Citation: 1P.547/2003 20.01.2004 E. 3

Il ricorrente rimprovera poi alla Corte cantonale di non avere tenuto conto, riguardo allo svolgimento dei fatti, di incongruenze manifeste dal profilo temporale e spaziale e di essere quindi incorsa in una valutazione arbitraria delle prove, disattendendo per finire il principio "in dubio pro reo". 3.1 In quanto il ricorrente si limita a ripresentare la propria versione dei fatti, senza confrontarsi con le argomentazioni contenute nel giudizio della Corte cantonale che già ha statuito - entro i limiti del suo potere d'esame - sugli accertamenti e sull'operato del primo giudice, il gravame è inammissibile. Solo la sentenza della CCRP, quale ultima istanza cantonale, costituisce infatti l'oggetto del presente litigio (art. 86 cpv. 1 OG) e il ricorrente vi si deve confrontare, spiegando come e perché nella stessa sia stata negata a torto una valutazione arbitraria delle prove da parte dell'istanza inferiore (DTF 125 I 492 consid. 1a/cc; sentenza 1P.105/2001 del 28 maggio 2001, consid. 4, parzialmente pubblicata in RDAT II-2001, n. 58, pag. 236). 3.2 Comunque, contrariamente alla tesi ricorsuale, i giudici cantonali non hanno fondato acriticamente la colpevolezza del ricorrente sulla sola versione della querelante, ma sulla base di una valutazione globale degli indizi disponibili, segnatamente sulle deposizioni, convergenti quanto a tempi e circostante del reato, di tre inquiline estranee ai fatti, che avvaloravano il contenuto della querela. Riguardo alla testimonianza di C.________, su cui il ricorrente insiste particolarmente anche in questa sede, non risultano contraddizioni o lacune manifeste, sicché, senza incorrere nell'arbitrio, la Corte cantonale poteva ritenerla attendibile, nonostante l'inesattezza, di importanza però tutto sommato relativa, sul colore delle scale. D'altra parte, per quanto concerne i tempi del reato, i giudici cantonali hanno tenuto conto del fatto che la comunicazione fax stesa dal fratello dell'accusato sarebbe stata inviata alle 11.58 da Lamone e non da Massagno, ma - a ragione - hanno negato l'arbitrio all'accertamento secondo cui i fatti incriminati si sarebbero svolti tra le 10.30 e le 10.45 sulla base degli altri elementi disponibili, segnatamente sulle dichiarazioni univoche delle testimoni. Né la CCRP ha violato il divieto dell'arbitrio considerando che il portinaio dello stabile aveva riferito alla teste C.________ che B.________ quella mattina era giunta lì proprio per incontrare il ricorrente. In effetti, pur avendo su questo punto la deposizione di detta teste chiaramente una portata minore rispetto alla testimonianza diretta del portinaio, non sono ravvisabili motivi per cui la Corte cantonale, nelle concrete circostanze e vista l'estraneità del custode alla vertenza, non potesse sostenibilmente attribuirle quantomeno valore di indizio (cfr. Hauser/ Schweri, op. cit., pag. 214, n. 11). D'altra parte, la Corte cantonale non ha negato l'arbitrio all'accertamento secondo cui B.________ aveva incontrato quella mattina unicamente il ricorrente soltanto sulla base di quanto riferito dal portinaio: in effetti ha anche rilevato che, secondo la dichiarazione della teste C.________, la persona insultata, giunta in fondo alle scale, aveva abbandonato immediatamente i luoghi e che questa aveva poi subito reagito querelando il giorno stesso il ricorrente. Né erano ravvisabili ragioni per ritenere che, se la querelante avesse avuto un diverbio con un altro inquilino prima di incontrare l'accusato, avrebbe dovuto attribuire a quest'ultimo gli insulti sentiti dalle testimoni. Nelle esposte circostanze, in considerazione della valutazione globale e non arbitraria degli indizi, la Corte cantonale poteva non avere insopprimibili dubbi sulla colpevolezza dell'accusato.