Citation: 1C_591/2023 E. 4.2

4.2. La Corte cantonale, dopo essersi diffusamente espressa, richiamando la dottrina e la giurisprudenza del Tribunale federale, sulle condizioni poste affinché la messa a dimora di determinate piante comporti l'obbligo di autorizzazione edilizia (cfr. a riguardo consid. 5 della decisione impugnata), ha accertato che l'art. 29 cpv. 8 NAPR è entrato in vigore con l'approvazione della variante del Consiglio di Stato del 12 febbraio 2008 e che precedentemente solo gli edifici e le cinte erano soggetti a limitazioni destinate a preservare la vista. Sulla base degli atti, ritenuto che l'art. 29 cpv. 8 NAPR non era ancora entrato in vigore, e che pertanto non sussisteva né un interesse ad un controllo preventivo, né un effettivo contrasto con il diritto materiale, i giudici cantonali hanno dedotto che la messa a dimora delle piante sui mappali yyy e zzz è avvenuta in modo formalmente e materialmente legittimo. Per quanto attiene i cipressi, l'acero palmato, le camelie, il rododendro arboreo, l'araucaria del Cile, il nespolo del Giappone, le palme e gli altri arbusti di vario genere disposti in punti differenti del giardino sui mappali yyy e zzz e arretrati dalla strada, non generando particolari ripercussioni sull'ambiente circostante e sul paesaggio, e rientrando piuttosto nel normale sfruttamento di un giardino privato situato in zona edificabile, la Corte cantonale ha scartato la necessità di un permesso di costruzione in base all'art. 22 cpv. 1 LPT. Per quanto attiene invece il complesso di vegetazione, composto prevalentemente da ceppi di lauroceraso presenti nello spazio lungo circa 19.00 m intercorrente tra il subalterno B del mappale yyy e il confine con la particella vvv, nell'angolo sud-ovest del mappale zzz, i giudici cantonali, pur ammettendo, tenuto conto della sensibilità dei luoghi derivante dall'entrata in vigore dell'art. 29 cpv. 8 NAPR, l'esigenza di una licenza edilizia, non hanno ritenuto giustificato, a fronte della particolarità della fattispecie, l'avvio di una procedura di rilascio del permesso a posteriori. Ciò poiché vi osta il principio di non retroattività delle leggi, posto che la situazione non si sarebbe modificata in modo rilevante dall'entrata in vigore della citata norma e che, nella misura in cui le piante mantengono essenzialmente lo stesso sviluppo, sono in principio protette nella loro situazione, perlomeno finché muoiono o vengono tagliate. La Corte cantonale ha inoltre escluso un'applicazione retroattiva dell'art. 29 cpv. 8 NAPR, ritenendo che da questa norma non può essere in particolare dedotto l'obbligo di capitozzare o potare le piante preesistenti divenute in contrasto con il nuovo diritto, e che pertanto, anche nella misura in cui non risultassero conformi ai nuovi limiti di altezza, beneficerebbero comunque della tutela delle situazioni acquisite. Ha così concluso che, in simili circostanze, l'avvio di una procedura di rilascio del permesso di costruzione in sanatoria non risulta giustificato.