Citation: 5A_200/2009 13.08.2009 E. 4

4.1 La Corte cantonale ha accertato che il 18 giugno 1996 sono stati versati fr. 800'000.-- su un conto riconducibile a D.________ e che il qui ricorrente non contesta di aver ricevuto fr. 240'000.-- prelevati 6 giorni più tardi da questo conto. I giudici di appello non hanno però ritenuto dimostrata la tesi del beneficiario, secondo cui tale importo sarebbe già compreso nella somma di fr. 4'841'130.-- percepita in acconto della spettanza ereditaria e già collazionata. Essi hanno considerato che la composizione di tale montante è del tutto ignota e che i vari conteggi allestiti fra gli eredi riportano totali diversi. La Corte cantonale indica segnatamente che dal conteggio di dare e avere accluso all'inventario, firmato anche dall'opponente, risulta che il qui ricorrente ha ricevuto il 20 giugno 1996 un anticipo di fr. 279'433.-- e non di fr. 240'000.--, quale parte del ricavato di fr. 805'748.-- relativo alla vendita di monete. 4.2 Il ricorrente lamenta una violazione dell'art. 8 CC e una valutazione arbitraria delle prove con riferimento al predetto importo di fr. 240'000.--: quest'ultimo risulterebbe dal predetto conteggio di dare e avere firmato dalle parti (doc. BJ), motivo per cui sarebbe superfluo conoscere la composizione dell'importo di fr. 4'841'130.--. I vari documenti sarebbero poi sempre stati aggiornati con l'aggiunta degli interessi, circostanza che - a mente del ricorrente - spiegherebbe i diversi montanti rilevati dai giudici cantonali. Dagli atti relativi alla procedura di allestimento dell'inventario risulterebbe inoltre che l'opponente non avrebbe mai contestato che l'importo in discussione fosse incluso nel conteggio firmato dalle parti: il ricorrente ritiene quindi che la sua allegazione va considerata ammessa in virtù dell'art. 170 CPC/TI. 4.3 Ora, pur invocando l'art. 8 CC, il ricorrente si limita in realtà a censurare l'apprezzamento delle prove effettuato dalla Corte cantonale. Egli non pretende infatti che i giudici cantonali abbiano ripartito in modo errato l'onere probatorio o abbiano applicato un grado della prova errato, né invoca una violazione del diritto alla prova (v. supra consid. 3.3). Contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente, alla pagina 5 del menzionato conteggio risulta, per quanto riguarda il ricavo della vendita delle monete, effettivamente solo l'importo di fr. 279'433.-- (aggiornato al 15 ottobre 1996) ed egli non fornisce alcuna plausibile spiegazione, perché la somma ricevuta di fr. 240'00.-- avrebbe fruttato quasi fr. 40'000.-- di interessi in 4 mesi. Irrilevante appare poi il richiamo all'art. 170 CPC/TI, che concerne la risposta di causa ed è estraneo alla procedura di allestimento dell'inventario. Ne segue che la Corte cantonale non è caduta nell'arbitrio, ritenendo che il ricorrente non ha dimostrato che tale importo è già stato collazionato.