Citation: 1P.595/2002 15.04.2003 E. 3

3.1 Il ricorrente fa valere una violazione del diritto di essere sentito (art. 29 cpv. 2 Cost.) e la ravvisa nel fatto che la decisione impugnata, non pronunciandosi su tutti gli argomenti, sarebbe insufficientemente circostanziata; la censura è, come si è visto, inammissibile, il suo esame non potendo essere disgiunto dal merito della vertenza. Del resto, in realtà, il ricorrente critica la conclusione della CRP di non ritenere in concreto realizzati gli elementi soggettivi costitutivi dei prospettati reati. Egli fa valere che, nella denuncia presentata nel 1998 contro di lui, una società con sede a Lugano, senza alcun legame con i denuncianti, sarebbe stata coinvolta fraudolentemente nel procedimento, al fine di creare la parvenza di un collegamento con la Svizzera, altrimenti inesistente; adduce poi alcuni fatti che dimostrerebbero la mendacità della denuncia e la falsità di determinate asserzioni contenutevi. 3.2 La Corte cantonale, secondo cui l'istanza non rispettava i presupposti dell'art. 186 CPP/TI e della relativa giurisprudenza, ha ritenuto di non potersi esprimere sulle imputazioni contenute nell'atto di accusa, riservata la riapertura del procedimento penale qualora si scoprissero nuove prove (art. 187 CPP/TI). Secondo la CRP spetterà alla Corte di merito, cui il ricorrente è stato deferito, valutare le prove raccolte secondo l'art. 259 CPP/TI, in particolare le deposizioni litigiose: e ciò sia riguardo all'esistenza di una sede in Svizzera della società presso la quale il ricorrente avrebbe effettuato operazioni finanziarie, sia riguardo all'asserita modificazione "strategica" delle affermazioni dei denuncianti nei propri verbali d'interrogatorio. La CRP ha ritenuto nondimeno che non emergevano comunque seri indizi di colpevolezza. 3.3 Certo, il ricorrente, cui manca, per i reati invocati, la qualità di vittima secondo l'art. 2 cpv. 1 LAV, norma da lui non richiamata, lamenta dal profilo formale la violazione di garanzie procedurali. Tuttavia, con le citate censure, e segnatamente insistendo sulla pretesa necessità di poter usufruire, quale accusato, dei diritti garantiti alla difesa, e sull'arbitrarietà delle motivazioni esposte nel giudizio impugnato, egli critica sostanzialmente la valutazione delle prove da parte delle Autorità cantonali e rimette in discussione il merito della causa. Come visto, il ricorrente difetta però di un interesse giuridicamente protetto al riguardo, sicché il suo gravame non può essere esaminato sotto l'aspetto degli invocati diritti costituzionali (v. causa 1P.636/1998, citata). La questione della contestata competenza delle Autorità svizzere a perseguire il ricorrente esula dalla presente procedura; per di più tale quesito, che concerne la criticata applicazione del diritto federale, non può essere proposto con un ricorso di diritto pubblico (cfr. sulla legittimazione del denunciante a presentare un ricorso per cassazione, DTF 128 IV 232 consid. 3.2, 37 consid. 3). 3.4 Il ricorso, incentrato in larga misura sull'asserita limitazione dei diritti di difesa del ricorrente (tra i quali rientrerebbe a suo dire il diritto al "contrattacco") a causa dell'emanazione dell'atto d'accusa nei suoi confronti, sarebbe inammissibile anche dal profilo dell'art. 87 OG. I pregiudizi da lui addotti (asserita limitazione dei diritti di difesa) non sono infatti irreparabili ai sensi dell'art. 87 cpv. 2 OG, ossia di natura giuridica tale che nemmeno una decisione finale a lui favorevole eliminerebbe interamente (DTF 126 I 207 consid. 2); né la CRP gli ha negato la qualità di parte nel procedimento penale (DTF 128 I 215). Secondo la costante giurisprudenza, un prolungamento della durata della causa o un aumento dei suoi costi comporta soltanto pregiudizi di fatto e non giuridici (DTF 127 I 92 consid. 1c, 126 I 97 consid. 1b, 122 I 39 consid. 1a/bb, 117 Ia 247 consid. 3, 251 consid. 1b): la stessa conclusione vale per gli inconvenienti legati allo svolgimento del processo penale. Né le considerazioni della CRP anticipano, come parrebbe ritenere il ricorrente, l'esame della colpevolezza, che rimane di competenza del giudice del merito, dinanzi al quale egli potrà avvalersi compiutamente dei suoi diritti (DTF 115 Ia 311 consid. 2c, 114 Ia 179 pag. 181 in basso, 98 Ia 326 consid. 3; cfr. anche DTF 123 IV 252 consid. 1; causa 1P.563/2000, sentenza del 4 ottobre 2000, consid. 2). L'asserita lesione dei diritti costituzionali del ricorrente, in particolare dei diritti della difesa (art. 32 Cost.), delle garanzie di un equo processo, segnatamente della parità delle armi (art. 6 CEDU) e del principio della parità di trattamento (art. 8 Cost.), potranno essere esaminati, se del caso, nell'ambito di un ricorso di diritto pubblico contro un'eventuale decisione cantonale di ultima istanza di condanna (art. 87 cpv. 3 OG).