Citation: 5A_29/2023 E. 3.2.2

3.2.2. La ricorrente afferma che l'autorità inferiore sarebbe incorsa in errore considerando che tali importi si riferivano al periodo dal maggio 2020 e sostiene che il rimborso di tali somme sarebbe quindi stato chiesto (prima nell'ambito delle misure a tutela dell'unione coniugale e poi nel divorzio) non "a titolo di mantenimento", né quale "pretesa creditoria indipendente in ambito PUC", bensì "quale liquidazione e scioglimento del regime matrimoniale". Adduce che entrambi gli importi rivendicati corrisponderebbero a debiti da lei contratti erodendo il proprio patrimonio per sostenere le spese familiari nel 2016, quando il marito è uscito di casa lasciandola senza alcuna entrata dopo averla indotta a trasferirsi in Ticino. Per suffragare la sua tesi, si limita tuttavia a sostenere che nell'appello lei avrebbe chiaramente indicato che tali pretese si riferivano "al periodo 2016-2018, quando era pendente la procedura di protezione dell'unione coniugale e il marito aveva letteralmente abbandonato in tutti i sensi la famiglia" e che "non si comprende quindi da dove l'autorità inferiore abbia potuto considerare che tali somme si riferissero al periodo maggio 2020 e seguenti". Così facendo, ella non si confronta con le motivazioni che hanno determinato l'esito di questa censura: si limita ad opporre alla sentenza impugnata la propria lettura dei fatti, non riuscendo però a dimostrare né che le somme in questione sarebbero state chieste "non a titolo di mantenimento, ma quale liquidazione e scioglimento del regime matrimoniale", né che l'accertamento delle date a cui si riferiva lo scoperto sarebbe avvenuto in maniera manifestamente errata, né infine che l'importo preteso non sarebbe incluso nei fr. 46'540.-- versati a titolo di contributi alimentari arretrati da maggio 2020 a giugno 2021. Inconsistente risulta pure il rimprovero mosso ai Giudici cantonali di aver violato il suo diritto di essere sentita per essersi soffermati solo sull'importo di fr. 13'353.--, senza aver dato spiegazioni sul rifiuto di riconoscere la somma di fr. 24'040.--, poiché è chiaro che la prima motivazione, secondo cui la pretesa avrebbe dovuto essere fatta valere nel quadro delle misure a tutela dell'unione coniugale, riguardava entrambi gli importi e forniva elementi sufficienti per permettere alla ricorrente di comprendere le ragioni che li hanno indotti a pronunciarsi in un determinato modo (sull'art. 29 cpv. 2 Cost. v. DTF 148 III 30 consid. 3.1; 134 I 83 consid. 4.1), ragioni con le quali, come detto, lei non si è confrontata. Anche su questo punto il ricorso è quindi inammissibile.