Citation: 1A.279/1999 13.04.2000 E. 3

3.- La ricorrente sostiene che il Tribunale amministrativo, non pronunciandosi sulla sua richiesta del 10 novembre 1999 di emanare un ordine di ripristino e provvedimenti cautelari, e non statuendo comunque prima dell' inoltro del suo ricorso, avrebbe commesso un diniego di giustizia formale. La censura non regge. Benché la ricorrente faccia valere esplicitamente un diniego di giustizia formale, di fatto essa si duole dell'asserito ritardo del Tribunale amministrativo nello statuire sul ricorso del 10 novembre 1999. Non risulta in effetti dagli atti una completa inattività della Corte cantonale: già l'11 novembre 1999 essa intimava l'atto ricorsuale alle parti, assegnando loro un termine di 15 giorni per la risposta; tale termine non è quindi scaduto prima del 27 novembre 1999, laddove il ricorso di diritto amministrativo lamentante il ritardo è stato presentato al Tribunale federale già il 5 dicembre 1999. La ricorrente, al di là della mancanza di una licenza edilizia a favore della B.________ SA, non ha addotto dinanzi alla Corte cantonale i motivi impellenti e inderogabili per i quali questa autorità avrebbe dovuto statuire con urgenza, emanando misure provvisionali inaudita parte. La causa comportava l'esame di questioni giuridiche, per cui non si può rimproverare alla Corte cantonale di aver voluto rispettare il diritto di essere sentito delle altre parti. Sia in questa sede come davanti alla Corte cantonale, la ricorrente non ha esposto specificatamente i motivi giustificanti l'adozione di tali misure, segnatamente la minaccia di un danno irreparabile o di un pregiudizio irreversibile dei suoi interessi (cfr. Marco Borghi/Guido Corti, Compendio di procedura amministrativa ticinese, Lugano 1997, pag. 111). Le censure sollevate sembrerebbero mirare più alla tutela dell'interesse generale che alla protezione di quello della ricorrente. Né va dimenticato che la procedura è rimasta sospesa per oltre 18 mesi con l'accordo delle parti stesse, per cui l'improvvisa celerità postulata dalla ricorrente poteva non apparire giustificata. Tenuto conto delle particolarità del caso e dell'insieme delle circostanze, alla Corte cantonale non è ancora imputabile un ritardo inammissibile riguardo all'emanazione del giudizio sui provvedimenti cautelari e quindi, a maggior ragione, sull'ordine di ripristino. Ciò, a questo stadio della lite: è evidente che ulteriori ritardi non potrebbero più essere compatibili con gli obblighi imposti dall'art. 29 cpv. 1 Cost. e 6 n. 1 CEDU.