Citation: 6B_610/2023 E. 4.2

4.2. Invano il ricorrente adduce di non aver goduto di un processo equo, segnatamente a causa della pretesa limitazione dei suoi diritti della difesa consecutiva alla mancata possibilità concessagli di "controesaminare dei testimoni", in specie l'accusatore privato B.________ e la coimputata F.________, le cui dichiarazioni sarebbero state assunte "prima del dibattimento" e poi utilizzate quali prove a carico. Precisato che l'insorgente non lamenta nemmeno implicitamente un'eventuale violazione dell'art. 147 CPP, prevalendosi unicamente dell'art. 6 CEDU, egli non si confronta minimamente con le ragioni addotte dalla CARP per rifiutare l'assunzione dei testimoni richiesti dalla difesa al dibattimento di appello e a fortiori non sostanzia alcun arbitrio nella valutazione anticipata delle prove. Neppure pretende di non aver avuto, nel corso del procedimento, la possibilità di partecipare ai loro interrogatori, di porre loro domande o di essere a loro confrontato. L'insorgente afferma unicamente, con riguardo peraltro al solo accusatore privato, di non averlo potuto controesaminare su quanto "emerso nel corso dell''investigazione" dopo il confronto. Sennonché egli non spiega minimamente quali elementi sarebbero emersi posteriormente all'ultimo interrogatorio dell'interessato che avrebbero imposto una sua nuova audizione al dibattimento. Si limita in proposito a rinviare genericamente al suo memoriale difensivo presentato in occasione del dibattimento di appello, rinvio inammissibile in questa sede (v. supra consid. 2.1). Tenuto conto che il ricorrente non sostiene di non aver mai avuto la possibilità nel corso del procedimento di poter interrogare i testimoni a carico, non si scorge alcuna violazione dell'art. 6 n. 3 lett. d CEDU. Neppure il semplice richiamo alla parità delle armi è sufficiente per contestare con successo la mancata assunzione delle prove richieste, il loro rifiuto non comportando ipso facto una violazione dell'invocato principio. L'autorità penale può infatti procedere a una loro valutazione anticipata e rifiutare di assumerle, se è convinta che non potrebbero condurla a modificare la sua opinione (DTF 147 IV 534 consid. 2.5.1). Come già rilevato, l'insorgente non dimostra alcun arbitrio nella valutazione anticipata delle prove e non si confronta con le ragioni addotte dalla CARP per respingere la sua istanza probatoria. Nel modo in cui argomenta, il ricorrente sembra del resto dimenticare che nel procedimento penale svizzero vige il principio dell'immediatezza limitata (combinati disposti art. 308, 343, 389 e 405 CPP; v. DTF 150 IV 345 consid. 1.6.7.3; DTF 140 IV 196 consid. 4.4.1). Il giudice procede all'interrogatorio dettagliato dell'imputato (art. 341 cpv. 3 CPP) ed è tenuto a raccogliere ulteriori prove solo alle condizioni espressamente menzionate dalla legge (sentenza 6B_430/2015 del 12 giugno 2015 consid. 2.3.1), segnatamente dall'art. 343 cpv. 2 e 3 CPP. L'insorgente non pretende che siano in concreto dati i presupposti dell'una o l'altra costellazione di tale disposizione.