Citation: 1A.191/2001 22.05.2002 E. 2

Il ricorrente - che richiama la sentenza 17 giugno 1999 del Tribunale amministrativo del Cantone Zurigo (pubblicata in ZBl 101/2000, pag. 551 segg.) - sostiene che la Corte cantonale avrebbe dovuto riconoscere la legittimazione a far valere la richiesta d'indennità solo al proprietario del fondo al momento dell'entrata in vigore del provvedimento pianificatorio costitutivo di espropriazione materiale. Questo proprietario era, il 28 dicembre 1983, C.________, cui è succeduta la comunione ereditaria composta da D.________, E.________, F.________, A.________ e B.________; vista tuttavia l'estromissione di quest'ultimo dalla comunione ereditaria il 15 settembre 1992, e in mancanza di un accordo sulla cessione della pretesa, l'istanza presentata il 27 dicembre 1993 da F.________, in rappresentanza dei membri rimanenti della comunione, avrebbe dovuto, secondo lo Stato ricorrente, essere dichiarata inammissibile. La determinazione del titolare della pretesa d'indennità per espropriazione materiale è lasciata al diritto cantonale (Riva, op. cit., n. 196 all'art. 5 e riferimenti; Peter Hänni, Planungs-, Bau- und besonderes Umweltschutzrecht, 4a ed., Berna 2002, pag. 629), tant'è che la sentenza del Tribunale amministrativo zurighese richiamata dal ricorrente è fondata essenzialmente sul § 183bis cpv. 1 della legge zurighese di applicazione del codice civile svizzero, del 2 aprile 1911. La questione non è regolata esplicitamente nel diritto ticinese, l'art. 39 cpv. 1 della legge cantonale di espropriazione, dell'8 marzo 1971 (LEspr/TI), limitandosi a prevedere che le pretese per vincoli configuranti gli estremi dell'espropriazione materiale devono essere fatte valere entro il termine di dieci anni dal giorno in cui è entrato in vigore il provvedimento (cfr. anche la sentenza del Tribunale cantonale amministrativo del 12 settembre 2000 nella causa R., consid. 3, pubblicata in RDAT I-2001, n. 31, pag. 119 segg.). In tali circostanze, ritenuto che in sede di divisione gli eredi che componevano inizialmente la comunione ereditaria non si erano riservati il diritto di far valere la pretesa d'indennità, la Corte cantonale poteva ritenere, senza incorrere nell'arbitrio, che il credito di esproprio seguisse i cambiamenti di proprietà della particella e spettasse quindi, il 27 dicembre 1993, a F.________ e A.________, proprietari del fondo a quel momento (cfr., sulla nozione di arbitrio, DTF 125 I 1 consid. 2b/aa, 124 I 247 consid. 5, 123 I 1 consid. 4a). Questa soluzione appare sostenibile anche in considerazione del termine decennale di prescrizione, previsto dall'art. 39 cpv. 1 LEspr/TI, entro il quale si può contare su cambiamenti di proprietà, ed è d'altra parte conforme sia alla giurisprudenza federale sia alla dottrina dominante (sentenza del 16 marzo 1983 citata, consid. 3c; Riva, op. cit., n. 196 all'art. 5; Hänni, op. cit., pag. 629). Né vale l'accenno del ricorrente alla sentenza DTF 112 Ib 496 consid. 3e pag. 510. Essa non tratta il quesito, qui litigioso, della legittimazione a far valere la pretesa d'indennità per espropriazione materiale, né specifica la nozione di proprietario colpito, ma precisa la natura e le caratteristiche della pretesa d'indennizzo per espropriazione materiale rispetto ad altri provvedimenti preparatori nell'ambito dell'espropriazione formale. Il quesito della successione nel processo, risolto dai giudici cantonali in applicazione degli art. 102 a 110 del codice di procedura civile ticinese, cui rinvia l'art. 24 della legge di procedura per le cause amministrative, del 19 aprile 1966, non è censurato d'arbitrio dal ricorrente né è qui in discussione: non occorre quindi esaminare se gli attuali proprietari della particella siano validamente subentrati nella causa ai titolari del credito (F.________ e A.________) che, con altri, l'avevano introdotta.