Citation: 6B_590/2017 E. 2

Il ricorso al Tribunale federale può essere presentato per violazione del diritto, conformemente a quanto stabilito dagli art. 95 seg. LTF. Il Tribunale federale applica d'ufficio il diritto (art. 106 cpv. 1 LTF), non è vincolato dagli argomenti sollevati nel gravame né dai motivi addotti dall'autorità precedente, può accogliere un ricorso per ragioni diverse da quelle invocate dalla parte insorgente e respingerlo adottando un'argomentazione differente da quella esposta nel giudizio impugnato (DTF 141 III 426 consid. 2.4). Nondimeno, considerata l'esigenza di motivazione posta dall'art. 42 cpv. 1 e 2 LTF, questo Tribunale esamina solamente le censure formulate, non essendo tenuto a vagliare, come lo farebbe un'autorità di prima istanza, tutte le questioni giuridiche che si pongono se queste non sono sollevate nella sede federale (DTF 143 V 19 consid. 2.3). Il Tribunale non può entrare nel merito sulla pretesa violazione di un diritto costituzionale o su questioni attinenti al diritto cantonale o intercantonale se la censura non è stata sollevata né motivata in modo preciso dalla parte ricorrente (art. 106 cpv. 2 LTF; DTF 134 I 65 consid. 1.3 pag. 68). Giusta l'art. 105 cpv. 1 LTF, il Tribunale federale fonda la sua sentenza sui fatti accertati dall'autorità inferiore. Può scostarsene o completarlo soltanto se è stato effettuato in modo manifestamente inesatto o in violazione del diritto ai sensi dell'art. 95 LTF (art. 105 cpv. 2 LTF). L'accertamento dei fatti contenuto nella sentenza impugnata può essere censurato alle stesse condizioni; occorre inoltre che l'eliminazione dell'asserito vizio possa influire in maniera determinante sull'esito della causa (art. 97 cpv. 1 LTF). Se rimprovera all'autorità cantonale un accertamento dei fatti manifestamente inesatto - ossia arbitrario (DTF 141 IV 249 consid. 1.3.1) - il ricorrente deve motivare la censura conformemente alle esigenze poste dall'art. 106 cpv. 2 LTF. Il gravame è poco rispettoso delle esigenze di motivazione poste dalla LTF. Nel suo prologo, il ricorrente annuncia di riservarsi di addurre fatti nuovi e nuovi mezzi di prova "nella misura in cui la decisione dell'autorità inferiore presta il fianco a critica e per quanto necessario". Nelle pagine successive egli presenta fatti e formula ipotesi, nell'ottica di "sconfessare" il contenuto del rapporto di polizia senza tuttavia dimostrare l'adempimento delle condizioni di cui all'art. 97 cpv. 1 LTF rispettivamente quelle dell'art. 99 LTF (v. sentenza 4A_229/2010 del 7 ottobre 2010 consid. 1.3 non pubblicato in DTF 136 III 518). Egli non si avvede che, con la sua argomentazione, estende in modo inammissibile l'oggetto della vertenza che è delimitato dalla decisione impugnata e che corrisponde a quello che era o avrebbe dovuto essere l'oggetto della procedura di primo grado e che rimane contestato nel procedimento di ricorso, nel cui corso può essere ridotto, segnatamente qualora alcuni punti della prima decisione non sono contestati, ma non può venir esteso o modificato (DTF 136 II 457 consid. 4.2). Dalla sentenza della CARP risulta che l'oggetto della procedura di appello era limitato alla sola qualifica giuridica dei fatti accertati dal giudice di prime cure: l'accertamento dell'avvenuto sorpasso a destra è passato in giudicato, non avendo il ricorrente interposto appello né appello incidentale. Si rivelano pertanto inammissibili tutte le censure che esulano dalla questione di sapere se, nel caso concreto, il sorpasso a destra commesso dall'insorgente costituisce un'infrazione grave alle norme della circolazione, in particolare quelle con cui, sulla base di personali ipotesi e calcoli, l'insorgente pretende di aver effettuato due manovre ben distinte e non un'unica azione.