Citation: 6S.333/2002 20.08.2002 E. 2

2.1 Contrariamente al diritto previgente, l'art. 270 della legge federale del 15 giugno 1934 sulla procedura penale (PP; RS 312.0) nella nuova versione in vigore dal 1° gennaio 2001 (FF 2000 3136 e segg.), non prevede più per il danneggiato, quand'anche parte civile, la facoltà di impugnare nel merito decisioni concernenti procedimenti penali, tale facoltà essendo stata volontariamente ristretta alle vittime ai sensi dell'art. 2 cpv. 1 della legge federale del 4 ottobre 1991 concernente l'aiuto delle vittime di reati (LAV; RS 312.5; art. 270 lett. e PP; DTF 127 IV 189 consid. 2a; FF 1999 8445 e 8437 nonché Martin Schubarth, Nichtigkeitsbeschwerde 2001, Berna 2001, pagg. 25-27 e 31-33). 2.2 Per vittima s'intende ogni persona che in seguito alla commissione di un reato sia stata direttamente lesa nella sua integrità fisica, sessuale o psichica (art. 2 cpv. 1 LAV). Non esiste una lista esaustiva dei reati che fanno parte del campo di applicazione della LAV. Secondo il legislatore (FF 1990 II 724 e 725), l'art. 2 cpv. 1 LAV concerne, in linea di principio, i reati contro la vita e l'integrità della persona, la rapina, i reati contro la libertà personale, i reati contro il buon costume, se vi è stata lesione dell'integrità fisica, nonché l'incesto come pure, in alcuni casi, la sommossa. Sono invece esclusi i delitti di messa in pericolo (v. anche DTF 122 IV 71 consid. 3a; sentenze G.20/1996 del 6 maggio 1996 consid. 4 e 6S.549/2000 del 4 ottobre 2000 consid. 2a) e, di regola, le vie di fatto come i reati contro l'onore (v. anche sentenza del 28 ottobre 1997 pubblicata in Rep 1997 130 84 consid. 1). Lo stesso vale per i reati contro il patrimonio, in particolare il furto e la truffa, poiché i pregiudizi che una persona può subire ne costituiscono solo la conseguenza indiretta (v. anche sentenza 1P.714/93 del 25 maggio 1994 consid. 2d). Non è escluso tuttavia che la persona colpita da una truffa possa essere una vittima; tale potrebbe essere il caso se subisse al contempo una lesione della sua libertà personale o un'estorsione (DTF 120 Ia 157 consid. 2). In altre parole, non è la natura dell'infrazione ad essere determinante, bensì la lesione direttamente sofferta. Siffatta lesione deve provocare una deteriorazione dello stato fisico, sessuale o psichico della persona in causa e raggiungere una certa gravità (DTF 125 II 265 consid. 2). Non è sufficiente che la persona interessata abbia avuto paura, sia rimasta addolorata, abbia perso del tempo, del denaro, ecc. Deve infine esistere un rapporto di causalità naturale tra la lesione e l'infrazione, poiché la prima deve costituire la conseguenza diretta della seconda (Bernard Corboz, Les droits procéduraux découlant de la LAVI, SJ 1996, pagg. 56-57 e rinvii; Gomm/Stein/Zehntner; Kommentar zum Opferhilfegesetz, Berna 1995, ad art. 2 LAV, pagg. 39-45). La nozione di vittima dipende quindi, non tanto dalla natura dell'illecito, quanto dalle sue conseguenze. 2.3 Il ricorrente sostiene essenzialmente aver sofferto in seguito ai pretesi reati di un danno complessivo di fr. 1'500'000 e di US$ 1'450'000 , oltre agli interessi del 5%. A sua mente "queste lesioni [...] che hanno leso la (sua) proprietà" avrebbero originato "gravi lesioni psichiche, che perdurano tuttora" conferendogli la qualità di vittima ai sensi dell'art. 2 cpv. 1 LAV. 2.4 Orbene, come testé ribadito, i reati contro il patrimonio, in particolare l'estorsione, possono conferire la qualità di vittima se provocano direttamente accertate lesioni fisiche o psichiche (v. anche sentenza 8G.38/2001 del 24 ottobre 2001 consid. 1h). Al riguardo, il vago richiamo del ricorrente a non meglio precisate lesioni psichiche di cui soffrirebbe in seguito al preteso danno subito alla sua proprietà non è sufficiente. Indipendentemente dalla loro dubbia credibilità, tali lesioni non sono comprovate da alcun certificato medico. L'assenza di quest'ultimo sarebbe dovuto, sempre a mente del ricorrente, all'irregolarità dell'istruttoria sulla sua denuncia penale che gli avrebbe impedito di "chiedere l'assunzione della prova circa la sua sofferenza psichica". Siffatta tesi non è sostanziata da alcun elemento concreto. Non si ravvedono del resto validi motivi che avrebbero potuto ostacolare il ricorrente nell'addurre la prova delle sue allegazioni o quanto meno nel renderle verosimili. Data l'assenza di tale prova - indispensabile per determinare la realtà delle pretese lesioni, della loro gravità e del nesso causale tra le stesse e i reati oggetto della denuncia - la qualità di vittima deve essere negata al ricorrente e, con essa, la legittimazione ricorsuale in questa sede. Egli non è infine legittimato ad alcun altro titolo, né come querelante (art. 270 lett. f PP; sulla nozione v. DTF 127 IV 185 consid. 2; 120 IV 38 consid. 2c; Martin Schubarth, op. cit., pagg. 34 e 35), né come accusatore privato ai sensi dell'art. 270 lett. g PP (sulla nozione v. FF 1999 8446; DTF 127 IV 236 consid. 2b/aa; nonché Martin Schubarth, op. cit., pag. 35; nonché gli art. 68, 178, 184 CPP/TI)