Citation: 4C.310/2000 21.12.2000 E. 2

2.- Il convenuto rimprovera al Tribunale d'appello di non aver sanzionato l'inattività del giudice di prime cure, la quale, in contrasto con la massima inquisitoria prescritta all'art. 274d cpv. 3 CO, avrebbe omesso di verificare le sue allegazioni ed accertare - per esempio mediante sopralluogo - chi occupava l'immobile nel periodo controverso. Ciò ha comportato, a suo modo di vedere, un apprezzamento giuridico erroneo dei fatti rilevanti. Avesse accertato correttamente la fattispecie, la Corte avrebbe infatti dovuto riconoscere che l'unica responsabile del pagamento di eventuali pigioni scoperte e la vera destinataria dell'ordine di sfratto in rassegna è la Gold Princess S.A. a) Giovi preliminarmente osservare che dinanzi al Tribunale d'appello il convenuto non si è lamentato del comportamento del primo giudice ed in particolare non ha invocato la violazione della massima inquisitoria di cui all'art. 274d cpv. 3 CO. L'ammissibilità di questa censura dal profilo dell'art. 55 cpv. 1 lett. c OG suscita dunque non poche perplessità. b) Pur entrando nel merito, essa risulta comunque infondata. Dottrina e giurisprudenza hanno ripetutamente precisato il valore relativo della cosiddetta "massima inquisitoria sociale" dell'art. 274d cpv. 3 CO. Questa prescrive infatti al giudice di interrogare le parti e informarle del loro dovere di collaborazione e di produzione delle prove, ma non lo obbliga ad andare al di là dell'invito formale fatto alle parti di menzionarle e di presentarle. La massima inquisitoria non permette in particolare di estendere a piacimento l'amministrazione delle prove, raccogliendone ogni genere possibile. Nella misura in cui il giudice, come nel caso concreto, perviene al convincimento - sulla base delle prove già presentate - dell'esistenza di un certo fatto, egli è dispensato da ulteriori complementi d'indagine (DTF 125 III 231, consid. 4 e riferimenti ivi citati; SJ 1998 645; Fabienne Hohl, La réalisation du droit et les procédures rapides, Friborgo, 1994, pag. 46 e segg. , pag. 55 e segg. ; Rapp, Autorités et procédure en matière de bail à loyer, 8e Séminaire sur le droit du bail 1994, pag. 13). Nulla muta il richiamo alla sentenza citata in Rep 1998 pag. 11. In quell'evenienza, infatti, la Corte cantonale aveva constatato che l'istruttoria non aveva permesso di giungere ad una conclusione in merito all'asserita abusività della pigione oggetto di litigio. Nel caso in rassegna, come visto, l'istruttoria si è invece conclusa con successo, avendo i giudici cantonali stabilito che - mancando le prove a sostegno di un nuovo contratto di locazione tra l'attrice e la Gold Princess S.A. - il convenuto ha continuato ad occupare i locali dell'immobile in questione in base ad una riconduzione tacita o per atti concludenti dell'originario contratto di locazione.