Citation: 6B_647/2017 E. 2.7

2.7. Facendo in particolare riferimento alla suddetta data del 22 giugno 2017, alla quale l'espiazione della pena detentiva sarebbe in ogni caso terminata, il ricorrente chiede che la sua scarcerazione sia ordinata in questa sede. Con la sentenza impugnata, la Corte cantonale ha tuttavia sospeso l'esecuzione della pena e ordinato nei suoi confronti la misura del trattamento stazionario ai sensi dell'art. 59 cpv. 1 CP. Secondo il cpv. 4 di questa disposizione, la privazione della libertà connessa al trattamento stazionario non supera di regola i cinque anni. Se, dopo cinque anni, i presupposti per la liberazione condizionale non sono ancora adempiuti e vi è da attendersi che la prosecuzione della misura permetterà di ovviare al rischio che l'autore commetta nuovi crimini e delitti in connessione con la sua turba psichica, il giudice, su proposta dell'autorità di esecuzione, può ordinare la protrazione della misura, di volta in volta per un periodo non superiore a cinque anni. Il ricorrente non contesta nel merito la misura terapeutica stazionaria ordinata dalla CARP, in particolare non nega che in concreto siano adempiuti i presupposti per la sua adozione. Richiamata la necessità di procedere con l'esecuzione della misura nei suoi confronti, allo stadio attuale la scarcerazione deve essere negata. La continuazione della permanenza del ricorrente nello stabilimento di esecuzione prima dell'effettivo inizio del trattamento costituisce una privazione della libertà personale di cui occorrerà semmai tenere conto nell'ambito della durata della misura (cfr. DTF 142 IV 105 consid. 5.6; 141 IV 236 consid. 3.7 e 3.8; sentenza 6B_1213/2016 dell'8 marzo 2017 consid. 2.2). In mancanza di accertamenti sulla durata del trattamento stazionario che sarà eseguito, non vi sono elementi per ritenere in questa fase della procedura che la carcerazione del diritto processuale penale cui è stato sottoposto il ricorrente sia eccessiva secondo l'art. 431 cpv. 2 CPP.