Citation: 2A.689/2006 05.04.2007 E. 5

5.1 Giusta l'art. 9 cpv. 4 lett. a LDDS, il permesso di domicilio può essere revocato quando lo straniero l'abbia ottenuto dando indicazioni false o tacendo scientemente dei fatti d'importanza essenziale. Il solo adempimento di queste condizioni non rende obbligatoria la revoca del permesso, ma conferisce unicamente all'autorità competente la facoltà di pronunciare un simile provvedimento. In tal senso quest'ultima, che dispone di un ampio margine di apprezzamento, deve valutare le circostanze del caso concreto. Inoltre, non è sufficiente una semplice negligenza: lo straniero deve avere intenzionalmente fornito false indicazioni o sottaciuto dei fatti essenziali nell'intento di ottenere un'autorizzazione di soggiorno. Al riguardo va precisato che sono essenziali non solo i fatti sui quali l'autorità competente interroga espressamente lo straniero, ma anche quelli di cui deve sapere che hanno un'importanza decisiva per la concessione del permesso (art. 3 cpv. 2 LDDS). L'autorità deve pertanto valutare se, in conoscenza di causa, avrebbe deciso diversamente al momento del rilascio dell'autorizzazione di soggiorno. 5.2 Come emerge dalla sentenza impugnata, la ricorrente non ha informato le competenti autorità sulla sua effettiva situazione matrimoniale, ossia non ha comunicato loro che dalla primavera 2004 aveva organizzato autonomamente la propria vita, e ciò né quando è stata convocata il 3 febbraio 2005 dall'Ufficio controllo abitanti della sua città (il quale doveva preavvisare la sua richiesta di permesso di domicilio) né quando è stata interrogata dalla polizia cantonale il 24 febbraio 2005, la quale l'aveva resa attenta al contenuto dell'art. 3 cpv. 2 LDDS. Orbene, occorre rammentare che alla ricorrente è stato rilasciato un permesso di dimora in seguito al suo matrimonio celebrato nel marzo 2000 unicamente affinché potesse vivere con il marito e che detto permesso è stato rinnovato negli anni successivi soltanto perché i coniugi convivevano. Contrariamente a quanto sostenuto nel gravame, la ricorrente era quindi perfettamente cosciente del fatto che il rilascio di un'autorizzazione di soggiorno (permesso di dimora, rispettivamente di domicilio) dipendeva dalla sussistenza della comunione domestica: è quindi scientemente che non ha informato l'autorità della sua nuova situazione coniugale, sottacendo in tal modo dei fatti essenziali. Visto quanto precede si deve dunque ammettere che, come constatato dai giudici cantonali, sussistono in concreto gli estremi per revocare il permesso di domicilio in virtù dell'art. 9 cpv. 4 lett. a LDDS. Per i motivi esposti nella sentenza cantonale, i quali vanno qui condivisi e ai quali si rimanda, detta revoca appare inoltre rispettosa del principio della proporzionalità (cfr. sentenza cantonale impugnata pag. 7, consid. 4).