Citation: 1P.600/2000 29.08.2001 E. 3

3.- I ricorrenti fanno sostanzialmente valere una violazione dell'art. 9 Cost. In realtà, la Corte cantonale non avrebbe considerato la situazione di fatto, segnatamente la circostanza che il Municipio non aveva mai impedito il traffico veicolare sul viottolo, nonostante fosse definito "percorso pedonale" secondo l'art. 64 delle norme di attuazione del piano regolatore. Il vincolo pianificatorio litigioso non avrebbe quindi, secondo i ricorrenti, alcuno scopo, né sarebbe sorretto da un sufficiente interesse pubblico: esso violerebbe inoltre il principio della parità di trattamento, essendo il traffico veicolare permesso ai proprietari di fondi vicini. a) Per giurisprudenza costante una decisione è arbitraria quando violi gravemente una norma o un principio giuridico chiaro e indiscusso o quando contrasti in modo intollerabile con il sentimento della giustizia edell' equità (DTF 127 I 54 consid. 2b, 60 consid. 5a pag. 70, 125 I 166 consid. 2a, 124 I 247 consid. 5, 122 I 61 consid. 3a). Il Tribunale federale, nell'ambito di un ricorso di diritto pubblico per arbitrio, esamina unicamente se l'applicazione del diritto attuata dall'autorità cantonale sia oggettivamente sostenibile, ritenuto che non può essere ravvisato arbitrio nella circostanza che un'altra soluzione sarebbe immaginabile o persino preferibile; il Tribunale si scosta dalla soluzione scelta dall'ultima istanza cantonale solamente se essa appaia insostenibile, in contraddizione palese con la situazione effettiva, non sorretta da ragione oggettiva e lesiva di un diritto certo. Inoltre, l'annullamento del giudizio impugnato si giustifica unicamente quando esso è arbitrario nel suo risultato e non solo nella sua motivazione (DTF 127 I 54 consid. 2b, 125 I 166 consid. 2a, 123 I 1 consid. 4a e rinvii). b) I ricorrenti non sostengono che il diritto cantonale avrebbe imposto, in un caso come il presente, di riesaminare incidentalmente, in occasione di un progetto edilizio, il vincolo di piano regolatore. Essi si fondano essenzialmente sulla giurisprudenza del Tribunale federale secondo cui la costituzionalità del piano regolatore può essere contestata, in linea di principio, solo al momento dell'adozione del piano, mentre una contestazione successiva, sollevata pregiudizialmente, nell'occasione di un'applicazione concreta, può avvenire solo in via eccezionale, segnatamente quando il proprietario colpito pretenda che le circostanze, in particolare l'interesse pubblico, che avevano giustificato l'adozione del piano e le sue restrizioni, fossero nel frattempo radicalmente mutate (cfr. DTF 125 II 643 consid. 5d pag. 657, 123 II 337 consid. 3a, 119 Ib 480 consid. 5c, 116 Ia 207 consid. 3b, 115 Ia 1 consid. 3, 111 Ia 129 consid. 3d; sentenza del 7 luglio 1999 nella causa O., consid. 10b e rinvii, apparsa in RDAT II-1999, n. 62, pag. 220 segg.). Come visto, la Corte cantonale non ha ravvisato un radicale mutamento delle circostanze rispetto al momento dell'adozione del piano regolatore, tale da giustificarne il riesame nell'ambito della licenza edilizia, segnatamente riguardo alla pubblica utilità del percorso pedonale. A questo proposito i ricorrenti, pur accennando ai pertinenti principi giurisprudenziali, non indicano quali sostanziali nuovi fatti o cambiamenti della situazione giuridica si sarebbero nel frattempo verificati e avrebbero imposto alla Corte cantonale di esaminare la legalità del vincolo pianificatorio. Certo, essi sostengono che l'Autorità comunale avrebbe rinunciato a rendere operativo il percorso pedonale con provvedimenti concreti volti a impedire il transito veicolare. Tuttavia, i ricorrenti stessi riconoscono che la situazione non è mutata, facendo invero sostanzialmente valere che il passo pedonale non sarebbe stato sorretto da un sufficiente interesse pubblico già al momento dell'adozione del piano regolatore (cfr. ricorso, pag. 7). Non è per contro seriamente posto in dubbio che un eventuale interesse pubblico sia nel frattempo decaduto. In tali circostanze, la conclusione della Corte cantonale, che non ha ritenuto realizzate le condizioni per esaminare la legalità del vincolo nell'occasione della procedura edilizia, non viola il divieto dell'arbitrio. c) Ove i ricorrenti fanno valere un'asserita disparità di trattamento poiché il passaggio con veicoli sarebbe permesso alla controparte e al proprietario del fondo confinante, la censura si confonde con quella, già trattata, relativa alla pretesa illegalità del percorso pedonale: i ricorrenti chiedono infatti l'accertamento di tale illegalità, di cui la disparità di trattamento sarebbe la conseguenza. Comunque, a prescindere da questa circostanza e dal fatto che il transito veicolare non risulta essere stato esplicitamente vietato nemmeno ai ricorrenti, dagli atti non emerge che le situazioni dei fondi interessati siano simili. In effetti il vincolo di percorso pedonale riguarda essenzialmente la parte superiore del viottolo e non tocca completamente la particella della controparte e quella confinante a valle con il fondo dei ricorrenti.