Citation: 1C_250/2014 E. 3.1

3.1. Il Tribunale cantonale amministrativo ha stabilito che, in materia edilizia, l'ordine di sospendere immediatamente un'utilizzazione non autorizzata di un edificio costituisce un provvedimento di natura cautelare, tendente a inibire una siffatta utilizzazione fintanto non venga stabilito, nell'ambito di un'eventuale procedura di rilascio di un permesso in sanatoria, se essa sia conforme al diritto materiale. Una tale ingiunzione, analoga all'ordine di sospendere i lavori non autorizzati ai sensi dell'art. 42 della legge edilizia cantonale del 13 marzo 1991 (LE), ha proseguito, non presuppone una verifica della conformità dell'uso instaurato senza autorizzazione con il diritto sostanziale, né occorre dimostrare l'esistenza di un contrasto insanabile con la funzione assegnata alla zona di utilizzazione, essendo sufficiente la presenza di una violazione formale, ossia la mancanza del permesso. Un divieto d'uso, di natura analoga a un ordine di demolizione secondo l'art. 43 LE, presuppone per contro una preventiva verifica della conformità dell'utilizzazione instaurata senza permesso con il diritto materiale applicabile. Ha poi ritenuto che l'ordine di sospendere immediatamente l'esercizio della prostituzione costituisce una misura cautelare, la cui immediata esecutività discende direttamente dalla legge (art. 21 cpv. 4 della legge di procedura per le cause amministrative del 19 aprile 1966, LPamm), motivo per cui la prevalenza dell'interesse pubblico a una sua immediata esecutività è presunta per legge. Ne ha concluso che la concessione dell'effetto sospensivo a un ricorso contro una misura provvisionale può entrare in considerazione soltanto in casi eccezionali, poiché essa esplica gli stessi effetti di una decisione di accoglimento dell'impugnativa nel merito. Ha rilevato che il Presidente del Consiglio di Stato ha ritenuto che l'interesse pubblico a impedire che nelle more del procedimento di ricorso gli stabili litigiosi vengano utilizzati in maniera abusiva da donne che esercitano la prostituzione, prevale chiaramente sui meri interessi economici del ricorrente, che peraltro non nega l'esistenza di un siffatto uso. La Corte cantonale ha stabilito che, ciò facendo, egli non ha abusato del potere di apprezzamento concessogli dalla legge.