Citation: 2P.28/2006 24.11.2006 E. 4

4.1 La ricorrente contesta il fatto che per il 2004 non vi sia stato alcun aggiornamento della retta, dopo che l'ultima revisione era avvenuta nel 2002. Rileva infatti che la Direttiva, nella versione dell'ottobre 2001 allora vigente (di seguito: Direttiva 2001), prescriveva agli istituti di rivedere i calcoli ogni due anni. A suo giudizio, il diniego dell'adeguamento richiesto condurrebbe ad un'applicazione arbitraria dell'art. 6d LAnz, in quanto il contributo preteso non si fonderebbe sulle sue effettive condizioni economiche nel 2004. L'indicazione di non procedere all'usuale aggiornamento biennale sarebbe inoltre giunta del tutto improvvisa, disattendendo le aspettative degli ospiti delle case per anziani e quindi le regole della buona fede. 4.2 Come risulta dalla Direttiva, il sistema di calcolo delle rette differenziate si fonda almeno in parte sulle risultanze della procedura di tassazione della persona interessata. L'uso dei dati accertati in sede fiscale rappresenta di per sé un metodo di computo adeguato e conforme alle finalità dell'art. 6d LAnz ed è del resto utilizzato anche in altri campi per certi versi analoghi, ad esempio in materia di sussidi per il pagamento dei premi dell'assicurazione malattie (DTF 122 I 343 consid. 3g/dd; sentenza 2P.118/1999 dell'8 ottobre 1999, consid. 2a). Prevedendo una revisione della retta ogni due anni e più precisamente nel mese di gennaio del secondo anno del biennio fiscale (cfr. Direttiva 2001 punto 4.3), la Direttiva 2001 si correlava con la procedura fiscale in modo ragionevole anche sotto il profilo temporale, ritenuto che fino al 2003 in Ticino vigeva il cosiddetto sistema impositivo praenumerando biennale (cfr. gli art. 50-54 della legge tributaria ticinese, del 21 giugno 1994 [LT], nel tenore in vigore fino al 1° gennaio 2003 [in BU/TI 1994 pag. 345 segg.]). In effetti, per quanto concerne ad esempio il periodo fiscale 2001/2002, la Direttiva considerava in pratica che i contribuenti erano tenuti ad inoltrare la dichiarazione all'inizio del 2001 (indicando i redditi conseguiti nel biennio 1999/2000 e la sostanza al 31 dicembre 2000) ed assumeva che la relativa notifica veniva emessa nel corso del medesimo anno. All'inizio del 2002, secondo anno del biennio fiscale, si disponeva così in genere dei dati aggiornati per calcolare la retta per gli anni 2002-2003. Nel caso in cui la notifica di tassazione determinante per il calcolo non fosse ancora stata emessa, la Direttiva prescriveva di fatturare una retta provvisoria, in seguito sottoposta a conguaglio (Direttiva 2001, punto 4.2). L'inevitabile "décalage" temporale che questo sistema implicava era senz'altro legittimo e derivava del resto almeno in parte già dalla procedura di tassazione. La retta era in ogni caso calcolata sui dati fiscali più recenti generalmente disponibili. 4.3 Con il 2003 le basi temporali dell'imposizione sono mutate, a seguito dell'introduzione del sistema postnumerando annuale. All'inizio del 2003 i contribuenti hanno presentato una dichiarazione fiscale necessaria essenzialmente solo per determinare l'esistenza di redditi o spese straordinari nel biennio 2001/2002 (dichiarazione 2003A; cfr. art. 321a segg. LT; in part. art. 321h), mentre la successiva dichiarazione ordinaria (indicante i redditi del 2003 e la sostanza al 31 dicembre dello stesso anno; cfr. art. 50-52 LT; dichiarazione 2003B) è stata compilata, al più presto, solo nei primi mesi del 2004. In queste circostanze, la precisazione apportata alla Direttiva 2001, nel senso di non procedere ad alcun aggiornamento ordinario delle rette differenziate nel corso del 2004, appare quantomeno sostenibile. In effetti, all'inizio del 2004 i dati fiscali completi più recenti in base a cui poter calcolare le rette erano ancora quelli della notifica per il periodo 2001/2002. L'adeguamento della Direttiva ha quindi ripreso in modo non arbitrario nell'ambito della procedura di calcolo delle rette i cambiamenti attuati a livello fiscale, segnatamente la transizione tra i due sistemi temporali di computo. Poco importa che formalmente la relativa comunicazione sia stata emanata dalla SSEAS e non dal DSS, il quale ha comunque chiaramente dimostrato di condividere l'operato dell'istanza subordinata. Né è determinante il fatto che nelle precedenti occasioni l'aggiornamento era stato comunicato ad anno inoltrato, per cui l'autorità avrebbe potuto fondarsi sulla notifica d'imposta 2003B, intimata alla ricorrente già il 3 agosto 2004. La soluzione scelta garantisce infatti la parità di trattamento tra gli ospiti delle case per anziani, assumendo per tutti i medesimi dati fiscali senza far dipendere il calcolo dal momento di emissione della decisione di tassazione (cfr. sentenza 2P.118/1999 dell'8 ottobre 1999, consid. 2d). Giustificato risulta pure il rifiuto di conteggiare delle rette provvisorie, operando poi eventuali conguagli una volta nota la notifica d'imposta 2003B. Per ragioni pratiche e di semplicità di procedura, non è infatti fuori luogo limitare questa prassi ai casi in cui i tempi ordinari di tassazione non vengono rispettati (cfr. consid. 4.2.2) e non estenderla in modo sistematico e generalizzato a tutte le persone degenti in case per anziani, come in sostanza propugna la tesi della ricorrente. È d'altronde proprio in quest'ottica che anche dopo il passaggio al sistema annuale le rette sono calcolate sulle tassazioni relative a due anni prima e compilate nell'anno precedente (la retta 2006 è calcolata sulla tassazione 2004, inoltrata nel 2005). Il sistema descritto appare ancor meno sprovvisto di ragioni valide se si considera che in caso di modifiche dello stato patrimoniale particolarmente importanti e tali da rendere sproporzionata la retta, un aggiornamento intermedio, in particolare una riduzione del contributo, sarebbe in ogni caso stato possibile. La controversa comunicazione della SSEAS del 16 gennaio 2004 richiamava infatti espressamente il punto 4.4 della Direttiva 2001, che prevedeva questa possibilità. Rifiutandosi di procedere ad un nuovo conteggio della retta per il 2004, le autorità cantonali non hanno pertanto interpretato in modo arbitrario l'art. 6d LAnz. 4.4 Al di là della dubbia ammissibilità delle relative censure sotto il profilo delle esigenze di motivazione (cfr. art. 90 cpv. 1 lett. b OG; consid. 2.3), le ulteriori norme costituzionali a cui accenna la ricorrente non permettono di giungere a conclusioni differenti. In effetti, l'art. 30 Cost. è manifestamente inapplicabile nella fattispecie, già perché il Consiglio di Stato ticinese non è un'autorità giudiziaria e non soggiace quindi ai requisiti posti da tale norma (cfr. DTF 132 I 140 consid. 2.2). Inoltre il principio della buona fede ai sensi dell'invocato art. 5 cpv. 3 Cost. non rappresenta un diritto costituzionale individuale, la cui violazione può essere criticata autonomamente, bensì un principio giuridico generale, censurabile nell'ambito del presente ricorso unicamente entro i limiti dell'arbitrio (sentenza 1P.701/2004 del 7 aprile 2005, consid. 4.2; cfr. anche DTF 122 I 328 consid. 3). La doglianza si confonde quindi con quella esaminata in precedenza. Nella sua valenza di diritto costituzionale, la tutela della buona fede è sancita invece dall'art. 9 Cost. e protegge, a determinate condizioni, l'affidamento riposto dal cittadino in un'informazione ricevuta dall'autorità o in un comportamento suscettibile di creare delle aspettative (DTF 130 I 26 consid. 8.1; 129 I 161 consid. 4.1). Al rispetto di questa garanzia è tenuto anche il legislatore, segnatamente quando ha assicurato che la legge non sarebbe mutata, fondando in tal modo dei diritti acquisiti (DTF 130 I 26 consid. 8.1; 128 II 112 consid. 10b/aa). In ogni caso, ed a prescindere dalla natura particolare delle direttive, la tutela della buona fede presuppone tra l'altro che in base alle assicurazioni ricevute o confidando nella stabilità di una normativa, siano state prese disposizioni non più reversibili senza subire un pregiudizio (DTF 131 II 627 consid. 6.1; 129 II 361 consid. 7.1; 129 I 161 consid. 4.1 e 4.3; in merito a modifiche legislative, cfr. DTF 122 V 405 consid. 3b/bb; sentenza 1P.298/2005 del 4 ottobre 2005, in: RDAT I-2006 n. 13, consid. 2.7). Orbene in concreto non è dato di vedere, né la ricorrente invero allega, quali provvedimenti avrebbe adottato confidando in una revisione al ribasso della retta per il 2004. In particolare, ella non sostiene di essere rimasta alla casa X.________ proprio in ragione di tale attesa diminuzione né pretende che avrebbe optato per un'altra sistemazione, se avesse conosciuto in precedenza le invariate condizioni tariffarie applicate. D'altronde ella ha appreso già il 24 febbraio 2004 che nessuna revisione sarebbe stata attuata e ciononostante nemmeno dopo tale momento ha preso particolari disposizioni. L'autorità inferiore ha quindi rispettato i diritti fondamentali dell'insorgente, come impostole dal - parimenti menzionato - art. 35 Cost. Nella misura in cui è ammissibile, il ricorso 2P.28/2006 deve quindi essere respinto.