Citation: 4A_704/2016 E. 7

Sull'entità della contropretesa fatta valere dal convenuto, in particolare quale risarcimento dei danni causati dall'appaltatrice, il Tribunale cantonale ha dapprima giudicato ancora irricevibili le censure d'appello, che non si confrontavano con le argomentazioni del Pretore; in subordine ha però confermato nel merito la sentenza di prima istanza. Ha spiegato che la parte attrice non aveva contestato i danni fatti valere dal convenuto, ciò che equivaleva ad ammissione, e neppure l'importo totale di fr. 36'458.80 posto in compensazione. Tuttavia, secondo quanto aveva allegato il convenuto, questa somma comprendeva, oltre al costo della riparazione dei danni, anche quello della sistemazione dei difetti e dei lavori supplementari. Il convenuto non aveva però fornito gli elementi atti a stabilire quale porzione dell'importo complessivo concernesse i danni, per cui, cadute le rivendicazioni per difetti e lavori supplementari, i giudici ticinesi hanno ritenuto impossibile quantificare la pretesa di risarcimento dei danni, anche per equità secondo l'art. 42 cpv. 2 CO. Il ricorrente obietta di avere " motivato ampiamente le proprie censure a pag. 8 dell'appello "; nel merito, ritiene che la sentenza cantonale leda nuovamente l'art. 222 CPC, giacché l'importo non contestato di fr. 36'458.80 andava interamente riconosciuto, senza riguardo al fatto che comprendesse anche i costi della riparazione dei difetti e dei lavori supplementari. Alle pagine 7 e 8 dell'atto di appello il convenuto aveva effettivamente contestato il giudizio del Pretore secondo cui gli atti di causa non permettevano di determinare l'ammontare esatto dei danni. Può tuttavia rimanere indeciso se quelle allegazioni fossero sufficienti alla luce dell'art. 311 cpv. 1 CPC. Come detto, la Corte cantonale ha comunque affrontato il merito della questione, rimproverando in sostanza al convenuto di non avere provato l'entità della pretesa litigiosa. Di questa motivazione alternativa e indipendente, fondata sull'apprezzamento delle prove, il ricorrente non tenta nemmeno di dimostrare l'arbitrio (cfr. consid. 2). Le sue censure sono pertanto inammissibili, anche in quanto fondate sull'art. 222 CPC (cfr. consid. 6.2).