Citation: 1P.639/2006 11.05.2007 E. 2.4

2.4.1 Adducendo in questa sede che l'assunzione di una prova richiesta si giustifica quando è "motivata per quanto attiene all'oggetto e allo scopo per rapporto ai fatti" e quando adempie "i requisiti della novità, della rilevanza e della pertinenza per rapporto alla questione sottoposta all'esame della Corte", la ricorrente disattende che, per reggere di fronte alla garanzia costituzionale, è sufficiente che il rifiuto del giudice di assumerla si fondi su un apprezzamento anticipato non arbitrario della sua rilevanza (cfr. DTF 131 I 153 consid. 3 e rinvii). Al proposito la ricorrente sostiene semplicemente che il richiamo dell'incarto del procedimento penale a carico dell'ex direttore avrebbe consentito di stabilire le singole responsabilità riguardo al reato di truffa in relazione con la sottoscrizione di un atto di pegno da parte di clienti ignari. Tuttavia, la CCRP non ha di per sé escluso che anche l'ex direttore potesse avere commesso reati, ma ha ritenuto non decisiva la circostanza, in particolare poiché, da un lato, non sarebbe seriamente ravvisabile un'esclusiva responsabilità dell'ex direttore e, dall'altro, il reato di truffa si perfezionava già facendo sottoscrivere detti atti di pegno. Limitandosi in sostanza a richiamare la necessità di stabilire compiutamente anche le responsabilità dell'ex direttore, la ricorrente non sostiene che questi sarebbe l'unico responsabile, né essa si confronta puntualmente con le citate argomentazioni, né anche solo adombra la possibilità di essere estranea alla fattispecie incriminata. Del resto, perlomeno implicitamente, essa riconosce che il reato di truffa era adempiuto già con la sottoscrizione dell'atto di pegno da parte dei clienti ingannati astutamente, a prescindere quindi dall'effettiva realizzazione di un danno patrimoniale. 2.4.2 La ricorrente nemmeno fa valere, con una motivazione conforme all'art. 90 cpv. 1 lett. b OG e alla giurisprudenza, che la CCRP avrebbe negato a torto l'arbitrio nell'apprezzamento delle prove operato dall'istanza inferiore, la quale aveva privilegiato le dichiarazioni dei testimoni rispetto a quelle fornite dall'ex direttore in sede predibattimentale (cfr. DTF 125 I 492 consid. 1a/cc; sentenza 1P.105/2001 del 28 maggio 2001, consid. 4 e riferimenti, pubblicata in: RDAT II-2001, n. 58, pag. 227 segg.). Comunque, al proposito, la prima Corte aveva rilevato che le affermazioni dell'ex direttore contrastavano con quelle rese da quattro parti lese, apparse credibili e disinteressate. Questi aveva inoltre dovuto lasciare la banca dopo il pesante danneggiamento di numerosi clienti, che ha comportato il versamento di risarcimenti ingenti da parte dell'istituto bancario e l'apertura nei suoi confronti di un procedimento penale. La prima istanza aveva poi anche osservato che riguardo alle operazioni di cambio, che sarebbero state possibili solo dal conto della ricorrente, egli era stato vago quanto quest'ultima e che almeno per una cliente, che disponeva da sola di un patrimonio importante, la spiegazione non si rilevava plausibile. Alla luce di queste circostanze, la prima Corte poteva quindi, senza con ciò incorrere nell'arbitrio, valutare con cautela le dichiarazioni dell'ex direttore e fondarsi innanzitutto sulle dichiarazioni dei testimoni ritenute affidabili, rinunciando quindi a richiamare gli atti della procedura relativa all'ex direttore, siccome non decisiva per la fattispecie in esame. A ragione la CCRP ha quindi a sua volta confermato su questo punto il giudizio di primo grado.