Citation: H 182/00 08.02.2002 E. 5

5.- Per il ricorrente il momento della conoscenza del danno si situa al .________, data coincidente con la pubblicazione sul Foglio ufficiale svizzero di commercio (FUSC) che la liquidazione del fallimento della V.________ sarebbe avvenuta in via sommaria. Da questo momento la Cassa avrebbe dovuto rendersi conto, senza dover attendere il deposito dello stato di ripartizione né il rilascio dell'attestato di carenza di beni, che il ricavo della realizzazione dei beni inventariati non sarebbe stato prevedibilmente sufficiente per coprire le spese della procedura ordinaria. Ne consegue, sempre a mente di V.________, che all'epoca della decisione 4 settembre 1998 il diritto dell'amministrazione al risarcimento dei danni era perento, essendo decorso il termine di un anno previsto dall'art. 82 cpv. 1 OAVS. a) Occorre pertanto esaminare se sia fondata la tesi ricorsuale secondo cui la conoscenza della liquidazione sommaria del fallimento già equivarrebbe alla nozione della certezza che vi sarà uno scoperto a danno della Cassa. b) Per l'art. 231 cpv. 1 LEF l'ufficio dei fallimenti propone al giudice del fallimento di procedere alla liquidazione secondo la procedura sommaria quando constata che il ricavo della realizzazione dei beni inventariati non sarà prevedibilmente sufficiente per coprire le spese della procedura ordinaria (cifra 1) o quando il caso è semplice (cifra 2). La seconda ipotesi costituisce un'estensione della disciplina prevista dalla revisione della LEF entrata in vigore dal 1° gennaio 1997. La liquidazione sommaria del fallimento è stata infatti estesa anche ai casi semplici, in cui i valori patrimoniali del fallito, magari ingenti, costituenti la massa attiva - ossia tutti i beni pignorabili spettanti al fallito al momento della dichiarazione di fallimento, destinati al comune soddisfacimento dei creditori (art. 197 segg. LEF), in contrapposizione alla massa passiva quale insieme dei crediti fatti valere dai creditori nella liquidazione fallimentare -, possono essere amministrati e realizzati senza particolare difficoltà. c) Ne consegue che, contrariamente a quanto ritenuto dal ricorrente, la pubblicazione della liquidazione fallimentare in via sommaria sul FUSC del .________ non consente di per sé sola di concludere già per un danno certo a carico della Cassa, non potendosi escludere a priori che l'opzione giudiziale pro liquidazione sommaria sia stata motivata dalla fattispecie del caso semplice ai sensi dell'art. 231 cpv. 1 cifra 2 LEF. V.________ ha omesso di dimostrare che a questo stadio di procedura già fosse certo che il ricavo della realizzazione dei beni inventariati non sarebbe stato prevedibilmente sufficiente per coprire le spese della procedura ordinaria. d) Occorre quindi ricercare quali siano i tempi tecnici necessari affinché si possano formulare ipotesi attendibili sull'esito finanziario della liquidazione in via sommaria, ritenuto che il limite estremo è quello coincidente con l'esame effettivo degli atti presso l'ufficio fallimenti o, qualora si rinunciasse all'esame medesimo, quello della scadenza del termine di 20 giorni di pubblicazione del deposito della graduatoria (DTF 121 V 238 seg. consid. 5b), rispettivamente dell'inventario, che deve pure essere depositato assieme alla graduatoria (art. 231 cpv. 3 cifra 3 LEF). Ora, il primo giudice ha ritenuto determinante l'ipotesi più favorevole a V.________ nel senso che ha fatto risalire il momento della conoscenza del danno al 13 gennaio 1998, ossia al primo anziché all'ultimo giorno del deposito della graduatoria (e dell'inventario), donde la tempestività della decisione 4 settembre 1998 della Cassa. Il ricorrente è però d'altro avviso e ritiene, come s'è visto, che l'amministrazione già dovesse sapere del danno il .________, al momento cioè della pubblicazione del decreto di liquidazione fallimentare in via sommaria. Questa tesi non può essere condivisa. Infatti, l'ufficio dei fallimenti, non appena sia stata ordinata la liquidazione sommaria del fallimento, pubblica, in ossequio a quanto disposto dall'art. 232 cpv. 2 cifra 2 LEF, l'ingiunzione ai creditori del fallito e a tutti coloro che vantano pretese sui beni che sono in suo possesso d'insinuare all'ufficio dei fallimenti, entro un mese dalla pubblicazione, i loro crediti o le loro pretese insieme con i mezzi di prova (riconoscimenti di debito, estratti di libri ecc.). L'organo d'esecuzione forzata ingiunge altresì ai debitori del fallito, in conformità della cifra 3 del citato disposto, di annunciarsi all'ufficio dei fallimenti entro lo stesso termine di un mese dalla pubblicazione con l'avvertenza delle conseguenze penali dell'omissione (art. 324 n. 2 CP). Per la cifra 4 della citata norma, a coloro che posseggono oggetti del fallito a titolo di pegno o per altro titolo, è ingiunto di metterli a disposizione dell'ufficio dei fallimenti entro il termine per le insinuazioni, con l'avvertenza delle conseguenze penali dell'omissione (art. 324 n. 3 CP) e l'avviso che, ove questa non sia giustificata, i diritti di prelazione saranno estinti. Allo scadere del termine di un mese per le insinuazioni, l'ufficio dei fallimenti procede alla realizzazione dei beni secondo le modalità previste dagli art. 231 cpv. 3 cifra 2 e 256 cpv. 2 e 4 LEF, ritenuto che se vi sono immobili essi possono essere realizzati solo dopo che sia stato allestito l'elenco degli oneri. Contestualmente alla graduatoria, l'ufficio dei fallimenti deposita anche l'inventario, con il rilievo che dal deposito dello stesso prende inizio il termine di ricorso secondo l'art. 17 LEF per i creditori (cfr. gli art. 231 cpv. 3 cifra 3 LEF e 32 RUF). e) Da quanto precede emerge in modo evidente che il .________ - al momento della pubblicazione dell'apertura di fallimento e del decreto di liquidazione fallimentare in via sommaria nel FUSC - non era possibile formulare qualsivoglia previsione sull'esito della liquidazione stessa. Infatti, a quello stadio di procedura non solo non potevano esservi le insinuazioni di credito in conformità dell'art. 232 cpv. 2 cifra 2 LEF, ma nemmeno era ipotizzabile che già vi fosse l'inventario, salvo l'indicazione di quei beni di compendio della massa fallimentare che il fallito aveva già provveduto ad indicare come suoi, atteso che per l'art. 232 cpv. 2 cifre 3-4 LEF i debitori del fallito, rispettivamente coloro che posseggono suoi oggetti a titolo di pegno o per altra causa, devono annunciarsi all'ufficio dei fallimenti entro il termine di 30 giorni - come per le insinuazioni - dalla pubblicazione secondo l'art. 232 cpv. 1 LEF. Ne deve essere dedotto che prima del 9 settembre 1997 era escluso che si potessero formulare prognosi attendibili sull'esito della liquidazione, non essendo dato di sapere quale fosse l'attivo (inventario) e nemmeno quale fosse lo stato passivo. La decisione di risarcimento danni essendo stata resa il 4 settembre 1998, il termine di un anno risulta quindi essere stato rispettato anche nell'ipotesi - più sfavorevole per la Cassa - in cui lo stato attivo e passivo della fallita V.________SA fossero già accertabili nel momento stesso del decorso del termine di un mese per le insinuazioni. Visto quanto precede, non occorre pertanto indagare oltre sulla possibilità di anticipare il momento della conoscenza del danno così come stabilito dalla giurisprudenza di questa Corte (DTF 121 V 238 consid. 5b, già citata). f) Per il che, visto quanto sopra, non si realizza nemmeno l'ipotesi di perenzione eccepita in subordine dall'insorgente.