Citation: 2C_400/2024 E. 3.1

3.1. Esposto il quadro legale determinante (cfr. sentenza cantonale consid. 2) e richiamati gli atti, il Tribunale cantonale amministrativo è giunto alla conclusione che la revoca litigiosa del permesso di dimora UE/AELS andava confermata. Siccome le società per le quali l'insorgente aveva lavorato non avevano una propria effettività lavorativa - la documentazione fornita in sede ricorsuale al riguardo non essendo sufficiente per sovvertire questa constatazione - egli non poteva infatti prevalersi della qualità di lavoratore ai sensi degli artt. 4 ALC e 6 Allegato I ALC. Riguardo poi al fatto che l'insorgente sarebbe diventato inabile al lavoro in seguito ad un infortunio, la Corte cantonale ha osservato che ciò era nella fattispecie ininfluente. L'insorgente infatti - in violazione del proprio dovere di collaborazione (art. 90 della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri e la loro integrazione, LStrI; RS 142.20) e benché avvisato che in caso di inadempimento la vertenza sarebbe stata evasa sulla base degli atti in possesso della Corte - non aveva fornito, sebbene fosse stato più volte invitato a farlo, alcuna informazione in proposito. In particolare non aveva indicato se l'infortunio era di carattere professionale o meno, se, in caso affermativo, aveva avuto luogo prima o dopo il fallimento dell'ultima società presso la quale lavorava e, infine, nulla aveva detto sulla prevedibile durata dell'incapacità lavorativa e sul numero di indennità giornaliere SUVA a cui aveva diritto. Produrre un conteggio mensile delle citate indennità e dire che la relativa documentazione medica era "a disposizione" non era infatti sufficiente (sentenza impugnata consid. 4.2 e 4.3 pag. 24 seg.). Il Tribunale cantonale amministrativo ha concluso osservando che il provvedimento contestato rispettava inoltre il principio della proporzionalità (sentenza impugnata consid. 5.1 pag. 16).