Citation: 2C_617/2020 E. 4.1

4.1. Esaminando il caso nell'ottica dell'art. 5 allegato I ALC, dopo aver tra l'altro sottolineato la maggiore severità del sistema sanzionatorio italiano rispetto a quello svizzero, la Corte cantonale rileva: (a) che, benché i reati di incendio colposo (commesso il 21 gennaio 1999) e di falsa testimonianza (commesso il 17 aprile 2002) siano lontani nel tempo, non va sottovalutato che la condanna per falsa testimonianza è stata inflitta il 26 aprile 2007 e che il 30 dicembre 2010 - a poco più di tre anni di distanza - il ricorrente ha compiuto altri reati; (b) che, il 30 dicembre 2010, egli si è infatti reso colpevole di detenzione e trasporto di sostanze stupefacenti in concorso, resistenza a pubblico ufficiale in concorso, danneggiamento in concorso, e guida in stato di ebbrezza, a causa dell'uso di sostanze stupefacenti; (c) che il fatto che l'insorgente abbia beneficiato del rito del patteggiamento non diminuisce l'entità di questi reati, "estremamente grave" in ragione dei beni che coinvolge; (d) che se è vero che, dal 5 febbraio 2014, lo stesso ha goduto della sospensione condizionale della pena, ha eseguito esami clinici per dimostrare di non consumare più sostanze stupefacenti (doc. 5 allegato allo scritto del 27 gennaio 2017 e doc. G agli atti) ed è stato affidato in prova ai servizi sociali (doc. 9, sempre allegato allo scritto del 27 gennaio 2017), altrettanto vero è che ciò non costituisce una garanzia contro il rischio di un comportamento recidivo; (e) che non va inoltre dimenticato che l'atteggiamento tenuto durante la detenzione, come il fatto che una persona venga rilasciata condizionalmente, non permette ancora di concludere che il soggetto in questione non costituisca più un pericolo per la società, perché il Giudice penale persegue obiettivi diversi da quelli delle autorità migratorie.