Citation: 5A_166/2020 E. 3.2.2

3.2.2. La natura delle censure ricorsuali appena esposte non è chiara. Quando ella riafferma la sufficienza delle proprie allegazioni e critica come errata e eccessivamente severa la valutazione che ne ha fatto il Tribunale di appello, la ricorrente parrebbe formulare censure contro l'accertamento dei fatti. Ma in tal caso, le sue censure - non motivate conformemente ai dettami dell'art. 106 cpv. 2 LTF ( supra consid. 1.3) - sarebbero di primo acchito irricevibili. Lo stesso dicasi a proposito della lamentela per l'eccessivo rigore probatorio rimproverato al Pretore aggiunto, il cui giudizio, peraltro, non è oggetto di riesame da parte del Tribunale federale, non emanando da ultima istanza cantonale (art. 75 cpv. 1 LTF). Se, invece, intese come censure rivolte contro la messa a carico dell'onere della prova nell'ambito dell'art. 257 CPC, esse sono manifestamente infondate: la giurisprudenza pone chiaramente a carico di parte convenuta l'onere di formulare obiezioni e eccezioni motivate e stringenti suscettibili di far vacillare il convincimento del giudice ( supra consid. 2.1). Di ciò, il Tribunale di appello non è stato convinto. Il suo modo di procedere è senz'altro conforme al diritto federale. Resta l'apprezzamento delle pretese compensatorie da parte del Tribunale di appello. Questi le ha respinte essenzialmente in ragione della loro genericità e superficiale allegazione ( supra consid. 2.2 in fine). Siccome rivolta contro il rimprovero di aver proposto l'eccezione di compensazione in termini troppo generici - dunque un rimprovero relativo all'accertamento dei fatti -, la critica ricorsuale si esaurisce in un'appellatoria contestazione e si rivela inammissibile. Motivata invece con riferimento al proprio credito compensatorio di fr. 2'096'308.45, la censura ricorsuale appare pretestuosa oltre che generica: generica - come già era stata la formulazione dell'eccezione in sede cantonale - in quanto si vuole fondata e credibile per il mero fatto di essere "precisata al centesimo" e documentata tramite il rinvio a un classatore prodotto agli atti; e pretestuosa nella misura in cui viene rimproverato all'opponente di non aver apportato "alcuna dimostrazione talmente qualitativa da escludere il debito" succitato, per poi concedere, immediatamente di seguito, che tale prova non gli sarebbe stata possibile, dato che la liquidazione del regime matrimoniale doveva avvenire nel quadro della procedura di divorzio. La censura va pertanto respinta nella ridotta misura della sua ricevibilità.