Citation: 4A_166/2009 29.06.2009 E. 7

Le considerazioni iniziali della sentenza impugnata riguardanti il diritto di essere sentito, garantito dall'art. 29 cpv. 2 Cost., nella forma del diritto di ottenere l'assunzione delle prove offerte e la facoltà del giudice civile di procedere alla cosiddetta valutazione anticipata delle prove - qui riassunte al consid. 3.1 - non sono di per sé contestate. Basti aggiungere che, nell'ambito di tale valutazione, all'autorità competente spetta un vasto margine di apprezzamento e che il suo rifiuto di assumere un mezzo di prova viola il diritto di essere sentito solamente qualora l'apprezzamento anticipato della rilevanza di tale mezzo di prova risulti arbitrario (DTF 131 I 153 consid. 3 pag. 157 con rinvii). In questo caso la censura di violazione del diritto di essere sentito coincide di conseguenza con quella di apprezzamento arbitrario delle prove. 7.1 Di nuovo ci si può esimere dal verificare puntualmente se il lungo esposto ricorsuale, nel suo insieme, adempia i requisiti di una motivazione in questo senso, sia cioè atta a dimostrare l'arbitrarietà dell'apprezzamento anticipato per mezzo del quale le prove testimoniali sono state rifiutate. È infatti palese che, quand'anche fosse motivata correttamente, la censura sarebbe in ogni caso infondata. 7.2 Secondo giurisprudenza invalsa, infatti, l'arbitrio non si realizza già qualora la soluzione proposta con il ricorso possa apparire sostenibile o addirittura migliore rispetto a quella contestata; il Tribunale federale annulla la pronunzia criticata per violazione dell'art. 9 Cost. solo se il giudice del merito ha emanato un giudizio che appare - e ciò non solo nella sua motivazione bensì anche nell'esito - manifestamente insostenibile, in aperto contrasto con la situazione reale, gravemente lesivo di una norma o di un principio giuridico chiaro e indiscusso oppure in contraddizione urtante con il sentimento della giustizia e dell'equità (DTF 133 III 585 consid. 4.1 pag. 589). Per quanto concerne più in particolare l'apprezzamento delle prove e l'accertamento dei fatti, il giudice - il quale in questo ambito dispone di un ampio margine di apprezzamento - incorre nell'arbitrio se misconosce manifestamente il senso e la portata di un mezzo di prova, se omette senza valida ragione di tener conto di un elemento di prova importante, suscettibile di modificare l'esito della vertenza, oppure se ammette o nega un fatto ponendosi in aperto contrasto con gli atti di causa o interpretandoli in modo insostenibile (DTF 129 I 8 consid. 2.1). 7.3 In concreto, la Corte ticinese ha accertato che fin dal febbraio 2003 il ricorrente sapeva con certezza che non avrebbe più potuto esercitare il suo diritto di regresso nei confronti degli altri due condebitori avallanti e, soprattutto, che il 2 giugno 2006 egli aveva riconosciuto il debito nei confronti dell'opponente, la quale aveva già avviato la procedura esecutiva, dandole scarico dopo essere stato informato e avere esaminato la documentazione bancaria. A fronte di questi fatti - vincolanti per il Tribunale federale, siccome non contestati (cfr. quanto esposto al consid. 2.2) - non è certamente arbitrario ritenere che i testimoni rifiutati non avrebbero potuto essere di alcun rilievo. In altre parole: non è insostenibile considerare che, di fronte al riconoscimento esplicito, consapevole e incondizionato espresso dal ricorrente nel 2006, quando il contenzioso con la banca era in corso, le deposizioni da lui auspicate - anche qualora i testimoni avessero confermato l'esistenza di accordi verbali risalenti agli anni 2001 o 2003, dei quali egli si è prevalso in causa - sarebbero state prive d'influsso sull'esito del giudizio.