Citation: U 329/01 25.02.2003 E. 4

Contestato è pure il grado di invalidità dell'assicurata, in particolare gli elementi da porre alla base della sua fissazione e meglio sia il reddito da valido che quello da invalido. In proposito va rilevato che nel giudizio impugnato l'autorità cantonale ha esposto in modo corretto quali siano le norme legali e di ordinanza, nonché i principi giurisprudenziali applicabili in concreto per quanto concerne l'erogazione di una rendita d'invalidità. Al riguardo va precisato che il grado d'invalidità è determinato paragonando il reddito del lavoro che l'assicurato potrebbe conseguire dopo l'insorgenza dell'invalidità, e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività esigibile da lui in condizioni equilibrate del mercato del lavoro, con quello che avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (art. 18 cpv. 2 LAINF). Secondo l'art. 19 cpv. 1 LAINF il diritto alla rendita nasce qualora dalla continuazione della cura medica non sia da attendersi un sensibile miglioramento della salute dell'assicurato e siano conclusi eventuali provvedimenti d'integrazione dell'AI. 4.1 La SWICA sostiene in particolare che dal reddito da valido andrebbero dedotte le spese per il suo conseguimento, pari al 20%. Dal tenore del giudizio impugnato emerge che la Corte cantonale ha omesso di procedere alla deduzione, senza addurre alcuna motivazione, ed ha fissato il reddito da valido in fr. 46'800.- - sulla base dei dati indicati dal datore di lavoro, non contestati dall'assicurata - corrispondente allo stipendio che quest'ultima avrebbe percepito nel 1999, durante 26/27 giorni al mese, pari a fr. 150.- giornalieri oltre a fr. 12.50 percepiti a titolo di indennità per vacanza. 4.2 In concreto non vi è motivo alcuno di derogare da questi valori, in quanto fondati sulle risultanze istruttorie. In effetti non è per nulla provato, con il grado della verosimiglianza preponderante valido nelle assicurazioni sociali (DTF 125 V 150 consid. 2c), che dal salario pattuito venisse dedotto un importo a titolo di spese per il conseguimento del reddito pari al 20%, bensì è dimostrato l'esatto contrario. Dal formulario di annuncio di infortunio LAINF del 9 novembre 1995 risulta che il datore di lavoro, la A.________ SA, ha indicato quale salario lordo l'importo di fr. 150.- al giorno, a cui ha aggiunto fr. 12.50 a titolo di indennità di vacanza. La deduzione del 20% risulta per contro apposta a matita. Inoltre l'importo del salario è stato ribadito dal datore di lavoro in data 30 marzo 1998 all'attenzione della SWICA e il 25 giugno 2001 all'attenzione della Corte cantonale. Infine il medesimo importo compare regolarmente nei contratti di lavoro mensili sottoscritti dall'assicurata, in particolare per i mesi di luglio, agosto e settembre 1995. Contrariamente a quanto sostiene l'assicuratore infortuni, quindi, i contributi sociali risultano dedotti dall'importo di fr. 150.-, con aggiunta delle indennità di vacanza, e non da un importo inferiore. La censura sollevata dalla SWICA è pertanto infondata. 4.3 Per quanto concerne poi il reddito da invalido l'assicuratore infortuni sostiene che si deve tener conto del fatto che l'assicurata potrebbe, dopo un'adeguata riformazione, fare la segretaria e percepire un guadagno da invalido addirittura superiore a quello da valido. In proposito va rilevato che la LAINF non prevede l'erogazione di provvedimenti d'integrazione (cfr. il titolo terzo relativo alle prestazioni; Meyer-Blaser, Die Tragweite des Grundsatzes "Eingliederung vor Rente" in: Rechtsfragen der Eingliederung Behinderter, San Gallo 2000 pag. 19; Omlin, Die Invalidität in der obligatorischen Unfallversicherung, tesi Friborgo 1995, pag. 199). Secondo l'art. 44 cpv. 1 LAI inoltre le persone assicurate conformemente alla menzionata legge, e nel contempo soggette all'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni o all'assicurazione militare, hanno diritto ai provvedimenti d'integrazione dell'assicurazione per l'invalidità soltanto se gli stessi non sono concessi dalle altre assicurazioni. L'integrazione in caso di infortunio viene quindi sovvenzionata dall'AI (Omlin, op.cit., pag. 198). Per l'art. 48 cpv. 2 LAINF poi le prestazioni assicurative sono totalmente o in parte rifiutate se l'assicurato, nonostante diffida, si sottrae alla cura o ad un provvedimento d'integrazione ordinato dall'AI, ai quali si possa pretendere si sottoponga e da cui ci si può attendere un notevole miglioramento della sua capacità di guadagno (cfr. art. 61 OAINF). Il principio secondo cui l'integrazione ha la precedenza sull'assegnazione di una rendita vale quindi anche nell'assicurazione infortuni (Omlin, op. cit., pag. 191, 192). 4.4 In concreto l'esame degli atti permette di affermare che la tesi della SWICA è priva di fondamento. In effetti non è contestato neppure dall'assicuratore infortuni che P._________, all'epoca decisiva della decisione in lite, non aveva diritto a provvedimenti reintegrativi a carico dell'AI, in quanto non assicurata ai sensi dell'art. 6 LAI (nel tenore vigente sino al 31 dicembre 2000 e applicabile in concreto). Con provvedimento cresciuto in giudicato del 18 dicembre 1996 l'AI aveva infatti statuito in tal senso. In simili circostanze non è ammissibile computare, ai fini del calcolo dell'invalidità dell'insorgente, un reddito ipotetico da invalido che essa, all'epoca determinante, non avrebbe mai potuto conseguire, non potendosi avvalere dei provvedimenti integrativi necessari a formarsi adeguatamente. 4.5 Secondo l'assicurata infine il mercato del lavoro non offrirebbe posti adeguati alle sue condizioni di salute; di conseguenza non sarebbe assolutamente integrabile. Il concetto d'invalidità è riferito ad un mercato del lavoro equilibrato, nozione quest'ultima teorica ed astratta implicante, da una parte, un certo equilibrio tra offerta e domanda di manodopera e, dall'altra, un mercato del lavoro strutturato in modo tale da offrire una gamma di posti di lavoro diversificati. Secondo questi criteri si dovrà di caso in caso stabilire se l'invalido possa mettere a profitto le sue residue capacità di guadagno e conseguire un reddito tale da escludere il diritto a rendita. In particolare, l'esistenza di una simile opportunità dovrà essere negata qualora le attività esigibili dall'interessato lo siano in una forma talmente ristretta da non rientrare più nell'offerta lavorativa generale o siano reperibili solo in misura molto ridotta cosicché le possibilità occupazionali appaiano sin dall'inizio escluse o perlomeno non realistiche (DTF 110 V 276 consid. 4b; RCC 1991 pag. 332 consid. 3b e 1989 pag. 331 consid. 4a; Plädoyer 1995 no. 1 pag. 67 consid. 5c). In proposito va rilevato che il mercato del lavoro accessibile ai lavoratori non qualificati - come nel caso di specie - è in generale limitato a dei lavori di manodopera o ad altre attività fisiche (RCC 1989 pag. 331 consid. 4a). Tuttavia nell'industria e nell'artigianato le attività fisicamente pesanti vengono eseguite sempre più spesso tramite delle macchine, motivo per cui aumentano le attività di controllo e sorveglianza (SVR 2002 no. U 15 pag. 49 consid. 3b; RCC 1991 pag. 332 consid. 3b). 4.6 Il Tribunale cantonale, fondandosi sulla perizia giudiziaria, ha stabilito che l'assicurata è capace al lavoro al 70% in un'attività leggera da svolgere in posizione prevalentemente seduta che non comporti il sollevare rispettivamente il trasportare pesi anche solo relativamente importanti così come l'utilizzo dell'arto inferiore destro in mansioni da eseguire al di sopra dell'orizzontale e concluso che il reddito conseguibile è pari a fr. 33'804.- al 100%. A mente della prima istanza giudiziaria l'interessata potrebbe svolgere attività nel ramo industriale, consistenti in sorveglianza e controllo, esercitabili da manodopera femminile, che implichino lo svolgimento di mansioni non comportanti aggravi fisici e che consentano saltuariamente di cambiare posizione, nonché di risparmiare il braccio destro. 4.7 La tesi cantonale, in quanto conforme alla giurisprudenza federale, va senz'altro confermata. In effetti, contrariamente a quanto ritiene l'assicurata, questa Corte ha già ripetutamente statuito in casi con limitazioni funzionali analoghe che esiste un mercato del lavoro sufficiente in cui realizzare la propria capacità lavorativa residua (consid. 2b non pubblicato della sentenza DTF 119 V 347; VSI 1998 pag. 296 consid. 3b; si veda anche sentenza del 4 aprile 2002 in re W., I 401/01, consid. 4c.). Si tratta segnatamente del mercato occupazionale aperto a personale femminile non qualificato o semi qualificato (RCC 1989 pag. 331 consid. 4a), in cui vi è una sufficiente offerta di occupazioni, in particolare appunto nell'industria, in cui possono venir eseguite mansioni di sorveglianza e controllo, che non comportano aggravi fisici e con possibilità di cambiare frequentemente posizione (RCC 1980 pag. 482 consid. 2). In tale ambito bisogna pure considerare la ancor giovane età dell'interessata con conseguente presumibile buon potenziale di adattamento ad una nuova professione (cfr. SVR 1995 UV no. 35 pag. 106 consid. 5b; e contrario sentenza già citata del 4 aprile 2002 in re W. consid. 4a-d). Inoltre se è vero che vanno indicate possibilità di lavoro concrete, all'amministrazione rispettivamente al giudice non vanno poste esigenze esagerate. È infatti sufficiente che gli accertamenti esperiti permettano di fissare in maniera attendibile il grado di invalidità. In proposito va rilevato che questa Corte ha in particolare già ritenuto corretto il rinvio ad attività nel settore industriale e commerciale, composto di lavori leggeri di montaggio, compiti di controllo e sorveglianza (VSI 1998 pag. 296 consid. 3b; si veda nuovamente sentenza del 4 aprile 2002 in re W. consid. 4c). Certo, non si misconoscono gli sforzi e gli inconvenienti che la messa a profitto della residua capacità lavorativa dell'interessata comporterà. Tuttavia, essi non appaiono sproporzionati né inesigibili, ricordato altresì che per un principio generale del diritto delle assicurazioni sociali l'assicurato ha l'obbligo di intraprendere tutto quanto può da lui essere ragionevolmente preteso per ovviare nel miglior modo possibile alle conseguenze delle sue affezioni invalidanti (DTF 127 V 297 consid. 4b/cc; DTF 113 V 28 consid. 4a e riferimenti; cfr. anche DTF 115 V 52 consid. 3d e 114 V 285 consid. 3). In quanto infondato su questo punto il ricorso di P._________ va quindi respinto.