Citation: 1P.365/1999 24.02.2000 E. 3.-

Sempre secondo la ricorrente, la Corte avrebbe poi violato il principio della celerità, per aver emanato la sentenza un anno e otto mesi dopo l'introduzione dell' istanza tendente all'ottenimento del risarcimento. Il principio della celerità derivante dall'art. 29 cpv. 1 Cost. e già desumibile dall'art. 4 vCost., nonché dall'art. 6 n. 1 CEDU, prevede che la procedura giudiziaria debba essere conclusa entro un termine ragionevole. Per de- terminare se questo principio è stato violato occorre esa- minare, di caso in caso, la complessità della causa, la natura dei delitti o dei crimini di cui l'accusato è so- spettato, il comportamento delle parti e delle autorità ed effettuare una valutazione in base a un apprezzamento glo- bale del lavoro svolto: perché sussista una violazione non basta infatti che un determinato atto avesse potuto essere compiuto anticipatamente (DTF 125 V 373 consid. 2b/aa, pag. 375/376, 124 I 139 consid. 2c, 119 Ib 311 consid. 5b, 107 Ib 165 consid. 3c; Villiger, op. cit., n. 452 e segg.; An - dreas Donatsch, Das Beschleunigungsgebot im Strafprozess gemäss art. 6 Ziff. 1 EMRK in der Rechtsprechung der Kon- ventionsorgane, in: Aktuelle Fragen zur Europäischen Men- schenrechtskonvention, Zurigo 1994, pag. 76 e segg.; Arthur Haefliger/Frank Schürmann, Die Europäische Menschenrechts- konvention und die Schweiz, Berna 1999, pag. 205 e rinvii). Nella fattispecie, l'incarto di cui i Giudici can- tonali hanno dovuto occuparsi per determinarsi sulla fonda- tezza delle richieste della ricorrente è voluminoso e com- plesso: basti ricordare che il procedimento penale a carico della ricorrente è stato congiunto (senza che la stessa vi si opponesse) con quello del marito. La durata dei procedi- menti penali, dipendenti da numerose denunce e controdenun- ce, e che vedevano coinvolte parecchie persone, nonché la complessità dei fatti non hanno certamente facilitato il compito dei Giudici cantonali. Tenuto conto di queste cir- costanze, la durata della procedura davanti alla CRP non può ritenersi eccessiva. Del resto, la ricorrente ha sì sollecitato due volte, il 18 marzo 1998 e l'11 marzo 1999, l'evasione della causa. Dalla documentazione agli atti non si riscontra però che essa abbia adito le istanze ricorsua- li superiori (ricorso di diritto pubblico al Tribunale fe- derale per ritardata giustizia contro la pretesa inattività della CRP), per cui una decisione sull'eventuale ritardo a statuire esulerebbe comunque dal presente giudizio.