Citation: 1P.190/2002 24.06.2002 E. 2

È incontestabile che l'edificio dei ricorrenti, al quale vorrebbero aggiungere una mansarda sopraelevando il tetto piano di un corpo avanzato, è situato nella "zona dei fabbricati e dei nuclei meritevoli di protezione" secondo il piano regolatore comunale; questa zona è disciplinata dall'art. 15 NAPR. I ricorrenti riconoscono l'applicabilità al loro caso di questo articolo, ma affermano che, se correttamente interpretato, esso avrebbe dovuto comportare la conferma della licenza edilizia. Rimproverano quindi l'arbitrio alla Corte cantonale. 2.1 L'art. 15 cpv. 1 NAPR dispone che nella zona dei fabbricati e dei nuclei meritevoli di protezione non è in principio consentita la modificazione dello stato fisico dei fondi. Secondo l'art. 15 cpv. 2 NAPR questa zona comprende i fabbricati sottoposti a riattamento conservativo secondo l'art. 13 (lett. a), i fabbricati sottoposti a riattamento vincolato i cui proprietari devono provvedere alla conservazione degli elementi architettonici esterni (lett. b), i diroccati ricostruibili, gli ingombri dei nuovi edifici e la completazione dei fabbricati esistenti da realizzare rispettando le caratteristiche edilizie ed architettoniche degli edifici tradizionali (lett. c), i fabbricati minori che possono essere riparati e mantenuti, ma per i quali sono esclusi lavori di trasformazione o il cambiamento di destinazione (lett. d) e, infine, i manufatti ed i muri esterni che devono essere mantenuti (lett. e). La Corte cantonale ha rilevato che, nella zona ove sorge la casa dei ricorrenti, gli interventi edilizi sono ammessi soltanto su fabbricati rientranti nella casistica enunciata alle lettere da a a d dell'art. 15 cpv. 2 NAPR: ha negato però che una di queste situazioni si verifichi in concreto e da ciò ha dedotto l'applicabilità del principio generale dell'art. 15 cpv. 1 NAPR, che esclude qualsiasi modificazione dello stato fisico del fabbricato. Secondo i ricorrenti, la Corte cantonale non avrebbe tuttavia, con arbitrio, compiutamente considerato l'art. 15 cpv. 2 NAPR che, contrariamente a quanto si legge nella sentenza impugnata, non si limiterebbe ai diroccati ricostruibili, ma permetterebbe, in particolare, la completazione dei fabbricati esistenti, nel rispetto delle caratteristiche edilizie e architettoniche degli edifici tradizionali. Non avendo esaminato questa situazione, da loro indicata, la Corte cantonale avrebbe commesso un chiaro diniego di giustizia formale, ravvisabile anche in una totale carenza di motivazione. 2.2 I ricorrenti fanno valere un diniego di giustizia materiale, richiamando l'art. 4 vCost. (ora art. 9 Cost., in vigore dal 1° gennaio 2000), e un diniego di giustizia formale (art. 29 cpv. 1 Cost.), nel senso che la Corte cantonale non avrebbe esaminato il loro gravame in maniera sufficiente. Secondo la giurisprudenza e la dottrina, si è in presenza di un tale diniego, tra l'altro, quando un'autorità, essendo competente per deciderle, non esamina nel merito una causa o determinate conclusioni sottoposte al suo giudizio (cfr. 125 III 440 consid. 2a, 117 Ia 116 Ia consid. 3a, 114 Ia 332 consid. 2a pag. 334, 113 Ib 376 consid. 6b pag. 388 seg.; Jörg Paul Müller, Grundrechte in der Schweiz, 3a ed., Berna 1999, pag. 495 segg., in particolare pag. 498 in alto). 2.2.1 Effettivamente, la Corte cantonale non si è pronunciata sul tema, che pure le era stato sottoposto, riguardo alla completazione di uno stabile esistente, di massima possibile, giusta l'art. 15 cpv. 2 lett. c seconda parte NAPR, quando siano rispettate le caratteristiche edilizie e architettoniche degli edifici tradizionali. Dell'art. 15 cpv. 2 lett. c NAPR la precedente istanza non ha considerato che la parte iniziale, rilevando che l'edificio dei ricorrenti non rientra nella nozione di diroccato ricostruibile. Su siffatte circostanze regge la critica dei ricorrenti, secondo cui vi è almeno un diniego di giustizia nel mancato esame da parte della Corte cantonale dell'argomento relativo alla completazione del fabbricato - non irrilevante per il giudizio - e nella disattesa considerazione della norma litigiosa, tutt'altro che chiara, nella sua integrità. La Corte cantonale non ha del resto neppure rinviato ai motivi addotti dal Consiglio di Stato (cfr. DTF 123 I 31 consid. 2c). 2.2.2 In tale ambito vi sarebbe comunque una lesione del diritto di essere sentito, desumibile dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (e in precedenza dall'art. 4 vCost.), da cui la giurisprudenza ha ricavato, tra l'altro, il diritto dell'interessato di ottenere una decisione motivata: questa esigenza ha essenzialmente lo scopo di permettere da un lato agli interessati di afferrare le ragioni alla base della decisione e di impugnarla con cognizione di causa, e dall'altro all'autorità di ricorso di esaminare la fondatezza della decisione medesima (DTF 126 I 97 consid. 2b, 15 consid. 2a/aa in fine, 124 II 146 consid. 2a, 123 I 31 consid. 2c). Ciò non significa che l'autorità sia tenuta a pronunciarsi in modo esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte, potendo limitarsi ai punti essenziali per la decisione (DTF 126 I 97 consid. 2b), come lo era tuttavia quella appena citata, che non è stata esaminata. Questa violazione del diritto di essere sentito, nella forma di carente motivazione non può essere sanata, visto che il Tribunale cantonale amministrativo nelle osservazioni al ricorso si è rimesso al giudizio del Tribunale federale, senza esprimersi sull'applicazione dell'art. 15 cpv. 2 lett. c seconda parte NAPR (DTF 125 I 209 consid. 9a pag. 219), e visto che il Tribunale federale non fruisce della stessa cognizione della Corte cantonale (DTF 124 II 132 consid. 2d); né questa Corte può procedere, in siffatte circostanze, a una sostituzione dei motivi, qualora la decisione impugnata non fosse arbitraria nel suo risultato (DTF 124 I 208 consid. 4a in fine e rinvii). 2.3 I ricorrenti rimproverano un ulteriore arbitrio al Tribunale amministrativo perché esso non avrebbe esaminato se la licenza edilizia potesse comunque essere confermata sulla base di una deroga ai sensi dell'art. 3 cpv. 3 NAPR. Nella licenza edilizia il Municipio, senza indicare espressamente l'art. 3 NAPR, aveva richiamato la possibilità di concedere deroghe. Il Consiglio di Stato si è pronunciato sull'argomento: ritenuto che l'ampliamento litigioso non poteva essere qualificato di modesta portata, ne ha concluso che l'art. 3 NAPR non sarebbe stato applicabile. Certo, la Corte cantonale non si è espressa sull'argomento: il Comune di Onsernone nelle osservazioni al ricorso ha tuttavia precisato che nella decisione di rilascio della licenza esso non ha applicato la norma appena citata, visto che non si trattava di concedere nessuna deroga. In tali circostanze il rimprovero di diniego di giustizia mosso dai ricorrenti ai Giudici cantonali perché avrebbero omesso di esaminare tale argomento non regge, né essi avrebbero potuto esaminare tale quesito senza violare l'autonomia comunale (vedi sentenza del 18 aprile 2002 in re Impresa Generale, consid. 3.4 e 4, causa 1P.776/2001).