Citation: 4C.294/2000 22.05.2001 E. 5

5.- Nella denegata ipotesi in cui si dovesse ammettere l'insolvenza della società, il convenuto nega comunque di poter essere tenuto responsabile ai sensi dell' art. 754 CO, giusta il quale gli amministratori sono responsabili del danno cagionato mediante la violazione, intenzionale o dovuta a negligenza, dei loro doveri. a) Nella sentenza impugnata la Corte cantonale ha innanzitutto stabilito che, omettendo le necessarie notifiche di cui all'art. 725 cpv. 2 CO, gli amministratori, fra cui il convenuto, hanno agito con negligenza (sul comportamento del consiglio d'amministrazione in caso di crisi cfr. anche Senn, op. cit. , pag. 41, 66, 70 e segg.). Atteso che dal 1987 in poi ogni esercizio annuale si era concluso con un passivo - dovuto alla scarsa redditività dei due immobili appartenenti alla società - che andava ad incrementare le perdite accumulate in precedenza, gli amministratori dovevano infatti essere consapevoli del fatto che la situazione segnalata dall'ufficio di revisione nel 1992 non aveva carattere eccezionale e potevano ben immaginare che la continuazione dell'attività della società avrebbe potuto provocare importanti danni ai creditori. b) La contestazione del convenuto verte piuttosto sul nesso di causalità adeguato - che lui nega - tra l' omissione ai sensi dell'art. 725 cpv. 2 CO e il danno patito dalla società. Egli afferma che il Tribunale d'appello non ha esaminato questo aspetto; se lo avesse fatto, avrebbe costatato l'inesistenza di tale rapporto già perché l' anticipazione del deposito del bilancio al 1992 non avrebbe permesso di ottenere dalla vendita degli immobili un ricavo maggiore di quello conseguito con la vendita ai pubblici incanti nel 1994. Egli rammenta inoltre che non poteva conoscere lo stato del bilancio 1993, avendo lasciato la carica di amministratore nel novembre dello stesso anno. aa) Il nesso causale adeguato è una nozione del diritto federale che il Tribunale federale può rivedere nel procedimento di riforma (DTF 116 II 519 consid. 4a in fine). Anche nell'ambito della responsabilità degli organi di una società anonima vi è causalità adeguata quando, secondo l'ordinario andamento delle cose e la generale esperienza della vita, un fatto è atto a produrre un risultato come quello che si è verificato, così ch'esso appaia favorito da tale fatto (DTF 113 II 52 consid. 3a pag. 57 e 123 III 110 consid. 3a). Contrariamente a quanto sostiene il convenuto, la sentenza impugnata ha esaminato la questione al consid. 2. 2.2.3, rilevando che il danno provocato dal convenuto "in modo adeguatamente causale" corrisponde all'aumento delle perdite consecutive al mancato avviso del giudice. Questa conclusione è conforme al diritto federale: il mancato tempestivo avviso al giudice previsto dall'art. 725 cpv. 2 CO ha posticipato l'apertura del fallimento, ha permesso la continuazione dell'attività deficitaria della società e, secondo l'ordinario andamento delle cose, ha quindi favorito l'aumento delle perdite (cfr. DTF 116 II 533 consid. 5a in fine, 93 II 22 consid. 6 pag. 29 seg.). Come osserva giustamente l'attore, l'autorità cantonale ha tenuto conto delle esigenze di causalità adeguata anche imputando al convenuto solo l'aumento delle perdite verificatosi tra il 31 dicembre 1992 - quando si è verificata l'insolvenza - e il 23 novembre 1993 - quando egli è uscito dal consiglio d'amministrazione. Indagini su ipotetici prezzi di vendita degli immobili in altri momenti non erano necessarie, siccome durante questo periodo i beni sono rimasti di proprietà della società e sottovalutati a bilancio allo stesso modo: la vendita, secondo gli accertamenti contenuti nella sentenza impugnata, è infatti intervenuta solo nel 1994. bb) Ai fini del giudizio sul nesso di causalità adeguato risulta invece senza rilievo il fatto che il convenuto abbia cessato la sua attività quale amministratore prima della chiusura dell'esercizio 1993, dal momento ch' egli avrebbe dovuto intervenire già una volta preso atto dei risultati dell'esercizio 1992. c) Si avvera infine infondata, in quanto ammissibile, vista la sua motivazione sommaria (art. 55 cpv. 1 lett. c OG), anche la critica rivolta al giudizio sul danno. La nozione di danno ritenuta nella sentenza impugnata corrisponde infatti al diritto federale e la sua quantificazione non può essere ridiscussa nel quadro del presente rimedio, trattandosi di una questione di fatto (DTF 122 III 219 consid. 3b con rif.).