Citation: 1P.25/2003 24.02.2003 E. 3

Il ricorrente, che non contesta l'assenza di una base legale, fa valere che, negato il pericolo di collusione da parte del GIAR, non sussisterebbe un interesse pubblico al mantenimento delle criticate misure. Egli non invoca alcuna norma del diritto cantonale che sarebbe stata violata, ma adduce, senza tuttavia precisarla, una violazione degli art. 9, 10 cpv. 2 e 3, 29 cpv. 1 e 2, 31 cpv. 1 e 36 Cost. 3.1 L'arresto e la carcerazione di un imputato sono retti nel Cantone Ticino dagli art. 95 e segg. CPP/TI. Queste norme devono essere interpretate e applicate conformemente alla Costituzione; in effetti, anche se in presenza di indizi di colpevolezza gravi a carico dell'imputato, la detenzione preventiva può essere ordinata e mantenuta soltanto se è compatibile con la libertà personale e se sorretta, in particolare, da preminenti motivi di interesse pubblico (causa P.1382/87 del 16 novembre 1987 consid. 3, apparsa in RDAT 1988 n. 24). Fra questi motivi possono essere menzionati i bisogni dell'istruttoria, i rischi di collusione e di inquinamento delle prove, il pericolo di recidiva o di reiterazione del reato e, infine, quello di fuga. 3.2 La Corte cantonale ha ricordato che nella decisione del 24 luglio 2002 il GIAR non aveva ritenuto sufficientemente comprovata l'esistenza di un concreto rischio di collusione, e contraria al principio di proporzionalità un'ulteriore permanenza del ricorrente nelle carceri pretoriali, sicché ne aveva ordinato il trasferimento. Ha aggiunto che, tenuto conto della specificità della fattispecie, in particolare riguardo alle esigenze dell'inchiesta, le restrizioni alla libertà personale imposte dal PP non erano né insostenibili né sproporzionate; ha ricordato altresì che le persone detenute in carcere preventivo non hanno il diritto di circolare liberamente nella struttura carceraria e di intrattenere relazioni con altri detenuti. 3.2.1 Il ricorrente contesta la sussistenza di un interesse pubblico al mantenimento dei criticati divieti. Egli fa valere che la CRP non poteva confermare ciò che egli definisce isolamento, visto ch'essa avrebbe riconosciuto l'inesistenza del rischio di collusione, unico motivo che avrebbe potuto giustificare il provvedimento. Egli non sostiene né dimostra tuttavia che la CRP avrebbe accertato i fatti in maniera arbitraria. 3.2.2 I rischi di collusione e di inquinamento delle prove sono legati soprattutto ai bisogni dell'istruttoria. Da un lato, si tratta generalmente di evitare o prevenire accordi tra l'imputato e i testimoni - già sentiti o ancora da sentire - o i correi e i complici non arrestati, messi in atto per nascondere al giudice la verità; dall'altro, di impedire interventi fraudolenti del prevenuto in libertà sui mezzi di prova non ancora in possesso della giustizia, allo scopo di distruggerli o di alterarli a suo vantaggio. Le possibilità di ostacolare in tal modo l'azione dell'autorità giudiziaria da parte del prevenuto devono essere valutate sulla base di elementi concreti, la realtà di questo rischio non potendo essere ammessa aprioristicamente e in maniera astratta (DTF 123 I 31 consid. 3c, 117 Ia 257 consid. 4c; causa P.1382/87, consid. 4b, citata; Gérard Piquerez, Procédure pénale suisse, Zurigo 2000, pag. 499 segg. n. 2344 segg., in particolare n. 2349 segg.; Robert Hauser/Erhard Schweri, Schweizerisches Strafprozessrecht, 5a ed., Basilea 2002, pag. 303 n. 13). 3.3 Il ricorrente incentra il gravame sull'assunto secondo cui il GIAR, nella decisione del 24 luglio 2002, non aveva ritenuto sufficientemente comprovata l'esistenza di un concreto rischio di collusione. Egli disattende tuttavia che il GIAR, come rilevato nella decisione del 26 settembre 2002, nel giudizio precedente si era espresso riferendosi anche alla specifica situazione delle carceri pretoriali, dove col passar del tempo, la detenzione tendeva ad avvicinarsi sempre più a una forma di isolamento nel senso della "mise au secret" prevista da alcuni codici di procedura penale romandi (cfr. DTF 101 Ia 46 consid. 5, 103 Ia 293; Michele Rusca/Edy Salmina/Carlo Verda, Commento del Codice di Procedura Penale ticinese, Lugano 1997, n. 26 all'art. 104).