Citation: 4P.11/2000 17.03.2000 E. 1

1.- Preso atto della mancata impugnazione del giudizio contumaciale del 18 maggio 1999 a norma dell'art. 133 CPC/GR, i giudici grigionesi hanno innanzitutto stabilito di non poter riesaminare - nel quadro dell'attuale vertenza, relativa alla purgazione - lo svolgimento della procedura contumaciale dal profilo dell'art. 39 CPC/GR, così come richiesto nel ricorso. Essi non si sono pertanto chinati sulla questione di sapere se i termini assegnati ai ricorrenti per la prestazione dei depositi legali erano adeguati, se il termine è stato debitamente prorogato, se l'accenno alle conseguenze di mora era sufficiente e se, infine, le ulteriori premesse per la sentenza contumaciale erano date. a) Orbene, nella prima parte del loro allegato i ricorrenti ripropongono diffusamente le critiche concernenti il comportamento del Vicepresidente del Tribunale distrettuale in relazione all'assegnazione del termine impartito per il versamento del deposito. Essi non criticano, per contro, le ragioni che hanno indotto la Corte cantonale a tralasciare l'esame di questi temi né si prevalgono dell'arbitraria applicazione del diritto processuale cantonale (art. 133 cpv. 1 CPC/GR). Questa argomentazione disattende le esigenze di motivazione poste dalla legge. Giusta l'art. 90 cpv. 1 lett. b OG, il ricorso di diritto pubblico deve infatti contenere l'esposizione dei fatti essenziali e quella concisa dei diritti costituzionali o delle norme giuridiche che si pretendono violati, precisando altresì in che consista tale violazione. In altre parole, l'allegato ricorsuale deve contenere un'esauriente motivazione giuridica dalla quale si possa dedurre che, ed in quale misura, la decisione impugnata colpisce il ricorrente nei suoi diritti costituzionali (DTF 122 I 70 consid. 1c con rinvii). Questi requisiti, come anticipato, non sono adempiuti nel caso di specie. Donde l'inammissibilità della critica - solo implicita - rivolta dai ricorrenti all'autorità cantonale per aver omesso di esaminare l'operato del giudice di primo grado, a loro modo di vedere arbitrario, in contrasto con il diritto di essere sentito nonché con il principio della buona fede. b) Giovi comunque rilevare che, a differenza di quanto vogliono ora far credere, nulla impediva ai ricorrenti di sollevare queste censure mediante tempestivo ricorso contro la sentenza contumaciale del 18 maggio 1999. L'art. 133 cpv. 2 CPC/GR - da essi definito anticostituzionale - preclude infatti alla parte che non ha partecipato al procedimento solo la possibilità di contestare il merito della decisione contumaciale, non invece lo svolgimento della procedura. Ciò comporta la possibilità, anche per la parte preclusa dall'udienza principale, di ottenere il riesame della causa da parte dell'autorità inferiore. Nella misura in cui i ricorrenti paiono voler ricondurre l'anticostituzionalità della citata norma all'impossibilità di ridiscutere il merito della controversia, la censura si avvera, a ogni modo, inammissibile. Da un canto perché non motivata conformemente ai requisiti di legge sopra esposti e dall'altro perché non risulta essa sia già stata formulata dinanzi all'autorità cantonale. Ai ricorrenti pare sfuggire che, adito con un ricorso di diritto pubblico fondato sulla violazione dell'art. 4 vCost. , il Tribunale federale non prende - di principio - in considerazione allegazioni, prove o fatti che non sono stati sottoposti all'autorità cantonale (DTF 120 Ia 19 consid. 2b pag. 22, 118 Ia 20 consid. 5a pag. 26, cfr. anche DTF 121 379 consid. 3 pag. 380 riferito all'art. 6 CEDU).