Citation: 6B_993/2017 E. 4.6

4.6. Il crimine a monte In ragione del suo carattere accessorio, la fattispecie di riciclaggio di denaro presuppone, oltre alla dimostrazione dell'atto di riciclaggio, anche quella del crimine a monte e della provenienza dei valori patrimoniali da tale reato (DTF 126 IV 255 consid. 3a). La giurisprudenza non impone tuttavia una "prova stretta" del reato a monte, in particolare non esige che ne siano conosciuti l'autore o le circostanze precise. È sufficiente la certezza che i valori patrimoniali provengono da un crimine. Il legame richiesto tra il crimine all'origine dei fondi e il loro riciclaggio è quindi volutamente tenue (DTF 138 IV 1 consid. 4.2.2). Giusta l'art. 305 bis n. 3 CP, l'autore è punibile anche se l'atto principale è stato commesso all'estero, purché costituisca reato anche nel luogo in cui è stato compiuto. La questione di sapere se il reato a monte commesso all'estero costituisca un crimine deve essere esaminata secondo il diritto svizzero (DTF 126 IV 255 consid. 3b/aa; sentenza 6B_718/2010 del 18 ottobre 2011 consid. 3.5.2, in RtiD 2012 I pag. 217 segg.). Per contro, alla luce del diritto estero, è sufficiente che esso si configuri in un atto penalmente riprensibile per il quale è comminata una pena (v. sentenza 6B_219/2013 del 28 luglio 2014 consid. 3). La qualifica precisa del reato a monte secondo il diritto estero non è determinante. Difatti, nell'ambito dell'art. 305 bis n. 3 CP, trova applicazione il principio della doppia punibilità astratta, sicché non occorre che i fatti alla base del reato a monte rivestano la medesima qualifica giuridica nella legislazione svizzera e in quella estera (v. DTF 136 IV 179 consid. 2).