Citation: 4A_641/2018 E. 4.1

4.1. L'atto ricorsuale al Tribunale federale deve contenere le conclusioni ed i motivi (art. 42 cpv. 1 LTF). Nei motivi il ricorrente deve spiegare in modo conciso, confrontandosi con i considerandi della sentenza impugnata (DTF 143 II 283 consid. 1.2.2; 140 III 86 consid. 2; 134 II 244 consid. 2.1), perché quest'ultima leda il diritto (art. 42 cpv. 2 LTF). Il Tribunale federale fonda la sua sentenza sui fatti accertati dall'autorità inferiore (art. 105 cpv. 1 LTF) e può unicamente rettificare o completare tale accertamento dei fatti, se esso è manifestamente inesatto o risulta da una violazione del diritto ai sensi dell'art. 95 LTF (art. 105 cpv. 2 LTF). "Manifestamente inesatto" significa in questo ambito "arbitrario" (DTF 140 III 115 consid. 2; 135 III 397 consid. 1.5). La parte che critica la fattispecie accertata nella sentenza emanata dall'ultima istanza cantonale deve sollevare la censura e motivarla in modo preciso, come esige l'art. 106 cpv. 2 LTF (DTF 140 III 264 consid. 2.3, con rinvii). Essa deve spiegare in maniera chiara e circostanziata in che modo queste condizioni sarebbero soddisfatte (DTF 140 III 16 consid. 1.3.1, con rinvii). Nella fattispecie il ricorso non rispetta i predetti requisiti di motivazione. Quando sostiene di aver contestato le fatture emesse dall'attrice il ricorrente formula un'inammissibile critica degli accertamenti di fatto della sentenza impugnata. Pure inammissibile, poiché priva di un qualsiasi confronto con l'accertamento dell'autorità inferiore secondo cui il convenuto non aveva contestato che la sua attività rientrava nel settore 6.3.26 delle tariffe GT 8 VI e GT 9 VI, si palesa la doglianza ricorsuale concernente l'inserimento in un settore errato. Infine, anche laddove lamenta in sostanza di non sottostare, in ragione delle concrete modalità con cui esercita la sua attività, all'obbligo di pagare un'indennità e afferma non capire perché il semplice possesso di una macchina che permette di copiare delle opere protette faccia sgorgare tale obbligo, il ricorrente nemmeno tenta di spiegare perché la giurisprudenza contraria, che fa dipendere la percezione di un'indennità dalla semplice facoltà di duplicare - senza limiti quantitativi - opere protette (DTF 125 III 141 consid. 4c pag. 147), leda il diritto vigente.