Citation: 4C.186/2005 29.11.2005 E. 5

Il documento sottoposto all'esame del Tribunale federale disattende i principi appena esposti. 5.1 Il convenuto si duole ad esempio della mancata audizione di D.________, mezzo di prova che il Tribunale d'appello - come già il Pretore - ha rifiutato di assumere siccome irrilevante ai fini del giudizio. Sennonché, trattandosi di una questione attinente all'apprezzamento probatorio, essa non può venir esaminata nel quadro del presente rimedio (cfr. quanto già esposto al consid. 4.2). 5.2 Priva di riscontro nella sentenza impugnata - e quindi inammissibile - è poi la tesi secondo la quale, in assenza di una conferma d'ordine scritta dell'offerta allestita dall'attrice, non sarebbe venuto in essere nessun contratto di mandato. Dagli accertamenti contenuti nel giudizio criticato non risulta infatti che il convenuto abbia mai contestato prima il conferimento dell'incarico rispettivamente la stipulazione del contratto di mandato. Il litigio verteva unicamente sulla questione di sapere se l'incarico fosse stato dato da lui personalmente - come asserito dall'attrice - o quale di rappresentante della C.________SA - come preteso dal convenuto. Anche l'assenza di contestazioni in merito ai lavori effettuati e all'ammontare della nota, così come le obiezioni mosse dal convenuto alla pretesa dell'attrice - e in particolare quella relativa all'esistenza di una pattuizione di dilazione di pagamento - attestano il riconoscimento, da parte sua, di un simile rapporto contrattuale. 5.3 Con riferimento alla citata pattuizione di dilazione di pagamento la Corte cantonale - dopo aver rammentato che l'onere di dimostrarne l'esistenza incombeva al convenuto, in applicazione dell'art. 8 CC - ha concluso, sulla base delle risultanze istruttorie, che la stessa non è stata dimostrata. La valutazione delle varie testimonianze agli atti - alla quale si può rinviare in virtù dell'art. 36a cpv. 3 OG - l'ha infatti portata a concludere che il convenuto ha fallito nella prova dell'esistenza di una condizione sospensiva per il pagamento degli onorari. Gli argomenti che il convenuto propone contro questa decisione non vertono né sulla ripartizione dell'onere probatorio, ovverosia sulla violazione dell'art. 8 CC, né sull'applicazione dell'art. 151 CO, che definisce la nozione di condizione sospensiva. Le sue contestazioni si esauriscono in un'inammissibile critica all'apprezzamento probatorio operato dai giudici cantonali, in particolare con riferimento alla portata da loro attribuita alle deposizioni dell'avv. E.________, di F.________ e di G.________. 5.4 Il ricorso non ha infine miglior fortuna in quanto rivolto contro la decisione sull'eccezione di carenza di legittimazione passiva. All'affermazione del convenuto - gravato anche in questo caso dell'onere probatorio (art. 8 CC) - secondo cui egli avrebbe agito quale rappresentante della C.________SA, la Corte ticinese ha infatti contrapposto la dichiarazione dell'amministratrice di tale società, la quale ha negato di aver dato procura all'architetto di rappresentarla come pure di aver incaricato direttamente l'attrice dell'allestimento della relazione geologica (cfr. consid. 3.2 della sentenza impugnata), e il fatto - emerso dall'istruttoria - che di fronte all'attrice egli non si è fatto riconoscere quale rappresentante della C.________SA (cfr. consid. 3.3 della sentenza impugnata). In queste circostanze, la Corte cantonale ha ritenuto che l'invio della fattura relativa alla relazione geologica alla C.________SA - unico elemento a favore della tesi del convenuto - non può bastare per ritenere la società debitrice della stessa. Anche perché i successivi richiami sono stati inviati direttamente al convenuto ed egli non ha mai sollevato obiezioni di nessun genere; l'eccezione di carenza di legittimazione passiva è stata infatti sollevata per la prima volta dinanzi al giudice di primo grado. Dinanzi al Tribunale federale il convenuto non contesta l'applicazione da parte dell'autorità ticinese degli art. 32 segg. CO, che stabiliscono i requisiti necessari per poter ammettere la rappresentanza. Le sue critiche - incentrate sulla portata delle dichiarazioni rese dai testimoni e dall'amministratrice unica della C.________SA - mirano ancora una volta a confutare la valutazione delle prove ad opera dei giudici ticinesi. 5.5 In conclusione, nonostante il richiamo iniziale agli art. 32 segg., 151 segg. e 394 segg. CO, tutti gli argomenti presentati nel gravame riguardano - inammissibilmente (cfr. quanto esposto al consid. 4.2) - l'accertamento dei fatti e l'apprezzamento delle prove; nessuno l'applicazione del diritto federale. Una conversione in un ricorso di diritto pubblico per violazione del divieto dell'arbitrio nell'accertamento dei fatti e nell'apprezzamento delle prove (art. 9 Cost.) non entra in linea di conto, dato che il convenuto è patrocinato da un difensore professionista (DTF 120 II 270 consid. 2). In ogni caso, così come formulate, le censure ricorsuali non sarebbero idonee a sostanziare la censura di arbitrio. Un gravame fondato sull'art. 9 Cost., come sarebbe quello in esame, non può infatti essere sorretto da argomenti con cui la parte ricorrente si limita a contrapporre il suo parere a quello dell'autorità cantonale, come se il Tribunale federale fosse una superiore giurisdizione di appello a cui compete di rivedere liberamente il fatto e il diritto e di ricercare la corretta applicazione delle norme invocate (DTF 130 I 258 consid. 1.3 pag. 261 seg.). Per richiamarsi con successo all'arbitrio, è necessario dimostrare - con un'argomentazione precisa (art. 90 cpv. 1 lett. b OG) - che l'autorità cantonale ha emanato una decisione manifestamente insostenibile, destituita di fondamento serio e oggettivo o in urto palese con il senso di giustizia ed equità.