Citation: 4A_513/2018 E. 3

Dopo aver espresso dubbi sulla conformità dell'argomentazione ricorsuale con quanto previsto dall'art. 311 CPC, la Corte cantonale ha negato le probabilità di successo dell'appello, indicando che le allegazioni concernenti un vizio del contratto nel senso degli art. 29 e 30 CO erano nuove, poiché l'appellante si era limitata a sostenere innanzi al Pretore di aver subito delle pressioni psicologiche quando ha sottoscritto il contratto di mandato con una clausola di rimunerazione forfettaria basata sul valore di causa. L'istante, soggiungono i giudici d'appello, non ha nemmeno preteso di aver tentato di invalidarlo dopo essersi liberata dall'asserito influsso dell'avvocato e non ha presentato innanzi al Pretore prove a sostegno di tali accuse. La ricorrente respinge le critiche rivolte alla motivazione del suo appello e contesta di aver presentato nuove allegazioni riferite " all'invalidazione del contratto ", avendo già denunciato con le conclusioni innanzi al Pretore le pressioni subite. Indicando di aver espresso " più volte il suo disappunto ", ella non nega però di non essersi - tempestivamente - prevalsa di un vizio di volontà. Né costituisce un'ammissibile critica dell'accertamento dei fatti della decisione impugnata, la semplice asserzione secondo cui le prove " sono state versate sufficientemente agli atti ". Alla Corte cantonale non può pertanto essere imputata una violazione dell'art. 117 lett. b CPC per aver ritenuto le possibilità di una reiezione dell'appello notevolmente maggiori a quelle di un suo accoglimento e avere per questo motivo respinto la domanda di gratuito patrocinio.