Citation: 5A_45/2017 E. 3.3.2

3.3.2. Per quanto riguarda le finestre esistenti, i ricorrenti ritengono che l'autorità inferiore sarebbe incorsa in una violazione degli art. 9, 26 e 36 Cost. per avere ritenuto che l'art. 7 n. 7 lett. d delle norme di attuazione del piano particolareggiato del nucleo di Y.________ contenga una deroga implicita alle norme del diritto privato cantonale sulle distanze per le finestre e che il giudice civile non possa più ordinare la chiusura delle aperture in base agli art. 125 segg. LAC una volta che esse sono state autorizzate da una licenza edilizia. Ciò costituirebbe anche un inopinato cambiamento della prassi del Tribunale d'appello e sarebbe incompatibile con la giurisprudenza e la dottrina, nonché con la risoluzione 22 maggio 2007 del Consiglio di Stato del Cantone Ticino. In subordine, i ricorrenti asseriscono di aver esposto e dimostrato che le aperture sarebbero loro gravemente pregiudizievoli, rimproverando segnatamente alla Corte cantonale di essere incorsa nell'arbitrio ed in un diniego di giustizia. L'art. 168 LAC stabilisce che le disposizioni dei piani regolatori prevalgono su qualsiasi disposizione di diritto privato cantonale (v. supra consid. 3.1), quindi anche sulle norme relative alle distanze per le finestre previste agli art. 125 segg. LAC. Come già esposto, l'art. 7 n. 7 lett. d delle norme di attuazione del piano particolareggiato del nucleo d i Y.________, integrato nel piano regolatore di X.________, prescrive che nella trasformazione di rustici e stalle nel nucleo è ammesso il mantenimento delle aperture esistenti. Se è vero che il piano particolareggiato no n dice espressamente che in tal caso le norme sulle distanze minime prescritte dal diritto privato cantonale sono inapplicabili, ciò ancora non basta a dimostrare che l'interpretazione operata dalla Corte cantonale sia addirittura arbitraria. Considerato che tra gli scopi del piano particolareggiato del nucleo di Y.________ figura " la tutelae la valorizzazione delle componenti urbanistiche, architettoniche ed ambientali dell'antico villaggio ", non appare manifestamente insostenibile ritenere che il Comune abbia inteso favorire la conservazione delle aperture originarie e caratteristiche del nucleo, permettendo ai proprietari di rustici e stalle, al momento di una trasformazione, di conservare le finestre esistenti anche se non rispettano le distanze previste agli art. 125 segg. LAC. La censura di violazione dell'art. 9 Cost. appare pertanto infondata. La generica censura di violazione degli art. 26 e 36 Cost. non soddisfa invece le severe esigenze di motivazione poste dall'art. 106 cpv. 2 LTF. Come detto, la Corte cantonale si è limitata a constatare che, nel caso concreto, si hanno una norma di diritto pubblico disciplinante le aperture esistenti che deroga agli art. 125 segg. LAC ed un permesso di costruzione già cresciuto in giudicato che autorizza tali aperture, per cui il giudice civile è in linea di principio vincolato a questa decisione e non può ordinare la chiusura delle stesse. La sentenza impugnata non diverge pertanto d alle decisioni cantonali (v. in particolare la decisione 11.2011.70 della I Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino del 18 dicembre 2013 consid. 10) e dal parere degli autori menzionati dai ricorrenti che trattano invece la situazione in cui il piano regolatore non prevede alcuna disposizione sulle distanze per le finestre, sicché gli art. 125 segg. LAC rimangono applicabili e la loro presunta violazione può essere esaminata dal giudice civile malgrado già esista una licenza edilizia. La censura di arbitrio per incompatibilità con la giurisprudenza e la dottrina e per inopinato cambiamento della prassi del Tribunale d'appello risulta così infondata. Nemmeno la critica secondo cui l'autorità inferiore si sarebbe arbitrariamente discostata dalla risoluzione 22 maggio 2007 del Consiglio di Stato merita accoglimento, già per il fatto che non risulta che tale risoluzione avrebbe rinviato i ricorrenti al foro civile per quanto concerne la questione delle distanze per le aperture. Nel passaggio richiamato dai ricorrenti (peraltro senza che essi lamentino un accertamento dei fatti arbitrariamente incompleto da parte dell'autorità inferiore), il Consiglio di Stato si è limitato a trattare la loro censura relativa alla posa di imposte alle aperture del pianterreno della facciata est, affermando che era di natura privata e che la competenza per dirimerla spettava al foro civile. Quanto alla compatibilità delle aperture esistenti con la garanzia minima assicurata dal diritto privato federale, la Corte cantonale - oltre a rimproverare ai ricorrenti un'insufficiente argomentazione al riguardo - ha osservato che esse esistono fin dalla costruzione dello stabile agricolo nell'Ottocento ed erano già manifeste quando i ricorrenti hanno acquisito la loro particella nel 1998. Questi ultimi prevedono una grave perdita di privacy nell'utilizzo del proprio giardino poiché esposti "alla vista e all'udito di nuovi inquilini di uno stabile sinora disabitato", ma - considerata anche la tipologia di zona in cui si trova la loro costruzione (nucleo), come giustamente sottolinea l'opponente - nemmeno in questa sede riescono a dimostrare che ciò sia intollerabile dal punto di vista del diritto civile federale. Anche su questo punto il ricorso non può essere accolto.