Citation: 1C_144/2019 E. 5.3.3

5.3.3. In relazione all'art. 7 cpv. 1 lett. b LPol/TI, i ricorrenti eccepiscono che il concetto di perturbamento della "sicurezza e dell'ordine pubblico" sarebbe troppo vago e quindi lesivo del principio della densità normativa. Adducono ch'esso, poiché astratto, si presterebbe anche a interpretazioni errate e fuorvianti. Esso potrebbe comportare un campo di applicazione ipoteticamente infinito, poiché qualunque tipo di situazione potrebbe ricadere sotto il rispetto dell'ordine pubblico, come feste con un livello acustico relativamente elevato, ragazzi che di notte alzano un po' la voce, un gruppo di amici che, ritrovandosi a bere, ipoteticamente potrebbero dare adito a schiamazzi. Sostengono che l'asserita indeterminatezza potrebbe implicare effetti indiretti (cd. "chilling effect", "effetto dissuasivo"; al riguardo vedi DTF 146 I 11 consid. 3.2; 143 I 147 consid. 3.3 con numerosi rinvii) su altri diritti costituzionali, quali la libertà di associazione e di riunione sindacale. Ora, adducendo, manifestamente a torto, che "qualsiasi" imminente perturbamento della sicurezza e dell'ordine pubblico potrebbe condurre a una custodia di polizia, i ricorrenti misconoscono ch'esso dev'essere anche "grave", ciò che non si verifica per gli esempi da loro indicati. L'accenno al titolo dodicesimo del CP, relativo ai crimini o delitti contro la tranquillità pubblica (art. 258 segg. CP), è inconferente, ritenuto ch'essi sostengono a torto che la custodia di polizia sarebbe uno strumento repressivo e non preventivo (DTF 137 I 31 consid. 4.3, 4.4 e 5.2). L'assunto, che richiama l'abrogato art. 355 CP, è ininfluente, né si è in presenza di una violazione della preminenza del diritto federale (art. 49 cpv. 1 Cost.). Come visto, la protezione dell'ordine e della sicurezza pubblici (cfr. art. 1 cpv. 1 LPol/TI) spetta ai Cantoni. Nei loro ambiti di competenza, i Cantoni possono di principio integrare nelle regolamentazioni di diritto pubblico delle norme di diritto penale destinate ad assicurarne il rispetto. Il Tribunale federale ha già avuto modo di precisare che ingerenze nella tranquillità pubblica non sono disciplinate in modo esaustivo dagli art. 258 segg. CP (DTF 144 I 281 consid. 4.3; 117 Ia 472 consid. 2b). La norma in esame non interferisce in questo ordinamento.