Citation: 1E.13/2001 05.12.2001 E. 2

2.- a) Secondo l'art. 103 lett. a OG il diritto di presentare il ricorso di diritto amministrativo spetta a chiunque è toccato dalla decisione impugnata e ha un interesse degno di protezione al suo annullamento o alla sua modificazione. Il diritto di ricorrere secondo questa disposizione riguarda innanzitutto i privati (DTF 124 II 293 consid. 3b, 123 II 371 consid. 2c). Tuttavia, secondo la giurisprudenza, anche un ente pubblico può essere legittimato a ricorrere ai sensi dell'art. 103 lett. a OG e ciò non soltanto quando sia toccato in modo simile a un privato, bensì anche quando la decisione impugnata lo tocchi nei suoi compiti e nelle sue competenze ufficiali. Il Comune ha quindi segnatamente la facoltà di impugnare la decisione che autorizza un'opera comportante immissioni se, come proprietario di fondi, è toccato analogamente a un privato o se, in quanto corporazione di diritto pubblico, tutela interessi pubblici, quali per esempio la protezione dei suoi abitanti dalle immissioni (DTF 124 II 293 consid. 3b e riferimenti). Inoltre, l'art. 57 della legge federale sulla protezione dell'ambiente (LPAmb; RS 814. 01), in relazione con l'art. 103 lett. c OG, abilita i Comuni a far valere con un ricorso di diritto amministrativo la violazione di norme relative alla legge stessa: anche in questo caso è però necessario che il Comune sia toccato dalla decisione e abbia un interesse degno di protezione al suo annullamento o alla sua modifica (DTF 124 II 293 consid. 3b, 119 Ib 389 consid. 2e). Il ricorrente deve dimostrare che la decisione lo tocca più di chiunque altro nei suoi interessi materiali o ideali, senza riguardo alla circostanza che siano giuridici o di mero fatto. Egli deve avere con l'oggetto litigioso un rapporto stretto, particolare e degno di protezione. Il ricorso volto al semplice rispetto delle normative vigenti o alla pura tutela di interessi di terzi è inammissibile: l'azione popolare è esclusa (DTF 125 I 7 consid. 3a-c, 123 II 425 consid. 2, 499 consid. 1b, 121 II 171 consid. 2b, 120 Ib 48 consid. 2a, 59 consid. 1c). In particolare, nella procedura di approvazione dei piani ferroviari, chi è interessato dall'edificazione dell'opera non può limitarsi a criticare in modo generale il percorso della linea, ma deve piuttosto spiegare concretamente in quale misura il progetto violi il diritto federale riguardo alla situazione del suo fondo (cfr. DTF 120 Ib 59 consid. 1c e d, 118 Ib 206 consid. 8b, pag. 214 seg. , 112 Ib 543 consid. 1d pag. 550, 111 Ib 26 consid. 3a pag. 29 seg. , 290 consid. 1b-c). b) Il Comune di Claro fonda la sua legittimazione a ricorrere sulla tutela di interessi pubblici e sulla proprietà di due particelle, situate sul territorio comunale, vicino alla linea ferroviaria esistente. Esso riconosce però, a ragione, di non essere direttamente toccato dalla decisione impugnata. In effetti, l'approvazione dei piani in esame concerne essenzialmente il comparto di Biasca, in particolare la tratta a cielo aperto a sud di Bodio, fino all'allacciamento, in zona Giustizia, della linea veloce a quella esistente (cfr. l'art. 5bis lett. a del decreto sul transito alpino). Il tracciato in territorio di Claro (cfr. scheda 3.143 del piano settoriale AlpTransit, del 15 marzo 1999) non è invece oggetto della decisione di approvazione dei piani litigiosa, essendo la sua realizzazione prevista successivamente (cfr. art. 8bis del decreto sul transito alpino; piano settoriale AlpTransit, pag. 44 e 47). In effetti, nella misura in cui la trattazione separata non pregiudichi la valutazione globale di un progetto, questo può essere approvato a tappe (cfr. art. 18h cpv. 2 Lferr; DTF 121 II 378 consid. 3). I piani approvati con la decisione impugnata prevedono il collegamento della linea veloce con la linea esistente. Il ricorrente lamenta sostanzialmente pretese immissioni foniche eccessive su quest'ultima in seguito al prospettato aumento del traffico ferroviario determinato dalla realizzazione della tracciato veloce. Tuttavia, riguardo al tracciato attuale, risulta dal ricorso e dalle risposte di AlpTransit e DATEC, che una procedura per il suo risanamento fonico è tuttora pendente e che una decisione sugli eventuali provvedimenti sarà presa nel 2003. D'altra parte, il piano settoriale AlpTransit (pag. 54) prevede che le misure di protezione dal rumore sulle linee esistenti tra Arth-Goldau e Lugano vengano definite nel quadro di procedure di approvazione dei piani e realizzate al più tardi entro l'apertura della galleria di base. Il ricorrente potrà quindi, se del caso, presentare le critiche relative alle asserite immissioni foniche eccessive sulla linea esistente nell'ambito di quel procedimento (cfr. art. 13 e 14 della legge federale concernente il risanamento fonico delle ferrovie, del 24 marzo 2000, RS 742. 144, applicabile anche ai progetti pendenti al momento della sua entrata in vigore, il 1° ottobre 2000). In tali circostanze, la decisione di approvazione dei piani qui in esame, relativa al comparto di Biasca, non tocca sufficientemente gli interessi del Comune di Claro quale proprietario di fondi sul suo territorio, né essa pregiudica i suoi abitanti: il ricorrente difetta quindi di un interesse degno di protezione, secondo gli art. 103 lett. a OG e 57 LPAmb, all'annullamento della decisione impugnata.