Citation: 2C_104/2019 E. 6.2

6.2. Chiamato ad esprimersi su tale aspetto, il Tribunale amministrativo federale ritiene che gli estremi per pronunciare un divieto d'entrata superiore a cinque anni siano soddisfatti. Contrariamente a quanto sostenuto nel ricorso, anche questo risultato va condiviso. In effetti, benché la condanna penale comminata all'insorgente il 27 settembre 2013 sia la sola a suo carico, essa sanziona il compimento di un reato molto grave, quale quello di omicidio intenzionale tentato, che implica una messa in pericolo diretta della vita altrui (DTF 139 II 121 consid. 6.3 in fine con particolare riferimento al bene giuridico minacciato; sentenza 2C_387/2017 del 29 maggio 2018 consid. 6.5). D'altra parte, come sempre ben risulta dalla DTF 139 II 121 (consid. 6.2 in fine), alla pronuncia di un divieto d'entrata di durata superiore a cinque anni non si oppone nemmeno il fatto che la ricorrente possa richiamarsi all'ALC, poiché in relazione all'art. 67 cpv. 3 seconda frase LStrI il legislatore ha voluto trattare allo stesso modo sia i cittadini degli Stati membri che quelli di Stati terzi, e non è quindi vero che tale misura sia riservata ai secondi (al riguardo, oltre alla DTF 139 II 121, cfr. la sentenza 2C_387/2017 del 29 maggio 2018 consid. 6; MARC SPESCHA, in: Spescha/Thür/Zünd/Bolzli/Hruschka, Kommentar Migrationsrecht, 4a ed. 2015, n. 5a ad art.67 LStrI; GAËLLE SAUTHIER, in: Code annoté de droit des migrations, vol. II: Loi sur les étrangers [LEtr], Amarelle/ Nguyen [curatori], 2017, n. 25 seg. ad art. 67 LStrI).