Citation: 4P.103/2004 19.01.2005 E. 6

Nella seconda parte dell'atto ricorsuale, al capitolo 3, dedicato alla sentenza di merito "nel suo insieme", i ricorrenti si dolgono della violazione degli art. 9 e 29 cpv. 1 Cost., nonché degli art. 90, 183, 184 e 285 cpv. 2 lett. e CPC/TI. Anche in questo caso gli argomenti proposti si rivelano in larga misura inammissibili. Per il resto sono infondati. 6.1 Di nuovo le disposizioni del diritto cantonale sono soltanto menzionate nel sottotitolo, senza motivazione. Fa eccezione l'art. 285 cpv. 2 lett. e CPC/TI, che a mente dei ricorrenti sarebbe stato violato perché la Corte cantonale non ha spiegato i motivi per i quali ha ignorato le deposizioni dei testi F.________ e G.________, favorevoli alla parte attrice, per fare invece ampio riferimento alle dichiarazioni del teste C.________. La norma citata stabilisce che le sentenze ed i decreti devono contenere "l'esposizione dei motivi di fatto e di diritto". L'interpretazione data dai ricorrenti a questo disposto è di per sé giusta. Se il legislatore impone di motivare una decisione, il giudice ha l'obbligo di spiegare perché ha optato per una determinata soluzione; e se questa scelta dipende dall'accertamento di fatti contestati in relazione ai quali sono state assunte delle prove, egli deve precisare nella motivazione, anche solo sommariamente ma riferendosi alle prove assunte, le ragioni che l'hanno indotto ad ammettere taluni fatti piuttosto che altri (DTF 101 Ia 545 consid. 4d, pag. 552 con rinvii). Deve però trattarsi di mezzi di prova pertinenti (DTF citato consid. 4d in fine). 6.2 I ricorrenti affermano che le due deposizioni trascurate dall'autorità cantonale avrebbero in particolare chiarito i motivi per i quali C.________ era stato destituito dalle funzioni dirigenziali che svolgeva presso il gruppo Y.________, fra i quali vi sarebbero anche le divergenze che hanno originato la presente causa. I ricorrenti non spiegano tuttavia perché il chiarimento di tali fatti sarebbe stato importante né tantomeno indicano se questi avrebbero influito sulla motivazione principale oppure su quella sussidiaria esposta dall'autorità cantonale per respingere la pretesa di restituzione della somma di US$ 2'000'000.--. In simili circostanze non è insostenibile ritenere che accertamenti sulle cause dell'allontanamento di C.________ dal gruppo Y.________ non fossero di pertinenza, perlomeno nell'ambito della motivazione principale del giudizio impugnato, basata sulla procura conferita a C.________ durante l'incontro svoltosi il 24 settembre 1986 presso la sede luganese dell'opponente, al quale i due testimoni non erano presenti. 6.3 Nulla muterebbe se, concedendo un'interpretazione assai generosa dell'art. 90 cpv. 1 lett. b OG, si volesse tenere conto delle argomentazioni esposte al capitolo 2 del gravame (giudicate inammissibili nel considerando 5). In tale contesto i ricorrenti hanno asserito d'un canto che F.________ e G.________ avrebbero potuto deporre sulle relazioni d'affari e gli eventuali litigi sorti tra C.________ e l'opponente, smentendo così le affermazioni fatte in causa da quest'ultima, secondo le quali C.________ era un partner apprezzato e corretto che godeva della massima fiducia; dall'altro sostengono che il raffronto delle due deposizioni con altri atti istruttori avrebbe potuto essere utile per valutare la credibilità in genere dei testimoni. Sennonché l'autorità cantonale si è prevalsa della fiducia della quale godeva C.________ presso l'opponente solamente nell'ambito della motivazione sussidiaria, nella quale è stata ipotizzata l'assenza di una valida procura. La qualità dei rapporti d'affari in discussione non ha per contro influito in alcun modo sulla motivazione principale, con la quale i giudici cantonali hanno accertato che durante l'incontro del 24 settembre 1986 C.________ aveva ricevuto la procura per gestire i conti dello sceicco. Quanto all'affidabilità dei testimoni, che è effettivamente stata oggetto di una riflessione particolare da parte dell'autorità cantonale, essa non è assimilabile ad un fatto specifico, che andava accertato in vista del chiarimento di un aspetto determinante ai fini del giudizio sulla lite; si tratta piuttosto di un presupposto comune a ogni accertamento dei fatti, che va sempre verificato dal giudice in adempimento del dovere, impostogli dall'art. 90 CPC/TI, di valutare le prove secondo il suo libero convincimento, in base alle risultanze del processo.