Citation: 1A.287/2000 23.01.2001 E. 1

questa esigenza ha essenzialmente lo scopo di permettere da un lato agli interessati di afferrare le ragioni alla base della decisione e di impugnarla con cognizione di causa, e dall'altro all'autorità di ricorso di esaminare la fondatezza della decisione medesima (DTF 126 I 15 consid. 2a/aa in fine, 97 consid. 2b, 124 II 146 consid. 2a, 123 I 31 consid. 2c). Il Tribunale federale ha già avuto modo di precisare che, in quest'ultimo ambito, le garanzie contenute nella AIMP non conferiscono una protezione più estesa (art. 80d AIMP; DTF 124 II 184 consid. 3 inedito, apparso in Rep 1998, pag. 152 segg.). Un'eventuale violazione del diritto di essere sentito, derivante per esempio da un difetto di motivazione o dal mancato accesso agli atti (sull'esame degli atti vedi l'art. 80b), può essere sanata, di massima, anche nell'ambito della presente procedura di ricorso (DTF 124 II 132 consid. 2d, 117 Ib 64 consid. 4 pag. 87; cfr. anche DTF 126 I 68 consid. 2 pag. 72; Robert Zimmermann, La coopération judiciaire internationale en matière pénale, Berna 1999, n. 265, 268 e 273 pag. 214). b) L'ordinanza di entrata in materia e di sequestro del 28 giugno 2000 è stata notificata alla Banca Monte dei Paschi di Ginevra, invitata a informarne senza indugio le persone interessate, le quali potevano formulare osservazioni fino al 21 luglio 2000. Il ricorrente rileva d'esserne stato informato dalla banca il 14 luglio 2000. Con scritto di stessa data egli ha precisato che il conto sequestrato fu aperto con trasferimento di valuta da un altro conto UBS, intestato a E.________, sua zia; il trasferimento avvenne per ricompensarlo dell'ospitalità e dell'assistenza ch'egli le aveva offerto. Nel suo scritto il ricorrente ha chiesto chiarimenti sulle motivazioni del sequestro, postulando di levarlo e invitando il MPC a inviargli la corrispondenza al suo indirizzo di Firenze. Con lettera del 19 luglio 2000 il MPC, rilevato che la procedura si fondava sulla citata rogatoria, ha indicato al ricorrente l'esigenza di eleggere domicilio in Svizzera, ritenuto che in caso contrario le notificazioni potevano essere omesse. Non essendo intervenuta nessuna elezione di domicilio, la decisione di trasmissione del 10 ottobre 2000 è stata notificata alla banca. Il 6 novembre 2000 lo studio legale che patrocina il ricorrente, ha chiesto al MPC di inviargli la documentazione di cui era stata ordinata la trasmissione. c) Secondo l'art. 80m l'autorità di esecuzione notifica le sue decisioni all'avente diritto abitante in Svizzera (cpv. 1 lett. a) e all'avente diritto residente all'estero, se ha eletto domicilio in Svizzera (cpv. 1 lett. b). Riguardo a quest'ultima fattispecie l'art. 9 OAIMP precisa che, in caso contrario, le notificazioni potranno essere omesse. Infine, l'art. 80n dispone che il detentore di documenti, come in concreto la banca, ha il diritto di informare il suo mandante dell'esistenza di una domanda e di tutti i fatti a essa connessi, se l'autorità competente non l'ha esplicitamente vietato a titolo eccezionale (cpv. 1), fattispecie non realizzata in concreto. d) Quando il titolare di un conto oggetto di una domanda di assistenza ha concluso una cosiddetta convenzione "fermo-banca", il termine di ricorso o di opposizione decorre a partire dal momento in cui la decisione viene depositata nell'incarto "fermo-banca" (DTF 124 II 124 consid. 2 con riferimenti anche alla dottrina). In concreto è comunque pacifico, ciò che è decisivo (DTF 120 Ib 183 consid. 3a; cfr. anche DTF 125 II 65 consid. 2a), che il ricorrente, informatone dalla banca, ha avuto conoscenza delle decisioni del MPC. Secondo il ricorrente nella decisione impugnata il MPC avrebbe ritenuto a torto ch'egli ha lasciato scadere infruttuosamente il termine fissatogli per esprimersi sul sequestro, omettendo di eleggere domicilio in Svizzera. Dopo aver rilevato che al MPC aveva indicato gli elementi essenziali sull'origine del conto litigioso, il ricorrente fa valere che il MPC, non mettendolo in condizione di esprimersi per tempo sulla prospettata trasmissione dei documenti bancari, avrebbe violato il suo diritto di essere sentito. Sostiene a questo riguardo che il MPC avrebbe perlomeno dovuto indicargli i documenti oggetto del sequestro e i motivi che lo imponevano. Ora, adduce ancora il ricorrente, nonostante la sua richiesta del 14 luglio 2000 il MPC non gli ha trasmesso l'ordinanza di sequestro: inoltre, la risposta del MPC del 19 luglio 2000, che non conteneva comunque indicazioni sufficienti per permettergli di comprendere la portata del provvedimento litigioso, spedita il giorno successivo, gli è giunta solo dopo la scadenza del termine per le osservazioni. La censura non regge. È vero che nello scritto del 14 luglio 2000 il ricorrente si è espresso sul sequestro, postulandone la revoca. Fino al 6 novembre 2000 egli non ha tuttavia eletto domicilio in Svizzera, per cui il MPC non era tenuto a comunicargli, in Italia, i richiesti chiarimenti (DTF 124 II 124 consid. 1d). Inoltre, secondo la giurisprudenza, in materia di assistenza internazionale si può pretendere che le persone interessate, che intendono opporsi a una decisione favorevole a una rogatoria, manifestino una particolare diligenza. Quando una decisione è notificata a una banca, la quale ne informa il cliente che non ha ricevuto personalmente la notificazione, si può presumere che questi si procuri senza indugio, presso la banca, il testo della decisione: è quindi da ritenere che, di massima, quando è stato avvisato dalla banca, il cliente sia sufficientemente informato della misura di assistenza (DTF 120 II 183 consid. 3a e b). Ora, il ricorrente non fa nemmeno valere d'aver cercato di ottenere l'ordinanza di sequestro dalla banca, ordinanza nella quale erano chiaramente indicati i motivi del contestato provvedimento e i sospetti avanzati dall'Autorità estera, sui quali egli avrebbe potuto esprimersi con cognizione di causa, né fa valere una violazione dell'art. 80b cpv. 1 AIMP, che disciplina la partecipazione al procedimento e l'esame degli atti. Per di più, anche riguardo al termine per inoltrare le osservazioni, il ricorrente, che è avvocato, non fa valere d'averne chiesto la proroga (v. art. 12 cpv. 1 AIMP in relazione con l'art. 22 cpv. 2 PA). Una violazione del diritto di essere sentito non è pertanto ravvisabile. Non spettava del resto al MPC, conformemente all'art. 80m cpv. 1 lett. b AIMP in relazione con l'art. 9 OAIMP, di notificare le proprie decisioni direttamente al ricorrente, in Italia. Il fatto ch'esso gli abbia nondimeno inviato la lettera del 19 luglio 2000 nulla muta al riguardo. Del resto, una eventuale violazione del diritto di essere sentito del ricorrente sarebbe comunque stata sanata nella presente procedura di ricorso (v. consid. 2a).