Citation: 5P.12/2003 15.09.2003 E. 2.1

Secondo il ricorrente l'autorità cantonale non si è limitata a verificare, come prescritto dall'art. 327 lett. g CPC ticinese, se il primo giudice fosse incorso in una valutazione manifestamente erronea di atti di causa o di prove, ma ha esaminato liberamente il giudizio pretorile. Contrariamente a quanto menzionato nella sentenza impugnata, il primo giudice avrebbe tenuto conto del contenuto del contratto di divisione e avrebbe pure interpretato le clausole relative all'onorario, giungendo alla conclusione che l'esecutore testamentario non aveva voluto limitare il proprio compenso e la propria attività a 10 ore, atteso che una siffatta limitazione sarebbe pure stata contraria ai suoi doveri risultanti dall'art. 518 cpv. 2 CC. L'indicazione del dispendio di tempo era unicamente una valutazione indicativa - come del resto confermato dalla legale che ha collaborato con l'esecutore testamentario - rivelatasi poi inesatta. Sempre a mente del ricorrente, la Camera di cassazione civile non spiega per quale motivo le prove agli atti non sarebbero sufficienti a giustificare il superamento delle 10 ore preventivate, atteso segnatamente che la predetta collaboratrice ha dichiarato che le ore eccedenti sono state causate dalla corrispondenza necessaria per rispondere alle richieste della controparte. 2.2 La sentenza impugnata indica che il primo giudice ha interpretato in modo arbitrario il contratto di divisione successoria, ritenendo che lo stesso non vincolasse l'esecutore testamentario. Quest'ultimo, firmandolo, si è invece assunto gli impegni in esso menzionati nei modi concordati per un "onorario finale a favore dell'esecutore testamentario e della Fiduciaria X.________, relativo al dispendio orario di circa complessive 10 (dieci) ore". L'autorità cantonale ha poi indicato - citando dottrina - che incombeva all'esecutore testamentario provare di aver diritto ad un onorario superiore a quello risultante da un dispendio temporale di circa 10 ore e che tale prova non è stata apportata, atteso che le delucidazioni chieste dall'istante rientrano nel dovere di rendiconto del mandatario e non hanno creato nuove incombenze.