Citation: 4A_47/2022 E. 5.3.2

5.3.2. La ricorrente fa valere che la LPar rinvia alle norme sul licenziamento abusivo, in particolare all'art. 336 CO, e che queste forme particolari di licenziamento sarebbero sanzionate con la condanna al pagamento di un'indennità a carattere punitivo prevista dall'art. 336a CO. A torto, dunque, la Corte di appello l'avrebbe rimproverata di aver fondato le sue pretese su una base legale non corretta. In applicazione del principio iura novit curia (art. 57 CPC), poi, l'indennità pretesa doveva essere riconosciuta, giacché avrebbe chiaramente biasimato l'opponente di averla trattata in modo discriminatorio e avanzato delle pretese pecuniarie per la molestia subìta. Il Tribunale d'appello, infine, avrebbe dato atto che al datore di lavoro si doveva imputare un agire discriminatorio, che poteva giustificare il riconoscimento di un indennizzo. Nel risultato, insomma, la decisione impugnata costituirebbe un formalismo eccessivo. Ora, la ricorrente non può essere seguita laddove afferma che lei avrebbe chiaramente biasimato l'opponente di averla discriminata e avanzato delle pretese pecuniarie per la molestia subìta e che perciò la Corte cantonale avrebbe dovuto trattare la sua richiesta in applicazione dell'art. 57 CPC. Il tribunale, infatti, è legato dalle conclusioni delle parti (cfr. sentenze 4A_534/2018 del 17 gennaio 2019 consid. 5.2; 4D_62/2014 del 19 gennaio 2015 consid. 5; 4A_307/2011 del 16 dicembre 2011 consid. 2.4; 4A_464/2009 del 15 febbraio 2010 consid. 4.1, con rinvio). Nella fattispecie la Corte cantonale ha accertato che la ricorrente aveva chiesto con l'istanza di conciliazione e con la petizione solo di accertare l'abusività del licenziamento e di condannare l'opponente a versarle un'indennità ex art. 336a CO, di modo che il giudice non poteva che statuire su quella richiesta; un'indennità fondata sull'art. 5 cpv. 2 LPar, poi, non era ammissibile, in quanto non cumulabile con quella secondo l'art. 336 CO (cfr. sopra, consid. 5.2.2.3); la ricorrente, infine, non aveva presentato - nemmeno in subordine - una richiesta di indennizzo secondo l'art. 5 cpv. 3 LPar (cfr. sentenza 2P.165/2005 / 2A.419/2005 del 9 maggio 2006 consid. 4). Ciò posto, invano la ricorrente si appella alla considerazione della Corte cantonale secondo cui all'opponente era imputabile un agire discriminatorio contro di lei atto a giustificare il riconoscimento di un indennizzo.