Citation: 1P.35/2006 07.03.2006 E. 3

3.1 Il ricorrente ritiene arbitraria la conclusione della CRP secondo cui le imputazioni indicate nel decreto d'accusa e quella per la quale è per finire stato condannato dal giudice della Pretura penale riguardavano gli stessi fatti. Sostiene che le accuse formulate a suo carico con il decreto d'accusa sarebbero cadute al dibattimento, per cui il suo proscioglimento dovrebbe essere considerato come totale. A mente del ricorrente, il versamento di un'indennità sarebbe inoltre giustificato dal fatto che la pena inflittagli è stata sensibilmente inferiore rispetto a quella proposta dal Procuratore pubblico. 3.2 Secondo l'art. 317 CPP/TI l'accusato prosciolto ha diritto a un'indennità nella forma della rifusione delle spese di patrocinio, del risarcimento dei danni materiali e della riparazione del torto morale. In una sentenza del 25 febbraio 2005 (causa 1P.353/2004), richiamata anche dal ricorrente, il Tribunale federale ha già avuto modo di statuire sulla questione del diritto a un'indennità ai sensi dell'art. 317 CPP/TI nel caso di un proscioglimento parziale dell'accusato. Ha ritenuto arbitrario negare di principio un simile indennizzo a un imputato condannato per infrazione alle norme della circolazione stradale ma prosciolto dall'accusa di guida in stato di ebrietà, dopo che, riguardo a quest'ultimo reato, gli era stata prospettata con il giudizio di condanna di primo grado una nuova fattispecie non contemplata nel decreto di accusa e non strettamente connessa con i fatti inizialmente perseguiti. La guida in stato di ebrietà era infatti stata, in quel caso, di per sé confermata dal primo giudice di merito, che tuttavia aveva ritenuto ch'essa non fosse stata commessa contestualmente alla perdita di padronanza del veicolo, come risultava dal decreto d'accusa, bensì in altre circostanze di tempo e di luogo. Nella causa citata, la nuova imputazione aveva quindi comportato, dopo il primo processo, l'avvio di una procedura indipendente, limitata all'accusa di guida in stato di ebrietà, sfociata infine in un proscioglimento, dopo che l'accusato aveva dovuto sostenere un onere difensivo supplementare non irrilevante (sentenza 1P.353/2004, citata, consid. 2.4). 3.3 La fattispecie in esame diverge chiaramente da quella oggetto della citata sentenza e, del resto, nemmeno il ricorrente pretende che vi siano analogie decisive ai fini del presente giudizio. Risulta in effetti che in sede dibattimentale l'accusa di circolazione in stato di ebrietà è subito apparsa fragile. La stessa è inoltre sempre stata riferita al momento della perdita di padronanza del veicolo e quindi al contesto dell'incidente avvenuto il 27 luglio 2003 a Gudo, costitutivo di infrazione alle norme della circolazione stradale. In sostanza, per il complesso dei fatti in esame, è venuto a cadere al dibattimento esclusivamente il preteso stato di ebrietà del ricorrente, che è comunque stato condannato per l'infrazione della LCStr. Pertanto la CRP, senza incorrere nell'arbitrio, ha ammesso una stretta connessione tra il reato oggetto della condanna e quello oggetto del proscioglimento. Una connessione era del resto stata riconosciuta, e il diniego dell'indennità ritenuto legittimo, anche nella causa 1P.353/2004 per la fase dell'inchiesta e per quella del primo dibattimento, allorché le imputazioni erano ancora riferite alla medesima fattispecie. In queste circostanze, il rifiuto di considerare il ricorrente "prosciolto" ai sensi dell'art. 317 CPP/TI non è manifestamente insostenibile, non essendo al proposito sufficiente il fatto che la condanna inflitta sia stata per finire inferiore alla pena proposta dal Procuratore pubblico. Per le esposte motivazioni, il diniego di un'indennità sulla base dell'art. 317 CPP/TI non viola quindi il divieto dell'arbitrio (cfr., su questa nozione, DTF 131 I 217 consid. 2.1, 129 I 173 consid. 3.1 e rispettivi rinvii).