Citation: 4C.111/2005 09.08.2005 E. 6

La sola censura concernente il diritto si trova nella parte iniziale del gravame, laddove la convenuta adduce che l'autorità cantonale avrebbe violato il diritto federale, segnatamente l'art. 67 cpv. 1 lett. f LDA, per non avere "rilevato con la necessaria certezza (...) la conoscenza - anche nella forma del dolo eventuale - da parte della società A.________S.r.l., rispettivamente dei suoi organi, che il bene in questione fosse protetto dalla legislazione svizzera". Questo argomento merita un approfondimento. 6.1 Giusta l'art. 67 cpv. 1 lett. f LDA "A querela della parte lesa, è punito con la detenzione fino a un anno o con la multa chiunque intenzionalmente e illecitamente: (...) f. offre al pubblico, aliena o mette altrimenti in circolazione esemplari di un'opera". Come rettamente osservato anche dall'autorità cantonale, l'intenzionalità ai sensi della citata norma presuppone l'esistenza di una consapevolezza e di una volontà, se del caso nella forma del dolo eventuale, sia riguardo all'atto lesivo del diritto d'autore sia riguardo alla protezione della quale fruisce il bene immateriale (Alois Troller, Immaterialgüterrecht, vol. II, 3a ed., 1985, pag. 1001). A questo proposito i giudici cantonali hanno rilevato che, in concreto, "non si può escludere che in particolare gli organi della convenuta - in quanto persone cognite del mercato specifico - fossero al corrente della protezione giuridica di cui godevano e godono sul territorio svizzero i mobili in discussione messi in commercio dall'attrice". Ora, la locuzione "non si può escludere" pone un'alternativa: è possibile che gli organi sapessero che i mobili commerciati dall'attrice fossero protetti così come è altrettanto possibile ch'essi ne fossero ignari. La circostanza è determinante perché nel primo caso vi sarebbe consapevolezza penale, nel secondo invece no. 6.2 Già si è detto che l'infrazione dell'art. 67 cpv. 1 lett. f LDA può essere commessa anche per dolo eventuale. Ciò significa che l'agente non deve avere la certezza dell'esistenza di una protezione: basta ch'egli fosse consapevole del fatto che gli elementi oggettivi del reato potevano essere realizzati e avesse accettato questo risultato per il caso che si fosse prodotto (Alois Troller, loc. cit.; Kamen Troller, Manuel du droit suisse des biens immatériels, vol. II, 2a ed. 1996, pag. 1064; sulla nozione di dolo eventuale cfr. DTF 131 IV 1 consid. 2.2 pag. 4 con rinvii e sentenza inedita del 16 ottobre 2003 nella causa 6P.94/2003 consid. 8.5.1). In concreto, pur evocando la necessità del requisito soggettivo dell'intenzionalità rispettivamente del dolo eventuale per poter ammettere l'infrazione contemplata dall'art. 67 cpv. 1 lett. f LDA, la Corte cantonale non ha accertato che la convenuta o i suoi organi ritenevano possibile (non escludevano) l'esistenza di una protezione dei diritti immateriali dell'attrice; in sostanza hanno lasciato aperta la questione, giungendo alla conclusione che la conoscenza di tale fatto da parte della convenuta non è da escludere, ma potrebbe anche fare difetto. L'attrice osserva a ragione che ciò che l'agente sapeva, voleva e aveva preso in conto riguarda in linea di principio la sfera interna e attiene al fatto (DTF 125 IV 242 consid. 3b pag. 252). L'assenza di un accertamento preciso concernente questo fatto impedisce però al Tribunale federale di verificare l'applicazione del diritto federale. Di conseguenza, entro questi limiti, la censura secondo la quale la Corte ticinese avrebbe violato l'art. 67 cpv. 1 lett. f LDA è fondata. 6.3 La pronunzia cantonale si scontra anche contro l'art. 8 CC nella misura in cui i giudici cantonali, invece di accertare per convincimento intimo l'esistenza o l'inesistenza di un fatto, hanno emesso una sorta di giudizio di probabilità (cfr. DTF 128 III 271 consid. 2b/aa pag. 275). 6.4 Da quanto appena esposto discende che la sentenza impugnata deve essere annullata e la causa rinviata all'autorità ticinese affinché siano completati gli accertamenti concernenti la conoscenza da parte della convenuta o dei suoi organi della protezione della quale fruivano in Svizzera i mobili dell'attrice e valuti poi, sulla base del risultato di tali accertamenti, se il suo comportamento fosse potenzialmente punibile secondo l'art. 67 cpv. 1 lett. f LDA. Il completamento riguarderà soltanto questo elemento soggettivo dell'infrazione. Per quanto riguarda gli altri requisiti - oggettivi e soggettivi - il ricorso per riforma risulta infatti, come detto, irricevibile. Il calcolo della decorrenza della prescrizione quinquennale non è invece stato oggetto di contestazione.