Citation: 6P.36/2000 05.07.2000 E. 6

6.- a) La querela della ricorrente del 6 e 12 marzo 1996 si riferisce in particolare agli articoli pubblicati sul quotidiano "La Regione" dal 21 giugno 1995 al 7 marzo 1996. A mente dell'autorità cantonale, il termine di tre mesi per presentare querela era oramai prescritto per gli articoli pubblicati prima del 6 dicembre 1995. La ricorrente critica tale conclusione e afferma che una parte degli articoli incriminati, per i quali il diritto di querela è estinto, non sono firmati, ragion per cui, non essendo noto l'autore del reato perseguito, il termine dell'art. 29 CP non aveva cominciato a decorrere (atto di ricorso pag. 132). Il diritto di querela si estingue trascorsi tre mesi dal giorno in cui l'avente diritto ha conosciuto l'autore del reato, nonché il reato, ossia i suoi elementi costitutivi (art. 29 CP; DTF 101 IV 113 consid. 1b e rinvii). Nella fattispecie, la querela è rivolta, in particolare, contro la direttrice e il redattore responsabili del quotidiano "La Regione", la cui identità era nota alla ricorrente fin dall'inizio della serie delle pubblicazioni litigiose. La ricorrente non spiega inoltre se si fosse sforzata, ad esempio interrogando i denunciati, di scoprire l'identità degli autori degli scritti incriminati (DTF 76 IV 65 consid. 2). In queste condizioni, l'argomento della ricorrente appare manifestamente infondato e al limite dell' abuso di diritto. b) La ricorrente aggiunge inoltre che, indipendentemente dall'identità dell'autore, i pretesi comportamenti illeciti costituirebbero un'unità dal punto di vista della prescrizione, per cui il termine dell'art. 29 CP, cominciava a decorrere solo a partire dalla pubblicazione dell'ultimo articolo (atto di ricorso, pagg. 132-134). Al riguardo, la sentenza impugnata è silente. Tuttavia, tale argomento è stato refutato in modo dettagliato e pertinente dal Ministero pubblico (decreto di non luogo a procedere dell'8 gennaio 1999, pagg. 2 e 3). In questa sede è sufficiente rilevare che il punto di partenza del termine di perenzione per presentare querela ai sensi dell'art. 29 CP deve essere determinato riferendosi all'art. 71 CP (DTF 118 IV 325 consid. 2b e rinvii). Giusta questa disposizione la prescrizione decorre, in linea di principio, dal giorno in cui l'imputato ha compiuto il reato; ove quest'ultimo sia stato eseguito mediante atti successivi, essa decorre invece dal giorno in cui è stato compiuto l'ultimo atto (art. 71 cpv. 1 e 2 CP). Nella DTF 117 IV 408, il Tribunale federale ha rinunciato alla figura giuridica del reato continuato. Da allora, la questione se e a quali condizioni una pluralità di infrazioni debba essere riunita in un'entità giuridica che le comprenda tutte va decisa in ognuno degli ambiti in cui sinora era applicata la nozione di reato continuato, separatamente e unicamente in base a criteri oggettivi. Ai fini dell'art. 71 cpv. 2 CP, secondo cui il termine della prescrizione decorre per l'insieme dei singoli atti solamente a partire dal giorno in cui è stato commesso l'ultimo atto, più infrazioni distinte devono essere considerate come una sola quando esse siano della stessa indole, ledano lo stesso bene giuridico e costituiscano - senza che sussista un reato permanente ai sensi dell'art. 71 cpv. 3 CP - un comportamento illecito durevole, contemplato, esplicitamente o implicitamente, dalla fattispecie penale applicabile in concreto. Le condizioni precise che devono all'uopo essere adempiute non possono essere esaurientemente definite con una formula astratta (DTF 124 IV 59 consid. 3b/aa e rinvii). Nondimeno, la sussistenza di una sola entità sotto il profilo della prescrizione va ammessa in modo restrittivo, onde evitare la reintroduzione, con altra etichetta, della nozione giuridica abolita. Il Tribunale federale ha ammesso la riunione di più infrazioni in una sola entità sotto il profilo della prescrizione in casi di amministrazione infedele, di appropriazione indebita, di trascuranza degli obblighi di mantenimento, di ripetute infrazioni alla legge sulle dogane, nonché di atti sessuali con fanciulli commessi da un maestro di scuola elementare, mentre l'ha negata in casi di accettazione di doni e di offese all'onore (DTF 124 IV 59 consid. 3b/aa e rinvii). Il principio determinante per ammettere un comportamento illecito durevole è l'esistenza di una violazione continuata di specifici obblighi legali, ossia di un comportamento durevolmente contrario a un dovere permanente, ravvisabile quale elemento oggettivo costitutivo del reato litigioso. Tale dovere permanente qualificato non è riscontrabile nella fattispecie, poiché non incombe ai resistenti - in ogni modo non in misura maggiore di quanto incomberebbe a qualsiasi altra persona - manifestamente alcun obbligo legale particolare e permanente, esplicito o implicito, di rispettare la libera concorrenza e l'onore della ricorrente. Ne discende che ogni articolo incriminato deve essere considerato come un singolo atto a sé stante, puntuale, con la conseguenza che il termine per presentare querela decorre in maniera indipendente per ciascuno di essi. Oggetto del contendere per i pretesi reati di violazione alla LCSl sono quindi esclusivamente gli articoli pubblicati a partire dal 6 dicembre 1995 fino al 10 luglio 1997. c) La ricorrente sostiene di essere stata denigrata in un modo che adempie i requisiti del combinato disposto degli art. 23 e 3 lett. a, b, e LCSl. Gli articoli incriminati costituirebbero, per il loro tono e il loro contenuto, un'opera di sostegno sleale a favore della concorrente, Smogless SA, attuato prevalentemente mediante una denigrazione costante - che aveva assunto gli aspetti di una "guerra santa" - della tecnologia di Thermoselect SA. "La Regione" avrebbe così fatto ripetutamente un uso mistificatore di rapporti tecnici - riportati solo a spezzoni in cui erano messi in rilievo esclusivamente i risultati negativi - al solo fine di boicottare la ricorrente. Tale scopo era d'altronde manifesto, vista la convergenza degli interessi economici degli azionisti del quotidiano incriminato con quelli della Smogless SA. Il lettore medio non prevenuto ne risultava quindi irrimediabilmente ingannato. Un siffatto comportamento, a causa della sua ripetizione, dell'asprezza delle affermazioni e dei paragoni deliberatamente erronei utilizzati nonché del carattere polemico di certe vignette caricaturali e dei messaggi che li accompagnavano, sarebbe manifestamente contrario allo scopo della LCSl, che è di garantire una concorrenza leale e inalterata. d) Lo scopo della LCSl è di garantire, nell'interesse di tutte le parti interessate, una concorrenza leale e inalterata (art. 1 LCSl). Di conseguenza, è sleale nonché illecito qualsiasi comportamento o pratica d'affari lesivo delle norme della buona fede, che influisce sui rapporti tra concorrenti o tra fornitori e clienti (art. 2 LCSl), o che è destinata a influenzarli (Jürg Müller, Einleitung und Generalklausel (art. 1-2 UWG), Schweizerisches Immaterialgüter- und Wettbewerbsrecht, editori Roland Von Büren e Lucas David, Basilea, 1998, pagg. 20-21; Lucas David, Schweizerisches Wettbewerbsrecht, Berna, 3a ed. 1997, pag. 16 n° 58; Mario Pedrazzini, Unlauterer Wettbewerb UWG, Berna, 1992, pagg. 36-39). La LCSl si applica anche nei confronti di persone che non sono in rapporto diretto di concorrenza con il fornitore o cliente interessato, in particolare anche nei confronti dei giornalisti (DTF 124 IV 162, 117 IV 193 consid. 1erinvii; Müller, op. cit. , pagg. 28-30; Lorenz Baumann, Presse und unlauterer Wettbewerb, Vorschläge zur Vermeidung und Bewältingung von Konflikten, Berna 1999, pag. 12 e rinvii; Fernand Chappuis, La lutte contre les actes de concurrence déloyale en droit pénal suisse. Problèmes posés par l'application aux médias de la Loi fédérale contre la concurrence déloyale, tesi Neuchâtel, 1996, pagg. 145-146 e riferimenti; Peter Nobel, Zu den Schranken des UWG für die Presse, in SJZ 88/1992, pagg. 245 e 246; Ivan Cherpillod, L'application de la Loi contre la concurrence déloyale aux journalistes, Résumé de la Conférence du 28 janvier 1992, présentée à l'Association suisse pour le droit d'auteur et des médias, pag. 1). Tuttavia, solo sono proibiti comportamenti che possono essere assimilati a atti di concorrenza, ossia che si esternano nell'ambito del mercato o della concorrenza (marktrelevant, marktgeneigt o wettbewerbgerichtet). Tale è il caso quando il comportamento dell'interessato ha, oppure è suscettibile di avere, conseguenze fuori della sfera privata (Pedrazzini, op. cit. , pag. 33). Ciò significa che è illecito ai sensi della LCSl solo un comportamento riferito direttamente alla concorrenza e oggettivamente idoneo a influenzare il mercato - ossia un comportamento che aumenta/diminuisce il successo d'imprese a scopo lucrativo nella ricerca di clienti oppure aumenta/diminuisce la loro parte di mercato, o è suscettibile di farlo (sentenza del 28 febbraio 2000 nella causa Confederazione svizzera c. X. e litisconsorti, in SJ 2000 pag. 337 consid. 2c; DTF 124 IV 262 consid. 2b, 124 III 297 consid. 5d, 120 II 76 consid. 3a e rinvii, 117 IV 193 consid. 1). Nella fattispecie, la CRP (sentenza impugnata, pagg. 6 e 7) rileva a ragione che, nonostante sia indubbia, in linea di principio, l'applicazione della LCSl anche ai giornalisti, il caso in esame appare singolare rispetto a quelli concernenti altri beni di consumo offerti al grande pubblico, quali macchine per cucire (DTF 117 IV 193) e forni a microonde (DTF 120 II 76). La controversia in oggetto concerne un appalto per la fornitura di un impianto per lo smaltimento dei rifiuti. Benché considerazioni peculiari dell'economia privata esercitano oggigiorno un'influenza sempre maggiore nei campi dell'economia pubblica, la decisione politica su un progetto di tali dimensioni, non solo per il costo - che per di più grava sulla spesa pubblica - ma anche per le implicazioni ambientali, non può essere equiparata alla decisione su qualsiasi altro prodotto offerto ai consumatori, e ciò per quanto i singoli cittadini siano stati coinvolti, poiché chiamati per ben due volte alle urne, nel processo decisionale. Comunque sia, per l'applicazione della LCSl, occorre solo determinare, in un primo tempo, se le pubblicazioni incriminate fossero oggettivamente idonee a influire sulla posizione commerciale della ricorrente rispetto alle sue concorrenti, fermo restando che un'eventuale risposta affermativa non significa ancora che tale influenza avesse carattere denigratorio ai sensi del combinato disposto degli art. 3 e 23 LCSl. La questione può in ogni modo essere lasciata indecisa, come d'altronde ha fatto l'autorità cantonale (sentenza impugnata, pag. 7), visto l'esito del gravame. e) L'art. 3 LCSl è una concretizzazione del principio della buona fede espresso nella clausola generale dell'art. 2 LCSl, il cui scopo è di garantire una concorrenza leale e inalterata (DTF 117 IV 193 consid. 2). Secondo consolidata giurisprudenza perché un'affermazione sia denigratoria e quindi penalmente rilevante ai sensi degli art. 3 e 23 LCSl, non basta che essa sia inesatta o che faccia apparire sotto una luce sfavorevole un dato concorrente. Tali disposizioni devono essere applicate restrittivamente con la conseguenza che la nozione di denigrazione deve essere interpretata in modo qualificato, ossia la dichiarazione incriminata deve raggiungere una certa qual gravità (DTF 124 IV 162 consid. 4c e rinvii, 123 IV 211 consid. 3b, 122 IV 33 consid. 2). Tale interpretazione restrittiva si giustifica in particolar modo nell'ambito di pretesi atti di concorrenza sleale commessi a mezzo stampa, nel quale va tenuto conto della libertà dei media espressamente consacrato negli art. 16 (liberà di opinione e di informazione) e 17 (libertà dei media) Cost. - È infatti essenziale che l'applicazione della LCSl non ostacoli in modo contrario allo scopo prefisso dal legislatore la funzione stessa dei media, che consiste nell'accendere un dibattito, criticare e informare (François Dessemontet, Le journalisme économique, liberté d'expression, liberté d'investigation, Medialex, 1998, pag. 86; Zäch Roger, Die UWG und die Medien - Plädoyer für besondere Anforderungen an die journalistische Sorgfalt, 1992, pagg. 3 e 4). In questo ordine di idee e a più riprese, la dottrina ha denunciato la difficoltà di trovare un giusto equilibrio tra il diritto costituzionale della libertà dei media e la preoccupazione di garantire una concorrenza leale ed ha espresso timori in merito alle conseguenze che un'applicazione troppo rigida della LCSl avrebbe sull'attività dei media, in particolare sul giornalismo economico (Andreas Meili, Wirtschaftsjournalismus im Konflikt zwischen freier Meinungsäusserung und Lauterkeitsrecht, Medialex, 1998, pag. 75; Martin Taufer, Einbezug von Dritten im UWG, Tesi, Zurigo, 1997, pagg. 85-93; Urs Saxer, Schweiz gerüffelt: UWG-Praxis zu streng, Plädoyer 1998, pagg. 31-32; Paul Schaltegger, Die Haftung der Presse aus unlauterem Wettbewerb, Zurigo, 1992, pagg. 82-83). Recentemente, il Tribunale federale ha ricordato l'importanza di ammettere con riserbo l'esistenza di una denigrazione sleale a mezzo stampa, qualora si voglia interpretare la LCSl in modo conforme alla Costituzione (DTF 123 IV 211 consid. 3; sentenza della Corte di cassazione del Tribunale federale nella causa Denner c. Sonntagszeitung, del 13 novembre 1994, pubblicata in SMI, 1995 II 438, consid. 2c/aa; DTF 125 III 185 consid. 4b). Tale riserbo s'impone data la natura principalmente civile delle norme contro la concorrenza sleale, le quali sono in casi qualificati trasformate in norme di diritto penale, e presentano per il sovrappiù un carattere indeterminato (DTF 120 IV 32 consid. 3 e rinvii; Meili, op. cit. , pag. 79; Franz Riklin, Schweizerisches Presserecht, Berna, 1996 par. 10 n. 24 e 28 pagg. 276-280; Richard Baur, UWG und Wirtschaftsberichterstattung- Vorschläge zur Reduktion des Haftungsrisiko, Tesi, Zurigo, 1995, pag. 169; Pedrazzini, op. cit. , 1992, pag. 238). In altre parole, l'applicazione della LCSl ai media non deve, con la comminatoria di sanzioni penali, impedire a quest' ultimi di esprimere la loro propria opinione, in particolare su tematiche di interesse generale, quand'anche tale opinione possa influenzare negativamente la posizione concorrenziale di terzi (Saxer, op. cit. , pag. 33). f) Per determinare se una o più allegazioni sono denigratorie ai sensi dell'art. 3 LCSl occorre riferirsi all'impressione suscitata nel lettore medio non prevenuto (DTF 117 IV 193 consid. 3c; sentenza della Corte di cassazione del Tribunale federale nella causa Denner c. Sonntagszeitung, del 13 novembre 1994, pubblicata in SMI, 1995 II 438, consid. 2c). A questo scopo occorre tenere conto di tutte le circostanze del caso concreto, tra cui, in particolare, gli interessi in gioco (DTF 124 IV 162 consid. 3b/bb). Secondo la giurisprudenza, un'affermazione, con riferimento alla fattispecie che intende, rispettivamente, descrivere, valutare o paragonare, risulta denigratoria quando essa è manifestamente sproporzionata allo scopo prefisso, manca del tutto di pertinenza nonché di rilevanza ed è pertanto insostenibile, è pronunciata senza che un serio motivo la giustifichi e prevalentemente nell'intenzione di fare apparire un terzo sotto una luce sfavorevole (DTF 117 IV 193 consid. 2; sentenza della Corte di cassazione del Tribunale federale nella causa Denner c. Sonntagszeitung, del 13 novembre 1994, pubblicata in SMI, 1995 II 438, consid. 2c/aa; sul ruolo determinante dell'intenzione nel reato di concorrenza sleale commesso per mezzo della stampa, Martin Schubarth, Grundfragen des Medienstrafrechtes im Lichte der neueren bundesgerichtlichen Rechtsprechung, RPS, 1995, pagg. 152-153; Baumann, op. cit. , pagg. 103-104). Al riguardo, un'impressione globale negativa non è ancora sufficiente per fare ammettere una denigrazione sleale punibile. Determinanti sono solo le singole dichiarazioni, che devono essere interpretate alla luce del contesto nel quale sono state proferite (DTF 124 IV 162 consid. 3). g) Nel gravame (pagg. 103-131) sono riprodotti in modo diffuso passaggi che si pretendono denigratori. In questa sede è tuttavia sufficiente un riassunto del loro contenuto. Gli articoli litigiosi sollevano critiche di ordine tecnico e morale. La tecnologia della ricorrente è presentata come inquinante (18gior), ancora immatura e pericolosa dato il rischio di esplosione (25gior, 23gior, 24gior, 27gior 30gior e 31gior). Al riguardo, ci si riferisce a una serie di perizie, tra cui il rapporto del gruppo di lavoro fatto allestire dal Cantone Ticino e che consiglia l'attribuzione della concessione in particolare alla ditta Smogless (21gior), e un rapporto intermedio di Berlino richiesto dal governo germanico e dai Länder (24gior, 25gior); viene altresì criticata come partigiana - l'autore sarebbe subitaneamente passato alle dipendenze di Thermoselect - la perizia detta Lombardi, che aveva difeso la validità del sistema della ricorrente (21gior, 24gior). È ricordato inoltre l'esistenza di un imminente processo nei confronti di Thermoselect di Verbania Fondotoce (I) - accusata di avere riversato cianuri nel Lago Maggiore - e di un'esplosione avvenuta in un mini-impianto sperimentale sempre a Fondotoce. I prezzi e i livelli di sicurezza della tecnologia Thermoselect sono messi a confronto, in particolare, con quelli della sua concorrente Smogless SA (20gior, 22gior, 23gior e 24gior). Dal punto di vista morale, la scelta del governo viene criticata e qualificata di "infelice" e il governo stesso tacciato di "cieco e sordo" poiché avrebbe chiuso gli occhi sulle mazzette lautamente versate da Günther Kiss, azionista di Thermoselect SA, ai due boss della Lega - fr. 800'000.-- a Bignasca e almeno fr. 100'000.-- a Maspoli - i quali "si erano fatti in quattro coi loro giornali per piazzare" la ricorrente (31gior). Oltre i contenuti degli articoli incriminati la ricorrente considera denigratori anche i titoli di testa di alcuni di essi, in particolare "una tecnologia difettosa ricopiata a un brevetto abbandonato" (26gior) "Vince ancora la spazzatura", "Spazzatura, avanti!" e "Ciechi e sordi" (31gior), poiché criticano in modo inutilmente fallace e inesatto la tecnologia della ricorrente, assimilata a spazzatura, nonché il governo ticinese, inspiegabilmente insensibile di fronte ai provati difetti tecnici e al contesto moralmente inaccettabile in cui si è svolta l'attribuzione dell'appalto. Nella fattispecie è indubbio, come del resto rileva in modo insindacabile la CRP (sentenza impugnata, pagg. 9 e 10), che la pubblicazione degli articoli incriminati è avvenuta nel quadro di un'accesa discussione politica, incominciata fin dall'inizio del 1990, e concernente la realizzazione di un impianto per lo smaltimento dei rifiuti nel Cantone Ticino, in particolare l'affidabilità di una determinata tecnologia nonché le modalità di attribuzione dell' appalto. Tenuto conto anche della sua rilevanza dal profilo ambientale ed economico (l'investimento di denaro pubblico richiesto è considerevole), si tratta di una decisione che incombe palesemente all'ente pubblico e, come tale, di interesse generale. È in siffatte condizioni che la stampa svolge nel miglior modo il suo ruolo primordiale che, come testé rilevato, è principalmente quello di informare, di accendere un dibattito e di riportare opinioni e critiche divergenti rendendo consapevole il lettore sui diversi aspetti e sulle implicazioni della questione di cui trattasi. I resistenti sono intervenuti nell'ambito di un ampio dibattito pubblico e hanno espresso le loro opinioni critiche rispetto a tesi divergenti sostenute da altri media, su un soggetto che aveva acquisito un peso prevalentemente politico. Il carattere politico della controversia, ammesso per di più dalla ricorrente (atto di ricorso di diritto pubblico, pag. 37), è d'altronde confermato dal fatto che la stessa era stata oggetto di due votazioni popolari e di una vasta discussione, poiché anche altri media nazionali e stranieri se ne erano occupati (allegati B1-B10, M1 e M2, Q1, Q4, Z3, BB2). Il lettore disponeva così, conformemente ai criteri di una società pluralista, d'informazioni soddisfacenti e adeguate per farsi un'opinione sui vantaggi e svantaggi delle tecnologie proposte. Inoltre, egli era perfettamente al corrente della posizione difesa dai resistenti e non poteva che vagliare con spirito critico le dichiarazioni pubblicate negli articoli incriminati, soprattutto tenuto conto che altri media, in particolare il settimanale "Il Mattino della domenica" e il quotidiano "L'altra notizia" erano intervenuti nel dibattito con toni altrettanto polemici e aspri per difendere la tesi contraria nonché per osannare le qualità della tecnologia della ricorrente e attaccare le opinioni espresse nel quotidiano "La Regione" (allegati A1-A5, G6-G7, L1, Q8-Q9, Q11-Q12, S2, U3, U12, AA3-AA4, CC3). Per di più, sempre come sostiene a ragione la CRP (sentenza impugnata, pag. 9), gli articoli incriminati si fondano, pubblicandoli in parte, su rapporti tecnici (allegati G3, H1, R3, Z1, DD1), atti giudiziari (allegati AA1-AA2, BB3 e A3, B1, C1 con riferimento all'Italia) e parlamentari (allegati C3, U9, AA8). Esistevano quindi riscontri oggettivi chiari per le pretese dichiarazioni e paragoni denigratori. Nello stesso ordine di idee, giova rilevare che gli articoli litigiosi non risparmiano neppure apprezzamenti negativi sulla stessa Smogless SA (30gior) e ammettono certi vantaggi, in particolare quello economico, del sistema proposto dalla ricorrente (20gior, 24gior, 28gior e 29gior). Infine, il reato di cui all'art. 23 LCSl presuppone l'intenzione: l'agente deve sapere che le allegazioni incriminate sono inesatte, fallaci o inutilmente lesive e utilizzarle a fini denigratori (Schubarth, op. cit. , pagg. 152 e 153). Visto quanto precede e come rileva in modo insindacabile la CRP (sentenza impugnata, pagg. 9-10), dalle informazioni preliminari non risultano elementi sufficienti per considerare che i resistenti volessero intervenire con affermazioni deliberatamente erronee e qualificatamente denigratorie sul mercato degli impianti di smaltimento dei rifiuti per favorire ditte concorrenti a scapito della ricorrente. Lo scopo perseguito dal quotidiano "La Regione" era chiaramente quello di suscitare un dibattito su quale fosse il migliore sistema di smaltimento dei rifiuti per il Cantone e di esporre diverse possibili soluzioni alternative alla scelta del governo ticinese. In una società democratica, tale scopo è perfettamente conforme al ruolo assunto dai media quali strumento privilegiato d'informazione. Poiché non è adempiuto il presupposto soggettivo indispensabile all'applicazione dell'art. 23 LCSl, il gravame va respinto già per questo motivo e può quindi restare indecisa la questione se gli articoli incriminati avessero oggettivamente carattere denigratorio.