Citation: 9C_499/2008 06.05.2009 E. 3

3.1 A norma dell'art. 20 cpv. 1 LPGA, le prestazioni pecuniarie possono essere versate, interamente o in parte, a un terzo o a un'autorità che abbiano un obbligo legale o morale di assistenza nei riguardi del beneficiario o che lo assistano permanentemente, se: a) il beneficiario non utilizza le prestazioni pecuniarie per il proprio mantenimento o per quello delle persone per cui deve provvedere oppure se è provato che non è in grado di utilizzarle a questo scopo; e se b) egli stesso o le persone per cui deve provvedere dipendono dall'assistenza pubblica o privata per un motivo di cui alla lettera a. Tuttavia, le leggi speciali relative ai singoli settori delle assicurazioni sociali prevedono numerose deroghe all'art. 20 LPGA che consentono di effettuare il pagamento di una prestazione pecuniaria corrente a terzi al di là dei casi contemplati da quest'ultimo disposto (UELI KIESER, Bundesgesetz über den Allgemeinen Teil des Sozialversicherungsrechts [ATSG], in: Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], Soziale Sicherheit, 2a ed., 2007, pag. 258, n. 65). 3.2 Giusta l'art. 35 cpv. 4 LAI, la rendita completiva per i figli è versata come la rendita cui è connessa. Sono salve le disposizioni per un impiego appropriato della rendita (art. 20 LPGA) e le disposizioni contrarie del giudice civile. In deroga all'articolo 20 LPGA, il Consiglio federale può disciplinare il pagamento in casi speciali, segnatamente per i figli di coppie separate o divorziate. Sebbene, per il chiaro tenore della legge, essa sia una pretesa spettante all'avente diritto alla rendita, la rendita completiva per figli deve agevolare l'obbligo di mantenimento del debitore del contributo (DTF 114 II 123 consid. 2b pag. 124) e deve pertanto, conformemente allo scopo dell'art. 35 LAI, essere esclusivamente utilizzata per il mantenimento e l'educazione del figlio (sentenza 5P.346/2006 del 12 ottobre 2006, consid. 3.3; cfr. pure MEYER-BLASER, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung (IVG), in: Murer/Stauffer [editori], Die Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, 1997, pag. 247). 3.3 Statuendo a proposito dell'ormai abrogato art. 34 LAI, relativo al versamento di una rendita completiva per coniugi - nel frattempo soppressa senza più eccezioni (cfr. modifica della LAI del 6 ottobre 2006 con la quale è stata abrogata la lett. e delle Disposizioni finali della modificazione del 21 marzo 2003 [RU 2007 5146]) -, il Tribunale federale (delle assicurazioni) ha osservato come il suo capoverso 4, che riservava le disposizioni contrarie del giudice civile, desse la possibilità a quest'ultimo di adottare disposizioni riguardanti le modalità di pagamento di rendite delle assicurazioni sociali. Ha quindi pure precisato che le decisioni giudiziarie attinenti al diritto di famiglia e al diritto tutelare (che, dal profilo sistematico fa parte del diritto di famiglia) e regolanti le modalità di versamento delle rendite delle assicurazioni sociali prevalgono di regola sulle disposizioni degli organi dell'AVS e dell'AI, non spettando né a questi ultimi né al giudice delle assicurazioni sociali di statuire su questioni attinenti a tali ambiti giuridici (DTF 119 V 425 consid. 6 pag. 430; 99 V 44 consid. 1 pag. 45; sentenza 2P.172/2005 del 25 ottobre 2005, consid. 3.4; MEYER-BLASER, op. cit., pag. 243 seg.). 3.4 Queste considerazioni sono ugualmente trasponibili nel caso di specie. Da un lato infatti, l'art. 35 cpv. 4 LAI istituisce, analogamente a quanto previsto dall'abrogato art. 34 cpv. 4 LAI, una riserva per le disposizioni contrarie del giudice civile. Dall'altro, una siffatta disposizione è (quantomeno indirettamente) ravvisabile nel giudizio 23 febbraio 2007 della I Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, al quale rimanda peraltro il giudizio impugnato. 3.4.1 Si ricorda infatti che la curatela amministrativa, confermata dal Tribunale d'appello, è stata istituita in applicazione dell'art. 325 cpv. 3 CC. Secondo tale disposto, se v'è da temere che i redditi o le parti della sostanza del figlio destinate all'uso o liberate non saranno impiegate conformemente alla destinazione, l'autorità tutoria può [...] affidarne l'amministrazione a un curatore. Avuto riguardo al caso in esame, i giudici civili hanno rilevato che la misura si giustificava in quanto provvedimenti meno incisivi (come le istruzioni ai genitori ai sensi dell'art. 324 cpv. 2 CC o l'obbligo di consegnare rendiconti e rapporti dell'art. 318 cpv. 3 CC) apparivano insufficienti e in particolare perché con ogni verosimiglianza parte della rendita completiva in favore della figlia era (stata) usata anche per esigenze dell'economia domestica, vale a dire in modo parzialmente difforme dalla sua destinazione. A dimostrazione di questa tesi hanno osservato che le spese sostenute dalla madre non assorbivano la rendita completiva e che ciononostante né I.________ pagava la retta del foyer né alcuna rimanenza era (stata) depositata in favore della figlia, la cui sostanza era nulla. 3.4.2 Ciò significa che, per necessità di cose, visti anche i compiti attribuiti per legge al curatore amministrativo, l'incarico assegnato a D.________ di occuparsi della gestione finanziaria degli importi spettanti a S.________ per il suo mantenimento comprende(va), quantomeno implicitamente, anche il diritto per quest'ultimo di chiedere all'UAI il versamento integrale della rendita completiva direttamente all'Ufficio del tutore ufficiale (cfr. sul tema pure DTF 103 V 554). Infatti, dal momento che proprio l'utilizzo (almeno in parte) inappropriato della rendita completiva per la figlia ha indotto l'autorità tutoria a istituire una curatela amministrativa, il diritto di ottenere il versamento integrale di tale prestazione all'Ufficio del tutore ufficiale appare come il logico corollario a questa decisione tutelare ed è (almeno implicitamente) contenuto in essa e, di riflesso, nel successivo giudizio del Tribunale d'appello che ha confermato il provvedimento. 3.4.3 Del resto, a sostegno di questa valutazione va aggiunto che la privazione dell'amministrazione ai sensi dell'art. 325 cpv. 3 CC comporta per il detentore dell'autorità parentale la sua esclusione non solo dal versamento dei redditi, bensì da ogni sua azione in materia patrimoniale. La misura costituisce infatti una revoca dell'autorità parentale per quanto concerne gli aspetti patrimoniali (Peter Breitschmid, in: Basler Kommentar, ZGB I, 3a ed., n. 16 ad art. 324/325 CC). Ora, se il detentore dell'autorità parentale viene privato dell'amministrazione (integrale e non solo parziale) dei redditi e della sostanza, e se le competenze prima attribuitegli vengono trasferite al curatore, ciò significa che con esse viene necessariamente trasferito anche il diritto alla riscossione diretta (integrale e non solo parziale) della rendita completiva per la figlia. 3.5 Essendo di conseguenza in presenza di una decisione di un giudice civile ai sensi dell'art. 35 cpv. 4 LAI, non vi è più spazio per una decisione divergente del Tribunale cantonale delle assicurazioni e per un versamento solo parziale all'Ufficio del tutore ufficiale. Per le stesse considerazioni, viene a cadere pure la necessità di verificare l'eventuale adempimento delle condizioni dell'art. 20 cpv. 1 LPGA. Ne segue che il ricorso dev'essere accolto e il giudizio impugnato annullato.