Citation: 2C_713/2016 E. 5.3

5.3. Rilevato che la legge stabilisce segnatamente la cerchia dei contribuenti (art. 35b e 35c LTPub), le esenzioni (art. 35d LTPub) e i criteri per determinare l'ammontare della tassa e il suo calcolo (art. 35e e 35f LTPub) e che, quindi, il principio della legalità di cui all'art. 127 cpv. 1 Cost. è perfettamente rispettato, il Consiglio di Stato puntualizza in primo luogo che, contrariamente alle asserzioni della ricorrente, la legge non lascia intendere che verrebbero tassati anche i parcheggi sfitti, risultando chiaramente dall'art. 35e cpv. 5 LTPub che la tassa è dovuta per i posteggi in effettivo esercizio. Con riferimento alle nozioni di "connessione spaziale" e "connessione funzionale" (art. 35b cpv. 2 e 35c LTPub) esso osserva che le stesse, correttamente precisate all'art. 5 RTColl, mirano ad evitare che impianti unitari (connessione spaziale) o distinti, ma chiaramente destinati al servizio di una medesima costruzione (connessione funzionale), possano evitare l'imposizione per il solo fatto di essere posti su fondi diversi o di essere intestati a proprietari differenti. Aggiunge poi che la molteplicità e la complessità delle fattispecie da regolare impediscono inevitabilmente di adottare una norma assolutamente precisa. Premesse queste considerazioni, ne discende che la chiarificazione delle nozioni in esame di cui all'art. 5 RTColl, che corrisponde peraltro a quanto figurante nel Messaggio del 4 novembre 2015 pag. 29, è sufficientemente precisa e non eccede manifestamente il margine di apprezzamento di cui beneficia il Consiglio di Stato nell'elaborazione del regolamento di applicazione. La censura, infondata, va respinta. In quanto poi la ricorrente afferma che l'art. 5 RTColl viola il principio della separazione dei poteri, la censura non meglio sostanziata, disattende le esigenze di motivazione poste dall'art. 42 cpv. 2 LTF in relazione con l'art. 106 cpv. 2 LTF ed è pertanto inammissibile. Il Consiglio di Stato precisa poi che, contrariamente a quanto addotto dalla ricorrente, non vanno assoggettati i beneficiari di diritti di superficie, mentre sono i diritti di superficie per se stanti e permanenti intavolati a registro fondiario come fondi ad essere inclusi nella nozione di fondi figurante nella legge (art. 35b cpv. 2 LTPub), gli altri diritti di superficie essendo esplicitamente esclusi. Ora, considerate la natura e la portata dei diritti di superficie per se stanti e permanenti intavolati a registro fondiario come fondi (al riguardo vedasi DTF 141 II 326 consid. 6.1 pag. 332 seg.) ne discende che il fatto di equipararli a dei fondi e, di riflesso, di assoggettarne i beneficiari come i proprietari di fondi non elargisce la cerchia dei contribuenti di cui all'art. 35b cpv. 2 LTPub. Anche su questo punto il ricorso, infondato, va respinto. Per quanto riguarda poi la locuzione di "utenti che si spostano in modo sistematico", il Consiglio di Stato osserva che si tratta di una definizione tecnica usuale nel campo della mobilità, che indica peraltro praticamente i pendolari (lavoratori) e gli studenti. Considerate queste spiegazioni anche su questo punto la legge non disattende le esigenze di chiarezza e di precisione esatte dalla prassi; anche al riguardo il gravame, infondato, dev'essere respinto. Infine, per quanto concerne i posteggi esentati, va osservato che contrariamente all'assunto della ricorrente la norma di delegazione (art. 35d LTPub in relazione con gli art. 4 e 6 RTColl) è sufficientemente precisa, essendosi limitato il Consiglio di Stato a dettagliare la legge senza estenderne o restringerne il contenuto. Come risulta infatti dalle osservazioni formulate dal Consiglio di Stato in una vertenze parallela (sentenza 2C_751/2016 decisa in data odierna, consid. 5.2), tutte queste categorie di posteggi sono esentate perché il loro apporto alla situazione di saturazione nei punti sensibili della rete viaria nelle ore di punta appare marginale rispettivamente perché svolgono una funzione strategica per la gestione della mobilità o perché sono direttamente al servizio di forme di mobilità volte alla riduzione del traffico veicolare. Vi è quindi coerenza ed unità nelle tipologie esentate e la norma di delegazione risulta sufficientemente precisa. Anche su questo punto il ricorso, infondato, va respinto.