Citation: 2C_1018/2022 E. 1.2

1.2. La ricorrente non pretende - a ragione - di vantare un diritto al rilascio di un'autorizzazione di soggiorno in virtù dell'art. 8 CEDU (cfr. art. 83 lett. c n. 2 LTF). Per quanto qui d'interesse, dal profilo della vita familiare, detta norma mira in primo luogo a tutelare i rapporti tra genitori e figli minorenni (DTF 140 I 77 consid. 5.2; 137 I 113 consid. 6.1). In relazione a figli maggiorenni - come la figlia della ricorrente, cittadina svizzera, che al momento della pronuncia del giudizio impugnato aveva già compiuto 21 anni - il richiamo è invece ammesso solo quando tra gli interessati vi è un rapporto di dipendenza qualificata, ad esempio in ragione di un handicap - fisico o mentale - o di una malattia grave (DTF 137 I 145 consid. 3.4.2; 129 II 11 consid. 2; sentenza 2C_675/2022 del 6 settembre 2022 consid. 1.2). In sede cantonale, l'esistenza di un simile rapporto è stata negata (vedasi consid. 2.2.2 del giudizio impugnato), ciò che la ricorrente non contesta in questa sede, di modo che non vi è motivo di rimettere in discussione la conclusione alla quale sono giunti i giudici cantonali in proposito. Dal profilo della tutela della vita privata, le esigenze poste dalla prassi per potersi appellare al disposto convenzionale - ossia un soggiorno legale nel nostro Paese di almeno dieci anni o, se tale condizione non è realizzata, un'integrazione particolarmente riuscita, cioè un'integrazione qualificata e superiore alla media, comprovata dall'esistenza di legami sociali e professionali particolarmente intensi (cfr. DTF 144 I 266 consid. 3.9; sentenza 2C_767/2022 del 18 ottobre 2022 consid. 1.4.2 e richiami) - non sono dati, ragione per cui nemmeno da questo profilo la ricorrente può invocare l'art. 8 CEDU.