Citation: I 220/02 06.08.2002 E. 2

2.1 Per negare il diritto alla chiesta rendita svizzera di invalidità, i primi giudici si sono fondati segnatamente sul parere 9 novembre 2001 della dott.ssa E.________ consulente medico dell'Ufficio AI per gli assicurati residenti all'estero. La valutazione di quest'ultima, che a livello diagnostico non diverge né da quella del dott. M.________, altro consulente medico dell'amministrazione, né da quella dei medici italiani dell'INPS, appare del tutto convincente sia per quel che riguarda la discussione dei referti a disposizione sia in merito all'apprezzamento del grado d'incapacità lavorativa. Giustamente quindi i primi giudici l'hanno fatta propria. Se, in effetti, l'opinione del dott. M.________, il quale negava addirittura l'esistenza di un'incapacità al lavoro, può apparire molto severa e, viceversa, quella del dott. T.________ dell'INPS, che graduava l'invalidità del ricorrente al 70%, estremamente generosa, la valutazione della dott.ssa E.________, espressa dopo un circostanziato e ben motivato esame dei reperti agli atti, si rivela assolutamente corretta. Senza minimizzare le conseguenze delle affezioni cardiache sulla capacità lavorativa dell'assicurato, essa ha esposto in modo convincente le ragioni per le quali l'interessato potrebbe ancora lavorare almeno nella misura del 60% in un'attività medio-leggera quale quella di operaio sarto. Queste considerazioni rendono superfluo esaminare quale sia la residua capacità di lavoro e di guadagno in altre attività leggere adeguate, che il ricorrente potrebbe esercitare senza restrizioni o con restrizioni inferiori al 40%. 2.2 Va rilevato infine che conformemente alla giurisprudenza in materia di assicurazione per l'invalidità vale in linea generale il principio secondo cui l'assicurato, prima di chiedere il riconoscimento di prestazioni, deve intraprendere tutto quanto sia da lui ragionevolmente esigibile per ovviare nel miglior modo possibile alle conseguenze della sua invalidità. Perciò il diritto a una rendita non è dato qualora l'assicurato sarebbe in grado, anche senza reintegrazione, di conseguire con il suo lavoro un reddito escludente un'invalidità pensionabile (DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate). Inoltre deve essere ricordato che l'assenza di un'occupazione lucrativa per ragioni estranee a un danno alla salute, quali per esempio le particolari condizioni del mercato del lavoro in una determinata regione, l'età o una formazione insufficiente, non giustifica il riconoscimento di una rendita, l'incapacità di lavoro che ne dovesse risultare non essendo dovuta a una causa per la quale la legge impone all'assicurazione per l'invalidità di prestare alcunché (DTF 107 V 21 consid. 2c; VSI 1999 pag. 247 consid. 1). Sotto questo aspetto il nostro diritto diverge sostanzialmente da quello italiano, che invece considera tali fattori. Nell'ordinamento giuridico svizzero la mancanza di lavoro a seguito della disoccupazione endemica che colpisce una determinata regione, quindi dovuta a veri e propri squilibri del mercato del lavoro, viene assunta nei limiti della legge dall'assicurazione contro la disoccupazione.