Citation: 2P.3/2000 26.04.2000 E. 3

3.- Rimane da vagliare se il gravame possa essere trattato quale ricorso di diritto pubblico. a) Non essendo data, in concreto, la via del ricorso di diritto amministrativo (cfr. consid. 2), la decisione litigiosa non andava dapprima sottoposta ad un'autorità giudiziaria di ultima istanza cantonale (art. 98a OG in relazione con l'art. 10 lett. a della legge ticinese di applicazione alle legislazione federale in materia di persone straniere, dell'8 giugno 1998): il Consiglio di Stato è quindi l'ultima istanza cantonale (art. 86 cpv. 1 OG). b) Considerato che, con riferimento al ricorso di diritto amministrativo, il ricorrente non possiede un diritto ad ottenere un'autorizzazione di soggiorno e che, per di più, non è stata pronunciata la revoca di un simile permesso, egli non è toccato dalla decisione contestata nei suoi interessi giuridicamente protetti (art. 88 OG), per cui difetta della legittimazione a proporre un ricorso di diritto pubblico (DTF 122 I 186 consid. 2). In proposito, va osservato che, come è stato recentemente chiarito da codesta Corte, l'entrata in vigore, il 1° gennaio 2000, della nuova Costituzione federale del 18 aprile 1999 (Cost.) non ha comportato la modifica delle condizioni di ammissibilità del ricorso di diritto pubblico inoltrato per violazione del divieto d'arbitrio (art. 9 Cost. , precedentemente art. 4 vCost.), ragione per la quale non v'è motivo, in questo ambito, di scostarsi dell'attuale prassi in materia (sentenza destinata a pubblicazione del Tribunale federale del 3 aprile 2000 nella causa P, consid. da 2 a 6). Di conseguenza, le asserite violazioni dell'art. 9 Cost. formulate nel gravame, segnatamente la lesione del divieto dell'arbitrio nonché del principio della buona fede appaiono di primo acchito inammissibili. c) Il ricorrente può nondimeno far valere con tale rimedio che sono stati disattesi diritti di parte, riconosciutigli dall'ordinamento cantonale o sgorganti direttamente da norme costituzionali, la cui violazione costituisce un diniego di giustizia formale (DTF 122 I 267 consid. 1b e richiami). Egli non può però contestare, anche in modo indiretto, il merito della causa (DTF 114 Ia 307 consid. 3c); il ricorso non può quindi riferirsi a quesiti indissociabili dal merito del litigio, quali, segnatamente, il dovere per l'autorità di motivare sufficientemente la propria decisione e di prendere in considerazione gli argomenti giuridici sollevati dall'insorgente (DTF 122 I 267 consid, 1b; 122 II 186 consid. 2b non pubblicato; 120 Ia 227 consid. 1; 118 Ia 232 consid. 1 a e rispettivi rinvii). d) aa) Richiamandosi all'art. 29 Cost. , il ricorrente rimprovera in primo luogo al Governo ticinese di non avere evaso la censura secondo cui l'autorità di prime cure avrebbe revocato la propria decisione con cui gli concedeva un permesso di dimora annuale, assumendo di conseguenza un comportamento contraddittorio. La censura è inconferente. Come risulta dal giudizio querelato, il Consiglio di Stato ticinese ha chiaramente constatato, anche se in modo breve, che la lettera scritta il 31 maggio 1999 dalla Sezione dei permessi e dell'immigrazione non costituiva una decisione con cui si concedeva il permesso sollecitato. Non essendovi una decisione, la stessa non poteva quindi essere revocata. Su questo punto, il ricorso, infondato, va respinto. bb) Il ricorrente lamenta in seguito una lesione del proprio diritto di essere sentito in quanto non gli sarebbe stata data la possibilità di esprimersi sulla presa di posizione del 22 luglio 1999 dell'autorità federale. Anche tale critica va respinta. In effetti, il citato documento non è una presa di posizione: trattasi invero di una lettera accompagnatoria con cui l'Ufficio federale degli stranieri ha rinviato la causa all'autorità cantonale di prime cure per motivi di competenza e per giudizio. Tale scritto non avendo alcuna influenza sulla procedura avviata dal ricorrente in merito al rilascio di un permesso di soggiorno ai sensi dell'art. 14 OLS, il medesimo non doveva pertanto essergli comunicato. Anche su questo punto, il ricorso dev'essere respinto. Visto quanto precede, il gravame, trattato come ricorso di diritto pubblico, va respinto, nella misura in cui è ammissibile.