Citation: 1A.245/2005 28.11.2005 E. 1

1.4 Il ricorrente sostiene che quando l'estradizione venne concessa alla Svizzera, il 5 luglio 2004, la Slovenia la subordinò alla condizione ch'egli non fosse estradato a uno Stato terzo. Contrariamente all'assunto ricorsuale, questa circostanza non contraddice affatto il consenso del 9 maggio 2005 alla sua riestradizione all'Italia, ma ne costituisce il presupposto necessario, giusta l'art. 15 CEEstr, per il rispetto del principio della specialità. Neppure il fatto che, su ricorso del ricorrente, con un decreto del 17 novembre 2004 il Tribunale Superiore di Koper-Capodistria avrebbe annullato un precedente decreto del 23 agosto 2004 del Tribunale distrettuale di Nuova Gorica, che disponeva la sua estradizione dalla Slovenia all'Italia, è decisivo, visto ch'esso era successivo alla sua estradizione alla Svizzera. Per di più nel criticato consenso è stato rilevato che con decisione del 9 maggio 2005 il Tribunale distrettuale di Nuova Gorica ha accertato che erano adempiute le condizioni per la riestradizione del ricorrente all'Italia. 1.5 Il ricorrente ammette d'aver preso conoscenza del contestato consenso il 31 maggio 2005, rispettivamente della sua traduzione in italiano il 3 giugno successivo. Sostiene nondimeno, senza peraltro addurre alcuna norma del diritto sloveno che prevederebbe un siffatto diritto, ch'egli non è stato sentito dalle Autorità slovene all'atto dell'espressione del consenso alla riestradizione. In tale ambito rileva non esservi il processo verbale contenente le sue dichiarazioni secondo l'art. 14 cpv. 1 lett. a CEEstr. 1.6 Il ricorrente disconosce che, sotto il profilo del diritto di essere sentito, è sufficiente ch'egli ha potuto prendere conoscenza della domanda italiana e del criticato consenso alla riestradizione prima che l'UFG si pronunciasse sulla sua estradizione dinanzi al Tribunale federale (DTF 123 II 175 consid. 6c-6e pag. 183 segg., 120 Ib 189 consid. 4 inedito). Nell'ambito della riestradizione, il diritto di essere sentito non può infatti essere esercitato nelle medesime condizioni, poiché l'interessato già si trova, di massima, nello Stato richiedente. In tal caso l'UFG deve esigere l'interrogatorio dell'interessato da parte di un'autorità giudiziaria dello Stato richiedente e farsi consegnare il verbale di questa audizione (art. 52 cpv. 3 AIMP; sentenza 1A.21/2002 del 15 marzo 2002, consid. 3.1 concernente l'estensione dell'estradizione già concessa dalla Svizzera alla Francia; Moreillon, op. cit., n. 11 all'art. 52 AIMP). Nella fattispecie il ricorrente, già estradato alla Svizzera, non poteva essere interrogato in Slovenia: egli, assistito da un legale, ha tuttavia potuto esprimersi compiutamente sul contestato consenso, e sulla domanda italiana, dinanzi all'UFG. Egli, eccetto l'infondato accenno all'asserita lesione del suo diritto di essere sentito, non adduce alcuna censura di merito contro il consenso, né ne critica la legittimità e nemmeno sono ravvisabili motivi idonei a inficiarne la validità, ricordato che la tutela del principio della specialità non è posta in primo luogo a tutela dell'estradato (cfr. Vitaliano Esposito, La non felice esperienza italiana sul principio di specialità dell'estradizione in: Revue internationale de droit pénal, 1991, pag. 251 segg., 257 seg.; Poncet/Gully-Hart, loc. cit., pag. 214; sentenza 1A.251/1997 del 20 novembre 1997, consid. 2b/cc e 2c/bb). La contestata riestradizione rispetta quindi il principio della specialità (cfr. art. 38 cpv. 1 lett. a AIMP; Zimmermann, op. cit., n. 490). Il ricorrente non fa valere d'altra parte che il procedimento italiano non rispetterebbe le garanzie della CEDU e del Patto ONU II.