Citation: 4A_379/2010 04.08.2010 E. 7

Nella prima parte del suo allegato la ricorrente rimprovera ai giudici d'appello un "accertamento inesatto dei fatti" e "una valutazione delle prove troppo favorevole alla locatrice per quanto concerne la presunta diffida del 18 agosto 2009: non è infatti stato provato che l'invio raccomandato contenesse proprio la diffida secondo l'art. 257 d CO". 7.1 Secondo la ricorrente, omettendo di interrogare la segretaria dello studio legale del patrocinatore di controparte, la Corte cantonale avrebbe violato il suo diritto di essere sentito e la parità delle armi nell'amministrazione delle prove. Contesta inoltre il richiamo alla prassi del Tribunale federale secondo la quale, in caso di invio dimostrato di una raccomandata, si presume ch'essa contenesse il documento allegato dalla parte che se ne prevale (cfr. consid. 3.1). "Se si seguisse in modo peregrino tale principio, allora ogni persona può mandare alla controparte raccomandate vuote e senza portata giuridica prevalendosi in seguito della [...] presunzione [ammessa dal Tribunale federale] presentando un documento qualunque. Tale modo di agire mina la sicurezza del diritto e la buona fede della parte che riceve la raccomandata". In concreto, conclude la ricorrente, la presunzione circa il contenuto della missiva può essere inficiata anche a causa del modo di agire contraddittorio e incoerente della locatrice, che ha notificato la diffida direttamente alla conduttrice e la disdetta all'avv. C.________. 7.2 A prescindere dalla questione dell'ammissibilità della censura sotto il profilo della sua motivazione, non avendo a prima vista la ricorrente sostanziato adeguatamente né l'asserito accertamento manifestamente inesatto dei fatti (art. 97 LTF) né l'asserita violazione di diritti costituzionali (art. 106 cpv. 2 LTF; cfr. DTF 134 II 244 consid. 2.2 pag. 246), essa è pretestuosa. Come osservato dal Tribunale federale nella decisione già citata al consid. 3.1, quando la prova della spedizione è stata apportata si presume che la busta contenesse effettivamente l'atto litigioso, a meno che non vi siano indizi concreti suscettibili di far sorgere dei dubbi a questo riguardo e di rovesciare la presunzione. Tocca alla parte che contesta il contenuto dell'invio raccomandato addurre argomenti idonei a rovesciare la presunzione. Di certo non basta, a tal scopo, sostenere di non ricordare il contenuto della missiva, lasciando intendere che, magari, era vuota. La parte che "in buona fede" riceve un invio raccomandato vuoto segnala infatti l'accaduto al mittente, a maggior ragione se si tratta di una persona con cui si trova in una relazione contrattuale. Anche il tentativo d'imputare alla locatrice un comportamento contraddittorio e incoerente è destinato all'insuccesso; non si vede per quale motivo sarebbe contraddittorio inviare la diffida di pagamento direttamente alla debitrice e la rescissione del contratto al legale che da anni la assiste.