Citation: 6B_981/2020 E. 10.3

10.3. Contestando l'adempimento del requisito del nesso di causalità adeguato, il ricorrente si scosta parzialmente dai fatti accertati dalla Corte cantonale, vincolanti per il Tribunale federale (cfr. art. 105 cpv. 1 LTF). La precedente istanza non ha infatti accertato che D.________ non ha mai alzato la testa, ma ha stabilito che questi si è accorto del veicolo di servizio soltanto 50-100 metri prima dell'urto, quando circolava a una velocità compresa tra 108 e 153 km/h e non è riuscito a frenare in tempo né a scansare il veicolo. Nella fattispecie, il comportamento negligente del ricorrente, che è entrato con il veicolo di servizio al centro della pista creando una grave situazione di pericolo, era senz'altro idoneo, secondo l'andamento ordinario delle cose e l'esperienza generale della vita, a produrre un incidente come quello verificatosi. Che un motociclista potesse non scorgerlo per tempo in simili circostanze rientra infatti nel corso normale degli eventi. Ciò, ove si consideri che la pista di atterraggio (sgombra da veicoli) era in quel frangente utilizzata dai motociclisti alla stregua di una pista da corsa. Essi la stavano percorrendo a velocità elevata, come se stessero gareggiando, sicché era altamente probabile che il loro sguardo fosse rivolto sotto il cupolino della moto, sul fondo stradale immediatamente anteriore. A ragione la CARP ha quindi ammesso il requisito del nesso causale adeguato. D'altra parte, il comportamento della vittima non ha costituito nella fattispecie una circostanza del tutto eccezionale o così straordinaria da non potere essere prevista. Era infatti già accaduto in precedenza che delle moto entrassero sulla pista di atterraggio per "fare una sparata". In concreto, era inoltre noto al ricorrente che i motociclisti erano appena entrati in pista e l'avevano percorsa pochi istanti prima a velocità elevata da sud a nord, dando l'impressione di gareggiare. In tali circostanze, era quindi senz'altro prevedibile ch'essi potessero ripercorrere la pista di atterraggio allo stesso modo in senso inverso e potessero non scorgere per tempo un veicolo fermo al centro della stessa che immediatamente prima non c'era. È altresì prevedibile che nell'ambito di una corsa su un tracciato rettilineo un motociclista possa modificare la sua traiettoria. Il comportamento della vittima non può quindi essere considerato talmente straordinario e imprevedibile da interrompere il nesso di causalità adeguata.