Citation: 1C_389/2008 09.01.2009 E. 4

4.1 La ricorrente lamenta un'inammissibile retroattività della legge sostenendo che la Corte cantonale avrebbe a torto applicato alla fattispecie l'art. 6 cpv. 2 del regolamento ticinese sulle supplenze dei docenti, del 13 febbraio 1996 (RSuppl), nella versione entrata in vigore soltanto il 1° settembre 2008, quindi dopo l'emanazione del giudizio impugnato (cfr. BU 2008, pag. 98). 4.2 Secondo l'attuale tenore della norma, le supplenze continuate dello stesso docente, di durata prevedibile e di almeno 24 settimane, sono trasformate dall'autorità di nomina in rapporto d'incarico, senza pubblicazione del pubblico concorso. Nel tenore previgente, in vigore fino al 31 agosto 2008, la norma prevedeva che era possibile trasformare in rapporto d'incarico, senza pubblico concorso, le supplenze in atto di durata prevedibile e di almeno quattro mesi, senza che ciò costituisca un diritto del supplente. 4.3 Contrariamente al parere della ricorrente, la Corte cantonale ha applicato alla fattispecie il diritto allora vigente e non il nuovo diritto. Essa ha infatti rilevato che la disposizione non conferiva al supplente un diritto di rivendicare la conversione del rapporto d'impiego in incarico, la decisione dell'autorità scolastica di trasformare o meno le supplenze in rapporto d'incarico essendo di natura discrezionale e il limite di quattro mesi previsto dall'art. 6 cpv. 2 vRSuppl puramente indicativo. Il fatto che la Corte cantonale, per valutare se le supplenze svolte dalla ricorrente fossero di lunga durata o meno, abbia anche richiamato, a titolo orientativo, il limite di 24 settimane previsto dal nuovo diritto, ora vincolante, non risulta manifestamente insostenibile e non significa in particolare ch'essa ha fondato il suo giudizio sulla nuova norma. In tali circostanze, poiché il nuovo art. 6 cpv. 2 RSuppl non è stato applicato dai giudici cantonali, non è stato nemmeno disatteso il divieto della reformatio in peius. È comunque perlomeno dubbio che la nuova normativa sia più sfavorevole di quella previgente ove si consideri che, pur se a condizioni restrittive, la trasformazione non è più di natura meramente discrezionale, ma è oggi di principio obbligatoria (cfr., sul divieto della reformatio in peius, sentenza 1P.105/2001 del 28 maggio 2001 consid. 2a/cc, in: RDAT II-2001, n. 58, pag. 227 segg.).