Citation: 6B_1236/2023 E. 3.3

3.3. Ma quand'anche la CARP avesse aspettato l'entrata in vigore dell'art. 90 cpv. 3 bise 3 ter LCStr per emanare la sentenza, il ricorrente non avrebbe potuto beneficiare di una pena più clemente. La grave infrazione qualificata alle norme della circolazione è punita con una pena detentiva da uno a quattro anni (art. 90 cpv. 3 LCStr). In virtù dell'art. 90 cpv. 3 bis LCStr, in caso di infrazione secondo il capoverso 3, la pena detentiva minima di un anno può essere ridotta in presenza di una circostanza attenuante secondo l'art. 48 CP, in particolare se l'autore ha agito per motivi onorevoli. Mentre, a norma dell'art. 90 cpv. 3 ter LCStr, in caso di infrazione secondo il capoverso 3, la pena può essere una pena detentiva sino a quattro anni o una pena pecuniaria se nei dieci anni precedenti l'atto l'autore non ha subito alcuna condanna per crimini o delitti commessi nella circolazione stradale e che hanno cagionato un serio pericolo per la sicurezza altrui o il ferimento o la morte di terzi. L'insorgente non pretende potersi avvalere di una circostanza attenuante di cui all'art. 48 CP, di modo che un'eventuale applicazione dell'art. 90 cpv. 3 bis LCStr è d'acchito esclusa. Egli adduce unicamente l'incensuratezza. Sennonché, come obiettato sia dal Ministero pubblico sia dalla CARP e come si evince dall'estratto del casellario giudiziale agli atti, il ricorrente non risulta incensurato, essendo stato condannato con decreto d'accusa del 17 marzo 2014 per infrazione grave alle norme della circolazione giusta l'art. 90 cpv. 2 LCStr, ciò che esclude anche l'applicazione dell'art. 90 cpv. 3 ter LCStr. Invano, nella sua replica, l'insorgente tenta di relativizzare tale suo precedente, pretendendo di essere incorso in "un radar trappola", rispettivamente che il reato in questione risalirebbe a quasi 10 anni or sono o ancora che il periodo di prova connesso alla sospensione condizionale della pena allora pronunciata sarebbe scaduto già nell'aprile 2017. Il tenore dell'art. 90 cpv. 3 ter LCStr è chiaro: nei dieci anni precedenti l'atto, l'autore non deve aver subito alcuna condanna per crimini o delitti commessi nella circolazione stradale che hanno cagionato un serio pericolo per la sicurezza altrui o il ferimento o la morte di terzi. La precedente condanna del ricorrente per grave infrazione alle norme della circolazione, ossia per un delitto commesso nella circolazione stradale (art. 10 cpv. 3 CP), risale al 2014, mentre l'atto oggetto del presente procedimento, ossia la grave inosservanza del limite di velocità, risale al 2020, e quindi a meno di 10 anni dopo. Appare dunque manifesta la mancata realizzazione di uno dei presupposti per applicare l'art. 90 cpv. 3 ter LCStr.