Citation: 6S.500/2006 02.02.2007 E. 3

Il ricorrente lamenta anzitutto una lesione dei diritti della difesa, del suo diritto di essere sentito e dell'art. 6 CEDU, pretendendo che il verbale del procedimento davanti al Pretore penale sia stato redatto in maniera incompleta, dopo la conclusione del dibattimento e senza che lui abbia potuto presentare osservazioni. Secondo l'insorgente, nella decisione impugnata la CCRP avrebbe ritenuto accertati determinati comportamenti processuali del ricorrente rifacendosi al verbale dibattimentale. Quest'ultimo non contenendo le censure che egli avrebbe sollevato nel corso del dibattimento, la CCRP le ha date per non formulate. L'insorgente ammette che tale argomento dev'essere proposto mediante ricorso di diritto pubblico, egli sostiene nondimeno che esso può essere fatto valere con ricorso per cassazione se tale violazione dei diritti costituzionali conduce ad una violazione del diritto federale materiale. Così sarebbe in ragione del luogo del reato, rispettivamente del diritto applicabile secondo gli art. 6 e 7 CP. Le censure che il ricorrente solleva in quest'ambito, pretendendo che si tratti di questioni di applicazione del diritto federale, riguardano in realtà l'applicazione del diritto costituzionale, segnatamente il divieto dell'arbitrio nell'accertamento dei fatti e nell'applicazione del diritto cantonale. Esse risultano pertanto irricevibili in sede di ricorso per cassazione (v. art. 277bis e 273 cpv. 1 lett. b PP; DTF 132 IV 49 consid. 2; 124 IV 81 consid. 2a). L'insorgente, invocando le sentenze DTF 130 IV 54 e 6S.37/2006 di questa Corte, pretende che la via del ricorso per cassazione sia comunque ammissibile in quanto le censure d'ordine costituzionale sollevate conducono alla violazione degli articoli 6 e 7 CP. Su questo punto l'impugnativa è manifestamente infondata. Sostenendo, infatti, una violazione degli art. 6 e 7 CP perché non è stato accertato che il documento incriminato non è stato firmato a Lugano, ma all'estero, il ricorrente censura l'accertamento di un fatto, non una violazione del diritto, cosa inammissibile con il rimedio proposto.