Citation: B 33/05 13.12.2005 E. 3

Scartata l'ipotesi di una prestazione d'uscita, va ora esaminata la domanda di ripristino immediato della rendita di vecchiaia per il fatto che il versamento della prestazione capitalizzata sarebbe avvenuto in contrasto con le disposizioni di legge. 3.1 Giustamente il ricorrente non contesta più la possibilità, per gli istituti di previdenza, di ridurre o addirittura sopprimere, per via regolamentare, il termine di tre anni fissato agli aventi diritto per presentare la domanda di capitalizzazione della rendita di vecchiaia, per vedove o d'invalidità (art. 37 cpv. 3 LPP, nella versione applicabile in concreto, in vigore fino al 31 dicembre 2004), tale facoltà essendo peraltro stata chiaramente confermata dalla giurisprudenza (sentenza citata del 18 maggio 2004 in re UFAS c. Cassa pensioni del Touring Club Svizzero, consid. 4.2; cfr. pure la sentenza del 23 febbraio 2004 in re L., B 102/03, consid. 4.1) e nuovamente recepita anche dal legislatore (nuovo art. 37 cpv. 4 LPP [RU 2004 1677 1699; FF 2000 2397 2431]). Il giudizio cantonale, al quale si rinvia, ha al proposito diffusamente esposto come il termine triennale di legge sia di natura semi-imperativa e sia stato concepito a tutela degli istituti di previdenza - i quali permangono liberi di scostarsene in favore degli assicurati - dalle eventuali conseguenze di un'antiselezione (ossia da un deterioramento inatteso, a scapito dell'assicuratore, della struttura dei rischi dovuto al fatto che l'assicurato, immediatamente prima dell'esigibilità delle prestazioni di vecchiaia, scelga che queste gli vengano versate in forma di capitale [DTF 124 V 278 consid. 3a; cfr. inoltre sentenza citata del 18 maggio 2004 in re UFAS c. Cassa pensioni del Touring Club Svizzero, consid. 4.1]). Ne discende la conformità dell'art. 29 cpv. 8 del Regolamento 1996 nella misura in cui esso disposto non faceva dipendere dal rispetto di alcun termine particolare la domanda della prestazione in capitale in luogo della rendita. 3.2 L'insorgente assevera tuttavia che la domanda di liquidazione in capitale della rendita sarebbe stata illegale in quanto presentata dopo la nascita del diritto alla rendita e, di conseguenza, sarebbe stata formulata in contrasto con quanto prescritto dall'art. 37 cpv. 3 LPP (sempre nella versione applicabile in concreto), il qual disposto stabilisce che la corrispondente dichiarazione va fatta il più tardi tre anni prima della nascita del diritto. Richiamandosi alla giurisprudenza pubblicata in DTF 124 V 276, egli osserva che la nascita del diritto alla prestazione di vecchiaia sarebbe avvenuta contestualmente al compimento del suo 60esimo anno di età, momento a partire dal quale un assicurato poteva, secondo l'art. 23 del Regolamento, richiedere al più presto di essere posto al beneficio di una rendita vitalizia di vecchiaia. Fa quindi notare che secondo il concetto voluto dal legislatore, e concretizzato all'art. 37 LPP, segnatamente al suo capoverso primo, le prestazioni di vecchiaia, d'invalidità e per superstiti in materia di previdenza professionale devono per principio essere erogate sotto forma di rendita in quanto è questo, in generale, il mezzo più sicuro per permettere agli aventi diritto di mantenere il tenore di vita abituale. Motivo per il quale, continua l'insorgente, una volta nato il diritto a una rendita di vecchiaia, dovrebbe subentrare la necessità di tutelare imperativamente l'assicurato, impedendogli di effettuare scelte avventate e temerarie. Infine, sottolineando l'illegalità delle disposizioni prese dalla Cassa pensioni, rileva che sarebbe stata la Cassa stessa ad avere assunto l'iniziativa per il versamento della rendita capitalizzata e ad averlo indotto in tentazione. 3.3 Ora, a prescindere dalle considerazioni già esposte ai consid. 2.2.1 - 2.2.4, sulle quali non occorre tornare, il ricorrente sembra dimenticare che i motivi che hanno indotto a considerare l'eventualità di una possibile riduzione, rispettivamente soppressione del termine triennale di cui all'art. 37 cpv. 3 LPP per presentare la domanda di capitalizzazione della rendita, sono gli stessi che hanno inciso sulla definizione del dies a quo di questo termine. In entrambi i casi, infatti, si è voluto tutelare gli assicuratori dai rischi di antiselezione. In entrambi i casi, nella misura in cui ciò non impedisce loro di offrire in ogni tempo, conformemente all'art. 65 LPP, la garanzia di poter adempiere gli impegni assunti, gli assicuratori sono stati tuttavia ritenuti liberi di scostarsi da tale disciplinamento in favore degli assicurati. Così, il Tribunale federale ha già avuto modo di tutelare un disposto statutario di una cassa pensioni che aveva fatto coincidere il dies a quo per la richiesta di un versamento anticipato per l'acquisto di un'abitazione ad uso proprio (art. 30c LPP) - disciplinamento, quest'ultimo, ispirato a quello dell'art. 37 cpv. 3 LPP (FF 1992 VI 236) - con l'età di pensionamento legale di 65 anni, nonostante gli assicurati, per lo stesso regolamento, potessero beneficiare di un pensionamento anticipato a 57 anni (sentenza citata del 18 maggio 2004 in re UFAS c. Cassa pensioni del Touring Club Svizzero, consid. 3.3 segg.). Da parte sua, in una sentenza del 5 agosto 2003 in re H. (B 38/02), il Tribunale federale delle assicurazioni non ha ravvisato motivo per censurare la prassi di un altro istituto di previdenza che aveva rapportato il termine regolamentare per formulare la domanda di capitalizzazione non al momento a partire dal quale l'assicurato poteva, al più presto, pretendere prestazioni di vecchiaia, bensì a quello del pensionamento effettivo (sentenza citata, consid. 3.5). Nulla di diverso può infine inferire il ricorrente a suo favore dalla richiamata e già citata sentenza del 23 febbraio 2004 in re L., ritenuto come in quella occasione il Tribunale federale delle assicurazioni, confrontato con una disposizione statutaria prevedente la possibilità di chiedere con il raggiungimento dell'età di pensionamento una capitalizzazione parziale della pensione di vecchiaia, dopo avere condiviso l'interpretazione fornita dall'istanza precedente sul fatto che la domanda di liquidazione in capitale della rendita avrebbe dovuto essere presentata prima dell'effettivo pensionamento, aveva ritenuto tardiva la domanda di capitalizzazione formulata dopo l'avvenuto pensionamento anticipato. 3.4 In considerazione di quanto precede, la richiesta di ripristinare immediatamente la rendita di vecchiaia dev'essere respinta, in quanto infondata. Non mette pertanto più conto di esaminare ulteriormente l'eccezione di abuso di diritto sollevata dalla Cassa resistente in sede di osservazioni e motivata con il fatto che l'assicurato, dopo avere atteso a lungo ed essersi accorto che la liquidazione in capitale non sarebbe più convenuta, avrebbe manifestato un atteggiamento contraddittorio contestando la libera scelta iniziale. A tal riguardo basti osservare che gli atti all'inserto (cfr. lo scambio di corrispondenza che ha preceduto il versamento della prestazione capitalizzata) non permettono di ritenere la scelta a suo tempo pronunciata dall'insorgente come avvenuta su base non libera e non consapevole. 3.5 Per quanto attiene infine all'ipotesi - inizialmente avanzata, ma poi giustamente scartata dai primi giudici per considerazioni legate al principio della sicurezza del diritto e al fatto che una simile eventualità sarebbe entrata in linea di conto unicamente prima del raggiungimento dell'età di pensionamento - di revoca dell'opzione fatta a suo tempo valere, essa deve essere senz'altro disattesa anche alla luce della più recente giurisprudenza (sentenza del 31 gennaio 2005 in re W., B 29/04).