Citation: 2C_452/2021 E. 5.1

5.1. Giusta l'art. 80 cpv. 6 lett. a LStrI, la carcerazione ha termine se la ragione che vi stava alla base è venuta meno o si rivela che l'esecuzione dell'allontanamento o dell'espulsione è inattuabile per motivi giuridici o di fatto; in questi casi, il mantenimento della carcerazione viola anche l'art. 5 cifra 1 lett. f CEDU. I motivi giuridici o di fatto cui si riferisce questa norma devono essere di natura qualificata (" raisons importantes "; triftige Gründe "); per giurisprudenza, il rinvio risulta infatti inattuabile solo quando il rimpatrio è praticamente escluso, anche in presenza dei documenti necessari o della possibilità di procurarseli (DTF 130 II 56 consid. 4.1.1; sentenze 2C_984/2020 del 7 gennaio 2021 consid. 4.1 e 2C_550/2020 del 16 luglio 2020 consid. 3.2). Concretamente, occorre valutare la possibilità di rinvio in funzione delle circostante del caso. Il fattore decisivo è quello a sapere se l'esecuzione dell'allontanamento sembra attuabile - con una probabilità sufficiente - in un lasso di tempo prevedibile rispettivamente ragionevole. La carcerazione viola l'art. 80 cpv. 6 lett. a LStrI e il principio della proporzionalità quando ci sono buone ragioni per credere che ciò non potrà essere il caso. Nell'ottica dell'art. 80 cpv. 6 lett. a LStrI, va posto fine alla carcerazione quando la possibilità di procedere al rimpatrio è inesistente, puramente teorica o altamente improbabile, non invece se una seria possibilità di potervi procedere, benché piccola, continui a sussistere (sentenza 2C_984/2020 del 7 gennaio 2021 consid. 4.1 e 2C_634/2020 del 3 settembre 2020 consid. 6.1).