Citation: 4C.242/2006 19.12.2006 E. 3

L'ammissibilità del gravame suscita infatti delle perplessità con riferimento alle conclusioni ivi formulate e alla sua motivazione. 3.1 Giusta l'art. 55 cpv. 1 lett. b OG l'atto di ricorso deve contenere l'indicazione esatta dei punti impugnati della decisione e delle modifiche proposte. La parte che ricorre non può dunque, di principio, limitarsi - come fa la convenuta nella sua domanda principale - a postulare l'annullamento della pronunzia criticata bensì deve formulare delle conclusioni ben precise, pena l'inammissibilità del gravame (DTF 130 III 136 consid. 2.1; 129 III 171 consid. 1 non pubblicato; Bernard Corboz, Le recours en réforme au Tribunal fédéral in: SJ 2000 II pag. 45). Il mancato ossequio di questa norma non comporta tuttavia, in concreto, l'irricevibilità del ricorso. La volontà della convenuta di ottenere l'annullamento della disdetta emerge dalla motivazione e ha poi espresso in maniera sufficientemente chiara la sua conclusione nella domanda subordinata, tendente, in pratica, alla modifica della sentenza impugnata nel senso dell'accoglimento della richiesta - presentata subordinatamente con l'appello - di concederle una proroga unica del contratto di locazione di quattro anni fino al 29 marzo 2008. 3.2 Con riferimento alla motivazione del ricorso, l'art. 55 cpv. 1 lett. c OG esige che in essa venga esposto in modo conciso quali sono le norme di diritto federale violate dalla decisione impugnata e in che consiste la violazione. La motivazione non deve, però, criticare accertamenti di fatto, né addurre fatti nuovi, né proporre eccezioni, contestazioni e mezzi di prova nuovi. Ora, dinanzi al Tribunale federale la convenuta rimprovera in primo luogo ai giudici ticinesi la violazione dell'art. 271 cpv. 1 CO, in virtù del quale la disdetta può essere annullata se contraria alle regole della buona fede. La Corte cantonale avrebbe violato questo disposto omettendo di sanzionare il comportamento dell'attrice, la quale a sostegno della disdetta rapporto di locazione ha addotto un motivo - il bisogno urgente del figlio - che in corso di istruttoria si è rivelato inveritiero. Nell'allegato di risposta l'attrice rileva come la convenuta non abbia mai precedentemente contestato la disdetta per le ragioni addotte nell'allegato ricorsuale. Si tratta a suo modo di vedere di un argomento nuovo e pertanto inammissibile alla luce di quanto prescritto dall'art. 55 cpv. 1 lett. c OG. 3.2.1 Va detto, però, che la giurisprudenza ammette la presentazione di un argomento giuridico nuovo dinanzi al Tribunale federale, a patto che poggi sui fatti accertati nel giudizio impugnato (DTF 130 III 28 consid. 4.4 con rinvii; Bernard Corboz, op. cit., pag. 46). Tale condizione non è realizzata nella fattispecie. La pronunzia cantonale non menziona la necessità del figlio dell'attrice di disporre dell'appartamento né nel quadro dell'esame della validità della disdetta né in quello del riesame del giudizio sulla durata della protrazione della locazione. Questo perché, come rilevato dall'attrice, nell'atto d'appello la convenuta non ha evocato tale questione. In effetti, dinanzi al Tribunale d'appello essa aveva incentrato la sua contestazione sull'art. 271a cpv. 1 lett. b CO, asserendo che l'attrice le aveva notificato la disdetta per ripicca, dopo aver tentato di imporle una modifica unilaterale del contratto a suo sfavore. 3.2.2 Per completezza si può comunque osservare che in prima istanza l'attrice aveva effettivamente asseverato il bisogno urgente del figlio, anche e soprattutto per spiegare la sua opposizione a una qualsiasi protrazione. La giudice aveva tuttavia negato a questo argomento un'importanza decisiva, avendo l'istruttoria reso verosimile un certo bisogno del figlio, vista l'intenzione di vendere della proprietaria dell'appartamento da lui occupato, ma non l'urgenza. 3.2.3 Sia come sia, la censura deve in ogni caso venir dichiarata inammissibile anche perché, nonostante il richiamo all'art. 271 cpv. 1 CO, l'argomentazione ricorsuale non verte sui criteri di applicazione di questa norma bensì unicamente sul motivo addotto dall'attrice a sostegno della disdetta, ovvero su di una questione di fatto (DTF 130 III 699 consid. 4.1 pag. 702) priva di riscontro nel giudizio impugnato, che, come già detto, non contiene alcun accertamento in merito al carattere pretestuoso del motivo di disdetta addotto dall'attrice. Giovi allora rammentare che nella giurisdizione di riforma il Tribunale federale fonda il suo giudizio sui fatti così come sono stati accertati dall'ultima autorità cantonale, a meno che non siano state violate disposizioni federali in materia di prove (quale ad esempio l'art. 8 CC), debbano venire rettificati accertamenti di fatto derivanti da una svista manifesta (art. 63 cpv. 2 OG) o si renda necessario un complemento degli stessi a norma dell'art. 64 OG (DTF 130 III 102 consid. 2.2 pag. 106, 136 consid. 1.4 pag. 140 con rinvii). Tutte queste critiche e gli atti cui si riferiscono devono essere debitamente specificati (art. 55 cpv. 1 lett. b e d OG). Fatte salve queste eccezioni, censure contro l'accertamento dei fatti e l'apprezzamento delle prove eseguiti dall'autorità cantonale sono improponibili, così come non si può far riferimento a circostanze non accertate nel giudizio impugnato, trattandosi di fatti nuovi (art. 55 cpv. 1 lett. c OG; DTF citati; 129 III 618 consid. 3).