Citation: 5A_381/2015 E. 3.2

3.2. Corrisponde in primo luogo a ormai inveterata ed incontestata giurisprudenza che la procedura di rivendicazione dell'art. 242 LEF - ed in particolare l'assegnazione di un termine al terzo rivendicante secondo il cpv. 2 - non possa trovare applicazione riguardo a crediti non incorporati in una carta valore (DTF 128 III 388 pag. 389 con rinvii; sentenza 4A_185/2011 del 15 novembre 2011 consid. 2.2 in fine, in SJ 2012 I 237; entrambe le sentenze già citate dai Giudici cantonali). Tant'è che la dottrina più recente ritiene ormai superfluo attardarsi oltre sulla questione (MARC RUSSENBERGER, in Basler Kommentar, Bundesgesetz über Schuldbetreibung und Konkurs, vol. II, 2a ed. 2010, n. 10 ad art. 242 LEF). A ragione i Giudici cantonali l'hanno ribadito. È allora coerente con quanto precede affermare che le autorità esecutive non dispongono di alcun margine d'apprezzamento quando sono chiamate a decidere sull'applicazione dell'art. 242 LEF. Per contro, non vi è spazio per pronunciarsi in questa sede sulla correttezza delle considerazioni del Tribunale di appello relative all'applicabilità dell'art. 401 cpv. 2 CO rispettivamente all'eventualità del perfezionamento di un contratto perfetto in favore di terzi ai sensi dell'art. 112 cpv. 2 CO. Decisioni relative a queste questioni esulano sicuramente dalla competenza dell'UF (e dell'autorità di vigilanza), le quali - come detto (supra consid. 2.1) - sono autorizzate alla riconsegna della cosa rivendicata soltanto nei casi (rari) in cui la fondatezza della rivendicazione è assolutamente manifesta: spetterebbe semmai al giudice di merito competente per l'azione ex art. 242 cpv. 2 LEF (qui appunto non data) interpretare il contratto concluso fra il de cuiuse la banca, rispettivamente pronunciarsi su un'eventuale surrogazione legale dei figli ex art. 401 cpv. 2 CO.