Citation: 2A.659/2005 05.04.2006 E. 6

6.1 Ne consegue che il rifiuto del postulato ricongiungimento familiare rientra nei limiti della latitudine di giudizio di cui dispongono in simili casi le autorità cantonali di ricorso (sentenza 2A.601/2003 del 13 aprile 2004, consid. 2.4.2). Il Tribunale amministrativo non ha pertanto violato l'art. 17 cpv. 2 LDDS. Secondo chiara e recente giurisprudenza, detta norma non deve peraltro venir applicata in funzione della disciplina sul ricongiungimento familiare prevista dall'Accordo del 21 giugno 1999 tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Confederazione Svizzera, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone (ALC; RS 0.142.112.681): l'eventuale discriminazione che ne deriva per la ricorrente, in quanto cittadina svizzera, rispetto ai cittadini comunitari residenti in Svizzera è irrilevante (DTF 130 II 137 consid. 4; 129 II 249 consid. 3-5). Le argomentazioni sviluppate dalla ricorrente a questo proposito non sono perciò suscettibili di modificare l'esito del procedimento. 6.2 Nemmeno dal richiamo all'art. 8 CEDU, che garantisce il rispetto della vita privata e familiare (cfr. anche l'art. 13 cpv. 1 Cost., di analoga portata: DTF 130 II 281 consid. 3.1; 126 II 377 consid. 7), possono essere dedotti diritti più estesi. In effetti, considerato che il figlio della ricorrente non intrattiene con lei la relazione più intensa e che il ricongiungimento non è dettato da ragioni imperative di ordine familiare, l'invocato disposto convenzionale non risulta disatteso (DTF 129 II 249 consid. 2.4; 125 II 633 consid. 3a; 124 II 361 consid. 3a; 122 II 385 consid. 4b). Occorre del resto considerare che madre e figlio potranno comunque mantenere i rapporti intrattenuti finora, nell'ambito delle loro visite reciproche e grazie a dei visti turistici. 6.3 In queste circostanze, non risulta decisivo soffermarsi sui rapporti tra D.________ ed il padre. Vi sono comunque seri motivi di dubitare che quest'ultimo risieda negli Stati Uniti, come sostiene la ricorrente, e che non possa di conseguenza occuparsi del figlio. Dalla dichiarazione giurata sottoscritta il 6 gennaio 2005 per autorizzare l'espatrio dello stesso, risulta in effetti che l'interessato è domiciliato ed ha un recapito preciso a Puerto Plata, dove vive anche il ragazzo. Appare quindi poco convincente l'argomentazione dell'insorgente, secondo cui da tale documento si evince soltanto che il padre era di passaggio, a quell'indirizzo, il giorno in cui si è recato dal notaio. Ci si potrebbe dunque chiedere se le possibilità educative e di sostegno in patria non debbano venir valutate anche in funzione della probabile presenza del padre e del suo possibile contributo alla cura e alla custodia del figlio.