Citation: 4C.397/2002 05.03.2003 E. 6

Le argomentazioni ricorsuali non hanno miglior successo laddove mirano ad ottenere che la nota clausola contrattuale venga dichiarata nulla. Gli attori non pretendono - a ragione - che la clausola avrebbe un contenuto contrario alle leggi o ai buoni costumi, ai sensi dell'art. 20 CO. A loro modi di vedere, l'accordo controverso configura una cosiddetta "clausola d'architetto" che, dal punto di vista strettamente giuridico, va qualificata come una promessa di contrattare ai sensi dell'art. 22 CO e in quanto tale, per essere valida, deve riguardare un oggetto determinato e determinabile. A torto. Contrariamente a quanto sostenuto nel gravame, il patto concluso dalle parti non configura una promessa di contrattare ai sensi dell'art. 22 CO. Dal tenore della clausola non emerge, in particolare, che gli attori si siano obbligati a conferire determinati lavori all'architetto; al contrario, la libertà di decidere se affidargli o no incarichi professionali rimane intatta. Come rettamente osservato dai convenuti, la clausola esprime piuttosto l'esistenza di una volontà concorde delle parti sul fatto che l'ultima parte del prezzo sarebbe stata pagata esclusiva-mente per compensazione con gli onorari dell'architetto e non implica un obbligo di contrattare a carico degli attori. Visto quanto appena esposto, la tesi della nullità della clausola litigiosa va respinta.