Citation: 4A_223/2008 02.07.2008 E. 6

I ricorrenti rimproverano alla Corte cantonale la violazione del loro diritto di essere sentito, e quindi dell'art. 29 cpv. 2 Cost., per non aver concesso loro la possibilità di esprimersi in merito al presunto ritardo e di provare il contrario. In questo modo i giudici ticinesi avrebbero violato anche la prassi vigente in relazione all'art. 147 CPC/TI, giusta la quale "se l'autorità d'appello ritiene, sulla base delle informazioni ricevute dalle PTT che il versamento dell'anticipo è tardivo, deve permettere al ricorrente di potersi esprimere ed eventualmente provare il contrario". 6.1 Così come formulata, la censura concernente la violazione del diritto processuale cantonale si avvera d'acchito inammissibile per carente motivazione (cfr. quanto esposto al consid. 5.2). I ricorrenti non si dolgono infatti di un'applicazione arbitraria dell'art. 147 CPC/TI, che sancisce l'obbligo del versamento di un anticipo spese - ma non disciplina in alcun modo le conseguenze del mancato pagamento - bensì del mancato ossequio della prassi vigente nella materia, descritta nella massima n. 4 ad art. 147 del Codice di procedura civile ticinese massimato e commentato da Bruno Cocchi e Francesco Trezzini (Lugano 2000). 6.2 La massima richiamata dai ricorrenti è tratta da una sentenza emanata dal Tribunale federale il 12 novembre 1997 (inc. 5P.314/1997). Nella fattispecie allora sottoposta a giudizio, il termine per il pagamento per l'anticipo spese era scaduto il 20 maggio 1997 e l'accredito sul conto del Tribunale d'appello era stato eseguito il 22 maggio 1997. Dinanzi al Tribunale federale la ricorrente aveva criticato la Corte ticinese che non l'aveva invitata a esprimersi sul presunto ritardo; la semplice audizione del responsabile dello sportello delle PTT avrebbe in effetti permesso di appurare che l'ordine di pagamento era stato consegnato tempestivamente. In queste circostanze, il Tribunale federale ha rinviato la causa all'autorità cantonale invitandola a verificare l'asserita tempestività del pagamento dell'anticipo sulla base delle prove offerte dalla parte ricorrente. 6.3 Il caso in esame è diverso. Innanzitutto perché l'accredito sul conto del Tribunale d'appello è stato effettuato lunedì 21 aprile 2008 allorquando il termine, come ammesso dagli stessi ricorrenti, è scaduto martedì 15 aprile 2008, ovvero quasi una settimana prima. Anche tenendo conto di eventuali dilazioni a causa del sistema adottato per il pagamento, sei giorni di ritardo sono difficilmente spiegabili. In secondo luogo, perché i ricorrenti nemmeno tentano di spiegare le ragioni di quello che definiscono un "presunto ritardo". A differenza del caso sopra evocato, come rilevato anche dall'opponente essi non sembrano avere alcunché da dire a questo proposito. 6.4 L'opponente rammenta in ogni caso che, a livello cantonale, l'art. 137 CPC/TI prevede la possibilità di chiedere la restituzione in intero contro il lasso dei termini, qualora il termine per compiere un atto non sia stato ossequiato per una delle ragioni ivi contemplate. In concreto i ricorrenti non hanno fatto uso di questo istituto; essi si sono limitati - osserva in maniera pertinente l'opponente - a pagare in ritardo, senza addurre alcuna giustificazione. 6.5 Essi procedono allo stesso modo in questa sede. L'art. 99 cpv. 1 LTF concede la possibilità di addurre - eccezionalmente - nuovi fatti e nuovi mezzi di prova se ne dà motivo la decisione dell'autorità inferiore. Tale è il caso nella fattispecie in esame, visto che il ritardo quale motivo di stralcio emerge dal decreto impugnato. I ricorrenti non sfruttano tuttavia questa possibilità; essi non forniscono alcun mezzo di prova circa la tempestività del pagamento. A dire il vero, essi nemmeno pretendono di aver pagato entro il termine assegnato. Nel gravame si dolgono in effetti unicamente di non essersi potuti "esprimere sul presunto ritardo" e di non aver avuto la possibilità di "giustificare l'eventuale rispetto del termine". 6.6 In queste circostanze la censura relativa alla violazione del diritto di essere sentito, garantito dall'art. 29 cpv. 2 Cost, non è solo infondata ma anche pretestuosa.