Citation: 1P.451/2002 27.11.2002 E. 2

Secondo il ricorrente il diniego di un'indennità per ripetibili costituisce, in un caso come il presente, una violazione del divieto dell'arbitrio e del principio della parità di trattamento. Ravvisa nell'assenza di un'esplicita disposizione nella LPContr, che preveda l'assegnazione di ripetibili, una lacuna propria, che il Giudice cantonale avrebbe dovuto colmare applicando per analogia l'art. 9 cpv. 6 CPP/TI o l'art. 31 della legge cantonale di procedura per le cause amministrative, del 19 aprile 1966. Né i principi generali del diritto, né le garanzie di procedura sancite dalla Costituzione impongono in modo generale alle Autorità cantonali, in assenza di un testo di legge in tal senso, di accordare indennità per ripetibili alla parte vincente rappresentata da un avvocato in un procedimento penale o amministrativo (DTF 105 Ia 127 segg., 104 Ia 9 segg.; cfr. pure DTF 112 Ib 446 consid. 3a pag. 449; sentenza del 13 ottobre 1993, consid. 3a, pubblicata in RDAT I-1994, n. 83, pag. 212 segg. e in Rep. 1994, pag. 279 segg.; sentenza del 14 giugno 1985, consid. 2a, pubblicata in ZBl 86/1985, pag. 508 seg.) Questa giurisprudenza, emanata sotto il previgente art. 4 vCost., è stata confermata anche dopo l'entrata in vigore, il 1° gennaio 2000, della Costituzione federale del 18 aprile 1999 (cfr. sentenza 1P.145/2000 del 17 maggio 2000, consid. 2b/bb; sentenza 1P.755/2001 dell'11 marzo 2002, consid. 4.2; cfr., in generale, DTF 126 I 81 segg.). La prassi del Giudice cantonale di non attribuire ripetibili nelle procedure rette dalla LPContr poiché questa legge non le prevede esplicitamente, regge quindi, di massima, sotto i citati aspetti (cfr. RDAT 1982, n. 34, pag. 77; RDAT 1988, n. 79, pag. 239; Marco Borghi/Guido Corti, Compendio di procedura amministrativa ticinese, Lugano 1997, pag. 159). D'altra parte, non sono in concreto ravvisabili motivi che facciano apparire la soluzione adottata dal precedente Giudice manifestamente insostenibile. In effetti, il Dipartimento del territorio ha sì violato l'art. 44 LCC, perseguendo quale Autorità amministrativa infrazioni rientranti nelle competenze dell'Autorità giudiziaria. Tuttavia, questa circostanza non è atta a fondare un comportamento così abusivo nei confronti del ricorrente da ritenere il rifiuto di accordargli un'indennità per ripetibili manifestamente contrario al sentimento di giustizia e di equità (cfr. DTF 104 Ia 9 consid. 1 pag. 11; sentenza del 13 ottobre 1993 citata, consid. 3b). Né è pertinente l'accenno all'art. 50 CEDU, riferito dal ricorrente invero al tenore della norma precedente all'entrata in vigore, per la Svizzera il 1° novembre 1998, del nuovo titolo II della Convenzione (cfr. RU 1998 III 2993). L'attuale art. 41 CEDU, che ha sostituito la disposizione convenzionale invocata dal ricorrente, presuppone infatti una violazione della CEDU e non è d'altra parte applicabile dinanzi ai Tribunali nazionali, ma unicamente nella procedura dinanzi alla Corte europea dei diritti dell'uomo (DTF 126 V 64 consid. 5b pag. 69; Mark E. Villiger, Handbuch der Europäischen Menschenrechtskonvention, 2a ed., Zurigo 1999, § 13 n. 237 e 238).