Citation: 4A_669/2020 E. 6.1

6.1. Il ricorrente sostiene anzitutto che il licenziamento era motivato dal suo particolare carattere, che avrebbe concorso a rendere cattivo il clima di lavoro, ma non da altre sue manchevolezze, né da violazioni contrattuali. L'opponente stessa, prosegue, non avrebbe neanche accennato nei suoi allegati a una violazione dell'obbligo di fedeltà. Se mai avrebbe affermato ripetutamente il contrario e che egli non avrebbe mai rivestito una "certa funzione di responsabilità" : i due amministratori, infatti, lo avrebbero descritto come un dipendente senza compiti dirigenziali e senza diritto di firma. Pertanto, le sentenze DTF 127 III 86 e 4C.73/2006 del 22 dicembre 2006 invocate dai giudici cantonali non sarebbero applicabili, stante l'assenza di una qualsiasi funzione di responsabilità. Ora, per criticare il motivo reale del licenziamento accertato dalla Corte cantonale non basta opporre la propria opinione a quella della Corte, ma occorre indicare con precisione perché siano viziati da arbitrio i riferimenti alla risposta dell'opponente e gli accertamenti operati dai giudici di appello partendo dalle testimonianze e dalle deposizioni agli atti, che suffragano dei comportamenti del ricorrente giudicati irrispettosi verso colleghi, superiori e clienti, lesivi del contratto e non conformi ai compiti a lui impartiti (cfr. sopra, consid. 2 e 4.3). Insufficientemente motivato, sotto questo profilo il gravame è inammissibile. È vero che l'insorgente non rivestiva una funzione di dirigente, ma gli obblighi di fedeltà e di diligenza e quello di rispettare le direttive ricevute dal proprio datore di lavoro valgono per qualsiasi lavoratore, il quale ha il dovere di salvaguardarne gli interessi legittimi. Certo, la condotta dei quadri è apprezzata con accresciuto rigore (DTF 127 III 86 consid. 2c), ma questo non significa che un lavoratore senza funzione dirigenziale possa infrangere il suo dovere di fedeltà verso il datore di lavoro. La reciproca fiducia tra le parti, in ultima analisi, è alla base di ogni contratto di lavoro (DTF 127 III 86 consid. 2c; 124 III 25 consid. 3a in fine). È stato così giudicato non abusivo il licenziamento di un collaboratore con funzione di capo gruppo del centro spedizioni di una banca, che non ha accettato il suo superiore, che non ha ripetutamente rispettato gli incarichi e gli ordini a lui impartiti e che si è permesso commenti sprezzanti e spesso insultanti verso colleghi e superiori (cfr. sentenza 4C.73/2006 del 22 dicembre 2006 consid. 2.3). Su questo punto il rimedio è pertanto infruttuoso.