Citation: 6B_1070/2009 22.03.2010 E. 3

3.1 I ricorrenti sostengono che F.________ avrebbe disatteso il dovere di prudenza imposto dall'art. 33 LCStr poiché, pur avendo notato il pedone sul marciapiede in prossimità del passaggio pedonale, avrebbe omesso di rallentare e di prestargli la massima attenzione. A loro dire, quand'anche si volesse ammettere che il pedone fosse rivolto nella direzione opposta rispetto alla strada, sarebbe occorso, tenuto conto della vicinanza del passaggio pedonale, che l'autista mantenesse un contatto visivo con il medesimo, valutandone la presenza nel modo a lui più sfavorevole, e prendendo quindi in considerazione anche un attraversamento repentino da parte sua della strada. I ricorrenti reputano inoltre la velocità accertata, di 35-36 km/h, inadeguata per un automezzo pesante mentre si avvicina a un passaggio pedonale, in presenza di una persona sul marciapiede. 3.2 L'art. 125 CP sanziona con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria chiunque per negligenza cagiona un danno grave al corpo o alla salute di una persona. Commette per negligenza un crimine o un delitto colui che, per un'imprevidenza colpevole, non ha scorto le conseguenze del suo comportamento o non ne ha tenuto conto. L'imprevidenza è colpevole, se l'autore non ha usato le precauzioni alle quali era tenuto secondo le circostanze e le sue condizioni personali (art. 12 cpv. 3 CP). Per determinare più precisamente i doveri imposti dalla prudenza, occorre riferirsi alle norme dell'ordinamento giuridico emanate al fine di garantire la sicurezza e di evitare gli incidenti (DTF 129 IV 119 consid. 2.1 e rinvii). Nella fattispecie deve quindi essere fatto riferimento alle regole vigenti in materia di circolazione stradale (DTF 126 IV 91 consid. 4a/aa; 122 IV 225 consid. 2a). Secondo l'art. 33 cpv. 1 e 2 LCStr, il conducente deve agevolare ai pedoni l'attraversamento della carreggiata e, avvicinandosi ai passaggi pedonali, deve circolare con particolare prudenza e, se necessario, fermarsi, dando la precedenza ai pedoni che vi transitano o che stanno accedendovi. Questa regolamentazione è concretizzata dall'art. 6 cpv. 1 dell'ordinanza sulle norme della circolazione stradale, del 13 novembre 1962 (ONC; RS 741.11), secondo cui, davanti ai passaggi pedonali senza regolazione del traffico, il conducente deve accordare la precedenza a ogni pedone che si trova già sul passaggio pedonale o che attende davanti ad esso e che visibilmente vuole attraversarlo. Deve moderare per tempo la velocità e all'occorrenza fermarsi per poter adempiere a questo obbligo. L'art. 6 cpv. 1 ONC richiama quindi anche l'aspetto della velocità adeguata alle circostanze. Giusta l'art. 32 cpv. 1 LCStr, la velocità deve infatti sempre essere adattata alle circostanze, in particolare alle peculiarità del veicolo e del carico, come anche alle condizioni della strada, della circolazione e della visibilità. In particolare, la velocità massima generale ammissibile nelle località può essere raggiunta solo in condizioni favorevoli (cfr. art. 4a cpv. 1 ONC; sentenza 6S.80/2002 del 30 maggio 2002 consid. 3b/aa). Il grado di attenzione che si pretende dai conducenti va valutato tenendo conto di tutte le circostanze, come la densità del traffico, la configurazione dei luoghi, l'ora, la visibilità e le fonti di pericolo prevedibili (DTF 129 IV 282 consid. 2.2.1; 122 IV 225 consid. 2b). La "particolare prudenza" per i pedoni di cui all'art. 33 cpv. 2 LCStr significa che l'automobilista deve prestare maggiore attenzione nei pressi dei passaggi pedonali e nelle loro immediate vicinanze ed essere pronto ad arrestare il veicolo quando un pedone attraversa la strada o manifesta la volontà di farlo (cfr. DTF 121 IV 286 consid. 4b; 115 II 283 consid. 1a). Di regola, l'automobilista non è tuttavia obbligato a ridurre la propria velocità se nessun pedone si trova sul passaggio pedonale o in prossimità di esso, se può ammettere dall'insieme delle circostanze che nessun utente possa comparire all'improvviso o se può chiaramente comprendere di avere la precedenza (sentenza 6S.96/2006 del 3 aprile 2006 consid. 2.2 in: JdT 2006 I pag. 439 seg.). In effetti, secondo il principio dell'affidamento dedotto dall'art. 26 LCStr, nella circolazione ogni utente della strada che si comporta in maniera corretta può a sua volta confidare nel corretto comportamento degli altri utenti, nella misura in cui non vi siano indizi per ritenere il contrario (DTF 129 IV 282 consid. 2.2.1; 125 IV 83 consid. 2b; 124 IV 81 consid. 2b). Questo principio trova i suoi limiti nell'art. 26 cpv. 2 LCStr, secondo cui deve essere usata particolare prudenza verso i fanciulli, gli infermi e gli anziani, e parimenti quando vi siano indizi per ritenere che un utente della strada non si comporti correttamente. 3.3 La Corte cantonale ha essenzialmente basato i propri accertamenti, di principio vincolanti per il Tribunale federale (art. 105 cpv. 1 LTF), sulla deposizione del conducente dell'autobus e sul rapporto del perito giudiziario. Ha in particolare rilevato che, oltrepassata la fermata della posta di Castagnola, l'autista ha notato una persona in prossimità del passaggio pedonale all'altezza del centro postale. Essa si trovava sul marciapiede posto alla destra rispetto alla direzione di marcia dell'autobus ed era rivolta verso la parte opposta della carreggiata, in direzione delle caselle postali, non lasciando presagire l'intenzione di girarsi ed attraversare la strada. Il conducente dell'autobus ha quindi continuato la corsa prestando attenzione alla guida e al traffico stradale. Raggiunto il passaggio pedonale, l'autobus si è scontrato con il pedone che aveva iniziato ad attraversare, sicché l'urto è avvenuto tra la testa di quest'ultimo e lo spigolo vetrato anteriore destro dell'automezzo. Sulla base del rapporto del perito giudiziario, la Corte cantonale ha inoltre accertato che il conducente circolava a una velocità di 35-36 km/h ed ha frenato quando l'autobus si trovava sulle strisce pedonali per circa 50 centimetri. Alla luce di queste constatazioni, e in mancanza di testimonianze ed ulteriori elementi relativi allo svolgimento dei fatti, è senza incorrere nell'arbitrio che la Corte cantonale ha ritenuto che il pedone visto dall'autista non stava transitando sul passaggio pedonale, né vi stava accedendo, né attendeva dinanzi ad esso con la riconoscibile intenzione di attraversarlo. Sostenendo che l'autista avrebbe dovuto in ogni caso ridurre la propria velocità concentrando costantemente l'attenzione sul pedone per il solo fatto che questi si trovava sul marciapiede all'altezza del passaggio pedonale, i ricorrenti disattendono che la persona avvistata era però rivolta verso la parte opposta della strada, in direzione dell'ufficio postale e non erano dati elementi concreti che permettessero al conducente di ritenere ch'essa (o un altro pedone) potesse comunque immettersi improvvisamente sul passaggio pedonale. La possibilità meramente astratta che un utente della strada possa anche non comportarsi correttamente, non costituisce un indizio o una circostanza particolare che lasci supporre concretamente una sua attitudine scorretta ed è quindi insufficiente al riguardo (cfr. DTF 106 IV 391 consid. 1; 103 IV 256 consid. 3c; sentenza 6S.80/2002, citata, consid. 4). Né la velocità accertata di 35-36 km/h può essere ritenuta in concreto inadeguata. Essa è infatti inferiore in modo apprezzabile al limite massimo di 50 km/h consentito nelle località (art. 4a cpv. 1 lett. a ONC). D'altra parte, l'incidente si è verificato alle 10.25, in condizioni stradali, di circolazione e di visibilità favorevoli. Altri pedoni non erano presenti nello spazio visibile e la vittima era una persona adulta nei cui confronti non si imponeva una prudenza particolare (cfr. art. 26 cpv. 2 LCStr). Come visto, nemmeno erano dati indizi concreti o circostanze che avrebbero dovuto fare contare su un comportamento scorretto del pedone, sicché al conducente non spettava un obbligo di prudenza supplementare. Il solo fatto che questi fosse alla guida di un automezzo pesante in prossimità di un passaggio pedonale, non consente di ritenere nella fattispecie inadeguata la velocità di 35-36 km/h. Negando nelle esposte condizioni una negligenza del conducente dell'autobus, la Corte cantonale non ha quindi violato il diritto federale. 3.4 La Corte cantonale sembra invero ritenere questa conclusione avvalorata dalla testimonianza dell'assistente di farmacia che ha soccorso la vittima e che ha riferito che, ripresasi, quest'ultima le ha risposto di essere caduta. Da questa deposizione non si può tuttavia dedurre alcunché circa lo svolgimento dei fatti, poiché la teste non ha assistito all'incidente, trovandosi a lavorare all'interno della farmacia e, d'altra parte, essa medesima ha precisato che la vittima era in stato confusionale. In quell'occasione, E.A.________ avrebbe anche potuto semplicemente riferirsi alla caduta conseguente all'urto con l'autobus. Alla luce di quanto esposto nei precedenti considerandi, la questione non è comunque decisiva, siccome, prescindendo dalla valutazione (arbitraria) di questa deposizione da parte della CRP, il giudizio cantonale è comunque corretto.