Citation: 1A.160/2006 31.05.2007 E. 4

4.1 La ricorrente lamenta la violazione del divieto dell'arbitrio, siccome la Corte cantonale, eseguendo una ponderazione degli interessi carente e lesiva del principio di proporzionalità, avrebbe preso in considerazione l'intero comprensorio comunale, invece di tenere conto unicamente delle specificità della frazione di Arcegno, che è discosta dal nucleo di Losone, avrebbe esaurito le sue possibilità edificatorie e sarebbe particolarmente attrattiva per la sua posizione rialzata rispetto al resto del territorio comunale. Secondo la ricorrente, i giudici cantonali avrebbero conseguentemente disatteso la garanzia della proprietà e l'autonomia comunale. 4.2 La mancata attribuzione di parte del fondo part. n. 1773 alla zona edificabile comporta per la ricorrente una restrizione della garanzia della proprietà (art. 26 Cost.), che è compatibile con la Costituzione soltanto se si fonda su una base legale sufficiente, se è giustificata da un interesse pubblico preponderante e se è conforme al principio della proporzionalità (art. 36 cpv. 1 a 3 Cost.; DTF 129 I 337 consid. 4.1, 126 I 219 consid. 2 e rinvii). Il Tribunale federale esamina di massima liberamente tali requisiti, ma si impone comunque un certo riserbo, non essendo un'autorità superiore di pianificazione, in presenza di situazioni locali meglio conosciute e valutate dall'autorità cantonale; esso si astiene inoltre dall'interferire in quesiti di spiccato apprezzamento, quali sono in genere l'istituzione o la delimitazione delle zone edificabili. L'accertamento dei fatti e la valutazione delle prove vengono comunque esaminati unicamente sotto il ristretto profilo dell'arbitrio (DTF 129 I 337 consid. 4.1 e rinvii). 4.3 La Corte cantonale ha accertato che il fondo part. n. 1773 presenta una superficie estesa, di complessivi 91'373 m2, prevalentemente boschiva e prativa. Esso è ubicato immediatamente sopra la zona edificabile residenziale, che attornia il nucleo di Arcegno, in direzione del bosco e della montagna. La superficie, di circa 4'200 m2, oggetto del contestato azzonamento forma un'area prativa pressoché rettangolare, che confina con il comparto edificabile sul lato nord e su una parte di quello est e per il resto con l'area boschiva. Questi accertamenti non risultano manifestamente insostenibili, essendo anzi del tutto conformi agli atti e avvalorati dalle fotografie scattate in occasione del sopralluogo. A ragione il TPT ha pertanto ritenuto che la superficie litigiosa non rientrava nel territorio già edificato in larga misura ai sensi dell'art. 15 lett. a LPT, ma assumeva le caratteristiche dell'area verde circostante, integrandovisi pienamente. La nozione di terreni già edificati in larga misura è infatti intesa in modo restrittivo dalla giurisprudenza e comprende essenzialmente il territorio edificato ristretto, oltre eventualmente a singole particelle inedificate al suo interno, direttamente confinanti con la zona edificata, in genere già urbanizzate e di superficie relativamente ridotta (DTF 132 II 218 consid. 4.1-4.2, 122 II 326 consid. 6a-c/aa, 455 consid. 6a). La ricorrente ribadisce al proposito la circostanza che l'area in esame confina parzialmente, su due lati, con la zona residenziale estensiva, alla quale apparterrebbe naturalmente. Ciò non è tuttavia decisivo, poiché sugli ampi fronti orientati verso ovest e sud la proprietà della ricorrente si apre su un vasto territorio inedificato, caratterizzato soprattutto da bosco. Non si può dunque ragionevolmente sostenere che l'appezzamento in discussione costituisca uno spazio vuoto all'interno di un comparto edificato (cfr. DTF 132 II 218 consid. 4), determinante non essendo al proposito l'asserita urbanizzazione del fondo, del resto quantomeno dubbia sotto il profilo dell'accesso sufficiente, visto che occorrerebbe realizzare un collegamento stradale per raggiungere la soprastante via Bedruscio e che la proprietà della ricorrente non beneficia di servitù di passo a carico dei fondi vicini. 4.4 Con riferimento all'art. 15 lett. b LPT, ossia alle prevedibili necessità insediative nei prossimi quindici anni, la ricorrente non critica direttamente e puntualmente le deduzioni della Corte cantonale sulla contenibilità del piano regolatore. Secondo la precedente istanza, sulla base del rapporto di pianificazione, le zone edificabili del Comune sono infatti già dimensionate in modo più che sufficiente, permettendo di accogliere circa 14'300 unità insediative a fronte di una situazione di partenza di 10'449 unità insediative, corrispondente a un aumento del 37 %, pari al triplo di quello registrato negli ultimi 10-15 anni. La ricorrente sostiene piuttosto che, invece di una valutazione riferita all'insieme del comprensorio comunale, occorreva principalmente tenere conto delle esigenze specifiche della frazione di Arcegno, ove, nonostante la forte domanda, sarebbero ancora disponibili solo pochi terreni edificabili. Richiamando la sentenza pubblicata in DTF 107 Ib 334 segg. (in particolare il consid. 3b, pag. 337), ritiene inoltre che la questione della contenibilità dovrebbe essere relativizzata in considerazione delle modeste dimensioni della superficie di cui chiede l'azzonamento. Premesso che, secondo la giurisprudenza recente, le dimensioni di un fondo non sono di per sé determinanti, in quanto anche particelle di modeste proporzioni contribuiscono ad ampliare o a ridurre un comparto edificabile (DTF 116 Ia 236 seg.; sentenza 1A.25/2001 del 26 settembre 2001, consid. 4b), il caso citato dalla ricorrente diverge dalla fattispecie in esame e il riferimento non risulta quindi essere pertinente. Si trattava in quel caso di un declassamento di fondi precedentemente edificabili al fine di ridurre una zona edificabile troppo estesa. Il Tribunale federale aveva tra l'altro rilevato che il mantenimento dell'edificabilità di quel fondo, per il quale erano già stati preavvisati favorevolmente determinati progetti edilizi, non metteva in discussione l'obiettivo perseguito della riduzione della zona edificabile; un eventuale declassamento sarebbe inoltre stato lesivo del principio della parità di trattamento (cfr. DTF 107 Ib 334 consid. 4). D'altro canto, la necessità di terreni edificabili nei prossimi quindici anni deve essere determinata con riferimento al complesso della zona edificabile, nel suo insieme e tenendo conto dei diversi tipi di azzonamento. È quindi senz'altro corretto che la Corte cantonale abbia esaminato la questione prendendo in considerazione l'intero comprensorio comunale e non solo la frazione di Arcegno, il Tribunale federale avendo peraltro già avuto modo di precisare che può anche essere determinante una valutazione a livello regionale (cfr. DTF 118 Ia 151 consid. 4d, 116 Ia 339 consid. 3b/aa; Alexandre Flückiger, in: Kommentar zum Bundesgesetz über die Raumplanung, Zurigo 1999, n. 84 seg. all'art. 15). 4.5 Alla luce di quanto esposto, il rifiuto di assegnare una parte del fondo alla zona edificabile si avvera fondato su una corretta applicazione delle norme pianificatorie, risponde ad un sufficiente interesse pubblico, prevalente su quello della ricorrente all'edificazione, e rispetta inoltre il principio di proporzionalità. Le criticate limitazioni dell'uso della proprietà sono infatti idonee a raggiungere lo scopo desiderato e non eccedono i limiti dell'indispensabile (DTF 129 I 337 consid. 4.2, 128 II 340 consid. 4). Per quanto concerne l'interesse privato della ricorrente, va in effetti ricordato che il mero vantaggio finanziario ch'essa potrebbe trarre da uno sfruttamento più redditizio del fondo non è decisivo (cfr. DTF 104 Ia 120 consid. 3, 103 Ia 250 consid. 2c), la criticata soluzione tenendo rettamente conto della già estesa area edificabile di cui dispone il Comune e dell'interesse generale a impedire la formazione di zone edificabili troppo vaste. 4.6 D'altra parte, visto che l'esistenza di zone edificabili sovradimensionate non è solo inopportuna, ma anche illegale (DTF 117 Ia 302 consid. 4b, 116 Ia 221 consid. 3b pag. 231), e considerato che l'azzonamento sollecitato dalla ricorrente non adempie i requisiti dell'art. 15 LPT, la Corte cantonale non ha semplicemente sostituito il proprio apprezzamento a quello del Comune, ma ha a ragione considerato l'attribuzione litigiosa contraria al diritto. Essa non ha quindi violato l'autonomia comunale.