Citation: 2C_843/2008 15.12.2008 E. 4

4.1 Ai sensi dell'art. 76 cpv. 3 seconda frase LStr, se particolari ostacoli si oppongono all'esecuzione dell'allontanamento o dell'espulsione, la carcerazione secondo il capoverso 1 lettere a e b numeri 1 a 4 può essere prorogata, con il consenso dell'autorità giudiziaria cantonale, di 15 mesi al massimo o, se si tratta di minori tra i 15 e i 18 anni, di 9 mesi al massimo. I passi necessari per l'esecuzione dell'allontanamento o dell'espulsione devono essere intrapresi senza indugio (art. 76 cpv. 4 LStr). Conformemente alla giurisprudenza (cfr. DTF 125 II 369 consid. 3a, 377 consid. 2a) è necessario che l'esecuzione del rinvio sia momentaneamente impossibile (ad esempio in mancanza di documenti di legittimazione) ma comunque prevedibile entro un termine ragionevole (cfr. Andreas Zünd in: Spescha/Thür/Zünd/Bolzli, Kommentar Migrationsrecht, 2008, n. 1 all'art. 76). Inoltre l'ordine di carcerazione e l'esame della stessa devono adempiere le esigenze (segnatamente formali) imposte dall'art. 80 LStr. 4.2 Come emerge dalla decisione impugnata il ricorrente, sedicente marocchino privo di documenti d'identità e di mezzi di sostentamento, è arrivato in Svizzera, ove non ha alcuna relazione stabile, al più tardi nel 2006 venendovi condannato lo stesso anno ad una pena di 6 mesi di detenzione. In seguito, malgrado fosse colpito da un divieto d'entrata valido fino nel 2017, egli è tornato più volte illegalmente nel nostro Paese dove ha continuato a delinquere, venendo più volte condannato. Sentito una prima volta il 31 luglio 2008 dal Giudice delle misure coercitive, egli ha affermato di aver mentito riguardo alle sue vere generalità. Ha asserito di essere algerino, ma di aver perso il suo passaporto, e di essere ora disposto a collaborare. Sennonché, come constatato dall'autorità inferiore, egli è invece rimasto inattivo, non ha intrapreso alcunché per procurarsi i documenti necessari alla sua partenza, ha rifiutato di presenziare ad un interrogatorio indetto per il 15 ottobre 2008 ed, infine, ha espressamente dichiarato, nel corso della seconda audizione svoltasi il 22 ottobre 2008, che si opponeva ad un rimpatrio forzato. Alla luce di tutti questi elementi è quindi a giusto titolo che l'autorità precedente ha considerato - sia quando ha confermato la carcerazione che quando ha avallato la proroga della medesima - che erano (tuttora) soddisfatti i requisiti posti dall'art. 76 cpv. 1 lett. b numeri 3 e 4 LStr. Anche le altre esigenze legali sono soddisfatte, segnatamente il provvedimento risulta rispettoso del principio della proporzionalità. Ricordato che la carcerazione può essere prolungata di 15 mesi al massimo (art. 76 cpv. 3 e 79 LStr), il fatto che nel caso concreto sia stata pronunciata direttamente una proroga di sei mesi, invece dei primi tre mesi usuali, costituisce il limite superiore ammissibile (cfr. DTF 126 II 439 consid. 4) senza essere però, viste le circostanze concrete, criticabile. In effetti si sa, per esperienza, che il trattamento delle richieste presentate alle rappresentanze diplomatiche dell'Algeria o del Marocco richiede tempo, ciò tanto più se, come nella fattispecie, il ricorrente ha fornito diverse identità e/o nomi e che non ha presentato veri documenti atti a provare le sue generalità. Va poi aggiunto - come peraltro già ricordato nella decisione querelata - che questi può ridurre la durata della sua carcerazione collaborando all'ottenimento di documenti di legittimazione. Al riguardo occorre precisare che solo in presenza di validi documenti potrà eventualmente essere valutata la richiesta formulata in sede cantonale di essere rinviato verso uno Stato terzo (art. 69 cpv. 2 LStr). Nel caso contrario solo il rimpatrio nel paese d'origine è invece possibile (DTF 133 II 97 consid. 4.2.2). Per i motivi illustrati il ricorso si rivela infondato e deve pertanto essere respinto.