Citation: 5A_475/2020 E. 3.3.3

3.3.3. La ricorrente sostiene in seguito che la decisione di negarle la custodia sul figlio violerebbe il diritto al rispetto della vita familiare garantito dall'art. 8 CEDU. Sostiene di non aver mai compiuto alcuna noncuranza a danno del figlio e di essere in grado di sostenerlo adeguatamente nel processo di crescita e di sviluppo (come avrebbe peraltro già fatto con D.________) e di avere inoltre maggiore disponibilità di tempo per occuparsene di persona rispetto al padre (che sarebbe spesso in giro per il mondo per lavoro e lascerebbe il figlio alla nonna paterna e a una badante). L'art. 8 n. 1 CEDU garantisce, segnatamente, il diritto al rispetto della vita familiare. Un'ingerenza della pubblica autorità nell'esercizio di tale diritto è possibile soltanto alle condizioni previste dall'art. 8 n. 2 CEDU. L'attribuzione dei figli a un genitore rappresenta una lesione grave al diritto al rispetto della vita familiare dell'altro genitore (DTF 136 I 178 consid. 5.2; 120 II 384 consid. 5a). In diritto svizzero, tale ingerenza della pubblica autorità nella vita familiare è regolamentata, per i genitori non coniugati, all'art. 298b cpv. 3 CC, rispettivamente, in caso di modifica delle circostanze, all'art. 298d cpv. 2 e 3 CC. La ricorrente non pretende che tale regolamentazione sarebbe contraria all'art. 8 CEDU, ma sostiene piuttosto che non sarebbe stata applicata correttamente nel caso concreto. Ora, alla luce degli accertamenti fattuali che la ricorrente non è riuscita a inficiare (v. supra consid. 3.3.1 e 3.3.2), e in particolare alla luce dei limiti riscontrati nella sua capacità educativa, la decisione dei Giudici cantonali di confermare l'affidamento esclusivo del figlio al padre risulta, come richiede la giurisprudenza sviluppata in questo ambito (v. supra consid. 3.1), conforme al bene del minore. Gli argomenti proposti dalla ricorrente (perlopiù generici o fondati su circostanze che divergono inammissibilmente dagli accertamenti contenuti nella sentenza impugnata) non permettono di dimostrare che, nell'esame dell'interesse del figlio, la Corte cantonale avrebbe violato l'ampio potere di apprezzamento che le competeva in questo ambito (v. supra consid. 3.1 in fine). Nella misura in cui è ammissibile, la censura è infondata.