Citation: 4P.120/2004 15.10.2004 E. 5

Nella sentenza impugnata è stata pure respinta la tesi secondo la quale, anche in assenza di una simile direttiva, le particolarità del caso avrebbero imposto alla banca di adottare provvedimenti a tutela cliente, segnatamente prima di pagare i 2 assegni da lui emessi il 20 e 22 marzo 1995, di fr. 750'000.-- ciascuno. 5.1 Secondo la giurisprudenza - pertinentemente richiamata dal Tribunale d'appello - la banca cui non è stato affidato un mandato di gestione patrimoniale bensì unicamente l'incarico di eseguire gli ordini puntuali del cliente, come nel caso in esame, non è tenuta a salvaguardarne gli interessi in maniera generale (sentenza inc. 4C.108/2002 del 23 luglio 2002 consid. 2b, pubblicata in Pra 2003 n. 51 pag. 244). In linea di massima essa deve fornire informazioni al cliente solamente se egli lo richiede. Fa eccezione il caso in cui la banca avrebbe dovuto accorgersi che il cliente non aveva riconosciuto i rischi assunti mediante le operazioni da lui auspicate, oppure il caso in cui egli poteva aspettarsi in buona fede - tenuto conto del particolare rapporto di fiducia instauratosi con il tempo - che la banca, seppur non richiesta, lo avrebbe messo in guardia (DTF 124 III 155 consid. 3 pag. 161 seg.; 119 II 333 consid. 5 e 7). In concreto i giudici ticinesi hanno negato la sussistenza dei presupposti per poter ammettere - eccezionalmente - un obbligo di salvaguardia a carico della banca. Dall'istruttoria è infatti emerso che A.________ aveva dato l'impressione di essere ben a conoscenza degli usi bancari: l'idea di mettere in piedi il giro d'assegni bancari era stata sua; per evitare un'esposizione passiva del suo conto corrente aveva chiesto, facendo prova di una competenza non comune, che l'incasso degli assegni emessi da F.________ avvenisse con la modalità "s.b.f."; in seguito, per evitare la perdita di alcuni giorni di valuta, aveva addirittura preteso che l'incasso avvenisse "per cassa". Non solo. I giudici della massima cantonale hanno pure rilevato il fatto che le operazioni in questione corrispondevano a quelle sin lì eseguite, sempre con buon esito, e che la banca non era stata informata di eventuali problemi finanziari di F.________. 5.2 Nel gravame il ricorrente contesta unicamente che A.________ potesse essere considerato persona cognita in ramo bancario. Egli sostiene che la decisione in senso contrario dei giudici ticinesi si fonda su impressioni soggettive ed è in urto palese con le risultanze processuali. La critica ricorsuale è destinata all'insuccesso. A prescindere dalla questione di sapere se l'idea del giro di assegni fosse di F.________ - come sostenuto nel ricorso - oppure no, sta di fatto che per la banca è stato A.________, di sua iniziativa, a dare avvio a questa pratica. La banca non aveva quindi motivo di ritenere ch'egli non fosse consapevole dei rischi ch'essa comportava. La tesi - formulata in occasione dell'audizione teste - secondo la quale l'incasso degli assegni secondo il sistema "s.b.f." sarebbe stato consigliato "ad un certo momento" dal direttore I.________ si scontra con l'accertamento peritale secondo cui gli assegni emessi da F.________ sono stati accreditati "s.b.f." sin dall'inizio (delucidazione perizia pag. 2). L'unico cambiamento registrato riguardava l'incasso degli assegni, che fino al 23 luglio 2003 era avvenuto "per corrispondenza" e in seguito, su richiesta del cliente, per evitare la perdita di alcuni giorni di valuta "per cassa" (perizia pag. 20). Alla luce di quanto appena esposto la decisione di rifiutare ad A.________ la possibilità di venir considerato persona inesperta nel settore bancario resiste alla censura di arbitrio. Non v'è dunque nessun motivo per annullare il giudizio con cui è stata negata l'esistenza di un obbligo di salvaguardia generale a carico della banca.