Citation: 1P.118/2005 29.11.2005 E. 2

2.1 Secondo l'art. 90 cpv. 1 OG l'atto di ricorso, oltre alla designazione della decisione impugnata, deve contenere le conclusioni del ricorrente (lett. a), come pure l'esposizione dei fatti essenziali e quella concisa dei diritti costituzionali o delle norme giuridiche che si pretendono violati, precisando in che consista la violazione (lett. b). Nell'ambito di un ricorso di diritto pubblico il Tribunale federale non applica d'ufficio il diritto, ma statuisce unicamente sulle censure sollevate e solo se sono sufficientemente motivate: il ricorso deve quindi contenere un'esauriente motivazione giuridica dalla quale si possa dedurre se, perché ed eventualmente in quale misura la decisione impugnata leda il ricorrente nei suoi diritti costituzionali (DTF 130 I 258 consid. 1.3; 129 I 113 consid. 2.1; 127 I 38 consid. 3c pag. 43; 125 I 71 consid. 1c, 492 consid. 1b). 2.2 I ricorrenti accennano a una pretesa violazione del divieto dell'arbitrio, del principio della buona fede, della garanzia della proprietà e della libertà economica, oltre a un diniego di giustizia. Essi non spiegano tuttavia, con una motivazione conforme all'art. 90 cpv. 1 lett. b OG e alla giurisprudenza, in quale misura e per quali ragioni il TPT avrebbe violato gli invocati diritti costituzionali. Limitandosi in sostanza a contrapporre alle argomentazioni contenute nel giudizio impugnato una loro diversa opinione, i ricorrenti sollevano censure che rivestono un carattere essenzialmente appellatorio e che sono quindi inammissibili. Ciò a maggior ragione se si considera che il Tribunale federale esamina unicamente sotto il ristretto profilo dell'arbitrio l'accertamento dei fatti e la valutazione delle prove e che, non essendo un'autorità superiore di pianificazione, si impone un certo riserbo nella valutazione di situazioni locali, meglio conosciute dall'autorità cantonale, astenendosi altresì dall'interferire in questioni di spiccato apprezzamento quali sono in genere l'istituzione delle zone di utilizzazione (DTF 129 I 337 consid. 4.1 e rinvii; cfr. inoltre, sulla nozione di arbitrio, DTF 129 I 8 consid. 2.1; 128 I 273 consid. 2.1 e rinvii). Ora, con il ricorso non è dimostrato per quali ragioni la delimitazione della zona interessata sarebbe in concreto non soltanto discutibile, ma addirittura lesiva degli esposti principi. 2.3 I ricorrenti insistono sulla precedente procedura edilizia e in particolare sulle sentenze 23 settembre 1997 del Tribunale cantonale amministrativo e 7 maggio 1999 del Tribunale federale (nelle cause 1A.274/1997 e 1P.610/1997, parzialmente pubblicata in: RDAT II-1999, n. 58, pag. 198 segg.), sostenendo che la causa in esame ne costituirebbe il prosieguo. In realtà, il precedente procedimento riguardava l'eventuale rilascio dell'autorizzazione a formare il deposito di inerti sul fondo litigioso e, in quell'ambito, sia l'ultima istanza cantonale sia il Tribunale federale hanno ritenuto che un simile impianto, per la sua ubicazione, per le sue dimensioni e caratteristiche, non poteva essere autorizzato in applicazione dell'art. 24 LPT, ma presupponeva l'adozione di una pianificazione particolare (cfr. sentenza 1A.274/1997 citata, consid. 3-5). Dalla precedente procedura edilizia risulta in sostanza unicamente che, affinché un simile impianto potesse di massima sorgere in quelle specifiche circostanze, esso avrebbe innanzitutto dovuto essere pianificato. Ciò non significa tuttavia che di principio l'autorità non potesse, nell'ambito di una revisione generale del piano regolatore comunale, adottare altre soluzioni pianificatorie, fondate su criteri pianificatori oggettivi e generali, tenendo conto delle caratteristiche del comparto interessato nel suo complesso (DTF 114 Ia 245 consid. 5b, pag. 251). Premesso che, nell'ambito di una revisione del piano regolatore, la garanzia della proprietà non conferisce di principio al proprietario interessato il diritto di mantenere il suo fondo in una determinata zona edificabile o addirittura di inserirlo per la prima volta nella stessa (DTF 119 Ia 362 consid. 5a e rinvii), insistendo soprattutto sul loro interesse a continuare l'utilizzazione del fondo quale discarica, i ricorrenti non dimostrano, con una motivazione conforme all'art. 90 cpv. 1 let. b OG e alla giurisprudenza, in che misura l'assetto pianificatorio concretamente adottato violerebbe gli invocati diritti costituzionali.