Citation: 4A_279/2018 E. 2

Il Tribunale federale applica d'ufficio il diritto (art. 106 cpv. 1 LTF) fondandosi sui fatti accertati dall'autorità inferiore (art. 105 cpv. 1 LTF), che il ricorrente può contestare solo per inesattezza manifesta, ovvero arbitrio. A tale fine deve sollevare la censura espressamente e motivarla come esige l'art. 106 cpv. 2 LTF, dimostrando con precisione che è stato ignorato il senso e la portata di un mezzo di prova pertinente, che si è omesso senza ragioni valide di tenere conto di una prova importante suscettibile di modificare l'esito della lite, oppure che è stato ammesso o negato un fatto ponendosi in aperto contrasto con gli atti di causa o interpretandoli in modo insostenibile. Critiche di fatto di natura appellatoria, con le quali il ricorrente contrappone semplicemente le proprie valutazioni a quelle del giudizio impugnato, non sono ammissibili (DTF 140 III 264 consid. 2.3 e rinvii). L'atto di ricorso in esame rispetta a malapena queste regole. Inizia con un riassunto della vicenda, che espone fatti per buona parte non risultanti dalla sentenza impugnata, e prosegue con una lunga discussione a ruota libera, che si presenta in sostanza come una scrittura d'appello mediante la quale la ricorrente critica il giudizio impugnato senza con frontarsi in modo puntuale con le singole motivazioni della Corte cantonale né distinguere in modo chiaro le contestazioni dei fatti da quelle di diritto. Saranno pertanto esaminate solo le censure che è possibile individuare con sufficiente chiarezza.