Citation: 2P.145/2004 25.11.2004 E. 3

La ricorrente fa poi valere una violazione dell'art. 27 Cost., il quale garantisce la sua libertà economica, rispettivamente degli art. 36 e 94 cpv. 4 Cost. che regolano le condizioni alle quali sono ammissibili per il primo, restrizioni, e per il secondo, deroghe, alla suddetta libertà. Afferma che il decreto contestato non poggerebbe su di una base legale, non perseguirebbe interessi pubblici sufficienti e sarebbe sproporzionato. 3.1 Come illustrato in precedenza la facoltà dei Cantoni di controllare i prezzi praticati nelle discariche di materiali inerti è prevista nel suo principio dall'art. 31c LPAmb. Le critiche d'incostituzionalità del decreto adottato dal Gran Consiglio ticinese si riferiscono pertanto indirettamente al diritto federale su cui poggia. Esse si scontrano quindi con l'art. 191 Cost., in forza del quale le leggi federali sono determinanti per il Tribunale federale. Per analogia con quanto accade con le cosiddette ordinanze dipendenti del Consiglio federale, questa Corte può esaminare soltanto se il decreto legislativo cantonale rispetti i limiti posti dalla delega del legislatore federale (DTF 128 II 112 consid. 9b; Jean-François Aubert/Pascal Mahon, Petit commentaire de la Constitution fédérale de la Confédération suisse du 18 avril 1999, Zurigo 2003, note 12 a 14 all'art. 190; Andreas Auer/Giorgio Malinverni/Michel Hottelier, Droit constitutionnel suisse, vol. I, Berna 2000, pag. 657 a 659). È sotto questa riserva che vanno esaminate le censure ricorsuali. 3.2 La ricorrente ammette che il decreto impugnato costituisce una base legale nel senso dell'art. 36 cpv. 1 Cost. Asserisce però che, trattandosi di una misura di politica economica che interferisce sulla libera concorrenza e deroga al principio della libertà economica, l'art. 94 cpv. 4 Cost. imporrebbe una base costituzionale, la quale mancherebbe nel caso specifico. Sennonché, come il Tribunale federale ha già avuto modo di spiegare, l'art. 94 Cost. fissa gli scopi che devono essere perseguiti dai poteri pubblici e si rivolge al legislatore. Salvo eccezioni non realizzate in concreto, la ricorrente non può pertanto appellarsi al citato disposto come se fosse una norma che le garantirebbe diritti costituzionali (cfr. sentenza inedita 2P.134/2003 del 6 settembre 2004, consid. 5.2): in proposito la sua argomentazione sfugge ad un esame di merito. A titolo abbondanziale va comunque osservato che la ricorrente ha ragione quando afferma che il controllo dei prezzi costituisce una misura di carattere economico (cfr. Zufferey, op. cit., nota 4 pag. 116). Sono di questa natura anche altre misure che i Cantoni possono adottare in esecuzione dell'art. 31c cpv. 2 LPAmb quale, ad esempio, la definizione di comprensori di raccolta prevista espressamente da detto disposto, che restringe la libertà contrattuale e può perfino condurre alla creazione di monopoli privati garantiti dallo Stato (cfr. Messaggio, pag. 1264; Tchannen, op. cit., note 20 e 21 all'art. 31c). Il mandato costituzionale per questi interventi, che intaccano la libertà economica, è verosimilmente contenuto implicitamente (cfr. Aubert/Mahon, op. cit., n. 21 all'art. 94; Auer/Malinverni/Hottelier, op. cit., vol. II, n. 669) nell'art. 74 Cost., il quale attribuisce alla Confederazione la competenza generale per legiferare in materia di protezione dell'ambiente; basti pensare che il legislatore federale ha creato un monopolio statale per lo smaltimento dei rifiuti urbani (art. 31b LPAmb). Non occorre tuttavia in concreto approfondire questi temi. 3.3 La ricorrente sembra sostenere che il legislatore cantonale avrebbe oltrepassato il quadro della delega federale indicando, tra i criteri da prendere in considerazione nella verifica e nell'adeguamento delle tariffe, il principio di causalità, allorché, a suo parere, il diritto federale considererebbe soltanto un imprecisato principio della detenzione. La critica, ancorché poco comprensibile, è manifestamente infondata. Il principio di causalità è ancorato infatti nell'art. 74 cpv. 2 Cost., il quale prevede che i costi di rimozione degli effetti nocivi o molesti per l'ambiente sono a carico di chi li causa. Detto principio è ripreso all'art. 2 LPAmb ed è esplicitato all'art. 32 cpv. 1 LPAmb il quale, per quanto concerne l'eliminazione dei rifiuti, pone i costi a carico del detentore. Orbene, questa regola vale per lo smaltimento sia dei rifiuti urbani sia degli "altri rifiuti" (cfr. Messaggio, pag. 1265). 3.4 Sempre con riferimento alla questione della base legale la ricorrente si diffonde su asserite difficoltà d'interpretazione concernenti i destinatari e il tipo di rifiuti colpiti dal decreto impugnato, il principio della copertura dei costi e gli equi benefici consentiti ai gestori delle discariche. Questi argomenti sono privi di pertinenza. La normativa cantonale va interpretata alla luce del diritto federale da cui deriva. Orbene quest'ultimo definisce chiaramente sia la nozione di discarica (cfr. art. 3 cpv. 5 OTR) sia i rifiuti che sono autorizzati nelle discariche per materiali inerti (cfr. OTR, allegato 1 n. 1, 11 e 12). Per il resto la ricorrente si limita ad ipotizzare disparità e ingiustizie che potrebbero essere commesse. Si tratta quindi di questioni che non possono essere valutate ora in modo astratto, ma che potranno, se del caso, essere vagliate nell'ambito di gravami presentati contro atti concreti di applicazione del decreto legislativo.