Citation: 2A.75/2004 10.11.2004 E. 2

L'unica causa di revisione che può in concreto entrare in linea di conto è quella disciplinata dall'art. 137 lett. b OG. In base a tale norma, la revisione di una sentenza del Tribunale federale è ammissibile quando l'istante, dopo la sentenza, ha conoscenza di fatti nuovi rilevanti o trova prove decisive che non aveva potuto fornire nella procedura precedente. 2.1 Secondo consolidata giurisprudenza, costituiscono fatti nuovi ai sensi dell'art. 137 lett. b OG solo i fatti già esistenti all'epoca della procedura precedente, ma che non erano stati allegati poiché non ancora noti (cosiddetti pseudo-nova); i fatti verificatisi dopo la fine del processo o comunque dopo il momento in cui, secondo le regole di procedura applicabili, potevano ancora essere addotti (cosiddetti veri nova), non vanno invece considerati e non possono quindi fondare una domanda di revisione (DTF 121 IV 317 consid. 2; 118 II 199 consid. 5; 110 V 138 consid. 2; 108 V 170 consid. 1; Elisabeth Escher, op. cit., n. 8.21). Per quanto concerne i nuovi mezzi di prova, gli stessi devono servire a comprovare i fatti nuovi che giustificano la revisione oppure fatti già noti e allegati nel procedimento precedente, che tuttavia non avevano potuto venir provati, a discapito del richiedente (DTF 127 V 353 consid. 5b). Analogamente alla prassi sviluppata riguardo ai fatti, anche la produzione dei mezzi di prova è limitata ai pseudo-nova. La novità deve quindi rapportarsi soltanto alla scoperta dell'elemento probatorio posteriormente al giudizio di cui è chiesta la revisione; la prova, come tale, deve comunque essere preesistente (Jean-François Poudret/Suzette Sandoz-Monod, Commentaire de la loi fédérale d'organisation judiciaire, Vol. V, Berna 1992, n. 2.3.3 ad art. 137; Elisabeth Escher, op. cit., n. 8.21; René A. Rhinow/Beat Krähenmann, Schweizerische Verwaltungsrechtsprechung, Ergänzungsband, Basilea e Francoforte 1990, n. 43 B I c, pag. 132). Come indica il testo legale, i nuovi fatti e le nuove prove devono inoltre essere rilevanti, rispettivamente decisive. Un fatto è importante, secondo l'art. 137 lett. b OG, se è idoneo a modificare la fattispecie su cui si basa il giudizio a tal punto da mutarne le conseguenze giuridiche in senso favorevole all'istante (DTF 127 V 353 consid. 5b; 121 IV 317 consid. 2; 118 II 199 consid. 5). Alla stessa stregua, una prova è concludente quando bisogna riconoscere che avrebbe indotto il giudice a statuire in modo diverso, se ne avesse avuto conoscenza nella procedura principale (DTF 127 V 353 consid. 5b). 2.2 Nelle concrete evenienze, il fatto nuovo di cui gli istanti si prevalgono è il testamento del padre di uno dei coniugi. Ora, questo documento è stato allestito il 1° ottobre 2000, ossia posteriormente al giudizio del Tribunale federale, del 7 luglio 1999, che dovrebbe venir sottoposto a revisione. Il fatto in questione si è pertanto verificato, e non solo è stato scoperto, dopo la fine del precedente procedimento. Già dal profilo temporale, il testamento non adempie pertanto i presupposti per legittimare una domanda di revisione in virtù dell'art. 137 lett. b OG, né a titolo di fatto nuovo, né quale nuovo mezzo di prova. Ad ogni modo, in base a queste disposizioni di ultima volontà, di tre proprietà immobiliari appartenenti al defunto, due sono state assegnate congiuntamente a A.A.________ e alla sorella, mentre un ulteriore fondo, adibito a laboratorio e garage, è stato lasciato esclusivamente a quest'ultima. Secondo gli interessati, il privilegio accordato alla figlia deriverebbe dalla volontà di rimettere su un piano di parità gli eredi e dimostrerebbe quindi l'erogazione, precedentemente negata, del prestito litigioso all'istante. L'entità della discriminazione di quest'ultimo in via testamentaria è tuttavia rimasta del tutto imprecisata. Inoltre, dal trattamento verosimilmente diverso dei figli non ne consegue ancora in maniera inequivocabile che, in vita, il padre abbia effettivamente concesso un prestito ad uno dei due, né, più specificatamente, che il controverso importo di 70 milioni di lire provenga effettivamente dal genitore. Non è neppure dato di vedere in che modo questo testamento proverebbe che il padre, all'epoca, disponeva della liquidità necessaria a finanziare una simile operazione. L'atto invocato non costituisce quindi né un fatto rilevante, né un mezzo di prova decisivo. Neanche da questo profilo vi sono perciò le premesse per legittimare una revisione della sentenza del 7 luglio 1999.