Citation: 6B_1379/2019 E. 6.1

6.1. La ricorrente lamenta la violazione dell'Accordo del 26 ottobre 2004 tra la Confederazione Svizzera, l'Unione europea e la Comunità europea, riguardante l'associazione della Svizzera all'attuazione, all'applicazione e allo sviluppo dell'acquis di Schengen (RS 0.362.31). Richiama il recepimento da parte della Svizzera del regolamento (UE) 2016/399 (codice frontiere Schengen) e sostiene che l'art. 116 cpv. 1 lett. a LStrI dovrebbe essere interpretato nel senso che l'entrata e la partenza illegali non sarebbero punibili nel caso di un passaggio attraverso una frontiera interna dello spazio Schengen, come è in concreto il caso dei confini con l'Italia e con la Germania. La ricorrente sostiene che la CARP avrebbe violato gli art. 6, 22 e 23 lett. a e c del regolamento (UE) 2016/399 ed applicato l'art. 116 cpv. 1 lett. a LStrI in modo non conforme a queste disposizioni. Rileva che l'art. 6 del regolamento (UE) 2016/399 prevede delle condizioni d'ingresso per i cittadini terzi solo per l'entrata da una frontiera esterna, mentre non sono previste, al titolo III del regolamento, condizioni di entrata per l'attraversamento delle frontiere interne. La ricorrente adduce inoltre che dai rapporti delle guardie di confine risulta l'esistenza di sospetti e di accertamenti a suo carico già a partire dal 24 luglio 2016. Ritiene quindi che il suo fermo da parte dell'autorità doganale il 1° settembre 2016 non sarebbe casuale e sarebbe il risultato di una verifica di frontiera inammissibile giusta l'art. 23 lett. a del regolamento (UE) 2016/399. Richiamando l'art. 141 CPP, la ricorrente sostiene che, siccome il suo fermo sarebbe stato illecito, le prove assunte a seguito di questo provvedimento, in particolare gli interrogatori sui fatti del 1° settembre 2016, non potrebbero essere utilizzate.