Citation: 1A.56/2000 17.04.2000 E. 3

3.- a) Il ricorrente censura l'incompletezza della documentazione prodotta dallo Stato richiedente, poiché non contiene la versione originale dell'art. 168 CP della Repubblica socialista federativa di Iugoslavia (falsificazione di monete), norma applicabile all'epoca in cui è stato commesso il reato rimproveratogli; la mancanza della versione originale di questa disposizione gli avrebbe precluso la possibilità di verificarne l'effettivo contenuto con la traduzione in lingua francese. Si osserva a questo riguardo che il ricorrente, nel gravame, lamenta il fatto che la lettera del Ministero di giustizia dell'8 novembre 1999 gli è stata in un primo tempo "notificata in incomprensibile lingua (apparentemente) slovena", ciò che lascia trasparire una certa contraddittorietà della sollevata censura. Essa non merita comunque d'essere accolta. Il testo della norma è stato infatti notificato al ricorrente dall'UFP, che lo aveva ricevuto dall'Ambasciata di Slovenia, in una traduzione in lingua francese eseguita e firmata dal traduttore giudiziario permanente per la lingua francese, con apposizione del timbro originale: sul retro dell'ultima pagina degli allegati alla domanda l'interprete, in data 7 novembre 1999, ha espressamente confermato con un bollo che la traduzione corrisponde esattamente alla fotocopia in lingua slovena: le esigenze richieste dagli art. 12 cpv. 2 lett. c CEEstr e 28 cpv. 5 AIMP sono quindi adempiute. La mancanza del testo legale in lingua slovena non comporta pertanto, viste le particolarità della fattispecie, il rifiuto della domanda, ritenuto che si è in presenza della descrizione di un reato (contraffazione di monete) di facile comprensione e disciplinato in modo simile a quanto previsto dal diritto svizzero. b) Riguardo alla validità formale della domanda e dei suoi annessi, il ricorrente fa valere ch'essi, per l' assenza della postilla, violerebbero l'art. 3 cpv. 1 della Convenzione che sopprime la legalizzazione degli atti pubblici esteri, conchiusa all'Aia il 5 ottobre 1961 (RS 0.172. 030.4), norma che derogherebbe all'art. IV cpv. 1 del Trattato. La censura non regge. Infatti, l'apposizione della postilla non può essere richiesta allorché le leggi o gli usi vigenti nello Stato in cui l'atto è prodotto, oppure un'intesa fra due o più Stati contraenti, la escludono, la semplificano o dispensano l'atto della legalizzazione (Convenzione dell'Aia, art. 3 cpv. 2). Ora, l'art. 28 cpv. 4 AIMP precisa espressamente che i documenti ufficiali non richiedono legalizzazione.