Citation: I 162/01 18.03.2002 E. 3

3.- a) Nell'evenienza concreta, controversa è la questione relativa alle ripercussioni del danno alla salute sulla capacità di guadagno di M.________. Non desta invece particolari discussioni la situazione a livello diagnostico. Mentre il primo giudice, confermando la tesi dell'amministrazione, ritiene esigibile un'attività di cuoco a tempo pieno seppure con rendimento al 50%, l'assicurato rileva che una tale ipotesi sarebbe improponibile e fa notare che gli accertamenti esperiti dall'amministrazione sono incompleti e incongruenti. Eccependo che gli atti all'inserto non permetterebbero di chiarire la reale situazione, egli evidenzia in particolare una discrepanza tra la valutazione amministrativa e i referti dei medici curanti, che avevano messo in luce disturbi di natura fisica e psichica e attestato una incapacità del 75-100% nell'attività appresa di cuoco, dando atto di una resistenza al lavoro non superiore alle 3-4 ore giornaliere come pure di una limitazione di rendimento. b) Dall'esame dell'incarto le censure ricorsuali si appalesano fondate. Benché la decisione amministrativa sia frutto di prolungate indagini di natura professionale, non può in effetti rimanere inosservato come questi accertamenti siano rimasti di fatto - se si fa astrazione dagli scarni rapporti del servizio medico psicologico e di quello dell'UAI - privi di un sufficiente riscontro medico, gli ulteriori documenti sanitari agli atti, emessi precedentemente alla conclusione delle misure professionali, non pronunciandosi per il resto sulle conseguenze invalidanti e non risultando pertanto di alcun ausilio. Così, nonostante ancora gli ultimi rapporti della consulente in integrazione professionale avessero messo in evidenza grosse difficoltà fisiche, nonché "di tipo cognitivo e comportamentale" anche in ambito lavorativo "protetto" - all'origine della mancata assunzione dell'insorgente presso la Clinica di S.________ -, non risulta che siano stati disposti i necessari accertamenti per chiarire entità ed effetti invalidanti delle affezioni (fisiche e psichiche) riscontrate, ma non ulteriormente approfondite. Alla base della decisione amministrativa mancano così le indispensabili valutazioni mediche sulla capacità dell'assicurato di svolgere determinate funzioni, tanto nell'attività appresa di cuoco come pure in occupazioni sostitutive ragionevolmente esigibili (cfr. consid. 2b), che, in considerazione delle gravi difficoltà percepite, si imponevano. A ciò si aggiunge l'intrinseca contraddittorietà del giudizio in merito all'asserita capacità di continuare a svolgere a tempo pieno - seppure con rendimento ridotto - l'attività di cuoco. Tale valutazione contrasta non solo con le risultanze dei referti medici prodotti dall'interessato, bensì anche con la realtà dei fatti. Dalle dichiarazioni dei sanitari curanti come pure da quelle del responsabile della M.________ B.________, presso la quale il ricorrente ha svolto un periodo di prova di pochi giorni, emerge che M.________, a prescindere dalla lentezza di esecuzione e dalle difficoltà - rilevate in particolare in ambienti "poco protetti" tipici d'alberghi e ristoranti - ad adattare il ritmo alle mutevoli circostanze, non riesce a lavorare per più di 3-4 ore giornaliere. Ciò che sembrerebbe confermare una (subentrata) limitazione non solo qualitativa ma anche quantitativa della capacità lavorativa. c) Alla luce di quanto precede si deve concludere che la valutazione dell'Ufficio AI - ripresa dal primo giudice - non consente di potersi determinare in merito all'effettiva invalidità del ricorrente e non può pertanto essere posta a fondamento del presente giudizio.