Citation: 2A.113/2004 03.12.2004 E. 4

Per l'art. 169 cpv. 1 LIFD l'amministrazione cantonale dell'imposta federale diretta può esigere la costituzione di garanzie se il contribuente non ha domicilio in Svizzera oppure se il pagamento dell'imposta dovuta sembra compromesso. L'assenza di domicilio svizzero non è in discussione nella fattispecie: l'autorità inferiore ha semplicemente alluso al timore che i contribuenti si trasferissero all'estero dopo la vendita degli immobili, ma non ha affatto esaminato il requisito del domicilio come tale. Occorre pertanto verificare se si realizza la seconda ipotesi che può giustificare la richiesta di garanzia. 4.1 La messa in pericolo della riscossione dell'imposta non presuppone che il contribuente compia degli atti specifici per sottrarsi all'adempimento dell'obbligo tributario; è sufficiente che, da una valutazione dell'insieme delle circostanze del caso, il pagamento del credito fiscale sembri oggettivamente minacciato (sentenza 2A.380/2001 del 12 marzo 2002, in: StR 57/2002 pag. 336, consid. 2.1). Ciò si verifica, ad esempio, quando l'attività del contribuente è strutturata in maniera tale da permettergli di sottrarre i propri beni patrimoniali all'esecuzione del fisco tramite trasferimento degli stessi all'estero (DTF 108 Ib 44 consid. 3), quando vengono dissimulati sistematicamente gli elementi imponibili di reddito e sostanza (sentenza 2A.326/1997 del 1° aprile 1998, in: RDAT II-1998 n. 20t, consid. 4c; sentenza 2A.247/1995 del 27 ottobre 1995, in: ASA 66 pag. 479, consid. 2), oppure quando il contribuente trasforma dei beni immobili in mezzi liquidi, facilmente realizzabili e trasferibili (sentenza 2A.81/1994 del 28 febbraio 1995, in: ASA 65 pag. 386, consid. 3; sentenza 2A.165/1994 del 5 settembre 1994, in: StR 51/1996 pag. 86, consid. 3d; sentenza 2A.560/2002 dell'8 settembre 2003, consid. 4.1). Come risulta già dal testo della legge, il Tribunale federale limita ad un esame di verosimiglianza la verifica della messa in pericolo del credito fiscale ("sembra compromesso"). Le medesime cautele valgono per la consistenza del credito: questa Corte valuta infatti semplicemente prima facie se l'esistenza dello stesso appare fondata e se la garanzia chiesta non risulta manifestamente eccessiva. Questo esame preliminare, eseguito sulla base degli atti, non pregiudica l'accertamento definitivo dell'obbligo tributario, come pure dell'ammontare d'imposta realmente dovuto, che rimane riservato all'autorità fiscale nell'ambito della procedura ordinaria di tassazione (sentenza 2A.326/1997 del 1° aprile 1998, in: RDAT II-1998 n. 20t, consid. 2c; sentenza 2A.247/1995 del 27 ottobre 1995, in: ASA 66 pag. 479, consid. 2). 4.2 Nelle concrete evenienze, in base ad un sommario esame degli atti non può ragionevolmente essere messo in dubbio che i timori dell'amministrazione fiscale ticinese siano perlomeno verosimili. Bastano alcune constatazioni per confermarli. Innanzitutto, è pacifico che, dopo aver versato l'imposta per il 1997, i coniugi non hanno più eseguito pagamenti per imposte federali dirette, sebbene le tassazioni siano cresciute in giudicato fino al 2000. Inoltre, negli ultimi anni la moglie del ricorrente ha venduto non solo la part. n. xxx RFD di Lugano nel 2004, ma anche, nel 2001 e nel 2002, gli altri immobili dei quali era proprietaria in Ticino, ossia le unità di PPP n. yyy e zzz costituite sul fondo n. www RFD di Lugano. Ella ha dunque convertito il patrimonio fondiario detenuto nel nostro paese in beni mobili. A ciò si aggiunge l'ammissione secondo la quale "un'importante cifra di sostanza proveniente dall'estero", dichiarata al momento dell'arrivo della famiglia in Ticino (poco importa se di pertinenza della moglie o del marito), è stata utilizzata per l'acquisto e la manutenzione dell'immobile (presumibilmente l'ultimo venduto) ed è ormai "totalmente consumata". In circostanze simili, si deve concludere che il pericolo concreto di un trasferimento all'estero della rimanente sostanza mobile dei contribuenti resiste all'esame di verosimiglianza. Le obiezioni ricorsuali fondate su ipotetici acquisti immobiliari futuri in Ticino, su presunte difficoltà di trasferimento di capitali all'estero oppure su affermazioni generiche concernenti la ripartizione interna di sostanza e redditi tra marito e moglie non infrangono questa deduzione. L'unico argomento che merita d'essere ancora menzionato è quello della solidarietà tra i coniugi. 4.3 L'art. 13 cpv. 1 LIFD istituisce il principio per il quale marito e moglie rispondono solidalmente del pagamento dell'imposta. Secondo la medesima norma, la responsabilità solidale decade tuttavia in caso di insolvenza di uno dei coniugi oppure di separazione legale o di fatto. All'infuori da queste ipotesi, in relazione all'imposta federale diretta non è data la possibilità di richiedere la decadenza della solidarietà, opzione invece prevista dal diritto ticinese (Claudio Allidi, La costituzione della garanzia e le altre forme di garanzia del diritto fiscale, la responsabilità solidale, in: Marco Bernasconi/Andrea Pedroli [a cura di], Lezioni di diritto fiscale svizzero, Agno 1999, pag. 297 e segg., in part. pag. 312). Per provare la sua insolvenza, il ricorrente produce l'elenco delle esecuzioni in corso contro di lui. Questo documento certifica però l'assenza di attestati di carenza beni e non dimostra affatto un forte indebitamento, giacché tutte le procedure esecutive, tranne una, riguardano debiti fiscali e nessuna è giunta alla fase del pignoramento. Da tale elenco non può dunque venir dedotta una situazione di insolvenza (su tale nozione, cfr. Peter Agner/Beat Jung/Gotthard Steinmann, Commentaire de la loi sur l'impôt fédéral direct, Zurigo 2001, n. 2 ad art. 13; Claudio Allidi, loc. cit.). Quanto alla vita separata, il ricorrente si limita ad evocarla senza dare spiegazioni; produce soltanto una lettera del 12 settembre 2002, anch'essa immotivata, con la quale si chiedeva all'Ufficio circondariale di tassazione "il riparto quote per reddito e sostanza separato fra marito e moglie, ai sensi degli articoli 12 LT e 13 LIFD". L'affermazione dell'insorgente è d'altronde contraddetta da tutti gli atti dell'incartamento, perfino dal ricorso di diritto amministrativo e dai documenti prodotti con esso - in particolare da quelli presentati per attestare la ricerca di una nuova abitazione - dai quali appare che marito e moglie hanno e probabilmente avranno ancora il medesimo recapito. La verifica sommaria che compete al Tribunale federale nella procedura di richiesta di garanzia porta pertanto a confermare la responsabilità solidale del ricorrente per l'intero debito d'imposta, sia esso afferente a elementi imponibili suoi o della moglie. La questione potrà se del caso essere approfondita in altra sede dalle autorità fiscali (sentenza 2A.435/2000 dell'8 maggio 2001, consid. 2). 4.4 Sono infine infondate le censure rivolte contro l'ammontare della garanzia. S'è detto che l'amministrazione fiscale si è fondata sulle due tassazioni passate in giudicato 1997/1998 e 1999/2000, sulla tassazione 2001/2002 contro la quale è pendente reclamo (presentato il 24 ottobre 2002 senza una riga di motivazione) e su di una valutazione dell'imposta 2003 uguale a quella dell'anno precedente; la somma oggetto di garanzia è composta dalle imposte dovute per ogni anno più gli interessi di ritardo. Ora, dato che una richiesta di garanzia può riguardare anche un debito fiscale semplicemente presunto in base a constatazioni provvisorie (DTF 108 Ib 459 consid. 3; sentenza 2A.516/2000 del 6 novembre 2001, consid. 4a/bb; Claudio Allidi, op. cit., pag. 303), è ovvio che, a prima vista, un calcolo come quello effettuato, basato essenzialmente su tassazioni già emesse, non può che essere confermato. Tanto più che gli argomenti ricorsuali consistono soltanto di contestazioni generiche. II solo elemento concreto proposto è lo scritto del 7 novembre 2003 con il quale il notaio comunicava alla moglie dell'insorgente che, al momento dell'esercizio del diritto di compera sulla part. n. xxx RFD di Lugano, avrebbe trattenuto sul prezzo di vendita, e versato direttamente agli uffici di esazione, la somma di fr. 224'705.30, corrispondente alle imposte coperte da ipoteche legali. Il ricorrente sostiene che perlomeno quest'importo andrebbe dedotto dal credito fiscale da garantire. Non si avvede tuttavia che tale trattenuta riguardava esclusivamente le imposte comunali e cantonali, non l'imposta federale diretta. Se ne deve concludere che la garanzia litigiosa è tutt'altro che manifestamente eccessiva.