Citation: 1C_115/2024 E. 4.1

4.1. Nella risposta il Gran Consiglio sottolinea che la dottrina ticinese ritiene che il preventivo non ha forza di legge, motivo per cui, nei confronti del Governo, esso non ha il carattere vincolante delle norme votate dal Parlamento. Per tale ragione il Gran Consiglio può fissare delle scadenze esprimendo delle raccomandazioni all'indirizzo del Consiglio di Stato, che non sono tuttavia giuridicamente vincolanti, ma che hanno unicamente effetti di natura politica. Il Parlamento sottolinea che, secondo il principio vigente nella Costituzione ticinese, vi è infatti una preminenza della legge sul preventivo, che equivale a un semplice atto amministrativo, al quale il Gran Consiglio può apportare emendamenti o modifiche ch'esso ritiene necessari. Sostiene che il Parlamento non sarebbe tuttavia legittimato a sopprimere dal preventivo le spese derivanti dall'applicazione di una legge ch'esso stesso ha votato o a stabilire, approvandolo, un piano di priorità delle stesse. Ne deduce che il preventivo non ha una portata finanziaria diretta, né costituisce un atto comportante una nuova spesa. Sostiene quindi che, non trattandosi neppure di un atto normativo generale di portata astratta, esso non ha una natura referendabile. Il Parlamento cantonale osserva inoltre che a livello cantonale esiste una prassi, al suo dire peraltro mai contestata finora, di inserire delle proposte politiche programmatiche sotto forma di auspici nei decreti legislativi concernenti i Preventivi. Cita gli esempi del 2015, dove nel Decreto legislativo concernente il Preventivo 2016 vennero formulati all'indirizzo del Governo degli auspici volti a contenere la spesa, segnatamente di risanare i conti entro il 2019 e di attuare un risparmio a carico di ogni Dipartimento fino all'azzeramento dei deficit annuali, agendo in particolare sui sussidi e contributi a enti terzi. Nel 2022 al Decreto legislativo concernente il Preventivo 2023 sono stati aggiunti ulteriori articoli, con il quale veniva fissato un disavanzo massimo a carico degli anni 2023 e 2024 indicando al Governo quali interventi avrebbe dovuto effettuare a tal fine, che, trattandosi di auspici, non sono stati muniti di alcuna clausola referendaria. Trattandosi anche nel caso in esame di auspici di natura programmatica e non di norme a carattere obbligatorio generale, il Gran Consiglio ribadisce che i due articoli litigiosi non devono essere sottoposti al referendum facoltativo. Il Gran Consiglio sottolinea che le due norme litigiose non creano degli obblighi diretti nei confronti dei cittadini, fissando semmai dei propositi tendenti a contenere la spesa pubblica, formulati all'indirizzo del Governo, il quale fruirebbe in ogni caso di un margine di intervento proprio per la loro concretizzazione. Aggiunge che gli auspici indicati nelle due norme, che non sono peraltro nemmeno quantificabili in importi precisi, qualora venissero attuati dal Governo potrebbero essere oggetto di conseguenti correzioni di alcuni parametri di legge. Ne conclude che soltanto tali modifiche legislative potrebbero semmai comportare un referendum facoltativo. Sostiene quindi che i criticati auspici potranno essere se del caso rimessi in discussione dal popolo al momento della loro concretizzazione.