Citation: 1P.347/2005 11.11.2005 E. 2

L'atto di ricorso non rispetta invece manifestamente le esigenze di motivazione poste dall'art. 90 cpv. 1 lett. b OG. 2.1 La norma prescrive che l'atto di ricorso deve contenere l'esposizione dei fatti essenziali e quella concisa dei diritti costituzionali o delle norme giuridiche che si pretendono violati, precisando in che consista la violazione. Ciò significa che, nella procedura di ricorso di diritto pubblico, il Tribunale federale esamina soltanto le censure che sono proposte in modo chiaro e dettagliato. Il ricorrente deve spiegare quale diritto costituzionale sarebbe stato leso dall'autorità cantonale. Se è invocata la violazione dell'art. 9 Cost. nell'applicazione del diritto cantonale, non è sufficiente affermare che la sentenza sarebbe arbitraria; il ricorrente deve invece designare con precisione la norma del diritto cantonale che, a suo giudizio, sarebbe stata applicata in modo errato o che non sarebbe stata applicata del tutto e spiegare dettagliatamente per quali motivi la sentenza impugnata non solo sarebbe discutibile, ma manifestamente insostenibile, in palese contrasto con la situazione di fatto, con una norma, con un chiaro principio giuridico oppure con il sentimento di giustizia e di equità. Nella procedura del ricorso di diritto pubblico il Tribunale federale non applica quindi d'ufficio il diritto, ma statuisce soltanto sulle censure formulate secondo le suddette regole (DTF 130 I 258 consid. 1.3, 127 I 38 consid. 3c, 126 III 534 consid. 1b e rinvii). 2.2 La ricorrente invoca la violazione dei suoi diritti costituzionali (art. 84 cpv. 1 lett. a OG). Tra questi enuncia i principi della legalità, dell'interesse pubblico e della proporzionalità (art. 5 cpv. 1 e 2 Cost.), il divieto dell'arbitrio (art. 9 Cost.), la tutela della buona fede (art. 5 cpv. 3 e 9 Cost.), la parità ed equità di trattamento (art. 29 Cost.), l'uguaglianza giuridica (art. 8 cpv. 1 Cost.), nonché la libertà economica (art. 27 Cost.). Ci si può esimere dall'esaminare nel dettaglio quali di queste norme istituiscano dei diritti costituzionali soggettivi suscettibili di essere fatti direttamente valere con un ricorso di diritto pubblico secondo l'art. 84 cpv. 1 lett. a OG. L'atto in esame, eccettuata l'enunciazione di principio riportata sopra, non adempie affatto le esigenze di motivazione dell'art. 90 cpv. 1 lett. b OG. In una parte introduttiva, la ricorrente invoca in modo generico una "disparità di trattamento fra i diversi esercizi pubblici esistenti", la buona fede che le deriverebbe "dal fatto che le autorizzazioni, per anni richieste, le sono state sempre e comunque regolarmente concesse dal Comune di Lugano" nonché un "pregiudizio economico ingentissimo che subirebbe qualora la licenza le fosse negata". In seguito, nel capitolo intitolato "nel merito", contesta la legittimazione ricorsuale riconosciuta al vicino opponente dall'autorità cantonale e asserisce che l'opera litigiosa sarebbe accessoria e non costituirebbe un ampliamento dell'edificio principale. Le sue argomentazioni sono però generiche e non indicano specificamente una disposizione del diritto cantonale. La ricorrente accenna inoltre all'art. 19 delle norme di attuazione del piano regolatore comunale e all'art. 90 del regolamento edilizio, ma lo fa ancora in modo appellatorio, senza addurre un'applicazione arbitraria di tali norme, riferendosi più che altro alle prese di posizione del Municipio e del Consiglio di Stato nella procedura cantonale.