Citation: 4A_421/2021 E. 4.3.2

4.3.2. La Corte cantonale ha accertato che la volontà del ricorrente di effettuare investimenti e di trarne profitto emerge dalla sua replica dinanzi al Pretore, dal suo verbale di interrogatorio del 15 giugno 2020, dalla testimonianza del 6 febbraio 2020 del consulente bancario e da un documento agli atti (doc. 21), che indica come lo scopo della relazione fosse quello di eseguire investimenti. La precedente istanza ha inoltre rilevato che la circostanza era anche avvalorata dal fatto che il ricorrente aveva eseguito personalmente sul suo conto delle operazioni sul mercato dei cambi nel periodo tra il gennaio e il marzo del 2009. Il ricorrente non si esprime puntualmente su tali prove e non sostanzia quindi d'arbitrio, con una motivazione conforme alle esigenze dell'art. 106 cpv. 2 LTF, la conclusione della Corte cantonale relativa alla sua volontà di eseguire investimenti. Si limita a ritenere irrilevanti al riguardo i mandati conclusi negli anni precedenti con la stessa banca ed evidenzia il fatto di avere in concreto investito nel solo prodotto strutturato litigioso tutto l'importo depositato sulla relazione. Disattende tuttavia che la Corte cantonale non ha ritenuto di per sé decisivi per il giudizio i rapporti intercorsi in passato tra le parti, ma si è fondata su un insieme di elementi concernenti la nuova relazione aperta nel 2007, con i quali egli non si confronta in modo specifico. Contrariamente alla tesi ricorsuale, che mira a sminuire il contenuto della replica dinanzi al primo giudice, risulta dalla stessa ch'egli voleva effettivamente eseguire investimenti, seppure con un rischio ridotto. Come rettamente accertato dalla Corte cantonale, la circostanza è inoltre confermata sia dal citato documento bancario (doc. 21), che definisce quale scopo della relazione l'esecuzione di investimenti, sia dalle dichiarazioni del ricorrente medesimo e del consulente bancario nei rispettivi verbali d'interrogatorio. La Corte cantonale ha quindi accertato in modo conforme agli atti che il ricorrente aveva la volontà di eseguire investimenti, aprendo a tale scopo la relazione presso l'opponente. La tesi dell'ipotesi passiva prospettata dal ricorrente, secondo cui egli avrebbe dimostrato con verosimiglianza preponderante che non avrebbe effettuato un investimento alternativo se la consulenza fosse stata corretta, non poggia per contro su accertamenti vincolanti agli atti. In tali circostanze, sarebbe quindi spettato al ricorrente allegare e sostanziare l'eventuale danno tenendo conto del suo interesse all'esecuzione corretta del contratto, segnatamente prendendo in considerazione e confrontandosi concretamente con possibili investimenti alternativi (cfr. DTF 144 III 155 consid. 2.2.2; sentenza 4A_539/2014, citata, consid. 3.5 e 3.7). Ciò non è in concreto avvenuto, sicché la reiezione della pretesa di risarcimento non presta il fianco a critiche.