Citation: BGE 150 IV 169 E. 5.1.2

Riservata l'esistenza di un rapporto di fiducia (v. supra consid. 5.1), il Tribunale federale ha da sempre negato l'astuzia in presenza di una semplice falsa informazione, di cui è possibile verificare l'esattezza senza particolari sforzi (DTF 122 IV 197 consid. 3d; 72 IV 12, DTF 120 IV 126 consid. 1). Chi avrebbe potuto tutelarsi con un minimo di attenzione, rispettivamente evitare l'errore con un minimo di ragionevole precauzione, non è protetto dall'art. 146 CP (DTF 147 IV 73 consid. 3.2; DTF 128 IV 18 consid. 3a; DTF 126 IV 165 consid. 2a; DTF 122 IV 246 consid. 3a; DTF 120 IV 122 consid. 6a/bb, DTF 120 IV 186 consid. 1a; DTF 119 IV 28 consid. 3a). L'elemento costituivo dell'astuzia pone in rilievo la corresponsabilità della vittima dell'inganno, che deve dimostrare un minimo di prudenza (DTF 126 IV 165 consid. 2a). Trattasi di una misura di prevenzione del crimine. Ciò non deve tuttavia essere richiamato per negare troppo facilmente il carattere astuto dell'inganno (DTF 128 IV 18 consid. 3a). La realizzazione della truffa non presuppone che la vittima abbia dato prova della massima diligenza e adottato tutte le possibili misure di prudenza. Non si tratta quindi di sapere se la vittima abbia fatto tutto ciò che poteva per evitare di essere ingannata. In ogni caso, di regola è possibile, al momento della conclusione di un contratto, presupporre un minimo di onestà del contraente, che non dev'essere trattato per principio con diffidenza. L'astuzia va negata solo ove la vittima sia corresponsabile del danno per non aver osservato le misure più elementari che si imponevano. Di conseguenza, la tutela penale non decade in presenza di una qualsiasi negligenza della vittima, ma solo di una leggerezza tale da relegare in secondo piano il comportamento truffaldino dell'autore (DTF 147 IV 73 consid. 3.2 con rinvii). Solo eccezionalmente pertanto la corresponsabilità della vittima esclude la punibilità penale del truffatore (DTF 143 IV 302 consid. 1.4.1). BGE 150 IV 169 S. 182 Il livello di attenzione esigibile e la conseguente possibilità di evitare l'inganno dipendono dal caso concreto (DTF 143 IV 302 consid. 1.4.1). In quest'ambito risultano decisivi la situazione e il bisogno di tutela della persona interessata (DTF 142 IV 153 consid. 2.2.2). In linea di principio, considerate la competenza e le conoscenze specifiche dei loro organi e collaboratori, le banche sono tenute a dar prova di una vigilanza accresciuta. Ciò non significa tuttavia che le esigenze nei loro confronti siano a tal punto elevate da imporre loro l'adozione di tutte le misure di prudenza possibili. Ove dunque l'inganno sia diretto contro una banca, il suo carattere astuto può essere escluso solo se, alla luce delle circostanze del singolo caso, l'istituto bancario abbia agito con leggerezza, per esempio accordando fedefacenza a un documento grossolanamente falsificato (sentenza 6B_244/2023 del 25 agosto 2023 consid. 4.1 e rinvii). Esigere dalle banche un livello di prudenza maggiore le renderebbe delle vittime più interessanti per i potenziali truffatori, a causa delle maggiori probabilità di impunità conseguente alla corresponsabilità delle banche (sentenza 6B_219/2021 del 19 aprile 2023 consid. 4.2, non pubblicato in DTF 149 IV 248).