Citation: 2A.747/2006 10.07.2007 E. 4

4.1 Come già rilevato dalla Corte cantonale, l'art. 17 cpv. 2 LDDS sancisce che lo straniero sposato con una persona in possesso del permesso di domicilio ha diritto alla proroga del permesso di dimora fintanto che vive con il coniuge. Tale disposizione è stata esplicitata nel senso che, affinché vi sia il diritto a un permesso di dimora, è necessario che la comunità coniugale esista sia giuridicamente che di fatto (cfr. FF 1987 III 272 n. 25.21). Con l'adozione di questa norma non si è voluto infatti impedire in modo assoluto ai coniugi di avere due domicili separati, ma evitare che uno straniero potesse continuare a beneficiare di un permesso di dimora sulla base di una relazione matrimoniale di fatto inesistente. Come già spiegato da questa Corte, poco importano i motivi per i quali i coniugi non convivono più, a condizione che la separazione non sia di breve durata e che una ripresa della convivenza non sia seriamente prevista. È parimenti irrilevante il fatto che non siano state avviate azioni giudiziarie volte al divorzio o alla separazione. 4.2 Dagli atti di causa emerge, ciò che non è contestato, che il ricorrente e la moglie si sono separati di fatto nel marzo 2005. Questa situazione non è stata nascosta alle autorità: infatti la moglie ha notificato, già il 2 marzo 2005, il suo nuovo indirizzo alla Sezione dei permessi e dell'immigrazione. Inoltre, nel marzo 2006, i coniugi hanno informato ciascuno l'Ufficio regionale degli stranieri di Locarno che da mesi vivevano separati per motivi personali. Parimenti nel corso degli interrogatori condotti dalla Polizia cantonale essi hanno sempre riconosciuto che vivevano separati, affermando nel contempo che non intendevano divorziare in quanto speravano di riprendere un giorno la vita in comune. Intenzione reiterata ugualmente nelle loro dichiarazioni scritte e che è poi stata attuata nel corso del mese di settembre del 2006, più precisamente il 15. Orbene, se si tiene conto delle dichiarazioni costanti del ricorrente e della moglie secondo cui era loro intenzione riprendere la vita in comune non appena risolti i loro problemi personali così come del fatto che quando si sono separati il loro matrimonio durava da diciotto anni, la sola circostanza - come peraltro osservato dall'Ufficio federale della migrazione - che la ricomposizione dell'unione coniugale sia intervenuta tre giorni prima dell'inoltro del gravame al Tribunale cantonale amministrativo non è sufficiente - di per sé - per ritenere che la stessa sia stata decisa a meri fini procedurali. È vero, come rilevato dalla Corte cantonale, che il ricorrente non ha menzionato nei diversi formulari ufficiali compilati nel corso del 2005 (e concernenti successivi cambiamenti di posto di lavoro) che viveva separato di fatto dalla moglie. Sennonché, oltre alla circostanza che su questi formulari figurano unicamente la separazione legale o il divorzio (non la separazione di fatto), non dev'essere dimenticato che già dal mese di marzo 2005 l'autorità di prime cure doveva essere al corrente del cambiamento d'indirizzo della moglie dato che, come accennato in precedenza, ella aveva subito provveduto a notificare il cambiamento di domicilio. In queste condizioni, nemmeno quest'elemento è sufficiente - di per sé - per ritenere che già all'epoca il matrimonio sussisteva unicamente sulla carta. A sostegno della propria tesi, secondo cui si tratterebbe di un matrimonio esistente solo sulla carta, la Corte cantonale si richiama ai dubbi espressi da questa Corte nella sua precedente sentenza del 15 gennaio 2002. Sennonché, oltre al fatto che in seguito a tale giudizio le competenti autorità cantonali, dopo aver fatto interrogare la moglie del ricorrente sulla situazione coniugale, hanno comunque rilasciato un permesso al marito, non va trascurato che la convivenza è durata quasi due anni e mezzo fino a quando gli interessati si sono separati di fatto, cioè dal mese di settembre del 2002 fino alla fine del mese di febbraio del 2005. Premesse queste considerazioni e osservato che, come rilevato dall'Ufficio federale della migrazione, non sono stati accertati ulteriori elementi idonei a suffragare la tesi dell'autorità cantonale nonché tenuto conto che, dall'inserto di causa, non emerge che nel frattempo gli interessati abbiano (nuovamente) smesso di convivere, l'apprezzamento dei fatti effettuato dai giudici cantonali in proposito non può pertanto essere condiviso. In mancanza di altri indizi, essi non potevano in particolare rimproverare al ricorrente e alla moglie di avere ripreso la convivenza, visto che sin dall'inizio questi avevano espresso la loro ferma intenzione di ricomporre l'unione domestica una volta risolti i loro problemi. Osservato che agli atti non figurano altri elementi che permetterebbero di convalidare la tesi della Corte cantonale, da quel che precede discende che non vi sono indizi - perlomeno non sufficientemente concreti - atti a sostanziare detta opinione: in altre parole doveva essere effettuata un'istruttoria più approfondita. Lo stato di fatto, così come risulta dalla sentenza contestata e dall'inserto di causa, è dunque incompleto e non permette al Tribunale federale di risolvere la questione litigiosa. La causa va pertanto rinviata all'autorità precedente affinché proceda ad un complemento d'istruttoria in merito a quest'ultimo aspetto nonché emani un nuovo giudizio (art. 114 cpv. 2 OG). 4.3 Visto quanto precede, il ricorso è accolto e la sentenza querelata è annullata. 4.4 Considerato l'esito del giudizio non occorre ancora esaminare le altre censure formulate dal ricorrente.