Citation: 1C_50/2019 E. 3.1

3.1. Il ricorrente invoca a torto una violazione del principio della buona fede adducendo una pretesa inutilizzabilità di un mezzo di prova, segnatamente la ricostruzione dell'accaduto da parte della polizia. Al suo dire non sarebbe infatti corretto ritenere ch'egli fosse a conoscenza del fatto che l'esito del procedimento penale sarebbe poi stato decisivo per l'accertamento dei fatti nella susseguente procedura amministrativa. Ora, il 31 maggio 2017 la Sezione della circolazione gli aveva comunicato l'apertura e la sospensione della stessa in attesa dell'esito di quella penale. Con decreto d'accusa del 21 luglio seguente, egli è poi stato ritenuto colpevole di un'infrazione grave alle norme della circolazione stradale e condannato a una pena pecuniaria e a una multa. Egli disponeva quindi di quasi due mesi per informarsi sull'interdipendenza, peraltro notoria come rettamente stabilito dai giudici cantonali, tra le due procedure. D'altra parte, egli non può dedurre alcuna lesione del principio della buona fede dal fatto che nella comunicazione del 31 maggio 2017 si indica che al termine dell'inchiesta penale saranno stabilite le sue "eventuali" responsabilità e che "se del caso" egli sarebbe stato ricontattato. Da questa formulazione, che sulla base della presunzione di innocenza non ipotizzava rettamente una sua colpevolezza, egli non può dedurre alcuna violazione dell'invocato principio. È del resto palese e notorio che l'avvio della procedura amministrativa ha luogo dopo il passaggio in giudicato del giudizio penale. Mal si comprende del resto perché il ricorrente, nonostante le sanzioni pronunciate con il decreto di accusa, abbia rinunciato a impugnarlo sebbene al suo dire fosse fondato su un accertamento manifestamente errato dei fatti da parte della polizia prima e del pubblico ministero poi. Il semplice assunto, secondo cui la giurisprudenza posta a fondamento della criticata decisione, volta a tutelare l'unità di giudizio, non potrebbe salvaguardare violazioni del divieto dell'arbitrio chiaramente non regge: né esso implica che le autorità giudiziarie dovrebbero scostarsene perché l'interessato, sulla base di una sua strategia difensiva, della quale deve assumere le conseguenze, ha volontariamente rinunciato a contestare i fatti nel procedimento penale. L'accenno alla circostanza che sia il decreto di accusa sia le comunicazioni della Sezione della circolazione sono redatte, correttamente, in lingua italiana, mentre egli, peraltro residente nel Cantone Ticino, è di madrelingua tedesca, è privo di pertinenza. In siffatte condizioni, la richiesta di esperire un sopralluogo dev'essere respinta. Anche la Corte cantonale, sulla base di un apprezzamento anticipato delle prove, per nulla arbitrario, poteva rinunciare ad assumere questa prova (DTF 142 I 86 consid. 2.2 pag. 89; 140 I 285 consid. 6.3.1 pag. 299).