Citation: 2P.212/2003 19.08.2003 E. 2

2.1 In materia di polizia degli stranieri, il ricorso di diritto amministrativo non è esperibile contro il rilascio o il rifiuto di permessi al cui ottenimento la legislazione federale non conferisce un diritto, salvo laddove un diritto all'ottenimento di un simile permesso si fonda su una disposizione del diritto federale o di un trattato internazionale (art. 100 cpv. 1 lett. b n. 3 OG e art. 4 LDDS [RS 142.20]; DTF 124 II 361 consid. 1a, 122 II 1 consid. 1a, 385 consid. 1a e rinvii). 2.2 Nel caso specifico, i ricorrenti non possono prevalersi di una norma particolare dell'ordinamento legislativo federale, da cui potrebbe derivare un diritto al rilascio di un permesso di soggiorno. In particolare l'ordinanza del 6 ottobre 1986 che limita l'effettivo degli stranieri non contempla un simile diritto (DTF 115 Ib 1 consid. 1b e rinvio). La prassi ha inoltre escluso che dall'art. 9 Cost. (art. 4 vCost.) possa essere dedotto un diritto all'ottenimento di un'autorizzazione a soggiornare in Svizzera (DTF 126 II 377 consid. 4). Da questo profilo, il gravame sfugge ad un esame di merito. 2.3 I ricorrenti invocano il principio della buona fede. L'applicazione del medesimo è subordinata a cinque condizioni le quali, se adempiute, permetterebbero di considerare che vi è un diritto al rilascio di un permesso di soggiorno (cfr. DTF 126 II 377 consid. 3 e richiami). Ciò non è tuttavia manifestamente in concreto, non essendo dato da vedere in che ai ricorrenti sarebbero state rilasciate concrete promesse o assicurazioni riguardo alla concessione di un'autorizzazione di soggiorno. Anche in proposito il gravame è inammissibile. 2.4 I ricorrenti invocano poi l'art. 11 Cost. e l'art. 3 cpv. 1 della Convenzione del 20 novembre 1989 sui diritti del fanciullo (RS 0.107), concernenti entrambi la particolare protezione che dev'essere concessa ai fanciulli. Sennonché, nemmeno da detti disposti scaturisce alcun diritto al rilascio del permesso richiesto (cfr. DTF 126 II 377 consid. 5). In proposito il ricorso è pure irricevibile. 2.5 Infine i ricorrenti si richiamano all'art. 3 CEDU e all'art. 25 cpv. 3 Cost. (che non ha portata propria rispetto al primo disposto), i quali vietano la tortura, rispettivamente pene o trattamenti inumani o degradanti. Orbene neanche dagli stessi deriva un diritto al rilascio di un permesso di soggiorno. Detti disposti proibiscono soltanto - se ciò si avvera necessario e adempiute precise condizioni - che il rinvio venga effettuato in un determinato paese. In concreto, i ricorrenti sono unicamente costretti a lasciare la Svizzera. Essi non sostengono di essere esposti nel loro paese d'origine a trattamenti inumani o degradanti, ma fanno valere in realtà la difficile situazione economica ivi vigente, alla quale però tutti i loro connazionali sono confrontati. Anche da questo profilo l'impugnativa sfugge pertanto ad un esame di merito.