Citation: 4C.348/2005 27.02.2006 E. 7

La convenuta non ha miglior fortuna laddove critica la valutazione del suo comportamento preprocessuale sotto il profilo dell'art. 2 CC. 7.1 Giusta l'art. 2 cpv. 1 CC ognuno è tenuto ad agire secondo la buona fede sia nell'esercizio dei propri diritti che nell'adempimento dei propri obblighi. Il manifesto abuso del proprio diritto non è protetto dalla legge (art. 2 cpv. 2 CC). Vi è in particolare un abuso di diritto qualora un istituto giuridico venga utilizzato ad un fine diverso di quello per cui è stato creato (cfr. ad esempio DTF 122 III 321 consid. 4a), qualora un diritto venga esercitato senza scopo (DTF 129 III 493 consid. 5.1 pag. 497) oppure nell'intento di procurarsi un beneficio manifestamente sproporzionato, tenuto conto degli interessi in gioco (DTF 123 III 200 consid. 2b pag. 203), infine, a determinate condizioni, qualora una persona assuma un comportamento contraddittorio (venire contra factum proprium: cfr. DTF 125 III 257 consid. 2a con rinvii; 123 III 70 consid. 3c pag. 75). 7.2 In concreto la convenuta sostiene in particolare, richiamandosi anche alla DTF 112 II 500, che la mancata contestazione delle fatture prima della causa civile non può essere interpretata quale accettazione delle stesse. Il richiamo giurisprudenziale è pertinente ma di nessun giovamento per la convenuta, viste le differenze rilevanti fra la fattispecie giudicata dal Tribunale federale in quell'evenienza e quella attualmente sottoposta a giudizio. Nella DTF 112 II 500 è stato deciso che il fatto di non contestare durante alcuni mesi una fattura dettagliata di un appaltatore non può essere considerato quale accettazione tacita della stessa. Nel caso in rassegna la situazione - accertata in maniera vincolante nella pronunzia impugnata - è ben diversa. Innanzitutto il silenzio della convenuta non si è protratto per alcuni mesi bensì per 5 anni, sino all'inizio della procedura giudiziaria. Ma non solo: essa ha accettato le opere, conclusesi nel 1998, senza segnalare alcun difetto, ha accettato senza nulla eccepire che l'attrice procedesse alla compensazione delle proprie fatture con quelle da lei emesse per la fornitura di auto, per un totale di fr. 73'680.-- e infine, il 21 maggio 1999, ha versato all'attrice fr. 20'000.-- a titolo di "acconto asfalto". Visto il settore in cui la convenuta svolge la propria attività - commercio di autoveicoli - essa non può seriamente sostenere che con l'indicazione "acconto" (che presuppone l'esistenza di un debito residuo) intendeva "a saldo" (che esclude ogni ulteriore debito). È dunque in sede giudiziaria che la convenuta ha per la prima volta contestato il credito dell'attrice, dopo che durante anni non solo era rimasta silente a questo riguardo ma aveva pure provveduto ad onorarlo in grande misura, senza mai - giovi ribadirlo - formulare la benché minima critica né contro il lavoro svolto né contro la fatturazione. 7.3 Nelle circostanze appena descritte, la decisione della Corte cantonale di non tutelare il comportamento contraddittorio della convenuta merita di essere condivisa.