Citation: 4C.401/1999 22.05.2000 E. 3

3.- Davanti al Tribunale federale sono litigiose ancora le prime due posizioni vantate dall'attore, così come l'azione riconvenzionale. 4.- La convenuta si duole innanzitutto di una violazione del principio della priorità dell'interpretazione soggettiva rispetto a quella oggettiva sancita dall'art. 18 CO. In concreto non vi era infatti nessuna necessità di procedere ad un'interpretazione normativa del contratto. Essa contesta dunque l'interpretazione che i giudici cantonali hanno dato alla clausola contrattuale relativa alle forniture difettose, asserendo che in realtà le parti avrebbero voluto convenire un sistema di garanzia particolare - esorbitante rispetto all'art. 367 CO - per il quale l'appaltatore sarebbe stato responsabile di ogni difetto sino al momento della consegna della merce ai clienti della committente. A torto, quindi, la Corte cantonale avrebbe escluso la responsabilità dell'attore per la fornitura difettosa dell'estate del 1992. Quest'ultimo non solo non avrebbe diritto ad alcuna rimunerazione, ma sarebbe anzi tenuto a rispondere di tutti i danni causati al committente per il suo agire difforme alla volontà contrattuale. Rifiutando di esaminare le prove offerte dalla convenuta a sostegno della propria tesi, la Corte cantonale avrebbe inoltre infranto l'art. 8 CC. a) Il contenuto di un contratto viene determinato in primo luogo mediante l'interpretazione soggettiva, ovvero sulla base della vera e concorde volontà dei contraenti (art. 18 cpv. 1 CO). E' solamente quando non esistono degli accertamenti di fatto sulla reale concordanza della volontà delle parti o se il giudice constata che una parte non ha compreso la volontà dell'altra, che la loro (presunta) volontà viene accertata interpretando le loro dichiarazioni secondo il principio dell'affidamento, ovvero secondo il senso che ogni contraente può e deve ragionevolmente attribuire alle dichiarazione di volontà dell'altro, tenuto conto di tutte le circostanze del caso concreto (DTF 124 III 363 consid. 5a, 123 III 165 consid. 3a e riferimenti). Ciò che le parti hanno voluto e dichiarato durante le trattative o al momento della conclusione del contratto, attiene ai fatti che come tali non possono essere riveduti dal Tribunale federale nell'ambito di un ricorso per riforma. L'interpretazione soggettiva poggia sull'apprezzamento delle prove e pertanto, a meno che non siano dati i presupposti delle eccezioni di cui agli art. 63 cpv. 2 e 64 OG, sfugge all'esame del Tribunale federale chiamato a statuire su un ricorso per riforma (DTF 123 III 129 consid. 3c, 121 III 118 consid. 4b/aa con rinvii, 115 II 57 consid. 1c con rinvii). L'onere allegatorio e probatorio per l'esistenza e il contenuto di una volontà soggettiva delle parti diversa da quella desunta mediante l'interpretazione oggettiva del contratto, incombe alla parte che intende trarre vantaggio da questa volontà (121 III 118 consid. 4b/aa). In concreto, come detto, la convenuta contesta la possibilità di procedere ad un'interpretazione oggettiva del contratto data la chiara e concorde volontà delle parti di convenire una garanzia speciale per i difetti. Essa non dimostra tuttavia di aver fornito all'autorità cantonale gli elementi suscettibili di sostanziare la sua tesi, non bastando a tal fine il semplice e generico richiamo ad una serie di documenti agli atti (DTF 116 II 92 consid. 2). Essa nemmeno allega, d'altro canto, una delle menzionate eccezioni secondo le quali il Tribunale avrebbe dovuto completare gli accertamenti di fatto rilevanti per i fini del giudizio (art. 64 OG). Nella misura in cui la convenuta si limita a contestare l'accertamento della Corte cantonale, per la quale non è possibile determinare la reale volontà delle parti - donde la necessità di procedere ad un'interpretazione normativa del contratto -, il ricorso per riforma va dichiarato irricevibile. b) Giovi osservare che le argomentazioni della convenuta andrebbero comunque respinte anche se esaminate sotto il profilo dell'interpretazione oggettiva. La clausola in contestazione non può, ragionevolmente e oggettivamente, essere intesa nel senso voluto dalla convenuta, vale a dire di estendere la garanzia per difetti sino alla verifica da parte dei clienti della committente; una deroga così importante al concetto legale dell'art. 367 CO, che impone al committente di esaminare l'opera il più presto possibile, dovrebbe se del caso essere menzionata esplicitamente e chiaramente nel contratto. L'interpretazione fornita dalla Corte cantonale è invero l'unica compatibile con il buon senso e la normale esperienza negli affari: la clausola risulta valida solo se il materiale estratto e trasportato alla stazione è immediatamente caricato sui vagoni e spedito ai clienti, ma non quando rimane depositato sul piazzale per un periodo più o meno lungo, durante il quale il committente ha tutto il tempo di procedere alla verifica della sua qualità. L'insistente richiamo ai presunti obblighi derivanti da questa clausola contrattuale è in ogni caso fuori luogo, dal momento che la Corte cantonale ha stabilito che in realtà la natura difettosa della fornitura non è nemmeno stata accertata nelle dovute modalità. La convenuta non è infatti stata in grado, per sua omissione di verifica, di provare che nell'autunno del 1991 l'attore ha depositato presso la stazione di Poschiavo del materiale sporco o impuro a tal punto da non poter essere fornito alla clientela. A giusto titolo i giudici cantonali non si sono quindi chinati sulle pretese di riparazione dei danni avanzate dalla convenuta, tralasciando di esaminare le prove offerte a sostegno, giacché evidentemente non rilevanti ai fini del giudizio. Anche la censura di una violazione dell'art. 8 CC viene dunque a cadere.