Citation: 4A_151/2020 E. 7.2

7.2. Il ricorrente si duole, in sostanza, della non applicazione del diritto estero richiamato dal diritto internazionale privato svizzero. La censura, proponibile con il ricorso in materia civile (art. 96 lett. a LTF), è fondata. La costituzione in pegno di azioni di una società per azioni italiana è retta dal diritto italiano in forza dell'art. 105 cpv. 2 LDIP (non art. 117). Il ricorrente ha perciò ragione quando afferma che la validità dell'atto di costituzione in pegno delle azioni andava esaminata sulla base del diritto italiano. Il Tribunale cantonale ha reputato che la pattuizione di proroga delle scadenze rimarrebbe valida anche nell'ipotesi che l'atto di pegno fosse nullo. Trattandosi di pattuizioni facenti parte del medesimo contratto, anche l'eventualità di una nullità parziale andava tuttavia valutata alla luce del diritto italiano. Il Tribunale federale non può applicare come prima e unica istanza la legge estera alla quale rinvia il diritto internazionale privato svizzero (DTF 127 III 123 consid. 2f). La sentenza cantonale va quindi annullata e la causa rinviata alla Corte d'appello affinché effettui tale esame. L'applicazione del diritto estero non preclude di per sé la procedura di tutela giurisdizionale nei casi manifesti (cfr. FRANCESCO TREZZINI, in Commentario pratico al codice di diritto processuale civile svizzero, 2aedizione 2017, n. 41 e rif. ad art. 257 CPC). I giudici ticinesi dovranno perciò valutare preliminarmente se le conclusioni da trarre nel caso specifico dal diritto italiano sono chiare nel senso compatibile con tale procedura (cfr. consid. 3).