Citation: 2C_939/2022 E. 3

Il ricorrente sostiene che sarebbe di importanza fondamentale (cfr. art. 84a LTF) la questione degli obblighi che lo Stato richiedente deve soddisfare, in termini di "onere della prova del modello comportamentale", per evitare che una domanda raggruppata sia considerata una " fishing expedition " (ricorso, pagg. 10 e 16). A mente dell'insorgente, che si riferisce all'art. 27 CDI CH-IT (RS 0.672.945.41), al relativo Protocollo aggiuntivo e all'accordo amichevole del 27 febbraio / 2 marzo 2017 tra la Confederazione svizzera e la Repubblica italiana sulle domande raggruppate (non pubblicato nella RS), il Tribunale federale non si sarebbe ancora pronunciato in modo esaustivo sull'adempimento formale e sostanziale di tali obblighi. In particolare, la giurisprudenza federale non sarebbe chiara sulle condizioni relative al modello di comportamento descritto nella domanda raggruppata del 23 novembre 2018 (che ricalca quello contenuto nell'accordo amichevole summenzionato), segnatamente per quanto concerne la portata e il contenuto della lettera della banca alla base del modello di comportamento in parola (cfr. supra, consid. 1.2). Contrariamente a quanto affermato dall'insorgente, tale questione è già stata esaminata nel dettaglio dal Tribunale federale nella sentenza di principio 2C_73/2021 del 27 dicembre 2021, proprio in relazione all'ammissibilità della domanda raggruppata italiana qui in esame. In tale sentenza, il Tribunale federale ha anzitutto rilevato che l'art. 27 cpv. 1 CDI CH-IT (che riprende integralmente il testo dell'art. 26 MC OCSE) e la lettera e bis del Protocollo aggiuntivo rappresentavano una valida base legale per la domanda raggruppata in parola (consid. 3.1 e 3.3). In seguito, confermando la propria giurisprudenza precedente (DTF 143 II 136 consid. 6), il Tribunale federale ha considerato che, nel caso in cui dei clienti di una banca, dopo aver ricevuto una lettera nella quale quest'ultima li informa dell'intenzione di porre fine alla relazione contrattuale qualora essi non forniscano la prova della loro "compliance" fiscale, non ottemperano a questa richiesta preferendo porre fine alla relazione contrattuale, questo comportamento è sufficiente a fondare dei concreti sospetti di una violazione del diritto fiscale (consid. 4.3.2). Infine, l'Alta Corte ha ritenuto che l'accordo amichevole del 27 febbraio / 2 marzo 2017 non si opponeva all'ammissione della domanda raggruppata di assistenza amministrativa in esame (consid. 5). Ne deriva che la problematica non costituisce una questione specifica che si pone per la prima volta e richiede in maniera impellente un chiarimento, ma essa rappresenta unicamente un caso di applicazione della giurisprudenza, sulla quale non occorre quindi ritornare sotto l'angolo dell'art. 84a LTF.