Citation: 2C_679/2021 E. 5.2

5.2. Secondo gli accertamenti di fatto che risultano della sentenza querelata, vincolanti per il Tribunale federale (art. 105 cpv. 1 LTF; supra consid. 2.2), il ricorrente, già legale e notaio di fiducia del de cujus ha - anche - assunto, a seguito dell'apertura della successione, il ruolo di esecutore testamentario, oltre che di amministratore fiduciario in favore degli eredi di 46 delle 120 azioni della società, di cui ricopriva inoltre la carica di presidente del Consiglio di amministrazione, dopo esserne stato membro e vicepresidente. Ora, è proprio questo cumulo di funzioni ad essere il punto problematico, come d'altronde rilevato sia nel parere giuridico fornito dagli eredi che in quello prodotto dall'insorgente medesimo. Come ben osservato dai Giudici cantonali, quando l'esecutore testamentario ricopre pure la carica di azionista o di membro del Consiglio di amministrazione, in particolare quando, quale amministratore delle azioni della comunione ereditaria deve dare il discarico a se stesso come amministratore della società, in tal caso vi è effettivamente un conflitto d'interessi. Nel caso di specie lo stesso si è concretizzato quando il ricorrente è stato costretto ad astenersi dal votare il proprio discarico quale presidente del Consiglio di amministrazione. Senza poi dimenticare che egli avrebbe anche dovuto astenersi dal dare il discarico agli altri due amministratori - ciò che però non ha fatto -, disattendendo in tal modo l'art. 695 cpv. 1 CO. Sostenere ora, riguardo a questo ultimo aspetto, che si è trattato di un errore non è all'evidenza sufficiente per discostarsi da quanto giudicato dalla Corte cantonale. Vi è stato ugualmente conflitto d'interessi quando gli eredi, sempre nel corso dell'assemblea dell'agosto 2018, non hanno potuto destituire il Consiglio di amministrazione, come era invece loro intenzione, non avendo la maggioranza delle azioni - 46 su 120 delle stesse essendo detenute e amministrate a titolo fiduciario dal qui ricorrente - per farlo. Lo stesso dicasi con riferimento alla risoluzione votata dagli eredi, nella loro qualità di azionisti, a maggioranza semplice e da loro accettata, di limitare gli emolumenti percepiti dal presidente del Consiglio di amministrazione, ossia il qui ricorrente. Ancora una volta, egli ha dovuto astenersi poiché la situazione lo concerneva personalmente. Infine, un ulteriore conflitto d'interessi è apparso quando il Consiglio di amministrazione ha convenuto in giudizio la società per contestare la citata risoluzione. Sebbene la stessa sia stata poi invalidata, è evidente che così agendo il ricorrente ha, di fatto, perseguito il proprio interesse e quello del Consiglio di amministrazione, non invece quello manifestamente opposto degli eredi, per i quali fungeva tuttavia da esecutore testamentario, rispettivamente per i figli del de cujus per cui amministrava le 46 azioni della porzione disponibile. Addurre ora di avere voluto unicamente far applicare la legge non è sufficiente per discostarsi dal giudizio della Corte cantonale, tanto più che, come ben rilevato da quest'ultima, se l'intenzione del ricorrente era unicamente volta alla giusta applicazione della legge, non si capisce allora perché non ha anche contestato la risoluzione relativa alla scarico del Consiglio di amministrazione, anche lei, come affermato ancora in questa sede dall'interessato, non conforme alla legge. Anche dando atto che la concentrazione nella persona dell'insorgente delle diverse cariche litigiose è stata voluta dalle disposizioni date (in vita e per causa di morte) direttamente dal defunto e che era suo dovere eseguire le volontà del defunto, suo mandante, il ricorrente non può invece essere seguito quando adduce che non aveva alcun obbligo di fare gli interessi degli eredi. Nella sua veste di esecutore testamentario era proprio suo dovere di non ledere gli interessi di questi ultimi. La costruzione voluta dal de cujus ha quindi avuto per effetto, come ben osservato dalla Corte cantonale, di porre l'insorgente in una situazione molto particolare che l'ha portato a disattendere l'obbligo di cura e diligenza di cui all'art. 12 lett. a LLCA. Infine, il ricorrente dimentica, quando adduce che in ogni caso la situazione non è durata a lungo che la stessa, inizialmente prevista per protrarsi fino al 2035, è comunque perdurata dal 17 gennaio 2018 fino all'ottobre 2019, ciò che all'evidenza non può definirsi provvisorio. Da quel che precede discende che, su questi aspetti, il ricorso è infondato e, come tale, va respinto.