Citation: 1C_247/2007 11.03.2008 E. 3

3.1 Il ricorrente sostiene che la Corte cantonale avrebbe escluso a torto dal computo dell'area verde talune parti dei manufatti, negando poi la licenza edilizia per tutto il nuovo stabile e l'autorimessa. Al fine di garantire la conformità dell'intero progetto, avrebbe invece dovuto ricercare semplici correttivi che avrebbero consentito di recuperare i circa 30 m2 di area verde mancante. Adduce che si sarebbe segnatamente potuto sopprimere il locale deposito del nuovo stabile e ripristinare le aiuole verso via Vallemaggia, previste nella domanda di costruzione originaria. Lamenta al riguardo una violazione dell'autonomia comunale, del divieto dell'arbitrio e del principio della proporzionalità. 3.2 Secondo la giurisprudenza resa nell'ambito del previgente rimedio del ricorso di diritto pubblico (art. 84 segg. OG), il Tribunale federale riconosce ai privati la facoltà di invocare l'autonomia comunale a titolo ausiliario, a sostegno di altre censure (DTF 119 Ia 214 consid. 2c, 116 Ia 221 consid. 1e e rinvio). Ciò tuttavia solo quando il Comune non abbia espressamente o per atti concludenti rinunciato ad avvalersene (DTF 107 Ia 96 consid. 1c; sentenza 1P.319/2002 del 25 novembre 2002, consid. 1.2, apparsa in: RDAT I-2003, n. 59, pag. 211). Non vi è motivo di scostarsi da questa prassi nel contesto del ricorso in materia di diritto pubblico giusta l'art. 82 segg. LTF. In concreto, è quantomeno dubbio che il ricorrente possa validamente invocare una pretesa violazione dell'autonomia comunale poiché dalla risposta presentata dal Municipio di Locarno in questa sede, risulta che l'autorità comunale accetta la decisione dell'ultima istanza cantonale sulla questione della superficie verde e contesta le argomentazioni del ricorrente. Visto l'esito del ricorso, il quesito non deve comunque essere ulteriormente approfondito. 3.3 Nell'ambito del ricorso in materia di diritto pubblico per violazione dell'autonomia comunale, il Tribunale federale esamina sotto il profilo ristretto dell'arbitrio sia l'applicazione del diritto edilizio cantonale e comunale sia l'apprezzamento delle prove e l'accertamento dei fatti (DTF 132 I 68 consid. 1.1, 131 I 91 consid. 1 e rinvii). Nella misura in cui il ricorrente prospetta in questa sede possibili soluzioni che permetterebbero di raggiungere la quota minima di area verde prevista dal diritto comunale, il gravame è inammissibile. Egli disattende infatti, che il ricorso in materia di diritto pubblico è dato unicamente per fare valere la violazione del diritto (art. 95 LTF), sicché il Tribunale federale non è abilitato a stabilire la soluzione più adeguata per correggere le carenze della domanda di costruzione. 3.4 Giusta l'art. 13 lett. a cpv. 4 delle norme di attuazione del piano regolatore di Locarno (settore 2), il 40 % della superficie edificabile deve essere mantenuta libera da costruzioni e per almeno la metà sistemata a verde. Limitandosi ad addurre genericamente che la Corte cantonale non avrebbe potuto decidere in luogo del Comune ciò che non andava considerato quale "area verde", il ricorrente non fa valere, con una motivazione conforme agli art. 42 cpv. 2 e 106 cpv. 2 LTF, l'applicazione manifestamente insostenibile di questa disposizione, né sostanzia un accertamento dei fatti arbitrario (cfr., sulle esigenze di motivazione, DTF 133 II 249 consid. 1.4). Gli accertamenti contenuti nel giudizio impugnato riguardo alle superfici verdi non sono comunque in contrasto con gli atti, ma sono del tutto conformi ai piani di costruzione (cfr. piani n. 50 e 51). Fondandosi in modo sostenibile sulle caratteristiche dei manufatti, e senza quindi abusare del proprio potere di apprezzamento, la Corte cantonale ha inoltre stralciato dal computo dell'area verde le fioriere al piano seminterrato e l'aiuola sul tetto del deposito, non trattandosi di superfici libere da costruzioni ma di settori edificati arredati a verde. Pure l'esclusione delle aiuole lungo via Vallemaggia non presta il fianco a critiche, visto ch'esse non figurano sulla versione dei piani approvata, essendo state soppresse per fare posto a ulteriori posteggi (cfr. piano posteggi n. 60, revisione del 28 luglio 2006). Premesso che la Corte cantonale ha ritenuto a ragione che la sola eliminazione del deposito sul lato est della nuova palazzina non era sufficiente per rispettare la quota minima di area verde, non incombe come visto al Tribunale federale stabilire quale sia la soluzione più adeguata per raggiungerla. Le correzioni prospettate dal ricorrente comportano d'altra parte la modifica delle caratteristiche di alcuni posteggi e la loro eventuale soppressione, rimettendo in discussione il fabbisogno complessivo di posti auto stabilito dal Comune ed accettato dallo stesso ricorrente in sede di procedura edilizia. Esse presuppongono poi un ulteriore esame di aspetti tecnici e l'eventuale concessione di deroghe, le quali rientrano però innanzitutto nelle competenze dell'autorità comunale (cfr. art. 32 delle norme di attuazione del piano regolatore; sentenza 1P.776/2001 del 18 aprile 2002, consid. 4, apparsa in: RDAT II-2002 n. 1 pag. 3 segg.). In tali circostanze è quindi senza abusare del proprio potere di apprezzamento che la Corte cantonale ha confermato la licenza edilizia limitatamente alla sopraelevazione dello stabile esistente sul fondo part. n. 4781; questo intervento potendo anche avere una portata distinta nel contesto del progetto edilizio globale.