Citation: 6B_1384/2022 E. 2.5.1

2.5.1. Nel valutare la colpa della ricorrente riferita all'omicidio colposo, la CARP ha tenuto conto, oltre all'importanza del bene giuridico leso, anche dell'entità della negligenza di cui ha dato prova, avendo violato in modo chiaro diverse norme della circolazione, ossia il dovere di rivolgere la propria attenzione alla strada e alla circolazione per poter rispettare il dovere di costantemente padroneggiare il veicolo (art. 31 cpv. 1 LCStr e art. 3 cpv. 1 dell'ordinanza del 13 novembre 1962 sulle norme della circolazione stradale [ONC; RS 741.11]), il dovere di adattare la velocità alle circostanze (art. 32 cpv. 1 LCStr e art. 4 cpv. 1 ONC) nonché l'obbligo di mantenere una distanza sufficiente dagli altri utenti della strada (art. 34 cpv. 4 LCStr e art. 12 cpv. 1 ONC). Ha precisato che il cumulo di queste trasgressioni rappresenta una violazione molto grave del dovere generale di prudenza e di non essere di ostacolo né di pericolo per gli altri utenti della strada. A torto l'insorgente tenta di relativizzare la colpa richiamandosi alla perizia che attesterebbe una sua reazione molto veloce. Il perito stabilisce infatti che la "causa del sinistro è da attribuire alla combinazione tra distanza insufficiente, velocità inappropriata e reazione non tempestiva" della ricorrente (incarto cantonale, allegato n. 77 pag. 53), e quindi a un cumulo di trasgressioni come ritenuto dalla CARP. Se è vero che, in base alla perizia, per evitare il "sinistro" sarebbe bastato che uno di questi parametri fosse stato meglio adeguato alle circostanze, resta il fatto che l'incidente letale è il risultato di un insieme di violazioni di norme della circolazione stradale. Proprio sulla scorta degli accertamenti peritali, la CARP ha peraltro evidenziato come, avendo seguito per poco meno di un chilometro i due centauri, utenti della strada vulnerabili, sia indice di una crassa disattenzione il fatto che l'insorgente sia giunta in coda alla motocicletta alla distanza accertata con una velocità di tanto superiore rispetto a quest'ultima. Come già rilevato in sede cantonale, la presenza dei due motociclisti che procedevano dinanzi a lei e del semaforo, da lei peraltro già scorto da lontano, avrebbe imposto alla ricorrente di moderare la sua velocità, sicché è invano che si prevale delle condizioni di traffico e stradali, rispettivamente dell'assente autorizzazione alla posa della segnaletica stradale, per cercare di confutare o comunque relativizzare la necessità di ridurre la propria velocità già rispettosa dei limiti vigenti su quel tratto. Altrettanto vane, nell'ottica di ridimensionare la sua colpa e di ridurre quindi la pena, risultano le considerazioni sulla validità della sua licenza di guida estera. In prima istanza infatti è stata riconosciuta colpevole di guida senza autorizzazione giusta l'art. 95 cpv. 1 lett. a LCStr riferita al periodo 9 maggio 2017 - 23 marzo 2018, compreso quindi anche il giorno dell'incidente, condanna non contestata in appello e di cui la CARP ha constatato il passaggio in giudicato. Lo stesso dicasi in relazione alla guida sotto l'effetto di cannabis. Premesso che è stata rilevata una concentrazione di THC nel sangue dell'insorgente (17 µg/L) oltre dieci volte superiore al valore limite (1.5 µg/L) di cui all'art. 34 dell'ordinanza dell'USTRA concernente l'ordinanza sul controllo della circolazione stradale del 22 maggio 2008 (OOCCS-USTRA; RS 741.013.1) e che, secondo il rapporto di analisi agli atti, "al momento dei fatti, lo stato psico-fisico della conducente è stato verosimilmente influenzato dalla presenza, nell'organismo, di sostanze psicoattive della cannabis", la stessa ricorrente riconosce che l'incidente sia riconducibile (anche) a una sua reazione non sufficientemente veloce, benché già relativamente rapida anche sotto l'influsso di cannabis. Non è dunque censurabile valutare la sua inattitudine alla guida con rifermento all'omicidio colposo. Infine, la serie di selfie è stata menzionata dalla CARP a comprova della disinvolta irresponsabilità della sua guida, senza riguardo per le norme della circolazione e gli altri utenti della strada, ma non l'ha ritenuta causale all'incidente e ha esplicitamente precisato di non tenerne conto per la valutazione della colpa in relazione all'omicidio colposo. Le critiche ricorsuali in proposito travisano quindi la sentenza impugnata.