Citation: 2A.363/2006 06.09.2006 E. 3

3.1 Il ricorrente invoca poi l'art. 8 CEDU, cioè il diritto al rispetto della vita privata e familiare ivi garantito, il quale consente ad un cittadino straniero, a determinate condizioni, di opporsi all'eventuale separazione dalla famiglia e di ottenere un permesso di dimora. Se esiste in particolare una relazione stretta, intatta ed effettivamente vissuta, tale garanzia limita essenzialmente il potere d'apprezzamento conferito dall'art. 4 LDDS (sulle condizioni di applicazione di tale disposto, cfr. DTF 130 II 281 consid. 3; 127 II 60 consid. 1d/aa; 126 II 377 consid. 3b/aa). Tale diritto non è tuttavia assoluto e un'ingerenza nel suo esercizio è ammissibile alle condizioni di cui all'art. 8 n. 2 CEDU. Deve pertanto essere effettuata una ponderazione di tutti gli interessi pubblici e privati in gioco (DTF 120 Ib 129 consid. 4a; cfr. anche DTF 122 II 1 consid. 2 con riferimenti). 3.2 Il ricorrente si richiama in primo luogo alla relazione con la figlia B.A.________. Come già osservato nella sentenza impugnata, oltre al fatto che la bambina molto verosimilmente risiede all'estero e che, quindi, già per tal motivo è discutibile il richiamo a tale norma, appare dubbio che il rapporto esistente tra il padre e la figlia raggiunga l'intensità esatta dalla prassi per poter invocare il disposto convenzionale. Si volesse da ciò prescindere, va comunque osservato che per i motivi esposti nel giudizio impugnato (assenza di un comportamento irreprensibile e soggiorno di media durata nel nostro Paese; esistenza unicamente di un diritto di visita limitato a qualche ora ogni quindici giorni, sotto sorveglianza, che può essere esercitato nell'ambito di soggiorni turistici), ai quali si rinvia e che vanno qui condivisi, l'interesse privato del ricorrente a rimanere in Svizzera non appare prevalente su quello pubblico. 3.3 Allo stesso modo, nella misura in cui il ricorrente invoca l'art. 8 CEDU con riferimento alla sua relazione con la sua convivente, cittadina italiana domiciliata in Ticino, va osservato che, come correttamente ricordato dalla Corte cantonale (cfr. sentenza cantonale querelata, consid. 4.2 pag. 11), detta norma si applica nei confronti di concubini il cui matrimonio, oltre ad essere seriamente voluto, è imminente (cfr. Alain Wurzburger, La jurisprudence récente du Tribunal fédéral en matière de police des étrangers, in RDAF 53/1997 I pag. 284 e rinvii), ciò che non è il caso in concreto, in quanto, come sostenuto dal ricorrente medesimo senza ulteriori precisazioni, la causa di divorzio da lui attivata sarà lunga in ragione dell'assenza della consorte. Visto quanto precede, anche da questo profilo il ricorso si rivela infondato e va respinto.