Citation: U 164/02 09.04.2003 E. 4

4.1 Anche in assenza di dettagliati accertamenti medici in merito, la questione della causalità naturale tra l'infortunio e le affezioni psichiche attuali (cfr. DTF 119 V 337 consid. 1) - pur apparendo effettivamente dubbia - può restare indecisa dal momento che comunque farebbe difetto il requisito della causalità adeguata (DTF 125 V 461 consid. 5 con sentenze ivi citate). 4.2 Per accertare l'esistenza di un nesso di causalità adeguato tra disturbi psichici e infortunio, al fine di evitare, tra l'altro, disparità di trattamento, la giurisprudenza ha sviluppato dei criteri obiettivi (DTF 123 V 104 consid. 3e, 115 V 138segg. consid. 6-7, 405segg. 4-6). Questa Corte ha in particolare classificato gli infortuni, a seconda della dinamica, nella categoria degli eventi insignificanti o leggeri, in quella degli eventi gravi e in quella di grado medio (cfr. anche RAMI 1990 no. U 101 pag. 213 consid. 8). 4.3 Nei casi di infortunio insignificante (l'assicurato per esempio ha leggermente battuto la testa o si è slogato il piede) o leggero (egli ha fatto una caduta o scivolata banale) l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra evento ed eventuali disturbi psichici può di regola essere a priori negata. Secondo l'esperienza della vita e ritenute le cognizioni acquisite in materia di medicina degli infortuni, può in effetti essere ammesso, senza dover procedere ad accertamenti psichici particolari, che un infortunio insignificante o leggero non sia di natura tale da provocare un'incapacità lavorativa e di guadagno di origine psichica. 4.4 Se l'assicurato è rimasto vittima di un infortunio grave, l'esistenza del nesso di causalità adeguata tra evento e successiva incapacità lucrativa dovuta a disturbi psichici deve di regola essere riconosciuta. Secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita gli infortuni gravi sono in effetti idonei a provocare danni invalidanti alla salute psichica. 4.5 Sono considerati infortuni di grado medio tutti gli eventi che non possono essere classificati nelle due predette categorie. La questione di sapere se tra simile infortunio e incapacità lavorativa e di guadagno di origine psichica esista un rapporto di causalità adeguata non può essere risolta con solo riferimento all'evento stesso. Occorre piuttosto tener conto, da un profilo oggettivo, di tutte le circostanze che sono strettamente connesse con l'infortunio o che risultano essere un effetto diretto o indiretto dell'evento assicurato. Esse possono servire da criterio di apprezzamento nella misura in cui secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita sono tali da provocare o aggravare, assieme all'infortunio, un'incapacità lavorativa e di guadagno di origine psichica. I criteri di maggior rilievo sono: le circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o la particolare spettacolarità dell'infortunio; la gravità o particolare caratteristica delle lesioni lamentate, segnatamente la loro idoneità, secondo l'esperienza, a determinare disturbi psichici; la durata eccezionalmente lunga della cura medica; i dolori somatici persistenti; la cura medica errata che aggrava notevolmente gli esiti dell'infortunio; il decorso sfavorevole della cura e le complicazioni rilevanti intervenute; il grado e la durata dell'incapacità lavorativa dovuta alle lesioni fisiche. 4.6 Non in ogni caso è necessario tener conto di tutti i criteri summenzionati. A seconda delle circostanze ne può bastare un unico per riconoscere l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra infortunio e incapacità lavorativa e di guadagno di origine psichica. Nel caso in cui nessun criterio riveste da solo un'importanza particolare o decisiva, occorrerà invece riferirsi a più criteri. Ciò vale tanto più quanto meno grave sia l'infortunio. 4.7 L'infortunio che ci occupa può oggettivamente, in considerazione di come si è verificato, tutt'al più essere classificato tra gli eventi di grado medio, al limite della categoria degli infortuni leggeri (DTF 115 V 140 consid. 6c e 409 consid. 5c; cfr. a titolo di paragone la sentenza del 16 ottobre 2001 in re A., U 149/01, concernente una caduta da un'impalcatura di due metri). Ora, applicando i criteri posti da questa Corte in quell'ambito, si osserva in primo luogo che le circostanze nelle quali si è verificato l'infortunio sono sprovviste del carattere particolarmente drammatico o spettacolare richiesto dalla giurisprudenza. Né si può seriamente sostenere che le lesioni fisiche subite dal ricorrente siano particolarmente gravi, considerato che dall'evento del 1° dicembre 1983 l'interessato ha riportato una contusione lombosacrale a seguito della quale, come risulta dagli atti, egli non avrebbe, per oltre un anno, ritenuto necessario consultare un medico o interrompere l'attività lavorativa. Nessun elemento all'inserto consente inoltre di ravvisare gli estremi per ammettere la presenza di una cura medica errata e notevolmente aggravante gli esiti dell'infortunio. Tanto meno si può sostenere che essa sia stata eccezionalmente lunga (cfr. RAMI 1990 no. U 101 pag. 215 consid. 8c/aa) o abbia avuto un decorso sfavorevole originando rilevanti complicazioni, atteso che - come si evince dall'incarto AI - già quattro mesi dopo l'operazione una cura medica vera e propria non veniva più ritenuta necessaria ed era comunque chiaramente stata relegata in secondo piano rispetto alla questione della reintegrazione professionale. In tali condizioni, si può prescindere dall'esaminare oltre se i due criteri suscettibili di eventualmente entrare in linea di considerazione (rilevanza del grado e della durata dell'incapacità lavorativa dovuta alle lesioni fisiche [cfr. RAMI 2001 U no. 442 pag. 544], nonché persistenza dei dolori somatici), peraltro in parte condizionati da fattori extrainfortunistici e dalla componente psichica, segnatamente dal disturbo da dolore somatoforme con massima somatizzazione del tutto, siano o meno realizzati dal momento che la loro presenza non basterebbe comunque per ammettere l'esistenza del necessario nesso di causalità adeguata (cfr. RSAS 2001 pag. 431). Nel suo risultato, pertanto, il giudizio cantonale può, relativamente a questo aspetto, essere condiviso.