Citation: 2A.22/2002 02.07.2002 E. 4

Nel merito A.A.________ contesta la legittimità del rifiuto oppostogli dalle istanze cantonali, segnatamente dal profilo della corretta ponderazione degli interessi in gioco. Ammette di avere commesso degli errori in passato, ma sostiene che a questi non dev'essere dato un peso prevalente rispetto al suo diritto di continuare a risiedere in Svizzera con la moglie e le figlie. Afferma di non essere più incorso in sanzioni penali dal mese di maggio del 2000 e di avere un impiego fisso dal 25 aprile 2001. Aggiunge poi che, se si può esigere da lui un rientro in Iugoslavia, la medesima cosa non vale per sua moglie la quale da oltre 10 anni vive in Svizzera, Paese in cui abitano pure i genitori e le sorelle di quest'ultima. 4.1 Giusta l'art. 17 cpv. 2 ultima frase LDDS, il diritto dello straniero al rilascio di un permesso di dimora si estingue se questi viola l'ordine pubblico. Detto rifiuto deve rispettare il principio della proporzionalità. I motivi di estinzione di questo diritto sono tuttavia meno severi di quanto richiesto dall'art. 7 cpv. 1 in fine LDDS, il quale stabilisce che deve sussistere un motivo di espulsione per negare al coniuge straniero di un cittadino svizzero il rilascio o la proroga del permesso di dimora. Considerato che una violazione minore dell'ordine pubblico è una ragione sufficiente per rifiutare la concessione del permesso di dimora, l'interesse privato dello straniero e della sua famiglia a rimanere in Svizzera ha, nell'ambito della ponderazione degli interessi pubblici e privati in presenza, meno importanza che se si fosse trattato di un'espulsione (DTF 122 II 385 consid. 3a, 120 Ib 129 consid. 4a; sull'argomento cfr. Alain Wurzburger, La jurisprudence récente du Tribunal fédéral en matière de police des étrangers, in RDAF 1997 I 320 e segg.). Il diritto al rispetto della vita privata e familiare di cui all'art. 8 CEDU non è assoluto. Un'ingerenza nell'esercizio di tale diritto è ammissibile giusta l'art. 8 n. 2 CEDU "in quanto tale ingerenza sia prevista dalla legge e in quanto costituisca una misura che, in una società democratica, è necessaria per la sicurezza nazionale, l'ordine pubblico, il benessere economico del paese, la prevenzione dei reati, la protezione della salute o della morale, o la protezione dei diritti e delle libertà altrui". In questo contesto, va effettuata una ponderazione di tutti gli interessi pubblici e privati in gioco. In particolare, va esaminato se si può esigere dai familiari aventi il diritto di risiedere in Svizzera che lascino il nostro paese per seguire lo straniero al quale è stato rifiutato un permesso di dimora. La facoltà di esigere la partenza della famiglia di uno straniero dev'essere ammessa tanto più facilmente che la presenza in Svizzera di costui, a causa del suo comportamento, risulta indesiderabile. Va comunque precisato che il solo fatto che non si possa pretendere dai membri della famiglia che lascino la Svizzera non costituisce, di per sé, un motivo sufficiente per accogliere il ricorso (DTF 120 Ib 129 consid. 4a pag. 130; cfr. anche DTF 122 II 1 consid. 2 pag. 5). 4.2 Nel caso specifico, risulta dalle tavole processuali che il ricorrente è stato più volte sanzionato in Svizzera sia sul piano penale per aver commesso svariati reati (rissa, danneggiamento, lesioni corporali, complicità in falsità di documenti), che sul piano amministrativo in seguito a delle violazioni piuttosto gravi delle regole della circolazione stradale. A questo proposito occorre soprattutto rilevare l'elevata frequenza delle infrazioni commesse, nonché il fatto che egli è incorso in reati sempre più gravi, gli ultimi dei quali commessi addirittura durante il periodo di prova di tre anni di cui aveva beneficiato con la condanna infittagli il 26 aprile 1999. Da notare ancora che il 20 novembre 2000, vale a dire dopo che era stato ammonito dalle autorità amministrative, il ricorrente è stato condannato a 90 giorni di detenzione e all'espulsione dalla Svizzera, entrambe le pene sospese condizionalmente, poiché ritenuto colpevole di complicità in falsità di documenti per avere aiutato terzi nell'utilizzo a scopo di inganno di falsi permessi di lavoro, di domicilio o di dimora al fine di ottenere dei visti d'entrata per i Paesi adiacenti all'accordo di Schengen; fatto questo che costituisce senz'altro un reato di una certa gravità in materia di polizia degli stranieri. Non vi è dunque nessun dubbio che con il suo comportamento questi abbia violato l'ordine pubblico, ai sensi dell'art. 17 cpv. 2 ultimo periodo LDDS. Certo, l'insorgente risiede da ormai 6 anni in Svizzera insieme alla moglie e alle due figlie. Si deve però considerare che egli non è mai riuscito ad integrarsi nella realtà del nostro Paese. Ciò è dimostrato non soltanto dai numerosi reati commessi, ma anche dalla grande instabilità dimostrata in ambito professionale, dove, secondo quanto accertato dai giudici cantonali, avrebbe addirittura cambiato 9 posti di lavoro in meno di 5 anni, rimanendo oltretutto disoccupato per complessivamente 2 anni e mezzo. Il fatto che da poco più di un anno egli abbia finalmente trovato un impiego stabile quale manovale presso un'impresa di costruzioni non permette da solo di trarre delle conclusioni definitive in merito al suo avvenire lavorativo. Lo scarso livello d'integrazione del ricorrente trova poi ulteriore riscontro nel fatto che, ancora dopo 4 anni trascorsi in Ticino egli capiva e parlava a malapena l'italiano. Inoltre nel corso del periodo sin qui trascorso in Svizzera egli ha contratto debiti ed è stato al centro di diverse procedure esecutive. Se ne deve dunque dedurre che è verosimilmente in Iugoslavia, Paese nel quale ha trascorso la maggior parte della sua vita, che il ricorrente possiede ancora i propri legami culturali più stretti. In caso di ritorno nella sua Patria d'origine, egli non si troverà dunque confrontato con particolari difficoltà di adattamento. Alcuni problemi potrebbero per contro sorgere da questo punto di vista per la moglie, qualora dovesse decidere di seguire il marito all'estero. Quest'ultima è infatti giunta in Svizzera nel 1991, allorquando non aveva ancora compiuto 14 anni, e dispone di un permesso di domicilio dal 1993. Non si deve tuttavia dimenticare che anche lei è nata in Iugoslavia, dove ha trascorso la sua infanzia, ha frequentato buona parte delle scuole dell'obbligo e si è sposata con l'insorgente. Per questo motivo, ella conosce sicuramente bene la lingua, la cultura, nonché gli usi e i costumi del proprio Paese d'origine. Si può dunque ritenere che, a parte qualche difficoltà iniziale, non dovrebbero sussistere per lei particolari problemi ad adeguarsi alle nuove condizioni di vita. Il fatto poi che sempre nel nostro Paese vivano tuttora i genitori e le sorelle di quest'ultima non costituisce dal punto di vista giuridico un aspetto di rilievo per il presente giudizio. Per quanto riguarda le figlie C.A.________ e D.A.________, queste sono ancora assai piccole per cui il problema di un loro eventuale sradicamento dalla realtà svizzera non si pone nemmeno. Infine, si deve ancora rilevare che, qualora la moglie e le figlie dovessero decidere di restare in Ticino, queste potranno comunque mantenere intatte le loro relazioni con il ricorrente, in quanto il provvedimento adottato nei confronti di quest'ultimo non è tale da impedirgli di venire in Svizzera quale turista per far loro visita. 4.3 Visto tutto quanto precede, l'interesse del ricorrente a vivere nel nostro Paese con la sua famiglia non appare preponderante rispetto alla necessità per le autorità di convenientemente tutelare l'ordine pubblico, allontanando uno straniero che sin dal suo arrivo ha ripetutamente creato problemi alle autorità giudiziarie e amministrative ticinesi. Confermando la decisione di non rinnovargli il suo permesso di dimora, la Corte cantonale non ha pertanto disatteso né l'art. 17 cpv. 2 LDDS né l'art. 8 CEDU. Infondato, il ricorso va dunque respinto anche nel merito.