Citation: 1C_400/2009 19.02.2010 E. 3

3.1 Richiamando in particolare una sentenza della Corte cantonale del 26 ottobre 2001, il ricorrente sostiene poi che la pretesa espropriativa gli sarebbe stata trasferita contestualmente all'acquisto della proprietà del fondo. Premesso ch'egli motiva la censura dipartendosi dal presupposto che gli esposti accertamenti sarebbero arbitrari, il ricorrente disattende che i giudici cantonali hanno unicamente ritenuto dubbio che fosse avvenuto un trasferimento. Hanno in effetti rilevato che, quand'anche si volesse ammettere tale circostanza, non sarebbe comunque dato un caso di successione del ricorrente nel processo, vista l'opposizione chiaramente manifestata dalle parti che l'avevano promosso. La Corte cantonale, come il primo giudice, ha quindi fondamentalmente negato al ricorrente la qualità di parte nel procedimento espropriativo in applicazione analogica dell'art. 110 del Codice di procedura civile, del 17 febbraio 1971 (CPC/TI). Secondo questa disposizione, cui rinvia l'art. 24 della legge di procedura per le cause amministrative del 19 aprile 1966 (LPamm), se l'oggetto litigioso è alienato, il processo continua fra le parti in causa; la sentenza cresce in giudicato anche nei confronti dell'acquirente, riservate le disposizioni del diritto civile circa l'acquisto del terzo di buona fede (cpv. 1). Con il consenso delle parti, l'acquirente può subentrare in causa all'alienante (cpv. 2). 3.2 Il ricorrente non fa di per sé valere, tantomeno con una motivazione conforme alle citate esigenze, l'arbitrio nell'applicazione di questa disposizione procedurale. Rimprovera piuttosto alla Corte cantonale di avere ritenuto applicabile l'art. 110 cpv. 2 CPC/TI, scostandosi dalla propria giurisprudenza che lo ritiene inapplicabile in ambito amministrativo. Sostiene inoltre che, qualora si volesse comunque ritenere la norma applicabile alla fattispecie, sarebbe occorso statuire sulla questione del subingresso mediante un'ordinanza inappellabile e non con una decisione impugnabile. La giurisprudenza cantonale richiamata dal ricorrente si riferisce tuttavia alla superfluità del consenso dello Stato, quale ente espropriante, al subingresso dei successivi proprietari nella causa (cfr. sentenza del Tribunale cantonale amministrativo del 26 ottobre 2001). In quel giudizio, la Corte cantonale aveva tra l'altro rilevato che in ambito amministrativo il diritto processuale tende a privilegiare la corretta attuazione del diritto materiale piuttosto che gli inutili formalismi e che allo Stato poteva anche risultare indifferente la parte cui spettava se del caso il pagamento dell'indennità di esproprio. In tal senso, anche in un precedente giudizio del 10 marzo 1980, citato nella sentenza del 26 ottobre 2001, la Corte cantonale aveva ritenuto sostanzialmente superfluo il consenso del Comune al subingresso dell'acquirente del fondo nel procedimento edilizio (RDAT 1981 n. 30 pag. 53 segg.). Per completezza, va rilevato che la citata sentenza del 26 ottobre 2001 era stata impugnata dallo Stato del Cantone Ticino dinanzi al Tribunale federale, il quale non si era tuttavia pronunciato sull'aspetto della successione nel processo, non essendo in discussione (cfr. sentenza 1A.191/2001 del 22 maggio 2002 consid. 2 in: RDAT II-2002 n. 75 pag. 274 segg.). La fattispecie in esame è diversa, perché non riguarda un'eventuale opposizione formulata dall'ente pubblico alla successione nel processo dell'attuale proprietario del fondo, bensì un rifiuto dei precedenti proprietari, quali parti private che avevano promosso la causa, a farsi sostituire dal ricorrente. Il loro interesse nella procedura è manifesto e l'esigenza del loro consenso al subingresso del ricorrente non può essere ritenuta un inutile formalismo. In tali circostanze, la Corte cantonale non si è scostata dalla sua giurisprudenza e non ha emanato una decisione manifestamente insostenibile applicando in concreto l'art. 110 cpv. 2 CPC/TI. Né le istanze cantonali sono incorse nell'arbitrio per avere statuito sulla questione della successione con una decisione impugnabile, ove solo si consideri che ciò non ha certamente pregiudicato il ricorrente sotto il profilo procedurale, permettendogli anzi di adire subito le istanze ricorsuali superiori. D'altra parte, l'art. 24 LPamm si limita a rinviare genericamente all'applicazione per analogia delle norme del CPC/TI sulla successione nel processo, senza indicazioni quanto alla natura della relativa decisione. 3.3 Il ricorrente critica infine l'ammontare delle ripetibili (fr. 8'000.--) stabilito nel giudizio impugnato. Reputa l'importo eccessivo, tenuto conto che non si trattava ancora del giudizio di merito sulla pretesa espropriativa e che il dispendio di tempo è stato limitato in questa fase della procedura. Certo, la decisione della Corte cantonale concerne una fase limitata della procedura e non riguarda il merito della richiesta d'indennità per espropriazione materiale. Contrariamente a quanto sembra ritenere il ricorrente, la causa riveste comunque un carattere pecuniario. L'interesse del ricorrente a subentrare quale parte nel procedimento espropriativo è infatti essenzialmente di natura finanziaria. Non è quindi di per sé arbitrario fissare l'importo delle ripetibili tenendo conto non soltanto del dispendio orario, ma anche dell'importanza e della natura pecuniaria della causa. Ora, il ricorrente non dimostra, con una motivazione conforme agli art. 42 cpv. 2 e 106 cpv. 2 LTF, che la Corte cantonale avrebbe stabilito le ripetibili fondandosi esclusivamente sul valore litigioso della controversia di merito, ch'egli stesso indica in fr. 4'668'676.--. Né sostiene ch'essa avrebbe abusato del proprio potere di apprezzamento, disattendendo manifestamente il regolamento sulla tariffa per i casi di patrocinio d'ufficio e di assistenza giudiziaria e per la fissazione delle ripetibili, del 19 dicembre 2007. La critica ricorsuale, insufficientemente motivata, non deve quindi essere esaminata oltre.