Citation: 8C_392/2023 E. 7.2

7.2. Il Tribunale federale ha già avuto modo di affermare che se una persona assicurata, per motivi estranei all'invalidità (per esempio a causa della sua carente formazione scolastica o professionale, delle sue carenti competenze linguistiche, delle limitate possibilità di assunzione dovute a uno statuto di lavoratore precario, ecc.), ha realizzato un reddito considerevolmente inferiore - di oltre il 5 % - ai salari usuali conseguibili nello stesso ambito professionale senza che vi si sia spontaneamente accontentata, si procede a un parallelismo dei due redditi di paragone per la parte percentuale eccedente la soglia del 5% (DTF 135 V 297). In pratica, questo parallelismo può avvenire a livello di reddito da valido aumentando in maniera adeguata il reddito effettivamente conseguito, oppure facendo capo ai valori statistici, oppure ancora a livello di reddito da invalido mediante una riduzione adeguata del valore statistico (DTF 134 V 322). Tuttavia, quando un reddito da valido corrisponde al salario minimo previsto da un contratto collettivo di lavoro, esso non può essere considerato alla stregua di un reddito considerevolmente inferiore ai salari usuali conseguibili nello stesso ambito professionale, a giustificazione di una riduzione dei salari in applicazione del parallelismo dei redditi. Ciò anche se il reddito realmente percepito è sensibilmente inferiore ai salari determinati in base ai dati dell'Ufficio federale di statistica. Si considera infatti che il salario minimo stabilito dal contratto collettivo di lavoro rappresenta in modo più preciso il salario corrente nel settore rispetto ai salari secondo la RSS corrispondente (sentenze 8C_280/2022 del 1° marzo 2023 consid. 7.1.2; cfr. anche la sentenza 9C_138/2019 del 29 maggio 2019 consid. 6.2 e l'abbondante giurisprudenza ivi citata).