Citation: 6S.110/2005 01.09.2005 E. 2

La ricorrente censura anzitutto una violazione dell'art. 28 CP, sostenendo che la CCRP abbia ignorato il difetto di un presupposto processuale, ovvero di una querela valida ad ogni effetto di legge (ricorso pag. 4 e segg.). 2.1 A questo proposito la CCRP rileva come l'esposto inviato da D.________ il 5 settembre 2002 al Ministero pubblico recasse l'intestazione "Querela penale" e come le parti fossero indicate quale "denunciante" e "denunciati", termini per altro ripetutamente usati nel memoriale. Descrivendo i fatti, D.________ poneva l'accento sulla "connotazione diffamatoria" insita nella pubblicazione delle sue fotografie tra "I protagonisti" della vicenda G.________, con la quale egli sottolineava di nulla avere a che fare, trattandosi di un'inchiesta per riciclaggio. In diritto egli richiamava espressamente l'art. 173 CP e concludeva dichiarando di costituirsi parte civile nell'ambito del procedimento penale che la magistratura "ritenesse promuovere a carico dei denunciati". Alla luce di questo insieme di affermazioni la CCRP ritiene che dall'esposto traspaia indubbia la volontà dell'estensore di presentare una querela penale a tutti gli effetti, aggiungendo come il passaggio finale non sia che un mero riferimento all'esercizio dell'azione penale da parte del Procuratore pubblico nell'ambito dei procedimenti che presuppongono una querela di parte (sentenza impugnata pag. 4). 2.2 L'art. 28 cpv. 1 CP prescrive che se un reato è punibile solo a querela di parte, come ad esempio nel caso di delitti contro l'onore giusta gli art. 173 e segg. CP, chiunque ne è stato leso può chiedere che l'autore sia punito. La querela penale è una dichiarazione di volontà incondizionata mediante la quale la parte lesa domanda all'autorità competente il promovimento dell'azione penale (DTF 128 IV 81 consid. 2a). Come tale essa va distinta dalla denuncia penale, la quale non deve necessariamente provenire dalla parte lesa, ma può venire sporta da chiunque, essendo semplicemente orientata ad informare l'autorità su di un determinato fatto ritenuto di rilevanza penale (Christof Riedo, Der Strafantrag, tesi friburghese, Basilea/Ginevra/Monaco 2005, pag. 54 e seg., 398 e seg.; Michele Rusca/Edy Salmina/Carlo Verda, Commento del Codice di Procedura penale ticinese. I diritti delle parti e il carcere preventivo, Bellinzona 1997, pag. 199 e 209; Walter Huber, Die allgemeinen Regeln über den Strafantrag im schweizerischen Recht, tesi, Zurigo 1967, pag. 3 e seg.). Nel caso di reati punibili solo a querela di parte, una mera denuncia penale non è sufficiente per determinare l'apertura di un procedimento, se da essa non traspare chiaramente la volontà del denunciante che il denunciato venga anche punito: il querelante non vuole infatti solo informare l'autorità, ma vuole anche che la medesima autorità agisca fattivamente contro il querelato, perseguendolo penalmente (v. già DTF 69 IV 195). A mente della ricorrente l'esposto sulla base del quale la magistratura ha ritenuto di dare avvio alla procedura in esame, non può essere qualificato come querela penale ai sensi dell'art. 28 cpv. 1 CP, ritenuto come l'estensore dello stesso non esprime in maniera chiara e incondizionata la volontà di far perseguire gli autori del servizio incriminato, lasciando piuttosto all'autorità stessa la facoltà di decidere o meno se avviare il procedimento. In applicazione del principio "in dubio pro reo" la disposizione in questione va altresì interpretata restrittivamente, per cui nel dubbio la querela non è valida (ricorso pag. 8). L'argomentazione non regge. Contrariamente a quanto sostenuto nel gravame l'esposto contestato non lascia spazio a dubbi in punto alla sua natura. Sia la forma che il contenuto sono tipici di una querela penale. L'intenzione dell'estensore non era quella di informare semplicemente l'autorità sull'esistenza di fatti di rilevanza penale, bensì di vederne anche perseguiti gli autori. Questo non traspare solo dal titolo dello scritto ("Querela penale"), di per sé non decisivo, quanto soprattutto dalla dettagliata insistenza sul carattere diffamatorio del contestato servizio giornalistico e dagli approfonditi rinvii alla normativa penale da applicare. A ciò non fa ostacolo nemmeno la formulazione con cui si conclude l'esposto, ovvero la dichiarazione "di costituirsi parte civile nell'ambito del procedimento penale" che il magistrato competente "ritenesse promuovere a carico dei denunciati". Indubbiamente la scelta grammaticale del congiuntivo può prestare il fianco ad equivoci. Sarebbe stata preferibile una formulazione che meglio distinguesse fra avvio del procedimento penale in quanto tale, cui il Procuratore pubblico è tenuto giusta l'art. 2 cpv. 3 del Codice di procedura penale ticinese (CPP/TI), e susseguente esercizio dell'azione penale. Ma questo non è sufficiente per intravedervi, come invece sostiene l'insorgente, una rinuncia ad esprimere la volontà che gli autori vengano perseguiti penalmente, visto soprattutto il sopraccitato contesto complessivo in cui questo passaggio finale è inserito. Considerando valida la querela penale in questione l'istanza precedente non ha dunque violato il diritto federale, motivo per cui su questo punto il ricorso va respinto.