Citation: 7B_627/2024 E. 2.2.2

2.2.2. Per quel che concerne la pertinenza delle carte e registrazioni, il giudice del dissigillamento deve limitarsi a verificare se queste ultime sono potenzialmente utili per l'inchiesta in corso (DTF 132 IV 3 consid. 4.3, 4.4 e 4.6; sentenza 7B_130/2024 citata consid. 4.2.2 e le sentenze citate). Ciò deve essere verificato in relazione a tutti gli elementi sequestrati (cfr. sentenze 7B_130/2024 citata consid. 4.2.2; 7B_524/2023 del 29 gennaio 2024 consid. 3.2.2 e la sentenza citata). Tuttavia, non è necessario essere troppo esigenti al riguardo: è sufficiente che il documento o i dati abbiano un nesso con il reato e siano potenzialmente utili per le indagini in corso (sentenze 7B_130/2024 citata consid. 4.2.2; 7B_524/2023 citata consid. 3.2.2 e le sentenze citate). Durante questo esame, l'autorità si basa in particolare sulla richiesta del pubblico ministero, su un eventuale elenco di parole chiave prodotto da quest'ultimo - che costituisce un'indicazione della possibile rilevanza, nonché un'informazione sugli obiettivi perseguiti dall'autorità penale - e sulle informazioni fornite dal detentore dei documenti posti sotto sigillo (sentenza 7B_524/2023 citata consid. 3.2.2 e le sentenze citate). Sia il pubblico ministero che la persona in possesso dei documenti devono fornire spiegazioni dettagliate sull'eventuale rilevanza, o meno, dei documenti posti sotto sigillo (cfr. DTF 143 IV 462 consid. 2.1; 141 IV 77 consid. 4.3 e 5.6). In questo caso, le esigenze di motivazione del detentore sono ancora più importanti quando il pubblico ministero non ha accesso al contenuto dei documenti; ciò vale in particolare quando i documenti o i dati di cui si chiede il sigillo sono molto numerosi o molto complessi (DTF 141 IV 77 consid. 4.3 e 5.6; 138 IV 225 consid. 7.1; sentenza 7B_524/2023 citata consid. 3.2.2).