Citation: 2D_25/2016 E. 3.2

3.2. Malgrado l'assenza di una legittimazione ricorsuale nel merito, la ricorrente può nondimeno far valere la disattenzione dei suoi diritti di parte, la cui violazione costituisce un diniego di giustizia formale (DTF 133 I 185 consid. 6.2 pag. 198). Ella non può però contestare, anche in modo indiretto, il merito della causa, non può riferirsi cioè a quesiti indissociabili dal medesimo quali, segnatamente, il dovere per l'autorità di motivare sufficientemente la propria decisione o di prendere in considerazione gli argomenti giuridici sollevati dall'insorgente (cfr. DTF 126 I 81 consid. 7 pag. 94 e richiami). In concreto la ricorrente sostiene che impedirle di continuare gli studi, ormai quasi ultimati, lederebbe il suo diritto allo studio e all'istruzione garantito dall'art. 2 in relazione con l'art. 5 del Protocollo addizionale alla CEDU. Lasciato indeciso il quesito della natura del citato diritto, va rilevato che la censura non è di rilievo, oggetto del litigio essendo unicamente l'inammissibilità del gravame esperito in sede cantonale. La ricorrente adduce in seguito la violazione del principio della buona fede. Sennonché la sua argomentazione è interamente volta a criticare il modo di agire e il susseguente giudizio del Consiglio di Stato, allorché in ragione dell'effetto devolutivo dei ricorsi (vedasi DTF 134 II 142 consid. 1.4 pag. 144), oggetto di disamina dinanzi a questa Corte può unicamente essere la sentenza emanata dal Giudice delegato del Tribunale cantonale amministrativo, sulla cui motivazione, sia rilevato di transenna, nulla viene addotto (art. 42 cpv. 2 LTF). Su questo punto il ricorso è quindi inammissibile. Infine, la lamentata violazione del principio della proporzionalità non è per nulla motivata (art. 106 cpv. 2 e 117 LTF) e non va pertanto vagliata.