Citation: H 258/03 14.04.2005 E. 4

Nel merito si tratta ora di esaminare se P.________, membro del consiglio d'amministrazione della ditta D.________ dal 3 giugno 1999 al 30 marzo 2000, sia da considerare responsabile giusta l'art. 52 LAVS per il danno conseguente al mancato pagamento dei contributi sociali. 4.1 Nei considerandi del querelato giudizio, cui si rinvia, la Corte cantonale ha già correttamente rilevato come il datore di lavoro sia tenuto al pagamento regolare dei contributi sociali e come, in caso di mancato pagamento dei medesimi per intenzionalità o per negligenza grave (art. 52 LAVS), possano essere chiamati a rispondere del danno, a titolo sussidiario, gli organi della società anonima, precisando quali siano le norme legali e i principi di giurisprudenza applicabili in concreto. Ai sensi della giurisprudenza si deve ammettere negligenza grave del datore di lavoro quando questi abbia trascurato di fare quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevole posta nella stessa situazione. La misura della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di lavoro della stessa categoria di quella cui appartiene l'interessato (DTF 112 V 159 consid. 4 e sentenze ivi citate). Occorre però esaminare se speciali circostanze legittimassero il datore di lavoro a non versare i contributi o potessero scusarlo dal procedervi (DTF 108 V 186 consid. 1b e 193 consid. 2b; cfr. pure DTF 121 V 244 consid. 4b). L'obbligo del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi sostengono e provano motivi di giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b). 4.2 Gli argomenti addotti non giovano all'insorgente, essendo essi ben lungi dal costituire motivo di giustificazione o di discolpa nel senso della giurisprudenza. Asserire infatti di essere stato contattato nel marzo 1999 da V.________ e da A.________ affinché provvedesse alla stesura della contabilità della società per il 1997 e per il 1998 in quanto l'amministratore unico C.________, incaricato di tale compito, aveva inoltrato le dimissioni, e di essere poi entrato anche nel consiglio di amministrazione della ditta D.________ in sostanza solo per completarlo, ma di non avere mai avuto alcun potere decisionale perché gestione e amministrazione societaria erano di esclusiva competenza di V.________, è irrilevante dal profilo dell'art. 52 LAVS. Infatti, avendo accettato, a partire dal 3 giugno 1999, il mandato di membro del consiglio di amministrazione della fallita, l'interessato si è assunto anche i relativi obblighi, tra i quali vi è pure quello di controllare che il dominus della società dia ordine di versare o versi regolarmente i contributi paritetici all'amministrazione, peraltro già prelevati dai salari dei dipendenti in conformità dell'art. 51 LAVS. Questa Corte, ancora di recente, ha ribadito quali sono gli obblighi del consigliere di amministrazione di una società anonima che non si occupa della gestione degli affari e ha rammentato che in siffatta evenienza all'interessato incombe il compito di esaminare l'attività dei dirigenti e di orientarsi costantemente sull'andamento degli affari, in particolare in relazione alle questioni contributive (SVR 2001 AHV no. 15 pag. 51 seg.). Segnatamente è suo preciso dovere vigilare e attivarsi di conseguenza affinché i contributi vengano regolarmente versati (DTF 108 V 202 consid. 3a; RCC 1992 pag. 268 consid. 4b). P.________ - peraltro fiduciario commercialista di professione, come risulta dalla sua carta intestata, benché con il ricorso, con allegazioni in chiaro contrasto con la documentazione agli atti, contesti tale qualifica, professandosi "semplice diplomato di commercio senza alcuna formazione specifica di carattere economico" - non può quindi incentrare la sua tesi difensiva sostenendo che il dominus della società fosse V.________, azionista unico della ditta D.________, il quale operava e gestiva la fallita senza mai chiedere consiglio agli altri membri del consiglio di amministrazione, sivvero che "nessun altro al di fuori di lui, era e poteva essere a conoscenza della situazione societaria, come pure ed in particolare della situazione relativa al pagamento dei contributi". 4.3 L'insorgente assevera inoltre di aver avuto una posizione marginale rispetto a quella dei colleghi pure chiamati a risarcire il danno, di avere insistentemente ma invano cercato - nei nove mesi in cui è rimasto nel consiglio di amministrazione, tra l'altro "spezzati dalle vacanze estive e natalizie" - di ottenere i documenti necessari per l'allestimento del bilancio relativo al 1998 - peraltro mai terminato -, di aver reiteratamente chiesto la convocazione del consiglio di amministrazione e di aver rassegnato le dimissioni non appena resosi conto che non avrebbe potuto "allestire né il bilancio 1998 né prendere conoscenza della situazione finanziaria e gestionale effettiva della società". Conclude affermando che, quando era entrato nel consiglio di amministrazione, la società era già gravemente indebitata e aveva già consistenti arretrati nel pagamento dei contributi scaduti per gli anni dal 1995 al 1998, sicché il danno conseguente al mancato versamento di tali contributi - per mancanza del necessario nesso di causalità - non gli potrebbe essere addebitato. Orbene, la documentazione agli atti induce a ritenere che il ricorrente abbia sì cercato di ottenere la documentazione da V.________, non però per verificare se la società avesse ottemperato ai suoi doveri contributivi, bensì per poter adempiere il mandato ricevuto - ossia l'allestimento dei bilanci - e per poter essere rimunerato. Infatti dalla sua lettera di dimissioni 30 marzo 2000 si evince con chiarezza che egli ha lasciato il consiglio di amministrazione non perché era preoccupato dell'eventuale situazione finanziaria della società e della sua incapacità di provvedere al pagamento dei contributi alle assicurazioni sociali, ma perché non più disposto a svolgere ulteriormente i propri servizi non retribuiti in favore di ditta D.________ (cfr. scritto di dimissioni: "a distanza di 1 anno, malgrado diversi solleciti di pagamento scritti e verbali, e le agevolazioni concessevi alfine di provvedere al saldo dovuto, a tutt'oggi con rammarico constato che non avete ancora provveduto in tal senso. Ritengo pertanto che non si possa più avere alcuna collaborazione, pertanto inoltro le mie dimissioni immediate quale membro"). Anche dalla lettera 11 gennaio 2000 risulta nuovamente la necessità di avere la documentazione per poter provvedere alla "stesura della contabilità 1988" (recte: 1998), ritenuto che "senza di ciò non possiamo far niente". Da questo scritto emerge con chiarezza, se ancora ve ne fosse bisogno, che egli si preoccupava, in sostanza, del solo fatto di non essere in grado di allestire i conti societari; per contro mai traspare dai suoi scritti che egli avesse svolto con la necessaria diligenza il suo obbligo di vigilanza in merito al regolare versamento degli oneri sociali. A tal proposito è appena il caso di ricordare che se l'obiettivo del ricorrente fosse stato di allestire i conti societari, non occorreva entrare nel consiglio di amministrazione. 4.4 Per il resto va detto che quando un membro del consiglio d'amministrazione accerta di non essere in grado di svolgere le funzioni che gli incombono e che ripetute richieste vengono sistematicamente disattese, può mettere fine con atti propri ad una situazione poco chiara e rischiosa. Se solo P.________ avesse fatto uso della diligenza che incombe a chi svolge funzioni societarie, quand'anche queste fossero meramente formali, egli avrebbe dovuto agire anzitempo, senza attendere quasi dieci mesi, inoltrando le dimissioni da membro del consiglio di amministrazione non appena si fosse reso conto che alle sue giustificate richieste non veniva dato seguito benché fosse del tutto agevole ottemperarvi. L'essersi a lungo accontentato delle risposte di V.________, per certo evasive visto l'esito, e avere atteso ancora fino al 30 marzo 2000, dopo che dapprima in forma verbale e l'11 gennaio 2000 per scritto aveva sollecitato il dominus per poter ricevere la nota documentazione, dimostra come il ricorrente non abbia avuto corretta nozione dei doveri che incombono a un organo formale di una società anonima. Tanto più che gli atti mostrano il disinteresse manifestato da P.________ in punto alla situazione contributiva sia prima che durante l'assunzione del mandato di amministratore. Infatti, una semplice richiesta d'informazioni presso la Cassa gli avrebbe permesso di disporre degli elementi sufficienti per rifiutare o comunque abbandonare senza indugio la carica. Ciò che non è stato fatto. E se anche in sede di opposizione ha affermato di avere sì interpellato in data 16 aprile 1999 la Cassa, ma di non avere ottenuto personalmente risposta, l'interessato non può certo prevalersi di questo fatto quale motivo di discolpa, l'omessa reazione a tale silenzio denotando al contrario una grave negligenza di cui egli deve ora assumersi le conseguenze. ll comportamento eccessivamente fiducioso di P.________ è ancora più criticabile perché egli era a conoscenza del fatto che l'amministratore unico C.________, precedente responsabile degli aspetti contabili della società, aveva rassegnato le dimissioni al pari dell'ufficio di revisione ditta S.________ SA e perché, dopo essere stato contattato in quanto la ditta era senza amministratore, non riusciva a far convocare il consiglio di amministrazione per chiarire la reale situazione della ditta D.________. 4.5 L'inattività dimostrata dall'interessato - che ha omesso di compiere quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevole nell'ambito delle incombenze oggettive riconducibili alla funzione di organo di una società anonima - ne determina la responsabilità giusta l'art. 52 LAVS. Il fatto d'essere stato in carica per poco tempo, in sostanza quasi dieci mesi, non costituisce esimente, atteso che per consolidata giurisprudenza il differimento del pagamento degli oneri sociali è ammesso solo eccezionalmente e per una breve durata, inferiore ai nove mesi (DTF 108 V 188; RCC 1992 pag. 261 consid. 4b).