Citation: BGE 150 IV 10 E. 5.4

Sulla scorta della didascalia e del contesto complessivo (ambientazione, sottofondo musicale, condotta dei protagonisti, mezzi e modalità di esecuzione, presenza del vessillo nero con la scritta bianca, contesto storico), la Corte di appello ha stabilito la riconducibilità del filmato allo "Stato islamico", rilevandone inoltre la natura propagandistica, per nulla controbilanciata dalla relativa didascalia in lingua araba, priva peraltro di qualsiasi indicazione circa il contesto geografico, politico, storico e di qualsiasi distanziamento critico rispetto all'organizzazione. Per la Corte di appello, condividendo il filmato su Facebook, il ricorrente lo ha esposto e reso accessibile sulla propria bacheca, gli ha dato di fatto una maggiore visibilità e ne ha favorito la diffusione a catena e l'accessibilità al suo contenuto, facilitando così la veicolazione rapida e di massa sui social network del filmato e del relativo messaggio di propaganda jihadista. Ha qualificato tale comportamento come una "promozione in altro modo delle attività dei gruppi vietati", sussumendolo sotto la clausola generale dell'art. 2 cpv. 1 LAQ/SI. Passando in rassegna tutta una serie di elementi fattuali, di dichiarazioni del ricorrente, di sue azioni e frequentazioni, di pagine Facebook da lui consultate e considerando la sua cultura e la sua devozione per la religione, i giudici precedenti hanno ritenuto che l'insorgente ha associato il filmato alla propaganda per lo "Stato islamico" e a ciò che avveniva nei territori da esso occupati, tema allora di attualità per tutta la comunità internazionale, compresa quella musulmana. Il ricorrente aveva poi una conoscenza sufficiente dei social network per sapere che, condividendo il filmato, lo metteva a disposizione di un numero indeterminato di persone e in ogni caso della sua cerchia di "amici", di modo che egli ha perlomeno preso in considerazione che avrebbe potuto facilitare la veicolazione rapida e di massa della propaganda ivi contenuta e quindi, ha concluso la Corte di appello, ha accettato il rischio di promuovere in altro modo le attività dello "Stato islamico", rafforzandone il potenziale. Egli ha pertanto agito con dolo eventuale. BGE 150 IV 10 S. 32 Di transenna la Corte di appello ha osservato come la condivisione di questo filmato riunisse anche tutti gli elementi della rappresentazione di atti di cruda violenza ai sensi dell'art. 135 CP e ha segnalato l'esistenza di controversie dottrinali in merito a un concorso ideale con il reato di cui all'art. 2 cpv. 1 LAQ/SI. Non ha tuttavia ritenuto necessario pronunciarsi su questo punto alla luce del divieto della reformatio in peius, il tribunale di primo grado avendo considerato il reato di cui all'art. 135 CP in concreto assorbito da quello ex art. 2 LAQ/SI.