Citation: H 180/03 11.10.2004 E. 4

Nel merito, si tratta di esaminare se T.________ sia da considerare responsabile giusta l'art. 52 LAVS (nella versione applicabile in concreto, in vigore fino al 31 dicembre 2002) per il danno occorso alla Cassa in seguito al mancato pagamento dei contributi sociali. 4.1 Nei considerandi del querelato giudizio, cui si rinvia, la Corte cantonale ha già correttamente rilevato come il datore di lavoro sia tenuto al pagamento regolare dei contributi sociali e come, in caso di mancato pagamento dei medesimi per intenzionalità o per grave negligenza, possano essere chiamati a rispondere del danno, a titolo sussidiario, gli organi della società anonima, precisando quali siano le norme legali e i principi di giurisprudenza applicabili in concreto. Il Tribunale federale delle assicurazioni può limitarsi a ribadire che ai sensi della giurisprudenza si deve ammettere negligenza grave del datore di lavoro quando questi abbia trascurato di fare quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevole posta nella stessa situazione. La misura della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di lavoro della stessa categoria di quella cui appartiene l'interessato (DTF 112 V 159 consid. 4 e sentenze ivi citate). Occorre però esaminare se speciali circostanze legittimassero il datore di lavoro a non versare i contributi o potessero scusarlo dal procedervi (DTF 108 V 186 consid. 1b e 193 consid. 2b; cfr. pure DTF 121 V 244 consid. 4). L'obbligo del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi sostiene e prova motivi di giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b). Questa Corte, ancora di recente, ha in particolare ribadito quali sono gli obblighi del consigliere d'amministrazione di una società anonima che non si occupa o non può occuparsi della gestione degli affari e rammentato che in siffatta evenienza all'interessato incombe il compito di esaminare l'attività dei dirigenti e di orientarsi costantemente sull'andamento degli affari, in particolare in relazione alle questioni contributive (SVR 2001 AHV no. 15 pag. 51 seg.). Così l'organo di una società anonima deve prestare attenzione particolare alla scelta della persona cui è affidata la gestione degli affari importanti della ditta (cura in eligendo), alle istruzioni che egli dà o dovrebbe dare (cura in istruendo) e alla sorveglianza (cura in custodiendo). Segnatamente è suo preciso dovere vigilare e attivarsi di conseguenza affinché i contributi alle assicurazioni sociali vengano regolarmente versati (DTF 108 V 202 consid. 3a; RCC 1992 pag. 268 consid. 4b). 4.2 Il ricorrente fa valere tutta una serie di motivi di giustificazione e di discolpa che lo scagionerebbero dalle proprie responsabilità e dimostrerebbero la possibilità che egli avrebbe avuto di pagare gli arretrati alla Cassa se non fosse intervenuta la repentina decisione della B.________ SA di non più collaborare con V.________ SA. A suo ulteriore discarico, T.________ rileva inoltre di avere, con l'assunzione nel 1998 del mandato di amministratore unico, apportato un capitale di oltre fr. 150'000.- utilizzato per pagare contributi sociali scoperti e riferiti a periodi precedenti la sua nuova funzione all'interno della società. Egli rimprovera quindi al Tribunale cantonale un abuso o comunque un eccesso nel potere di apprezzamento in quanto, pur essendo a conoscenza di circostanze oggettive e comprovate, avrebbe addebitato all'interessato un unico elemento, ossia il ritardo cronico nel pagamento degli oneri sociali. L'insorgente, in sostanza, asserisce che sia stato dato eccessivo rilievo all'aspetto di natura temporale, dimenticando per contro di considerare altri elementi - quali ad esempio: l'improvvisa decisione della B.________ SA di cessare il rapporto di collaborazione con la fallita; il fatto che la Cassa stessa credeva nelle possibilità di ripresa dell'azienda; la contraddizione tra le due sentenze del Tribunale cantonale delle assicurazioni, concernenti l'una la vertenza opponente l'Ufficio federale dello sviluppo economico e del lavoro all'Ufficio cantonale del lavoro, e l'altra il giudizio qui impugnato, che valuterebbero diversamente le responsabilità dei responsabili della V.________ SA a proposito della perdita di ordinazioni da parte della B.________; infine, il rapporto di "sudditanza psicologica" che legava il ricorrente a suo padre - che meritavano di essere maggiormente approfonditi. 4.2.1 Gli argomenti addotti non giovano all'insorgente, essendo essi ben lungi dal costituire motivo di giustificazione o di discolpa nel senso della giurisprudenza. Si tratta infatti di tutta evidenza di circostanze non invocabili quali esimenti, dal momento che, accettando già a partire dal 1982 la presidenza del consiglio di amministrazione e dal febbraio 1998 la funzione di amministratore unico della società V.________ SA, egli si è assunto anche i relativi obblighi, tra i quali vi era pure quello di controllare il versamento regolare dei contributi paritetici all'amministrazione, che peraltro erano già stati prelevati dai salari dei dipendenti in conformità dell'art. 51 LAVS. Contrariamente a quanto sembra teorizzare il ricorrente, dal profilo della responsabilità non vi è apprezzabile differenza, per quel che riguarda i doveri societari, tra la funzione svolta quale presidente dal 1982 al 1998 e quella rivestita in qualità di amministratore unico dal febbraio 1998 al marzo 1999. Sostenendo il contrario, l'interessato non ha corretta nozione dell'azione di responsabilità ai sensi dell'art. 52 LAVS. 4.2.1.1 L'insorgente incentra parte della tesi liberatoria sul ruolo dominante avuto da G.________, suo padre, fino al momento della morte di quest'ultimo e osserva come egli subisse di fatto un rapporto di sudditanza psicologica nei confronti dello stesso. Tale ragionamento è tuttavia irrilevante ai fini del presente giudizio, ritenuto che, per quanto appena esposto, gli organi formali di una società anonima, con l'accettazione del mandato, si assumono anche gli oneri connessi alla funzione. Non va dimenticato che il ricorrente era stato presidente del consiglio di amministrazione di V.________ SA dal 1982 e amministratore unico della stessa dal 1998, con diritto di firma individuale, e che gli arretrati contributivi nei confronti della Cassa sono maturati durante il periodo in cui egli aveva la piena facoltà, se solo lo avesse voluto e se solo avesse fatto uso della diligenza che incombe a chi svolge simili funzioni societarie, di ordinare, anche contro la volontà di suo padre, il versamento dei contributi impagati. Egli non può ora limitarsi ad affermare che il padre non gli permetteva di interessarsi attivamente alla ditta. Da un dirigente d'azienda con le conoscenze acquisite negli anni, peraltro da un osservatorio aziendale privilegiato - essendo egli stato non solo organo formale ma anche dipendente della società -, ci si poteva e doveva attendere una capacità di reazione immediata tale da permettergli di affrontare situazioni finanziariamente tanto pericolose quali erano quelle derivanti dalla mancanza di diversificazione di prodotto e di clientela, dalla cessione in garanzia all'allora banca X.________ (ora: Y.________ SA) dei crediti vantati verso i clienti, nonché da una situazione di liquidità limitata. T.________, nella sua qualità di presidente del consiglio di amministrazione, avrebbe dovuto dare precise istruzioni alla banca affinché la stessa provvedesse in primo luogo a saldare i contributi alle assicurazioni sociali. Se invece si rendeva conto di non poter imporre la propria volontà al "padre padrone" della società in merito alla necessità di versare con regolarità i contributi alle assicurazioni sociali, altro non gli restava che inoltrare tempestivamente le proprie dimissioni dalla carica di consigliere di amministrazione. Orbene, omettendo di controllare l'operato del padre, l'insorgente ha per atti concludenti accettato che questi si occupasse della gestione e quindi obbligasse la società nei confronti di terzi. Siffatta omissione da parte di un organo societario formale nel compiere quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevole nello svolgimento delle funzioni amministrative dirigenziali, oltre a risultare causale per il danno poi derivato alla Cassa dal mancato pagamento dei contributi paritetici, denota una chiara mancanza di diligenza nello svolgimento delle mansioni societarie e ne determina la responsabilità ai sensi dell'art. 52 LAVS. 4.2.1.2 A nulla sussidia poi riferirsi al ruolo determinante avuto dalla B.________ SA nel tracollo della fallita. A parte il fatto che ci si potrebbe domandare se l'avere di fatto limitato la propria attività produttiva in sostanza al solo cliente B.________ SA - peraltro operante nel segmento di mercato dei prodotti di lusso, soggetto a forti oscillazioni congiunturali -, incentrando la politica societaria della V.________ SA in funzione delle esigenze del cliente dominante, senza premunirsi di un contratto di lunga durata che vincolasse quest'ultimo alla fallita, non configuri già di per sé una grave negligenza, dagli atti emerge che in realtà la ditta soffriva da anni di difficoltà di liquidità e presentava arretrati importanti nei confronti della Cassa. Le carenze di liquidità sono attestate dal fatto che, da un lato, (ancora) nel 1995 la società aveva ceduto in garanzia all'allora banca X.________ (ora: Y.________ SA) i crediti vantati verso i clienti per poter ottenere l'innalzamento del limite di credito in conto corrente di ulteriori fr. 200'000.- raggiungendo in tal modo un'esposizione complessiva di fr. 500'000.-, e dall'altro che V.________ SA procrastinava in maniera sistematica il versamento dei contributi paritetici, costringendo la Cassa a procedere in via esecutiva. Il fatto che almeno a partire dal 1995 la mora nel pagamento dei contributi paritetici fosse divenuta cronica e non riconducibile a difficoltà finanziarie o di liquidità momentanee - basti qui ricordare che la società presentava nel 1997 una perdita riportata complessiva di fr. 332'744.25 a fronte di un capitale sociale di fr. 200'000.- -, fa sì che la scelta di differire il versamento dei contributi alle assicurazioni sociali non poteva considerarsi obiettivamente indispensabile per la sopravvivenza della ditta, né V.________ SA era legittimata a ritenere di poter soddisfare entro termini ragionevoli la Cassa (DTF 108 V 188, RCC 1992 p. 261 consid. 4b). A conferma di ciò si legga la deposizione testimoniale di V.________ (direttore tecnico e stilista della fallita dal 1959), rilasciata l'8 gennaio 2003, dalla quale risulta che "per quanto riguarda la produzione di borse trapuntate, oltre alla V.________ SA vi era un altro produttore concorrente italiano incaricato dalla B.________", e che "il margine di guadagno relativamente a tale produzione non doveva essere elevato in quanto il prezzo degli oggetti prodotti copriva a malapena i costi di produzione". Da tale dichiarazione emerge che V.________ SA, operando in sostanza con un unico cliente (B.________ SA) e con margini di guadagno limitati, non poteva realisticamente ipotizzare di riuscire a soddisfare entro breve il pagamento degli oneri sociali alla Cassa. Avendo per troppo tempo tollerato il differimento del pagamento degli oneri sociali, quando invece esso sarebbe eccezionalmente stato possibile solo per un periodo di breve durata (DTF 108 V 188; RCC 1992, p. 261 consid. 4b), il ricorrente non può respingere l'addebito di grave negligenza mossogli dai primi giudici in conformità ai principi giurisprudenziali sviluppati da questo Tribunale (cfr. per es. sentenze del 27 gennaio 2003 in re C., H 93/01, consid. 3.4.3 in fine, 13 novembre 2001 in re M., H 210/01, consid. 3, 1° giugno 2001 in re V., H 51/01, consid. 2b; da non confondere con quanto formulato in DTF 121 V 244 consid. 4b, nel cui ambito questa Corte ha avuto modo di stabilire che, da sola, la breve durata del mancato pagamento dei contributi sociali non è sufficiente per negare una grave negligenza del datore di lavoro). La forte esposizione debitoria residua attesta in tutta evidenza come la fallita avesse ritardi non indifferenti e difficilmente colmabili e si sia a lungo finanziata mediante il differimento del pagamento dei contributi paritetici, rimasti per finire insoluti. 4.2.1.3 T.________ fa valere una corresponsabilità della Cassa, ravvisabile nel fatto che essa, a fronte dei ritardi nei pagamenti dei contributi, avrebbe dovuto agire "con maggior circospezione". Osserva quindi che l'omessa diligenza dimostrerebbe che l'amministrazione "credeva nelle possibilità di riscatto dell'azienda". L'argomentazione del ricorrente è al limite della temerarietà. Imputare infatti alla Cassa una grave violazione dei propri doveri di diligenza, significa in pratica capovolgere la realtà dei fatti, l'amministrazione avendo correttamente tutelato i propri interessi, sollecitando la società in mora e adendo le vie esecutive, a partire almeno dal 1997. 4.2.1.4 Il ricorrente rimprovera inoltre ai primi giudici di non avere tenuto conto di quanto constatato in occasione della pronuncia del 7 gennaio 1999, emanata dallo stesso Tribunale cantonale, riguardante un contenzioso tra l'Ufficio federale dello sviluppo economico e del lavoro (ora Segretariato di stato dell'economia, seco), da una parte, e l'Ufficio cantonale del lavoro, dall'altra, in merito alla richiesta di indennità per lavoro ridotto formulata dalla V.________ SA in data 16 marzo 1998. Sennonché, per la diversità dei temi esaminati, le considerazioni ivi espresse non sono tali da condizionare l'esito del presente giudizio, incentrato sulla sola questione della responsabilità di un organo formale di una società anonima per il mancato versamento dei contributi paritetici da parte della società fallita. Decisivo, in questo ambito, è che avendo omesso per lungo tempo il pagamento regolare dei contributi e avendo pertanto accumulato un rilevante arretrato, il ricorrente non è riuscito a dimostrare l'esistenza di validi motivi di giustificazione o di discolpa. La scelta di differire il versamento dei contributi paritetici non poteva considerarsi - secondo una valutazione ragionevole - obiettivamente indispensabile per la sopravvivenza della ditta e nemmeno è assodato che V.________ SA potesse presumere di soddisfare entro breve termine - nel senso di pochi mesi e non di anni - la Cassa (DTF 108 V 188; RCC 1992, pag. 261 consid. 4b; cfr. pure DTF 116 II 541 consid. 5a). 4.2.1.5 Infine la tesi dell'insorgente, secondo cui assumerebbe valenza liberatoria l'aver apportato capitali propri per fr. 150'000.-, non muta l'esito della valutazione. Infatti il comportamento di T.________ non permette - secondo consolidata giurisprudenza di questa Corte e come rettamente osservato dai primi giudici (cfr. sentenza del 30 luglio 2002 in re A., B., C., D., H 192/01, consid. 4.1.1 con riferimento alla sentenza inedita del 16 aprile 1998 in re G., H 193/96) - di ritenere tale fatto come valido motivo di giustificazione o di discolpa se la società, come nel caso di specie, da anni aveva difficoltà nel pagamento dei contributi sociali. In siffatto contesto, infatti, il solo fatto di avere investito ingenti somme provenienti patrimonio privato risulta ininfluente, allorquando la responsabilità secondo l'art. 52 LAVS venga appurata. Seguendo il ragionamento contrario, basterebbe altrimenti che una società che abbia accumulato importanti debiti contributivi per un lungo periodo cominci a rimborsare una parte anche importante di tale debito per fare sì che i suoi dirigenti non possano, per questo solo motivo, più essere ritenuti responsabili ai sensi dell'art. 52 LAVS. Ciò sarebbe tuttavia contrario al senso stesso del disposto in esame (cfr. sentenza del 29 agosto 2002 in re A., B., C., D. e E., H 277/01, consid. 3.3).