Citation: 6B_103/2015 E. 2.4

2.4. Non risulta che l'insorgente abbia potuto partecipare a tali accertamenti o esprimersi sui risultati delle indagini eseguite direttamente dalla CARP, che rivestono una portata determinante per il giudizio impugnato. Certo, alcuni siti internet erano citati anche nella sentenza di primo grado, di modo che il ricorrente avrebbe potuto contestare la loro rilevanza in sede di appello. Ciò non basta tuttavia a consentire di ritenere rispettato il suo diritto di essere sentito, giacché la Corte cantonale ha autonomamente eseguito accertamenti supplementari e più approfonditi, scostandosi dall'argomentazione dei primi giudici, siccome troppo generica. La CARP ha poi essenzialmente fondato la propria sentenza su questi nuovi accertamenti e valutazioni, sicché si imponeva di concedere in modo esplicito al ricorrente la possibilità di esprimersi al riguardo. Né può essere condiviso il richiamo, formulato dal Procuratore generale nella risposta al ricorso, all'art. 139 cpv. 2 CPP. Secondo questa disposizione, i fatti irrilevanti, manifesti, noti all'autorità penale oppure già comprovati sotto il profilo giuridico non sono oggetto di prova. In concreto, gli accertamenti eseguiti dalla CARP sono però rilevanti per l'esito del giudizio e d'altra parte non si tratta di fatti notori solo perché deducibili da internet. Del resto, già la scelta dei siti consultati può di per sé essere messa in discussione dal ricorrente. Alla luce di quanto esposto, la censura di violazione del diritto di essere sentito è quindi fondata e comporta l'annullamento della sentenza impugnata, a prescindere dalla fondatezza del gravame nel merito (cfr. DTF 137 I 195 consid. 2.2 e rinvio). Le ulteriori censure sollevate nel gravame non devono quindi essere esaminate in questa sede, ritenuto altresì che nel seguito della procedura il ricorrente potrà se del caso ancora esprimersi e proporre eventuali prove sugli aspetti contestati.