Citation: 2C_760/2022 E. 5.2.1

5.2.1. Conformemente alla prassi esposta nel precedente considerando 4.1, un comportamento ingannevole ai sensi dell'art. 62 cpv. 1 lett. a LStrI va infatti riconosciuto sia quando, durante la procedura di rilascio del permesso di soggiorno, il richiedente ha volutamente sottaciuto o attivamente nascosto che l'unione coniugale era compromessa sia quando egli ha invocato un matrimonio privo di sostanza fin dal suo inizio, siccome da parte dei coniugi - o di uno di essi - non vi è mai stata la volontà di formare una comunità coniugale effettiva. In base agli accertamenti svolti dalla Corte cantonale, che vincolano anche il Tribunale federale (art. 105 cpv. 1 LTF) proprio così è però anche nella fattispecie che ci occupa. In effetti, dal giudizio impugnato (ivi, consid. 4.1 e 4.2), che riprende a sua volta le constatazioni contenute nella decisione governativa, risulta che da quando il ricorrente è arrivato in Svizzera non ha mai alloggiato insieme alla moglie, poiché la stessa viveva oramai già con un altro uomo, con il quale intratteneva una relazione. Sempre dalla querelata sentenza emerge d'altra parte che egli non solo non ha comunicato alle autorità il mancato avvio di una vita in comune con la moglie, una volta giunto nel Cantone Ticino, ma ha anche indicato alle autorità migratorie - presentando le richieste di rinnovo del permesso di dimora, nonché la domanda di rilascio del permesso di domicilio - che il proprio indirizzo coincideva con quello della coniuge, presso la quale egli non aveva però mai vissuto.