Citation: 4A_79/2022 E. 4

Quale mandatario l'avvocato è responsabile verso il mandante della fedele e diligente esecuzione degli affari affidatigli (art. 398 cpv. 2 CO) e risponde del danno che causa violando i suoi obblighi di diligenza e fedeltà (DTF 134 III 534 consid. 3.2.2; 127 III 357 consid. 1b, con rinvii). Anche se non è tenuto a fornire un risultato, egli deve compiere la sua attività secondo le regole dell'arte. Non risponde tuttavia dei rischi specifici inerenti alla formazione e al riconoscimento di un'opinione giuridica determinata. Da questo punto di vista egli esercita un'attività a rischio, di cui occorre tenere conto dal profilo del diritto della responsabilità civile. L'avvocato non può essere in particolare ritenuto responsabile per ogni misura od omissione che a posteriori risulta essere la causa del danno o che avrebbe potuto impedirlo. Spetta alle parti sopportare il rischio del processo: esse non possono trasferirlo sui loro patrocinatori (DTF 134 III 534 consid. 3.2.2, con rinvii). Fra le condizioni, previste dal regime generale dell'art. 97 CO e che devono essere adempiute per riconoscere la responsabilità di un avvocato, vi sono, oltre alla violazione di un obbligo contrattuale, l'esistenza di un danno, un rapporto di causalità (naturale e adeguata) fra la violazione contrattuale e il danno, e una colpa (sentenza 4A_349/2022 del 14 febbraio 2023 consid. 4.1.1, con rinvii). La violazione contrattuale rimproverata ai convenuti concerne la mancata impugnazione, per vizio di volontà, entro il termine annuale dell'art. 31 CO, della dichiarazione di scarico. Giusta l'art. 23 CO il contratto non obbliga colui che vi fu indotto da errore essenziale. Affinché un errore sia essenziale nel senso dell'art. 24 cpv. 1 n. 4 CO questo deve innanzi tutto concernere un fatto soggettivamente essenziale: occorre poter riconoscere, dal punto di vista della parte che era nell'errore, che questo l'ha portata a concludere il contratto o a stipularlo alle condizioni convenute (sentenza 4A_335/2018 del 9 maggio 2019 consid. 5.1.1; DTF 136 IIII 528 consid. 3.4.1, con rinvii). La parte, che fu indotta al contratto per dolo dell'altra, non è obbligata, quand'anche l'errore non fosse essenziale (art. 28 cpv. 1 CO). Il dolo secondo l'art. 28 CO presuppone che una parte contrattuale sia stata tratta in inganno mediante un comportamento attivo o un sottacere e che l'inganno sia stato causale per la conclusione del contratto (DTF 136 IIII 528 consid. 3.4.2, con rinvii).