Citation: 4A_67/2023 E. 4.2.2

4.2.2. Secondo il ricorrente il ritardo nella chiusura della relazione xxx non sarebbe stato un motivo di licenziamento: egli aveva rispettato l'istruzione di porre fine a quel rapporto contrattuale, avendone avviato la procedura di chiusura; la banca, poi, non gli avrebbe notificato alcun sollecito in proposito e a fine novembre 2017 il suo superiore sarebbe stato informato del mancato invio della disdetta; infine, il 7 dicembre 2017 il direttore generale, quand'anche infastidito, non gli aveva paventato un licenziamento in tronco. Tali critiche non sono condivisibili. In concreto egli non può essere seguito laddove asserisce d'aver rispettato l'istruzione di chiudere la nota relazione problematica per aver avviato la necessaria procedura: l'interessato, infatti, sorvola sia sull'ordine del 27 ottobre 2017 a lui impartito dalla banca - e accertato dai giudici di appello - di chiudere immediatamente la relazione xxx, sia sul fatto che quella relazione sia stata chiusa solo il 30 novembre 2017, dopo un sollecito del 24 novembre 2017. Invano, poi, egli riferisce che la banca non l'avrebbe sollecitato in proposito, giacché ciò è stato confermato dai testi G.________, F.________, D.________ e dal suo superiore C.________. Che a fine novembre 2017 quest'ultimo sapesse che la disdetta non era ancora stata inviata, potrà anche essere. Tale circostanza, tuttavia, non rimediava al ritardo nella chiusura di quella relazione problematica, per cui il ricorrente era unico responsabile. Sapere poi se quegli indugi fossero un fatto grave suscettibile di giustificare una disdetta immediata o no, giacché il suo superiore non aveva informato nessuno a fine novembre del 2017 e poiché il direttore generale non l'aveva ammonito con la mail del 7 dicembre 2017, è una questione su cui si tornerà fra breve.