Citation: 2C_50/2019 E. 4.3

4.3. Il ricorrente sostiene che, nel suo studio legale, la restituzione della documentazione ai clienti, con la contestuale sottoscrizione di un documento appositamente redatto al momento della consegna, sarebbe una sua prerogativa esclusiva. Ritiene quindi giustificata la fissazione di uno specifico appuntamento a questo scopo. Adduce che non sarebbe sua prassi delegare tale compito ad una segretaria e che un invio postale comporterebbe il rischio di smarrire la documentazione. Il ricorrente rileva inoltre che anche per accedere agli atti di un procedimento penale pendente dinanzi al Ministero pubblico, occorrerebbe fissare un appuntamento presso quest'ultima autorità. Ora, nell'organizzazione del suo studio legale il ricorrente deve fare in modo di rispettare le regole professionali. Non gli è di per sé precluso di farsi se del caso rilasciare una ricevuta alla consegna della documentazione. La restituzione deve nondimeno avvenire quando il cliente ne fa richiesta ed entro un termine ragionevole, conformemente alle esposte esigenze. In concreto, si trattava semplicemente di restituire alla cliente, che aveva per finire rinunciato alla conclusione del mandato, una chiavetta USB contenente suoi documenti. La riconsegna non concerneva quindi atti voluminosi, riguardo ai quali il ricorrente poteva eventualmente prospettare una contestazione da parte della cliente circa i documenti da restituire (cfr., per il caso contrario, qui non realizzato, BOHNET/MARTENET, op. cit., n. 2856). Né v'erano dubbi sulla documentazione da riconsegnare, che avrebbero eventualmente giustificato di eseguire una cernita con la partecipazione degli interessati. Nelle concrete circostanze, una riconsegna contro ricevuta avrebbe potuto agevolmente essere svolta da parte del personale dello studio legale, presso cui la cliente si è presentata a due riprese invano. In mancanza di un esplicito accordo tra le parti, la fissazione di uno specifico appuntamento direttamente con il ricorrente per effettuare la restituzione non era quindi necessaria né giustificata. Quanto ai rischi legati ad una spedizione postale, essi avrebbero potuto essere limitati tramite un invio raccomandato. Né regge il paragone con l'appuntamento telefonico che un patrocinatore deve prendere presso il Ministero pubblico per consultare gli atti di un procedimento penale pendente. In un simile caso, non si tratta infatti di restituire al mandante i suoi documenti sulla base del contratto di mandato, ma di una fattispecie diversa, in cui l'esame degli atti del procedimento penale è disciplinato dal Codice di procedura penale e deve di principio essere garantito anche alle altre parti (cfr. art. 101 seg., 107 cpv. 1 lett. a CPP). La situazione prospettata dal ricorrente non è pertanto analoga a quella litigiosa.