Citation: 1C_65/2010 12.07.2010 E. 2

2.1 Il ricorso al Tribunale federale è dato contro le decisioni che pongono fine al procedimento (art. 90 LTF). Giusta l'art. 91 LTF, il ricorso è inoltre ammissibile contro le decisioni parziali, ossia che concernono soltanto talune conclusioni, se queste possono essere giudicate indipendentemente dalle altre (lett. a), o che pongono fine al procedimento soltanto per una parte dei litisconsorti (lett. b). Eccettuati i casi disciplinati dall'art. 92 LTF, il ricorso contro le decisioni pregiudiziali e incidentali, notificate separatamente, è per contro ammissibile unicamente se possono causare un pregiudizio irreparabile o se l'accoglimento del ricorso comporterebbe immediatamente una decisione finale consentendo di evitare una procedura probatoria defatigante o dispendiosa (art. 93 cpv. 1 lett. a e b LTF). L'adempimento di queste condizioni di ammissibilità dev'essere di principio dimostrato dal ricorrente (DTF 134 III 426 consid. 1.2 in fine), che tuttavia, in concreto, non si esprime del tutto al riguardo. Questi requisiti mirano a sgravare il Tribunale federale, che deve di massima esprimersi solo una volta sull'oggetto del litigio ( DTF 135 II 30 consid. 1.3.2; 133 IV 139 consid. 4). 2.2 Nella fattispecie la Corte cantonale ha ritornato gli atti al Consiglio di Stato affinchè esamini nel merito il ricorso del vicino. Si tratta quindi di una decisione di rinvio, che non mette fine al procedimento, lasciando aperto il quesito del rilascio definitivo o meno della licenza edilizia. Essa non costituisce una decisione parziale secondo l'art. 91 LTF non evadendo in modo definitivo una questione di merito divisibile, ma una decisione incidentale, impugnabile dinanzi al Tribunale federale soltanto alle condizioni poste dall'art. 93 LTF (DTF 135 II 30 consid. 1.3.1 pag. 34; 134 II 137 consid. 1.3.1 e 1.3.2; 133 V 477 consid. 3.1, 4.1 e 4.2; sulla legittimazione del vicino secondo l'art. 89 cpv. 1 LTF vedi DTF 133 II 249 consid. 1.3.1-1.3.3; sentenze 1C_133/2008 del 6 giugno 2008 consid. 2.3-2.6; 1C_40/2010 del 9 marzo 2010). 2.3 Il ricorrente, che non si esprime su questa questione, decisiva, non adduce di subire un pregiudizio irreparabile ai sensi dell'art. 93 cpv. 1 lett. a LTF. Certo, il riconoscimento della legittimazione al vicino può comportare un prolungamento della procedura o un aumento dei costi collegati alla causa, nocumenti che tuttavia, secondo la costante giurisprudenza, non costituiscono pregiudizi irreparabili ai sensi dell'art. 93 cpv. 1 lett. a LTF, né si tratta di un procedimento complesso e dispendioso che potrebbe eccezionalmente giustificare un esame immediato della vertenza (DTF 136 II 165 consid. 1.2.1 pag. 171; 135 II 30 consid. 1.3.4 pag. 36; 133 V 477 consid. 5.2.1 e 5.2.2). 2.4 Certo, nel caso di specie ci si potrebbe chiedere se si sia in presenza della condizione prevista dall'art. 93 cpv. 1 lett. b LTF, norma da interpretare in maniera restrittiva e le cui condizioni sono esaminate liberamente dal Tribunale federale (DTF 134 III 426 consid. 1.3.2). In effetti, nell'ipotesi in cui il Tribunale federale, in accoglimento del ricorso, dovesse confermare la carenza di legittimazione del vicino, ciò comporterebbe una decisione finale. Ora, rilevato che questa conclusione non è manifesta, decisivo è il fatto che il ricorrente, contrariamente all'obbligo impostogli dall'art. 42 LTF, neppure sostiene che l'accoglimento del gravame eviterebbe una procedura defatigante o dispendiosa, né una siffatta conseguenza è ravvisabile in concreto (DTF 134 II 142 consid. 1.2.3 e 1.2.4; 133 II 409 consid. 1.2 pag. 412; sentenze 1C_168/2010 del 31 marzo 2010 consid. 2; 1C_251/2008 del 16 dicembre 2008 consid. 2.5). La criticata decisione potrà pertanto essere impugnata, se del caso, mediante ricorso contro la decisione finale (art. 93 cpv. 3 LTF).