Citation: 1A.13/2000 21.06.2001 E. 3.-

I ricorrenti incentrano i loro gravami e le loro repliche sul fatto che né il diritto convenzionale né quello interno prevedono la trasmissione di informazioni da uno Stato richiedente a uno Stato terzo, per cui si sarebbe in presenza di un silenzio qualificato; rilevano poi che, nell'ambito della recente revisione dell'AIMP, l'art. 67 non sarebbe stato mutato in modo sostanziale, né la ritra- smissione a uno Stato terzo è stata menzionata, con riferi- mento a tale norma, nelle Direttive sull'Assistenza giudi- ziaria in materia penale dell'UFP del 1998 (8 aed., n. 2.4, pag. 13 segg.); aggiungono infine che questo quesito non sarebbe mai stato trattato né dalla giurisprudenza, né dal- la dottrina. Secondo i ricorrenti, ammettendo un'utilizza- zione di mezzi di prova non prevista dalla legge, la deci- sione impugnata avrebbe violato il diritto federale e sa- rebbe, pertanto, nulla. La censura non regge. a) Il Tribunale federale, pronunciandosi sul prin- cipio della specialità in applicazione dell'art. 5 del Trattato tra la Confederazione Svizzera e gli Stati Uniti d'America sull'assistenza giudiziaria in materia penale, del 25 maggio 1973 (RS 0.351.933.6), ha già stabilito che è escluso che lo Stato richiedente, senza previamente avere ottenuto l'autorizzazione da quello richiesto, trasmetta a un terzo Stato le informazioni ricevute mediante l'assi- stenza giudiziaria: lo Stato richiesto può d'altra parte esigere che lo Stato richiedente adotti misure idonee a evitare che siffatte informazioni pervengano, anche in ma- niera indiretta, a un terzo Stato (DTF 118 Ib 547 consid. 6b pag. 561, 112 Ib 142 consid. 3b; sentenze inedite del 2 novembre 1988 in re M., consid. 4b, e del 5 febbraio 1992 in re A., consid. 4; cfr. Zimmermann, op. cit., n. 481 pag. 372, n. 487 e Peter Popp, Grundzüge der internationalen Rechtshilfe in Strafsachen, Basilea 2001, n. 313). aa) L'art. 67 cpv. 1 AIMP, relativo al principio della specialità, stabilisce che le informazioni e i docu- menti ottenuti per il tramite dell'assistenza non possono essere usati nello Stato richiedente né a scopo d'indagine né come mezzi di prova in procedimenti vertenti su fatti per cui l'assistenza è inammissibile; il secondo capoverso della norma dispone che qualsiasi altro uso sottostà al consenso dell'Ufficio federale: tale consenso non è neces- sario se il fatto cui si riferisce la domanda costituisce un'altra fattispecie penale per la quale l'assistenza giu- diziaria è ammissibile (lett. a) o se il procedimento pena- le estero è diretto contro un'altra persona che ha parteci- pato al reato (lett. b; su questo principio, sull'adatta- mento al nuovo testo dell'art. 67 AIMP della riserva sviz- zera all'art. 2 lett. b CEAG e sul consenso dell'UFP v. DTF 126 II 316 consid. 2a e b, 125 II 258 consid. 7a/aa-bb, 122 II 134 consid. 7a-c con riferimenti; FF 1995 III 24/25 e 43; v. invece, per l'estradizione, l'art. 15 CEEstr e l' art. 38 cpv. 1 lett. a AIMP). Nella sentenza inedita del 7 dicembre 1998 in re G. (consid. 6) il Tribunale federale ha rilevato che, tranne per i casi menzionati all'art. 67 cpv. 2 lett. a e b, e per fatti per cui l'assistenza è inammissibile (cpv. 1), qual- siasi altro uso sottostà al consenso dell'UFP; ne ha dedot- to che ogni ritrasmissione a Stati terzi necessita, quale "altro uso" secondo l'art. 67 cpv. 2 AIMP, del consenso dell'UFP. Questo Ufficio concederà l'autorizzazione quando l'assistenza richiesta dallo Stato terzo sarebbe ammissibi- le anche secondo il diritto svizzero (compreso il diritto dei trattati internazionali pertinente); una consegna a uno Stato terzo è per contro esclusa per il perseguimento di fatti per i quali l'assistenza sarebbe esclusa secondo il diritto svizzero. Il Tribunale federale ha inoltre ritenuto che le condizioni per una trasmissione a Stati terzi devono essere espressamente incluse nella riserva di specialità. Esso ha quindi stabilito che l'art. 67 cpv. 2 AIMP non esclude, in maniera generale, la ritrasmissione a uno Stato terzo di atti già consegnati. Queste considerazioni, e la circostanza che il tenore dell'art. 67 cpv. 1 AIMP non osta alla ritrasmissione a uno Stato terzo, sono state ribadite nella sentenza inedita del 17 gennaio 2001 in re H., con- sid. 2a, causa 1A.272/1999). Giova rilevare altresì che la menzionata soluzione è stata espressamente prevista all'art. IV cpv. 3 dell'Ac- cordo firmato dalla Svizzera e dall'Italia che completa la CEAG e ne agevola l'applicazione, del 10 settembre 1998, Accordo approvato dall'Assemblea federale, ma non ancora dal Parlamento italiano (FF 1999 1237, 1331). bb) Occorre esaminare pertanto se l'assistenza ri- chiesta dalla Spagna all'Italia sia ammissibile anche se- condo il diritto svizzero. Essa lo sarebbe qualora un'ana- loga domanda presentata dalla Spagna fosse accolta. I ricorrenti ritengono che la ritrasmissione, fosse ammissibile, potrebbe avvenire solo in presenza di circo- stanze eccezionali che impediscano allo Stato terzo di pre- sentare la domanda direttamente alla Svizzera. La censura non regge. Innanzitutto una tale domanda è stata inoltrata nel 1996 ma, come si è visto, il suo esame è stato sospeso avendo le Parti optato per la presentazione di una richie- sta all'Italia. Questo modo di procedere poteva apparire opportuno, visto che non si trattava semplicemente di tra- smettere una (comunque copiosa) documentazione bancaria, ma che occorreva procedere nuovamente all'audizione di testi- moni, già uditi nell'ambito dell'inchiesta "Mani pulite", oggetto di numerose rogatorie italiane e di molteplici ri- corsi dinanzi al Tribunale federale. Certo, non è chiaro perché la Spagna, dopo avere presentato la rogatoria del 27 luglio 1998 all'Italia, ne abbia inoltrata un'altra di stessa data, dal contenuto ana- logo ma non identico, direttamente alle Autorità Svizzere. Né è chiaro perché l'Autorità svizzera, dopo aver chiesto alla Spagna, nell'ambito dell'esecuzione di quest'ultima domanda, l'invio di un complemento, trasmesso il 23 marzo 1999, si sia poi pronunciata, tenendo conto del complemen- to, sulla richiesta italiana del 21 aprile 1999, e non su quella presentatale direttamente dalla Spagna; quest'ultima domanda, trasmessa anche al Ministero pubblico ticinese, che aveva eseguito parte delle rogatorie di "Mani pulite", e sulla quale l'UFP non si pronuncia oltre, è stata poi ve- rosimilmente sospesa, visto che l'accoglimento della roga- toria italiana la renderebbe, in gran parte, praticamente, priva di oggetto. b) Sia come che sia, le rogatorie presentate alla Svizzera e all'Italia sono analoghe e si fondano sul mede- simo procedimento spagnolo; le domande sono state d'altra parte trattate nell'ambito della stessa procedura e figura- no nello stesso incarto, cui i ricorrenti, tranne l'ecce- zione di cui si è detto, hanno avuto accesso. Né i ricor- renti criticano la circostanza che la domanda italiana è stata esaminata e decisa sulla base anche del complemento assunto nel quadro della domanda rivolta direttamente alla Svizzera. In concreto va osservato che non competono al Tribunale federale funzioni di vigilanza; che i fatti de- terminanti per la concessione o il rifiuto dell'assistenza figurano nell'incarto, e le procedure concernono, in so- stanza, le stesse fattispecie; che i ricorrenti hanno d'al- tra parte potuto impugnare la decisione di chiusura ed esprimersi compiutamente su ambedue le rogatorie e sul com- plemento e, in sede di replica, anche sulle osservazioni dell'UFP; che la precedenza nell'evasione della domanda italiana - comunque riferentesi anch'essa alla trasmissione di documenti alla Spagna - appare giustificata e che non si è in presenza di un abuso di diritto, come pretendono i ri- correnti, ma piuttosto di problemi di coordinamento e di difficoltà pratiche legate alle modalità d'attuazione dell' accordo proposto nel 1996 dal MPC alla Spagna. Queste cir- costanze non giustificano di rifiutare l'assistenza postu- lata dalle Autorità italiane, poiché, come si vedrà, i pre- supposti per concederla sono adempiuti e poiché le possibi- lità di ricorso offerte dalla AIMP non sono state limitate (cfr., sul concorso di domande, Zimmermann, op. cit., n. 167). A torto i ricorrenti sostengono che la rogatoria sarebbe abusiva e che violerebbe il principio della buona fede fra gli Stati previsto dall'art. 26 della Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati (RS 0.111) poiché una domanda analoga a quella inoltrata alla Svizzera sarebbe stata presentata all'Inghilterra, al Lussemburgo - che avrebbe richiesto numerosi complementi - e alla Germania che, come l'UFP, non vi avrebbero dato seguito; secondo i ricorrenti, la Spagna tenderebbe quindi, per il tramite della Procura di Milano, a ottenere le informazioni che non potrebbe ricevere né dalla Svizzera né dagli altri Paesi rogati. Premesso che non spetta al Tribunale federale occu- parsi dell'esecuzione di rogatorie presentate ad altri Sta- ti, discende dai suesposti motivi che la richiesta non è abusiva.