Citation: 5A_448/2015 E. 2.2.2

2.2.2. La ricorrente contesta inoltre la sua condanna a rifondere all'ex marito fr. 1'250.--. 2.2.2.1. Per quanto attiene alle spese di pulizia (fr. 1'000.--), ella sostiene che dalle prove agli atti non emergerebbe qual era lo stato dell'appartamento dopo la sua partenza e che pertanto non sarebbe stato dimostrato che non fosse pulito. Anche questa argomentazione diverge dall'accertamento contenuto dell'impugnato giudizio, senza che la ricorrente nemmeno pretenda che siano dati i presupposti che permettono al Tribunale federale di non porre a fondamento della sua sentenza i fatti così come sono stati stabiliti dall'autorità cantonale, e risulta quindi inammissibile. 2.2.2.2. Per quanto riguarda invece le spese di riparazione della tapparella (fr. 250.--), l'insorgente non contesta l'applicazione analogica dei principi in materia di locazione effettuata dalla Corte cantonale (sulla quale, pertanto, il Tribunale federale non si esprime), ma lamenta una violazione dell'onere della prova vigente in tale ambito: a suo dire incombeva all'ex marito dimostrare che il danno non fosse dovuto a normale usura, che non esistesse ancora al momento della consegna dei locali e che fosse stato ca usato dall'ex moglie, ciò in cui egli avrebbe fallito. L'art. 267 cpv. 1 CO prevede che, alla fine della locazione, il conduttore deve restituire la cosa nello stato risultante da un uso conforme al contratto. Da tale norma si deduce, a contrario, che il conduttore è tenuto a riparare i danni che eccedono l'usura normale della cosa. L'onere della prova del danno eccedente l'usura normale e dell'inesistenza di difetti al momento della consegna della cosa incombe al locatore (art. 8 CC); se tale prova è fornita, il conduttore è presunto responsabile, a meno che provi che nessuna colpa gli è imputabile (art. 97 CO; DTF 103 II 330 consid. 2b; sentenze 4C.261/2006 del 1° novembre 2006 consid. 3.1, in SJ 2007 I pag. 365; 4C.131/1995 del 15 novembre 1995 consid. 2, in SJ 1996 pag. 322; DAVID LACHAT, in Commentaire romand, Code des obligations, vol. I, 2a ed. 2012, n. 3 e 6 ad art. 267 CO). Ora, secondo quanto stabilito nell'impugnata sentenza, dinanzi all'autorità cantonale la qui ricorrente non ha comunque messo in dubbio che il danno alla tapparella eccedesse l'usura normale e che si fosse prodotto dopo il suo insediamento nei locali, ovvero i fatti la cui prova incombeva all'opponente. Ella si è limitata a sostenere di non essere responsabile del danneggiamento: come appena spiegato, spettava però a lei dimostrare che nessuna colpa le fosse imputabile. Ponendo a suo carico le conseguenze dell'assenza di tale prova, il Tribunale d'appello non è pertanto incorso in una violazione dell'art. 8 CC. La censura risulta infondata.