Citation: 1B_280/2020 E. 2.4

2.4. Il ricorrente, richiamando la giurisprudenza, rileva che in linea di principio un abbandono parziale di un procedimento penale entra in considerazione quando occorre giudicare più eventi o fatti che si prestano a un trattamento distinto. A ragione. Secondo la prassi da lui richiamata, un abbandono parziale è infatti escluso se esso concerne unicamente un'altra qualificazione giuridica del medesimo evento. Il Tribunale federale ne ha dedotto che se il procedimento è parzialmente abbandonato, benché non sussista spazio in tal senso, e l'abbandono parziale cresce in giudicato, il suo effetto preclusivo impedisce una condanna per gli stessi fatti (DTF 144 IV 362 consid. 1.3.1 pag. 365 e consid. 1.4 pag. 366 segg. con numerosi rinvii; sull'apprezzamento giuridico divergente dei fatti formulati dal pubblico ministero da parte del giudice vedi invece l'art. 344 CPP). Nel caso in esame, trattandosi soltanto di un'altra qualificazione giuridica del medesimo evento e di questioni strettamente legate allo stesso complesso fattuale, la CRP non avrebbe quindi dovuto annullare parzialmente il decreto di abbandono del 30 agosto 2018. Anche l'opponente rileva che i prospettati reati si riferiscono a un unico e medesimo complesso di fatti. Ora, il principio "ne bis in idem" (art. 11 CPP), ossia il divieto di un doppio perseguimento penale sul quale insiste rettamente il ricorrente, costituisce un impedimento al procedimento penale, ciò che dev'essere considerato d'ufficio in ogni stadio della procedura (DTF 144 IV 362 consid. 1.3.2 e riferimenti e consid. 1.4.4 pag. 369). Secondo l'art. 320 cpv. 4 CPP, un decreto di abbandono passato in giudicato equivale infatti a una decisione finale assolutoria (DTF 143 IV 104 consid. 4.2 pag. 110 e rinvii; sentenza 6B_654/2019 del 12 marzo 2020 consid. 2.3). Certo, secondo l'art. 323 cpv. 1 CPP, il PP può nondimeno riaprire un procedimento concluso con un decreto di abbandono passato in giudicato, se viene a conoscenza di nuovi mezzi di prova o fatti che chiamano in causa la responsabilità penale dell'imputato e che non risultano dagli atti del procedimento abbandonato (vedi anche l'art. 11 cpv. 2 CPP) : la CRP non ha tuttavia indicato né sostenuto che in concreto si sarebbe in presenza di tali estremi, né essa si è confrontata compiutamente con la questione, decisiva, del principio del "ne bis in idem" e la prassi appena citata, già ampiamente richiamata dal PP nel decreto di abbandono del 24 gennaio 2020.