Citation: 1A.245/2005 28.11.2005 E. 1

1.1 La decisione con la quale l'UFG, quale autorità federale di prima istanza, concede la riestradizione a uno Stato terzo costituisce una decisione ai sensi dell'art. 55 cpv. 1 della legge federale sull'assistenza internazionale in materia penale, del 20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1). Essa è suscettibile d'essere impugnata con il ricorso di diritto amministrativo (art. 55 cpv. 3 in relazione con l'art. 25 AIMP). La legittimazione del ricorrente, colpito dal provvedimento di riestradizione, è pacifica (art. 21 cpv. 3 AIMP; DTF 122 II 373 consid. 1b). Il ricorso, tempestivo, ha effetto sospensivo per legge (art. 21 cpv. 4 AIMP). 1.2 Secondo l'art. 15 della Convenzione europea di estradizione CEEstr (RS 0.353.1) il consenso della parte richiesta è necessario per permettere alla parte richiedente di consegnare a un'altra parte o a uno Stato terzo l'individuo che gli sarà stato consegnato e che è ricercato per reati anteriori alla consegna; la parte richiesta potrà esigere la produzione degli atti previsti nel paragrafo 2 dell'art. 12, segnatamente la domanda di estradizione presentata dallo Stato terzo e gli atti a sostegno. Analogamente all'estensione dell'estradizione (art. 39 AIMP), l'obbligo di richiedere il consenso dello Stato richiesto per riestradare verso uno Stato terzo (art. 15 CEEstr, 38 cpv. 1 lett. a AIMP) è una conseguenza del principio della specialità (art. 14 CEEstr). Principio riconosciuto dal diritto pubblico internazionale, quest'ultimo costituisce sì una garanzia in favore dell'estradando, ma tende anche a tutelare la sovranità dello Stato richiesto, limitando quella dello Stato richiedente, vietando ogni condanna per un atto per il quale l'estradizione non è stata concessa (DTF 110 Ib 187 consid. 3b). Il principio della specialità tutela essenzialmente gli interessi dello Stato richiesto, ponendo un limite al potere punitivo dello Stato richiedente, e protegge solo indirettamente il ricercato (cfr. DTF 123 IV 42 consid. 3b pag. 47, 117 IV 222 consid. 3a; Schultz, Das schweizerische Auslieferungsrecht, Basilea 1953, pag. 364 segg., 377; cfr. Markees, Internationale Rechtshilfe in Strafsachen, Das Bundesgesetz vom 20 März 1981 (IRSG), Schweizerische Juristische Kartothek, n. 422, pag. 30 e 32; Dominique Poncet/Paul Gully-Hart, Le principe de la spécialité en matière d'extradition, in: Revue internationale de droit pénal 1991, pag. 199 segg., 207 segg.). Adita da una domanda di riestradizione, la Svizzera deve quindi assicurarsi che la persona perseguita non sarà consegnata a uno Stato terzo per rispondere di fatti per i quali lei stessa non avrebbe concesso l'estradizione. La Svizzera esamina la domanda dello Stato terzo come se si trattasse di una richiesta sottopostagli direttamente, se del caso tenendo conto del trattato concluso con lo Stato terzo. Essa deve quindi esaminare se il requisito della doppia punibilità è adempiuto e che i reati perseguiti non siano esclusi da quelli per i quali la Svizzera rifiuta la cooperazione internazionale (sentenza 1A.306/2000 del 12 febbraio 2001, consid. 2; Robert Zimmermann, La coopération judiciaire internationale en matière pénale, 2a ed., Berna 2004, n. 205; Laurent Moreillon (editore), Entraide internationale en matière pénale, Basilea 2004, n. 26-28 pag. 102, n. 1 e segg. all'art. 38 AIMP). 1.3 In tale ambito il ricorrente fa valere un'asserita violazione del suo diritto di essere sentito. Sostiene che il consenso concesso alle autorità italiane dalla Slovenia per la sua riestradizione sarebbe nullo o comunque viziato, poiché egli non avrebbe potuto partecipare a quella procedura. 1.3.1 Nella decisione impugnata l'UFG ha ricordato che il ricorrente è stato arrestato in Slovenia ed estradato alla Svizzera il 23 luglio 2004. Il 21 aprile 2005 l'Italia ha chiesto direttamente alla Slovenia l'assenso alla riestradizione del ricorrente dalla Svizzera all'Italia. Questo consenso è stato dato il 9 maggio 2005. Nelle osservazioni l'UFG ricorda d'aver trasmesso al legale del ricorrente, il 3 giugno 2005, la traduzione in italiano del consenso. Precisa poi che, per il tramite del suo legale sloveno, il ricorrente ha inoltrato un ricorso contro la decisione del Ministero di giustizia sloveno di acconsentire alla sua riestradizione all'Italia. L'UFG constata che, nonostante tale ricorso, le Autorità slovene non hanno ritirato il loro consenso.