Citation: 1C_290/2024 E. 5.2

5.2. Richiamando l'art. 47 cpv. 1 e 6 LPAmm, la Corte cantonale ha posto la tassa di giustizia, di complessivi fr. 1'800.--, a carico della ricorrente nella misura di fr. 1'000.-- e per il rimanente (fr. 800.--) a carico dello Stato del Cantone Ticino. La ricorrente non fa valere l'applicazione arbitraria di questa disposizione, che prevede in particolare nei procedimenti amministrativi di carattere pecuniario il prelievo di una tassa di giustizia da fr. 100.-- a fr. 30'000.-- (art. 47 cpv. 1 lett. b LPAmm). Non contesta l'ammontare della tassa di giustizia fissata dalla Corte cantonale, ma lamenta un'insufficiente motivazione della ripartizione tra le parti. Premesso che in presenza di una tariffa o di una regola legale che stabilisce importi minimi e massimi le esigenze di motivazione sono ridotte (DTF 139 V 496 consid. 5.1 pag. 503 seg.), in concreto la Corte cantonale ha stabilito l'importo della tassa di giustizia entro i limiti inferiori della suddetta forchetta e l'ha ripartita tenendo conto della prevalente soccombenza della ricorrente. Ella aveva infatti chiesto di essere assegnata alla classe 14 con 21 aumenti (corrispondenti a fr. 165'129.-- secondo la scala stipendi 2022), mentre la Corte cantonale l'ha per finire iscritta nella classe 14 con 14 aumenti (corrispondenti come visto a fr. 151'575.--). Tenuto conto del fatto che, con la promozione, il Consiglio di Stato l'aveva inserita nella classe di stipendio 14 con 11 aumenti (fr. 143'444.--), l'entità dell'aumento effettivamente ottenuto ha comportato per la ricorrente un grado di soccombenza maggiore rispetto a quello dello Stato. La ripartizione delle spese processuali risulta in tali circostanze comprensibile e del tutto sostenibile alla luce dell'esito della procedura ricorsuale cantonale. La censura deve quindi essere respinta.