Citation: 5P.293/2005 29.11.2005 E. 4

4.1 La Corte cantonale ha poi ricordato che giusta l'art. 85 RFF, salvo menzione contraria espressa, l'opposizione è presunta diretta contro il credito e l'esistenza del diritto di pegno e ha reputato che, qualora il creditore procedente si limiti a chiedere la reiezione dell'opposizione senza ulteriore precisazione, deve pure essere presunto che la domanda sia riferita sia al credito che al diritto di pegno. L'autorità cantonale ha altresì ritenuto che, se né l'istanza né l'opposizione sono espressamente limitate al credito o al diritto di pegno, il giudice deve esaminare d'ufficio se esiste un titolo di rigetto per entrambi e, riservati i casi di manifesta inavvertenza, la sentenza in cui viene concesso il rigetto dell'opposizione senza specificarne l'oggetto si atterrebbe sia al credito che al diritto di pegno. Riferendosi alla decisione di primo grado, la Corte cantonale ha osservato - escludendo così un'inavvertenza del primo giudice - che questa non si limita a constatare esplicitamente la validità del pegno, ma accerta pure che le cartelle ipotecarie costituiscono validi riconoscimenti di debito ai sensi dell'art. 82 LEF. 4.2 I ricorrenti sostengono invece che, per essere accolta, l'istanza del creditore procedente debba contenere sia una domanda concernente il rigetto dell'opposizione diretta contro il credito, sia una richiesta attinente al rigetto dell'opposizione riferita al diritto di pegno. A mente dei ricorrenti l'autorità cantonale avrebbe inoltre indicato che in caso di manifesta inavvertenza del creditore, il giudice confrontato con un'istanza indistinta non potrebbe concedere il rigetto dell'opposizione e lamentano una motivazione carente della sentenza impugnata, perché questa non spiega i motivi per cui viene esclusa una siffatta inavvertenza da parte dell'istituto di credito procedente, il cui agire superficiale emergerebbe invece già dalle diverse indicazioni di luogo utilizzate nel corso della procedura. 4.3 Nella fattispecie occorre innanzi tutto rilevare che i ricorrenti misconoscono l'argomentazione dell'autorità cantonale. L'inavvertenza menzionata nella sentenza impugnata - che non permetterebbe di considerare un generico rigetto dell'opposizione come riferito sia al credito che al diritto di pegno - deve poter essere attribuita al giudice e non al creditore procedente. Atteso che l'autorità cantonale ha escluso una siffatta inavvertenza per il fatto che il giudizio di primo grado contiene considerazioni riferite sia alla validità delle cartelle ipotecarie quale riconoscimento di debito, sia all'esistenza di un valido diritto di pegno, la censura con cui i ricorrenti si prevalgono di una motivazione carente della sentenza impugnata si appalesa manifestamente infondata. Per il resto, limitandosi ad apoditticamente sostenere la necessità di specificare "in sede di istanza entrambi i rigetti", i ricorrenti non formulano una censura conforme alle esigenze di motivazione previste dall'art. 90 cpv. 1 lett. b OG. Apparteneva semmai ai ricorrenti porre in evidenza quegli elementi di fatto, in considerazione dei quali la decisione impugnata doveva apparire quale frutto di una manifesta inavvertenza; non basta, invece, il generico rimprovero alla Corte cantonale di non aver precisato il concetto di inavvertenza in un caso in cui non è appunto data inavvertenza alcuna e in cui il creditore procedente ben poteva limitarsi a semplicemente chiedere il rigetto dell'indeterminata opposizione interposta dagli escussi, la quale in virtù dell'art. 85 RFF dev'essere presunta diretta contro il credito e l'esistenza del diritto di pegno, ed intendere in questo modo sia l'opposizione riferita al credito che quella attinente al diritto di pegno.