Citation: 6S.452/2001 29.04.2002 E. 7

7.- a) Per quanto concerne la pretesa violazione dell'art. 305bis CP, è d'uopo ribadire che il reato di riciclaggio di denaro ha per fine la sottrazione all'auto- rità penale del provento di un crimine. Qualsiasi atto suscettibile di vanificare l'accertamento dell'origine, il ritrovamento o la confisca di valori patrimoniali costitui- sce oggettivamente un atto di riciclaggio (DTF 119 IV 59 consid. 2, 242 consid. 1e). Ciò non necessita di operazioni finanziarie complicate: anche gli atti più semplici, come l'occultazione del bottino, possono essere adeguati (DTF 122 IV 211 consid. 3b/aa). Tutti i valori patrimoniali pro- venienti da un crimine possono costituire oggetto di rici- claggio (DTF 119 IV 242 consid. 1b). Il reato di riciclag- gio è un reato di esposizione a pericolo astratto; il com- portamento è punibile a questo titolo anche se l'atto vani- ficatorio non ha raggiunto il suo scopo (DTF 127 IV 20 consid. 3; 119 IV 59 consid. 2e). È compito della giuri- sprudenza di sviluppare una casistica di atti vanificatori tipici (FF 1989 II 859). Fino ad oggi l'atto di riciclaggio è stato riconosciuto nei casi in cui i valori patrimoniali sono stati occultati (DTF 127 IV 20 consid. 3; 122 IV 211 consid. 2b; 119 IV 59 consid. 2e), investiti (DTF 119 IV 242 consid. 1d) e cambiati con banconote di taglio diffe- rente (DTF 122 IV 211 consid. 2c). Al contrario, non è un atto di riciclaggio il semplice versamento su un conto ban- cario personale (DTF 124 IV 274 consid. 4) o il solo pos- sesso, rispettivamente la custodia, di valori (sentenza del Tribunale federale 6S.595/1999 del 24 gennaio 2000 consid. 2d/aa). Il reato di cui all'art. 305bis CP può essere adem- piuto anche, come nella fattispecie, nei confronti di chi ricicla valori patrimoniali provenienti da un crimine da lui stesso perpetrato (DTF 124 IV 274 consid. 3; 120 IV 323 consid. 3; Martin Schubarth, Geldwäscherei - Neuland für das traditionelle kontinentale Strafrechtsdenken in Fest- schrift für Günter Bemmann, Joachim Schulz/Thomas Vormbaum ed., Baden-Baden 1997, pagg. 430-435). b) Il giudice di merito ha qualificato di atto di riciclaggio il denaro inviato all'estero ai familiari della resistente. Tale comportamento di per se è oggettivamente suscettibile di sottrarre il provento della tratta di esse- ri umani all'amministrazione della giustizia, ossia d'impe- dire di scoprire il legame esistente tra il crimine e i valori patrimoniali che ne sono il prodotto (DTF 124 IV 274 consid. 2; 127 IV 20 consid. 3a; Bernard Corboz, Les prin- cipales infractions, vol. II, Berna 1999, ad art. 305bis CP, n. 25; Jürg-Beat Ackermann, Geldwäscherei [StGB Art. 305bis], in Niklaus Schmid, Kommentar Einziehung, organi- siertes Verbrechen, Geldwäscherei, vol. 1, Zurigo 1998, n. 315 e segg.). c) Il Ministero pubblico insorge contro l'ammonta- re stabilito "prudenzialmente" a fr. 10'000.--. La CCRP, avendo prosciolto dei resistenti del reato che presuppone il riciclaggio ossia quello previsto all'art. 196 CP, non ha esaminato la questione. d) Tenuto conto dell'esito della presente causa e del conseguente rinvio per quanto concerne l'applicazione dell'art. 196 CP, la CCRP dovrà confrontarsi ex novo con l'imputazione di riciclaggio di denaro. Non è quindi possi- bile trattare il gravame del Ministero pubblico su questo punto. Conviene comunque già fin d'ora ribadire alcuni ele- menti essenziali di cui l'autorità cantonale dovrà tenere conto. e) Riferendosi alla giurisprudenza pubblicata in DTF 122 IV 211, il giudice di merito ha ritenuto che i trasferimenti all'estero del denaro guadagnato con la trat- ta di esseri umani destinati a compensare gli intermediari nonché gli invii degli anticipi per le spese di viaggio e l'evidenza dei fondi alle prostitute erano indispensabili per compiere o concludere la tratta e, pertanto, non costi- tutivi di riciclaggio. f) Tale conclusione, sostanzialmente criticata dal Ministero pubblico, non è conforme al diritto federale. Essa travisa in particolare la giurisprudenza pubblicata nella DTF 122 IV 211 relativa al traffico di stupefacenti e al suo finanziamento con denaro riciclato, ove è precisato che il riciclaggio non deve essere qualificato di comporta- mento necessario a tale traffico in quanto si riferisce a una fattispecie distinta che concerne unicamente gli atti suscettibili di ostacolare l'identificazione di valori pa- trimoniali ottenuti con un crimine (DTF 122 IV 211 consid. 3). La disposizione sulla tratta degli esseri umani e la disposizione sul riciclaggio hanno per fine la salvaguardia di due beni giuridici distinti, rispettivamente, la prote- zione delle donne e della loro libertà sessuale e la buona amministrazione della giustizia (DTF 127 IV 79 consid. 2e e rinvii); pertanto, gli art. 196 e 305bis CP sono in concor- so perfetto, si delimitano in modo chiaro, hanno scopi au- tonomi e concernono fattispecie diverse (v. per analogia DTF 127 IV 79 consid. 2e; 122 IV 211 consid. 4e). Finan- ziare la tratta di esseri umani con denaro illecito prove- niente dalla tratta stessa o da altre attività illegali non può quindi essere considerato come un atto accessorio ante- cedente corepresso dall'art. 196 CP se lo scopo perseguito è l'occultamento del provento di un crimine (v. per analo- gia di motivi DTF 122 IV 211 consid. 4; sulla nozione v. anche Philippe Graven, L'infraction pénale punissable, 2a ed., Berna 1995, pagg. 340-342). In altre parole, se l'at- tività di finanziamento della tratta, per quanto possa ap- parire indispensabile alla sua preparazione, adempie al contempo i presupposti oggettivi e soggettivi dell'art. 305bis CP, coloro che vi si dedicano sono punibili sulla base degli art. 196 e 305bis CP, applicati in concorso. Ciò vale per l'integralità dell'ammontare trasferito dai resi- stenti all'estero senza dover distinguere tra i compensi versati agli intermediari e i soldi anticipati alle ragazze o i soldi inviati ai familiari della resistente. Non è tut- tavia accertato se l'importo versato agli intermediari e anticipato alle ragazze fosse effettivamente il provento della tratta di esseri umani. Non sono altresì accertati, allo stadio attuale, i presupposti soggettivi del reato di riciclaggio. Difatti, affinché quest'ultimi siano adempiu- ti, l'agente deve conoscere l'origine criminosa dei fondi e essere consapevole che il suo atto potrà vanificare l'ac- certamento dell'origine, il ritrovamento o la confisca dei valori patrimoniali; o quanto meno, in caso di dolo even- tuale, egli deve ipotizzarne l'eventualità ed accettarne le conseguenze (FF 1989 II 860; DTF 119 IV 242 consid. 2; 122 IV 211 consid. 2e). Tali elementi non sono stati accertati neanche per i fr. 10'000.-- considerati di sicura prove- nienza illecita. Incomberà quindi all'autorità cantonale di esaminare se il reato di riciclaggio può oggettivamente concernere un ammontare superiore a quello stabilito in precedenza - tenendo conto tra l'altro che la tratta ri- guarda in tutto 87 giovani prostitute - e se i resistenti avevano la volontà, foss'anche per dolo eventuale, di ri- ciclare tali proventi.