Citation: 5C.273/2002 28.08.2003 E. 1

3.2 L'attore ritiene invece che esistano cinque fasi mentali nella vita della de cuius, dalla cui analisi risulterebbe l'errore in cui ella è incorsa nell'impugnato testamento. La prima concernerebbe il periodo antecedente il testamento del 1974, che terminerebbe, per quanto attiene alle donazioni ricevute, con una diseguaglianza di fr. 88'000.-- a favore del figlio A.________. La seconda si riferirebbe al testamento del 1974 e si concluderebbe con un vantaggio in favore della figlia B.________ di fr. 28'800.--, poiché tale testamento le attribuirebbe beni per un maggior valore di fr. 116'000.--. La terza consisterebbe nella perizia fatta eseguire nel 1977, dalla quale risulterebbe una differenza dei lotti destinati ai figli di fr. 20'010.--. La quarta fase riguarderebbe invece le donazioni effettuate dopo la predetta perizia e prima dell'allestimento del secondo testamento e si chiuderebbe avvantaggiando il figlio A.________ di circa fr. 62'000.--. La quinta ed ultima fase - inerente al testamento del 26 luglio 1983 - avrebbe invece per conseguenza una rottura della parità fino ad allora rispettata, a causa dell'attribuzione alla figlia B.________ di beni immobili con maggior valore di fr. 1'175'765.-- rispetto a quelli destinati al figlio A.________. L'attore afferma che tale "enorme distorsione" può unicamente essere frutto di un errore. 3.3 Nella fattispecie occorre innanzi tutto osservare che - in base ai vincolanti accertamenti di fatto della sentenza impugnata (art. 63 cpv. 2 OG) - il valore al 1983 degli immobili destinati alle parti, sia in seguito alle donazioni effettuate dalla disponente, sia in virtù del secondo testamento, ammonta a fr. 1'964'864.50 per la convenuta e a fr. 1'328'799.50 per l'attore. Ne segue che in base a tali importi la defunta ha effettivamente favorito la figlia per circa fr. 636'000.--. Tuttavia, il quesito di sapere se tale circostanza sia dovuta ad un'errata valutazione del valore dei fondi da parte della testatrice può, in concreto, restare indeciso. Infatti, come già rilevato, chi vuole ottenere l'annullamento del testamento non deve solo dimostrare l'esistenza di un errore da parte del disponente, ma deve pure rendere verosimile che questi, qualora avesse conosciuto la situazione reale, avrebbe preferito eliminare la disposizione piuttosto che mantenerla invariata. Ora, nel proprio ricorso l'attore si limita ad insistere sull'esistenza di un vizio di volontà della defunta, senza tuttavia pretendere di aver reso verosimile il verificarsi della seconda condizione necessaria per l'accoglimento dell'azione. A prescindere da questo fatto giova rilevare che la de cuius terminava la contestata disposizione di ultima volontà indicando di aver tenuto conto sia delle donazioni fatte in precedenza ai figli che del maggior valore dei beni donati all'attore. Ella ha pertanto espresso la volontà di riparare il fatto di aver fino ad allora favorito il figlio rispetto alla figlia. In queste circostanze non vi sono elementi che farebbero apparire verosimile che la testatrice, ammesso che ella abbia effettivamente sottovalutato il valore del fondo sui cui sorge la stazione di servizio, avrebbe preferito dividerlo in parti uguali e continuare ad avvantaggiare l'attore. Attribuendo tale mappale ad entrambi gli eredi, la disponente avrebbe infatti destinato al figlio beni immobili per complessivi fr. 1'761'299.50 (quota risultante dopo il testamento del 1983 di fr. 1'328'799.50 a cui verrebbero aggiunti fr. 432'500.--, corrispondenti alla metà del valore del fondo in discussione) e alla convenuta fondi per un valore di fr. 1'532'364.50 (quota risultante dopo il testamento del 1983 di fr. 1'964'864.50 da cui dovrebbero essere tolti fr. 432'500.-- corrispondenti alla metà del valore del fondo litigioso). Così facendo, ella avrebbe ripristinato una situazione in cui il figlio si sarebbe trovato in una situazione più favorevole della figlia, ciò che sarebbe stato in aperta contraddizione con le finalità perseguite dalla madre nella stesura del secondo testamento, ovvero di correggere il trattamento di favore di cui fino a quel momento aveva beneficiato il figlio. La conclusione secondo cui la testatrice non avrebbe preferito eliminare l'impugnata disposizione appare ancora più verosimile se si considera l'asse temporale: l'attore aveva beneficiato di donazioni più importanti fino all'allestimento del secondo testamento e il fatto di poter disporre dei beni appartenuti alla madre con anni di anticipo rispetto all'altra erede, costituisce pure un indubbio vantaggio, anche dal profilo economico.