Citation: 4A_522/2008 03.09.2009 E. 3

L'art. 343 cpv. 4 CO stabilisce che nelle controversie derivanti dal rapporto di lavoro il cui valore litigioso non superi fr. 30'000.--, il giudice accerta d'ufficio i fatti e apprezza liberamente le prove. 3.1 La massima inquisitoria sociale sancita da questa norma riguarda la raccolta del materiale probatorio - ovvero l'accertamento dei fatti rilevanti ai fini del giudizio - dinanzi al giudice di prima istanza, (sentenza 4C.340/2004 del 2 dicembre 2004 consid. 4.1, non pubblicato in DTF 131 III 243), non invece l'oggetto della controversia, che resta nella libera disposizione delle parti. Queste rimangono tenute a esporre - nei modi e nei tempi stabiliti dalle norme procedurali applicabili - le circostanze all'origine delle loro pretese e a indicare i mezzi di prova disponibili (DTF 130 III 102 consid. 2.2 pag. 107; 107 II 233 consid. 2c; cfr. anche, seppur riferita a una controversia in materia di locazione, DTF 125 III 231 consid. 4a pag. 238 e 239). Se ha oggettivamente motivo di dubitare della completezza delle allegazioni di fatto e dei mezzi di prova offerti, il giudice è tuttavia tenuto a interpellare le parti (DTF 107 II 233 consid. 2c; sentenza 4P.297/2001 del 26 marzo 2002 consid. 2c; Tobler/Favre/Munoz/Ehm, Arbeitsrecht, 2006, n. 4.2 ad art. 343 CO) e, secondo parte della dottrina, può anche convocare di propria iniziativa dei testimoni e/o ordinare l'edizione di documenti (Hans-Peter Egli, Das arbeitsrechtliche Verfahren nach art. 343 CO in zzz 2004 pag. 21 segg., in particolare pag. 43 e n. 225 con numerosi riferimenti dottrinali). 3.2 Nella fattispecie in rassegna, sin dall'inizio del procedimento giudiziario il ricorrente ha sostenuto di non aver potuto passare all'assicurazione individuale perché la copertura assicurativa stipulata dall'opponente - contrariamente a quanto pattuito nel contratto di lavoro - non contemplava una simile possibilità per i lavoratori frontalieri. L'oggetto del litigio è stato così chiaramente fissato: il ricorrente ha rimproverato all'opponente il mancato adempimento dell'obbligo assunto nel contratto di lavoro di stipulare un'assicurazione che gli garantisse questa possibilità. Come rettamente stabilito dai giudici ticinesi egli, gravato dall'onere probatorio in virtù dell'art. 8 CC, doveva dimostrare (i) l'esistenza di un obbligo contrattuale dell'opponente a questo riguardo, (ii) di essersi tempestivamente rivolto all'assicurazione per effettuare il passaggio all'assicurazione individuale e (iii) che ciò gli era stato negato a causa di una mancanza dell'opponente. Il giudice di primo grado ha reputato dimostrate le prime due condizioni e irrilevante l'ultima. A torto. I giudici d'appello hanno ragione quando affermano che il motivo per il quale l'assicurazione ha respinto la richiesta del ricorrente è determinante ai fini del giudizio sulla responsabilità dell'opponente e, quindi, sulla pretesa di A.________. Essi hanno pure ragione quando spiegano che, in assenza della polizza di assicurazione collettiva di malattia e delle condizioni generali di assicurazione applicabili - così come della corrispondenza intercorsa fra il ricorrente e l'assicurazione in merito alla sua richiesta di passaggio all'assicurazione individuale, rispettivamente di una testimonianza a questo riguardo - non è possibile determinarsi sulla responsabilità dell'opponente. 3.3 Nulla può essere rimproverato ai giudici del Tribunale d'appello per non aver istruito loro stessi la causa, giacché il diritto federale impone il rispetto della massima inquisitoria sociale in prima istanza, mentre lascia i Cantoni liberi di stabilire le regole da applicare in seconda istanza (DTF 107 II 233 consid. 3 pag. 237). Non è dato per contro di sapere per quale motivo l'alta Corte ticinese, pur avendo constatato l'assenza di "un'istruttoria vera e propria", precisando addirittura che questa è stata "completamente dimenticata in prima sede", abbia d'acchito scartato l'eventualità di rinviare la causa al Pretore per esperire l'istruttoria, già ammessa in dottrina (cfr. Tobler/Favre/Munoz/Ehm, op.cit, n. 4.3 ad art. 343) e a livello cantonale (JAR 1996 pag. 352-354 [FR, Tribunal cantonal]). Nella sentenza impugnata questo tema non è stato trattato. 3.4 Il richiamo del ricorrente alla giurisprudenza ticinese - che dispone il rinvio della causa al giudice di primo grado quando viene constatata un'istruttoria carente - non si attaglia bene alla fattispecie in esame, siccome riferita a procedimenti concernenti i contributi di mantenimento per figli minorenni, nell'ambito dei quali - nonostante il tenore praticamente identico delle due norme (art. 280 cpv. 2 CC e art. 343 cpv. 4 CO) - la giurisprudenza riconosce alla massima inquisitoria una portata più ampia (cfr. DTF 128 III 411 consid. 3.2.1). Come già spiegato al consid. 3.1, nel quadro dei procedimenti retti dalla massima inquisitoria sociale (art. 343 cpv. 4 CO) il giudice è tenuto a interpellare le parti circa la completezza dei mezzi di prova da loro offerti solo se ha oggettivamente motivo di dubitarne (DTF 107 II 233 consid. 2c). Inoltre, dato che la massima inquisitoria sociale è stata introdotta allo scopo di facilitare la comparsa dinanzi all'autorità giudiziaria alle persone non patrocinate, la giurisprudenza attenua di principio l'obbligo del giudice d'interpellare le parti quando queste sono assistite da un avvocato (cfr. sentenza 4C.395/2005 del 1° marzo 2006 consid. 4.3 e 4C.392/1999 dell'11 febbraio 2000 consid. 2c; Hans-Peter Egli, op. cit., pag. 43). Da questo non si può tuttavia dedurre ch'essa non ha la benché minima valenza qualora una parte sia assistita da un legale o, come nel caso in esame, da un'associazione professionale. Una simile conclusione svuoterebbe praticamente di significato l'art. 343 cpv. 4 CO. Nella fattispecie in rassegna, la Corte cantonale ha stabilito che l'istruttoria effettuata in prima sede è stata "completamente dimenticata" e che ciò va ricondotto non solo al comportamento delle parti, le quali hanno prodotto solo pochi documenti, "con scarsa valenza probatoria", ma anche all'errata valutazione giuridica della fattispecie da parte del giudice di primo grado, il quale - a torto - ha reputato irrilevanti i motivi che hanno spinto l'assicurazione a negare al ricorrente il passaggio all'assicurazione individuale. Ora, qualora il giudice avesse valutato correttamente la fattispecie, avrebbe ravvisato la chiara insufficienza dei mezzi di prova offerti dalle parti su questo punto decisivo ai fini del giudizio e, di conseguenza, le avrebbe interpellate così come prescritto dall'art. 343 cpv. 4 CO, invitandole a completare i mezzi di prova. Egli non avrebbe per contro proceduto di sua iniziativa a un'assunzione di mezzi di prova, essendo le parti patrocinate. Tenuto conto delle particolari circostanze del caso concreto, appena descritte, la decisione dei giudici cantonali di escludere senza alcuna spiegazione il rinvio della causa al primo giudice e di riformare invece la pronunzia pretorile nel senso della reiezione dell'istanza per carenza di prove lede gravemente la massima inquisitoria sociale e risulta in contraddizione urtante con il sentimento della giustizia e dell'equità.