Citation: 6B_120/2022 E. 3.2

3.2. La ricorrente nulla può dedurre in suo favore dall'invocato art. 6 n. 3 CEDU che conferisce dei diritti all'accusato, ciò che essa manifestamente non è. Ciò posto, la censura di violazione del diritto di essere sentito è infondata. L'insorgente non dimostra la realizzazione delle esposte condizioni, ovvero l'applicazione da parte della CARP di disposizioni legali di cui non avrebbe potuto sospettare la rilevanza. Orbene, con l'appello veniva postulata la condanna dell'imputato per titolo di amministrazione infedele giusta l'art. 158 CP e al risarcimento del danno desunto dall'infrazione. Poiché l'adempimento del reato presuppone un danno patrimoniale (DTF 142 IV 346 consid. 3.2), non vi è nulla di sorprendente nell'esaminare, con riferimento ai fatti rimproverati all'imputato, se vi sia un danno e chi l'abbia subito. E non è certo perché fino ad allora nessuno aveva tematizzato la questione che la CARP non poteva chinarsi sulla stessa senza previamente interpellare le parti. Rilevasi peraltro che, per statuire sulle pretese civili, il tribunale deve necessariamente verificare che la parte che le avanza ne sia la titolare. Il riconoscimento delle pretese civili da parte dell'autorità penale implica che la parte istante sia stata danneggiata dal reato, in altre parole che i suoi diritti siano stati direttamente lesi dal reato, e che essa si sia costituita accusatrice privata facendo valere in via adesiva delle pretese civili desunte dal reato (v. art. 115 cpv. 1, 118 cpv. 1 e 119 cpv. 2 lett. b CPP). Nel procedimento penale il tribunale è libero di riesaminare, in qualsiasi momento, se effettivamente i diritti dell'accusatrice privata siano stati direttamente lesi dal reato e se essa sia pertanto legittimata ad avanzare delle pretese civili. Il riconoscimento della sua qualità di accusatrice privata in una fase anteriore del procedimento non vincola il tribunale, potendo questi vagliare la questione anche nell'ambito del procedimento ricorsuale senza violare il diritto di essere sentito (v. sentenza 6B_671/2014 del 22 dicembre 2017 consid. 2.2.2). La ricorrente, patrocinata, poteva pertanto ragionevolmente prevedere la rilevanza di questo aspetto. Contrariamente a quanto preteso nel gravame, la CARP non era peraltro tenuta a sollevare la questione a titolo pregiudiziale e a rendere una decisione separata giusta l'art. 339 cpv. 2 e 3 CPP (applicabile in procedura di appello in virtù dell'art. 405 cpv. 1 CPP), ma poteva pronunciarsi sulla veste di danneggiata dell'insorgente con la decisione di merito. Tale modo di procedere non ha leso quest'ultima, avendo essa potuto partecipare a pieno titolo a tutta la procedura di appello.