Citation: 1P.243/2005 06.06.2005 E. 5

5.1 Il ricorrente ritiene l'art. 46 cpv. 1 CPP/TI, secondo cui la domanda di ricusa deve essere presentata entro cinque giorni dalla conoscenza del motivo di ricusa, lesivo degli art. 30 Cost. e 6 n. 1 CEDU e pertanto incostituzionale. Critica essenzialmente il fatto che la norma cantonale preveda un termine perentorio troppo breve per fare valere il motivo di ricusa, se applicato indipendentemente dalle circostanze concrete. Secondo il ricorrente si giustificherebbe di considerare improponibile un'istanza di ricusa solamente quand'essa sia presentata in modo contrario al principio della buona fede, segnatamente quando l'interessato sia già passato, senza introdurla, ad atti successivi nella procedura. 5.2 Nell'ambito di un ricorso di diritto pubblico contro un atto concreto è ammissibile fare valere anche l'incostituzionalità della norma applicata (controllo accessorio della norma). Il Tribunale federale non ne esamina tuttavia la conformità alla Costituzione con riguardo a tutte le fattispecie possibili, ma unicamente nell'ottica del caso concreto e, qualora la critica si dimostrasse fondata, annulla solamente l'atto concreto, non invece la norma litigiosa sulla quale è basato (DTF 128 I 102 consid. 3, 124 I 289 consid. 2 e rinvio). Spetta in primo luogo al diritto procedurale cantonale disciplinare i diritti processuali delle parti in generale e le modalità per invocarli in particolare. La protezione giuridica assicurata direttamente dalla Costituzione entra quindi in discussione solo quando le garanzie offerte dal diritto cantonale si rivelino insufficienti: ciò vale anche per il diritto di essere giudicato da un tribunale indipendente e imparziale sancito dagli art. 30 cpv. 1 Cost. e 6 n. 1 CEDU, norme che hanno una portata sostanzialmente analoga (DTF 124 I 121 consid. 2, 131 I 24 consid. 1.1 e rinvii). I Cantoni possono quindi di principio esigere per l'esercizio di detti diritti il rispetto di certe norme, in particolare che le istanze di ricusazione siano presentate nelle forme e entro termini determinati (DTF 118 Ia 282 consid. 5a, 124 I 121 consid. 2). Ora, esigendo che la domanda di ricusa sia presentata entro cinque giorni dalla conoscenza del motivo di ricusa, l'art. 46 cpv. 1 CPP/TI disciplina esplicitamente la questione del termine entro il quale fare valere il diritto a un giudice indipendente e imparziale. Premesso che né l'art. 30 Cost. né l'art. 6 n. 1 CEDU si oppongono di principio alla perenzione del diritto di ricusa (DTF 118 Ia 282 consid. 6a, 126 III 249 consid. 3c), la norma cantonale non impedisce né ostacola in modo insostenibile l'interessato dall'invocare tempestivamente i suoi diritti. Seppur breve, il termine di cinque giorni è giustificato da ragioni di economia processuale, di sicurezza del diritto e di celerità, visto che l'esistenza di un motivo di ricusa comporterebbe di massima lo stralcio dalla procedura degli atti compiuti dal magistrato in questione dopo la domanda di ricusazione (DTF 119 Ia 13 consid. 3a). D'altra parte, anche secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, eventuali motivi di esclusione o ricusazione devono essere fatti valere non appena possibile, alla prima occasione utile dopo averne avuto conoscenza (DTF 124 I 121 consid. 2 e rinvio). In tali circostanze, l'art. 46 cpv. 1 CPP/TI non viola quindi la garanzia costituzionale.