Citation: 1P.248/2005 27.04.2005 E. 2

2.1 I ricorrenti sostengono che il plenum della Commissione speciale in materia tributaria né avrebbe discusso né approvato il rapporto di maggioranza, allestito, a loro dire, dai due relatori ancora prima che fossero formalmente designati. Si sarebbe quindi in presenza, sempre secondo i ricorrenti, di procedure inusuali e profondamente antidemocratiche, adottate per permettere ai cittadini di potersi esprimere sull'iniziativa l'8 maggio 2005, data già prevista per la votazione su una domanda di referendum (vedi al riguardo la sentenza 1P.145/2005 del 17 marzo 2005). 2.2 Il ricorso per violazione del diritto di voto permette al cittadino di contestare la regolarità della procedura di voto o l'accertamento del suo risultato, rispettivamente di far valere la violazione di diritti politici come, ad esempio, la lesione del diritto attivo e passivo di elezione, del diritto di voto o del diritto di iniziativa e di referendum. Sono motivi ammissibili di ricorso, tra gli altri, l'indebito influsso sulla formazione della volontà, errori di procedura, il riconoscimento o meno del diritto di voto e di elezione, la dichiarazione di validità o no di un'iniziativa o di un referendum. Il ricorso giusta l'art. 85 lett. a OG non può invece essere interposto per contestare la materiale ammissibilità di un atto di per sé adottato regolarmente (DTF 117 Ia 66 consid. 1d/cc; sentenza 1P.289/1998 del 26 novembre 1998, consid. 6b, apparsa in RDAT I-1999 n. 11, pag. 45). 2.2.1 Il diritto di voto garantito dall'art. 85 lett. a OG comprende pure il diritto d'iniziativa. Ogni cittadino ha il diritto di esigere che un'iniziativa sia sottoposta al voto popolare, in condizioni conformi a una corretta applicazione della costituzione e della legge, quand'essa soddisfi le esigenze previste (DTF 114 Ia 267 consid. 2a in fine, 104 Ia 240 consid. 3; sentenza 1P.375/1998 del 23 novembre 1998, consid. 1a, apparsa in RDAT I-1999 n. 1). 2.2.2 Un cittadino, un partito politico o un comitato d'iniziativa sono quindi legittimati a invocare, a sostegno di un ricorso di diritto pubblico fondato sull'art. 85 lett. a OG, la censura secondo cui il progetto di legge sottoposto al popolo snaturerebbe l'iniziativa o le toglierebbe sostanza (DTF 121 I 357 consid. 2a, 115 Ia 148 consid. 3). Ora, i ricorrenti non fanno valere che il progetto di legge sottoposto al voto popolare toglierebbe sostanza all'iniziativa in discussione, al punto di snaturarla o ch'esso non corrisponderebbe al contenuto voluto dai promotori dell'iniziativa. Ciò nemmeno è d'altra parte ravvisabile, visto che si tratta di un'iniziativa presentata nella forma elaborata. Né essi spiegano perché la data fissata dal Consiglio di Stato per la votazione violerebbe i loro diritti politici quali cittadini attivi nel Cantone Ticino (DTF 130 I 290 consid. 1.2), criterio decisivo per fondare la legittimazione a ricorrere; la circostanza d'aver sottoscritto un'iniziativa o di appartenere a un partito politico essendo ininfluente al riguardo (Christoph Hiller, Die Stimmrechtsbeschwerde, tesi, Zurigo 1990, pag. 291-294). 2.3 I ricorrenti, tenuti ad addurre i fatti a sostegno della loro legittimazione e a dimostrarla (DTF 125 I 173 consid. 1b, 253 consid. 1c, 120 Ia 227 consid. 1, 115 Ib 505 consid. 2 pag. 508 in alto; cfr. anche DTF 130 IV 43 consid. 1.4), in relazione al ricorso di diritto pubblico, la fondano sulla loro qualità di deputati in Gran Consiglio; aggiungono che Rodolfo Pantani ha inoltre sottoscritto l'iniziativa legislativa in discussione, mentre il Gruppo dei deputati della Lega dei Ticinesi sarebbe legittimato a ricorrere a tutela dei diritti dei suoi membri. Riguardo al ricorso per violazione del diritto di voto essi adducono la loro qualità di cittadini attivi e passivi. 2.3.1 Il ricorso per violazione del diritto di voto concerne il libero esercizio dei diritti democratici; la libertà di voto e di elezione garantisce al cittadino elettore che siano riconosciuti solo i risultati elettorali corrispondenti in modo affidabile e non falsato alla volontà dell'elettore liberamente espressa (art. 34 cpv. 2 Cost.; DTF 130 I 290 consid. 3, 129 I 232 consid. 4.2). In tale ambito il Tribunale federale, come noto perlomeno a parte dei ricorrenti, ha recentemente ricordato, riassumendo la prassi vigente in materia, che, come nella fattispecie, nell'ambito di un'elezione o votazione indiretta, e quindi a maggior ragione nel quadro dei suoi preparativi, il diritto di voto dei cittadini non può essere violato (sentenze 1P.187/2005 e 1P.31/2004 del 17 marzo 2004; cfr. anche sentenza 1P.631/2004 del 28 dicembre 2004). 2.3.2 I ricorrenti disconoscono nuovamente che nella fattispecie non si tratta della loro partecipazione diretta a un'elezione o a una votazione popolare; si è infatti, manifestamente, in presenza di delibere parlamentari e, semmai, di votazioni indirette, segnatamente nell'ambito di una Commissione parlamentare e del Gran Consiglio. Secondo la costante giurisprudenza, le votazioni interne di un'autorità, come pure le elezioni indirette, non possono essere oggetto di un ricorso per violazione del diritto di voto (DTF 112 Ia 174 consid. 2, 108 Ia 281 consid. 1, 106 Ia 307 consid. 2, 105 Ia 369 consid. 2, 38 I 19; sentenza 1P.730/1999 del 9 giugno 2000, consid. 2, apparsa in RDAT II-2000, n. 65, pag. 246; cfr. anche DTF 123 I 41 consid. 6b e c; Walter Kälin, Das Verfahren der staatsrechtlichen Beschwerde, 2a ed., Berna, 1994, pag. 151; Hiller, op. cit., pag. 182 e segg., 230). Inoltre, i ricorrenti, accennando semplicemente al fatto che il rapporto commissionale non sarebbe stato letto, discusso e approvato dalla competente Commissione parlamentare, ciò che avrebbe impedito la corretta formazione della volontà del parlamento e, di riflesso, comportato la violazione dei diritti di ogni cittadino, non sostengono, come già rilevato, che il progetto di legge posto in votazione snaturerebbe il contenuto dell'iniziativa. 2.4 Nell'ambito di una votazione indiretta, e ancor meno nel quadro dei suoi preparativi, non può pertanto essere violato il diritto di voto dei cittadini, ma, se del caso, disattesa una norma di natura organizzativa. Quando nell'ambito di una elezione o votazione indiretta sia invocata la lesione di una tale norma, per esempio del diritto legalmente riconosciuto a una minoranza di essere adeguatamente rappresentata nel seno di un'autorità o di una commissione, critica peraltro non sollevata dai ricorrenti, il criticato modo di procedere non può essere contestato con un ricorso ai sensi dell'art. 85 lett. a OG, ma, semmai, con un ricorso per violazione dei diritti costituzionali dei cittadini secondo l'art. 84 cpv. 1 lett. a OG (cfr. inoltre DTF 130 I 290 consid. 4.8). In detta evenienza, la legittimazione a ricorrere si definisce unicamente sulla base dell'art. 88 OG (DTF 112 Ia 174 consid. 2 in fine, 99 Ia 444 consid. 1). Ne segue che il ricorso per violazione del diritto di voto, manifestamente irricevibile per assenza di un atto impugnabile, dev'essere dichiarato inammissibile.