Citation: H 177/01 15.11.2002 E. 3

Nel merito, l'insorgente censura l'operato dei primi giudici nella misura in cui gli hanno addebitato una grave negligenza in relazione alla realizzazione del danno, per il quale è stato ritenuto responsabile, con vincolo di solidarietà con G.________ ed A.________ , limitatamente all'importo di fr. 285'042.35. Il ricorrente fa in particolare notare, a sua discolpa, che al momento delle dimissioni presentate con effetto immediato il 29 gennaio 1997 "secondo il normale andamento delle cose e l'esperienza della vita, la crisi finanziaria della S.________ SA poteva essere sanata, anzi era sanata" e inoltre richiama l'attenzione sul fatto che presso la Banca X.________ di L.________ esisteva un conto corrente "oneri sociali" che al 30 giugno 1997 avrebbe presentato un saldo attivo di fr. 167'195.55. 3.1 Nei considerandi del querelato giudizio, cui si rinvia, i primi giudici hanno già correttamente rilevato come il datore di lavoro sia tenuto al pagamento regolare dei contributi sociali e come, in caso di mancato versamento dei medesimi per intenzionalità o per grave negligenza, possano essere chiamati a rispondere del danno, a titolo sussidiario, gli organi della società anonima, precisando quali siano le norme legali e i principi di giurisprudenza applicabili in concreto. 3.2 Ai sensi della giurisprudenza si deve ammettere negligenza grave del datore di lavoro quando questi abbia trascurato di fare quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevole posta nella stessa situazione. La misura della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di lavoro della stessa categoria di quella cui appartiene l'interessato (DTF 112 V 159 consid. 4 e sentenze ivi citate). Occorre però esaminare se speciali circostanze legittimassero il datore di lavoro a non versare i contributi o potessero scusarlo dal procedervi (DTF 108 V 186 consid. 1b e 193 consid. 2b; cfr. pure DTF 121 V 244 consid. 4b). L'obbligo del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi prova motivi di giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b). 3.3 Dalla documentazione agli atti risulta che il conto "oneri sociali" (conto no. --------) presso la Banca X.________ al momento delle sue dimissioni non presentava alcun saldo attivo. Infatti è solo a partire dal 17 febbraio 1997 che avviene il primo "trapasso" dal "conto stipendi" (conto no. --------) di complessivi fr. 49'406.05 (24'586.55 + 24'819.50) facendone seguire altri in data 26 febbraio 1997 per fr. 22'495.45, quindi il 27 marzo 1997 per fr. 24'697.30, il 16 giugno 1997 per fr. 48'315.95 (24'080.85 + 24'235.10) e il 27 giugno 1997 per fr. 22'245.70. La tesi secondo cui al 29 gennaio 1997 vi sarebbe stato un accantonamento presso l'istituto bancario è pertanto in contrasto con le tavole processuali. Ma quand'anche il conto oneri sociali fosse risultato attivo, R.________, che, per sua stessa ammissione, non solo era a conoscenza della crisi finanziaria attraversata dalla società ma anche della sua cronica morosità - di lunga durata, trascinandosi essa da ormai troppi anni - nel pagamento degli oneri sociali, si sarebbe dovuto seriamente attivare affinché tale importo venisse effettivamente versato alla Cassa a parziale copertura degli arretrati contributivi e non venisse destinato ad altri scopi, tanto più se si considera che il flusso finanziario con la Banca X.________ era fortemente passivo e quest'ultimo poteva compensare le esposizioni passive con quelle attive in conformità dell'art. 8 delle "condizioni generali" regolanti i rapporti contrattuali tra le parti. Avendo agito diversamente ed avendo per troppo tempo - e in cognizione delle gravi e perduranti difficoltà di ordine finanziario che affliggevano la società - tollerato il differimento del pagamento degli oneri sociali, quando invece esso sarebbe eccezionalmente stato possibile solo per un periodo di breve durata (DTF 108 V 188; RCC 1992 pag. 261 consid. 4b), R.________ non può respingere l'addebito di grave negligenza mossogli dai primi giudici. Già solo per questo motivo, il richiamo al tentativo di risanamento messo in atto con il conferimento del "mandato" 18 dicembre 1996 - con il quale i membri della comunione ereditaria C.________ avevano incaricato l'avv. Franco Gianoni, M.________ e P.________ di rappresentarli (anche) nella gestione della S.________ SA -, presto vanificato dalla revoca dello stesso ad opera dei mandanti in data 26 marzo 1997, non può essere di alcuna utilità per il ricorrente e non può configurare un valido motivo di discolpa, soprattutto se si tiene conto del fatto che la situazione finanziaria della S.________ SA, come espressamente evidenziato nell'accordo del 18 dicembre 1996, era comunque già "molto grave" al momento dell'istituzione di siffatta "tutela", cosicché l'intervento della banca, operato il 26 novembre 1997, mediante il quale ha provveduto ad "equilibrare" la posizione debitoria della rubrica "stipendi" con l'attivo presentato dalla rubrica "oneri sociali", oltre a risultare legittima, non poteva giungere inatteso (cfr. sentenza dell'8 settembre 2000 in re M., consid. 3b).