Citation: 1P.253/2004 20.04.2005 E. 2

2.1 Secondo l'art. 90 cpv. 1 OG l'atto di ricorso, oltre alla designazione della decisione impugnata, deve contenere le conclusioni del ricorrente (lett. a), come pure l'esposizione dei fatti essenziali e quella concisa dei diritti costituzionali o delle norme giuridiche che si pretendono violati, precisando in che consista la violazione (lett. b). Nell'ambito di un ricorso di diritto pubblico il Tribunale federale non applica d'ufficio il diritto, ma statuisce unicamente sulle censure sollevate e solo se sono sufficientemente motivate: il ricorso deve quindi contenere un'esauriente motivazione giuridica dalla quale si possa dedurre se, perché ed eventualmente in quale misura la decisione impugnata leda il ricorrente nei suoi diritti costituzionali (DTF 130 I 26 consid. 2.1, 129 III 626 consid. 4, 129 I 185 consid. 1.6). 2.2 Ove il ricorrente non si confronti con il diniego della sua legittimazione a ricorrere dinanzi alla Corte cantonale, la sola questione ad essere oggetto del presente litigio, ma critichi soprattutto la mancata adozione da parte dell'autorità di vigilanza di provvedimenti più incisivi volti a fare rispettare le condizioni della licenza edilizia del 2 febbraio 1998, il gravame è inammissibile. L'art. 207 cpv. 2 LOC prevede in effetti il diritto di ricorrere al Tribunale cantonale amministrativo solo per chi è leso nei suoi interessi legittimi, escluso il Comune. In applicazione di questa disposizione, i giudici cantonali hanno ritenuto l'istante non legittimato a impugnare la risoluzione resa dall'autorità di vigilanza sui Comuni poiché non modificava a suo discapito la situazione giuridica preesistente all'inoltro della denuncia e non lo ledeva quindi nei suoi interessi legittimi. Spettava quindi al ricorrente spiegare con un'argomentazione specifica perché la precedente istanza, negandogli la legittimazione ricorsuale, avrebbe applicato l'art. 207 LOC in modo manifestamente insostenibile e quindi arbitrario.