Citation: 5A_1014/2018 E. 4.1.1

4.1.1. L'avente diritto a una servitù può fare tutto ciò che è necessario per la sua conservazione e il suo esercizio (art. 737 cpv. 1 CC). Se è turbato nell'esercizio del suo diritto, il titolare della servitù può promuovere un'azione confessoria per far cessare la circostanza incompatibile con la servitù, esigendo segnatamente la demolizione di un'opera che sarebbe contraria a tale diritto reale limitato. La sua azione può essere diretta contro ogni persona all'origine dell'ingerenza nell'esercizio del diritto (anche se non è titolare di alcun diritto reale sul fondo serviente né di alcun diritto personale), compreso il proprietario del fondo serviente (v. sentenza 5A_664/2019 del 3 dicembre 2020 consid. 4 con rinvii; PAUL-HENRI STEINAUER, Les droits réels, vol. II, 5a ed. 2020, n. 3481; FRANÇOIS BOHNET, Actions civiles, Volume I: CC et LP, 2a ed. 2019 [in seguito: Actions civiles], n. 15 e 20 ad § 53; MARIA CONSUELO ARGUL, in Commentaire romand, Code civil, vol. II, 2016, n. 7 ad art. 737 CC; PETER LIVER, Zürcher Kommentar, 2a ed. 1980, n. 183 e 193 ad art. 737 CC). L'azione confessoria va quindi diretta contro il perturbatore. A tal proposito occorre distinguere il perturbatore per comportamento - ossia colui che, attraverso il proprio comportamento o quello di un terzo per il quale è tenuto a rispondere, turba o mette in pericolo direttamente la proprietà altrui - dal perturbatore per situazione - ossia colui che ha il potere di fatto o di diritto su cose che turbano o mettono in pericolo direttamente il possesso o la proprietà altrui; si tratta in primo luogo del proprietario del fondo all'origine della turbativa (v. sentenza 5A_664/2019 del 3 dicembre 2020 consid. 4, che rinvia alla DTF 145 III 121 consid. 4.1 [giurisprudenza resa nel quadro di un'azione negatoria, la quale viene esercitata in condizioni analoghe all'azione confessoria; v. STEINAUER, op. cit., n. 3479; v. anche DTF 142 III 551 consid. 2.4]).