Citation: 6B_194/2008 11.08.2008 E. 4

Risarcimento dei danni materiali Nella sua istanza di indennità, A.A.________ postulava il risarcimento di fr. 146'674.-- quale perdita di guadagno nonché di fr. 3'145'048.35 a titolo di perdita di guadagno, rispettivamente mancato guadagno. 4.1 Per quanto concerne la prima pretesa, il ricorrente sosteneva di non aver potuto esercitare alcuna attività lavorativa dalla data del suo arresto sino al mese di maggio 1998 (59 mesi) a causa del deterioramento delle sue condizioni di salute e della perdita della sua credibilità nel settore immobiliare in cui era attivo prima dell'apertura del procedimento a suo carico. Egli quantificava la sua perdita di guadagno mensile a fr. 2'486.--, importo necessario alla copertura del suo fabbisogno essenziale e corrispondente al contributo alimentare che sua moglie era stata condannata a versargli durante la procedura di divorzio. 4.2 Nel respingere integralmente questa posta del danno, la CRP ha dapprima osservato come il ricorrente non fosse riuscito a provare l'esistenza dell'asserita perdita di guadagno e come effettivamente non vi sarebbe alcun danno, ciò che emerge dall'azione di divorzio prodotta dallo stesso istante. Essa ha poi rilevato una palese contraddizione tra le diverse pretese di A.A.________: da un lato egli postulava il risarcimento di fr. 146'674.-- perché sarebbe stato impossibilitato a esercitare un'attività economica, dall'altro, chiedeva il versamento di fr. 3'145'048.35 perché gli sarebbe stata sottratta una fiorente attività economica. Esaminando i diversi atti dell'incarto, la Corte cantonale ha constatato che l'asserita situazione d'indigenza del ricorrente non fosse affatto provata e che non era possibile stabilire un nesso causale tra l'addotta impossibilità di riprendere un'attività lavorativa e il procedimento penale. La CRP ha infatti ritenuto il certificato medico del dr. med. E.________ troppo vago e generico: non indicava da quando questo medico seguisse il ricorrente né se questi si fosse sottoposto a cure specifiche dopo la sua scarcerazione. Sembrava inoltre che il dr. med. E.________ avesse redatto il suo certificato sulla base di una sola consultazione con il paziente avvenuta il 29 maggio 2006. La Corte cantonale ha infine riscontrato un'incoerenza tra la grave depressione attestata nel suddetto certificato medico e quanto affermato dal medesimo ricorrente per cui, riferendosi allo stesso periodo, si sarebbe intensamente impegnato per l'espansione delle attività Y.________. 4.3 In questa sede, il ricorrente ribadisce l'impossibilità oggettiva di riprendere, anche solo in minima parte, un'attività lavorativa, fatto che a suo avviso troverebbe conferma nel certificato del dr. med. E.________. Contrariamente a quanto sostenuto nel contestato giudizio, il medico si riferisce all'ultima visita del proprio paziente e precisa che, a seguito dell'apertura del procedimento penale a suo carico, all'insorgente si è preclusa qualsiasi possibilità di esercitare qualsivoglia attività lavorativa. Con questa sola e unica motivazione, il ricorrente si limita a contrapporre la propria personale valutazione del documento agli atti a quella dell'autorità cantonale, non dimostrando però perché quest'ultima sarebbe arbitraria. L'insorgente non contesta che il certificato medico del dr. med. E.________ sia l'unico elemento di prova volto a stabilire un nesso causale tra il procedimento penale e la pretesa incapacità lavorativa sorta con il suo arresto e durata 59 mesi. Come già ritenuto dalla CRP, il rapporto del citato medico spiega a titolo di preambolo che A.A.________ lo ha consultato nel suo studio il 29 maggio 2006 dove il medico lo ha visitato ed esaminato sotto il profilo psichiatrico («ihr oben genannter Mandant hat mich am 29. Mai 2006 in meiner Praxis aufgesucht, wo ich ihn untersucht und psychiatrisch exploriert habe», incarto cantonale atto 1.d). Sulla base di questa indicazione e in mancanza di qualsiasi riferimento dello psichiatra a una cartella o altri documenti medici consultati prima di formulare le sue conclusioni, l'autorità cantonale poteva, senza incorrere nell'arbitrio, desumere che il certificato medico fosse stato redatto sulla base di un'unica consultazione. D'altronde, sempre in assenza di ogni riferimento a un qualsiasi dossier medico, si deve supporre che l'anamnesi (Vorgeschichte) del paziente si fondi esclusivamente sulle dichiarazioni del ricorrente al dr. med. E.________. In simili circostanze, il certificato medico in questione non è tale da comprovare lo stato psichico dell'insorgente nel periodo compreso tra il 1993 e il 1998, ossia tra i dodici e i sette anni precedenti la consultazione del 29 maggio 2006. A fortiori, esso non consente di stabilire la causa di un'eventuale lesione dello stato psichico e ancora meno di provare che questa causa risieda nell'inchiesta penale condotta nei confronti del ricorrente. Di conseguenza, la CRP poteva senza arbitrio ritenere che non fosse stato in concreto dimostrato un rapporto causale tra il procedimento penale e l'asserita perdita di guadagno. Nella misura in cui è ammissibile, la censura si palesa così infondata. Non occorre pertanto pronunciarsi sugli argomenti dell'insorgente concernenti l'entità del preteso danno. 4.4 Nella sua istanza di indennità, il ricorrente chiedeva inoltre il risarcimento di fr. 3'145'048.35 a titolo di perdita di guadagno, rispettivamente mancato guadagno. In sostanza, sosteneva che il procedimento penale pendente nei suoi confronti avesse causato il suo divorzio con B.A.________. In quest'ambito la sua ex moglie, sua socia in affari in una società in cui il ricorrente sarebbe stato socio occulto, si sarebbe appropriata anche della sua metà della società e pertanto dei redditi prodotti con l'attività presso Y.________. Dal 1998 (data della separazione legale dei coniugi) al 2006, tali redditi ammontano a complessivi fr. 6'290'096.70, il procedimento penale avrebbe pertanto causato al ricorrente un danno pari a fr. 3'145'048.35. 4.5 Anche questa pretesa è stata integralmente respinta in sede cantonale. Per la CRP, dalla documentazione agli atti non emerge che il procedimento penale fosse all'origine del divorzio dell'insorgente. Dall'azione di divorzio risulta anzi che le cause della disunione dei coniugi A.________ fosse da ricercare nel comportamento dello stesso ricorrente che intestava le fatture relative alle spese dell'economia domestica a nome della moglie, continuava a lavorare senza dichiarare le proprie entrate e aveva assunto un comportamento sempre più autoritario e aggressivo nei confronti della moglie e delle di lei figlie. Fondandosi sulla sentenza di divorzio, la Corte cantonale ha in seguito ritenuto non comprovata l'esistenza di una società fra i coniugi A.________ per l'attività in seno a Y.________ osservando, di transenna, come il fatto addotto dal ricorrente di aver intestato alla moglie la sua attività a causa dei diversi attestati di carenza beni non sarebbe comunque meritevole di tutela. Le pretese inerenti l'attività presso Y.________, ha aggiunto infine la CRP, dovevano essere semmai fatte valere in un'azione in sede civile contro la moglie. 4.6 Contrastando l'assunto dell'autorità cantonale, il ricorrente sostiene che dall'azione di divorzio si evince come il procedimento penale sia stato la causa del divorzio dei coniugi A.________. È vero che il punto 3.1 di tale documento fa esplicito riferimento all'inchiesta penale a carico dell'insorgente. Sennonché lo stesso si conclude precisando che A.A.________ era riuscito a convincere sua moglie a restare con lui persuadendola che la procedura penale a suo carico era un equivoco e promettendole che la situazione si sarebbe messa a posto (incarto cantonale, atto 1.e punto 3.1 pag. 4). Da ciò si può pertanto dedurre che il procedimento penale a carico del ricorrente non fosse in ogni caso la causa fondamentale del suo divorzio, dal momento che egli è riuscito, per almeno un periodo, a convincere sua moglie a restare con lui malgrado l'inchiesta pendente. Il punto 4 dell'azione di divorzio indica peraltro come, in un momento successivo, B.A.________ si è accorta di essere stata plagiata dal marito, ciò che ha minato alle fondamenta l'unione coniugale (incarto cantonale, atto 1e punto 4 pag. 5). Ne consegue che la Corte cantonale poteva, senza con ciò violare il divieto dell'arbitrio, ritenere che il divorzio fosse da ricondurre a cause imputabili al ricorrente e non all'apertura di un'inchiesta penale nei suoi confronti. Va infine rilevato anche in questa sede che l'incarto non contiene alcun elemento preciso in grado di provare, come invece vorrebbe il ricorrente, la sua veste di socio occulto di sua moglie nell'attività di multilevel marketing presso Y.________. Conformemente a quanto già rettamente constatato dalla CRP, l'unica traccia relativa a un impegno di A.A.________ in questo contesto si rinviene nella sentenza di divorzio del 23 novembre 2000 in cui, tuttavia, il Pretore del distretto di Lugano relativizza in modo sensibile il suo coinvolgimento definendolo attività di back office, lavoro di segretariato (incarto cantonale, atto 1.f pag. 6). Manifestamente questo elemento non permette affatto di ammettere che il ricorrente - su cui, per inciso, grava l'onere della prova - avesse diritto alla metà dei redditi prodotti dall'attività presso Y.________. L'autorità cantonale non è pertanto incorsa in arbitrio alcuno per aver rifiutato di riconoscere il risarcimento di questa posta del danno. Le critiche formulate nel gravame risultano così infondate.