Citation: 5P.427/2002 07.02.2003 E. 3

3.1 In particolare, il ricorrente censura come sommario, e dunque arbitrario, il giudizio del Tribunale di appello, secondo il quale sarebbero irrilevanti tutte le circostanze che si riferiscono alla fondazione titolare dei beni sotto sequestro. Nella misura in cui, così facendo, il ricorrente sembra criticare come insufficiente la motivazione della sentenza impugnata, egli si avvale di una censura di natura formale (violazione del diritto di essere sentito, art. 29 cpv. 2 Cost.), da evadersi prioritariamente (DTF 126 I 97 consid. 2b pag. 102, 127 V 431 consid. 3d/aa pag. 437). 3.2 Il rimprovero del ricorrente non è giustificato. Il Tribunale di appello ha discusso tutti gli argomenti proposti dal ricorrente: ha scartato quello scaturente dal luogo di deposito dei beni della fondazione con il pertinente riferimento alla giurisprudenza del Tribunale federale (DTF 123 III 494). Quanto agli altri argomenti, che il ricorrente ripropone in questa sede, il Tribunale di appello li ha considerati in blocco inconferenti, in quanto riguardanti unicamente l'ipotetica connessione con la Svizzera della fondazione detentrice dei beni, non della pretesa alla base del sequestro. Tale ragionamento è del tutto ineccepibile. 3.3 In realtà, il ricorrente neppure tenta di dimostrare la pretesa arbitrarietà delle conclusioni del Tribunale di appello. Si limita invece a sviluppare nuovi argomenti (in parte ed in nuce già presenti nel ricorso in appello), atti al più a dimostrare che anche un'altra soluzione sarebbe stata sostenibile. In ciò si manifesta l'inammissibile taglio appellatorio del gravame (supra, consid. 1.2), che rende il medesimo in larga misura irricevibile.