Citation: 5A_1028/2018 E. 3.3.1

3.3.1. Egli ritiene che la sua incapacità di condurre la propria causa fosse manifesta, la sua ignoranza delle norme di procedura civile non essendo in contraddizione con gli studi di diritto assolti e con l'attività di notaio: da un lato i notai non hanno necessità di consultare i codici di rito, d'altro canto " il Codice di procedura civile [...] è entrato in vigore solamente il 1° gennaio 2011, e [che] il ricorrente, pertanto, non aveva cognizione delle questioni formali nonché della portata dell'onere della prova previsti nel nuovo codice di procedura federale ". Inoltre, il suo mancato aggiornamento era più che evidente. A parte quella relativa alla mancata conoscenza della lingua italiana, le altre censure testé riassunte non emergono dalla decisione impugnata, né il ricorrente si premura di indicare con precisione quando e dove egli le abbia già sottoposte all'attenzione del Tribunale di appello: la loro ammissibilità rispetto al principio dell'esaurimento delle vie ricorsu ali (art. 75 LTF; DTF 143 III 290 consid. 1.1; da ultimo sentenza 5A_413/2019 del 20 febbraio 2020 consid. 1.4) appare assai dubbia. Comunque, nel merito esse sono temerarie: colui che ha assolto studi di diritto completi e che professionalmente si presta - con l'autorizzazione dell'autorità - a confezionare atti pubblici, non può seriamente pretendere che gli si possa scusare un'ignoranza delle norme di rito tale da fargli trascurare le più elementari esigenze che reggono la capacità di procedere in giudizio con atti propri. E quand'anche il mancato aggiornamento di un legale volesse essere scusato, resta che egli dispone delle conoscenze necessarie per permettergli di comprendere i rischi che si assume rinunciando ad avvalersi degli ausili di un patrocinatore professionista. Quanto alle conoscenze della lingua italiana, si rinvia al corretto apprezzamento dei Giudici cantonali.