Citation: 1S.8/2004 21.10.2004 E. 2

2.1 La ricorrente sostiene che l'accredito di EUR 303'600.-- sarebbe stato contestualmente prelevato e consegnato in contanti all'avente diritto economico. Risulterebbe infatti dalla documentazione bancaria che il conto presentava il 17 marzo 2003 un saldo attivo di EUR 950,59 e che, dopo una serie di accrediti, tra cui quello litigioso, e quasi contemporanei addebiti, esso ripresentava, il 26 marzo 2003, il medesimo saldo attivo. Secondo la ricorrente, che non avrebbe allora potuto presumere l'origine criminale dei valori patrimoniali, il sequestro interesserebbe quindi un importo di ammontare analogo a quello incriminato, ma estraneo al possibile riciclaggio di denaro. 2.2 Secondo l'art. 65 cpv. 1 PP gli oggetti che possono avere importanza come mezzi di prova devono essere sequestrati e posti in luogo sicuro o contrassegnati. Il loro detentore è tenuto a consegnarli a richiesta dell'autorità competente. Parimenti si possono sequestrare oggetti e beni patrimoniali sottostanti presumibilmente a confisca. Il sequestro è un provvedimento processuale di natura cautelare, destinato ad assicurare temporaneamente mezzi probatori come pure gli oggetti ed i valori patrimoniali presumibilmente sottoposti a confisca. Presupposto del sequestro è l'esistenza di sufficienti, oggettivi e concreti sospetti di reato nei confronti del detentore dell'oggetto o di un terzo. Al riguardo non occorre tuttavia porre delle esigenze troppo severe se l'inchiesta penale si trova nella sua fase iniziale. Diversamente dal giudice di merito, al Tribunale federale non incombe infatti eseguire a questo stadio del procedimento un'esauriente ponderazione delle circostanze a carico o a discolpa degli indagati e intraprendere una valutazione completa dell'attendibilità dei vari mezzi probatori disponibili, occorrendo invece vagliare se l'autorità federale poteva ammettere l'esistenza di sufficienti, concreti indizi di reato (DTF 124 IV 313 consid. 4, 122 IV 91 consid. 4, 125 IV 222 consid. 2c inedito). 2.3 Ora, l'esistenza di indizi di reato a carico degli indagati non è di principio posta in discussione dalla ricorrente e non è quindi in concreto litigiosa. Né è di per sé determinante il fatto che la ricorrente sarebbe estranea ai fatti incriminati, poiché, per giustificare l'adozione della misura provvisionale, l'esistenza di sospetti di reato non deve necessariamente riferirsi al detentore dei valori patrimoniali, ma può riguardare anche un terzo (DTF 124 IV 313 consid. 4). È in effetti sufficiente che il bene sequestrato si identifichi con quello pervenuto all'interessato quale frutto di reato (DTF 122 IV 91 consid. 4). Certo, come rileva la ricorrente, risulta dall'estratto del conto bancario che l'accredito litigioso, di EUR 303'600.--, è stato contestualmente preceduto da un addebito di pari importo. Tuttavia, la documentazione bancaria e le spiegazioni addotte al proposito dal responsabile della ricorrente non consentono, per il momento, in mancanza di ulteriori riscontri e verifiche, di chiarire adeguatamente la connessione delle due operazioni, in particolare riguardo al successivo trasferimento della somma al suo beneficiario finale. Allo stato attuale delle indagini, in considerazione dell'esistenza di ulteriori dubbi riguardo alla destinazione dell'importo, ancora si giustifica, quindi, il mantenimento del sequestro. Esso non eccede d'altra parte l'ammontare del versamento sospetto, né sembra impedire alla ricorrente di continuare a svolgere la sua attività commerciale e risulta pertanto rispettoso anche del principio della proporzionalità. Spetterà comunque al magistrato inquirente, tenuto conto dell'avanzare del procedimento, eseguire celermente gli accertamenti mancanti e verificare ulteriormente, sulla base delle risultanze d'inchiesta acquisite, la fondatezza del provvedimento. Visto l'esito del ricorso, non occorre esaminare il quesito, lasciato indeciso dalla Corte dei reclami penali, relativo alla tempestività del reclamo presentato dinanzi alla stessa.