Citation: 1C_648/2021 E. 4.4

4.4. La CRP ha rilevato che il ricorrente non ha dimostrato l'esistenza di gravi deficienze processuali ai sensi dell'art. 2 AIMP e della giurisprudenza. Ha ritenuto che gli accenni a una lesione del diritto d'essere sentito ed eventuali imprecisioni contenute nell'esposto dei fatti non costituiscono siffatte gravi deficienze. Ha accertato poi che dagli atti dell'incarto non risultano violazioni concrete nei confronti del ricorrente. Ha appurato che le critiche generali al sistema giudiziario peruviano, o legate a singoli episodi riportati dalla stampa, non toccano direttamente il ricorrente e la sua procedura, e non sono quindi sufficienti per rifiutare l'assistenza. Per quanto riguarda le condizioni detentive nelle carceri peruviane, con le quali egli potrebbe essere confrontato in caso di condanna, ha osservato che, pur constatando l'assenza di particolari critiche in proposito sia da parte di Amnesty International che di Human Rights Watch, molto preoccupanti e seri sono invece gli accertamenti effettuati dal "Bureau of Democracy, Human Rights and Labor" del "United States Department of State" nel suo rapporto del 30 marzo 2021 concernente la situazione in Perù (Rapporto USA), autorità le cui valutazioni devono essere prese in considerazione nella fattispecie (ZIMMERMANN, op. cit., n. 315; GIUSEPPE AUFIERO, Asile-Extradition : de la coordination à l'unification, 2018, n. 1168). II Dipartimento di Stato americano riferisce infatti di condizioni detentive generalmente dure a causa del sovraffollamento, delle condizioni igieniche improprie, dell'alimentazione inadeguata, della scarsa assistenza sanitaria e della corruzione tra le guardie, una parte delle quali dedita al contrabbando di armi e droga nelle prigioni; guardie che ricevono poca o nessuna formazione o supervisione. Basandosi sulla situazione ad agosto 2020, l'Istituto Penitenziario Nazionale (INPE) ha riferito che vi erano 89'760 detenuti in 69 strutture progettate per un totale di 40'137 prigionieri. II 37 % dei detenuti era in detenzione preventiva. La popolazione del penitenziario di Lurigancho, la più grande prigione del Paese, presentava 3,7 volte la capacità prescritta. L'autorità americana afferma inoltre che si sono verificate aggressioni ai detenuti da parte delle guardie carcerarie e dei compagni di detenzione. Una rivolta ad aprile nella prigione di Castro-Castro ha provocato la morte di 11 detenuti. I detenuti avevano solo un accesso intermittente all'acqua potabile. Le strutture per il bagno erano inadeguate, le cucine non erano igieniche e i prigionieri spesso dormivano nei corridoi e nelle aree comuni a causa della mancanza di spazio nelle celle. L'INPE ha creato aree di isolamento medico in ogni struttura, ma non era chiaro se questi spazi fossero sufficienti per ospitare i detenuti colpiti e ridurre il rischio di esposizione al COVID-19 per il resto della popolazione generale in ogni struttura. I detenuti con denaro o altre risorse avevano accesso a telefoni cellulari, droghe illegali e pasti migliori preparati fuori dalla prigione; i detenuti che non avevano fondi hanno sperimentato condizioni più difficili. La maggior parte delle carceri offriva un accesso limitato alle cure mediche, il che comportava un ritardo nella diagnosi delle malattie. La pandemia di COVID-19 ha aggravato questa situazione. I detenuti non avevano accesso ai farmaci giornalieri necessari per condizioni croniche come il diabete e le malattie cardiache, con conseguenti complicazioni come la cecità e l'amputazione degli arti. Le restrizioni sulle visite dovute al COVID-19 hanno ulteriormente limitato l'accesso dei detenuti alle risorse, poiché le visite dei parenti erano una fonte frequente di cibo, medicine e vestiti per i detenuti. I reclusi si sono lamentati di dover pagare per le cure mediche. La tubercolosi, l'HIV e l'AIDS sono rimasti a livelli quasi epidemici. Le prigioni sono diventate un punto critico di COVID-19 durante la pandemia, e l'ufficio dell'ombudsman ha sollecitato il governo in aprile a preservare la vita, la salute e la sicurezza all'interno delle prigioni. A luglio 2020, più di 2'600 detenuti sono risultati positivi al COVID-19 e 249 sono morti per la malattia. Il Ministero della Giustizia e dei diritti umani ha quindi adottato misure urgenti per ridurre l'affollamento e migliorare le condizioni sanitarie nei centri di detenzione. Nello stesso mese, il Governo ha graziato o commutato le sentenze di 1'929 detenuti che soddisfacevano le condizioni di ammissibilità e Ii ha rilasciati, ossia una condanna per reati minori e l'aver già scontato due terzi della pena. Inoltre, 2'000 delle 2'700 persone che stavano scontando condanne per debiti di alimenti sono state rilasciate dietro pagamento del debito. Autorità indipendenti e governative hanno indagato su accuse credibili di maltrattamenti. Il Governo permette tuttavia visite di monitoraggio da parte di osservatori indipendenti dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale. I funzionari del Comitato internazionale della Croce Rossa e i rappresentanti dell'ufficio dell'ombudsman hanno effettuato visite senza preavviso ai detenuti nelle prigioni e nei centri di detenzione. I problemi legati al sovrappopolamento delle carceri e, in generale, alle precarie condizioni detentive sono stati accertati anche dal Comitato contro la tortura delle Nazioni Unite (Observations finales concernant le septième rapport périodique du Pérou del 20 novembre 2018, pag. 6 e segg.) e dall'Ufficio del mediatore peruviano (Defensoria del Pueblo), istituzione statale che monitora la situazione dei detenuti in tutte le prigioni del Paese. La CRP ha poi osservato che le misure volte a ridurre il sovraffollamento nelle carceri peruviane messe in atto durante un'emergenza pandemica non garantiscono l'assistenza medica e giuridica o l'imparzialità delle guardie nelle prigioni. Esse non impediscono nemmeno un nuovo sovraffollamento carcerario in futuro. Ne ha concluso, considerato il rischio concreto per il ricorrente d'essere incarcerato in Perù in caso di condanna, Paese nel quale risiede attualmente, e d'essere quindi direttamente confrontato con le citate problematiche, che la concessione dell'assistenza dev'essere condizionata all'ottenimento di garanzie diplomatiche volte al rispetto dell'art. 7 Patto ONU II. Richiamato l'art. 80p cpv. 1 AIMP, ha ritenuto che con l'ottenimento di tali garanzie la Svizzera potrà conciliare il suo obbligo di fornire assistenza, derivante dal Trattato con il Perù, con il divieto della tortura e altri trattamenti inumani e degradanti. Ha rilevato che l'Ufficio federale di giustizia (UFG) impartirà un termine appropriato all'autorità peruviana competente per dichiarare se li accetta. L'UFG esaminerà in seguito, conformemente all'art. 80p cpv. 3 AIMP, se la risposta dell'autorità peruviana soddisfa tali oneri.