Citation: 4C.33/2003 20.08.2003 E. 3

Dinanzi al Tribunale federale l'attrice contesta anzitutto la possibilità di ammettere l'esistenza di un rapporto di mandato fra lei e la convenuta. A sostegno della sua tesi essa adduce, in particolare, che le operazioni doganali erano già oggetto del contratto stipulato dalla convenuta con la ditta K.________ ed evidenzia l'assenza, agli atti, di una fattura per l'asserita prestazione della mandataria. In simili circostanze - conclude l'attrice - la responsabilità della convenuta avrebbe semmai dovuto venir giudicata secondo le regole dell'atto illecito. A torto. Nella sentenza impugnata i giudici ticinesi hanno stabilito che la ditta K.________ (mittente e venditrice) e la convenuta (spedizioniere) hanno concluso un contratto di spedizione. L'accordo intervenuto fra le parti in causa, invece, non aveva per oggetto la spedizione, bensì una prestazione più ristretta, limitata al disbrigo delle pratiche doganali. La Corte cantonale ha infatti accertato - in maniera vincolante per il Tribunale federale chiamato a statuire quale giurisdizione per riforma (art. 63 cpv. 2 OG) - che la convenuta si era offerta "di sbrigare le pratiche di sdoganamento della merce e la convenuta (recte l'attrice) dando seguito alla richiesta di pagamento ha accettato per atti concludenti questa proposta". Da questi fatti i giudici d'appello hanno dedotto, a ragione, che fra le parti è sorto un mandato retto dagli art. 394 segg. CO. Questo contratto non richiede infatti una forma particolare, sicché può senz'altro venir pattuito per atti concludenti (cfr. art. 395 CO). Che l'attrice avesse accettato l'offerta è dimostrato dal fatto che ha versato l'IVA alla convenuta. L'esistenza di un contratto di trasporto tra la convenuta e la ditta irlandese venditrice della macchina non esclude affatto la possibilità di stipulare un altro rapporto giuridico, limitato allo sdoganamento (o al pagamento dell'IVA); tanto più che, in concreto, dalla sentenza impugnata non si può desumere se, e in che modo, questo aspetto fosse stato regolato nel contratto principale. Neppure l'eventuale gratuità della prestazione osta alla qualifica di mandato (art. 394 cpv. 3 CO).