Citation: 5C.264/2004 15.12.2005 E. 3

3.1 La Corte cantonale ha ritenuto pacifica l'inesistenza di un foro ordinario in Svizzera, avendo il convenuto il proprio domicilio all'estero. Ne ha dedotto che un'eventuale competenza diretta del giudice svizzero possa fondarsi unicamente sull'art. 3 LDIP. Ha allora esaminato le due ulteriori condizioni previste per l'applicazione dell'art. 3 LDIP: l'impossibilità o improponibilità dell'azione all'estero, e la sufficiente connessione della fattispecie con la Svizzera. Ha ritenuto di dover ammettere la prima delle due condizioni non tanto in ragione della dottrina del forum non conveniens adottata dal Pretore, quanto piuttosto per il fatto che il convenuto medesimo avrebbe già ammesso in sede di replica che la causa non avrebbe potuto essere proposta in California perché il petitum n. 2 (riguardante la constatazione dell'indebita promozione dell'esecuzione e la constatazione della sua nullità rispettivamente annullabilità) ed il petitum n. 3 (riguardante l'obbligo all'Ufficio esecuzioni di cancellare l'esecuzione rispettivamente di non comunicarla a terzi) non rientrerebbero senz'altro nelle competenze del giudice californiano. Rappresentando queste ultime tuttavia non domande accessorie, bensì essenziali, ciò basterebbe per ammettere che l'intera petizione non poteva essere portata avanti ad un tribunale straniero. Infine, ravvisando "evidenti analogie" tra l'azione di disconoscimento del debito e quella di accertamento negativo in concreto proposta, ha ritenuto che si debba situare il foro di necessità nel luogo di esecuzione. 3.2 Dopo aver richiamato i principi codificati dall'art. 3 LDIP, in particolare la sua natura di foro di necessità o emergenza e la connessa necessità di applicare tale norma in modo restrittivo, il convenuto rammenta che la Corte cantonale ha riconosciuto che l'attrice non abbia provato né l'impossibilità di avviare il procedimento in California, né l'improponibilità di tale azione all'estero, ma si è accontentata di una pretesa ammissione sua dell'impossibilità per l'attrice di ottenere all'estero l'accoglimento delle sue tre domande di causa. Ora, nulla dimostrerebbe l'impossibilità di una tale azione di accertamento negativo in California, né l'impossibilità di adire il giudice svizzero dell'esecuzione con una richiesta di annullamento del procedimento esecutivo basata su una sentenza di accertamento negativo estera. A suo dire, procedendo in tal modo la Corte cantonale avrebbe omesso di verificare l'adempimento delle due condizioni ancora dubbie per l'applicazione dell'art. 3 LDIP, e sarebbe anche giunta ad un risultato scioccante, privando arbitrariamente il convenuto del proprio foro del domicilio. Ed incombeva all'attrice allegare e provare le condizioni di applicabilità dell'art. 3 LDIP. Peraltro, sarebbe improprio dare per scontato che l'azione ordinaria di accertamento negativo debba necessariamente comportare tre domande cumulative; ciò significherebbe assimilare questa azione - di merito - con quella - prevista dal diritto esecutivo ed in procedura accelerata - di accertamento dell'inesistenza del credito ex art. 85a LEF, creando in tal modo una nuova procedura di disconoscimento del credito in seno alla LEF. Inoltre, quand'anche si volesse intravedere un foro di necessità in Svizzera, questo non sarebbe situato a Lugano, ma a Zurigo, dove si troverebbero i beni patrimoniali. 3.3 Nella propria risposta, dopo aver precisato i fatti avvalendosi di circostanze che non trovano menzione nella sentenza impugnata, ciò che nell'ambito della giurisdizione per riforma è irrito (art. 59 cpv. 3 OG), l'attrice ribadisce la propria posizione, secondo la quale un'azione ordinaria di accertamento negativo che fa seguito ad un precetto esecutivo e mira ad accertarne la nullità, rispettivamente ad ottenere la cancellazione, può e deve essere inoltrata al foro dell'esecuzione, in casu in applicazione dell'art. 3 LDIP. Inoltre, il convenuto medesimo avrebbe ammesso che l'azione dell'attrice sarebbe impossibile rispettivamente improponibile all'estero. L'attrice si oppone anche all'idea, sostenuta dal convenuto avanti al Pretore ma poi asseritamente lasciata cadere in sede di appello, secondo la quale il giudice estero potrebbe limitarsi all'accertamento dell'inesistenza del credito, mentre le richieste di accertamento della nullità della procedura esecutiva e della cancellazione della stessa procedura esecutiva potrebbero venire soddisfatte nell'ambito dell'esecuzione in Svizzera del giudizio estero di accertamento negativo. Infine, afferma che a Zurigo non vi sono averi del convenuto, ma essa vi ha una succursale e che il convenuto si è limitato a far valere una pretesa creditoria nei suoi confronti.