Citation: 1P.608/1999 25.09.2000 E. 1

Il ricorrente considera violato, al riguardo, il principio del divieto del formalismo eccessivo. Contrariamente a quanto accertato dalla Corte di cassazione, egli avrebbe in realtà immediatamente eccepito, come richiesto dall'art. 288 lett. b CPP, l'irregolarità dell'assunzione della testimonianza, rispettivamente la Corte di merito l'avrebbe perfettamente recepita come tale, respingendola. Ciò risulterebbe in modo chiaro anche dal verbale di trascrizione della registrazione della testimonianza di D.________ e dal relativo scambio di opinioni tra il difensore del ricorrente e il Presidente della Corte di merito. In tali circostanze, premesso che la procedura penale ticinese non prevede nessuna forma particolare per sollevare le eccezioni procedurali, i Giudici cantonali di ultima istanza a torto avrebbero dunque concluso, per dichiarare inammissibile la censura, che il ricorrente avrebbe dovuto chiedere al Presidente o alla Corte un'ulteriore formalizzazione dell'incidente procedurale: essi sarebbero al riguardo caduti in un inutile formalismo, contrario alla Costituzione. b) Dal verbale del dibattimento e dalle registrazioni della testimonianza di D.________ risulta che alla reazione del Presidente della Corte dopo esser venuto a conoscenza della presenza del teste al dibattimento nei giorni precedenti ("Ah. .. va be"), il difensore dell'imputato ha testualmente controbattuto: "allora buona notte", mentre il Presidente ha a sua volta replicato "no non buona notte, no no buon giorno se mai comunque c'è il verbale e (...)", continuando poi nell'interrogatorio del teste (cfr. verbale del dibattimento pag. 12 e seg. ) e spiegando i motivi per i quali il teste era stato chiamato a deporre. Emerge inoltre dall'ulteriore trascrizione del verbale che anche il difensore del ricorrente ha poi preso parte attiva all'interrogatorio del teste, invitandolo a fornire spiegazioni e formulando domande al suo indirizzo. Visto il comportamento delle parti in questo frangente, ci si potrebbe chiedere se il patrocinatore del ricorrente abbia eccepito sufficientemente e in modo corretto l'asserito vizio procedurale. Il quesito, al quale i Giudici cantonali nella sentenza impugnata hanno dato risposta negativa, così come posto, può rimanere indeciso, ritenuto che la critica ricorsuale deve essere respinta già per un altro motivo. Infatti, anche nell'ipotesi più favorevole al ricorrente, e cioè ammettendo che il suo difensore al dibattimento abbia regolarmente eccepito - accompagnando le sue rimostranze con la singolare espressione "allora buona notte" - l'irregolarità dell'assunzione della testimonianza, scaturisce dal verbale che il Presidente ha sì respinto l'eccezione, ma che in seguito né il ricorrente né tanto meno il suo patrocinatore hanno insistito, come era nelle loro facoltà (cfr. art. 232 cpv. 1 CPP), affinché il provvedimento del Presidente fosse oggetto di disamina da parte della Corte. Ben poteva dunque ritenere quest'ultima - e di riflesso la CCRP che ha dichiarato inammissibile la relativa censura - che in tali circostanze il ricorrente avesse rinunciato, perlomeno implicitamente, al suo diritto di impugnare il provvedimento presidenziale e a quello di esigere una decisione della Corte a tal proposito, prima di passare a ulteriori atti processuali. Ammettere una violazione del divieto di un eccessivo formalismo sarebbe, in tali circostanze, contrario al principio della buona fede e costituirebbe un abuso di diritto. In effetti, per questi principi, che trovano applicazione anche nel diritto procedurale, è inammissibile sollevare censure formali, che avrebbero potuto essere proposte in modo conforme alla legge già in un precedente stadio, solo più tardi, attendendo l'esito di altre procedure (DTF 121 I 30 consid. 5f e rinvii; Egli, La protection de la bonne foi dans le procès, in: Verfassungsrechtsprechung und Verwaltungsrechtsprechung, 1992, pag. 238 e segg. ). La contestazione "a posteriori" della legittimità del provvedimento deciso dal Presidente viola pertanto il principio della buona fede processuale, che del resto è stato posto quale condizione dal legislatore ticinese anche del rimedio della cassazione per vizi essenziali della procedura di cui all'art. 288 lett. b CPP. A nulla valgono inoltre le argomentazioni contenute nella memoria ricorsuale, secondo cui il difensore avrebbe rinunciato a chiedere una formale verbalizzazione dell'eccezione per evitare di creare maggiori tensioni tra le parti presenti al processo. Anzitutto, di tali giustificazioni non si trova, tra l'altro, alcun riscontro negli atti processuali. Secondariamente, il difensore del ricorrente avrebbe potuto chiedere sia la verbalizzazione dell'incidente procedurale, sia una esplicita decisione formale della Corte di merito a seguito del rifiuto del Presidente di interrompere o annullare l' interrogatorio del teste in questione (sul diritto dell' accusato di esigere in un procedimento penale la verbalizzazione, nel caso specifico di testimonianze importanti, cfr. DTF 126 I 15 consid. 2). In tali circostanze, la censura ricorsuale non può dunque trovare accoglimento. Visto l'esito del ricorso su questo punto può rimanere indeciso il quesito di sapere se l'art. 240 cpv. 1 CPP possa essere applicato anche quando la persona, con l'accordo delle parti, venga citata a testimoniare solo a dibattimento già iniziato, mentr'essa vi ha in precedenza, come in concreto, presenziato.