Citation: 2C_209/2024 E. 6.3

6.3. Ora, la Corte cantonale ha negato che la ricorrente potesse richiamarsi all'art. 8 CEDU nell'ottica della garanzia del diritto alla vita privata, perché i 10 anni di soggiorno legale non erano dati come non erano dati nemmeno gli elementi per ammettere un'integrazione particolarmente riuscita, che permettesse un riferimento a tale diritto prima della scadenza dei dieci anni richiesti (giudizio impugnato, consid. 5). Contrariamente a quanto sostenuto nell'impugnativa, anche questa conclusione è corretta. In effetti, la ricorrente è giunta in Svizzera nel luglio 2014 e la decisione di mancato rinnovo del permesso di dimora è del 23 giugno 2020 (precedente consid. B.b), di modo che i dieci anni richiesti non sono dati (DTF 149 I 207 consid. 5.3.3; 2C_74/2024 del 23 febbraio 2024 consid. 7.3; 2C_769/2022 del 19 ottobre 2023 consid. 6.5, da cui risulta che il periodo ricorsuale successivo a una revoca o al diniego del rinnovo di un permesso non può essere considerato). D'altra parte, in base ai fatti accertati nel giudizio impugnato, che vincolano il Tribunale federale (art. 105 cpv. 1 LTF), nemmeno si può ammettere l'esistenza di un'integrazione particolarmente riuscita, sul piano sociale, lavorativo ed economico, che permetterebbe di derogare ai dieci anni richiesti, siccome: (a) già prima che subentrasse l'invalidità che ha dato luogo al riconoscimento di una rendita AI intera, con decisione del 24 ottobre 2018, l'insorgente ha lavorato solo per un breve periodo; (b) altri accertamenti di fatto, contenuti nel giudizio impugnato tali da permettere il riconoscimento di un'integrazione particolarmente riuscita non ve ne sono (DTF 144 I 266 consid. 3.9, sentenza 2C_217/2023 del 17 maggio 2023 consid. 5.2.2).