Citation: 1P.124/2000 23.03.2000 E. 4

4.- Uno dei motivi addotti dalla CRP per confermare il rifiuto della libertà provvisoria è costituito dal pericolo di collusione e di inquinamento delle prove. La Corte cantonale si riferisce a questo riguardo all'atteggiamento processuale del ricorrente che, ancora nell'ultimo interrogatorio, aveva cercato di minimizzare le sue responsabilità nonostante gli indizi a suo carico, fornendo giustificazioni poco credibili e accusando la vittima di essersi procurata da sola i lividi al collo e gli altri ematomi, e mettendo inoltre in dubbio il suo stato mentale. Essa ha concluso che la postulata messa in libertà potrebbe compromettere gravemente la ricerca della verità. Il ricorrente nega la sussistenza di un rischio di collusione e di inquinamento delle prove adducendo che già al momento dell' arresto egli aveva terminato la relazione con la vittima e non era più in possesso della chiave dell'appartamento. a) I rischi di collusione e di inquinamento delle prove sono legati soprattutto ai bisogni dell'istruttoria. Da un lato si tratta generalmente di evitare o prevenire accordi tra l'imputato e i testimoni - già sentiti o ancora da sentire - o i correi e i complici non arrestati, messi in atto per nascondere al giudice la verità, dall'altro di impedire interventi fraudolenti del prevenuto in libertà sui mezzi di prova non ancora in possesso della giustizia, allo scopo di distruggerli o di alterarli a suo vantaggio. Le possibilità di ostacolare in tal modo l'azione dell'autorità giudiziaria da parte del prevenuto devono essere valutate sulla base di elementi concreti, la realtà di questo rischio non potendo essere ammessa aprioristicamente e in maniera astratta (DTF 117 Ia 257 consid. 4c; RDAT 1988, n. 24 consid. 4b con rimandi; Piquerez, Précis de procédure pénale suisse, 2a ed., Losanna 1994, pag. 272, n. 1379 e segg. e rinvii). Né il rischio di collusione decade automaticamente con la fine dell'istruttoria, rispettivamente con l'emanazione dell'atto di accusa: può continuare a esistere anche dopo la sua conclusione, in particolare con riferimento a quei mezzi di prova che devono ancora essere assunti o che vengono nuovamente assunti nel corso del dibattimento (sentenza inedita del 27 ottobre 1997 in re H., consid. 2b e rinvii). b) Nelle osservazioni del 9 marzo 2000 al ricorso di diritto pubblico, il Procuratore pubblico precisa d'aver respinto, quello stesso giorno, la maggior parte dei complementi istruttori, avendone accolti due, che verrebbero evasi entro fine marzo; egli aggiunge di sperare di poter chiudere l'istruttoria in aprile, così da porre il ricorrente in stato d'accusa davanti alla Corte. Compatibilmente con il rispetto delle norme procedurali, la presentazione celere dell'atto di accusa s'impone.