Citation: 6B_945/2018 E. 5.3

5.3. Con le suddette argomentazioni, la ricorrente si limita ad esporre una propria versione dei fatti, senza confrontarsi con gli accertamenti eseguiti dalla CARP, spiegando con una motivazione puntuale, conforme alle esigenze dell'art. 106 cpv. 2 LTF, per quali ragioni essi sarebbero chiaramente in contrasto con determinati atti o manifestamente insostenibili. La ricorrente sminuisce inoltre la portata dell'incendio scostandosi dai fatti accertati dalla Corte cantonale, senza tuttavia sostanziarli d'arbitrio. La precedente istanza ha accertato che, dopo il sinistro, la padella da cui era sprigionato l'incendio è stata messa in un sacco della spazzatura che a sua volta è stato riposto nella cantina del ristorante F.________. Ha quindi ritenuto inverosimile la tesi della ricorrente, secondo cui una contaminazione della padella con le sostanze infiammabili possa essere avvenuta incidentalmente durante le operazioni di pulizia. Limitandosi in questa sede ad addurre che l'inserimento della padella nel sacco potrebbe essere avvenuto dopo i lavori di pulizia eseguiti mediante prodotti potenzialmente infiammabili, la ricorrente si limita a prospettare un'ipotesi alternativa senza tuttavia sostanziare d'arbitrio la valutazione eseguita dai giudici cantonali. In modo sostenibile, la CARP ha valutato le tracce di sostanze infiammabili rilevate sulla pentola quale indizio di rilievo per ritenere che l'incendio era stato provocato con dolo, analogamente ai precedenti allagamenti, notificati indebitamente alle assicurazioni e parimenti messi in atto in concomitanza temporale con il peggioramento della situazione finanziaria degli imputati. Quanto all'ampiezza dell'incendio, la Corte cantonale ha accertato che il cameriere H.________, sceso al ristorante per iniziare il suo turno di lavoro, appena ha aperto la porta dell'esercizio pubblico ha notato un fumo acre. Egli ha quindi chiuso immediatamente la porta e chiamato i pompieri, che sono intervenuti con una squadra dotata di apparecchi di protezione per la respirazione. Questi accertamenti non sono censurati d'arbitrio e sono quindi vincolanti per il Tribunale federale (cfr. art. 105 cpv. 1 LTF). In modo sostenibile, la CARP ha pertanto rilevato che la combustione aveva sprigionato un fumo di intensità tale per cui soltanto mediante una maschera antigas era possibile entrare nel ristorante e allontanare la pentola portandola all'esterno. La ricorrente tenta di sminuire la gravità dell'incendio, adducendo che vi sarebbe stata soltanto una propagazione di fumo, senza fuoco né combustione importante e che l'intervento dei pompieri sarebbe stato superfluo, trattandosi di una situazione governabile dal cameriere. La tesi, di natura appellatoria, è infondata. Come visto, l'incendio ha provocato un fumo intenso, tale da rendere necessario l'intervento dei pompieri, che hanno utilizzato maschere antigas. Esso ha quindi raggiunto proporzioni tali da non potere più essere spento da D.A.________, che l'aveva provocato e che aveva nel frattempo lasciato i luoghi. Il fatto che la combustione non abbia comportato forti fiamme non è al riguardo decisivo, essendo per contro di rilievo che l'incendio ha comunque provocato un fumo intenso e non era più domabile dall'autore (cfr. DTF 105 IV 127 consid. 1b pag. 130; TRECHSEL/CONINX, Schweizerisches Strafgesetzbuch, Praxiskommentar, 3aed., 2018, n. 2 all'art. 221). La Corte cantonale ha poi ritenuto adempiuto il presupposto del pericolo per l'incolumità pubblica ai sensi dell'art. 221 cpv. 1 CP, considerato che il cameriere iniziava il suo turno di lavoro al ristorante in quel momento e rischiava di rimanere intossicato. La ricorrente contesta questa conclusione, asserendo che il fumo proveniente da una padella non comporterebbe un rischio reale di intossicazione. Con questa argomentazione, la ricorrente tenta di minimizzare l'ampiezza dell'incendio, scostandosi nuovamente dai fatti accertati dalla CARP e vincolanti per il Tribunale federale (cfr. art. 105 cpv. 1 LTF). È in effetti stato accertato che il fumo era intenso ed ha raggiunto il cameriere, che si apprestava ad iniziare il lavoro nel ristorante. A ragione la precedente istanza ha quindi riconosciuto un rischio per la sua salute, quand'anche relativamente indeterminato e verosimilmente non grave. Che la sua vita e la sua integrità non siano state messe in pericolo in modo concreto non è al riguardo determinante, giacché la ricorrente non è stata riconosciuta colpevole del reato, più grave, di incendio intenzionale qualificato ai sensi dell'art. 221 cpv. 2 CP (cfr., sulla portata di questa disposizione, DTF 123 IV 128 consid. 2a pag. 130). Già si è detto che, contrariamente all'opinione della ricorrente, la Corte cantonale non ha nemmeno dedotto la sua colpevolezza semplicemente dal legame matrimoniale con il coimputato. La sentenza impugnata considera infatti una serie di circostanze, valutate complessivamente. La ricorrente disattende in particolare ch'ella è proprietaria degli immobili oggetto delle coperture assicurative, che svolgeva l'attività di esercente insieme al coimputato ed ha agito sistematicamente in correità con lui allo scopo di ottenere indebiti profitti dalle compagnie assicurative (cfr. consid. 4.2). Ritenuto che il coautore non deve necessariamente partecipare all'atto di esecuzione dell'incendio, non è rilevante sotto il profilo della correità che la padella sia stata concretamente lasciata sul fuoco (solo) dal marito (DTF 85 IV 130 consid. 3 pag. 133 seg.).