Citation: H 436/00 05.04.2001 E. 3

3.- a) Nel proprio gravame il ricorrente contesta le conclusioni dei primi giudici nella misura in cui lo hanno ritenuto responsabile del danno cagionato alla Cassa. Dopo aver precisato che il pagamento dei contributi paritetici era di competenza del direttore amministrativo, finanziario e commerciale della ditta, il quale fruiva di firma individuale, egli rileva che nella sua qualità di amministratore unico aveva il solo compito di sorvegliare quest'ultimo affinché provvedesse al versamento degli oneri sociali. Riferisce inoltre di aver sollecitato nel maggio 1998 il direttore a voler pagare i contributi sociali riferiti al 1997. Conclude asserendo essere lo scoperto evidentemente riconducibile al fatto che la T.________ SA non era più in grado di effettuare tale versamento, atteso che il 18 giugno 1998 ne è stato decretato il fallimento. b) Gli argomenti addotti dal ricorrente sono ben lungi dal costituire motivo di giustificazione o di discolpa nel senso della giurisprudenza. È evidente che si tratta di circostanze non invocabili quali esimenti, dal momento che, accettando il mandato di amministratore unico della fallita, l'interessato si è assunto anche gli oneri che tale funzione comporta. Al riguardo il Tribunale federale delle assicurazioni ha già avuto modo di affermare che l'organo di una società anonima deve prestare attenzione particolare alla scelta del personale cui viene affidata la gestione degli affari importanti della ditta (cura in eligendo), alle istruzioni che egli dà (cura in instruendo) e alla sorveglianza (cura in custodiendo). Segnatamente è suo preciso dovere vigilare affinché i contributi vengano regolarmente versati (DTF 108 V 202 consid. 3a). Tale dovere risulta accresciuto quando si tratti - come in concreto - di un amministratore unico, ritenuto che se è vero che quest'ultimo può delegare compiti - tra cui anche quello di curare che i contributi vengano pagati -, è pure esatto che la delega non lo esime dal vigilare che le funzioni delegate siano effettivamente svolte. c) A.________, avvocato, ha dimostrato di non avere corretta nozione dell'istituto della responsabilità ex art. 52 LAVS. Le argomentazioni capziose del ricorrente a nulla gli giovano. Addurre di non essere responsabile del danno causato alla Cassa perché suo unico compito era quello di sorvegliare il direttore affinché pagasse i contributi sociali - incombeva infatti a quest'ultimo l'allestimento della dichiarazione dei salari versati e il contestuale pagamento dei corrispondenti contributi paritetici - e affermare che se non vi è stato pagamento è perché la T.________ SA non era più in grado di provvedervi non ha effetto liberatorio quanto agli obblighi di vigilanza e di diligenza cui l'amministratore unico di una società anonima deve far fronte. Ma vi è di più: al ricorrente, quale amministratore unico di una società a struttura personale semplice, non doveva né poteva sfuggire, se solo avesse operato con il dovere di diligenza richiesto in materia di gestione, che la fallita aveva o poteva avere problemi d'ordine finanziario ben prima della verifica da lui effettuata nel maggio 1998. Non è infatti dato a divedere come un amministratore unico, che è anche avvocato, non si sia potuto rendere conto, con la tempestività che le circostanze del caso concreto esigevano, del deteriorarsi della situazione finanziaria di una società anonima dotata di un capitale sociale di due milioni di franchi, ancorché operante in un settore in continua evoluzione quale quello della tecnologia laser, tale da non consentire nemmeno il pagamento di fr. 1'319. 60 di contributi. Segnali premonitori dovevano essere presenti ben prima del maggio 1998. Infatti, una partecipazione attiva e responsabile nell'amministrazione della società, come lo esigeva peraltro la sua funzione di amministratore unico, nonché l'attenta lettura dei bilanci della stessa, avrebbero per certo dovuto e potuto permettergli di rendersi sollecitamente conto delle difficoltà d'ordine finanziario in cui si era venuta a trovare la ditta. L'inattività del ricorrente denota una grave mancanza del dovere di diligenza necessario alla corretta gestione degli affari sociali, ritenuto che non basta, al riguardo, la prudenza che si è soliti osservare nei propri affari ("diligentia quam in suis"; DTF 122 III 198 consid. 3a e riferimenti). Ne consegue che A.________ dovrà risarcire il danno alla Cassa.