Citation: 6B_232/2007 24.08.2007 E. 4

4.1 Il ricorrente lamenta anzitutto una violazione del diritto di essere sentito. Egli sostiene che, di fronte all'ipotesi di ridurre drasticamente le pretese di indennizzo, la CRP avrebbe dovuto offrirgli la possibilità di esprimersi personalmente davanti a essa. In questo modo avrebbe potuto illustrare compiutamente le implicazioni personali e professionali derivate dalla procedura penale aperta contro di lui. L'autorità cantonale non avrebbe inoltre motivato a sufficienza la sua decisione. 4.2 Il diritto di essere sentito, sancito esplicitamente dall'art. 29 cpv. 2 Cost., comprende il diritto per l'interessato di offrire mezzi di prova su punti rilevanti e di esigerne l'assunzione, di partecipare all'assunzione stessa o perlomeno di potersi esprimere sui suoi risultati, nella misura in cui essi possano influire sulla decisione (DTF 131 I 153 consid. 3; 126 I 15 consid. 2a/aa; 124 I 49 consid. 3a, 241 consid. 2). Tale diritto non impedisce all'autorità di procedere a un apprezzamento anticipato delle prove richieste, se è convinta che non potrebbero condurla a modificare la sua opinione (DTF 124 I 208 consid. 4a; 122 II 464 consid. 4a; 120 Ib 224 consid. 2b). Nell'ambito di tale valutazione anticipata delle prove all'autorità compete un vasto margine di apprezzamento e il Tribunale federale interviene soltanto in caso d'arbitrio (DTF 131 I 153 consid. 3 e rinvii). Il diritto di essere sentito non implica il diritto di potersi esprimere oralmente (DTF 130 II 425 consid. 2.1; 125 I 209 consid. 9b; 122 II 464 consid. 4c). Dal diritto di essere sentito la giurisprudenza ha dedotto, tra l'altro, il diritto dell'interessato di ottenere una decisione motivata. L'art. 29 cpv. 2 Cost. non pone esigenze troppo severe all'obbligo di motivazione: l'autorità giudicante è tenuta a esprimersi unicamente sulle circostanze significative, atte a influire in qualche maniera sul giudizio di merito, e non su ogni asserzione delle parti. La garanzia ha essenzialmente lo scopo di permettere, da un lato, agli interessati di afferrare le ragioni che stanno alla base della decisione e di impugnarla con cognizione di causa e, dall'altro, all'autorità di ricorso di esaminare la fondatezza della decisione medesima (DTF 129 I 232 consid. 3.2; 126 I 97 consid. 2b, 15 consid. 2a/aa in fine). 4.3 Nel concreto, la censura del ricorrente non ha pregio. La procedura istituita dagli art. 317 e segg. CCP/TI tende a far accertare se ed eventualmente in che misura siano dati i presupposti per allocare all'accusato prosciolto un'indennità volta a risarcirgli le spese di patrocinio, il danno materiale e quello morale. L'onere della prova del danno spetta all'istante che deve fondare la sua richiesta su fatti precisi e documentare le sue pretese (Rep. 1998, n. 126, pag. 380, consid. 3; v. pure DTF 113 IV 93 consid. 3e; 107 IV 155 consid. 5). Come rilevato dalla CRP e ammesso esplicitamente dallo stesso ricorrente, la procedura cantonale è essenzialmente documentale. Questo principio è ormai espressamente sancito dal nuovo art. 320a cpv. 3 CPP/TI, disposizione non direttamente applicabile alla fattispecie in quanto entrata in vigore posteriormente all'inoltro dell'istanza di indennizzo (BU 2006, 296). Posto come né il diritto cantonale né il diritto federale (v. consid. 4.2) conferiscano il diritto a potersi esprimere oralmente, l'insorgente non spiega, con una motivazione conforme alle esigenze legali (v. consid. 3.1), perché la sua mancata audizione violi il diritto di essere sentito. In particolare, egli non indica quale forza ed efficacia probatoria avrebbe potuto avere la sua audizione personale, né spiega in che misura eventuali difficoltà particolari della causa imponevano all'autorità cantonale di procedere a tale audizione. Egli ha potuto esprimersi compiutamente con la sua istanza scritta del 26 giugno 2006 sicché il suo diritto di essere sentito è stato rispettato. La sentenza cantonale regge alla critica anche sotto il profilo della sua motivazione. La CRP si è infatti confrontata puntualmente con tutti gli argomenti sollevati dal ricorrente per giustificare la sua richiesta di indennità, quantomeno su quegli elementi del danno a lui personalmente riconducibili. Ha viceversa escluso dall'esame tutte le poste di danno asseritamente subite da terzi sostenendo - senza incontrare critica alcuna da parte del ricorrente - che la procedura prevista agli art. 317 e segg. CPP/TI mira a risarcire i danni occorsi all'accusato prosciolto ma non a terzi. La CRP ha poi aggiunto che nessuna prova agli atti dimostrava l'asserito dovere del ricorrente di assumere i danni patiti da terzi. L'autorità cantonale si è pertanto pronunciata su ogni punto dell'istanza di indennizzo, la censura del ricorrente si rivela dunque infondata.