Citation: H 305/01 07.03.2003 E. 4

A sostegno del ricorso di diritto amministrativo gli assicurati richiamano l'art. 24 cpv. 1 OPP 2, secondo cui l'istituto di previdenza può ridurre le prestazioni per i superstiti o quelle di invalidità nella misura in cui, aggiunte ad altri redditi conteggiabili, superano il 90% del guadagno presumibilmente perso dall'assicurato. A mente dei ricorrenti dal fatto che tramite le prestazioni previdenziali non viene riconosciuto l'intero reddito lordo conseguito prima dell'insorgenza dell'invalidità, ma solo il reddito netto, a causa della liberazione dal pagamento di alcuni contributi sociali, si deve dedurre che la rendita della previdenza professionale non può essere considerata nel calcolo dei contributi dovuti da una persona che non esercita attività lucrativa ai sensi della LAVS. In caso contrario le disposizioni della LAVS e della LPP risulterebbero in contrasto tra loro. Da un lato la rendita della previdenza professionale non verrebbe infatti versata integralmente, perché in seguito alla sua attribuzione vi sarebbe un risparmio di contributi, dall'altro tuttavia essi verrebbero ugualmente prelevati in virtù dell'art. 28 cpv. 1 OAVS. 4.1 Riguardo al limite previsto all'art. 24 cpv. 1 OPP 2, ritenuto conforme alla legge (DTF 122 V 314 consid. 6b), il Tribunale federale delle assicurazioni ha già statuito che esso è stato introdotto per impedire indebiti profitti ai sensi dell'art. 34 cpv. 2 LPP ed altresì per tener conto del fatto che, come indicato anche dai ricorrenti, dopo la realizzazione del rischio, l'assicurato è liberato dal versamento di certi oneri sociali, valutati all'incirca pari al 10% del salario lordo (DTF 122 V 315 e riferimenti ivi citati). Una regolamentazione analoga, fondata sui medesimi motivi, è pure prevista all'art. 20 cpv. 2 LAINF (v. ancora DTF 122 V 315). Per queste ragioni i ricorrenti deducono che le prestazioni versate dalla previdenza professionale non rientrano nel concetto di redditi in forma di rendita ai sensi dell'art. 28 cpv. 1 OAVS, presupponendo - a torto - che i contributi risparmiati dall'assicurato siano quelli relativi alla rendita della previdenza professionale. 4.2 In proposito va da un lato evidenziato che, in virtù del tenore chiaro dell'art. 24 cpv. 1 OPP 2, il fondo di previdenza non è obbligato a ridurre le proprie prestazioni fino al 90% del guadagno presumibilmente perso, ma è unicamente autorizzato a farlo. Si tratta infatti di una norma relativamente imperativa (art. 6 LPP; commento dell'UFAS al progetto dell'OPP 2, agosto 1983, pag. 39 della versione in lingua francese;si veda anche DTF 117 V 345 consid. 4b/aa). Non in tutti i casi in cui viene riconosciuto un diritto ad una rendita della previdenza professionale viene quindi tenuto conto, tramite il riconoscimento del reddito netto e non lordo, del fatto che l'interessato è esonerato dal pagamento di certi contributi sociali. In tal caso non vi è senz'altro alcuna contraddizione tra l'art. 24 OPP 2 e la giurisprudenza in vigore per quanto concerne l'art. 28 cpv. 1 OAVS. D'altro lato né dal tenore dell'art. 24 cpv. 1 OPP 2 né dai lavori preparatori e quindi dalla volontà del legislatore emerge che con liberazione da certi oneri sociali si debba intendere quelli relativi alla rendita della previdenza professionale. Al contrario, tenuto conto del testo della norma, che fa espresso riferimento al guadagno perso, della legislazione in vigore in materia di AVS al momento dell'emanazione dell'OPP 2 e, quindi, alla luce di un'interpretazione sistematica della legge, si deve ritenere che il risparmio di contributi è riconducibile al fatto che i premi versati da persone che non svolgono attività lucrativa, in quanto beneficiari di rendita, sono nettamente inferiori rispetto a quelli versati sul reddito da attività lucrativa precedentemente percepito (art. 5, 10 LAVS e 28 OAVS; si veda anche Erich Peter, Die Koordination von Invalidenrenten, Zurigo 1997, pag. 317). Un ulteriore risparmio interviene inoltre anche per il fatto che le rendite dell'assicurazione invalidità o per i superstiti erogate in sostituzione del reddito da attività lucrativa non vengono considerate nel calcolo dei contributi dovuti quale persona senza attività lucrativa. In tale contesto non va infine dimenticato che il motivo per cui le rendite dell'AVS e dell'AI, così come le indennità giornaliere dell'AI, non rientrano nei redditi in forma di rendite ai sensi dell' art. 28 cpv. 1 OAVS è riconducibile unicamente al fatto che si vuole evitare un autofinanziamento dell'assicurazione che condurrebbe ad una riduzione - inammissibile - delle prestazioni: l'assicurazione toglierebbe infatti quanto lei stessa concede. Ora, questa Corte ha già avuto modo di dichiarare che questo pericolo non sussiste nel caso di prestazioni erogate da altri assicuratori (cfr. DTF 107 V 70 seg.; sentenza inedita 17 febbraio 1994 in re B., H 230/92, consid. 2c; RCC 1985 pag. 160 consid. 2b) e, quindi, anche nel caso di rendite della previdenza professionale. Alla luce di quanto sopra esposto l'art. 28 cpv. 1 seconda frase OAVS non può pertanto essere applicato analogicamente alle rendite della previdenza professionale, come chiesto dai ricorrenti.