Citation: 4P.90/2005 07.06.2005 E. 2

Nella prima parte del giudizio impugnato la Corte ticinese ha respinto la tesi secondo la quale l'opponente non avrebbe contestato adeguatamente i (pochi) fatti addotti dal ricorrente. Al contrario, così come sollevate, le contestazioni permettevano di individuare i fatti che avrebbero dovuto essere provati dal ricorrente, gravato dall'onere di dimostrare la sussistenza dei crediti posti in compensazione. I giudici cantonali hanno quindi esaminato singolarmente le tre fatture presentate dal ricorrente - e contestate dall'opponente - giungendo alla conclusione ch'egli non ha fornito la prova della loro fondatezza. Da ultimo, hanno negato la possibilità di ravvedere nello scritto 2 maggio 1997 (doc. 12) e nel silenzio dell'opponente alla lettera del 2 settembre 1997 (doc. 8) un riconoscimento di debito delle predette fatture. Donde il rifiuto della compensazione e la conferma, su questo punto, della pronunzia di prima istanza. Il ricorrente ravvede in questa sentenza una duplice violazione del divieto dell'arbitrio (art. 9 Cost.): la prima nell'apprezzamento delle prove e la seconda nell'applicazione del diritto processuale cantonale, segnatamente degli art. 170 cpv. 2, 184 cpv. 2 e 321 lett. b CPC/TI.