Citation: 4C.328/2000 04.04.2001 E. 2

2.- L'autorità cantonale avrebbe, secondo la convenuta, violato l'art. 2 cpv. 2 CC (abuso di diritto) tutelando il comportamento dell'attrice, la quale - prima di procedere in giudizio - aveva sottoscritto una dichiarazione di tacitazione di ogni pretesa nonché tutti i conteggi salariali mensili, senza mai sollevare lamentele. a) La Corte cantonale ha stabilito che il richiamo alla dichiarazione di tacitazione del 17 novembre 1996 risulta inefficace per effetto dell'art. 341 cpv. 1 CO, secondo cui durante il rapporto di lavoro e nel mese successivo alla sua fine il lavoratore non può validamente rinunciare a crediti risultanti da disposizioni imperative quali, appunto, quelle riguardanti un salario minimo contenute nel contratto collettivo di categoria. Secondo consolidata giurisprudenza, sarebbe contrario allo spirito della legge privare il lavoratore della protezione accordatagli dall'art. 341 cpv. 1 CO per mezzo dell'art. 2 cpv. 2 CC (DTF 126 III 337 consid. 7b pag. 344 con rinvii). La questione di sapere se una parte abusi dei suoi diritti va comunque decisa secondo le circostanze del caso concreto e non in base a principi rigidi (DTF 121 III 60 consid. 3d pag. 63 con rinvio). Nel caso di specie non si ravvede nessun elemento che potrebbe indurre a ritenere abusivo il fatto che l'attrice abbia atteso la fine del rapporto contrattuale per richiedere la differenza (fr. 4'650.--) fra il salario effettivamente percepito durante i primi mesi di attività e quello minimo previsto dal contratto di lavoro. Ciò vale a maggior ragione se si considera che dall'istruttoria di causa è emerso che l'attrice, come altre sue colleghe, temeva di perdere il posto di lavoro qualora si fosse rifiutata di sottoscrivere i documenti sottopostile dal datore di lavoro. Il suo diritto ad agire per il menzionato importo non può pertanto essere dichiarato perento in applicazione dell'art. 2 cpv. 2 CC. b) Analoghe considerazioni valgono con riferimento alla sottoscrizione, da parte dell'attrice, dei conteggi salariali mensili. Stando all'accertamento dei fatti eseguito in sede cantonale, vincolante (art. 55 cpv. 1 lett. c OG), le assenze riportate in questi conteggi non corrisponderebbero a quelle reali e l'attrice avrebbe consentito a firmarli per paura di perdere il posto di lavoro. In queste circostanze dev'essere respinta la tesi secondo la quale la dipendente avrebbe spontaneamente accettato una modifica del contratto in tal senso. Non da ultimo anche perché - come pertinentemente rilevato dalla Corte cantonale - un simile modo di procedere equivarrebbe a scaricare, inammissibilmente, sul dipendente il rischio aziendale costituito dalla penuria di clientela, costringendolo in pratica ad accettare una riduzione dell'orario di lavoro e del corrispondente salario, senza alcuna possibilità di recuperarlo altrimenti. Anche in questo caso, dunque, non costituisce abuso di diritto ai sensi dell'art. 2 cpv. 2 CC il fatto di aver aspettato la fine del rapporto di lavoro per chiedere il pagamento dei "giorni di assenza" durante i quali essa ha invece lavorato. c) Le conclusioni della Corte cantonale meritano pertanto di essere integralmente confermate.