Citation: 4A_445/2017 E. 3.2

3.2. L'art. 393 lett. d CPC permette di annullare la sentenza arbitrale se è stato violato il principio della parità di trattamento delle parti o il loro diritto di essere sentite. Tale disposto deriva dalle regole sull'arbitrato internazionale, ragione per cui pure la giurisprudenza sviluppata in applicazione dell'art. 190 cpv. 2 lett. d LDIP può in linea di principio essere ripresa (DTF 142 III 284 consid. 4.1). Il diritto di essere sentito ha quindi essenzialmente il medesimo contenuto del diritto costituzionale garantito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 130 III 35 consid. 5), ad eccezione dell'obbligo di motivare il lodo (DTF 133 III 235 consid. 5.2 e rinvii). La giurisprudenza ne ha dedotto che ogni parte ha il diritto di esprimersi sui fatti essenziali per il giudizio, di presentare la sua argomentazione giuridica, di proporre i suoi mezzi di prova sui fatti pertinenti e di partecipare alle udienze del tribunale arbitrale (DTF 142 III 284 consid. 4.1, con rinvii). Il diritto di far amministrare prove presuppone che esso sia stato esercitato tempestivamente e secondo le regole della procedura applicabile. Nella fattispecie occorre innanzi tutto rilevare che all'udienza del 27 aprile 2017 la Commissione speciale non ha annunciato che avrebbe proceduto ad ulteriori atti prima di emanare il suo giudizio, limitandosi a rilevare, prima di proporre una soluzione transattiva, che - come anche menzionato nel ricorso - " alle parti resta riservato il pieno diritto di far valere le loro tesi e di insistere nei loro calcoli rilevati negli atti ". Ricordato che il lodo è unicamente stato emanato il 4 luglio 2017, non è ravvisabile, né la ricorrente spiega cosa avrebbe impedito al suo patrocinatore di procedere in tal modo, invece di rimanere semplicemente passivo dopo che il datore di lavoro non aveva aderito alla proposta transattiva. Non bisogna del resto scordare che l'udienza si è svolta dopo che l'opponente aveva formulato le sue osservazioni - trasmesse alla ricorrente - a cui aveva allegato una tabella sui periodi di lavoro e di assenza. Per quanto riguarda invece la pretesa insufficiente motivazione del lodo, basta rilevare che la ricorrente misconosce la portata - summenzionata - della disposizione in discussione. Ne segue che la censura, in larga misura pretestuosa, va interamente disattesa.