Citation: H 310/03 14.09.2004 E. 4

Il ricorrente contesta nel merito le conclusioni del primo giudice nella misura in cui lo ha ritenuto responsabile del danno cagionato alla Cassa. Afferma che la fallita è stata vittima di malversazioni da parte del "titolare" e del "bancario cui la ditta si appoggiava". Riferisce di aver attuato tutto il possibile per salvare la società, in particolare di essersi adoperato affinché la Y.________ SA subentrasse sia alla X.________ SA sia ad un'altra società del medesimo azionista, assumendosi pure il pagamento di "due mesi di stipendio (e quindi anche degli oneri sociali), tra cui quello di aprile". Precisa poi che nessuna esecuzione vi era stata "sino al tardo 1999 (....), ciò che dimostra che ad ogni esecuzione (....) seguiva puntuale intervento", atteso altresì che, per evitare un danno alla Cassa, nel giugno 2000 aveva chiesto l'ammontare degli scoperti, in seguito puntualmente pagati. L'insorgente sostiene infine che dalla procedura fallimentare tuttora pendente potrebbe derivare liquidità suscettibile di diminuire il danno. 4.1 Alla luce delle circostanze concrete, gli argomenti addotti dal ricorrente per il mancato pagamento dei contributi sociali sono ben lungi dal costituire motivo di giustificazione o di discolpa ai sensi della giurisprudenza. Infatti, i combinati art. 14 cpv. 1 LAVS e 34 segg. OAVS dispongono che i contributi del reddito proveniente da un'attività lucrativa dipendente siano dedotti da ogni paga e debbano essere versati periodicamente - nel caso di specie trimestralmente - dal datore di lavoro insieme al suo contributo. L'obbligo di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un compito prescritto dal diritto pubblico. A questo riguardo il Tribunale federale delle assicurazioni ha più volte ricordato che il venir meno a tale dovere costituisce una violazione di prescrizione ai sensi dell'art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale del danno (DTF 118 V 195 consid. 2a e sentenze ivi citate). 4.2 Nel caso di specie risulta che la X.________ SA ha operato quale datrice di lavoro dal 1° ottobre 1997 all'aprile 2000, che almeno dal maggio 1998 la società aveva problemi di liquidità, obbligando la Cassa, al fine di ottenere il pagamento dei contributi sociali, ad adire le vie esecutive, e che nel corso della primavera del 2000 la ditta è stata vittima di malversazioni da parte del titolare. Orbene, il modo di agire del ricorrente dimostra come egli abbia disatteso il dovere di diligenza impostogli dalla giurisprudenza. Egli avrebbe dovuto attivarsi ben prima delle malversazioni della primavera del 2000, impartendo ordini precisi affinché i contributi alle assicurazioni sociali venissero pagati regolarmente e non solo dopo le diffide di pagamento della Cassa. Infatti ad un amministratore unico - a maggior ragione poi se è di professione avvocato iscritto all'albo degli avvocati, operante sin dal momento della costituzione della società e fino alla dichiarazione di fallimento - non doveva né poteva sfuggire, se solo avesse agito con la diligenza richiesta in materia di gestione societaria, che la ditta aveva o poteva avere problemi d'ordine finanziario già prima delle malversazioni, ritenuto che dal maggio 1998 era stata ripetutamente diffidata e dal giugno 1999 anche precettata. Segnali premonitori erano presenti ben prima delle malversazioni della primavera del 2000. Ne consegue che se l'insorgente avesse avuto una partecipazione attiva e responsabile nell'amministrazione della società, come lo esigeva peraltro la sua funzione di amministratore unico, si sarebbe per certo sollecitamente reso conto delle difficoltà d'ordine finanziario in cui si trovava la ditta. Il fatto poi che le malversazioni fossero state attuate dall'azionista all'insaputa del ricorrente dimostra una volta di più come quest'ultimo abbia disatteso il suo dovere di controllo costante e puntuale sugli accadimenti societari, consentendo a persona non organo della società di agire in sostanza come se lo fosse. Le carenze gestionali del ricorrente connotano una grave mancanza del dovere di diligenza necessario alla corretta gestione degli affari sociali, ritenuto, come già rilevato al consid. 3.2, che non è sufficiente l'ossequio della diligentia quam in suis e che gli obblighi di vigilanza e di diligenza di un amministratore unico sono da valutare con particolare rigore. Ne consegue che, non realizzandosi motivi di giustificazione o di discolpa, G.________ dovrà risarcire il danno subito dalla Cassa relativamente ai contributi di diritto federale.