Citation: 2C_719/2007 28.05.2008 E. 5

La questione di sapere a chi debba venir imposto il contributo posteriore nel caso di trasferimento di proprietà tra il momento in cui interviene la modifica pianificatoria e quello in cui è pubblicato il prospetto appare per contro più discutibile. 5.1 Diversamente da quanto indicato a proposito dell'art. 16 LCM, dal tenore letterale dell'art. 5 cpv. 2 LCM non si evince infatti che la regola enunciata in tale disposizione è limitata ai casi di prelievo di contributi ordinari. Inoltre è vero che, come rileva la Corte cantonale, la norma è inserita nel capitolo della legge consacrato alle disposizioni generali, ma proprio per questo motivo si potrebbe supporre che sia valida per tutte le procedure, comprese quelle a posteriori. La soluzione adottata originariamente dal Comune, che ha dapprima imposto l'onere ai proprietari del fondo al momento della pubblicazione del prospetto dei contributi posteriori, poteva quindi apparire perlomeno sostenibile. 5.2 Tuttavia nemmeno la motivazione addotta dall'istanza precedente per giustificare l'imposizione a carico dei ricorrenti, proprietari al momento della modifica del piano regolatore, appare destituita d'ogni fondamento. 5.2.1 Al di là della regola posta dall'art. 5 cpv. 2 LCM, è infatti logico ammettere che tra più proprietari successivi il tributo dovrebbe di per sé venir sopportato da colui che per primo approfitta del vantaggio particolare. Costui può in effetti vendere il fondo ad un prezzo maggiorato proprio perché il sedime trae un beneficio dall'opera che dà luogo al contributo. In base a questo principio debitore dovrebbe quindi essere il proprietario dell'immobile al momento in cui vengono terminati i lavori di miglioria, rispettivamente il proprietario al momento della modifica pianificatoria (cfr., in materia di contributi di costruzione per opere di canalizzazione: sentenza 2P.10/1996 del 9 settembre 1996, in: RDAT I-1997 n. 48, consid. 4; cfr. anche: Christian Lindenmann, Beiträge und Gebühren für die Erschliessung nach zürcherischem Planungs- und Baurecht, tesi Zurigo 1989, pag. 100 segg.; Werner Otzenberger, Die Grundeigentümerbeiträge im Kanton Luzern, tesi Berna 1976, pag. 92, 97 e 98; Jürg van Wijnkoop, Beiträge, Abwasser- und Kehrichtgebühren im Kanton Bern, tesi Berna 1973, pag. 24; Alfred Bührer, Der Mehrwertsbeitrag an öffentlich-rechtliche Erschliessungsbauwerke unter besonderer Berücksichtigung des schaffhauserischen Rechts, tesi Zurigo 1970, pag. 56). L'imposizione dei ricorrenti rispetta pertanto questa regola generale. 5.2.2 Resta però il fatto che l'art. 5 cpv. 2 LCM, analogamente alle legislazioni di altri cantoni, deroga al principio indicato (cfr. René Reitter, Les contributions d'équipement, plus particulièrement en droit neuchâtelois, tesi Neuchâtel 1986, pag. 82; Armin Knecht, Grundeigentümerbeiträge an Strassen im aargauischen Recht, tesi Berna 1975, pag. 49; Lindenmann, op. cit., pag. 100). Come sostenuto dal Tribunale di espropriazione, nel caso dei contributi ordinari il debitore stabilito secondo l'art. 5 cpv. 2 LCM coincide comunque in generale con colui che ha realmente tratto beneficio dall'opera, considerato che la pubblicazione del prospetto deve avvenire entro soli due anni dalla messa in esercizio (art. 16 LCM). In tali situazioni la norma rappresenta pertanto una semplificazione amministrativa per il comune, a cui evita di dover verificare se siano intervenuti dei passaggi di proprietà prima della pubblicazione del prospetto, ma di fatto normalmente non si discosta dal principio generale. Nei casi ordinari tale semplificazione può apparire giustificata, oltre che per il corto termine dell'art. 16 LCM, anche per il carattere sistematico di tali procedure, che normalmente toccano un certo numero di proprietari. D'altronde, sempre nei casi ordinari, se vi è un trasferimento di proprietà, la questione del possibile pagamento di contributi di miglioria non dovrebbe sfuggire all'acquirente. Egli potrebbe infatti accorgersi che la miglioria infrastrutturale è stata realizzata da poco tempo. Di conseguenza, nelle trattative per la vendita, dovrebbe prendere in considerazione il problema di eventuali contributi di miglioria. La situazione è diversa in caso di contributi posteriori. Il tempo che trascorre tra l'inclusione del fondo in zona edificabile e la pubblicazione del prospetto può essere più lungo dei due anni imposti dall'art. 16 LCM (cfr. consid. 4) e quindi può essere più probabile un cambiamento di proprietà. La procedura è inoltre puntuale e relativa in genere ad un numero di fondi limitato, per cui è più facilmente esigibile che l'ente pubblico risalga ai rapporti di proprietà al momento della modifica pianificatoria. Infine per l'acquirente la possibilità di venir astretto al pagamento di contributi può essere meno evidente. I lavori di miglioria potrebbero infatti datare di una decina d'anni e risultare perciò meno riconoscibili. Inoltre il fattore che legittima il prelievo non è un aspetto concreto, un'opera materiale, bensì un mutamento nello statuto giuridico del fondo, anch'esso non necessariamente ravvisabile. Se fosse decisiva la proprietà del sedime al momento della pubblicazione del prospetto, l'acquirente potrebbe pertanto trovarsi gravato di oneri di cui non poteva facilmente prevedere l'esistenza. 5.3 Per queste ragioni, per quanto opinabile, non è arbitrario limitare la portata dell'art. 5 cpv. 2 LCM al prelievo dei contributi ordinari e considerare invece diversamente i rapporti di proprietà nel caso dei contributi posteriori, assoggettando agli stessi i proprietari dei fondi al momento dell'inclusione nella zona edificabile (cfr. sentenza 2P.10/1996 del 9 settembre 1996, in: RDAT I-1997 n. 48, consid. 5).