Citation: 1C_24/2007 15.03.2007 E. 2

2.1 Nella decisione impugnata, esposti i numerosi trasferimenti della ricorrente presso i diversi uffici dell'Ammnistrazione cantonale, è stato stabilito che sulla base degli atti di causa, almeno all'inizio, il suo rapporto d'impiego è stato caratterizzato da notevoli turbolenze nei rapporti con i superiori e con i colleghi, rispettivamente da frequenti assenze di breve durata, riconducibili all'ambiente di lavoro. Secondo i giudici cantonali, i referti del medico cantonale evidenziano l'esistenza di un nesso tra il particolare carattere della ricorrente e le situazioni di conflitto che ne sono scaturite sul posto di lavoro da un lato e le assenze di breve durata dall'altro. In particolare, un atto di aperta insubordinazione, dalla quale la ricorrente non è receduta, è degenerato in una situazione di conflitto, che ha indotto l'autorità a trasferirla ad altre funzioni. Dopo oltre un anno e mezzo di assenza, pressoché ininterrotta, la ricorrente ha poi messo in atto uno sciopero della fame. Secondo l'accertamento della Corte cantonale, in quelle circostanze erano dati i presupposti per disdire il rapporto d'impiego con una dipendente riottosa, incapace di integrarsi nelle funzioni alternative, comunque adeguate alla sua preparazione professionale, offertele per porre rimedio a una situazione conflittuale creata dalla ricorrente con il suo comportamento indisciplinato. 2.2 La ricorrente, limitandosi a richiamare un rapporto redatto dal responsabile dell'ufficio del governo elettronico e ignorando completamente tutti gli altri a suo sfavore, si limita a sostenere d'aver svolto il proprio lavoro con molto impegno e serietà. Con questo accenno, ella si basa tuttavia su un accertamento dei fatti diverso da quello posto a fondamento del giudizio impugnato (art. 105 cpv. 1 e 2 LTF), senza minimamente censurare quello esposto nella criticata sentenza (art. 97 cpv. 1 LTF). In tale misura il ricorso è quindi manifestamente inammissibile. 2.3 La ricorrente sostiene poi che i diversi cambiamenti e trasferimenti farebbero parte di una non meglio precisata strategia di mobbing. Al riguardo ella si limita tuttavia a meri accenni teorici su questo fenomeno e a rilevare che da un'analisi, ch'ella tralascia tuttavia di esporrre, risulterebbe che l'ipotesi della messa in atto di questa strategia sarebbe attendibile. Ora, anche riguardo a questa censura la ricorrente non si confronta del tutto con i motivi posti a fondamento della criticata decisione, secondo la quale, anche sulla base dell'esame di un certificato medico, è stato accertato che non si poteva in nessun caso ravvisare una siffatta fattispecie. Su questo punto si può rimandare ai motivi della decisione impugnata (art. 109 cpv. 3 LTF). Neppure gli accenni di critica alla procedura dinanzi alla Commissione paritetica e alla pretesa deferibilità del contenzioso davanti alla Pretura, non adempiono manifestamente le citate esigenze di motivazione ed essendo inoltre nuovi (art. 99 LTF), sono inammissibili.