Citation: 2C_950/2018 E. 2.2

2.2. Il TAF ha rilevato che la Direzione del circondario delle dogane ha violato il diritto di essere sentita della ricorrente, siccome, prima di statuire, non le ha comunicato che avrebbe trattato la domanda di rettifica del certificato doganale d'esportazione alla stregua di un ricorso contro tale atto. Il TAF ha tuttavia considerato che durante lo scambio degli allegati l'autorità doganale ha indicato i motivi per cui la richiesta non poteva essere vagliata nel merito e che la ricorrente ha potuto esprimersi al riguardo. Ha ritenuto che la violazione del diritto di essere sentita risultava sanata e che per ragioni di economia di procedura non si giustificava di rinviare la causa all'autorità inferiore. Nella fattispecie, il TAF beneficiava di una piena cognizione in fatto e in diritto (art. 49 PA [RS 172.021] in relazione con l'art. 37 LTAF [RS 173.32]) e ha spiegato per quali motivi l'istanza del 12 maggio 2015 volta a correggere il certificato doganale era tardiva sia considerandola quale domanda di rettifica giusta l'art. 34 LD sia trattandola come ricorso secondo l'art. 116 cpv. 1 LD: essa non poteva di conseguenza essere vagliata nel merito. Un'eventuale violazione del suo diritto di essere sentita è quindi stata sanata nella procedura ricorsuale dinanzi al TAF, in cui la ricorrente ha potuto esprimersi in modo sufficiente ed ottenere una decisione motivata sotto il profilo fattuale e giuridico anche con riferimento alla tardività della prospettata rettifica (DTF 145 I 167 consid. 4.4 pag. 174; 142 II 218 consid. 2.8.1). Al riguardo, la ricorrente si limita a richiamare la natura formale del diritto di essere sentita, ma non considera la possibilità di sanare una sua eventuale violazione. In particolare, non sostiene, né dimostra di avere subito un pregiudizio per il fatto che l'inammissibilità della domanda di rettifica è stata esplicitamente motivata soltanto con il giudizio del TAF. Alla luce di quanto esposto, non risulta quindi che la procedura ricorsuale abbia comportato un simile pregiudizio per la ricorrente (cfr. DTF 142 II 433 consid. 3.4.3).