Citation: 7B_3/2023 E. 4.4.2

4.4.2. Per quanto concerne l'importo di Euro 337'430.-- che sarebbe stato versato dal ricorrente a B.________, il ricorrente non si confronta con le argomentazioni della sentenza impugnata (art. 42 cpv. 2 LTF), secondo cui egli avrebbe cambiato versione, nel corso del procedimento penale, in merito alle modalità con cui egli avrebbe corrisposto il denaro (prima versione: versamento in contanti; seconda versione: bonifici bancari). Nel suo ricorso, il ricorrente non contesta di aver cambiato versione nel corso della procedura penale. Pertanto, la Corte cantonale ha ritenuto senza arbitrio che il ricorrente, con le sue affermazioni discordanti, non avesse contribuito a fornire informazioni sufficienti per chiarire la sua posizione di danneggiato in merito al menzionato importo. Nella misura in cui il ricorrente censura l'arbitrarietà della considerazione della Corte cantonale, secondo la quale il fatto che il ricorrente avesse versato il menzionato importo in contanti ancora non implicava necessariamente che il denaro fosse stato nella sua titolarità, la censura ricorsuale non adempie le severe esigenze di motivazione poste dall'art. 106 cpv. 2 LTF. Pertanto, la censura non deve essere esaminata oltre. Contrariamente a quanto sostiene il ricorrente, la Corte cantonale era tenuta a valutare la titolarità e la provenienza dei fondi versati all'imputato, al fine di potersi determinare sull'eventuale qualità di danneggiato (art. 115 cpv. 1 CPP) del ricorrente. Il ricorso risulta infondato anche laddove il ricorrente critica una presunta "evidente contraddizione" nella sentenza impugnata, senza tuttavia indicare in maniera precisa, con riferimento ai considerandi della sentenza impugnata, in che misura la Corte cantonale gli avrebbe rimproverato di non aver agito tramite i veicoli societari a lui riconducibili. Il ricorrente stesso riconosce che il versamento fatto da una società debba essere reclamato in restituzione in primo luogo dalla stessa società. Il fatto che, secondo il rapporto dell'EFIN, la J.________ fosse "riconducibile" al ricorrente e che la società menzionata avesse eseguito dei versamenti sul conto del ricorrente, ancora non permette di ritenere arbitrario l'accertamento dei fatti svolto dalla Corte cantonale. Essa infatti ha ritenuto che il ricorrente, contrariamente al suo obbligo di comprovare la sua legittimazione, non avesse prodotto alcun atto da cui si potesse evincere chiaramente il suo rapporto con la J.________. Contrariamente a quando sembra suggerire il ricorrente, dal rapporto dell'EFIN emerge unicamente che la citata società fosse riconducibile al ricorrente, ma non che il ricorrente fosse titolare dei fondi pervenuti dalla stessa società. Inoltre, il ricorrente, venendo meno al suo obbligo di motivazione (art. 42 cpv. 2 LTF), non si confronta con le considerazioni nella sentenza impugnata, secondo cui il suo conto corrente sarebbe stato utilizzato come una mera relazione di transito, motivo per cui non si poteva concludere che il denaro proveniente dalla J.________ fosse di proprietà del ricorrente.