Citation: 6B_1504/2022 E. 9.1

9.1. Come gli altri mezzi di prova, il giudice valuta liberamente la perizia (art. 10 cpv. 2 CPP) e non è in linea di massima vincolato alle conclusioni del perito. Il giudice deve piuttosto esaminare se, sulla base degli ulteriori mezzi di prova e delle allegazioni delle parti, sussistano serie obiezioni contro il carattere concludente delle esposizioni peritali (DTF 141 IV 369 consid. 6.1). Trattandosi di questioni di natura specialistica (v. art. 182 CPP), nondimeno, il giudice può scostarsene solo in presenza di valide ragioni ed è tenuto a motivare la sua decisione in tal senso (DTF 150 IV 1 consid. 2.3.3). La questione di sapere se a ragione il giudice abbia ritenuto convincenti o meno le spiegazioni contenute nella perizia e abbia seguito, rispettivamente scartato le conclusioni del perito attiene alla valutazione delle prove (DTF 141 IV 369 consid. 6.1), sindacabile in questa sede sotto il ristretto profilo dell'arbitrio. Il giudice che non segue le conclusioni del perito quando circostanze o indizi rilevanti e attendibili ne minano la forza persuasiva non commette alcun arbitrio. Se invece le conclusioni di una perizia giudiziaria appaiono dubbie su aspetti essenziali, il giudice deve assumere prove complementari per tentare di dissipare i suoi dubbi (v. art. 189 lett. c CPP). Basarsi su una perizia non concludente o rinunciare ad assumere le necessarie prove complementari potrebbe costituire una valutazione arbitraria delle prove e violare quindi l'art. 9 Cost. (DTF 150 IV 1 consid. 2.3.3 e rinvii). Una perizia susseguente non rende caduca una perizia precedente. Ove due o più perizie divergano tra di loro su punti essenziali, le stesse non beneficiano più del credito che è insito nei pareri peritali e che vieta al giudice di scostarsene senza un motivo determinante. Spetta allora al giudice operare una scelta, in piena libertà senza riguardo al principio in dubio pro reo (DTF 144 IV 345 consid. 2.2.3.1), ma sempre nei limiti del divieto dell'arbitrio. Deve pronunciarsi sulla loro solidità secondo la propria valutazione e, se del caso, ordinare un'ulteriore perizia. In pratica, sarebbe opportuno confrontare tra loro i periti e chiedere loro di prendere posizione sulle conclusioni l'uno dell'altro. In funzione della natura e dell'entità delle divergenze constatate, nonché della loro portata per l'esito della causa, un simile confronto o un'ulteriore perizia risultano non solo opportuni, bensì addirittura dovuti, tenuto conto del principio della verità materiale (art. 6 CPP; v. in particolare art. 189 CPP), e devono conseguentemente essere disposti d'ufficio (sentenza 6B_162/2024 del 16 luglio 2024 consid. 5.1.3 con rinvii).