Citation: 1B_280/2020 E. 2.5

2.5. Nel caso in esame non sussisteva quindi alcuno spazio per un abbandono parziale, né un tale abbandono poteva pertanto essere ingiunto. Ciò nonostante, questo atto di procedura, sebbene lesivo del diritto federale, non può comunque essere ignorato: esso non è infatti nullo, ma era impugnabile: in assenza d'impugnazione esso è divenuto giuridicamente valido (DTF 144 IV 362 consid. 1.4.3 pag. 367 segg.; NATHAN LANDSHUT/THOMAS BOSSHARD, in: Andreas Donatsch et al. [ed.], Kommentar zur Schweizerischen Strafprozessordnung, 3aed. 2020, n. 10 ad art. 319 e n. 11 e 11a ad art. 320; ROBERT ROTH/KATIA VILLARD, in: Yvan Jeanneret/André Kuhn/Camille Perrier Depeursinge [ed.], Commentaire romand, Code de procédure pénale suisse, 2aed. 2019, n. 14 ad art. 320). L'effetto preclusivo dell'abbandono parziale cresciuto in giudicato impedisce quindi un perseguimento penale per gli stessi fatti, sulla base di un'altra qualificazione giuridica del medesimo evento. Nella decisione impugnata la CRP rimprovera al PP Fiorenza Bergomi che, qualora ella avesse reputato che la sentenza del 2019 violasse il principio "ne bis in idem", ella avrebbe dovuto emanare immediatamente un decreto di abbandono per il reato di truffa, invece di riaprire in sostanza l'istruzione per detto reato e, implicitamente anche per quello di amministrazione infedele, rilevando che tale agire potrebbe essere costitutivo di un "venire contra factum proprium". Sia come che sia, ciò nulla muta al fatto che l'effetto preclusivo del citato principio impedisce una condanna dell'imputato per gli stessi fatti (sulle differenze, sotto il profilo del principio "ne bis in idem", tra i decreti di non luogo a procedere e quelli di abbandono, che presuppongono un'istruzione completa, cfr. DTF 144 IV 81 consid. 2.3.3 e 2.3.5 pag. 86 segg.).