Citation: 6P.8/2003 21.05.2003 E. 6

Da tutto ciò ne scende che, contrariamente all'opinione del giudice ticinese, la pretesa avanzata dall'insorgente risultava sufficientemente liquida e certa per poter essere presa in considerazione; il valore che avrebbero avuto le quote del fondo AFF di cui è titolare senza le malversazioni dell'accusato - e di riflesso il danno - poteva essere controllato e determinato senza difficoltà già sulla base delle risultanze dell'istruttoria penale. Rinviando la ricorrente (e altre parti civili) al foro civile per far valere le loro pretese di risarcimento, la Corte delle assise correzionali di Mendrisio ha quindi arbitrariamente applicato gli art. 266 e 267 CPP/TI. Una simile soluzione è contraria non solo ai menzionati disposti del CPP ticinese - oltre che alla "ratio legis" dell'art. 60 cpv. 1 CP ricordata in precedenza (v. consid. 5) -, ma anche al principio dell'economia procedurale, soprattutto quando, come nella fattispecie, la parte civile non avrebbe altra scelta che produrre in sede civile le medesime prove (v. perizia giudiziaria) già assunte nel procedimento penale. Il presente ricorso deve pertanto essere accolto e la causa rinviata all'autorità cantonale di prima istanza per un nuovo giudizio sui risarcimenti dovuti alle parti civili nel senso dei considerandi.