Citation: 6B_1490/2022 E. 3.4.3

3.4.3. Chinandosi sull'obiezione della difesa in merito all'eventuale prescrizione della pretesa confiscatoria, la Corte di appello ha rilevato che i reati a monte sono stati commessi in Italia e ha per conseguenza ritenuto applicabile il diritto italiano alla tematica del termine di prescrizione di detta pretesa. Si è poi limitata a richiamare una sentenza del 27 novembre 2018 della Corte d'assise d'appello di Milano, in base alla quale l'intervenuta estinzione del reato per prescrizione non preclude al giudice dell'impugnazione la possibilità di disporre la misura patrimoniale della confisca ove l'accertamento relativo alla sussistenza del reato, alla responsabilità penale dell'imputato e alla qualificazione del bene da confiscare come illecito profitto sia rimasto inalterato anche nel successivo grado di giudizio. Il ricorrente sostiene a ragione che tale richiamo non permetta di liquidare la questione della confiscabilità del denaro occultato nelle cassette di sicurezza. Al riguardo, la Corte di appello riprende semplicemente quanto riportato in una sentenza di appello italiana, senza minimamente spiegarne la pertinenza per il caso di specie. A ciò si aggiunga il fatto che la decisione d'appello italiana, a cui si richiama l'istanza precedente, è stata successivamente annullata con sentenza del 15 ottobre 2020 della Quinta sezione penale della Corte Suprema di Cassazione italiana (Cass. pen., Sez. V, sentenza n. 52 del 15 ottobre 2020, sez. 1386/2020, R.G.N. 14903/2019, "sentenza Cipriani"). Ne segue che l'autorità precedente si fonda unicamente su di una pronuncia superata e non fornisce al riguardo alcun elemento utile per determinare concretamente se i valori patrimoniali oggetto delle imputazioni fossero confiscabili al momento delle condotte vanificatorie rimproverate in Svizzera, ciò che impedisce a questo Tribunale di verificare se la condanna pronunciata nei confronti dell'insorgente consegua da una corretta applicazione dell'art. 305 bis CP.