Citation: 5C.216/2002 16.04.2003 E. 5

Il Tribunale federale ha già avuto modo di stabilire che l'azione di cui all'art. 85a LEF presuppone un'esecuzione ancora in corso (DTF 127 III 41 consid. 4c pag. 43) e che, quando l'Ufficio ha rilasciato un attestato di carenza di beni in seguito a pignoramento, tale azione non può più essere giudicata (sentenza 5C.11/2001 del 30 maggio 2001 consid. 2). La petizione e la relativa domanda di misure cautelari pendenti innanzi al Pretore sono quindi divenute prive di oggetto. In queste circostanze, pure il presente ricorso, vertente su un'eccezione d'incompetenza territoriale sollevata nell'ambito della predetta procedura, è diventato senza oggetto. Giusta i combinati articoli 40 OG e 72 PC, quando una lite diventa senza oggetto, il Tribunale dichiara il processo terminato e statuisce con motivazione sommaria sulle spese, tenendo conto dello stato delle cose prima del verificarsi del motivo che termina la lite. La ripartizione della tassa di giustizia e delle ripetibili viene pertanto in primo luogo effettuata in base al presunto esito della causa. Se nel caso concreto questo non si lascia determinare, occorre far capo ai principi generali del diritto processuale: le spese processuali sono poste a carico della parte che ha iniziato la procedura divenuta priva d'oggetto o nell'ambito della quale sono subentrati i motivi che hanno fatto diventare senza oggetto il processo (DTF 118 Ia 488 consid. 4 pag. 494). Nella fattispecie il quesito sollevato con il ricorso, concernente in sostanza la possibilità di un escusso trasferitosi all'estero di prevalersi del foro previsto dall'art. 85a LEF alla stessa stregua di un debitore domiciliato in Svizzera per tutta la durata della procedura di esecuzione, non è di immediata soluzione e non deve essere pregiudicato con un giudizio sommario sulle spese, come è quello in esame. Infatti è vero che la giurisprudenza ha stabilito che l'azione dell'art. 85a LEF ha una duplice natura: da un lato, è un'azione del diritto materiale, che ha per scopo l'accertamento dell'inesistenza del debito o la concessione di una dilazione, e, dall'altro, ha effetti di carattere esecutivo, poiché il giudice che accoglie la petizione annulla o sospende l'esecuzione (DTF 125 III 149 consid. 2c pag. 151). Tuttavia il riconoscimento di tale duplice natura non fornisce indicazioni su quale aspetto (quello inerente al diritto esecutivo o quello concernente il diritto materiale) è preminente per la determinazione del foro nei rapporti internazionali. Sia come sia, in concreto non è necessario sottoporre la questione a maggiore disamina, poiché in applicazione dei predetti principi processuali generali risulta chiaramente che la tassa di giustizia e le ripetibili sono da porre a carico dell'attore: questi ha infatti iniziato la procedura giudiziaria divenuta senza oggetto, della quale pare poi essersi completamente disinteressato (cfr. consid. 4.1 secondo capoverso).