Citation: H 405/00 23.08.2002 E. 3

3.1 Nel proprio gravame i ricorrenti contestano le conclusioni del primo giudice nella misura in cui li ha ritenuti responsabili del danno cagionato alla Cassa. Essi eccepiscono innanzitutto la perenzione della pretesa risarcitoria, sostenendo che il termine di un anno per fare valere il danno avrebbe preso inizio con la dichiarazione di fallimento della T.________ SA, ossia il 1° luglio 1997, oppure al più tardi a far tempo dal 5 settembre 1997, data dell'avviso provvisorio, sul FUC, dell'apertura di fallimento. I ricorrenti rilevano inoltre che già per il fatto che la liquidazione fallimentare sarebbe stata disposta, per decreto 10 marzo 1998 - pubblicato sul FUC il successivo .________-, in via sommaria giusta l'art. 231 LEF, l'amministrazione avrebbe dovuto sapere che non avrebbe potuto incassare il suo credito e che il ricavo dalla realizzazione dei beni non sarebbe nemmeno stato sufficiente per coprire le spese della procedura fallimentare ordinaria. 3.2 La Corte cantonale ha già ricordato in modo esauriente le disposizioni di legge e i principi giurisprudenziali disciplinanti la perenzione. A questa esposizione può essere fatto riferimento e prestata adesione. Per l'art. 82 cpv. 1 OAVS il diritto di richiedere il risarcimento di un danno si prescrive quando la cassa di compensazione non lo fa valere mediante una decisione entro un anno dal momento in cui ha avuto conoscenza dello stesso. Questo termine, contrariamente alla lettera del disposto, è di perenzione, la quale, come tale, deve essere accertata d'ufficio (DTF 126 V 451 consid. 2a, 121 III 388 consid. 3b e sentenze ivi citate). La cassa è reputata avere conoscenza del danno quando, facendo prova dell'attenzione ragionevolmente esigibile, avrebbe dovuto rendersi conto che le circostanze effettive non permettevano più di esigere il pagamento dei contributi, ma potevano giustificare l'obbligo di risarcire il danno (DTF 126 V 444 consid. 3a, 452 consid. 2a, 121 III 388 consid. 3b e sentenze ivi citate). Nell'ipotesi di un fallimento, questo momento non coincide necessariamente con quello in cui la cassa ha conoscenza del riparto finale o le è rilasciato un attestato di carenza di beni; secondo la giurisprudenza il creditore che intende domandare il risarcimento di una perdita subita in un fallimento o in un concordato con abbandono dell'attivo è sufficientemente a conoscenza del pregiudizio, di regola, quando è depositata la graduatoria: a quel momento il creditore conosce, o può conoscere, l'importo dell'inventario, la propria collocazione nella graduatoria, nonché il dividendo prevedibile (DTF 126 V 444 consid. 3a, 121 III 388 consid. 3b, 119 V 92 consid. 3 e riferimenti ivi citati). Nulla modifica, a tal proposito, la novella legislativa, in vigore dal 1° gennaio 1997 al 31 dicembre 2000, che ha (provvisoriamente) abolito il privilegio riservato ai contributi assicurativi sociali nell'ambito della realizzazione forzata. Questa Corte ha infatti già avuto modo di precisare che la perdita di tale diritto poziore nel fallimento non inficia la validità dei principi giurisprudenziali appena esposti (DTF 126 V 443). 3.3 Alla luce di quanto esposto, la tesi ricorsuale che pretende di fare anticipare la conoscenza del danno ad una data precedente al deposito della graduatoria di fallimento, avvenuta il 6 luglio 1998, è contraria alla giurisprudenza in materia. Come risulta dagli accertamenti esperiti dal giudice cantonale - dai quali non sussiste valido motivo per scostarsi - i responsabili della Cassa sono venuti a conoscenza del fatto che con ogni probabilità non vi sarebbe stata copertura integrale del credito, solo in seguito alla informazione telefonica ottenuta l'11 settembre 1998 dall'Ufficio fallimenti di L.________. Vi è inoltre da notare come l'argomento secondo cui, con la pubblicazione .________ della decisione di procedere in via di liquidazione sommaria, l'amministrazione opponente avrebbe dovuto sapere che non avrebbe potuto incassare il suo credito, muova da un assunto errato. Per l'art. 231 cpv. 1 LEF l'ufficio dei fallimenti propone al giudice del fallimento di procedere alla liquidazione secondo la procedura sommaria quando constata che il ricavo della realizzazione dei beni inventariati non sarà prevedibilmente sufficiente per coprire le spese della procedura ordinaria (n. 1) o quando il caso è semplice (n. 2). La seconda ipotesi costituisce un'estensione della disciplina prevista dalla revisione della LEF in vigore dal 1° gennaio 1997. La liquidazione del fallimento in via sommaria è stata infatti estesa anche ai casi semplici in cui i valori patrimoniali del fallito, magari ingenti, costituenti la massa attiva - ossia tutti i beni pignorabili, spettanti al fallito al momento della dichiarazione di fallimento, destinati al comune soddisfacimento dei creditori (art. 197 segg. LEF) - possono essere amministrati e realizzati senza particolare difficoltà. Orbene, contrariamente a quanto ritenuto dai ricorrenti, la pubblicazione, sul FUC, della liquidazione fallimentare in via sommaria non consente di per sé sola di concludere già per un danno certo a carico della Cassa, non potendosi escludere a priori che la scelta per la liquidazione sommaria sia stata motivata dalla fattispecie del caso semplice ex art. 231 cpv. 1 n. 2 LEF. Il ricorrente ha omesso di dimostrare che a questo stadio di procedura già si desse certezza che il ricavo della realizzazione dei beni inventariati non sarebbe stato prevedibilmente sufficiente per coprire le spese della procedura ordinaria (art. 231 cpv. 1 n. 1 LEF). 3.4 In esito a quanto precede, si deve ritenere che la Cassa, avendo emanato in data 23 marzo 1999 la decisione di risarcimento danni nei confronti di C.________, ha rispettato il termine annuo di perenzione, che ha principiato a decorrere il 6 luglio 1998, contestualmente al deposito dell'inventario e della graduatoria. Per quanto riguarda invece V.________, per certo non organo formale della T.________ SA, va evidenziato che - come correttamente rilevato dal primo giudice - il termine perentorio di un anno inizia a decorrere solo dal giorno in cui, accanto al danno, la Cassa ha pure avuto conoscenza della persona tenuta al risarcimento (DTF 111 V 14; RCC 1991 pag. 132; Nussbaumer, Das Schadenersatzverfahren nach Art. 52 AHVG, in: Schaffhauser/Kieser, Aktuelle Fragen aus dem Beitragsrecht der AHV, San Gallo 1998, pag. 111). Orbene, la conclusione della pronuncia cantonale, per cui è solo in seguito all'opposizione 15 ottobre 1998 di B.________ che la Cassa sarebbe venuta a conoscenza del fatto che V.________, azionista maggioritario della T.________ SA, avrebbe agito quale amministratore di fatto, non contrasta in alcun modo con le tavole processuali e merita piena tutela. E' quindi a giusta ragione che il giudice di prime cure ha ritenuto tempestiva la decisione 1° aprile 1999 della Cassa.