Citation: 1B_619/2022 E. 3.4

3.4. In questa sede, la ricorrente non si confronta puntualmente con i considerandi del giudizio impugnato, spiegando con una motivazione conforme alle esigenze dell'art. 42 cpv. 2 LTF per quali ragioni avrebbe soddisfatto il suo obbligo processuale di rendere perlomeno verosimili i pretesi segreti. Anche nell'atto di ricorso in esame, disattendendo la citata prassi e il suo obbligo di motivazione, la ricorrente non rende minimamente verosimili gli eventuali interessi al mantenimento del segreto che sarebbero toccati. Il semplice interesse quale imputata nel procedimento penale a impedire l'assunzione di prove rilevanti per l'inchiesta non fonda di per sé un interesse al segreto protetto giusta l'art. 248 cpv. 1 CPP (DTF 144 IV 74 consid. 2.6; 142 IV 207 consid. 11). La ricorrente non contesta l'esistenza di sufficienti indizi di reato e non si esprime in modo specifico sui documenti e i dati sequestrati. Si limita ad addurre genericamente che l'ordine di perquisizione e di sequestro costituirebbe un'inammissibile ricerca indiscriminata di prove, siccome il contenuto dei messaggi di posta elettronica sarebbe già stato sequestrato e l'autorità inquirente disporrebbe già di tutti gli elementi utili per l'inchiesta. Disattende tuttavia che il provvedimento qui litigioso non è circoscritto a determinati messaggi di posta elettronica, ma concerne essenzialmente una perquisizione del suo domicilio e comprende numerosi documenti e materiale informatico, su cui ella non si esprime. Non rende in tali circostanze verosimili segreti o interessi privati degni di protezione che osterebbero al dissigillamento. In tali condizioni, il gravame risulta infondato nella misura della sua ammissibilità.