Citation: 4A_408/2016 E. 3.1

3.1. La Corte cantonale si è dapprima espressa su una serie di questioni procedurali. In questo contesto, ha innanzitutto considerato che, proponendo davanti al Tribunale di appello di assumere agli atti l'originale del doc. E (registrazioni della durata del tempo di lavoro tenute dell'attore) e svolgere una perizia di questo atto, il ricorrente non si è preoccupato di dimostrare la sussistenza delle condizioni richieste dall'art. 317 cpv. 1 CPC, limitandosi a spiegare che in prima sede non era stato capace di sostenerne la falsità. Al riguardo, ha quindi osservato: (a) che tale motivazione non era oggettiva; (b) che l'omissione nell'elencare le prove domandate discende dalla mancata diligenza nel sostanziare l'eccezione di falso; (c) che per agire in tal senso, un'assistenza legale non era necessaria; (d) infine, che la richiesta di assunzione di nuove prove era in sostanza volta ad ottenere un'ulteriore possibilità, tardiva ed irrita, di contestare una prova di controparte, ritenuta valida dal Pretore aggiunto. Detto ciò ha poi rilevato che l'agire del Giudice di prima istanza nell'assunzione e amministrazione delle prove regge anche se si considerano i principi che il CPC impone in ambito di azioni per mercedi e salari, siccome: (a) l'art. 247 cpv. 2 CPC stabilisce che il Giudice accerta i fatti d'ufficio, ma ciò non vale in misura assoluta; (b) la massima inquisitoria sociale riguarda solo la raccolta del materiale probatorio, non l'oggetto della controversia; (c) il Giudice è tenuto a interpellare le parti e può convocare di propria iniziativa dei testimoni e/o ordinare l'edizione di documenti solo se ha motivo di dubitare della completezza di allegazioni e mezzi di prova offerti; (d) il principio inquisitorio sociale non lo obbliga ad accertare la veridicità di tutte le allegazioni e neppure gli impone di amministrare mezzi di prova specifici, in particolare, non libera le parti dall'onere di cooperare. In relazione all'art. 69 cpv. 1 CPC, ha infine (tra l'altro) indicato: (a) che l'ingiunzione di un termine per munirsi di un rappresentante deve giustificarsi alla luce delle circostanze concrete; (b) che la causa promossa dal lavoratore per ottenere un pagamento in denaro non presentava particolari difficoltà, essendo definito il quadro contrattuale e le prestazioni dovute al dipendente sulla base di un CCNL; (c) che l'unico aspetto di cui il datore di lavoro doveva preoccuparsi era quello di offrire la documentazione obbligatoria e prevista contrattualmente, controfirmata, degli orari dl lavoro svolti dal dipendente e degli importi a lui già versati, su cui il Giudice avrebbe potuto fare le necessarie verifiche; (d) che, in simili circostanze, il Pretore aggiunto non era tenuto a diffidarlo perché si munisse di un patrocinatore, tanto più che solo in appello si è lamentato della mancata diffida a munirsi di un legale, mentre nulla ha accennato nel corso dell'istruttoria e ancor meno nell'allegato conclusivo.