Citation: 1A.131/2006 05.09.2006 E. 4

4.1 Il ricorrente fa inoltre valere che la pena inflittagli (tre anni di reclusione) sarebbe sproporzionata rispetto alla gravità del reato commesso (un furto concernente valori patrimoniali inferiori a fr. 60.--), risultando particolarmente urtante e contrastante con la concezione svizzera del diritto. 4.2 Non spetta tuttavia al giudice svizzero dell'estradizione pronunciarsi sulla colpevolezza dell'estradando, sulla fondatezza delle accuse mossegli (DTF 122 II 373 consid. 1c) e sulla durata della pena pronunciata nei suoi confronti. Nell'ambito di una procedura estradizionale, di massima la Svizzera non deve infatti statuire sulla maniera secondo cui lo Stato richiedente applica la sua politica preventiva e repressiva dei reati. Pur potendo apparire severa, la pena inflitta non costituisce quindi, di per sé, un motivo di ordine pubblico internazionale per opporsi all'estradizione (DTF 121 II 296 consid. 4a; sentenza 1A.118/2004 del 3 agosto 2004, consid. 4.1 e 4.5). D'altra parte, il ricorrente disattende che la pena inflittagli (tre anni di reclusione) corrisponde al minimo previsto dall'art. 209 del Codice penale rumeno per il reato di furto qualificato (per il quale è prevista una pena massima di quindici anni di reclusione) e tiene comunque conto del fatto ch'egli era recidivo. Non sussistono per il resto motivi seri per ritenere, né il ricorrente limitandosi ad accennare genericamente a possibili maltrattamenti dei detenuti in Romania lo rende verosimile, ch'egli in patria sarà sottoposto a trattamenti crudeli, disumani o degradanti, lesivi dell'ordine pubblico internazionale (cfr. art. 2 lett. a AIMP in relazione con l'art. 3 CEDU; DTF 123 II 161 consid. 6a e b con rinvii, 511 consid. 5a).