Citation: 6B_325/2019 E. 1.4.2

1.4.2. La ricorrente lamenta la violazione del principio in dubio pro duriore, perché né il decreto di non luogo a procedere né la decisione della CRP si fonderebbero su fatti accertati, bensì su "speculazioni riconducibili a deduzioni e valutazioni operate dal Magistrato", visto che non sarebbero stati assunti i mezzi di prova da lei indicati né sarebbero state esperite indagini di sorta. Censura poi un accertamento manifestamente errato della fattispecie, nella misura in cui, contrariamente a quanto ritenuto dalla CRP, non corrisponderebbe al vero che le indicazioni fornite alla capo del settore infermieristico di C.________ possano essere considerate veritiere. Invoca inoltre un'errata applicazione degli art. 309 cpv. 1 e 310 cpv. 1 CPP, non essendo in concreto date le premesse per decretare il non luogo a procedere, dal momento che non sarebbe possibile concludere per l'assenza della realizzazione di fattispecie di natura penale senza accertare in modo sufficiente i fatti determinanti. Ciò costituirebbe pure una violazione del principio della legalità sancito dall'art. 5 cpv. 1 Cost., l'autorità avendo adottato una soluzione diversa da quella prevista dall'art. 309 cpv. 2 CPP che imporrebbe di esperire indagini supplementari in un caso come quello di specie. Infine, l'insorgente si duole della violazione del diritto di essere sentito: il pubblico ministero avrebbe infatti dovuto offrirle la possibilità di chiarire il contenuto della sua querela prima di procedere all'emanazione di un decreto di non luogo a procedere. Se i fatti non sono chiari o se egli ritiene che non siano stati esposti in modo sufficientemente chiaro, il diritto di essere sentito garantito dagli art. 29 Cost. e 6 n. 1 CEDU gli avrebbe imposto di interpellare la ricorrente prima di emanare una decisione che pone fine al procedimento penale. I motivi e le argomentazioni ricorsuali omettono qualsiasi confronto con la sentenza impugnata: l'insorgente insiste lungamente sull'asserita assenza di fatti chiari per emanare un decreto di non luogo a procedere, ma trascura di illustrare perché le ragioni esposte dalla CRP per confermare il contestato decreto sarebbero contrarie al diritto. In particolare, la ricorrente non contesta che il querelato addebito di essere alle dipendenze di due datori di lavoro contemporaneamente atterrebbe all'onore professionale non tutelato dai reati contro l'onore, né confuta che i dati di cui ipotizza la divulgazione a terzi non siano segreti e neppure degni di particolare protezione e ancor meno indica perché, contrariamente a quanto ritenuto in sede cantonale, vi siano elementi per presentire un inganno astuto. La motivazione ricorsuale non è dunque pertinente. In ogni modo, le ragioni esposte dalla CRP, non censurate, dimostrano il non adempimento di elementi costitutivi di reato, di modo che il decreto di non luogo a procedere risulta conforme al diritto.