Citation: 2C_257/2022 E. 6.4

6.4. Nell'inserto di causa figura, tra l'altro, un documento denominato "Contratto di fornitura di personale a prestito" secondo gli articoli 22 LC e 50 OC, sottoscritto dalla ricorrente, quale prestatore e da un'impresa acquisitrice. Lo stesso concerne la fornitura di una lavoratrice, senza specifiche qualifiche e impiegata in qualità di ausiliaria aiuto domestico, con luogo di missione il Canton Ticino. La missione è prevista a tempo indeterminato e la retribuzione versata al prestatore viene calcolata in ore, pagate entro 30 giorni dalla ricezione del conteggio mensile. Vi sono inoltre delle clausole che trattano della responsabilità del prestatore (che risponde unicamente della buona scelta del lavoratore fornito a prestito), del potere direttivo (l'impresa acquisitrice fruendo di pieni poteri direttivi e di controllo concernenti l'esecuzione del lavoro, segnatamente per quanto concerne la sicurezza del lavoro e la protezione della salute) e infine della possibilità di assunzione del lavoratore da parte dell'impresa acquisitrice. Con riferimento alle mansioni da effettuare il regolamento precisa che si tratta di quelle relative: a) alla pulizia e cura della casa (tenuto conto delle abitudini e delle esigenze dell'utente), cioè pulizia corrente dei pavimenti; pulizia del bagno; pulizia della cucina; pulizia dei vetri, dei lampadari e delle porte; spolverare; riordinare; riordino oggetti degli animali; cura delle piante; b) alla cura della biancheria, ossia lavare a mano e in lavatrice; stirare; piccoli lavori di rammento; c) accompagnamento, cioè tenendo conto dello stato di salute dell'utente egli viene accompagnato per acquisti e/o spesa alimentare; passeggiata (senza l'uso dell'automobile). Se in possesso della necessaria formazione professionale, la lavoratrice è autorizzata a eseguire prestazioni di cura ai malati, attenendosi alle direttive impartite dal responsabile del servizio dove lavora. Le mansioni che le lavoratrici (della ricorrente) devono svolgere attengono principalmente ad attività legate all'economia domestica (pulizie, riordini, bucato, stiro) rispettivamente, come osservato dalle autorità che hanno consultato il sito internet dell'interessata, alla preparazione dei pasti, all'accompagnamento per acquisti o passeggiate, alla cura del giardino ecc., cioè di attività per le quali l'utente dispone di principio delle necessarie competenze per procedervi di persona ma che, per motivi legati all'età o alla salute non può, in maniera temporanea o definitiva, più effettuare. Contrariamente a quanto sostenuto dalla ricorrente e come giustamente osservato dalla Corte cantonale è indubbio che gli utenti devono poter esprimere i loro desideri riguardo al modo in cui dette attività vengono prestate e non devono accontentarsi di subirle, soprattutto tenendo conto del fatto che le attività in questione vengono svolte presso il loro domicilio e in loro presenza. Non va poi dimenticato che le mansioni da eseguire sono concordate con l'utente, tenendo conto delle sue abitudini e delle sue esigenze. È quindi a ragione che i giudici cantonali, condividendo su questo punto l'opinione della Sezione del lavoro e del Consiglio di Stato, sono giunti alla conclusione che vi era come minimo un potere di conduzione condiviso, non essendo plausibile che l'utente rinunci completamente alla propria autonomia personale nel definire concretamente come la prestazione andava fornita e che accettasse di non potere dire nulla riguardo ai lavori da effettuare oppure sul modo in cui venivano effettuati gli spostamenti fuori domicilio. Ricordato poi che le prestazioni sono eseguite al domicilio dell'utente, utilizzando i suoi prodotti, il materiale e gli strumenti di sua proprietà e da lui messi a disposizione (art. 26 cpv. 2 lett. b OC), è quindi a giusto titolo che i giudici cantonali sono giunti alla conclusione che il lavoratore prestato era integrato nell'economia domestica del beneficiario della prestazione sul piano personale, organizzativo e del tempo del lavoro. Va aggiunto, per finire, che il fatto che la ricorrente abbia modificato, nel corso della procedura cantonale, il contenuto dei suoi contratti per farli passare per dei contratti d'appalto è inconferente visto quanto precede. Senza poi tralasciare che questo tipo di contratto non instaura un rapporto di subordinazione tra le parti, come è invece il caso nella fattispecie.