Citation: 4C.154/2003 06.10.2003 E. 7

I giudici cantonali si sono riferiti all'art. 480 CO. La convenuta censura la loro decisione e li rimprovera per aver ammesso (o ipotizzato) un contratto di sequestro in assenza di un contenzioso sulla cosa depositata. La critica è di per sé giustificata, ma non conduce all'accoglimento del ricorso. 7.1 La convenuta ha ragione allorquando sostiene che l'applicazione dell'art. 480 CO presuppone una contestazione o un'incertezza sui rapporti giuridici concernenti la cosa depositata presso il terzo (DTF 102 Ia 229 consid. 2a pag. 232). Lo scopo del sequestro non è, infatti, quello di creare una garanzia a favore di un creditore bensì quello di conservare un oggetto la cui situazione giuridica è incerta (DTF citato consid. 2e pag. 236; cfr. anche Tercier, Les contrats spéciaux, 3a ed., Zurigo/Basilea/Ginevra 2003, n. 5798). 7.2 In concreto, all'epoca dell'apertura e della consegna del libretto di risparmio alla banca Z.________, non v'era contestazione né incertezza alcuna; l'intenzione delle parti era evidentemente quella di fornire una garanzia a favore della locatrice. Va detto che in un primo tempo i giudici cantonali hanno riconosciuto la giusta natura del contratto, laddove l'hanno qualificato di deposito a fini di garanzia; poi, inspiegabilmente, sono passati al deposito particolare dell'art. 480 CO. Nemmeno la convenuta, comunque, sembra aver individuato il tipo di rapporto giuridico instauratosi, dato ch'esso non configura né un deposito irregolare (art. 481 CO) né una promessa della prestazione di un terzo (art. 111 CO). 7.3 Il contratto per il quale il debitore oppure un terzo (l'attore) in sua vece deposita un oggetto di sua proprietà per garantire i diritti di un creditore (la convenuta), con l'obbligo del depositario di non restituirlo senza l'accordo del creditore è un deposito a titolo di garanzia (DTF 102 Ia 229 consid. 2e pag. 236 con rinvii; cfr. anche Tercier, op. cit., n. 5794; Engel, Contrats de droit suisse, Berna 2000, pag. 612). Questo negozio dà luogo ad un diritto di pegno manuale a favore del creditore (DTF 129 III 360 consid. 2; cfr. anche Steinauer, Les droits réels, Berna 1996, vol. III, n. 3070 seg.). Gli effetti sono retti dall'art. 884 segg. CC; il creditore pignoratizio ha diritto a essere tacitato soltanto secondo quanto previsto dall'art. 891 cpv. 1 CC, ossia - una volta divenuto esigibile il credito - con il ricavo della realizzazione del pegno. Ciò avviene, salvo accordi particolari, per mezzo della realizzazione forzata secondo l'art. 41 LEF (Steinauer, op. cit., n. 3073d, 3114 e 3122 segg.). Nella fattispecie in esame tale procedura non è stata seguita. È inoltre pacifico che l'attore non ha dato il suo consenso per modi particolari di realizzazione, tantomeno per la tacitazione della convenuta con addebito del libretto di risparmio depositato a titolo di garanzia presso la banca Z.________. Ne discende che nemmeno nell'ipotesi per la quale l'attore (terzo depositante) non sarebbe stato conduttore, la somma litigiosa poteva venir pagata alla convenuta (creditrice pignoratizia). Senza il consenso di quest'ultima essa non poteva neppure essere restituita all'attore. 7.4 La sentenza cantonale, che ha ordinato la ricostituzione del pegno manuale (ovvero il versamento sul libretto presso la banca Z.________), si avvera quindi giusta nel risultato.