Citation: U 220/97 13.03.2000 E. 2

2.- Nel caso in esame si tratta di stabilire il diritto di un cittadino italiano domiciliato in Italia a percepire un assegno di transizione giusta l'art. 86 OPI. L'INSAI, reputato il disciplinamento convenzionale italosvizzero inapplicabile alla problematica in esame, ha denegato questo diritto per il fatto che l'interessato non adempiva il requisito, di cui all'art. 86 lett. b OPI, dell'esposizione in Svizzera ad attività pericolosa per almeno 300 giorni nel corso dei due anni precedenti l'emanazione della decisione. La Corte cantonale, dal canto suo, ritenuto applicabile il diritto convenzionale, ha constatato essere dato il presupposto di un'esposizione di 300 giorni nel corso di due anni nella misura in cui dovevano essere presi in considerazione anche i periodi lavorativi in Italia. Ha in effetti stabilito che il biennio in questione si estendeva in concreto dall'11 dicembre 1993 al 10 dicembre 1995, ma che esso, l'assicurato essendo stato totalmente inabile al lavoro dal 10 maggio al 16 settembre 1995, doveva essere prolungato con decorrenza già dal 4 agosto 1993. Avendo l'interessato lavorato per la ditta Valsangiacomo SA di Stabio, a contatto con il cemento, dal 1° luglio 1994 al 28 febbraio 1995, ossia durante 242 giorni, mentre era stato alle dipendenze della ditta Domolario S.n.c. di Milano, in qualità di muratore, dal 24 giugno 1992, rispettivamente, per quanto interessa, tra il 4 agosto ed il 31 dicembre 1993, vale a dire per una durata di 149 giorni, egli aveva esercitato l'attività pericolosa per più di 300 giorni complessivi. Avverso il giudizio cantonale si aggrava ora l'INSAI, il quale contesta che l'assegno di transizione sia da equiparare a indennità per malattia professionale, che la legge italiana preveda le stesse prestazioni di quella svizzera, che la Convenzione italo-svizzera contempli indennità a titolo di misure di profilassi e che quindi debba essere tutelato il principio della reciprocità.