Citation: 5P.300/2006 26.01.2007 E. 4

4.1 La ricorrente sostiene poi, come già nell'istanza di rigetto provvisorio dell'opposizione a cui ha espressamente rinviato nell'appello contro la decisione di primo grado, che anche qualora la casa di Minusio dovesse rivelarsi essere l'abitazione familiare, nel caso concreto non sarebbe comunque stato necessario il consenso del coniuge del debitore per costituire gli oneri ipotecari relativi all'esecuzione in corso e lamenta che l'autorità cantonale non ha in alcun modo esaminato la questione. La ricorrente ritiene quindi nuovamente violati gli art. 9 e 29 cpv. 2 Cost. 4.2 In concreto l'autorità cantonale non ha minimamente preso posizione sulla questione sollevata dalla creditrice, secondo cui anche in presenza di un'abitazione familiare non ogni onere ipotecario necessiterebbe per la sua validità del consenso del coniuge. I giudici cantonali si limitano infatti a terminare la sentenza impugnata indicando che l'opponente aveva adempiuto l'onere della prova con riferimento alla questione attinente alla natura di abitazione familiare del pegno e che per questo motivo la decisione di prima istanza dev'essere confermata nella misura in cui respinge la domanda di rigetto dell'opposizione. In queste circostanze non appare possibile capire per quale motivo i giudici cantonali abbiano respinto la domanda di rigetto dell'opposizione con riferimento all'argomentazione secondo cui, indipendentemente dalla qualifica del pegno, nella concreta fattispecie il consenso della moglie non sarebbe stato necessario. Giova rilevare che sulla questione non esiste una prassi del Tribunale federale e che la dottrina appare divisa: vi sono autori che sostengono che l'art. 169 CC sia sempre applicabile quando l'abitazione familiare viene gravata da diritti di pegno, altri affermano invece che i diritti di pegno esulano dal campo di applicazione di tale norma e un terzo gruppo prende una posizione intermedia e fa dipendere l'esigenza del consenso del coniuge dal pericolo che il concreto negozio giuridico fa correre all'abitazione familiare, fondandosi in particolare sull'aggravio ipotecario (v. sulla controversia dottrinale Bräm/Hasenböhler, op. cit., n. 56 segg. ad art. 169 CC). Giova inoltre rilevare che nemmeno l'art. 20 cpv. 4 CPC ticinese [recte: legge ticinese di applicazione della LEF], citato nella sentenza impugnata, permetteva al Tribunale d'appello di esimersi dal trattare l'obiezione della ricorrente sulla - negata - applicabilità dell'art. 169 CC ai diritti di pegno costituiti sul fondo del debitore, perché l'obiezione era già stata sollevata con la domanda di rigetto dell'opposizione e si trovava dunque già "agli atti". 4.3 Da quanto precede discende che l'autorità cantonale ha violato, disattendendo il proprio obbligo di motivazione, l'art. 29 cpv. 2 Cost. Atteso che il Tribunale federale, nell'ambito del ricorso di diritto pubblico, non fruisce della medesima cognizione dell'autorità cantonale adita con un appello, la constatata violazione del diritto di essere sentito non può essere sanata in questa sede (DTF 124 II 132 consid. 2d). Così stando le cose, il Tribunale federale non può far altro che annullare la decisione impugnata. Nella nuova decisione, l'autorità cantonale dovrà quindi pronunciarsi sulla questione a sapere se nella fattispecie la validità dei diritti di pegno che gravano l'abitazione familiare dipenda dal consenso della moglie. In queste circostanze un'approfondita discussione delle ulteriori censure ricorsuali - per quanto possibile in assenza di una motivazione da impugnare - appare inutile.