Citation: U 350/04 12.10.2006 E. 7

7.1 Per quanto riguarda l'esistenza di un nesso di causalità naturale dopo il 1° maggio 1999, un attento esame della documentazione medica agli atti non può che indurre questa Corte a confermare il giudizio impugnato. In effetti, alla luce delle perizie del prof. M.________ e della dott.ssa I.________, corredate dalle relative completazioni eseguite nell'ambito della procedura di ricorso cantonale, si deve concludere che, per quanto riguarda i disturbi fisici, in particolare alla spalla sinistra, consistenti in una periartropatia omero-scapolare, tale nesso è senz'altro dato; tuttavia le limitazioni che tale affezione provoca non riducono in alcun modo la capacità dell'insorgente di svolgere lavori d'ufficio. Per quanto concerne invece gli ulteriori disturbi della colonna cervicale, il nesso di causalità naturale va considerato estinto al più tardi a partire dal 1° maggio 1999. 7.2 In ordine, in primo luogo, ai dolori alla colonna cervicale, va rilevato che secondo la giurisprudenza di regola la maggior parte delle ernie discali hanno origine degenerativa e solo eccezionalmente sono conseguenza di un infortunio; in particolare esse lo sono in caso di incidente di particolare gravità (sentenze del 29 ottobre 2002 in re S., U 22/01, consid. 5.1, e del 26 luglio 2000 in re Z., U 24/00, consid. 3c), ciò che non è il caso nella fattispecie. Nella misura in cui vi fosse stato inoltre un nesso di causalità naturale tra l'infortunio e la piccola ernia discale laterale sinistra C5-6, manifestatasi dopo l'incidente e accertata con le risonanze magnetiche eseguite il 27 ottobre 1995 e il 13 agosto 1997, esso sarebbe in ogni caso nel frattempo estinto in quanto le radiografie eseguite a partire dal 1998 non evidenziano più alcuna ernia. Per quanto riguarda la causalità relativa alle alterazioni degenerative manifestatesi dopo l'infortunio, il rapporto del dott. F._______, che riconosce come probabile un nesso naturale, non appare convincente nella motivazione, contrariamente a quello del prof. M.________. Il primo medico dichiara infatti, da una parte, che secondo la letteratura le lesioni osteoarticolari in seguito a traumi cervicali di tipo accelerazione-decelerazione sarebbero piuttosto localizzati nella parte prossimale. D'altra parte sarebbe pure noto che la prevalenza delle lesioni degenerative dei segmenti C4-C5 e C5-C6 è relativamente elevata nella fascia d'età comprendente quella della ricorrente. Il dott. F._______ conclude che una causalità sarebbe quindi difficile da affermare, ma sembrerebbe tuttavia probabile. Il prof. M.________, il quale nega l'esistenza di un nesso, precisa dal canto suo come uno studio collettivo in cui vi erano raggruppate sia vittime di una distorsione della colonna cervicale da trauma di accelerazione, sia individui che non avevano subito trauma ed erano privi di disturbi, avrebbe permesso di constatare che questo tipo di alterazioni alla colonna cervicale era presente con la medesima frequenza ed in entrambi i gruppi. 7.3 In simili circostanze, quanto dichiarato dal dott. F._______ non permette di dedurre che l'infortunio sia verosimilmente la causa delle alterazioni degenerative accertate. Secondo il rapporto di detto sanitario, un nesso è soltanto possibile e non può pertanto essere considerato provato con il grado della verosimiglianza preponderante valido nelle assicurazioni sociali. Inoltre non va dimenticato che i periti concordano pure sul fatto che l'assicurata fosse affetta da disturbi psichici, confermati poi dalla dott.ssa I.________, per cui a partire da una determinata data i dolori alla nuca non erano più di natura organica, bensì dovuti ad una somatizzazione importante. Del resto la perizia del prof. M.________ risulta dettagliata, approfondita, congruente, motivata e pertanto convincente nelle proprie conclusioni, alla luce anche di tutti gli altri atti medici assunti agli atti, in particolare della perizia del dott. E.________, degli accertamenti dei dott.ri L.________ e B.________ nonché del dott. Z.________ (perito in ambito AI). In proposito va ancora rilevato che anche la perizia di parte del dott. F._______ differisce da quella esperita in sede amministrativa sostanzialmente soltanto nelle conclusioni. In effetti, essa non si scosta granché dal rapporto del neurologo per quanto riguarda l'anamnesi, la diagnosi, gli accertamenti eseguiti sulla paziente, rispettivamente la difficoltà se non l'impossibilità di procedervi (bloccando l'interessata ogni movimento, non tuttavia durante il colloquio in cui la postura è risultata fluida), così come nel ravvisare una problematica psichica, circostanze che sono del resto state evidenziate anche da altri specialisti. Di conseguenza, le conclusioni cui è giunto il dott. F._______ non sono atte a mettere in discussione la perizia del prof. M.________, che va posta alla base del presente giudizio, senza che sia necessario procedere ad accertamenti supplementari. In effetti, una nuova perizia pluridisciplinare, tenuto conto dei ripetuti esami cui è stata sottoposta l'interessata, e della difficoltà nel procedervi attestata da tutti i periti, non potrebbe portare nulla di nuovo. In proposito va ricordato che già nella precedente sentenza del 28 giugno 2001, resa nei confronti dell'interessata in ambito AI (I 11/01), questa Corte aveva ritenuto che la medesima perizia del dott. F._______ non potesse mettere in discussione il rapporto del Servizio di accertamento medico (SAM) (v. considerando 3a della sentenza 28 giugno 2001). Lo stesso vale per il rapporto del dott. K.________, specialista in chirurgia ortopedica, il quale afferma che la valutazione precisa sia per quanto attiene l'aspetto diagnostico che assicurativo non sarebbe possibile, soggiungendo che l'incoerenza dell'anamnesi e le difficoltà dell'esame clinico non permetterebbero un apprezzamento utile delle limitazioni funzionali della paziente. Neppure il referto della psicologa P.________, infine, come precisato dalla Corte cantonale, può mettere in discussione le conclusioni del prof. M.________, in quanto una valutazione d'insieme dei vari rapporti medici non permette di considerarlo concludente e quindi rilevante per quanto riguarda l'esistenza di un nesso di causalità naturale (cfr. DTF 119 V 341 consid. 2b/bb; sentenze del 7 giugno 2006 in re N., I 816/05, consid. 3.2.2, e del 9 gennaio 2001 in re K, U 148/00, consid. 2c/cc).