Citation: 6B_900/2009 21.10.2010 E. 1

1.1 Il ricorrente lamenta la violazione dell'art. 322quater CP in relazione con l'art. 305bis CP. Nel decidere dell'adempimento del presupposto della doppia punibilità giusta l'art. 305bis n. 3 CP, il TPF avrebbe a torto scelto di applicare il principio della doppia punibilità concreta e sarebbe così giunto all'errata conclusione che gli atti per i quali A.________ è stato condannato in Italia configurano il reato di corruzione di pubblici ufficiali stranieri ai sensi dell'art. 322septies CP. L'insorgente ritiene invece che, nell'ambito dell'art. 305bis CP, debba trovare applicazione il principio della doppia punibilità astratta. L'autorità giudiziaria italiana ha condannato un funzionario pubblico italiano attivo in Italia e non un funzionario pubblico straniero. Nello specifico non si tratta di punire un funzionario straniero nell'ambito di un procedimento svizzero, bensì di far corrispondere al diritto interno la disposizione utilizzata, nel paese per il quale operava il funzionario pubblico, per punire il reato presupposto. A.________ è stato condannato per corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio in applicazione dell'art. 319 del codice penale italiano (CPI), norma che, applicando la teoria della doppia punibilità astratta, nel diritto svizzero trova il suo corrispondente nell'art. 314 CP, nel vecchio art. 315 CP (fino al 30 aprile 2000) e nell'art. 322quater CP (a far tempo dal 1° maggio 2000). Peraltro, in una sentenza del 18 settembre 2008 completata il 18 maggio 2009 (incarto SK.2007 e 2008.16) lo stesso TPF ha optato per la teoria della doppia punibilità astratta in un caso di riciclaggio di proventi di corruzione passiva commessa in Brasile e ha ritenuto pacifica l'applicazione dell'art. 322quater CP. Con la sentenza impugnata, la medesima autorità cade quindi in contraddizione. 1.2 A causa dell'incertezza giuridica regnante prima dell'entrata in vigore dell'art. 322septies CP e in ossequio al principio nulla poena sine lege certa, il TPF ha scelto di applicare il principio della doppia punibilità concreta, seguendo così l'opinione espressa da una parte della dottrina e dalla Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino in re Tangentopoli-Mani pulite (sentenza del 3 settembre 1992, Rep. 1992 pag. 334 segg.). Ha rifiutato la teoria della doppia punibilità astratta o attenuata osservata nell'ambito dell'assistenza giudiziaria internazionale in materia penale. In questo campo l'attenuazione del principio della doppia punibilità si spiega con l'impegno internazionale in virtù del quale gli Stati contraenti hanno convenuto la non opponibilità di determinati requisiti nell'ambito di una procedura amministrativa, volta a concedere l'assistenza nel perseguimento all'estero di un reato commesso all'estero. Il TPF ha ritenuto che il problema si ponesse in tutt'altri termini nel contesto di un procedimento penale svizzero per riciclaggio. Quest'infrazione presuppone necessariamente un'attività che deve concretamente costituire reato anche secondo il diritto svizzero: sarebbe infatti paradossale se solo il riciclatore fosse punibile, ma non l'autore del reato a monte quand'anche commesso in Svizzera. Su quest'ultimo dovrebbero infatti incombere responsabilità maggiori. L'applicabilità del principio della doppia punibilità concreta, secondo l'autorità inferiore, risulta inoltre anche dal tenore letterale dell'art. 305bis n. 3 CP che, pur estendendo il campo d'applicazione del riciclaggio di denaro a reati antecedenti commessi all'estero, prevede che questi debbano essere punibili anche secondo il diritto straniero, ciò implica innanzitutto la punibilità secondo quello svizzero. 1.3 A.________ concorda con le argomentazioni del TPF e ritiene che la sentenza della Camera dei ricorsi penali su cui si fondano costituisce un leading case di sicuro peso. Il distinguo tra diritto internazionale relativo all'assistenza giudiziaria in materia penale e diritto sostanziale interno ha la sua fondata ragione d'essere. Comprendere la norma sul riciclaggio in termini astratti e non concreti le conferirebbe un'estrema manipolabilità normativa poco consona con i principi generali del diritto penale. Peraltro autorevole dottrina si è espressa a favore del principio della doppia punibilità concreta. 1.4 Fino ad oggi, il Tribunale federale non è mai stato chiamato a pronunciarsi sulla problematica della doppia punibilità nell'ambito del riciclaggio di denaro. La questione è estremamente controversa nella dottrina, anche se la diatriba ha perso consistenza dopo l'introduzione nel codice penale del reato di corruzione di pubblici ufficiali stranieri (v. art. 322septies CP). Secondo gli accertamenti del TPF relativi al reato presupposto al riciclaggio di denaro, A.________ si è reso colpevole di corruzione passiva a partire dal 1998 fino al novembre 2003, quindi prima dell'entrata in vigore dell'art. 322septies cpv. 2 CP relativo alla corruzione passiva di pubblici ufficiali stranieri, ossia prima del 1° luglio 2006 e non, come erroneamente ritenuto dal TPF, il 1° maggio 2000 (v. RU 2006 2371). Occorre quindi determinare se, nell'ambito del susseguente riciclaggio dei proventi corruttivi, sia applicabile il criterio della doppia punibilità astratta oppure concreta. Nel primo caso tutti i proventi corruttivi di A.________ possono essere oggetto del reato di riciclaggio, nel secondo invece nessuno di essi.