Citation: 2A.208/2001 12.10.2001 E. 3

3.- a) Giusta l'art. 7 LDDS, il coniuge straniero di un cittadino svizzero ha diritto al rilascio e alla proroga del permesso di dimora (cpv. 1 prima frase). Dopo una dimora regolare e ininterrotta di cinque anni, ha diritto al permesso di domicilio (cpv. 1 seconda frase). Questo diritto si estingue qualora sorga un motivo d'espulsione (cpv. 1 terza frase). aa) Nel caso concreto, va osservato innanzitutto che, contrariamente a quanto risulta dalla sentenza querelata, la Sezione dei permessi e dell'immigrazione e il Consiglio di Stato non hanno pronunciato il rimpatrio del ricorrente (su tale nozione, cfr. DTF 119 Ib 1 consid. 2b e c; RDAT 1999 I 56 199 consid. 3b), limitandosi invece a rifiutargli il rinnovo del permesso di dimora annuale e ad allontanarlo dal territorio cantonale. Tale quesito esula pertanto della presente vertenza. bb) Sia il Tribunale cantonale amministrativo sia le precedenti istanze cantonali si sono unicamente pronunciati sulla questione del rinnovo del permesso di dimora annuale di cui era titolare il ricorrente. Senonché, come già rilevato in precedenza, questi è sposato con una cittadina svizzera dal dicembre 1984, cioè da quasi 16 anni. In virtù dell'art. 7 cpv. 1 seconda frase LDDS, egli avrebbe quindi diritto, in linea di principio, alla concessione di un permesso di domicilio, il cui rilascio, conformemente a quanto prescritto dall'art. 7 cpv. 1 terza frase LDDS, può essergli negato se è dato un motivo di espulsione. Poiché il diritto alla proroga del permesso di dimora, rispettivamente al rilascio di un permesso di domicilio, si estingue quando è dato un motivo di espulsione, la presente causa va esaminata sotto questi due aspetti. b) Ai sensi dell'art. 10 cpv. 1 LDDS, uno straniero può essere espulso quando egli sia stato punito dall'autorità giudiziaria per un crimine o un delitto (lett. a), quando la sua condotta in generale e i suoi atti permettano di concludere che non vuole o non è capace di adattarsi all'ordinamento vigente nel Paese che lo ospita (lett. b) oppure quando egli stesso, o una persona a cui deve provvedere, cada in modo continuo e rilevante a carico dell'assistenza pubblica (lett. d). Una simile misura può essere pronunciata soltanto se dall'insieme delle circostanze essa risulta adeguata (art. 11 cpv. 3 LDDS) e se rispetta il principio della proporzionalità (DTF 166 Ib 113 consid. 3c). Per giudicare dell'equità di un'espulsione, l'autorità terrà conto della gravità della colpa commessa dallo straniero, della durata del suo soggiorno nella Svizzera e del pregiudizio che egli e la sua famiglia subirebbero in caso di espulsione (art. 16 cpv. 3 dell'ordinanza di esecuzione della legge federale concernente la dimora e il domicilio degli stranieri, del 1° marzo 1949, ODDS; RS 142. 201). Allorquando più motivi di espulsione sono dati senza che nessuno di essi giustifichi, di per sé, l'adozione di questo provvedimento per ragioni di proporzionalità, la situazione dello straniero va valutata nel suo insieme, per cui, a seconda delle circostanze, il suo allontanamento può comunque apparire giustificato (cfr. Alain Wurzburger, La jurisprudence récente du Tribunal fédéral en matière de police des étrangers in: RDAF 1997 I 267, pag. 308). c) Il diritto al rispetto della vita privata e famigliare di cui all'art. 8 CEDU non è assoluto. Un'ingerenza nell'esercizio di tale diritto è ammissibile secondo l' art. 8 n. 2 CEDU "in quanto tale ingerenza sia prevista dalla legge e in quanto costituisca una misura che, in una società democratica, è necessaria per la sicurezza nazionale, l'ordine pubblico, il benessere economico del paese, la prevenzione dei reati, la protezione della salute o della morale, o la protezione dei diritti e delle libertà altrui". Il quesito di sapere se, in un caso concreto, le autorità di polizia degli stranieri devono rilasciare un' autorizzazione di soggiorno in virtù dell'art. 8 CEDU va risolto effettuando una ponderazione di tutti gli interessi privati e pubblici in gioco. Lo stesso dicasi per quanto concerne la questione di sapere se, giusta l'art. 7 cpv. 1 LDDS, l'espulsione rispetta il principio della proporzionalità (art. 11 cpv. 3 LDDS e art. 16 cpv. 3 ODDS). Quando è dato un motivo di espulsione ai sensi delle norme della polizia degli stranieri, si deve tener conto in primo luogo della gravità degli atti commessi così come della situazione personale e famigliare dell'espulso. Va poi vagliato se si può esigere dai familiari aventi il diritto di risiedere in Svizzera che lascino il nostro paese per seguire lo straniero al quale è stata rifiutata un'autorizzazione di soggiorno. Per risolvere quest'ultimo punto, l'autorità non deve pronunciarsi basandosi sulle esigenze personali degli interessati, ma deve oggettivamente considerare la loro situazione personale nonché l'insieme delle circostanze. Al riguardo va precisato che il fatto che non si possa pretendere dai membri della famiglia che lascino la Svizzera dev' essere incluso nella ponderazione d'interessi ma non esclude, di per sé, il rifiuto dell'autorizzazione di soggiorno (DTF 122 II 1 consid. 2 e riferimenti; cfr. anche DTF 122 II 289 consid. 3b). d) Secondo i giudici cantonali, in concreto è dato il motivo di espulsione di cui all'art. 10 cpv. 1 lett. d LDDS, ritenuto che il ricorrente, da un lato, ha lasciato cadere la propria famiglia a carico della pubblica assistenza dal 1° novembre 1997 fino al 31 dicembre 1999 per un totale di fr. 37'649. 20, allorché le sue entrate erano piuttosto elevate e, dall'altro, non ha mai rifuso, anche solo parzialmente, il debito contratto verso lo Stato. Tale opinione non può essere condivisa. Affinché il motivo di espulsione di cui all'art. 10 cpv. 1 lett. d LDDS sia realizzato vi deve essere il rischio concreto che la persona in questione, o una persona a cui deve provvedere, si trovi in maniera considerevole ed ininterrotta a carico dell'assistenza pubblica (DTF 125 II 633 consid. 3c; 122 II 1 consid. 3c; 119 Ib 81 consid. 2e). Semplici dubbi al riguardo non bastano (DTF 119 Ib 81 consid. 2d). Nella fattispecie, è incontestato che i familiari del ricorrente hanno percepito prestazioni dell'assistenza pubblica durante due anni per complessivi fr. 37'649. 20, ciò che rappresenta un debito di una certa importanza. Senonché i giudici cantonali non hanno constatato che prima e dopo quel periodo erano state erogate altre prestazioni di sostegno sociale. Inoltre, non è stato accertato - effettuando un'indagine sulla situazione finanziaria attuale dell'interessato e della sua famiglia nonché sulla sua probabile evoluzione - se esiste un rischio concreto che in avvenire egli o i suoi familiari cadano nuovamente a carico dell'assistenza pubblica. Va poi aggiunto che, contrariamente a quanto affermato dalla Corte cantonale nella decisione querelata, il fatto che il ricorrente e i suoi famigliari non siano stati o non siano tuttora in grado di rimborsare, anche solo parzialmente, quanto ricevuto non è di per sé determinante, non dipendendo la permanenza dello straniero nel nostro Paese da un tale presupposto: l'obiettivo perseguito dalla citata disposizione legale è unicamente quello di impedire che il debito nei confronti dell'ente pubblico aumenti (sentenze non pubblicate del Tribunale federale del 7 maggio 2001 in re Sottile, consid. 4a e del 30 agosto 2001 in re Battistessa, consid. 3d/aa). Orbene agli atti non figura alcun elemento che permette di pensare che ciò sia il caso. e) Appurato ciò, occorre ancora esaminare se siano realizzati i restanti motivi d'espulsione previsti dalla legge. Nel caso specifico, è pacifico che il motivo di espulsione di cui all'art. 10 cpv. 1 lett. a LDDS è adempiuto. Come emerge dalla sentenza querelata, il ricorrente è stato condannato, nel luglio 1992, al pagamento di una multa di fr. 400.-- per favoreggiamento al soggiorno di stranieri illegalmente in Svizzera e, nel marzo 1995, al pagamento di un'altra multa di fr. 80.-- per abuso della licenza di condurre e delle targhe; inoltre nel gennaio 1994 e nel marzo 2000 egli è stato condannato a 18, rispettivamente, a 3 mesi di detenzione e, entrambe le volte, all'espulsione dalla Svizzera per 5 anni, pene sospese condizionalmente. La prima di queste ultime condanne è stata inflitta per falsità in documenti e ricettazione, la seconda per aver messo in circolazione monete false nonché per falsità in documenti. È vero che, considerate singolarmente, le infrazioni penali non sono particolarmente gravi. In effetti, le pene private di libertà inflitte all'interessato sono largamente al di sotto del limite indicativo di due anni a partire dal quale, per consolidata prassi, va negata l'autorizzazione di soggiorno al coniuge straniero di un cittadino svizzero che vive in Svizzera da poco tempo (DTF 120 Ib 6 consid. 4b; 110 Ib 201). Anche se le stesse vengono cumulate, il menzionato limite non è raggiunto. Senonché la gravità della violazione dell'ordine e della sicurezza pubblici rimproverata al ricorrente non va minimizzata. Nel caso precipuo, la stessa non è dovuta ad un'infrazione unica sanzionata con una pesante condanna penale, ma al fatto che l'ordine pubblico è stato ripetutamente disatteso. A ciò si aggiunge il pericolo di recidiva che non va trascurato, soprattutto se si considera che il ricorrente non ha avuto scrupoli ad infrangere la legge durante la procedura di ricorso cantonale. Non va poi dimenticato che, oltre le già citate condanne, il ricorrente ha interessato a più riprese le autorità di polizia e giudiziarie. Nel 1992, 1996 e 1998 è stato inchiestato per truffa, tentata truffa e probabile truffa. Il 16 giugno 1995, è stato allestito nei suoi confronti un rapporto di arresto per violazione del bando e ordine di arresto (multa non pagata per infrazione alla LCStr), a cui ha fatto seguito un decreto di abbandono per intervenuto pagamento. Il 29 febbraio 1996 è stato trovato in possesso di un passaporto falso, utilizzato scientemente per uscire dalla Svizzera. Nell'ottobre 1998 è stato denunciato per frode allo scotto (fr. 5'669. 80), denuncia poi ritirata, il debito essendo stato saldato. Il 18 novembre 1998 è stato trovato in possesso, unitamente ad un terzo, di un certificato di deposito falso per un importo di US$ 10 milioni. Va poi rilevato che il ricorrente, come da lui stesso ammesso, quando non era in grado di pagare l'affitto degli appartamenti locati per lui e la sua famiglia, aveva l'abitudine di traslocare, lasciando scoperto il dovuto. Inoltre questi, nel corso degli anni, ha accumulato ingenti debiti, dato che come risulta dagli atti, a suo carico vi sono precetti esecutivi per oltre fr. 400'000.--, ai quali vanno aggiunti 12 attestati di carenza di beni per fr. 25'949.--. Stante quanto precede, si deve dunque considerare che vi è un interesse pubblico importante ad allontanare dalla Svizzera chi, come il ricorrente, commette piccole e medie infrazioni e con il suo comportamento generale dimostra di non essere capace di adattarsi alle regole sociali e all'ordinamento giuridico del nostro Paese, ciò che permette di ammettere pure l'esistenza di un motivo di espulsione fondato sull'art. 10 cpv. 1 lett. b LDDS.