Citation: 1C_207/2009 25.05.2009 E. 2

2.1 La II CRP ha rilevato che il documento n. 4 contiene uno scambio di messaggi di posta elettronica tra l'indagato B.________ e un cliente della banca, concernente operazioni di cambio avvenute nel 2004, quando egli era ancora attivo presso la ricorrente. Ha stabilito che si tratta di un atto concernente la sfera privata di un cliente della banca, per cui quest'ultima non è legittimata a ricorrere. Ha aggiunto che il documento n. 7 contiene un indirizzo di posta elettronica privato, nonché codici d'accesso informatici di pertinenza di B.________, non legati quindi a interessi propri della banca (sulla trasmissione di elementi di indirizzo Internet vedi DTF 133 IV 271). 2.2 La ricorrente sostiene che nel documento n. 4 si troverebbero messaggi di posta elettronica inviati da un cliente della banca estraneo ai fatti oggetto d'inchiesta e di cui l'autorità estera potrebbe scoprire l'identità. Vi sarebbero poi altre informazioni non relative a conti di clienti: si tratterrebbe quindi di corrispondenza generale tra il cliente e la banca, non riferita tuttavia a una relazione bancaria specifica. Il documento n. 7 conterrebbe i codici d'accesso dell'account privato di posta elettronica di B.________, per cui l'autorità estera potrebbe visionare la corrispondenza intercorsa tra l'indagato e terze persone non note alla banca. Non sarebbe inoltre escluso che questi avrebbe contattato in modo discreto clienti della banca, non coinvolti nella procedura, e dei quali potrebbe essere svelata l'identità. Adduce poi, in maniera generica, che il documento potrebbe contenere informazioni concernenti la banca e il suo ex dipendente e corrispondenza generale tra l'indagato e clienti della banca, non esclusivamente riferita a una determinata relazione bancaria. Ne deduce, ch'esso toccherebbe quindi direttamente attività proprie e interne della banca. 2.3 Con questi semplici accenni e ipotesi la ricorrente non dimostra che la II CRP avrebbe accertato i fatti in maniera manifestamente inesatta (art. 105 LTF) e che si sarebbe scostata dalla prassi secondo cui la banca non è legittimata a ricorrere, quando non è toccata nelle sue attività dalle criticate misure di assistenza, essendo svelate semmai solo relazioni di suoi clienti (DTF 128 II 211 consid. 2.3-2.5; ZIMMERMANN, La coopération judiciaire internationale en matière pénale, 3a ed., 2009, n. 533). 2.4 La ricorrente sostiene poi che si sarebbe in presenza di un caso particolarmente importante anche poiché sarebbero stati lesi elementari principi procedurali. Al riguardo, adduce che la trasmissione dei documenti n. 4 e n. 7 lederebbe il diritto di essere sentito di un determinato cliente e di altri potenziali clienti, ai quali la decisione di chiusura non sarebbe stata comunicata. Ora, è manifesto ch'essa non è legittimata a contestare l'asserita lesione di diritti di terzi o dei suoi clienti e in particolare di quelli dell'indagato B.________. Anche l'accenno a un'asserita mancata cernita del contenuto di detti documenti, e quindi del principio di proporzionalità, non dimostra che si sarebbe in presenza di un caso particolarmente importante, ritenuto che la ricorrente neppure sostiene d'averla chiesta, per lo meno con il ricorso o con la replica dinanzi all'autorità inferiore, e ch'essa non avrebbe potuto sanare l'asserito vizio.