Citation: 1C_552/2022 E. 2.3

2.3. Al riguardo i ricorrenti si limitano a ribadire che la durata di almeno 20 anni lascerebbe intendere che per i primi 20 anni di esistenza dell'appartamento lo stesso dovrebbe essere sottoposto al vincolo litigioso, ma non oltre, osservando che in concreto ne sono trascorsi oltre 30. Adducono che qualora la norma comunale dovrebbe essere interpretata restrittivamente come l'ha interpretata la Corte cantonale, essa avrebbe dovuto essere specificata meglio. La tesi è priva di fondamento, visto che sia l'art. 69 cpv. 2 LE 1984/87 sia la licenza edilizia sono chiari, univoci e inequivocabili e non danno adito ad alcun dubbio interpretativo (sui criteri per interpretare una legge vedi DTF 149 IV 183 consid. 3.4; 149 III 242 consid. 5.1; 148 II 299 consid. 7.1). D'altra parte è evidente che soltanto la messa a disposizione effettiva e di fatto di determinati appartamenti a scopo primario può realizzare lo scopo legittimo perseguito dal legislatore con le norme in esame, ciò che non è (ancora) avvenuto in concreto. Anche l'assunto relativo all'asserita contraddittorietà della sentenza impugnata al riguardo non regge, visto che i ricorrenti interpretano in maniera errata il passaggio da loro invocato ("Daraus ergibt sich, dass auf der Stammparzelle xxx ab dem Zeitpunkt der Rechtskraft der Baubewilligung eine Erstwohnungsverpflichtung [...] gelastet hat bzw. noch immer lastet", pag. 15). Da questo passo della sentenza impugnata non si può infatti dedurre che, poiché il vincolo sussisteva fin dal rilascio della licenza edilizia, esso sarebbe automaticamente decaduto dopo 20 anni. Solo la messa a disposizione effettiva quale abitazione primaria di determinati appartamenti faceva e fa scattare l'inizio del periodo ventennale, come interpretato in maniera non arbitraria, ma conformemente alla ratio legis dalla Corte cantonale.