Citation: 6B_271/2020 E. 3.4

3.4. Le critiche sull'accertamento dei fatti sono di stampo appellatorio: l'insorgente controbatte alle argomentazioni della CARP, senza tuttavia dimostrarne l'insostenibilità o la chiara contraddizione con gli atti di causa. Benché la sua versione dei fatti sia stata lineare, l'autorità non l'ha ritenuta credibile con una compiuta motivazione. Tale valutazione, oltre ad apparire sostenibile, è anche condivisibile. È infatti poco verosimile che il ricorrente non si sia avveduto del limite di velocità vigente su quel tratto di autostrada, perché chiaramente segnalato, circostanza peraltro non contestata. Aveva del resto scorto la precedente riduzione del limite a 100 km/h indicata in modo meno evidente. Vi era poi un cantiere con conseguente importante restringimento delle carreggiate, costellazione che solo eccezionalmente non comporta un limite di velocità a 80 km/h. Ma soprattutto che il limite vigente gli fosse noto può senza arbitrio essere stabilito dalla sua consuetudine a percorrere quel tragitto. Se effettivamente, come obiettato nel gravame, nei suoi interrogatori dinanzi alla polizia e al pubblico ministero non ha affermato aver già circolato su quel tratto autostradale dopo l'apertura del cantiere, dalla perizia di psicologia della circolazione, a cui egli medesimo si richiama, risulta invece che dall'Italia si reca con frequenza settimanale a Lugano (v. incarto del Tribunale penale cantonale, documento n. 1 dell'atto n. 8, pag. 3). Tenuto conto che il cantiere e la connessa limitazione della velocità consentita erano presenti già da un paio di mesi prima dei fatti qui in giudizio, è in modo del tutto sostenibile che la CARP non ha ritenuto credibile la versione fornita dall'insorgente. Neppure appare plausibile che egli non si sia accorto dell'entità della velocità a cui circolava. Secondo quanto da lui stesso dichiarato, percorre quotidianamente parecchi chilometri, conosce quindi perfettamente la prestanza del veicolo guidato. Certo, riprendendo l'argomentazione del tribunale di prima istanza, la CARP ha evidenziato che gli incombeva l'obbligo di monitorare il contachilometri per controllare la velocità e adeguarla alle circostanze del caso concreto e che il fatto di non rendersi conto della velocità raggiunta costituisce una disattenzione alla guida. Tuttavia, contrariamente a quanto preteso nel ricorso, così facendo essa non ha affatto confermato che egli non avesse alcuna evidenza della velocità a cui circolava. Subito dopo ha infatti precisato di non credergli al riguardo, apparendo ben poco verosimile che, abituato a guidare quotidianamente quell'auto per lunghe distanze e titolare della licenza di condurre da oltre quattro decenni, non si sia avveduto di aver raggiunto una velocità così elevata. L'accertamento dei fatti operato dalla CARP va dunque tutelato: il limite di velocità vigente sul tratto di autostrada in cui è avvenuto il controllo gli era noto ed era consapevole della velocità a cui circolava.