Citation: 1B_530/2018 E. 2.4

2.4. Ora, premesso che la partecipazione dell'accusatore privato al procedimento penale non implica di per sé una condanna dell'imputata, il fatto che se del caso la procedura civile potrebbe essere più difficoltosa non induce chiaramente a scostarsi dalla giurisprudenza e dalla dottrina poste a fondamento dell'impugnato giudizio, con le quali il ricorrente, disattendendo il suo obbligo di motivazione (art. 42 LTF), peraltro non si confronta (vedi tra altre sentenze 1B_450/2015 del 22 aprile 2016 consid. 2.2 e 6B_458/2015 del 16 dicembre 2015 consid. 4). Anche nel ricorso in esame, egli insiste più volte sul fatto che la sua partecipazione al procedimento penale non tende al risarcimento di pretese civili, ma unicamente all'ottenimento di un verdetto di colpevolezza nei confronti dell'accusata. Del resto il ricorrente neppure adduce d'aver fatto valere pretese civili, in effetti né quantificate né specificate (su questa esigenza vedi DTF 141 IV 1 consid. 1.1 pag. 4). Egli non dimostra d'altra parte che la conclusione della CRP di ritenere che, in applicazione dell'art. 353 cpv. 2 secondo periodo CPP, le pretese civili sono state "implicitamente" rinviate al foro civile, sarebbe addirittura arbitraria (su questa nozione vedi DTF 144 II 281 consid. 3.6.2 pag. 287; 144 IV 136 consid. 5.8 pag. 143; 144 III 145 consid. 2 pag. 146). Anche su questo punto la critica ricorsuale, secondo cui la decisione impugnata sarebbe insufficientemente motivata e pertanto costitutiva di un diniego di giustizia formale, non regge, visto che la stessa si esprime, in maniera comprensibile per il ricorrente, su tutti gli aspetti decisivi della vertenza (DTF 142 II 154 consid. 4.2 pag. 157 e rinvii). Né è stato violato il suo diritto di essere sentito (al riguardo vedi DTF 144 I 11 consid. 5.3 pag. 17; 143 V 71 consid. 4.1 pag. 72). Accennando all'omissione del PP di esprimersi sulla domanda di gratuito patrocinio, il ricorrente neppure sostiene che l'avrebbe sollecitato ad agire in tal senso. Anche il fatto che la CRP ha ritenuto che detta domanda fosse implicita è ininfluente, visto che la Pretura penale l'ha poi trattata, respingendola. L'accenno a una lesione dell'art. 6 n. 1 CEDU non regge, ricordato che il ricorrente potrà se del caso proporre una domanda di gratuito patrocinio nel quadro di un'eventuale procedura civile, nell'ambito della quale avrà diritto a un processo equo. Né si è in presenza dell'accennata violazione dell'art. 13 CEDU, rilevato che nulla gli impedisce di far valere le sue pretese nel quadro di tale procedimento.