Citation: 5A_45/2017 E. 3.2

3.2. Per quanto concerne la richiesta dei ricorrenti di chiudere le aperture esistenti sulla facciata est dello stabile sito sul fondo n. 68, la Corte cantonale ha osservato che l'art. 7 n. 7 lett. d delle norme di attuazione del piano particolareggiato del nucleo di Y.________, integrato nel piano regolatore di X.________, prevede che " [p]er gli interventi sugli edifici e manufatti facenti parte del nucleo di Y.________ sono da rispettare le seguenti prescrizioni edilizie: [...] nella trasformazione di rustici e stalle è ammesso il mantenimento delle aperture esistenti, che possono essere munite di serramenti posati sul filo interno dei muri ". Secondo il Tribunale d'appello, tale disposizione di diritto pubblico permette che le aperture esistenti in rustici e stalle possano essere conservate anche se non rispettano gli art. 125 segg. LAC. La Corte cantonale ha poi spiegato che qualora, come in concreto, esistano disposizioni di diritto pubblico che derogano alle distanze previste dal diritto privato cantonale, solo tali disposizioni sono applicabili e che esse hanno, nel Cantone Ticino, una doppia valenza (essendo destinate a salvaguardare tanto l'interesse pubblico quanto quello privato), sicché la giurisdizione amministrativa non esclude quella civile; tuttavia, se già esiste una licenza edilizia cresciuta in giudicato, il giudice civile è in linea di principio vincolato a tale decisione, a meno che le disposizioni di diritto pubblico si rivelino insufficienti per garantire al vicino la protezione minima assicurata dal diritto privato federale. Atteso che i ricorrenti non hanno fatto valere che le finestre esistenti imporrebbero loro immissioni tanto gravi da risultare incompatibili con detta garanzia minima, secondo il Tribunale d'appello nella presente fattispecie il giudice civile non può eccezionalmente scostarsi dal permesso di costruzione cresciuto in giudicato che autorizza tali finestre. La questione delle aperture esistenti essendo retta dal diritto pubblico e non potendo in concreto essere ridiscussa in sede civile, la Corte cantonale ne ha concluso che, contrariamente a quanto preteso dai ricorrenti, il Pretore non poteva ordinare l'occlusione di tali finestre e che egli inoltre non poteva però nemmeno accordare all'opponente una servitù in applicazione dei combinati art. 674 cpv. 3 e 685 cpv. 2 CC. L'appello è quindi stato respinto in merito alla richiesta di chiusura delle finestre esistenti ed accolto in merito alla richiesta di annullamento della servitù di apertura. La Corte cantonale ha poi osservato che il p iano regolatore di X.________ non risulta invece prescrivere il rispetto di distanze per le nuove finestre, alle quali "rimangono verosimilmente applicabili gli art. 125 segg. LAC". L'autorità inferiore ha tuttavia reputato, fondandosi in particolare sul confronto tra le fotografie della facciata est prima dei lavori (doc. B1 e B2) con l'immagine di tale facciata nel giugno 2014 contenuta nell'appello dei ricorrenti, che questi ultimi chiedessero di fatto unicamente la soppressione delle aperture esistenti e non di aperture nuove, e che essi non avessero del resto neppure indicato quali sarebbero le finestre nuove. L'appello è quindi stato respinto anche in merito alle aperture nuove.