Citation: 4P.83/2005 17.08.2005 E. 4

Si può comunque abbondanzialmente osservare che, quand'anche il rimedio fosse stato ammissibile, la censura di arbitrio sarebbe stata in ogni caso respinta (sulla definizione di arbitrio cfr. DTF 129 I 8 consid. 2.1 con rinvii). Con la riforma del diritto societario attuata mediante il decreto legislativo 17 gennaio 2003 n. 6, ed entrata in vigore il 1° gennaio 2004, il legislatore italiano sembra infatti aver voluto mettere un termine alle divergenze esistenti, sino a quel momento, fra dottrina e giurisprudenza quo agli effetti della cancellazione di una società dal registro (cfr. Giorgio Cian/AlbertoTrabucchi, Commentario breve al Codice Civile, Milano 2002, n. I.1 ad art. 2456 vCCIt.; Sandro Merz, Manuale pratico delle società, Tomo I, Padova 1996, pag. 673-676). L'art. 2495 nCCit., intitolato "Cancellazione delle società", recita infatti "(1) Approvato il bilancio finale di liquidazione, i liquidatori devono chiedere la cancellazione della società dal registro delle imprese. (2) Ferma restando l'estinzione della società [nuovo], dopo la cancellazione i creditori sociali non soddisfatti possono far valere i loro crediti nei confronti dei soci, fino alla concorrenza delle somme da questi riscosse in base al bilancio finale di liquidazione, e nei confronti dei liquidatori, se il mancato pagamento è dipeso da colpa di questi. La domanda, se proposta entro un anno dalla liquidazione, può essere notificata presso l'ultima sede della società". In queste circostanze, la decisione della Corte ticinese non può dunque venir definita manifestamente insostenibile.