Citation: 2A.565/2002 02.04.2003 E. 5

5.1 Come accennato in narrativa, la Commissione federale delle banche ha escluso la possibilità di rilasciare a posteriori a A.________ S.A. l'autorizzazione ad esercitare l'attività di commerciante professionale di valori mobiliari, dal momento che non sarebbero date le condizioni previste dalla legge per procedere in questo senso. I ricorrenti criticano questa argomentazione. Essi contestano innanzitutto la tesi dell'autorità di vigilanza, secondo cui A.________ S.A. non fornirebbe sufficienti garanzie di un'attività irreprensibile. A questo proposito negano di avere rilasciato informazioni incomplete alla Commissione federale delle banche e di avere cercato di trasferire un'ingente somma di denaro alle società E.________ S.A. e G.________ S.A., senza chiedere l'autorizzazione dell'osservatore. Aggiungono poi che a A.________ S.A. doveva essere dato un termine per poter adeguare il proprio capitale sociale e la sua organizzazione alle esigenze imposte dalla legge. Sostengono che nella denegata ipotesi in cui nemmeno una simile autorizzazione a posteriori poteva entrare in linea di conto, la Commissione federale delle banche avrebbe perlomeno dovuto fornire a A.________ S.A. la possibilità di convertire la sua attività in modo tale da non ricadere più nel campo di applicazione della legge sulle borse. Rimproverano all'autorità di prime cure di avere fondato la sua decisione sul rapporto lacunoso e tendenzioso allestito dall'osservatore. 5.2 In primo luogo si tratta di esaminare se i vari rimproveri formulati dalla Commissione federale delle banche all'indirizzo di A.________ S.A. siano fondati o meno. 5.2.1 L'art. 10 cpv. 2 LBVM prevede che l'autorizzazione ad esercitare l'attività di commerciante di valori mobiliari è accordata se i regolamenti interni del richiedente e la sua organizzazione garantiscono l'adempimento degli obblighi imposti dalla legge (lett. a), se il richiedente dispone del capitale minimo richiesto oppure fornisce la garanzia stabilita (lett. b), se il richiedente e i suoi collaboratori responsabili dispongono delle indispensabili conoscenze professionali (lett. c) e, da ultimo, se il richiedente, i suoi collaboratori responsabili e gli azionisti determinanti offrono la garanzia di un'attività irreprensibile (consid. d). L'ordinanza sulle borse specifica poi più nel dettaglio queste condizioni agli art. 17 e segg. Per quanto riguarda in particolare la citata garanzia di un'attività irreprensibile, si tratta di un requisito che è stato ripreso dalla legislazione federale in materia di banche e, segnatamente, dall'art. 3 cpv. 2 lett. c LBCR: per la sua interpretazione si può dunque fare riferimento per analogia ai principi giurisprudenziali che sono stati sviluppati in relazione a quest'ultima disposizione (Heritg/Schuppisser, op. cit., n. 43 ad art. 10 LBVM). In particolare si deve sottolineare che il requisito in parola è volto da un lato ad assicurare il buon nome e l'affidabilità della piazza finanziaria svizzera (DTF 111 Ib 126 cons. 2a con rinvii) e dall'altro a tutelare gli interessi degli investitori (DTF 116 Ib 193 consid. 2b con riferimenti; sentenza del Tribunale federale del 2 febbraio 2000 nella causa 2A.230/1999 pubblicata in Boll. CFB 40 2000 37 consid. 5a con riferimenti): quest'ultimi risultano minacciati allorquando persone attive nel commercio professionale di valori mobiliari adottano dei comportamenti che non le fanno apparire più meritevoli di fiducia agli occhi dei loro clienti e del pubblico (cfr. per analogia DTF 106 Ib 145 consid. 2a concernente l'art. 3 cpv. 2 lett. c LBCR). Affinché un determinato atteggiamento risulti abusivo e, di conseguenza, possa giustificare un intervento dell'autorità di sorveglianza, non è necessario che lo stesso sia anche rilevante dal profilo penale. Inoltre l'affidabilità di un operatore finanziario attivo nel commercio di valori mobiliari non può essere giudicata senza tenere conto del modo con cui taluni comportamenti sono percepiti dal pubblico (sentenza del Tribunale federale del 2 febbraio 2000 nella causa 2A.230/1999 pubblicata in Boll. CFB 40 2000 37 consid. 5b). 5.2.2 Nel caso di specie le critiche che la Commissione federale delle banche ha rivolto a A.________ S.A. e ai suoi organi di diritto e di fatto in merito al loro comportamento scarsamente affidabile devono essere di massima confermate. Sin dai primi accertamenti da parte dell'autorità di vigilanza i responsabili di A.________ S.A. si sono rivelati poco inclini a collaborare con quest'ultima. A tale proposito dev'essere evidenziata la reticenza dimostrata dai medesimi nel rispondere alle varie domande contenute nel questionario inviato il 6 maggio 2002 alla società. Il 25 giugno 2002 la Commissione federale delle banche ha dovuto nuovamente rivolgersi a A.________ S.A. per chiederle di meglio precisare alcune risposte formulate in maniera incompleta e di prendere posizione su altri quesiti che essa aveva invece completamente ignorato. La società ha quindi dato seguito a questo sollecito fornendo ancora una volta delle risposte piuttosto succinte. In particolare, al punto n. 10 del predetto questionario, dove si chiedeva alla società di elencare "conti correnti postali, relazioni bancarie e di brokeraggio in Svizzera e all'estero", A.________ S.A. ha indicato la Banca M.________, la Banca N.________, la Banca O.________ e la P.________ Ltd. In seguito è tuttavia emerso che essa era titolare anche di un conto presso la Banca Q.________ e presso la R.________ N.V. (Antille olandesi). Nel suo ricorso A.________ S.A. ha tentato di spiegare la mancata dichiarazione di queste due relazioni asserendo che la prima non era più utilizzata dal mese di maggio del 2001, mentre che la seconda non concerneva una banca. Entrambe queste argomentazioni non possono essere accettate. La ricorrente non aveva infatti nessun motivo per ritenere che essa fosse tenuta a notificare alla Commissione federale delle banche soltanto i conti da lei abitualmente utilizzati a quel tempo. Inoltre il fatto che la R.________ N.V. fosse un broker (come dichiarato il 25 luglio 2002 da C.________ e da B.________ al Giudice istruttore del Cantone dei Grigioni) invece che una banca è del tutto irrilevante: infatti in entrambi i casi A.________ S.A. era obbligata a dichiarare l'esistenza di questo suo conto, dal momento che, come appena esposto, il questionario che le era stato inviato dalla Commissione federale delle banche le imponeva a chiare lettere di elencare non solo le sue relazioni bancarie, ma anche quelle di brokeraggio aperte in Svizzera o all'estero. Anche l'argomento secondo cui l'esistenza di tale conto era nota all'osservatore non può essere accolto, dal momento che il suddetto questionario è stato inoltrato alla Commissione federale delle banche il 25 giugno 2002, mentre che la perquisizione del Giudice istruttore grigionese, tramite la quale i ricorrenti giustificano la conoscenza dell'esistenza di tale relazione da parte di Fibi BC S.A., è avvenuta soltanto il 25 luglio 2002. Non si può dunque seriamente dubitare del fatto che la ricorrente abbia fornito in questo caso all'autorità di sorveglianza dei dati incompleti su aspetti particolarmente importanti della sua attività, contravvenendo così all'obbligo, sancito dall'art. 35 cpv. 2 LBVM, di fornire all'autorità di vigilanza tutte le informazioni e tutti i documenti necessari allo svolgimento dei suoi compiti di controllo. Significativo in merito al modo con cui A.________ S.A. ha collaborato con la Commissione federale delle banche è inoltre il fatto che essa ha fatto pervenire il 25 giugno 2002 all'autorità di vigilanza copia di un mandato fiduciario che, alla luce delle successive indagini, è poi risultato diverso dai contratti effettivamente utilizzati dalla società. La Commissione federale delle banche ha poi ancora rimproverato alla ricorrente di avere tentato in data 22 agosto 2002 - vale a dire successivamente al blocco dei conti della società - di far eseguire alla Banca N.________ un pagamento di complessivi fr. 63'748.37 in favore di due società molto vicine a A.________ S.A., la E.________ S.A. e la G.________ S.A., senza preventivamente aver chiesto l'autorizzazione dell'osservatore. Malgrado le contestazioni sollevate in questa sede dagli insorgenti, quanto rilevato dall'autorità di sorveglianza trova puntuale conferma nelle prove agli atti. La lettera inviata il 22 agosto 2002 dal suddetto istituto di credito, con copia alla Commissione federale delle banche, attesta chiaramente che l'ordine di pagamento in questione era stato inoltrato senza che ad esso fosse stata allegata la necessaria autorizzazione dell'osservatore, tant'è che la banca si è rifiutata di eseguirlo. Ora, è senz'altro vero quanto affermato nel gravame che A.________ S.A. aveva chiesto all'osservatore di poter effettuare il suddetto versamento; è però altresì vero che tale domanda era stata inviata a D.________ S.A. nel medesimo tempo in cui era stato spedito alla banca l'ordine di pagamento, il quale però non faceva alcun riferimento all'obbligo per l'istituto di credito di attendere il nulla osta dell'osservatore prima di procedere al trasferimento del denaro. In simili circostanze è del tutto legittimo sospettare che A.________ S.A. abbia cercato di aggirare in questo modo il provvedimento che le faceva divieto di disporre liberamente degli averi depositati sui suoi conti. In ogni caso, indipendentemente dalla volontarietà o meno di un simile atto, resta il fatto che gli organi della società ricorrente non si sono attenuti nell'occasione agli ordini che erano stati loro impartiti con il provvedimento supercautelare del 30 luglio 2002. Per il che, avuto riguardo di quanto sin qui esposto, dev'essere condivisa la conclusione alla quale è giunta l'autorità di prime cure, secondo cui gli organi di A.________ S.A. non offrono sufficienti garanzie per lo svolgimento di un'attività irreprensibile ai sensi dell'art. 10 cpv. 2 lett. d LBVM. L'attitudine da loro dimostrata nel corso dell'intero procedimento non permette di confidare in una corretta gestione della società in questione. Il che costituisce un serio ostacolo al rilascio a posteriori dell'autorizzazione per l'esercizio dell'attività di commerciante professionale di valori mobiliari. 5.2.3 Per il resto si deve ancora osservare che risulta alquanto dubbio che A.________ S.A. disponga sia dell'organizzazione necessaria per poter svolgere correttamente la suddetta attività commerciale, sia di collaboratori responsabili con le dovute conoscenze professionali, così come preteso dall'art. 10 cpv. 2 lett. a e c LBVM e dagli art. da 18 a 22 OBVM. Dalle tavole processuali emerge infatti che essa si appoggiava per l'esecuzione delle sue operazioni finanziarie sulla struttura informatica di E.________ S.A., la quale oltretutto, secondo l'osservatore, disporrebbe di un software di gestione patrimoniale insufficiente, che non permette di stabilire immediatamente a quali clienti appartenga la liquidità presente sui vari conti collettivi o comuni ("Sammelkonti") intestati alla ricorrente stessa. Sempre a proposito di E.________ S.A. si deve poi considerare che, secondo quanto ammesso dagli organi dell'insorgente nel corso di procedura, essa fungeva da call center di A.________ S.A., nel senso che gli ordini di acquisto o di vendita impartiti dai clienti di quest'ultima erano ricevuti da un operatore attivo presso la suddetta società di Lugano, il quale provvedeva poi a trasmettere i medesimi alle banche o ai broker per la loro esecuzione. In questo senso appare sostanzialmente corretta l'opinione espressa dall'osservatore, secondo cui E.________ S.A. operava come stabile organizzazione di A.________ S.A. Infine si deve aggiungere che ufficialmente A.________ S.A. dispone di soli tre dipendenti, i quali non sembrano possedere una specifica preparazione in ambito finanziario. Alquanto equivoco è risultato poi il ruolo di C.________, ufficialmente alle dipendenze di G.________ S.A. ma di fatto attivo, sia sul piano amministrativo che su quello gestionale, per la ricorrente. Circostanza questa che non contribuisce certo fare chiarezza sull'organizzazione interna di A.________ S.A. e che potrebbe rivelarsi d'ostacolo alla sorveglianza che, giusta l'art. 23 OBVM, la Commissione federale delle banche è tenuta ad esercitare sui collaboratori responsabili di commercianti professionali di valori mobiliari. Alla luce di tutto ciò, si deve senz'altro concludere che la struttura organizzativa della ricorrente presenta evidenti lacune e non rispetta nemmeno lontanamente le prescrizioni di cui agli art. da 18 a 21 OBVM. A ciò va poi aggiunto il fatto che essa è dotata di un capitale azionario di soli fr. 100'000.--, nettamente inferiore a quello minimo di fr. 1,5 milioni (interamente liberato) previsto dall'art. 22 OBVM. 5.3 Come esposto sopra, i ricorrenti sostengono che la Commissione federale delle banche doveva assegnare a A.________ S.A. un termine per permetterle di adeguare la propria organizzazione alle esigenze imposte dalla legge o eventualmente per convertire la sua attività. 5.3.1 Giusta l'art. 35 cpv. 3, l'autorità di vigilanza, allorquando viene a conoscenza di infrazioni alle prescrizioni legali o di altre irregolarità, provvede alla soppressione di quest'ultime e al ripristino della legalità. Essa prende le decisioni necessarie a tal fine (cpv. 3 prima e seconda frase). Può vietare per un breve periodo di tempo tutti i negozi giuridici e i pagamenti di un commerciante o i versamenti che gli sono destinati se esiste un pregiudizio imminente per i suoi creditori (cpv. 3 lett. a) oppure vietare provvisoriamente o per una durata indeterminata l'esercizio del commercio di valori mobiliari ai collaboratori responsabili di un commerciante che hanno violato gravemente la presente legge, le sue disposizioni di esecuzione o le prescrizioni interne dell'impresa (cpv. 3 lett. b). In virtù dell'art. 36 LBVM, l'autorità di vigilanza ha pure la facoltà di ritirare l'autorizzazione d'esercizio alla borsa o al commerciante che non adempie più le condizioni richieste o che viola gravemente i suoi obblighi legali o le sue prescrizioni interne (cpv. 1). Il ritiro dell'autorizzazione provoca lo scioglimento delle persone giuridiche, delle società in nome collettivo e delle società in accomandita e la radiazione dal registro di commercio delle ditte individuali. L'autorità di vigilanza nomina un liquidatore e ne sorveglia l'attività (cpv. 2). Il Tribunale federale ha avuto modo di precisare che i provvedimenti dall'art. 36 LBVM, si applicano per analogia anche ai commercianti sprovvisti della necessaria autorizzazione (DTF 126 II 71 consid. 6e). 5.3.2 Come giustamente rilevato dalla Commissione federale delle banche nella sua risposta al gravame, la possibilità di porre rimedio a posteriori all'assenza dell'autorizzazione per l'esercizio dell'attività di commerciante professionale di valori mobiliari è da prendere in considerazione soltanto quando risulta che la società già adempie in linea di principio le condizioni previste dall'art. 10 LBVM o potrebbe pervenire ad adempierle entro un lasso di tempo ristretto, ma non certo laddove - come nella fattispecie concreta - sussistono gravi vizi che per essere sanati necessitano di importanti e radicali interventi. In quest'ultimo caso infatti i rischi per gli investitori risulterebbero troppo elevati. In concreto, già si è detto di come A.________ S.A. non adempia i requisiti previsti dagli art. 10 LBVM e dagli art. 17 e segg. OBVM: essa non fornisce infatti la garanzia di un'attività irreprensibile e non dispone né della necessaria organizzazione, né di personale adeguato, né di un capitale azionario sufficiente per poter operare nel settore in parola (cfr. consid. 6.2). Si deve pertanto escludere che la stessa possa essere risanata entro breve tempo e in tutta sicurezza per i suoi attuali clienti. Quest'ultimo aspetto non permette di prendere in considerazione l'eventualità di una conversione della sua attività in un'attività non soggetta ad autorizzazione senza passare attraverso la liquidazione delle posizioni dei suoi clienti. A questo proposito è bene ricordare che la Commissione federale delle banche si era detta disponibile a prendere in considerazione la proposta transattiva formulata in questo senso da A.________ S.A. il 3 settembre 2002. Quest'ultima non ha tuttavia mai presentato un piano dettagliato per illustrare il modo in cui intendeva concretamente procedere. Constatato ciò, l'autorità di vigilanza non ha potuto fare altro che decretare lo scioglimento e la liquidazione della società in parola al fine di ripristinare la legalità, così come impostole dall'art. 35 cpv. 3 LBVM. Ne discende che anche da questo profilo la decisione impugnata, che si rivela rispettosa del principio della proporzionalità, dev'essere confermata.