Citation: H 102/01 11.01.2002 E. 5

5.- Va ora esaminato se il ricorrente possa appellarsi a validi motivi di discolpa. L'interessato, laureato in scienze economiche, ribadisce che sussisteva la possibilità oggettiva di risanare la società, altrimenti egli non avrebbe avuto motivo di impegnare a tale scopo ingenti somme del proprio capitale privato. Sostiene inoltre che pure le banche erano di questo avviso e conclude affermando che la decisione di rinviare il pagamento dei contributi sociali era stata presa da terze persone e non da lui, ritenuto che quando assunse la carica di amministratore unico già mancava la liquidità necessaria per potervi provvedere. Ma anche tali argomentazioni non sono condivisibili. Quanto alla possibilità - peraltro priva di riscontro oggettivo, poiché il ricorrente ha omesso di indicare quanto sarebbe pertoccato in defintiva alla A.________ SA dalle operazioni di finanziamento del Gruppo da parte della Banca C.________ - di un effettivo risanamento della società e, quindi, di un versamento entro breve termine dei contributi scaduti (DTF 108 V 188; RCC 1992 pag. 261 consid. 4b), essa appariva - al momento in cui C.________ è intervenuto come amministratore di fatto - di dubbia attuazione, già solo se si pensi che l'attività era ormai "da tempo e totalmente cessata". E ad ogni modo va notato che il ricorrente ha comunque contravvenuto ai propri obblighi accresciuti di diligenza (DTF 114 V 219 consid. 4a e 4b), avendo egli - ben consapevole della grave crisi finanziaria che stava, ormai da anni, interessando la ditta e del cronico ritardo che aveva accumulato nei confronti della Cassa - omesso di saldare il debito nei confronti di quest'ultima, nonostante, per sua stessa ammissione, tra il 1994 e il 1996, quando egli agiva in qualità di organo, A.________ SA avesse incassato circa fr. 215'000.- (pari a una media annua di circa fr. 71'000.-) e malgrado l'interessato avesse lasciato intendere, con la sottoscrizione in data 24 aprile 1994, insieme a M.________ C.________, di un piano rateale, di volere fare fronte al pagamento degli arretrati. Dal modo di operare dell'interessato risulta con sufficiente chiarezza che egli non ha ritenuto di dover liquidare tale posizione, pur potendolo dal profilo contabile, dando precedenza al pagamento di altri creditori. Infine, in merito alla tesi liberatoria secondo cui, con la cessione globale dei crediti alla Banca C.________, egli non sarebbe più stato in grado di stabilire autonomamente la destinazione delle disponibilità aziendali, si osserva quanto segue. A prescindere - come detto - dal fatto che l'interessato è ben lungi dall'aver dimostrato che il citato istituto bancario abbia concesso all'A. ________ SA un finanziamento, non quantificato nel suo ammontare, e che nulla impone di ritenere che egli abbia contratto personalmente debiti al fine di tacitare il credito della Cassa verso A.________ SA - le trattative bancarie essendo dirette alla concessione di una linea di credito di un milione di franchi a varie società del gruppo C.________ oltre a quattro persone fisiche, tra cui anche C.________ personalmente -, occorre ricordare che l'operazione in questione non legittimava comunque l'interessato a disinteressarsi completamente dell'utilizzo delle risorse, come invece, in sostanza, è stato. Così, non risulta agli atti la benché minima prova che l'insorgente abbia mai sollecitato la Banca C.________ a devolvere parte degli introiti, indicati in circa fr. 215'000.-, al pagamento dei contributi scoperti. Ne consegue che non sussistono validi motivi di discolpa atti a liberare C.________ dal suo obbligo di risarcire il danno di fr. 61'799. 30 subito dalla Cassa.