Citation: H 115/00 08.03.2001 E. 5

5.- a) C.________ ha fatto parte del consiglio di amministrazione della S.________ SA dal 15 maggio 1991, con firma collettiva a due. Essa contesta le conclusioni dei giudici cantonali nella misura in cui l'hanno ritenuta responsabile del danno cagionato alla Cassa. Rileva che, anche se membro del consiglio di amministrazione della fallita, non si è mai occupata in prima persona dell'amministrazione e in particolare della gestione della società, avendo delegato tali compiti ai due colleghi, P.________ e F.________, che definisce esperti e nei quali riponeva piena fiducia. Riferisce pure di essersi sempre adoperata per risolvere i problemi e per salvare la S.________ SA dal tracollo, per quanto fosse oggettivamente possibile, vista la sua lontananza geografica dalla sede della ditta. La ricorrente asserisce di essere stata informata sempre solo in modo sommario della situazione finanziaria della fallita e di non essere stata messa in grado di controllare la ditta, in quanto i bilanci che le venivano inviati non illustravano a suo dire la reale situazione economica della stessa, essendo la valutazione degli attivi (debitori) troppo ottimistica. Precisa infatti che le era impossibile valutare - a causa della distanza e della non conoscenza delle persone e dei luoghi - la qualità dei crediti di alcuni debitori, dimostratisi poi tutti senza alcuna possibilità di recupero. Argomenta infine che il 24 febbraio 1995 era venuta a conoscenza che potevano esserci azioni di responsabilità, anche penale, verso i membri del consiglio di amministrazione per il mancato pagamento dei contributi sociali. Ammette pure che se si fosse accorta con tempestività della reale situazione finanziaria della società, avrebbe per certo dato le proprie dimissioni o chiesto il fallimento della ditta ben prima del 1997 per liberarsi della propria responsabilità. b) Gli argomenti addotti dalla ricorrente per il mancato pagamento dei contributi sociali non sono sufficienti quale motivo di giustificazione e di discolpa nel senso della giurisprudenza. È evidente che si tratta di circostanze non invocabili quali esimenti dal momento che, accettando a partire dal 15 maggio 1991 di subentrare al padre nel consiglio di amministrazione quale membro della S.________ SA (con il padre peraltro azionista maggioritario), C.________ si è assunta anche gli oneri che tale carica comporta. Al riguardo, questa Corte ha già avuto modo di affermare che gli organi di una società anonima devono prestare particolare attenzione alla scelta delle persone alle quali si affida la gestione degli affari importanti della ditta (cura in eligendo), alle istruzioni che vengono date (cura in instruendo) e alla sorveglianza (cura in custodiendo). Segnatamente è loro preciso dovere, per quanto qui di rilievo, vigilare affinché icontributi alle assicurazioni sociali vengano regolarmente versati (DTF 108 V 202 consid. 3a). Dalle tavole processuali emerge che la famiglia R.________, residente in Italia, tramite il suo legale in Svizzera, era sempre stata a conoscenza delle difficoltà di liquidità in cui versava la fallita. Anche la ricorrente lo sapeva o quantomeno lo doveva sapere nella sua qualità di membro del consiglio di amministrazione della società a partire dal 1991, a prescindere dai rapporti di natura personale con l'azionista maggioritario. Sia come sia, a partire dalla sua nomina nel consiglio di amministrazione, essa era o doveva essere in possesso dei bilanci della società - o comunque ne poteva avere agevole accesso -dai quali risultava che nel 1993 vi era stata una perdita d'esercizio di fr. 18'356. 45 che, aggiunta alle precedenti, aveva portato la perdita complessiva a fr. 449'619. 36. Questo aspetto d'ordine finanziario è tanto più preoccupante, ove si consideri che all'attivo risultavano debitori per fr. 3'631'935. 90, tra cui oltre 2,5 milioni di franchi di improbabile incasso. Al passivo erano indicati creditori per fr. 2'417'001. 81 e banche per fr. 4'901'832. 35, per complessivi fr. 7'318'834. 16, con uno scoperto per oneri sociali solo per l'AVS di fr. 255'507. 75. Nel 1994 la perdita d'esercizio fu di fr. 132'986. 44 e i contributi sociali impagati all'AVS di fr. 251'071. 83. Nel 1995, infine, la perdita d'esercizio raggiunse fr. 878'777. 03, portando la perdita complessiva a fr. 1'461'382. 83 (fr. 449'619. 36 + fr. 132'986. 44 + fr. 878'777. 03). La ricorrente ha sempre preso parte alle riunioni annuali del consiglio di amministrazione - convocate prima dell'assemblea generale dei soci - ed era pertanto aconoscenza almeno a partire dal 1994 della mancanza totale di liquidità causata dalle difficoltà d'incasso dei vecchi crediti, tant'è vero che in occasione della seduta del 15 giugno 1994 ebbe a confermare la determinazione degli azionisti a sostenere la società. Il 24 febbraio 1995 C.________, dopo aver partecipato - con F.________ ed il legale della società - all'incontro con un direttore dell'Istituto bancario X.________ di B.________ in vista di un eventuale finanziamento della ditta, aveva la certezza dei gravi problemi finanziari in cui versava la S.________ SA. Per questo motivo essa aveva precisato, allora, che non c'era possibilità per un intervento diretto da parte degli azionisti, che mettevano comunque a disposizione della ditta la loro proprietà immobiliare di L.________. Detto altrimenti, non potendo far capo al finanziamento bancario per tentare di risanare la società e in mancanza di liquidità da parte dell'azionista di maggioranza, venne ventilata la possibilità di vendere una proprietà immobiliare di L.________ intestata a R.________ nata F.________. Orbene, siffatto intento è rimasto allo stadio di mera aspettativa perché non supportato dal necessario consenso di chi era destinato a sacrificare attivi propri: infatti, alla richiesta 15 aprile 1996 del legale della S.________ SA di far firmare da R.________ la procura per la vendita del suo fondo di L.________ non è mai stato dato seguito. C.________ ha confermato altresì nella seduta del consiglio di amministrazione del 24 febbraio 1995 la disponibilità degli azionisti a cedere il pacchetto azionario. F.________ e P.________ erano autorizzati a intraprendere le iniziative che ritenevano opportune per vendere le azioni. Dal 1995 l'interessata era pure al corrente della responsabilità che i membri del consiglio di amministrazione avevano nei confronti dell'AVS edelle altre assicurazioni sociali per i contributi impagati della società. c) Nel caso di specie, quand'anche C.________ avesse potuto erroneamente ritenere che la società soffrisse unicamente di una carenza cronica di liquidità -in concomitanza con la depressione del mercato dell'edilizia instauratasi nel periodo entrante in linea di conto -, a partire almeno dal 24 febbraio 1995 era per certo aconoscenza che la situazione finanziaria della S.________ SA si era aggravata in termini significativi, atteso che l'istituto bancario di riferimento aveva negato il finanziamento richiesto. Il progressivo peggioramento ha poi determinato una perdita d'esercizio nel 1995 di fr. 878'777. 03. Anche l'affermazione secondo cui essa avrebbe delegato i compiti gestionali ed amministrativi a P.________ e F.________ in conformità dell'art. 21 degli statuti sociali della S.________ SA è ben lungi dal costituire esimente. Infatti, non vi è agli atti l'art. 21 nel senso inteso dalla ricorrente, il passo citato disciplinando la ripartizione degli utili. Per contro l'unica norma che fa riferimento alla gestione della società in deroga all'assetto legale è l'art. 16, secondo cui il consiglio di amministrazione provvede alla condotta degli affari sociali, rappresenta la società verso i terzi e provvede ai lavori che non siano stati deferiti in virtù della legge o degli statuti ad altro organo della società. L'interessata sembra misconoscere la portata dell'art. 52 LAVS. In sostanza, è dell'avviso che costituisca esimente sia il fatto di aver delegato a persone competenti edi sua fiducia i compiti gestionali e amministrativi, sia la circostanza che alle riunioni annuali presenziava di regola anche il legale della società, sia ancora il fatto di non aver potuto controllare l'andamento societario in quanto i bilanci a sua disposizione non illustravano la reale situazione economica della ditta, essendo la valutazione dei debitori troppo ottimistica. Va però detto che nulla impediva ad C.________ di richiedere, qualora avesse avuto dubbi sulla chiarezza dei bilanci a lei sottoposti, qualsivoglia informazione o documentazione tale da consentirle di far fronte ai doveri richiesti ad un membro del consiglio di amministrazione. Non va infatti dimenticato che alla ricorrente era ben noto che sussistevano problemi finanziari, tanto più che per sua stessa ammissione si era prodigata più volte per trovare delle soluzioni per migliorare la liquidità della società, dopo che P.________ aveva fatto presente che quest'ultima presentava un bilancio positivo pur essendoci difficoltà d'incasso dei vecchi crediti. Va poi rilevato che essa poteva chiedere, qualora le fossero sorti dubbi in merito all'incasso dei crediti, qualsiasi chiarimento sia all'avvocato che tutelava la società in Svizzera che a quello italiano, il quale era al corrente dei problemi finanziari della fallita. La ricorrente ha omesso di compiere quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevole nell'ambito delle incombenze riconducibili alla funzione di membro del consiglio di amministrazione di una società, tanto più che la famiglia R.________ era l'azionista di riferimento della fallita e che la ricorrente già dal 24 febbraio 1995 sapeva della grave situazione finanziaria della S.________ SA e della possibilità di essere ritenuta personalmente responsabile del mancato pagamento dei contributi sociali. Ne consegue che C.________ dovrà risarcire il danno subito dalla Cassa in fr. 577'892. 85.