Citation: U 319/02 02.09.2003 E. 3

A ben vedere, le conclusioni cui sono pervenuti i primi giudici possono essere condivise. 3.1 Contrariamente a quanto sembra volere dedurre l'ente ricorrente, il dott. B.________, dopo avere riconosciuto la propria inidoneità a statuire su una questione di chirurgia orale, esulante dalla propria sfera di competenze, non si è propriamente espresso sul quesito di fondo concernente l'esistenza o meno, secondo il grado di verosimiglianza preponderante, del necessario nesso di causalità naturale. 3.1.1 Il perito ha semplicemente posto le premesse dalle quali fare dipendere l'esito del giudizio, osservando in particolare che se le radiotrasparenze periapicali, rilevate dall'ente ricorrente, dovessero effettivamente essere riconducibili a un decorso patologico (granuloma o ciste), il nesso di causalità naturale sarebbe semplicemente possibile poiché il dente già destinato all'estrazione avrebbe potuto facilitare la mobilità di tipo 2 lamentata in seguito all'infortunio. 3.1.2 Ora, anche volendo prendere per buona questa ipotesi - che, delle due che sono state prospettate dall'esperto incaricato, appare quella maggiormente favorevole per l'assicuratore infortuni - e volendo ammettere che, in presenza di un decorso patologico - peraltro non desumibile con certezza dall'ultima radiografia del 1999 (cfr. consid. 2.2) -, effettivamente la situazione preesistente del dente avrebbe potuto facilitarne la mobilità, ciò non permette ancora di concludere, come richiesto dalla giurisprudenza (cfr. consid. 1.2), che il danno sarebbe soltanto ed esclusivamente riconducibile a fattori extrainfortunistici, l'osservazione peritale potendo tutt'al più essere interpretata nel senso che la situazione preesistente avrebbe (solamente) contribuito all'insorgenza di tale danno, il quale, visti i tempi e le modalità in cui si è manifestato, deve per il resto essere ricollegato, perlomeno parzialmente, all'evento infortunistico in esame. 3.2 Il giudizio dei primi giudici trova quindi conferma anche in altre risultanze di causa. Da esse si evince in particolare che, mentre dal 1998 - anno in cui era stata applicata una corona definitiva - al 2000 i controlli regolarmente effettuati avevano posto in evidenza una certa stabilità del dente interessato - questo, secondo quanto riferito dall'assicurata al giudice delegato cantonale, "ballava" pochissimo la mattina -, gli stessi hanno successivamente registrato un peggioramento della situazione a seguito dell'infortunio del 7 aprile 2000 (cfr. verbale di udienza 18 settembre 2002 pag. 2: "Dopo il secondo incidente "balla" di più".). 3.3 Posto quanto sopra, si può pertanto effettivamente concludere che, secondo il grado di verosimiglianza preponderante, l'evento assicurato del 7 aprile 2000 e il danno riscontrato all'incisivo n. 12 di C.________ si trovano in una relazione di causalità naturale perlomeno parziale, l'infortunio avendo perlomeno aggravato la situazione preesistente del dente interessato. Per contro, non si può affermare, come sostiene l'INSAI, che la precedente istanza avrebbe reso il proprio giudizio prevalendosi semplicemente dell'inapplicabile enunciato "post hoc, ergo propter hoc" (cfr. DTF 119 V 341 in fine nonché consid. 5b non pubblicato in RAMI 2000 no. U 359 pag. 29), liberando così l'assicurata dalle conseguenze della - pretesa - carenza di prove (RAMI 2000 no. U 391 pag. 307 consid. 2b, 1994 no. U 206 pag. 326). In tali condizioni, il giudizio cantonale merita di essere confermato, mentre il ricorso di diritto amministrativo dev'essere respinto. Per questi motivi, il Tribunale federale delle assicurazioni pronuncia: