Citation: 2C_848/2014 E. 7.4

7.4. Senza contestare formalmente quanto addebitatogli, il ricorrente, con un'argomentazione alquanto prolissa e confusa, cerca di dimostrare che la condanna penale del 6 giungo 2012 non doveva riferirsi alla rissa svoltasi il 12 aprile 2009, motivo per cui anche la rispettiva pena doveva essere di durata inferiore. Sostenendo che il cittadino non deve essere penalizzato se l'autorità lavora male, afferma che questa rissa avrebbe dovuto essere inglobata nella condanna del 18 maggio 2009, che le autorità amministrative avrebbero dovuto esserne informate allora e tenerne conto quando hanno emanato l'ammonimento del 25 giugno 2009. Altrimenti detto, visto che dal profilo amministrativo la condanna penale del 2012 andava considerata solo per la seconda rissa, con una pena "ridotta", non si sarebbe potuto revocargli l'autorizzazione di soggiorno. Tale argomentazione, ai limiti della temerarietà, va respinta. Come risulta dall'inserto di causa, e peraltro già rilevato dalle autorità cantonali (cfr. decisione governativa del 3 luglio 2013, punto c pag. 8), l'atto di accusa, che contemplava pure le prima rissa, è stato depositato dalla Procura pubblica solo il 21 aprile 2011. Le autorità amministrative non potevano pertanto venirne a conoscenza prima. Va poi rilevato che l'interessato aveva la possibilità di contestare la sentenza penale pronunciata il 6 giugno 2012 se non ne condivideva il contenuto o la durata della pena inflittagli, ciò che non ha fatto. È quindi fuori luogo da parte sua rimetterla in discussione ora. Premesse queste considerazioni, tenuto conto della pena privativa della libertà della durata di 16 mesi pronunciata nei suoi confronti il 6 giugno 2012, è indubbia la sussistenza di un motivo di revoca del permesso di domicilio (art. 63 cpv. 2 in relazione con l'art. 62 lett. b LStr; precedente consid. 7.1). Su questo punto il ricorso si rivela infondato e come tale dev'essere respinto.