Citation: 1S.2/2004 06.08.2004 E. 2

2.1 Il ricorrente sottolinea l'esistenza di sospetti di riciclaggio di denaro, fondati essenzialmente sulla carenza di disponibilità finanziaria dell'indagato in detto procedimento per gestire un commercio simile a quello da questi asseritamente praticato e sulla documentazione rinvenuta in occasione della perquisizione presso la sua abitazione. Rileva inoltre la necessità di eseguire ulteriori indagini anche riguardo all'accertamento della proprietà dell'orologio. Secondo il Ministero pubblico della Confederazione apparirebbe pure sospetto il fatto che l'orologio in questione, pagato secondo l'opponente US $ 250'000.--, sia stato acquistato in modo inusuale, allestendo diverse fatture, di diverso importo e prive di indicazioni riguardanti le modalità di consegna e di pagamento; tanto più che dagli atti risultano valori di stima di almeno fr. 600'000.-- e fino a fr. 1'076'000.--. Il ricorrente evidenzia poi l'esistenza di un rapporto di fiducia tra l'indagato e l'opponente e considera il provvedimento litigioso proporzionato anche tenuto conto del domicilio in Messico del secondo, che renderebbe ardua un'eventuale futura confisca dell'orologio. Ritiene infine che il giudizio impugnato, considerato che non risulterebbe pagata la multa doganale, doveva comunque ristabilire la situazione precedente l'adozione del sequestro penale e prevedere quindi la restituzione dell'oggetto alla Direzione generale delle dogane e non direttamente all'opponente. 2.2 Secondo l'art. 65 cpv. 1 PP gli oggetti che possono avere importanza come mezzi di prova devono essere sequestrati e posti in luogo sicuro o contrassegnati. Il loro detentore è tenuto a consegnarli a richiesta dell'autorità competente. Parimenti si possono sequestrare oggetti e beni patrimoniali sottostanti presumibilmente a confisca. Il sequestro è un provvedimento processuale di natura cautelare, destinato ad assicurare temporaneamente mezzi probatori come pure gli oggetti ed i valori patrimoniali presumibilmente sottoposti a confisca. Presupposto del sequestro è l'esistenza di sufficienti, oggettivi e concreti sospetti di reato nei confronti del detentore dell'oggetto o di un terzo. Al riguardo non occorre tuttavia porre delle esigenze troppo severe se l'inchiesta penale si trova nella sua fase iniziale. Diversamente dal giudice di merito, al Tribunale federale non incombe infatti eseguire a questo stadio del procedimento un'esauriente ponderazione delle circostanze a carico o a discolpa degli indagati e intraprendere una valutazione completa dell'attendibilità dei vari mezzi probatori disponibili. Occorre invece vagliare se l'autorità federale poteva ammettere l'esistenza di sufficienti e concreti indizi di reato (DTF 124 IV 313 consid. 4, 122 IV 91 consid. 4, 125 IV 222 consid. 2c inedito). 2.3 La Corte dei reclami penali ha sostanzialmente fondato l'annullamento del provvedimento cautelare sull'estraneità dell'opponente ai fatti dell'inchiesta, sulla circostanza ch'egli avrebbe sufficientemente dimostrato la sua proprietà dell'orologio e sull'inesistenza, risultante dagli atti, di relazioni dell'opponente con l'importatore di orologi di lusso indagato in Svizzera per sospetto riciclaggio. L'opponente medesimo ha tuttavia ammesso dinanzi all'autorità inquirente del Cantone di Basilea Città di conoscere l'indagato, con il quale intratteneva rapporti commerciali; nei suoi allegati di causa egli ha inoltre riconosciuto di avergli in precedenza già consegnato l'orologio litigioso per farlo periziare dal fabbricante Piaget, a Ginevra. In tali circostanze, l'accertamento secondo cui l'opponente non avrebbe intrattenuto relazioni con il principale indagato contrasta effettivamente con gli atti ed è quindi errato. Questa circostanza avrebbe suggerito alla precedente istanza di non attribuire un peso troppo rilevante alla denuncia per furto dell'opponente contro l'indagato, introdotta oltretutto dopo quattro mesi dal preteso reato. Comunque, nemmeno l'eventuale estraneità dell'opponente ai fatti incriminati è di per sé determinante nell'ambito dell'adozione della misura provvisionale, l'esistenza di sospetti di reato potendo, come visto, riferirsi sia al detentore dell'oggetto sia ad un terzo (DTF 124 IV 313 consid. 4). Per giustificare tale provvedimento, occorre che sussistano ragionevoli motivi per ritenere che il bene sequestrato si identifichi con quello pervenuto all'interessato quale frutto di un reato (DTF 122 IV 91 consid. 4); a questo stadio della procedura, non essendo (ancora) in discussione un'eventuale confisca, la questione della proprietà dell'orologio non è decisiva. Pertanto il fatto che l'opponente, secondo la precedente istanza, sarebbe il legittimo proprietario dell'orologio, non invalida di per sé la relazione dell'oggetto stesso con il reato di cui l'indagato è sospettato. Al proposito, il richiamo della Corte dei reclami penali a DTF 120 Ia 120 consid. 1b non appare pertinente, poiché tale sentenza concerne le conseguenze del dissequestro e indica i criteri per la restituzione dell'oggetto quando la titolarità del diritto reale sullo stesso è litigiosa. Il giudizio impugnato fa essenzialmente riferimento alla segnalazione 4 novembre 2003 della Direzione generale delle dogane al Ministero pubblico, dalla quale risulta che l'autorità doganale ritiene sufficientemente dimostrato il diritto di proprietà dell'opponente, soprattutto sulla base delle diverse fatture da lui presentate, univoche quanto alla sua identità. Tuttavia, il fatto che per tali motivi la Direzione delle dogane non consideri più giustificato il provvedimento cautelare dal profilo del diritto doganale, non comporta d'acchito l'infondatezza del sequestro penale ordinato dal Ministero pubblico della Confederazione nel quadro di un'inchiesta retta dalla PP. Ora, la presentazione di tre differenti fatture per il medesimo oggetto, redatte in modo generico, con altre date e diversi prezzi, di US $ 250'000.-- (in un caso) e di US $ 210'000.-- (negli altri due casi), può apparire sospetta, ove si consideri il possibile rilevante valore dell'orologio (fr. 1'076'000.-- secondo lo stesso fabbricante Piaget). Queste circostanze poco chiare, valutate considerando sia l'attività di importazione illegale di orologi di lusso svolta dall'indagato, sia gli ulteriori articoli del genere e gli scritti rinvenuti presso il suo domicilio, permettono di ritenere sufficienti i sospetti di reato e giustificato quindi il sequestro. Ciò anche in considerazione del fatto che l'inchiesta penale si trova in uno stadio iniziale e che una più approfondita delucidazione della fattispecie necessita certamente di ulteriori indagini ed approfondimenti. Il provvedimento cautelare, anche immobilizzando temporaneamente un valore patrimoniale dell'opponente, non gli impedisce di continuare a svolgere la sua attività commerciale e non pregiudica quindi irreparabilmente i suoi interessi professionali. Ritenuto altresì il suo domicilio all'estero, la criticata misura appare per finire rispettosa anche del principio della proporzionalità. 2.4 Va infine rilevato che, in concreto, il sequestro penale è stato ordinato dal Ministero pubblico della Confederazione presso la Direzione generale delle dogane, ove l'orologio Piaget era depositato e, in particolare, trattenuto a titolo di pegno doganale secondo l'art. 120 segg. della legge federale sulle dogane (LD; RS 631.0). Dalla segnalazione dell'Autorità doganale non risulta tuttavia chiaramente che gli obblighi doganali sarebbero stati nel frattempo estinti, né che un ricorso contro il sequestro del pegno doganale non sarebbe pendente (cfr. art. 121 cpv. 2 LD). In tali circostanze, mancando precisi accertamenti sull'eventuale necessità di trattenere ulteriormente l'orologio quale garanzia doganale, l'annullamento del sequestro penale non giustificava comunque la restituzione dell'oggetto direttamente nelle mani dell'opponente, come stabilito nel consid. 5 del giudizio impugnato.