Citation: U 306/06 25.09.2007 E. 7

7.1 In secondo luogo dev'essere rilevato che il dott. Z.________ non afferma, contrariamente a quanto vuol lasciar intendere la Vodese, che il nesso di causalità naturale tra l'infortunio del 3 aprile 1990 e i disturbi di cui soffre e ha sofferto l'assicurata, si sarebbe - da tempo - estinto, bensì che esso non è mai esistito, essendo le turbe di quest'ultima riconducibili a infortuni che risalgono ad un periodo precedente all'entrata in vigore del rapporto assicurativo con la ricorrente. Pure il dott. A._________, affermando di non potersi esprimere sull'esistenza o meno di un nesso di causalità naturale con l'evento in discussione, essendo gli atti non chiari, mette eventualmente in discussione, in generale e sin dall'inizio, l'esistenza del nesso di causalità con l'infortunio; egli non si esprime per contro in alcun modo su un'eventuale estinzione. 7.2 Al riguardo occorre ricordare che con giudizio passato in giudicato del 9 dicembre 1992 il Tribunale cantonale delle assicurazioni aveva stabilito esservi un nesso di causalità naturale con l'evento del luglio 1989, sussunto quale lesione parificabile a infortunio. Inoltre, come già menzionato in precedenza, con pronuncia poi confermata il 26 marzo 1998 dal Tribunale federale delle assicurazioni, l'autorità cantonale aveva pure ritenuto provato, con il grado della verosimiglianza preponderante, che vi era un nesso perlomeno parziale anche tra l'infortunio del 1990 e la ricaduta intervenuta nel 1995. Tali conclusioni, anche se riguardanti aspetti parziali, fondate appunto su giudizi cresciuti in giudicato, non possono più essere messe in discussione in questa sede, essendo anche il rapporto giuridico principale (diritto a prestazioni) passato in giudicato (DTF 125 V 413 consid. 2b pag. 416, già citata). 7.3 Come affermato dalla Corte di prime cure, i giudizi avrebbero eventualmente potuto essere contestati tramite la presentazione di una domanda di revisione. Secondo l' art. 137 lett. b OG (in relazione con l'art. 135 OG) infatti la revisione di una sentenza del Tribunale federale è, tra l'altro, ammissibile quando l'istante, dopo la sentenza, ha conoscenza di fatti nuovi rilevanti o trova prove decisive che non aveva potuto fornire nella procedura precedente. La giurisprudenza ha più volte precisato che solo i fatti già esistenti all'epoca della procedura precedente, che già facevano parte di quella fattispecie, ma che non erano stati allegati poiché ancora non erano noti, malgrado tutta la diligenza, possono essere considerati fatti nuovi ai sensi dell'art. 137 lett. b OG. Inoltre, i fatti nuovi devono essere importanti, vale a dire di natura tale da modificare la fattispecie alla base della sentenza contestata e da condurre a un giudizio diverso in funzione di un apprezzamento giuridico corretto. Le prove devono servire a corroborare sia i fatti nuovi importanti che giustificano la revisione, sia dei fatti che, pur essendo stati conosciuti nella procedura precedente, non avevano potuto essere provati a discapito del richiedente. Se i nuovi mezzi sono destinati a provare dei fatti sostenuti in precedenza, il richiedente deve pure dimostrare di non essere stato in grado di invocarli in tale procedimento. Una prova deve essere considerata concludente quando bisogna ammettere che essa avrebbe condotto il giudice a statuire in modo diverso se egli ne avesse avuto conoscenza nella procedura principale. È decisiva la circostanza che il mezzo di prova non serva solamente all'apprezzamento dei fatti, ma alla determinazione degli stessi. Non basta pertanto che in un nuovo rapporto medico siano apprezzati in modo diverso i fatti; occorrono invece elementi di fatto nuovi, dai quali risulti che le basi della pronunzia impugnata comportavano difetti oggettivi (DTF 127 V 353 consid. 5b pag. 358). 7.4 In concreto tuttavia risulta lampante che la perizia del dott. Z.________ (così come quella del dott. A._________) non comprova né adduce fatti già esistenti al momento della procedura precedente, ma che non erano noti e non hanno potuto essere fatti valere, che avrebbero potuto giustificare una revisione, bensì apprezza in modo differente circostanze già note, negando cioè l'esistenza di un nesso di causalità naturale, ammesso invece ripetutamente da altri esperti rispettivamente affermando che gli atti non permettono di prendere posizione.