Citation: 6P.93/2001 10.01.2002 E. 10

10.- a) Il ricorrente si duole, a titolo sussidiario, della commisurazione della pena nella misura in cui l'autorità cantonale avrebbe omesso di considerare il sincero pentimento dimostrato nei verbali di polizia, davanti al Procuratore pubblico e in aula. b) Secondo l'art. 63 CP, il giudice commisura la pena essenzialmente in funzione della colpa del reo. Tale disposizione non elenca in modo dettagliato ed esauriente gli elementi pertinenti per la commisurazione. La giurisprudenza ha tuttavia interpretato questa disposizione nelle DTF 117 IV 112 consid. 1 e 116 IV 288 consid. 2a alle quali si rinvia. È quindi sufficiente rilevare che il giudice di merito, più vicino ai fatti, fruisce di un'ampia autonomia. Il Tribunale federale interviene solo quando egli cade nell'eccesso o nell'abuso del suo potere di apprezzamento, ossia laddove la pena fuoriesca dal quadro legale, sia valutata in base a elementi estranei all'art. 63 CP o appaia eccessivamente severa o clemente (DTF 127 IV 101 consid. 2c, 123 IV 49 consid. 2a, 122 IV 156 consid. 3b, 122 IV 241 consid. 1a, 122 IV 299 consid. 2a, 121 IV 3 consid. 1a, 121 IV 193 consid. 2a, 120 IV 136 consid. 3a e rinvii). Il giudice di merito deve motivare la pena pronunciata per permettere di controllare se egli non abbia ecceduto il proprio ampio potere di apprezzamento o se ne abbia abusato. Non gli incombe tuttavia di pronunciarsi su ogni censura particolareggiata sollevata dalle parti né di indicare in cifre o in percentuale l'importanza attribuita agli elementi determinanti per la commisurazione della pena; egli può omettere di richiamare i fatti che, senza arbitrio, gli appaiono non accertati o di scarsa rilevanza (DTF 121 IV 49 consid. 2a/aa, 120 IV 136 consid. 3a e rinvii). Deve comunque esporre gli elementi da lui considerati decisivi - concernenti in particolare il reato e la personalità dell'agente - in maniera tale che sia possibile controllare se e in quale modo tutti i fattori determinanti, aggravanti e attenuanti, sono stati effettivamente ponderati. In altre parole, la motivazione deve giustificare la pena pronunciata e permettere in particolare di seguire il ragionamento che ne è alla base. La sola enumerazione delle aggravanti e delle attenuanti non è di per sé sufficiente. Delle esigenze supplementari in materia di motivazione si giustificano laddove la pena pronunciata appaia particolarmente severa o mite (DTF 121 IV 49 consid. 2a/aa e rinvii). c) L'art. 112 CP prevede in caso di assassinio la reclusione perpetua o la reclusione non inferiore a 10 anni. È pacifico che nella fattispecie la pena complessiva di 12 anni, tenuto conto del concorso con il reato di rapina e d'infrazione alla legge federale sugli stupefacenti, è stata fissata nell'ambito del quadro legale. La Corte di merito ha diligentemente esaminato i criteri previsti all' art. 63 CP senza lasciarsi guidare da considerazioni estranee. Il ricorrente non cita alcun elemento pertinente che potrebbe giustificare una modifica della pena e che sarebbe stato omesso o preso in considerazione a torto. Per quanto concerne la pretesa circostanza attenuante del sincero pentimento (sulle condizioni, DTF 107 IV 98), unica censura proposta, è sufficiente rilevare la confessione del ricorrente e la sua susseguente collaborazione sono state correttamente ponderate come un elemento a favore nell'ambito dell'art. 63 CP (sentenza non pubblicata del Tribunale federale del 26 aprile 1999 nella causa D. [6S. 146/1999] consid. 3d). L'illecito è soggettivamente nonché oggettivamente grave, in particolare se si tiene conto della brutalità nell'agire, del motivo prettamente egoistico nonché della freddezza d'animo e del cinismo dimostrati durante l'esecuzione. A favore dell'imputato sono stati ribaditi oltre alla collaborazione prestata dopo la confessione, le difficili condizioni personali, familiari e sociali in cui viveva e la scemata responsabilità. Dati questi elementi, tenuto conto del minimo edittale e dei reati in concorso, la pena non da adito a critica. d) Il ricorrente non insorge, e a ragione, la durata della sua espulsione dal territorio svizzero, la quale appare proporzionata nonché esaurientemente motivata (DTF 123 IV 107 consid. 3, 117 IV 112 consid. 3a).