Citation: 1P.460/2004 03.06.2005 E. 2

2.1 I ricorrenti rimproverano alla Corte cantonale un'applicazione arbitraria delle disposizioni cantonali sul calcolo della superficie utile lorda, e quindi dell'indice di sfruttamento, con la conseguente violazione della garanzia della proprietà. Rilevano che l'art. 38 della legge edilizia cantonale, del 13 marzo 1991 (LE), non prevede esplicitamente l'esclusione di tettoie o pensiline di stazioni di servizio dal calcolo della SUL. Sostengono che a torto la Corte cantonale avrebbe ritenuto rilevante il fatto che la copertura non fosse prevalentemente chiusa verso l'esterno, omettendo invece di considerare determinante il fatto ch'essa forma una struttura unitaria e funzionale che copre l'intero impianto e che non assume una funzione soltanto secondaria rispetto al negozio ed al bar. 2.2 La licenza edilizia litigiosa non impedisce, né pregiudica in modo rilevante, l'utilizzazione conforme alla destinazione dei fondi dei ricorrenti. La restrizione della loro proprietà non è quindi particolarmente grave, sicché l'accennata violazione della garanzia sancita dall'art. 26 Cost. coincide con la pretesa violazione del divieto dell'arbitrio (DTF 129 I 337 consid. 3.2 e rinvii). Giusta l'art. 37 cpv. 1 LE l'indice di sfruttamento è il rapporto tra la SUL degli edifici e la superficie edificabile del fondo. Secondo l'art. 38 cpv. 1 prima frase LE, quale SUL si considera la somma della superficie dei piani sopra e sotto terra degli edifici, incluse le superfici dei muri e delle pareti nella loro sezione orizzontale. Non vengono computate tutte le superfici non utilizzate o non utilizzabili per l'abitazione o il lavoro come: le cantine, i solai, gli essiccatoi e le lavanderie delle abitazioni; i locali per il riscaldamento, per il combustibile, per i serbatoi; i locali per i macchinari degli ascensori, della ventilazione o della climatizzazione; i locali comuni per lo svago nelle abitazioni plurifamiliari; i vani destinati al deposito di biciclette e carrozzine per bambini, al posteggio anche sotterraneo di veicoli a motore, ecc.; i corridoi, le scale e gli ascensori che servono unicamente all'accesso di locali non calcolabili nella SUL; i porticati aperti, le terrazze dei tetti coperte, ma non chiuse lateralmente, i balconi e le logge aperte che non servono come ballatoi (art. 38 cpv. 1 seconda frase LE). La Corte cantonale ha rilevato che si considerano "edifici" le costruzioni che presentano locali o spazi chiusi, ossia vani delimitati nella loro estensione orizzontale da muri o pareti, destinati a proteggere uomini e cose verso l'esterno, mentre rientra nella nozione di "piano" lo spazio che nel suo sviluppo verticale è compreso tra due superfici con funzione di pavimento, rispettivamente di copertura. Ha quindi ritenuto sulla base delle citate disposizioni che devono essere conteggiate come SUL soltanto le superfici di locali e di spazi chiusi verso l'esterno, che sono utilizzate o si prestano ad essere utilizzate per l'abitazione e il lavoro. I giudici cantonali hanno pertanto rilevato che, per principio, la superficie delle tettoie che coprono i distributori di benzina non è conteggiata nella SUL, computabile essendo semmai solo la superficie di un locale cassa o di un chiosco annesso all'impianto, all'interno dei quali viene effettivamente svolta un'attività lavorativa. Hanno quindi concluso che, in concreto, nella misura in cui copre le quattro colonne di distribuzione del carburante, la tettoia non forma uno spazio prevalentemente chiuso, configurabile alla stregua di un locale di un edificio utilizzato o utilizzabile per il lavoro. Aperta praticamente lungo tutto il fronte stradale, nonché sul lato est, è quindi liberamente accessibile a chiunque. Pur offrendo riparo contro le precipitazioni, non protegge chi vi si sofferma dal caldo e dal freddo. La superficie in questione, non appartenendo ad un locale chiuso utilizzabile per l'esercizio di attività lavorative, non andava quindi conteggiata nella SUL, la sua destinazione commerciale e la sua chiusura su due lati non essendo sufficienti per renderla computabile. 2.3 I ricorrenti non fanno valere un accertamento arbitrario dei fatti rilevanti, che risultano anzi conformi agli atti, segnatamente alla documentazione fotografica prodotta dagli stessi in sede cantonale. Sostenendo che solo le costruzioni accessorie o secondarie non dovrebbero essere considerate nel calcolo della SUL e che ciò non sarebbe il caso dell'impianto litigioso, che costituirebbe un complesso unitario interamente a destinazione commerciale, i ricorrenti espongono in sostanza una loro diversa opinione sulle modalità di computo della SUL, contrapponendola a quella ritenuta dai giudici cantonali. Svolgendo tali argomentazioni, i ricorrenti non dimostrano, infatti, che la decisione di non ritenere di per sé decisiva per il calcolo della SUL la sola destinazione commerciale complessiva dell'impianto, ma di considerare anche le sue concrete caratteristiche edilizie, segnatamente la sua parziale apertura, sarebbe manifestamente insostenibile e quindi arbitraria (cfr., sulla nozione di arbitrio, DTF 129 I 8 consid. 2.1, 128 I 273 consid. 2.1 e rinvii). Il fatto che l'art. 38 cpv. 1 LE non escluda esplicitamente dalla SUL tettoie o pensiline delle stazioni di servizio non basta a fondare l'arbitrarietà del giudizio impugnato. Premesso che l'elenco delle eccezioni stabilito da tale disposizione ha valore meramente esemplificativo (Adelio Scolari, Commentario, Bellinzona 1996, pag. 519, n. 1127, riguardante il previgente art. 11 vLE, di tenore analogo), la Corte cantonale ha ritenuto, sulla base di un'interpretazione oggettivamente sostenibile degli art. 37 e 38 LE, che nella nozione di SUL rientrano sostanzialmente le superfici di locali e di spazi chiusi utilizzate o utilizzabili per l'abitazione o il lavoro. Ha quindi escluso dal computo nella SUL la tettoia litigiosa nella misura in cui copre l'area aperta ove sono situate le colonne di distribuzione del carburante. Anche un'altra soluzione potrebbe eventualmente essere immaginabile, ma ciò non rende manifestamente insostenibile quella adottata dalla Corte cantonale sulla scorta del diritto cantonale determinante. Certo, come rilevano i ricorrenti, la nozione generale di SUL secondo l'art. 38 cpv. 1 LE si riallaccia alla definizione stabilita dalle direttive dell'istituto ORL del Politecnico federale di Zurigo. Questa definizione generale è ripresa anche nelle normative edilizie di altri Cantoni, ma tra di essi esistono differenze anche rilevanti nelle elencazioni delle superfici non computabili (Peter Hänni, Planungs-, Bau- und besonderes Umweltschutzrecht, 4a ed., Berna 2002, pag. 298, nota n. 101). L'esistenza di opinioni dottrinali diverse non è quindi decisiva per il giudizio sulla fattispecie concreta e non imponeva ai giudici cantonali di confrontarvisi, essendo sotto questo profilo sufficiente ch'essi abbiano correttamente citato opere pertinenti che potevano avvalorare la loro tesi. La sentenza impugnata è peraltro puntualmente motivata e la sua portata è senz'altro stata afferrata dai ricorrenti, che l'hanno contestata in questa sede con cognizione di causa (DTF 126 I 97 consid. 2).