Citation: 2A.76/2002 31.07.2002 E. 6

6.1 Nel caso di specie non sussistono dubbi sul fatto che il ricorrente, con il suo comportamento, abbia violato l'ordine pubblico in Svizzera. Nonostante gli ammonimenti ricevuti, egli lo ha fatto ripetutamente, commettendo dei reati specifici in materia di polizia degli stranieri e delle infrazioni parzialmente aggravate alla legge sugli stupefacenti. L'ultima infrazione - quella più grave - egli l'ha commessa pur essendo consapevole delle conseguenze che ciò avrebbe comportato sul suo statuto di cittadino straniero al beneficio di un permesso di dimora annuale: con l'ammonimento del 26 gennaio 1998 le autorità ticinesi lo avevano infatti minacciato esplicitamente di espulsione o rimpatrio. In simili circostante è pacifico che lo stato di fatto oggettivo dal quale l'art. 17 cpv. 2 LDDS ultima frase fa dipendere l'estinzione del permesso di dimora sia adempiuto. 6.2 Gli argomenti che il ricorrente tenta di contrapporre a questa conclusione sono infondati. 6.2.1 In primo luogo egli sbaglia quando afferma che la violazione dell'ordine pubblico non è sufficiente per l'applicazione della predetta disposizione, ma che occorre che siano dati i motivi di espulsione previsti dagli art. 10 e 11 LDDS, da valutarsi in conformità con l'art. 16 cpv. 3 ODDS. Infatti, come sopra esposto (cfr. consid. 5), l'estinzione del permesso di dimora prevista dall'art. 17 cpv. 2 ultima frase LDDS ha carattere autonomo e può avvenire a condizioni meno severe. 6.2.2 In secondo luogo il ricorrente sostiene che l'autorità cantonale non ha esaminato la questione della recidiva. Si tratta, a suo dire, di un elemento determinante, in assenza del quale non può sussistere un interesse pubblico che giustifichi il mancato rinnovo del suo permesso di dimora. A questo proposito sostiene che nel caso di specie non vi sarebbe nessun pericolo di recidiva. D'un canto sottolinea come nella sentenza penale del 14 febbraio 2001, dalla quale l'autorità amministrativa non potrebbe scostarsi, sia stata prevista la sospensione condizionale della pena inflittagli; dall'altro egli afferma di essere cambiato, di avere preso coscienza della gravità del suo comportamento e del male che altre sue trasgressioni causerebbero alla sua famiglia, nonché di lavorare e di non avere più commesso nessun reato dopo la sua scarcerazione. Anche questo argomento dev'essere respinto. Il pericolo che il cittadino straniero violi nuovamente l'ordine pubblico è uno degli elementi, ma non il solo, che devono essere valutati ai fini dell'applicazione dell'art. 17 cpv. 2 ultima frase LDDS. Ora, nel giudizio qui impugnato, il Tribunale cantonale amministrativo ha trattato questo aspetto, senza tuttavia menzionare espressamente il termine "recidiva" (pagg. 10 e 11). Dopo avere precisato di non ritenersi vincolato dal suddetto giudizio penale, esso ha infatti considerato che nel corso del suo soggiorno in Svizzera l'insorgente non aveva mai smesso di delinquere, nonostante che gli fossero stati inflitti due ammonimenti amministrativi: gli ultimi reati sono stati addirittura commessi durante il periodo di sospensione condizionale della pena accessoria dell'espulsione pronunciata contro di lui nel 1997. Queste considerazioni appaiono corrette e devono essere condivise. Il Tribunale federale ha avuto a più riprese l'occasione di precisare che l'autorità competente in materia di polizia degli stranieri persegue uno scopo differente da quello dell'autorità penale e valuta dunque sulla base di altri criteri se sia il caso o no di allontanare dalla Svizzera lo straniero resosi colpevole di un reato. Il giudice penale decide in effetti in funzione della migliore prognosi di risocializzazione in Svizzera, mentre l'autorità amministrativa si prefigge di proteggere la sicurezza e l'ordine pubblico. Lo straniero che ha commesso un reato deve quindi attendersi che nei suoi confronti vengano adottate simili misure amministrative anche laddove sul piano penale non è stata pronunciata, è stata sospesa condizionalmente o differita la misura accessoria dell'espulsione, prevista dall'art. 55 CP (DTF 122 II 433 consid. 2b, 120 Ib 129 consid. 5, 114 Ib 1 consid. 3a). Del resto si deve considerare che, come osservato pertinentemente dal Tribunale cantonale amministrativo, la sentenza penale del 14 febbraio 2001 non è così favorevole al ricorrente, come questi pretende, dal momento che vi si legge che "(...) il A.________ è arrivato al limite di quanto ragionevolmente possibile in materia di sospensione condizionale sia della pena detentiva, che di quella accessoria" (cfr. consid. 29, pag. 56). Quanto al ravvedimento, esso appare sostenuto soltanto dalle affermazioni del ricorrente. Questi aveva già moglie e figli al momento di commettere i reati per i quali è stato in seguito condannato penalmente, ma ciò non è comunque bastato a farlo desistere dal nuovamente infrangere la legge. Inoltre, essendo già stato ammonito sul piano amministrativo, egli sapeva che eventuali nuove sanzioni avrebbero potuto nuocere anche alla sua famiglia. Ciò non gli ha però impedito di continuare a delinquere, commettendo dei reati sempre più gravi. 6.2.3 Da ultimo il ricorrente cerca di relativizzare la portata dell'ultima condanna penale subita, adducendo di avere avuto un ruolo tutto sommato marginale, di semplice complice. Aggiunge che la pena inflittagli non raggiunge nemmeno il limite di 2 anni di detenzione, oltre il quale, di norma, l'interesse pubblico all'espulsione dello straniero viene considerato dalla prassi preponderante per rispetto all'interesse personale di quest'ultimo a rimanere nel nostro Paese. Sennonché, detti argomenti non possono essere condivisi. Innanzitutto occorre precisare che la circostanza per la quale la pena inflitta al ricorrente non raggiunge il limite di 2 anni di detenzione non è affatto rilevante nel presente contesto. Infatti la regola giurisprudenziale a cui fa riferimento l'insorgente è stata elaborata per i casi di espulsione, ai sensi dell'art. 10 LDDS, i quali, come detto in precedenza, vanno valutati in base ad altri criteri e, anche in tale ambito, ha comunque solamente carattere indicativo (cfr. Wurzburger, op. cit., pagg. 311 e 321). Chiarito questo aspetto, va poi detto che il ruolo del ricorrente è stato secondario solo per uno dei reati per i quali è stato condannato il 14 febbraio 2001. Come esposto, in quell'occasione egli è infatti stato riconosciuto autore colpevole di infrazione parzialmente aggravata alla legge sugli stupefacenti, di complicità in infrazione aggravata alla medesima legge, nonché di riciclaggio di denaro. Egli tenta quindi di confondere i fatti laddove sostiene, citando la DTF 115 IV 59, che la Corte penale non gli avrebbe riconosciuto la semplice complicità per il primo dei reati appena menzionati soltanto "per motivi tecnico-giuridici". Al contrario, la sentenza penale in questione ha accertato che A.________ aveva compiuto, in correità con un'altra persona, dei veri e propri atti preparatori al traffico di sostanze stupefacenti, avendo effettuato una trasferta a Basilea e negoziato l'acquisto di un importante quantitativo di eroina e di sostanza da taglio. Il fatto che l'affare non sia andato in porto è unicamente dipeso dalle divergenze sorte in merito alla qualità della merce. I motivi "tecnico-giuridici" ai quali il ricorrente allude hanno invece indotto il giudice penale a riconoscere la complicità nell'acquisto di 2 kg di sostanza da taglio a Lucerna. A quest'ultima condanna, di una certa gravità in materia di stupefacenti, vanno poi aggiunte quelle del 20 luglio 1994 e del 1° dicembre 1997. Per uno straniero la cui permanenza in Svizzera può essere definita di durata media (il primo permesso annuale gli era infatti stato rilasciato nel febbraio 1994) il cumulo di queste condanne, alle quali devono essere anche aggiunti i due ammonimenti di polizia inflitti, bastano senz'altro a giustificare la decisione, pronunciata dalle autorità ticinesi, di non più rinnovargli il permesso di dimora (cfr. Wurzburger, op. cit., pagg. 322-323).