Citation: 5A_562/2018 E. 5.1.2

5.1.2. Il ricorrente, lamentando una violazione degli art. 221 CPC, 8 CC e 29 cpv. 1 Cost. (formalismo eccessivo), contesta di non aver sufficientemente allegato e specificato la propria pretesa, non senza sottolineare le contraddizioni in cui sarebbe a suo dire caduta la Corte cantonale. 5.1.2.1. Nelle cause rette dal principio dispositivo, le parti devono dedurre in giudizio i fatti su cui poggiano le loro domande (art. 55 cpv. 1 e 221 cpv. 1 lett. d CPC). I fatti pertinenti allegati devono essere sufficientemente motivati affinché, da un lato, il convenuto possa specificare quali fatti riconosce o contesta e, dall'altro, il giudice possa stabilire quali fatti sono riconosciuti da entrambe le parti e quali sono invece contestati dal convenuto (per i quali dovrà procedere all'assunzione delle prove) e poi applicare la regola di diritto sostanziale determinante (DTF 144 III 519 consid. 5.2.1.1). 5.1.2.2. Sulla base di quanto precede, il rimprovero dei Giudici cantonali al ricorrente di non aver sufficientemente sostanziato gli atti eseguiti per limitare le conseguenze dell'articolo in questione ed il tempo dispiegato in tali atti appare troppo severo: è vero che l'atto di appello menziona soltanto il numero complessivo di ore investite; tuttavia in esso il ricorrente spiega con sufficiente precisione le attività svolte. Inoltre era facile - e anzi scontato - per il Tribunale di appello andare a verificare cosa avesse detto il ricorrente almeno in sede di petizione: e in effetti là si trova una lista nella quale è esposto il dispendio orario per ogni singola attività prestata (v. petizione pag. 17 n. 10.5). Di poca sussistenza è poi il rimprovero mosso al ricorrente di non aver specificato se egli intendesse far valere una perdita di guadagno o il tempo vivo speso a difendersi dalle conseguenze della pubblicazione in oggetto: come fa notare il ricorrente, l'autorità cantonale cade in contraddizione, posto che essa stessa dà chiaramente atto della natura difensiva delle prestazioni fatte valere dal ricorrente. Sterile appare infine la distinzione fra tariffa oraria per l'esecuzione dei provvedimenti difensivi da un lato, e tariffa oraria per la perdita di guadagno ritenuta dai Giudici di appello dall'altro: posto che il ricorrente una cifra chiara la indica (fr. 500.-- orari), il danno che egli chiede gli venga rifuso è chiaramente calcolabile. Il Tribunale di appello disponeva dei dati necessari relativi al danno, con ogni libertà di non ritenerlo giustificato nel quantum. Su questo punto il ricorso va pertanto accolto e la causa rinviata al Tribunale di appello affinché statuisca nuovamente sulla richiesta di risarcimento del danno (art. 107 cpv. 2 primo periodo LTF).