Citation: 1B_282/2007 27.11.2008 E. 3

3.1 Riguardo all'analisi della documentazione in esame, la ricorrente rileva di non contestare la decisione impugnata per quanto attiene agli incarti S315 e 7308, mentre che per gli altri incarti l'istanza precedente ha rilevato quanto segue: S309: l'incarto contiene bilanci e conti economici relativi al 1993 nei quali non figurano nomi di clienti: è stato quindi versato agli atti. Per contro, i listati nei quali i nomi dei clienti non sono stati codificati, non anonimizzabili al dire della I CRP, sono stati restituiti ai legali. Come si è visto, questa generica argomentazione, per i motivi suesposti, non regge. Questi listati devono pertanto, di massima, essere versati agli atti, in forma non anonimizzata. S316: l'incarto contiene centinaia di note d'onorario emesse nel 1993, la cui anonimizzazione, secondo la I CRP, rappresenterebbe un lavoro sproporzionato: essa ha quindi versato agli atti soltanto le prestazioni manifestamente atipiche effettuate nel 1993. Poiché l'argomento della mole di lavoro non è decisivo e di massima la tutela del segreto professionale è esclusa nella fattispecie, anche le note di onorario, decisive per l'inchiesta, devono essere versate agli atti, in principio in forma non anonimizzata. S342: l'incarto contiene fogli di lavoro contabile riguardanti anche il 1993 con listati sui quali figurano molti nomi di persone, per cui, secondo la I CRP, l'anonimizzazione non sarebbe ragionevolmente praticabile. Essa ha poi aggiunto che l'utilità per l'inchiesta di tali documenti non essendo evidente, si poteva rinunciare all'anonimizzazione: ha quindi deciso la restituzione dell'incarto agli opponenti, eccezion fatta per un listato di tre pagine del 1993 contenente nomi di società le cui prestazioni non sono coperte dal segreto professionale. La tesi, sbrigativa, fondata su un criterio meramente quantitativo e sul fatto che si sarebbe in presenza di documenti soggetti al segreto professionale, senza tuttavia effettivamente procedere al relativo esame, non può essere avallata. La tesi è per di più contraddittoria, visto che, semmai, occorreva dapprima esaminare l'utilità - che non dev'essere peraltro necessariamente soltanto evidente e che in concreto non appare affatto esclusa - degli atti per l'inchiesta: in effetti, solo in caso negativo il quesito della sussistenza del segreto professionale e di un'eventuale anonimizzazione dei documenti non si pone. Ricordate inoltre le considerazioni circa l'insussistenza attuale, di massima, del segreto professionale, anche questi documenti devono di principio essere versati agli atti senza anonimizzazione. S343: l'incarto contiene centinaia di documenti contabili degli anni 1990-1994. Per quelli anteriori al 1993, non utili all'inchiesta è stata predisposta la restituzione agli opponenti. La I CRP ha per contro versato agli atti le fatture del 1994 senza nomi di clienti potenzialmente protetti dal segreto professionale, mentre per gli altri documenti, contenenti molti nomi di terzi, ha ordinato la consegna agli opponenti, aggiungendo che la loro utilità per l'inchiesta non è evidente. Per i motivi appena citati, pure questi documenti devono di massima essere versati agli atti, in forma non anonimizzata. S 348: l'incarto contiene migliaia di documenti comprendenti tutti i listati del 1993, per cui, secondo l'istanza precedente, la loro anonimizzazione "non entra in considerazione". Essa ha rilevato inoltre che nella misura in cui forniscono solo dettagli di altre voci presenti nel conto economico, il loro interesse per l'inchiesta non sarebbe manifesto: ha quindi deciso la restituzione dell'incarto agli opponenti. Ora, premesso che l'inutilità dell'analisi di dette schede per verificare la completezza dei redditi degli opponenti è tutt'altro che manifesta, sempre per i citati motivi, anche questi documenti devono di massima essere versati agli atti. S431: l'incarto contiene listati contabili e bilanci dal 1990 al 1995: quelli anteriori al 1993 vengono restituiti agli opponenti. I rimanenti contengono un gran numero di nomi di terzi, per cui la loro anonimizzazione, secondo la I CRP, non entrerebbe in considerazione e dovrebbero essere restituiti agli opponenti. Essa ha per contro versato agli atti i bilanci e i conti economici dal 1993 al 1995, come pure la corrispondenza scambiata con una fiduciaria, apparentemente incaricata del controllo della contabilità dello studio legale. L'assunto che la cernita comporterebbe un carico di lavoro sproporzionato, come si è visto, non regge; tutti i documenti, dei quali non è peraltro addotta l'inutilità per l'inchiesta, devono pertanto essere di massima versati agli atti in forma integrale. S 442 e S 443: gli incarti contengono listati contabili relativi al 1993. Poiché sono costituiti di migliaia di pagine, secondo la I CRP essi non sarebbero anonimizzabili. Essa ha poi aggiunto, senza spiegare oltre l'assunto, che il loro interesse per l'inchiesta sarebbe esiguo, per cui ne ha ordinato la restituzione agli opponenti. Per i motivi addotti in precedenza, questa tesi non può chiaramente essere seguita. Anche questo incarto deve pertanto essere versato agli atti, di massima in forma non anonimizzata. 7306: l'incarto concerne un libro di cassa del 1993, nel quale figurano un gran numero di nomi di terzi, la cui anonimizzazione, secondo la I CRP, risulterebbe completamente sproporzionata. L'istanza precedente, rilevando la "relativa utilità" dei documenti per l'inchiesta, ha nondimeno deciso di restituirli agli opponenti, precisando che gli incassi sono costituiti essenzialmente da prelevamenti bancari e da importi provenienti da terzi. Ritenuto che questi documenti non sembrano inutili per l'inchiesta, essi devono essere versati agli atti, di massima in forma non anonimizzata. 3.2 Nel giudizio impugnato la I CRP, verosimilmente per una svista, ha omesso di indicare espressamente nel dispositivo, contrariamente alle sue precedenti decisioni, il menzionato divieto imposto alla ricorrente di utilizzare, senza la sua autorizzazione, gli atti litigiosi per altri scopi. Ciò non è comunque decisivo, ritenuto che l'AFC sia nelle conclusioni sia nelle motivazioni del ricorso richiama espressamente questo divieto, per cui deve lasciarselo opporre.