Citation: 5A_956/2018 E. 4.3.2

4.3.2. Questa censura, di ardita motivazione e ardua comprensione, soffre di diverse pecche, a cominciare da quella - comune alla prima censura - del poco chiaro rapporto fra i due diritti costituzionali invocati. Secondariamente, essa poggia sull'assunto - già smentito - secondo il quale il Tribunale di appello avrebbe lasciato trasparire che il ricorrente si sia reso colpevole di comportamenti penalmente reprensibili: l'erroneità del presupposto rende di per sé caduca la censura. Come è già stato indicato ( supra consid. 4.2.2 in fine), e contrariamente a quanto egli ribadisce, il Tribunale di appello ha giustificato l'attribuzione dell'immagine di "squalo" al ricorrente - rispettivamente non ha ritenuto tale immagine, veicolata dal servizio giornalistico, lesiva della personalità di lui - in ragione della connotazione eticamente problematica dell'attività da lui svolta quale CEO della D.________SA a Singapore, non - nemmeno implicitamente - con riferimento a qualsivoglia connotazione penale di tale comportamento. In terzo luogo, sollevando la questione a sapere se il Tribunale di appello non avrebbe dovuto tematizzare la necessità di indicare nel servizio giornalistico il rispetto del principio della presunzione di innocenza senza evocare la violazione di un proprio diritto costituzionale, il ricorrente, oltre ad avvalersi di un argomento che non emerge dalla sentenza impugnata, dunque nuovo e come tale inammissibile (DTF 143 III 290 consid. 1.1), non formula una censura conforme alle esigenze di motivazione ripetutamente indicate ( supra consid. 1.2.1).