Citation: 4C.108/2006 07.07.2006 E. 6

L'unica censura di diritto che i convenuti propongono è quella concernente la violazione dell'art. 2 cpv. 2 CC, che i giudici cantonali avrebbero commesso non riconoscendo l'agire abusivo del Comune di Bellinzona. Essi spiegano che la modifica della retta per gli anni 1997 e 1998 è stata portata a loro conoscenza soltanto cinque anni più tardi, con lo scritto del Municipio datato 31 maggio 2002, rispettivamente oltre due anni dopo la morte del padre. Secondo i convenuti l'abuso risiederebbe d'un canto nell'aver atteso troppo prima di agire e, dall'altro, nell'aver inviato, subito dopo il decesso, una fattura finale di fr. 437.--, dando così ad intendere che non vi fossero altri debiti e impedendo agli eredi di rifiutare l'eredità oppure di chiedere il beneficio d'inventario. 6.1 Per i motivi esposti al considerando precedente, gli unici fatti che possono essere considerati sono quelli accertati nella sentenza impugnata: è esclusivamente sulla base di questi che il Tribunale federale potrebbe esaminare se l'autorità cantonale ha violato l'art. 2 cpv. 2 CC. 6.2 Ora, nella pronunzia criticata si legge che parte attrice ha affermato in causa di avere "comunicato a A.A.________ sia l'aumento della retta sia la problematica della retroattività con lettera 21 giugno 1999" e che l'allegazione è da ritenersi incontestata, avendo i convenuti obiettato tardivamente - solo nelle conclusioni - di non aver ricevuto tale comunicazione. Inoltre, come già menzionato nella parte dedicata all'esposizione della fattispecie, i giudici cantonali hanno accertato che, sebbene la decisione sulla modifica della retta per gli anni 1997 e 1998 fosse stata inviata dal Municipio solo con scritto del 31 maggio 2002, i convenuti erano stati informati dell'esistenza di una "pendenza relativa al 1998", per la quale l'istituto rimaneva in attesa delle istruzioni del dipartimento, già con lettera del 21 giugno 1999 indirizzata a A.A.________. Questi accertamenti, vincolanti per il Tribunale federale, attestano che - contrariamente a quanto affermato nel ricorso - la richiesta di pagamento degli arretrati datata 31 maggio 2002 non è giunta improvvisa, a più di due anni dalla morte del padre dei convenuti, per rette scadute da cinque anni. Quest'ultimi sapevano fin dal giugno 1999, ovvero sei mesi prima del decesso del padre, che vi erano degli arretrati in sospeso e, pur non conoscendone l'importo, non potevano non tenerne conto al momento di accettare l'eredità. L'attore non ha d'altronde inteso trarre vantaggi o nuocere ai convenuti. Sempre secondo gli accertamenti del giudizio impugnato, esso ha infatti ritardato la richiesta di pagamento "dapprima perché in attesa di approvazione della retta da parte del dipartimento e successivamente perché non sapeva come procedere e attendeva lumi dall'ufficio cantonale competente". 6.3 In simili circostanze non è necessario addentrarsi nell'esame delle condizioni alle quali la giurisprudenza subordina l'ammissione di un abuso di diritto: il rimprovero dei convenuti poggia su circostanze diverse da quelle accertate nella sentenza cantonale ed è di conseguenza inammissibile.