Citation: 2P.212/2003 19.08.2003 E. 3

3.1 Vagliando poi se il gravame va trattato quale ricorso di diritto pubblico, va rilevato anzitutto che siccome non è data la via del ricorso di diritto amministrativo, il Consiglio di Stato è l'ultima istanza cantonale (art. 86 cpv. 1 OG combinato con gli art. 98a OG e 10 lett. a della legge ticinese dell'8 giugno 1998 di applicazione alla legislazione federale in materia di persone straniere). 3.2 Poiché i ricorrenti non hanno un diritto ad ottenere un permesso di soggiorno (cfr. consid. 2), essi non sono toccati dalla decisione querelata nei loro interessi giuridicamente protetti, per cui difettano della legittimazione a proporre un ricorso di diritto pubblico (art. 88 OG; cfr. DTF 126 I 81 consid. 2 a 6 in merito all'art. 9 della nuova Costituzione federale del 18 aprile 1999 nonché DTF 123 I 25 consid. 1 e 122 I 267 consid. 1a riguardo all'art. 4 vCost.). Anche se è criticata dai qui ricorrenti, non v'è motivo in concreto di scostarsi dalla prassi sviluppata in merito all'art. 9 Cost. Visto quanto precede, le asserite violazioni del divieto dell'arbitro e del principio della buona fede formulate nel gravame appaiono di primo acchito inammissibili. 3.3 I ricorrenti possono nondimeno far valere con detto rimedio che sono stati disattesi diritti di parte, riconosciuti loro dall'ordinamento cantonale o sgorganti direttamente da norme costituzionali, la cui violazione costituisce un diniego di giustizia formale (DTF 122 I 267 consid. 1b e richiami). Sennonché, nella fattispecie, essi non sollevano censure di questo genere. Per il che, l'impugnativa, anche se trattata alla stregua di un ricorso di diritto pubblico, sfugge ad un esame di merito.