Citation: 1A.55/2001 15.08.2001 E. 1

b) I ricorrenti ammettono che una truffa in materia fiscale può essere commessa, oltre che nei casi di inganno astuto in cui si faccia ricorso a manovre fraudolente secondo l'art. 146 CP, mediante l'uso di documenti inesatti o falsificati (DTF 126 IV 165 consid. 2a, 125 II 250 consid. 3b e 5a, 122 IV 197 consid. 3d). Il Tribunale federale ha recentemente stabilito che si è sempre in presenza di una truffa in materia fiscale allorché il contribuente presenta all'Autorità fiscale documenti inesatti o incompleti ai sensi dell'art. 110 n. 5 cpv. 1 CP (DTF 125 II 250 consid. 3). Come si è visto, in concreto, l'Autorità richiedente ha rilevato che i ricorrenti avrebbero allestito fatture fittizie, presentate poi all'ufficio delle finanze per la deduzione dell'imposta precedente, ottenendone il versamento. Al riguardo i ricorrenti si limitano ad addurre di non aver potuto esprimersi su eventuali documenti prodotti dall'Autorità richiedente, in particolare sulle fatture fittizie: essi disattendono tuttavia che l'Autorità estera non deve produrre i mezzi di prova sui quali fonda la richiesta (v. art. 14 CEAG e 28 AIMP), essendo sufficiente che ne renda verosimile, come in concreto, l'esistenza (sentenza inedita del 13 ottobre 1995 nella causa I., consid. 2d; Zimmermann, op. cit. , n. 165 pag. 123 e n. 412 in fine, pag. 319; cfr. anche DTF 118 Ib 111 consid. 5b pag. 122). Del resto, essi precisano che, rispondendo a una loro richiesta in tal senso, l'Autorità di esecuzione gli aveva comunicato che tali documenti non erano a disposizione. Inoltre, nella rogatoria, sulla quale i ricorrenti hanno potuto esprimersi (art. 80b AIMP), l'Autorità richiedente ha elencato le fatture falsificate, menzionandone il numero, la data e l'importo; ha rilevato altresì che la H.________ ha confermato di non aver fornito, in quella misura, merci alla E.________ e che anche gli accertamenti effettuati presso la C.________ hanno dimostrato che si tratterrebbe di fatture interamente false. Non si è quindi manifestamente in presenza di una violazione del diritto di essere sentiti dei ricorrenti (art. 29 Cost.). Per di più, dalla "notizia agli atti" concernente la menzionata seduta del 15 aprile 1999, si evince che in quell'occasione sono state mostrate al ricorrente alcune prove di fatture H.________ fittizie, rinvenute durante la perquisizione del suo domicilio. Non si è quindi in presenza di una semplice sottrazione fiscale ma di una truffa in materia fiscale (DTF 125 II 250 consid. 3, 115 Ib 68 consid. 3a/bb pag. 77; sentenza inedita del 13 ottobre 1999 in re UFP, consid. 3, apparsa in Rep 1999 126). c) Contrariamente a quanto parrebbero assumere i ricorrenti, la Parte richiedente non deve provare la commissione dei prospettati reati, ma soltanto esporre in modo sufficiente le circostanze e i gravi indizi - e non semplici supposizioni (DTF 114 Ib 56 consid. 3d pag. 66) - sui quali fonda i propri sospetti (DTF 122 II 367 consid. 2c). La questione della (contestata) colpevolezza sfugge al Giudice svizzero dell'assistenza: spetterà al Giudice straniero del merito esaminare se l'accusa potrà esibire o no le prove dell'asserito reato. Basta infatti che sussista una relazione diretta e oggettiva tra la persona o la società e il reato per il quale si indaga, e ciò senza che siano necessarie un'implicazione nell'operazione criminosa e ancor meno una colpevolezza soggettiva ai sensi del diritto penale (DTF 120 Ib 251 consid. 5a e b, 118 Ib 547 consid. 3a in fine; Zimmermann, op. cit. , n. 227). Questa relazione è chiaramente data in concreto, ritenuto altresì che il ricorrente è inquisito nel procedimento estero.