Citation: 2C_891/2014 E. 4.1

4.1. Il ricorrente non rimette in discussione, a ragione, considerata la pena privativa della libertà di 24 mesi pronunciata nei suoi confronti il 9 maggio 2012, la sussistenza di un motivo di revoca del suo permesso di domicilio (art. 63 cpv. 2 in relazione con l'art. 62 lett. b LStr; cfr. supra, consid. 3.1 e 3.2). Sostiene invece che il provvedimento litigioso disattende l'art. 5 cpv. 2 Allegato I ALC e il principio di proporzionalità di cui all'art. 96 LStr. La Corte cantonale non avrebbe infatti tenuto in debita considerazione la natura patrimoniale dei reati né le modalità e le circostanze nelle quali erano stati commessi: le malversazioni oltre ad essere legate alla grave situazione finanziaria della propria società erano pure collegate l'una all'altra, dato che cercava di coprire di volta in volta il reato precedentemente commesso; inoltre avrebbe leso solo tre persone, ciò che dimostra che non si trattava di un meccanismo pianificato su larga scala o di un disegno criminoso premeditato allo scopo di danneggiare il più gran numero di persone, senza omettere che il danno economico cagionato, considerate le pretese civili delle parti riportate nel giudizio penale, era comunque contenuto. Da ultimo i giudici cantonali non avrebbero adeguatamente tenuto conto del lungo tempo trascorso dalla loro commissione, del comportamento irreprensibile avuto da allora né, infine, del fatto che dal punto di vista professionale aveva optato per un'attività lavorativa dipendente in un settore totalmente diverso da quello in cui era attivo in precedenza, escludendo in tal modo ogni rischio di recidiva.