Citation: 4C.365/2002 14.03.2003 E. 2

2.1 In sede cantonale la convenuta ha sostenuto che la circostanza che l'attrice ha allestito l'11 gennaio 1994 bollettini a regia per lo sgombero di vari attrezzi e mobili dalla casetta del sig. C.C.________ - mentre secondo il contratto tali spese dovevano far parte della mercede forfetaria - risulta particolarmente grave, oltre che sintomatico delle future intenzioni dell'impresa di perseguire una politica di fatturazione "aggressiva", volta a recuperare quanto perso con la pattuizione di una mercede a corpo tenuta relativamente bassa allo scopo di vedersi assegnati i lavori. La convenuta ritiene simile agire costitutivo del dolo. 2.2 Chi avanza una pretesa di dolo ai sensi dell'art. 28 CO, deve provarne tutti i requisiti legali (Schwenzer, Commentario Basilese, 2a. ediz., n. 26 ad art. 28 CO). Del resto, la convenuta giustamente non sostiene che l'ultima istanza cantonale abbia erroneamente valutato a suo sfavore l'assenza di prove. 2.3 Esaminando gli accordi tra le parti in causa, la Corte cantonale ha anzitutto stabilito che il contestato lavoro di sgombero della proprietà C.________ non doveva - in principio - essere fatturato separatamente alla convenuta quale opera a regia, ma era da ritenersi incluso nella mercede forfetaria. A mente dei giudici d'appello, secondo quanto stabilito nel capitolato con riferimento all'istallazione del cantiere e le circostanze concrete, era lecito supporre che l'intervento di sgombero della casetta dovesse rimanere a carico dell'attrice, non trattandosi, né di un affitto né di una pratica necessaria alla messa a disposizione del terreno privato, tanto più che in tal modo l'impresa risparmiava l'onere di dover installare una baracca di cantiere. La Corte cantonale ha tuttavia osservato che l'utilizzo di termini ambigui in alcune posizioni del capitolato d'appalto e altre circostanze di fatto (quale la convenzione stipulata tra la sig.ra C.D.________ e la convenuta) potevano indurre in buona fede l'attrice a credere che detto intervento sarebbe rimasto a carico della convenuta anche nel rapporto interno e non facesse parte della mercede a corpo; da ciò la fatturazione separata del lavoro, peraltro di un importo minimo. Le divergenti opinioni in merito al bollettino a regia emesso dall'attrice essendo da ricondurre ad un semplice problema di interpretazione contrattuale, la Corte cantonale ha per finire tutelato la decisione di prima istanza, che escludeva che l'allestimento di quel bollettino potesse costituire un motivo di invalidazione del contratto per dolo giusta l'art. 28 CO o ancora un motivo grave per recedere dal contratto. La convenuta ribadisce nel suo gravame che l'emissione del bollettino a regia proverebbe la mala fede dell'attrice e le sue intenzioni di stravolgere le modalità di fatturazione in contrasto con quanto pattuito nel contratto; tali censure sono tuttavia irricevibili in un ricorso per riforma, giacché rivolte contro la determinazione da parte dei giudici cantonali della reale volontà dell'attrice (DTF 118 II 365 consid. 1). Per il resto, la convenuta si diffonde in critiche appellatorie, segnatamente laddove rimprovera ai giudici cantonali di non aver correttamente valutato l'atteggiamento contraddittorio e contrario alla buona fede dell'attrice. Essa omette però di confrontarsi in modo pertinente e rigoroso con le argomentazioni giuridiche della sentenza impugnata, per cui, su questo punto, il ricorso risulta irricevibile.