Citation: 5A_846/2024 E. 4.2.2

4.2.2. Secondo l'art. 13 cpv. 1 lett. b CArap, l'autorità giudiziaria o amministrativa dello Stato richiesto non è inoltre tenuta ad ordinare il ritorno del minore qualora la persona, l'istituzione o l'ente che vi si oppone accerti che vi è il grave rischio che il ritorno esponga il minore a un pericolo fisico o psichico, ovvero lo metta altrimenti in una situazione intollerabile. Secondo la giurisprudenza, il concetto di rischio grave deve essere interpretato in modo restrittivo; sono considerati gravi i pericoli come il ritorno in una zona di guerra o un'epidemia, o quando c'è il rischio che il minore venga maltrattato o abusato dopo il suo ritorno e non ci si può aspettare che le autorità intervengano in tempo (sentenze 5A_943/2023 del 1° febbraio 2024 consid. 6.1; 5A_531/2023 del 26 luglio 2023 consid. 7). Quando applica tale disposizione, l'autorità non deve emanare una decisione sulla custodia o sull'autorità parentale (ossia determinare con quale genitore o in quale Paese il minore starebbe meglio, oppure quale genitore sia più adatto a educarlo ed a prendersene cura); l'obiettivo della CArap non è infatti quello di pronunciarsi in merito alla sorte del minore, ma di rendere possibile una futura decisione al riguardo da parte delle autorità competenti secondo il sistema della CArap (art. 16 e 19 CArap; DTF 133 III 146 consid. 2.4; 131 III 334 consid. 5.3; sentenze 5A_943/2023 citata consid. 6.1; 5A_531/2023 citata consid. 7; 5A_96/2022 del 21 marzo 2022 consid. 5.5.3). Secondo l'art. 5 LF-RMA il ritorno mette il minore in una situazione intollerabile ai sensi del predetto dettame convenzionale in particolare se il collocamento presso il genitore richiedente non corrisponde manifestamente all'interesse del minore (lett. a), se il genitore rapitore, tenuto conto di tutte le circostanze, non è in grado di prendersi cura del minore nello Stato in cui il minore aveva la dimora abituale immediatamente prima del rapimento, o ciò non può essere ragionevolmente preteso da lui (lett. b), e se il collocamento presso terzi non corrisponde manifestamente all'interesse del minore (lett. c). Con questa norma, i cui tre presupposti sono da intendere in senso cumulativo (sentenze 5A_658/2024 del 24 ottobre 2024 consid. 4.1; 5A_943/2023 citata consid. 6.1.1 con rinvii), il legislatore non ha inteso sostituire la disposizione convenzionale, ma ne ha unicamente precisato l'applicazione, chiarendo in quali casi "in particolare" non deve essere ordinato il ritorno del minore per non porlo in una situazione manifestamente intollerabile (Messaggio del 28 febbraio 2007 concernente l'attuazione delle convenzioni sul rapimento internazionale di minori nonché l'approvazione e l'attuazione delle Convenzioni dell'Aia sulla protezione dei minori e degli adulti, FF 2007 2399 n. 6.4). 4.2.2.1. Per la Corte cantonale, i presupposti dell'art. 13 cpv. 1 lett. b CArap e dell'art. 5 LF-RMA non erano in concreto adempiuti. Essa ha innanzitutto escluso che vi potesse essere motivo di temere che il ritorno in Romania esponga il figlio ad un pericolo fisico o psichico da ricondurre alla vicinanza del padre. Con riferimento invece al rischio di una situazione intollerabile per il minore, i Giudici cantonali hanno ritenuto che dalla madre potesse essere ragionevolmente preteso di ritornare con il figlio in Romania: dall'istruttoria (in particolare dalle dichiarazioni del minore durante la sua audizione) era emerso che ella svolgeva la propria professione principalmente fra le mura domestiche e che i suoi occasionali spostamenti lavorativi a Zurigo e Milano potevano avvenire anche dalla Romania, per cui ella non aveva dimostrato di poter subire delle "importanti ripercussioni economiche dettate dalla difficoltà di continuare la sua attività professionale". Considerate, da un lato, la natura bagatellare delle denunce inoltrate dal padre nei confronti della madre per reati minori perseguibili a querela di parte (per vie di fatto, mancato rispetto delle misure relative all'affidamento del minore e impedimento all'accesso della scuola dell'obbligo) e, dall'altro, la misura accompagnatoria all'ordine di rientro facente obbligo all'Ufficio dell'aiuto e della protezione del Cantone Ticino di accertare, prima della partenza di madre e figlio, che il padre ritiri ogni denuncia, la Corte cantonale ha anche scartato il rischio per la madre di incorrere in una pena privativa della libertà personale in Romania. Per i Giudici cantonali, inoltre, anche se la madre decidesse di non riaccompagnare il figlio in Romania e quest'ultimo fosse quindi collocato presso il padre, non si creerebbe una situazione intollerabile per il minore. Essi hanno infatti ritenuto che, data l'età del minore, la separazione dalla madre, sua principale figura di riferimento, non costituisse di per sé una causa di rifiuto del ritorno (v. DTF 130 III 530 consid. 3; sentenza 5A_658/2024 citata consid. 4.6.2 con rinvii) e che non vi fosse inoltre motivo di dubitare delle capacità e delle possibilità del padre di accudire lui stesso il minore in Romania (luogo in cui risulta soggiornare 280 giorni all'anno). Essi hanno a tal proposito contestualizzato la decisione della Corte di appello di Bucarest del 5 luglio 2024, osservando come la domanda di affidamento alternato presentata dal padre era stata respinta non per delle sue mancanze, ma per il fatto che tale tipo di affidamento non è consentito dall'ordinamento rumeno, e come, seppure la madre rappresentasse il punto di riferimento del minore e vi fossero delle difficoltà rispetto ai pochi contatti tra il minore e la famiglia del padre in Germania, l'autorità rumena aveva riconosciuto l'importanza che padre e figlio intrattenessero regolari e numerose relazioni personali, e aveva quindi esteso il calendario dei loro incontri. Secondo i Giudici cantonali, infine, non appariva sicuro che, in caso di rientro del minore, l'autorità rumena avrebbe autorizzato la madre a trasferire il figlio in Svizzera (nella decisione 5 luglio 2024 la Corte di appello di Bucarest non lo aveva comunque già implicitamente fatto, dato che non risultava fosse a conoscenza né della situazione abitativa del minore in Svizzera né della procedura di ritorno ai sensi della CArap) e hanno ricordato che, comunque, il rimpatrio del minore nel suo Stato di origine al fine di ottenere una nuova decisione sui diritti parentali dei genitori non costituisce, in linea di principio, una situazione intollerabile ai sensi dell'art. 13 cpv. 1 lett. b CArap. 4.2.2.2. Nel rimedio all'esame, la ricorrente lamenta una violazione degli art. 13 cpv. 1 lett. b CArap e 5 LF-RMA. In merito all'esigibilità del suo ritorno in Romania con il minore, ella ritiene che i Giudici cantonali non avrebbero tenuto conto della sua situazione affettiva (dal 2022 avrebbe una relazione stabile con un cittadino svizzero residente a Y.________), del fatto che dovrebbe rinunciare alle sue prospettive di lavoro in Svizzera (a tal riguardo, le dichiarazioni rese dal figlio durante la sua audizione sarebbero state usate in modo strumentale) e del rischio di incarcerazione qualora dovesse fare ritorno in Romania. Quanto al collocamento del minore presso il padre, la ricorrente ribadisce che quest'ultimo non sarebbe idoneo all'accudimento del figlio siccome non avrebbe mai vissuto con lui, non lo avrebbe mai presentato ai suoi altri due figli, non avrebbe spiegato in che modo se ne occuperà e non sarebbe nemmeno domiciliato in Romania. A suo dire, l'affidamento del minore al padre sarebbe del resto stato "esplicitamente escluso in due diversi gradi di giudizio" dai tribunali rumeni, i quali avrebbero affidato "il minore alla madre proprio per via delle manchevolezze del padre". Secondo la ricorrente, anche un collocamento del minore presso terzi non sarebbe ovviamente nel suo interesse. La ricorrente afferma infine che, contrariamente a quanto indicato nell'impugnato giudizio, la decisione di appello rumena del 5 luglio 2024 che ha affidato il minore alla madre in via esclusiva sarebbe già stata emanata "nella piena consapevolezza del trasferimento del minore" in Svizzera, per cui il ritorno del figlio in Romania costituirebbe un "inutile andirivieni" e, con ciò, una situazione intollerabile. 4.2.2.3. Nelle sue osservazioni, anche la curatrice del minore sottolinea come, nella sentenza 5 luglio 2024, la Corte di appello di Bucarest si sarebbe pronunciata per l'affidamento esclusivo alla madre avendo avuto conoscenza del trasferimento in Svizzera del minore, per cui "non possiamo immaginare che un'ulteriore decisione delle autorità rumene possa portare ad esiti differenti". Il rientro "per attendere una decisione del Tribunale rumeno di affido, già versata agli atti" sarebbe pertanto "un puro e semplice esercizio di forma, non richiedibile nello spirito della convenzione". 4.2.2.4. Con la risposta, l'opponente ricorda invece che la madre non avrebbe mai inoltrato in Romania una procedura giudiziaria volta ad ottenere l'autorizzazione al trasferimento del figlio in Svizzera, per cui "non si prospetta [...] alcun "andirivieni" della madre e del figlio". 4.2.2.5. Non risulta che la ricorrente abbia già fatto valere la sua relazione stabile e duratura in Svizzera quale motivo per non poter riaccompagnare il figlio in Romania; tale argomento, comunque presentato soltanto in modo superficiale, non può quindi essere esaminato per la prima volta in questa sede per mancato esaurimento materiale delle istanze cantonali (v. art. 75 cpv. 1 LTF; sentenza 5A_617/2022-5A_621/2022 citata consid. 4.3.1, con rinvio a DTF 143 III 290 consid. 1.1) e per insufficiente motivazione (v. supra consid. 1.2). Quanto alla sua situazione lavorativa, la ricorrente lamenta che le dichiarazioni rese dal figlio sarebbero state usate in modo strumentale a sostegno della sua possibilità di continuare a lavorare dalla Romania, ma nemmeno pretende di aver invece saputo dimostrare di dover effettuare la sua attività professionale in Svizzera (l'onere della prova delle circostanze che impediscono il ritorno di un minore giusta l'art. 13 cpv. 1 CArap è infatti a carico del genitore rapitore; v. sentenza 5A_658/2024 citata consid. 4.6.1 con rinvii). Ella evoca inoltre in modo generico un rischio di incarcerazione, senza confrontarsi a sufficienza con la dettagliata motivazione della sentenza impugnata che ha invece escluso questo rischio. Considerato quindi che la Corte cantonale ha a ragione concluso che dalla madre potesse essere ragionevolmente preteso di riaccompagnare il figlio in Romania (v. art. 5 lett. b LF-RMA) per attendervi una decisione che la autorizzi a partire all'estero con il minore o che le conferisca l'autorità parentale esclusiva, non occorre esaminare le altre condizioni cumulative esatte dall'art. 5 LF-RMA per riconoscere una situazione intollerabile ai sensi dell'art. 13 cpv. 1 lett. b CArap, segnatamente verificare se il collocamento presso il padre (v. art. 5 lett. a LF-RMA) o presso terzi (v. art. 5 lett. c LF-RMA) sarebbe manifestamente contrario all'interesse del minore (cfr. sentenza 5A_658/2024 citata consid. 4.6.2 in fine). Sia ad ogni modo precisato che gli argomenti presentati dalla ricorrente contro il collocamento del minore presso il padre sono del tutto superficiali e privi di un preciso rinvio agli atti di causa (se non un generico riferimento alle decisioni rumene del 26 aprile 2022 e 5 luglio 2024, carente di qualsiasi indicazione della pagina o del considerando pertinente). Quanto all'asserito rischio di un "inutile andirivieni" per il figlio, occorre precisare che il fatto che la Corte di appello di Bucarest abbia confermato, con decisione 5 luglio 2024, l'affidamento del minore in via esclusiva alla madre ancora non significa che la ricorrente otterrà indubbiamente dalle autorità rumene l'autorizzazione a partire all'estero con il minore o l'autorità parentale esclusiva (come già spiegato, la ricorrente non è del resto riuscita a dimostrare che, in detta decisione, la Corte di appello di Bucarest avesse già tenuto conto del trasferimento del minore in Svizzera, v. supra consid. 4.2.1.3). In ogni caso, come già osservato dalla Corte cantonale, il ritorno di un minore nel paese d'origine al fine di ottenere una decisione sui diritti parentali dei genitori non costituisce, in linea di principio, una situazione intollerabile ai sensi dell'art. 13 cpv. 1 lett. b CArap (v. sentenza 5A_121/2018 del 23 maggio 2018 consid. 5.3, con rinvio a ANNA CLAUDIA ALFIERI, Enlèvement international d'enfants, Une perspective suisse, 2016, pag. 84; sul tema v. anche BUCHER, op. cit., pag. 165 segg. n. 476 segg.). Alla Corte cantonale non può pertanto essere rimproverata una lesione degli art. 13 cpv. 1 lett. b CArap e 5 LF-RMA.