Citation: 5A_947/2020 E. 4.4.1

4.4.1. A suo dire, dagli atti istruttori sino a quel momento esperiti emergeva senza ombra di dubbio l'esistenza di un conto clienti a lei riconducibile. Sarebbe inoltre stato palese: che la documentazione della fiduciaria era stata sequestrata dagli inquirenti penali, che l'avevano in seguito fatta pervenire agli inquirenti italiani senza estrarne copia; che il figlio della ricorrente, D.________, gestiva i conti dei clienti della fiduciaria; che una sentenza di New York aveva sancito l'obbligo dello Stato argentino di rimborsare le obbligazioni in questione. A suo dire, dunque, la testimonianza del figlio avrebbe permesso di accertare che ella non aveva sotto mano la documentazione suscettibile di dimostrare l'investimento presso la società ove il figlio era direttore. Il rifiuto di assumere ogni prova che non fosse direttamente idonea a "dimostrare l'esistenza del contratto di deposito dei titoli con la convenuta nel quadro del quale quest'ultima avrebbe acquisito le obbligazioni oltre all'assolvimento dei propri obblighi in particolare il versamento del prezzo di acquisto dei titoli e la relativa commissione alla banca" violerebbe pertanto l'art. 152 CPC. In particolare, incombeva alla ricorrente unicamente dimostrare che la società aveva inserito nello stato patrimoniale del suo conto quale cliente le obbligazioni oggetto della rivendicazione. Ai giudici spettava di assumere "tutte le prove che potenzialmente potevano fornire quanto meno degli elementi indizianti o delle prove parziali, la cui rilevanza poteva assurgere a prova piena in una valutazione globale e comparativa", tanto più che la ricorrente si trovava in una situazione di emergenza probatoria.