Citation: 1A.201/2001 14.03.2002 E. 2

Le ricorrenti non contestano più davanti al Tribunale federale l'adempimento del presupposto della doppia punibilità; fanno valere piuttosto una violazione degli art. 28 e 63 AIMP, che ravvisano nelle carenze formali della domanda e nel mancato rispetto del principio della proporzionalità. Le contestate lacune precluderebbero loro ogni possibilità di difesa, e non permetterebbero di controllare l'ossequio del divieto di una ricerca indiscriminata di prove ("fishing expedition") e quindi anche del principio della proporzionalità: a questo proposito la Corte cantonale avrebbe abusato del suo potere di apprezzamento, disattendendo l'art. 80i cpv. 1 lett. a AIMP. 2.1 La CRP ha rilevato che il procedimento penale italiano si riferisce a reati di truffa e di appropriazione indebita per circa 27 miliardi di lire italiane, commessi dagli indagati nell'ambito di operazioni finanziarie in materia di compravendita di derivati, tra l'altro presso la società I.________ di Roma. Queste operazioni sarebbero avvenute ai danni di banche e società finanziarie, ove gli indagati erano attivi e ove venivano addebitate di transazioni finanziarie in perdita, quelle producenti utili essendo imputate, per contro, alla ricorrente, B.________ di Londra, di cui l'indagato L.________ era vicepresidente. I guadagni sarebbero quindi stati accreditati su un conto aperto da questa società presso la sede di Londra della I.________; in seguito, sarebbero stati trasferiti su relazioni estere, in particolare sul conto n. xxx della ricorrente presso il banco G.________, per poi essere ripartiti fra i correi mediante numerosi e continui trasferimenti a favore dei prevenuti. Risulta dalla domanda e dai suoi allegati che i reati sarebbero stati commessi dal marzo al settembre 1999, l'Autorità richiedente avendo pure indicato le società e le banche danneggiate, il ruolo degli indagati all'interno delle società coinvolte e spiegato il modo e i luoghi in cui furono commessi: e cioè, in particolare, a Roma, Londra e Lugano. L'esposto dei fatti, tenuto conto della natura dei reati, non disattende le esigenze poste dagli art. 14 cpv. 1 CEAG, 28 AIMP e 10 OAIMP. In effetti, esse vanno interpretate secondo la scopo perseguito dalle norme, che è di consentire allo Stato richiesto di determinarsi sulla ricorrenza dei presupposti per concedere la postulata assistenza, requisiti soddisfatti nella fattispecie. 2.2 Le ricorrenti rilevano che i flussi finanziari determinanti secondo l'Autorità richiedente sarebbero illustrati in un rapporto del Comando Nucleo Speciale Polizia Valutaria della Guardia di Finanza di Roma del 21 dicembre 2000, allegato al complemento del 15 gennaio 2001, ove si afferma che "il riscontro e l'analisi degli elementi, siano essi di natura dichiarativa o documentale, hanno, comunque, consentito di pervenire alla esatta quantificazione degli importi complessivi confluiti sui predetti conti esteri, nel periodo compreso dal 29.03.1991 [recte: 1999] al 15.09.1999, riferibili alle condotte illecite poste in essere dagli operatori finanziari infedeli"; questi importi sono indicati in una tabella comparativa concernente gli accrediti e gli addebiti sul conto della B.________ presso il banco G.________. Le ricorrenti sottolineano che, secondo questa tabella, e come rilevato dalla Guardia di Finanza, i proventi complessivi transitati sul conto della B.________ nel citato periodo sarebbero di circa 27,5 miliardi di lire italiane, corrispondenti all'importo indicato dall'Autorità richiedente quale provento dei sospettati reati. Esse ne deducono che, per quanto concerne la Svizzera, la fattispecie oggetto della rogatoria sarebbe limitata ai citati movimenti (accrediti) avvenuti sul conto della B.________ presso il banco G.________. Le ricorrenti chiedono quindi che non vengano trasmessi i documenti relativi a qualsiasi movimento bancario sul conto n. xxx avvenuto prima del 29 marzo 1999 e a qualsiasi movimento bancario in accredito e in addebito da quel conto, tranne quelli indicati nella menzionata tabella: l'Autorità italiana avendo individuato precisamente, secondo le ricorrenti, tutti gli accrediti concernenti le operazioni illecite, altri movimenti sarebbero manifestamente inutili per l'inchiesta. Postulano inoltre che non siano trasmessi i nomi figuranti sui formulari A, che non concernerebbero persone indagate. L'assunto è manifestamente infondato. Ritenuto che, come rilevato anche dalle ricorrenti, i flussi finanziari oggetto dell'inchiesta italiana entravano sul conto della B.________ e venivano successivamente accreditati su quello della C.________, l'utilità potenziale per l'Autorità estera della documentazione di questi conti è evidente. La prima relazione bancaria è indicata dall'Autorità rogante, che ha espressamente chiesto di trasmetterle la documentazione integrale: sulla seconda, come sulla prima, sarebbe confluito il provento dei reati. Come ritenuto dalla CRP, l'indagato L.________, vicepresidente della B.________, aveva firma individuale su entrambi i conti. Per di più, contrariamente all'assunto ricorsuale, dai formulari A prodotti dalla banca e come da essa rilevato il 24 gennaio 2001 nella lettera di trasmissione al PP, gli aventi diritto economico della società di Tortola sono quattro indagati nel procedimento penale oggetto della rogatoria. Inoltre, nel complemento del 15 gennaio 2001 l'Autorità richiedente rileva che l'attività investigativa ha permesso di acquisire ulteriori elementi, che hanno imposto di proseguire le indagini; essa precisa poi che i guadagni illeciti, di circa 27 miliardi di lire italiane, sarebbero stati via via ripartiti tra tutti i correi sulla base di numerosi e continui trasferimenti di liquidità disposti in favore di altri conti correnti esteri, appositamente aperti, e ancora sconosciuti, per cui il quadro dei rapporti finanziari intercorsi tra gli associati si presenterebbe di particolare complessità. L'Autorità estera sottolinea inoltre che, per ricostruire l'esatta dinamica dei flussi finanziari intercorsi tra gli associati, identificare eventuali altri correi ancora ignoti ed evitare la dispersione dei proventi illeciti, è indispensabile estendere l'oggetto della rogatoria all'identificazione delle relazioni facenti capo agli indagati, di sequestrarne la documentazione e di bloccarne gli averi. Limitandosi ad addurre che all'Autorità estera interesserebbero soltanto i movimenti sul conto della B.________ indicati nella citata tabella, le ricorrenti disattendono l'appena citata richiesta formulata dall'Italia. Ritenuto che l'indagato L.________ è il beneficiario economico di una relazione bancaria e il titolare del diritto di firma di entrambi i conti, è palese che la relativa documentazione possa interessare le Autorità inquirenti. È del resto evidente che lo scopo della rogatoria non consiste soltanto nell'ottenere una mera conferma sui flussi finanziari indicati nella citata tabella, già a conoscenza degli inquirenti esteri. 2.3 A torto le ricorrenti affermano che le Autorità cantonali, non limitando la trasmissione dei documenti relativi alle movimentazioni indicate nella citata tabella, avrebbero agito "ultra petita" e abusato del loro potere di apprezzamento. Il principio richiamato dalle ricorrenti, desumibile da quello della proporzionalità, vieta all'Autorità richiesta di andare oltre i provvedimenti postulati dall'Autorità richiedente (cosiddetto "Uebermassverbot", DTF 115 Ib 186 consid. 4 pag. 192 in fine, 375 consid. 7, 116 Ib 96 consid. 5c). La recente giurisprudenza ha però sostanzialmente attenuato la portata del principio, ritenendo che l'Autorità richiesta può interpretare in maniera estensiva la domanda, qualora sia accertato che - come nella fattispecie - su questa base tutte le condizioni per concedere l'assistenza sono adempiute; tale modo di procedere può evitare in effetti la presentazione di un'eventuale richiesta complementare (DTF 121 II 241 consid. 3; Paolo Bernasconi, Rogatorie penali italo-svizzere, Milano 1997, pag. 186 seg.). Per di più, ordinando la trasmissione della documentazione litigiosa, le Autorità ticinesi non hanno affatto agito "ultra petita" ma hanno, correttamente, eseguito quanto richiesto nel complemento rogatoriale, visto che queste relazioni fanno capo a indagati. 2.4 Le ricorrenti, adducendo che i documenti non indicati nella menzionata tabella sarebbero inutili per il procedimento estero, disattendono che tra i loro conti e l'inchiesta italiana sussiste chiaramente, per i motivi suesposti, una relazione diretta e oggettiva con il procedimento penale estero. Incentrando, in pratica, il gravame sulla loro asserita qualità di società non implicate nel procedimento estero secondo l'abrogato art. 10 AIMP le ricorrenti misconoscono che neppure l'eventuale qualità di persona, fisica o giuridica, non implicata nell'inchiesta all'estero, ciò che non si verifica comunque in concreto, non consente a priori di opporsi alle misure di assistenza. Basta infatti che sussista una relazione diretta e oggettiva tra la persona o la società e il reato per il quale si indaga; ora, questa eventualità si verifica per i conti litigiosi sui quali hanno firma o sono beneficiari economici degli indagati e ciò senza che siano necessarie un'implicazione della parte ricorrente nell'operazione criminosa e ancor meno una colpevolezza soggettiva ai sensi del diritto penale (DTF 120 Ib 251 consid. 5a e b, 118 Ib 547 consid. 3a in fine; Robert Zimmermann, La coopération judiciaire internationale en matière pénale, Berna 1999, n. 227). Contrariamente all'assunto ricorsuale, l'utilità e la rilevanza potenziale della documentazione litigiosa per il procedimento estero non possono manifestamente essere escluse (DTF 122 II 367 consid. 2c, 121 II 241 consid. 3a e b). La consegna di informazioni su conti facenti capo a indagati ed espressamente richieste dall'Autorità estera è infatti giustificata e idonea a far progredire le indagini: la loro utilità potenziale è chiaramente data (DTF 126 II 258 consid. 9c).