Citation: 9C_267/2021 E. 4

La ricorrente osserva che non può esserle attribuita alcuna colpa per l'errore commesso dalla Cassa, che è imputabile unicamente a quest'ultima. La ricorrente al momento della domanda aveva 89 anni e la Cassa non è stata indotta a decidere in quella maniera in seguito a false informazioni. La buona fede sarebbe confortata ulteriormente dalla circostanza che è stata proprio la ricorrente, quando ha ricevuto la comunicazione del 17 dicembre 2018, a correggere il foglio di calcolo e a ritornarlo alla Cassa. La ricorrente non avrebbe mai avuto l'intenzione di ottenere prestazioni non dovute. La ricorrente contesta di aver commesso una grave negligenza. Infatti, sin dall'inizio, già con la prima richiesta di prestazioni nel settembre 2015, ha risposto negativamente alla domanda se dovesse far fronte a debiti ipotecari. Sarebbe invece la Cassa ad aver fatto prova di grave negligenza nel calcolo delle prestazioni. Infatti, sarebbe stato sufficiente leggere l'intestazione dei documenti bancari, ove figuravano chiaramente le generalità della figlia della ricorrente. Non si potrebbe pretendere da ogni assicurato una verifica puntuale delle decisioni comunicate. Essa sarebbe una misura sproporzionata. In definitiva, la ricorrente ritiene che la sua buona fede debba essere ammessa.