Citation: 5A_879/2017 E. 4.1

4.1. È vero che il creditore che ha insinuato tardivamente la propria pretesa deve accettare la procedura nello stato in cui si trova e non può pretendere di ripetere atti processuali compiuti o fare rinascere termini scaduti. Gli sono pertanto preclusi, ad esempio, la rivendicazione di un nuovo privilegio o la contestazione di crediti già ammessi in graduatoria (JAQUES, op. cit., n. 5 e 18 ad art. 251 LEF). È invece errato dedurre da tale principio che la prima cessione delle pretese qui litigiose al ricorrente impedisca una nuova cessione delle medesime al creditore tardivo: posto che, come visto (supra consid. 3.1), la cessione ex art. 260 LEF non concerne la titolarità della pretesa (che resta della massa fallimentare), bensì consiste nell'attribuzione, ai creditori cessionari, dei diritti processuali necessari per la sua realizzazione in via giudiziaria, e che, come pure già precisato (supra consid. 3.1), il sistema legale non impedisce la cessione di detti diritti processuali a più creditori validamente insinuati, è manifestamente sbagliato obiettare che l'UF, tutelato dal Tribunale di appello, abbia realizzato due volte la stessa pretesa. A fronte della costante giurisprudenza e dell'univoca dottrina in proposito, le analogie che il ricorrente propone a sostegno della propria opinione non gli sono di alcun aiuto. Né gli è di soccorso la DTF 115 III 76 consid. 2, che tratta del caso particolare di una cessione ex art. 164 segg. CO successiva a una cessione ex art. 260 LEF, come a giusto titolo rilevato dalla Corte cantonale.