Citation: 4C.116/2001 13.08.2001 E. 3

3.- La convenuta rimprovera all'autorità cantonale la violazione dell'art. 337 CO. A suo dire, per valutare la tempestività del licenziamento immediato ci si deve riferire al momento in cui il datore di lavoro ha avuto una conoscenza certa e precisa del motivo grave, ciò che, nel caso in esame, sarebbe avvenuto soltanto nel corso del colloquio risolutivo del 25 novembre 1998. Il tempo impiegato per le indagini consecutive ai primi sospetti non dovrebbe invece essere considerato, e ciò per due ragioni: innanzitutto perché il processo decisionale per le persone giuridiche è più lungo e in secondo luogo perché, concretamente, la valutazione del caso si presentava difficile e delicata. Occorreva infatti tener conto della durata - più che ventennale - del rapporto di lavoro, del grado d'indipendenza e della responsabilità connessi alla funzione svolta dalla dipendente e, di conseguenza, della difficoltà di trovare in Ticino una persona capace di sostituirla adeguatamente; a ciò si aggiungano l'eventualità di dover riorganizzare la gestione in caso di licenziamento, le ferie d'autunno nonché l'assenza, all'inizio del mese di novembre, del direttore cui competeva la decisione in merito. a) Giovi rammentare che, chiamato a statuire quale istanza di riforma, il Tribunale federale fonda il suo giudizio sui fatti così come sono stati accertati dall'ultima istanza cantonale a meno che siano state violate disposizioni federali in materia di prove, che debbano essere rettificati accertamenti di fatto derivanti da una svista manifesta (art. 63 cpv. 2 OG; DTF 125 III 368 consid. 3 in fine, 123 III 110 consid. 2 con rinvii) o che si renda necessario un complemento degli stessi a norma dell'art. 64 OG (DTF 126 III 59 consid. 2a). Nel caso di specie nessuna di queste eccezioni risulta realizzata, né la convenuta sostiene il contrario. Ne segue l'irricevibilità degli argomenti volti a criticare gli accertamenti di fatto contenuti nella sentenza impugnata così come di quelli fondati su fatti diversi da quelli in essa menzionati (art. 55 cpv. 1 lett. c OG; DTF 127 III 248 consid. 2c, 122 III 73 consid. 6b/bb pag. 80). L'esame delle censure ricorsuali verrà pertanto eseguito sulla base della fattispecie accertata dai giudici cantonali, così come esposta al considerando precedente. b) Giusta l'art. 337 cpv. 1 CO il datore di lavoro e il lavoratore possono in ogni tempo recedere immediatamente dal rapporto di lavoro per cause gravi. È considerata causa grave, in particolare, ogni circostanza che non permetta per ragioni di buona fede di esigere da chi dà la disdetta la continuazione del contratto (art. 337 cpv. 2 CO; sulla nozione di "cause gravi" cfr. DTF 127 III 310 consid. 3). In concreto la gravità del comportamento dell'attrice non è oggetto di discussione. Il litigio verte piuttosto sugli effetti del tempo che la datrice di lavoro ha lasciato trascorrere prima di notificare il licenziamento in tronco. c) La legge prescrive che la disdetta per cause gravi dev'essere comunicata immediatamente. Come rettamente rilevato dai giudici cantonali, dottrina e giurisprudenza riconoscono alla parte che rescinde il contratto per motivi gravi un termine di riflessione per comunicare la sua decisione, a patto ch'esso sia breve. Un ritardo nel reagire può infatti indurre a ritenere possibile la continuazione dei rapporti di lavoro sino alla scadenza del contratto mediante una disdetta ordinaria (DTF 123 III 86 consid. 2a con rinvii). Al datore di lavoro che intende porre fine immediatamente al contratto bastano di regola due o tre giorni per maturare la sua decisione e riunire le informazioni giuridiche necessarie. Un ulteriore ritardo, comunque limitato a qualche giorno, è ammissibile solo quando lo esigono circostanze particolari, ad esempio quando il datore di lavoro è una persona giuridica, il cui processo decisionale è più complesso, oppure se occorre chiarire le circostanze che potrebbero dar luogo alla disdetta immediata (DTF pubblicata in JAR 1997 208 consid. 3a con rinvii e numerosi riferimenti dottrinali). È vero, come rileva la convenuta, che di massima il termine inizia a decorrere quando v'è conoscenza certa delle cause gravi che giustificano il licenziamento. Tuttavia, se tale conoscenza precisa fa difetto e, ciononostante, il datore di lavoro ritarda senza motivo la decisione risolutiva, diviene determinante il momento in cui egli avrebbe potuto chiarire i fatti usando la diligenza necessaria (cfr. Staehelin/Vischer in: Zürcher Kommentar, n. 35 ad art. 337 CO; nello stesso senso Brühwiler, Kommentar zum Einzelarbeitsvertrag, Berna 1996, n. 10 ad art. 337 CO a pag. 369). d) Orbene, dai fatti accertati nella sentenza impugnata - in buona parte ammessi nell'allegato ricorsuale - emerge che la convenuta non ha agito in conformità con questi precetti. Malgrado i gravi sospetti maturati già all' inizio del mese di ottobre, il licenziamento è stato rinviato sino al 25 novembre; un simile lasso di tempo è certamente eccessivo, anche volendo tenere conto delle esigenze particolari di una persona giuridica. Il direttore competente per la decisione di licenziamento ha d'altronde prestato il servizio militare soltanto all'inizio del mese di novembre, per cui la sua assenza non sarebbe stata di ostacolo ad una reazione più sollecita da parte della cassa malati durante le settimane precedenti. Il ritardo non può neppure essere giustificato con la necessità di trovare una sostituta per il caso che la dipendente inadempiente fosse stata licenziata: la gravità dei sospetti che pesavano su di lei esigeva un chiarimento immediato, che doveva prescindere da ragioni di opportunità gestionali. e) Ne discende che, concludendo per la perenzione del diritto della convenuta di disdire il contratto con effetto immediato, il Tribunale d'appello non ha violato l'art. 337 CO.