Citation: 6B_971/2017 E. 4.5.4

4.5.4. Al dibattimento dinanzi alla Corte penale del TPF, il patrocinatore del ricorrente in sede di arringa ha fatto valere che il MPC non aveva chiarito se lo stupefacente depositato presso la lavanderia di C.________ corrispondesse a quello venduto, oggetto degli altri capi d'imputazione. Ha addotto che l'autorità inquirente aveva ammesso di avere semplicemente eseguito un "calcolo a ritroso", sicché avrebbe potuto conteggiare due volte la medesima quantità di stupefacente. Il giudizio impugnato non si esprime su questa contestazione, che alla luce dell'esposta giurisprudenza non appare priva di pertinenza. Risulta infatti che il quantitativo di cocaina (180 g), di cui al ricorrente è rimproverato il deposito nei mesi di marzo ed aprile del 2003, corrisponde a quello complessivamente alienato ad F.________ (100 g; cfr. consid. 2.1), a G.________ (50 g; cfr. consid. 3.1) e a H.________ (30 g; cfr. consid. 5.1). Il periodo in cui sono avvenute le alienazioni, dall'inizio del 2002 al novembre del 2004, si sovrappone parzialmente a quello del deposito dello stupefacente. La precedente istanza ha condannato il ricorrente per il traffico di 360 g di cocaina tagliata ed ha commisurato la pena di conseguenza. Tuttavia, nelle esposte circostanze, il diritto di essere sentito del ricorrente avrebbe imposto alla Corte penale del TPF di statuire sulla sua contestazione, esaminando se l'imputazione di avere depositato lo stupefacente presso la lavanderia di C.________ giusta l'art. 19 n. 1 cpv. 3 vLStup non fosse, almeno in parte, consumata dalle cessioni della sostanza addebitategli, oggetto di un giudizio di colpevolezza ai sensi dell'art. 19 n. 1 cpv. 4 vLStup. La censura è pertanto fondata e comporta l'annullamento della condanna per il capo d'imputazione n. 1.2.5.1.3. La causa è conseguentemente rinviata ai precedenti giudici, affinché statuiscano nuovamente su questa accusa e sull'eventuale ricommisurazione della pena.