Citation: 4C.168/2003 17.10.2003 E. 5

Come già esposto, le autorità cantonali hanno accertato che la reale volontà delle parti era di applicare l'art. 4 PS solamente a chi fosse rimasto disoccupato in seguito al licenziamento. 5.1 L'attore sostiene di essersi trovato in questa situazione e di avere perciò diritto all'indennità prevista dal piano sociale. A suo dire "disoccupato" significa senza impiego alla scadenza del termine di licenziamento. Il suo diritto sarebbe sorto con l'atto stesso del licenziamento; poco importa che, essendo stato inabile al lavoro, avesse percepito un'indennità non di disoccupazione ma di malattia, versata da un'assicurazione prevista dal piano sociale. Il nuovo impiego è stato trovato per il 1° settembre 2000 mentre il termine di disdetta, se non fosse stato protratto per malattia, sarebbe scaduto già nel mese di ottobre 1999. Sia come sia, conclude l'attore, il fatto di trovare un nuovo lavoro non esclude che il dipendente possa subire pregiudizi economici. 5.2 Ancora una volta gli argomenti proposti nel ricorso si scontrano per buona parte contro gli accertamenti di fatto dell'autorità cantonale, che vincolano il Tribunale federale nel quadro della giurisdizione per riforma (art. 63 cpv. 2 OG; sulle condizioni di ricevibilità del ricorso per riforma cfr. DTF 127 III 248 consid. 2c con rinvii). Nella sentenza cantonale si legge infatti che la disdetta, significata per il 31 ottobre 1999, era divenuta effettiva il 30 aprile 2000 a causa della malattia del dipendente, il quale è stato assunto da un'altra azienda il 1° agosto 2000. L'autorità ticinese ha ritenuto questo reinserimento "tempestivo", sicché il dipendente non ha subito "pregiudizi particolari". Essa non dice cosa sia successo tra il 1° maggio e il 31 luglio 2000 (periodo durante il quale l'attore, dinanzi al Tribunale federale, afferma di aver ricevuto un'indennità per perdita di guadagno). Determinante rimane comunque l'accertamento secondo il quale egli non ha subito danni in conseguenza del licenziamento. Questa circostanza, messa in relazione con l'accertamento del Pretore - e fatto proprio dal Tribunale d'appello - secondo cui per volontà delle parti "l'indennità controversa è dovuta a chi rimane senza lavoro, ovvero al fine di far fronte al pregiudizio conseguente al licenziamento", esclude che l'attore possa beneficiarne. Simili intendimenti corrispondono del resto agli scopi generalmente riconosciuti dai piani sociali. Nel caso concreto essi permettono inoltre di rispettare il principio d'uguaglianza, per i motivi rettamente esposti dal Tribunale d'appello. Neppure sotto questo profilo, dunque, il giudizio impugnato viola il diritto federale.