Citation: 9C_481/2022 E. 8

Infine, nemmeno sono pertinenti le censure del ricorrente secondo cui "trattandosi di responsabilità sussidiaria la Cassa può avanzare la pretesa nei confronti dell'amministratore solo dopo che ha appurato che la fallita non è in grado di pagare gli oneri sociali" (memoriale di ricorso, pag. 32). Il ricorrente sembra misconoscere la nozione di responsabilità sussidiaria nel senso dell'art. 52 cpv. 2 LAVS (sul tema cfr. DTF 123 V 12 consid. 5b con riferimenti). Sussidiarietà significa che la Cassa deve prima di tutto rivolgersi al datore di lavoro e solo quando lo stesso non può far fronte al suo obbligo contributivo essa si rivolge direttamente contro i suoi organi. La sussidiarietà è generalmente data nel caso in cui la Cassa accusa un danno a seguito del fallimento della società datrice di lavoro, circostanza data nel caso in esame (si rammenta che la società è stata sciolta in seguito al fallimento pronunciato con decreto della Pretura del Distretto H.________ del 6 settembre 2016 a far tempo dal giorno seguente). Per questo motivo, non risulta appropriato nemmeno asseverare che sarebbe prematuro condannare il ricorrente a pagare i contributi paritetici in assenza di un accertamento degli attivi recuperabili ad opera dell'Ufficio fallimenti. Infine, a prescindere che è possibile sfuggire a una responsabilità nel senso dell'art. 52 LAVS solo in presenza di motivi di discolpa, rispettivamente di giustificazione (sul tema cfr. DTF 121 V 243 consid. 4b con riferimenti), nel caso concreto con le sue argomentazioni il ricorrente non fornisce alcun indizio idoneo a discolparlo, rispettivamente giustificarlo o che permetta di affermare che il Tribunale cantonale abbia ritenuto a torto che la Cassa, che ha constatato la violazione delle prescrizioni relative ai contributi, che aveva causato il danno, non era legittimata a considerare che il ricorrente avesse agito intenzionalmente o, perlomeno, per negligenza grave.