Citation: 1D_8/2023 E. 4.5

4.5. Al riguardo il ricorrente fa valere una violazione dell'uguaglianza giuridica garantita dall'art. 8 cpv. 2 Cost., secondo cui nessuno può essere discriminato, tra l'altro, a causa dell'origine, della razza, dell'età, di menomazioni fisiche, mentali o psichiche. Sostiene che a determinate condizioni, la dipendenza dell'aiuto sociale potrebbe essere considerata quale elemento discriminante, richiamando al riguardo la DTF 136 I 309, nell'ambito della quale la questione di sapere se la cerchia delle persone dipendenti dall'assistenza sociale costituisca un gruppo protetto dal divieto di discriminazione è stata lasciata aperta (consid. 4.2; vedi anche DTF 135 I 49 consid. 2); accenna poi alla sentenza 1D_6/2018 del 3 maggio 2019 (consid. 5.2 e 5.3), nella quale è stata negata una discriminazione perché la carenza di un'autosufficienza economica era solo temporanea. Osserva che, contrariamente a queste cause, egli non ha mai avuto una situazione economica agiata avendo sempre dovuto dipendere dagli aiuti sociali nella misura del 50 %. Asserisce d'essere affetto da non meglio precisate malattie croniche invalidanti, che gli impedirebbero una riformazione professionale completa. Sostiene di non essere riuscito a riprendere un'attività lavorativa non solo a causa dell'età, ma anche per asseriti problemi di salute, che tuttavia non specifica minimamente. Ne deduce in maniera generica che, pertanto, occorrerebbe ritenere che la sua dipendenza dall'aiuto sociale dovrebbe essere considerata come una componente essenziale e irreversibile della sua identità: ciò rappresenterebbe quindi un criterio discriminatorio decisivo. Ne desume che a causa della sua situazione personale egli risulterebbe "svantaggiato" nell'ambito della procedura di naturalizzazione.