Citation: 4P.261/1999 22.05.2000 E. 3

3.- La ricorrente lamenta il fatto che la risposta in appello del resistente non le sia mai stata trasmessa dal Tribunale cantonale. Essa ravvede in questa omissione una violazione della parità di trattamento dal momento che, contrariamente alla controparte, non ha potuto prendere conoscenza delle argomentazioni sollevate da quest'ultima dinanzi ai giudici cantonali. a) La censura è pertinente se si considera che la sentenza impugnata si riferisce a questo scritto per 3½ pagine. La CEDU ha infatti stabilito nella sua decisione del 18 febbraio 1997 nel caso Nideröst-Huber c. Svizzera (pubblicata in VPB 1997, n. 108; vedi anche M. Villiger, Handbuch der Europäischen Menschenrechtskonvention (EMRK), Zurigo 1999, n. 481 e 489; Haefliger/Schürmann, Die Europäische Menschenrechtskonvention und die Schweiz, Berna 1999, N. 72 ad art. 6 CEDU; Frowein/Peukert, Europäische MenschenRechtsKonvention-EMRK Kommentar, N. 72 ad art. 6 CEDU) che il principio di uguaglianza delle armi - elemento della più ampia nozione di equo processo - esige che a ciascuna parte sia data l'opportunità di addurre le proprie ragioni e difese in condizioni che non la pongano in sostanziale svantaggio rispetto alla parte avversa. La nozione di equo processo implica anche il diritto delle parti di prendere conoscenza di tutti gli atti presentati al giudice e di discuterli. b) La violazione dell'art. 6 CEDU non deve tuttavia, secondo la giurisprudenza, necessariamente trovare riscontro nel dispositivo (cfr. DTF 124 I 327 consid. 4d pag. 334). Nel caso di specie non si giustifica l'annullamento della sentenza impugnata ritenuto che - nonostante il menzionato riferimento - questa non risulta influenzata dalla risposta di parte avversa. Si osserva che la ricorrente non ha comunque allegato né tantomeno provato in che misura la mancata notifica della risposta le avrebbe veramente impedito di formulare in maniera corretta e completa le sue tesi. Va inoltre ricordato che il secondo decreto presidenziale, del 11 settembre 1998, era sufficientemente chiaro a questo proposito, laddove indicava che, dopo l'inoltro della risposta, non vi sarebbe stato né un ulteriore scambio di allegati, né una successiva udienza orale. La ricorrente era dunque al corrente del fatto che non avrebbe più potuto prendere posizione sulle argomentazioni di controparte, perlomeno sino all'emanazione della sentenza cantonale. Ciononostante, anche in questo caso, essa non ha ritenuto utile ricorrere contro questo decreto presidenziale giusta l'art. 237 CPC/GR.