Citation: I 311/06 23.05.2007 E. 5

L'UAI contesta quindi il giudizio impugnato anche nella misura in cui i primi giudici hanno ritenuto di non potere stabilire, sulla base delle indicazioni fornite dall'amministrazione, quali attività sostitutive sarebbero in concreto ancora esigibili. Certo, l'amministrazione avrebbe potuto anche determinare con maggiore precisione l'ambito delle attività ancora esigibili per l'assicurata malgrado il danno alla salute, e poi determinare il reddito d'invalida sulla base del salario statistico riconosciuto nel corrispondente settore economico. Tuttavia, in considerazione dell'ampio ventaglio di attività semplici e ripetitive contemplate dai settori della produzione e dei servizi, occorre ugualmente riconoscere che un numero significativo di queste attività sono di natura leggera, permettono di alternare la posizione e sono pertanto adatte al danno alla salute presentato dall'assicurata (v. per analogia la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 324/00 del 5 giugno 2001, consid. 2b). Contrariamente a quanto ritenuto dall'assicurata e dal consulente in integrazione dell'AI nel suo rapporto del 26 febbraio 2004, dalle cui conclusioni l'UAI si è giustamente distanziato, questa Corte ha già ripetutamente statuito, in casi con limitazioni funzionali analoghe, che esiste un mercato del lavoro sufficiente in cui realizzare la propria capacità lavorativa residua (consid. 2b non pubblicato della sentenza DTF 119 V 347; VSI 1998 pag. 293 consid. 3b pag. 296; si veda anche la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 401/01 del 4 aprile 2002, consid. 4c). Si tratta segnatamente del mercato occupazionale aperto a personale femminile non qualificato o semi qualificato (RCC 1989 pag. 328 consid. 4a pag. 331), in cui vi è una sufficiente offerta di occupazioni, in particolare appunto nell'industria, in cui possono venir eseguite mansioni di sorveglianza e controllo, che non comportano aggravi fisici e che consentono il cambiamento frequente di posizione (RCC 1980 pag. 481 consid. 2 pag. 482; cfr. inoltre la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni U 329/01 del 25 febbraio 2003, consid. 4.7). Anche per questi motivi, il rinvio ordinato dall'autorità commissionale non si giustifica.