Citation: 5A_84/2022 E. 2.3.2

2.3.2. La ricorrente discute poi l'ammissibilità di alcuni documenti (doc. 8 e doc. 9) e si duole di una violazione dell'art. 20a cpv. 2 n. 2 LEF. Giusta l'art. 20a cpv. 2 n. 2 LEF l'autorità di vigilanza constata i fatti d'ufficio. Essa può chiedere la collaborazione delle parti e, se rifiutano di prestare la collaborazione che da esse ci si può ragionevolmente attendere, dichiararne irricevibili le conclusioni. La procedura di ricorso davanti all'autorità di vigilanza sottostà quindi alla massima inquisitoria, la quale è tuttavia temperata dall'obbligo delle parti di collaborare (DTF 140 III 175 consid. 4.3 con rinvio; sentenza 5A_536/2021 dell'8 settembre 2021 consid. 4.2.2). In merito al doc. 8, la ricorrente lamenta che l'autorità di vigilanza avrebbe a torto omesso di prenderlo in considerazione. È vero che la ricevibilità di tale documento pare pacifica se esso era già realmente presente negli atti presentati davanti all'UE; ciononostante, affermando che da siffatto documento risulti la molteplicità dei tentativi di notifica infruttuosi, la ricorrente ribadisce un fatto comunque già accertato dalla Corte cantonale. In riferimento al doc. 9, la ricorrente afferma che essa non poteva sapere fino alla duplica che i tentativi di notifica del precetto esecutivo sarebbero stati uno dei temi principali della procedura (visto lo "scarno" ricorso della debitrice), motivo per cui tale documento sarebbe ammissibile, visto l'obbligo dell'autorità di vigilanza di constatare i fatti d'ufficio. Essa non si confronta tuttavia con l'argomentazione della Corte cantonale, la quale le ha spiegato che il suo dovere di accertare d'ufficio i fatti pertinenti presuppone che essi siano stati allegati già davanti all'organo esecutivo o risultino dagli atti (v. DTF 123 III 328 consid. 3 in fine; 119 III 70 consid. 1; sentenze 5A_405/2017 del 14 novembre 2017 consid. 2.3; 5A_77/2013 del 14 giugno 2013 consid. 4.1) e le ha rimproverato di non aver dimostrato di essere stata impedita di far valere il doc. 9 già con le sue osservazioni al ricorso (v. art. 229 cpv. 1 CPC). La censura si rivela pertanto inammissibile (sia in ogni modo precisato che l'asserita pochezza del ricorso cantonale non rendeva caduco il suo onere di proporre tutti gli argomenti a sua disposizione).