Citation: 1P.228/2000 25.08.2000 E. 1

b) La sentenza impugnata è una decisione emanata da un'autorità di ultima istanza cantonale (art. 13 lett. a e art. 71 della legge sulla giustizia amministrativa nel Cantone dei Grigioni, del 9 aprile 1967 [LTA]), contro la quale è esperibile, di principio, un ricorso di diritto pubblico fondato sulla pretesa violazione dei diritti costituzionali del cittadino (art. 84 cpv. 1 lett. a e 86 cpv. 1 OG). c) aa) Secondo l'art. 88 OG, il diritto di presentare un ricorso di diritto pubblico spetta ai privati che si trovano lesi nei loro diritti da decreti o decisioni che li riguardano personalmente o che rivestono carattere obbligatorio generale. È irrilevante la circostanza ch'essi avessero qualità di parte nella sede cantonale (DTF 125 I 253 consid. 1b; RDAT 1999 I n. 50 pag. 175 consid. 1b e richiami). Il cittadino è quindi legittimato a proporre tale rimedio soltanto se l'incostituzionalità di cui egli si prevale lo lede nei suoi interessi personali e giuridicamente protetti (DTF 121 I 267 consid. 2 e rinvii). Per converso, questo mezzo d'impugnazione non è destinato alla difesa d'interessi di puro fatto, né è dato per tutelare interessi pubblici (DTF 121 I 252 consid. 1, 367 consid. 1b e riferimenti). In altri termini, la prassi riconosce la legittimazione ai sensi dell'art. 88 OG a colui che, pur non essendo destinatario materiale della decisione, dimostra di subire comunque un pregiudizio a causa del privilegio che la medesima accorda a un terzo. In questi casi il ricorrente deve poter invocare interessi giuridici che scaturiscono da norme di legge - cantonali o federali - oppure direttamente da una garanzia costituzionale specifica (DTF 126 I 81 consid. 3b, 124 I 159 consid. 1c e relativi rinvii). Per prassi costante sviluppata sotto l'egida della costituzione federale del 29 maggio 1874 (vCost.), il divieto d'arbitrio dedotto dall'art. 4 vCost. non conferiva, di per sé, perlomeno in quanto fosse censurata un'arbitraria applicazione del diritto, la legittimazione ai sensi dell'art. 88 OG (DTF 123 I 279 consid. 3c/aa, 121 I 267 consid. 2 e relativi richiami). Come stabilito dal Tribunale federale in DTF 126 I 81 consid. 3, questa giurisprudenza è valida anche sotto l'imperio della nuova Costituzione federale, del 18 aprile 1999, applicabile in concreto, che sancisce, ora esplicitamente, il diritto d'ognuno d'essere trattato senza arbitrio da parte degli organi dello Stato (art. 9 Cost.). Viene così confermata anche la prassi applicabile in materia d'opposizione edilizia (sentenza inedita del 9 giugno 2000 nella causa M. consid. 2a), secondo cui la legittimazione a ricorrere ai sensi dell'art. 88 OG è riconosciuta al vicino che invoca la lesione di norme emanate, quantomeno in parte, a sua tutela. Nella misura in cui è fatto valere l'arbitrio, il vicino deve pertanto dimostrare, da un lato, di trovarsi nella sfera di protezione assicurata da quelle norme, e dall'altro di essere effettivamente colpito dagli influssi negativi della progettata costruzione (DTF 118 Ia 232 consid. 1b, 112 consid. 2a, 117 Ia 18 consid. 3b, 116 Ia 94 consid. 1 e relativi rinvii). bb) Il ricorrente si prevale di una violazione arbitraria delle norme comunali disciplinanti l'urbanizzazione dei fondi, segnatamente dell'art. 21 lett. b del regolamento edilizio del Comune di Stampa, del 12 ottobre 1977 (RE), il quale sancisce che un terreno è pronto per la costruzione, tra l'altro, quando dispone delle infrastrutture prescritte per l'accesso o quando queste vengono realizzate contemporaneamente secondo i piani comunali. Egli sostiene che i piani di quartiere prevedono una strada larga 4 m ai fini dell'urbanizzazione, ma che tale manufatto non è ancora stato realizzato, né finora - a sua conoscenza - è stata concessa una licenza edilizia. Ne deduce che il terreno non è pronto per la costruzione e che l'autorizzazione contestata non poteva quindi essere rilasciata: avendo ritenuto il contrario, la Corte cantonale sarebbe incorsa nell'arbitrio. Il ricorrente, nella sua qualità di vicino, non è legittimato a proporre tale censura: in effetti egli non fa valere, né ciò emerge dagli atti, che l'interpretazione e l'applicazione del menzionato disposto da parte delle autorità cantonali, rispettivamente il preteso insufficiente accesso alla particella n. XXX, gli pregiudichi l'utilizzazione del proprio fondo, segnatamente dal profilo dell' accesso (ZBl 79/1978 pag. 538 consid. 1b, sentenza inedita del 29 marzo 2000 nella causa F. consid. 1b; v. anche DTF 115 Ib 347 consid. 1c/bb e rinvii). La critica è quindi, in tali circostanze, irricevibile. cc) Richiamando l'art. 91 lett. d-f RE, il ricorrente ravvisa un arbitrio nel fatto che il Tribunale cantonale ha ritenuto completa la domanda di costruzione. Ora, sarebbe stato invece impossibile determinare le effettive dimensioni della costruzione, che supererebbero in ogni caso l'altezza massima di 8 m stabilita dall'art. 11 del regolamento del piano di quartiere, combinato con l'art. 65 RE. Il Tribunale cantonale sarebbe pure incorso in un accertamento arbitrario della fattispecie, violando anche l'art. 37 LTA, che gli fa obbligo di accertare d'ufficio i fatti. Il ricorrente lamenta infine una lesione del diritto di essere sentito, avendo la Corte rifiutato di esperire il sopralluogo chiesto. Il Tribunale federale ha ripetutamente stabilito che le prescrizioni sull'altezza degli edifici tendono a proteggere non solo gli interessi pubblici, di natura generale, ma pure gli interessi dei vicini, di carattere specifico (v. DTF 118 Ia 232 consid. 1b, 115 Ib 347 consid. 1c; RDAT 1998 I n. 45 pag. 172 consid. 2b; Walter Kälin, Das Verfahren der staatsrechtlichen Beschwerde, 2a ed., Berna 1994, pag. 250). Il ricorrente è pertanto legittimato, di massima, a invocare la lesione arbitraria delle rispettive norme comunali: la stessa conclusione vale per l'asserita violazione del diritto di essere sentito e per la pretesa constatazione arbitraria dei fatti rilevanti (ZBl 89/1988 pag. 87 consid. 1b e relativi richiami). Queste censure, contenute in un atto di ricorso tempestivo (art. 89 OG), possono quindi, di principio, essere esaminate nel merito.