Citation: 7B_981/2023 E. 1.3

1.3. D'altra parte, il fatto che un mezzo di prova, la cui utilizzabilità è contestata dall'imputato nella procedura preliminare, rimanga negli atti dell'inchiesta non comporta di principio un pregiudizio di natura giuridica, purché sia possibile rinnovare tale doglianza fino al termine del procedimento. In particolare, la decisione definitiva sull'utilizzabilità delle prove spetta di principio al giudice di merito nella decisione finale (art. 339 cpv. 2 lett. d CPP), dal quale ci si può attendere che sia in grado di distinguere le prove inutilizzabili da quelle utilizzabili e di basarsi esclusivamente su queste ultime al momento dell'apprezzamento. Le motivazioni del tribunale di primo grado possono essere contestate in appello (cfr. art. 398 segg. CPP) e, in ultima istanza, l'imputato può impugnare la sentenza davanti al Tribunale federale (art. 78 segg. LTF; DTF 144 IV 90 consid. 1.1.3; 143 IV 387 consid. 4.4). Esistono tuttavia delle eccezioni a questa regola. È il caso in cui la legge prevede esplicitamente che gli atti siano immediatamente restituiti o distrutti (per esempio ex art. 248, 271 cpv. 3, 277 e 289 cpv. 6 CPP) oppure qualora, in virtù della legge o di circostanze del caso concreto, si evinca senz'altro l'illegalità del mezzo di prova. Simili circostanze possono essere ammesse soltanto se l'interessato fa valere un interesse giuridicamente protetto particolarmente importante all'immediata constatazione dell'inutilizzabilità della prova (DTF 144 IV 127 consid. 1.3.1; cfr. anche DTF 148 IV 82 consid. 5.4; sentenza 7B_1/2023, citata, consid. 1). Spetta al ricorrente addurre i fatti che dimostrerebbero l'esistenza di un pregiudizio irreparabile, qualora questo non sia manifesto (DTF 148 IV 155 consid. 1.1 in fine).