Citation: 5P.439/2003 11.05.2004 E. 2

2.1 Secondo i giudici cantonali, un reddito elevato non basta da solo per escludere l'applicazione del principio secondo cui, nell'ambito di misure a protezione dell'unione coniugale, il contributo alimentare viene determinato suddividendo l'eccedenza restante dopo aver tolto dalle entrate dei coniugi i loro fabbisogni. In concreto non sarebbe nemmeno applicabile la giurisprudenza che prevede una deroga a tale principio per il fatto che i coniugi non destinavano tutto il loro reddito al mantenimento della famiglia. Infatti, i risparmi delle parti, nonostante proventi mensili di quasi fr. 24'000.--, ammontano a soli fr. 61'088.--; di tale importo oltre la metà (fr. 33'116.--) è inoltre dovuta ad un risparmio involontario, causato dal fatto che il marito aveva ricevuto, quale gratifica, azioni bloccate fino al 31 marzo 2004. La Corte cantonale non ha poi nemmeno ritenuto verosimile l'argomentazione di quest'ultimo, secondo cui il suo contributo al mantenimento della moglie e dei figli si esauriva in versamenti mensili di fr. 4'000.--: dagli estratti conto risulta che egli pagava pure fatture di una società telefonica, di una società di leasing, di un'impresa che rilascia carte di credito, nonché importanti importi enunciati come "ordine di pagamento codificato, ordine globale". Non producendo estratti giornalieri e dettagliati, rispettivamente le fatture pagate con la carta di credito, egli non ha reso verosimile che tali spese erano unicamente destinate a lui solo. Infine, con riferimento alla determinazione concreta del contestato contributo, la Corte cantonale ha stabilito il fabbisogno della moglie in fr. 5'050.-- e quello del marito in fr. 10'620.--. Essa ha quindi dedotto tali importi dal reddito del marito di fr. 23'950.--, ottenendo un'eccedenza da ripartire di fr. 8'280.--. Tuttavia, poiché la moglie aveva postulato un contributo alimentare di soli fr. 8'163.--, i giudici cantonali le hanno attribuito tale importo e non la somma di fr. 9'190.--, risultante dall'addizione al suo minimo vitale (fr. 5'050.--) della metà dell'eccedenza (fr. 4'140--). 2.2 Il ricorrente sostiene che la Corte cantonale gli accollerebbe arbitrariamente l'onere di dimostrare la mancata applicabilità del metodo del riparto delle eccedenze, misconoscendo che il suo elevato reddito già costituisce un motivo sufficiente per derogare alla ripartizione delle eccedenze. Del resto, nemmeno la moglie avrebbe mai preteso una tale ripartizione, limitandosi a presentare un elenco delle spese. Il ricorrente afferma inoltre che la sentenza impugnata permetterebbe alla controparte di godere di un tenore di vita più elevato di quello avuto in costanza di convivenza, atteso che ella, durante tale periodo, riceveva versamenti mensili di iniziali fr. 3'000.--, aumentati una prima volta a fr. 3'500.-- e poi a fr. 4'000.--, con cui pagava tutte le spese personali nonché quelle dell'economia domestica. In realtà, il dispendio mensile della moglie ammonterebbe a fr. 2'556.-- mensili, a cui vanno aggiunte le pigioni per la locazione di un appartamento e di un posteggio per complessivi fr. 2'080.--: tale fabbisogno sarebbe del resto indirettamente confermato dal contributo alimentare di fr. 5'000.-- chiesto dalla controparte nella procedura di separazione poi ritirata nel 2001. Da ultimo, il ricorrente sostiene che la circostanza, secondo cui il suo dispendio è sempre stato più elevato di quello della moglie risulta dal fatto che dal 1997 le sue uscite sono sempre state costanti, rispettivamente sono addirittura aumentate dopo la separazione.