Citation: B 72/02 12.12.2005 E. 4

Tema della presente controversia è sostanzialmente quello di sapere se, nel caso in cui un contributo di mantenimento dovuto a determinate condizioni, che dovevano essere accertate da un giudice, è stato pagato senza l'intervento di quest'ultimo, è comunque dato un diritto risultante dal giudizio di divorzio. 4.1 P.________ è stata unita in matrimonio con l'ex marito per oltre dieci anni (dal 1974 al 1993). Il primo presupposto legale e statutario (v. consid. 3.1) è così ossequiato. 4.2 Difetta per contro l'adempimento del secondo requisito, nel senso che la sentenza pretorile di divorzio stabilisce, in maniera inequivocabile, l'obbligo giuridico dell'ex marito di pagare il contributo alimentare soltanto fino al 2000, subordinando per contro la proroga, per cinque anni, del precedente assetto a determinate condizioni e requisiti. 4.3 La ricorrente ammette che non vi è pronunciato giudiziario di modifica per il periodo successivo al 2000. Rileva tuttavia che l'intervento del Pretore è venuto meno per il semplice fatto che l'ex marito ha riconosciuto fondato il suo diritto al contributo alimentare anche per il periodo successivo a quello stabilito in sentenza. L'insorgente parifica il versamento volontario a quello imposto dal giudice per mezzo di una sentenza di modifica. Siffatta argomentazione non può essere seguita. Decisivo è quanto stabilito nella sentenza. Ragioni riconducibili alla sicurezza del diritto e volte ad evitare abusi in sede di applicazione impongono rigore nella determinazione dei dati entranti in linea di conto. Dal profilo della praticabilità del diritto è di tutta evidenza che non può esservi disputa su quanto risulta nella sentenza di divorzio cresciuta in giudicato. Non altrettanto si potrebbe sostenere nel caso in cui bastassero le dichiarazioni delle parti - non sempre di agevole dimostrazione probatoria e pertanto di dubbia affidabilità -, a maggior ragione nel caso in cui una di esse fosse nel frattempo deceduta. Tale incertezza renderebbe comunque necessaria un'istruttoria non solo laboriosa in termini di tempo ma anche incerta quanto all'esito. Non basta infatti provare che un certo importo è stato versato, ma occorre anche dimostrarne il motivo, potendo tale versamento essersi verificato per inavvertenza o comunque per una causa diversa. Il riferimento alla certezza della situazione giuridica risultante da un pronunciato giudiziale merita quindi tutela e non vi è motivo per rimettere in discussione la giurisprudenza di questa Corte. 4.4 Anche se la presente fattispecie - nella misura in cui i versamenti dopo il 2000 possono trovare un certo fondamento nel giudizio pretorile - appare differente da quella esaminata in RSAS 1995 pag. 137 segg., in cui il defunto ex marito della ricorrente aveva versato contributi superiori rispetto a quelli stabiliti dalla sentenza di divorzio, ciò non toglie che la necessaria chiarezza richiesta dalla giurisprudenza (consid. 3.5) difetta anche nell'evenienza concreta. A tal proposito si rinvia anche alla sentenza inedita del 31 ottobre 1990 in re P., H 117/90, concernente l'applicazione del già citato vecchio art. 23 cpv. 2 LAVS, dove questa Corte ha precisato che non spetta agli organi dell'AVS - o, mutatis mutandis, della previdenza professionale - applicare i vecchi art. 151/152 CC o decidere se un contributo di mantenimento avrebbe dovuto essere riconosciuto dal giudice del divorzio, poiché ciò presupporrebbe l'esistenza di un titolo giuridico esecutivo. Ora, non fosse altro per la presenza delle menzionate condizioni materiali (mancato mantenimento del tenore di vita precedente, da comprovare dalla ex moglie) e formali (ricorso all'intervento del Pretore) nel giudizio di divorzio, mal si vede come quest'ultimo possa costituire un sufficiente titolo esecutivo per i contributi posteriori all'anno 2000. 4.5 La ricorrente non può nemmeno essere seguita quando reputa le esigenze poste dalla giurisprudenza eccessive e tali da fomentare inutilmente la litigiosità tra le parti. Essa dimentica infatti che alla modifica di un pronunciato di divorzio, sulle questioni d'ordine patrimoniale, si può giungere agevolmente e senza contenzioso giudiziale, facendo uso dell'istituto della transazione conclusa tra le parti e sottoposta al giudice per ratifica (Schwenzer, Praxiskommentar Scheidungsrecht, Basilea 2000, no. 54 all'art. 129 CC). O.________ doveva versare per sentenza alla ex moglie contributi alimentari "sino al 2000". Il fatto che, in assenza del necessario giudizio di modifica dell'assetto alimentare per il periodo successivo, egli abbia continuato anche dopo tale data, in sostanza fino alla sua morte, è come già si è detto irrilevante ai fini del presente giudizio. Ne consegue che la pronuncia impugnata dev'essere confermata, a P.________ non potendo essere riconosciuta una rendita vedovile.