Citation: 8C_226/2007 16.05.2008 E. 2

Oggetto della lite è in casu l'assegnazione a Z.________ di indennità dell'assicurazione disoccupazione a partire dal 16 dicembre 2005; in particolare contestato è l'adempimento del periodo di contribuzione minimo di dodici mesi, durante il termine quadro decorrente dal 16 dicembre 2003 al 15 dicembre 2005, e segnatamente la conformità alla legge della cifra B 158 della Circolare della Seco concernente l'indennità di disoccupazione (ID). Preliminarmente l'amministrazione federale censura pure una violazione del diritto di essere sentito, per non aver potuto compiutamente esprimersi in sede cantonale, in quanto il caso le sarebbe stato sottoposto in forma anonima. 2.1 Ai sensi dell'art. 29 cpv. 2 Cost. le parti hanno diritto di essere sentite. Per costante giurisprudenza, dal diritto di essere sentito deve in particolare essere dedotto il diritto per l'interessato di esprimersi prima della resa di una decisione sfavorevole nei suoi confronti, quello di fornire prove circa i fatti suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter prendere visione dell'incarto, quello di partecipare all'assunzione delle prove, di prenderne conoscenza e di determinarsi in proposito (DTF 129 II 497 consid. 2.2 pag. 504; 127 I 54 consid. 2b pag. 56; 127 III 576 consid. 2c pag. 578; 126 V 130 consid. 2a pag. 130; cfr., riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 vCost., la cui giurisprudenza si applica anche alla nuova norma, DTF 126 I 15 consid. 2a/aa pag. 16; 124 V 180 consid. 1a pag. 181, 372 consid. 3b pag. 375). ll diritto di essere sentito di cui all'art. 29 cpv. 2 Cost. comprende l'obbligo per l'autorità di motivare le proprie decisioni. Tale obbligo ha lo scopo, da un lato, di porre la persona interessata nelle condizioni di afferrare le ragioni poste a fondamento della decisione, di rendersi conto della portata del provvedimento e di poterlo impugnare con cognizione di causa, e dall'altro, di permettere all'autorità di ricorso di esaminare la fondatezza della decisione medesima. Ciò non significa che l'autorità sia tenuta a pronunciarsi in modo esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte; essa può occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio, atte ad influire sulla decisione (DTF 129 I 232 consid. 3.2 pag. 236; 126 I 15 consid. 2a/aa pag. 16, 97 consid. 2b pag. 102; 125 II 369 consid. 2c pag. 372; 122 IV 8 consid. 2c pag. 14). 2.2 In concreto va rilevato che la Seco non era parte in causa nella procedura di ricorso avviata dall'intimato nei confronti della Cassa. Il Tribunale di prime cure l'ha infatti interpellata in qualità di autorità che aveva emanato la direttiva contestata, ai fini di comprenderne meglio il significato e valutarne la conformità alla legge. In tale veste l'amministrazione ha senz'altro potuto compiutamente esprimersi sul senso e sulla portata della disposizione in questione, malgrado non conoscesse il caso concreto. Né risulta del resto che la Seco abbia chiesto di conoscere il nominativo dell'interessato. Grazie alla trasmissione della pronunzia motivata, infine, l'amministrazione ha potuto far uso del proprio diritto di ricorso (art. 102 cpv. 2 LADI e art. 89 cpv. 2 lett. a LTF). In simili circostanze la censura sollevata dalla Seco risulta infondata e va pertanto respinta.