Citation: 4A_218/2010 06.10.2010 E. 4

Occorre segnatamente stabilire se la ricorrente è tenuta a risarcire il danno cagionato dall'inottemperanza dell'accordo dell'8 maggio 1998 oppure del contratto originario del 12 febbraio 1998. La risposta a tale quesito dipende dalla questione di sapere se alla seconda pattuizione debba essere riconosciuto effetto novatorio - come preteso dalla ricorrente - oppure no. 4.1 Giusta l'art. 116 cpv. 1 CO l'estinzione di un debito precedente mediante la creazione di uno nuovo non si presume. In caso di litigio, spetta dunque a chi se ne prevale, dimostrare la volontà delle parti di annullare il precedente accordo e di sostituirlo con quello nuovo (animus novandi; DTF 135 V 124 consid. 4.2 pag. 130). Nella fattispecie in rassegna, il Tribunale d'appello ha stabilito che la ricorrente, gravata dall'onere probatorio, non ha fornito la prova inequivocabile dell'animus novandi delle parti in relazione alla stipulazione del nuovo accordo. 4.2 Dato che la "disdetta unilaterale" del contratto del 12 febbraio 1998 non era valida - hanno premesso i giudici d'appello - l'opponente avrebbe legittimamente potuto esigere dalla ricorrente l'adempimento del contratto rispettivamente il pieno risarcimento del danno cagionato dalla sua preannunciata inadempienza. Considerato che si era già approvvigionata sul mercato in vista dell'esecuzione del contratto e che intendeva proseguire i rapporti commerciali con la ricorrente, essa ha invece optato per la ricerca di una soluzione transattiva, dichiarandosi disposta a ridiscutere i termini contrattuali e accettando un chiaro peggioramento della sua posizione (riduzione dei quantitativi compravenduti e del prezzo, prolungamento dei termini di pagamento), concretizzatasi nell'accordo dell'8 maggio 1998, che emblematicamente riportava lo stesso numero del precedente contratto, n. xxx, con l'aggiunta di una semplice "A". In queste circostanze, la Corte cantonale ha definito sorprendente la scelta della ricorrente di negare lo scopo transattivo di questo nuovo accordo. Nonostante l'esistenza di una novazione sia frequente in caso di sottoscrizione di un accordo transattivo, la ricorrente avrebbe dovuto essere cosciente che in concreto l'accordo non aveva carattere novatorio - viste le condizioni di estremo favore spuntate con l'accordo transattivo senza alcun apparente vantaggio o contropartita per l'opponente, la quale ha accettato un peggioramento della sua situazione (perdita secca di US$ 23'100.-- sui quantitativi venduti, un peggioramento dei termini di pagamento e soprattutto problemi di rivendita delle rimanenti 1'800 tonnellate) - e che dunque in caso di nuovo inadempimento da parte sua sarebbe stato ripristinato il contratto precedente, tanto più che questa eventualità era stata chiaramente specificata nelle missive del legale dell'opponente, versate agli atti sub doc. H1-H3. 4.3 La ricorrente contesta recisamente le considerazioni formulate dai giudici ticinesi. Ancora una volta, però, a sostegno dei suoi argomenti adduce fatti che trovano solo parzialmente riscontro nella sentenza impugnata, senza sostenere di averli già debitamente allegati in sede cantonale né indicare quali sarebbero i mezzi di prova arbitrariamente negletti dal Tribunale d'appello, suscettibili di confortare le sue asserzioni, ciò che impedisce di tener conto di parte suoi argomenti (cfr. consid. 2.2 e 3.4.3). 4.3.1 In primo luogo reputa perfettamente valida la disdetta notificata il 7 aprile 1998, accettata dalla controparte. Avendo appreso che agli inizi d'aprile la nave non era ancora partita, essa aveva disdetto l'ordine di acquisto e il contratto del 12 febbraio 1998; l'andamento del mercato per il continuo ribasso del prezzo delle lamiere portava infatti a vendite rapide a prezzi scontati, di modo che il presumibile ritardo dell'arrivo della nave rappresentava un rischio troppo grande. Quest'argomentazione è votata all'insuccesso. L'affermazione secondo la quale l'opponente avrebbe accettato la sua "disdetta" si scontra con l'accertamento contrario contenuto nella decisione impugnata, giusta il quale l'opponente ha sempre contestato l'iniziativa della ricorrente, non da ultimo con la lettera del 23 aprile 1998 (cfr. consid. A.A). Per quanto concerne la data di partenza della nave, giova invece ricordare che nel contratto del 12 febbraio 1998 le parti avevano pattuito che la merce sarebbe stata caricata tra il mese di aprile e il 15 maggio 1998, ragione per cui il fatto che il 7 aprile la nave non fosse ancora salpata non poteva giustificare la rescissione del contratto. Va detto che nel suo scritto la ricorrente non ha nemmeno accennato a tale questione, dicendosi semplicemente impossibilitata a confermare l'accordo concluso il 12 febbraio 1998, "visto l'andamento del mercato e il continuo ribasso del prezzo delle lamiere". In queste circostanze, la decisione dei giudici ticinesi merita di essere condivisa: la ricorrente non poteva recedere dal contratto solo perché questo non era più per lei economicamente interessante. 4.3.2 La ricorrente non può essere seguita nemmeno laddove sostiene che, in ogni caso, le parti avrebbero deciso di comune accordo di formalizzare un nuovo accordo in sostituzione del primo. L'assenza di una volontà dell'opponente di concludere un accordo con effetto novatorio è palese, già perché espressa in ciascuna delle tre lettere da lei inviate alla ricorrente nel quadro delle trattative in vista del secondo contratto e versate agli atti sub doc. H1-H3. È vero che la ricorrente non ha sottoscritto nessuna di esse per accettazione, limitandosi a firmare unicamente lo scritto inviato unitamente al contratto dell'8 maggio 1998, contenente la clausola di pagamento esaminata al considerando precedente; è però altrettanto vero - come rilevato dai giudici ticinesi - che in quest'ultimo scritto l'opponente ha rinviato alla "precedente corrispondenza e accordi". Come pertinentemente evidenziato in sede cantonale, inoltre, in considerazione del principio della buona fede negli affari commerciali, la ricorrente avrebbe se del caso dovuto rifiutare esplicitamente le condizioni proposte dalla controparte, rispettivamente esigere l'inserimento di una clausola secondo la quale il contratto dell'8 maggio 1998 annullava e sostituiva il precedente, per permettere alla controparte di valutare l'opportunità del mantenimento dell'offerta transattiva; quand'anche sottoscritto nell'interesse di entrambe le parti, intenzionate a proseguire i loro rapporti commerciali, l'opponente aveva infatti fatto significative concessioni a favore della ricorrente, accettando sia una riduzione del prezzo che delle quantità della merce. La ricorrente ha invece accettato l'accordo dell'8 maggio 1998, recante il n. xxx, come quello originario, con l'aggiunta di una semplice "A", ben sapendo che la controparte non aveva mai avuto l'intenzione di conferirgli effetto novatorio. 4.4 Alla luce di tutto quanto esposto, la decisione della Corte cantonale secondo la quale la ricorrente non ha provato che in modo non equivoco che la transazione avesse carattere novatorio, non appare manifestamente insostenibile.