Citation: 5A_119/2016 E. 2

Il Tribunale di appello, premesso che i ricorrenti hanno promosso un'azione di manutenzione ai sensi dell'art. 928 CC e che la medesima poteva essere validamente proposta dai contitolari di tutte le proprietà per piani costituite sulla particella in questione, si è concentrato sull' "atto di illecita violenza" che costituisce condizione per l'azione di manutenzione. Ha ricordato, con riferimenti dottrinali, che deve trattarsi di un intervento di carattere materiale o immateriale che comporti una modifica della situazione di fatto. L'eventualità che a partire da un certo momento il possesso della parte convenuta ( in casu : l'impresa edile opponente) non sia più sorretto da un valido titolo giuridico non basta a configurare un atto di illecita violenza, se nessun mutamento della situazione di fatto è intervenuto nel frattempo. Peraltro, la risposta alla domanda se si sia in presenza di un atto di illecita violenza non deve implicare la soluzione di problemi di diritto legati ad un eventuale rapporto giuridico esistente fra le parti di cui sia necessario procedere all'interpretazione. Il Tribunale di appello ha accertato che, in concreto, lo stato di fatto era rimasto invariato dopo la rescissione contrattuale, mentre la qualificazione dell'atteggiamento del tutto passivo dell'opponente quale atto di illecita violenza dipende dalla validità della rescissione del contratto nonché dal diritto dell'opponente di rifiutare ogni prestazione fino ad avvenuto pagamento degli anticipi richiesti. Prendendo posizione su questi due ultimi temi, che vanno risolti nel quadro di un'azione petitoria, il Pretore avrebbe travalicato manifestamente i limiti dell'azione possessoria. Nel risultato la sentenza pretorile va tuttavia confermata: l'azione di manutenzione si rivela destinata all'insuccesso e, proposta in procedura di tutela giurisdizionale nei casi manifesti, va dichiarata inammissibile giusta l'art. 257 cpv. 3 CPC (RS 272).