Citation: 6B_217/2013 E. 3.4.2

3.4.2. Nella fattispecie i trasferimenti di denaro incriminati sono avvenuti in Svizzera rispettivamente alla fine del 1997, all'inizio del 1998 e all'inizio del 2005 da un conto cifrato presso una banca verso un conto cifrato presso un altro istituto bancario. Orbene l'art. 15 dell'ordinanza dell'allora Commissione federale delle banche relativa alla lotta contro il riciclaggio di denaro del 18 dicembre 2002, entrata in vigore il 1° luglio 2003 (ORD-CFB; RU 2003 554), e quindi dopo le prime due operazioni contestate, prevedeva l'obbligo di indicare, tra l'altro, il nome dell'ordinante per tutti gli ordini di bonifico effettuati verso l'estero. Nel suo rapporto concernente tale ordinanza, suddetta Commissione rilevava la necessità, prima di procedere al bonifico verso l'estero, di attirare l'attenzione in particolare dei titolari di conti cifrati sul fatto che la loro identità di regola avrebbe dovuto figurare nella documentazione relativa al bonifico (rapporto della Commissione federale delle banche relativo alla sua ordinanza contro il riciclaggio di denaro del 18 dicembre 2002, in Bollettino CFB 44/2003 pag. 215). Con effetto al 1° luglio 2008, ossia dopo l'esecuzione dei tre trasferimenti contestati, questa esigenza è poi stata estesa, con alcune sfumature, a tutti gli ordini di bonifico, compresi quelli nazionali (RU 2008 2017; v. pure l'attuale art. 10 dell'ordinanza FINMA sul riciclaggio di denaro dell'8 dicembre 2010, ORD-FINMA; RS 955.033.0). Prima di quest'ultima data nell'ambito di bonifici nazionali non sussisteva quindi alcun obbligo di trasmettere l'identità dell'ordinante. Si deve pertanto riconoscere che, all'epoca dei fatti qui in discussione, i trasferimenti nazionali di denaro da un conto cifrato comportavano un elemento di dissimulazione mediante una certa anonimizzazione, in quanto l'ordinante non era visibile e conseguentemente sorgevano maggiori difficoltà nell'esame della plausibilità dell'operazione. Per alcuni versi la cifratura di un conto esplicava effetti anche verso l'esterno della banca. Sicché all'epoca il trasferimento di denaro in Svizzera tra due conti cifrati in diversi istituti bancari, seppur con i medesimi titolari e aventi economicamente diritto, implicava un elemento di dissimulazione suscettibile di vanificare la confisca dei valori patrimoniali. Su questo punto la censura si rivela pertanto fondata. Nell'esame sulla sussistenza di un caso grave, anche questi atti di riciclaggio di denaro vanno quindi presi in considerazione.