Citation: 5C.190/2002 11.12.2003 E. 3

La tesi ricorsuale si fonda principalmente sull'assunto che laddove il credito è a tal punto inesistente da spingere il giudice a precisare nel dispositivo della propria decisione che l'esecuzione venne promossa senza fondamento alcuno, l'esercizio del diritto di promuovere esecuzione diviene abusivo in virtù dell'art. 2 CC. 3.1 Ciò è di principio corretto. Secondo costante giurisprudenza, tuttavia, la nullità di un'esecuzione per abuso di diritto ai sensi dell'art. 2 cpv. 2 CC può essere ravvisata solo in casi eccezionali, ove sia manifesto che il creditore agisce per scopi che non hanno la minima relazione con la procedura esecutiva, in specie per angariare deliberatamente l'escusso (DTF 115 III 18 consid. 3b pag. 21; sentenza B.30/1990 del 16 febbraio 1990, consid. 3a). 3.2 In ottica procedurale, va rilevato che se da un lato è ovviamente compito del Tribunale federale esaminare, nell'ambito di un ricorso per riforma, se la Corte cantonale abbia posto a fondamento della propria decisione una corretta interpretazione del concetto di abuso di diritto (art. 43 cpv. 1 e 2 OG), d'altro lato gli accertamenti su come abbia concretamente agito la convenuta procedente, rispettivamente su quali scopi ella abbia voluto perseguire con l'inoltro della censurata procedura esecutiva, sono di natura fattuale e sfuggono pertanto alla cognizione del Tribunale federale nel contesto di un ricorso per riforma (supra, consid. 2; v. sentenza 4C.119/1996 del 21 gennaio 1997, consid. 4a, ove la distinzione fra condizioni di legge e circostanze di fatto viene effettuata nel senso qui ritenuto con riferimento alla responsabilità extra-contrattuale di colui che fa abusivamente capo ad una procedura statale, in quell'evenienza l'inoltro di un'opposizione manifestamente infondata contro la concessione di un permesso di costruzione). 3.3 Ora, la sentenza impugnata non permette di affermare che la Corte cantonale abbia travisato l'art. 2 cpv. 2 CC, rispettivamente abbia omesso di applicarlo d'ufficio. È vero che essa è solo sommariamente motivata, ed in particolare che non si dilunga sulle condizioni alle quali trova applicazione l'art. 2 cpv. 2 CC. D'altro canto, sulla base della motivazione fornita, ed in particolare dei consid. 6 e 7, si appalesa che essa ha respinto l'appello dopo aver "ritenuta l'assenza di comprovati obiettivi o modalità scorrette dell'appellata, facendo spiccare il precetto esecutivo essa ha fatto uso di un suo diritto [...]". Detto altrimenti, la Corte cantonale ha valutato gli indizi fattuali a sua disposizione, deducendone di non poter rimproverare alla convenuta procedente né l'utilizzo di modalità scorrette, né di aver ella perseguito finalità estranee al diritto esecutivo, in specie quella di angariare l'escusso - o, nel caso concreto, piuttosto di lederne l'immagine professionale (supra, consid. 3.1). A ben guardare, ciò che l'attore rimprovera al Tribunale di appello è piuttosto un'errata valutazione dei fatti, con particolare riferimento a ciò che il Pretore abbia voluto esprimere nella propria decisione di primo grado, quando nel vergare il dispositivo ha espressamente ritenuto di dover sottolineare "che l'esecuzione venne promossa senza fondamento alcuno". Ma tale censura è doppiamente irricevibile: in primo luogo, poiché esula dal potere di cognizione del Tribunale federale in ambito di ricorso per riforma (supra, consid. 3.2), ed in secondo luogo poiché si fonda non su accertamenti di fatto dell'ultima istanza cantonale, quanto piuttosto - e semmai - sull'interpretazione della sentenza pretorile e sulle deduzioni che l'attore medesimo - pur ammettendo molto correttamente di non poter provare, ma di considerare esatte in assenza di altre spiegazioni - ritiene di poterne trarre.