Citation: 1P.677/2000 22.01.2001 E. 3

3.- I ricorsi pendenti dinanzi all'ultima istanza cantonale sono stati inoltrati il 18 ottobre, il 25 ottobre e l'8 novembre 1999. Lo scambio degli allegati sarebbe terminato nei mesi successivi e, secondo la stessa CRP, la causa è in attesa di giudizio da oltre nove mesi. Certo, durante quest'ultimo periodo, la procedura è rimasta inattiva. Tuttavia, non si può pretendere che un'autorità si occupi costantemente di un'unica causa, essendo inevitabile che la procedura sia soggetta ad alcuni tempi morti. Quando nessuno di essi ha raggiunto una durata veramente scioccante, prevale un apprezzamento globale: periodi di attività intensa possono quindi compensare momentanee inattività per l'esame di altre cause (DTF 124 I 139 consid. 2c). In concreto la complessità della vertenza, la sua connessione con altre cause, la voluminosità degli atti e la natura dei reati prospettati non permettono di ritenere, per quanto riguarda la procedura dinanzi alla CRP, di per sé inammissibile il ritardo sin qui acquisito dalla Corte nello statuire sui gravami dei ricorrenti (cfr. sentenza del 22 dicembre 1997 nella causa F.M., consid. 3a, pubblicata in SJ 1998, pag. 247 segg.). Dagli atti risulta invero che il procedimento nei confronti delle controparti è, tra l'altro, riconducibile a denunce penali inoltrate da A.________ il 6 ottobre 1987, il 2 gennaio 1988 e l'11 novembre 1988, e sfociate nella decisione del PP, il 6 ottobre 1999, di decretare l'abbandono, rispettivamente il non luogo a procedere, dei procedimenti. A questo proposito, limitandosi a sostenere che i magistrati inquirenti avrebbero ritardato l'inchiesta, i ricorrenti non spiegano, come esige l'art. 90 cpv. 1 lett. b OG e la giurisprudenza del Tribunale federale (DTF 125 I 492 consid. 1b), per quali ragioni la durata dell'istruttoria sarebbe stata eccessiva, segnatamente quali circostanze ne avrebbero imposto e permesso una conduzione più rapida. Essi non indicano le conseguenze dell'asserito ritardo sulla loro posizione (cfr. sentenza del 22 dicembre 1997, citata, consid. 2b, inedito), né sostengono di avere fatto quanto era ragionevolmente possibile perché la procedura continuasse speditamente (DTF 125 V 373 consid. 2b/aa). Cionondimeno, valutata globalmente, la durata del procedimento, finora superiore a dieci anni, appare d'acchito rilevante (cfr. sentenza del 22 dicembre 1997 citata, consid. 4d; Rudolf Thienel, Die angemessene Verfahrensdauer [Art. 6 Abs. 1 EMRK] in der Praxis der Strassburger Organe, in: Oesterreichische Juristen-Zeitung 1993, pag. 475 seg. e 479), e di questo fatto occorre tenere conto anche nell'ambito della procedura dinanzi alla Corte cantonale. Ne consegue che, se un diniego di giustizia non può, per gli accennati motivi, per il momento ancora essere riconosciuto, ulteriori ritardi oltre il termine prospettato dalla CRP nelle osservazioni dell'8 gennaio 2001, per statuire sul gravame dei ricorrenti, non potrebbero più essere compatibili con gli obblighi imposti dall'art. 29 cpv. 1 Cost.