Citation: 5A_605/2012 E. 4.1

4.1. Essa ha osservato che in sede di reclamo l'escusso non ha più riproposto l'eccezione presentata in prima istanza secondo la quale C.________ Fund da un lato non sarebbe un trust ai sensi dell'art. 149a LDIP (RS 291) e dall'altro sarebbe comunque nel frattempo stato liquidato. Il Tribunale d'appello ha in ogni modo valutato che tale eccezione non era stata resa verosimile dall'escusso, il quale segnatamente non ha spiegato perché ha firmato ben due volte atti giuridici in cui C.________ Fund era chiaramente indicato quale parte creditrice e non ha sostanziato con indizi oggettivi e concreti l'asserita liquidazione successiva del trust. Il ricorrente lamenta un accertamento dei fatti inesatto e la violazione dell'art. 326 cpv. 1 CPC (RS 272). Dato che tale norma proibisce nuove conclusioni, nuovi fatti o nuovi mezzi di prova nella procedura di reclamo, egli sostiene - in sostanza - che dinanzi al Tribunale d'appello non avrebbe in ogni modo potuto rinunciare ad eccezioni fatte valere in prima sede. L'autorità inferiore, a suo dire, non poteva pertanto reputare che egli avesse ritirato l'eccezione e riconosciuto l'esistenza di C.________ Fund quale trust ai sensi dell'art. 149a LDIP. La critica, peraltro di difficile comprensione, si rivela inammissibile per la sua carente motivazione. Il ricorrente ignora infatti completamente l'argomentazione della sentenza impugnata secondo cui l'eccezione va respinta per il fatto che non è stata resa verosimile. L'autorità inferiore ha, in altre parole, lasciato aperta la questione di una possibile tacita rinuncia all'eccezione da parte dell'escusso.