Citation: 5A_696/2015 E. 2.1

2.1. Il marito è presunto essere il padre del figlio nato durante il matrimonio (art. 255 cpv. 1 CC). Il marito può tuttavia contestare giudizialmente questa presunzione di paternità (art. 256 cpv. 1 n. 1 CC). Se il figlio è stato concepito in un momento in cui la comunione domestica era sospesa, la contestazione non dev'essere ulteriormente motivata (art. 256b cpv. 1 CC). Il marito può proporre la relativa azione entro un anno dacché ebbe notizia della nascita e dell'esclusa sua paternità, o del concubito di un terzo con la madre al tempo del concepimento, in ogni caso però entro cinque anni dalla nascita (art. 256c cpv. 1 CC). Scaduto il termine, la contestazione è ammessa se il ritardo è scusato da gravi motivi (art. 256c cpv. 3 CC). Incombe al marito provare quando e come egli sia venuto a conoscenza dell'esclusa sua paternità. Tale conoscenza deve essere sufficientemente certa: meri dubbi o timori non sono sufficienti, a meno che le circostanze concrete non debbano indurre il marito a raccogliere informazioni pertinenti al fine di ottenere certezza. In presenza di siffatte circostanze, la mancata assunzione di ulteriori chiarimenti deve apparire inescusabile, ciò che va stabilito in funzione delle circostanze del caso di specie. Nell'apprezzare tali circostanze, il giudice del merito dispone di un margine d'apprezzamento, l'esercizio del quale il Tribunale federale riesamina con ritegno: in tal caso, il diritto federale è violato soltanto se il giudice ha abusato del proprio potere d'apprezzamento, riferendosi a criteri sprovvisti di pertinenza oppure omettendo di tener conto di criteri essenziali (DTF 127 III 136 consid. 3a). Il Tribunale federale interviene poi in decisioni fondate sul potere d'apprezzamento del giudice qualora esse si rivelino manifestamente inique ed intollerabilmente ingiuste (DTF 138 III 49 consid. 4.4.5; 137 III 303 consid. 2.1.1; su quanto precede v. sentenza 5A_619/2014 del 5 gennaio 2015 consid. 4.1, in FamPra.ch 2015 pag. 470).