Citation: 4C.138/2005 25.10.2005 E. 6

Evidenziando di essere l'unica donna dell'ente a combinare le funzioni di giornalista e regista - affermazione, questa, che non risulta essere mai stata contestata dalla convenuta - l'attrice sostiene di essere rimasta bloccata nella 16esima classe a causa del suo sesso, visto che i colleghi uomini con un'attività comparabile hanno invece beneficiato di una promozione in una classe superiore. 6.1 Nella proposta conciliativa del 2 settembre 1997, versata agli atti sub doc. B, l'Ufficio di conciliazione in materia dei sessi ha aderito a questa tesi. In tale documento si legge infatti che "nella fattispecie è ravvisabile un modello classico di discriminazione, nel quale la donna, pur eseguendo le stesse mansioni dei colleghi, viene tenuta artificialmente in un grado di subordinazione che le impedisce di accedere alle classi di stipendio più elevate". Donde la proposta conciliativa, rifiutata dalla convenuta, di versare a A.________, a titolo di indennizzo globale per il periodo 1992-1996 la somma di fr. 22'645.--, corrispondente al 50% della differenza dei massimi di categoria tra la 16esima e la 18esima classe di stipendio negli anni 1995 e 1996. 6.2 Anche il Pretore è giunto ad analoga conclusione. Dopo aver stabilito che l'attività dell'attrice era comparabile a quella dei colleghi uomini, nonostante l'attività aggiuntiva da loro svolta, egli ha infatti rilevato che "la RTSI si è concentrata a dimostrare le ragioni che hanno condotto i signori F.________/D.________/C.________/ G.________/E.________ alle loro classi di stipendio, mentre non ha dimostrato perché l'attrice non è stata promossa dalla classe 16ma, seppure ad un livello inferiore rispetto agli altri". 6.3 La questione è stata affrontata e risolta diversamente nella sentenza impugnata. Gli ultimi giudici ticinesi hanno accertato che l'attrice svolge il doppio ruolo di giornalista e regista nella realizzazione dei suoi documentari. Essa può essere definita "autrice" dei propri servizi, siccome in grado di cumulare, oltre alle capacità del giornalista (capacità di cogliere i punti principali di una tematica e stendere un certo ragionamento al riguardo), quelle del regista (mettere in immagine l'opera del giornalista) con un linguaggio personale riconoscibile nel prodotto finito. La similitudine con i colleghi di sesso maschile - prosegue la Corte cantonale - finisce qui. A differenza di questi l'attrice non si occupa, infatti, della produzione dei suoi lavori, vale a dire non gestisce il personale e gli aspetti finanziari che rimangono di competenza del produttore della rubrica in cui essa è inserita. Per contro, gli altri colleghi si occupano personalmente di tutti gli aspetti dei loro prodotti, curando oltre alla parte giornalistica e alla regia anche la produzione puntuale, nel senso di gestire sia il personale impegnato nella realizzazione dei cicli di documentari di cui si sono occupati sia il budget finanziario a loro attribuito. La circostanza che il prodotto finito venga visionato dal responsabile del dipartimento o dal produttore prima di essere diffuso - come avviene per l'attrice - nulla toglie alla differenza di attività: l'attrice era ed è impegnata come giornalista-regista di singoli documentari inseriti in una rubrica, sotto la responsabilità di un produttore, mentre C.________, F.________, D.________ e G.________ sono stati e sono di regola impegnati in progetti più articolati (cicli di documentari e/o fiction), che svolgono e producono in modo autonomo dall'inizio alla fine, coordinando e dirigendo l'attività dei collaboratori e il budget della produzione, benché talvolta lavorino anche con le rubriche. Tenuto conto di quanto appena esposto, i giudici del Tribunale d'appello hanno concluso che la differenza di statuto e di salario tra i colleghi uomini e l'attrice trova una giustificazione oggettiva nella differenza di attività.