Citation: 4P.154/2006 13.11.2006 E. 5

Gli argomenti dei ricorrenti sono solo apparentemente pertinenti. Come osservato anche dall'opponente, essi riferiscono in maniera selettiva e tendenziosa il contenuto del lodo. 5.1 Fuorviante è innanzitutto il tentativo di far passare i contratti da loro conclusi con l'opponente come accordi separati e chiaramente distinti l'uno dall'altro. In ingresso all'esame della fattispecie nel merito, l'arbitro ha infatti ben illustrato il collegamento negoziale - peraltro non contestato dalle parti - esistente fra i tre accordi (Accordo Quadro, Contratto di Finanziamento e Contratto d'Opzione di acquisto e vendita) sottoscritti il 29 gennaio 2001 a Lugano. "I tre contratti " - ha precisato l'arbitro - "erano finalizzati, per comune intento delle parti, a regolare l'acquisizione in via indiretta da parte di C.________SA di una partecipazione del 10% in E.________SpA, nell'ipotesi in cui la cordata A.________ avesse avuto successo. Tutti e tre i contratti vi fanno esplicito riferimento e, seppure in apparenza autonomi, non è contestato che la reale e comune volontà delle tre parti contraenti mirasse appunto a instaurare, tramite una disciplina contrattuale separata, un insieme organico di accordi che tendessero al raggiungimento di quel obiettivo finale. Il nesso fra più negozi" - ha concluso l'arbitro - "comporta che l'esistenza, la validità, l'esecuzione di uno influisca sulla validità, sull'efficacia e sull'esecuzione dell'altro. In particolare, la risoluzione di un contratto produce gli stessi effetti sui contratti connessi." 5.2 Quest'ultima considerazione - che riguarda l'applicazione del diritto e come tale non può essere censurata nel quadro del presente rimedio, come già esposto al consid. 3 - permette già di intravvedere il motivo della decisione di condannare B.________ al pagamento di € 27'427'476.--. Dopo aver ammesso una grave violazione degli obblighi contrattuali da parte dei convenuti, ma soprattutto di A.________, l'arbitro ha infatti pronunciato la risoluzione di tutti e tre i contratti sottoscritti il 29 gennaio 2001, giacché "in presenza di contratti collegati da nesso funzionale, la risoluzione coinvolge necessariamente il complesso degli accordi, dato che le sorti giuridiche che toccano un contratto si ripercuotono sugli altri." E lo scioglimento dei rapporti contrattuali - ha continuato l'arbitro - fa sì che le prestazioni già effettuate da una parte siano considerate sine causa e diano luogo a ripetizione dell'indebito o restituzioni di arricchimenti. Donde la condanna di B.________ alla restituzione della somma percepita da C.________SA in virtù di tali accordi, e in particolare del contratto di finanziamento. In altre parole, contrariamente a quanto lasciato intendere dai ricorrenti, la condanna di B.________ al pagamento di € 27'427'476.-- non deriva direttamente dalle violazioni contrattuali imputabili a A.________, bensì dallo scioglimento dei tre accordi, riconducibile - effettivamente - all'agire di A.________. Tenuto conto di quanto appena esposto la decisione dell'arbitro a questo proposito non presenta dunque alcuna contraddizione interna e la censura di violazione del principio pacta sunt servanda si avvera manifestamente infondata. 5.3 Ammesso l'obbligo di restituzione a carico di B.________, l'arbitro è passato all'esame della successiva domanda formulata C.________SA al punto d) delle sue conclusioni, tendente alla condanna di A.________ in solido. Come indicato nel ricorso, l'arbitro ha osservato che A.________ "non ha percepito il prestito e non era parte al contratto di finanziamento, se non per assumere di persona l'impegno di versare integralmente il capitale sociale di B.________, ciò che costituiva la condizione risolutiva del finanziamento". Egli ha poi soggiunto che "Questo nesso non permette certo di assumere che, risolto il contratto, l'obbligo di rifusione della somma mutuata si estenda anche a lui." Contrariamente a quanto vogliono far credere i ricorrenti, però, l'arbitro non si è limitato alle citate considerazioni per poi concludere, contraddicendo sé stesso, per la condanna di A.________ al rimborso della somma oggetto del contratto di finanziamento di cui non era parte. Il passaggio riportato dai ricorrenti è solo la tappa iniziale della riflessione sull'eventuale obbligo di pagamento di A.________ in solido. Decisive, come evidenziato dall'opponente, sono le frasi successive, che recitano: "Ma occorre ancora verificare se e quale incidenza abbia il collegamento negoziale sulla questione della solidarietà. A questo riguardo ha rilevanza determinante, secondo l'arbitro, il fatto che, nel quadro complessivo degli accordi, il finanziamento era stato concesso unicamente in vista e nella prospettiva che A.________ cedesse a C.________SA 999 azioni B.________, dopo il bid E.________SpA. Orbene, in presenza di una simile connessione, il venir meno di A.________ al suo obbligo di girare le azioni all'attrice, dopo il bid E.________SpA, gli impone, anche in considerazione dei postulati di buona fede e correttezza ancorati negli accordi, di far fronte di persona, a fianco di B.________, alla restituzione dell'investimento operato da C.________SA e vanificato dalla sua inadempienza. Questa conclusione si impone in modo ancor più evidente, se si considera che esiste identità economica tra B.________ e A.________, quest'ultimo essendo unico azionista e solo titolare economico della società convenuta. Sicché tra i convenuti esiste una connessione interpersonale così stretta che, unitamente al collegamento negoziale, impone anche a A.________ l'obbligo della B.________ di restituire a C.________SA la somma mutuata". Giovi ribadire ancora una volta che le considerazioni dell'arbitro non possono essere riviste nel merito. Ai fini della valutazione dell'asserita violazione del principio pacta sunt servanda, ci si deve limitare a stabilire se egli abbia pronunziato un giudizio che contraddice il risultato della sua interpretazione in merito all'esistenza o al contenuto dell'atto litigioso (cfr. quanto esposto supra, al consid. 3). Ora, l'estratto del lodo appena riprodotto permette di affermare che il ragionamento dell'arbitro è scevro da contraddizioni. In sintesi, egli ha stabilito che l'intervento (limitato) di A.________ nel Contratto di Finanziamento venuto in essere tra B.________ e C.________SA non basta per giustificare la sua condanna in solido. La condanna appare per contro giustificata - ha proseguito l'arbitro - in considerazione del collegamento negoziale esistente fra il Contratto di Finanziamento e gli accordi da lui stesso stipulati con C.________SA, che prevedevano degli obblighi interdipendenti fra di loro, e della stretta connessione interpersonale fra lui e B.________. Questa conclusione non solo non soffre di contraddizioni interne ma appare in perfetta coerenza con la portata attribuita dall'arbitro alle pattuizioni intercorse fra le parti, già descritta ai punti precedenti. Nulla mutano le (pretestuose) affermazioni dei ricorrenti circa il "carettere nebuloso" delle considerazioni sull'identità economica tra B.________ e A.________. Basti ricordare quanto stabilito dall'arbitro nella prima parte del lodo quo al ruolo svolto da B.________. Egli ha infatti spiegato che "Nel piano unitario della operazione, il ruolo di B.________ è prettamente strumentale e secondario: serve quale «scatola vuota» in cui immettere i mezzi per acquistare la partecipazione E.________SpA e quindi quale strumento destinato a regolare i rapporti tra i contraenti principali A.________ e C.________SA in relazione all'investimento in E.________SpA. In fase negoziale, la società del resto s'identifica economicamente con A.________, essendo quest'ultimo legale rappresentante, amministratore unico e solo azionista di B.________." Da quanto esposto discende che anche la decisione di condannare in solido i ricorrenti resiste alla censura di violazione dell'art. 190 cpv. 2 lett. e LDIP.