Citation: 5A_219/2023 E. 4.2.1

4.2.1. Il Pretore si è fondato sulla perizia psichiatrica giudiziaria del dott. E.________, la quale ha in sintesi stabilito che, al momento della commissione del reato, D.________ era pienamente capace di intendere e volere ma soffriva di un disturbo della condotta (disturbo in età adolescenziale analogo al disturbo di personalità antisociale nell'adulto) e che la causa dell'atto violento e dello sviluppo della personalità del suo autore non risiedeva nei metodi educativi dei genitori, nel senso che non sembrava esservi stata negligenza nell'educazione, anche se la minimizzazione del comportamento del ragazzo da parte dei genitori l'aveva privato di una presa a carico indispensabile durante l'infanzia e l'adolescenza, finalizzata a ridurre la dimensione del disturbo della personalità e a prevenire lo sviluppo che ha portato al reato. Su questa base, come pure tenendo conto dell'esito di diverse audizioni testimoniali, la sentenza di prima istanza, in applicazione dell'art. 333 CC (che disciplina, nel diritto svizzero, la responsabilità del capo di famiglia), ha stabilito che quanto avvenuto il 5 settembre 2004 era funzionale al disturbo di personalità di cui soffriva il minore e "non a delle carenze educative o di vigilanza da parte dei suoi genitori". Ha soggiunto che "evidentemente" l'approccio educativo e di sorveglianza dei genitori non era privo di pecche ma che non si realizzava quella rimproverabilità invece necessaria per attivare la responsabilità del capo di famiglia e che la minimizzazione del comportamento del ragazzo non poteva essere rimproverata ai genitori, che avevano piuttosto legittimamente tentato la via dell'istruzione musicale. Certo, prima dei fatti, il suo comportamento esprimeva "delle inadeguatezze" (ad esempio lo spacciarsi quale doganiere o poliziotto, il commettere dei furtarelli all'ostello) e in passato il ragazzo aveva già manifestato verbalmente dei moti aggressivi verso il mondo che lo circondava a X.________ ma "da lì a sospettare il disturbo della personalità che l'ha condotto a commettere quel gravissimo attacco [...], ne passa assai". Il Pretore ha quindi concluso che i genitori erano riusciti nella loro prova liberatoria richiesta sia dall'art. 333 CC, sia dall'art. 2048 CCit la cui logica era la stessa.