Citation: 2C_1037/2021 E. 1.2

1.2. Il ricorrente è cittadino italiano e l'Accordo del 21 giugno 1999 tra la Confederazione svizzera, da una parte, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone (ALC; RS 0.142.112.68) gli conferisce, di principio, il diritto di lavorare nel nostro Paese (art. 4 ALC e art. 2 cpv. 1 Allegato I ALC), motivo per cui l'eccezione di cui all'art. 83 lett. c n. 2 LTF non trova applicazione nei suoi confronti (sentenza 2C_5/2021 del 2 dicembre 2021 consid. 1.1). In quanto è diretto contro una decisione finale di un'autorità cantonale di ultima istanza con carattere di tribunale superiore (art. 86 cpv. 1 lett. d e cpv. 2 e art. 90 LTF), il gravame, presentato in tempo utile (art. 100 cpv. 1 e 46 cpv. 1 lett. c LTF) e da una persona che è legittimata ad insorgere (art. 89 cpv. 1 LTF) è, in linea di principio, ammissibile quale ricorso in materia di diritto pubblico. La circostanza che, come emerge dagli atti cantonali, l'originario permesso sia (già) scaduto nelle more del procedimento avviato in sede cantonale non influisce sull'interesse a ricorrere. Un'autorizzazione di soggiorno UE/AELS ha infatti portata dichiarativa e non perde pertanto validità con il passare del tempo, ma soltanto quando le condizioni previste dall'ALC per il suo riconoscimento non sono più adempiute (DTF 136 II 329 consid. 2.2).