Citation: 2C_371/2018 E. 5.4.5

5.4.5. 5.4.5.1. Sebbene la telefonata del 9 gennaio 2015 - qualora accertata - non possa tecnicamente costituire un atto interruttivo della perenzione in senso stretto ( supra, consid. 5.4.1), sarebbe tuttavia arbitrario, per i motivi esposti di seguito, privarla di una qualsivoglia portata. Con essa il Cantone, pochi giorni prima della scadenza del termine di tre mesi, avrebbe infatti chiaramente manifestato per la prima volta la sua intenzione - confermata poi successivamente a più riprese per iscritto - di prendere posizione sul complesso incarto, osservando però che era in ritardo e non era in grado di rispettare il termine dei tre mesi di cui all'art. 19 LResp/TI. In queste circostanze, sarebbe insostenibile e, di riflesso, arbitrario concludere che la ricorrente doveva ritenersi vincolata ad un termine al quale l'autorità stessa aveva più volte dichiarato di non attenersi, chiedendo addirittura comprensione per l'attesa causata dalla complessità dell'incarto e assicurando una risposta che è per finire arrivata dopo oltre otto mesi, a sole tre settimane dalla scadenza del termine di perenzione di nove mesi. Va poi rilevato che la presa di posizione pervenuta alla ricorrente dopo tutti quei mesi si limitava a giudicare le sue pretese genericamente "prive di fondamento" e non conteneva alcuna considerazione giuridica utile per valutare in cognizione di causa e in tempi assai brevi se proporre o meno la successiva azione giudiziaria. Ora, con l'istituzione di una procedura preliminare di notifica all'ente pubblico, il legislatore ha voluto perseguire un duplice scopo: per l'istante, quello di ottenere dall'ente pubblico, in modo semplice e gratuito, in esito ad una procedura interna all'amministrazione, una risposta contenente già le considerazioni giuridiche rilevanti per la sua domanda di risarcimento, che gli consentano di valutare con cognizione di causa se proporre o meno la successiva azione giudiziaria; per l'amministrazione pubblica, quello di poter riconoscere senza tante formalità eventuali pretese che dovessero mostrarsi fondate, evitando così un processo civile sostanzialmente inutile (Messaggio n. 7083 del 14 aprile 2015, pag. 4; CATENAZZI, op. cit., pag. 132; si veda anche RETO HÄGGI FURRER, Die Geltendmachung von Staatshaftungsansprüche, in: Aktuelle Fragen des Staatshaftungsrechts, 2014, pag. 177 segg. nonché pag. 183 seg.). Trattasi infatti di un istituto ispirato a principi di economia di giudizio (Messaggio n. 3092 del 14 ottobre 1986, pag. 1679), adottato nell'interesse di entrambe le parti coinvolte e non in quello esclusivo della pubblica amministrazione (vedasi il Messaggio n. 7083 del 14 aprile 2015 pag. 4 seg., ove viene rilevato che l'istituzione di una procedura preliminare ha potuto permettere al Cantone "in alcuni casi, dopo aver raccolto il preavviso favorevole dell'assicurazione che copre la responsabilità civile dello Stato, di riconoscere e liquidare, in modo semplice, le pretese di risarcimento che sono risultate fondate. In relazione invece alle domande di risarcimento che sono apparse ingiustificate, è stata allestita una risposta negativa - meno approfondita e meno onerosa rispetto ad una decisione formale - nella quale sono stati illustrati i motivi giuridici essenziali (...). Ora, in molti casi, gli istanti hanno accettato la risposta negativa del Consiglio di Stato (...). In tal modo, la procedura preliminare ha spesso evitato inutili e lunghi contenziosi "). In queste condizioni urta pertanto con lo scopo della norma e si rileva di conseguenza arbitrario esigere dalla ricorrente che, nell'attesa di ricevere dall'autorità una risposta che tardava ad arrivare, si tenesse pronta ad introdurre un'azione complessa nel giro di poche settimane, ritenuto poi che, date le lunghe tempistiche, poteva ragionevolmente attendersi una risposta positiva o, qualora negativa, quantomeno contenente i motivi giuridici essenziali che avrebbero eventualmente potuto farla desistere dall'avvio di un contenzioso. 5.4.5.2. Alla luce della finalità per cui è istituita la procedura preliminare interna, presa in considerazione, come appena illustrato, per valutare se è stata applicata in urto con i precetti della buona fede, occorre quindi concludere che, qualora fosse effettivamente avvenuta, la telefonata effettuata dal funzionario cantonale prima della scadenza del termine di tre mesi dalla notifica della pretesa avrebbe costituito perlomeno un atto suscettibile di interrompere il "silenzio" di cui all'art. 19 cpv. 2 LResp/TI. In altre parole si sarebbe trattato del primo atto di una serie che non poteva che indurre la ricorrente a legittimamente credere in buona fede che l'ente pubblico non si sarebbe poi successivamente appigliato alla propria mancata risposta nei tre mesi per invocare la perenzione. Ammettere il contrario significherebbe tutelare un comportamento contraddittorio ed inficiato d'arbitrio da parte dell'autorità, incompatibile con il principio della buona fede.