Citation: 1C_417/2015 E. 3.2

3.2. La Corte cantonale ha ricordato che secondo l'art. 46 LPAmm ogni decisione deve menzionare il rimedio giuridico ordinario ammissibile e il termine per interporlo. Ha osservato che se questa istruzione è errata o incompleta, l'interessato ha di massima il diritto di prevalersene secondo il principio della buona fede, eccetto quando, dando prova della diligenza processuale esigibile nelle circostanze concrete, l'inesattezza gli era nota o era facilmente riconoscibile. In tale ambito, ha richiamato la prassi del Tribunale federale e la dottrina cantonale secondo cui ciò è il caso quando l'errata indicazione poteva essere rilevata dal patrocinatore dei ricorrenti con la semplice consultazione dei testi di legge, in concreto l'art. 38 cpv. 1 LALPT in relazione con l'art. 13 cpv. 1 LPAmm, senza necessità di esaminare la giurisprudenza e la dottrina (DTF 135 III 374 consid. 1.2.2.1 pag. 376; 134 I 199 consid. 1.3.1 pag. 202 seg.). I ricorrenti non si confrontano, se non in maniera generica, con questa prassi, notoria, e che, pur ponendo esigenze più severe nei confronti degli avvocati, non viola il principio della buona fede (DTF 141 III 270 consid. 3.3 in fine pag. 273; 138 I 49 consid. 8.3.2 pag. 53 e rinvii; sentenza 1C_380/2016 dell'8 marzo 2017 consid. 2). Questa pratica, che esige una verifica sommaria dell'indicazione dei rimedi di diritto e del termine di ricorso, non è costitutiva di un formalismo eccessivo, né viola l'art. 6 n. 1 CEDU, perché la relativa limitazione non impedisce l'accesso a un tribunale ai sensi dell'art. 6 n. 1 CEDU, come ancora recentemente confermato dalla Corte europea dei diritti dell'uomo (decisione del 12 settembre 2017 nella causa Michel Clavien c. Svizzera).