Citation: 4P.24/2005 27.06.2005 E. 6

Con riferimento al giudizio sugli accrediti effettuati sul conto yyy tra il 1992 ed il 1995, la ricorrente lamenta la violazione del divieto dell'arbitrio nell'apprezzamento delle prove e nell'accertamento dei fatti. I giudici ticinesi hanno in effetti stabilito che la ricorrente non è stata in grado di provare che i due primi accrediti, quello del 26 giugno 1992 e quello del 24 settembre 1992, effettuati da terze persone, fossero da ricondurre a suo padre. Per quanto concerne i due versamenti operati direttamente da B.A.________ il 7 ottobre 1992 e il 18 novembre 1993, i giudici ticinesi hanno confermato il giudizio operato dal segretario assessore nell'ambito dell'opposizione al sequestro, secondo cui l'opponente ha provato che si trattava di denaro proveniente dai suoi conti presso la banca K.________(IT). Infine, è stato constatato che l'importo di US$ 5'000.-- accreditato il 4 agosto 1995 era un semplice trapasso dal conto della convenuta. 6.1 La prima critica ricorsuale riguarda i due versamenti del 7 ottobre 1992 (US$ 74'252.83, tramite un versamento per cassa di Lit. 100'000'000) e del 18 novembre 1993 (NLG 56'929.78, tramite un versamento per cassa di Lit. 50'000'000). La ricorrente rimprovera al Tribunale d'appello di aver dato per acquisito che l'opponente avesse effettuato prelievi - a contanti e mediante assegni - dal proprio conto presso la banca K.________(IT) e che, in forza di tali assegni, essa avrebbe riversato fondi propri sul conto yyy, e questo nonostante il fatto che i due versamenti fossero stati operati direttamente da B.A.________. 6.1.1 A torto. Non corrisponde al vero che i giudici ticinesi avrebbero "dato per acquisite" le affermazioni dell'opponente. Essi le hanno sottoposte ad un esame critico, così come quelle della ricorrente, confrontandole con il materiale probatorio agli atti, che hanno apprezzato secondo il loro libero convincimento (cfr. art. 90 CPC/TI). Innanzitutto, la circostanza che i due accrediti siano stati effettuati personalmente dal padre della ricorrente non può dimostrare la donazione, avendo il teste T.________ dichiarato che questi era stato incaricato a più riprese di portare in Svizzera denaro dell'opponente. Inoltre, è stata la documentazione bancaria agli atti a convincere la Corte cantonale che il denaro versato proveniva dai conti dell'opponente presso la banca K.________(IT). È infatti emerso che nel mese di giugno 1992 essa aveva prelevato (in contanti e tramite 6 assegni) una somma di quasi Lit. 100'000'000 cui in seguito si sono aggiunti altri importi minori; nel novembre 1993 sono poi state prelevate ca. Lit. 50'000'000 (in contanti e mediante due assegni). Il solo fatto che tra giugno e ottobre 1992 sia trascorso qualche mese non basta per ritenere la conclusione dei giudici ticinesi manifestamente insostenibile, come vorrebbe la ricorrente. 6.1.2 Anche ammettendo che le somme accreditate provenissero dai conti italiani dell'opponente, la ricorrente insiste nell'affermare che, in ogni caso, si trattava di denaro che questa aveva ricevuto da B.A.________. Dinanzi al Tribunale federale la ricorrente ripropone infatti la tesi - respinta dai giudici cantonali siccome non provata - secondo la quale tra il 1990 ed il 1995 suo padre avrebbe trasferito sui conti italiani dell'opponente Lit. 500'000'000, salvo poi ammettere che, in realtà, l'origine degli importi pervenuti in misura corrispondente su tali conti in quel periodo non è accertabile. La sua tesi non si fonda su prove ma su supposizioni. D'un canto, la ricorrente adduce che suo padre aveva effettuato dai propri fondi dei prelievi che, per importo e tempistica potrebbero giustificare le entrate sul conto dell'opponente e, dall'altro, evidenzia la precaria situazione finanziaria di quest'ultima, dal 1990 vedova con due figli a carico. Ora, è evidente che il solo fatto che B.A.________ abbia prelevato del denaro dai propri fondi non può indurre a ritenere inconfutabilmente ch'egli lo abbia consegnato all'opponente, nemmeno tenendo conto del legame che li univa. Per quanto concerne la situazione economico-finanziaria dell'opponente, occorre invece rilevare come le affermazioni della ricorrente siano contraddette da quelle del teste T.________, il quale ha riferito che, per quanto di sua conoscenza, i conti dell'opponente erano alimentati in maniera importante sia dalla sua attività di rappresentante di prodotti farmaceutici e venditrice "in nero" di prodotti da banco - che, stando a quanto da lei dichiarato, le rendevano annualmente ca. Lit. 140-150'000'000 fino al 1992 e in seguito ca. Lit. 82-87'000'000 - sia dagli introiti derivanti dall'attività aziendale del defunto marito. Contrariamente a quanto asserito nel gravame, la Corte cantonale non ha infine scartato "senza fornire alcuna motivazione degna di nota" quanto addotto dalla ricorrente in merito ai bonifici pervenuti sul conto italiano dell'opponente direttamente dall'agenzia di cambio A.________ & V.________, tra il 1991 e il 1992, per complessive Lit. 153'500'000. I giudici ticinesi hanno infatti osservato come parte di questa somma (Lit. 45'000'000) sia già stata oggetto di un'altra causa promossa in Italia mentre la rimanenza, stando a quanto dichiarato dall'opponente, è stata prelevata da lei in contanti, in somme inferiori a Lit. 20'000'000 - ciò che trova riscontro nella documentazione bancaria - per poi essere verosimilmente consegnata, per conto di B.A.________ ad un corriere incaricato del trasporto in Svizzera. Pur contestando la decisione cantonale, la ricorrente non si confronta in alcun modo con queste considerazioni. 6.2 La ricorrente critica pure le conclusioni dei giudici ticinesi in punto ai primi due accrediti sul conto yyy: quello del 26 giugno 1992 (FF 866'666.--) e quello del 24 settembre 1992 (US$ 38'823.52). Essa inizia elencando genericamente gli art. 9 e 29 Cost., nonché l'art. 6 CEDU e l'art. 90 CPC/TI, sennonché un simile richiamo non configura una sufficiente motivazione ai sensi dell'art. 90 cpv. 1 lett. b OG. Ancora una volta, la censura ricorsuale verte sulla violazione del divieto dell'arbitrio nell'apprezzamento delle prove. 6.2.1 La Corte cantonale ha infatti evidenziato come i predetti bonifici non emanassero da B.A.________, bensì da E.________, il primo, e da un certo signor F.________, il secondo. La ricorrente non è stata in grado di provare che questi ultimi avessero eseguito i versamenti in questione su istruzione del padre, che nemmeno risulta averli conosciuti. L'opponente, pur non conoscendo a sua volta tali persone, ha ipotizzato - in modo plausibile, secondo i giudici ticinesi - che tali bonifici fossero da ricondursi all'attività aziendale svolta dal defunto marito, cui era stato promesso che eventuali proventi dai contratti da lui negoziati avrebbero continuato ad essergli corrisposti anche in futuro. 6.2.2 Gli argomenti che la ricorrente adduce per contrastare la valutazione dei giudici ticinesi sono ancora una volta delle supposizioni. Essa osserva come in ambedue i casi la persona che ha effettuato i bonifici non fosse titolare di una relazione ordinaria ma solo il punto di riferimento di una relazione provvisoria presso un istituto bancario, aperta al solo fine di effettuare il trasferimento in favore del conto yyy. Secondo la ricorrente, questa modalità operativa lascerebbe "supporre con forte verosimiglianza" che tali operazioni fossero riconducibili a suo padre. Confrontata con queste circostanze e considerata la ridotta entità del proprio reddito familiare, l'opponente avrebbe dovuto fornire indicazioni precise circa l'origine di tali versamenti. Al contrario, essa ha omesso di collaborare attivamente nell'assunzione delle prove, comportamento che l'autorità cantonale ha d'altro canto trascurato di sanzionare adeguatamente. Si tratta di argomenti di tipo appellatorio che, come preannunciato, non sono suscettibili di dimostrare che l'apprezzamento contenuto nella sentenza impugnata sarebbe arbitrario né tantomeno di sostanziare un'eventuale violazione delle garanzie procedurali sancite dagli art. 29 Cost. e 6 CEDU. La decisione di reputare plausibile la versione fornita dall'opponente circa l'origine dei bonifici - che trova conforto nelle dichiarazioni del teste T.________, di cui si è già detto sopra - a fronte dell'assenza di ogni prova concreta a sostegno della tesi della ricorrente, non può essere definita manifestamente insostenibile. Né appare giustificato il rimprovero mosso ai giudici cantonali per non aver sanzionato il comportamento processuale dell'opponente, posto come dalla sentenza impugnata emerga chiaramente che per i giudici gli elementi da questa forniti erano sufficienti ai fini della valutazione della fattispecie. 6.3 Da questo esposto si deve concludere che, in quanto rivolto contro la decisione concernente gli accrediti effettuati sul conto yyy, il ricorso di diritto pubblico dev'essere respinto, in quanto ammissibile.