Citation: 4P.36/2004 07.05.2004 E. 4

4.1 Nel caso specifico, il controverso provvedimento disciplinare trae origine da una vicenda che ha indubbiamente catalizzato l'attenzione dei media e dell'opinione pubblica, come risulta già dalla, pur limitata, selezione di articoli di stampa versati agli atti. L'interesse era generalizzato in particolare perché il decesso del presidente del FC Lugano, oltre a rivelare un dissesto finanziario di notevoli proporzioni, coinvolgeva anche il destino della popolare società sportiva. Nonostante questo forte impatto mediatico, manifestatosi naturalmente soprattutto nelle prime settimane dopo la scomparsa di Jermini, non risulta tuttavia che, proprio in questa prima fase, gli organi di informazione abbiano dato rilevanza alcuna alle vicissitudini e alle tesi delle vittime delle malversazioni, né, tanto meno, che abbiano in qualche modo interpellato i loro patrocinatori. Come osservato, non era del resto specificatamente in quest'ottica che la cronaca seguiva gli avvenimenti e che il pubblico nutriva particolare interesse. Nemmeno alla conclusione delle indagini preliminari, alla metà del mese di maggio del 2002, il rapporto tra la banca B.________ e i clienti della fiduciaria dello scomparso è stato posto in evidenza; sia il comunicato del Ministero pubblico che i relativi commenti sulla stampa (cfr. ad esempio, gli articoli de "Il caffè" del 26 maggio 2002) si sono infatti soffermati piuttosto sull'attività illecita di Jermini e sul suo ruolo nella gestione del FC Lugano. Sennonché, nonostante il tempo trascorso e i chiarimenti vieppiù raggiunti sul complesso della vicenda, nell'edizione del 16 giugno 2002 "Il caffè" ha iniziato ad occuparsi del caso più diffusamente di quanto avesse fatto fino ad allora, spostando l'attenzione sulle accuse dei clienti truffati, patrocinati dal ricorrente, verso la banca B.________. Le intere pagine dedicatevi il 16 e il 23 giugno 2002 presupponevano senza dubbio la conoscenza diretta degli allegati del procedimento pendente dinanzi alla Camera dei ricorsi penali. In tempi assai brevi, a tali articoli hanno poi fatto seguito, ad alimentare il rinnovato interesse generale, i critici interventi in pubblico dell'insorgente, sul settimanale domenicale (30 giugno) e alla DRS (5 luglio), oltre all'intervista di un cliente alla TSI (27 giugno). Anche dopo la decisione del 13 luglio 2002 della Camera dei ricorsi penali, sfavorevole ai suoi clienti, il ricorrente ha reiterato i rimproveri all'istituto di credito, con nuove dichiarazioni a "Il caffè" (4 agosto). Il medesimo giornale, agli inizi di settembre, ha nuovamente dato ampio spazio alle iniziative processuali promosse o allo studio contro la banca, pubblicando anche in questi casi affermazioni personali dell'insorgente e stralci di allegati. 4.2 I tempi e i modi con cui determinati organi di stampa si sono interessati alla situazione dei clienti del ricorrente appaiono indubbiamente singolari e sollevano, di per sé stessi, interrogativi sul ruolo assunto da quest'ultimo. Ad ogni modo, già solo rilasciando personalmente interviste e dichiarazioni a più riprese, lo stesso ha innegabilmente sostenuto in modo attivo la divulgazione delle proprie tesi attraverso la stampa. Del resto, anche in questa sede egli conferma sostanzialmente di aver assecondato il preciso intento di un cliente di coinvolgere l'opinione pubblica e adduce che la disponibilità verso i giornalisti rispondeva ad una strategia, volta a distogliere l'attenzione dalla pubblicazione dei nomi dei suoi assistiti. Oltre alle critiche per le interviste rilasciate, al ricorrente è stato rimproverato di aver messo a disposizione del già citato settimanale domenicale alcuni allegati processuali, ossia l'istanza di promozione dell'accusa, le relative osservazioni e la denuncia penale. Davanti alle autorità cantonali, il ricorrente non ha contestato in maniera specifica questo aspetto. Del resto, la deduzione della Camera per l'avvocatura e il notariato, secondo cui sembrerebbe piuttosto verosimile che gli atti menzionati siano giunti alla redazione per il tramite di quest'ultimo, non costituisce un accertamento fattuale manifestamente inesatto o incompleto, ai sensi dell'art. 105 cpv. 2 OG. Non è infatti per nulla infondato ritenere assai improbabili altre vie di trasmissione. Di conseguenza, tale constatazione vincola questo Tribunale e le argomentazioni addotte al riguardo per la prima volta in questa sede rappresentano fatti nuovi, che non possono venir presi in considerazione (Alfred Kölz/Isabelle Häner, op. cit., n. 942). Indipendentemente da ciò, allegare che il 20 giugno 2002 un giornalista fosse in possesso di una copia dell'atto di promozione dell'accusa non permetterebbe al ricorrente di dimostrare alcunché, già perché persino una precedente edizione de "Il caffè" si fondava sulla conoscenza di tale atto. 4.3 I clienti dell'insorgente non erano noti all'opinione pubblica e la conoscenza delle loro generalità era del tutto indifferente anche alla stampa. Prova ne sia il fatto che quando su alcune riviste sono apparse delle indicazioni in tal senso, per mano di un unico giornalista, la notizia non è stata assolutamente ripresa dai quotidiani o dai settimanali ticinesi. Risulta peraltro assai difficile ascrivere tale indifferenza proprio alla disponibilità manifestata verso la stampa, come sostenuto dal ricorrente; anzi, ci si potrebbe chiedere se, a priori, una simile attitudine non dovesse piuttosto apparire controproducente, per rapporto all'effetto auspicato. Ad ogni modo, le vittime delle malversazioni non erano per nulla investite da critiche o accuse sui media, tra l'opinione pubblica o nei comunicati diramati dalle autorità. A questo proposito, esse non possono ragionevolmente invocare l'esigenza di opporsi a presunti giudizi negativi nei loro confronti, siccome tacciate di essere sciacalli o avvoltoi. Ad eccezione, eventualmente, delle parti coinvolte nelle indagini, nessuno poteva infatti associare alle loro persone, identificandole, tali affermazioni, peraltro di carattere estemporaneo e rivolte verosimilmente a chi avanzava pretese verso il FC Lugano, non verso la banca. La loro situazione era dunque ben differente da quella in cui possono trovarsi determinati prevenuti nel quadro di procedimenti penali di ampia rilevanza pubblica, né era comparabile a casi di persone o istituzioni oggetto di critiche diffuse, come, di riflesso, proprio la banca B.________ nel caso specifico. In circostanze quali quelle descritte, un intervento pubblico del patrocinatore può risultare necessario, nell'interesse del cliente, per ribattere a dichiarazioni delle autorità inquirenti o a rivelazioni e speculazioni giornalistiche, onde fornire un'informazione esaustiva e oggettiva. Nella fattispecie, per contro, tali presupposti non ricorrevano. A prescindere dalle modalità e dall'epoca in cui l'insorgente si è espresso in pubblico, l'adeguata tutela legale degli interessi dei clienti non esigeva pertanto una simile attitudine. Al ricorrente non giova peraltro sostenere di aver semplicemente assecondato le intenzioni dei suoi mandanti, poiché egli non avrebbe allora comunque dato prova della necessaria indipendenza che l'esercizio corretto della professione impone anche per rapporto ai clienti (DTF 106 Ia 100 consid. 6b; sentenza 2P.133/2000 del 17 novembre 2000, consid. 1c). È parimenti a torto che egli ravvisa un'inammissibile disparità di trattamento, rapportandosi, per l'appunto, alla condotta assunta dagli avvocati in situazioni analoghe a quelle testé evocate. 4.4 Gli articoli di giornale e le emissioni televisive fondati sulla conoscenza degli allegati processuali e con le dichiarazioni del ricorrente sono stati pubblicati, rispettivamente diffuse, mentre era pendente l'istanza di promozione dell'accusa. Essi sono poi proseguiti, una volta rigettata quest'ultima, prima che venissero adottate decisioni sulla successiva denuncia penale. Proprio perché avvenuti in questi momenti, parallelamente alle legittime iniziative processuali di cui si è avvalso, gli interventi pubblici dell'insorgente appaiono particolarmente immotivati. In tal modo egli ha infatti esercitato un'inammissibile pressione sulle autorità giudicanti, considerato, in particolare, l'ampio e prevedibile risalto ricevuto, nonché la prolungata reiterazione di questo comportamento. Le sue interviste, nonché la conoscenza degli allegati processuali, hanno provocato una situazione cosiddetta di "trial by newspaper", inconciliabile con l'esigenza di una corretta e regolare amministrazione della giustizia (DTF 108 Ia 316 consid. 2b/bb; sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo nella causa Sunday Times contra Gran Bretagna del 26 aprile 1979, in: EuGRZ 1979 pag. 386, n. 57). 4.5 Per la verità, dal profilo del contenuto e dei toni, le dichiarazioni del ricorrente alla stampa non risultano regolarmente esagerate o irriverenti, se valutate singolarmente. Particolarmente problematica, nel caso specifico, appare tuttavia non tanto la mancanza di misura e prudenza degli interventi, quanto già la sussistenza dei presupposti stessi affinché un avvocato si esprima in pubblico. Definendo apertamente l'inchiesta "affrettata e superficiale", per di più pendente l'istanza di promozione dell'accusa, l'insorgente non ha comunque dato prova della particolare moderazione che in ogni caso s'imponeva nelle circostanze specifiche nel criticare le conclusioni delle autorità giudiziarie. D'altro canto, i rimproveri nei confronti della banca, pur se in parte espressi non in forma diretta, ma sollevando insinuazioni e domande retoriche, vanno valutati per l'effetto provocato nel loro complesso. In effetti, in svariate circostanze sull'arco di alcuni mesi il ricorrente ha affermato, o comunque lasciato chiaramente intendere, che all'interno dell'istituto di credito si dovesse avere coscienza delle malversazioni e si sarebbero dovuti avvertire i titolari dei conti, verificando più attentamente gli ordini bancari. Egli, tanto più dopo la pubblicazione dei primi articoli, non poteva ignorare il clamore che ripetute dichiarazioni di questo tenore avrebbero avuto sulla stampa, riprese, tra l'altro, da un giornale all'altro. Ciononostante ha perseverato con questa attitudine, senza nemmeno riconsiderare il tono delle proprie critiche in funzione della decisione della Camera dei ricorsi penali. Anche sotto questo aspetto, gli interventi pubblici dell'insorgente risultano quindi inadeguati. Alle accuse formulate direttamente dal ricorrente, vanno inoltre ad aggiungersi quelle desunte dalla stampa sulla base degli allegati processuali. Premesso che nel caso concreto, per le ragioni già esposte, non si giustificava un'informazione pubblica tanto dettagliata su procedimenti in corso, la trasmissione alla stampa di atti processuali impone comunque all'avvocato di accertarsi scrupolosamente che i mezzi d'informazione ne facciano un uso discreto e riservato e che non amplifichino ulteriormente le allegazioni (sentenza 2P.133/2000 del 17 novembre 2000, consid. 2c/cc). Nella fattispecie, tali condizioni non appaiono rispettate, considerati gli ampi estratti degli atti pubblicati, le intere pagine dedicatevi e i toni diretti, accusatori e per certi versi sensazionalistici con cui sono stati riportati.