Citation: 1A.210/2001 21.03.2002 E. 1

4.1 Secondo l'art. 2 lett. a AIMP, la domanda di assistenza è irricevibile se vi è motivo di credere che il procedimento all'estero presenti gravi deficienze o che non sia conforme ai principi di procedura stabiliti dalla CEDU o dal Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, del 16 dicembre 1966 (Patto UNO II; RS 0.103.2), quest'ultimo non richiamato dal ricorrente. La norma ha lo scopo di evitare che la Svizzera partecipi, concedendo l'assistenza giudiziaria, a procedimenti che non garantirebbero alla persona perseguita un livello minimo di protezione corrispondente a quello offerto dal diritto degli Stati democratici, definito in particolare dalla CEDU e dal Patto, o che contrasterebbero con norme ritenute facenti parte dell'ordine pubblico internazionale. Perché la domanda sia dichiarata irricevibile devono tuttavia sussistere motivi seri riguardo al rischio di un trattamento contrario alla CEDU o al Patto ONU II, che potrebbe subire l'interessato: questi deve dimostrarlo in modo serio e credibile; la domanda è altresì irricevibile qualora presenti altre gravi deficienze (art. 2 lett. d AIMP; DTF 126 II 324 consid. 4a, 123 II 161 consid. 6a, 122 II 140 consid. 5a; cfr. Zimmermann, op. cit., n. 100-103). 4.2 Le obiezioni del ricorrente non inducono a scostarsi da quanto stabilito nella decisione precedente. Gli atti da lui prodotti concernono scritti del 1997 e del 1998 del suo avvocato belga indirizzati al Giudice istruttore di Bruxelles; altri riguardano l'esecuzione di una rogatoria presentata al Lussemburgo ed esulano pertanto dalla presente procedura. Da una risposta del Ministro della giustizia del 23 luglio 1997 si desume che le richieste del ricorrente erano state trasmesse per esame al Procuratore generale di Bruxelles. Ora, da questi scritti non si desume, né egli lo fa valere, che il ricorrente, contro il criticato agire del Giudice istruttore belga, sia insorto dinanzi alle competenti Autorità giudiziarie nazionali adducendo l'asserita violazione dell'art. 6 CEDU e che non abbia potuto beneficiare, in particolare riguardo alla prospettata confisca, di una procedura conforme alla Convenzione. Del resto egli si limita ad addurre che quand'anche non si fosse adoperato per difendere i suoi interessi in Belgio, le Autorità di quel Paese non potrebbero definirlo, senza alcuna procedura e senza violare la presunzione d'innocenza, quale "escroc notoire" rispettivamente indicarlo quale riciclatore. Queste critiche generali non dimostrano che la procedura all'estero, segnatamente riguardo a un equo processo, non sarebbe manifestamente conforme all'ordine pubblico svizzero e alle esigenze della CEDU (DTF 126 II 462 consid. 5c pag. 469, 324 consid. 4e). Il ricorrente sostiene che anche la Svizzera, mantenendo il sequestro sulla base del contestato procedimento belga, lederebbe la Convenzione. Ora, come si è visto, non è stato dimostrato in modo credibile che la procedura all'estero non sarebbe conforme alle esigenze della CEDU; inoltre, ricordato che l'art. 6 CEDU non è di massima applicabile alla procedura di assistenza (DTF 123 II 175 consid. 6e pag. 185), in Svizzera il contestato sequestro è stato esaminato dalle competenti autorità giudiziarie. 4.3 Per di più il ricorrente, imperniando il ricorso sulla circostanza che il procedimento estero violerebbe la CEDU, non coinvolgendolo quale asserito proprietario della "X.________ collection", disattende che nella decisione del 3 gennaio 2001 il Tribunale federale non doveva risolvere né ha risolto, la questione, secondo la CRP tuttora da dimostrare, della proprietà della collezione litigiosa (cfr. DTF 117 Ib 517 consid. 11a pag. 550), rilevando ch'essa era "apparentemente di proprietà di A.________" (Fatti A): esso ha semplicemente ritenuto - dal ristretto profilo della legittimazione secondo l'art. 80h lett. b AIMP - che egli poteva essere considerato come personalmente e direttamente toccato dalla misura di assistenza, rilevando che la sua legittimazione si fondava sulla presunzione conferitagli dal possesso del bene litigioso (consid. 1f). 4.4 La CRP ha ritenuto, conformemente a quanto stabilito dal Tribunale federale, che nell'ipotesi in cui le Autorità belghe non dovessero mantenere fede agli impegni formalmente assunti si porrà la questione dell'inammissibilità della domanda estera e del dissequestro della "X.________ collection". Le Autorità di esecuzione dovranno continuare a seguire attentamente il corso del procedimento estero, chiedendo altresì alle Autorità belghe se e in che misura eventuali persone danneggiate, o che vantano diritti sugli oggetti litigiosi, possano far valere la loro asserita buona fede nell'ambito di una procedura conforme alla CEDU e al Patto ONU II (sentenza del 3 gennaio 2001, consid. 5b pag. 26; DTF 126 II 462 consid. 5c pag. 469, 123 II 268 consid. 4b/aa in fine, pag. 275, 595 consid. 4f pag. 606).