Citation: 5C.6/2001 20.02.2001 E. 2

2.- a) La convenuta sostiene che la Corte cantonale ha violato l'art. 738 CC, poiché ha omesso di segnatamente considerare lo scopo della servitù, il fatto che i veicoli sono sempre stati parcheggiati perpendicolarmente alla strada comunale e l'ampliamento dell'area originale effettuato dalla convenuta. b) I giudici cantonali hanno accertato che il diritto di posteggio in contestazione grava l'intera superficie indicata in rosso e con la lett. B sul piano di mutazione n. 752, allegato all'istanza di iscrizione della servitù, superficie che corrisponde a quella dell'originaria soletta, senza le modifiche successivamente apportate dalla convenuta; area che permetteva il posteggio di una sola vettura in maniera parallela all'asse stradale. Essi hanno inoltre accertato che l'uso della nuova soletta modificata nel 1976 e 1987 dalla proprietaria del fondo gravato mediante il posteggio di più vetture in modo perpendicolare alla pubblica via non è mai avvenuto pacificamente, come peraltro ammesso dalla stessa convenuta. c) Giusta l'art. 63 cpv. 2 OG gli accertamenti di fatto del giudizio impugnato, fatti salvi i casi qui non invocati di svista manifesta e di violazione di norme federali in materia di prove, vincolano il Tribunale federale nella giurisdizione per riforma e non possono quindi essere rimessi in discussione dalle parti (art. 55 cpv. 1 lett. c OG). L'art. 738 cpv. 1 CC prevede che l'estensione di una servitù è determinata dall'iscrizione a registro fondiario, sempre ch'essa definisca chiaramente diritti e obblighi che ne derivano. L'iscrizione, dunque, nei limiti in cui è chiara, è decisiva per la determinazione dell'estensione del diritto e prevale su ogni altro tipo di interpretazione (DTF 123 III 461 consid. 2a; 115 II 434 consid. 2b; Liver, Commento zurighese, n. 20, ad art. 738 CC). Il cpv. 2 dell' art. 738 CC permette, qualora la servitù necessiti di un' interpretazione ed entro i limiti dell'iscrizione, di determinarne l'estensione fondandosi sul titolo di acquisto o sul modo in cui essa fu esercitata per molto tempo, pacificamente e in buona fede (Steinauer, Les droits réels, vol. II, 2a ed., n. 2292, pag. 331). In concreto, l'iscrizione della servitù (passo e posteggio) non è sufficientemente precisa per la determinazione della sua estensione e i giudici cantonali hanno fatto capo ai documenti giustificativi, segnatamente a un rilievo planimetrico che indica la superficie gravata da onere di posteggio mediante una colorazione in rosso e un'ulteriore indicazione con la lett. B. Sulla base di queste risultanze e sul fatto che il diritto di posteggio così concesso è l'unico possibile avuto riguardo ai limiti di proprietà del fondo gravato e alla sicurezza stradale, i giudici cantonali hanno confermato l'estensione del diritto di posteggio sulla superficie originaria della soletta, che corrisponde a quella indicata in rosso sul documento giustificativo. La conclusione dei giudici cantonali è financo ovvia e non può certo essere scalfita dalle motivazioni della convenuta, che dopo aver eseguito alcune modifiche alla soletta (leggero ingrandimento e eliminazione delle opere di delimitazione e protezione, in modo di ottenere la possibilità di lasciar sporgere i veicoli oltre i limiti della soletta) vorrebbe riconoscere all'avente diritto una servitù di posteggio perpendicolare alla strada, possibile peraltro unicamente mediante l'occupazione di una superficie di area pubblica per la profondità di circa m 0,90 e con la messa in pericolo della sicurezza stradale. Né miglior esito può avere la motivazione secondo cui il posteggio in maniera perpendicolare alla strada è stato esercitato per svariato tempo: secondo gli accertamenti di sentenza e per stessa ammissione delle parti, un tale uso non è mai stato pacifico, ma piuttosto costellato da numerose vertenze giudiziarie. Per il che, un siffatto modo d'esercizio non può essere di ausilio ai fini della determinazione della servitù ai sensi dell'art. 738 cpv. 2 CC.