Citation: 4P.146/2005 10.10.2005 E. 3

Allo scopo di evitare di rallentare la procedura e di aumentare invece l'efficacia della giurisdizione arbitrale, il legislatore ha infatti deciso di limitare, rispetto a quanto previsto dal Concordato intercantonale sull'arbitrato (CIA), i motivi che permettono d'impugnare un lodo arbitrale in ambito internazionale (DTF 119 II 380 consid. 3c pag. 383); essi sono elencati esaustivamente dall'art. 190 cpv. 2 LDIP (DTF 127 III 279 consid. 1a). 3.1 L'aspetto più importante è la mancata indicazione, fra i motivi d'impugnazione, dell'arbitrio. A prescindere dai motivi di ordine formale menzionati all'art. 190 cpv. 2 lett. a-d, il lodo può essere annullato solo se incompatibile con l'ordine pubblico (art. 190 cpv. 2 lett. e LDIP). La nozione di ordine pubblico è più restrittiva di quella di arbitrio; in maniera generale, si può dire che la riserva dell'ordine pubblico interviene solo in presenza di situazioni che urtano in maniera scioccante i principi fondamentali dell'ordinamento giuridico così come concepito in Svizzera (Bernard Corboz, op. cit. pag. 25 seg.). Per ammettere l'incompatibilità di una decisione con l'ordine pubblico materiale non basta dunque un apprezzamento delle prove sbagliato, un accertamento di fatto manifestamente errato, o la violazione di una norma di diritto applicabile (cfr. sentenza non pubblicata dell'8 aprile 2005, causa 4P.253/2004 consid. 3.1). Questa precisazione s'impone perché, come si vedrà in seguito, nel suo scritto la ricorrente tenta a più riprese di ottenere il riesame del lodo criticato, sia sotto il profilo dell'apprezzamento delle prove che dell'applicazione del diritto. Invano. Giovi ripeterlo: nell'arbitrato internazionale non c'è l'esame del merito. Il fatto che l'autorità arbitrale abbia deciso erroneamente non costituisce un motivo d'impugnazione, così come non è censurabile nemmeno una decisione basata sull'applicazione di un ordinamento giuridico sbagliato (cfr. Gerhard Walter, Aspetti processuali dell'arbitrato commerciale internazionale in Svizzera, in: L'arbitrato commerciale internazionale in Svizzera e in Italia, Milano 1992, pag. 37-56, in particolare pag. 51 seg.). 3.2 L'obiettivo perseguito dal legislatore sarebbe gravemente compromesso qualora - come sembra ritenere la ricorrente - il libero potere di cui dispone il Tribunale federale nell'esame delle censure fondate sull'art. 190 cpv. 2 LDIP venisse inteso nel senso di un libero riesame degli accertamenti di fatto, analogo a quello di un'istanza di appello (DTF 119 II 380 consid. 3c pag. 383). In linea di massima, chiamato a pronunciarsi su di un ricorso di diritto pubblico fondato sull'art. 190 cpv. 2 LDIP, il Tribunale federale non rivede i fatti posti a fondamento del lodo impugnato (cfr. anche Bernard Corboz, op. cit., pag. 15). Rimangono riservati i casi in cui le censure contemplate dall'art. 190 cpv. 2 LDIP riguardino direttamente un accertamento fatto (ad esempio qualora la mancata considerazione di un fatto essenziale e debitamente accertato conduca alla violazione dell'ordine pubblico) e quelli in cui sono dati i presupposti per poter ammettere, eccezionalmente, fatti e argomenti nuovi dinanzi al Tribunale federale adito con un ricorso di diritto pubblico (DTF 128 I 354 consid. 6c). Incombe alla parte che ricorre il compito di allegare - con un'argomentazione conforme alle esigenze poste dall'art. 90 cpv. 1 lett. b OG - che le premesse per ammettere una delle suddette eccezioni sono realizzate. 3.3 Fatte queste premesse, ci si può ora chinare sul gravame, tenendo presente che la decisione di riconoscere a B.________Ltd fr. 713.35 a titolo di royalties - per i 142 Y.________ venduti direttamente da A.________Srl - non è stata contestata.