Citation: 2C_464/2017 E. 5.4.2

5.4.2. In parallelo, l'insorgente non è però destinata a maggior successo neanche nella misura in cui - portando l'esempio dei Comuni di Lugano e Grancia e con una critica che per i motivi indicati nel considerando 5.4.1 va anch'essa esaminata in base ai fatti che risultano dalla querelata sentenza (art. 105 cpv. 1 LTF) - fa valere che il criterio del Comune politico in quanto tale, sul quale si fonda la lista delle "zone di confine" (art. 9 RLCL), non permette di trattare in modo simile situazioni paragonabili e in maniera diversa situazioni differenti ed osserva che altri criteri sarebbero più adeguati. In effetti, l'inclusione tra le "zone di confine" dell'intero territorio del Comune di Lugano, sulla quale questa Corte già si era espressa ma solo in relazione all'art. 9 Cost. (sentenza 2P.48/2005 del 21 settembre 2005 consid. 6.4), può certo portare anche a lesioni del principio di uguaglianza, come sostenuto nel ricorso. Negozi che si trovano sul vasto territorio di Lugano, ma non in prossimità del confine, possono infatti beneficiare di una deroga che negozi nelle vicinanze, che si trovano però in un Comuneescluso dalla lista contenuta nell'art. 9 RLCL, non hanno il diritto di richiedere: e ciò senza che la ratio legis che sottende alla norma - ovvero, fare in modo che le persone che risiedono in prossimità del confine italiano non siano indotte, per comodità, a fare acquisti oltre frontiera - possa giustificare tale differenza. Fatte queste considerazioni, altrettanto vero è però: (a) che anche riguardo alle modalità di applicazione del diritto cantonale da parte delle autorità il giudizio impugnato non contiene nessun accertamento specifico; (b) che nello scambio di scritti successivo all'inoltro del ricorso le autorità ticinesi hanno sostenuto che l'automatica applicazione dell'art. art. 22 LCL in relazione con l'art. 9 seg. RLCL a quei Comuni che sono diventati parte del Comune di Lugano in seguito ad aggregazione/fusione con lo stesso non è affatto accertata; infine (c) che l'art. 22 LCL sulla quale l'art. 9 seg. RLCL si fonda, prevede espressamente che il Consiglio di Stato " può prolungare gli orari d'apertura dei negozi per determinati Comuni o per determinate zone " e quindi non conduce nemmeno a dovere escludere a priori la possibilità di un'applicazione del diritto ticinese conforme al principio di uguaglianza. Così stando le cose, ed in base ai fatti qui determinanti, una lesione del principio di uguaglianza non è quindi dimostrata nemmeno in relazione all'inclusione in quanto tale, tra le "zone di confine", del Comune di Lugano.