Citation: 1P.380/2004 28.12.2004 E. 10

Il ricorrente sostiene che l'inutilizzabilità, accertata dalla Corte di merito, della perizia di credibilità, comporterebbe l'arbitrarietà del giudizio di colpevolezza, fondato sulle dichiarazioni e sulla personalità della vittima, non però suffragate da una valutazione medica. Secondo il ricorrente, l'infanzia, le vicissitudini personali e il notevole consumo di stupefacenti in giovane età, sarebbero indicativi di una possibile patologia e avrebbero quantomeno imposto ulteriori approfondimenti sullo stato psichico della vittima. 10.1 L'accennata pretesa mancata registrazione su supporto video della prima audizione della vittima non è stata fatta valere dinanzi alla precedente istanza, sicché la censura non può essere esaminata in questa sede per il mancato esaurimento delle istanze cantonali (art. 86 cpv. 1 OG). D'altra parte, il fatto che la perizia di credibilità sia per finire stata ritenuta inutilizzabile dai giudici cantonali, non impediva loro di procedere autonomamente a una valutazione delle dichiarazioni della vittima. La valutazione della credibilità delle vittime compete infatti innanzitutto al giudice, che farà capo a rapporti peritali solo quando circostanze particolari lo giustificano (DTF 129 I 49 consid. 4 pag. 57, 128 I 81 consid. 2 pag. 86). Ciò può essere segnatamente il caso quando si tratta di dichiarazioni di bambini frammentarie o difficilmente interpretabili, quando esistano seri indizi di disturbi psichici oppure quando elementi concreti fanno ritenere che la persona interrogata sia stata influenzata da un terzo (DTF 129 IV 179 consid. 2.4 pag. 184 e riferimenti). 10.2 Il ricorrente ribadisce che la vittima presenterebbe caratteristiche indicative di una possibile patologia, trattandosi di una ragazza dal passato tormentato, fatto di abbandoni, con un rapporto conflittuale con la madre, tanto da dovere essere collocata presso una famiglia affidataria prima e presso una struttura specializzata poi. Queste circostanze dovrebbero, secondo il ricorrente, indurre a valutare le dichiarazioni della vittima con prudenza. Egli sottolinea inoltre che la nipote ha iniziato a scappare di casa alla fine della quinta elementare per girovagare nei bar di S.________ con amici più grandi di lei, dandosi alle sigarette e, dopo la prima media, agli spinelli, arrivando a fumare importanti quantità di marijuana all'età di tredici anni: ciò imporrebbe, secondo il ricorrente, di esaminare accuratamente la sua struttura mentale al fine di escludere eventuali disturbi. Vista l'inutilizzabilità della perizia, la prima Corte ha valutato autonomamente la credibilità della vittima sulla base di un esame complessivo, circostanziato ed approfondito delle sue dichiarazioni, con le quali, come ha rilevato la CCRP, il ricorrente non si confrontava. In particolare, la prima istanza ha tenuto conto del travaglio della vittima e delle circostanze che l'hanno indotta a rivelare gli abusi. Ha poi rilevato che la stessa aveva reso una versione dei fatti sostanzialmente lineare, univoca e coerente in quattro audizioni dinanzi al magistrato dei minorenni ed al dibattimento. Il racconto denotava sofferenza, ma il tono era pacato e privo di enfasi e drammatizzazioni. La vittima non accusava indistintamente il ricorrente anche di ciò che non gli era imputabile, differenziando per esempio il diverso genere di prevaricazioni subite, l'assenza di abusi in occasione di talune visite a R.________ e il fatto che non era comunque stato il ricorrente ad iniziarla al consumo di stupefacenti. La vittima rispondeva altresì con prontezza alle domande, senza esitazioni nemmeno ai quesiti che non poteva prevedere, quali la luminosità della camera da letto e taluni aspetti relativi ai preservativi; manteneva costanti nel tempo anche le risposte alle domande riguardanti dettagli marginali. I primi giudici hanno poi rilevato, sulla base di un esame puntuale delle dichiarazioni della vittima, che i fatti oggettivamente verificabili erano confermati da ulteriori riscontri, mentre gli elementi, che per la loro natura non potevano trovare una convalida oggettiva, vertevano su aspetti che non potevano non essere stati effettivamente vissuti, risultando altresì logici e sostanzialmente costanti (cfr. sentenza di primo grado, pag. 66 segg.). Ora, sollevando le citate argomentazioni, riguardanti in generale l'infanzia problematica e il consumo di stupefacenti della vittima, il ricorrente non indica lacune manifeste nelle dichiarazioni di quest'ultima né rende ravvisabili seri e concreti indizi di disturbi psichici o ulteriori motivi che l'avrebbero condizionata nelle deposizioni e che imporrebbero l'esecuzione di una nuova perizia di credibilità. Né simili circostanze risultano in concreto seriamente ipotizzabili sulla base delle audizioni agli atti, segnatamente sul modo, risultante dalle videoregistrazioni, con cui la vittima ha risposto alle domande del magistrato dei minorenni. Ritenendo non necessario un ulteriore referto, e rinunciando quindi ad assumerlo, i giudici cantonali non sono pertanto incorsi nell'arbitrio. 10.3 Per il resto il ricorrente ripropone le argomentazioni sollevate dinanzi alla CCRP, segnatamente che, a torto, i primi giudici avrebbero ravvisato un elemento di credibilità della vittima nella sua infanzia travagliata. Premesso che, come visto, l'affidabilità delle sue deposizioni è stata fondata su una valutazione globale, spiegata e motivata, degli elementi disponibili, rettamente la CCRP ha rilevato che i primi giudici non avevano creduto alla ragazza per la sua infanzia difficile, ma per la sofferenza e l'angoscia che l'hanno indotta alle confidenze e alla reazione che ne era seguita, con la fuga dall'istituto e le rivelazioni a un assistente sociale cui s'era rivolta in precedenza. Egli ribadisce che, pure a torto, i primi giudici avrebbero ritenuto la vittima credibile perché non l'ha accusato di averla iniziata agli spinelli, disattendendo tuttavia che, al proposito, la CCRP ha altresì rilevato che la prima istanza aveva anche considerato ch'egli non abusava di lei ogni fine settimana né pretendeva sempre tutto in occasione di ogni abuso. Né le autorità cantonali sono incorse nell'arbitrio per avere tenuto conto, nell'ambito di una valutazione complessiva della credibilità della vittima, del fatto che le sue dichiarazioni risultavano confortate da riscontri oggettivi. Quanto agli ulteriori elementi che, secondo i primi giudici, suffragavano le dichiarazioni della vittima e che per la loro natura non potevano essere oggettivamente verificabili, il ricorrente ripresenta censure già ritenute appellatorie, e quindi inammissibili, dall'ultima istanza cantonale (sentenza impugnata, consid. 25), sicché non occorre qui ulteriormente esaminarle (art. 90 cpv. 1 lett. b OG).