Citation: 1C_144/2019 E. 4.2

4.2. Secondo l'art. 36 cpv. 1 Cost., le restrizioni dei diritti fondamentali devono avere una base legale, quelle gravi devono essere previste da una legge in senso formale. La gravità della limitazione dev'essere valutata oggettivamente e non in funzione dell'impressione soggettiva del destinatario. Occorre inoltre verificare se la base legale offra le garanzie di chiarezza e di trasparenza imposte dal diritto costituzionale ai sensi della "densità normativa" (DTF 143 I 310 consid. 3.3.1). Le restrizioni devono inoltre essere giustificate da un interesse pubblico o dalla protezione di diritti fondamentali altrui ed essere proporzionate allo scopo (art. 36 cpv. 2 e 3 Cost.). Rientrano nell'interesse pubblico in particolare la protezione dell'ordine e della sicurezza pubblici (DTF 144 I 281 consid. 5.3.1). La LPol/TI, contrariamente alle normative di altri Cantoni (cfr. § 10 PolG/ZH, art. 45 cpv. 1 LPol/GE, § 7 PolG/BS, art. 22 LPol/VS, § 4 PolG/ZG, art. 3 PG/SG e § 5 PolG/SZ), non prevede una norma specifica relativa all'applicazione del principio della proporzionalità nell'ambito delle varie attività di polizia: esso dev'essere nondimeno preso in considerazione nel quadro di ogni provvedimento di polizia (DTF 136 I 87 consid. 3.2). Questo principio riveste una notevole importanza ed è sancito dall'art. 5 cpv. 2 Cost. e, quale espressione della limitazione dei diritti fondamentali, dall'art. 36 cpv. 3 Cost. e dall'art. 8 n. 2 CEDU. Esso esige che il provvedimento sia idoneo e necessario a raggiungere lo scopo prefisso e che sussista un rapporto ragionevole tra questo scopo e i mezzi impiegati, rispettivamente gli interessi compromessi (DTF 146 I 70 consid. 6.4 e 6.4.2; 145 I 297 consid. 2.4.3.1; 143 I 403 consid. 5.6.3). Nell'ambito della tutela dell'ordine pubblico, esso implica segnatamente che le misure di polizia siano dirette contro il perturbatore, mentre la valutazione del loro carattere ragionevolmente esigibile presuppone un'ampia ponderazione degli interessi pubblici e privati in discussione (DTF 144 I 281 consid. 5.3.1). Esso richiede inoltre che una misura restrittiva sia in grado di produrre i risultati previsti (regola dell'idoneità) e ch'essi non possano essere raggiunti con una misura meno incisiva (regola di necessità); questo principio vieta inoltre ogni tipo di limitazione che va oltre lo scopo perseguito e richiede una relazione ragionevole tra quest'ultimo e gli interessi pubblici o privati interessati (principio di proporzionalità in senso stretto, che implica una ponderazione degli interessi; DTF 145 I 297 consid. 2.4.3.1, 73 consid. 7.1.1). Il principio di legalità costituisce, analogamente al principio della proporzionalità (art. 5 cpv. 2 Cost.), un principio costituzionale, ma non anche un diritto costituzionale. Esso è ancorato all'art. 5 cpv. 1 Cost. e stabilisce che il diritto è fondamento e limite dell'attività dello Stato. Ciò significa in particolare che un atto statale deve fondarsi su una base legale sufficientemente precisa, emanata da un organo competente. Questo principio intende garantire in particolare una chiara definizione dei compiti dello Stato e al tempo stesso tenere conto delle esigenze, dal profilo dello stato di diritto, della prevedibilità dell'azione statale (sul principio di legalità ai sensi dell'art. 1 CP vedi DTF 145 IV 329 consid. 2.2). Il principio della legalità nel senso dell'art. 36 cpv. 1 Cost. impone una sufficiente e adeguata determinatezza delle norme giuridiche applicabili.