Citation: 6B_32/2010 04.06.2010 E. 3

3.1 Il ricorrente lamenta un abuso del potere di apprezzamento delle precedenti istanze nella commisurazione della pena. Rimprovera loro di non avere riconosciuto quali circostanze attenuanti la sua collaborazione alla ricostruzione dei fatti, l'elevato consumo personale di cocaina, la sua giovane età e l'incensuratezza. Sostiene inoltre che i giudici avrebbero dato un peso errato agli episodi dell'estorsione e della rissa. 3.2 Giusta l'art. 47 CP, il giudice commisura la pena alla colpa dell'autore. Tiene conto della vita anteriore e delle condizioni personali dell'autore, nonché dell'effetto che la pena avrà sulla sua vita (cpv. 1); la colpa è determinata secondo il grado di lesione o esposizione a pericolo del bene giuridico offeso, secondo la riprensibilità dell'offesa, i moventi e gli obiettivi perseguiti, nonché, tenuto conto delle circostanze interne ed esterne, secondo la possibilità che l'autore aveva di evitare l'esposizione a pericolo o la lesione (cpv. 2). Questa norma conferisce al giudice un ampio potere di apprezzamento. Il Tribunale federale interviene solo quando il giudice cantonale cade nell'eccesso o nell'abuso del potere di apprezzamento, ossia laddove la pena esca dal quadro legale, sia valutata in base a elementi estranei all'art. 47 CP o appaia eccessivamente severa o clemente (DTF 135 IV 130 consid. 5.3.1; 134 IV 17 consid. 2.1; 129 IV 6 consid. 6.1 e rinvii). 3.3 Il ricorrente, che non fa valere l'esistenza di circostanze attenuanti ai sensi dell'art. 48 CP, disattende che della sua giovane età, dell'incensuratezza e del consumo non trascurabile della droga commerciata è stato tenuto conto dai giudici cantonali a parziale attenuazione della pena. Sempre sotto questo profilo, le autorità cantonali hanno inoltre considerato a suo favore il fatto ch'egli proveniva da un paese in cui la vita è per molti aspetti difficile e una certa sensibilità alla pena per la lontananza dei familiari. Quanto alla pretesa collaborazione, la Corte di primo grado non ha riconosciuto particolari attenuazioni siccome il ricorrente non aveva comunque riferito da chi veramente si procurava lo stupefacente, aveva cercato di fornire una versione che consentisse a un altro imputato di cavarsela e non aveva nemmeno spiegato come si era realmente svolta la rissa: questa decisione è stata avallata dalla CCRP, che ha negato un abuso del potere di apprezzamento da parte dei primi giudici al riguardo. In questa sede, il ricorrente non contesta tali rilievi, ma si limita a giustificare le ragioni della mancata completa collaborazione, riprendendo in gran parte testualmente le argomentazioni addotte dinanzi alla precedente istanza: ciò non adempie però le esigenze di motivazione dell'art. 42 cpv. 2 LTF. Contrariamente all'opinione del ricorrente, i giudici cantonali non hanno nemmeno violato gli art. 49 e 50 CP rilevando che gli atti relativi ai reati di tentata estorsione e di rissa dimostravano uno scarso rispetto delle regole del vivere civile da parte del ricorrente. Ai fini della commisurazione della pena, non occorreva infatti specificare in cifre o percentuali l'importanza attribuita ai singoli elementi ritenuti, essendo sufficiente che, come è il caso in concreto, la motivazione permetta di discernere quali fattori sono stati presi in considerazione e se siano stati valutati in senso attenuante o aggravante (cfr. DTF 127 IV 101 consid. 2c). Non risulta quindi che i giudici cantonali abbiano omesso di considerare motivi che giustificherebbero una diversa commisurazione della pena, la quale si situa all'interno del quadro legale tenendo segnatamente conto dell'infrazione aggravata alla legge sugli stupefacenti e del concorso di reati (art. 19 LStup, art. 40 e 49 CP).