Citation: 5C.37/2006 13.04.2007 E. 7

7.1 Giungendo alla conclusione che il ricorso, nella misura della sua ammissibilità, si appalesa infondato, il Tribunale federale può esimersi dal decidere la questione a sapere se l'azione degli attori fosse ammissibile di principio, o se invece - come asseverano i convenuti - la condizione di una molestia ancora attualmente perdurante (si veda in proposito DTF 129 III 499 consid. 2.3, non pubblicato, e consid. 3.3 pag. 501 seg.; 127 III 481 consid. 1c/aa pag. 485; 122 III 279 consid. 3a pag. 282) faccia difetto. Certo è che quando i giudici d'appello, per ammettere l'esistenza di un interesse degno di protezione degli attori all'accertamento della asserita lesione della loro personalità, fanno riferimento all'eco che le pubblicazioni rivestivano ancora un anno dopo la loro apparizione, segnatamente con riferimento alle discussioni che gli articoli avevano originato in occasione della rielezione dell'attore nel consiglio di amministrazione di una nota azienda svizzera, parlano di fatti avvenuti nel 1997, dai quali è lecito dubitare si possa dedurre una molestia attualmente perdurante. 7.2 Parimenti senza risposta può restare l'obiezione dei convenuti, che ritengono faccia difetto agli attori un "interesse legittimo ad impugnare la motivazione giuridica seguita dalla prima Camera civile [del Tribunale di appello]" in quanto, conformemente a quanto chiesto dagli attori, essa aveva constatato l'avvenuta lesione della loro personalità. È d'uopo precisare che gli attori, come visto in dettaglio sopra (consid. 5.3.3), hanno in realtà lamentato il mancato riconoscimento dell'illegittimità dell'avvenuta lesione del loro onore, esaminata in un'ottica globale, e non semplicemente il mancato riconoscimento della lesione subita, effettivamente constatata dalla Corte cantonale. Quanto al tentativo dei convenuti di contestare la lesione della personalità ravvisata dai giudici cantonali nell'articolo del 4 gennaio 1996, esso non merita approfondimento perché, data la posizione processuale dei convenuti che ottengono comunque causa vinta e che non hanno impugnato (né avrebbero potuto impugnare) la sentenza in oggetto, l'argomento è senza influsso alcuno. Rimane dunque, inoppugnabile, la constatazione del Tribunale di appello che i tre articoli del 3 febbraio 1995 e del 4 gennaio 1996, nonché il trafiletto che accompagnava il primo articolo, hanno leso la personalità (almeno) dell'attore. E, sia detto di transenna, anche esaminata con il riserbo che il Tribunale federale si impone nel presente ambito (supra, consid. 5.3.2 in fine), detta conclusione appare assolutamente rispettosa del diritto federale, non potendosi in buona fede negare la parzialità degli articoli e l'intento dei convenuti di porre in cattiva luce l'attore e la Fondazione, certamente non in quanto tale, bensì quale entità praticamente imposta dall'attore a Ferdinando Pica-Alfieri. D'altronde, i convenuti medesimi si sono detti consapevoli che almeno la loro accusa di eccesso di zelo mossa all'attore possa averne offeso la personalità.