Citation: 5C.35/2006 29.08.2006 E. 6

I convenuti fanno riferimento esplicito a quanto avvenuto dopo il 1977, ed in particolare dopo l'acquisizione per via di donazione delle PPP n. 2952 e 2953, per sostanziare l'accusa di abuso di diritto rivolta agli attori. 6.1 Non solo questi ultimi avrebbero tollerato per oltre vent'anni una situazione sufficientemente chiara da non dare adito ad alcun dubbio, ma anzi, alle varie assemblee condominiali i costi di manutenzione relativi all'entrata ed al giardino in questione erano stati assunti dai convenuti in contropartita di un uso riservato dei medesimi spazi. Essi sembrano voler dedurre da ciò da un lato una conferma, in sede assembleare, della discussa clausola del regolamento. D'altro canto, secondo i convenuti, formulando delle domande volte non tanto - e non solo - ad ottenere il libero utilizzo dell'entrata litigiosa, ma addirittura dell'adiacente giardino, gli attori starebbero cercando in via giudiziale di estendere i loro diritti al di là di quanto essi avessero mai preteso in passato. 6.2 Il Tribunale di appello, come già prima di esso il Segretario assessore, ha motivato con dovizia di argomenti il diniego dell'abuso di diritto a carico degli attori: tolleranza quasi ventennale sussisterebbe semmai solo nei confronti di F.________, non nei confronti dei convenuti; un abuso di diritto presuppone un accordo o una decisione assembleare contrari, qui entrambi assenti, in particolare con riferimento all'assemblea del 24 aprile 1997 ed alla pretesa rinuncia degli attori all'utilizzo dell'entrata nord e del giardino adiacente. 6.3 Sembra che, secondo i convenuti, sotto l'abuso di diritto ai sensi dell'art. 2 cpv. 2 CC debbano venire sussunte due situazioni: da un lato, la tolleranza esercitata dagli attori nei confronti dell'uso riservato degli spazi in questione durante più di vent'anni, dall'altro il tentativo di recuperare l'utilizzo di spazi - segnatamente il giardino - mai considerati in precedenza. 6.4 Esaminata nel dettaglio la motivazione del loro ricorso, si constata tuttavia ancora una volta che i convenuti non si esprimono a proposito delle carenze formali di cui, secondo il Tribunale di appello, soffrono le assemblee e relativi verbali ai quali fanno riferimento, e che impediscono ogni e qualsiasi loro effetto, ma si limitano a riproporre la propria lettura sostanziale di quegli eventi, già sottoposta all'attenzione delle autorità giudiziarie cantonali. Né si esprimono, tanto per fare un ulteriore esempio, sulla conclusione dei giudici cantonali, secondo i quali se vi fu tolleranza da parte degli attori, questa era andata a beneficio del defunto F.________ e della moglie, e non dei convenuti. Infine, i convenuti omettono di chinarsi sugli argomenti evocati nella giurisprudenza richiamata dalle Corti ticinesi, segnatamente sulla preminenza del principio secondo il quale il singolo proprietario per piani non può utilizzare sine titulo una parte di proprietà comune (DTF 127 III 506 consid. 4b in fine pag. 514), sull'accresciuta protezione di cui beneficiano legittimamente, con riferimento al tempo trascorso, diritti reali di difesa per rapporto a mere pretese obbligatorie (DTF 127 III 506 consid. 4a pag. 514), oppure ancora sulla marcata reticenza manifestata dalla dottrina ad ammettere l'abuso di diritto tramite il ritiro della disponibilità a tollerare un uso esclusivo anche dopo un lasso di tempo importante (DTF 127 III 506 consid. 4a pag. 513). A ben guardare, i convenuti omettono di confrontarsi puntualmente con l'argomentazione dell'ultima istanza cantonale, spiegando in cosa questa violi precisamente il diritto federale (art. 55 cpv. 1 lit. c OG). Ciò rende questa loro censura, seppur fondata sull'asserita violazione di una norma di diritto federale puntualmente indicata, al limite assoluto della ricevibilità (supra, consid. 4.1). 6.5 Nel merito, comunque, la censura è infondata. Che la fattispecie qui discussa abbia forti similitudini con quella alla base della citata DTF, non fa dubbio, come peraltro già implicitamente ritenuto dal Tribunale di appello. Allora, vista la critica generica formulata dai convenuti e considerato come da essa non emergano spunti tali da rimettere in discussione l'argomentazione adottata dalle istanze cantonali, né i motivi - testé esposti (consid. 6.4 supra) - che stanno alla base della giurisprudenza di questa Corte, alla quale hanno fatto riferimento appunto le istanze cantonali (DTF 127 III 506, consid. 4), non si scorgono ragioni per discostarsi dalla citata giurisprudenza, che va anzi confermata.