Citation: 6B_160/2007 14.12.2007 E. 2

Il ricorrente contesta la realizzazione degli elementi sia oggettivi che soggettivi del reato di falsità in documenti. Si rende colpevole di falsità in documenti chi tra l'altro, al fine di nuocere al patrimonio o ad altri diritti di una persona o di procacciare a sé o ad altri un indebito profitto, fa uso, a scopo di inganno, di un documento falso - "unechte Urkunde" - o menzognero - "unwahre Urkunde" (art. 251 n. 1 cpv. 3 CP; Markus Boog, Commentario basilese, 2a ed., Basilea 2007, n. 71 ad art. 251 CP). Dal profilo oggettivo, l'autore deve far uso di un documento falso o menzognero. Sono documenti segnatamente gli scritti destinati e atti a provare un fatto di portata giuridica nonché i segni destinati a tal fine (art. 110 cpv. 4 nCP, rispettivamente art. 110 cpv. 5 vCP). Il documento è falso (falsità materiale) quando il suo vero estensore non corrisponde all'autore apparente, il documento trae quindi in inganno sull'identità di colui dal quale esso emana in realtà (DTF 128 IV 265 consid. 1.1.1). È invece menzognero (falsità ideologica) il documento il cui contenuto non corrisponde alla realtà pur emanando dal suo autore apparente (DTF 126 IV 65 consid. 2a). Tuttavia, non basta una semplice menzogna scritta per ritenere la falsità ideologica. Poiché la fiducia che si può avere a non essere ingannati sull'identità dell'autore del documento è maggiore di quella che si ripone sul fatto che l'autore non menta, in caso di falsità ideologica la giurisprudenza esige che il documento fruisca di un'accresciuta credibilità e che il suo destinatario vi possa ragionevolmente prestar fede. In base alle circostanze o in virtù della legge, il documento deve pertanto apparire degno di fede, di modo che una sua verifica da parte del suo destinatario non sia né necessaria né esigibile (DTF 126 IV 65 consid. 2a). Dal profilo soggettivo, l'autore del reato di cui all'art. 251 n. 1 cpv. 3 CP deve agire a scopo di inganno e con l'intenzione di nuocere al patrimonio o ad altri diritti di una persona oppure di procacciare a sé o ad altri un indebito profitto. 2.1 La natura di documento degli assegni oggetto dell'operazione di monetizzazione non è, giustamente, contestata dal ricorrente. Egli, tuttavia, rimprovera alla CCRP una violazione del diritto federale per aver qualificato gli effetti come documenti falsi. Secondo quanto pretende l'insorgente, egli credeva che le firme apposte sugli assegni fossero autentiche, avendo tutt'al più nutrito dei dubbi sulla loro copertura rispettivamente sul diritto di firma dei sottoscrittori per tali importi. Il ricorrente sostiene che un documento firmato da una persona che non ha il diritto interno di sottoscriverlo, rispettivamente un assegno privo della necessaria copertura, non costituisce né un documento falso né, tanto meno, un documento menzognero poiché gli assegni non beneficiano di quella fedefacenza qualificata esatta dalla giurisprudenza in relazione al diritto di firma e alla copertura. L'argomento è fuorviante. La questione di sapere se un documento sia falso o menzognero non può essere risolta fondandosi su ciò che l'autore credeva. Si tratta infatti di uno degli elementi costitutivi oggettivi del reato di falsità in documenti. Orbene, secondo gli accertamenti dell'autorità cantonale, le firme dei funzionari di E.________AG apposte sugli assegni sono state falsificate, fatto questo che il ricorrente non censura. Il loro vero estensore non corrisponde pertanto a quello apparente, sicché la CCRP ha ritenuto a ragione che si trattasse di documenti falsi (falsità materiale). La concezione restrittiva della giurisprudenza in materia di falsità ideologica, citata dal ricorrente, non trova quindi applicazione nel caso concreto. Su questo punto il ricorso dev'essere quindi respinto. 2.2 Per uso di un documento falso s'intende il suo impiego nel circuito giuridico. Il documento è presentato alla persona destinata a essere ingannata. È sufficiente che giunga nella sua sfera d'influenza, che le sia reso accessibile, ad esempio portato a sua conoscenza dandogliene lettura. Non è necessario che il destinatario ne prenda effettivamente conoscenza, ma solo che abbia la possibilità di farlo. Costituisce uso di un documento ai sensi dell'art. 251 CP segnatamente la sua presentazione, la sua pubblicazione, la sua consegna (v. DTF 120 IV 122 consid. 5c/cc pag. 131; Markus Boog, op. cit., n. 72 ad art. 251 CP; Bernard Corboz, Les infractions en droit suisse, Berna 2002, n. 89 ad art. 251 CP). 2.2.1 A mente del ricorrente, consegnando gli assegni al suo legale perché ne facesse controllare la validità, egli non avrebbe fatto uso di documenti falsi. Gli effetti non sarebbero infatti entrati nella sfera d'influenza della vittima del supposto inganno. Vittima che, contrariamente a quanto arbitrariamente ritenuto dalla CCRP, non può essere considerata la banca J.________ in quanto non parte alla relazione di assegno e pertanto non debitrice. Questo istituto avrebbe semmai dovuto scontare gli assegni, presentandoli poi per pagamento (in senso tecnico) alla banca G.________, nei confronti della quale avrebbe peraltro conservato un diritto di regresso. 2.2.2 Secondo gli accertamenti della CCRP, censurati di arbitrio dal ricorrente senza tuttavia soddisfare i requisiti di motivazione (v. consid. 1.4) e quindi in modo inammissibile, il 10 maggio 1995, A.________ ha consegnato gli assegni all'avv. F.________ chiedendogli di farne verificare la validità e l'esigibilità, riservandosi in un secondo tempo di istruire direttamente la banca a seconda dell'esito della verifica per l'incasso. Si è poi recato alla banca J.________, sita nello stesso stabile degli uffici del legale, per conferire con il direttore dell'istituto e raccomandare anche a lui di procedere alla verifica dei titoli. Gli assegni sono stati consegnati il giorno successivo alla banca J.________ tramite la segretaria dell'avv. F.________. In queste circostanze, l'autorità cantonale non ha esitato a considerare che il ricorrente avesse fatto uso di documenti falsi, adempiendo così gli elementi oggettivi costitutivi di falsità in documenti. 2.2.3 La sentenza impugnata dev'essere confermata anche su questo punto. Le infrazioni penali di falsità in atti intendono tutelare la fiducia che, nelle relazioni giuridiche, è riposta nei documenti quale mezzo di prova. Il reato di cui all'art. 251 n. 1 cpv. 3 CP non presuppone che la vittima venga davvero ingannata, si tratta infatti di un reato di pericolo e non di evento (Bernard Corboz, op. cit., n. 2 e 92 ad art. 251 CP; Stefan Trechsel, Schweizerisches Strafgesetzbuch, Kurzkommentar, 2a ed., Zurigo 1997, n. 1 ad art. 251 CP; Andreas Donatsch/Wolfgang Wohlers, Strafrecht IV, Delikte gegen die Allgemeinheit, 3a ed., Zurigo 2004, pag. 142). Ora, come già rilevato dalla CCRP e sostenuto dal ricorrente medesimo, la banca J.________ avrebbe dovuto scontare gli assegni. Presentando i titoli a questa banca, egli li ha indubbiamente introdotti nel circuito giuridico, e fatto così uso dei documenti falsi, facendoli entrare nella sfera d'influenza della banca destinata a pagarli e quindi a essere ingannata. 2.3 Il reato di falsità in documenti è un reato intenzionale; l'intenzione deve riferirsi a tutti gli elementi costitutivi oggettivi. Il dolo eventuale è sufficiente (v. DTF 102 IV 191 consid. 4; Bernard Corboz, op. cit., n. 171 ad art. 251 CP, Stefan Trechsel, op. cit., n. 12 ad art. 251 CP). L'autore deve inoltre agire a scopo di inganno - l'intenzione di ingannare risultando di regola dalla volontà dell'autore di utilizzare il documento come fosse autentico - e, alternativamente, al fine di nuocere al patrimonio o altri diritti di una persona oppure di procacciare a sé o ad altri un indebito profitto. Sussiste dolo eventuale laddove l'agente ritiene possibile che l'evento o il reato si produca, e, ciò nondimeno, agisce, poiché prende in considerazione l'evento nel caso in cui si realizzi, lo accetta pur non desiderandolo (DTF 131 IV 1 consid. 2.2 e rinvii). In mancanza di confessioni, il giudice può, di regola, dedurre la volontà dell'interessato fondandosi su indizi esteriori e regole d'esperienza. Può inferire la volontà dell'autore da ciò che questi sapeva, laddove l'eventualità che l'evento si produca era tale da imporsi all'autore, di modo che si possa ragionevolmente ammettere che l'abbia accettato (DTF 130 IV 58 consid. 8.4). 2.3.1 Il ricorrente contesta di aver agito con dolo eventuale. Lamenta arbitrio nell'accertamento dei fatti e rimprovera alla CCRP di aver interpretato in modo errato il concetto di dolo eventuale. Egli sostiene di essere stato in buona fede: non avrebbe nutrito dubbi sull'autenticità delle firme apposte sugli assegni, ma semmai solo sul diritto interno di sottoscrizione degli effetti o sulla loro copertura. A riprova della sua buona fede, A.________ è tornato a Lugano da Bologna appositamente per essere interrogato dal Ministero pubblico, dopo che era oramai risultata l'irregolarità dei titoli e quando era già pendente la denuncia penale di E.________AG contro ignoti. A torto, inoltre, l'autorità cantonale avrebbe considerato la K.________ costituita all'uopo per l'incasso degli assegni, posto come l'insorgente abbia incaricato l'avv. F.________ della costituzione di una Anstalt prima dell'incontro avvenuto a Roma, ossia prima di conoscere i termini dell'operazione. Il ricorrente, poi, rimprovera alla CCRP di non aver considerato le numerose informazioni da lui fornite su E.________AG, segnatamente sul suo sistema di operare. Queste informazioni consentirebbero di concludere che A.________ ha agito in buona fede, potendo egli credere che gli assegni concernevano commissioni dovute in maniera riservata a persone di altissimo livello. Contesta, in fine, di aver agito a scopo d'inganno. 2.3.2 Valutando nel loro complesso i fatti accertati, la CCRP ha stabilito che A.________ ha agito con dolo eventuale. Dinanzi a un'operazione milionaria proposta da persone presentatisi semplicemente come ccc e ddd al tavolino di un bar, di fronte all'oscurità relativa al negozio giuridico in base al quale E.________AG avrebbe dovuto pagare svariati milioni, al coinvolgimento di un numero sproporzionato di persone, alla corresponsione di una percentuale pari al 10 % - eccessiva per un'operazione regolare -, alla presa in consegna degli assegni sempre al tavolino di un bar senza rilascio di alcuna ricevuta, il ricorrente, persona con solida esperienza accumulata come operatore finanziario, non poteva non rendersi conto del concreto rischio di avere tra le mani degli assegni messi illegalmente in circolazione perché falsificati. La corte ha infine ritenuto che A.________ avesse agito con scopo di inganno. Certo, domandando la verifica degli assegni, egli ha ridotto la possibilità di ingannare la banca, ma ha nondimeno agito accettando l'idea che gli effetti fossero utilizzati come veri per ingannare la vittima, guardandosi dall'esporre le circostanze in cui i titoli sono giunti in suo possesso. 2.3.3 Le considerazioni dell'autorità cantonale evidenziano come il ricorrente fosse conscio del rischio che gli assegni a lui consegnati e da lui utilizzati fossero stati falsificati, tant'è vero che si è premunito di ricorrere al suo legale, nel contempo presidente del consiglio di amministrazione della banca presso cui era intenzionato a scontare i titoli. Come già pertinentemente rilevato in sede cantonale, il coinvolgimento dell'avv. F.________ sarebbe stato superfluo - oltre che costoso - per la messa all'incasso di assegni validi. Coinvolgimento che può essere spiegato dal duplice ruolo rivestito dallo stesso, legale e presidente del consiglio di amministrazione della banca J.________. Con l'avv. F.________ A.________ disponeva di una persona all'interno della banca - tenuta al segreto professionale - capace di informarlo a distanza, senza quindi doversi esporre personalmente, dei risultati della verifica dei titoli. Quest'ulteriore elemento permette di concludere che l'insorgente, non solo era conscio, ma aveva anche accettato il rischio che gli assegni fossero stati falsificati. Rischio peraltro ben remunerato, se si pensa alla provvigione che si era fatto promettere, senza relazione alcuna con l'attività chiamato a fornire e quindi inspiegabile se non con il rischio che aveva accettato di assumere. Anche in questa sede il ricorrente continua a conclamare la sua buona fede, ma invano. Egli non si avvede infatti che le critiche rivolte alla CCRP per non aver considerato le informazioni fornite su E.________AG - che consentirebbero di avvalorare la sua buona fede - sono inammissibili in questa sede a causa del mancato previo esaurimento delle istanze ricorsuali cantonali (v. art. 80 cpv. 1 LTF; FF 2001 3873). L'autorità cantonale ha infatti ritenuto inammissibile la medesima censura proposta dinanzi ad essa. L'insorgente avrebbe pertanto dovuto dimostrare, conformemente all'art. 106 cpv. 2 LTF, perché la precedente istanza avrebbe accertato in modo arbitrario l'assenza dei presupposti formali e si sarebbe quindi a torto rifiutata di procedere all'esame di merito. Le censure del ricorrente relative alla K.________ nulla cambiano a quanto appena esposto. La CCRP infatti non ha tratto particolari conclusioni fondandosi sul momento della sua costituzione, bensì sul fatto che gli assegni siano stati presi in consegna in favore di una Anstalt del Liechtenstein senza il rilascio di alcuna ricevuta. Tutti gli altri elementi elencati in sede cantonale, valutati nel loro complesso, sono sufficienti per concludere che il ricorrente ha agito con dolo eventuale. 2.3.4 A nulla vale infine il richiamo alla decisione resa dal Tribunale distrettuale di Rorschach che negava l'esistenza del dolo eventuale in un caso parallelo di messa all'incasso di assegni provenienti dallo stesso blocco scomparso dalla E.________AG. Il dolo eventuale appartenendo all'aspetto soggettivo del reato non può essere desunto se non dalle circostanze concrete del singolo caso. Gli accertamenti effettuati da un'altra corte, in un altro procedimento, con vicende fattuali diverse e con altri protagonisti imputati di reati diversi dalla falsità in documenti non possono vincolare il giudizio della corte chiamata a pronunciarsi sullo specifico caso. 2.4 Da tutto quanto precede discende che, ritenendo il ricorrente colpevole di falsità in documenti, la CCRP non ha violato né l'art. 251 CP né, tanto meno, il principio in dubio pro reo, censura quest'ultima che, così come formulata nel gravame, non ha portata propria rispetto alla censura di arbitrio.