Citation: 6B_217/2013 E. 4.2

4.2. Malgrado la presenza di numerosi atti di riciclaggio e benché la condizione della grossa cifra d'affari fosse ampiamente realizzata, l'importo riciclato essendo notevolmente superiore a fr. 100'000.--, il TPF non ha comunque ritenuto l'aggravante del mestiere, perché l'imputato non ha guadagnato dal riciclaggio in quanto tale, bensì dall'investimento del denaro sottratto con i reati a monte. Oltre alla grossa cifra d'affari o, alternativamente, al guadagno considerevole (v. sentenza citata 6P.109/2006-6S.225/2006 consid. 4.1), l'aggravante presuppone che l'autore commetta l'illecito con l'intento di ottenere dei redditi relativamente regolari (v. consid. 4.1), perché è precisamente quando egli conta su tali cespiti delittuosi per finanziare parte del suo stile di vita che diventa pericoloso per la società (DTF 129 IV 253 consid. 2.2). Occorre pertanto che i ripetuti atti di riciclaggio procurino o debbano procurare all'autore un reddito. Erronea risulta dunque la tesi del MPC volta a relativizzare in caso di autoriclaggio la nozione di conseguimento di un reddito, riducendola in pratica alla preservazione e all'eventuale incremento del provento del crimine a monte mediante atti vanificatori della confisca. Questo punto di vista conduce infatti a eliminare dalla nozione di mestiere l'elemento della regolarità del reddito ambito dall'autore, snaturandola. Perché l'aggravante possa essere ritenuta, non è sufficiente che l'attività del riciclaggio sia svolta alla stregua di una professione, anche accessoria, ma è inoltre necessario che sia finalizzata al conseguimento di un reddito relativamente regolare. Ora, nella fattispecie, i capi d'accusa di riciclaggio di denaro concernono trasferimenti da conto a conto (con cifrature o cambiamento di titolarità e/o modifica dell'avente diritto economico), chiusure di relazioni bancarie, consumazione dei valori patrimoniali, nonché manipolazioni di denaro con smobilitazione a contanti e successivo spallonaggio attraverso la frontiera. Trattasi di operazioni che, seppur ripetute con frequenza durante un lungo periodo di tempo, non sono idonee a procurare un reddito all'autoriciclatore. Gli importanti redditi ottenuti da quest'ultimo sono stati realizzati grazie a investimenti, essenzialmente in titoli obbligazionari, non oggetto di imputazione. Le accusatrici private sostengono che gli atti di riciclaggio in questione avrebbero consentito all'imputato di agire indisturbato, predisponendo gli investimenti redditizi; conseguentemente, secondo il MPC, i rendimenti dovrebbero essere considerati frutto anche dell'attività di riciclaggio. Orbene, non basta che gli investimenti intervengano posteriormente a uno o più atti di riciclaggio per concludere che i rendimenti poi ottenuti siano da ricondurre (anche) al riciclaggio di denaro. Peraltro, il TPF, tenuto conto degli investimenti effettuati, ha stabilito che tali rendimenti vi sarebbero stati anche se i valori patrimoniali fossero rimasti sempre sul medesimo conto, circostanza di per sé non contestata dalle parti ricorrenti. Ciò conduce a negare un nesso con l'attività stessa del riciclaggio. Ne consegue che il TPF non ha violato il diritto federale nel negare la realizzazione delle condizioni del riciclaggio per mestiere.