Citation: 1P.391/2003 01.12.2003 E. 1

Questo disposto costituzionale assicura al cittadino la facoltà di esprimersi prima che sia presa una decisione che modifica a suo scapito la situazione giuridica, e comprende segnatamente il diritto per l'interessato di consultare gli atti di causa suscettibili d'influenzare il giudizio di merito, nonché quello di determinarsi in proposito (DTF 129 V 73 consid. 4a, 127 III 576 consid. 2c, 127 V 431 consid. 3a, 126 I 15 consid. 2a/aa, 124 I 241 consid. 2 e rispettivi rinvii). Esso impone quindi di massima all'Autorità che inserisce nell'incarto nuovi atti, di cui intende prevalersi ai fini del giudizio, di avvisare le parti (DTF 124 II 132 consid. 2b e rinvii). La garanzia non è per contro violata quando l'Autorità avrebbe potuto pronunciarsi anche senza considerare gli atti non sottoposti all'interessato, né quando la loro esistenza era nota a quest'ultimo ed egli ha potuto consultare l'inserto di causa presso l'Autorità medesima (sentenza 2P.79/2003 del 4 luglio 2003, consid. 2.2; DTF 101 Ia 298 consid. 4a). 2.2 I Giudici cantonali hanno richiamato, nella sentenza impugnata, il loro giudizio, del 16 gennaio 2003, che sostanzialmente confermava il sequestro dei conti litigiosi nell'ambito della procedura di assistenza giudiziaria avviata dall'Autorità italiana. Il giudizio qui impugnato fonda invero l'esistenza di sufficienti indizi di reato riportando testualmente alcuni passaggi del decreto 30 ottobre 2001 del Tribunale italiano di X.________ riguardante l'applicazione, nei confronti di A.A.________, di misure di prevenzione contro la mafia. Tuttavia, premesso che i ricorrenti non sostengono di non avere potuto consultare il citato decreto nell'ambito della procedura di assistenza giudiziaria, la CRP ha ravvisato a carico di A.A.________ sufficienti indizi di reato essenzialmente sulla base dei motivi e delle argomentazioni già contenute nel suo giudizio del 16 gennaio 2003, cui sia essa medesima che il GIAR potevano peraltro legittimamente rinviare (cfr. DTF 123 I 31 consid. 2c). In particolare, la CRP, come già nella precedente sentenza in materia di assistenza giudiziaria, non ha ritenuto decisivo il fatto che A.A.________ era stato prosciolto in Italia da talune imputazioni, riferendosi al proposito alla comunicazione 26 novembre 2002 della Procura della Repubblica presso Il Tribunale di Napoli, del resto successiva all'emanazione del decreto, che attestava l'esistenza di procedimenti contro l'interessato. In tali circostanze, nonostante il richiamo del decreto italiano, la CRP non ha motivato il giudizio impugnato in modo completamente nuovo e imprevedibile per i ricorrenti rispetto a quello emanato in prima istanza dal GIAR e non ha quindi violato il loro diritto di essere sentiti (cfr. DTF 114 Ia 97 consid. 2). 2.3 Né la CRP ha violato la citata garanzia ritenendo tardiva la replica 7 aprile 2003 dei ricorrenti alle osservazioni 3 marzo 2003 del PP. In effetti, premesso che la facoltà di presentare un allegato di replica nella procedura dinanzi alla CRP non è specificatamente prevista dalla legge (cfr. art. 285 seg. CPP/TI), il principio della buona fede imponeva ai ricorrenti di chiedere tempestivamente di poter replicare o quantomeno di non prorogare a piacimento il termine per presentare l'allegato (cfr., analogamente, DTF 119 IV 330 consid. 1c pag. 334, 102 Ib 91 consid. 3). Ora, la procedura dinanzi alla CRP prevede un termine ricorsuale di dieci giorni (art. 285 cpv. 1 CPP/TI) e un termine massimo pure di dieci giorni per presentare eventuali osservazioni al ricorso da parte del PP e delle altre parti interessate (art. 286 cpv. 1 CPP/TI). D'altra parte, termini processuali di dieci giorni sono generalmente usuali nella procedura penale ticinese (cfr. art. 185, 186, 191, 201, 216, 217, 222, 227, 229, 281, 282, 316b, 316g CPP/TI). I ricorrenti non hanno preteso, né lo pretendono in questa sede, di non avere potuto replicare entro tale termine, né essi sostengono di non avere potuto tempestivamente chiedere un'eventuale proroga, sicché la CRP non ha applicato arbitrariamente la procedura penale cantonale, né ha altrimenti violato l'art. 29 cpv. 2 Cost., ritenendo tardiva la replica dei ricorrenti, presentata dopo trenta giorni dall'intimazione delle osservazioni del PP.