Citation: 1P.596/2000 15.06.2001 E. 3

3.- a) La Corte cantonale ha ritenuto l'inferriata litigiosa, per la sua struttura e collocazione e, data la configurazione dei luoghi e il rapporto tra finestra e terrazza, per il suo scopo e la sua funzione, come un'opera di cinta. In tale categoria di interventi l'ha quindi concepita e compresa. In questo contesto la Corte cantonale ha pure accertato che gli eredi B.________, chiedendo di porre l'inferriata, hanno semplicemente esercitato il loro diritto di proprietà, nel rispetto dei diritti del vicino, la cui finestra riceve ancora aria e luce. Il ricorrente considera abusiva la posa dell'inferriata, e quindi arbitrario il giudizio impugnato che la autorizza, essenzialmente poiché le controparti non avrebbero mai preteso di collocarla per impedire l'accesso alla terrazza di estranei che, comunque, non vi sarebbero sinora mai entrati. Risulta tuttavia dagli atti che gli eredi B.________ avevano notificato al Municipio la posa dell'inferriata adducendo motivi di sicurezza e quindi, in definitiva, la protezione da intromissioni illecite. Inoltre, nel ricorso del 19 giugno 2000 al Tribunale cantonale amministrativo essi avevano affermato che la posa della grata non perseguiva lo scopo di nuocere o recare molestia al vicino, ma unicamente quello di tutelare i diritti loro appartenenti come proprietari. Comunque, il fatto che gli eredi B.________ non avrebbero, secondo il ricorrente, particolarmente insistito sullo scopo e sull'intenzione di impedire con l'inferriata l'accesso di estranei alla loro terrazza non è determinante, tale fine essendo implicito nell'intenzione, già manifestata, dei proprietari. D'altra parte, non necessita che siano già avvenute concrete interferenze perché la posa dell'opera litigiosa possa essere considerata ammissibile. In tali circostanze, il Tribunale cantonale amministrativo non è quindi incorso nell'arbitrio ritenendo l' opera litigiosa, destinata a impedire l'accesso di estranei al balcone, configurabile come cinta. Spetta peraltro alla Corte cantonale, che statuisce liberamente sull'applicazione del diritto (art. 61 della legge cantonale di procedura per le cause amministrative, del 19 aprile 1966), valutare l'intervento edilizio secondo le sue caratteristiche e includerlo in uno schema previsto dalla legge. D'altra parte, le opere di cinta possono essere attuate in vari modi e con materiali diversi e consistere, ad esempio, anche in un'inferriata (Adelio Scolari, Commentario, Bellinzona 1996, n. 301 e 305 all'art. 29 LALPT). Ritenuto che le norme di attuazione del piano regolatore del Comune di Intragna (NAPR) non regolano esplicitamente, segnatamente riguardo alle distanze nella zona del nucleo, l'ambito delle opere di cinta (cfr. art. 29 NAPR), la Corte cantonale poteva, senza incorrere nell'arbitrio, ritenere possibile erigerle a confine, in conformità peraltro alla legge cantonale di applicazione e complemento del CC, del 18 aprile 1911 (art. 133 segg. , v. in particolare l'art. 141 sulle siepi morte; cfr. sentenza del Tribunale cantonale amministrativo del 3 luglio 1997, nella causa M., pubblicata in RDAT I-1998, n. 23, pag. 84 segg. ; Scolari, op. cit. , n. 1165 e 1183 all' art. 39 LE; Vincenzo Jacomella/Marco Lucchini, I rapporti di vicinato nel Cantone Ticino, Bellinzona 1996, pag. 125 seg.). b) Ove il ricorrente sostiene che la posa dell' opera litigiosa costituirebbe, nella fattispecie, un abuso di diritto, è dubbio che l'atto di ricorso adempia le esigenze di motivazione poste dall'art. 90 cpv. 1 lett. b OG e dalla giurisprudenza. In effetti, su questo punto, egli non si confronta con le argomentazioni contenute nel giudizio impugnato, ma si riferisce essenzialmente a una sentenza pretorile nell'ambito di un procedimento penale promosso nei suoi confronti. A prescindere da questa circostanza, il divieto dell'abuso di diritto, che impedisce l'utilizzazione di un istituto giuridico per realizzare scopi a esso del tutto estranei, è applicabile certo anche nel campo del diritto amministrativo (DTF 122 II 193 consid. 2c/ee, 119 Ia 221 consid. 5a pag. 228, 116 II 497 consid. 3 pag. 500; cfr. , sulla definizione di questo precetto, DTF 110 Ib 332 consid. 3a; Jörg Paul Müller, Grundrechte in der Schweiz, 3a ed., Berna 1999, pag. 488). Ora, la Corte cantonale ha tenuto conto della situazione e della configurazione degli edifici, nonché della qualifica, come visto non arbitraria, dell'inferriata quale opera di cinta; essa ha concluso che la sua posa non costituiva un abuso di diritto, la comunione ereditaria essendosi limitata a esercitare il suo diritto di proprietà, e avendo rispettato i diritti del vicino, in particolare permettendo alla finestra di ricevere ancora luce e aria; i Giudici cantonali hanno rilevato che il caso sarebbe potuto essere diverso se, invece della grata in esame, fosse stato costruito un muro. Queste considerazioni reggono di fronte alla censura dell'abuso di diritto, né portano a un risultato arbitrario: nelle suddette circostanze non risulta che la posa dell'opera litigiosa abbia perseguito o persegua fini manifestamente vessatori.