Citation: 6A.82/2002 22.01.2003 E. 4

L'insorgente censura la commisurazione della misura amministrativa di revoca della licenza pronunciata dall'autorità cantonale, ritenendola sproporzionata ed iniqua. A suo avviso l'infrazione del 1999 non sarebbe grave al punto tale da attenuare così fortemente i benefici della lontananza temporale del reato di omicidio colposo per i fatti avvenuti il 10 agosto 1996. 4.1 Secondo l'art. 16 cpv. 2 LCStr, la licenza di condurre può essere revocata al conducente che, violando le norme della circolazione, ha compromesso la sicurezza del traffico o disturbato terzi; nei casi di lieve entità, può essere pronunciato un ammonimento. Giusta l'art. 16 cpv. 3 lett. a LCStr, la licenza di condurre deve essere revocata se il conducente ha compromesso gravemente la sicurezza della circolazione. Qualora la licenza di condurre sia revocata, la durata della revoca deve essere di almeno un mese (art. 17 cpv. 1 lett. a LCStr). Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, chi, violando gravemente le norme della circolazione ai sensi dell'art. 90 n. 2 LCStr, cagiona un serio pericolo per la sicurezza altrui o se ne assume il rischio, compromette gravemente la sicurezza della circolazione ai sensi dell'art. 16 cpv. 3 lett. a LCStr. Le due nozioni sono identiche (DTF 120 Ib 285). La durata della revoca a scopo d'ammonimento è stabilita soprattutto in funzione della gravità della colpa, della reputazione come conducente di veicoli a motore e della necessità professionale di condurre tali veicoli (art. 33 cpv. 2 OAC). Nell'ambito della determinazione della durata della revoca, l'autorità amministrativa dispone di un ampio potere d'apprezzamento (DTF 123 II 63 consid. 3c/bb). 4.2 Nella fattispecie, il ricorrente è stato condannato penalmente ai sensi degli art. 117 e 125 cpv. 1 CP (omicidio colposo e lesioni colpose) per gli avvenimenti del 1996 e dell'art. 90 n. 2 LCStr per quelli del 1999. Ne consegue che, nella misura in cui, sotto il profilo amministrativo, l'autorità competente era tenuta a pronunciarsi sui medesimi fatti accertati dal giudice penale, essa non ha violato il diritto federale, considerando che il ricorrente ha, nei due casi, compromesso gravemente la sicurezza della circolazione ai sensi dell'art. 16 cpv. 3 lett. a LCStr. Le censure invocate in merito alla presunta poca gravità e alla marginalità dell'incidente del 1999 non giovano all'interessato, già per il motivo ch'egli si fonda su una versione dei fatti diversa da quella insindacabilmente accertata in sede penale. 4.3 Dato che la licenza di condurre del ricorrente andava obbligatoriamente revocata (art. 16 cpv. 3 lett. a in combinazione con l'art. 17 cpv. 1 lett. a LCStr), si tratta ora di esaminare se la revoca di quattro mesi pronunciata dall'autorità cantonale è adeguata al caso concreto. Il ricorrente, tra il 1996 e il 1999, è incorso a due riprese, in pratica nel medesimo tratto stradale, in incidenti della circolazione stradale; il primo è stato causato da una sua manovra scorretta e da un'imprevidenza colpevole (pneumatici lisci) ed ha avuto, come detto, esito mortale per il conducente del veicolo incrociante; il secondo, risoltosi solo con danni materiali, va ugualmente addebitato ad una manovra scorretta e pericolosa dell'insorgente. Nel 1990 e nel 1994 egli era inoltre già stato fatto oggetto di tre ammonimenti per eccesso di velocità. Le due vicende qui in esame sono avvenute ad una distanza di tempo relativamente breve una dall'altra, la seconda allorché era in corso l'inchiesta relativa alla prima, ciò che denota un atteggiamento noncurante delle norme legali e dell'attività dell'autorità. Nel frattempo è tuttavia trascorso un periodo di tempo relativamente lungo - quasi sette anni dalla prima infrazione, quattro anni dalla seconda -, durante il quale, per quanto risulta dagli atti, il ricorrente si è comportato correttamente. Ora, in simili circostanze, non si giustifica di prescindere da ogni misura, viste le gravi colpe dell'interessato; in considerazione del tempo trascorso una revoca (globale) di quattro mesi appare comunque proporzionata e conforme alla recente giurisprudenza in materia di questa Corte (DTF 127 II 297 consid. 3 e 4; 122 II 180 consid. 5c). Vano risulta pure, a questo proposito, l'insistente richiamo al DTF 115 Ib 162, essendo la fattispecie non paragonabile alla presente. Nel caso citato, la colpa dell'interessato era infatti risultata, dopo l'esperimento dell'istruttoria, di media entità, a differenza di quella, indubbiamente più grave, del qui ricorrente.