Citation: 2A.464/1999 19.06.2000 E. 4

4.-a) Per l'art. 9 cpv. 3 lett. c LDDS, il permesso di domicilio perde ogni validità non appena lo straniero notifica la propria partenza o quando egli risiede effettivamente all'estero durante sei mesi; questo termine può essere prolungato fino a due anni se la domanda è presentata prima della scadenza dei sei mesi. La residenza effettiva è stabilita mediante criteri oggettivi e non secondo il volere soggettivo dell'interessato (DTF 120 Ib 369 consid. 2c). Affinché il permesso di domicilio decada ai sensi dell'art. 9 cpv. 3 lett. c LDDS è sufficiente che lo straniero risieda effettivamente all'estero per oltre sei mesi. Non sono quindi di rilievo considerazioni che attengono al trasferimento del domicilio, rispettivamente al luogo ove lo straniero conserva il centro dei propri interessi: il legislatore ha, in effetti, voluto evitare di considerare la nozione di domicilio, la cui interpretazione risulterebbe difficile, e, per ragioni pratiche, ha scelto due concetti semplici e formali: la notifica della partenza e la residenza effettiva all'estero (DTF 120 Ib 369 consid. 2c; 112 Ib 1 consid. 2a; Wurzburger, op. cit. , pag. 325 seg. ). b) Il ricorso pone il quesito di sapere se il mantenimento di un'attività lavorativa in Svizzera - peraltro ridotta, visto lo stato d'invalidità e di malattia accertato dall'autorità cantonale - sia sufficiente per impedire il decadimento del permesso di domicilio secondo l'art. 9 cpv. 3 lett. c LDDS. La risposta è negativa. La residenza effettiva, ai sensi della citata disposizione, definisce la permanenza di una persona in un determinato luogo. Una persona risiede effettivamente dove abita regolarmente; a maggior ragione se lo fa con la famiglia. Questo luogo non è necessariamente quello in cui lavora. La volontà del legislatore di fare dipendere la perdita del permesso di domicilio da criteri prettamente formali non sarebbe rispettata se, allorquando questi due luoghi non coincidono, si dovessero valutare tutte le circostanze concrete e soppesare le relazioni mantenute nei due posti per stabilire, in definitiva, dove lo straniero ha conservato il centro dei propri interessi. L'adozione di criteri di giudizio di questo genere contrasterebbe con l'esigenza di semplicità e chiarezza richiesta nell'applicazione della norma di diritto federale. c) Al riguardo va osservato che anche l'art. 3 cpv. 2 della Dichiarazione concernente l'applicazione del Trattato di domicilio e consolare del 22 luglio 1868 tra la Svizzera e l'Italia, del 5 maggio 1934 (RS 0.142. 114.541. 3), stabilisce che il domicilio degli italiani in Svizzera cessa quand'essi hanno dimorato effettivamente durante sei mesi all'estero. "Dimorare" - in questo contesto - significa "abitare". Non v'è dubbio che questi fossero gli intendimenti delle parti. Infatti, nella citata Dichiarazione, laddove è risultato necessario, si sono fatte le dovute distinzioni tra "professione" e "residenza" (cfr. art. 1), tra "dimorare" e "esercitare un'attività lucrativa" (cfr. art. 4). d) Nella concreta fattispecie è pacifico che il ricorrente ha abitato durante almeno 8 mesi con la moglie in Italia, nell'appartamento di proprietà della madre a Lavena Ponte Tresa. S'è visto che i motivi che lo hanno indotto a trasferirsi, ed anche le cause del perdurare di questa situazione, sono senza pertinenza. Neppure l'argomento dell'asserita provvisorietà della residenza all'estero giova al ricorrente: l'art. 9 cpv. 3 lett. c LDDS, appunto per evitare che gli stranieri che risiedono momentaneamente all'estero perdano i diritti acquisiti con il domicilio, consente di prolungare fino a due anni il periodo di assenza, purché la domanda sia presentata prima della scadenza del termine di massima di sei mesi. Senonché il ricorrente non ha chiesto tale prolungamento. e) Visto quanto precede, ne discende che la sentenza impugnata rispetta il diritto federale ed internazionale: il permesso di domicilio del ricorrente ha perso validità in forza dell'art. 9 cpv. 3 lett. c LDDS nonché dell'art. 3 della già citata Dichiarazione del 5 maggio 1934. Il ricorso, infondato, deve pertanto essere respinto.