Citation: BGE 150 IV 169 E. 1.2

lett. a; WOHLERS/HENEGHAN/PETERS, op. cit., pag. 24; JEAN-RICHARD-DIT-BRESSEL/ BGE 150 IV 169 S. 187 JUG-HÖHENER, op. cit., n. 26; CHRIST/KELLER/SIMIC, op. cit., n. 44) e gli interessi del credito concesso sono stabiliti da disposizioni legali a prescindere dalla solvibilità concreta del richiedente (v. art. 13 cpv. 3 lett. a OFis-COVID-19, art. 4 cpv. 1 lett. a LFiS-COVID-19). È piuttosto il fideiussore a poter subire un danno, quantomeno nella forma di una messa in pericolo del patrimonio, essendo garante per il soddisfacimento del debito contratto dal richiedente (v. art. 492 e 496 CO) e rischiando dunque l'escussione della fideiussione solidale. Secondo la giurisprudenza, infatti, la costituzione di garanzie, che rappresentano un rischio e sono suscettibili di giustificare un accantonamento, può essere considerato un danno patrimoniale. La garanzia costituisce un obbligo condizionale che aumenta il passivo sotto il profilo economico (DTF 123 IV 17 consid. 3d), quantomeno temporaneamente. Orbene, nel contesto dei "crediti COVID-19" la fideiussione solidale poteva rappresentare un rischio di tale natura e il Governo aveva del resto chiesto al Parlamento un credito d'impegno al fine di sostenere il programma di aiuti (v. supra consid. 3.1 e 3.2.5; FF 2020 7434 n. 1.2; JEAN-RICHARD-DIT-BRESSEL/ JUG-HÖHENER, op. cit., n. 26; BRECHBÜHL/CHENAUX/LENGAUER/NÖSBERGER, op. cit., n. 74). L'ottenimento illecito di "crediti COVID-19" (Bezugsmissbrauch) rappresenta pertanto una sorta di truffa triangolare (al riguardo v. DTF 133 IV 171 consid. 4.3). In questa costellazione, la persona ingannata è responsabile della sfera patrimoniale del danneggiato e ha su tale patrimonio un potere di disposizione quantomeno di fatto (ibidem). Nell'ambito dei "crediti COVID-19", la richiesta di "credito COVID-19" trasmessa alla banca valeva anche quale richiesta di fideiussione solidale (art. 11 cpv. 1 OFis-COVID-19). Il suo successivo invio da parte della banca all'ufficio centrale designato dalle organizzazioni che concedono fideiussioni attivava automaticamente la garanzia prestata dal fideiussore. Lo stesso accadeva se la banca liberava il corrispondente importo di credito a favore del cliente (art. 3 cpv. 3 OFis-COVID-19; AFF, Spiegazioni, op. cit., pagg. 4 e 13 ad art. 11 OFis-COVID-19). In base alla regolamentazione vigente, la banca, diretta interlocutrice del richiedente e co-destinataria delle false informazioni, aveva così di fatto il potere di vincolare il fideiussore e quindi una sorta di potere di disposizione di fatto sul patrimonio di quest'ultimo (JEAN-RICHARD-DIT-BRESSEL/JUG-HÖHENER, op. cit., n. 27). Il danno si produce al momento della conclusione dell'accordo di credito, di modo che risulta irrilevante che il "credito COVID-19" sia successivamente rimborsato (in tal senso, nell'esito soltanto, MICHELI, op. cit., n. 72 ad BGE 150 IV 169 S. 188 art. 25 LFiS-COVID-19; BRECHBÜHL/CHENAUX/LENGAUER/NÖSBERGER, op. cit., n. 63; ZRYD/SMADJA, op. cit., nota a piè di pagina n. 14, pag. 22; contra CHRIST/KELLER/SIMIC, op. cit., n. 44, il danno producendosi per loro in capo al fideiussore solo dopo il definitivo mancato rimborso del credito; MÄRKLI/GUT, op. cit., pag. 728, per i quali una semplice messa in pericolo del patrimonio non è sufficiente, il danno manifestandosi unicamente in caso di mancato rimborso del "credito COVID-19", di modo che si dovrebbe ritenere piuttosto una truffa nell'adempimento [Erfüllungsbetrug]).