Citation: 4P.220/2006 20.02.2007 E. 10

Nel merito, come già detto, il ricorrente censura la sentenza della Camera di cassazione civile siccome lesiva dell'art. 9 Cost. (divieto dell'arbitrio). Il tenore dei suoi argomenti induce tuttavia a ritenere ch'egli non abbia compreso quale fosse il potere d'esame di tale autorità nell'ambito del rimedio da lui esperito né quale sia il suo onere di motivazione dinanzi al Tribunale federale. 10.1 Giovi allora ricordare che qualora, come nel caso in rassegna, venga invocato il titolo di cassazione di cui all'art. 327 lett. g CPC/TI, la Camera di cassazione civile può annullare il giudizio di primo grado solo se questo appare arbitrario ovvero manifestamente insostenibile, in aperto contrasto con la situazione reale, gravemente lesivo di una norma o di un principio giuridico chiaro e indiscusso oppure in contraddizione urtante con il sentimento della giustizia e dell'equità (cfr. DTF 132 III 209 consid. 2.1). Non basta, dunque, che la soluzione proposta con il ricorso appaia sostenibile o addirittura migliore rispetto a quella contestata (DTF citato). 10.2 Adito con un ricorso di diritto pubblico fondato sull'art. 9 Cost. e avente per oggetto la decisione di un'autorità di ultima istanza con un potere di cognizione limitato all'arbitrio, il Tribunale federale esamina liberamente la questione di sapere se l'autorità cantonale ha a torto ammesso - rispettivamente negato - una violazione del divieto dell'arbitrio (DTF 125 I 492 consid. 1a/cc). Ciò non toglie che spetta alla parte ricorrente dimostrare, con un'argomentazione dettagliata e precisa, conforme ai dettami dell'art. 90 cpv. 1 lett. b OG, che le motivazioni addotte dall'autorità cantonale per ammettere - rispettivamente negare - il carattere arbitrario del giudizio di primo grado sono sbagliate. In altre parole, la parte ricorrente non può limitarsi a ripetere quanto già esposto in sede cantonale, bensì deve confrontarsi criticamente con la motivazione della decisione impugnata, pena l'irricevibilità del gravame per carente motivazione (DTF citato). 10.3 Gli argomenti esposti dal ricorrente nel suo allegato non ossequiano tali requisiti poiché egli, pur criticando la decisione impugnata, non prende posizione in maniera chiara e dettagliata sul suo contenuto. 10.3.1 Ad esempio, il ricorrente rimprovera all'autorità cantonale di aver accettato per vero l'accertamento del giudice di pace secondo cui "il ricorso 11 gennaio 2002 fu fermamente voluto dal convenuto messo al corrente dei rischi derivanti da quel tipo di procedura". Egli non prende però posizione sul motivo che ha indotto la Corte cantonale a ritenere tale accertamento non arbitrario. I giudici ticinesi sono infatti giunti a tale conclusione perché il ricorrente non risultava aver debitamente contestato l'affermazione fatta in tal senso da controparte in sede di udienza; in particolare, egli non ha sostenuto di non essere stato informato circa i rischi del ricorso. 10.3.2 Nel ricorso viene censurata anche la decisione di confermare la conclusione del giudice di pace quo all'assenza di una violazione del dovere di diligenza dell'avvocato in relazione all'inoltro del ricorso al Consiglio di Stato. Come già in sede cantonale, dinanzi al Tribunale federale il ricorrente ribadisce la tesi secondo cui, se avesse valutato in maniera corretta il problema, il legale avrebbe dovuto sapere che questa non era la via per contestare l'avvenuta delimitazione del limite del bosco. Per la Corte ticinese, invece, non vi era la certezza assoluta che il ricorso sarebbe stato disatteso. Considerato in particolare che l'art. 4 della Legge cantonale sulle foreste attribuisce al Consiglio di Stato la competenza di decidere sulla domanda di accertamento del carattere forestale di un fondo e prevede altresì che nell'ambito della procedura di adozione e revisione dei piani regolatori il Municipio faccia rilevare il limite del bosco a contatto con la zona edificabile e lo riporti nel piano regolatore, i giudici cantonali hanno infatti ritenuto che il fatto di tentare la via del ricorso al Consiglio di Stato - dopo che il cliente aveva omesso di impugnare la decisione 27 giugno 2000 di accertamento del limite del bosco a confine con la zona edificabile - non denota una negligenza nella conduzione del mandato. Su questa parte della sentenza impugnata il ricorrente nemmeno si pronuncia. 10.4 Tenuto conto di quanto appena esposto, nella misura in cui verte sulla violazione del divieto dell'arbitrio (art. 9 Cost.), il ricorso dev'essere dichiarato inammissibile per carente motivazione.