Citation: 4P.212/2004 11.01.2005 E. 4

Va detto che nel quadro delle censure vertenti sull'arbitrio nell'applicazione del diritto federale i ricorrenti hanno comunque criticato anche l'accertamento dei fatti e l'apprezzamento delle prove. Giovi dunque osservare quanto segue. 4.1 L'arbitrio non si realizza già qualora la soluzione proposta con il ricorso possa apparire sostenibile o addirittura migliore rispetto a quella contestata. Il Tribunale federale annulla una sentenza, per violazione dell'art. 9 Cost., solo se il giudice cantonale ha emanato una sentenza che appare - e ciò non solo nella sua motivazione bensì anche nell'esito - manifestamente insostenibile, in aperto contrasto con la situazione reale, gravemente lesiva di una norma o di un principio giuridico chiaro e indiscusso oppure in contraddizione urtante con il sentimento della giustizia e dell'equità (DTF 129 I 8 consid. 2.1 con rinvii). 4.2 Pur citando in maniera corretta questi principi, ai ricorrenti sembra essere sfuggito che toccava a loro allegare e dimostrare che tali condizioni sono in concreto realizzate. Chiamato a pronunciarsi su un ricorso di diritto pubblico, il Tribunale federale non agisce infatti quale superiore giurisdizione di appello a cui compete di rivedere liberamente il fatto e il diritto e di ricercare la corretta applicazione delle norme invocate (cfr. DTF 128 I 295 consid. 7a pag. 312). Con il ricorso di diritto pubblico non viene proseguita la procedura cantonale; tale rimedio giuridico, straordinario, configura una procedura giudiziaria indipendente, destinata esclusivamente a controllare la costituzionalità degli atti cantonali (DTF 117 Ia 393 consid. 1c pag. 395). Ne segue che, in questo ambito, il Tribunale federale vaglia solo le censure che sono state sollevate in modo chiaro e dettagliato, conformemente all'obbligo di articolare le censure sancito dall'art. 90 cpv. 1 lett. b OG (cosiddetto "Rügeprinzip"), giusta il quale il ricorso di diritto pubblico deve contenere l'esposizione dei fatti essenziali e quella concisa dei diritti costituzionali o delle norme giuridiche che si pretendono violati, precisando altresì in che consista tale violazione (DTF 130 I 258 consid. 1.3). In particolare, un gravame fondato sull'art. 9 Cost., com'è quello in esame, non può essere sorretto da argomentazioni con cui la parte ricorrente si limita a contrapporre il suo parere a quello dell'autorità cantonale (DTF 128 I 295 consid. 7a pag. 312): è necessario allegare e dimostrare - con un'argomentazione precisa - che l'autorità cantonale ha emanato una decisione manifestamente insostenibile, destituita di fondamento serio e oggettivo o in urto palese con il senso di giustizia ed equità. 4.3 I ricorrenti rimproverano ad esempio alla Corte cantonale di aver fondato il giudizio sulla natura del problema delle infiltrazioni d'acqua (normale usura o difetto?, art. 197 CO) su di una tabella riferita a tetti costruiti con tecniche recenti e contestano la decisione secondo cui non sarebbe stato provato che le parti avevano tenuto conto della possibile usura del tetto nella fissazione del prezzo. Formulata in maniera generica, la censura è inammissibile: i ricorrenti nemmeno menzionano i mezzi di prova che l'autorità ticinese avrebbe dovuto tenere in considerazione in luogo della criticata tabella né tantomeno adducono gli elementi suscettibili di dimostrare l'avvenuta pattuizione di un prezzo modesto a causa della situazione del tetto. 4.4 Nel quadro della critica della valutazione della natura del difetto (visibile o occulto?, art. 201 CO) i ricorrenti asseverano che la natura manifesta del difetto sarebbe stata ammessa dagli opponenti nella replica, laddove si legge: "un semplice sopralluogo fa capire la precarietà del tetto." Sennonché l'affermazione dei ricorrenti a questo proposito si rivela pretestuosa. Dalla lettura dell'allegato risulta infatti che tale asserzione non si riferiva alla situazione esistente al momento della compravendita bensì a quella posteriore alle infiltrazioni verificatesi nel maggio 2002. 4.5 Analoghe considerazioni valgono laddove i ricorrenti sostengono che il Tribunale d'appello avrebbe arbitrariamente posto alla base della sua decisione un fatto privo di riscontro nella realtà, ovverosia che il difetto era localizzato "in un unico punto". A prescindere dal fatto che i ricorrenti nemmeno spiegano quali sarebbero le conseguenze del preteso errore sull'esito del procedimento, la loro tesi si appalesa priva di ogni pertinenza. Con l'espressione querelata la Corte cantonale intendeva infatti (manifestamente) il tetto come tale e non un unico punto di esso. 4.6 Infine, i ricorrenti ravvedono gli estremi dell'arbitrio nella decisione sull'ammontare del minor valore riconosciuto agli opponenti. Essi rimproverano in sostanza ai giudici della massima istanza cantonale di aver ammesso una circostanza non dimostrata dalla parte gravata dall'onere probatorio. Nella misura in cui la loro critica ha per oggetto l'applicazione dell'art. 8 CC, essa va dichiarata inammissibile per i motivi esposti al consid. 3. Sia come sia, va evidenziato che l'autorità cantonale ha disatteso le critiche concernenti il giudizio sul minor valore perché la contestazione della forza probatoria della dichiarazione del teste F.________ - il quale aveva indicato in fr. 12'500.-- l'ammontare della fattura per la riparazione del difetto - è stata sollevata per la prima volta solo con l'appello e quindi irritualmente (art. 321 cpv. 1 lett. b CPC/TI). Anche se i ricorrenti non censurano l'applicazione del diritto processuale ticinese con un argomentazione conforme ai dettami dell'art. 90 cpv. 1 lett. b OG, si può osservare, a titolo abbondanziale, ch'essi nemmeno negano di non aver contestato l'importo indicato dal teste F.________ nell'allegato conclusionale, e questo nonostante il Pretore avesse chiaramente indicato - nell'ordinanza 17 marzo 2003, citata nel gravame - la portata che attribuiva a tale dichiarazione. 4.7 In conclusione, la censura concernente la violazione dell'art. 9 Cost. risulta manifestamente infondata, in quanto ammissibile.