Citation: 1P.317/2002 13.06.2003 E. 5

5.1 Il ricorrente incentra le sue censure sulla propria intenzione di istituire zone plurifunzionali e miste, e sui vantaggi ch'esse rappresenterebbero. Esso non si confronta tuttavia con i numerosi argomenti posti a fondamento del giudizio impugnato. La Corte cantonale non ha ritenuto di per sé criticabile l'aggiornamento dell'art. 14 NAPR, nel senso di superare una pianificazione ritagliata su un modello di economia sorpassato; ha piuttosto confermato la decisione governativa di negarne l'approvazione a causa dell'indeterminatezza della norma, priva di indicazioni minime che garantiscano una corretta compenetrazione fra le varie destinazioni: in effetti, la compatibilità delle diverse attività con la residenza poggerebbe solo sui criteri del rumore e del traffico indotto, ciò che non sarebbe sufficiente. 5.2 Il Comune adduce invero che la compatibilità delle diverse attività con la residenza non sarebbe esaminata unicamente, come richiesto dall'art. 14 NAPR, dal profilo del rumore e del traffico indotto, bensì e soprattutto secondo la legislazione federale sulla protezione dell'ambiente, segnatamente delle ordinanze contro l'inquinamento fonico e atmosferico. In effetti, secondo la giurisprudenza, in linea di principio, sono divenute prive di autonomia rispetto al diritto federale sulla protezione dell'ambiente le disposizioni del diritto cantonale e comunale relative agli "effetti molesti" e alle "aziende con effetti molesti", nella misura in cui tali nozioni del diritto cantonale siano destinate alla protezione contro il rumore. Nondimeno, disposizioni cantonali e comunali sull'ammissibilità di "aziende con effetti molesti" in zone di utilizzazione possono avere portata propria in quanto regolino la possibilità, sotto il profilo della pianificazione del territorio, d'installare un'azienda in un determinato luogo di una zona d'abitazione. In tale quadro, le relative norme cantonali e comunali si fondano sulla competenza legislativa cantonale e comunale in materia di pianificazione del territorio (DTF 117 Ib 147 consid. 2 e rinvii e consid. 3 sulla presenza di "aziende senza effetti molesti" nelle zone destinate all'abitazione; causa 1P.213/1999, sentenza del 30 marzo 2000, consid. 1b e 3a, apparsa in RDAT II-2000 n. 77 pag. 285; Scolari, op. cit., n. 250 all'art. 28 LALPT). Spetta quindi al Comune emanare, se del caso, norme pianificatorie che vietino, o limitino in una certa misura, determinate attività non conformi alla natura della zona. L'auspicato mescolamento, di per sé non contestato dalle Autorità cantonali e che può contribuire a limitare gli spostamenti dei lavoratori, non è stato escluso (Pierre Tschannen, in: Aemisegger/Kuttler/Moor/Ruch, editori, Kommentar zum Bundesgesetz über die Raumplanung, Zurigo 1999, n. 55 all'art. 3; Pierre Strittmatter/Markus Gugger, Nutzungsdurchmischung statt Nutzungstrennung, rapporto 16 del Programma nazionale di ricerca "suolo", Liebefeld-Berna 1988, pag. 60 segg.); nel determinare le zone industriali occorre del resto tener conto anche delle caratteristiche della regione e non solo del singolo comune o della domanda di privati (DTF 117 Ia 430 consid. 4b e rinvii). 5.3 Le Autorità cantonali hanno ritenuto insufficiente e vago l'unico criterio (attività non molesta) posto a fondamento del nuovo art. 14 NAPR, criterio peraltro già previsto all'art. 3 cpv. 3 lett. b LPT e dalla LPAmb. La conclusione del Governo e della Corte cantonale, di non approvare la norma litigiosa, che permette l'insediamento di qualsiasi attività produttiva, anche industriale, purché non molesta dal profilo del rumore e del traffico, senza prevedere criteri pianificatori idonei a definire la loro compatibilità con la residenza (stabilendo per esempio una percentuale o una quota per le attività non legate all'abitare, limitazioni della volumetria o delle superfici destinate all'industria, esclusione di attività incompatibili con l'abitare, eccetera), non appare pertanto, in particolare riguardo alla sicurezza del diritto, insostenibile e quindi arbitraria (cfr., sulla nozione di arbitrio, DTF 129 I 8 consid. 2.1). Le Autorità cantonali non hanno negato l'istituzione di zone plurifunzionali, ma hanno ritenuto, sulla base di criteri oggettivi, fondati e conformi al diritto e alla giurisprudenza (cfr. DTF 117 Ib 147), ch'essa non può avvenire in maniera indeterminata, dovendo essere concretata a livello pianificatorio. Negando l'approvazione dell'art. 14 NAPR esse non hanno pertanto leso l'autonomia comunale, né la decisione impugnata è arbitraria.