Citation: 6B_355/2008 15.01.2009 E. 2

2.1 Il ricorrente, rilevato di non essere stato patrocinato da alcun legale dinanzi alla CCRP, fa valere un'applicazione arbitraria del diritto procedurale cantonale, segnatamente dell'art. 49 CPP/TI, che ha il seguente tenore: "1 L'accusato può valersi in ogni stadio del procedimento dell'assistenza di un difensore. Tale facoltà deve essergli comunicata con la promozione dell'accusa. 2 L'accusato deve obbligatoriamente essere assistito da un difensore: a) se l'arresto si protrae oltre quattro giorni; b) durante la custodia per l'allestimento di una perizia psichiatrica; c) dopo l'emanazione dell'atto di accusa di cui all'art. 199 CPP; d) se al dibattimento per opposizione a decreto di accusa partecipa il Procuratore pubblico. 3 Se l'Autorità nel corso del procedimento costata che l'accusato a piede libero non è capace di difendersi con la necessaria chiarezza, può diffidarlo a munirsi entro breve termine di un difensore, riservata la designazione di un difensore d'ufficio. 4 La scelta del difensore non deve essere causa di ritardo nel processo. 5 ... " 2.2 Il ricorrente non sostiene, a ragione, che sarebbero adempiute le condizioni indicate all'art. 49 cpv. 2 CPP/TI. In effetti, come risulta dalla sentenza 11 aprile 2006 del giudice della Pretura penale, il PP aveva rinunciato a presenziare al dibattimento, postulando semplicemente la conferma del decreto d'accusa. È d'altra parte pacifico ch'egli avrebbe potuto farsi assistere da un avvocato di fiducia, come ha peraltro fatto nell'ambito della parallela causa civile, e che pertanto la questione del gratuito patrocinio non si pone (art. 29 cpv. 3 Cost.; sulla difesa necessaria vedi DTF 129 I 281 consid. 3 e 4). Il ricorrente invoca infatti unicamente il motivo previsto dall'art. 49 cpv. 3 CPP/TI. 2.3 Il ricorrente riprendendo alcuni stralci della decisione impugnata, nei quali la CCRP ha dichiarato inammissibili determinate conclusioni e motivazioni da lui addotte, ne deduce ch'essa avrebbe considerato ch'egli non fosse oggettivamente in grado di difendersi in modo adeguato, segnatamente nella presentazione del ricorso per cassazione. Al suo dire, la CCRP, invece di dichiarare il gravame inammissibile per ragioni formali, avrebbe dovuto diffidarlo a munirsi di un legale allo scopo di ripresentare il ricorso entro un nuovo termine. 2.4 L'assunto non regge. Dagli invocati passaggi, qui sotto elencati, non si evince alcunché a sostegno della tesi ricorsuale, la quale del resto nemmeno trova riscontro negli atti di causa. Certo, la CCRP ha rilevato che il ricorrente aveva prodotto una serie di documenti sprovvisti di stampiglia attestante la loro esibizione nel processo, segnatamente dinanzi alla Pretura penale, e ricordato che, secondo la costante giurisprudenza, davanti ad essa non sono ammissibili documenti né altri mezzi di prova nuovi. L'ultima istanza cantonale ha poi stabilito che, nella misura in cui il ricorrente si avvaleva di motivi di revisione di una sentenza di condanna secondo l'art. 299 CPP/TI, il gravame doveva essere dichiarato inammissibile, poiché una domanda di revisione non poteva essere frammista a un ricorso per cassazione: ciò a maggior ragione ritenuto che una siffatta domanda, in ogni modo da rivolgere contro una sentenza di condanna cresciuta in giudicato, può essere presentata in ogni tempo (art. 300 cpv. 1 CPP/TI). La CCRP ha inoltre ritenuto che il gravame si esauriva in puntualizzazioni non seguite da una sostanziata censura di arbitrio, visto che il ricorrente non spiegava perché le sue critiche sarebbero utili all'accoglimento del ricorso. I giudici cantonali hanno poi rilevato che con scritto del 19 dicembre 2005 il ricorrente, dando seguito all'ordinanza del presidente della Pretura penale di apertura e sulle prove del 14 novembre 2005, aveva certo accennato alla necessità di procedere a una perizia contabile o per lo meno all'esame dei conti bancari delle due società coinvolte nella procedura. Essi hanno tuttavia ritenuto che il giudice della Pretura penale, verosimilmente per una svista, nell'ordinanza sulle prove non aveva fatto alcun riferimento a tale richiesta. La CCRP ha ricordato che l'art. 288 lett. b CPP/TI ammette il ricorso per cassazione per vizi essenziali di procedura, purché il ricorrente abbia eccepito l'irregolarità non appena possibile: in concreto, accertato ch'egli non aveva sollevato, né lo pretende, il quesito della mancata decisione sulla pretesa richiesta di perizia durante il dibattimento, ha ritenuto ch'egli non poteva ovviare a tale passività nel quadro del ricorso per cassazione e che pertanto anche su questo punto il rimedio era irricevibile. La CCRP, con riferimento all'affidavit, ha rilevato che il ricorrente richiamava la propria risposta del 23 gennaio 2004, presentata dal suo patrocinatore di fiducia alla Seconda Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino, alla petizione promossa nei suoi confronti da una società interessata, nonché la relativa duplica. Essa ha accertato che nel motivare il gravame egli esponeva gli argomenti di risposta e di duplica come se stesse ancora rivolgendosi alla Seconda Camera civile, senza minimamente confrontarsi con le motivazioni che hanno spinto il giudice della Pretura penale a ritenere palesemente inveritiero il contenuto dell'affidavit. Il ricorrente indica poi una considerazione nella quale la CCRP ha rilevato ch'egli si limitava a riproporre la fotocopia del procedimento civile, sorvolando sulla decisione impugnata, come se si trovasse in presenza di un'autorità civile, e che fondava inoltre il suo gravame su documenti irritualmente prodotti per la prima volta in sede ricorsuale. Infine, il ricorrente sottolinea come la CCRP, esprimendosi su un'altra censura, ha ritenuto che le sue doglianze non andavano oltre la prospettazione del proprio punto di vista personale, basato su una ricostruzione personale degli eventi e su mere allegazioni di parte. Ora, come ancora si vedrà, il ricorrente neppure sostiene perché queste conclusioni sarebbero arbitrarie o lesive del diritto e non dimostra affatto perché queste considerazioni dimostrerebbero la sua incapacità a difendersi con chiarezza. 2.5 Certo, la CCRP ha ritenuto che il ricorso era stato presentato in modo improprio, ossia come un memoriale volto a perorare le ragioni esposte nell'ambito della causa civile, e che il rimedio era stato proposto in modo confuso. Contrariamente all'assunto ricorsuale, la Corte cantonale non ha tuttavia minimamente considerato che il ricorrente non fosse oggettivamente in grado di difendersi in modo adeguato, segnatamente nella preparazione del ricorso per cassazione (per un siffatto caso vedi DTF 132 I 1: incapacità manifesta di una parte di presentare una replica). 2.6 Il ricorso in esame è incentrato sull'assunto, infondato, che la CCRP avrebbe accertato l'incapacità del ricorrente a difendere i propri interessi. In effetti, la sola circostanza che la CCRP dichiari inammissibili numerose censure, o addirittura la loro totalità, in un ricorso per cassazione, non dimostra che il ricorrente, che avrebbe potuto avvalersi di un avvocato di fiducia, era incapace di difendersi personalmente con la necessaria chiarezza. È infatti notorio, ciò che il ricorrente parrebbe disconoscere, che non di rado, non foss'altro che per le severe esigenze di motivazione, anche ricorsi redatti da avvocati vengano dichiarati parzialmente o totalmente inammissibili per motivi formali identici o analoghi a quelli posti a fondamento dell'impugnato giudizio, come risulta da molte sentenze pubblicate sui siti internet sia del Tribunale di appello sia del Tribunale federale. La circostanza che un ricorso sia dichiarato, in parte o nella sua totalità, inammissibile per mancato rispetto di esigenze formali non significa infatti che l'insorgente non fosse capace di difendersi senza l'assistenza di un avvocato.