Citation: 1C_724/2020 E. 2.2

2.2. Il ricorrente accenna infine al fatto che il procedimento all'estero violerebbe elementari principi procedurali o presenterebbe gravi lacune o altre gravi deficienze (art. 84 cpv. 2 LTF e art. 2 lett. a ed d AIMP), derivanti dall'applicazione della normativa penale e processuale vigente nello Stato della Città del Vaticano, fondata sui previgenti codici penali e di procedura penale italiani, recepiti dallo Stato richiedente, ma non aggiornati, motivo per cui i suoi diritti procedurali non sarebbero sufficientemente tutelati. Al riguardo critica, in maniera generica, l'assunzione di alcune prove avvenute il 19 giugno 2020. Questa critica è sollevata per la prima volta nel ricorso in esame. Ora, viola il principio della buona fede processuale tenere in serbo censure per poi addurle in caso di esito negativo della procedura (art. 5 cpv. 3 Cost.; DTF 138 I 97 consid. 4.1.5 pag. 100). La parte che, come in concreto, ha conoscenza di motivi che possono influire sulla decisione da adottare deve infatti invocarli senza indugio e non soltanto qualora l'esito di una procedura le sia sfavorevole (vedi per la ricusazione DTF 140 I 240 consid. 2.4 pag. 244; 139 III 120 consid. 3.2.1 pag. 124; sentenza 1B_542/2019 del 6 gennaio 2020 consid. 2.1). Il ricorrente non afferma, a ragione, che il MPC prima e la CRP poi non avrebbero trattato questa critica. In effetti, dalla decisione di chiusura del 4 agosto 2020 del MPC risulta chiaramente ch'egli non ha addotto alcun vizio o gravi lacune del procedimento estero, nozioni che devono essere interpretate in maniera restrittiva (DTF 133 IV 131 consid. 3 pag. 132), limitandosi a criticare solo l'esposto dei fatti contenuto nella rogatoria, da lui ritenuto insufficiente (art. 28 AIMP), adducendo la sua estraneità ai prospettati reati. Ora, tenuto conto dell'obbligo di celerità vigente nell'ambito dell'assistenza internazionale (art. 17a AIMP), ribadito come visto dall'assenza di ferie giudiziarie e dalla brevità dei termini di ricorso, questo modo di agire dilatorio non può trovare protezione, ritenuto che non spetta al Tribunale federale esprimersi, quale prima e ultima istanza, su critiche e fatti, noti al ricorrente assistito da legali in Svizzera e all'estero, volutamente non invocati tempestivamente. Il ricorrente non si trova peraltro sul territorio dello Stato richiedente e di massima non è quindi legittimato ad addurre tale censura (DTF 130 II 217 consid. 8.1 pag. 227; ROBERT ZIMMERMANN, La coopération judiciaire internationale en matière pénale, 5aed. 2019, n. 682 pag. 745 segg. MARIA LUDWICZAK GLASSEY, Entraide judiciaire internationale en matière pénale, 2018, n. 490 pag. 109 e n. 636 pag. 145). La censura, motivata in maniera del tutto generica e imprecisa, ritenuto che il ricorrente non si confronta con le modifiche apportate nel corso degli anni dal Legislatore vaticano alla criticata normativa, non adempirebbe inoltre le esigenze di motivazione dell'art. 42 LTF (DTF 145 IV 99 consid. 1.4 e 1.5 pag. 106 e rinvii; 133 IV 131 consid. 3 pag. 132; 130 II 217 consid. 8.1 pag. 227).