Citation: 1P.353/2004 25.02.2005 E. 2

2.1 Il ricorrente rimprovera alla CRP di essere incorsa nell'arbitrio per avere manifestamente disatteso la portata dell'art. 317 CPP/TI, omettendo di considerare che le imputazioni nei suoi confronti riguardavano due fattispecie distinte, che una soltanto era stata da lui impugnata ed era per finire sfociata in un proscioglimento. Rileva, in sostanza, che riguardo all'accusa di circolazione in stato di ebrietà, l'unica litigiosa, egli sarebbe stato oggetto di un'assoluzione piena. Sostiene, inoltre, che in modo arbitrario la Corte cantonale avrebbe equiparato la fattispecie litigiosa al caso in cui un accusato è condannato per un reato meno grave rispetto a quello inizialmente imputato. 2.2 Per giurisprudenza costante una decisione è arbitraria quando violi gravemente una norma o un principio giuridico chiaro e indiscusso o quando contrasti in modo intollerabile con il sentimento della giustizia e dell'equità. Il Tribunale federale, nell'ambito di un ricorso di diritto pubblico per arbitrio, esamina unicamente se l'applicazione del diritto attuata dall'autorità cantonale sia oggettivamente sostenibile, ritenuto che non può essere ravvisato arbitrio nella circostanza che un'altra soluzione sarebbe immaginabile o addirittura preferibile; il Tribunale si scosta dalla soluzione scelta dall'ultima istanza cantonale solamente se essa appaia insostenibile, in contraddizione palese con la situazione effettiva, non sorretta da ragione oggettiva e lesiva di un diritto certo. Inoltre, l'annullamento del giudizio impugnato si giustifica unicamente quando esso è arbitrario nel suo risultato e non solo nella sua motivazione (DTF 129 I 8 consid. 2.1, 128 I 273 consid. 2.1 e rinvii). 2.3 Secondo l'art. 317 CPP/TI, l'accusato prosciolto ha diritto a un'indennità nella forma della rifusione delle spese di patrocinio, del risarcimento dei danni materiali e della riparazione del torto morale. La CRP, rilevato che i lavori preparatori non precisavano la nozione di "proscioglimento" dell'art. 317 CPP/TI, ha ritenuto che un'indennità si giustificava solo nel caso di proscioglimento totale, ciò che non si realizzava tuttavia in concreto, il ricorrente essendo comunque stato riconosciuto colpevole di infrazione alle norme della circolazione stradale e condannato al pagamento di una multa e delle spese processuali. La Corte cantonale ha al proposito rammentato di avere già negato il requisito del "proscioglimento", e di avere quindi rifiutato il versamento di un'indennità, in un caso di derubricazione da violazione grave (art. 90 n. 2 LCStr) a violazione semplice (art. 90 n. 1 LCStr) delle norme della circolazione stradale. 2.4 Esaminando l'applicazione da parte della Corte di giustizia ginevrina dell'art. 379 cpv. 1 CPP/GE, che pure prevede la possibilità di versare un'indennità all'accusato che ha subito un pregiudizio nell'ambito di un procedimento penale conclusosi con un'assoluzione o un abbandono, il Tribunale federale ha ritenuto non arbitrario negare di principio un simile indennizzo quando la qualifica di omicidio intenzionale dei fatti incriminati sia stata derubricata in quella, meno grave, di omicidio colposo. La Corte ginevrina considerava infatti quale "proscioglimento" essenzialmente la decisione che accertava l'infondatezza dell'azione penale, ciò che non comprendeva l'ipotesi di una diversa qualifica giuridica dei fatti incriminati, essendo in tal caso il perseguimento penale di principio giustificato. Il Tribunale federale ha considerato che tale interpretazione restrittiva della nozione di proscioglimento corrispondesse al senso attribuibile all'art. 379 cpv. 1 CPP/GE e non fosse quindi costitutiva di arbitrio (cfr. sentenza 1P.263/1997 del 12 novembre 1997, consid. 2, pubblicata in SJ 1998, pag. 333 segg.). In concreto, tuttavia, non si è confrontati a un caso di derubricazione, il ricorrente essendo stato perseguito per gli specifici e distinti reati di infrazione alle norme della circolazione stradale e di guida in stato di ebrietà ed essendo stato definitivamente prosciolto dal secondo capo d'imputazione. Certo, entrambe le accuse riguardavano reati in materia di circolazione stradale che sarebbero stati commessi dal ricorrente in vicine circostanze di tempo e di luogo, segnatamente a Bellinzona il mattino del 10 febbraio 2002. Le fattispecie perseguite erano quindi connesse nella fase dell'inchiesta, in cui gli atti d'indagine erano comunque giustificati anche solo per quanto concerne l'imputazione di infrazione alle norme della circolazione stradale, ammessa dallo stesso ricorrente e poi confermata con giudizio di colpevolezza. Una connessione era inoltre data in occasione del primo dibattimento, quando l'imputazione di guida in stato di ebrietà rimproverata all'accusato era ancora riferita al momento della perdita di padronanza del veicolo. Con il giudizio del Pretore del distretto di Bellinzona, al ricorrente è tuttavia stata prospettata una nuova fattispecie riguardo all'imputazione di guida in stato di ebrietà, dimostratasi per finire infondata e sfociata nel proscioglimento. Tale nuova fattispecie ha imposto l'avvio di specifici atti di procedura per la difesa dell'accusato, segnatamente un ricorso per cassazione alla CCRP e un secondo dibattimento davanti al giudice della Pretura penale, che gli hanno quindi comportato un dispendio supplementare di un certo rilievo. Del resto, per quanto concerne lo specifico capo d'imputazione di guida in stato di ebrietà, poiché la nuova fattispecie non era contemplata nel decreto d'accusa, di per sé si sarebbe imposta l'emanazione di un nuovo decreto (cfr. art. 250 cpv. 4 CPP/TI) e quindi una procedura distinta. Ciò non si è in concreto verificato semplicemente perché il ricorrente vi aveva, perlomeno implicitamente, rinunciato (cfr. sentenza CCRP del 25 novembre 2002, consid. 4; cfr. inoltre Rep. 1999, pag. 360 segg.). Nelle esposte circostanze, la procedura successiva al primo dibattimento, vertente essenzialmente sulla nuova fattispecie relativa all'accusa di guida in stato di ebrietà, ha assunto una portata propria, sostanzialmente indipendente rispetto a quella che ha comportato la condanna per la contravvenzione alle norme della circolazione stradale e con la quale, dopo il primo processo, non può quindi più essere considerata strettamente connessa (cfr. Ruth Wallimann Baur, Entschädigung und Genugtuung durch den Staat an unschuldig Verfolgte im ordentlichen zürcherischen Untersuchungsverfahren, tesi, Zurigo 1998, pag. 41/42; Alex Zindel, Kosten- und Entschädigungsfolgen im Strafverfahren des Kantons Zürich, tesi, Zurigo 1972, pag. 97 seg.). Visto il maggiore aggravio derivato al ricorrente per l'accusa, autonoma, oggetto del proscioglimento e rilevata l'evidente differenza tra la pena inizialmente proposta (dieci giorni di detenzione sospesi condizionalmente per tre anni oltre a una multa di fr. 1'000.--) e la condanna finale (multa di fr. 350.--), la decisione di negare di principio al ricorrente un'indennità per gli atti successivi al primo processo risulta per finire insostenibile nel risultato. A proposito, non da ultimo, si può rilevare che, in caso di revisione di un processo penale, l'art. 319 CPP/TI prevede il diritto a un'indennità ai sensi dell'art. 317 CPP/TI non soltanto quando in seguito alla revisione intervenga un'assoluzione, ma anche quando sia pronunciata una pena inferiore a quella subita: ora, quest'ultima evenienza può verificarsi, oltre nel caso in cui ai fatti imputati venga data una qualifica giuridica diversa, con conseguenze punitive meno gravi, anche quando l'imputato sia prosciolto da talune accuse. 2.5 Neppure è determinante il fatto che il ricorrente abbia ottenuto dinanzi alla CCRP un'indennità per ripetibili e che ulteriori ripetibili avrebbero eventualmente potuto essere riconosciute anche dalle autorità giudicanti di prima istanza. L'indennità prevista dall'art. 317 segg. CPP/TI si fonda infatti su una normativa speciale rispetto alla disposizione di carattere generale dell'art. 9 cpv. 6 CPP/TI, che disciplina la possibilità per l'autorità giudicante di assegnare ripetibili nell'ambito della decisione sulle spese (cfr. rapporto dell'8 novembre 1994 della Commissione speciale per l'esame del CPP/TI). Del resto, nella nota professionale prodotta dinanzi alla CRP con l'istanza d'indennità, il patrocinatore del ricorrente ha correttamente dedotto le ripetibili già riconosciute.