Citation: 1C_489/2021 E. 5.5

5.5. Nella decisione di chiusura il MPC adduce, senza ulteriori precisazioni, che lo stato d'indebitamento di E.________ S.p.A. avrebbe dovuto essere noto a A.________ SA al momento dell'apertura della relazione bancaria nel maggio 2012. Ne desume che al momento della sottoscrizione dei pegni il 7 dicembre 2012 e il 17 luglio 2013 e della costituzione della garanzia essa avrebbe dovuto esperire ricerche sullo stato d'insolvenza di E.________ S.p.A. e raccogliere informazioni supplementari. La nozione di buona fede ai sensi dell'art. 74a cpv. 4 AIMP equivale a quella dell'art. 70 cpv. 2 CP. Quest'ultima norma, che riprende il testo del previgente art. 59 n. 1 cpv. 2 CP, dispone che la confisca non può essere ordinata se un terzo ha acquisito i valori patrimoniali ignorando i fatti che l'avrebbero giustificata, nella misura in cui abbia fornito una controprestazione adeguata. Se il terzo sa o non può ignorare che i valori sono il risultato di un'infrazione, non è più protetto. La norma è analogamente applicabile anche ai terzi possessori titolari di un diritto reale limitato, come può essere il caso quando i valori patrimoniali fossero stati forniti in pegno a titolo di garanzia per un credito. Al riguardo devono essere prese in considerazione tutte le circostanze, segnatamente la possibilità che aveva il terzo di ottenere informazioni. Nella fattispecie, la sussistenza di una tale conoscenza è tutt'altro che evidente. La giurisprudenza esige infatti l'applicazione restrittiva delle regole sulla confisca nei confronti di terzi non arricchitisi (sentenze 1B_59/2019 del 21 giugno 2019 consid. 3.2 e 1B_365/2012 del 10 settembre 2012 consid. 3.3, in: SJ 2013 I pag. 13 segg. e 6S.298/2005 del 24 febbraio 2006 consid. 4.2). Lo spirito e lo scopo della confisca escludono infatti che la misura possa portare pregiudizio a valori acquisiti in buona fede nell'ambito di un negozio giuridico conforme alla legge (DTF 115 IV 175 consid. 2b/bb). Non basta quindi che il terzo sapeva semplicemente dell'apertura di un procedimento penale contro la controparte contrattuale, fattispecie peraltro non resa verosimile in concreto, ma occorre che disponesse almeno di seri indizi riguardo all'esistenza dei fatti giustificanti la confisca, vale a dire che ne avesse una conoscenza in misura corrispondente al dolo eventuale (sentenza 1B_299/2014 del 21 novembre 2014 consid. 2.2; TRECHSEL/JEAN-RICHARD-DIT-BRESSEL, op. cit., n. 12 seg. ad art. 70; MADELEINE HIRSIG-VOUILLOZ, in: Commentaire romand, Code pénal I, 2aed., 2021, n. 41 e 42a ad art. 70; MOREILLON/PAREIN-REYMOND, Petit commentaire, Code de procédure pénale, 2aed. 2017, n. 20 segg. ad art. 70; MARCEL SCHOLL, in: Jürg-Beat Ackermann (ed.), Kommentar Kriminelles Vermögen, Kriminelle Organisationen, vol. I, 2018, n. 347-349). Certo, alla base dell'art. 70 cpv. 2 CP vi è l'assunto che non soltanto l'autore, ma anche terzi non debbano poter trarre profitto dal reato. Una confisca deve quindi rimanere possibile, nel caso di disposizioni a titolo gratuito, anche qualora il terzo sia stato in buona fede, visto che le due condizioni sono cumulative (sentenza 1B_59/2019, citata, consid. 3.2). Per contro, la confisca è esclusa presso un terzo in buona fede se ha fornito una controprestazione adeguata per i valori patrimoniali ricevuti (cfr. sentenza 6B_398/2012 del 28 gennaio 2013 consid. 3.2 e rinvii; sulla questione della controprestazione vedi TRECHSEL/JEAN-RICHARD-DIT-BRESSEL, op. cit., n. 13 ad art. 70; HIRSIG-VOUILLOZ, op. cit., n. 33-35 ad art. 70).