Citation: 6P.14/2006 28.05.2006 E. A

Nel 1968 A.________, nato a T.________ l'8 agosto 1940, sposava C.________, che aveva conosciuto a U.________ in occasione di un soggiorno lavorativo in quella città. Il 24 luglio 1969 dalla loro unione nasceva la figlia Isabelle. Rientrato con la famiglia in Ticino nel 1970, A.________ divorziava nel 1972. Nell'autunno di quell'anno conosceva E.________, con la quale si sposava nell'agosto del 1975 dopo un periodo di convivenza. Nel 1989 A.________ e la sua seconda moglie adottavano due bambine di origine colombiana, cresciute poi con loro a V.________: F.________, nata il 9 settembre 1979, e B.________, nata il 18 gennaio 1986. Esse erano figlie di una prostituta tossicodipendente che le aveva abbandonate, per cui prima dell'adozione vivevano in un orfanotrofio di W.________. Nell'agosto del 1998 F.________, nel frattempo divenuta maggiorenne, confidava alla madre adottiva di avere subito tempo addietro abusi sessuali da parte del padre adottivo. Pur non avendo denunciato il marito, un anno dopo M.________ si separava da lui, trasferendosi a X.________ con la figlia minore B.________. Quest'ultima, che nel frattempo aveva iniziato a consumare massicciamente differenti sostanze stupefacenti e manifestava problemi comportamentali fino ad allora sconosciuti, nel settembre del 1999 cominciava a frequentare la terza classe alla locale Scuola media. Promossa nell'estate del 2000 su consiglio di classe, essa si iscriveva alla quarta media senza tuttavia portare a termine l'anno scolastico, visto che da Natale aveva praticamente smesso di seguire le lezioni. Sin dalla primavera i servizi sociali avevano invero tentato di collocarla presso una famiglia affidataria, ma il trasferimento era fallito dato che la ragazza non poteva sopportare la lontananza dalla madre. Nel marzo del 2001 M.________ si rivolgeva quindi alla Commissione tutoria regionale per essere aiutata a gestire la figlia, poi ricoverata il 26 aprile 2001 in forma coatta nella comunità G.________. Durante tale ricovero, il 20 agosto 2001, B.________ comunicava allo psicologo del centro di non sentirsi a proprio agio quando il padre la visitava, raccontando di episodi in cui questi l'avrebbe percossa, soprattutto allorché rincasava di notte in ritardo. Essa accennava anche a un fatto che la tormentava, risalente ai suoi dodici anni. Invitata a precisare se avesse subito un abuso sessuale, essa finiva per ammetterlo e in un successivo colloquio del 24 agosto 2001 riconosceva finanche di avere avuto un rapporto sessuale completo. Alla sorella F.________, incontrata il 3 settembre 2001, essa confidava di essere stata violentata dal padre adottivo sul letto di casa quando aveva dodici anni. Prima di rientrare la sorella maggiore rivelava a H.________, direttrice del centro, di essere stata a sua volta abusata ripetutamente da A.________ e di averne poi parlato con la madre quando aveva diciotto anni decidendo tuttavia di lasciar perdere ma esortando il padre a non comportarsi nello stesso modo con la sorellina. Il 5 settembre 2001 B.________ sporgeva denuncia alla magistratura dei minorenni e A.________ veniva arrestato il giorno seguente. Interrogato egli negava i fatti oggetto della denuncia di B.________, ammettendo tuttavia di avere ripetutamente commesso abusi sessuali a danno della figlia F.________, per un periodo di alcuni mesi situato nel 1991 oppure nel 1992, e aggiungendo che in una circostanza, nel 1980/ 1981, aveva commesso atti sessuali a danno della figlia Isabelle, fatti questi che non hanno però dato luogo a condanna penale per intervenuta prescrizione giusta il previgente diritto. Sentita nuovamente il 19 settembre 2001, B.________ confermava le sue accuse, ribadite ancora durante un confronto dell'11 febbraio 2001 con il padre, in presenza del difensore di quest'ultimo e del Procuratore pubblico. Il 3 maggio 2002 A.________ veniva scarcerato e il 9 ottobre 2003 posto in stato di accusa dal Procuratore pubblico per violenza carnale in concorso con atti sessuali su fanciulli, in particolare per avere, a V.________, presso l'abitazione familiare, nel corso del mese di ottobre 1998, dopo un litigio causato dal mancato rispetto dell'orario fissatole per il rientro a casa, raggiunto la figlia che si trovava nella sua camera sotto le coperte e, sedutosi sul bordo del letto, dicendole che le voleva bene e parlandole male della madre che accusava di averli abbandonati, iniziato ad accarezzarla dapprima sulle spalle poi sui seni e, infilandole la mano sotto il pigiama, fra le gambe, indi a fronte dell'opposizione della vittima, usando violenza in particolare trattenendola con forza per un braccio sul letto, sfilandole con forza il pigiama e togliendosi a sua volta la parte inferiore del training e le mutande, bloccandola con il peso del proprio corpo, costretto la figlia che urlava "basta" a subire la congiunzione carnale (con penetrazione completa), sfruttando anche la situazione particolare in cui la vittima si trovava (assenza della madre dal domicilio, rapporto di filiazione adottivo, differenza di età e di forza fisica, incapacità di reagire della figlia), che ne minavano la capacità di opporre resistenza concreta.