Citation: 2P.72/2004 10.01.2005 E. 5

5.1 Appellandosi agli art. 8 e 9 Cost. il ricorrente censura la violazione del principio dell'equivalenza, siccome vi sarebbe una manifesta sproporzione tra l'ammontare del tributo posto a suo carico e l'utilizzazione da parte sua dell'impianto comunale. Osservando che il suo fondo non è edificato, afferma di non utilizzare del tutto le canalizzazioni, in quanto detta particella non produrrebbe acque di scarico ai sensi dell'art. 4 lett. e della legge federale del 24 gennaio 1991 sulla protezione delle acque (LPAc; RS 814.20), ma solo acqua meteorica, la quale non è considerata inquinante, ciò che dovrebbe pertanto portare - come è peraltro già il caso in altri Cantoni - ad una riduzione dell'ammontare del relativo contributo. Aggiunge poi che non essendo questo terreno servito dagli impianti comunali, la maggior parte dell'acqua meteorica s'infiltrerebbe nel suolo e solo una piccola parte della stessa, peraltro pulita, finirebbe nelle pubbliche canalizzazioni. Richiamandosi ad una perizia allestita dalle autorità zurighesi sulla quantità delle acque meteoriche che in media affluisce nelle pubbliche canalizzazioni, il ricorrente asserisce che per ossequiare il principio dell'equivalenza egli non dovrebbe versare più del 15% del contributo richiestogli. A suo avviso, si dovrebbe quindi tener conto della situazione effettiva per commisurare il contributo, poiché altrimenti lo stesso non si troverebbe in un rapporto ragionevole con l'uso effettivo della rete delle fognature. Una soluzione come quella disciplinata dalla normativa ticinese che non prevede eccezioni o una riduzione dei contributi in casi di rigore violerebbe di conseguenza il principio di causalità. Così come la sentenza querelata, con cui è stata negata una riduzione del contributo litigioso. 5.2 I giudici cantonali, da parte loro, hanno osservato che era ininfluente la circostanza che il fondo fosse o non fosse edificato poiché, da un lato, il contributo andava determinato in base al valore di stima senza distinzioni di sorta per edifici abitativi, industriali o artigianali oppure semplici superfici prative e, dall'altro, le canalizzazioni non servivano soltanto agli scarichi della fognatura (acque luride) bensì erano finalizzate anche ad assorbire le acque meteoriche (acque chiare) - che pure potevano provenire da semplici superfici prative - per cui dovevano essere calibrate di conseguenza. 5.3 Il principio dell'equivalenza esige che fra l'ammontare del singolo contributo ed il valore economico della prestazione concreta stia una certa correlazione e sussista dunque un rapporto perlomeno ragionevole. Il valore della prestazione si determina sia con riferimento al vantaggio derivante all'interessato, sia con riferimento al suo costo complessivo (cfr. DTF 126 I 180 consid. 3a/bb; 122 I 279 consid. 6c e riferimenti). Ciò premesso, va osservato che ancora una volta il ricorrente parte dall'erronea supposizione che la prestazione litigiosa sia una tassa: le censure verranno pertanto vagliate unicamente nella misura in cui si può considerare che sono rivolte anche contro oneri preferenziali. Il ricorrente intravede una violazione del principio della causalità nel fatto che la sua parcella non è edificata e non vengono quindi utilizzate le canalizzazioni pubbliche. La critica è infondata. Trattandosi in concreto di contributi di costruzione (oneri preferenziali) e non di tasse di allacciamento, va rammentato che gli stessi possono essere prelevati, in via di principio, già al momento in cui il proprietario ha la possibilità di allacciare il suo fondo alle infrastrutture, come emerge peraltro chiaramente dal tenore dell'art. 97 LALIA. Alla stessa maniera risulta infondata la censura secondo cui l'aggravio contributivo non corrisponde all'uso effettivo delle canalizzazioni. In effetti, come rilevato a giusto titolo nel giudizio contestato, l'ente pubblico non può limitarsi a costruire una canalizzazione a seconda delle sollecitazioni che in un dato momento provengono dalle proprietà allacciate o che possono essere allacciate, bensì deve tener conto delle possibilità oggettive di utilizzazione delle infrastrutture, ciò che influisce necessariamente sui costi di costruzione e quindi sull'ammontare del contributo a carico del proprietario. Orbene in concreto il ricorrente non adduce - perlomeno non conformemente a quanto richiesto dall'art. 90 OG - che il contributo contestato sia, da questo profilo, inficiato d'arbitrio. Allo stesso modo egli non spiega in maniera precisa e sufficientemente dettagliata perché e in che misura la questione delle acque meteoriche sarebbe stata considerata in maniera insostenibile. Attraverso le proprie doglianze egli si limita in realtà ad esporre il proprio parere, senza dimostrare in modo del tutto preciso perché il computo concreto del contributo sarebbe arbitrario, ossia manifestamente insostenibile. Al riguardo la censura sfugge ad un esame di merito (art. 9O OG).