Citation: 4A_232/2009 30.11.2009 E. 6

Tenuto conto di tutte le operazioni irregolari - incluse quelle che hanno generato un utile - il perito di parte ha quantificato la perdita complessiva in fr. 417'938.88. Tale importo è stato reputato corretto dal perito giudiziario, il quale però non si è espresso in merito alla regolarità delle operazioni. Per questo motivo i giudici cantonali hanno esaminato le obiezioni mosse dall'opponente contro alcune delle operazioni prese in considerazione dal perito di parte, accogliendole. 6.1 La prima obiezione riguardava l'operazione aperta l'11 febbraio 1994 e chiusa il successivo 13 maggio 1994 con una perdita di fr. 76'363.--. 6.1.1 Sulla scorta della documentazione prodotta dalle parti, la Corte cantonale ha constatato che effettivamente, pur mancando l'ordine firmato dai clienti per l'apertura dell'operazione, tre mesi più tardi B.________ ha sottoscritto l'ordine di chiusura senza nulla eccepire. La mancata contestazione immediata dell'operazione siccome non autorizzata ha portato la Corte ticinese a concludere che, con il suo comportamento, la cliente ha implicitamente riconosciuto la regolarità dell'operazione o quantomeno ratificato l'agire della banca. 6.1.2 I ricorrenti rilevano a ragione che il documento su cui si basa il giudizio, il doc. M42, non concerne l'operazione in questione. Questa circostanza non è tuttavia suscettibile di mutare la conclusione dei magistrati cantonali, giacché l'indicazione errata del documento è manifestamente il risultato di una svista: in realtà la Corte ha basato il suo giudizio sul doc. M100, come peraltro indicato nel gravame stesso. Contrariamente a quanto preteso dai ricorrenti, la relazione fra questo documento e l'operazione aperta l'11 febbraio 1994 emerge in maniera chiara dall'allegato n. 3 (pag. 1/2) della perizia di parte (doc. K), intitolato "Operazioni speculative con divise valuta 1994", che al n. 41 espone l'operazione +USD/-DM aperta l'11 febbraio 1994 e chiusa il 16 febbraio 1994: la somma investita, le date di apertura e chiusura, il genere di operazione e il tasso di cambio corrispondono perfettamente a quelli indicati nel doc. M100, ciò che esclude una valutazione arbitraria (art. 9 Cost.) di questo documento (cfr. quanto esposto al consid. 3.2). Alla Corte cantonale non può venir rimproverata nemmeno la violazione del principio dell'affidamento per aver considerato che la cliente avrebbe dovuto contestare immediatamente l'operazione, qualora non l'avesse condivisa. Quand'anche si volesse ammettere che nel doc. M100 il riferimento all'operazione aperta l'11 febbraio 1994 non era immediatamente riconoscibile, il fatto che apponendo la propria firma su tale documento B.________ autorizzava una deduzione di 1 milione di dollari dal conto intestato a lei e al marito avrebbe perlomeno dovuto indurla a chiedere spiegazioni alla banca. 6.2 A mente dei ricorrenti la Corte ticinese sarebbe incorsa in un ulteriore errore considerando ratificate tre operazioni - quella del 28 dicembre 1994, quella del 29 dicembre e infine quella del 12 gennaio 1995 - che l'opponente ha in realtà chiuso a loro insaputa il 19 giugno 1995, con una perdita complessiva di fr. 361'951.--. 6.2.1 Dopo aver accertato che gli ordini di apertura di queste tre operazioni erano stati regolarmente firmati da B.________, i giudici cantonali hanno rammentato che le operazioni a termine su divise sono caratterizzate - come lo indica la loro denominazione - dal fatto che hanno un termine di scadenza, sicché non è di per sé necessario un nuovo ordine per procedere alla loro chiusura; questo ordine è già insito nell'ordine iniziale. In concreto, stando alle indicazioni fornite dal perito, se le tre operazioni in questione fossero state chiuse alla data di scadenza prevista (il 30 giugno 1995) i ricorrenti avrebbero subito una perdita di complessivi fr. 322'706.--. Il Tribunale d'appello ha comunque negato ai ricorrenti il diritto alla differenza fra la perdita realizzatasi e quella che si sarebbe in ogni caso verificata, pari a fr. 39'245.--. Considerato che le operazioni erano state da loro ordinate, si deve infatti ritenere ch'essi ne abbiano poi seguito lo svolgimento, di modo che la chiusura anticipata non può essere loro sfuggita; anche in questo caso, la mancata contestazione immediata dell'agire della banca va pertanto intesa quale ratifica del suo operato. 6.2.2 Per i ricorrenti l'ipotesi presa in considerazione ai fini della sentenza impugnata configura un abuso di apprezzamento. La mancata contestazione della chiusura anticipata va infatti ricondotta esclusivamente al fatto ch'essi non sono mai stati informati di siffatta chiusura. I ricorrenti non comprendono inoltre in base a quale principio giuridico possa venir loro rimproverato di non aver vegliato affinché la banca non procedesse di sua sponte a operazioni non autorizzate. Come i precedenti, anche questi argomenti sono destinati all'insuccesso. Nell'allegato ricorsuale non viene spiegato per quale motivo sarebbe arbitrario ritenere che, dopo aver ordinato l'esecuzione di tre operazioni speculative rischiose e concernenti importi di varie centinaia di milioni di franchi, i ricorrenti ne abbiano seguito anche l'andamento indi per cui, omettendo di contestare immediatamente la chiusura anticipata, essi l'hanno ratificata. 6.3 Non potendo la perdita generata dalle quattro operazioni appena descritte essere imputata all'opponente, la Corte cantonale ha rielaborato il calcolo effettuato dal perito in relazione alle operazioni non autorizzate, giungendo alla conclusione ch'esse non hanno causato una perdita bensì un utile di fr. 43'196.02. 6.3.1 I ricorrenti rimproverano ai giudici cantonali di aver tenuto conto, nel loro calcolo, anche di un'ulteriore operazione a termine su divise aperta con il consenso di B.________ e chiusa anticipatamente dalla banca, ch'essi avevano contestato e la banca aveva invece dichiarato essere regolare, così come quelle già trattate al consid. 6.2. Omettendo di pronunciarsi sulla regolarità di tale operazione, salvo poi considerarla autorizzata senza alcuna spiegazione, la Corte ticinese avrebbe, secondo i ricorrenti, violato il diritto federale in materia di onere della prova (art. 8 CC) e il diritto di essere sentito (art. 29 Cost.). Questa censura si avvera d'acchito inammissibile siccome non motivata conformemente alle esigenze descritte al consid. 3. L'argomentazione dei ricorrenti è infatti formulata in maniera troppo generica: essi non fanno riferimento ad alcun atto, non allegano di essersi richiamati all'operazione ora evocata nei modi e nei tempi previsti dal diritto processuale cantonale né tantomeno spiegano in che misura la decisione finale sarebbe stata diversa se i giudici cantonali avessero proceduto come da loro auspicato. 6.3.2 Considerato l'utile di fr. 43'196.02 conseguito dai ricorrenti, la Corte cantonale ha per finire respinto integralmente la loro domanda di risarcimento in quanto basata sulle operazioni irregolari eseguite dalla banca, perché anche qualora le ulteriori poste di danno avanzate in tale contesto - fr. 4'845.15 a titolo di perdite per trapassi da conti correnti e fr. 22'901.60 per interessi negativi e commissioni - fossero fondate, risulterebbe comunque ancora un attivo a loro favore. Non avendo, come visto, i ricorrenti censurato adeguatamente la determinazione dell'utile da loro conseguito, non v'è motivo di rivedere la sentenza impugnata su questo punto.