Citation: U 422/04 05.10.2006 E. 8

8.1 Secondo costante giurisprudenza, se in seguito a due o più infortuni si manifestano problemi psichici, l'esistenza di un nesso di causalità adeguato deve di principio essere esaminata separatamente in relazione ad ogni singolo infortunio secondo la prassi pubblicata in DTF 115 V 138 segg. consid. 6. Questo principio si applica in particolare se gli infortuni riguardano parti del corpo differenti ed hanno causato lesioni distinte (RAMI 1996 no. U 248 pag. 177 consid. 4b; sentenze del 26 aprile 2006 in re S. U 39/04, consid. 3.3.2, del 9 dicembre 2004 in re K., U 84/04, consid. 4.2.1, del 16 marzo 2001 in re F., U 259/00, consid. 4, del 26 gennaio 2000 in re K., U 249/99, consid. 2, e del 6 giugno 1997 in re D., U 187/95, consid. 6c). 8.2 Nella sentenza pubblicata in RAMI 1990 no. U 101 pag. 210 consid. 10 il nesso di causalità adeguato è stato ad esempio ammesso per il cumularsi di esperienze negative vissute dall'assicurato sin dal 1963, consistenti in un primo infortunio, intervenuto in quell'anno, a cui sono susseguiti un'impressionante serie di ricadute, il prolungarsi di una sequela di interventi terapeutici talvolta cruenti e un nuovo infortunio nel 1981. In DTF 119 V 399, in cui due colpi al capo hanno provocato l'insorgere di epilessia, la valutazione dell'esistenza di un nesso di causalità adeguato è stata effettuata tenendo conto delle conseguenze causate da entrambi gli infortuni. Con sentenza dell'8 aprile 1991 (in re B., U 47/90) questa Corte, in un caso in cui l'assicurato aveva subito due infortuni alla schiena, alla colonna cervicale la prima volta e alla colonna lombare la seconda, ha esaminato il nesso di causalità adeguata dapprima separatamente e poi globalmente, negandone l'esistenza (consid. 5b-d). Nella sentenza del 3 novembre 1995 in re I. (U 92/95) non è stata per contro risolta la questione se due o più incidenti di media gravità, di cui era rimasto vittima l'assicurato in tempi brevi, potevano, in determinate circostanze, essere paragonati, per quanto concerneva gli effetti complessivi sulla salute, ad un infortunio grave (consid. 4b). In effetti, nella misura in cui era stato fatto valere che l'assicurato era rimasto vittima di un secondo incidente durante il periodo di convalescenza, il Tribunale federale delle assicurazioni ha precisato che da un punto di vista obiettivo l'assicurato era stato considerato abile al lavoro al 100% e che l'inabilità lavorativa residua era riconducibile a problemi psichici e quindi era irrilevante. Con pronunzia del 30 marzo 2005 in re E., U 426/04, poi, l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra disturbi psichici e due incidenti della circolazione con trauma tipo "colpo di frusta" intervenuti a due anni di distanza è stata esaminata separatamente, senza alcun accenno alla succitata giurisprudenza. Da quanto sopra illustrato emerge che una valutazione complessiva delle conseguenze causate da ripetuti infortuni ai fini di stabilire l'esistenza di un nesso di causalità adeguato non è esclusa soprattutto in caso di incidenti che hanno colpito la medesima parte del corpo e provocato lesioni uguali. 8.3 La questione, per quanto riguarda ripetuti traumi da accelerazione della colonna cervicale, come nel caso in esame, è stata di recente chiarita tramite sentenza del 26 aprile 2006 in re S., U 39/04 (che rinvia alle sentenze del 16 dicembre 2005 in re G., U 297/04, consid. 4.1.2, e del 7 febbraio 2003 in re G., U 241/02), in cui questa Corte ha stabilito che se un assicurato è stato ripetutamente vittima di un trauma tipo "colpo di frusta" o di un trauma analogo vale la giurisprudenza pubblicata in RAMI 1996 no. U 248, succitata, relativa al manifestarsi di problemi psichici in seguito al succedersi di più infortuni. Il Tribunale federale delle assicurazioni ha tuttavia precisato che non è escluso, nell'ambito dell'esame dell'esistenza di un nesso di causalità adeguato, tener conto del fatto che la medesima parte del corpo è stata ripetutamente toccata. Tale procedere è ipotizzabile in particolare quando le conseguenze dei diversi eventi su alcuni disturbi insorti e/o sulla durata della capacità lavorativa non possono essere delimitate chiaramente. In tale ipotesi è quindi possibile tener conto di un danno alla colonna cervicale preesistente e duraturo sufficientemente comprovato (ad esempio tramite l'assegnazione di una rendita), causato da un precedente infortunio assicurato nell'ambito della valutazione dei singoli criteri - ad esempio del grado e della durata dell'incapacità lavorativa o della durata della cura medica, rispettivamente del tipo di lesione.