Citation: I 681/03 13.07.2004 E. 4

Da valutare è quindi la questione relativa alle ripercussioni del danno alla salute sulla capacità di guadagno di V.________ e segnatamente il tema di sapere se la situazione sia realmente migliorata in maniera rilevante nel lasso di tempo determinante. 4.1 Il referto del prof. T.________, circostanziato e fondato su esami completi (comprensivi, tra l'altro, di uno studio morfologico e citogenetico dell'aspirato midollare), dopo avere ripercorso l'anamnesi personale, lavorativa e patologica dell'assicurato ed avere dato atto della necessità di proseguire i controlli periodici per valutare a distanza gli effetti della terapia immunosoppressiva e della "graft versus host reaction", ha avuto modo di attestare, a distanza di ben oltre 10 anni dall'effettuazione del secondo trapianto allogenico di midollo osseo, uno stato di remissione clinica e citogenetica - vale a dire di assenza del cromosoma Ph1 nelle cellule mieloide (cfr. rapporto peritale 1° ottobre 2002 pag. 4, le cui osservazioni si rifanno agli accertamenti di natura ematologica compiuti dalla prof.ssa G.________ in data 25 settembre 2002). Per quanto attiene all'aspetto psichiatrico, il prof. T.________ si è avvalso della consulenza del dott. M.________, il quale, dopo avere osservato come l'ideazione fosse "naturalmente orientata in maniera dominante sul problema pensionistico" e sulle possibili conseguenze per il futuro, ha espresso "l'impressione che lo stesso paziente riconosca l'origine del proprio disagio nell'attuale vertenza assicurativa piuttosto che in una malattia psico-somatica residuata alla pregressa ('89-90) leucemia e relative preoccupazioni ben comprensibili in quel periodo ma difficilmente accettabili attualmente dopo 12 anni". Lo specialista neuro-psichiatra ha quindi diagnostico una reazione abnorme collegata non tanto all'evento leucemico, quanto agli aspetti psicologici e "all'ambiente sociale di appartenenza del paziente, quasi un diritto al risarcimento". Alla luce di queste constatazioni e in considerazione del comprensibile stato d'ansia in cui l'interessato vive da quando gli è stata diagnosticata la grave malattia, la perizia ha concluso per una capacità al lavoro di V.________ leggermente ridotta, nella misura del 30%, sia nell'attività abituale che in qualsiasi altra attività sostitutiva confacente alle sue attitudini. 4.2 Tutto ben ponderato, questa Corte non ravvisa indizi concreti suscettibili di far seriamente dubitare della fondatezza delle suesposte conclusioni peritali, alle quali si sono richiamate le precedenti istanze per la valutazione del caso (DTF 125 V 353 consid. 3b/bb, 122 V 161 consid. 1c; cfr. pure per es. sentenza del 9 aprile 2002 in re L., I379/01, consid. 3b). Occorre così in primo luogo ricordare al ricorrente che i fattori psicosociali evidenziati dal rapporto peritale non rientrano nel novero dei danni alla salute suscettibili di originare un'incapacità di guadagno ai sensi dell'art. 4 cpv.1 LAI (cfr. ad es. sentenza del 29 gennaio 2003 in re P., I 129/02, consid. 3.2, con riferimento ai principi sanciti in DTF 127 V 294). Per il resto, il fatto che l'insorgente, a distanza di così tanti anni, debba continuare a seguire dei periodici controlli e non possa essere ancora considerato definitivamente guarito dalla malattia, non dev'essere sopravvalutato poiché, dallo stesso profilo medico - stando alla dottrina specialistica ulteriormente consultata -, la remissione citogenetica costituisce comunque il presupposto fondamentale per una guarigione duratura (cfr. ad es. http://web.tiscali.it/ematologia/pub/lmc.html). Inoltre, il rischio (più o meno remoto) che la malattia possa in futuro eventualmente riprendere il suo corso non implica automaticamente una perdita (attuale) della possibilità di guadagno da porre a carico dell'AI. Ne consegue che, in definitiva, la limitazione - apparentemente negata dal prof. M.________ che, in termini forse troppo perentori, ha ritenuto felicemente e fortunatamente superato l'evento leucemico - al 30% dell'incapacità lavorativa riconosciuta dal prof. T.________ a dipendenza dello stato d'ansia di cui soffre il ricorrente non appare censurabile. Né le conclusioni di natura psichiatrica del dott. R.________, non specialista del campo (sul significato, a livello probatorio, di tale circostanza cfr. sentenza del 3 agosto 2000 in re B., I 178/00, consid. 4a), sono atte a inficiare tali conclusioni. In particolare, la nota conclusiva del rapporto 21 ottobre 2003 di detto sanitario, secondo cui recenti pubblicazioni scientifiche a proposito del linfoma di Hodgkin avrebbero attestato l'alto tasso di mortalità anche dopo - non meglio quantificati e precisati - anni dalla remissione, non sembrano pertinenti per sostenere la tesi ricorsuale, ritenuto che il linfoma di Hodgkin concerne tutt'altra patologia. 4.3 Quanto all'accenno, in sede ricorsuale, alla precaria situazione del mercato del lavoro, deve essere ricordato che l'assenza di un'occupazione lucrativa per ragioni estranee a un danno alla salute, quali per esempio appunto le particolari condizioni del mercato del lavoro in una determinata regione, l'età o una formazione insufficiente, non giustifica il riconoscimento di una rendita, l'incapacità di lavoro che ne dovesse risultare non essendo dovuta a una causa per la quale la legge impone all'assicurazione per l'invalidità di prestare alcunché (DTF 107 V 21 consid. 2c; VSI 1999 pag. 247 consid. 1).