Citation: 1C_306/2008 28.05.2009 E. 2

2.1 Il Tribunale cantonale amministrativo ha ricordato che la restituzione in intero è data quando il patrocinatore dimostra d'essere stato impedito di agire, perché, senza sua colpa, ignorava la scadenza del termine (art. 137 lett. a CPC/TI, al quale rinvia l'art. 12 cpv. 1 della legge ticinese di procedura per le cause amministrative del 19 aprile 1966, LPamm). Esso ha poi rilevato che, secondo l'art. 26 cpv. 2 LPamm, le decisioni devono essere munite dell'indicazione dei mezzi e del termine di ricorso e che un'indicazione errata degli stessi non può cagionare pregiudizi alle parti. Ha precisato, richiamando la dottrina cantonale e la prassi federale, che la tutela della buona fede è nondimeno esclusa quando l'inesattezza dell'indicazione era conosciuta dall'interessato o comunque facilmente riconoscibile usando la dovuta diligenza (BORGHI/CORTI, Compendio di procedura amministrativa ticinese, 1997, n. 5a ad art. 26; DTF 127 II 198 consid. 2c; sentenza 2C_58/2007 del 24 aprile 2007 consid. 3.2.1). Ha poi ritenuto che, secondo l'art. 94 della legge ticinese sul raggruppamento e la permuta dei terreni del 23 novembre 1970 (LRPT), contro la decisione del perito è dato ricorso al Tribunale cantonale amministrativo. Poiché detta legge non prevede termini diversi, la Corte cantonale ha considerato applicabile, per insorgere dinanzi a essa, quello generale di 15 giorni previsto dall'art. 46 cpv. 1 LPamm. Ha stabilito inoltre che, in concreto, l'erroneità dell'indicato termine di trenta giorni, doppio rispetto a quello previsto in modo generale dall'art. 46 cpv. 1 LPamm, era facilmente riconoscibile da parte di un avvocato, che avesse fatto uso della normale diligenza, mediante la semplice lettura del testo di legge. L'assunto addotto dalla legale, segnatamente di essere stata indotta in errore dal termine di ricorso di 30 giorni previsto dall'art. 94a LRPT disciplinante la permuta generale, non è stato ritenuto, visto ch'esso si applica soltanto per ricorrere al perito distrettuale contro le decisioni del Consiglio di Stato. Ne ha concluso che l'istante, assistito da un legale, non poteva ignorare che il termine per impugnare la prima decisione peritale scadeva 15 giorni dopo la sua intimazione, per cui ha respinto la domanda di restituzione in intero contro il lasso dei termini. Il Tribunale amministrativo, rilevato che la prima decisione del perito del 19 gennaio 2007 è stata intimata il 29 gennaio, ha ritenuto che il termine ricorsuale di 15 giorni scadeva il 13 febbraio seguente. Il ricorso, presentato in data 27 febbraio 2007, è stato quindi dichiarato tardivo. 2.2 Il ricorrente fa valere una lesione del divieto dell'arbitrio e della protezione della buona fede (art. 9 Cost.), nonché della garanzia della proprietà (art. 26 Cost.). Egli sostiene che avrebbe potuto fare affidamento sull'indicazione del termine di 30 giorni, al suo dire non inusuale in materia, indicato nella prima decisione peritale, vista l'assenza di motivi atti a indurre il suo legale a verificare, consultando il testo di legge, l'errore, riconosciuto soltanto in un secondo tempo dal perito. 2.3 Ora, anche il fatto che pure il perito se ne è accorto, dimostra che, consultando la legge, l'errore era facilmente individuabile. Per di più, il ricorrente non era confrontato con una procedura sconosciuta, ricordato che si era espresso sulla domanda di rettifica dei confini, partecipando a un sopralluogo. La decisione peritale, fondata sull'art. 93 LRPT, richiamava espressamente l'art. 94 LRPT, che indica il ricorso al Tribunale amministrativo: per un avvocato dovrebbe quindi essere notorio che, in assenza di un altro termine, vale quello generale di 15 giorni. 2.4 Il ricorrente adduce che la rettifica dei confini costituisce una procedura speciale e che l'errata indicazione ha "fuorviato" la sua patrocinatrice a causa del rinvio di cui all'art. 100 LRPT. Questa norma dispone che la rettifica può avvenire durante la misurazione catastale o all'infuori di questa: nel primo caso è applicabile la procedura della legge generale sul registro fondiario, nel secondo - come in concreto - le norme concernenti la permuta e quindi, in particolare, l'art. 94 LRPT. L'assenza di uno specifico termine di impugnazione costituiva quindi un valido motivo per verificarne l'effettiva durata. 2.5 A torto il ricorrente sostiene che sarebbe stato indotto in errore dal testo dell'art. 94a LRPT, ritenuto che l'inapplicabilità di questa norma, disciplinante il ricorso al perito distrettuale contro le decisioni governative adottate nel quadro della permuta generale, era manifesta.