Citation: 2C_1183/2016 E. C

Dopo avere informato il 13 febbraio 2015 A.________ della sua intenzione di rivalutare la continuazione del suo soggiorno in Svizzera ed avergli accordato la facoltà di esprimersi al riguardo, la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino gli ha revocato, il 5 marzo 2015, il permesso di domicilio UE/AELS per motivi di ordine pubblico, invitandolo nel contempo a lasciare la Svizzera entro il 20 aprile successivo. Questo provvedimento è stato confermato su ricorso dapprima dal Consiglio di Stato, il 13 ottobre 2015, e poi dal Tribunale cantonale amministrativo con sentenza del 23 novembre 2016. La Corte cantonale ha innanzitutto rilevato che l'Accordo del 21 giugno 1999 tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Confederazione Svizzera, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone (Accordo sulla libera circolazione o ALC; RS 0.142.112.681) non trovava applicazione in concreto. Esaminando poi la vertenza dal profilo del diritto interno, è giunta alla conclusione che la revoca si giustificava in applicazione dei combinati art. 62 lett. b, 63 cpv. 1 lett. b e 63 cpv. 2 della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr; RS 142.20). Infine ha considerato che il provvedimento contestato non disattendeva né il principio della proporzionalità né l'art. 8 CEDU.