Citation: 2A.594/2006 09.11.2007 E. 5

Entrambe le istanze inferiori hanno per contro ritenuto, perlomeno per il periodo successivo alla costituzione dell'associazione, che i diritti di gioco costituiscano dei contributi statutari ai sensi degli art. 14 n. 11 OIVA, rispettivamente 18 n. 13 LIVA. Le relative prestazioni fornite dall'associazione sarebbero quindi escluse dall'imposta, con conseguente riduzione della deduzione dell'imposta precedente. 5.1 Per stabilire il regime fiscale applicabile ai contributi versati dai membri di un'associazione, è decisivo determinare se gli stessi vengono impiegati in modo conforme allo scopo sociale e se le prestazioni correlate vanno a vantaggio di tutti i membri. In tal caso si è infatti in presenza di "veri" contributi. Se invece in cambio di un contributo particolare il singolo membro riceve una prestazione concreta e speciale a suo specifico favore, i contributi sono detti "impropri" (sentenza 2A.334/2003 del 30 aprile 2004, in: RDAF 2005 II pag. 165, consid. 2.2; sentenza 2A.191/2006 del 9 ottobre 2006, consid. 2.2). Secondo la giurisprudenza, l'esclusione dall'imposta ai sensi dell'art. 14 n. 11 OIVA e 18 n. 13 LIVA è limitata ai veri contributi dei membri, mentre in caso di remunerazione specifica non inclusa nei contributi statutari per l'ottenimento di una prestazione concreta si è di fronte ad un'operazione imponibile (sentenza 2A.233/1997 del 25 agosto 2000, in: ASA 71 pag. 157, consid. 10b; cfr. tuttavia anche: sentenza 2A.334/2003 del 30 aprile 2004, in: RDAF 2005 II pag. 165, consid. 4; sentenza CRC 1999-143 del 6 aprile 2000, in: GAAC 64.11, consid. 3e; Alois Camenzind/Niklaus Honauer/Klaus A. Vallender, Handbuch zum Mehrwertsteuergesetz, 2a ed., Berna/Stoccarda/Vienna 2003, n. 759). Il motivo d'esonero previsto dagli art. 14 n. 11 OIVA e 18 n. 13 LIVA presuppone poi l'adempimento di diverse condizioni cumulative, riguardanti a) il carattere non lucrativo dell'istituzione che fornisce le prestazioni, b) il versamento di un contributo stabilito dagli statuti, c) la natura della controprestazione e d) la cerchia dei beneficiari delle prestazioni (sentenza 2A.334/2003 del 30 aprile 2004, in: RDAF 2005 II pag. 165, consid. 4.1; sentenza 2A.191/2006 del 9 ottobre 2006, consid. 2.3; Nicolas Buchel, in: Kompetenzzentrum MWST der Treuhand-Kammer [a cura di], mwst.com, Kommentar zum Bundesgesetz über die Mehrwertsteuer, Basilea/Ginevra/Monaco 2000, n. 4 segg. ad art. 18 n. 13). 5.2 In applicazione di questi principi, la prassi dell'AFC esclude dall'imposta i contributi dei membri (ad esempio: juniori, attivi, seniori, veterani, scolari, soci passivi) di istituzioni senza fini di lucro stabiliti in conformità degli statuti o dall'assemblea generale competente. Nelle sue pubblicazioni, l'autorità indicata precisa altresì che le tasse d'iscrizione o d'ammissione stabilite in conformità degli statuti che devono essere pagate per poter essere accolti in un'associazione o in un club (p. es. club di tennis, di curling, di golf) vengono equiparate ai contributi dei membri e sono pertanto escluse dall'imposta. Non sono inoltre considerate operazioni imponibili nemmeno i doni, i sussidi e i contributi di sostenitori privati o istituzionali, se il donatore non riceve alcuna prestazione in contropartita (opuscolo informativo n. 23 concernente lo sport [n. 610.540-23] del settembre 2000, n. 15.1 e 15.3; opuscolo informativo concernente lo sport [n. 610.507-28] del settembre 1995, n. 5.1 e 5.3]). 5.3 I controversi diritti di gioco, definiti dagli statuti stessi come tasse di ammissione, rientrano tipicamente tra le operazioni escluse dall'imposta secondo la prassi dell'AFC, che, come visto, fa tra l'altro riferimento proprio anche alle tasse di ammissione ad un club golfistico. Tali diritti costituiscono inoltre dei veri contributi associativi. Al di là del contenuto vantaggio accordato a titolo di incentivo ai primi aderenti, sono infatti di importo identico per tutti i soci attivi e passivi e vengono utilizzati in modo conforme allo scopo sociale, ovvero per finanziare la realizzazione e la gestione dell'infrastruttura sportiva, a favore di tutti i soci e non di singoli membri (cfr. sentenza 2A.334/2003 del 30 aprile 2004, in: RDAF 2005 II pag. 165, consid. 2.2; Camenzind/Honauer/ Vallender, op. cit., n. 348). Quanto alle condizioni poste dagli art. 14 n. 11 OIVA e 18 n. 13 LIVA, è pacifico che il ricorrente sia un'associazione senza scopo lucrativo e che persegua obiettivi di natura ideale, consentendo e promuovendo la pratica dello sport del golf (art. 2 degli statuti). Le prestazioni societarie sono inoltre di per sé riservate ai soci dell'associazione, cioè, salvo le eccezioni di principio transitorie per i soci juniori e temporanei, a coloro che hanno pagato i diritti di gioco e possono quindi beneficiare, previo pagamento della tassa annuale, del campo da gioco, rispettivamente, per i soci passivi, perlomeno delle installazioni connesse. Il campo è certo aperto anche ai giocatori di passaggio, non soci. A costoro viene tuttavia rilasciata una tessera giornaliera, settimanale o mensile (cfr. art. 9 degli statuti) che costituisce una controprestazione specifica per l'utilizzazione di un impianto sportivo ed è quindi imponibile (cfr. i già citati opuscoli informativi concernenti lo sport del settembre 2000, n. 15.1 e 17.2.2, nonché del settembre 1995, n. 5.1). Per quanto riguarda il requisito della fissazione statutaria dei contributi, l'art. 8 degli statuti del ricorrente, così come l'art. 9 per le tasse annue, non stabilisce invero l'ammontare concreto dei diritti di gioco né indica eventuali principi o criteri di determinazione, ma demanda tale compito alla Direzione (cfr. 2A.334/2003 del 30 aprile 2004, in: RDAF 2005 II pag. 165, consid. 4.2; sentenza 2A.191/2006 del 9 ottobre 2006, consid. 3). I contributi sono quindi fissati negli statuti solo per quanto concerne il principio del prelievo e le loro caratteristiche essenziali, ovvero la cedibilità, il diritto di prelazione del club, la non trasmissibilità per successione, il diritto di recupero per gli eredi (art. 8) e la restituzione in caso di esclusione dal club, ma non in caso di radiazione (art. 12) o di dimissioni (art. 13). Tuttavia, al di là del fatto che la delega di competenza è del tutto legale sotto il profilo del diritto privato ed è assai usuale nell'ambito delle associazioni (cfr. Buchel, op. cit., n. 8-10 ad art. 18 n. 13), si deve considerare che nel caso concreto la mancata indicazione dell'importo dei diritti di gioco negli statuti rappresenta un'omissione puramente formale. In effetti, al momento della costituzione dell'associazione, l'ammontare dei contributi era di fatto già stabilito in maniera vincolante, in quanto la sottoscrizione era cominciata già in precedenza e l'associazione non poteva che riprendere le condizioni finanziarie adottate dal Patriziato. La tassa di ammissione era perciò oggettivamente determinabile a priori (cfr. 2A.334/2003 del 30 aprile 2004, in: RDAF 2005 II pag. 165, consid. 4.2). 5.4 Ne segue che per il periodo fiscale successivo alla costituzione dell'associazione le prestazioni fornite in cambio dei diritti di gioco vanno effettivamente ritenute escluse dall'imposta ai sensi degli art. 14 n. 11 OIVA e 18 n. 13 LIVA e non danno diritto alla deduzione dell'imposta precedente.