Citation: 6P.19/2003 06.08.2003 E. 6

Riguardo al secondo traffico di stupefacenti, risalente agli anni 1995-1997, il ricorrente censura d'arbitrario il fatto che la Corte delle assise lo abbia condannato (unitamente al correo B.________) per atti preparatori destinati all'esecuzione di un traffico di almeno 1000 kg di cocaina, senza che le risultanze processuali - per riferimento al solo quantitativo - consentano in alcun modo di sostenerlo. Nel merito, valutando globalmente gli indizi considerati - il contenuto dei rapporti di polizia, le dichiarazioni sostanzialmente concordanti del ricorrente e del correo B.________ e l'esperienza acquisita dai due in occasione del precedente traffico di stupefacenti (sentenza della Corte delle assise, pagg. 55 e segg.) -, è del tutto condivisibile l'argomentazione contenuta nella sentenza di prima istanza per la quale il ricorrente era consapevole di partecipare alla preparazione di un'operazione di analoghe proporzioni alla precedente. Da parte sua la CCRP ha escluso l'arbitrio rilevando che, seppur al momento in cui egli ha desistito dall'impresa il traffico non fosse ancora stato pianificato nel dettaglio, il ricorrente sapeva fin dall'inizio a quale trasporto avrebbe partecipato, quale stupefacente avrebbe trasportato, quale imbarcazione avrebbe utilizzato e quali erano i trafficanti con i quali avrebbe collaborato, giacché perfettamente a conoscenza - per avervi partecipato altre volte - di tutti i meccanismi dell'operazione (sentenza impugnata, pag. 22, consid. 12f). Il ricorrente, nel vano tentativo di sminuire le proprie responsabilità nell'accaduto, si limita a discutere in modo libero l'entità e la rilevanza di alcuni elementi dell'inchiesta, menzionando segnatamente alcuni passaggi delle deposizioni del teste E.________; così facendo egli non dimostra però il carattere arbitrario della valutazione delle prove compiute dalla Corte cantonale del merito. Anche il fatto che il quantitativo ritenuto nella sentenza di primo grado non corrisponde a quello previsto nell'atto di accusa non è di alcun aiuto al ricorrente; la Corte delle assise ha infatti semplicemente ritenuto, in applicazione del principio "in dubio pro reo", che vista l'entità delle ricompense loro promesse dai trafficanti colombiani, la quantità imputabile al ricorrente e al correo B.________ non poteva eccedere quella accertata nel primo traffico (v. pag. 67 della sentenza di primo grado). Questo accertamento è peraltro favorevole all'insorgente, risultando di quasi 1000 kg inferiore al quantitativo effettivamente sequestrato dalle autorità statunitensi al termine del secondo traffico.