Citation: 9C_646/2022 E. 3.1

3.1. La Corte cantonale ha condiviso tale modo di agire. Esposto il quadro legale di riferimento (art. 21 LIFD; art. 20 della legge tributaria del 21 giugno 1994 [LT/TI; RL/TI 640.100]) e indicato che la Convenzione del 9 marzo 1976 tra la Confederazione svizzera e la Repubblica italiana per evitare le doppie imposizioni e per regolare talune altre questioni in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio (CDI CH-IT; RS 0.672.945.41) non si oppone alla presa in considerazione del valore locativo italiano per la definizione dell'aliquota svizzera, la Camera di diritto tributario ha in effetti osservato: (a) che in relazione ad immobili situati all'estero non esistono stime cantonali e che esigenze di praticabilità impongono quindi di stabilire il valore locativo degli stessi, che serve unicamente a determinare l'aliquota per il calcolo dell'imposta in Svizzera, nella misura di una percentuale del loro valore fiscale (giudizio impugnato, consid. 2.3); (b) che, siccome il fisco ticinese deduce dal valore locativo anche le spese di manutenzione (forfettarie), si giustifica l'applicazione del tasso del 6 % previsto nelle direttive dell'Amministrazione federale delle contribuzioni del 25 marzo 1969 (giudizio impugnato, consid. 2.3); (c) che il valore locativo è imponibile tutto l'anno anche per quanto riguarda le residenze secondarie e che l'insorgente non ha addotto nemmeno circostanze esterne oggettive, che potrebbero comportare in casu l'esenzione dell'imposizione del valore locativo (impossibilità oggettiva di utilizzo o di locazione; giudizio impugnato, consid. 3); (d) che il fatto che nei tre periodi fiscali precedenti il valore locativo dell'immobile non sarebbe stato preso in considerazione non è rilevante, perché il principio della buona fede non vieta al fisco di giudicare in modo diverso, in un periodo fiscale ulteriore, una questione di diritto controversa, che era stata risolta anteriormente in favore del contribuente (giudizio impugnato, consid. 4).