Citation: 5A_347/2018 E. 3.2

3.2. Il principio secondo cui l'esame dei presupposti processuali deve avvenire d'ufficio non è in discussione. Controverso è per contro se ad una censura in proposito possa essere negata la rilevanza in ragione della sua tardività. La dottrina lo afferma: il principio della buona fede processuale e il divieto dell'abuso di diritto impongono di massima che le obiezioni circa l'inesistenza di un presupposto processuale vengano formulate negli scritti introduttivi; obiezioni sollevate soltanto più avanti sono compatibili con il principio della buona fede processuale soltanto se concernono un presupposto che, presente al momento dell'introduzione dell'azione, è andato a perdersi col tempo (FRANCESCO TREZZINI, in Commentario pratico al Codice di diritto processuale civile svizzero, vol. I, 2 aed. 2017, n. 6 ad art. 60 CPC; FRANÇOIS BOHNET, in Code de procédure civile commenté, 2011, n. 68 ad art. 59 CPC). Se la procedura segue il proprio corso senza che la parte abbia invocato il vizio in questione nei propri allegati di causa, il giudice che in ragione di quel vizio dichiarasse irricevibile un'azione contravverrebbe al divieto del formalismo eccessivo (BOHNET, op. cit., n. 33 ad art. 59 CPC). La giurisprudenza federale ha tenuto conto di questo invito dottrinale a relativizzare la portata dei presupposti processuali conformemente alle circostanze e all'agire in causa delle parti (v. sentenze 4P.111/2002 dell'8 ottobre 2002 consid. 2.4 in fine; 4D_9/2010 del 1° aprile 2010 consid. 6.5.2).