Citation: 1P.658/2004 24.05.2005 E. 1.1

Il Tribunale federale esamina d'ufficio e con piena cognizione l'ammissibilità dei ricorsi che gli vengono sottoposti, senza essere vincolato, in tale ambito, dagli argomenti delle parti o dalle loro conclusioni (DTF 131 II 58 consid. 1, 130 II 65 consid. 1). 1.2 Il litigio verte sul permesso di costruire in zona edificabile fondato su disposizioni del diritto cantonale e comunale: il ricorso di diritto pubblico, volto contro una decisione dell'ultima istanza cantonale, è quindi per principio ammissibile (art. 34 cpv. 1 LPT e 86 cpv. 1 OG). 1.3 Secondo l'art. 88 OG il diritto di ricorrere spetta a colui che è colpito dalla decisione impugnata nei suoi interessi personali e giuridicamente protetti; il ricorso di diritto pubblico non persegue infatti la salvaguardia di semplici interessi di fatto o quelli pubblici di portata generale (DTF 126 I 43 consid. 1a, 121 I 267 consid. 2). Neppure il semplice richiamo al divieto dell'arbitrio (art. 9 Cost.) conferisce, di per sé, la legittimazione a presentare un tale ricorso (DTF 126 I 81, 129 I 217 consid. 1.3). Il vicino è legittimato a interporre ricorso di diritto pubblico contro il rilascio di una licenza edilizia quando invochi la violazione di disposizioni destinate a proteggere non soltanto l'interesse pubblico, ma anche quello dei vicini, come è segnatamente il caso per le norme concernenti le dimensioni, le distanze dai confini, l'indice di sfruttamento, l'altezza e il numero dei piani degli edifici (DTF 127 I 44 consid. 2c-d e rinvii, 117 Ia 18 consid 3b, 112 Ia 413 e rinvii). Egli deve inoltre rientrare nell'ambito di protezione di queste disposizioni ed essere toccato dai pretesi effetti illeciti della costruzione litigiosa (DTF 118 Ia 232 consid. 1a e rinvii). Anche sotto questo profilo il gravame è ammissibile, visto che la ricorrente, in sostanza, lamenta la violazione di norme che stabiliscono le dimensioni e le distanze dai confini degli edifici. 1.4 L'atto di ricorso deve contenere l'esposizione dei fatti essenziali e quella concisa dei diritti costituzionali o delle norme giuridiche che si pretendono violati; deve inoltre precisare in cosa consista l'asserita violazione (art. 90 cpv. 1 lett. b OG). II ricorrente deve spiegare quale diritto costituzionale, se del caso non scritto, è stato leso dall'autorità cantonale. Se è invocata la violazione dell'art. 9 Cost. nell'applicazione del diritto cantonale non è sufficiente affermare che la sentenza impugnata è arbitraria; il ricorrente deve designare con precisione la norma del diritto cantonale che a suo giudizio è stata applicata in modo errato o che non è stata applicata del tutto e deve spiegare dettagliatamente perché la sentenza impugnata è manifestamente insostenibile, in palese contrasto con la situazione di fatto, con un principio giuridico riconosciuto oppure con il sentimento di equità. Nella procedura di ricorso di diritto pubblico il Tribunale federale non deve ricercare d'ufficio motivi non addotti o non sufficientemente sostanziati nel ricorso (art. 90 cpv. 1 lett. b OG; DTF 130 I 26 consid. 2.1, 129 I 113 consid. 2.1, 127 I 38 consid. 3c). La ricorrente rileva che il gravame è fondato sulla violazione dell'art. 9 Cost. e che l'autorità cantonale avrebbe applicato in modo arbitrario gli art. 18 della legge di procedura per le cause amministrative del 19 aprile 1966 (LPamm), 70 della legge cantonale di applicazione della legge federale sulla pianificazione del territorio del 23 maggio 1990 (LALPT), 39 del regolamento di applicazione della legge edilizia del 9 dicembre 1992 (RLE) e 2 CC. Di queste norme, soltanto l'art. 39 RLE è ripreso nella motivazione del ricorso, nella misura che si vedrà. La violazione delle altre disposizioni non è affatto spiegata, per cui, sotto questo punto di vista, il ricorso è inammissibile per carenza di motivazione. 1.5 AI termine del gravame la ricorrente postula l'esperimento di un sopralluogo. La domanda, immotivata, non può essere accolta: gli atti di causa sono del resto sufficienti per chiarire la situazione, sicché il sopralluogo né è necessario né si giustifica (art. 95 OG; DTF 123 II 248 consid. 2a, 122 II 274 consid. 1d).