Citation: I 276/01 01.03.2002 E. 3

3.- Il ricorrente, nel suo gravame, solleva numerose censure, alle quali si è già in parte risposto, quanto meno implicitamente. a) Di nessun rilievo sono comunque i rimproveri mossi al rapporto dell'INPS. Lo stesso ha infatti sostanzialmente fornito unicamente lo spunto che ha indotto i primi giudici ad ordinare un accertamento peritale, il cui esito sta in sostanza alla base della decisione di soppressione della rendita. Certo, tra le attestazioni dei medici curanti del ricorrente e la perizia del prof. T.________ sussistono discrepanze, non tanto a livello diagnostico - astrazion fatta dalla possibile evoluzione delle affezioni ortopediche, irrilevante ai fini del presente giudizio, che deve tenere conto della situazione esistente al momento di emissione della decisione impugnata (DTF 121 V 366 consid. 1b) -, quanto piuttosto in merito alla valutazione della capacità lavorativa. Non sussistono tuttavia motivi validi per non attenersi agli accertamenti del perito, preferendogli invece quelle dei medici più vicini al ricorrente. Né si può dedurre un'incapacità lavorativa superiore a quella ammessa dal perito per il semplice fatto che il ricorrente debba sottoporsi periodicamente a cicli di fisioterapia di 10/12 sedute e debba assumere medicamenti antinfiammatori, non appena si consideri, come già si è detto sopra, che le limitazioni funzionali riscontrate sono invero modeste. b) Il ricorrente non può neppure essere seguito laddove imputa al prof. T.________ di aver sconfinato nel campo economico indicando delle attività di riferimento. È invece vero il contrario. Il perito, attenendosi al suo compito, si è infatti limitato a indicare settori d'attività in cui il ricorrente avrebbe ancora potuto mettere a fruttola sua residua capacità lavorativa e a quantificare dal profilo medico l'entità dell'incapacità lavorativa. La questione delle ripercussioni sul piano economico è invece correttamente stata demandata all'apposito Servizio dell'UAI. Già si è detto che il raffronto dei redditi effettuato da questo Servizio non è sfavorevole all'insorgente, non appena si pensi che a seguito del rientro in patria avrebbe di nuovo la possibilità di sfruttare la sua residua capacità lavorativa del 70% nell'ambito della ragioneria, in qualità di indipendente o quale salariato, essendo venuti a cadere quegli ostacoli, prevalentemente d'ordine linguistico, che lo avevano indotto a lavorare in Svizzera quale carrellista. Proprio per questa ragione la deduzione del 10% sul reddito da invalido non appare ingenerosa, se paragonata ad altri casi, in cui ad assicurati prossimi alla sessantina, che non disponevano di alcuna formazione professionale e avevano esercitato sempre e soltanto lavori pesanti non qualificati, si richiedeva di occuparsi in attività più leggere comportanti un minimo di abilità manuale e di conoscenze. c) Va infine ricordato a questo proposito che l'assenza di un'occupazione lucrativa per ragioni estranee a un danno alla salute, quali per esempio le particolari condizioni del mercato del lavoro in una determinata regione, l'età o una formazione insufficiente, non giustifica il riconoscimento di una rendita, l'incapacità di lavoro che ne dovesse risultare non essendo dovuta a una causa per la quale la legge impone all'assicurazione per l'invalidità di prestare alcunché (DTF 107 V 21 consid. 2c; VSI 1999 pag. 247 consid. 1).