Citation: 1P.93/2007 15.06.2007 E. 2

2.1 L'atto di ricorso non adempie manifestamente dette esigenze di motivazione. La ricorrente, rilevato che l'albergo è stato definitivamente chiuso il 30 settembre 2006, si limita infatti ad addurre che per salvarlo dalla rovina e mantenerne il carattere di ospizio entrerebbe in linea di conto soltanto un'utilizzazione mista quale hotel con ristorante e appartamenti di vacanza: con il ricavo della vendita degli appartamenti potrebbero in effetti essere finanziati i necessari interventi edilizi. Accenna poi al fatto che il Comune, per svista, avrebbe dimenticato di assoggettare la domanda di costruzione del 2 marzo 2006 alla zona di pianificazione pubblicata agli inizi del 2006, tendente a limitare la realizzazione di appartamenti secondari nonché la modifica dell'utilizzazione di alberghi e altre strutture turistiche. 2.2 Quest'ultimo accenno è ininfluente, visto che il mancato assoggettamento della domanda di costruzione alla zona di pianificazione non è decisivo. In effetti, la Corte cantonale ha stabilito che l'autorità comunale ha rettamente ritenuto che il progetto presentato dalla ricorrente doveva essere respinto, poiché contrario al diritto vigente e non perché vi ostava la zona di pianificazione. 2.3 La ricorrente rileva che l'art. 45 della legge edilizia comunale (LE) riserva la zona in esame al complesso X.________ con albergo, appartamenti, piscina coperta, stalla e impianti sportivi: sostiene, in maniera del tutto generica, che detta norma non imporrebbe l'esercizio dell'insieme del complesso alberghiero come hotel, determinante, al suo dire, essendo infatti la continuazione della sua gestione. La domanda di costruzione litigiosa tenderebbe soltanto a una trasformazione parziale, conforme alla destinazione della zona, visto altresì che l'aspetto esterno del complesso alberghiero rimarrebbe immutato. 2.4 Le critiche ricorsuali, di natura meramente appellatoria, sono inammissibili e sono comunque infondate nel merito. In effetti, la ricorrente non si confronta del tutto con gli argomenti posti a fondamento dell'impugnato giudizio. Il Tribunale amministrativo ha ritenuto corretta l'interpretazione dell'art. 45 LE da parte del Comune, secondo cui il concetto di integrità fissato da questa norma dev'essere interpretato non soltanto in modo quantitativo ma anche qualitativo, nel senso che detta nozione non considera unicamente un concetto globale ma pure funzionale. Ha aggiunto, che questa interpretazione s'impone a maggior ragione nel caso di specie, poiché scopo della pianificazione del 1997 era principalmente, se non esclusivamente, la salvaguardia dell'ospizio in quanto struttura alberghiera e non certamente solo la tutela della sua sostanza edilizia. Esso ha poi ricordato che erano infatti le medesime difficoltà economiche di quelle fatte valere oggi che avevano finalmente giustificato l'ampliamento della zona edificabile allo scopo di consentire, sulla base di un nuovo concetto di gestione alberghiera, uno sfruttamento ottimale del fondo. Secondo i giudici cantonali, pretendere che la condizione prevista nel piano delle strutture circa il mantenimento dell'integrità dell'edificio non si riferisca anche alla sua destinazione, nelle circostanze compiutamente indicate nel giudizio impugnato, è quindi pretestuoso, ritenuto che non sussisterebbero motivi per ritenere che la destinazione dell'edificio possa essere un'altra. La Corte cantonale ha poi spiegato perché il piano delle strutture esclude la costruzione di residenze secondarie e ha illustrato perché, anche con la destinazione di una parte dell'edificio ad appartamenti per residenze secondarie, non sarebbe per nulla garantita una gestione migliore dell'albergo. Infine, i giudici cantonali hanno stabilito che neppure l'importante interesse pubblico all'apertura, anche per il futuro, dell'ospizio poteva mutare l'esito del gravame, ritenute come ampiamente sfruttate le possibilità pianificatorie a disposizione dell'autorità comunale e rilevato il fatto che i riscontri oggettivi circa la volontà di gerenza dell'albergo lasciano alquanto a desiderare. 2.5 Limitandosi ad accennare, in maniera del tutto generica e appellatoria, alla circostanza che la legge edilizia, il piano delle zone e quello delle strutture non osterebbero al rilascio della richiesta licenza edilizia, la ricorrente nemmeno tenta di confutare i numerosi argomenti posti a fondamento del criticato giudizio. Ora, secondo la costante prassi, quando, come nella fattispecie, la decisione impugnata è fondata su più motivazioni indipendenti, il ricorrente è tenuto, pena l'inammissibilità del gravame, a dimostrare che ognuna di esse violerebbe i suoi diritti costituzionali (art. 90 cpv. 1 lett. b OG; DTF 132 I 13 consid. 3; 119 Ia 13 consid. 2; sentenza 1B_9/2007 del 19 marzo 2007, consid. 6.3, destinata a pubblicazione).