Citation: H 192/01 30.07.2002 E. 4

4.1 In primo luogo, gli interessati rilevano che il mancato pagamento dei contributi sociali da parte della T.________ SA avrebbe preso inizio solo a partire dal 1996 e non già dal 1990, ritenuto che la Cassa venne totalmente tacitata nel 1993 a seguito dell'aumento di capitale passato da fr. 300'000.- a fr. 800'000.-. Pur risultando fondata - infatti, con il menzionato aumento di capitale, T.________ SA aveva nel 1993 integralmente tacitato le pretese della Cassa e fino al 1995 aveva onorato, anche se con grandi sforzi e solo in seguito a diffide e precetti, gli arretrati contributivi -, tale censura è tuttavia ininfluente ai fini della presente vertenza e inidonea a sostanziare di per sé un motivo di giustificazione o di discolpa per il danno lamentato dall'amministrazione. I ricorrenti fanno quindi valere tutta una serie di motivi di discolpa, asseritamente atti a scagionarli dalle proprie responsabilità. In particolare, osservano che, mentre gli stipendi dei dipendenti sono stati versati, il consiglio di amministrazione ha rinunciato ai propri emolumenti e A.________ e B.________ hanno addirittura pagato di tasca propria fatture della società e rinunciato a crediti verso la società. Rilevano inoltre che erano stati contattati possibili nuovi azionisti, in particolare un gruppo internazionale, disposti a rilevare e rilanciare la società e che era stata acquisita una grossa commessa nel Canton U.________, che però, per vicende giudiziarie non imputabili alla T.________ SA, non avrebbe permesso di pagare i contributi sociali scoperti. Gli insorgenti contestano infine la conclusione della Corte cantonale secondo cui la cessione dei crediti alla V.________ SA non avrebbe impedito di fare fronte agli obblighi sociali. Essi evidenziano come l'esposizione nei confronti della banca - peraltro ridotta di fr. 150'000.- in tre mesi a seguito delle trattative intercorse tra ottobre e dicembre 1996 - avrebbe pregiudicato il pagamento di altri impegni della società, ritenuto che ogni incasso avveniva tramite la banca stessa. È per contro pacifico che T.________ SA a partire dal 1996 non ha più regolarmente pagato i contributi paritetici alla Cassa di compensazione - anche se agli atti risulta che a seguito di diffide e precetti la società ha comunque versato, tra il 1997 e il 1998, fr. 150'426.90. 4.1.1 Innanzitutto, va ricordato ai ricorrenti che un organo deve prestare particolare attenzione nel caso in cui sia a conoscenza del fatto che la società sta attraversando una crisi finanziaria. In siffatto contesto, il solo fatto di avere investito, a fondo perso, ingenti somme provenienti dal patrimonio privato risulta ininfluente, allorquando la responsabilità secondo l'art. 52 LAVS venga appurata (sentenza inedita del 16 aprile 1998 in re G., H 193/96). 4.1.2 Per quanto attiene invece alla tesi ricorsuale, non ammessa dal Tribunale cantonale, secondo cui vi sarebbero state serie possibilità di reperire, mediante l'apporto di nuovi azionisti, finanziamenti in grado di risanare la società, si osserva quanto segue. È vero che prima facie gli insorgenti avrebbero potuto ritenere che le trattative intercorse con F.________ a partire dal 16 aprile 1997, finalizzate alla vendita dell'intero pacchetto azionario della T.________ SA ad un gruppo internazionale, potessero condurre con ragionevole probabilità al conseguimento di tale obiettivo, ove si consideri che il 9 luglio 1997 si era proceduto alla sottoscrizione del "contratto d'acquisto" tra lo stesso F.________ (negoziante per conto terzi) e A.________ (detentore fiduciario dell'intero pacchetto azionario della T.________ SA). È però altrettanto doveroso precisare che l'intera vicenda era sin dall'inizio connotata da notevoli incertezze, riconducibili al fatto che il menzionato contratto d'acquisto era condizionato al consenso di terzi mai indicati in termini comprensibili o comunque giuridicamente vincolanti, per i quali F.________ asseriva di agire. Così, già il 16 luglio 1997 l'ing. G.________ - di cui non è dato a divedere per chi agisse e nemmeno se fosse legittimato a impegnare H.________ o I._________ SA, i cui riferimenti risultano dalla carta intestata utilizzata - comunicava a A.________ che vi sarebbe stato "un lieve ed imprevisto ritardo". Benché vi fosse particolare urgenza e il termine prospettato fosse decorso infruttuoso, agli atti non figurano sollecitatorie tempestive. È solo il 15 settembre 1997, ben due mesi dopo il noto "contratto d'acquisto", che A.________, B.________ e C.________, qualificandosi come "Responsabili T.________ SA", hanno finalmente sollecitato G.________ a rendere esecutivo l'accordo nel senso di pagare quanto pattuito e costituire il nuovo consiglio d'amministrazione. Quest'ultimo, per contro, ebbe a chiedere, in occasione di un incontro svoltosi il 29 settembre 1997 nello studio dell'avv. X.________, una proroga che gli venne concessa fino al 20 ottobre 1997 "al fine di perfezionare e concludere il contratto d'acquisto della Società a margine, sottoscritto il 09.07.1997". Ma vi è di più. Il 10 ottobre 1997 G.________ precisava a C.________ e B.________ che solo entro il 31 ottobre 1997 gli sarebbe stato possibile adempiere il contratto d'acquisto, e questo dopo lo svolgimento dell'Assemblea generale del Gruppo che si sarebbe tenuta a Lussemburgo il 14/15 ottobre di quell'anno. Ora, ai membri del consiglio di amministrazione della T.________ SA, composto di persone cognite del settore commerciale e giuridico, non poteva né doveva sfuggire - già solo in considerazione dei gravosi impegni finanziari, cui la società doveva far fronte entro breve, segnatamente nei confronti delle assicurazioni sociali (cfr. il conteggio allegato al contratto di acquisto 9 luglio 1997 indicante un debito di fr. 213'152.25 nei confronti dell'AVS, di fr. 58'588.50 nei confronti dell'INSAI, di fr. 33'626.05 verso l'assicurazione malattia e di fr. 60'351.95 a titolo di LPP) - l'inaccettabile e ingiustificata lungaggine delle trattative. Già solo il fatto di portare avanti - per mesi e nella (vana) speranza di aver trovato un finanziatore esterno che per la seconda volta salvasse la società - trattative di esito incerto sulla base di un rapporto fiduciario che non indicava i fiducianti, la cui reale identità nonché effettiva disponibilità finanziaria continuavano ad essere ignote, non poteva legittimare ragionevoli prospettive di buon esito dell'operazione. Sostenendo il contrario, i ricorrenti mettono in evidenza un'attitudine del tutto inidonea a sostanziare un valido motivo di giustificazione o di discolpa. Non solo - come risulta peraltro pure dalla situazione gestionale e finanziaria descritta alla V.________ in data 18 dicembre 1996, dalla quale emerge come la società, in quel periodo, stesse procedendo allo smobilizzo, per il momento parziale, sia delle proprie strutture fisse che del proprio personale - sussistevano ben poche prospettive di risanamento per la T.________ SA. Quand'anche si fosse giunti all'esecuzione del contratto, mancherebbe comunque la prova che i contributi alle assicurazioni sociali sarebbero stati onorati. I dati numerici disponibili non consentono infatti di avere certezze sul punto topico. In conclusione, avendo omesso il pagamento di contributi di notevole importo e avendo confidato, tergiversando da luglio a novembre 1997, nel buon esito di trattative condotte in termini dilettanteschi, i ricorrenti non possono ora appellarsi a validi motivi di giustificazione o di discolpa, tanto più che dal 1996 la mora nel pagamento degli oneri sociali è stata cronica e non dovuta a difficoltà finanziarie o di liquidità momentanee. La scelta di differire o di lasciar differire il pagamento dei contributi paritetici non può pertanto considerarsi, secondo una valutazione ragionevole, obiettivamente indispensabile per la sopravvivenza della ditta, e nemmeno è assodato che il datore di lavoro potesse oggettivamente presumere di soddisfare entro breve termine la Cassa (DTF 108 V 188; RCC 1992 pag. 261 consid. 4b; cfr. pure DTF 116 II 541 consid. 5a). 4.1.3 Per quanto attiene alla "grossa commessa nel Canton U.________", pur dando atto che l'acquisizione di un contratto d'appalto quantificato in circa fr. 1'250'000.- - di cui manca comunque agli atti qualsivoglia giustificativo oggettivo che permetta di esaminare nel giusto modo il complesso rapporto contrattuale che sembra coinvolgere oltre a T.________ SA anche L.________ S.p.a., M.________ S.p.a., N.________ SA, O.________ SA e P.________ - avrebbe potuto dare luogo a un apprezzabile utile, siffatta circostanza non consente ancora, di per sé, di inferire, in concreto, elementi di giustificazione o di discolpa ex art. 52 LAVS. Gli insorgenti si sono infatti limitati in sede ricorsuale ad asserire in termini apodittici che "anche in questo caso gli amministratori non potevano certo immaginarsi che la spropositata liquidazione di un subappaltatore (ditta Q.________) causasse una serie di vertenze (con lo stesso ed altri subappaltatori e fornitori, nonché con la committenza) con il risultato di bloccare il versamento del saldo finale di fr. 295'212.- che avrebbe permesso di pagare i contributi sociali".