Citation: 2C_1230/2013 E. A

Con sentenza del 18 novembre 2013 il Tribunale cantonale amministrativo del Cantone Ticino ha respinto il gravame esperito dal cittadino italiano A.________ contro la risoluzione governativa del 2 febbraio 2011 che confermava la decisione 28 ottobre 2010 della Sezione della popolazione del Dipartimento ticinese delle istituzioni relativa alla revoca del permesso di dimora CE/AELS di cui era beneficiario. Premesso che l'autorizzazione litigiosa era scaduta il 2 febbraio 2013, che, quindi, la questione della revoca era ormai priva d'oggetto e che la causa andava ora unicamente esaminata dal profilo del rifiuto del rinnovo del permesso, la Corte cantonale ha rilevato in primo luogo che l'insorgente non poteva (più) prevalersi dell'Accordo del 21 giugno 1999 tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Confederazione Svizzera, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone (ALC; RS 0.142.112.681) per potere risiedere nel nostro Paese: siccome non lavorava più dal settembre 2004, non poteva più essere considerato un "lavoratore" ai sensi del citato Accordo. Inoltre, visto il tempo trascorso da quando non era più attivo professionalmente, non poteva nemmeno invocare detto Trattato per la ricerca di un impiego. Infine non poteva beneficiare dello statuto di persona non esercitante un'attività lucrativa, dato che era a carico della pubblica assistenza dal settembre 2005. Esaminando il caso dal profilo del diritto interno, ossia della legge sugli stranieri del 16 dicembre 2005 (LStr; RS 142.20), il Tribunale cantonale amministrativo è giunto alla conclusione che la revoca era giustificata viste le condanne penali sempre più pesanti inflitte all'interessato, peraltro recidivo, nonché la sua dipendenza dalla pubblica assistenza dal settembre del 2005. I giudici ticinesi hanno poi osservato che sebbene la presenza dell'interessato dovesse essere ritenuta di lunga durata (1° soggiorno tra il 1981 e il 1998, rientro in Italia, e poi ritorno in Svizzera nel marzo 2000), nondimeno non si poteva ritenere che egli fosse integrato (gravi reati ivi commessi; noncuranza dei provvedimenti amministrativi e penali disposti nei suoi confronti; incapacità di adattarsi all'ordinamento giuridico svizzero; inattività professionale da anni; numerosi debiti; da tempo a carico della pubblica assistenza), motivo per cui il provvedimento appariva rispettoso del principio della proporzionalità. Infine hanno aggiunto che non poteva appellarsi all'art. 8 CEDU, dato che era maggiorenne e che non si trovava in un rapporto di dipendenza né verso la moglie e i figli maggiorenni, dai quali viveva separato da anni, né verso il fratello, residente in Ticino.