Citation: 6B_423/2008 26.01.2009 E. 2

Nella fattispecie, la ricorrente chiede la promozione dell'accusa per reati di falsità in atti, contro il patrimonio e contro l'amministrazione della giustizia. Si tratta di infrazioni che non fondano la qualità di vittima LAV. Le sue censure non concernono il suo diritto di querela come tale. Ella non può neppure essere considerata accusatore privato ai sensi dell'art. 81 cpv. 1 lett. b n. 4 LTF, posto come il codice di procedura penale ticinese del 19 dicembre 1994 non preveda questa istituzione (v. sentenza 6S.125/2005 del 18 maggio 2005, in RtiD II-2005 n. 35 pag. 181 segg.). L'insorgente è quindi una semplice denunciante e, in questa veste, le uniche censure che può formulare davanti al Tribunale federale attengono alla violazione dei suoi diritti di parte. Nelle 56 pagine di ricorso, oltre a formulare considerazioni non pertinenti con la decisione qui impugnata, la ricorrente contesta essenzialmente il modo in cui sono stati accertati i fatti e l'apprezzamento delle prove da lei fornite nonché la mancata amministrazione delle prove da lei richieste. Non è tuttavia legittimata a censurare l'accertamento dei fatti né l'apprezzamento (anticipato) delle prove e nemmeno un'eventuale motivazione insufficiente della decisione, in quanto si tratta di questioni strettamente connesse con il merito della vertenza (v. supra consid. 1). Lamenta pure la superficialità con cui sono state prese le decisioni del Ministero pubblico prima e della CRP dopo, ma non riesce a sostanziare alcuna violazione del diritto. Dubita dell'imparzialità delle autorità ticinesi, senza tuttavia formulare una motivazione che adempia le severe esigenze poste dall'art. 106 cpv. 2 LTF e la relativa giurisprudenza (v. DTF 134 II 244 consid. 2.2).