Citation: 8C_140/2007 21.04.2008 E. 4

Giusta l'art. 8 cpv. 1 LADI il diritto all'indennità di disoccupazione è subordinato segnatamente alla condizione che l'assicurato sia disoccupato totalmente o parzialmente (lett. a) e sia idoneo al collocamento (lett. f). Per l'art. 10 cpv. 1 e 2 LADI è considerato totalmente disoccupato chi non è vincolato da un rapporto di lavoro e cerca un'occupazione a tempo pieno, mentre è considerato parzialmente disoccupato chi non è vincolato da alcun rapporto di lavoro e cerca unicamente un'occupazione a tempo parziale oppure ha un'occupazione a tempo parziale e cerca un'occupazione a tempo pieno o un'altra occupazione a tempo parziale. Secondo il cpv. 2bis del disposto, non è invece considerato parzialmente disoccupato il lavoratore il cui tempo normale di lavoro è stato temporaneamente ridotto (lavoro ridotto). L'art. 15 cpv. 1 LADI, nel tenore vigente dal 1° luglio 2003, dispone poi che il disoccupato è idoneo al collocamento se è disposto, capace ed autorizzato ad accettare un'occupazione adeguata e a partecipare a provvedimenti di reintegrazione. Non hanno diritto all'indennità di disoccupazione i lavoratori che godono di una situazione professionale paragonabile a quella di un datore di lavoro e che continuano a influenzare in maniera determinante le decisioni del datore di lavoro. Ciò vale anche nei casi in cui essi sono stati formalmente licenziati, nella misura in cui non hanno sciolto ogni legame con la società, la perdita del lavoro non potendo essere verificata (SVR 2005 AlV no. 13 pag. 43 [sentenza C 20/05 del 29 giugno 2005]). Questa Corte ha inoltre ripetutamente statuito che il fatto di subordinare il versamento di indennità di disoccupazione all'interruzione di ogni legame con la società di cui la persona interessata era alle dipendenze può apparire rigoroso a seconda delle circostanze del caso concreto. Nondimeno non si devono dimenticare i motivi che giustificano questa condizione, segnatamente il controllo della perdita di lavoro del disoccupato, che è uno dei presupposti necessari per percepire le indennità di disoccupazione (art. 8 cpv. 1 lett. b LADI). Se infatti un tale controllo può essere facilmente eseguito nel caso di un dipendente che perde il lavoro, perlomeno parzialmente, ciò non è il caso per quanto concerne le persone che occupano una posizione dirigenziale che, malgrado siano state formalmente licenziate, continuano a svolgere un'attività per conto della società nella quale lavoravano. Grazie alla posizione di cui beneficiano all'interno della ditta possono in effetti influenzare la perdita di lavoro che subiscono, ciò che rende la loro disoccupazione difficilmente controllabile (DLA 2003 no. 22 pag. 242 consid. 4). Inoltre, fintanto che un dirigente mantiene dei legami con la sua società, non soltanto è impossibile controllare la perdita di lavoro che subisce, ma esiste pure la possibilità che egli decida di perseguire lo scopo sociale (DLA 2002 no. 28 pag. 183; sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni C 37/02 del 22 novembre 2002). In tal caso, eccezion fatta per un esame a posteriori delle circostanze - che è contrario al principio secondo cui questo esame ha luogo nel momento in cui si statuisce sul diritto dell'assicurato -, è quindi impossibile determinare se le condizioni legali sono adempiute. Del resto con la citata condizione non viene perseguito l'abuso in sé stesso, bensì il rischio d'abuso (DLA 2003 no. 22 pag. 242 consid. 4). Va infine precisato che non ci si deve fondare sulla posizione formale dell'organo, bensì si deve valutare l'estensione del potere decisionale in funzione delle circostanze concrete. È dunque il concetto materiale di organo direttivo ad essere determinante, in quanto è il solo modo di garantire che l'art. 31 cpv. 3 lett. c LADI, il cui scopo è quello di combattere gli abusi, raggiunga il suo obbiettivo. In particolare quando si tratta di determinare qual è la possibilità effettiva di un dirigente di influenzare il processo decisionale dell'azienda conviene considerare i rapporti interni alla ditta. L'estensione del potere decisionale verrà stabilito in funzione delle circostanze concrete. La sola eccezione riconosciuta a questo principio riguarda i membri del consiglio di amministrazione in quanto dispongono per legge di un potere determinante ai sensi dell'art. 31 cpv. 3 lett. c LADI. Per questi membri il diritto a prestazione può essere escluso senza che sia necessario determinare più concretamente la responsabilità all'interno della ditta (DLA 2004 no. 21 pag. 198 consid. 3.2).