Citation: 4A_166/2009 29.06.2009 E. 3

Nella sentenza impugnata è stato preliminarmente rammentato che nell'azione di disconoscimento giusta l'art. 83 cpv. 2 LEF l'inversione dei ruoli processuali non influisce sull'onere della prova: il creditore-convenuto deve sostanziare e provare il fondamento del suo credito e il debitore-attore deve fare altrettanto per le eccezioni liberatorie che invoca. In seguito i giudici cantonali - applicando l'art. 321 cpv. 1 lett. b CPC, che vieta l'adduzione di eccezioni, fatti e prove nuovi in sede di appello - hanno dichiarato irricevibili sia le censure di errore (art. 23 CO), dolo (art. 28 CO) e lesione (art. 21 CO), sia il richiamo del vaglia cambiario dalla Pretura di Bellinzona, siccome proposti dal qui ricorrente per la prima volta in appello. Indi, il Tribunale d'appello ha affrontato l'argomento secondo cui il Pretore avrebbe violato il diritto di essere sentito del ricorrente rifiutando, per apprezzamento anticipato, di assumere le prove testimoniali a suo dire rilevanti. La motivazione della pronunzia cantonale su questo punto, centrale, è suddivisa in tre parti. 3.1 Nella parte introduttiva la Corte cantonale si è diffusa sul diritto alla prova derivante dall'art. 29 cpv. 2 Cost., che è temperato dalla facoltà del giudice di rifiutare le prove che si rivelassero manifestamente inefficaci o irrilevanti sulla base di una valutazione anticipata. Il rifiuto ingiustificato, sempre secondo la Corte ticinese, lede gli art. 8 CC e 8 Cost., con la conseguenza che la sentenza che Io pronuncia è annullabile o nulla per diritto federale e in forza degli art. 142 lett. b nonché 143 e 184 CPC/TI. Posti questi principi, l'autorità cantonale ha osservato che, contrariamente a quanto asserito dal ricorrente, in concreto il Pretore ha motivato il rifiuto delle prove testimoniali nel corso dell'udienza preliminare svoltasi 20 settembre 2007: D.A.________ non poteva essere interrogato perché fratello dell'attore; F.________ e E.________, invece, perché le loro audizioni non erano parse pertinenti né rilevanti, avuto riguardo alle tesi sostenute negli allegati introduttivi. La Corte ticinese ha condiviso entrambe le esclusioni: la prima in forza dell'art. 228 n. 2 CPC/TI; la seconda in considerazione delle allegazioni preliminari e d'appello del ricorrente. 3.2 I giudici d'appello hanno in seguito stabilito che il 10 marzo 2003 l'opponente aveva concesso al ricorrente un credito in conto corrente di fr. 400'000.-- in sostituzione di quello precedente, aperto l'11 luglio 2001, con il quale egli aveva ripreso la posizione debitoria della C.________SA in liquidazione. Essi hanno inoltre accertato che il 2 giugno 2006, dopo l'avvio della procedura esecutiva che ha dato origine all'attuale causa, egli aveva riconosciuto il debito in conto corrente "sino a concorrenza di fr. 354'071.--, confermando di avere ricevuto e visionato la documentazione bancaria, nonché di aver ricevuto e capito le informazioni e le spiegazioni per poter giudicare l'operato della B.________SA risultante dalla presente situazione patrimoniale, dando scarico alla banca sino al momento del riconoscimento". Questo riconoscimento del saldo in conto corrente, ha proseguito l'autorità cantonale citando prassi e dottrina, ha comportato novazione, con la conseguenza che il debitore ha perso la possibilità di avvalersi delle obiezioni e delle eccezioni che gli erano note e può fare valere soltanto l'errore, sulla base di fatti scoperti successivamente. In siffatte circostanze, hanno osservato i giudici ticinesi, la deposizione di F.________ non avrebbe potuto mutare l'esito della causa nemmeno se il teste avesse confermato le asserzioni del ricorrente. 3.3 Nella parte finale del giudizio la Corte ticinese ha ritenuto infondata la tesi secondo la quale il ricorrente era convinto in buona fede di potere esercitare il regresso verso i due co-avallanti. A questo proposito ha accertato che "l'attore al più tardi all'inizio del mese di febbraio 2003 sapeva con certezza che egli non avrebbe più potuto esercitare il suo diritto di regresso nei confronti degli altri due condebitori (art. 1046 CO) che avevano garantito per avallo". In effetti, in una sentenza del 28 gennaio 2003, la Camera di esecuzione e fallimenti aveva stabilito ch'egli aveva prima assunto (art. 176 cpv. 1 CO) e poi estinto il debito della C.________SA; di conseguenza, non subentrando egli per legge nei diritti della banca, non poteva beneficiare delle garanzie costituite a favore del primo creditore. In verità, ha soggiunto la Corte ticinese, avendo il ricorrente pagato il debito della C.________SA con valuta 30 giugno 2001, già la convenzione del 10 marzo 2003 aveva avuto effetto novatorio per rispetto a quella precedente del luglio 2001; il ricorrente era peraltro pienamente consapevole della propria situazione, tant'è che inizialmente aveva considerato responsabile il suo patrocinatore dell'epoca, il quale aveva notificato il suo errore all'assicuratore di responsabilità civile. 3.4 Alla luce di queste considerazioni, i giudici ticinesi hanno concluso che il 2 giugno 2006 il ricorrente non poteva essere in errore ed aveva anzi espresso il riconoscimento di debito senza condizioni, escludendo esplicitamente di prevalersi di eventuali inadempimenti della banca.