Citation: 1P.198/2001 22.08.2001 E. 4

4.- a) Il ricorrente, in sostanza, critica l'accertamento dei fatti e la valutazione delle prove su cui si basa il giudizio impugnato. Rimprovera all'Autorità cantonale di avere disatteso la portata del principio della presunzione di innocenza, rispettivamente del principio "in dubio pro reo". A suo dire, sarebbe stata ritenuta per vera, in maniera arbitraria e in urto ai principi ricordati, la denuncia dell'agente a proposito del luogo in cui avrebbe parcheggiato, trascurando di tenere in considerazione altre prove a lui favorevoli o altri indizi essenziali, attraverso una valutazione insostenibile delle prove e la conseguente emanazione di un giudizio arbitrario. b) Nell'accertamento dei fatti e nella valutazione delle prove il Giudice di merito dispone di un ampio potere di apprezzamento (DTF 118 Ia 28 consid. 1b). Per motivare la censura di arbitrio non basta di conseguenza criticare semplicemente la decisione impugnata, né contrapporle una versione propria, per quanto sostenibile o addirittura preferibile, dei fatti o una propria valutazione delle prove. Occorre piuttosto dimostrare per quale motivo l'accertamento della fattispecie o la valutazione delle prove sarebbe manifestamente insostenibile, si trovi in chiaro contrasto con la fattispecie, si fondi su una svista manifesta o contraddica in modo urtante il sentimento della giustizia e dell'equità (DTF 127 I 38 consid. 2b pag. 41, 54 consid. 2b, 125 II 10 consid. 3a). c) Il principio "in dubio pro reo", desumibile dall'art. 32 cpv. 1 Cost. e, precedentemente, dall'art. 4 vCost. , trova applicazione sia nell'ambito della valutazione delle prove sia in quello della ripartizione dell' onere della prova. Riferito alla valutazione delle prove, esso significa che il giudice penale non può dichiararsi convinto dell'esistenza di una fattispecie più sfavorevole all'imputato quando, secondo una valutazione oggettiva del materiale probatorio, sussistano dubbi se la fattispecie si sia verificata in quel modo. Semplici dubbi astratti e teorici non sono tuttavia sufficienti; essi sono infatti sempre possibili e una certezza assoluta non può essere pretesa. Il principio è invece violato quando il giudice condanni l'imputato laddove, dopo un'analisi globale e oggettiva delle prove, avrebbe dovuto nutrire rilevanti e insopprimibili dubbi sulla sua colpevolezza (DTF 127 I 38 consid. 2a pag. 41, 124 IV 86 consid. 2a, 120 Ia 31 consid. 2c; Robert Hauser/Erhard Schweri, Schweizerisches Strafprozessrecht, 4a ed., Basilea 1999, pag. 217 e segg. , in particolare n. 11 circa la convinzione del giudice). Il giudice non incorre nell'arbitrio per il fatto che le sue conclusioni non corrispondono alla versione dell'insorgente (DTF 116 Ia 85 consid. 2b), ma solo quando la sua valutazione delle prove sia manifestamente insostenibile, ciò che deve dimostrare il ricorrente (DTF 125 I 492 consid. 1b e rinvii). Riferito all'onere della prova, il principio "in dubio pro reo" significa che spetta alla pubblica accusa provare la colpevolezza dell'imputato e non a quest'ultimo dover dimostrare la sua innocenza (DTF 127 I 38 consid. 2a, 120 Ia 31 consid. 2c). Il Tribunale federale esamina dal ristretto profilo dell'arbitrio la valutazione delle prove, mentre fruisce di libero esame ove si tratti dell'asserita violazione del principio "in dubio pro reo" quale regola che disciplina l'onere probatorio (DTF 127 I 38 consid. 2a e 4, 120 Ia 31 consid. 2d). d) Le censure del ricorrente non reggono. Il Giudice cantonale, ha accuratamente preso in considerazione e valutato tutte le prove e gli indizi raccolti nell'istruttoria, sia quelli favorevoli, sia quelli meno favorevoli al ricorrente, dandone debitamente atto nella sentenza dedotta in giudizio. Senza perciò incorrere nell'arbitrio, né violare le regole sull'onere probatorio, egli poteva ritenere che il fatto imputato al ricorrente, vale a dire il parcheggio su una linea vietante la fermata, si è effettivamente realizzato. Certo, il ricorrente pretende, fondandosi sulla dichiarazione della teste e sulle contraddizioni in cui è caduto l'agente denunciante della Polizia di Lugano, di non avere parcheggiato il suo veicolo nel luogo ritenuto nel giudizio impugnato; essendo quel giorno occupato con lo svolgimento di un trasloco, non sarebbe oltretutto stato logico se avesse parcheggiato a una distanza di un centinaio di metri circa dalla casa in cui stava traslocando. Ora, è vero che il rapporto di Polizia steso dall'agente il 15 aprile 2000 presenta ben due contraddizioni, una riguardo alla via in cui la contravvenzione è avvenuta (ed indicata erroneamente in epigrafe in Via Campo Marzio, nel testo del rapporto in Via del Tiglio), un'altra riguardo alla data (nell'epigrafe indicata al 26 gennaio 2000, nel testo erroneamente al 25 febbraio 2000). Ciò nonostante, non è incorso in arbitrio nell'accertamento dei fatti e nella valutazione delle prove, né ha violato la presunzione di innocenza, rispettivamente il principio "in dubio pro reo", il Giudice cantonale, laddove ha ritenuto provata la fattispecie alla base del giudizio impugnato. Certo, il ricorrente sostiene che il Giudice cantonale avrebbe ritenuto a torto tardiva la dichiarazione della testimone, poiché da lui prodotta oltre tre mesi dopo l'inoltro del gravame e quindi violando il principio della buona fede; in effetti, la presentazione di questo mezzo di prova sarebbe stata consecutiva ad atti prodotti ulteriormente dalla Polizia. Il ricorrente disattende tuttavia che il Giudice cantonale ha nondimeno esaminato la dichiarazione della testimone - secondo cui egli avrebbe lasciato la vettura di fianco all'entrata secondaria (sulla linea vietante il posteggio) dell'abitazione di Via Campo Marzio per una operazione di carico/scarico - nel merito non ritenendola atta ad escludere ch'egli avesse lasciato il veicolo anche sulla linea vietante la fermata, visto che stava svolgendo operazioni di trasloco. Al riguardo il ricorrente, insistendo sulla tempestività del mezzo di prova, si limita soltanto ad asserire che il Giudice cantonale avrebbe minimizzato la dichiarazione: questo accenno non adempie manifestamente le citate esigenze di motivazione, per cui la critica è inammissibile (art. 90 cpv. 1 lett. b OG). In effetti, quando la decisione impugnata è fondata su più motivazioni indipendenti, il ricorrente deve impugnarle tutte e dimostrare che ognuna di esse è incostituzionale (DTF 121 I 1 consid. 5a/bb pag. 11, 121 IV 94 consid. 1b, 118 Ib 26 consid. 2b, 113 Ia 94 consid. 1a/bb). Del resto, al di là della tempestività della dichiarazione testimoniale, e del fatto che è presso la testimone che il ricorrente ha preso domicilio, la deposizione non è sicuramente tale da escludere che quel giorno, il 26 gennaio 2000, occupato nel precitato trasloco, il ricorrente avesse, come ritenuto dal Giudice cantonale sulla base di una valutazione globale degli atti, parcheggiato nel luogo indicato dall'agente della Polizia comunale di Lugano. Un trasloco implica ripetuti viaggi e ripetute operazioni di carico e scarico, se compiuto con un veicolo da turismo come quello del ricorrente. D'altra parte, vista la carenza di posteggi in Via del Tiglio, dove è difficile trovare libero un posto, non è arbitrario ritenere che, pur di potere accedere alla casa in cui stava traslocando, il ricorrente abbia fermato il veicolo ad un centinaio di metri di distanza. Decisivo è il fatto che l'agente denunciante, al di là delle contraddizioni in cui è caduto al momento di redigere per iscritto il suo rapporto di constatazione, ha saputo indicare con precisione, sia documentandolo fotograficamente che indicandolo su una planimetria, il luogo in cui vide, il 26 gennaio 2000, fermo il veicolo del ricorrente, fra le 14.30 e 14.50, senza peraltro aver potuto constatare che fossero in corso operazioni di carico e scarico. I dubbi che l'imprecisa formulazione del rapporto del 15 aprile 2000 fa sorgere non sono tali da superare le condizioni poste dalla giurisprudenza per ritenere addirittura insostenibile e quindi arbitrario il giudizio impugnato. Essi sono il frutto, piuttosto, di un'operazione di redazione successiva a quella che è stata la constatazione di persona fatta dall'agente al momento in cui, passando fisicamente sul posto, poté scorgere il veicolo del ricorrente nella posizione che ha poi saputo indicare con precisione e senza dubbi nei termini già ricordati. Come del resto danno atto i documenti emanati immediatamente dopo tale constatazione, segnatamente l'avviso di contravvenzione e lo scritto di data 31 marzo 2000 della Polizia comunale di Lugano, antecedenti al menzionato rapporto contraddittorio del 15 aprile 2000, che non fanno confusione alcuna, né sulla data, né sul luogo in cui la contravvenzione è avvenuta. Anche da questo punto di vista il giudizio impugnato resiste ad ogni critica.