Citation: 1P.510/2002 01.07.2003 E. 1.1

Il Tribunale federale esamina d'ufficio e con piena cognizione l'ammissibilità dei ricorsi che gli vengono sottoposti, senza essere vincolato, in tale ambito, dagli argomenti delle parti o dalle loro conclusioni (DTF 129 II 225 consid. 1). 1.2 Il ricorso è interposto contro una decisione cantonale di ultima istanza e i ricorrenti, lamentando che il Consiglio comunale e il Tribunale amministrativo non hanno esaminato nel merito la loro opposizione, lo fondano su un preteso eccesso di formalismo e un diniego formale di giustizia, garanzie desumibili dall'art. 29 cpv. 1 Cost., norma da loro non richiamata. Il gravame è, in principio, ammissibile secondo gli art. 84 cpv. 1 lett. a, 87 OG e 34 cpv. 3 LPT (cfr. DTF 118 Ib 26 consid. 4). 1.3 L'istante e la Commissione di ricorso contestano la legittimazione dei ricorrenti secondo l'art. 88 OG. Il principio del divieto dell'arbitrio, anche dopo l'entrata in vigore dell'art. 9 Cost., non conferisce di per sé la legittimazione a introdurre un ricorso di diritto pubblico contro una decisione che lo violerebbe (DTF 126 I 81). I ricorrenti sono nondimeno legittimati a far valere una lesione dei loro diritti di parte, sempreché l'inosservanza equivalga a un diniego di giustizia formale, come essi pretendono, adducendo che l'opposizione non sarebbe stata esaminata a torto (DTF 126 I 81 consid. 7b pag. 94). Di massima, nell'ambito di un ricorso di diritto pubblico, la vista, così come l'insolazione, e l'interesse finanziario a mantenere integralmente il valore di mercato di un immobile, sono suscettibili di configurare meri vantaggi di fatto, ma non di fondare diritti soggettivi a beneficio dei proprietari e quindi la loro legittimazione (DTF 116 Ia 433 consid. 2, 106 Ia 333 consid. 1b; causa 1P.274/1997, sentenza del 18 luglio 1997, consid. 2b/bb, apparsa in RDAT I-1998 n. 45 pag. 174). Queste ultime censure non sono tuttavia oggetto del presente litigio. 1.4 I ricorrenti rimproverano in realtà al Tribunale amministrativo un eccesso di formalismo e un diniego di giustizia, per essersi rifiutato sia di esaminare nel merito l'opposizione, sia di assegnare un termine per completarla. Il Tribunale federale esamina dal ristretto profilo dell'arbitrio l'interpretazione e l'applicazione del diritto cantonale nonché l'accertamento dei fatti e la valutazione delle prove (DTF 118 Ia 28 consid. 1b); vaglia con piena cognizione se le garanzie procedurali minime desumibili direttamente dall'art. 29 cpv. 1 Cost. sono state rispettate (DTF 127 I 31 consid. 2a/bb, 126 I 15 consid. 2a). 1.5 Commette un eccesso di formalismo, costitutivo di un diniego formale di giustizia, l'autorità che applica una regola di procedura con rigidità esagerata, ponendo esigenze eccessive, non giustificate da alcun interesse degno di protezione, così da darle un fine in sé, complicando in maniera inammissibile la realizzazione del diritto materiale o ostacolando in modo inammissibile l'accesso ai tribunali. L'eccesso di formalismo vietato dall'art. 29 cpv. 1 Cost. può risiedere sia nella regola di comportamento imposta dal diritto cantonale all'interessato, sia nella sanzione che vi è collegata (DTF 127 I 31 consid. 2a/bb, 125 I 166 consid. 3, 121 I 177 consid. 2b/aa e rinvii; Jörg Paul Müller, Grundrechte in der Schweiz, 3a ed., Berna 1999, pag. 500 segg.). Tuttavia, non ogni applicazione rigorosa e severa di norme cantonali o comunali costituisce un formalismo eccessivo, ma soltanto una esagerata rigidità, che non abbia un'intrinseca giustificazione e sfoci nell'impedimento della realizzazione del diritto materiale (Karl Spühler, Die Praxis der staatsrechtlichen Beschwerde, Berna 1994, pag. 129 n. 408 seg.). Il divieto del formalismo eccessivo, in quanto sanzioni un comportamento riprovevole dell'autorità nei rapporti con gli amministrati, persegue gli stessi scopi del principio della buona fede, disciplinato dall'art. 9 Cost.; il Tribunale federale esamina liberamente questa censura (DTF 121 I 177 consid. 2b/aa).