Citation: 2C_412/2014 E. A

Con sentenza del 27 marzo 2014 il Tribunale amministrativo del Cantone Ticino ha respinto il ricorso esperito da A.________ (1975) e dalla moglie B.________ (1976), per sé e in rappresentanza dei figli C.________ (1995), D.________ (1998), E.________ (2001), F.________ (2004) e G.________ (2010), tutti cittadini italiani, contro la risoluzione governativa del 16 ottobre 2013 che confermava le decisioni 15 marzo 2013 con cui la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni aveva, da un lato, rifiutato di rilasciare un permesso di domicilio CE/AELS ad A.________ e ai figli E.________, F.________ e G.________, nonché negato loro il rinnovo dei loro permessi di dimora CE/AELS e, dall'altro, aveva revocato i permessi di dimora CE/AELS, con scadenza al 4 novembre 2017, di cui beneficiavano B.________ e i figli C.________ e D.________. In primo luogo la Corte cantonale ha rilevato che A.________ non poteva (più) prevalersi dell'Accordo del 21 giugno 1999 sulla libera circolazione delle persone (ALC; RS 0.142.112.681) per potere continuare a risiedere nel nostro Paese: giuntovi nel mese di novembre 2007 e ottenuto un permesso di dimora CE/AELS valido fino al 4 novembre 2012, egli aveva dapprima lavorato come muratore e in seguito quale aiuto carpentiere e manovale, per poi cessare ogni attività nell'autunno 2008. In queste condizioni egli non poteva più essere considerato un "lavoratore" ai sensi del citato Accordo né poteva, visto il tempo trascorso da quando non era più attivo professionalmente, invocare il medesimo nell'ambito della ricerca di un impiego. Per quanto riguarda B.________ il Tribunale cantonale amministrativo ha osservato che, oltre al fatto che ella non lavorava più da fine luglio 2013, l'attività svolta (donna delle pulizie per due ore e mezzo alla settimana) era di natura marginale ed accessoria e del tutto insufficiente per mantenere l'intera famiglia, di modo che nemmeno ella poteva essere definita "lavoratrice" ai sensi dell'ALC. Lasciando irrisolta la questione della natura degli assegni famigliari integrativi e di quelli di prima infanzia ricevuti dalla famiglia dal novembre 2010 al gennaio 2013 (in seguito alla nascita dell'ultimo figlio), i giudici ticinesi hanno in seguito constatato che siccome la famiglia aveva percepito delle prestazioni assistenziali dal luglio 2008 all'ottobre 2010 e poi dal gennaio 2013 a tutt'oggi (per oltre fr. 210'000.--), i suoi membri non potevano beneficiare dello statuto di persona non esercitante un'attività lucrativa ai sensi dell'ALC (art. 6 ALC, 24 Allegato I ALC) né, per quanto riguarda i genitori, fruire del diritto di rimanere previsto dal medesimo (art. 4 cpv. 1 Allegato I ALC), non avendo maturato un diritto alla pensione né dimostrato di essere colpiti da inabilità permanente al lavoro. Premesse queste considerazioni, gli insorgenti e i loro figli non potevano pertanto prevalersi di un'autorizzazione di soggiorno sulla base dell'ALC né a titolo autonomo né in via derivata.