Citation: 4C.93/2000 25.07.2000 E. 3

3.- Con il ricorso per riforma la convenuta ribadisce il diverso contenuto delle pattuizioni intervenute fra le parti, richiamandosi in particolare a un documento che i giudici ticinesi avrebbero inavvertitamente omesso di considerare, ciò che costituisce - a suo modo di vedere - una svista manifesta ai sensi dell'art. 63 cpv. 2 OG. a) Secondo costante giurisprudenza per l'interpretazione di dichiarazioni scritte ci si riferisce innanzitutto al loro tenore. Occorre però sfumare il principio esposto nelle DTF 111 II 284 consid. 2 pag. 287, 101 II 329 consid. 2 pag. 331 e 99 II 282 consid. I/1 p. 285, secondo il quale si può far capo alle regole d'interpretazione solamente se i termini dell'accordo concluso dalle parti suscitano dei dubbi o sono poco chiari. In realtà non si può affermare in maniera assoluta che la presenza di un "testo chiaro" esclude d'acchito la possibilità di ricorrere ad altri criteri d'interpretazione (Wiegand, Basler Kommentar, 2a ed., n. 25 ad art. 18 CO; Kramer, Berner Kommentar, n. 47 ad art. 18 CO; Jäggi/Gauch, Zürcher Kommentar, n. 368 ad art. 18 CO). Dal tenore dell'art. 18 cpv. 1 CO emerge infatti semmai che le parole adoperate, quand'anche chiare, non sono necessariamente determinanti e che, al contrario, un'interpretazione puramente letterale è proibita (Wiegand, op. cit. , n. 37 ad art. 18 CO; Jäggi/Gauch, op. cit. , n. 427 segg. ad art. 18 CO). Anche se il tenore di una clausola contrattuale appare a prima vista chiaro, dalle altre condizioni menzionate dal contratto, dallo scopo perseguito dalle parti oppure ancora da altre circostanze può dunque risultare che il testo della menzionata clausola non restituisce con esattezza il senso dell'accordo (cfr. DTF 101 II 323 consid. 1 in initio, 99 II 282 consid. I/1 pag. 285). Ciò non si verifica tuttavia nel caso concreto. Né dalle ulteriori clausole contrattuali né dallo scopo dell'accordo, volto alla conclusione di un contratto d'appalto, emergono infatti elementi suscettibili di far credere che il tenore, chiaro, del punto n. 3 della convenzione, sulla base del quale la Corte cantonale ha accertato la vera e concorde volontà delle parti - in conformità con il principio della priorità dell'interpretazione soggettiva dei contratti stabilita dall'art. 18 cpv. 1 CO - non corrisponderebbe alle reali intenzioni delle parti. b) Come esposto in ingresso al presente considerando la convenuta chiede invero al Tribunale federale di rettificare gli accertamenti di fatto contenuti nella sentenza impugnata in applicazione dell'art. 63 cpv. 2 OG. A suo modo di vedere l'autorità cantonale avrebbe infatti inavvertitamente omesso di considerare la lettera del 29 ottobre 1997 - versata agli atti quale doc. G - con la quale l'architetto responsabile dei lavori chiedeva all'appaltatore l'invio di una garanzia bancaria corrispondente al 10% dell'importo di liquidazione, dopodiché avrebbe preavvisato il pagamento finale. Su questo documento l'architetto avrebbe apposto un'annotazione manoscritta dalla quale trasparirebbe con chiarezza che il pagamento della mercede dell'appaltatore era condizionato alla liquidazione dei rapporti patrimoniali esistenti fra la Rialba S.A. ed Edi Guidotti, Umberto Guidotti e Germano Martini. aa) Per giurisprudenza invalsa, una svista manifesta si verifica quando l'autorità cantonale, la cui decisione è impugnata, abbia ignorato, mal letto, ricopiato in modo inesatto o incompleto un documento prodotto agli atti come mezzo di prova (DTF 115 II 399 consid. 2a, cfr. anche sentenza pubblicata in SJ 1996 pag. 353 segg.). Ciò si verifica, ad esempio, quando l'esame di un documento agli atti, ma tralasciato dai giudici cantonali, rivela un errore evidente nell'accertamento dei fatti. A tal proposito è indispensabile rilevare che la mancata menzione di un documento nel quadro dell'apprezzamento delle prove non permette ancora di concludere per l'esistenza di una svista manifesta: dalle tavole processuali deve risultare evidente che l'autorità non ha preso conoscenza di tale documento. La svista manifesta non va infatti confusa con l'apprezzamento delle prove: non appena sia chiaro che un accertamento di fatto, anche se sbagliato, trae origine dall'apprezzamento probatorio eseguito dai giudici cantonali, la possibilità di invocare una svista manifesta viene a cadere (DTF 116 II 305 consid. 2c/cc in fine; Münch, Berufung und zivilrechtliche Nichtigkeitsbeschwerde, in: Prozessieren vor Bundesgericht, nota 4.65 seg. ; Poudret, Commentaire de la loi fédérale d'organisation judiciaire, vol. II nota 1.6.3 ad art. 55 OG e nota 5.4 ad art. 63 OG). bb) Nella fattispecie in esame le condizioni per poter ammettere una svista manifesta non sono realizzate. Giovi innanzitutto osservare che dinanzi alle istanze giudiziarie cantonali nemmeno la convenuta si è mai richiamata al documento G per sostanziare le proprie allegazioni. Sia come sia la Corte ticinese ha fondato la sua pronunzia sul tenore, chiaro, della convenzione del 22 aprile 1994 sottoscritta da committente e appaltatore. In queste circostanze un'annotazione manoscritta apposta su di una lettera allestita posteriormente da una persona estranea all'accordo non è suscettibile d'influire sull'esito della vertenza. La mancata menzione di tale scritto nella sentenza impugnata non va dunque ricondotta a una dimenticanza bensì all'apprezzamento probatorio. c) Discende da quanto esposto l'inammissibilità degli argomenti proposti contro l'interpretazione della convenzione eseguita in sede cantonale circa l'esigibilità della mercede d'appalto.