Citation: 5A_31/2009 30.04.2009 E. 4

4.1 Con riferimento all'importo di fr. 103'230.--, che secondo il ricorrente va inserito nell'inventario quale debito della successione nei suoi confronti, la Corte cantonale ha constatato che nel febbraio 1974 egli aveva ricevuto dalla madre e dai fratelli una procura generale per le pratiche concernenti il de cuius, ma che egli ha omesso di indicare come è giunto al montante richiesto. I giudici cantonali hanno reputato che al mandatario incombe di non solo provare l'esistenza del mandato, ma anche la congruità della pretesa e che in assenza di ogni elemento che permetta di valutare l'attività del qui ricorrente, non si giustificava concedergli alcunché. Essi hanno segnatamente rilevato che la nota 11 novembre 2002, trasmessa al notaio divisore, contiene unicamente delle indicazioni generiche sull'opera svolta, senza però dare alcun ragguaglio sul dispendio orario. 4.2 Nella sede federale il ricorrente ha ridotto la sua pretesa di fr. 4'230.--, importo concernente tasse di allacciamento alla fognatura di un fondo escluso dalla successione. Egli lamenta una violazione degli art. 8 CC e 394 CO, perché i coeredi non hanno mai contestato che egli abbia svolto le prestazioni indicate nella sua nota d'onorario, che hanno avuto un esito positivo. Assevera che sarebbe manifestamente iniquo negargli qualsiasi retribuzione, atteso segnatamente che la predetta nota permetterebbe ai giudici cantonali di stabilire una rimunerazione ad valorem. 4.3 Con la propria argomentazione il ricorrente pare dimenticare che la Corte cantonale non ha negato che il mandato sia stato eseguito né che fosse oneroso. Ora, in virtù del diritto federale quando non è stata pattuita una mercede, l'onorario giusta l'art. 394 cpv. 3 CO deve corrispondere in modo oggettivo alle prestazioni effettuate (DTF 117 II 282 consid. 4c). Come constatato dalla Corte cantonale, dalla nota prodotta dal ricorrente non emerge tuttavia in nessun modo il tempo consacrato all'espletamento del mandato, né il ricorrente afferma di aver fornito tale informazione in altro modo. Quest'ultimo lamenta invero una violazione dell'art. 8 CC, ma nemmeno indica (art. 42 cpv. 2 LTF) se ritiene violata tale norma perché l'onere di provare la congruità della pretesa è stato posto a suo carico, invece che a carico degli opponenti. Sia come sia, nella fattispecie appare impossibile stabilire una mercede che corrisponde oggettivamente al lavoro svolto. Infatti, contrariamente a quanto sostenuto nel gravame, la mera conoscenza del - preteso - risultato economico derivante dall'oggetto del mandato è a tal fine insufficiente. Ne segue che pure questa censura, nella misura in cui risulta ammissibile, si appalesa infondata.