Citation: 1P.298/2005 04.10.2005 E. 2

2.1 La ricorrente fa valere una violazione dei principi della buona fede e della proporzionalità. Rileva come la modifica che limita la prestazione dell'anticipo alimenti a un massimo di 60 mesi sia stata adottata il 14 dicembre 2004 e sia entrata in vigore già il 1° gennaio 2005, sicché avrebbe potuto fare affidamento sulla normativa previgente e attendersi che lo Stato provvedesse al pagamento degli alimenti, visto che il padre continuava a non versarli, anche per l'anno 2005. La ricorrente ritiene che sarebbe stato necessario prevedere un periodo transitorio di almeno un anno, così da consentirle di adattarsi alla nuova regolamentazione: se avesse saputo di una simile riduzione delle sue entrate mensili, non avrebbe infatti concluso (o l'avrebbe disdetto per la fine di settembre 2004) il contratto di locazione con una pigione mensile di fr. 1'467.--, né avrebbe concluso un contratto di leasing per fr. 222,95 al mese scadente alla fine di dicembre 2006. 2.2 Il principio della proporzionalità non costituisce un diritto costituzionale con portata propria (DTF 123 I 1 consid. 10, 117 Ia 27 consid. 7a). Nella misura in cui tale principio è invocato a titolo indipendente in un ricorso di diritto pubblico, esso va vagliato sotto il ristretto profilo dell'arbitrio, con il quale in sostanza si confonde. Tuttavia, poiché esso è in concreto invocato dalla ricorrente in stretta relazione con la pretesa violazione del principio della buona fede, la censura deve essere esaminata in tale specifico contesto (cfr. sentenza 2P.202/1994 del 14 giugno 1995, consid. 3a, pubblicata in RDAT II-1995, n. 53, pag. 139 segg.). 2.3 Il principio della buona fede, sancito dall'art. 9 Cost., tutela innanzitutto la fiducia riposta dal cittadino in un'informazione ricevuta dall'autorità quando quest'ultima sia intervenuta in una situazione concreta, quando tale autorità era competente a rilasciare l'informazione o il cittadino poteva ritenerla competente sulla base di fondati motivi, quando affidandosi all'esattezza dell'informazione egli abbia preso delle disposizioni non reversibili senza subire un pregiudizio e quando non siano intervenuti mutamenti legislativi posteriori al rilascio dell'informazione stessa (DTF 129 II 361 consid. 7.1, 129 I 161 consid. 4.1, 127 I 31 consid. 3a, 121 II 473 consid. 2c). Questo principio vincola anche il legislatore, segnatamente quando ha assicurato nella legge che la stessa non sarebbe stata modificata o sarebbe stata mantenuta uguale per un certo periodo, fondando in tal modo un diritto acquisito (DTF 128 II 112 consid. 10b/aa e rinvii). Ora, nella fattispecie, l'autorità non ha rilasciato alla ricorrente alcuna assicurazione concreta riguardo alla possibilità di continuare a concederle anche in futuro l'anticipo alimentare e nemmeno la normativa cantonale escludeva un'eventuale modificazione, sicché il riconoscimento di un diritto acquisito a favore della ricorrente non entra in considerazione (cfr., su tale nozione, DTF 130 I 26 consid. 8.2.1 pag. 60/61, 122 I 328 consid. 7a). Neppure la circostanza che l'anticipo alimentare sia stato versato in passato, garantisce alla ricorrente il diritto di poterne beneficiare anche in futuro (cfr. sentenza 2P.56/1999 del 21 marzo 2000, consid. 4b, pubblicata in Pra 89/2000, n. 128, pag. 745 segg.). 2.4 Il principio della buona fede non consente all'interessato di opporsi a un cambiamento di regolamentazione o di sottrarsi all'applicazione del nuovo diritto per il fatto di avere semplicemente preso determinate disposizioni sulla base del diritto anteriore (DTF 122 V 405 consid. 3b/bb, 122 II 113 consid. 3b/cc e rinvii). Quando il legislatore o l'autore di una regolamentazione accertano l'esigenza di un riordinamento della normativa, di massima l'interesse pubblico impone, in ossequio al principio della legalità, che la modifica entri in vigore senza ritardi, a meno che motivi particolari vi si oppongano (DTF 106 Ia 254 consid. 4b pag. 260/261; sentenza 2P.298/1998 del 2 luglio 1999, consid. 4c, pubblicata in ZBl 102/2001, pag. 329 segg.). Secondo la giurisprudenza, ragioni di parità di trattamento, di proporzionalità, di divieto dell'arbitrio e di tutela della buona fede possono tuttavia imporre, in determinate circostanze, quando un'imprevista modifica legislativa colpisce in modo rilevante il privato cittadino che ha preso disposizioni sulla base della disciplina vigente, un'adeguata normativa transitoria, che gli permetta di adeguarsi alla nuova situazione legale (DTF 130 I 26 consid. 8.1 e rinvii). Il legislatore o l'autore della regolamentazione beneficiano nondimeno di un ampio margine di apprezzamento e il Tribunale federale si impone quindi un certo riserbo nell'esame della disciplina transitoria (DTF 122 V 405 consid. 3b/bb, 106 Ia 254 consid. 4a). Sotto il profilo della valutazione dei contrapposti interessi, segnatamente dell'interesse privato alla continuità della situazione precedente e di quello pubblico ad attuare senza indugio il nuovo ordinamento, la giurisprudenza ha finora dato prova di ritegno nel considerare incostituzionale l'assenza di disposizioni transitorie (sentenza 2P.298/1998, citata, consid. 4c). 2.5 Secondo l'art. 293 cpv. 2 CC, il diritto pubblico disciplina il pagamento di anticipi quando i genitori non adempiono al loro obbligo di mantenimento del figlio. La disposizione non ha carattere normativo, limitandosi in sostanza a riprendere una riserva (impropria) a favore del diritto pubblico cantonale (art. 6 cpv. 1 CC), e non obbliga i Cantoni a prevedere un sistema di anticipazioni sui contributi di mantenimento (DTF 106 II 283 consid. 3, 112 Ia 251 consid. 3). Nel Cantone Ticino l'art. 27 LAS prevede che lo Stato garantisca, nei limiti delle disposizioni del regolamento d'applicazione, l'anticipo e l'incasso degli alimenti per i figli minorenni, quando l'obbligato non provveda al pagamento (cpv. 1). L'anticipo non costituisce una prestazione assistenziale propriamente detta e il relativo importo non è soggetto all'obbligo di rimborso da parte del beneficiario; lo Stato è surrogato nei diritti del beneficiario nei confronti dell'obbligato al pagamento (cpv. 2). L'anticipo è sospeso quando i genitori tornano a convivere (cpv. 3). Secondo l'art. 1 cpv. 2 in relazione con l'art. 5 del regolamento cantonale concernente l'anticipo e l'incasso degli alimenti per i figli minorenni, del 18 maggio 1988 (in seguito: regolamento), l'Ufficio del sostegno sociale e dell'inserimento anticipa al genitore richiedente, al quale è attribuita la custodia dei figli minorenni, gli alimenti dovuti dall'altro genitore in virtù delle decisioni del giudice o di una convenzione, approvata dall'autorità competente, quando l'obbligato non provvede al regolare versamento. L'ammontare dell'anticipo, che può essere concesso soltanto a partire dal mese in cui è stato richiesto e viene di regola versato al principio di ogni mese per il mese corrente, corrisponde all'importo degli alimenti stabilito dalla sentenza o dalla convezione, ritenuto un massimo mensile di fr. 700.-- per ogni figlio (art. 3 e 4 del regolamento). Secondo l'art. 10 cpv. 1 del regolamento, la decisione di anticipo è, di regola, valida un anno ed è rinnovabile alla scadenza. 2.6 Con risoluzione del 14 dicembre 2004, il Consiglio di Stato ha adottato il cpv. 2 dell'art. 10, secondo cui la prestazione può essere erogata per un periodo massimo di 60 mesi cumulativi. Quale disposizione transitoria il Governo ha inoltre introdotto l'art. 13 cpv. 2 secondo cui, in deroga all'art. 10 cpv. 2, le decisioni di anticipo alimenti emanate prima del 1° gennaio 2005 restano in vigore fino alla loro scadenza. Queste modifiche sono state pubblicate nel bollettino ufficiale delle leggi e degli atti esecutivi del 17 dicembre 2004 e sono entrate in vigore il 1° gennaio 2005 (cfr. BU 52/2004, pag. 463). Per la ricorrente, la decisione di anticipo alimenti per l'anno 2004 giungeva a scadenza il 31 dicembre 2004. Come le era noto, ricordato che anche in precedenza aveva periodicamente chiesto il rinnovo della prestazione per il relativo periodo annuale successivo, la concessione dell'anticipo per l'anno 2005 non costituiva di per sé un automatismo, ma dipendeva dall'inoltro della relativa domanda e quindi dal suo esame da parte dell'autorità. In concreto, la pur tempestiva presentazione della richiesta di anticipo degli alimenti per il periodo dal 1° gennaio al 31 dicembre 2005 implicava una valutazione ad opera dell'Ufficio del sostegno sociale e dell'inserimento, sicché un eventuale ulteriore rinnovo della prestazione non poteva in buona fede apparire scontato per la richiedente. D'altra parte, contestualmente alla modifica del regolamento, il Consiglio di Stato ha previsto la disposizione transitoria dell'art. 13 cpv. 2, che, tenendo conto del principio della proporzionalità, permetteva di beneficiare della prestazione anche dopo il 1° gennaio 2005, nella misura in cui la scadenza della decisione di anticipo era successiva a tale data. La ricorrente non rientrava tuttavia in questa cerchia di beneficiari. 2.7 Certo, la modifica del regolamento è stata adottata ed è entrata in vigore in tempi brevi, in particolare dopo che la richiedente aveva presentato, l'11 ottobre 2004, l'istanza di rinnovo dell'anticipo degli alimenti per il 2005. Inoltre, il diritto cantonale non pone requisiti severi all'ottenimento di tale prestazione, che dipende in sostanza unicamente dal mancato pagamento dei contributi per il mantenimento dei figli da parte del genitore obbligato (cfr. art. 27 LAS, art. 1 e 2 del regolamento). Tuttavia, analogamente a quanto avviene nel caso di un'assicurazione concreta rilasciata dall'autorità, anche la tutela della fiducia nell'ambito di modifiche di legislazione si giustifica soltanto riguardo alle disposizioni prese in buona fede e difficilmente revocabili (DTF 122 V 405 consid. 3b/bb, 106 Ia 254 consid. 3c; sentenza 2P.276/1995 del 3 aprile 1996, consid. 4b, pubblicata in ZBl 98/1997, pag. 65 segg.; Elisabeth Chiariello, Treu und Glauben als Grundrecht nach art. 9 der schweizerischen Bundesverfassung, tesi, Berna 2004, pag. 147 seg.; Beatrice Weber-Dürler, Neuere Entwicklung des Vertrauensschutzes, in: ZBl 103/2002, pag. 307 seg.). Ora, al proposito, la ricorrente accenna al contratto di locazione, che prevede una pigione mensile di fr. 1'467.-- e che non sarebbe stato disdetto per la fine di settembre 2004; indica inoltre il contratto di leasing concernente la sua autovettura, che prevede pagamenti rateali di fr. 222,95 al mese e con scadenza dell'ultima rata per la fine di dicembre del 2006. Premesso che il contributo per il mantenimento è essenzialmente destinato a coprire il fabbisogno effettivo dei figli (art. 285 cpv. 1 CC; Peter Breitschmid, in: Commentario basilese, ZGB I, 2a ed., n. 4 all'art. 285 CC), risulta che le disposizioni invocate dalla ricorrente sono state prese ben prima della modifica di regolamentazione oggetto del presente litigio. La locazione è infatti iniziata il 1° aprile 2001, mentre il contratto di acquisto e di finanziamento dell'automobile è stato sottoscritto il 10 dicembre 2003. Considerato il tempo trascorso da tali date e l'obbligo, noto alla ricorrente, di chiedere periodicamente il rinnovo dell'anticipo alimentare, essa non poteva in buona fede contare sul fatto che anche negli anni successivi, e in particolare dopo il 1° gennaio 2005, non sarebbero intervenuti eventuali cambiamenti normativi. Tanto più che, dandosene i presupposti, possibili mutamenti delle circostanze avrebbero nel frattempo anche potuto comportare una modifica del contributo alimentare stabilito nella convenzione sulle conseguenze accessorie del divorzio e quindi dell'importo anticipato dallo Stato (art. 6 del regolamento). D'altra parte, non dimostrando che gli indicati contratti non potevano essere disdetti anticipatamente senza subire gravi pregiudizi, la ricorrente non rende verosimile che le disposizioni da lei prese sarebbero state difficilmente revocabili. Alla luce di quanto esposto, non è quindi ravvisabile nella decisione impugnata una violazione del diritto costituzionale.