Citation: 1P.335/2004 25.04.2005 E. 3

La ricorrente contesta innanzitutto l'accertamento dei giudici cantonali, secondo cui si sarebbe messa alla guida nonostante fosse a digiuno da giorni. Denuncia tale accertamento come arbitrario e lesivo della presunzione di innocenza, asserendo che né è dimostrato né reso verosimile che fosse in uno stato inidoneo alla guida e che la vera causa dell'incidente non fosse da ricondurre ad un improvviso e repentino mancamento, come da lei sempre sostenuto. Non deve inoltre andare a suo scapito la circostanza che gli inquirenti non abbiano acquisito agli atti le risultanze delle verifiche mediche e non abbiano ritenuto di dovere sentire i soccorritori giunti sul posto. 3.1 La CCRP ha rilevato che l'accertamento in questione trova conforto nel certificato medico rilasciato il 26 febbraio 2002 dal dott. med. C.________ di Giubiasco e che l'interessata non ha mai dato per certa una perdita dei sensi, ma si è limitata a supporre, come emerge dal rapporto di polizia, un piccolo mancamento. A fronte di queste circostanze ha quindi concluso che l'accertamento del primo giudice, stando al quale la ricorrente si era messa alla guida del veicolo nonostante fosse a digiuno da giorni, non era arbitrario. Per altro, la ricorrente non spiega come i soccorritori avrebbero potuto attestare che lei era stata vittima di un malore, se non, come ha fatto il dott. C.________, fondandosi sulle sue stesse dichiarazioni. 3.2 La conclusione della CCRP merita tutela. Già nel verbale dell'interrogatorio del 14 novembre 2001, effettuato subito dopo l'incidente, l'insorgente ha ammesso di avere mangiato poco in quei giorni, scossa come era dagli avvenimenti che avevano colpito il suo paese d'origine. Tale affermazione non è contraddetta da quanto contenuto nel certificato del dott. C.________, in cui viene senz'altro riconosciuto un possibile nesso tra l'asserita perdita dei sensi (sulla sostanza della quale il certificato medico resta tuttavia silente) e lo stato di digiuno della ricorrente, che invero viene fatto risalire solo al giorno precedente l'incidente e non a più giorni come accertato in prima istanza. Di fronte a queste risultanze, e malgrado questa imprecisione, non può comunque essere ritenuto arbitrario concludere che la ricorrente si trovasse in uno stato psicofisico problematico al momento di mettersi alla guida. A ciò si aggiunga che la ricorrente ha anche ammesso, sempre nel citato verbale di polizia, di avere assunto medicamenti e più precisamente un calmante la mattina ed un sonnifero la sera prima. Di fronte a questo insieme di accertamenti non assume quindi una specifica rilevanza il fatto di sapere se lo stato di digiuno perdurava da uno o più giorni, rispettivamente se fosse parziale o completo: alla luce di quanto prescritto all'art. 31 cpv. 2 LCstr, determinante per giudicare la concreta abilità a condurre un veicolo è il generale quadro psicofisico della conducente, a prescindere da singoli dettagli per di più marginali. Nell'accertare questo quadro i giudici cantonali non sono incorsi nell'arbitrio e nemmeno hanno violato il principio "in dubio pro reo". Lo stesso vale a riguardo dell'asserito malore, tesi difensiva che gli stessi giudici hanno a ragione scartato, ritenuto che non trova riscontro processuale alcuno, nonostante la ricorrente fosse stata trasportata in ambulanza al pronto soccorso. Nemmeno risulta poi che fosse altrimenti soggetta a sintomatologie di questa natura. Su questo punto il ricorso, al limite della ricevibilità (cfr. consid. 2.4), va quindi disatteso.