Citation: 1B_47/2021 E. 2.3

2.3. La ricorrente non si confronta di per sé con queste conclusioni, limitandosi a rimproverare alle autorità inquirenti di non avere assunto le testimonianze da lei richieste, segnatamente del medico che si era occupato di sua madre, del personale infermieristico e della direzione della struttura, come pure il piano dei turni, allo scopo di identificare il personale presente al momento di un presunto "intervento mancato/mal dispensato che ha poi condotto la paziente alla morte". Al riguardo la ricorrente osserva che la paziente era giunta il 13 ottobre 2016 presso la struttura in questione dopo una precedente degenza in un ospedale in seguito a un ematoma sottodurale dopo trauma cranico contusivo del 2 settembre 2016. Dal 21 al 31 ottobre 2016 era stata nuovamente ricoverata d'urgenza presso un ospedale per uno stato di male focale epilettico. A partire dal 23 novembre 2016 la gravità del suo stato clinico si sarebbe notevolmente acuito comportando una progressiva perdita dell'autonomia funzionale, associata a uno stato confusionale e agitazione psicomotoria fino al decesso. Richiamata la prassi relativa all'imperativo di celerità (art. 5 CPP), osserva che si tratterebbe di accertare violazioni delle regole della prudenza e dei doveri di diligenza in ambito medico e di non meglio specificate tematiche organizzative della casa anziani, al suo dire sottovalutate, che sarebbero connesse con il decesso in esame. Aggiunge che nonostante il fatto che occorra procedere a una valutazione globale della durata del procedimento, vi sarebbero stati periodi di inattività e che non sarebbero state assunte le prove da lei proposte. Osserva che il rischio di vuoti di memoria aumenta esponenzialmente con il passare del tempo, come il rischio che le prove documentali non potrebbero più essere disponibili, definendo scioccante l'asserito ritardo.