Citation: 1P.124/2000 23.03.2000 E. 3

3.- La Corte cantonale ha riconosciuto l'esistenza di gravi indizi di colpevolezza a carico del ricorrente. Quest'ultimo sostiene che la CRP avrebbe accertato i fatti in maniera arbitraria, ordinando il suo arresto sulla base di indizi insufficienti e contraddittori, violando in tal modo l'art. 187 CPP/TI. a) Ora, premesso che mal si comprende perché l' invocata norma, che concerne la riapertura del procedimento, dovrebbe essere violata, riguardo all'esistenza di seri indizi di colpevolezza, il Tribunale, contrariamente a quanto sembra pretendere il ricorrente, non deve anticipare l'esame del giudice di merito con un'esauriente ponderazione di tutte le risultanze probatorie, a carico e a scarico dell'arrestato. Si tratta invece di vagliare se l'autorità cantonale, con motivi sostenibili, poteva ammettere l'esistenza di quegli indizi (DTF 116 Ia 143 consid. 3c). b) La CRP, che poteva rinviare alla sua precedente decisione (cfr. DTF 123 I 31 consid. 2c), ha ritenuto che la vittima ha reso fin dall'inizio una descrizione precisa e circostanziata dei fatti denunciati, correggendo le iniziali inesattezze, in particolare riguardo alle date in cui essi sarebbero avvenuti. La querelante ha ribadito più volte la sua versione, anche a confronto con il ricorrente, in maniera credibile e senza alcuna contraddizione. I fatti sono stati confermati dai vicini di casa, che hanno riferito di aver sentito, la sera del 26 ottobre 1999, un litigio tra la vittima e il ricorrente, di aver visto quest'ultimo allontanarsi dall'appartamento e di aver soccorso la vittima che presentava evidenti lesioni al viso ed ematomi al collo e che era in evidente stato di shock; questi fatti sono stati constatati anche dalla moglie del datore di lavoro della denunciante, che l'aveva accompagnata al pronto soccorso e in polizia. I vicini e i colleghi di lavoro hanno poi riferito del comportamento anomalo assunto dalla denunciante negli ultimi tempi. Pur negando ogni addebito, nel corso del primo interrogatorio il ricorrente avrebbe indirettamente ammesso di essersi preoccupato per lo stato di salute della vittima e dell'eventualità ch'ella fosse stata ricoverata in ospedale. Il ricorrente ha inoltre ammesso che la domenica 24 ottobre 1999 aveva impedito alla vittima, seppur momentaneamente, di lasciare la camera del suo appartamento, chiudendone la porta a chiave. Certo, il ricorrente afferma che per quanto concerne la violenza carnale non vi sono né una prova scientifica ginecologica né, oltre all'esposto della denunciante, testimonianze dirette di terzi; nemmeno la presenza di pantaloni con una cerniera rotta proverebbe ch'egli abbia legato la vittima per violentarla. Il ricorrente adduce inoltre che le autorità cantonali avrebbero tralasciato di considerare elementi contraddittori e altri suscettibili di discolparlo, quali il fatto che tra i due interessati si parlava di matrimonio e che se effettivamene vi fossero stati episodi di violenza, la loro relazione sarebbe cessata immediatamente e la vittima avrebbe reagito subito. c) La circostanza che, vista la natura dei reati rimproverati al ricorrente, non sussistano testimonianze dirette sullo svolgimento dei fatti ma piuttosto testimonianze su fatti verificatesi prima o immediatamente dopo, non significa che quest'ultime siano prive di valore probatorio. Né la circostanza che i due interessati parlassero di matrimonio può costituire una chiara e univoca prova dell'insussistenza di reati; del resto, nel quadro della violenza carnale è punibile, a querela di parte, anche il coniuge della vittima (art. 190 cpv. 2 CP; cfr. DTF 122 IV 241 concernente la fissazione della pena per un tentativo di violenza carnale malgrado il susseguente matrimonio tra la vittima e l'accusato). Per di più, le critiche ricorsuali sono, in larga misura, di natura appellatoria, il ricorrente limitandosi a contrapporre il suo punto di vista ai motivi posti a fondamento della decisione impugnata; esse sono inammissibili in un ricorso di diritto pubblico (art. 90 cpv. 1 lett. b OG; DTF 125 I 71 consid. 1c, 122 I 70 consid. 1c, 168 consid. 2b). La Corte cantonale, nell'ambito del potere di esame che le competeva, poteva pertanto ritenere senza arbitrio la sussistenza di gravi indizi di reato; spetterà poi al giudice del merito valutare compiutamente le prove a carico e a discarico del ricorrente.