Citation: 6B_355/2008 15.01.2009 E. 4

4.1 Il ricorrente non fa valere che la CCRP avrebbe dichiarato a torto inammissibili le sue censure. Si limita ad accennare al fatto che la sentenza impugnata sarebbe arbitraria nel suo risultato, poiché egli avrebbe sollevato, per lo meno implicitamente, una questione di diritto che la CCRP avrebbe dovuto esaminare: la sua convinzione che l'affidavit corrispondesse alla realtà. Al suo dire, egli avrebbe contestato nei predetti termini d'aver agito con dolo, per cui ai fini della punibilità farebbe difetto l'elemento soggettivo: questione di diritto che la CCRP avrebbe dovuto esaminare nel merito. 4.2 Indipendentemente dal quesito di sapere se si è o no in presenza di una censura nuova e se la stessa debba essere esaminata, è palese che la critica è infondata. Con il menzionato accenno il ricorrente disconosce infatti che, come accertato nell'impugnato giudizio, secondo il primo giudice egli è sempre stato a conoscenza di chi fosse l'acquirente della nave. Riguardo all'aspetto soggettivo dell'infrazione, il primo giudice ha ritenuto ch'egli era compiutamente informato del fatto che la nave apparteneva a terze persone, non coinvolte nella vertenza, e che quanto da lui sostenuto era il frutto di una sua personale interpretazione degli eventi, senza riscontri tangibili, per cui ha giudicato ch'egli ha agito intenzionalmente. Ora, il ricorrente non tenta di spiegare perché i suoi impliciti accenni di critica avrebbero dovuto comportare l'annullamento di questa conclusione da parte della CCRP. 4.3 Il ricorrente accenna a una violazione degli art. 6 n. 3 lett. b e c CEDU e 29 Cost. Anche in tale ambito egli si limita tuttavia a sostenere, contrariamente a quanto stabilito nel giudizio impugnato, che la CCRP avrebbe accertato una sua oggettiva incapacità a condurre il processo, non permettendogli quindi di disporre delle necessarie facilitazioni per la propria difesa. Limitandosi a riprodurre il testo integrale dell'art. 6 CEDU, egli non dimostra tuttavia minimamente perché tale norma sarebbe stata violata. 4.4 In tale contesto egli rileva poi che il diritto di essere patrocinati è riconosciuto anche a livello federale (art. 41 LTF e 32 [recte 35 e 36] PP), una sua inosservanza essendo incompatibile con le garanzie procedurali generali previste dall'art. 29 Cost. relative a un equo processo e all'assistenza di un avvocato in caso di necessità. Con questi acceni di critica, che non adempiono chiaramente le citate esigenze di motivazione (art. 42 cpv. 2 LTF), egli non dimostra affatto l'asserita lesione. 4.5 Il ricorrente sostiene inoltre, che la sentenza impugnata sarebbe costitutiva di un diniego formale di giustizia e di un formalismo eccessivo. Al riguardo si limita a rilevare che nel ricorso per cassazione egli ha sostenuto che l'affidavit da lui sottoscritto corrisponderebbe alla verità, mentre il giudice della Pretura penale ha stabilito che gli asseriti rapporti di proprietà, tra la controparte e la società che ha acquistato la nave, sono il frutto di una sua mera convinzione soggettiva. Ora, il ricorrente non dimostra l'arbitrarietà di tale conclusione, ma si limita a ribadire che il ricorso per cassazione contiene numerosi passaggi nei quali egli precisava di essere convinto della veridicità dell'affidavit. Al suo dire, con quest'affermazione egli avrebbe comunicato alla CCRP "di non avere agito con dolo (questione di diritto)", per cui non potrebbe essere condannato sulla base dell'art. 251 CP. Non esaminando nel merito questa "censura", i giudici cantonali sarebbero incorsi in un diniego formale di giustizia. 4.5.1 Commette un eccesso di formalismo, costitutivo di un diniego formale di giustizia, l'autorità che applica una regola di procedura con rigidità esagerata, ponendo esigenze eccessive, non giustificate da alcun interesse degno di protezione, così da diventare fine a sé stessa, complicando in maniera inammissibile la realizzazione del diritto materiale o ostacolando in modo inammissibile l'accesso ai tribunali. L'eccesso di formalismo vietato dall'art. 29 cpv. 1 Cost. può risiedere sia nella regola di comportamento imposta all'interessato dal diritto cantonale sia nella sanzione che vi è collegata. Tuttavia, non ogni applicazione rigorosa e severa di determinate norme costituisce un formalismo eccessivo, ma soltanto un'esagerata rigidità, che non abbia un'intrinseca giustificazione e sfoci nell'impedimento della realizzazione del diritto materiale (DTF 134 II 244 consid. 2.4.2; 127 I 31 consid. 2a/bb; 125 I 166 consid. 3). 4.5.2 Contrariamente all'assunto ricorsuale, la CCRP ha esaminato la critica relativa all'aspetto soggettivo dell'infrazione (consid. 4 pag. 10 e consid. 6), rilevando che, secondo il ricorrente, i legali greci gli sottoposero diversi riscontri documentari che, unitamente alle spiegazioni fornite, lo convinsero della veridicità dell'affidavit. In tale ambito egli aveva esposto gli argomenti di risposta e di duplica sollevati dinanzi alla Seconda camera civile. La CCRP ha nondimeno ritenuto ch'egli non si era minimamente confrontato con le motivazioni che hanno spinto il primo giudice a ritenere il contenuto dell'affidavit palesemente inveritiero, tanto da costituire un falso ideologico ai sensi dell'art. 251 n. 1 CP, e a considerare ch'egli fosse cosciente di tale circostanza, spiegando altresì perché, limitandosi a riproporre quanto esposto nella sede civile, egli non sostanziava alcun arbitrio. Il ricorrente non spiega affatto, con una motivazione conforme alle esigenze dell'art. 42 LTF, perché questa conclusione, relativa a un'esigenza minima di motivazione (cfr. DTF 134 II 244 consid. 2.4.2 pag. 248), sarebbe insostenibile e quindi arbitraria. Insistendo sull'asserita inapplicabilità dell'art. 251 CP per mancanza di dolo, egli si limita in effetti a sostenere che il primo giudice, rilevando che si trattava di una sua mera convinzione personale, avrebbe ammesso - implicitamente - che non avrebbe agito con dolo. Questa deduzione, contraria a quanto risulta dagli atti, è manifestamente infondata.