Citation: 8C_36/2024 E. 8.1.5

8.1.5. Il ragionamento adottato nella DTF 141 V 396 è pertinente per dirimere anche la presente vertenza. L'applicazione dell'art. 46 cpv. 3 del Regolamento n. 883/2004 in una fattispecie come quella in esame è perdipiù in linea con il considerando n. 26 del Regolamento n. 883/2004, il quale promuove, in materia di prestazioni d'invalidità, l'elaborazione di "un sistema di coordinamento che rispetti le specificità delle legislazioni nazionali, in particolare per quanto riguarda il riconoscimento dell'invalidità e in caso d'aggravamento della stessa". In effetti, soltanto uno specifico riconoscimento della concordanza delle rispettive legislazioni dagli Stati membri interessati risulterebbe vincolante per il grado d'invalidità e, dunque, perlomeno secondo il diritto svizzero, per la presenza o meno di un'invalidità (cfr. in particolare art. 28 cpv. 1 lett. c LAI). Di conseguenza, in assenza di un tale riconoscimento nella fattispecie, la pensione d'invalidità decisa dallo Stato italiano non è vincolante per gli organi svizzeri competenti, il che ostacola l'applicazione del principio di assimilazione secondo l'art. 5 lett. a del Regolamento n. 883/2004 tra le rendite d'invalidità in questione (DTF 141 V 396 consid. 7.2.3). Va inoltre aggiunto che il divieto di cumulo della rendita e delle indennità giornaliere concesse in applicazione della LAI (art. 22bis cpv. 5 e art. 29 cpv. 2 LAI) è una forma di coordinamento intrasistemico che prende in considerazione il modo di calcolo della rendita, da un lato, e delle indennità giornaliere, dall'altro. Non è possibile, nel contesto di un tale divieto di cumulo, considerare una rendita italiana come equivalente a una rendita svizzera data la marcata diversità dei rispettivi metodi di calcolo.