Citation: 4C.170/2003 16.02.2004 E. 4

Una volta qualificato il contratto nel modo anzidetto, la Corte cantonale ha constatato come il precontratto regolasse già tutti gli elementi essenziali della compravendita. In queste circostanze, poggiandosi sulla DTF 118 II 32 consid. 3c, essa ha riconosciuto all'attore la facoltà di pretenderne direttamente l'adempimento, non soltanto di esigerne la conclusione. A mente del convenuto, così facendo l'autorità cantonale avrebbe violato l'art. 22 CO. Egli ravvede una contraddizione tra il riconoscere, prima, che la convenzione non è un contratto di compravendita e il trattarla, poi, come se lo fosse. Questo errore si ripercuote in modo grave sulle conseguenze dell'inadempimento; il convenuto ritiene infatti che, la convenzione valendo quale precontratto, il suo rifiuto di concludere il contratto principale poteva comportare unicamente il risarcimento dell'interesse negativo. Infine, sostiene che le parti si erano riservate tacitamente la possibilità di non concludere la compravendita. Questa loro volontà risulterebbe dal fatto che la convenzione non esprime l'obbligo incondizionato di comprare né di vendere le 35 azioni litigiose; che il prezzo stabilito dai commercialisti era vincolante solo in caso di riscatto, non di vendita a terzi; che l'attore avrebbe rinunciato a concludere il contratto di compravendita se tale prezzo si fosse rivelato irrisorio. La medesima volontà sarebbe confermata da altre circostanze - già proposte nel capitolo concernente la qualifica del contratto - quali la possibilità delle parti di scegliere tra quattro opzioni, l'interessamento manifestato dalla controparte per l'andamento e la gestione della società anonima nonché la sua insistenza per interporre opposizione ad un precetto esecutivo contro la società. 4.1 Nella misura in cui il convenuto adduce per la prima volta dinanzi al Tribunale federale l'esistenza di una volontà tacita secondo la quale egli avrebbe inteso impegnarsi a risarcire - semmai - l'interesse negativo a scapito dell'esecuzione reale del contratto, la sua argomentazione risulta inammissibile in quanto nuova (art. 55 cpv. 1 lett. c OG). Il convenuto non ha miglior fortuna laddove sostiene che, firmando il precontratto, le parti avrebbero implicitamente inteso riservarsi la possibilità di non concludere la compravendita. Si tratta infatti di un argomento che, oltre ad apparire nuovo, si fonda su circostanze di fatto prive di riscontro nel giudizio impugnato (cfr. quanto già esposto al consid. 3.4). Sia come sia, contrariamente a quanto sostiene il convenuto, la sola firma di un precontratto non significa ancora una rinuncia tacita all' esecuzione reale. A sostegno della sua tesi il convenuto si è richiamato a Bucher (in: Basler Kommentar, n. 42 e 43 ad art. 22 CO). Sennonché questo autore si esprime in maniera assai meno categorica di quanto appare nel gravame. Egli afferma infatti che occorre esaminare di caso in caso se, scegliendo esplicitamente la stipula di un precontratto invece del contratto principale, le parti abbiano inteso rinunciare tacitamente alla possibilità dell'esecuzione reale. In concreto tale ipotesi può essere senz'altro scartata non avendo le parti contratto esplicitamente una promessa di compravendita; la natura giuridica del loro accordo è stata infatti determinata mediante l'interpretazione oggettiva delle loro dichiarazioni. 4.2 La censura relativa alla violazione dell'art. 22 CO merita per contro di essere esaminata nella misura in cui tocca più da vicino il rapporto delicato esistente tra il contratto di compravendita e la promessa di contrarlo che lo precede, tra il contratto principale ed il precontratto. La questione ha dato luogo ad un'ampia controversia dottrinale (si vedano, fra tutti, Kramer in: Berner Kommentar, n. 79-97 ad art. 22 CO e Bucher, op. cit., n. 29-46 ad art. 22 CO). Nella DTF 103 III 97 il Tribunale federale si era chiesto se i due negozi potessero coesistere e, citando ampiamente la dottrina, aveva lasciato intendere che in talune circostanze la risposta potrebbe essere affermativa. Nella fattispecie allora sottoposta al suo giudizio, il Tribunale era comunque giunto alla conclusione che, visti i termini impiegati dalle parti nell'atto, il contratto andava qualificato di compravendita sebbene intitolato "promesse de vente - droit d'emption" (DTF citata consid. 2a pag. 108). La medesima soluzione è stata adottata senza particolari commenti nella DTF 105 III 11 consid. 4 pag. 16. Nella più recente DTF 118 II 32, al consid. 3, il Tribunale federale ha invece precisato che il precontratto conserva la sua autonomia (Existenzberechtigung) anche se nella pratica esso è spesso equiparabile al contratto principale. Tale è il caso quando il contratto preliminare prevede che quello principale dev'essere concluso dalle stesse parti alle medesime condizioni. In simili circostanze non vi sono motivi ragionevoli per distinguere tra precontratto e contratto principale (DTF citata consid. 3b). Ciò comporta - ha proseguito il Tribunale federale - l'abbandono della giurisprudenza secondo la quale la promessa di vendita non permette di chiedere d'acchito l'attribuzione della proprietà bensì soltanto la conclusione del contratto principale (Zweistufentheorie: DTF 103 III 97 consid. 2a pag. 108). In altre parole, nella DTF 118 II 32 consid. 3b il Tribunale federale ha stabilito che, quando il precontratto contiene tutti gli elementi essenziali del contratto principale, le parti possono agire direttamente per l'adempimento di questo. Ora, nella pronunzia impugnata la Corte ticinese ha applicato correttamente questa giurisprudenza. Appurato che il precontratto conteneva tutti gli elementi essenziali, i giudici cantonali hanno accolto la domanda con la quale l'attore chiedeva subito l'adempimento della compravendita che avrebbe dovuto fare l'oggetto del contratto principale. Non v'è contraddizione in questo modo di procedere. Ci si sarebbe invero potuti chiedere se, in analogia con quanto avvenuto nelle sentenze citate, la convenzione non avrebbe forse dovuto venir qualificata quale contratto di compravendita. La risposta è tuttavia negativa, nel caso in esame vi sono infatti degli elementi concreti che escludono questa possibilità (cfr. consid. 3.2). Per il convenuto non sarebbe comunque mutato alcunché; anzi, se si fosse trattato di una compravendita, a maggior ragione l'attore avrebbe potuto pretendere l'adempimento. 4.3 In conclusione, nella misura in cui ammissibili, anche le critiche esaminate in questo considerando si rivelano infondate. Permettendo all'attore di chiedere l'esecuzione del contratto di compravendita sulla base della convenzione 21 maggio 1992, qualificata quale precontratto, la Corte cantonale non ha violato l'art. 22 CO. Al contrario, essa si è correttamente attenuta alla giurisprudenza varata nella DTF 118 II 32 (richiamata anche nella DTF 129 III 264 consid. 3.2.1).