Citation: 4P.11/2000 17.03.2000 E. 2

2.- A prescindere da quanto appena esposto, a mente dei ricorrenti la decisione cantonale, secondo la quale i requisiti per l'applicazione dell'art. 130 CPC/GR non sono adempiuti, viola in ogni caso l'art. 4 vCost. e l'art. 6 CEDU. a) A norma dell'art. 130 cpv. 1 CPC/GR la parte che non è comparsa può esigere la purgazione della procedura se comprova di non essere stata in grado, senza averne colpa, di comparire all'udienza principale oppure di presentare tempestivamente un'istanza di assistenza giudiziaria. Orbene, riferendosi alla relativa osservazione dei ricorrenti, i giudici grigionesi hanno precisato di non ritenere rilevante la questione di sapere se l'impedimento debba essere imputato all'avvocato o al suo cliente, giacché il comportamento dell'avvocato viene di regola ascritto al suo mandante. Sia come sia, stando alle risultanze istruttorie e al tenore degli allegati di causa, in concreto l'avvocato ha ricevuto il 6 maggio 1999 la sollecitazione al pagamento del deposito legale e ha provveduto ad inviarlo subito ai clienti, sicché essi non possono sostenere di non essere stati debitamente informati. Il fatto che entrambi fossero, a quell'epoca, assenti dal loro domicilio, non costituisce comunque un impedimento "senza colpa" dato che essi erano a conoscenza del processo ed erano già stati invitati a prestare un deposito legale di fr. 4420.--, solo parzialmente ossequiato. Oltre a ciò, la Commissione cantonale ha osservato come, giusta l'art. 130 cpv. 1 CPC/GR e per costante prassi, ai ricorrenti sarebbe bastato inoltrare una domanda di assistenza giudiziaria per ovviare alle conseguenze di mora. Donde la conferma della reiezione dell'istanza di purgazione. b) I ricorrenti contestano questa decisione; essi non espongono tuttavia per quale ragione l'applicazione dell'art. 130 cpv. 1 CPC/GR contenuta nella sentenza impugnata dovrebbe essere considerata manifestamente insostenibile. In particolare essi nemmeno spiegano perché sarebbe arbitrario ritenere che l'assenza dal loro domicilio all' epoca dell'intimazione dell'invito al versamento del deposito legale non configura un motivo di purgazione. Orbene, per richiamarsi con successo all'arbitrio (art. 4 vCost.), i ricorrenti avrebbero dovuto dimostrare - con un'argomentazione precisa - che l'autorità cantonale ha emanato una decisione manifestamente insostenibile, destituita di fondamento serio e oggettivo o in urto palese con il senso di giustizia ed equità (DTF 125 I 166 consid. 2a con rinvii). Dato che queste esigenze non sono realizzate, il gravame va respinto anche su questo punto. Per il resto, giovi osservare che i ricorrenti sono malvenuti a dolersi di una violazione del diritto di essere sentito per non essersi potuti esprimere in occasione dell'udienza principale, atteso che tale circostanza è la conseguenza del mancato versamento - da parte loro - del deposito legale. Essi non meritano di essere seguiti nemmeno quando asseriscono di non essere stati debitamente avvisati circa le conseguenze del loro comportamento, questa affermazione risultando infatti contraddetta dal tenore dell'invito a versare il deposito del 29 marzo 1999. Pretestuosa è pure la tesi della violazione del principio della parità delle armi: nulla impediva infatti loro, se in difficoltà finanziarie, di presentare un'istanza di ammissione all'assistenza giudiziaria - come fatto dalla controparte -ed evitare così la procedura contumaciale. Infine, va disattesa anche la censura di formalismo eccessivo in relazione alle conseguenze del mancato versamento dell'anticipo secondo il diritto processuale grigionese; l'allestimento di simili regole di comportamento processuale è infatti indispensabile per assicurare un ordinato svolgimento del processo (cfr. DTF 124 I 241).