Citation: 4A_398/2023 E. 4.1

4.1. Secondo la Corte cantonale il Contratto nazionale mantello per l'edilizia principale in Svizzera 2016-2018 (in seguito: CNM) permette alle parti di integrare il tragitto nel salario base con la conseguenza che il tempo di viaggio non va pagato in aggiunta come stabilito dall'art. 54 cpv. 1 CNM, ma va computato nell'orario di lavoro, che va ridotto di conseguenza. L'appellante non era riuscito a provare un'esclusione operata dal datore di lavoro del tragitto tra il magazzino e il cantiere dall'orario di lavoro giornaliero e dunque dalla remunerazione. Le testimonianze e le deposizioni non permettevano di stabilire l'orario di inizio e di fine lavoro sul cantiere al mattino, né alla sera, né la durata della pausa pranzo. Secondo i testi C.________, D.________ e E.________ e l'attore stesso, le ore indicate nelle giornaliere erano quelle eseguite sul cantiere, e per il viaggio non era pagato alcun compenso. La deposizione del lavoratore e le testimonianze, a prescindere dalla inattendibilità delle affermazioni del teste E.________ (contrarie a una sua dichiarazione), non erano però confermate da documenti, né dal teste F.________. Per giunta, la deposizione dell'attore e le testimonianze presentavano discrepanze sugli orari di partenza dal magazzino e di arrivo sul cantiere, su quelli di inizio e di fine lavoro, e pure sulla durata dell'attività lavorativa. Non era così possibile quantificare con la necessaria precisione il tempo di lavoro effettivo sul cantiere dell'attore, né accertare la fondatezza della sua pretesa. A maggior ragione ove per il teste F.________ le ore lavorate effettivamente sul cantiere erano circa 6,5, "perché era compresa la trasferta di 1 ora a venire sul cantiere e 1 ora a tornare a casa". Neppure i documenti agli atti permettevano di ricostruire con precisione quanti fossero gli effettivi giorni di lavoro ad Ascona dell'attore: il conteggio da lui allestito per stimare le sue pretese (doc. H) indicava orari inattendibili e non spiegava il calcolo dei giorni lavorati ad Ascona; il calendario con l'indicazione delle ore di lavoro elaborato dal lavoratore (doc. E) non era datato e indicava sempre ore "supplementari" in numero di "3" (ad eccezione di novembre e dicembre verosimilmente del 2019). Per la Corte di appello quelle ore supplementari, registrate in maniera meccanica e senza considerare il tempo realmente occorso per il tragitto di andata e ritorno, non corrispondevano a quelle reali. Anche le schede consegnate dal lavoratore, in parte illeggibili, e i conteggi prodotti dal datore di lavoro (doc. 2 e 3) non permettevano di accertare le ore di lavoro, non indicando gli orari, né i luoghi di lavoro. La Corte cantonale ha pure constatato che il dipendente è stato operativo per il datore di lavoro dal giugno 2017 al novembre 2019 e che la lacunosa documentazione da lui prodotta, che non copriva l'intero periodo, era inidonea a verificare i 339 giorni da lui indicati nel calcolo della sua pretesa. Nemmeno la perizia, infine, aveva portato elementi decisivi a favore di una tesi di causa o dell'altra. In ogni caso, anche reputando accertato il mancato pagamento delle ore di trasferta, il lavoratore non aveva sufficientemente provato la durata dei viaggi, né i giorni di lavoro ad Ascona; inoltre, le carenze allegatorie e probatorie dell'attore non potevano essere sanate applicando l'art. 42 CO.