Citation: 4P.63/2004 31.03.2004 E. 5

Alla luce di quanto appena esposto, considerati in particolare il fatto che la ricorrente non è patrocinata da un difensore professionista (DTF 120 II 270 consid. 2) e che l'allegato ricorsuale ossequia, perlomeno parzialmente, le esigenze di motivazione poste dall'art. 55 cpv. 1 lett. c OG, il ricorso di diritto pubblico può essere convertito in un ricorso per riforma. 5.1 Va innanzitutto respinta la tesi secondo cui la dichiarazione sotto-scritta il 27 maggio 2002 vincolerebbe il lavoratore. Contrariamente a quanto sembra ritenere la ricorrente tale atto non costituisce una decisione impugnabile entro un termine di trenta giorni. Né può essere ravvisato un abuso di diritto nel comportamento del lavoratore, il quale, dopo aver sottoscritto il noto documento, ha comunque avanzato varie pretese salariali. A norma dell'art. 341 CO - disposizione inderogabile a svantaggio del lavoratore (art. 362 CO) - nel mese successivo alla fine del rapporto di lavoro il lavoratore non può infatti rinunciare a crediti risultanti da disposizioni imperative della legge o di un contratto collettivo. La ricorrente nemmeno assevera che le richieste avanzate da B.________ non rientrerebbero in questa categoria. 5.2 Essa ribadisce piuttosto di non essere assoggettata al CNM, non avendovi aderito. A torto. Giusta l'art. 357 cpv. 1 CO, le disposizioni normative delle convenzioni collettive hanno, di principio, effetto diretto ed imperativo solo per i da-tori di lavoro ed i lavoratori vincolati. Il campo di applicazione della convenzione può tuttavia essere esteso a terzi, che non l'hanno sottoscritta, mediante una decisione particolare del Consiglio federale detta conferimento del carattere obbligatorio generale (art. 1 della Legge federale concernente il conferimento del carattere obbligatorio generale al contratto collettivo di lavoro del 28 settembre 1956, RS 221.215.311; cfr. DTF 123 III 129 consid. 3a pag. 131). Questo è quanto accaduto nel caso in rassegna. Con decreto del 10 novembre 1998 il Consiglio federale ha conferito carattere generale al CNM del 13 febbraio 1998, la cui validità è poi stata prorogata sino al 31 marzo 2002 con un ulteriore decreto del 6 giugno 2000 (cfr. FF 1998 pag. 4469 segg. e FF 2000 pag. 3086 seg.). Ciò significa che le norme di tale convenzione hanno effetto diretto ed imperativo per tutti i datori di lavoro ed i lavoratori impiegati nel ramo, indipendentemente dal fatto ch'essi vi abbiano direttamente aderito oppure no, com'è il caso della ricorrente. 5.3 La critica rivolta contro l'applicazione delle norme del CNM risulta invece inammissibile siccome motivata in modo carente. Giusta l'art. 55 cpv. 1 lett. c OG, la parte che ricorre è infatti tenuta a prendere posizione chiaramente sulle motivazioni della decisione impugnata, così da far emergere le ragioni che la inducono a ritenere che la stessa contravviene a regole del diritto federale. 5.4 Infine, la ricorrente non ha miglior fortuna laddove rimprovera all' autorità cantonale di aver disatteso l'art. 343 cpv. 4 CO - che stabili-sce il principio inquisitorio nell'ambito delle controversie derivanti dal contratto di lavoro - omettendo di acquisire agli atti la documentazione da lei prodotta unitamente all'appello. Per costante giurisprudenza l'obbligo del giudice di stabilire d'ufficio i fatti non esime infatti le parti da una collaborazione attiva e da una conduzione del processo diligente, conforme alle normative procedurali applicabili (DTF 107 II 233 consid. 2c pag. 236; cfr. anche Cocchi/ Trezzini, Codice di procedura civile ticinese massimato e commentato, Lugano 2000, n. 1 ad art. 417). 5.5 Ne discende che, esaminato quale ricorso per riforma, il gravame va respinto siccome manifestamente infondato, laddove ammissibile.