Citation: 1C.1/1998 05.03.2002 E. 2

2.-a) Fatta eccezione per il caso dell'esercizio di un'industria (art. 61 cpv. 2 CO), la responsabilità dei cantoni e dei pubblici funzionari o impiegati per i danni cagionati nell'esercizio delle loro attribuzioni ufficiali è retta esclusivamente dal diritto pubblico cantonale (art. 59 cpv. 1 CCS e 61 cpv. 1 CO; cfr. sentenza del Tribunale federale del 4 febbraio 1992 nella causa 4C.205/1991, pubblicata in RDAT 1992 II n. 16 consid. 3a con riferimenti). aa) L'attore fonda le proprie richieste sull'art. 317 CPP, il quale sancisce il diritto dell'accusato prosciolto di chiedere il risarcimento dei danni subiti. Egli invoca pure l'art. 318 CPP, norma che prevede la possibilità per chiunque abbia subito una detenzione illegale di domandare l'assegnazione di un'indennità. Quest'ultima disposizione non trova tuttavia applicazione al caso di specie. Viene infatti considerata detenzione illegale quella causata da un errore del magistrato inquirente. Ciò è il caso, per esempio, quando l'accusato è detenuto senza autorizzazione di proroga oltre i termini del carcere preventivo previsti dalla legge o è stato privato della libertà per delle ragioni non contemplate dalla legge (si confronti in proposito: Rep 1998 pag. 380 con svariati riferimenti giurisprudenziali). In concreto, l'attore non è stato posto illegalmente in stato di detenzione preventiva, dal momento che il suo arresto è stato ordinato, per motivi leciti e sulla base di concreti sospetti di reato, dall'autorità competente, ossia dal Procuratore pubblico (art. 97 lett. a CPP). Inoltre il provvedimento è stato regolarmente confermato sia dal Giudice dell' arresto e dell'istruzione che, in sede di ricorso, dalla Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino. bb) Nella sua petizione A.________ invoca anche la legge cantonale sulla responsabilità degli enti pubblici e degli agenti pubblici, del 24 ottobre 1988 (LResp). Tale normativa si applica tuttavia soltanto in caso di atto illecito (art. 4 cpv. 1 LResp), ciò che, come appena illustrato, non sembra essere il caso nella fattispecie in esame. In ogni caso la questione dell'applicabilità di tale normativa al caso di specie può restare indecisa in quanto, come ammesso anche dall'attore, la stessa non è determinante, visto che l'art. 317 CPP già provvede ad istituire una responsabilità dello Stato indipendente dall'esistenza o meno di una colpa, anche per quanto attiene al risarcimento del torto morale. b)aa) L'art. 317 CPP prevede letteralmente che: "L'accusato prosciolto ha diritto ad un'indennità nella forma della rifusione delle spese di patrocinio, del risarcimento dei danni materiali e della riparazione del torto morale". Si tratta di una responsabilità causale, che non presuppone né l'illiceità della detenzione, né una colpa da parte dei magistrati inquirenti (cfr. RDAT 1992 II n. 16 consid. 3b ancora riferito alla regolamentazione contemplata dal vecchio Codice di procedura penale del 10 luglio 1941). Pur disponendo nell'ambito dell'azione prevista dall'abrogato art. 42 OG di pieno potere d'esame, il Tribunale federale applica le disposizioni di diritto cantonale conformemente al senso che viene loro attribuito dalle autorità cantonali, a meno che non sussistano importanti motivi per scostarsene (cfr. RDAT 192 II n. 16 consid. 3b). Secondo la giurisprudenza ticinese, l'art. 317 CPP riconosce ad ogni accusato prosciolto il diritto di ottenere un risarcimento del pregiudizio patito, indipendentemente dal fatto che questi sia stato posto in stato di detenzione preventiva o meno. Il danno può dunque derivare anche dall' esecuzione di altri atti istruttori meno incisivi (perquisizioni, sequestri, richieste d'informazione, ecc. ) La prassi ha ammesso che vi può essere pregiudizio già per il fatto di essere oggetto di un'inchiesta penale e di essere accusato ingiustamente (Rep 1998 pag. 380 ad 2.4 con riferimenti). In mancanza di specifiche norme di diritto cantonale, sono le regole generali previste dagli art. 42 e segg. CO che si applicano, a titolo di diritto cantonale suppletivo, per la determinazione dell'ammontare e delle modalità dell'indennità (Rep 1998 pag. 380 ad 3. con riferimenti). Per il resto va ancora detto che la nozione di danno in diritto pubblico è la medesima di quella vigente in diritto privato. Inoltre, in questo ambito l'onere della prova spetta all'attore, motivo per il quale la sua richiesta di risarcimento deve essere fondata su fatti precisi e deve essere documentata (DTF 113 IV 93, 99 II 214 consid. 3a). bb) Dottrina e giurisprudenza definiscono il danno, nel senso giuridico del termine, come una diminuzione involontaria del patrimonio netto, consistente in una riduzione degli attivi, in un incremento dei passivi o in un mancato guadagno; esso corrisponde alla differenza tra lo stato attuale del patrimonio e lo stato nel quale esso si sarebbe trovato se l'evento dannoso non si fosse prodotto (DTF 126 III 388 consid. 11a con riferimenti; Roland Brehm, Commentario bernese, VI/1/3/1, 2a ed., Berna 1998, n. 70 ad art. 41 CO). Il danno deve inoltre essere certo, nel senso che esso o si è già verificato o si verificherà di sicuro (Pierre Engel, Traité des obligations en droit suisse: dispositions générales du CO, 2a ed., Berna 1997, pag. 472 e seg. con rinvii). Se la prova precisa circa l'esistenza e l'ammontare del danno non può essere fornita, l'art. 42 cpv. 2 CO prevede che questo sia stabilito dal giudice sulla base dei vari indizi agli atti e tenuto conto dell'ordinario andamento delle cose. Anche in questi casi l'attore è comunque tenuto a fornire tutti gli elementi che concorrono a dimostrare l'esistenza di un pregiudizio e che permettono di stimarne l'ammontare. I fatti allegati dalla parte lesa devono dunque essere perlomeno atti a comprovare l'esistenza di un danno e a rendere percettibile il suo ordine di grandezza. La conclusione, secondo cui un danno di una determinata importanza si è verificato, deve apparire al giudice verosimile. Si giustifica pertanto di assegnare un risarcimento soltanto quando l'esistenza del pregiudizio fatto valere dall'attore risulta non soltanto possibile, ma pressoché certa (DTF 122 III 219 consid. 3a con numerosi riferimenti giurisprudenziali e dottrinali). cc) Affinché il danno possa essere rifuso, deve sussistere tra quest'ultimo e i fatti che sono rimproverati al presunto danneggiatore un nesso di causalità naturale e adeguato. Per costante giurisprudenza, il nesso di causalità è adeguato quando un evento è idoneo, secondo l'andamento ordinario delle cose nonché l'esperienza generale della vita, a produrre o a favorire una conseguenza simile a quella in concreto realizzatasi (DTF 121 III 350 consid. 7a, 119 Ib 334 consid. 4 e 5). dd) In caso di lesioni corporali (art. 46 CO), il danno già subentrato dev'essere calcolato fino al giorno in cui il Tribunale statuisce sulla pretesa di risarcimento del danneggiato (DTF 99 II 214 consid. 3b). Il pregiudizio futuro, se risulta provato, va capitalizzato tenendo conto dell'età del danneggiato al momento della sentenza (Hans Merz, Traité de droit privé suisse, vol. VI, tomo 1, Friburgo 1993, pag. 178 e 179; Schätzle/Weber, Kapitalisieren, Handbuch zur Anwendung der Barwerttafeln, Zurigo 2001, pag. 413, n. 3.291).