Citation: 5A_546/2009 07.05.2010 E. 6

Giusta l'art. 604 cpv. 1 CC la divisione dell'eredità può essere domandata in ogni tempo da ciascun coerede, in quanto non sia tenuto per contratto o per legge a rimanere in comunione. 6.1 Nella decisione impugnata la Corte cantonale ha dapprima accertato che eredi della defunta risultano essere i ricorrenti e le opponenti, riservato un eventuale accoglimento dell'azione di nullità del testamento (del fratello della defunta) che escluderebbe con effetto retroattivo i qui ricorrenti dalla comunione ereditaria. I giudici cantonali hanno poi rilevato che alle opponenti non poteva essere imputata negligenza o rimproverato indugio, atteso che l'azione di divisione non soggiace a limiti di tempo ed è imprescrittibile. Essi hanno infine reputato che l'appropriazione unilaterale della successione da parte di un erede - anche qualora fosse avvenuta in buona fede - non può essere assimilata a una divisione. 6.2 In concreto i ricorrenti non contestano la qualità di erede delle opponenti né invocano una qualsiasi norma o convenzione che contrasti con la divisione. Essi riconoscono poi espressamente che al momento dell'apertura della successione esistevano beni della defunta, ma affermano che questi sono confluiti nei beni del fratello con i quali si sarebbero confusi, rendendo così impossibile la postulata divisione. Ora, cosi facendo i ricorrenti non criticano il tema oggetto della sentenza impugnata, ma sollevano una questione che dev'essere decisa quando verranno determinati i beni appartenenti alla successione. Giova poi rilevare che, contrariamente a quanto sostengono i ricorrenti, l'appropriazione unilaterale dei beni di una successione da parte di un coerede non termina la comunione ereditaria né può essere equiparata ad una divisione, e che l'azione di divisione è imprescrittibile (DTF 116 II 267 consid. 7). Inconferenti si rivelano pure i rinvii ad altre azioni previste dal diritto successorio: queste non solo non ostacolano l'azione di divisione, ma non avrebbero in concreto nemmeno potuto essere incoate. Infatti, finché sussiste la comunione ereditaria non vi è spazio per una petizione d'eredità fra coeredi (DTF 75 II 288 consid. 3; sentenza 5C.53/2006 del 12 aprile 2007 consid. 5.1) e i ricorrenti non spiegano - né è ravvisabile - in che modo la defunta avrebbe ecceduto nel suo potere di disposizione, presupposto indispensabile per l'inoltro di un'azione di riduzione (da ultimo TUOR/SCHNYDER/SCHMID/RUMO-JUNGO, Das Schweizerische Zivilgesetzbuch, 13a ed. 2009, § 68 n. 38).