Citation: 4P.236/2003 16.03.2004 E. 5

Nella prima parte del gravame i ricorrenti criticano in sostanza la decisione di esaminare nel merito l'azione principale, senza rinviare l'incarto al primo giudice per nuovo giudizio. Così facendo la Corte ticinese avrebbe commesso un diniego di giustizia, violato il loro diritto di essere sentiti in relazione con il principio del doppio grado di giurisdizione nonché applicato in maniera arbitraria l'art. 332 cpv. 2 CPC/TI. 5.1 In materia penale il principio della doppia istanza è sancito dall'art. 32 cpv. 3 Cost. (cfr. Auer/Malinverni/Hottelier: Droit constitutionnel suisse, vol. II, 2000, n. 1321 e 1385). La costituzione non contempla una disposizione analoga in ambito civile. Ciononostante la giurisprudenza accetta la possibilità di parlare di una "garanzia di doppia istanza" in relazione al diritto di essere sentito (art. 29 Cost.; cfr. sentenza inc. 1P.239/1998 consid. 3b). Infatti, anche se si ammette che una violazione del diritto di essere sentito commessa dall'autorità inferiore può - in determinate circostanze - essere sanata dall'autorità di ricorso (cfr. DTF 126 V 130 consid. 2b pag. 132 con rinvii), non vanno scordate le implicazioni di una tale soluzione per la parte che, per motivi di economia processuale, viene in questo modo privata della possibilità di sottoporre i propri argomenti a due istanze giudiziarie. In altre parole, la mancata garanzia del doppio grado di giurisdizione può, in certi casi, configurare una violazione del diritto di essere sentito. Quest'eventualità non si realizza in concreto. I ricorrenti nemmeno asseverano, infatti, di non aver potuto portare a conoscenza del primo giudice tutti gli elementi a sostegno delle loro pretese. Al contrario, loro stessi - come si vedrà meglio in seguito - riconoscono che l'incarto era completo. 5.2 I ricorrenti non hanno miglior fortuna laddove si prevalgono della violazione dell'art. 30 cpv. 1 Cost. Questo disposto non sancisce il principio della doppia istanza e, per il resto, essi non spiegano come dovrebbero (art. 90 cpv. 1 lett. b OG) per quale motivo la Camera di cassazione civile del Tribunale non sarebbe "un tribunale fondato sulla legge, competente nel merito, indipendente ed imparziale". 5.3 Va per contro approfondita la censura concernente l'applicazione dell'art. 332 cpv. 2 CPC/TI, che i ricorrenti definiscono arbitraria. 5.3.1 Per costante giurisprudenza, l'arbitrio non si realizza già qualora la soluzione proposta con il ricorso possa apparire sostenibile o addirittura migliore rispetto a quella contestata. Per richiamarsi con successo all'arbitrio, è necessario dimostrare - con un'argomentazione dettagliata e precisa (art. 90 cpv. 1 lett. b OG) - che l'autorità cantonale ha emanato una decisione - e ciò non solo nella sua motivazione bensì anche nell'esito - manifestamente insostenibile, destituita di fondamento serio e oggettivo o in urto palese con il senso di giustizia ed equità (DTF 129 I 8 consid. 2.1 con rinvii). 5.3.2 Ora, nei casi previsti dall'art. 327 lett. g CPC/TI l'art. 332 cpv. 2 CPC/TI concede di principio alla Camera di cassazione civile la possibilità di pronunciare nel merito, se gli atti sono completi. La giurisprudenza ticinese ha sfumato questa regola nel senso di quanto esposto al consid. 5.1 circa la violazione del diritto di essere sentito in relazione alla mancata garanzia del doppio grado di giurisdizione, precisando che, anche se gli atti possono apparire completi, occorre comunque procedere al rinvio al primo giudice quando egli ha ritenuto, decidendo, di poter lasciare irrisolto il quesito fondamentale della lite (cfr. Cocchi/ Trezzini, Codice di procedura civile massimato e commentato, Lugano 2000, n. 1 ad art. 332). A mente dei ricorrenti quest'eventualità si sarebbe verificata nella fattispecie. A torto. Il quesito fondamentale della lite, ovverosia la questione di sapere se l'opera fornita dall'architetto presentava un difetto oppure no non è rimasto indeciso bensì risolto negativamente; il pretore ha infatti esplicitamente escluso l'esistenza del difetto. In queste circostanze la decisione di pronunciarsi nel merito dell'azione principale, in applicazione dell'art. 332 cpv. 2 CPC/TI, non appare arbitraria.