Citation: 1A.84/2003 19.09.2003 E. 3

3.1 A prescindere dall'inammissibilità per difetto di legittimazione, il ricorso sarebbe comunque manifestamente infondato. L'UFG ha ritenuto che i fatti esposti nella rogatoria tedesca e in quella italiana, che adempiono in entrambi i casi i requisiti della truffa in materia fiscale, rivelano implicazioni riconducibili al medesimo disegno criminoso, attuato sia in Germania che in Italia. Il ricorrente non contesta questa tesi. Egli si limita ad addurre che, conformemente alle indicazioni contenute nell'introduzione del verbale, sarebbe stato interrogato poiché, sulla base della richiesta tedesca, avrebbe contatti regolari con l'indagato G.________ e poiché sussisterebbero fondati sospetti riguardo alla sua conoscenza delle attività dell'organizzazione a delinquere. Queste affermazioni non sarebbero tuttavia sorrette da un'espressa menzione delle prove di tali sospetti. 3.2 Contrariamente all'implicito assunto ricorsuale, l'esposto dei fatti della rogatoria germanica non è lacunoso e soddisfa le esigenze formali degli art. 14 CEAG e 28 AIMP, come già stabilito dal Tribunale federale (cause 1A.258/1999 e 1A.40/2001). Queste norme non implicano per la Parte richiedente l'obbligo di provare la commissione del reato, ma solo quello di esporre in modo sufficiente le circostanze sulle quali fonda i propri sospetti, per permettere alla Parte richiesta di distinguere la domanda da un'inammissibile ricerca indiscriminata di prove (cfr. DTF 129 II 97 consid. 3.1, 118 Ib 547 consid. 3a, 122 II 367 consid. 2c; cfr., sulla nozione di "fondato sospetto" dell'art. 1 n. 2 del Trattato tra la Confederazione svizzera e gli Stati Uniti d'America sull'assistenza giudiziaria in materia penale, concluso il 25 maggio 1973 [RS 0.351.933.6], che non va confusa con quella di "prova" del reato, DTF 118 Ib 111 consid. 5b pag. 122). L'Autorità estera non deve inoltre produrre i mezzi di prova sui quali fonda la richiesta, essendo sufficiente che ne renda verosimile, come in concreto, l'esistenza (Zimmermann, op. cit., n. 165 pag. 123 e n. 412 in fine). Trattandosi di una questione relativa alla valutazione delle prove, spetterà alle Autorità estere risolverla (DTF 121 II 241 consid. 2b pag. 244, 118 Ib 547 consid. 3a in fine pag. 552). 3.3 A torto il ricorrente sostiene che il verbale litigioso non avrebbe alcuna utilità per il procedimento penale estero. È infatti manifesto che, trattandosi di dichiarazioni concernenti un indagato e società coinvolte in traffici illeciti, si è in presenza di una relazione diretta e oggettiva tra la procedura straniera e il contenuto del verbale. Del resto, incentrando, in pratica, il gravame sulla sua asserita qualità di persona non implicata nel procedimento estero (cfr. l'abrogato art. 10 AIMP concernente la sfera segreta di persone non implicate nel procedimento penale estero), il ricorrente misconosce che neppure l'eventuale qualità di persona, fisica o giuridica, non implicata nell'inchiesta all'estero, non consente a priori di opporsi alle misure di assistenza. Basta infatti che sussista, come nella fattispecie, una relazione diretta e oggettiva tra la persona o la società e il reato per il quale si indaga, e ciò senza che siano necessarie un'implicazione del testimone nelle operazioni criminose e ancor meno una colpevolezza soggettiva ai sensi del diritto penale (DTF 120 Ib 251 consid. 5a e b, 118 Ib 547 consid. 3a in fine; Zimmermann, op. cit., n. 227). 3.4 Contrariamente all'assunto ricorsuale, l'utilità e la rilevanza potenziale delle dichiarazioni litigiose per il procedimento estero non possono manifestamente essere escluse (DTF 122 II 367 consid. 2c, 121 II 241 consid. 3a e b). La consegna di tali informazioni è infatti giustificata e idonea a far progredire le indagini: la sua utilità potenziale è chiaramente data (DTF 126 II 258 consid. 9c), visto ch'esse permetteranno all'Autorità richiedente di confermare o confutare i suoi sospetti o, se del caso, di seguire altre piste d'indagini.