Citation: 5C.190/2002 11.12.2003 E. 4

D'altra parte, e abbondanzialmente, un esame nel merito della sentenza impugnata non permette di scorgere nel comportamento della convenuta gli estremi dell'abuso di diritto. 4.1 Risulta in primo luogo che ella abbia proceduto in via esecutiva una sola volta - spiccando, è vero, quattro precetti esecutivi, scaturenti tuttavia dalla medesima pretesa, diretti contro i quattro responsabili putativi, e comunque da intendersi reciprocamente esclusivi e non cumulativi -; le circostanze di fatto non possono allora essere manifestamente paragonate a quelle ritenute nella citata sentenza B.30/1990, laddove il procedente era all'ottavo precetto esecutivo da fr. 50 milioni contro la medesima controparte, e sempre per la medesima pretesa. O della DTF 115 III 18, citata, in cui è discorso di cinque precetti esecutivi la cui fondatezza sostanziale appare di primo acchito più che dubbia. E si noti ancora che in entrambi i casi qui citati, il Tribunale federale ha espressamente lasciata irrisolta la questione a sapere se il preteso abuso di diritto si fosse effettivamente configurato. 4.2 Va detto, secondariamente, che nel caso di specie la pretesa dedotta in esecuzione - diversamente da ciò che si verificava negli altri due casi menzionati - non appariva a priori incompatibile con i rapporti commerciali intercorsi fra presunta creditrice e presunto debitore, effettivamente legati da un contratto di appalto per la riattazione ed edificazione di alcuni mappali nel comune di Vico Morcote. 4.3 In terzo luogo, non va sottaciuto che - come rileva il Tribunale di appello - la convenuta procedente non risulta avere dato pubblicità né alla pretesa risarcitoria come tale, né tanto meno al precetto esecutivo spiccato: se ne può legittimamente dedurre che il danno vantato dall'attore, ossia le spese di pubblicazione dell'annuncio volto a ribadire la propria professionalità e solvibilità, non possa essere ricondotto direttamente all'agire della convenuta; parrebbe anzi - sullo sfondo del principio per il quale è lecito avviare un'esecuzione senza dover provare il fondamento della propria pretesa (DTF 125 III 149 consid. 2a) - non meno problematico del qui asserito abuso di diritto, l'ammettere a priori che il debitore fatto oggetto di un precetto esecutivo sia genericamente legittimato a proclamare sui media le proprie virtù, il tutto a spese del creditore procedente. 4.4 Infine, l'assunto stesso sul quale l'attore fonda il proprio gravame, ovvero l'importanza che egli attribuisce alla chiosa apposta al punto 1.1 del dispositivo della sentenza pretorile, appare assai fragile, ritenuto che alla resa dei conti, anche il Pretore ha respinto le domande attoree che andavano oltre il mero accertamento dell'inesistenza del debito dedotto in esecuzione, sottolineando espressamente come non fossero soddisfatte le condizioni per l'ammissione dell'abuso di diritto esposte alla DTF 115 III 18 ss.