Citation: 6B_917/2018 E. 6.2

6.2. Il giudice ordina la confisca dei valori patrimoniali che costituiscono il prodotto di un reato o erano destinati a determinare o a ricompensare l'autore di un reato, a meno che debbano essere restituiti alla persona lesa allo scopo di ripristinare la situazione legale (art. 70 cpv. 1 CP). La confisca non può essere ordinata se un terzo ha acquisito i valori patrimoniali ignorando i fatti che l'avrebbero giustificata, nella misura in cui abbia fornito una controprestazione adeguata o la confisca costituisca nei suoi confronti una misura eccessivamente severa (art. 70 cpv. 2 CP). Se i valori patrimoniali sottostanti alla confisca non sono più reperibili, il giudice ordina in favore dello Stato un risarcimento equivalente; nei confronti di terzi, tuttavia, il risarcimento può essere ordinato soltanto per quanto non sia escluso giusta l'art. 70 cpv. 2 CP (art. 71 cpv. 1 CP). La confisca e il risarcimento in favore dello Stato si fondano sul principio che il crimine non deve pagare (DTF 145 IV 237 consid. 3.2.1). Con queste misure si vuole impedire che una persona tragga profitto da un reato. L'obiettivo del risarcimento equivalente, in particolare, è di evitare che la persona che ha già utilizzato o disposto dei valori patrimoniali si ritrovi in una posizione migliore rispetto a quella che li ha ancora a sua disposizione. In linea di principio, dunque, l'entità di questo risarcimento corrisponde ai valori patrimoniali che sono stati ottenuti con atti penalmente rilevanti e che sarebbero oggetto di una misura di confisca se fossero ancora disponibili (DTF 144 IV 1 consid. 4.2.4; 140 IV 57 consid. 4.1.2). Secondo la giurisprudenza, i valori patrimoniali riciclati, o in corso di riciclaggio, sono considerati come il risultato di un reato di riciclaggio di denaro giusta l'art. 305bis CP. Difatti, una volta riciclato, il denaro sporco può essere investito o inserito nell'economia legale e questa possibilità di utilizzare il denaro ottenuto illegalmente costituisce un evidente vantaggio pecuniario che risulta direttamente dall'infrazione di riciclaggio di denaro. I valori patrimoniali riciclati, o in corso di riciclaggio, sono pertanto confiscabili in quanto tali, a prescindere dal reato da cui traggono origine. Ne segue che il denaro riciclato, o in corso di riciclaggio, costituisce il prodotto di un reato, ovvero il riciclaggio di denaro, ai sensi dell'art. 70 cpv. 1 CP. Lo stesso dicasi della retribuzione del riciclatore ( sentenza 6B_67/2019 del 16 dicembre 2020 consid. 5.8.2). Alla luce di qua nto esposto nei considerandi precedenti (v. supra consid. 4), i valori patrimoniali del conto ddd hanno origine criminosa e costituiscono dei valori riciclati e in via di riciclaggio, di modo che risultano senz'altro confiscabili giusta l'art. 70 CP, perché prodotto del reato di riciclaggio di denaro, la cui realizzazione ha trovato conferma in questa sede. Non v'è dunque motivo di chiedersi se l'art. 72 CP, menzionato nell'impugnativa, sia a sua volta applicabile alla fattispecie. Sono peraltro pacifici i due prelievi di contanti dal conto ddd per un importo complessivo di euro 110'000.--, somma di cui non è contestata la non più reperibilità. Sono dunque dati i presupposti per ordinare un risarcimento equivalente secondo l'art. 71 CP. Sulla questione tuttavia il TPF è stato troppo laconico. Invero la ricorrente ha dichiarato di aver consegnato il denaro prelevato al marito, circostanza ribadita nell'arringa difensiva. L'autorità precedente si è limitata a rilevare che i valori patrimoniali sottostanti alla confisca non sono più reperibili, ma non ha preso posizione su quanto addotto dalla difesa, nonostante la sua potenziale rilevanza per l'applicazione dell'art. 71 CP, segnatamente per determinare se il risarcimento equivalente dovesse essere ordinato nei confronti dell'insorgente (malgrado tutto) o di un terzo. A ragione quindi la ricorrente si duole della violazione del diritto di essere sentito.