Citation: 1B_2/2023 E. 5.4

5.4. Nella misura in cui il ricorrente asserisce che il Presidente della Corte avrebbe, implicitamente, deciso di mantenere la causa presso di sé, invece di rinviarla al PP, allo scopo di poter presentare la domanda di proroga della carcerazione, si tratterrebbe se del caso di un errore, non sufficiente per fondare l'asserita prevenzione del magistrato. Al riguardo anche l'argomento della CRP secondo cui la competenza del Presidente a presentare la domanda di proroga della carcerazione di sicurezza è prevista dall'art. 229 cpv. 2 CPP, motivo per cui tale fatto non costituisce un motivo di ricusazione, è corretto. In effetti, un eventuale, preteso singolo errore commesso dal giudice non fonda di massima un motivo di ricusazione. La funzione giudiziaria impone infatti di determinarsi rapidamente su elementi spesso contestati e delicati, motivo per cui spetta se del caso alle autorità di ricorso competenti accertare e correggere errori eventualmente commessi in tale ambito. Il ricorrente disconosce che la procedura di ricusazione non ha lo scopo di permettere alle parti di contestare la maniera in cui è istruita la procedura probatoria e di rimettere in discussione le differenti decisioni incidentali adottate da chi dirige il procedimento (DTF 143 IV 69 consid. 3.2; 141 IV 178 consid. 3.2.3). D'altra parte, quando come in concreto è contestata in sostanza la questione dell'assunzione di un mezzo di prova, il ricorso sarebbe ammissibile soltanto qualora si fosse in presenza di un pregiudizio irreparabile (DTF 144 IV 90 consid. 1.1.1 e 1.1.3), condizione come visto non realizzata in concreto. Nel caso in esame non si sarebbe d'altra parte in presenza di un errore particolarmente grave o ripetuto, costitutivo di una violazione notevole dei doveri del magistrato, che potrebbe fondare un sospetto di parzialità (DTF 143 IV 69 consid. 3.2). Tale fatto non riveste una gravità tale da imporre di scostarsi da questa prassi, con la quale il ricorrente non si confronta. Il criticato modo di procedere del giudice non implica del resto l'asserita, ineluttabile conseguenza della colpevolezza del ricorrente ma, correttamente interpretato, è volto a chiarire compiutamente la fattispecie. Al giudice non è infatti vietato farsi un'opinione provvisoria sulla base degli atti, fintantoché rimanga interiormente libero, dopo che le parti hanno addotto i loro argomenti, e in concreto esaminato il complemento peritale litigioso, di giungere a un altro risultato (DTF 134 I 238 consid. 2.4; sentenze 1B_532/2021, citata, consid. 3.5 e 1B_468/2018, citata, consid. 2.5).