Citation: 4A_47/2022 E. 5.2.1

5.2.1. Secondo l'art. 336 cpv. 1 CO la disdetta è ad esempio abusiva se data per una ragione intrinseca alla personalità del destinatario, salvo che tale ragione sia connessa con il rapporto di lavoro o pregiudichi in modo essenziale la collaborazione nell'azienda (lett. a), o perché il destinatario fa valere in buona fede pretese derivanti dal rapporto di lavoro (lett. d). Giusta l'art. 336a CO la parte che disdice abusivamente il rapporto di lavoro deve all'altra un'indennità (cpv. 1), che è stabilita dal giudice, tenuto conto di tutte le circostanze, ma non può superare l'equivalente di sei mesi di salario del lavoratore; sono salvi i diritti al risarcimento del danno per altri titoli giuridici (cpv. 2). Conformemente all'art. 3 cpv. 1 LPar nei rapporti di lavoro, uomini e donne non devono essere pregiudicati né direttamente né indirettamente a causa del loro sesso, segnatamente con riferimento allo stato civile, alla situazione familiare o a una gravidanza. L'art. 4 LPar definisce comportamento discriminante qualsiasi comportamento molesto di natura sessuale o qualsivoglia altro comportamento connesso con il sesso, che leda la dignità della persona sul posto di lavoro. Se la discriminazione consiste nel rifiuto di un'assunzione o nella disdetta di un rapporto di lavoro disciplinato dal Codice delle obbligazioni, la persona lesa può pretendere soltanto un'indennità, stabilita tenuto conto di tutte le circostanze e calcolata in base al salario presumibile o effettivo (art. 5 cpv. 2 LPar). Nel caso di discriminazione mediante molestia sessuale, il tribunale o l'autorità amministrativa può parimenti condannare il datore di lavoro e assegnare al lavoratore un'indennità, stabilita considerando tutte le circostanze, in base al salario medio svizzero, a meno che il datore di lavoro provi di aver adottato tutte le precauzioni richieste dall'esperienza e adeguate alle circostanze, che ragionevolmente si potevano pretendere da lui per evitare simili comportamenti o porvi fine (art. 5 cpv. 3 LPar). Qualora la discriminazione avvenga mediante scioglimento di rapporti di lavoro disciplinati dal Codice delle obbligazioni o mediante molestie sessuali, l'indennità prevista ai cpv. 2 o 3 non eccede l'equivalente di sei mesi di salario (art. 5 cpv. 4 seconda frase LPar). Sono salve le pretese di risarcimento del danno e di riparazione morale, nonché le pretese contrattuali più estese (art. 5 cpv. 5 LPar).