Citation: 4D_100/2017 E. 6

Poiché il valore di lite non raggiunge quello previsto dall'art. 74 cpv. 1 lett. a LTF per un ricorso in materia civile, la sentenza impugnata è unicamente suscettiva di un ricorso sussidiario in materia costituzionale. Con questo rimedio può solo essere censurata la violazione di diritti costituzionali (art. 116 LTF), ragione per cui nel gravame, pena la sua inammissibilità, occorre indicare i diritti costituzionali ritenuti violati e spiegare, con un'argomentazione puntuale e precisa attinente alla sentenza impugnata, in cosa consista la pretesa violazione (art. 106 cpv. 2 LTF richiamato dall'art. 117 LTF; DTF 136 I 65 consid. 1.3.1; 134 II 244 consid. 2.1). Il ricorrente che lamenta una violazione del divieto dell'arbitrio non può limitarsi a criticare la decisione impugnata come in una procedura d'appello, dove l'autorità di ricorso gode di cognizione libera, opponendo semplicemente la propria opinione a quella dell'autorità cantonale (DTF 134 II 349 consid. 3). In concreto il ricorso non soddisfa i predetti requisiti di motivazione. Giova innanzi tutto rilevare che, contrariamente a quanto affermato nel ricorso, il reclamo non è stato dichiarato irricevibile per un vizio nella rappresentanza processuale. Ribadendo la propria personale interpretazione del contratto di locazione, il ricorrente non formula poi alcuna valida censura di arbitrio. Non soccorre il ricorrente neppure la ripresentazione delle lamentele concernenti la procedura con cui è stata rigettata in via provvisoria l'opposizione da lui interposta al precetto esecutivo: in tal modo egli non si confronta con le considerazioni della sentenza impugnata secondo cui tali doglianze andavano invece fatte valere in un ricorso contro la sentenza emanata in tale procedura, ricordato inoltre che la pretesa nullità della decisione di rigetto provvisorio dell'opposizione è inconferente per la decisione del presente ricorso.