Citation: 1P.747/2003 23.02.2004 E. 2

2.1 La Corte cantonale ha ritenuto l'istanza di promozione dell'accusa non sufficientemente precisa riguardo alle ipotesi accusatorie e ai seri indizi di colpevolezza e, rilevato ch'essa non poteva sostituirsi in tale ambito agli istanti, l'ha dichiarata irricevibile. La CRP ha rilevato che nell'istanza i ricorrenti si sono limitati ad affermare che, anche volendo sottoscrivere il modo di vedere del PP, rimaneva aperta la questione di sapere se i bagnini abbiano violato una norma penale, accennando in merito ai reati di omissione di soccorso e/o falsa testimonianza. 2.2 I ricorrenti sono legittimati a far valere che la loro istanza non sarebbe stata esaminata a torto nel merito. Quando l'ultima Autorità cantonale dichiara, come nella fattispecie, un ricorso irricevibile per ragioni formali e non procede all'esame di merito, il ricorrente deve tuttavia addurre perché l'Autorità avrebbe accertato in modo arbitrario l'assenza dei presupposti formali, in concreto quelli previsti dall'art. 186 CPP/TI (DTF 118 Ib 26 consid. 2b, 134 consid. 2). 2.3 I ricorrenti criticano la decisione impugnata, definendola arbitraria e carente di motivazione. Essi adducono d'aver indicato, nella loro istanza, due ipotesi di reato (omissione di soccorso e/o falsa testimonianza): precisano di non aver richiamato quella di omicidio colposo, riservandosi d'invocarla, se del caso, a dipendenza delle risultanze della richiesta completazione delle informazioni preliminari. Rilevano d'aver chiesto la riaudizione di determinati testimoni e di procedere alla ricerca di eventuali altre persone che avessero assistito al sinistro. A loro dire, l'interrogatorio di due ragazze, che avrebbero visto una persona in difficoltà e segnalato l'episodio ai bagnini, che non sarebbero intervenuti, o comunque lo avrebbero fatto solo tardivamente, non avrebbe dovuto essere effettuato dalla polizia, ma da parte di personale specializzato, segnatamente da parte di uno psicologo; ciò a maggior ragione vista la giovane età delle testimoni e la circostanza che queste erano andate a nuotare al lago disattendendo un divieto dei loro genitori. Le due ragazze non avrebbero avuto alcun interesse a inventare una siffatta storia, a riferirla ai loro insegnanti e a una conoscente e, dopo un anno, a confermarla dinanzi alla polizia. Secondo i ricorrenti, le contraddizioni e le imprecisioni sugli orari, le versioni contrastanti sul loro agire, su quello dei bagnini e sulle postazioni di questi ultimi, non muterebbero il fatto che le due testimoni hanno dichiarato di aver visto una persona in difficoltà e d'aver allarmato i bagnini, anche se questi negano che qualcuno avrebbe segnalato loro una situazione anomala e, di conseguenza, di non essere intervenuti. 2.4 Dagli accertamenti medico-legali esterni, esperiti dall'Istituto cantonale di patologia di Locarno, risulta che la vittima era entrata in acqua verso le ore 16.00: le ricerche, scattate verso le 21.00 dopo il suo mancato rientro al domicilio, si sono concluse la mattina seguente con il ritrovamento del cadavere al largo del lago. Si rileva inoltre che la vittima, ottima nuotatrice secondo il padre, era affetta da diabete insulinodipendente ed epilessia e che, a causa di queste patologie, soffriva di crisi ipoglicemiche ed epilettiche. È stato ritenuto attendibile, che il decesso sia stato causato da insufficienza cardiorespiratoria acuta da asfissia meccanica violenta per annegamento; è stata per contro esclusa con certezza l'azione di terzi e rilevato che non sussistevano elementi contrastanti un'ipotesi di natura accidentale. 2.5 Sulla base della segnalazione dell'11 giugno 2003 dei ricorrenti, il PP aveva assunto ulteriori informazioni preliminari, segnatamente l'audizione delle due ragazze che si trovano al Lido, come pure l'interrogatorio della docente cui esse avevano riferito l'episodio, di altri testimoni e, nuovamente, dei due bagnini. Il decreto di non luogo a procedere si limita a rilevare che, anche in seguito a tali accertamenti, non emergono responsabilità a carico di terzi in nesso causale con la morte della donna: il PP non ha tuttavia proceduto a una valutazione delle contrapposte dichiarazioni delle ragazze, concernenti un'asserita omissione di soccorso, e quelle dei bagnini, né ha spiegato perché, sulla base di un apprezzamento anticipato delle prove, non sarebbe stato necessario assumerne altre. Certo, nel rapporto di complemento, la polizia cantonale esprimeva, in maniera generica, seri dubbi sulla compatibilità dell'avvenimento descritto dalle testimoni (in particolare riguardo all'orario, alle versioni contrastanti sul loro agire, su quello dei bagnini e sulle relative postazioni) con quanto realmente avvenuto. Spettava nondimeno al PP esprimersi al riguardo, come pure sulla circostanza che la vittima, secondo le testimoni, nuotasse fuori dal limite consentito (linea esterna dei galleggianti).