Citation: 6B_649/2017 E. 2.3

2.3. In concreto, la ricorrente è stata perseguita per il reato di violenza o minaccia contro le autorità e i funzionari (art. 285 CP). Poiché si tratta di un delitto (art. 10 cpv. 3 CP), l'assistenza di un avvocato è di principio giustificata. Secondo l'esposta giurisprudenza, soltanto in casi eccezionali il fatto di fare capo a un avvocato nell'ambito di un simile reato può infatti essere considerato un esercizio non adeguato del diritto della difesa, come per esempio quando il procedimento è abbandonato già dopo un primo interrogatorio (DTF 138 IV 197 consid. 2.3.5 pag. 204). Non è tuttavia questo il caso nella fattispecie, giacché il procedimento penale si è protratto per un periodo considerevole, in cui la ricorrente è stata interrogata tre volte, il 27 settembre 2009, il 4 luglio 2013 e il 9 settembre 2016. Certo, gli atti procedurali non sono stati numerosi, ma l'imputazione era di una certa gravità ed ha comportato l'interrogatorio in qualità di testimoni di tre agenti della polizia cantonale intervenuti nel fermo della ricorrente. A questi interrogatori ha partecipato il suo patrocinatore, che ha posto a due di loro domande sullo svolgimento dei fatti. Non poteva essere ragionevolmente preteso dall'imputata che partecipasse da sola, senza l'assistenza di un avvocato, a simili atti istruttori e procedesse personalmente al controinterrogatorio degli agenti di polizia. Ciò in particolare ove si consideri che le loro dichiarazioni potevano essere determinanti per l'accertamento dei fatti e l'esito del procedimento penale. Nelle esposte circostanze, il ricorso all'assistenza di un patrocinatore appariva ragionevole, sicché la Corte cantonale ha violato l'art. 429 cpv. 1 lett. a CPP negando alla ricorrente il diritto a un'indennità. Spetterà quindi alla CRP pronunciarsi sull'ammontare della stessa e statuire nuovamente sulle spese giudiziarie e sulle ripetibili della procedura di reclamo.