Citation: 2C_730/2016 E. 6.3.1

6.3.1. Censurando sempre un'ingiustificata disparità di trattamento nonché la disattenzione dei principi costituzionali dell'imposizione fiscale garantiti dall'art. 127 cpv. 2 Cost. (generalità e uniformità dell'imposizione ed imposizione secondo la capacità contributiva), la ricorrente sostiene in seguito che non è mai stata fornita una benché minima giustificazione del perché i proprietari di fondi sui quali vi sono 50 o più posteggi dovrebbero essere chiamati, quale gruppo di persone, a contribuire in maniera accresciuta e speciale al finanziamento dei trasporti pubblici di cui tutti i cittadini beneficiano però in egual misura. E ancora meno sarebbe stata suffragata l'esistenza di un qualsiasi legame tra la proprietà di un fondo sul quale vi è un determinato numero di stalli veicolari (50 o più) e l'insorgere delle spese legate all'esercizio dell'offerta di trasporto pubblico, dato che questi proprietari non traggono alcun vantaggio o beneficio dal finanziamento del trasporto pubblico rispetto alla collettività o a qualsiasi altro stabile commerciale o industriale dotato di posteggi. Allo stesso modo nulla giustificherebbe di escludere dall'assoggettamento i fondi sui quali vi sono meno di 50 posteggi, ragione per cui detta soglia sarebbe del tutto arbitraria, senza tralasciare che la stessa non avrebbe alcun legame con le spese del trasporto pubblico che l'imposta querelata si prefigge di finanziare. Infine, osserva che la possibilità di ribaltare il tributo contestato sugli utenti è più che dubbia e non tiene conto delle difficoltà oggettive, giuridiche e fattuali (per i clienti: posa di barriere, distributori di biglietti, con conseguente intasamento degli accessi; per i dipendenti: modifica dei contratti di locazione e di lavoro).