Citation: 5A_290/2016 E. 2.4.2

2.4.2. Per il resto, le argomentazioni ricorsuali vertono essenzialmente sulla natura della disposizione quale legato, ma non si confrontano con il contenuto della disposizione testamentaria litigiosa. In concreto, è infatti determinante il modo con cui la de cuius ha definito la sua ultima volontà. La ricorrente sostiene che il legato avrebbe dovuto essere scorporato prioritariamente dal patrimonio successorio ed avrebbe beneficiato da solo di un eventuale aumento di valore. Disattende tuttavia che nel caso in esame la de cuius non ha legato all'associazione un determinato oggetto o uno specifico deposito bancario, bensì una "rimanenza", costituita dall'avanzo attivo della successione dopo avere tacitato l'erede per la sua porzione legittima e dopo avere pagato le imposte di successione a carico dei beneficiati. In tale circostanza, come rettamente rilevato dalla Corte cantonale, il legato dipendeva quindi dalla quota "a monte" (la porzione legittima del coniuge superstite), sicché occorreva prima aggiornare il valore della stessa e ricalcolare in seguito l'ammontare della "rimanenza". Quest'ultima è infatti per definizione il dato numerico finale dopo l'aggiornamento dei calcoli ereditari. La ricorrente omette inoltre di considerare che la Corte cantonale ha accertato l'assenza di una chiara volontà della testatrice da cui si potesse dedurre l'intenzione di escludere l'erede da un eventuale aumento di valore della successione. Questo accertamento non è censurato d'arbitrio ed è pertanto vincolante per il Tribunale federale (art. 105 cpv. 1 LTF; DTF 131 III 106 consid. 2; 125 III 35 consid. 3a). Esso conforta la conclusione della Corte cantonale secondo cui l'aumento di valore dei titoli intervenuto fra il decesso e la divisione dell'eredità doveva andare a beneficio non soltanto della legataria, bensì anche della porzione legittima spettante al marito della de cuius.