Citation: 1P.213/1999 30.03.2000 E. 3.-

La ricorrente rimprovera all'autorità cantona- le di non aver tenuto in considerazione la legislazione federale sulla protezione dell'ambiente, in particolare la LPAmb, per determinare se l'immobile di sua proprietà sia fonte di immissioni moleste, tali da renderlo non conforme alla destinazione prevista dalle NAPR 1979 per la zona in questione: già per questo motivo la sentenza impugnata andrebbe annullata. La ricorrente sostiene in secondo luogo che l'auto- rità cantonale non avrebbe riscontrato alcuna immissione concreta proveniente dal suo stabile e avrebbe proceduto all'esame della conformità della zona basandosi su una inammissibile valutazione astratta delle ripercussioni. Sostiene inoltre che non sarebbero state rinvenute immis- sioni immateriali quali il degrado della qualità di vita e delle caratteristiche di quartiere. Aggiunge che l'attività svolta nello stabile non potrebbe essere considerata di tipo molesto, sicché essa sarebbe quindi compatibile con le norme del PR del 1979. L'ordine rivoltole di vigilare con tutti i mezzi possibili affinché sul mappale di sua pro- prietà non venga esercitata alcuna attività commerciale di tipo molesto, quale la prostituzione, contrasterebbe con la situazione di fatto e configurerebbe un'urtante violazione del senso di giustizia, equivalente ad arbitrio. a) Già si è detto che l'entrata in vigore della LPAmb e delle sue norme di applicazione ha comportato l' abrogazione delle norme di diritto cantonale e comunale che sono loro contrarie (vedi anche art. 65 LPAmb). Tuttavia, secondo la giurisprudenza, il diritto federale non impedi- sce, per motivi attinenti alla pianificazione del territo- rio, al legislatore cantonale o comunale di vietare un cer- to tipo di attività in determinati settori, segnatamente di proscrivere attività moleste non conformi alla natura della zona (DTF 118 Ia 112 consid. 1b, 118 Ib 590 consid. 3a, 117 Ia). Infatti, come già rilevato dal Tribunale amministrati- vo, queste prescrizioni rivestono un'importanza puramente pianificatoria, concernono in particolare gli obiettivi ur- banistici e servono unicamente a meglio definire il carat- tere e la funzione assegnati alla zona di utilizzazione, precisando il genere di insediamenti ammissibili al suo in- terno (DTF 117 Ib 147 consid. 2d/cc, 116 Ia 491 consid. 1a; Adelio Scolari, Commentario, Bellinzona 1996, ad art. 28 LALPT n. 250). A ragione il Tribunale amministrativo pote- va, viste le particolarità della fattispecie, determinarsi unicamente sulla base delle possibili utilizzazioni confor- memente a quanto previsto dalle NAPR. Su questo punto la censura ricorsuale deve pertanto essere respinta. b) Occorre a questo punto esaminare se la conclu- sione del Tribunale amministrativo, secondo cui nell'immo- bile della ricorrente viene svolta un'attività non conforme alla destinazione della zona, regge alle critiche di arbi- trio. Al riguardo si osserva che vi è arbitrio quando l'autorità cantonale adotta una decisione non solo opinabi- le, ma del tutto insostenibile, che contraddice manifesta- mente la situazione di fatto, o che viola in modo palese una norma o un principio giuridico chiaro, o che contrasta in modo urtante con il sentimento della giustizia e dell' equità; arbitrio non può essere ravvisato già nella circo- stanza che un'altra soluzione sarebbe immaginabile o addi- rittura preferibile a quella scelta dall'autorità cantonale di ultima istanza. Tuttavia, l'annullamento del giudizio impugnato si giustifica unicamente quando esso è arbitrario nel suo risultato e non unicamente nella motivazione (DTF 125 I 1 consid. 2b/aa, 125 II 10 consid. 3a, 123 I consid. 4a). L'art. 32 cpv. 2 NAPR 1979 ammette nella zona resi- denziale intensiva edifici di carattere residenziale, com- merciale e artigianale non molesto. L'art. 7 lett. e n. 1 NAPR 1979 definisce come non moleste le aziende che per la loro natura si inseriscono nell'abitato e non hanno riper- cussioni diverse da quelle che derivano dall'abitare, men- tre poco moleste sono considerate quelle aziende le cui attività rientrano nell'ambito delle aziende artigianali, ove il lavoro si svolge solo di giorno ed eventuali immis- sioni hanno carattere temporaneo (art. 7 lett. e n. 2 NAPR 1979). Secondo la giurisprudenza federale, il grado di immissioni può inoltre essere determinato anche dagli ef- fetti nocivi causati dalle cosiddette immissioni immateria- li, ossia da quelle ripercussioni atte a ferire la sensibi- lità morale delle persone, o a destare sentimenti psichici sgradevoli. Queste immissioni possono disturbare i vicini direttamente, come pure avere effetti nocivi indiretti, quali una maggiore difficoltà a locare appartamenti siti nella medesima zona, oppure un allontanamento della clien- tela da negozi e commerci (DTF 108 Ia 140 consid. 5c/aa). Gli effetti negativi sul vicinato sono tanto più importanti quanto più vicino alle aziende che li generano risultano essere i locali destinati all'abitazione (DTF 117 Ib 147 consid. 2d, 114 Ib 214 consid. 5; sentenza inedita del 26 novembre 1997 in re P., consid. 5b e c in fine). c) L'accertamento effettuato dall'autorità canto- nale in merito all'attività svolta nello stabile della ricorrente e alle molestie che ne derivano si basa su ele- menti concreti e precisi emersi dall'istruttoria, in parti- colare sulle caratteristiche della costruzione, con in prevalenza appartamenti di piccole dimensioni (monolocali), sul prezzo esorbitante delle pigioni richieste, sulla dura- ta assai breve della locazione, sugli inquilini dello sta- bile, perlopiù giovani donne sole, straniere, provenienti da paesi sudamericani o orientali, che soggiornano in Sviz- zera grazie a un permesso turistico, sull'atteggiamento delle inquiline verso terzi, persone di sesso maschile at- tese sull'uscio delle porte degli appartamenti, sul traffi- co di veicoli e di visitatori, in particolare durante le ore della notte, ecc. In base a questi puntuali accertamen- ti, che la ricorrente nemmeno contesta con una motivazione conforme ai requisiti di motivazione dell'art. 90 cpv. 1 lett. b OG (v. DTF 125 I 71 consid. 1c, 492 consid. 1b), la Corte cantonale ha concluso per il verificarsi di un muta- mento della destinazione dell'immobile, il cui carattere residenziale determinato dalle originarie licenze edilizie, è tramutato in un carattere essenzialmente commerciale. A ragione dunque l'autorità cantonale ha considerato come di- sattesa la destinazione per la quale era stata concessa la licenza edilizia, osservando che l'attività svolta nell'im- mobile della ricorrente assumeva le caratteristiche di un' attività commerciale. Le critiche ricorsuali su questo pun- to non hanno fondamento. Nemmeno la conclusione alla quale giungono i Giudi- ci cantonali in merito al grado di molestia dell'attività svolta sul fondo della ricorrente può essere criticata. L'interpretazione dell'art. 32 n. 2 NAPR 1979, da un punto di vista funzionale, secondo cui in quella zona del piano regolatore sono ammessi solo edifici di carattere residen- ziale, commerciale e artigianale non molesto, che si inse- riscono cioè per la loro natura nell'abitato e non hanno ripercussioni diverse da quelle che derivano dall'abitare (cfr. art. 7 lett. e n. 1 NAPR 1979), è conforme agli obiettivi e ai principi stabiliti dalla legislazione fede- rale e cantonale in materia di pianificazione del territo- rio: tale regolamentazione mira infatti a creare e a con- servare insediamenti accoglienti (art. 1 cpv. 2 lett. b LPT, art. 2 cpv. 2 lett. b LALPT), nonché a decentralizzare adeguatamente l'insediamento e l'economia (art. 1 cpv. 2 lett. c LPT, art. 2 cpv. 2 lett. c LALPT). Il citato dispo- sto comunale, che consente l'insediamento nella zona resi- denziale di sole aziende non moleste, si concilia peraltro con i principi pianificatori dettati dall'art. 3 cpv. 3 lett. a LPT, che sanciscono l'obbligo di ripartire razio- nalmente i luoghi destinati all'abitazione e al lavoro, preservando quanto possibile i primi da immissioni nocive o moleste come l'inquinamento dell'aria, il rumore e gli sco- timenti (art. 3 cpv. 3 lett. b LPT). Tra le attività non moleste si annoverano ad esempio negozi, macellerie, sarto- rie, calzolerie, piccoli commerci, studi medici, ecc. (DTF 117 Ib 147 consid. 5b; Scolari, op. cit., n. 250 e segg. ad art. 28 LALPT). Nella fattispecie l'accertato esercizio della pro- stituzione si differenzia chiaramente dalle attività svolte dalle aziende appena citate, per le quali non osterebbe un inserimento anche nella zona residenziale e che consenti- rebbero di soddisfare i bisogni "comuni" di tutte le fasce della popolazione residente nella zona in questione. L'at- tività in discussione è infatti svolta in prevalenza duran- te le ore notturne ed è fonte di disagi non indifferenti quanto a traffico di vetture e di persone, e ingenera ri- percussioni diverse da quelle dell'abitare. Per questi motivi, la sentenza impugnata, che qualifica l'esercizio della prostituzione come attività molesta nel senso delle NAPR, non presta il fianco a critica alcuna. E ciò a mag- gior ragione se si considera che le NAPR 1979 definiscono poco moleste le aziende le cui attività rientrano nell'am- bito delle aziende artigianali, ove il lavoro si svolge so- lo di giorno ed eventuali immissioni hanno carattere tempo- raneo, mentre reputano moleste le aziende che ingenerano ripercussioni più marcate (art. 7 lett. e n. 2 e 3 NAPR 1979). d) Nell'ambito della valutazione della conformità alla zona di utilizzazione occorre prendere in considera- zione, come si è visto, anche le immissioni immateriali causate da una determinata attività e comportanti influssi negativi diretti e indiretti sull'ambiente circostante. La giurisprudenza federale ha già ammesso, a titolo di esem- pio, che l'esercizio di un salone di massaggi, ove in real- tà venivano erogate prestazioni a carattere sessuale, pro- vocava, secondo la comune esperienza, un degrado della qualità della vita e delle caratteristiche del quartiere, tali da far concludere per la non conformità alla destina- zione residenziale della zona in cui era sito l'immobile ospitante il salone (sentenza inedita del 26 novembre 1997 in re P., consid. 5c in fine). Orbene, anche in concreto non può essere negato che l'esercizio della prostituzione su scala alquanto vasta nell'immobile della ricorrente trae seco analoghe conseguenze per un quartiere che si trova a tutt'oggi, come rilevato dal Tribunale amministrativo, in una zona sostanzialmente tranquilla destinata principalmen- te all'abitazione. Del resto, la ricorrente non contesta, con una motivazione secondo l'art. 90 cpv. 1 lett. b OG, che la presenza di un postribolo possa determinare un dete- rioramento della qualità di vita, ma asserisce unicamente che in concreto non sarebbe stato rilevato questo genere di immissioni. Tuttavia, la valutazione delle conseguenze che l'esercizio di questa attività comporta non dipende, di massima, secondo la comune esperienza, dal riscontro effet- tivo di tali effetti nocivi. La sentenza impugnata deve pertanto essere confermata anche su questo punto.