Citation: 5A_736/2009 19.10.2010 E. 5

5.1 Come già osservato, l'ordinanza in discussione è stata emanata nel corso di una causa civile in cui viene postulata la modifica della sentenza di divorzio e segnatamente chiesta una diversa attribuzione dell'autorità parentale e la soppressione del contributo alimentare per la prole. Contrariamente a quanto accade quando si contrappongono unicamente gli interessi degli ex coniugi, queste domande non vengono decise in una procedura retta - come la maggior parte delle cause civili - dal principio attitatorio, in cui le parti devono fornire al giudice i fatti pertinenti e le necessarie prove. Alle menzionate richieste è invece - incontestatamente - applicabile, come per tutte le disposizioni riguardanti i figli, l'art. 145 cpv. 1 CC. Tale disposto di legge recita che il giudice accerta d'ufficio i fatti e valuta le prove secondo il suo libero convincimento. In base alla citata norma, il giudice ha il dovere di chiarire la fattispecie prendendo in considerazione d'ufficio tutti gli elementi che possono essere rilevanti per emanare una decisione conforme al bene del figlio; egli può istruire secondo il suo apprezzamento, anche assumendo dei mezzi di prova in modo inusuale (DTF 128 III 411 consid. 3.2.1, con rinvii). 5.2 Ribadito che in concreto è applicabile la limitazione dei motivi di ricorso prevista dall'art. 98 LTF (supra, consid. 3), la censura secondo cui l'art. 145 CC sarebbe stato violato si appalesa inammissibile. Può invece essere esaminata la critica ricorsuale secondo cui tale norma sarebbe stata applicata violando l'art. 9 Cost. Con riferimento a quest'ultima garanzia costituzionale è opportuno ricordare che una decisione non è arbitraria per il solo motivo che un'altra soluzione sarebbe sostenibile o addirittura preferibile, ma il giudizio attaccato dev'essere, anche nel suo risultato, manifestamente insostenibile, in aperto contrasto con la situazione effettiva, fondato su una svista manifesta oppure in urto palese con il sentimento di giustizia ed equità (DTF 134 II 124 consid. 4.1, con rinvii). Si può del resto rilevare che giusta l'art. 97 cpv. 1 LTF, il ricorrente può censurare l'accertamento dei fatti unicamente se è stato svolto in violazione del diritto ai sensi dell'art. 95 LTF oppure in maniera manifestamente inesatta; quest'ultima definizione corrisponde a quella di arbitrio (DTF 133 II 249 consid. 1.2.2 pag. 252) e configura a sua volta una violazione del diritto (art. 9 Cost.; DTF 134 IV 36 consid. 1.4.1 pag. 39). Ne segue che anche per questo motivo in casi come quello all'esame il ricorrente può - in linea di principio - unicamente lamentarsi che il giudice sia caduto nell'arbitrio reputando l'assunzione di talune prove necessarie ai fini del giudizio. 5.2.1 Nella fattispecie si può concordare con il ricorrente che l'edizione dei costi processuali sostenuti dagli ex coniugi può apparire insolita. Tuttavia la capacità di cooperare delle parti è un fattore rilevante in materia di affidamento dei figli (PETER BREITSCHMID, Basler Kommentar, Zivilgesetzbuch I; 3a ed. 2006, n. 7 ad art. 133 CC; DTF 115 II 106 consid. 4b) e in concreto il giudice di prime cure ritiene di poter dedurre dalla contestata edizione elementi per valutare tale fatto. In queste circostanze con la richiesta di edizione in discussione il Pretore non ha applicato in modo insostenibile l'art. 145 CC, ricordato che quando è adito con un ricorso fondato sul divieto dell'arbitrio il Tribunale federale non sostituisce, come una Corte di appello, il suo apprezzamento a quello del giudice del merito e che in materia di prove esso interviene con ritegno (DTF 120 Ia 31 consid. 4b pag. 40; 118 Ia 28 consid. 1b; 104 Ia 381 consid. 9 pag. 399). 5.2.2 Con riferimento al richiamo dei documenti fiscali occorre sottolineare che, viste le domande di merito del ricorrente, il Pretore ha il dovere di accertare se, per l'eventualità in cui esse dovessero essere accolte, si giustificherebbe liberare - come implicitamente proposto - la madre da qualsiasi contributo alimentare nei confronti della prole. A tal fine egli non può accontentarsi della semplice affermazione - contenuta nel ricorso - secondo cui sarebbe incontestabile che il padre abbia redditi e sostanza sufficienti per mantenere i figli di cui ha chiesto l'affidamento. In ragione della massima inquisitoria che regge la procedura, l'assenza di una contestazione da parte dell'opponente di tale affermazione appare del tutto irrilevante. Ne segue che pure le argomentazioni ricorsuali dirette contro il richiamo in discussione sono volte all'insuccesso.