Citation: 2P.48/2005 21.09.2005 E. 5

5.1 Il ricorrente sostiene che gli art. 22, 23 e 24 Llav non costituiscono una base legale sufficiente affinché si possa emanare, sotto forma di regolamento di applicazione, disposti come quelli di cui agli art. 7, 8, 9 e 10 Rlav. Fa valere che con l'introduzione della modifica contestata, i chiari limiti stabiliti dalla legge cantonale sul lavoro non valgono più, a seguito di deroga, per gran parte dei commerci ticinesi. Lamenta quindi una violazione dei principi della separazione dei poteri e della legalità. 5.2 Il contenuto del principio della separazione dei poteri, riconosciuto quale diritto individuale dei cittadini, è determinato in primo luogo dal diritto cantonale (DTF 128 I 113 consid. 2c e rinvii). Il Tribunale federale esamina liberamente l'interpretazione delle norme costituzionali, mentre rivede dal ristretto profilo dell'arbitrio quelle di rango inferiore (DTF 127 I 60 consid. 2a e riferimenti). Per quanto concerne il principio della legalità, l'asserita lesione può essere fatta valere in relazione al principio della separazione dei poteri e la censura dev'essere esaminata liberamente (DTF 128 I 113 consid. 3c; 127 I 60 consid. 3a e richiami). Sostanzialmente, il ricorrente contesta che vi sia una base legale sufficiente per la delega che ha indotto il Consiglio di Stato ad emanare la modifica del regolamento di applicazione ora impugnata. Al riguardo va rammentato che in quanto la censura si riferisce agli art. 7, 8 lett. a-f e 10 lett. a-e Rlav, la stessa è tardiva (cfr. consid. 1.2 supra) e, quindi, improponibile. 5.3 Per prassi costante, la delega del potere legislativo all'autorità esecutiva è consentita, sempreché il diritto cantonale non la proibisca, solo se vengano indicati almeno approssimativamente l'oggetto, lo scopo e l'estensione della competenza accordata ed a sancirla sia una legge soggetta al voto popolare (DTF 128 I 113 consid. 3c e rinvii; RDAT 1992 II n. 10 pag. 24 consid. 2b). 5.4 La Costituzione ticinese non esclude la delega legislativa (cfr. 51, 59 cpv. 1 lett. c e 70 lett. b Cost./TI nonché gli art. 76 e segg. Lgc). Rimane quindi da appurare se le relative condizioni siano adempiute. Come illustrato in precedenza, la legge cantonale sul lavoro pone il principio della chiusura alle ore 18.30 dal lunedì al venerdì e alle 17.00 il sabato (art. 21 Llav) così come quello della chiusura la domenica e nei giorni festivi (art. 20 cpv. 1 Llav); nel contempo prevede espressamente, a determinate condizioni, delle eccezioni (art. 20 cpv. 2, 22 e 23 Llav), le quali vengono disciplinate mediante regolamento dal Governo cantonale (art. 7 a 10 Rlav). Da quanto testé esposto discende che le condizioni poste in materia di delega legislativa (cfr. consid. 5.3) sono soddisfatte in concreto. Ne deriva che l'art. 22 Llav costituisce pertanto una base legale sufficiente affinché il Consiglio di Stato fissi in un regolamento l'elenco dei comuni appartenenti alle zone turistiche e a quelle di confine ove si giustifichi facilitare il commercio. Al riguardo va osservato che, a dipendenza dell'evoluzione dell'economia, può risultare opportuno che il citato elenco sia più o meno esaustivo e che possa essere, se del caso, aggiornato a seconda delle necessità. Non va poi tralasciato che l'apertura domenicale o festiva di gran parte dei commerci, segnatamente quelli elencati all'art. 10 lett. f Rlav, soggiace a precise condizioni previste dalla norma stessa. Visto quanto precede, su questi aspetti, il ricorso si rivela infondato e va pertanto respinto.