Citation: 7B_627/2024 E. 2.4.3

2.4.3. Nell'istanza di dissigillamento, a cui si riferisce il GPC nella decisione impugnata, il Ministero pubblico ha esposto che il ricorrente aveva ammesso di aver avuto ripetuti rapporti sessuali consenzienti e svolto pratiche di natura sessuale consenzienti durante sedute di terapia con le pazienti di cui gli erano stati contestati puntuali scambi di messaggi dal tenore oltremodo esplicito. L'interessato aveva tuttavia ammesso tali circostanze solo rispondendo a puntuali contestazioni. Sollecitato a più riprese a riferire spontaneamente in merito ad ulteriori pazienti con cui poteva avere avuto rapporti sessuali ed analoghi durante le sedute di terapia, il ricorrente aveva invece a tratti dichiarato di non ricordare ed altre volte di non aver fatto sesso con altre pazienti. Ciò non era tuttavia minimamente credibile, visto il carattere - che col progredire dell'inchiesta appariva sempre più sistematico - dell'agire del ricorrente, tendente a cercare un approccio di tipo sessuale con praticamente ogni paziente donna che trattava. Non essendo possibile - viste le reticenze del ricorrente - circoscrivere i casi di fatturazione indebita e necessitando di dati oggettivi, ordinati ed affidabili, era risultato d'obbligo inoltrare l'ordine di perquisizione del 5 marzo 2024 a B.________, che gestiva la contabilità dello Studio A.________. Il ricorrente non contesta minimamente questo ragionamento, ripreso nella decisione impugnata. In ogni caso, non spiega perché il sequestro della documentazione in questione, suddivisa per paziente, non sarebbe utile per determinare le possibili fatturazioni indebite per il periodo tra il 2020 e il 2023. Si limita ad addurre che l'ordine di sequestro costituirebbe un'inammissibile ricerca indiscriminata di prove ("fishing expedition"), non fornendo nemmeno spiegazioni sulla natura dei dati da selezionare, limitandosi a considerazioni generali. Una tale argomentazione appare quindi inammissibile (cfr. art. 42 cpv. 2 LTF). Per quanto riguarda il periodo (2020 a 2023) coperto dai documenti sequestrati, la misura appare proporzionata, tenuto conto di quanto precede e delle dichiarazioni del ricorrente sull'entità del suo comportamento (cfr. consid. 2.3.3 supra). Egli sostiene che il GPC non avrebbe, nella decisione impugnata, spiegato il motivo per cui era necessario acquisire i documenti di tutta la clientela durante questo periodo. La sua argomentazione appare infondata, vista la motivazione del Ministero pubblico a questo riguardo, ripresa nella decisione impugnata, secondo la quale una tale misura rendeva possibile incrociare i dati con i riscontri istruttori raccolti, in particolare con gli scambi di messaggi - in parte ancora da analizzare siccome molto numerosi - tra il ricorrente e i pazienti e le loro dichiarazioni, che in parte dovevano ancora essere raccolte visto l'elevato numero degli stessi. Il diritto d'essere sentito dell'insorgente e di ricevere una decisione motivata è stato dunque rispettato (art. 29 cpv. 2 Cost.; DTF 149 V 156 consid. 6.1; 147 IV 409 consid. 5.3.4; 145 IV 99 consid. 3.1). Nella decisione impugnata, il GPC ha disposto una limitazione d'accesso ai dati, nel senso che il dissigillamento dei documenti inerente al periodo che va dal 2020 al 2023 non potrà che avvenire per le fatture concernenti le prestazioni professionali dispensate dal solo ricorrente. Nel caso in cui - come sostenuto da quest'ultimo - risultasse impossibile per B.________ distinguere, sulla base della fatturazione, chi, tra il ricorrente e gli altri dipendenti dello Studio A.________, avesse concretamente dispensato la prestazione di cura, allora significa che tutte le fatture dovranno essere messe a disposizione del Ministero pubblico. La Procura, anch'essa soggetta al segreto d'ufficio, esaminerà solo i documenti sequestrati che sono rilevanti per l'indagine ed escluderà quelli che non lo sono, in base all'insieme delle risultanze istruttorie.