Citation: 6B_1248/2022 E. 8.2

8.2. Contestando la commisurazione della pena, il ricorrente si scosta dagli accertamenti di fatto contenuti nella sentenza impugnata senza sostanziarli d'arbitrio. La Corte cantonale ha infatti accertato ch'egli ha restituito soltanto in parte, ovvero in ragione di fr. 490'089.--, i prestiti COVID-19 indebitamente percepiti, che ammontavano a fr. 660'000.--. Questo accertamento, che come detto non è censurato d'arbitrio, è vincolante per il Tribunale federale (art. 105 cpv. 1 LTF). L'argomentazione ricorsuale, che si fonda a torto su un rimborso integrale dei crediti, non adempie quindi le citate esigenze di motivazione. La CARP ha comunque rettamente tenuto conto della parziale restituzione "in senso significativamente attenuante". Contrariamente a quanto addotto dal ricorrente, la motivazione della commisurazione della pena è al riguardo sufficiente, giacché risulta chiaramente che la circostanza è stata presa in considerazione e valutata a suo favore. Ai fini della commisurazione della pena, la Corte cantonale non era in effetti tenuta ad esprimere in cifre o in percentuali l'importanza attribuita ai diversi elementi determinanti per la sanzione (DTF 144 IV 313 consid. 1.2; sentenza 6B_261/2023 dell'8 agosto 2023 consid. 2.2). Laddove critica la mancata riduzione della pena inflitta in primo grado, il ricorrente omette di considerare che la Corte cantonale è in realtà giunta alla conclusione che al ricorrente avrebbe dovuto essere inflitta una pena detentiva più severa, non inferiore ai tre anni. Come ha spiegato la CARP, la conferma della pena detentiva di 28 mesi è quindi il risultato dell'applicazione del "divieto della reformatio in peius". Il ricorrente critica il fatto che la CARP non ha ravvisato elementi meritori nel suo comportamento processuale, avendo costantemente cercato di addossare ogni responsabilità a terzi (H.________, B.________ e J.________). Al riguardo, egli si limita ad addurre di essere stato collaborativo con le autorità penali e di avere semplicemente dichiarato di essersi affidato a dei "professionisti" per la tenuta della contabilità delle società, rilevato altresì che la C.________ SA era gestita direttamente dall'azionista. Si tratta tuttavia di un'asserzione che si scosta dagli accertamenti agli atti, non censurati d'arbitrio, da cui risulta la sua consapevolezza riguardo alla falsità dei dati forniti alle banche. Il ricorrente tenta inoltre in modo generico di sminuire la sua responsabilità, omettendo di considerare la sua funzione di organo delle società. Alla luce di quanto esposto, ricordato che la CARP ha tenuto conto in senso significativamente attenuante della restituzione di una parte dei prestiti COVID-19 percepiti indebitamente, gli estremi di un sincero pentimento ai sensi dell'art. 48 lett. d CP non sono seriamente ravvisabili (cfr., su questa disposizione, sentenza 6B_1368/2016 del 15 novembre 2017 consid. 5.1, non pubblicato in: DTF 143 IV 469). Per il resto, il ricorrente non fa valere che i giudici cantonali avrebbero abusato del loro potere di apprezzamento nella commisurazione della pena. Non sostiene, né dimostra, in particolare, che la pena uscirebbe dal quadro legale, sarebbe stata valutata in base a elementi estranei all'art. 47 CP, o apparirebbe eccessivamente severa (cfr. DTF 149 IV 217 consid. 1.1; 144 IV 313 consid. 1.2). In tali circostanze, non vi sono ragioni per rivenire sulla pena inflitta dalla Corte cantonale.