Citation: C 49/00 15.01.2001 E. 3

3.- Nel merito, si tratta ora di esaminare se e in quale misura P.________ sia da considerare idonea al collocamento ai sensi di legge a partire dal 1° maggio 1996. a) Giusta l'art. 8 cpv. 1 lett. f LADI l'assicurato ha diritto all'indennità di disoccupazione se, adempiute altre condizioni previste dalla legge, egli è idoneo al collocamento. L'art. 15 cpv. 1 LADI sancisce che il disoccupato è idoneo al collocamento se è disposto, capace ed autorizzato ad accettare un'occupazione adeguata. L'idoneità al collocamento comprende pertanto due elementi: da un lato, l'assicurato deve essere in grado di fornire un lavoro - più particolarmente di esercitare un'attività lucrativa salariata - senza essere impedito per ragioni inerenti alla sua persona; da un altro lato, egli deve essere disposto ad accettare un'occupazione adeguata ai sensi dell'art. 16 LADI, ciò che implica non solo la volontà di assumere una simile attività quando l'occasione si presenta, ma pure una disponibilità sufficiente per quanto riguarda il tempo che egli può consacrare ad un impiego offerto e per quel che concerne il numero dei potenziali datori di lavoro (DTF 125 V 58 consid. 6a, 123 V 216 consid. 3 con riferimento). Inoltre, l'assicurato dimostra una sufficiente disponibilità al collocamento solo quando il numero dei potenziali datori di lavoro in grado di assumerlo non è eccessivamente esiguo (DTF 112 V 137 consid. 3). Per decidere se il richiedente adempia detti presupposti, bisogna tener conto delle possibilità di reperire un impiego sul mercato del lavoro entrante in considerazione, vista la situazione congiunturale e l'insieme delle circostanze del caso specifico. Assicurati la cui disponibilità all'assunzione di un'attività lucrativa è, a causa di altri impegni o per ragioni personali, limitata a determinate ore del giorno o della settimana, possono essere riconosciuti idonei al collocamento soltanto in misura assai ridotta. Quando le probabilità di ritrovare un impiego appaiono limitate alla luce delle suesposte condizioni, l'idoneità al collocamento deve essere negata (DTF 120 V 388 consid. 3a e riferimenti; DLA 1992 n. 11 pag. 127 consid. 1). b) Nel caso concreto, il Tribunale cantonale delle assicurazioni ha ritenuto la ricorrente idonea al collocamento nella limitata misura del 50%, in quanto gli impegni familiari e personali di quest'ultima non le permettevano, in realtà, di essere disponibile sul mercato del lavoro per un impiego a tempo pieno. c) Va in primo luogo evidenziato che P.________ fu licenziata con effetto dal 1° maggio 1996, in sostanza perché la ditta E.________ - una tra le maggiori clienti della A.P.________ SA - era stata acquistata dalla ditta T.________ che però non ha continuato la collaborazione con il vecchio fornitore dopo i primi mesi del 1998. Detto altrimenti, l'interessata - che percepiva un salario mensile di fr. 10'000.- nella ditta A.P.________ SA, di cui era, assieme al marito, procuratrice con firma individuale - lavorava unicamente per soddisfare le esigenze del cliente E.________. Dal verbale di interrogatorio del 14 ottobre 1998 si evince pure che durante il 1997 e inizio 1998 la A.P.________ SA ha continuato a fornire alla T.________ le prestazioni contrattuali. d) Certo è che la ricorrente, come giustamente posto in rilievo dai primi giudici, ha continuato a recarsi quotidianamente sul posto di lavoro anche dopo il suo licenziamento. Dai verbali risulta infatti che l'interessata giungeva, per sua stessa ammissione, presso la A.P.________ SA tra le ore 10.00-11.00 e vi rimaneva fino alle 15.00, usciva poi per una pausa e rientrava dopo circa un'ora per restarvi fino verso le 18.00. Durante tale permanenza - in pratica da 6 a 7 ore al giorno - P.________ sostiene che finiva di preparare il pranzo che aveva portato già in parte pronto da casa, pranzava con la famiglia e terminava di rigovernare la cucina verso le 15.00. In seguito, se il computer della ditta era libero, lo usava per lavori privati quali la contabilità della riattazione della propria abitazione, la stesura di lettere per la ricerca di un posto di lavoro nonché la gestione della successione dei genitori. Nel caso di specie è di tutta evidenza, anche per ammissione dell'interessata medesima e perché la documentazione agli atti lo conferma, che P.________ trascorreva almeno 6-7 ore al giorno presso la ditta del marito, sua ex datrice di lavoro. È pure certo che i rapporti commerciali tra la E.________/T.________ - che in pratica sembra essere stato il cliente principale e di cui si occupava l'interessata, motivo per il quale venne poi licenziata allorquando questi decise di non continuare la collaborazione - e la A.P.________ SA sono perdurati fino all'inizio del 1998. Va poi rilevato come la ricorrente, durante la ricerca di un lavoro, oltre ad usare lettere standard inviate in blocco durante periodi limitati nel mese, abbia prevalentemente cercato lavoro fuori Cantone, in particolare nella Svizzera tedesca, chiedendo una rimunerazione mensile di fr. 10'000.-, pur non avendo la formazione specifica di product manager. L'interessata ha infatti studiato in Germania come assistente tecnico medico e ha seguito una formazione quale marketing manager a Zurigo nel 1982-83 senza però terminarla a causa della maternità. e) Orbene, dalle affermazioni della ricorrente e dagli elementi sopra indicati emerge che la stessa ha in sostanza trascorso durante tutto il periodo della disoccupazione buona parte della giornata lavorativa presso la ditta del marito. Le argomentazioni da essa sostenute - secondo cui si recava nel suo precedente luogo di lavoro solo per terminare la preparazione del pranzo, da consumare in famiglia, che già portava in parte pronto da casa, per sbrigare la corrispondenza per la ricerca di nuovi posti di lavoro, per tenere la contabilità della riattazione della propria abitazione nonché per gestire la successione dei genitori - sono perlomeno speciose. È infatti di difficile comprensione pensare che occorrano ogni giorno tante ore (6-7) solo per concludere la preparazione del pranzo e tenere la contabilità personale. Se così fosse, l'interessata non sarebbe comunque stata idonea al collocamento a tempo pieno. Non va poi dimenticato che quest'ultima è persino stata condannata penalmente siccome autrice colpevole di violazione della LADI per avere, mediante indicazioni inveritiere, in periodo imprecisato, ma sicuramente nel corso del mese di giugno 1997, ottenuto indebitamente prestazioni della Cassa disoccupazione. In realtà, dal profilo della probabilità preponderante, la ricorrente ha continuato a lavorare come in precedenza. Non si può infatti disattendere che essa operava presso la ditta del marito, circostanza che le ha sicuramente permesso di poter godere di talune facilitazioni, quali quella di dedicarsi agli impegni familiari in caso di necessità. Non sorprende pertanto che l'interessata abbia potuto continuare a far uso dell'auto della A.P.________ SA anche dopo il licenziamento, così come il fatto che la ditta E.________/T.________, seguita praticamente solo dall'interessata, abbia continuato la collaborazione fino agli inizi del 1998. Né va sottaciuto come P.________ abbia ripreso il lavoro all'inizio del 1999, creando una società propria di consulenza marketing vendite. f) Per stabilire se l'assicurato si è impegnato in termini corretti per trovare un posto di lavoro conforme alle sue capacità, non si deve tener conto solo della quantità, ma anche della qualità delle sue ricerche (DTF 124 V 231 consid. 4a e riferimenti). Nel caso di specie occorre rilevare che le numerose ricerche svolte per reperire un posto di lavoro soddisfano il criterio quantitativo, ma non quello qualitativo. Infatti l'interessata ha insistito caparbiamente nel pretendere fr. 10'000.- lordi mensili, senza avere formazione professionale specifica con titolo di studio nel settore in cui richiedeva lavoro, limitando altresì le sue ricerche nella Svizzera tedesca. In tal modo P.________ ha per certo limitato in modo inammissibile la prospettiva di reperire un posto di lavoro a condizioni salariali di mercato, ponendo esigenze di stipendio eccessive. Siffatta attitudine dimostra la carenza di qualsivoglia serio intendimento di trovare lavoro nella Svizzera tedesca, tanto più che la ricorrente ha evidenziato la necessità di operare, nell'interesse della sua famiglia, in prossimità del luogo di lavoro e di studio di marito e figli.