Citation: 2C_1018/2022 E. B

B.a. Preso atto che A.A.________, malgrado fosse stata ammonita due volte, continuava a far capo alla pubblica assistenza (il debito nei confronti dello Stato ammontante all'epoca a fr. 128'311.50), il 27 luglio 2020 la Sezione della popolazione l'ha informata della sua intenzione di volere rivalutare la sua situazione. Dopo averle dato la possibilità di determinarsi detta autorità ha rifiutato, il 28 agosto 2020, di rinnovarle il permesso di dimora e le ha fissato nel contempo un termine al 30 ottobre successivo per lasciare la Svizzera. B.b. La decisione della Sezione della popolazione è stata confermata su ricorso dapprima il 3 marzo 2021 dal Consiglio di Stato (il quale ha, tra l'altro, rilevato che il debito nei confronti dello Stato superava ormai i fr. 134'399.05) e poi dal Tribunale cantonale amministrativo, con sentenza del 14 novembre 2022. Rammentato che non esisteva alcun trattato tra la Svizzera e l'Ucraina di cui dedurre un diritto ad un permesso di soggiorno, la Corte cantonale ha osservato che l'insorgente non poteva appellarsi all'art. 8 CEDU né dal profilo del rispetto della vita famigliare (la figlia, di nazionalità svizzera, era ormai maggiorenne e non sussisteva tra di loro un rapporto di qualificata dipendenza) né da quello della tutela della vita privata (l'interessata non vivendo legalmente nel nostro Paese da dieci anni e la sua integrazione non essendo peraltro particolarmente riuscita, viste le due condanne nonché la dipendenza dall'aiuto sociale). Ha poi constatato che le ragioni per le quali le era stato accordato un permesso di dimora per caso personale particolarmente grave non erano più date, siccome la figlia svizzera era oramai maggiorenne. I giudici cantonali hanno in seguito precisato che siccome l'insorgente dipendeva tuttora della pubblica assistenza, malgrado due ammonimenti, e che non aveva sempre tenuto un comportamento esemplare (2 condanne penali) erano comunque dati motivi (art. 62 cpv. 1 lett. e LStrI) per rifiutarle il rinnovo del permesso litigioso, al quale non poteva in ogni caso pretendere. Per quanto concerne il rientro nel paese d'origine ciò non comportava, dell'avviso dei giudici cantonali, insuperabili problemi di reinserimento. Comunque sia, vista la situazione ora vigente in Ucraina, segnatamente il conflitto armato scoppiato dopo l'inoltro del gravame, hanno considerato che spettava alle autorità di esecuzione valutare se richiedere alla Segreteria di Stato della migrazione SEM di ordinare eventualmente l'ammissione provvisoria in Svizzera (nel caso in cui l'allontanamento non apparisse possibile o ragionevole), rispettivamente di porre l'interessata al beneficio di un altro statuto. La Corte cantonale ha per ultimo respinto la domanda di assistenza giudiziaria formulata dall'interessata, il gravame apparendo, a suo avviso, sin dall'inizio sprovvisto di possibilità di esito favorevole.