Citation: 6B_1248/2022 E. 6.3

6.3. Il ricorrente contesta l'esistenza di un danno richiamando il saldo attivo di fr. 299'164.89 del conto di D.________ SA alla data del 31 marzo 2020. Premesso che l'ammontare del credito concesso a D.________ SA (fr. 360'000.--) è significativamente superiore a tale importo, l'argomentazione ricorsuale non considera l'insieme degli elementi presi in considerazione dalla Corte cantonale, in base ai quali essa ha in concreto ritenuto che la pretesa di rimborso non era economicamente sicura. Accennando unicamente al suddetto saldo, il ricorrente non tiene in particolare conto del fatto che l'attività della società nel 2019 era, come visto, limitata al traffico dei pagamenti per conto di terzi ("Paymaster") e che in quell'anno il guadagno derivante dalle commissioni raggiungeva al massimo fr. 22'087.76. La CARP ha pure considerato che, per ammissione del ricorrente medesimo, la società versava in difficoltà finanziarie, le quali sarebbero state aggravate dalla pandemia, e non aveva serie prospettive di guadagno future, stante "l'operatività (...) a dir poco fumosa". I giudici cantonali hanno inoltre rilevato che il ricorrente "gestiva il conto societario alla stregua di un proprio salvadanaio", avendo in particolare acquistato con la somma accreditata sul conto orologi di lusso (per fr. 38'300.-- e Euro 21'140.--), nonché un'automobile di marca Range Rover per il suo uso personale, oltre ad eseguire ulteriori prelievi, sempre per scopi personali, estranei alle esigenze di liquidità corrente della società (cfr. art. 6 cpv. 1 OFis-COVID-19). Ricordato che il ricorrente ha gonfiato fortemente e in modo ingiustificato la cifra d'affari di D.________ SA, fornendo un bilancio e un conto economico con dati inveritieri, non risulta in tali circostanze ch'egli avesse la volontà di rimborsare quanto ricevuto indebitamente. Laddove sostiene che i crediti COVID-19 sarebbero poi stati interamente rimborsati, il ricorrente disattende che la Corte cantonale ha accertato, in modo vincolante per il Tribunale federale (art. 105 cpv. 1 LTF), che il rimborso è stato soltanto parziale, in ragione di complessivi fr. 490'089.-- per le due società richiedenti (cfr. consid. 8.2). In ogni caso, poiché un danno temporaneo o provvisorio è sufficiente, un successivo risarcimento non esclude la truffa. Un rimborso del mutuo conforme alle pattuizioni contrattuali non può infatti eliminare la diminuzione del patrimonio occorsa, per la sua messa in pericolo, già al momento della conclusione del contratto (sentenza 6B_271/2022, citata, consid. 5.2.1). Alla luce della riscontrata, significativa, minore sicurezza della pretesa di rimborso rispetto a quanto previsto dal mutuante, la Corte cantonale ha riconosciuto a ragione l'elemento costitutivo del danno. Nella misura in cui è ammissibile, la censura è quindi infondata.