Citation: 1C_416/2014 E. 4.3

4.3. Secondo la ricorrente, il mancato vaglio nel merito da parte della Corte cantonale delle varianti pianificatorie approvate il 3 luglio 2012 dal Governo violerebbe l'art. 33 cpv. 3 lett. b LPT, secondo cui il diritto cantonale garantisce il riesame completo da parte di almeno una istanza. Dimentica però che queste varianti non sono state da lei impugnate dinanzi alla prima istanza cantonale. L'art. 33 LPT concretizza il diritto di essere sentito in ambito pianificatorio e impone unicamente che siano trattate nel merito le censure sollevate tempestivamente e nel rispetto delle esigenze formali (DTF 135 II 286 consid. 5.3). La ricorrente non dimostra che la regolamentazione cantonale sarebbe lesiva dei requisiti posti dal diritto federale. D'altra parte, l'art. 33 cpv. 1 LPT prevede, di massima, semplicemente la pubblicazione dei piani e non impone l'obbligo di informare personalmente i proprietari in caso di adozione o di revisione del piano (cfr. DTF 117 Ia 497 consid. 2a; sentenza 1A.168/1997 del 3 settembre 1998 consid. 4b, in: RDAT II-1999, pag. 232 segg.). A maggior ragione, ove si consideri che la ricorrente non censura d'arbitrio, in modo conforme alle già citate esigenze di motivazione, l'accertamento della Corte cantonale secondo cui le varianti pianificatorie non interessavano soltanto lei, ma un numero indeterminato di persone. In concreto, la pianificazione adottata dal legislativo comunale è stata pubblicata a norma del diritto cantonale, annunciando la pubblicazione all'albo comunale, nel Foglio ufficiale e nei quotidiani del Cantone (cfr. art. 34 LALPT). Sarebbe quindi spettato alla ricorrente adire contro la stessa il Consiglio di Stato, per poterle successivamente essere riconosciuta la legittimazione ricorsuale dinanzi al Tribunale cantonale amministrativo (cfr. art. 38 cpv. 4 lett. b LALPT).