Citation: 2A.529/2000 16.02.2001 E. 2

2.- a) Dagli atti di causa il Tribunale cantonale amministrativo ha dedotto che i coniugi, sin dall'inizio, non hanno vissuto assieme, abitando lei a Breganzona e lui a Carabietta. Nel 1997, prima che le fosse negato il rinnovo del permesso di dimora, la ricorrente aveva ammesso che il marito si trovava all'estero dall'agosto 1996 e che da allora non avevano più avuto alcun contatto. Soltanto a seguito del rifiuto del rinnovo del permesso l'insorgente aveva ritrattato tali dichiarazioni, asserendo di aver vissuto con il marito fino al 1° maggio 1997 e che quest'ultimo era ritornato da lei nel novembre 1997. La prima versione era sostanzialmente confermata dal marito il 22 ottobre 1999 e il 28 marzo 2000, il quale precisava che, a prescindere dal presunto accordo dell'11 luglio 1995 - in cui le parti avrebbero convenuto un matrimonio di interesse al fine di fare ottenere alla ricorrente la cittadinanza svizzera -, non aveva mai convissuto né aveva avuto rapporti sessuali con la moglie e che dopo il matrimonio ognuno era andato per la propria strada. Con scritto del 20 dicembre 1999, prodotto dalla moglie in sede di ricorso al Consiglio di Stato, egli ritrattava le precedenti affermazioni, per poi ribadire la prima versione in occasione della deposizione del 28 marzo 2000 innanzi alla Polizia cantonale. La Corte ticinese ha poi accertato che la documentazione compiegata dalla ricorrente - concernente ordinazioni di merce a suo nome, allestite, a suo dire, illecitamente dal marito - non dimostrava ancora che quest'ultimo si trovava in Svizzera nel relativo periodo né che i coniugi vivevano assieme; semmai vi si poteva dedurre unicamente che non sussisteva un legame d'affetto e di fiducia. Dall'insieme di tutte le circostanze, la Corte cantonale ha dedotto un manifesto abuso dell'insorgente nell'invocare il proprio matrimonio - privo di ogni contenuto e scopo da lungo tempo - al fine di continuare a beneficiare del permesso di dimora. Nel proprio ricorso, che riprende in sostanza le argomentazioni già fatte valere davanti al Tribunale cantonale amministrativo, la ricorrente si limita essenzialmente a negare la veridicità delle dichiarazioni del marito rilasciate il 28 marzo 2000 e ad affermare che nel periodo trascorso a Bellinzona ha avuto con lui una relazione concreta ed affettiva, nonché rapporti sessuali regolari. b) I fatti accertati dalla Corte cantonale sono vincolanti per il Tribunale federale (art. 105 cpv. 2 OG). Nella fattispecie, la sentenza impugnata poggia su una valida motivazione e le argomentazioni sollevate dalla ricorrente non permettono di concludere che i fatti siano manifestamente inesatti o incompleti oppure siano stati accertati violando norme essenziali di procedura. La sentenza impugnata appare del tutto giustificata anche dal profilo dell'applicazione del diritto. Il fatto d'invocare l'art. 7 della legge federale del 26 marzo 1931 concernente la dimora e il domicilio degli stranieri (LDDS; RS 142. 20) costituisce un abuso di diritto, segnatamente quando si richiama un matrimonio che sussiste solo dal lato formale, unicamente al fine di potere ottenere il rilascio di un permesso di dimora (DTF 121 II 97 consid. 4 e riferimenti; v. anche DTF 123 II 49 consid. 4). Dall'insieme delle circostanze poste a fondamento del giudizio impugnato si può legittimamente ritenere che non esiste un'autentica relazione tra i coniugi; e ciò indipendentemente dal presunto accordo dell'11 luglio 1995, la cui portata non va approfondita, siccome superflua ai fini del giudizio. Contrariamente all'avviso dell'insorgente, le dichiarazioni del marito formulate il 28 marzo 2000 sono credibili quanto all'inesistenza di una relazione; del resto esse coincidono, in sostanza, con le affermazioni della ricorrente medesima prima che le fosse negato il rinnovo del permesso. Poco importa invece, a questo riguardo, che le dichiarazioni dei coniugi appaiano talvolta poco lineari, segnatamente in riferimento alla durata del soggiorno in Spagna del marito. Determinante è invece il fatto che la ricorrente non apporta, nel proprio ricorso, alcun elemento concreto e univoco a sostegno della propria tesi: non tenta neppure di dimostrare di convivere con il marito né, soprattutto, mostra segni di stima e affetto nei confronti di quest'ultimo (peraltro da lei qualificato come "persona inattendibile"), tali da dovere indiscutibilmente riconoscere la volontà di instaurare o ripristinare un rapporto effettivo e sincero. c) Ne discende che dagli elementi di fatto la Corte cantonale ha correttamente concluso che la ricorrente si prevale di un matrimonio esistente solo dal lato formale per poter continuare a risiedere nel nostro Paese. L'abuso di diritto è stato pertanto ravvisato a giusto titolo. Per il resto, si può rinviare ai considerandi della convincente sentenza cantonale (art. 36a cpv. 3 OG).