Citation: 5A_883/2021 E. 2.2

2.2. I genitori ed i figli si devono vicendevolmente l'assistenza, i riguardi ed il rispetto che il bene della comunione richiede (art. 272 CC). Le relazioni personali sono un'espressione di questo dovere, e la loro interruzione ne costituisce una violazione (sentenza 5C.231/2005 del 27 gennaio 2006 consid. 2, in FamPra.ch 2006 pag. 488). L'assenza di ogni e qualsiasi rapporto personale, attribuita al solo comportamento del figlio, può dunque giustificare un rifiuto del contributo alimentare. La giurisprudenza esige tuttavia che l'attitudine del figlio sia ascritta a sua colpa (DTF 120 II 177 consid. 3c), ciò che va apprezzato dal punto di vista soggettivo del figlio; quest'ultimo deve aver provocato l'interruzione delle relazioni personali con il suo rifiuto ingiustificato di intrattenerle, con la sua attitudine particolarmente litigiosa oppure con la sua ostilità profonda. In altre parole, al figlio deve poter essere rimproverata la responsabilità dell'assenza di rapporti con il genitore chiamato a versare i contributi alimentari (sentenze 5A_340/2021 cit. eod. loc.; 5A_664/2015 cit. eod. loc.; 5A_182/2014 cit. consid. 3.2; 5A_503/2012 cit. consid. 3.3.2; 5A_560/2011 del 25 novembre 2011 consid. 4.1.1, in FamPra.ch 2012 pag. 496; 5A_563/2008 del 4 dicembre 2008 consid. 5.1, in FamPra.ch 2009 pag. 520). Se tali condizioni sono adempiute, la conferma di un obbligo di mantenimento oltre la maggiore età equivarrebbe a sminuire il ruolo del genitore a quello di mero sostegno finanziario, ciò che certamente non corrisponde alla volontà del legislatore ("Zahlstelle", "parent payeur"; sentenze 5A_182/2014 cit. eod. loc.; 5A_560/2011 cit. eod. loc.; 5A_563/2008 cit. eod. loc.). Questa giurisprudenza impone un riserbo particolare quando deve essere giudicato il comportamento - oggettivamente riprovevole - di un figlio nei confronti di uno od entrambi i genitori divorziati: va allora tenuto conto delle emozioni che il divorzio dei genitori suscita nel figlio, e delle tensioni che ne scaturiscono, senza che gliene si possa muovere rimprovero. La ragione di questo riserbo viene tuttavia meno man mano che il figlio cresce, potendosi esigere da lui che con l'età prenda distanza dagli avvenimenti passati; se egli persiste nel proprio atteggiamento di rifiuto anche dopo il raggiungimento della maggiore età, benché il genitore si sia comportato correttamente nei suoi confronti, allora tale atteggiamento gli può venire imputato a colpa (DTF 129 III 375 consid. 3.4; sentenze 5A_182/2014 cit. eod. loc.; 5A_503/2012 cit. consid. 3.3.1; 5A_560/2011 cit. eod. loc.). In altre parole: se da un lato quanto più un figlio è giovane, tanto più ha egli bisogno di aiuti per il suo mantenimento, d'altro lato quanto più egli è giovane, tanto meno sarà capace di prendere le dovute distanze da esperienze traumatizzanti vissute nel rapporto con i suoi genitori. Corrispondentemente vale che se da un canto con il crescere diminuisce la dipendenza del figlio dai contributi alimentari prestati dai genitori, dovrebbe d'altro canto pure aumentare la sua capacità di distanziarsi da avvenimenti passati. Con l'avanzare dell'età del figlio si giustifica pertanto di ridurre le esigenze poste all'eccezione del genitore che ritenga un suo obbligo di mantenimento ormai non più ragionevolmente esigibile (sentenza 5A_340/2021 cit. eod. loc.).