Citation: 1P.217/2003 13.08.2003 E. 1.1

Il Tribunale federale esamina d'ufficio e con piena cognizione l'ammissibilità dei ricorsi che gli vengono sottoposti, senza essere vincolato, in tale ambito, dagli argomenti delle parti o dalle loro conclusioni (DTF 129 I 185 consid. 1). 1.2 Con l'impugnato giudizio il GIAR conferma la decisione del PP di non assumere le prove proposte dalla ricorrente, ad eccezione della perizia calligrafica e della riaudizione dell'accusato, su cui il PP non si era ancora espresso. Questa decisione, fondata sull'art. 196 CPP/TI, non pone fine alla procedura e costituisce, come rilevato dalla stessa ricorrente, una decisione incidentale, emanata dall'ultima istanza cantonale (cfr. art. 284 cpv. 1 lett. a CPP/TI): essa concerne infatti solo una fase del procedimento penale aperto nei confronti del denunciato e assume una funzione puramente strumentale rispetto a quella destinata a concluderlo (DTF 123 I 325 consid. 3b, 122 I 39 consid. 1a/aa). 1.3 In questo caso, secondo l'art. 87 OG (in vigore dal 1° marzo 2000 con un nuovo tenore), non trattandosi di decisione pregiudiziale o incidentale sulla competenza o su una domanda di ricusazione notificata separatamente dal merito (cpv. 1), il ricorso di diritto pubblico è ammissibile soltanto se la decisione impugnata possa cagionare un pregiudizio irreparabile (cpv. 2); se il ricorso di diritto pubblico contro quest'ultima pronunzia non è ammissibile o non è stato interposto, le decisioni pregiudiziali e incidentali interessate possono essere impugnate soltanto mediante ricorso contro la decisione finale (cpv. 3). La menzionata giurisprudenza è stata confermata anche sotto il regime del nuovo art. 87 OG (DTF 127 I 92 consid. 1c, 126 I 207 consid. 1b e 2). 1.4 La ricorrente chiede l'assunzione di ulteriori mezzi di prova, segnatamente l'audizione di tre testimoni e fa valere che il rifiuto di esperirle violerebbe in particolare il suo diritto di essere sentito e i suoi diritti a un equo processo. 1.4.1 In linea di principio, le decisioni incidentali che riguardano l'assunzione di prove non arrecano all'interessato un pregiudizio irreparabile di natura giuridica, ossia uno svantaggio che nemmeno una decisione finale a lui favorevole eliminerebbe interamente (DTF 101 Ia 161; causa 1P.179/2000, sentenza dell'11 aprile 2000, consid. 1d, apparsa in RDAT II-2000 n. 66, pag. 247 segg., causa 1P.359/2000, sentenza del 28 giugno 2000, consid. 1; Robert Hauser/Erhard Schweri, Schweizerisches Strafprozessrecht, 5a ed., Basilea 2002, pag. 507, n. 11). 1.4.2 Le censure esposte nel ricorso non possono essere accolte, indipendentemente dal fatto che l'applicazione illimitata dell'art. 6 n. 3 lett. d CEDU nella fase istruttoria è dubbia (cfr. Mark E. Villiger, Handbuch der Europäischen Menschenrechtskonvention, 2a ed., Zurigo 1999, n. 483 e 526). La ricorrente potrà far valere i suoi diritti, segnatamente quelli relativi ai diritti di parte garantiti dal diritto cantonale e federale (art. 29 e 30 Cost.) e al diritto di essere sentito (art. 29 cpv. 2 Cost.), nell'ambito del processo penale e, se del caso, nel quadro di un ricorso di diritto pubblico contro la decisione cantonale di ultima istanza. Del resto, la denunciante non può avvalersi dei diritti spettanti all'accusato (art. 32 Cost., art. 6 CEDU e 14 Patto ONU II). Anche i postulati, e rifiutati, interrogatori, potranno essere effettuati, semmai, dinanzi alla Corte del merito (cfr. art. 227, 228 CPP/TI). 1.5 Secondo la ricorrente, che richiama una sentenza del Tribunale federale del 26 aprile 2000 (causa 1P.175/2000), la possibilità che documenti idonei a servire quali mezzi di prova possano essere distrutti o alterati nelle more dell'istruzione può configurare un danno irreparabile ai sensi dell'art. 87 cpv. 2 OG; essa adduce che ciò dovrebbe valere, analogamente, per rinvii ingiustificati di audizioni, visto che la deposizione resa a distanza di anni avrebbe minor efficacia dinanzi al giudice, esponendolo a un difficile esercizio di valutazione delle prove. Ora, la menzionata sentenza concerneva la richiesta di sequestro di un incarto relativo all'elaborazione di un brevetto e quindi una fattispecie diversa; peraltro, nemmeno in quella causa è stata ritenuta l'esistenza di un danno irreparabile (consid. 2d). D'altra parte la ricorrente non dimostra, né rende verosimile, la sussistenza nella fattispecie di un concreto pericolo di perdita dei mezzi probatori: le ipotesi da lei addotte riguardo all'asserita maggiore difficoltà del giudice a valutare le prove non sono manifestamente sufficienti né determinanti per ravvisare un danno irreparabile nel rifiuto di assumerle nell'attuale stadio della procedura. Essa potrà richiedere i postulati complementi di prova in sede di dibattimento e, se del caso, far valere successivamente un'asserita violazione del diritto di essere sentita o di un equo processo nell'ambito di un eventuale ricorso di diritto pubblico (art. 87 cpv. 3 OG; DTF 101 Ia 161, 99 Ia 437 consid. 1, 98 Ia 326 consid. 3, 96 I 462; Walter Kälin, Das Verfahren der staatsrechtlichen Beschwerde, 2a ed., Berna 1994, pag. 343 seg.; cfr. anche DTF 118 II 369 consid. 1). 1.6 I pregiudizi addotti dalla ricorrente non sono irreparabili ai sensi dell'art. 87 cpv. 2 OG, ossia di natura giuridica tale che nemmeno una decisione finale a essa favorevole eliminerebbe interamente (DTF 126 I 207 consid. 2); né il GIAR le ha negato la qualità di parte civile nel procedimento penale (DTF 128 I 215). Secondo la costante giurisprudenza, un prolungamento della durata della causa o un aumento dei suoi costi comporta soltanto pregiudizi di fatto e non giuridici (DTF 127 I 92 consid. 1c, 126 I 97 consid. 1b, 122 I 39 consid. 1a/bb, 117 Ia 247 consid. 3, 251 consid. 1b). Né le considerazioni del GIAR sull'irrilevanza delle postulate audizioni anticipa, come parrebbe ritenere la ricorrente, l'esame della colpevolezza del denunciato, che rimane di competenza del giudice del merito, dinanzi al quale essa potrà avvalersi dei suoi diritti di parte (cfr. causa 1P.156/2003, sentenza del 2 aprile 2003, consid. 1.5; DTF 115 Ia 311 consid. 2c, 114 Ia 179 pag. 181 in basso, 98 Ia 326 consid. 3; cfr. anche DTF 123 IV 252 consid. 1). Certo, la ricorrente rileva che in caso d'emanazione di un decreto di abbandono non sarebbe possibile per lei ottenere una decisione favorevole, essendo poco probabile che, di fronte a un decreto di abbandono emanato sulla base di un'inchiesta incompleta, la Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino accolga un atto di accusa privato; aggiunge che contro un siffatto rifiuto della Corte cantonale un ricorso di diritto pubblico avrebbe pochissime possibilità di essere accolto. Queste ipotesi sul futuro svolgimento della procedura non sono tuttavia decisive.