Citation: 6B_189/2008 26.08.2008 E. 3

3.1 Il ricorrente fa valere la violazione del diritto federale, segnatamente dell'art. 305ter CP, sostenendo ch'egli aveva comunque accertato colui che riteneva essere l'avente diritto economico dei fondi e che la norma penale non gli imponeva di conoscere in modo approfondito la situazione della società o di indagare sulla provenienza dei fondi. Dall'incongruenza relativa alle modalità del trasferimento dei fondi originari sul conto della società quand'egli non era ancora in funzione, non si potrebbe concludere che avrebbe intenzionalmente omesso di verificare se l'accertato avente diritto economico fosse quello vero. 3.2 L'art. 305ter cpv. 1 CP, nel tenore in vigore dal 1° gennaio 2007, prevede che chiunque, a titolo professionale, accetta, prende in custodia, aiuta a collocare o a trasferire valori patrimoniali altrui senza accertarsi, con la diligenza richiesta dalle circostanze, dell'identità dell'avente economicamente diritto, è punito con una pena detentiva sino a un anno o con una pena pecuniaria. Nel tenore previgente, la disposizione comminava la detenzione fino a un anno, l'arresto o la multa. La fattispecie dell'art. 305ter CP costituisce un reato di messa in pericolo astratto contro l'amministrazione della giustizia. Il comportamento vietato consiste nell'accettare nell'esercizio della propria professione nel campo finanziario, valori patrimoniali senza verificare l'identità dell'avente diritto economico, nonostante degli indizi lascino pensare ch'egli non corrisponda alla parte contrattuale. Al riguardo, la violazione dell'obbligo d'identificazione è sufficiente, non essendo rilevante che i valori patrimoniali siano pervenuti all'avente economicamente diritto mediante un reato. L'oggetto del dovere di diligenza previsto dalla norma è quindi l'identificazione dell'avente diritto economico (DTF 129 IV 329 consid. 2.5.3 pag. 335, 125 IV 139 consid. 3b). Sotto il profilo soggettivo, il reato presuppone l'intenzione, perlomeno nella forma del dolo eventuale. L'agente deve pertanto almeno prospettare ed accettare l'eventualità di non avere identificato correttamente l'avente economicamente diritto dei valori patrimoniali. L'intenzione può essere ammessa quand'egli non prenda le misure destinate a chiarire l'identità che un intermediario finanziario diligente avrebbe preso sulla base delle circostanze concrete (DTF 125 IV 139 consid. 4 pag. 147 in fine; cfr. inoltre Ursula Cassani, Commentaire du droit pénal suisse, vol. 9, Berna 1996, n. 24 all'art. 305ter; Marlène Kistler, La vigilance requise en matière d'opérations financières, tesi, Losanna 1994, pag. 221 seg.). 3.3 Certo, la discrepanza tra l'avente economicamente diritto del conto D.________ e quelli dei conti che l'hanno originariamente alimentato avrebbe dovuto suscitare dubbi riguardo al vero avente diritto economico dei fondi. Come visto, la conoscenza di tale fatto da parte del ricorrente non è però stata accertata in sede cantonale, né dedotta da circostanze specifiche. La CCRP non ha d'altra parte rilevato ulteriori indizi sulla base dei quali si sarebbe comunque potuto concludere che il ricorrente avesse accettato la possibilità di non identificare correttamente in F.________ il vero avente economicamente diritto dei fondi. La mancanza di accertamenti in questo senso non permette quindi, allo stadio attuale, di ritenere che il ricorrente abbia agito con intenzione.