Citation: 4A_44/2007 15.10.2007 E. 6.4.2

6.4.2. Il rischio di confusione non si verifica soltanto nel caso in cui non sia possibile distinguere un marchio dall'altro (rischio di confusione diretto) bensì anche qualora, pur potendo distinguere i due segni, la loro similitudine induca a credere che vi sia fra di essi una connessione giuridica, economica o organizzativa (rischio di confusione indiretto; DTF 128 III 96 consid. 2a con rinvii; CHRISTOPH WILLI, Markenschutzgesetz, Zurigo 2002, n. 11 ad art. 3 LPM). La similitudine fra due segni va giudicata sulla base dell'impressione generale ch'essi lasciano nella memoria del pubblico (DTF 128 III 96 consid. 2a pag. 98; CHRISTOPH WILLI, op. cit, n. 63 segg. ad art. 3 LPM), tenendo presente che questo si trova di regola confrontato solamente con uno di essi, mentre serba dell'altro un semplice ricordo mnemonico (DTF 127 III 160 consid. 2b/cc pag. 168; 121 III 377 consid. 2a; CHRISTOPH WILLI, op. cit, n. 67 ad art. 3 LPM). L'impressione generale lasciata da un marchio verbale è caratterizzata dal suono, dall'aspetto figurativo e dal significato (DTF 127 III 160 consid. 2b/cc pag. 168 con rinvii). L'esistenza di una similitudine sotto uno di questi aspetti può bastare per ammettere il rischio di confusione ( CHRISTOPH WILLI, op. cit, n. 69 segg. ad art. 3 LPM).