Citation: 7B.183/2006 30.10.2006 E. 3

Secondo l'art. 93 cpv. 1 LEF ogni provento del lavoro e le prestazioni di qualsiasi tipo destinate a risarcire una perdita di guadagno possono essere pignorate in quanto, a giudizio dell'Ufficiale, non siano assolutamente necessarie al sostentamento del debitore. La determinazione dell'importo pignorabile concerne pertanto una questione di apprezzamento, nella quale il Tribunale federale può unicamente intervenire in caso di abuso o eccesso (art. 19 cpv. 1 LEF). Ciò è segnatamente il caso quando l'autorità ha ritenuto criteri inappropriati o non ha tenuto conto di circostanze pertinenti (DTF 132 III 281 consid. 2.1; 120 III 79 consid. 1 con rinvii). 3.1 L'autorità di vigilanza ha rilevato che nei primi due calcoli del minimo esistenziale l'Ufficio aveva omesso di tenere conto della rendita AVS di vedovanza impignorabile percepita dall'escussa e ha osservato che per il calcolo dell'eccedenza pignorabile devono essere considerati tutti i redditi, sebbene possano unicamente essere pignorati i redditi limitatamente pignorabili ai sensi dell'art. 93 LEF nella misura in cui questi, sommati a quelli assolutamente impignorabili, superino il minimo d'esistenza dell'escussa. Ha poi ritenuto che il 15 maggio 2006 la ricorrente disponeva quali introiti dello stipendio netto di fr. 2'500.-- e della predetta rendita di vedovanza di fr. 890.--. Per quanto attiene al calcolo del minimo di esistenza l'autorità di vigilanza ha considerato un minimo di base di fr. 1'100.--, una pigione di fr. 1'389.--, premi di cassa malati di fr. 330.60 e spese diverse di fr. 200.--. Dalla somma delle predette quattro poste ha dedotto l'importo della rendita di vedovanza, giungendo a fr. 2'129.60. 3.2 Secondo la ricorrente, il suo minimo vitale sarebbe invece composto di fr. 1'100.-- di minimo di base, di fr. 1'389.-- di locazione, di fr. 366.-- di cassa malati, di spese diverse di fr. 200.-- e di spese di franchigia, di aiuto domiciliare e di partecipazione ai costi di cassa malati di circa fr. 260.--. Ritiene che quest'ultimo importo debba essere considerato, indipendentemente dalla sua effettiva corresponsione, in ragione del suo stato di salute. Sostiene che è stato violato l'art. 93 LEF anche perché non sarebbe ammissibile dedurre dal suo minimo vitale l'importo percepito quale rendita di vedovanza. Afferma inoltre che l'Ufficio avrebbe potuto accorgersi dell'errore se avesse utilizzato il formulario n. 7 e che la mancata partecipazione sua o della sua rappresentante all'allestimento del calcolo del minimo vitale costituisce una violazione del diritto di essere sentito. 3.3 Occorre innanzi tutto rilevare che nella misura in cui indica un importo di cassa malati diverso da quello ritenuto nella sentenza impugnata, la ricorrente critica inammissibilmente un accertamento di fatto dell'autorità di vigilanza (supra, consid. 1). Il ricorso si rivela poi infondato, perché - come spiegato nella decisione impugnata - in chiara contraddizione con la costante giurisprudenza del Tribunale federale (DTF 121 III 20 consid. 3a, con rinvii), laddove ritiene che si debba tenere conto anche di spese non effettivamente pagate, quali le spese di franchigia e di partecipazione ai costi di cassa malati. Inoltre, nella misura in cui pare prevalersi di cambiamenti intervenuti dopo il pignoramento (pagamento delle cure a domicilio), la ricorrente misconosce che tali modifiche non costituiscono un motivo di ricorso al Tribunale federale, ma permettono unicamente di chiedere il riesame del pignoramento all'Ufficio (DTF 108 III 10 consid. 4). Ne segue che ai fini del presente giudizio occorre fondarsi sui dispendi inclusi nel minimo vitale dall'autorità di vigilanza. Giova poi ribadire che gli introiti della ricorrente si compongono di un reddito impignorabile (rendita AVS di vedovanza) e di un reddito limitatamente pignorabile (stipendio rispettivamente dopo il licenziamento del 15 settembre 2006 eventuali indennità giornaliere di disoccupazione) e che unicamente quest'ultimo reddito può essere pignorato. Ciò significa che solo colui che eroga tale reddito riceve la notificazione di pignoramento di salario, in cui in concreto l'Ufficio indica di versare all'escussa l'importo necessario per coprire il suo minimo vitale e all'Ufficio medesimo l'eccedenza. Ora, atteso che il fabbisogno minimo dell'escussa viene in parte assicurato dalla rendita di vedovanza impignorabile, tale quota può essere dedotta dal minimo d'esistenza che lo stanziatore del reddito pignorabile versa all'escussa. In altre parole, poiché l'AVS, a cui non viene comunicato il pignoramento, versa una rendita di vedovanza di fr. 890.--, il fabbisogno minimo della ricorrente di fr. 3'019.60 viene coperto in ragione di fr. 890.-- da tale rendita, motivo per cui l'altro reddito deve unicamente apportare fr. 2'129.60 (fr. 3'019.60 - fr. 890.--) al minimo di esistenza dell'escussa e può essere pignorato per il resto. Ora, a giusta ragione (DTF 104 III 38 consid. 1), nemmeno la ricorrente pretende di poter disporre, oltre che del suo minimo vitale, anche dell'importo della rendita impignorabile. Ne segue che il pignoramento stabilito dall'autorità di vigilanza non viola la LEF. Non è di soccorso alla ricorrente nemmeno la pretesa violazione del diritto di essere sentita, atteso che una siffatta violazione di diritti costituzionali avrebbe dovuto essere fatta valere con un ricorso di diritto pubblico (DTF 122 III 34 consid. 1; 105 III 33 consid. 2).