Citation: 1A.171/2004 06.10.2004 E. 2

2.1 Il ricorrente, rilevato d'essere stato condannato in Svizzera per riciclaggio di denaro, aggravato, per avere agito nell'ambito di un'organizzazione criminale, precisa che l'attività di trasporto e d'importazione di sostanze stupefacenti dall'Olanda non è stata considerata nella sentenza svizzera di condanna. Egli incentra il gravame sulla circostanza che quest'ultima fattispecie è stata tuttavia posta a fondamento della promozione dell'accusa nei suoi confronti, sulla base dell'art. 19 n. 2, subordinatamente n. 1 LStup, che, contrariamente al n. 4, prevederebbero una competenza diretta, e non solo sussidiaria, dell'autorità giurisdizionale elvetica. Secondo il ricorrente, ritenuto che su questo punto egli non è stato rinviato a giudizio né è stato emanato un decreto di abbandono, in caso di proseguimento del procedimento penale in Svizzera per tali fatti sarebbe applicabile l'art. 9 CEEstr, rispettivamente, qualora questo reato sia stato commesso in parte sul territorio svizzero, gli art. 7 CEEstr e 35 cpv. 1 lett. b AIMP, per cui l'estradizione dovrebbe essere rifiutata. 2.2 La tesi ricorsuale non regge. Certo, con richiesta di conferma d'arresto del 9 luglio 2003 al giudice dell'istruzione e dell'arresto, il procuratore pubblico del Cantone Ticino ha promosso l'accusa nei confronti del ricorrente per i titoli di "riciclaggio di denaro (art. 305bis CP), ev. infrazione aggravata, sub. semplice alla LF sugli stupefacenti (art. 19 cifra 2, sub. cifra 1 LStup), per avere occultato almeno € 337'800.-- (...) nella carrozzeria del veicolo da lui condotto ed avere così varcato il confine svizzero; denaro verosimilmente provento di un traffico di stupefacenti, ritenute le rilevanti tracce di cocaina rinvenute sia sulle banconote sia nel veicolo". L'UFG, esaminando le citate obiezioni, ha tuttavia invitato il Ministero pubblico ticinese a esprimersi in merito. Con lettera del 9 giugno 2004, l'autorità cantonale ha sottolineato che, all'inizio della procedura, l'arresto del ricorrente era stato chiesto anche per il titolo di violazione aggravata, subordinatamente semplice alla LStup. Ciò poiché secondo l'art. 19 n. 4 LStup l'autore di un reato commesso all'estero, arrestato in Svizzera e non estradato, è parimenti punibile conformemente alle disposizioni dei numeri 1 e 2, se l'atto è punibile anche nel paese in cui è stato commesso. Nel corso dell'inchiesta non sono tuttavia emerse prove circa una violazione della LStup in Svizzera, essendosi concretata per contro tale attività in Italia. Individuato l'eventuale luogo di perpetrazione di questo reato nella vicina penisola, il Ministero pubblico ha chiesto all'autorità italiana se intendeva perseguire l'interessato e richiederne l'estradizione. Con scritto del 20 novembre 2003, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lecco ha comunicato ch'essa procedeva nei confronti del ricorrente per il reato di concorso in traffico internazionale di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti e che sarebbe stata formulata una richiesta di estradizione, ciò che è avvenuto in seguito. Nella menzionata risposta, il Ministero pubblico ticinese precisa che di fronte alla chiara presa di posizione dell'Italia, e il conseguente decadimento della competenza sussidiaria elvetica giusta l'art. 19 n. 4 LStup, esso non ha proceduto, nei confronti del ricorrente, per i reati di traffico e spaccio di cocaina ascrittigli in Italia, paese che ne ha chiesto l'estradizione. Questo modo di procedere è corretto. Secondo la giurisprudenza, il giudice svizzero è, di regola, competente a decidere su reati in materia di stupefacenti commessi da stranieri all'estero, solo se è convinto che lo Stato in cui il reato è stato commesso non chiederà l'estradizione qualora questa sia possibile per tale infrazione: le autorità svizzere non hanno solo il diritto, ma anche il dovere d'informarsi al proposito. Soltanto ove non sia possibile conoscere entro un termine ragionevole il punto di vista dello Stato estero, il giudice svizzero può e deve, eccezionalmente, dichiararsi competente senza assumere informazioni previe su tale questione (DTF 118 IV 416, 116 IV 244 consid. 4 e 5, 112 Ib 149). 2.3 Ne segue che la conclusione subordinata del ricorrente di rinviare la causa all'UFG, affinché acquisisca gli atti concernenti il procedimento penale di un altro imputato, nei cui confronti, secondo lui, il Ministero pubblico ticinese avrebbe esteso l'accusa anche alla violazione della LStup, dev'essere respinta. La circostanza, sulla quale insiste il ricorrente, che per tali fatti non è stato rinviato a giudizio né è stato emanato un decreto di abbandono, non è decisiva: nello scritto del 9 giugno 2004 il Ministero pubblico ha in effetti espressamente confermato ch'egli, viste le ulteriori risultanze dell'istruttoria, era stato posto in stato d'accusa, e poi condannato, soltanto per riciclaggio. Certo, l'art. 198 cpv. 2 CPP/TI prevede che il parziale abbandono nello stesso procedimento dev'essere pronunciato con decisione separata dal decreto o atto di accusa: l'implicita critica ricorsuale di un'errata applicazione di tale norma, manifestamente tardiva e che avrebbe dovuto, se del caso, essere sollevata dinanzi alle competenti autorità cantonali, esula dalla presente procedura, decisiva essendo la circostanza che in Svizzera nei confronti del ricorrente non è pendente alcun procedimento per violazione della LStup. Del resto, nelle circostanze citate, per motivi d'opportunità, che verranno illustrati in seguito, l'argomento dell'unità dell'azione penale addotto dal ricorrente avrebbe militato non in favore dell'assunzione di entrambi i procedimenti da parte del Ministero pubblico ticinese ma, piuttosto, della delega di entrambe le procedure all'Italia. 2.4 L'art. 7 cpv. 1 CEEstr recita che la parte richiesta può rifiutarsi di estradare l'interessato per un reato che, secondo la sua legislazione, è stato commesso in tutto o in parte sul suo territorio. Ora, come si è visto, dai menzionati accertamenti esperiti dal Ministero pubblico, peraltro non contestati dal ricorrente, risulta che l'attività di traffico e di spaccio di sostanze stupefacenti ha avuto luogo in Italia e non in Svizzera. Già per questo motivo l'art. 7 cpv. 1 CEEstr non è applicabile in concreto. 2.5 Inoltre, anche in caso di una sua eventuale applicazione, secondo la giurisprudenza, l'estradizione può nondimeno essere concessa sulla base di motivi di economia procedurale, in particolare quando essa permetta di giudicare in comune più accusati nel luogo ove si trovava il centro della loro attività criminale o quando la persona è ricercata anche per reati che non soggiacciono alla giurisdizione svizzera (DTF 117 Ib 210 consid. 3b/cc). In effetti, nella misura del possibile, l'estradizione deve permettere di esercitare l'azione penale nel luogo dove si situa il centro dell'attività illecita, in concreto, in particolare, in Italia, dove l'associazione criminale svolgeva gran parte delle sue attività e dove è in corso un procedimento contro tre membri dell'organizzazione. In tal caso, neppure un'eventuale perseguibilità dei reati in Svizzera giustificherebbe il rifiuto dell'estradizione, che in tale evenienza costituisce una mera facoltà della parte richiesta (DTF 117 Ib 210 consid. 3b/bb, 112 Ib 225 consid. 5b pag. 234, 109 Ib 317 consid. 11f pag. 328 seg.; cfr. anche DTF 126 II 212 consid. 6c/aa; Robert Zimmermann, La coopération judiciaire internationale en matière pénale, 2a ed., Berna 2004, n. 339-341). 2.6 Accordando l'estradizione, l'UFG non ha pertanto violato l'ampio potere di apprezzamento che gli compete, sul quale il Tribunale federale interviene solo in caso di eccesso o di abuso (art. 80i cpv. 1 lett. a; DTF 117 Ib 210 consid. 3b/aa). Secondo l'art. 7 cpv. 1 CEEstr, il rifiuto dell'estradizione costituisce una mera facoltà della parte richiesta: nella fattispecie, da un lato, l'efficace perseguimento dei reati manifestamente connessi con quelli oggetto del procedimento estero imputati al ricorrente e ad altri partecipanti all'organizzazione in Italia, e, dall'altro lato, motivi di economia processuale legati alla possibilità di fare esaminare la globalità dei reati nello Stato richiedente nell'ambito di un unico procedimento, prevalgono sugli interessi del ricorrente a farli giudicare in Svizzera. 2.7 Poiché nel Cantone Ticino, contrariamente all'implicito assunto del ricorrente, fondato unicamente sulla richiesta di conferma dell'arresto del 9 luglio 2003 divenuta priva d'oggetto in seguito alla precisazione contenuta nel successivo scritto del 9 giugno 2004 del Ministero pubblico e alla sentenza di condanna del 25 febbraio 2004, non è pendente alcun procedimento per gli stessi fatti, all'estradizione non osta il principio "ne bis in idem", peraltro non invocato dal ricorrente, sancito dall'art. 9 CEEstr e pure dall'art. 739 CPP italiano. Non essendo il ricorrente perseguito per gli stessi fatti in Svizzera, neppure l'art. 8 CEEstr osta all'estradizione.