Citation: 1C_536/2017 E. 3.2

3.2. Al riguardo la Corte cantonale ha rilevato che secondo l'art. 11 cpv. 1 della Legge federale sulle abitazioni secondarie del 20 marzo 2015 (LASec), fatte salve le limitazioni d'uso esistenti o future del diritto cantonale o comunale, il tipo di uso abitativo delle abitazioni realizzate in virtù del diritto anteriore è libero. Ha poi richiamato l'art. 12 LASec, secondo cui se del caso i Cantoni e i Comuni adottano le misure necessarie a impedire abusi e sviluppi indesiderati che possono risultare da un uso senza limitazioni di abitazioni realizzate in virtù del diritto anteriore a scopo di abitazioni secondarie (cpv. 1). A tal fine, i Cantoni possono limitare in modo più severo rispetto alla legge federale il cambiamento di destinazione da abitazione utilizzata fino a quel momento a scopo di abitazione primaria in abitazione utilizzata a scopo di abitazione secondaria nonché le modifiche secondo l'articolo 11 capoversi 2-4. I Cantoni possono quindi subordinare a un'autorizzazione edilizia le modifiche edilizie e i cambiamenti di destinazione per cui tale autorizzazione non è prevista. Precisato che al momento dell'emanazione della decisione governativa la LASec, entrata in vigore il 1° gennaio 2016 (art. 25 cpv. 1 e art. 28 LASec), era già applicabile, ha ritenuto che il condominio in discussione e i suoi appartamenti devono essere considerati alla stregua di una costruzione realizzata in base al diritto anteriore, il cui uso abitativo, primario o secondario, è di massima libero. Ha osservato che la LASec riserva nondimeno le limitazioni d'uso esistenti o future del diritto cantonale o comunale; ritenuto che quest'ultime possono essere più restrittive, ne ha concluso che la tesi ricorsuale secondo cui quanto vale per la LASec, ovvero il libero uso abitativo delle costruzioni preesistenti, dovrebbe valere anche per l'art. 46 cpv. 1 NAPR, non regge. Ha stabilito che il tenore dell'art. 46 cpv. 4 NAPR è chiaro: le residenze secondarie esistenti al momento della sua entrata in vigore (1995) potevano e possono essere mantenute. Ha però condiviso la tesi municipale e governativa secondo cui il mantenimento di tale utilizzazione presuppone che l'utilizzo, in contrasto con la zona di situazione, resti immutato nel tempo, ovvero che sia mantenuto durevolmente. Visto che la norma comunale non contempla la possibilità di modificare la destinazione, per esempio da secondaria a primaria per ristabilire in un secondo tempo quella secondaria, poiché diversamente da quanto previsto dall'art. 11 cpv. 1 LASec secondo le NAPR l'uso non è completamente libero, ne ha dedotto che per essere mantenuta la destinazione secondaria deve perdurare nel tempo.