Citation: 4P.242/2001 22.01.2002 E. 3

3.- Il ricorso di diritto pubblico è ammissibile solo ove non siano dati altri rimedi giuridici ad autorità federali (art. 84 cpv. 2 OG). a) La controversia in rassegna concerne la validità della disdetta di un contratto di locazione con relativa domanda di protrazione, rispettivamente istanza di sfratto. Si tratta dunque di una causa civile di carattere pecuniario (art. 44 OG) suscettiva di ricorso per riforma per violazione del diritto federale (cfr. anche 119 II 241 consid. 5 a pag. 247 seg.), posto che il valore litigioso raggiunga il limite di fr. 8'000.-- fissato dall'art. 46 OG (per il calcolo del valore litigioso nell'ambito dei procedimenti relativi alla protrazione della locazione cfr. DTF 113 II 407 consid. 1). In concreto questo limite risulta ampiamente superato, sicché le violazioni del diritto federale vanno fatte valere con un ricorso per riforma - che la ricorrente ha peraltro inoltrato. b) Tale precisazione s'impone poiché il ricorso di diritto pubblico si esaurisce in argomenti che riguardano l'applicazione del diritto federale. Contrariamente a quanto sembra ritenere la ricorrente, infatti - perlomeno nella parte iniziale del suo allegato - non si può affermare che il Tribunale d'appello abbia determinato la volontà reale delle parti mediante un'interpretazione soggettiva, frutto dell'apprezzamento delle prove (cfr. DTF 123 III 129 consid. 3c, 121 III 118 consid. 4b/aa con rinvii). Accertata l'assenza di un accordo chiaro ed esplicito circa le modalità di pagamento della pigione nel contratto sottoscritto nel 1994, la Corte cantonale ha determinato la volontà presunta delle parti sulla base del tenore dell'art. 4 dello stesso, interpretando secondo il principio dell'affidamento la loro decisione di completarlo solo parzialmente, senza tuttavia cancellare la parte lasciata in bianco. Così facendo essa ha statuito su una questione di diritto, che andrà semmai riesaminata nel quadro del ricorso per riforma (DTF 125 III 305 consid. 2b con rinvii). Giovi rilevare che la ricorrente medesima, nonostante parli di "accertamento della vera e concorde volontà delle parti" formula censure volte a contestare un'interpretazione di tipo normativo, peraltro riproposte nel quadro del parallelo rimedio. Alla stessa conclusione si deve giungere con riferimento alle critiche mosse al Tribunale d'appello per non aver sanzionato il silenzio del conduttore agli scritti in cui gli veniva comunicato l'obbligo di pagamento anticipato, trattandosi di questioni che riguardano piuttosto l'applicazione dell'art. 6 CO.