Citation: I 148/02 13.08.2002 E. 1

I primi giudici hanno scartato la diversa opinione del medico curante dott. V.________, secondo cui l'incapacità lavorativa dovuta alla lesione ortopedica attingeva addirittura il 57%, considerando che i succinti rapporti del 20 luglio 1999, del 7 maggio e del 6 ottobre 2001, si limitavano a riprendere la nota diagnosi, senza essere supportati da riscontri obiettivi. L'autorità commissionale ha quindi constatato un deciso miglioramento della situazione, dovuto alla remissione dell'affezione psichica, al momento in cui è stata soppressa la rendita rispetto a quella esistente al momento della sua costituzione, miglioramento che consentirebbe all'assicurato di conseguire in attività compatibili con l'affezione ortopedica al braccio sinistro un reddito superiore al 60% di quello che avrebbe potuto realizzare senza l'invalidità, al punto da far scendere il grado d'invalidità persino a meno del 20%. Queste conclusioni trovano piena conferma negli atti e meritano pertanto conferma. 2.2 Certo, il ricorrente sostiene che la sua situazione non è cambiata, argomentando in particolare che i medici spagnoli hanno attestato un'incapacità lavorativa superiore al 50% e che il Servizio di reintegrazione degli alcolisti non si è affatto pronunciato sulla persistenza delle turbe psichiche, essendosi limitato a dichiarare che il problema relativo alla dipendenza alcolica era stato superato. Queste considerazioni non sono di rilievo, non appena si ribadisca che nessuno dei medici spagnoli che hanno visitato l'assicurato ha rilevato l'esistenza di un'affezione psichica, che, fosse stata presente, non avrebbe mancato di essere rilevata nella diagnosi. Solo il dott. V.________ fa cenno a uno stato di ansietà cronico, senza tuttavia descriverlo né documentarlo ulteriormente con il supporto di rilievi obiettivi. Ciò che appare determinante è tuttavia il fatto che la dott.ssa S.________ dell'INSS, nel suo rapporto medico del 9 novembre 1998, ha risposto affermativamente alla domanda se l'assicurato sia atto a esercitare un altro lavoro, a condizione che non occorra forza o mobilità completa di entrambi gli arti superiori. Il consulente medico dell'Ufficio AI ha quindi correttamente interpretato questa indicazione del medico spagnolo, ritenendo compatibili con lo stato di salute una serie di attività leggere, che l'assicurato potrebbe svolgere nella misura dell'85%. Svolgendo queste attività in misura quasi totale, la perdita di guadagno dell'assicurato sarebbe di gran lunga inferiore al 40% richiesto dalla legge, anzi non supererebbe nemmeno il 20%. Non deve inoltre essere perso di vista che per i postumi dell'infortunio al braccio e all'avanbraccio sinistri l'INSAI, dopo esami molto approfonditi sia di natura medica sia di natura reintegrativa, ha stabilito un grado d'invalidità del 15% e che questa valutazione non ha mai subito cambiamenti. In simili condizioni non appare necessario dar seguito alla richiesta del ricorrente di compiere ulteriori indagine mediche, gli atti dell'incarto apparendo non solo sufficientemente completi, ma anche, e soprattutto, univoci. 2.3 Va rilevato infine che conformemente alla giurisprudenza in materia di assicurazione per l'invalidità vale in linea generale il principio secondo cui l'assicurato, prima di chiedere il riconoscimento di prestazioni, deve intraprendere tutto quanto sia da lui ragionevolmente esigibile per ovviare nel miglior modo possibile alle conseguenze della sua invalidità. Perciò il diritto a una rendita non è dato qualora l'assicurato sarebbe in grado, anche senza reintegrazione, di conseguire con il suo lavoro un reddito escludente un'invalidità pensionabile (DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate). Inoltre deve essere ricordato che l'assenza di un'occupazione lucrativa per ragioni estranee a un danno alla salute, quali per esempio le particolari condizioni del mercato del lavoro in una determinata regione, l'età o una formazione insufficiente, non giustifica il riconoscimento di una rendita, l'incapacità di lavoro che ne dovesse risultare non essendo dovuta a una causa per la quale la legge impone all'assicurazione per l'invalidità di prestare alcunché (DTF 107 V 21 consid. 2c; VSI 1999 pag. 247 consid. 1). Per questi motivi, il Tribunale federale delle assicurazioni pronuncia: