Citation: 5A_807/2013 E. 3.2

3.2. Giusta l'art. 13 cpv. 1 lett. b CArap l'autorità giudiziaria o amministrativa dello Stato richiesto non è inoltre tenuta ad ordinare il ritorno del minore qualora la persona, l'istituzione o l'ente che vi si oppone accerti che vi è il grave rischio che il ritorno esponga il minore a un pericolo fisico o psichico, ovvero lo metta altrimenti in una situazione intollerabile. Secondo l'art. 5 LF-RMA il ritorno mette il minore in una situazione intollerabile ai sensi del predetto dettame convenzionale in particolare se il collocamento presso il genitore richiedente non corrisponde manifestamente all'interesse del minore (lett. a); se il genitore rapitore, tenuto conto di tutte le circostanze, non è in grado di prendersi cura del minore nello Stato in cui il minore aveva la dimora abituale immediatamente prima del rapimento, o ciò non può essere ragionevolmente preteso da lui (lett. b); e se il collocamento presso terzi non corrisponde manifestamente all'interesse del minore (lett. c). La Corte cantonale ha stabilito che, se la minore sarà accompagnata dalla madre, il suo ritorno nel Regno Unito non può essere considerato contrario al suo bene. Dato che la madre (con ottime disponibilità finanziarie e senza impegni professionali da rispettare) ha espresso la volontà, in caso di accoglimento dell'istanza del padre, di senz'altro seguire la figlia (che ancora non frequenta le scuole dell'obbligo), per il Tribunale d'appello nessun elemento lascia supporre che il rientro nel Regno Unito potrebbe porre la minore in una situazione di grave rischio di venire esposta ad un pericolo fisico o psichico, oppure di essere posta altrimenti in una situazione intollerabile. La ricorrente non contesta che si possa da lei ragionevolmente pretendere di accompagnare la figlia nel Regno Unito. Ella afferma invece che la Corte cantonale non avrebbe sufficientemente tenuto conto da un lato della (già citata) sentenza del giudice inglese del 14 maggio 2012, il quale avrebbe statuito che il rientro della minore nel Regno Unito non corrisponderebbe al suo interesse, e dall'altro di una dichiarazione di un investigatore privato giusta la quale il padre sarebbe stato più volte denunciato per varie infrazioni ed avrebbe usato violenza nei confronti della prima moglie e della loro figlia. A dire dell'insorgente, il Tribunale d'appello avrebbe "quindi omesso di esprimersi compiutamente sull'esigibilità di un rientro" della minore, violando sia il divieto dell'arbitrio nell'accertamento dei fatti (art. 97 LTF) sia il diritto internazionale (art. 95 lett. b LTF). I documenti indicati dalla ricorrente sono tuttavia del tutto inidonei a dimostrare che la Corte cantonale avrebbe dovuto rifiutare il rientro nel Regno Unito in applicazione dell'art. 13 cpv. 1 lett. b CArap. A ben guardare, infatti, il giudice inglese ha espressamente precisato che il suo giudizio era sommario e che in futuro un'altra Corte avrebbe potuto statuire in modo diverso in merito al ritorno della minore nel Regno Unito dopo aver sentito entrambe le parti e tutti i fatti di causa. L'investigatore privato (peraltro assunto dalla stessa ricorrente) ha inoltre riferito che, malgrado le (asserite) denunce, il padre non è mai stato condannato. Le censure di arbitrio nell'accertamento dei fatti e di violazione del diritto internazionale formulate dall'insorgente si appalesano perciò infondate. Dal canto suo, la curatrice della minore sostiene che - a causa della situazione conflittuale esistente attualmente tra i genitori - il rientro nel Regno Unito potrebbe non corrispondere all'interesse della figlia. La (asserita) situazione conflittuale tra le parti non lascia però supporre che il trasferimento nel Regno Unito possa comportare gravi rischi per la minore ai sensi della già citata norma convenzionale. La conclusione del Tribunale d'appello, secondo la quale i presupposti dell'art. 13 cpv. 1 lett. b CArap che permettono di rifiutare il ritorno di un minore non sono in concreto soddisfatti, va perciò confermata.