Citation: 6P.14/2006 28.05.2006 E. 3

3. Ricorso di diritto pubblico (6P.14/2006) 3.1 Introdotto in tempo utile per una pretesa violazione di diritti costituzionali dei cittadini e rivolto contro una decisione finale dell'ultima istanza cantonale, il ricorso è in linea di massima ammissibile in virtù degli art. 84 cpv. 1 lett. a, 86 cpv. 1 e 89 cpv. 1 OG. La legittimazione dell'insorgente è pacifica (art. 88 OG). 3.2 In base all'art. 90 cpv. 1 OG l'atto ricorsuale deve contenere le conclusioni del ricorrente, l'esposizione dei fatti essenziali e quella concisa dei diritti costituzionali o delle norme giuridiche che si pretendono violati, precisando in cosa consista la violazione. Considerazioni meramente appellatorie sono irricevibili (DTF 129 I 113 consid. 2.1; 127 I 38 consid. 3c; 125 I 492 consid. 1b; 122 I 70 consid. 1c). 3.3 A mente del ricorrente l'autorità cantonale ha basato la condanna su accertamenti di fatto manifestamente erronei e contraddittori, violando inoltre il principio "in dubio pro reo" in relazione alla valutazione delle prove nonché il diritto di essere sentito. L'autorità cantonale sarebbe inoltre incorsa in arbitrio infliggendo una pena manifestamente sproporzionata al cospetto delle reali responsabilità dell'accusato. 3.3.1 Per quanto riguarda i singoli accertamenti censurati come arbitrari il ricorrente critica in particolare la conclusione protetta dalla CCRP stante la quale non si giustificava un complemento di perizia in merito ai diari della figlia B.________, prodotti dalla difesa durante il dibattimento, i quali relativizzerebbero sensibilmente la credibilità della vittima. 3.3.2 A questo proposito i giudici ticinesi hanno ricordato come al dibattimento M.________ abbia dichiarato di avere rinvenuto tra gli effetti personali di B.________ i diari, trasmessi in fotocopia al difensore del marito perché fossero esibiti al processo. Il tribunale di merito li ha versati agli atti, nonostante l'opposizione della parte civile e del Procuratore pubblico, dando atto che l'imputato chiedeva su quei diari un complemento di perizia da parte della dottoressa I.________, psichiatra, la quale aveva vagliato la credibilità della vittima. La Corte ha considerato che i periti giudiziari, dottor L.________, psichiatra (chiamato ad esprimersi sulla capacità di intendere e di volere dell'accusato), e dottoressa I.________, erano ininterrottamente in aula dal 12 al 14 luglio 2004, che i diari erano stati prodotti il pomeriggio del 13 luglio 2004 ed erano stati consegnati alla dottoressa I.________ per esame, la quale il 14 luglio 2004 aveva ritenuto non essere necessario alcun complemento di perizia. Anzi, secondo la specialista la lettura dei diari corroborava semmai le sue prime valutazioni. Ciò premesso, il tribunale ha respinto il prospettato complemento di perizia giudicandolo finanche privo d'oggetto, la difesa avendo potuto opporre alla perita domande specifiche sulla rilevanza e sull'influenza dei diari per rapporto alla credibilità della ragazza. La CCRP ha protetto tale modo di procedere, sottolineando come il ricorrente abbia semplicemente contrapposto al convincimento della Corte di assise la sua personale interpretazione del contenuto dei diari prodotti al dibattimento per rendere verosimile che B.________, richiamando la violenza subita da piccola, si riferiva alla sua infanzia in Colombia e non ai fatti in narrativa. Questo tuttavia non basta per fondare una critica di arbitrio né per rimproverare al tribunale di merito di avere illegalmente limitato i diritti dell'accusato. Da un lato perché al dibattimento la perita ha confermato le sue precedenti valutazioni e dall'altro perché il ricorrente nemmeno si confronta con le particolareggiate motivazioni che hanno indotto i giudici a ritenere la giovane attendibile. L'ultima autorità cantonale ha quindi concluso che, rifiutando un formale complemento di perizia sulla credibilità della vittima, la Corte di assise non ha violato i diritti della difesa (sentenza impugnata pag. 5 e segg.). 3.3.3 Il ricorrente eccepisce che da un esame critico dei diari emerge come non vi fossero sufficienti elementi di certezza per poter giungere a conclusione che i ricordi di B.________ adolescente - quelli cioè che le hanno fatto dire, anche al dibattimento, di essere stata costretta a subire, nel corso del mese di ottobre 1998, contro la sua volontà una congiunzione carnale completa ad opera del padre adottivo - riflettano ciò che B.________ ha realmente subito da bambina (ricorso pag. 10). Inoltre prima di respingere la domanda di complemento peritale la Corte del merito non ha potuto esaminare se le violenze subite da B.________ venissero messe in relazione con la Colombia, con la vita passata con la madre naturale, eroinomane ed ammalata di aids, o piuttosto con la famiglia adottiva che in questi frangenti viene vista come un rifugio, con valenza protettiva (ricorso pag. 12). Infine, respingendo la richiesta di complemento peritale, l'autorità cantonale avrebbe omesso di approfondire un aspetto rilevante manifestamente nuovo della vicenda: ossia le violenze subite da B.________ in Colombia all'età di tre anni circa. Con ciò il ricorrente si duole pure della violazione del diritto di essere sentito (ricorso pag. 18). B.________ manifesterebbe inoltre un chiaro sentimento di vendetta nei confronti del padre adottivo, non tanto per quello che lei avrebbe subito, ma per quello che ha subito la sorella F.________ (ricorso pag. 19). Un perito coscienzioso avrebbe certamente dovuto analizzare nel dettaglio se lo stato di shock per il trauma subito poteva essere messo in relazione con i flash riferiti all'episodio di abuso e/o violenza, mai approfondito, che B.________ stessa sostiene essere avvenuto in Colombia. Questo, a maggior ragione, considerando che il perito al dibattimento si è espresso unicamente (e sbrigativamente) sul contenuto dei diari senza tuttavia indagare anche su B.________ esaminandola nella prospettiva di quanto da lei stessa scritto (ricorso pag. 21). 3.4 Il diritto di essere sentito, sancito esplicitamente dall'art. 29 cpv. 2 Cost., comprende il diritto per l'interessato di consultare l'incarto, di offrire mezzi di prova su punti rilevanti e di esigerne l'assunzione, di partecipare all'assunzione stessa o perlomeno di potersi esprimere sui suoi risultati, nella misura in cui essi possano influire sulla decisione (DTF 131 I 153 consid. 3; 126 I 15 consid. 2a; 124 I 49 consid. 3a, 241 consid. 2). Tale diritto non impedisce all'autorità di procedere a un apprezzamento anticipato delle prove richieste, se è convinta che non potrebbero condurla a modificare la sua opinione (DTF 124 I 208 consid. 4a; 122 II 464 consid. 4a; 120 Ib 224 consid. 2b). Nell'ambito di tale valutazione anticipata delle prove all'autorità compete un vasto margine di apprezzamento e il Tribunale federale interviene soltanto in caso d'arbitrio (DTF 131 I 153 consid. 3 e rinvii). Al riguardo, la pretesa violazione del diritto di essere sentito, riferita in concreto alla valutazione delle prove, coincide con la censura di arbitrio. 3.5 Nell'accertamento dei fatti e nella valutazione delle prove il giudice di merito, il cui operato è già stato esaminato dalla CCRP nei limiti delle facoltà che le competevano, dispone di un ampio potere di apprezzamento (DTF 120 Ia 31 consid. 4b e rinvii). Per motivare l'arbitrio, la cui incompatibilità con l'ordine giuridico è sancita dall'art. 9 Cost., non basta criticare semplicemente la decisione impugnata né contrapporle una versione propria, per quanto sostenibile o addirittura preferibile. Occorre piuttosto dimostrare per quale motivo l'accertamento dei fatti o la valutazione delle prove sarebbero manifestamente insostenibili, si trovino in chiaro contrasto con la situazione fattuale, si fondino su una svista manifesta o contraddicano in modo urtante il sentimento della giustizia e dell'equità. Il Tribunale federale annulla d'altra parte la decisione impugnata quand'essa è insostenibile non solo nelle motivazioni, bensì anche nel risultato (DTF 131 I 217 consid. 2.1; 129 I 8 consid. 2.1; 128 I 177 consid. 2.1, 273 consid. 2.1 e rinvii). Un accertamento dei fatti o un apprezzamento delle prove è arbitrario solo quando il giudice ha manifestamente disatteso il senso e la rilevanza di un mezzo probatorio, ha omesso, senza fondati motivi, di tenere conto di una prova importante, idonea a influire sulla decisione presa, oppure quando, sulla base degli elementi raccolti, egli ha fatto delle deduzioni insostenibili (DTF 129 I 8 consid. 2.1 e rinvii). 3.6 Il principio "in dubio pro reo", quale corollario alla garanzia della presunzione d'innocenza garantita dagli art. 32 cpv. 1 Cost., 6 n. 2 CEDU e 14 n. 2 Patto ONU II, si applica sia nell'ambito della valutazione delle prove sia in quello della ripartizione dell'onere probatorio. Nella valutazione delle prove esso implica che il giudice penale non può dichiararsi convinto di una ricostruzione dei fatti sfavorevole all'imputato quando, secondo una valutazione oggettiva del materiale probatorio, sussistono dubbi che i fatti si siano verificati in quel modo. La massima non impone però che l'amministrazione delle prove conduca a una certezza assoluta di colpevolezza. Semplici dubbi astratti e teorici non sono sufficienti, poiché sono sempre possibili, né una certezza assoluta può essere pretesa: il principio è disatteso quando il giudice penale avrebbe dovuto nutrire, dopo un'analisi globale e oggettiva delle prove, rilevanti e insopprimibili dubbi sulla colpevolezza dell'imputato. Il Tribunale federale si impone in quest'ambito un certo riserbo e interviene unicamente qualora il giudice condanni l'accusato, nonostante che una valutazione oggettiva delle risultanze probatorie implichi la sussistenza di manifesti, rilevanti e insopprimibili dubbi sulla sua colpevolezza (DTF 127 I 38 consid. 2a; 124 IV 86 consid. 2a, e rispettivi rinvii). 3.7 Ove la cognizione dell'ultima istanza cantonale è almeno pari a quella di cui fruisce il Tribunale federale nell'ambito del ricorso di diritto pubblico, il gravame può venire diretto solo contro la decisione di ultima istanza e non contro quella dell'autorità precedente (DTF 125 I 492 consid. 1a; 118 Ia 20 consid. 3b; 111 Ia 353 consid. 1b). Nella fattispecie la CCRP aveva sui quesiti posti nel ricorso di diritto pubblico un potere cognitivo simile a quello del Tribunale federale (cfr. art. 288 lett. c CPP/TI). In questo caso, il Tribunale federale non si limita a esaminare se l'ultima istanza cantonale sia caduta nell'arbitrio: un siffatto modo di procedere renderebbe praticamente nullo il ruolo assegnato in questo campo al giudice costituzionale, introducendo a torto una duplice limitazione del potere di esame del Tribunale federale. Si tratta al contrario di sapere se la valutazione delle prove effettuata dal primo giudice sia arbitraria o no: nella fattispecie, occorre quindi esaminare se la Corte di merito sia incorsa in una valutazione arbitraria delle prove e se la CCRP abbia pertanto negato a ragione oppure a torto l'arbitrio. Il Tribunale federale esamina senza riserva l'uso che l'autorità cantonale di ricorso ha fatto del suo limitato potere cognitivo (DTF 125 I 492 consid. 1a/cc, 116 III 70 consid. 2b, 112 Ia 350 consid. 1; sentenza 1P.105/2001 del 28 maggio 2001 consid. 4, pubblicata in RDAT II-2001, n. 58, pag. 227 e segg.). Anche se la decisione dei primi giudici non può essere impugnata formalmente, il ricorrente può e deve, nella motivazione del ricorso di diritto pubblico, contestare nel merito la valutazione delle prove da questi eseguita con il susseguente avallo dell'ultima istanza cantonale. Egli deve tuttavia confrontarsi contemporaneamente con la motivazione della decisione dell'ultima istanza, la sola che costituisce oggetto del litigio, e spiegare come e perché sia stata negata a torto una valutazione arbitraria delle prove da parte dei giudici di merito (DTF 125 I 492 consid. 1 a/cc). 3.8 Le critiche sugli accertamenti fattuali contenute nel ricorso soddisfano solo in minima parte i suddetti requisiti, risultando così in gran parte inammissibili. Così per quanto riguarda il complemento di perizia postulato dalla difesa in merito ai diari di B.________, il ricorso si esaurisce in una lunga serie di considerazioni appellatorie mediante le quali il ricorrente mette in discussione la credibilità della vittima semplicemente riproponendo la propria personale interpretazione del contenuto dei diari e contrapponendola a quella dei giudici cantonali senza però allegare effettive censure di portata costituzionale, le uniche esaminabili in questa sede. Già in gran parte irricevibili nella forma, le censure del ricorrente si rivelano insostenibili anche nella sostanza. I giudici di merito si sono infatti scrupolosamente chinati sui diari della vittima, giustamente sottolineando come essi vadano letti nella loro integralità e non estrapolando qua e là passaggi che, letti da soli, potrebbero diventare fuorvianti (v. sentenza di primo grado pag. 65). Essi sono solo un tassello dell'intera ricostruzione dei fatti. Il ricorrente enfatizza la portata di singoli frammenti del diario della giovane, in particolare quelli relativi ai flash di memoria di avvenimenti verificatisi in Colombia prima dell'adozione, sostenendo che la giovane si sarebbe confusa ed avrebbe proiettato sul padre violenze da lei subite nel suo paese di origine, nella sua primissima infanzia. Orbene la debolezza di questa tesi difensiva emerge già solo se si considera la notevole mole di materiale raccolto e valutato con cura dall'autorità giudiziaria per verificare l'attendibilità dei ricordi della vittima: i riscontri incrociati fra le testimonianze delle figlie, le testimonianze degli operatori sociali ai quali la giovane confidò la violenza subita, i confronti tra accusato e vittima, la perizia di credibilità, le numerose contraddizioni emerse nelle dichiarazioni dell'accusato, tutti elementi che permettevano di concludere, senza arbitrio, che il vissuto descritto dalla giovane nei vari interrogatori fosse autentico e non potesse essere frutto di confusioni. I giudici di merito hanno altresì fondato la propria argomentazione su convincenti basi metodologiche, indicando con rigore tutti gli elementi da prendere in considerazione a fronte di un processo indiziario in ambito di reati contro l'integrità sessuale, non mancando di confrontarsi con la più recente giurisprudenza in merito del Tribunale federale (v. sentenza 1P.19/2002 del 30 luglio 2002, consid. 3). Muovendo da queste rigorose premesse di metodo la Corte di merito ha pertinentemente rilevato la lunga e sofferta elaborazione attraverso la quale la vittima è passata prima di riuscire ad esternare il suo vissuto traumatico a delle persone di fiducia e, in seguito, alla magistratura. Il suo racconto è apparso, in tutte le fasi processuali, privo di contraddizioni di rilievo o di imprecisioni che possano inficiarne la credibilità. Credibilità confermata anche dalla perizia della dottoressa I.________, che ha negato la presenza nella personalità della giovane di disturbi psichici o elementi tali da ritenere che essa abbia potuto mentire. Esplicitamente confrontata in aula agli estratti di diario su cui il ricorrente insiste nella sua tesi difensiva, la psichiatra non ha per altro accennato a cambiare la sua opinione, ma ha anzi ribadito come l'esame di tale materiale non abbia fatto altro che confermarla nelle sue conclusioni. A fronte di questo solido castello probatorio, l'autorità giudiziaria era legittimata, senza per questo violare i diritti costituzionali sollevati nell'impugnativa, a ritenere superfluo un complemento di perizia sulla base dei diari in parola.