Citation: 4C.150/2005 28.11.2005 E. 4

Come preannunciato, le censure dell'attrice traggono in buona parte origine dall'asserita violazione delle norme del codice penale. 4.1 Volto ad impedire che l'autore di un reato possa trarre vantaggio dall'atto illecito commesso e ad assicurare alla parte lesa la possibilità di essere risarcita del danno subito, l'art. 59 n. 1 cpv. 1 CP stabilisce che il giudice ordina la confisca dei valori patrimoniali che costituiscono il prodotto di un reato o erano destinati a determinare o a ricompensare l'autore di un reato, a meno che debbano essere restituiti alla persona lesa allo scopo di ristabilirne i diritti. La confisca non può tuttavia essere ordinata se un terzo ha acquisito i suddetti valori patrimoniali ignorando i fatti che l'avrebbero giustificata, nella misura in cui abbia fornito una controprestazione adeguata o se la confisca costituisce nei suoi confronti una misura eccessivamente severa (art. 59 n. 1 cpv. 2 CP). Le pretese della persona lesa o di terzi si estinguono cinque anni dopo la pubblicazione ufficiale della confisca (art. 59 n. 1 cpv. 4 CP). 4.2 Nella sentenza 8 marzo 1996 la Corte delle Assisi criminali di Lugano ha ordinato la confisca del fondo appartenente ai coniugi A.________ siccome acquisito con denaro provento di reato. La comproprietà dell'attrice non è stata ritenuta di ostacolo, non avendo la Corte reputato ossequiati i requisiti posti dall'art. 59 n. 1 cpv. 2 CP. Al consid. 12 (pag. 54) si legge infatti che la predetta norma "protegge solo il terzo in buona fede, nella misura in cui egli abbia fornito una controprestazione adeguata (A.A.________ non ha invece pagato un centesimo) o se la confisca costituisce una misura eccessivamente severa (il che, nella concreta circostanza, non è certo il caso)." 4.3 Dagli accertamenti contenuti nella pronunzia attualmente impugnata emerge - in maniera vincolante per il Tribunale federale (cfr. quanto esposto al consid. 3) - che l'attrice è stata regolarmente invitata ad esprimersi sulla confisca (cfr. Denis Piotet, Les effets civils de la confiscation pénale, Berna 1995, n. 14 e 15). Essa avrebbe inoltre avuto la possibilità di aggravarsi contro tale decisione, se del caso sino al Tribunale federale (sentenza inedita del 19 febbraio 2001 nella causa 6S.667/2000 consid. 2c). Tutte le questioni che possono porsi in relazione alla confisca vanno infatti, in linea di massima, trattate nel quadro della corrispondente procedura (Niklaus Schmid, in: Kommentar: Einziehung, Organisiertes Verbrechen, Geldwäscherei, vol. 1, Zurigo 1998, n. 83 ad art. 59 CP). In concreto, non risulta che l'attrice abbia fatto uso dei rimedi a sua disposizione (né essa pretende il contrario). Preso atto dell'assenza di reazioni da parte della comproprietaria del fondo confiscato, il 3 giugno 1996 la Presidente della Corte delle Assisi criminali di Lugano ha dunque chiesto all'Ufficio del registro fondiario di Lugano di iscrivere il trapasso del noto fondo a favore della banca C.________. 4.4 Alla luce delle predette circostanze, gli argomenti proposti dall'attrice contro la confisca ex art. 59 CP dopo la crescita in giudicato della relativa decisione sembrano dover essere dichiarati inammissibili siccome tardivi (cfr. anche Niklaus Schmid, op. cit., n. 44 ad art. 60 CP). Ciò vale, in particolare, con riferimento alla tesi secondo cui la Corte penale avrebbe erroneamente negato l'esistenza di una controprestazione adeguata ai sensi della citata norma, posto come l'attrice abbia assunto il debito di fr. 850'000.--, e all'argomento per il quale la confisca della sua quota di comproprietà costituisce un provvedimento particolarmente severo, poiché la priva del valore patrimoniale che le permetterebbe di saldare tale debito. 4.5 Ma anche qualora si volesse ammettere la possibilità di ridiscutere la legittimità della confisca nel quadro del procedimento civile nei confronti della parte lesa, visto il termine quinquiennale contemplato dall'art. 59 n. 1 cpv. 4 CP, la posizione dell'attrice non verrebbe a mutare. La Corte cantonale ha infatti accertato che in prima istanza l'attrice non ha "mai fatto valere pretese sull'immobile confiscato, che (pertanto) non sono mai assurte a tema della lite". Dinanzi al Tribunale federale l'attrice si limita a contestare la correttezza di tale affermazione e a dichiarare che i giudici cantonali avrebbero dovuto applicare d'ufficio le norme del diritto penale in forza del principio iura novit curia, la cui violazione può essere invocata nell'ambito di un ricorso per riforma. Essa dimentica però che i fatti della procedura, così come emergono dagli atti (Prozessstoff), costituiscono anch'essi fatti insindacabili nella giurisdizione per riforma (Poudret, Commentaire de la loi fédérale d'organisation judiciaire, vol. II, nota 4.2 ad art. 63 OG). Inoltre, l'applicazione del diritto federale da parte del giudice civile presuppone in ogni caso che la parte abbia ossequiato il proprio obbligo di allegare e specificare i fatti rilevanti ai fini del giudizio (su questo tema cfr. DTF 108 II 337). Nel suo allegato l'attrice nemmeno spiega dove e quando avrebbe fatto valere - dinanzi alle autorità cantonali - pretese specifiche, derivanti dalla sua qualità di comproprietaria, contro la confisca. Le eccezioni di abuso di diritto e indebito arricchimento, ch'essa afferma di avere opposto alla creditrice all'udienza del 24 agosto 1998, non hanno nulla a che vedere con rivendicazioni di questo tipo. 4.6 In conclusione, nella misura in cui verte sulla decisione di confisca ex art. 59 CP, pronunciata contestualmente alla sentenza penale emanata l'8 marzo 1996, il ricorso per riforma si avvera inammissibile. Ciò comporta anche l'inammissibilità della censura concernente la violazione delle norme sull'indebito arricchimento (art. 62 e 67 cpv. 2 CO), siccome fondata sulla tesi per cui il trasferimento di proprietà del fondo sarebbe avvenuto senza una causa legittima a causa dell'errata applicazione delle norme sulla confisca penale.