Citation: 1P.87/2004 21.06.2004 E. 3

3.1 Comunque, la ricorrente critica essenzialmente il metodo adottato in concreto dalla prima Corte, la quale, in luogo di valutare complessivamente la credibilità dei racconti delle parti, verificandola poi con i punti di riscontro realmente accertati, ha eseguito una ricostruzione nel dettaglio della fattispecie, fondandosi su tempi imprecisi e accertando in modo superficiale lo svolgimento della visita esterna preliminare. Ora, il metodo seguito dalla prima Corte, e confermato nella sentenza impugnata, è innanzitutto riconducibile alla decisione di rinvio dell'8 novembre 2001 della stessa CCRP, non esplicitamente censurata dalla ricorrente in questa sede (cfr. art. 87 cpv. 3 OG; DTF 106 Ia 229 consid. 3b e c). In tale sentenza, i Giudici cantonali avevano infatti, tra l'altro, ritenuto arbitrario che, nell'ambito del primo processo, la Corte di merito avesse negato, nonostante l'annotazione nella cartella clinica, lo svolgimento di una visita preliminare. Avevano inoltre imposto ulteriori accertamenti riguardo agli intervalli in cui l'atto sarebbe stato compiuto, segnatamente al fine di stabilire se l'accusato avesse avuto il tempo materiale per compierlo. Comunque, a prescindere da queste considerazioni, visti la particolare situazione in cui sarebbe stato commesso il reato, il carico di lavoro nello studio medico e i tempi ristretti delle diverse operazioni, come pure l'assunzione da parte della ricorrente di un farmaco suscettibile di provocare amnesie e alterare le sue percezioni, non è ravvisabile arbitrio nel solo fatto di avere voluto propendere, al fine di stabilire l'effettiva situazione del reato dal profilo temporale e dello spazio, per una ricostruzione dettagliata dello svolgimento dei fatti nel periodo determinante. L'arbitrio non si realizza in effetti quando un'altra soluzione potrebbe entrare in considerazione o sarebbe addirittura preferibile, ma unicamente quando la decisione impugnata sia manifestamente insostenibile, in contraddizione manifesta con una norma o un principio giuridico indiscusso o chiaramente lesiva del sentimento di giustizia e dell'equità (DTF 129 I 8 consid. 2.1, 128 I 273 consid. 2.1 e rinvii). 3.2 A sostegno della propria tesi la ricorrente ripropone poi sostanzialmente le argomentazioni già presentate dal Procuratore pubblico dinanzi alla Corte cantonale e da quest'ultima ritenute per la massima parte inammissibili. Essa critica i vari accertamenti dei primi Giudici riguardo alle diverse finestre temporali, trascurando invero il fatto che solo il giudizio della CCRP, quale ultima istanza cantonale, costituisce l'oggetto del presente litigio (art. 86 cpv. 1 OG; DTF 125 I 492 consid. 1a/cc). La ricorrente sostiene, in particolare, che non vi sarebbero ragioni per ritenerla giunta allo studio medico proprio tra le 9.05 e le 9.06, potendo esservi arrivata anche alle 9.10. Né sarebbe dimostrato che è entrata nello studio privato alle 9.10, essendo possibile un momento successivo; anche l'orario di uscita da tale locale sarebbe incerto e approssimativo, la contestata ricostruzione al minuto fondandosi su dati imprecisi, dai quali non sarebbe possibile trarre risultati attendibili. La ricorrente critica inoltre gli accertamenti relativi agli intervalli temporali successivi alla gastroscopia da lei subita, proponendo, tra l'altro, tempi più ridotti rispetto a quelli ritenuti dalla prima Corte per l'esecuzione della biopsia sul paziente B.W. e per percorrere il tratto che separa la sala colonscopie dallo studio privato del gastroenterologo. Espone anche la possibilità che il medico avrebbe atteso quattro minuti per lo sviluppo di entrambe le fotografie dello stomaco di questo paziente, invece dei due minuti accertati dai Giudici per lo sviluppo della sola prima fotografia, di per sé già utilizzabile. La ricorrente contesta pure l'orario (10.10) in cui sarebbe giunto nello studio medico il paziente F.B. e il tempo da lui speso con il gastroenterologo. Sostiene, inoltre, che non sarebbe noto come quest'ultimo abbia impiegato il suo tempo nell'intervallo dalle 10.13 alle 10.23, disattendendo al proposito, tra l'altro, il fatto che la prima Corte ha escluso la commissione del reato nell'intervallo tra le 10.15 e le 10.25.41, poiché l'accusato era occupato con F.B. La ricorrente lamenta anche la mancata presa in considerazione della possibilità di un rapporto sessuale a cavallo del colloquio telefonico tra il gastroenterologo e il dott. D.________ e sostiene che la rilevanza data dalla Corte di merito ai dettagli temporali avrebbe d'altra parte, in modo insostenibile, comportato gli accertamenti dell'avvenuta visita preliminare e della particolare durata dell'amnesia retrograda provocata dal "Dormicum". Presentando e sviluppando le sue argomentazioni la ricorrente accenna tuttavia, come si è già rilevato, soltanto marginalmente e in modo generico al loro sostanziale mancato esame di merito da parte della CCRP. Essa ripropone, per finire, le considerazioni della pubblica accusa nel gravame dinanzi all'ultima istanza cantonale, limitandosi così ad esporre una propria, differente prospettiva, opponendola ai fatti accertati in sede cantonale, ma senza dimostrare in quale misura l'autorità avrebbe manifestamente disatteso il senso e la rilevanza di un mezzo probatorio o avrebbe omesso, senza fondati motivi, di tenere conto di una prova importante, idonea ad influire sulla decisione presa oppure, ancora, sulla base degli elementi raccolti, avrebbe fatto delle deduzioni insostenibili (DTF 129 I 8 consid. 2.1). Né queste esigenze sono adempiute laddove la ricorrente censura una scorretta valutazione delle ulteriori circostanze, tale critica presupponendo per di più di non considerare sia la ricostruzione temporale degli eventi, sia l'avvenuta visita preliminare, sia le deduzioni relative all'amnesia provocata dal "Dormicum".