Citation: 4A_26/2010 25.08.2010 E. 4

Tenuto conto dell'onere di allegazione e motivazione posto dall'art. 42 cpv. 1 e 2 LTF, la cui mancata ottemperanza conduce all'immediata inammissibilità del gravame (art. 108 cpv. 1 lett. b LTF), il Tribunale federale esamina di regola solo le censure sollevate; esso non è tenuto ad esaminare, come farebbe un'autorità di prima istanza, tutte le questioni giuridiche che si pongono (DTF 134 III 102 consid. 1.1 pag. 104 seg.). 4.1 Qualora venga fatta valere la violazione del diritto privato federale, come in concreto dell'art. 328 CO, è necessario spiegare in maniera concisa perché l'atto impugnato viola il diritto federale e la motivazione dev'essere riferita all'oggetto del litigio, in modo che si capisca perché e su quali punti la decisione viene contestata (DTF 134 II 244 consid. 2.1; 133 IV 286 consid. 1.4). Ciò significa che la parte ricorrente non può limitarsi a riproporre argomenti giuridici già esposti dinanzi alle autorità cantonali, bensì deve confrontarsi criticamente con i considerandi della decisione impugnata che reputa lesivi del diritto (DTF 121 III 397 consid. 2a pag. 400; sentenza 4A_22/2008 del 10 aprile 2008 consid. 1). Le esigenze di motivazione sono ancora più rigorose quando viene fatta valere la violazione di diritti fondamentali, inclusa la violazione del divieto dell'arbitrio nell'applicazione del diritto cantonale rispettivamente nella valutazione delle prove e dell'accertamento dei fatti. Il Tribunale federale tratta infatti queste censure solo se la parte ricorrente le ha debitamente sollevate e motivate (art. 106 cpv. 2 LTF): nell'atto di ricorso occorre in particolare menzionare i fatti essenziali ed esporre in modo conciso le ragioni per le quali si ritiene che la decisione impugnata abbia leso dei diritti fondamentali, indicando precisamente quali. Solo le censure sollevate in maniera chiara e dettagliata vengono esaminate; censure di carattere appellatorio non sono ammissibili (DTF 134 II 244 consid. 2.2 pag. 246). 4.2 Da quanto appena esposto discende l'inammissibilità, d'acchito, degli argomenti concernenti la violazione del diritto cantonale e il formalismo eccessivo, in cui il Tribunale d'appello sarebbe incorso confermando la decisione del Pretore di non assumere agli atti le prove aggiuntive offerte dal ricorrente (cfr. consid. 2.3). Il ricorrente si limita infatti a criticare genericamente il comportamento adottato dai magistrati ticinesi senza nemmeno indicare i disposti di legge ch'essi avrebbero arbitrariamente disatteso. A ogni modo, la tesi secondo la quale il Pretore avrebbe dovuto egli stesso, d'ufficio, procedere all'assunzione delle prove che riteneva opportune si scontra con il fatto che, essendo il valore litigioso superiore a fr. 30'000.--, la causa non ha seguito la procedura speciale dell'art. 343 cpv. 2-4 CO, bensì quella ordinaria, nell'ambito della quale vigono regole ben precise circa il momento entro il quale vanno addotti i mezzi di prova, rispettivamente circa la possibilità di produrne successivamente di nuovi. La censura concernente la violazione dell'art. 328 CO è invece di per sé ammissibile, ma il ricorrente la sostanzia pressoché interamente con circostanze di fatto prive di riscontro nel giudizio impugnato.