Citation: 5A_270/2015 E. 6.2

6.2. In appello, la ricorrente aveva fatto valere che il Comune opponente non aveva mosso alcuna obiezione ad una perizia di parte allestita in data 15 aprile 2008 da suo fratello, dalla quale si sarebbe dovuto dedurre che al momento dell'intavolazione a registro fondiario definitivo, la particella n. 1473 RFD (sentiero) fosse stata sovrapposta alla particella n. 774 RFD della ricorrente; il referto, non contestato, doveva valere per riconosciuto. Il Tribunale di appello ha negato che ciò fosse il caso soltanto perché il Comune non vi avrebbe mosso obiezioni: l'art. 199 del pregresso codice di procedura civile ticinese, applicabile ancora in prima istanza, riguardava unicamente obiezioni sull'autenticità del documento, qui mai messa in dubbio. Nella presente sede, la ricorrente non discute l'argomentazione del Tribunale di appello. Al contrario: ella ammette che di regola una perizia privata non è un mezzo di prova, ma obietta che questa regola non debba valere qualora la perizia sia stata esperita da un professionista riconosciuto. L'apodittica contestazione di una giurisprudenza costante e riconosciuta anche in dottrina (v. DTF 141 III 433 consid. 2.3, 2.5 e 2.6 con numerosi rinvii) non può certo condurre ad una conclusione diversa da quella alla quale è giunto il Tribunale di appello, ponendosi addirittura la questione dell'ammissibilità della censura per carenza di motivazione. Quest'ultima si appalesa dunque infondata in quanto ammissibile.