Citation: 6B_241/2016 E. 3

A mente della ricorrente, agli atti figurerebbero sufficienti indizi di reato, tali da giustificare la promozione dell'accusa giusta l'art. 324 CPP per il titolo di coazione sessuale o sfruttamento dello stato di bisogno. Ritiene in ogni caso applicabile il principio in dubio pro duriore. Alla luce della sua patologia, segnatamente dell'estrema fragilità caratteriale e del suo rapporto di totale sottomissione all'opponente, l'insorgente ritiene che non si potesse pretendere che si opponesse più di quanto fatto agli atti sessuali impostile. Tenuto conto della relazione instauratasi con l'opponente, le modalità con cui si sarebbero svolti i fatti il 14 settembre 2011 adempirebbero i presupposti delle pressioni psicologiche di cui all'art. 189 CP. A titolo subordinato, sarebbero comunque adempiuti gli estremi del reato di sfruttamento dello stato di bisogno ai sensi dell'art. 193 CP. La ricorrente si sarebbe prestata agli atti sessuali in ragione del suo stato di estrema prostrazione nei confronti dell'opponente, che avrebbe pesantemente compromesso il suo libero arbitrio. Egli non avrebbe potuto non sapere della sua dipendenza emotiva, che l'avrebbe portata a sopportare qualsiasi cosa pur di stare con lui. Nel ritenere che egli non si fosse accorto dei gravi scompensi dell'insorgente, la CRP avrebbe disatteso buona parte della perizia giudiziaria e di "una valanga di documenti e riscontri di segno opposto". Peraltro, l'opponente l'avrebbe frequentata per diverso tempo e si sarebbe accorto di poterla manipolare a suo piacimento. L'insorgente sostiene di non aver mai voluto partecipare ad atti sessuali di gruppo, in particolare quello consumato il 14 settembre 2011.