Citation: 2C_115/2019 E. 3.1

3.1. In merito al primo aspetto (legittimazione), il Tribunale amministrativo e il Governo ticinese, alle cui argomentazioni viene rinviato nel querelato giudizio, indicano infatti: che la competenza del Governo a dirimere la vertenza discendeva dall'art. 99a LSan/TI e dall'art. 80 della legge sulla procedura amministrativa del 24 settembre 2013(LPamm/TI; RL/TI 165.100); che riguardo a chi possiede la qualità per interporre ricorso contro una decisione della Commissione di vigilanza sanitaria, l'art. 99a LSan/TI è silente e che, al fine di determinare la legittimazione a ricorrere delle insorgenti, in qualità di denuncianti, bisogna dunque riferirsi alla legge ticinese sulla procedura amministrativa; che per l'art. 65 cpv. 1 LPAmm, relativo alla legittimazione, ha diritto di ricorrere al Consiglio di Stato chi: a) ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferiore o è stato privato della possibilità di farlo, b) è particolarmente toccato dalla decisione impugnata, c) ha un interesse degno di protezione all'annullamento o alla modifica della stessa; che l'art. 3 LPAmm precisa che sono parti le persone i cui diritti od obblighi possono essere toccati dalla decisione o le altre persone, le organizzazioni e le autorità a cui spetta un rimedio di diritto contro la decisione (cpv. 1), mentre - salvo esplicita disposizione di legge - il denunciante non ha qualità di parte (cpv. 2); che la denuncia nei confronti di un operatore sanitario per lesione della legge sanitaria non è atta a conferire al suo autore veste di parte nel procedimento disciplinare o di contravvenzione eventualmente promosso dal titolare del potere di vigilanza/dell'azione penale poiché, per sua natura, concerne solo l'autorità e le persone soggette al controllo; che la procedura disciplinare mira a verificare l'atteggiamento di un operatore sanitario, sì da prevenire un'eventuale violazione dei suoi doveri professionali ed etici nell'ottica della tutela della salute pubblica, non a risolvere conflitti di natura privata, né a dare soddisfazione morale alle persone che si sentono lese dal comportamento che una tale procedura intende reprimere; che il denunciante non è pertanto legittimato ad impugnare né il provvedimento disciplinare emanato nei confronti dell'operatore sanitario (art. 59 LSan/TI), né le multe inflitte dalla medesima autorità (art. 95 LSan/TI) e che allo stesso modo deve essergli negata la legittimazione attiva ad impugnare le decisioni di non luogo a procedere o di abbandono del procedimento (art. 10 del regolamento della Commissione di vigilanza sanitaria del 27 ottobre 1992 [RCVSan/TI; RL/TI 802.105]); che la qualità per agire in giudizio non può essere dedotta nemmeno dal diritto ad essere sentito, riconosciuto al denunciante nell'ambito delle indagini esperite dalla Commissione (art. 6 cpv. 1 RCVSan/TI), rispettivamente in base al fatto che il denunciante possa richiedere la motivazione scritta della decisione (art. 10 cpv. 2 RCVSan/TI).