Citation: 2P.87/2005 11.03.2005 E. 2

In materia di polizia degli stranieri il ricorso di diritto amministrativo non è esperibile contro il rilascio o il rifiuto di permessi al cui ottenimento la legislazione federale non conferisce un diritto (art. 100 cpv. 1 lett. b n. 3 OG; DTF 130 II 388 consid. 1.1). Nel caso concreto, il ricorrente non può prevalersi di alcuna disposizione dell'ordinamento giuridico interno che gli riconosca il diritto ad ottenere il rinnovo del permesso di dimora. In particolare, egli non può appellarsi all'art. 17 cpv. 2 della legge federale del 26 marzo 1931 concernente la dimora e il domicilio degli stranieri (LDDS; RS 142.20), secondo cui il coniuge di un cittadino straniero al beneficio di un permesso di domicilio ha diritto al rilascio e alla proroga del permesso di dimora fintanto che i coniugi vivono assieme. Le condizioni d'applicazione di tale norma risultano infatti doppiamente disattese: da un lato, la moglie del ricorrente non è titolare di un permesso di domicilio, ma solo di dimora; d'altro lato, benché il matrimonio non sia finora stato formalmente sciolto, è incontestato che i coniugi vivono separati. Il ricorrente non può trarre alcuna pretesa nemmeno dal diritto internazionale, invocando segnatamente un trattato concluso tra la Svizzera e il suo paese d'origine o la garanzia al rispetto della vita privata e familiare di cui all'art. 8 n. 1 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, del 4 novembre 1950 (CEDU; RS 0.101). Da quest'ultimo profilo occorrerebbe infatti che sua moglie avesse un diritto certo ad ottenere il rinnovo del permesso di dimora (DTF 130 II 281 consid. 3.1) e che la relazione familiare fosse intatta ed effettivamente vissuta (DTF 129 II 215 consid. 4.2). In assenza di un diritto all'ottenimento della controversa autorizzazione, il ricorso di diritto amministrativo risulta di conseguenza inammissibile. L'impugnativa seguirebbe analoga sorte anche presupponendo l'esistenza di un simile diritto. In tal caso, contro la decisione del Consiglio di Stato il ricorrente avrebbe infatti dovuto aggravarsi dinanzi al Tribunale amministrativo ticinese (art. 98a OG; art. 10 lett. a della legge ticinese di applicazione alla legislazione federale in materia di persone straniere, dell'8 giugno 1998).