Citation: 1C_648/2021 E. 4.2

4.2. La prassi internazionale delle garanzie diplomatiche si è sviluppata per scongiurare il pericolo che la persona ricercata possa essere esposta, in particolare in caso di estradizione, a maltrattamenti nello Stato richiedente. Lo Stato richiesto può quindi subordinare la concessione della cooperazione alla presentazione, da parte dello Stato richiedente, di garanzie in favore della persona interessata. Una volta ottenute, queste garanzie proteggono in linea di principio lo Stato richiedente dal rimprovero d'aver disatteso il diritto internazionale (DTF 148 I 127 consid. 4.4 e sentenza 1C_444/2020 del 23 dicembre 2020 consid. 3.1.2 e rinvii). Secondo l'art. 2 AIMP, la domanda di cooperazione in materia penale è irricevibile se vi è motivo di credere che il procedimento all'estero non corrisponda ai principi procedurali della CEDU o del Patto ONU II (lett. a) o presenti altre gravi deficienze (lett. d). Questa norma ha quale scopo di evitare che la Svizzera presti assistenza a procedure che non garantirebbero alla persona perseguita uno standard di protezione minima corrispondente a quello concesso dal diritto degli Stati democratici, definito in particolare dalla CEDU e dal Patto ONU II, o che sarebbero in contrasto con norme riconosciute come appartenenti all'ordine pubblico internazionale (DTF 123 II 161 consid. 6a; 122 II 140 consid. 5a). Ciò vale in particolare nelle procedure di estradizione, visto che nessuno può essere rinviato in uno Stato in cui rischia la tortura o un altro genere di trattamento o punizione crudele o inumano (art. 25 cpv. 3 Cost.; art. 3 CEDU e art. 7 Patto UNO II, norma che ha una portata analoga all'art. 3 CEDU). La CRP ha ritenuto, rettamente, che di massima questo principio vale anche per le altre forme di assistenza (DTF 130 II 217 consid. 8.1, pag. 227; 129 II 268 consid. 6.1 e rinvii; LUDWICZAK GLASSEY, op. cit., n. 492). L'esame delle condizioni poste dalla norma in questione implica un giudizio di valore sugli affari interni dello Stato richiedente, in particolare sul suo regime politico, sulle sue istituzioni, sulla sua concezione dei diritti fondamentali e il loro rispetto effettivo, nonché sull'indipendenza e l'imparzialità del potere giudiziario. II giudice dell'assistenza deve dar prova a tal proposito di una prudenza particolare. Non è infatti sufficiente che l'imputato nel procedimento estero dichiari che i suoi diritti sarebbero violati dalle condizioni politiche o giuridiche generali dello Stato richiedente. Egli deve piuttosto dimostrare in modo credibile che esiste un rischio oggettivo e serio di una grave violazione dei diritti umani in quello Stato, suscettibile di toccarlo in maniera concreta (DTF 130 II 217 consid. 8.1, pag. 227; 129 II 268 consid. 6.1). II rispetto delle garanzie procedurali vale per tutti gli aspetti legati a un processo equo, segnatamente la parità delle armi, il diritto d'essere sentito nonché la presunzione d'innocenza. Su tali punti, tuttavia, solo delle circostanze chiare e appurate costituiscono motivo di rifiuto della cooperazione (ZIMMERMANN, op. cit., n. 683 e rinvii).