Citation: 4C.14/2007 26.06.2007 E. 4

Giusta l'art. 18 cpv. 1 CO "per giudicare un contratto, sia per la forma che per il contenuto, si deve indagare quale sia stata la vera e concorde volontà dei contraenti". 4.1 Il contenuto di un contratto viene dunque determinato in primo luogo mediante l'interpretazione soggettiva, ovvero ricercando la vera e concorde volontà dei contraenti, anziché stare alla denominazione o alle parole inesatte adoperate, per errore o allo scopo di nascondere la vera natura del contratto (art. 18 cpv. 1 CO; principio della priorità dell'interpretazione soggettiva). L'interpretazione soggettiva poggia sull'apprezzamento delle prove e pertanto, a meno che non siano dati i presupposti delle eccezioni di cui agli art. 63 cpv. 2 e 64 OG, sfugge all'esame del Tribunale federale chiamato a statuire su un ricorso per riforma (DTF 132 III 268 consid. 2.3.2 pag. 274, 131 III 606 consid. 4.1). Qualora non esistano accertamenti di fatto sulla reale concordanza della volontà delle parti o se il giudice constata che una parte non ha compreso la volontà dell'altra, la loro (presunta) volontà viene invece determinata interpretando le loro dichiarazioni secondo il principio dell'affidamento (cosiddetta interpretazione oggettiva; DTF 131 III 217 consid. 3), ovvero secondo il senso che ogni contraente poteva e doveva ragionevolmente attribuire alle dichiarazioni di volontà dell'altro nella situazione concreta (DTF 132 III 268 consid. 2.3.2 pag. 274 seg., 131 III 268 consid. 5.1.3 pag. 276). L'interpretazione del contratto giusta il principio dell'affidamento è una questione concernente l'applicazione del diritto, che può essere esaminata liberamente nella giurisdizione per riforma (DTF 132 III 268 consid. 2.3.2 pag. 274 seg., 131 III 217 consid. 3, 377 consid. 4.2.1; 130 III 417 consid. 3.2 pag. 424 seg.; sull'interpretazione dei contratti cfr. anche Corboz, Le contrat et le juge, in: Le contrat dans tous ses états, Berna 2004, pag. 269 segg.). 4.2 In concreto, come rettamente affermato dall'attore, per determinare la natura giuridica dell'impegno sottoscritto dal convenuto il 21 settembre 2000 - garanzia, fideiussione o assunzione cumulativa di debito - la Corte cantonale ha proceduto a un'interpretazione delle dichiarazioni delle parti secondo il principio dell'affidamento, giungendo alla conclusione che si trattava di un'assunzione cumulativa di debito nei confronti di D.________. Su questo punto della sentenza impugnata non vi è contestazione. 4.3 La questione di sapere se tale impegno sia stato assunto anche nei confronti dell'avv. A.________ ha fatto l'oggetto di un esame diverso e separato. In questo caso, contrariamente a quanto preteso nel ricorso, la volontà delle parti è stata determinata sulla base del materiale probatorio agli atti, ovvero mediante un'interpretazione soggettiva, senza che sia stato necessario far capo a un'interpretazione secondo il principio dell'affidamento. 4.3.1 Questo basta per escludere una violazione dell'art. 18 CO, che, come già detto, stabilisce il principio della priorità dell'interpretazione soggettiva. 4.3.2 Così come è esclusa la possibilità di contestare questa parte della decisione cantonale con un ricorso per riforma, per i motivi già esposti al consid. 2. Giovi comunque rilevare quanto segue. Le risultanze istruttorie hanno condotto i giudici cantonali a negare la volontà delle parti di far sorgere un impegno diretto nei confronti dell'avv. A.________. Non da ultimo proprio in considerazione del comportamento assunto dall'avvocato. Dall'istruttoria è infatti emerso che è su iniziativa dell'avv. A.________ che il finanziamento è stato concesso ad D.________ - e non direttamente alla società - e che D.________ ha firmato il vaglia cambiario che lui ha poi avallato. Dal canto suo, D.________ - udito in causa in qualità di teste - ha spiegato di essersi cautelato con la nota dichiarazione di assunzione solidale del debito da parte di B.________ e C.________, nonché G.________, del debito di E.________Sagl nei suoi confronti. L'intenso coinvolgimento dell'avv. A.________ nell'elaborazione delle modalità dell'operazione finanziaria non basta evidentemente per far nascere un'obbligazione nei suoi confronti. Né questa è nata - hanno proseguito i giudici della massima istanza ticinese - per il solo fatto ch'egli, onorando l'avallo apposto sulla cambiale, ha saldato il debito presso la banca ed è diventato creditore di D.________ per l'importo erogato. Si tratta di una conclusione assolutamente conforme al diritto federale, giacché l'art. 1022 cpv. 3 CO prevede che l'avallante che paga la cambiale acquista i diritti ad essa inerenti contro l'avallato e contro coloro che sono obbligati verso quest'ultimo, ma solo se si tratta (nuovamente) di un'obbligazione cambiaria (cfr. Stephan Netzle in: Basler Kommentar, 2a ed., n. 5-6 ad art. 1022 CO), ciò che non è il caso in esame. Dinanzi al Tribunale federale, come già detto al consid. 3, l'attore afferma che D.________ fungeva solo da prestanome quale fiduciario e che la reale volontà delle parti era quella di impegnarsi nei confronti di chi effettivamente avrebbe garantito per i soldi, ovvero l'avv. A.________. Ma queste circostanze sono prive di ogni riscontro nella sentenza impugnata e non possono pertanto essere tenute in nessuna considerazione (cfr. quanto esposto supra, al consid. 2). Sia come sia, la Corte cantonale merita di essere seguita laddove rileva che sono state le parti stesse a decidere il modo di procedere e che anche se per finire la costruzione attuata è risultata insoddisfacente questo non basta per farne poi astrazione, ritenuto che il problema avrebbe potuto essere agevolmente risolto mediante una cessione delle pretese da D.________ all'avv. A.________.