Citation: 1P.405/2000 17.08.2000 E. 1

Questa giurisprudenza è stata mantenuta anche dopo l'entrata in vigore, il 1° gennaio 2000, dell'art. 9 Cost. (cfr. DTF 126 I 81 consid. 3-6). b) Il ricorrente si esprime in termini assolutamente generici sulla sua legittimazione di denunciante, rispettivamente di parte civile, a ricorrere, contravvenendo al suo obbligo di motivazione (cfr. DTF 125 I 173 consid. 1b, 253 consid. 1c, 120 Ia 369 consid. 1a). D'altra parte non risulta, né tanto meno viene sostenuto, ch'egli abbia la qualità di vittima secondo l'art. 2 cpv. 1 LAV, nel senso che sia stato direttamente leso nell'integrità fisica, sessuale o psichica. Del resto, il reato principale prospettato dal denunciante è quello di truffa (art. 146 CP) che, diretto contro il patrimonio, non rientra nel campo di applicazione della LAV (FF 1990 II 725; DTF 120 Ia 157 consid. 2d/aa; sentenza inedita del 4 novembre 1999 nella causa R.v.d.B, consid. 1d/dd); certo, nelle denunce, il ricorrente ha subordinatamente indicato, quali ulteriori ipotesi di reato, anche l'estorsione (art. 156 CP) e la minaccia (art. 180 CP). Tuttavia egli non sostiene di essere stato leso nell'integrità fisica o psichica, né ciò è ravvisabile in concreto. Il ricorrente non può pertanto prevalersi della qualità di vittima ai sensi della LAV, ciò che gli avrebbe conferito, quale "lex specialis" per rapporto all' art. 88 OG, la capacità di agire (art. 8 cpv. 1 LAV; DTF 120 Ia 157 consid. 2a-d; sentenza del 6 dicembre 1999, citata, pag. 499). Ne consegue che il ricorso di diritto pubblico, in cui viene essenzialmente fatta valere un'arbitraria valutazione delle prove, è inammissibile per difetto di legittimazione del ricorrente.