Citation: 1P.132/2002 05.08.2002 E. 3

La ricorrente lamenta poi essenzialmente la mancata conformità dell'espropriazione litigiosa alla destinazione della zona per attrezzature ed edifici d'interesse pubblico stabilita dal piano regolatore; ritiene inoltre la restrizione della proprietà non giustificata da un interesse pubblico preponderante. 3.1 L'espropriazione è compatibile con la garanzia della proprietà, sancita dall'art. 26 Cost., solo se si fonda su una base legale sufficiente, se è giustificata da un interesse pubblico preponderante e se rispetta il principio della proporzionalità (art. 36 cpv. 1 a 3 Cost.; DTF 126 I 219 consid. 2a; cfr., riguardo al previgente art. 22ter vCost., DTF 121 I 117 consid. 3b, 119 Ia 362 consid. 3a; Jörg Paul Müller, Grundrechte in der Schweiz, 3a ed., Berna 1999, pag. 607). Nel caso di una restrizione grave della proprietà, il Tribunale esige una base legale chiara e univoca ed esamina liberamente se questa condizione è adempiuta (DTF 124 I 6 consid. 4b/aa, 121 I 117 consid. 3b/bb e rinvii). Una restrizione è grave segnatamente nel caso di soppressione forzata della proprietà fondiaria, oppure qualora prescrizioni positive o divieti rendano impossibile, o quantomeno molto più difficile, un'utilizzazione presente o futura del fondo conformemente alla sua destinazione (DTF 121 I 65 consid. 2a inedito, 115 Ia 363 consid. 2a; Walter Kälin, Das Verfahren der staatsrechtlichen Beschwerde, 2a ed., Berna 1994, pag. 180). Il Tribunale federale esamina inoltre liberamente le esigenze dell'interesse pubblico e della proporzionalità, ma valuta con un certo riserbo le circostanze locali, meglio conosciute dalle autorità cantonali, e le questioni di spiccato apprezzamento (DTF 126 I 219 consid. 2c pag. 222, 119 Ia 88 consid. 5c/bb, 117 Ia 141 consid. 2a, 115 Ia 363 consid. 2a e rinvii). 3.2 Anche in questa sede la ricorrente insiste soprattutto sulla pretesa divergenza delle opere progettate rispetto alle finalità fissate nel piano regolatore comunale. Secondo quest'ultimo, la zona AP-EP in località "Ciossetto" sarebbe destinata alla costruzione di una chiesa, di un centro scolastico e culturale con sale multiuso e ulteriori servizi, e di un posteggio. Il piano d'indirizzo annesso all'istanza di espropriazione prevederebbe invece, in una prima tappa, la costruzione di una palestra, di una sala multiuso, di posteggi, di un giardino e di piazzali da gioco, in una seconda tappa la realizzazione di una scuola elementare e in una terza l'edificazione di un centro civico-culturale. Il Comune avrebbe quindi rinunciato, secondo la ricorrente, alla costruzione di una strada di raccolta, di una chiesa e del posteggio in sua prossimità, progettando invece di realizzare campi da gioco e un giardino pubblico, non previsti dal piano regolatore in quel luogo. La ricorrente reputa decisive le indicazioni relative alla zona AP-EP contenute nel piano delle zone, non potendo essere preteso dai cittadini l'esame delle ulteriori componenti del piano regolatore ed essendo in concreto le norme di attuazione generiche su questi aspetti. Essa ritiene inoltre che il Comune non abbia sufficientemente motivato l'interesse pubblico dell'espropriazione, tanto più che il vincolo, già previsto nel piano previgente del 1973, non era mai stato attuato. 3.2.1 Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale la costituzionalità del piano regolatore, in concreto dell'inserimento del fondo n. xxx nella zona AP-EP allo scopo di realizzare le previste infrastrutture pubbliche, può essere contestata, in linea di principio, nella procedura di adozione e di approvazione del piano. Una contestazione successiva, sollevata in via pregiudiziale in occasione di un'applicazione concreta, può avvenire solo eccezionalmente, ossia quando il proprietario colpito non si fosse potuto rendere pienamente conto, al momento dell'adozione del piano, della limitazione impostagli, quando la procedura non gli avesse offerto in quella sede la possibilità di tutelare adeguatamente i suoi diritti e quando si pretenda che le circostanze, segnatamente l'interesse pubblico, che avevano giustificato l'adozione del piano e le sue restrizioni fossero nel frattempo radicalmente mutate (DTF 123 II 337 consid. 3a, 116 Ia 207 consid. 3b, 115 Ia 1 consid. 3; sentenza 1P.38/2001 del 9 aprile 2001, consid. 3c/aa, citata in RDAT II-2001, n. 42 pag. 172; Kälin, op. cit., pag. 139 e segg.). 3.2.2 Nessuno di questi presupposti è adempiuto in concreto. Come già rilevato dalla Corte cantonale, i proprietari hanno presentato ricorso contro l'adozione del piano regolatore e di conseguenza hanno dimostrato di essersi potuti rendere pienamente conto della portata del vincolo pianificatorio per la loro proprietà. All'espropriata, che ha ritirato il gravame presentato dinanzi al Gran Consiglio, è quindi stata concessa la facoltà di esprimersi e di tutelare adeguatamente i suoi interessi nella procedura di approvazione del piano. Del resto, contrariamente all'opinione della ricorrente, nell'ambito di quel procedimento, non erano determinanti unicamente le indicazioni riferite alla zona AP-EP contenute nel piano delle zone, ma anche gli ulteriori atti pianificatori componenti il piano regolatore e pure oggetto di pubblicazione (cfr. art. 17 segg. della previgente legge edilizia cantonale del 19 febbraio 1973; cfr. pure gli art. 26 segg. e 34 segg. della legge cantonale di applicazione della LPT del 23 maggio 1990; sentenza 1P.139/2000 del 26 maggio 2000, consid. 4b/aa, pubblicata in RDAT I-2001, n. 30, pag. 114 segg.). Il fatto che una restrizione analoga, concernente il medesimo fondo, fosse già contemplata nel previgente piano regolatore comunale del 1973, e non sia stata attuata mentre esso era in vigore, non è determinante. Il Comune ha in effetti chiaramente manifestato l'intenzione di realizzare il vincolo AP-EP oggetto del piano vigente, approvato il 12 aprile 1988, segnatamente stanziando i crediti per la progettazione e per la costruzione delle opere della prima tappa, e promuovendo la procedura di espropriazione e quella per il rilascio della licenza edilizia. Nelle esposte condizioni, non risulta quindi che le circostanze siano nel frattempo mutate e sia venuta meno la necessità di realizzare le infrastrutture pubbliche prospettate. I presupposti per una ridiscussione del piano regolatore, della pubblica utilità e del bisogno delle opere non sono pertanto adempiuti, sicché la ricorrente non può contestare ora lo strumento pianificatorio comunale approvato nel 1988. 3.2.3 D'altra parte, le opere progettate non si scostano in modo decisivo dalle destinazioni della zona AP-EP. In effetti, secondo l'art. 44 delle norme di attuazione del piano regolatore, nella zona per attrezzature ed edifici d'interesse pubblico "sono ammesse solo le costruzioni a carattere pubblico quali scuole, case dei bambini, uffici amministrativi, attrezzature sportive, la formazione di piazze pubbliche, ecc.". Il piano delle zone prevede poi, per il comprensorio qui in discussione, la realizzazione di un centro scolastico e culturale, di sale multiuso e di ulteriori servizi, di una chiesa e di un posteggio. Benché la descrizione dei progettati impianti e servizi appaia estesa, non si può ritenere che in concreto non si possa dedurre il fine perseguito dalla zona AP-EP, segnatamente la portata dei bisogni pubblici e delle opere richieste; né risulta in particolare che il Comune si sia limitato a delimitare una zona di edifici e attrezzature pubbliche senza sufficientemente chiarirne lo scopo di pubblica utilità (cfr. DTF 113 Ia 463 consid. 3, 114 Ia 335 consid. 2a, sentenza 1P.139/2000 del 26 maggio 2000, citata, consid. 4b/bb). Certo, pur tenendo conto delle diverse fasi di realizzazione del progetto, che comportano la necessità di precisare ulteriormente le caratteristiche e i contenuti di talune opere, non risulta dagli atti la previsione di edificare una chiesa, pure contemplata dal vincolo. Tuttavia, gli interventi prospettati dal Comune sulla base del piano di indirizzo corrispondono sostanzialmente alle finalità della zona AP-EP, ritenuto che anche i campi da gioco e il giardino, invero pure rispondenti a un interesse pubblico (cfr. Eric Brandt/Pierre Moor, in: Aemisegger/Kuttler/ Moor/Ruch, editori, Kommentar zum Bundesgesetz über die Raumplanung, Zurigo 1999, n. 21 all'art. 18), ne sono strettamente connessi. Del resto, il progetto comprende anche la realizzazione di posteggi, pur se ubicati in una posizione diversa da quella stabilita dal piano delle zone, in modo da tenere altresì conto dell'utilizzazione delle infrastrutture. Ne consegue che, considerata l'ampiezza degli interventi progettati e le modalità piuttosto estese con cui il Comune ha, in tali circostanze, fissato le funzioni della zona AP-EP, la Corte cantonale non ha violato la Costituzione per avere ritenuto le opere per le quali era chiesta l'espropriazione conformi alla destinazione sancita dal piano regolatore. Questa conclusione si giustifica anche considerando che, come rilevato dalla Corte cantonale, un vincolo AP-EP non decade per il fatto che gli edifici di interesse pubblico da realizzare non corrispondano più esattamente a quelli inizialmente previsti dal piano regolatore (DTF 121 II 305, consid. 3 inedito, pubblicata in RDAT I-1996, n. 45, pag. 127 segg; cfr. anche DTF 114 Ia 335 consid. 2c-d; sentenza 1P.139/2000 del 26 maggio 2000, citata, consid. 4b/bb).