Citation: 1S.3/2006 02.03.2006 E. 5

5.1 La Corte dei reclami penali ritiene fondato anche il pericolo di fuga. 5.2 I reati rimproverati al ricorrente sono gravi e, se dovessero trovare conferma, tenuto conto anche dei suoi precedenti penali, comporterebbero una pena privativa della libertà pesante. La Corte dei reclami penali ha considerato che il ricorrente, cittadino italiano, è separato (al suo dire divorziato) da tempo dalla moglie e che i suoi parenti più stretti abitano tutti in Italia, ove si reca spesso per visite e per le vacanze. La Corte ha pure riconosciuto ch'egli ha indubbi legami con la Svizzera, ove risiedono la sua compagna e il loro figlio comune. L'istanza precedente ha ritenuto che, immediatamente prima dell'arresto, il centro degli interessi economici del ricorrente era all'estero, tesi in parte da lui contestata, nel campo dell'intermediazione finanziaria e della ristorazione in Spagna e in quello immobiliare in Sardegna, luoghi nei quali effettuava spesso viaggi. Il MPC, rilevata la prolungata latitanza di un altro inquisito e la fuga all'estero di altri due indagati, sottolinea inoltre che la situazione patrimoniale del ricorrente renderebbe evidente la sua possibilità di fuggire all'estero, anche se aggiunge che le ricerche di denaro a lui riconducibile finora non hanno dato esito positivo. Sussiste quindi nondimeno il sospetto che egli deterrebbe averi patrimoniali nascosti all'estero, quelli in Svizzera essendo sotto sequestro. L'adozione di misure sostitutive, meno restrittive della libertà, non permetterebbe quindi di escludere il pericolo di fuga. 5.3 Secondo la giurisprudenza, il pericolo di fuga non può essere valutato unicamente fondandosi sulla gravità del reato, anche se, tenuto conto dell'insieme delle circostanze, la prospettiva di una pena privativa della libertà personale di lunga durata consente spesso di presumerne l'esistenza (cfr. l'art. 44 cifra 1 PP; sull'influsso della durata della pena presumibile v. DTF 128 I 149 consid. 2.2, 126 I 172 consid. 5a). L'attualità di questo pericolo dev'essere esaminata tenendo conto di un insieme di criteri, quali il carattere dell'interessato, la sua moralità, le sue risorse, i legami con lo Stato dove è perseguito, come pure i suoi contatti con l'estero (cfr. DTF 125 I 60 consid. 3a e rinvii, 123 I 31 consid. 3d). 5.4 Il ricorrente rileva che secondo la domanda di assistenza giudiziaria in materia penale del 28 ottobre 2003 della Procura della Repubblica di Varese, nell'ambito del procedimento penale contro E.________ per riciclaggio di denaro e traffico internazionale di stupefacenti, anch'egli sarebbe sospettato d'aver riciclato denaro proveniente da dette attività criminose, riciclandone il provento per il tramite delle due citate società, per cui una sua fuga verso l'Italia o altri Paesi legati al Trattato di Schengen sarebbe esclusa. L'assunto non è decisivo, ritenuto che il pericolo di fuga sussiste anche nel caso in cui l'accusato intenda recarsi in un paese che autorizzerebbe l'estradizione alla Svizzera o che condurrebbe per proprio conto un procedimento penale (DTF 123 I 31 consid. 3). 5.5 Nelle descritte circostanze, la Corte dei reclami penali poteva ritenere l'esistenza di un pericolo di fuga. Il desiderio, sul quale insiste il ricorrente, di occuparsi del suo bambino, anche se comprensibile, non può mutare l'esito del ricorso. Egli disattende inoltre che, di massima, la scarcerazione non entra in linea di conto finché sussiste, come nella fattispecie, un pericolo di collusione; rischio che dovrebbe diminuire con il rapido espletamento degli ulteriori atti istruttori, in particolare interrogatori e confronti. È inoltre palese che, nel rispetto del principio della proporzionalità, il MPC è tenuto a far avanzare celermente l'inchiesta, riducendo in tal modo il pericolo di collusione.