Citation: 7B_981/2023 E. 3.2

3.2. Il ricorrente, che ammette di non aver agito correttamente occultando lo scritto nei calzini, censura d'arbitrio l'accertamento della Corte cantonale, il quale sarebbe lacunoso e contrasterebbe apertamente con gli atti di causa. La sentenza impugnata avrebbe innanzitutto arbitrariamente omesso di tener conto che il Ministero pubblico, nella sua duplica del 16 agosto 2023 dinanzi alla Corte cantonale, non ha in nessun modo contestato il fatto che il ricorrente, nella sua replica, "aveva riferito al Procuratore pubblico quanto avvenuto in coda al suo interrogatorio" (ndr: del 20 giugno 2023) e che aveva indicato a quest'ultimo che si trattava di uno scritto destinato al proprio difensore d'ufficio. Se la circostanza riportata nella replica non fosse stata vera, il Procuratore pubblico lo avrebbe "certamente fatto presente". Per il ricorrente la questione poteva, in buona fede, ritenersi conclusa a quel momento. Con simili argomentazioni, il ricorrente si limita a criticare in maniera appellatoria la decisione impugnata, esponendo una propria versione dei fatti, diversa da quella della Corte cantonale, senza tuttavia spiegare perché i considerandi del giudizio impugnato violerebbero il diritto o poggerebbero su accertamenti di fatto chiaramente in contrasto con gli atti e pertanto arbitrari (cf. art. 42 cpv. 2 e 106 cpv. 2 LTF). Per motivare l'arbitrio, non basta infatti criticare semplicemente la decisione impugnata contrapponendole una versione propria. Occorre piuttosto dimostrare per quale motivo l'accertamento dei fatti o la valutazione delle prove sono manifestamente insostenibili, si trovano in chiaro contrasto con la fattispecie, si fondano su una svista manifesta o contraddicono in modo urtante il sentimento della giustizia e dell'equità. La decisione deve inoltre essere arbitraria nel suo risultato e non solo nella sua motivazione (DTF 148 IV 356 consid. 2.1, 39 consid. 2.3.5; 147 IV 73 consid. 4.1.2; 146 IV 88 consid. 1.3.1 e rinvii).