Citation: 6B_786/2021 E. 3.2

3.2. Da parte sua, l'opponente evidenzia come quelli che il ricorrente definirebbe accertamenti erronei della CARP altro non sarebbero che valutazioni diverse rispetto a quanto atteso, senza per questo risultare arbitrari. La Corte cantonale non avrebbe sminuito il numero di reati da lui commessi. L'opponente afferma di essere, innegabilmente, un "ladro di polli" per così dire; le infrazioni da lui perpetrate sarebbero sostanzialmente sempre le stesse, mai davvero gravi, talvolta quasi parodistiche, perché prive sia di logica sia di un qualsivoglia senso e quindi indice di una situazione personale assai difficile. I suoi motivi a delinquere consisterebbero nella dipendenza dai farmaci e nella cleptomania. Rileva poi che non avrebbe sostanzialmente mai spacciato stupefacenti e non avrebbe conseguentemente contribuito a propagare il relativo flagello, adoperando il Dormicum, ottenuto con documenti falsi, praticamente solo per sé. L'opponente non rappresenterebbe dunque una seria minaccia per l'ordine pubblico, essendo solo una persona con difficoltà e bisognosa di aiuto, che la terapia ordinata dalla CARP gli potrà fornire. Egli si sarebbe del resto già rivolto a una psicologa per ottenere un sostegno, perché avrebbe la ferma intenzione di affrontare la sua dipendenza. Sarebbe poi irrilevante, sotto il profilo dell'art. 66a CP, il fatto di aver percepito in passato prestazioni assistenziali. Ad ogni modo rileva di aver già parzialmente restituito quanto indebitamente percepito all'Ufficio del sostegno sociale e dell'inserimento. Contrariamente a quanto avanzato nell'impugnativa e malgrado le difficoltà connesse alla sua dipendenza, egli si sarebbe sempre dato da fare per lavorare e mantenere la sua famiglia, l'importanza del suo contributo economico per la stessa essendo stato rilevato anche dalla moglie. L'interesse privato dell'opponente a rimanere in Svizzera sarebbe di molto superiore a quello pubblico alla sua espulsione. Il legame con sua moglie e i suoi figli sarebbe molto forte. La presenza della consorte e del secondogenito al dibattimento proverebbe il loro interesse per l'avvenire del marito, rispettivamente padre. Malgrado la difficile situazione, la donna non avrebbe mai avviato alcuna procedura nei confronti dell'opponente né avrebbe in qualche modo contestato la sua autorità parentale sui figli. Le dichiarazioni da lei rese alle autorità inquirenti sarebbero state volte a scuotere il marito per indurlo a desistere dal suo abuso di medicamenti e a disintossicarsi, per riprendere il suo ruolo di padre e consorte. Da rilevare poi che né la moglie né i figli intenderebbero seguire l'opponente qualora fosse espulso, ciò che non significherebbe minimamente che non li unisca un solido legame. L'opponente osserva che se l'attività lucrativa svolta in Italia fosse stata sufficiente per mantenersi non sarebbe emigrato in Svizzera e che il reddito di cittadinanza menzionato nel ricorso non basterebbe in ogni caso per vivere nella fascia di confine, come proposto dall'insorgente.