Citation: 1C_26/2022 E. 2.3

2.3. La Corte cantonale ha osservato che il ricorrente, per gli eccessi di velocità commessi a Cadro e a Riva San Vitale, è stato condannato al pagamento di due multe (fr. 430.-- e fr. 340.--). I relativi decreti di accusa del 3 e del 10 dicembre 2019 sono rimasti entrambi incontestati e sono quindi passati in giudicato. Riguardo alla mancata notifica degli stessi al suo patrocinatore, ma direttamente al ricorrente, i giudici cantonali, richiamato l'art. 87 cpv. 3 CPP e la giurisprudenza (sentenza 6B_914/2017 del 7 febbraio 2018 consid. 2.3; vedi anche DTF 144 IV 64 consid. 2), hanno ritenuto ch'egli avrebbe dovuto semmai contestare tale irregolarità nella sede penale, al più tardi quando ne ha avuto conoscenza tramite il suo patrocinatore. Ha accertato che ciò non è avvenuto, visto ch'egli ha sollevato la questione della notifica difettosa soltanto nell'ambito della procedura amministrativa. Il ricorrente non contesta, per lo meno con una motivazione rispettosa delle esigenze dell'art. 42 LTF, questi fatti e questa conclusione, fondata in sostanza sulla prassi appena citata e sul principio della buona fede processuale. Viola infatti tale principio tenere in serbo determinate censure per poi addurle in caso di esito negativo della procedura (art. 5 cpv. 3 Cost.; DTF 138 I 97 consid. 4.1.5). La parte che, come in concreto e per di più assistita da un patrocinatore, ha conoscenza di motivi che possono influire sulla decisione da adottare deve infatti invocarli senza indugio e non soltanto qualora l'esito di una procedura le sia sfavorevole (vedi per la ricusazione DTF 140 I 240 consid. 2.4; 139 III 120 consid. 3.2.1; sentenza 1B_542/2019 del 6 gennaio 2020 consid. 2.1). In applicazione della precitata prassi, la Corte cantonale ha ritenuto quindi che il ricorrente non poteva più contestare i fatti avvenuti a Cadro. Non ha inoltre condiviso la tesi governativa, secondo cui nella fattispecie non si potrebbe parlare di un vero e proprio accertamento dei fatti. Ha accertato infatti che, sebbene nel decreto di accusa non sia indicata espressamente l'effettiva entità del superamento del limite di velocità, è nondimeno menzionata la relativa forchetta (21-24 km/h), ossia un superamento di oltre 21 km/h come risulta dal rapporto di contravvenzione, al quale il decreto d'accusa rinvia. Ha stabilito che qualora il ricorrente avesse ritenuto che la sanzione penale inflittagli si fondava su un presupposto fattuale inesatto, egli avrebbe dovuto far capo ai rimedi di diritto indicati nel decreto d'accusa e contestare l'infrazione presentando un'opposizione e adducendo nella sede penale tutte le sue censure, in particolare quella relativa all'assenza sulla fotografia del tatuaggio, asseritamente eseguito nel 2014. Ha stabilito che ciò vale a maggior ragione, visto ch'egli ha sempre contestato d'essere stato alla guida del motoveicolo al momento dell'infrazione, motivo per cui, coerentemente, avrebbe dovuto opporsi al decreto d'accusa, visto inoltre ch'era assistito da un legale. Ha poi sottolineato, a ragione considerata anche la sua precedente condanna del 2015, ch'egli sapeva o doveva sapere che sarebbe stato perseguito anche in sede amministrativa, fatto peraltro ormai notorio.