Citation: 2A.397/2002 25.11.2002 E. 5

Considerato dunque che, alla luce di quanto sopra esposto, non sussistono motivi per scostarsi dalla prassi sin qui seguita dal Tribunale federale per quanto attiene all'applicazione dell'art. 7 LDDS, occorre innanzitutto considerare che, nel caso di specie la comunione domestica dei coniugi è stata alquanto breve ed ha avuto una durata di poco più di due anni: in effetti, secondo quanto accertato dalla precedente istanza di giudizio, già nell'estate del 1998 essi abitavano in due appartamenti diversi dopo di che hanno continuato a vivere separati. Interrogati nel settembre 2000 dalla Polizia cantonale ticinese in merito alle loro relazioni coniugali, la ricorrente e suo marito hanno sostanzialmente ammesso di avere avuto successivamente alla loro separazione di fatto unicamente dei contatti sporadici e di avere quindi organizzato le loro rispettive esistenze in maniera autonoma l'uno dall'altra. Le risultanze di questa inchiesta non sono mai state contestate dalla ricorrente, la quale, per atti concludenti, ne ha quindi riconosciuta l'esattezza. In simili circostanze il matrimonio tra B.________ e A.________ risulta ormai da tempo completamente svuotato di ogni contenuto e le possibilità di una ripresa dell'unione coniugale tra i due coniugi appaiono oggettivamente inconsistenti. Certo, dinanzi al Consiglio di Stato prima e al Tribunale cantonale amministrativo poi la ricorrente ha affermato di essersi riconciliata pendente causa con il marito e di avere ripreso a convivere con quest'ultimo nell'appartamento da lei locato a XXX. A tale proposito si deve tuttavia rilevare che i modi e i tempi con cui questa asserita e improvvisa riconciliazione ha avuto luogo appaiono alquanto sospetti. Per questo motivo dev'essere condivisa la valutazione operata dal Tribunale amministrativo, secondo cui l'atteggiamento assunto nell'occasione dai coniugi risulta dettato non tanto dall'autentica volontà di ricomporre la loro unione coniugale, quanto piuttosto dai bisogni di causa della moglie. Visto tutto quanto precede, è dunque senza incorrere nella violazione del diritto federale che la Corte cantonale è pervenuta alla conclusione che la ricorrente, abusando dei diritti che le derivano dall'art. 7 cpv. 1 prima frase LDDS, si richiama ad un matrimonio ormai esistente soltanto sulla carta, al solo scopo di poter continuare a fruire dell'autorizzazione di soggiornare in Svizzera. Dal momento che l'abuso di diritto rimproverato all'interessata sussisteva già prima della decorrenza - avvenuta il 10 maggio 2001 - del termine di 5 anni di cui all'art. 7 cpv. 1 seconda frase LDDS, ella non può esigere che le sia rilasciato il permesso di domicilio (DTF 121 II 97 consid. 4c). Per il che, è a giusta ragione che le autorità amministrative ticinesi si sono rifiutate di accogliere l'istanza dell'insorgente senza neppure procedere all'allestimento di un rapporto informativo sulla sua persona, né domandare il relativo preavviso all'autorità comunale.