Citation: 4C.369/2000 17.08.2001 E. 3

3.- La Corte cantonale ha preliminarmente osservato che l'attività inventiva dell'ing. B.________ era di natura dipendente, soggetta alle disposizioni del contratto di lavoro; rientravano invece nel contratto di mandato le sue mansioni quale membro del consiglio di amministrazione e direttore del comparto ricerca e sviluppo. In punto alla rimunerazione, i giudici cantonali hanno stabilito che, mancando un contratto vero e proprio, i rapporti tra l'attore e la X.________ S.A. erano regolati da decisioni del consiglio di amministrazione, ed in particolare da quella del 16/17 settembre 1963, secondo la quale all'attore spettava da un lato un salario fisso con rimborso spese, e dall'altro, per le licenze, una percentuale dello 0,5% della cifra d'affari della società e del 3% dell'utile netto prima degli ammortamenti; essi hanno pure accertato che tale regime retributivo è rimasto in vigore, senza cambiamenti di sostanza, sino al 31 dicembre 1976. L'autorità cantonale si è in seguito chinata sulla (controversa) questione di sapere se il versamento delle percentuali su cifra d'affari e utile andasse esclusivamente ad indennizzare l'importante attività inventiva svolta dall'attore, oppure - come sostenuto dalla convenuta - se questo non costituiva, almeno in parte, una semplice modalità di pagamento del suo salario, dettata perlopiù da motivi di risparmio fiscale. Ebbene, considerando le circostanze specifiche dell'attività di B.________ e paragonando la sua retribuzione a quella di altri dirigenti della società, essa è giunta alla conclusione che nella misura dei 2/3 tali percentuali costituivano una vera e propria indennità per licenze - direttamente legata all'attività inventiva - mentre per la restante quota servivano a ricompensare la sua funzione di delegato e membro del consiglio di amministrazione, nonché di direttore del comparto sviluppo e ricerca. Dopo aver premesso che, in principio, l'art. 332 cpv. 1 CO non riconosce al lavoratore alcun diritto ad una rimunerazione per invenzioni da lui fatte nell'ambito dell' attività dipendente, la Corte cantonale ha nondimeno osservato che tale norma ha carattere dispositivo e nulla impedisce alle parti di derogarvi, come è stato il caso in concreto. Indipendentemente dall'esistenza di una simile pattuizione, i giudici cantonali hanno inoltre affermato che una rimunerazione era senz'altro dovuta all'attore in base al cosiddetto "Sonderleistungsprinzip" (letteralmente: principio della prestazione straordinaria); per le sue eccezionali doti inventive, questi può infatti essere definito il vero e proprio artefice dello sviluppo tecnologico dell'azienda per oltre 20 anni. Infine, la Corte cantonale ha stabilito - richiamandosi in parte alle considerazioni del perito, che proponeva un'applicazione analogica dei principi legali e giurisprudenziali sviluppati in Germania su questo tema - che l'obbligo di indennizzo per le licenze si protrae oltre la scadenza del contratto di lavoro, e più precisamente sino allo spirare del termine di protezione legale delle licenze stesse, fissato in Svizzera a 20 anni (art. 14 cpv. 1 LBI). A prescindere dalla fondatezza o meno di un'obbligo di indennizzo basato sul "Sonderleistungsprinzip", decisivo ai fini del giudizio è risultato comunque il fatto - emerso inequivocabilmente dagli atti - che la società si era impegnata a continuare a retribuire l'ex-dipendente per le sue invenzioni brevettate anche dopo la cessazione del rapporto di lavoro. Stabilito il principio dell'indennità per licenze oltre la scadenza del contratto di lavoro, e la sua durata (20 anni), l'autorità cantonale ne ha infine calcolato il quantum sulla base degli esistenti accordi tra le parti (percentuali sulla cifra d'affari e sull'utile), ritenuta sensata una progressiva riduzione del 5% annuo delle stesse a far capo dal 1978.