Citation: 4A_451/2024 E. 4.2

4.2. La II Camera civile ha stabilito che, anche a volerla considerare tempestiva, l'istanza di restituzione del termine era da respingere, perché la procedura seguita dall'URC era corretta e conforme alla legge (diffida della società a sanare le lacune entro 30 giorni con le necessarie avvertenze in caso di scadenza infruttuosa del termine, prima tramite raccomandata e poi per via edittale) ed era stata avviata prima che l'azionista della società si rivolgesse a quell'autorità. In assenza di reazioni entro il termine impartito, ampiamente scaduto, la successiva segnalazione dell'URC al giudice era giustificata e imposta dalla legge; inoltre, da quel momento quell'autorità non era più competente. Il Pretore, dopo aver assegnato alla società un termine per esprimersi, prima con invio raccomandato e poi tramite pubblicazione sul FUCT, vista l'inazione della società, l'ha sciolta il 17 aprile 2024 e ha notificato la sentenza mediante pubblicazione sul FUCT dell'indomani. Il 13 maggio 2024 il termine di dieci giorni per l'appello era perciò decorso infruttuosamente. Quanto alle e-mail del 22 e del 27 marzo 2024 dell'URC, esse erano successive all'avvertenza trasmessa alla società e non contenevano informazioni errate, né rassicurazioni vincolanti: la sua funzionaria aveva riferito all'azionista che la società non era ancora in fase di liquidazione e che un nuovo amministratore poteva ancora essere iscritto, indicando i necessari passi a tal fine, senza suggerire che non vi fossero problemi, né che una sanatoria non fosse urgente e potesse essere rimandata. Il 27 marzo 2024, inoltre, l'URC aveva espressamente invitato l'azionista a contattare la Pretura. L'azionista era così stato posto nelle condizioni per esigere di essere coinvolto nella procedura giudiziaria e formulare in tempo utile le sue osservazioni o, in caso di dubbio sul senso della e-mail dell'URC, di sollecitare un chiarimento o di chiedere aiuto a un professionista. Essendo rimasto inattivo dopo il 27 marzo 2024 per più di un mese, in cui non aveva contattato il giudice, l'azionista aveva omesso quel minimo di diligenza imposta dalle circostanze. Il principio dell'affidamento e la riapertura della procedura con assegnazione di un nuovo termine per sanare la situazione erano pertanto esclusi, onde il rigetto dell'istanza e l'inammissibilità dell'appello.