Citation: 1P.228/2000 25.08.2000 E. 3

3.- a) Occorre in questo contesto innanzitutto vagliare se la sentenza impugnata resiste all'arbitrio dal profilo dell'accertamento dei fatti e dell'applicazione del diritto richiamato. Per quanto attiene ai primi, il Tribunale federale interviene soltanto se gli elementi posti a fondamento del giudizio impugnato, connessi con la valutazione delle prove, siano manifestamente errati o incompleti, poggino su una svista manifesta, o siano in palese contraddizione con la situazione reale (DTF 119 Ia 362 consid. 3a; RDAT 1999 II n. 15 pag. 50 consid. 2b, 1998 II n. 38 pag. 141 consid. 2 e relativi richiami). Dal profilo dell' interpretazione e dell'applicazione del diritto, una decisione è arbitraria se risulta manifestamente insostenibile, destituita di fondamento serio e oggettivo o in palese contrasto con il senso di giustizia e di equità (sulla nozione di arbitrio: DTF 125 I 166 consid. 2a, 124 I 310 consid. 5a e relativi rinvii). Invero, ci si deve chiedere se l'argomentazione ricorsuale soddisfi le esigenze di motivazione poste dall' art. 90 cpv. 1 lett. b OG. Secondo tale disposto, spetta al ricorrente illustrare in modo chiaro, sostanziato ed esauriente perché la decisione impugnata sarebbe arbitraria. Ciò significa che il gravame non deve esaurirsi in una critica generica o in considerazioni di carattere appellatorio, come se il Tribunale federale fosse un'istanza abilitata a rivedere liberamente il fatto e il diritto e a ricercare la corretta interpretazione e applicazione della normativa cantonale (sul cosiddetto principio dell'allegazione v. DTF 117 Ia 393 consid. 1c). Né basta, per sostenere l'arbitrio, contrapporre il proprio parere a quello espresso dall'autorità. Il quesito di sapere se i presupposti di una sufficiente motivazione secondo l'art. 90 cpv. 1 lett. b OG siano adempiuti non merita però approfondimento, poiché le critiche ricorsuali sono comunque infondate. b) L'art. 91 RE stabilisce gli elementi che devono figurare nella domanda di costruzione. Essa deve, segnatamente, contenere le proiezioni verticali con scala minima 1:100 indicando esattamente l'altezza dei piani e della casa, comprese le linee del terreno esistenti e previste (lett. d), lo schema delle facciate con scala minima 1:100 con le linee del terreno esistenti e previste (lett. e), nonché i piani dei lavori previsti intorno agli edifici con i cambiamenti della superficie del terreno, muri di ogni genere, siepi ecc. (lett. f). Ora, il Tribunale cantonale ha accertato che i piani, pur contenendo imperfezioni ritenute peraltro facilmente riconoscibili, permettono di desumere sia l'effettiva portata del progetto sia le sue ripercussioni sull'ambiente. La Corte grigione ha quindi considerato adempiute le condizioni poste dall'art. 91 lett. d-f RE, e negato la necessità di un piano separato per la sistemazione esterna del terreno, non essendo previsti cambiamenti della sua configurazione naturale. Il ricorrente non adduce elementi atti a far ritenere arbitrarie tali constatazioni; egli neppure contesta che i piani sono stati allestiti considerando le linee di terreno esistenti: fa valere solo che un raffronto dei piani lascerebbe trasparire importanti differenze di livello del terreno, e ne deduce che quest'ultimo sarà modificato in modo importante. Una simile motivazione è palesemente insufficiente a sostanziare un rimprovero d'arbitrio, ritenuto pure che le controparti hanno sempre escluso una modifica della configurazione naturale del terreno, in conformità, peraltro, alla clausola generale contenuta nell'art. 14 del piano di quartiere. La censura è pertanto infondata. c) L'art. 11 del regolamento del piano di quartiere dispone che per l'altezza del fabbricato fanno stato gli art. 61 e 65 RE. Esso precisa inoltre che come altezza del fabbricato vale l'altezza media di tutti gli angoli esterni della costruzione principale calcolati dal terreno esistente fino al punto di intersezione con la linea del tetto esterna. Infine, per le facciate che danno sulle strade d'accesso viene considerato terreno esistente il livello stradale esistente oppure previsto. A norma dell'art. 65 RE l'altezza del fabbricato è la distanza tra il terreno esistente e la linea di sezione della facciata con il tetto. L'art. 61 RE dispone per la zona R2 della Motta un'altezza massima degli edifici di 8 m. Fondandosi sui piani inoltrati con la domanda di costruzione, la Corte grigione ha rilevato che, lungo il lato confinante con la strada di quartiere, l'altezza massima della costruzione è di 7.85 m, mentre lungo il lato opposto essa è di 8.09 m. Ha poi aggiunto che l'altezza indicata dal progettista, benché disegnata in modo sbagliato, è stata correttamente calcolata partendo dalla quota 0.00 m fino alla linea esterna del tetto. La Corte ha quindi concluso che le due altezze della costruzione, da considerare come l'altezza media dei rispettivi angoli, non superano mediamente l'altezza massima consentita in zona. Il fatto poi che l'altezza sia stata calcolata rispetto al livello della vicina strada di quartiere non è, secondo i Giudici cantonali, censurabile, siccome questa condizione è espressamente prevista dalle disposizioni riguardanti il piano di quartiere. La Corte cantonale ha quindi escluso una violazione delle norme comunali citate. Il ricorrente non contesta né l'altezza massima ammissibile né il metodo di calcolo delle altezze adottato dalle autorità cantonali. Egli si limita ad affermare che l'altezza dell'edificio non sarebbe verificabile poiché il terreno esistente non è riportato sui piani, mentre sarebbe stato necessario indicare tale punto di riferimento in m.s.m. Al riguardo giova osservare che l'altezza della costruzione prevista è indipendente dall'altezza in m.s.m. del terreno: determinante è piuttosto il fatto che le dimensioni dell'edificio, indicate nella planimetria allegata alla domanda di costruzione, siano state calcolate, in concreto, quale valore massimo in riferimento al terreno esistente, indicato con la quota 0.00. Parimenti infondata risulta l'argomentazione, corredata di esempi di calcolo, secondo cui l'altezza massima consentita sarebbe comunque superata: a prescindere dal fatto che il ricorrente non sostiene che la modinatura sia stata allestita in modo irregolare, le sue doglianze non sono sufficienti a sostanziare l'arbitrio. Essendosi fondato sulle misure contenute nei piani e avendole ritenute corrette dopo averle verificate, per poi accertare, su queste basi, la conformità del progetto con i citati disposti comunali in materia di altezze, il Tribunale cantonale non ha affatto emanato una sentenza manifestamente insostenibile. In simili circostanze non può neppure dirsi ch'esso abbia leso l'art. 37 LTA. Anche da questo profilo la sentenza impugnata resiste alle critiche ricorsuali.