Citation: K 91/03 27.10.2004 E. 2

2.1 La ricorrente lamenta in primo luogo la violazione del suo diritto di essere sentita, riconducibile al fatto di non aver potuto esprimersi sulla presa di posizione, redatta in tedesco, del dott. B.________, medico di fiducia della CPT, del 17 febbraio 2003, allegata alle osservazioni di stessa data della Cassa malati. In sostanza, la ricorrente fa valere il proprio diritto a un testo scritto in italiano. Orbene, ai sensi dell'art. 29 cpv. 2 Cost. le parti hanno diritto d'essere sentite. Per costante giurisprudenza, dal diritto di essere sentito deve in particolare essere dedotto il diritto per l'interessato di esprimersi prima della resa di una decisione sfavorevole nei suoi confronti, quello di fornire prove circa i fatti suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter prendere visione dell'incarto, quello di partecipare all'assunzione delle prove, di prenderne conoscenza e di determinarsi al riguardo (DTF 129 II 504 consid. 2.2, 127 I 56 consid. 2b, 127 III 578 consid. 2c, 126 V 130 16 consid. 2a; cfr., riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 vCost., la cui giurisprudenza si applica anche alla nuova norma, DTF 126 I 16 consid. 2a/aa, 124 V 181 consid. 1a, 375 consid. 3b e sentenze ivi citate). 2.2 Già si è detto che la ricorrente pretende in sostanza di aver diritto a una traduzione italiana del documento medico citato, e ciò non già perché non sia in grado di comprenderlo, ma solo perché lo ritiene appunto un suo diritto. Infatti essa dimostra di conoscere la lingua tedesca in modo tale da formulare citazioni estese tratte da una sentenza di questa Corte redatta in tale lingua (DTF 119 V 250, segnatamente pag. 254 consid. 3a). A prescindere dal fatto che la pretesa violazione non è stata formalizzata in un petitum esplicito, nel caso di specie è di tutta evidenza che il diritto costituzionale di essere sentito non sia stato leso, atteso che l'insorgente ha dimostrato con atti propri di poter comprendere il contenuto non solo dell'atto di cui si prevale, ma anche della sentenza ripetutamente citata. La sua censura costituisce pertanto un evidente abuso di diritto, istituto questo che trova pratica attuazione anche in ambito processuale.