Citation: 2C_182/2013 E. 6.2.2

6.2.2. Nel contesto appena richiamato - cioè di un servizio dal carattere ben più sfaccettato di quello che l'insorgente ritiene che avesse (precedente consid. 5) - condivisibili sono nel contempo le conclusioni con le quali l'Autorità indipendente di ricorso nega la violazione degli obblighi d'informazione che incombono al giornalista quando una persona rifiuta di collaborare alla realizzazione di una trasmissione nella quale il suo agire viene messo in discussione. Come già rilevato, in simili circostanze il giornalista ha certo il dovere d'informare i telespettatori sulla differenza di opinioni in materia, quindi di chiarire o correggere quelle opinioni che si basano su una presentazione dei fatti manifestamente erronea o non provata (DTF 119 Ib 166 consid. 3b pag. 171; sentenze 2C_542/2007 del 19 marzo 2008 consid. 5.2.2 e 2A.653/2005 del 9 marzo 2006 consid. 4.1.2). Contrariamente a quanto ritiene l'insorgente, questo dovere non impone per contro al realizzatore di un servizio di difendere la posizione che avrebbe verosimilmente sostenuto l'interessato, ma comporta unicamente l'obbligo di esporne il punto di vista in maniera sufficiente (DTF 119 Ib 166 consid. 3b pag. 171; sentenza 2C_862/2008 del 1° maggio 2009 consid. 5). Ciò è però quanto in sostanza accaduto anche nella fattispecie che ci occupa. Informato fin dall'inizio del fatto che gli autori del servizio avevano offerto al ricorrente la possibilità di prendere posizione in merito al tema trattato, ma che egli non aveva voluto né farsi intervistare né permettere ai suoi legali di esprimersi in sua vece, il pubblico del servizio in questione ha in effetti comunque potuto prendere atto anche della sua personale posizione: attraverso l'inserzione - a tre differenti riprese - di parti di un'intervista rilasciata dall'avvocato del ricorrente stesso, che risale, secondo i vincolanti accertamenti contenuti nel giudizio impugnato (art. 105 cpv. 1 LTF), al momento del suo rinvio a giudizio da parte della Magistratura torinese ed ha di conseguenza una chiara attinenza con la tematica trattata; così come per mezzo della trasmissione della testimonianza resa da suo fratello davanti ai Giudici piemontesi. Sempre in relazione all'obbligo che incombe al giornalista d'informare i telespettatori sulle diverse opinioni in merito alla materia trattata, occorre inoltre ancora ricordare come il servizio - che non si è affatto occupato solo delle responsabilità penali rispettivamente morali del ricorrente e nemmeno ne ha ignorato il punto di vista - è stato preceduto e seguito da un intervento in studio: durante il quale, oltre a rilevare che egli aveva deciso di non esprimersi - opzione evidentemente lecita, ma che non ha certo facilitato il compito dei realizzatori, che hanno dovuto così far capo al materiale di cui già disponevano -, il moderatore ha pure sottolineato a chiare lettere che nei confronti dell'insorgente, imputato a Torino, valeva in ogni caso la presunzione d'innocenza.