Citation: 1B_343/2009 10.12.2009 E. 2.4

La ricorrente sostiene nondimeno che nell'ipotesi in cui fosse definitivamente stabilita la non sussistenza dei presupposti dell'azione penale, essa, come parte civile, potrebbe essere confrontata con un decreto di non luogo a procedere, per cui le sue pretese civili sarebbero respinte ed essa dovrebbe far capo a una procedura probatoria complessa e defatigante, che l'accoglimento del ricorso in esame potrebbe evitare. 2.4.1 Al riguardo occorre ricordare che il Tribunale federale deve esprimersi soltanto su questioni concrete e non su semplici ipotesi, come quelle prospettate dalla ricorrente. Per di più essa, in tale ambito, richiama semplicemente la condizione dell'art. 93 cpv. 1 lett. b LTF, che riprende la disciplina prevista dal previgente art. 50 cpv. 1 OG e che il Tribunale federale esamina liberamente (DTF 134 II 142 consid. 1.2.3; 133 II 409 consid. 1.2). Ora, se dalla decisione impugnata o dalla natura della causa è manifesto che il proseguimento della procedura esigerà un lasso di tempo considerevole e implicherà spese significative, si può rinunciare a una lunga dimostrazione dell'assolvimento della citata condizione d'ammissibilità. Per contro, se, come nella fattispecie, ciò non è il caso, la parte ricorrente deve indicare in maniera dettagliata quali questioni di fatto sono ancora litigiose e quali sarebbero le prove dispendiose e costose che dovrebbero ancora essere assunte (DTF 133 III 629 consid. 2.4.2; 133 IV 288 consid. 3.3). In concreto, la ricorrente neppure tenta di dimostrare l'adempimento di dette condizioni, rilevato peraltro che l'accoglimento del ricorso in esame non comporterebbe comunque immediatamente una decisione finale, ma semmai il proseguimento del procedimento penale. 2.4.2 Per di più, il Tribunale federale ha sottolineato che in ambito penale l'art. 93 cpv. 1 lett. b LTF dev'essere interpretato in maniera particolarmente restrittiva, poiché altrimenti occorrerebbe riconoscere l'ammissibilità di ricorsi diretti contro le differenti decisioni determinanti la procedura, decisioni che secondo la prassi non possono essere impugnate immediatamente, non da ultimo proprio per non rallentare eccessivamente il procedimento (DTF 133 IV 288 consid. 3.2, 139 consid. 4 pag. 141; sentenza 6B_782/2008 del 12 maggio 2009). 2.4.3 Inoltre, quando un ricorso è diretto contro un decreto di sospensione della procedura e l'insorgente non invochi, come nella fattispecie, una violazione del principio della celerità (diniego di giustizia formale o rifiuto di decidere), ma la violazione di altre garanzie costituzionali relative all'applicazione del diritto di procedura penale, dev'essere adempiuta la condizione di ammissibilità dell'art. 93 cpv. 1 lett. a LTF, vale a dire la possibilità di causare un pregiudizio irreparabile (DTF 134 IV 43 consid. 2), requisito, come si è visto, che non è adempiuto in concreto. La ricorrente si limita a richiamare l'art. 282 cpv. 2 CPP/TI, secondo cui il GIAR decide sollecitamente con sentenza succintamente motivata, senza tuttavia censurare ch'egli non avrebbe deciso entro un termine ragionevole (art. 29 cpv. 1 Cost.). Essa non insiste infatti tanto su un diniego di giustizia formale o il rifiuto di decidere, visto che il GIAR ha deciso, ma sulla tesi secondo cui il CPP/TI non prevederebbe la possibilità di sospendere d'ufficio un reclamo inoltrato contro l'operato del PP. Il ricorso è quindi inammissibile anche sotto questo profilo (DTF 134 IV 43 consid. 2.3-26).