Citation: 5A_93/2010 16.12.2010 E. 5

I Giudici cantonali hanno accertato le circostanze fattuali della fattispecie. Lo hanno fatto in parte in modo diretto ed in parte riferendosi, confermandola, alla sentenza di prima istanza. 5.1 Essi hanno in primo luogo escluso l'assunzione di nuove prove: 5.1.1 A proposito dell'audizione dei testi A.________ e B.________, i Giudici di appello - premessa l'insufficiente motivazione della censura - hanno abbondanzialmente avallato l'opinione del Pretore, che le aveva rifiutate negandone anticipatamente la rilevanza. Le hanno a loro volta respinte poiché da un lato la posizione dei testi era già stata chiarita, e dall'altro poiché determinante sarebbe stata l'esistenza di cause civili contro la banca, e non di semplici pretese, seppur oggetto di procedimenti esecutivi; inoltre, l'entità delle pretese dei due testi, nel loro ordine di grandezza mai sminuita dall'opponente, sarebbe già emersa con sufficiente chiarezza dalla testimonianza del legale di quest'ultima. Per i ricorrenti, questa decisione violerebbe il loro diritto ad un equo processo, così come codificato all'art. 6 n. 3 lit. d CEDU. A prescindere dal fatto che la discussione sull'apprezzamento anticipato di prove riguarda l'arbitrio e cade nel campo d'applicazione dell'art. 9 Cost. (DTF 134 I 140 consid. 5.3 pag. 148; 131 I 153 consid. 3), la censura è priva di una qualsiasi motivazione: in particolare, i ricorrenti non spiegano quali garanzie essi deducano dall'art. 6 n. 3 lit. d CEDU, né perché la Corte cantonale abbia violato questa norma convenzionale. Alla dichiarazione di inammissibilità per carenza di motivazione della loro censura in sede cantonale, i ricorrenti oppongono la perentoria affermazione che i testi andavano sentiti; mera tautologia, obiezione priva di una motivazione del perché tali testi andassero sentiti, essa è manifestamente immotivata. La critica ricorsuale è pertanto doppiamente inammissibile. 5.1.2 Con riferimento alle prove presentate da Paolo Fusi, i Giudici di appello hanno motivato il loro rifiuto di tenerne conto con il fatto che, in appello, i ricorrenti si erano limitati a rinviare all'allegato responsivo di Fusi ed avevano omesso di identificare le prove che, a loro avviso, avrebbero suffragato la loro tesi; tale modo di procedere non sarebbe compatibile con la procedura civile ticinese. I ricorrenti vi intravvedono una violazione del divieto d'arbitrio sanzionato all'art. 9 Cost. La loro censura è tuttavia del tutto priva di una motivazione che lasci intendere quale norma della procedura civile cantonale sia stata applicata in modo arbitrario, e perché (sull'applicazione arbitraria del diritto cantonale quale espressione della garanzia tutelata dall'art. 9 Cost. v. DTF 133 II 249 consid. 1.2.1); essa è pertanto inammissibile. 5.2 Il Tribunale di appello ha in seguito accertato l'esistenza e la disponibilità di copie arretrate della rivista impugnata, deducendone il perdurare di un pericolo imminente di lesione della personalità dell'opponente. I ricorrenti non contestano, anzi ammettono implicitamente l'esistenza di copie arretrate. 5.3 I Giudici di appello hanno poi esaminato le allegazioni contenute nei riquadri, ritenendole espressamente infondate. Inoltre hanno constatato l'assoluta omogeneità tematica del servizio, la funzionalità dei riquadri all'articolo principale e l'ovvia connessione del commento di Fusi con il pezzo principale. Essi, constatato anche che i ricorrenti non l'avevano criticata, hanno fatto propria la motivazione del Pretore, che aveva esplicitamente negato la possibilità di "salvare" almeno in parte l'articolo. A dire dei ricorrenti, omettendo di definire chiaramente cosa è proibito pubblicare e perché, segnatamente non distinguendo fra articolo principale, riquadri e commento di Fusi, il Tribunale di appello sarebbe sconfinato nell'arbitrio. Come debba essere compresa la critica ricorsuale non è chiaro. La questione a sapere se la sentenza impugnata sia motivata esaurientemente ed in termini sufficientemente chiari non ha nulla a che vedere con il divieto d'arbitrio. Semmai, essa concerne il diritto delle parti di essere sentite (art. 29 cpv. 2 Cost.), qui non invocato. Qualora invece si voglia lamentare una contraddizione fra il dispositivo e la motivazione della sentenza impugnata, vanno adite le vie cantonali di interpretazione e chiarificazione. Se il rimprovero, invece, dovesse riguardare il modo di procedere, segnatamente la mancata distinzione delle varie parti della pubblicazione, esso toccherebbe l'applicazione del diritto sostanziale (infra, consid. 6.2). Comunque sia, l'arbitrio è anche qui invocato a sproposito. Quanto alla possibilità di salvare almeno in parte l'articolo, il Tribunale di appello aveva considerato la censura inammissibile perché insufficientemente motivata; avanti al Tribunale federale i ricorrenti, oltre a scaricare l'onere della prova relativo alle affermazioni pretese lesive della propria personalità sulla banca, rinviano ad una bozza di articolo, con indicate le frasi presumibilmente contestate, sottoposta al Pretore con la richiesta di pubblicare il resto. La censura, motivata con un rinvio a un non meglio indicato documento ed inoltre in tutta apparenza argomento nuovo, è anche avanti al Tribunale federale inammissibile (supra consid. 4.2). 5.4 Esaminando più in dettaglio i fatti esposti nella pubblicazione incriminata, il Tribunale di appello ha posto in particolare evidenza l'affermazione falsa alla base della sentenza di condanna pretorile, ovvero che le cause pendenti contro l'opponente non avevano, come fallacemente affermato nell'articolo, un valore complessivo di oltre un miliardo di franchi. I ricorrenti, in appello, non avrebbero contestato questo assunto, pur ribadendo che i citati ex clienti avanzavano richieste per oltre un miliardo di franchi, ragione per cui la loro censura appariva inammissibile. Anche avanti al Tribunale federale i ricorrenti - pur ribadendo che le pretese risarcitorie ammontano a quanto da loro menzionato - non contestano che l'importo oggetto di procedure giudiziarie sia ben inferiore al miliardo millantato nella pubblicazione (salvo poi cercare di limitare i danni lasciando cadere nelle pieghe del proprio ricorso affermazioni sul genere che le pretese "erano legate a processi civili"); la presunta incompletezza della lista delle cause pendenti prodotta dall'opponente non emerge dalla sentenza impugnata, non è stata eccepita come accertamento arbitrario dei fatti e va pertanto considerata come fatto nuovo ed inammissibile. Limitandosi a contestare genericamente l'accertamento effettuato dal Tribunale di appello, i ricorrenti formulano una censura immotivata e pertanto inammissibile; parimenti inammissibile è la loro - peraltro apodittica ed immotivata - obiezione, secondo la quale essi avrebbero dimostrato nel memoriale riassuntivo di Fusi la correttezza dei fatti esposti nei riquadri, atteso che il Tribunale di appello non poteva tener conto di quello scritto (e relativi allegati; COCCHI/TREZZINI, Il Codice di procedura civile ticinese massimato e commentato, 2000, n. 20 seg. ad art. 309 CPC/TI; cfr. anche supra consid. 2.1). 5.5 Con riferimento alla risposta del Consiglio federale all'interpellanza Spielmann, il Tribunale di appello ha ribadito - facendo propria la constatazione del Pretore - che della stessa erano stati riportati nella pubblicazione solo stralci, sottacendone la parte principale. Inoltre ha constatato che i qui ricorrenti non avevano contestato in appello tale accertamento, né che quelle omissioni fossero atte a ledere la personalità dell'opponente. Obiettando che incombeva alla banca ed alle autorità inferiori spiegare perché l'omissione di alcuni passaggi potesse ledere l'onore dell'opponente, i ricorrenti formulano una censura nuova, che non ha potuto essere vagliata dal Tribunale di appello: con riguardo alla medesima, i ricorrenti non hanno esaurito i rimedi cantonali (art. 75 cpv. 1 LTF; supra consid. 4.2). Negando puramente e semplicemente l'assunto del Tribunale di appello, essi esprimono una critica puramente appellatoria. Essa è pertanto nella sua interezza inammissibile. 5.6 In punto al rischio di fallimento della banca, paventato da Fusi e da Anton Keller, segretario dell'Associazione svizzera di difesa degli investitori, i Giudici di appello hanno constatato che, quand'anche si fosse trattato di un giudizio di valore riconoscibile come tale, esso avrebbe dovuto apparire fondato alla luce della fattispecie alla quale era riferito - la litispendenza di giudizi civili per oltre un miliardo di franchi -, ciò che invece non era il caso. Che l'affermazione fattuale fosse errata è già stato accertato (supra consid. 5.4); l'appellatorio diniego ribadito dai ricorrenti nulla muta. La relativa censura, insufficientemente motivata, è inammissibile. Il Tribunale di appello ha accertato l'errata attribuzione delle affermazioni relative al pericolo di fallimento della banca non ai loro veri autori, bensì ad un professore di economia già membro della Commissione federale delle banche, seppur rimanendo sul vago circa la rilevanza di tale aspetto. Obiettando che in realtà l'errata attribuzione al prof. Schmid era contenuto solo nel lead, nel titolo e nella didascalia, ma non nel testo dell'articolo medesimo, i ricorrenti non pervengono a far apparire la divergente constatazione come arbitraria: il prof. Schmid è - come i medesimi ammettono - menzionato in tre posti diversi, tutti più visibili della frase nel corpo del testo. In tali condizioni, non è per nulla insostenibile ritenere che il lettore medio potesse - se non addirittura dovesse - attribuire la paternità del giudizio al personaggio più autorevole per formazione ed esperienza, il prof. Schmid. La censura, al limite dell'ammissibilità data la sua natura tendenzialmente appellatoria, è infondata. 5.7 In conclusione, lo stato di fatto ritenuto senza arbitrio dal Tribunale di appello, che ha potuto confermare in larga misura gli accertamenti già fatti dal Pretore, è il seguente: asserendo che la banca qui opponente aveva in corso processi per somme esorbitanti, rispettivamente almeno cinque procedimenti civili, suscettibili di metterne in pericolo la sopravvivenza, i ricorrenti hanno affermato falsità. Inoltre, essi hanno riportato la risposta del Consiglio federale all'interpellanza Spielmann in modo parziale, sottacendone i passaggi principali. In terzo luogo, il commento di Fusi non è riconoscibile come tale; ma se anche lo fosse, poggerebbe su fatti inveritieri. Peraltro, l'affermazione dell'esistenza di un pericolo di fallimento per la banca è erroneamente attribuita al prof. Schmid, già membro della Commissione federale delle banche e per questa ragione oltremodo autorevole. Le varie componenti della pubblicazione (articolo in senso stretto, commento e riquadri) sono così strettamente legate fra di loro che non è possibile permetterne una puntuale pubblicazione, o la pubblicazione dei soli passaggi ineccepibili. Ancora al momento del giudizio, i ricorrenti avevano a disposizione numeri arretrati della rivista, pronti a essere messi in circolazione.