Citation: 9C_673/2009 14.04.2010 E. 5

Controversa è inoltre la valutazione degli impedimenti riscontrati in ambito domestico. 5.1 Il giudice cantonale, riferendosi alla giurisprudenza in materia, ha ricordato che l'inchiesta economica per le persone che si occupano dell'economia domestica - se redatta secondo le indicazioni fornite dalla Circolare dell'UFAS sull'invalidità e la grande invalidità nell'assicurazione per l'invalidità (cifre 3090 segg. CIGI) - costituisce una base di giudizio idonea e di regola anche sufficiente. 5.2 Per potergli attribuire piena forza probatoria, è però essenziale che il rapporto sia redatto da una persona qualificata - quale è normalmente un collaboratore dei servizi sociali (cfr. ad esempio sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 102/00 del 22 agosto 2000 consid. 4) - in conoscenza delle circostanze concrete come pure delle limitazioni risultanti dagli accertamenti medici. Inoltre il rapporto deve tenere conto delle indicazioni della persona assicurata e menzionare, se del caso, le opinioni divergenti. L'inchiesta deve infine essere plausibile, motivata e sufficientemente dettagliata in merito alle singole limitazioni e deve riprodurre quanto accertato in loco (sentenza I 90/02 del 30 dicembre 2002 consid. 2.3.2 non pubblicato in DTF 129 V 67, ma in VSI 2003 pag. 218). Secondo giurisprudenza, il ricorso al giudizio di un medico che abbia a pronunciarsi sulle singole posizioni dell'inchiesta sotto il profilo dell'esigibilità è solo eccezionalmente necessario, segnatamente in presenza di dichiarazioni inverosimili della persona assicurata in contraddizione con i reperti medici (VSI 2004 pag. 137 consid. 5.3 [I 311/03] e 2001 pag. 155 consid. 3c [99/00]; cfr. pure SVR 2005 IV n. 21 pag. 84 consid. 5.1.1 [I 249/04]). 5.3 Se un rapporto d'inchiesta soddisfa queste condizioni, la ponderazione - entro i parametri indicati dalla cifra 3095 CIGI - delle singole mansioni costituisce una questione di apprezzamento che dipende dalla valutazione delle circostanze concrete e che è riesaminabile dal Tribunale federale solo limitatamente in caso di suo esercizio eccessivo o abusivo. Per il resto, l'accertamento del tasso d'impedimento in ogni singola mansione rappresenta - come l'accertamento del danno alla salute, della capacità lavorativa dell'assicurato e dell'esigibilità di un'attività professionale (DTF 132 V 393 consid. 3.2 pag. 398) - una questione di fatto che può essere controllata da questo Tribunale solo in maniera molto limitata (cfr. sopra, consid. 1; cfr. inoltre sentenza citata I 693/06 consid. 6.2-6.3). 5.4 Nell'ambito dell'accertamento dei fatti e della valutazione delle prove il giudice di merito dispone di un ampio potere di apprezzamento. Per censurare un asserito accertamento arbitrario dei fatti o un'asserita valutazione arbitraria delle prove non è sufficiente che il ricorrente critichi semplicemente la decisione impugnata o che contrapponga a quest'ultima un proprio accertamento o una propria valutazione, per quanto essi siano sostenibili o addirittura preferibili. Egli deve bensì dimostrare per quale motivo l'accertamento dei fatti o la valutazione delle prove criticati sarebbero manifestamente insostenibili o in chiaro contrasto con la situazione di fatto, si fonderebbero su una svista manifesta o contraddirebbero in modo urtante il sentimento di giustizia e di equità (DTF 125 I 166 consid. 2a pag. 168; 125 II 10 consid. 3a pag. 15; 124 I 310 consid. 5a pag. 316; 124 V 137 consid. 2b pag. 139 e riferimenti). 5.5 Il Tribunale cantonale ha accertato che il rapporto d'inchiesta domestica del 30 ottobre 2007, oltre a mettere in evidenza una limitazione complessiva del 26 %, ha correttamente - nel rispetto dei parametri di cui alla CIGI - stabilito la ripartizione delle singole attività domestiche. Esaminate inoltre le valutazioni dell'assistente sociale R.________ in merito agli impedimenti nelle singole mansioni, la Corte cantonale non ha ravvisato elementi che consentissero di metterne in dubbio l'attendibilità; anzi, tenuto anche conto dell'obbligo incombente all'assicurata di ridurre il danno e dell'obbligo di reciproca assistenza familiare, ha ritenuto tale valutazione del tutto affidabile e compatibile con gli impedimenti accertati in sede medica. 5.6 Per parte sua, la ricorrente rileva alcune incongruenze e un errore di procedura in cui sarebbe incappata l'assistente sociale nell'allestimento del rapporto d'inchiesta. In particolare, osserva che nella misura in cui intendeva scostarsi dalle sue (dell'assicurata) dichiarazioni in merito alle limitazioni nello stiro e nei lavori all'uncinetto, R.________ avrebbe dovuto - conformemente alla giurisprudenza in materia - preliminarmente sottoporre il quesito a un medico. Inoltre contesta il fatto che al punto 5.5 dell'inchiesta (bucato, confezione e riparazione di indumenti) la perita, riscontrando quale limitazione unicamente un minor rendimento, abbia valutato al 20 % il tasso di impedimento, quando invece al punto 5.2 (alimentazione) lo stesso impedimento (maggior impiego di tempo, ossia minor rendimento) aggiunto alle difficoltà riscontrate nei lavori stagionali è stato valutato nella medesima misura (del 20 %). Infine chiede che l'inchiesta venga sottoposta al proprio medico di fiducia o comunque, ove ciò non fosse possibile, che le percentuali degli impedimenti vengano corrette verso l'alto (50 % per l'alimentazione, 80 % per la pulizia, 20 % per spesa e acquisti diversi, 50 % per il bucato, confezione e riparazione d'indumenti). 5.7 Nel chiedere di aumentare il tasso di impedimento in singole mansioni domestiche, la ricorrente non motiva (sufficientemente) la propria richiesta (art. 42 cpv. 2 LTF). In particolare, essa non spiega debitamente in quale misura l'accertamento dei fatti o la valutazione delle prove criticati sarebbero manifestamente insostenibili o in chiaro contrasto con la situazione di fatto, si fonderebbero su una svista manifesta o contraddirebbero in modo urtante il sentimento di giustizia e di equità. Non basta così contrapporre la propria opinione personale per qualificare come arbitrario l'apprezzamento delle prove operato dal primo giudice. È però quanto ha fatto in gran parte la ricorrente. Quanto invece alla pretesa incongruenza nella valutazione del medesimo impedimento ai punti 5.2 e 5.5, quest'ultima, seppure possa apparire opinabile, non può dirsi arbitraria, non fosse altro perché concerne attività diverse non solo dal profilo qualitativo ma anche quantitativo. 5.8 Riguardo alla divergente valutazione delle limitazioni nei lavori di stiro e di uncinetto e alla pretesa necessità di sottoporre la questione al giudizio di un medico, preferibilmente del curante, basta osservare che il motivo della divergenza risiede nel fatto che, mentre per l'assistente sociale le occupazioni in parola sarebbero ancora esercitabili personalmente, per la ricorrente lo stiro sarebbe unicamente possibile grazie all'aiuto della figlia che se ne occuperebbe in misura totale. Ora, questa divergenza di opinioni è più di natura formale che sostanziale perché, nell'una come nell'altra ipotesi, il risultato è il medesimo e la necessità di raccogliere il parere di un medico non si giustifica. Infatti, per giurisprudenza, se la persona assicurata, a causa della sua inabilità, può svolgere determinate mansioni domestiche solo con difficoltà e con un impegno temporale assai più elevato, deve provvedere a riorganizzare il proprio lavoro e, nella misura usuale, ricorrere all'aiuto dei familiari. Nel caso di persone attive nell'economia domestica, un impedimento può così essere considerato dall'assicurazione per l'invalidità solo se le mansioni non più esercitabili personalmente devono essere eseguite da terze persone dietro pagamento oppure da familiari che per fare ciò dimostratamente subiscono una perdita di guadagno o comunque un aggravio eccessivo. Il grado di assistenza che si può pretendere dai familiari per l'aiuto in favore di un/a casalinga/o invalido/a va oltre il sostegno che ci si può normalmente attendere in assenza di danno alla salute (DTF 133 V 504 consid. 4.2 pag. 509 seg.). 5.9 Ne discende che, anche volendo seguire la tesi della ricorrente riguardo all'impossibilità di eseguire personalmente determinate occupazioni, l'aiuto richiesto alla figlia (seppure certamente prezioso) non conduce comunque a una maggiore limitazione nelle singole mansioni perché, per l'obbligo di ridurre il danno - non essendo questo aiuto eccessivo (cosa che del resto l'interessata nemmeno pretende) -, esso non va considerato nella valutazione degli impedimenti (cfr. pure sentenze 9C_617/2008 del 6 agosto 2009 consid. 5.2 e 9C_814/2008 del 25 novembre 2008 consid. 4). In tali condizioni, il tasso d'invalidità del 26 % accertato in ambito domestico va confermato siccome né manifestamente errato né contrario al diritto.