Citation: 4A_556/2009 03.05.2010 E. 7

Le censure ricorsuali sono infondate nella misura in cui si basano sul diritto federale. 7.1 L'art. 55 titolo finale CC delega ai cantoni l'adozione delle norme relative alla celebrazione degli atti pubblici. II diritto federale abilita quindi i cantoni a definire la procedura e la forma degli atti notarili. La competenza normativa dei cantoni deve comunque rispettare il diritto federale, ovvero le esigenze minime ch'esso pone in considerazione delle finalità dell'istituto e le disposizioni specifiche concernenti determinati atti (DTF 133 I 259 consid. 2.1 e 2.2 con rinvii). Le norme di forma e procedura cantonali non devono inoltre neppure pregiudicare o impedire l'applicazione del diritto civile federale (DTF 106 II 146 consid. 2b pag. 150). Il diritto cantonale, se contiene norme di questo genere, stabilisce anche se si tratti di semplici disposizioni d'ordine oppure di condizioni di validità dell'atto pubblico; secondo giurisprudenza e dottrina dominanti, in quest'ultima eventualità esso determina pure se la loro inosservanza comporti nullità assoluta o relativa (DTF citato consid. 3 pag. 151-152 con rinvii). 7.2 Christian Brückner, citato nel giudizio impugnato e ripreso dai ricorrenti, dissente da queste regole (op. cit. n. 30 segg. a pag. 15 segg.): nell'interesse dell'armonizzazione delle procedure e della sicurezza giuridica egli propone di ignorare la nullità sancita dal diritto cantonale e di riconoscere la validità degli atti pubblici che rispettano i requisiti minimi del solo diritto federale (n. 37). Questo assunto, tuttavia, più che l'interpretazione del diritto vigente parrebbe esprimere l'auspicio di un cambiamento, tant'è che l'autore medesimo dubita che i tempi per un mutamento radicale siano maturi (n. 38). L'enunciazione categorica del principio non è del resto accompagnata da esempi concreti altrettanto convincenti: laddove si propone d'illustrare le conseguenze urtanti alle quali possono condurre le legislazioni cantonali Christian Brückner menziona per lo più errori, imprecisioni o dimenticanze nell'indicazione delle generalità delle persone che intervengono all'atto pubblico, ossia difetti di forma ch'egli definisce prescrizioni d'ordine (n. 33, 34 e 37). Nel caso in esame è in discussione un requisito formale di tutt'altra natura, per cui non v'è motivo di scostarsi dalle regole giurisprudenziali evocate sopra.