Citation: 6B_674/2023 E. 3.2

3.2. Con riferimento alla valutazione delle prove, la presunzione di innocenza (art. 32 cpv. 1 Cost., art. 10 CPP) e il principio in dubio pro reo, che ne è il corollario, implicano che il giudice penale non può dichiararsi convinto dell'esistenza di una fattispecie più sfavorevole all'imputato quando, secondo una valutazione oggettiva del materiale probatorio, sussistono dubbi che i fatti si siano verificati proprio in quel modo. Poiché sempre possibili, semplici dubbi astratti e teorici non sono tuttavia sufficienti, non potendo essere esatta una certezza assoluta. Il principio è disatteso solo quando il giudice penale avrebbe dovuto nutrire, dopo un'analisi globale e oggettiva delle prove, rilevanti e insopprimibili dubbi sulla colpevolezza dell'imputato. Nell'ambito della valutazione delle prove nella procedura dinanzi al Tribunale federale, il principio in dubio pro reo non assume una portata che travalica quella del divieto dell'arbitrio (DTF 148 IV 409 consid. 2.2). È opportuno precisare che il principio in dubio pro reo non si applica per determinare quali mezzi di prova devono essere considerati ed eventualmente come devono essere valutati. In caso di prove contraddittorie, il giudice non deve senz'altro fondarsi su quella più favorevole all'imputato. Il principio non fornisce alcuna istruzione su quali constatazioni occorre dedurre dalle prove disponibili. La valutazione in quanto tale delle prove soggiace al principio della libera valutazione delle prove (art. 10 cpv. 2 CPP). Il principio in dubio pro reo si applica unicamente dopo che tutte le prove necessarie per la manifestazione della verità sono state raccolte e valutate (DTF 144 IV 345 consid. 2.2.3.1 e 2.2.3.2).