Citation: 6B_280/2019 E. 3.3

3.3. La Corte cantonale ha ritenuto che il ricorrente, non sottoposto alla carcerazione preventiva, non aveva sufficientemente sostanziato, né dinanzi alla Pretura penale né in sede di appello, l'asserita sofferenza psicologica da lui patita, limitandosi ad addurre un generico pregiudizio per la sua immagine e la sua reputazione. Emerge effettivamente che, nell'istanza d'indennità presentata al tribunale di primo grado, ribadita in appello, il ricorrente ha richiamato la risonanza mediatica data al procedimento penale e la sua durata, limitandosi tuttavia ad addurre generiche "ripercussioni pesanti a livello di immagine e di reputazione". In questa sede, egli fa inoltre riferimento ad una perquisizione domiciliare avvenuta all'alba. Non risulta tuttavia che la misura sia stata adottata illegalmente dall'autorità penale (cfr. art. 431 cpv. 1 CPP), o sia stata eseguita in pubblico oppure che la sua esecuzione abbia avuto un'eco particolare nei mass media. Non può pertanto essere attribuita a questo specifico provvedimento una valenza sotto il profilo di una lesione grave della personalità. Certo, la durata del procedimento penale e l'esposizione mediatica appaiono nel complesso rilevanti. Tuttavia, il ricorrente non ha addotto che queste circostanze hanno comportato determinate conseguenze familiari o professionali, tali da poter dedurre una sua grave sofferenza morale. Risulta peraltro che, nonostante il procedimento penale, il ricorrente ha continuato a svolgere un'attività professionale nel settore dei servizi logistici. In simili condizioni, a ragione la Corte cantonale non ha ravvisato gli estremi di una lesione particolarmente grave della personalità, tale da giustificare il versamento di un'indennità per torto morale.