Citation: 1A.132/2003 19.12.2003 E. 4

Il ricorrente ritiene l'ordine di demolizione lesivo del principio della proporzionalità, esplicitamente prevista dall'art. 43 LE. 4.1Secondo il principio della proporzionalità, le misure adottate dall'Autorità devono essere idonee a raggiungere lo scopo di interesse pubblico perseguito, né possono eccedere i limiti dell'indispensabile (DTF 128 II 340 consid. 4 e rinvii). La legislazione cantonale prevede l'eliminazione delle opere abusive (art. 43 LE); in ogni caso, anche in assenza di disposizioni esplicite, l'eliminazione di opere vietate dal diritto federale (nel caso concreto dalla LPAmb e dall'OIAt) può, come si è visto, essere imposta in base alla normativa federale (DTF 105 Ib 272 consid. 1c, 104 Ib 74, 301 consid. 5b e c). Si può prescindere dal provvedimento di ripristino quando l'opera eseguita diverga solo in modo irrilevante da quella autorizzata, quando la demolizione non persegua scopi d'interesse pubblico oppure quando il proprietario potesse ritenere in buona fede la costruzione lecita, e non ostino importanti interessi pubblici al mantenimento dello stato di fatto (DTF 111 Ib 213 consid. 6 e rinvii). 4.2La Corte cantonale ha ritenuto ridotti i costi per la rimozione della canna fumaria e del comignolo, visto che si tratta di strutture esterne all'edificio, asportabili senza particolari difficoltà tecniche e che, d'altro canto, il ripristino comporta un beneficio considerevole per i vicini e per la collettività. Né esisterebbero adeguate misure meno incisive, visto il rilevante contrasto del manufatto con il diritto materiale. In particolare, una limitazione severa delle condizioni d'esercizio sarebbe scarsamente efficace per gli interessi dei vicini e un divieto assoluto di utilizzo non sanerebbe il contrasto con la norma di piano regolatore che impone il mantenimento della tipologia tradizionale delle costruzioni nel nucleo. Tenuto altresì conto dell'obbligo imposto dal Municipio di rivestire in muratura la parte inferiore della canna fumaria e di eseguire in rame quella superiore, un divieto di utilizzo dell'impianto con l'imposizione di adeguamenti estetici si rivelerebbe praticamente inutile. Il ricorrente non si esprime esplicitamente sulla chiara ponderazione degli interessi eseguita dalla Corte cantonale, limitandosi a sottolineare come il camino realizzato differirebbe soltanto in misura minima rispetto alla licenza edilizia del 27 novembre 1995. Ora, premesso che tale autorizzazione, relativa alla ristrutturazione interna dell'abitazione, non è oggetto del presente litigio, la conformità al diritto della protezione ambientale di quel progetto non appare manifesta, né risulta che, nell'ambito di quella procedura, sia stato esaminato il quesito di un eventuale risanamento dell'impianto preesistente (DTF 115 Ia 456 consid. 6d). Dal profilo della proporzionalità dell'ordine contestato sono per contro determinanti l'evidente contrasto dell'impianto con il diritto materiale (art. 6 OIAt), i gravi pregiudizi che la situazione comporta in particolare per la vicina, che pure rientra nella sfera di protezione della norma e che ha tempestivamente reagito contro l'intervento edilizio, in relazione con gli oneri di ripristino relativamente contenuti per il ricorrente. Questi aspetti, non seriamente posti in discussione nel ricorso in esame, non consentono di ritenere il provvedimento litigioso lesivo dell'invocato principio.