Citation: 4A_287/2014 E. 5

La ricorrente rimprovera alla Corte cantonale un'impostazione scorretta e non veritiera della sua posizione. Ella afferma che la parvenza di parzialità scaturirebbe dalla combinazione del fatto che la magistrata ricusata ha presieduto la Corte che ha respinto il 28 marzo 2011 la domanda di ricusa della Pretora con i comportamenti successivi attinenti alle domande presentate il 10 aprile 2013 (invio di un informale e-mail e l'emanazione delle decisioni 11 aprile 2013"manifestamente nulle per totale assenza di motivazione"). Nella fattispecie non occorre nuovamente illustrare alla ricorrente il contenuto dell'art. 47 CPC, ma può essere rinviato ai pertinenti considerandi della sentenza impugnata, in cui tale disposto di legge è interpretato con dovizia di citazioni dottrinali e giurisprudenziali (art. 109 cpv. 3 LTF). Con riferimento all'argomentazione ricorsuale giova rilevare che la ricorrente pare misconoscere che emanare decisioni sfavorevoli a una parte non denota una parvenza di prevenzione nei suoi confronti (DTF 117 Ia 324 consid. 2). È vero che degli errori particolarmente gravi o ripetuti, che devono essere considerati delle violazioni gravi di doveri e rivelano l'intenzione di nuocere, possono avere per conseguenza la ricusazione (DTF 125 I 119 consid. 3e pag. 124; 116 Ia 135 consid. 3a pag. 138), ma nella fattispecie una simile costellazione non entra manifestamente in linea di conto. Del tutto inidoneo a suffragare una parvenza di parzialità nei confronti di una parte, si appalesa poi l'invio a quest'ultima di un messaggio di posta elettronica per anticiparle la risposta negativa a una sua richiesta e farle usufruire di un lasso di tempo maggiore per prendere le sue disposizioni. Così stando le cose, e ricordato che il giudice che ha deciso una domanda di ricusa può pure partecipare al giudizio sul merito della causa (cfr. DTF 117 Ia 324 consid. 2), le censure ricorsuali si appalesano manifestamente infondate.