Citation: 1P.242/2005 18.04.2006 E. 2

2.1 Per quanto riguarda la perdita dei diritti di iniziativa legislativa e di referendum facoltativo, conferiti in determinate circostanze al comune (v. art. 41 e 42 Cost./TI), i ricorrenti misconoscono che il Tribunale federale, sempre nella sentenza del 12 marzo 2001 - da loro ignorata sui punti principali - ha stabilito che ciò costituisce una conseguenza diretta, inevitabile e ovvia della fusione, ritenuto comunque che quegli stessi diritti spetterebbero poi al nuovo comune (consid. 2b). 2.2 Certo, con la scomparsa del comune quale entità autonoma vengono meno anche i diritti - la cui lesione è sostenuta anche nel caso di specie - dei ricorrenti alla cittadinanza di quel comune e il diritto di partecipare, in tale ambito, alla formazione delle sue decisioni. Come tuttavia rilevato nella decisione del 12 marzo 2001, il diritto di voto non è comunque colpito (consid. 2c/bb). Quelle considerazioni valgono anche per gli accenni ricorsuali concernenti la cittadinanza, l'attinenza comunale e il diritto di voto, che i cittadini potranno esercitare liberamente e in condizioni di uguaglianza nell'ambito del nuovo comune. Per di più, la nuova legge sulle aggregazioni poteva essere oggetto di referendum, come il decreto legislativo impugnato, per cui il diritto di voto manifestamente non è stato leso. 2.3 I ricorrenti disattendono inoltre che la libertà di voto e di elezione garantisce al cittadino elettore che siano riconosciuti solo i risultati elettorali corrispondenti in modo affidabile e non falsato alla volontà dell'elettore liberamente espressa e di contestare la regolarità della procedura di voto e l'accertamento del suo risultato (art. 34 cpv. 2 Cost.; DTF 130 I 290 consid. 3.1): questo rimedio non può invece essere proposto per contestare l'ammissibilità materiale di un atto, come il criticato decreto legislativo, di per sé adottato, come nella fattispecie, regolarmente (DTF 117 Ia 66 consid. 1d/cc; sentenza 1P.248/2005 del 27 aprile 2005 consid. 2.2, apparsa in RtiD II-2005 n. 34 pag. 175). Ora, i ricorrenti non censurano la legalità o l'irregolarità della votazione consultiva, bensì, a torto come si vedrà, il suo carattere meramente consultivo. Il diritto di voto non è quindi stato violato.