Citation: 4P.146/2005 10.10.2005 E. 7

La prima censura riguarda l'asserita violazione dell'ordine pubblico materiale in relazione alla decisione di ammettere l'applicabilità della CISG e di prolungare il termine di prescrizione a due anni, come previsto dall'art. 39 CISG. 7.1 Secondo la ricorrente non vi sarebbe nessun contratto internazionale di compravendita. L'arbitro avrebbe infatti omesso di tenere nella debita considerazione il fatto che l'opponente agiva quale cessionaria delle pretese della società D.________Srl, anch'essa - come la ricorrente - insediata in Italia, e che la cessione del 26 aprile 2004 altro non era che un espediente messo in atto poco prima dell'avvio della procedura arbitrale per ottenere l'applicazione della convenzione internazionale. Ammettendo l'applicazione della CISG alla fattispecie, l'arbitro avrebbe tutelato un abuso di diritto e, di conseguenza, violato l'ordine pubblico materiale. Questa tesi, oltre a fondarsi su circostanze diverse da quelle ritenute nel lodo impugnato - non avendo B.________Ltd mai preteso di agire (solo) in qualità di cessionaria di D.________Srl - viene proposta per la prima volta dinanzi al Tribunale federale, nonostante gli elementi addotti fossero già noti al momento dell'introduzione del procedimento arbitrale. In sede arbitrale la ricorrente non si era richiamata alla cessione per negare l'applicabilità della CISG bensì al fatto che, a suo dire, la sede d'affari dell'opponente si trovava in realtà in Italia. Non sussistendo uno dei motivi suscettibili di derogare, eccezionalmente, al divieto di nova vigente nel ricorso di diritto pubblico (DTF 128 I 354 consid. 6), peraltro nemmeno allegato (cfr. quanto esposto al consid. 3.2), la censura va dichiarata inammissibile. 7.2 Nella denegata ipotesi in cui dovesse tornare applicabile la CISG, la ricorrente contesta la decisione sulla prescrizione. Dopo aver rilevato la contraddizione esistente fra il termine di prescrizione annuale posto dall'art. 210 CO e il termine di perenzione biennale stabilito dall'art. 39 CISG, l'arbitro - richiamandosi anche ad una sentenza della Corte di giustizia di Ginevra - ha deciso di prolungare a due anni il termine di prescrizione. Secondo la ricorrente questa decisione sarebbe lesiva dell'ordine pubblico materiale (art. 190 cpv. 2 lett. e LDIP) siccome in contrasto con il principio pacta sunt servanda e quello della buona fede e dell'affidamento, poiché non tiene conto del fatto che le parti avevano concordato l'applicazione del diritto svizzero e quindi dell'art. 210 CO. Omettendo di concederle la possibilità di esprimersi sulla questione l'arbitro avrebbe inoltre violato il suo diritto di essere sentito, garantito dall'art. 190 cpv. 2 lett. d LDIP. 7.2.1 Già si è detto che per ammettere l'incompatibilità di una decisione con l'ordine pubblico materiale non basta un apprezzamento delle prove sbagliato, un accertamento di fatto manifestamente errato, o la violazione di una norma di diritto applicabile. Una decisione risulta contraria all'ordine pubblico materiale quando - e ciò sia nella motivazione che nell'esito - viola principi giuridici fondamentali, al punto da non risultare più compatibile con l'ordinamento giuridico e il sistema di valori determinanti (DTF 126 III 534 consid. 2c; 125 III 443 consid. 3d). Fra i principi tutelati vi è effettivamente quello della lealtà contrattuale (pacta sunt servanda; cfr. riepilogo della giurisprudenza nella sentenza non pubblicata dell'8 aprile 2005, causa 4P.253/2004 consid. 3.1; DTF 128 III 191 consid. 6b; 120 II 155 consid. 6a pag. 167). Nel caso in rassegna il richiamo a questo principio non è però pertinente. Esso viene disatteso quando l'arbitro rifiuta di applicare una clausola contrattuale dopo averne ammesso il carattere vincolante, oppure, al contrario, quando impone alle parti il rispetto di una clausola che ha dichiarato inapplicabile (cfr. sentenza non pubblicata dell'8 aprile 2005 nella causa 4P.253/2004 consid. 3.1; DTF 120 II 155 consid. 6c/cc pag. 171; Bernard Corboz, op. cit., pag. 27). In concreto questa situazione non si è verificata, avendo l'arbitro ammesso il carattere vincolante della clausola concernente la scelta del diritto svizzero, che ha poi applicato come riteneva giusto. In realtà, la ricorrente intende chiedere - inammissibilmente -al Tribunale federale di riesaminare la portata attribuita dall'arbitro alla predetta clausola, onde ottenere una diversa decisione sulla prescrizione, dimenticando che, quand'anche la conclusione dell'arbitro dovesse rivelarsi sbagliata, essa non violerebbe comunque l'ordine pubblico, poiché la prescrizione non è tutelata dall'art. 190 cpv. 2 lett. e LDIP (cfr. sentenza non pubblicata del 13 marzo 1992 nella causa 4P.221/1991 consid. 2b). 7.2.2 Assolutamente priva di fondamento è poi la censura relativa alla violazione del diritto di essere sentito (art. 190 cpv. 2 lett. d LDIP). In una recente sentenza (DTF 130 III 35) il Tribunale federale ha ammesso la violazione di tale principio perché l'analisi giuridica del tribunale arbitrale era fondata su di una disposizione contrattuale che nessuna delle parti aveva ritenuto determinante e che, per questo motivo, non era mai stata discussa. Il caso qui in esame differisce sostanzialmente da quello appena menzionato, dato che - contrariamente a quanto asserito nello scritto sottoposto al Tribunale federale - dalla lettura del lodo impugnato emerge che la ricorrente ha potuto esprimersi sia sul tema della prescrizione che sulle norme rilevanti.