Citation: 1A.11/2004 07.09.2004 E. 1

2.2 Il ricorso di diritto amministrativo, che in questo caso assume la funzione del ricorso di diritto pubblico secondo l'art. 84 cpv. 1 lett. a OG, permette di far valere anche censure legate alla lesione di diritti costituzionali nell'ambito dell'applicazione del diritto federale (DTF 124 II 132 consid. 2; Zimmermann, op. cit., n. 301). Dal diritto di essere sentito, desumibile dall'art. 29 cpv. 2 Cost., la giurisprudenza ha dedotto il diritto dell'interessato di esprimersi prima che una decisione sia presa a suo sfavore, di fornire prove sui fatti che possono influenzare la decisione, di poter consultare gli atti di causa, di partecipare all'assunzione delle prove, di prenderne conoscenza e di pronunciarsi in merito, come pure di addurre i propri argomenti (DTF 126 I 7 consid. 2b, 15 consid. 2a/aa, 19 consid. 2a, 126 V 130 consid. 2a e b). L'autorità che inserisce nel fascicolo processuale nuovi documenti, di cui intende prevalersi nella decisione, deve informarne le parti (DTF 124 II 132 consid. 2b e rinvii). Di massima, le parti hanno il diritto di consultare la rogatoria e i suoi allegati, nella misura in cui li concernino personalmente e direttamente: se del caso, determinati passaggi della stessa, che non concernono gli aventi diritto, possono essere depennati. Un'eventuale violazione del diritto di essere sentito, derivante per esempio da un difetto di motivazione o dal mancato accesso agli atti (sul loro esame nell'ambito dell'assistenza vedi l'art. 80b AIMP), può essere sanata, di massima, anche nell'ambito della presente procedura di ricorso (DTF 124 II 132 consid. 2d, 117 Ib 64 consid. 4 pag. 87; cfr. anche DTF 126 I 68 consid. 2 pag. 72; Zimmermann, op. cit., n. 265, 268 e 271). L'autorità di esecuzione, anche per evitare eventuali ricorsi, deve, come avvenuto in concreto, offrire al detentore dei documenti la possibilità, concreta ed effettiva, di consultarli, di esprimersi nell'ambito della necessaria cernita e di indicare i documenti che non dovrebbero essere trasmessi. Ciò affinché egli possa esercitare il diritto di essere sentito e adempiere al dovere di cooperazione (DTF 130 II 14 consid. 4.3 e 4.4, 126 II 258 consid. 9b/aa pag. 262). 2.3 In quanto avente diritto, nella misura di cui si è detto (v. consid. 1.5) il ricorrente aveva il diritto di consultare gli atti che lo concernevano (art. 80b cpv. 1 AIMP), in particolare il complemento del 28 aprile 2003, nel quale l'autorità richiedente indicava ch'egli era indagato per il reato di favoreggiamento, come pure, e ciò vale anche per la ricorrente, la decisione di delegare l'esecuzione della rogatoria al MPC: quest'ultimo non adduce motivi, peraltro non ravvisabili, che potevano giustificare una limitazione del diritto di esaminare gli atti (art. 80b cpv. 2 AIMP). Ai ricorrenti è stata comunque offerta la possibilità di esprimersi sulla prospettata trasmissione dei documenti; dopo aver richiesto e ottenuto una proroga del termine fissato loro, essi non si sono tuttavia pronunciati in merito, né hanno fatto uso del loro diritto di partecipare alla cernita dei documenti, nell'ambito della quale avrebbero potuto esercitare anche il loro diritto di consultare gli atti dell'incarto. Inoltre, neppure nel quadro della presente procedura di ricorso essi hanno chiesto di poterli consultare. Di fronte a queste rinunce non si può ritenere l'asserita violazione del diritto di essere sentiti e di partecipare alla procedura. 2.4 Per di più, insistendo sul fatto che il MPC non ha trasmesso loro le decisioni di entrata in materia, i ricorrenti, che non fanno valere che in quel momento sarebbero stati adempiuti i presupposti dell'art. 80m AIMP concernenti la notificazione di decisioni (DTF 124 II 124 consid. 2c ed d), disconoscono che, secondo la giurisprudenza, quando queste decisioni sono notificate soltanto alla banca, l'interessato, che intende opporvisi, deve dimostrare una particolare diligenza: si può pertanto presumere che il cliente se le procuri presso l'istituto di credito; ciò vale a maggiore ragione nella fattispecie, visto che il ricorrente è avvocato. Si può inoltre ritenere che, di regola, il cliente ha una conoscenza sufficiente di queste decisioni quando ne è informato dalla banca, che in concreto aveva il diritto di farlo (art. 80n AIMP; DTF 120 Ib 183 consid. 3a, 124 II 124 consid. 2d/aa-cc; Zimmermann, op. cit., n. 174).