Citation: P 34/99 15.09.2000 E. 4

4.- a) L'art. 3b LPC non considera le imposte tra le spese riconosciute. La norma parte dalla constatazione che nell'importo destinato alla copertura del fabbisogno vitale conformemente al cpv. 1 lett. a della stessa disposizione sia già stato considerato il carico fiscale interno. Nulla è detto su imposte e trattenute estere prelevate alla fonte su rendite, pensioni e altre prestazioni periodiche costituenti redditi determinanti giusta l'art. 3c cpv. 1 lett. d LPC. b) La legge è da interpretare in primo luogo procedendo dalla sua lettera. Se il testo di un disposto legale è chiaro e non sia pertanto necessario far capo ad altri metodi d'interpretazione ai fini di appurarne la portata, è lecito scostarsi dal senso letterale soltanto qualora conduca a soluzioni manifestamente insostenibili, contrarie alla volontà del legislatore. Tuttavia, se il testo non è perfettamente chiaro, se più interpretazioni del medesimo sono possibili, dev'essere ricercato quale sia la vera portata della norma, prendendo in considerazione tutti gli elementi d'interpretazione, in particolare lo scopo della disposizione, il suo spirito, nonché i valori su cui essa prende fondamento. Pure di rilievo è il senso che essa assume nel suo contesto (DTF 125 II 196 consid. 3a, 244 consid. 5a, 125 V 130 consid. 5, 180 consid. 2a e riferimenti). c) In concreto, dal silenzio della legge non è possibile dedurre direttamente se trattenute fiscali alla fonte siano da riprendere nella rendita computabile ai fini della determinazione di una prestazione complementare. Ora, alla quantificazione dei dati numerici ex art. 3a cpv. 1 LPC non vanno posti a fondamento redditi puramente teorici di cui il richiedente non può di fatto disporre (Erwin Carigiet, Ergänzungsleistungen zur AHV/IV, in: Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht (SBVR), Soziale Sicherheit, pag. 33, cifra marginale 108). Se è vero che, dal profilo dogmatico, il debito fiscale è sempre tale, a prescindere dal suo pagamento volontario o coatto - come nell'ipotesi del suo prelievo alla fonte - non può essere negato che in termini attuativi la situazione è ben diversa. Infatti, nel primo caso, il reddito determinante è versato nella sua interezza al lordo da trattenute e il debitore fiscale è libero di pagare o di privilegiare altre scelte. Nel secondo invece il prelevamento alla fonte priva il destinatario del diritto di disporre altrimenti di tale importo per far fronte al suo fabbisogno vitale. La distinzione, pur dogmaticamente discutibile trattandosi in entrambi i casi di crediti fiscali, è già stata operata in termini pragmatici in sede di computo del minimo vitale agli effetti del diritto esecutivo, in conformità dell'art. 93 LEF, istituto non dissimile - per gli obiettivi sociali che si prefigge - dal fine perseguito dalla disciplina sulle prestazioni complementari. In DTF 90 III 33 segg. il Tribunale federale ha infatti evidenziato che per la determinazione dell'ammontare pignorabile si deve tener conto del salario effettivamente versato al debitore, atteso come il salario netto determinante non comprenda la somma globale dedotta dal datore di lavoro, indipendentemente dalla volontà del debitore e destinata al pagamento delle imposte sul reddito (cfr. in senso convergente Staehlin/Bauer/Staehlin, Kommentar zum Bundesgesetz über Schuldbetreibung und Konkurs, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, pag. 950, nota 33 ad art. 93; Jaeger/Walder/Kull/Kottmann, Bundesgesetz über Schuldbetreibung und Konkurs, vol. I, Zurigo 1997, pag. 476, nota 31 ad art. 93). Questa Corte ritiene che siffatta soluzione non può non valere - mutatis mutandis - anche nel campo delle prestazioni complementari, avuto riguardo alle affinità dei due istituti. Ne discende che a ragione i primi giudici hanno reputato che in concreto la pensione di vecchiaia italiana debba venir computata al netto degli oneri fiscali (trattenuta IRPEF sugli importi mensili e addizionale IRPEF sulla tredicesima) et similia (contributo ex-ONPI e quota associativa coatta al sindacato), dal momento che tali tributi sono sottratti al potere di disporre del beneficiario della prestazione pensionistica.