Citation: 2C_753/2021 E. 7.2

7.2. Nel p.to IV 5.1 la ricorrente osserva in sostanza che con lettera raccomandata del 31 maggio 2013 il Comune di Grono non avrebbe in realtà dato una disdetta perché usando il termine "cautelativo", che va interpretato, intendeva unicamente salvaguardarsi questo diritto. Riferendosi a fatti indicati nel p.to III del ricorso e al diritto cantonale, nel p.to IV 5.2 sostiene nel contempo che il Comune avrebbe inviato una disdetta cautelativa "perché sapeva che per validare la stessa era necessario il credito e quindi un preavviso del Consiglio comunale e un referendum obbligatorio" e che non essendovi poi stata né una ratifica da parte del Consiglio comunale né una votazione popolare, la disdetta, che era inizialmente valida, avrebbe dovuto in seguito essere considerata decaduta, ovvero nulla ex tunc, ciò che il Tribunale amministrativo grigionese avrebbe dovuto rilevare d'ufficio. Nel p.to IV 5.3 l'insorgente indica infine quelle che sarebbero state le reali intenzioni dei Comuni UCE e del Comune di Grono al momento dell'invio della disdetta cautelativa, lamentandosi del fatto che esse non siano state chiarite per mezzo di un'istruttoria approfondita.