Citation: 4C.278/2001 20.02.2002 E. 5

5.- Sebbene forse sostenibile dal profilo giuridico, la conclusione della Corte cantonale non convince. a) Giovi rammentare che l'interpretazione del contratto giusta il principio dell'affidamento è una questione concernente l'applicazione del diritto, che può essere esaminata liberamente nella giurisdizione per riforma (DTF 125 III 435 consid. 2a/aa, 263 consid. 4a con rinvii). Orbene, nel quadro dell'interpretazione normativa dei contratti non va considerato solamente il testo delle dichiarazioni delle parti, bensì anche il contesto in cui esse sono state formulate nonché le circostanze che hanno preceduto o accompagnato la stipulazione dell'accordo (DTF 119 II 449 consid. 3a con rinvii). b) Pur senza approfondire la questione, la stessa Corte cantonale ha osservato che la formulazione utilizzata nella convenzione, per cui l'importo destinato all'attore sarebbe stato un "bene proprio", porta a supporre ch'esso fosse da collegarsi, perlomeno indirettamente, alla liquidazione del regime dei beni fra i coniugi. I giudici ticinesi non hanno inoltre escluso - sebbene non provata - la possibilità che potesse trattarsi di un compenso per la rinuncia del genero a un favorevole acquisto dell'immobile né ch'esso includesse una compensazione per i lavori effettuati sulla casa durante il matrimonio. A sfavore dell'ipotesi della donazione depone anche il fatto che nessuna delle parti l'ha mai evocata. Se la volontà delle parti - e in particolare quella del suocero dell'attore - fosse stata davvero quella di procedere a una donazione condizionata alla vendita della casa, non si vede perché, nella convenzione, esse abbiano ritenuto necessario obbligarsi reciprocamente ad effettuare ogni sforzo per giungere all'alienazione, fissare il prezzo minimo della compravendita e stabilire con precisione le modalità di ripartizione del ricavato fra tutte le parti contraenti. Tali circostanze inducono piuttosto a ritenere che l'alienazione dell'immobile rispondeva ai bisogni di ciascuna parte, ciò che appare comprensibile anche in considerazione del fatto che questi impegni sono stati assunti contestualmente alla rinuncia, da parte dell'attore e della moglie, di perfezionare l'acquisto dell'immobile concordato nel 1992. Veniva così a sfumare la prospettiva di guadagno per il suocero, il quale rimaneva proprietario del fondo, dopo averlo - in sostanza - dato in locazione durante quattro anni per un canone di locazione mensile di fr. 1'000.--. c) Alla luce di quanto esposto appare assai più verosimile l'ipotesi - a torto scartata dai giudici ticinesi - di una società semplice. Mediante la sottoscrizione della convenzione, l'attore, sua moglie ed il suocero si sono impegnati "ad effettuare ogni sforzo per vendere a terzi la part. no. XXX RFD di Torricella-Taverne". Tanto basta per ammettere la costituzione di una società semplice ai sensi dell'art. 530 cpv. 1 CO. Lo scopo di una società semplice può infatti risiedere anche nella ricerca di persone interessate all'acquisto di un immobile (DTF 124 III 355 consid. 1b non pubblicato). Ogni socio deve adoperarsi per raggiungere tale scopo, a modo suo e con i mezzi a sua disposizione (quo ai possibili apporti dei singoli soci cfr. Meier-Hayoz, Schweizerisches Gesellschaftsrecht, 8a ed., Berna 1998, § 12 n. 37). Il contratto di società non presuppone inoltre nessun requisito di forma, sicché può avvenire anche per atti concludenti. La stipulazione dell' accordo può risultare dal comportamento delle parti, i quali non devono necessariamente essere consapevoli della portata del loro agire (DTF 124 III 363 consid. II/2a pag. 365). La decisione espressa dai convenuti nel maggio 1997 di non voler più fare alcuno sforzo per poter vendere il fondo equivale alla disdetta del contratto a norma dell' art. 545 cpv. 1 n. 6 CO. Ritenuto che la legge prevede un termine di disdetta di sei mesi (art. 546 cpv. 1 CO), è lecito affermare che nel caso di specie la società semplice sarebbe stata sciolta con effetto al mese di novembre. A partire da quel momento essa sarebbe entrata nella fase della liquidazione (art. 548 segg. CO; cfr. Meier-Hayoz, op. cit. , § 12 n. 79 segg.), nell'ambito della quale vengono, appunto, liquidate le pretese fra i vari soci (DTF 116 II 316 consid. 2d). d) Sennonché l'attore non ha postulato la liquidazione della società semplice né ha avanzato una pretesa proponibile in tale ambito. Egli chiede infatti, a titolo di risarcimento del danno, che gli venga riconosciuto l'importo che gli sarebbe pertoccato qualora il fondo fosse stato venduto. Così facendo dimentica tuttavia che lo scopo della società si esauriva nella ricerca di terzi interessati nell'acquisto del fondo. La compravendita era invece un affare di esclusiva pertinenza del suocero, il quale si era impegnato a non vendere ad un prezzo inferiore a fr. 650'000.-- e a ripartire in un certo modo il ricavato. La convenzione del 4 settembre 1996 non può tuttavia valere quale precontratto in quanto non stipulata mediante atto pubblico (art. 22 cpv. 2 e 261 cpv. 1 CO). Ne discende che l'attore non avrebbe potuto esigere dal convenuto la conclusione del contratto di compravendita immobiliare nemmeno qualora fosse riuscito a dimostrare di aver trovato un acquirente pronto ad acquistare l'immobile. Donde la reiezione delle sue pretese.