Citation: 4C.389/2005 24.04.2006 E. 3

3.1 Secondo il convenuto, il gravame in rassegna potrebbe venire dichiarato inammissibile già per carente motivazione, non avendo l'attrice menzionato le disposizioni del diritto federale lese. A torto. Innanzitutto si osserva che in coda al suo allegato l'attrice ha esplicitamente indicato le norme che reputa violate, segnatamente gli art. 1, 97 e 102 segg. CO nonché l'art. 8 CC. Sia come sia, si rammenta che, nonostante il tenore dell'art. 55 cpv. 1 lett. c OG - giusta il quale occorre indicare quali sono le norme violate dalla Corte cantonale - la giurisprudenza ha già avuto modo di precisare che, nella pratica, non è necessario che tali norme vengano esplicitamente menzionate, è sufficiente ch'esse possano venire determinate chiaramente sulla scorta del contenuto del ricorso per riforma. Per questo motivo è indispensabile prendere posizione chiaramente sulle motivazioni della decisione impugnata, così da far emergere le ragioni che inducono la parte che ricorre a ritenere che la stessa contravviene a regole del diritto federale (DTF 121 III 397 consid. 2a). In concreto, come verrà meglio esposto nei successivi considerandi, questo requisito è ossequiato, sicché l'impugnativa risulta ammissibile anche sotto questo profilo. 3.2 Il convenuto reputa inammissibile anche un altro punto del gravame, siccome rivolto contro un accertamento di fatto vincolante (art. 63 cpv. 2 OG). Si tratta del rimprovero mosso dall'attrice alla Corte cantonale per aver stabilito ch'essa non ha spiegato quale danno le sarebbe derivato dalla mancata consegna dei piani. Anche in questo caso la richiesta del convenuto va disattesa. Pur senza richiamarsi esplicitamente all'art. 63 cpv. 2 OG, l'attrice intende chiaramente asseverare una svista manifesta e la sua argomentazione soddisfa i requisiti posti dall'art. 55 cpv. 1 lett. d OG a tal riguardo, ovvero l'indicazione esatta sia dell'accertamento criticato che del passo dell'atto che lo contraddice. Alla constatazione dei giudici del tribunale d'appello, secondo cui essa non avrebbe spiegato quale danno le sarebbe derivato dalla mancata consegna dei piani, l'attrice contrappone infatti un estratto dell'allegato di replica (replica 20 giugno 2001, pag. 4) che recita: "quando il debitore è in mora della sua prestazione, il creditore può rinunciare all'esecuzione della prestazione e richiedere in luogo un equo risarcimento", precisando di aver sempre sostenuto che il danno subito corrispondeva al valore della prestazione non ricevuta sebbene pagata, così come emerge dalla petizione (15 gennaio 2001, pag. 4) - anch'essa citata - laddove si legge che "la quantificazione del danno è in questo caso fatta sull'esplicita valutazione del convenuto stesso, si chiede in effetti la restituzione degli importi versati per prestazioni non eseguite". Tanto basta per ammettere che la Corte cantonale è incorsa in una svista manifesta dichiarando che l'attrice non avrebbe spiegato in cosa risiedeva il pregiudizio da lei patito. Per giurisprudenza invalsa, una svista manifesta ai sensi dell'art. 63 cpv. 2 OG si verifica infatti qualora l'autorità cantonale abbia ignorato, mal letto, ricopiato in modo inesatto o incompleto un documento in senso lato, vale a dire anche un allegato di parte (cfr. Jean-François Poudret, op. cit., n. 1.6.3 ad art. 55 OG). La questione di sapere se l'attrice abbia sostanziato in maniera sufficiente la sua pretesa di danno attiene invece all'applicazione del diritto federale (DTF 123 III 183 consid. 3e pag. 188 con rinvio) e verrà trattata nel relativo considerando.