Citation: 2C_1183/2016 E. 6

Il ricorrente infine invoca la protezione della vita privata ai sensi dell'art. 8 n. 1 CEDU per contestare la revoca in esame. Dallo stretto profilo della protezione della vita privata, l'art. 8 CEDU permette di vedersi rilasciare un'autorizzazione di soggiorno tuttavia soltanto se sono adempite condizioni restrittive. Lo straniero deve infatti stabilire l'esistenza di legami sociali e professionali particolarmente intensi con la Svizzera, i quali devono superare in modo notevole quelli scaturenti da un'ordinaria integrazione. Il Tribunale federale non parte da un approccio schematico che consisterebbe a presumere che, a partire di una certa durata di soggiorno nel nostro Paese, lo straniero abbia messo radici e fruisca per tal motivo di un diritto di presenza. Esso effettua invece una ponderazione dei contrapposti interessi, la durata del soggiorno in Svizzera essendo uno degli elementi che viene preso in considerazione (DTF 130 II 281 consid. 3.2.1 pag. 286 e rinvii; sentenze 2C_170/2017 del 15 febbraio 2017 consid. 3.1; 2C_739/2016 del 31 gennaio 2017 e rispettivi riferimenti). Ora, come illustrato in precedenza (cfr. consid. 5.3), il ricorrente ha ripetutamente infranto l'ordine pubblico, venendo condannato ben diciassette volte, è oberato di debiti, non lavora da anni e dipende tuttora dalle prestazioni dell'assistenza pubblica: egli non può all'evidenza fare valere di avere raggiunto il livello d'integrazione particolarmente elevato richiesto dalla giurisprudenza, la lunga permanenza in Svizzera e la rete di amici e di conoscenze che pretende di avere non essendo all'evidenza sufficienti a tal fine. Su questo punto il ricorso si rivela infondato e, come tale, va respinto.