Citation: 1A.164/2006 18.01.2008 E. 2

2.1 Dalla rogatoria e dalla decisione impugnata risulta che D.________ stipulò con la società K.________, il 23 agosto 1996, due contratti di appalto per la ristrutturazione di uno degli edifici a Mosca. K.________ concluse a sua volta quattro contratti con una società dell'isola di Man, denominata W.________, in virtù dei quali le versò, mediante cinque bonifici, complessivamente USD 62'520'000.-- quale compenso per l'attività svolta per farle ottenere i citati appalti. Secondo gli inquirenti esteri, la W.________, società di proprietà del titolare della K.________, non avrebbe mai esercitato alcuna attività a favore di quest'ultima, ma sarebbe servita soltanto per ostacolare l'identificazione della provenienza delittuosa del denaro, che costituirebbe il profitto del reato di corruzione: il corrispettivo dei contratti sarebbe infatti stato maggiorato per un importo di USD 62'500'000.--, somma poi trasferita attraverso società offshore. Il conto della W.________ sarebbe quindi un conto di transito per dette società. Secondo gli inquirenti esteri, il punto di contatto italiano dell'attività di riciclaggio sarebbe costituito da E.________ e F.________, titolari di un conto presso una banca luganese, sul quale sono pure confluite somme di denaro provenienti da W.________, importi poi pervenuti in Italia su conti in loro favore. Dalle indagini effettuate dall'autorità rogante risulterebbe che dai conti della W.________ circa USD 25 milioni ricevuti da K.________ sarebbero poi stati versati a favore della società Z.________ (società cipriota riconducibile all'indagato B.________) su un conto di una banca ginevrina. Il 16 ottobre 1997 la Z.________ ha versato alla X.________ presso una banca zurighese USD 7 milioni. L'autorità estera chiede di trasmetterle la documentazione di questa relazione per poter confermare la sua tesi e verificare se da questo conto siano stati effettuati trasferimenti su conti italiani nella disponibilità degli indagati. 2.2 La ricorrente riconosce che in data 16 ottobre 1997 la Z.________ le ha versato USD 7 milioni. Essa rileva d'aver fornito al MPC, producendo una serie di documenti, le necessarie spiegazioni sui retroscena e sul contesto di detto versamento. Espone che due società di Cipro avrebbero posseduto nel loro portafoglio una terza società, tutte nella disponibilità del ricorrente. Con contratto del 1° agosto 1997 le due società cipriote avrebbero venduto un pacchetto azionario della terza società alla Z.________ per USD 6'809'847.--. Il contratto avrebbe previsto il relativo pagamento al più tardi sino al 1° novembre 1997. Le due società cipriote, con contratto del 10 ottobre 1997, avrebbero d'altra parte stipulato un credito a favore della ricorrente, che avrebbe avuto il diritto di richiedere alle due società USD 2,45 milioni rispettivamente USD 4,5 milioni. La ricorrente avrebbe fatto uso di questo diritto il 10 ottobre 1997. Per far fronte a questa richiesta, le due menzionate società avrebbero ordinato alla Z.________ di effettuare il pagamento direttamente alla ricorrente, ciò sarebbe avvenuto il 16 ottobre 1997. 2.3 Nella decisione impugnata il MPC ha ritenuto che anche i documenti prodotti dalla ricorrente inerenti ai retroscena del pagamento litigioso costituiscono un'informazione necessaria per l'autorità estera. Dall'analisi effettuata dal MPC risulta d'altra parte che, eccezion fatta per un versamento di circa USD 10'000.-- a favore di una società italiana (concernente al dire della ricorrente l'acquisto di mobili), non vi sono legami apparenti tra il conto litigioso e l'Italia, né risulta che gli indagati avrebbero ricevuto direttamente denaro in Italia da questo conto. 2.4 La ricorrente ammette che A.________ è indagato in Italia, al suo dire tuttavia soltanto poiché ne è il suo avente diritto economico. Essa, insistendo sull'art. 1 cpv. 4 AIMP, secondo cui detta legge non conferisce alcun diritto alla cooperazione internazionale in materia penale, parrebbe disconoscere l'obbligo delle parti contraenti alla CEAG, completato e facilitato dall'Accordo, ad accordarsi reciprocamente l'assistenza giudiziaria la più ampia possibile, qualora non sussistano motivi di rifiuto (art. 1 cpv. 1 e art. 2 CEAG). Essa fonda il suo gravame sull'assunto secondo cui, in assenza di un reato, l'assistenza non può essere concessa. In effetti, al suo dire, se un soggetto riceve prestazioni da fonti potenzialmente illegali, ma fornisce in buona fede una controprestazione usuale, sotto l'aspetto economico e penale, che non ha nessuna relazione con l'oggetto di un procedimento penale, non si sarebbe in presenza di un reato. Secondo la ricorrente, essa avrebbe ricevuto in buona fede il versamento litigioso di USD 7 milioni: la Z.________ le avrebbe corrisposto una controprestazione per l'acquisto di un pacchetto azionario, per cui non sussisterebbe alcuna relazione causale adeguata tra questo bonifico e il procedimento penale estero. La trasmissione dei documenti litigiosi all'estero sarebbe quindi inutile, visto che non sarebbero idonei a farlo avanzare, poiché essa non sarebbe coinvolta in atti di riciclaggio. 2.5 La ricorrente, insistendo sull'irrilevanza dei documenti bancari litigiosi, perché al suo dire si sarebbe in presenza di un versamento lecito, misconosce chiaramente la portata del principio dell'utilità potenziale (DTF 126 II 258 consid. 9c pag. 264; 122 II 367 consid. 2). È infatti manifesto che la trasmissione di documenti concernenti un versamento espressamente indicato nella domanda estera su un conto di cui un indagato è il beneficiario economico, è utile a far progredire il procedimento estero: tra essi e l'asserito reato sussiste pertanto una relazione oggettiva sufficiente (DTF 129 II 462 consid. 5.3; 125 II 65 consid. 6b/aa pag. 73). La consegna rispetta d'altra parte il principio della proporzionalità, permettendo all'autorità estera di ricostruire compiutamente i flussi di denaro tra l'inquisito e le altre società oggetto di indagini. La circostanza ch'essa ha già conoscenza di questo versamento non implica che i nuovi atti, idonei a confermare ulteriormente o se del caso a confutare la tesi accusatoria, sarebbero inutili. Neppure la circostanza che dalla relazione litigiosa non sono stati effettuati bonifici su conti in Italia nella disponibilità degli indagati è decisiva. Queste informazioni, espressamente richieste, sono infatti necessarie, affinché la Procura estera possa confermare, compiutamente o parzialmente, le ipotesi accusatorie nei confronti di tutti gli inquisiti e verificare segnatamente se il ricorrente, quale indagato, ha o no versato somme di denaro agli altri inquisiti per il tramite della società di cui è l'avente diritto economico. 2.6 La ricorrente, accennando all'art. 5 cpv. 1 lett. a AIMP, sostiene l'inammissibilità dell'assistenza, perché il MP non ha riscontrato versamenti dal suo conto verso l'Italia e non ha contestato la sua buona fede nel quadro dell'asserito trasferimento del pacchetto azionario. Essa si fonda, implicitamente, sulla sua asserita qualità di terzo non implicato nel procedimento penale estero. L'assunto non è decisivo. In effetti, incentrando il gravame su questa argomentazione, essa disattende che l'eventuale qualità di persona, fisica o giuridica, non implicata nell'inchiesta all'estero non consente a priori di opporsi alle misure di assistenza. Basta infatti che sussista una relazione diretta e oggettiva tra la persona o la società e il reato per il quale si indaga e ciò senza che siano necessarie, come da lei erroneamente sostenuto, un'implicazione nell'operazione criminosa e ancor meno una colpevolezza soggettiva ai sensi del diritto penale (DTF 120 Ib 251 consid. 5a e b; 118 Ib 547 consid. 3a in fine; Zimmermann, op. cit., n. 227). L'asserita liceità, sotto il profilo commerciale e del codice delle obbligazioni, dei citati contratti di mutuo e del versamento litigioso, assunto sul quale è imperniato il ricorso, non è pertanto determinante ai fini della procedura di assistenza. La ricorrente scorda inoltre che l'art. 10 cpv. 1 AIMP, concernente la sfera segreta di persone non implicate nel procedimento penale, che del resto non costituiva una norma applicabile in una causa retta dalla CEAG (DTF 122 II 367 consid. 1e), è stato abrogato. Per di più, i titolari di conti bancari usati, anche a loro insaputa, per operazioni sospette non potevano comunque prevalersi di quella disposizione (DTF 120 Ib 251 consid. 5b; 112 Ib 576 consid. 13d pag. 604). 2.7 Insistendo sulla sua estraneità ai prospettati reati, essa misconosce d'altra parte che il quesito della colpevolezza non dev'essere esaminato nella procedura di assistenza (DTF 118 Ib 547 consid. 3a in fine pag. 552; 117 Ib 64 consid. 5c pag. 88; 112 Ib 576 consid. 14a pag. 605). Né spetta all'autorità di esecuzione né al giudice svizzero dell'assistenza, nel quadro di una valutazione sommaria e «prima facie» dei mezzi di prova raccolti o prodotti, esaminare compiutamente la fondatezza della tesi accusatoria o delle ipotesi d'inchiesta (DTF 117 Ib 64 consid. 5c pag. 88; 112 Ib 347 consid. 4; cfr. anche DTF 122 II 373 consid. 1c pag. 376). Trattandosi di una questione relativa alla valutazione delle prove, spetterà alle autorità italiane risolverla (DTF 121 II 241 consid. 2b pag. 244; 118 Ib 547 consid. 3a in fine pag. 552). In tale ambito il ricorrente, quale indagato, potrà senz'altro addurre i citati argomenti a sostegno dell'asserita correttezza del versamento litigioso. 2.8 Fondando il gravame sulla sua estraneità ai reati indicati nella domanda, la ricorrente misconosce che questo argomento non è decisivo, visto che la concessione dell'assistenza, come già rilevato, non presuppone affatto che l'interessato, nei cui confronti la domanda è rivolta, coincida con l'inquisito o l'accusato nella procedura aperta nello Stato richiedente: nella fattispecie l'avente diritto economico della ricorrente è comunque indagato in Italia. In effetti, pure come già ritenuto, l'assistenza dev'essere prestata anche per acclarare se il reato fondatamente sospettato sia effettivamente stato commesso e non soltanto, come a torto preteso dalla ricorrente, per scoprirne l'autore o raccogliere prove a suo carico (DTF 118 Ib 547 consid. 3a pag. 552). Sul conto della ricorrente è stato accreditato un importo riconducibile a una relazione bancaria sospettatamente coinvolta nei citati reati. La trasmissione dei relativi documenti bancari all'autorità italiana è quindi giustificata: essa, contrariamente all'autorità svizzera, dispone infatti di tutte le risultanze processuali, in particolare anche di quelle relative agli altri inquisiti, e potrà valutare compiutamente la posizione della ricorrente, accertandone, se del caso, l'estraneità ai fatti. 2.9 In effetti, la questione di sapere se le informazioni richieste nell'ambito di una domanda di assistenza siano necessarie o utili per il procedimento estero dev'essere lasciata, di massima, all'apprezzamento delle autorità richiedenti. La ricorrente, rimproverando al MPC di non aver deciso in maniera definitiva sull'apprezzamento delle prove, disattende che lo Stato richiesto non dispone dei mezzi per pronunciarsi sull'opportunità di assumere determinate prove e non può sostituire il proprio potere di apprezzamento a quello dell'autorità estera che conduce le indagini. La richiesta di assunzione di prove può essere rifiutata solo se il principio della proporzionalità, nella limitata misura in cui può esser applicato in procedure rette dalla CEAG (DTF 112 Ib 576 consid. 13d pag. 603; 113 Ib 157 consid. 5a pag. 165; 121 II 241 consid. 3c; Zimmermann, op. cit., n. 476), sia manifestamente disatteso (DTF 120 Ib 251 consid. 5c) o se la domanda appaia abusiva, le informazioni richieste essendo del tutto inidonee a far progredire le indagini (DTF 122 II 134 consid. 7b; 121 II 241 consid. 3a). Non si è d'altra parte manifestamente in presenza di un'inammissibile ricerca indiscriminata di prove, come a torto sostenuto dalla ricorrente, ritenuto che l'autorità estera ha precisamente indicato il suo conto e l'ammontare del bonifico litigioso (v. su questo tema DTF 129 II 97 consid. 3.1; 125 II 65 consid. 6b/aa pag. 73; 122 II 367 consid. 2c). Nella fattispecie, contrariamente all'assunto ricorsuale, l'utilità potenziale dei documenti bancari per l'inchiesta estera non può essere negata (DTF 126 II 258 consid. 9c). Questi atti permetteranno infatti agli inquirenti italiani di ricostruire compiutamente i flussi di denaro tra le diverse società oggetto di indagini e quindi di confermare o confutare i suoi sospetti. La contestata trasmissione è giustificata, se del caso, anche allo scopo di permettere all'autorità estera di poter verificare se, sulla base di queste nuove risultanze, in particolare dalla circostanza che dal conto della ricorrente non risultano legami apparenti con l'Italia, l'ipotesi accusatoria sia sempre ancora fondata o se debbano essere esaminate nuove ipotesi di reato, come pure di verificare l'asserita estraneità del citato importo ai fatti oggetto d'inchiesta. Insistendo sulla liceità, sotto il profilo commerciale, dell'accredito litigioso, la ricorrente misconosce d'altra parte che non spetta né al MPC né al giudice dell'assistenza, ma a quello estero del merito, pronunciarsi sulla valutazione delle prove e sul carattere lecito del bonifico (DTF 117 Ib 64 consid. 5c pag. 88; 112 Ib 347 consid. 4). Tali quesiti, come quello di sapere se detta somma provenga o no dai reati di riciclaggio, dovranno quindi essere verificati, come rettamente stabilito dal MPC, dal giudice italiano del merito; nella fattispecie non si può infatti escludere, senza verificare l'insieme delle distrazioni di fondi di cui solo le autorità italiane sono a conoscenza, che l'accredito litigioso, anche ad insaputa della ricorrente, sia connesso con gli asseriti reati. Questa conclusione si giustifica, a maggior ragione, poiché da una rogatoria concernente i medesimi fatti risulta che alcuni indagati sono stati condannati in Svizzera per riciclaggio di denaro e che il conto della Z.________, riconducibile a persone indagate in Italia, costituirebbe un conto decisivo per l'inchiesta (causa 1A.5/2007). L'utilità di conoscere la destinazione ultima dei versamenti effettuati da questo conto è quindi manifesta. Del resto, l'avente diritto economico della ricorrente potrà dimostrare, se del caso, dinanzi alle autorità estere, che il bonifico ha un fondamento legittimo ed estraneo ai fatti oggetto di indagine. Nelle osservazioni al ricorso il MPC precisa che le società che hanno partecipato al citato contratto erano di proprietà del ricorrente, che due pagamenti di USD 10'000.-- da parte di due sue società non avrebbero alcuna spiegazione economica, se non quella di arrivare alla somma di USD 7 milioni, e che le date dei documenti non corrisponderebbero con quella dell'effettivo versamento da parte della Z.________ dell'importo litigioso, per cui vi sarebbero fondati dubbi sulla pertinenza delle spiegazioni fornite circa il pagamento di detta somma. È quindi a ragione che il MPC ha ritenuto che in siffatte condizioni spetti all'autorità estera valutare e chiarire la fattispecie.