Citation: 5A_34/2013 E. 3.4.2

3.4.2. Il Tribunale di appello, peraltro, non avrebbe dovuto decidere altrimenti nemmeno nell'ipotesi in cui la ricorrente avesse formulato adeguate e tempestive conclusioni (subordinate) in tal senso. La giurisprudenza dell'allora Tribunale federale delle assicurazioni ha infatti avuto modo di giudicare che è vietata la compensazione delle prestazioni d'uscita scaturenti dall'art. 122 CC con pretese che il giudice del divorzio ha riconosciuto all'altro coniuge; questo divieto persegue lo scopo di garantire il mantenimento della previdenza professionale. Il diritto alla suddivisione degli averi di previdenza professionale intende appunto compensare le perdite in materia di previdenza che scaturiscono dalla suddivisione dei compiti durante il matrimonio e promuovere l'indipendenza economica dei coniugi dopo il divorzio. Pertanto, tale diritto non può dipendere né dal regime matrimoniale scelto e dalla sua liquidazione, né dalla soluzione adottata per gli alimenti dopo il divorzio. Di conseguenza, le prestazioni d'uscita scaturenti dall'art. 122 CC non possono essere compensate con pretese invocate dall'altro coniuge nel quadro di una procedura di divorzio (sentenza B 66/05 del 7 novembre 2006 consid. 3.1, in Plädoyer 2007/3 pag. 62; Hermann Walser, in Basler Kommentar, Zivilgesetzbuch, vol. I, 4a ed. 2010, n. 31 ad art. 122 CC; Baumann/Lauterburg, in FamKommentar Scheidung, vol. I, 2a ed. 2011, n. 77 ad art. 122 CC). Nel caso di specie, inoltre, le parti avevano adottato la separazione dei beni quale regime matrimoniale (supra consid. in fatto A.b in fine). Di conseguenza, non si erano poste né avanti al Pretore (supra consid. 3.4.1) né tantomeno in appello questioni relative allo scioglimento del regime matrimoniale. Né tali questioni potevano essere sollevate nel presente contesto.