Citation: 1C_282/2015 E. 2.2

2.2. Nella sentenza impugnata è stato accertato, rettamente, che con il verbale di contestazione al ricorrente è pure stata inflitta la multa italiana, che costituisce manifestamente una sanzione di tipo penale. Del resto, nello stesso si indica che, come poi avvenuto, sarà adottata quale sanzione accessoria la sospensione della patente. Ha stabilito che dallo scritto di chiarimento del 2 marzo 2015, trasmesso dal Ministero dell'Interno italiano, risulta che il verbale è stato notificato all'indirizzo del proprietario del veicolo litigioso, ossia A.________, il quale, il 28 marzo 2012 si è presentato alla Polizia italiana per fornire i dati dell'effettivo trasgressore, ovvero lui stesso, circostanza non contestata dal ricorrente. Ne ha concluso ch'egli ha potuto prendere conoscenza degli addebiti mossigli e delle vie ricorsuali che avrebbe potuto adire per contestare gli accertamenti fattuali e la decisione penale di multa: tuttavia non solo non vi si è opposto, ma l'ha anche pagata. Ha inoltre firmato il "modulo di comunicazione dati del conducente", dichiarando di essersi trovato alla guida del veicolo con il quale è stata commessa l'infrazione "nelle circostanze di tempo e di luogo" riportate nel verbale. Esprimendosi poi sulla data dell'infrazione, la Corte cantonale non ha ritenuto l'asserzione del ricorrente di aver saldato la multa perché rassicurato da una pretesa affermazione dell'agente di polizia secondo cui con il pagamento della stessa la procedura sarebbe definitivamente terminata. Ha considerato ch'egli non poteva ragionevolmente supporre tale esito: essendo già stato oggetto dei provvedimenti amministrativi e vista la gravità dell'accertato eccesso di velocità non poteva ignorare, essendo del resto un fatto notorio che infrazioni commesse in Stati confinanti avrebbero comportato l'adozione di tali misure anche in Svizzera. Qualora avesse ritenuto che la sanzione penale inflittagli fosse fondata su un presupposto fattuale errato, avrebbe dovuto impugnarla dinanzi alle competenti autorità italiane: ciò a maggior ragione poiché il procedimento si sarebbe svolto non eccessivamente lontano dal confine di Stato e dal suo domicilio e nella sua lingua madre. Nonostante la gravità del reato imputatogli, egli è invece rimasto passivo, sapendo o dovendo presumere che l'infrazione avrebbe inevitabilmente comportato anche una revoca della licenza di condurre. Queste conclusioni non sono per nulla arbitrarie, ma corrette ( sentenze 1C_22/2015 del 19 marzo 2015 consid. 2, 1C_392/2013 del 23 gennaio 2014 consid. 3.2).