Citation: 4A_148/2015 E. 4.1

4.1. La ricorrente afferma che l'intervento dell'opponente era stato eseguito in almeno due fasi e contesta che vi fosse un consenso per le operazioni eccedenti la prima scarpata. Essa pare pure contestare che sia possibile riferirsi al principio di presunzione dell'innocenza e afferma che in ogni caso questo sarebbe stato applicato in modo sbagliato nella fattispecie, perché non vi era motivo di verificare "l'esistenza di eventuali circostanze esimenti o discolpanti", non essendovi agli atti alcuna prova del consenso al deposito di materiale. Nella fattispecie nemmeno la ricorrente sostiene - a ragione - che un consenso al deposito non escluda l'ipotesi di un reato. Nella misura in cui essa insiste sull'assenza di un tale consenso, la critica ricorsuale è però di natura meramente appellatoria e si esaurisce nell'esposizione di una personale valutazione delle deposizioni agli atti. In tal modo la ricorrente non formula alcuna censura ammissibile contro le constatazioni fattuali contenute nella sentenza impugnata (sopra, consid. 2). Così stando le cose, basta per il resto rilevare che la Corte cantonale ha negato l'esistenza di un atto punibile, perchéha considerato - effettuando un accertamento di fatto non arbitrario - che dalleprove dell'incartamento non può essere escluso che i committenti dei lavori abbiano comunicato all'amministratore dell'opponente il consenso ricevuto e che questa abbia agito sulla base di tale informazione.