Citation: P 76/01 09.01.2003 E. 1

Oggetto del contendere è la modalità di computo, per il calcolo della prestazione complementare da assegnare a C.________ e A.________ con effetto dal 1° dicembre 2000, del canone di locazione. Gli interessati pretendono infatti il computo integrale della pigione, in quanto incomberebbe loro, per legge, un obbligo di assistenza nei confronti del figlio, mentre sia la Cassa di compensazione che l'istanza precedente sostengono che non vi è motivo alcuno per derogare dal principio della suddivisione in parti uguali del canone di locazione tra persone che vivono nel medesimo appartamento. 1.1 Nei considerandi dell'impugnata pronunzia l'autorità di ricorso cantonale ha correttamente illustrato le norme applicabili nel caso in esame. A questa esposizione può essere fatto riferimento e prestata adesione. Il primo giudice ha segnatamente evidenziato che lo scopo della prestazione complementare è di garantire un reddito minimo per fare fronte a fabbisogni vitali minimi riconosciuti dalla legislazione federale in materia (Messaggio del Consiglio federale concernente la 3a revisione della legge federale sulle prestazioni complementari all'AVS e all'AI, FF 1997 I 1091 segg.). Come pertinentemente rilevato, gli importi fissati dalla legislazione in materia di prestazioni complementari assumono la duplice funzione di limitare il fabbisogno minimo riconosciuto e di garantire un reddito minimo (DTF 121 V 205 consid. 4a e riferimenti ivi citati; Thomas Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, 2a ed., Berna 1997, § 44 n. 3). Nel determinare questi limiti, il legislatore riconosce che l'assicurato è esposto a delle spese ordinarie indispensabili (di alloggio, di cura medica, ecc.) alle quali deve potere far fronte per assicurarsi l'esistenza e che gli vengono appunto garantite dalle prestazioni complementari all'AVS e all'AI (Maurer, Bundessozialversicherungsrecht, 2a ed., Basilea 1994, pag. 179). 1.2 A proposito in particolare della modalità di computo del canone di locazione l'art. 16c cpv. 1 OPC AVS/AI nel tenore in vigore dal 1° gennaio 1998, emesso in virtù dell'art. 3b cpv. 1 lett. b LPC, prevede che quando appartamenti o case unifamiliari sono occupati anche da persone escluse dal calcolo PC, la pigione computabile dev'essere ripartita fra le singole persone. Le parti di pigione delle persone escluse dal calcolo della PC non sono prese in considerazione nel calcolo della prestazione complementare annua. Secondo il capoverso 2 del medesimo articolo, di massima l'ammontare della pigione è ripartito in parti uguali. La disposizione è stata dichiarata conforme alla legge nella sentenza pubblicata in DTF 127 V 10, in quanto impedisce il finanziamento indiretto di persone che non fanno parte del calcolo della prestazione complementare. 1.3 Dal testo di legge emerge che la ripartizione della pigione non presuppone che l'abitazione rispettivamente l'immobile siano stati locati insieme. È infatti sufficiente che le persone interessate vivano insieme (VSI 2001 pag. 236 consid. 2a). La convivenza non comporta tuttavia in ogni caso una ripartizione della pigione tra i coabitanti. Da un lato essa viene effettuata solo quando le persone che vivono nella medesima economia domestica non sono incluse nel calcolo della PC. La suddivisione quindi non avviene nel caso di coniugi, di persone con figli o orfani aventi diritto ad una rendita oppure partecipanti alla rendita, che vivono sotto lo stesso tetto (cfr. art. 3a cpv. 4 LPC). Dall'altro la giurisprudenza precedentemente in vigore in questo ambito non ha perso del tutto la propria portata. Anche dopo l'entrata in vigore dell'art. 16c OPC AVS/AI quindi il fatto che una persona disponga della maggior parte dell'appartamento rispettivamente che la vita in comune si fondi su un obbligo morale o giuridico può provocare una diversa ripartizione della pigione rispettivamente la rinuncia ad una suddivisione (VSI 2001 pag. 237 consid. 2b; sentenza in re W. del 19 gennaio 2001 consid. 2b, P 26/00, DTF 105 V 273 consid. 2). In tale contesto eccezioni devono essere senz'altro ammesse quando la vita in comune è riconducibile ad un obbligo di mantenimento di diritto civile fondato sugli art. 276 e 277 CC. Se così non fosse si dovrebbe procedere ad una ripartizione della pigione anche quando l'avente diritto alla prestazione complementare vive con figli propri non inclusi nel calcolo della rendita. In tale ipotesi una diversa soluzione sarebbe incompatibile con lo scopo perseguito dalla LPC consistente nella copertura in maniera adeguata dei bisogni esistenziali in considerazione delle circostanze concrete personali ed economiche. Una diversa soluzione sarebbe del resto inammissibile tenuto conto del principio costituzionale dell'uguaglianza di trattamento. Infatti assicurati con figli senza diritto alla rendita sarebbero svantaggiati non solo rispetto ad assicurati senza figli, ma anche nei confronti di quelli con figli con diritto alla rendita (VSI 2001 pag. 237 consid. 2b). Dev'essere soggiunto che la Legge federale del 6 ottobre 2000 sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA), in vigore dal 1° gennaio 2003, non è applicabile alla fattispecie concreta, considerato che il giudice delle assicurazioni sociali non tien conto di modifiche legislative e di fatto verificatesi dopo il momento determinante della resa del provvedimento amministrativo litigioso (DTF 127 V 467 consid. 1, 121 V 366 consid. 1b).