Citation: 2C_167/2021 E. 4.2.2

4.2.2. L'atto illecito ravvisato nell'impugnativa in relazione all'allontanamento pronunciato il 22 giugno 2018 dalle autorità migratorie ticinesi consisterebbe infatti - secondo quanto indicato dall'insorgente medesima - nell'esclusiva verifica di un eventuale diritto di soggiorno nell'ottica dell'accordo sulla libera circolazione delle persone, invece che (anche) nell'ottica del diritto interno quindi, in questo stesso contesto, nella mancata presa di posizione sulla sua situazione previdenziale. Così argomentando - senza per altro riferirsi al diritto in concreto applicabile nel merito, ovvero alla LResp/TI, se non di sfuggita - non considera tuttavia: (a) che contro una misura di allontanamento presa dopo la pronuncia di una revoca o di un diniego del rinnovo di un permesso di soggiorno cresciuti in giudicato, critiche che attengono ancora alla questione del diritto a un simile permesso, che hanno potuto essere presentate ed esaminate già in precedenza davanti a più istanze, non sono più lecite (DTF 137 II 305 consid. 1.1; sentenza 2C_990/2017 del 6 agosto 2018 consid. 1.6 con rinvii; UEBERSAX/PETRY/HRUSCHKA/FREI/ERRASS, Migrationsrecht in a Nutshell, 2021, ad 4/a/aa pag. 186); (b) che, nella citata sentenza 2C_205/2017 del 12 giugno 2018, il Tribunale federale ha esaminato la questione del diritto al soggiorno in Svizzera nell'ottica dell'accordo sulla libera circolazione delle persone nella misura in cui lo stesso era più favorevole alla ricorrente (art. 2 cpv. 2 LStrI), applicando per il resto anche il diritto interno (consid. 9 con riferimento all'art. 96 LStr, che impone un esame della proporzionalità e che ha quindi condotto anche il Tribunale federale a una ponderazione dei vari aspetti in discussione); (c) che richieste relative ad altre tipologie di permessi rispettivamente a nuove situazioni andavano/vanno formulate davanti alle istanze cantonali preposte, come per altro la ricorrente mostra di sapere (sentenza 2C_926/2020 dell'8 dicembre 2020 consid. 1.2, relativa all'insorgente medesima la quale, dopo essersi vista negare "in via definitiva" il diritto a un permesso di soggiorno con la sentenza 2C_205/2017 e fissare un termine per lasciare la Svizzera, non ha in realtà lasciato il territorio elvetico ma ha di nuovo - anche se invano - percorso ogni grado di giudizio: tra le altre cose, per chiedere alle autorità migratorie un permesso quale "caso di rigore", oltre che per reiterare la denuncia di una mancata coordinazione a livello di regimi di sicurezza sociale, cui si richiama in relazione alla pretesa di risarcimento); (d) che neppure è possibile dire che l'allontanamento sia stato messo in atto per non consentire all'insorgente una parità di trattamento con i pensionati AVS, perché questo provvedimento è stato preso in ragione del fatto che la stessa non disponeva più del permesso di soggiorno necessario, così come confermato anche in ultima istanza federale con la già più volte citata sentenza 2C_205/2017 (in relazione alla quale è stata poi presentata sia una domanda di revisione [respinta, nella misura in cui fosse ammissibile, con sentenza 2F_12/2018 del 10 agosto 2018] sia un'azione di risarcimento danni in base alla legge federale sulla responsabilità della Confederazione, dei membri delle autorità federali e dei funzionari federali [LResp; RS 170.32; dichiarata manifestamente inammissibile con sentenza 2E_1/2020 del 13 febbraio 2020]).