Citation: 1A.119/2006 12.10.2006 E. 3

3.1 La Corte cantonale ha negato alla ricorrente la legittimazione a ricorrere nella sua qualità di concorrente delle ditte beneficiarie della contestata licenza. Ciò poiché il litigio verte essenzialmente sull'applicazione del diritto edilizio e ambientale e perché le censure addotte dall'insorgente con riferimento alla parità di trattamento non riguardano questioni suscettibili di produrre effetti economici diretti nei suoi confronti. 3.1.1 Anche al riguardo la ricorrente si limita ad addurre, in maniera generica, rinviando peraltro agli scritti prodotti nella sede cantonale, una non meglio precisata asserita applicazione lesiva della parità di trattamento delle pertinenti norme della legislazione in materia ambientale per l'impianto litigioso rispetto all'applicazione fatta precedentemente per il suo impianto. Tuttavia sottolinea poi, che ciò è stato sostenuto con riferimento ad aspetti che non toccano la sua situazione personale. Ora, la ricorrente non è legittimata a far valere la pretesa violazione dell'invocato principio nei confronti di terzi. 3.1.2 Come si è visto, perché sia data la legittimazione occorre che il ricorrente abbia un rapporto stretto con l'oggetto della lite e non agisca unicamente nell'interesse della legge. In una vertenza, ove si poneva un quesito per certi versi simile riguardante il diritto di ricorrere dei concorrenti, il Tribunale federale ha stabilito che tale diritto deve essere ammesso con un certo riserbo, insufficiente essendo il semplice timore di una maggiore concorrenza. Un legame stretto e particolare con l'oggetto del litigio è per contro riconosciuto laddove i concorrenti siano sottoposti a una specifica legislazione economica, segnatamente quando siano contestate decisioni su contingenti (DTF 125 I 7 consid. 3 e rinvii, 123 II 376 consid. 5b/aa, 109 Ib 198 consid. 4). Nella fattispecie la ricorrente ritiene di essere legittimata a ricorrere con riferimento alla menzionata convenzione, sostenendo che l'attività dell'opponente la pregiudicherebbe economicamente. Tuttavia, sotto il profilo delle invocate norme sulla protezione ambientale, essa non ha un rapporto sufficientemente stretto con l'oggetto della lite: sui piani dello spazio e delle immissioni prodotte dall'impianto litigioso essa non è infatti più toccata di chiunque altro. Né la ricorrente fa valere la violazione di specifiche disposizioni riguardanti la costruzione litigiosa, che comporterebbero un effetto economico diretto, peraltro non specificato, nei suoi confronti (cfr. Ulrich Zimmerli, Autorisation de construire un bâtiment commercial - qualité pour recourir des concurrents?, in BR 1986/2, pag. 35). È quindi a ragione che la legittimazione le è stata negata anche in tale ambito. 3.1.3 Questa conclusione non muta per l'accenno fatto dalla ricorrente alla sentenza 1A.71 e 73/2000 e 1P.121 e 129/2000 del 3 gennaio 2001 (consid. 3, apparsa in RDAT II-2001 n. 66). In quella sentenza è stato infatti deciso che una ditta che gestisce un centro per l'eliminazione di autoveicoli non è legittimata a impugnare una decisione che conferma il rilascio a un concorrente di una licenza edilizia per costruire un impianto di pretrattamento e trasbordo per scarti metallici riciclabili, facendo valere, come nella fattispecie, la violazione della LPAmb. Anche in quel caso, sui piani dello spazio e delle immissioni prodotte dall'impianto litigioso, la ricorrente non era infatti toccata più di chiunque altro e non le è stato quindi riconosciuto un legame sufficientemente stretto con l'oggetto della lite, ribadito che il semplice timore di una maggiore concorrenza, come rettamente ritenuto dalle istanze cantonali, è insufficiente (vedi anche la sentenza 2A.504/1998 del 2 settembre 1999 consid. 2b, apparsa in RDAT I-2000 n. 58 pag. 513).