Citation: 1P.624/2001 07.01.2002 E. 3

L'art. 57 cpv. 1 lett. b delle norme di attuazione del piano regolatore di Gorduno prevede che nella zona residenziale semiestensiva RSE, ove è situato l'edificio dei ricorrenti, le costruzioni devono rispettare una distanza minima dal confine di 4 metri. Il Tribunale cantonale amministrativo ha accertato che la facciata sud-ovest dell'abitazione A.________ dista solo 3,01 metri dal confine con la particella n. zzz, e ciò a prescindere dal fatto che all'interno della fascia di terreno tra la facciata e il confine sta il corpo formato dalla scala d'accesso. Questa constatazione, per nulla arbitraria, trova riscontro nelle planimetrie contenute nell'incarto, da cui risulta chiaramente che la facciata sudorientale dell'edificio, senza quindi considerare la scala d'accesso esterna, è situata, per l'appunto, ad una distanza di 3,01 metri dal confine (1,95 m di scale + 1,06 m di terreno), inferiore al minimo di 4 metri previsto dall'art. 57 cpv. 2 lett. b delle norme di attuazione del piano regolatore. Su questo punto le censure ricorsuali devono quindi essere respinte. 3.1 L'art. 7 delle norme di attuazione del piano regolatore dispone comunque che edifici preesistenti in contrasto con le norme sulle distanze dai confini e tra edifici possono essere sopraelevati purché siano rispettate le altre prescrizioni. Come ha rilevato la Corte cantonale, questa disposizione introduce una facilitazione a favore degli edifici esistenti in contrasto con il diritto i quali, secondo l'art. 39 del regolamento cantonale di applicazione della legge edilizia, del 9 dicembre 1992, potrebbero essere solo riparati o mantenuti. Essa esige però che siano rispettate "le altre prescrizioni". 3.2 Nella zona residenziale semiestensiva l'indice massimo di occupazione è del 30% (art. 57 cpv. 2 lett. D delle norme di attuazione). La Corte cantonale lo ha ritenuto in concreto superato in misura non trascurabile. A torto i ricorrenti considerano arbitrari questo accertamento e questa conclusione. L'art. 37 cpv. 2 della legge edilizia cantonale del 13 marzo 1991 (LE) definisce come indice di occupazione il rapporto espresso in per cento tra la superficie edificata e la superficie edificabile del fondo. Questo parametro limita la densità delle costruzioni, determinando un equilibrio tra le aree edificate e quelle non edificate allo scopo di salvaguardare l'aspetto del paesaggio, di garantire aria, luce e buona insolazione agli edifici e di assicurare la viabilità nonché spazi liberi sufficienti (Adelio Scolari, Commentario, Cadenazzo 1996, n. 1118 all'art. 37 LE, pag. 515). Le definizioni di superficie edificabile e di superficie edificata sono contenute all'art. 38 LE: il cpv. 2 dispone che la superficie edificabile è la superficie non ancora sfruttata dei fondi o di parti di fondi nella zona edificabile oggetto dell'istanza di costruzione; per il cpv. 3 la superficie edificata è la proiezione orizzontale sulla superficie del fondo di tutti gli ingombri degli edifici principali e degli accessori: nel computo della superficie edificabile, precisa la seconda frase di quest'ultimo capoverso, "sono esclusi i cornicioni e le gronde, le pensiline d'ingresso, in quanto non siano chiuse su uno o più lati, le autorimesse interrate, sporgenti dal terreno naturale, al massimo su un lato, e aventi una copertura praticabile, ricoperta di vegetazione". 3.3 Calcolando in 162,46 m2 la superficie edificata della costruzione dei ricorrenti, la Corte cantonale vi ha incluso 20,64 m2 di sporgenze complessive, costituite dal corpo esistente delle scale esterne (7,98 m2), dalla nuova rampa di scale (4,94 m2), e dalla parte di balcone che fuoriesce dal filo della facciata sudorientale (3,72 m2), rispettivamente, con l'altra rampa di scale, dal filo della facciata orientale (4,00 m2). Essa ha così concluso che l'indice di occupazione, pari al 32,95% della superficie complessiva del fondo, superava in misura eccessiva il valore massimo del 30%, sicché la licenza doveva essere rifiutata. Questa conclusione, e la valutazione su cui si fonda, non sono per nulla arbitrarie. Il citato art. 38 cpv. 3 LE esclude invero dal computo della superficie edificata , determinante per il calcolo dell'indice di occupazione secondo l'art. 37 LE, "i cornicioni e le gronde, le pensiline d'ingresso, in quanto non siano chiuse su uno o più lati, le autorimesse interrate, sporgenti dal terreno naturale, al massimo su un lato, e aventi una copertura praticabile, ricoperta di vegetazione". Ora, va esente da arbitrio la conclusione dell'istanza giudiziaria cantonale di non considerare rientranti in questa nozione e in questo elenco di elementi costruttivi esclusi dal computo i manufatti litigiosi, e sopra menzionati (corpo scale, rampa, balconi). Si tratta di opere che, per posizione e dimensione, possono essere considerati veri e propri corpi aggiunti (o avancorpi) della costruzione principale, e non semplici sporgenze quali le grondaie o i cornicioni. Sono stati del resto riconosciuti siccome computabili nella superficie edificata tutti i corpi sporgenti o gli avancorpi, i muri costituenti elementi caratteristici della costruzione con cui fanno corpo, le pensiline chiuse anche solo su un lato, un posteggio all'aperto sorretto da pilasti e anche una tenda fissa per riparare dal sole e dalle intemperie (cfr. Adelio Scolari, op. cit., n. 1139 e 1140 all'art. 38 LE, e i riferimenti giurisprudenziali ivi citati). In tali circostanze, le censure d'arbitrio riguardo al criterio di computo dell'indice di occupazione, mosse alla Corte cantonale, non reggono e vanno respinte. 3.4 I ricorrenti rimproverano inoltre alla Corte cantonale di aver abusato del suo potere cognitivo, sovvertendo gli accertamenti operati dal Municipio di Gorduno (e confermati dal Consiglio di Stato), senza nemmeno aver effettuato un sopralluogo. Il rimprovero è infondato: da una parte, secondo l'art. 62 della legge cantonale di procedura per le cause amministrative del 19 aprile 1966, con il ricorso al Tribunale cantonale amministrativo possono essere impugnati gli accertamenti inesatti o incompleti dei fatti rilevanti per il giudizio, per cui il suo potere cognitivo non è limitato al solo esame del diritto (cfr. Marco Borghi/Guido Corti, Compendio di procedura amministrativa ticinese, n. 1 all'art. 62, pag. 325); dall'altro, la Corte cantonale disponeva di un incarto completo, dal quale poteva, anche senza esperire un sopralluogo, dedurre con esattezza i calcoli relativi alle distanze da confine e all'indice di occupazione della litigiosa costruzione.