Citation: 4A_2/2008 08.07.2008 E. 6

Dinanzi al Tribunale federale la ricorrente tiene a ribadire che l'opponente ha mentito negando di aver parlato di ordini di bonifico in bianco con persone esterne alla banca e di non aver mai affidato a persone esterne alla banca delle informazioni interne, allorquando in realtà si era rivolto all'avv. D.________. 6.1 Come già detto, ambedue i giudici ticinesi hanno negato di poter considerare questo avvocato "un terzo qualsiasi", "del tutto estraneo alla banca". Egli era stato infatti incaricato dalla banca di seguire le questioni civili e penali connesse all'operazione finanziaria denominata xxx - cui si riferivano appunto le informazioni fornite dall'opponente - e sottostava pertanto sia al segreto professionale che bancario. I giudici ticinesi ne hanno dedotto che, contrariamente a quanto asserito dalla ricorrente, l'opponente non ha rivelato a terzi o al pubblico dati confidenziali; le informazioni sono sempre rimaste nel gremio di persone che, per legge, avevano l'obbligo di serbare il segreto. Di conseguenza, considerato che il 3 marzo 2005 non è stato chiesto all'opponente se avesse parlato con l'avvocato D.________ bensì unicamente se avesse parlato con persone esterne alla banca, non si può sostenere ch'egli abbia mentito rispondendo negativamente. 6.2 Il coinvolgimento dell'avvocato non viene contestato; visto il mandato che gli era stato affidato, la ricorrente riconosce ch'egli non può essere considerato "estraneo" alla banca. Essa tenta comunque di relativizzare la portata del giudizio impugnato specificando che nell'intervista del 3 marzo 2005 si è parlato di persone "esterne" alla banca e non di persone "del tutto estranee" alla banca, come ritenuto dalle autorità cantonali. Seppur "non estraneo" alla banca, l'avvocato era innegabilmente una persona esterna alla banca, di modo che la risposta data dall'opponente è oggettivamente falsa. Si tratta di un'argomentazione speciosa. Nella fattispecie in esame è infatti palese che "esterno" ed "estraneo" sono stati utilizzati come sinonimi, anche dalla stessa ricorrente, che negli allegati cantonali aveva criticato l'opponente per essersi rivolto all'avv. D.________, ovvero a un "terzo estraneo", come rilevato nella risposta al gravame. 6.3 La conclusione dei giudici ticinesi in merito alla veridicità delle risposte date dall'opponente agli ispettori interni il 3 marzo 2005 merita dunque di essere condivisa. Non da ultimo anche per il contesto in cui si inseriva l'interrogatorio del 3 marzo 2005. La ricorrente ha infatti spiegato che a quell'epoca era confrontata con una fuga di notizie e lettere anonime diffamatorie che l'hanno spinta, allo scopo di chiarire la situazione, ad interrogare alcuni impiegati fra cui l'opponente. Quando ha incontrato i due ispettori, questi riteneva dunque di venir sentito in relazione a tali fatti - la fuga di notizie e le lettere anonime diffamatorie - e non in relazione alle confidenze da lui fatte all'avv. D.________. In queste circostanze, non si può rimproverargli né un "comportamento reticente" né tantomeno "attivamente ostruzionista", come fa la ricorrente. Anzi, ben si comprende ch'egli abbia negato senza alcuna esitazione di aver fornito a terzi esterni alla banca informazioni riservate. Rivolgendosi all'avvocato non ha infatti contribuito in alcun modo alla fuga di notizie; ha confidato i suoi sospetti a un consulente legale della banca, sottoposto all'obbligo di confidenzialità, affinché, se del caso, venissero trasmessi a chi di competenza nella direzione generale. La confusione venutasi a creare in merito alla portata delle dichiarazioni rese dall'opponente durante l'interrogatorio del 3 marzo 2005 va imputata alla sola ricorrente. D'un canto essa voleva scoprire l'origine della fuga di notizie e dall'altro - stando a quanto affermato nel ricorso - cosa avesse spinto l'opponente a confidare all'avv. D.________ informazioni (che a quell'epoca si erano rivelate) false. In queste circostanze, la scelta di formulare una domanda generica non ha permesso di raggiungere né uno scopo né l'altro. L'opponente ha ovviamente negato ogni responsabilità in relazione alla fuga di notizie e, omettendo di confrontarlo apertamente con quanto sapeva in merito ai sospetti da lui confidati all'avvocato, la ricorrente non ha potuto verificare la sua buona fede.