Citation: C 49/00 15.01.2001 E. 2

2.- La ricorrente ravvisa un abuso del potere di apprezzamento e un accertamento errato dei fatti giuridicamente rilevanti nella misura in cui i primi giudici hanno ritenuto che - in applicazione del criterio della probabilità preponderante valido nelle assicurazioni sociali - essa subisse una perdita di lavoro unicamente del 50%, per il fatto che gli impegni familiari e personali non le permettevano di essere disponibile sul mercato del lavoro per un impiego a tempo pieno. Inoltre P.________ è dell'avviso che i giudici cantonali abbiano formato il proprio giudizio cercando un compromesso tra i fatti addotti e incontestati e il sospetto, per nulla provato, che essa abbia potuto svolgere una qualsivoglia attività lavorativa presso la A.P.________ SA durante il periodo in cui percepiva le indennità di disoccupazione o abbia avuto impegni familiari tali da renderla collocabile solo al 50%. L'assicurata rimprovera all'istanza cantonale arbitrio e conclude chiedendo che in riforma della pronunzia impugnata sia riconosciuta inidonea al collocamento unicamente per il mese di giugno 1997, come da giudizio penale. a) Nell'accertamento dei fatti e nella valutazione delle prove il giudice di merito dispone di un ampio potere di apprezzamento (DTF 118 Ia 30 consid. 1b). Per motivare l'arbitrio non basta criticare semplicemente la decisione impugnata, né contrapporle una versione propria, per quanto sostenibile o addirittura preferibile. Occorre piuttosto dimostrare per quale motivo l'accertamento dei fatti o la valutazione delle prove sarebbero manifestamente insostenibili, si trovino in chiaro contrasto con la fattispecie, si fondino su una svista manifesta o contraddicano in modo urtante il sentimento della giustizia e dell'equità (DTF 125 II 15 consid. 3a, 124 IV 88 consid. 2a, 123 I 5 consid. 4a, 122 I 66 consid. 3a, 121 I 114 consid. 3a). b) Nel caso di specie, per l'accertamento litigioso dei fatti l'autorità cantonale si è fondata in particolare sulle dichiarazioni della ricorrente medesima, secondo cui essa giungeva in ditta alla mattina verso le 10.00-11.00, si intratteneva sino verso le 15.00, effettuava poi una pausa di circa un'ora e rientrava nuovamente per intrattenersi fin verso le ore 18.00; durante questa sua permanenza in ditta le capitava di usare il computer per scopi privati, poiché al domicilio non era ancora installato; inoltre, per gli spostamenti dal domicilio alla sede della ditta, sovente usava la vettura di proprietà dell'impresa, la quale le veniva messa a disposizione da suo marito. I primi giudici hanno altresì rilevato che l'interessata, durante la sua presenza a suo dire inattiva dal profilo aziendale, arrivava verso le 11.00 in ditta per finire di preparare il pranzo che soleva portare già in parte pronto da casa. c) Va ricordato alla ricorrente che, secondo costante giurisprudenza, il giudice delle assicurazioni sociali applica il criterio della probabilità preponderante (DTF 121 V 6 consid. 3b, 47 consid. 2a, 208 consid. 6b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, 2a ed., Berna 1997, pag. 346 seg., n. 32-35; Duc, Les assurances sociales en Suisse, Losanna 1995, n. 1336) e non quello della prova piena come il giudice civile o, in modo ancor più rigoroso, il giudice penale, ritenuto che in quest'ultima evenienza per il principio "in dubio pro reo" l'incertezza profitta all'accusato (Piquerez, Procédure pénale suisse, Zurigo 2000, n. 102 pag. 22 e n. 1918 pag. 403). La citata massima, dedotta dagli art. 6 n. 2 CEDU e 32 cpv. 1 Cost. ed espressione del principio della presunzione d'innocenza (Auer/Malinverni/Hottelier, Droit constitutionnel suisse, Berna 2000, vol. II, n. 1322-1324), trova applicazione sia nell'ambito della valutazione delle prove sia in quello della ripartizione dell'onere probatorio. Riferito alla valutazione delle prove, esso significa che il giudice penale non può dichiararsi convinto dell'esistenza di una fattispecie più sfavorevole all'imputato quando, secondo una valutazione oggettiva del materiale probatorio, sussistano dubbi se la fattispecie si sia verificata in quel modo; esso è disatteso se il giudice penale avrebbe dovuto nutrire insopprimibili dubbi sulla colpevolezza dell'imputato. Riferito all'onere della prova, il principio "in dubio pro reo" significa che spetta alla pubblica Accusa provare la colpevolezza dell'imputato, e non a quest'ultimo dimostrare la sua innocenza (DTF 120 Ia 37 consid. 2c). d) La ricorrente è dell'avviso che debba restituire solo l'importo correlato al fatto che il giudice penale l'ha condannata per aver indebitamente percepito indennità di disoccupazione nel mese di giugno 1997. La mancata condanna penale per l'intero periodo trae seco e contrario la conclusione, a mente dell'interessata, che per tale lasso di tempo essa sia stata idonea al collocamento. Questo parere non può essere condiviso. Infatti, trattandosi di fattispecie riguardante le assicurazioni sociali, non tornano applicabili i suesposti principi della procedura penale, ma trova attuazione il criterio della probabilità preponderante, conformemente al quale il giudice, dopo un'analisi e una valutazione oggettiva delle prove, deve seguire quella rappresentazione fattuale che ritiene essere la più verosimile tra i vari scenari possibili (DTF 125 V 195 consid. 2, 121 V 47 consid. 2a, 208 consid. 6b, 119 V 9 consid. 3c/aa).