Citation: 1C_14/2022 E. 2.3.1

2.3.1. Nel caso in esame è dimostrato che i ricorrenti, come da loro sottolineato, a partire dal 2017 o dal 2018, hanno avuto piena conoscenza del fatto che un sopralluogo avrebbe avuto luogo a Dalpe, piccolo villaggio dove abitano una parte dei ricorrenti e la loro patrocinatrice. Mal si comprende quindi perché essi non si sono informati senza indugio presso l'autorità comunale o presso la Corte cantonale allo scopo di verificare se, effettivamente, il supposto sopralluogo concerneva anche i loro fondi e, in caso affermativo, postulare tempestivamente di rifarlo in loro presenza, per evidenti motivi di economia procedurale, potendo sanare in tal modo il preteso vizio. Nulla impediva loro inoltre di chiedere se del caso l'accesso agli atti cantonali per verificare la fondatezza o meno di tale supposizione, per esempio tramite l'invito da parte del giudice delegato alle autorità comunali e verosimilmente all'Ufficio federale dello sviluppo territoriale di partecipare all'asserito sopralluogo, nonché le risultanze dello stesso (sull'obbligo di verbalizzare per iscritto le risultanze di un sopralluogo e sulla facoltà delle parti di esprimersi sul verbale prima che sia adottata la decisione vedi DTF 142 I 86 consid. 2.2-2.6). Decisiva è anche la circostanza che ai ricorrenti non incombeva l'obbligo di consultare regolarmente gli atti cantonali, né di verificare per anni lo stadio e l'avanzare della procedura ma, semplicemente, d'informarsi su un unico fatto: se il supposto sopralluogo del 2017 o 2018 abbia effettivamente avuto luogo e se si fosse riferito anche ai loro fondi, e non solo ad altre particelle, essendo notorio che erano stati interposti numerosi ricorsi con richieste di sopralluogo nella regione in esame. Ai ricorrenti, venuti a conoscenza di una circostanza che avrebbe potuto essere determinante ai fini del giudizio, spettava quindi l'obbligo di interpellare tempestivamente l'autorità comunale o quella cantonale al riguardo. In applicazione del principio della buona fede processuale, essi non potevano pertanto aspettare, senza agire per anni, la notifica della decisione impugnata per poi lamentarsi, peraltro in maniera generica e quindi lesiva delle esigenze di motivazione dell'art. 106 cpv. 2 LTF, che non sarebbero stati convocati a un sopralluogo del quale avevano conoscenza. È infatti contrario al principio della buona fede processuale e al divieto dell'abuso di diritto mantenere in riserva una censura per poi sollevarla solo successivamente, qualora l'esito della procedura sia sfavorevole o gli interessati si rendano conto che l'istruzione non segue il corso da loro desiderato (art. 5 cpv. 3 Cost.; cfr. per la ricusa DTF 140 I 240 consid. 2.4; 139 III 120 consid. 3.2.1; sentenza 1B_502/2020 del 15 ottobre 2020 consid. 2.2).