Citation: H 268/01 05.06.2003 E. 4

In via preliminare va quindi esaminato se la Cassa ha fatto valere tempestivamente il suo diritto al risarcimento danni. Il ricorrente nega questo requisito, affermando che l'amministrazione si sarebbe dovuta avvedere dell'esistenza delle condizioni per procedere all'azione risarcitoria ben prima del rilascio degli attestati di carenza beni a suo favore. 4.1 Per l'art. 82 cpv. 1 OAVS il diritto di richiedere il risarcimento di un danno si prescrive quando la cassa di compensazione non lo fa valere mediante una decisione entro un anno dal momento in cui ha avuto conoscenza dello stesso. Questo termine, contrariamente alla lettera del disposto, è di perenzione, la quale, come tale, deve essere accertata d'ufficio (DTF 128 V 12 consid. 5a, 17 consid. 2a, 126 V 451 consid. 2a, 121 III 388 consid. 3b e sentenze ivi citate). La cassa è reputata avere conoscenza del danno quando, facendo prova dell'attenzione ragionevolmente esigibile, avrebbe dovuto rendersi conto che le circostanze effettive non permettevano più di esigere il pagamento dei contributi, ma potevano giustificare l'obbligo di risarcire il danno (DTF 128 V 17 consid. 2a, 126 V 444 consid. 3a, 452 consid. 2a, 121 III 388 consid. 3b e sentenze ivi citate). 4.2 Qualora la composizione del consiglio di amministrazione di una società anonima o il suo modo di rappresentanza non risponda più alle disposizioni dell'art. 708 CO, l'ufficiale del registro diffida la società, mediante lettera raccomandata od intimazione ufficiale e sotto comminatoria di scioglimento, a porsi in consonanza alla legge entro un congruo termine non inferiore a 30 giorni (art. 86 cpv. 1bis ORC). Se entro il termine assegnato non è stato ottemperato alla diffida, l'ufficiale iscrive lo scioglimento della società e ne dà conoscenza alla stessa (art. 86 cpv. 2 ORC). La società entra allora in liquidazione (art. 738 CO), la quale spetta al consiglio di amministrazione, a meno che dagli statuti o da una deliberazione dell'assemblea generale non sia rimessa ad altre persone (art. 740 cpv. 1 CO). In mancanza di liquidatori, l'autorità tutoria designa, conformemente all'art. 393 n. 4 CC, un curatore su istanza di un creditore o di un azionista (Bürgi, Zürcher Kommentar, Zurigo 1979, n. 18 seg. all'art. 740 CO e n. 20 all'art. 741 CO). Lo scioglimento non comporta però l'estinzione della società, atteso che quest'ultima durante la liquidazione conserva la personalità giuridica e continua ad esistere. Essa può ancora esercitare diritti e assumere obbligazioni, come pure stare in giudizio (Bürgi, op. cit., n. 3 all'art. 739 CO). Inoltre, per l'art. 743 cpv. 1 CO, i liquidatori devono ultimare gli affari in corso, a meno che risulti dal bilancio e dalla diffida ai creditori che gli attivi non sono sufficienti a coprire i debiti della società; in questa eventualità i liquidatori devono informare il giudice che pronuncerà il fallimento (art. 743 cpv. 2 CO). Lo stato di società in liquidazione non significa quindi ancora che non vi siano attivi sufficienti per pagare i creditori (sentenza inedita del 27 gennaio 1992 in re M. e F., H 68/91). 4.3 Come appena esposto, lo scioglimento d'ufficio di una società non significa ancora l'estinzione della stessa. Con tale istituto si mette fine ad una fase nella dinamica societaria, ma nel contempo viene a crearsi una nuova situazione, vale a dire la fase di liquidazione - in cui la società può in linea di principio ancora ricostituire i propri organi e recuperare l'operatività a tutti gli effetti - o, dandosene i presupposti, quella volta verso una fusione (Ruedin, Droit des sociétés, Berna 1999, n. 1886). In concreto dagli atti emerge che la società è stata sciolta d'ufficio in data 26 agosto 1997 e che la ragione sociale della stessa è stata radiata d'ufficio solo il 6 marzo 2000. Inoltre si evince che il primo attestato di carenza di beni a favore della Cassa è stato rilasciato il 23 febbraio 1999 e notificato il giorno successivo, mentre gli altri cinque attestati sono stati emessi il 10 marzo 1999 e ricevuti il giorno successivo. Orbene, alla luce di quanto precede, la richiesta del ricorrente di anticipare il momento della conoscenza del danno al 19 ottobre 1998 in quanto la società a partire da quella data era priva di amministrazione, nonché senza sede e attività alcuna, contrasta con la prassi consolidata del Tribunale federale delle assicurazioni, dalla quale non sussiste un valido motivo per discostarsi e per la quale soltanto il rilascio di un attestato di carenza di beni conseguente a procedura esecutiva intrapresa dall'amministrazione nei confronti della società debitrice determina sufficiente conoscenza del pregiudizio e fa decorrere il termine di perenzione di un anno ai sensi dell'art. 82 cpv. 1 OAVS (DTF 113 V 258 consid. 3c, costantemente confermata in seguito). Ne consegue che la pretesa risarcitoria fatta valere con le decisioni amministrative 3 febbraio 2000 non è perenta.