Citation: 7B.142/2001 22.06.2001 E. 5

5.- a) Con riferimento al canone domandatogli dall'Ufficio, il ricorrente contesta di aver utilizzato i macchinari della fallita poi venduti all'incanto e di dover alcunché all'amministrazione del fallimento. b) L'autorità di vigilanza ha dapprima richiamato la giurisprudenza secondo cui, anche in assenza di un contratto di locazione o affitto, una parte deve corrispondere una contropartita finanziaria per l'uso di beni che non le appartengono e di cui sa che l'avente diritto non ha inteso affidarglieli gratuitamente (DTF 119 II 437 consid. 3cc). Essa ha poi aggiunto, con riferimento all'ammontare reclamato, che trattasi di questioni di merito sottratte al suo potere di cognizione. c) Nella misura in cui il ricorrente contesta di aver usufruito dei macchinari in questione, la censura, diretta contro un accertamento di fatto, si rivela di primo acchito inammissibile (cfr. consid. 4 in fine). Per il resto, occorre rilevare che, con la richiesta di un'indennità per l'uso delle macchine, l'Ufficio fa valere una pretesa della massa. Ora, come rilevato nella sentenza impugnata, il giudizio su siffatte pretese spetta alle autorità giudiziarie competenti nel merito e non all'autorità di vigilanza, poiché in tale contesto l'amministrazione del fallimento può unicamente agire quale rappresentante della massa (DTF 76 III 45 consid. 1)