Citation: 1C_535/2021 E. 2.1

2.1. La Corte cantonale ha osservato che secondo l'art. 43 della legge edilizia cantonale del 13 marzo 1991 (LE; RL 705.100), il Municipio ordina la demolizione o la rettifica delle opere eseguite in contrasto con la legge, i regolamenti edilizi o i piani regolatori, tranne il caso in cui le differenze siano minime e senza importanza per l'interesse pubblico. Ha poi ricordato che di massima quando l'autorità, come nella fattispecie, ha accertato la violazione materiale di un'opera edilizia nell'ambito di un procedimento sfociato in un diniego del permesso cresciuto in giudicato, essa non è tenuta a riesaminare la legalità dell'opera nell'ambito della procedura di demolizione, poiché tale decisione è, di principio, vincolante. Questo principio subisce un'eccezione quando siano fatte valere modifiche di fatto o di diritto rilevanti, suscettibili, con buone probabilità, di legalizzare l'opera mediante l'inoltro di un'istanza di riesame, rispettivamente l'avvio di una nuova procedura volta al rilascio del permesso. In questi casi, sotto il profilo del principio di proporzionalità, si giustifica quindi di sospendere la procedura di demolizione. Ha rilevato che, fuori del perimetro edificabile, le costruzioni formalmente illegali che non possono essere autorizzate neppure a posteriori devono in linea di principio essere rimosse, visto che non entra in considerazione una sanzione pecuniaria, misura sussidiaria prevista dal diritto cantonale. Ha poi accertato che il contestato ordine di ripristino è stato emanato in seguito al procedimento di rilascio del permesso di costruzione in sanatoria, sfociato nel diniego del 24 maggio 2019, decisione passata in giudicato incontestata. Assodato che nel frattempo non sono intervenute modifiche di fatto o di diritto rilevanti, ciò che il ricorrente non pretende, la Corte cantonale ha concluso che l'illegalità materiale degli interventi litigiosi non può essere rimessa in discussione.