Citation: 6B_610/2023 E. 13

Infine il ricorrente si duole del mancato riconoscimento di indennizzi in suo favore, sostenendo che la CARP nulla avrebbe argomentato al riguardo. Afferma inoltre che la detenzione inumana e degradante nonché la carcerazione illegale subita avrebbero giustificato, in assenza di un "controbilanciamento con una riduzione di pena", un indennizzo economico. Seppur in modo succinto la CARP si è pronunciata sugli indennizzi. Premesso che egli ha beneficiato in sede cantonale di un difensore d'ufficio, la CARP non ha riconosciuto all'insorgente indennità giusta l'art. 429 cpv. 1 lett. b o c CPP alla luce dell'esito del giudizio e della pena inflittagli, essendo questa di una durata superiore alla carcerazione sino ad allora da lui subita. Ricordato che, contrariamente a quanto preteso dell'insorgente, la sua carcerazione non è stata illegale (v. supra consid. 5.2), egli non ha diritto ad alcun indennizzo a tale titolo. Per il resto, il ricorrente non adduce alcun danno economico risultante dalla partecipazione necessaria al procedimento penale che l'esito concreto del procedimento imporrebbe di risarcire. Riguardo invece alle condizioni di detenzione asseritamente contrarie all'art. 3 CEDU, la CARP deve ancora pronunciarsi (v. supra consid. 5.1 e 5.3), accertando i necessari fatti e poi, se del caso, scegliendo in che modo accordare una riparazione al ricorrente (v. DTF 142 IV 245).