Citation: 4A_55/2013 E. 3

Con un'azione di chiamata in causa ai sensi degli art. 81 e 82 CPC le pretese di diverse parti possono essere giudicate in un unico processo, anziché in singoli procedimenti consecutivi e la procedura viene estesa in modo tale che possa essere decisa sia la pretesa avanzata contro il convenuto del processo principale, sia quella che la parte soccombente fa valere contro un terzo (DTF 139 III 67 consid. 2 secondo cpv., con riferimenti). Secondo il Messaggio del Consiglio federale (Messaggio concernente il Codice di diritto processuale svizzero del 28 giugno 2006, FF 2006 pag. 6655 ad art. 79 e 80) un tale procedimento unico presenta numerosi vantaggi: la decisione emanata dal giudice adito con il processo principale evita il pericolo di sentenze contraddittorie che potrebbero scaturire da due procedimenti consecutivi e risparmia alle parti gli inconvenienti legati a un cambiamento di foro. Vengono inoltre favorite sinergie processuali nel senso che la conoscenza degli atti da parte del giudice può essere utilizzata sia per l'azione principale che per l'azione di chiamata in causa ed offre vantaggi anche con riferimento all'assunzione delle prove, che può essere riunita per i due processi. L'azione di chiamata in causa non è tuttavia completamente scevra di problemi: da un lato essa può privare il terzo del suo foro naturale e dall'altro rallenta e complica il processo principale (v. oltre al Messaggio, loc. cit., anche DTF 139 III 67 consid. 2.2). L'ammissibilità di un'azione di chiamata in causa richiede, oltre al soddisfacimento dei presupposti generali previsti (per tutte le azioni) dall'art. 59 CPC, anche il realizzarsi delle condizioni esposte negli art. 81 e 82 CPC (DTF 139 III 67 consid. 2.4). Dall'art. 81 cpv. 1 CPC scaturisce che le pretese fatte valere con l'azione di chiamata in causa devono essere materialmente connesse con la pretesa oggetto dell'azione principale. Ciò risulta dalla formulazione del testo legale in cui è scritto che la parte può far valere " le pretese che in caso di soccombenza ritiene di avere contro il terzo chiamato in causa ". Si tratta segnatamente di pretese di regresso e di garanzia. Se viene fatta valere una tale pretesa la connessione materiale con la pretesa principale è data. Per permettere al giudice di verificare l'esistenza di tale presupposto, l'attore dell'azione di chiamata in causa deve indicare e motivare succintamente le conclusioni che si propone di opporre al terzo denunciato (art. 82 cpv. 1 seconda frase CPC). Dalla motivazione dell'istanza deve risultare che la pretesa avanzata dipende dall'esistenza della pretesa principale. La procedura di ammissione non è una procedura di esame preliminare, ragione per cui non occorre presentare in tale stadio una petizione circostanziata. I presupposti della pretesa fatta valere con l'azione di chiamata in causa non devono essere resi verosimili e non viene nemmeno esaminato se, nel caso in cui l'attore dell'azione di chiamata in causa dovesse soccombere nella procedura principale, la pretesa presentata da quest'ultimo sia materialmente fondata. Per riconoscere una connessione materiale è sufficiente che, secondo la descrizione della parte che chiama in causa, la pretesa dipenda dall'esito della procedura principale e venga in tal modo mostrato un potenziale interesse al regresso (DTF 139 III 69 consid. 2.4.3). L'art. 82 cpv. 2 CPC prevede che il giudice dà alla controparte e al terzo denunciato l'opportunità di presentare le loro osservazioni.