Citation: 1C_506/2021 E. 2.2

2.2. Riguardo al caso particolarmente importante adduce una violazione di elementari principi procedurali, segnatamente una violazione del diritto d'essere sentito (art. 29 cpv. 2 Cost. e 80b cpv.1 AIMP); perché il MP non le avrebbe dato la possibilità di verificare la metodologia di estrapolazione dei dati informatici essa non avrebbe potuto esaminare la presenza di eventuale documentazione non pertinente per l'inchiesta estera. Al riguardo accenna all'art. 141 CPP, relativo all'utilizzabilità delle prove acquisite illegalmente, prove che pertanto potrebbero anche non essere considerate valide secondo il diritto svizzero. Rimprovera alla CRP di non essersi compiutamente espressa sulle criticità, o quantomeno sugli interrogativi mossi alla metodologia utilizzata dagli esperti informatici rilevati in un rapporto peritale di parte fatto allestire da essa. Si diffonde poi sulla pretesa violazione dei principi di proporzionalità e dell'utilità potenziale, asserendo che si sarebbe in presenza di un'inammissibile ricerca indiscriminata di prove. Quest'ultima critica chiaramente non regge, visto che riguardo all'utilità potenziale dei files litigiosi la CRP non si è scostata dalla prassi costante. Gli stessi si riferiscono al citato amministratore unico della ricorrente, indagato nel procedimento penale estero (vedi sentenza 1C_505/2021 nei suoi confronti decisa in data odierna). La stessa conclusione vale per la censurata trasmissione della documentazione cartacea inerente in particolare a un'altra società. Non spetta in effetti al giudice svizzero dell'assistenza esaminare compiutamente ogni singolo file contenente il nome della ricorrente e dell'imputato in relazione a una connessione "concreta" con il procedimento estero; la valutazione definitiva del materiale probatorio spetta infatti al giudice estero del merito che, contrariamente a quello svizzero dell'assistenza, dispone di tutte le prove raccolte in Italia e all'estero.