Citation: 1P.671/2004 08.09.2005 E. 2

2.1 Il ricorrente sostiene innanzitutto che l'esclusione dalla zona edificabile della porzione del suo fondo originariamente inseritavi dall'autorità comunale sarebbe lesiva del diritto di proprietà (art. 26 Cost.). Da una parte adduce che tale terreno, a prescindere dalla sua ubicazione a sud dell'attuale strada agricola, costituirebbe un indubbio compendio del comparto edificabile che lo attornia su tre lati. D'altra parte rileva che il Comune, indipendentemente dallo specifico azzonamento litigioso, avrebbe comunque operato significative riduzioni delle zone residenziali, dimostrando quindi la sua determinazione ad attenersi ai principi pianificatori. 2.2 Alla stregua di ogni altra restrizione di diritto pubblico della proprietà, il mancato inserimento di un fondo nella zona edificabile è di regola compatibile con la garanzia costituzionale invocata soltanto se si fonda su una base legale sufficiente, se è giustificato da un interesse pubblico preponderante e se è conforme al principio della proporzionalità (art. 36 cpv. 1 a 3 Cost.; DTF 129 I 337 consid. 4.1; 126 I 219 consid. 2). Il Tribunale federale esamina di massima liberamente tali questioni, salvo imporsi un certo riserbo, poiché non è un'autorità superiore di pianificazione, in presenza di situazioni locali meglio conosciute e valutate dall'autorità cantonale; esso si astiene inoltre dall'interferire in quesiti di spiccato apprezzamento, quali sono in genere l'istituzione o la delimitazione delle zone edificabili. L'accertamento dei fatti e la valutazione delle prove vengono comunque esaminati unicamente sotto il ristretto profilo dell'arbitrio (DTF 129 I 337 consid. 4.1 e rinvii). 2.3 I piani regolatori hanno lo scopo di garantire un'utilizzazione funzionale del suolo e un'abitabilità razionale del territorio, compito costituzionale che spetta ai Cantoni secondo l'art. 75 cpv. 1 Cost. A questo riguardo devono essere delimitate in primo luogo le zone edificabili, agricole e protette (art. 14 cpv. 2 LPT). Le zone edificabili comprendono, secondo l'art. 15 LPT, i terreni idonei all'edificazione che sono già edificati in larga misura (lett. a) e quelli prevedibilmente necessari all'edificazione e urbanizzati entro quindici anni (lett. b). Di massima, un terreno che adempie le esposte esigenze va attribuito alla zona edificabile, a meno che, dopo una ponderazione globale degli interessi che la legislazione sulla pianificazione del territorio intende salvaguardare (cfr. in particolare gli art. 1 e 3 LPT), debba venir incluso parzialmente o totalmente nel territorio fuori della zona edificabile (DTF 118 Ia 151 consid. 4b e rinvii). 2.4 Dal profilo dell'art. 15 lett. a LPT, l'area edificabile include essenzialmente il territorio edificato ristretto, oltre eventualmente a singole particelle inedificate al suo interno, direttamente confinanti con la zona edificata, in genere già urbanizzate e di superficie relativamente ridotta (DTF 122 II 326 consid. 6a-c/aa, 455 consid. 6a; 121 II 417 consid. 5a; sentenza 1A.162/2001 del 13 marzo 2002, in: RDAT II-2002 n. 78, consid. 3.1). A questo riguardo, il TPT ha rilevato che il terreno oggetto della controversia si trova ai margini del comprensorio residenziale sviluppatosi nelle località Castello e Bongio, oltre la strada agricola che storicamente funge da limite funzionale tra la zona edificabile, a monte, e l'area verde, a valle. Ha poi aggiunto che il sedime, di natura essenzialmente agricola, si integra per ubicazione e funzione in quest'ampia area verde estesa verso sud fino all'autostrada A2. L'esame del piano delle zone evidenzia che la porzione del fondo per la quale il ricorrente si aggrava rappresenta effettivamente un'area periferica per rapporto ai terreni della vicina zona residenziale estensiva. La tesi ricorsuale secondo cui questa parte del mappale è attorniata su tre lati dalla zona edificabile deve invero venir relativizzata. Su due lati la strada agricola delinea infatti realmente una sorta di confine morfologico naturale delle zone, indipendentemente dal fatto che le due vie su cui si innesta, di diverso orientamento, presentino costruzioni da entrambi i versanti. Il terzo lato, poi, è breve, situato a relativa distanza dall'unico edificio esistente dalla stessa parte e delimitato infine da una particella lunga e stretta che assume a sua volta, per certi versi, il carattere di un passaggio. Per contro, sull'ampio fronte orientato verso la zona agricola non sono ravvisabili elementi paesaggistici di rottura della connessione funzionale tra il terreno in questione e la superficie circostante. Non si può dunque ragionevolmente sostenere che questo appezzamento costituisca un'isola inedificata all'interno di un comparto edificato. Sulla base dei pertinenti accertamenti della Corte cantonale, si deve perciò concludere che tale area non figura in un comprensorio già edificato in larga misura ai sensi dell'art. 15 lett. a LPT. Decisivi in senso opposto non appaiono né l'urbanizzazione del fondo, comunque da perfezionare mediante la prevista trasformazione della strada agricola (DTF 122 II 326 consid. 6a, 455 consid. 4a; 117 Ia 434 con sid. 3g), né il prezzo, superiore a quello di un terreno agricolo, pa gato nel 1992 dal ricorrente per l'acquisto della particella (sentenza 1A.129/2002 del 9 aprile 2003, consid. 3.4, riassunta in: URP 2003 pag. 369). 2.5 Con riferimento all'art. 15 lett. b LPT, ossia alle prevedibili necessità insediative nei prossimi quindici anni, il ricorrente non critica in maniera diretta e puntuale le deduzioni dei giudici cantonali sull'esistente sovradimensionamento delle zone edificabili del Comune. Egli omette in particolare di esprimersi sul rapporto tra la contenibilità del piano regolatore ed il tasso di crescita della popolazione. Di per sé la censura - sollevata soprattutto in relazione alla pretesa violazione dell'autonomia comunale (cfr. consid. 3) - non adempie pertanto le rigorose esigenze di motivazione dell'art. 90 cpv. 1 lett. b OG ed è quindi inammissibile (DTF 130 I 26 consid. 2.1; 129 I 185 consid. 1.6; 125 I 71 consid. 1c). Nondimeno va comunque rilevato che, secondo i dati riportati nel giudizio impugnato e nel rapporto di pianificazione del maggio 2001, la popolazione di Coldrerio è passata da 2'070 residenti nel 1980, a 2'524 nel 1995 e a 2'606 nel 1999. L'incremento è dunque stato di circa il 26% in poco meno di 20 anni. La contenibilità teorica del piano regolatore è invece stata valutata in 6'300 unità insediative, di cui 5'077 abitanti, ciò che corrisponderebbe quindi pressoché ad un raddoppio della popolazione. In tali circostanze, considerato l'interesse generale ad impedire la formazione di zone edificabili troppo vaste (DTF 117 Ia 434 consid. 3e), la conclusione dell'istanza inferiore appare sorretta da ragioni pertinenti. Certo, le autorità comunali hanno già attuato un'importante riduzione della zona edificabile rispetto al piano regolatore del 1976: 30'000 mq complessivi con il piano regolatore del 1996 e, tra l'altro, ulteriori 6'400 mq solo in località Vigna con la variante del 2001. Tuttavia, a ragion veduta, nemmeno la porzione settentrionale del mappale n. xxx risulta prevedibilmente necessaria all'edificazione ai sensi dell'art. 15 lett. b LPT (cfr., per analogia, sentenza 1P.18/1996 del 28 gennaio 1997, in: RDAT II-1997 n. 52, consid. 5d). Per di più, nel caso in esame, la scelta pianificatoria del Comune appare in controtendenza rispetto all'obiettivo perseguito di ridimensionamento del comprensorio edificabile. Non si tratterebbe infatti di mantenere in zona residenziale un terreno già assegnatovi secondo il precedente piano regolatore, peraltro antecedente all'entrata in vigore della LPT, ma di inserirvi ex novo un fondo in precedenza in zona residua. 2.6 Oltre a rimarcare i pregi paesaggistici dell'area in cui è ubicato il sedime, invero contestati nel gravame, il TPT ha aggiunto che l'attribuzione alla zona residenziale è contraria anche agli indirizzi pianificatori di rango cantonale. In effetti, a prescindere dal fatto che, come rilevato dal ricorrente, l'azzonamento deciso dal Comune sia stato avallato da tutti i servizi cantonali, tale comparto è annoverato dalla scheda 3.2 del piano direttore fra i terreni idonei all'utilizzazione agricola. Esso è inoltre definito come adatto alla campicoltura e alla viticoltura dal catasto delle idoneità agricole. 2.7 In considerazione di tutti questi aspetti, il rifiuto di assegnare una parte del fondo alla zona edificabile si avvera di conseguenza fondato su una corretta applicazione delle norme pianificatorie, risponde ad un sufficiente interesse pubblico, prevalente su quello del ricorrente all'edificazione, e rispetta inoltre il principio di proporzionalità. Le criticate limitazioni dell'uso della proprietà sono infatti idonee a raggiungere lo scopo desiderato e non eccedono i limiti dell'indispensabile (DTF 129 I 337 consid. 4.2; 128 II 340 consid. 4).