Citation: 1C_486/2016 E. 2.3

2.3. Con questo accenno, ella disattende che nella decisione impugnata, con la quale praticamente non si confronta, è stato rilevato che secondo l'art. 41 cpv. 1bis LCit, in vigore dal 1° marzo 2011, la naturalizzazione può essere annullata entro due anni dal giorno in cui l'Ufficio federale è venuto a conoscenza dell'evento giuridicamente rilevante, ma non oltre otto anni dall'acquisto della cittadinanza svizzera. Disattendendo il suo obbligo di motivazione (art. 42 LTF), la ricorrente neppure tenta di dimostrare perché in concreto non sarebbe applicabile il nuovo art. 41 cpv. 1bis LCit (DTF 140 II 65 consid. 2.3 pag. 68; sulla genesi e i presupposti per applicare questa norma vedi sentenza 1C_156/2015 del 15 giugno 2015 consid. 2.4) e quindi il termine di perenzione di otto anni, che decorre dal momento dell'acquisizione della cittadinanza svizzera (sentenze 1C_156/2015, citata, consid. 2.5 e 1C_336/2010 del 28 settembre 2010 consid. 3 riguardo al previgente termine di cinque anni). Ella non sostiene infatti che la prassi del Tribunale amministrativo di applicare l'art. 41 LCit nel suo nuovo tenore alle naturalizzazioni per le quali il termine perentorio di cinque anni previsto dalla norma previgente non era ancora superato al momento dell'entrata in vigore del nuovo diritto e di considerare il tempo trascorso sotto il diritto previgente nel calcolo del termine assoluto di otto anni, lederebbe il diritto federale. Al riguardo si può nondimeno osservare che il Tribunale federale ha ritenuto che questa prassi è compatibile con i principi generali del diritto intertemporale (retroattività impropriamente detta; sentenza 1C_540/2014 del 5 gennaio 2015 consid. 3.1 con rinvii anche alla dottrina). In concreto il termine di cinque anni non era scaduto al momento dell'entrata in vigore della nuova normativa, il 1° marzo 2011. Gli accenni, per nulla motivati, a una non meglio precisata lesione del principio della buona fede e dell'affidamento cadono quindi nel vuoto.