Citation: 6B_917/2018 E. 4.2.3

4.2.3. Occorre innanzitutto puntualizzare che, contrariamente a quanto preteso nel ricorso, il TPF non ha ritenuto che l'attività dell'autolavaggio fosse riconducibile o controllata alla cosca F.________. Si è limitato a rilevare come D1.________, eminente esponente della compagine 'ndranghetosa senza provata attività lecita, fosse associato alla società gerente l'autolavaggio e come la stessa gravitasse di riflesso attorno all'organizzazione all'epoca capeggiata da F.________, le cui attività di narcotraffico producevano cospicue liquidità nel periodo antecedente e concomitante l'alimentazione del conto ddd. Che D1.________ fosse socio, anche se non gerente, della società è del resto ammesso dalla stessa insorgente. Come obiettato nel gravame, le sentenze italiane relative al reato a monte non si sono chinate sul conto ddd. Nulla indica però che tale conto fosse noto alle autorità estere e del resto nemmeno la ricorrente lo pretende. Di modo che dal silenzio delle citate sentenze in merito al conto non può essere escluso che i relativi valori patrimoniali abbiano un'origine criminosa. Appare poi sorprendente che, nel rimproverare all'autorità precedente di aver negletto l'attività del marito di vendita e importazione di auto, la ricorrente citi il di lui verbale di interrogatorio, ovvero uno dei verbali di cui anche in questa sede ha ribadito l'inutilizzabilità e censurato la mancata estromissione (v. supra consid. 3.2). Sia come sia, se effettivamente il TPF non ha menzionato quest'ulteriore attività di D3.________, questo solo elemento non appare sufficiente a incrinare l'accertamento dell'origine criminosa dei valori patrimoniali che poggia sul seguente collegamento di elementi e indizi. La sentenza impugnata precisa che la ricorrente, formale titolare e avente diritto economico del conto ddd, ha negato che il denaro ivi depositato fosse di sua pertinenza, indicando il marito quale proprietario economico, il conto essendo destinato ad accogliere i risparmi da lui conseguiti con la sua attività professionale. Sennonché, il TPF ha evidenziato che egli non aveva poteri dispositivi sullo stesso, contrariamente a I.________, sua socia insieme al di lui fratello D1.________ nell'autolavaggio. L'autorità precedente ha in seguito rilevato che il conto è stato alimentato con versamenti per cassa per un importo globale superiore al miliardo di lire italiane tra il gennaio e non oltre l'agosto 1995. Come pertinentemente osservato dal TPF, gli importi e la tempistica di tale alimentazione mal si conciliano con pretesi risparmi o neri fiscali. Del resto, dopo l'agosto 1995, il conto non è più stato alimentato. Non risulta tuttavia che a partire da quel momento D3.________, indicato dalla moglie quale reale avente diritto economico del denaro, abbia cessato l'attività dell'autolavaggio, ceduta solo nel 1997, o qualsiasi altra attività redditizia da cui ricavare dei risparmi o dei neri fiscali, ricordato inoltre che egli è definito quale "artigiano" negli atti pubblici relativi alla società P.________ S.a.s. Né ciò è preteso dall'insorgente neppure con riguardo all'attività di vendita e importazioni di auto che rimprovera all'autorità precedente di aver negletto di considerare. Per contro, è assodato che, nel periodo precedente e concomitante l'alimentazione del conto ddd, la cosca F.________, a cui appartenevano i fratelli D1.________ e D2.________, era dedita a un importante traffico di stupefacenti che produceva cospicue liquidità. Con mente poi al periodo in cui si constata un'interruzione dell'alimentazione del conto, appare inoltre eloquente come esso praticamente coincida con l'intervento degli inquirenti italiani nei confronti di F.________ (nel giugno 1995) rispettivamente di D1.________ e D2.________ (all'inizio del 1996), membri della cosca 'ndranghetosa attiva nel narcotraffico. Non solo. Dal rapporto della divisione Analisi Finanziaria Forense del MPC, richiamato nella sentenza impugnata e nel gravame, emerge altresì che, dalla sua apertura sino alla sua chiusura, dal conto ddd sono stati pagati i premi per le polizze assicurative in favore di D1.________ e D2.________ (v. incarto 11.1.43 segg.). Tutti questi elementi hanno indotto il TPF a concludere che i valori patrimoniali del conto ddd fossero riconducibili ai fratelli D1.________ e D2.________ e non a D3.________ e ancor meno a G.________, che ha esplicitamente negato fossero di sua pertinenza. Avendo i tribunali italiani accertato che D1.________ e D2.________ non esercitavano alcuna attività lecita, ma appartenevano al consesso criminale votato al narcotraffico da cui scaturivano cospicui guadagni di cui solo una minima parte ha potuto essere confiscata, l'autorità precedente ha infine ritenuto che proprio l'ingentissima liquidità generata da tale narcotraffico è alla base dell'intera alimentazione in valori patrimoniali del conto ddd. Orbene, l'esistenza di un diritto dispositivo sulla relazione bancaria di I.________, moglie di D2.________, la natura e la tempistica dell'alimentazione del conto ddd considerate in parallelo all'attività e alle vicissitudini giudiziarie della cosca F.________, a cui appartenevano D1.________ e D2.________, nonché il pagamento di polizze assicurative intestate a questi ultimi a debito del citato conto sono gli elementi fattuali alla base dell'accertamento per cui la relazione bancaria è "rimasta anche in seguito nella disponibilità e sotto il controllo dei fratelli D.________". Erra quindi la ricorrente quando pretende che esso sarebbe privo di fondamento. Se, presi singolarmente, sono lungi dal sorreggerlo, è senz'altro sostenibile dedurre tale accertamento dal collegamento di questi elementi, in quanto globalmente convergenti. Inconferenti risultano infine le considerazioni ricorsuali sulla non confiscabilità degli introiti dell'autolavaggio, nel caso in cui lo si considerasse riconducibile all'organizzazione criminale. Infatti, benché il TPF abbia menzionato anche questa attività nelle sue conclusioni, poco prima esso accerta che il narcotraffico commesso nell'ambito dell'organizzazione F.________ ha "generato quell'ingentissima liquidità alla base dell'intera alimentazione in valori patrimoniali pervenuti su ddd" (sentenza impugnata pag. 21). In simili circostanze, non vi è alcuna violazione del diritto nel ritenere l'origine criminosa dei valori patrimoniali del conto ddd, in quanto frutto di un importante narcotraffico, ossia di reati che costituiscono dei crimini secondo il diritto svizzero (v. art. 19 cpv. 2 LStup; sentenza 6B_1441/2019 del 30 marzo 2020 consid. 2.4).