Citation: 5A_136/2021 E. 2.3.2

2.3.2. In linea di principio, spetta al richiedente provare i fatti sui quali fonda il motivo di revocazione invocato, compresa la riconoscibilità del dolo (DTF 137 III 268 consid. 4; sentenza 5A_171/2021 del 24 agosto 2021 consid. 4.2.2). Tuttavia, secondo l'art. 288 cpv. 2 LEF, se è chiesta la revocazione di un atto compiuto a favore di una persona vicina al debitore, incombe a tale persona provare che non poteva rendersi conto dell'intenzione di recare pregiudizio. Questa disposizione sancisce nella legge la precedente giurisprudenza federale che riconosceva l'esistenza di una presunzione naturale secondo cui il beneficiario che è un parente o una persona vicina al debitore è a conoscenza della sua situazione finanziaria precaria, da cui ne consegue per il beneficiario un obbligo di informarsi accresciuto (DTF 138 III 497 consid. 7.3; sentenze 5A_171/2021 del 24 agosto 2021 consid. 4.2.2; 5A_85/2015 del 7 maggio 2015 consid. 4.2 con rinvii, in BlSchK 2018 pag. 213). Poiché il beneficiario deve provare un fatto negativo, che è per sua natura difficile da provare, è sufficiente portare la prova con una verosimiglianza preponderante (DTF 142 III 369 consid. 4.2; sentenza 5A_171/2021 cit., loc. cit.). Sapere se il beneficiario ha avuto conoscenza del dolo del debitore è una questione di fatto che il Tribunale federale esamina solo sotto l'angolo dell'arbitrio. Sapere se egli avrebbe potuto o dovuto riconoscere, utilizzando l'attenzione richiesta dalle circostanze, il dolo del debitore è invece una questione di diritto (DTF 134 III 452 consid. 4.2 in fine con rinvii; sentenza 5A_171/2021 cit. consid. 4.2.3), che il Tribunale federale riesamina liberamente (art. 106 cpv. 1 LTF).