Citation: 2A.496/2001 16.08.2002 E. 3

3.1 La ricorrente sostiene in primo luogo che la decisione resa il 19 ottobre 2000 dall'Ufficio della caccia e della pesca del Cantone Ticino sarebbe nulla, perché emanata da un'autorità incompetente. Afferma dunque che il Tribunale cantonale amministrativo, avendo tralasciato di rilevare tale nullità, sarebbe incorso in una violazione del divieto d'arbitrio (art. 9 Cost.) ed avrebbe disatteso il principio costituzionale di legalità. A suo dire, in base al diritto cantonale applicabile, l'autorizzazione litigiosa poteva essere rilasciata unicamente dall'Ufficio del veterinario cantonale. 3.2 Il Tribunale cantonale amministrativo ha sostanzialmente riconosciuto, sia nella sentenza impugnata che nelle sue osservazioni al ricorso in esame, la mancanza di competenza dell'Ufficio cantonale della caccia e della pesca ad emanare delle decisioni come quella qui in discussione. Esso ha ricordato che in forza degli art. 12 cpv. 1 RALCC e 12 cpv. 2 RLALPDA, le domande di autorizzazione per tenere in cattività animali selvatici vanno in ogni caso presentate all'Ufficio del veterinario cantonale. Analizzando la sistematica degli art. 25 LCC, 12 cpv. 2 RALCC e 12 cpv. 1 RLALPA, i giudici cantonali hanno poi accertato che il legislatore ticinese ha inteso attribuire al suddetto Ufficio cantonale la competenza generale ad emanare le decisioni autorizzative che rientrano contemporaneamente nel campo di applicazione della legislazione sulla caccia e di quella sulla protezione degli animali; dal canto suo invece l'Ufficio della caccia e della pesca dispone soltanto di una competenza sussidiaria, limitata ai casi in cui la legislazione in materia di protezione degli animali non trova applicazione. Sempre secondo la Corte cantonale, dal momento che nel caso concreto starne e fagiani sarebbero detenuti a titolo professionale - la circostanza è però contestata nel ricorso - non vi è alcun dubbio che la competenza a decidere in merito alla richiesta della ricorrente apparteneva all'Ufficio del veterinario cantonale, non all'Ufficio caccia e pesca. Tuttavia, tale difetto di competenza avrebbe unicamente carattere formale e sarebbe quindi sprovvisto di qualsiasi incidenza pratica, dal momento che entrambe le predette autorità sono comunque tenute per legge a pronunciarsi sulla questione, per emettere formalmente una decisione oppure per esprimere un preavviso in proposito. L'autorità cantonale ha quindi concluso che il vizio in questione non è tale da comportare la nullità dell'autorizzazione rilasciata il 19 ottobre 2000 alla Società A.________. 3.3 In questa sede non vi è motivo di scostarsi dalle considerazioni del Tribunale amministrativo concernenti la competenza dell'Ufficio del veterinario cantonale: l'interpretazione del diritto cantonale operata dai giudici ticinesi appare in effetti senz'altro sostenibile. La novella legislativa entrata in vigore il 31 marzo 2000, che ha attribuito all'Ufficio del veterinario cantonale le competenze che appartenevano in precedenza alla Sezione veterinaria (art. 2 RLALPDA), nulla ha mutato sotto questo profilo. Arbitrarie appaiono per contro le conclusioni alle quali è giunta la Corte cantonale a proposito della validità della decisione resa dall'autorità di prime cure. Secondo dottrina e giurisprudenza, l'incompetenza funzionale e materiale costituisce un vizio grave, che comporta la nullità dell'atto amministrativo, a meno che l'autorità che lo ha emanato fruisca, nel campo in questione, di un potere decisionale generale oppure che sia compromessa la sicurezza del diritto (cfr. DTF 127 II 32 consid. 3g, 104 Ia 172 consid. 2c; Rhinow/Krähenmann, Schweizerische Verwaltungsrechtsprechung, Ergänzungsband, Basilea e Francoforte s. M. 1990, n. 40B; Adelio Scolari, Diritto amministrativo, parte generale, Bellinzona/Cadenazzo, 1988, n. 207; Blaise Knapp, Précis de droit administratif, 4a ed., Basilea e Francoforte s. M., 1991, n. 1220). Ora, in materia di autorizzazioni per la tenuta di animali selvatici, l'Ufficio della caccia e della pesca ticinese non dispone di una competenza decisionale generale; anzi, come sopra esposto (consid. 3.2), è semmai l'Ufficio del veterinario cantonale a fruire di simili poteri, mentre la competenza dell'Ufficio della caccia e della pesca è solo limitata e sussidiaria. Inoltre va detto che tra queste due autorità non vi è continuità sotto il profilo funzionale e gerarchico. L'Ufficio del veterinario cantonale non è infatti il superiore gerarchico dell'Ufficio della caccia e della pesca: il primo dipende dal Dipartimento della sanità e della socialità (e prima della modifica legislativa del 31 marzo 2000 dal Dipartimento delle finanze e dell'economia - art. 1 RLALPDA -), il secondo sottostà invece alla vigilanza del Dipartimento del territorio (art. 1 RALCC). Nel caso concreto non vi è neppure stata una ratifica della decisione viziata da parte dell'autorità competente nel corso della procedura, circostanza questa che potrebbe eventualmente ostare alla nullità dell'atto (Knapp, op. cit., n. 1220): davanti al Consiglio di Stato, con uno scritto del 14 febbraio 2001, l'Ufficio del veterinario cantonale ha addirittura osservato di non considerarsi competente a pronunciarsi, dal momento che la detenzione di starne e fagiani riguarderebbe unicamente la legislazione sulla caccia, per cui l'eventuale autorizzazione a tenere questi animali dovrebbe essere rilasciata, senza il suo preavviso, dall'Ufficio caccia e pesca. Infine non sono ravvisabili nel caso in esame motivi attinenti alla sicurezza del diritto che potrebbero indurre a non ritenere nulla la decisione adottata il 19 ottobre 2000 dall'Ufficio della caccia e della pesca nei confronti della società ricorrente. In simili circostanze, nella misura in cui il Tribunale cantonale amministrativo ha omesso di accertare tale nullità, il giudizio impugnato risulta inficiato da arbitrio e, come tale, dev'essere annullato.