Citation: U 82/01 15.11.2001 E. 2

2.- a) Giusta l'art. 9 cpv. 1 LAINF, sono malattie professionali quelle causate esclusivamente o prevalentemente da sostanze nocive o da determinati lavori nell'esercizio dell'attività professionale. Sono in tal senso provocate da determinati lavori segnatamente le borsiti croniche cagionate da pressione continua (art. 14 OAINF e Allegato 1 all'OAINF). Dagli atti medici all'inserto emerge che il ricorrente è affetto da gonalgia acuta al ginocchio destro, con articolazione arrossata ed edematosa (certificato 10 novembre 1999 redatto dal dott. B.________). Detto parere è stato confermato dallo stesso sanitario il 28 dicembre 1999. In una relazione del 28 marzo 2000 il dott. C.________, medico di circondario dell'INSAI, ha precisato che in occasione dell'audizione ispettiva del 1° dicembre 1999 l'assicurato aveva specificamente indicato manifestarsi il dolore in regione posteriore del ginocchio destro; tali sintomi erano incompatibili con un'eventuale diagnosi di borsite. Anche in un certificato stilato dal predetto medico curante in data 24 maggio 2000, prodotto nel contesto di una ricaduta annunciata il 26 maggio dello stesso anno, si attestava unicamente una gonalgia acuta al ginocchio destro, con articolazione edematosa. In esito a quanto precede, a ragione la Corte cantonale ha constatato come nessun medico avesse mai posto la diagnosi di borsite. Pure in modo pertinente essa ha concluso che era dimostrato con sufficiente verosimiglianza non potersi applicare in concreto l'art. 9 cpv. 1 LAINF, in quanto la malattia lamentata non era annoverabile fra i disturbi disciplinati quale malattia professionale all'Allegato 1 all'OAINF. b) Nel ricorso di diritto amministrativo l'insorgente rimprovera alla giurisdizione di prime cure segnatamente di aver omesso di delucidare la fattispecie in modo corretto, per cui dovrebbe essere ordinato l'allestimento di accertamenti medico-legali. Sostiene che gli specialisti italiani avrebbero comunque diagnosticato una borsite. A sostegno di tale affermazione si limita tuttavia a produrre nuovi certificati del dott. B.________, nei quali il medico curante nulla attesta relativamente a simile infermità. Unico accenno alla lamentata malattia è riscontrabile in un referto dell'8 febbraio 1995, già agli atti e riprodotto con il gravame, nonché in un certificato stilato dal medico curante il 7 aprile 2001, dove si precisa nondimeno che detta affezione è asintomatica. Se gli accertamenti svolti d'ufficio permettono all'amministrazione o al giudice, che si sono fondati su un apprezzamento diligente delle prove, di giungere alla convinzione che certi fatti presentino una verosimiglianza preponderante, e che ulteriori misure probatorie non potrebbero modificare questo apprezzamento, è superfluo assumere altre prove (apprezzamento anticipato delle prove; Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, pag. 212 no. 450; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., pag. 39 no. 111 e pag. 117 no. 320; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; cfr. anche DTF 122 II 469 consid. 4a, 122 III 223 consid. 3c, 120 Ib 229 consid. 2b, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti). In tal caso non sussiste una violazione del diritto di essere sentito conformemente all'art. 4 cpv. 1 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata). Discende da quanto precede che a ragione il Tribunale cantonale ha rinunciato a nuove indagini peritali e che anche in questa sede la relativa censura è priva di fondamento. c) L'autorità di ricorso di prima istanza non ha riconosciuto il diritto a prestazioni assicurative neanche in applicazione dell'art. 9 cpv. 2 LAINF. Essa ha correttamente rilevato che dal profilo medico la diagnosi di gonalgia si riferiva unicamente ai sintomi lamentati, senza che fosse stata fatta luce sulle relative cause. Ha pure sottolineato che il dott. B.________ aveva solo ritenuto la mera possibilità di una malattia professionale, per sostenere ulteriormente la tesi di una ricaduta dell'evento traumatico del 7 gennaio 1992. Orbene, considerato che la predetta norma presuppone l'esistenza di un nesso di causalità qualificato, nel senso che l'affezione in oggetto dev'essere stata provocata dall'attività professionale almeno nella misura del 75 %, risulta che anche da questo profilo le precedenti istanze hanno negato a ragione sia l'esistenza di un nesso di causalità adeguata con l'infortunio verificatosi nel 1992 che il diritto a prestazioni assicurative deducibile dall'art. 9 cpv. 2 LAINF.