Citation: 4C.304/2001 22.01.2002 E. 3

3.- L'attrice contesta la tesi esposta nella sentenza impugnata, secondo cui le parti non hanno voluto stabilire nulla in merito alle modalità di versamento della pigione. A suo modo di vedere, l'autorità ha a torto omesso di procedere ad un'interpretazione normativa del contratto, giusta l'art. 18 CO, rispettivamente l'ha interpretato nel modo sbagliato. Un'interpretazione corretta avrebbe infatti portato i giudici cantonali a concludere - come già la prima istanza - che non compilando integralmente il testo prestampato, i contraenti hanno unicamente rinunciato a definire se la pigione dovesse essere pagata in rate mensili, trimestrali o semestrali. Omettendo di cancellare chiaramente - come fatto ai precedenti art. 2 e 3 del contratto - la parte relativa al pagamento anticipato delle rate, essi hanno per contro manifestato la volontà di aderire a questa forma di pagamento. a) Il contenuto di un contratto viene determinato in primo luogo mediante l'interpretazione soggettiva, ovvero sulla base della vera e concorde volontà dei contraenti (art. 18 cpv. 1 CO). Solamente quando non esistono degli accertamenti di fatto sulla reale concordanza della volontà delle parti o se il giudice constata che una parte non ha compreso la volontà dell'altra, la loro (presunta) volontà viene accertata interpretando le loro dichiarazioni secondo il principio dell'affidamento, ovvero secondo il senso che ogni contraente poteva e doveva ragionevolmente attribuire alle dichiarazioni di volontà dell'altro nella situazione concreta (DTF 125 III 305 consid. 2b con rinvii). A questo scopo non vanno considerati solamente il testo e il contesto delle dichiarazioni, ma bensì anche le circostanze che hanno preceduto o accompagnato la stipulazione del contratto (DTF 126 III 119 consid. 2a con rinvii). L'interpretazione del contratto giusta il principio dell'affidamento è una questione concernente l'applicazione del diritto, che può essere esaminata liberamente nella giurisdizione per riforma (DTF 125 III 435 consid. 2a/aa, 263 consid. 4a con rinvii). b) Nel caso di specie il Tribunale d'appello, preso atto del fatto che nel 1994 le parti si sono servite di un contratto di locazione prestampato edito dalla CATEF, ha rilevato come l'articolo 4 dello stesso, riferito al pagamento delle pigioni, sia stato compilato in modo parziale, con la sola indicazione dell'ammontare della pigione annuale. Le parti non hanno per contro completato lo spazio puntinato concernente l'ammontare delle rate, né optato per una delle tre rateizzazioni possibili ("rate mensili/trimestrali/semestrali"). Ciò significa che quest'ultima parte dell'accordo, anche se formalmente non interlineata, non le interessava, rispettivamente non era da loro voluta. L'uso dell'aggettivo "anticipate", coniugato al plurale e riferito alle "rate", esclude infine, sempre secondo la Corte cantonale, la volontà di pattuire una pigione pagabile una volta l'anno. aa) È vero che i giudici ticinesi non hanno precisato il tipo d'interpretazione da loro eseguito. La tesi dell'attrice, la quale assevera un'interpretazione soggettiva, non può comunque trovare accoglimento. Accertata l'assenza di un accordo chiaro ed esplicito circa le modalità di pagamento della pigione nel contratto sottoscritto nel 1994, la Corte cantonale ha cercato di stabilire la volontà presunta delle parti, interpretando secondo il principio dell'affidamento la decisione di completare parzialmente l'art. 4, senza tuttavia cancellare la parte lasciata in bianco. Essa ne ha dedotto che i contraenti avevano inteso, da un lato, fissare l'importo annuale della pigione e, dall'altro, lasciare aperta la questione delle modalità di versamento della stessa, fermo restando che si sarebbe in ogni caso trattato di rate periodiche, visto che il testo concernente le rate - seppur non completato - non era stato chiaramente cancellato. bb) La soluzione presentata nella sentenza impugnata appare sensata ed è conforme al diritto federale. La dottrina concede infatti alle parti di un contratto di locazione la possibilità di pattuire l'obbligo di pagamento periodico della pigione - ed eventualmente anche l'ammontare delle singole rate - senza definirne, contestualmente, le modalità (Higi in: Zürcher Kommentar, n. 9 e 12 ad art. 257c CO). L'accordo concernente i termini di versamento non soggiace infatti ad alcun requisito di forma e può essere stipulato, rispettivamente modificato, in ogni momento (Higi, op. cit. , n. 13 ad art. 257c CO). L'esistenza, nel caso concreto, di una volontà di lasciare aperta la questione relativa alle modalità di pagamento, appare assai verosimile anche tenuto conto della particolare situazione in cui il contratto è venuto in essere, avendo A.________ sottoscritto l'accordo sia quale rappresentante della società anonima locatrice - della quale era l'amministratore unico - sia quale conduttore. Si può dunque ben immaginare che la volontà delle parti non fosse quella di formalizzare rigidamente i termini di pagamento delle rate bensì piuttosto quella di riservarsi la facoltà di adeguarli di volta in volta alle circostanze concrete. c) Discende da quanto appena esposto la reiezione della censura concernente la violazione dell'art. 18 CO. L'interpretazione del contratto contenuta nella sentenza impugnata non risulta in contrasto con il diritto federale e, pur senza averlo menzionato esplicitamente, appare chiaro che la Corte cantonale - contrariamente a quanto asserito nel gravame - ha considerato anche il contesto nel quale tale accordo si inserisce. In queste circostanze non v'è, infine, spazio per un'interpretazione dell'art. 4 secondo il principio "in dubio contra stipulatorem", che ha luogo solo quando gli altri strumenti di interpretazione non danno alcun esito (DTF 123 III 35 consid. 2c/bb a pag. 44 e 122 III 118 consid. 2d a pag. 124). Ciò che, come si è visto, non si verifica nel caso concreto.