Citation: 2A.292/2003 11.11.2003 E. 4

4.1 Nel caso concreto, dagli atti di causa risulta che dopo poco più di cinque mesi dal matrimonio, celebrato il 24 agosto 2001, i coniugi A.________ hanno cominciato a vivere separati. A far tempo dal 3 febbraio 2002, la moglie ha infatti lasciato il piccolo appartamento coniugale di Pregassona, per trasferirsi dalla sorella, domiciliata nel medesimo comune. Dal 15 marzo successivo, ella ha preso in locazione, da sola, un monolocale, sempre a Pregassona. Interrogata dalla polizia il 20 agosto 2002 in merito alla sua relazione matrimoniale, ha dichiarato di essersi separata dal marito perché costui, poco dopo le nozze, aveva cambiato radicalmente modo di vivere: si assentava regolarmente anche per più giorni senza farle sapere dove andava, non lavorava, era aggressivo e violento ed adoperava i suoi pochi risparmi. Ha pure aggiunto di non aver più rivisto il coniuge dal momento della separazione, di non aver più avuto con lui alcun contatto e di essere intenzionata a chiedere quanto prima il divorzio. A.A.________, pur considerando la separazione solo temporanea, ha indirettamente confermato di non aver più avuto rapporti con la moglie; in effetti, il 24 giugno 2002, quando è stato interrogato dalla polizia, egli pensava che la consorte abitasse ancora presso la sorella, mentre invece erano più di tre mesi che viveva da sola. Non appena venuta a conoscenza del mancato rinnovo del permesso di dimora al marito, ciò che ne condiziona inevitabilmente l'attendibilità, la moglie, l'8 ottobre 2002, ha parzialmente ritrattato le sue affermazioni, non escludendo per il futuro una ripresa della vita matrimoniale. Tuttavia, né dinanzi al Consiglio di Stato, né nell'impugnativa interposta al Tribunale cantonale amministrativo, il ricorrente ha allegato che i rapporti di coppia si erano evoluti in tal senso. Unicamente nelle more di quest'ultimo procedimento, il 10 febbraio 2003, producendo una breve dichiarazione scritta della moglie, egli ha sostenuto di essersi riconciliato con la stessa e di aver ripreso a convivere. In questo contesto, le modalità e i tempi con cui l'asserita riconciliazione avrebbe avuto luogo appaiono invero alquanto sospetti. Va quindi condivisa la valutazione operata dal Tribunale amministrativo, secondo cui l'attitudine assunta nell'occasione dai coniugi A.________ risulta dettata non tanto dalla reale volontà di ricomporre la loro unione coniugale, quanto piuttosto dai bisogni di causa del marito. Alla precedente istanza non può di conseguenza venir rimproverato di aver accertato i fatti rilevanti per il giudizio in maniera manifestamente inesatta (art. 105 cpv. 2 OG), come invece pretende l'insorgente, il quale non ha peraltro offerto prove concrete ed attendibili a sostegno dell'addotta riconciliazione. Nella misura in cui, per supportare la sua tesi, si richiama alla volontà comune di avere dei figli e alle difficoltà riscontrate da questo profilo, egli adduce inoltre fatti nuovi, che non possono venir presi in considerazione in questa sede. In definitiva, ne consegue perciò che la Corte cantonale non ha violato il diritto federale nel concludere che il ricorrente, abusando dei diritti che gli derivano dall'art. 7 cpv. 1 prima frase LDDS, si richiama ad un matrimonio ormai esistente soltanto sulla carta, al solo scopo di poter continuare a soggiornare in Svizzera. 4.2 Visto quanto precede, appaiono del tutto irrilevanti le deduzioni ricorsuali volte a dimostrare che tra i coniugi non è stato concluso un matrimonio fittizio e che le infrazioni commesse dall'insorgente nel corso della sua permanenza in Svizzera non sono di gravità tale da rappresentare un motivo di espulsione; del resto, nemmeno la Corte cantonale ha posto tali argomentazioni a fondamento del proprio giudizio. Ingiustificata è parimenti la censura di violazione del principio della parità di trattamento. Al riguardo, da un lato, l'insorgente compara a torto la fattispecie in esame con situazioni in cui vi è realmente stata una riconciliazione tra i coniugi. D'altro lato, invoca in maniera imprecisa una presunta prassi, secondo cui il permesso di dimora verrebbe comunque rilasciato dopo un soggiorno in Svizzera di cinque anni, indipendentemente dalla sussistenza del vincolo coniugale. In realtà tale permesso, analogamente al permesso di domicilio (DTF 128 II 145 consid. 1.1.4, con riferimenti), è concesso al coniuge o all'ex-coniuge straniero di un cittadino svizzero, prescindendo dalla natura dei rapporti coniugali, a condizione che almeno durante cinque anni il matrimonio sia stato effettivamente vissuto; il periodo trascorso in Svizzera prima delle nozze non viene perciò tenuto in considerazione (DTF 128 II 145 consid. 1.1.5; 122 II 145 consid. 3b; 121 II 97 consid. 4c; Alain Wurzburger, La jurisprudence récente du Tribunal fédéral en matière de police des étrangers, in: RDAF 1997 pag. 267 seg., pag. 273). Nella specie, i coniugi sono sposati da meno di cinque anni e, per giunta, il connubio sussiste (ormai) solo formalmente; di conseguenza, l'insorgente non può richiamarsi con successo al principio di uguaglianza.