Citation: 1C_144/2019 E. 7.2

7.2. Nella risposta il Consiglio di Stato rileva che per adempiere il suo compito principale, ossia l'interesse pubblico a prevenire e impedire la commissione di reati (art. 1 cpv. 2 LPol/TI), per la polizia è necessario che l'ottenimento e l'utilizzo di informazioni rientri tra i mezzi leciti, indispensabili per mantenere l'ordine e la sicurezza. Precisa che gli "informatori" sono persone, non appartenenti alla polizia, che la informano di propria iniziativa, in singole occasioni o durante lunghi periodi, in cambio della garanzia di riservatezza e anonimato. Le "persone di fiducia" sono individui, non appartenenti alla polizia, incaricati di ottenere, sotto il controllo di quest'ultima, informazioni in cambio della garanzia di riservatezza e anonimato. In quest'ultimo caso, la polizia non riceve passivamente le informazioni, ma impartisce concretamente istruzioni e ordini alla persona di fiducia. Il rapporto tra la polizia e gli informatori poggia sulla reciproca fiducia e confidenzialità, non su un contratto di lavoro. Si aggiunge che il termine "informatore" (art. 14a, abrogato, della legge federale del 21 marzo 1997 sulle misure per la salvaguardia della sicurezza interna, LMSI, RS 120) è stato ripreso nella legge federale del 25 settembre 2015 sulle attività informative, all'art. 15 con la denominazione di "fonti umane"; LAIn; RS 121), e designerebbe le persone che hanno accesso esclusivo a informazioni specifiche. Rilevato che in Svizzera "informatore" e "persona di fiducia" hanno la stessa condizione legale, si è optato per il termine generale di "fonti confidenziali". Si osserva che l'art. 9d LPol/TI è stato concepito in relazione all'art. 7 cpv. 1 e art. 8 della legge sulla protezione dei dati personali elaborati dalla polizia cantonale e dalle polizie comunali del 13 dicembre 1999 (LPDPpol; RL 163.150), nel senso di un'eccezione ai principi della raccolta e dell'elaborazione dei dati. Si sostiene che l'art. 8 LPDPpol, secondo cui le informazioni confidenziali devono essere elaborate in modo da salvaguardare adeguatamente tutti gli interessi in gioco, istituirebbe il diritto di chi si rivolge alla polizia in buona fede, esclusi i falsi denuncianti e manipolatori, di vedere trattare confidenzialmente le informazioni quando lo giustifichi un motivo importante. Ciò poiché la mancata protezione degli informatori comporterebbe la diminuzione della collaborazione tra la polizia e la popolazione. Riguardo alla delazione si osserva che la polizia verificherebbe sempre che sussista un riscontro oggettivo dell'informazione confidenziale e che l'informatore dichiari per iscritto di non commettere alcun reato e di non aspettarsi rimbors i. Si precisa infine che il quadro di azione dell'art. 9d LPol/TI è delimitato dalla LPDPpol, quale lex specialis rispetto alla legge ticinese sulla protezione dei dati personali del 9 marzo 1987 (LPDP; RL 163.100; vedi art. 5 LPDP, secondo cui agli archivi della polizia cantonale si applica la legislazione speciale). Si accenna poi alla prospettata elaborazione futura di direttive e ordini di servizio. Nel rapporto di maggioranza si rileva che allo scopo di prevenire la commissione di reati sarebbe logico proteggere gli informatori (pag. 15). La norma non è stata oggetto di discussioni durante le deliberazioni parlamentari.