Citation: 2C_559/2015 E. 5.2.2

5.2.2. Ciò nonostante, e per i motivi che seguono, la conclusione secondo cui la revoca del permesso di domicilio del ricorrente rispetta il principio della proporzionalità non può essere condivisa. Come già rilevato in precedenza il ricorrente è nato e cresciuto in Svizzera, paese dove vive anche sua madre di nazionalità svizzera. Egli vi ha anche acquisito una formazione, essendosi diplomato quale impiegato in logistica. Dal profilo penale va osservato che la condanna inflittagli con il giudizio del 15 novembre 2013 è l'unica emessa nei suoi confronti: egli era incensurato prima della stessa e, dopo gli eventi del 31 maggio 2011, non ha più infranto la legge. Oltre al fatto che da allora sono passati diversi anni, non va omesso che all'epoca degli avvenimenti per i quali è stato condannato, l'interessato aveva solo 22 anni, quindi era alquanto giovane. Tutti questi aspetti non mancano di pertinenza al fine di valutare la proporzionalità del provvedimento di revoca rispetto all'interesse pubblico in gioco. Pronunciandosi sull'integrazione dell'interessato la Corte cantonale gli ha rimproverato di essere inattivo professionalmente da anni senza che fosse dato da sapere perché e di essere a carico dell'assistenza pubblica, ciò che comproverebbe che non è integrato nella nostra società. È vero che dalla sentenza impugnata risulta che il ricorrente dipende dall'aiuto sociale dal novembre 2010 e che ha nei confronti dello Stato un debito di pari fr. 86'000.--. Sennonché, sempre dalla stessa decisione così come dal giudizio penale, non motivato, risulta che assieme alla condanna penale è stata ordinata un'assistenza riabilitativa, da effettuare durante il periodo di prova. Ora, come affermato a più riprese dal ricorrente nel corso della procedura (vedasi presa di posizione dell'11 febbraio 2014 nonché ricorso al Consiglio di Stato e quello successivo al Tribunale cantonale amministrativo), senza essere contraddetto, detta assistenza riabilitativa si è concretizzata in un progetto di reinserimento educativo e socio-terapeutico elaborato dall'Ufficio di patronato, che avrebbe avuto ottimi risultati. Il fatto di avere dovuto partecipare a questo progetto durante il periodo di prova di tre anni comminato con la condanna penale potrebbe spiegare perché in questi ultimi anni il ricorrente non ha lavorato. Ipotesi che sembra trovare conferma anche nella sentenza cantonale querelata, quando la Corte cantonale prende atto del fatto che il ricorrente partecipa ancora, al momento in cui emana il proprio giudizio, al citato progetto di reinserimento educativo e socio terapeutico (sentenza contestata pag. 8 in fine). E vero che il ricorrente non ha fornito dettagli precisi in proposito. E però anche vero che le autorità cantonali, benché a conoscenza della misura, non hanno mai chiesto informazioni più dettagliate. Ora, il criterio di un'integrazione riuscita costituisce un elemento importante ai fini del giudizio sulla proporzionalità della revoca contestata, motivo per cui occorreva chiedere ragguagli più precisi (durata del progetto, svolgimento dello stesso, effetti, ecc.), una mancata collaborazione non essendo peraltro mai stata rimproverata all'interessato in proposito. In effetti, ai fini dell'esame del caso dal profilo della proporzionalità, era importante potere determinare se la misura aveva avuto un effetto positivo sul comportamento del ricorrente e se ne traspariva una sua volontà d'integrarsi nella società, più particolarmente nel mondo del lavoro, di modo a potere anche iniziare a rimborsare i propri debiti nei confronti dello Stato. Questi elementi, decisivi per decidere dell'integrazione, riuscita o meno, del ricorrente mancano nella sentenza contestata e negli atti di causa, allorché sono rilevanti, tanto più se si considera che il provvedimento di revoca ora impugnato colpisce duramente l'interessato, che è uno straniero di seconda generazione, nato e cresciuto in Svizzera e che vi sono, nonostante il comportamento penalmente reprensibile addebitatogli, vari altri elementi a lui favorevoli (unica condanna, fatto di essere incensurato prima della stessa e di non avere più infranto la legge dopo, giovane età al momento della rapina), i quali fanno apparire la presente fattispecie come un caso limite. Ora, la revoca del permesso di domicilio si giustifica soltanto se la valutazione globale degli interessi fa apparire la misura come proporzionale (cfr. art. 96 LStr e 8 n. 2 CEDU; DTF 135 II 377 consid. 4.2 pag. 380; sentenza 2C_200/2013 del 16 luglio 2013 consid. 3.3). Sennonché nel caso concreto, in mancanza di informazioni precise sugli effetti del progetto a cui ha preso parte il ricorrente sul suo reinserimento nella società, segnatamente se ne ha tratto i dovuti insegnamenti, non è possibile procedere alla necessaria valutazione globale menzionata in precedenza. In queste condizioni la causa dev'essere rinviata all'autorità precedente affinché, raccolte le necessarie informazioni, si pronunci di nuovo con conoscenza di causa.