Citation: 1A.182/2003 26.03.2004 E. 2

2.1 La ricorrente considera lacunoso l'esposto dei fatti della domanda estera e contesta l'adempimento del requisito della doppia punibilità riguardo al prospettato reato di riciclaggio, visto che la rogatoria non indicherebbe il reato a monte dell'asserita operazione di riciclaggio e gli atti del prospettato reato. 2.2 Nella rogatoria si rileva che il 13 settembre 2002 la Svizzera mediante trasmissione spontanea di informazioni, e non di mezzi di prova (art. 10 della Convenzione sul riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi di reato, dell'8 novembre 1990, RS 0.311.53 CRic; cfr. DTF 129 II 544), ha informato l'autorità italiana dell'apertura da parte del MPC di un'inchiesta per riciclaggio nei confronti di C.B.________, D.B.________ ed E.________, titolari di tre conti presso l'UBS SA di Lugano. In seguito a questa comunicazione, la Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Brescia ha avviato il procedimento penale per riciclaggio (art. 648bis CP italiano), che ha dato origine alla rogatoria litigiosa. Precisava che la posizione delle tre indagate è strettamente connessa ai fatti oggetto di un procedimento penale pendente dinanzi a essa, concernente il fallimento del Gruppo F.________, già facente capo a B.B.________, ex marito di un'inquisita rispettivamente padre delle altre. Quest'ultima inchiesta, relativa al fallimento di 13 società, si riferisce a un'associazione a delinquere finalizzata alla commissione di una serie indeterminata di frodi fiscali e di atti di bancarotta fraudolenta. L'autorità richiedente menziona, indicando persone e società coinvolte, in particolare un'operazione anomala relativa alla cessione da parte dell'indagato B.B.________ di sue quote di società controllate dal gruppo F.________ e il trasferimento all'estero di determinati beni di provenienza delittuosa, segnatamente presso una fiduciaria di Lugano. Sulla base di documentazione sequestrata e di interrogatori effettuati dalle autorità inquirenti, questa società avrebbe sottoscritto aumenti di capitale attribuendo fittiziamente partecipazioni a altre società per agevolare il riciclaggio di beni provenienti dai citati reati. Si aggiunge che dalla documentazione acquisita risulterebbe che il reato di riciclaggio sarebbe stato perpetrato mediante la distrazione dei cespiti dalla massa fallimentare e il loro trasferimento fittizio, e di denaro, a terzi e all'estero; risulterebbe inoltre il coinvolgimento nelle operazioni di distrazione e di riciclaggio di una seconda fiduciaria, segnatamente della ricorrente, presso la quale le tre inquisite avrebbero versato anche altri beni di provenienza delittuosa. 2.3 Contrariamente all'assunto ricorsuale, la domanda estera adempie le esigenze formali degli art. 14 CEAG, 28 AIMP e 10 OAIMP, nella misura in cui queste disposizioni esigono ch'essa indichi il suo oggetto, il motivo, come pure la qualificazione giuridica dei reati e presenti un breve esposto dei fatti essenziali, al fine di permettere alla Parte richiesta di esaminare se non sussista una fattispecie per la quale l'assistenza dovrebbe essere negata (DTF 118 Ib 111 consid. 5b pag. 121, 547 consid. 3a, 117 Ib 64 consid. 5c pag. 88). Sono rispettate altresì le esigenze dell'art. 27 n. 1 lett. b e c CRic, secondo cui la richiesta deve indicarne l'oggetto e i motivi e i fatti rilevanti delle indagini. La ricorrente disattende, del resto, che l'esposto dei fatti non si limita a quello contenuto nella rogatoria litigiosa, ma si estende anche agli allegati prodotti dall'autorità richiedente, in concreto alla documentazione sequestrata presso terzi, all'ordinanza e al decreto di sequestro emanati il 6 giugno 2002 dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Brescia e ai verbali di interrogatorio di inquisiti. 2.4 La ricorrente misconosce, inoltre, che, secondo la giurisprudenza, la domanda d'assistenza non deve necessariamente precisare in cosa consista il reato principale, ma può limitarsi a menzionare la sussistenza di transazioni sospette. Non è infatti raro che un'attività delittuosa sia scoperta indirettamente, rintracciandone segnatamente profitti illeciti, e che l'assistenza venga richiesta proprio in tale ottica, ciò che corrisponde alla nozione di assistenza giudiziaria "più ampia possibile" cui tende non soltanto l'art. 1 cpv. 1 CEAG, ma pure gli art. 7 cpv. 1 e 8 cpv. 1 CRic. Secondo l'art. 27 cpv. 1 lett. c CRic, ogni richiesta di cooperazione fondata su questa Convenzione deve indicare la data, i luoghi e le circostanze del "reato". Contrariamente all'assunto ricorsuale, quest'ultima nozione si riferisce unicamente al reato di riciclaggio, definito all'art. 6 CRic, e non agli atti delittuosi che l'hanno preceduto; questi sono in effetti definiti all'art. 1 lett. e CRic, con la specifica denominazione di "reato principale". Pertanto, quando l'autorità richiedente sospetta un'attività di riciclaggio e sollecita l'assistenza a tale scopo, essa non deve indicare in che cosa consiste il reato principale. La Svizzera può quindi concedere l'assistenza quando il sospetto di riciclaggio è fondato unicamente, come nella fattispecie, sull'esistenza di transazioni sospette (DTF 129 II 97 consid. 3; Robert Zimmermann, La coopération judiciaire internationale en matière pénale, 2a ed., Berna 2004, n. 367). 2.5 In concreto, le operazioni indicate nella domanda denotano siffatti sospetti; del resto, già l'autorità svizzera, aprendo un procedimento penale autonomo per riciclaggio, ha ritenuto che si potrebbe essere in presenza di reati di riciclaggio: il requisito della doppia punibilità è quindi adempiuto. Non si è di fronte, d'altra parte, per i motivi esposti, alla fattispecie descritta nella sentenza del 15 luglio 2003 (causa 1A.125/2003, consid. 2.2), invocata dalla ricorrente: in quella causa, infatti, l'autorità richiedente si era limitata alla semplice congettura secondo cui gli interessati, poiché disponevano in Svizzera di fondi senza alcuna relazione con i loro redditi o la loro fortuna, avrebbero corrotto funzionari esteri, senza tuttavia fornire, contrariamente al caso di specie, indizi concreti sull'asserita attività delittuosa. Né la domanda estera costituisce un'inammissibile ricerca indiscriminata di prove ("fishing expedition"), ritenuto che tra le richieste misure d'assistenza e l'oggetto dell'inchiesta penale italiana sussiste una relazione sufficiente (DTF 129 II 462 consid. 5.3, 125 II 65 consid. 6b/aa pag. 73, 122 II 367 consid. 2c), non fondata unicamente, come a torto sostenuto dalla ricorrente, sui legami di parentela degli inquisiti.