Citation: 4C.135/2003 26.09.2003 E. 6

Ci si potrebbe piuttosto chiedere se l'individuazione di due concause da parte del perito non avrebbe dovuto ripercuotersi sulla determinazione del risarcimento a carico del convenuto. L'instabilità diffusa del substrato roccioso non andrebbe forse qualificata alla stregua di un caso fortuito concorrente, suscettibile di ridurre l'obbligo di rifusione? (art. 43 CO; cfr. DTF 111 II 429 consid. 1b pag. 434 e, in particolare, consid. 3b pag. 443 e 444). La questione deve rimanere irrisolta, non avendo il convenuto accennato in alcun modo a questa evenienza. Anche se nel quadro della giurisdizione per riforma non è necessario, nonostante il tenore dell'art. 55 cpv. 1 lett. c seconda frase OG, che le norme violate dalla Corte cantonale vengano esplicitamente menzionate, è tuttavia indispensabile che nell'allegato ricorsuale la parte che ricorre si confronti chiaramente con le motivazioni della decisione impugnata, così da far emergere le ragioni che lo inducono a ritenere che la stessa contravviene a regole del diritto federale (DTF 116 II 745 consid. 3 con rinvii). Questa circostanza non è realizzata nel caso di specie. L'unico accenno alla menzionata concausa risiede nella - già evocata - affermazione per cui "l'erosione del terreno dovuta all'acqua appare oggettivamente e retrospettivamente come una causa del cedimento del terreno così irrilevante da interrompere il nesso di causalità adeguata" (ricorso per riforma punto 5 a pag. 13). Nulla è detto sulla misura del risarcimento. D'altro canto emerge dalla sentenza impugnata che in sede cantonale il convenuto non ha in nessun modo contestato la quantificazione del danno né la fissazione dell'obbligo di risarcimento a suo carico. Donde l'impossibilità di esaminare oltre la questione in questa sede.