Citation: 6B_1500/2021 E. 7.5

7.5. Il ricorrente non si confronta puntualmente con le esposte argomentazioni della CRP e non fa valere, con una motivazione conforme alle esigenze dell'art. 42 cpv. 2 LTF, una violazione delle citate disposizioni del diritto federale in materia di protezione delle acque. Egli sostiene essenzialmente che, ritenendolo colpevole di infrazione alla LPAc e alla Oliq, la Corte cantonale avrebbe violato il principio della presunzione di innocenza, visto che il procedimento penale per tale infrazione è stato abbandonato a seguito dell'intervenuta prescrizione dell'azione penale. Tuttavia, la precedente istanza non gli ha rimproverato di essere colpevole di un'infrazione penale (art. 70 segg. LPAc), bensì di avere disatteso le norme di natura amministrativa in materia di impianti contenenti liquidi inquinanti, in particolare di non avere chiesto l'autorizzazione cantonale prevista dall'art. 22 cpv. 2 vLPAc e dall'art. 10 cpv. 1 Oliq. Certo, l'art. 70 cpv. 1 lett. b LPAc, che punisce chi, come detentore di impianti contenenti liquidi inquinanti, omette di prendere le misure di natura edile e di predisporre le apparecchiature necessarie secondo la LPAc, o non provvede alla loro manutenzione e con ciò inquina le acque o fa insorgere un pericolo di inquinamento, rinvia all'art. 22 LPAc. Quest'ultima disposizione costituisce tuttavia una norma di comportamento volta ad evitare possibili danni alle acque a seguito di interventi su impianti contenenti liquidi inquinanti. Una modifica eseguita senza la necessaria autorizzazione dell'autorità cantonale violava gli art. 22 cpv. 2 vLPAc e 10 cpv. 1 Oliq. Queste disposizioni imponevano di ottenere previamente il rilascio di un permesso al fine di evitare possibili danni alle acque a seguito di interventi non approvati eseguiti su impianti contenenti liquidi inquinanti. Il fatto che l'omissione di una misura di natura edilizia può anche essere punibile giusta l'art. 70 cpv. 1 lett. b LPAc nulla muta al fatto che l'interessato ha violato le citate disposizioni di natura amministrativa (cfr. sentenza 6B_187/2014 del 5 febbraio 2015 consid. 1.3.2). In concreto è accertato che gli allacciamenti in condotta sono stati modificati senza chiedere il rilascio dell'autorizzazione cantonale. È inoltre stata collegata, per l'erogazione del carburante diesel, una condotta preesistente utilizzata per la distribuzione di benzina che non era più conforme allo stato della tecnica. La mancata presentazione della domanda ha comportato che l'autorità amministrativa non ha potuto compiutamente esaminare se il progetto, riguardante una modifica rilevante dell'impianto di distribuzione, rispettava le esigenze in materia di protezione delle acque e verificare se del caso la conformità dell'intervento allo stato della tecnica. Ciò a maggior ragione ove si consideri che, secondo gli accertamenti vincolanti della Corte cantonale (art. 105 cpv. 1 LTF), l'impianto sorgeva in un sito inquinato soggetto a risanamento, ove una trasformazione è ammessa a condizioni restrittive (cfr. art. 3 OSiti). In tali circostanze, omettendo di chiedere il rilascio dell'autorizzazione prevista dall'art. 22 cpv. 2 vLPAc, il ricorrente ha agito in modo illecito e colpevole. Quale organo di una società attiva nel commercio e nella distribuzione di carburanti, il ricorrente doveva essere consapevole dell'esigenza del suddetto permesso, segnatamente ove si consideri che non si trattava di una modifica d'importanza minima, bensì di un cambiamento degli allacciamenti esistenti, che ha interessato anche il tipo di carburante. Il fatto che l'autorità cantonale non gli abbia successivamente chiesto di presentare una domanda in sanatoria non rende lecito il suo agire. Al ricorrente non è stato assicurato che un'autorizzazione non sarebbe stata necessaria. La situazione di incertezza creata attuando un intervento non autorizzato su un impianto contenente liquidi potenzialmente inquinanti, suscettibili di essere all'origine dell'inquinamento concretamente rilevato, costituiva una causa adeguata per l'apertura del procedimento penale e per le conseguenti spese procedurali. Ne segue che la decisione di accollare al ricorrente le spese procedurali in applicazione dell'art. 426 cpv. 2 CPP non viola il diritto.