Citation: 4A_520/2008 20.07.2009 E. 3

In sede federale la violazione da parte dei ricorrenti degli obblighi assunti nel precontratto non è più contestata. Essi negano piuttosto l'esistenza di un nesso causale fra il loro comportamento e il danno vantato in causa dall'opponente, del quale contestano pure l'insorgere e l'ammontare. 3.1 Vi è causalità naturale (relazione di causa-effetto) quando un determinato comportamento costituisce la conditio sine qua non per il verificarsi di un certo risultato (DTF 133 III 462 consid. 4.4.2 pag. 470 con rinvii; 132 III 715 consid. 2.2 pag. 718) ovverosia, esso non può essere tralasciato senza che venga a mancare anche il risultato (DTF 125 IV 195 consid. 2b pag. 197, 117 V 369 consid. 3a pag. 376, 96 II 393 consid. 1 pag. 396). L'accertamento della causalità naturale è una questione di fatto (DTF 132 III 715 consid. 2.2 pag. 718; 130 III 591 consid. 5.3 pag. 601 con rinvii) e vincola pertanto il Tribunale federale, a meno che non sia stato svolto in violazione del diritto ai sensi dell'art. 95 LTF o in modo arbitrario (cfr. quanto esposto al consid. 2.2). È per contro una questione di diritto, che il Tribunale federale riesamina liberamente (alle condizioni esposte al consid. 2.1), quella di sapere se il risultato che si è verificato può essere imputato al comportamento dell'asserito danneggiatore (DTF 132 III 715 consid. 2.2 pag. 718; 116 II 519 consid. 4a pag. 524). Tale è il caso se il nesso di causalità non è solo naturale ma anche adeguato. Vi è segnatamente causalità adeguata quando un determinato comportamento, secondo l'ordinario andamento delle cose e l'esperienza generale della vita, è idoneo a provocare un risultato come quello che si è prodotto, così ch'esso ne appaia in modo generale favorito (DTF 129 II 312 consid. 3.3 pag. 318; 123 III 110 consid. 3a pag. 112). 3.2 Giusta l'art. 109 cpv. 2 CO, chi recede dal contratto ha diritto al risarcimento dei danni derivanti dal mancato contratto. Questa norma, come rettamente considerato nel giudizio impugnato, concede alla parte che recede legittimamente dal contratto il diritto di essere posto nella situazione in cui si troverebbe se il contratto non fosse mai stato concluso, ovvero il diritto al risarcimento del cosiddetto interesse negativo (sentenza 4C.286/2005 del 18 gennaio 2006 consid. 2.4, in ZBGR 87/2006 pag. 391). Per costante dottrina e giurisprudenza il danno si definisce come una diminuzione involontaria del patrimonio netto; esso corrisponde alla differenza fra lo stato attuale del patrimonio del danneggiato e quello presumibile se l'evento dannoso non si fosse prodotto. Il danno può presentarsi sotto forma di una diminuzione dell'attivo, di un aumento del passivo, di un mancato aumento dell'attivo rispettivamente di una mancata diminuzione del passivo (DTF 133 III 462 consid. 4.4.2 pag. 471 con rinvii; 130 III 145 consid. 6.2 pag. 167). La nozione di danno e i principi applicabili alla sua determinazione attengono al diritto mentre la sua esistenza e il suo ammontare riguardano l'accertamento dei fatti (DTF 130 III 145 consid. 6.2 pag. 167 con rinvii).