Citation: 2P.237/2004 20.10.2004 E. 3

3.1 Al ricorrente è stato in secondo luogo rimproverato di aver apposto la dichiarazione di autenticità sul retro di un'istanza di deposito di firma sulla quale figura una data posteriore. L'autentica è in effetti datata 11 febbraio 2004, mentre l'istanza porta la data del giorno seguente. Benché l'11 febbraio il ricorrente abbia in realtà autenticato la firma sulla copia del documento ricevuta via fax quello stesso giorno, secondo l'autorità cantonale egli ha comunque suscitato l'impressione di un'attestazione a priori, su un foglio bianco, nuocendo all'immagine del notaio quale pubblico funzionario. 3.2 Anche sotto l'aspetto qui in esame, occorre considerare che l'essenza stessa della procedura di autenticazione risiede nel valore probatorio che ne risulta. In particolare, in relazione alla tenuta del registro di commercio, essa ha come scopo di consentire l'iscrizione delle modifiche richieste sulla base di dati certi ed inequivocabili (Christof Bläsi, Protokolle als Anmeldungsbelege für das Handelsregister & Beglaubigung der Firmaunterschrift, in: Annuario del Registro di Commercio, 1994, pag. 81 segg., in part. pag. 88). Il brevetto notarile e il documento sottoscritto a cui si riferisce devono perciò essere chiari e coerenti, evitando, per quanto possibile, dubbi e malintesi, che intaccano l'attendibilità della certificazione. In questo senso, non è quindi esigibile soltanto che la dichiarazione di autenticità sia posteriore all'effettiva sottoscrizione del relativo atto. È altresì quantomeno sostenibile pretendere che tale dichiarazione porti una data successiva a quella in cui la sottoscrizione sembrerebbe anche solo apparentemente avvenuta. Pure in questa eventualità vi è infatti il rischio di suscitare l'impressione di un'inammissibile autenticazione "in bianco" (Christian Brückner, op. cit., n. 3255). Nel caso specifico, considerata l'incongruenza delle date di cui si è detto, non è infondato ritenere che dall'insieme degli atti risulti una tale impressione. Anche se il controverso documento non era destinato al pubblico, ma "solo" all'Ufficio dei registri, è comunque lecito dedurre che la fiducia nella funzione notarile ne risulti incrinata. Nemmeno da questo profilo il giudizio impugnato appare quindi arbitrario.