Citation: 1A.153/2006 29.10.2007 E. 6

6.1 Come si è visto, il complemento rogatoriale in esame non è divenuto privo di oggetto. Il MPC ha chiesto all'autorità estera se, dopo l'emanazione dei citati decreti di rinvio a giudizio e di non luogo a procedere, sussistesse ancora un interesse al blocco dei conti litigiosi. Il 10 agosto 2006 l'autorità richiedente, esprimendosi sugli effetti della prescrizione in relazione ai fatti oggetto del procedimento n. xxx, ha ricordato che si rimprovera ad E.________ di essersi appropriato di un importo di circa USD 170 milioni, costituenti la differenza tra quanto versatogli nel periodo 1988-1999 dal Gruppo Berlusconi per l'acquisto di prodotti C.X.________ (USD 315 milioni) e quanto effettivamente corrisposto da E.________ a C.X.________ per gli stessi prodotti (USD 130 milioni). Per effetto di un accorciamento dei termini di prescrizione, introdotto dalla legge 5 dicembre 2005, una parte dei reati di appropriazione indebita, segnatamente quelli commessi prima del 1999, non è più perseguibile. Per quelli di appropriazione indebita e per i reati di falso in bilancio e frode fiscale relativi agli esercizi 1998 e 1999, parimenti addebitati ad E.________ e a Silvio Berlusconi, è stato disposto il rinvio a giudizio. È stato nondimeno precisato che i movimenti di denaro avvenuti prima del 1999 conservano comunque una rilevanza penale in relazione alle ipotesi dei reati di falso in bilancio e frode fiscale, ritenuto che si tratta di "costi pluriennali", che avrebbero prodotto effetti per vari anni successivi all'esercizio nel quale sono avvenuti. L'autorità richiedente ha poi sottolineato l'apertura della nuova indagine nei confronti di E.________: nel 2005 le autorità degli Stati Uniti hanno infatti trasmesso documenti bancari di un conto della società qui ricorrente, la A.________ Ltd., presso una banca di Los Angeles, relativi al periodo 2000-2002. Da questi atti risulterebbero ripetuti trasferimenti da detta ricorrente a titolari di conti bancari svizzeri, versamenti che parrebbero configurare una modalità di "restituzione" di parte degli illeciti ottenuti dalla stessa ricorrente attraverso la vendita di diritti televisivi a prezzi gonfiati a società del Gruppo U.________ SpA. Fondandosi sull'epoca dei trasferimenti (2000-2002), l'autorità estera ritiene che, almeno in parte, questi sarebbero ricollegabili agli illeciti rimproverati ad E.________ (compiuti per il tramite di B.________ spa). Questa nuova indagine (n. ttt) copre l'arco temporale 2000-2005. L'autorità italiana ne ha concluso che le somme sequestrate avrebbero verosimilmente un'origine illecita e che sussisterebbe un rapporto di proporzionalità tra l'entità degli affari intrattenuti da E.________ con il Gruppo U.________ SpA nel periodo 2000-2005 e l'ammontare degli averi sequestrati: ha precisato che informazioni più precise potranno essere fornite una volta ottenuta la documentazione bancaria richiesta. 6.2 Certo, in concreto, l'ammontare del presumibile provento dei reati non è manifesto. Giova nondimeno osservare che, in questa fase della procedura, la connessione tra gli averi sequestrati e i reati perseguiti all'estero è sufficiente: la circostanza che, in seguito all'intervenuta prescrizione, una parte dei reati non potrà più essere perseguita, non implica che detti averi debbano essere immediatamente sbloccati sulla base delle ipotesi e dei calcoli addotti dalle ricorrenti. In effetti, come rettamente rilevato dall'autorità italiana, la trasmissione dei documenti bancari litigiosi le permetterà di esaminare e di ricostruire compiutamente i vari flussi di denaro e determinare se e in che misura gli averi sequestrati costituiscano provento di reato. La Svizzera non dispone infatti delle numerose risultanze processuali, in particolare di quelle assunte nell'ambito dell'esecuzione di rogatorie presentate ad altri Stati, per stabilirne con sufficiente affidabilità l'ammontare definitivo. Il processo estero si trova inoltre in una fase avanzata: spetterà quindi alle autorità italiane determinare in maniera precisa, sulla base dei nuovi documenti che le verranno trasmessi, l'origine delittuosa o meno degli averi litigiosi. Essa potrà quindi stabilire con cognizione di causa se e in che misura richiederne la consegna a scopo di confisca o di restituzione sulla base di una domanda motivata. È vero che nel complemento litigioso le autorità estere non si esprimono compiutamente sull'ipotesi del reato di riciclaggio: al riguardo giova tuttavia ricordare che questa fattispecie è nondimeno oggetto di un'indagine di polizia giudiziaria aperta in Svizzera. I contestati blocchi sono del resto stati pronunciati a titolo provvisionale, un'eventuale consegna degli averi litigiosi potrebbe avvenire, ricordato che attualmente la loro provenienza delittuosa è ancora dubbia, soltanto in seguito al chiarimento dei fatti nell'ambito di una procedura giudiziaria nello Stato richiedente (art. 74a cpv. 3 AIMP; sui presupposti per la consegna di averi quando il procedimento penale è in corso all'estero vedi DTF 131 II 169 consid. 6 in fine). 6.3 Nella fattispecie, anche dopo l'accertamento dell'intervenuta prescrizione di una parte dei reati perseguiti, l'autorità estera ha espressamente chiesto di mantenere il sequestro integrale degli averi in questione. Certo, le ricorrenti, esponendo svariati calcoli e ipotesi, sostengono che, anche tenendo conto degli episodi di appropriazione indebita per il periodo 2000-2002, l'eventuale provento di reato sarebbe inferiore alla somma ribadita dalle autorità inquirenti estere. Considerato che il competente Tribunale italiano sta esaminando questi episodi, si giustifica nondimeno di mantenere provvisoriamente i contestati sequestri. In effetti, il giudice estero del merito, che può fondarsi su tutte le risultanze processuali, potrà determinare in maniera precisa l'importo dell'eventuale provento dei reati. Spetterà poi all'autorità inquirente estera informare tempestivamente il MPC sul proseguio del procedimento penale e chiedere, se del caso, in applicazione del principio di proporzionalità, di sbloccare gli importi eccedenti detta somma. Per questi motivi le conclusioni ricorsuali di dissequestrare determinati importi devono essere disattese. 6.4 In effetti, in concreto, litigioso non è tanto il blocco degli averi, quanto il loro ammontare dopo l'emanazione delle citate decisioni del GIP. Anche negli ulteriori scritti del 2 e 19 febbraio, 9 e 23 marzo, 29 maggio, 5 giugno, 9 agosto, 25 settembre e 17 ottobre 2007, le ricorrenti insistono infatti sull'emanazione delle menzionate decisioni e di un'altra del 15 gennaio 2007 del Tribunale ordinario di Milano. Esse hanno inoltre prodotto una memoria del 25 maggio 2007, inoltrata al citato Tribunale milanese da parte del difensore dell'imputato E.________, un'istanza formulata da detto legale e un suo parere pro-veritate. Questi scritti, redatti dal difensore di un indagato, si limitano comunque a rilevare l'intervenuta prescrizione accertata nei menzionati decreti esteri: la decisione 15 gennaio 2007 del Tribunale ordinario di Milano concerne un non luogo a procedere nei confronti dei citati imputati per i reati ascritti loro al capo a), limitatamente ai fatti commessi fino al luglio 1999; nella sentenza del 28 maggio 2007 il Tribunale ordinario di Milano ha esteso il non luogo a procedere alla residua imputazione del capo a). Le ricorrenti sostengono che l'emanazione di queste decisioni avrebbe completamente modificato la situazione di fatto e di diritto rispetto al momento in cui è stata emanata la decisione di chiusura. Al loro dire, il complemento rogatoriale in esame si fonderebbe pressoché integralmente sul presunto reato di appropriazione indebita per USD 170 milioni, commesso nel periodo 1998-1999, oggetto del procedimento n. xxx (cosiddetto "procedimento U.________"). Con la citata decisione del 28 maggio 2007 detto reato sarebbe stato dichiarato estinto per intervenuta prescrizione. Come si è visto, non si è comunque in presenza di una decisione finale, in particolare per quanto attiene al secondo procedimento. 6.5 Nella fattispecie, le pretese dello Stato richiedente, anche se non del tutto chiare, non sembrano comunque manifestamente infondate. I contestati sequestri sono inoltre sufficientemente connessi ai fatti esposti nel complemento in esame (DTF 130 II 329 consid. 3 e 5). La criticata misura rispetta quindi, di per sé, il principio della proporzionalità, essendo in relazione sufficiente con i fatti perseguiti (DTF 130 II 329 consid. 3 in fine, 5.1 in fine e 6). Neppure la durata del sequestro disattende questo principio. D'altra parte, come già rilevato nella precedente sentenza che le riguardava, i conti delle ricorrenti erano già stati bloccati in applicazione dell'art. 10 della legge sul riciclaggio di denaro (RS 955.0; cfr., sull'esito del sequestro in caso di delega del procedimento penale interno all'estero, DTF 129 II 449). È comunque palese che, allo scopo di evitare un'eccessiva limitazione dei diritti di proprietà sugli averi litigiosi, il sequestro non potrà essere mantenuto a tempo indeterminato: il MPC dovrà vegliare a che la procedura di sequestro possa essere chiusa entro un termine non eccessivo. Lo Stato richiedente, dopo aver esaminato i documenti trasmessi dalla Svizzera, potrà pronunciarsi nuovamente, spiegandone le ragioni, sul mantenimento o meno dei contestati sequestri e produrre entro un termine ragionevole una decisione di confisca, indicando concretamente se gli sviluppi del processo estero giustifichino un ulteriore mantenimento dei blochhi. Qualora apparisse che una consegna degli averi non potrà entrare in linea di conto o non potrà avvenire entro un termine ragionevole, dovrà essere ordinato il dissequestro dei conti (DTF 126 II 462 consid. 5e e rinvio).