Citation: 5P.120/2002 31.05.2002 E. 4

4.- Giusta la sentenza impugnata, gli appellanti hanno affermato nel proprio rimedio che la petizione doveva essere diretta contro i creditori pignoratizi di tutte le unità di PPP di cui è chiesta una modifica della quota di valore, mentre i qui ricorrenti si sono limitati a invocare l'irricevibilità di tale censura, perché nuova, e a osservare che in concreto non si tratta di sopprimere un'unità o di diminuire il valore di un appartamento. Pur riconoscendo che gli appellanti non avevano sollevato innanzi al Pretore la predetta argomentazione, i giudici cantonali hanno nondimeno stabilito, poiché trattasi di un presupposto processuale da esaminare d'ufficio ad ogni stadio della causa, l'inesistenza del richiesto litisconsorzio necessario e hanno respinto la petizione per quanto concerne la modifica delle quote millesimali. a) I ricorrenti lamentano un'applicazione arbitraria della legge processuale e sostengono che, giusta gli art. 45 cpv. 1, 47 e 99 CPC ticinese, i giudici cantonali non potevano semplicemente respingere la petizione, ma avrebbero dovuto dare loro occasione di sanare il vizio. In un ricorso per arbitrio, com'è quello all'esame, non sono ammesse, salvo in casi eccezionali qui non ricorrenti, nuove allegazioni, prove o fatti. Nuove sono, secondo la giurisprudenza, tutte le allegazioni che non sono state proposte o non sono state mantenute davanti all'ultima istanza cantonale (DTF 118 III 37 consid. 2a, DTF 117 Ia 1 consid. 2; Messmer/Imboden, Die eidgenössischen Rechtsmittel in Zivilsachen, n. 158 nota 18). Ora, i ricorrenti non si sono prevalsi, nelle osservazioni all'appello della controparte, dell'allegazione ora proposta nel ricorso di diritto pubblico, secondo cui la Corte cantonale avrebbe dovuto invitarli a completare la petizione per quanto riguarda la mancata indicazione di tutte le parti convenute. La censura, nuova, è pertanto inammissibile. b) Secondo i ricorrenti la Corte cantonale ha pure violato l'art. 29 cpv. 2 Cost. e segnatamente il principio dell'economia processuale, intimando la sentenza senza aver loro offerto la possibilità di contattare i creditori interessati dalla modifica e di ottenerne il consenso. Giusta l'art. 29 cpv. 2 Cost. le parti hanno diritto d'essere sentite. Ritenuto che i ricorrenti sono stati invitati e hanno prodotto osservazioni ad un appello in cui la controparte ha sollevato l'inesistenza di un litisconsorzio necessario comprendente tutti i creditori pignoratizi, la censura inerente a una violazione della predetta garanzia costituzionale si rivela manifestamente infondata e rasenta la temerarietà. Del resto, non è ravvisabile né i ricorrenti spiegano come tale norma garantisca l'economia processuale.