Citation: 2A.195/2002 14.02.2005 E. 2

2.1 Premesso che l'istanza del 2 settembre 2002 è tuttora inevasa a causa della lentezza della procedura penale cantonale (sul cui esito, come già detto, non si hanno informazioni) e osservato che un giudizio sul procedimento (sospeso da più di due anni) avviato dinanzi al Tribunale federale non può essere indefinitamente rinviato, appare ora opportuno riattivare la causa pendente dinanzi a questa Corte. Interpellati al riguardo i ricorrenti e il Tribunale amministrativo non vi si sono opposti e il silenzio del Consiglio di Stato, il quale non si è espresso, va interpretato come acquiescenza. 2.2 Nel caso concreto è d'uopo ricordare innanzitutto che l'Accordo è immediatamente applicabile alle procedure pendenti al 1° giugno 2002 (cfr. art. 37 dell'ordinanza sull'introduzione della libera circolazione delle persone, del 22 maggio 2002 [OLCP; RS 142.203]). Ne discende che i ricorrenti, cittadini comunitari, hanno quindi, di principio - come peraltro rilevato anche dall'Ufficio federale della migrazione nelle sue osservazioni del 2 luglio 2002 - un diritto al rilascio di permessi di dimora in base a tale Accordo (cfr. art. 6 Allegato I ALC per il ricorrente, art. 3 Allegato I ALC per i suoi familiari), diritto che può essere limitato soltanto da misure giustificate da motivi di ordine pubblico, di pubblica sicurezza e di pubblica sanità (art. 5 cpv. 1 Allegato I ALC), nel senso definito dalla direttiva 64/211/CEE, del 25 febbraio 1964, e dalla relativa giurisprudenza della Corte di giustizia delle Comunità europee (CGCE) precedente alla sottoscrizione dell'ALC (art. 5 cpv. 2 Allegato I ALC, combinato con l'art. 16 cpv. 2 ALC; sulla giurisprudenza successiva, cfr. DTF 130 II 1 consid. 3.6.1). 2.3 Come illustrato in precedenza, il 2 settembre 2002 i ricorrenti hanno presentato una nuova e formale istanza di rilascio di permessi di dimora in base all'Accordo. Ne discende che la richiesta di rilascio di permessi di domicilio, rispettivamente di rinnovo dei permessi di dimora, oggetto della sentenza cantonale qui impugnata, dev'essere considerata come divenuta priva d'oggetto: la nuova istanza porta in effetti all'implicito abbandono di quella presentata precedentemente, fondata peraltro su disposti legali diversi da quelli ora determinanti per la fattispecie. Non va poi dimenticato che non spetta al Tribunale federale pronunciarsi quale autorità di prima istanza sull'applicazione dell'Accordo, tale facoltà incombendo in primo luogo ai Cantoni. 2.4 Premesse queste considerazioni, ne discende che nella misura in cui l'attuale procedimento non è diventato privo d'oggetto, il ricorso dev'essere ammesso nel senso dei considerandi. La sentenza cantonale è quindi annullata e la causa va rinviata alla Sezione dei permessi e dell'immigrazione la quale, fondandosi sull'Accordo e sulla situazione di fatto attuale, dovrà pronunciarsi entro i più brevi termini sull'istanza sottopostale. Al riguardo è d'uopo osservare che detta autorità non deve necessariamente aspettare l'esito del procedimento penale prima di pronunciarsi, dato che, se del caso, potrà sempre tenerne conto ulteriormente (cfr. art. 5 Allegato I dell'Accordo).