Citation: 6B_897/2021 E. 1.4.2

1.4.2. Con la sentenza del 21 luglio 2021 qui impugnata la Corte cantonale ha annullato il decreto di non luogo a procedere e ha rinviato gli atti al magistrato inquirente per approfondire l'ipotesi di truffa (art. 146 CP) e per indagare su eventuali reati fallimentari, in particolare su un'eventuale cattiva gestione (art. 165 CP). In sostanza, la decisione contestata impone semplicemente al PP di eseguire ulteriori approfondimenti ed indagini e di ripronunciarsi in seguito sulla fattispecie. Nell'ordine impartito al PP di aprire l'istruzione e di eseguire gli ulteriori chiarimenti necessari, rispettivamente nel connesso prolungamento della procedura e nell'aumento dei suoi costi non è ravvisabile un pregiudizio irreparabile ai sensi dell'art. 93 cpv. 1 lett. a LTF (cfr. sentenza 1B_314/2011 del 20 settembre 2011 consid. 2.3). Come visto, un simile pregiudizio deve essere di carattere giuridico, suscettibile di provocare un danno che una successiva decisione finale non permetterebbe di eliminare completamente. Un semplice prolungamento della procedura o l'aumento dei costi legati alla causa non sono al riguardo sufficienti (DTF 144 IV 321 consid. 2.3 e rinvii). Imponendo al PP di continuare il procedimento penale sia riguardo alla prospettata imputazione di truffa sia con riferimento ad eventuali reati in relazione con il fallimento della società oggetto della denuncia, la Corte cantonale non ha obbligato il magistrato inquirente ad emanare una decisione da lui ritenuta contraria al diritto, che non potrebbe più rimettere in discussione in seguito. In concreto, il PP dispone ancora di un margine di apprezzamento e decisionale, di modo che l'esito del procedimento penale rimane aperto ed egli potrebbe sempre decretarne l'abbandono (totale o parziale) qualora siano realizzate le condizioni dell'art. 319 CPP (cfr. DTF 144 IV 321 consid. 2.3; sentenza 6B_13/2021, citata, consid. 1.4.3 e rinvii). Diversamente dal caso di cui alla sentenza 1B_280/2020 del 19 febbraio 2021, citata dal ricorrente, la CRP non gli ha ingiunto di promuovere l'accusa, ma gli ha semplicemente imposto di continuare le indagini e di approfondire ulteriori ipotesi di reato, lasciandogli con ciò un ampio spazio decisionale sui provvedimenti da prendere. L'invocato principio "ne bis in idem" potrà, se del caso, essere oggetto di valutazione nel seguito del procedimento penale, sulla base degli ulteriori elementi che verranno acquisiti e dei relativi chiarimenti che dovessero rendersi necessari. Il principio "ne bis in idem" costituisce infatti un impedimento al procedimento penale che deve essere considerato d'ufficio in ogni stadio della procedura (DTF 144 IV 362 consid. 1.3.2 e riferimenti e 1.4.4). Potrà quindi essere debitamente valutato quando saranno stati approfonditi e chiariti i fatti in questione. Nelle esposte circostanze, il giudizio impugnato non comporta per il ricorrente un pregiudizio irreparabile ai sensi dell'art. 93 cpv. 1 lett. a LTF.