Citation: 6B_656/2009 11.03.2010 E. 6

6.1 Il ricorrente critica infine la commisurazione della pena. Rimprovera all'autorità cantonale di avere ravvisato a torto nel suo comportamento processuale una mancanza di assunzione di responsabilità. Lamenta inoltre il fatto che non sarebbe stata considerata la breve durata dell'aggressione e la situazione concitata al momento della rissa. Nega inoltre di avere avuto un comportamento egoista dopo i fatti e di non avere collaborato durante l'inchiesta. Ritiene quindi che non sarebbe stata considerata la durezza della carcerazione preventiva e la condanna sociale, mentre la sua giovane età sarebbe stata presa in considerazione solo a parole. Il ricorrente reputa per finire eccessiva la pena di 10 anni, che risulterebbe simile a una condanna inflitta ad adulti colpevoli di omicidio per dolo diretto. 6.2 Giusta l'art. 47 CP, il giudice commisura la pena alla colpa dell'autore. Tiene conto della vita anteriore e delle condizioni personali dell'autore, nonché dell'effetto che la pena avrà sulla sua vita (cpv. 1); la colpa è determinata secondo il grado di lesione o esposizione a pericolo del bene giuridico offeso, secondo la riprensibilità dell'offesa, i moventi e gli obiettivi perseguiti, nonché, tenuto conto delle circostanze interne ed esterne, secondo la possibilità che l'autore aveva di evitare l'esposizione a pericolo o la lesione (cpv. 2). Questa norma conferisce al giudice un ampio potere di apprezzamento. Il Tribunale federale interviene solo quando il giudice cantonale cade nell'eccesso o nell'abuso del potere di apprezzamento, ossia laddove la pena esca dal quadro legale, sia valutata in base a elementi estranei all'art. 47 CP o appaia eccessivamente severa o clemente (DTF 135 IV 130 consid. 5.3.1; 134 IV 17 consid. 2.1; 129 IV 6 consid. 6.1 e rinvii). 6.3 In questa sede, il ricorrente ribadisce sostanzialmente le censure sollevate dinanzi alla CCRP contro la sentenza di primo grado, ma non si confronta con il giudizio impugnato, che ha in sostanza ritenuto inconsistenti tali argomentazioni, siccome si dipartivano da fatti diversi da quelli accertati. In particolare, non è stato minimamente adombrato ch'egli si sarebbe trovato coinvolto in una rissa ed avrebbe agito nella foga del momento. Né, per le ragioni esposte, si può ritenere che la fattispecie si situerebbe al limite della negligenza cosciente. Altresì a torto il ricorrente pretende che la gravità della colpa sarebbe già presa in considerazione dalla pena prevista dall'art. 111 CP e che, giudicando la sua colpa come molto grave, l'autorità cantonale l'avrebbe doppiamente punito. La disposizione citata prevede infatti per il reato di omicidio intenzionale unicamente che la pena detentiva non sia inferiore a cinque anni. Come visto, la pena deve poi essere commisurata alla colpa dell'autore (art. 47 CP), che a ragione i giudici cantonali hanno stabilito alla luce delle circostanze concrete, ravvisando un grado elevato di colpa anche per il fatto che il ricorrente aveva agito per il solo gusto di menare le mani, prendendosela con una persona presente per caso e che non aveva assunto alcun atteggiamento provocatorio nei confronti di alcuno. Per il resto, egli non sostiene che gli accertamenti, in base ai quali la Corte di merito ha ravvisato egoismo nel suo atteggiamento dopo i fatti e mancanza di assunzione di responsabilità nel suo comportamento processuale, sarebbero in chiaro contrasto con gli atti. D'altra parte, come ha rettamente rilevato la precedente istanza, tale comportamento non ha di per sé implicato un aggravamento della pena, ma semplicemente la mancata possibilità di beneficiare di una sua riduzione: esso, sostanzialmente, è quindi stato valutato in modo neutro dai giudici cantonali. Il ricorrente, che non fa valere l'esistenza di circostanze attenuanti ai sensi dell'art. 48 CP, disattende inoltre che della sua giovane età, della sua incensuratezza (da maggiorenne) e della condanna sociale è stato tenuto conto dalle precedenti autorità, che al riguardo, ai fini della commisurazione della pena, non erano tenute a specificare in cifre o percentuali l'importanza attribuita a questi elementi (cfr. DTF 127 IV 101 consid. 2c). In definitiva, il ricorrente non adduce motivi che i giudici cantonali avrebbero omesso di prendere in considerazione o avrebbero considerato a torto e che giustificherebbero una modifica della pena. La commisurazione della stessa, compiutamente motivata dalla Corte di merito ed avallata dalla CCRP, si situa all'interno del quadro legale previsto per il reato di omicidio intenzionale (art. 111 CP in relazione con l'art. 40 CP) e non si basa su elementi estranei all'art. 47 CP. In considerazione dell'elevata gravità della colpa del ricorrente, la pena detentiva di dieci anni non è eccessivamente severa e non è quindi suscettibile di costituire un abuso del potere di apprezzamento da parte delle autorità cantonali.