Citation: 4A_145/2021 E. 3

Il ricorrente rimprovera alla Corte cantonale di non aver eseguito o di aver operato un accertamento manifestamente inesatto dei fatti, che avrebbe comportato un'errata applicazione del diritto. La Corte cantonale, egli argomenta, non avrebbe distinto la rappresentanza professionale offerta dal sindacato, assai limitata poiché ammissibile solo in materia di diritto del lavoro, da quella esercitata dagli avvocati. A suo avviso ciò giustificava in sostanza un rigore diverso nel vagliare il comportamento del rappresentante del sindacato durante il processo civile. Un sindacato, soggiunge, pur conoscendo la specifica materia del diritto del lavoro, "non per forza è altrettanto esperto nella procedura giudiziaria". Lamentando una mancata distinzione tra la rappresentanza professionale garantita dal sindacato e quella offerta dall'avvocato e asserendo che un sindacato non sarebbe esperto nella procedura giudiziaria e non andrebbe posto sullo stesso piano di un avvocato, il ricorrente presenta una critica di natura appellatoria che è inammissibile. Certo, la rappresentanza professionalmente qualificata riconosciuta a un sindacato (alle condizioni previste dal diritto cantonale) è limitata alle cause in procedura semplificata o sommaria davanti al giudice del lavoro (cfr. art. 68 cpv. 2 lett. d CPC in relazione con l'art. 12 LACPC). In quelle procedure, tuttavia, i poteri di rappresentanza d'un sindacato sono analoghi a quelli di un avvocato, e non soffrono di alcuna restrizione. La tesi ricorsuale per cui "nell'accertare la responsabilità nella corretta applicazione del CPC, non è possibile mettere un avvocato (che detiene una rappresentanza generale) sullo stesso piano di un sindacato", non concerne - contrariamente a quanto pare ritenere il ricorrente - l'accertamento dei fatti e si esaurisce in una considerazione di parte che non suffraga alcun arbitrio da parte dei giudici cantonali. In proposito, pertanto, il ricorso è votato all'insuccesso.