Citation: 1A.95/2003 04.07.2003 E. 1

1.1 In primo luogo il ricorrente fa valere che il provvedimento preso dal PP e confermato dalla CRP costituirebbe un'inammissibile ricerca indiscriminata di prove (cd. "fishing expedition"; al riguardo v. DTF 125 II 65 consid. 6b/aa pag. 73, 122 II 367 consid. 2c, 121 II 241 consid. 3a pag. 243, 118 Ib 547 consid. 3a). Egli rileva che nel complemento del 15 novembre 2002 l'Autorità italiana non ha chiesto alcuna indagine suppletiva contro di lui e che non sono stati chiesti accertamenti su suoi conti presso la banca X.________, per cui il PP non poteva estendere le verifiche all'esistenza di eventuali conti degli indagati presso quella banca: non sono stati in effetti addotti indizi sull'esistenza di queste relazioni e d'altra parte, nell'ambito della truffa in materia fiscale, le esigenze devono essere esaminate con maggior rigore. 1.2 Quest'ultimo assunto è ininfluente visto che il PP, dal profilo della doppia punibilità, ha ritenuto trattarsi in concreto di truffa secondo l'art. 146 CP, e non di una truffa in materia fiscale, ciò che il ricorrente non contesta. Nell'ambito dell'esecuzione del complemento, il PP ha accertato l'esistenza di una relazione presso la banca X.________ di uno dei prevenuti, per cui ha esteso la ricerca anche a ulteriori eventuali conti facenti capo agli altri indagati, tra i quali figura il ricorrente, ciò che ha permesso di identificare i suoi due conti. Già la domanda iniziale indicava del resto il ruolo svolto dal ricorrente e dalla A.________, di cui egli afferma essere il direttore, sottolineando la necessità di poter ricostruire l'esatta dinamica dei flussi finanziari intercorsi tra gli inquisiti e accertare la destinazione dei fondi proventi del reato, il PP poteva quindi estendere le richerche anche a eventuali conti del ricorrente, senza violare il diritto federale (art. 80i cpv. 1 lett. a AIMP).