Citation: 4C.168/2003 17.10.2003 E. 3

Dato che la controversia verte sull'interpretazione dell'art. 4 PS è importante stabilire, preliminarmente, quale sia la natura giuridica del piano sociale in esame. Infatti, qualora dovesse venir equiparato ad un contratto collettivo, le disposizioni normative in esso contenute - è indubbiamente tale l'art. 4, che regge i rapporti tra datore di lavoro e dipendenti - andrebbero interpretate alla stregua delle leggi, come ha ritenuto l'autorità cantonale; qualora, invece, si trattasse dell'adeguamento di contratti di lavoro individuali, questi andrebbero interpretati secondo i criteri validi per le manifestazioni di volontà (DTF 127 III 318 consid. 2a pag. 322). 3.1 Pochi sembrano essere gli autori che si sono finora chinati sulla questione. Wyler (Droit du travail, Berna 2002, pag. 361 e 365) definisce determinante il contenuto del piano sociale, salvo poi qualificarlo a dipendenza di chi lo ha allestito: può essere un atto unilaterale del datore di lavoro eventualmente sottoposto ad accettazione, una modifica del contratto di lavoro se è negoziato bilateralmente dalla rappresentanza dei dipendenti oppure un contratto collettivo se vi partecipano i sindacati. Secondo Vischer (in: Zürcher Kommentar, n. 102 ad art. 356 CO) il piano sociale è un contratto collettivo di carattere particolare; ma questo autore non si addentra in ulteriori spiegazioni. In modo più approfondito anche Klingenberg (Der Sozialplan in: ArbR 1989 pag. 41-43) avverte che i piani sociali possono rivestire forme diverse, a seconda delle parti che lo contraggono. Egli propende per il contratto collettivo - ma sui generis, dato che riguarda una situazione particolare - solo se l'obbligo di stipularlo rivolto ai datori di lavoro o alle loro associazioni e ai sindacati è ancorato a sua volta in un contratto collettivo, oppure se i sindacati agiscono per conto dei dipendenti insieme con le associazioni dei dipendenti, le commissioni aziendali o altri rappresentanti delle maestranze.