Citation: 1P.496/2006 16.02.2007 E. 2

2.1 I ricorrenti lamentano una violazione del diritto di essere sentito, perché la Corte cantonale non si sarebbe espressa sulle loro contestazioni riguardanti la pretesa rimozione di una fossa comune, l'assenza della loro firma sulla domanda di costruzione, le carenze dei piani di costruzione, la mancata presa in considerazione di un'apertura sulla facciata meridionale della stalla-fienile sub A e di sostanza edificata sul sub b del loro fondo. 2.2 Dal diritto di essere sentito, sancito dall'art. 29 cpv. 2 Cost., la giurisprudenza ha dedotto, tra l'altro, il diritto dell'interessato di ottenere una decisione motivata. Questa norma, ritenuto che i ricorrenti non invocano alcuna disposizione del diritto cantonale che disciplina in primo luogo la portata di tale diritto (DTF 126 I 15 consid. 2a), non pone esigenze troppo severe all'obbligo di motivazione: l'autorità giudicante è tenuta a esprimersi unicamente sulle circostanze significative, atte ad influire sul giudizio di merito, e non su ogni asserzione delle parti. La garanzia ha essenzialmente lo scopo di permettere, da un lato, agli interessati di afferrare le ragioni che stanno alla base della decisione e di impugnarla con cognizione di causa e, dall'altro, all'autorità di ricorso di esaminare la fondatezza della decisione medesima (DTF 129 I 232 consid. 3.2, 126 I 97 consid. 2b, 15 consid. 2a/aa in fine). 2.3 La criticata decisione adempie chiaramente queste esigenze. La Corte cantonale si è infatti espressa sulla portata delle disposizioni comunali che disciplinano gli interventi edilizi nella zona del nucleo ed ha poi esaminato il progetto litigioso sulla base delle stesse, esponendo per quali motivi era conforme al diritto applicabile. I giudici cantonali hanno in particolare puntualmente spiegato le ragioni per cui hanno ritenuto la ristrutturazione dell'abitazione principale sub A conforme alle esigenze di mantenimento della volumetria e di conservazione della facciata nord e la costruzione aggiuntiva conforme alle disposizioni del piano particolareggiato per quanto concerne la superficie interessata dall'edificazione, l'altezza, la distanza dal confine e quella tra gli edifici. Hanno inoltre spiegato perché la parziale demolizione dell'edificio abitativo sub B non prestasse il fianco a critiche. La Corte cantonale non era però tenuta a confrontarsi compiutamente con ogni allegazione sollevata dai ricorrenti, potendo senz'altro evadere sommariamente le contestazioni irrilevanti per il giudizio, quali sono quelle da loro richiamate in questa sede. In effetti, ritenuto che il progetto litigioso non verrebbe realizzato sulla loro proprietà e considerato che l'ipotizzato pregiudizio di un'eventuale servitù di deflusso delle acque piovane a favore del loro fondo concerne, se del caso, una questione di natura civile, che non doveva necessariamente essere esaminata nell'ambito della procedura della licenza edilizia (cfr. Adelio Scolari, Commentario, Bellinzona 1996, n. 737, 738, 740 all'art. 4 LE e n. 804 all'art. 8 LE), i giudici cantonali potevano implicitamente respingere la censura con cui i ricorrenti lamentavano la loro mancata sottoscrizione della domanda di costruzione. Fondandosi poi sui piani agli atti ed accertando nei considerandi del proprio giudizio che il sub b della particella n. 195 era libero da costruzioni e che la facciata sud del sub A non presentava aperture, i giudici cantonali hanno poi, quantomeno implicitamente, respinto le censure riferite alle pretese carenze dei piani e alla presenza di costruzioni sul sub b e di aperture sulla facciata sud della stalla-fienile. D'altra parte, la questione concerne semmai il merito della causa e si riferisce in particolare a un eventuale accertamento arbitrario dei fatti: sotto il profilo del diritto di essere sentito è però qui decisivo che la Corte cantonale si è pronunciata sui punti rilevanti per il giudizio, consentendo ai ricorrenti di afferrarne la portata.