Citation: 1C_80/2008 01.04.2009 E. 2

2.1 Il ricorrente accenna a una violazione del diritto di essere sentito, poiché il Tribunale amministrativo non ha assunto un mezzo di prova da lui proposto, segnatamente l'audizione di un architetto, che avrebbe permesso alla Corte cantonale di farsi un quadro molto più obiettivo della situazione. Con questo semplice accenno il ricorrente non dimostra affatto che il Tribunale amministrativo, negando, sulla base di un apprezzamento anticipato delle prove (al riguardo vedi DTF 131 I 153 consid. 3; 130 II 425 consid. 2.1 e rinvii), la rilevanza del richiesto interrogatorio, sarebbe incorso nell'arbitrio. 2.2 Per quanto qui interessa, il Tribunale amministrativo ha rilevato che l'11 maggio 2000 il dicastero del territorio aveva chiesto alla promotrice di inoltrare i piani esecutivi dell'intervento di ristrutturazione in cantiere, sulla base della licenza iniziale e delle successive licenze in variante. Considerate le numerose varianti, lo scopo della richiesta era evidente: il Municipio si riproponeva di verificare con precisione i limiti dell'intervento in corso. La promotrice ha inoltrato all'autorità comunale i piani esecutivi, tra i quali figuravano anche le planimetrie dei tre livelli interrati, dalle quali, secondo l'accertamento dei giudici cantonali, "risultava in modo chiaro ed incontrovertibile che l'autorimessa sarebbe stata strutturata su tre livelli, comprendenti 39 posteggi al piano - 3, 36 posteggi al piano - 2 e 3 posteggi al piano - 1". La Corte cantonale ha constatato che, durante i tre mesi seguenti, l'autorità comunale non ha reagito né sollevato obiezioni di sorta di fronte ai piani esecutivi dell'autorimessa e alla capienza complessiva che ne risultava. In particolare, essa non ha segnalato alla beneficiaria delle licenze edilizie di non aver mai autorizzato la realizzazione di 78 posteggi. Al contrario, hanno precisato i giudici cantonali, il 7 novembre 2000 il Municipio ha rilasciato una licenza edilizia per il progetto esecutivo di ristrutturazione ed ampliamento dello stabile "di cui ai disegni inoltrati con istanza 3 agosto 2000". I lavori sono stati portati a termine in conformità di questi piani e, inoltre, il 19 novembre 2001 il Municipio ha rilasciato il permesso di abitabilità, senza formulare alcuna riserva circa la capienza dell'autorimessa. Soltanto a distanza di quattro anni, il 10 marzo 2005, il Municipio ha poi contestato il numero di posteggi, ritenendo che ne fossero stati realizzati senza permesso 45 in più dei 33 autorizzati. Con la criticata decisione del 16 maggio 2006, il Municipio ha poi ordinato la messa fuori servizio di 34 posteggi. A torto, secondo la Corte cantonale, poiché, dopo il rilascio della licenza riassuntiva del 7 novembre 2000, la beneficiaria poteva ritenere che il Municipio avesse per finire approvato l'aumento da 33 a 78 posteggi. Se fino a quel momento essa poteva al massimo ritenere che l'autorità comunale avesse autorizzato solo la realizzazione di una soletta intermedia tra il primo e il secondo livello interrato, da utilizzare quale autorimessa, dopo la notifica della licenza riassuntiva la beneficiaria poteva legittimamente ritenere che il Municipio, approvando i piani esecutivi da esso richiesti, avesse in definitiva autorizzato l'aumento della capienza dell'autorimessa. Ciò poiché, da un lato, i piani esecutivi approvati indicavano chiaramente ed esattamente il numero e l'ubicazione dei 78 posteggi e, dall'altro, la licenza riassuntiva non conteneva alcuna riserva che ne limitasse la portata al solo volume dell'immobile. 2.3 Il ricorrente non contesta questi fatti, se non in maniera del tutto generica e parziale, né si confronta con le citate conclusioni. Esso si limita a rilevare che le domande inoltrate a partire dal 1993 e le successive varianti si sono sistematicamente intercalate, creando all'amministrazione comunale molte difficoltà di gestione e impossibilità di una visione d'insieme delle trasformazioni subite dallo stabile in questione. Proprio per far chiarezza esso ha chiesto la documentazione atta a riassumere le modifiche intervenute. Scopo di questa procedura era il loro riepilogo, non quello di ricontrollare in dettaglio i piani, che avrebbero dovuto rispettare le domande che ne erano alla base e le licenze poi concesse. Al riguardo, il ricorrente si limita a richiamare l'art. 9 del regolamento di applicazione del 9 dicembre 1992 della legge edilizia (RLE), concernente il contenuto della domanda di costruzione, e a rilevare che si era in presenza di una semplice planimetria della destinazione futura dei tre piani interrati. Al suo dire, l'assenza di ulteriori documenti per il Municipio non poteva che indicare la volontà di non modificare l'uso e la destinazione dei vani sotterranei. La promotrice avrebbe approfittato dello zelo dei funzionari della Città, che avevano chiesto dei piani riassuntivi, per produrre la citata planimetria "debitamente cammuffata", indicante la nuova abusiva destinazione degli spazi sotterranei. Per i posteggi ritenuti abusivi non sarebbe stato allegato alcun documento, che potesse spiegare "a parole" quel che si voleva fare. Il Municipio avrebbe avallato quindi soltanto i volumi dell'edificio, ma non l'uso. 2.4 Limitandosi a riproporre il proprio punto di vista, il ricorrente non si confronta con le differenti motivazioni poste a fondamento dell'impugnato giudizio, insistendo semplicemente sull'assunto secondo cui un piano riassuntivo non dovrebbe "pesare" maggiormente rispetto alle sue antitetiche valutazioni relative alla mancanza di altri documenti necessari per una domanda di costruzione. Al suo dire, i giudici cantonali non avrebbero dimostrato perché la planimetria in questione poteva esentare l'opponente dal presentare una regolare domanda edilizia per l'occupazione degli spazi litigiosi. Essi avrebbero ignorato che il Municipio non era tenuto a esperire un'ulteriore minuziosa verifica di progetti già esaminati e approvati, che non prevedevano l'ampliamento dell'autorimessa a 78 posti. 2.5 Le critiche, di natura meramente appellatoria, manifestamente non reggono. Per di più, l'accenno di critica, sulla quale è incentrato il ricorso, secondo cui il Tribunale amministrativo non avrebbe compiutamente e correttamente apprezzato i fatti, è chiaramente infondato. Il ricorrente non dimostra per nulla che l'accertamento dei fatti sarebbe stato effettuato in modo manifestamente inesatto, come prescritto dall'art. 97 cpv. 1 LTF, norma neppure richiamata nell'atto di ricorso. In effetti, il Tribunale federale fonda la sua sentenza sui fatti accertati dall'autorità inferiore (art. 105 cpv. 1 LTF): può scostarsene solo qualora l'accertamento sia avvenuto in modo manifestamente inesatto o in violazione del diritto ai sensi dell'art. 95 LTF, cioè in maniera arbitraria (art. 105 cpv. 2 LTF, disciplina analoga a quella dell'art. 97 cpv. 1 LTF; DTF 133 II 249 consid. 1.2.2 e 1.4.3). La parte ricorrente, che intende contestare i fatti accertati dall'autorità inferiore, deve quindi spiegare in maniera circostanziata per quale motivo ritiene che le condizioni di una delle eccezioni previste dall'art. 105 cpv. 2 LTF sarebbero realizzate; in caso contrario, come nella fattispecie, non si può tener conto di uno stato di fatto diverso da quello posto a fondamento della decisione impugnata (DTF 133 IV 286 consid. 6.2). 2.5.1 Ora, il contestato numero dei parcheggi risulta chiaramente, come accertato in maniera vincolante dalla Corte cantonale, dai piani approvati dal Comune; né in tale ambito si è in presenza di un apprezzamento arbitrario delle prove. In effetti, risulta dagli atti che l'11 maggio 2000 la Città di Lugano ha invitato la B.________SA a inoltrare il "progetto completo" della ristrutturazione dello stabile e che il 3 agosto successivo quest'ultima vi ha dato seguito, precisando che i piani prodotti corrispondono ai piani esecutivi di cantiere, rimanendo a disposizione per eventuali chiarimenti. Il 7 novembre successivo, il Municipio, senza chiedere ulteriori chiarimenti e senza alcuna riserva, ha rilasciato la licenza edilizia "di cui ai disegni inoltrati", nei quali figura espressamente l'indicazione "autorimessa". Come rettamente stabilito dal Tribunale amministrativo, dai chiari e precisi piani risulta immediatamente, essendo sufficiente contarli, il numero di 78 posteggi. Si può poi senz'altro assumere che la Città di Lugano disponga degli uffici competenti a esaminare e valutare la portata di una planimetria chiara e per nulla ambigua. 2.5.2 Per di più, proprio perché il Comune non disponeva di una visione globale delle trasformazioni subite dallo stabile, esso era tenuto a esaminare ancor più attentamente i piani prodotti, e il numero dei posteggi ritenuti abusivi doveva essere contestato immediatamente, prima del rilascio della licenza riassuntiva, o comunque al più tardi al momento della verifica dell'abilità dello stabile e non soltanto quattro anni dopo. D'altra parte, se il ricorrente riteneva che i documenti prodotti erano incompleti, avrebbe potuto e dovuto chiedere informazioni o completamenti supplementari (art. 11 cpv. 3 RLE) e non rilasciare semplicemente, senza alcuna riserva, la licenza edilizia. Come rettamente stabilito dai giudici cantonali, esso aveva infatti l'obbligo di verificare la conformità dei piani prodotti con le licenze accordate in precedenza. Questa conclusione non comporta affatto una lesione dell'autonomia comunale.