Citation: U 130/05 11.05.2006 E. 4

Il Tribunale federale delle assicurazioni non vede fondati motivi per scostarsi dagli accertamenti e dalle convincenti conclusioni cui è giunta l'autorità giudiziaria cantonale. 4.1 Ancora di recente, questa Corte ha sottolineato che la prova dell'estinzione del nesso di causalità naturale non deve essere (necessariamente) fornita mediante la prova dell'esistenza di una causa extra-infortunistica che spieghi l'origine dei disturbi ancora lamentati dalla persona assicurata. Decisivo è unicamente che non siano (più) rilevabili cause infortunistiche del danno alla salute accusato (RAMI 1994 no. U 206 pag. 329 consid. 3b). Tale situazione si realizza in particolare in presenza di disturbi non specificatamente attribuibili dal profilo eziologico (HAVE 2005 pag. 351 [sentenza del 16 giugno 2005 in re B., U 264/04, consid. 3.5]; cfr. pure Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des Sozialversicherungsrechts, in: RSAS 1994 pag. 105 seg.). È quanto si avvera nel caso di specie. 4.2 I primi giudici hanno rettamente osservato che i disturbi lamentati dall'assicurata hanno fatto l'oggetto di approfonditi esami specialistici per oltre quattro anni senza che sia stato possibile determinarne con la necessaria attendibilità l'esatta natura e origine. Così, mentre in data 24 luglio 2000 i responsabili della Clinica ortopedica dell'Ospedale cantonale Z.________ ascrivevano - sulla base delle risultanze di un'elettromiografia (EMG) e di un'elettroneurografia (ENG) precedentemente messe in atto - l'origine dei disturbi lamentati a una possibile lesione da stiramento del nervo peroneo sinistro, il Servizio di neurochirurgia dell'Ospedale Y.________, oltre ad esprimere dubbi sulla concludenza degli esami (EMG/ENG) effettuati (cfr. dichiarazione 26 novembre 2003 del dott. B.________: "[..] riteniamo che l'esame di elettromiografia ed elettroneurografia (EMG/ENG) non è dirimente nel caso della valutazione relativa ai dolori cronici della paziente"), riteneva non indicata una neurolisi del nervo peroneo "in assenza di una lesione oggettivabile" (perizia 15 luglio 2002 della Clinica X.________, pag. 12). Quanto alle valutazioni del prof. C.________, Capo clinica presso la Station für Schmerztherapie della Clinica B.________, i primi giudici hanno giustamente evidenziato come quest'ultimo, pur sostenendo la presenza verosimile di una lesione del nervo peritoneo comune sinistro, abbia nondimeno precisato che tale diagnosi doveva essere ritenuta con prudenza in quanto l'esame sonografico dei nervi realizzato in occasione del consulto del 29 aprile 2003 poteva essere influenzato da diversi fattori e non consentiva di emettere dei giudizi sicuri. Sempre lo stesso medico, interpellato in una fase successiva dall'avv. Bettè, aveva quindi avuto modo di definire molto difficile l'accertamento di un nesso causale tra il trauma da distorsione e la lesione del nervo da lui diagnosticata. Egli lo riteneva sì realizzato qualora ci si fosse riferiti esclusivamente ai dati anamnestici dell'interessata, ma così facendo egli faceva sostanzialmente ricorso all'inammissibile equazione, già più volte respinta da questa Corte, secondo cui il solo fatto di essere apparso in seguito all'infortunio consentirebbe di ritenere automaticamente un disturbo alla salute quale sua conseguenza ("post hoc, ergo propter hoc": cfr. DTF 119 V 341 seg. consid. 2b/bb). Per il resto, egli ha ammesso l'inesistenza di prove oggettive che potessero confermare questa tesi (dichiarazione del 27 maggio 2003: "Objektive Beweise, ob es so ist oder nicht, kann man nicht bringen"). Le risonanze magnetiche e gli ulteriori esami messi in atto non hanno infine nemmeno permesso di riscontrare e oggettivare altre lesioni di tipo organico (segnatamente: lesioni dei legamenti, dei tendini, delle ossa ecc.). In particolare, neppure la diagnosi di sindrome dolorosa regionale complessa avanzata dai responsabili dell'Ospedale Y.________ ha potuto essere confermata, atteso che i dottori K.________, specialista in neurologia, e D.________, specialista in reumatologia, nella perizia redatta per conto dell'AI hanno evidenziato l'incompatibilità di una tale diagnosi con l'assenza dei segni tipici (alterazioni distrofiche cutanee e demineralizzazione ossea). 4.3 In tali condizioni, come già hanno pertinentemente osservato in sede cantonale i primi giudici, appare superfluo ordinare ulteriori accertamenti, dagli stessi non potendosi attendere con ogni verosimiglianza nuovi elementi probatori di rilievo - in aggiunta a quelli che sono già stati evidenziati dai numerosi specialisti fin qui intervenuti - suscettibili di modificare l'esito del presente apprezzamento (apprezzamento anticipato delle prove; Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, pag. 212 no. 450; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., pag. 39 no. 111 e pag. 117 no. 320; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; cfr. anche DTF 122 II 469 consid. 4a, 122 III 223 consid. 3c, 120 Ib 229 consid. 2b, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti). Lo stesso deve valere con riferimento al mancato accertamento specialistico concernente lo stato di salute psichica dell'assicurata, a tal proposito essendo sufficiente la constatazione secondo cui in caso di infortunio insignificante o leggero - come dev'essere qualificata in concreto la caduta dalle scale in questione - il nesso di causalità (adeguata) va generalmente negato a priori senza necessità di procedere ad altre verifiche. Secondo l'esperienza della vita e ritenute le cognizioni acquisite in materia di medicina degli infortuni, può in effetti essere ammesso, senza dover procedere ad accertamenti psichici particolari, che un infortunio insignificante o leggero non sia di natura tale da provocare un'incapacità lavorativa e di guadagno di origine psichica (DTF 115 V 139 consid. 6a). 4.4 Nel ricorso di diritto amministrativo l'insorgente ribadisce sostanzialmente le tesi di prima istanza e non perviene a mettere in forse, con argomenti attendibili e convincenti, le conclusioni cui è giunta la Corte cantonale. L'esistenza di un nesso di causalità (naturale ed adeguata) tra l'infortunio del 30 giugno 1999 e le lamentate turbe dev'essere, al più tardi a distanza di tre anni dall'evento, negata. Il ricorso di D.________ si dimostra pertanto infondato mentre l'impugnato giudizio e la decisione su opposizione amministrativa vanno confermati.