Citation: 6S.426/2002 18.02.2003 E. 5

Nella fattispecie, la CRP ha in primo luogo ritenuto che dagli atti non emerge alcun elemento che lasci supporre che i denunciati abbiano omesso la manutenzione dei macchinari della X.________ SA e/o violato precise norme relative alla sicurezza degli impianti, e nemmeno che vi siano gravi lacune nel modo in cui è stato istruito il personale addetto al settore ecologico. La Corte cantonale ne ha dedotto che non poteva essere loro imputata alcuna infrazione dal profilo penale (v. decisione impugnata, consid. 4.4, pag. 12 in fondo). 5.1 Invocando gli art. 33 e 44 OPI (Ordinanza sulla prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali; RS 832.30), gli insorgenti rimproverano ai responsabili della X.________ SA di non aver valutato i rischi inerenti le attività svolte e le sostanze utilizzate nel reparto ecologico e di essere quindi venuti meno al loro dovere di prudenza. Ora, a questo proposito è sufficiente rinviare (art. 36a cpv. 3 OG) alle pertinenti considerazioni contenute nella sentenza impugnata (consid. 4.1, pagg. 9-10). In questa sede basta rilevare che nell'ambito della valutazione operata dalla Corte cantonale è risultato determinante il fatto che sia il perito giudiziario sia la SUVA hanno ritenuto che, in base all'allora vigente letteratura e alla conoscenze dei denunciati, nel reparto ecologico non era prevedibile una reazione chimica come quella constatata in occasione dell'incidente del 27 febbraio 2001, per cui non può essere imputata ai responsabili dell'azienda negligenza alcuna in relazione alle misure di sicurezza vigenti in quel determinato settore, segnatamente per quanto riguarda l'assenza di un impianto di ventilazione posto direttamente sopra il decantatore all'origine dell'incidente. Inoltre, se è pur vero che episodi di fughe di vapori dall'impianto in questione si erano già sporadicamente verificati in passato, la loro entità era apparsa trascurabile e senza conseguenze sulla salute degli addetti, tali da non richiedere l'adozione di misure di sicurezza accresciute. Sulla scorta delle vincolanti constatazioni di fatto delle autorità cantonali (art. 277bis cpv. 1 seconda e terza proposizione PP), non risulta pertanto che i denunciati abbiano violato le accennate disposizioni (art. 44 OPI, direttive SUVA e CSFL), aventi quale scopo di garantire la sicurezza e di evitare gli incidenti, né i doveri generali di precedenza dedotti dall'art. 18 cpv. 3 CP. Le censure ricorsuali su questo punto - peraltro in gran parte inammissibili poiché inerenti la valutazione delle prove eseguita dalle autorità cantonali - devono essere respinte. 5.2 Le considerazioni espresse al considerando precedente valgono anche per quanto attiene alla manutenzione degli impianti dell'azienda, giudicata carente dagli insorgenti. Le circostanze evocate nella sentenza impugnata, frutto di una valutazione complessiva delle risultanze istruttorie, permettono infatti di negare un nesso di causalità naturale e adeguato tra il difetto riscontrato al livello del serbatoio di rilancio della soda caustica e l'avvenuta intossicazione della vittima; il perito ha ritenuto che - a prescindere da come può essere stata pianificata la manutenzione del reparto ecologico - l'incidente sarebbe con molta probabilità ugualmente occorso, sia a dipendenza di un'errata manipolazione dell'addetto sia di circostanze tanto fortuite quanto imprevedibili, e che anche l'arrivo della soda caustica non avrebbe verosimilmente potuto scongiurare la fatale inalazione di gas tossici da parte della vittima (v. pag. 18 della perizia in relazione con il verbale di interrogatorio 11.1.2002 del perito giudiziario). 5.3 I ricorrenti ritengono inoltre che, a causa di una carente e inadeguata istruzione, la vittima non sarebbe stata assolutamente in grado di valutare i rischi delle operazioni di cui era stata incaricata, né di prevedere gli effetti letali dell'inalazione dei fumi sprigionati dalla reazione avvenuta la mattina del 27 febbraio 2001. Questo assunto non può essere condiviso, essendo contraddetto dalle risultanze istruttorie. Giova anzitutto osservare che la vittima non era una persona inesperta o alle prime armi, bensì un collaboratore di lunga data e, a detta di tutti, tra i più competenti, affidabili e preparati della ditta. Egli aveva seguito - è vero - una formazione empirica per quel che attiene alle mansioni del reparto ecologico; tale istruzione, come confermato dal perito giudiziario, corrisponde però alla prassi usuale per le persone addette ad un reparto come quello ecologico, non essendovi delle scuole o corsi particolari che devono essere seguiti. Del resto, un collega della vittima impiegato nel medesimo reparto ha ammesso che i suoi superiori lo avevano reso edotto delle possibili conseguenze e della pericolosità degli acidi e delle sostanze usate nella fabbrica. Appare inoltre assodato che tra le istruzioni ricevute da tutti i dipendenti dell'azienda, figuri quella relativa alle situazioni di emergenza, per le quali vigeva l'obbligo di abbandonare immediatamente il luogo dell'incidente e di comporre un numero telefonico interno, collegato con una centrale di sicurezza attiva ininterrottamente 24 ore al giorno; disposizioni queste alle quali la vittima non si è purtroppo attenuta in occasione dell'incidente. A torto gli insorgenti pretendono che la vittima non era consapevole della procedura di emergenza, dato che questa era affissa in tutti i reparti dell'azienda; come appurato dall'istruttoria, in ogni locale vi era inoltre a disposizione anche una maschera con filtro antigas da usare in caso di incidenti chimici, della quale però A.________ non si è servito nemmeno dopo aver notato il fumo marrone-rossastro formatosi sopra il decantatore conico. Infine, non può essere ritenuta decisiva nemmeno la circostanza che un collega della vittima, una volta giunto sul posto, invece di allontanarsi immediatamente come previsto dal piano di emergenza, lo abbia aiutato ad aggiungere la soda incurante della situazione venutasi a creare in seguito all'incidente: dalla decisione impugnata (v. riassunto dei fatti a pag. 2) traspare infatti che a quel momento la reazione chimica era già quasi del tutto passata e che, tutt'al più, nel locale "[...] aleggiavano ancora delle tracce di fumi di colore rosso-marrone".