Citation: 4A_474/2013 E. 5.2

5.2. Al considerando 7 della propria sentenza la Corte ticinese ha ripreso le predette regole succintamente (citando peraltro un passaggio dell'atto di appello del convenuto). Ha rammentato che l'attrice deve provare l'inesistenza di una causa valida dell'arricchimento, che la buona fede obbliga il convenuto a cooperare offrendo la prova del contrario e che il fallimento di quest'ultima prova contraria avvalora la tesi dell'attrice. Questa enunciazione di principio rispetta pienamente il diritto federale. Nell'esame concreto della fattispecie la Corte cantonale, confermando il giudizio del Pretore, ha stabilito preliminarmente che l'intestazione del conto bancario alla madre faceva presumere ch'ella ne fosse anche la beneficiaria economica, non risultando dagli atti dichiarazioni contrarie. In seguito, in merito alla causa dell'arricchimento, i giudici ticinesi hanno confermato anche la conclusione del Pretore secondo la quale il convenuto non ha provato che la madre avesse acconsentito al prelevamento litigioso, in particolare poiché i testimoni, ch'egli aveva proposto per avvalorare la sua tesi, non avevano avuto una percezione diretta dei fatti. Hanno in seguito rimproverato al convenuto di non avere spiegato conformemente ai dettami dell'art. 311 CPC per quale motivo sarebbero errati gli accertamenti minuziosi del Pretore concernenti la proprietà dei soldi, aggiungendo però che in ogni caso l'apprezzamento delle prove effettuato dal primo giudice a questo proposito regge alle critiche. Infine la Corte d'appello ha reputato proceduralmente irricevibili le contestazioni riguardanti l'esistenza del rapporto fiduciario, ma ha comunque esaminato anche nel merito e confermato le valutazioni sfavorevoli al convenuto svolte dal Pretore a tale riguardo.