Citation: 5A_678/2016 E. 2.1

2.1. Dato che la sentenza impugnata è stata pronunciata prima dell'entrata in vigore della modifica del CC del 19 giugno 2015 riguardante il conguaglio della previdenza professionale in caso di divorzio, alla presente fattispecie il Tribunale federale applica la legge anteriore (art. 7d cpv. 3 Tit. fin. CC). Con gli art. 122-124 CC citati qui di seguito si intendono pertanto quelli in vigore sino al 31 dicembre 2016. Se un coniuge o ambedue i coniugi sono affiliati a un istituto di previdenza professionale e se non è sopraggiunto alcun caso d'assicurazione, ogni coniuge ha diritto alla metà della prestazione d'uscita dell'altro calcolata per la durata del matrimonio secondo le disposizioni della legge del 17 dicembre 1993 sul libero passaggio (art. 122 cpv. 1 CC). Un'indennità adeguata è dovuta allorché è già sopraggiunto un caso di previdenza per uno dei coniugi o per entrambi ovvero allorché le pretese in materia di previdenza professionale acquisite durante il matrimonio non possono essere divise per altri motivi (art. 124 cpv. 1 CC). In entrambi i casi va osservato l'art. 123 cpv. 2 CC (DTF 137 III 49 consid. 3.1), secondo cui il giudice può rifiutare in tutto o in parte la divisione ove appaia manifestamente iniqua da l profilo della liquidazione del regime dei beni oppure della situazione economica dei coniugi dopo il divorzio. Tale norma va applicata in modo restrittivo, per non svuotare di contenuto il principio della ripartizione a metà degli averi previdenziali (DTF 136 III 449 consid. 4.4.1 con rinvio). L'espressione "manifestamente iniqua" significa "totalmente scioccante, profondamente ingiusta e completamente insostenibile". Il fatto che il coniuge beneficiario della pretesa detenga un patrimonio considerevole e che abbia così un avvenire economicamente assicurato non giustifica in sé il rifiuto della divisione (DTF 136 III 455 consid. 4.2), poiché la compensazione delle lacune di previdenza è concepita come un'istituzione giuridica indipendente e non come una prestazione di bisogno (sentenza 5A_398/2015 del 24 novembre 2015 consid. 4.1). Solo una sproporzione manifesta tra le previdenze globali delle parti, e non un mero disequilibrio tra le loro situazioni economiche, permette di derogare al principio della divisione a metà (sentenza 5A_398/2015 del 24 novembre 2015 consid. 4.1, con rinvio a DTF 135 III 153 consid. 6.2.3). La determinazione del carattere manifestamente iniquo della divisione rientra nel potere di apprezzamento del giudice (art. 4 CC) ed il Tribunale federale esamina quindi questo tipo di decisioni con riserbo (DTF 136 III 449 consid. 4.4.1 con rinvii).