Citation: 4A_270/2007 19.02.2008 E. 2

Dinanzi al Tribunale federale il ricorrente contesta unicamente la decisione sulla sua legittimazione passiva. 2.1 Onde determinarsi su tale questione, il Tribunale d'appello ha innanzitutto esaminato il contenuto dei due documenti sottoscritti dall'opponente il 6 marzo 2000 e il 30 giugno 2000. 2.1.1 Con la "procura amministrativa" del 6 marzo 2000 (doc. C), stesa su carta intestata della banca X.________ di Lugano, l'opponente ha conferito al ricorrente la procura di rappresentanza nei confronti della banca e l'autorizzazione a disporre dei depositi titoli e dei beni patrimoniali di qualsiasi genere depositati presso la banca, finalizzata in particolare all'acquisto, alla vendita di titoli, di diritti d'opzione, di fondi d'investimento, di fondi interni, di depositi a termine e di sottopartecipazioni, di investimenti fiduciari e di metalli preziosi, con operazioni di cambio, a contanti e/o termine, all'acquisto o alla vendita di strumenti derivati standardizzati o non standardizzati (opzioni e financial futures, compresi opzioni su titoli, divise, metalli preziosi, tassi d'interesse e indici, warrants ed altri prodotti simili). Il ricorrente è stato inoltre autorizzato a ricevere, esaminare ed accettare gli estratti conto e deposito titoli, nonché a fare tutto ciò che riteneva necessario o utile per l'amministrazione dei titoli o degli averi depositati. Tenuto conto di quanto appena esposto, i magistrati ticinesi hanno ravvisato in questo documento un contratto, che conferiva al ricorrente tutti i poteri necessari alla gestione vera e propria del patrimonio dell'opponente, e non una semplice procura quale atto unilaterale. 2.1.2 Con il "mandato di consulenza finanziaria" del 30 giugno 2000 (doc. D) la società americana, rappresentata dal ricorrente, è stata invece incaricata di fornire consigli di natura finanziaria per la gestione del patrimonio dell'opponente, con facoltà per quest'ultima di accettare o no le indicazioni ricevute. Alla consulente è stata inoltre affidata la verifica delle posizioni bancarie della mandante, delle commissioni bancarie addebitate, della gestione bancaria (costi, tempi, modalità), delle istruzioni impartite, nonché il compito di allestire semestralmente un rapporto per la mandante, indicando il patrimonio iniziale, i movimenti e il patrimonio finale, così come la rendita semestrale lorda, i costi e la rendita semestrale netta. Questi elementi hanno indotto la Corte ticinese a respingere la tesi del ricorrente secondo cui il 30 giugno 2000 le parti avrebbero stipulato un contratto di gestione patrimoniale dallo stesso tenore del contratto sottoscritto il 6 marzo 2000. Essa lo ha considerato un vero e proprio mandato di consulenza finanziaria e di verifica di alcune posizioni bancarie, ben lungi dall'autorizzare la mandataria ad effettuare direttamente sul conto della mandante investimenti finanziari. Tant'è che il contratto prevede esplicitamente che la facoltà della consulente di impartire ordini direttamente alla banca era subordinata ad un'autorizzazione esplicita della mandante, con mandato specifico della mandante alla banca. 2.2 Nella seconda parte del considerando dedicato al tema della legittimazione passiva del ricorrente la massima istanza ticinese ha poi negato che il contratto del 10 [recte: 6] marzo 2000 sia stato stipulato dal ricorrente in rappresentanza della società americana. 2.2.1 Nel documento non viene infatti indicato ch'egli avrebbe agito quale rappresentante della società; anzi, la società non viene nemmeno menzionata. Per i giudici cantonali non v'era d'altro canto nessuna ragione di citarla, giacché dall'istruttoria è emerso che il ricorrente era stato presentato all'opponente da un'amica - che gli aveva pure affidato parte del suo patrimonio - quale finanziere che si occupava della gestione del patrimonio di persone importanti. Le circostanze dell'incontro fra le parti hanno pure portato i giudici ticinesi ad escludere che per l'opponente fosse indifferente stipulare il contratto con il ricorrente o con una società americana con uffici a New York, in Inghilterra e a Lugano, di cui ella nulla sapeva. Donde l'inapplicabilità dell'art. 32 cpv. 2 in fine CO, richiamato dal ricorrente. 2.2.2 È vero - si legge ancora nella sentenza impugnata - che, stando a quanto riferito dal teste C.________, in occasione dell'apertura del conto bancario il ricorrente disse all'opponente che operava utilizzando la sua società Z.________. Per i giudici ticinesi, questa deposizione non permette tuttavia di invertire la precedente conclusione poiché a questo proposito il testimone si è dapprima espresso nel senso che il ricorrente si sarebbe appoggiato alla società per i necessari investimenti e poi ha asserito che l'opponente avrebbe dovuto delegare alla società stessa i necessari poteri per l'amministrazione del suo patrimonio. I giudici hanno inoltre rilevato che la procura amministrativa, redatta subito dopo l'incontro delle parti negli uffici della banca, non menziona il rapporto del ricorrente con la società americana, ciò che smentisce di fatto le affermazioni del teste. Nemmeno la testimonianza di D.________ - allora vicedirettore dell'istituto bancario - può essere di miglior supporto per il ricorrente. La Corte cantonale ha specificato che questo teste si è limitato a riferire circostanze generiche relative all'apertura del conto dell'opponente, ma non ha dichiarato ch'essa sarebbe stata messa al corrente del reale rapporto tra il ricorrente e la società americana. E la giustificazione da lui data all'assenza di ogni accenno alla società americana nella procura amministrativa - "non ve n'era nessuna necessità. Succede spesso con gestori esterni che hanno delle società, che la procura amministrativa sia stipulata in favore di una persona fisica, in questo caso il sig. A.________, che conoscevamo" - non permette, secondo i magistrati ticinesi, di concludere che l'opponente fosse consapevole del fatto che il ricorrente agiva quale rappresentante della società e non a titolo personale. 2.3 Non da ultimo, i giudici del Tribunale d'appello hanno reputato importante ricordare che dopo la rinuncia al mandato comunicata con scritto 13 luglio 2001 dalla società americana, il ricorrente ha continuato a movimentare il conto dell'opponente. Ciò dimostra ch'egli personalmente, e non quale direttore della società americana, poteva agire sulla base del mandato di gestione patrimoniale e che di fatto la rinuncia da parte della società al mandato di consulenza finanziaria non implicava necessariamente la rinuncia al mandato di gestione patrimoniale stipulata personalmente a favore del ricorrente. 2.4 In conclusione, la massima istanza ticinese ha confermato la valutazione del pretore sulla legittimazione passiva del ricorrente, non avendo egli dimostrato di aver agito in rappresentanza di Z.________.