Citation: 5A_621/2009 01.07.2010 E. 1

3.1 La decisione impugnata, riguardante una domanda di edizione da una parte fondata sull'art. 213a CPC/TI, è un'ordinanza inappellabile (art. 95 CPC/TI). Il ricorso è pertanto diretto contro una decisione di ultima istanza. Non nuoce che il Pretore non sia un'istanza cantonale suprema (art. 75 cpv. 2 e 130 cpv. 2 LTF). 3.2 La contestata ordinanza è una decisione incidentale notificata separatamente, che non concerne la competenza o una domanda di ricusazione, unicamente suscettiva di un ricorso al Tribunale federale se può causare un pregiudizio irreparabile (art. 93 cpv. 1 lett. a LTF). Un tale pregiudizio dev'essere di natura giuridica e quindi non deve poter essere ulteriormente eliminato, perlomeno non completamente, nemmeno mediante l'emanazione di una decisione finale favorevole al ricorrente (DTF 134 III 188 consid. 2.1, con rinvii). Secondo la ricorrente il presupposto del danno irreparabile sarebbe in concreto adempiuto perché la domanda di edizione comporterebbe un intervento nella sua sfera segreta "e nulla gioverebbe un eventuale gravame contro la decisione che chiuderà la causa". In concreto non occorre stabilire se - come affermato nel rimedio - l'ordinanza impugnata cagioni un pregiudizio alla ricorrente perché costituirebbe un'ingerenza nella sua sfera segreta, atteso che, come si dirà nel considerando che segue, il ricorso si rivela in ogni caso inammissibile per un altro motivo. 3.3 Giusta l'art. 76 cpv. 1 LTF ha diritto di interporre ricorso in materia civile chi ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferiore o è stato privato della possibilità di farlo (lett. a) e ha un interesse giuridicamente protetto all'annullamento o alla modifica della decisione impugnata (lett. b). Nella misura in cui non sono immediatamente ravvisabili, il ricorrente deve dimostrare che i presupposti per riconoscere la sua legittimazione ricorsuale sono adempiuti (DTF 135 III 46 consid. 4, con rinvii). In concreto la ricorrente non spende una parola per giustificare il suo diritto di ricorso e si limita ad impugnare l'ordine di edizione nei propri confronti delle decisioni di tassazione, nonostante il fatto che innanzi all'istanza inferiore ella si era pure opposta al richiamo delle dichiarazioni e delle notifiche di tassazione dall'autorità fiscale. Infatti, le "domande" alla fine del gravame si limitano alla richiesta di reiezione dell'istanza di edizione nei suoi confronti e nella prima pagina del rimedio la ricorrente precisa che il ricorso è diretto contro il "dispositivo no. 4, seconda frase". Anche nella motivazione dell'impugnativa la ricorrente menziona - con riferimento alla ricevibilità del presente ricorso - unicamente le decisioni di edizione da una parte (pag. 3 n. 7) e a pagina 7 discute le "Condizioni dell'edizione di documenti dalla controparte", citando solo l'art. 206 CPC/TI, norma che si riferisce alle domande di una parte di edizione di documenti dall'altra. Invano si cerca nel ricorso un qualsiasi indizio della volontà della ricorrente di pure impugnare il richiamo dall'Ufficio di tassazione di Locarno delle decisioni di tassazione e delle relative dichiarazioni. Ciò significa che anche qualora il presente gravame dovesse rivelarsi fondato ed essere accolto, l'incontestato richiamo da parte dell'Ufficio di tassazione dei documenti pure chiesti alla ricorrente rimarrebbe in vigore. Non è quindi ravvisabile, né viene spiegato nel ricorso, come invece si imponeva in queste circostanze, quale sarebbe l'interesse - giuridicamente protetto - all'annullamento della sola decisione di edizione dalla ricorrente delle notifiche di tassazione.