Citation: 8C_108/2009 13.07.2009 E. 6

6.1 Come rettamente ricordato dall'istanza precedente, la giurisprudenza subordina il riconoscimento di un fattore esterno suscettibile di agire in maniera pregiudizievole sul corpo umano all'esistenza di un evento presentante un certo potenziale di pericolo accresciuto e quindi alla presenza di un'attività intrapresa nell'ambito di una tale situazione oppure di uno specifico atto ordinario della vita implicante una sollecitazione del corpo eccedente il quadro di quanto fisiologicamente normale e psicologicamente controllabile (DTF 129 V 466 consid. 4.2.2 pag. 470). Per il resto, la Corte federale ha rammentato come l'intervento di un fattore esterno possa anche essere ammesso in caso di cambiamenti di posizione, che, secondo l'esperienza medico-infortunistica, sono sovente suscettibili di originare dei traumi sviluppantisi all'interno del corpo ("körpereigene Trauma", come ad es. il rialzarsi improvvisamente da posizione accovacciata, il movimento brusco e/o aggravato, oppure il cambiamento di posizione dovuto a influssi esterni incontrollabili: v. ancora DTF 129 V 466 consid. 4.2.3 pag. 470). 6.2 In concreto l'assicurato, il 6 ottobre 2007, sul posto di lavoro, nel scendere le scale, dopo una semicurva a destra, ha subito una rotazione del corpo a piede fermo. A questa azione possono, alla luce della citata giurisprudenza, essere riconosciuti i presupposti per ammettere la presenza di un fattore esterno nel senso suesposto. Come ha rettamente concluso il primo giudice, l'evento litigioso adempie quindi tutti i requisiti per affermare l'esistenza di una lesione parificata ad infortunio (danno alla salute, fattore esterno, repentinità e involontarietà: cfr. la definizione di infortunio all'art. 4 LPGA).