Citation: 4A_520/2008 20.07.2009 E. 4

Come preannunciato, dinanzi al Tribunale federale i ricorrenti contestano innanzitutto l'obbligo di rifusione ammesso nella sentenza impugnata. A loro modo di vedere, infatti, i giudici ticinesi avrebbero violato il diritto federale in materia di recesso ai sensi dell'art. 107 segg. CO, non essendovi alcun nesso causale fra la loro inadempienza e le pretese risarcitorie avanzate dall'opponente. 4.1 Ora, con riferimento alle prestazioni d'architetto fornite dall'ingegnere, la Corte cantonale ha stabilito ch'esse miravano in sostanza a definire le concrete possibilità edificatorie del fondo che i ricorrenti si erano impegnati - indirettamente, mediante la consegna dell'intero pacchetto azionario della società anonima - a vendere all'opponente, per cui è incontestabile che tali prestazioni fossero state ordinate in vista dell'adempimento del contratto. Contrariamente a quanto ritenuto in prima istanza - hanno proseguito i giudici dell'alta Corte ticinese - esse non possono dirsi premature: il precontratto conteneva già tutti gli elementi del futuro contratto preliminare di compravendita, fra cui l'obbligo dell'acquirente di ottenere i necessari permessi edilizi entro 120 giorni dalla firma di quell'accordo, sicché, stante l'importanza dell'affare, è comprensibile ch'egli abbia rapidamente dato avvio ai lavori di progettazione. In queste circostanze, la Corte cantonale ha riconosciuto il diritto dell'opponente al risarcimento della remunerazione da lui dovuta all'ingegnere. Per quanto concerne le prestazioni del commercialista, il Tribunale d'appello ha ritenuto pacifico il loro legame con la stipulazione del contratto, avendo egli allestito due bozze contrattuali e partecipato alle trattative fra le parti, consigliando l'opponente. Di qui il diritto di quest'ultimo al rimborso di quanto dovuto al commercialista. 4.2 I ricorrenti contrastano la decisione cantonale a questo riguardo con argomenti che non soddisfano le esigenze di motivazione descritte al consid. 2. Essi non sembrano avvedersi che le loro critiche non sono rivolte tanto contro l'applicazione del diritto - dato che non vertono sulla nozione di danno risarcibile ex art. 109 cpv. 2 CO o sui principi secondo i quali questo dev'essere determinato - quanto contro l'apprezzamento delle prove e l'accertamento dei fatti che hanno condotto i giudici cantonali ad ammettere l'esistenza di una relazione di causalità naturale (prima ancora che adeguata) tra l'inadempienza contrattuale a loro imputabile e il pregiudizio vantato dall'opponente (cfr. quanto esposto al consid. 3.1). 4.2.1 Al consid. 2.2 si è detto che l'accertamento dei fatti contenuto nella sentenza impugnata può essere rivisto solo sotto il ristretto profilo dell'arbitrio (art. 9 Cost.). Per costante giurisprudenza, il ricorrente che lamenta una violazione del divieto dell'arbitrio non può limitarsi a criticare la decisione impugnata come in una procedura d'appello, dove l'autorità di ricorso gode di cognizione libera, opponendo semplicemente la propria opinione a quella dell'autorità cantonale, bensì deve dimostrare, attraverso un'argomentazione chiara e dettagliata, che la decisione impugnata si fonda su un apprezzamento delle prove manifestamente insostenibile (DTF 133 III 585 consid. 4.1 pag. 589; 130 I 258 consid. 1.3 pag. 262). Infatti, l'arbitrio non si realizza già qualora la soluzione proposta con il ricorso possa apparire sostenibile o addirittura migliore rispetto a quella contestata; il Tribunale federale annulla la pronunzia criticata per violazione dell'art. 9 Cost. solo se il giudice del merito ha emanato un giudizio che appare - e ciò non solo nella sua motivazione bensì anche nell'esito - manifestamente insostenibile, in aperto contrasto con la situazione reale, gravemente lesivo di una norma o di un principio giuridico chiaro e indiscusso oppure in contraddizione urtante con il sentimento della giustizia e dell'equità (DTF 132 III 209 consid. 2.1 con rinvii). 4.2.2 Gli argomenti addotti dai ricorrenti nel gravame, oltre ad essere appellatori, non sono suscettibili di far apparire arbitraria la decisione impugnata sul nesso causale. Essi sostengono che le fatture dell'ingegnere e del commercialista si riferiscono a prestazioni "premature o addirittura estranee al contratto in discussione a suo tempo fra le parti" ma non indicano, con un'argomentazione chiara e precisa, per quale motivo sarebbe arbitraria la diversa conclusione dei giudici ticinesi, per i quali - come visto - i lavori di progettazione erano invece in stretta relazione con il precontratto e il contratto preliminare a venire, e le prestazioni del commercialista erano pacificamente legate alla stipulazione del contratto. Di certo non basta il semplice richiamo alla diversa visione della Pretora, che ha ritenuto prematura la prestazione dell'ingegnere, o l'adduzione di circostanze che i giudici ticinesi non hanno tenuto in considerazione siccome invocate per la prima volta con l'appello, e quindi tardivamente, quale l'asserita esecuzione di certi lavori d'architetto negli anni precedenti la stipulazione del precontratto. Privo di rilievo è infine il fatto che i piani allestiti dall'ingegnere fossero un progetto di massima insufficiente per ottenere la licenza edilizia: ciò che conta è che l'esecuzione di detti piani era legata alla conclusione del contratto; inoltre non va dimenticato che l'attività dell'ingegnere si è interrotta - ed è divenuta inutile - a causa dell'inadempienza contrattuale dei ricorrenti. Quanto alla tesi secondo cui la decisione dell'opponente di avvalersi di un professionista italiano - ovvero, a dire dei ricorrenti, di una "persona assolutamente non cognita" - configura "una chiara colpa di quest'ultimo che interrompe il nesso di causalità", la stessa è evidentemente pretestuosa; le fatture del commercialista italiano hanno peraltro fatto l'oggetto di una perizia giudiziaria, nell'ambito della quale non risulta essere stata constatata l'inutilità del lavoro da lui svolto, rispettivamente una sua incapacità in ragione della sua nazionalità. 4.3 Ne discende che, quand'anche dovesse venir ritenuta ammissibile sotto il profilo della motivazione, la critica mossa ai giudici ticinesi per aver ammesso l'esistenza di un nesso causale fra l'inadempienza dei ricorrenti e i costi di cui l'opponente pretende il rimborso, dovrebbe in ogni caso venire respinta.