Citation: 7B_319/2024 E. 2.4.1

2.4.1. Il ricorrente non si confronta, a ragione, con i motivi dell'istanza di ricusazione del 1° giugno 2022 ritenuti nella decisione impugnata. Fa valere che la procedura avrebbe presentato "diverse criticità" sull'operato degli inquirenti e del Ministero pubblico, comportanti lo stralcio dai ruoli di vari atti istruttori. La sua istanza di ricusazione andava pertanto vista quale occasione per "riordinare e ripulire un incarto macchiato da errori procedurali" di cui egli stesso stila un elenco. Egli sostiene inoltre che tutti gli elementi evocati tanto nell'istanza di ricusazione del 1° giugno 2022, quanto nel "complemento" del 10 ottobre 2022, andavano visti e valutati come una sequenza di atti potenzialmente prevenuti, che magari singolarmente non raggiungevano una gravità tale da giustificare un'istanza di ricusazione, ma che presi nel complesso manifesterebbero un quadro generale di prevenzione che avrebbe caratterizzato tutto l'agire della polizia sin da inizio inchiesta. Non avendolo fatto, il Procuratore pubblico avrebbe commesso un chiaro diniego di giustizia, rifiutandosi di analizzare anche le problematiche sollevate con l'istanza di ricusazione del 1° giugno 2022. Con una simile argomentazione, il ricorrente, disattendendo le citate esigenze di motivazione dell'art. 42 LTF (cfr. consid. 1.3 supra), non specifica minimamente, per quanto riguarda l'istanza del 1° giugno 2022, quali siano i comportamenti, distinti da quelli del Procuratore pubblico, che potrebbero essere rimproverati ai poliziotti in causa, oltre a quelli riassunti nella decisione impugnata in relazione alle circostanze del loro intervento a casa sua in data 17 dicembre 2020, ai quali egli stesso si limita a riferirsi. Va infatti ricordato che la domanda di ricusazione del 1° giugno 2022 a carico del Procuratore pubblico è stata stralciata dagli atti il 21 settembre 2022, per il motivo che il ricorrente aveva comunicato di non avere più un interesse giuridico all'evasione della stessa. Pertanto, non si può seguire l'argomentazione del ricorrente, secondo la quale tutti gli elementi evocati nell'istanza di ricusazione del 1° giugno 2022 (in riferimento a quanto accaduto il giorno del suo fermo il 17 dicembre 2020) e nel "complemento" del 10 ottobre 2022 (in relazione all'interrogatorio in veste di testimone di F.________ avvenuto il 2 giugno 2022) andavano visti e valutati come "una sequenza" di atti potenzialmente prevenuti. D'altronde, il ricorrente, che ha presentato personalmente l'istanza di ricusazione del 1° giugno 2022, senza previamente avvertire i suoi legali, non sostiene di aver sollevato una simile censura nella sua richiesta del 10 ottobre 2022; in quest'ultimo scritto, egli si limitava, tramite i suoi avvocati, a sollecitare l'evasione dell'istanza del 1° giugno 2022, aggiungendo un altro motivo di ricusazione. Perciò, i fatti relativi all'interrogatorio della summenzionata testimone di cui il ricorrente si lamenta non possono essere considerati come "la goccia che fa traboccare il vaso", i quali permetterebbero di giungere ad una valutazione diversa del comportamento dei poliziotti al momento del suo fermo avvenuto quasi diciotto mesi prima. Il ricorrente non sostiene neppure - e tanto meno dimostra - di essersi lamentato presso il Ministero pubblico di ripetuti errori procedurali commessi dai poliziotti tra il 17 dicembre 2020 e il 10 ottobre 2022. Pertanto, il ricorrente non può rimproverare il Ministero pubblico di aver disgiunto i vari elementi e di essersi limitato, in un primo momento, ad esaminare l'agire dei poliziotti sulla base di quanto accaduto il giorno del suo fermo. Inoltre, come vedremo in seguito (cfr. consid. 2.4.2 infra), non si può dire che l'ultimo evento - quello in relazione all'interrogatorio della testimone F.________ - costituisca di per sé un motivo di ricusazione o quantomeno un indizio a favore di un'apparenza di prevenzione, tale da prendere in considerazione l'esame dei fatti avvenuti il 17 dicembre 2020 nell'ambito di una valutazione complessiva (cfr. consid. 2.2 supra). Di conseguenza, il Ministero pubblico, applicando rettamente la citata giurisprudenza, ha concluso a ragione che l'istanza di ricusazione del 1° giugno 2022, inoltrata quasi diciotto mesi dopo l'intervento dei poliziotti a casa del ricorrente, era manifestamente tardiva, ragione per cui non si intravede nessun diniego di giustizia nel fatto che egli si sia rifiutato di entrare nel merito della stessa.