Citation: 2C_750/2016 E. 2.1

2.1. Dopo un resoconto dettagliato dell'iter legislativo che ha preceduto l'adozione delle modifiche legislative oggetto di disamina e presentata la loro situazione personale (imprese attive a livello svizzero e internazionale nel settore dei trasporti e della logistica), le ricorrenti sottolineano in primo luogo che la tassa non è più, contrariamente alla versione originaria, un contributo causale, bensì un'imposta (con uno scopo di natura finanziaria e di copertura del disavanzo e forse indirizzata ad avere effetti sul traffico veicolare). Esse spiegano in seguito perché, a loro avviso, anche se si volesse considerare che è un'imposta speciale a destinazione vincolata, la stessa in ogni caso non adempirebbe né i requisiti dell'imposta orientativa (non vi è un reale effetto incitativo siccome è a carico di una limitata cerchia di proprietari di fondi, non di chi [utenti] si intende orientare, e senza l'obbligo di riversarla su quest'ultimi; persegue primariamente interessi fiscali e finanziari, poiché concepita come misura di contenimento del disavanzo; non porterebbe all'aumento dell'uso dei trasporti pubblici, questi non essendo concorrenziali rispetto all'uso dell'automobile né per i pendolari [in termini di frequenza oraria e tempi di percorrenza] né per i clienti e/o visitatori di centri commerciali [a seconda degli acquisiti è impraticabile usare i mezzi pubblici]; cfr. ricorso pag. 15 a 17) né quelli dell'imposta di rivalsa dei costi (assenza di criteri oggettivi, sostenibili e ragionevoli nel definire la cerchia dei contribuenti; impossibilità d'imputare le spese del trasporto pubblico connesse alla tassa alla cerchia dei contribuenti assoggettati [i quali peraltro non ne traggono vantaggio alcuno] rispettivamente agli automobilisti; alcun legame tra i posteggi con più di 50 stalli e l'aumento dei costi legati al trasporto pubblico; cfr. ricorso pag. 17-18).