Citation: 6B_786/2009 01.02.2010 E. 3

Nell'impugnativa viene infine lamentata la violazione degli art. 25 e 146 CP. A mente del ricorrente, né la fattura né la successiva lettera hanno sortito alcun effetto di nessuna natura; non vi è stato alcun aiuto da parte del ricorrente di cui il presunto e contestato tentativo di reato di F.________ avrebbe beneficiato. 3.1 Secondo l'art. 25 CP, è complice chiunque aiuta intenzionalmente altri a commettere un crimine o un delitto. Dal profilo oggettivo, il complice deve fornire all'autore principale una contribuzione causale alla realizzazione dell'infrazione, dimodoché senza il suo contributo gli eventi non si sarebbero svolti nello stesso modo. Il contributo del complice tuttavia non deve necessariamente costituire una condicio sine qua non alla realizzazione del reato, ma è sufficiente che aumenti la probabilità di riuscita dell'atto principale (DTF 119 IV 289 consid. 2c). Dal profilo soggettivo, è necessario che il complice sappia o si renda conto che apporta il suo concorso a un atto delittuoso determinato e che lo voglia o quanto meno lo accetti; a questo riguardo, è sufficiente che conosca a grandi linee l'attività delittuosa dell'autore che deve aver già preso la decisione dell'atto. Il dolo eventuale è sufficiente (DTF 132 IV 49 consid. 1.1 e rinvii). Giusta l'art. 146 CP, si rende colpevole di truffa chiunque, per procacciare a sé o ad altri un indebito profitto, inganna con astuzia una persona affermando cose false o dissimulando cose vere, oppure ne conferma subdolamente l'errore inducendola in tal modo ad atti pregiudizievoli al patrimonio proprio o altrui. 3.2 Il ricorrente contesta a torto di non essersi reso complice di F.________ nel suo tentativo di far valere una pretesa creditoria di D.________LLC nei confronti di C.________s.r.l.. Alla luce dei fatti ritenuti in sede cantonale e privi di arbitrio, l'insorgente si è prestato a emettere una fattura senza fondamento e ha confermato successivamente, con carta intestata a B.________SA, l'avvenuta emissione della fattura. Sapeva, perché così ha ammesso in un primo tempo, che tale fattura sarebbe servita a F.________ per far cessare "l'andare e venire di corrispondenza relativa alle rispettive pretese tra C.________s.r.l. e D.________LLC di risarcimento danni" (verbale di interrogatorio del 23 gennaio 2003 pag. 12 richiamato nella sentenza impugnata pag. 8), in buona sostanza per fornire una giustificazione a un credito di D.________LLC/F.________ che in realtà sapeva inesistente procurandogli un mezzo per compensare illecitamente una pretesa fatta valere da C.________s.r.l.. Il ricorrente ha così contribuito in modo compiuto alle macchinazioni di F.________, la sua partecipazione è andata al di là del semplice tentativo di complicità non punibile. Ha aiutato, e non tentato di aiutare, F.________ nel suo agire illecito. Come già rettamente rilevato dalla CCRP, non si è trattato di un tentativo di complicità, ma di una complicità in un reato tentato dall'autore principale (ovvero da F.________). L'insorgente si è reso quindi senz'altro complice, tanto sotto il profilo oggettivo che soggettivo, del tentativo di F.________ di sottrarsi indebitamente alle pretese risarcitorie di C.________s.r.l., compensando un credito inesistente. 3.3 La condanna per complicità in tentata truffa del ricorrente appare invero problematica non sotto il profilo dell'art. 25 CP, bensì sotto quello dell'art. 146 CP, in particolare dell'inganno astuto ai sensi di quest'ultima norma. Certo, il ricorso non si sofferma su questo punto, tuttavia, dal momento che il Tribunale federale applica d'ufficio il diritto (art. 106 cpv. 1 LTF), esso non è vincolato né dagli argomenti sollevati nel ricorso né dai motivi addotti dall'autorità inferiore, può dunque accogliere un ricorso per motivi diversi da quelli invocati dalla parte insorgente e respingerlo adottando un'argomentazione differente da quella esposta nel giudizio impugnato (DTF 134 V 250 consid. 1.2). 3.3.1 Sotto il profilo oggettivo, il reato di truffa presuppone segnatamente un inganno, inganno che deve inoltre essere astuto. Secondo la giurisprudenza, vi è astuzia non solo quando l'autore si avvale di un edificio di menzogne, di maneggi fraudolenti o di una messa in scena, ma anche laddove si limiti a fornire delle false informazioni la cui verifica non è possibile, è difficile o non è ragionevolmente esigibile oppure se il truffatore dissuade la vittima dall'effettuare una verifica o prevede, date le circostanze, che essa rinuncerà a farlo in virtù, segnatamente, di un particolare rapporto di fiducia (DTF 133 IV 256 consid. 4.4.3). Il carattere astuto non dipende dal buon esito dell'inganno. È invece determinante sapere se per autore l'inganno non era, o era solo difficilmente, rilevabile dalla vittima tenuto conto dei mezzi di verifica di cui questa disponeva (DTF 135 IV 76 consid. 5.2 pag. 79). L'astuzia, tuttavia, va negata qualora la vittima poteva difendersi facendo prova di un minimo di attenzione o evitare l'errore con un minimo di prudenza. Non è però necessario che la vittima abbia fatto prova della più grande diligenza e adottato tutte le misure di prudenza possibili. Non si tratta quindi di sapere se la vittima abbia fatto tutto ciò che poteva per evitare di essere ingannata. L'astuzia va negata solo quando la vittima è corresponsabile del danno per non aver osservato le misure elementari che si imponevano. Per determinare se l'autore ha agito con astuzia e se la vittima ha omesso di adottare elementari misure di prudenza, non ci si deve domandare come una persona ragionevole ed esperta avrebbe reagito all'inganno, bensì occorre prendere in considerazione la situazione concreta della vittima, così come l'autore la conosce e la sfrutta (DTF 135 IV 76 consid. 5.2 pag. 80 seg.; 128 IV 18 consid. 3a e rinvii). 3.3.2 F.________ ha tentato di farsi riconoscere da C.________s.r.l. un credito, pretendendo di avere dovuto sopportare la spesa per l'intervento di B.________SA a suo favore. Ha rafforzato tale pretesa allegando la falsa fattura ottenuta compiacentemente da A.________, consapevole delle intenzioni di F.________ e convinto che con ciò sarebbero finite le discussioni sulle reciproche pretese di risarcimento danni tra C.________s.r.l. e D.________LLC. Non si può però dire che tale modo di agire sia stato particolarmente astuto, specie nel contesto in parola. In effetti, tenuto conto del tenore della corrispondenza nonché del fatto che si è premurata di contattare immediatamente B.________SA protestando di non essere debitrice nei suoi confronti, la ditta C.________s.r.l. risulta essere un operatore commerciale esperto e navigato, ingannabile solo con un castello di menzogne ben più complicato di quello messo in atto da F.________. E questo anche perché l'illecita pretesa di F.________ è stata fatta valere dopo che le relazioni d'affari tra D.________LLC e C.________s.r.l. si erano instaurate e già consumate, dopo quindi che C.________s.r.l. ha constatato l'incapacità di D.________LLC di far fronte agli impegni presi e dopo la scoperta che B.________SA, contrariamente a quanto supposto o fattole credere, non era un istituto bancario in grado di finanziare l'operazione di costruzione della clinica dentaria, oggetto del progetto che vedeva coinvolto F.________. Ragion per cui, in questo momento, la credibilità di F.________ e di B.________SA poteva dirsi pressoché nulla agli occhi di C.________s.r.l.. Quest'ultima non ha avuto niente da temere dalle pretese di F.________, ancorché accompagnate dalla falsa fattura attribuita a B.________SA, tant'è vero che è intervenuta immediatamente presso la stessa B.________SA che ha presto precisato di ritenersi creditrice della sola D.________LLC di F.________. Non si può certo ritenere che rivendicare un credito per spese sostenute possa dirsi agire particolarmente astuto e ingannevole, in un contesto ormai di conflittualità aperta tra C.________s.r.l. e D.________LLC, tale da essere immediatamente riconosciuto. Sicché l'agire di F.________ può sì essere definito menzognero, ma non tale da assurgere a inganno astuto. 3.3.3 Ne consegue che la complicità di A.________ con l'agire menzognero di F.________ si limita a una complicità nella menzogna, senza quindi che il suo comportamento possa assurgere a un contributo penalmente rilevante. L'autorità cantonale ha dunque violato il diritto federale riconoscendo il ricorrente colpevole di complicità in tentata truffa. Su questo punto il gravame va pertanto accolto, la decisione impugnata annullata e la causa rinviata alla Corte cantonale per nuovo giudizio. Il ricorrente dovrà essere prosciolto dall'accusa di complicità in truffa e, di conseguenza, la sua pena ricommisurata.