Citation: 6B_809/2020 E. 2.3

2.3. Il ricorrente contesta innanzitutto la conclusione del giudice di primo grado per cui il suo comportamento processuale, definito tutto fuorché collaborativo, non contribuirebbe a rendere credibile la teoria difensiva della macchia d'olio. Rileva che il giorno dell'incidente egli non avrebbe potuto segnalare alcunché alla polizia giunta sul posto, essendo stato trasportato all'ospedale con l'ambulanza, ma alla prima occasione utile avrebbe esposto dettagliatamente le sue ragioni. Senza disporre di alcuna facoltà peritale, le autorità sia di prima sia di seconda istanza avrebbero sminuito l'accertata esistenza della macchia d'olio. La versione dei fatti dell'insorgente sarebbe confermata dalla testimonianza dell'automobilista, di modo che quest'ultima non potrebbe essere considerata preferibile alla sua, come invece fatto dalla CARP. Contrariamente a quanto ritenuto in sede cantonale, il ricorrente avrebbe circolato al centro della propria carreggiata, passando per forza di cose sulla superficie più grande della macchia d'olio presente sul manto stradale, prima di cadere. Le autorità precedenti avrebbero formulato illazioni e teorie astratte, non supportate da alcuna perizia o competenza specifica, sulla traiettoria che un centauro avrebbe dovuto avere sul tratto di strada in questione. Le fotografie agli atti mostrerebbero che la macchia d'olio si situerebbe su un tronco di strada ancora rettilineo, cosicché sarebbe certamente più che ovvio e corretto circolare al centro della stessa, come d'altronde avrebbe confermato il teste. Il fatto che una macchia d'olio possa causare la perdita d'equilibrio di qualsiasi motoveicolo che vi passa sopra è di comune evidenza, tanto che sarebbe insostenibile negarne gli effetti come avvenuto in sede cantonale. Il Presidente della Pretura penale prima e la CARP poi avrebbero misconosciuto il senso e la portata delle prove, ovverosia la coerenza delle versioni del ricorrente e del testimone, l'esistenza di una macchia d'olio di dimensioni importanti, ma impercettibile alla vista, sulla traiettoria del motoveicolo, i suoi effetti sulla stabilità di guida, nonché la provata esperienza di guida dell'insorgente. Apparirebbe evidente che, se non si fossero limitati a emettere supposizioni e avessero valutato correttamente gli elementi della fattispecie, i giudici precedenti non avrebbero che potuto considerarne gli effetti causali, escludendo qualsiasi negligenza del ricorrente. Il dubbio che la macchia d'olio abbia cagionato la caduta non potrebbe essere a priori scartato e sarebbe dunque insormontabile. Si imporrebbe pertanto il suo proscioglimento dall'accusa di infrazione alle norme della circolazione stradale.