Citation: 4A_447/2021 E. 4.4.1

4.4.1. In concreto, è vero, l'opponente ha chiesto alla ricorrente di assolvere quanto necessario con l'autorità degli stranieri per assicurare la continuità dei rapporti contrattuali, dopo aver notificato all'autorità degli stranieri la partenza per l'estero ed essersi accasata in Italia. Tuttavia, la mancata comunicazione del trasferimento all'estero da parte della lavoratrice al suo datore di lavoro, prima della notifica all'autorità competente, non legittimava ancora quest'ultimo a licenziarla con effetto immediato. Per prima cosa, la ricorrente medesima ammette nel proprio gravame che l'opponente aveva discusso della sua situazione familiare e del trasferimento all'estero con il suo direttore subito dopo la scadenza dell'autorizzazione, ossia il 2 giugno 2020, avvertendolo della sua intenzione di inoltrare una domanda per l'ottenimento di un permesso per frontaliere, ciò che ha fatto l'8 giugno successivo. La ricorrente sapeva perciò che l'agire della sua collaboratrice dipendeva da difficoltà personali e familiari e che era in malattia. Secondariamente, l'impiegata era attiva per la ricorrente da più di un anno senza aver mai dato adito a lamentele (sentenza impugnata pag. 7, consid. 8) in base a un contratto che non prevedeva prescrizioni sul domicilio. In terzo luogo, contrariamente a quanto sostenuto dalla ricorrente, in concreto l'agire della lavoratrice non ha comportato una modifica del contratto (cfr. sopra, consid. 4.3.1), né ha limitato la libertà di contrarre del datore di lavoro, che avrebbe potuto porre fine al rapporto contrattuale nei modi e termini ordinari previsti dal contratto. In circostanze del genere non sono riunite le premesse per imputare alla lavoratrice, che ha informato nei modi e tempi appena indicati il suo padrone del suo trasferimento all'estero, una violazione dell'obbligo di fedeltà e di diligenza tale da incrinare in modo insanabile il rapporto di fiducia tra le parti e da giustificare un licenziamento in tronco. Stante l'esistenza di un valido contratto di lavoro e confrontato con la richiesta della dipendente di introdurre un'istanza - già compilata - per l'ottenimento di un permesso per frontaliere, il datore di lavoro doveva evadere nell'interesse di costei quelle pratiche amministrative indispensabili alla continuazione del rapporto d'impiego, trovandosi altrimenti in mora (cfr. sopra, consid. 4.1.2). A maggior ragione in concreto ove non sussistevano validi motivi per opporsi a simili atti preparatori e la ricorrente non aveva avvertito l'opponente di ciò che aveva confermato alla Segreteria di Stato della migrazione in materia di permessi di lavoro (cfr. sopra, consid. 4.3.2).