Citation: 4C.28/2006 26.06.2006 E. 2

Dinanzi al Tribunale federale gli attori si dolgono in primo luogo della violazione dell'art. 271 cpv. 1 CO, in virtù del quale la disdetta può essere annullata se contraria alle regole della buona fede. 2.1 Dopo aver illustrato le condizioni che inducono a ritenere una disdetta abusiva ai sensi dell'art. 271 cpv. 1 CO, la Corte cantonale ha stabilito che in concreto simili condizioni non sono realizzate, poiché il motivo addotto dal convenuto a sostegno della disdetta - ovvero la necessità di effettuare dei lavori di ristrutturazione - è risultato veritiero. L'istruttoria ha infatti permesso di accertare che l'immobile presentava dei difetti - infiltrazioni dal plafone e dai serramenti, nonché problemi relativi all'erogazione dell'acqua - la cui riparazione necessitava un intervento radicale, segnatamente la sostituzione totale delle condotte a partire dai due piani superiori dello stabile, ciò che imponeva la liberazione degli appartamenti al quarto e al terzo piano, dove abitano i conduttori. In queste circostanze, i giudici ticinesi hanno ritenuto che la decisione del convenuto di disdire i contratti di locazione relativi agli appartamenti al terzo e quarto piano per poter mettere in atto i citati interventi - oltre ad altre migliorie alle cucine - e poi consentire il trasferimento provvisorio in quei locali degli inquilini del primo e secondo piano, allorquando si fosse trattato di eseguire analoghi lavori nei loro appartamenti, costituiva una scelta legittima e in buona fede del proprietario che vuole disporre anche in futuro di un immobile perfettamente funzionale, a soddisfazione di tutti i conduttori. 2.2 Nell'allegato ricorsuale gli attori, nonostante la menzione dell'art. 271 CO e la formulazione di alcune considerazioni generali sull'applicazione di questa norma, non rimettono in discussione i criteri di valutazione adottati dai giudici ticinesi. Essi non sostengono nemmeno che la notifica di una disdetta nelle circostanze accertate in sede cantonale sarebbe in contrasto con le regole della buona fede, questione che riguarderebbe l'applicazione del diritto federale. Contrapponendo la loro valutazione del materiale probatorio agli atti a quella operata dai giudici ticinesi, essi contestano inammissibilmente (cfr. quanto esposto al consid. 1.2) sia la necessità di procedere agli interventi descritti nel giudizio impugnato che quella di abbandonare l'appartamento per permetterne l'esecuzione, che peraltro - a loro modo di vedere - il convenuto, gravato dall'onere probatorio, non avrebbe dimostrato adeguatamente. Ora, anche volendo ravvedere in quest'ultima argomentazione una censura concernente l'applicazione dell'art. 8 CC, la stessa sarebbe votata all'insuccesso. Questa norma regola infatti, per tutti i rapporti giuridici retti dal diritto civile federale, la ripartizione dell'onere probatorio e, pertanto, le conseguenze dell'assenza di ogni prova (DTF 130 III 321 consid. 3.1 pag. 323). Essa non trova per contro applicazione quando, come nel caso in rassegna, l'apprezzamento delle prove convince il giudice dell'esposizione dei fatti e che un fatto è accertato, poiché la questione dell'onere della prova diviene allora senza oggetto (DTF 130 III 591 consid. 5.4 pag. 602). 2.3 Ne discende che, in quanto rivolto contro la decisione di ritenere la disdetta non contraria alle regole della buona fede il ricorso per riforma deve venir dichiarato inammissibile, siccome le censure ricorsuali riguardano esclusivamente l'apprezzamento delle prove.