Citation: 1P.297/2006 19.04.2007 E. 4

4.1 I ricorrenti rimproverano alla CRP di essere incorsa nell'arbitrio e di avere violato il loro diritto di essere sentiti per avere ritenuto che essi non avessero dimostrato il prospettato danno materiale né una grave lesione della personalità né il nesso di causalità con il procedimento penale. Sostengono che, dandosene il caso e con riferimento alla massima dell'ufficialità che reggerebbe la procedura di indennità, la CRP avrebbe dovuto chiedere loro di sostanziare maggiormente la pretesa e osservano di avere comunque specificato i mezzi di prova che intendevano assumere. Rilevano, in particolare nell'allegato integrativo del ricorso, che gli art. 317 segg. CPP/TI non disciplinano, limitandola, l'istruzione probatoria, la quale non dovrebbe scostarsi, anche per ragioni di parità di trattamento, da quella applicabile nell'ambito di una causa civile ordinaria. 4.2 Come rilevano rettamente i ricorrenti, nella procedura d'indennità retta dagli art. 317 segg. CPP/TI, il principio inquisitorio trova un'applicazione limitata, considerato che, come si è visto, l'onere della prova spetta all'istante e che la domanda d'indennità deve essere documentata e fondata su fatti precisi (Rep. 1998, n. 126, pag. 380, consid. 3). Il principio, la cui portata è determinata dal diritto cantonale ed è quindi esaminata dal Tribunale federale sotto il ristretto profilo dell'arbitrio, non dispensa inoltre la parte dal suo obbligo di collaborare all'accertamento dei fatti, segnatamente dall'onere di provare quanto sia in sua facoltà (DTF 120 V 357 consid. 1a e rinvii; cfr. sentenza 1P.602/2003 del 23 febbraio 2004, consid. 3.3, pubblicata in: RtiD II-2004, n. 12, pag. 32 segg.). I ricorrenti non censurano, con una motivazione conforme all'art. 90 cpv. 1 lett. b OG e alla giurisprudenza (cfr. DTF 130 I 258 consid. 1.3), un'applicazione arbitraria degli art. 317 segg. CPP/TI, riconoscendo anzi che in questa procedura l'istruzione probatoria non è esplicitamente disciplinata dal CPP/TI. Non costituisce comunque arbitrio né disparità di trattamento, il fatto che nell'ambito di una causa civile ordinaria (cfr. art. 165 segg. CPC/TI) sarebbe prevista una regolamentazione specifica per l'istruzione probatoria. Determinante in questo contesto è in effetti la natura diversa dalle procedure ed il loro differente disciplinamento. L'art. 320a cpv. 3 CPP/TI, entrato tuttavia in vigore dopo l'emanazione del giudizio impugnato (BU 2006, pag. 296), ammette peraltro di principio solo prove documentali, riservata in via eccezionale l'audizione di testimoni, l'assunzione di perizie e il richiamo di incarti, quando non è possibile dimostrare altrimenti un fatto. 4.3 Nella loro istanza alla CRP i ricorrenti si erano limitati ad addurre che B.________ avrebbe contratto una depressione che avrebbe causato il suo pensionamento anticipato, mentre A.________ non sarebbe stato promosso nonostante i suoi meriti. Avevano poi giustificato la richiesta di fr. 10'000.-- ciascuno a titolo di riparazione del torto morale asserendo semplicemente che l'ingiustizia subita sull'arco di cinque anni sarebbe da considerare grave. Risulta pertanto che i ricorrenti hanno accennato soltanto genericamente all'esistenza di un danno, limitandosi ad indicare una serie di testimoni e di prove che avrebbero dovuto dimostrarlo e quantificarlo. Essi però nemmeno sommariamente, pur nella minima misura del possibile, hanno indicato le puntuali componenti del danno, adducendo i motivi per cui la sua determinazione sarebbe stata possibile solo procedendo a un'istruttoria laboriosa, come visto di per sé non prevista dalla legge. Poteva in effetti essere ragionevolmente preteso dai ricorrenti che collaborassero all'accertamento dei fatti, fornendo quante più indicazioni possibili riguardo all'invalidità dell'uno, alla mancata promozione dell'altro e alle relative conseguenze economiche, versando innanzitutto agli atti la documentazione di cui avrebbero almeno in parte potuto disporre. Accennando per il resto unicamente alla pretesa gravità dell'ingiustizia subita, i ricorrenti neppure hanno addotto dinanzi alla CRP eventuali pregiudizi subiti all'integrità fisica e psichica tali da giustificare il riconoscimento di un'indennità a titolo di riparazione morale. Perché si possa ammettere una grave lesione alla personalità non è peraltro sufficiente ch'essi abbiano subito un leggero pregiudizio nella loro reputazione professionale o sociale (DTF 130 III 699 consid. 5.1 e rinvii, riguardante l'art. 49 CO). Nelle esposte circostanze è quindi senza incorrere nell'arbitrio che la Corte cantonale ha ritenuto che i ricorrenti non avessero sufficientemente precisato e documentato i fatti posti a fondamento delle loro richieste, rifiutandosi quindi di darvi seguito. Alla luce di queste considerazioni, il diniego di assumere le prove indicate nell'istanza non appare quindi lesivo del diritto di essere sentito, rilevato altresì che in concreto non è in discussione un formalismo eccessivo, per il fatto che la CRP non avrebbe permesso ai ricorrenti di sanare eventuali vizi di forma dell'atto di ricorso, bensì la portata del loro obbligo di collaborare all'accertamento dei fatti (cfr. DTF 128 II 139 consid. 2a). Ora, come si è visto, quest'obbligo non è stato interpretato in modo manifestamente insostenibile dai giudici cantonali.