Citation: 6P.246/2006 19.09.2007 E. 4.1

È necessario chiarire preliminarmente alcuni aspetti che attengono all'ammissibilità - che il Tribunale federale esamina d'ufficio e con cognizione piena (DTF 131 II 58 consid. 1) - e a regole fondamentali del ricorso di diritto pubblico. 4.1.1 In forza del principio della sussidiarietà assoluta (art. 84 cpv. 2 OG) sono irricevibili le censure di violazione del diritto federale che possono essere fatte valere col ricorso per cassazione (art. 269 cpv. 1 PP). Sono tali quelle con le quali il ricorrente contesta la realizzazione del reato di truffa disquisendo sull'inesistenza di un inganno astuto e sul dovere della vittima di procedere ad accertamenti. Infatti, non basta affermare che il diritto federale è stato arbitrariamente violato per trasformare la questione in una censura di natura costituzionale; sapere se il diritto federale è stato violato o meno resta una questione di diritto federale e, come tale, proponibile con ricorso per cassazione. 4.1.2 L'atto di ricorso deve contenere l'esposizione dei fatti essenziali e quella concisa dei diritti costituzionali o delle norme giuridiche che si pretendono violati, e deve specificare in cosa consiste la violazione (art. 90 cpv. 1 lett. b OG). Il ricorrente deve presentare una motivazione giuridica esauriente, dalla quale si possa dedurre se e perché, eventualmente in quale misura, la decisione impugnata leda i suoi diritti costituzionali. Il Tribunale federale esamina soltanto le censure che rispettano queste esigenze; non applica d'ufficio il diritto (DTF 130 I 26 consid. 2.1; 129 III 626 consid. 4 e rinvii). 4.2 Nel suo gravame l'insorgente contesta la natura del legame che lo univa alla vittima come pure il tipo di gestione patrimoniale che era chiamato a compiere. Orbene, il Tribunale federale non è un'istanza d'appello che rivede liberamente i fatti. È compito del ricorrente invocare e motivare l'eventuale arbitrio nell'accertamento dei fatti commesso dall'ultima istanza cantonale. Non può, come nella fattispecie, semplicemente scostarsi da quanto stabilito dall'autorità cantonale senza sostanziare arbitrio di sorta. Carente di qualsiasi motivazione, la censura si rivela pertanto inammissibile. 4.3 Il ricorrente si duole in particolare del rifiuto delle autorità cantonali di procedere a una perizia sul suo stato fisico e mentale al fine, da un lato, di accertare il grado della sua responsabilità penale e, dall'altro, di esaminare l'opportunità di ordinare una misura ai sensi dell'art. 43 CP. Tale rifiuto sarebbe costitutivo d'arbitrio e costituirebbe inoltre una violazione dei diritti della difesa garantiti dagli art. 32 cpv. 2 Cost. e 6 CEDU, del diritto di essere sentito previsto all'art. 29 cpv. 2 Cost. nonché del diritto a un equo processo giusta l'art. 6 CEDU. Ai sensi dell'art. 13 CP l'autorità giudicante ordina l'esame dell'imputato qualora si trovi in dubbio circa la sua responsabilità ovvero qualora, per ordinare una misura di sicurezza, occorrano informazioni sul suo stato fisico o mentale. Se il giudice ignora, non si rende conto o contesta a torto che una di queste condizioni è adempiuta, o se, pur riconoscendolo, rinuncia comunque all'espletamento di una perizia, egli viola il diritto penale federale. Lo stesso dicasi per gli altri casi ove il diritto federale prescrive una perizia (v. art. 42, 43, 44, 100 CP). In queste circostanze, la via del ricorso per cassazione è aperta, ciò che esclude la possibilità di inoltrare un ricorso di diritto pubblico (DTF 103 Ia 55). Per contro, se il ricorrente critica la perizia o gli accertamenti di fatto da questa dedotti dal giudice, egli contesta la valutazione delle prove e deve quindi agire mediante ricorso di diritto pubblico (DTF 106 IV 97 consid. 2; 105 IV 161 consid. 2). Nella fattispecie, né il giudice di primo grado né la CCRP hanno ordinato una perizia psichiatrica. Di conseguenza la censura formulata nel gravame attiene in realtà alla violazione del diritto federale, censura proponibile con ricorso per cassazione. Anche su questo punto, l'impugnativa in esame si palesa così inammissibile. 4.4 Infine, il ricorrente sostiene che, l'autorità cantonale sarebbe incorsa in arbitrio ritenendo solo una scemata responsabilità di grado medio. 4.4.1 Per costante giurisprudenza, un accertamento dei fatti o un apprezzamento delle prove è arbitrario solo quando il giudice ha manifestamente disatteso il senso e la rilevanza di un mezzo probatorio, ha omesso, senza fondati motivi, di tenere conto di una prova importante, idonea a influire sulla decisione presa, oppure quando, sulla base degli elementi raccolti, egli ha fatto delle deduzioni insostenibili (DTF 129 I 8 consid. 2.1). 4.4.2 Secondo il rapporto del 10 luglio 2002 allestito dal dott. B.________, il ricorrente soffre di problemi psicopatologici consistenti in un disturbo di personalità misto (F61.0 ICD-10), in una distimia (F34.1 ICD-10), in un abuso saltuario di ansiolitici (F13.1 ICD-10) e di alcolici (F10.1 ICD-10) e di numerosi problemi fisici agli occhi (glaucoma), allo stomaco (precedente ulcera gastrica), ecc. Alle buone facoltà intellettuali dell'insorgente fa ostacolo, in misura preponderante, un persistente disturbo della personalità che lo ha spinto alla ricerca di mete grandiose con fantasie di successo cui sono seguiti non altrettanto proporzionati e adeguati comportamenti con fatali insuccessi e repentino crollo dell'autostima e conseguenti passaggi all'atto di tipo suicidale. Questo si è ripetuto più volte senza aver portato a correzioni cognitive o di strategia o di comportamento adeguato (persistenza di tratti di personalità). Su queste basi, lo psichiatra ha quindi considerato che la capacità di apprezzamento dell'accusato rispetto a fatti della vita in generale e a fatti che poi si distinguono in reati inficiata in misura importante dal suddetto disturbo di personalità, aggravato ultimamente dalla sindrome depressiva. Non è tanto l'intendere a essere compromesso, ma la capacità di agire secondo discernimento. 4.4.3 Sulla base di tale rapporto, il ricorrente sostiene che la CCRP non poteva non concludere per la sua completa e totale irresponsabilità o, in via subordinata, almeno per uno stato di scemata responsabilità in "misura importante", riprendendo l'espressione utilizzata dallo psichiatra, e quindi grave. Orbene, la corte cantonale ha considerato che, ritenendo un'incapacità d'intendere e di volere di grado medio, il primo giudice aveva riconosciuto al ricorrente un'importante limitazione della facoltà di discernimento. In assenza di ulteriori accertamenti, essa ha concluso che non si poteva rimproverare al Presidente della Corte delle assise correzionali di aver disatteso a torto un'incapacità grave o addirittura totale. Tali considerazioni sfuggono alle critiche di arbitrio sollevate dal ricorrente. Infatti, contrariamente a quanto preteso nel gravame, non si può dedurre dalle osservazioni formulate dal dott. B.________ che l'accusato abbia agito, al momento dei fatti, in uno stato di completa e totale irresponsabilità. Lo psichiatra si è invero limitato a definire la sua capacità di apprezzamento inficiata, ma non integralmente offuscata. Quanto poi al grado di scemata responsabilità, la CCRP ha rilevato che, pur avendo accertato una capacità di apprezzamento inficiata in modo importante, lo specialista non ha indicato in che misura ciò abbia influito sulla capacità d'intendere e di volere dell'imputato. In simili circostanze, non si scorge come l'autorità cantonale, riconoscendo uno stato di scemata responsabilità di grado medio, abbia commesso arbitrio. Certo, il ricorrente sostiene che, al fine di chiarire questo punto, la CCRP avrebbe dovuto ordinare una perizia. Avendo rifiutato la richiesta del ricorrente in tal senso, essa avrebbe pertanto commesso arbitrio. Sennonché, tale censura è inammissibile in questa sede, poiché, come già esposto (v. consid. 4.3), la questione di sapere se nella fattispecie si doveva procedere all'esame peritale dell'accusato dev'essere risolta alla luce dell'art. 13 CP e quindi nell'ambito di un ricorso per cassazione. Ne consegue che, in quanto ammissibile, la censura di arbitrio si rivela infondata. 4.5 Da quanto precede discende che, nella limitata misura in cui è ammissibile, il ricorso di diritto pubblico dev'essere respinto. Essendo l'impugnativa sin dall'inizio priva di probabilità di esito positivo, non possono essere concessi né il beneficio del gratuito patrocinio né l'esenzione dal pagamento della tassa di giustizia (art. 152 cpv. 1 e 2 OG). Le spese seguono pertanto la soccombenza (art. 156 cpv. 1 OG). La tassa di giustizia tiene tuttavia conto della situazione del ricorrente (art. 153a cpv. 1 OG).