Citation: 5P.91/2004 24.09.2004 E. 6.2

6.2.1 Nel merito, la ricorrente censura la conclusione della Corte cantonale, secondo la quale essa non sarebbe riuscita "a rendere verosimile che lo spostamento della debitrice da Lugano a Biassono abbia impedito o eccessivamente complicato il ricupero del proprio credito né portato indizi concludenti a dimostrazione della volontà della debitrice di sottrarsi ai propri obblighi". In particolare, essa ritiene manifestamente errata la nozione di fuga adottata dalla Corte cantonale, nella misura in cui questa avrebbe presupposto, "oltre all'elemento oggettivo dell'abbandono da parte del creditore del domicilio svizzero ed a quello soggettivo dell'intenzione di sottrarsi alle proprie obbligazioni, anche l'esistenza di un ulteriore elemento oggettivo identificato nell'esigenza che il comportamento del debitore metta oggettivamente e concretamente in pericolo i diritti del creditore a tal punto da impedire o rendere eccessivamente complicato il ricupero del credito così reso illusorio o scoraggiante". Richiama l'art. 84 cpv. 1 lit. a OG per un'arbitraria applicazione dell'art. 190 LEF e, con riferimento all'art. 54 LEF, l'art. 84 cpv. 1 lit. d OG. Quest'ultima norma del diritto esecutivo non ha però in concreto portata propria (supra consid. 6.1), motivo per cui non merita ulteriore disamina. 6.2.2 Secondo la Corte cantonale, la fuga presuppone la riunione di una condizione oggettiva ed una soggettiva, l'abbandono del domicilio (svizzero) rispettivamente l'intenzione del debitore di sottrarsi all'adempimento delle proprie obbligazioni. Dal fatto che un trasloco in Svizzera non configuri fuga, la Corte cantonale ha inoltre dedotto che per costituire valido presupposto di una dichiarazione di fallimento senza preventiva esecuzione, il trasferimento del foro esecutivo all'estero deve pure essere atto a mettere oggettivamente e concretamente in pericolo i diritti dei creditori, "circostanza che non si realizzerebbe se lo spostamento di domicilio non sia stato idoneo ad impedire del tutto ai creditori di far valere i propri diritti né complicato eccessivamente il ricupero del loro credito", analogamente a quanto previsto per il fallimento per atti fraudolenti compiuti in pregiudizio dei creditori, pure contemplato all'art. 190 cpv. 1 cfr. 1 LEF. Quale danno ai creditori non bastano semplici aggravamenti della procedura esecutiva: il nuovo foro esecutivo deve piuttosto rendere eccessivamente complicato o lungo il recupero del credito, così da renderlo illusorio e scoraggiante. 6.2.3 Dal canto suo l'opponente, che confuta in maniera più che dettagliata gli elementi di giudizio che la ricorrente apporta a suffragio della propria lettura dei fatti (sui quali argomenti si tornerà, in quanto necessario, più avanti), ovvero dell'ammissione di una fuga di lei, evidenzia preliminarmente un altro aspetto: a suo dire, il concetto di fuga va letto cercando di dargli "un senso conforme a valori e situazioni odierni", e non riprendendo materiali legislativi, fonti giurisprudenziali e dottrinali risalenti alla fine del XIX secolo, quando fu messa in vigore la LEF. In appoggio alla sentenza impugnata, sostiene inoltre che esigere l'applicazione di criteri più restrittivi per ammettere latitanza, fuga e trafugamento di beni nei casi dell'art. 190 LEF rispetto ai casi ex art. 271 LEF sia perfettamente conforme alla differenza oggettiva delle situazioni di fallimento senza preventiva esecuzione rispettivamente di sequestro. 6.3 Nella sentenza impugnata, la Corte cantonale ha definito quale presupposto oggettivo supplementare, per rapporto a quanto richiesto dalle correnti giurisprudenza e dottrina, quello secondo il quale il trasferimento del foro esecutivo all'estero deve pure essere atto a mettere oggettivamente e concretamente in pericolo i diritti dei creditori. Nella sua critica, pure la ricorrente vede tale presupposto come un criterio supplementare. Un suo esame diverrebbe superfluo qualora dovessero essere negati gli ulteriori requisiti (ontologici) della fuga. Diversamente da quanto avvenuto nella sentenza impugnata e nel ricorso, la questione verrà semmai affrontata in coda all'esame puntuale dei criteri della fuga, e solo qualora una fuga sarà stata ammessa. Solo in tale evenienza si porrà la necessità di decidere se l'argomento proposto dal Tribunale di appello sia nuovo e giustifichi di ammettere nuove allegazioni in fatto ed in diritto. In ogni caso, nuove allegazioni e nuove prove sarebbero al più ammissibili unicamente con riferimento all'esame di questo requisito (supplementare): la discussione dei presupposti ontologici della fuga sarà condotta qui di seguito nell'esclusiva ottica dell'arbitrio e del divieto di nova, caratteristico del ricorso di diritto pubblico.