Citation: 1C_144/2019 E. 9.2

9.2. Il Consiglio di Stato, osservato dapprima che il CPP regola esclusivamente i casi nei quali sussiste il sospetto che sia stato commesso un reato, mentre l'attività preventiva è volta alla loro prevenzione (DTF 140 I 353 consid. 5), rileva che l'indagine in incognito è definita dall'art. 298a CPP e pertanto è ripresa come tale nella LPol/TI, con la differenza che quella disciplinata dal CPP persegue lo scopo di chiarire reati già commessi, mentre quella preventiva è volta invece alla prevenzione o all'impedimento di una loro commissione. Precisa che la norma è stata concepita considerando le DTF 140 I 381 consid. 4.5.2 (che ha annullato la norma ginevrina poiché non prevedeva una comunicazione a posteriori alla persona interessata dalla misura) e 140 I 353 consid. 5.2, 5.4 e 5.5.2, con le quali i ricorrenti non si confrontano, come pure le nuove basi legali nel frattempo adottate anche da altri Cantoni (ZH, GR, NE, BE, VD, GE e SG). Scopo della norma sarebbe di permettere tra l'altro alla polizia di sorvegliare le chat room per rilevare la presenza di pedofili, prevenire reati sessuali e collaborare con vittime di truffe, come quelle del cosiddetto "falso nipote", o di estorsioni. Sostiene che mal si comprende la censura ricorsuale inerente al criticato rimando agli specifici articoli del CPP: l'autorità competente per ordinare ed eseguire le misure antecedenti l'apertura di una procedura penale è la Polizia cantonale, la quale dopo un mese di indagini necessita dell'autorizzazione del pubblico ministero, motivo per cui la ripartizione delle competenze è chiara. Nel caso in cui gli agenti dovessero accertare un reato e fosse quindi necessaria l'apertura dell'istruzione penale, l'interessato ne sarebbe immediatamente informato.