Citation: 1P.531/2006 08.11.2006 E. 1

Esprimendosi sull'attuabilità dell'iniziativa litigiosa nella misura in cui rimette in causa l'esecuzione di lavori pubblici, egli ha poi rilevato che in tale ambito non è sufficiente che i lavori di costruzione siano già iniziati, essendo necessario che l'attuabilità stessa sia materialmente impossibile, come quando l'opera, al momento in cui l'iniziativa sarà verosimilmente sottoposta al voto popolare, è in via di ultimazione, com'era il caso per la causa concernente l'iniziativa popolare ginevrina "per un progetto di stadio ragionevole" (DTF 128 I 190 consid. 5, dove il quesito dell'abuso di diritto non era stato esaminato oltre a causa dell'annullamento totale dell'iniziativa per altri motivi, consid. 7.2). La situazione dell'impianto di Giubiasco, sempre secondo la perizia, è tuttavia differente: sebbene la fase pianificatoria sia conclusa e siano stati accordati crediti relativamente importanti, il permesso di costruzione non è ancora cresciuto in giudicato. Il voto popolare, che dovrebbe aver luogo al più tardi nel mese di marzo 2008, coinciderebbe quindi non con la fine, ma con l'inizio dei lavori di costruzione. Ora, conclude la perizia, fin quando è concepibile un'interruzione dei lavori, la domanda di iniziativa è ammissibile, spettando agli elettori decidere se ciò sia opportuno, ragione per cui l'iniziativa in discussione non è inattuabile in maniera assoluta. Certo, le conseguenze economiche e finanziarie nel caso di accoglimento, viste le spese già effettuate, sarebbero senz'altro importanti, ma ciò rappresenta un motivo d'ordine politico e non d'invalidità dell'iniziativa. 3.3.3 Il perito ha ritenuto per contro che l'iniziativa viola, in maniera flagrante, il principio dell'unità della forma, espressamente previsto dall'art. 86 Cost./TI. Egli, richiamando la dottrina (Etienne Grisel, La forme des initiatives populaires - Le principe de l'unité de rang et de forme, in: De la Constitution, Etudes en l'honneur de Jean-François Aubert, Basilea, 1996, pag. 213 e segg., 219 seg.), ha ritenuto che in effetti l'alternativa offerta dall'art. 87 Cost./TI è assoluta. Gli autori dell'iniziativa possono scegliere tra la sua presentazione in forma elaborata o generica: essi non possono per contro mischiare le due forme. Rileva che nella giurisprudenza pubblicata del Tribunale federale vi sono pochi casi di applicazione di questo principio e che del resto, viste le particolarità del diritto ticinese, detta prassi non può essere ripresa tale e quale, poiché nel caso di un'iniziativa presentata in forma generica il Gran Consiglio è tenuto in ogni caso a elaborare, nel senso della domanda, il progetto da sottoporre al voto popolare. Nella perizia si ricorda che nel caso di un'iniziativa presentata in forma generica, il principio in discussione può essere leso, tra l'altro, quando essa abbia un contenuto troppo preciso, concreto e dettagliato, di modo ch'essa non lasci al Parlamento un sufficiente margine di manovra per elaborare la richiesta norma costituzionale. Il perito ha ritenuto che la lettera a) dell'iniziativa esige la proibizione dell'edificazione sul territorio del Cantone di impianti per lo smaltimento dei rifiuti sino al 2016. Sebbene presentata come un "principio", essa implica in realtà una regola direttamente applicabile, che invero non lascia alcun margine di manovra al Parlamento. Essa non indica soltanto l'obiettivo da realizzare, ma pure il mezzo preciso, concreto e vincolante per raggiungerlo, senza lasciare quindi alcun spazio di manovra al Gran Consiglio per attuare il divieto di costruzione fino al 2016. Il perito ha quindi ritenuto che si è in presenza di un caso scolastico, nel quale il principio dell'unità della forma, garantito dall'art. 86 Cost./TI, è violato in maniera flagrante. Richiamato il principio della proporzionalità, egli ha nondimeno considerato che soltanto la lettera a) dell'iniziativa è inconciliabile con il diritto superiore. 3.3.4 Il perito si è poi espresso sul rispetto del diritto superiore e sulla possibilità di elaborazione dell'iniziativa conformemente alla legislazione federale. Ha ricordato che detta normativa non impone soltanto che i rifiuti siano eliminati nel Cantone che li produce, ma che questa operazione sia pianificata a lungo termine. Sotto questo profilo l'iniziativa solleva quindi due obiezioni: blocca detta pianificazione nel Cantone e impedisce nel contempo per dieci anni di aumentare le possibilità di eliminare i rifiuti. Egli ne ha concluso che un divieto totale di costruire siffatti impianti contrasta pertanto con la collaborazione intercantonale e contravviene al diritto federale: anche questo motivo comporta la nullità parziale dell'iniziativa.