Citation: 4A_655/2020 E. 5.3

5.3. Giusta l'art. 393 lett. e CPC il lodo può essere impugnato se è arbitrario nel suo esito perché si fonda su una manifesta violazione del diritto o dell'equità. La nozione di arbitrio di questa norma corrisponde sostanzialmente a quella sviluppata dalla giurisprudenza con riferimento all'art. 9 Cost. (sentenza 4A_81/2019 del 31 ottobre 2019 consid. 2; DTF 131 I 45 consid. 3.4). Una decisione non è pertanto arbitraria per il solo motivo che un'altra soluzione sarebbe sostenibile o addirittura preferibile, ma il giudizio attaccato dev'essere, anche nel suo risultato, manifestamente insostenibile, in aperto contrasto con la situazione effettiva, fondato su una svista manifesta oppure in urto palese con il sentimento di giustizia ed equità (DTF 144 I 170 consid. 7.3; 141 III 564 consid. 4.1, con rinvii). In concreto, la censura appare già inammissibile per la sua natura appellatoria, in particolare per quanto concerne i tentativi di giustificare o sminuire le violazioni dei CCL imputate alla ricorrente (sopra, consid. 3). Quest'ultima nemmeno illustra il motivo per cui sarebbe insostenibile comminare una penalità pari al capitale sociale o negare che lo sforzo di incassare i propri crediti per poi pure pagare quanto dovuto ai dipendenti controbilanci le inadempienze riscontrate. A prescindere da quanto appena osservato, giova rilevare che raffrontando l'ammontare della multa con i salari non corrisposti, la ricorrente trascura le altre violazioni attribuitele. Essa dimentica poi pure che la sua gestione non è nemmeno divenuta irreprensibile dopo essere stata assunta direttamente dalla sua gerenza né spiega perché sarebbe arbitrario renderla pure responsabile per l'agire della fiduciaria da lei incaricata.