Citation: 6S.180/2002 07.11.2002 E. 4

Il ricorrente ritiene che la Corte cantonale abbia palesemente violato l'art. 397 CP; egli adduce che se il motivo di revisione è dato, il giudice deve pronunciarsi in base alla situazione di fatto esistente al momento della domanda di revisione e non in base a quella esistente al momento in cui è stata pronunciata la sentenza di cui si chiede la revisione. L'insorgente sostiene infatti che se il giudice penale avesse saputo che egli non era più tenuto a versare la pensione alimentare a partire dal 26 aprile 1996 - come riconosciuto dal Tribunale federale - non l'avrebbe certo condannato per trascuranza dei doveri di assistenza. Per la CCRP invece, la sentenza del Tribunale federale che ha pronunciato la soppressione della pensione alimentare a partire dal 26 aprile 1996 non ha inciso sul reato di trascuranza dei doveri di assistenza commesso dal ricorrente negli anni 1996-1997, dato che la causa civile nel frattempo avviata non lo esonerava dal rispetto degli accordi a suo tempo stabiliti nella sentenza di divorzio e nella relativa convenzione sulle conseguenze accessorie. Per tali motivi ha respinto la domanda di revisione. 4.1 Punto centrale della vertenza è quello di sapere se il fatto nuovo invocato dal ricorrente, vale a dire la sentenza 9 maggio 2001 del Tribunale federale, è di una rilevanza tale da modificare lo stato di fatto su cui sono basati i giudizi penali emessi nei suoi confronti per trascuranza dei doveri di assistenza. I giudici della CCRP hanno considerato che sino alla definitiva soluzione della lite - intervenuta solo con la citata sentenza del Tribunale federale - l'unico accordo in vigore era quello derivante dalla sentenza di divorzio dell'8 ottobre 1987, che obbligava il marito a versare alla moglie una pensione alimentare mensile di fr. 2'000.- al mese; essi ne hanno dedotto che, sino all'emanazione di una nuova decisione esecutiva, il ricorrente rimaneva obbligato nei confronti della ex-moglie secondo i termini della precedente sentenza, e che pertanto sia il Procuratore pubblico, sia la Presidente della Corte delle Assise correzionali dovevano legittimamente fondarsi su questa situazione di fatto per stabilire se l'accusato avesse violato o meno i suoi doveri di assistenza. A giusto titolo. Secondo dottrina e giurisprudenza, il giudizio civile - cresciuto in giudicato - vincola il giudice penale chiamato a statuire in materia di trascuranza degli obblighi di mantenimento (Stefan Trechsel, Kurzkommentar zum StGB, 2a ediz., Zurigo 1997, n. 8 e 9 ad art. 217 CP con riferimenti; B. Corboz, Les infractions en droit suisse, Vol. I, Berna 2002, n. 12 ad art. 217 CP); come rilevato in DTF 76 IV 176, l'accusato che non adempie i suoi obblighi di mantenimento perché ritiene di essere stato condannato a torto dal giudice civile, incorre senz'altro in una violazione dell'art. 217 CP: la questione che sia stato dichiarato a buon diritto debitore di un contributo di assistenza sfugge infatti all'esame del giudice penale (sulla questione della colpevolezza v. anche Günther Stratenwerth, Schweizerisches Strafrecht, Besonderer Teil II, Berna 2000, § 26, n. 33 e i riferimenti citati). Ora, sullo stato di fatto risultante dalla sentenza di divorzio del 1987 - l'unica a quel momento valida -, i giudici cantonali hanno correttamente ritenuto che gli elementi costitutivi del reato di cui all'art. 217 CP, ossia la violazione del dover di assistenza e la possibilità di fornire la prestazione, erano realizzati. Dagli atti risulta infatti che il ricorrente ha, di sua iniziativa, cessato di versare le quote mensili di alimenti previste nella convenzione accessoria di divorzio già a partire dal 1° gennaio 1996, ancora prima quindi di introdurre la petizione chiedente l'esonero da ogni obbligo pecuniario nei confronti della ex-moglie, datata 26 aprile 1996, e di ottenere un parziale accoglimento - ancorché non definitivo - delle sue pretese con la sentenza del Pretore di Riviera del 13 luglio 1999. Nessun elemento dell'incarto lascia inoltre supporre - né lo pretende in qualche modo il ricorrente - che egli non avesse i mezzi finanziari per provvedere al versamento della pensione alimentare. La Corte cantonale ha d'altro canto pertinentemente osservato che nemmeno i termini della convenzione di divorzio, che prevedeva la cessazione del pagamento degli alimenti in caso di convivenza della moglie con un altro uomo, autorizzavano il marito a interrompere automaticamente le sue prestazioni in corso di causa, essendo l'interpretazione e la reale portata di questa particolare clausola della convenzione tutt'altro che chiara, oltre che il principale motivo della disputa in sede civile. Prova ne è che la sentenza pretorile del 13 luglio 1999, parzialmente favorevole al marito, è poi stata, su appello della moglie, annullata dal Tribunale d'appello e nuovamente ripristinata solo con la decisione del Tribunale federale. 4.2 Non giova, infine, al ricorrente invocare la sentenza DTF 107 IV 133, riguardante il caso di un giudice chiamato a statuire in sede di revisione dopo che la domanda di revisione era stata accolta dall'ultima istanza cantonale. Secondo tale giurisprudenza, se la domanda di revisione viene accolta e la causa è rinviata al giudice che ha statuito, questi è tenuto a pronunciarsi in base alla situazione di fatto esistente al momento della nuova decisione. La presente fattispecie è invece diversa, trattandosi di un ricorso interposto contro un rifiuto di un'istanza di revisione. 4.3 Da quanto esposto in precedenza ne scende che, nella fattispecie, una revisione delle menzionate sentenze penali si avvera impossibile, giacché il fatto nuovo invocato, non è in realtà rilevante, vale a dire non permetterebbe di decidere diversamente e di emanare un giudizio sensibilmente più favorevole al condannato, come preteso nel ricorso. Se la sentenza del 9 maggio 2001 del Tribunale federale non giustifica la revisione dei giudizi penali, al ricorrente rimane comunque la possibilità di reclamare alla beneficiaria la restituzione - ammesso che le siano state versate - delle somme indebitamente percepite a titolo di pensione alimentare dopo il 26 aprile 1996.