Citation: 1P.558/2000 05.02.2001 E. 1

La pretesa punitiva spetta infatti unicamente allo Stato ed essi non possono quindi prevalersi di un interesse giuridico ai sensi dell'art. 88 OG (DTF 125 I 253 consid. 1b e rinvii; sentenza del 21 dicembre 1999 nella causa B., consid. 3, pubblicata in RDAT I-2000, n. 52, pag. 496 segg. ; sentenza del 6 dicembre 1999 nella causa R., pubblicata in RDAT I-2000, n. 53, pag. 498 segg. ; Gérard Piquerez, Procédure pénale suisse, Traité théorique et pratique, Zurigo 2000, pag. 812, n. 3820 segg.). Le citate persone non possono pertanto rimproverare all'autorità cantonale di aver violato la costituzione, segnatamente il divieto dell' arbitrio nell'applicare la legge, nell'accertare i fatti, nel valutare le prove o nell'apprezzarne la rilevanza (DTF 125 I 253 consid. 1b; sentenza del 6 dicembre 1999, citata). Questa giurisprudenza è stata mantenuta anche dopo l' entrata in vigore, il 1° gennaio 2000, dell'art. 9 Cost. (cfr. DTF 126 I 81 consid. 3-6, 97 consid. 1a). Nella fattispecie, rettamente, il ricorrente riconosce di non essere leso direttamente nella propria integrità fisica o psichica, in quanto beni giuridici non direttamente tutelati attraverso la repressione del reato di denuncia mendace (art. 303 CP), rivolto essenzialmente contro l'amministrazione della giustizia; egli non ha quindi qualità di vittima ai sensi della LAV (cfr. DTF 120 Ia 157 consid. 2d/aa; sentenza inedita del 14 ottobre 1996, nella causa H.C.S, consid. 1c/bb; sentenza del 6 dicembre 1999 nella causa R., pubblicata in RDAT I-2000, n. 53, pag. 499). b) Indipendentemente dalla carenza di legittimazione nel merito, il leso o il denunciante può tuttavia censurare la violazione delle garanzie procedurali che il diritto cantonale o gli art. 29 seg. Cost. e 6 CEDU gli conferiscono quale parte, sempreché tale inosservanza equivalga a un diniego di giustizia formale. Il leso o il denunciante può pertanto far valere, ad esempio, che il ricorso non sarebbe stato esaminato a torto nel merito, ch' egli non sarebbe stato sentito, che gli sarebbe stata negata la possibilità di offrire mezzi di prova o di consultare gli atti o che non gli sarebbe stata riconosciuta, a torto, la qualità di danneggiato (DTF 122 I 267 consid. 1b, 121 IV 317 consid. 3b, 120 Ia 220 consid. 2a; sentenza del 6 dicembre 1999, citata). Per contro, egli non è legittimato a censurare la valutazione che l'autorità ha fatto delle prove da lui offerte, segnatamente la circostanza che l'assunzione di queste prove sia stata rifiutata in base alla loro irrilevanza o al loro apprezzamento anticipato. Il giudizio su tali questioni non può infatti essere distinto da quello sul merito che tuttavia, come visto, il leso o denunciate non è legittimato a impugnare (DTF 120 Ia 157 consid. 2a/bb e rinvii). Ove il ricorrente critica la mancata assunzione da parte delle autorità cantonali delle prove da lui offerte, il ricorso di diritto pubblico è inammissibile per carenza di legittimazione. In effetti, la conclusione della Corte cantonale secondo cui nella fattispecie le prove richieste sono già state assunte nella precedente procedura e non vi erano né disponibilità di nuove prove da assumere, né la necessità di approfondire quelle già esistenti, non può essere rimessa in discussione dal ricorrente, tale censura confondendosi con il merito. In caso contrario, il ricorrente otterrebbe attraverso questa via di far rivedere il merito della decisione impugnata, ciò a cui non ha invece diritto, mancandogli la legittimazione (DTF 120 Ia 101 consid. 3b; Walter Kälin, Das Verfahren der staatsrechtlichen Beschwerde, 2a ed., Berna 1994, pag. 244). A torto egli ritiene quindi di essere legittimato a far valere con un ricorso di diritto pubblico la mancata assunzione dei mezzi di prova proposti. c) A titolo abbondanziale si può aggiungere che il giudizio impugnato rileva in ogni caso come le prove offerte dal ricorrente siano già state assunte nell'ambito del procedimento promosso contro lui stesso, senza che si sia potuto dedurre dalle medesime la prova dell'intenzionalità della denuncia mendace oggetto della domanda di promozione dell'accusa. Certo, il diritto di essere sentito comprende il diritto di offrire mezzi di prova su punti rilevanti (DTF 126 I 15 consid. 2a, 124 I 49 consid. 3a, 241 consid. 2). Tale diritto non impedisce tuttavia all'autorità di procedere a un apprezzamento anticipato delle prove richieste, se è convinta che esse non potrebbero condurla a modificare la sua opinione (DTF 126 II 71 consid. 4b/aa non pubblicato, 122 II 464 consid. 4a, 120 Ib 224 consid. 2b). In ossequio alla giurisprudenza secondo cui l'autorità che rinuncia all'assunzione di determinate prove fondandosi su un loro apprezzamento anticipato è di massima tenuta a indicare le ragioni per cui le ha ritenute irrilevanti o eventualmente inammissibili (DTF 112 Ia 107 consid. 2b; Michele Albertini, Der verfassungsmässige Anspruch auf rechtliches Gehör im Verwaltungsverfahren des modernen Staates, tesi, Berna 2000, pag. 378), la Corte cantonale ha sufficientemente motivato, ancorché in modo succinto, la decisione di non procedere all'assunzione delle prove proposte, rilevando come esse erano già state esaminate nel procedimento sfociato nella sentenza di assoluzione del ricorrente.