Citation: 1A.2/2000 25.02.2000 E. 1

di abbandono. Al riguardo il ricorrente fa valere che, in realtà, la magistratura italiana avrebbe praticamente dele- gato il caso a quella svizzera, per cui essa dovrebbe ri- spettare la decisione del Ministero pubblico di non perse- guirlo per tali fatti. Come si è visto, dalla sentenza svizzera di condanna risulta che il Ministero pubblico non ha rinunciato a perseguire il fatto litigioso sulla base di un decreto di abbandono per mancanza di prove o indizi suf- ficienti: in tale ipotesi la forza di cosa giudicata sareb- be limitata e il procedimento potrebbe essere riassunto qualora siano scoperti nuovi mezzi di prova (DTF 120 IV 10 consid. 2b pag. 13). Del resto, giusta l'art. 9 seconda frase CEEstr, è sufficiente che l'autorità competente abbia deciso di non aprire un perseguimento penale per cui, con- trariamente a quanto disposto dall'art. 5 lett. a AIMP (v. al riguardo DTF 110 Ib 385 consid. 2b), anche la mancata apertura di un procedimento per ragioni di opportunità può opporsi all'estradizione. Inoltre, il Tribunale federale considera il principio "ne bis in idem" un diritto dell'uo- mo che rientra nelle garanzie minime della CEDU: ora, l' estradizione dev'essere rifiutata se comporta una lesione di detto principio (sentenza inedita del 21 agosto 1995 in re B., consid. 4b; DTF 123 II 595 consid. 7c pag. 616 seg.). Per i motivi di cui si è detto e viste le particola- rità della fattispecie, l'estradizione dev'essere rifiutata anche per questo capo d'imputazione.