Citation: 4C.260/2003 06.02.2004 E. 5

Nella seconda parte del gravame l'attore critica la decisione di ridurre al 75% la misura del risarcimento a causa della sua concolpa nell'incidente. Sulla base di quanto emerso in sede d'istruttoria, i giudici ticinesi sono infatti giunti alla conclusione che l'infortunio è stato in definitiva causato dal rapido ed improvviso spostamento dell'attore fino all'altezza della corsia veloce, dove è stato travolto dal veicolo guidato da D.________, al quale non può essere ascritta colpa alcuna. Considerato che la convenuta non poteva liberarsi della sua responsabilità adducendo unicamente che al suo assicurato non era ascrivibile alcuna colpa nell'incidente (art. 59 cpv. 1 LCStr) e che all'attore doveva in ogni caso essere riconosciuta una certa concolpa, ancorché lieve, la Corte cantonale, tenuto conto del rischio d'esercizio connesso all'uso del veicolo a motore a una velocità di circa 70 km/h, imputabile alla convenuta, ha dunque ritenuto tutto sommato equo stabilire nel 75% la misura del risarcimento dovuto all'attore. 5.1 Prima di chinarsi sulle circostanze in cui si è svolto l'incidente vanno rammentati i principi che reggono la responsabilità del detentore di un veicolo a motore. Giusta l'art. 58 cpv. 1 LCStr il detentore di un veicolo a motore risponde civilmente dei danni cagionati con l'uso del veicolo. In virtù dell'art. 59 cpv. 1 LCStr egli è tuttavia liberato da questa responsabilità se prova che l'infortunio è stato causato da colpa grave della parte lesa, senza che vi sia colpa da parte sua o delle persone per le quali è responsabile, in particolare il conducente (art. 58 cpv. 4 LCStr). Come emerge dal testo stesso dell'art. 59 LCStr, l'onere di provare l'esistenza di circostanze atte ad escludere la sua responsabilità, rispettivamente l'esistenza di una colpa della parte lesa, incombe al detentore (DTF 115 II 283 consid. 1a). Gli accertamenti effettuati dall'autorità cantonale in merito allo svolgimento dell'incidente e alle sue cause si basano sull'apprezzamento delle prove; si tratta quindi di questioni di fatto che vincolano il Tribunale federale nella giurisdizione per riforma (art. 63 OG). Il giudizio sulla colpa attiene per contro al diritto e può pertanto venir riesaminato liberamente (DTF 115 II 283 consid. 1a pag. 285 in fine). Per determinarsi sulla gravità della colpa il giudice non prende in considerazione solamente le circostanze oggettive dell'atto ma anche le caratteristiche specifiche del suo autore, in particolare la sua capacità di discernimento (DTF 111 II 89 consid. 1a). Se il detentore - che non può liberarsi dalla responsabilità civile in virtù del capoverso 1 - prova che una colpa della parte lesa ha contribuito a cagionare l'infortunio, il giudice determina il risarcimento considerando tutte le circostanze (art. 59 cpv. 2 LCStr), quali appunto la colpa del conducente, quella della parte lesa o ancora il rischio inerente l'esercizio di un veicolo a motore (cfr. Bussy/Rusconi, n. 2.1 ad art. 59 LCStr). Egli è tenuto a decidere secondo il suo libero apprezzamento, applicando le regole del diritto e dell'equità (art. 4 CC). Per giurisprudenza invalsa, il Tribunale federale esamina con riserbo l'esercizio del potere d'apprezzamento da parte dell'ultima istanza cantonale. Esso interviene quando la decisione si scosta senza motivo dai principi stabiliti da dottrina e giurisprudenza in materia di libero apprezzamento o si fonda su fatti che nel caso particolare non avevano importanza alcuna oppure, al contrario, quando non si è tenuto conto di elementi che avrebbero dovuto essere presi in considerazione (DTF 123 III 274 consid. 1a/cc pag. 279 con rinvii). 5.2 Fatte queste premesse, si possono ora esaminare le censure sollevate dall'attore contro la decisione dei giudici ticinesi quo alle rispettive colpe. 5.2.1 Come già esposto, la Corte cantonale ha stabilito che l'infortunio va in definitiva ricondotto al comportamento dell'attore. L'autorità ticinese ha anzitutto criticato la decisione dell'attore di spegnere l'incendio posizionandosi lungo la fiancata anteriore sinistra invece di optare per una posizione davanti alla vettura, più logica e più comoda. Così facendo egli ha disatteso le norme di comportamento previste dalla legge (che prescrivono ai pedoni di non sostare inutilmente sulla carreggiata, cfr. art. 46 cpv. 2 ONC) e ha senz'altro contribuito all'insorgere dell'incidente. Nonostante quanto affermato dal teste C.________, la sua auto, larga 156.5 cm, non poteva infatti, oggettivamente, trovarsi completamente nella corsia d'emergenza - larga in quel punto 149 cm e delimitata alla sua destra da un muretto alto 48 cm che ne impediva il completo sfruttamento - bensì sporgeva leggermente nella normale corsia di marcia larga 325 cm. Ciò significa che durante l'operazione di spegnimento - che implicava un certo spazio - l'attore sporgeva a sua volta di circa 40/50 cm sulla normale corsia di marcia, creando ed esponendosi ad una situazione di pericolo. Pericolo che si è poi concretizzato quando, al momento della fiammata, egli è repentinamente indietreggiato di due o tre passi fino all'altezza della corsia veloce, dove è stato travolto dall'auto guidata da D.________. Contrariamente a quanto ritenuto dal pretore - hanno precisato i giudici cantonali - l'impatto dev'essere avvenuto proprio entro tale corsia altrimenti non si spiegherebbe per quale motivo l'auto di D.________, fermatasi già dopo 26 m, si trovasse ancora nella corsia di sorpasso, sia pure con il muso leggermente spostato verso destra. Nonostante il richiamo agli art. 8 CC e 86 LCStr, gli argomenti proposti dall'attore contro le menzionate considerazioni della Corte cantonale mirano esclusivamente a ridiscutere l'apprezzamento delle prove e non l'applicazione del diritto federale. Su questo punto il gravame si avvera dunque inammissibile. Lo stesso vale laddove l'attore critica l'accertamento dei fatti alla base del giudizio sulla colpa di D.________. 5.2.2 Può per contro essere riesaminata la decisione sull'adeguatezza della velocità mantenuta da D.________. L'attore sostiene che questi, una volta accortosi della vettura che sostava sulla corsia di emergenza, dalla quale usciva del fumo, avrebbe dovuto ridurre la velocità così da potersi arrestare in ogni momento. Omettendo di comportarsi in questo modo egli - e di conseguenza la Corte ticinese, che ha cautelato il suo comportamento - avrebbe violato l'art. 32 LCStr e l'art. 4 ONC. L'adeguamento della velocità alle circostanze (art. 32 LCStr) costituisce effettivamente uno degli obblighi essenziali che il conducente deve osservare per padroneggiare costantemente la sua vettura, così come imposto dall'art. 31 cpv. 1 LCStr. Per potersi conformare ai suoi doveri di prudenza, ai sensi di questa disposizione, il conducente è tenuto a regolare la velocità del veicolo in modo da evitare ch'esso possa divenire una causa d'incidente o d'intralcio eccessivo alla circolazione (Bussy/ Rusconi, op. cit., n. 1.1 ad art. 32 LCStr). Onde determinarsi sul carattere adeguato della velocità il giudice deve prendere in considerazione tutte le circostanze del caso, quali, ad esempio, le capacità del conducente, lo stato del veicolo, le condizioni della carreggiata e le condizioni di circolazione (cfr. anche l'elenco allestito da Bussy/Rusconi, op. cit., n. 1.3 segg. ad art. 32 LCStr). Il giudizio sull'adeguatezza della velocità attiene al diritto e può pertanto venir riesaminato liberamente. Tuttavia, trattandosi di una valutazione basata in ampia misura sull'apprezzamento delle circostanze locali - di cui l'autorità cantonale ha una migliore conoscenza - il Tribunale federale si discosta dalle conclusioni dei giudici cantonali solamente qualora motivi speciali lo impongano (cfr. quanto già esposto sopra al consid. 5.1 in fondo e Bussy/Rusconi, op. cit., 1.29 segg., ad art. 32 LCStr). In concreto, i giudici ticinesi hanno accertato - in maniera vincolante per il Tribunale federale (art. 55 cpv. 1 lett. c OG) - che D.________ viaggiava incolonnato e che, non appena vista l'auto ferma sulla corsia d'emergenza, con una manovra di scansamento si è spostato dalla corsia di destra a quella veloce, come del resto fatto anche dalle macchine che lo precedevano. Egli non ha frenato e ha proseguito, con innestata la terza marcia, ad una velocità di circa 70 km/h, a fronte di una velocità massima consentita in quel tratto di 80 km/h. Tenuto conto della buona visibilità in loco, del tempo tendenzialmente bello e del fondo stradale asciutto, nonché del fatto che attorno al veicolo in panne, fermo a circa tre metri dalla corsia veloce da lui percorsa, non vi erano bambini ma solo adulti, i giudici ticinesi hanno reputato la velocità da lui mantenuta tutto sommato adeguata. Il fatto che alcune persone stazionassero attorno al veicolo in fiamme, intente a spegnere l'incendio, non permetteva ancora di prevedere, in assenza di indizi particolari in tal senso, che questi utenti della strada non si sarebbero comportati correttamente ai sensi dell'art. 26 cpv. 2 LCStr. L'apprezzamento delle circostanze operato dai giudici cantonali è accurato ed in sintonia con la prassi del Tribunale federale. Nelle circostanze sopra descritte, considerato in particolare che D.________ viaggiava incolonnato, un rallentamento alla vista dell'auto ferma sulla corsia d'emergenza - così come preteso dall'attore - avrebbe rischiato di provocare un incidente. Tanto più che non vi era alcuna ragione di ritenere che una delle persone affaccendate attorno all'auto si sarebbe improvvisamente gettata verso il centro della carreggiata (cfr. DTF 115 II 283 consid. 1a pag. 285). La censura relativa alla violazione dell'art. 32 LCStr va pertanto respinta e la decisione sul carattere adeguato della velocità del veicolo guidato da D.________ - nonché sull'assenza di una sua colpa nell'infortunio - può senz'altro essere confermata. 5.3 Resta ora da esaminare il giudizio sulla ripartizione della responsabilità tenuto conto delle rispettive colpe (art. 59 cpv. 2 LCStr). 5.3.1 Giovi anzitutto rilevare che, nella misura in cui adduce la violazione dell'art. 59 cpv. 1 LCStr, l'attore propone un'argomentazione completamente fuori luogo, avendo l'autorità cantonale esplicitamente escluso l'applicabilità di questa norma. 5.3.2 La censura concernente l'applicazione dell'art. 59 cpv. 2 LCStr va invece dichiarata irricevibile perché motivata in modo carente e, soprattutto, fondata su di una fattispecie diversa da quella accertata in sede cantonale. Sia come sia, vale la pena di precisare che la Corte cantonale ha ossequiato il diritto federale anche su questo punto. Ai fini del proprio giudizio essa ha infatti ponderato le rispettive colpe e il rischio inerente l'esercizio di un veicolo a motore, giungendo ad una conclusione che appare del tutto equa e conforme ai principi che regolano la responsabilità civile del detentore di un veicolo a motore (cfr. schema di ripartizione della responsabilità proposto da Brehm, op. cit., n. 404 pag. 163).