Citation: 5A_383/2008 08.01.2010 E. 3

3.1 Il Tribunale di appello, in sintesi, ha respinto i gravami dei due coniugi per tre ordini di ragioni. In primo luogo, dato atto che la sentenza pretorile era insufficientemente motivata mancando accertamenti sul tenore di vita dei coniugi durante la comunione domestica, sul reddito ragionevolmente conseguibile dalla moglie e sul fabbisogno minimo di lei dopo il divorzio, ha ritenuto che le parti non avevano sollevato la relativa censura. In secondo luogo, precisato che l'opponente chiedeva soltanto la copertura del proprio fabbisogno minimo, e non un più elevato fabbisogno corrispondente al tenore di vita pendente matrimonio, i Giudici di appello hanno ritenuto che il qui ricorrente aveva eccepito il calcolo pretorile del fabbisogno minimo della ex moglie unicamente in sede di appello, pertanto tardivamente, e che il qui ricorrente non poteva neppure appellarsi all'art. 138 CC, che non consente di "sollevare contestazioni che si è rinunciato a muovere in primo grado". In particolare, con riferimento alle spese di alloggio inserite dalla ex moglie nel proprio fabbisogno minimo sulla scorta della giurisprudenza cantonale, ma anche alle spese di automobile e all'onere fiscale debitamente quantificati, il qui ricorrente avrebbe omesso di muovere contestazioni. Quanto alla pretesa maggiore capacità lavorativa della qui opponente, i Giudici di appello, riesaminato e confermato il reddito ipotetico di fr. 2'750.-- mensili ritenuto dal Pretore, hanno rilevato che sarebbe spettato al qui ricorrente "indicare concretamente quale attività tale coniuge potrebbe svolgere e quanto egli potrebbe guadagnare". A torto, pertanto, il ricorrente si sarebbe lamentato della mancata applicazione del principio inquisitorio, nel caso di specie non pertinente. 3.2 In estrema sintesi, nella sua prima parte il ricorso - invero prolisso, confuso e per lunghi tratti ripetitivo - solleva tre censure: in primo luogo, il ricorrente contesta di non aver eccepito in appello l'insufficiente motivazione della sentenza di prima istanza, e ne deriva che anche la sentenza d'appello soffra della medesima carenza. In secondo luogo, il ricorrente si oppone all'argomento del Tribunale di appello, secondo il quale egli avrebbe presentato le proprie critiche contro le voci di fabbisogno dell'opponente soltanto in appello, dunque tardivamente. Le conclusioni cui sarebbe giunto il Tribunale di appello costituirebbero inoltre errata applicazione del diritto federale.