Citation: 4P.83/2005 17.08.2005 E. 3

Nel gravame viene asseverato che la conclusione dei giudici ticinesi circa l'inesistenza della società italiana sarebbe il risultato di un'applicazione arbitraria del diritto italiano. 3.1 Richiamandosi a vari contributi dottrinali - allegati al ricorso - i ricorrenti rilevano infatti come, secondo un'ormai consolidata giurisprudenza, la cancellazione della società dal registro sia una condizione necessaria ma non sufficiente per l'estinzione della stessa. Essa determinerebbe solo una "presunzione di estinzione" suscettibile della prova contraria, dato che il presupposto sostanziale dell'estinzione è che siano venuti meno tutti i rapporti giuridici attivi e passivi e le contestazioni giudiziali facenti capo alla società. 3.2 Sennonché, come ben evidenziato anche dall'opponente, questa tesi non è mai stata né allegata né sostanziata in sede cantonale. Nella sentenza impugnata i giudici ticinesi hanno d'altronde esplicitamente precisato come nessuna prova sia stata apportata né offerta quo all'esistenza della società dopo la sua cancellazione dal registro delle imprese. Si tratta quindi di un'argomentazione giuridica nuova, presentata per la prima volta dinanzi al Tribunale federale. 3.3 Ora, nel quadro di un ricorso di diritto pubblico fondato sulla violazione dell'art. 9 Cost. - com'è quello in esame - è di principio vietata la presentazione di nuove allegazioni, fatti o prove che non sono stati sottoposti all'autorità cantonale. Dal 31 maggio 2002 tale regola vale anche per i ricorsi basati sulla violazione di trattati internazionali (DTF 128 I 354). La giurisprudenza ammette eccezionalmente l'adduzione di nuovi argomenti di fatto e di diritto nei seguenti casi: qualora si tratti di circostanze la cui rilevanza è emersa per la prima volta nella motivazione della decisione impugnata; qualora si tratti di un aspetto il cui esame si impone e del quale l'autorità cantonale avrebbe manifestamente dovuto tenere conto oppure qualora si tratti di argomenti che hanno acquisito importanza per la prima volta nel quadro dell'assunzione di prove giusta l'art. 95 OG (DTF 128 I 354 consid. 6c pag. 357). Infine, la presentazione di nuove allegazioni giuridiche è ammessa se l'ultima istanza cantonale disponeva di potere di cognizione pieno ed era tenuta ad applicare il diritto d'ufficio. Quest'ultima eccezione vale per tutte quelle censure che non si confondono con l'arbitrio, e segnatamente per la censura fondata sul diritto ad un processo equo, a condizione però che il comportamento della parte ricorrente non risulti in contrasto con il principio della buona fede, applicabile anche in materia procedurale (DTF 119 Ia 88, 221 consid. 5a pag. 228 seg.). In concreto, alla luce di quanto esposto al consid. 3.2, i presupposti per poter ammettere una di queste eccezioni non sono dati, né i ricorrenti - cui incombeva l'onere di allegarli, con un'argomentazione conforme ai dettami dell'art. 90 cpv. 1 lett. b OG (sulle esigenze di motivazione poste dal ricorso di diritto pubblico cfr. DTF 130 I 258 consid. 1.3 pag. 261 seg.) - pretendono il contrario. 3.4 Ne discende l'integrale inammissibilità del gravame.