Citation: 2C_579/2019 E. 4.1

4.1. Citando diverse sentenze di questa Corte, richiamate anche dalla Camera di diritto tributario, il ricorrente adduce in primo luogo che se effettivamente l'onere della prova a carico del contribuente è accresciuto e viene domandata una collaborazione particolarmente qualificata trattandosi di rapporti di credito con partner esteri, dalle sentenze citate non potrebbe però essere dedotto alcun obbligo di effettuare i versamenti di denaro proveniente dall'estero esclusivamente mediante bonifico bancario o postale: pretendere il contrario lederebbe la libertà economica garantita dall'art. 27 Cost. rispettivamente risulterebbe ingiustificato dal punto di vista dell'uguaglianza giuridica, poiché ciò imporrebbe al cittadino di avvalersi forzatamente delle banche per poter poi dimostrare le proprie transazioni. In realtà verrebbe chiesta unicamente la presentazione di una documentazione credibile e completa, ossia di prove che dimostrino inequivocabilmente il debito estero. In questo contesto, e senza rimettere in discussione che gli incombe provare l'esistenza del prestito che gli sarebbe stato accordato dal fratello residente in Italia, il ricorrente si duole del fatto che, incontestata l'assenza di una qualsiasi documentazione bancaria e/o postale, i documenti da lui prodotti e figuranti agli atti, segnatamente la copia del contratto di prestito redatto il 23 giugno 2015, con annessa una tabella di restituzione, nonché il brevetto notarile confezionato il 24 febbraio 2017, sarebbero stati in maniera del tutto arbitraria ritenuti insufficienti dalle autorità fiscali cantonali a comprovare il prestito in questione. Negare loro un qualsiasi valore probante, oltre ad essere arbitrario, evidenzierebbe infatti un accertamento e un'interpretazione dei fatti manifestamente inesatta, contraria al diritto.