Citation: 2C_260/2008 06.08.2008 E. 3

Nel caso concreto, nel proprio lungo e minuzioso atto ricorsuale l'insorgente sostiene che debba venir riconosciuto carattere di spese professionali a ben nove voci di costo. 3.1 Sotto il titolo "spese di viaggio" il ricorrente avanza una pretesa di fr. 130.-- ed eventualmente di ulteriori fr. 845.-- o fr. 875.--. Al riguardo ha prodotto le distinte delle spese ed indennità concessegli dal datore di lavoro, da cui risulta che nel 2006 ha effettuato viaggi di servizio con la propria autovettura per un totale di 1300 km, per i quali, secondo il regolamento applicabile ai dipendenti cantonali, ha ottenuto un indennizzo di fr. 0.55 al chilometro. Egli domanda di considerare quali spese professionali i costi per le trasferte effettive, che sarebbero state più numerose, nonché la differenza tra la deduzione ammessa a fini fiscali (fr. 0.65 al chilometro) e quella riconosciutagli. Al di là che non è del tutto chiaro come il ricorrente calcoli gli importi fatti valere, la richiesta è in ogni caso manifestamente infondata. Le spese di trasporto riconosciute sul piano fiscale sono infatti quelle necessarie per recarsi dal domicilio al luogo di lavoro (art. 26 cpv. 1 lett. a LIFD) perché solo queste rappresentano spese per l'acquisizione del reddito. A questo titolo l'insorgente ha del resto ottenuto una deduzione di fr. 4'860.-- per l'utilizzo dell'autovettura per recarsi da Bellinzona a Tenero. Oltre a ciò, egli pretende di dedurre i costi dei viaggi effettuati per motivi professionali dalla sede di servizio, rispettivamente, se più vicino, dal suo domicilio, ad altre destinazioni. Queste spese non sono tuttavia sostenute per acquisire il reddito, ma costituiscono oneri supplementari rispetto alla normale prestazione lavorativa, assunti nell'interesse del datore di lavoro che proprio per questo è tenuto a rimborsarli (cfr., per analogia, l'art. 327b CO), come è del resto avvenuto anche nel caso concreto. La discrepanza tra la deduzione chilometrica riconosciuta per le spese di trasporto fiscalmente ammesse e il rimborso spese concesso dal Cantone Ticino ai propri dipendenti per i viaggi di servizio nulla muta alla diversa natura dei due tipi di spese. Se le indennità di trasferta appaiono insufficienti a coprire i costi effettivi, i contribuenti che esercitano un'attività lucrativa dipendente devono far valere le loro pretese nell'ambito del rapporto d'impiego, ma non possono trarne alcun vantaggio a livello di deduzioni fiscali. Neppure la differenza tra gli importi in discussione può quindi essere ammessa quale spesa professionale. 3.2 Il ricorrente chiede poi il riconoscimento di spese di abbigliamento per fr. 689.--, relative all'acquisto, documentato, di nove paia di pantaloni. Egli sostiene di aver compiuto tale acquisto in funzione esclusivamente della sua attività professionale e rileva che i docenti assumono un ruolo di rappresentanza dello Stato verso gli allievi e sono perciò tenuti a dotarsi di una tenuta adeguata. Come dettagliatamente esposto dalla Corte cantonale, costituiscono abiti professionali i capi d'abbigliamento che servono esclusivamente all'esercizio della professione quali tute, camici o grembiuli da lavoro, stivali di gomma e abiti protettivi (Felix Richner/Walter Frei/Stefan Kaufmann, Handkommentar zum DBG, Zurigo 2003, n. 33 ad art. 26). Per il resto, il costo dei vestiti indossati al lavoro costituisce una spesa ordinaria di mantenimento e non è pertanto deducibile (art. 34 lett. a LIFD). Lo stesso vale anche se in una determinata attività o posizione professionale è lecito attendersi un abbigliamento particolarmente curato e costoso, che può comunque essere utilizzato anche in ambito privato. In tal caso l'acquisto rappresenta infatti una spesa causata dalla posizione professionale del contribuente e ricade quindi anch'esso sotto l'art. 34 lett. a LIFD (Bruno Knüsel, in: Zweifel/Athanas, Kommentar zum schweizerischen Steuerrecht I/2a, Bundesgesetz über die direkte Bundessteuer [DBG], 2a ed., Basilea 2008, N. 23 ad art. 26). Così limitata la nozione di abiti da lavoro, è manifesto che le spese di abbigliamento necessarie per esercitare l'attività di docente in una scuola professionale non possono dar diritto ad alcuna deduzione. Non occorre infatti dotarsi di alcun capo d'abbigliamento oggettivamente utilizzabile solo nell'ambito professionale. Del resto, non risulta nemmeno che, per quanto concerne la tenuta, debbano essere rispettate esigenze specifiche o vigano usanze particolari. 3.3 Il ricorrente domanda altresì di poter dedurre il 75 % del costo della connessione ADSL di cui dispone al proprio domicilio, per cui nel 2006 ha pagato fr. 1'188.--. Egli afferma di aver bisogno di un collegamento a banda larga il più performante possibile, poiché utilizzerebbe internet per scopi professionali varie ore al giorno e si avvarrebbe spesso di immagini e filmati che richiedono il trasferimento di file di grandi dimensioni. Tale utilizzo sarebbe legato alle particolarità dell'istituto in cui insegna, che si prefigge di conciliare la formazione scolastica con la pratica di attività sportive ad alto livello. Tale scopo verrebbe infatti tra l'altro perseguito grazie ad un uso accresciuto delle nuove tecnologie, che permettono agli allievi di seguire parte della formazione a distanza. Dalla consultazione del sito internet consacrato alle sue lezioni, ci si rende immediatamente conto che l'insorgente fa in effetti largo uso, con un impegno certo non indifferente, delle tecnologie informatiche. Al di là dell'utilizzo effettivo, che non si limita del resto all'ambito professionale ma riguarda anche la gestione di un sito personale, egli non dimostra però mediante attestazioni ufficiali che per raggiungere gli obiettivi dell'istituto scolastico e dell'insegnamento impartito occorra realmente sfruttare questi mezzi in modo così ampio. Egli non comprova nemmeno l'impossibilità di semmai approfittare, a tale scopo, dell'infrastruttura della scuola, la quale dispone già di un proprio sito internet a cui i docenti e gli allievi possono far capo. Per di più, quand'anche tali presupposti fossero adempiuti, non sarebbe comunque dato di vedere perché il ricorrente non potrebbe servirsi di un normale collegamento ADSL, con un costo pari all'incirca alla metà di quello fatto valere. L'utilizzo di una connessione più veloce costituirebbe quindi in ogni caso una pura comodità, a cui si potrebbe pretendere che rinunci. Per quanto riguarda il collegamento di base ADSL, va invece ritenuto, come la Corte cantonale, che la sua diffusione nel 2006 era già sufficientemente ampia da considerare i relativi costi, al pari dell'abbonamento telefonico tradizionale, come spese ordinarie di mantenimento giusta l'art. 34 lett. a LIFD. Nemmeno il mancato riconoscimento di spese professionali a questo titolo presta pertanto il fianco a critiche. 3.4 Il ricorrente chiede pure di poter dedurre una parte del costo di un registratore DVD con hard disk (50 % del prezzo d'acquisto di fr. 450.--) e di una fotocamera digitale (10 % del prezzo d'acquisto di fr. 602.--). Il Tribunale federale ha sino ad ora avuto occasione di esaminare la necessità professionale di dotarsi di apparecchi elettronici privati solo in poche occasioni ed unicamente in riferimento all'acquisto di computer. Tale necessità è in particolare stata ammessa nel caso di docenti incaricati di tenere corsi di informatica o di utilizzare l'informatica come strumento di insegnamento della propria materia specifica, a condizione che a scuola non fosse a disposizione un'infrastruttura sufficiente per esigere che il contribuente rinunciasse all'acquisto (sentenza 2A.60/1998 del 27 maggio 1999, in: ASA 69 pag. 872, consid. 3; sentenza 2A.313/1993 del 15 settembre 1994, consid. 2b e 2c; cfr. anche: sentenza A.275/1987 del 4 dicembre 1987, in: ASA 59 pag. 246, consid. 2b; per un riassunto delle prassi cantonali: Peter Locher, Kommentar zum DBG, I. Teil, Therwil/Basilea 2001, n. 28-32 ad art. 26). Nel caso concreto, litigioso non è tuttavia l'acquisto di un computer, avvenuto peraltro nel 2005 ed in quell'anno ammesso integralmente in deduzione dall'Ufficio di tassazione (fr. 2'800.--), bensì di un registratore DVD e di una fotocamera. Ora, se al giorno d'oggi può forse essere difficilmente esigibile che un docente rinunci all'utilizzo di un computer privato, se non può disporne a scuola, la medesima conclusione non vale per i due apparecchi menzionati. È certo possibile e senz'altro utile che per svolgere le proprie lezioni un docente voglia realizzare ed utilizzare delle fotografie oppure mostrare delle emissioni televisive registrate a casa propria. Tuttavia questo uso può oggettivamente essere soltanto sporadico e l'acquisto della relativa attrezzatura da parte di un insegnante non può realisticamente apparire dettato dal possibile utilizzo a fini professionali, bensì dai motivi ordinari di intrattenimento e di interesse personale per cui questi oggetti sono presenti nella maggior parte delle economie domestiche. Le addotte esigenze particolari della scuola per sportivi d'élite in tema di insegnamento a distanza non portano a valutazioni differenti, già solo considerando la natura degli apparecchi in discussione. D'altronde, al di là delle sue affermazioni, il ricorrente non ha prodotto alcuna dichiarazione degli organi direttivi dell'istituto scolastico comprovante che egli non potrebbe in alcun caso usufruire di mezzi tecnici equivalenti forniti dall'istituto stesso. È pertanto a giusto titolo che le istanze cantonali non hanno ammesso in deduzione nemmeno una parte del prezzo d'acquisto del registratore DVD e della fotocamera digitale. 3.5 L'insorgente espone poi una somma di fr. 356.80 per materiale d'ufficio, comprendente, oltre ad articoli di cancelleria ordinari (penne, evidenziatori, fogli, buste, ecc.), anche una borsa di fr. 179.--. Può anche darsi che egli abbia utilizzato il materiale d'ufficio almeno in parte per la preparazione delle lezioni o la correzione dei compiti degli allievi. Si tratta in ogni caso di strumenti di lavoro basilari che qualsiasi datore di lavoro, e certamente anche lo Stato del Cantone Ticino, mette a disposizione dei propri collaboratori. Considerato pertanto che non vi era alcuna necessità professionale di procurarsi detto materiale a proprie spese, i relativi costi non vanno presi in conto nel computo della deduzione. Per contro si potrebbe forse cavillare sulla cartella utilizzata per riporre il materiale impiegato durante le lezioni, ritenuto comunque che il ricorrente non ha dimostrato l'impossibilità di ottenere una borsa adeguata dal datore di lavoro. Viste le conclusioni tratte sugli altri punti, la questione non deve tuttavia essere approfondita oltre. 3.6 Il ricorrente fa valere anche fr. 1'222.-- per spese informatiche varie. Secondo gli accertamenti dell'autorità inferiore, dette spese si riferiscono essenzialmente a cartucce per stampanti, a CD e DVD vergini e ad una webcam. 3.6.1 A questo proposito il ricorrente invero non dimostra che, nonostante il suo interesse per l'informatica travalichi l'uso prettamente professionale, il materiale in questione è comunque stato utilizzato esclusivamente per l'attività lavorativa. Egli non giustifica nemmeno perché, perlomeno per la stampante, non era esigibile che si servisse di quelle certamente presenti a scuola. Né prova, ancora una volta, che non avrebbe potuto ottenere oggetti sostanzialmente di consumo, quali CD e DVD, attraverso la scuola. Sostiene invece di aver dovuto acquistare parecchi hard disk esterni, ma la sentenza impugnata non fa riferimento a questo genere di componenti. Inoltre va rilevato che con questa stessa argomentazione egli ha ottenuto dall'Ufficio di tassazione una deduzione per spese informatiche varie di fr. 2'292.95 già nel 2004. Nel 2005, per la stessa voce, gli sono invece stati riconosciuti fr. 2'630.65. In queste circostanze le spese fatte valere non possono certo essere considerate in misura integrale come costi professionali. Ciò posto, va osservato che la fissazione della quota parte privata di una determinata spesa è una questione essenzialmente di apprezzamento (sentenza 2A.60/1998 del 27 maggio 1999, in: ASA 69 pag. 872, consid. 4). In quest'ottica, la Corte cantonale ha ritenuto equo ammettere in deduzione la metà dei costi addotti. Viste le considerazioni esposte ed in assenza di indicazioni più precise, non v'è motivo di ritoccare questa proporzione. In ogni caso, date le conclusioni tratte sugli altri punti, l'esito della vertenza non muterebbe nemmeno se si ammettesse la natura professionale nella misura di due terzi. 3.7 Resta da verificare la legittimità della deduzione di fr. 1'516.70 per l'acquisto di libri e di fr. 181.50 per film e documentari. L'acquisto di letteratura specializzata è di principio deducibile poiché, pur rientrando nella categoria delle altre spese professionali, costituisce in pratica una spesa di perfezionamento professionale. Non basta comunque che le opere rientrino più o meno direttamente nel settore di competenza professionale del contribuente. Occorre piuttosto che si tratti di mezzi ausiliari indispensabili per l'esercizio della professione e non solo di libri acquistati essenzialmente per passione o passatempo (Felix Richner/Walter Frei/Stefan Kaufmann, Handkommentar zum DBG, Zurigo 2003, n. 29 ad art. 26; Locher, op. cit., n. 33 seg. ad art. 26). Il ricorrente sostiene che le opere per le quali chiede la deduzione sarebbero strettamente connesse alla sua attività di insegnamento. Tuttavia egli non ha dato seguito in maniera soddisfacente all'esplicita e necessaria richiesta della Corte cantonale di inviare una distinta dei titoli. Agli atti sono infatti stati versati solo scontrini e fatture ed è pertanto nota soltanto una parte dei libri acquistati. Inoltre l'insorgente stesso ha ammesso, in sede cantonale, di aver esposto volumi riguardanti in generale anche la società, la filosofia o l'informatica. Egli ritiene del resto, a torto, che l'acquisto di un libro rappresenti una spesa professionale già se ne viene letta e utilizzata un'unica pagina. Per quanto riguarda i DVD, i titoli che figurano sulle fatture rivelano che per la maggior parte si tratta di pellicole o filmati puramente di intrattenimento e non a carattere documentaristico o didattico. Ne segue che anche queste spese vanno ritenute almeno in parte di natura privata. Nemmeno su questo punto il ricorrente adduce inoltre argomentazioni suscettibili di far apparire irragionevole la ripartizione paritaria ammessa, per economia di giudizio, dall'autorità precedente. Nulla muterebbe del resto neppure ammettendo la deducibilità dei due terzi delle spese.