Citation: 1C_30/2020 E. 5.2

5.2. La Corte cantonale ha rilevato che nella decisione governativa (pag. 139 seg.), riguardo ai contestati motivi posti a fondamento del vincolo di bene culturale, si indica quanto segue: "Nel contesto del patrimonio monumentale conservatosi a Lugano, il villino al mapp. xxx è un'importante testimonianza dal punto di vista urbanistico e architettonico. È direttamente adiacente al complesso della chiesa di Santa Maria di Loreto comparto di grande valore urbanistico, riconosciuto anche dall'ISOS, formato dalla chiesa, dal convento e dalla piazza antistante. Il villino chiude il comparto verso est, essendo posizionato all'intersezione delle vie Loreto e Foscolo. Esso è stato inoltre progettato da Giuseppe Bordonzotti, uno dei più importanti architetti attivi in Ticino a cavallo tra il XIX e il XX secolo, ed è un buon esempio di architettura eclettica." Riguardo al vincolo di bene culturale d'interesse locale, la Corte cantonale ha ritenuto manifestamente infondate le critiche della ricorrente, secondo cui non sarebbero chiari né i contenuti né i limiti del provvedimento che grava la sua proprietà. Ha osservato infatti che in applicazione dell'art. 16 cpv. 2 del regolamento sulla protezione dei beni culturali del 6 aprile 2004 (RBC; RL 445.110), che concreta l'art. 22 LBC, le NAPR definiscono i contenuti della protezione in base alla scheda di inventario e indicano i criteri di intervento sui beni protetti e all'interno dei perimetri di rispetto. Detti limiti sono stati definiti dal Consiglio comunale all'art. 34 NAPR. Questa norma pone il principio secondo cui, indipendentemente dal carattere cantonale o locale del vincolo, il proprietario di un bene ha l'obbligo di conservarlo nella sua sostanza e di provvedere alla sua manutenzione regolare (lett. a); sono poi elencati i beni culturali d'interesse cantonale (lett. b) e d'interesse locale (lett. c), tra i quali figura quello della ricorrente (L52). La lett. d, nella versione adottata dal Legislativo comunale, disciplina gli interventi ammissibili su questi ultimi, in particolare: l'obbligo di domanda di costruzione preliminare (cpv. 1); gli interventi ammissibili (cpv. 2); gli obblighi in caso di distruzione (cpv. 3); le aree libere adiacenti (cpv. 4); le condizioni supplementari per alcuni singoli oggetti (cpv. 5); le deroghe alle prescrizioni dell'art. 34 NAPR e quelle alle prescrizioni di PR (cpv. 10). La norma tratta infine i perimetri di valorizzazione dei beni culturali d'interesse locale (lett. e). Ne ha concluso che, alla luce di queste norme, la critica secondo cui non sarebbero chiari la portata e i limiti del vincolo è incomprensibile. Ha aggiunto che, in sede di approvazione, il Consiglio di Stato ha apportato alcune modifiche all'art. 34 NAPR, stralciando in particolare i cpv. 6 e 9 della lett. d, riformulando inoltre il cpv. 2, ritenuto incompatibile con quanto stabilito dalla LBC. Nella versione adottata dal Consiglio comunale la norma prevedeva infatti che "... In generale - salvo specificazioni ai sottostanti paragrafi - devono essere mantenuti gli ingombri planovolumetrici e l'aspetto delle facciate (compresi materiali, tinteggi, aperture, coperture ecc.", mentre ora essa si limita a statuire che per gli edifici e i manufatti protetti quali beni culturali occorre prevedere interventi conservativi e di restauro.