Citation: 1C_648/2021 E. 5.3

5.3. Se la concessione di garanzie corrisponde alla prassi seguita tra la Svizzera e lo Stato richiedente, in linea di principio non c'è motivo di sospettare che quest'ultimo non mantenga i propri impegni, né di dubitare ch'esso rilascerebbe con leggerezza garanzie esplicite senza essere in grado di rispettarle. A ciò si aggiunge il principio della buona fede che regola le relazioni tra gli Stati e che consente segnatamente di presumere ch'essi rispetteranno i loro impegni internazionali (DTF 148 I 127 consid. 4.4). Le garanzie fornite costituiscono quindi, in linea di principio, un impegno da Stato a Stato, che secondo la regola "pacta sunt servanda", prevale su qualsiasi norma contraria della legislazione dello Stato richiedente: in caso d'inosservanza, lo Stato richiedente si rende colpevole di una violazione del diritto internazionale e corre il rischio di vedersi rifiutare una futura richiesta di assistenza (DTF 148 I 127 consid. 4.4; ZIMMERMANN, op. cit., n. 313 pag. 333). Questa pratica indurrebbe quindi in sostanza gli Stati a rispettare gli impegni assunti e il "monitoraggio" diplomatico effettuato dalle autorità dello Stato richiesto avrebbe un effetto positivo sulla tutela generale dei diritti dell'uomo nello Stato richiedente ("effetto farfalla"; ROY GARRÉ, in: Basler Kommentar, Internationales Strafrecht [IRSG, GwÜ], 2015, n. 13 ad art. 37 EIMP). In assenza di precedenti non è tuttavia possibile sapere se un Paese sarà in grado di rispettare le garanzie; è quindi necessario esaminare la verosimiglianza che lo Stato rispetti tali garanzie alla luce del suo comportamento nei confronti della comunità internazionale e dei suoi impegni in materia (DTF 148 I 127 consid. 4.4 e sentenza 1C_444/2020, citata, consid. 3.2.1). Per garantire il rispetto delle garanzie è indispensabile prevedere un obbligo di tolleranza da parte dello Stato richiedente, che si impegna ad accettare un diritto di controllo ex post da parte dello Stato richiesto, ciò che permette di istituire un sistema di "monitoraggio" (ANTONIN CHARRIÈRE, Extradition et garanties diplomatiques : examen de la pratique suisse, en particulier lorsque l'extradable a été jugé par défaut dans l'État requérant, in: AJP 7/2016 pag. 879, ad 4.2.2 pag. 888; SCHAFFNER/KÜHLER, in: Basler Kommentar, Internationales Strafrecht [IRSG, GwÜ], 2015, n. 17 e 48 ad art. 80p AIMP). AUFIERO precisa che questo si realizza sotto la forma di diritti concessi a un rappresentante svizzero o a una persona designata dalla rappresentanza svizzera di parlare e di visitare l'estradato senza sorveglianza, in qualsiasi momento e senza preavviso, di assistere all'udienza del processo, di farsi consegnare la decisione giudiziaria, d'essere informato del luogo di detenzione, nonché, senza indugio, di un suo cambiamento (op. cit., n. 1179 pag. 438). Tali garanzie sono state richieste dalla CRP.