Citation: 4C.421/2004 28.04.2005 E. 3

L'attrice rimprovera ai giudici cantonali la violazione dell'art. 8 CC, per aver ridotto a favore della convenuta - cui incombeva l'onere della controprova - le esigenze poste al grado della prova necessaria per potersi pronunciare sull'esistenza di un uso commerciale che le permetteva di far capo ad un terzo per il disbrigo delle pratiche doganali. Si tratta di una censura manifestamente priva di fondamento. Contrariamente a quanto asserito dall'attrice, l'espressione "proceduralmente assodato" non significa che la Corte cantonale ha emanato un giudizio di verosimiglianza. Dalla lettura della sentenza impugnata emerge al contrario che i giudici ticinesi hanno stabilito in modo certo le ammissioni fatte in causa dall'attrice, menzionando con precisione i passaggi dell'atto di replica dove esse si trovavano; solo nel valutare un'ammissione supplementare, contenuta nell'atto d'appello, è stato utilizzato l'avverbio "verosimilmente". L'attrice si riferisce inoltre impropriamente all'art. 8 CC per criticare la valutazione delle sue dichiarazioni operata dalla massima istanza ticinese. Questa norma non prescrive infatti al giudice come valutare le risultanze dell'istruttoria e non trova applicazione qualora egli accerti, sulla base delle prove a sua disposizione, l'esistenza rispettivamente l'inesistenza di un fatto (DTF 128 III 271 consid. b/aa pag. 275 segg.).