Citation: 6P.137/2003 07.01.2004 E. 2

2.1 Nell'accertamento dei fatti e nella valutazione delle prove il giudice del merito dispone di un ampio potere di apprezzamento (DTF 120 Ia 31 consid. 4b e rinvii). Per motivare l'arbitrio non basta criticare semplicemente la decisione impugnata, né contrapporle una versione propria, per quanto sostenibile o addirittura preferibile. Occorre piuttosto dimostrare per quale motivo l'accertamento dei fatti o la valutazione delle prove sarebbero manifestamente insostenibili, si trovino in chiaro contrasto con la situazione fattuale, si fondino su una svista manifesta o contraddicano in modo urtante il sentimento della giustizia e dell'equità (DTF 127 I 54 consid. 2b e rinvii). Un accertamento dei fatti o un apprezzamento delle prove è arbitrario solo quando il giudice ha manifestamente disatteso il senso e la rilevanza di un mezzo probatorio o ha omesso, senza fondati motivi, di tenere conto di una prova importante, idonea a influire sulla decisione presa; oppure quando, sulla base degli elementi raccolti, egli ha fatto delle deduzioni insostenibili. Perché il Tribunale federale annulli una decisione per arbitrio non è d'altra parte sufficiente che la sua motivazione sia insostenibile, ma occorre piuttosto ch'essa sia arbitraria anche nel risultato (DTF 129 I 8 consid. 2.1 e rinvii). 2.2 Il principio "in dubio pro reo" è il corollario della presunzione d'innocenza garantita agli art. 32 cpv. 1 Cost., 6 n. 2 CEDU e 14 n. 2 Patto ONU II e concerne sia la ripartizione dell'onere della prova che la valutazione delle prove in quanto tali. Tali disposizioni costituzionali e convenzionali garantiscono diritti fondamentali analoghi (DTF 127 I 38 consid. 2b; 123 I 221 consid. II/3f/aa). Riferito all'onere probatorio, il principio "in dubio pro reo" significa che spetta all'accusa o all'autorità giudicante provare la colpevolezza dell'imputato e non invece a quest'ultimo dimostrare la sua innocenza. Il Tribunale federale fruisce al riguardo di un libero potere di esame (DTF 127 I 38 consid. 2a e rinvio). In ambito di valutazione delle prove il principio afferma che il giudice penale non può dichiararsi convinto di una ricostruzione dei fatti sfavorevole all'imputato quando, secondo una valutazione oggettiva del materiale probatorio, sussistono dubbi che i fatti si siano verificati in quel modo. La massima non impone però che l'amministrazione delle prove conduca ad una certezza assoluta di colpevolezza. Semplici dubbi astratti e teorici non sono sufficienti, poiché sono sempre possibili, né una certezza assoluta può essere pretesa: il principio è disatteso quando il giudice penale avrebbe dovuto nutrire, dopo un'analisi globale e oggettiva delle prove, rilevanti e insopprimibili dubbi sulla colpevolezza dell'imputato (DTF 127 I 38 consid. 2a e rinvii). 2.3 L'autorità cantonale ha dapprima preso atto che nel caso concreto sussistono due versioni dei fatti diametralmente opposte e contrastanti. I due protagonisti dell'incidente percorrevano la Via Passeggiata procedendo da Chiasso in direzione di Balerna. L'incidente è avvenuto all'altezza di un incrocio, in prossimità del quale sostava un autotreno che bloccava la carreggiata destra. A quel punto il ricorrente sostiene di avere tempestivamente esposto l'indicatore di direzione sinistro e di essersi spostato sul margine sinistro della strada allo scopo di superare l'autotreno in questione e svoltare poi a sinistra, imboccando la strada che conduce al Pala-Penz. In quel momento egli sarebbe stato improvvisamente investito sulla parte anteriore sinistra del suo veicolo da un centauro che proveniva da tergo, in manovra di sorpasso. L'altro protagonista della collisione ha invece dichiarato di avere iniziato una manovra di sorpasso della vettura del ricorrente, già diversi metri di distanza dal predetto autotreno. Il ricorrente avrebbe però sterzato a sinistra in maniera repentina e senza preavviso, andando ad urtare la ruota anteriore della motocicletta e provocando la caduta del suo conducente (sentenza impugnata pag. 2). Dopo avere stigmatizzato la condotta imprudente e colpevole del centauro il giudice cantonale ha comunque sottolineato che in ambito penale non è ammessa compensazione delle colpe per cui non deve passare inosservata la seguente dichiarazione del ricorrente, verbalizzata dalla Polizia cantonale dopo l'incidente: "Poiché ... era mia intenzione svoltare a sinistra ... esponevo l'indicatore di direzione sinistro e cominciavo la manovra di svolta scansando il mezzo pesante ... All'improvviso, da tergo, giungeva un motoveicolo in fase di sorpasso che andava ad urtarmi alla parte anteriore sinistra della vettura" (verbale d'interrogatorio del 7 aprile 2003, pag. 1). Secondo l'autorità cantonale il fatto che il ricorrente abbia unicamente potuto notare l'improvviso sopraggiungere da tergo di una motocicletta attesta inequivocabilmente come egli non si sia mai in realtà avveduto della presenza del motociclista, né durante la fase di sorpasso né tantomeno in precedenza. In questo si configura una violazione dell'obbligo previsto all'art. 34 cpv. 3 LCStr, segnatamente quello di badare ai veicoli sopraggiungenti da tergo al momento della preselezione e del relativo cambio di direzione di marcia. Nulla può contro ciò il comportamento scorretto del centauro, definito testualmente "sciagurato e scriteriato", ma non tale tuttavia da cancellare l'obbligo di attenzione imposto a chi cambia direzione di marcia, che del resto, se ottemperato, avrebbe molto verosimilmente permesso di evitare il sinistro (sentenza impugnata pag. 3). 2.4 Il ricorrente contesta a queste considerazioni il fatto di basarsi esclusivamente sul termine "improvvisamente" da lui utilizzato durante l'interrogatorio di polizia, senza minimamente prendere in esame la dinamica del sinistro (ricorso pag. 4). In questo egli ravvisa arbitrio nell'accertamento dei fatti, nonché violazione delle garanzie processuali di cui all'art. 32 Cost., in particolare della presunzione di non colpevolezza e del principio "in dubio pro reo". A mente della difesa il giudizio impugnato è basato su una sola e semplice supposizione, ovvero quella secondo cui il ricorrente non avrebbe visto il motociclista. Il giudice avrebbe invece dovuto tenere conto anche delle sue osservazioni inviate alla Sezione della circolazione (ricorso pag. 5). L'estrapolazione di un'unica parola dall'intero contesto per dedurne che egli non avrebbe prestato la necessaria attenzione viene qualificata come operazione arbitraria. Il ricorrente afferma inoltre che sulla base della versione dei fatti risultante dagli atti si deduce che egli ha compiuto tutto quanto doveva fare durante la manovra che ha dato origine all'incidente. Non tenendo conto di questo l'autorità cantonale ha violato la presunzione di innocenza ed il principio "in dubio pro reo" (ricorso pag. 6). Arbitrio nell'accertamento fattuale viene infine ravvisato nel fatto che la Pretura penale non ha considerato che la grave colpa del motociclista fosse l'unica causa del sinistro (ricorso pag. 7). 2.5 L'accertamento dei fatti svolto dal giudice cantonale ruota in effetti attorno alla frase usata dal ricorrente per descrivere il momento topico dell'incidente, ma non si può per questo definire insostenibile, manifestamente incompleto o in aperto contrasto con la situazione reale. Non va infatti dimenticato che non è qui in esame la dinamica globale del sinistro ma un singolo episodio dello stesso, ovvero la condotta specifica del ricorrente nell'affrontare la manovra di sorpasso, tenuto conto di quanto prevede l'art. 34 cpv. 3 LCStr. Questa norma, come si vedrà in dettaglio più sotto a fronte del parallelo ricorso per cassazione, prescrive una determinata condotta al conducente che vuole cambiare la direzione di marcia. L'accertamento dei fatti dell'autorità cantonale deve permettere di giudicare, sulla base di materiale probatorio giuridicamente sufficiente e nel rispetto delle garanzie procedurali a tutela dell'imputato, se la condotta del conducente è sussumibile o meno alla fattispecie in questione. A questo fine il giudice cantonale ha giustamente dato molta rilevanza alle affermazioni fatte dal ricorrente durante l'interrogatorio di polizia del 7 aprile 2003, subito dopo l'incidente. Esse sono difatti di notevole momento per ricostruire il comportamento da lui tenuto in occasione del sorpasso. A tal proposito egli si limita a sostenere di avere segnalato con l'indicatore di direzione il cambiamento di direzione, ma non afferma assolutamente, nemmeno del resto nelle sue osservazioni del 23 maggio 2003 alla Sezione della circolazione o in quelle del 14 giugno 2003 alla Pretura penale, di avere controllato negli specchietti retrovisori per accertarsi che non sopraggiungessero veicoli da tergo. Da qui la sua sorpresa per la repentina apparizione del centauro, resa evidente dall'uso della locuzione avverbiale "all'improvviso", pertinentemente evidenziata nella sentenza cantonale. Pur ammettendo, in ossequio al principio "in dubio pro reo", che il ricorrente abbia esposto tempestivamente l'indicatore di direzione sinistro, si deduce dalle sue stesse dichiarazioni che egli non ha controllato rigorosamente il traffico da tergo prima di effettuare la manovra di sorpasso. È questo insieme di circostanze ad essere rilevante alla luce di quanto prescritto all'art. 34 cpv. 3 LCStr (DTF 125 IV 83 consid. 2d), a prescindere dal comportamento più o meno scorretto di eventuali altri utenti della strada. Nella misura in cui il ricorrente rimprovera al coprotagonista di essere il solo responsabile dell'incidente giova del resto ricordare, come già segnalato dal giudice cantonale, che in materia penale ognuno risponde delle proprie azioni od omissioni. Il comportamento antigiuridico altrui non discrimina né attenua la responsabilità per una violazione di prescrizioni imputabile a propria colpa. Non esiste infatti in questo ambito compensazione delle colpe (sentenza 6A.23/1991 del 12 settembre 1991, consid. 1c). Il ricorrente confonde in tal senso argomentazioni che avrebbero semmai rilevanza in ambito giusprivatistico, ovvero la ripartizione della responsabilità per il pregiudizio cagionato dal sinistro, questione da sollevare eventualmente in altra sede giurisdizionale, qualora dovesse insorgere una controversia civile in merito. 2.6 Da tutto ciò discende che la sentenza impugnata non risulta né arbitraria né contraria alle garanzie processuali contemplate all'art. 32 Cost. Il ricorso di diritto pubblico va dunque respinto.