Citation: 5P.250/2003 01.04.2004 E. 1

2.2 Giusta la sentenza della Commissione, in una causa di divorzio devono unicamente essere pronunciate misure cautelari, se queste si rivelano necessarie. Qualora le parti si siano già fra di loro accordate, non sussiste alcun bisogno di emanare siffatte misure. Atteso che in concreto i coniugi avevano trovato degli accordi extragiudiziali sull'ammontare dei contributi, non vi era spazio per l'emanazione di provvedimenti cautelari sul tema. Inoltre, tranne eccezioni che non si sono verificate nel caso in esame, una domanda di modifica dell'assetto provvisionale non ha effetto retroattivo. In queste circostanze - sempre secondo la Commissione - poco importa che il giudice di primo grado abbia stralciato dai ruoli le istanze di riduzione del contributo alimentare antecedenti quella del luglio 2002, invece di respingerle: decisivo è il sussistere di accordi fra le parti che impedivano l'accoglimento delle domande del marito. 2.3 Da quanto precede discende che la Commissione ha esaminato le censure sollevate dal ricorrente, motivo per cui non è ravvisabile alcuna violazione dell'art. 29 Cost., e la censura concernente un diniego di giustizia formale si appalesa manifestamente infondata. Il ricorrente pare poi dimenticare, laddove illustra quello che ritiene il procedere corretto del giudice di primo grado, che in concreto egli può unicamente impugnare la sentenza dell'ultima autorità cantonale, atteso che questa non fruiva di una cognizione più ristretta di quella del Tribunale federale (DTF 117 Ia 394 consid. 1b e rinvii; v. anche sentenza 5P.124/1991 consid. 1). Nella fattispecie potrebbe unicamente entrare in linea di conto un diniego di giustizia materiale. Sennonché, sebbene nel proprio atto ricorsuale il ricorrente menzioni l'arbitrio, egli non sviluppa alcuna critica che soddisfa le esigenze di motivazione dell'art. 90 cpv. 1 lett. b OG. Il ricorrente non censura segnatamente la motivazione della Commissione, secondo cui, alla luce degli incontestati accordi intervenuti fra le parti, non era possibile pronunciare misure cautelari per il periodo in cui tali convenzioni disciplinavano pacificamente l'obbligo contributivo del marito. Egli nemmeno indica per quale motivo, in queste - incontestate - circostanze, la Commissione sarebbe caduta nell'arbitrio, ritenendo che la sua situazione non si sarebbe modificata, se invece di essere state stralciate, le istanze fossero state respinte.