Citation: 2C_891/2014 E. 4.2

4.2. Da parte sua il Tribunale cantonale amministrativo ha in primo luogo esposto nel dettaglio tutte le vicende oggetto della condanna del 9 maggio 2012 (cfr. sentenza impugnata pag. 7 a 10). Benché il ricorrente era stato condannato previo rito abbreviato e che, quindi, la sentenza penale non era motivata, emergeva dai fatti ivi contenuti che questi aveva esercitato per anni la professione di fiduciario senza la necessaria autorizzazione cantonale, la quale era volta a garantire che solo persone di ottima reputazione e che offrono un'attività irreprensibile operino in tale ambito, ciò che non era all'evidenza il suo caso. Egli inoltre, tra il novembre 2005 e il giugno 2009, nella sua qualità di direttore e amministratore di una società, aveva in più occasioni indebitamente impiegato, a profitto proprio o di terzi, valori patrimoniali a lui affidati rispettivamente, tra gennaio 2006 e aprile 2008, aveva ripetutamente confezionato documenti falsi (falsificazione di estratti bancari di clienti) e fatto uso degli stessi a scopo di inganno: aveva cioè utilizzato a varie riprese il denaro di clienti della società, senza il loro consenso, per celare risultati di esercizio in perdita ed evitare quindi di dovere depositare il bilancio, per coprire le necessità della società (sponsorizzazione; pagamento dei canoni di locazione arretrati degli uffici della sua società) o per i propri bisogni (pagamento di rate di leasing concernenti un'autovettura di lusso da lui utilizzata; pagamento degli interessi ipotecari della casa di proprietà della ex moglie, ecc.). I fondi usati indebitamente ammontavano a complessivi fr. 724'341.38 (al cambio dell'epoca). L'attività delittuosa si era protratta per anni, nonostante la prima condanna subita nel 2002 per carente negligenza in operazioni finanziare, ed era cessata solo quando il ricorrente, che era già stato in carcere preventivo dal 21 luglio 2008 fino al 5 agosto 2008, era stato nuovamente arrestato il 16 luglio 2009. La Corte cantonale è quindi giunta alla conclusione che vista la molteplicità dei reati commessi, i quali andavano in parte qualificati come crimini (art. 10 cpv. 2 CP) motivo per cui non andavano sottovalutati, ne risultava che il ricorrente non voleva o non era in grado di adattarsi all'ordinamento vigente e che rappresentava attualmente un grave pericolo per l'ordine e la sicurezza pubblici. Ciò era peraltro confermato dal fatto che né l'essere padre né la condanna penale irrogata nel 2002 né la prima detenzione preventiva l'avevano distolto dal continuare con il suo modus operandi. Non si poteva inoltre escludere un rischio di recidiva dato che non era incensurato e che i reati commessi non erano lontani del tempo. Senza dimenticare che il periodo di prova di 4 anni inflittogli nel 2012 non era ancora scaduto. In queste condizioni apparivano adempiute le esigenze poste dall'art. 5 cpv. 1 Allegato I ALC per potere limitare i diritti conferiti dall'ALC e, quindi, derogare alla libera circolazione revocandogli la sua autorizzazione di soggiorno.