Citation: H 299/99 11.01.2002 E. 6

6.- a) La ricorrente assevera di aver sempre applicato una percentuale di spese riconosciute tra il 28.05% ed il 35.40%, facilmente controllabile dalla Cassa, così come dall'INSAI e dal fisco, anche solo facendo capo ai bilanci e ai conti economici, peraltro esaminati dall'ispettore G.________ in occasione delle due revisioni del 15 novembre 1984 (per il periodo maggio 1980-dicembre 1983) e 15 dicembre 1988 (per il periodo 1984-1987). Voler richiedere nel 1993, con riferimento al periodo 1988-1992, giustificativi mai richiesti nelle pregresse revisioni, che si erano estese sull'arco di 8 anni, costituisce una modalità in evidente contrasto con il principio della buona fede, in base al quale la ditta poteva ritenere che il suo "modus operandi" fosse conforme al diritto delle assicurazioni sociali. b) In materia di diritto amministrativo il principio della buona fede, sancito dall'art. 9 Cost. , tutela la legittima fiducia dell'amministrato nei confronti dell'autorità amministrativa quando, assolte determinate condizioni, egli abbia agito conformemente alle istruzioni o alle dichiarazioni della stessa autorità. Secondo la giurisprudenza di regola un'informazione erronea è vincolante quando l'autorità, intervenendo in una situazione concreta nei confronti di persone determinate, era competente a rilasciarla, il cittadino non poteva riconoscerne l'inesattezza e, sempre che l'ordinamento legale non sia mutato nel frattempo, fidente nell'informazione ricevuta egli abbia preso delle disposizioni non reversibili senza pregiudizio (DTF 127 I 36 consid. 3a, 126 II 387 consid. 3a; RAMI 2000 no. KV 126 pag. 223, no. KV 133 pag. 291 consid. 2a; cfr. , riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 vCost. , la cui giurisprudenza si applica anche alla nuova norma, DTF 121 V 66 consid. 2a e sentenze ivi citate). In sostanza, il principio della buona fede conferisce al giudice la facoltà di non applicare una norma di diritto quando ne conseguisse un risultato iniquo o comunque in contrasto con l'ordinamento giuridico preso nel suo complesso o con il comune sentimento di giustizia. In senso lato, la buona fede va intesa, nel diritto pubblico, come un principio generale che vieta all'autorità e ai privati di servirsi, in ogni ambito delle loro relazioni, di procedimenti sleali e di agire con abuso di diritto e con attitudini contraddittorie (v., tra altre, sentenza del Tribunale federale del 29 ottobre 2001 in re B. consid. 2d/aa, 2A.261/2001). c) La D.________ SA ha nel periodo entrante in concreto in linea di conto - 1988-1992 - operato il computo a titolo di spese di trasferta e vitto applicando una percentuale personalizzata per ogni lavoratore collocato, in funzione dell'attività svolta e della dislocazione. Detto altrimenti, non vi è stata una calcolazione percentuale globale, ma una personalizzazione caso per caso sulla base di parametri individuali soggettivi, come risulta dall'esame a scandaglio dei cinque dischetti allestiti dalla Cassa nell'ambito della procedura di ripresa dei salari. Emerge infatti dagli stessi dischetti che la percentuale delle spese, computata in rapporto al salario, oscilla da un minimo tra 0% e 10% a un massimo tra 60% e 70%, passando da tutta la gamma di valori intermedi tra i due estremi. La personalizzazione delle percentuali applicate si evidenzia nel raffronto dello stesso personale collocato presso datori di lavoro diversi, rispettivamente in luoghi diversi, con il rilievo che resta aperta la questione di sapere se con luogo di lavoro sia intesa la sede del datore di lavoro o più verosimilmente, benché dagli atti nulla si evinca, se il luogo di lavoro sia diverso dalla sede del datore di lavoro. d) Il computo percentuale riassunto al considerando 5c consente di evidenziare come al momento della verifica operata il 15 novembre 1984 dall'ispettore G.________ doveva d'acchito apparire chiaro che l'incidenza delle spese nel periodo 1980-1983 era sensibile e tale da meritare approfondimenti particolari. Il revisore disponeva infatti di dati aziendali - bilanci e conti economici - dai quali era lecito inferire che potessero esserci degli errori nel metodo di valutazione delle spese per raffronto al salario, poco tranquillizzanti essendo difatti percentuali di spesa oscillanti dall'11. 15% al 20.63% del salario versato. Anche in occasione del secondo controllo, effettuato il 15 dicembre 1988, il revisore G.________ si sarebbe potuto avvedere con estrema facilità, disponendo anche in questa circostanza dei bilanci e dei conti economici, che le spese nel periodo 1984-1987 erano indicate in percentuali che esigevano una vigilanza accresciuta, ritenuto che l'indice oscillava tra il 20.32% e il 29.79%. Per il periodo 1988-1992 la ricorrente ha poi esposto spese nella percentuale tra il 24.45% e il 27.07%, che la decisione 20 settembre 1993 della Cassa non intende più riconoscere. Ora, la ditta insorgente ha sempre operato, dal 1980 al 1992, secondo le stesse modalità improntate ad una percentuale delle spese personalizzata in funzione delle peculiarità di ogni lavoratore collocato. È vero che, retrospettivamente, parecchie percentuali di spesa appaiono di sospetta generosità per raffronto al salario corrisposto. È altrettanto esatto però che la D.________ SA non aveva alcun motivo di ritenere che le modalità di calcolo esperite sull'arco di 13 anni - di cui 8 anni oggetto non solo di due controlli da parte della Cassa, eseguiti per il tramite del revisore G.________, ma anche dell'INSAI - improvvisamente non dovessero più valere. Per anni, infatti, l'insorgente si era determinata secondo schemi noti e di agevole controllo, se solo il revisore avesse svolto le sue incombenze come ragionevolmente ci si dovrebbe attendere da chi è chiamato ad effettuare funzioni di vigilanza. e) Dal verbale dell'udienza consacrata all'audizione testimoniale del revisore G.________ risulta, come già si è visto al considerando 5c, che l'interessato in occasione delle revisioni precedenti quella del 1993, vale a dire quelle del 15 novembre 1984 e del 15 dicembre 1988, si era accorto che nei conteggi vi era una posta riguardante le spese versate ai dipendenti della ricorrente per vitto e trasferta. Emerge pure che il revisore non le aveva ritenute irregolari, confortato in tale assunto dalla circostanza che dello stesso avviso era stato pure l'INSAI. A ragion veduta occorre dire a libero esame che l'atteggiamento del revisore della Cassa e dell'INSAI appare discutibile, dubbi dovendo sorgere in relazione a percentuali che avrebbero meritato maggior attenzione critica. Va comunque anche detto che, nell'arco temporale riferito al periodo topico della disputa qui oggetto di cognizione giudiziale, la situazione dell'incidenza delle spese per vitto e trasferta per il personale collocato dalle aziende di lavoro interinale era controversa a livello di attuazione pratica delle casse nei vari Cantoni. Vero è che l'UFAS è intervenuto a reiterate riprese per cercare di mettere ordine nel settore, con alterne vicende sivvero che ha intercalato precisazioni su precisazioni con conclusioni di discutibile chiarezza (cfr. considerando 5d). Sia come sia, la ricorrente era legittimata a concludere che il computo delle spese per vitto e trasferta fosse conforme al diritto delle assicurazioni sociali, nulla essa avendo sottaciuto che non potesse essere immediatamente e facilmente controllato dall'autorità amministrativa preposta a siffatto dovere di vigilanza. Percentuali dell'ordine indicato al considerando 5c non erano peraltro inusuali a quel tempo nel Cantone Ticino: così, in un giudizio 14 aprile 1992, pubblicato in RDAT 1992 II n. 60 pag. 139 segg. , il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino - chiamato a dirimere la disputa su deduzioni per spese che l'amministrazione voleva ridurre al 10%, dopo aver in precedenza concesso una deduzione forfettaria del 30% - aveva in conclusione riconosciuto una deduzione per spese del 20%. f) Ne consegue che la buona fede della ricorrente merita protezione, tanto più che non è possibile pretendere ora, a distanza di parecchi anni dai fatti, che l'interessata possa ancora dimostrare la corrispondenza puntuale delle spese computate con quelle effettivamente avute dai lavoratori collocati, atteso che un'istruttoria siffatta necessiterebbe di indagini laboriose - anche di natura peritale, avuto riguardo agli errori riscontrati nei rilievi operati dalla Cassa nei suoi accertamenti materializzatisi nei cinque dischetti prodotti - che uno Stato di diritto non può più imporre all'amministrato in quanto diverrebbero incompatibili con il diritto ad un equo processo entro un termine ragionevole nel senso dell'art. 6 n. 1 CEDU. In accoglimento del gravame, la decisione 20 settembre 1993 della Cassa va pertanto annullata per quanto riferita ai contributi di diritto federale. Sui contributi AF di diritto cantonale, si rinvia invece al considerando 2.