Citation: H 316/03 02.05.2005 E. 4

Nel merito, si tratta di esaminare se il ricorrente sia da considerare responsabile giusta l'art. 52 LAVS (nella versione applicabile in con-creto, in vigore fino al 31 dicembre 2002) per il danno occorso alla Cassa in seguito al mancato pagamento dei contributi sociali. 4.1 Nei considerandi del querelato giudizio, cui si rinvia, la Corte cantonale ha già correttamente rilevato come il datore di lavoro sia tenuto al pagamento regolare dei contributi sociali e come, in caso di mancato pagamento dei medesimi per intenzionalità o per grave negligenza, possano essere chiamati a rispondere del danno, a titolo sussidiario, gli organi della società anonima, precisando quali siano le norme legali e i principi di giurisprudenza applicabili in concreto. Il Tribunale federale delle assicurazioni può limitarsi a ribadire che ai sensi della giurisprudenza si deve ammettere negligenza grave del datore di lavoro quando questi abbia trascurato di fare quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevole posta nella stessa situazione. La misura della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di lavoro della stessa categoria di quella cui appartiene l'interessato (DTF 112 V 159 consid. 4 e sentenze ivi citate). Occorre però esaminare se speciali circostanze legittimassero il datore di lavoro a non versare i contributi o potessero scusarlo dal procedervi (DTF 108 V 186 consid. 1b e 193 consid. 2b; cfr. pure DTF 121 V 244 consid. 4). L'obbligo del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi sostiene e prova motivi di giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b). 4.2 Gli argomenti addotti non giovano all'insorgente, essendo essi ben lungi dal costituire motivo di giustificazione o di discolpa nel senso della giurisprudenza. Asserire infatti di essere entrato nel consiglio di amministrazione per permettere alla P.________ SA di beneficiare del suo diploma federale di impresario costruttore e assicurare quindi la continuità di un'azienda che garantiva 70 posti di lavoro è irrilevante dal profilo dell'art. 52 LAVS. Né è di rilievo che l'interessato sostenga di essersi occupato unicamente di questioni tecniche, ad esclusione di ogni responsabilità per questioni amministrative e contabili, tant'è vero ch'egli avrebbe fatto sottoscrivere a C.________, presidente del consiglio di amministrazione, e a E.________, per gli azionisti, la dichiarazione 10 ottobre 1995 in cui lo si esonerava da qualsiasi responsabilità giuridica, finanziaria ed amministrativa, in particolare per l'eventuale mancato pagamento degli oneri sociali. Insignificante è pure la circostanza che la suddivisione di competenze della società sia stata portata a conoscenza di terzi, anche dello Stato (Ufficio lavori sussidiati e appalti), come pure il fatto che l'unico incarico dell'insorgente, quale tecnico edile senza alcuna formazione in materia di amministrazione e contabilità, sia stato quello di gestire la conduzione tecnica della ditta. Avendo infatti accettato a partire dal 19 settembre 1995 il mandato di membro del consiglio di amministrazione nonché la funzione di direttore della fallita, egli si è assunto anche i relativi obblighi, tra i quali vi era pure quello di controllare che coloro ai quali era stato delegato il compito amministrativo-contabile della società dessero ordine di versare o versassero regolarmente i contributi paritetici alla Cassa, peraltro già prelevati dai salari dei dipendenti in conformità dell'art. 51 LAVS. Il ricorrente ha dimostrato di non avere corretta nozione dell'azione di responsabilità ex art. 52 LAVS, atteso che in sostanza si limita a sviluppare argomentazioni speciose, del tutto ininfluenti in questa sede, misconoscendo la natura dell'istituto in esame e i doveri che incombono ad un membro del consiglio di amministrazione di una società anonima nell'ambito del prelievo e del versamento dei contributi sociali. I conclamati atti liberatori dedotti dalla dichiarazione 10 ottobre 1995 hanno in tutta evidenza solo effetti interni tra le parti e non anche nei confronti dell'amministrazione, ritenuto altresì che, come già prospettato al consid. 3.3, l'insorgente non è riuscito a provare che la Cassa l'abbia liberato dalle responsabilità secondo l'art. 52 LAVS. 4.3 L'insorgente non può incentrare la tesi difensiva, in sostanza, richiamandosi alla sola dichiarazione 10 ottobre 1995 firmata da C.________ e E.________, nel senso che nel consiglio di amministrazione era stata attuata una suddivisione delle competenze secondo cui egli era esonerato da ogni responsabilità nei confronti di un eventuale mancato pagamento dei contributi sociali. A nulla giova poi appellarsi al fatto che lo Stato del Cantone Ticino, per il tramite dell'Ufficio lavori sussidiati e appalti, dovesse essere a conoscenza di questa restrizione delle responsabilità dell'interessato in seno alla P.________ SA. La delega giusta l'art. 754 cpv. 2 CO, alla quale si richiama il ricorrente, prevede che chi in modo lecito delega a un altro organo l'adempimento di un'attribuzione è responsabile del danno da questo cagionato, in quanto non provi di aver adoperato tutta la diligenza richiesta dalle circostanze nello sceglierlo, nell'istruirlo e nel vigilarlo. Occorre altresì considerare, come giustamente indicato da G._________, l'art. 716a cpv. 1 CO che specifica le attribuzioni inalienabili e irrevocabili del consiglio di amministrazione. Tra questi obblighi vi è l'alta vigilanza sulle persone incaricate della gestione, in particolare per quanto concerne l'osservanza della legge, dello statuto, dei regolamenti e delle istruzioni (v. cifra 5 della norma). Ciò significa che la persona esonerata ha comunque sempre l'obbligo di mantenere un controllo sull'attività della ditta per non incorrere nelle responsabilità immanenti alla funzione di organo formale di una società anonima (Hans Caspar von der Crone/Antonio Carbonara/Larissa Marolda Martinez, Corporate Governance und Führungsorganisation in der Aktiengesellschaft, in: SJZ 100/2004, pag. 405 segg.). Detto altrimenti, è vero che si possono delegare funzioni. Le deleghe di competenza incidono però sulle dinamiche gestionali, modificandone i rapporti interni tra i membri del consiglio di amministrazione. Ne consegue che al membro delegante compete sempre il compito della corretta e idonea vigilanza sul delegato, sotto pena di incorrere in gravose responsabilità d'ordine patrimoniale nei confronti dei terzi, tanto più quando si sa o si dovrebbe sapere che la propria funzione prevede oneri inalienabili dal profilo istituzionale. 4.4 Dalla documentazione agli atti si evince che l'insorgente ha rassegnato una prima volta le dimissioni il 24 febbraio 1997 a far tempo dal 24 aprile successivo perché, a suo dire, ebbe sentore di problemi di liquidità, avendo constatato dei ritardi nel versamento degli stipendi. Le dimissioni vennero però concordemente sospese per permettere alla società di trovare un tecnico in grado di sostituirlo. È solo il 20 agosto 1997, ben sei mesi dopo, che l'interessato riconferma la sua intenzione di dimissionare per il 31 ottobre 1997. Orbene, il "modus operandi" del ricorrente - peraltro già incorso in una simile esperienza nel 1993 e attivo professionalmente, dal 1995, anche quale vicepresidente, con firma individuale, di un'altra società - è stato carente dal profilo della corretta tutela dei suoi interessi. Infatti, permettendo nell'aprile 1997 la cancellazione del suo diritto di firma alla Banca X.________, benché avesse prolungato la sua presenza nel consiglio di amministrazione, si è in sostanza lasciato precludere, pur avendo obblighi societari ben precisi, la possibilità di controllare con maggior facilità l'operato degli altri membri del consiglio. Occorre inoltre rilevare che il ricorrente, nonostante avesse captato segnali premonitori di mancanza di liquidità, ha continuato ad operare senza curarsi delle possibili conseguenze, verosimilmente ritenendo che la questione non lo concernesse avuto riguardo alla nota dichiarazione liberatoria. Avesse per contro avuto corretta nozione dei suoi doveri quale organo formale di una società anonima, si sarebbe per certo dovuto attivare già dal febbraio 1997, quando aveva presagito difficoltà di carattere finanziario per la società, senza attendere fino ad agosto 1997 per intervenire e senza concedere un'ulteriore proroga delle sue dimissioni fino al 31 ottobre 1997. Avesse esperito le necessarie verifiche che incombono a un membro del consiglio di amministrazione, G._________ si sarebbe di certo sollecitamente reso conto che a partire dall'inizio 1997 venivano effettuati bonifici verso la Germania. Era pertanto suo dovere quale organo accertare l'entità e il motivo di tali versamenti in ordine alla capacità finanziaria della società. La circostanza che questi trasferimenti siano avvenuti all'insaputa dell'interessato confermano come egli abbia disatteso il suo dovere di controllo costante anche in presenza di una delega di competenze - del resto valida solo all'interno della società e non anche verso i terzi - permettendo a C.________, ma in particolare a E.________, che non era nemmeno organo formale della società, essendo divenuto membro della fallita solo l'11 novembre 1997, ma con diritto di firma a due sul conto presso la Banca X.________, di agire indisturbati impegnando la società. L'inattività dell'insorgente denota una grave mancanza del dovere di diligenza necessario alla corretta gestione degli affari sociali, ritenuto che non basta, al riguardo, la prudenza che si è soliti osservare nei propri affari ("diligentia quam in suis"; DTF 112 V 3 consid. 2b; cfr. anche DTF 122 III 198 consid. 3a). In sostanza, le inadempienze gestionali dell'interessato, che ha omesso di compiere quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevole nell'ambito delle incombenze oggettive riconducibili alla funzione di organo di una società anonima, atteso che l'ignoranza della legge non costituisce esimente (DTF 124 V 220 consid. 2b/aa con riferimenti) - tanto più che l'interessato già aveva vissuto un'esperienza simile -, determinano la responsabilità giusta l'art. 52 LAVS.