Citation: 1C_621/2021 E. 1.3

1.3. A.________ adduce che la decisione impugnata costituirebbe, di fatto, una decisione di rinvio, e quindi incidentale ai sensi dell'art. 93 cpv. 1 lett. a LTF (al riguardo vedi DTF 148 IV 155 consid. 1.1; 144 V 280 consid. 1.2). A torto. La Corte cantonale ha infatti respinto i suoi due ricorsi e non ha rinviato la causa concernente il divieto d'uso al Comune affinché faccia rispettare questo giudizio. Nel ricorso l'ARE precisa d'altra parte espressamente di non contestare il divieto di utilizzo, motivo per cui, visto che la proprietaria non ha impugnato la sentenza del Tribunale cantonale amministrativo, tale provvedimento, passato in giudicato, poteva e doveva essere attuato senza indugio dal Municipio già prima dell'adozione di una decisione di ripristino. Contrariamente all'assunto della proprietaria, l'ordine di liberare i locali, quale divieto d'uso, non necessita infatti di un'ulteriore risoluzione comunale, essendo chiaro ed immediatamente eseguibile. Se del caso esso potrà essere attuato con il sigillamento di porte e finestre, il deposito delle chiavi o il cambiamento delle serrature e l'interruzione degli allacciamenti (vedi sentenza 1C_343/2021, citata, consid. 5.3). Per di più, la Corte cantonale, visto che il Dipartimento del territorio aveva (indirettamente) avallato il contestato ordine municipale di liberare i locali conformemente all'art. 47 del regolamento del 9 dicembre 1992 di applicazione della legge edilizia (RLE; RL 705.110), ha ritenuto che il rinvio degli atti al Governo affinché raccolga un (esplicito) avviso dipartimentale sarebbe stato chiaramente eccessivo, e che neppure la proprietaria lo pretendeva.