Citation: 6B_610/2023 E. 12.2

12.2. Le spese procedurali di primo grado sono disciplinate dagli art. 426 e 427 CPP. La loro ripartizione si fonda sul principio per cui le spese devono essere sostenute da chi le ha causate. Pertanto, in caso di condanna, l'imputato deve sostenere le spese procedurali (art. 426 cpv. 1 CPP), perché il procedimento penale è la conseguenza del suo reato (DTF 138 IV 248 consid. 4.4.1). Se è condannato solo per alcune delle accuse promosse contro di lui, le spese procedurali devono essergli addossate nella relativa proporzione, tenendo conto delle spese connesse all'istruzione dei reati per i quali è stato riconosciuto colpevole. Trattasi in sostanza di ridurre le spese, pena la violazione della presunzione di innocenza, se il punto per il quale l'imputato è stato prosciolto ha occasionato delle spese aggiuntive e se egli non ha, in modo illecito e colpevole, provocato l'apertura del procedimento né ostacolato il relativo svolgimento (v. art. 426 cpv. 2 CPP a contrario). Poiché è difficile stabilire con certezza quali spese siano ascrivibili a ognuno dei fatti imputabili o meno all'imputato, dev'essere riconosciuto un certo margine di apprezzamento all'autorità penale (sentenza 6B_271/2024 del 17 settembre 2024 consid. 3.1.2). Secondo l'art. 428 cpv. 1 prima frase e cpv. 3 CPP, le parti sostengono le spese della procedura di ricorso nella misura in cui prevalgono o soccombono nella causa. Se emana essa stessa una nuova decisione, la giurisdizione di ricorso statuisce anche in merito alla liquidazione delle spese prevista dalla giurisdizione inferiore. Per determinare se una parte prevale o soccombe, occorre esaminare in che misura le sue conclusioni sono accolte in sede di ricorso (sentenza 6B_1496/2020 del 16 dicembre 2021 consid. 5.2). Con riferimento alla ripartizione delle spese procedurali di primo e secondo grado, il ricorrente non motiva alcuna violazione dell'art. 426 CPP, rispettivamente dell'art. 428 CPP. Egli contesta infatti tale ripartizione sulla scorta di elementi estranei a quanto appena esposto, argomentando nel primo caso in base alla percentuale del danno complessivo cagionato con la globalità degli atti oggetto dei capi d'accusa per i quali è stato rinviato a giudizio, nel secondo caso in funzione del numero di imputazioni esaminate ancora in sede di appello. L'insorgente non pretende che le spese procedurali di prima istanza poste a suo carico inglobino anche costi strettamente connessi all'istruzione di fattispecie per le quali è stato prosciolto. Quanto al secondo grado di giudizio egli non sostiene che la ripartizione delle spese di appello decisa dalla CARP non rispecchi il grado di soccombenza determinato sulla scorta delle sue conclusioni di appello. Rilevasi al riguardo che, a fronte di conclusioni tese principalmente al suo integrale proscioglimento da ogni accusa, subordinatamente a una riduzione della pena e il rinvio delle pretese civili dell'accusatore privato al competente foro, il suo appello è stato accolto limitatamente a un'imputazione di truffa e a quella connessa di falsità in documenti afferenti un "credito COVID-19", ma è stata confermata la sua colpevolezza per tutte le altre accuse, la pena non è stata ridotta e la misura dell'espulsione confermata tanto nel principio quanto nella durata, e le pretese civili sono state giudicate e accolte nel contesto del procedimento penale. Rettamente pertanto la CARP lo ha considerato "prevalentemente soccombente", sicché la decisione di porre a suo carico i 9/10 delle tasse e spese del procedimento di appello appare conforme al diritto.