Citation: 1P.566/2000 29.01.2001 E. 2

2.- a) Essi rimproverano alla Corte cantonale di avere autorizzato la realizzazione della contestata tettoia, applicando arbitrariamente le norme di attuazione del piano regolatore di Intragna (NAPR) concernenti le distanze dai confini. A detta dei ricorrenti la conclusione del Tribunale cantonale, secondo cui l'art. 29 NAPR consentirebbe la costruzione di un'opera sporgente dalla facciata dell' abitazione contigua, senza rispettare la distanza di 4 m verso la loro abitazione, sarebbe arbitraria. b) Per giurisprudenza costante, una decisione è arbitraria quando violi manifestamente una norma o un principio giuridico chiaro e indiscusso, si trovi in contraddizione palese con la situazione effettiva, o contrasti in modo intollerabile con il sentimento di giustizia e di equità (DTF 125 I 1 consid. 2b/aa, 124 I 247 consid. 5, 123 I 1 consid. 4a). Il Tribunale federale, nell'ambito di un ricorso di diritto pubblico per arbitrio, esamina unicamente se l'applicazione del diritto cantonale attuata dalla Corte cantonale sia oggettivamente sostenibile, ritenuto che il significato di una norma deve essere inteso anzitutto nella sua accezione letterale (DTF 126 II 71 consid. 6d, 124 II 265 consid. 3a, 372 consid. 5, 119 Ia 241 consid. 7a). Da un testo chiaro è lecito scostarsi solamente quando esso travisi lo scopo o la portata della disposizione, o non ne renda il vero senso, sì da implicare effetti estranei agli intendimenti del legislatore, al concetto di giustizia o alla parità di trattamento (DTF 126 II 71 consid. 6d, 118 Ib 187 consid. 5a, 115 Ia 134 consid. 2b). Per costante giurisprudenza l'arbitrio non può essere ravvisato nel semplice fatto che un'altra soluzione, diversa da quella adottata dall'autorità cantonale, sia immaginabile o addirittura preferibile. Il Tribunale federale, come visto, si scosta dalla soluzione scelta dall'ultima istanza cantonale soltanto se essa appaia manifestamente insostenibile e annulla il giudizio impugnato unicamente se esso è arbitrario nel suo risultato e non solo nella motivazione (DTF 124 I 310 consid. 5a). Discende da queste considerazioni che anche un'interpretazione scorretta di un disposto di legge, o comunque un'interpretazione opinabile, non è forzatamente e immediatamente arbitraria. c) Secondo l'art. 90 cpv. 1 lett. b OG l'atto di ricorso di diritto pubblico deve contenere l'esposizione dei fatti essenziali e quella concisa dei diritti costituzionali o delle norme giuridiche che si pretendono violati, precisando in che consista la violazione. Nell'ambito di questo rimedio il Tribunale federale non applica d'ufficio il diritto, ma statuisce unicamente sulle censure sollevate e solo quando siano sufficientemente motivate. Spetta quindi al ricorrente dimostrare, con un'argomentazione precisa, quale norma giuridica l'istanza cantonale avrebbe violato in modo contrario all'art. 9 Cost. e spiegare le ragioni per cui la decisione non solo sarebbe discutibile o errata, ma addirittura insostenibile e quindi arbitraria (DTF 125 I 71 consid. 1c, 122 I 70 consid. 1c). d) L'atto di ricorso non adempie le citate esigenze di motivazione ed è pertanto inammissibile. Esso si limita infatti a una mera critica appellatoria degli apprezzamenti giuridici eseguiti dai giudici cantonali, senza dimostrare in maniera precisa come e perché le argomentazioni contenute nel giudizio impugnato sarebbero addirittura insostenibili e quindi arbitrarie. Certo, i ricorrenti contestano il fatto che l'opera oggetto della domanda di costruzione sia stata considerata dalla Corte cantonale quale "costruzione accessoria". Non spiegano tuttavia, come esige l'art. 90 cpv. 1 lett. b OG e la giurisprudenza del Tribunale federale, per quali ragioni, trattandosi di una tettoia destinata al deposito della legna, non debba essere ritenuta tale. Comunque, abbondanzialmente, la giurisprudenza ha qualificato come costruzione accessoria quella costruzione priva di destinazione autonoma e che si pone in un rapporto di subordinazione con la costruzione principale, alla quale serve (Marco Lucchini, Compendio giuridico per l'edilizia, Lugano 1999, pag. 153). Sono quindi tali le costruzioni che, come l'opera oggetto della licenza edilizia litigiosa, per loro natura non sono di principio destinate all'abitazione o al lavoro, ma ne sono poste al servizio, quali autorimesse, ripostigli e lavanderie (cfr. la casistica in: Adelio Scolari, Commentario 1996, n. 853). La questione è comunque in concreto irrilevante, visto che la Corte cantonale ha ritenuto le distanze dell'art. 29 NAPR applicabili anche alle costruzioni principali (cfr. pag. 4, consid. 2.1). D'altra parte, anche il risultato a cui perviene l'applicazione contestata dell'art. 29 NAPR del Comune di Intragna resiste alla censura di arbitrio. Premesso che, contrariamente a quanto sostenuto dai ricorrenti, la Corte cantonale non ha ritenuto che in concreto si fosse in presenza di un "fondo aperto", tale questione essendo in effetti irrilevante nell'ottica dell'applicazione di questa norma, la licenza edilizia contestata non modifica che in maniera ridotta una situazione già esistente e caratterizzata dalla presenza di un muretto di cinta che separa i due fondi, il quale verrebbe innalzato in misura limitata per sostenere la tettoia. L'opera prevista non provoca conseguenze diverse o più onerose di quelle ingenerate dalla situazione esistente, tenuto conto dello scopo delle norme edilizie sulle distanze. Tali disposizioni mirano infatti principalmente a tutelare l'igiene e la sicurezza delle costruzioni, la buona insolazione, l'aerazione e l'illuminazione naturale delle abitazioni e dei locali di lavoro, la protezione dalle immissioni e dai pericoli di incendio e la privacy dei cittadini abitanti sui fondi contigui (Lucchini, op. cit. , pag. 151 segg.).