Citation: 4C.153/2000 07.08.2000 E. 3

3.- Il contratto di lavoro concluso dalle parti prevedeva uno stipendio mensile fisso di fr. 5'300.-- per 13 mensilità e una provvigione sull'incassato del 5%, rispettivamente 10%, a seconda del settore di attività. La clausola salariale terminava così: "Tuttavia, per venire incontro alle sue necessità di vita, considerato che nei primi quattro mesi non Le sarà possibile assicurare un incassato da cui percepire provvigioni, Le sarà riconosciuto un bonus provvigionale di fr. 1'100.-- per mese. Così facendo, per il periodo maggio- agosto 1998 avrà garanzia di una spettanza mensile di fr. 6'400.-- (seimilaquattrocento).. " I giudici cantonali non hanno eseguito accertamenti sulla reale e concorde volontà delle parti, per cui occorre interpretare il contratto secondo la teoria dell'affidamento, ovvero secondo il senso che ogni contraente poteva e doveva ragionevolmente attribuire alle dichiarazioni di volontà, tenuto conto del testo, del contesto e di tutte le circostanze concrete (DTF 126 III 119 consid. 2a, 123 III 165 consid. 3a e riferimenti). Il testo letterale di questa pattuizione è esplicito e chiaro. Al dipendente era stato garantito, per i primi quattro mesi di attività, un salario minimo di fr. 6'400.--, che si componeva dell'importo di base e del bonus provvigionale. Quest'ultima componente della retribuzione, contrariamente al parere della ricorrente, non era quindi un acconto sulle provvigioni, suscettibile di conguagli al termine del periodo di computo, ma costituiva parte integrante del salario ai sensi dell'art. 322 cpv. 1 CO durante il periodo iniziale. Sotto questo profilo la sentenza impugnata, che considera che l'importo forfetario per provvigioni era stato garantito al dipendente durante i primi quattro mesi, è giusta.