Citation: 2P.281/1999 26.04.2000 E. 4

4.-a) Nella sentenza impugnata, per quanto qui d'interesse, la Corte cantonale ha ritenuto conforme al principio della legalità l'obbligo, in quanto tale, d'autorizzazione alla manutenzione privata di tratti stradali comunali durante il periodo invernale. Ha però negato che il Comune potesse, nelle circostanze del caso specifico, rifiutare a giusto titolo tale permesso. Richiamando anzitutto il menzionato art. 10 cpv. 1 OLCS/GR, ha rilevato come i due privati interessati potessero raggiungere la loro abitazione principale solo tramite le due strade in oggetto e che, pertanto, potevano appellarsi a tale disposto. Fondandosi sugli argomenti addotti dalle parti e sulle risultanze del sopralluogo, la Corte grigionese ha quindi ponderato gli interessi pubblici e privati in gioco, reputando prevalenti quelli privati. Dopo avere constatato che le strade in questione rispondono ai requisiti tecnici atti a garantire l'accesso alle abitazioni, i Giudici hanno concluso che, nel caso specifico, l'apertura invernale di tali strade ai soli privati interessati e il connesso sgombero invernale della neve, effettuato dagli stessi privati e a loro spese, sarebbero attuabili senza provocare né danni né eccessivi pericoli né, infine, oneri di manutenzione eccedenti la norma. b) A queste considerazioni il Comune ricorrente oppone diffuse argomentazioni, secondo cui lo sgombero invernale dei tratti in questione non è proponibile, negando che l'art. 10 OLCS/GR sia pertinente, non avendo le strade in questione caratteristiche tecniche sufficienti per il transito invernale. In proposito afferma che il sopralluogo è stato esperito solo parzialmente e in modo superficiale: la delegazione, senza nessuna conoscenza specifica del luogo, ha potuto ascoltare unicamente le affermazioni delle controparti private e ha omesso di visionare i percorsi più problematici. Per di più il sopralluogo non sarebbe attendibile, poiché è stato effettuato in estate, in un periodo, cioè, in cui non è possibile sincerarsi della situazione e dei pericoli posti a fondamento del diniego dell'autorizzazione. Da queste asserite carenze, il Tribunale amministrativo avrebbe tratto conclusioni di fatto palesemente errate e arbitrarie, che lo hanno poi indotto a ledere il principio della proporzionalità. Appellandosi alla profonda conoscenza del luogo da parte dei funzionari comunali, l'Ente pubblico ricorrente fa valere, in particolare, una forte pendenza delle strade, la loro assoluta pericolosità, l'impossibilità per le automobili - anche d'estate - di effettuare incroci, il danneggiamento delle stesse derivato dall'uso invernale e i relativi ingenti costi di manutenzione. Sostiene inoltre che l'uso di tali strade da parte di terzi non autorizzati non può essere escluso con sicurezza. Rimprovera la Corte cantonale di avere negato questi e altri pericoli, tra cui il rischio di valanghe e di smottamenti di neve, senza essere cognita della zona e senza fondarsi su certezze, avendo fatto proprie le dichiarazioni delle controparti, le quali affermano di eseguire da oltre dieci anni e in via privata lo sgombero della neve, senza mai essere incorse in incidenti. Adduce poi che le strade in questione sono già state teatro, nel 1974 e nel 1987, di due incidenti mortali. Il ricorrente è, in sostanza, dell' avviso che il forte pericolo può essere scongiurato solo con il diniego dell'autorizzazione, senza che sussistano soluzioni meno incisive: per avere seguito la tesi contraria, la Corte cantonale avrebbe disatteso i limiti della propria cognizione, ingerendo nell'ampio margine di apprezzamento garantito al Comune dall'autonomia locale per l'amministrazione dei propri beni. c) Alla luce delle censure invocate (cfr. consid. 2b), il giudizio querelato va unicamente esaminato dal profilo dell'arbitrio. Per quanto riguarda la constatazione dei fatti rilevanti e la valutazione delle prove, va osservato che il giudice di merito dispone di un ampio potere d'apprezzamento. Perché il Tribunale federale intervenga in questo ambito non è sufficiente che il ricorrente critichi semplicemente la decisione impugnata o che contrapponga a quest'ultima una propria valutazione, per quanto essa sia sostenibile o addirittura preferibile; egli deve invece dimostrare perché la valutazione delle prove da lui criticata è manifestamente insostenibile o in chiaro contrasto con la situazione di fatto, fondata su una svista manifesta, gravemente lesiva di una norma o di un principio giuridico chiaro ed indiscusso o contraddice in modo urtante il sentimento della giustizia e dell'equità (DTF 125 I 492 consid. 1b, 118 Ia 28 consid. 1b; Kälin, op. cit. , pag. 77/78 e 171; sulla nozione di arbitrio cfr. DTF 121 Ia 113 consid. 3a, 119 Ia 28 consid. 3). Oltre all'accertamento dei fatti e alla valutazione delle prove, si tratta anche di esaminare l'applicazione, operata dal Tribunale cantonale amministrativo, dell'art. 10 cpv. 1 OLCS/GR e delle nozioni giuridiche indeterminate ivi contenute. Ora, nel caso pubblicato in DTF 96 I 369 e analogo alla fattispecie in esame, perlomeno in quanto riguardava aspetti legati all'idoneità dell'accesso invernale alla proprietà, il Tribunale federale aveva precisato che se la competente autorità cantonale interviene in un campo ove al Comune spetti una latitudine di giudizio e annulla una decisione sostenibile, essa viola l'autonomia comunale perché si arroga un potere d'esame in sostanza equivalente ad un controllo dell'apprezzamento e contrario all'essenza medesima dell'autonomia. Questaasserzioneconcernevaperòl'applicazionedi una nozione giuridica indeterminata appartenente al diritto comunale autonomo. Nella fattispecie in esame, invece, il Comune non dispone di una latitudine di giudizio originaria, poiché la disciplina sancita dall'art. 10 cpv. 1 OLCS/GR appartiene al diritto cantonale. Ne discende pertanto che nel quadro di un ricorso per violazione dell'autonomia comunale, il ricorrente può unicamente pretendere che il Tribunale cantonale amministrativo applichi l'art. 10 cpv. 1 OLCS/GR senza incorrere nell'arbitrio. d) Nel caso specifico è incontestato che i resistenti abbiano chiesto una precisa autorizzazione per la manutenzione invernale in via privata e a proprie spese dei tratti stradali in oggetto affinché fosse garantito loro l'accesso alle proprie residenze primarie. È anche incontestato che essi vivono tutto l'anno in tali località e che le abitazioni sono raggiungibili solo tramite i tratti stradali in oggetto. È pertanto manifesto - il ricorrente del resto neppure solleva dubbi in proposito - che l'interesse dei privati ad avere assicurato l'accesso alle loro proprietà sia eminente. Ora, in simili circostanze, non è arbitrario ritenere, come ha fatto la Corte grigionese fondandosi anche sull'art. 10 OLCS/GR, che il Comune, per rifiutare l'autorizzazione, debba fornire argomenti concreti e puntuali, e non invece generici, come nel caso in rassegna. Ciò vale a maggior ragione se si considera che l'apertura, rispettivamente la manutenzione invernale operata dai medesimi resistenti negli ultimi dieci anni - incontestata in quanto tale - non sembra avere generato problemi particolarmente importanti. In ogni caso il Comune ricorrente non afferma di essere intervenuto, in passato, per far fronte a situazioni d'emergenza, come del resto neppure richiama l'esistenza di un pericolo concreto e imminente. Va poi osservato che i rischi menzionati sono comunque circoscritti, poiché l'autorizzazione chiesta concerne da un lato solo i pochissimi confinanti che risiedono in tali zone a titolo principale - quindi non terze persone - e dall'altro è limitata all'accesso a queste residenze. Gli argomenti sollevati dal ricorrente non sono sufficienti per ritenere arbitrario l'esito della pronuncia querelata. Per quanto riguarda le pretese carenze tecniche delle strade, è sufficiente osservare che tali manufatti, dotati di piazze di scambio, hanno finora consentito l'accesso ai confinanti interessati durante la stagione invernale. In simili circostanze poco importa che il tratto di strada conclusivo, come afferma il Comune ricorrente, non sia completamente pianeggiante o che abbia in parte pendenze rimarchevoli. Il fatto che le strade possano consentire l'accesso e la manutenzione invernale è del resto suffragato dalle constatazioni effettuate in sede di sopralluogo dalla delegazione del Tribunale amministrativo. In proposito, la Corte grigionese, la quale - come detto - dispone di un ampio margine d'apprezzamento in materia di valutazione delle prove, anche quando queste sono assunte d'ufficio (cfr. art. 37 LTA), non era certo tenuta a visionare minuziosamente tutti i tratti di strada in oggetto, nella misura in cui, come in concreto, era pervenuta al convincimento sui fatti rilevanti in base agli accertamenti effettuati altrimenti. Alla luce delle risultanze menzionate, gli argomenti addotti dal Comune ricorrente non bastano a considerare arbitrarie le constatazioni di fatto e la valutazione delle prove operate dalla Corte cantonale. Per quanto attiene alla tesi finanziaria, il Comune non dimostra che i presunti danni al sedime stradale o, perlomeno, i maggiori oneri di manutenzione evocati, peraltro non suffragati, sono una conseguenza dell'uso dei manufatti nella stagione invernale, come non dimostra che sono causati dagli interessati stessi, i quali per lo sgombero della neve fanno capo ad un veicolo leggero a quattro trazioni munito di un apposito spazzaneve. Il Comune riconosce, anzi, di avere rilasciato eccezionalmente dei permessi a imprese della regione per il transito di autocarri nella stagione invernale senza neve e non contesta che per tali tratti è ampiamente ammesso un alto tonnellaggio (18t). Non si può pertanto escludere un' incidenza di queste ultime circostanze sugli asseriti pregiudizi. Ad ogni buon conto, i resistenti hanno offerto la propria completa collaborazione per eventuali lavori di manutenzione. Per quanto attiene all'argomento degli incidenti occorsi in passato, questi ultimi, oltre ad essere remoti, si sono verificati in circostanze completamente diverse da quella in esame, per cui l'argomentazione è inconsistente. Relativamente poi ai rischi valangari, il ricorrente non sostiene che in passato vi siano state situazioni precarie. Dalla sentenza impugnata si evince, semmai, che sono stati apposti dei ripari, i quali dovrebbero scongiurare un rischio qualificato. Comunque sia, il ricorrente non adduce che queste misure sono inefficaci a proteggere la zona. L' eventualità infine che altri utenti, non autorizzati, utilizzino impropriamente le strade in questione nel periodo invernale, non basta per giustificare una misura incisiva come il diniego dell'autorizzazione, tanto più che gli stessi confinanti si sono dichiarati disposti a prendere le misure necessarie perché ciò non accada. e) Dall'insieme di tutte queste circostanze discende che la Corte cantonale, avendo ritenuto prevalente l'argomento dell'accesso all'abitazione primaria rispetto alle considerazioni contrarie del Comune proprietario delle strade d'accesso, non ha affatto violato il principio della proporzionalità, né è incorsa nell'arbitrio o in una disparità di trattamento lesiva dell'art. 4 vCost. Non può quindi dirsi che tale autorità abbia disatteso l'autonomia riconosciuta al ricorrente nella gestione dei propri beni demaniali contravvenendo alla Costituzione federale, tanto più che il giudizio querelato lascia al ricorrente, espressamente, la libertà di subordinare le autorizzazioni alle condizioni che esso riterrà più opportune.