Citation: 1P.19/2002 30.07.2002 E. 3

Secondo la ricorrente la CCRP avrebbe ecceduto nel suo potere d'esame ritenendo la sua versione dei fatti non sorretta da sufficienti indizi. Essa le rimprovera di avere ritenuto arbitrarie le deduzioni della prima Corte tratte dalla cartella clinica e considera gli indizi sufficienti per ammettere una reazione il giorno stesso dell'atto incriminato e per riconoscere che questo le aveva provocato conseguenze psicologiche. Anche la testimonianza, pur indiretta, di un'ausiliaria del dott. A.________, suo medico di famiglia, così come le testimonianze di altri medici e di pazienti dell'accusato, costituirebbero indizi di cui la CCRP non avrebbe tenuto conto per valutare la sua credibilità; infine, secondo la ricorrente, non potrebbe essere ravvisato nel tempo intercorso tra il compimento dei fatti e la denuncia un elemento che sminuirebbe la sua versione. 3.1 La Corte delle assise aveva ritenuto la ricorrente assolutamente credibile, considerando il suo racconto dei fatti lineare, dettagliato e privo di fronzoli. Né era d'altra parte ravvisabile quale fosse il suo interesse a denunciare falsamente il medico che le aveva trovato la causa del suo disturbo gastrico. Essa aveva inoltre spiegato le ragioni che l'avevano spinta a denunciare i fatti e il racconto risultava confortato dalla sua immediata reazione e dalle conseguenze psichiche subite. Certo, il medico di famiglia non aveva potuto comparire al dibattimento per gravi ragioni di salute e la difesa si era opposta all'utilizzo in sede dibattimentale del verbale istruttorio. Tuttavia, secondo la Corte delle assise, la sua cartella clinica costituiva un documento di causa regolarmente acquisito, e quindi utilizzabile, da cui emergeva che la ricorrente si era recata nel suo studio lo stesso giorno della gastroscopia e che questi, circa un mese più tardi, le diagnosticò una sindrome ansiosa depressiva. Che la ricorrente non fosse voluta tornare dall'accusato per i controlli, ma avesse chiesto di sostituirlo, era confermato dalle deposizioni del nuovo specialista (dott. M.________) e della collaboratrice (T.________) del medico curante. Anche le testimonianze delle altre collaboratrici di quest'ultimo, pur se generiche nella descrizione dei fatti litigiosi, avvaloravano, secondo la prima Corte, la denuncia della ricorrente. Inoltre, dalle deposizioni di medici e di altre pazienti emergeva che il fatto di molestarle non solo verbalmente, rientrava nelle abitudini dell'accusato: l'entità delle molestie escludeva inoltre di attribuirle alla fantasia e all'invenzione di queste pazienti, oltretutto non interessate a manifestarle. Gli indizi permettevano pure di negare che il racconto della denunciata fosse riconducibile a una fantasia sessuale provocata dalla somministrazione del "Dormicum". D'altra parte, la ricorrente si trovava, al momento dei fatti, semplicemente a colloquio con l'accusato sicché una fantasia sessuale non si realizzava, la nozione riferendosi - secondo la letteratura - ad alterazioni dell'apprezzamento o dell'interpretazione di uno stimolo fisico e i casi osservati essendo rari, anche con dosi superiori a quella somministrata alla ricorrente. La descrizione dei fatti resa dalla denunciante - che lamentava pesanti apprezzamenti verbali e il tentativo dell'accusato di obbligarla, dopo averle portato la mano sui suoi genitali, a infilargli la mano sotto i pantaloni per farsi toccare il pene - escludeva infine - sempre secondo la Corte d'assise - di attribuirla a una fantasia, pur considerando un eventuale consumo di alcool da parte della vittima. 3.2 La CCRP ha ritenuto irrilevante il fatto che la ricorrente si fosse recata dal medico di famiglia lo stesso giorno dei fatti, subito dopo la gastroscopia. In effetti, secondo l'ultima istanza cantonale, nemmeno la vittima aveva preteso di esservi andata solo per denunciare la prevaricazione, né risultava dagli atti una connessione tra lo stato depressivo diagnosticatole un mese più tardi e il preteso abuso sessuale, tanto più che la ricorrente medesima aveva riferito di essere già piuttosto depressa per motivi familiari quand'era stata visitata dall'accusato. La CCRP, lasciata indecisa l'ammissibilità della cartella clinica, ha quindi concluso che, a meno di cadere nell'arbitrio, la prima Corte non poteva dedurre alcunché dalle annotazioni nel documento medico in discussione. Certo, per quanto riguarda lo stato psichico della vittima, dagli atti non risultano sufficienti elementi per concludere che i disturbi ansioso-depressivi riscontrati successivamente dal medico di famiglia siano connessi con le azioni incriminate. In effetti, come ha rettamente accertato la CCRP, la ricorrente aveva dichiarato dinanzi al Procuratore generale di essere stata assai depressa a seguito delle difficoltà con il marito già nel periodo in cui era stata visitata dall'accusato. Inoltre, anche il servizio di psichiatria e di psicologia medica cantonale ha dichiarato, nello scritto del 28 febbraio 2001, che la donna soffre da anni di tali disturbi, i quali si sono aggravati nella fase precedente il dibattimento. Tuttavia, nelle concrete circostanze, il fatto che la ricorrente era stata dal suo medico di famiglia il giorno stesso dei fatti litigiosi non poteva, come ha invece ritenuto a torto la CCRP, essere considerato irrilevante. Risulta in effetti dalla deposizione dell'aiuto medico R.________ che, probabilmente il giorno stesso della visita presso l'accusato, la ricorrente era stata da lei per una fisioterapia e che, in quell'occasione, le aveva accennato a degli approcci da parte del gastroenterologo. L'aiuto medico T.________ ha inoltre riferito, senza però ricordare l'esatta circostanza e se ciò fosse avvenuto in presenza della vittima, che il dott. A.________ le aveva parlato - senza precisarne i dettagli - di approcci di carattere sessuale subiti dalla paziente, e della necessità di trovarle un nuovo specialista. Infine l'aiuto medico F.________ ha dichiarato che la collega T.________ le riferì dei citati approcci. A ragione invero la CCRP ha rilevato che la prima Corte aveva arbitrariamente accertato che il dott. A.________ aveva discusso della prevaricazione con la sua assistente T.________ dinanzi alla ricorrente. Le esposte circostanze non permettono però di escludere, né di ritenere in concreto ininfluente, un'immediata reazione della vittima presso il suo medico di famiglia subito dopo la gastroscopia. Questa sua manifestazione non poteva d'altra parte apparire irrilevante ove si consideri che la CCRP ha accennato, ritenendolo un fattore di incertezza, a un ritardo della vittima nel denunciare l'abuso (pag. 65, consid. 30). Ora, nelle citate condizioni, ritenuto oltretutto che, riguardo al reato di atti sessuali con persona incapace di discernimento o inetta a resistere nei confronti dell'altra paziente, la Corte cantonale aveva disposto il rinvio degli atti anche per eseguire ulteriori accertamenti, pure sugli aspetti della reazione della ricorrente presso il suo medico di famiglia si imponevano ulteriori accertamenti, segnatamente per quanto concerne le circostanze della visita e la descrizione del preteso abuso riferite dalla vittima al dott. A.________. I Giudici della cassazione non potevano quindi, senza disporre ulteriori accertamenti sulle circostanze in cui la vittima si era recata dal proprio medico di famiglia e sul colloquio con quest'ultimo, ritenere irrilevante il fatto che ciò sia avvenuto il giorno stesso della gastroscopia. 3.3 La CCRP ha poi ritenuto che le dichiarazioni delle collaboratrici del medico di famiglia, pur rafforzando l'opinione secondo cui l'accusato fosse trasceso in comportamenti lesivi dell'integrità sessuale della paziente, non erano sufficientemente precise riguardo ai fatti incriminati, né consentivano di determinarsi sulla loro intensità. Inoltre, secondo la Corte cantonale, nemmeno le deposizioni delle ex pazienti, e in particolare della teste E.________, permettevano di trarre conclusioni significative: del resto, il Procuratore generale non aveva proceduto nei confronti dell'accusato in relazione a tali episodi. Cosa fosse esattamente successo e quali fossero stati gli atti suscettibili di adempiere il reato di coazione sessuale in quel caso non era invero stato spiegato né dalla testimone, né dai primi Giudici. La CCRP ha per finire concluso che la prima Corte era caduta nell'arbitrio ritenendo la versione fornita dalla vittima, a svariati mesi di distanza dai fatti e in circostanze singolari, sorretta da sufficienti indizi nella misura in cui essa ha incolpato l'imputato di avere cercato di costringerla con la forza a toccargli i genitali. Secondo la CCRP, tenuto conto dei racconti resi direttamente da altre pazienti e, indirettamente, dai medici dott. G.________ e Z.________, non sarebbe stato arbitrario concludere che la mattina del 21 marzo 1995 il gastroenterologo avesse molestato sessualmente la paziente. Accertando però che egli si era spinto oltre, la prima Corte aveva manifestamente ecceduto nel suo potere di apprezzamento, accreditando la versione della vittima senza disporre di seri riscontri che la sorreggessero. Occorreva invece, vista l'incertezza della fattispecie e il ritardo con cui la presunta vittima aveva denunciato il caso, optare quanto meno per la derubricazione nel reato, meno grave, di molestie sessuali. Ora, ritenuto che, come visto, riguardo alla manifestazione della vittima presso il dott. A.________ e alla versione dei fatti a lui riferita si giustificavano quantomeno ulteriori accertamenti, la CCRP dovrà, nell'ambito di un nuovo giudizio, stabilire se i nuovi riscontri e le valutazioni che ne deriveranno, permetteranno ancora di valutare allo stesso modo gli ulteriori indizi e di giungere alle medesime conclusioni relativamente all'intensità dell'abuso. Fatti questi accertamenti, e valutatili, la CCRP considererà pure, tra l'altro, che la prima Corte non ha accertato i fatti litigiosi fondandosi essenzialmente e in modo determinante sulle deposizioni delle ex pazienti e dei medici, ma si è basata soprattutto sulla testimonianza della vittima, ritenendola credibile giacché il suo racconto sullo svolgimento degli avvenimenti era lineare, dettagliato, privo di fronzoli e non suscettibile di un suo interesse a denunciare falsamente il medico; essa aveva poi valutato la deposizione della vittima nel contesto di un esame complessivo degli ulteriori elementi disponibili e rilevato che quest'ultima non aveva immediatamente denunciato lo specialista siccome le sue affermazioni avrebbero contrastato con quelle del medico, impedendole di dimostrare la verità, e reagendo solamente dopo avere appreso dell'abuso sull'altra paziente, al fine di farsi avanti per sostenerla; la prima Corte ha inoltre tenuto conto delle deposizioni di ex pazienti dell'accusato e dei medici dott. Z.________ e G.________ ritenendo che il fatto di molestare verbalmente e fisicamente sue pazienti non era estraneo alle sue abitudini. Certo, queste deposizioni non permettono di per sé di stabilire l'intensità degli atti incriminati; in particolare, dalle stesse non è ravvisabile in che misura l'accusato avrebbe violato l'integrità sessuale della ricorrente, né il Procuratore generale ha promosso contro di lui ulteriori procedimenti penali per il reato di tentata coazione sessuale relativamente ad altri episodi. Tuttavia, nella misura in cui la CCRP non si è confrontata con la deposizione resa dalla vittima - ritenuta credibile dai primi Giudici -, le circostanze esposte nella sentenza impugnata non appaiono - senza il supporto di ulteriori accertamenti - decisive per sminuire la credibilità della ricorrente e minimizzare il suo resoconto. Le argomentazioni addotte dalla Corte cantonale, nell'assenza di un puntuale confronto con la versione fornita dalle parti e di altri riscontri, non consentono di ritenere arbitrari - ove eccedano una semplice molestia - i fatti posti a fondamento del primo giudizio: tanto più che le difficoltà probatorie generalmente riscontrabili nell'ambito di reati contro l'integrità sessuale possono sovente rendere decisive le dichiarazioni delle persone direttamente coinvolte, cosicché - trattandosi non di rado della parola di una parte contro quella dell'altra - la credibilità dell'autore e della vittima assurge a punto centrale della valutazione delle prove (cfr. Philipp Maier, Beweisprobleme im Zusammenhang mit sexuellen Gewaltdelikten, in AJP 4/1997, pag. 503 e 506).