Citation: I 894/05 16.05.2007 E. 5

5.1 Questa Corte non può tuttavia aderire alle conclusioni dei giudici cantonali, nel senso di riconoscere all'assicurato il diritto a una rendita d'invalidità intera già a partire dal 1° marzo 2001. Infatti, dalla documentazione agli atti emergono attestazioni di segno contrario quo al momento della nascita del diritto alla prestazione. A tal proposito è utile ricordare che, conformemente all'art. 29 cpv. 1 lett. b LAI, il diritto alla rendita nasce il più presto nel momento in cui l'assicurato è stato, per un anno e senza notevoli interruzioni, incapace al lavoro per almeno il 40% in media. 5.1.1 Nel suo rapporto 30 marzo 2001 lo psichiatra dott. F.________ ha constatato che l'assicurato appariva persona differenziata, in grado di stabilire un buon contatto, con buone possibilità di verbalizzazione; che spiegava con chiarezza e lucidità la sua sintomatologia, dalla quale però non riusciva a prendere distanza; che temeva la solitudine, il corso e il contenuto del pensiero risultando inalterati. Ultimamente l'interessato appariva inquieto, insicuro, e aveva paura a riprendere l'attività lavorativa perché riteneva di non esserne all'altezza, evidenziando, nel contempo, delle paure claustrofobiche. Concludendo il dott. F.________ ha osservato che, sebbene la sintomatologia non fosse ancora completamente riassorbita, poteva notare una remissione dei sintomi tale da giustificare o una ripresa lavorativa nella misura del 70% o una riconversione professionale. In sede di allegato al citato rapporto, il dott. F.________ ha poi specificato che esisteva una diminuzione di rendimento nella misura del 30% e che, vista la sintomatologia fobica, che impediva all'assicurato di potersi muovere liberamente, un'attività d'ufficio poteva essere l'occupazione più indicata. Secondo il curante, una simile attività poteva essere svolta per 5-6 ore al giorno; bisognava tuttavia tenere particolarmente conto dei disturbi fobici e degli attacchi di panico dell'assicurato. 5.1.2 Queste dichiarazioni risultano in contrasto con quanto asserito dallo stesso dott. F.________, nel rapporto in oggetto, in risposta alla specifica domanda sull'incapacità lavorativa dell'assicurato per l'ultima attività esercitata, avendo lo specialista nella circostanza attestato un'inabilità del 100% dal 30 marzo 2000. In queste condizioni appaiono di maggiore affidabilità le ulteriori conclusioni del curante secondo cui il paziente il 30 marzo 2001 non aveva ancora maturato il diritto a una rendita d'invalidità. 5.1.3 In data 12 febbraio 2002 la dott.ssa E.________, anch'essa specialista FMH in psichiatria e psicoterapia, medico di fiducia della Y._________ SA, ha da parte sua esposto che, accompagnando il paziente sul piano psichiatrico e psicoterapeutico attraverso il programma di una preferibilmente tempestiva riqualifica professionale tramite l'AI, la possibilità di riacquisto di una piena capacità lavorativa era senz'altro data, con prognosi relativamente buona. 5.1.4 Il successivo 22 agosto, il dott. F.________, dopo avere rilevato una riacutizzazione dei sintomi, tale da poter affermare che l'assicurato non fosse in grado di spostarsi quotidianamente in modo autonomo per raggiungere il luogo di lavoro e da non poter pertanto nemmeno garantire una presenza sufficiente sul luogo di lavoro, in modo da affrontare una riformazione professionale, ha reputato che la soluzione migliore sarebbe stata quella di proporre al paziente una riqualifica che potesse svolgersi residenzialmente. Il dott. F.________ ha altresì precisato che esisteva una diminuzione di rendimento pari al 100%, la capacità di lavoro potendo tuttavia essere migliorata purché l'interessato potesse svolgere delle mansioni d'ufficio, che non lo obbligassero ad uscire più volte al giorno per recarsi dai clienti. Questo provvedimento avrebbe potuto permettergli di riprendere un'attività, a quell'epoca nella misura del 50%. Vista la sintomatologia fobica, secondo il curante era prevedibile che di fronte ad una proposta di riqualifica il paziente rispondesse inconsciamente con una riacutizzazione dei sintomi, finalizzata ad evitare qualsiasi cambiamento nella sua vita, che, seppure attualmente non molto gratificante e serena, era comunque una situazione conosciuta, stabile e pertanto rassicurante. 5.1.5 Il 16 ottobre 2002 il dott. F.________ ha comunicato al dott. M.________ dell'Ufficio insorgente che l'unica possibilità per l'assicurato, data la sua sintomatologia (crollo della vita familiare, conseguente esacerbazione della sintomatologia fobica), fosse quella di offrirgli delle opportunità reintegrative professionali a domicilio, ritenuto che le sue fobie in pratica non gli permettevano degli spostamenti da casa, se non accompagnato. 5.1.6 Nella perizia 2 maggio 2003 il dott. D.________, interpellato dall'amministrazione, ha dal canto suo rilevato che la sintomatologia clinica aveva portato a una limitazione della capacità lavorativa che non superava tuttavia il 30% a partire dal marzo 2001, ritenuto come fosse terapeuticamente indicata la ripresa di un'attività lavorativa nella professione precedentemente svolta; la prognosi rimaneva però incerta a causa dell'atteggiamento regressivo assunto dal paziente e a causa dei benefici secondari che la situazione concreta comportava. Per il perito era pure esigibile che il paziente si spostasse autonomamente da casa per raggiungere un eventuale luogo di lavoro. 5.1.7 Il 4 dicembre seguente, di nuovo il dott. F.________ ha concluso nel senso che l'opponente, nella sua professione di consulente di assicurazioni, restava inabile al lavoro in misura superiore all'80% per causa di disturbo d'ansia generalizzato con attacchi di panico. 5.1.8 Mediante relazione medica del 24 febbraio 2004, il dott. G.________, curante dell'assicurato dal 1996, ha segnalato una incapacità lavorativa pari almeno al 50% sia per l'attività precedente di consulente di assicurazioni sia in qualsiasi altra occupazione. 5.1.9 Infine, in data 27 febbraio 2004, il dott. F.________ ha riferito di una situazione invariata, ma ingravescente a livello psicosociale e socioeconomico. A mente di detto medico, l'interessato, che continuava a dover essere considerato incapace al lavoro nella misura descritta nei precedenti rapporti, avrebbe dovuto sottoporsi ai trattamenti prescritti, e questo in modo perentorio, ritenuto che, appena possibile, si sarebbe reso necessario un ricovero presso una clinica psichiatrica, dove andava effettuata un'indagine psicodiagnostica, oltre che una cura psicofarmacologica, ed iniziata una presa a carico psicoterapeutica. Per il dott. F.________, con questo ricovero si sarebbe potuto ottenere non solo un miglioramento sintomatico soggettivo, ma anche una miglior apertura ad un discorso psicoterapeutico e psicofarmacologico. 5.2 I documenti sanitari summenzionati non consentono di stabilire, con il grado della verosimiglianza preponderante richiesto in materia di assicurazioni sociali (DTF 129 V 222 consid. 4.3.1 pag. 224 con riferimento), a partire da quale data l'assicurato abbia maturato il diritto alla rendita d'invalidità, atteso che le varie opinioni espresse dai vari medici intervenuti tra il 2001 e il 2005 non trovano un riscontro del tutto concludente, segnatamente mancando indicazioni sufficientemente univoche, precise e affidabili per stabilire in quale momento sia sorto il diritto a prestazioni. Il perito giudiziale, dott. C.________, sembra non aver considerato pienamente il fatto che altri medici abbiano formulato valutazioni contestualmente ad esami clinici, esperiti in momenti diversi, come pure sulla base di verifiche puntuali dirette e non meramente retrospettive. Detto altrimenti, la valutazione sulla base della visione diretta prevale, in concreto, su quella ipotetica riportata nel tempo, a parità di formazione specifica di chi ha formulato gli apprezzamenti. Ne consegue la necessità di ulteriori approfondimenti istruttori sulla questione topica dell'inizio del diritto alla rendita. È quindi opportuno retrocedere gli atti al Tribunale cantonale delle assicurazioni, affinché completi gli accertamenti sull'evoluzione dell'incapacità lavorativa dell'opponente e si pronunci di nuovo sul momento della nascita del diritto alla rendita. 5.3 Infine, questa Corte reputa di non dover considerare i due certificati medici prodotti dall'opponente in sede di risposta al gravame, avuto riguardo al fatto che a questo stadio di procedura essi non risultano decisivi per il giudizio sul momento del sorgere del diritto alla rendita; gli stessi potranno comunque essere suscettibili di apprezzamento nell'ambito degli approfondimenti istruttori ordinati con il rinvio ai primi giudici.