Citation: 4C.170/2003 16.02.2004 E. 3

La Corte cantonale ha deciso che l'accordo fissato alla clausola no. 8 è una promessa o un precontratto di compravendita concernente le 35 azioni dell'attore. Analizzando il testo del contratto i giudici cantonali hanno constatato che l'alienazione delle azioni era stata rimandata a un momento successivo alla firma, per cui non poteva trattarsi di un contratto di compravendita. Essi hanno poi escluso che al convenuto fosse stata concessa una semplice opzione, perché in tal caso le parti, entrambe patrocinate da avvocati, avrebbero usato altri termini. Né si poteva ammettere che le parti avessero formulato una semplice ipotesi, giacché la vendita avrebbe dovuto intervenire - come è effettivamente accaduto - solamente qualora non si fossero realizzate le altre due eventualità previste, ossia l'alienazione a terzi oppure lo scioglimento della società. Secondo il convenuto la decisione dei giudici ticinesi viola l'art. 18 CO poiché si fonda su "un'interpretazione puramente grammaticale di un pezzetto di frase della convenzione doc. A punto 8" e trascura diverse circostanze a suo dire determinanti. Dinanzi al Tribunale federale egli ribadisce la tesi secondo la quale l'accordo litigioso gli conferiva un diritto di prelazione oppure un diritto di compera. 3.1 Confrontato con un litigio sull'interpretazione di un contratto, il giudice deve in primo luogo adoperarsi per determinare la vera e concorde volontà dei contraenti (interpretazione soggettiva; art. 18 cpv. 1 CO). In assenza di accertamenti di fatto sulla reale concordanza della volontà delle parti o qualora emerga che una parte non ha compreso la volontà dell'altra, il giudice procede all'interpretazione delle dichiarazioni delle parti secondo il principio dell'affidamento, ovvero secondo il senso che ogni contraente poteva e doveva ragionevolmente attribuire alle dichiarazioni di volontà dell'altro nella situazione concreta (interpretazione oggettiva). Il principio dell'affidamento permette dunque d'imputare a una parte il senso oggettivo della sua dichiarazione, anche se questo non corrisponde alla sua intima volontà. L'interpretazione del contratto giusta il principio dell'affidamento è una questione che riguarda l'applicazione del diritto e può pertanto essere esaminata liberamente nella giurisdizione per riforma. Onde statuire su tale questione occorre comunque fondarsi sul contenuto della manifestazione di volontà e sulle circostanze del caso concreto, che attengono ai fatti (DTF 129 III 118 consid. 2.5 pag. 122 seg. con rinvii). 3.2 In concreto, non avendo l'istruttoria permesso di stabilire quale fosse la reale e concorde volontà delle parti, la Corte cantonale ha interpretato l'accordo in base al principio dell'affidamento. La clausola no. 8 della convenzione sottoscritta dalle parti il 21 maggio 1992 necessita indubbiamente di essere interpretata; l'espressione "provvederà a riscattare" è infatti assai imprecisa, già solo per il verbo utilizzato. Il testo è nondimeno chiaro nella misura in cui permette di escludere la pattuizione di un diritto di prelazione oppure di un diritto di compera. Il primo dà a colui che ne beneficia la facoltà di esigere il trasferimento della proprietà di una cosa non appena il concedente la aliena ad un terzo (DTF 115 II 331 consid. 4a; cfr. Tercier, Les contrats spéciaux, 3a ed., n. 1023 segg.). Il secondo è un diritto d'acquisto subordinato alla condizione potestativa consistente nella dichiarazione d'esercizio che, una volta rilasciata, rende la vendita perfetta (DTF 121 III 210 consid. 3c; cfr. Tercier, op. cit., n. 1007 segg.). La convenzione in discussione non contiene gli elementi né dell'uno né dell'altro negozio giuridico: non vi è menzione del diritto del convenuto di acquisire la proprietà delle 35 azioni soltanto qualora esse fossero alienate a terzi (diritto di prelazione), né tantomeno di divenirne proprietario mediante una semplice dichiarazione d'esercizio (diritto di compera). Per il medesimo motivo non può entrare in considerazione nemmeno il patto d'opzione (Optionsvertrag), con il quale una parte riceve la facoltà di concretizzare per mezzo di una dichiarazione unilaterale un rapporto contrattuale predefinito (DTF 122 III 10 consid. 4b pag. 15); simile patto è del resto equiparabile alla costituzione di un diritto di compera, specialmente quando ha per oggetto il trasferimento della proprietà di una cosa mobile. È altrettanto evidente che la convenzione 21 maggio 1992 non racchiudeva in sé tutti gli elementi di una compravendita vera e propria, dal momento che - come rettamente sottolineato dall'autorità cantonale - l'acquisizione da parte del convenuto era stata rinviata, dovendosi prima sistemare le questioni menzionate alla clausola no. 8 della convenzione, segnatamente i problemi fiscali e pianificatori. Fino a quel momento ("sino alla definizione e concretizzazione del riscatto") i proprietari delle 35 azioni litigiose - B.A.________, D.A.________ e F.A.________ (clausola no. 3) - avrebbero conservato le prerogative degli azionisti della società anonima (clausola no. 10). In definitiva, la qualifica attribuita al contratto dai giudici cantonali è l'unica che si concilia con i termini usati e con il contenuto in genere della convenzione. A.A.________ si è impegnato ad acquistare ("riscattare") e B.A.________, D.A.________ e F.A.________ a vendere 35 azioni al prezzo che sarebbe stato fissato dai due commercialisti predesignati. La compravendita vera e propria sarebbe stata pattuita successivamente, appunto una volta sistemate tutte le faccende preliminari e stabilito il prezzo; le parti avevano anche indicato, nelle grandi linee, la procedura da seguire nonché i criteri che i due periti avrebbero dovuto applicare (clausole no. 8 e 10). In queste circostanze, la Corte cantonale ha considerato a ragione che la promessa conteneva tutti gli elementi essenziali del futuro contratto di compravendita (sulla possibilità di delegare a terzi la determinazione del prezzo si vedano anche Koller in: Basler Kommentar, n. 47 ad art. 184 CO; Schönle in: Zürcher Kommentar n. 86-87 ad art. 184 CO). 3.3 A mente del convenuto, con la convenzione del 21 maggio 1992 le parti intendevano regolare unicamente i rapporti di proprietà delle azioni nell'ambito della divisione ereditaria e rimandare invece l'acquisto da parte sua delle 35 azioni attribuite all'attore al momento nel quale se ne sarebbe conosciuto il valore. Tra i vari elementi che l'autorità avrebbe omesso di considerare a questo proposito egli menziona la denominazione di "accordo quadro" contenuta nelle premesse della convenzione e il fatto che la procedura di riscatto delle 35 azioni era solo una delle tre soluzioni possibili, accanto all'alienazione congiunta a terzi dell'intero pacchetto azionario e alla messa in liquidazione della società. L'obiezione è infondata. D'un canto si può ragionevolmente ritenere che le parti, le quali - secondo gli accertamenti vincolanti della sentenza impugnata (art. 55 cpv. 1 lett. c e 63 cpv. 2 OG) - erano rappresentate da avvocati già al momento della stesura della convenzione, avrebbero formulato in altro modo la prima frase della clausola no. 8 qualora avessero inteso concedere al convenuto la libertà di scegliere se acquistare o no i titoli. Esse avrebbero ad esempio potuto scrivere: "il signor A.A.________ potrà/avrà la facoltà di/se vorrà potrà... riscattare le 35 azioni al portatore". D'altro canto la riserva espressa, sempre alla clausola no. 8, per il caso di vendita dell'intero pacchetto azionario a terzi non inficia affatto la qualifica del contratto operata dai giudici ticinesi: nell'ambito di una promessa di contrarre è senz'altro possibile che le parti prevedano in quali circostanze potranno rinunciare all'esecuzione e quindi alla conclusione della compravendita. Nessuno afferma che tale eventualità si sia verificata; anzi, con l'accettazione dell'incarico da parte dei due commercialisti ha preso inizio la procedura di riscatto secondo la clausola no. 10 della convenzione. Infine, è vero che le parti hanno preso in considerazione la liquidazione della società alla clausola no. 10, ma non, come pretende il convenuto, alla stregua di un'ulteriore facoltà di scelta a lui concessa. Al contrario, gli eredi comproprietari delle 35 azioni si erano impegnati nei confronti del convenuto a non chiedere lo scioglimento della società "sino alla definizione e concretizzazione del riscatto", a condizione che questo fosse intervenuto entro una certa data. In altre parole, a questi eredi era preclusa la possibilità di ostacolare la "procedura di riscatto" con la messa in liquidazione della società. Tale patto rafforza la convinzione che l'acquisto delle azioni da parte del convenuto fosse l'obiettivo principale che le parti si erano prefisse. 3.4 Il convenuto enumera poi altre circostanze che la Corte cantonale avrebbe trascurato: una "quarta ipotesi" consistente nella vendita del 35% del pacchetto azionario a terzi, ventilata in uno scritto del 31 maggio 1994 della controparte; l'interessamento costante di quest' ultima sull'andamento economico della società, anche dopo la data determinante per la valutazione delle azioni; la sua comunicazione che lo scioglimento della società e la vendita a terzi della partecipazione sarebbero divenuti inevitabili se la procedura di riscatto non fosse stata conclusa entro il 30 settembre 1994; la richiesta del 22 gennaio 1998 di interporre opposizione a un precetto esecutivo notificato alla società; il manifesto squilibrio di diritti e obblighi delle due parti secondo l'interpretazione data dai giudici cantonali alla convenzione, che permetteva all'attore di scegliere tra la vendita di 35 azioni al convenuto, la vendita delle medesime azioni a terzi, la vendita a terzi dell'intero pacchetto azionario e la messa in liquidazione della società. Eccezion fatta per l'ultimo, si tratta di argomenti che non possono essere tenuti in considerazione siccome fondati su fatti tratti da documenti e testimonianze privi di riscontro negli accertamenti di fatto contenuti nella sentenza impugnata, i soli che il Tribunale federale può considerare nel quadro della procedura di riforma (art. 55 cpv. 1 lett. c e 63 cpv. 2 OG; cfr. DTF 127 III 248 consid. 2c con rinvii). Quanto all'asserita disparità delle prestazioni, essa non sussisteva affatto se si valuta la convenzione oggettivamente. Non è solo il convenuto ad aver promesso di comperare: le parti si erano promesse reciprocamente di contrarre una compravendita. Ciò significa che l'attore, insieme con gli eredi che stavano dalla sua parte, si era impegnato a vendere; non solo, essi - a differenza del convenuto - avevano pure rinunciato espressamente alla facoltà di richiedere per un certo tempo la liquidazione della società. Contrariamente a quanto scrive il convenuto, la convenzione non concedeva neppure alla sua controparte il diritto di vendere le 35 azioni a terzi; essa ricordava semplicemente che le parti, congiuntamente, avrebbero potuto decidere di vendere a terzi l'intero pacchetto azionario. 3.5 In conclusione, l'interpretazione normativa della convenzione 21 maggio 1992 contenuta nella sentenza impugnata resiste alla critica. Contrariamente a quanto asserito nel ricorso, qualificando la predetta convenzione quale promessa di contrarre una compravendita (art. 22 cpv. 1 e 184 segg. CO) i giudici ticinesi non hanno violato il diritto federale.