Citation: 2C_734/2017 E. 4.1.2

4.1.2. Ora però, con riferimento al caso in esame bisogna anzitutto osservare che esso non concerne affatto un recapito su suolo svizzero, bensì all'estero. Quand'anche la notifica in questione fosse avvenuta in Svizzera e non in Italia, va inoltre rilevato che tra il ricorrente e la Segreteria di Stato della migrazione, che ha per altro emesso il divieto d'entrata il 1° febbraio 2016, ovvero a quasi cinque anni di distanza dalla condanna cui si riferisce (20 luglio 2011), non vi era in corso nessuna procedura, ed essi non erano quindi legati da nessun rapporto specifico. In relazione a quest'ultimo aspetto, a differente conclusione non porta in effetti nemmeno l'argomento secondo cui il 20 luglio 2015 il ricorrente avrebbe inoltrato alla Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino una domanda tendente al rilascio di un permesso di dimora e che pertanto, anche per questa circostanza, egli doveva "ragionevolmente attendersi di ricevere comunicazioni da parte delle autorità elvetiche". Nonostante nel contesto del rilascio di un permesso di soggiorno possa essere coinvolta anche la Segreteria di Stato della migrazione (art. 99 LStr), con l'insorgente va infatti rilevato che la richiesta agli atti risulta essere stata presentata dalla moglie per sé stessa e non da lui. A prescindere da ciò, è poi necessario sottolineare che la procedura di rilascio di un permesso di soggiorno e quella con cui viene pronunciato un divieto d'entrata sono indipendenti una dall'altra e quindi ribadire che, per potere fingere una notifica, non basta che una persona debba attendersi posta "dalle autorità elvetiche", ma occorre che l'invio in questione si inserisca nel quadro di un ben preciso contesto, non da ultimo dal punto di vista delle parti in causa (DTF 138 III 225 e 130 III 396, entrambe con riferimento alla distinzione tra la procedura esecutiva e la successiva procedura giudiziaria tendente al rigetto dell'opposizione).