Citation: 4A_355/2018 E. 6.2

6.2. Questo danno - detto anche danno da procrastinazione - consiste nell'aumento dello scoperto fra il momento in cui il fallimento avrebbe dovuto essere pronunciato se l'organo avesse adempiuto i suoi doveri e il momento in cui il fallimento è stato effettivamente dichiarato (DTF 136 III 322 consid. 3.2-3.2.2). Entrano in linea di conto unicamente i valori di liquidazione degli attivi della società, poiché il fallimento comporta lo scioglimento (art. 736 n. 3 CO) e la liquidazione della società in conformità con le norme del diritto fallimentare. I valori di liquidazione, che permettono di far emergere eventuali riserve latenti, sono determinanti per fissare lo scoperto nei due momenti del raffronto. Spetta all'attore sollecitare il tribunale affinché sia allestita una perizia a tale riguardo, poiché è solo in questo modo che è di regola possibile stabilire se il danno totale subito dalla società è almeno equivalente alle conclusioni prese dall'attore. A tale fine è irrilevante che l'incartamento della causa contenga tutti i documenti (segnatamente quelli contabili) disponibili. Non compete infatti al giudice ricostituire lo stato del patrimonio della società; in linea di principio solo un perito dispone delle necessarie conoscenze tecniche. Se l'attore non riesce a provare il danno, il giudice deve statuire a suo sfavore in applicazione dell'art. 8 CC (sentenza 4A_597/2016 del 22 gennaio 2018 consid. 4 e rinvii).