Citation: 4A_67/2023 E. 3.2

3.2. La Corte cantonale ha accertato che il licenziamento era non solo motivato dalla reazione del direttore del 7 dicembre 2017, ma anche dal suo mancato adeguamento alle norme antiriciclaggio, circostanza peraltro da lui riconosciuta e attestata dalla lettera di licenziamento del 14 dicembre 2017 e dalla precisazione del 22 dicembre successivo. I problemi emersi durante il rapporto contrattuale erano provati dalle testimonianze, dai documenti agli atti e dall' iter procedurale seguito dalla banca (primo ammonimento, audit esterno e interno, successiva analisi interna, modalità di svolgimento del colloquio con il suo direttore, secondo ammonimento, decisione di chiusura della relazione, eventi successivi). Secondo la Corte cantonale l'istruttoria aveva permesso di accertare delle criticità a causa della leggerezza con cui il dipendente affrontava la tematica "AML" e dei contrasti con i colleghi del settore legale, che riguardavano più relazioni e non solo quella denominata xxx. L'interessato, inoltre, aveva usato dei formulari "A" firmati in bianco dalla cliente, benché ciò fosse vietato e la loro compilazione necessaria per legittimare le transazioni sul conto. Egli aveva omesso di ottenere tutti i giustificativi necessari in relazione a molte operazioni, prova ne è che la banca aveva registrato 38 allerte in materia di riciclaggio di denaro ("AML Hits") relative al conto xxx. Essa aveva perciò avviato un'indagine interna e poi interrogato il 21 luglio 2017 il direttore dipendente in presenza del capo filiale e del responsabile della verifica. L'istituto di credito era altresì preoccupato per una potenziale collusione fra lui e la cliente, poiché costui le aveva suggerito come rispondere alle domande del settore compliance ed evitare i suoi controlli. Dopo quell'incontro la banca aveva ammonito il dipendente e ordinato ulteriori approfondimenti: costui doveva pertanto essere consapevole che ulteriori carenze nella gestione della relazione xxx (rispetto di direttive e istruzioni) non sarebbero più state tollerate e avrebbero avuto conseguenze. La Corte cantonale ha quindi rilevato l'atteggiamento poco collaborativo del direttore anche dopo il colloquio del 21 luglio 2017, non avendo egli rispettato l'istruzione di chiudere immediatamente il conto della cliente xxx (che egli per finire ha disdetto un mese dopo, ossia solo nel novembre 2017), senza che vi fossero valide ragioni. Quanto agli scatti d'ira, i giudici ticinesi hanno considerato che il biasimo all'origine dello sfogo del 7 dicembre 2017 era giustificato e che egli, durante il colloquio del 12 dicembre 2017, non si era scusato, né aveva riconosciuto le sue responsabilità. Simili comportamenti, ha epilogato la Corte cantonale, potevano incrinare in modo definitivo il rapporto di fiducia tra le parti. La disdetta, infine, era tempestiva: fra il 7 e il 14 dicembre 2017 vi erano tre giorni festivi; il CEO C.________ non poteva decidere autonomamente e doveva avvertire i propri superiori in Svizzera; D.________, direttore della filiale di Panama, ha incontrato il 12 dicembre 2017 l'insorgente per un ultimo confronto, di cui ha riferito alla direzione generale che l'ha per finire licenziato due giorni dopo.