Citation: 5A_37/2016 E. 5.3.3

5.3.3. Le ragioni sono le seguenti. 5.3.3.1. Sia preliminarmente rammentato che i beni del defunto passano agli eredi con la morte di lui (momento dell'apertura della successione, art. 537 cpv. 1 CC). Può raccogliere la successione, rispettivamente acquistare il diritto alla cosa legata, colui che è vivo e capace di succedere all'apertura della successione (art. 542 cpv. 1 rispettivamente 543 cpv. 1 CC). 5.3.3.2. Ne discende che N.________ ha acquisito il diritto all'immobile legato con il decesso della madre K.________; e O.________, a sua volta, è subentrata al marito al decesso di lui (e, in parte, a seguito della rinuncia a suo favore del figlio). Nella misura in cui la ricorrente sembra sottendere, nel proprio ragionamento, che l'inconsapevolezza di O.________ circa l'esistenza del legato a suo favore possa averle precluso l'acquisizione dei diritti sul bene legato, l'obiezione ricorsuale è errata. 5.3.3.3. Accertando che O.________ non ha in alcun momento inteso rinunciare al legato in questione, il Tribunale di appello ha nel contempo accertato che lo stesso legato era - coscientemente o inconsapevolmente - rimasto parte integrante delle ragioni ereditarie e dei diritti successivamente ceduti a B.________. 5.3.3.4. Resta da chiedersi se l'asserita inconsapevolezza delle parti all'accordo 20 settembre 2006 circa l'esistenza del legato (o, meglio, circa la qualifica di legato da attribuire alle ultime volontà di K.________) possa aver precluso la cessione del medesimo da O.________ a B.________, come afferma la ricorrente. La risposta non può che essere negativa. Già si è visto (supra consid. 5.1) che la cessione di un legato non sottostà alle restrizioni della cessione di ragioni ereditarie e può avvenire prima dell'apertura della successione, sotto forma di cessione di un credito futuro eventuale. Ora, se può essere validamente ceduto persino un legato nemmeno ancora costituito, a ben maggior ragione deve poter essere trasferito un legato di cui il beneficiario non è (ancora) consapevole. Ciò è sicuramente il caso qualora siano adempiute - come nel presente procedimento - le condizioni per una cessione di pretese future rispettivamente sotto condizione: determinabilità del debitore della prestazione (qui la comunione ereditaria), del titulus (legato) e del contenuto ("la mia parte di casa di Y.________ [...]"). Corrobora questa conclusione la DTF 122 III 361 consid. 4c: in quel caso, la cessione venne negata poiché la cedente aveva utilizzato il verbo "possedere" al presente, escludendo in tal modo l'ipotesi di cessione di pretese future (in merito v. GIRSBERGER/HERMANN, in Basler Kommentar, Obligationenrecht, vol. I, 6a ed. 2015, n. 36 ad art. 164 CO). In altre parole, il Tribunale federale ha considerato che la formula utilizzata dalle parti in quel caso, assai simile a quella presentemente impiegata, si riferiva alle pretese esistenti. Qui, è accertato che le pretese cedute erano già sorte al momento del decesso di K.________ prima, e di N.________ poi, e sono dunque coperte dalla formula utilizzata. Anche il legato, pertanto, cade sotto la denominazione delle pretese cedute ("tutti i propri diritti e le proprie ragioni ereditarie sotto qualsiasi titolo [...]"). Quanto precede vale a maggior ragione se si considera che, in realtà, la possibilità che le ultime volontà di K.________ potessero costituire un legato era già stata discussa e lasciata in sospeso, con accordo di tutti gli eredi, per chiarimento in una fase successiva della divisione ereditaria, come si vedrà più avanti.