Citation: 4C.359/2001 30.05.2002 E. 2

Nella prima parte del suo scritto l'attore si duole a più riprese della violazione dell'art. 8 CC. 2.1 In primo luogo egli rimprovera ai giudici cantonali di aver posto a suo carico l'onere di provare di aver dato l'istruzione di chiusura dell'operazione: toccava semmai alla banca dimostrare l'esistenza dello "stop loss order" su cui fonda la sua tesi difensiva. 2.1.1 Come già il Pretore, anche la II Camera civile del Tribunale d'appello ha deciso che l'onere della prova circa la natura e il contenuto delle istruzioni impartite alla banca - nonché circa il mancato ossequio delle stesse - spettava all'attore. A ragione. L'art. 8 CC - che regola, per tutti i rapporti giuridici retti dal diritto civile federale, la ripartizione dell'onere probatorio e, pertanto, la conseguenza dell'assenza di ogni prova - stabilisce infatti che, ove la legge non dispone altrimenti, chi vuol dedurre un diritto da una circostanza di fatto da lui asserita deve fornirne la prova, pena la soccombenza in causa. In concreto incombeva dunque all'attore dimostrare che la convenuta ha vio- lato gli accordi contrattuali, non il contrario. Giovi ripeterlo: spetta al creditore - in concreto l'attore - dimostrare le circostanze suscettibili di fondare la sua pretesa, mentre il debitore - in concreto la banca - deve dimostrare quelle idonee a neutralizzarla (DTF 125 III 78 consid. 3b). Sotto il profilo della ripartizione dell'onere probatorio, l'art. 8 CC è stato pertanto correttamente applicato. 2.1.2 Alla luce di quanto precede la sentenza impugnata resiste alla critica anche laddove fa sopportare all'attore il fallimento della menzionata prova. In accordo con quanto deciso dal primo giudice, il Tribunale d'appello ha concluso che l'attore non è riuscito a dimostrare di aver ordinato alla banca di chiudere l'operazione solo qualora il corso del dollaro fosse sceso in modo tale da non garantire più il margine di copertura del quale egli disponeva, ovvero al di sotto di DM 1.4450. Donde, a ragione, la reiezione della petizione. 2.1.3 La censura ricorsuale si rivela per il resto inammissibile in quanto rivolta contro l'apprezzamento probatorio. Nella misura in cui contesta le conclusioni dell'autorità ticinese in merito all'assenza di prove a sostegno delle sue affermazioni, rispettivamente in merito all'esistenza di prove a sostegno delle dichiarazioni della parte avversa, l'attore tenta infatti di far passare per violazione dell'art. 8 CC l'apprezzamento delle prove. Come già esposto, l'art. 8 CC disciplina le conseguenze di un difetto di prova, e in modo esplicito il diritto alla prova, non però l'apprezzamento probatorio (DTF 122 III 219 consid. 3c con rinvii); questa norma non prescrive al giudice come valutare le risultanze dell'istruzione: tale problema è regolato dall'ordinamento cantonale (cfr. art. 90 CPC/TI). Dato che la decisione dell'autorità cantonale circa la natura degli accordi intervenuti fra le parti si basa sull'apprezzamento delle varie risultanze istruttorie - in particolare della testimonianza del funzionario bancario incaricato dell'esecuzione dell'ordine - essa sfugge all'esame del Tribunale federale chiamato a statuire quale istanza di riforma (DTF 125 III 78 consid. 3a). 2.2 L'attore ravvede un'ulteriore violazione dell'art. 8 CC, nonché degli art. 16 e 398 CO, nel fatto che la Corte cantonale ha ammesso la pattuizione dello "stop loss order" nella forma orale, nonostante che le parti avessero convenuto la forma scritta per ogni ordine dato dal cliente alla banca. Si tratta di una censura inammissibile. Essa presuppone fatti privi di ogni riscontro nella sentenza impugnata (art. 63 cpv. 2 OG). Contrariamente a quanto asserito nel gravame, il Tribunale d'appello non ha affatto accertato "che le parti avevano convenuto che qualsiasi ordine dato dal cliente alla banca dovesse avere forma scritta". Giovi rilevare che l'attore stesso non deduce l'esigenza della forma scritta da un passaggio preciso della sentenza impugnata, bensì dalle direttive dell'associazione svizzera dei banchieri, che nemmeno fanno parte dell'incarto. 2.3 Infine, l'attore contesta l'affermazione dei giudici cantonali secondo cui la petizione avrebbe potuto essere respinta anche perché egli non ha dimostrato di aver tempestivamente contestato l'operazione di chiusura predisposta dalla banca, contestazione che - se formulata per tempo - avrebbe permesso di evitare i danni verificatisi. Ancora una volta l'attore presenta un'argomentazione irricevibile. La citata considerazione - comunque esposta soltanto a titolo abbondanziale - deriva infatti dall'apprezzamento di prove, che - contrariamente a quanto affermato nel ricorso - sono state chiaramente menzionate nonché dalle allegazioni scritte dell'attore stesso. In simili circostanze, come già detto, l'art. 8 CC non può essere di nessun aiuto. 2.4 In conclusione, nella misura in cui è ricevibile, la censura concernente la violazione dell'art. 8 CC si avvera infondata.