Citation: 2C_720/2014 E. 6.1

6.1. L'esigenza di una formazione pratica susseguente alla formazione teorica certificata da un diploma qualificato non configura un'esigenza eccessiva, bensì sufficiente a tutelare la collettività e la buona fede nelle relazioni commerciali. Il Tribunale federale ha già in passato rilevato che la legge sull'esercizio delle professioni di fiduciario è stata voluta per poter esercitare un controllo a tutela del pubblico e del buon nome di una categoria di professionisti, alla luce dell'aggravarsi della delinquenza economica. È in base a queste considerazioni che il legislatore ha quindi deciso di adottare una più stretta disciplina delle attività in questione, disciplina che per sua stessa natura doveva essere selettiva e pertanto limitativa (sentenza 2C_1022/2013 del 25 marzo 2014 consid. 5.5, con riferimento al Messaggio n. 2697 dell'8 marzo 1983 concernente una legge sull'esercizio delle professioni di fiduciario commercialista, di fiduciario immobiliare e di fiduciario finanziario ed al Rapporto sul messaggio n. 2697 del 6 aprile 1984, le cui considerazioni rimangono valide anche per la vigente LFid, che, come detto, su questi aspetti ricalca lo spirito della vLFid). Questa Corte ha inoltre già giudicato che i requisiti cumulativi di titolo di studio e periodo di pratica erano sorretti da ragioni pertinenti, erano idonei a tutelare l'interesse pubblico e la buona fede commerciale e rispettavano perciò il principio della proporzionalità. Il titolo di studio attesta l'acquisizione delle conoscenze tecniche e specialistiche (contabili, economiche e giuridiche) necessarie per l'esercizio della professione e assicura uno standard minimo di preparazione. Protegge inoltre, unitamente all'esperienza pratica, dai pericoli derivanti dall'attività di persone non qualificate, incapaci e inesperte (sentenza 2C_204/2010 del 24 novembre 2011 consid. 6.2.2).