Citation: 4C.389/2005 24.04.2006 E. 5

Come esposto al consid. 3.2, già in sede di replica l'attrice ha giustificato la sua pretesa adducendo che "quando il debitore è in mora della sua prestazione, il creditore può rinunciare all'esecuzione della prestazione e richiedere in luogo un equo risarcimento". Essa ribadisce questo argomento anche dinanzi al Tribunale federale. Seppur senza dichiararlo esplicitamente, l'attrice fonda dunque la sua richiesta sull'art. 107 CO, che disciplina i diritti del creditore in caso di mora del debitore. A norma dell'art. 107 cpv. 1 CO allorquando in un contratto bilaterale un debitore è in mora, il creditore ha il diritto di fissargli un congruo termine per l'adempimento. Se l'adempimento non avviene neppure entro questo termine, il creditore può richiedere l'adempimento e il risarcimento del danno per ritardo oppure, purché lo dichiari immediatamente, può rinunciare alla prestazione tardiva e pretendere il danno derivante dall'inadempimento oppure ancora recedere dal contratto (art. 107 cpv. 2 CO). 5.1 In concreto, le parti avevano convenuto che l'architetto avrebbe consegnato la rimanenza dei documenti concernenti il mandato entro dieci giorni dalla sottoscrizione dell'accordo, ovvero entro il 13 dicembre 1998. Stando a quanto accertato nella sentenza impugnata egli non ha però agito entro il termine pattuito. Trattandosi dell'esecuzione di una prestazione che avrebbe dovuto avvenire un giorno ben stabilito, egli è stato costituito in mora per il decorso di tale giorno (art. 102 cpv. 2 CO). 5.2 Dal giudizio impugnato emerge inoltre che il convenuto, in mora, è stato ulteriormente invitato a produrre i documenti citati nell'accordo. Il 25 marzo 1999 egli ha dunque consegnato altri piani, dopodiché, il 23 giugno 1999 ha dichiarato di non detenere più alcun documento concernente il mandato affidatogli dall'attrice. Alla luce di questa dichiarazione la fissazione di un ulteriore termine per l'adempimento era oramai superflua (art. 108 lett. 1 CO) sicché l'attrice poteva legittimamente rinunciare alla prestazione e pretendere il danno derivante dall'inadempimento (art. 107 cpv. 2 CO), cosa che ha fatto. I giudici ticinesi hanno infatti stabilito che, preso atto della dichiarazione del 23 giugno 1999, l'attrice ha poi chiesto il pagamento del controvalore dei piani mancanti, ciò che equivale a una rinuncia alla prestazione con domanda di risarcimento ai sensi dell'art. 107 cpv. 2 CO. Anche l'affermazione dell'attrice in sede di replica (pag. 4) - "oramai la prestazione effettiva è divenuta priva d'interesse per la qui attrice" - va letta in questo senso e non ha la portata attribuitale dai giudici cantonali, i quali hanno ravvisato in essa l'ammissione dell'inesistenza del danno. Tanto più che la frase controversa continua con "[l'attrice] che rivendica oggi un equo risarcimento per inadempienza contrattuale". Qualche riga più sotto vi è poi l'ulteriore passaggio riportato dall'attrice nell'allegato ricorsuale (cfr. quanto già esposto al consid. 3.3) "quando il debitore è in mora della sua prestazione, il creditore può rinunciare all'esecuzione della prestazione e richiedere in luogo un equo risarcimento". Ciò significa che l'attrice ha ragione allorquando rimprovera alla Corte cantonale di aver tratto delle conseguenze sbagliate, sotto il profilo giuridico, dall'affermazione espressa in replica per cui la prestazione effettiva era divenuta priva d'interesse: essa non può essere intesa quale implicita ammissione dell'inesistenza di un danno bensì quale rinuncia alla prestazione ai sensi dell'art. 107 cpv. 2 CO. 5.3 Si può ora passare all'esame della pretesa di risarcimento danni avanzata dall'attrice. L'art. 107 cpv. 2 CO - così come l'art. 97 CO, considerato dai giudici ticinesi - permette al creditore di ottenere il risarcimento dell'interesse positivo, vale a dire dell'interesse ch'egli aveva nell'esecuzione del contratto. In altre parole, il creditore dev'essere posto nella situazione in cui si troverebbe qualora il contratto fosse stato regolarmente ossequiato (DTF 123 III 16 consid. 4b pag. 22). 5.3.1 In concreto, occorre innanzitutto osservare che, nella misura in cui dichiara che "non si intravede come possa [l'attrice] sostenere che il fatto di non avere i piani costituisca un danno" la Corte ticinese omette di tenere nella debita considerazione il fatto che l'attrice ha pagato l'onorario richiesto dall'architetto per l'allestimento di tali piani. Donde l'interesse manifesto a riceverli. Nel contesto già descritto, la rivendicazione dell'attrice, che pretende "la restituzione degli importi versati per prestazioni non eseguite" (petizione 15 gennaio 2001, pag. 4) non mirava, contrariamente a quanto ritenuto nel giudizio impugnato, a rimettere in discussione l'esecuzione degli stessi, effettivamente accertata in maniera definitiva nella sentenza 30 ottobre 1995. L'espressione "prestazione non eseguita" non concerne l'allestimento dei piani - anche se è vero che ad un certo punto l'attrice ha messo in dubbio pure questo, inammissibilmente - bensì, come rettamente ritenuto dal giudice di prime cure, la mancata consegna degli stessi, in contrasto con quanto pattuito il 3 dicembre 1998. 5.3.2 Se la convenzione 3 dicembre 1998 fosse stata ossequiata, l'attrice sarebbe in possesso di tutti i piani allestiti dal convenuto, per i quali ha pagato fr. 25'000.--. L'interesse positivo corrisponde pertanto al valore dei piani mancanti, così come sostenuto dall'attrice, la quale lo quantifica sulla base dell'importo fatturato dal convenuto per il loro allestimento, ovvero fr. 12'800.--. Con questa argomentazione l'attrice ha sostanziato in maniera sufficiente la propria pretesa di risarcimento. Il criterio di valutazione del valore dei piani proposto dall'attrice appare corretto. Essa ha infatti pagato per dei piani che, quand'anche regolarmente eseguiti, non le sono stati consegnati. Ora, nei confronti dell'attrice, che non ha potuto trarre alcun beneficio dal lavoro svolto dal convenuto - il quale, una volta ricevuto l'onorario, non aveva più nessun motivo di rifiutare la consegna dei piani - la mancata consegna ha in sostanza gli stessi effetti della mancata esecuzione, sicché essa può pretendere il pagamento dell'importo fatturato dal convenuto per l'elaborazione di questi piani. Non può per contro trovare alcun seguito la tesi del convenuto, secondo cui il valore dei piani equivarrebbe al costo di ristampa, ovvero fr. 768.50. 5.3.3 Giustamente, però, il primo giudice non ha riconosciuto all'attrice l'intero importo da lei richiesto. Tenuto conto della rinuncia parziale al proprio credito effettuata dal convenuto nella convenzione 3 dicembre 1998, il Pretore ha infatti ridotto nella medesima proporzione anche la somma spettante all'attrice, la quale non ha peraltro eccepito alcunché al riguardo. Così come non si è aggravata contro la decisione di far decorrere gli interessi a partire dal 13 dicembre 1999 - invece che dal 13 dicembre 1998 - che anzi riprende nel ricorso per riforma.