Citation: 2C_630/2016 E. 7.3

7.3. Come risulta dalla decisione impugnata quando l'autorità di prime cure (il DSS) ha pronunciato la revoca dell'autorizzazione al libero esercizio e all'esercizio dipendente della professione di medico, il 16 settembre 2015, essa ha ugualmente tolto l'effetto sospensivo ad un ricorso contro la medesima. Decisione che è stata confermata il 4 dicembre 2015 dal Presidente del Consiglio di Stato, il quale ha rifiutato di ripristinare l'effetto sospensivo, e che in seguito è diventata esecutiva quando, con pronuncia del 20 gennaio 2016, il Giudice delegato ha dichiarato inammissibile, per tardività, il successivo gravame presentato contro la risoluzione governativa. Altrimenti detto, fino all'emanazione della decisione di merito del Consiglio di Stato, il 1° marzo 2016, il ricorrente non ha beneficiato dell'effetto sospensivo in sede cantonale e non ha potuto esercitare quale medico. Solo dopo l'emanazione della decisione governativa (di merito) egli ha chiesto al Tribunale cantonale amministrativo l'adozione di misure provvisionali, ossia che venga accertato che il suo gravame esplicava effetto sospensivo rispettivamente, se ciò non era il caso, che venisse accordato, al fine di potere nelle more del procedimento avviato dinanzi alla Corte cantonale svolgere l'attività di medico. Nell'ambito dell'istruttoria cantonale all'insorgente è stata concessa la facoltà di replicare alle osservazioni presentate in proposito dal DSS, che chiedeva esplicitamente che venisse revocato l'effetto sospensivo. In queste condizioni, contrariamente a quanto sostenuto, già in sede cantonale incombeva al ricorrente offrire tutte le prove necessarie ed utili affinché la domanda di provvedimenti cautelari presentata in sede cantonale venisse accolta e, di riflesso, già far valere a quel momento la pretesa disparità di trattamento con altri medici. In queste condizioni le prove e i documenti offerti solo nella presente sede risultano inammissibili (art. 99 LTF) e la relativa censura, di riflesso non sufficientemente motivata (art. 106 cpv. 2 LTF), non va pertanto presa in considerazione. Ma quand'anche si volesse ritenerla ammissibile, va osservato che come rilevato nelle determinazioni del DSS, a cui si rinvia (cfr. documento citato del 25 luglio 2016 pag. 11 seg.), le fattispecie evocate non corrispondono in tutti i punti essenziali con quella del ricorrente (nella maggioranza dei casi richiamati i medici interessati si sono autodenunciati), motivo per cui nulla permette di ritenere che il principio della parità di trattamento sia stato disatteso (vedasi al riguardo DTF 137 V 334 consid. 6.2.1 pag. 348). La censura, se fosse ammissibile, andrebbe pertanto respinta.