Citation: 2C_730/2016 E. 2.1

2.1. Presentato l'iter legislativo che ha preceduto l'adozione delle modifiche legislative oggetto di disamina, la ricorrente osserva che la tassa di collegamento non è più un tributo causale come quello che la legge del 1994 poneva a carico dei "generatori di importanti correnti di traffico in funzione del volume di traffico generato e dei vantaggi particolari ottenuti", bensì un'imposta versata all'ente pubblico quale partecipazione ai costi generali o speciali dello stesso a prescindere da qualsiasi controprestazione. Essa spiega poi perché, a suo avviso, detto tributo - che è un'imposta speciale, con una finalità composita (diminuzione del traffico stradale individuale e finanziamento del trasporto pubblico) - non adempirebbe né i requisiti di un'imposta a destinazione vincolata di attribuzione dei costi (gli assoggettati non ne ritraggono un vantaggio particolare rispettivamente non sussistono motivi oggettivi e ragionevoli per chiamarli a partecipare alla copertura di costi che dovrebbero essere coperti dalle imposte generali; inesistenza del rapporto particolarmente stretto tra queste spese e i contribuenti assoggettati; questi ultimi non approfittano, rispetto al resto della collettività, più intensamente della rete dei trasporti pubblici e non causano in maniera preponderante le spese ivi connesse; impossibilità di verificare quali sono le voci di spese [cioè come sono composte] che si vogliono ribaltare sui privati) né quelli di un'imposta d'orientamento (i soggetti [proprietari di fondi su cui vi sono più di 50 posteggi] astretti al pagamento non solo quelli [utenti] di cui si vuole modificare il comportamento; assenza dell'obbligo di ribaltare la tassa sugli utenti la quale è, quindi, inidonea a conseguire l'obiettivo ricercato [ridurre il traffico veicolare privato, incentivando l'uso dei trasporti pubblici], tanto più viste le difficoltà oggettive, giuridiche e fattuali ivi connesse nonché disattenzione del principio "chi inquina paga (art. 2 LPAmb) "; in realtà l'obiettivo è unicamente fiscale e non orientativo; impossibilità di scegliere un comportamento conforme agli scopi ricercati siccome la qualità del servizio pubblico è per lo più scarsa e insufficiente; la cerchia degli assoggettati è discriminatoria).