Citation: 5A_891/2017 E. 2.2.3

2.2.3. Il ricorrente fonda infine l'abuso di diritto sulla sproporzione tra gli interessi in gioco. Egli rileva che la parte opponente non si sarebbe prevalsa di alcun interesse concreto all'eliminazione della sporgenza (anzi, essa trarrebbe giovamento dall'esistenza di detta sporgenza, poiché proteggerebbe l'entrata del suo edificio dalle intemperie, ciò che risulterebbe anche dalla già menzionata convenzione pattuita negli anni '30 tra gli allora proprietari dei fondi coinvolti), a fronte invece dei costi di smantellamento dell'opera e della perdita di superficie abitabile del proprio appartamento che egli dovrebbe subire. Le dimensioni della sporgenza non sarebbero peraltro di 90 x 370 cm, ma di 65/70 x 290 cm. La pretesa fondata sull'art. 641 al. 2 CC riguarda ogni forma di ingerenza. Il fatto che l'inconveniente appaia minimo rispetto ai costi che deve sopportare l'autore dell'ingerenza per eliminarla non svolge in linea di principio alcun ruolo, la predetta norma non lasciando alcuno spazio a ponderazioni di questo tipo, fatto tuttavia salvo l'abuso di diritto. Quando la pretesa porta su un obbligo di fare o di tollerare, la dottrina ritiene come potenzialmente costitutivo di un abuso di diritto l'esistenza di una sproporzione manifesta tra gli interessi in causa oppure l'assenza o l'insufficienza di interesse a far rispettare un diritto che, in sé, esisterebbe. L'abuso di diritto deve tuttavia essere ammesso soltanto con grande riserbo e, nel dubbio, il diritto formale deve essere protetto; più il diritto formale riveste carattere assoluto, più l'abuso di diritto deve essere ammesso restrittivamente. Ciò vale in particolare per un diritto assoluto come la proprietà (sentenze 5A_11/2015 del 13 maggio 2015 consid. 4.3.2.1; 5A_655/2010 del 5 maggio 2011 consid. 2.2. 1, in ZBGR 93/2012 pag. 213 e 94/2013 pag. 11). Nell'ambito di ingerenze alla proprietà, l'abuso di diritto è stato ammesso nel caso di proprietari che pretendevano la rimozione di una piccola costruzione aggettante soltanto 2-6 cm per una superficie totale di 2 m2 (ZBJV 93/1957 pag. 439) oppure di un muro illecito la cui demolizione comportava anche quella di un secondo muro adiacente regolarmente eretto entro i confini (DTF 40 II 335 consid. 2). Nel caso concreto il ricorrente non riesce a dimostrare l'esistenza di una simile sproporzione tra gli interessi delle parti. Il fatto che la sporgenza ripari dalle intemperie l'entrata dell'edificio della parte opponente non significa necessariamente che quest'ultima non abbia alcun interesse a chiederne l'eliminazione. La Corte cantonale sottolinea al contrario l'ingerenza considerevole della costruzione sporgente, che aggetta ben 90 cm sul fondo dell'opponente, peraltro per una lunghezza di 370 cm. Il ricorrente non si confronta con tale argomento, ma si limita a contestare tali misure e a proporne altre più contenute, ma comunque ancora importanti, peraltro senza nemmeno prevalersi di un arbitrario accertamento dei fatti da parte dell'autorità inferiore. Ricordato che in questo ambito gli estremi di un abuso di diritto vanno ravvisati con grande riserbo, la censura va pertanto ritenuta infondata nella misura in cui è ammissibile.