Citation: 6S.110/2005 01.09.2005 E. 4

4.1 La ricorrente denuncia anche una violazione dell'art. 27 CP, rilevando come ai fini di questo giudizio sia determinante l'impatto grafico delle pagine, non il loro contenuto. Sono i dettagli a fare la differenza, la scelta delle fotografie e il loro numero, il fatto di scrivere un titolo piuttosto che un altro. Tutti aspetti che rispondono alle esigenze e tendono alle competenze del servizio grafico, e non al direttore o al capo redattore i quali ne verificano le soluzioni e ne rispondono eventualmente ex art. 322bis CP, ma non in qualità di autori dell'opera, visto che autori dell'impaginazione essi non sono né in senso intellettuale, né tanto meno in senso materiale (ricorso pag. 23 e segg.). 4.2 Per quanto riguarda la titolarità sull'impaginazione, la CCRP rileva come la ricorrente non si sia confrontata con quanto ritenuto dal giudice di merito, in particolare con l'accertamento secondo cui la composizione grafica delle pagine incriminate era stata posta sotto la sua sorveglianza, vista l'assenza del direttore, per cui essa aveva provveduto al coordinamento e all'approvazione del menabò. Gli ultimi giudici cantonali concludono quindi che la ricorrente tenta di scaricare la propria responsabilità su altri, mentre sulla base del predetto accertamento, nemmeno censurato di arbitrio, l'esercizio riesce infruttuoso sin dall'inizio (sentenza impugnata pag. 8). 4.3 Se un reato è commesso mediante pubblicazione in un mezzo di comunicazione sociale e consumato per effetto della pubblicazione, la responsabilità penale è regolata in base all'art. 27 CP. Responsabile unico è di principio l'autore dell'opera (art. 27 cpv. 1 CP). Tuttavia a titolo sussidiario, qualora l'autore non possa essere individuato o non possa essere tradotto davanti a un tribunale svizzero (art. 27 cpv. 2 CP), oppure qualora la pubblicazione sia avvenuta all'insaputa o contro la volontà dell'autore dell'opera (art. 27 cpv. 3 CP) la legge prevede una responsabilità a cascata di altri soggetti (v. DTF 130 IV 121 consid. 1.3; Franz Riklin, Schweizerisches Medienstrafrecht, in Medien, Kriminalität und Justiz, op. cit., pag. 78-80, e rinvii dottrinali). Nel caso in esame è accertato in maniera insindacabile (art. 277bis PP) che la ricorrente oltre ad essere autrice dei testi del servizio incriminato ed averne scelto le fotografie, ne ha anche coordinato ed approvato il menabò. A queste condizioni la titolarità dell'opera, intesa nel caso in esame come il servizio nel suo complesso, non è né ignota né controversa, per cui nulla osta ad un'applicazione dell'art. 27 cpv. 1 CP. Autrice dell'opera è la ricorrente, al di là del fatto che nella sua materialità il giornale è il frutto di un complesso lavoro di squadra che coinvolge una pluralità di soggetti, circostanza questa di cui le speciali norme sulla punibilità dei mass media tengono appositamente conto semplificando l'individuazione delle responsabilità (v. a questo proposito Riklin, op. cit., pag. 79; Peduzzi, op. cit., pag. 368). Non risulta del resto, e la ricorrente nemmeno lo sostiene, che i grafici abbiano fatto delle scelte contrarie alla sua volontà. Qui del resto non si tratta di dettagli tecnici, ma di elementi ad alto contenuto informativo (v. sopra consid. 3.3.3), che non è ragionevole ritenere vengano semplicemente delegati al servizio grafico. 4.4 Considerando la ricorrente la sola responsabile ai sensi dell'art. 27 cpv. 1 CP i giudici cantonali non hanno dunque violato il diritto federale, per cui il ricorso anche da questo profilo va disatteso.