Citation: 5A_914/2019 E. 3.2

3.2. La nozione di capacità di discernimento consiste, da un lato, nella capacità di valutare il senso, l'opportunità e le conseguenze di una determinata azione; d'altro lato, in una componente volitiva, ovvero nella capacità di agire conformemente alla razionale valutazione delle circostanze, secondo la propria volontà, e di opporsi ad eventuali tentativi di influenze esterne (sentenza 5A_647/2011 del 31 maggio 2012 consid. 2.2). La capacità di discernimento è relativa e dipende dalla complessità dell'atto che va compiuto. Nel caso di adulti, in base all'esperienza generale della vita, essa è di regola presunta (art. 16 CC), motivo per cui spetta alla parte che ne pretende l'inesistenza di provare tale affermazione. Per ovviare alle difficoltà probatorie che incontra chi intende prevalersi dell'incapacità di discernimento, in un determinato momento, del disponente deceduto, la giurisprudenza ha tuttavia previsto una riduzione del grado della prova alla cosiddetta verosimiglianza preponderante (sentenze 5A_162/2016 del 24 novembre 2016 consid. 2.2.1; 5A_16/2016 del 26 maggio 2016 consid. 4.1.1 e 4.1.2; 5A_18/2012 dell'11 aprile 2012 consid. 4.2). Quando l'esperienza generale della vita fa invece presumere con verosimiglianza preponderante il contrario, come nel caso di persona colpita da infermità mentale dovuta all'età, la presunzione legale dell'art. 16 CC è sovvertita e spetta alla controparte portare la controprova, pure con una verosimiglianza preponderante, che il defunto ha preso le sue disposizioni in un momento di lucidità (DTF 124 III 5 consid. 1b; sentenze 5A_162/2016, citata, consid. 2.2.2; 5A_16/2016, citata, consid. 4.1.2; sentenza 5A_18/2012, citata, consid. 4.2).