Citation: I 282/00 28.12.2000 E. 2

2.- a) Questa Corte può sostanzialmente prestare adesione alle conclusioni cui sono giunti i giudici commissionali. Essi hanno in sostanza fondato la loro pronunzia sul rapporto medico dettagliato dell'Istituto nazionale italiano della previdenza sociale (INPS) e sull'allegata relazione neuropsichiatrica, i quali, posta la diagnosi di nevrosi ansiosa con disturbi di somatizzazione, di cervicolombalgia senza deficit radicolare e di pregressa nefrectomia, hanno stimato nel 50% il grado d'inabilità lavorativa dell'assicurata. A questa conclusione hanno aderito pure i due consulenti medici interpellati dall'amministrazione. Nelle sue relazioni 5 ottobre e 8 dicembre 1998, il dottor F.________, esaminato il rapporto dell'INPS, ha infatti potuto stabilire che, rispetto all'epoca in cui alla ricorrente era stato riconosciuto un grado d'invalidità totale, la situazione era nettamente migliorata, al punto che i disturbi soggettivi risultavano decisamente meno importanti e non erano più generalizzati come in precedenza, non venendo peraltro nemmeno più menzionata la componente depressiva. Di analogo contenuto l'approfondita valutazione della dottoressa E.________, consultata dall'UAI in sede di ricorso di primo grado. Nei referti stesi il 18 giugno e il 4 dicembre 1999, detto sanitario, rilevato l'intervento di un chiaro miglioramento, ha in effetto concluso che non sussisteva più un'incapacità lavorativa totale, ma soltanto del 50 %. A suo parere, i documenti medici versati agli atti dall'interessata non erano idonei ad avvalorare un'inabilità totale, ma confermavano semmai la scarsità dei reperti obiettivi e la correttezza della valutazione dei medici dell'INPS e del dottor F.________. b) Nemmeno il certificato 20 aprile 2000 prodotto in questa sede è suscettibile di modificare dette risultanze. Nuovamente interpellata, nel suo rapporto 26 giugno 2000, la dottoressa E.________ ha in effetto confermato l'intervento di un miglioramento delle condizioni dell'insorgente, in particolare dal profilo psichico, e ha concluso che oggi più non si giustifica il riconoscimento di una totale incapacità lavorativa, lo svolgimento a tempo parziale dell'attività esplicata in precedenza essendo senz'altro esigibile. In simili condizioni, il giudizio di primo grado e la decisione da esso tutelata vanno confermati. Si ribadisce comunque ancora che, stante un grado d'invalidità del marito superiore ai due terzi, la riduzione del tasso d'inabilità dell'assicurata al 50 % non è suscettibile di ripercuotersi sul diritto alla rendita intera d'invalidità per coniugi finora corrisposta né sul suo importo.