Citation: 4P.141/2003 29.08.2003 E. 4

In concreto, la Corte cantonale ha stabilito che l'opponente ha ossequiato l'onere probatorio a suo carico adducendo la prova del suo diritto a godere di giorni libero, per vacanza, festività e riposo settimanale; per contro, il ricorrente non ha provato quanti sarebbero i giorni di libero effettuati dall'opponente. Donde la decisione di attenersi a quanto da quest'ultimo ammesso nei conteggi versati agli atti, rispettivamente negli allegati scritti. 4.1 Nonostante il richiamo all'art. 9 Cost., il ricorrente non contesta la conclusione circa la mancata prova - da parte sua - dei giorni di libero goduti dall'opponente. L'affermazione generica secondo la quale la Corte ticinese avrebbe trascurato "prove documentali e tavole processuali" che permettevano di approdare a risultati diversi da quelli emergenti dai conteggi prodotti dall'opponente non ossequia i requisiti di motivazione posti dall'art. 90 cpv. 1 lett. b OG. 4.2 Nel suo gravame il ricorrente si limita invero a ribadire l'inattendibilità dei conteggi prodotti dall'opponente, dimenticando - apparentemente - che spettava a lui dimostrare il numero di giorni effettuati e che, non essendovi riuscito, è tenuto a sopportarne le conseguenze. Ad ogni modo, si può osservare che la Corte cantonale ha debitamente tenuto conto delle incongruenze riscontrate fra i conteggi e gli allegati introdotti dall'opponente considerando le cifre a lui più sfavorevoli; inoltre, conformemente a quanto richiesto dal ricorrente, essa ha compensato i giorni di vacanza con quelli durante i quali l'opponente è stato dispensato dal prestare la sua attività. Nella valutazione della fattispecie operata in sede cantonale non si riscontra pertanto nessun arbitrio. 4.3 Nulla muta il fatto che il rapporto di lavoro fra le parti sia stato disciplinato mediante due contratti immediatamente successivi, il primo con validità sino al 31 dicembre 1998 e il secondo a partire dal 1° gennaio 1999. A mente del ricorrente l'opponente, consapevole della prassi secondo la quale i giorni di vacanza non usufruiti sarebbero stati retribuiti alla fine del contratto, avrebbe dovuto avanzare le sue pretese al termine del primo periodo; omettendo di agire in tal senso egli avrebbe perso ogni relativo diritto. Sia come sia - conclude il ricorrente - l'aver atteso oltre tre anni per reclamare i giorni in questione, farebbe emergere un chiaro atteggiamento di mero opportunismo, non tutelabile. A torto. Il ricorrente non contesta l'accertamento della Corte cantonale, secondo cui la stipulazione dei due contratti sarebbe da ricondurre esclusivamente all'entrata in vigore del nuovo contratto collettivo di categoria, sicché il rapporto contrattuale tra le parti può essere inteso come un unico periodo di collaborazione, terminato il 31 maggio 2001. In simili circostanze, l'aver atteso sino alla fine del rapporto di lavoro per far valere pretese risalenti al periodo regolato dal precedente contratto e non ancora prescritte, non costituisce, manifestamente, un abuso di diritto.