Citation: 4P.20/2001 12.04.2001 E. 5

5.- Nell'ambito della valutazione delle prove il giudice del merito fruisce di un ampio margine di apprezzamento; il Tribunale federale annulla la sentenza cantonale solo quando la valutazione appare manifestamente insostenibile, in aperto contrasto con la situazione reale (DTF 121 I 113 consid. 3a, 120 Ia 31 consid. 4b con rinvii) o in contraddizione urtante con il sentimento della giustizia e dell'equità (DTF 118 Ia 28 consid. 1b con rinvii). È segnatamente arbitraria una valutazione delle prove che si fondi unilateralmente solo su alcune di esse ad esclusione di tutte le altre (DTF 112 Ia 369 consid. 3 con rinvio, 100 Ia 119 consid. 4), oppure il respingere un'azione per mancanza di prove allorquando l'esistenza di un fatto da provare risulta chiaramente dalle allegazioni e dal comportamento delle parti (DTF 113 Ia 433 consid. 4). A ogni modo il Tribunale federale non annulla una decisione per il solo fatto che la motivazione non è sostenibile: la decisione deve apparire arbitraria anche nell'esito (DTF 122 I 61 consid. 3a con rinvii). Incombe a chi ricorre l'onere di dimostrare, con un'argomentazione precisa, che tali condizioni si sono realizzate nel caso concreto e che pertanto la decisione impugnata è assolutamente insostenibile (art. 90 cpv. 1 lett. b OG; DTF 122 I 70 consid. 1c, 118 Ia 184 consid. 2). a) Nel caso in rassegna i giudici grigionesi hanno fondato il loro giudizio, oltre che sulla fattura prodotta dall'architetto Von Wyl, su alcune prove documentali e testimonianze che riferiscono dell'allestimento di piani relativi alle particelle citate nella lettera d'incarico del 12 dicembre 1990. La Corte cantonale ha innanzitutto potuto dedurre dalle deposizioni di vari testi che il resistente ha consegnato i documenti pianificatori al consiglio parrocchiale, e che questi ne ha preso visione e ne ha discusso. Emerge inoltre incontestabilmente dall'istruttoria che per le tre particelle di proprietà della parrocchia situate nel Comune di Roveredo (fondi n. 743, 1151 e 1797), il resistente ha successivamente inoltrato, sulla base dei piani allestiti, delle domande di costruzione. Ora, se è vero che quest'ultimo atto esula dal mandato ricevuto nel 1990 da Don Ludwa, è senz'altro plausibile ritenere che l'inoltro di queste domande è stato preceduto dall'allestimento di piani di misurazione, lottizzazione e costruzione di cui alla fattura 30 aprile 1997. La Corte cantonale ha infine osservato che l'edizione di documenti richiesta in sede cantonale non è stata eseguita correttamente da parte del Tribunale di distretto, ma che questa circostanza non può essere valutata a sfavore del resistente, che l'aveva richiesta per dimostrare un controllo dei suoi lavori. b) Ebbene, valutando tutte queste prove, il Tribunale cantonale poteva senz'altro giungere, senza cadere nell'arbitrio, alla convinzione che il resistente aveva documentato natura e mole del mandato conferitogli, e che aveva addotto la prova della sua esecuzione nel senso inteso dal mandante. Il ricorrente non dimostra in particolare che l'apprezzamento delle prove relativo all'esecuzione del mandato da parte del resistente conduce - tenuto conto di tutte le circostanze del caso - ad un risultato manifestamente insostenibile. Egli stesso ha d'altronde ammesso nel suo gravame che "le risultanze dell'istruttoria permettono di concludere che a seguito dell'incarico ricevuto il 12 dicembre 1990 l'architetto ha verosimilmente compiuto dei lavori, segnatamente che avrebbe allestito dei piani poi presentati dal progettista al Consiglio parrocchiale". Anche l'insistente richiamo all'omessa produzione dei documenti pianificatori da parte dei Comuni di Roveredo e Grono non può giovare all'insorgente: dal momento che l' istruttoria ha comunque permesso di dimostrare la fondatezza del credito vantato dell'architetto, i giudici grigionesi potevano a giusto titolo rinunciare a pretendere l'edizione di tale documentazione richiesta in prima istanza, ritenendola a questo punto superflua. Inutile poi l'accenno al possibile allestimento di una perizia da parte dei giudici cantonali; è semmai l'insorgente stesso che avrebbe dovuto pretenderla in prima istanza se voleva contestare la mancata - o comunque difettosa - esecuzione del mandato. Su questo punto la decisione cantonale non risulta pertanto né arbitraria né contraria all'art. 158 CPC/GR, norma procedurale che si limita ad affermare il principio - generalmente riconosciuto - della libera valutazione delle prove da parte del giudice di merito (cfr. consid. 3a).