Citation: 1C_346/2008 20.02.2009 E. 4

4.1 Il ricorrente rimprovera alla Corte cantonale di avere negato a torto la necessità di avviare una procedura per riesaminare ed adattare il piano di quartiere "La Motta" adottato dal Consiglio comunale il 21 aprile 1998. Adduce che dall'entrata in vigore del piano sarebbero ormai trascorsi quasi dieci anni e sarebbero state nel frattempo acquisite nuove conoscenze in materia architettonica e paesaggistica. Il piano di quartiere in vigore sarebbe rudimentale e non più conforme all'ordinamento di base, mentre gli insediamenti edificati nelle vicinanze sarebbero caratterizzati da un'architettura pregevole con volumetrie ridotte. Nella situazione attuale, esso non terrebbe nemmeno conto della necessità di limitare la costruzione di residenze secondarie nell'Engadina alta. 4.2 Un piano di utilizzazione adottato sotto l'egida della LPT, in conformità quindi con i principi pianificatori previsti dalla stessa, è di principio vincolante e le restrizioni della proprietà imposte ai proprietari interessati sono presunte valide (cfr. art. 21 cpv. 1 LPT). Questo strumento pianificatorio, al fine di adempiere gli scopi per i quali è stato introdotto, deve infatti beneficiare di una certa stabilità. Secondo l'art. 21 cpv. 2 LPT, un cambiamento notevole delle circostanze può tuttavia giustificare un riesame e, se necessario, un adattamento del piano di utilizzazione. Ciò presuppone una ponderazione di una pluralità di interessi, tenendo segnatamente conto della durata raggiunta dal piano, del suo grado di precisione e di realizzazione, della portata della modifica prevista e dell'interesse che la giustificherebbe (DTF 132 II 408 consid. 4.2, 131 II 728 consid. 2.4, 128 I 190 consid. 4.2). Il legislatore federale ha così voluto garantire in quest'ambito ai proprietari di fondi, per i quali il piano è vincolante, una certa sicurezza giuridica, anche se essi non possono dedurre dal fatto che il loro fondo sia stato un tempo inserito in una determinata zona che questo rimanga costantemente attribuito alla stessa zona (DTF 123 I 175 consid. 3a e rinvii). Al riguardo, più un piano reputato conforme ai dettami della LPT è recente, più è dato ai singoli proprietari di poter contare sulla sua stabilità e più difficilmente la presunzione della sua validità sarà contestabile (DTF 128 I 190 consid. 4.2, 120 Ia 227 consid. 2c pag. 233). Sotto il profilo della sicurezza giuridica, tale cautela si impone a maggior ragione nell'eventualità di modificazioni "ad hoc", dirette contro un solo proprietario e provocate da una sua iniziativa edilizia (sentenza 1P.685/2006 del 9 agosto 2007, consid. 3.1 e rinvio, in: RtiD I-2008, n. 51, pag. 754 segg.). Queste esigenze valgono anche nel caso di un piano di quartiere, che pure costituisce un piano di utilizzazione ai sensi degli art. 14 segg. LPT (DTF 111 Ib 13 consid. 3b). Così, l'art. 21 cpv. 1 dell'ordinanza sulla pianificazione territoriale del Cantone dei Grigioni, del 24 maggio 2005 (OPTC) prevede che, qualora dal momento dell'emanazione le condizioni siano notevolmente cambiate, i piani di quartiere vengono verificati e, se necessario, adeguati d'ufficio o su richiesta degli interessati dal piano di quartiere. Un adeguamento va effettuato in particolare quando un piano di quartiere non ancora attuato non corrisponde più alle prescrizioni modificate dell'ordinamento di base. 4.3 La Corte cantonale ha accertato che al momento dell'elaborazione del piano di quartiere, la metà circa delle particelle interessate dallo stesso era già edificata, mentre negli ultimi otto anni il grado di edificazione ha raggiunto il 95 %. Dei circa 62'000 m2 di superficie edificabile inclusa nel piano, la particella n. 1337, che presenta una superficie di 3'239 m2, pari al 5 % circa dell'area complessiva, è l'unica di dimensioni importanti che non è ancora stata edificata. Il ricorrente non censura di arbitrio questi accertamenti, ma si limita sostanzialmente a ritenerli irrilevanti, asserendo che l'ampia edificazione del comprensorio non osterebbe a una revisione del piano, ove si consideri in particolare l'ampiezza della particella n. 1337 e le riserve edificatorie esistenti su altri fondi inclusi nel piano di quartiere. A torto. L'elevato grado di realizzazione del piano e il fatto che un'eventuale modifica pianificatoria colpirebbe in modo particolare il proprietario del fondo n. 1337 nel contesto di una procedura edilizia già avviata, impongono un'attenzione accresciuta al principio della stabilità del piano e sono in concreto prevalenti nella valutazione degli interessi di un'eventuale modifica. D'altra parte, lo strumento pianificatorio litigioso non è così vetusto come il ricorrente vorrebbe fare credere, poiché, pur se adottato nel 1998 ed entrato in vigore nell'anno successivo, esso è stato sostanzialmente confermato nell'ambito della revisione della pianificazione comunale negli anni 2003/2004. Il semplice fatto che i parametri edificatori, disciplinati dalla legge edilizia comunale, siano stati adattati in quel contesto non significa che il piano di quartiere in quanto tale non sia più conforme all'ordinamento di base e al diritto cantonale. Le asserite mutate conoscenze in materia architettonica e paesaggistica non costituiscono poi cambiamenti notevoli che rendano di per sé necessario un adattamento del piano, tanto più che delle stesse può essere tenuto conto nell'ambito della procedura edilizia. Le caratteristiche architettoniche degli edifici non sono peraltro disciplinate in modo dettagliato né nel regolamento del piano di quartiere, né nella legge edilizia comunale (art. 19 cpv. 1), né nella legge cantonale sulla pianificazione territoriale (art. 73 cpv. 1 LPTC). Quanto alla necessità di limitare le residenze secondarie nell'Engadina alta, a ragione la Corte cantonale ha rilevato che il piano di quartiere non è lo strumento pianificatorio adeguato a perseguire tale scopo. La questione tocca infatti in generale il dimensionamento delle zone edificabili e presuppone quindi anche una valutazione degli altri comparti edificabili, che deve essere eseguita innanzitutto nel contesto dell'ordinamento di base (cfr. art. 27 cpv. 4 LPTC). Alla luce di quanto esposto, è con una motivazione sufficiente e conforme al diritto federale e cantonale, segnatamente all'art. 21 LPT e all'art. 21 OPTC, che la Corte cantonale ha negato la necessità di procedere a una revisione del piano di quartiere.