Citation: 6B_1248/2022 E. 4.3

4.3. Il ricorrente contesta essenzialmente l'adempimento del requisito dell'astuzia, facendo riferimento alla giurisprudenza che nega la realizzazione di tale presupposto quando la vittima poteva evitare l'errore con un minimo di ragionevole precauzione, in particolare verificando le false informazioni (DTF 147 IV 73 consid. 3.2 e rinvii). In concreto, la concessione dei crediti COVID-19 soggiaceva a una procedura semplificata e standardizzata, disciplinata specificatamente dall'ordinanza sulle fideiussioni solidali COVID-19, la quale era in sostanza imperniata su un'autodichiarazione del richiedente. Tali crediti venivano infatti erogati sulla sola scorta delle informazioni fornite dal richiedente stesso in merito all'adempimento delle condizioni per beneficiare degli aiuti transitori disposti dal Governo, rispettivamente alla cifra d'affari realizzata. Non era prescritta né prevista una loro verifica da parte della banca, chiamata unicamente a effettuare un esame della completezza formale della richiesta di credito. Si trattava in sostanza di un mutuo sulla parola, concesso sulla base di un'autocertificazione del richiedente, tenuto a confermare che le informazioni contenute nel modulo presentato per la richiesta di credito erano complete e veritiere (art. 11 cpv. 2 OFis-COVID-19) (sentenze 6B_271/2022 dell'11 marzo 2024 consid. 3.2.4 e 5.1.4 e riferimenti, destinata a pubblicazione; 7B_274/2022 del 1° marzo 2024 consid. 3.2). Contrariamente alla tesi del ricorrente, gli istituti di credito interessati non erano quindi tenuti a verificare la plausibilità dei bilanci e dei conti economici allegati alla domanda, potendosi come visto limitare al controllo della completezza e della formale correttezza delle informazioni contenute nel modulo per la richiesta del credito. La verifica da parte del mutuante concerneva in particolare il fatto che l'importo del credito richiesto non superasse il 10 % della cifra d'affari autodichiarata, come è stato il caso in concreto (sentenza 6B_271/2022, citata, consid. 3.2.4). Non si estendeva per contro alla verifica della fondatezza dei dati contabili indicati nei documenti presentati a sostegno della domanda. Prospettando maggiori controlli da parte degli istituti bancari, il ricorrente disattende le specificità della procedura di concessione dei crediti COVID-19, che non costituivano dei mutui ordinari, ma un "aiuto immediato" alle piccole e medie imprese, potenzialmente confrontate a un notevole danno economico a seguito della pandemia (cfr. art. 3 cpv. 1 lett. c OFis-COVID-19) (sentenza 6B_271/2022, citata, consid. 5.1.4). Ammettendo in tali circostanze il carattere astuto dell'inganno, la Corte cantonale non ha violato l'art. 146 CP. La mancata esecuzione di più approfonditi controlli da parte della banca, non previsti dalla suddetta normativa specifica, non costituisce pertanto nemmeno un elemento eccezionale e imprevedibile, tale da interrompere il nesso di causalità adeguata tra il comportamento del ricorrente e l'atto di disposizione patrimoniale (cfr., sull'interruzione del nesso di causalità adeguato, DTF 134 IV 255 consid. 4.4.2 e rinvii). La censura ricorsuale è di conseguenza infondata.