Citation: 4P.24/2007 28.08.2007 E. 5

Vale la pena di iniziare l'esame del gravame mediante la riproduzione letterale dell'introduzione comune ai due rimedi: "Riassumendo, il rimprovero dei Giudici cantonali al ricorrente è che avrebbe dovuto, perlomeno in appello, chiedere la condanna del X.________ a versargli l'importo di fr. 84'298.--, pari alla differenza tra il valore dei conti/titoli al momento delle conclusioni rispetto ai fr. 92'997.85 + fr. 150'000.-- richiesti, valore quantificato dal Giudice di prime cure. A torto: se il ricorrente avesse chiesto ciò, si sarebbe assunto il rischio di un ulteriore pregiudizio o di un arricchimento indebito, dovuto alla continua evoluzione dei titoli che ci sarebbe stata fino alla crescita in giudicato della decisione finale, di merito, o meglio ancora fino al momento in cui X.________ avesse ripristinato fr. 92'997.85 + fr. 150'000.-- sui conti dell'attore. Per il ricorrente è quindi impossibile, anche oggi, poiché non ha la più pallida idea sull'evoluzione dei titoli, chiedere altro importo se non che sui suoi conti venissero ristabiliti fr. 92'997.85 + fr. 150'000.-- originari. Né può essergli imposto un obbligo di chiedere la vendita di detti titoli che la Banca ha acquistato di sua iniziativa senza che vi fosse un mandato di gestione o un qualsiasi contratto alla base di detti investimenti. Il ricorrente non ha acquistato titoli e, pertanto, la Banca ne faccia l'uso che meglio crede". Fatta questa premessa, nella parte del suo scritto dedicata al ricorso di diritto pubblico, il ricorrente passa all'esposizione delle circostanze per le quali, a suo modo di vedere, la decisione di dichiarare irricevibile l'appello costituirebbe un formalismo eccessivo, con conseguente arbitraria violazione dell'art. 29 cpv. 1 Cost., dell'art. 49 Cost., in relazione con l'art. 9 Cost., degli art. 472, 474 cpv. 1, 475, 481 CO, in subordine dell'art. 398, combinato con l'art. 321e CO, 400 cpv. 1 CO, rispettivamente con l'art. 309 cpv. 2 lett. e, combinato con l'art. 165 cpv. 2 lett. g CPC/TI e l'art. 321 cpv. 1 lett. b CPC/TI. I suoi argomenti possono essere riassunti come segue. 5.1 Il ricorrente rimprovera in primo luogo alla Corte cantonale di aver confuso grossolanamente valore di causa e domande, precisando che in concreto il valore di causa sarebbe quello determinato dal pretore, di fr. 84'298.--. Ciò renderebbe superflua, evidentemente, la (sua) richiesta formulata in appello di accertare d'ufficio il "quantum", chiaramente riferita al valore di causa. L'art. 309 CPC/TI non dispone peraltro che il valore di causa debba essere indicato nell'appello. 5.2 Secondo il ricorrente la Corte ticinese avrebbe inoltre fatto prova di un eccessivo rigore nell'applicazione del diritto cantonale, segnatamente degli art. 165 cpv. 2 lett. g e art. 309 cpv. 2 lett. e CPC/TI - giusta i quali le domande devono essere formulate in termini precisi e distinti -, giacché si è attenuta alle espressioni letterali da lui utilizzate nell'appello, senza tenere nella debita considerazione il senso che si poteva ragionevolmente attribuire alle sue richieste di giudizio sulla base del contenuto degli allegati. A prescindere dal fondamento giuridico della causa (deposito o mandato) il ricorrente è infatti dell'avviso che la sua domanda fosse chiarissima: dato che il valore dei titoli gli era assolutamente indifferente, non avendoli egli mai voluti, è chiaro che la richiesta tendente a "ristabilire" i noti importi doveva essere intesa come tendente al versamento dei medesimi. Non corrisponde dunque al vero ch'egli avrebbe formulato una domanda indeterminata. 5.3 Il ricorrente prosegue osservando che, tenuto conto della variazione continua dei titoli, non poteva cifrare il valore esatto di questi; sarebbe assurdo chiedergli di "azzeccare il valore esatto dei titoli nel momento in cui X.________ opererà la vendita di detti titoli intestati al ricorrente, e ripristinerà il valore per arrivare all'importo chiesto di fr. 92'997.85 più fr. 150'000.--". Sostiene che in questa situazione non era per lui possibile chiedere la condanna dell'opponente al versamento di un determinato importo in denaro, "ritenuto che i titoli sono a tutt'oggi intestati al ricorrente e, in tale caso, vi sarebbe stato un indebito arricchimento o un ulteriore pregiudizio per quest'ultimo. Unica domanda ammissibile era pertanto quella di chiedere [...] il ripristino sui conti di deposito menzionati, degli importi originari di fr. 92'997.85 più fr. 150'000.--". 5.4 L'allegato ricorsuale termina con la precisazione che la domanda è rimasta identica dinanzi a tutte le istanze sicché, anche qualora si volesse condividere l'assunto dei giudici ticinesi che l'hanno ritenuta indeterminata, l'appello non avrebbe dovuto venir respinto bensì, semmai, evaso mediante il rinvio degli atti al Pretore, incaricandolo di assegnare al ricorrente un termine per sanare il presupposto processuale o dichiarare la petizione irricevibile.