Citation: 5A_136/2021 E. 3.2.2

3.2.2. La ricorrente si duole poi di un arbitrario accertamento dei fatti e delle prove, nonché della violazione degli art. 55 CPC, 8 CC e 288 LEF. Per ciò che attiene alla censura ricorsuale di violazione dell'art. 229 cpv. 2 CPC, essa si palesa già di primo acchito inammissibile poiché sprovvista di una sufficiente motivazione. 3.2.2.1. La ricorrente sostiene in primo luogo che la Corte cantonale e il Pretore avrebbero considerato in modo arbitrario che il ricavato della vendita delle azioni F.________ AG per un milione di franchi era stato versato nel 2014 su un conto della banca I.________ che le appartiene, ciò che l'opponente non avrebbe d'altronde mai allegato. A suo dire, la sentenza impugnata avrebbe dovuto riconoscere che tutte le prove agli atti conducevano ad attribuire tale somma o esclusivamente al marito (il quale l'avrebbe incassata nel 2012, come confermato dal teste J.________) oppure ai coniugi in comune (come testimoniato dal teste K.________), fatti che l'opponente non contestava. Per motivare tale censura la ricorrente allega nuovi documenti, i quali dimostrerebbero che tutti gli accrediti giunti nel 2014 sul conto bancario della banca I.________ precitato intestato alla moglie concernerebbero una compravendita immobiliare. Tali documenti sono inammissibili in questa sede, poiché la loro produzione non si è resa necessaria soltanto a seguito dell'emanazione della sentenza d'appello ai sensi dell'art. 99 cpv. 1 LTF (v. supra consid. 1.4). Occorre poi ricordare che, nella misura in cui non è rivolta contro la sentenza di ultima istanza cantonale, bensì contro quella del Pretore, l'argomentazione della ricorrente è inammissibile (v. art. 75 cpv. 1 LTF). Va nondimeno rilevato che la Corte cantonale ha evidenziato una pecca formale della sentenza pretorile, eventualmente lesiva dell'art. 55 cpv. 1 CPC. I Giudici cantonali hanno infatti osservato che l'opponente non aveva allegato che la moglie avesse incassato il prezzo di vendita delle azioni nel 2014 su un suo conto bancario. Tuttavia, non solo il Tribunale d'appello ha contrapposto tale pecca ad un'altra, simile ma contraria (ritenendo che la ricorrente non aveva neppure lei allegato l'esistenza delle azioni e la loro appartenenza al marito né nella risposta né nella duplica), sulla quale la ricorrente non si sofferma. La Corte cantonale ha pure ritenuto che, ad ogni modo, né l'esecuzione del pignoramento né l'istruttoria avevano permesso di accertare che il provento della vendita delle azioni fosse stato effettivamente versato al marito; al contrario, tutti i beni della "famiglia A.________" di cui si era riusciti a stabilire l'appartenenza risultavano essere della moglie. La ricorrente non si misura con tali considerazioni, limitandosi a riproporre il suo punto di vista, secondo cui "tutte le prove agli atti conducono ad attribuire questa somma [il ricavo della vendita delle azioni] o esclusivamente a C.A.________, oppure in comune a C.A.________ e A.A.________, ciò che basta per dimostrare che nel 2011 la situazione di C.A.________ era assolutamente positiva, e che quindi le donazioni dei rustici non erano suscettibili di nuocere ai creditori". La moglie non spiega nemmeno il motivo per cui non ha prodotto o chiesto l'assunzione della documentazione del conto del marito (come suggerito dai Giudici cantonali) sul quale sarebbe, a suo dire, stato versato il prezzo delle azioni. La ricorrente non si confronta neppure con la considerazione dei Giudici cantonali secondo cui l'elemento della titolarità delle azioni era solo uno fra i tanti che avevano portato il Pretore a ritenere che i coniugi avrebbero implicitamente riconosciuto che già da marzo 2011 il patrimonio familiare fosse della moglie. La censura ricorsuale non soddisfa pertanto le esigenze degli art. 42 cpv. 2 e 106 cpv. 2 LTF. 3.2.2.2. La ricorrente ritiene poi in sostanza che i presupposti del dolo del marito e della sua riconoscibilità da parte della moglie ai sensi dell'art. 288 LEF non sarebbero adempiuti. Ella ribadisce che, al momento della seconda donazione, il marito disponeva (oltre al pacchetto azionario della F.________ AG) di una sostanza patrimoniale pari a fr. 20 milioni, corrispondente al valore effettivo della società H.________ SA da lui costituita; a dire della ricorrente, la Corte cantonale avrebbe "a torto e in modo arbitrario" considerato che tale valore fosse del tutto aleatorio, visto che le azioni della società erano state vendute nel 2013 sulla base di tale prezzo; ella sostiene inoltre che il marito aveva ottenuto un reddito superiore a fr. 250'000.-- nel 2011 e che "la sentenza impugnata copre il Pretore laddove attribuisce [...] a fronte di questa entrata un passivo di pari valore o poco meno sulla base del bilancio della ditta individuale di C.A.________", fatto che l'opponente non aveva mai allegato. In tali condizioni, secondo la ricorrente, il marito non poteva avere l'intenzione di pregiudicare i suoi creditori e la moglie era quindi nell'impossibilità di riconoscere qualsiasi intenzione "nociva" del marito, giacché inesistente. Attraverso le sue affermazioni (peraltro in gran parte fondate su fatti che non sono stati accertati dall'autorità precedente), la ricorrente si limita, di nuovo, a criticare in maniera generica ed appellatoria la sentenza impugnata e non si misura sufficientemente con l'argomentazione sviluppata dai Giudici cantonali. Questi ultimi le hanno in effetti spiegato che ella aveva omesso di confrontarsi con la motivazione del Pretore, il quale aveva accertato che, al momento della seconda donazione, il progetto "H.________" era appena stato avviato, sicché il suo valore effettivo non poteva essere definito e che ad ogni modo la valutazione delle azioni fatta valere dalla ricorrente era ininfluente fondandosi su un fatto verificatosi più di un anno e mezzo dopo la seconda donazione. La ricorrente non si confronta a sufficienza nemmeno con la considerazione della Corte cantonale secondo cui il reddito di fr. 269'136.-- ottenuto dal marito nel 2011 (indipendentemente dal passivo che gli sarebbe stato affiancato sulla base del bilancio dell'attività indipendente del marito) era riferito all'inizio dell'anno e si fondava esclusivamente sulla dichiarazione fiscale, e che il marito aveva ad ogni modo lui stesso ammesso di aver dovuto far capo alle risorse della moglie per provvedere al suo sostentamento. Le censure ricorsuali, anche qui, non sostanziano la violazione del diritto né l'arbitrio nell'accertamento dei fatti, e risultano quindi inammissibili (v. supra consid. 1.2 e 1.3). 3.2.2.3. La ricorrente sembra poi dimenticare che quando, come nella fattispecie, il giudice ha raggiunto il suo convincimento sulla base di un apprezzamento delle prove, la questione dell'onere della prova diviene senza oggetto (DTF 141 III 241 consid. 3.2; 132 III 626 consid. 3.4; 131 III 646 consid. 2.1; sentenze 5A_822/2019 del 25 marzo 2022 consid. 3.3.2; 5A_113/2018 del 12 settembre 2018 consid. 6.2.2.3 non pubblicata in DTF 144 III 541). Una violazione dell'art. 8 CC (censura ripetutamente sollevata dalla ricorrente in numerosi e svariati contesti) non entra quindi in linea di conto. Entrerebbe unicamente in considerazione la possibilità di lamentarsi di un apprezzamento delle prove e di un accertamento dei fatti arbitrari, censura che è tuttavia già stata invalidata ai considerandi precedenti (v. supra consid. 3.2.2.1 e 3.2.2.2).