Citation: 6S.297/2003 14.10.2003 E. 4

Stabilire l'esistenza di un comportamento colpevole contrario a un dovere di prudenza e il decesso di una persona tuttavia non basta. Il comportamento e la morte della vittima devono trovarsi in rapporto di causalità naturale e adeguato (DTF 122 IV 17 consid. 2c). Esiste un rapporto di causalità naturale tra un evento e un comportamento colpevole, se quest'ultimo ne costituisce la "conditio sine qua non", ossia se non può essere tralasciato senza che l'evento verificatosi venga meno; non è tuttavia necessario che esso appaia come la causa unica dell'evento (DTF 115 IV 199 consid. 5b e rinvii). Il rapporto di causalità così delimitato non può essere provato con certezza, un alto grado di verosimiglianza è sufficiente (DTF 122 IV 17 consid. 2c/aa; 121 IV 207 consid. 2a; 118 IV 130 consid. 6a). L'accertamento della causalità naturale è una questione che concerne i fatti e come tale sottratta al potere di esame della Corte di cassazione. Tuttavia, il diritto federale è violato se l'autorità cantonale misconosce il concetto stesso della causalità naturale (DTF 122 IV 17 consid. 2c/aa; 121 IV 207 consid. 2a e rinvii). Data la causalità naturale, è necessario ancora esaminare se è adeguata. Per costante giurisprudenza, il nesso di causalità è adeguato quando il comportamento contrario ai doveri di prudenza è idoneo, secondo l'andamento ordinario delle cose nonché l'esperienza generale della vita, a produrre o a favorire un evento simile a quello in concreto realizzatosi. Tuttavia, la causalità adeguata viene meno, il concatenamento dei fatti perdendo in tal modo la sua rilevanza giuridica, allorché un'altra causa concomitante, quale ad esempio l'atteggiamento della vittima, costituisca una circostanza del tutto eccezionale oppure dipenda da un comportamento talmente straordinario, insensato o stravagante che non potevano essere previsti. L'imprevedibilità dell'atto concomitante non è sufficiente per interrompere il nesso di causalità adeguata. Occorre bensì che quest'atto sia di una gravità tale da imporsi come la causa più probabile ed immediata dell'evento considerato, relegando in secondo piano tutti gli altri fattori, segnatamente il comportamento dell'agente, che hanno contribuito a provocarlo (DTF 127 IV 62 consid. 2d; 126 IV 13 consid. 7a/bb; 122 IV 17 consid. 2c/bb; 121 IV 207 consid. 2a; Bernard Corboz, Les infractions en droit suisse, Vol. I, Berna 2002, n. 14-16 ad art. 111 CP, pagg. 25-26). 4.1 La CCRP ha ritenuto a questo proposito - sulla scorta degli atti istruttori - che né il fatto che lo scooter avesse le gomme usurate, le sospensioni modificate, il gruppo ottico anteriore annerito, le plastiche degli indicatori di direzione oscurate, né il fatto che il motociclista fosse senza patente e con il casco slacciato risultano avere avuto un ruolo apprezzabile nell'infortunio. Per quanto attiene all'eccesso di velocità durante il sorpasso, i giudici cantonali hanno invece considerato che il ricorrente non poteva avvalersi del principio dell'affidamento, perché se avesse controllato il traffico proveniente da tergo prima della manovra di preselezione, avrebbe avuto chiari indizi del fatto che il coprotagonista non si sarebbe comportato correttamente. Queste considerazioni meritano conferma. Il comportamento del motociclista, pur se degno di biasimo per la pericolosità della manovra compiuta e per la velocità inadeguata (stimata dal perito ad un massimo di 65 Km/h, allorquando vigeva un limite di 50 km/h), non risulta oggettivamente insensato ed era - facendo uso della cautela richiesta dalle circostanze - persino prevedibile; in altri termini, il comportamento del coprotagonista non è suscettibile di relegare in secondo piano la colpa del conducente dell'automobile. Ne deriva che, considerando che il nesso di causalità adeguata non è stato interrotto dalla colpa concomitante della vittima, l'autorità cantonale non ha violato il diritto federale.