Citation: 5A_718/2023 E. 3

Il decreto impugnato, che respinge un'istanza di effetto sospensivo, è una decisione in materia di misure cautelari ai sensi dell'art. 98 LTF (v. DTF 137 III 475 consid. 2 con rinvii), per cui la parte ricorrente può far valere soltanto la violazione di diritti costituzionali. Conformemente all'art. 106 cpv. 2 LTF, la parte ricorrente deve indicare i diritti costituzionali ritenuti lesi e spiegare, con un'argomentazione puntuale e precisa attinente alla sentenza impugnata, in cosa consiste la violazione (DTF 143 II 283 consid. 1.2.2; 142 III 364 consid. 2.4; 134 II 244 consid. 2.2). Nel rimedio all'esame, la ricorrente afferma di non aver potuto operare liberamente, sin dalla sua costituzione, poiché sotto indagine da parte della procura (indagine che non avrebbe fondamento e dovrebbe concludersi con un'archiviazione a breve e con lo sblocco totale dei fondi congelati), di aver tuttavia saputo onorare le spese di gestione, burocratiche e fiscali anche se con difficoltà, e in taluni casi in ritardo, e di volersi impegnare a rispettare il piano rateale concordato con la Fondazione istituto collettore LPP. Tale motivazione non soddisfa però, manifestamente, le rigorose esigenze dell'art. 106 cpv. 2 LTF: la ricorrente non si prevale della lesione di diritti costituzionali e non si confronta con l'argomentazione dell'istanza precedente secondo cui, in sostanza, il reclamo appariva a prima vista sprovvisto di possibilità di esito favorevole e non poteva così beneficiare dell'effetto sospensivo.