Citation: 1C_68/2020 E. 1

È incontestato che, così come progettato, il manufatto non rispetta la distanza minima dall'edificio degli opponenti sul fondo part. n. 42. Il Tribunale federale ha già avuto modo di stabilire che se il progetto della domanda di costruzione non adempie i requisiti legali, la licenza edilizia deve di massima essere negata. Mediante l'imposizione di clausole accessorie possono unicamente essere eliminati difetti secondari o d'importanza minima (sentenza 1C_476/2016 del 9 marzo 2017 consid. 2.4, in: ZBl 118/2017 pag. 618 segg.). I ricorrenti ribadiscono la condizione imposta dal Governo di abbassarlo fino all'altezza massima di 1.50 m. Tuttavia, tale condizione si fonda sulla considerazione che l'opera litigiosa costituisce un muro di cinta giusta l'art. 9 cpv. 2 NAPR. Come visto, le sue caratteristiche non permettono di qualificarlo come un semplice muro, destinato essenzialmente a chiudere il fondo verso la strada pubblica. Secondo gli accertamenti vincolanti della Corte cantonale, il manufatto rappresenta una parte costitutiva del nuovo edificio. L'abbassamento dello zoccolo/avancorpo di 70 cm, in modo da rispettare un'altezza massima di 1.50 m, manifestamente non costituisce una modifica d'importanza minima del progetto edilizio. Il manufatto litigioso include infatti il vano coperto in cui si trova la scala di accesso al piano cantina e un eventuale abbassamento di 70 cm del manufatto può avere conseguenze sui volumi interni e sulle modalità di accesso al livello inferiore. Del resto, i ricorrenti riconoscono che la condizione di abbassare il manufatto ha reso necessaria la modifica del progetto mediante l'elaborazione di una variante. Ora, riguardo alle varianti, l'art. 16 della legge edilizia cantonale, del 13 marzo 1991 (LE; RL 705.100) prevede che la pubblicazione dev'essere ripetuta se i progetti vengono modificati nel corso della procedura d'approvazione o successivamente (cpv. 1), e che si applica la procedura di notifica qualora rimangono immutati nelle loro caratteristiche essenziali, mentre differenze che non superano un grado di tolleranza ragionevolmente ammissibile non soggiacciono a nessuna formalità (cpv. 2). Una modifica dei piani originari del progetto della portata prospettata deve quindi di principio seguire la procedura della domanda in variante (cfr. sentenza 1C_338/2015 del 4 maggio 2016 consid. 4.3-4.5, in: RtiD I-2017, n. 14, pag. 105 segg.). Peraltro, la tesi dei ricorrenti, secondo cui una perizia di carattere tecnico avrebbe potuto dimostrare ai giudici cantonali la fattibilità del prospettato abbassamento, conforta la conclusione secondo cui la modifica non era d'importanza minima. Non vi sarebbe infatti la necessità di fare capo al parere di un esperto, se il difetto fosse esiguo e facilmente correggibile. Ne consegue che la Corte cantonale non ha adottato una decisione manifestamente insostenibile, e non è quindi incorsa nell'arbitrio, ritenendo che la non conformità del progetto non fosse direttamente emendabile mediante l'imposizione della condizione litigiosa.