Citation: 1P.801/2006 15.10.2007 E. 3

3.1 Il Tribunale cantonale amministrativo ha infatti rilevato che la ricorrente si appellava invano all'intenzione del legislatore di volerle conferire il diritto di ricorrere. I giudici cantonali, osservato che i verbali del Gran Consiglio non erano ancora stati pubblicati, hanno infatti ritenuto, che se anche ci fosse stata una simile intenzione, essa non sarebbe stata tuttavia congruamente ancorata nella lettera dell'art. 46 cpv. 4 LCPN. La ricorrente non censura, con una motivazione conforme ai dettami dell'art. 90 OG, questa conclusione. La Corte cantonale ha aggiunto d'altra parte che il testo di questo capoverso, mutuato dalla legislazione federale, appare talmente chiaro da escludere la possibilità di far capo a metodi di interpretazione alternativi rispetto a quello letterale. 3.2 L'atto di ricorso si concentra sulla censura secondo cui la questione sollevata circa la volontà del legislatore al momento dell'approvazione della citata norma, avrebbe dovuto essere approfondita. Non accertando d'ufficio questo fatto, la Corte cantonale avrebbe leso l'art. 18 della legge ticinese di procedura per le cause amministrative, del 19 aprile 1966, il suo diritto di essere sentito (art. 29 cpv. 2 Cost.) e avrebbe interpretato in maniera arbitraria l'art. 46 cpv. 4 LCPN. 3.2.1 Per interpretare una norma di legge occorre riferirsi in primo luogo al suo tenore letterale. Secondo la giurisprudenza ci si discosta dal senso letterale di un testo chiaro, facendo capo all'interpretazione, solamente qualora delle ragioni obiettive inducano a ritenere ch'esso non restituisce il vero significato della disposizione in esame. Simili ragioni possono emergere dai lavori preparatori, dallo scopo e dal senso della disposizione legale, così come dalla sistematica della legge. Se il testo di una norma non appare completamente chiaro o si presta a diverse possibili interpretazioni, la sua portata viene dunque determinata tenendo conto dei lavori preparatori (interpretazione storica), del suo senso e scopo (interpretazione teleologica), nonché della sua relazione con altri disposti (interpretazione sistematica; DTF 133 III 257 consid. 2.4; 132 III 226 consid. 3.3.5 pag. 237 con rinvii). Il Tribunale federale non privilegia, di principio, un metodo di interpretazione in particolare; per accedere al vero senso di una norma preferisce piuttosto ispirarsi a un pluralismo interpretativo. Si fonda sulla mera comprensione letterale del testo unicamente se la soluzione così ottenuta non presenta ambiguità e appare materialmente corretta (DTF 132 III 532 consid. 3.2). 3.2.2 Una decisione è arbitraria quando violi manifestamente una norma o un principio giuridico chiaro e indiscusso, si trovi in contraddizione palese con la situazione effettiva, o contrasti in modo intollerabile con il sentimento di giustizia e di equità (DTF 133 I 149 consid. 3.1; 132 III 209 consid. 2.1). Il Tribunale federale, nell'ambito di un ricorso di diritto pubblico per arbitrio, esamina unicamente se l'applicazione del diritto cantonale da parte della precedente istanza sia oggettivamente sostenibile, ritenuto che il significato di una norma deve essere inteso anzitutto nella sua accezione letterale (DTF 126 II 71 consid. 6D; 124 II 265 consid. 3a) e che, come si è visto, da un testo chiaro ci si può scostare solamente quando travisi lo scopo o la portata della disposizione o non ne renda il vero senso, così da implicare effetti estranei agli intendimenti del legislatore, al concetto di giustizia o alla parità di trattamento (DTF 126 II 71 consid. 6D; 118 Ib 187 consid. 5a). L'arbitrio non può d'altra parte essere ravvisato nel semplice fatto che un'altra soluzione, diversa da quella adottata dall'autorità cantonale, sia immaginabile o addirittura preferibile; il Tribunale federale si scosta dalla soluzione scelta dall'ultima istanza cantonale soltanto se essa appaia manifestamente insostenibile. Infine, una decisione non va annullata quando sia arbitraria nella motivazione, ma solo se lo sia anche nel risultato (DTF 132 I 13 consid. 5.1). Ne discende che anche un'interpretazione scorretta o opinabile di un disposto di legge non rende forzatamente arbitraria la decisione che la sancisce: per essere definita tale, l'interpretazione errata deve esserlo in modo manifesto e riconoscibile a prima vista (sentenza 1P.804/2000 dell'11 aprile 2001 consid. 3b, apparsa in RDAT II-2001 n. 30). 3.3 Certo, occorre dare atto alla ricorrente, come risulta dai verbali del Gran Consiglio relativi alla seduta XXXII dell'11 dicembre 2001, che un deputato, nella trattazione dell'art. 46 LCPN, allo scopo di lanciare la discussione sul diritto di ricorso delle associazioni, aveva proposto un emendamento tendente a introdurre al capoverso 3 della citata norma esplicitamente la legittimazione dell'UCT. Un altro deputato aveva presentato a sua volta un emendamento teso all'introduzione di un nuovo capoverso 4 che, con un'aggiunta di cui si dirà in seguito, è stato poi adottato dal Parlamento. Il primo deputato aveva poi precisato di ritirare il suo emendamento "se", con la modifica apportata dal secondo, anche l'UCT "sarà legittimata a ricorrere". 3.3.1 Come rettamente rilevato dalla ricorrente, il secondo emendamento era tuttavia incentrato soprattutto sulla facoltà di ricorso della Federazione ticinese per l'acquicoltura e la pesca, che non aveva aderito alla società mantello svizzera soltanto per evitare il pagamento di un'ingente somma per farne parte. Il nuovo capoverso 4 intendeva quindi, in primo luogo, estendere la legittimazione a ricorrere alle associazioni di importanza cantonale. Lo stesso proponente rilevava che tra dette associazioni doveva rientrare anche l'UCT, la quale, non essendo riconosciuta dal Cantone tramite una legge, non potrebbe beneficiare della legittimazione a ricorrere. Il Direttore del Dipartimento del territorio si era dichiarato d'accordo sulla formulazione della seconda proposta. La relatrice commissionale aveva rilevato che il parere della Commissione non era univoco, mentre un altro deputato aveva esposto i motivi contrari all'accettazione della proposta. L'emendamento è poi stato accolto con 28 voti favorevoli, 19 contrari e 2 astensioni. 3.3.2 La ricorrente osserva nondimeno che la norma approvata dal Gran Consiglio non corrisponde a quella inserita nella legge, visto che il requisito secondo cui l'associazione dev'essere riconosciuta tramite una legge sarebbe stato riportato erroneamente nell'art. 46 cpv. 4 LCPN, il relativo proponente avendo stralciato dal proprio emendamento detta condizione. Aggiunge ch'essa è riconosciuta dall'art. 31 delle legge cantonale sull'agricoltura, del 3 dicembre 2002, che prevede la concessione di un contributo annuo all'UCT. Anche questo rilievo dimostra che il testo definitivo della norma in esame non riflette una chiara volontà di estendere il diritto di ricorso all'UCT, ricordato che comunque l'ulteriore condizione dello scopo statutario non è manifestamente adempiuta dall'UCT. Obiettivo dell'emendamento sarebbe stato quello di conferire la legittimazione a ricorrere a determinate associazioni di mera importanza cantonale. In Commissione infatti era stato paventato che la modifica in esame avrebbe potuto aprire le porte ad altre associazioni cantonali, meno serie e affidabili. Sotto questo profilo, il mantenimento della condizione dello scopo dell'associazione è significativo. Come si è visto, la ricorrente non si occupa per statuto della protezione della natura e del paesaggio: si può ricordare del resto che neppure l'Unione svizzera dei contadini è menzionata nell'elenco delle organizzazioni legittimate a ricorrere ai sensi della LPAmb o della LPN. Ne segue che, nel risultato, considerato il tenore dell'art. 46 cpv. 4 LCPN, la decisione impugnata non è addirittura insostenibile e quindi arbitraria. 3.3.3 Certo, la Corte cantonale, opportunamente, avrebbe potuto procurarsi, presso la Segreteria del Gran Consiglio, il verbale della citata seduta ed esprimersi compiutamente sulla portata della norma in esame. Il diritto di essere sentito, sancito esplicitamente dall'art. 29 cpv. 2 Cost., comprende infatti il diritto per l'interessato di consultare l'incarto, di offrire mezzi di prova su punti rilevanti e di esigerne l'assunzione, di partecipare alla loro assunzione e di potersi esprimere sulle relative risultanze, nella misura in cui essi possano influire sulla decisione (DTF 131 I 153 consid. 3; 126 I 15 consid. 2a/aa). Tale diritto non impedisce tuttavia all'autorità di procedere a un apprezzamento anticipato delle prove richieste, se è convinta che non potrebbero condurla a modificare la sua opinione (DTF 124 I 208 consid. 4a; 122 II 464 consid. 4a). Nell'ambito di questa valutazione all'autorità compete un vasto margine di apprezzamento e il Tribunale federale interviene soltanto in caso d'arbitrio (DTF 131 I 153 consid. 3; 124 I 208 consid. 4a). Nella fattispecie, ritenuto che il Tribunale cantonale amministrativo ha rettamente accertato l'assenza di una condizione per riconoscere alla ricorrente la legittimazione ricorsuale, esso poteva rinunciare all'assunzione di altri mezzi di prova sulla base di un loro apprezzamento anticipato.