Citation: H 318/02 03.05.2004 E. 6

La D.________ SA sostiene pure che di fronte ad una ripresa di salari la Cassa avrebbe dovuto notificare la decisione anche ai salariati, coinvolgendoli nella lite, in quanto essa non sarebbe debitrice del contributo per i dipendenti, perché in materia di AVS al datore di lavoro è imposto un obbligo a titolo di organo d'esecuzione della legge, là dove lo si incarica di percepire i contributi dei lavoratori, e questi ultimi non sono esentati dall'onere corrispondente. 6.1 Per l'art. 14 cpv. 1 LAVS i contributi del reddito proveniente da un'attività lucrativa dipendente sono dedotti da ogni paga e devono essere versati periodicamente dal datore di lavoro insieme al suo contributo. La norma dell'art. 12 cpv. 1 LAVS - secondo cui è considerato datore di lavoro chiunque paghi, a persone obbligatoriamente assicurate, una retribuzione giusta l'art. 5 cpv. 2 - significa che l'obbligo di pagare i contributi incombe al datore di lavoro: ossia a chi occupa il lavoratore assicurato e gli versa effettivamente un salario determinante ai sensi dell'art. 5 cpv. 2 LAVS. Secondo la giurisprudenza, il diritto di essere sentito dei salariati colpiti da una decisione concernente i contributi paritetici e, di conseguenza, quello di ottenere la notifica di tale decisione deve, salvo eccezioni ammesse per ragioni di praticità, essere rispettato sia quando vi è disputa sulla qualifica dell'attività dei lavoratori, sia quando è litigiosa la natura di determinati versamenti. Questa procedura deve in generale essere attuata ogniqualvolta si è in presenza di una ripresa di salari determinanti. Quando si ritiene che il salariato debba avere la possibilità di ricorrere contro una decisione concernente i contributi paritetici, spetta alla cassa notificargli la decisione. L'autorità di ricorso che si avvede dell'omissione può, ma non deve necessariamente, porvi rimedio invitando i salariati interessati ad intervenire nella procedura di ricorso. Eccezioni a questa regola sono tuttavia ammesse, per esempio quando il numero dei salariati è elevato, quando il loro domicilio si trova all'estero o non è noto, o ancora quando l'ammontare dei contributi è ridotto (DTF 113 V 1; STFA 1965 pag. 239 consid. 1 e 3; RCC 1979 pag. 116 consid. 1b, 1978 pag. 62 consid. 3a). 6.2 Orbene, per esplicita ammissione della ricorrente, dal verbale d'udienza 14 maggio 2002 si evince che l'interessata non ha ritenuto opportuno adottare altre modalità di calcolo per le spese di trasferta e vitto, in quanto il cambiamento avrebbe comportato un lavoro amministrativo enorme, ritenuto che, mediamente, la ditta occupava 150/200 collaboratori all'anno. L'insorgente per contro vorrebbe che la Cassa operasse in tali termini. La questione ha già trovato soluzione giurisprudenziale nel senso che, appunto per evitare un inutile aggravio di spese amministrative, è ammessa un'eccezione al principio della notifica anche ai salariati quando il numero degli stessi è, come in concreto, elevato e inoltre quando l'ammontare dei contributi è ridotto (cfr. i riferimenti appena citati).