Citation: 1P.198/2001 22.08.2001 E. 2

2.- a) Il ricorrente censura anzitutto una pretesa violazione di diritti garantiti dall'art. 6 CEDU, segnatamente perché la fattispecie non sarebbe stata giudicata in modo equo (art. 6 n. 1): in effetti, sarebbe stata violata la presunzione della sua innocenza (art. 6 n. 2), non gli sarebbe stata riconosciuta la possibilità di disporre del tempo e delle facilitazioni necessarie a preparare la sua difesa (art. 6 n. 3 lett. b), garanzia che costituisce un aspetto particolare del diritto a un equo processo (DTF 126 I 153 consid. 4a) e, infine, non gli sarebbe stato garantito il diritto di fare esaminare i testimoni a discarico nelle stesse condizioni di quelli a carico (art. 6 n. 3 lett. d). b) Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, il principio della buona fede processuale esige che le censure di violazione dell'art. 6 CEDU vengano, di massima, sollevate nell'ambito del procedimento cantonale, segnatamente dinanzi all'Autorità cantonale di ultima istanza (DTF 123 I 87 consid. 2b, 120 Ia 19 consid. 2c/bb; v. anche DTF 125 I 127 consid. 6c/bb-cc, 124 I 121 consid. 2), in concreto il Giudice delegato per le contravvenzioni. Dinanzi a questo Giudice il ricorrente non ha sollevato alcuna censura di violazione dell'art. 6 CEDU da parte delle Autorità cantonali inferiori, per cui tali critiche sono inammissibili. L'asserita lesione delle garanzie dell'art. 6 CEDU, peraltro analoghe a quelle enunciate dall'art. 29 Cost. (e in precedenza dall'art. 4 vCost. ; DTF 125 I 127 consid. 6b in fine, 124 I 185 consid. 3a, 274 consid. 5b pag. 284) e dall'art. 32 Cost. (DTF 127 I 38 consid. 2a e b), implicitamente invocati dal ricorrente, sono invece proponibili riguardo all'operato del Giudice cantonale.