Citation: H 299/99 11.01.2002 E. 3

3.- a) La ricorrente si prevale in primo luogo di una violazione del diritto di essere sentito. Essa sostiene che i primi giudici non potrebbero rimproverarle di non aver provato o reso almeno verosimile la consistenza effettiva delle spese riconosciute, se gli stessi, senza motivazione alcuna, non hanno assunto tutte le prove da lei offerte. L'interessata asserisce poi che, secondo la giurisprudenza, la ripresa di salari comporterebbe la notifica della decisione anche ai salariati e il loro coinvolgimento nella lite. Ravvisa nella mancata estensione della lite ai dipendenti una violazione dell'art. 85 cpv. 2 lett. c LAVS, nel senso che l'autorità cantonale non avrebbe rispettato la massima d'ufficio. Secondo l'insorgente, non si tratterebbe solo di un diniego formale di giustizia, ma ciò rappresenterebbe anche un arbitrio nella sostanza. b) Nel merito, la ditta ricorrente adduce in modo particolare che solo nel 1997 l'UFAS avrebbe emanato una direttiva nella quale affermava che le spese professionali legate indirettamente all'attività non erano più riconosciute, mentre prima vigeva la direttiva del 1989 che ammetteva, all'opposto, la deduzione di spese in base a valutazioni complessive, non corrispondenti agli importi effettivi e riferite ad una paga oraria. In concreto la Cassa si sarebbe attenuta a questo principio per le revisioni del 1984 e 1988. Nel 1993, invece, essa avrebbe applicato, senza però darne informazione, i nuovi criteri di valutazione. Sarebbero realizzati in tal modo i presupposti stabiliti dalla giurisprudenza per tutelare un legittimo affidamento.