Citation: 5A_291/2024 E. 2.1.2

2.1.2. Il ricorrente si duole di un accertamento dei fatti lesivo dell'art. 9 Cost. e della massima inquisitoria (rinviando agli art. 55 cpv. 2 e 296 cpv. 1 e 3 CPC e all'art. 25 della legge ticinese del 24 settembre 2013 sulla procedura amministrativa [LPAmm; RL/TI 165.100]) e di una violazione degli art. 298d cpv. 1 e 301a CC. Sostiene che l'autorità parentale sul figlio sarebbe già congiunta in virtù di una dichiarazione comune dei genitori del 1° ottobre 2018 (dichiarazione da lui allegata al ricorso in applicazione dell'art. 99 cpv. 1 LTF), ciò che il Presidente della Camera di protezione avrebbe dovuto accertare in virtù del principio inquisitorio (agli atti vi sarebbe del resto stata una decisione del Pretore del 10 dicembre 2021, menzionata al consid. in fatto B della sentenza impugnata, che dava conto dell'esistenza dell'autorità parentale congiunta). Spiega che in sede di reclamo non avrebbe quindi chiesto di "definire l'autorità parentale congiunta", bensì di annullare la decisione dell'autorità di protezione che di fatto modificava il diritto di determinare il luogo di dimora del figlio, ovvero una componente dell'autorità parentale (art. 301a cpv. 1 CC), modifica che non era "sorretta né da una richiesta della controparte né motivata in alcun modo in sentenza". Il ricorrente chiede pertanto che, su questo punto, il suo reclamo sia ritenuto ammissibile e che il dispositivo n. 1 della decisione 8 novembre 2023 dell'autorità di protezione sia annullato.