Citation: 5A_1014/2018 E. 3

La ricorrente lamenta in primo luogo una violazione del suo diritto di essere sentita. Ella rimprovera ai Giudici cantonali di non essersi pronunciati su numerose sue censure sollevate con la replica, e meglio sulla censura secondo cui in concreto continuerebbe a essere applicabile anche in sede di appello l'art. 110 cpv. 1 CPC/TI, sulla censura secondo cui l'art. 70 cpv. 2 CPC non si applicherebbe alla presente fattispecie e sulla censura secondo cui il Pretore aggiunto avrebbe eventualmente applicato l'art. 110 CPC/TI in modo errato. A dire della ricorrente, inoltre, i Giudici cantonali non si sarebbero confrontati a sufficienza con le censure di formalismo eccessivo (trattata unicamente in relazione all'azione riconvenzionale sul diritto di sporgenza, ma non con riferimento alle azioni confessorie), di diniego di giustizia e di arbitrio. Per costante giurisprudenza, la motivazione è sufficiente e l'art. 29 cpv. 2 Cost. è rispettato quando la parte interessata è messa in condizione di comprendere il provvedimento che la concerne e di poterlo impugnare con cognizione di causa. In quest'ottica basta che l'autorità esponga, almeno brevemente, i motivi che l'hanno indotta a decidere in un senso piuttosto che in un altro. Essa non è quindi tenuta a esporre e discutere tutti i fatti, mezzi di prova e censure invocate dalle parti, ma può limitarsi a quelli che possono essere ritenuti, senza arbitrio, pertinenti. L'essenziale è che la decisione indichi chiaramente i fatti che sono stati accertati e le deduzioni giuridiche tratte dalla fattispecie determinante (DTF 142 II 154 consid. 4.2 con rinvii). Nel caso concreto, la Corte cantonale ha motivato la sua decisione esponendo i fatti (in particolare le mutazioni intervenute in corso di procedura nella proprietà dei fondi in discussione) e le ragioni che l'hanno indotta a ritenere l'appello inammissibile. Oltre al fatto che, come appena accennato, l'art. 29 cpv. 2 Cost. non garantisce una risposta esplicita a ogni critica formulata, la sua motivazione risulta ampiamente sufficiente per permettere alla qui ricorrente di comprendere tali ragioni e di prendere posizione con cognizione di causa. Diversa è la questione di sapere se le conclusioni alle quali la Corte cantonale è giunta vadano tutelate, aspetto che sarà esaminato più avanti. La critica di violazione del diritto di essere sentita risulta pertanto infondata. Sia peraltro precisato che, almeno in parte, essa nemmeno adempie le severe esigenze dell'art. 106 cpv. 2 LTF: la ricorrente non indica dove, nella replica, si sarebbe prevalsa della censura di formalismo eccessivo con riferimento alle azioni confessorie (principale e riconvenzionale), mentre in relazione alle censure di diniego di giustizia e di arbitrio, il suo argomento di carenza di motivazione della sentenza impugnata è del tutto superficiale.