Citation: 6B_1106/2017 E. 3.2

3.2. La ricorrente afferma di non aver avuto alcuna intenzione omicida, come più volte ribadito in sede di inchiesta, e osserva che gli accusatori privati non si sarebbero mai trovati in concreto pericolo di morte, di modo che non sarebbe possibile sussumere i fatti in un tentato omicidio. Da un lato, con la sua argomentazione, l'insorgente sembra disattendere che secondo la giurisprudenza quello che l'autore sapeva, voleva o ha preso in considerazione sono questioni di fatto (DTF 141 IV 369 consid. 6.3), censurabili dinanzi al Tribunale federale alle condizioni dell'art. 97 cpv. 1 LTF. Al riguardo tuttavia non sostanzia un accertamento manifestamente insostenibile dei fatti che hanno condotto la CARP a ritenere un'intenzione omicida, limitandosi, in modo appellatorio e quindi inammissibile (DTF 143 IV 347 consid. 4.4 pag. 355), a rilevare di aver sempre negato in corso d'inchiesta una simile intenzione. Dall'altro lato, la ricorrente dimentica che sussiste tentativo di reato (art. 22 CP) qualora l'autore realizzi tutti gli elementi soggettivi dell'infrazione e manifesti la sua intenzione di commetterla, senza che siano adempiuti integralmente quelli oggettivi (DTF 137 IV 113 consid. 1.4.2 pag. 115). La natura delle lesioni riportate dalle vittime e la loro qualifica sotto il profilo oggettivo sono quindi irrilevanti per determinare se l'autore si è reso colpevole di un tentato omicidio (sentenza 6B_246/2012 del 10 luglio 2012 consid. 1.3). L'insorgente non può di conseguenza contestare la realizzazione del tentato omicidio unicamente adducendo che gli accusatori privati non si sono mai trovati in concreto pericolo di morte. La qualifica di tentato omicidio ritenuta dalla CARP resiste pertanto alle critiche ricorsuali, ciò che rende superfluo l'esame delle censure contro le ipotesi di reato considerate a titolo abbondanziale dai giudici cantonali.