Citation: 6B_1442/2020 E. 7.1

7.1. Con riguardo alla fattispecie che coinvolge C.________, osserva che le due versioni dei fatti sarebbero molto simili, divergendo in sostanza unicamente sulla persona che avrebbe preso l'iniziativa dei rapporti sessuali. Se avesse valutato senza arbitrio la credibilità della donna, la CARP non avrebbe potuto non dubitare "che i rapporti possano essere avvenuti su iniziativa di C.________". Come l'insorgente, anche C.________ avrebbe cambiato versione, ma il mutamento sarebbe stato considerato per lei segno di credibilità e per lui di sconfessione della sua tesi. Rileva ancora che nulla potrebbe essere dedotto dal fatto che egli si sia recato a casa della donna "preservativomunito" e che le sue spiegazioni di aver "accettato di sottoporsi alle voglie della paziente" non potrebbero essere definite inverosimili, confermando invece che l'iniziativa del rapporto sessuale sarebbe stata di C.________ La CARP inoltre non avrebbe minimamente considerato l'effetto del noto fenomeno di transfert, l'accusatrice privata riconoscendo di voler bene al suo psichiatra. La critica parte dal presupposto della fondatezza delle censure di arbitrio riferite all'esame di credibilità di C.________, e quindi da un presupposto errato, visto che la valutazione delle prove della CARP è risultata sostenibile e conforme al diritto (v. supra consid. 3 e 4). I fatti, compresa la persona all'origine degli atti sessuali, sono stati stabiliti sulla scorta delle dichiarazioni dell'accusatrice privata, credibili per tutte le ragioni già esposte, contrariamente a quelle del ricorrente. Non è peraltro possibile intravvedere una mutazione della versione di C.________ Ha certo riferito solo in occasione del confronto del cunnilinguus da lui praticatole prima della penetrazione nel suo studio medico, perché ne aveva vergogna, ciò che secondo la CARP è più che comprensibile. La sostanza degli eventi comunque non cambia. Invano l'insorgente pretende che un'analoga vergogna l'avrebbe inizialmente spinto, in quanto uomo sposato, a negare ogni rapporto sessuale, vergogna nel suo caso arbitrariamente ignorata dai giudici cantonali. In primo luogo, egli non ha negato solo un dettaglio scabroso, bensì l'esistenza di qualsiasi atto sessuale. In secondo luogo, era chiamato a rispondere a domande delle autorità inquirenti e non della moglie. In terzo luogo, non risulta aver mostrato vergogna di sorta nel dichiarare "con una donna sdraiata sul letto, no? (...) girare i tacchi e andarsene sarebbe stato sicuramente una cosa deludente, no?" (incarto cantonale allegato 203 pag. 29-30, citato nella sentenza impugnata pag. 30). Quanto poi all'accenno ricorsuale al preservativo, non si capisce dove l'insorgente voglia andare a parare. Da un lato afferma che sarebbe "risaputamente raccomanda[to] dai medici di non tenere i preservativi nel portafoglio"; dall'altro ritiene che "il fatto di avere un preservativo nel suo portafoglio" sia stato "arbitrariamente legato ad una volontà" del ricorrente "di intrattenere un rapporto sessuale con C.________ andando a casa sua". Ci si limita quindi a rilevare che è lo stesso insorgente a riferire che, a casa di C.________, ha estratto il preservativo che aveva nel portafoglio, secondo le dichiarazioni citate nella sentenza impugnata. Si osserva poi che, nel successivo rapporto sessuale consumato nello studio medico, dopo aver accordato a C.________ un appuntamento d'urgenza (e quindi non previsto) prolungando il suo orario di lavoro (sentenza impugnata pag. 27 e sentenza di prima istanza pag. 127), il ricorrente non ha indossato il preservativo (sentenza impugnata pag. 27 e 28), segno che non ne aveva sempre con sé. In simili circostanze, la CARP non ha commesso alcun arbitrio, laddove ha affermato che la tesi difensiva per cui sarebbe stata la donna a prendere l'iniziativa è sconfessata non solo dal mutare delle dichiarazioni del ricorrente, ma anche dal fatto che egli si è recato da lei già "preservativomunito". Di stampo meramente appellatorio appare infine la contestazione sulla ritenuta inverosimiglianza della sua versione per cui avrebbe "accettato di sottoporsi alle voglie della paziente". Se la CARP ha considerato inverosimili le sue spiegazioni non è infatti perché ha escluso a priori che l'accusatrice privata potesse aver preso l'iniziativa degli atti sessuali, ma in ragione della giustificazione del ricorrente. Vale la pena ricordare che egli è arrivato ad affermare di aver assecondato C.________ per non compromettere l'alleanza terapeutica, rispettivamente per cercare di far nascere, nella paziente, un rapporto di fiducia ancora assente. Al riguardo, la CARP ha giustamente rilevato, senza che ciò sia in qualche modo contestato nel gravame, che non è più patrimonio dei soli specialisti il principio secondo cui l'alleanza terapeutica è compromessa quando "lo psichiatra non sa stare al suo posto". Si osserva poi che la versione dell'assecondamento (terapeutico) alle "voglie della paziente" fa seguito a quella per cui gli atti sessuali risultavano da "un'iniziativa comune". Infine, dal solo fatto che l'accusatrice privata abbia espresso sentimenti di affetto e attaccamento nei confronti del ricorrente non è possibile dedurre automaticamente l'esistenza di un meccanismo di transfert. Ella infatti non ha fatto altro che riconoscere i meriti dello psichiatra, che per anni l'ha molto sostenuta in diversi ambiti della sua vita. In proposito la CARP ha rilevato come abbia dimostrato di saper sfumare e differenziare le cose. Non sussiste pertanto alcuna violazione della presunzione di innocenza, perché non sussistono dubbi che i fatti si siano verificati come accertato dalla CARP in esito a una valutazione delle prove scevra di arbitrio.