Citation: 6B_993/2017 E. 4.5.4

4.5.4. Nell'atto di accusa del 27 maggio 2015, il reato a monte del riciclaggio di denaro è descritto con l'ausilio del decreto che dispone il giudizio, emanato dall'Ufficio del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Parma nei confronti, tra gli altri, di A.________, in relazione a operazioni di finanza strutturata volte a fornire finanziamenti a società del gruppo J.________, in stato di decozione. Le delineate condotte criminali, in ragione dei profitti ottenuti tra gli altri dallo stesso A.________ e dei costi delle operazioni, sono indicate corrispondere nel diritto svizzero al reato di amministrazione infedele giusta l'art. 158 n. 1 cpv. 3 CP, rispettivamente a quello di usura ai sensi dell'art. 157 CP, mentre nel diritto italiano a quelli di bancarotta fraudolenta, rispettivamente di usura. Se il reato di usura giusta l'art. 157 CP presuppone in particolare lo sfruttamento di uno stato di bisogno di una persona, che può essere anche una persona giuridica (DTF 80 IV 15 consid. 1), così non è per quello di amministrazione infedele ex art. 158 CP (sui relativi elementi costitutivi v. DTF 142 IV 346 consid. 3.2). L'esame della consapevolezza di A.________ quanto allo stato di dissesto del gruppo J.________ effettuato dal TPF è dunque rilevante unicamente nell'ambito delle fattispecie di usura, ma non in quelle di amministrazione infedele. Del resto l'autorità precedente neppure pretende che tale consapevolezza sia un requisito secondo il diritto italiano (v. art. 305 bis n. 3 CP) e neanche A.________ lo sostiene nelle sue osservazioni, pur rilevando che l'atto d'accusa vi faccia esplicito riferimento nel descrivere la condotta a monte del riciclaggio. È quindi a ragione che il MPC le rimprovera di essere partita da una tesi errata quantomeno con riguardo al reato di amministrazione infedele. Ciò posto, con riferimento all'usura, la valutazione delle diverse decisioni italiane sul reato a monte effettuata dal TPF non appare arbitraria, perché effettivamente le stesse non vagliano la posizione di A.________ e quindi cosa egli potesse sapere o presumere sullo stato del gruppo J.________. Lo stesso dicasi per le pronunce elvetiche, malgrado possa sembrare alquanto singolare che le persone condannate per riciclaggio di denaro in Svizzera in relazione ad atti imputati anche ad A.________ sapessero o comunque dovessero presumere l'origine criminale dei valori patrimoniali e non invece lo stesso A.________. Nondimeno, senza alcuna spiegazione, l'autorità precedente non si è affatto chinata sulle dichiarazioni rilasciate da U.________ richiamate dall'accusa. Non vi ha minimamente accennato e quindi neppure può, come invece pretende A.________, averle considerate non attendibili, insufficienti o ancora inutilizzabili. Sotto questo profilo il TPF ha pertanto violato il diritto di essere sentito del MPC e quello di ottenere una decisione motivata. È pur vero che, secondo costante giurisprudenza, l'autorità non è tenuta a esaminare ogni allegazione in fatto e in diritto sollevata dalle parti, potendosi limitare ai punti rilevanti per il giudizio (DTF 143 III 65 consid. 5.2). U.________ tuttavia si è espresso su quello che poteva sapere A.________ sulle condizioni del gruppo J.________, di modo che il TPF non poteva esimersi dal valutare le sue dichiarazioni, senza con ciò violare pure il divieto dell'arbitrio nell'accertamento dei fatti (v. DTF 143 IV 500 consid. 1.1). Certo, l'autorità precedente ha intravisto nell'acquisto da parte di A.________ di titoli obbligazionari di una società riconducibile al gruppo J.________ un elemento in contrasto con una sua consapevolezza sulle condizioni economiche del gruppo. Al riguardo però, come a ragione obiettato dal MPC, il TPF omette di considerare le dichiarazioni rilasciate dallo stesso A.________ al dibattimento, secondo cui l'acquisto dei bond era una condizione posta da Banca B.B.________ per ristrutturare l'operazione di finanziamento Q.________, da cui appunto ha ottenuto i milioni utilizzati per l'acquisto (v. verbale dell'interrogatorio dibattimentale dell'imputato A.________ pag. 62, incarto 482.930.062). Questa affermazione è idonea a relativizzare di molto il ritenuto riscontro di "segno opposto" evidenziato nella sentenza impugnata, nonostante egli abbia conservato i titoli per vari mesi. In effetti, nulla è dato di sapere sulle ragioni, in altre parole se ad esempio li abbia tenuti per scelta o per difficoltà nel trovare nuovi acquirenti. In sintesi, oltre a violare il diritto di essere sentito del MPC, la conclusione del TPF per cui A.________ non sapesse né dovesse presumere l'origine criminale dei valori patrimoniali, da un lato, poggia su una valutazione delle prove arbitraria perché incompleta, non tenendo conto senza valida ragione di elementi probatori importanti suscettibili di modificare tale conclusione. Dall'altro lato viola i combinati disposti di cui agli art. 158 e 305 bis CP, la realizzazione dell'amministrazione infedele, quale reato a monte, non esigendo una consapevolezza dello stato di dissesto del gruppo J.________.