Citation: 6P.36/2000 05.07.2000 E. 1

Nella fattispecie, dapprima il Ministero pubblico - decretando che non vi era luogo a procedere - e in seguito la CRP - confermando tale decreto -, hanno posto fine al preteso ritardo ingiustificato. La CRP ha altresì constatato, in modo conforme al diritto federale come si vedrà nell'ambito del ricorso per cassazione, che era intervenuta la prescrizione assoluta dell'azione penale per una parte degli articoli oggetto della querela. L'interesse attuale e pratico che potrebbe giustificare un esame del merito della censura sollevata difetta quindi manifestamente. Per una parte dei reati concernenti la lesione dell'onore della ricorrente l'azione penale è ormai prescritta, e pertanto irrimediabilmente estinta, e una decisione di accoglimento del gravame di ritardata giustizia, del resto di primo acchito ingiustificata, non avrebbe alcun effetto. b) In modo più generale, la ricorrente si duole della lunghezza del procedimento che, nonostante il palese carattere illecito dal punto di vista penale degli articoli in oggetto, si è protratto per ben quattro anni. Ne deriverebbe una crassa violazione della CEDU della costituzione federale e delle norme di procedura cantonale, nella misura in cui è garantito il diritto di ottenere, quale danneggiata e parte civile, un giudizio e giustizia in tempi brevi (atto di ricorso, pag. 38). Difetta anche sotto questo aspetto al gravame di diritto pubblico un interesse attuale e pratico: le autorità cantonali, dopo aver proceduto a un accertamento dei fatti e a una valutazione delle prove che la ricorrente non è legittimata a criticare (DTF 122 I 267 consid. 1b, 120 Ia 220 consid. 2a e rinvii; Kälin, Das Verfahren der staatsrechtlichen Beschwerde, 1994, pag. 244 e segg.), hanno negato agli articoli incriminati una qualsiasi specificità penale. Tale constatazione, che, come si vedrà nell'ambito del ricorso per cassazione, sfugge a ogni critica, mette un termine definitivo al procedimento penale e priva anche questa censura sin dall'inizio di qualsiasi effetto concreto, rendendola pertanto inammissibile. c) Infine, la ricorrente si duole del fatto che, rifiutandosi di promuovere l'accusa in presenza di fatti manifestamente illeciti e quindi meritevoli di istruzione, l'autorità cantonale avrebbe commesso un ulteriore diniego di giustizia formale, applicato arbitrariamente il diritto cantonale (il quale prevede che in presenza di indizi sufficienti il Ministero pubblico deve rinviare l'accusato a giudizio) e pregiudicato, al contempo e in maniera arbitraria, il suo diritto di ottenere un giudizio in sede penale sulle proprie pretese civili (atto di ricorso, pagg. 39-49). Al riguardo è d'uopo ricordare che il diritto di perseguire e eventualmente di condannare, di cui si tratta nel procedimento penale, spetta esclusivamente allo Stato (DTF 125 Ia 253 consid. 1b e rinvii). Il preteso diritto di ottenere un giudizio in merito ad eventuali pretese civili presuppone l'esistenza di un reato penale e non può essere invocato in modo autonomo. Ora, alla lettura della loro motivazione, appare manifesto che, nonostante il tentativo di dare loro un'etichetta formale, quest'ultime censure concernono esclusivamente il merito del litigio e le questioni con esso strettamente connesse, che la ricorrente, nella sua sola qualità di parte lesa e di danneggiata - e non di vittima ai sensi dell'art. 8 cpv. 1 lett. c della legge federale concernente l'aiuto alle vittime di reati (LAV) - non è legittimata a contestare, vista la mancanza di un interesse diretto conformemente all'art. 88 OG (DTF 125 Ia 253 consid. 1b e rinvii, 122 I 267 consid. 1b, 120 Ia 220 consid. 2a e rinvii). d) Per il sovrappiù, gli argomenti sviluppati in sede di ricorso pubblico riguardano l'apprezzamento giuridico compiuto dall'autorità cantonale e consistono, in sostanza, in una critica dell'applicazione del diritto federale, ossia in censure ammissibili esclusivamente nell'ambito del ricorso per cassazione (art. 84 OG e 269 PP).