Citation: 1P.298/2005 04.10.2005 E. 3

3.1 La ricorrente sostiene che a torto il Consiglio di Stato le avrebbe negato l'ammissione al gratuito patrocinio. Ritiene infatti che l'assistenza di un legale sarebbe stata necessaria, poiché non si tratterebbe di semplicemente esporre questioni di fatto, bensì argomenti di diritto di una certa difficoltà. 3.2 L'Autorità cantonale ha dispensato la ricorrente dal pagamento delle spese processuali e della tassa di giustizia in applicazione dell'art. 66 LAS, che prevede in quest'ambito la gratuità della procedura. Le ha nondimeno negato il beneficio del gratuito patrocinio sulla base dell'art. 14 cpv. 2 della legge ticinese sul patrocinio d'ufficio e sull'assistenza giudiziaria, del 3 giugno 2002, che ne esclude la concessione se la persona richiedente è in grado di procedere con atti propri, se la designazione di un patrocinatore non è necessaria alla corretta tutela dei suoi interessi o se la causa non presenta difficoltà particolari. La ricorrente accenna invero a una pretesa violazione di questa disposizione, ma non sostiene ch'essa avrebbe una portata più estesa di quella conferita dall'art. 29 cpv. 3 Cost., né insiste particolarmente su un'asserita applicazione arbitraria della garanzia cantonale, spiegando, con un'argomentazione precisa, conforme alle esigenze poste dall'art. 90 cpv. 1 lett. b OG e dalla giurisprudenza, per quali ragioni la decisione impugnata non solo sarebbe discutibile o errata, ma addirittura del tutto insostenibile e quindi arbitraria (DTF 127 I 38 consid. 3c, 125 I 1 consid. 2b/aa). In tali circostanze, la pretesa violazione del diritto al patrocinio gratuito deve essere esaminata unicamente sotto il profilo dell'art. 29 cpv. 3 Cost., che costituisce una garanzia minima che deve essere rispettata anche nella procedura cantonale (DTF 130 I 180 consid. 2.1, 127 I 202 consid. 3a e rinvii). 3.3 Affinché a una persona indigente sia riconosciuto il gratuito patrocinio occorre, sulla base dell'art. 29 cpv. 3 Cost., che i suoi interessi siano colpiti in misura importante e che il caso presenti difficoltà tali, dal profilo fattuale e da quello giuridico, da rendere necessaria l'assistenza di un avvocato (DTF 130 I 180 consid. 2.2, 128 I 225 consid. 2.5.2 rinvii). La questione di sapere se il patrocinio gratuito sia oggettivamente necessario deve essere valutata tenendo conto delle concrete circostanze del singolo caso e delle peculiarità del diritto (cantonale) di procedura applicabile. L'ammissione a tale garanzia si giustifica di principio quando il procedimento in discussione incida in modo particolarmente grave sulla posizione giuridica dell'interessato, ciò che è per esempio il caso quand'egli possa effettivamente subire una pesante misura privativa della libertà personale o una pena senza possibilità di sospensione condizionale (DTF 128 I 225 consid. 2.5.2), oppure nell'evenienza in cui una madre sia privata della custodia parentale (DTF 130 I 185 consid. 3.3.2). Quando la procedura colpisca l'interessato in misura importante, ma comunque in modo non così particolarmente grave, la concessione del gratuito patrocinio può giustificarsi solo se la causa presenta anche specifiche difficoltà fattuali o giuridiche, che egli non è in grado di affrontare (DTF 130 I 180 consid. 2.2 e rinvii). 3.4 La decisione impugnata, pur comportando conseguenze non trascurabili sulla situazione economica della ricorrente, non la colpisce in un modo particolarmente grave, comparabile alle fattispecie esposte, sicché la concessione del gratuito patrocinio presuppone, in un caso come il presente, l'esistenza di difficoltà fattuali o giuridiche non affrontabili dalla ricorrente senza l'ausilio di un legale. Certo, come rettamente rilevato nel gravame in esame, non si trattava tanto, nella procedura ricorsuale dinanzi al Governo, di semplicemente chiedere il pagamento degli anticipi alimentari per il periodo successivo al 1° gennaio 2005, quanto piuttosto di censurare l'applicazione della modifica del regolamento al caso in esame. Tuttavia, la causa né comportava atti d'istruzione né la risoluzione di questioni procedurali complesse, l'unico quesito rilevante dal profilo giuridico essendo in sostanza quello della portata del nuovo art. 10 cpv. 2, la cui applicazione a una fattispecie concreta poteva essere contestata senza particolari difficoltà, anche da parte di un cittadino medio (cfr. DTF 123 I 145 consid. 2b/bb), dinanzi a un'autorità con pieno potere cognitivo come lo era l'Esecutivo cantonale (cfr. art. 56 della legge ticinese di procedura per le cause amministrative, del 19 aprile 1966). Sia la base legale su cui l'Ufficio del sostegno sociale e dell'inserimento ha fondato il diniego dell'anticipo sia la possibilità di adire il Consiglio di Stato con un ricorso secondo l'art. 65 cpv. 2 LAS sono state del resto chiaramente indicate nella decisione di prima istanza e, al proposito, non risultano concreti elementi che permettano di ritenere che la ricorrente non fosse in grado di tutelare i suoi interessi a causa delle sue insufficienti capacità o per ragioni attinenti alla sua situazione sociale, alle sue conoscenze linguistiche o alle sue condizioni di salute (DTF 128 I 225 consid. 2.5.2 pag. 233, 122 I 49 consid. 2c/bb e rinvii; Jörg Paul Müller, Grundrechte in der Schweiz, 3a ed., Berna 1999, pag. 552). Negando nelle esposte circostanze la necessità dell'assistenza gratuita di un patrocinatore, il Consiglio di Stato non ha quindi violato l'art. 29 cpv. 3 Cost.