Citation: U 347/01 09.01.2003 E. 5

5.1 Come evidenziato al considerando precedente comuni cadute e scivolate vanno considerate infortuni leggeri (DTF 115 V 139 consid. 6a; cfr. Anche RAMI 1992 no. U 154 pag. 246, riguardante una caduta durante una partita di calcio; v. inoltre sentenza del 16 ottobre 2001 in re A., U 149/01, caduta da un'impalcatura di due metri, sentenza del 17 ottobre 2000 in re M., U 18/00, caduta scendendo da un veicolo di cantiere; i due ultimi eventi sono stati considerati medio-leggeri ed il nesso adeguato negato). Eccezionalmente la questione della causalità adeguata va esaminata anche in quest'ambito secondo i criteri applicabili agli infortuni di media gravità, se le circostanze da considerare si cumulano e rivestono un'importanza particolare (RAMI 1998 no. U 297 pag. 243segg.; sentenza del 17 ottobre 2000 in re M., U 18/00). 5.2 Nel caso di specie un attento esame dell'incarto, alla luce della giurisprudenza federale menzionata, non può condurre ad altra soluzione che a quella scelta dall'istanza giudiziaria inferiore. Dagli atti dell'INSAI risulta in particolare che il primo infortunio occorso alla ricorrente è consistito in una scivolata su fondo ghiacciato. In tale occasione essa non ha battuto la testa, non ha perso conoscenza, si è rialzata da sola ed ha lavorato tutto il giorno. La seconda volta la scivolata è intervenuta durante la pulizia di una doccia. I documenti in esame non evidenziano inoltre circostanze concomitanti tali da permettere di qualificare gli infortuni di una gravità che va oltre quella presunta, considerata leggera. In queste condizioni non vi è motivo di derogare, a titolo eccezionale, al principio secondo cui una banale scivolata caduta va sussunta quale infortunio leggero. Del resto neppure se si dovesse ammettere l'esistenza di infortuni di grado medio i presupposti per riconoscere il nesso di causalità adeguato sarebbero adempiuti. In effetti, oltre a non esservi circostanze concomitanti drammatiche, le lesioni lamentate, non oggettivabili, non sono gravi né idonee, secondo l'esperienza, a determinare disturbi psichici; i dolori non vanno considerati di carattere somatico, né vi è stata una cura errata. La durata relativamente lunga della cura, protrattasi dal 1995 al 1999 - anche perché relativa a due infortuni e ad una ricaduta -, e dell'inabilità lavorativa non giustificano da sole né l'ammissione dell'infortunio di grado medio, né il riconoscimento del nesso di causalità adeguato. Ne consegue che correttamente la Corte cantonale ha rinunciato a far esperire una perizia psichiatrica per stabilire i danni psichici ed il nesso di causalità naturale. Alla luce delle suesposte considerazioni il giudizio cantonale, in quanto fondato, non può che essere confermato, mentre il ricorso di diritto amministrativo dev'essere respinto. Per questi motivi, il Tribunale federale delle assicurazioni pronuncia: