Citation: 1C_536/2017 E. 4.2

4.2. L'assunto è infondato. Secondo la giurisprudenza, vi è retroattività in senso stretto quando un nuovo regime legale viene applicato a fatti accaduti nel passato e completamente conclusi al momento dell'entrata in vigore del nuovo diritto. Una tale retroattività (propria) è di principio vietata, a meno che ricorrano presupposti del tutto particolari (DTF 126 V 134 consid. 4a; 125 I 182 consid. 2b/cc; 119 Ia 154 consid. 4b, 254 consid. 3b). Da ciò va distinta la retroattività in senso improprio, ovvero l'applicazione del nuovo diritto a situazioni che hanno avuto origine sotto la pregressa normativa, ma perdurano ancora dopo la modifica legislativa e quindi solo per il periodo posteriore alla sua entrata in vigore. Dal profilo costituzionale, questo secondo tipo di retroattività è di massima ammissibile nel quadro di leggi cantonali, se non va ad intaccare diritti acquisiti (DTF 126 V 134 consid. 4a pag. 135; 122 II 113 consid. 3b/dd pag. 124; sentenza 2P.349/2005 del 14 agosto 2006 consid. 2.2, in: RtiD I-2007 n.4 pag. 15). Nel caso in esame l'uso dell'appartamento quale residenza secondaria è durato fino al 1° marzo 2006; la figlia del ricorrente l'ha poi utilizzato come residenza primaria sino ad almeno il 16 giugno 2015. Non si è quindi in presenza di una retroattività propria, ma impropria, di massima ammissibile. Del resto, la portata dell'art. 46 NAPR era o poteva e doveva comunque essere conosciuta al ricorrente, così come le notorie conseguenze di una differente utilizzazione, intervenuta oltre 10 anni dopo l'entrata in vigore della stessa. Né, come si vedrà, in concreto sussiste un diritto acquisito a utilizzare l'appartamento quale residenza secondaria, dopo averla trasformata in primaria.