Citation: 6B_1442/2020 E. 6

Secondo il ricorrente, la CARP avrebbe violato in modo flagrante la presunzione di innocenza, nella misura in cui gli avrebbe rimproverato di non aver saputo fornire ragioni per cui le accusatrici private avrebbero dovuto mentire sul suo conto. In tal modo, essa gli avrebbe imposto di dimostrare la propria innocenza, nonostante sia compito della pubblica accusa dimostrare la sua colpevolezza. Al contempo, la Corte cantonale incorrerebbe nell'arbitrio, visto che egli avrebbe spiegato le "menzogne" delle donne riconducendole alle loro "particolari condizioni psicofisiche". Sarebbe peraltro risaputo che le persone borderline possono avere tendenza a mentire più facilmente. Tale asserito rimprovero è contenuto nella sentenza di prima istanza, ampiamente richiamata dalla CARP. Contrariamente a quanto si pretende nell'impugnativa, non costituisce in alcun modo una violazione del principio invocato riferito alla ripartizione dell'onere probatorio (v. al riguardo DTF 145 IV 154 consid. 1.1). Giunge infatti al culmine di un articolato esame delle dichiarazioni delle parti, che ha evidenziato la linearità, la costanza e la credibilità intrinseca ed estrinseca delle versioni delle accusatrici private da un lato, e la mutevolezza e, a tratti, l'inverosimiglianza, l'assenza di logica e buon senso, del racconto del ricorrente dall'altro lato. È sulla base di questa valutazione che le autorità cantonali hanno ritenuto accertati i fatti, senza minimamente imporre all'insorgente di provare la sua innocenza. Certo, egli ha richiamato le condizioni psicofisiche delle donne per spiegare quelle che definisce menzogne. Tuttavia, il fatto che le persone borderline abbiano tendenza a mentire non significa certo, come cerca di far credere in questa sede, che lo facciano sempre e sistematicamente, essendo già peraltro stato constatato che in concreto le accusatrici private sono state considerate incapaci di mentire. Il ricorrente ha spiegato pure che "fa parte dell'atteggiamento borderline non assumersi la responsabilità all'interno della situazione, colpevolizzando l'altro invece di assumere le responsabilità" (v. ricorso pag. 34). In proposito giova, di transenna, rilevare che in un primo tempo è lui che si è dichiarato "estremamente addolorato", "stupito", incapace di capacitarsi di quanto raccontato ad esempio da C.________, per poi ammettere l'esistenza degli atti sessuali, disconoscendone però gradualmente la paternità per infine attribuirla in modo esclusivo alla donna. Trattasi di un'evoluzione di posizione radicale, assente nelle accusatrici private.