Citation: 4A_137/2023 E. 3.4

3.4. La ricorrente contesta questa conclusione rimettendo genericamente in discussione il contenuto del contratto concluso tra le parti. Adduce ch'esso non si limiterebbe alla rimozione della roccia marcia tramite esplosivi, ma comprenderebbe anche il mantenimento della stabilità della parete rocciosa per garantire la continuazione dell'attività estrattiva. La ricorrente si scosta tuttavia dal tenore di detto contratto, esponendo semplicemente una sua interpretazione dello stesso. Sostiene inoltre che la vera e concorde volontà dei contraenti (cfr. art. 18 cpv. 1 CO) sarebbe stata espressa da H.________ e da I.________. La questione dell'interpretazione soggettiva del contratto concerne tuttavia l'accertamento dei fatti e deve quindi essere esaminata dal Tribunale federale sotto il profilo ristretto del divieto dell'arbitrio (DTF 150 II 83 consid. 7.2; 147 III 153 consid. 5.1; 144 III 93 consid. 5.2.2). Al riguardo, la ricorrente non si confronta specificatamente con il contenuto delle dichiarazioni rilasciate da H.________ e da I.________ nei rispettivi verbali d'interrogatorio e non sostanzia quindi d'arbitrio, con una motivazione conforme alle esigenze dell'art. 106 cpv. 2 LTF, la valutazione della Corte cantonale. Ad ogni modo, la precedente istanza ha accertato in modo conforme agli atti che le dichiarazioni delle citate persone corrispondevano al tenore letterale del contratto, il cui oggetto verteva sull'esecuzione presso la cava dell'opponente di lavori di abbattimento della roccia mediante l'impiego di esplosivi. Secondo le risultanze della sentenza impugnata, i lavori eseguiti hanno effettivamente permesso di eliminare gli strati di roccia concordati dalle parti, di qualità non commerciabile, sicché non si è in presenza di un difetto dell'opera o di un danno conseguente a un difetto. Il danno oggetto della domanda di risarcimento è piuttosto riconducibile all'instabilità della parete rocciosa nel settore a confine tra le due cave, causata dalle esplosioni. Si tratta al riguardo di un danno collaterale, per il cui rimborso non entrano in considerazione i diritti di garanzia per i difetti dell'opera (art. 368 CO), bensì le disposizioni generali sull'inadempimento delle obbligazioni (art. 97 segg. e 101 CO). A ragione la Corte cantonale ha quindi ritenuto in concreto applicabili queste disposizioni. In questa sede, la ricorrente non fa valere la violazione degli art. 97 segg. CO, in particolare non sostiene che la precedente istanza avrebbe ravvisato a torto una violazione del contratto. La censura deve quindi essere respinta nella misura della sua ammissibilità.