Citation: 4A_4/2009 29.06.2009 E. 4

Come già detto, le autorità giudiziarie cantonali hanno accolto l'azione riconvenzionale limitatamente a fr. 9'100.--. 4.1 Dinanzi al Tribunale federale la ricorrente contesta il mancato riconoscimento di fr. 2'500.-- per il danno derivante dal ritardo nella consegna della casa. Ambedue le istanze cantonali hanno rifiutato questa pretesa già per il motivo che non è stato dimostrato che senza la revoca del mandato all'architetto vi sarebbe stato un ritardo nella consegna dell'opera. Avendo la committente sciolto il contratto prima della fine dei lavori, ancor prima che fosse scaduto il termine di consegna, non è possibile sapere se, nell'eventualità che il contratto fosse stato portato a termine, i lavori sarebbero stati finiti per tempo oppure no. La ricorrente rimprovera ai giudici ticinesi di aver fondato il loro giudizio su di un accertamento manifestamente inesatto dei fatti, ovvero arbitrario. Gli argomenti ch'essa adduce a sostegno di questa sua tesi fanno però riferimento a fatti privi di riscontro nel giudizio impugnato, che la ricorrente nemmeno pretende di aver già allegato in sede cantonale nei modi e nei tempi previsti dal codice procedurale di rito (cfr. quanto esposto al consid. 2.2). Su questo punto il gravame deve pertanto essere dichiarato inammissibile per carente motivazione. 4.2 Pure censurato è il mancato riconoscimento di fr. 10'000.-- per il danno derivante dall'errata progettazione della cantina, che in contrasto con quanto pattuito non permette la conservazione dei vini ed è quindi utilizzabile unicamente quale ripostiglio. Assodato che effettivamente la cantina non si presta alla conservazione del vino, i giudici cantonali hanno respinto la pretesa avanzata dalla ricorrente a questo titolo perché dall'istruttoria è emerso che il locale è stato costruito conformemente ai piani, ad eccezione della ventilazione; non risulta infatti che fossero state specificate particolari esigenze. Non essendo provato che doveva trattarsi di una cantina per la conservazione del vino - ha concluso la Corte ticinese - non è neppure dimostrato che il fatto di non poterla utilizzare a tale scopo costituisce difetto. Per quanto concerne invece le accertate carenze della ventilazione, il minor valore non è stato provato. A mente della ricorrente i giudici ticinesi avrebbero violato l'art. 8 CC ponendo a suo carico l'onere di dimostrare di aver richiesto un locale per la conservazione del vino, allorquando nel piano di costruzione tale locale era espressamente denominato "cantina" e "secondo la normale e corrente accezione del termine una cantina è un locale completamente o (solo in parte) sotterraneo, adibito alla conservazione, all'invecchiamento o anche alla lavorazione del vino". In queste circostanze, sostiene la ricorrente, toccava semmai all'opponente dimostrare che gli era stato richiesto un semplice ripostiglio, per cui la denominazione cantina da lui scritta dai piani non aveva l'accezione che di regola viene data a questo termine, e che pertanto il locale poteva difettare di quei requisiti di conformità e funzionalità indispensabili per la conservazione del vino. La censura è destinata all'insuccesso già perché, contrariamente a quanto preteso nel gravame, il termine "cantina" non significa esclusivamente cantina per il vino. Il dizionario della lingua italiana Devoto/Oli, edizione 2004-2005, fornisce infatti, oltre all'accezione ritenuta dalla ricorrente, anche una definizione estensiva (e assai diffusa): "Qualsiasi ambiente interrato adibito a magazzino o ripostiglio; anche lo scantinato di un edificio". Non risulta inoltre che in sede cantonale la ricorrente abbia proposto questo argomento; la sentenza impugnata non ha assolutamente affrontato questa tematica bensì si è limitata a constatare che la cantina è stata eseguita conformemente ai piani approvati dalla ricorrente. Considerato quanto appena esposto non si può rimproverare al Tribunale di appello di aver violato il diritto per aver posto a carico della ricorrente l'onere di dimostrare di aver esplicitamente richiesto che il locale cantina fosse idoneo alla conservazione del vino e, in assenza di tale prova, per aver ritenuto che la realizzazione di una cantina ripostiglio corrispondeva all'incarico ricevuto.