Citation: 2C_469/2022 E. 3.1

3.1. Nel suo giudizio, la Corte cantonale ha esposto le possibilità di soggiorno previste dall'accordo sulla libera circolazione delle persone e rammentato le varie attività svolte dalla ricorrente per poi rilevare: (a) che a partire dal febbraio 2018 la stessa ha perso lo statuto di lavoratrice dipendente e non lo ha più riacquistato (art. 4 ALC in relazione con l'art. 6 allegato I ALC); (b) che l'insorgente non può soggiornare in Svizzera nemmeno quale persona che non esercita un'attività economica, in quanto il riconoscimento di un permesso in questo senso è - tra l'altro - subordinato al fatto che chi lo richiede disponga di mezzi finanziari sufficienti per non dovere ricorrere all'assistenza sociale durante il soggiorno (art. 6 ALC in relazione con l'art. 24 allegato I ALC), ciò che non è nella fattispecie il caso perché, sempre a partire dal febbraio 2018, è attestata la percezione di aiuti pubblici; (c) che la ricorrente non può infine invocare il diritto di rimanere dopo avere cessato la propria attività economica, siccome le sue condizioni di salute sono peggiorate quando la qualità di lavoratrice non era già più data (art. 7 lett. c ALC in relazione con l'art. 4 allegato I ALC). Detto dell'accordo sulla libera circolazione delle persone, il Tribunale amministrativo ticinese ha nel contempo ritenuto che il diniego del diritto a proseguire il soggiorno in Svizzera fosse conforme anche al principio della proporzionalità, il cui rispetto è richiesto dall'art. 96 della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI; RS 142.20), così come - per i casi in cui è possibile invocare questa norma - dall'art. 8 CEDU.