Citation: 8C_569/2023 E. 4.3

4.3. Il ricorso non può che essere respinto. Le censure sollevate si esauriscono nel contestare l'accertamento svolto dai giudici cantonali, sia attraverso delle critiche dirette, sia per mezzo di una pretesa violazione del principio inquisitorio e del diritto di essere sentito per non aver proceduto ad ulteriori accertamenti. Censure, quest'ultime, che si confondono con il merito della vertenza e che dunque non occorre esaminare separatamente. Ora, incombe ricordare al ricorrente che nel caso concreto, per quanto riguarda gli elementi fattuali, il Tribunale federale non rivede liberamente l'operato dell'autorità inferiore ma soltanto dal punto di vista del divieto dell'arbitrio (cfr. consid. 1.2 supra). Ciò implica che il giudice deve avere manifestamente misconosciuto il senso e la portata di un mezzo di prova, omesso senza valida ragione di tener conto di un elemento di prova importante, suscettibile di modificare l'esito della vertenza, oppure ammesso o negato un fatto ponendosi in aperto contrasto con gli atti di causa o interpretandoli in modo insostenibile (DTF 144 V 50 consid. 4.2 con riferimenti). Nulla di quanto appena menzionato può essere rimproverato al Tribunale cantonale. Del resto, ciò non viene neppure sufficientemente sostanziato nel ricorso stesso, le critiche limitandosi a definire infondata l'interpretazione proposta dai giudici ticinesi senza però confrontarsi dettagliatamente con l'insieme delle circostanze da essi pertinentemente evidenziate. Ad ogni modo, non è arbitrario considerare che l'esistenza formale di un contratto di lavoro passi in secondo piano di fronte segnatamente all'assenza di prove atte a comprovare l'effettivo pagamento dei salari (come ad es. un certificato di salario e gli estratti dei conti bancari intestati al ricorrente), senza dimenticare le principali incongruenze riassunte in precedenza (v. consid. 4.1; per ulteriori elementi, si rinvia alla dettagliata esposizione di quasi tre pagine nel giudizio impugnato, ai consid. 2.8 e 2.9). In considerazione della portata del principio inquisitorio e dell'obbligo di collaborazione delle parti all'istruzione della causa (cfr. DTF 146 V 240 consid. 8.1), nonché del grado di prova della verosimiglianza preponderante applicabile nella fattispecie (DTF 138 V 218 consid. 6), la Corte ticinese poteva, senza arbitrio, procedere con una valutazione anticipata delle prove e rinunciare a sentire il ricorrente e gli altri azionisti della ditta in questione. La sentenza avversata resiste così alle critiche.