Citation: 2C_381/2020 E. 2.2

2.2. Il diritto di essere sentito (art. 29 cpv. 2 Cost.) esige che l'autorità si confronti con le censure sollevate e le esamini seriamente, dando atto di questo esame nella motivazione della sua decisione. Questa garanzia impone all'autorità di motivare il suo giudizio. La motivazione è sufficiente quando l'interessato può afferrare la portata della decisione e, se del caso, impugnarla con cognizione di causa, permettendo altresì all'istanza di ricorso di esaminarne la fondatezza. L'autorità deve quindi almeno succintamente esporre le argomentazioni su cui si è fondata; non occorre che esamini espressamente ogni allegazione in fatto e in diritto sollevata, potendosi limitare ai punti rilevanti per il giudizio (DTF 144 IV 386 consid. 2.2.3 pag. 391; 142 IV 245 consid. 4.3; 141 IV 249 consid. 1.3.1 e rinvii). Essa non è tuttavia sempre tenuta a motivare la decisione con cui fissa l'ammontare delle ripetibili a favore di una parte totalmente o parzialmente vincente. È infatti generalmente ammesso che il giudice è in grado di rendersi conto della natura e dell'ampiezza delle operazioni che il procedimento ha richiesto. Quando esiste una tariffa o una regola legale che stabilisce degli importi minimi e massimi, il giudice deve motivare la sua decisione soltanto se esce da questi limiti oppure se la parte interessata invoca degli elementi straordinari, oppure ancora se il giudice si scosta da una nota d'onorario prodotta dall'interessato e assegna un'indennità inferiore rispetto all'ammontare usuale, a dispetto dell'esistenza di una prassi ben definita (DTF 142 III 153 consid. 2.3 pag. 155 seg.; 139 V 496 consid. 5.1 pag. 503 seg.).