Citation: 2P.156/2003 17.03.2004 E. 4

Al di là delle critiche mosse all'interpretazione e all'applicazione da parte del Tribunale amministrativo delle norme legali sin qui esaminate, la ricorrente ravvisa la violazione della specifica prescrizione del bando, secondo cui ogni ditta concorrente poteva partecipare ad un solo lotto. Al riguardo, essa lamenta la disattenzione del diritto alla parità di trattamento (art. 8 Cost.) e del principio della preminenza del diritto federale (art. 49 Cost.), oltre a dolersi dell'applicazione arbitraria degli art. 32 LCPubb e 42 RLCPubb e dell'accertamento lacunoso dei fatti rilevanti. 4.1 Gli art. 32 LCPubb e 42 RLCPubb si riferiscono all'aggiudicazione delle commesse pubbliche ed ai relativi criteri, precisando in particolare, per quanto d'interesse in concreto, che questi ultimi vanno indicati nei documenti del bando (art. 32 cpv. 2 LCPubb). I criteri di assegnazione e le clausole stabilite dagli atti di gara sono vincolanti per il committente e ne limitano il potere d'apprezzamento, che rimane per il resto comunque assai ampio, nella scelta dell'offerta più vantaggiosa (Peter Galli/André Moser/Elisabeth Lang, Praxis des öffentlichen Beschaffungsrechts, Zurigo/Basilea/Ginevra 2003, n. 403 e 445). 4.2 Nel caso di specie, riprendendo i termini utilizzati dall'insorgente nell'impugnativa presentata dinanzi ad essa, la Corte cantonale ha condiviso l'assunto secondo cui l'interdizione posta nel bando di presentare offerte per più lotti da parte di un'unica ditta "sarebbe svuotata di contenuto se potesse essere aggirata ricorrendo a prestanomi o comunque a più nominativi societari aventi la stessa sostanza aziendale". Ha comunque concluso che l'identità economica delle imprese non poteva essere dedotta dalla semplice presenza di dirigenti comuni nei rispettivi organi societari e che, pertanto, nelle concrete evenienze, le prescrizioni di gara non erano state violate. 4.3 Ora, è vero che gli art. 25 lett. f LCPubb e 29 cpv. 1 lett. c RLCPubb sono incentrati sull'uguaglianza, più o meno assoluta, a livello di dirigenti o amministratori tra due o più imprese. Ciò non toglie che la specifica condizione del concorso, il cui testo non riprende peraltro quello delle citate norme, possa essere interpretata in maniera autonoma. Alla stessa può pertanto legittimamente venir attribuita una portata differente, e quindi anche più restrittiva, fondata sulla nozione di identità economica ed aziendale tra più società, non necessariamente desumibile dalla presenza di amministratori comuni. Del resto, pure la ricorrente evidenzia in particolare come il controverso requisito di gara risulterebbe abusivamente aggirato se più imprese offerenti facessero capo, per l'appunto, alla medesima sostanza aziendale. Ciononostante, al di là dei nominativi in parte ricorrenti dei dirigenti delle ditte considerate, essa non ha fornito ulteriori indicazioni circa l'unitarietà societaria o, quantomeno, la sussistenza di una struttura di gruppo o comunque coordinata, riferita a basi economiche ed aziendali analoghe. Essendosi l'insorgente limitata a tanto, tenuto conto del dovere di collaborazione che le incombeva (DTF 125 V 193 consid. 2; 123 III 328 consid. 3), non può essere rimproverato alla Corte cantonale di aver accertato i fatti in maniera manifestamente insostenibile e lacunosa, non acclarando ulteriormente, di sua iniziativa, i contestati rapporti societari. Nemmeno da questo profilo la conclusione dei giudici cantonali di tutelare la mancata esclusione della ditta resistente - esclusione che non procede da un abuso della facoltà di giudizio riconosciuta all'ente appaltante - integra pertanto gli estremi dell'arbitrio. 4.4 La censura di violazione del principio della parità di trattamento, così come motivata dalla ricorrente, va respinta sulla base delle considerazioni già espresse a proposito delle doglianze relative all'art. 25 lett. d LCPubb (cfr. consid. 3.4). Oltre a non ostacolare la libera concorrenza, non è in effetti dato di vedere quali indebiti vantaggi possano trarre le ditte con amministratori in comune rispetto alle concorrenti, anche in caso di concertazione nell'allestimento delle rispettive offerte, non potendo contare su alcuna garanzia o correlazione riguardo all'assegnazione dei singoli lotti. Per le stesse ragioni, è parimenti ingiustificato ritenere che queste ditte possano offrire prezzi unitari inferiori, rapportati ad una commessa complessivamente più importante. L'aggiudicazione litigiosa non lede pertanto nemmeno l'invocato diritto all'uguaglianza giuridica. Il gravame è infine certamente inammissibile, siccome motivato in maniera insufficiente dal profilo dell'art. 90 cpv. 1 lett. b OG, in relazione alla censura di violazione del principio della preminenza del diritto federale. In ogni caso, appare privo di fondamento ritenere che la contestata procedura di appalto pubblico e la relativa decisione di aggiudicazione disattendano le esigenze di non discriminazione e di libero accesso al mercato poste dalla LMI, segnatamente dall'invocato art. 5 di detta normativa.