Citation: 4C.49/2007 28.08.2007 E. 6

Si può ora passare all'esame della censura contro la decisione di riconoscere all'attore il diritto al risarcimento solamente fino al 65° anno di età, per il motivo che senza l'evento dannoso egli avrebbe verosimilmente lavorato solo fino a questo momento. 6.1 A sostegno della sua decisione la Corte cantonale ha richiamato la giurisprudenza inaugurata dal Tribunale federale il 18 febbraio 1997, giusta la quale la cessazione di ogni attività lucrativa al momento del raggiungimento dell'età di pensionamento corrisponde al corso ordinario delle cose, perlomeno nel caso dei lavoratori salariati (DTF 123 III 118), com'è l'attore. A mente dei giudici ticinesi, il fatto ch'egli fosse anche direttore esecutivo, amministratore unico e azionista al 50% della ditta presso cui lavorava non permette tutto sommato ancora di derogare alla regola che precede, nonostante le mansioni da lui svolte fossero senz'altro importanti e il suo datore di lavoro avesse avuto modo di apprezzare l'attività da lui svolta. 6.2 L'attore contesta recisamente la possibilità di equiparare la sua situazione con quella di un semplice dipendente e chiede che il risarcimento venga esteso sino al 68° anno di età. A suo modo di vedere la Corte cantonale dimentica che, secondo il corso ordinario delle cose, chi è comproprietario di un'azienda difficilmente smette di lavorare a 65 anni, soprattutto se, come nel presente caso, ha ricoperto la funzione di direttore della produzione e ha mantenuto tutti i contatti con i clienti e gli artisti. La tesi dei giudici ticinesi secondo cui la sua presenza in ditta dopo il 65° anno di età non sarebbe stata indispensabile poggia inoltre su di un'interpretazione errata di due documenti agli atti. 6.3 Ora, nella misura in cui si discosta dalla fattispecie accertata in maniera vincolante in sede cantonale o mira a ridiscutere l'apprezzamento probatorio, l'attore propone argomenti che non possono essere tenuti in considerazione (cfr. quanto esposto al consid. 3). Nella misura in cui, invece, rimprovera alla Corte ticinese di non aver tenuto nella debita considerazione gli elementi di fatto da lei stessa accertati, la sua censura è non solo ammissibile ma anche fondata. Dalla sentenza impugnata si evince infatti che nel 1995, all'epoca dell'evento dannoso, l'attore possedeva il 50% delle azioni e amministrava da solo X.________ SA, società che gestiva la fonderia d'arte creata dall'attore negli anni settanta e da lui sempre diretta. In queste circostanze, la decisione dei giudici ticinesi di trattare l'attore alla stessa stregua di un semplice dipendente salariato non può essere condivisa. Nonostante l'esistenza di un formale rapporto di lavoro con la società, il suo ruolo di amministratore unico e azionista di maggioranza, unito all'intenso coinvolgimento personale nella creazione e nella prosecuzione dell'attività della fonderia gestita da tale società, inducono semmai a trattarlo come un lavoratore indipendente, che secondo l'ordinario andamento delle cose avrebbe lavorato oltre l'età del pensionamento (Roland Brehm, op. cit., n. 49 ad Vorbemerkungen zu art. 45 und 46). La richiesta di riconoscergli il diritto di risarcimento fino al 68° anno di età merita pertanto di essere accolta. 6.4 Calcolata dal 1° gennaio 1998 al 15 ottobre 2006 la perdita di guadagno dell'attore ammonta a fr. 148'560.-- (8 anni, 9 mesi e 15 giorni a fr. 16'900.-- annui), di cui solo fr. 44'573.75, ovvero il 30%, possono essere posti a carico del convenuto.