Citation: 1A.57/2003 25.03.2003 E. 1

1.1 Il ricorrente sostiene che la presenza all'interrogatorio di magistrati o funzionari esteri comporterebbe un pregiudizio immediato e irreparabile, per cui la contestata decisione incidentale, anteriore a quella finale, sarebbe impugnabile separatamente (art. 80g cpv. 2 in relazione con l'art. 80e lett. b n. 2 AIMP). Aggiunge che se l'audizione avesse luogo prima della decisione sul ricorso, e se al gravame non fosse conferito l'effetto sospensivo, esso diverrebbe privo di oggetto. 1.2 La decisione impugnata, del 28 febbraio 2003, è stata notificata il 6 marzo 2003; il ricorso, presentato il 17 marzo, e cioè entro 10 giorni dalla comunicazione, è quindi tempestivo (art. 80k AIMP). La legittimazione del ricorrente, direttamente sottoposto a una misura coercitiva (interrogatorio), è, di massima, data (art. 80h lett. b AIMP; DTF 126 II 258 consid. 2d/bb, 123 II 161 consid. 1d/aa). 1.3 Il ricorrente rileva che verosimilmente l'audizione concernerà domande legate alla sua attività di fiduciario a Lugano, per cui esse comporteranno la rivelazione di informazioni su attività economiche di numerose persone, fisiche e giuridiche, svizzere ed estere; ora, queste informazioni sarebbero protette dal segreto d'affari secondo l'art. 162 CP e da quello professionale del fiduciario secondo l'art. 14 cpv. 2 della legge ticinese sull'esercizio delle professioni di fiduciario. Il ricorrente non adduce tuttavia che le domande poste dagli inquirenti lo riguarderebbero personalmente, o che essi si interesserebbero in primo luogo dell'attività professionale sua o di suoi conti; esse tendono piuttosto a chiarire i rapporti di suoi clienti e le modalità in cui sono state effettuate determinate operazioni. Il ricorrente rileva che è del tutto incerto se il verbale d'audizione verrà, integralmente o parzialmente, trasmesso all'Italia; sottolinea che di fronte a questa situazione gli incombe l'obbligo di prudenza e diligenza nei confronti delle persone riguardo alle quali sarà tenuto a rivelare informazioni coperte dal segreto, indipendentemente dalla circostanza che siano mandanti oppure terzi. Ora, secondo la costante prassi, il teste é legittimato a opporsi a una misura di assistenza soltanto quando, come nella fattispecie, vi sia direttamente sottoposto; egli è poi legittimato a impugnare l'eventuale trasmissione del verbale d'interrogatorio soltanto nella misura in cui è stato chiamato a fornire informazioni che lo concernono personal-mente, o se egli si prevale del suo diritto di non testimoniare, ma non quando la deposizione concerne conti di cui egli non è titolare (DTF 126 II 258 consid. 2d/bb, 124 II 180 consid. 2a e b, 122 II 130 consid. 2b, 121 II 459). Egli non è per contro legittimato a insorgere per far valere, come addotto nell'atto di ricorso, interessi di terzi (DTF 126 II 258 consid. 2d pag. 260, 125 II 356 consid. 3b/aa pag. 362); anche alla banca fa difetto la legittimazione quando debba soltanto produrre documenti concernenti i conti di suoi clienti e rilasciare informazioni al riguardo per il tramite dei suoi impiegati (DTF 128 II 211 consid. 2.3-2.5 ). Il ricorso, interposto, in pratica e in gran parte, a tutela di interessi di terzi, è quindi, in tale misura, inammissibile per carenza di legittimazione. 1.4 Il ricorrente, limitandosi a criticare la presenza di magistrati esteri alla sua audizione, non contesta il suo obbligo di testimoniare. A ragione. Il Tribunale federale ha infatti stabilito che, nell'ambito di una procedura di assistenza giudiziaria, un fiduciario non può, di massima, neppure richiamando il segreto professionale sancito dall'art. 43 della legge federale sulle borse e il commercio di valori mobiliari (RS 954.1), sottrarsi all'obbligo di testimoniare; egli non è inoltre legittimato a contestare in proprio nome, come si è visto, misure d'assistenza concernenti relazioni e conti dei suoi clienti amministrati a titolo fiduciario (causa 1A.158/1998, sentenza del 9 ottobre 1998, consid. 2 e causa 1A.61/2001, sentenza del 5 novembre 2001, consid. 2b/aa; cfr. anche, riguardo alla situazione simile del segreto bancario, DTF 123 II 153 consid. 7, 120 Ib 251 consid. 5c). Del resto, nella procedura di assistenza giudiziaria, anche un avvocato non può prevalersi del segreto professionale e del diritto che ne deriva di non testimoniare, per rifiutare di rivelare fatti confidenziali di cui ha avuto conoscenza nell'esercizio di un'attività limitata all'amministrazione di patrimoni e all'investimento di capitali (DTF 126 II 495 consid. 5e/aa, 120 Ib 112 consid. 4 pag. 119, 112 Ib 606; causa 1A.81/2001, sentenza del 14 maggio 2001, consid. 2b).