Citation: 1P.608/1999 25.09.2000 E. 6

6.- Il ricorrente rimprovera ai Giudici cantonali di essere caduti nell'arbitrio e di avere sovvertito a suo danno l'onere, spettante all'accusa, di provare la colpevolezza: in effetti, essi avrebbero smontato il suo alibi non già sulla base di risultanze contrarie emerse dall'istruttoria, bensì sulla base della circostanza ch'egli non sarebbe riuscito a fornire le prove a sostegno dell'alibi. a) La Corte del merito ha ritenuto che il ricorrente, la mattina del 15 ottobre 1997, giorno in cui si è consumato il delitto, ha lasciato la sua abitazione dopo aver ucciso la moglie annegandola nella vasca da bagno. Solo dopo aver pulito le pareti del bagno ed essersi lavato egli è quindi partito, dirigendosi all'autoscuola di Cadempino e rimanendovi, forse, per circa 10-15 minuti, egli ha poi telefonato a E.________ (alle ore 8.32) e a F.________ (ore 8.40) prima di arrivare all'officina di quest'ultimo a Canobbio verso le ore 8.45, dove è rimasto fin verso le ore 9.05-9. 10; lì egli è poi rientrato direttamente al suo domicilio, dove ha scoperto il corpo senza vita della moglie. Per valutare questo indizio a carico del ricorrente, i Giudici di prima istanza sono partiti dagli unici riscontri probatori certi, consistenti negli orari delle due chiamate telefoniche di quella mattina a E.________ e a F.________. Tenuto poi conto del tempo di percorrenza della tratta fra Lamone-Cadempino e Canobbio (all'incirca 15 minuti), il lasso di tempo tra le 7.55 e le 8.30 rimaneva pertanto senza spiegazione, né il ricorrente ha saputo fornirne una plausibile. A mente dei Giudici, il ricorrente avrebbe allora tentato di anticipare gli orari della sua partenza da casa, delle due telefonate e del suo arrivo a Canobbio, al fine di crearsi un alibi. Le giustificazioni del ricorrente non sono state ritenute fondate dalla Corte del merito poiché nessuno lo avrebbe visto durante questo lasso di tempo e poiché gli orari, da lui indicati, delle due telefonate e del suo arrivo a Canobbio si sono rivelati inesatti, secondo quanto emerso dai tabulati telefonici. b) Il ricorrente ha contestato queste conclusioni davanti alla CCRP, siccome arbitrarie, ritenendole frutto di un'inversione dell'onere della prova e pertanto contrarie al principio "in dubio pro reo". La CCRP ha respinto le critiche ricorsuali: ha considerato non credibile la versione del ricorrente, secondo cui egli sarebbe uscito di casa già alle 7.50 circa, si sarebbe fermato a Cadempino all'autoscuola per compilare, timbrare e firmare cinque formulari di frequenza degli allievi, recandosi poi a Canobbio da F.________, dove sarebbe giunto alle ore 8.25-8. 30, dopo che aveva telefonato a E.________ e allo stesso F.________. Secondo la CCRP l'alibi del ricorrente per il periodo critico di quel 15 ottobre 1997, tra le 7.45 e le ore 8.30, non poteva reggere di fronte alle altre determinanti constatazioni: essa ha pertanto confermato la decisione dedotta in giudizio, negandone ogni arbitrarietà. La Corte di cassazione e di revisione penale ha motivato questa sua conclusione appoggiandosi a elementi oggettivi e incontestabili, quali gli orari delle due menzionate telefonate, risultanti dai tabulati telefonici (ore 8.32 la prima a E.________ e ore 8.40 la seconda a F.________), e a elementi scaturiti dalle ammissioni dello stesso accusato, che, confrontati con le altre risultanze dell'istruttoria, non potevano far ritenere plausibile la versione dell'accaduto da lui descritta. La CCRP ha ritenuto esente da arbitrio la decisione dei Giudici del merito, valutata perfino nell'ipotesi più favorevole al ricorrente, secondo cui egli è rimasto a casa da solo con la moglie dopo la partenza del figlio G.________, a partire dalle ore 7.45, che egli ha avuto il tempo necessario per ucciderla annegandola nella vasca da bagno dopo averle ferito le mani con delle forbici poi ritrovate nella vasca, per ripulire le pareti della sala da bagno, per lavarsi e poi recarsi all'autoscuola a Cadempino, sostandovi per 10-15 minuti prima di ripartire per Canobbio, dove è arrivato alle ore 8.45 circa. Per compiere il tragitto dalla sua abitazione a Canobbio, pur considerando la breve sosta di Cadempino, secondo i Giudici cantonali sarebbe infatti stato sufficiente per il ricorrente partire da casa verso le ore 8.10-8. 15 e lasciare la sala di teoria a Cadempino verso le ore 8.30. c) Il ricorrente contesta questa conclusione, limitandosi per lo più a ripresentare le stesse argomentazioni già addotte nel ricorso alla CCRP. Rileva in particolare che i Giudici cantonali hanno confermato l'assenza di un alibi perché egli non avrebbe fornito le prove atte a fondarlo, invertendo così inammissibilmente l'onere che incombe all'Accusa di provare la colpevolezza dell'imputato. Inoltre, le deduzioni dei Giudici cantonali in merito ai tempi necessari per eseguire gli spostamenti effettuati la mattina del 15 ottobre 1997 sarebbero arbitrarie, in quanto basate unicamente su mere ipotesi, mancando agli atti le necessarie ricostruzioni a comprova dei tempi effettivi di percorrenza, in situazioni simili, dei citati tragitti. Il carattere appellatorio delle critiche ricorsuali è evidente. In effetti, il ricorrente espone semplicemente, e di nuovo, la sua versione dei fatti e le sue conclusioni, limitandosi a contrapporre all'opinione dei giudici il suo punto di vista e la sua interpretazione degli accertamenti eseguiti e delle prove raccolte nel corso dell'istruttoria e del dibattimento; ma non dimostra, come richiesto dall' art. 90 cpv. 1 lett. b OG, in che consisterebbe il preteso arbitrio nel quale sarebbero incorse le Corti cantonali. A prescindere da questo rilievo, il ricorso sarebbe comunque infondato. aa) La Corte del merito ha accuratamente analizzato le deposizioni dell'accusato, riferite ai tempi e ai modi in cui a suo dire egli avrebbe trascorso la mattinata del 15 ottobre 1997, nonché le deposizioni dei suoi figli, del teste F.________ e di sua moglie che, è bene ricordarlo, ha confermato in tutto e per tutto la deposizione resa agli organi inquirenti dal marito, e le risultanze dei tabulati telefonici. Tutti questi accertamenti sono stati minuziosamente valutati al fine di accertare se l'imputato potesse essere l'autore del crimine commesso, o se, al contrario, la sua versione dei fatti dovesse essere ritenuta credibile e atta a scagionarlo da ogni accusa. I Giudici cantonali hanno concluso che il ricorrente non è risultato credibile in merito al preteso alibi riferito al lasso di tempo tra le ore 7.45 e le ore 8.30, non tanto perché egli non ha saputo dimostrare la veridicità delle sue affermazioni, quanto per una serie di indizi che convergono e portano a credere che la versione da lui fornita non poteva essere vera, in particolar modo se valutata unitamente agli altri indizi e prove inconfutabili agli atti. In tali circostanze, il principio "in dubio pro reo", dal quale dottrina e giurisprudenza hanno dedotto l'onere per l'Accusa di provare la colpevolezza dell'imputato, non è stato violato, né arbitrarie sono le valutazioni dei Giudici cantonali del merito prima e della CCRP poi, che le ha protette. Come è precisato nella sentenza impugnata (cfr. consid. 3c pag. 5), i Giudici del merito, riferendosi alla questione dell'alibi, rispettivamente delle prove atte a comprovarlo o a smentirlo, hanno unicamente sottolineato i motivi determinanti a far ritenere che il ricorrente fosse rimasto a casa più a lungo e non l'avesse lasciata subito dopo il figlio G.________. Questa conclusione, non valutata isolatamente, ma nel complesso delle altre prove e degli altri indizi, è stata oggetto di un'attenta analisi, dalla quale è in fine emersa la convinzione dei Giudici riguardo alla colpevolezza del ricorrente. Tale conclusione si imponeva, secondo i Giudici cantonali, anche perché il ricorrente non aveva saputo giustificare le due telefonate a E.________ e F.________, eseguite non già all'ora da lui pretesa ma più tardi (alle ore 8.32 rispettivamente 8.40), malgrado egli fosse stato messo davanti alle inconfutabili prove dei tabulati telefonici. In tali circostanze, la censura di violazione del principio "in dubio pro reo" non può essere accolta. bb) Il ricorrente asserisce che il fatto di aver mentito sull'ora delle telefonate e sul momento del suo arrivo a Canobbio non sarebbe sufficiente per smontare l'alibi, come invece ha ritenuto la CCRP, considerato che sugli orari è estremamente difficile dare indicazioni precise. Come già si è visto, i Giudici cantonali hanno ritenuto le giustificazioni addotte dal ricorrente non credibili, poiché egli non ha saputo fornire valide spiegazioni in merito al periodo tra le 7.50 e le 8.30. La sua versione dei fatti - partenza da casa dopo il figlio G.________ verso le 7.45-7. 50, sosta a Cadempino alla sala di teoria per un massimo di 15 minuti, arrivo a Canobbio dopo 15 minuti circa alle 8.25-8. 30 - non poteva essere considerata come vera, in quanto dall'istruttoria è emerso che egli ha fatto le due telefonate, subito dopo aver lasciato la sala di teoria e prima di arrivare a Canobbio, alle ore 8.32 la prima e alle ore 8.40 la seconda, per cui se fosse effettivamente partito da casa dopo il figlio G.________, non sarebbe arrivato a Canobbio soltanto verso le 8.45, come non arbitrariamente ritenuto dai Giudici cantonali (sentenza impugnata, consid. 24c pag. 32). A tal proposito i coniugi F.________ hanno entrambi dichiarato, e sulle loro testimonianze non vi è motivo di dubitare, che il ricorrente è arrivato all'officina verso le ore 8.45 e non prima, fatto verosimile se si considerano la telefonata a F.________ alle ore 8.40 eseguita tra Vezia e Savosa e il tragitto che il ricorrente doveva percorrere per giungere a quella destinazione. Il ricorrente tenta invano di insinuare dubbi sugli orari, asserendo ch'è estremamente difficile essere precisi nelle loro indicazioni e che comunque non sarebbe stata sua intenzione mentire a questo proposito al fine di crearsi e provare il suo alibi. Pur dando atto al ricorrente di queste difficoltà, le altre prove, quali i tabulati telefonici e le chiare e precise deposizioni dei testi, fanno ritenere il giudizio fondato su una valutazione accurata, globale e oggettiva della fattispecie. cc) Il ricorrente contesta inoltre la sentenza della CCRP laddove accertache, ancheconsiderandol'ipotesialuipiùfavorevole, nessunarbitriosarebbestatocompiutoneisuoiconfronti. Ritenutal'incertezzasiasull' orario in cui egli avrebbe lasciato l'abitazione, sia sui tempi necessari per trasferirsi a Cadempino prima e a Canobbio poi e, per finire, anche sul tempo da lui trascorso nella sala di teoria per compilare i cinque attestati, le deduzioni dei Giudici si fonderebbero secondo il ricorrente unicamente su mere ipotesi, peraltro scorrette poiché non verificate mediante una ricostruzione dei fatti accaduti quella mattina, sì da rendere il giudizio manifestamente insostenibile per la mancanza di decisivi e oggettivi riscontri probatori. Lacensuranonmeritaaccoglimento. Partendoanche dalle considerazioni dello stesso ricorrente relative ai tempi di percorrenza dei vari tragitti (percorrenza della tratta Cadempino-Canobbio in 15 minuti, cfr. verbale del 27 ottobre 1997 pag. 3) e la sua permanenza all'autoscuola (10-15 minuti, cfr. verbale del 28 ottobre 1997 pag. 2) e considerato il suo arrivo a Canobbio verso le ore 8.45 (cfr. le deposizioni dei coniugi F.________; cfr. anche il verbale del ricorrente del 28 ottobre 1997 pag. 2), la conclusione dei Giudici cantonali, secondo cui il ricorrente avrebbe avuto il tempo per sopprimere la moglie, ripulire il luogo del delitto, e trasferirsi a Cadempino e Canobbio anche se fosse uscito da casa solo dopo le ore 8.10-8. 15, non è per nulla arbitraria. Vane si rivelano le critiche volte dal ricorrente all'Accusa, per non aver essa eseguito le ricostruzioni sui tempi di percorrenza dei vari tragitti effettuati quella mattina del 15 ottobre 1997, atteso come le ipotesi ritenute in proposito dalle Corti corrispondono essenzialmente a quanto affermato dallo stesso ricorrente. D'altra parte la CCRP, nell'ambito della valutazione della situazione più favorevole all'accusato, ha dato atto di aver tenuto conto anche del tempo necessario per trasferirsi da Lamone alla sala di teoria, sita nelle immediate vicinanze dell'abitazione familiare, prima di determinarsi sulla possibilità per il ricorrente, nelle note circostanze, di uccidere la moglie prima di recarsi dall'amico a Canobbio. Alla luce di queste considerazioni, tenuto conto dei principi giurisprudenziali enunciati sopra, non si può affatto affermare che la Corte di merito sia caduta su questo punto nell'arbitrio e che la Corte di cassazione, confermando la decisione, abbia poi violato essa medesima gli art. 9 e 32 Cost.