Citation: 4C.138/2005 25.10.2005 E. 4

Venendo alla sentenza impugnata, si osserva che, nel primo considerando dedicato all'esame della fattispecie sotto il profilo giuridico, la Corte cantonale ha stabilito che "l'attrice non solo ha reso verosimile, ma ha provato l'esistenza tra i dipendenti della convenuta di discriminazioni nelle promozioni (passaggio da una classe a quella superiore)". 4.1 È stato infatti accertato che, accanto alle disposizioni del contratto collettivo vigente sino al 1997 (CCL 1985), la convenuta aveva instaurato un sistema di promozioni parallelo, ad personam, che ha permesso a taluni dipendenti di beneficiare di un trattamento preferenziale, grazie al quale hanno potuto ottenere particolari condizioni salariali, al di fuori degli schemi rigidi della convenzione collettiva. Fra coloro che hanno beneficiato della promozione ad personam - hanno proseguito i giudici del Tribunale d'appello - vi sono i cinque colleghi menzionati dall'attrice. Questi hanno usufruito della cosiddetta via parallela, per "funzioni allargate" nel gergo della convenuta, alla quale l'attrice non ha invece mai avuto accesso nonostante abbia ripetutamente chiesto un adeguamento della sua retribuzione, rimanendo così al massimo della 16esima classe. Fatte le predette considerazioni, la Corte ticinese si è posta il quesito di sapere se tale situazione abbia provocato una discriminazione fondata sul sesso. 4.2 Secondo l'attrice, alla luce dell'accertamento introduttivo circa l'esistenza di discriminazioni nelle promozioni tale quesito sarebbe superfluo e porlo in questi termini violerebbe l'art. 6 LPar. Richiamandosi ad una sentenza emanata dal Tribunale federale il 19 gennaio 2001 in materia di discriminazione salariale (DTF 127 III 207), essa assevera infatti che - mutatis mutandis - "se è provata una discriminazione nelle promozioni vi è la presunzione che la stessa sia fondata sul sesso". 4.2.1 A torto. Nella menzionata pronunzia il Tribunale federale ha distinto fra due ipotesi, una sola delle quali comporta la presunzione di discriminazione. Contrariamente a quanto sembra sostenere l'attrice, l'esistenza di un trattamento salariale differenziato fra i vari dipendenti non basta per far apparire come probabile una discriminazione a motivo del sesso. Per contro, qualora venga riscontrata una differenza di remunerazione fra lavoratori di sesso opposto con una posizione simile e mansioni comparabili, si presume che questa sia di natura sessista (DTF 127 III 207 consid. 3b pag. 213 con rinvii). Tale giurisprudenza, seppur riferita ad un caso di discriminazione salariale, può essere applicata anche in ambito di promozioni. 4.2.2 In concreto, nonostante l'uso del termine "discriminatorio", la Corte cantonale non ha constatato che, in una situazione comparabile a quella dell'attrice, solo i cinque uomini hanno ottenuto la promozione. Il suo accertamento va piuttosto inteso nel senso che presso la convenuta vigeva una politica delle promozioni non trasparente, prova ne sia il fatto che, riprendendo l'espressione utilizzata da un teste, i giudici hanno affermato che la situazione contributiva presso la convenuta era una vera e propria "giungla" per certi aspetti e per certe persone. 4.3 In queste circostanze, la promozione dei cinque uomini non basta, da sola, a far nascere la presunzione secondo cui l'attrice sarebbe stata discriminata a causa del suo sesso.