Citation: 1P.421/2004 06.09.2004 E. 2

Trattandosi del reato di falsa testimonianza, i ricorrenti non sono lesi direttamente nella loro integrità fisica o psichica e non hanno quindi la qualità di vittima ai sensi della LAV. Questa circostanza è, perlomeno implicitamente, riconosciuta dagli stessi ricorrenti, i quali sono pertanto di massima abilitati a fare valere unicamente un eventuale diniego di giustizia formale. Essi lamentano tuttavia la mancata audizione da parte delle autorità cantonali dei testimoni da loro indicati, che avrebbero permesso di ulteriormente chiarire la fattispecie, segnatamente per quanto concerne i reperti archeologici effettivamente esaminati dal perito e la deliberata menzogna di quest'ultimo su tale fatto di causa. Criticano inoltre l'accertamento dei fatti e l'apprezzamento anticipato delle prove eseguito dal PP e dalla CRP, sostenendo altresì che, per il chiarimento della decisione sulla promozione dell'accusa, si giustificava quantomeno di ordinare al PP la completazione delle informazioni preliminari (art. 186 cpv. 4 CPP/TI). In sostanza, i ricorrenti rimettono in discussione la valutazione della Corte cantonale, che ha negato l'esistenza di seri indizi di colpevolezza a carico del perito e ritenuto che non occorreva quindi esaminare se dovessero essere assunte altre prove o approfondite quelle già acquisite. Ora, sollevando tali contestazioni, i ricorrenti intendono in realtà - attraverso la via del ricorso di diritto pubblico - far rivedere il merito della decisione impugnata, ciò a cui non hanno invece diritto, mancando loro la legittimazione.