Citation: 1A.213/2004 26.09.2005 E. 2

2.1 Il ricorrente contesta l'esposto dei fatti fornito dall'Autorità richiedente, sostenendo ch'esso né consentirebbe di capire se il "meccanismo" sul quale essa indaga, al suo dire incomprensibile, sia un fatto reale o una semplice ipotesi di lavoro né di sapere in cosa consista il sospettato reato, segnatamente se configuri una truffa fiscale o un'altra infrazione. Egli riconosce che la descrizione dei fatti posta a fondamento della rogatoria, e del giudizio impugnato, fornisce certamente l'idea di un complesso meccanismo con transazioni simulate, che potrebbe configurare una frode fiscale, ma, in quei termini, esso sarebbe privo di logica. Con quest'argomentazione il ricorrente disattende tuttavia che quando, come in concreto, la decisione impugnata emana da un'autorità giudiziaria, il Tribunale federale è vincolato all'accertamento dei fatti, qualora non risultino manifestamente inesatti o incompleti oppure accertati violando norme essenziali di procedura (art. 105 cpv. 2 OG; DTF 123 II 134 consid. 1e e rinvii); siffatti estremi non sono ravvisabili in concreto, visto che le critiche ricorsuali si limitano a proporre un'altra interpretazione, più favorevole al ricorrente, dei fatti descritti nella richiesta estera. 2.2 Una truffa in materia fiscale (sul tema cfr. DTF 125 II 250 consid. 5b, 117 Ib 53 consid. 3 pag. 63 seg., 116 Ib 96 consid. 4c) può essere commessa, oltre che nei casi di inganno astuto in cui si faccia ricorso a manovre fraudolente secondo l'art. 146 CP, mediante l'uso di documenti inesatti o falsificati (DTF 126 IV 165 consid. 2a, 125 II 250 consid. 3b e 5a, 122 IV 197 consid. 3d). Il Tribunale federale ha recentemente stabilito che si è sempre in presenza di una truffa in materia fiscale allorché il contribuente presenta all'autorità fiscale documenti inesatti o incompleti ai sensi dell'art. 110 n. 5 cpv. 1 CP (DTF 125 II 250 consid. 3). 2.3 Il Tribunale federale ha altresì stabilito che in determinate circostanze, che non parrebbero tuttavia essere adempiute nella fattispecie, si può essere in presenza non soltanto di una truffa in materia fiscale, ma di una truffa di diritto comune secondo l'art. 146 CP ai danni dell'ente pubblico: ciò può verificarsi, segnatamente, quando l'autore non abbia commesso atti fraudolenti allo scopo di conseguire una tassazione o una restituzione (nel quadro di un procedimento di rimborso d'imposta) erronee o a lui più favorevoli, ma abbia deciso di propria iniziativa di arricchirsi illegalmente, raggirando le autorità, facendo valere, in maniera astuta e in modo sistematico, diritti di rimborso fittizi di persone esistenti o inventate, ottenendone il pagamento per il tramite di documenti falsi (DTF 110 IV 24 consid. 1e e rinvii; sentenze 1A.189/2001 del 22 febbraio 2002, consid. 5.1 e 1A.233/2004 dell'8 novembre 2004, consid. 2, concernenti fattispecie analoghe). 2.4 La Corte cantonale ha ritenuto, in maniera vincolante per il Tribunale federale, che secondo la rogatoria B.________, con altri indagati, avrebbe gestito un complicato sistema di truffa in materia di IVA, simulando almeno parzialmente un commercio di prodotti informatici, per il tramite di diverse società situate sul territorio dell'Unione europea. Ciò sarebbe avvenuto grazie alla creazione di una società con sede fittizia all'estero, ma in realtà completamente gestita dall'Italia, che acquisterebbe da fornitori italiani prodotti informatici in esenzione d'imposta per poi venderli, sempre in esenzione d'imposta, in Italia a società che esistono solo sulla carta (definite società "cartiere"). Queste ultime società venderebbero poi i prodotti a imprese filtro, le quali li rivenderebbero infine a clienti italiani. Questo meccanismo, grazie all'emissione di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti e alla truffa ai danni dello Stato italiano, permette di immettere sul mercato prodotti a prezzi altamente concorrenziali. 2.5 Secondo la CRP, dai complementi rogatoriali si evince che la società D.________SpA, società fallita, di cui il ricorrente era il presidente del consiglio di amministrazione, ha venduto, raggirando le disposizioni sull'IVA, prodotti informatici per circa 42 miliardi di lire alla E.________ (società di cui sono stati occultati i libri contabili, che non ha mai presentato dichiarazioni per il prelievo dell'IVA e che è priva di qualsiasi magazzino, cioè una cosiddetta società, "cartiera"), che prima aveva sede in Italia e poi si è trasferita fittiziamente in Francia. Gli stessi prodotti venivano poi rivenduti a clienti italiani della società D.________SpA, sempre senza IVA. Il guadagno conseguito veniva poi diviso tra la società D.________SpA, E.________ e i clienti italiani su conti svizzeri. Il "modus operandi" risulta quindi essere il medesimo di quello rimproverato a B.________ nell'originaria domanda di assistenza, chiaramente connessa ai complementi concernenti il ricorrente. Esprimendosi sulla rogatoria iniziale, il Tribunale federale ha ritenuto che i presupposti per concedere l'assistenza erano adempiuti (causa 1A.100/2004 del 9 marzo 2005). La Corte cantonale ha rilevato inoltre che le perquisizioni effettuate presso la E.________, già E.________s.r.l., hanno confermato che a Nizza, alla sua sede, esisteva solo un locale con un fax e che la sola documentazione disponibile di questa società è stata rinvenuta presso una società di Torino gestita da B.________. La E.________s.r.l. risulta far parte delle società "cartiere" di cui B.________ si serviva per attuare il meccanismo di frode dell'IVA. La E.________, con sede in Italia, era titolare di un conto presso la banca C.________ di Lugano, come tutte le società di B.________ coinvolte nell'inchiesta. Dalle dichiarazioni di un liquidatore di una società di elettronica risulta che sono stati effettuati acquisti di prodotti informatici della società F.________, tra l'altro dalla società E.________, su indicazione di B.________, presentato quale funzionario commerciale della società F.________ dal direttore commerciale della società D.________SpA. La CRP ha pure rilevato che secondo un rappresentante legale di una società estera con sede fittizia a Nizza, pure coinvolta nel meccanismo ideato da B.________ e titolare anch'essa di un conto presso la citata banca, la società F.________, per ragioni commerciali, non vendeva a una società estera i suoi prodotti se destinati al territorio nazionale. Per questo motivo occorreva simularne l'uscita dal territorio e, anche per questo fatto, usufruire di condizioni di acquisto favorevoli. La Corte cantonale ha ritenuto infine che dalla richiesta e dai suoi complementi risultano il luogo e il periodo di commissione dei sospettati reati e le persone indagate, tra le quali figura il ricorrente. 2.6 Limitandosi ad addurre un'asserita illogicità economica, rispettivamente fiscale, del menzionato meccanismo, che non permetterebbe all'autorità rogata di stabilire se si sia in presenza di una truffa fiscale, di una sottrazione fiscale o semplicemente di imposte dovute e non solute, il ricorrente non rende verosimile che, come ritenuto dalla Corte cantonale, non sarebbero adempiuti gli estremi di una truffa in materia fiscale o degli altri reati indicati nella rogatoria. Il ricorrente si limita a rilevare che se l'acquirente finale è una ditta italiana, essa avrebbe ovviamente la possibilità di "scaricare" integralmente l'IVA che paga sui prodotti che acquista, ragione per cui, al suo dire, non avrebbe alcun guadagno in una siffatta operazione, ma solo un costo supplementare. Sostiene, inoltre, che se l'inganno consistesse nella semplice sede fittizia all'estero della E.________, ciò non spiegherebbe perché la merce "fittiziamente" esportata potrebbe poi "rientrare" in Italia senza pagare l'IVA all'importazione. 2.7 Il ricorrente, incentrando le sue critiche sul contestato adempimento dei presupposti di una truffa in materia fiscale, disattende che, come ritenuto dalla CRP, gli inquirenti esteri sospettano altresì la perpetrazione dei reati di bancarotta fraudolenta, di omissione di contabilità e di falsità in documenti. Ora, l'assistenza giudiziaria può essere concessa quando è richiesta per la repressione di più reati e uno di essi sia punibile secondo il diritto svizzero (DTF 124 II 184 consid. 4b/cc pag. 188, 129 II 462 consid. 4.6 in fine). 2.8 Ritenuto che il ricorrente si limita a contestare, peraltro in maniera generica, l'esistenza di una chiara descrizione del reato addebitatogli, occorre ricordare che l'autorità richiedente non deve provare la commissione del prospettato reato né il giudice svizzero dell'assistenza deve esaminare il quesito della colpevolezza o procedere a una valutazione dei (contestati) mezzi di prova (DTF 122 II 367 consid. 2c, 118 Ib 111 consid. 5b pag. 122 in alto, 547 consid. 3a, 107 Ib 264 consid. 3a). Nella fattispecie la necessità di verificare l'eventuale commissione dei reati è comunque resa verosimile. Del resto, l'assistenza dev'essere accordata non soltanto per raccogliere ulteriori prove a carico dei presunti autori del reato, ma anche per acclarare, come nella fattispecie, se i reati fondatamente sospettati siano effettivamente stati commessi (DTF 118 Ib 547 consid. 3a pag. 552). 2.9 Il ricorrente adduce poi implicitamente la propria estraneità ai sospettati reati, rilevando che la circostanza d'essere il presidente del consiglio di amministrazione della società D.________SpA non potrebbe giustificare il suo coinvolgimento nell'inchiesta, essendo pacifico che in una società di quelle dimensioni il presidente non si occupa delle vendite e degli aspetti commerciali o fiscali. Aggiunge poi che non vi sarebbero indizi di una sua partecipazione al reato. Ora, come si è visto, il quesito della contestata colpevolezza sfugge alla competenza del giudice dell'assistenza, ritenuto comunque che il ricorrente è indagato nel procedimento penale estero (DTF 113 Ib 276 consid. 3a, 112 Ib 576 consid. 3). 2.10 Sempre con riguardo alla contestata perpetrazione dei reati, occorre rilevare che spetterà all'autorità italiana valutare compiutamente i mezzi di prova, anche mediante l'esame della documentazione bancaria litigiosa; competerà poi al giudice straniero del merito esaminare se l'accusa potrà esibire o no le prove degli asseriti reati (DTF 122 II 367 consid. 2c), atteso che non emergono elementi atti a far ritenere che la rogatoria sia addirittura abusiva (cfr. DTF 122 II 134 consid. 7b). In effetti non spetta all'autorità di esecuzione né al giudice svizzero dell'assistenza, nel quadro di una valutazione sommaria e «prima facie» dei mezzi di prova, eseguire o far eseguire indagini sulla (contestata) credibilità di testimoni o di indagati per quanto concerne l'attendibilità di loro dichiarazioni o, in generale, di altri mezzi di prova (DTF 117 Ib 64 consid. 5c pag. 88, 112 Ib 347 consid. 4; cfr. anche DTF 122 II 373 consid. 1c pag. 376). Trattandosi di una questione relativa alla valutazione delle prove, spetterà alle autorità italiane risolverla (DTF 121 II 241 consid. 2b pag. 244, 118 Ib 547 consid. 3a in fine pag. 552).