Citation: I 359/06 22.06.2007 E. 4

Alla pronunzia di primo grado deve essere prestata adesione pure nella misura in cui ha fatto una corretta applicazione della ricordata disciplina nell'evenienza concreta. 4.1 Pertinentemente, il giudice di prime cure, al pari dell'amministrazione, poteva segnatamente considerare il ricorrente pienamente abile al lavoro in attività sostitutive leggere e rispettose delle limitazioni (controindicazioni per il trasporto frequente di pesi oltre 20kg e soprattutto per il lavoro ripetitivo con le braccia oltre l'orizzontale) che erano state poste nel rapporto 23 ottobre 2003 del dott. F.________, specialista FMH in chirurgia ortopedica e ortopedia, al quale l'amministrazione aveva affidato il compito di rendere una valutazione specialistica. Dal profilo otorinolaringoiatrico, se è pur vero che il dott. F.________ - come peraltro pure il medico curante, dott. O.________ (v. a tal proposito l'apprezzamento espresso in data 20 aprile 2006 dal dott. E.________, specialista FMH in otorinolaringoiatria e chirurgia cervico-facciale) - non disponeva delle necessarie qualifiche per pronunciarsi sulle conseguenze invalidanti della sindrome di Ménière nell'ambito di un'attività leggera, d'altro canto è altrettanto vero che l'amministrazione poteva avvalersi della valutazione dello specialista dott. E.________, il quale in data 15 marzo 2004 aveva rilevato essere l'assicurato in grado di svolgere altre attività, e più in precisamente attività d'ufficio. Ma vi è di più. A prescindere dalle valutazioni del Servizio medico regionale (SMR) dell'UAI, che peraltro, anche senza visitare personalmente l'assicurato (sulla validità di una perizia basata sui soli atti ["Aktengutachten"] cfr. RAMI 1988 no. U 56 pag. 371 consid. 5b con riferimenti), aveva debitamente tenuto conto dei problemi correlati al morbo di Ménière, riconoscendo in definitiva l'impossibilità di continuare la professione di imbianchino-pittore, la conferma del corretto apprezzamento da parte della Corte cantonale proviene sempre dallo stesso dott. E.________, il quale nel suo rapporto del 20 aprile 2006, prodotto dall'insorgente con il ricorso di diritto amministrativo, ha chiaramente osservato che la sindrome di Ménière sarebbe da considerare "invalidizzante unicamente quando le crisi sono così frequenti da non consentire un regolare svolgimento di attività lavorativa". A tal proposito, l'esperto ha rilevato che, pur facendo il paziente valere l'esistenza di crisi vertiginose giornaliere da 1-2 anni, per poter essere ritenuta valida l'affermazione dovrebbe essere confermata anche da valutazioni cliniche oggettive, lasciando implicitamente sottintendere che ciò non sarebbe ancora avvenuto. E ad ogni modo ha aggiunto che, anche in siffatta ipotesi, si potrebbe comunque procedere a trattamenti più aggressivi atti a risolvere le crisi. Trattamenti che rimarrebbero possibili nel caso di specie perché l'assicurato non avrebbe ancora, a detta dello specialista, estinto tutte le possibilità terapeutiche di questa malattia. 4.2 Quanto all'esigibilità e alla possibilità per l'assicurato di cercare un nuovo impiego su un mercato equilibrato del lavoro, va ricordato che al momento determinante della decisione su opposizione in lite, il ricorrente doveva compiere, a giorni, i 58 anni. Dal profilo dell'età, le condizioni per ammettere una totale incapacità di guadagno per mancanza di possibilità reale di sfruttarne la residua capacità non erano pertanto realizzate (v. sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 336/03 dell'8 gennaio 2004, consid. 2 con riferimenti). A ciò si aggiunge che, per quanto esposto dall'amministrazione e dal giudice di prime cure in merito alle concrete attività suscettibili di entrare in linea di considerazione, pur dovendo riconoscere una difficoltosa collocabilità dell'assicurato dovuta soprattutto al fattore età - fattore che può comunque essere debitamente considerato in altra maniera (v. in seguito, consid. 5.2) -, al medesimo si presentava - nel momento determinante della decisione su opposizione in lite - un ventaglio relativamente ampio di professioni possibili (e peraltro anche sufficientemente specificate) che non richiedevano necessariamente la messa in atto di particolari misure di reintegrazione professionale (cfr. pure la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni U 463/00 del 28 ottobre 2003, consid. 3.3).