Citation: 1P.190/2003 30.06.2003 E. 4

La ricorrente rimprovera alla Corte cantonale una violazione della garanzia della proprietà, ritenendo in particolare insufficiente la base legale per emanare il provvedimento municipale, il quale sarebbe anche lesivo del principio di proporzionalità. Sostiene infine di essere stata considerata a torto quale perturbatrice per situazione. 4.1 Una restrizione della proprietà è compatibile con la Costituzione (art. 26 Cost.) soltanto se si fonda su una base legale sufficiente, se è giustificata da un interesse pubblico preponderante e se è conforme al principio della proporzionalità (art. 36 cpv. 1 a 3 Cost.; DTF 126 I 219 consid. 2, 121 I 117 consid. 3b, 119 Ia 348 consid. 2a e rispettivi riferimenti; Jörg Paul Müller, Grundrechte in der Schweiz, 3a ed., Berna 1999, pag. 605 seg.). Il provvedimento litigioso mira all'eliminazione dell'attuale situazione di pericolo, mediante lavori necessari a stabilizzare il fondo, e non pregiudica in modo importante l'utilizzazione del fondo conformemente alla sua destinazione: la restrizione subita dalla ricorrente non è quindi particolarmente grave, sicché la legalità della misura deve essere esaminata dal ristretto profilo dell'arbitrio (DTF 124 II 538 consid. 2a e rinvii; Walter Kälin, Das Verfahren der staatsrechtlichen Beschwerde, 2a ed., Berna 1994, pag. 180 segg.). 4.2 La Corte cantonale ha ritenuto il provvedimento litigioso fondato sull'art. 35 LE, secondo cui il Municipio vigila sulla buona conservazione delle opere edili (cpv. 1) e può ordinare a seconda dei casi il restauro, il consolidamento o, per le opere pericolanti, la demolizione (cpv. 2), provvedendovi direttamente a spese di chi è tenuto, in caso d'urgenza o di inadempimento (cpv. 3), nonché sull'art. 107 cpv. 1 LOC, che disciplina le funzioni di polizia locale dell'organo esecutivo comunale. L'art. 23 del regolamento di applicazione della LOC, del 30 giugno 1987, accennato dalla ricorrente, prevede in particolare per il Municipio la facoltà di adottare misure per il mantenimento della sicurezza pubblica e per ovviare ai pericoli sovrastanti la collettività come inondazioni e frane. Certo, queste disposizioni non specificano i provvedimenti che l'Autorità è tenuta a prendere nel singolo caso. Tuttavia, l'elaborazione di regole esaustive e puntuali sui singoli compiti nel campo della polizia locale porrebbe difficoltà di principio, le nozioni stesse di "ordine" e di "sicurezza pubblica" dovendo essere intese in senso ampio e lasciandosi difficilmente delimitare astrattamente. L'attività di polizia è in effetti generalmente diretta contro pericoli non individualmente prevedibili e deve essere adattata alle circostanze concrete (DTF 128 I 327 consid. 4.2 pag. 340 e riferimenti). Sotto questo profilo, viste le particolarità della materia, le citate disposizioni risultano quindi sufficientemente determinate, sicché la Corte cantonale non è incorsa nell'arbitrio considerando l'ordine municipale concretamente sorretto da un'adeguata base legale. 4.3 D'altra parte, il provvedimento risulta certamente giustificato da ragioni di sicurezza pubblica e rispettoso del principio di proporzionalità. Le misure ordinate, tra cui l'arretramento della corona, limitato a 1,5 m, non eccedono infatti quanto impongono le esigenze di consolidamento del pendio, né dal rapporto del consulente della ricorrente risulta che i provvedimenti litigiosi siano manifestamente inidonei dal profilo tecnico a ristabilire la sicurezza della particella. D'altra parte, la ricorrente non si esprime su questi aspetti, limitandosi a sostenere che gli interventi prospettati sarebbero insufficienti se non sia contemporaneamente incanalato il riale: questa circostanza non comporta tuttavia di per sé l'inadeguatezza degli accorgimenti ordinati dal Municipio, riferiti e circoscritti all'eliminazione dell'attuale situazione di instabilità e di pericolo sulla particella n. XXX. Né la Corte cantonale è incorsa nell'arbitrio considerando la ricorrente perturbatrice per situazione e conseguentemente destinataria dell'ordine municipale. Determinante è al riguardo il potere di disporre della cosa, che permette al suo detentore di mantenerla ordinatamente e di eliminare una fonte di pericolo: il motivo che ha causato la situazione di pericolo è irrilevante, la turbativa potendo essere provocata da terzi, da cause di forza maggiore o dal caso fortuito. Ciò che conta è unicamente l'esistenza oggettiva di una turbativa e il fatto che la cosa stessa costituisca direttamente la fonte del pericolo (DTF 122 II 65 consid. 6a, 118 Ib 407 consid. 4c, 114 Ib 44 consid. 2c/aa; Ulrich Häfelin/ Georg Müller, Allgemeines Verwaltungsrecht, 4a ed., Zurigo 2002, pag. 530). In quanto proprietaria della particella n. XXX in condizione d'instabilità, la ricorrente è perturbatrice per situazione (DTF 127 I 60 consid. 5c). Viste la sua prossimità alla fonte del disagio e la sua disponibilità giuridica e fattuale a poterlo eliminare, la Corte cantonale l'ha rettamente considerata idonea ad attuare gli interventi di consolidamento del pendio, destinati e limitati a ripristinare la sicurezza sul suo fondo. Contrariamente a quanto sembra paventare la ricorrente, tali misure non sono d'altra parte volte a stabilire responsabilità e suddivisione del risarcimento dei danni causati dall'alluvione del maggio 2002.