Citation: 2C_250/2024 E. 4.1

4.1. Ai sensi dell'art. 50 cpv. 1 lett. b LStrI, dopo lo scioglimento del matrimonio o della comunità familiare, il diritto dello straniero al rilascio e alla proroga del permesso di dimora è preservato in presenza di gravi motivi personali che rendono necessario il prosieguo del soggiorno. Il capoverso 2 della norma precisa che può, tra l'altro, esservi un grave motivo personale quando la reintegrazione sociale nel Paese d'origine è fortemente compromessa. Con riferimento alla norma in questione il Tribunale cantonale amministrativo ha correttamente richiamato il diritto determinante nonché la prassi concernente i gravi motivi personali (art. 50 cpv. 2 LStrI e art. 77 cpv. 2 OASA [RS 142.201]; DTF 138 II 393 consid. 3.1; II 229 consid. 3.1; 137 II 345 consid. 3.2). Si può quindi rimandare alla sentenza impugnata in proposito. Come osservato dai giudici cantonali, nessun fatto (art. 105 cpv. 1 LTF) permette nel caso concreto di ritenere che la reintegrazione sociale in Ecuador dell'insorgente, che vi è nata e vi ha vissuto fino all'età di 5 anni e mezzo, sarebbe fortemente compromessa. Come da loro rilevato, sebbene la situazione in loco sia caratterizzata da un tasso di criminalità elevato, in assenza di una situazione di violenza generalizzata, niente lascia a pensare che vi è per la ricorrente un pericolo personale concreto. Inoltre ella è maggiorenne e in grado di lavorare e vivere in maniera autonoma, di modo che anche se non vi ha una rete sociale e familiare, ciò non è determinante. Il fatto poi che ha tradotto di proprio pugno, dallo spagnolo all'italiano, la documentazione necessaria per il rilascio del permesso di dimora, comprova, quantunque ne dica, che ha la padronanza dello spagnolo. Su questo punto ella peraltro nulla obietta, limitandosi ad addurre, in maniera appellatoria e quindi inammissibile, che la questione linguistica non sarebbe stata verificata a sufficienza. Come poi rettamente ricordato dalla Corte cantonale, gli eventuali inconvenienti legati alla ricerca di un alloggio o di un posto di lavoro sono degli aspetti normali che toccano la maggior parte degli stranieri che rientrano nel loro paese dopo una prolungata assenza all'estero (vedasi DTF 139 II 393 consid. 6; sentenza 2C_103/2024 del 3 aprile 2024 consid. 7.1). Dai fatti constatati dalla Corte cantonale non emerge quindi che un rientro in patria porrebbe alla ricorrente insormontabili problemi di reinserimento, anche se è evidente che le condizioni di vita nel suo paese di origine sono molto meno favorevoli di quelle esistenti in Svizzera. La Corte cantonale, negando la presenza di gravi motivi personali che avrebbero giustificato il rilascio di un'autorizzazione di soggiorno, non ha pertanto disatteso l'art. 50 cpv. 1 lett. b LStrI.