Citation: 4A_398/2023 E. 4.3.2

4.3.2. 4.3.2.1. Il ricorrente fa valere che secondo il contratto il diritto al pagamento del tempo di viaggio da e verso il punto di raccolta non sarebbe computato nell'orario di lavoro annuale; che il datore di lavoro avrebbe dovuto dimostrare una deroga a quegli accordi e che le ore di trasferta andrebbero remunerate in aggiunta al salario pagato all'attore. Se mai, prosegue, i giudici cantonali avrebbero dovuto accertare che le ore di lavoro sul cantiere sarebbero state remunerate correttamente come da busta paga e che quelle di trasferta non sarebbero state pagate. Le prestazioni del dipendente in cantiere non sarebbero da definire, giacché, non essendoci deroga al pagamento aggiuntivo delle ore di trasferta, la paga riconosciuta nei conteggi coprirebbe quell'attività, che corrisponderebbe a quella fissata dal calendario aziendale, e le ore di trasferta andrebbero indennizzate in aggiunta. Per l'insorgente il Tribunale di appello avrebbe dovuto valutare la possibilità di derogare al principio sancito contrattualmente dall'art. 54 CNM e interrogarsi, in caso di ammissibilità, sulla forma di tale deroga, sull'onere della prova e se il datore di lavoro avrebbe provato una simile deroga. A suo avviso la Corte cantonale avrebbe deciso erroneamente, poiché non ha evaso i primi tre quesiti e ha trascurato il principio secondo cui una deroga contrattuale sarebbe lecita solo se favorevole al dipendente e valida solo dalla scadenza del periodo di preavviso. Ora, è vero che secondo l'art. 54 cpv. 1 CNM il tempo impiegato per il viaggio di andata e ritorno da e verso il posto di raccolta non è computato all'orario di lavoro annuale giusta l'art. 24. La Corte cantonale, però, ha considerato che il CNM non impedisce alla parti di integrare le ore di viaggio nel salario base con la conseguenza che quel tempo non va pagato in aggiunta come stabilito dall'art. 54 cpv. 1 CNM, ma va computato nell'orario di lavoro (sentenza impugnata, pag. 5 consid. 7). Tale argomentazione non viola il diritto. In effetti, l'autorità precedente poteva reputare orario di lavoro (secondo l'art. 23 CNM) pure lo spostamento dal magazzino della società al cantiere di Ascona, a maggior ragione ove quel deposito non era un luogo di raccolta giusta l'art. 54 CNM, bensì uno stabilimento fisso del datore di lavoro (cfr. sopra, consid. B), presso il quale il ricorrente e altri dipendenti si ritrovavano giornalmente prima di raggiungere il cantiere in cui erano attivi. Giova al riguardo rammentare che di principio il tempo di viaggio dal posto di lavoro (" Anstellungsort ") al cantiere (" Baustelle ") vale quale orario di lavoro (cfr. RAHEL BEYELER, WILLI EGLOFF, PETER SCHMID, CHRISTOPH SCHNEEBERGER, PHILIP THOMAS, THOMAS TRIBOLET, Kommentar zum Landesmantelvertrag für das schweizerische Bauhauptgewerbe 2012-2015, Berna 2014, pag. 141). In simili condizioni, contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente, nella fattispecie non era necessaria alcuna modifica contrattuale, e di conseguenza il salario indicato nei conteggi non doveva necessariamente riguardare solo le ore di lavoro in cantiere. 4.3.2.2. Riguardo agli accertamenti di fatto, il ricorrente asserisce che la dichiarazione del datore di lavoro secondo cui il tempo di trasferta sarebbe stato compensato con una riduzione del tempo effettivo di lavoro e che dunque la paga fosse comprensiva delle indennità di trasferta non avrebbe alcun valore. Tra dipendente e datore di lavoro, aggiunge, non vi sarebbe stato alcun accordo, visto che nelle buste paga non era precisato quale parte del salario di base fosse costituita dall'indennità per il tempo di trasferta a fronte di un monte ore annuale obbligatorio; in verità, a suo dire, la busta paga includeva solo le ore di lavoro sul cantiere. Riguardo al contenuto della busta paga, il ricorrente contesta di aver illustrato solo in appello l'obbligo formale del datore di lavoro di indicare separatamente sul conteggio paga le ore di trasferta e le ore effettive (art. 17 CCL ticinese), e rinvia alla petizione (pag. 2) e alla replica (pag. 3), in cui ha in sostanza spiegato che le trasferte avvenivano al di fuori dell'orario di lavoro. Nei suoi allegati introduttivi, tuttavia, egli non ha affermato che i suoi conteggi di salario non menzionavano separatamente le ore di lavoro e quelle di viaggio, né che il datore di lavoro avrebbe violato l'art. 17 CCL ticinese. In simili condizioni, a ragione la Corte di appello ha considerato quei fatti addotti per la prima volta in appello e dunque nuovi e come tali inammissibili (cfr. sentenza impugnata, pag. 9 consid. 8.2). Pertanto, non occorre soffermarsi sulla critica basata sull'assenza di un'indicazione separata del tempo di viaggio nei conteggi di salario. Sapere invece se gli accertamenti, operati dalla Corte di appello sulle effettive ore di lavoro svolte dal ricorrente e sull'inclusione nelle stesse delle ore di trasferta, siano sostenibili o no, come asserito dall'insorgente, è un'altra questione su cui si tornerà in appresso.