Citation: 2C_730/2016 E. 11.2

11.2. La critica è inconferente. Come emerge dal Messaggio concernente l'iniziativa popolare «Per i trasporti pubblici» e il controprogetto diretto (Decreto federale concernente il finanziamento e l'ampliamento dell'infrastruttura ferroviaria, FAIF) del 18 gennaio 2012 (FF 2012 1283 e segg.), l'art. 81a Cost., in vigore dal 1° gennaio 2016 (RU 2015 645), crea un mandato costituzionale per l'implementazione del sistema svizzero dei trasporti pubblici in tutte le sue forme (cpv. 1). Altrimenti detto questa disposizione affida alla Confederazione e ai Cantoni (la cui ripartizione di competenze non viene toccata) il mandato di promuovere l'obiettivo di garantire un'offerta sufficiente di trasporti pubblici. Si è in presenza di una norma costituzionale di natura programmatica, la quale non costituisce alcuna base per rivendicare diritti immediati su prestazioni di trasporto. In queste condizioni contrariamente a quanto addotto dalla ricorrente, non vi è alcun obbligo di realizzare prima l'offerta di trasporti pubblici (FF 2012 1384 seg.; FELIX UHLMANN, St. Galler Kommentar BV, 3a ed. 2014, nota 19 all'art. 81a Cost.; MARKUS KERN, in: Basler Kommentar BV, 2014, nota 2 all'art. 81a Cost.) Con riferimento al secondo capoverso, sempre dal citato Messaggio emerge che al fine di evitare che la mobilità sia troppo conveniente (e che la domanda cresca a dismisura causando, tra l'altro, costi d'investimento sempre maggiori) è stato posto l'accento sulla partecipazione degli utenti e dei beneficiari del sistema. Non si è invece voluto trasferire sugli stessi tutti i costi. Ne discende che contrariamente a quanto addotto dalla ricorrente, non incombe agli utenti coprire tutti i costi (FF 2012 1385; UHLMANN, op. cit., nota 21 in fine all'art. 81a Cost.). In questo senso si può quindi condividere l'argomentazione del Consiglio di Stato, il quale rileva che la tassa di collegamento deve contribuire a finanziare le spese di gestione dell'offerta di trasporto pubblico ai sensi dell'art. 23 cpv. 2 LTPub, cioè i costi di produzione del servizio di trasporto pubblico non coperti con le entrate derivanti dalla vendita dei titoli di trasporto (biglietti e abbonamenti) e dagli introiti accessori (pubblicità). Anche su questi aspetti il ricorso si rivela infondato e, come tale, va respinto.