Citation: 4P.304/2006 27.02.2007 E. 4

La seconda parte del gravame verte sull'asserita lentezza della procedura arbitrale e sull'incompetenza del Collegio arbitrale. A mente della ricorrente la lentezza procedurale avrebbe condotto a un diniego di giustizia nel senso dell'art. 29 cpv. 1 Cost. e dell'art. 6 n. 1 CEDU, suscettibile di giustificare l'annullamento del lodo in forza dell'art. 190 cpv. 1 lett. e LDIP, essendo il principio della celerità parte integrante dell'ordine pubblico procedurale svizzero. La ricorrente soggiunge di aver revocato il mandato arbitrale, rispettivamente ricusato l'intero collegio, proprio a causa della citata lentezza, con la conseguenza che, quando si è pronunciato, il collegio non era in realtà più legittimato a emanare il lodo. Ne deduce i motivi di ricorso dell'art. 190 cpv. 1 lett. a,b,d LDIP: costituzione irregolare e incompetenza del Tribunale arbitrale nonché violazione del diritto di essere sentiti, la data di emissione del lodo essendo incerta e non avendo il collegio esaminato né istruito la questione. 4.1 La domanda tendente all'annullamento del lodo per ritardata giustizia è inammissibile e ciò a prescindere da qualsiasi considerazione sul contenuto dell'ordine pubblico procedurale così come da ogni accertamento sulla durata della procedura. Anche nel diritto interno, infatti, la sanzione di un eventuale diniego di giustizia per ritardo non potrebbe avere effetti materiali su di una decisione emanata e notificata, ma potrebbe semmai consistere unicamente nell'accertamento della violazione del principio di celerità (DTF 130 I 312 consid. 5.3 pag. 333, 129 V 411 consid. 3.4 pag. 422). La censura si rivela in ogni caso inammissibile anche per carenza di motivazione, giacché la ricorrente non spiega come dovrebbe (cfr. quanto esposto supra, al consid. 2.2.3) in cosa consista il ritardo; insufficiente è la semplice affermazione, priva di qualsiasi riferimento alla natura e allo svolgimento della procedura, che il lodo è stato emesso dopo sette anni dall'inizio, rispettivamente un anno dopo il compimento dell'ultimo atto. 4.2 Quanto alla questione della revoca degli arbitri, è opportuno riepilogare i fatti, che la ricorrente espone solo parzialmente. 4.2.1 Il 16 maggio 2006 la Camera di commercio - competente per la notifica del lodo a norma dell'art. 43.1 del regolamento d'arbitrato - ha comunicato alle parti che il lodo era "praticamente ultimato" e chiesto loro il versamento di un ultimo anticipo di fr. 40'000.-- ciascuno. Prendendo spunto da questo scritto, il 20 giugno seguente la ricorrente ha notificato il proprio "recesso" al Presidente del Collegio arbitrale: a suo dire, da quel momento in poi gli arbitri avrebbero dovuto considerarsi "totalmente svincolati dal contratto sopra menzionato e privi del potere di emettere qualsiasi lodo". Il 27 giugno 2006 il Presidente ha reagito ricordando che il mandato degli arbitri non poteva essere revocato unilateralmente e che in ogni caso la richiesta giungeva fuori tempo, poiché in realtà il lodo era stato sottoscritto dal Collegio già l'11 maggio e consegnato alla Camera di commercio il 15 maggio 2006. La comunicazione del 16 maggio 2006 era quindi erronea. Questa circostanza è stata confermata espressamente il 12 luglio 2006 dalla Camera di commercio, la quale ha anche avvertito che il lodo sarebbe stato notificato una volta pagate le spese. Nonostante questi chiarimenti la ricorrente ha respinto la notifica del lodo effettuata dalla Camera di commercio il 10 ottobre 2006, dopo che la sua quota spese era stata anticipata dalla controparte. 4.2.2 Questi fatti emergono in modo preciso dai documenti prodotti dal Collegio arbitrale con la risposta 22 dicembre 2006. Essi sono perfettamente noti alla ricorrente, la quale ne è autrice o destinataria. Contrariamente a quanto ella pretende, non v'è null'altro da chiarire. È evidente che una revoca unilaterale del mandato arbitrale successiva alla sottoscrizione del lodo (che precede necessariamente la notifica) non può influire sulla composizione del tribunale né fare sorgere aspettative sotto il profilo del diritto di essere sentiti. Su questo punto le censure ricorsuali sono temerarie, come lo è stato il comportamento della ricorrente nella fase della procedura arbitrale compresa tra l'emanazione e la notifica del lodo.