Citation: 2C_186/2023 E. 5.2

5.2. Così argomentando, l'insorgente non tiene tuttavia conto di due aspetti, e cioè: da un lato, che il limite di tre anni previsto dall'art. 50 cpv. 1 lett. a LStrI ha carattere assoluto, anche se dovessero mancare pochi giorni al suo raggiungimento (DTF 137 II 345 consid. 3.1.3; 136 II 113 consid. 3.2 e 3.4; sentenza 2C_647/2022 del 25 ottobre 2022 consid. 4.2); d'altro lato, che l'aspetto della costrizione ad abbandonare il tetto coniugale è considerato nell'ambito dell'art. 50 cpv. 1 lett. b LStrI, che il legislatore ha previsto proprio per i casi in cui le condizioni per riconoscere un permesso di soggiorno in base all'art. 50 cpv. 1 lett. a LStrI non sono date, ma il ritorno in Patria non è comunque esigibile, in ragione di gravi motivi personali che vi si oppongono (DTF 138 II 393 consid. 3.1; sentenza 2C_906/2022 del 23 febbraio 2023 consid. 3.2), tra i quali rientrano le violenze coniugali (sentenza 2C_777/2015 del 26 maggio 2016 consid. 3.1, non pubblicato in DTF 142 I 152). La critica relativa all'art. 50 cpv. 1 lett. a LStrI va quindi respinta. Siccome l'unione coniugale non ha raggiunto la durata di tre anni richiesta, non occorre infatti soffermarsi nemmeno sul rispetto dei criteri di integrazione di cui all'art. 58a LStrI (precedente consid. 4.1).