Citation: 6B_1080/2016 E. 3.2

3.2. Le critiche ricorsuali in merito alla verifica della necessità di una licenza edilizia, invero necessaria per la costruzione o modificazione (art. 22 LPT), e al cumulo di neve concernono la valutazione (anticipata) delle prove. In quest'ambito al giudice spetta un vasto margine di apprezzamento (DTF 141 IV 369 consid. 6.3) e il Tribunale federale interviene solo in caso di arbitrio (sulla nozione di arbitrio v. DTF 140 III 264 consid. 2.3 pag. 266). Al riguardo tuttavia l'insorgente non sostanzia arbitrio, sviluppando un'argomentazione sostanzialmente appellatoria che non adempie le severe esigenze di motivazione di cui all'art. 106 cpv. 2 LTF (su tali esigenze v. DTF 142 III 364 consid. 2.4 pag. 368). Continua anche in questa sede a sostenere il bisogno di un esame della fattispecie sotto il profilo pianificatorio, richiamando l'art. 59 cpv. 2 CO. Sennonché non pretende che eventuali regolamenti di polizia disciplinerebbero misure di sicurezza per la gestione di una pista sciistica diverse o superiori alle direttive SKUS e FUS, dettagliatamente esaminate dalla CRP. Tali direttive, seppur non costituiscano delle regole di diritto oggettivo, assumono secondo la giurisprudenza di questo Tribunale un'importante funzione di concretizzazione del contenuto dell'obbligo di garantire la sicurezza (DTF 130 III 193 consid. 2.3, v. pure sentenza 6B_659/2008 del 25 novembre 2008 consid. 2.2). In merito, risulta dal rapporto redatto l'indomani del tragico incidente dall'esperto delle FUS che la pista in cui è avvenuto è ripida, ma comunque rientrante nella nozione di pista nera. Con protocollo d'esame del 13 febbraio 2012 le FUS hanno del resto riconosciuto il rispetto da parte dell'opponente 3 di tutti "i criteri obbligatori negli ambiti di demarcazione e sicurezza". In simili circostanze la CRP poteva, senza incorrere nell'arbitrio, rifiutare di assumere la prova volta a delucidare la fattispecie sotto il profilo pianificatorio. Il perito giudiziario, da parte sua, ha concluso che la responsabilità dell'incidente non poteva essere attribuita all'opponente 3. Ha precisato che il mucchio di neve rispondeva all'obbligo di sicurezza in quel punto. Al proposito la ricorrente pretende che tale affermazione risulti da un fraintendimento del quesito posto, rispettivamente costituisca una risposta a una domanda non formulata. L'obiezione è incomprensibile: non si scorge, né è spiegato, in cosa consista il preteso fraintendimento, non potendo manifestamente dipendere dal semplice fatto di dare una risposta diversa da quella attesa da una parte. Reiterando che il cumulo di neve costituiva un ostacolo per gli utenti che scendevano dal "dirupo" e non una misura di sicurezza, l'insorgente si limita semplicemente a contrapporre la sua opinione alle risultanze peritali, senza addurre circostanze che ne minino la concludenza e che avrebbero dovuto condurre la CRP a scostarsene. In particolare non pretende che al perito non fosse nota la dinamica degli eventi qui in discussione e ignorasse che la vittima è transitata per il "dirupo" e ha terminato la sua corsa contro il cumulo di neve. Ciò nonostante egli ha comunque concluso per una corretta misura di sicurezza. Come rettamente osservato dalla CRP, nulla muta il motivo per cui l'opponente 3 ha creato suddetto cumulo, di modo che non giova all'insorgente addurre che esso non è stato formato per uno scopo protettivo. Quel che conta è che per il perito il cumulo di neve costituiva una valida misura di sicurezza. Non si scorge poi come la dichiarazione dell'opponente 2 citata nel gravame, secondo cui il decesso non sarebbe occorso in presenza di una rete al posto del muro di neve, possa intaccare le conclusioni peritali. In primo luogo, non risulta che l'opponente 2 abbia competenze in materia di sicurezza di piste sciistiche. In secondo luogo, il perito ha precisato che una rete in quel punto non avrebbe potuto impedire l'incidente, comportando viepiù il rischio per lo sciatore di essere catapultato, aspetto su cui il gravame è silente. La carenza in materia di segnaletica, rilevata nella perizia e ribadita nel ricorso, non ha d'altra parte giocato un ruolo nella fattispecie, essendo accertato che la vittima ha perso la padronanza degli sci e il controllo della velocità prima della biforcazione, di modo che anche in presenza di una corretta segnalazione non sarebbe stato in grado di curvare per dirigersi verso la (più facile) "stradina innevata". L'insorgente non pretende del resto il contrario. In simili circostanze, è senza incorrere nell'arbitrio che la CRP si è attenuta alle risultanze peritali e ha concluso per l'assenza di violazioni di norme di condotta nella gestione del tratto di pista in questione, in causalità con l'incidente, imputabili all'opponente 3.