Citation: 2A.520/2000 23.03.2001 E. 6

6.- a) L'insorgente afferma di non avere mai accettato le proposte di riprendere il lavoro formulate dagli organi della Posta per il fatto che egli era venuto a trovarsi in una situazione per la quale l'espletamento della propria attività non era più possibile a causa dell'azione di mobbing alla quale era sottoposto. Sostiene che al fine di dimostrare tale fatto egli aveva quindi chiesto alla precedente autorità di giudizio di procedere all'allestimento di una perizia e di assumere determinati testi. Cosa questa che non è stata fatta, ragione per la quale egli lamenta ora una violazione del suo diritto di essere sentito. b) Per costante giurisprudenza il diritto di essere sentito - dedotto dall'art. 29 cpv. 2 Cost. e sul cui rispetto il Tribunale federale si pronuncia con piena cognizione (DTF 121 I 54 consid. 2 con rinvii) - comprende varie facoltà, tra cui quella di fornire prove su fatti rilevanti per il giudizio, di partecipare alla loro assunzione, di prenderne conoscenza e di determinarsi in proposito. Di massima l'autorità deve quindi assumere le prove offerte tempestivamente e nelle forme previste dal diritto processuale (DTF 119 Ib 492 consid. 5b/bb e riferimenti). Essa può tuttavia rinunciarvi, qualora sia pervenuta ad un convincimento sui fatti rilevanti già in base alle prove assunte, o ritenga, procedendo in maniera non arbitraria ad un apprezzamento anticipato delle prove offerte, che le stesse non porterebbero nuovi chiarimenti (DTF 122 V 157 consid. 1d, 119 Ib 492 consid. 5b/bb e rinvii). Se intende rifiutare le prove offerte, l'autorità deve di principio spiegare i motivi per cui esse risultano inidonee o superflue (sentenza del 21 dicembre 1992, pubblicata parzialmente in: ZBl 94/1993 pag. 316, consid. 2; sentenza del 19 settembre 1989, pubblicata parzialmente in: RDAT 1990 n. 43 consid. 3b). c) La censura è infondata. In primo luogo va rilevato che, contrariamente a quanto continua a sostenere il ricorrente, i vertici della Posta non hanno affatto trascurato la sua denuncia di mobbing, ma si sono preoccupati di svolgere degli accertamenti in merito alla fondatezza della stessa. Tant'è vero che il 24 marzo 1999 la Rete postale e vendita ha allestito un circostanziato rapporto in proposito. A prescindere da ciò, va comunque detto che la questione in parola non è determinante per l'esito della presente vertenza. In effetti, come giustamente rilevato dalla precedente autorità di giudizio, alla base del licenziamento litigioso non vi sono delle inadempienze del ricorrente conseguenti alle pretese pratiche di mobbing che, a dire di quest'ultimo, erano state messe in pratica dai colleghi e dai superiori dell'ufficio di Chiasso 1. Come già esposto al precedente considerando n. 5, il licenziamento del ricorrente è stato determinato dal suo comportamento complessivo, per il quale egli non può addurre nessuna valida giustificazione che si ricolleghi alle pretese pressioni che gli erano state fatte sul posto di lavoro. Da questo punto di vista, si può dunque considerare che è senza incorrere nella violazione del diritto di essere sentito del ricorrente che la Commissione federale di ricorso in materia di personale federale si è rifiutata di assumere le prove offerte da quest'ultimo (perizia e audizione del medico curante B.________) nell'intento di dimostrare la veridicità della denuncia di mobbing da lui formulata.