Citation: 5A_316/2020 E. 4.3

4.3. Il ricorrente torna poi sulla natura apparente (ai sensi dell'art. 676 cpv. 3 CC) della servitù in questione. Critica il Tribunale di appello per aver negato tale caratteristica "poiché manca la sottoscrizione di un accordo scritto tra le parti". A ben guardare, i Giudici cantonali non si sono chinati sulla natura apparente o meno della canalizzazione, bensì hanno fondato il proprio giudizio sull'assenza di un qualsiasi accordo scritto: in sua assenza, la visibilità esteriore della condotta sarebbe comunque insufficiente per un'applicazione dell'art. 676 cpv. 3 CC. Avanti al Tribunale federale, il ricorrente persiste nell'affermare che il Cantone Ticino sia divenuto proprietario della condotta litigiosa " secondo il principio della buona fede e il comportamento tenuto dal convenuto nell'arco di oltre un decennio". Si richiama a giurisprudenza federale, di cui non dichiara la fonte, secondo la quale se l'iscrizione (sottinteso: di una servitù a Registro fondiario) non è chiara o manca, si deve risalire al fondamento dell'acquisizione, ovvero al contratto costitutivo della servitù; e se il titolo dell'acquisizione non è concludente, il contenuto della servitù può essere determinato anche con riferimento alla maniera nella quale la medesima è stata esercitata in buona fede durante un lasso di tempo sufficientemente lungo e senza contestazione. L'imprecisione della citazione non è di nocumento per il ricorrente, posto che il principio esposto è noto (art. 738 cpv. 1 e 2 CC; DTF 137 III 145 consid. 3.1; 137 III 444 consid. 2.2; 132 III 651 consid. 8; da ultimo sentenze 5A_109/2020 del 28 ottobre 2020 consid. 3.1.1; 5A_259/2019 del 29 luglio 2020 consid. 5.2). Dove il ricorrente erra, tuttavia, è che tale giurisprudenza concerne la determinazione dell'estensione e del contenuto della servitù, non la stipulazione della stessa: l'obiezione non scalfisce la correttezza del principio posto alla base della sentenza impugnata, ovvero l'imprescindibilità di un accordo scritto. Riprendendo la motivazione della sentenza impugnata, la pubblicità naturale dovuta alla presenza di una condotta riconoscibile esteriormente sostituisce il difetto di pubblicità risultante dalla mancata iscrizione a Registro fondiario, ma non la mancanza di titolo giuridico - già perché, si aggiunga qui, deve essere possibile stabilire in quale forma la servitù qui in discussione sia stata conclusa, ovvero se con o senza assunzione di proprietà delle condotte da parte del proprietario dell'opera dalla quale esse escono o nella quale esse confluiscono (v. Rey/Strebel, op. cit., n. 15 segg. ad art. 676 CC). Gli elementi di fatto che il ricorrente richiama relativi all'investimento, anche finanziario, del Cantone Ticino nei lavori indicati ( supra consid. in fatto A.b) possono invero aver suscitato in lui il convincimento che la canalizzazione in questione fosse di proprietà dello Stato, al quale allora incombeva pure la manutenzione. Ma quand'anche ritenuta in buona fede, l'opinione del ricorrente è errata in diritto. È allora superfluo esaminare dettagliatamente il carattere probante delle circostanze da lui addotte, così come senza costrutto sarebbe soffermarsi oltre sulle condizioni della responsabilità del proprietario dell'opera ex art. 58 CO, delle misure di sicurezza a carico del medesimo ex art. 59 CO e sulla pretesa applicabilità dell'art. 54 della legge ticinese del 2 aprile 1975 d'applicazione della legge federale contro l'inquinamento delle acque circa l'obbligo di manutenzione di un impianto (RL/TI 833.100).