Citation: 6B_949/2014 E. 13.2

13.2. Si rende colpevole di appropriazione indebita giusta l'art. 138 n. 1 cpv. 2 CP chiunque, per procacciare a sé o ad altri un indebito profitto, indebitamente impiega a profitto proprio o di un terzo valori patrimoniali affidatigli. Sussiste appropriazione indebita aggravata segnatamente qualora l'autore abbia agito in qualità di gerente di patrimoni (art. 138 n. 2 CP; sulla nozione di gerente di patrimoni v. sentenza 6B_415/2010 del 1° settembre 2010 consid. 4.3.1 con rinvii). Il reato è oggetto di abbondante giurisprudenza, a cui per brevità si rinvia (DTF 133 IV 21 consid. 6; 129 IV 257 consid. 2.2.1). Basti qui ricordare che, sotto il profilo oggettivo, l'infrazione presuppone in particolare l'esistenza di valori patrimoniali affidati. Ciò implica che l'autore ha ottenuto la possibilità di disporne, ma che, in virtù di un accordo (espresso o tacito) o in base a un altro rapporto giuridico, possa farne un uso determinato nell'interesse dell'affidante, segnatamente conservarli, amministrarli o consegnarli a qualcun altro (DTF 133 IV 21 consid. 6.2 pag. 27). L'art. 138 n. 1 cpv. 2 CP non tutela la proprietà, bensì il diritto di colui che ha affidato i valori patrimoniali a un loro utilizzo conforme allo scopo fissato e alle istruzioni impartite. L'elemento caratteristico di questo reato è dunque il comportamento con cui l'autore dimostra chiaramente la sua volontà di non rispettare i diritti dell'affidante (DTF 133 IV 21 consid. 6.1.1; 129 IV 257 consid. 2.2.1).