Citation: 5A_182/2014 E. 4.1

4.1. Sul principio di un obbligo di mantenimento a carico della ricorrente, il Tribunale di appello ha rammentato che dopo la separazione dei genitori nel 2005, gli opponenti non l'hanno più incontrata. Essi non hanno mai accettato il cambiamento di sesso del padre, e non si sono resi disponibili per un diritto di visita. Il tentativo di avviare un percorso di riavvicinamento è fallito anche a causa della reticenza degli opponenti alla proposta di un appoggio terapeutico nella loro complessa situazione familiare, che peraltro anche la madre non ha favorito. Il Tribunale di appello ha considerato che in ogni caso la causa di divorzio era risultata lacerante per i figli, che nello stesso periodo si erano trovati confrontati con la decisione della ricorrente di cambiare sesso, ciò che aveva acuito il loro disagio. Tant'è che avevano dichiarato che mai avrebbero accettato di vedere il padre un giorno "come donna". Le vicissitudini personali della ricorrente sono poi state ampiamente mediatizzate, e lei è divenuta un personaggio pubblico - fatto che ha creato un certo imbarazzo ai figli, a quel momento adolescenti. Posteriormente al raggiungimento della maggiore età degli opponenti, la ricorrente ha cercato un incontro almeno con la figlia, che però ha declinato, spiegando che "dopo tutto quello che è stato, è difficile rivederlo". Anche il figlio ha rifiutato un incontro, temendolo "scioccante". In sostanza, nessuno dei due, interrogati formalmente dal Pretore, si è detto pronto a "ricostruire rapporti relazionali e affettivi con il padre". Un tentativo di mediazione ha avuto luogo nel 2011, su impulso del Pretore. Le parti si sono incontrate in data 3 dicembre 2011 alla presenza della mediatrice. In quell'occasione è riemerso il desiderio della ricorrente di riprendere una relazione regolare con i figli, ma anche la perplessità di quest'ultimi. Essi hanno chiesto tempo per elaborare l'accaduto ed hanno accettato l'idea di contatti via e-mail, ma non si sono attivati ulteriormente. La ricorrente ha rilanciato il tentativo di riavvicinamento nell'aprile 2012; gli opponenti hanno segnalato una loro disponibilità per il successivo mese di giugno, ma non vi hanno poi dato seguito. Sulla scorta degli accertamenti appena riassunti, il Tribunale di appello è giunto alla conclusione che gli opponenti non denotano una chiusura totale e assoluta nei confronti della ricorrente. Non hanno invero dato prova di grande indulgenza né si sono sforzati per capire il travaglio che ha portato la ricorrente a diventare donna. Nemmeno hanno dimostrato volontà di intraprendere il percorso terapeutico consigliato dal perito, ed anche la mediazione tentata in tempi più recenti non ha portato frutti. D'altro canto, nemmeno la ricorrente ha fatto prova di particolare comprensione nei confronti del disagio provocato in ragazzi ancora adolescenti al momento delle sue scelte, disagio ulteriormente acuito dalla vasta eco mediatica che le ha accompagnate. Il tentativo di riavvicinamento della ricorrente si è scontrato con una oggettiva fatica degli opponenti a vederla nella sua nuova identità. Il Tribunale di appello ne ha concluso che la mancanza di contatti non può essere loro ascritta quale colpa esclusiva e non preclude loro dunque il diritto a un contributo di mantenimento. Si tratta piuttosto, concludono i Giudici cantonali, di una situazione dolorosa per entrambe le parti, cui concorrono fattori oggettivi di incomunicabilità.