Citation: U 164/02 09.04.2003 E. 2

2.1 Giusta l'art. 22 cpv. 1 LAINF, se il grado d'invalidità del beneficiario muta notevolmente, la rendita sarà corrispondentemente aumentata, ridotta o soppressa. In applicazione analogica della giurisprudenza sviluppata per l'art. 41 LAI (RAMI 1989 U no. 65 pag. 71 e riferimento; cfr. pure sentenza del 6 novembre 2001 in re J., U 63/01, consid. 2a), costituisce motivo di revisione ogni modificazione rilevante nelle circostanze di fatto suscettibili di influire sul grado di invalidità. Al fine di accertare l'esistenza di una simile modificazione si deve confrontare la situazione di fatto al momento della decisione iniziale di assegnazione della rendita con quella vigente all'epoca del provvedimento litigioso (DTF 125 V 369 consid. 2 con riferimento; vedi pure DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b). Secondo la giurisprudenza, si può procedere alla revisione della rendita non soltanto nel caso di una modificazione sensibile dello stato di salute, bensì anche qualora le conseguenze dello stesso sulla capacità di guadagno, pur essendo esso rimasto immutato, abbiano subìto una modificazione notevole (DTF 113 V 275 consid. 1a e sentenze ivi citate; vedi pure DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b). 2.2 Come questa Corte ha avuto modo di affermare a più riprese, la nozione di invalidità nell'ambito dell'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni coincide di massima con quella ritenuta in materia di assicurazione per l'invalidità. In ambedue i campi, l'invalidità è caratterizzata dalla limitazione, permanente o di lunga durata, della capacità di guadagno - addebitabile ad un danno alla salute - sul mercato del lavoro equilibrato entrante in linea di conto per l'assicurato. L'uniformità del concetto di invalidità - oggi espressamente ancorata all'art. 8 della Legge federale sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA), entrata in vigore il 1° gennaio 2003 e pertanto non applicabile in concreto, il giudice delle assicurazioni sociali non potendo tenere conto di modifiche di legge e di fatto intervenute successivamente al momento determinante della decisione su opposizione in lite (DTF 127 V 467 consid. 1, 121 V 366 consid. 1b) - fa pertanto sì che, di principio, per un medesimo pregiudizio alla salute venga stabilito lo stesso tasso di invalidità (DTF 126 V 291 consid. 2a). Eventuali divergenze non sono tuttavia escluse a priori (sentenza citata, pag. 292 consid. 2b e i riferimenti). Così, gli assicuratori sociali interessati non possono in alcun caso limitarsi a riprendere, senza ulteriore esame, il grado di invalidità fissato da un altro assicuratore. In particolare, la valutazione dell'invalidità operata da un assicuratore sociale, anche se accertata mediante decisione cresciuta in giudicato, non deve essere considerata determinante se risultante da un errore di diritto oppure dall'esercizio insostenibile di un potere di apprezzamento (DTF 119 V 471 consid. 2b) oppure ancora se scaturisce da una semplice transazione conclusa con l'assicurato (DTF 112 V 175 seg. consid. 2a), dall'esecuzione di misure d'istruzione estremamente limitate e superficiali oppure da una valutazione per nulla convincente o inappropriata (DTF 126 V 293 consid. 2d). Così nella sentenza pubblicata in DTF 119 V 468, il Tribunale federale delle assicurazioni ha reputato non vincolante un apprezzamento operato dagli organi dell'assicurazione per l'invalidità dopo che le convincenti conclusioni mediche specialistiche disposte dall'assicuratore contro gli infortuni ne avevano evidenziato il carattere insostenibile (DTF 119 V 474 consid. 4a). 2.3 Sempre secondo la prassi di questo Tribunale, il principio di coordinazione suesposto, per cui per lo stesso danno alla salute il grado di invalidità non può, di regola, essere ritenuto in maniera differente nell'assicurazione contro gli infortuni rispetto a quanto stabilito dall'assicurazione per l'invalidità - e viceversa -, non si applica soltanto nel caso di prima assegnazione di una rendita di invalidità, bensì anche nell'evenienza in cui tale rendita viene sottoposta a revisione (sentenza inedita del 4 marzo 1993 in re M., I 296/92). Ciò nondimeno, una modifica in via di revisione del grado di invalidità non può semplicemente essere disposto perché un assicuratore giunge a rilevare un tasso diverso rispetto a quello ritenuto in precedenza da un altro assicuratore, bensì soltanto se sono anche effettivamente realizzate le condizioni per la revisione. Pertanto, durante il periodo di raffronto deve essere intervenuta una modifica rilevante (sentenza citata del 4 marzo 1993, consid. 5b).