Citation: B 45/05 13.04.2006 E. 3

3.1 Secondo giurisprudenza, in assenza di una norma statutaria o regolamentare che la preveda specificatamente, la restituzione di prestazioni della previdenza professionale versate a torto è retta dagli art. 62 segg. CO, e questo sia in materia di previdenza obbligatoria che di previdenza più estesa (DTF 130 V 417 consid. 2, 128 V 50, 128 V 236, 115 V 118). 3.2 La LPP - nella versione determinante in concreto - contiene principalmente disposizioni disciplinanti la previdenza professionale obbligatoria (art. 49 cpv. 2) e non prevede norme regolanti la restituzione di prestazioni versate a torto da un istituto di previdenza. Per parte sua, l'art. 25 LPGA, che, a partire dal 1° gennaio 2003, ha introdotto, negli altri ambiti delle assicurazioni sociali, un obbligo generalizzato di restituzione delle prestazioni indebitamente riscosse, non torna applicabile alla previdenza professionale (DTF 128 V 240 consid. 2b). Quanto all'ambito della previdenza eccedente il minimo obbligatorio (previdenza preobbligatoria, subobbligatoria o sovraobbligatoria), altrimenti detto della previdenza più estesa (DTF 114 V 37 in initio), i diritti e gli obblighi degli assicurati in materia di prestazioni sono principalmente retti dal regolamento di previdenza. Quando l'affiliato è al servizio di un'impresa privata, questo regolamento - segnatamente le sue condizioni generali, alle quali l'assicurato si sottomette espressamente o per atti concludenti - costituisce il contenuto predefinito di un contratto (sui generis) detto di previdenza (DTF 115 V 119 consid. 3c, 112 II 249; RSAS 1999 pag. 385 consid. 2a; Riemer, Vorsorge-, Fürsorge- und Sparverträge der beruflichen Vorsorge, in: Festgabe zum 60. Geburtstag von Walter R. Schluep, pag. 236 segg.). Nel caso di istituti di diritto pubblico, le disposizioni necessarie sono emanate dalla collettività dalla quale dipendono (art. 50 cpv. 2 LPP), di guisa che i rapporti giuridici tra l'istituto e l'affiliato sono di principio retti dal diritto pubblico, federale, cantonale o comunale (Riemer, op. cit., pag. 233; cfr. pure, del medesimo autore: Das Recht der beruflichen Vorsorge in der Schweiz, pag. 107 nota 27). Ne discende di conseguenza la liceità del richiamo a una regola generale (segnatamente: all'art. 63 cpv. 1 CO) sulla restituzione unicamente in assenza di una topica norma statutaria o regolamentare (DTF 115 V 119 consid. 3c). 3.3 Giusta l'art. 23 cpv. 2 Legge sulla Cassa pensioni dei dipendenti dello Stato (LCPD; RL/TI 2.5.5.1), in caso di collocamento a riposo anticipato, la pensione di vecchiaia (calcolata secondo l'art. 22) è ridotta in modo permanente dello 0,4% per ogni mese d'anticipo rispetto al compimento dei 60 anni. Viene inoltre versato il supplemento sostitutivo della rendita AVS/AI secondo l'art. 27. Per parte sua, l'art. 27 LCPD stabilisce che il pensionato per invalidità o per vecchiaia ha diritto a un supplemento sostitutivo annuo fintanto che non percepisce una rendita AVS/AI (cpv. 1). A norma dell'art. 13 Regolamento della Cassa pensioni dei dipendenti dello Stato (RCPD; RL/TI 2.5.5.1.1), se la prestazione della Cassa è stata calcolata in modo errato, essa deve essere rettificata, gli importi versati in più o in meno essendo rimborsati o versati senza interessi (cpv. 1). Per il suo secondo capoverso, chi intenzionalmente induce la Cassa a pagare le prestazioni cui non ha diritto, oppure incassa siffatte prestazioni in mala fede, deve rimborsare le somme indebitamente riscosse con un interesse composito del 5%. Rimane inoltre riservata l'azione penale. 3.4 Nel caso di specie, trattandosi di prestazioni che eccedono il minimo obbligatorio LPP, i supplementi sostitutivi della rendita AVS/AI litigiosi di cui è chiesta la restituzione attengono alla previdenza più estesa. Ne discende l'applicabilità di principio della regolamentazione previdenziale cantonale per determinare i rapporti giuridici tra l'istituto e l'affiliato. 3.5 Ravvisando un caso di applicazione dell'art. 13 cpv. 2 RCPD e rilevando la mala fede dell'assicurato per il fatto che egli, nonostante il chiaro obbligo impostogli dagli art. 54 LCPD e 30 RCPD e ripreso dai conteggi delle prestazioni periodicamente inviatigli ("Obbligo dell'informazione: I beneficiari di rendite devono annunciare immediatamente all'Amministrazione della Cassa Pensioni ogni cambiamento delle condizioni che possa causare la soppressione, la riduzione o l'aumento delle prestazioni pagate. Ciò è necessario, specialmente per i casi di: [...] concessione di una rendita da parte dell'Assicurazione Federale per l'invalidità (AI) [...]"), non ha informato la Cassa in merito all'avvenuta attribuzione di una rendita intera da parte dell'AI e si sarebbe pertanto reso responsabile di una grave negligenza escludente la buona fede, non da ultimo anche perché avrebbe quantomeno dovuto sapere - tenuto conto della chiara denominazione della prestazione - che il supplemento sostitutivo non sarebbe stato conciliabile con la contestuale assegnazione di una simile rendita, il Tribunale cantonale delle assicurazioni ha riconosciuto l'obbligo di restituzione e negato, per carenza di buona fede, il diritto al condono. 3.6 Il Tribunale federale delle assicurazioni ritiene di potere condividere, quantomeno nel risultato, le conclusioni dell'istanza precedente. Infatti, anche qualora si intendesse contestare l'accertamento relativo alla mala fede operato dai primi giudici (a proposito della nozione di buona/mala fede in materia di restituzione di prestazioni indebitamente riscosse nell'ambito della previdenza professionale cfr. RSAS 1999 pag. 384 segg.) e si volesse ammettere che, nel ricevere la lettera 22 aprile 1998 dell'Ufficio stipendi e assicurazioni del Dipartimento cantonale delle finanze e dell'economia - contenente, oltre all'indicazione dell'avvenuta assegnazione retroattiva della rendita AI e della necessità di rivedere, in ragione di questo fatto, il calcolo degli stipendi, anche la menzione in calce della trasmissione della stessa missiva per conoscenza al "servizio Cassa pensioni, Residenza" -, l'insorgente poteva ragionevolmente attendersi una presa di conoscenza di questo scritto da parte della Cassa pensioni tale da relativizzare il suo obbligo di informazione, ciò non toglie che, anche in questa ipotesi, il principio dell'obbligo di restituzione si giustificherebbe comunque. E questo in virtù dell'art. 13 cpv. 1 RCPD, qualora si considerasse la norma quale base regolamentare per l'obbligo di restituzione in tutti gli altri casi non compendiati dal capoverso secondo (per una fattispecie analoga, anche se maggiormente esplicita, cfr. RSAS 1999 pag. 386 consid. 2b; cfr. pure DTF 115 V 115 segg.). Oppure, sussidiariamente (v. consid. 3.1), in virtù dell'art. 62 seg. CO qualora invece si volesse considerare l'art. 13 cpv. 1 RCPD quale base regolamentare unicamente per i casi di restituzione conseguenti a mero errore di calcolo. A scanso di equivoci, l'obbligo di restituzione delle prestazioni di cui è chiesto il rimborso si sarebbe dovuto ammettere anche nell'ipotesi in cui G.________ avesse personalmente avvertito la Cassa pensioni dell'avvenuta attribuzione della rendita AI, adempiendo così il proprio obbligo d'informazione, e la Cassa avesse continuato, ciononostante, per errore, a versare l'indebito (cfr., per una situazione di questo genere, DTF 115 V 116). 3.7 Sia come sia, l'obbligo di restituzione non può essere messo in discussione. In particolare, nessun accoglimento può trovare la tesi ricorsuale secondo cui l'ordinamento cantonale in materia, nei limiti posti dal divieto di sovraindennizzo di cui all'art. 19 LCPD, consentirebbe in realtà la riscossione cumulativa e contemporanea di una rendita d'invalidità dell'AI, di una rendita d'invalidità della Cassa pensioni e di un supplemento sostitutivo della rendita AVS. Siffatto assunto contrasta infatti manifestamente con il chiaro tenore letterale dell'art. 27 cpv. 1 LCPD che fa dipendere l'erogazione di un simile supplemento sostitutivo proprio dall'assegnazione o meno di una rendita AVS o AI. Come giustamente fa notare il Comitato della Cassa in sede di risposta al ricorso, l'applicazione dei limiti della sovrassicurazione può intervenire solo dopo che le prestazioni sono state calcolate in modo corretto, non potendo essa per contro giustificare l'erogazione di prestazioni non dovute ai termini di legge o di regolamento. Inconferente risulta inoltre pure il richiamo alla giurisprudenza sviluppata da questa Corte in DTF 118 V 105 - e in seguito allargata in DTF 127 V 259 anche alla previdenza più estesa, prima di essere, per quanto concerne quest'ultimo ambito, nuovamente precisata in DTF 130 V 369 -, secondo cui nel campo della previdenza obbligatoria la rendita di vecchiaia che sostituisce una rendita d'invalidità dev'essere quantomeno equivalente alla rendita d'invalidità erogata fino al pensionamento. Orbene, a prescindere dal fatto che le prestazioni oggetto della presente controversia attengono alla previdenza sovraobbligatoria e non a quella obbligatoria, il riferimento alla citata giurisprudenza si dimostra inappropriata anche perché in concreto non si trattava di sostituire una rendita d'invalidità con una rendita di vecchiaia, bensì, semmai, del contrario (sostituzione retroattiva di una rendita di vecchiaia e del supplemento sostitutivo con una rendita d'invalidità della previdenza professionale peraltro superiore alla pensione base di vecchiaia).