Citation: 2C_630/2016 E. 7.1

7.1. Il ricorrente censura di seguito una violazione del principio della parità di trattamento garantito dall'art. 8 cpv. 1 Cost. Afferma che mai in precedenza, se non in casi estremi, le autorità sanitarie avrebbero pronunciato la revoca immediata dell'autorizzazione all'esercizio della professione medica. Su questo aspetto richiama diversi casi, ossia quello di un ginecologo che nel marzo 2008 si è reso colpevole della morte della sua paziente e che, fino alla sua condanna penale, intervenuta nel 2016, ha continuato ad esercitare senza alcuna restrizione; quello di un medico, affetto da gravissimi problemi di alcolismo, il quale ha comunque potuto continuare ad esercitare, vedendosi vietare solo l'attività chirurgica; quello di un medico che nei primi anni del 2000 ha amputato la gamba sinistra del paziente invece di quella destra con susseguente decesso del medesimo e nei confronti del quale non è stata adottata alcuna misura; quello di un medico il cui paziente è deceduto nel 2005 in seguito ad un grave errore postoperatorio e che è stato condannato per omicidio colposo, ma contro il quale però non è stata avviata alcuna procedura disciplinare. Al riguardo aggiunge che anche se i casi sopramenzionati sono comprovati da documenti mai prodotti in precedenza, trattasti comunque di mezzi di prova ammissibili poiché egli non poteva aspettarsi che la Corte cantonale adottasse la misura cautelare contestata, oltretutto senza nemmeno preannunciarla.