Citation: 4C.138/2005 25.10.2005 E. 3

La legge federale sulla parità dei sessi (LPar; RS 151.1), in vigore dal 1° luglio 1996, concretizza il diritto costituzionale del divieto di discriminazione, direttamente applicabile in virtù dell'art. 8 cpv. 3 Cost., che sancisce il diritto ad un salario uguale per un lavoro di uguale valore. Giusta l'art. 3 cpv. 1 e 2 LPar nei rapporti di lavoro uomini e donne non devono essere pregiudicati né direttamente né indirettamente a causa del loro sesso; il divieto si applica, fra l'altro, all'attribuzione dei compiti, alla retribuzione e alla promozione. Chi subisce una discriminazione ai sensi della predetta norma può chiedere di far cessare una discriminazione attuale, di accertare una discriminazione che continua a produrre effetti molesti, nonché di ordinare il pagamento del salario dovuto (art. 5 cpv. 1 lett. b-d LPar). Dato che, nell'ambito di una controversia avente per oggetto una discriminazione a motivo del sesso sul posto di lavoro, la prova verte in genere su fatti relativi alla sfera d'influenza del datore di lavoro, il legislatore ha introdotto l'art. 6 LPar. Si tratta di una norma speciale rispetto all'art. 8 CC, che allevia l'onere della prova nel senso che l'esistenza di una discriminazione fondata sul sesso è presunta se la persona che se ne prevale la rende verosimile. In altre parole, non è necessario che il giudice sia pienamente convinto della fondatezza degli argomenti avanzati; basta ch'egli disponga d'indizi sufficienti per ritenere possibili le circostanze allegate, senza escludere conclusioni diverse (DTF 130 III 145 consid. 4.2 pag. 161 seg. con riferimenti dottrinali). Nella misura in cui una discriminazione è stata resa verosimile, l'art. 6 LPar impone al datore di lavoro di dimostrare che la differenza di trattamento si fonda su motivi obiettivi. Qualora non vi riesca, l'azione del dipendente va accolta, senza che sia necessario determinarsi sull'esistenza di una politica del personale sessista (DTF 127 III 207 consid. 3b in fondo pag. 213). Sempre con riferimento alle regole di procedura cui sottostanno le vertenze in materia discriminazione fondata sul sesso merita di essere menzionato l'art. 12 LPar, che al secondo capoverso rinvia all'art. 343 CO. L'art. 343 cpv. 4 CO stabilisce che il giudice accerta d'ufficio i fatti e apprezza liberamente le prove. Ciò significa, d'un canto, ch'egli può e deve fondare il proprio giudizio su tutti i fatti rilevanti che emergono dalle tavole processuali, anche se le parti non li hanno invocati a sostegno delle loro pretese (DTF 107 II 233 consid. 2b pag. 236), e, dall'altro, che non è vincolato alle norme processuali cantonali che attribuiscono un diverso valore probatorio ai vari mezzi di prova (DTF 130 III 145 consid. 3.1.2 pag. 159).