Citation: 6B_906/2009 22.12.2009 E. 1

1.1 Il ricorrente lamenta una violazione dell'art. 173 CP. La CCRP avrebbe a torto negato l'adempimento dei presupposti oggettivi del reato di diffamazione. Pur tenendo conto del contesto giudiziario in cui le frasi incriminate sono state proferite, a mente dell'insorgente queste esorbitavano da quanto necessario per perorare la causa portata davanti al tribunale. Il paragone al caso del dr. med. C.________ era inutile ai fini processuali in quanto non corroborava precise motivazioni di fatto o di diritto proposte dall'imputato rivelandosi dunque come un'espressione offensiva lesiva dell'onore della curatrice. 1.2 La CCRP ha ritenuto che paragonare il comportamento di qualcuno a quello di persona appena condannata per truffa può adempiere i presupposti del reato di diffamazione. Tuttavia, nella fattispecie, secondo la tesi ricorsuale di A.A.________, B.________ aveva fatturato prestazioni non effettuate e/o non effettuate nell'ampiezza fatturata, facendo in pratica ciò che il dr. med. C.________ aveva fatto. Sicché la connotazione diffamatoria del paragone contenuto nell'allegato ricorsuale si stempera di molto. Sebbene non risultasse strettamente indispensabile, il richiamo a un caso concreto poteva essere ritenuto dall'estensore del ricorso un modo per sostanziare e rafforzare la sua tesi per cui la CTR aveva sbagliato nel rifiutare l'amministrazione delle prove notificatele accontentandosi dell'autocertificazione della curatrice. Da una lettura globale e spassionata dello scritto incriminato, continua la CCRP, traspare uno stretto rapporto di strumentalità tra le frasi ritenute diffamatorie e la tesi sostenuta nell'ambito della controversia giudiziaria. In sostanza, le frasi non hanno rilevanza penale perché finalizzate all'esposizione delle ragioni poste a fondamento della richiesta ricorsuale.