Citation: 1C_648/2021 E. 3.3

3.3. Ora, contrariamente al generico assunto ricorsuale, la CRP, come ancora si vedrà, ha compiutamente spiegato perché s'imponeva di condizionare la concessione dell'assistenza all'ottenimento di garanzie diplomatiche (sulle esigenze di motivazione delle sentenze vedi DTF 147 IV 409 consid. 5.3.4; 146 IV 297 consid. 2.2.7; 145 IV 99 consid. 3.1 pag. 109; sulla differenza tra il diniego di giustizia e l'obbligo di motivare le sentenze vedi DTF 142 II 154 consid. 4.2). In effetti, nel loro ricorso dinanzi alla CRP (pag. 20 segg., in particolare n. 193 segg. pag. 40 segg.), i ricorrenti hanno criticato la situazione giudiziaria e penitenziaria peruviana, definendo catastrofica quest'ultima, accennando al sovraffollamento delle carceri, alla presenza di numerose malattie infettive e del COVID-19 all'interno delle stesse, ad altre condizioni di detenzione e ad asseriti rischi sociopolitici del Perù. I ricorrenti, adducendo una violazione dell'art. 2 AIMP, hanno inoltre espressamente richiamato l'art. 80p AIMP e la giurisprudenza. Quest'ultima norma dispone che l'autorità d'esecuzione, quella di ricorso nonché l'Ufficio federale, possono subordinare totalmente o parzialmente a oneri la concessione dell'assistenza giudiziaria, ciò che ha fatto la CRP. Hanno poi osservato che in tale ambito il giudice dell'assistenza può fare capo a rapporti allestiti da altri Stati o da determinate istituzioni internazionali. I ricorrenti, assistiti da legali, potevano quindi aspettarsi che la CRP esaminasse queste obiezioni e si esprimesse sulla notoria possibilità di richiedere assicurazioni diplomatiche. Decisiva è inoltre la circostanza che la CRP non ha fatto capo a generiche fonti reperibili su Internet, ma rettamente, come ancora si vedrà, indicandone i siti, a quelle con un'impronta ufficiale utilizzate in questi casi dalla Corte EDU e dal Tribunale federale, facilmente accessibili e provenienti da fonti di per sé affidabili, non controverse e peraltro non contestate in questa sede dai ricorrenti (DTF 143 IV 380 consid. 1.1, 1.1.1 e 1.1.5 con numerosi rinvii; sentenza 1C_116/2022, citata, 4.3; sentenza Ismoilov e altri c. Russia del 24 aprile 2008 ricorso n. 2947/06). Mal si comprende quindi perché, esaminando le predette censure ricorsuali ed esigendo, peraltro nell'interesse del ricorrente, le citate garanzie diplomatiche, la CRP avrebbe leso il suo diritto d'essere sentito. Il fatto che l'istanza precedente abbia poi adottato una soluzione (la richiesta di garanzie diplomatiche classificando il Perù nella seconda categoria), diversa da quella prospettata dai ricorrenti (il rifiuto dell'assistenza poiché, implicitamente, il Perù avrebbe dovuto essere inserito nella terza categoria), non costituisce una violazione del diritto d'essere sentito. I ricorrenti erano a conoscenza della tematica della classificazione degli Stati in tre categorie, prassi notoria perché pubblicata e da loro sollevata dinanzi all'istanza precedente nel ricorso e nella replica. L'assunto ricorsuale secondo cui la questione delle garanzie non sarebbe mai stata discussa dalle parti e ch'esse non avrebbero potuto aspettarsi l'imposizione delle citate garanzie, adottate "spontaneamente" dalla CRP, è quindi privo di fondamento.