Citation: 5A_523/2013 E. 2

Ogni comproprietario ha il diritto di chiedere la cessazione della comproprietà (art. 650 cpv. 1 CC). Lo scioglimento si effettua mediante divisione in natura, mediante la vendita a trattative private od agli incanti con divisione del ricavo, o mediante cessione della cosa ad uno o più dei comproprietari compensando gli altri (art. 651 cpv. 1 CC). Quando i comproprietari non si accordino circa il modo della divisione, il giudice ordina la divisione della cosa in natura, ed ove questa non si possa fare senza notevole diminuzione del valore, ne ordina la licitazione fra i comproprietari od ai pubblici incanti (art. 651 cpv. 2 CC). Eventuali accordi fra i comproprietari hanno dunque la precedenza; ma in mancanza di un tale accordo, spetta al giudice decidere sulle modalità. Egli gode in tale ambito di un ampio potere discrezionale (art. 4 CC; Brunner/Wichtermann, in Basler Kommentar, Zivilgesetzbuch, vol. II, 4a ed. 2011, n. 12 ad art. 651 CC). Le sue possibilità di scelta sono tuttavia limitate all'alternativa di principio fra la divisione in natura dell'oggetto e la sua messa all'asta. Egli deve inoltre precisare le modalità di esecuzione, senza essere tuttavia legato alle conclusioni delle parti, a meno che queste abbiano raggiunto un accordo vincolante in proposito (Brunner/Wichtermann, op. cit., ibid.; Haab/Simonius/Scherrer/Zobl, Zürcher Kommentar, 1977, n. 10 ad art. 651 CC; Arthur Meier-Hayoz, Berner Kommentar, 1981, n. 22 ad art. 651 CC) o le loro conclusioni concordino (Arthur Meier-Hayoz, op. cit., ibid.). È, questa, una conseguenza della natura di actio duplex dell'azione ex art. 651 CC: tutti i comproprietari vi sono coinvolti e godono della facoltà di formulare conclusioni e proposte (Brunner/Wichtermann, op. cit., n. 17 ad art. 651 CC; Arthur Meier-Hayoz, op. cit., n. 18 ad art. 651 CC).