Citation: 4A_621/2017 E. 4

Avvalendosi di documenti e della testimonianza di J.________ la sentenza cantonale ha accertato che G.________, una volta conosciuto il risultato dell'investimento, attribuiva sistematicamente le operazioni che fruttavano utili al proprio conto, quelle che si risolvevano in perdite al conto E.________. Riprendendo gli accertamenti del Pretore, la Corte d'appello ha stabilito che la banca era consapevole di tali malversazioni a partire dalla fine 1999/inizio 2000, tant'è che aveva imposto al gestore la riduzione dei tempi di allocazione da tre a un giorno e una leva massima del 50 % e preteso i benestare firmati dal cliente. Accontentandosi di tali provvedimenti, insufficienti, "senza premunirsi dell'aspetto più importante e che non poteva diligentemente misconoscere, ossia che i clienti fossero a conoscenza delle malefatte in questione", essa aveva però "chiaramente mancato di diligenza", poiché non poteva credere in buona fede che la suddetta attribuzione a posteriori dei risultati degli investimenti rientrasse nei poteri del gestore esterno. La ricorrente obietta che l'istruttoria non ha dimostrato la conoscenza da parte sua del modo di agire illecito di G.________, questione sulla quale il teste J.________ non si sarebbe espresso. Afferma che tale consapevolezza non le sarebbe del resto rimproverata nemmeno dalla Corte cantonale, la quale avrebbe accertato "unicamente la conoscenza di uno scollamento temporale tra l'ordine e l'attribuzione dello stesso al conto". Dal momento che ignorava le malefatte del gestore, e che non poteva nemmeno "oggettivamente supporre che questi operasse illecitamente", spiega la ricorrente, sarebbe arbitrario concludere che fonte del danno furono le misure insufficienti da lei adottate e pretendere che le incombesse l'obbligo d'informare i clienti. Queste critiche sono volte contro gli accertamenti di fatto della sentenza impugnata. La ricorrente li discute a ruota libera, come se si trovasse in sede di appello, senza premurarsi di rispettare le regole rigorose che s'impongono in quest'ambito, ovvero senza dimostrare l'apprezzamento arbitrario delle prove (cfr. consid. 2). Le sue censure sono perciò inammissibili e i fatti accertati dall'autorità cantonale rimangono vincolanti (art. 105 cpv. 1 LTF). Gli argomenti della ricorrente sono inammissibili anche laddove parrebbero contestare, in diritto, la violazione dell'obbligo di diligenza addebitatole dal Tribunale di appello. Si fondano su fatti diversi da quelli fissati nella sentenza cantonale, la quale ha stabilito senza equivoci che la banca non era solo a conoscenza dello "scollamento temporale" delle allocazioni in conto effettuate da G.________, ma sapeva delle malversazioni ch'egli compiva a scapito dei clienti.