Citation: 6B_977/2020 E. 3.3.2

3.3.2. L'atto di accusa del 30 marzo 2012 della Procura pubblica espone le circostanze e le espressioni intimidatorie proferite dal ricorrente nei confronti degli agenti di polizia e dei funzionari intervenuti nell'ambito del suo fermo e dell'inchiesta per le infrazioni alle disposizioni sulla caccia. L'atto di accusa precisa che le intimidazioni del ricorrente hanno intimorito gli agenti pubblici per il pericolo di subire un danno fisico o alla loro vita e hanno parimenti intralciato lo svolgimento del loro lavoro. Esso indica quale fattispecie penale ritenuta adempiuta dal magistrato inquirente, quella di violenza o minaccia contro le autorità e i funzionari secondo l'art. 285 n. 1 CP. Il tribunale di primo grado ha tuttavia prosciolto il ricorrente da questa imputazione, non avendo impedito agli agenti di svolgere le loro attribuzioni. In sede di dibattimento di appello, dopo la trattazione delle questioni pregiudiziali, la Corte cantonale ha informato le parti presenti che si sarebbe riservata la possibilità di dare ai fatti indicati nell'atto di accusa la qualifica giuridica di minaccia ai sensi dell'art. 180 CP. Risulta quindi che il ricorrente è stato informato all'inizio del dibattimento del possibile diverso apprezzamento giuridico dei fatti rimproveratigli e ha potuto esprimersi al riguardo nell'arringa. La sentenza impugnata si fonda sugli stessi fatti contenuti nell'atto di accusa, che la Corte cantonale ha ritenuto costitutivi del reato di minaccia giusta l'art. 180 cpv. 1 CP. L'esposizione dei fatti nell'atto di accusa contempla in effetti, oltre all'impedimento per gli agenti pubblici di svolgere il loro compito, quale elemento oggettivo della fattispecie di cui all'art. 285 n. 1 CP, il fatto che, con il suo agire, il ricorrente ha incusso loro spavento e timore. Questo elemento contraddistingue il reato di minaccia ai sensi dell'art. 180 cpv. 1 CP. Non risulta quindi, né il ricorrente lo sostiene seriamente, che il contenuto dell'atto di accusa non soddisfacesse i requisiti legali anche con riferimento alla fattispecie di minaccia ed avrebbe dovuto essere rinviato al pubblico ministero per essere completato o modificato (cfr. art. 333 cpv. 1 CPP; sentenza 6B_941/2018, citata, consid. 1.3.3). La Corte cantonale ha quindi proceduto a ragione in applicazione dell'art. 344 CPP. Alla luce di tutto quanto esposto, la Corte cantonale non ha violato gli art. 344 e 350 cpv. 1 CPP.