Citation: 6B_838/2018 E. 3.2.3

3.2.3. D'acchito inconferenti appaiono le digressioni ricorsuali in merito alle dichiarazioni di B.________ e alle constatazioni del TPF afferenti alla sua consapevolezza quanto all'origine dei valori patrimoniali, dal momento che non hanno alcuna incidenza sulla posizione dell'insorgente né sull'accertamento dell'origine del denaro del conto ddd. Nella misura in cui poi il ricorrente ritiene necessaria una "prova rigorosa" dell'origine criminosa dei valori patrimoniali presenti sul conto ddd, si richiama quanto già esposto in precedenza in merito al legame "volontariamente tenue" tra il reato a monte e il riciclaggio di denaro (v. s upra consid. 3.1.1). Vero è che le sentenze italiane, menzionate dal TPF, relative al ritenuto reato a monte non accennano al conto ddd o a un legame con il territorio elvetico. Nulla indica tuttavia che tale conto fosse noto alle autorità estere. Emerge peraltro che esso è stato alimentato essenzialmente in contanti. Contrariamente a quanto sembra credere il ricorrente, il TPF si è fondato su dette sentenze solo per accertare l'esistenza del crimine a monte. La ritenuta origine criminosa del denaro confluito su ddd poggia invece su una serie di indizi, senza rovesciamento dell'onere probatorio. Certo, il TPF non spende effettivamente una parola sulle dichiarazioni rese in particolare da D3.________ o da suo fratello D1.________. Al riguardo tuttavia essi non affermano nulla di diverso da quanto sostenuto dalla stessa G.________ in merito al denaro depositato sul conto ddd, a suo dire riconducibile all'attività (lecita) di D3.________. Vi è da rilevare in proposito che, seppure in modo implicito, tra le righe della sentenza impugnata si evince che D1.________, come pure D2.________ di cui il ricorrente ha chiesto invano l'interrogatorio, avevano tutto l'interesse a disconoscere la proprietà dei valori patrimoniali in parola per scongiurarne la confiscabilità prevista dal diritto italiano in ragione della condanna per, tra l'altro, associazione mafiosa finalizzata al traffico di stupefacenti, tanto più che, secondo i fatti accertati dai tribunali italiani, né D1.________ né D2.________ disponevano di introiti da attività professionali lecite. Come detto, l'accertamento dell'origine criminosa del denaro depositato sul conto ddd poggia su una serie di indizi ed elementi, sui quali tuttavia l'insorgente non si sofferma, non ne contesta la rilevanza e ancor meno dimostra l'arbitrarietà delle conclusioni trattene dal loro collegamento. Ora, la formale titolare del conto ha negato che i valori patrimoniali fossero di sua pertinenza, attribuendola invece al marito, trattandosi di risparmi da lui conseguiti con la sua attività professionale. Egli però non aveva sul conto ddd alcun potere dispositivo, mentre li aveva I.________, sua socia insieme al di lui fratello D1.________. Il TPF ha in seguito rilevato che il conto è stato alimentato con versamenti per cassa per un importo globale superiore al miliardo di lire italiane tra il gennaio e non oltre l'agosto 1995. Come pertinentemente osservato dall'autorità precedente, gli importi e la tempistica di tale alimentazione mal si conciliano con pretesi risparmi o neri fiscali. Del resto, dopo l'agosto 1995, il conto non è più stato alimentato. Non risulta tuttavia che a partire da quel momento D3.________, indicato dalla moglie quale reale avente diritto economico del denaro, abbia cessato l'attività dell'autolavaggio, ceduta solo nel 1997, o qualsiasi altra attività redditizia da cui ricavare dei risparmi o dei neri fiscali, ricordato inoltre che egli è definito quale "artigiano" negli atti pubblici relativi alla società P.________ S.a.s. Per contro, è assodato che, nel periodo precedente e concomitante l'alimentazione del conto ddd, la cosca F.________, a cui appartenevano i fratelli D1.________ e D2.________, era dedita a un importante traffico di stupefacenti che produceva cospicue liquidità. Con mente poi al periodo in cui si constata un'interruzione dell'alimentazione del conto, appare inoltre eloquente come esso praticamente coincida con l'intervento degli inquirenti italiani nei confronti di F.________ (nel giugno 1995) rispettivamente di D1.________ e D2.________ (all'inizio del 1996), membri della cosca 'ndranghetosa attiva nel narcotraffico. Non solo. Dal rapporto della divisione Analisi Finanziaria Forense del MPC, richiamato nella sentenza impugnata e nel gravame, emerge altresì che, dalla sua apertura sino alla sua chiusura, dal conto ddd sono stati pagati i premi per le polizze assicurative in favore di D1.________ e D2.________ (v. incarto 11.1.43 segg.). Tutti questi elementi hanno indotto il TPF a concludere che i valori patrimoniali del conto ddd fossero riconducibili ai fratelli D1.________ e D2.________ e non a D3.________ e ancor meno a G.________, che ha esplicitamente negato fossero di sua pertinenza. Avendo i tribunali italiani accertato che D1.________ e D2.________ non esercitavano alcuna attività lecita, ma appartenevano al consesso criminale votato al narcotraffico da cui scaturivano cospicui guadagni di cui solo una minima parte ha potuto essere confiscata, l'autorità precedente ha infine ritenuto che proprio l'ingentissima liquidità generata da tale narcotraffico è alla base dell'intera alimentazione in valori patrimoniali del conto ddd. Questi accertamenti non procedono da semplici deduzioni né da un rovesciamento dell'onere probatorio analogo a quello dell'art. 72 CP, ma risultano dal collegamento di diversi elementi e indizi, con cui però l'insorgente non si confronta. Essi vincolano di conseguenza questo Tribunale (art. 105 cpv. 1 LTF).