Citation: 1C_340/2024 E. 2.3.2

2.3.2. La Corte cantonale ha annullato la licenza edilizia del 9 luglio 2020, ritenendo ingiustificata la retrocessione degli atti all'autorità comunale, volta ad un complemento istruttorio. Secondo i giudici cantonali, l'istante in licenza avrebbe infatti dovuto comprovare, prima della concessione del permesso, la conformità del progetto con le norme sulla protezione della natura, nonché la sussistenza di esigenze oggettive a sostegno di interventi tanto importanti all'interno dell'area protetta. Pur sfuggendo la causa ad un esame di merito, la conclusione appare di principio condivisibile. Non sarebbe peraltro decisivo il fatto che la siepe/boschetto non ci sia più, e che il prospettato progetto edilizio non debba più prendere misure speciali per assicurarne la migliore protezione possibile, quanto piuttosto che l'elemento naturale protetto debba essere ripristinato (art. 18 cpv. 1ter LPN). Ciò che non può avvenire senza il necessario preliminare coordinamento con gli interventi progettati nell'ambito della procedura ordinaria di rilascio dell'autorizzazione a costruire (sul principio di coordinamento delle procedure, cfr. art. 25a LPT e sentenza 1C_346/2014 del 26 ottobre 2016 consid. 4.4; FAHRLÄNDER, op. cit., n. 32 ad art. 18 LPN). Il Municipio avrebbe quindi dovuto pretendere, oltre alla comprova del bisogno oggettivo di edificare il fondo nel modo prospettato, il preventivo completamento della domanda di costruzione con uno studio che accertasse la sostanza originaria dell'elemento naturale protetto e le modalità di ripristino, considerato che l'esito del ripristino si esamina dal bilancio ecologico della nuova situazione, ovvero dal suo ruolo nell'equilibrio naturale e dalle condizioni favorevoli che presenta per la biocenosi (art. 18 cpv. 1bis LPN).