Citation: 6P.93/2001 10.01.2002 E. 7

7.- a) Il ricorrente contesta essenzialmente l'applicazione dell'art. 112 CP e ribadisce che l'assassinio non può essere perpetrato per dolo eventuale. La volontà criminale richiesta, più intensa che per l'omicidio, risulta indebolita dalla mancanza di dolo diretto. Il dolo eventuale potrebbe essere ammesso solo in casi particolarmente eclatanti ove, a differenza della fattispecie, le premesse materiali dell'assassinio non suscitano dubbi alcuni. b) È d'uopo precisare che i giudici cantonali hanno stabilito che il ricorrente aveva agito con dolo diretto; il dolo eventuale è stato esaminato solo a titolo abbondanziale. I presupposti del dolo diretto sono adempiuti allorquando l'agente è cosciente che il risultato illecito si compirà e, ciò nonostante, agisce, accettandone così il suo sopraggiungere (DTF 126 IV 60 consid. 2b). Ciò che l'autore sapeva, voleva o accettava sono questioni di fatto che non possono essere esaminate nel quadro di un ricorso per cassazione (art. 273 cpv. 1 lett. b, 277bis cpv. 1 PP; DTF 110 IV 85 consid. 3, 119 IV 1 consid. 5). I fatti vincolanti accertati nel giudizio impugnato, tra cui soprattutto le ammissioni dello stesso autore, rivelano senza dubbio che egli si rese conto che stava uccidendo la vittima fin dall'inizio dell'aggressione ma, ciò nonostante, continuò ad infierire su di lei ripetutamente e con estrema violenza, dimostrando così una vera e propria consapevolezza omicida. Simile comportamento è indubbiamente costitutivo del dolo diretto; pertanto, la conclusione dei giudici cantonali è conforme al diritto federale, in particolare all'art. 18 cpv. 2 CP.