Citation: 1C_115/2024 E. 3.3

3.3. I ricorrenti rilevano che nel corso della discussione parlamentare il Gran Consiglio ha respinto degli emendamenti che chiedevano lo stralcio delle due citate norme. Adducono che il loro mancato assoggettamento alla clausola referendaria violerebbe il diritto di voto. Sostengono che, a deliberazioni già avvenute, la Presidente del Gran Consiglio, in seguito ad alcune sollecitazioni, ha riferito quanto segue: " Vi informo che il decreto legislativo sul Preventivo non è referendabile. Esso non ha una portata finanziaria diretta. In parole povere, esso rappresenta l'immagine della situazione finanziaria del Cantone e non è un atto finanziario che comporta una spesa nuova. Non costituisce un atto normativo generale e di portata astratta e di conseguenza non può essere referendabile. Esso non crea diritti e obblighi nei confronti dei cittadini. È un atto di natura amministrativa. Quanto agli articoli 2 e 3, essi costituiscono una sorta di auspicio e fissano degli obiettivi all'attenzione del Governo. " Nella risposta il Gran Consiglio non mette in dubbio questo accertamento fattuale, che è quindi vincolante per il Tribunale federale (art. 105 cpv. 1 LTF). Gli insorgenti contestano la legittimità dei due articoli asserendo che costituirebbero norme di carattere obbligatorio, astratto e generale con ripercussioni su un'ampia cerchia di persone, motivo per cui dovevano essere muniti della clausola referendaria. Queste norme non potrebbero essere sottratte al referendum solo perché, per una scelta definita errata dai ricorrenti, sono state inserite nel Decreto legislativo sul Preventivo, che per sua natura non prevede la clausola referendaria. Quale esempio richiamano, in maniera generica, il Decreto legislativo concernente il pareggio del conto economico entro il 31 dicembre 2025 con misure di contenimento della spesa e senza riversamento di oneri sui Comuni, atto che al loro dire conteneva anch'esso norme obbligatorie astratte e generali, da loro tuttavia non precisate, che dopo la raccolta di firme è stato sottoposto al voto popolare il 15 maggio 2022. Accennano poi, sempre in maniera generica, al Decreto legislativo adottato il 7 febbraio 2024 per la revisione della spesa dello Stato che, pur trattando di non meglio precisate questioni amministrative, è stato munito della clausola referendaria. Ora, il Tribunale federale non deve esprimersi su generici accenni ad altri decreti muniti, per motivi non specificati dai ricorrenti, della clausola referendaria. Essi adducono poi che l'auspicio di un maggior rigore nella spesa pubblica può essere comprensibile, ma che non dovrebbe assumere la forma di norme giuridiche obbligatorie, astratte e generali. Osservano che fin dall'inizio del dibattito parlamentare si è tentato di relativizzare la portata delle norme litigiose. Rilevano che solo dopo le deliberazioni la Presidente del Gran Consiglio ha espresso la citata precisazione. Al dire dei ricorrenti, una simile modalità di agire sarebbe ambigua e ondivaga, con manifeste diversità tra i testi approvati e le intenzioni espresse a posteriori.