Citation: 4A_260/2008 17.11.2008 E. 3

Come già spiegato nei considerandi dedicati all'esposizione della fattispecie, nella sua pronunzia il Tribunale d'appello ha escluso un obbligo d'informazione a carico della banca perché i ricorrenti non le avevano affidato un formale mandato di gestione e dall'istruttoria non è emerso che ciò sia avvenuto per atti concludenti. Per quanto concerne invece le obbligazioni argentine, l'istruttoria non ha chiarito la questione di sapere chi ne abbia voluto e ordinato l'acquisto. A fronte dell'affermazione dei ricorrenti secondo cui sarebbe stata la banca a decidere rispettivamente a consigliare questa operazione, il consulente bancario che seguiva il loro conto, sentito quale teste, ha infatti riferito che l'acquisto dei titoli argentini "venne fatto su istruzione dei signori A.________". 3.1 Le critiche rivolte dai ricorrenti contro l'attendibilità di questo testimone sono - così come formulate - inammissibili. Essi non solo omettono di prevalersi esplicitamente della violazione del divieto dell'arbitrio nell'apprezzamento delle prove, sancito dall'art. 9 Cost., ma nemmeno forniscono alcun elemento concreto suscettibile di mettere in dubbio la credibilità del teste, alle cui dichiarazioni comunque - contrariamente a quanto preteso nel gravame - i giudici cantonali non hanno attribuito un'importanza decisiva, ritenuto ch'essi hanno specificato che "volendo anche dimenticare la testimonianza di E.________ non vi sono prove che supportano le tesi di fatto, generanti eventuali responsabilità della banca, affermate dagli attori". Non si può infine non rilevare l'atteggiamento contraddittorio dei ricorrenti - evidenziato anche dall'opponente - i quali, pur contestando l'attendibilità di questo teste, non esitano a richiamarsi alle sue affermazioni per dimostrare l'esistenza di un particolare rapporto di fiducia fra le parti in causa. 3.2 I ricorrenti rimproverano infatti alla Corte cantonale di non aver tenuto nella debita considerazione il rapporto di "estrema fiducia" instauratosi fra loro e il consulente bancario sin dagli anni settanta, in virtù del quale, anche in assenza di un mandato di gestione patrimoniale, tenuto conto del fatto che l'investimento auspicato interessava il 44 % dell'importo complessivo depositato sul noto conto, la banca avrebbe in ogni caso dovuto avvisarli dei rischi di perdita insiti nell'operazione auspicata. 3.2.1 È opportuno rammentare che secondo la giurisprudenza - pertinentemente richiamata dal Tribunale d'appello - la banca alla quale, come nel caso concreto, non è stato affidato un mandato di gestione patrimoniale, bensì unicamente l'incarico di eseguire gli ordini puntuali del cliente, non è tenuta a salvaguardarne gli interessi in maniera generale. In linea di massima essa deve fornire informazioni al cliente solamente se così richiesta e l'estensione di tale dovere dipende dalle conoscenze e dall'esperienza del mandante: se questi è consapevole dei rischi insiti nell'operazione auspicata non è necessaria alcuna informazione. Fa eccezione il caso in cui la banca si è accorta o avrebbe dovuto accorgersi che il cliente non era consapevole dei rischi assunti così come quello in cui il cliente poteva legittimamente aspettarsi - visto il particolare rapporto di fiducia instauratosi con il tempo - che la banca, seppur non richiesta, lo avrebbe avvertito dei rischi connessi all'operazione (DTF 133 III 97 consid. 7.1 pag. 102 seg. con rinvii). 3.2.2 Nella sentenza impugnata l'autorità ticinese non ha effettivamente attribuito particolare importanza all'asserito rapporto di fiducia esistente fra le parti. I giudici del Tribunale d'appello hanno piuttosto reputato decisive le seguenti circostanze: le conoscenze bancarie di cui disponevano i ricorrenti; la composizione del loro portafoglio all'epoca dei fatti controversi, che indicava una certa propensione al rischio, dal momento che erano presenti, ad esempio, titoli emessi dallo Stato messicano, con un interesse superiore a quello delle obbligazioni argentine e sulla cui solvibilità si potevano emettere delle riserve; infine, il fatto che nel marzo 2000 l'acquisto delle obbligazioni argentine non appariva come manifestamente irragionevole poiché le agenzie di rating le classificavano con la valutazione "BB". 3.2.3 I ricorrenti contestano recisamente la tesi secondo la quale essi disporrebbero di conoscenze bancarie e di un'esperienza tali da poterli ritenere consapevoli dei rischi incorsi con l'acquisto delle obbligazioni argentine. La ricorrente è una casalinga e il ricorrente non può essere considerato un esperto del settore bancario solo perché prima del pensionamento svolgeva la professione di commercialista. Non è inoltre possibile dedurre una loro propensione al rischio dalla presenza, nel loro portafoglio, di titoli emessi dallo Stato messicano, visto che questi investimenti interessavano importi molto inferiori a quelli coin-volti nelle obbligazioni argentine, così come non si può dedurre dal trasferimento della residenza del ricorrente in Messico - successivo ai citati investimenti - una conoscenza del mercato sudamericano. 3.2.4 Così come formulati, questi argomenti non possono essere di nessun aiuto ai ricorrenti. A prescindere dal fatto che, ancora una volta, omettono di prevalersi esplicitamente di un'apprezzamento arbitrario del materiale probatorio, essi sembrano infatti dimenticare che chi lamenta una violazione del divieto dell'arbitrio, sancito dall'art. 9 Cost., non può limitarsi a criticare la decisione impugnata come in una procedura d'appello (cfr. quanto esposto al consid. 2.3). Gli argomenti addotti nel gravame non fanno comunque apparire manifestamente insostenibile la valutazione della Corte cantonale, secondo la quale i ricorrenti non potevano dirsi privi di conoscenze bancarie e la composizione del loro portafoglio indicava ch'essi erano pronti ad effettuare investimenti comportanti un certo rischio. Lo stesso vale per l'affermazione generica dei ricorrenti secondo cui sarebbe arbitrario sostenere che nel marzo 2000 l'acquisto delle obbligazioni argentine non appariva come manifestamente irragionevole poiché le agenzie di rating le classificavano con la valutazione "BB". 3.3 Nelle circostanze appena descritte, i ricorrenti non possono seriamente pretendere che il loro caso sarebbe identico a quello esaminato dal Tribunale federale nella sentenza del 2 aprile 2007 (SJ 2007 I pag. 499, 4C.385/2006), in cui una coppia di pensionati sprovvisti di conoscenze nel settore bancario e borsistico aveva spostato le proprie economie da una banca a un'altra per seguire il proprio consulente di fiducia, il quale, pur non occupandosi più personalmente del loro conto, continuava a incontrarli regolarmente per discutere dell'evoluzione del loro dossier e doveva pertanto sapere ch'essi non erano consci dei rischi in cui incorrevano con l'operazione all'origine della controversia. 3.4 Da tutto quanto esposto discende che la decisione dell'autorità cantonale di negare una violazione dell'obbligo di diligenza e fedeltà della banca per non aver informato i ricorrenti dei rischi connessi all'acquisto delle obbligazioni argentine risulta conforme al diritto federale e alla giurisprudenza. Le conoscenze e l'esperienza dei ricorrenti la dispensavano in effetti da un tale obbligo e questo anche in presenza dell'asserito rapporto di fiducia, visto che nel marzo 2000 l'investimento non sembrava presentare rischi superiori a quelli usualmente e consapevolmente da loro assunti. 3.5 La decisione impugnata merita tutela anche laddove nega una responsabilità della banca per non aver comunicato ai ricorrenti il declassamento dei titoli nel 2001 poiché, effettivamente, un obbligo in tal senso presupponeva un mandato di gestione patrimoniale che in concreto non esisteva.