Citation: 6B_388/2009 22.10.2009 E. 3

3.1 Il ricorrente lamenta l'errata applicazione del principio dell'affidamento alle norme di circolazione nella navigazione. Sostiene che l'opponente non potrebbe avvalersi di tale principio, siccome a sua volta ha violato le regole della navigazione. La violazione degli obblighi di diligenza è infatti stata accertata dalla Corte cantonale, la quale, a meno di incorrere nell'arbitrio, non avrebbe potuto fondarsi sul principio dell'affidamento per negare l'esistenza del nesso di causalità adeguata. Il ricorrente rimprovera inoltre ai giudici cantonali di avere violato gli art. 12 cpv. 3 CP (art. 18 cpv. 3 vCP) e 117 CP, in particolare di avere disatteso le nozioni di diritto federale di causalità adeguata e di interruzione del nesso causale. Adduce che la morte di sua moglie sarebbe da imputare all'accertata imprudenza commessa dall'opponente navigando ad una velocità eccessiva: la posizione della vittima, seduta sul lato sinistro della prua, non sarebbe stata di ostacolo alla visuale del ricorrente né sarebbe vietata dalla legge. Sostiene che la presenza di passeggeri sulla prua delle imbarcazioni non sarebbe per niente inabituale, ciò che non poteva essere ignorato nemmeno dall'opponente. Rimprovera quindi sostanzialmente alla Corte cantonale di avere ritenuto a torto il comportamento della vittima quale fattore interruttivo del nesso di causalità adeguata. 3.2 L'art. 117 CP punisce chi, per negligenza, cagiona la morte di una persona. Questo reato presuppone l'adempimento di tre condizioni: il decesso di una persona, una negligenza e un nesso di causalità tra la negligenza e la morte (DTF 122 IV 145 consid. 3). La Corte cantonale ha ravvisato una violazione dei doveri di diligenza dell'opponente nei confronti delle regole della navigazione. In considerazione della limitata visibilità, dovuta all'oscurità della notte, alla debole intensità delle luci di cui sono dotate le imbarcazioni e alla presenza di altre fonti luminose sulla riva del lago, suscettibili di creare confusione, ha infatti ritenuto inappropriata la velocità di 35-40 km/h tenuta dall'opponente. Ha rilevato che questa velocità non gli aveva consentito di evitare l'imbarcazione condotta dal ricorrente, la quale, proveniente da dritta (destra), era prioritaria e la cui luce rossa di babordo (sinistra) doveva essergli visibile a partire da 18 secondi prima della collisione. La CRP ha quindi rilevato che l'opponente aveva disatteso gli art. 22 cpv. 1 della legge federale sulla navigazione interna, del 3 ottobre 1975 (LNI; RS 747.201), 41 cpv. 1 e 45 cpv. 1 dell'ordinanza sulla navigazione nelle acque svizzere, dell'8 novembre 1978 (ordinanza sulla navigazione interna, ONI; RS 747.201.1), riconoscendo a suo carico una negligenza ai sensi dell'art. 12 cpv. 3 CP. La precedente istanza ha però negato l'esistenza di un nesso causale adeguato tra la negligenza e la morte della vittima, ritenendo che sulla base del principio dell'affidamento l'opponente non doveva attendersi che la vittima si trovasse di notte sulla prua del natante. Quest'ultima circostanza costituirebbe in ogni caso un comportamento azzardato tale da interrompere un'eventuale causalità. Incontestata l'esistenza in concreto del rapporto di causalità naturale, occorre quindi esaminare se, come sostiene il ricorrente, il comportamento dell'opponente e la morte della vittima si trovino in un rapporto di causalità adeguata. 3.3 Per costante giurisprudenza il nesso di causalità è adeguato quando il comportamento contrario ai doveri di prudenza è idoneo, secondo l'andamento ordinario delle cose e l'esperienza generale della vita, a produrre o a favorire un evento simile a quello realizzatosi (DTF 131 IV 145 consid. 5.1). La causalità adeguata è ammessa anche se il comportamento dell'agente non è la causa diretta o l'unica causa del risultato. Poco importa che il risultato sia dovuto ad altre cause, segnatamente allo stato della vittima, al suo comportamento o a quello di terzi (DTF 131 IV 145 consid. 5.2). Tuttavia, la causalità adeguata viene meno, il concatenamento dei fatti perdendo in tal modo la sua rilevanza giuridica, allorché un'altra causa concomitante, quale ad esempio una forza naturale, l'atteggiamento della vittima o quello di un terzo, costituisca una circostanza del tutto eccezionale o appaia così straordinaria che non poteva essere prevista. L'imprevedibilità dell'atto concomitante non è però sufficiente per interrompere il nesso di causalità adeguata: occorre ancora che lo stesso rivesta un'importanza tale da imporsi come la causa più probabile ed immediata dell'evento considerato, relegando in secondo piano tutti gli altri fattori che hanno contribuito a provocarlo, segnatamente il comportamento dell'agente (DTF 134 IV 255 consid. 4.4.2, 133 IV 158 consid. 6.1, 131 IV 145 consid. 5.2 e rinvio).