Citation: 6B_263/2015 E. 3.2

3.2. Come già rettamente osservato dalla CARP, oggigiorno complici l'evoluzione dei costumi, il decadimento del lessico e il crollo delle barriere censorie in tutti gli ambiti, le parole scurrili sono d'uso frequente e diffuso, ciò che ne attenua fortemente la portata offensiva. Così anche il termine "cazzo", che nel suo significato letterale designa l'organo esterno dell'apparato genitale maschile, è divenuto elemento di innumerevoli locuzioni. Talvolta è usato quale semplice intercalare o con funzione di interiezione o ancora come rafforzativo in alcune domande, talaltra con il significato di cosa di nessuna o poca importanza o quantità. Altre volte è utilizzato per esprimere mancanza di valore o interesse, oppure per evidenziare futilità o ovvietà o ancora per rafforzare la negazione (per alcuni esempi v. il termine nel vocabolario del sito < www.treccani.it >). E si potrebbe continuare. Nei dizionari, alla specifica voce, l'espressione "testa di cazzo" designa una persona stolta e inefficiente (Devoto /OLI, Il Devoto-Oli 2010: vocabolario della lingua italiana, 2009), di nessun valore (Dizionario italiano ragionato, 1988), sciocca, citrulla, stupida ( ALDO Gabrielli, Grande dizionario illustrato della lingua italiana, vol. I, 1988), cretina ( GIUSEPPE Pittano, Sinonimi e contrari: dizionario fraseologico delle parole equivalenti, analoghe e contrarie, 1987). In concreto l'epiteto è stato accompagnato da strattoni e spintoni (la cui qualificazione quali vie di fatto è inutilmente contestata, v. infra consid. 4), ovvero da gesti che, come già rilevato dall'autorità precedente, ne rafforzavano indubbiamente la portata offensiva, rendendolo una chiara espressione di disprezzo che adempie la fattispecie oggettiva di cui all'art. 177 cpv. 1 CP (v. pure sentenza 6B_794/2007 del 14 aprile 2008 consid. 3 relativa al termine "vaffanculo" e sentenza 6B_602/2009 del 29 settembre 2009 consid. 2 concernente l'espressione "petit con"). Quanto all'aspetto soggettivo, la CARP ha ritenuto indiscutibile che il ricorrente abbia voluto, o perlomeno accettato, che il suo agire potesse offendere l'onore dell'accusatore privato. Ciò che l'autore sa, vuole o prende in considerazione sono questioni di fatto (DTF 137 IV 1 consid. 4.2.3) che vincolano questo Tribunale (art. 105 cpv. 1 LTF) : l'insorgente non formula alcuna ammissibile censura al riguardo (art. 97 cpv. 1 unitamente all'art. 106 cpv. 2 LTF). Il reato di ingiuria è quindi dato anche sotto il profilo soggettivo.