Citation: 4P.2/2002 20.02.2002 E. 1

Per essere arbitraria la pronunzia impugnata deve apparire - e ciò non solo nella sua motivazione bensì anche nell' esito - manifestamente insostenibile, in aperto contrasto con la situazione reale, gravemente lesiva di una norma o di un principio giuridico chiaro e indiscusso oppure in contraddizione urtante con il sentimento della giustizia e dell'equità (DTF 127 I 54 consid. 2b pag. 56 con riferimenti). Incombe alla parte che ricorre dimostrare, con un' argomentazione dettagliata e precisa, che queste condizioni sono realizzate e che la decisione impugnata è manifestamente insostenibile (art. 90 cpv. 1 lett. b OG). Questa esigenza di motivazione non è adempiuta quando chi ricorre si limita a contrapporre la propria versione dei fatti a quella dell'autorità cantonale: è necessario dimostrare che il criticato accertamento non trova alcun riscontro nell' incarto (DTF 122 I 170 consid. 1c; 117 Ia 10 consid. 4b). bb) In concreto, la ricorrente rammenta anzitutto che all'epoca dell'incidente aveva solo sedici anni e, di conseguenza, non avrebbe in nessun caso potuto frequentare una scuola d'interprete quale, ad esempio, la Dolmetscherschule di Zurigo né tantomeno lavorare quale interprete. La Corte cantonale avrebbe arbitrariamente trascurato il fatto ch'essa si era iscritta all'istituto che meglio l'avrebbe preparata per il ciclo di studi successivo, ciò che prova l'intenzione - seria - di esercitare un giorno la professione di interprete-traduttrice. Sennonché, con questi argomenti, essa non prova che gli accertamenti contenuti nella sentenza impugnata sono da considerare arbitrari nel senso sopra esposto. Essa non dimostra che la scuola scelta le avrebbe permesso uno sbocco diretto nel mondo professionale auspicato, con il salario menzionato negli allegati di causa. Né tantomeno riesce a dimostrare la tesi per la quale - in contrasto con quanto ritenuto dai giudici cantonali - avrebbe sicuramente proseguito gli studi, visti i risultati scolastici mediocri conseguiti, che non contesta. Nel ricorso non viene contestato nemmeno il contenuto della perizia medica, così come riportato nel querelato giudizio. La ricorrente ravvede l'arbitrio nella mancata distinzione fra l'incapacità lavorativa accertata dal medico e il grado d'invalidità nella situazione concreta. Sennonché essa vuole misurare il grado d'invalidità concreto con riferimento alla professione di interprete-traduttrice, che - stando a quanto accertato dai giudici ticinesi, senza arbitrio - essa non avrebbe verosimilmente comunque esercitato. Dal suo esposto non emergono altri elementi a sostegno di un'incapacità lavorativa superiore al 30%. Non può essere, infine, definita arbitraria la decisione di tener conto di un'eventuale riduzione del risarcimento concesso all'attrice a causa della sua corresponsabilità, anche se è vero che nell'ambito delle assicurazioni sociali l'assenza del casco non comporta in ogni caso la riduzione delle prestazioni. cc) Gli accertamenti di fatto contenuti nella sentenza resistono pertanto alla censura dell'arbitrio. b) Dal profilo del diritto la pronunzia impugnata appare corretta. Il Tribunale cantonale ha valutato in maniera appropriata le circostanze giuridicamente rilevanti ai fini del giudizio sull'assistenza giudiziaria. Nell'ambito di un processo fondato sulla responsabilità per atto illecito la parte attrice deve infatti dimostrare l'esistenza di un nesso di causalità adeguato fra il danno da lei subito, nella misura asserita, e l'evento dannoso di cui è responsabile la parte convenuta. Quando la parte attrice fa valere un pregiudizio derivante dalla perdita di guadagno, essa deve dunque poter convincere il tribunale del fatto che eserciterebbe effettivamente l'attività asseverata qualora l'incidente non avesse avuto luogo. Se, come nel caso in rassegna, già le allegazioni della parte richiedente suscitano perplessità quanto al realizzarsi di quest'eventualità, la sua pretesa può essere definita priva di possibilità di esito favorevole senza violare l'art. 29 cpv. 3 Cost. Dal contenuto dell'allegato ricorsuale non si può desumere quale altra professione avrebbe esercitato la ricorrente qualora l'incidente non si fosse verificato, né tantomeno vengono addotti i pregiudizi subiti in relazione a un'eventuale altra attività. In queste circostanze, la decisione del Tribunale di valutare le possibilità di esito favorevole sulla base dell'incapacità lavorativa attestata dal medico e di tenere conto anche del salario medio di una segretaria, per stimare l'importo massimo della perdita di guadagno eventualmente cagionata dal sinistro, appare corretta. c) Da tutto quanto esposto risulta che alla ricorrente è stato concesso il beneficio dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio per l'importo massimo per il quale, effettivamente, a un esame prima facie degli argomenti esposti negli allegati di causa, sembrano esservi delle possibilità di esito favorevole. Il rifiuto di concedere l'assistenza giudiziaria per la pretesa ulteriore non viola dunque l'art. 29 cpv. 3 Cost.