Citation: 6B_825/2014 E. 3.2

3.2. Giusta l'art. 113 cpv. 1 CPP, l'imputato non è tenuto a deporre a proprio carico. Ha segnatamente facoltà di non rispondere e di non collaborare al procedimento. Deve tuttavia sottoporsi ai provvedimenti coercitivi previsti dalla legge. L'art. 113 cpv. 2 CPP prevede che, se l'imputato rifiuta di collaborare, il procedimento prosegue comunque. È riconosciuto quale principio generale del diritto procedurale penale derivante dall'art. 32 Cost. che nessuno può essere costretto ad autoincriminarsi. Chi è imputato in un procedimento penale, non è quindi tenuto a deporre. Sulla base del suo diritto di non rispondere, egli ha la facoltà di tacere senza subire pregiudizi e senza che ciò costituisca una prova o un indizio nei suoi confronti. Una garanzia esplicita che ogni individuo accusato di un reato ha diritto a non essere costretto a deporre contro sé stesso od a confessarsi colpevole, è prevista espressamente dall'art. 14 cpv. 3 lett. g del Patto ONU II relativo ai diritti civili e politici (RS 0.103.2), mentre secondo la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, la garanzia deriva direttamente dal diritto a un equo processo giusta l'art. 6 n. 1 CEDU (DTF 138 IV 47 consid. 2.6.1; 131 IV 36 consid. 31; 130 I 126 consid. 2.1 e rispettivi riferimenti). Il riconoscimento giuridico del diritto di non rispondere comprende unicamente il diritto di tacere, ma non impedisce che, in un giudizio fondato su una libera valutazione delle prove giusta l'art. 10 cpv. 2 CPP, il giudice prenda in considerazione il comportamento tenuto dall'imputato nel contesto della sua deposizione. Secondo la giurisprudenza, in determinate circostanze, è ammissibile trarre dal silenzio dell'imputato conclusioni a lui sfavorevoli nella misura in cui esistono altre prove dirette nei suoi confronti, che hanno permesso di fare luce sulla fattispecie in maniera tale che il suo rifiuto di rispondere non può che essere ragionevolmente interpretato come elemento a suo carico. Quando l'imputato depone e rifiuta di rispondere solo su alcuni punti o nega la sua collaborazione in presenza di prove che, in base alle stesse sue dichiarazioni, potrebbero soltanto sgravarlo, a certe condizioni il fatto di tacere può essere considerato quale indizio a suo carico (cfr. sentenza 6P.210/1999 del 5 aprile 2000 consid. 2c/bb e riferimenti; Macaluso, in: op. cit., n. 9 seg. all'art. 113).