Citation: 1B_337/2018 E. 2.5

2.5. Ciò vale a maggior ragione poiché, circa il merito della vertenza, le censure ricorsuali si incentrano su un'asserita lesione dell'art. 397 cpv. 2 CPP, secondo cui se accoglie il reclamo la giurisdizione di reclamo emana una nuova decisione o, ciò che parrebbe disattendere il ricorrente, annulla quella impugnata, rinviandola alla giurisdizione inferiore perché statuisca di nuovo. Al riguardo il ricorrente si limita non tanto ad addurre un'ulteriore violazione del principio di celerità, ma ad affermare che il giudizio impugnato poggerebbe su un presupposto contraddittorio e quindi arbitrario, generato al suo dire dalla confusione tra l'accertata carenza di motivazione della decisione del PP e la pretesa assenza delle condizioni legali poste a un sequestro. Ne deduce che la CRP avrebbe dovuto prendere atto dell'asserita mancanza di detti presupposti e ordinare il dissequestro. Con questa argomentazione egli non dimostra che la tesi della CRP, secondo cui quale autorità di reclamo non può esprimersi quale autorità di prima istanza, né deve ricercare nell'incarto eventuali elementi attestanti le condizioni per mantenere o annullare il contestato provvedimento coercitivo, sarebbe lesiva della seconda possibilità prevista dall'art. 397 cpv. 2 secondo periodo CPP. Ciò pure considerato che, come risulta dalla duplica del PP al reclamo prodotta dal ricorrente, il primo ha fissato l'interrogatorio del secondo al 1° giugno 2018: spetta quindi al PP esprimersi sulle relative risultanze, come pure sulle eventuali relazioni e pene inflitte ai due imputati principali, il cui procedimento era stato disgiunto da quello del ricorrente (al riguardo vedi sentenza 1B_200/2013 del 17 giugno 2013). Del resto la CRP ha agito in conformità dell'art. 397 cpv. 4 CPP.