Citation: 1A.355/1999 11.09.2000 E. 4

4.-a) Limitandosi ad addurre la manifesta inutilità della documentazione in esame per il procedimento estero le ricorrenti misconoscono che la questione di sapere se tali informazioni siano necessarie o utili deve essere lasciata, di massima, all'apprezzamento delle Autorità richiedenti. Lo Stato richiesto non dispone infatti dei mezzi per pronunciarsi sull'opportunità di assumere determinate prove e non può sostituire il proprio potere di apprezzamento a quello dell'Autorità estera che conduce le indagini. La richiesta di assunzione di prove può essere rifiutata solo se il principio della proporzionalità, nella limitata misura in cui può esser applicato in procedure rette dalla CEAG (DTF 113 Ib 157 consid. 5a pag. 165, 112 Ib 576 consid. 13d pag. 603), sia manifestamente disatteso (DTF 120 Ib 251 consid. 5c) o se la domanda appaia abusiva, le informazioni richieste essendo del tutto inidonee a far progredire le indagini (DTF 122 II 134 consid. 7b, 121 II 241 consid. 3a). Ciò non si verifica in concreto. D'altra parte, l'esame dell'idoneità dei mezzi di prova è circoscritto a un giudizio "prima facie" e d'apparenza: per il resto la valutazione definitiva del materiale probatorio è riservata al Giudice estero del merito (DTF 118 Ib 547 consid. 3a in fine pag. 552, 117 Ib 64 consid. 5c pag. 88, 112 Ib 576 consid. 14a pag. 605). La trasmissione dei documenti richiesti all'Autorità estera è giustificata: essa, contrariamente all'Autorità svizzera, dispone di tutte le risultanze processuali e può pertanto valutare compiutamente la posizione degli inquisiti, accertandone, se del caso, l'estraneità ai fatti. b) Inoltre, i documenti che l'Autorità svizzera non deve trasmettere sono solo quelli che con sicurezza non sono rilevanti per il procedimento penale estero e per la fattispecie descritta nella rogatoria (art. 63 cpv. 1 AIMP; DTF 122 II 367 consid. 2c e d). Al riguardo giova rilevare che spetta alle persone o società interessate dimostrare, in modo chiaro e preciso, perché i documenti e le informazioni da trasmettere non presenterebbero alcun interesse per il procedimento estero: esse sono quindi tenute, pena la decadenza del loro diritto, di indicare all'Autorità di esecuzione quali documenti, e per quali motivi, non dovrebbero, secondo loro, essere trasmessi. Dal profilo della buona fede non sarebbe infatti ammissibile che il detentore di documenti sequestrati lasci che l'Autorità di esecuzione proceda da sola alla cernita degli atti, senza parteciparvi, per rimproverarle in seguito, nell'ambito di un ricorso, d'aver violato il principio della proporzionalità (DTF 126 II 258 consid. 9b e c). La questione di sapere se le ricorrenti, che nel loro memoriale di opposizione si sono limitate ad addurre la mancanza di prove a carico degli inquisiti e l'inutilizzabilità dei documenti bancari secondo gli art. 407, 416 e 417 Codice di procedura penale (CPP) italiano, hanno trascurato il loro dovere di cooperazione con l'Autorità di esecuzione può rimanere aperta, visto che la censura è comunque infondata. Le ricorrenti si limitano infatti ad asserire che tutti i documenti sarebbero inutili poiché privi di qualsiasi riferimento con i sospettati versamenti illeciti: esse non indicano tuttavia quali singoli atti sarebbero sicuramente irrilevanti per il procedimento penale estero, e nemmeno spiegano, sempre per ogni singolo documento, perché esso non dovrebbe venire trasmesso; tale compito non spetta al Tribunale federale (DTF 126 II 258 consid. 9c in fine, 122 II 367 consid. 2d pag. 371 seg. ). Non è manifestamente sufficiente addurre che il MPC non ha proceduto ad analizzare le operazioni effettuate sul conto in discussione, dalle quali risulterebbe che le operazioni sarebbero di natura tale da escludere qualsiasi relazione con il prospettato reato: tale compito spetta alle ricorrenti. Non v'è quindi alcun motivo per ritornare l'incarto al MPC affinché motivi la decisione impugnata, che adempie i criteri richiesti dall'art. 80d AIMP (DTF 124 II 184 consid. 3 inedito, apparso in Rep 1998, pag. 152 segg. ). Del resto, un' eventuale violazione del diritto di essere sentito, derivante da un difetto di motivazione, sarebbe stata sanata nell'ambito della presente procedura di ricorso (DTF 124 II 132 consid. 2d, 117 Ib 64 consid. 4 pag. 87; Zimmermann, op. cit. , n. 273). c) Neppure l'asserita inidoneità dei documenti bancari a causa dell'irrilevanza cronologica dei fatti di cui sono sospettati i periti inquisiti, avvenuti a Roma dal 1986 in poi, può condurre al rifiuto dell'assistenza. La circostanza che la perizia litigiosa sarebbe stata depositata prima dell'agosto 1988 e che il conto in discussione è stato aperto solo in data 10 ottobre 1991 non dimostra ancora che tale documentazione sarebbe inidonea a far progredire le indagini estere. Le Autorità italiane intendono proprio individuare a quali persone è pervenuto, dopo la commissione del prospettato reato, l'eventuale provento (DTF 124 II 180 consid. 3 inedito, 121 II 241 consid. 3c; cfr. Zimmermann, op. cit. , n. 478). Anche la censura secondo cui il fatto che i versamenti illeciti sarebbero avvenuti, in contanti, sul territorio italiano escluderebbe, vista l'irrilevanza territoriale, la trasmissione di documenti bancari svizzeri è priva di qualsiasi fondamento. In effetti, dalle perquisizioni esperite dagli inquirenti italiani è emerso che A.________ avrebbe trasferito il provento del reato presso istituti di credito svizzeri, segnatamente sul conto Q.________ presso la Banca del Gottardo di Lugano (causa 1A.356/1999, nota al patrocinatore delle ricorrenti). Non si è pertanto neppure in presenza di un'inammissibile istanza volta alla ricerca indiscriminata di prove (DTF 125 II 65 consid. 6b/aa pag. 73 e rinvii, 121 II 241 consid. 3a pag. 243, 118 Ib 547 consid. 3a).