Citation: 2C_828/2018 E. 5.4

5.4. In questo contesto, la giurisprudenza ha stabilito che la delimitazione tra medicamenti e derrate alimentari deve avvenire innanzitutto in funzione di criteri oggettivi e dell'insieme delle circostanze del caso concreto. Trattandosi di esaminare se un medicamento sia destinato ad avere un'azione medica sull'organismo umano (art. 4 cpv. 1 lett. a LATer), oltre alla sua composizione, devono anche essere presi in considerazione i suoi effetti farmacologici, compresi eventuali effetti collaterali indesiderati, nonché la sua destinazione d'uso in funzione dell'impressione del consumatore medio. Tale impressione si basa principalmente sul modo in cui viene presentato il prodotto, sul suo imballaggio, sulla forma farmacologica nella quale viene venduto e sui canali di distribuzione utilizzati (sentenza 6B_979/2009 già citata consid. 4.2). D'altra parte, trattandosi dell'autorizzazione di un prodotto quale derrata alimentare, la giurisprudenza ha stabilito che occorre prendere in considerazione innanzitutto la sua composizione, osservando in particolare se e in che misura ad essa possano essere collegati effetti collaterali dannosi per la salute. Per quanto attiene alla sua destinazione d'uso, occorre comprendere in che misura esso contribuisca alla costituzione o al sostentamento del corpo umano e, se questo esplica anche degli effetti terapeutici, occorre valutarli in relazione alla funzione nutrizionale dello stesso e stabilire quale dei due aspetti sia predominante: più importante è la funzione nutrizionale, maggiore sarà la probabilità che esso debba essere trattato come un prodotto alimentare. Per contro, il fatto che il prodotto sia pubblicizzato come medicinale o sia generalmente conosciuto come tale può indicare che occorre attribuire maggiore importanza ai suoi effetti farmacologici. Laddove subentrino sia effetti terapeutici che effetti collaterali dannosi, all'autorizzazione del prodotto quale derrata alimentare ostano ragioni di politica sanitaria; nella misura in cui gli effetti farmacologici del prodotto lo giustifichino, non è però esclusa la sua omologazione quale agente terapeutico che resta ancora possibile nonostante la presenza di eventuali effetti collaterali, grazie alla presenza di controlli più severi. In particolare, un prodotto non può più essere considerato un alimento se i suoi effetti terapeutici appaiono significativi rispetto al suo contributo alla costituzione o al mantenimento dell'organismo e se anche il suo consumo in quantità normali può causare effetti nocivi sulla salute (sentenza 2A.565/2000 dell'8 maggio 2001 consid. 4b/cc). In questo contesto, anche la pubblicizzazione del prodotto da parte del fornitore dev'essere presa in considerazione, ma non può costituire l'unico fattore decisivo per determinare ciò che costituisce un prodotto alimentare, poiché un approccio soggettivo basato esclusivamente su considerazioni indipendenti dalla natura del prodotto non prenderebbe in sufficiente considerazione gli interessi preminenti legati alla protezione della vita e della salute dei consumatori ed alla tutela da pratiche ingannevoli perseguiti dalla legislazione in questione (sentenza 2A.565/2000 già citata consid. 4b/bb e riferimenti). D'altra parte, un'eventualità remota o mere speculazioni formulate dall'autorità di omologazione sulla base di pubblicazioni destinate ad un pubblico specifico, secondo cui molto probabilmente il consumatore utilizzerebbe il prodotto come un tradizionale rimedio naturale, non sono sufficienti per escluderne del tutto il riconoscimento quale derrata alimentare, poiché in tal caso l'indicazione sull'etichetta che non si tratta di un medicamento (naturale) omologato sarebbe sufficiente per garantire un'adeguata tutela del consumatore (sentenza 2A.565/2000 già citata consid. 5b/cc).