Citation: U 243/04 22.06.2005 E. 4

4.1 Nei considerandi del giudizio impugnato, cui si rinvia, è stato esposto in maniera corretta che, ai sensi dell'art. 9 cpv. 1 OAINF, per infortunio, giusta l'art. 6 cpv. 1 LAINF, si intende l'azione repentina, involontaria e lesiva che colpisce il corpo umano, dovuta a un fattore esterno straordinario. 4.2 Per essere qualificato quale conseguenza di un infortunio, il danno alla salute deve quindi, tra l'altro, scaturire dall'azione di un fattore esterno straordinario. Dalla definizione di infortunio emerge che il carattere straordinario del fattore esterno concerne soltanto il fattore medesimo e non gli effetti dello stesso. Irrilevante, ai fini dell'esame del requisito dell'esistenza di un fattore esterno straordinario, è, perciò, la circostanza che il fattore abbia determinato conseguenze gravi o inaspettate. L'evento è straordinario quando eccede l'ambito degli eventi e delle situazioni che, oggettivamente, devono essere ritenuti come quotidiani o usuali (DTF 122 V 233 consid. 1, 121 V 38 consid. 1a e riferimenti). Se ciò è il caso, dev'essere valutato nella fattispecie concreta. Si tiene però conto solo di circostanze obiettive (RAMI 1999 no. U 333 pag. 198 consid. 3a con riferimenti). Il legislatore non ha definito oltre il concetto, concedendo al giudice un margine di apprezzamento nel singolo caso (DTF 112 V 202 consid. 1 con riferimenti). Le lesioni dentarie che si manifestano durante la masticazione di alimenti rivestono carattere infortunistico se l'oggetto all'origine della lesione non fa usualmente parte dell'alimento consumato (RAMI 2004 no. U 518 pag. 435 consid. 3), come è ad es. stato ritenuto per il resto di un guscio in un pane alle noci (DTF 114 V 169), per un sassolino nel riso (RAMI 1999 no. U 349 pag. 478 consid. 3a) oppure per un ossicino in una salsiccia (RAMI 1992 no. U 144 pag. 82). Per contro, l'elemento straordinario è stato negato in relazione alla rottura di un dente occorsa durante la consumazione di una torta di ciliegie di propria confezione con frutta non snocciolata (DTF 112 V 201) oppure a seguito della masticazione di un guscio scheggiato in una pizza ai frutti di mare (sentenza del 26 febbraio 2004 in re M., U 305/02). Onde poter procedere alla necessaria valutazione e determinare se l'oggetto all'origine della lesione faccia o meno usualmente parte dell'alimento consumato, occorre di conseguenza avantutto che il corpo estraneo possa essere individuato. Ciò non è il caso se l'assicurato non è ad es. in grado di dimostrare che l'oggetto masticato fosse un sassolino piuttosto che un cereale (RAMI 2004 no. U 518 pag. 433) oppure se egli afferma semplicemente di avere masticato qualcosa di duro (RAMI 2004 no. U 515 pag. 418). 4.3 Conformemente alla giurisprudenza, colui che chiede il riconoscimento di prestazioni deve rendere plausibile la sussistenza dei singoli elementi costitutivi dell'infortunio. Qualora non adempia questi requisiti, fornendo indicazioni incomplete, imprecise o contraddittorie, che non rendano verosimile l'esistenza di un infortunio, l'assicurazione non è tenuta ad assumere il caso. Se vi è controversia, spetta al giudice decidere se i presupposti sono dati. Egli stabilisce d'ufficio i fatti di causa; a tal fine può richiedere la collaborazione delle parti. Se la procedura non consente di accertare, secondo il grado della verosimiglianza preponderante - un giudizio di mera possibilità non essendo per contro sufficiente (DTF 115 V 142 consid. 8b; cfr. pure DTF 126 V 360 consid. 5b con riferimenti) -, l'esistenza di tutti gli elementi costitutivi d'infortunio, quest'ultimo deve considerarsi non dimostrato (DTF 116 V 140 consid. 4b, 114 V 305 consid. 5b). Si giustifica pertanto parlare di onere della prova solo nella misura in cui, in loro mancanza ("Beweislosigkeit"), la decisione risulta sfavorevole a quella parte che intendeva dedurre un suo diritto da una circostanza di fatto che è rimasta non provata (RAMI 2004 no. U 515 pag. 421 consid. 2.2, 2003 no. U 485 pag. 259 consid. 5, 1994 no. U 206 pag. 326). Questa regola probatoria trova tuttavia applicazione unicamente se l'istruttoria - condotta in ossequio al principio inquisitorio - non ha permesso di ritenere quantomeno come verosimile l'esistenza di un infortunio (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti, 116 V 140 seg. consid. 4b. 114 V 305 consid. 5b, 103 V 176 consid. 2a; RAMI 2004 no. U 518 pag. 436 consid. 4.1, 2003 no. U 485 pag. 259 seg. consid. 5). Ai fini della propria valutazione, il giudice si fonda sull'esposizione dei fatti che, tra tutte quelle entranti in linea di conto, ritiene la più verosimile (DTF 121 V 47 consid. 2a, 208 consid. 6b con i riferimenti ivi citati; RAMI 2001 no. U 414 pag. 90 consid. 4b). L'esperienza comune insegna a tal proposito che le dichiarazioni spontanee rese durante la "prima ora" si dimostrano maggiormente oggettive e attendibili rispetto alle esposizioni che dovessero esser fatte in fase successiva, le quali, consapevolmente oppure inconsapevolmente, possono essere dettate da considerazioni di natura assicurativa (RAMI 2004 no. U 524 pag. 548). La giurisprudenza si è così spesso richiamata a questo tipo di constatazione e a più riprese ha avuto modo di affermare che, in presenza di versioni contraddittorie, deve essere accordata la preferenza alle affermazioni fatte subito dopo l'evento, quando ancora l'interessato ne ignorava le conseguenze giuridiche (DTF 121 V 47 consid. 2a con riferimenti). Recentemente, il Tribunale federale delle assicurazioni ha tuttavia rilevato che tale massima non assume valore probatorio assoluto, bensì costituisce solo un ausilio interpretativo di giudizio nel caso in cui l'assicurato rende dichiarazioni contraddittorie in relazione all'evento per il quale avanza pretese. Essa non dispensa così il giudice dal disporre ulteriori misure di accertamento dei fatti, in particolare se dall'istruzione della causa sono da attendersi nuovi elementi cognitivi (RAMI 2004 no. U 524 pag. 546 con riferimento al consid. 3b non pubblicato in RAMI 2001 no. U 437 pag. 342). Nulla impedisce pertanto di attenersi a una mutata versione dei fatti se essa risulta maggiormente convincente e corroborata da altri elementi probatori che il richiedente è riuscito a dimostrare con l'alto grado di verosimiglianza richiesto dalla giurisprudenza (DTF 121 V 47 consid. 2a, 208 consid. 6b con riferimenti).