Citation: 1E.5/2003 15.07.2003 E. 3

La CFS ha accertato che la ricorrente, divenuta proprietaria della particella n. XXX situata nella zona edificabile, era intenzionata a realizzare un progetto concreto di costruzione, per il quale il Municipio di Lodrino le aveva rilasciato la licenza edilizia. Ha quindi ritenuto adempiute le condizioni per riconoscerle il risarcimento del danno derivante dal bando d'espropriazione, stabilito in una perdita di reddito di fr. 4'800.--, nonché la completa rifusione della nota professionale esposta dal suo patrocinatore nella procedura espropriativa. Queste indennità non sono qui litigiose e non devono essere esaminate oltre, la ricorrente postulando, come si è visto, il risarcimento di ulteriori pregiudizi, negati dalla CFS. 3.1 A ragione quest'ultima Autorità ha tuttavia limitato il risarcimento delle spese legali agli atti di patrocinio nella procedura di espropriazione. In effetti, le spese sostenute nella causa edilizia, su cui insiste la ricorrente, erano volte all'ottenimento definitivo del permesso di costruire, ma non erano direttamente riconducibili alla tutela degli interessi della ricorrente nella vertenza espropriativa, avviata peraltro dopo l'inoltro della domanda di costruzione. Esse non rientrano negli esborsi resi necessari dalla procedura espropriativa (art. 115 LEspr), né sono connesse alla rinuncia all'espropriazione, sicché non costituiscono un danno risarcibile ai sensi dell'art. 14 cpv. 2 LEspr (cfr. Hess/Weibel, op. cit., pag. 195 n. 9). 3.2 La CFS ha d'altra parte accertato che il progetto iniziale, del 1999, prevedeva l'edificazione sulla particella di una casa unifamiliare con una superficie complessiva abitabile di 103,87 m2 e un volume di 532,40 m3, oltre ai 135,23 m3 dell'autorimessa. L'edificio effettivamente realizzato in base alla successiva licenza edilizia, del 2001, era invece un'abitazione unifamiliare con studio professionale, di una superficie utilizzabile pari a 206,54 m2 e con un volume complessivo di 976,53 m3. La CFS ha pure rilevato che le possibilità di utilizzazione erano diverse nei due casi: il progetto iniziale non prevedeva in particolare spazi esplicitamente riservati alle attività terapeutiche, mentre l'edificio attuale presenta un centro di benessere di 72 m2 separato dalla parte abitativa. Questi accertamenti non sono inesatti o incompleti (art. 104 lett. b OG), e d'altra parte la ricorrente stessa riconosce che l'edificio realizzato si differenzia dal primo progetto segnatamente per una maggiore volumetria e diverse possibilità di utilizzazione. Viste le rilevanti divergenze tra i due progetti, la CFS poteva quindi, senza eccedere o abusare del proprio potere di apprezzamento (art. 104 lett. a OG), ritenere due locali del progetto iniziale, ciascuno con una superficie di poco superiore ai 10 m2, insufficienti a ospitare un'attività professionale di portata analoga a quella effettivamente esercitata dalla ricorrente, sicché il contratto di locazione per uno studio di terapia concluso dalla ricorrente per il periodo dal 1° ottobre 1999 al 31 dicembre 2000 non sta in rapporto con la procedura espropriativa. Gli ulteriori contratti stipulati dalla ricorrente, destinati in particolare al deposito di mobilio e di altro materiale, iniziavano il 1° luglio 1999, prima quindi dell'avvio dell'espropriazione, e quando un'abitazione non era stata realizzata, né la ricorrente disponeva di una licenza edilizia cresciuta in giudicato per iniziarne la costruzione. La circostanza ch'essa ha lasciato la sua precedente sistemazione quando non le sarebbe stato in ogni caso concretamente possibile fare capo all'abitazione progettata non è quindi riconducibile alla procedura espropriativa e d'altra parte, in una simile situazione, spettava alla ricorrente adottare le misure ragionevolmente idonee a ridurre un eventuale suo pregiudizio (cfr. DTF 105 Ib 88 consid. 3 pag. 93; René A. Rhinow/Beat Krähenmann, Schweizerische Verwaltungsrechtsprechung, Ergänzungsband, Basilea 1990, pag. 404, n. 128/XI). 3.3 Pure a ragione la CFS ha negato alla ricorrente un'indennità per il preteso aumento dei costi di costruzione, corrispondenti a un asserito mancato sconto, di almeno fr. 15'000.--, sulla fornitura di elementi prefabbricati. Risulta che l'offerta promozionale si riferiva al primo progetto, non realizzato, il quale presentava, come si è rilevato, caratteristiche sostanzialmente diverse rispetto all'edificio attuale. In tali circostanze, la mancata concessione dello sconto riguardo alla prima progettazione non è d'acchito trasponibile alla costruzione effettivamente realizzata, né prova di per sé un danno in relazione appunto a quest'ultima opera. D'altra parte, senza eccedere nel potere d'apprezzamento, la CFS ha sostanzialmente considerato che la costruzione eseguita in base alla nuova progettazione aveva permesso alla ricorrente di sfruttare maggiormente le possibilità edificatorie del fondo, evitando una costruzione a tappe che avrebbe comportato, tutto sommato, oneri superiori rispetto al preteso aumento dei costi dovuto al ritardo causato dalla procedura espropriativa.