Citation: 7B.146/2000 22.08.2000 E. 3

3.- a) L'autorità di vigilanza ritiene adempiuti i presupposti per riconoscere un errore essenziale ai sensi dell'art. 24 cpv. 1 n. 4 CO. La sentenza impugnata rileva che se l'aggiudicataria avesse saputo il reale ammontare degli attivi da pigione, che le sarebbero spettati quale creditore pignoratizio, essa avrebbe offerto un milione di franchi in meno, importo pari all'ammontare delle pigioni reperite dopo l'asta. Anche il presupposto oggettivo è dato, poiché nessuno aumenterebbe la propria offerta, senza essere obbligato da rilanci, sapendo che tale aumento andrebbe unicamente a favore di terzi. Infine, l'errore era pure riconoscibile dalla controparte, poiché l'aggiudicataria aveva espressamente chiesto all'amministratrice speciale del fallimento quale fosse la somma da offrire all'asta per coprire il proprio credito. b) La ricorrente sostiene invece che l'art. 24 cpv. 1 CO è inapplicabile in concreto per il fatto che l'errore invocato dalla controparte non è oggettivamente importante, poiché essa avrebbe potuto aggiudicarsi gli immobili per il prezzo minimo indicato nelle condizioni di incanto di fr. 3'600'000.--, senza che fosse necessario aumentare due volte la propria offerta, fino a giungere a fr. 4'100'000.--. L'aggiudicataria riteneva quindi che gli immobili valessero almeno tale importo, essa non avendo colto l'opportunità di poter acquistare le quote di PPP a un prezzo inferiore, ciò a dimostrazione che quanto offerto corrisponde al valore oggettivo dei beni venduti. Nemmeno dal punto di vista soggettivo l'errore invocato può essere considerato essenziale, poiché dopo aver ricevuto la lettera dell'amministrazione speciale del fallimento, in cui quest'ultima specificava che il montante indicato veniva comunicato senza garanzia, la controparte non si è preoccupata di raccogliere ulteriori informazioni. c) La censura si rivela infondata. L'aggiudicataria è creditrice pignoratizia di primo grado. Per un creditore pignoratizio di primo rango è economicamente irrilevante aggiudicarsi il fondo per un prezzo inferiore a quanto necessario per estinguere completamente il suo credito. Infatti, quanto risparmiato con un prezzo di aggiudicazione inferiore viene tramutato in una perdita per quanto riguarda il credito garantito da pegno. Diversa è la situazione se il prezzo di aggiudicazione va oltre a quanto necessario per il soddisfacimento delle proprie pretese: la parte residuante va infatti a soddisfare gli altri creditori meno privilegiati. Il fatto che in concreto l'aggiudicataria, senza esservi obbligata dagli altri partecipanti all'asta, abbia rilanciato la propria offerta fino all'importo erroneamente creduto necessario per tacitare completamente il suo credito non significa che il prezzo di aggiudicazione non fosse oggettivamente rilevante, ma dimostra esattamente il contrario. Per il resto, si può rinviare alla pertinente motivazione della sentenza impugnata (art. 36a cpv. 3 OG).