Citation: 4A_151/2020 E. 4.5

4.5. Per il ricorrente la "fattispecie non è sufficientemente liquida da poter essere risolta attraverso la procedura di tutela giurisdizionale per casi manifesti". Quanto alla situazione giuridica, essa "diverge in maniera sostanziale a seconda dei vari scenari ipotizzabili in conseguenza di una corretta amministrazione delle prove"; anche perché occorrerebbe valutare la validità dell'atto di pegno sotto il profilo del diritto italiano. Secondo gli accertamenti vincolanti della sentenza impugnata, l'opponente ha prodotto due contratti che non attestavano soltanto la stipulazione dei mutui; il ricorrente, firmandoli, aveva dichiarato espressamente di avere ricevuto complessivamente euro 750'000.--, si era riconosciuto debitore di tale somma e si era impegnato a rimborsarla all' opponente a determinate scadenze; a quasi due anni dal primo contratto egli aveva inoltre firmato il conteggio propostogli dall'opponente e stipulato l'atto di costituzione in pegno delle azioni, riconoscendo nuovamente il debito. I fatti sono quindi sufficientemente chiari, anche prescindendo dalla validità dell'atto di pegno (sulla questione cfr. consid. 7). La conseguenza giuridica univoca è l'obbligo del ricorrente di restituire le somme di denaro ricevute (art. 312 CO). Contrariamente a quanto questiritiene, la sentenza cantonale applica perciò correttamente l' art. 257 cpv. 1 CPC.