Citation: 6B_803/2022 E. 2.4.1

2.4.1. Secondo gli accertamenti dei giudici cantonali, a seguito della presa al collo la vittima è svenuta ed ha perso i sensi per un periodo indeterminato, nel corso del quale l'imputato ha rilasciato la presa. Al momento in cui la moglie è rinvenuta, egli si trovava in piedi di fronte a lei intento a tirarle dei calci all'altezza del costato. L'opponente sostiene che l'accertamento relativo allo svenimento della vittima sarebbe arbitrario, siccome il medico legale non avrebbe rilevato sulla vittima né una fase asfittica né una rottura dell'osso ioide. Adduce che non sarebbero stati eseguiti esami specifici volti a stabilire l'intensità dello strangolamento, segnatamente non sarebbe stato accertato se esso fosse tale da mettere in pericolo la vita dell'interessata. Secondo l'opponente, l'accertamento sarebbe inoltre incompatibile con la modalità della presa al collo, ritenuto che la posizione orizzontale dell'avambraccio non avrebbe potuto compromettere il flusso del sangue a livello cerebrale. Egli sostiene inoltre che la sua posizione durante la presa al collo gli avrebbe consentito di avere un certo controllo sulla vittima, in modo da poterne scongiurare la morte allentando semplicemente la presa, come è effettivamente avvenuto. Adduce di avere quindi potuto dosare il rischio di provocare la morte della moglie, la quale sarebbe oltretutto stata in grado di difendersi. Contesta l'esistenza di elementi a sostegno di una sua volontà omicida, che sarebbe pure confutata dal fatto che il figlio sarebbe rincasato di lì a poco.