Citation: 6B_1150/2018 E. 3

Il ricorrente lamenta arbitrio nell'accertamento dei fatti e nella valutazione delle prove, la violazione degli art. 6 CPP e 6 CEDU, nonché del principio in dubio pro reo. Sostiene che l'accertamento della CARP secondo cui, dopo aver preso e spacchettato i diversi oggetti, si sarebbe immediatamente diretto verso l'uscita del negozio, sarebbe arbitrario. In nessuno dei filmati agli atti, la cui qualità è peraltro pessima, si vedrebbe l'insorgente dirigersi inequivocabilmente verso l'uscita del negozio, ma esclusivamente uscire dal reparto e imboccare la corsia centrale. L'autorità cantonale avrebbe inoltre omesso di considerare che i presunti oggetti rubati non sarebbero stati rinvenuti nel corso della perquisizione. Quanto poi alle pretese difformità tra le dichiarazioni da lui rilasciate alla Polizia e quelle al dibattimento di primo grado rilevate nel giudizio impugnato, si tratterebbe unicamente di precisazioni e di questioni di dettaglio, peraltro spiegabili dal fatto che, dinanzi alla Polizia, egli non sarebbe stato patrocinato e sarebbe stato meno preciso. Del resto, cavillare sui dettagli apparirebbe fuori luogo nel suo caso, essendo egli titolare di una rendita AI in ragione di difficoltà psicologiche. Sulla base di una valutazione arbitraria del materiale probatorio agli atti, la CARP avrebbe poi negato la rilevanza delle prove richieste dalla difesa, ormai divenute irreperibili, e confermato la sua condanna, violando con ciò a sua volta gli art. 6 CPP e 6 CEDU, nonché il principio in dubio pro reo. La sua conclusione sarebbe inoltre chiaramente smentita dal comportamento del pubblico ministero che, su richiesta della difesa, avrebbe tentato di ottenere ulteriori riprese video, dimostrandone così la rilevanza. A fronte dell'obbligo delle autorità penali di accertare d'ufficio tutti i fatti rilevanti per il giudizio, sarebbe inammissibile che il pubblico ministero non si sia subito attivato per assumere agli atti anche i filmati dei reparti in cui il ricorrente avrebbe sin da subito riferito di aver abbandonato la merce. Tale lacuna istruttoria sarebbe ormai incolmabile, di modo che s'imporrebbe il suo proscioglimento per garantire il rispetto dell'art. 6 CEDU e del principio in dubio pro reo.