Citation: 5A_208/2020 E. 2.3.1

2.3.1. Ella ritiene che il conseguimento di un reddito ipotetico non sarebbe esigibile. 2.3.1.1. A suo dire, i Giudici cantonali non avrebbero tenuto conto del disinteresse dell'opponente verso l'accudimento dei figli e l'economia domestica, impedendo così di fatto alla moglie di avere " un'attività professionale regolare e qualitativa " e di potersi poi reinserire professionalmente a tempo pieno dopo la fine del matrimonio. Le lacune della sua formazione sarebbero insomma imputabili all'opponente, " che non può quindi sottrarsi ora al suo obbligo di assistenza (art. 125 CC) ". Come già spiegato (supra consid. 2.1) e come si deduce direttamente dall'art. 125 cpv. 1 CC, il principio della solidarietà, secondo il quale i coniugi devono sopportare in comune le conseguenze della ripartizione dei compiti scelta in pendenza di matrimonio, cede il passo al principio dell'indipendenza economica dei coniugi dopo il divorzio. La Corte cantonale ha pertanto correttamente applicato il diritto federale partendo dal presupposto che la ricorrente può pretendere un contributo alimentare soltanto se non è in misura di provvedere da sé al proprio debito mantenimento. La censura si rivela infondata. 2.3.1.2. La ricorrente obietta poi che la Corte cantonale non avrebbe preso in considerazione il fatto che ella aveva già 51 anni al momento dell'inizio della procedura di divorzio (nel giugno 2015). Per determinare se il limite di età a partire dal quale non può più essere preteso da un coniuge di iniziare un'attività lucrativa è stato raggiunto occorre posizionarsi al momento della separazione (supra consid. 2.1; in concreto, nell'aprile 2011, quando la ricorrente aveva 47 anni), a meno che tale coniuge poteva in buona fede ritenere di non dovere procurarsi redditi propri (v. sentenza 5A_538/2019 del 1° luglio 2020 consid. 3.1 con rinvii). Al riguardo la ricorrente sostiene che l'opponente, non avendo contestato la decisione cautelare pretorile 31 marzo 2016, avrebbe accettato l'impossibilità di imporle di aumentare il suo reddito da attività lucrativa e che ella poteva pertanto presumere in buona fede che stava facendo tutto quanto si potesse ragionevolmente esigere per provvedere al proprio sostentamento. L'argomento appare poco convincente, considerato che, come anche sottolineato dalla Corte cantonale, nella causa di merito il marito non ha comunque smesso di pretendere di imputarle un reddito ipotetico al 100 %. In ogni modo, e come già spiegato (supra consid. 2.1), il limite di età fissato dalla giurisprudenza ha meno importanza se (come nella presente fattispecie) un coniuge già professionalmente attivo debba unicamente aumentare il suo grado di occupazione. La censura risulta quindi infondata. 2.3.1.3. La ricorrente sostiene poi che i Giudici cantonali non avrebbero tenuto conto del suo stato di salute, e meglio dei suoi " problemi psichici " legati alla difficile situazione famigliare. L'argomento si fonda su una circostanza che non emerge dagli accertamenti contenuti nell'impugnata sentenza, senza che sia preteso e tantomeno dimostrato che le condizioni che permettono al Tribunale federale di tenere conto di una fattispecie diversa da quella stabilita dall'autorità inferiore sarebbero soddisfatte (v. art. 97 cpv. 1 e 99 cpv. 1 LTF; supra consid. 1.3). La censura è inammissibile.