Citation: 5P.91/2004 24.09.2004 E. 7.3

7.3.1 Già si è accennato che fuga è l'abbandono di un luogo allo scopo di sottrarsi alle proprie obbligazioni. L'abbandono del domicilio precedente non crea soverchie difficoltà, almeno nel caso concreto in cui vi è formale presa di domicilio in un nuovo luogo, e dunque cambiamento di luogo radicale e - di principio - a tempo indeterminato. 7.3.2 Più ostico è definire lo scopo. Quello dello scopo perseguito dal debitore è un criterio squisitamente soggettivo, che sfugge per definizione ad ogni e qualsiasi dimostrazione diretta. Per questa ragione, la dottrina considera unanimemente come l'intenzione del debitore debba essere dedotta da indizi (Jaeger, op. cit., n. 9 ad art. 271 LEF; Jaeger/ Walder/Kull/Kottmann, op. cit., n. 25 ad art. 271 LEF; Fritzsche/Walder, op. cit., § 38 margin. 6 pag. 88) quali le modalità della trasferta, avvenuta magari senza lasciare indirizzo, la mancata costituzione di un nuovo domicilio fisso, l'aver disposto in modo inusuale dei propri attivi (Fritzsche/Walder, op. cit., § 38 margin. 6 pag. 88; Pierre-Robert Gilliéron, op. cit., n. 16 ad art. 190 LEF; KG ZH in SJZ 1955, cit.). 7.3.3 Rientra fra questi indizi la scelta del nuovo luogo di residenza. Così, la trasferta in un Paese la cui legislazione esecutiva renda particolarmente ostico il recupero del credito potrà essere letta senza arbitrio (nel senso di una praesumtio hominis) quale indizio di fuga, recuperando attraverso questa finzione il criterio dell'idoneità oggettiva a sfuggire ai propri obblighi. Viceversa, la scelta di un nuovo luogo di residenza ove vigano regole esecutive di serietà paragonabile a quelle del diritto svizzero varrà quale indizio contro l'ipotesi di una fuga. Più in generale, la scelta di una nuova residenza che ben si inserisce nel vissuto del debitore - a valere come indizio positivo di una motivazione che nulla ha a che vedere con eventuali debiti - dovrà essere accettata senza soverchio riguardo alle eventuali difficoltà che essa comporti per i suoi creditori. 7.3.4 Ora, il debitore che lascia la Svizzera per rientrare nel proprio Paese d'origine, al contempo Stato nel quale ha sede il creditore procedente e Stato avanti alla cui giurisdizione sono pendenti le procedure giudiziarie preposte a far chiarezza sull'effettiva sussistenza dei crediti posti alla base della presente procedura, per definizione non si allontana, bensì si avvicina al proprio creditore. Che quest'ultimo abbia, per un certo lasso di tempo, potuto beneficiare di una giurisdizione particolare non implica che tale situazione debba perpetuarsi. È, altrimenti, ab initio insostenibile l'assunto di partenza della ricorrente: essa non dispone di alcun aprioristico diritto di perpetuazione del foro esecutivo dell'opponente in Svizzera, per il solo fatto che quest'ultima ha in passato risieduto in questo Paese, e non può lamentarsi che la sua partenza complichi la procedura di recupero per il creditore. È vero che la procedura esecutiva si complica, ma soltanto quella svizzera: non è tuttavia lecito capovolgere i termini della questione e fare capo a questo argomento per dedurne un foro, tanto più che con il suo trasferimento in Italia, l'opponente ha reso più agevoli le procedure esecutive previste da quell'ordinamento giudiziario. Né è argomento di pregio alcuno il fatto che l'esecuzione forzata in Italia sia inefficace, tanto in astratto quanto in concreto: se considerazioni di opportunità giuridica possono alimentare il forum shopping, esse non possono certo fondare una giurisdizione che altrimenti non sussiste (più). 7.4 Applicando i concetti appena esposti al caso di specie, si deve concludere che la scelta dell'opponente di trasferire il proprio domicilio in Italia, per di più al paese natale, costituisce indizio talmente forte contro l'ipotesi di una sua fuga, che da solo basterebbe per non ritenere arbitraria una reiezione dell'istanza. L'indizio è di particolare peso per due ragioni: in primo luogo, poiché tale sua scelta si sposa in modo naturale con il suo vissuto. Secondariamente, poiché in nessun caso la presa di domicilio in Italia le permetterebbe di sottrarsi genericamente alle proprie obbligazioni; con il suo ritorno a Biassono viene sì a cadere la giurisdizione esecutiva elvetica, ma ad essa si sostituisce una giurisdizione esecutiva equivalente, seppur di contenuti assai diversi, anzi una giurisdizione più vicina tanto alla presunta debitrice quanto alla presunta creditrice, in quanto quella del loro luogo di domicilio rispettivamente sede, ed inoltre quella davanti alla quale sono pendenti le vertenze giudiziarie preposte al chiarimento dei rispettivi diritti e doveri. Anzi: se si pon mente al procedimento penale in corso nei suoi confronti, la giurisdizione italiana (in senso lato) alla quale l'opponente si è volontariamente sottoposta appare per lei potenzialmente ben più ostile di quella svizzera, in quanto la rende più facilmente oggetto di eventuali misure cautelari - nonché dell'esecuzione di un'eventuale pena - che non se fosse rimasta in Svizzera.