Citation: 1A.187/1999 05.06.2000 E. 1

c) Il ricorrente sostiene che occorrerebbe verificare se la somma in discussione, accreditata nel 1993 al conto "Y.________", provenga effettivamente dal Conto "X.________", visto che il bonifico da quest'ultimo conto a quello della H.________ Inc. è avvenuto nel 1991. Secondo il ricorrente si dovrebbe quindi rendere perlomeno verosimile che nessun altro accredito sia intervenuto dal 1991 al 1993 sul conto della H.________ Inc. ; l'autorità estera dovrebbe inoltre indicare il titolare di detto conto e produrre l'estratto per il periodo dal 1991 al 1993. L'assunto non è fondato: l'autorità estera non deve provare la commissione del reato prospettato, ma soltanto esporre in modo sufficiente le circostanze e gli indizi sui quali fonda i propri sospetti. Spetterà al giudice straniero del merito esaminare se l'accusa potrà esibire o no le prove dell'asserito reato (DTF 122 II 367 consid. 2c). Né essa deve produrre i mezzi di prova sui quali fonda la richiesta (v. art. 14 CEAG e 28 AIMP), essendo sufficiente che ne renda verosimile, come in concreto, l'esistenza (sentenza inedita del 13 ottobre 1995 nella causa I., consid. 2d; Zimmermann, op. cit. , n. 165 pag. 123 e n. 412 in fine pag. 319; cfr. anche DTF 118 Ib 111 consid. 5b pag. 122); infine, non spetta al giudice dell'assistenza pronunciarsi sulla contestata valutazione delle prove posta a fondamento della richiesta (DTF 117 Ib 64 consid. 5c pag. 88, 112 Ib 347 consid. 4), segnatamente sul fatto che l'intervallo di due anni tra l'esecuzione dei due accrediti sia sufficiente per dimostrare, come sostenuto dal ricorrente, che non si tratterrebbe della medesima somma, ciò che escluderebbe qualsiasi carattere illecito dell'accredito sul conto "Y.________". Tali quesiti, come quello di sapere se si sia in presenza di una semplice compensazione valutaria internazionale o no, dovranno essere verificati dal giudice italiano del merito, atteso che non emergono elementi atti a far ritenere che la rogatoria sia addirittura abusiva (cfr. DTF 122 II 134 consid. 7b); non è affatto escluso che l'accredito litigioso, anche ad insaputa del ricorrente, sia connesso con gli asseriti reati. In effetti, come rilevato dal MPC nella risposta al ricorso, è possibile che il conto del ricorrente sia semplicemente servito da tramite per un versamento di provenienza illecita, come spesso constatato in casi di corruzione. Il ricorrente potrà dimostrare, dinanzi alle autorità italiane, che tale versamento ha un fondamento legittimo ed estraneo ai fatti corruttivi. D'altra parte, l'esame dell'idoneità dei mezzi di prova è circoscritto a un giudizio "prima facie" e d'apparenza: per il resto la valutazione definitiva del materiale probatorio, segnatamente quello delle deposizioni rese dagli eredi G.________, come il quesito della colpevolezza, sono riservati al giudice estero del merito (DTF 118 Ib 547 consid. 3a in fine pag. 552, 117 Ib 64 consid. 5c pag. 88, 112 Ib 576 consid. 14a pag. 605). Inoltre, i documenti che l'autorità svizzera non deve trasmettere sono solo quelli che con sicurezza non sono rilevanti per il procedimento penale estero e per la fattispecie descritta nella rogatoria (art. 63 cpv. 1 AIMP; DTF 122 II 367 consid. 2c e d). È palese che la trasmissione dei documenti di apertura del conto può essere rilevante per il procedimento estero e idonea a far progredire l'inchiesta estera: essa è quindi giustificata (DTF 122 II 134 consid. 7b, 121 II 241 consid. 3a). d) Certo, il ricorrente fonda la sua argomentazione sulla sua estraneità ai reati indicati nella domanda: l'argomento non è tuttavia decisivo, visto che la concessione dell'assistenza non presuppone affatto che l'interessato, nei cui confronti la domanda è rivolta, coincida con l'inquisito o l'accusato nella procedura aperta nello Stato richiedente. In effetti, l'assistenza dev'essere prestata anche per acclarare se il reato fondatamente sospettato sia effettivamente stato commesso e non soltanto per scoprirne l'autore o raccogliere prove a suo carico (DTF 118 Ib 547 consid. 3a pag. 552). L'eventuale qualità di persona, fisica o giuridica, non implicata nell'inchiesta all'estero non consente a priori di opporsi alle misure di assistenza, a maggior ragione dopo l'abrogazione dell'art. 10 cpv. 1 AIMP. Basta d'altra parte che sussista una relazione diretta e oggettiva tra la persona o la società e il reato per il quale si indaga, eventualità che si verifica per il ricorrente, titolare di un conto bancario utilizzato per transazioni sospette: e ciò senza che siano necessarie un'implicazione nell'operazione criminosa e ancor meno una colpevolezza soggettiva ai sensi del diritto penale (DTF 120 Ib 251 consid. 5a e b). Sul conto del ricorrente è stato accreditato un importo riconducibile a una relazione bancaria intestata a un inquisito indagato per i reati litigiosi. La comunicazione delle generalità del titolare di questo conto all'autorità italiana è giustificata: essa, contrariamente all'autorità svizzera, dispone di tutte le risultanze processuali e può quindi valutare compiutamente la posizione del ricorrente, accertandone, se del caso, l'estraneità ai fatti. Visto inoltre che l'autorità estera chiede informazioni su una precisa relazione bancaria, relativa a un preciso bonifico, non si è neppure in presenza di una ricerca indiscriminata di prove ("fishing expedition"; v. DTF 125 II 65 consid. 6b/aa pag. 73 e rinvii, 121 II 241 consid. 3a pag. 243): la circostanza che, a dire del ricorrente, il MPC non abbia ritenuto necessario ordinare la trasmissione di documenti concernenti altri conti bancari intestati a terzi, oggetti di non meglio precisati accrediti o addebiti in relazione al conto "X.________", non dimostra l'infondatezza del presente ordine di trasmissione ma, semmai, il rispetto del principio di proporzionalità da parte dell'autorità federale, che ha tenuto conto delle particolarità delle diverse fattispecie. Del resto, il Tribunale federale ha confermato vari ordini di trasmissione dell'integralità della documentazione bancaria di conti sui quali erano state effettuate operazioni concernenti il conto "X.________", per cui l'asserita disparità di trattamento non è affatto data. e) Trasmettendo i documenti di apertura richiesti dall'autorità estera, il MPC non ha leso il principio della proporzionalità. Quando le autorità estere chiedono informazioni su conti bancari in procedimenti per reati patrimoniali o corruttivi, esse necessitano in particolare proprio di tali documenti. Ciò perché debbono poter individuare il titolare giuridico ed economico del conto e sapere a quali persone sia pervenuto l'eventuale provento del reato (DTF 124 II 180 consid. 3c inedito, 121 II 241 consid. 3c). Al riguardo non è quindi decisivo che l'accredito in esame sia avvenuto in un'epoca posteriore a quella dei prospettati reati corruttivi, né che il conto "Y.________" non sia intestato a B.________ o a altri coindagati nel procedimento estero. Nemmeno è decisivo il fatto che il ricorrente non sarebbe mai apparso come persona coinvolta nel procedimento penale contro D.________, visto che la domanda di assistenza persegue anche lo scopo di determinare se altre persone, ancora sconosciute, avrebbero partecipato ai sospettati reati (sentenza inedita del 22 luglio nella causa S., consid. 5). Del resto, nella decisione impugnata il MPC rileva rettamente che la parziale trasmissione della documentazione, limitata conformemente al principio della proporzionalità ai documenti connessi con l'operazione indicata dalle autorità estere, è giustificata allo scopo di permettere loro di poter verificare l'effettiva estraneità del ricorrente ai prospettati reati. Le asserite conseguenze, a suo dire catastrofiche sul piano personale e professionale, vista la sua notorietà, di un'eventuale divulgazione da parte dei mass media italiani del suo coinvolgimento del tutto casuale nel procedimento penale italiano, non possono pertanto comportare il rifiuto dell'assistenza.