Citation: 1A.196/2004 29.07.2005 E. 2

2.1 I ricorrenti fanno valere che la decisione di entrata in materia e di sequestro costituirebbe un'inammissibile ricerca indiscriminata di prove, visto che i loro conti sarebbero estranei all'inchiesta della società V.________Srl. Essi sostengono che l'allegato 1 al complemento rogatoriale del 12 giugno 2002, ossia un conteggio del 2 febbraio 1996 rinvenuto presso il domicilio dell'indagato F.________, sulla base del quale sarebbero stati rintracciati i conti in questione, non costituirebbe un fatto nuovo; si tratterrebbe di un atto sequestrato dall'autorità italiana nel quadro della vecchia procedura della società Y.________SpA, relativa all'operazione W.________, con la quale era stata effettuata una sovrafatturazione con ristorno delle differenze, conclusasi con patteggiamento e risarcimento del danno. I movimenti dei conti sarebbero avvenuti prima del 2 febbraio 1996, per cui, secondo i ricorrenti, il conteggio non potrebbe riferirsi all'attività della società V.________Srl, che avrebbe preso avvio alla fine del 1996. I ricorrenti ne deducono che l'Autorità inquirente non avrebbe alcun interesse ad acquisire documenti oggetto dell'inchiesta della società Y.________SpA e della relativa operazione W.________, procedimento ormai concluso. I ricorrenti rilevano che il primo conto (da loro chiamato conto madre) presso la banca X.________ di Chiasso è stato aperto dall'indagato F.________; esso è stato poi estinto alimentando altri conti (denominati conti figli), uno aperto dal citato inquisito, tre altri, tra cui i due litigiosi, dai ricorrenti. Al riguardo essi richiamano le osservazioni inoltrate il 21 novembre 2003 al MPC. Sostengono che una parte degli averi sarebbe riconducibile alla ripartizione dei ristorni collegati all'operazione W.________, alla quale si riferisce il menzionato conteggio, mentre l'altra parte proverrebbe dall'estinzione del primo conto, preesistente al 1996. Questi averi sarebbero pertanto estranei ai fatti attualmente oggetto d'inchiesta. 2.2 Nella decisione impugnata il MPC sostiene che i documenti di questi conti possono fornire indicazioni riguardo all'occultamento e agli investimenti derivanti dai sospettati reati, perpetrati anche da altre persone menzionate nella rogatoria, ritenuto che il ricorrente è nuovamente indagato per il reato di peculato anche nel procedimento penale yyy. Su una di queste relazioni sono stati infatti effettuati diversi versamenti denominati "banconote", ad esempio nel 1997 per fr.1'000'000.--, fr. 600'000.-- e fr. 32'100.-- e nel 1996 un bonifico di fr. 540'000.-- proveniente da un conto intestato a un altro indagato. Tra i due conti litigosi sono stati effettuati importanti versamenti in contanti. Il MPC, rilevato che nell'altro procedimento il ricorrente aveva patteggiato la pena per fatti avvenuti tra il 1991 e il 1996, ha ritenuto che questi trasferimenti di denaro, avvenuti tra conti intestati o utilizzati da indagati rivestono una rilevanza potenziale per l'Autorità estera. 2.3 Secondo la rogatoria i ricorrenti erano indagati per il reato di riciclaggio nell'ambito del procedimento penale xxx, reato da porre in relazione con quello di peculato che sarebbe stato commesso dal 1995 al 2001, come si evince dal complemento 9 aprile 2002. La circostanza che i ricorrenti, come altri indagati, abbiano patteggiato la pena, al loro dire per motivi di mera opportunità, non è decisiva. Questa documentazione può essere senz'altro potenzialmente utile per l'Autorità richiedente allo scopo di poter ricostruire compiutamente i flussi di denaro e esaminare l'eventuale perpetrazione dei sospettati reati anche nei confronti degli altri numerosi indagati ancora oggetto d'indagini. Ciò a maggior ragione se si tien conto che la rogatoria è fondata pure sulla Convenzione sul riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi di reato, dell'8 novembre 1990 (CRic). 2.4 Del resto, i ricorrenti si limitano ad addurre che il primo conto, aperto nel 1995 ed estinto nel 1996 è stato alimentato da una relazione intestata a un altro indagato; questo conto ha poi alimentato il secondo, acceso nel 1995 e chiuso nel 1997, assieme alla ripartizione dei ristorni dell'operazione W.________. Questi accenni non dimostrano affatto la manifesta irrilevanza dei documenti litigiosi: la disponibilità del legale di fornire ulteriori informazioni al MPC e di far esaminare le movimentazioni dei conti da parte di un'azienda di revisione è, come ancora si vedrà, pertanto ininfluente. 2.5 Come rilevato dal MPC nelle osservazioni, dalla rogatoria e in particolare dal complemento del 12 giugno 2002 risulta che la società V.________Srl è stata costituita il 12 aprile 1995; anche un contratto tra questa società e la società T.________ è stato stipulato nel 1995. La circostanza, sulla quale insistono i ricorrenti, che la società V.________Srl ha iniziato le sue attività nel 1996 non è pertanto decisiva, a maggior ragione visto che i fatti rimproverati al ricorrente e agli indagati concernono gli anni 1995-2001. Ne segue che la domanda ricorsuale in via subordinata di stralciare gli atti antecedenti al 1996 dev'essere respinta. Inoltre, contrariamente all'assunto ricorsuale, l'autorità estera non sostiene che il citato conteggio rinvenuto presso un indagato costituirebbe un fatto nuovo, né tale circostanza è comunque determinante. La consegna delle informazioni litigiose è quindi giustificata e idonea a far progredire le indagini: la sua utilità potenziale è chiaramente data (DTF 126 II 258 consid. 9c). 2.6 Il fatto che le movimentazioni dei conti litigiosi non siano, di primo acchito, direttamente riconducibili alla società V.________Srl, argomento sulla quale è imperniato il ricorso, non è decisivo, ritenuto che, come rettamente stabilito dal MPC, la domanda persegue lo scopo di determinare il coinvolgimento di altre persone, in particolare anche degli altri indagati nei diversi ramificati avvenimenti oggetto d'inchiesta e di rintracciare, se del caso, i proventi degli ipotizzati reati. Non si può quindi sostenere, come adducono i ricorrenti, che la decisione di entrata in materia e di sequestro costituirebbe un'inammissibile ricerca indiscriminata di prove (v. su questo tema DTF 129 II 97 consid. 3.1, 125 II 65 consid. 6b/aa pag. 73, 122 II 367 consid. 2c, 118 Ib 547 consid. 3a). I ricorrenti misconoscono del resto che l'Autorità estera non ha limitato la propria domanda ai fatti concernenti la società V.________Srl: essa ha piuttosto sottolineato l'importanza delle richieste informazioni per delineare il quadro complessivo dei sospettati reati e per permettere di ricostruire compiutamente l'articolato e complesso meccanismo di operazioni finanziarie poste in essere dagli indagati per occultare la ricostituzione dei flussi di denaro e di pervenire quindi alla completa identificazione delle persone e delle società coinvolte, nonché degli importi delittuosi trasferiti all'estero. La criticata trasmissione è idonea a raggiungere tale scopo. 2.7 Spetterà in effetti al giudice straniero del merito esaminare se l'accusa potrà esibire le prove degli asseriti reati (DTF 122 II 367 consid. 2c), atteso che non emergono elementi atti a far ritenere che la rogatoria sia addirittura abusiva (cfr. DTF 122 II 134 consid. 7b). Contrariamente a quanto parrebbero sostenere i ricorrenti, non spetta all'autorità di esecuzione né al giudice svizzero dell'assistenza, nel quadro di una valutazione sommaria e «prima facie» dei mezzi di prova, eseguire o far eseguire indagini sulla credibilità di testimoni o di indagati per quanto concerne l'attendibilità delle loro dichiarazioni o, in generale, di altri mezzi di prova, segnatamente della dichiarazione di E.________, richiamata dai ricorrenti, secondo cui soltanto suo marito, indagato, avrebbe trattenuto personalmente tutti i proventi della società V.________Srl, né di far allestire, come da loro proposto al MPC, un rapporto indipendente sui movimenti dei conti (DTF 117 Ib 64 consid. 5c pag. 88, 112 Ib 347 consid. 4; cfr. anche DTF 122 II 373 consid. 1c pag. 376) e, ancor meno, di valutare compiutamente la portata dei patteggiamenti intervenuti. Trattandosi di una questione relativa alla valutazione delle prove, spetterà alle competenti autorità italiane risolverla (DTF 121 II 241 consid. 2b pag. 244, 118 Ib 547 consid. 3a in fine pag. 552). Per di più, l'assistenza dev'essere accordata non soltanto per raccogliere ulteriori prove a carico dei presunti autori dei reati, ma anche per acclarare, come nella fattispecie, se i reati fondatamente sospettati siano effettivamente stati commessi e per verificare se, effettivamente, i proventi illeciti sarebbero riconducili ai ricorrenti (cfr. DTF 118 Ib 547 consid. 3a pag. 552). 2.8 Insistendo sul fatto che nei loro confronti e riguardo ad altri indagati una parte del procedimento estero si è concluso, i ricorrenti disattendono che l'inchiesta segue il suo corso per gli altri reati, per cui, trattandosi di materiale probatorio, la domanda non è divenuta priva d'oggetto, fintanto che lo stesso non è concluso con un giudizio definitivo o lo Stato richiedente l'ha ritirata espressamente (DTF 113 Ib 157 consid. 5a pag. 166; Robert Zimmermann, La coopération judiciaire internationale en matière pénale, 2a ed., Berna 2004, n. 168). Non v'è inoltre alcun motivo di ritenere che l'Italia mantenga la domanda qualora la stessa fosse diventata priva di oggetto. Nella fattispecie è nondimeno manifesto che esiste una relazione diretta e oggettiva tra i documenti litigiosi e i sospettati reati per i quali si indaga (cfr. DTF 129 II 462 consid. 5.3 pag. 468, 125 II 65 consid. 6b/aa pag. 73). La loro trasmissione all'Autorità rogante è giustificata: questa, contrariamente all'Autorità svizzera, dispone di tutte le risultanze processuali, anche quelle oggetto dei patteggiamenti, e può quindi valutare compiutamente se l'ipotesi accusatoria è fondata.