Citation: 4P.146/2005 10.10.2005 E. 4

Richiamandosi all'art. 190 cpv. 2 lett. a LDIP, in ingresso al proprio gravame la ricorrente esprime dei dubbi sull'indipendenza dell'arbitro unico avv. C.________, siccome attiva presso un importante studio legale ticinese, che potrebbe aver assunto mandati di rappresentanza da parte del signor E.________, di persone giuridiche a lui in qualche modo riconducibili o di sua moglie, di professione avvocato. Le sue riserve troverebbero conferma - prosegue la ricorrente - nel rifiuto dell'arbitro di rispondere alle richieste da lei formulate nella lettera del 25 maggio 2005 in ordine ad eventuali conflitti d'interesse. A prescindere da quanto appena esposto, la ricorrente afferma inoltre che in ogni caso l'arbitro si sarebbe dichiarato a torto competente (art. 190 cpv. 2 lett. b LDIP), la giurisdizione svizzera non essendo sorretta da alcuna valida clausola compromissoria. Nell'ambito dell'accordo concluso il 20 marzo 2002, le parti, unitamente alla D.________Srl, hanno infatti concordato il foro di Milano, annullando così la precedente pattuizione. Nulla muta, sempre secondo la ricorrente, il fatto che il 26 aprile 2004 D.________Srl abbia ceduto tutte le sue pretese all'opponente. 4.1 Nelle rispettive osservazioni sia l'opponente che l'arbitro hanno chiesto di dichiarare tardivi gli argomenti della ricorrente in quanto sollevati per la prima volta innanzi al Tribunale federale. L'opponente ha inoltre tacciato queste censure di temerarietà, chiedendo al Tribunale federale di tenerne conto in sede di attribuzione delle ripetibili. 4.2 Per quanto concerne la ricusa dell'arbitro, l'art. 180 cpv. 2 LDIP stabilisce che "Una parte può ricusare un arbitro da lei nominato, o alla cui nomina ha partecipato, soltanto per cause di cui è venuta a conoscenza dopo la nomina. La causa di ricusa dev'essere comunicata senza indugio al tribunale arbitrale e all'altra parte". Con riferimento alla competenza, l'art. 186 cpv. 2 LDIP prevede inoltre che "L'eccezione d'incompetenza dev'essere proposta prima di qualsiasi atto difensivo nel merito." Queste norme codificano la costante giurisprudenza del Tribunale federale, per cui le questioni concernenti l'organizzazione del tribunale vanno decise il più presto possibile nella procedura (DTF 130 III 66 consid. 4.3 pag. 75 con rinvii). Tale principio trova riscontro anche nell'art. 190 cpv. 3 LDIP, giusta il quale le decisioni pregiudiziali del tribunale arbitrale in merito alla sua nomina, composizione e competenza (cfr. art. 190 cpv. 2 lett. a e b OG) non solo possono ma anzi devono essere impugnate immediatamente dinanzi al Tribunale federale, pena la perenzione delle relative eccezioni (DTF citato; Bernard Corboz, op. cit., pag. 13 e 18). Il principio della buona fede obbliga infatti la parte che constata un vizio di procedura a segnalarlo subito, in un momento ove sia ancora possibile rimediarvi, e le vieta di attendere passivamente l'esito della causa, allo scopo di prevalersene - se del caso - successivamente dinanzi all'autorità di ricorso (DTF 119 II 386 consid. 1a). 4.3 Da quanto appena esposto discende che nel quadro della procedura di ricorso la parte può, di principio, far valere soltanto i motivi di ricusa di cui è venuta a conoscenza dopo l'emanazione del lodo (DTF 126 III 249 consid. 3c pag. 253 seg.). In concreto, si osserva che la ricorrente ha accettato senza nulla eccepire - nemmeno all'incontro svoltosi il 28 luglio 2004, quando è stato redatto l'atto di missione - la nomina dell'avv. C.________, la quale, prima ancora di essere formalmente designata, aveva peraltro allestito una dichiarazione d'indipendenza regolarmente notificata alle parti. Le perplessità in merito all'indipendenza dell'arbitro sono state espresse per la prima volta nello scritto del 25 maggio 2005, dopo la pronunzia del lodo, senza che siano stati però menzionati motivi concreti, di cui la ricorrente sarebbe venuta a conoscenza solo a quel momento, suscettibili di giustificare dubbi in merito all'idoneità dell'avv. C.________ a svolgere il compito affidatole. A tal scopo non basta, evidentemente, l'evocazione astratta della possibilità che un suo collega abbia assunto un mandato in qualche modo connesso con l'opponente, basata unicamente sul fatto che lo studio legale presso il quale l'avvocata svolge la sua attività è un "importante studio legale ticinese". I dubbi sull'indipendenza dell'autorità arbitrale devono infatti basarsi su fatti oggettivi, atti a indurre anche un osservatore ragionevole a nutrire delle incertezze quo all'imparzialità dell'arbitro (cfr. DTF 129 III 445 consid. 4.2.2.2 pag. 466). Le circostanze addotte dalla ricorrente non soddisfano questo requisito. 4.4 La censura relativa all'incompetenza dell'arbitro, formulata anch'essa per la prima volta in questa sede, non ha miglior fortuna. Essa poggia sulla tesi per cui la clausola compromissoria contenuta nell'accordo del 26 gennaio 2002 sarebbe stata superata dal contratto stipulato il 20 marzo 2002 dalle medesime parti. A prescindere dalla pertinenza di questa affermazione, nulla impediva alla ricorrente - la quale, d'altro canto, non pretende il contrario - di proporla già nell'ambito del procedimento arbitrale. Non solo non lo ha fatto, ma il 28 luglio 2004 ha sottoscritto l'atto di missione, nel quale è stato esplicitamente pattuito che il luogo dell'arbitrato era Lugano. Proposta per la prima dinanzi al Tribunale federale e dunque tardivamente, l'eccezione d'incompetenza risulta perenta (cfr. quanto esposto al consid. 4.2).