Citation: 5A_4/2015 E. 2.3.2

2.3.2. I ricorrenti si dolgono pure della violazione del divieto dell'arbitrio (art. 9 Cost.) nell'apprezzamento delle prove e nell'applicazione del diritto cantonale. Sostengono che l'autorità inferiore avrebbe arbitrariamente ignorato le risultanze istruttorie delle cause civili intentate dal proprietario del fondo n. 1751 dopo la reiezione della sua opposizione da parte della commissione di terminazione, dalle quali emergerebbe che la corte in oggetto non apparterebbe ad alcun confinante privato e sarebbe di uso pubblico. La demarcazione effettuata dalla commissione di terminazione (a loro dire prematuramente sciolta prima dell'esito delle procedure civili), che ha invece assegnato il terreno conteso a favore dei fondi n. 1752 e 1753, non sarebbe pertanto divenuta definitiva. Il fatto che in precedenza non vi fosse stata una rivendicazione formale della proprietà da parte dell'ente pubblico non comproverebbe una sua mancanza di interesse all'attribuzione della particella, poiché prima dell'esito dell'istruzione effettuata nelle procedure civili il Comune "non sapeva di potere essere proprietario". Nella procedura di revisione della pianificazione locale, l'ente pubblico avrebbe del resto omesso "per una chiara svista di indicare un passaggio pubblico che transita proprio sulla corte discussa". Per tali motivi, non confermando la validità della dichiarazione di intavolazione del Comune, il Tribunale cantonale sarebbe incorso in una violazione dell'art. 9 Cost. Il carattere appellatorio di tale critica ricorsuale è evidente. Gli insorgenti si limitano, peraltro in modo inutilmente prolisso, a contrapporre la propria tesi a quella ritenuta dall'autorità inferiore. La loro motivazione è costruita sulle asserite risultanze dell'istruttoria compiuta nelle procedure civili in merito alla proprietà della corte, ma i ricorrenti dimenticano del tutto di confrontarsi con l'argomento sviluppato nella sentenza impugnata secondo cui le considerazioni espresse nei giudizi civili sulle quali essi si poggiano non possono essere intese come un giudizio vincolante accertante che il sedime sia senza padrone e di uso pubblico. Difetta pertanto una motivazione che possa far apparire l'apprezzamento delle prove e l'applicazione del diritto cantonale da parte dei Giudici cantonali manifestamente insostenibili e che possa così dimostrare il preteso arbitrio nel quale essi sarebbero incorsi. Ne segue che anche questa censura non soddisfa le severe esigenze poste dai combinati art. 117 e 106 cpv. 2 LTF e si appalesa inammissibile.