Citation: 4A_3/2016 E. 4.1

4.1. Nel caso di debiti contratti in valuta estera il creditore deve accettare anche il pagamento in franchi svizzeri; il diritto di scelta in merito alla valuta spetta però unicamente al debitore, non anche al creditore (art. 84 cpv. 2 CO). La pretesa di quest'ultimo si estende infatti solo al pagamento in valuta straniera, di modo che egli può soltanto pretendere di essere tacitato nella valuta straniera stabilita (art. 84 cpv. 1 CO; DTF 134 III 151 consid. 2.2 pag. 154). Di conseguenza, nel quadro di una procedura che tende al riconoscimento di un credito espresso in valuta estera, il giudice può riconoscere unicamente il diritto al pagamento in quella valuta (DTF 134 III 151 consid. 2.4 pag. 155). Nel medesimo contesto, anche se ancora con riferimento ad una norma di diritto cantonale, il Tribunale federale ha inoltre rilevato che chi si rivolge alle autorità giudiziarie elvetiche facendo valere un credito in valuta straniera deve pretenderne il pagamento in tale valuta e che se (per sbaglio) postula invece un pagamento in franchi svizzeri, la petizione va respinta. Diversamente, verrebbe infatti leso il principio dispositivo (sentenza 4A_391/2015 del 1° ottobre 2015 consid. 3), che dall'entrata in vigore del codice di procedura civile unificato è ancorato nell'art. 58 CPC. Pure in base all'art. 58 CPC, il giudice non può in effetti aggiudicare a una parte né più né altra cosa di quanto la stessa abbia domandato, né meno di quanto sia stato riconosciuto dalla controparte, di modo che - quando una parte chiede il pagamento in franchi svizzeri di una pretesa sorta in valuta straniera - il giudice non può neanche riconoscere il diritto al pagamento in valuta straniera, perché altrimenti attribuirebbe appunto "altra cosa" di quanto originariamente richiesto (sentenza 4A_391/2015 del 1° ottobre 2015 consid. 3 con un rinvio alla dottrina).