Citation: 4C.195/2004 07.09.2004 E. 3

Pur consapevole di una decisione in senso contrario del Tribunale federale, il convenuto contesta l'applicabilità dell'art. 54 CO in materia contrattuale. A suo modo di vedere un'applicazione troppo estesa della citata norma condurrebbe ad un insostenibile svuotamento della protezione data dal nostro sistema giuridico alle persone incapaci di intendere e di volere. 3.1 Nel 1976 il Tribunale federale, modificando la sua precedente giurisprudenza, ha stabilito che il rinvio alle disposizioni sulla misura della responsabilità per atti illeciti contenuto nell'art. 99 cpv. 3 CO include anche l'art. 54 CO. Questa norma sancisce infatti una responsabilità fondata sull'equità: la persona incapace di discernimento è tenuta a rispondere del pericolo che il suo stato costituisce per gli altri. Non potendosi affermare che il rischio che una persona incapace di discernimento cagioni un danno in ambito contrattuale sia inferiore a quello esistente in ambito extracontrattuale, la tutela della parte lesa si giustifica in ambedue i casi, se e nella misura in cui ciò è equo (DTF 102 II 226 consid. 2b pag. 230). Anche se è vero che la fattispecie allora sottoposta al Tribunale federale differisce da quella attuale, il principio enunciato nella sentenza appena citata mantiene la sua validità. A prescindere dalla contestazione generale esposta in ingresso al presente considerando, il convenuto non adduce d'altronde alcun argomento suscettibile di mettere in discussione questa giurisprudenza. 3.2 Anche la dottrina ha (perlopiù) aderito a questa decisione (cfr. fra tutti Gauch/Schluep/Schmid/Rey, op. cit., n. 2746 lett. c e 2814; Wiegand in: Basler Kommentar, n. 23 ad art. 99 CO e, sempre nella medesima opera, Schnyder, n. 2 ad art. 54; Werro, La capacité de discernement et la faute dans le droit suisse de la responsabilité, Friborgo 1986, n. 503). L'argomentazione del convenuto si rifà invero alla critica sollevata da Honsell (Schweizerisches Haftpflichtrecht, 3a ed., Zurigo 2000, §16 n. 7), il quale effettivamente esprime il timore di veder elusa la protezione delle persone incapaci di discernimento mediante l'estensione dell'applicazione dell'art. 54 CO. A torto. L'art. 54 cpv. 1 CO non stabilisce infatti una regola generale bensì concede al giudice la facoltà, per motivi di equità, di condannare una persona incapace di discernimento al risarcimento parziale o totale del danno. È al giudice che incombe di decidere, di caso in caso, se e in che misura la persona incapace di discernimento debba effettivamente rispondere del danno causato (Schnyder, op. cit., n. 7 ad art. 54 CO). 3.3 Anche le ulteriori censure sollevate dal convenuto contro l'applicabilità della citata norma alla fattispecie vanno disattese. 3.3.1 Si appalesa d'acchito volta all'insuccesso la tesi secondo la quale ammettere una responsabilità causale fondata sull'equità risulterebbe in contrasto con il divieto di pattuire una responsabilità senza colpa dei lavoratori (cfr. art. 362 CO; Tercier, op. cit., n. 3082). Il caso in esame non riguarda, infatti, la pattuizione di una responsabilità del lavoratore che prescinde dalla colpa bensì un episodio specifico e ben delimitato, nel quale la responsabilità del lavoratore è stata ammessa nonostante l'assenza di colpa in applicazione dell'art. 54 CO. 3.3.2 Il convenuto non ha miglior fortuna laddove asserisce che riconoscere una responsabilità causale equivarrebbe a sanare il mancato ossequio del termine di prescrizione annuale (art. 60 CO). Trattandosi di una responsabilità di natura contrattuale il termine di prescrizione è infatti quello decennale dell'art. 127 CO, il rinvio contemplato dall'art. 99 cpv. 3 CO non includendo l'art. 60 CO (Gauch/ Schluep/Schmid/Rey, op. cit., n. 2746 lett. a). 3.3.3 Risulta per contro irricevibile l'argomento secondo cui anche ammettendo una responsabilità contrattuale la stessa sarebbe perenta, non avendo il datore annunciato la propria pretesa di risarcimento prima della fine del rapporto contrattuale. Su questo tema la sentenza impugnata è silente. L'attrice spiega l'assenza di accertamenti e considerazioni al riguardo rilevando che l'eccezione, sollevata dal convenuto negli allegati introduttivi e confutata dal Pretore, non è più stata fatta valere in appello. Essa deve pertanto essere considerata nuova e, di conseguenza, dichiarata inammissibile nel quadro del presente gravame (art. 55 cpv. 1 lett. c OG). A ragione. Non risulta infatti che il Tribunale d'appello sia stato chiamato ad esaminare tale questione. Il convenuto non solo non afferma il contrario ma dichiara di esprimersi su questo tema "a titolo abbondanziale". Per completezza si può comunque osservare che il Pretore ha reputato dimostrato che, al momento della rescissione del contratto, l'attrice aveva comunicato al convenuto di ritenerlo responsabile del danno cagionato. 3.4 Va infine rigettata la censura - formulata in maniera del tutto generica - per cui l'introduzione della petizione sei anni dopo l'incidente costituirebbe un abuso di diritto. Il fatto di tardare a far valere le proprie pretese, entro i termini di prescrizione legali, risulta infatti abusivo solo in casi particolari (cfr. DTF 127 III 357 consid. 4c/bb pag. 364 con rinvii) che in concreto il convenuto non adduce. In particolare egli non allega quali circostanze l'avrebbero indotto a credere in buona fede che l'attrice intendesse rinunciare a far valere le proprie pretese risarcitorie. 3.5 In conclusione, nulla osta all'applicabilità dell'art. 54 CO nella fattispecie.