Citation: 5A_528/2016 E. 7.2

7.2. Come rileva il Tribunale di appello e come riconosce il ricorrente medesimo, la questione della natura causale o astratta della cessione è indecisa in giurisprudenza, mentre la dottrina è divisa. Non si è pertanto alla presenza di un chiaro e indiscusso principio giuridico. Affermando che la conferma del carattere astratto della cessione da parte dei Giudici cantonali sia insostenibile, il ricorrente travisa manifestamente il senso e la portata del concetto di arbitrio nell'applicazione del diritto. È vero piuttosto il contrario: nel quadro di una procedura sommaria con esame sommario del diritto, confrontato con dottrina e giurisprudenza non univoche, il giudice che opta per una delle soluzioni preconizzate - qui: per la natura astratta della cessione - non commette arbitrio (supra consid. 1.3). Peraltro, il Tribunale di appello non si è limitato a constatare l'esitazione giurisprudenziale. Ha soggiunto, richiamando dottrina topica, che in ogni caso la teoria della causalità non potrebbe trovare applicazione nei rapporti con il debitore della pretesa ceduta. L'obiezione ricorsuale, fondata su una voce dottrinale secondo la quale il debitore deve avere il diritto di sollevare anche eccezioni che riguardano la validità del negozio giuridico tra cedente e cessionario, appare confinata alla procedura ordinaria; non è sicuramente arbitrario ritenere che essa esuli ampiamente dai limiti di una procedura sommaria quale è quella del sequestro (supra consid. 2). Che le parti, infine, abbiano fatto dipendere la cessione dalla clausola n. 5.1 del contratto di divisione, è mera speculazione del ricorrente, che - come già visto (supra consid. 6.2) - non è arbitrario non ritenere corretta. Già la premessa fattuale della censura cade dunque nel vuoto. La censura di applicazione arbitraria del diritto, con riferimento alla natura dell'accordo di cessione alla base del subentro in causa della qui opponente, si rivela pertanto infondata nella misura della sua ammissibilità.