Citation: 5A_562/2018 E. 2.2

2.2. Premesso come l'azione di risarcimento del danno per lesione della personalità cui si riferisce l'art. 28a cpv. 3 CC sia disciplinata dagli art. 41 segg. CO e presupponga l'esistenza di un danno (che deve consistere in una diminuzione del patrimonio della vittima), l'illiceità della lesione, una colpa dell'autore e un nesso di causalità fra lesione e danno, il Tribunale di appello ha ritenuto che il ricorrente non aveva indicato con la dovuta precisione quale pregiudizio avesse subito, e meglio quali prestazioni avesse concretamente eseguite al fine di mitigare gli effetti della lesione, limitandosi a indicazioni di carattere generale, all'enunciazione in grandi linee dell'opera svolta e alla menzione di un totale di ore investite. In particolare, il Tribunale di appello ha criticato l'assenza di un qualsiasi elenco delle prestazioni eseguite, con precisazione della loro durata. Ne ha concluso che la pretesa risarcitoria, prima ancora che non comprovata, non risulterebbe nemmeno sostanziata. Abbondanzialmente, i Giudici cantonali hanno rilevato che il ricorrente avrebbe dovuto spiegare la congruità del dispendio orario per l'esecuzione dei provvedimenti necessari e della retribuzione esposta, rispettivamente dovuto dimostrare il reddito professionale come intermediario finanziario a valere quale mancato guadagno - ciò che non sarebbe avvenuto. Il Tribunale di appello ha pure negato al ricorrente ogni e qualsiasi indennità per torto morale, la quale presuppone l'illiceità della lesione, una colpa dell'autore, un torto morale in capo alla vittima, un nesso di causalità fra lesione e torto, nonché la circostanza che la gravità dell'offesa giustifichi il versamento di un indennizzo (art. 49 CO). Pur riconoscendo come problematica la circostanza che nell'articolo del xxx dicembre 2012 nome e cognome del ricorrente figur assero a tutte lettere, visto che i fatti riferiti non permettevano di ritenere quella persona un importante pericolo per il pubblico, ed aggiungendo una certa perplessità riguardo le affermazioni, riportate nell'articolo, secondo le quali si prospettavano " guai " per il ricorrente, " al centro " di un procedimento penale, i fatti riferiti erano fondamentalmente veri, come vera era l'aggiunta che il ricorrente avrebbe avuto modo di fornire la propria versione al Procuratore generale - considerazione, peraltro, non lesiva della presunzione di innocenza. Posto tuttavia che non tutti gli errori, le imprecisioni o le approssimazioni sono sufficienti per fare apparire uno scritto come lesivo della personalità, e che determinante fosse l'interesse generale all'informazione dell'apertura di un procedimento penale accessorio nei confronti del patrocinatore del W.________, la diffusione della notizia - seppur soggettivamente sofferta dal ricorrente - non basta per integrare gli estremi di una lesione oggettiva che giustifichi il risarcimento di un torto morale. Da cui l'integrale reiezione dell'appello.