Citation: 1B_532/2021 E. 3.3

3.3. Il ricorso si incentra del resto su una pretesa applicazione estensiva dell'art. 349 CPP, secondo cui se il caso non è ancora maturo per la pronuncia di merito, il giudice decide di completare le prove e di riaprire il dibattimento. Nelle osservazioni inoltrate alla CRP, il giudice, richiamando l'art. 143 cpv. 5 CPP relativo allo svolgimento dell'interrogatorio, ha indicato che la criticata prevista audizione si fonda sulla necessità di chiarire le contraddizioni sollevate dal difensore, nonché sulla base dell'art. 139 cpv. 1 CPP, secondo cui per l'accertamento della verità le autorità penali si avvalgono di tutti i mezzi di prova leciti e idonei. Nel procedimento penale si applica iI principio inquisitorio, secondo il quale le autorità penali accertano d'ufficio tutti i fatti rilevanti per il giudizio, sia riguardo al reato sia riguardo all'imputato (art. 6 cpv. 1 e art. 341 cpv. 3 CPP), esaminando con la medesima cura le circostanze a carico e a discarico (art. 6 cpv. 2 CPP). La determinazione dei fatti rilevanti riveste un'importanza centrale. Al riguardo, allo scopo di ricercare la verità materiale, è necessario che il tribunale adotti un ruolo attivo nell'assunzione delle prove. Il principio inquisitorio si applica quindi sia alle autorità di perseguimento penale che ai tribunali. Solo se il tribunale adempie il suo obbligo di determinare d'ufficio i fatti, può ritenere un fatto come provato o no e, in applicazione del principio della libera valutazione delle prove, fondarvi una decisione (sentenza 6B_257/2020 del 24 giugno 2021 consid. 5.3.1 destinata a pubblicazione e rinvii; DTF 144 I 234 consid. 5.6.2; sentenza 6B_1087/2019 del 17 febbraio 2021 consid. 1.2.1). Il tribunale deve, se necessario, assumere nuove prove, completare quelle incomplete e riassumere quelle non assunte regolarmente nella procedura preliminare (art. 343 CPP; DTF 144 I 234 consid. 5.6.2; cfr. anche DTF 143 IV 288 consid. 1.4.1; 143 IV 214 consid. 5.4). L'assunzione di prove da parte del giudice conformemente alla legge, così come prevista dal CPP anche in assenza del pubblico ministero, come nel caso in esame, non implica di per sé una prevenzione del giudice, visto ch'egli è tenuto a espletare la procedura probatoria al dibattimento, indipendentemente dalla presenza o meno del pubblico ministero (DTF 144 I 234 consid. 5.7). Ora, contrariamente alla congettura ricorsuale, dal fatto di interrogare il caporale di polizia in contraddittorio alla presenza del ricorrente e del suo difensore non discende affatto che, oggettivamente, l'esito del processo non rimarrebbe aperto, dopo una valutazione globale di tutte le risultanze probatorie. Non è neppure ravvisabile che il giudice si sarebbe già formato un'opinione definitiva e immutabile perché ha dato seguito alle critiche del ricorrente, che contesta la mancata assunzione di un mezzo di prova, per poi criticarne la sua acquisizione in seguito alla sua implicita richiesta. In effetti, qualora dovessero risultare eventuali contraddizioni tra il rapporto e le dichiarazioni del teste, il giudice dovrà tenerne conto, motivo per cui l'esito del processo appare ancora aperto. Nel caso in esame non si tratta infatti di esaminare se l'art. 349 CPP è stato applicato o meno in maniera corretta, ma soltanto di vagliare se sussistano fondati motivi di ricusa.