Citation: 2D_51/2017 E. C

Detta decisione è stata confermata su ricorso dapprima dal Consiglio di Stato il 1° marzo 2016 e poi dal Tribunale cantonale amministrativo, con sentenza del 3 novembre 2017. Precisando innanzitutto che gli assegni familiari integrativi costituivano degli strumenti di politica familiare che non rientravano nel concetto di aiuto sociale, ragione per cui nulla poteva essere rimproverato a chi ne beneficiava (cfr. DTF 141 II 401 segg.), la Corte cantonale ha confermato il rifiuto di rinnovare sia il permesso di dimora di A.A.________ che quelli dei figli, perché erano tuttora a carico dell'assistenza pubblica. Per quanto concerne più precisamente la madre ha rilevato che ella denotava grandi difficoltà di integrazione sia dal profilo lavorativo che socioeconomico e che era oberata di debiti privati. Con riferimento a B.A.________, diventato maggiorenne pendente causa, il fatto che fosse ospite di una struttura siccome presentava difficoltà d'integrazione non era determinante, potendo far capo a strutture analoghe nel paese d'origine. I giudici cantonali hanno poi osservato che non fruiva di mezzi sufficienti per provvedere al proprio sostentamento e che aveva anche interessato le autorità giudiziarie penali. Per quando riguarda invece C.A.________, hanno ritenuto che alla sua età, e tenuto conto di un necessario periodo di adattamento, un trasferimento nel paese d'origine era ancora accettabile. Infine la Corte cantonale ha ritenuto che sebbene gli interessati vivessero da anni in Svizzera viste le loro difficoltà d'integrazione, segnatamente della madre (niente lavoro, dipendenza dalla pubblica assistenza, debiti), il provvedimento era conforme al principio della proporzionalità e che in concreto non erano dati i presupposti affinché gli interessati potessero appellarsi all'art. 8 CEDU.