Citation: 1B_197/2022 E. 3.4

3.4. Nella fattispecie la durata complessiva di 96 ore dei citati termini, che concretando le garanzie procedurali degli art. 31 Cost. e 5 n. 3 CEDU non costituiscono semplicemente dei termini d'ordine (DTF 137 IV 118 consid. 2.1; 137 IV 92 consid. 3.2.1; FORSTER, op. cit., n. 3 ad art. 226), non è stata rispettata. Ciò non è tuttavia imputabile all'inattività delle autorità cantonali, visto ch'esse non hanno per nulla lasciato trasparire che non intendono o non sono in grado di accelerare e di portare a termine con la necessaria celerità la procedura (DTF 140 IV 74 consid. 3.2 e rinvii), ma dalla circostanza ch'esse, sulla base di una valutazione globale dei contrapposti interessi in gioco, volevano offrire al ricorrente la possibilità di difendersi in maniera corretta ed efficace. Ciò nondimeno, anche qualora si volesse ammettere di trovarsi in presenza di un caso eccezionale, la Corte cantonale non ha tratto alcuna conseguenza dal fatto che non è stato statuito sulla carcerazione entro 96 ore dall'arresto e che, come ancora si vedrà, il GPC, trattandosi di una difesa d'obbligatoria (art. 130 CPP), avrebbe comunque dovuto offrire al patrocinatore d'ufficio del ricorrente la possibilità di partecipare all'udienza (art. 114 cpv. 2 CPP). In concreto, visto le specificità del caso in esame, il ritardo nello statuire, di per sé giustificato per tentare di concedere al ricorrente la facoltà di difendersi in maniera effettiva, non implica una violazione talmente grave del principio di celerità giustificante la sua messa in libertà. Il mancato rispetto del termine di 96 ore doveva nondimeno essere riparato, accertando segnatamente la violazione del principio di celerità nel dispositivo della decisione impugnata, nonché con la rinuncia a prelevare la tassa di giustizia e le spese per complessivi fr. 500.-- poste a carico del ricorrente, che nella sede cantonale non aveva chiesto l'assistenza giudiziaria (sentenza 1B_138/2021, citata, consid. 2.3). Contrariamente all'assunto ricorsuale, come visto, secondo la prassi il mancato rispetto del termine di 96 ore non implica infatti necessariamente la scarcerazione immediata. Un tale diritto sussiste di massima soltanto, e in maniera eccezionale, qualora non vi siano più i presupposti per la carcerazione, rispettivamente che la durata della stessa sia eccessiva. Siffatti estremi non sono dimostrati né sono ravvisabili in concreto. Conformemente alla giurisprudenza, la violazione delle citate norme procedurali avrebbe nondimeno dovuto essere riparata mediante l'accertamento formale della violazione del principio di celerità ed essere considerata adeguatamente nell'ambito delle spese. L'esame delle conseguenze di una violazione del principio di celerità compete per contro al giudice di merito, che al riguardo può prendere in considerazione se del caso anche un'eventuale riduzione della pena (DTF 137 IV 118 consid. 2.2; 137 IV 92 consid. 3.2.3; sentenze 1B_120/2022 del 24 marzo 2022 consid. 4.2 e 1B_138/2021, citata e richiamata dal ricorrente e alla quale per brevità si rinvia, consid. 2.3 e 4.2 con rinvii anche alla dottrina; DANIEL LOGOS, in; Commentaire romand, 2aed. 2019, n. 20 ad art. 224; FORSTER, in: op. cit., n. 4 ad art. 224; CATHERINE HOHL-CHIRAZI, La privation de liberté en procédure pénale suisse : buts et limites, 2016, n. 866-869 pag. 289 seg., n. 878 pag. 294, n. 934-936 pag. 319 seg. e più critica sugli effetti del superamento dei termini procedurali, n. 976 segg. pag. 337 seg.).