Citation: 6B_217/2013 E. 4.3

4.3. Il TPF nemmeno ha ravvisato nella fattispecie elementi caratterizzanti la forma aggravata del riciclaggio di denaro nella sua variante generica. L'attività dell'imputato non poteva essere paragonata a quella di membro di un'organizzazione criminale né a quella di membro di una banda ai sensi dell'art. 305 bis n. 2 lett. a e lett. b CP. I primi giudici hanno poi esaminato se la condotta incriminata raggiungesse una soglia di gravità analoga a quella del mestiere giusta l'art. 305 bis n. 2 lett. c CP, basando il loro ragionamento sul caso giudicato da questo Tribunale con sentenza 6B_1013/2010 del 17 maggio 2011. Malgrado alcune analogie, secondo il TPF i fatti in esame vi si differenziavano sensibilmente, in particolare in punto all'intensità dell'attività delittuosa dell'imputato e alla totale assenza di un reddito da questa risultante. Nella sentenza appena citata, il Tribunale federale aveva confermato la condanna di un avvocato per riciclaggio di denaro aggravato nella variante generica. Agendo nell'ambito della sua attività professionale, da cui traeva il suo sostentamento economico, e investendo al proposito un tempo considerevole, egli aveva riciclato valori patrimoniali provenienti da una truffa in investimento per un importo totale di circa 3.4 milioni di franchi, commettendo numerosi atti vanificatori della confisca mediante una vasta serie di transazioni finanziarie nel corso di un lungo periodo (oltre 3 mesi) e percependo un onorario pari a fr. 20'000.--. Tale comportamento era sotto il profilo oggettivo paragonabile alla fattispecie di cui all'art. 305 bis n. 2 lett. c CP (sentenza citata 6B_1013/2010 consid. 6.3). Come in questo precedente giurisprudenziale, anche nel procedimento in esame l'imputato ha riciclato importi milionari provento di crimini contro il patrimonio, mediante molteplici atti vanificatori della confisca. Il TPF però ha considerato che l'attività delittuosa dell'imputato non fosse intensa, perché diluita sull'arco di 8 anni e mezzo, impegnandolo per 1 o 2 giorni all'anno al massimo, in ritagli di tempo assai esigui a margine della sua attività professionale. A questo riguardo le parti ricorrenti rimproverano al TPF di aver arbitrariamente negletto i molteplici contatti intrattenuti dall'imputato con i consulenti dei vari istituti bancari. Sennonché non pretendono che tali contatti erano volti alla preparazione o all'esecuzione di atti di riciclaggio, sicché la loro mancata presa in considerazione non è censurabile. Dai capi d'accusa ritenuti risulta inoltre che gli atti di riciclaggio sono concentrati in brevi periodi: 4 operazioni tra dicembre 1997 e gennaio 1998, 9 tra luglio 2000 e febbraio 2001, 9 tra febbraio e settembre 2005 e 3 tra febbraio e marzo 2006. Il MPC rileva al proposito che l'imputato avrebbe modulato la sua attività vanificatoria in base all'evolversi del procedimento penale italiano nei suoi confronti. Tuttavia nulla di simile è stabilito nella sentenza impugnata ed egli non lamenta alcun arbitrio in relazione a questo mancato accertamento: trattasi quindi di un elemento di cui non è possibile tener conto in questa sede (v. art. 105 cpv. 1 LTF). Contrariamente al caso di cui alla citata sentenza 6B_1013/2010, l'imputato né ha agito nell'ambito della sua attività professionale né ha tratto un guadagno dal riciclaggio di denaro. Se è vero che, come obietta il MPC, l'aggravante generica non può essere completamente identificata con quelle specifiche, segnatamente quella del mestiere giusta l'art. 305bis n. 2 lett. c CP, queste ultime servono comunque da parametro per giudicare se il caso è grave. Benché gli atti di riciclaggio in esame siano numerosi, riguardino importi milionari e si siano protratti, a fase alterne, per un lungo periodo di tempo, ciò non basta per riconoscere la sussistenza di un caso grave. Il comportamento dell'imputato in effetti non è stato intenso e non ha raggiunto quella soglia di gravità e di pericolosità tale da poterlo qualificare addirittura quale crimine. Ne consegue che nel negare l'adempimento del riciclaggio di denaro aggravato il TPF non ha violato l'art. 305bis n. 2 CP e di riflesso neppure l'art. 97 CP.