Citation: 1C_349/2016 E. 7.8

7.8. La pretesa del ricorrente che soltanto il calcolo del numero degli ispettori effettuato dal Comitato d'iniziativa sia corretto, per cui quello divergente addotto dal Parlamento e dal Governo dovrebbe essere inevitabilmente e necessariamente errato o addirittura falso, non implica che, fondandosi sulla citata diversa estensione del campo di applicazione dell'iniziativa, non si possa giungere a una cifra differente. Del resto, come rettamente rilevato nelle argomentazioni del Governo e del Parlamento, si tratta solo di "stime prudenziali", quindi di valutazioni approssimative. Le espressioni litigiose utilizzate dal Comitato d'iniziativa, fondate sulla pretesa univocità del calcolo in discussione, permettevano pertanto al Governo di intervenire allo scopo di tutelare l'obiettività delle informazioni contenute nell'opuscolo, rettificando una propaganda tendenziosa, rilevato che in tale ambito gli compete un ampio margine di apprezzamento (cfr. DTF 130 I 290 consid. 5.2 pag. 304; sentenza 1C_472/2010 del 20 gennaio 2011 consid. 4.3 e 4.4, in: ZBl 112/2011 pag. 375; GEROLD STEINMANN, in: St. Galler Kommentar, Die schweizerische Bundesverfassung, 3aed. 2014, n. 24 e 25 ad art. 34). In tal senso, il Tribunale federale ha già avuto occasione di stabilire che l'utilizzazione del termine "fallace", impiegato dall'autorità per qualificare gli argomenti di un comitato referendario, non ha in linea di principio alcun posto in un messaggio ufficiale nella misura in cui tende a far accrescere un'intenzione deliberata e premeditata di ingannare o di fuorviare il corpo elettorale da parte di cittadini esercitanti i loro diritti democratici. Ciò che in quella causa valeva a maggior ragione perché l'espressione litigiosa non concerneva affermazioni degli oppositori, ma supposti apprezzamenti di questi ultimi. Il Tribunale federale ne ha concluso ch'era sufficiente che le autorità indicassero le ragioni per le quali ritenevano erronei tali argomenti, lasciando ai cittadini il compito di farsi un'idea sul valore delle rispettive opinioni (DTF 132 I 104 consid. 4.2.2; nello stesso senso sentenza 1P.607-609/1992 del 6 gennaio 1993 consid. 4a/bb relativa anch'essa all'utilizzo del termine "fallace", poiché nessuna delle parti era in grado di provare in maniera incontestabile il diverso apprezzamento, motivo per cui la perentoria informazione governativa era contestabile; sentenza del Tribunale amministrativo del Cantone Ginevra del 13 ottobre 1998, in: RDAF 1999 I 195, 198, che ha dichiarato illegali i termini "tromperie" et "mensonge"; sull'argomento vedi inoltre BÉNÉDICTE TORNAY, La démocratie directe saisie par le juge, 2008, pag. 233 segg., in particolare pag. 236 seg. e 247; MICHEL BESSON, Behördliche Information vor Volksabstimmungen, 2003, pag. 186 segg., 241 segg., 258 in particolare pag. 259). Certo, la tematica della differente quantificazione dei costi derivanti dall'attuazione dell'iniziativa in esame ha un peso notevole, ma non necessariamente decisivo per la formazione della volontà dei cittadini, considerato anche lo scopo perseguito dalla stessa (cfr. sentenza 1P.582/2005 del 20 aprile 2006 consid. 5, in: ZBl 108/2007 pag. 275). In effetti l'opuscolo informativo contiene in sostanza una convinzione del Comitato d'iniziativa relativa a una questione d'apprezzamento, modificata dal Governo: spetta in definitiva ai votanti formarsi essi medesimi una propria opinione (DTF 106 Ia 197 consid. 4a pag. 199 seg.; sentenza 1P.377/2001 del 4 settembre 2001 consid. 3).