Citation: 5A_855/2009 26.03.2010 E. 6

6.1 In fatto, la ricorrente lamenta che i Giudici d'appello abbiano negato l'esistenza di un tale accordo scritto - seppur, a suo dire, inutile - affermando che non solo dallo scambio di scritti fra le due parti, bensì anche da scritti unilaterali della parte debitrice, si deve desumere l'ammissione dell'esistenza del pegno a suo favore. 6.2 A ben guardare, tuttavia, le varie circostanze di fatto che la ricorrente adduce si riferiscono alla dazione delle (o di due delle) cartelle ipotecarie, oppure ridiscutono in termini appellatori la portata della corrispondenza fra l'avv. I.________ e l'avv. H.G.________ rispettivamente di stralci di documenti già discussi avanti al Tribunale di appello. Va sottolineato poi che la ricorrente non si confronta con i motivi che hanno condotto la Corte cantonale ad escludere ogni e qualsiasi rilevanza dei predetti documenti, segnatamente l'estraneità della donazione dell'immobile alle parti della presente procedura ed il fatto che lo scambio di corrispondenza fra gli avv.ti G.________ e I.________ era appunto finalizzato a concludere un contratto di pegno (supra, consid.4.3). La critica, appellatoria, è inammissibile (supra, consid. 2.2). 6.3 L'argomento secondo il quale il diritto di pegno non sarebbe stato contestato da controparte per oltre dieci anni, e sarebbe pertanto sorto per usucapione (possibilità controversa in dottrina, BAUER, op. cit., n. 15 in fine ad art. 884 CC, con rinvii), scaturisce da una nuova argomentazione giuridica che si concretizza in una nuova proposta di sussunzione. In sé, tale modo di procedere è lecito (supra consid. 2.3), presuppone tuttavia che la Corte cantonale abbia accertato la realizzazione dei presupposti fattuali della nuova ipotesi giuridica, in particolare appunto il possesso ininterrotto e, soprattutto, il possesso in buona fede a titolo di pegno. Ciò, invece, non emerge dalla sentenza impugnata (art. 105 cpv. 1 LTF), né la ricorrente eccepisce in maniera fondata di aver presentato all'autorità inferiore i fatti topici, e che quest'ultima abbia arbitrariamente omesso di tenerne conto - non bastando a tal fine la semplice menzione dell'art. 97 LTF. Peraltro, se si volesse leggere l'argomento ricorsuale quale affermazione di un complesso di fatti, questi sarebbero nuovi e di conseguenza inammissibili (art. 99 cpv. 1 LTF; supra consid. 2.3). In nessun caso, comunque, l'eventuale usucapione del diritto di pegno può essere considerata prova scritta del pegno, come invece pretende apoditticamente la ricorrente. La censura si appalesa inammissibile.