Citation: 4D_41/2007 21.11.2007 E. 6

Il caso impone tuttavia le seguenti considerazioni. 6.1 Nelle osservazioni del 30 ottobre 2007 il giudice di pace dichiara che la causa è pronta per essere giudicata e preannuncia la possibilità di una sentenza "nei prossimi mesi". Dalla lettura degli atti si evince infatti che il tema della lite è chiaramente definito, così come anche le rispettive posizioni delle parti; né risultano esservi ulteriori prove da assumere, dato che la banca ha già dichiarato di non essere in possesso dei documenti (solo) menzionati dall'istante. A questo proposito giova osservare che, stando a quanto emerge dal verbale d'udienza, in tale occasione A.________ non ha inteso formulare una domanda di edizione documenti, bensì ha "sfidato" la banca a provare l'asserito diritto di trattenere l'importo rimasto sul libretto di risparmio della madre, diritto che - a suo modo di vedere - potrebbe essere ammesso solamente in presenza di una sua formale autorizzazione a procedere in tal senso. Di diverso avviso la banca, la quale fonda il proprio diritto sul credito vantato nei confronti della titolare del libretto di risparmio a dipendenza dell'uso della carta di credito, ch'essa ha posto in compensazione con il saldo del libretto di risparmio. In queste circostanze, come ritenuto dal giudice, non appare necessario procedere a un secondo dibattimento (cfr. Cocchi/Trezzini, Codice di procedura civile ticinese massimato e commentato, Lugano 2000, n. 2 ad art. 297 CPC/TI). Ciò significa che la causa è pronta per essere giudicata dal 18 gennaio 2007, quando si è svolta l'udienza di discussione. 6.2 Ora, l'art. 283 CPC/TI stabilisce che le sentenze dei giudici di pace devono essere pronunciate e notificate entro tre mesi dalla data fissata per il dibattimento. Anche se si tratta di un termine d'ordine, esso non è sprovvisto di qualsiasi efficacia. L'autorità si espone infatti al rimprovero di commettere un diniego di giustizia formale, qualora non rispetti in maniera abusiva un siffatto termine (cfr. sentenza del 17 marzo 2005 nella causa 1P.145/2005 consid. 2.8, pubblicata in RtiD 2005 II n. 1 pag. 3). 6.2.1 Giusta l'art. 29 cpv. 1 Cost. nei procedimenti dinanzi ad autorità giudiziarie o amministrative ognuno ha diritto alla parità ed equità di trattamento, nonché ad essere giudicato entro un termine ragionevole. Questa disposizione consacra il principio della celerità. L'autorità cantonale viola questa garanzia costituzionale qualora prolunghi in modo inabituale la trattazione di un oggetto rientrante nella sua competenza, senza che circostanze particolari lo giustifichino. La questione di sapere se la durata di una procedura superi quella "ragionevole" va valutata sulla base del tipo di procedura in oggetto, della complessità della causa, del comportamento delle parti (cfr. DTF 124 I 139 consid. 2c). 6.2.2 In concreto, come detto, il tema della vertenza è definito chiaramente fin dal 18 gennaio 2007. Dato che sulla qualità di erede di A.________ non v'è litigio e che l'esistenza di un saldo sul libretto di risparmio intestato alla madre non solo è stata dimostrata ma anche ammessa dalla banca B.________SA, occorre stabilire se quest'ultima può validamente opporsi alla richiesta di A.________ invocando la compensazione (ex art. 120 CO) con il credito ch'essa vantava nei confronti della titolare del libretto di risparmio all'epoca del suo decesso. Il fatto che, in simili circostanze, il 29 agosto 2007 (data del ricorso), ovvero oltre sette mesi dopo il dibattimento, non fosse stata ancora emanata alcuna decisione - quando il diritto processuale ticinese indica che, di principio, questa dovrebbe venir pronunciata entro tre mesi - può effettivamente suscitare delle perplessità. La questione di sapere se tale durata configuri un diniego di giustizia formale non deve comunque essere decisa definitivamente vista l'inammissibilità del gravame. 6.2.3 Si osserva tuttavia che l'ulteriore prolungamento dell'attesa preannunciato dal giudice di pace per i motivi da lui addotti - ovvero l'avvenuta partenza della segretaria alla fine di gennaio 2007 - è inaccettabile. Secondo costante giurisprudenza, infatti, un eventuale ritardo nel giudicare non può essere giustificato da un sovraccarico di lavoro o deficienze organizzative, competendo allo Stato l'obbligo di dotare le autorità giudiziarie del personale e dei mezzi necessari per poter statuire in tempi ragionevoli ed ai tribunali quello di organizzare la loro attività in modo da poter evadere le vertenze loro sottoposte entro un termine adeguato (cfr. DTF 107 Ib 160 consid. 3c pag. 165 con rinvii). 6.3 Nonostante l'inammissibilità del gravame sotto il profilo della sua motivazione, si invita pertanto il giudice a concludere senza indugio la procedura che concerne la ricorrente.