Citation: 4A_412/2007 17.04.2008 E. 7

Dinanzi al Tribunale federale la ricorrente ribadisce poi ancora una volta la "nullità dei titoli ipotecari perché emessi senza la causa giuridica nella forma dell'atto pubblico imposto dall'art. 799 cpv. 2 CC" e contesta che il suo richiamo a tale circostanza possa costituire un abuso di diritto. 7.1 Premesso che l'eccezione di nullità riguarda il contratto di costituzione di pegno venuto in essere tra la precedente proprietaria del fondo F.________SA e la qui opponente, ciò che di per sé preclude alla qui ricorrente la facoltà di sollevare eccezioni di sorta in merito alla sua validità, la Corte ticinese ha in ogni caso ricordato la giurisprudenza del Tribunale federale secondo cui non è detto che l'eventuale nullità di tale accordo per vizio di forma comporti la nullità del titolo di pegno. La questione non è stata ancora decisa definitivamente, poiché nei casi sottoposti all'esame del Tribunale federale al debitore che si richiamava a tale circostanza era imputabile un abuso di diritto. Per i giudici cantonali questa eventualità si è realizzata anche nella fattispecie in rassegna. Dato che la banca ha ossequiato gli obblighi assunti contrattualmente, mediante l'erogazione del mutuo, i fratelli B.________/debitori non potrebbero infatti eccepire la nullità delle cartelle ipotecarie, perché così facendo commetterebbero un abuso di diritto. Lo stesso vale per la qui ricorrente, poiché giusta l'art. 845 cpv. 2 CC al terzo proprietario competono le eccezioni del debitore riguardo alla cartella ipotecaria. Per quel che riguarda più da vicino la qui ricorrente, hanno proseguito i giudici ticinesi, il fatto di eccepire la nullità dei due titoli ipotecari risulta inoltre abusivo in considerazione del prezzo da lei pagato per la quota di comproprietà. Con l'acquisto perfezionato il 29 dicembre 2004 al prezzo stracciato di fr. 47'000.-- - addirittura inferiore al valore commerciale globale (fr. 60'000.--) che aveva quella quota nel 1995, prima dell'esecuzione dei lavori finanziati dalla banca - senza assunzione dei debiti del venditore, essa ha infatti beneficiato degli effetti del finanziamento, dato che l'attuale effettivo valore globale di stima della quota parte da lei acquistata ammonta a fr. 85'477.95. L'abuso di diritto appare tanto più evidente se si tien conto del fatto che questa vendita a prezzo stracciato è stata eseguita da E.B.________ a una società - la qui ricorrente - di cui egli stesso è socio (con una quota di fr. 1'000.--) assieme alla moglie (con una quota di fr. 19'000.--), con un rogito coincidente nel tempo con la crescita in giudicato della procedura già pendente nei suoi confronti per il medesimo debito, che avrebbe determinato la realizzazione forzata dell'intero immobile. Alla luce di tutto quanto esposto, la II Camera civile del Tribunale d'appello è giunta alla conclusione che l'acquisto della quota di comproprietà da parte della ricorrente altro non era che una manovra di disturbo per impedire o quantomeno posticipare la realizzazione forzata dell'immobile, manovra che non merita tutela, poiché altrimenti si avvallerebbe un abuso di diritto e la violazione del principio della buona fede negli affari commerciali. 7.2 Nell'allegato sottoposto all'esame del Tribunale federale la ricorrente contesta recisamente questa conclusione, ma non si confronta criticamente con le ragioni che hanno indotto i giudici ticinesi ad ammettere l'abuso di diritto. L'unica affermazione chiaramente riferita alle considerazioni del giudizio impugnato è quella con cui la ricorrente si dichiara "terza entità che nulla ha da spartire con la resistente o i fratelli B.________ escussi". Si tratta di un'affermazione temeraria giacché la stretta relazione fra la ricorrente e E.B.________ riportata nel giudizio querelato trova incontrovertibile riscontro nel registro di commercio. 7.3 Sia come sia, tenuto conto del fatto che le norme invocate nel ricorso fanno parte del diritto privato federale (art. 95 lett. a LTF), che il Tribunale federale applica d'ufficio (art. 106 cpv. 1 LTF), si deve precisare che la sentenza del Tribunale cantonale è perfettamente conforme al diritto federale. Tenuto conto dei fatti addotti nella pronunzia impugnata, ai quali il Tribunale federale - salvo eccezioni non realizzate in concreto - è vincolato (art. 105 cpv. 1 LTF), l'atteggiamento assunto dalla ricorrente nell'intera vicenda è manifestamente abusivo. Secondo la giurisprudenza, vi è un abuso di diritto manifesto non protetto dalla legge (art. 2 cpv. 2 CC) qualora un istituto giuridico venga utilizzato ad un fine diverso di quello per cui è stato creato (cfr. ad esempio DTF 122 III 321 consid. 4a), qualora un diritto venga esercitato senza scopo (DTF 129 III 493 consid. 5.1 pag. 497) oppure nell'intento di procurarsi un beneficio manifestamente sproporzionato, tenuto conto degli interessi in gioco (DTF 123 III 200 consid. 2b pag. 203), infine, a determinate condizioni, qualora una persona assuma un comportamento contraddittorio (venire contra factum proprium: cfr. DTF 125 III 257 consid. 2a con rinvii; 123 III 70 consid. 3c pag. 75). In concreto la ricorrente ha fatto prova di un comportamento contraddittorio in sede processuale, laddove - preso atto della disponibilità dell'opponente a presentare la documentazione originale - nulla ha eccepito quo alla produzione delle cartelle ipotecarie in fotocopia, salvo poi contestarne nel memoriale conclusivo la valenza probatoria per questo motivo. E ha eccepito la nullità delle cartelle ipotecarie nel chiaro intento di procurare un beneficio manifestamente sproporzionato a uno dei debitori del mutuo - E.B.________, al quale è innegabilmente strettamente legata - e a sé stessa, tenuto conto del fatto che, acquistando la quota di comproprietà ad un prezzo assai ridotto e senza assunzione di debiti, anch'essa ha tratto un evidente vantaggio economico.