Citation: BGE 150 IV 481 E. 2.4

Nella fattispecie, il ricorrente non contesta l'applicabilità, quale lex mitior, dell'art. 90 cpv. 3ter LCStr, entrato in vigore in pendenza della procedura di appello. Critica tuttavia la riduzione della pena da parte della CARP rispetto a quella detentiva di un anno pronunciata dal tribunale di primo grado. Egli ritiene che l'art. 90 cpv. 3ter LCStr costituirebbe un'eccezione e dovrebbe essere applicato solo in presenza di circostanze particolarmente favorevoli, simili a quelle previste dall'art. 48 CP, che in concreto non sarebbero realizzate. Sostiene che, per l'entità dell'eccesso di velocità e l'assenza di circostanze attenuanti, il reato commesso dall'opponente sarebbe particolarmente grave ed imporrebbe la conferma della pena detentiva stabilita in prima istanza. BGE 150 IV 481 S. 486 La Corte cantonale non ha negato la gravità dell'infrazione, ma ha riconosciuto la colpevolezza dell'opponente per il reato di grave infrazione alle norme della circolazione giusta l'art. 90 cpv. 3 LCStr (in relazione con l'art. 90 cpv. 4 lett. d LCStr). Il ricorrente adduce che in concreto non esisterebbero circostanze attenuanti. Disattende tuttavia che, come è stato esposto, l'assenza di precedenti condanne per crimini o delitti commessi nell'ambito della circolazione stradale costituisce un motivo specifico di attenuazione della pena ai sensi dell'art. 90 cpv. 3ter LCStr. Egli non sostiene al riguardo che la Corte cantonale avrebbe omesso di tenere conto di determinati precedenti penali a carico dell'opponente, che escluderebbero l'applicazione dell'art. 90 cpv. 3ter LCStr. Nella misura in cui erano adempiuti i presupposti dell'art. 90 cpv. 3ter LCStr, non può oggettivamente essere rimproverato ai giudici cantonali di avere commisurato la pena sulla base di tale disposizione. Per il resto, il ricorrente non rende seriamente ravvisabili gli estremi di un abuso o di un eccesso del potere di apprezzamento da parte della Corte cantonale. La pena pecuniaria inflitta dalla CARP (180 aliquote giornaliere) corrisponde al massimo comminato per questo genere di pena (art. 34 cpv. 1 CP) e tiene quindi conto della gravità della colpa dell'opponente. Essa rientra nel quadro legale e non risulta essere stata commisurata sulla base di criteri estranei all'art. 47 CP, né appare eccessivamente mite. Il fatto che la Corte cantonale si sia scostata dalla pena detentiva di un anno stabilita dal tribunale di primo grado non permette di per sé di ritenere realizzati simili estremi. La pena pecuniaria inflitta dalla Corte cantonale è infatti fondata su un diverso quadro legale (art. 90 cpv. 3ter LCStr), che le conferiva un maggior margine di apprezzamento rispetto alla disciplina previgente e non imponeva più una pena detentiva minima di un anno. D'altra parte, la CARP non doveva limitarsi a verificare i considerandi relativi alla commisurazione della pena nella sentenza della prima istanza, ma era tenuta a stabilire una pena propria e a motivarla in modo comprensibile, applicando in concreto il diritto più favorevole all'opponente frattanto entrato in vigore (cfr. DTF 141 IV 244 consid. 1.3.3). La Corte cantonale ha indicato le ragioni per cui ha ritenuto adeguata la pena pecuniaria ed ha sufficientemente motivato il suo giudizio al riguardo, il ragionamento sulla commisurazione della pena potendo essere seguito. In tali condizioni, la censura è infondata.