Citation: 5A_193/2023 E. 2.3

2.3. Il ricorrente considera, in sostanza, che la moglie avrebbe trattenuto il figlio in Svizzera in modo illecito. A suo dire, il minore avrebbe la sua dimora abituale in Ungheria e, dal 30 agosto 2022, risiederebbe solo provvisoriamente nel Cantone Ticino. Egli rimprovera al Tribunale d'appello un accertamento dei fatti arbitrario (art. 9 Cost.) e in violazione degli art. 29 cpv. 2 Cost. (diritto di essere sentito), 152 CPC (diritto alla prova) e 23 CC (nozione di domicilio). Considera che, se avessero tenuto conto delle sue allegazioni contenute nell'istanza di ritorno e nella successiva istanza 31 gennaio 2023 e di tutti i mezzi di prova debitamente offerti per dimostrarle (ossia dei documenti da 1 a 43 e del richiamo, chiesto il 16 febbraio 2023, dell'incarto relativo alla causa di protezione dell'unione coniugale pendente presso la Pretura del Distretto di Lugano, incarto che conterrebbe la traduzione certificata di tutti i documenti redatti in lingua straniera prodotti anche dinanzi alla Camera di protezione), i Giudici cantonali sarebbero dovuti giungere alla conclusione che la dimora abituale del figlio è in Ungheria, e non in Svizzera. A suo dire, tali mezzi di prova dimostrerebbero infatti con pertinenza l'esistenza di numerosi "indicatori" del fatto che la famiglia non voleva stabilirsi e integrarsi durevolmente in Svizzera: i certificati di domicilio di tutte le parti sarebbero ungheresi, il padre lavorerebbe nel turismo e sarebbe costretto a viaggiare molto, tutti gli effetti personali della famiglia si troverebbero nella casa coniugale ungherese, le targhe delle automobili della famiglia sarebbero ungheresi, il contratto per l'appartamento nel resort in Svizzera sarebbe stato concluso soltanto dal 31 agosto 2021 al 30 giugno 2022 e dal 30 agosto 2022 al 31 dicembre 2022, la famiglia non avrebbe avuto alcuna abitazione nel Cantone Ticino dal 30 giugno al 30 agosto 2022, il figlio non parlerebbe italiano, ma ungherese a casa e inglese nella boarding school di Y.________, e sarebbe iscritto alla scuola americana di Z.________ dal gennaio 2023 (figurando peraltro sulla lista d'attesa di tale scuola già dall'agosto 2022). Secondo il ricorrente, essendo appunto la dimora abituale del minore in Ungheria, il fatto di trattenerlo in Svizzera contro la volontà del padre e senza autorizzazione giudiziaria sarebbe illecito e la decisione di non ordinare il ritorno del figlio in Ungheria violerebbe gli art. 3 CArap e 7 cpv. 2 della Convenzione dell'Aia sulla protezione dei minori, in relazione con l'art. 301a CC e il diritto ungherese. Con riferimento a quest'ultimo, il ricorrente produce dinanzi al Tribunale federale un certificato 17 febbraio 2023 dell'autorità ungherese, il quale confermerebbe che, in virtù del diritto ungherese, un figlio soggiace all'affidamento e all'autorità parentale congiunta dei suoi genitori.