Citation: 4P.24/2007 28.08.2007 E. 7

Appare comunque opportuno osservare quanto segue. 7.1 Innanzitutto va rammentato che nel procedimento civile, retto dal principio dispositivo, è la parte attrice che decide se avviare una causa, quando avviarla, cosa far valere e cosa - rispettivamente quanto - domandare; sta poi alla parte convenuta riconoscere o meno le pretese di controparte. In virtù di questo medesimo principio il giudice non può pronunciare più di quanto preteso dall'attore, rispettivamente meno di quanto riconosciuto dal convenuto (ne eat iudex ultra petita partium; art. 86 CPC/TI; cfr. Angelo Olgiati, Le norme generali per il procedimento civile nel Canton Ticino, Zurigo 2000, pag. 220). Di qui l'importanza, per l'autorità statuente, di una domanda formulata in maniera chiara sin dall'inizio del processo (Max Guldener, Schweizerisches Zivilprozessrecht, 3a ed., Zurigo 1979, pag. 193). Trattandosi di un'azione volta a ottenere una prestazione in denaro, le norme di procedura cantonali possono esigere che ne venga indicata la cifra esatta; una deroga a questa regola è possibile nei casi previsti dalla legge oppure quando l'indicazione esatta della pretesa può avvenire solamente al termine dell'istruttoria (DTF 116 II 215 consid. 4a pag. 219 seg.; cfr. anche Vogel/Spühler, Grundriss des Zivilprozessrechts, 8a ed., Berna 2006, § 33 n. 5-6 pag. 188 seg.). Qualora una domanda non venga formulata chiaramente, il suo contenuto viene determinato mediante il principio dell'affidamento, sulla scorta degli argomenti fatti valere a suo sostegno (Vogel/Spühler, op. cit., § 33 n. 8 pag. 189). 7.2 Ora, nel caso in rassegna, come già ripetuto, dinanzi al Pretore il ricorrente aveva chiesto la condanna della controparte al versamento degli importi necessari a ristabilire sui due conti le somme presenti il 2 marzo 2000. Dalla lettura della sentenza impugnata emerge che il motivo all'origine dell'assenza di una cifra esatta era stato indicato a pag. 5 della petizione, laddove il ricorrente ha spiegato che al momento dell'introduzione della causa il pregiudizio da lui patito ammontava a fr. 102'885.85, riservandosi di adeguarlo successivamente al momento della sentenza; in sede conclusiva ha invece dichiarato che il momento determinante era quello del dibattimento finale. Giova osservare che l'importo indicato in petizione corrispondeva alla differenza che vi era, all'11 agosto 2003, fra gli importi originariamente presenti sui due conti (fr. 242'997.85) e il valore dei due medesimi conti (fr. 56'668.-- + fr. 83'447.-- = fr. 140'115.--). In queste circostanze, la domanda è stata reputata sufficiente dal giudice di primo grado, il quale è entrato nel merito della causa, respingendola. Ai fini del giudizio sulle spese e ripetibili, il pretore - riferendosi al medesimo criterio già adottato dal ricorrente - ha stabilito che il valore litigioso corrispondeva alla differenza fra il valore dei conti al momento delle conclusioni (fr. 94'890.-- + fr. 63'810.--) e gli importi presenti su di essi il 2 marzo 2000 (fr. 92'997.85 e fr. 150'000.--), ovvero fr. 84'298.--. 7.2.1 Da quanto appena esposto, emerge che, contrariamente a quanto tenta di far credere nel ricorso di diritto pubblico, il ricorrente non ha mai chiesto che sui suoi conti venissero riaccreditate le somme originariamente presenti su di esse. Né ha mai offerto alla banca di metterle a disposizione i noti titoli, a cui lui non era interessato. Al contrario, nella misura in cui dinanzi al Pretore ha postulato il versamento della perdita subita, calcolata sulla base della differenza fra le somme originariamente presenti sui conti e il valore dei titoli al momento del dibattimento finale, egli ha manifestato la consapevolezza di esserne il proprietario e di volerlo rimanere. 7.2.2 Pretestuoso è poi il rimprovero mosso alla Corte cantonale di aver confuso valore di causa e domanda, comunque inammissibile siccome formulato genericamente e senza il benché minimo riferimento alle norme processuali cantonali che la corte avrebbe applicato in maniera arbitraria (cfr. quanto esposto al consid. 4.1). L'art. 5 cpv. 1 CPC/TI prevede infatti che se l'oggetto della lite è valutabile in denaro, il valore di causa è determinato dalla domanda, e in concreto la domanda è stata quantificata in fr. 84'298.-- dal Pretore, sulla base - come detto - dei criteri indicati dallo stesso ricorrente. 7.2.3 Ciononostante, in sede di appello quest'ultimo non ha postulato la modifica del giudizio di primo grado nel senso di condannare la controparte al versamento di fr. 84'298.--, bensì di condannarla a versare gli importi liquidi necessari a ristabilire le somme originarie sui conti, con esplicita richiesta al Tribunale di appello di determinare d'ufficio l'ammontare di tali importi al momento dell'emanazione della sua sentenza. Così facendo ha però dimenticato che lo scopo dell'appello è quello di sottoporre a una verifica il giudizio di primo grado affinché l'autorità di ricorso abbia se del caso a riformarlo con un altro diverso giudizio. In altre parole, l'appello permette un controllo in fatto e in diritto della decisione impugnata ma non consente la continuazione del processo nel senso di un allargamento delle tavole processuali (Lorenzo Anastasi, Il sistema dei mezzi d'impugnazione del codice di procedura civile ticinese Zurigo 1981, pag. 75 e 77). 7.2.4 Se il ricorrente lo avesse fatto valere, sarebbe forse stato possibile ammettere che i limiti della domanda emergevano dalla pronunzia di primo grado, che aveva fissato in fr. 84'298.-- l'importo litigioso. Ma il ricorrente non ha censurato la decisione impugnata per questo motivo, sicché una simile eventualità risulta d'acchito esclusa (cfr. quanto esposto al consid. 4.1). Dinanzi al Tribunale federale il ricorrente - assistito da un legale - non solo non ha mai affermato che il valore della domanda fosse quello accertato dal pretore, di fr. 84'298.--, ma anzi - come esposto al consid. 5 - ha altalenato fra la tesi secondo la quale egli avrebbe indicato chiaramente che la sua azione tendeva all'incasso di fr. 150'000.-- e fr. 92'997.85 e quella diametralmente opposta secondo cui non gli era possibile quantificare la somma richiesta a causa della continua variazione dei titoli. Nemmeno allo stadio attuale è dunque possibile comprendere quale sia l'esatto contenuto della sua domanda. E una simile argomentazione, come già detto, disattende completamente i rigorosi requisiti di motivazione del ricorso di diritto pubblico. 7.2.5 In conclusione, nessuno degli argomenti sollevati nel gravame è idoneo a far ritenere arbitraria la decisione cantonale secondo la quale il ricorrente non ha formulato con la necessaria precisione la sua domanda di appello.