Citation: 4P.90/2005 07.06.2005 E. 4

La prima censura ricorsuale verte sull'asserita relazione fra il doc. 12 - una lettera inviata dall'opponente al ricorrente il 2 maggio 1997 - e i crediti posti in compensazione, che la Corte cantonale ha ritenuto non provata. 4.1 Il ricorrente rileva anzitutto come, al consid. 6.3 della sentenza impugnata, la stessa Corte abbia accertato che in tale documento l'opponente ha "riconosciuto di essere debitore nei confronti del qui ricorrente". In queste circostanze, considerato anche come l'opponente non abbia contestato esplicitamente la proposta relazione fra il doc. 12 e le fatture - ciò che dovrebbe indurre a ritenerla ammessa in applicazione dell'art. 170 cpv. 2 CPC/TI -, la decisione di imporgli di fornire ulteriori prove a questo riguardo sarebbe in contrasto con l'art. 184 cpv. 2 CPC/TI, che limita la prova ai fatti contestati. Infine, la Corte ticinese avrebbe violato anche il divieto di nova sancito dall'art. 321 cpv. 1 lett. b CPC/TI omettendo di dichiarare tardive le osservazioni formulate dalla controparte sul doc. 12 per la prima volta in sede di appello. 4.2 La censura è manifestamente infondata. 4.2.1 In primo luogo si osserva che, contrariamente a quanto asserito nel gravame, la Corte cantonale non ha accertato che nella citata lettera l'opponente si era riconosciuto debitore nei confronti del ricorrente. Dalla lettura del considerando richiamato emerge piuttosto che i giudici ticinesi hanno constatato come, in quel documento, l'opponente si sia limitato a riconoscere "l'esistenza di posizioni aperte nei confronti di D.________ e della C.________SA". Siccome, però, nulla è stato detto sull'oggetto di tali posizioni aperte, non è stato indicato a cosa si riferissero né è stato menzionato alcun importo, i giudici hanno escluso di poter dedurre una relazione certa fra l'ammissione contenuta nel doc. 12 e le fatture poste in compensazione dal ricorrente, tanto più che sia D.________ che la C.________SA avevano svolto altri lavori per conto dell'opponente. Si tratta di una conclusione senz'altro sostenibile e sulla quale, comunque, il ricorrente non si pronuncia. 4.2.2 Nemmeno il richiamo alle disposizioni procedurali ticinesi è pertinente. Giovi anzitutto rammentare che la controversia non verte sulla relazione fra il doc. 12 e le tre fatture, bensì sulla fondatezza di queste tre fatture. Ora, stando a quanto stabilito nella pronunzia impugnata (al consid. 6.2), in sede giudiziaria l'opponente ha adeguatamente contestato, nei modi e nei tempi previsti dalla normativa processuale cantonale, i tre crediti posti in compensazione dal ricorrente, donde l'impossibilità di considerarli come ammessi e la necessità, per il ricorrente, di dimostrarne la fondatezza. Dato che il ricorrente nemmeno si confronta con questo accertamento, una violazione degli art. 170 cpv. 2 e 184 cpv. 2 CPC/TI non entra in linea di conto. 4.2.3 Fra i mezzi di prova presentati dal ricorrente a sostegno della fondatezza delle sue pretese vi è il pluricitato doc. 12. Egli sostiene che, tenendo conto delle osservazioni formulate dall'opponente a proposito di questo documento per la prima volta in sede di appello, la Corte cantonale avrebbe violato l'art. 321 cpv. 1 lett. b CPC/TI, giusta il quale "in sede di appello è esclusa l'adduzione di nuovi fatti, prove ed eccezioni". A torto. A prescindere dal fatto che il ricorrente non indica quali sarebbero i "nuovi fatti, prove ed eccezioni" addotti dall'opponente e che nella querelata pronunzia i giudici non ne fanno menzione, egli dimentica, comunque, l'effetto devolutivo di tale rimedio. L'appello implica infatti un nuovo esame completo della causa. Dato che, come detto, il doc. 12 è uno dei mezzi di prova prodotti dal ricorrente a sostegno delle sue pretese, l'analisi critica di tale scritto da parte dell'autorità cantonale non configura una violazione del divieto di nova bensì rientra nel suo potere d'esame. 4.3 Sempre nell'ambito del riesame della causa, i giudici cantonali hanno negato valenza probatoria alla lettera inviata dal ricorrente all'opponente il 2 settembre 1997 (doc. 8) e agli estratti conto prodotti sub doc. 38, nemmeno richiamati nella pronunzia. 4.3.1 I giudici ticinesi hanno reputato il doc. 8 irrilevante ai fini del giudizio, perché l'estratto conto menzionatovi - "Zusammenstellung offener Positionen (C.________SA & D.________)" - non è agli atti e nulla si sa del suo contenuto. Il ricorrente definisce arbitraria questa decisione; a suo modo di vedere, l'assenza di tale estratto non sarebbe determinante, decisivo sarebbe per contro il fatto che l'opponente non ha negato di averlo ricevuto. Il suo silenzio va inteso quale accettazione. La tesi ricorsuale non può essere seguita. Anche se la questione della portata giuridica del silenzio dell'opponente agli scritti del ricorrente attiene in verità al diritto - e in quanto tale non può venir trattata nel quadro del presente rimedio (principio della sussidiarietà assoluta del ricorso di diritto pubblico, art. 84 cpv. 2 OG) - vale la pena di osservare che, in ogni caso, il silenzio osservato dopo aver ricevuto un estratto conto o una fattura non vale, salvo patto contrario, come accettazione secondo l'art. 6 CO (DTF 112 II 500 consid. 3b). Per quanto concerne invece più da vicino la valutazione del doc. 8 si osserva che, considerato il carattere generico dell'indicazione "Zusammenstellung offener Positionen (C.________SA & D.________)" e l'esistenza di altri rapporti contrattuali fra l'opponente, C.________SA e D.________, la decisione della Corte cantonale di non ritenere tale documento idoneo a dimostrare i tre crediti posti in compensazione appare sostenibile. 4.3.2 La critica rivolta alla valutazione del doc. 38 (estratti conto) risulta per contro inammissibile per carente motivazione. In contrasto con quanto prescritto dall'art. 90 cpv. 1 lett. b OG, il ricorrente non indica infatti a cosa si riferissero gli estratti conto prodotti con il doc. 38, peraltro non menzionato dalla Corte cantonale, né spiega per quale motivo la mancata reazione sarebbe decisiva ai fini del giudizio impugnato. 4.4 Da quanto esposto discende che la conclusione dei giudici ticinesi, secondo cui la documentazione agli atti non ha confermato l'esistenza di un riconoscimento, da parte dell'opponente, dei tre crediti posti in compensazione, resiste alla censura di arbitrio.