Citation: 2C_491/2020 E. 2.2

2.2. Come emerge dagli atti in possesso di questa Corte, quando ha adito il Tribunale cantonale amministrativo il ricorrente era già patrocinato dall'avvocato che attualmente lo rappresenta, il quale doveva avere conoscenza delle esigenze poste dalla procedura cantonale, segnatamente in materia di anticipo delle spese, e di riflesso delle conseguenze derivanti dal mancato ossequio delle stesse. Sempre dall'inserto di causa risulta che la decisione incidentale è stata inviata per raccomandata al patrocinatore, che l'ha fatta poi pervenire al cliente. Incombeva pertanto al rappresentante non solo accertarsi che la decisione incidentale era giunta al mandante e che questi ne aveva capito la portata (in particolare riguardo alle conseguenze derivanti dal mancato rispetto della scadenza ivi fissata), ma anche sincerarsi dell'avvenuto pagamento dell'anticipo nel termine fissato. Se quest'ultimo passo fosse stato intrapreso, l'avvocato avrebbe allora potuto chiedere una proroga del termine per il pagamento o di poterlo effettuare a rate o, addirittura, presentare una domanda di assistenza giudiziaria (non essendo dato da vedere perché il mandante non avrebbe potuto beneficiarne, come invece laconicamente affermato nel gravame), ciò che tuttavia non è stato fatto. Va poi aggiunto che anche se la situazione venutasi a creare in seguito alla pandemia in essere (COVID-19) impediva al ricorrente, domiciliato in Italia, di spostarsi, egli poteva ciononostante contattare perlomeno telefonicamente il proprio avvocato per informarlo delle difficoltà riscontrate. Per quanto concerne infine la censura secondo cui, per non essere arbitrario, il termine impartito per effettuare il versamento dell'anticipo avrebbe dovuto essere di trenta giorni non invece di soli 15 giorni, la stessa, ai limiti dell'ammissibilità (per le esigenze di allegazione e di motivazione degli art. 42 cpv. 2 e 106 cpv. 2 LTF, vedasi DTF 134 II 244 consid. 2.1 pag. 245 seg.; 133 II 249 consid. 1.4.2 pag. 254), non è idonea a dimostrare che la norma cantonale determinante (art. 47 cpv. 3 LPAmm) sia stata applicata in maniera arbitraria (su questa nozione vedasi DTF 138 I 49 consid. 7.1 pag. 51; 137 I 1 consid. 2.4 pag. 5; 136 I 316 consid. 2.2.2 pag. 318 seg.; 134 II 124 consid. 4.1 pag. 133). A prescindere da ciò, se il termine concesso appariva troppo corto, il ricorrente doveva allora reagire e rivolgersi al proprio legale, il quale avrebbe potuto intraprendere i passi necessari alla tutela dei suoi interessi. Ciò che, ancora una volta, non è stato fatto. Infine, per quanto riguarda l'ammontare dell'anticipo richiesto, ci si limita ad ricordare che per prassi costante, la garanzia della via giudiziaria non è violata se le spese di cui si esige il pagamento sono proporzionate (DTF 143 I 227 consid. 5.1 e 5.2 pag. 239). Ora, niente nell'argomentazione del ricorrente dimostra che l'importo chiesto (fr. 1'200.--) in sede cantonale era sproporzionato. Oltre al fatto che detta somma è nei limiti fissati dalla legge (cfr. art. 47 cpv. 1 lett. a LPAmm che prevede un importo da fr. 100 a fr. 5'000.-- nei procedimenti amministrativi di carattere non pecuniario), va rilevato che, in caso di difficoltà finanziarie, spettava al ricorrente - il quale anche nella presente sede si accontenta di far valere problemi economici senza minimamente documentarli - rispettivamente al suo patrocinatore presentare tempestivamente una domanda di assistenza giudiziaria rispettivamente di riduzione dell'ammontare preteso e non alla Corte cantonale indagare d'ufficio sulla questione. Visto quanto precede, le disquisizioni ricorsuali su una pretesa lesione della garanzia della via giudiziaria non reggono.