Citation: 1A.31/2004 23.12.2004 E. 4

4.1 Nel merito, la ricorrente adduce che, presa conoscenza della rogatoria, dopo l'emanazione della decisione di chiusura, ha inoltrato al MPC il memoriale del 5 febbraio 2004, una dichiarazione sottoscritta da lei medesima e da una terza persona che avrebbe partecipato ad alcune trattative e alla transazione finale di cui si dirà. Secondo la ricorrente, questa dichiarazione dimostrerebbe l'inutilità della contestata consegna dei documenti bancari. L'autorità estera ha chiesto di identificare il titolare e i beneficiari del conto presso la banca W.________ dal quale è stato disposto il bonifico di 793'650 dollari americani, accreditato il 14 maggio 1992 sul conto X.________ dell'indagato A.________. Dal menzionato memoriale risulterebbe la causale del versamento litigioso, ossia il pagamento di un prezioso dipinto che sarebbe stato acquistato da uno zio della ricorrente con la somma ricavata dalla vendita di azioni di una determinata società. L'importo sarebbe stato versato sul conto del citato inquisito, commercialista, come indicato dal mediatore, su ordine della venditrice del quadro. Sulla contabile bancaria relativa all'accredito figura la dicitura "vendita casa Londra", per casa dovendosi intendere, al dire della ricorrente, una casa d'aste di Londra, ritenuto che qualora si fosse trattato di un immobile sarebbe stato scritto "acquisto" e non vendita; il quadro si troverebbe ancora presso il suo acquirente, come risulterebbe dalla dichiarazione del 6 febbraio 2004, firmata dalla di lui moglie. Le informazioni riguardanti l'accredito sarebbero utili soltanto se esso fosse privo di causale o se provenisse da coaccusati. Visto che il versamento litigioso costituirebbe la controprestazione per la consegna di un prezioso dipinto, non sussisterebbe alcuna connessione con un illecito favore nei confronti dell'indagato: la transazione non costituirebbe quindi un indizio a favore della tesi accusatoria. 4.2 La ricorrente fonda la sua argomentazione sulla sua estraneità ai reati indicati nella domanda, di cui contesta inoltre la sussistenza. L'argomento non è tuttavia decisivo, visto che la concessione dell'assistenza non presuppone affatto che l'interessato, nei cui confronti la domanda è rivolta, coincida con l'inquisito o l'accusato nella procedura aperta nello Stato richiedente. In effetti, l'assistenza dev'essere prestata anche per acclarare se il reato fondatamente sospettato sia effettivamente stato commesso e non soltanto per scoprirne l'autore o raccogliere prove a suo carico (DTF 118 Ib 547 consid. 3a pag. 552). L'eventuale qualità di persona, fisica o giuridica, non implicata nell'inchiesta all'estero non consente a priori di opporsi alle misure di assistenza, a maggior ragione dopo l'abrogazione dell'art. 10 cpv. 1 AIMP. Basta infatti che sussista una relazione diretta e oggettiva tra la persona o la società e il reato per il quale si indaga e ciò senza che siano necessarie un'implicazione nell'operazione criminosa e ancor meno una colpevolezza soggettiva ai sensi del diritto penale (DTF 120 Ib 251 consid. 5a e b, 118 Ib 547 consid. 3a in fine). Contrariamente all'assunto ricorsuale, la connessione tra il conto della ricorrente, dal quale è stato ordinato un bonifico sospetto sul conto di un indagato, e l'inchiesta estera è manifesta e la trasmissione dei documenti litigiosi, espressamente richiesta dall'autorità italiana, è idonea a far progredire le indagini (DTF 122 II 367 consid. 2). La contestata trasmissione è quindi giustificata, se del caso, anche allo scopo di permettere all'autorità estera di poter verificare l'asserita estraneità del citato importo e valutare se, sulla base di queste nuove risultanze, l'ipotesi accusatoria è o meno fondata: l'utilità potenziale di queste informazioni è quindi data (DTF 126 II 258 consid. 9c, 122 II 367 consid. 2c). Contrariamente all'implicito assunto ricorsuale, non spetta inoltre al giudice svizzero dell'assistenza esaminare il quesito della colpevolezza o procedere a una valutazione dei (contestati) mezzi di prova, della fondatezza della tesi accusatoria e dell'attendibilità delle dichiarazioni contenute nei citati memoriali (DTF 122 II 367 consid. 2c, 373 consid. 1c, 118 Ib 111 consid. 5b pag. 122 in alto, 547 consid. 3a, 107 Ib 264 consid. 3a) o, in generale, di altri mezzi di prova (DTF 117 Ib 64 consid. 5c pag. 88, 112 Ib 347 consid. 4). Trattandosi di una questione relativa alla valutazione delle prove, spetterà all'autorità italiana risolverla (DTF 121 II 241 consid. 2b pag. 244), atteso che non emergono elementi atti a far ritenere che la rogatoria sia addirittura abusiva (cfr. DTF 122 II 134 consid. 7b). Quella autorità, contrariamente all'autorità svizzera, dispone di tutte le risultanze processuali e potrà quindi valutare compiutamente se il bonifico litigioso sia o no collegato ai sospettati reati. La ricorrente misconosce inoltre che l'autorità estera non deve provare la commissione del reato prospettato, ma soltanto esporre in modo sufficiente le circostanze e gli indizi sui quali fonda i propri sospetti. Come già ritenuto, spetterà al giudice straniero del merito, e non a quello svizzero dell'assistenza, esaminare se l'accusa potrà esibire o no le prove dell'asserito reato (DTF 122 II 367 consid. 2c). 4.3 Del resto, le spiegazioni addotte nel memoriale del 5 febbraio 2004 sono tutt'altro che chiare e possono dare adito a più interpretazioni; d'altra parte, la ricorrente non spiega perché suo zio avrebbe effettuato il pagamento litigioso non da un proprio conto, ma da quello della nipote. Spetta quindi all'autorità estera valutare siffatte dichiarazioni di parte.