Citation: 2A.87/2004 22.02.2005 E. 4

4.1 Il ricorrente contesta poi la sua qualità di destinatario della richiesta di garanzia, in quanto nessuna autorità svizzera l'ha sinora riconosciuto quale erede. Egli non ha quindi alcuna facoltà di disporre della successione, il cui patrimonio è peraltro bloccato per ordine delle autorità fiscali. A suo giudizio, le garanzie andavano semmai chieste all'amministratore della successione nominato in sede civile. 4.2 Preliminarmente va rilevato come, a ragione, l'insorgente non censura che anche agli eredi di un contribuente, se adempiono le condizioni d'applicazione dell'art. 169 LIFD, incombe l'obbligo di prestare garanzie (DTF 108 Ib 459 consid. 3). Pacifico è altresì che la responsabilità degli eredi si estende, tra l'altro, anche ai crediti fiscali accertati mediante procedura di recupero d'imposta (sentenza 2A.457/1998 del 19 agosto 1999, in: Pra 2000 n. 27 pag. 158, consid. 4b). Per il resto, anche la questione di determinare a titolo definitivo chi sia il debitore dell'imposta travalica i limiti della procedura in esame e va semmai chiarita nell'ambito del procedimento di tassazione (sentenza 2A.516/2000 del 6 novembre 2001, consid. 4a/cc). La richiesta di garanzia è infatti una procedura applicabile in casi particolari, la cui efficacia dipende in larga misura anche dalla sua imprevedibilità per il contribuente e dalla rapidità con cui il provvedimento viene adottato e posto in esecuzione. Diversamente, il debitore dell'imposta avrebbe tutto il tempo per prendere le disposizioni necessarie a vanificare gli sforzi dell'autorità intesi a garantire l'incasso del credito (sentenza 2A.326/1997 del 1° aprile 1998, in: RDAT II-1998 n. 20t, consid. 3b). Proprio per questo motivo, appare evidente che l'autorità fiscale non è tenuta ad attendere l'emissione di un certificato ereditario cresciuto in giudicato, prima di emanare una richiesta di garanzia nei confronti di un erede. 4.3 Nel caso specifico, la designazione del ricorrente come erede risulta dall'ultimo testamento apparentemente redatto dalla defunta, agli atti in fotocopia. La pubblicazione di queste disposizioni di ultima volontà non ha probabilmente ancora avuto luogo davanti alla preposta autorità giudiziaria ticinese. Alcuni parenti, indicati quali eredi in precedenti testamenti, hanno in ogni caso lasciato intendere di voler impugnare lo scritto più recente della disponente, sollevando tra l'altro dubbi anche sulle circostanze della sua morte. Allo stadio attuale le probabilità di esito favorevole di un'eventuale causa giudiziaria da loro promossa appaiono difficilmente prevedibili. Comunque sia, ovviamente il ricorrente non nega, ma anzi rivendica il ruolo di erede e produce, a tal fine, gli atti ufficiali con cui le autorità monegasche lo riconoscono beneficiario della successione. La sua opposizione alla pubblicazione dei testamenti in Ticino è legata esclusivamente alla controversia sul luogo dell'ultimo domicilio della defunta, determinante per stabilire l'assoggettamento alla gravosa imposta di successione ticinese. In queste circostanze, nonostante gli elementi di incertezza che permangono riguardo al definitivo riconoscimento degli eredi, la qualifica in tal senso del ricorrente si rivela sufficientemente verosimile da giustificare il versamento di garanzie per il debito fiscale della defunta. Essendo domiciliato a Montecarlo, egli adempie inoltre personalmente uno dei due requisiti di cui all'art. 169 cpv. 1 LIFD. Resta chiaro che la conclusione esposta non implica comunque il riconoscimento formale degli atti successori compiuti nel Principato di Monaco. 4.4 Malgrado il ricorrente non possa (ancora) disporre liberamente della successione, la richiesta di garanzia non risulta prematura né inadeguata. Innanzitutto se si dovesse attendere il momento dell'entrata in possesso vi sarebbe evidentemente il rischio che i beni lascino la Svizzera. Inoltre gli eredi rispondono dei debiti del defunto con tutto il loro patrimonio, non solo con i beni derivanti dall'eredità (art. 560 cpv. 2 CC). Nel caso concreto la richiesta di garanzia ha così permesso di porre sotto sequestro dei conti bancari personali del ricorrente. Il ricorso a questi beni appare a maggior ragione necessario se si considera che gli averi della defunta ritrovati sembrerebbero di gran lunga inferiori ai crediti complessivi fatti valere dalle autorità fiscali e che la destinazione di una parte importante dei capitali rimane incerta. Già per questo motivo le pretese dello Stato non risultano dunque garantite a sufficienza dal divieto di disporre di cui sono oggetto i beni successori, come invece pretende il ricorrente. Questo divieto potrebbe semmai indurre a ritenere inappropriata una richiesta di garanzia rivolta all'amministratore della successione. Una tale richiesta disattenderebbe comunque il principio per cui dei debiti del defunto risponde non la massa ereditaria, ma l'erede con tutto il suo patrimonio. Anche da questo profilo la misura litigiosa resiste perciò alle critiche ricorsuali.