle banche soggiace esclusivamente al diritto federale. È quindi il diritto federale a disciplinare, tra l'altro, l'accesso ai dossier della Commissione stessa, segnatamente agli incarti di procedure volte ad esempio a verificare che le persone incaricate di amministrare e dirigere una banca godano di ottima reputazione e garantiscano un'attività irreprensibile (art. 3 cpv. 2 lett. c LBCR). Di conseguenza, è a giusto titolo che la decisione impugnata ha esaminato solo nell'ottica del diritto federale se il ricorrente poteva ottenere le informazioni richieste. Ed è inoltre senza violare il diritto federale che la Commissione federale delle banche ha respinto la relativa domanda: l'art. 26 della legge federale del 20 dicembre 1968 sulla procedura amministrativa (PA; RS 172.021) riserva infatti il diritto di esaminare gli atti unicamente alle parti, qualifica che il ricorrente, considerata la definizione enunciata dall'art. 6 PA, manifestamente non adempie. Per il resto, le possibilità di ricevere informazioni di cui il ricorrente dispone in qualità di membro del Gran Consiglio ticinese sono determinate dal diritto cantonale, la cui applicazione, come osservato in precedenza, non entra in questa sede in linea di conto.