Citation: 4A_270/2007 19.02.2008 E. 5

Anche se non disciplina la relazione interna fra le parti, la procura amministrativa trae origine dal rapporto contrattuale che si è instaurato fra loro, indi per cui il fatto che nella procura l'opponente abbia designato il ricorrente quale suo mandatario/rappresentante, e non la società americana, depone evidentemente a favore della sua legittimazione passiva nella presente causa. Egli sostiene invece che si tratterebbe di una circostanza irrilevante giacché l'opponente era al corrente del ruolo da lui svolto, rispettivamente le era indifferente la persona con cui stipulava. Dinanzi al Tribunale federale ribadisce pertanto che il mandato di gestione patrimoniale è venuto in essere fra l'opponente e la società americana, che lui rappresentava. 5.1 Giusta l'art. 32 cpv. 1 CO qualora un contratto sia stipulato a nome di una terza persona, che lo stipulante è autorizzato a rappresentare, i diritti e gli obblighi derivanti dal contratto passano direttamente al rappresentato. Affinché gli effetti della rappresentanza diretta si verifichino è necessario - oltre alla facoltà di rappresentanza, che in concreto non è contestata - che il rappresentante agisca, esplicitamente o tacitamente, a nome del rappresentato. In altre parole, egli deve fare in modo che l'altro contraente capisca che intende far nascere nel rappresentato e non in sé stesso gli effetti del negozio giuridico in questione; tale è il caso se il rappresentante si è fatto conoscere come tale, rispettivamente qualora la volontà di fungere da rappresentante fosse deducibile dalle circostanze o avrebbe dovuto esserlo per una persona in buona fede (art. 32 cpv. 2 CO; Gauch/Schluep/Schmid/Rey, op. cit., n. 1328-1331). Rimane salva l'eventualità in cui all'altro contraente fosse indifferente con chi stipulava (art. 32 cpv. 2 in fine CO). In caso contrario, il rappresentante è vincolato al contratto a nome proprio (Roger Zäch, op. cit., n. 40 ad art. 32 CO). 5.2 In concreto, come già esposto al consid. 2.2, la Corte cantonale ha stabilito che il ricorrente non ha provato di essersi presentato all'opponente come rappresentante della società americana il 6 marzo 2000, quando ha concordato - oralmente - con lei che si sarebbe occupato della gestione del patrimonio depositato sulla relazione bancaria aperta il medesimo giorno. Di diverso avviso il ricorrente, a mente del quale la lettura congiunta delle deposizioni di D.________ e C.________, così il comportamento tenuto dalla stessa opponente dopo il 6 marzo 2000, e in particolare il tenore della sua lettera dell'11 luglio 2001, permetterebbero di sgomberare ogni possibile dubbio circa la sua volontà e consapevolezza di conferire il mandato di gestione patrimoniale alla società americana. 5.2.1 Prima ancora di chinarsi sull'apprezzamento delle prove contenuto nella sentenza impugnata va rammentato che, di principio, il Tribunale federale fonda il suo giudizio sui fatti così come accertati dall'autorità inferiore (art. 105 cpv. 1 LTF); a meno che essi siano stati accertati in modo manifestamente inesatto (art. 105 cpv. 2 LTF). E i fatti accertati sono "manifestamente inesatti" quando l'istanza inferiore è incorsa nell'arbitrio, vietato dall'art. 9 Cost. (cfr. DTF 133 III 393 consid. 7.1 pag. 398). Per giurisprudenza invalsa, l'arbitrio non si realizza già qualora la soluzione proposta con il ricorso possa apparire sostenibile o addirittura migliore rispetto a quella contestata; il Tribunale federale annulla la pronunzia criticata solo se il giudice del merito ha emanato un giudizio che appare - e ciò non solo nella sua motivazione bensì anche nell'esito - manifestamente insostenibile, in aperto contrasto con la situazione reale, gravemente lesivo di una norma o di un principio giuridico chiaro e indiscusso oppure in contraddizione urtante con il sentimento della giustizia e dell'equità (DTF 132 III 209 consid. 2.1 con rinvii). Per quanto concerne più in particolare l'apprezzamento delle prove e l'accertamento dei fatti, il giudice - il quale in questo ambito dispone di un ampio margine di apprezzamento - incorre nell'arbitrio se misconosce manifestamente il senso e la portata di un mezzo di prova, se omette senza valida ragione di tener conto di un elemento di prova importante, suscettibile di modificare l'esito della vertenza, oppure se ammette o nega un fatto ponendosi in aperto contrasto con gli atti di causa o interpretandoli in modo insostenibile (DTF 129 I 8 consid. 2.1). 5.2.2 Nella fattispecie in esame, gli argomenti proposti dal ricorrente non fanno apparire manifestamente insostenibile la decisione impugnata. 5.2.2.1 Per dimostrare la consapevolezza dell'opponente circa il suo ruolo di rappresentante della società americana, il ricorrente richiama la deposizione di C.________, che ha accompagnato l'opponente nei suoi uffici il giorno dell'apertura della relazione bancaria. Sennonché questi si è limitato a dichiarare che il ricorrente aveva detto all'opponente ch'egli operava utilizzando la Z.________ e che quindi l'opponente avrebbe poi dovuto dare una delega a questa società. Come considerato dai giudici ticinesi senza incorrere nell'arbitrio, questa affermazione non può essere intesa nel senso che all'opponente era stato inequivocabilmente comunicato che il mandato di gestione sarebbe stato assunto dalla società e non dal ricorrente a titolo personale; tanto più che, come evidenziato nella sentenza impugnata, nella procura amministrativa allestita subito dopo tale incontro la società non è stata menzionata. 5.2.2.2 Il ricorrente sostiene che in ogni caso l'indicazione del rapporto di rappresentanza nella procura amministrativa era superflua, come spiegato anche dall'allora vice direttore della banca D.________, che aveva assistito agli incontri fra le parti. Questa testimonianza non è stata reputata determinante dai giudici ticinesi, per il motivo che D.________ ha sì confermato che "succede spesso con gestori esterni che hanno delle società, che la procura amministrativa sia stipulata in favore di una persona fisica", ma nulla ha dichiarato circa l'asserita consapevolezza dell'opponente sul fatto che, nell'affare che la riguardava, il ricorrente agiva quale rappresentante della società e non a titolo personale. Gli argomenti che il ricorrente propone contro la valutazione di questa deposizione non sono suscettibili di indurre a ritenere manifestamente insostenibile la decisione della Corte cantonale. In particolare, il fatto che per D.________ fosse chiaro che il ricorrente gestiva il patrimonio dell'opponente e di altre persone - fra cui E.________, l'amica che ha fatto incontrare le parti - nella sua veste di direttore della società americana e non a titolo personale, non permette di concludere in maniera incontrovertibile per un'analoga consapevolezza dell'opponente. 5.2.3 Contrariamente a quanto preteso nel gravame, tale consapevolezza non può essere dedotta dal successivo comportamento dell'opponente, che il 30 giugno 2000 ha effettivamente stipulato un contratto con la società americana e in una lettera dell'11 luglio 2001 ha esplicitamente definito il ricorrente rappresentante della società americana. 5.2.3.1 Se è vero che nel primo punto del mandato di consulenza finanziaria sottoscritto il 30 giugno 2000 con la società americana (doc. D) si legge che "Il mandante conferisce mandato al consulente affinché il patrimonio venga gestito secondo i consigli di natura finanziaria che il consulente ritiene più opportuni", è altrettanto vero che subito dopo si precisa che "Il mandante è evidentemente libero di accettare o meno i consigli offerti" e, al secondo punto, si aggiunge che "Il consulente potrà impartire ordini direttamente alla banca solo se esplicitamente autorizzato con mandato specifico del mandante alla banca". Questo basta per condividere la decisione dei giudici ticinesi di escludere - nonostante la frase sibillina contenuta nella prima parte del primo punto - che tale contratto possa venir qualificato come mandato di gestione patrimoniale e che con la sua firma l'opponente abbia inteso concretizzare precedenti accordi intervenuti il 6 marzo 2000, che in questo documento non vengono comunque evocati. Allo stesso modo si può escludere che con la firma di questo contratto l'opponente abbia inteso, se del caso, annullare e sostituire quello concluso in precedenza con il ricorrente personalmente (art. 115 e 116 CO), poiché il contenuto delle due pattuizioni - stando al tenore della procura amministrativa del 6 marzo 2000 - è manifestamente diverso, in particolare con riferimento alla facoltà di impartire direttamente ordini alla banca, elemento decisivo per la distinzione fra consulenza finanziaria e gestione patrimoniale (cfr. Alessandro Bizzozzero, op. cit, pag. 18). 5.2.4 Nemmeno il tenore della lettera dell'11 luglio 2001 - evocata più volte nel gravame - giova al ricorrente. In questo scritto, indirizzato alla banca - e, in copia, al ricorrente e alla società americana - l'opponente ha chiesto di ricevere "tutta la movimentazione del conto in oggetto così come effettuata dal mio mandatario, sig. A.________ nella qualità di rappresentante della Z.________". Ora, se è vero che l'opponente menziona il ruolo del ricorrente di rappresentante della società americana, è altrettanto vero che nel contempo essa lo definisce suo mandatario. Non si può pertanto dedurre da questa lettera ch'essa lo abbia sempre considerato quale rappresentante della società. 5.2.5 Da tutto quanto esposto discende che i giudici ticinesi non sono incorsi nell'arbitrio ritenendo che il ricorrente non è riuscito a provare di essersi presentato quale rappresentante della società americana al momento della stipulazione del mandato di gestione patrimoniale. 5.3 Occorre pertanto stabilire se la volontà di fungere da rappresentante fosse deducibile dalle circostanze o avrebbe dovuto esserlo per una persona in buona fede. La questione va decisa mediante l'interpretazione del comportamento delle parti secondo il principio dell'affidamento (Gauch/Schluep/Schmid/ Rey, op. cit., n. 1335; Roger Zäch, op. cit. n. 45 ad art. 32 CO; DTF 117 II 387 consid. 1 non pubblicato), ovvero secondo il senso che ogni contraente poteva e doveva ragionevolmente attribuire al comportamento dell'altro nella situazione concreta (DTF 131 III 268 consid. 5.1.3 pag. 276). Il principio dell'affidamento permette dunque d'imputare a una parte il senso oggettivo del suo comportamento, anche se questo non corrisponde alla sua intima volontà (DTF 130 III 417 consid. 3.2 pag. 424). 5.3.1 L'interpretazione giusta il principio dell'affidamento concerne l'applicazione del diritto, che può essere riesaminata liberamente dal Tribunale federale (art. 106 cpv. 1 LTF). Onde statuire su tale questione di diritto occorre comunque fondarsi sulle circostanze che emergono dalle tavole processuali, che attengono all'apprezzamento delle prove e all'accertamento dei fatti (DTF 133 III 61 consid. 2.2.1 pag. 67). 5.3.2 Ora, dalla lettura - esente da arbitrio (cfr. quanto esposto al consid. 5.2.2) - delle dichiarazioni dei due testimoni che hanno accompagnato e assistito l'opponente il giorno dell'apertura della relazione bancaria, si evince che in tale occasione il ricorrente, pur avendo esplicitamente menzionato la società americana e la volontà di "utilizzarla" nel quadro delle operazioni compiute per conto dell'opponente, non si è presentato quale suo rappresentante. E l'assenza, nella procura amministrativa rilasciata nella medesima occasione, di ogni indicazione della società americana depone evidentemente a sfavore della tesi secondo la quale l'opponente avrebbe potuto e dovuto comprendere che il ricorrente intendeva gestire il patrimonio depositato sul conto bancario quale rappresentante della società americana. Dato che il gestore patrimoniale può essere sia una persona fisica sia una persona giuridica (Alessandro Bizzozzero, op. cit, pag. 67; Francesco Trezzini, op. cit., n. 13) non si vede per quale motivo la società non sia stata esplicitamente menzionata nella procura, come peraltro accaduto nel mandato di consulenza finanziaria del 30 giugno 2000, nel quale essa viene chiaramente citata, rappresentata dal ricorrente. 5.3.3 Si può quindi concludere che né le spiegazioni approssimative fornite al momento dell'apertura del conto né il tenore della procura amministrativa, ben diverso da quello del mandato del 30 giugno 2000, potevano e dovevano indurre l'opponente a comprendere che il ricorrente agiva quale rappresentante della società americana. È piuttosto verosimile che queste circostanze abbiano convinto l'opponente, in buona fede, che il ricorrente si sarebbe occupato dei suoi interessi in una duplice veste: quella di gestore - a titolo personale - dei beni depositati sul conto bancario e quella più generale di consulente finanziario - in qualità di rappresentante della società americana. 5.4 Nell'ultima parte del gravame il ricorrente sostiene che, a prescindere dalla consapevolezza dell'opponente in merito al ruolo da lui svolto, il mandato di gestione patrimoniale sarebbe stato in ogni caso concluso con la società americana - e non con lui personalmente - poiché per l'opponente era indifferente la persona con cui stipulava (art. 32 cpv. 2 in fine CO). 5.4.1 Nella DTF 117 II 387 consid. 2c, a pag. 391, il Tribunale federale ha precisato che, affinché l'art. 32 cpv. 2 in fine CO trovi applicazione, basta che per il terzo fosse indifferente stipulare il contratto con il preteso rappresentante o il preteso rappresentato. In assenza di accertamenti di fatto circa la vera volontà del terzo, la sua volontà presunta viene determinata secondo il principio dell'affidamento (DTF 117 II 387 consid. 2b pag. 390; cfr. quanto esposto al consid. 5.3). 5.4.2 In concreto, i giudici ticinesi hanno escluso che all'opponente fosse indifferente stipulare con il ricorrente o con la società americana a causa delle circostanze nelle quali le parti si sono incontrate. Dall'istruttoria è infatti emerso che l'opponente ha conosciuto il ricorrente in un'occasione mondana, grazie a un'amica che glielo ha presentato come un finanziere che si occupava della gestione del patrimonio di persone importanti; la stessa amica gli aveva d'altro canto affidato la gestione di parte del suo patrimonio. La Corte cantonale ne ha dedotto che per l'attrice non poteva ragionevolmente essere indifferente - al momento della stipulazione del contratto - trattare con lui piuttosto che con una società americana di cui lei "nulla sapeva". 5.4.3 Il ricorrente contesta l'accertamento secondo il quale la controparte nulla sapeva della società americana, dato che gliene aveva parlato poco prima dell'apertura della relazione bancaria. La critica è speciosa. Nella sentenza impugnata non si dice, infatti, che l'opponente non sapeva dell'esistenza della società americana, ma che lei non sapeva nulla di essa. 5.4.4 Poco importa. La determinazione della volontà dell'opponente secondo il principio dell'affidamento effettuata dai giudici ticinesi può senz'altro essere condivisa, giacché, viste le circostanze in cui le parti si sono incontrate, sono state evidentemente la reputazione del ricorrente e la fiducia riposta nelle sue competenze - elemento determinante nella decisione di affidare la gestione del patrimonio a un terzo (cfr. Monika Roth, op. cit., n. 65) - che hanno spinto l'opponente a venire in Svizzera per aprire la nuova relazione bancaria. E, anche se prima di recarsi in banca egli le ha parlato della società americana, è un fatto accertato che nella procura amministrativa redatta subito dopo lei ha indicato solo il ricorrente quale suo rappresentante autorizzato a gestire il suo patrimonio, ciò che depone a sfavore della sua asserita "indifferenza" nei confronti della persona incaricata di amministrare i suoi beni. Il fatto ch'essa abbia in seguito regolarmente onorato le fatture inviatele dalla società americana non modifica questa conclusione, dato che l'opponente intratteneva una relazione contrattuale anche con tale società. 5.4.5 Anche su quest'ultimo punto, dunque, il giudizio impugnato resiste alla critica.