Citation: H 194/01 04.02.2002 E. 4

4.- a) Contestate risultano pure le conclusioni dei giudici cantonali nella misura in cui hanno ritenuto la ricorrente responsabile del danno cagionato alla Cassa a seguito del mancato pagamento dei contributi paritetici, senza riconoscerle motivi di giustificazione, che l'insorgente invece ravvisa nel fatto di "aver ripetutamente ed insistentemente richiesto al presidente del consiglio di amministrazione la trasmissione del bilancio e la tenuta delle assemblee" a partire dagli ultimi mesi del 1995 e di essere stata rassicurata dallo stesso in merito alla situazione patrimoniale della società e alla convocazione a breve termine di un'assemblea ordinaria. La ricorrente fa inoltre valere a sua discolpa che la Cassa l'aveva personalmente diffidata a pagare oneri sociali scoperti solo in un'occasione, più precisamente il 29 gennaio 1996, per un importo di fr. 3'836. 35, che A.________, da lei interpellato, ha peraltro subito provveduto a saldare. Dal fatto che successivamente non le sarebbero più state notificate ulteriori diffide, C.________ deduce di avere potuto confidare che la situazione relativa al pagamento dei contributi fosse definitivamente sistemata. Evidenzia pure di avere rassegnato le dimissioni non appena avuta la certezza che A.________ non avrebbe dato seguito ai propri obblighi. La ricorrente sostiene infine di avere ossequiato ai propri doveri di diligenza e di controllo impostile dall'art. 716a cpv. 1 n. 5 CO, resi però inefficaci dall'attitudine fuorviante ed ostruzionistica di A.________ come pure dal fatto che "la Cassa mai si è degnata di informare direttamente i membri del consiglio di amministrazione di quanto stava succedendo". Così, l'interessata ritiene di poter ottenere una riduzione dell'importo da risarcire alla Cassa in applicazione dei principi sanciti dall'art. 44 cpv. 1 CO, in quanto quest'ultima avrebbe avuto "la possibilità di facilmente renderla attenta del mancato pagamento dei contributi della fallita" e poiché gli amministratori potevano ragionevolmente attendersi di essere preventivamente informati dalla stessa, tanto più dopo che questa aveva già provveduto a diffidare la ricorrente nel gennaio 1996. b) Nei considerandi del querelato giudizio, cui si rinvia, la Corte cantonale ha già correttamente rilevato come il datore di lavoro sia tenuto al pagamento regolare dei contributi sociali e come, in caso di mancato pagamento dei medesimi, essi possano essere pretesi anche dagli organi della società anonima, precisando quali siano le norme legali e i principi di giurisprudenza applicabili in concreto. I primi giudici hanno inoltre ricordato che la condizione essenziale dell'obbligo di risarcire il danno consiste, stando al testo dell'art. 52 LAVS, nel fatto che il datore di lavoro, intenzionalmente o per negligenza grave, ha violato le prescrizioni e cagionato in tal modo un pregiudizio. Ai sensi della giurisprudenza si deve ammettere negligenza grave del datore di lavoro quando questi abbia trascurato di fare quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevole posta nella stessa situazione. La misura della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di lavoro della stessa categoria di quella cui appartiene l'interessato (DTF 112 V 159 consid. 4 e sentenze ivi citate). Occorre però esaminare se speciali circostanze legittimassero il datore di lavoro a non versare i contributi o potessero scusarlo dal procedervi (DTF 108 V 186 consid. 1b e 193 consid. 2b; cfr. pure DTF 121 V 244 consid. 4b). L'obbligo del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi sostiene e prova motivi di giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b). Questa Corte, ancora di recente, ha ribadito quali sono gli obblighi del consigliere di amministrazione di una società anonima che non si occupa della gestione degli affari e rammentato che in siffatta evenienza all'interessato incombe il compito di esaminare l'attività dei dirigenti e di orientarsi costantemente sull'andamento degli affari, in particolare in relazione alle questioni contributive (SVR 2001 AHV no. 15 pag. 51 seg.). c) I motivi addotti da C.________, in particolare il fatto di aver ripetutamente e insistentemente chiesto ad A.________ di riferire sulla situazione patrimoniale della società e di convocare l'assemblea generale, non possono, alla luce degli avvenimenti, costituire esimente. Va ricordato alla ricorrente che, accettando a partire dal giugno 1994 il mandato di membro del consiglio di amministrazione, essa se ne è assunta anche tutti gli oneri, tra i quali anche quello di controllare personalmente che venissero pagati regolarmente i contributi alla Cassa, peraltro già prelevati dai salari dei dipendenti in conformità dell'art. 51 LAVS. Ora, l'interessata non può liberarsi da questa responsabilità, ove solo si consideri che già nel gennaio 1996, in occasione della sua ricezione di una diffida di pagamento di fr. 3'836. 35 da parte della Cassa per contributi sociali non pagati, sapeva o almeno avrebbe potuto facilmente presumere - se solo avesse fatto uso della diligenza esigibile da un accorto consigliere d'amministrazione - che la E.________ SA aveva o poteva avere problemi finanziari. Non aver mai controllato né preteso informazioni scritte - almeno a partire dal gennaio 1996, ma in particolare subito dopo il 22 novembre 1996 quando, convocata l'Assemblea generale della società, non fu possibile deliberare per causa imputabile al solo A.________ - denota una grave carenza nello svolgimento delle mansioni societarie. Anche il fatto che A.________ fungesse da "factotum" della società nonché da amministratore delegato non poteva esimere l'insorgente dalle proprie incombenze, soprattutto se si tiene presente che alla stessa erano ben note le inadempienze gestionali del presidente, perlomeno in punto alla mancata convocazione dell'assemblea generale degli azionisti. E' di conseguenza inammissibile che l'interessata - architetto e dunque attiva nel settore dell'edilizia che negli anni novanta viveva una crisi generalizzata che non consentiva fiduciose attese -, si sia accontentata per anni (dal luglio 1994 al marzo 1997) delle vaghe rassicurazioni di A.________ in merito al buon andamento della società e non si sia attivata in modo incisivo per accertare le modalità di pagamento dei contributi alle assicurazioni sociali (cfr. RCC 1992 pag. 268 consid. 4b). È solo nel marzo 1997 che la stessa si è determinata a dimissionare, quando invece avrebbe potuto e dovuto farlo ben prima e senza attendere anni di inadempimenti e di occultamento delle informazioni - segnatamente dei mancanti bilanci e conti economici - relative alla situazione patrimoniale societaria. Ne consegue che l'insorgente non poteva ragionevolmente trarre dall'insieme di queste circostanze la conclusione che, in assenza di nuove diffide da parte della Cassa, la situazione contributiva fosse definitivamente risolta. In sostanza, il disinteresse mostrato da C.________, che ha omesso di compiere quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevole nell'ambito delle incombenze riconducibili alla funzione di membro del consiglio di amministrazione di una società anonima, ne determina la responsabilità a norma dell'art. 52 LAVS. d) Infondata risulta inoltre la domanda di riduzione del danno fatta valere a dipendenza di una pretesa concolpa della Cassa opponente, in particolare per avere quest'ultima omesso di diffidare alla ricorrente il mancato pagamento degli oneri sociali anche successivamente al gennaio 1996. Questa Corte ha già avuto modo di rilevare come l'obbligo del datore di lavoro di risarcire il danno possa essere ridotto in applicazione analogica dell'art. 4 LResp. , rispettivamente dell'art. 44 cpv. 1 CO, a condizione e nella misura in cui causa adeguata del danno o del suo aggravamento sia stata una grave violazione del dovere di diligenza da parte dell'amministrazione, segnatamente nella riscossione dei contributi (DTF 122 V 185 segg.). Ora, dagli atti non risulta, né la ricorrente lo sostiene, che l'amministrazione abbia procrastinato la procedura di incasso dei contributi scoperti. Quanto al rimprovero che la Cassa avrebbe dovuto notificare le diffide o gli atti esecutivi, fatti spiccare a partire dall'agosto 1995, direttamente all'amministratrice insorgente, dopo che ciò era avvenuto in un'occasione nel gennaio 1996, si osserva che un tale obbligo non è desumibile dalle norme di legge applicabili, ritenuto che la Legge sull'esecuzione e il fallimento (LEF) si limita a prescrivere che gli atti esecutivi - in particolare il precetto esecutivo - destinati a una società anonima devono essere notificati a un membro dell'amministrazione (art. 65 cpv. 1 seconda cifra LEF; DTF 118 III 10 segg.). Già solo alla luce di queste considerazioni se ne deve concludere che alla Cassa non può essere rimproverata una grave negligenza nell'espletazione dei propri obblighi che giustificherebbe una riduzione della propria pretesa risarcitoria ai sensi della citata giurisprudenza. Ne consegue pertanto che C.________ dovrà risarcire, in solido con V.________, il danno subito dalla Cassa in fr. 83'908. 55.