Citation: 2P.30/2006 13.11.2006 E. 2

2.1 La Corte cantonale ha ricordato in primo luogo che l'art. 71 cpv. 1 del regolamento organico dei dipendenti del Comune di X.________ e delle sue aziende municipalizzate, del 15 dicembre 2003 (ROD), permette, in presenza di "giustificati motivi" di sciogliere un rapporto d'impiego a tempo indeterminato con un preavviso di tre mesi per la fine di un mese e che, giusta il capoverso 3 lett. c del citato disposto, si considera come tale "qualsiasi circostanza soggettiva o oggettiva, data la quale non si può pretendere in buona fede che l'autorità di nomina possa continuare il rapporto di impiego nella stessa funzione o in un'altra funzione adeguata e disponibile nell'ambito dei posti vacanti". Richiamata poi la giurisprudenza concernente i dipendenti cantonali, sottoposti ad una regolamentazione analoga (cfr. art. 60 cpv. 3 lett. c della legge sull'ordinamento degli impiegati dello Stato e dei docenti, del 15 marzo 1995 [LORD]), i giudici ticinesi hanno considerato che la norma comunale - oltre a riferirsi a un provvedimento di natura amministrativa, il quale, a differenza della sanzione disciplinare, non presupponeva un comportamento colpevole del dipendente - lasciava all'autorità di nomina un margine discrezionale relativamente ampio, motivo per cui l'autorità di ricorso non poteva sostituire il proprio apprezzamento a quello dell'istanza inferiore, ma poteva intervenire soltanto in caso di abuso, ciò che limitava praticamente il suo potere d'esame all'arbitrio. Pronunciandosi poi sul merito del litigio, i giudici cantonali - dopo aver valutate le prove raccolte nel corso della procedura avviata dinanzi al Consiglio di Stato - hanno escluso che il Municipio avesse abusato del proprio potere di apprezzamento e che, di conseguenza, la disdetta del rapporto di lavoro fosse insostenibile. Essi hanno ritenuto infatti che l'istruttoria aveva rilevato un sostanziale "disservizio" da parte del ricorrente, ciò che impediva ragionevolmente la continuazione del rapporto d'impiego. 2.2 Da parte sua il ricorrente sostiene che sia l'applicazione dell'art. 71 ROD - in mancanza di motivi giustificati per pronunciare la disdetta - sia l'apprezzamento delle prove sarebbero inficiati d'arbitrio; richiama inoltre la tutela della buona fede. 2.3 Riguardo alla pretesa violazione del principio della buona fede, va osservato che il ricorrente si limita a farne menzione, senza tuttavia motivare tale censura. La stessa è quindi inammissibile (cfr. art. 90 OG). Per quanto concerne invece l'arbitrio che avrebbe commesso la Corte cantonale, occorre rilevare in primo luogo che il ricorrente sembra ammettere che il cattivo funzionamento del servizio del cimitero possa, di per sé, giustificare un licenziamento ai sensi dell'art. 71 ROD. Sennonché anche laddove cerca di dimostrare che detta norma è stata applicata in maniera insostenibile, egli si diffonde in realtà sull'attendibilità dei testimoni e adduce che non sono stati provati né reclami o lamentele da parte di utenti né l'insufficienza del suo rendimento sul lavoro. Al contrario, secondo il ricorrente, le testimonianze agli atti escluderebbero un "disservizio" e, quindi, l'esistenza di un giustificato motivo su cui fondare il proprio licenziamento. Discende da quanto precede che, in definitiva, il gravame verte unicamente sull'apprezzamento delle prove in base alle quali la Corte cantonale ha accertato l'esistenza del "disservizio", l'addotta applicazione arbitraria del diritto comunale non essendo affatto sostanziata (cfr. art. 90 OG).