Citation: 5P.91/2000 13.04.2000 E. 5

5.- a) La Corte cantonale ha ritenuto che il credito, ceduto all'istante e da questa posto in compensazione, è, secondo l'ordinario andamento delle cose e sulla base dei riscontri disponibili, se non inesistente, almeno manifestamente illiquido. Essa giunge a tale conclusione per il fatto che il credito posto in compensazione risulta unicamente da affermazioni e da documenti di parte della cessionaria e della cedente, senza che esso sia riconosciuto dalla controparte, che anzi lo contesta. Inoltre tra il momento della fatturazione dei lavori e la cessione sono decorsi circa 5 anni, senza che la cedente ne abbia mai tentato l'incasso. Contro tale argomentazione, l'istante ha fatto valere che la cedente ha effettuato lavori in due immobili di proprietà della controparte e che quest'ultima ha unicamente contestato i lavori eseguiti in un edificio, ma non quelli oggetto del credito posto in compensazione compiuti nell'altra casa. Il Tribunale federale ha ritenuto tale censura nuova e quindi inammissibile, poiché in sede di appello l'istante si era limitata a sostenere che la controparte non aveva contestato l'esistenza o l'entità della pretesa della cessionaria, limitandosi a un generico e quindi insufficiente contestato. b) Nella propria domanda di revisione l'istante fa valere di aver affermato nella petizione del 28 ottobre 1998 e di aver reiterato all'udienza del 25 novembre 1998 che i lavori eseguiti sul mappale n. 600 - su cui si fonda il credito posto in compensazione - non sono mai stati oggetto di contestazione. Anche nella procedura di rigetto dell'opposizione, il patrocinatore della controparte si era limitato a un generico contestato. Il senso della frase "la controparte non aveva (mai) contestato l'esistenza o l'entità della pretesa della cessionaria limitandosi a un generico e quindi insufficiente contestato" era, in sostanza, appunto quello di mantenere e ripetere un'ulteriore volta la predetta argomentazione. c) Determinante per stabilire se un'allegazione costituisce un (inammissibile) novum, è sapere se essa è stata fatta valere risp. mantenuta innanzi all'ultima autorità cantonale; non è per contro sufficiente che essa sia stata menzionata nelle memorie introdotte innanzi aun' istanza cantonale inferiore (DTF 118 III 37 consid. 2a, 117 Ia 1 consid. 2). Nella fattispecie, ci si potrebbe tutt'al più domandare se nell'appello l'allegazione in discussione sia stata mantenuta con un rinvio, nei limiti in cui ciò sia ammissibile dal profilo del diritto procedurale, agli allegati di prima istanza. Infatti, in concreto, l'istante a giusta ragione non fa valere di aver indicato nell'appello che le contestazioni dei lavori si riferivano solo a quelli eseguiti in uno dei due edifici della controparte. Il citato - generico - estratto dell'appello non contiene però alcun preciso rinvio - contrariamente a quanto avviene nella domanda di revisione - a quanto fatto valere innanzi al giudice di primo grado. Nel proprio appello l'istante si era limitata a richiamare l'intero incarto della Pretura e in particolare alcuni documenti ivi contenuti. Non è pertanto possibile affermare che il Tribunale federale sia incorso in una svista, ritenendo un inammissibile novum la censura del ricorso di diritto pubblico, con cui veniva fatto valere che le contestazioni della controparte non si riferivano ai lavori su cui si fonda il credito posto in compensazione, ma a quelli eseguiti in un altro edificio di sua proprietà sito nel medesimo comune. Infine l'istante non sostiene che il Tribunale federale abbia mal letto, scostandosi inavvertitamente dal suo tenore esatto e segnatamente dal suo senso letterale (cfr. DTF 96 I 279 consid. 3), la censura in questione, ma indica che il suo senso dev'essere determinato sulla base dell'incarto e degli scritti ivi contenuti. Anche per questo motivo non è ravvisabile alcuna svista ai sensi dell'art. 136 lett. d OG.