Citation: 6B_949/2014 E. 14

Il ricorrente lamenta anche un errato riconoscimento delle pretese degli accusatori privati, di cui chiede l'annullamento, da un lato, quale conseguenza del postulato proscioglimento, dall'altro, perché "avvenuto in modo sommario e superficiale con riguardo a quanto previsto dall'art. 126 cpv. 3 CPP". Gli accusatori privati avrebbero dovuto essere rinviati al foro civile, le loro pretese non essendo "correttamente quantificate secondo i criteri di legge". La sua condanna al pagamento delle pretese civili sarebbe avvenuta senza riferimento alcuno ai criteri articolati del CO sulla responsabilità degli amministratori nei confronti dei creditori sociali in caso di fallimento e senza tener conto di una possibile concolpa degli stessi. Se l'imputato è dichiarato colpevole il giudice pronuncia sull'azione civile promossa in via adesiva (art. 126 cpv. 1 CPP). Riservate le eccezioni di cui all'art. 126 cpv. 2-4 CPP, il giudice è tenuto a emanare una decisione in merito all'azione adesiva (sentenza 6B_75/2014 del 30 settembre 2014 consid. 2.4.3). Egli può tuttavia limitarsi a pronunciare una decisione di principio sulle pretese civili, qualora il giudizio completo delle stesse comportasse un onere sproporzionato (art. 126 cpv. 3 CPP). Questo onere sproporzionato si riferisce all'assunzione delle prove e non alla complessità delle problematiche giuridiche sollevate dall'azione civile (v. Messaggio del 21 dicembre 2005 concernente l'unificazione del diritto processuale penale, FF 2006 1081 n. 2.3.3.4). Premesso che l'insorgente non lamenta la violazione del diritto a una decisione motivata, le critiche ricorsuali appaiono incomprensibili e carenti di motivazione. L'entità del danno patito dagli accusatori privati è stata stabilita sulla base del rapporto EFIN e la sua determinazione non ha comportato oneri sproporzionati, visto peraltro che dinanzi alla CARP la difesa non ha sollevato censure particolari al riguardo. I giudici cantonali hanno poi rinviato gli accusatori privati al competente foro civile per le restanti richieste di indennizzo in applicazione dell'art. 126 cpv. 2 lett. b CPP. Il ricorrente non spiega quali ulteriori prove sarebbero state necessarie per il giudizio sulle pretese civili, la cui assunzione avrebbe implicato un onere sproporzionato, né sostanzia oltre i motivi per cui ritiene che le pretese avanzate non sarebbero state "correttamente quantificate secondo i criteri di legge". Neppure illustra quali disposti del CO sarebbero violati dalla sua condanna a risarcire gli accusatori privati. Non si giustifica quindi attardarsi oltre sull'argomento, salvo osservare che, in seguito all'accoglimento del ricorso in punto alla condanna per titolo di ripetuta amministrazione infedele aggravata, decadono i risarcimenti pronunciati in favore degli accusatori privati danneggiati da questo reato e limitatamente al danno che ne è scaturito.