Citation: 1C_131/2010 15.03.2010 E. 2

2.1 La Corte cantonale ha accertato che ai ricorrenti non è mai stata rilasciata da parte del Municipio, unica autorità competente in merito, una licenza edilizia per la chiusura del loro balcone e ha negato l'invocata lesione del principio della buona fede. Ha infatti ritenuto che l'asserito permesso rilasciato verbalmente ai ricorrenti da uno sconosciuto funzionario dell'Ufficio tecnico, ch'essi, espressamente invitati a farlo, non hanno saputo indicare nemmeno dinanzi all'ultima istanza cantonale, non costituirebbe comunque un'assicurazione vincolante, poiché emanato da un'autorità manifestamente incompetente. 2.2 I ricorrenti adducono quindi a torto che il Tribunale amministrativo non avrebbe considerato l'esistenza di un non meglio precisato e per nulla dimostrato permesso orale di posare la veranda. 2.3 D'altra parte, come rettamente stabilito dai giudici cantonali, il principio della buona fede, sancito dall'art. 9 Cost., tutela la fiducia riposta in un'assicurazione ricevuta dall'autorità competente (DTF 131 II 627 consid. 6.1 pag. 636; 130 I 26 consid. 8.1 pag. 60). Ora, rilevando semplicemente la passività del Municipio, che avrebbe tollerato per circa un decennio la situazione abusiva, i ricorrenti non si fondano su alcuna assicurazione concreta rilasciata dall'autorità competente circa l'eventuale permesso di posare la veranda. È infatti notorio che, come ricordato dalla Corte cantonale, il rilascio di una licenza edilizia, dopo la presentazione di una domanda formale, compete unicamente al Municipio e non a non meglio indicati funzionari comunali, per di più solo oralmente. È pure notorio che in ambito edilizio chiaramente non è sufficiente il rilascio di "permessi" di costruzione secondo modalità non previste dalla legge (cfr. sentenze 1C_49/2008 del 30 maggio 2008 consid. 5.3 e 1A.77/2005 del 6 giugno 2005, consid. 2, apparsa in: RtiD II-2005, n. 18, pag. 107 segg.). Né i ricorrenti fanno valere d'aver presentato, in quell'ambito, una domanda formale di costruzione, stesa sul formulario ufficiale e corredata dal relativo progetto. Per di più, la sentenza impugnata è corretta anche sotto il profilo della tutela dei diritti dei proprietari confinanti, non essendone riguardati solo i condomini, diritti che devono essere salvaguardati dalle garanzie offerte dalla procedura ordinaria, segnatamente tramite la pubblicazione delle domande di costruzione (DTF 117 Ia 285 consid. 3d-e; 113 Ia 332 consid. 3a). 2.4 I ricorrenti, ammessa la correttezza dei calcoli effettuati dalla Corte cantonale circa il superamento dell'indice di sfruttamento, accennano poi semplicemente al fatto ch'essa non avrebbe dovuto riferirli solo al loro appartamento, bensì all'intero immobile. Prescindendo dalla circostanza, pure rilevata dai ricorrenti stessi, che anche in tale ambito l'indice disponibile sarebbe comunque sorpassato, l'assunto si fonda sull'improponibile ipotesi che l'asserita licenza di costruzione, comunque come si è visto nulla, sarebbe stata rilasciata per l'intero edificio. 2.5 Infine, nemmeno l'accenno al principio di proporzionalità, con riferimento anche alle spese di ripristino, regge. In effetti, i giudici cantonali ne hanno tenuto conto, poiché non hanno ordinato la rimozione di tutte le finestre in alluminio, ma solo dei serramenti sul lato maggiore del balcone (sud-est), ritenendo che la chiusura di uno solo dei due lati rende il balcone più aperto che chiuso, non influendo quindi sulla superficie utile lorda.