Citation: 1P.602/2003 23.02.2004 E. 1

3.2 Nella domanda d'indennità del 5 novembre 1999 l'istante ha sostenuto genericamente di non disporre della documentazione riguardante le spese della difesa, limitandosi a rilevare che la maggior parte degli atti erano stati eseguiti dai suoi patrocinatori più di dieci anni prima. Egli non ha indicato alcunché riguardo all'attività dei legali, né si è confrontato con le diverse fasi della procedura penale, accennando alle operazioni che sarebbero state necessarie e fornendo al giudice perlomeno delle indicazioni che potessero facilitare la determinazione degli oneri della difesa. Certo, visto il lungo tempo trascorso dall'avvio del procedimento, la raccolta di tutta la documentazione, in particolare relativamente al mandato del primo difensore, nel frattempo deceduto, poteva risultare difficoltosa. Questa circostanza non dispensava tuttavia l'istante dal fare il possibile per ricostruire, sulla base degli atti del procedimento penale, perlomeno una parte delle operazioni svolte ed esporre gli indizi che avrebbero permesso ai giudici di perlomeno stimare il dispendio causato dalla procedura (cfr. Brehm, op. cit., n. 52 all'art. 42). Poteva del resto essere ragionevolmente preteso dal ricorrente ch'egli indicasse quantomeno le operazioni svolte dall'attuale suo patrocinatore, invero non tutte effettuate oltre dieci anni prima della presentazione della domanda d'indennità. Come riconosce il ricorrente, per la fissazione del tempo necessario alla trattazione della pratica non è invero decisivo l'impiego temporale effettivo, ma il dispendio medio che un avvocato avrebbe profuso, secondo la normale esperienza, nell'esecuzione di un mandato di complessità analoga (cfr. Rep. 1998, n. 126, pag. 381, consid. 4.2). Tale giurisprudenza, che si riferisce peraltro al caso - qui non realizzato - in cui il dispendio orario esposto dal legale nella nota professionale risulti eccessivo e si giustifichi quindi una sua riduzione, non esonera tuttavia l'istante dall'obbligo di fornire ai giudici concrete indicazioni sulle operazioni svolte dal legale alfine di permettere un apprezzamento effettivo del dispendio lavorativo. 3.3 Il principio inquisitorio, invocato dal ricorrente, ha una portata determinata dal diritto cantonale, sicché la sua applicazione è esaminata dal Tribunale federale sotto il ristretto profilo dell'arbitrio (cfr. sentenza 2P.290/1990 del 20 novembre 1991, consid. 3c, pubblicata in StE 1993, B 93.3, n. 4). Ora, nella procedura d'indennità retta dagli art. 317 segg. CPP/TI, il principio inquisitorio trova un'applicazione limitata, considerato che - come si è visto - l'onere della prova spetta all'istante e che la domanda d'indennità deve essere documentata e fondata su fatti precisi (Rep. 1998, n. 126, pag. 380, consid. 3). Il principio non dispensa peraltro la parte dal suo obbligo di collaborare all'accertamento dei fatti, segnatamente dall'onere di provare quanto sia in sua facoltà (DTF 120 V 357 consid. 1a e rinvii). Nelle esposte circostanze, la Corte cantonale non ha arbitrariamente disatteso il principio per non avere reso attento l'istante delle carenze probatorie della domanda d'indennità. Ne consegue che la CRP non è quindi incorsa nell'arbitrio né ha abusato del suo potere d'apprezzamento ritenendo non realizzati gli estremi per applicare l'art. 42 cpv. 2 CO e negando la rifusione delle spese di patrocinio siccome non documentate.