Citation: 1B_29/2023 E. 2.2

2.2. La CRP ha stabilito che la questione relativa alla ricevibilità del reclamo, nella misura in cui il ricorrente censura " la decisione di fatto (per omissione di decisione in senso contrario) di mantenimento dei sequestri ", poteva rimanere irrisolta, visto che il reclamo era infondato nel merito. Ha osservato che secondo l'art. 267 cpv. 1 CPP se il motivo del sequestro viene meno, il pubblico ministero o il giudice dispone il dissequestro e restituisce gli oggetti o i valori patrimoniali sequestrati. Ha ritenuto che la comunicazione della PP dell'imminente chiusura dell'istruzione e la prospettata promozione dell'accusa, seppure non vincolante, rende prematuro allo stadio attuale del procedimento un qualsiasi dissequestro, poiché sarà il giudice di merito competente a esprimersi sugli stessi, dinanzi al quale il ricorrente potrà inoltrare un'istanza di dissequestro. La CRP ha quindi ritenuto che in tali circostanze essa può unicamente sollecitare la PP a far avanzare celermente la procedura. Ha sottolineato che tale conclusione s'impone anche per motivi di economia procedurale e, visto il lungo tempo trascorso, pure in ossequio al principio di celerità (art. 5 CPP), nonché del pericolo di prescrizione di alcune fattispecie. Al riguardo il ricorrente critica il fatto che la CRP non si è pronunciata sulla legittimità dei sequestri, ciò che potrebbe comportare una lunga attesa. Adduce che in tale ambito non sarebbe stata accertata la connessione tra i prospettati reati, il presunto indebito profitto che gliene sarebbe derivato, l'ammontare del danno globale né la proporzionalità dei contestati provvedimenti coercitivi. Sostiene quindi che la CRP, non confrontandosi con queste censure di merito, avrebbe violato il suo diritto di essere sentito (art. 29 cpv. 2 Cost.), che ingloba quello di ricevere una decisione motivata (al riguardo vedi DTF 147 IV 409 consid. 5.3.4 e rinvii).