Citation: 5A_41/2023 E. 2.2.4

2.2.4. Secondo il ricorrente, infine, gli uffici di esecuzione competenti erano ben consapevoli che a causa di fatti notori (cioè " le sanzioni adottate dalla Svizzera nei confronti della Russia per contrastare la guerra in Ucraina ") era intervenuta un'impossibilità oggettiva di soddisfare le rate stabilite nel piano di differimento del 21 ottobre 2021 e, pertanto, avrebbero dovuto tenere conto " di ogni eventuale mutamento di natura a giustificare un adattamento delle condizioni di dilazione stabilite ". A suo dire, la decisione di continuare l'esecuzione "è lesiva del diritto", con rinvio all'art. 123 cpv. 3 LEF, "e costituisce un diniego formale di giustizia". Se il debitore rende verosimile di essere in grado di estinguere con pagamenti rateali il suo debito e si impegna a versare congrui e regolari acconti all'ufficio d'esecuzione, l'ufficiale, dopo pagamento della prima rata, può differire la realizzazione di dodici mesi al massimo (art. 123 cpv. 1 LEF, applicabile all'esecuzione in via di realizzazione del pegno su rinvio dell'art. 156 cpv. 1 LEF). L'ufficiale fissa l'importo e la scadenza delle rate tenendo conto delle condizioni tanto del debitore quanto del creditore (art. 123 cpv. 3 LEF). L'ufficiale modifica la sua decisione, d'ufficio o su istanza del creditore o del debitore, in quanto le circostanze lo richiedano. La proroga cade se una rata non è versata a tempo debito (art. 123 cpv. 5 LEF). Attraverso la suesposta motivazione il ricorrente non critica la sentenza dell'autorità di vigilanza (unica qui impugnabile, v. art. 75 cpv. 1 LTF), bensì l'operato degli Uffici di esecuzione di Lugano e Mendrisio. Egli omette quindi di misurarsi con l'argomento dei Giudici cantonali secondo cui la revoca del differimento concesso il 21 ottobre 2021 era cresciuta in giudicato (v. supra consid. 2.1). Anche questa censura risulta così irricevibile.