Citation: H 405/00 23.08.2002 E. 4

Posto quanto sopra, va ora accertato se sono adempiute le ulteriori condizioni per ammettere una responsabilità dei ricorrenti giusta l'art. 52 LAVS. 4.1 Nei considerandi del querelato giudizio, cui si rinvia, la Corte cantonale ha già correttamente ricordato come il datore di lavoro sia tenuto al pagamento regolare dei contributi sociali e come, in caso di mancato versamento dei medesimi per intenzionalità o per grave negligenza, possano essere chiamati a rispondere del danno, a titolo sussidiario, gli organi della società anonima (cfr. DTF 123 V 15 consid. 5b e riferimenti), precisando quali siano le norme legali e i principi giurisprudenziali applicabili in concreto. 4.2 Nel proprio gravame C.________, amministratore unico della T.________ SA dal 18 gennaio 1993 al 14 febbraio 1996, argomenta di non aver mai agito negligentemente o intenzionalmente a danno della Cassa. Rileva inoltre di essere stato escluso dalla gestione della T.________ SA, di non avere avuto motivo di sindacare sull'operato del responsabile della gestione contabile, certo D.________, e di aver rimesso il mandato d'amministratore allorquando l'illiquidità della società non sembrava risolversi nei tempi voluti. Fa quindi valere che dalle tavole processuali nulla lascerebbe concludere circa una sua supposta mancanza di controllo sull'operato di colui che effettivamente gestiva gli aspetti contabili-finanziari della T.________. Sennonché, gli argomenti addotti dal ricorrente per il mancato pagamento dei contributi sociali non sono sufficienti quale motivo di giustificazione o di discolpa nel senso della giurisprudenza. Accettando il mandato di amministratore unico della società, infatti, l'interessato si è assunto anche gli oneri che tale funzione comporta. Sostenendo il contrario, C.________ dimostra di non avere corretta nozione dell'istituto di cui all'art. 52 LAVS. Al riguardo il Tribunale federale delle assicurazioni ha già avuto modo di affermare che l'organo di una società anonima deve prestare attenzione particolare alla scelta del personale cui viene affidata la gestione degli affari importanti della ditta (cura in eligendo), alle istruzioni che egli dà (cura in instruendo) e alla sorveglianza (cura in custodiendo). Segnatamente è suo preciso dovere vigilare affinché i contributi vengano regolarmente versati (DTF 108 V 202 consid. 3a). Tale dovere risulta accresciuto quando si tratti - come in concreto - di un amministratore unico, ritenuto che se è vero che quest'ultimo può delegare compiti - tra cui anche quello di pagare i contributi - è pure esatto che la delega non lo esime dal vigilare affinché le funzioni delegate siano effettivamente svolte. Premesso che C.________ ha cessato di agire quale amministratore unico il 14 febbraio 1996, resta da rilevare che rientrava comunque nei suoi compiti vigilare affinché gli oneri sociali fino al mese di gennaio 1996, esigibili il 31 gennaio 1996, venissero pagati entro il 10 febbraio 1996 (cfr. art. 34 cpv. 4 OAVS nella versione determinante, in vigore sino al 31 dicembre 2000), a maggior ragione se si considera che la Cassa opponente aveva in precedenza ripetutamente diffidato e precettato la T.________ SA. Se ne deve pertanto dedurre che l'amministratore unico poteva e doveva senz'altro essere a conoscenza del perdurante stato di illiquidità e dei problemi di ordine finanziario della società - situazione che lo ha poi indotto, troppo tardi, a inoltrare le dimissioni. L'inattività del ricorrente denota una grave mancanza del dovere di diligenza necessario alla corretta gestione degli affari sociali, ritenuto che non basta, al riguardo, la prudenza che si è soliti osservare nei propri affari ("diligentia quam in suis"; DTF 122 III 198 consid. 3a e riferimento). Ne consegue che l'interessato è responsabile nei confronti della Cassa per i contributi sociali rimasti impagati, riferiti al periodo agosto 1995 - gennaio 1996. 4.3 Da parte sua, V.________ censura l'operato del primo giudice per averlo ritenuto organo di fatto della T.________ SA e quindi responsabile del danno occorso alla Cassa. Secondo giurisprudenza, sono considerati organi di una persona giuridica in primo luogo le persone formalmente iscritte come tali a registro di commercio, quali il consiglio di amministrazione (rispettivamente l'amministratore unico) e gli organi di controllo. A determinate condizioni possono assumere la qualità di organo anche il direttore, il procuratore ex art. 458 CO o l'amministratore di fatto (DTF 119 II 255, 117 II 441 consid. 2b, 571 consid. 3 e riferimenti; Nussbaumer, Les caisses de compensation en tant que parties à une procédure de réparation d'un dommage selon l'art. 52 LAVS, in RCC 1991 pag. 402 seg.). Decisivo per la qualifica di organo d'una società per persone che non fanno parte del consiglio di amministrazione è la circostanza che esse esercitino effettivamente la funzione medesima, prendendo decisioni che competono agli organi formali o assumendo la gestione della ditta ed influenzandone così in modo determinante la formazione della volontà (DTF 114 V 79 consid. 3; Forstmoser/Meier-Hayoz/Nobel, Schweizerisches Aktienrecht, Berna 1996, § 37, n. 17). Gli argomenti addotti dal ricorrente - secondo cui egli non avrebbe mai partecipato attivamente alla gestione della fallita e tanto meno ne avrebbe influenzato la volontà, l'unico responsabile degli eventuali mancati pagamenti dei contributi essendo da considerare B.________ - sono in contrasto con le tavole processuali. Infatti, non solo dal verbale d'interrogatorio davanti al Ministero Pubblico risulta, per stessa ammissione del ricorrente, che egli era l'azionista di maggioranza della T.________ SA e che dopo il decesso di D.________ aveva dato disposizioni affinché sua moglie C.________, coadiuvata da un'impiegata della A.________ SA, di cui era pure amministratore unico, continuasse il lavoro del defunto. Dagli stessi atti emerge pure che il ricorrente aveva firmato la dichiarazione di remunerazione a favore dell'amministratore unico Brügger - intervento, questo, che mal si concilia con la posizione di semplice azionista, anche se di maggioranza. Ma vi è di più. A conferma della validità della tesi del giudice di prime cure vi è pure la dichiarazione, rilasciata dalla moglie dell'interessato in sede penale, la quale ha dato atto di aver lavorato presso la fallita sotto le direttive del marito. Alla luce di queste circostanze, a giusta ragione il primo giudice ha ritenuto V.________ in grado di influenzare in modo determinante la volontà della società fallita. Pure correttamente, la pronuncia cantonale, rammentando come la Cassa abbia dovuto diffidare e precettare la società già a partire dal 1994 e come la cronica situazione di illiquidità della stessa non potesse giustificare il differimento dei versamenti contributivi, ha escluso l'esistenza di un motivo di giustificazione o di discolpa.