Citation: 1P.482/2004 04.10.2004 E. 2

2.1 Il ricorrente, senza richiamare alcuna norma giuridica né il divieto dell'arbitrio (art. 9 Cost.), adduce semplicemente che gli accertamenti istruttori, sui quali ha potuto esprimersi, sarebbero stati mal interpretati dal giudice della Pretura penale e dovrebbero pertanto essere chiariti. Al riguardo si limita a sostenere che il giudice, dopo aver acquisito agli atti una dichiarazione del datore di lavoro, ossia della moglie del ricorrente, non l'avrebbe ritenuta decisiva. Con questo accenno il ricorrente, che confonde il quesito dell'assunzione di un mezzo di prova con quello, susseguente, dell'apprezzamento probatorio, non dimostra perché la conclusione dell'istanza precedente di fondarsi sulle dichiarazioni dell'agente e non su quelle di sua moglie, come si vedrà, non suffragate dal committente dell'asserito lavoro, sarebbe insostenibile e quindi arbitraria. 2.2 Nella decisione impugnata, rilevato che il ricorrente ha sostenuto che al momento dei fatti, avvenuti in via Tesserete a Lugano alle ore 21.40, sarebbe stato impegnato per lavoro a Castione, è stato ritenuto che l'agente denunciante, pur non avendo potuto individuare il conducente, ha dichiarato d'aver riconosciuto con sicurezza la vettura Mazda targata TI xxxxx effettuare la contestata manovra e ha escluso un'errata lettura della targa. Il 12 maggio 2004 l'insorgente è stato invitato a precisare, in applicazione dell'obbligo di collaborazione, presso quale ditta o committente avrebbe lavorato la sera dei fatti. Il 24 maggio 2004 egli ha trasmesso alla Pretura penale la richiesta dichiarazione del datore di lavoro, una ditta attiva nel campo pubblicitario che posiziona teloni mobili nelle zone stabilite dai clienti; ha aggiunto che la moglie, che ha sottoscritto la dichiarazione, quella sera si trovava al proprio domicilio, reputando quindi veramente improbabile che altre persone circolassero con la sua autovettura. 2.3 L'istanza precedente, ricordato che gli accertamenti di polizia non fruiscono, di per sé, di una presunzione di veridicità e di attendibilità, ha ritenuto nondimeno che l'insorgente non aveva addotto circostanze suscettibili di confutare le constatazioni dell'agente denunciante, rifiutandosi senza valido motivo di indicare il committente dell'asserito lavoro svolto quella sera a Castione, l'accennata esigenza di protezione dei dati non potendo ostarvi nell'ambito di un procedimento penale. Ciò impediva al giudice di verificare, per il tramite di un terzo indipendente, la versione dei fatti sostenuta dal ricorrente. Quest'ultimo non critica né dimostra perché quest'argomentazione sarebbe addirittura insostenibile, visto inoltre che i teloni pubblicitari sono esposti al pubblico. 2.4 Certo, il ricorrente fa valere che il giudice avrebbe dovuto udire un testimone da lui indicato, invece di rinunciare ad assumere questo mezzo di prova: al riguardo egli rileva tuttavia semplicemente di non sapere su quale base legale è stato ritenuto che l'assunzione di questa prova è stata chiesta tardivamente. Questa censura è manifestamente infondata e dev'essere respinta. Nella decisione impugnata l'istanza precedente ha infatti precisato che l'audizione del teste (e il confronto diretto con l'agente) è stata chiesta tardivamente, richiamando espressamente l'art. 4 cpv. 3 lett. b della legge di procedura per le contravvenzioni, del 19 dicembre 1994: secondo questa norma, il ricorso dinanzi alla Pretura penale deve contenere, oltre a una concisa esposizione dei fatti, anche l'indicazione dei mezzi di prova richiesti. Il ricorrente, che peraltro non adduce alcun motivo che gli avrebbe impedito di richiedere tempestivamente l'assunzione di questo mezzo di prova, non spiega perché, dichiarando tardiva la richiesta, il giudice avrebbe applicato in maniera arbitraria la citata disposizione. La dichiarazione scritta del testimone, prodotta con il presente ricorso, sulla base della quale il ricorrente chiede di riesaminare la causa, costituisce un documento nuovo ed è quindi inammissibile, ritenuto che nella procedura di ricorso di diritto pubblico non si possono addurre, di massima, fatti nuovi, far valere nuove censure o produrre nuovi documenti (DTF 118 Ia 20 consid. 5a; Karl Spühler, Die Praxis der staatsrechtlichen Beschwerde, Zurigo, 1994, pag. 53 seg. n. 109 e 110). 2.5 Il ricorrente, che non spiega perché l'istanza precedente avrebbe accertato i fatti o valutato le prove in maniera arbitraria, non si confronta con le puntuali considerazioni contenute nella sentenza impugnata, né indica per quali motivi esse sarebbero contrarie al diritto, in particolare perché sarebbero manifestamente insostenibili e quindi arbitrarie. In tale misura il ricorso dev'essere pertanto dichiarato inammissibile per carenza di motivazione.