Citation: 2P.254/2003 04.03.2004 E. 5

I ricorrenti censurano infine una violazione degli art. 30 cpv. 1 Cost. e 6 n. 1 CEDU. Affermano che il Consiglio di Stato ticinese, e per esso il suo Servizio dei ricorsi, che si è pronunciato come ultima istanza cantonale, non può essere considerato un tribunale imparziale ed indipendente. 5.1 Anche questa critica è irricevibile. Innanzitutto i ricorrenti non spiegano per quali motivi la decisione querelata o le direttive contestate rientrino nel campo di applicazione dell'art. 6 n. 1 CEDU. Benché patrocinati da un avvocato, essi non ossequiano pertanto nuovamente le esigenze di motivazioni poste dall'art. 90 cpv. 1 lett. b OG, il quale si applica anche laddove sono invocati diritti derivanti della Convenzione in esame (DTF 125 I 417 consid. 6c). In secondo luogo, va osservato che, per prassi costante, la censura concernente la violazione dell'art. 6 n. 1 CEDU dev'essere fatta valere già nell'ambito del procedimento cantonale, segnatamente dinanzi all'autorità cantonale di ultima istanza (DTF 121 II 219 consid. 2a; 120 Ia 19 consid. 2c). Ciò che non è avvenuto in concreto. Anche da questo profilo, il gravame sfugge ad un esame di merito. 5.2 Va rilevato infine che nemmeno la censura tratta dall'art. 30 cpv. 1 Cost. - il cui campo di applicazione è, in linea di massima, uguale a quello dell'art. 6 n. 1 CEDU (DTF 128 I 288 consid. 2.2) - adempie i requisiti di motivazione di cui all'art. 90 cpv. 1 lett. b OG. Anche al riguardo il ricorso è quindi inammissibile. In queste condizioni, può rimanere irrisolta la questione di sapere se il principio della sussidiarietà relativa del ricorso di diritto pubblico (cfr. art. 86 cpv. 1 OG) esiga che anche il diritto al controllo giudiziario sancito dalla Costituzione federale sia già fatto valere dinanzi all'ultima istanza amministrativa cantonale.