Citation: 4C.392/2001 11.06.2002 E. 2

Il Tribunale d'appello ha in primo luogo ritenuto infondata, perché non sorretta da prove, la tesi - sostenuta dall'attrice - secondo la quale le parti avevano concluso un contratto di credito di costruzione. I giudici ticinesi sono giunti a tale conclusione dopo aver esaminato e giudicato prive di rilevanza diverse circostanze evocate dall'attrice. Essi hanno considerato che il finanziamento concesso per l'acquisto dei fondi è cosa diversa da quello concernente la ristrutturazione del D.________; che la disponibilità manifestata nei confronti del progetto di ristrutturazione allestito dalla B.________ - meno esteso di quello poi sottopostole dall'attrice - non poteva essere di alcun giovamento, non essendo l'attrice il successore in diritto della proprietaria precedente, economicamente più solida; che l'inserimento di due persone gradite alla convenuta nel Consiglio d'amministrazione dell'attrice dimostrava tutt'al più un interesse della banca al compimento dell'operazione immobiliare; che la concessione di crediti per la progettazione e per l'esecuzione di alcuni lavori in vista dell'ottenimento della licenza edilizia riguardava fasi che precedevano la costruzione vera e propria; che la concessione di un credito supplementare (definito "tassazione per sorpassi") alfine di permettere all'attrice di cercare un nuovo partner era avvenuta dopo il rifiuto definitivo dell'intero credito di costruzione. A prescindere da quanto appena esposto, la Corte cantonale ha respinto la tesi della conclusione del contratto per il credito di costruzione anche e soprattutto perché l'attrice, oltre a non saper indicare in quale momento il contratto sarebbe stato stipulato, non è stata in grado di indicare l'ammontare del credito di costruzione. Senza pronunziarsi su quest'ultima considerazione dei giudici ticinesi, nel suo scritto l'attrice ripropone le medesime circostanze, affermando che da esse va dedotta l'accettazione del contratto per atti concludenti, ai sensi dell'art. 1 cpv. 2 e 3 CO. LA CENSURA È IN PARTE INFONDATA E IN PARTE IRRICEVIBILE. È vero che, giusta L'art. 1 cpv. 2 CO, la manifestazione della volontà di stipulare un contratto può essere tacita. LL principio dell'affidamento esige tuttavia dalle parti un comportamento univoco, la cui interpretazione non possa suscitare dubbio alcuno (DTF 123 III 53 consid. 5a con rif.). L'atteggiamento della convenuta nella fattispecie non è stato certamente tale, per le pertinenti ragioni indicate dal Tribunale d'appello. L'attrice si limita d'altronde ad elencare le circostanze considerate irrilevanti dall'autorità cantonale, senza spiegare i motivi per i quali questa interpretazione sarebbe errata. Sotto questo profilo la sentenza impugnata non viola pertanto il diritto federale. Per il resto, come esposto al considerando precedente, il Tribunale federale non può rivedere i fatti dai quali l'autorità cantonale ha dedotto le predette considerazioni.