Citation: I 384/06 04.07.2007 E. 6

Il dott. A.________, che aveva avuto in cura l'interessato durante il suo soggiorno (dal 29 luglio 2003 al 15 gennaio 2004) presso il Centro X.________ di L.________ e che, oltre ai reperti diagnostici menzionati in entrata, aveva riferito pure di uno stato da delirium tremens e crisi epilettiche probabilmente astinenziali, di un'encefalopatia etilica con incipiente atrofia corticale e cerebellare nonché di una sindrome depressiva recidivante con status da tentamen medicamentoso (1990), ha ritenuto oggettivamente inimmaginabile un rientro dell'assicurato nell'attività lavorativa (rapporto del 18 dicembre 2003). Per parte sua, il dott. C.________, osservando come la situazione - caratterizzata da un rendimento intellettuale nettamente ridotto, da frequenti attacchi di ansia con somatizzazione, da una marcata tendenza all'impulsività, da un umore piuttosto depresso, da un istinto vitale ridotto al minimo, da un'autostima quasi assente e da una progettualità praticamente inesistente - non poteva far parte dell'abuso etilico dal momento che con la riduzione a livelli "normali" i sintomi non erano scomparsi, ma doveva far parte di una psicopatologia mai accertata ma sicuramente non dipendente dall'abuso etilico, dopo avere riferito di un'incapacità lavorativa del 50% tenendo conto del solo aspetto somatico e dopo avere rilevato, per la complessità del caso e per l'asserito peggioramento della situazione dal profilo psichico, la necessità di una valutazione da parte del Servizio accertamento medico dell'assicurazione invalidità (SAM), ha attestato un'incapacità lavorativa oltre al 50% in qualsiasi professione (referto del 28 giugno 2005). Dal profilo psichiatrico, dopo avere ripercorso l'anamnesi personale, familiare (in cui sembra esservi una forte predisposizione per degli stati depressivi e per la dipendenza da sostanze alcoliche) e professionale, aver posto la diagnosi di disturbo dipendente di personalità (ICD-10 F60.7) e di sindrome di dipendenza da sostanze alcoliche (ICD-10 F10.24), e avere proceduto all'esame dello stato psichico, mettendo in evidenza tra l'altro capacità cognitive limitate e difficoltà relazionali ed emozionali, la dott.ssa B.________ ha concluso, dal solo punto di vista psichiatrico, per un'inabilità lavorativa, definitiva, duratura e permanente del 50% e considerato un ritorno a un'attività al 50% piuttosto teorico (rapporto del 7 settembre 2004). Dal canto suo, lo psicologo G.________, nel proprio rapporto del 27 giugno 2005, ha evidenziato la presenza di importanti vissuti abbandonici legati all'infanzia, e ha precisato che, nel contesto patologico, il consumo alcolico sarebbe (stato) utilizzato per arginare la manifestazione di stati di angoscia. Dopo avere tra l'altro formulato la diagnosi di disturbo di personalità schizoide con tratti di immaturità (ICD-10 F60.8) e, subordinatamente, di sindrome di dipendenza da sostanze alcoliche (F10.24), lo specialista ha osservato che la situazione avrebbe compromesso e comprometterebbe tuttora le capacità relazionali-emotive dell'assicurato, il quale vivrebbe una situazione di isolamento sociale. In conseguenza del disturbo della personalità, M.________ è stato considerato inabile al lavoro nella misura del 50% in maniera duratura e permanente. Alla luce di queste considerazioni specialistiche, la tesi dell'amministrazione, che si è fondata sull'apprezzamento del SMR, non appare, quantomeno sulla base della documentazione fin qui in possesso, convincente. L'UAI, che peraltro non sembra avere fatto capo alla valutazione di uno specialista psichiatrico, non poteva in particolare essere seguito nella misura in cui ha osservato che l'incapacità lavorativa determinata dalla psichiatra troverebbe riscontro nella necessità di proseguire l'iter di disintossicazione, ma non potrebbe essere considerata inabilitante per se stessa. In realtà, il referto della dott.ssa B.________ dice tutt'altra cosa. La sua valutazione per una incapacità lavorativa del 50% è stata ritenuta definitiva. Solo il recupero dell'altro 50% sembrerebbe essere stato condizionato dall'esito riabilitativo e reintegrativo del processo di disintossicazione. Inoltre, indipendentemente dal fatto che l'assicurato abbia potuto seguire una formazione e svolgere per un periodo relativamente lungo un'attività lavorativa - circostanza, questa, che effettivamente non può essere ignorata -, l'affermazione del SMR, secondo cui le competenze per un'attività senza impegno intellettivo sarebbero presenti, contrasta chiaramente con le conclusioni - anch'esse non sempre convincenti e sufficientemente motivate - degli specialisti.