Citation: H 208/00 28.04.2003 E. 6

M.________ contesta il giudizio cantonale, oltre che per ragioni di merito, anche per motivi d'ordine formale. Occorre quindi procedere, preliminarmente, all'esame degli aspetti formali censurati dal ricorrente. 6.1 Egli eccepisce innanzitutto la perenzione della pretesa risarcitoria, sostenendo che i primi attestati di carenza di beni sono stati rilasciati nei confronti della A.________SA durante il mese di novembre 1995, ossia ben due anni e mezzo prima della decisione risarcitoria, motivo per cui se la Cassa si fosse attivata sollecitamente presso l'Ufficio esecuzioni e fallimenti si sarebbe potuta rendere conto che la società già a quell'epoca si trovava in una situazione di insolvibilità, tanto più che dal 1994 la stessa amministrazione aveva più volte espresso al consiglio di amministrazione la propria preoccupazione per l'ammontare dell'importo scoperto. Orbene, come già ricordato dalla Corte cantonale, per l'art. 82 cpv. 1 OAVS il diritto di richiedere il risarcimento di un danno si prescrive quando la cassa di compensazione non lo fa valere mediante una decisione entro un anno dal momento in cui ha avuto conoscenza dello stesso. Questo termine, contrariamente alla lettera del disposto, è di perenzione, la quale, come tale, deve essere accertata d'ufficio (DTF 128 V 12 consid. 5a, 17 consid. 2a, 126 V 451 consid. 2a, 121 III 388 consid. 3b). La cassa è reputata avere conoscenza del danno quando, facendo prova dell'attenzione ragionevolmente esigibile, avrebbe dovuto rendersi conto che le circostanze effettive non permettevano più di esigere il pagamento dei contributi, ma potevano giustificare l'obbligo di risarcire il danno (DTF 126 V 444 consid. 3a, 452 consid. 2a, 121 III 388 consid. 3b). Nell'ipotesi di un fallimento, questo momento non coincide necessariamente con quello in cui la cassa ha conoscenza del riparto finale o le è rilasciato un attestato di carenza di beni; secondo la giurisprudenza il creditore che intende domandare il risarcimento di una perdita subita in un fallimento o in un concordato con abbandono dell'attivo è sufficientemente a conoscenza del pregiudizio, di regola, quando è depositata la graduatoria: a quel momento il creditore conosce, o può conoscere, l'importo dell'inventario, la propria collocazione nella graduatoria, nonché il dividendo prevedibile (DTF 126 V 444 consid. 3a, 121 III 388 consid. 3b, 119 V 92 consid. 3). Come rileva M.________, è vero che il 20 novembre 1995 è stato rilasciato un primo attestato di carenza di beni nei confronti della A.________SA, ma a favore di altro creditore, più precisamente l'Amministrazione federale delle contribuzioni, e non della Cassa. Dagli atti si evince che è solo in data 17 novembre 1997 che quest'ultima ha ricevuto 22 attestati di carenza di beni emessi dall'Ufficio esecuzione di L.________ il precedente 13 novembre a conclusione delle corrispondenti esecuzioni in via di pignoramento, così come imposto dall'art. 43 n. 1 LEF trattandosi di pretese fondate sul diritto pubblico e dovute a pubbliche casse (Gilliéron, Commentaire de la loi fédérale sur la poursuite pour dettes et la faillite, n. 45 all'art. 43 LEF; Acocella, in: Kommentar zum Bundesgesetz über Schuldbetreibung und Konkurs, n. 1 segg. all'art. 43; Jaeger/Walder/Kull/Kottmann, Bundesgesetz über Schuldbetreibung und Konkurs, n. 5 all'art. 43 LEF). Ora, nel caso di specie, è escluso che alla Cassa possa derivare pregiudizio dal fatto che il 20 novembre 1995 sia stato emesso un attestato di carenza di beni a favore di un altro creditore, non avendo essa avuto motivo di esercitare il diritto di consultazione giusta l'art. 8a cpv. 1 LEF, richiedendo all'Ufficio d'esecuzione informazioni sulla fallita, ritenuto che malgrado avesse dovuto sollecitare alla società il pagamento dei contributi, la stessa aveva comunque provveduto nel periodo dal 1992 al 1996 al versamento di un importo complessivo di fr. 416'257.75. È di tutta evidenza che la Cassa poteva ritenere che, benché vi fossero continui ritardi nel pagamento, non esistessero rischi concreti di perdite finanziarie, avendo avuto luogo versamenti nel 1992 per fr. 41'994.30, nel 1993 per fr. 65'584.40, nel 1994 per fr. 180'590.70 e nel 1996 per fr. 128'088.35, tenuto altresì conto che vi era anche sostanza immobiliare disponibile. Dall'ultimo atto di pignoramento allestito l'8 settembre 1995, spedito il 25 settembre 1995 e pervenuto alla Cassa il giorno seguente, risulta infatti che vi erano ancora due beni immobili stimati dall'organo d'esecuzione forzata in fr. 550'000.-, rispettivamente fr. 300'000.-, gravati da cartelle ipotecarie per fr. 440'000.-, rispettivamente fr. 240'000.-, con un'eccedenza attiva di complessivi fr. 170'000.- da cui era lecito inferire che il pagamento sarebbe comunque avvenuto. È solo il 17 novembre 1997, al momento della ricezione contemporanea di 22 attestati di carenza di beni, che la Cassa ha saputo che avrebbe potuto subire un danno nel senso dell'art. 52 LAVS (v. DTF 113 V 258 consid. 3c costantemente confermata in seguito). Ne consegue che il termine di perenzione di un anno previsto dall'art. 82 cpv. 1 OAVS ha iniziato a decorrere a partire da tale data: le decisioni 19 giugno 1998 della Cassa sono pertanto tempestive 6.2 M.________ contesta poi il giudizio cantonale nella misura in cui ha preso in considerazione le osservazioni 21 ottobre 1998 della Cassa, in quanto è dell'avviso che le stesse siano tardive, non essendo a conoscenza di un'eventuale concessione di proroga da parte del Tribunale di primo grado. Ora, dalla documentazione agli atti risulta che in data 28 settembre 1998 la Cassa, facendo riferimento all'ordinanza 23 settembre 1998 dell'autorità giudiziaria, ha postulato a quest'ultima la concessione di una proroga di 20 giorni per presentare eventuali mezzi di prova, richiesta accordata tacitamente dal primo giudice. L'amministrazione doveva pertanto presentare le osservazioni entro il 23 ottobre 1998, ritenuto che i venti giorni richiesti vanno aggiunti ai 10 concessi con ordinanza 23 settembre 1998. Ne deriva la tempestività delle osservazioni in questione. In via abbondanziale si rileva che, a prescindere dal tenore delle osservazioni 21 ottobre 1998, che in buona sostanza si richiamano a quanto già asserito dalla Cassa nella petizione 5 agosto 1998, il patrocinatore dell'interessato è malvenuto a chiederne lo stralcio, perché agli atti risulta che il Tribunale cantonale il 26 ottobre 1998, a seguito dello scritto 23 ottobre dell'avv. Monti, ha contattato telefonicamente lo studio legale concedendogli dieci giorni per inoltrare un'eventuale risposta alle osservazioni. Siffatto atto di duplica non ha però avuto luogo, l'interessato avendo tacitamente rinunciato a determinarsi. 6.3 M.________ lamenta inoltre una violazione del diritto di essere sentito perché la Corte cantonale ha omesso di assumere, benché ritualmente notificati, i mezzi di prova giuridicamente rilevanti - quali l'audizione di testi, il richiamo dell'incarto penale nonché di quello relativo al fallimento della società - che gli avrebbero consentito di dimostrare l'assenza di una sua responsabilità, ritenuto che il fallimento della A.________SA era in sostanza riconducibile al mancato pagamento d'un importo di ca. fr. 3'700'000.- da parte di alcuni debitori, determinando in tal modo uno stato di grave illiquidità alla società. I mezzi di prova richiesti sarebbero dovuti servire anche a dimostrare che D.________, senza avvisare gli altri membri del consiglio di amministrazione, aveva sospeso i versamenti dei contributi paritetici alla Cassa. Orbene, ai sensi dell'art. 29 cpv. 2 Cost. le parti hanno diritto d'essere sentite. Per costante giurisprudenza, dal diritto di essere sentito deve in particolare essere dedotto il diritto per l'interessato di esprimersi prima della resa di una decisione sfavorevole nei suoi confronti, quello di fornire prove circa i fatti suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter prendere visione dell'incarto, quello di partecipare all'assunzione delle prove, di prenderne conoscenza e di determinarsi in merito (DTF 127 I 56 consid. 2b, 127 III 578 consid. 2c, 126 V 130 consid. 2a; cfr., riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 vCost., la cui giurisprudenza si applica anche alla nuova norma, DTF 126 I 16 consid. 2a/aa, 124 V 181 consid. 1a, 375 consid. 3b). Se però gli accertamenti svolti d'ufficio permettono all'amministrazione o al giudice, che si sono fondati su un apprezzamento diligente delle prove, di giungere alla convinzione che certi fatti presentino una verosimiglianza preponderante, e che ulteriori misure probatorie non potrebbero modificare questo apprezzamento, è superfluo assumere altre prove (apprezzamento anticipato delle prove; Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, pag. 212 n. 450; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., pag. 39 n. 111 e pag. 117 n. 320; Gygi, op. cit., pag. 274; cfr. anche DTF 122 II 469 consid. 4a, 122 III 223 consid. 3c, 120 Ib 229 consid. 2b, 119 V 344 consid. 3c). In tal caso non sussiste una violazione del diritto di essere sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d) Va pure ricordato che nell'ambito dell'accertamento dei fatti e della valutazione delle prove il giudice di merito dispone di un ampio potere di apprezzamento. Per censurare un asserito accertamento arbitrario dei fatti o un'asserita valutazione arbitraria delle prove non è sufficiente che il ricorrente critichi semplicemente la decisione impugnata o che contrapponga a quest'ultima un proprio accertamento o una propria valutazione, per quanto essi siano sostenibili o addirittura preferibili. Egli deve bensì dimostrare per quale motivo l'accertamento dei fatti o la valutazione delle prove da lui criticati sarebbero manifestamente insostenibili o in chiaro contrasto con la situazione di fatto, si fondano su una svista manifesta o contraddicono in modo urtante il sentimento della giustizia e dell'equità (DTF 125 II 15 consid. 3a, 124 IV 88 consid. 2a, 123 I 5 consid. 4a, 122 I 66 consid. 3a, 121 I 114 consid. 3a). 6.3.1 In merito all'audizione dei testi (ossia gli altri membri del consiglio di amministrazione nonché B.________ e S.________, entrambi dipendenti della società) indicati nella risposta alla petizione, va osservato che se da un lato è vero che il ricorrente ha chiesto in sede cantonale l'assunzione di tali mezzi di prova al fine di chiarire la sua posizione e la sua totale estraneità nella conduzione della fallita nonché di dimostrare che D.________ - direttore, presidente del consiglio di amministrazione e azionista della A.________SA - ne era il dominus, dall'altro va ricordato che non occorre far capo all'audizione di testi per accertare un elemento irrilevante ai fini del giudizio. Sapere infatti se era stato D.________ a gestire e a dirigere la società, circostanza peraltro da lui ammessa in sede penale quando aveva dichiarato di assumere personalmente tutte le responsabilità derivanti dal mancato versamento dei contributi sociali dedotti dai salari dei dipendenti della ditta, e sapere che il qui ricorrente non era stato in grado - a suo dire - di farsi dare i bilanci della società a nulla gli giova, ritenuto che i doveri e le incombenze di un membro del consiglio di amministrazione di una società anonima, con alle dipendenze un centinaio di operai, sono quelli stabiliti dalla legge che, come tali, non sono suscettibili di deroghe.