Citation: 1C_477/2023 E. 3.4

3.4. La garanzia dell'autonomia comunale dev'essere invocata in maniera sufficientemente motivata, ciò che non si verifica nella fattispecie (art. 106 cpv. 2 LTF; DTF 149 I 81 consid. 4.3 e rinvii; 140 I 90 consid. 1.1; sentenza 1C_10/2022 del 28 gennaio 2022 consid. 1.5). I ricorrenti, richiamando le ragioni esposte dal Municipio nella procedura dinanzi al Governo cantonale, si limitano infatti ad osservare che la fusione del Comune di Bellinzona sarebbe avvenuta nel 2017, mentre le NAPR della Sezione di Pianezzo sarebbero antecedenti a tale data, e che pertanto un raffronto con norme di attuazione di altre Sezioni non permetterebbe di dedurre la volontà del legislativo comunale, atteso che un preciso disposto risulterebbe per di più superfluo, dato che gli edifici esistenti godrebbero già di un diritto acquisito discendente dall'art. 66 della legge ticinese sullo sviluppo territoriale, del 21 giugno 2011 (LST; RL 701.100). Con queste argomentazioni, del tutto generiche e appellatorie, i ricorrenti non adempiono chiaramente le citate necessarie esigenze di motivazione, che sono pertanto inammissibili. Essi propongono nuovamente le considerazioni espresse dal Municipio dinanzi al Governo, ma non spiegano né tantomeno dimostrano in che modo la Corte cantonale avrebbe abusato del proprio potere di apprezzamento, violando la garanzia dell'autonomia comunale. D'altro canto, contrariamente a quanto ritenuto dai ricorrenti, i giudici cantonali non hanno affatto sostituito la loro valutazione a quella del Consiglio di Stato. Procedendo da un'interpretazione letterale dell'art. 35 lett. d NAPR, hanno sostanzialmente confermato quella legittimamente effettuata con pieno potere cognitivo dal Governo, che esclude una sua applicazione alle nuove costruzioni. I ricorrenti neppure criticano, in particolare, l'applicazione e l'interpretazione dell'art. 35 lett. d NAPR (sui criteri interpretativi vedi DTF 149 III 242 consid. 5.1; 148 II 299 consid. 7.1; 144 III 54 consid. 4.1.3.1), né tentano di dimostrare l'arbitrarietà degli argomenti addotti dalla Corte cantonale. Del resto, la criticata decisione non è insostenibile e quindi arbitraria neppure nel suo risultato (DTF 148 II 121 consid. 5.2; sentenza 1C_433/2018 del 21 settembre 2018 consid. 2.3). In questi termini, la Corte cantonale ha quindi fatto correttamente prova di ritegno nell'esaminare l'opportunità della decisione dell'istanza inferiore e, di riflesso quella comunale, rispettando il margine di apprezzamento che compete all'autorità superiore che ha statuito con pieno potere di esame (art. 29 cpv. 1 LST), in concreto il Consiglio di Stato (sentenza 1C_499/2016 del 10 marzo 2017 consid. 3.2).