Citation: 2C_366/2023 E. 6.5

6.5. Sempre con riferimento al pericolo di recidiva, non si può del resto neppure trascurare il fatto che l'insorgente abbia sottaciuto le condanne subite in Italia benché, in base ai fatti accertati nel giudizio impugnato (art. 105 cpv. 1 LTF), le autorità migratorie ticinesi gli avessero domandato se fosse già stato oggetto di condanne penali in Svizzera e/o all'estero, senza fare distinzione in merito al fatto che esse fossero o meno iscritte nel casellario giudiziale. Questo perché se è vero che - da sole - simili omissioni non comprovano l'esistenza di un rischio concreto di recidiva dell'entità che viene qui richiesta (sentenze 2C_192/2020 del 22 febbraio 2021 consid. 5.2.3; 2C_624/2019 del 28 ottobre 2019 consid. 5.5), altrettanto vero è che esse possono costituire un indizio in tale direzione, di modo che è corretto tenerne conto (sentenze 2C_613/2023 del 16 novembre 2023 consid. 6.4; 2C_164/2021 del 29 luglio 2021 consid. 5.5.1). Nel contempo, ritenuto che il rilascio del permesso UE/AELS risale al 15 giugno 2015 (precedente consid. A), a circa un anno dalla pronuncia nei suoi confronti di una pena di tre anni e otto mesi di reclusione, accompagnata da una multa di euro 7'000 e dall'interdizione dai pubblici uffici per un periodo di 5 anni - quindi da misure pesanti ed incisive, su vari piani - non appare nemmeno credibile pensare che il ricorrente potesse "in buona fede" considerare la condanna da lui subita il 16 maggio 2014 come senza rilievo alcuno.