Citation: 8C_226/2007 16.05.2008 E. 4

4.1 Giusta l'art. 9 LADI, per la riscossione della prestazione e per il periodo di contribuzione vigono termini quadro biennali, sempre che la legge non disponga altrimenti (cpv. 1). Il termine quadro per la riscossione decorre dal primo giorno nel quale sono adempiuti tutti i presupposti per il diritto alla prestazione (cpv. 2). 4.2 A norma dell'art. 8 LADI, che ne disciplina i presupposti, l'assicurato ha diritto all'indennità di disoccupazione, tra l'altro, se ha subito una perdita di lavoro computabile (cpv. 1 lett. b). Per l'art. 11 cpv. 3 LADI, non è computabile la perdita di lavoro per la quale il disoccupato ha diritto al salario o a risarcimenti a cagione dello scioglimento anticipato del rapporto di lavoro. Tuttavia, secondo l'art. 29 cpv. 1 LADI la cassa versa le indennità di disoccupazione se ha dubbi giustificati circa l'esistenza, per il periodo della perdita di lavoro, di pretese dell'assicurato, rispetto al suo ultimo datore di lavoro, riguardanti il salario o il risarcimento nel senso dell'art. 11 cpv. 3, oppure circa il soddisfacimento di tali pretese. Per il secondo capoverso di questa norma con il pagamento, le pretese dell'assicurato, compreso il privilegio legale nel fallimento, passano alla cassa nel limite dell'indennità giornaliera da essa versata. La cassa non può rinunciare a far valere i suoi diritti, salvo che il giudice che ha dichiarato il fallimento abbia ordinato la sospensione della procedura (art. 230 LEF). L'ufficio di compensazione può inoltre autorizzare la cassa e rinunciare a far valere i suoi diritti se la pretesa si rivela in seguito manifestamente ingiustificata o se la sua esecuzione forzata occasiona spese sproporzionate (cpv. 2; si confronti al riguardo anche art. 11 cpv. 5 LADI e art. 10 OADI). 4.2.1 Al riguardo va evidenziato che il Tribunale federale delle assicurazioni ha precisato che se si realizzano le condizioni di cui all'art. 29 cpv. 1 LADI il requisito della perdita di lavoro computabile risulta soddisfatto per legge, in virtù di una presunzione assoluta (DTF 127 V 475 consid. 2b/bb pag. 477; 126 V 368 consid. 3b pag. 373 e riferimento). La Corte ha inoltre affermato che il termine quadro per la riscossione delle prestazioni definisce una volta per tutte il periodo di tempo determinante e l'entità delle prestazioni (DTF 127 V 475 consid. 2a pag. 477; 126 V 368 consid. 3b pag. 373 e riferimenti), eccezion fatta per i casi in cui il riconoscimento e la corresponsione di indennità di disoccupazione, per inadempimento di uno o più presupposti del diritto, si dimostrassero successivamente frutto di errore e giustificassero un riesame o una revisione processuale (DTF 127 V 475 consid. 2b/aa pag. 477; 126 V 368 consid. 3b pag. 374; 122 V 19 consid. 3a pag. 21 e 367 consid. 3 pag. 368 e riferimento). Nell'ambito applicativo dell'art. 29 LADI, tuttavia, ove l'indennità di disoccupazione è stata accordata e è stata effettivamente riscossa dall'assicurato, l'adempimento successivo di pretese salariali o risarcitorie ai sensi del disposto legale non costituisce, secondo la concezione della legge, un motivo di revisione processuale suscettibile di definire (l'inizio di) un nuovo termine quadro (cfr. DTF 127 V 475 consid. 2b/bb pag. 477, con la quale è stata confermata la validità della direttiva ML/AD 98/4 foglio 4; cfr. pure DTF 126 V 368 consid. 3b pag. 374 e riferimenti), bensì è da considerare quale periodo contributivo ai fini di un eventuale ulteriore termine quadro di riscossione (DTF 126 V 368 consid. 3c/aa pag. 375; sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni C 147/00 dell'8 ottobre 2002). 4.2.2 Va inoltre aggiunto che secondo la giurisprudenza in virtù dell'art. 29 LADI l'assicurazione disoccupazione non fornisce unicamente un reddito sostitutivo (sentenza C 15/06 del 20 febbraio 2007), bensì si assume in vece del lavoratore anche i rischi legati ai costi e all'incasso (si veda anche il tenore dell'art. 29 cpv. 2 LADI) che un processo contro il datore di lavoro comporta (DTF 126 V 368 consid. 3c/aa pag. 374 e dottrina citata; 123 V 75 consid. 2b pag. 77 ["subrogation légale"]; sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni C 361/99 del 27 luglio 2001). La citata disposizione prevede infatti una cessione legale, opponibile ai terzi senza alcuna formalità e indipendentemente da qualsiasi manifestazione di volontà del creditore ai sensi dell'art. 166 CO, secondo cui il debitore è liberato nei confronti del creditore, ma deve versare la prestazione al terzo che ha svincolato il creditore. In altri termini il creditore perde il credito che avrebbe potuto far valere contro il datore di lavoro nella misura delle prestazioni dell'assicurazione disoccupazione versategli; la cassa diviene titolare di questo credito, mentre il lavoratore conserva le proprie pretese in relazione alla parte non coperta dalle indennità giornaliere. Di conseguenza nel caso in cui le pretese risultano fondate l'assicurato non è tenuto a restituire le indennità di disoccupazione (DTF 127 V 475 consid. 2b/bb pag. 477), bensì la cassa dispone, quale contropartita, di un credito contro il datore di lavoro di cui il lavoratore non può più disporre (sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni C 24/06 del 25 ottobre 2006 e dottrina citata; sentenza 4C.275/2002 del 5 dicembre 2002; Thomas Nussbaumer, Arbeitslosenversicherung, in: Ulrich Meyer [editore], Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed., Basilea 2007, pag. 2311 cifra marg. 451; Fabienne Hohl, La subrogation de la caisse de chômage et ses effets sur le procès civil, in Mélanges Poudret, Losanna 1999, pag. 79 segg.). Una retrocessione del credito al lavoratore è pertanto inammissibile (DTF 126 V 368 consid. 3c/aa pag. 375; Gerhard Gerhards, Kommentar zum Arbeitslosenversicherungsgesetz, vol. I, n. 29-30 all'art. 29).