Citation: 5A_294/2009 24.12.2009 E. 5

5.1 Nella sentenza impugnata i Giudici d'appello hanno rovesciato dal mese di luglio 1997 la presunzione della capacità di discernimento, per atti di disposizione impegnativi come redigere un testamento ed effettuare donazioni importanti, sulla base della generale esperienza di vita perché il de cuius, pur non denotando disturbi nel comportamento quotidiano, soffriva di depressione e di gravi problemi amnestici ed era influenzabile e vulnerabile dalle persone che gli stavano vicino. 5.1.1 Con riferimento allo stato mentale del de cuius, che al momento delle contestate disposizioni aveva 92 anni, la Corte cantonale ha ripreso il referto 13 gennaio 1998 allestito dalla dott. W.________ per l'autorità di vigilanza sulle tutele e curatele per la procedura di inabilitazione da cui emerge che l'interessato, pur non essendo affetto da infermità o debolezza mentale, manifestava carenze intellettive e volitive, accusava una depressione maggiore di media gravità, una grave sindrome amnestica e uno stato d'ansia. Egli denotava inoltre disturbi della memoria, era disorientato nel tempo, incapace a far di calcolo, facilmente influenzabile e molto dipendente dal nipote qui ricorrente. Poiché in tale referto la perita ha precisato che il grave stato depressivo era iniziato dopo il decesso della moglie nel febbraio 1997, mentre "il peggioramento cognitivo si è reso evidente successivamente, ed in particolare nel corso del mese di dicembre", la Corte cantonale ha approfondito le condizioni psichiche dall'inizio della depressione nel mese di febbraio fino all'ottobre 1997 prevalendosi dei seguenti elementi agli atti. 5.1.2 La Corte cantonale ha ritenuto che gravi turbe alla memoria del de cuius emergono dalla deposizione del legale che aveva patrocinato il de cuius fra il maggio e il luglio 1997, da cui risulta che in occasione di un colloquio quest'ultimo ha stracciato un testamento da lui stesso redatto alcune settimane prima, negando di averne scritto il contenuto. Anche il medico curante dott. X.________ ha dichiarato di essere stato testimone di un episodio del genere, pur non potendo specificare quale documento fosse stato stracciato. Pure i membri della delegazione tutoria di Agno, che hanno sentito il disponente il 15 ottobre 1997, hanno riferito unanimemente che questi non si ricordava di aver donato 2 mesi prima la sua abitazione al nipote e non pareva essere al corrente della sua situazione finanziaria. Tale circostanza è pure stata confermata da un legale presente all'incontro in qualità di possibile curatore. Inoltre, anche l'impressione riportata da un altro partecipante all'incontro, secondo cui l'anziano non era perfettamente lucido, trova, secondo gli accertamenti dei giudici cantonali, riscontro nelle risposte a tratti incoerenti date da quest'ultimo. 5.1.3 La sentenza impugnata menziona altresì che i certificati medici del 14 luglio 1997 e del 27 ottobre 1997 allestiti dal dott. X.________, che è stato per 40 anni medico curante del defunto, e dal dott. Y.________, medico della casa per anziani di Morbio inferiore, indicano che il de cuius era in grado di intendere e volere e che i predetti medici hanno confermato tali attestazioni con le loro testimonianze, in cui affermano pure di aver precedentemente visitato l'interessato. La Corte cantonale ha tuttavia indicato che non risulta che essi fossero a conoscenza del motivo per cui era stato loro chiesto l'allestimento dei predetti certificati. Essa ha quindi ritenuto che le attestazioni dei due dottori non significano che il de cuius fosse in grado di gestire la sua sostanza. Infatti il defunto non denotava disturbi nel comportamento quotidiano, e per tale motivo era parso lucido ai due medici generalisti, ma soffriva di depressione e gravi problemi amnestici, come per altro risulta dall'episodio, indirettamente confermato da uno di loro, in cui ha stracciato il testamento. I Giudici cantonali hanno pure considerato che la donazione immobiliare era stata rogata da un notaio, ma non hanno ritenuto questo fatto decisivo per riconoscere la capacità di discernimento del disponente. Il notaio si è infatti basato sul certificato d'ordine generale del 14 luglio 1997 allestito dal dott. X.________ senza sapere a cosa sarebbe servito. Inoltre, il medico e il notaio ignoravano che il disponente aveva a quel tempo tali lacune di memoria da non ricordare nemmeno un testamento da lui scritto poche settimane prima. 5.1.4 Infine la Corte cantonale ha accertato "un forte coinvolgimento" del nipote negli interessi patrimoniali del defunto. Egli presenziava agli incontri dello zio con terzi, aveva chiesto con il figlio al precedente patrocinatore del de cuius in che modo trasferire discretamente i soldi di quest'ultimo dalla banca in cui si trovavano. Anche chi si occupava della sostanza del disponente in tale banca ha dichiarato di aver unicamente ancora incontrato quest'ultimo in presenza del nipote, che aveva pure imposto la sua presenza durante l'incontro con la delegazione tutoria. 5.2 Dal canto loro, i ricorrenti affermano che dall'istruttoria risulterebbe che il de cuius abbia effettuato nella sua piena facoltà di intendere e volere gli atti in discussione. 5.2.1 Secondo i ricorrenti la capacità di discernimento del de cuius risulterebbe dalle cartelle mediche e dai certificati medici agli atti ed è stata confermata dai dottori X.________ e Y.________ anche nelle loro deposizioni. Inoltre pure la perita incaricata dall'autorità tutoria aveva escluso che il de cuius fosse affetto da infermità o debolezza mentale. Sarebbe poi noto che un notaio incontra, prima di rogare un atto, più volte le parti per accertarsi della loro volontà e che qualora avesse avuto dubbi sulle capacità cognitive del disponente non avrebbe prestato il proprio ufficio nell'ambito della contestata donazione immobiliare. 5.2.2 I ricorrenti asseverano che neppure le deposizioni dell'ex patrocinatore del de cuius, che ha unicamente cominciato a sollevare dubbi sulla capacità di discernimento dopo che gli era stato revocato il mandato, e di un membro della delegazione tutoria sarebbero idonee a confermare la tesi dell'incapacità di discernimento, soprattutto se raffrontate ai certificati medici agli atti, alle deposizioni dei medici curanti e alle cartelle cliniche. Segnatamente il fatto che i membri della delegazione tutoria avessero la "sensazione" che il de cuius non si ricordasse il 15 ottobre 1997 di aver donato la sua abitazione può essere spiegato con il fatto di aver mantenuto l'usufrutto e aver quindi conservato "la possibilità di disporre di fatto" del suo bene. 5.2.3 Sempre a mente dei ricorrenti, non vi sarebbero nemmeno prove che dimostrano uno stato di eccessiva influenzabilità. Atteso che il de cuius aveva vissuto come uno shock la visita della delegazione tutoria, la presenza del nipote in quell'occasione era unicamente dovuta ad un atteggiamento protettivo nei confronti dello zio. 5.3 Trattandosi di argomenti diretti contro la valutazione delle prove agli atti e concernendo quindi gli accertamenti di fatto contenuti nella sentenza impugnata, le predette censure devono essere vagliate alla luce delle esigenze di motivazione di cui al consid. 2.1. Da questo profilo, il generico richiamo a cartelle cliniche, il cui contenuto non risulta dalla sentenza impugnata, si appalesa insufficiente. Anche il resto della critica ricorsuale appare in larga misura appellatoria e quindi inammissibile. I ricorrenti perseverano sull'attendibilità dei certificati medici agli atti, che sono stati valutati dalla Corte cantonale, senza però nemmeno tentare di contestare che essi fossero generici e non si riferivano ad atti di disposizione importanti come quelli in discussione. Non è nemmeno di soccorso ai ricorrenti, per far apparire arbitrario l'accertamento della Corte cantonale secondo cui il notaio si era basato su uno dei summenzionati certificati medici ritenuti generici, insistere sul fatto che la donazione immobiliare è stata oggetto di un atto pubblico ed affermare apoditticamente che sarebbe noto che un notaio, prima di allestire un rogito, incontra più volte le parti per accertare la loro volontà. I ricorrenti nemmeno contestano che la "sensazione" di mancata lucidità del de cuius espressa da un partecipante all'incontro con la delegazione tutoria trovasse riscontro nelle risposte in parte incoerenti date dall'anziano. Non è neppure sufficiente, per mettere in dubbio l'attendibilità della deposizione rilasciata dall'ex patrocinatore del defunto, asseverare che i dubbi sulla capacità di discernimento siano unicamente sorti dopo la revoca del mandato. In definitiva, i ricorrenti si limitano a proporre una loro lettura delle risultanze dell'istruttoria, ma non riescono a far apparire insostenibili gli accertamenti di fatto contenuti nella sentenza impugnata. Nemmeno laddove tentano di spiegare la loro vicinanza al de cuius, i ricorrenti negano il coinvolgimento negli interessi patrimoniali del defunto ed un'assidua presenza quando questi incontrava persone che avrebbero - pure - potuto aiutarlo ad occuparsi del suo patrimonio. I ricorrenti non portano nemmeno altri elementi che fanno apparire arbitraria la conclusione dei Giudici cantonali, secondo cui il defunto, vittima di una depressione, si è legato sempre più al nipote, trasferendosi nel luglio 1997 dalla casa per anziani eretta di fronte a casa sua su un terreno da lui venduto al comune, in una casa per anziani situata in un altro distretto e più vicina al familiare. Da quanto precede discende quindi che, sulla base delle allegazioni ricorsuali, alla Corte cantonale non può essere rimproverato di essere caduta nell'arbitrio nell'accertamento dello stato mentale del de cuius.