Citation: 5A_493/2023 E. 2.2.3

2.2.3. Il ricorrente lamenta in seguito una violazione degli art. 66 cpv. 3 e 4 LEF e degli art. 9 e 26 Cost. Con riferimento ai primi, sostiene che l'UE avrebbe dovuto effettuare una ricerca accurata del suo recapito estero, che il suo nuovo indirizzo sarebbe stato peraltro facilmente accertabile (dato che l'escutente lo conosceva già dal gennaio 2021 e lo aveva persino comunicato all'UE con e-mail del 15 giugno 2022) e che l'UE avrebbe pertanto dovuto eseguire una nuova notifica degli atti esecutivi per via rogatoriale al recapito corretto. Stante l'atteggiamento contraddittorio dell'UE, che ammette di aver avuto la possibilità di conoscere l'indirizzo corretto dell'escusso, ma poi " si rifiuta di agire di conseguenza ", il ricorrente lamenta anche una violazione del " principio della buona fede verso il cittadino e verso ognuno (art. 9 C F) ". A suo dire, inoltre, "seguendo l'assunto della decisione impugnata, tramite una procedura esecutiva gravemente viziata si giungerebbe alla fine di tutto il procedimento a privare il ricorrente di una sua proprietà immobiliare" in violazione della garanzia della proprietà (art. 26 Cost.). Come già spiegato (v. supra consid. 1.3), quando l'autorità precedente non tratta un gravame cantonale nel merito, l'oggetto del litigio può essere unicamente la questione dell'irricevibilità di tale gravame. Ne segue che le predette censure, che attengono al merito della vertenza, non possono essere oggetto di disamina. Esse risultano inammissibili anche nella misura in cui sono rivolte contro l'operato dell'UE: con un ricorso in materia civile può infatti unicamente essere impugnata la sentenza emanata dall'ultima istanza cantonale (v. art. 75 cpv. 1 LTF).