Citation: 4D_73/2021 E. 5.3.2

5.3.2. Il ricorrente reputa arbitraria la motivazione dei giudici ticinesi, secondo cui l'opponente, che s'era fondato sui dati del registro fondiario, non l'avrebbe ingannato intenzionalmente. Fa valere che il "formulario rilevamento superfici" dimostrerebbe che l'opponente sarebbe stato cosciente dell'erroneità del dato da lui notificato prima del 2012 e che la Corte cantonale avrebbe manifestamente disatteso il senso e la rilevanza di quell'autocertificazione. La critica non è condivisibile, già perché il ricorrente non spiega, prima ancora di dimostrare, i motivi per i quali il formulario in questione conteneva dei dati della cui correttezza l'opponente doveva dubitare. In proposito, come appena illustrato (cfr. sopra, consid. 5.3.1.1-5.3.1.2), non basta asserire che spetti al gestore notificare la superficie agricola utile tramite un'autocertificazione alla competente autorità, né ritornare sul carattere di "prato-boscato" di un fondo. È possibile che l'opponente fosse un agricoltore professionista. Prima della compravendita immobiliare, tuttavia, egli aveva incaricato C.________ dell'Unione contadini ticinesi di determinare il valore commerciale dei beni agricoli, da lui stimati dopo un sopralluogo e una valutazione della superficie agricola utile dei fondi venduti (cfr. doc. H, pag. 3 e 11). Quel referto forniva dunque dati sulla superficie agricola utile, ed era ben noto anche al ricorrente, che insieme con l'opponente aveva chiesto alla Sezione dell'agricoltura di autorizzare l'acquisto dei fondi da parte sua al prezzo di fr. 766'000.-- proprio in virtù di quella stima (cfr. doc. D, inserto A). In simili condizioni l'accertamento secondo cui l'opponente non aveva motivo per (ulteriormente) verificare la correttezza delle sue indicazioni circa l'estensione della superficie agricola utile, è ancora sostenibile, anche se egli stava per cedere fondi agricoli a un terzo. Il ricorrente assevera quindi che l'istruttoria non avrebbe investigato quei fatti e di non essersi diffuso su quelle circostanze nel suo interrogatorio formale, perché l'opponente non avrebbe mai sollevato simili motivazioni a sostegno della sua buona fede. Il Tribunale di appello avrebbe perciò disatteso la massima dispositiva e violato crassamente il diritto di essere sentiti. Così argomentando, però, egli pare da un lato sorvolare sul fatto che spettava a lui provare un dolo dell'opponente (cfr. sopra, consid. 5.1.2). Dall'altro lato, si osserva che in un ricorso sussidiario in materia costituzionale non basta limitarsi a sollevare una violazione della massima dispositiva: occorre illustrare con una motivazione conforme all'art. 106 LTF quali diritti costituzionali sarebbero violati. Al riguardo il ricorso è silente e la critica, inammissibile. Quanto alla violazione del diritto di essere sentiti, non si capisce di quali argomenti la Corte cantonale si sarebbe servita senza che il ricorrente potesse esprimersi preventivamente, visto che essa gli ha se mai rimproverato di non avere provato il dolo dell'opponente e perché quest'ultimo sarebbe stato consapevole già al momento della vendita della discrepanza tra la superficie agricola utile rilevata dal perito dell'Unione contadini ticinesi prima della cessione del fondo e quella determinata nel 2015 dalla Sezione dell'agricoltura. In simili condizioni il ricorrente non poteva dirsi sorpreso di fronte a un'argomentazione riguardante la mancata prova di una circostanza da lui asserita e mai ammessa dall'opponente.