Citation: 6B_803/2022 E. 2.1

2.1. Il ricorrente contesta il proscioglimento dell'opponente dall'imputazione di tentato omicidio intenzionale. Critica il fatto che la Corte cantonale abbia negato l'adempimento dell'elemento soggettivo del reato, escludendo la volontà omicida dell'imputato solo sulla base della circostanza ch'egli aveva liberato la stretta al collo della vittima. Adduce che le sentenze del Tribunale federale richiamate al riguardo dalla CARP non sarebbero pertinenti per il giudizio sulla fattispecie, siccome si riferirebbero a casi in cui, contrariamente a quello in esame, le vittime non avevano perso conoscenza a seguito dello strangolamento. Il ricorrente rileva che in concreto la vittima era già svenuta quando l'opponente ha lasciato la presa al collo, sicché l'allentamento della stretta non poteva essere ritenuto indicativo di una mancanza di volontà di ucciderla. Secondo il ricorrente, per quanto ne sapeva l'imputato, la vittima avrebbe anche potuto già essere deceduta. Rileva inoltre che l'imputato ha stretto il collo della moglie da tergo, ciò che gli impediva di notare eventuali segnali di svenimento o di asfissia: egli non avrebbe quindi avuto il controllo della situazione e non avrebbe potuto dosare il rischio di ucciderla, a maggior ragione ove si consideri che l'evidente differenza di costituzione fisica rispetto all'aggressore le avrebbe del tutto impedito di difendersi. Il ricorrente sostiene che la volontà omicida risulterebbe pure dalla circostanza secondo cui, una volta svenuta a terra, l'opponente avrebbe continuato a colpire con calci la vittima indifesa. Rimprovera inoltre alla CARP di avere omesso di considerare che l'imputato ha cessato l'aggressione solo perché di lì a poco il figlio sarebbe rincasato da scuola. Ritiene che, sulla base di una valutazione completa degli elementi agli atti, la CARP avrebbe dovuto riconoscere l'adempimento dell'elemento soggettivo relativo al reato di tentato omicidio intenzionale, quantomeno nella forma del dolo eventuale.