Citation: 1B_23/2018 E. 2.1

2.1. La CARP ha rilevato che la ricorrente rivendica la proprietà dell'importo depositato dal figlio, adducendo che la somma è stata oggetto del contratto di cessione concluso il 15 luglio 2004 tra lei e suo marito quale pagamento parziale di quanto pattuito con la convenzione matrimoniale stipulata tra i coniugi l'8 luglio 2004. Ha quindi richiamato i relativi incarti dalla Pretura, poiché le rivendicazioni concernono in primo luogo la validità, la portata ed eventualmente la revocabilità del contratto di cessione tra i coniugi. Ha osservato che l'importo litigioso è stato oggetto di azioni revocatorie (art. 85 LEF; RS 281.1) da parte di creditori di B.________. Ne ha concluso che si è quindi in presenza di procedure che rendono incerto il diritto della ricorrente di rivendicare la somma versata dal figlio a saldo del pagamento del prezzo pattuito con il contratto di compravendita di appartamenti da lui concluso il 9 luglio 2004 con B.________. Ha osservato che dagli atti trasmessi dalla Pretura risulta che nei confronti di quest'ultimo è stato rilasciato un attestato di carenza beni provvisorio. Ha poi accertato che un incarto concerne un'azione di liberazione del deposito giudiziale introdotta dalla ricorrente il 31 agosto 2017 e poi ritirata il 3 ottobre successivo. Ne ha dedotto che tale agire può essere interpretato come ammissione della bontà del deposito e quindi della mancata chiarezza della titolarità del denaro. Ricordato che in questo stadio della procedura il sequestro si fonda sul principio della verosimiglianza (art. 263 CPP), ne ha concluso che il contestato provvedimento appare fondato, sottolineato che la questione dovrà essere esaminata nel quadro del giudizio di merito.