Citation: 1P.505/2001 14.08.2001 E. 1

che il Tribunale federale esamina d'ufficio e con piena cognizione l'ammissibilità dei ricorsi, senza essere vincolato, in tale ambito, dagli argomenti delle parti o dalle loro conclusioni (DTF 127 III 41 consid. 2a, 126 I 257 consid. 1a, 126 III 485 consid. 1); che il GIAR ha statuito quale ultima istanza cantonale su un provvedimento del Procuratore pubblico (art. 280 in relazione con l'art. 284 cpv. 1 lett. a CPP/TI), per cui la decisione impugnata può, da questo profilo, essere di massima oggetto di un ricorso di diritto pubblico (art. 86 cpv. 1 OG); che il giudizio del GIAR conferma in sostanza un atto di procedura in materia di assunzione di prove disposto dal Procuratore pubblico; che si tratta, al riguardo, di un giudizio che non mette fine alla causa: esso concerne infatti solo una fase del procedimento penale e assume una funzione puramente strumentale rispetto a quella destinata a concluderlo (DTF 123 I 325 consid. 3b, 122 I 39 consid. 1a/aa); che in tal caso, poiché non si è in presenza di una decisione pregiudiziale o incidentale sulla competenza o su una domanda di ricusazione ai sensi dell'art. 87 cpv. 1 OG, il ricorso di diritto pubblico è ammissibile solo se la decisione impugnata può causare un danno irreparabile secondo l'art. 87 cpv. 2 OG; che, in linea di principio, la decisione incidentale che riguarda l'assunzione di prove - sia negandola, sia ordinandola, sia acquisendo agli atti una determinata risultanza - non reca all'interessato un pregiudizio irreparabile di natura giuridica, ossia uno svantaggio che nemmeno una decisione finale a lui favorevole eliminerebbe interamente (DTF 126 I 207 consid. 2, 97 consid. 1b, 117 Ia 247 consid. 3, 251 consid. 1b, 396 consid. 1; Robert Hauser/Erhard Schweri, Schweizerisches Strafprozessrecht, 4a ed., Basilea 1999, pag. 476 n. 11); che un prolungamento della durata della vertenza comporta solo pregiudizi fattuali e non giuridici, la stessa conclusione valendo per gli inconvenienti legati allo svolgimento di un processo penale: così, ad esempio, un atto d'accusa, con cui una persona viene deferita alla Corte di merito, perché la giudichi, non è considerato decisione incidentale arrecante danno irreparabile (DTF 115 Ia 311 consid. 2c, 114 Ia 179 pag. 181 in basso, 98 Ia 326 consid. 3); che, in concreto, il ricorrente potrà, se del caso, far valere successivamente un'eventuale violazione dei suoi diritti, segnatamente riguardo alle modalità della sua audizione, qualora il Procuratore pubblico dovesse avviare nei suoi confronti un procedimento penale sfociante in un decreto o atto d'accusa (cfr. art. 224 cpv. 1 e 227 CPP/TI); che, in tali circostanze, dalla decisione impugnata non deriva al ricorrente un pregiudizio irreparabile ai sensi dell'art. 87 OG e che il ricorso deve quindi essere dichiarato inammissibile in applicazione di tale disposizione; che, visto l'esito del ricorso, non occorre esaminare se esso adempia i requisiti di motivazione posti dall'art. 90 cpv. 1 lett. b OG e dalla giurisprudenza (cfr. , su queste esigenze, DTF 127 I 38 consid. 3c, 126 I 235 consid. 2a, 125 I 492 e rinvii); che le spese seguono la soccombenza (art. 156 cpv. 1 OG), la domanda di assistenza giudiziaria per questa sede ricorsuale non potendo essere accolta, ritenuto che il ricorso era sprovvisto di probabilità di esito favorevole sin dall'inizio (art. 152 cpv. 1 OG); che l'emanazione del presente giudizio rende priva d'oggetto l'istanza di effetto sospensivo contenuta nell'impugnativa; che essa è peraltro sprovvista di motivazione e sarebbe quindi inammissibile (cfr. Walter Kälin, Das Verfahren der staatsrechtlichen Beschwerde, 2a ed., Berna 1994, pag. 380);