Citation: 1A.81/2001 14.05.2001 E. 1

1.- I ricorrenti sostengono che la presenza di partecipanti al processo estero alla contestata audizione comporterebbe un pregiudizio immediato e irreparabile: in effetti, tutti i fatti sui quali il teste è chiamato a deporre apparterrebbero alla loro sfera segreta, poiché da lui appresi come legale della loro famiglia, e sarebbero coperti dagli art. 321 CP e 12 della legge ticinese sull' avvocatura, del 15 marzo 1983 (LAvv) e, in gran parte, anche dal segreto bancario e dal segreto d'affari. Il pregiudizio sarebbe irreparabile poiché le risposte, coperte dal segreto professionale, verrebbero rese note a tutti i partecipanti esteri; inoltre l'udienza, svolgendosi dinanzi al Tribunale penale, sarebbe pubblica, per cui le dichiarazioni del teste potrebbero essere divulgate dai media. La contestata convocazione costituirebbe quindi una decisione incidentale, anteriore a quella finale, impugnabile separatamente (art. 80g cpv. 2 in relazione con l'art. 80e lett. b AIMP). a) Il termine di ricorso contro una decisione incidentale è di 10 giorni (art. 80k AIMP). La criticata convocazione, allegata al verbale di udienza del 4 maggio 2001 del Tribunale di Milano, è stata ricevuta lo stesso giorno dai legali italiani dei ricorrenti. La tempestività del gravame, del 9 maggio 2001, è comunque dubbia, ritenuto che con l'ordinanza d'entrata in materia del 9 aprile 2001 l' audizione del teste H.________ era stata fissata per il 19 aprile seguente. Visto l'esito del ricorso la questione non dev'essere esaminata oltre. b) I ricorrenti, tenuti ad addurre i fatti a sostegno della propria legittimazione (DTF 123 II 161 consid. 1d/bb pag. 165), la fondano sulla circostanza che il teste svelerebbe informazioni acquisite nell'ambito del mandato professionale da loro attribuitogli, come pure, in qualità di eredi, nell'ambito di quello affidatogli dal defunto R.________, marito, rispettivamente padre, dei ricorrenti. aa) Nell'ambito dell'assistenza giudiziaria, la legittimazione a ricorrere è riconosciuta solo al titolare di un conto bancario del quale sono chieste informazioni, o alla persona direttamente sottoposta a una misura coercitiva (perquisizione, sequestro o interrogatorio; DTF 126 II 258 consid. 2d, 124 II 180 consid. 1b, 122 II 130). Infatti, secondo l'art. 80h lett. b AIMP, ha diritto a ricorrere chiunque è toccato "personalmente e direttamente da una misura d'assistenza giudiziaria e ha un interesse degno di protezione all'annullamento o alla modifica della stessa". Gli interessati non possono impugnare quindi provvedimenti che concernono conti bancari di cui non sono titolari o il sequestro di documenti in mano di terzi (DTF 123 II 153 consid. 2b, 161 consid. 1d/aa e bb). La circostanza che i ricorrenti sono inquisiti nel procedimento penale estero non è decisiva, visto ch'essi non sono sottoposti direttamente al criticato interrogatorio (art. 21 cpv. 3 AIMP, che prevede le medesime condizioni dell'art. 80h lett. b; DTF 126 II 356 consid. 3b/aa-bb, 123 II 161 consid. 1d; FF 1995 III 19; Robert Zimmermann, La coopération judiciaire internationale en matière pénale, Berna 1999, n. 309). Nella misura in cui il ricorso è presentato nel solo interesse della legge e a tutela degli interessi di terzi, segnatamente di altri eredi, esso è inammissibile (DTF 125 II 356 consid. 3b/aa pag. 362 e rinvii). bb) Il Tribunale federale ha stabilito che il titolare del conto oggetto della domanda di assistenza giudiziaria è legittimato a impugnare la trasmissione di verbali d'audizione di testimoni soltanto nella misura in cui le informazioni ivi contenute possano essere equiparate a una trasmissione di documenti concernenti il conto e il titolare sarebbe stato, in tal caso, legittimato a impugnarne la loro trasmissione (DTF 124 II 180 consid. 2; sentenza inedita del 9 febbraio 1999 in re P., consid. 2a, apparsa in Rep 1999 123). Quest'eccezione a un'applicazione rigida della prassi inerente alla legittimazione è stata ammessa unicamente, e a titolo eccezionale, nell'ipotesi in cui la trasmissione di verbali abbia quale conseguenza di svuotare di ogni senso e di eludere le norme sulla protezione giuridica riguardo a informazioni su conti bancari. c) Limitandosi ad affermare che il teste svelerebbe informazioni coperte dal segreto professionale, i ricorrenti non fanno minimamente valere, né una simile fattispecie è desumibile in concreto, che sarebbe realizzata la citata eccezione. aa) In effetti, come noto ai ricorrenti, i documenti bancari che li concernono sono già stati trasmessi all'Italia e i testi già stati interrogati al riguardo (sentenze inedite del 16 gennaio 1997 in re P., e del 9 febbraio 1999, citata). Come rilevato nella sentenza del 9 febbraio 1999, da quei verbali si evinceva inoltre che le domande non tendevano in prima linea a conoscere il contenuto della documentazione bancaria, già noto alle Autorità estere, ma piuttosto a capire le circostanze e le modalità con cui erano state effettuate determinate operazioni bancarie, e a comprendere i rapporti esistenti tra gli interrogati e gli inquisiti e tra questi ultimi. Quando, come nella fattispecie, i verbali contengono soltanto informazioni già menzionate nella domanda estera o nei suoi allegati, i titolari dei conti non sono legittimati a ricorrere contro detta trasmissione (DTF 124 II 180 consid. 2c in fine) e quindi, a maggior ragione, contro una decisione incidentale emanata in tale ambito. bb) Ora, come il Tribunale federale ha accertato nell'ambito di due ricorsi presentati contro le medesime audizioni, con una modifica del 16 dicembre 1999 dell'art. 413 CPP italiano è stata stabilita la non utilizzabilità, da parte del Giudice del dibattimento, delle dichiarazioni assunte per via rogatoriale, senza che ai difensori degli imputati fosse stata data la possibilità d'assistere all' audizione e di esercitare il diritto di porre domande al testimone (sentenze inedite in re I. e in re P. del 3 e dell'11 maggio 2001). L'audizione litigiosa, concernente quindi verosimilmente gli stessi temi di quelle precedenti, è stata resa necessaria dalla menzionata modifica dell'art. 413 CPP italiano.