Citation: 2P.270/2000 26.01.2001 E. 6

6.- Da ultimo l'insorgente lamenta l'arbitrarietà del provvedimento di destituzione. Sostiene che lo stesso è del tutto sproporzionato in quanto non tiene conto né dell' effettivo grado di colpa, né del suo impeccabile stato di servizio, né tantomeno dell'oggettiva gravità delle infrazioni che gli sono state rimproverate. Afferma inoltre che l'art. 81 LOG limita in modo arbitrario le possibilità di commisurazione della sanzione disciplinare, dal momento che la misura più incisiva della destituzione è preceduta solo dalla possibilità di sospendere il magistrato per un periodo massimo di tre mesi. a) Per prassi costante, l'arbitrio non può essere ravvisato già nella circostanza che un'altra soluzione, diversa da quella adottata dall'autorità cantonale, sia immaginabile o addirittura preferibile. Il Tribunale federale si scosta da quella scelta dalle istanze cantonali soltanto se la stessa appare manifestamente insostenibile, in contraddizione palese con la situazione effettiva, se viola in modo evidente una norma o un principio giuridico incontestato o se contrasta in modo intollerabile con il sentimento di giustizia e di equità (DTF 122 I 61 consid. 3a, 121 I 113 consid. 3a e rinvii). b) aa) Nel caso concreto, già si è detto in precedenza di come, con il suo modo d'agire, l'insorgente abbia disatteso in maniera grossolana i propri doveri professionali, arrecando in questo modo un grave danno all'immagine e alla credibilità sua nonché dell'intero apparato giudiziario ticinese (cfr. consid. 3c/cc). Il fatto poi che tali infrazioni si siano verificate in stretta connessione ad un procedimento penale pendente, contribuisce ad acuire la gravità oggettiva delle stesse. Sul piano soggettivo, occorre poi considerare che i rimproveri rivolti al ricorrente dal Consiglio della magistratura concernono una serie di comportamenti intenzionali e non semplicemente colposi. Contrariamente a quanto sostenuto nel gravame, l'autorità disciplinare cantonale non ha mancato di tenere conto del fatto che il ricorrente ha alle sue spalle quasi trent'anni di onorata e stimata carriera quale magistrato. Essa ha però considerato che né questo fattore, né i pretesi disturbi della personalità legati al suo stato di salute, permettessero di adottare nei suoi confronti un provvedimento più mite. Ora, considerato l'ampio margine di apprezzamento di cui dispone il Consiglio della magistratura in ambito disciplinare, occorre dire che una simile conclusione non può essere considerata arbitraria. I poteri e i privilegi del tutto particolari dei quali beneficia un giudice giustificano un certo rigore allorquando si tratta di censurarne il comportamento dal profilo disciplinare (Philippe Abravanel, La déontologie du Juge, in: AJP/PJA 4/1995 pag. 424 in fine). Inoltre, per adempiere i doveri derivantigli dalla sua funzione di persona preposta al mantenimento della pace nei rapporti sociali, il giudice deve poter godere della più ampia fiducia possibile da parte dei suoi potenziali utenti, ossia i cittadini (cfr. Sergio Bianchi, Il giudice e la sua indipendenza, in: RDAT 2000 I 59 e seg. con riferimenti): qualora con il suo comportamento egli compromette - come è stato nel caso di specie - in modo irrimediabile questa particolare relazione che lo lega alle autorità e al pubblico, la misura della rimozione si avvera come un mezzo senz'altro idoneo e appropriato alla tutela degli interessi della collettività e al ripristino del corretto funzionamento delle istituzioni. bb) Per quanto attiene poi alle critiche rivolte dal ricorrente avverso la disposizione cantonale su cui si fonda il provvedimento disciplinare litigioso, va detto che le stesse risultano infondate. Occorre in effetti rilevare come il legislatore ticinese abbia appositamente voluto contenere la durata massima della sospensione ad un periodo relativamente breve. Esso ha infatti considerato che, se prolungata nel tempo, la misura in parola potrebbe dar luogo a problemi legati alla nomina di giudici straordinari o a ritardi considerevoli causati dalla giacenza degli incarti (Messaggio del Consiglio di Stato ticinese n. 3947, del 27 maggio 1992, concernente l'istituzione del Consiglio della magistratura, pag. 10). Fondata dunque su motivi oggettivamente seri e pertinenti, la regolamentazione sancita dall'art. 81 cpv. 1 LOG non limita in modo arbitrario le possibilità d'intervento del Consiglio della magistratura a livello disciplinare.