Citation: 1C_514/2008 02.02.2009 E. 3

3.1 Secondo il principio della proporzionalità, invocato dai ricorrenti, le misure adottate dall'autorità devono essere idonee a raggiungere lo scopo di interesse pubblico perseguito e non eccedere i limiti dell'indispensabile (DTF 129 I 35 consid. 10.2 pag. 45, 173 consid. 5). La legislazione cantonale prevede la demolizione delle opere abusive (art. 43 della legge edilizia cantonale del 13 marzo 1991, LE); in ogni caso, anche in assenza di disposizioni esplicite, l'eliminazione di opere vietate dal diritto federale (nel caso concreto dalla LPT) può essere imposta sulla base della normativa federale (DTF 105 Ib 272 consid. 1c; 104 Ib 74). Si può prescindere dal provvedimento di ripristino, quando l'opera eseguita diverge solo in modo irrilevante da quanto autorizzato, quando la demolizione non persegue scopi d'interesse pubblico, oppure se il proprietario poteva ritenere in buona fede che la costruzione fosse lecita e al mantenimento dello stato di fatto non ostino importanti interessi pubblici (DTF 111 Ib 213 consid. 6). 3.2 I ricorrenti non contestano, se non in maniera del tutto generica, che si è in presenza di una violazione materiale del diritto, ciò che esclude a priori qualsiasi procedura sanatoria a posteriori: ciò non implica tuttavia che l'opera abusiva debba necessariamente essere demolita, ritenuto che anche in questi casi occorre tener conto dei principi della proporzionalità e della tutela della buona fede (DTF 132 II 21 consid. 6 pag. 35; HÄNNI, Planungs-, Bau- und besonderes Umweltschutzrecht, 5a ed., 2008, pag. 343 seg.). 3.3 I proprietari non contestano la carenza di buona fede: in effetti, essi, a ragione, non si prevalgono dell'autorizzazione "provvisoria" rilasciata loro dal Municipio, decaduta e della quale non hanno peraltro nemmeno sollecitato il rinnovo (sentenza 1A.77/2005 del 6 giugno 2005 consid. 2, in RtiD 2005-II n. 18 pag. 107). Del resto, un'autorizzazione eccezionale ai sensi dell'art. 24 LPT, rilasciata dal municipio senza l'approvazione (costitutiva) della competente autorità cantonale, è notoriamente nulla, per lo meno quando, come nella fattispecie, la violazione materiale del diritto è chiara (art. 25 cpv. 2 LPT; DTF 132 II 21 consid. 3.2.1 e 3.2.2; 128 I 254 consid. 3.1; 111 Ib 213 consid. 5; WALDMANN/HÄNNI, Raumplanungsgesetz, 2006, n. 37 all'art. 25). 3.4 Certo, anche il proprietario che ha eretto in mala fede un'opera abusiva può invocare il principio della proporzionalità: in tal caso, nella ponderazione dei contrapposti interessi, l'autorità può tuttavia attribuire un peso accresciuto al ripristino della situazione conforme al diritto e trascurare, o considerare solo parzialmente, i pregiudizi e le spese derivanti all'interessato dall'ordine di demolizione (DTF 132 II 21 consid. 6.4 pag. 39; 123 II 248 consid. 4a). 3.5 I ricorrenti stessi ammettono, rettamente, che le dimensioni della tettoia non sono da considerare ridotte. Privo di ogni consistenza è poi l'assunto secondo cui l'opera litigiosa non lederebbe alcun interesse preponderante: basti ricordare al proposito la manifesta violazione del principio pianificatorio della separazione dell'area edificabile da quella non edificabile (DTF 132 II 21 consid. 6.4 pag. 40). Essi nemmeno adducono una necessità oggettiva e neppure soggettiva, anche se quest'ultimo aspetto non sarebbe comunque rilevante (al riguardo cfr. DTF 121 II 67 consid. 3a), a realizzare l'opera litigiosa fuori della zona edificabile. 3.6 La legittimità dell'ordine di demolire la tettoia litigiosa è quindi palese, ricordato altresì che gli interessi pubblici al ripristino della situazione conforme al diritto prevalgono sugli interessi meramente finanziari dei ricorrenti a evitare lo smantellamento della stessa. La Corte cantonale ha infatti ritenuto a ragione proporzionata la demolizione, rilevando che la cifra prevista dai ricorrenti a tale fine (fr. 80'000.--) è chiaramente eccessiva rispetto a quella da loro indicata nella domanda di costruzione per la sua edificazione (fr. 2'000.--). I ricorrenti non tentano di dimostrare l'arbitrarietà di questa conclusione. 3.7 I ricorrenti, richiamando l'art. 44 LE, chiedono che l'ordine di demolizione venga sostituito con una sanzione pecuniaria e se del caso limitando il genere e i tempi d'uso della tettoia, ferma restando la sua non abitabilità. La Corte cantonale, accertata una violazione del diritto sostanziale, ha stabilito che la struttura e le dimensioni dell'opera litigiosa (sei pilastri alti da 4 a 5 metri, che sostengono una copertura di 10 x 15 m) non sono certo trascurabili per le esigenze di protezione della natura e del paesaggio, nonché di salvaguardia del territorio e della sua pianificazione. Essa ha inoltre rilevato che l'applicabilità della sanzione pecuniaria è quantomeno opinabile riguardo a opere realizzate fuori della zona edificabile. Questa conclusione, con la quale i ricorrenti non si confrontano, è corretta, visto che l'eliminazione di costruzioni vietate dal diritto federale, segnatamente dall'art. 24 LPT, dev'essere ordinata sulla base della medesima normativa: ora, il criticato ordine di demolizione si fonda sull'art. 24 LPT (sentenze 1C_397/2007 del 27 maggio 2008 consid. 1.3; 1A.70/1995 del 20 dicembre 1995 consid. 5, in RDAT 1996-II n. 30 pag. 101).