Citation: H 446/00 31.08.2001 E. 4

4.- a) Gli argomenti addotti dal ricorrente per il mancato pagamento dei contributi sociali non sono sufficienti quale motivo di giustificazione o di discolpa nel senso della giurisprudenza. Si tratta infatti di tutta evidenza di circostanze non invocabili quali esimenti, dal momento che, accettando a partire dall'ottobre 1995 il mandato di amministratore unico della R.________ SA, l'interessato si è assunto anche i relativi obblighi e quale azionista di maggioranza della società aveva tutto l'interesse di seguire con particolare attenzione le vicissitudini aziendali. A tal proposito va rilevato che l'organo societario, a maggior ragione l'amministratore unico, deve prestare particolare attenzione nel caso in cui egli sia a conoscenza del fatto che la ditta sta attraversando una crisi finanziaria, atteso come egli debba dare prova di tutta la diligenza necessaria alla corretta gestione degli affari sociali e come non sia sufficiente l'ossequio della diligenza quam in suis (DTF 122 III 198 consid. 3a e riferimenti ivi citati), essendo gli obblighi di vigilanza e di diligenza di un amministratore unico da connotare con particolare rigore (DTF 112 V 3 consid. 2b). b) Nel caso di specie va rilevato che, benché l'interessato abbia provveduto a pagare quasi integralmente lo scoperto riferito agli anni 1993-1995, la fallita presentava da anni (almeno dal 1993) problemi di liquidità. A partire dal 1996 la R.________ SA - con il perdurare della crisi nel settore del commercio al dettaglio in generale e della pellicceria in particolare - non è più stata in grado di far fronte al pagamento dei contributi paritetici, obbligando la Cassa ad adire la via esecutiva. La circostanza che B.________ abbia poi profuso mezzi liquidi non indifferenti nella società nel tentativo di salvarla non è ancora sufficiente per rimediare alla grave negligenza che comunque resta perché in sostanza la società ha potuto finanziarsi attingendo a contributi paritetici non versati e perché non vi sono elementi che consentano di ritenere, avuto riguardo alla crisi nello specifico settore economico in cui la ditta operava, che il datore di lavoro potesse oggettivamente presumere di saldare entro breve termine il debito nei confronti della Cassa (DTF 108 V 188; RCC 1992 pag. 248 consid. 4b). Nemmeno si può addebitare a quest'ultima - come il ricorrente vorrebbe - negligenza per il fatto che la merce valutata in fr. 60'000.- dall'UEF sia stata venduta a soli fr. 3'000.-. A prescindere dal fatto che nel caso in esame è esclusa la realizzazione in via di liquidazione fallimentare, la procedura essendo stata chiusa per mancanza di attivi ex art. 230 LEF, si deve ipotizzare che il ricorrente alluda ai pignoramenti promossi ex art. 43 cifra 1 LEF, che hanno fruttato un ricavo complessivo di fr. 6'300.- prima di concludersi con l'emissione dei già citati cinque attestati di carenza di beni. Da notare inoltre che l'insorgente nemmeno comprova in alcun modo l'asserita esistenza di beni acquistati per fr. 180'000.- e valutati dall'UEF in fr. 60'000.-. Va comunque ricordato a B.________ che l'esito della realizzazione forzata di beni nella procedura di pignoramento - come pure in sede fallimentare ove ve ne siano ancora da realizzare -, è soggetto all'alea che caratterizza ogni siffatta liquidazione e che semmai spetta al debitore, quale diretto interessato e conoscitore del mercato in cui opera, attivarsi in modo che più interessati partecipino all'asta.