Citation: 2C_408/2023 E. 3.3

3.3. Ma quand'anche si volesse da ciò prescindere, il ricorso sarebbe comunque stato dichiarato infondato. Infatti il tenore dei disposti cantonali che disciplinano le modalità di notifica degli atti segnatamente, per quanto qui d'interesse, l'art. 17 cpv. 4 lett. a LPAmm, oltre a corrispondere a quanto previsto a livello federale (ad esempio, vedasi art. 44 cpv. 2 LTF) è conforme alla prassi del Tribunale federale, secondo la quale, quando il tentativo di intimazione di un invio raccomandato si rivela infruttuoso e, di conseguenza, viene emesso un avviso di ritiro nella bucalettere del destinatario, l'invio è validamente notificato quando viene ritirato alla Posta. Se ciò non avviene entro il termine di ritiro, corrispondente a sette giorni, l'invio viene ritenuto notificato l'ultimo giorno di questo termine, nella misura in cui il destinatario doveva prevedere un'intimazione (cosiddetta "Zustellungsfiktion"; DTF 134 V 49 consid. 4; 127 I 31 consid. 2a/aa; 123 III 492 consid. 1). Questa finzione trova giustificazione nell'obbligo che incombe alle parti ad un procedimento di adoperarsi affinché possano venir loro intimati gli atti giudiziari, obbligo che discende dal principio della buona fede. Si tratta dunque di un'incombenza che presuppone l'esistenza di un rapporto processuale (DTF 119 V 89 consid. 4b/aa), ciò che era il caso in concreto, come emerge - e non è peraltro contestato in questa sede - dalla decisione del Consiglio di Stato. Inoltre, come già osservato da questo Tribunale, il fatto di avere ordinato alla posta di prolungare il periodo di ritiro non ha alcun influenza sulla finzione della notificazione (sentenza 2C_110/2023 del 23 febbraio 2023 consid. 3.1). In queste condizioni è senza arbitrio alcuno che, nel caso concreto, il Giudice delegato del Tribunale cantonale amministrativo è giunto alla conclusione che il ricorso esperito dinanzi al Consiglio di Stato era tardivo e, quindi, inammissibile.