Citation: 4C.4/2001 26.06.2001 E. 3

3.- a) Nella fattispecie in esame l'attore si duole della violazione dell'art. 8 CC, disposizione federale in materia di prove. Nella misura in cui ha deciso a suo sfavore perché "non ha provato la propria incapacità lavorativa totale" la Corte grigionese ha infatti invertito l'onere probatorio previsto dalla citata norma di legge. Toccava semmai al datore di lavoro smentire le circostanze addotte dal dipendente a sostegno della propria pretesa. L'attore fa passare per violazione dell'art. 8 CC l'apprezzamento delle prove. Questo disposto disciplina le conseguenze di un difetto di prova, e in modo esplicito il diritto alla prova, non però l'apprezzamento probatorio (DTF 118 II 147 consid. a); esso, in altri termini, non prescrive al giudice come valutare le risultanze dell' istruzione: tale aspetto è regolato dall'ordinamento cantonale (cfr. art. 90 CPC/TI; DTF 120 III 219 consid. 3c). Nonostante il richiamo all'art. 8 CC l'argomentazione ricorsuale si esaurisce proprio in un'inammissibile critica all'apprezzamento delle prove eseguito dai giudici grigionesi. Questi, contrariamente a quanto asseverato dall'attore, non hanno affatto fondato il loro giudizio sulle conseguenze della ripartizione dell'onere probatorio, bensì sui vari certificati medici versati agli atti e in particolare quello del dott. D.________. Sulla scorta di questi documenti essi hanno concluso che l'attore nel periodo determinante non era totalmente inabile al lavoro. Di conseguenza la questione dell'onere della prova è divenuta priva d'oggetto. b) Il ricorso appare - inammissibilmente - rivolto contro l'apprezzamento delle prove, anche laddove viene criticata la valutazione dei certificati medici contenuta nella sentenza impugnata, che ha condotto il Tribunale cantonale a concludere per l'esistenza di una capacità di lavoro residua dell'attore, il quale avrebbe potuto, a determinate condizioni, svolgere attività più leggere. c) Lo stesso vale con riferimento alla tesi secondo la quale il datore di lavoro avrebbe agito contro la buona fede, offrendogli la possibilità di impiegarlo per un lavoro più leggero solo una volta cessata la copertura assicurativa e in concomitanza con l'azione creditoria, dopo che per 15 mesi aveva accettato e condiviso l'inabilità lavorativa attestata dai certificati medici del dott. C.________. Dalla sentenza impugnata non risulta che il datore di lavoro abbia mai riconosciuto per iscritto l'incapacità totale né ch'egli abbia formulato solo una volta la proposta di occuparlo con attività più leggera. I giudici hanno al contrario stabilito che vi sono state varie offerte, in particolare come sorvegliante, che il dipendente ha rifiutato senza giustificazione. d) Su questi punti, che non riguardano temi di diritto federale, il ricorso per riforma va dunque dichiarato inammissibile (art. 43 cpv. 1e2OG).