Citation: 5C.243/2002 02.06.2003 E. 2

2.1 La sentenza impugnata indica che la retrocessione all'attrice dei diritti sgorganti dalla polizza di assicurazione avrebbe dovuto avvenire in forma scritta prima dell'inoltro della petizione. La mancanza di tale forma scritta costituisce un vizio che non può essere sanato mediante un successivo riconoscimento da parte della cedente. Nel momento in cui ha incoato la causa, l'attrice non sarebbe pertanto stata titolare del credito fatto valere, motivo per cui non sarebbe nemmeno possibile riconoscerle la legittimazione attiva. Sempre secondo i giudici cantonali, neppure la conversione della retrocessione inefficace in una procura d'incasso può entrare in linea di conto nella fattispecie. Innanzi tutto, il conferimento di una procura d'incasso non sarebbe mai stato affermato dall'attrice, motivo per cui il Pretore non avrebbe potuto prendere in considerazione una tale situazione di fatto. La conversione sarebbe poi pure esclusa per ragioni di merito: a mente della Corte cantonale, un risultato analogo a quello ottenuto con una cessione potrebbe unicamente essere conseguito con una procura d'incasso qualora il creditore autorizzi il terzo ad incassare o a far valere in giudizio la propria pretesa e a tenere per sé la prestazione del debitore. Nel caso in esame, invece, la società di leasing non avrebbe inteso lasciare all'attrice la prestazione assicurativa, atteso segnatamente che essa ha fatto spiccare nei confronti di quest'ultima un precetto esecutivo per l'incasso delle rate di leasing. 2.2 L'attrice sostiene che la lettera del 28 agosto 2001 dev'essere considerata, in base alla reale volontà delle parti, come una procura d'incasso che le permette di agire giudizialmente contro la compagnia di assicurazione. Infatti, la volontà della società di leasing di lasciarle reclamare l'indennità assicurativa è manifesta. La conclusione contraria della Corte cantonale, motivata con il fatto che la società di leasing non avrebbe rinunciato alla percezione delle rate sarebbe dovuta a un apprezzamento giuridico erroneo dei fatti e quindi a una violazione del diritto federale. 2.3 Determinare la legittimazione attiva significa stabilire chi può far valere in giudizio, in proprio nome, una determinata pretesa in qualità di suo titolare (DTF 125 III 82 consid. 1a pag. 84). Nel diritto svizzero non è, in linea di principio, possibile incaricare una persona di far valere a suo nome un diritto altrui (DTF 78 II 265 consid. 3a pag. 274; cfr. anche la DTF 119 II 452 consid. 1 in cui il diritto del rappresentante ad agire in nome proprio è stato unicamente riconosciuto per il fatto che il debitore ha firmato un riconoscimento di debito nei confronti del mandatario; Vogel/Spühler, Grundriss des Zivilprozessrechts, 7a edizione, Berna 2001, pag. 142 n. 41). In concreto, l'attrice non contesta - a giusta ragione - che la retrocessione al mese di aprile 2001 delle pretese derivanti dalla polizza d'assicurazione non adempie il requisito della forma scritta ed è quindi inefficace (DTF 71 II 167 consid. 3 pag. 170; Spirig, Commento zurighese, n. 11 all'art. 165 CO). È pure pacifico che l'attrice ha fatto valere in proprio nome la pretesa sgorgante dalla polizza. In queste circostanze non occorre stabilire se la lettera del 28 agosto 2001 debba essere interpretata quale conferma di una procura d'incasso. Infatti, per quanto concerne la legittimazione attiva, poco importa sapere se la società di leasing abbia esplicitamente autorizzato l'attrice a reclamare il risarcimento assicurativo. Quest'ultima poteva unicamente incoare la causa a suo nome se fosse ridivenuta titolare della pretesa. Poiché invece, a causa del predetto vizio di forma, la società di leasing è rimasta titolare della pretesa litigiosa, l'attrice avrebbe dovuto procedere a nome di tale società (DTF 119 II 452 consid. 1b pag. 454).