Citation: 5P.87/2002 02.05.2002 E. 4

4.- Nella nuova sentenza i Giudici cantonali hanno indicato che nel diritto processuale ticinese l'eccezione di falso dev'essere sollevata al più tardi con la replica nella forma di una domanda processuale presentata verbalmente in udienza oppure mediante atto scritto diretto al giudice. Essa dev'essere trattata mediante un'apposita procedura, disciplinata dagli art. 216 segg. CPC ticinese, nella quale i ricorrenti avrebbero avuto qualità di convenuti. Non essendo stata formulata alcuna domanda processuale concernente l'eccezione di falso, il documento agli atti - fotocopiato - dev'essere considerato autentico. a) I ricorrenti ritengono arbitraria tale motivazione, poiché la procedura di falso con la relativa verifica delle scritture presuppone che il documento da esaminare sia agli atti o almeno reperibile. Infatti l'art. 219 CPC ticinese prevede in particolare che il giudice sequestri il documento eccepito di falso. Essi non hanno mai sostenuto che la fotocopia agli atti, peraltro da loro stessi prodotta, sia un falso, ma hanno sempre affermato che il documento che è stato fotocopiato è il risultato di una contraffazione. In concreto i ricorrenti sostengono apoditticamente che la procedura formale, richiamata dalla sentenza impugnata, richiede la presenza negli atti dell'originale del documento considerato falso o, perlomeno, che esso sia reperibile. Senonché non è ravvisabile per quale motivo sia arbitrario applicare la procedura dell'eccezione di falso e della verifica delle scritture prevista dal CPC ticinese quando l'originale del documento eccepito di falso non si trova nell'incartamento, ma il giudice dispone come nella fattispecie di una sua fotocopia. Si può ad esempio rilevare che Bertossa/Gaillard/Guyet/Schmidt (Commentaire de la loi de procédure civile du canton de Genève du 10 avril 1987, n. 4 all'art. 272 e n. 2 all'art. 279) indicano, con riferimento alla legge processuale ginevrina, la quale pure conosce una formale procedura di verifica delle scritture, che l'accusa di falso non deve necessariamente riferirsi a un manoscritto originale, la cui produzione può essere ordinata dal giudice, ma può pure riguardare una sua fotocopia. Inoltre, in base all'art. 201 cpv. 2 CPC ticinese la copia fotografica di un documento è ritenuta conforme all' originale se ciò non è espressamente contestato. Il fatto che il testamento originale era per lungo tempo scomparso non impediva ai ricorrenti di eccepire la falsità dell'atto di disposizione di ultima volontà, ritenuto che la fotocopia agli atti da loro prodotta è reputata, in assenza di una contestazione, conforme all'originale. b) I ricorrenti negano poi che per eccepire il falso fosse necessaria una forma particolare. Poiché, come riconosciuto dalla stessa sentenza impugnata, essi hanno affermato con la replica che il testamento è falso, la relativa eccezione è stata sollevata conformemente a quanto richiesto dalla legge cantonale di procedura, motivo per cui sarebbe stato compito del giudice applicare d'ufficio gli art. 216 segg. CPC ticinese. Ora, l'art. 220 cpv. 1 CPC ticinese, che si riferisce all'istruzione dell'eccezione di falso, rinvia espressamente all'art. 92 CPC ticinese, giusta il quale le domande processuali, succintamente motivate e con la designazione delle parti, dell'oggetto e delle eventuali prove, possono essere presentate verbalmente all'udienza o, all'infuori della medesima, mediante atto scritto al giudice. Non si vede pertanto in che modo la Corte cantonale sia caduta nell'arbitrio, ritenendo insufficiente una semplice menzione della pretesa falsità del testamento nell'allegato di replica. Del resto, sollevare in questa sede la tesi che, vista l'affermazione di falso nella replica, il giudice avrebbe dovuto iniziare d'ufficio la procedura di cui agli art. 216 segg. CPC ticinese, appare contrario alla buona fede processuale, poiché questa impone di non attendere l'esito sfavorevole della causa per prevalersi di censure formali, che potevano essere fatte valere in precedenza (DTF 111 Ia 161 consid. 1a; cfr. anche DTF 119 Ia 221 consid. 5a con rinvii). c) I ricorrenti si chiedono pure se i giudici cantonali non siano caduti nell'arbitrio, adducendo nuovi argomenti formali per dar loro torto e ignorando che il Tribunale federale aveva deciso che la Corte cantonale doveva limitarsi a stabilire l'onere della prova in base al diritto cantonale. Nella fattispecie in esame, il Tribunale federale ha annullato la sentenza di appello per il motivo che i giudici cantonali avevano deciso l'onere della prova in virtù del diritto federale in una questione invece retta dal diritto processuale cantonale. Ora, la Corte cantonale ha applicato, come indicato dalla sentenza di rinvio (consid. 4b e c), le norme di procedura cantonali che disciplinano la falsità di documenti, motivo per cui i ricorrenti non possono essere seguiti laddove intravedono una violazione dell'art. 66 OG.