Citation: 5C.259/2003 15.06.2004 E. 3

3.1 L'attrice sostiene innanzi tutto che la Corte cantonale ha violato i principi che reggono l'interpretazione di contratti. Essa afferma che i giudici cantonali si sono limitati al chiaro tenore della clausola, senza procedere ad una sua interpretazione oggettiva. Da una siffatta interpretazione oggettiva, fondata sul principio dell'affidamento, risulterebbe invece che il controverso articolo esclude unicamente la copertura assicurativa per il rischio accresciuto insito nel circolare su un percorso di gara partecipando ad una competizione oppure quando, al di fuori di una competizione, vengono sfruttate le caratteristiche del percorso di gara nel tentativo di raggiungere velocità "massime". Nessuna di queste due ipotesi si è realizzata nella fattispecie, poiché l'incidente si è verificato durante una manifestazione familiare, in cui l'infrastruttura dell'autodromo veniva utilizzata in maniera bonaria, senza alcuna aspirazione competitiva, quale sfondo evocativo per le automobili della marca Ferrari messe a disposizione dai soci del club. Sempre a mente dell'attrice, la responsabilità della convenuta risulterebbe pure da un' interpretazione sistematica: poiché la copertura assicurativa è espressamente prevista per le gare di orientamento e di abilità, devono unicamente essere esclusi i danni imputabili alla velocità. Ritiene infine che una clausola delle condizioni generali dev'essere interpretata alla luce del caso concreto e una clausola di esclusione della copertura può unicamente essere invocata se vi è un nesso di causalità con il sinistro. 3.2 L'art. 100 cpv. 1 LCA rinvia, per tutto quanto non è previsto in tale legge, alle disposizioni del Codice delle obbligazioni. Si può pertanto dare atto all'attrice, rinviando alla giurisprudenza sviluppata in applicazione dell'art. 18 cpv. 1 CO, che nemmeno una disposizione delle CGA formulata in modo chiaro richiede che essa debba essere interpretata in modo meramente letterale. È infatti possibile che una clausola contrattuale - a prima vista chiara - non restituisca esattamente il senso dell'accordo concluso dalle parti, che deve invece essere determinato con l'ausilio di altri metodi di interpretazione (DTF 127 III 444 consid. 1b; 128 III 212 consid. 2b/bb pag. 215). Sennonché, nel proprio gravame, l'attrice ignora completamente la sentenza 5C.53/2002 del 6 giugno 2002, nonostante il fatto che essa sia stata citata sia dal Pretore (il quale ha pure indicato l'indirizzo del sito internet su cui può essere consultata), sia dalla II Camera civile del Tribunale d'appello. In tale sentenza il Tribunale federale si era già chinato sulla clausola in discussione e aveva specificato che da un'interpretazione fondata sul principio dell'affidamento risulta che il senso di tale clausola è riprodotto dalla sua lettera e che essa esclude la copertura assicurativa per qualsiasi uso su un percorso di gara, indipendentemente dalla questione di sapere se per il concreto transito su tale percorso sussista un pericolo accresciuto (consid. 4.1.2). Ora, nemmeno l'attrice afferma che in concreto i giudici ticinesi abbiano accertato una - diversa - volontà soggettiva delle parti o che nel caso in esame vi fossero delle circostanze, che hanno accompagnato la stipula della polizza, differenti da quelle verificatesi nella predetta sentenza del 2002. L'attrice si limita a proporre una propria interpretazione del contratto, senza però portare elementi che le permettevano di in buona fede comprendere la clausola in discussione nel senso che la copertura assicurativa fosse unicamente esclusa durante la partecipazione a gare di velocità o in caso di utilizzo dell'autodromo nel tentativo di raggiungere velocità estreme. Il sinistro verificatosi è inoltre chiaramente legato al rischio che la clausola in discussione esclude, inerente al circolare su un percorso di gara. Così stando le cose, il rimprovero mosso alla Corte cantonale di aver violato il diritto federale per essersi attenuta al tenore letterale della clausola si rivela infondato.