Citation: 1P.333/2002 12.02.2003 E. 2

Secondo il ricorrente, la CCRP, sulla base di "accertamenti-ragionamenti", avrebbe ritenuto, con una prima forzatura arbitraria, che nella proposta del 14 maggio 1999, invece di un'accettazione di doni, fosse insito un favoritismo contrario ai doveri d'ufficio del Giudice. Il ricorrente ammette che entrambe le Corti sono partite da accertamenti fattuali precisi, fondati su mezzi di prova assunti in modo regolare, ma aggiunge che la portata di questi accertamenti è stata ampliata non attraverso prove regolari, ma con puri ragionamenti. Secondo il ricorrente ci si troverebbe quindi di fronte, in sostanza, ad accertamenti arbitrari, irriti proceduralmente, contrari ai principi di un processo indiziario e alla presunzione d'innocenza. Questa estensione degli accertamenti avrebbe radicalmente modificato, a dire del ricorrente, la natura e la gravità dell'imputazione: secondo lui i fatti accertati configurerebbero solo la fattispecie dell'art. 316 vCP, per cui gli potrebbe essere rimproverata unicamente la complicità nell'accettazione di doni, non punibile. 2.1 La CCRP ha ritenuto dal profilo soggettivo che il ricorrente, sostenendo di avere ignorato che la proposta del 14 maggio 1999 a Prudentino si riferisse a un favoritismo, contraddiceva se stesso. Dalla sentenza della Corte delle assise risulta ch'egli in aula ha chiaramente confermato di essere stato consapevole che il suo intervento mirava a far rimunerare "la benevolenza (o il favore) di Franco", cioè un trattamento privilegiato. Secondo la CCRP il ricorrente non ha tuttavia contestato la valutazione degli indizi con cui la prima Corte ha corroborato l'attendibilità della menzionata ammissione; essa ha ricordato che arbitrario doveva essere non solo l'apprezzamento delle prove ma anche il risultato. Quando l'ultima istanza cantonale dichiara una censura ricorsuale irricevibile per ragioni formali, e non procede all'esame di merito, il ricorrente deve far valere e provare, conformemente all'art. 90 cpv. 1 lett. b OG, perché l'autorità avrebbe accertato in modo arbitrario l'assenza dei presupposti formali (DTF 118 Ib 26 consid. 2b, 134 consid. 2): le censure relative al merito della vertenza sono invece inammissibili per mancato esaurimento delle istanze cantonali (art. 86 e 87 OG; cfr. DTF 109 Ia 248 consid. 1). 2.2 La CCRP ha comunque stabilito che, anche a prescindere dalla citata ammissione, la Corte delle assise non è caduta nell'arbitrio nel ritenere il ricorrente consapevole di offrire a Prudentino un favoritismo del Giudice. Il ricorrente, limitandosi a contestare il modo in cui è stata assunta l'ammissione e a sostenere che la benevolenza non andrebbe confusa con il favore, disattende che la CCRP non ha fondato il giudizio solo sulla menzionata affermazione. Quando la decisione impugnata è fondata su più motivazioni indipendenti, il ricorrente deve impugnarle tutte e dimostrare che ognuna di esse è incostituzionale (DTF 118 Ib 26 consid. 2b, 134 consid. 2, 113 Ia 94 consid. 1a/bb). La censura va pertanto respinta. 2.3 Il ricorrente censura il riferimento della CCRP alla considerazione dei primi Giudici, secondo cui "pretendere che si possa credere che una persona dell'esperienza e delle capacità di Gerardo Cuomo potesse pensare che il chiedere a Prudentino in cambio del "favore di Franco" il 50% di quanto il magistrato avrebbe dissequestrato, che l'intermediare l'"aiuto" di un giudice dietro un compenso in denaro fosse un agire lecito è certamente pretendere che la Corte creda ad una cosa talmente inverosimile da non poter nemmeno essere inclusa nel novero delle possibilità" (pag. 136). Sennonché la CCRP, come già la Corte delle assise, ha ritenuto che, quand'anche si volesse accennare a un errore di diritto, questo non sarebbe scusabile: tale motivazione, impugnabile nell'ambito di un ricorso per cassazione, non è contestata dal ricorrente. 2.4 Il ricorrente rimprovera all'impugnato giudizio di fondarsi su un ragionamento e non su un accertamento suffragato da prove. La critica, proponibile, di massima, in un ricorso di diritto pubblico (cfr. DTF 121 IV 104 consid. 2b), non regge. Il ricorrente non dimostra perché la CCRP, ritenendo che la prima Corte non fosse caduta nell'arbitrio considerandolo consapevole di offrire a Prudentino un favoritismo del Giudice, avrebbe a sua volta fatto una deduzione insostenibile. Quanto l'autore sapeva, voleva o accettava si riferisce, come il movente, a questioni di fatto che vanno esaminate, di massima, nel ricorso di diritto pubblico (DTF 128 IV 53 consid. 3a, 125 IV 242 consid. 3c pag. 252, 119 IV 1 consid. 5a, 242 consid. 2c; Erhard Schweri, Eidgenössische Nichtigkeitsbeschwerde in Strafsachen, Berna 1993, n. 659 seg.). Ora, nel giudizio di primo grado, richiamato nella sentenza impugnata, oltre che sui menzionati accertamenti la Corte delle assise si è fondata sui contenuti delle conversazioni telefoniche tra Cuomo e Prudentino. La CCRP ha aggiunto che un trattamento di favore non poteva, notoriamente e con ogni evidenza, essere un atto conforme ai doveri di ufficio di un giudice; facendo pervenire in Montenegro la proposta incriminata, il ricorrente non poteva pertanto ignorare di prestare man forte alla trasgressione di obblighi di funzione del Magistrato, né era serio o credibile immaginare che l'indebito profitto fosse dovuto per un atto conforme ai doveri d'ufficio. La conclusione non solo non appare arbitraria, ma è addirittura ovvia. In effetti, dalla sentenza impugnata risulta che il ricorrente, consulente commerciale di una società di cui detiene l'intero pacchetto azionario, non è uno sprovveduto, ch'egli anni addietro aveva avuto ripetuti problemi con la giustizia italiana e che il suo casellario giudiziale italiano attesta una vita assai movimentata dal profilo penale, costellata di numerose condanne. Nelle circostanze concrete è pertanto insostenibile la tesi del ricorrente, secondo cui non si sarebbe in presenza di un favoritismo. 2.5 Il ricorrente sembra addurre che l'accertamento del favoritismo non sarebbe dimostrato da prove certe e concrete. Con questa argomentazione egli disattende tuttavia che un giudizio di colpevolezza può poggiare, mancando testimonianze oculari o prove materiali, su indizi atti a fondare il convincimento del tribunale: ciò si verifica, in particolare, nell'ambito di dati di fatto interiori, come per esempio il dolo, visto che la conoscenza e la volontà dell'autore sfuggono, di massima, a una deduzione probatoria diretta (cfr. Hauser/Schweri, op. cit., pag. 255 n. 12 e segg., in particolare n. 14). Del resto, il ricorrente insiste con argomentazioni perlopiù di carattere appellatorio, e quindi inammissibili, nel far risaltare singoli indizi che, considerati isolatamente, potrebbero avvalorare, comunque solo in parte, la sua versione. Un indizio isolato rende spesso possibili soluzioni diverse, sennonché esso dev'essere valutato globalmente, con gli altri indizi: ora, il loro insieme fa escludere ogni ragionevole dubbio sulla colpevolezza dell'accusato (cfr. Hans Walder, Der Indizienbeweis im Strafprozess, in: RPS 108/1991, pag. 309 in fine; Hauser/Schweri, op. cit., pag. 255, n. 13). Secondo la CCRP, il ricorrente non avrebbe spiegato l'interesse di Prudentino a lasciare nelle mani del Giudice la metà degli averi dissequestrati; con ciò, la CCRP avrebbe tuttavia rovesciato l'onere della prova e violato la presunzione d'innocenza. Il citato argomento è stato addotto dalla CCRP per confutare la tesi dell'errore in diritto (art. 20 CP) o dell'errore sui fatti (art. 19 CP). Il ricorrente non censura tuttavia questi quesiti, attinenti all'applicazione del diritto federale e proponibili nell'ambito di un ricorso per cassazione; egli non può far valere, in un ricorso di diritto pubblico, che il rifiuto di ritenere adempiuti i presupposti degli art. 19 o 20 CP costituirebbe una violazione della presunzione d'innocenza. Il ricorrente critica pure la circostanza che già la Corte delle assise avrebbe addotto cinque argomenti-ragionamenti, peraltro non meglio precisati, a sostegno del reato di corruzione: su questo punto egli si limita tuttavia a rinviare, in maniera inammissibile visto che la motivazione dev'essere contenuta nell'atto di ricorso (DTF 115 Ia 27 consid. 4a pag. 30), al gravame presentato alla CCRP. Del resto, adducendo semplicemente che gli accertamenti-ragionamenti sarebbero arbitrari perché contrari alla logica delle norme penali applicate dalle due Corti, il ricorrente critica la sussunzione giuridica dei fatti, questione che riguarda peraltro l'applicazione del diritto federale (cfr. Hans Wiprächtiger, Nichtigkeitsbeschwerde in Strafsachen, in: Geiser/Münch, Prozessieren vor Bundesgericht, 2a ed., Basilea 1998, pag. 222 seg., n. 6.85, n. 6.89 e n. 6.94), ma non dimostra perché il giudizio impugnabile sarebbe insostenibile. 2.6 L'ultima istanza cantonale ha ritenuto inoltre che il ricorrente nemmeno ha tentato di spiegare quale arcano interesse avrebbe avuto Prudentino a lasciare la metà degli averi dissequestrati nelle mani del Giudice se l'offerta del 14 maggio 1999 riguardava un atto conforme ai doveri d'ufficio, cioè una sentenza equa. Secondo il giudizio impugnato, il ricorrente non ha preteso che il giudice, per avventura, minacciasse di procrastinare la sua decisione o lasciasse intendere di voler confiscare una somma esagerata: i giudici cantonali ne hanno concluso che non si vede quindi come il ricorrente poteva seriamente asserire di avere ignorato il favoritismo, contrario ai doveri d'ufficio, insito nella sua proposta. Questo rilievo, contrariamente all'assunto ricorsuale, non è contrario alla presunzione d'innocenza, ma costituisce un ulteriore, serio e convincente indizio a sostegno del giudizio impugnato. Il ricorrente non è stato condannato sulla base di ragionamenti, ma in forza di una valutazione globale, spiegata e motivata, di prove e indizi disponibili; per di più, la sentenza impugnata non è affatto arbitraria nel risultato.