Citation: 5A_219/2023 E. 3.2.2

3.2.2. Il Tribunale d'appello ha invece accertato che l'intero reato era stato perpetrato in Italia, "anche se per poco", poiché in base al rapporto della Polizia giudiziaria, la vittima, dopo la sprangata, si trovava sul bordo sinistro del corso d'acqua in un punto situato ancora su suolo italiano, e ha quindi dedotto che, in base all'art. 133 cpv. 2 prima frase LDIP, andasse applicato il diritto italiano. L'applicazione dell'art. 15 cpv. 1 LDIP al quale si era riferito il Pretore presupponeva infatti due requisiti cumulativi - l'esigua connessione con la legge applicabile secondo l'ordinaria norma di collegamento e una relazione assai più stretta con un'altra legge - che andavano interpretati restrittivamente e che in concreto non erano realizzati. Da un lato, il collegamento con la legge italiana (la lex loci delicti commissi) non poteva dirsi esiguo, " tanto meno per chi risieda o dimori a due passi dal confine ". D'altro lato, quello con la legge svizzera non appariva in " relazione assai più stretta ": la residenza abituale del danneggiatore sarebbe stata " di rilievo per il diritto applicabile solo in circostanze specifiche "; la legge dello Stato in cui la vittima soggiornava per vacanze e dove si era rifugiata dopo l'aggressione " non [era] di maggior rilievo " e il fatto che le procedure penale e civile nei confronti dell'autore fossero state promosse in Svizzera " importa[va] poco o punto ". A dire dei giudici cantonali, infine, applicare la legge svizzera in un caso come questo avrebbe portato a potenziali strumentalizzazioni inaccettabili. La responsabilità civile dei genitori dell'autore dell'atto illecito - unica questione rimasta litigiosa in appello - andava quindi esaminata sulla scorta del diritto italiano.