Citation: 4A_244/2017 E. 3

Con motivazione "abbondanziale" i giudici ticinesi hanno spiegato che la disdetta per mora del 24 luglio 2015 andrebbe comunque annullata perché abusiva. Il Pretore aggiunto era arrivato alla conclusione contraria. Siccome la conduttrice aveva contestato la disdetta per motivi gravi del 10 febbraio 2015 soltanto in occasione dell'udienza del 21 luglio 2015 di discussione sull'istanza di espulsione, aveva considerato che la locatrice avesse " fondati motivi" per attendere prima di disdire il contratto di locazione anche per mora; disdetta che era stata data tre giorni dopo quell'udienza e prima che l'inquilina avesse pagato gli arretrati. Anche su questo aspetto la Corte d'appello si è distanziata dalla sentenza di primo grado. Essa ha osservato che la locatrice, che era rappresentata da un avvocato, non poteva ignorare che per prassi e dottrina la disdetta per motivi gravi poteva essere contestata anche solo nell'ambito della procedura di espulsione, per cui la mancata contestazione immediata non poteva indurla a credere in buona fede che quella disdetta fosse divenuta definitiva; tanto più che si trattava di una disdetta sussidiaria rispetto alla disdetta per mora. Nell'istanza di espulsione per motivi gravi del 5 giugno 2015 la locatrice si era invero riservata di notificare "se necessario" anche la disdetta per mora, ma i giudici ticinesi hanno costatato che a quel momento il termine di pagamento assegnato con la diffida era già scaduto da cinque settimane e hanno concluso che è contrario allo spirito dell'art. 257d CO e alle regole della buona fede prorogare in tale modo una situazione d'incertezza giuridica; incertezza provocata oltretutto dall'atteggiamento contraddittorio assunto dalla locatrice fin dall'inizio del rapporto contrattuale.