Citation: 6B_635/2007 09.11.2007 E. 3

L'insorgente intravede, in seguito, una violazione dell'art. 27 cpv. 2 vCP (art. 28 cpv. 2 nCP) come pure dell'art. 322bis CP nella sua condanna per mancata opposizione a una pubblicazione punibile. Posto come il reato di riferimento, in casu la diffamazione, sia caduto in prescrizione, egli sostiene che non sia più possibile punire il redattore responsabile giusta l'art. 322bis CP. 3.1 Riprendendo le considerazioni della sentenza di prima istanza, la CCRP ha ritenuto che, non essendo stato identificato l'autore dei passaggi lesivi dell'onore contenuti nel servizio sulla massoneria del maggio 2000, trovava spazio l'accusa contro il ricorrente di mancata opposizione a una pubblicazione punibile ex art. 322bis CP. Quest'ultima disposizione è stata inserita tra i reati contro i doveri d'ufficio e professionali e soggiace a una prescrizione indipendente da quella dell'infrazione di riferimento. Ne consegue che, qualora la prescrizione del reato a monte sia inferiore a quello di mancata opposizione a una pubblicazione punibile, il redattore responsabile rimane perseguibile anche dopo lo scadere dei termini del primo. La CCRP non si è tuttavia pronunciata sull'argomentazione abbondanziale del giudice di prime cure per cui l'applicazione dell'art. 322bis CP sarebbe stata possibile anche nel caso in cui l'autore dell'articolo fosse stato individuato solo dopo l'intervenuta prescrizione dell'azione penale del reato di diffamazione da lui commesso. 3.2 Il Tribunale federale non ha ancora avuto l'occasione di esprimersi sulla problematica sollevata nel ricorso. Neppure la dottrina si è chinata sul tema. Solo Edy Salmina accenna alle eventuali conseguenze della prescrizione del reato di riferimento sull'applicabilità dell'art. 322bis CP al redattore responsabile. Questo autore esclude la possibilità di chiamare in causa il redattore qualora l'autore della pubblicazione sia stato individuato, ma il reato prescritto (Edy Salmina, «Risk-management» pubblicistico, controllo della qualità e organizzazione dei mass media. L'art. 322bis Codice penale e la decisione 130 IV 121 del Tribunale federale, in: Diritto senza devianza, Studi in onore di Marco Borghi, Basilea/Ginevra/Monaco 2006, pag. 746). Ipotesi questa che diverge dalla presente fattispecie in cui l'autore del servizio diffamatorio non ha potuto essere individuato. Certo, l'opinione di Salmina può essere condivisa, dal momento che, nel caso da lui evocato, l'autore essendo stato individuato, viene meno la condizione posta dall'art. 27 cpv. 2 vCP (art. 28 cpv. 2 CP) per poter punire il redattore responsabile giusta l'art. 322bis CP. In quest'ottica, non può essere seguita la motivazione abbondanziale del Giudice della Pretura penale per cui, sulla scorta di un'interpretazione estensiva dell'art. 27 cpv. 2 vCP (art. 28 cpv. 2 CP), l'impossibilità di tradurre dinanzi a un tribunale svizzero l'autore dell'opera non comprende solo i casi in cui questi si trovi all'estero, ma anche quelli nei quali, per altri motivi, non è possibile o non è più possibile processarlo, quindi anche qualora egli non possa essere punito a causa della prescrizione del reato. A sostegno di questa posizione, egli cita Bernard Corboz che ipotizza un'applicazione dell'art. 322bis CP nel caso in cui l'autore dell'opera pubblicata era incapace di intendere e di volere e il redattore non se n'era reso conto (v. Bernard Corboz, Les infractions en droit suisse, vol. II, Berna 2002, n. 13 ad art. 322bis CP). Sennonché tale interpretazione mal si concilia con il chiaro testo dell'art. 27 cpv. 2 vCP (art. 28 cpv. 2 CP) che parla di tribunale svizzero, riferendosi manifestamente al caso in cui l'autore dell'opera sia all'estero (v. Denis Barrelet, Droit de la communication, Berna 1998, n. 1152; Franz Zeller, Commentario basilese, n. 51 ad art. 27 CP) e non possa essere processato in Svizzera. Le altre versioni linguistiche ("Kann der Autor in der Schweiz nicht vor Gericht gestellt werden" in tedesco, "Si l'auteur ne peut être traduit en Suisse devant un tribunal" in francese) confermano sostanzialmente questa interpretazione. 3.3 Come già rettamente rilevato dalle diverse istanze cantonali, l'art. 322bis CP è stato introdotto nel titolo diciottesimo del codice penale tra le infrazioni contro i doveri d'ufficio e professionali. Questa disposizione non prevede nessun termine di prescrizione speciale, come è invece il caso degli art. 118 cpv. 4, 178 cpv. 1 e 302 cpv. 3 CP. Per determinare il termine di prescrizione a cui soggiace il reato di cui all'art. 322bis CP occorre dunque rapportarsi alle disposizioni generali, nella fattispecie agli art. 70-72 vCP in quanto più favorevoli all'imputato (art. 389 CP). In caso di mancata opposizione intenzionale a una pubblicazione punibile, l'azione penale si prescrive in cinque anni (art. 70 vCP), essa si estingue al più tardi dopo sette anni e mezzo dalla commissione del reato (art. 72 cpv. 2 vCP). Per poter ammettere, come reclama il ricorrente, che l'avvenuta prescrizione del reato di riferimento implichi ipso facto l'impossibilità di agire contro il redattore responsabile giusta l'art. 322bis CP, occorrerebbe una disposizione legale chiara in questo senso. Pur riconoscendo una stretta interdipendenza tra la mancata opposizione a una pubblicazione punibile e il reato di riferimento (v. Franz Zeller, op. cit., n. 9 ad art. 322bis CP), in casu la diffamazione, che ha condotto il Tribunale federale ad accordare al redattore responsabile l'accesso alle prove liberatorie nonché a esigere l'esistenza di una querela valida (DTF 130 IV 121), la punibilità del redattore è autonoma rispetto a quella dell'autore dell'opera. La prescrizione del reato di mancata opposizione a una pubblicazione punibile è indipendente da quella dell'infrazione di riferimento. Questo si giustifica ancor più se si considera la forma colposa del reato di mancata opposizione a una pubblicazione punibile che si configura come semplice contravvenzione (art. 322bis unitamente all'art. 101 vCP, rispettivamente art. 322bis unitamente all'art. 103 CP) e il cui termine di prescrizione può risultare essere più breve (al massimo due anni secondo l'art. 109 in relazione con l'art. 72 cpv. 2 vCP, rispettivamente tre anni giusta l'art. 109 CP) in confronto al reato di riferimento, nella fattispecie la diffamazione (v. art. 178 cpv. 1 unitamente all'art. 72 cpv. 2 vCP, rispettivamente art. 178 cpv. 1 CP). In quest'ultima ipotesi, trascorsi due anni (rispettivamente tre anni), il redattore responsabile non potrebbe più essere processato, sebbene sarebbe teoricamente possibile esercitare l'azione penale contro l'autore dell'opera qualora fosse individuato o tradotto davanti a un tribunale svizzero. L'intervenuta prescrizione del reato a monte avrebbe un'incidenza sull'azione penale diretta contro il redattore responsabile solo nei casi, previsti all'art. 27 cpv. 3 vCP (art. 28 cpv. 3 CP), in cui il redattore è punito come autore del reato di riferimento. 3.4 Da tutto ciò discende che i giudici cantonali, condannando il ricorrente per mancata opposizione a una pubblicazione punibile malgrado il reato di diffamazione sia ormai prescritto, non hanno violato il diritto federale. Il ricorso deve pertanto essere respinto.