Citation: I 232/01 17.08.2001 E. 3

3.- a) La pronunzia con la quale il primo giudice ha stabilito che l'insorgere dell'invocata invalidità sarebbe da situare non prima della metà di luglio del 1997 appare fondata e trova convincente riscontro negli atti. Emerge infatti dal dettagliato rapporto del dott. P._______ del 19 luglio 1998 che i disturbi alla colonna lombare, pur essendosi manifestati già in anni precedenti quando ancora il ricorrente lavorava in misura completa, si erano accentuati negli ultimi due anni. Ciò trova puntuale conferma anche nella relazione dell'INPS del 9 ottobre 1998, nella quale pure si rileva che la lombosciatalgia bilaterale, che ha poi dato luogo a un intervento di emilaminectomia nel maggio 1998, si era manifestata circa due anni prima. A queste indicazioni, supportate da precisi riscontri oggettivi, si è attenuta la consulente medica dell'UAI, la quale ha fatto risalire l'inizio di un'incapacità lavorativa di rilievo alla metà del 1996 ed escluso una sua insorgenza già agli inizi del 1993. Lo stesso sanitario ha quindi ritenuto che un'eventuale invalidità, a termine del periodo di carenza legale, può essere considerata insorta al più presto a partire dal mese di luglio del 1997, atteso come le affezioni del ricorrente configurino, senz'alcun dubbio, uno stato patologico labile, vale a dire suscettibile di evolvere, positivamente o negativamente (cfr. consid. 2c). Non può quindi trovare accoglimento la tesi sostenuta dal ricorrente secondo cui l'invalidità sarebbe di fatto già insorta quando egli lavorava ancora in Svizzera. Che egli possa aver avuto già a quell'epoca qualche disturbo alla colonna vertebrale non significa ancora che egli fosse da ritenere invalido, a maggior ragione se si considera che egli, fino al momento del rimpatrio, ha sempre svolto attività lavorativa salariata. A giusta ragione, il giudice commissionale rileva inoltre che l'insorgente ha sempre lavorato anche negli anni successivi, almeno fino alla fine del 1992 e che dall'incarto non emergono reperti medici obiettivi e documentati che possano in qualche modo conferire una benché minima parvenza di fondatezza all'esistenza di un'incapacità lavorativa rilevante già a quell'epoca. b) Quand'anche, per denegata ipotesi, si volesse fare decorrere l'inizio dell'inabilità lavorativa determinante dal 1993, la valutazione giuridica del caso non muterebbe, difettando il ricorrente già in quel periodo del necessario requisito assicurativo. Dopo il rientro in patria, infatti, l'iscrizione alle assicurazioni sociali italiane risulta adempiuta solo per l'anno civile 1992. A tal proposito va osservato che, per la lacuna assicurativa che è venuta così a crearsi, non può essere censurato l'operato dell'amministrazione elvetica, incombendo semmai in prima linea al Paese di cittadinanza dell'interessato e in particolare alle sue organizzazioni di tutela dei diritti dei lavoratori rilasciare le adeguate informazioni in merito alle possibilità di rimanere iscritto alle assicurazioni sociali italiane anche dopo il rimpatrio e dopo la cessazione dell'attività lucrativa con il versamento di contributi volontari.