Citation: 1A.150/2006 10.08.2006 E. 2

2.1 Il ricorrente critica il fatto che la Corte cantonale ha deciso la vertenza senza esperire un sopralluogo, nell'ambito del quale si sarebbe potuto accertare l'asserita integrazione del muretto, che richiamerebbe la tipologia costruttiva vallerana, nella zona interessata. Con questo accenno egli misconosce tuttavia che la Corte cantonale poteva procedere, visto che la fattispecie giuridica era chiara, a un apprezzamento anticipato delle prove (DTF 124 I 208 consid. 4a). 2.2 Il ricorrente, rilevato che la fattispecie sarebbe stata esaminata senza rispettare l'art. 24 LPT, chiede di rilasciargli la licenza edilizia per il citato muretto e per poter coltivare la serra: riguardo a quest'ultima opera egli non si esprime del tutto nel ricorso, per cui tale questione non dev'essere esaminata oltre. D'altra parte, il diniego dell'autorizzazione secondo l'art. 24 LPT, confermato dal Consiglio di Stato, è cresciuto in giudicato. 2.3 La circostanza che il ricorrente aveva inoltrato una notifica alle autorità comunali non è decisiva, visto che l'art. 25 cpv. 2 LPT impone, nell'interesse di un'applicazione del diritto uniforme e rispettosa della parità di trattamento sull'insieme del territorio cantonale, che tutte le domande concernenti progetti di costruzione fuori della zona edificabile siano trattate da una sola autorità cantonale (DTF 128 I 254 consid. 3 e riferimenti). È del resto notorio che un'autorizzazione eccezionale accordata dal Municipio, in assenza dell'approvazione dell'autorità cantonale richiesta dalla norma appena citata, è nulla (DTF 111 Ib 213 consid. 5). Il ricorrente disattende d'altra parte che oggetto del litigio non è il mancato rilascio di un'autorizzazione eccezionale, ma la legittimità dell'ordine di demolizione che, come rettamente ritenuto dalla Corte cantonale, ossequia le esigenze dell'art. 24 LPT, visto che l'interesse pubblico al ripristino di una situazione conforme al diritto prevale sugli interessi privati del ricorrente. 2.4 Secondo il ricorrente, il muretto litigioso sarebbe stato eretto per proteggere il suo fondo dai detriti che proverrebbero dalla strada comunale soprastante, rilevato che, al suo dire, il Comune non procederebbe alla necessaria manutenzione. Ora, la Corte cantonale ha stabilito che gli inconvenienti addotti dal ricorrente non erano comprovati: d'altra parte, quand'anche dovessero effettivamente crearsi problemi di materiale proveniente dalla strada soprastante, spetterebbe al Comune intervenire con opportuni accorgimenti tecnici conformi alla legge. Limitandosi a sostenere che non corrisponderebbe al vero che il Comune esegue una regolare manutenzione della strada, il ricorrente non dimostra del tutto che i fatti sarebbero stati accertati in maniera arbitraria. Questi accertamenti fattuali sono quindi vincolanti per il Tribunale federale. Ne segue che il muretto litigioso non è necessario per una coltivazione agricola del fondo, segnatamente per la fienagione. Certo, l'opera litigiosa può rispondere alle esigenze personali dell'interessato, ma, come rettamente ritenuto dalla Corte cantonale, non risulta imposta da ragioni oggettive. L'ordine di demolizione rispetta inoltre il principio della proporzionalità (DTF 111 Ib 213 consid. 6b), né è leso il principio della parità di trattamento nell'illegalità, richiamato dal ricorrente, il quale non sostiene che l'autorità comunale non intenderebbe sanzionare gli altri asseriti abusi edilizi (DTF 113 Ib 307 consid. 3). 2.5 L'accenno a pretese diatribe sorte tra il ricorrente e il sindaco, che avrebbero originato problemi in ambito edilizio, sono ininfluenti al riguardo, come il richiamo del ricorrente a un'azione da lui introdotta alla Pretura nei confronti di due altri proprietari, concernente un diritto di passo contestato.