Citation: 6B_388/2009 22.10.2009 E. 3.4

3.4.1 La Corte cantonale, richiamando il principio dell'affidamento, ha ritenuto che l'opponente non doveva né poteva attendersi che di notte una persona si trovasse sulla prua dell'imbarcazione investita. Tale circostanza avrebbe trasformato in un tragico incidente ciò che poteva essere una semplice collisione, sicché la violazione delle norme di prudenza da parte dell'opponente non sarebbe stata idonea, secondo l'andamento ordinario delle cose e l'esperienza generale della vita, a causare o favorire la morte della vittima. Il principio dell'affidamento, richiamato per analogia dalla Corte cantonale, è dedotto dall'art. 26 cpv. 1 della legge federale sulla circolazione stradale, del 19 dicembre 1958 (LCStr; RS 741.01), e prevede che ogni utente della strada che si comporta in maniera corretta può a sua volta confidare nel comportamento corretto degli altri utenti, nella misura in cui non vi siano indizi per ritenere il contrario (DTF 125 IV 83 consid. 2b, 124 IV 81 consid. 2b e rinvii). Questo principio non può però essere invocato come una scriminante generica e non può venire interpretato come autorizzazione a violare le norme della circolazione per il motivo che l'altro conducente ha tenuto un comportamento imprevedibile e altamente scorretto (cfr. sentenza 6S.393/2003 del 7 gennaio 2004 consid. 4.4, riassunta in: RtiD II-2005, pag. 344 seg.). Poiché la Corte cantonale ha rimproverato all'opponente una violazione delle norme di circolazione nella condotta nautica, ritenendo ch'egli navigasse a una velocità eccessiva per rapporto alla limitata visibilità notturna, il richiamo al principio dell'affidamento non è in concreto pertinente. Non occorre di conseguenza approfondire se e in quale misura detto principio dell'affidamento sia applicabile per analogia nell'ambito della navigazione (cfr., al riguardo, TRECHSEL/JEAN-RICHARD, Schweizerisches Strafgesetzbuch, Praxiskommentar, 2008, n. 33 all'art. 12 CP e riferimenti). D'altra parte, riguardo al comportamento del conduttore qui ricorrente, la Corte cantonale non gli ha esplicitamente rimproverato una violazione delle norme di circolazione. Ha invero richiamato l'art. 7 ONI: secondo questa norma, il carico o il numero di persone indicati nella licenza di navigazione non devono essere superati (cpv. 1 prima frase); il carico deve inoltre essere disposto in modo da non mettere in pericolo la sicurezza del natante né da ostacolare la visuale necessaria per la condotta (cpv. 2). Ha tuttavia riconosciuto, premettendo come la posizione seduta sulla prua non fosse di per sé vietata, che in concreto non era stato stabilito se la vittima impedisse la visibilità della luce bianca di prua o ostruisse la visuale del conduttore. Alla luce di queste considerazioni, l'argomentazione addotta dalla CRP non consente quindi di negare una causalità adeguata tra la negligenza dell'opponente e la morte della vittima. Corrisponde per contro all'andamento ordinario delle cose e all'esperienza generale della vita che una velocità eccessiva nella condotta nottetempo di un motoscafo dalle caratteristiche di quello in oggetto può implicare la collisione con un'altra imbarcazione di dimensioni e massa sensibilmente inferiori [cfr., sulle caratteristiche dei natanti, allegati 1-4 alla perizia del 30 novembre 2004]. Un simile urto è senz'altro suscettibile di provocare il ferimento grave o la morte di una persona a bordo, indipendentemente dalla posizione di quest'ultima sul natante. 3.4.2 Il comportamento della vittima, seduta sulla prua dell'imbarcazione del ricorrente, non costituisce d'altra parte una circostanza eccezionale o straordinaria. Come risulta pure dagli atti, segnatamente dalla perizia, non è infatti inabituale sulle acque svizzere che passeggeri di natanti del tipo di quello del ricorrente, che non dispongono di specifici posti a sedere a prua, siano posizionati in quella parte durante la navigazione. D'altronde, nemmeno può essere escluso, in particolare da chi pratica la navigazione come è il caso per l'opponente, che membri dell'equipaggio o altre persone a bordo possano temporaneamente lasciare il proprio posto e spostarsi sulle imbarcazioni allo scopo di eseguire operazioni nell'interesse della navigazione (cfr. art. 4 LNI). Certo, secondo il perito e il teste D.________, una persona situata sulla plancia di prua durante la navigazione assume una posizione inopportuna e pericolosa già di per sé, per il rischio accresciuto di cadere in acqua a dipendenza della velocità del natante, del tipo di manovra e del moto ondoso. In concreto, il comportamento della vittima può anche essere stato imprudente, segnatamente ove si consideri che il ricorrente stava navigando di notte e che l'attracco, contrariamente alla sua affermazione, non era imminente, l'imbarcazione trovandosi ancora al largo a una distanza rilevante dalla riva. Premesso che nel diritto penale non è data una compensazione della colpa (DTF 122 IV 17 consid. 2c/bb pag. 24), quand'anche dovesse essere ritenuto colpevole, tale comportamento non riveste tuttavia un carattere così straordinario e imprevedibile da relegare in secondo piano quello dell'opponente, che avrebbe navigato a una velocità eccessiva e non avrebbe evitato un'imbarcazione prioritaria la cui luce rossa di babordo sarebbe stata visibile almeno 18 secondi prima della collisione. Negando l'esistenza di una causalità adeguata e ravvisando un'interruzione della stessa, la Corte cantonale ha quindi violato il diritto federale.