Citation: 4P.36/2004 07.05.2004 E. 2

2.1 Con il rimedio in questione, il ricorrente può far valere la violazione del diritto federale, compreso l'eccesso o l'abuso del potere d'apprezzamento, nonché la lesione dei diritti costituzionali (art. 104 lett. a OG); in quest'ultimo caso il ricorso di diritto amministrativo assume la funzione di ricorso di diritto pubblico (DTF 126 III 431 consid. 3; 123 II 385 consid. 3). Quale organo della giustizia amministrativa, il Tribunale federale esamina d'ufficio l'applicazione del diritto federale (art. 114 cpv. 1 OG), senza essere vincolato dai considerandi della decisione impugnata o dai motivi invocati dalle parti. L'insorgente può inoltre censurare l'accertamento inesatto o incompleto dei fatti (art. 104 lett. b OG). Nei casi in cui, come in concreto, la decisione impugnata emana da un'autorità giudiziaria, l'accertamento dei fatti da essa operato vincola tuttavia il Tribunale federale, salvo che questi risultino manifestamente inesatti o incompleti oppure siano stati accertati violando norme essenziali di procedura (art. 105 cpv. 2 OG). In simili casi, la possibilità di allegare fatti nuovi o di far valere nuovi mezzi di prova è alquanto ristretta. Sono in effetti ammesse soltanto quelle prove che l'autorità avrebbe dovuto prendere in considerazione d'ufficio e la cui mancata amministrazione costituisce una violazione di regole essenziali di procedura. In particolare, non è possibile tener conto, in linea di principio, di fatti che le parti avrebbero potuto far valere - in virtù del loro dovere di collaborazione - già dinanzi all'autorità precedente (DTF 128 III 454 consid. 1; 128 II 145 consid. 1.2.1; 125 II 217 consid. 3a; Alfred Kölz/Isabelle Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., Zurigo 1998, n. 943). 2.2 Al presente gravame sono stati allegati numerosi documenti, all'incirca un'ottantina, in massima parte articoli di giornale pubblicati prima dell'emanazione del giudizio impugnato, oltre ad alcune frammentarie risultanze delle indagini penali esperite. Non è invero dato di vedere - né il ricorrente fornisce spiegazioni al riguardo - perché la maggior parte di questi mezzi di prova siano stati prodotti per la prima volta in questa sede, anziché dinanzi alle istanze inferiori, in ottemperanza al dovere di collaborazione che incombe alle parti anche nell'ambito di procedure, come la presente, rette dalla massima inquisitoria (DTF 125 V 193 consid. 2; 123 III 328 consid. 3). Ad ogni modo, l'attuale procedimento si fonda sostanzialmente su addebiti che, a prescindere dalla loro valutazione giuridica, trovano comunque evidente riscontro probatorio nell'incarto della Commissione di disciplina. D'altro canto, non può essere rimproverato alle istanze inferiori di non aver raccolto d'ufficio le prove versate agli atti in questa sede. Nella misura in cui le stesse vogliono attestare l'attenzione prestata dai media alla vicenda, prima ed indipendentemente dall'agire contestato al ricorrente, esse si riferiscono infatti a circostanze assodate e comunque prive di pertinenza in concreto. Per il resto, l'apprezzamento del caso dal profilo penale esula evidentemente dal contesto della presente controversia. L'insorgente non pretende neppure che i documenti da lui prodotti figurino agli atti degli incarti penali e civili che, davanti alla Camera per l'avvocatura e il notariato, ha chiesto, senza successo, di richiamare. In ogni caso, l'apprezzamento anticipato negativo a cui è pervenuta la Corte cantonale in merito alla rilevanza di detti incarti non presta il fianco a critiche. In particolare, la mancata assunzione degli atti della causa civile promossa contro l'insorgente dalla banca B.________ e da alcuni suoi dirigenti, così come la decisione di non attendere l'esito di tale procedura, non violano il diritto di essere sentito (art. 29 cpv. 2 Cost.), né permettono di considerare manifestamente lacunoso l'accertamento dei fatti (art. 105 cpv. 2 OG). I due procedimenti perseguono infatti finalità differenti: quello disciplinare non ha per scopo primario il risarcimento di un danno o la protezione della personalità, bensì l'osservanza di un comportamento corretto nell'esercizio della professione e la tutela del pubblico (DTF 128 I 346 consid. 2.2; 125 I 417 consid. 2a; 108 Ia 230 consid. 2b). Pertanto, anche se in sede civile venisse esclusa ogni responsabilità del ricorrente, non ne conseguirebbe ancora che il suo comportamento sia stato irreprensibile pure sotto l'aspetto disciplinare. La decisione contestata non viola inoltre altre disposizioni essenziali di procedura, segnatamente le invocate garanzie dell'art. 6 n. 1 della Convenzione europea del 4 novembre 1950 per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU; RS 0.101). Secondo costante giurisprudenza, vertenze concernenti multe disciplinari di carattere analogo a quella inflitta nel caso specifico non rappresentano infatti contestazioni di carattere penale o civile ai sensi della suddetta normativa, che non trova quindi applicazione nella fattispecie (DTF 128 I 346 consid. 2; 126 I 228 consid. 2a/aa; 125 I 417 consid. 2). Appurato dunque che non ricorrono i presupposti di cui all'art. 105 cpv. 2 OG per rimettere in discussione l'accertamento dei fatti operato dalla Corte cantonale, i nuovi mezzi di prova prodotti in questa sede non possono quindi venir presi in considerazione. Gli stessi avrebbero peraltro verosimilmente avuto analoga sorte nell'ambito di un ricorso di diritto pubblico - rimedio di cui si è di per sé prevalso il ricorrente - dove la produzione di nuove prove è ammessa soltanto in casi eccezionali (Walter Kälin, Das Verfahren der staatsrechtlichen Beschwerde, 2a ed., Berna 1994, pag. 369 segg.).