Citation: H 180/99 24.01.2000 E. 2

2.- a) I giudici cantonali hanno condannato il ricor- rente al risarcimento di fr. 795'992.30, in solido con P.________, H.________ e D.________, per contributi impagati riferiti al periodo dall'aprile 1992 al marzo 1996. Essi hanno tralasciato di assumere i mezzi di prova richiesti, ritenendoli ininfluenti ai fini del giudizio, visto che agli atti già vi erano sufficienti elementi per decidere. b) B.________ contesta questa tesi e insiste sull'importanza dell'assunzione dei mezzi di prova richie- sti, in particolare sull'audizione dell'avv. F.________ in qualità di patrocinatore della A.________ SA nella procedu- ra di fallimento, il quale potrebbe confermare che vi era un gruppo industriale interessato a rilevare la ditta. Per questo motivo, egli avrebbe contattato la Cassa per cono- scere la reale situazione debitoria della società e per chiedere una proroga che gli fu peraltro concessa. Il ri- corrente ritiene che da questa testimonianza si possa dimo- strare che la pretesa della Cassa sarebbe sensibilmente in- feriore, o nulla, se solo la stessa avesse operato con la necessaria diligenza: infatti, se l'amministrazione avesse consentito ad un'ulteriore proroga della procedura di fal- limento - perché le trattative in corso con un gruppo este- ro erano praticamente giunte a buon fine -, essa avrebbe sicuramente potuto usufruirne. Il ricorrente è inoltre dell'opinione che l'audizione di D.________, P.________ e S.________ possa scagionarlo da qualsivoglia ipotesi di negligenza grave, perché i "maneggi" operati dagli interessati nell'ambito della ditta italiana S.________ SpA ha per certo causato un danno irreparabile alla A.________ SA. B.________ sottolinea poi la necessità di esperire una perizia allo scopo di sostanziare la riuscita della nota operazione e di dimostrare che, al momento della decadenza della sua funzione quale amministratore unico, l'organo di revisione aveva certificato la solvibilità della società. Infine, il ricorrente è dell'avviso che vi sia una concolpa della Cassa, la quale non ha fatto uso della dili- genza e dell'attenzione che ci si poteva da lei legittima- mente attendere, avuto riguardo all'ingente ammontare della pretesa scoperta. Si tratta infatti di cifre che avrebbero dovuto richiedere una particolare attenzione, non potendo tale importo essere considerato come ordinaria amministra- zione. In particolare, la Cassa si sarebbe dovuta determi- nare ben prima del rilascio degli attestati di carenza beni il 13 giugno 1996, non essendo ammissibile né tollerabile che un'amministrazione permetta una tale lievitazione.