Citation: B 61/98 29.12.2000 E. 3

3.- a) O.________, affetto da epilessia e da turbe psichiche, segnatamente da depressioni recidivanti, è stato posto al beneficio di una rendita dell'assicurazione per l'invalidità dal 1° marzo 1978 al 31 dicembre 1985 ed a partire dal 1° gennaio 1991 in poi. Nel lasso di tempo intercorso tra questi due periodi d'invalidità - il primo essendo stato interrotto su formale richiesta dell'interessato medesimo - egli è stato sovente incapace al lavoro, in particolare da gennaio a marzo e da agosto a dicembre 1986, da gennaio a febbraio, in aprile e da agosto a fine settembre 1987, nonché nel 1988 (circa per tre mesi), nel 1989 (pure durante tre mesi) e nel 1990 praticamente durante tutto l'anno. Ciò nonostante, da questa fattispecie la precedente istanza ha dedotto che O.________, al momento della conclusione del contratto di previdenza, avvenuta l'11 dicembre 1987, era completamente abile al lavoro e non aveva quindi potuto aver risposto inesattamente dichiarando in un questionario di affiliazione che la sua abilità fosse integrale. A mente della Corte cantonale, per quanto riguardava le dichiarazioni relative al salario, asseritamente troppo elevato rispetto a quello effettivamente percepito, l'assicuratrice avrebbe conosciuto o dovuto conoscere le reali condizioni salariali dell'interessato. Di conseguenza, certamente non potendosi ammettere che O.________ avesse indotto in errore l'Istituto di previdenza, quest'ultimo a torto era receduto dal contratto in oggetto. b) Dal canto suo, la Fondazione considera tra l'altro che nel caso in parola, pur avendo l'interessato chiesto l'adesione all'assicurazione collettiva in un momento in cui era, nel suddetto lasso di tempo, capace al lavoro, la stipulazione dev'essere ritenuta nulla giusta l'art. 9 LCA, disposto secondo il quale il contratto di assicurazione è nullo se, al momento in cui fu conchiuso, il rischio era già scomparso o il sinistro era già accaduto. Ora, il parere dell'Istituto ricorrente non può che essere condiviso. Non si vede in effetti come possa essere tutelato un istante che, affetto da anni da importanti turbe ricorrenti, scelga un episodico momento di capacità lavorativa per aderire a un fondo, traendo profitto dal fatto che, come in concreto, il contenuto delle domande postegli sia lapidario, nel senso che gli si chiede soltanto di indicare se sia capace al lavoro. La considerazione che precede è tantopiù valida in concreto quando si consideri, da un lato, che l'interessato aveva prima della domanda d'adesione spontaneamente fatto sì che la rendita d'invalidità gli fosse soppressa e, d'altro lato, si ricordi che al momento in questione in cui venne concluso il contratto di previdenza l'interessato disponeva del diritto di firma nell'ambito della piccola ditta alle cui dipendenze egli era attivo. Né, contrariamente a quanto asserito dai giudici cantonali, sussistono sufficienti elementi idonei a far pensare che la situazione valetudinaria del richiedente potesse essere conosciuta dalla Fondazione nella misura richiesta perché essa non dovesse recedere dal contratto nonostante la reticenza. Nemmeno può legittimamente essere richiamata la giurisprudenza ricordata dai primi giudici, pubblicata in SZS 1998 pag. 372 segg. In quel caso si trattava infatti di un contadino che, affetto da turbe dorsali, aveva reputato essere le medesime di scarso rilievo, normali in un'attività agricola pesante. Ben diversa da tale fattispecie è quella oggetto della presente vertenza: in effetti, le turbe lamentate da O.________ risalivano a molti anni addietro ed erano state precisamente diagnosticate; in particolare era stato rilevato il carattere recidivante dei disturbi, i quali avevano giustificato per anni prestazioni erogate dall'assicurazione per l'invalidità. c) In esito alle suesposte considerazioni, già per questo motivo il ricorso di diritto amministrativo merita accoglimento, il tema di sapere se e in quale misura al caso l'interessato abbia voluto indurre in errore l'amministrazione invocando un reddito più elevato di quanto effettivamente percepito potendo in tali condizioni restare irrisolto. d) Dato quanto precede, può essere lasciato insoluto anche il quesito posto dalla Fondazione insorgente nel ricorso, per il quale, non essendo stati pagati premi arretrati tempestivamente, il contratto di previdenza sarebbe stato conchiuso solo il 31 maggio 1991, quando il sinistro indubbiamente già si era verificato.