Citation: 1P.608/2003 16.09.2004 E. 2

2.1 Il ricorrente rimprovera alla Corte cantonale di essere incorsa in un diniego di giustizia per avere omesso di esprimersi sulla legalità della risoluzione governativa, applicando così arbitrariamente anche l'art. 65 cpv. 4 della legge cantonale di procedura per le cause amministrative, del 19 aprile 1966 (LPamm), secondo cui il Tribunale cantonale non può modificare la decisione impugnata a danno del ricorrente. Sostiene inoltre che il TPT avrebbe dato prova di eccessivo riserbo nell'esaminare la fattispecie, rifiutandosi di entrare nel merito delle censure sollevate. 2.2 Il diritto di essere sentito, sancito dall'art. 29 cpv. 2 Cost., impone all'autorità di confrontarsi con le allegazioni ricorsuali rilevanti per il giudizio e di motivare la propria sentenza in modo che l'interessato e l'istanza di ricorso possano afferrarne la portata. Non occorre per contro che l'autorità esamini espressamente ogni censura in fatto e in diritto priva di rilevanza per il giudizio (DTF 126 I 97 consid. 2b, 124 II 146 consid. 2a). Ora, la Corte cantonale ha diffusamente esposto nel suo giudizio le ragioni per cui condivideva la decisione del Consiglio di Stato di non approvare, per il momento, l'inserimento del comparto interessato alla zona edificabile. Il TPT ha tenuto conto delle contestazioni sollevate dal ricorrente, rilevando in particolare che, effettivamente, non era stato previamente allestito un piano delle zone esposte a pericolo (PZP), secondo quanto stabilito dalla legge cantonale sui territori soggetti a pericoli naturali, del 29 gennaio 1990 (LTPN). Fondandosi su studi e perizie geologiche, i giudici cantonali hanno nondimeno accertato per il comprensorio in cui il fondo è inserito un'esposizione a pericoli naturali: hanno quindi ritenuto che le carenze procedurali non potevano comunque comportare, in mancanza di interventi di premunizione, l'immediata assegnazione del comparto all'area edificabile. Certo, la Corte cantonale ha lasciato sostanzialmente indecisa la questione di sapere se il Governo avesse potuto sospendere la decisione di approvazione della zona edificabile; tuttavia, come è stato rilevato nel giudizio impugnato, l'alternativa a tale soluzione sarebbe stata il diniego puro e semplice dell'approvazione ed il rinvio degli atti al Comune per la presentazione, dopo l'adozione del PZP, di una nuova variante. Lasciando aperto il quesito della legittimità, dal profilo procedurale, della sospensione e rinunciando d'altra parte a riformare la risoluzione governativa a svantaggio del ricorrente, la Corte cantonale non ha quindi violato né il diritto di essere sentito né l'art. 65 cpv. 4 LPamm.