Citation: 1C_687/2021 E. 2.3

2.3. La ricorrente sostiene che la Corte cantonale avrebbe ritenuto applicabili a torto le norme relative alla tutela dei beni culturali, in particolare l'art. 34 NAPR, entrato in vigore il 12 aprile 2017, e il PV 12, poiché al suo dire la domanda di costruzione sarebbe stata presentata asseritamente il 23 gennaio 2017, dopo che il cambiamento di destinazione era già avvenuto. Al riguardo si limita a richiamare la DTF 123 II 248 consid. 3a/bb, senza tuttavia confrontarsi con la stessa. La ricorrente disconosce comunque che la Corte cantonale ha operato una distinzione nell'applicazione di tale prassi qualora, come nel caso in esame, l'opera sia stata realizzata senza permesso allo scopo di sottrarla a un regime edilizio sfavorevole in procinto di entrare in vigore. Ha inoltre ritenuto che in concreto la decisione di approvazione governativa è intervenuta prima che il Municipio e il Governo rendessero le loro decisioni sul cambiamento di destinazione, deducendone che, pertanto, la normativa sui beni culturali si applica al caso in esame, accertando per di più inequivocabilmente che "nessuno pretende il contrario". Ora, limitandosi semplicemente a rilevare che quest'ultimo accertamento sarebbe apodittico, la ricorrente non ne dimostra l'inesattezza e ancora meno l'arbitrarietà, motivo per cui esso è vincolante per il Tribunale federale (DTF 147 I 73 consid. 2.2), denotando inoltre un modo di procedere contraddittorio della ricorrente. Disattendendo il suo diritto di motivazione (art. 42 LTF), la ricorrente non si confronta con queste differenti e decisive argomentazioni. In effetti, quando la decisione impugnata, come nella fattispecie, si fonda su diverse motivazioni indipendenti e di per sé sufficienti per definire l'esito della causa, la ricorrente è tenuta, pena l'inammissibilità, a dimostrare che ognuna di esse viola il diritto (DTF 142 III 364 consid. 2.4; 138 I 97 consid. 4.1.4).