Citation: 1B_417/2022 E. 5.2

5.2. Sul rispetto di questo principio la CRP ha rilevato che vista la gravità dei fatti rimproverati al ricorrente, la facile e per lui più favorevole possibilità di svolgere un'attività lavorativa nel suo Paese, non esclude l'alto pericolo di fuga. In pochi minuti egli può lasciare infatti il Cantone Ticino per l'Italia, zona di confine per la quale notoriamente non occorre sottostare a particolari controlli come la presentazione di documenti di legittimazione, ritenuto inoltre ch'egli, quale cittadino italiano, può richiederne il rilascio di nuovi. In effetti, con l'entrata della Svizzera nello spazio Schengen e la relativa abolizione dei controlli sulle persone alle frontiere interne, la misura sostitutiva del deposito dei documenti ha perso in parte la sua efficacia, per cui non può essere l'unico provvedimento per scongiurare il pericolo di fuga, soprattutto nel caso in cui l'imputato non voglia fuggire in luoghi lontani, ma nella vicina penisola (DTF 145 IV 503 consid. 3.2; sentenza 1B_643/2020 del 21 gennaio 2021 consid. 3.2 in fine; CATHERINE HOHL-CHIRAZI, La privation de liberté en procédure pénale suisse: buts et limites, 2016, n. 1201 pag. 427). D'altra parte il ricorrente non censura di per sé la mancata adozione di non meglio precisate misure sostitutive, ma piuttosto le restrizioni derivanti dalla carcerazione di esercitare liberamente i suoi diritti di difesa nell'ambito della procedura d'appello. Come già ritenuto (vedi sentenza 1B_257/2022, citata, nei suoi confronti), queste critiche esulano dall'oggetto del presente litigio. Infine, il generico accenno del ricorrente, che non contesta la proporzionalità e la durata della carcerazione, al fatto che lo scopo della detenzione, oltre a evitare il serio pericolo di fuga, non potrebbe risiedere nel garantire la sua presenza alla procedura d'appello non regge.