Citation: 8C_276/2022 E. 4

Il Tribunale cantonale delle assicurazioni ha accertato che B.________ SA - la quale aveva assunto la ricorrente a partire dal 15 maggio 2020 - era stata dichiarata in fallimento il 10 gennaio 2021. Non avendo ricevuto garanzie per le pretese derivanti dal rapporto di lavoro, il 2 marzo 2021 l'insorgente ha poi trasmesso la disdetta immediata del rapporto di lavoro all'Ufficio fallimenti competente. Ciò posto, i primi giudici hanno tuttavia ritenuto che la ricorrente - dopo aver prestato l'ultimo giorno di lavoro il 30 ottobre 2020 - fosse effettivamente rimasta senza lavoro quantomeno successivamente al 9 novembre 2020. A tale data, B.________ SA l'aveva inequivocabilmente informata per e-mail - intitolata "Wir schliessen" - della chiusura del negozio, invitando lei e gli altri dipendenti a riconsegnare le chiavi e diffidandoli dall'accedere ai locali. Mediante tale comunicazione i dipendenti sono inoltre stati invitati ad iscriversi all'Ufficio regionale di collocamento (URC) al fine di ottenere le indennità di disoccupazione, precisando successivamente che tale raccomandazione si estendeva sia a coloro che avevano già ricevuto una disdetta che agli altri. Era quindi chiaro che dal 10 novembre 2020 alla ricorrente non sarebbe stata richiesta nessun'altra prestazione lavorativa e che andasse pertanto ritenuta idonea al collocamento nonostante fosse in gravidanza, il cui termine era previsto per il 20 maggio 2021. La Corte ticinese ha in seguito negato l'esistenza di una mora nell'accettazione del lavoro ai sensi dell'art. 324 CO, poiché da un lato l'insorgente aveva atteso per oltre un mese, fino al 15 dicembre 2020, per comunicare all'azienda che era sempre disposta a prestare lavoro e, dall'altro, non vi era nessun elemento che permettesse di concludere che la stessa l'avrebbe trattenuta con promesse di lavoro. I primi giudici hanno dunque confermato la decisione su opposizione, rilevando oltretutto che, per giurisprudenza, neppure ammettendo l'esistenza di un licenziamento in tempo inopportuno data la gravidanza della ricorrente sarebbe stato possibile riconoscere il diritto all'indennità per insolvenza.