Citation: 4A_239/2022 E. 4.3

4.3. La Corte cantonale ha accertato che la CPRT non ha emesso decisioni formali o raccomandazioni in relazione con l'art. 24 cpv. 2 CCL PP. Ha rilevato che la citata circolare del 29 maggio 2018 della CPRT, e le delucidazioni fornite dalla collaboratrice giuridica del segretariato per l'applicazione del CCL PP, non attestano l'esistenza di una prassi consolidata. Ha precisato che prima del 2018 tra le parti contraenti del contratto collettivo di lavoro esistevano delle divergenze in merito all'interpretazione dell'art. 24 cpv. 2 CCL PP, per cui in occasione dei controlli effettuati a campione presso le aziende non venivano semplicemente effettuate verifiche al riguardo. La precedente istanza ha quindi ravvisato in tali circostanze un regime tollerante, ma non l'esistenza di una concorde volontà delle parti contraenti del contratto collettivo. Ha rilevato che nella fattispecie non era data né una modifica legislativa, né un cambiamento giurisprudenziale. I giudici cantonali hanno altresì ritenuto che, considerato che le norme del contratto collettivo di lavoro dichiarate di obbligatorietà generale hanno un effetto diretto e imperativo sul rapporto di lavoro in esame (art. 357 CO), la tutela dell'affidamento e il principio della buona fede devono recedere di fronte a quelli della sicurezza giuridica, della corretta ed uniforme applicazione di una norma imperativa in virtù del principio dell'uguaglianza giuridica, nonché della tutela dei lavoratori. La ricorrente non si confronta puntualmente con queste considerazioni, limitandosi a richiamare l'interpretazione dell'art. 24 cpv. 2 CCL PP generalmente tollerata dalla CPRT fino al 2018, che presupponeva, per il versamento dei supplementi salariali, cumulativamente, il lavoro a turni e il lavoro domenicale istituzionalizzato. Non rende però seriamente ravvisabile l'esistenza di una giurisprudenza in tal senso e non dimostra che un'autorità le avrebbe fornito assicurazioni vincolanti riguardo alla continuazione della precedente interpretazione della disposizione. La ricorrente non sostanzia al riguardo la violazione di un suo diritto costituzionale con una motivazione conforme alle esigenze dell'art. 106 cpv. 2 LTF, rendendo seriamente ravvisabili gli estremi di un comportamento contrario al principio della buona fede da parte di determinate autorità.