Citation: I 695/01 18.09.2002 E. 3

La ricorrente avversa queste conclusioni, sostenendo che esse sarebbero parziali e, meglio, di natura prettamente medico-teorica, prive di alcun riferimento alla capacità di guadagno. L'argomento ricorsuale è tuttavia inconferente. 3.1 In primo luogo si osserva che la valutazione della Commissione di ricorso in merito al grado di capacità lavorativa residua dell'interessata trova fondamento, da un lato, nei rilievi obiettivi contenuti nella perizia del prof. T.________, in particolare negli annessi rapporti specialistici ginecologici, neurologici e soprattutto ortopedici del dott. P.________, e, dall'altro, nel prudente giudizio espresso dai consulenti medici dell'UAI, in particolare dal dott. M.________, il quale, sulla scorta di un accurato esame critico dell'intero incarto amministrativo come pure in considerazione del rapporto 24 ottobre 2000 del dott. I.________, si discosta parzialmente dalla valutazione del prof. T.________ circa una completa capacità lavorativa in lavori leggeri. Orbene, questo Tribunale non vede motivo per scostarsi dalla conclusione cui è pervenuta la precedente istanza. 3.2 Come rettamente evidenziato dalla Commissione di ricorso e dalla consulente sanitaria dell'UAI, dott.ssa E.________, in sede di risposta al ricorso di diritto amministrativo, la problematica di natura ginecologica come pure le affezioni reattive di tipo psichico, determinanti ai fini dell'assegnazione di una rendita intera nel maggio 1996, non figuravano più - tant'è che non erano nemmeno tematizzate nel citato rapporto 24 ottobre 2000 del dott. I.________ - e non potevano, di conseguenza, compromettere l'abilità lavorativa dell'interessata al momento della decisione 28 novembre 2000. Né a tale data risultava peggiorata, rispetto al passato, la situazione dal profilo ortopedico e neurologico. Tale convincimento non viene inficiato dalle censure sollevate dal dott. I.________, le quali non risultano sufficientemente comprovate o comunque sono smentite dalle chiare e circostanziate conclusioni (cfr. DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti; VSI 2000 pag. 108 consid. 3a) della perizia esterna, commissionata al prof. T.________. 3.3 Per quanto precede, si deve ritenere che l'insorgente, dopo il periodo di aggravamento ricordato, ha effettivamente riacquistato la precedente capacità lavorativa, per la quale era stata posta al beneficio di una mezza rendita d'invalidità. Essa è quindi di nuovo in grado di svolgere attività leggere almeno nella misura della metà, ciò che le consentirebbe, ora come allora, di conseguire manifestamente - senza necessità di accertamenti ulteriori - un reddito pari ad almeno un terzo rispetto a quello precedentemente ottenuto, tale quindi da escludere l'erogazione di una rendita intera. Vero è che la ricorrente contesta anche l'esigibilità di tali attività alternative, per esempio di operaia di fabbrica occupata in lavori leggeri, ausiliaria d'archivio, magazziniera, venditrice, sorvegliante di museo, ecc. Tuttavia, siffatte obiezioni appaiono frutto di una marcata sopravvalutazione delle esigenze lavorative, che, se ammessa, porterebbe praticamente a negare l'esistenza di attività leggere. Va inoltre notato che, nel caso concreto, proprio per tenere conto del fatto che ognuno di questi lavori può virtualmente comportare l'assunzione di qualche posizione che si rivelerebbe disagevole o l'effettuazione di piccoli sforzi, è stata riconosciuta un'incapacità lavorativa della metà, che altrimenti non si giustificherebbe, quanto meno in tale misura.