Citation: 6B_917/2018 E. 4.5.1

4.5.1. Il TPF ha rilevato che la ricorrente, titolare e dichiarata avente diritto economico del conto ddd, ha sempre affermato di aver creduto che i valori patrimoniali confluitivi fossero riconducibili ai risparmi conseguiti dal marito. Pur sapendo quindi di non essere l'avente diritto economico, ha indicato alla banca di esserlo. Per l'autorità precedente, ciò costituisce una sensibile violazione di un dovere nei confronti della banca sottoposta agli obblighi antiriciclaggio. All'insorgente era poi anche nota la condanna per associazione a delinquere di stampo mafioso dei cognati D1.________ e D2.________. Nel 2012, si è recata insieme al marito e a B.________ dal fiduciario A.________ e conferito alla società di quest'ultimo l'incarico di intraprendere le ricerche del conto. In uno degli incontri tenutosi con il fiduciario era presente anche D1.________. Una volta rintracciato il conto, la ricorrente ha ritirato la corrispondenza afferente la relazione bancaria e sottoscritto il benestare, datato 16 maggio 2012, che riportava il valore complessivo del portafoglio titoli per un importo pari a fr. 1'720'801.73. Il 16 maggio 2012, continua il TPF, ella dunque conosceva senza ombra di dubbio l'avere in conto depositato sul cifrato ddd. Il 31 maggio 2012, in occasione di una visita nella banca in cui era stato ritrovato il conto, l'insorgente ha ordinato di non eseguire pagamenti alla compagnia assicurativa in relazione alle polizze annullate e intestate ai cognati D1.________ e D2.________ e di vendere il deposito titoli, monetizzando gli averi in conto, ha fornito un recapito telefonico italiano, approvato tutte le operazioni fino ad allora effettuate e prelevato euro 30'000.--. Ha inoltre depositato nuovamente la firma convenuta, da impiegare per il cifrato ddd, e soprattutto ha confermato di essere la proprietaria economica degli averi in conto, sottoscrivendo un nuovo formulario A. I giudici precedenti hanno scorto nella rinnovata dichiarazione di titolarità economica una crassa violazione della ricorrente dell'obbligo che le incombeva nei confronti dell'istituto bancario, concretizzata del resto dalla confezione di un falso intellettuale in documenti. Tale violazione al CP, conclude il TPF, è di una gravità tale da ingenerare la prova dell'insorgenza quanto alla consapevolezza dell'insorgente dell'origine criminosa dei valori patrimoniali. Ha quindi ritenuto dato un dolo eventuale a partire dal 31 maggio 2012.