Citation: 6B_674/2023 E. 6

Con riferimento alla commisurazione della pena la ricorrente censura la violazione dell'art. 48 CP. Benché abbia riconosciuto l'attenuante del lungo tempo trascorso dai fatti, la CARP non avrebbe applicato quelle del grave stato di angustia, della condotta della vittima che l'avrebbe seriamente indotta in tentazione, nonché della violenta commozione dell'animo scusabile per le circostanze. Queste attenuanti avrebbero giustificato di contenere la pena al minimo possibile, a un livello solo simbolico. Su questo punto, il ricorso si rileva inammissibile per difetto di motivazione (art. 42 cpv. 2 CP). L'insorgente infatti si limita a elencare una serie di attenuanti come se postulasse dinanzi a un'autorità di appello, senza spiegare perché la loro mancata presa in considerazione da parte della CARP violerebbe il diritto e senza nemmeno esporre perché a suo avviso esse sarebbero date nella fattispecie. Peraltro, nulla nei fatti accertati permette anche solo di ipotizzare uno stato di grave angustia ai sensi dell'art. 48 lett. a n. 2 CP (al riguardo v. DTF 149 IV 217 consid. 1.4.1 con rinvii). Lo stesso dicasi per l'invocata violenta commozione dell'animo giusta l'art. 48 lett. c CP (in proposito v. DTF 147 IV 249 consid. 2.2). Non va diversamente per l'attenuante di cui all'art. 48 lett. b CP.