Citation: 6B_254/2016 E. 3.2

3.2. La Corte cantonale ha rilevato che l'istanza era motivata con le stesse ragioni di quella volta al rilascio di un salvacondotto e l'ha quindi respinta per gli stessi motivi. Al riguardo, il ricorrente si limita ad invocare il suo diritto di partecipare personalmente al dibattimento, rimproverando ai giudici cantonali di avere applicato in modo troppo rigoroso l'art. 71 CPP. Questa norma rientra, nella sistematica della legge, nelle disposizioni sulla pubblicità delle udienze dinanzi ai tribunali (art. 69-72 CP) e prevede in particolare che non sono permesse riprese visive e sonore all'interno dell'edificio del tribunale, nonché riprese di atti procedurali eseguiti in altro luogo. In concreto, il diniego della videoconferenza non è tuttavia stato adottato dai giudici cantonali per limitare la cronaca giudiziaria e non tange quindi la libertà d'opinione e d'informazione e la libertà dei media. Respingendo l'istanza, la CARP ha per contro sostanzialmente ritenuto che il ricorrente poteva partecipare al dibattimento d'appello. Premesso che l'interessato non fa valere la violazione di una specifica norma procedurale che imporrebbe in un caso come quello in esame una videoconferenza (cfr., per esempio, l'art. 144 CPP), la censura sollevata in questa sede esula dall'oggetto del litigio e si rivela di conseguenza inammissibile. Così come formulata, la richiesta di celebrare il dibattimento in videoconferenza mira ad eludere la portata del diniego del salvacondotto.