Citation: 1A.160/2006 31.05.2007 E. 2

2.1 Secondo l'art. 90 cpv. 1 OG l'atto di ricorso di diritto pubblico, oltre alla designazione della decisione impugnata, deve contenere le conclusioni del ricorrente (lett. a), come pure l'esposizione dei fatti essenziali e quella concisa dei diritti costituzionali o delle norme giuridiche che si pretendono violati, precisando in che consista la violazione (lett. b). Nell'ambito di questo rimedio il Tribunale federale non applica d'ufficio il diritto, ma statuisce unicamente sulle censure sollevate e solo se sono sufficientemente motivate: il ricorso deve quindi contenere un'esauriente motivazione giuridica dalla quale si possa dedurre se, perché ed eventualmente in quale misura la decisione impugnata leda il ricorrente nei suoi diritti costituzionali (DTF 130 I 258 consid. 1.3, 129 I 113 consid. 2.1, 127 I 38 consid. 3c pag. 43, 125 I 71 consid. 1c, 492 consid. 1b). 2.2 Nella misura in cui la ricorrente, con il suo tempestivo gravame, si limita a invocare la violazione di una serie di diritti costituzionali, quali in particolare il divieto dell'arbitrio e i principi della buona fede e della separazione dei poteri, senza precisare in che consiste la violazione, il gravame non adempie le citate esigenze di motivazione e deve quindi essere dichiarato inammissibile. Esso non può parimenti essere esaminato nel merito laddove la ricorrente si limita a contrapporre alle argomentazioni contenute nel giudizio impugnato la sua diversa opinione, segnatamente quando sostiene in modo generico che la LPT imporrebbe il parziale inserimento del suo fondo nella zona edificabile. Accennando alla libertà economica, garantita dall'art. 27 Cost., e richiamando al proposito le ridotte possibilità di sfruttamento del suo fondo in seguito alla mancata attribuzione alla zona edificabile, la ricorrente disattende poi che il provvedimento pianificatorio non tocca la sua attività economica e i rapporti di libera concorrenza e, di massima, non incide pertanto nella sfera di protezione dell'invocata garanzia costituzionale (DTF 110 Ia 167 consid. 7b/bb; sentenza 1P.451/2003 del 15 marzo 2004, consid. 4, parzialmente pubblicata in: RtiD II-2004, n. 41, pag. 148 segg.). Richiamando poi il principio della parità di trattamento (art. 8 cpv. 1 Cost.), la ricorrente non sostiene né dimostra che il TPT l'avrebbe trattata in modo diverso rispetto ad altri proprietari nella stessa situazione. Questo principio ha peraltro una portata necessariamente limitata nell'ambito di provvedimenti pianificatori e si identifica in sostanza con il divieto dell'arbitrio. Poiché occorre formare delle zone è necessario poterle delimitare, sicché non è insostenibile trattare differentemente dal profilo pianificatorio ed edilizio anche terreni analoghi per conformità e posizione (DTF 121 I 245 consid. 6e/bb, 117 Ia 302 consid. 4b; 116 Ia 193 consid. 3b). Al proposito, la ricorrente non spiega per quali ragioni la soluzione della Corte cantonale riguardo alla delimitazione della zona edificabile sarebbe non solo opinabile, ma addirittura manifestamente insostenibile.