Citation: 1P.400/2003 07.06.2004 E. 2

2.1 Il ricorrente riconosce che il Tribunale amministrativo per motivi di economia processuale può, eccezionalmente, prescindere dall'applicare il diritto in vigore al momento in cui si è pronunciata l'istanza inferiore e tener conto del nuovo diritto, se l'unica ragione che ostava al rilascio di un permesso di costruzione viene meno nelle more del procedimento ricorsuale (Marco Borghi/Guido Corti, Compendio di procedura amministrativa ticinese, Lugano 1997, n. 3a e 3b all'art. 61; causa 1A.262/ 1992, sentenza del 4 ottobre 1993, consid. 3). Sostiene tuttavia, che questa evenienza non sarebbe realizzata in concreto, visto che il progetto dovrebbe previamente essere sottoposto al preavviso della Commissione delle bellezze naturali e del paesaggio. Il ricorrente rileva in particolare che la particella in esame è inserita nei paesaggi pittoreschi del piano regolatore e ne deduce che, conformemente al decreto legislativo sulla protezione delle bellezze naturali e del paesaggio, del 16 gennaio 1940, e del relativo regolamento d'esecuzione, del 22 gennaio 1974, il progetto litigioso dovrebbe essere autorizzato dal Dipartimento e per esso dalla citata Commissione (art. 5 e 6 del regolamento). Richiamato anche l'art. 6 nNAPR, concernente l'inserimento degli edifici nel paesaggio, il ricorrente sostiene che la Corte cantonale, omettendo di sottoporre il progetto litigioso alla menzionata Commissione per preavviso, avrebbe violato l'autonomia comunale. 2.2 Il ricorrente non dimostra, con un'argomentazione conforme all'art. 90 cpv. 1 lett. b OG (DTF 114 Ib 73 consid. 2a, 80 consid. 1b, 315 consid. 1b), la sussistenza dell'invocata autonomia in tale ambito. In effetti, secondo l'art. 1 del menzionato regolamento, la protezione delle cose immobili che concorrono a costituire le bellezze naturali del paese e il suo aspetto caratteristico spetta al Consiglio di Stato, che l'esercita per mezzo del Dipartimento assistito dalla menzionata Commissione; i comuni e i patriziati sono tenuti a collaborare (cpv. 2). Per riconoscere un'autonomia costituzionalmente protetta, non basta che il diritto cantonale affidi al comune l'incarico di assolvere determinati compiti; occorre invece che la norma cantonale lasci all'autorità incaricata una certa libertà di decisione e che detta norma si riferisca inoltre ad una questione suscettibile d'esser disciplinata, per sua natura, nel quadro del potere d'autodeterminazione del comune. Ora, nell'applicazione di disposizioni di diritto cantonale che si limitano ad assegnare incombenze di mera esecuzione, i comuni non possono - di regola almeno - richiamarsi a norme di diritto comunale autonomo e neanche lo possono fare quando una prescrizione imperativa del diritto cantonale usi nozioni giuridiche imprecise o indeterminate che lasciano alla competente autorità una certa latitudine di giudizio. Anzi, in simili casi, il comune deve piegarsi alle decisioni dell'autorità cantonale e la sola opinione determinante sarà quella dell'autorità cantonale, mentre il parere (contrario) del municipio risulterà, su questo punto, ininfluente (causa 1P.658/1998, sentenza del 19 marzo 1999 in re Comune di Ligornetto, consid. 3c/cc e rinvii, apparsa in RDAT II-1999 n. 19, pag. 65, concernente la mancanza di autonomia comunale riguardo alla normativa ticinese in materia di igiene del suolo e dell'abitato). Nella fattispecie, nell'ambito fatto valere dal Comune, non è dimostrato né è ravvisabile alcuna libertà di decisione, caratteristica del potere comunale autonomo (causa 1P.292/1992, sentenza del 26 agosto 1992 in re Comune di Montagnola, consid. 3b, apparsa in RDAT II-1993 n. 58, pag. 151 seg.). 2.3 Certo, il ricorrente sostiene che, riguardo alla questione dell'inserimento armonioso della costruzione nel paesaggio, la Corte cantonale, limitandosi a rilevare che non si può ragionevolmente sostenere che l'intervento peggiori in misura percettibile l'inserimento nel contesto urbanistico, avrebbe disatteso le esigenze di motivazione imposte dall'art. 29 Cost. In assenza di un'autonomia tutelabile in tale ambito, la censura è tuttavia inammissibile. La surriferita conclusione del Tribunale amministrativo cantonale, invero stringata e perentoria, ma ancora sufficiente dal profilo dell'art. 29 cpv. 2 Cost., visto che il ricorrente non invoca alcuna norma cantonale al riguardo (cfr. DTF 129 I 232 consid. 3.2, 124 I 241 consid. 2), è stata tuttavia espressa con riferimento all'art. 6 nNAPR. Il ricorrente rileva, nondimeno, che questa norma è stata inserita nelle nNAPR proprio nell'ottica della particolare protezione del paesaggio secondo l'invocato decreto legislativo cantonale. Esso non dimostra, tuttavia, in che misura la norma comunale avrebbe una portata propria e autonoma rispetto alla predetta normativa cantonale. Del resto, nella presa di posizione del 19 maggio 2003, di cui si dirà in seguito, il Comune, allora non patrocinato da un legale, si era limitato ad addurre, senza fornire alcuna specifica spiegazione al riguardo, che la domanda di costruzione sarebbe comunque in contrasto con le nuove normative, segnatamente con l'art. 6 nNAPR. Né il ricorrente aveva preteso in quella sede - ma nemmeno prima, pur ritenuto che aveva negato il permesso di costruzione per altri motivi - la necessità di un preavviso della Commissione delle bellezze naturali e del paesaggio. Rilevando, inoltre, che la Corte cantonale si è espressa sulla questione senza esperire un sopralluogo, il Comune non dimostra perché essa, sulla base dei motivi addotti nella sentenza impugnata, non poteva procedere ad un apprezzamento anticipato delle prove (DTF 124 I 208 consid. 4a, 122 II 464 consid. 4a).