Citation: 4A_621/2017 E. 5

La sentenza impugnata ha dichiarato irricevibili in applicazione degli art. 310 e 311 cpv. 1 CPC le argomentazioni della ricorrente secondo cui tutte le operazioni sarebbero state ordinate dai titolari del conto e, per di più, C.C.________ era al corrente dei risultati di tali operazioni. La Corte cantonale le ha definite "apodittiche" e ha rimproverato alla convenuta di non essersi confrontata con la motivazione del Pretore per la quale il "fulcro" della contestazione non è la natura degli investimenti bensì l'attribuzione sistematica dei guadagni a conti propri e delle perdite al conto E.________. La ricorrente ritiene questa parte del giudizio arbitraria; afferma d'un canto di avere "approfonditamente precisato le ragioni per le quali il Giudice di prime cure non poteva ritenere che la banca fosse conscia dell'agire truffaldino di G.________ (appello, consid. 9.1.-/9.8.-, pag. 19/30) "; dall'altro di avere affrontato "In oltre 10 pagine di motivazione (...) i temi principali per i quali il giudizio pretorile non potesse trovare conferma, tra i quali il fatto che gli ordini erano stati sottoscritti dai titolari del conto". Ma non sono affatto questi i temi della controversia considerati determinanti dal Pretore con i quali, secondo la sentenza, la convenuta non si è confrontata. Il rimprovero dell'autorità cantonale riguarda l'allocazione a posteriori dei risultati delle operazioni effettuate da G.________. La censura di arbitrio - meglio: di violazione dell'art. 311 cpv. 1 CPC - è pertanto infondata. Ne segue l'inammissibilità di tutte le argomentazioni con le quali la ricorrente asserisce, peraltro sempre in modo appellatorio, che erano i titolari del conto a dare gli ordini al gestore, ch'essi erano al corrente dei risultati, anche delle perdite, e non li avevano contestati tempestivamente. La Corte d'appello non ha esaminato questi aspetti. Le allegazioni della ricorrente prescindono del resto dai fatti determinanti accertati nella sentenza impugnata, secondo i quali, come detto (consid. 4), i titolari del conto non erano a conoscenza delle allocazioni fraudolente effettuate dal gestore e la banca, che lo sapeva, non si era premurata d'informarli.