Citation: 2C_622/2014 E. 4.3.1

4.3.1. In proposito occorre infatti rilevare che, oltre a riferirsi ad un ingente quantitativo di droga, la sua attività delittuosa si è protratta su di un lungo periodo (quasi tre anni) durante il quale l'interessato ha personalmente provveduto, rispettivamente ha volontariamente aiutato altre persone a smerciare droga. Come ben rilevato nel giudizio contestato, l'attività di spaccio che ha portato alla condanna del ricorrente ad una pena detentiva di quattro anni e dieci mesi da espiare è stata da lui intrapresa in età adulta e in maniera deliberata; in tale contesto egli ha creato un'organizzazione ben strutturata ed efficiente (ancorché piccola) e mostrato un notevole spirito imprenditoriale, che gli ha procurato una capillare presenza sul mercato ed una certa agiatezza economica. Dal profilo soggettivo, il Tribunale amministrativo ha giustamente considerato qualificante la circostanza - rilevata dalla sentenza penale - che il ricorrente, non essendo egli stesso consumatore degli stupefacenti che spacciava (e quindi non trovandosi in uno stato di dipendenza) e non versando in una situazione di particolare disagio sociale, può essere considerato uno spacciatore "puro", il cui agire è pertanto dettato dalla sola volontà di lucrare e quindi particolarmente riprovevole. Non va poi trascurato il fatto che egli abbia smesso di delinquere solo grazie al suo arresto. Alla formulazione di una prognosi più positiva nei suoi confronti si oppone altresì un'ulteriore circostanza, sottolineata anche dal Tribunale amministrativo (art. 105 cpv. 1 LTF), ovvero il fatto che il ricorrente non ha mai assunto un comportamento collaborativo nel corso dell'inchiesta, perseverando nel respingere ogni addebito anche di fronte al chiaro contenuto di intercettazioni telefoniche ed ammettendo parzialmente le proprie responsabilità solo dal momento in cui è stato chiamato in causa dai suoi correi.