Citation: 1B_166/2017 E. 2.2

2.2. La CARP ha stabilito che in concreto le frasi incriminate non sono dirette e mirate contro la persona di A.________, né egli l'ha preteso. Non ha poi condiviso la critica secondo cui la citata sentenza riguarda la fattispecie dell'art. 261bis cpv. 4 prima parte CP e non, come nel caso di specie, la seconda parte di questa norma e nemmeno che nella citata sentenza è stata richiamata la DTF 129 IV 95 consid. 3.4.2, riguardante la qualità di vittima, ai sensi della LAV nell'ambito della quale i beni giuridici protetti e i requisiti per essere riconosciuti come tali sono più stretti rispetto a quelli del CPP. Ciò poiché quel riferimento è avvenuto solo per confermare che, in presenza di discriminazioni razziali non direttamente rivolte contro una determinata persona ma contro un gruppo, il singolo membro è toccato solo indirettamente nei suoi diritti e non può quindi erigersi ad accusatore privato sia che si tratti di una fattispecie rientrante nella prima parte o nella seconda parte dell'art. 261bis cpv. 4 CP (consid. 4.4). Ha infine ritenuto che neppure mutano tale esito gli argomenti addotti dal ricorrente con riferimento alla sua condizione personale quale appartenente non solo alla minoranza bosniaca di religione musulmana, ma specificamente a quella ristretta cerchia di persone che in un periodo temporalmente vicino a quello dell'eccidio di Srebrenica fu testimone e vittima con la sua famiglia di quei crimini contro l'umanità commessi nel suo Paese. Le sofferenze da lui patite non si prestano infatti a giustificare una deroga al descritto principio fissato nella DTF 143 IV 77.