Citation: 4A_439/2009 09.03.2010 E. 4.1

4.1.1 Il Tribunale federale esamina d'ufficio il diritto federale (art. 106 cpv. 1 LTF). Nondimeno, tenuto conto dell'onere di allegazione e motivazione posto dall'art. 42 cpv. 1 e 2 LTF, la cui mancata ottemperanza conduce all'inammissibilità del gravame (art. 108 cpv. 1 lett. b LTF), il Tribunale federale esamina di regola solo le censure sollevate (DTF 134 III 102 consid. 1.1 pag. 104 seg.). Nell'allegato ricorsuale occorre quindi spiegare in maniera concisa perché l'atto impugnato viola il diritto federale; la motivazione deve essere riferita all'oggetto del litigio, in modo che si capisca perché e su quali punti la decisione contestata è impugnata (DTF 134 II 244 consid. 2.1). Ciò significa che la parte ricorrente non può limitarsi a riproporre gli argomenti giuridici già esposti dinanzi alle autorità cantonali, bensì deve confrontarsi criticamente con i considerandi della decisione impugnata che reputa lesivi del diritto (DTF 121 III 397 consid. 2a pag. 400; sentenza 4A_22/2008 del 10 aprile 2008 consid. 1). 4.1.2 Le esigenze di motivazione sono più rigorose quando viene fatta valere la violazione di diritti fondamentali, inclusa la violazione del divieto dell'arbitrio nell'applicazione del diritto cantonale rispettivamente nella valutazione delle prove e dell'accertamento dei fatti. Il Tribunale federale tratta infatti queste censure solo se la parte ricorrente le ha sollevate e motivate (art. 106 cpv. 2 LTF): nell'atto di ricorso è in particolare necessario menzionare i fatti essenziali ed esporre in modo conciso le ragioni per le quali si ritiene che la decisione impugnata abbia leso dei diritti fondamentali, indicando precisamente quali. Solo le censure sollevate in maniera chiara e dettagliata vengono esaminate; censure di carattere appellatorio sono inammissibili. In particolare, il ricorrente che lamenta una violazione del divieto d'arbitrio (art. 9 Cost.) non può limitarsi a criticare la decisione impugnata come in una procedura d'appello, dove l'autorità di ricorso gode di cognizione libera, opponendo semplicemente la propria opinione a quella dell'autorità cantonale, bensì deve confrontarsi criticamente con la sussunzione contestata e indicare in maniera chiara e dettagliata per quale motivo essa è manifestamente insostenibile (DTF 134 II 244 consid. 2.2 pag. 246). 4.1.3 I ricorrenti disattendono queste regole laddove rimproverano al Tribunale d'appello di essere caduto in "palese arbitrio nell'applicazione delle norme cantonali di procedura che vietano la presa in considerazione di nova in appello", ma non indicano quali sarebbero le norme cantonali violate né per quale motivo sarebbero state violate. Per lo stesso motivo dev'essere dichiarato inammissibile anche l'argomento relativo al mancato riconoscimento di alcuni giorni di vacanza non goduti, che la controparte medesima aveva concesso in sede di risposta di causa. A prescindere dal fatto che l'opponente, con la risposta al gravame, contesta recisamente la portata attribuita dai ricorrenti alle sue dichiarazioni, nell'allegato ricorsuale non viene specificato quali sarebbero le norme del diritto processuale arbitrariamente violate dalla mancata considerazione di circostanze ammesse da una parte. 4.2 Per quanto riguarda l'accertamento dei fatti, in linea di principio il Tribunale federale fonda il proprio ragionamento giuridico sui fatti così come accertati dall'autorità inferiore (art. 105 cpv. 1 LTF); nuovi fatti e nuovi mezzi di prova possono essere addotti soltanto se ne dà motivo la decisione dell'autorità inferiore (art. 99 cpv. 1 LTF). Il Tribunale federale può scostarsi dall'accertamento dei fatti contenuto nella sentenza impugnata o completarlo solo se è stato violato il diritto ai sensi dell'art. 95 LTF o se i fatti sono stati accertati in modo manifestamente inesatto (art. 105 cpv. 2 LTF). Spetta alla parte che intende prevalersi di una fattispecie diversa da quella constatata nella sentenza criticata esporre in maniera circostanziata il motivo che la induce a ritenere adempiute queste condizioni; occorre inoltre che l'eliminazione dell'asserito vizio possa influire in maniera determinante sull'esito della causa (art. 97 cpv. 1 LTF). 4.2.1 Dato che la definizione di "manifestamente inesatto" corrisponde a quella di arbitrario (DTF 134 V 53 consid. 4.3 pag. 62), un accertamento dei fatti manifestamente inesatto configura a sua volta una violazione di un diritto fondamentale (art. 9 Cost.; DTF 134 IV 36 consid. 1.4.1 pag. 39) e la relativa censura deve dunque essere motivata conformemente alle esigenze poste dall'art. 106 cpv. 2 LTF. Chi solleva questa censura non può pertanto limitarsi a contrapporre la propria versione dei fatti a quella contenuta nella sentenza impugnata, bensì deve allegare (e dimostrare) che il giudice del merito ha manifestamente misconosciuto il senso e la portata di un mezzo di prova, ha omesso senza valida ragione di tener conto di un elemento di prova importante, suscettibile di modificare l'esito della vertenza, oppure ha ammesso rispettivamente negato un fatto ponendosi in aperto contrasto con gli atti di causa o interpretandoli in modo insostenibile (DTF 134 V 53 consid. 4.3 pag. 62; 129 I 8 consid. 2.1). 4.2.2 In ingresso al loro gravame i ricorrenti censurano siccome arbitrario l'accertamento secondo il quale essi avrebbero dovuto e potuto gestire da sé il tempo di lavoro. Tale accertamento si basa innanzitutto sull'assenza di contestazioni da parte dei ricorrenti a questo riguardo; tale mansione era peraltro esplicitamente prevista nel contratto loro consegnato dall'opponente, ch'essi, nonostante non l'abbiano firmato, hanno parzialmente seguito, senza in particolare sollevare obiezioni circa l'obbligo di organizzare - in collaborazione fra loro - l'orario di lavoro, i giorni di riposo e i festivi. I giudici hanno inoltre rilevato che i ricorrenti avevano la possibilità di ovviare a un eccessivo carico di lavoro con l'assunzione di personale supplementare. Da ultimo, è stato constatato che non sono state addotte e dimostrate circostanze per le quali non sarebbe stato possibile ripartire adeguatamente il lavoro tra gerente e aiuto gerente, in particolare per poter usufruire di giorni di libero. A queste considerazioni, per sostanziare "l'impossibilità materiale di gestire da sé il tempo di lavoro" vista la necessità di tenere aperto l'esercizio pubblico, i ricorrenti si limitano a opporre la mancata firma del contratto - e quindi la mancanza di consenso sul suo contenuto - e una deposizione testimoniale, giusta la quale in un'occasione la ricorrente aveva espresso il desiderio di recarsi a Lourdes e uno dei proprietari dello stabile (il teste, appunto) le aveva risposto che non vi erano problemi, "a patto che l'albergo non venisse chiuso. La medesima osservazione vale anche per i giorni di libero". Simili argomenti appellatori non ossequiano, manifestamente, le esigenze di motivazione poste alla censura di violazione del divieto dell'arbitrio, indi per cui anche su questo punto il ricorso dev'essere dichiarato inammissibile per carente motivazione. 4.2.3 Ai fini del presente giudizio verrà pertanto tenuto in considerazione il fatto - accertato in maniera vincolante per il Tribunale federale - secondo cui ai ricorrenti competeva l'organizzazione del lavoro nell'albergo, con possibilità di ripartire fra loro i vari compiti e, se necessario, di procedere all'assunzione di nuovo personale.