Citation: 2C_492/2008 26.01.2009 E. 3.4

3.4.1 Il ricorrente sostiene invece di avere un diritto all'autorizzazione richiesta in virtù dell'art. 50 cpv. 1 lett. a LStr. Tale norma sancisce che dopo lo scioglimento del matrimonio o della comunità familiare, il diritto del coniuge e dei figli al rilascio o alla proroga del permesso di dimora sussiste, tra l'altro, per i familiari di cittadini svizzeri, se l'unione coniugale è durata almeno tre anni e l'integrazione è avvenuta con successo. L'insorgente sostiene di adempiere i requisiti posti dal menzionato disposto nonché afferma che l'art. 126 LStr non si applica alle vertenze disciplinate dall'art. 50 LStr. In caso contrario si creerebbero, a suo avviso, insopportabili e inaccettabili disparità di trattamento a dipendenza che lo scioglimento del matrimonio è intervenuto poco prima o poco dopo l'entrata in vigore della nuova normativa. Infine contesta il richiamo, secondo lui del tutto improprio, della Corte cantonale al Messaggio dell'8 marzo 2002 concernente la nuova legge sugli stranieri siccome il progetto di legge che accompagnava (l'art. 49 che trattava dei motivi personali che rendevano necessario il prosieguo del soggiorno in Svizzera) è del tutto diverso da quello adottato (l'art. 50 che mira all'integrazione). 3.4.2 È incontestato che il ricorrente vive separato dalla moglie dal mese di luglio 2004 e che da allora non vi sono stati cambiamenti nella sua situazione matrimoniale. È altresì incontestato che la revoca del permesso di dimora di cui fruiva - il quale è comunque scaduto il 3 maggio 2005 - è stata confermata da questa Corte con sentenza del 22 marzo 2005. Al riguardo va precisato che da allora la sua presenza in Svizzera è unicamente tollerata (cfr. le proroghe successive del termine di partenza concessegli), motivo per cui questo periodo non può essere preso in considerazione per determinare la sua situazione famigliare e sociale. Da quel che precede discende che tutti gli elementi determinanti ai fini del giudizio sono accaduti nel passato ed erano conclusi da anni quando è entrata in vigore la nuova legge sugli stranieri. Orbene oltre al fatto che una nuova normativa non può ripristinare dei diritti - in concreto quello al rilascio, rispettivamente alla proroga di un'autorizzazione di soggiorno - scaduti, rispettivamente estinti da tempo, la sua applicazione alla presente fattispecie configurerebbe un caso di retroattività (propria) di principio vietata, salvo eccezioni non realizzate in concreto (RtiD 2007 I pag. 15 consid. 2.2 e rinvii). È quindi chiaro che trattandosi di fattispecie che, come in concreto, si sono interamente svolte anni prima dell'entrata in vigore della LStr, le stesse rimangono sottoposte, rispettivamente vanno trattate in applicazione della previgente legislazione, cioè la LDDS. Ne discende che l'art. 50 LStr non si applica nel caso di specie: il ricorrente non può quindi vantare un diritto ad ottenere un permesso di dimora in applicazione di tale disposto. Da questo profilo la via del ricorso in materia di diritto pubblico non è aperta e il gravame è pertanto irricevibile.