Citation: 2C_260/2008 06.08.2008 E. 2

2.1 In materia di imposta federale diretta, il reddito netto è calcolato deducendo dai proventi lordi (art. 16-23 LIFD) le spese d'acquisizione e le deduzioni generali di cui agli art. 26-33a LIFD (art. 25 LIFD). Deducibili sono tra l'altro le spese professionali (art. 26 cpv. 1 LIFD), ovvero le spese necessarie al conseguimento del reddito e in rapporto di causalità diretta con il medesimo (art. 1 cpv. 1 dell'ordinanza del DFF del 10 febbraio 1993 sulla deduzione delle spese professionali delle persone esercitanti un'attività lucrativa dipendente ai fini dell'imposta federale diretta [ordinanza sulle spese professionali; RS 642.118.1]). In base all'art. 26 cpv. 1 LIFD sotto questa nozione rientrano le spese di trasporto necessarie dal domicilio al luogo di lavoro (lett. a), le spese supplementari necessarie per pasti fuori domicilio o in caso di lavoro a turni (lett. b), le altre spese necessarie per l'esercizio della professione (lett. c) e le spese inerenti al perfezionamento e alla riqualificazione connessi con l'esercizio dell'attività professionale (lett. d). Sono in particolare considerate altre spese professionali (lett. c) le spese richieste dall'esercizio dell'attività professionale per l'acquisto di attrezzi e strumenti di lavoro (compresi hard- e software), di riviste e libri specializzati, per l'uso di una camera privata per scopi professionali, per abiti di lavoro, per l'usura particolare delle scarpe e degli abiti, per lavori pesanti, ecc. (art. 7 cpv. 1 dell'ordinanza sulle spese professionali). 2.2 Secondo la giurisprudenza, il concetto di necessità professionale di una spesa deve essere interpretato in senso relativamente ampio. Non occorre infatti dimostrare che il contribuente non potrebbe assolutamente realizzare il proprio reddito senza la spesa in questione né è richiesto che quest'ultima sia effettuata in virtù di un obbligo legale. La necessità va per contro ammessa già se, in base ad una valutazione economica, si può ritenere che la spesa favorisce l'acquisizione del reddito e se non è ragionevolmente esigibile che il contribuente vi rinunci (DTF 124 II 29 consid. 3a; sentenza 2A.60/1998 del 27 maggio 1999, in: ASA 69 pag. 872, consid. 2b). Da ciò non può comunque venir concluso che tutti i costi in qualche modo in relazione con l'acquisizione del reddito siano, dal profilo fiscale, illimitatamente deducibili (sentenza 2P.254/2002 del 12 maggio 2003, in: StE 2003 B 22.3 n. 76, consid. 3.2). Non possono in particolare venir dedotte le spese prese a carico dal datore di lavoro o da terzi, le spese per il mantenimento del contribuente e della sua famiglia nonché le spese private causate dalla posizione professionale del contribuente, i cosiddetti costi per il tenore di vita (art. 34 lett. a LIFD, art. 1 cpv. 2 dell'ordinanza sulle spese professionali; DTF 124 II 29 consid. 3d). 2.3 Per le altre spese professionali ai sensi dell'art. 26 cpv. 1 lett. c LIFD è ammessa una deduzione forfetaria pari al 3 % del salario netto. Il contribuente può comunque far valere spese più elevate; in tal caso deve giustificare la totalità delle spese effettive e la loro necessità professionale (cfr. l'art. 26 cpv. 2 LIFD e l'art. 4 dell'ordinanza sulle spese professionali nonché l'appendice alla stessa). Questa regola riprende in sostanza il consolidato principio secondo cui il fisco è tenuto a dimostrare l'esistenza di elementi che fondano o aumentano il carico impositivo, mentre è il contribuente ad avere l'onere della prova per i fatti che concorrono ad escludere o a ridurre il debito verso l'erario (DTF 133 II 153 consid. 4.3; 121 II 257 consid. 4c/aa).