Citation: 6B_253/2009 26.10.2009 E. 5.2

5.2.1 Giusta l'art. 32 cpv. 1 LCStr, la velocità deve sempre essere adattata alle circostanze, in particolare alle peculiarità del veicolo e del carico, come anche alle condizioni della strada, della circolazione e della visibilità. Nei punti in cui il veicolo potrebbe intralciare la circolazione, il conducente deve circolare lentamente e, se necessario, fermarsi, in particolare dove la visibilità non è buona, alle intersezioni con scarsa visuale e ai passaggi a livello. Il conducente deve rivolgere la sua attenzione alla strada e alla circolazione (art. 3 cpv. 1 ONC). Inoltre il conducente deve agevolare ai pedoni l'attraversamento della carreggiata (art. 33 cpv. 1 LCStr). Avvicinandosi ai passaggi pedonali, egli deve circolare con particolare prudenza e, se necessario, fermarsi, dando la precedenza ai pedoni che vi transitano o che stanno accedendovi (art. 33 cpv. 2 LCStr). Davanti ai passaggi pedonali senza regolazione del traffico, egli deve accordare la precedenza a ogni pedone o utente di un mezzo simile a veicolo che si trova già sul passaggio pedonale o che attende davanti ad esso e che visibilmente vuole attraversarlo. Deve moderare per tempo la velocità e all'occorrenza fermarsi per poter adempiere a questo obbligo (art. 6 cpv. 1 ONC). 5.2.2 Il grado di attenzione che si pretende dai conducenti va valutato tenendo conto di tutte le circostanze, come ad esempio la densità del traffico, la configurazione del luogo, l'ora, la visibilità e le fonti di pericolo prevedibili (DTF 103 IV 101 consid. 2b). La "particolare prudenza" per i pedoni di cui all'art. 33 cpv. 2 LCStr significa che l'automobilista deve prestare maggiore attenzione nei pressi dei passaggi pedonali e nelle loro immediate vicinanze ed essere pronto ad arrestare il veicolo quando un pedone attraversa la strada o manifesta la volontà di farlo. L'automobilista può prescindere dal ridurre la propria velocità solo se nessun pedone si trova sul passaggio pedonale o in prossimità di esso, e se emerge dall'insieme delle circostanze che nessun utente possa improvvisamente comparire per attraversare la strada (DTF 121 IV 286 consid. 4b, 115 II 283 consid. 1a). 5.2.3 D'altra parte, secondo il principio dell'affidamento dedotto dall'art. 26 LCStr, nella circolazione ogni utente della strada che si comporta in maniera corretta può a sua volta confidare nel corretto comportamento degli altri utenti, nella misura in cui non vi siano indizi per ritenere il contrario (art. 26 cpv. 2 LCStr; DTF 124 IV 81 consid. 2b; 122 IV 133 consid. 2a). Particolare prudenza deve essere usata verso i fanciulli, gli infermi e i vecchi e parimenti quando vi siano indizi per ritenere che un utente della strada non si comporti correttamente (art. 26 cpv. 2 LCStr). 5.2.4 I pedoni dal canto loro devono attraversare la carreggiata con cautela e per la via più breve, usando se possibile i passaggi pedonali. Su di questi godono della precedenza, ma non devono accedervi all'improvviso (art. 49 cpv. 2 LCStr). L'attraversamento della carreggiata da parte dei pedoni viene più concretamente regolato all'art. 47 ONC. I pedoni devono accedere alla carreggiata con prudenza, soprattutto davanti e dietro un veicolo fermo; essi devono attraversare la strada rapidamente. Devono usare passaggi pedonali, cavalcavia o sottopassaggi che distino meno di 50 m (art. 47 cpv. 1 ONC). Sui passaggi pedonali senza regolazione del traffico, il pedone ha la precedenza, salvo rispetto alle tranvie e alle ferrovie su strada. Tuttavia non può avvalersi della precedenza se il veicolo è già così vicino da non potersi più fermare per tempo (art. 47 cpv. 2 ONC). Fuori dai passaggi pedonali, i pedoni devono dare la precedenza ai veicoli (art. 47 cpv. 5 ONC). 5.3 Secondo il giudice di prima istanza, il cui operato è stato tutelato dalla CCRP, il ricorrente ha violato sia l'art. 49 LCStr sia l'art. 26 LCStr. Tenuto conto che era notte, che le condizioni stradali erano particolarmente difficili con un pericolo di aquaplaning, che il ricorrente circolava in una zona abitata a lui familiare su una strada caratterizzata dalla presenza di un passaggio a livello, di un passaggio pedonale normalmente attraversato da pedoni sia di giorno che di notte e di numerose intersezioni, ha ritenuto che la velocità adottata dall'insorgente, oscillante tra i 40 e i 50 km/h, non era adeguata alle circostanze. Le particolari condizioni di luce e di contrasto unite alle precipitazioni che riducevano sensibilmente la visibilità e, di conseguenza, la possibilità di avvistare il pedone costituivano un ulteriore elemento che avrebbe dovuto spingere il conducente ad adeguare conseguentemente la sua velocità. Considerata la particolare riduzione della visibilità di quella sera, il ricorrente aveva un accresciuto dovere di prudenza, doveva essere costantemente pronto ad affrontare qualsiasi ostacolo, circolando lentamente e, se necessario, fermandosi. Il pedone era entrato nel fascio di luce prodotto dai fari del veicolo circa 1-1,5 secondi prima dell'urto, ovvero a 15-20 metri. Sulla base della perizia giudiziaria, è stato ritenuto che una velocità meno elevata avrebbe non solo aumentato la possibilità di avvistamento del pedone, ma avrebbe anche consentito al ricorrente di evitare l'urto. Sotto questo aspetto e sulla base dei fatti sfuggiti alle censure di arbitrio, la contrastata sentenza non presta il fianco a critiche. Viste le ridotte condizioni di visibilità, il ricorrente, che sapeva dell'esistenza di un passaggio pedonale in quel punto, avrebbe dovuto adottare una velocità adeguata alle circostanze che gli permettesse di rispettare il diritto di precedenza dei pedoni sulle strisce pedonali sancito dall'art. 49 cpv. 2 LCStr. È evidente che minore è la velocità e maggiore la possibilità di avvistamento del pedone. Non sussiste nel caso concreto pertanto alcuna violazione del diritto federale per aver ritenuto una violazione degli obblighi di prudenza del ricorrente. 5.4 Quanto al comportamento del pedone, non è stato ritenuto un fattore interruttivo del nesso causale. La vittima ha infatti effettuato un normale attraversamento della carreggiata dopo un passaggio a livello e vicino al passaggio pedonale. Anche su questo punto la sentenza impugnata va tutelata. Il fatto che la vittima attraversasse la strada nelle immediate vicinanze del passaggio pedonale non costituisce evidentemente una circostanza eccezionale. Contrariamente a quanto preteso nel gravame (dove si insiste su un attraversamento da destra verso sinistra, ma invano v. supra consid. 4), non risulta che il pedone abbia contravvenuto alle regole di prudenza ad esso imposte. Anzi, prima di cominciare ad attraversare la carreggiata, la vittima si è sincerata che non giungesse alcun veicolo e, non scorgendone alcuno, si è immessa sulla carreggiata. Secondo gli accertamenti peritali, inoltre, al momento in cui ha iniziato l'attraversamento, la vettura guidata dal ricorrente si trovava a una distanza di 60-70 metri, ciò che, unito alla curvatura della strada, non ha permesso alla vittima di scorgere l'arrivo del veicolo. In simili circostanze, non si può ritenere che ella abbia violato gli obblighi degli art. 49 cpv. 2 LCStr e 47 ONC come pretende il ricorrente, né che con il suo comportamento abbia interrotto il nesso causale. Per quanto ammissibile, la censura va quindi respinta.