Citation: 1C_509/2020 E. 2.6

2.6. I comproprietari contestano infine la proporzionalità delle imposte misure di ripristino, al loro dire lesive dell'art. 43 cpv. 1 LE, secondo cui il Municipio ordina la demolizione o la rettifica delle opere eseguite in contrasto con la legge, i regolamenti edilizi o i piani regolatori, tranne il caso in cui le differenze siano minime e senza importanza per l'interesse pubblico; adducono che queste due ultime condizioni sarebbero adempiute in concreto, visto che l'opera realizzata non presenterebbe sostanziali differenze dal progetto approvato. Come visto questo assunto non regge. I ricorrenti medesimi ammettono del resto che le criticate misure di ripristino rendono il manufatto litigioso uguale a quello previsto originariamente. Adducono poi che la postulata audizione di collaboratori della società fornitrice della veranda avrebbe potuto confermare la loro buona fede, fondata su asserite rassicurazioni ricevute dal fornitore riguardo alla "qualifica" del manufatto e alla sua conformità alle norme edilizie, in particolare sull'asserita circostanza che la sua superficie, in altri comuni, non sarebbe stata computata come SUL. Certo, il diritto di essere sentito (art. 29 cpv. 2 Cost.) comprende, tra l'altro, il diritto dell'interessato di offrire prove pertinenti e di ottenerne l'assunzione (DTF 145 I 167 consid. 4.1 pag. 170 seg.; 144 I 11 consid. 5.3 pag. 17). Il Tribunale cantonale amministrativo, senza violare l'invocato diritto, sulla base di un apprezzamento anticipato delle prove per nulla arbitrario (DTF 146 III 73 consid. 5.2.2 pag. 80; 144 II 427 consid. 3.1.3 pag. 435), poteva tuttavia rinunciare ad assumere quelle proposte dai ricorrenti, ininfluenti per dirimere la vertenza. Non si tratta in effetti di elementi essenziali per l'accertamento dei fatti e l'applicazione della citata norma cantonale, della quale i ricorrenti, cogniti del diritto, potevano aspettarsi la pertinenza e l'applicazione (DTF 145 I 167 consid. 4.1 pag. 170 seg.; 145 IV 99 consid. 3.1 pag. 109). Riguardo alle pretese assicurazioni fornite dalla ditta fornitrice della veranda, la Corte cantonale non ha, rettamente, ritenuto una violazione del principio della buona fede e dell'affidamento, non essendone manifestamente adempiuti i presupposti, visto che la ditta non era chiaramente competente per fornire garanzie vincolanti (DTF 146 I 105 consid. 5.1.1 pag. 110). Come rettamente ritenuto dai giudici cantonali, un'eventuale diversa prassi applicata in altri comuni, non vincolerebbe in nessun modo il Municipio di Porza, né sarebbe costitutiva di una disparità di trattamento nell'illegalità. In effetti, il diritto all'uguaglianza di trattamento nell'illegalità può essere ammesso in via eccezionale soltanto quando non in un caso isolato e neppure in alcuni casi, bensì secondo una prassi costante, un'autorità, in concreto il Municipio di Porza, avrebbe derogato alla legge e darebbe a vedere che anche in futuro non deciderà in modo conforme alla stessa, condizione non addotta dai ricorrenti né ravvisabile nella fattispecie (DTF 139 II 49 consid. 7.1 pag. 61; 132 II 485 consid. 8.6 pag. 510).