Citation: I 414/05 18.12.2006 E. 4

4.1 Dagli atti risulta che il ricorrente ha cessato la sua attività di parchettista nel 2001 per motivi di salute. Considerata la natura labile ed evolutiva dell'affezione di cui soffriva, un eventuale suo diritto alla chiesta rendita non poteva insorgere prima del 2002, ossia dopo un anno dall'inizio dell'incapacità lavorativa (v. art. 29 cpv. 1 lett. b LAI). A giusta ragione i primi giudici hanno quindi effettuato il raffronto dei redditi ai sensi dell'art. 16 LPGA sulla base dei dati valevoli per il 2002 per determinare se e in quale misura l'insorgente fosse da giudicare invalido (cfr. DTF 128 V 175). 4.2 Giova a questo punto ribadire che giusta il precitato art. 16 LPGA - che riprende, in sostanza, l'ordinamento di cui all'abrogato art. 28 cpv. 2 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2002 -, per valutare il grado d'invalidità, il reddito che l'assicurato invalido potrebbe conseguire esercitando l'attività ragionevolmente esigibile da lui dopo la cura medica e l'eventuale esecuzione di provvedimenti d'integrazione, tenuto conto di una situazione equilibrata del mercato del lavoro (reddito da invalido), è confrontato con il reddito che egli avrebbe potuto ottenere se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Per determinare il reddito da valido, di regola ci si fonda sull'ultimo reddito che la persona assicurata ha conseguito prima del danno alla salute, se del caso adeguato al rincaro e all'evoluzione reale dei salari (DTF 129 V 224 consid. 4.3.1). Nella presente evenienza, i primi giudici hanno stabilito, per l'anno in questione, il reddito ipotetico conseguibile senza il danno alla salute in fr. 63'154.-. Tale valutazione non è contestata e può essere confermata dal Tribunale federale delle assicurazioni. 4.3 Per quanto concerne la determinazione del reddito da invalido, il Tribunale federale delle assicurazioni ha in sostanza stabilito fare stato in primo luogo la situazione salariale concreta della persona interessata, a condizione che quest'ultima sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un salario sociale (DTF 126 V 75 segg.). Qualora difettino indicazioni economiche effettive - ipotesi che si avvera in concreto -, possono essere ritenuti i dati forniti dalle statistiche salariali, come risultano dall'ISS (DTF 126 V 76 consid. 3b con riferimenti) oppure quelli deducibili dalla documentazione dell'INSAI relativa ai posti di lavoro (DTF 129 V 472; RAMI 1999 no. U 343 pag. 412). Quanto alla questione della tabella applicabile tra le varie riportate dall'ISS, questa Corte ha di recente stabilito non potersi (più) fare capo ai dati statistici regionali desumibili dalla tabella TA13, che si riferisce ai salari in relazione alle grandi regioni (cfr. sentenza del 12 ottobre 2006 in re S., U 75/03, consid. 8). Il reddito ipotetico da invalido deve di conseguenza essere valutato sulla base della tabella TA1 dell'ISS, concernente i salari medi nazionali conseguibili nel settore privato. Tenuto conto della formazione dell'interessato (attestato federale di capacità quale parchettista) come pure della configurazione professionale esigibile illustrata dal consulente in integrazione professionale dell'UAI, si impone di prendere quale valore di base l'importo di fr. 4'557.- mensili (ISS 2002, valore mediano totale, livello di esigenze 4). Adeguato questo dato all'orario di lavoro settimanale usuale (41,7 ore), si ottiene un importo di fr. 4'751.- mensili, pari a fr. 57'012.- annui. Tale importo - che supera quello di fr. 52'566.-, più favorevole per il ricorrente, stabilito dall'amministrazione e confermato dai primi giudici - è manifestamente insufficiente per conferire il diritto a una rendita. Infatti, confrontando i due redditi di paragone (fr. 63'154.- e fr. 57'012.-), il grado d'invalidità risultante non supera il 10%. 4.4 Date queste premesse, l'insorgente nemmeno può pretendere il riconoscimento di provvedimenti di riformazione professionale, il tasso di diminuzione della sua capacità di guadagno essendo inferiore alla soglia del 20% stabilita dalla giurisprudenza per invocare il diritto a simili misure (cfr. consid. 2.3).