Citation: 1P.668/1998 29.05.2000 E. 2

2.- I ricorrenti rimproverano innanzitutto alla Commissione II di non aver statuito sulla loro censura riguardo all'interpretazione d'una dichiarazione del padre, il quale si era detto d'accordo di rinunciare "a quella parte della part. 41 RT assegnatagli con il nuovo riparto", per riavere la particella n. 70 RT. Secondo loro, mai egli avrebbe dato il consenso alla cessione di parte della particella n. 360 VS, già di sua proprietà, in favore del nuovo fondo n. 362 RT. La Commissione II non avrebbe quindi tenuto conto della reale volontà espressa da D.A.________ e sarebbe pertanto caduta in un diniego di giustizia formale contrario all'art. 4 vCost. (ora art. 29 Cost. ), ciò che avrebbe condotto a un accertamento arbitrario dei fatti rilevanti. a) L'art. 29 cpv. 2 Cost. , disposto dal quale è derivato il diritto di ottenere una decisione motivata, non pone esigenze troppo severe all'obbligo di motivazione, come del resto già avveniva sotto l'imperio della Costituzione del 1874, ora abrogata (art. 4 vCost. ). Il contenuto e la forma della motivazione variano secondo il margine decisionale accordato all'autorità giudicante, che é tenuta ad esprimersi unicamente sulle circostanze significative, atte a influire in qualche modo sul giudizio di merito, e non su ogni asserzione delle parti (DTF 124 II 146 consid. 2a, 123 I 31 consid. 2c): basta che l'insieme dei motivi permetta all'interessato di afferrare le ragioni alla base del provvedimento e di deferirlo con piena cognizione di causa all' istanza superiore (DTF 124 II 146 consid. 2a). L'obbligo di motivazione non implica quindi che il giudice si occupi espressamente di ogni allegazione di fatto o di ogni argomento sollevato: egli può limitarsi all'essenziale, purché l'interessato sia posto in grado di rendersi conto della portata del giudizio e di individuare le constatazioni e le riflessioni su cui si fonda (DTF 123 I 31 consid. 2c, 122 IV 8 consid. 2c).