Citation: 1A.229/2002 06.06.2003 E. 2

Secondo l'UFG l'esposto dei fatti contenuto nella domanda realizzerebbe nel diritto svizzero i reati di appropriazione indebita e di ricettazione, né contrasterebbe con gli accertamenti eseguiti dal PP nel procedimento penale interno, che anzi lo avvalorerebbero; d'altra parte, il rapporto tecnico eseguito dalla Polizia scientifica ticinese sul contratto di compravendita del dipinto e le deposizioni sulle modalità d'acquisto non permetterebbero di dissipare i dubbi sull'autenticità del documento; anche dall'inchiesta condotta dal PP risulterebbe verosimile che C.________ abbia consegnato l'opera artistica ad A.________ al solo scopo di studiarla e commercializzarla. 2.1 Secondo l'art. 14 CEAG la domanda di assistenza deve tra l'altro indicare il suo oggetto e il suo motivo (n. 1 lett. b), così come il reato e un riassunto dei fatti (n. 2). Queste indicazioni devono segnatamente permettere all'Autorità svizzera di verificare che l'atto per cui è chiesta l'assistenza sia punibile secondo il diritto di entrambe le parti (art. 5 n. 1 lett. a CEAG), ch'esso non costituisca un reato politico o fiscale (art. 2 lett. a CEAG), che l'esecuzione della domanda non sia di natura tale da nuocere alla sovranità, alla sicurezza, all'ordine pubblico o ad altri interessi essenziali del paese (art. 2 lett. b CEAG) e che sia inoltre rispettato il principio della proporzionalità (cfr. DTF 129 II 97 consid. 3.1 e rinvio). Il diritto interno (art. 28 AIMP) pone esigenze analoghe, che l'art. 10 OAIMP precisa esigendo l'indicazione del luogo, della data e delle modalità di commissione del reato. In tali circostanze, non incombe all'Autorità richiesta di eseguire accertamenti volti a dimostrare i fatti esposti: ciò comporterebbe in effetti un doppione, che proprio gli accordi di assistenza giudiziaria si prefiggono di evitare (DTF 118 Ib 111 consid. 5b pag. 122). Le Autorità svizzere devono quindi, secondo la giurisprudenza, attenersi all'esposizione dei fatti contenuta nella domanda e nella documentazione allegata, a meno che essa risulti manifestamente erronea, lacunosa o contraddittoria (DTF 118 Ib 111 consid. 5b pag. 121 segg., 117 Ib 64 consid. 5c pag. 88). L'esame della colpevolezza è riservato al giudice straniero del merito, non a quello svizzero dell'assistenza (DTF 113 Ib 276 consid. 3a, 112 Ib 576 consid. 3 pag. 585). L'Autorità richiedente non ha l'obbligo di provare la commissione di un reato, ma soltanto quello di esporre in modo sufficiente le circostanze sulle quali fonda i propri sospetti, per permettere all'Autorità richiesta di distinguere un'inammissibile istanza volta alla ricerca indiscriminata di prove (DTF 118 Ib 111 consid. 5b pag. 121 segg., 116 Ib 89 consid. 4 pag. 95, 115 Ib 68 consid. 3b pag. 77 segg.). Né si può pretendere dallo Stato richiedente che la fattispecie oggetto del suo procedimento penale sia del tutto esente da lacune: uno Stato chiede la cooperazione internazionale proprio allo scopo di chiarire, per il tramite di documenti o informazioni che si trovano nello Stato richiesto, punti rimasti fin allora oscuri (DTF 117 Ib 64 consid. 5c pag. 88). 2.2 Secondo la domanda di assistenza, C.________, proprietario del dipinto, lo avrebbe consegnato all'amico antiquario D.________ perché lo rimettesse ad A.________, che già ne aveva esaminato una fotografia, al solo scopo di eseguire approfondimenti volti ad accertarne l'attribuzione a Raffaello. Il dipinto sarebbe quindi stato portato a cura di D.________ dalla Svezia in Italia, dove A.________ lo avrebbe ritirato e trasportato in Svizzera, appropriandosene, probabilmente in base anche a una ricevuta falsa. L'esposizione dei fatti nella domanda di assistenza non risulta manifestamente erronea, lacunosa o contraddittoria ma è anzi conforme ai verbali di interrogatorio di C.________ e D.________, allegati alla rogatoria medesima. Certo, nei termini esposti, questi fatti non coincidono integralmente con gli accertamenti eseguiti dal PP nell'ambito del procedimento penale ticinese, da cui risulta che la questione della proprietà del dipinto, segnatamente la causa e le modalità del suo trasferimento ad A.________ con l'intervento della società E.________, non sono del tutto chiare. In questo senso, l'opinione dell'UFG, secondo cui l'esposizione dei fatti contenuta nella rogatoria sarebbe addirittura avvalorata dalle risultanze della procedura interna, non può essere condivisa. Questa circostanza non è tuttavia determinante, decisivo essendo il fatto che, come visto, la rogatoria non contiene di per sé lacune o contraddizioni e che l'assistenza giudiziaria deve essere prestata anche per permettere all'Autorità italiana di chiarire se il reato sia effettivamente stato commesso (DTF 118 Ib 547 consid. 3a pag. 552). Ciò tanto più che la domanda si fonda unicamente sull'interrogatorio del denunciante nel procedimento estero (C.________) e di un testimone (D.________) ed è quindi stata formulata nella fase iniziale dell'inchiesta, quando la fattispecie incriminata non era ancora acclarata (cfr. DTF 113 Ib 257 consid. 5c pag. 272, 106 Ib 260 consid. 3a pag. 264 e rinvii). 2.3 Né risulta che il procedimento estero presenti gravi deficienze ai sensi dell'art. 2 lett. d AIMP, su cui la CRP ha in sostanza fondato l'irricevibilità della domanda. Questa disposizione, che tutela l'accusato nel procedimento penale estero (DTF 115 Ib 68 consid. 6 pag. 87), mira essenzialmente a impedire che la Svizzera conceda l'assistenza giudiziaria per procedimenti penali che non garantiscono alle persone perseguite i diritti sanciti dalla CEDU o che violino l'ordine pubblico internazionale (DTF 125 II 356 consid. 8a pag. 364 e rinvii; cfr. anche l'art. 2 CEAG). Tali estremi non possono considerarsi realizzati per il solo fatto che la presentazione di una formale denuncia di C.________ all'Autorità italiana è stata verosimilmente indotta dall'intervento dei Carabinieri. La circostanza non sarebbe d'altra parte sufficiente per far ritenere addirittura abusiva la rogatoria (cfr. DTF 122 II 134 consid. 7b). 2.4 A torto la CRP ha negato l'adempimento del requisito della doppia punibilità siccome il diritto svizzero non prevede il reato di illecita esportazione di opere d'arte. In effetti, la condizione della doppia punibilità non impone una coincidenza delle norme penali menzionate nella domanda con quelle del diritto svizzero. Occorre piuttosto vagliare, limitandosi a un esame "prima facie", se i fatti addotti nella domanda estera - effettuata la dovuta trasposizione - sarebbero punibili anche secondo il diritto svizzero, ritenuto che la punibilità secondo quest'ultimo va determinata senza tenere conto delle particolari forme di colpa e delle condizioni di punibilità da esso previste (DTF 124 II 184 consid. 4b/cc e rinvii; Robert Zimmermann, La coopération judiciaire internationale en matière pénale, Berna 1999, n. 353 seg.). L'atto perseguito all'estero deve quindi denotare "gli elementi obiettivi di una fattispecie punibile secondo il diritto svizzero" (art. 64 cpv. 1 AIMP). In concreto, premesso che l'assistenza giudiziaria è tra l'altro chiesta anche per la repressione del reato di falsità in atti - l'Autorità estera sospettando l'impiego di documenti falsi - i fatti perseguiti in Italia denotano una fattispecie punibile secondo il diritto svizzero come appropriazione indebita (art. 138 CP), sicché il requisito della doppia incriminazione deve ritenersi adempiuto. 2.5 Sotto i citati profili la domanda di assistenza è quindi conforme agli art. 14 CEAG e 28 AIMP sicché a torto la CRP l'ha ritenuta irricevibile. Gli atti devono pertanto essere rinviati al PP perché si pronunci nuovamente sull'ammissibilità della domanda (cfr. art. 114 cpv. 2 OG; art. 80 e 80a AIMP), rispettando il diritto delle parti di essere sentite e di partecipare alla procedura nell'ambito dell'eventuale esecuzione della domanda stessa (cfr. art. 80b AIMP; DTF 126 II 258 consid. 9b/aa, 125 II 356 consid. 5c). L'assistenza giudiziaria verterà innanzitutto, a questo stadio della procedura, sulla trasmissione di mezzi probatori, quali sono in concreto gli atti e i documenti del procedimento penale ticinese, che permetteranno all'Autorità italiana di eventualmente precisare la domanda o, dandosene il caso, di recedervi. Per contro, l'eventuale consegna dell'opera all'Autorità estera competente a scopo di confisca o di restituzione agli aventi diritto avviene, di massima, dopo la chiusura della procedura di assistenza (art. 74a cpv. 1 AIMP) ed è subordinata all'emanazione, in Italia, di una decisione di confisca passata in giudicato ed esecutiva (art. 74a cpv. 2 AIMP, art. 33a OAIMP; DTF 123 II 268 consid. 4 e 5, 595 consid. 4; cfr. pure DTF 126 II 462 consid. 5c). È riservato d'altra parte quanto esposto nel considerando che segue.