Citation: 1A.305/1996 10.08.2000 E. 2

2.- Il ricorrente sostiene innanzitutto che il Consiglio di Stato del Cantone Ticino, legato alla vertenza da un manifesto interesse poiché un suo rappresentante siede nel Consiglio di amministrazione delle FART, si sarebbe dovuto astenere. Secondo l'art. 32 della legge ticinese di procedura per le cause amministrative del 19 aprile 1966 valgono per i membri delle Autorità amministrative i motivi di astensione e di ricusa previsti dal codice cantonale di procedura civile, ritenuto che, in caso di contestazione, decide l'Autorità superiore o, trattandosi di un membro di un'Autorità collegiale, questa stessa Autorità senza il membro ricusato o astenutosi (cpv. 1); quando sia ricusato l'intero Consiglio di Stato o la sua maggioranza, la ricusa è decisa dal Tribunale cantonale amministrativo (cpv. 2), e si propone con istanza motivata, contemporaneamente al primo atto di causa o tosto che il motivo di ricusa si verifichi o sia scoperto (cpv. 3). Questa via non è stata però seguita. La censura è pertanto inammissibile per il mancato esaurimento delle istanze cantonali; ci si può chiedere del resto se, non facendola valere dinanzi alle Autorità cantonali, il ricorrente non vi abbia implicitamente rinunciato, e se il fatto di invocarla solo ora non violi il principio della buona fede processuale (DTF 125 I 253 consid. 4 inedito, 124 I 121 consid. 2). La censura sarebbe comunque infondata. Il Consiglio di Stato non è un tribunale; la giurisprudenza relativa alla costituzione previgente derivava la garanzia della sua imparzialità dall'art. 4 vCost. (DTF 119 Ia 13 consid. 3a). Gli art. 29-32 Cost. non modificano, sotto questo aspetto, la situazione giuridica anteriore, anche se il requisito dell'imparzialità dell'organo esecutivo cantonale deve ora essere esaminato alla luce delle garanzie procedurali generali sancite dagli art. 8 cpv. 1 e 29 cpv. 1 Cost. (FF 1997 I 169 segg. ; Jörg Paul Müller, Grundrechte in der Schweiz, 3a ed., Berna 1999, pag. 582). Diversamente dagli art. 6 n. 1 CEDU e 30 cpv. 1 Cost. , applicabili ai tribunali, l'art. 29 cpv. 1 Cost. non impone l'indipendenza e l'imparzialità come massima d'organizzazione delle Autorità governative, amministrative o di gestione; la loro indipendenza deve quindi essere valutata tenendo conto delle specificità del caso (DTF 125 I 119 consid. 3d e f, 209 consid. 8a e riferimenti). Il membro di un'Autorità che rappresenta l'ente pubblico in un'impresa pubblica o mista esercita, in linea di principio, questa funzione nell'interesse pubblico e non in quello privato: così, un consigliere di Stato non è ricusabile per il solo fatto ch'egli siede nel Consiglio di amministrazione di una società anonima come rappresentante della collettività (DTF 107 Ia 135 consid. 2b e riferimenti). Alla stessa stregua non incombeva nella fattispecie ai membri del Consiglio di Stato ticinese l'obbligo di astenersi nella procedura di dissodamento per il fatto che un rappresentante del Cantone Ticino siede nel Consiglio di amministrazione dell'impresa ferroviaria che lo ha domandato.