Citation: 4A_445/2017 E. 4

La ricorrente lamenta infine una violazione dell'art. 393 lett. e CPC. Dopo aver esposto la giurisprudenza sviluppata da questo tribunale in applicazione della predetta norma, sostiene che il periodo di malattia di 720 giorni durante il quale doveva essere corrisposto il salario sarebbe stato interrotto per 9 mesi (10 marzo 2016 - 5 dicembre 2016) da un infortunio e giungerebbe quindi al termine unicamente nel dicembre 2017, o al più presto, come asseritamente garantito dal datore di lavoro in una missiva del settembre 2015, nel marzo 2017. Afferma poi che la Commissione speciale ha negato, con un'applicazione arbitraria degli art. 64 e 44 ROC, la necessità di una disdetta. In concreto la censura si rivela interamente inammissibile. La ricorrente non si confronta in alcun modo con la considerazione del tribunale arbitrale secondo cui l'infortunio si è semplicemente aggiunto alla malattia e fonda la pretesa interruzione del periodo di 720 giorni su documenti nuovi, prodotti per la prima volta innanzi al Tribunale federale, senza che siano dati i presupposti di cui all'art. 99 cpv. 1 LTF. La ricorrente afferma invero apoditticamente di non averli potuti versare agli atti in precedenza, ma cosi facendo essa non formula alcuna valida censura di violazione dell'art. 393 lett. d CPC (v. per la garanzia prevista da questa norma, sopra consid. 3.2). Altrettanto apodittica e quindi inammissibile è l'affermazione secondo cui l'opponente le avrebbe assicurato con lettera 15 settembre 2015 che ella avrebbe ancora il diritto allo stipendio per " altri 520 giorni ". Per il resto, l'argomentazione ricorsuale appare speciosa, atteso che la ricorrente medesima indica che in base al 44 ROC il lavoratore " rimane in forza all'istituto per la parte corrispondente alla capacità lavorativa " e che appunto l'opponente aveva deciso di mantenere la ricorrente alle sue dipendenze per la sua capacità lavorativa (50 %) risultante dall'assenza di 720 giorni per malattia.