Citation: I 613/04 29.08.2005 E. A

C.________, cittadino italiano nato nel 1946, ha lavorato in Svizzera dal 1964 al 1980 e dal 1985 al 2002 solvendo regolari contributi alle assicurazioni sociali. In data 11 marzo 2002 egli ha disdetto, con effetto al 30 giugno 2002, il rapporto di lavoro che lo legava alla ditta B.________ per rimpatriare definitivamente in Italia. L'11 luglio 2002 ha quindi formulato una domanda volta all'assegnazione di una rendita dell'assicurazione svizzera per l'invalidità. Posta la diagnosi di "epatite cronica HCV correlata accertata con biopsia in gastroduodenite, diabete mellito, poliartrosi con impegno funzionale", il Centro medico legale dell'Istituto nazionale italiano della previdenza sociale (INPS) di A.________ ha attestato in data 16 ottobre 2002 un grado d'invalidità del 70%. Aderendo al parere del proprio servizio medico, dott. R.________ e dott. I.________, l'Ufficio AI per gli assicurati residenti all'estero (UAI), mediante decisione del 10 ottobre 2003, sostanzialmente confermata il 16 febbraio 2004 anche in seguito all'opposizione interposta dall'interessato, ha per contro respinto la domanda di prestazioni ed escluso l'esistenza di un'incapacità lavorativa di livello pensionabile, il richiedente, malgrado le patologie denunciate ed esposte dal Centro medico dell'INPS, essendo stato reputato in grado di continuare a svolgere la precedente attività in misura di almeno l'80%. Con effetto dal 1° gennaio 2001, C.________ ha ottenuto il riconoscimento di un assegno ordinario d'invalidità dello Stato italiano per un grado d'incapacità lavorativa che, quantomeno nel settembre 2003, ammontava al 67%.