Citation: 8C_226/2007 16.05.2008 E. 7

7.1 Al consid. 3 della sentenza pubblicata in DTF 131 V 444 il Tribunale federale delle assicurazioni ha avuto modo di statuire che di principio la sola condizione per ammettere l'esistenza di un periodo contributivo è l'esercizio di un'attività soggetta a tale obbligo durante il periodo minimo previsto, precisando che la giurisprudenza esposta in DLA 2001 no. 27 pag. 225 (e nelle sentenze successive) non va intesa nel senso che, a titolo cumulativo, deve pure essere stato versato un salario; per contro, la prova che un salario è stato effettivamente pagato costituisce un indizio importante ai fini della determinazione dell'esercizio effettivo di una attività dipendente. Il Tribunale ha altresì evidenziato che il testo dell'art. 13 LADI è chiaro e che non vi sono validi motivi per scostarsene, rinviando a quanto già statuito in DTF 113 V 352, secondo cui non è necessario che l'obbligo contributivo, il cui adempimento non può essere influenzato dal lavoratore, sia stato effettivamente rispettato. Da detta giurisprudenza la Corte ha dedotto che il fatto che al momento dell'insorgenza della disoccupazione non fossero ancora stati pagati dei salari (si confronti anche art. 165 CC, DLA 1999 no. 21 pag. 113) non deve svantaggiare il lavoratore, evidenziando che tale conclusione si deduce anche dal tenore dell'art. 29 LADI e degli art. 51 segg. LADI. È per contro ammissibile concludere diversamente nel caso in cui l'assicurato rinunci a percepire indennità salariali soggette a contribuzioni (DLA 1999 no. 8 pag. 34 consid. 3b). La Corte ha quindi concluso che il pagamento effettivo del salario non può essere considerato quale presupposto indipendente per l'ammissione del periodo di contribuzione, ma quale indizio significativo e in casi limite determinante per l'ammissione dell'esercizio di un'attività soggetta a contribuzione (DTF 131 V 444 consid. 3.3 in fine pag. 453). Nella sentenza C 233/06 del 2 luglio 2007 il Tribunale federale ha infine precisato che la direttiva della Seco che ritiene adempiuto il periodo contributivo minimo soltanto se è stato dimostrato un pagamento effettivo del salario per dodici mesi, viola la giurisprudenza pubblicata in DTF 131 V 444 e quindi non è applicabile. 7.2 Alla luce della giurisprudenza succitata, sviluppata in relazione all'interpretazione del concetto di periodo di contribuzione di cui all'art. 13 LADI, questa Corte non può che concordare con le conclusioni cui è giunto il Tribunale cantonale nel giudizio impugnato. In primo luogo va rilevato che la giurisprudenza ha già ripetutamente stabilito che unico presupposto per il riconoscimento di un periodo contributivo ai sensi dell'art. 13 LADI è l'esercizio di un'attività soggetta a tale obbligo, non anche il versamento effettivo del salario (DTF 131 V 444) né il versamento dei relativi contributi sociali (DTF 113 V 352), non potendo l'adempimento di tali obblighi essere influenzato dal lavoratore. Lo stesso vale per il pagamento delle pretese salariali alla Cassa ai sensi dell'art. 29 LADI. La giurisprudenza ha pure giudicato che il periodo in cui è stato applicato l'art. 29 LADI, malgrado il versamento di indennità di disoccupazione e il mancato esercizio effettivo di attività soggetta a contribuzione (in seguito al licenziamento ingiustificato pronunciato dal datore di lavoro), nella misura in cui vengono riconosciute pretese salariali a favore dell'assicurato, viene considerato quale periodo contributivo ai sensi dell'art. 13 LADI. Poiché l'art. 13 LADI non opera alcuna distinzione tra assicurati che hanno svolto normalmente attività lucrativa ed assicurati che hanno dovuto far capo all'art. 29 LADI, anche in quest'ultima ipotesi unico presupposto per ammettere il periodo contributivo dev'essere l'esercizio di un'attività soggetta a contribuzione (a cui l'interessato non ha potuto far fronte non per cattiva volontà, bensì in seguito al licenziamento ingiustificato), non anche il versamento effettivo delle pretese salariali. Del resto, come già posto in evidenza, l'assicurato proprio in seguito all'applicazione dell'art. 29 LADI non dispone più, a causa dell'intervenuta surrogazione legale, della pretesa salariale nei confronti del datore di lavoro, che compete personalmente alla Cassa, anche per quanto riguarda l'incasso (art. 29 cpv. 2 LADI; Thomas Nussbaumer, op. cit., pag. 2311 nota 920) e di conseguenza non può in alcun modo influenzarne il versamento. In simili condizioni negare l'erogazione di nuove indennità di disoccupazione, malgrado il riconoscimento di un periodo contributivo, equivarrebbe di fatto ad una retrocessione del rischio del mancato pagamento delle pretese salariali al lavoratore, in chiaro contrasto con lo scopo perseguito dall'art. 29 LADI. Tale interpretazione condurrebbe altresì ad una doppia penalizzazione dell'assicurato, il quale oltre a non percepire indennità di disoccupazione, non è autorizzato a procedere nei confronti del datore di lavoro per recuperare il salario impagato, competendo esso alla Cassa. Al riguardo va ancora evidenziato che, contrariamente a quanto sostenuto dalla Seco, le indennità versate non possono venire a posteriori "cancellate", in quanto, malgrado il riconoscimento di pretese salariali, una revisione in tale ambito non è possibile, ritenuto che la perdita di lavoro computabile viene presunta per legge in maniera assoluta. Non irrilevante ai fini della presente vertenza è infine pure il fatto che, a norma dell'art. 29 LADI, l'assicurazione disoccupazione non subentra nei diritti dell'assicurato solo nel caso in cui le pretese sono dubbie (e devono essere fatte valere in giudizio), ma anche nel caso in cui non ci sono dubbi circa le pretese salariali, ma unicamente in relazione al loro soddisfacimento. Quest'ultima fattispecie è identica a quella che ci occupa in cui le pretese salariali sono dimostrate, poiché nel frattempo riconosciute giudizialmente, tuttavia non sono ancora state soddisfatte. 7.3 Del resto una soluzione diversa comporterebbe una violazione del principio dell'uguaglianza di trattamento di cui all'art. 8 cpv. 1 Cost.. Al riguardo va rilevato che una disposizione regolamentare è lesiva di detto principio se non si fonda su motivi validi, è priva di senso o utilità, oppure opera distinzioni giuridiche che non trovano giustificazione alcuna nella fattispecie da disciplinare o, per contro, tralascia di operarne di necessarie, dando luogo ad una parificazione inammissibile (cfr. DTF 128 V 95 consid. 5a pag. 98, 102 consid. 6a pag. 105 e riferimenti). Come detto in relazione al concetto di periodo contributivo l'art. 13 LADI non opera alcuna distinzione tra diverse categorie, e quindi va applicato in tutti i casi in cui vi è una richiesta di indennità di disoccupazione. Del resto non vi è alcun motivo per trattare diversamente coloro che hanno ricevuto indennità di disoccupazione in base all'art. 29 LADI e le cui pretese salariali sono state in seguito riconosciute - ma non ancora versate alla Cassa - rispetto agli altri assicurati che fanno valere il diritto a prestazioni dell'assicurazione disoccupazione. In effetti se è vero che di regola la Cassa non deve intervenire in alcun modo, è pur vero che nel caso in cui lo deve fare ai sensi dell'art. 29 LADI riceve una contropartita, e meglio il diritto, a cui non può rinunciare (Boris Rubin, Assurance-chômage, 2a ed., Zurigo 2006, n. 4.11.6) di procedere, nella misura delle indennità versate, nei confronti del datore di lavoro. Ne consegue che il periodo contributivo va considerato adempiuto anche se il salario non è stato effettivamente versato e meglio non è stato (ancora) recuperato dalla Cassa, non essendo determinante se esso va versato alla Cassa ai sensi dell'art. 29 LADI oppure al lavoratore. 7.4 In sostanza, visto quanto sopra, la terza frase di cui alla cifra B 158 della Circolare concernente l'indennità di disoccupazione non è di per sé contraria alla legge, ma è stata in casu interpretata ed applicata in modo difforme alla legge dall'autorità di vigilanza ricorrente, con "realizzazione delle pretese salariali" dovendosi intendere non il versamento, bensì il riconoscimento giudiziale delle stesse.