Citation: 5C.131/2003 01.09.2003 E. 5

5.1 Ultimo tema affrontato dal Tribunale di appello è quello dell'equa indennità chiesta dal marito in base all'art. 124 CC. Partendo dall'accertamento che la differenza del capitale d'uscita dalle rispettive istituzioni previdenziali dava un'eccedenza in favore della moglie pari a fr. 41'990.--, e che dunque al marito sarebbe spettata, in occasione del divorzio, un'indennità pari a fr. 20'995.--, il Pretore ha nondimeno rifiutato di stabilire un tale obbligo a carico della moglie, da un lato in considerazione dell'impossibilità della moglie di sopperire al mantenimento dei figli sulla scorta delle rendite riconosciutele, e dall'altro poiché il marito risulterebbe abile al lavoro e, dunque, in misura di integrare la propria previdenza. Il Tribunale di appello ha confermato la decisione di prima istanza, rammentando in primo luogo che l'indennità adeguata ai sensi dell'art. 124 CC esige, per una corretta commisurazione, una valutazione globale dell'intera situazione economica delle parti. Ha proseguito ribadendo la correttezza degli accertamenti del Pretore in merito alla situazione economica della moglie, già riesaminati in occasione della causa di separazione, come pure la natura della disoccupazione del convenuto, non forzata bensì da ricondursi alla sua inoperosità. Ha infine constatato come nulla provi che il padre sopperisca al mantenimento del figlio maggiorenne, come invece preteso. 5.2 Anche su quest'ultima questione, il convenuto si limita a criticare in modo oltremodo generico la valutazione dei fatti operata dall'istanza inferiore, opponendovi la propria, e le conclusioni alle quali essa è giunta. Contesta, senza tuttavia nemmeno accennare ad una qualsiasi prova debitamente offerta e assunta, che la sua impossibilità di lavorare gli possa essere imputata, accusando in proposito il Tribunale di appello addirittura di non aver esitato a costruire "argomenti fondati sulla fantasia, anziché sulle risultanze del procedimento" pur di respingere l'appello. 5.3 Il convenuto dimentica, ancora una volta, che questo Tribunale è vincolato all'accertamento dei fatti esposto nella sentenza impugnata, e che dunque non può far altro che accettare per vere sia l'impossibilità per la moglie di far fronte ai propri bisogni, sia le responsabilità del convenuto per la propria indigenza. 5.4 Sulla scorta di questa base fattuale, la conclusione dell'istanza inferiore regge ad ogni critica. Il Tribunale federale ha appena avuto modo di confermare che qualora per uno o entrambi i coniugi si sia verificato un caso di previdenza, la spartizione di eventuali prestazioni d'uscita dai rispettivi istituti di previdenza si effettua esclusivamente in base all'art. 124 CC (sentenza 5C.66/2002, consid. 3.2.3 [destinata a pubblicazione]). Pertanto, non trova applicazione la schematica soluzione prevista all'art. 122 CC, ma va invece tenuta in considerazione la situazione economica delle parti dopo lo scioglimento del regime matrimoniale (sentenza cit., consid. 3.4.1; DTF 127 III 433 consid. 3 pag. 439). Nulla osta a che, così facendo, il tribunale proceda in due tempi, prima calcolando l'ammontare delle prestazioni d'uscita, poi basandosi sulle effettive esigenze previdenziali delle parti (sentenza cit., eod. loc.; sentenza 5C.159/2002, consid. 2). Ciò premesso, ed alla luce dell'incontestabile valutazione delle circostanze di fatto operata dall'ultima istanza cantonale, la conclusione di rifiutare al convenuto ogni e qualsiasi indennità appare perfettamente in sintonia con il diritto federale. A ciò nulla muta il fatto che le condizioni economiche della moglie miglioreranno fra qualche anno, quando i figli affidatile avranno raggiunto la maggior età: questo fattore è stato infatti debitamente considerato dal Tribunale di appello, che lo ha ritenuto giustamente secondario per rapporto alla colposa inoperosità coltivata dal convenuto nel corso degli ultimi anni. Ne discende che anche ammettendo una futura evoluzione favorevole della situazione economica della moglie, tale evoluzione non giustificherebbe in nessun caso il riconoscimento della pretesa d'indennizzo avanzata dal qui ricorrente.