Citation: 1B_468/2018 E. 2.6

2.6. Le criticate affermazioni addotte nel quadro della motivazione provvisoria di un ordine di sequestro, non assumono comunque una portata tale da integrare gli estremi di un caso di ricusazione. Contrariamente al generico assunto ricorsuale, esse non denotano l'intenzione dell'Autorità di vigilanza nell'ambito dell'accertamento d'ufficio dei fatti rilevanti per il giudizio di non volere esaminare, con la medesima cura, le circostanze a carico e a discarico (art. 6 cpv. 2 CPP; sulla differenza di imparzialità del Ministero pubblico nell'ambito dell'istruzione preliminare e dopo l'allestimento dell'atto di accusa vedi DTF 141 IV 178 consid. 3.2.2 in fine pag. 180; 138 IV 142 consid. 2.2.1 e 2.2.2 pag. 145; sulle esigenze d'imparzialità, meno severe, per un poliziotto per rapporto al Ministero pubblico e ai magistrati giudiziari vedi sentenza 1B_379/2016 del 19 dicembre 2016 consid. 2.3). In concreto non si può ritenere che l'Autorità di vigilanza si sarebbe già determinata in maniera tale da non essere più capace, dopo aver visionato gli atti sequestrati, uditi la ricorrente ed eventuali testimoni e assunto possibili ulteriori prove, di giungere a un altro risultato. L'apodittico assunto ricorsuale, secondo cui l'Autorità di vigilanza non considererà in alcun modo le spiegazioni ch'essa o eventuali testimoni potrebbero fornire nell'ambito dei relativi interrogatori, non regge. Nel quadro della sua audizione, la ricorrente, nel rispetto del suo diritto di essere sentita (al riguardo vedi DTF 144 I 11 consid. 5.3 pag. 17; 143 IV 380 consid. 1.1 pag. 382), potrà infatti contestare compiutamente gli indizi posti a fondamento del criticato sequestro e proporre l'assunzione di mezzi di prova idonei a influenzare in suo favore la futura decisione. È quindi a torto ch'ella sostiene, peraltro in maniera generica, che le sue apprensioni soggettive dovrebbero essere considerate come oggettivamente giustificate.