Citation: 6B_100/2008 28.04.2008 E. 3

Lamentando una violazione dei diritti della difesa, il ricorrente contesta poi l'acquisizione agli atti di causa della tariffa T600. 3.1 In procedimenti dinanzi ad autorità giudiziarie o amministrative, ognuno ha diritto alla parità ed equità di trattamento nel rispetto del principio della buona fede (art. 9, 29 cpv. 1 Cost. e art. 6 n. 1 CEDU). Ogni accusato deve avere la possibilità di far valere i diritti di difesa che gli competono (art. 32 cpv. 2 seconda frase Cost.). Il Tribunale federale esamina liberamente se tali garanzie sono state rispettate nell'applicazione del diritto cantonale di procedura (DTF 133 I 12 consid. 5 e rinvii). Il diritto di essere sentito sancito dagli art. 29 cpv. 2 Cost. e 6 n. 3 CEDU costituisce un aspetto importante e specifico del principio generale di un equo processo giusta gli art. 29 cpv. 1 Cost. e 6 n. 1 CEDU. Tale diritto garantisce all'accusato la facoltà, di principio illimitata, di consultare l'incarto, di modo che possa prendere conoscenza dei fondamenti della decisione e difendersi efficacemente. L'esercizio effettivo di questa facoltà presuppone necessariamente che l'incarto sia completo. Nella procedura penale questo significa che, a meno che non siano prodotti direttamente al dibattimento, i mezzi di prova devono figurare negli atti istruttori. Occorre inoltre che venga adeguatamente documentato come tali mezzi di prova siano stati raccolti affinché l'accusato possa verificare la loro validità formale o materiale e, se del caso, contestare il loro utilizzo. Si tratta di un presupposto per l'esercizio dei suoi diritti di difesa garantiti dall'art. 32 cpv. 2 Cost. (DTF 131 I 272 consid. 3.2.3.2 pag. 276; 129 I 85 consid. 4.1). 3.2 L'insorgente rimprovera alla CCRP di non aver censurato l'acquisizione agli atti della tariffa T600 delle FFS da parte del Procuratore pubblico, avvenuta senza averne dato comunicazione alla difesa. A suo dire, la mancata comunicazione dell'assunzione di suddetta tariffa agli atti non poteva neppure essere sanata dalla procedura adottata dal Procuratore pubblico e fondata sull'art. 207a del codice di procedura penale del Cantone Ticino (CPP/TI; RL 3.3.3.1), giacché tale disposizione è applicabile soltanto a casi non contestati e unicamente per evitare che i diritti delle parti diventino puro formalismo di ostacolo alla celerità del procedimento. Così invece non era nel caso di specie. Né il decreto d'accusa né l'ordinanza di apertura elencavano gli atti formanti l'incarto, il ricorrente non poteva pertanto desumere che fossero state acquisite nuove prove rispetto a quelle a lui note. In queste circostanze, prima che la decisione fosse presa, egli non ha potuto esprimersi sulla tariffa T600 della cui esistenza nulla sapeva. 3.3 Nel respingere la doglianza del ricorrente, la corte cantonale ha esposto le peculiarità della procedura semplificata giusta l'art. 207a CPP/TI. Essa ha poi osservato come nella fattispecie il Ministero pubblico, a seguito dell'opposizione al decreto d'accusa, abbia trasmesso l'incarto penale alla Pretura penale. Con ordinanza di apertura ai sensi dell'art. 224 CPP/TI, oltre ad ammettere i mezzi di prova indicati nel decreto d'accusa, il Presidente della Pretura penale ha assegnato alle parti un termine di 10 giorni per notificare le prove che intendevano far assumere al dibattimento. La CCPR ha constatato che il ricorrente non ha fatto uso di questa sua facoltà né ha sollevato al dibattimento eccezioni riguardanti aspetti formali della procedura; egli non ha neppure impugnato il decreto d'accusa con ricorso alla Camera dei ricorsi penali giusta l'art. 212 CPP/TI. In conclusione, l'autorità cantonale ha quindi ritenuto che A.________ aveva disatteso i precisi doveri processuali imposti dal CPP/TI. 3.4 Pur ammettendo di non aver compulsato gli atti del procedimento prima del dibattimento, il ricorrente pretende di non averlo fatto fidandosi della conoscenza dell'incarto maturata fino a quello stadio procedurale. Conto tenuto delle prove raccolte fino a quel momento, egli sostiene di non aver avuto ragioni di credere che nel frattempo altri mezzi probatori sarebbero stati assunti e pretende che non debba spettare alla difesa visionare gli atti con fini indagatori alla ricerca di eventuali nuove prove assunte a sua insaputa. A torto. Il diritto di essere sentito non esime la difesa dall'attivarsi personalmente per far uso delle facoltà che tale diritto comprende. Proprio la procedura semplificata di cui all'art. 207a CPP/TI adottata in concreto dal Procuratore pubblico (e preannunciata con notifica di procedimento penale del 5 luglio 2005) avrebbe dovuto indurre il ricorrente a consultare gli atti del procedimento in vista del dibattimento. A tenore dell'art. 207a CPP/TI - la cui conformità alla costituzione è già stata vagliata dal Tribunale federale (sentenza 6P.78/1999 e 6S.292/1999 del 2 luglio 1999 consid. 3b) - il decreto d'accusa può essere formulato a qualsiasi stadio del procedimento, segnatamente dopo le informazioni preliminari, senza promuovere l'accusa e senza procedere all'istruzione formale (lett. a) rispettivamente prima della chiusura dell'istruzione formale, senza procedere alle formalità degli art. 196 e 197 CPP/TI (lett. b). In caso di opposizione al decreto d'accusa, l'accusato viene rinviato direttamente al dibattimento, ove l'istruttoria per quelle prove che non fossero state assunte e fossero di rilievo per la sua difesa può ancora aver luogo. Questa procedura non priva l'accusato della possibilità di offrire propri mezzi difensivi o di contestare le prove raccolte dal magistrato inquirente; il confronto tra accusa e difesa sul materiale probatorio, invece di aver luogo nello stadio predibattimentale, avviene nella fase dibattimentale, senza quindi ledere i diritti della difesa. Così stando le cose, sarebbe stato dovere del ricorrente, oltre che suo diritto, compulsare gli atti prima del dibattimento per preparare adeguatamente il processo; come del resto avrebbe potuto - e dovuto - fare in una procedura ordinaria, al momento del deposito degli atti (momento al quale peraltro si riferisce la sentenza 17.1998.68 della CCRP, di conseguenza citata a sproposito dal ricorrente). Di transenna si rileva come le contrastate tariffe siano liberamente accessibili via internet. Orbene, durante il dibattimento lo stesso ricorrente ha ammesso di essere al corrente che di principio per le biciclette occorre pagare il biglietto, salvo se si è in possesso di un abbonamento annuale o si provvede a smontare la bicicletta ponendola in un sacco, ragion per cui egli ha inventato il "Tranzburqua". In tal modo, ha dimostrato di conoscere i principi tariffali vigenti, ossia le condizioni del trasporto (art. 2 lett. f LTP). Sapeva - e non poteva ignorare - dell'esistenza di una tariffa emanata in virtù della delega legislativa di cui all'art. 9 LTP, per l'accertamento della quale avrebbe potuto presentare tempestiva domanda di prova al Presidente della Pretura penale.