Citation: 1C_475/2018 E. 2.3

2.3. L'insorgente adduce poi, con riferimento all'applicazione dell'art. 40 LE, che la Corte cantonale avrebbe arbitrariamente disatteso la propria giurisprudenza. Ammesso che le norme sull'altezza perseguono anche lo scopo di limitare l'impatto delle costruzioni sul quadro del paesaggio, osserva infatti, in maniera del tutto generica, che eccezioni a questa regola sarebbero giustificate nel caso di trincee scavate nel terreno per formare accessi ad autorimesse o locali situati a un livello inferiore a quello del terreno sistemato. Sostiene infatti che la decisione impugnata sarebbe arbitraria anche nel risultato, perché si sarebbe in presenza di una trincea che funge da accesso a un locale sotterraneo. La tesi chiaramente non regge. Certo, nell'ambito dell'escavazione di trincee che servono essenzialmente a dare luce ("pozzi-luce") queste di massima non devono essere aggiunte all'altezza dell'edificio: ciò in particolare quando riguardano soltanto parte della facciata e presentano una larghezza modesta e un'ampiezza ridotta, assumendo una portata limitata nel contesto dell'immobile. In effetti, in tal caso queste escavazioni non incidono in maniera percepibile sugli ingombri verticali dello stabile fuori terra (sentenza 1P.173/2006 del 24 ottobre 2006 consid. 2.2, in: RtiD I-2007 n. 26 pag. 112). Per contro, nel caso in esame la Corte cantonale ha ritenuto rettamente che il corpo del piano inferiore dello stabile non può essere considerato come un terrapieno, e ancor meno una trincea. Il criticato giudizio non è pertanto arbitrario neppure nel suo risultato.