Citation: 2P.339/2001 12.04.2002 E. 5

5.- a) Nell'ambito di un ricorso di diritto pubblico fondato sulla violazione di concordati e di trattati internazionali (art. 84 cpv. 1 lett. b OG), il Tribunale federale esamina di principio liberamente l'interpretazione e l'applicazione delle norme in questione da parte dell'autorità cantonale (sentenza del Tribunale federale del 24 agosto 2001 nella causa 2P.299/2000, consid. 1c). L'interpretazione, rispettivamente l'applicazione, del diritto cantonale viene per contro controllata unicamente dal punto di vista dell'arbitrio. Ciò non è tuttavia il caso allorquando le norme cantonali in questione si limitano a riprendere delle prescrizioni già previste dal diritto concordatario o dai trattati internazionali. Il Tribunale federale si impone comunque un certo ritegno allorquando si tratta di tenere conto di circostanze locali o di giudicare su questioni d'apprezzamento (DTF 125 II 86 consid. 6). b) In materia di appalti pubblici, le offerte devono essere inoltrate in maniera tale da permettere al committente di poter in teoria procedere direttamente all' aggiudicazione della commessa a concorso. Ciò significa che, al momento della loro apertura, le medesime devono risultare complete, corrette, nonché rispettose delle condizioni stabilite dal bando di concorso e dalla relativa documentazione di gara. Questo anche per permettere al committente di raffrontare tra loro le varie proposte ricevute e di scegliere quella oggettivamente più vantaggiosa dal profilo economico. La conformità dell'offerta alle condizioni di gara costituisce dunque un requisito preliminare necessario all'aggiudicazione di qualsiasi commessa pubblica. Al fine di garantire la parità di trattamento tra i concorrenti e di evitare che il committente possa di fatto modificare a posteriori l'oggetto del concorso definito nel bando e nella relativa documentazione di gara, è di principio vietato apportare dei correttivi alle offerte una volta trascorso il termine utile per la loro presentazione (Galli/Lehmann/Rechsteiner, op. cit. , n. 402). Un'eccezione a questa regola è tuttavia data nel caso in cui l'offerta dovesse essere viziata da degli errori involontari di forma (art. XIII cpv. 1 lett. b AAP; cfr. Gerhard Kunnert, WTO-Vergaberecht, Baden-Baden 1998, pag. 272). In questi casi al concorrente dev'essere data la possibilità di apportare le dovute correzioni: un simile diritto non deve comunque avere effetti discriminatori nei confronti degli altri partecipanti alla gara (Galli/Lehmann/Rechsteiner, op. cit. , n. 382, 402 e 444). Il committente ha inoltre la facoltà, durante la fase di analisi delle offerte che precede l'aggiudicazione, di chiedere ai concorrenti delle spiegazioni o dei complementi d'informazione, laddove ciò fosse necessario (§ 24 e 25 DirCIAP), prestando però attenzione anche in questi casi a non disattendere il principio della parità di trattamento tra i concorrenti (Nicolas Michel, Droit public de la construction, Friburgo 1997, n. 1941; Herbert Lang, Offertenbehandlung und Zuschlag im öffentlichen Beschaffungswesen, in: ZBl 2000, pag. 238). c) aa) Per quanto attiene al caso concreto, va innanzitutto detto che, contrariamente a quanto sostiene il ricorrente, la prescrizione, giusta la quale alla posizione R 291. 111 doveva essere inserito un fattore pari ad almeno 1.0, costituiva senz'altro una condizione vincolante di gara. In linea di massima tutte le clausole previste dal capitolato che obbligano i concorrenti a formulare in un certo modo la loro offerta vanno considerate tali. Ora, introducendo nel capitolato le posizioni R 291. 100 e R 291. 111, il committente intendeva in sostanza chiedere ai partecipanti al concorso di definire i loro oneri qualora, una volta ottenuto l'appalto, essi si fossero trovati nella necessità di dover far capo a dei progettisti esterni (ingegneri e geometri) per la risoluzione di determinati problemi tecnici. Ipotizzando che tali mandati esterni potessero comportare per il consorzio aggiudicatario una spesa di fr. 200'000.-- a titolo di onorari in favore di terzi, il committente ha domandato ai concorrenti di formulare su questo punto un'offerta parziale in grado di assicurare loro perlomeno l'integrale copertura di tale somma. Per questo motivo, il Dipartimento del territorio ha preteso che l'importo in parola venisse moltiplicato per un fattore maggiore o uguale a 1.0. Non vi è dubbio che, così facendo, esso ha imposto ai concorrenti il rispetto di una precisa prescrizione di gara, disattesa nell'occasione dal Consorzio A.________ mediante l'inserimento alla suddetta posizione di un fattore inferiore a quello stabilito nel capitolato. bb) Chiarito questo primo aspetto, si tratta di esaminare se, come asserito nel gravame, agendo nel modo appena descritto, il ricorrente abbia commesso un "errore involontario di forma", correggibile anche dopo l'apertura dell'offerta, giusta quanto stabilito dall'art. XIII cpv. 1 lett. b AAP. A questo proposito il Tribunale federale ha già avuto modo di precisare che sono da considerare tali sia gli errori di calcolo che quelli ortografici, così come disposto dal § 24 cpv. 2 DirCIAP, e che comunque il concetto di "errore di calcolo" enunciato da quest'ultima disposizione non coincide con quello contemplato dall'art. 24 cpv. 3 CO, ma è più ampio (sentenza non pubblicata del 30 maggio 2000 nella causa 2P.151/2000 consid. 3b). Ora, nel caso di specie ben difficilmente si può ammettere l'esistenza dell'uno o dell'altro genere di errore. Innanzitutto si deve escludere che il ricorrente abbia commesso un semplice errore di calcolo. Moltiplicando l'importo di fr. 200'000.--, indicato dal committente, per un fattore pari a 0.9, l'insorgente è infatti pervenuto in modo del tutto corretto al risultato di fr. 180'000.--, iscritto nell'offerta. D'altra parte, anche la tesi secondo la quale sussisterebbe un errore di ortografia non convince pienamente. Ciò avrebbe potuto essere il caso se l'insorgente avesse, per esempio, inserito alla suddetta posizione un fattore pari a 10, dimenticandosi di porre tra le cifre 1 e 0 un punto, oppure se esso avesse applicato il fattore 1.1, ripetendo per due volte consecutive la medesima cifra. Il fatto che esso abbia invece inserito il fattore 0.9 induce semmai a credere che nel caso di specie sia stato commesso un vero e proprio errore di merito: e questo, indipendentemente dalla questione di sapere se ciò sia da ricondurre ad una semplice svista o ad un'errata comprensione delle condizioni di gara. In ogni caso, la questione non merita di essere ulteriormente approfondita in questa sede, dal momento che, a prescindere dalla medesima, il gravame dev'essere accolto sulla base di altri motivi sollevati dal ricorrente. cc) Secondo quanto esposto sopra (consid. 5b), l' offerta che non dovesse risultare conforme alle prescrizioni e alle condizioni stabilite dal bando di concorso o che è stata formulata in maniera errata dev'essere in linea di massima esclusa dalla gara e non può dunque venir presa in considerazione per l'aggiudicazione. Occorre tuttavia considerare che la facoltà del committente di escludere un'offerta per simili ragioni trova i propri limiti nel rispetto del principio di proporzionalità e del divieto del formalismo eccessivo (Olivier Rodondi, Les critères d'aptitude et les critères d'adjudication dans les procédures de marchés publics, in: RDAF 57 I 387 e segg. , in particolare pag. 394 con riferimenti giurisprudenziali; Lang, op. cit. , pag. 229 e 235 con rinvii). Di conseguenza, non ogni errore commesso da un concorrente nell'allestimento della sua offerta è suscettibile di cagionare l'annullamento di quest'ultima. Il Tribunale federale ha avuto modo di precisare che, soprattutto laddove è in gioco la realizzazione di importanti e complesse opere pubbliche, è pressoché inevitabile che si verifichino degli errori o delle imprecisioni durante la compilazione delle offerte, ragione per la quale in questi casi la conformità delle medesime alle condizioni e alle prescrizioni di gara dev'essere valutata secondo criteri non eccessivamente restrittivi. Soltanto la presenza di errori di una certa importanza può quindi condurre all' esclusione di un'offerta (sentenza del 26 giugno 2000 nella causa 2P.4/2000 consid. 3b, pubblicata in ZBl 102 2001 215; nello stesso senso anche: Michel, op. cit. , n. 1932 e 1935). Inoltre il vizio in questione non deve influire sull'esito della gara. Pur non regolando direttamente la questione in esame, l'art. XIII cpv. 4 lett. a AAP tiene conto dei principi appena esposti, stabilendo che per poter essere prese in considerazione ai fini dell'aggiudicazione, le offerte pervenute al committente devono essere conformi alle "condizioni essenziali" specificate negli avvisi o nel fascicolo di gara. Ora, nel caso concreto, come giustamente sottolineato nel gravame, l'errore commesso dal consorzio ricorrente concerne una posizione dell'offerta che può essere senz'altro considerata di secondaria importanza. Emerge in effetti dagli atti che la prestazione a cui si riferisce il punto R 291. 110 del capitolato è stata inserita dal committente unicamente per tener conto della possibilità che durante l'esecuzione dei lavori si renda necessario far capo a dei progettisti esterni per la risoluzione di determinate questioni. D'altra parte anche l'importo di fr. 200'000.-- indicato nel capitolato era del tutto ipotetico e serviva in sostanza a permettere ai partecipanti al concorso di quantificare su questo punto la loro offerta. Occorre poi rilevare che lo sbaglio commesso dall'insorgente ha dato luogo ad una differenza di prezzo di soli fr. 20'000.-- su di un'offerta complessiva di oltre 69 milioni di franchi. Si tratta dunque di uno scarto pari a neppure lo 0,03% dell'ammontare totale dell'offerta. Per il che, oltre che scarsamente rilevante dal profilo qualitativo, l'errore in questione appare del tutto trascurabile anche sul piano quantitativo. Oltretutto, il medesimo non ha minimamente influito sulla graduatoria finale del concorso, dal momento che le offerte presentate dai consorzi resistenti sono risultate più care di quella del ricorrente di circa 13 e, rispettivamente, 23 milioni di franchi. Alla luce di tutto quanto appena esposto e tenuto conto del fatto che nel caso concreto i concorrenti erano chiamati ad allestire un'offerta alquanto complessa, comprendente numerose posizioni di calcolo, la decisione del Tribunale amministrativo di annullare l'aggiudicazione dei lavori al Consorzio A.________ a causa del predetto vizio risulta eccessivamente severa e, in quanto tale, disattende sia il principio di proporzionalità, che il divieto d'arbitrio. Inoltre la medesima costituisce per il consorzio ricorrente una sanzione che non appare sorretta da nessuna delle disposizioni internazionali o intercantonali applicabili alla fattispecie concreta. d) Per il che, stante quanto precede, il giudizio impugnato dev'essere annullato, senza che si renda necessario esaminare la fondatezza delle rimaneti censure sollevate dinanzi al Tribunale federale dal consorzio ricorrente.