Citation: 1A.243/1999 11.05.2000 E. 4

4.- La ricorrente critica infine il blocco del conto, limitandosi a chiederne la revoca allo scopo di permetterle di far fronte alle sue spese correnti, segnatamente riguardo agli stipendi e agli oneri sociali. Nelle osservazioni il MPC precisa che si tratta di una misura provvisionale secondo l'art. 18 AIMP e che la critica sarebbe tardiva. a) Secondo l'art. 80e lett. b n. 1 AIMP, in relazione con l'art. 80g cpv. 2 AIMP, la decisione incidentale anteriore a quella finale che produce un pregiudizio immediato e irreparabile, segnatamente mediante il sequestro di beni e valori, è impugnabile entro dieci giorni dalla comunicazione della decisione (art. 80k). Il contestato blocco è stato ordinato dal MPC con decisione di entrata in materia e di sequestro del 21 maggio 1999. La ricorrente non ha impugnato questa decisione adducendo un pregiudizio immediato e irreparabile, né ha reso verosimile la sussistenza di un siffatto pregiudizio (FF 1995 III). L'art. 80g prevede comunque che è impugnabile con ricorso di diritto amministrativo la decisione dell'autorità federale d'esecuzione relativa alla chiusura della procedura d'assistenza, congiuntamente alle decisioni incidentali anteriori. b) Il criticato blocco costituisce una misura provvisionale ai sensi dell'art. 18 AIMP (v. anche l'art. 63 cpv. 2 lett. d AIMP; cfr. DTF 115 Ib 517 consid. 6; Robert Zimmermann, op. cit. , pag. 157 seg. ; Michele Rusca, Le misure provvisionali nell'assistenza internazionale in materia penale, in: RDS 1997 II pag. 158 seg. ). Secondo questa norma, a espressa domanda dello Stato estero possono esser prese misure provvisionali per mantenere lo stato esistente, per salvaguardare interessi giuridici minacciati o per assicurare prove in pericolo, purché il procedimento giusta la stessa legge non appaia manifestamente inammissibile o inappropriato (cpv. 1). Nelle osservazioni al ricorso il MPC precisa che gli averi patrimoniali bloccati potrebbero costituire il provento o il profitto dei prospettati reati patrimoniali, come è stato espressamente sottolineato nella rogatoria estera. Questa eventualità non può essere esclusa. Ritenuto che la domanda estera non appariva manifestamente inammissibile o inappropriata, il MPC poteva adottare, sulla base dell'art. 18 AIMP, il criticato blocco, espressamente richiesto dall'Autorità estera, quale misura provvisionale atta a mantenere lo stato di fatto esistente (cfr. DTF 116 Ib 96 consid. 3a e c; cfr. anche DTF 121 IV 41 consid. 4b/bb; cfr. anche l'art. 11 della Convenzione n. 141 del Consiglio d'Europa del 1990 sul riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi di reato, RS 0.311. 53). Il conto della ricorrente, riconducibile a un indagato nel procedimento penale italiano, è stato utilizzato, secondo la richiesta estera, per effettuare operazioni illecite: poiché sussistono sufficienti e ragionevoli motivi per ritenere che i versamenti litigiosi possano essere in relazione con i prospettati reati, il criticato sequestro è ammissibile (DTF 122 IV 91 consid. 4). c) La consegna a scopo di confisca o di restituzione (sequestro conservativo) è disciplinata dall'art. 74a AIMP (DTF 123 II 595 consid. 3c e consid. 3d riguardo ai lavori preparatori; v. l'art. 59 AIMP per l'analoga regolamentazione nell'ambito dell'estradizione). Di massima, trattandosi del prodotto o del ricavo di un reato (art. 74a cpv. 2 lett. b AIMP), la consegna avviene dopo la chiusura della procedura di assistenza e, di regola, su decisione passata in giudicato ed esecutiva dello Stato richiedente (art. 74a cpv. 1 e 3 AIMP). Nell'ambito della presente causa il Tribunale federale non deve tuttavia pronunciarsi sulla questione di sapere se le condizioni per una consegna di beni sequestrati a scopo di confisca secondo l'art. 74a AIMP sono adempiute (cfr. DTF 113 Ib 257 consid. 2). In effetti, nella decisione impugnata il MPC ha ordinato solo la trasmissione della documentazione bancaria e non la consegna degli averi patrimoniali posti sotto sequestro. Per il momento si tratta quindi solo di sapere se la criticata misura provvisionale debba essere mantenuta. Ora, allo stato attuale delle indagini non si può affatto scartare l'ipotesi che i fondi depositati sul conto litigioso costituiscano provento di reato, come sostenuto dallo Stato richiedente e contestato solo in parte, e unicamente con riferimento alla trasmissione degli atti bancari, dalla ricorrente. Il nuovo art. 33a OAIMP dispone comunque che, nell' ambito del sequestro a scopo conservativo, gli oggetti e i beni la cui consegna allo Stato richiedente soggiace a una decisione definitiva ed esecutiva di quest'ultimo giusta l'art. 74a cpv. 3 AIMP, restano sotto sequestro sino alla notifica di tale decisione o fintanto che lo Stato richiedente non abbia comunicato che una siffatta decisione non può più essere pronunciata. Lo Stato richiedente può quindi, in applicazione dell'art. 80o AIMP, essere informato fin d'ora che una consegna dei beni patrimoniali posti sotto sequestro sarà subordinata all'emanazione, in Italia, di una decisione di confisca (DTF 123 II 268 consid. 4b/dd e 5; v. anche DTF 112 Ib 576 consid. 12c pag. 601 seg. ). Visto che la connessione tra gli averi sequestrati e il provento degli asseriti reati è data, si giustifica di mantenere il blocco (cfr. anche l'art. 12 n. 2 della Convenzione n. 141, secondo cui prima di revocare qualsiasi misura provvisoria, la Parte richiesta deve dare a quella richiedente la possibilità di esporre i motivi a favore del mantenimento della misura).