Citation: 4P.249/2006 08.03.2007 E. 3

Nel ricorso di diritto pubblico viene censurata la violazione degli art. 325 e 285 CPC/TI, concernenti l'obbligo di motivazione della sentenza cantonale. 3.1 Il diritto di ottenere una decisione motivata è un aspetto del diritto di essere sentito, garantito in primo luogo dal diritto cantonale, la cui applicazione viene rivista dal Tribunale federale solo sotto il ristretto profilo dell'arbitrio. Arbitrio e violazione della legge non vanno confusi; per essere considerata come arbitraria la violazione della legge dev'essere manifesta e riconoscibile d'acchito (sulla nozione di arbitrio cfr. DTF 132 III 209 consid. 2.1 con rinvii). Ciò significa che il Tribunale federale non deve stabilire se l'interpretazione delle disposizioni applicabili effettuata dall'autorità cantonale è giusta; deve unicamente dire se tale interpretazione è sostenibile. Non vi è infatti arbitrio per il solo fatto che un'altra interpretazione della legge sembrerebbe ammissibile o addirittura preferibile (DTF 132 I 13 consid. 5.1 pag. 18). Incombe alla parte che ricorre, l'onere di dimostrare - con un'argomentazione dettagliata e precisa (art. 90 cpv. 1 lett. b OG) - che l'autorità cantonale ha emanato una decisione arbitraria nel senso appena descritto. 3.2 In concreto, a mente del ricorrente il Tribunale d'appello avrebbe arbitrariamente leso le predette norme del diritto processuale cantonale omettendo di confrontarsi criticamente con le circostanze da lui addotte nell'atto d'appello per dimostrare l'assenza di un vincolo contrattuale diretto con l'impresa, senza spiegare per quale ragione tali circostanze non sarebbero determinanti. 3.2.1 Ora l'art. 325 CPC/TI si limita a stabilire, al secondo capoverso, che la sentenza d'appello deve adempiere alle formalità dell'art. 285 CPC/TI; fra queste vi è l'obbligo di esporre i motivi di fatto e di diritto (art. 285 cpv. 2 lett. e CPC/TI). 3.2.2 LA PROTEZIONE ACCORDATA DAL DIRITTO CANTONALE EQUIVALE a quella dedotta dall'art. 29 cpv. 2 Cost., prova ne sia anche il fatto che i commentatori del diritto processuale ticinese fanno ampio riferimento alla giurisprudenza del Tribunale federale in questo ambito (Cocchi/Trezzini, Codice di procedura civile ticinese massimato e commentato, Lugano 2000, n. 2 ad art. 285 CPC/TI). Secondo tale giurisprudenza, una motivazione può essere ritenuta sufficiente quando il giudice menziona, almeno brevemente, i motivi che l'hanno indotto a decidere in un senso piuttosto che nell'altro e pone quindi l'interessato nella condizione di rendersi conto della portata del giudizio e delle eventuali possibilità di impugnazione (DTF 129 I 232 consid. 3.2 con rinvii). Nella fattispecie in esame questo requisito è ossequiato. I giudici ticinesi hanno infatti spiegato in maniera dettagliata le ragioni per le quali hanno ammesso l'esistenza di un contratto fra il ricorrente e l'impresa di costruzioni. Essi hanno presentato due motivazioni alternative che il ricorrente, dimostrando così di aver ben compreso la portata della pronunzia cantonale, ha debitamente impugnato con due rimedi di diritto differenti. Contrariamente a quanto ritiene il ricorrente, il diritto a una decisione motivata non impone invece al giudice di pronunciarsi espressamente su ogni allegazione in fatto e in diritto sollevata; egli può occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio (DTF 126 I 97 consid. 2b). 3.3 Ne discende che l'affermazione secondo cui i giudici ticinesi avrebbero manifestamente disatteso le esigenze di motivazione poste dal diritto processuale cantonale risulta priva di ogni fondamento.