Citation: 4C.98/2000 09.11.2000 E. 5

5.- Nel ricorso per riforma vengono infine censurate anche le modalità di determinazione dell'onorario dell'attore. A torto. a) L'art. 394 cpv. 3 CO recita che "una mercede é dovuta quando sia stipulata o voluta dall'uso". In concreto la Corte cantonale ha stabilito che le parti hanno convenuto che le prestazioni di mandato sarebbero state remunerate ai sensi della TOA 1972. Il calcolo della mercede non é stato, d'altro canto, di per sé contestato nemmeno dalla controparte, la quale si é limitata ad eccepire che essa doveva essere proporzionalmente ridotta poiché il mandato aveva preso fine prima della procedura arbitrale. Orbene, l'art 6 della TOA 1972 prevede che se il mandato é revocato anticipatamente oppure se il mandatario vi rinuncia per giustificati motivi, i corrispondenti onorari sono fissati ad un tasso variabile dal 25 al 100 % degli onorari normali, a seconda dell'importanza delle prestazioni svolte dal mandatario sino a quel momento e dello stato della procedura. In applicazione di questo disposto, la Corte cantonale ha ritenuto ragionevole fissare l'onorario dovuto a Kupper ad un tasso del 75% dell'onorario pieno. Gli onorari calcolati conformemente ad un tariffario ufficiale, riconosciuto dalle autorità, corrispondono in genere ai servizi resi e risultano oggettivamente proporzionati alle prestazioni (cfr. Höchli, Das Anwaltshonorar, tesi 1991, n. 4.1.1 pag. 35 e seg. , n. 4.1.2 pag. 37 e seg. e nota 42). Nel caso di specie, rilevato che l'attore aveva eseguito l'essenziale degli atti richiesti dalla procedura dinanzi al tribunale arbitrale, sarebbe forse stata preferibile una riduzione più modesta degli onorari. Ciò non può tuttavia comportare, in nessun caso, l'accoglimento della censura, dato che il Tribunale d'appello non ha abusato del potere discrezionale concessogli dalla TOA operando una riduzione di un quarto. b) Per calcolare gli onorari dovuti dalla convenuta, la Corte cantonale si è fondata su un importo complessivo di fr. 292'800.--, pari al tasso minimo del 3% previsto dall'art. 9 TOA applicato al valore di causa dell'arbitrato (circa 9,8 milioni di franchi svizzeri); l'ha in seguito ridotto di un quarto e vi ha aggiunto le spese, non contestate. Per finire, sono stati dedotti gli acconti già versati, vale a dire fr. 117'243.-- e fr. 77'183.--. L'attore rimprovera tuttavia alla Corte cantonale di essere incorsa in un errore deducendo quest'ultimo importo (fr. 77'183). Le parti avrebbero infatti ammesso in deduzione unicamente due fatture già saldate per complessivi fr. 64'856.--; i rimanenti fr. 12'327.-- si riferirebbero invece a fatture per prestazioni antecedenti l'avvio della procedura arbitrale, e quindi escluse dal conteggio in contestazione. Di nuovo, l'attore censura - inammissibilmente - delle circostanze di fatto che le autorità cantonali hanno stabilito al termine di una dettagliata istruttoria. La Corte cantonale ha pertinentemente osservato che le deduzioni operate dalla convenuta sull'ammontare totale dell' onorario chiesto non sono state validamente contestate dall'attore durante la procedura cantonale, per cui devono essere ammesse nella loro integralità. Pur senza menzionarlo esplicitamente, l'insorgente sembra volersi richiamare all'art. 63 cpv. 2 OG; egli confonde però la svista manifesta con l'apprezzamento delle prove operato dalla Corte cantonale, apprezzamento che non é abilitato a contestare in sede di ricorso per riforma.