Citation: 1C_547/2021 E. 4.1

4.1. L'istanza precedente ha osservato poi che secondo l'art. 24c cpv.1 LPT, fuori delle zone edificabili, gli edifici e impianti utilizzabili in base alla loro destinazione ma non più conformi alla destinazione della zona, sono per principio protetti nella propria situazione di fatto; con l'autorizzazione dell'autorità competente, essi possono essere rinnovati, trasformati parzialmente, ampliati con moderazione o ricostruiti, purché siano stati eretti o modificati legalmente, di regola prima del 1° luglio 1972. Questa norma è concretata dagli art. 41 e 42 OPT (RS 700.1). Ha ricordato che la tutela delle situazioni acquisite non si estende agli edifici abbandonati da tempo, in rovina, inutilizzabili o pronti alla demolizione. Ha rilevato che al riguardo il Dipartimento del territorio ha osservato che gli elementi negati (parapetti, palizzate, recinzioni, cancelli, assi di legno, camminamenti e scale) non possono essere considerati come preesistenti, né a ubicazione vincolata, visto che nelle fotografie prodotte dalla ricorrente non vi è alcuna traccia di questi elementi, per cui devono essere considerati come nuovi. Determinati muri, considerati preesistenti, possono per contro essere rifatti, e quindi il Municipio li ha autorizzati. Sulla base degli atti e delle fotografie, la Corte cantonale ha stabilito che si può ritenere che i muri preesistenti corrispondono, sostanzialmente, a quelli oggetto degli interventi ammessi dal Municipio, in applicazione del principio di proporzionalità (al riguardo vedi DTF 148 II 392 consid. 8.2.1-8.2.4; 146 I 70 consid. 6.4 e 6.4.2), mentre gli altri sono stati realizzati ex novo dall'insorgente, o li hanno integralmente sostituiti, ampliandoli e sopraelevandoli in epoca recente. La Corte cantonale ha stabilito inoltre che neppure l'identità dei manufatti preesistenti e dei dintorni è stata rispettata. Ha sottolineato poi che i parapetti, le palizzate, le assi di legno e la rete metallica costituiscono evidentemente opere nuove, incompatibili con le norme federali che disciplinano l'edificazione fuori della zona edificabile. Ha accertato inoltre che, per di più, l'impatto visivo di queste opere è importante e snatura maggiormente l'aspetto originale dei fondi. Ha pure ritenuto priva di fondamento la tesi secondo cui le scale in cemento, che alterano in maniera sostanziale l'immagine del pendio, avrebbero semplicemente ripristinato costruzioni preesistenti, visto che non vi è traccia di simili manufatti sulle fotografie.