Citation: 4A_355/2018 E. 4

La ricorrente dichiara di prevalersi della violazione di innumerevoli norme del diritto privato e dell'accertamento manifestamente inesatto dei fatti. A parer suo la sentenza impugnata, "tendente ad equivocare bizantinamente sui termini", sarebbe arbitraria, "contraria ai fatti e alle risultanze di causa". Sostiene di avere promosso l'azione di responsabilità "in quanto cessionaria ai sensi degli art. 260 LEF e 757 CO"e di avere indicato chiaramente di avere agito in tale veste al fine di ottenere il risarcimento del danno che i convenuti avevano arrecato alla società fallita, limitando però la domanda di causa all'ammontare del pregiudizio individuale da lei subito. Ciò che importa, precisa la ricorrente, è che, quale cessionaria delle pretese della comunione dei creditori, avrebbe diritto di essere risarcita nella misura in cui la sua domanda non superi l'ammontare complessivo del pregiudizio causato alla società. In tale contesto la ricorrente ritiene di avere soddisfatto pienamente il proprio dovere di allegazione.