Citation: 5C.198/2000 18.01.2001 E. 3

3.- a) Secondo il convenuto la Corte cantonale ha violato il diritto federale pure con riferimento alla servitù riguardante il divieto di sosta. La sua formulazione non è chiara e necessita di essere interpretata, tenendo conto dello scopo perseguito, della situazione dei fondi e degli interessi obiettivamente considerati dei proprietari. Il divieto non è, ad esempio, applicabile ai veicoli della polizia, dei pompieri, alle ambulanze e non può neppure valere per i mezzi del servizio postale, dei fornitori o per quelli adibiti ai traslochi. Inoltre, applicata alla lettera, tale servitù impedisce al convenuto di avere una vita normale, precludendogli la possibilità di ricevere amici o conoscenti ogniqualvolta il numero di veicoli sia superiore a quello che l'autorimessa riesce a contenere. Del resto gli inconvenienti a cui accenna la sentenza impugnata sono i medesimi sia se le automobili vengono parcheggiate all' interno del garage sia se esse sono posteggiate al di fuori di esso. Inoltre un ampliamento dell'autorimessa esistente è difficilmente conciliabile con il divieto di soprelevazione. Occorre infine tener conto dell'evoluzione delle abitudini e delle esigenze pianificatorie: le automobili vengono oggigiorno lasciate in spazi sovente aperti o protette da coperture leggere ed effimere anche nell'ottica di una migliore estetica e di un uso razionale del suolo. b) La sentenza impugnata rileva che il testo della servitù è limpido e non necessita di interpretazione: esiste un divieto di sosta e di parcheggio degli automezzi se non nelle autorimesse. La violazione della servitù è pacifica, avendo lo stesso convenuto indicato nell'allegato conclusionale che egli, il suo personale, i fornitori, gli amici e i clienti talvolta utilizzano una parte della sua proprietà per parcheggiare o sostare i propri automezzi durante il tempo della loro presenza. Il contenuto della stessa è lecito e non viola la personalità del convenuto, avendo le attività che proibisce un'incidenza sull'esterno, poiché è notorio che la sosta e il parcheggio sono fonte di rumori ed esalazioni. c) Il convenuto, per giustificare la propria interpretazione della servitù, ne allega la genesi e asserisce che essa, se correttamente intesa, si riferisce ad una precisa parte del fondo, quella dedicata agli accessi comuni, e non concerne anche le aree cintate ed estranee ad un' utilizzazione comune. Così facendo egli misconosce che nella giurisdizione per riforma, tranne eccezioni che in concreto non ricorrono, il Tribunale federale è vincolato dagli accertamenti di fatto dell'autorità cantonale (art. 63 cpv. 2 OG). Ora, la sentenza impugnata non contiene alcun accertamento di fatto che permette di interpretare la servitù in questione come suggerito dal convenuto. Si può dar atto che un'interpretazione della servitù, come quella che il convenuto pare attribuire ai Giudici cantonali, nel senso che essa include anche un divieto di sosta per le ambulanze o veicoli dei pompieri può suscitare perplessità. Tuttavia dalla sentenza impugnata non risulta che la Corte cantonale si sia espressa in tal senso. Anche qualora si volesse poi ammettere che le emissioni - citate dalla sentenza impugnata - sono indipendenti dal fatto che le autovetture vengano parcheggiate all'estero o all'interno dell' autorimessa, tale circostanza non è sufficiente per inficiare il chiaro tenore e il senso della servitù. Nemmeno dall'evoluzione delle abitudini e delle esigenze pianificatorie può essere dedotta l'interpretazione risp. l'esercizio proposti con il ricorso. Il seguire le tesi del convenuto avrebbe piuttosto per conseguenza di riconoscergli il diritto di osservare o ignorare a piacimento la servitù che grava il suo fondo. Del resto se è vero che sussistono aree e segnatamente vecchi quartieri d'abitazione urbani, edificati in modo fitto, in cui può essere impossibile costruire successivamente un numero sufficiente di autorimesse per parcheggiarvi i veicoli, tali situazioni non sono paragonabili alla fattispecie in esame, in cui il fondo, sul quale sorge una villa, è gravato da un divieto di sosta e parcheggio per automezzi al di fuori dell'esistente autorimessa. Del resto, dalla sentenza impugnata non risultano accertamenti da cui può essere dedotto che al convenuto venga impedita una normale vita sociale o che un ingrandimento dell'esistente autorimessa sia impossibile a causa del divieto di soprelevazione. Infine nella misura in cui il convenuto nega la violazione della servitù, asserendo la sporadicità di eventi con essa in contrasto, egli critica nuovamente in modo inammissibile (art. 55 cpv. 1 lett. c OG) gli accertamenti di fatto della sentenza impugnata, basati, oltre che su di una sua ammissione, su prove fotografiche agli atti. Ne segue che non è ravvisabile alcun motivo per rinviare, come chiesto in via subordinata, l'incarto all' autorità cantonale al fine di completare gli accertamenti di fatto, assumendo ulteriori mezzi di prova sull'effettiva violazione della servitù.