Citation: 2C_483/2023 E. B

B.a. Il 28 settembre 2020 A.________ ha notificato alla Repubblica e Stato del Cantone Ticino una pretesa di risarcimento di fr. 1'133'937.30 ai sensi dell'art. 19 della legge ticinese del 24 ottobre 1988 sulla responsabilità civile degli enti pubblici e degli agenti pubblici (LResp/TI; RL/TI 166.110). Il 2 dicembre 2020 il Consiglio di Stato l'ha respinta, non ravvisando i presupposti necessari per fondare la responsabilità dello Stato e giudicando le pretese perente. B.b. Ottenuta l'autorizzazione ad agire, il 10 settembre 2021 A.________ ha convenuto in giudizio la Repubblica e Stato del Cantone Ticino chiedendone la condanna a versargli fr. 30'000.--, oltre interessi dal 28 settembre 2020, e riservate ulteriori maggiori pretese risarcitorie. Considerando che, quando era stato sciolto il rapporto di lavoro (l'8 ottobre 2013), gli era stata causata un'illecita lesione dei diritti della personalità, che andava oltre quella inerente al carattere ingiustificato del suo licenziamento, ha preteso, a titolo di risarcimento del danno ai sensi degli artt. 4 cpv. 1 e 11 cpv. 1 LResp/TI, la perdita di salario che avrebbe subito dalla data del licenziamento, essendo da allora colpito da un'incapacità lavorativa permanente per motivi psico-fisici, fino a quella del pensionamento. Il 21 marzo 2023 il Pretore aggiunto ha respinto la petizione. B.c. L'appello presentato l'11 maggio 2023 da A.________ alla II Camera civile del Tribunale d'appello contro la decisione pretorile è stato respinto il 31 luglio 2023. In primo luogo la Corte cantonale ha ricordato la prassi, pubblicata in DTF 135 III 405, su cui era fondata la richiesta di risarcimento, giudicando non adempiute le relative esigenze nel caso specifico. Riguardo alla questione della liceità della mancata riassunzione dell'attore, la Corte cantonale ha osservato che era stata evocata tardivamente e che comunque non erano date le necessarie condizioni affinché desse luogo ad un ulteriore risarcimento. Infine, ha giudicato infondate le censure concernenti la presunte erroneità della risoluzione unilaterale del suo contratto e della sua mancata riassunzione e comunque anche esse inidonee a indurre un risarcimento aggiuntivo. L'appello andava pertanto respinto, senza che occorresse esaminare ancora le ulteriori motivazioni della sentenza impugnata.