Citation: 2A.502/2001 26.11.2001 E. 3

3.- a) In materia di polizia degli stranieri, il ricorso di diritto amministrativo non è esperibile contro il rilascio o il rifiuto di permessi al cui ottenimento la legislazione federale non conferisce un diritto (art. 100 cpv. 1 lett. b n. 3 OG). L'art. 4 della legge federale concernente la dimora e il domicilio degli stranieri, del 26 marzo 1931 (LDDS; RS 142. 20) sancisce che l'autorità competente decide liberamente, nei limiti delle disposizioni della legge e dei trattati con l'estero, in merito alla concessione di permessi di dimora. Lo straniero ha quindi un diritto all'ottenimento di un simile permesso solo laddove tale pretesa si fonda su una disposizione del diritto federale o di un trattato internazionale (DTF 126 II 377 consid. 2 all'inizio con riferimenti). b) Nel caso concreto, i ricorrenti, non potendo prevalersi di nessuna norma di legge né di alcun trattato tra la Svizzera e il loro Paese d'origine da cui dedurre un diritto al rinnovo del permesso di dimora, invocano il principio della buona fede (art. 9 Cost). Il Tribunale federale ha già avuto modo di precisare che, a determinate condizioni, da detto principio costituzionale può essere dedotto un diritto al rilascio (o al rinnovo) di un simile permesso. Un eventuale ricorso di diritto amministrativo non può però essere ritenuto ricevibile in ordine già per il fatto che il ricorrente si sia appellato al principio in parola: è infatti perlomeno necessario che, in base all' esposizione dei fatti contenuta nell'impugnativa, non si possa escludere l'esistenza di garanzie vincolanti in favore del rilascio o del rinnovo di tale permesso (DTF 126 II 377 consid. 3a con rinvii; sentenze non pubblicate dell'8 giugno 1998 in re Ringstad consid. 3b e del 29 giugno 1998 in re Radovanovic consid. 2c). Orbene, i ricorrenti fanno riferimento nel loro gravame semplicemente al fatto che essi dispongono dal 1998 di un permesso di dimora già rinnovato in un'occasione e che pertanto, in seguito a ciò, hanno acquistato una casa d'abitazione in Ticino, dove oltretutto hanno trasferito la sede della loro ditta. Sennonché simili circostanze non sono sufficienti a far nascere nessuna aspettativa in merito alla possibilità di poter continuare a soggiornare nel nostro Paese anche in futuro (cfr. in questo senso anche DTF 126 II 377 consid. 3b con rinvio). In particolare, nella fattispecie in esame, non risulta che sia mai stata data ai ricorrenti nessuna concreta assicurazione in tal senso da parte delle competenti autorità, ragione per la quale essi non possono dedurre nemmeno dal citato principio costituzionale un diritto al rinnovo dell'autorizzazione a risiedere in Svizzera. Il gravame, trattato quale ricorso di diritto amministrativo, è dunque inammissibile. c) Vagliando poi se l'impugnativa sia ricevibile quale ricorso di diritto pubblico, va detto che, vista la mancanza per i ricorrenti di un diritto al rinnovo del permesso di dimora, questi non risultano toccati dalla decisione litigiosa nei loro interessi giuridicamente protetti per cui difettano della legittimazione a proporre un simile rimedio (art. 88 OG). Per di più essi non fanno valere la violazione dei loro diritti di parte.