Citation: 1P.747/2003 23.02.2004 E. 1

1.1 Il Tribunale federale esamina d'ufficio e con piena cognizione l'ammissibilità dei ricorsi che gli vengono sottoposti, senza essere vincolato, in tale ambito, dagli argomenti delle parti o dalle loro conclusioni (DTF 129 I 302 consid. 1, 337 consid. 1). 1.2 I ricorrenti, richiamando l'art. 88 OG, deducono la loro legittimazione a ricorrere dalla circostanza che la decisione impugnata ha respinto la loro istanza di promozione dell'accusa. 1.2.1 Secondo la giurisprudenza la pretesa punitiva compete esclusivamente allo Stato, indipendentemente dal fatto che il diritto cantonale riconosca al leso la qualità di parte (art. 88 OG; DTF 125 I 253 consid. 1b, 123 I 279 consid. 3b, 121 I 267 consid. 2). Di conseguenza, il leso, o la parte civile, non ha la veste ai sensi dell'art. 88 OG per impugnare nel merito la sentenza penale di assoluzione o la decisione di abbandono del procedimento penale con un ricorso di diritto pubblico, adducendo ch'essa violerebbe la costituzione, segnatamente il divieto dell'arbitrio nell'applicazione della legge, nell'accertamento dei fatti, nella valutazione delle prove o nell'apprezzamento della loro rilevanza (DTF 128 I 218 consid. 1.1, 126 I 97 consid. 1a, 125 I 253 consid. 1b). Tuttavia, la parte civile può far valere con questo rimedio, indipendentemente dalla carenza di legittimazione nel merito, la violazione delle garanzie procedurali che il diritto cantonale o gli art. 29 e seg. Cost. e 6 CEDU le conferiscono quale parte e la cui inosservanza equivalga a un diniego di giustizia formale (DTF 122 I 267 consid. 1b, 121 IV 317 consid. 3b, 120 Ia 220 consid. 2a). 1.2.2 La legittimazione ricorsuale è inoltre riconosciuta a chi è vittima ai sensi della legge federale concernente l'aiuto alle vittime di reati, del 4 ottobre 1991 (LAV; RS 312.5), vale a dire alla persona direttamente lesa nell'integrità fisica, sessuale o psichica da un reato (cfr. art. 2 cpv. 1 LAV). I ricorrenti non richiamano questa legge, né la invocano per fondare la loro legittimazione, né fanno valere una violazione delle norme cantonali che disciplinano questa materia (art. 84-94 CPP/TI). L'entrata in vigore della LAV, a partire dal 1° gennaio 1993, ha rafforzato la posizione processuale della vittima di un reato (causa 6P.140/ 1999, sentenza del 21 dicembre 1999, consid. 3a-c, apparsa in RDAT I-2000, n. 52 pag. 496, v. anche n. 53). Ciò vale, in particolare, per la sua legittimazione ricorsuale. L'art. 8 cpv. 1 lett. b LAV prevede infatti che la vittima può chiedere che un tribunale si pronunci sul rifiuto di aprire il procedimento penale o sulla desistenza; inoltre, secondo l'art. 8 cpv. 1 lett. c LAV, la vittima può impugnare la decisione del tribunale con gli stessi rimedi di diritto dell'imputato, sempre ch'essa abbia partecipato alla procedura e nella misura in cui la decisione riguardi le sue pretese civili o possa influenzare negativamente il giudizio in merito a queste ultime. La legittimazione presuppone che il ricorrente sia stato leso direttamente nell'integrità fisica, sessuale o psichica (art. 2 cpv. 1 LAV). 1.2.3 B.________, deceduta per annegamento, è vittima ai sensi dell'art. 2 cpv. 1 LAV, indipendentemente dalla questione di sapere se un eventuale autore sia stato individuato o se sia colpevole (DTF 125 II 265 consid. 2). I ricorrenti sono i genitori della vittima; l'art. 2 cpv. 2 LAV li parifica quindi, per l'esercizio di certi diritti (consulenza, diritti processuali e pretese civili, indennizzo e riparazione morale), alla vittima diretta (DTF 122 II 315 consid. 2b). L'art. 8 cpv. 1 lett. b LAV conferisce alla vittima il diritto di chiedere che un tribunale si pronunci sul rifiuto di aprire il procedimento o sulla desistenza. 1.3 La vittima deve addurre quali pretese civili potrebbe far valere e indicare perché sarebbero adempiute le condizioni dell'art. 8 cpv. 1 lett. c LAV (DTF 120 IV 44 consid. I/4 pag. 51; cfr. anche 127 IV 189 consid. 2b, 215 consid. 2d; cfr. gli art. 9 LAV e 94 CPP/TI). Ciò non è il caso quando è impugnata, come nella fattispecie, una decisione giudiziaria che conferma un decreto di non luogo a procedere, visto che, di massima, non si può rimproverare alla vittima di non aver fatto valere formalmente pretese civili in questo stadio della procedura, potendo farle valere in seguito, segnatamente nell'ambito del dibattimento (cfr. art. 77 cpv. 2 e 251 cpv. 3 CPP/TI; DTF 120 Ia 101 consid. 2b pag. 106, 120 IV 44 consid. I/4a pag. 53). Con l'istanza di promozione dell'accusa i ricorrenti si sono espressamente costituiti parte civile (art. 69 cpv. 1 CPP/TI) e hanno partecipato alla procedura cantonale. Di massima sarebbero quindi adempiute le condizioni poste dall'art. 8 cpv. 1 lett. c LAV ed essi sarebbero legittimati a censurare, con il ricorso di diritto pubblico, i contestati accertamenti di fatto e il criticato apprezzamento delle prove compiuti dalle autorità cantonali (DTF 120 Ia 157 cpv. 2c; Michele Rusca/Edy Salmina/Carlo Verda, Commento del Codice di Procedura Penale ticinese, Lugano 1997, n. 13 e 14 all'art. 67 e pag. 269 e segg. riguardo alle norme cantonali relative alla LAV). 1.4 La legittimazione può essere per contro negata alla vittima, quand'essa, nel procedimento penale, rinunci espressamente a far valere pretese civili (DTF 120 Ia 101 consid. 2b pag. 106, 120 IV 44 consid. I/4b pag. 54). I ricorrenti, patrocinati da un legale, non accennano affatto alla LAV, né fanno valere d'avere chiesto, o che intenderebbero chiedere, un indennizzo e la riparazione morale, né adducono di voler esercitare diritti processuali in relazione a loro pretese civili. Spetta infatti ai ricorrenti addurre i fatti che considerano idonei a fondare la loro legittimazione, affinché il Tribunale federale possa stabilire se e in che misura la decisione impugnata leda, in maniera attuale e personale, i loro interessi giuridicamente protetti (DTF 120 Ia 227 consid. 1, 115 Ib 505 consid. 2 pag. 508 in alto). Nella fattispecie è nondimeno manifesto ch'essi potrebbero far valere, se del caso, una pretesa civile propria derivante da un eventuale torto morale subito (art. 47 CO) ed essi possono esercitare i diritti procedurali, segnatamente quello di ottenere una decisione motivata e che la loro istanza sia esaminata, anche se non direttamente connessi a un risarcimento (DTF 119 IV 174 consid. 5d, 120 Ia 101 consid. 3b). L'agire dei ricorrenti e le loro affermazioni, di cui si dirà in seguito, non possono d'altra parte essere assimilabili a una rinuncia espressa a far valere pretese civili. Ad essi dev'essere pertanto riconosciuta la legittimazione secondo la LAV. Nell'atto di ricorso, essi sottolineano tuttavia di non perseguire uno scopo vendicativo, né necessariamente di voler individuare e far accertare dall'autorità eventuali responsabilità di terzi; loro desiderio è che venga fatta giustizia e, segnatamente, che siano migliorate le misure di sicurezza vigenti nella struttura balneare per evitare, in futuro, altre tragedie. Ora, ricordato che il ricorso di diritto pubblico non è dato per tutelare l'interesse generale o interessi di fatto (art. 88 OG; DTF 129 I 113 consid. 1.2), nella misura in cui il ricorso fosse presentato unicamente a tutela dell'interesse generale esso sarebbe inammissibile per carenza di legittimazione.