Citation: 4A_303/2020 E. 8

Di nuovo la ricorrente riassume correttamente le predette argomentazioni della sentenza impugnata, le dichiara arbitrarie, perché in contrasto con le prove agli atti, e si diffonde poi in una lunga esposizione appellatoria che verte perlopiù su aspetti già trattati o comunque non determinanti: l'inattendibilità delle dichiarazioni fatte in causa da I.________; la riconosciuta propria capacità professionale dimostrata anche dalla pubblicazione di duecentonovanta articoli con l'approvazione di I.________; l'incompetenza di G.________ per le questioni riguardanti la redazione del settimanale e il suo rapporto gerarchico con I.________; l'avvenuta pubblicazione dell'articolo su C.________ (doc. J), che lascia presumere l'approvazione di I.________; l'assenza di prove sullo "scollamento" tra lo stile giornalistico dell'attrice e la filosofia della convenuta; la volontà di G.________, confermata da I.________, di volersi sbarazzare dell'attrice per motivi di inimicizia personale e per assecondare le proteste del padre di C.________, suo amico. Queste critiche non sono formulate in modo ammissibile, non rispettano le esigenze di motivazione poste dagli art. 97 cpv. 1 e 106 cpv. 2 LTF. La ricorrente oppone ancora le proprie valutazioni a quelle dell'autorità cantonale. L'arbitrio va spiegato con motivazione rigorosa volta a dimostrare la manifesta erroneità dell'apprezzamento di determinate prove, non la sostenibilità delle proprie tesi. Non è sufficiente intercalare di tanto in tanto l'affermazione dell'arbitrio in un'esposizione di per sé appellatoria. Esposizione che, a ben vedere, non prende nemmeno in considerazione, se non con qualche allusione, gli accertamenti ritenuti determinanti dalla Corte d'appello; quelli secondo i quali la ricorrente aveva disatteso, in particolare con gli articoli su C.________ e sulla campagna elettorale, le direttive e gli avvertimenti chiari del datore di lavoro dei quali s'è detto sopra (cfr. consid. 6).