Citation: 5A_887/2014 E. 2.2

2.2. Il Tribunale di appello ha respinto in primo luogo la richiesta di citazione del ricorrente: avendo egli indicato, su richiesta dell'UEF, i beni pignorabili, menzionando il reddito da attività professionale (poi ritenuto impignorabile) nonché i due immobili oggetto della presente decisione, una sua citazione non avrebbe portato alcun ulteriore elemento utile per il giudizio. Il Tribunale di appello, constatata l'assenza di un accordo fra creditore e debitore sui beni da pignorare, ha osservato che il pignoramento è avvenuto in modo conforme all'ordine stabilito dalla legge: i beni immobili (art. 95 cpv. 2 LEF) devono essere pignorati prima dei diritti in comunione (art. 3 RDC). Ha in seguito respinto le censure sollevate dal ricorrente contro l'esercizio del potere di apprezzamento da parte dell'UEF: da un lato, il diritto d'usufrutto e d'abitazione a favore della madre dell'escusso graverebbe un solo appartamento dell'immobile di X.________ e sussisterebbe anche in caso di vendita forzata dell'immobile; d'altro lato, nella convenzione sugli effetti accessori del divorzio il debito posto in esecuzione è incondizionato, mentre soggiacente alla condizione della vendita dell'immobile di Y.________ è l'esigibilità di un altro debito di oltre fr. 18'000.-- nei confronti della ex moglie. Rifiutandosi espressamente di sindacare la regolamentazione del divorzio avallata dal Pretore, il Tribunale di appello ha da ultimo considerato che il valore del fondo pignorato, confrontato con il carico ipotecario in essere, offre all'escusso un margine d'azione per chiedere un aumento dell'ipoteca al fine di saldare il debito posto in esecuzione, mentre quello proposto dal ricorrente è già oggi pesantemente ipotecato. Non sussistendo circostanze che giustificassero di scostarsi dall'ordine di pignoramento prescritto dalle legge (art. 95 cpv. 4 bis LEF), il Tribunale di appello ha quindi confermato il provvedimento impugnato.