Citation: 4A_369/2010 22.09.2010 E. 1

che la Corte cantonale ha fondato il suo giudizio sul § 426 BGB, norma del diritto tedesco regolante i rapporti interni dei debitori solidali e i diritti di regresso degli uni verso gli altri; che nel caso specifico - hanno stabilito i giudici ticinesi - questo disposto dà al marito il diritto al rimborso di tutti gli oneri pagati a dipendenza del mutuo, acceso con responsabilità solidale di entrambi i coniugi ma nell'interesse esclusivo della moglie; che dinanzi al Tribunale federale viene invocato il motivo di ricorso dell'art. 96 lett. a LTF "per incompleto accertamento del diritto estero applicabile", subordinatamente quello dell'art. 96 lett. b LTF, avendo il Tribunale d'appello applicato erroneamente il § 426 BGB; che, in particolare, la ricorrente rimprovera all'autorità cantonale di non aver tenuto conto dell'evoluzione giurisprudenziale germanica in merito alla correlazione fra la procedura di compensazione dell'aumento nel quadro della liquidazione del regime matrimoniale (Zugewinnausgleichsverfahren) e la ripartizione nei rapporti interni tra debitori solidali (Gesamtschuldnerausgleich); che l'art. 96 lett. a LTF permette di sanzionare il giudizio cantonale reso in applicazione di una legge straniera diversa da quella alla quale rinvia il diritto internazionale privato svizzero, ma non di verificare se il diritto estero sia stato applicato correttamente; che la correttezza dell'applicazione del diritto straniero può essere esaminata soltanto entro i limiti dell'art. 96 lett. b LTF, ovvero nell'ambito delle cause di natura non pecuniaria; che questa condizione non è in concreto adempiuta, poiché la causa ha per oggetto il pagamento di una somma di denaro e ha quindi carattere pecuniario; che, essendo il valore litigioso superiore a fr. 30'000.--, la ricorrente avrebbe tutt'al più potuto invocare il motivo di ricorso dell'art. 95 lett. a LTF, prevalersi di una violazione all'art. 9 Cost. e censurare l'applicazione del diritto germanico siccome arbitraria (DTF 133 III 446 consid. 3.1); che in tal caso avrebbe dovuto enunciare espressamente il citato motivo di ricorso e, soprattutto, dimostrare con un'argomentazione precisa il carattere manifestamente insostenibile della sentenza impugnata, sia nella motivazione sia nel risultato (sulla nozione di arbitrio cfr. DTF135 V 2 consid. 1.3 pag. 4); che, sotto questo profilo, le esigenze rigorose di motivazione sono analoghe a quelle in precedenza poste dall'art. 90 cpv. 1 lett. b OG per il ricorso di diritto pubblico (DTF 133 III 638 consid. 2); che in concreto, però, la ricorrente non ha invocato né il motivo di ricorso dell'art. 95 lett. a LTF né dell'art. 9 Cost. e non ha motivato affatto l'arbitrio, limitandosi semplicemente a contrapporre la propria interpretazione del § 426 BGB, dedotta dalla giurisprudenza, alle tesi espresse dai giudici cantonali, senza peraltro nemmeno prendere in considerazione tutti i risvolti della loro motivazione (sulle esigenze poste alla censura di violazione del divieto dell'arbitrio cfr. DTF 133 III 585 consid. 4.1 pag. 589; 130 I 258 consid. 1.3 p. 262); che il ricorso in materia civile appare pertanto interamente inammissibile, come affermato giustamente dall'opponente; che gli oneri processuali seguono la soccombenza (art. 66 cpv. 1 e 68 cpv. 1 e 2 LTF);