Citation: 1A.81/2001 14.05.2001 E. 2

2.- a) I ricorrenti, che non si esprimono del tutto sulla predetta prassi, fondano la loro legittimazione sulla circostanza che il teste è chiamato a esprimersi su circostanze coperte dal segreto professionale. Essi disconoscono tuttavia che la tutela di tale segreto spetta al detentore del segreto (art. 321 CP e art. 12 LAvv). Certo, l'audizione di un avvocato alla presenza di partecipanti al processo all'estero può costituire una decisione incidentale comportante un pregiudizio immediato e irreparabile secondo l'art. 80e lett. b n. 2 AIMP (cfr. DTF 126 II 495 consid. 4); ciò in particolare quando le domande, contrariamente alla costante prassi (DTF 118 Ib 547 consid. 6c pag. 562, 117 Ib 51 consid. 5a, 113 Ib 157 consid. 7c pag. 169; sentenze inedite del 15 gennaio 1998 in re I., consid. 2a e b, apparsa in Rep 1998 161, e del 29 settembre 1999 in re F., consid. 4c, apparsa in Pra 2000 38 204), siano poste direttamente da magistrati esteri, come avvenuto nell'ambito delle audizioni effettuate il 19 aprile 2001 (sentenze del 3 e dell'11 maggio 2001, citate). Anche in tal caso la legittimazione a ricorrere spetta tuttavia unicamente al teste, sottoposto direttamente alla misura coercitiva, e solo nella misura in cui è chiamato a fornire informazioni che lo concernono personalmente o allorquando egli si prevale del suo diritto di non testimoniare (DTF 126 II 258 consid. 2d/bb, 122 II 130 consid. 2b, 121 II 459). In concreto il teste non si è opposto alla sua convocazione. Ammettere la legittimazione dei ricorrenti, non toccati direttamente dalla critica misura, a far valere il segreto professionale, a maggior ragione viste le particolarità della fattispecie, comporterebbe un' estensione eccessiva della cerchia delle persone legittimate a opporsi alla concessione dell'assistenza, ciò che ostacolerebbe la collaborazione internazionale, in contrasto con lo scopo della legge e dei trattati internazionali ratificati dalla Svizzera in questo campo (DTF 122 II 130 consid. 2c). b) Per di più, nella procedura di assistenza giudiziaria l'avvocato non può prevalersi del segreto professionale e del diritto che ne deriva di non testimoniare, per rifiutare di rivelare fatti confidenziali di cui ha avuto conoscenza nell'esercizio di un'attività limitata all'amministrazione di patrimoni e all'investimento di capitali (DTF 112 Ib 606; sul suggellamento di carte da parte di un avvocato contenenti asserite disposizioni testamentarie v. la sentenza inedita del 2 marzo 1998 in re MPC, consid. 3, apparsa in Rep 1998 143). Il segreto professionale non è infatti opponibile a informazioni connesse ad attività dove prevale il carattere commerciale o quando l'avvocato sia egli stesso imputato (DTF 126 II 495 consid. 5e/aa, 120 Ib 112 consid. 4, 115 Ia 197 consid. 3d, 114 III 105, 106 IV 413 consid. 7c). Spetta quindi al teste decidere se e in che misura potrà invocare il segreto professionale (art. 321 CP e art. 12 LAvv; cfr. Zimmermann, op. cit. , n. 221/222), tenendo conto del fatto che questa tutela, visto il pericolo dell' abuso di diritto sussistente in tale ambito, non deve perseguire lo scopo di ritardare, complicare o allungare la procedura d'assistenza giudiziaria (DTF 126 II 495 consid. 5e/dd pag. 504). Non v'è infatti alcun motivo di credere che il teste disattenda le norme che disciplinano tale segreto: ciò a maggior ragione visto ch'egli è già stato udito durante l'esecuzione delle precedenti rogatorie. Il teste potrà esprimersi altresì sui quesiti, su cui insistono i ricorrenti, di sapere se essi - considerata la natura eminentemente personale del diritto al segreto (cfr. Lorenz Erni, Anwaltsgeheimnis und Strafverfahren, Beat Brechbühl/Ernst Hauser/Urs Hofer, Der Anwalt als Zeuge, ambedue in: Das Anwaltsgeheimnis 4, Zurigo 1997, n. 29 pag. 15, rispettivamente pag. 60; Jean-Claude Wenger, Der Anwalt als Willensvollstrecker, in: Das Anwaltsgeheimnis 3, Zurigo 1997, pag. 62-65; Michael Kull, Die zivilrechtliche Haftung des Anwalts gegenüber dem Mandanten, der Gegenpartei und Dritten, tesi, Zurigo 2000. pag. 84) - siano abilitati a svincolarlo anche riguardo ai mandati conferitigli dal defunto R.________, e se sia necessario il loro consenso, o l'autorizzazione dell'autorità (art. 321 cpv. 2 CO eart. 12 cpv. 2 e 3 LAvv) riguardo alle sue attività di esecutore testamentario, qualora si tratti di informazioni tutelate dal segreto professionale. Neppure la tutela del segreto bancario, meno ampio di quello professionale (DTF 119 IV 175 consid. 3 e 4), osta da sola e in principio alla concessione dell'assistenza (DTF 123 II 153 consid. 7, 120 Ib 251 consid. 5c).