Citation: C 293/02 28.11.2003 E. 5

5.1 Ora, nella misura in cui censura l'inadeguatezza delle occupazioni assegnate e la loro non conformità alla situazione personale dell'assicurata (art. 16 cpv. 2 lett. c LADI), opponendo l'inesigibilità - per una persona intenzionata a trasferire nella Svizzera tedesca il centro delle proprie relazioni personali e professionali - della ricerca di un impiego in Ticino, l'atto ricorsuale è infondato, oltre ad essere privo della necessaria motivazione. Infatti, a prescindere dal fatto che, per l'obbligo di ridurre il danno, l'interessata, celibe e di madre lingua italiana, non avrebbe comunque potuto pretendere una presa a carico dell'assicurazione contro la disoccupazione delle conseguenze di una sua scelta personale (cfr. per esempio la sentenza del 17 marzo 2003 in re J., C 278/01, nel cui ambito il Tribunale federale delle assicurazioni ha confermato la sanzione amministrativa inflitta ad una disoccupata che, per seguire il proprio convivente in Ticino, aveva disdetto un'adeguata occupazione oltralpe senza previo reperimento di un nuovo impiego, oppure la sentenza dell'11 novembre 2003 in re B., C 288/02, dove questa Corte ha ribadito il concetto in relazione a un'assicurata intenzionata a fare ritorno in Ticino in seguito al divorzio dal marito), il ricorso non specifica quali sarebbero le "importanti questioni personali e familiari" che avrebbero imposto un trasferimento dell'insorgente. Né tale circostanza è altrimenti desumibile con chiarezza dagli atti. Per il resto, la pretesa discrepanza tra il profilo professionale di B.________ e i requisiti posti per accedere alle attività assegnate, oltre a non essere nemmeno essa meglio precisata, contrasta con le tavole processuali, le quali mostrano piuttosto come, ad esempio, l'offerta di lavoro presso la ditta P.________ SA fosse chiaramente rivolta a impiegate di commercio e d'ufficio. 5.2 A giustificazione del proprio comportamento la ricorrente non può nemmeno appellarsi al mancato avviso da parte dell'URC, l'ordinamento in materia non imponendo un tale obbligo all'autorità amministrativa che intende procedere a una decisione di sospensione (sentenza inedita del 27 luglio 1999 in re A., C 81/99, consid. 4b). Né l'assicurata può altrimenti invocare la tutela della propria buona fede. In particolare, dal fatto che una precedente procedura sospensiva promossa dall'UCIAML nel 2001 per verificare gli sforzi intrapresi per la ricerca di un'occupazione adeguata sia stata abbandonata una volta preso atto delle effettive richieste e delle risposte trasmesse a/da potenziali datori di lavoro della Svizzera tedesca, l'interessata non poteva in nessun caso dedurre un'istruzione o una dichiarazione concreta e vincolante dell'autorità amministrativa che la legittimasse a rifiutare ogni ricerca di lavoro nella Svizzera italiana (cfr. DTF 127 I 36 consid. 3a, 126 II 387 consid. 3a; RAMI 2000 no. KV 126 pag. 223, no. KV 133 pag. 291 consid. 2a). Al contrario, l'esame degli atti e le istruzioni dell'URC con le quali la ricorrente è stata invitata a candidarsi presso le suindicate quattro ditte ticinesi mettono chiaramente in evidenza l'infondatezza, al limite della temerarietà, della tesi opposta.