Citation: 2P.72/2005 01.07.2005 E. 2

2.1 A titolo preliminare il ricorrente ravvisa un motivo di nullità formale della decisione impugnata nella sottoscrizione della medesima. Questa, datata 17 gennaio 2005, sarebbe infatti viziata perché, accanto alla firma del Consigliere di Stato direttore del dipartimento competente, figura quella di una giurista del medesimo dipartimento, alle dipendenze dell'amministrazione cantonale soltanto fino al 31 dicembre 1994. L'autorità inferiore ha precisato che la giurista in questione ha curato la redazione della decisione e l'ha firmata prima di lasciare le sue funzioni. L'ha poi trasmessa al Consigliere di Stato, che ha però potuto esaminarla e sottoscriverla soltanto all'inizio del nuovo anno. 2.2 Non vi è invero motivo di dubitare che i fatti si siano svolti così come descritto. Nelle proprie osservazioni il dipartimento ha peraltro rilevato che la firma della giurista non era nemmeno necessaria, in quanto esso può essere validamente rappresentato già dal solo Consigliere di Stato. Da par suo, il ricorrente non ha invece indicato - come però gli incombeva in virtù dell'art. 90 cpv. 1 lett. b OG - quale norma di diritto procedurale cantonale sarebbe stata applicata o interpretata in maniera addirittura arbitraria, ossia manifestamente insostenibile o in contrasto intollerabile con il sentimento di giustizia ed equità (DTF 129 I 173 consid. 3.1, 49 consid. 4, 8 consid. 2.1). Del resto, la legislazione cantonale non sembra effettivamente prescrivere in maniera esplicita una regola diversa da quella addotta dall'autorità inferiore riguardo al diritto di firma di un direttore di dipartimento; a quest'ultimo assegna per conto espressamente il compito, tra l'altro, di prendere le decisioni concernenti le unità amministrative a lui subordinate (art. 26 lett. b del regolamento sull'organizzazione del Consiglio di Stato e dell'amministrazione del 26 aprile 2001; cfr. anche l'art. 20 del medesimo regolamento, sulla firma per conto del Consiglio di Stato, e l'art. 3 del regolamento sulle deleghe di competenze decisionali, del 24 agosto 1994, sul diritto di firma dei funzionari). In ogni caso, il preteso vizio in esame non appare suscettibile di inficiare in maniera irrimediabile la regolarità della decisione, che il dipartimento ha in seguito dimostrato di sostenere pienamente. Ne consegue pertanto che, nella misura in cui soddisfa i rigorosi requisiti di motivazione, la censura non può comunque trovare accoglimento.