Citation: 1A.57/2004 15.10.2004 E. 3

3.1 I ricorrenti sostengono che il reato di falsità in documenti, ritenuto dalla CRP, non potrebbe essere ammesso perché non menzionato nella domanda di assistenza e perché questa fattispecie sarebbe realizzata solo in Svizzera, ma non nello Stato richiedente. 3.2 Il Tribunale federale è vincolato dall'accertamento dei fatti, visto ch'essi non risultano - né i ricorrenti lo dimostrano - manifestamente inesatti o incompleti, né sono stati accertati violando norme essenziali di procedura (art. 105 cpv. 2 OG). La Corte cantonale ha rilevato che gli accusati, mediante attività truffaldine, avrebbero ottenuto finanziamenti da un istituto bancario allo scopo di conseguire vantaggi pecuniari in favore di società riconducibili al ricorrente, sottoponendo ai funzionari bancari, tra l'altro, documenti falsi. I giudici cantonali hanno quindi ritenuto che tali fatti sarebbero punibili in Svizzera per titolo di truffa (art. 146 CP) e falsità in documenti (art. 251 CP). Il fatto che secondo il Codice penale della Repubblica Ceca il reato di falsità in documenti sia punito soltanto di fronte a falsificazioni di atti pubblici, non è, infatti, secondo i giudici cantonali, decisivo. La tesi dev'essere condivisa. In effetti, i ricorrenti disconoscono che nell'ambito dell'esame della doppia punibilità, il Tribunale federale non deve procedere a un esame dei reati e delle norme penali menzionati nella domanda di assistenza e verificare la loro corrispondenza con le norme del diritto svizzero. Esso deve vagliare piuttosto, limitandosi a un esame "prima facie", se i fatti addotti nella domanda estera - effettuata la dovuta trasposizione (cfr. DTF 118 Ib 543 consid. 3b/aa pag. 546) - sarebbero punibili anche secondo il diritto svizzero, ricordato che la punibilità secondo il diritto elvetico va determinata senza tener conto delle particolari forme di colpa e condizioni di punibilità da questo previste. L'atto perseguito all'estero deve quindi denotare "gli elementi obiettivi di una fattispecie punibile secondo il diritto svizzero" (art. 64 AIMP; DTF 124 II 184 consid. 4b/cc e rinvii). Insistendo sull'asserita mancanza di punibilità secondo il diritto dello Stato richiedente, i ricorrenti disattendono che, aderendo alla Convenzione, la Svizzera ha fatto uso delle facoltà previste dagli art. 5 n. 1 lett. a e 23 n. 1 CEAG e ha sottoposto all'esigenza della doppia incriminazione l'esecuzione di commissioni rogatorie che, come quella in esame, implicano coercizione. L'AIMP, entrata in vigore posteriormente alla Convenzione, ha attenuato questa esigenza, imponendo al giudice dell'assistenza di verificare, di regola, solo se l'atto perseguito all'estero denoti gli elementi obiettivi di una fattispecie punibile secondo il diritto svizzero, ciò che si verifica in concreto (art. 64 cpv. 1 AIMP; DTF 112 Ib 576 consid. 11 pag. 591 seg.; Zimmermann, op. cit., n. 348, 352 e segg., 376). L'assunto ricorsuale, secondo cui l'allestimento di documenti falsi non sarebbe perseguibile nello stato richiedente, la rogatoria concernendo soltanto il reato di truffa ("Kreditbetrug") secondo il § 250b cpv. 1 CP della Cechia e non di falsità in documenti, è pertanto ininfluente. Anche l'assunto, secondo cui il ricorrente non avrebbe redatto o sottoposto egli medesimo ai funzionari bancari documenti falsi, non è decisivo, ritenuto che nella domanda estera si indica espressamente l'utilizzazione di atti falsificati, agire imputabile se del caso anche agli altri indagati. 3.3 I ricorrenti rilevano che nella rogatoria tali fatti sarebbero perseguibili conformemente al § 250b cpv. 1 CP estero, che prevede un'ipotesi di truffa analoga a quella dell'art. 146 CP. Essi sostengono tuttavia che, in realtà, applicabile sarebbe il § 250b cpv. 2 CP estero, che disciplina un'ipotesi di truffa che non sarebbe punibile in Svizzera: ne deducono pertanto che non sarebbe adempiuto il requisito della doppia punibilità. La censura non dev'essere esaminata, l'assistenza dovendo essere concessa quando sia richiesta per la repressione di più reati e uno di essi sia punibile secondo il diritto svizzero, nella fattispecie, come si è visto, secondo l'art. 251 CP (DTF 124 II 184 consid. 4b/cc e rinvii). 3.4 Contrariamente all'accenno ricorsuale, la domanda estera adempie le esigenze formali degli art. 14 CEAG e 28 AIMP, in quanto tali disposizioni esigono ch'essa indichi il suo oggetto e il motivo, come pure la qualificazione giuridica dei reati e presenti un breve esposto dei fatti essenziali, al fine di permettere alla parte richiesta di esaminare se non sussista una fattispecie per la quale l'assistenza dovrebbe essere negata (DTF 118 Ib 111 consid. 5b pag. 121, 547 consid. 3a, 117 Ib 64 consid. 5c pag. 88). Queste norme non implicano per la parte richiedente l'obbligo, come implicitamente sostenuto dai ricorrenti, di provare la commissione del reato, ma solo quello di esporre in modo sufficiente le circostanze sulle quali fonda i propri sospetti, per permettere alla parte richiesta di distinguere la domanda da un'inammissibile ricerca indiscriminata di prove. 3.5 Il ricorrente, limitandosi ad addurre che l'esposto dei fatti non permetterebbe di dimostrare il suo coinvolgimento, disconosce sia che l'autorità richiedente non deve, come si è visto, provare la commissione del prospettato reato sia che il giudice svizzero dell'assistenza non deve esaminare il quesito della colpevolezza o procedere a una valutazione dei (contestati) mezzi di prova (DTF 122 II 367 consid. 2c, 118 Ib 111 consid. 5b pag. 122 in alto, 547 consid. 3a, 107 Ib 264 consid. 3a). Compete infatti al giudice straniero del merito, dinanzi al quale il ricorrente potrà avvalersi compiutamente dei suoi diritti di difesa, esaminare se l'accusa potrà esibire o no le prove dell'asserito reato (DTF 122 II 367 consid. 2c), atteso che non emergono elementi atti a far ritenere che la rogatoria sia addirittura abusiva (cfr. DTF 122 II 134 consid. 7b). In effetti non spetta all'autorità di esecuzione né al giudice svizzero dell'assistenza, nel quadro di una valutazione sommaria e "prima facie" dei mezzi di prova, eseguire o far eseguire indagini sulla credibilità di testimoni o di indagati per quanto concerne l'attendibilità di loro dichiarazioni o, in generale, di altri mezzi di prova (DTF 117 Ib 64 consid. 5c pag. 88, 112 Ib 347 consid. 4; cfr. anche DTF 122 II 373 consid. 1c pag. 376). Trattandosi di una questione relativa alla valutazione delle prove, spetterà alle autorità ceche risolverla (DTF 121 II 241 consid. 2b pag. 244, 118 Ib 547 consid. 3a in fine pag. 552).