Citation: 4D_45/2013 E. 3

Il Pretore ha stabilito che il riconoscimento del 20 giugno 2012 costituisce valida causa del debito "siccome funzionale alla convenzione fiduciaria sottoscritta a suo tempo tra le parti (doc. 4) " e ha accertato che l'attore non è riuscito a dimostrare che l'atto fosse condizionato a un rendiconto. Il primo giudice non ha preso in considerazione l'esistenza del rapporto di mandato più esteso, sostenuta dall'attore e contestata dalla convenuta, poiché la convenzione prodotta a sostegno di tale tesi (doc. 5) non è stata firmata dalle parti. Il Pretore ha rifiutato alcune prove offerte dall'attore (l'interrogatorio di sé stesso e di un testimone e una perizia). La sentenza cantonale inizia col riassumere le regole concernenti il ruolo delle parti nell'azione di disconoscimento del debito, in particolare nell'eventualità in cui il creditore si prevale di un riconoscimento nel senso dell'art. 17 CO. In tale caso, vi si legge, il debitore ha "l'onere di sostanziare la causa dell'obbligazione" e di provare ch'essa è "nulla (art. 19 e 20 CO), invalidata (art. 31 CO), simulata (art. 18 cpv. 1 CO) o perenta". La Corte cantonale stabilisce in seguito che il Pretore non ha violato il diritto alla prova, poiché quelle offerte, invece di dimostrare che la causa alla base del riconoscimento del 20 giugno 2012 fosse viziata per uno dei suddetti motivi, "si prefiggono di chiarire i contorni del mandato allargato che sarebbe stato conferito dall'attore alla convenuta e la questione del rendiconto". Da ultimo l'autorità cantonale costata che l'attore insiste sul suo diritto al rendiconto senza confrontarsi con le considerazioni di merito del Pretore, ciò che rende le argomentazioni d'appello irricevibili; esse sarebbero comunque inconsistenti perché "sprovviste del benché minimo riscontro istruttorio agli atti".