Citation: 2C_392/2007 05.05.2008 E. 4

4.1 La Commissione cantonale di ricorso ha rimproverato alla ricorrente di avere fornito informazioni inesatte o incomplete su fatti rilevanti in occasione della domanda di revoca degli oneri originari presentata il 3 dicembre 2001. All'epoca l'istante aveva dichiarato d'impegnarsi "a continuare l'utilizzazione diretta e indiretta per scopi economico-commerciali, ad esclusione di scopi abitativi". In realtà, secondo l'autorità, non ne aveva la volontà sin dall'inizio o perlomeno non a corto e medio termine poiché l'immobile, sfitto nei piani alti, non era già più utilizzato interamente per fini commerciali. Le intenzioni dichiarate non si erano concretizzate neppure in seguito, dato che la domanda di costruzione non era stata presentata e che, di conseguenza, la proprietaria non aveva rispettato le scadenze fissate nelle due diffide del 7 marzo e del 28 aprile 2006. A parere dell'autorità le condizioni per l'esenzione dall'obbligo autorizzativo non erano quindi state mantenute, per cui il giudizio di prima istanza risultava conforme agli art. 25 cpv. 1 e cpv. 1bis nonché 23 LAFE, oltre che rispettoso del principio della proporzionalità. 4.2 Da parte sua la ricorrente nega che le sue informazioni fossero inesatte o incomplete. Afferma, d'un canto, che l'immobile non è mai stato utilizzato per l'abitazione, dall'altro che la ricerca d'inquilini per gli spazi rimasti liberi, attuata dalla fine del 2001 in poi, è rimasta infruttuosa a causa delle difficoltà congiunturali del mercato. Solo nel 2003, vista l'impossibilità di locare, avrebbe deciso di ristrutturare i locali per migliorare l'offerta. L'insorgente precisa di essersi attivata in questa direzione dopo la diffida del 7 marzo 2006, facendo intervenire il proprio architetto. Sottolinea di avergli affidato formalmente il mandato per la ristrutturazione il 4 ottobre 2006 e di aver presentato la domanda di costruzione, che allega al gravame, il 7 agosto 2007. Aggiunge che i lavori non sono potuti iniziare perché l'area pubblica che occorre utilizzare è occupata da un altro cantiere, per cui l'Autorità di I.a istanza esige una "prestazione impossibile". A mente della ricorrente ciò significa che le condizioni poste dall'art. 25 cpv. 1bis LAFE per l'accertamento successivo dell'obbligo dell'autorizzazione non sono adempiute e che l'art. 25 cpv. 1 LAFE non è applicabile, perché si riferisce al caso in cui l'autorizzazione di acquisto è stata rilasciata, non invece a quello di un acquirente che ha beneficiato di un non-assoggettamento. Essa contesta poi la proporzionalità della decisione impugnata, rispettivamente delle misure adottate nei suoi confronti dall'Autorità di I.a istanza. Infine, con scritto del 18 ottobre 2007 in cui si riallaccia alla domanda di costruzione, produce la licenza edilizia rilasciata dal Municipio di Lugano il 17 settembre 2007.