Citation: H 161/01 21.08.2001 E. 2

2.- L'insorgente eccepisce innanzitutto la nullità del giudizio commissionale nella misura in cui il collegio giudicante sarebbe inopportunamente stato presieduto dal giudice P._________, il quale, usando il termine "temerario" in riferimento al gravame inoltrato, avrebbe commesso "una indebita ingerenza sull'alienabile facoltà del ricorrente nella prosecuzione del giudizio" nonché una illecita anticipazione della pronunzia. A ben vedere, la censura ricorsuale è manifestamente infondata. In effetti, non appena si legga lo scritto del 3 novembre 2000, ci si accorge che il primo giudice non ha fatto altro che invitare il ricorrente a determinarsi, in ossequio al diritto di essere sentito, sul nuovo provvedimento reso dalla Cassa conformemente all'art. 58 cpv. 1 PA - secondo cui l'autorità inferiore può, fino all'invio della sua risposta, riesaminare la decisione impugnata -, e a comunicare se intendeva ritirare o mantenere il ricorso. In quello scritto il ricorrente veniva pure avvertito che, a norma dell'art. 85 cpv. 2 lett. a LAVS, qualora il ricorso si fosse appalesato temerario, le spese avrebbero potuto essere poste a suo carico. La semplice circostanza che il giudice, nell'adempimento dei propri doveri procedurali, abbia reso attento l'insorgente, con una lettera standard, sulle possibili conseguenze del suo ricorso, non basta in nessun caso a configurare un valido motivo di ricusa, segnatamente di prevenzione secondo l'art. 10 cpv. 1 lett. d PA. Non mette pertanto conto di esaminare, a mero titolo abbondanziale, se questa censura, formalmente sollevata solo dopo l'emanazione del giudizio commissionale - circa sei mesi dopo aver ricevuto lo scritto incriminato -, non contrasti con il principio della buona fede processuale.