Citation: 6B_991/2008 09.04.2009 E. 2.3

2.3.1 Quanto all'aspetto soggettivo del reato, l'ultima autorità cantonale ha ammesso che il ricorrente ha agito con dolo eventuale. Egli sapeva che esistevano delle irregolarità in relazione all'effettiva degenza di alcuni pazienti. Sapeva dunque che venivano fatturate delle prestazioni che in realtà non venivano fornite. Nonostante dissentisse su questo sistema, il ricorrente ha comunque firmato i documenti elencati dall'accusa. Dagli atti di causa, continua la CCRP, emerge in modo chiaro che l'insorgente sapeva che B.________ truffava le casse malati e, ciò malgrado, ha accettato il rischio di firmare delle falsità, di attestare ciò che in realtà non doveva essere attestato. Sono pertanto realizzati i presupposti soggettivi della ripetuta complicità in truffa. 2.3.2 A mente del ricorrente, la CCRP ha esaminato il dolo eventuale afferente la complicità in truffa in modo errato. L'autorità cantonale avrebbe dovuto verificare se l'insorgente sapeva o si era reso conto di apportare il suo concorso alla truffa perpetrata dall'autore principale e non limitarsi a esaminare il dolo eventuale in relazione all'infrazione di falsità in documenti. Inoltre, la conclusione per cui l'autore ha accettato il risultato non può essere dedotta dal semplice fatto che egli ha agito sebbene fosse consapevole del rischio della sopravvenienza del risultato. A torto, infine, l'autorità cantonale ha dedotto che il ricorrente ha agito con dolo eventuale dal fatto che egli non ha denunciato il dr. med. B.________ a chi di dovere (compreso il Ministero pubblico) e dal fatto che egli non ha verificato che quello che si apprestava a sottoscrivere corrispondesse alla realtà. L'insorgente infatti non aveva alcun obbligo legale di denunciare chicchessia al Ministero pubblico e, considerato il suo tasso di lavoro e le sue funzioni in clinica, doveva necessariamente fondarsi sul lavoro degli altri collaboratori e degli altri medici che allestivano materialmente i documenti. Il ricorrente infine sottolinea l'assenza di un movente. 2.3.3 Giusta l'art. 12 cpv. 2 CP, commette con intenzione un crimine o un delitto chi lo compie consapevolmente e volontariamente. Basta a tal fine che l'autore ritenga possibile il realizzarsi dell'atto e se ne accolli il rischio. Agisce con dolo eventuale l'agente che ritiene possibile che l'evento o il reato si produca e, ciò nondimeno, agisce, poiché prende in considerazione l'evento nel caso in cui si realizzi, lo accetta pur non desiderandolo (DTF 134 IV 26 consid. 3.2.2). Ciò che l'agente sapeva, voleva e ha preso in considerazione sono questioni di fatto (DTF 119 IV 1 consid. 5a pag. 3; 118 IV 167 consid. 4 pag. 174) che vincolano la Corte di diritto penale tranne quando i fatti sono stati accertati in modo manifestamente inesatto o in violazione del diritto (v. art. 105 LTF). Nella fattispecie, è stato assodato che il ricorrente sapeva dell'esistenza di irregolarità sull'effettiva degenza di alcuni pazienti e pertanto anche della fatturazione alle casse malati di prestazioni che in realtà non venivano fornite. La CCRP ha osservato - senza che il ricorrente sollevi critiche al riguardo - come dagli atti emergesse in modo inequivocabile che il dr. med. A.________ sapeva che il dr. med. B.________ truffava gli assicuratori malattia. 2.3.4 Secondo la giurisprudenza, l'inganno astuto che contraddistingue il reato di truffa può consistere nel fornire false indicazioni prevedendo che la controparte rinuncerà a verificare in virtù di uno specifico rapporto di fiducia, rapporto di fiducia che il Tribunale federale ha già ammesso esistere tra i fornitori di prestazioni e gli assicuratori malattia (sentenza 6S.114/2004 del 15 luglio 2004 consid. 3.3; sentenza 6S.89/2003 del 5 maggio 2003 consid. 4.2.1; sentenza 6S.491/1999 del 23 settembre 1999 consid. 6c). Orbene, appurato che il ricorrente era consapevole che alle casse malati venivano fatturate prestazioni non fornite, la CCRP poteva concentrare il suo esame relativo al dolo sulla questione di sapere se egli, al momento di sottoscrivere i documenti contestatigli nel decreto d'accusa, ha accettato il rischio di firmare delle falsità, contribuendo in tal modo a truffare le casse malati. 2.3.5 In mancanza di confessioni, il giudice può, di regola, dedurre la volontà dell'interessato fondandosi su indizi esteriori e regole d'esperienza. Può inferire la volontà dell'autore da ciò che questi sapeva, laddove l'eventualità che l'evento si produca era tale da imporsi all'autore, di modo che si possa ragionevolmente ammettere che lo abbia accettato (DTF 130 IV 58 consid. 8.4). Tra gli elementi esteriori da cui è possibile dedurre che l'agente ha accettato l'evento illecito nel caso che si produca figurano, in particolare, la gravità della violazione del dovere di diligenza e la probabilità, nota all'autore, della realizzazione del rischio. Quanto più grave è tale violazione e quanto più grande tale rischio, tanto più fondata risulterà la conclusione che l'agente, malgrado i suoi dinieghi, aveva accettato l'ipotesi che l'evento considerato si realizzasse (DTF 134 IV 29 consid. 3; 131 IV 1 consid. 2.2). Altri elementi esteriori rivelatori possono essere il movente dell'autore e il modo nel quale egli ha agito (DTF 125 IV 242 consid. 3c in fine e rinvii). La conclusione per cui l'autore ha accettato il risultato non può tuttavia essere dedotta dal semplice fatto che egli ha agito sebbene fosse consapevole del rischio della sopravvenienza del risultato, in quanto si tratta di un elemento comune al dolo eventuale e alla negligenza cosciente (DTF 130 IV 58 consid. 8.4). In concreto, l'autorità cantonale ha rimproverato al ricorrente una violazione del suo dovere di diligenza. Certo, egli ha reagito alla situazione venutasi a creare reclamando direttamente con il dr. med. B.________. L'insorgente si è tuttavia accontentato delle sue rimostranze, credendo che le cose sarebbero poi andate a posto. È vero che, come sostenuto nel gravame, il ricorrente non aveva alcun obbligo legale di denunciare B.________. Tuttavia, considerata la situazione creatasi, la sua posizione e la sua responsabilità nel sottoscrivere i documenti e i certificati che gli venivano sottoposti, come giustamente ritenuto in sede cantonale, l'insorgente non poteva esimersi dal controllare se i suoi interventi presso il dr. med. B.________ avessero sortito effetti concreti. Ma soprattutto, conscio delle irregolarità delle degenze di taluni pazienti di B.________, egli non poteva limitarsi a firmare richieste di prolungo o certificati medici di entrata relativi a tali pazienti, senza verificare la veridicità del loro contenuto. Questa verifica si imponeva ancor più considerato che non si trattava di pazienti con disturbi somatici di cui il ricorrente si occupava personalmente, bensì di pazienti con problemi di natura psichiatrica di cui nulla sapeva. Limitandosi ad apporre la sua firma in calce ai documenti senza verificare l'esattezza del loro contenuto, il ricorrente ha dunque accettato di attestare una falsità destinata, direttamente o indirettamente, a ingannare le casse malati. Molto eloquente al proposito è il caso del certificato medico d'uscita del 12 settembre 2006 alla casa malati F.________ relativo alla paziente G.________: il ricorrente ha attestato una degenza di 11 giorni, nonostante fosse convinto che la paziente fosse stata in clinica per soli 2 o 3 giorni. Pur non desiderando la realizzazione del reato - affrontando direttamente B.________ e successivamente rassegnando le sue dimissioni da direttore sanitario - questo caso permette di ritenere che l'insorgente ha comunque accettato il rischio della sopravvenienza del risultato, agendo quindi con dolo eventuale. In simili circostanze, la tesi della negligenza cosciente avanzata nel ricorso non può essere seguita. Che poi il ricorrente non avesse un movente non è decisivo, trattandosi solo di uno degli elementi dai quali è possibile dedurre che l'agente ha accettato l'evento illecito nel caso che si produca. 2.4 La condanna dell'insorgente per ripetuta complicità in truffa non viola dunque il diritto federale.