Citation: 6B_610/2023 E. 5.2.2

5.2.2. Secondo la giurisprudenza, la carcerazione di sicurezza dev'essere oggetto di un controllo periodico del rispetto dell'imperativo di celerità e della proporzionalità durante il periodo compreso tra il deposito dell'atto di accusa (art. 220 cpv. 2 CPP) e l'emanazione della sentenza di primo grado. In questo lasso temporale, il citato controllo spetta al giudice dei provvedimenti coercitivi (art. 227 CPP), le cui decisioni sono impugnabili dinanzi alla giurisdizione di reclamo (art. 222 e 393 cpv. 1 lett. c CPP; DTF 139 IV 186 consid. 2.2.1; 137 IV 180 consid. 3.5). Con l'emanazione della sentenza di primo grado, il tribunale di prime cure si trova investito della competenza di decidere se il condannato debba essere posto o mantenuto in carcerazione di sicurezza (art. 231 cpv. 1 CPP). La proroga della carcerazione per una durata superiore a tre mesi dopo la comunicazione del dispositivo di prima istanza, questione che dovrebbe porsi solo eccezionalmente (combinati disposti art. 351 e 84 cpv. 2 e 4 CPP), dev'essere esaminata d'ufficio dal tribunale di primo grado, a cui incombe di valutare se essa rispetta l'imperativo di celerità e il principio della proporzionalità. La relativa decisione è impugnabile dinanzi alla giurisdizione di reclamo (art. 393 cpv. 1 lett. b CPP; DTF 139 IV 186 consid. 2.2.2). Dal momento in cui è adito il tribunale d'appello (art. 399 cpv. 2 CPP), gli art. 231 segg. CPP attribuiscono a chi dirige il procedimento in sede di appello diverse competenze in materia di carcerazione di sicurezza. Può capovolgere la decisione del tribunale di primo grado di scarcerare l'imputato prosciolto (art. 231 cpv. 2 CPP); ordinarne la carcerazione se i relativi motivi emergono soltanto durante la procedura di appello (art. 232 CPP) e decidere sulle domande di scarcerazione inoltrate in pendenza di appello (art. 233 CPP). A queste competenze la giurisprudenza ha aggiunto quella di mantenere il condannato in carcerazione di sicurezza nel caso in cui il tribunale di primo grado abbia trascurato di pronunciarsi al riguardo (DTF 139 IV 277 consid. 2.2). Nella DTF 139 IV 186 il Tribunale federale ha esaminato se anche durante la procedura d'appello la carcerazione di sicurezza dovesse essere sottoposta a un controllo periodico. Alla luce dell'organizzazione dei rimedi giuridici a livello cantonale e federale, nonché dell'esame degli art. 231 cpv. 2, 232 e 233 CPP e dei relativi materiali preparatori - dal quale non emerge alcun margine per l'introduzione di un controllo periodico della carcerazione nella fase appellatoria del procedimento penale - tenuto conto inoltre dell'esistenza di gravi indizi di reato nella fase di appello rafforzata dalla condanna pronunciata in primo grado, nonché della durata generalmente più breve della procedura di appello rispetto a quella di primo grado, e considerata infine la possibilità per l'imputato di presentare in ogni tempo una domanda di scarcerazione (art. 233 CPP), il Tribunale federale ha ritenuto che, una volta adita la giurisdizione di appello, la carcerazione di sicurezza non dev'essere (più) oggetto di un controllo periodico (DTF 139 IV 186 consid. 2.2.3).