Citation: 2A.214/2004 23.04.2004 E. B

Eseguite nuove indagini la Sezione dei permessi e dell'immigrazione ha nuovamente rifiutato, il 20 maggio 2003, di rilasciare ad A._______ un permesso di domicilio e di rinnovargli il permesso di dimora. Detta decisione è stata confermata su ricorso dapprima dal Consiglio di Stato, il 13 gennaio 2004, e poi dal Tribunale cantonale amministrativo, con sentenza del 5 marzo 2004. I giudici ticinesi hanno ricordato che l'insorgente, nonostante fosse pendente la procedura relativa al suo permesso di soggiorno, aveva continuato a delinquere, allorché era già stato condannato a più riprese; risultavano quindi chiaramente dati gli estremi per applicare l'art. 10 cpv. 1 lett. a LDDS. Hanno poi osservato che, oltre le condanne, questi aveva interessato le autorità giudiziarie, amministrative e la polizia, che aveva a carico 10 precetti esecutivi (fr. 30'991.70) e 23 attestati per carenza beni (fr. 41'548.65), che aveva percepito dal gennaio 1996 al dicembre 1999 prestazioni assistenziali (fr. 101'979.50) e che era stato ed era disoccupato: non poteva pertanto essere escluso il rischio che dovesse ricorrere ancora all'assistenza sociale. Ricordato pure che l'interessato era stato ammonito per ben tre volte, era quindi dato un motivo di espulsione giusta l'art. 10 cpv. 1 lett. b LDDS. La Corte cantonale ha rilevato poi che sua moglie aveva lasciato l'appartamento coniugale, si era ufficialmente trasferita presso i genitori ed aveva inoltrato una nuova domanda di divorzio alla fine del 2003. La relazione coniugale non poteva pertanto essere considerata come vissuta e non si poneva quindi il quesito di sapere se si potesse esigere dalla consorte che seguisse il marito in Tunisia. L'interesse pubblico ad allontanarlo risultava preponderante rispetto ai motivi personali per rimanere.