Citation: I 321/02 08.10.2003 E. 3

3.1 Fondandosi su approfondite indagini mediche l'amministrazione ha stabilito che l'assicurata era affetta, segnatamente secondo una perizia multidisciplinare redatta dal MZR in data 16 luglio 1999 (indagine del 5 luglio 1999) nonché referti allestiti dal dott. med. T.________ il 5 maggio 1997 e dalla dott.ssa med. M.________ il 31 marzo 2000, da spondiloartrosi diffusa con discopatie, esiti di sublussazione C3/C4, spondilolistesi L5/S1 e radicolopatie cervicali multiple, da periartrite omeroscapolare, fibromialgia reumatica, cervicalgie e sindrome lombovertebrale con irradiazione del dolore ad entrambe le spalle, come pure da cifosi toracovertebrale e lordosi lombovertebrale. Nella loro pronuncia i primi giudici hanno fatto proprie le conclusioni cui è giunta la consulente medica dell'UAI, dott.ssa E.________, la quale, dopo aver valutato gli impedimenti nei singoli ambiti di attività, ha ritenuto che l'interessata presentava un'incapacità lavorativa pari al 70 % nella pregressa professione di infermiera per anziani, del 20 % in ogni altra attività sostitutiva leggera, nonché del 32,5 % nello svolgimento delle consuete faccende domestiche. Considerato un reddito ipotetico mensile senza invalidità di fr. 4'236.- e da persona invalida di fr. 2'697.-, stipendio statistico dal quale si giustificava di operare una deduzione del 5 %, l'invalidità è stata calcolata nella misura del 43 %. In particolare è opportuno ricordare che quando una persona assicurata esercita solo parzialmente un'attività lucrativa e si consacra inoltre ai lavori abituali, bisogna graduare, da un lato, l'invalidità nei lavori abituali operando un confronto delle attività (art. 27 OAI) e, d'altro lato, l'invalidità in un'attività lucrativa procedendo a un raffronto dei redditi (art. 28 cpv. 2 LAI); si potrà allora determinare l'invalidità globale ritenuto il tempo dedicato a ciascuno di questi campi d'attività. La parte dell'attività professionale nell'insieme dei lavori della persona assicurata è fissata confrontando l'orario dell'assicurata non invalida; si calcola quindi il rapporto percentuale fra questi due dati. La parte dei lavori abituali corrisponde alla percentuale rimanente (cfr. DTF 125 V 149 consid. 2b, 104 V 136 consid. 2a; RCC 1992 pag. 136 consid. 1b). In concreto è stato determinato che da ultimo l'assicurata aveva svolto un'attività lucrativa di 25.2 ore per settimana e che, ritenuta una durata lavorativa settimanale media di 42 ore, sussisteva un tempo per l'espletamento delle usuali mansioni domestiche di 16.8 ore. Il reddito da persona valida ammontava a fr. 4'236.-, mentre quello da invalida, dopo deduzione del 5 % dal salario statistico, era di fr. 2'643.- e quale persona esercitante un'attività lucrativa nella misura dell'80 % di fr. 2'114.-. In base a tale calcolo l'assicurata subiva un'incapacità di guadagno del 50 %. D'altro canto, il grado d'inabilità lavorativa nelle attività domestiche svolte nella misura di 16.8 ore settimanali era stato valutato nelle proporzioni del 32.5 %. Su un totale di 42 ore lavorative settimanali di cui 25.2 ore con grado d'invalidità del 50 % (25.2 x 50) e 16.8 ore con un grado d'incapacità del 32.5 % (16.8 x 32.5) si giungeva quindi ad un'invalidità globale del 43 %. 3.2 La ricorrente contesta la suesposta motivazione sotto diversi aspetti. Innanzitutto ritiene presentare un'incapacità lavorativa ben superiore al 20 % nell'esercizio di attività lucrative leggere. Da una corretta attribuzione dei gradi d'invalidità alle singole infermità risulterebbe infatti, rifacendosi a parametri internazionali, un'invalidità complessiva del 70 %. Censura anche il metodo utilizzato al fine di determinare il grado d'inabilità lavorativa nelle attività domestiche, valutato a suo dire sulla base di un punteggio di cui non si conoscerebbero i criteri di assegnazione. Fa poi valere che senza invalidità manifestamente avrebbe migliorato la sua situazione professionale e si sarebbe perfezionata seguendo vari corsi di formazione, per cui percepirebbe oggigiorno un reddito di gran lunga superiore a fr. 4'236.-. Contesta pure il reddito ipotetico da invalida di fr. 2'697.-; lo ritiene teorico e in manifesto contrasto con la realtà economica, ricordando che le grandi catene di distribuzione accettano di versare uno stipendio mensile minimo di fr. 3'000.-. Infine, rimprovera all'UAI di non aver tenuto debitamente conto del coefficiente di riduzione: limitato a torto secondo la prassi al 25 %, nel suo caso esso sarebbe stato fissato al 5 % senza motiva-zione a giustificazione alcuna. 3.3 Questa Corte non vede valido motivo per scostarsi dalle convincenti valutazioni effettuate dall'amministrazione, le quali non vengono poste seriamente in discussione dalla ricorrente. La determinazione dell'incapacità lavorativa è fondata, sia dal profilo della residua capacità di svolgere un'attività lucrativa che da quello del possibile espletamento delle usuali mansioni domestiche, sull'esauriente documentazione medica agli atti, mentre l'insorgente non spiega in quale misura le osservazioni specialistiche del sevizio medico dell'UAI sarebbero inattendibili o contraddittorie. Come viene poi correttamente posto in rilievo dall'Ufficio opponente in questa sede, non vi è motivo di dubitare - e la ricorrente non si avvale di argomenti pertinenti per dimostrare il contrario - che nel reddito mensile conseguito senza invalidità di fr. 4'236.- sia stato tenuto conto di eventuali supplementi per lo svolgimento di turni di notte oppure di attività lavorativa eseguita durante giorni festivi. Pure esattamente l'ammini-strazione fa notare che ipotetici perfezionamenti professionali di carattere meramente teorico non possono essere presi in considerazione nella determinazione del reddito ipotetico. L'UAI ha inoltre rilevato essersi riferito, nell'intento di fondarsi sul reddito da invalida più favorevole all'insorgente, a livelli salariali particolarmente bassi, per cui stupisce che nel ricorso la stessa si avvalga, a questo proposito, di pretesi incrementi salariali più conformi alla realtà economica. Infine, la ricorrente critica la giurisprudenza con la quale il coefficiente di riduzione massima sui salari statistici secondo le tabelle è stato fissato al 25 %. Non sviluppa tuttavia né censure di principio né espone per quale motivo la deduzione del 5 %, operata nel suo caso, sarebbe censurabile. 3.4 Alla luce di queste considerazioni e ritenuto che non sono dati i presupposti per un rinvio dell'inserto all'UAI affinché proceda ad ulteriori accertamenti, si giustifica di confermare il grado d'invalidità fissato dall'amministrazione, insufficiente per far maturare il diritto a una rendita.