Citation: 2C_848/2015 E. 3.2

3.2. Chiamato a esprimersi sulla fattispecie, il Tribunale cantonale amministrativo ha dapprima osservato di potere emanare il proprio giudizio sulla base degli atti, senza procedere all'assunzione di ulteriori prove. Respinta la critica secondo cui la decisione di revoca non era sufficientemente motivata, ha quindi confermato il provvedimento preso dall'Autorità di vigilanza anche nel merito. Constatato che l'Autorità di protezione ha privato il ricorrente dell'esercizio dei diritti civili - sia in ambito privato, sia per quanto attiene al prelevamento e al versamento di somme a nome delle società da lui amministrate e/o gestite - e che tale decisione non era stata nel frattempo revocata ha infatti rilevato come, a prescindere dai progressi registrati dall'insorgente sul piano clinico e personale, fosse assolutamente certo che egli non adempiva al requisito previsto dall'art. 8 cpv. 1 lett. a LFid (esercizio dei diritti civili). Preso atto della situazione di importante dipendenza dall'alcool in cui versava il ricorrente, così grave da rendere necessario l'intervento dell'Autorità di protezione, in via abbondanziale ha poi aggiunto che anche la constatazione dell'assenza del requisito di cui all'art. 8 cpv. 1 lett. b LFid (ottima reputazione e garanzia di un'attività irreprensibile) risultava sostenibile. In questo contesto, ha in effetti indicato che per negare il rispetto del criterio previsto da tale norma non è necessaria l'esistenza di precedenti sul piano penale o disciplinare, ma è sufficiente che da un esame complessivo delle circostanze emergano elementi suscettibili di fare apparire elevato e concreto il rischio che il professionista in questione non sia più in grado di adempiere correttamente ai mandati affidatigli, agendo con diligenza e nell'interesse dei suoi clienti.