Citation: 2C_73/2021 E. 6.2

6.2. Secondo quanto constatato in fatto dal Tribunale amministrativo federale, il tenore della lettera inviata ai ricorrenti (minaccia di restrizioni all'utilizzo del conto) non corrisponde dunque esattamente a quanto esposto nella domanda di assistenza amministrativa presentata dall'autorità italiana (minaccia di chiusura forzata del conto). Contrariamente a quanto sostenuto dagli insorgenti, questo elemento non porta tuttavia a escluderli dal modello di comportamento descritto dall'autorità italiana nella propria domanda. Infatti, alla base dell'esigenza relativa alla ricezione di una lettera della banca contenente la minaccia della chiusura del conto, vi era il proposito di identificare i clienti il cui comportamento destava sufficienti sospetti di una violazione dei propri obblighi fiscali. Il modello di comportamento descritto nella domanda raggruppata serviva appunto a limitare la stessa ai clienti che non erano in regola con il fisco italiano, in quanti questi ultimi erano posti davanti al dilemma consistente nello scegliere se (i) dichiarare i propri averi all'autorità italiana, oppure (ii) chiudere il conto. In tale ottica, come ritenuto dal Tribunale amministrativo federale, il cui giudizio può - anche su questo punto - essere seguito (cfr. sentenza impugnata, pag. 47), le restrizioni al conto detenuto dai ricorrenti preannunciate nella lettera da loro ricevuta erano di una tale gravità che nessun cliente le avrebbe tollerate, se non per motivi di evasione fiscale. Tali restrizioni erano così significative (divieto di prelevamento in contanti, forte limitazione a bonifici e trasferimenti di titoli), da rendere la continuazione della relazione finanziaria praticamente inutile per il cliente non in regola con il fisco. Come osservato a ragion veduta dall'autorità precedente, la minaccia di simili restrizioni era dunque assimilabile alla minaccia di chiusura forzata del conto, in quanto le due misure avevano in concreto lo stesso effetto dissuasivo. Del resto, gli insorgenti hanno invero preferito chiudere il conto piuttosto che subire le restrizioni in parola (cfr. sentenza impugnata, pag. 51 seg.). A ciò si aggiunge che, secondo il Protocollo aggiuntivo, il riferimento a informazioni verosimilmente rilevanti ha lo scopo di " garantire uno scambio di informazioni in ambito fiscale il più ampio possibile " (lett. e bis cifra 3 del Protocollo aggiuntivo), ciò che si oppone all'adozione di un approccio eccessivamente formalista alla questione come quello sostenuto dai ricorrenti.