Citation: 5C.190/2003 25.02.2004 E. 2

Il convenuto chiede preliminarmente la rettificazione d'ufficio, rispettivamente la completazione degli accertamenti di fatto operati dalla Corte cantonale. 2.1 Nel contesto del ricorso per riforma, l'accertamento dei fatti esula dalla cognizione del Tribunale federale: per principio, quest'ultimo è vincolato alle constatazioni fattuali effettuate dall'ultima istanza cantonale (artt. 55 cpv. 1 lit. c e 63 cpv. 2 OG). Eccezioni sono previste unicamente qualora il tribunale cantonale abbia violato norme federali in materia di prova oppure sia incorso in una svista manifesta (art. 63 cpv. 2 OG), inoltre quando i fatti debbano essere completati per permettere la corretta applicazione del diritto federale (art. 64 OG). 2.2 Per costante giurisprudenza, il Tribunale federale ammette solo con estrema reticenza una svista manifesta. In particolare, veglia affinché questa censura non venga abusivamente impiegata per criticare la valutazione delle prove effettuata dall'istanza cantonale (Peter Münch, Berufung, in: Geiser/Münch, Prozessieren vor Bundesgericht, 2a edizione Basilea 1998, margin. 4.65 e nota 171 ss. ibid., con rinvio a DTF 116 II 305 consid. 2c/cc pag. 310). Non basta, allora, definire errate le conclusioni alle quali l'istanza cantonale è giunta in seguito all'apprezzamento delle prove assunte: chi fa appello a questa censura deve invece dimostrare che l'istanza inferiore ha del tutto omesso di considerare, rispettivamente ha travisato, un determinato documento all'incarto (Rolando Forni, Svista manifesta, fatti nuovi e prove nuove nella procedura di revisione, in: Festschrift Guldener, Zurigo 1973, pag. 95). La mancata menzione di un determinato documento in sentenza non significa ancora che l'istanza cantonale sia incorsa in una svista: ciò vale solo quando appaia inequivocabilmente che per la formazione del proprio convincimento l'istanza cantonale non ha tenuto conto nemmeno implicitamente di tale documento. Per rendere verosimile tale conclusione, la parte che si appella alla svista manifesta deve dimostrare che la corte ha operato un accertamento errato, ossia un accertamento che non avrebbe voluto fare se fosse stata a conoscenza del documento non considerato (Peter Münch, op. cit., margin. 4.66, con rinvio a DTF 81 II 86 e SJ 1996 pag. 353 s., 1995 pag. 264 s.). 2.3 Nell'ottica dei principi testé esposti, le richieste di rettificazione, rispettivamente di completazione degli accertamenti di fatto proposte dal convenuto non possono essere accolte. Esso, infatti, non ha reso plausibile (e tanto meno provato) che la Corte cantonale non abbia tenuto nemmeno implicitamente conto dei fatti che esso desidererebbe esplicitamente menzionati nella sentenza impugnata (i finanziamenti preventivamente ottenuti dall'attrice; l'esiguità del canone richiesto dal convenuto per raffronto con quanto commercialmente esigibile; l'offerta al convenuto della proprietà del padiglione coperto alla scadenza del diritto di superficie; il fatto che le condizioni confluite nell'atto notarile del 1982 erano state concordate già nel 1970; l'assunzione, da parte dell'attrice, dell'onere di mantenere il padiglione in perfetto stato di manutenzione). Al contrario: quando nella sentenza impugnata si legge che "le peculiarità soggettive del superficiario non sono rilevanti", si vede che i giudici cantonali hanno ad esempio implicitamente ritenuto ininfluenti le modalità di finanziamento di cui ha a suo tempo goduto l'attrice. L'esiguità del canone di superficie esatto dal convenuto, rispettivamente la differenza fra il canone commercialmente esigibile e il canone effettivamente pagato, sono elementi di fatto che la Corte cantonale ha considerato in più contesti (consid. 7a pag. 6; consid. 7c pag. 7-8), traendone - all'unisono con il Pretore - conclusioni comunque non arbitrarie (v. sentenza odierna nell'incarto parallelo 5P.328/2003). Pure lo scambio epistolare del 1970 non è sfuggito ai giudici cantonali, che lo menzionano sia in relazione alla pretesa rinuncia di un'indennità di riversione (consid. 4 pag. 5), sia in relazione al calcolo della medesima (consid. 7c pag. 7). Anzi, proprio nel primo dei due passaggi citati la Corte cantonale definisce i due scritti del 1970 siccome "incorporanti l'accordo originario, rimasto parte integrante della convenzione dell'8 giugno 1982". Quanto all'obbligo assunto dall'attrice di mantenere il padiglione in perfetto stato di manutenzione, esso è discusso al consid. 7d pag. 8 della sentenza impugnata ed è peraltro incontestato. Diverse sono, semmai, le conclusioni che ne traggono la Corte cantonale ed il convenuto: in ogni caso, come risulta dalla sentenza odierna nel parallelo incarto sul ricorso di diritto pubblico, il qui ricorrente non ha dimostrato che le conclusioni cui è giunta la Corte cantonale siano arbitrarie. 2.4 Le richieste di rettifica rispettivamente di completazione formulate dal convenuto, in realtà finalizzate ad una rimessa in discussione della valutazione delle prove operata dall'ultima istanza cantonale, si appalesano in conclusione infondate in quanto ricevibili.