Citation: 4A_587/2015 E. 4

Il ricorrente invoca l'art. 393 lett. e CPC e sostiene che il Collegio arbitrale sarebbe caduto nell'arbitrio respingendo la richiesta di sospendere la procedura in attesa della definizione dei procedimenti penali avviati dal direttore dei servizi centrali e da una dipendente, perché le risultanze di queste procedure sarebbero " determinanti per stabilire i fatti sui quali si basa la decisione di licenziamento ", atteso che le motivazioni addotte dal datore di lavoro non sarebbero sufficienti a comprovare l'accusa di aver inviato lettere anonime. Con tale argomentazione il ricorrente misconosce il - ristretto - campo di applicazione della norma invocata (sopra, consid. 3.2). Questa non permette infatti di criticare l'accertamento dei fatti, rispettivamente l'apprezzamento delle prove né di prevalersi di una in concreto nemmeno specificata violazione del diritto procedurale. La censura si rivela pertanto di primo acchito inammissibile.