Citation: 6B_1379/2019 E. 8.3

8.3. La ricorrente sostiene che la violenta commozione dell'animo sarebbe realizzata, essendosi sentita moralmente in obbligo di aiutare le persone in questione dopo avere visto la drammaticità della situazione a Como. A suo dire, l'adempimento di questa attenuante sarebbe comprovato anche dall'esistenza dell'ulteriore fattore di attenuazione della pena dello stato di grave angustia (art. 48 lett. a n. 2 CP). Premesso che quest'ultima attenuante è stata ammessa a torto dalla CARP (cfr. sentenza 6B_1368/2019, citata, consid. 3.3), nella fattispecie la ricorrente non ha avuto una reazione immediata a seguito di un sentimento violento improvviso, ma ha pianificato diversi trasporti, aiutando 20 cittadini stranieri ad entrare illegalmente in Svizzera sull'arco di un periodo di due settimane. L'attenuante dell'avere ceduto ad una violenta commozione dell'animo scusabile per le circostanze non è quindi manifestamente adempiuta. Quanto allo stato di profonda prostrazione, la CARP l'ha escluso già soltanto per il fatto che, prima dell'inizio dei reati, il contatto della ricorrente con la situazione dei migranti a Como non è durato per lungo tempo, ma soltanto per poco più di un mese. In questa sede, l'interessata si limita ad addurre di essere attiva nell'ambito dell'aiuto umanitario ai migranti sin dall'anno 2000 e che occorrerebbe tenere conto della frustrazione vissuta per "lunghi anni", che l'avrebbero condotta ad uno stato di burn-out. Tuttavia la questione di sapere se sia dato o meno uno stato di profonda prostrazione scusabile deve essere valutata sulla base dei fatti accertati nella sentenza impugnata (cfr. DTF 119 IV 202 consid. 2a pag. 205). In concreto, la CARP ha accertato che i migranti si sono accampati nel giardino pubblico presso la stazione ferroviaria dall'inizio del mese di luglio del 2016, che la situazione è stata successivamente presa a carico da una serie di associazioni umanitarie, tra cui quella della ricorrente, e che, dal mese di agosto, prima ch'ella iniziasse i trasporti incriminati, l'emergenza era gestita sul posto dalle autorità comunali e dalle associazioni che garantivano la soddisfazione dei bisogni fondamentali dei migranti. Sulla base di questi fatti, tenuto conto in particolare della durata limitata della situazione di precarietà a Como prima della commissione dei reati e del fatto che le misure messe in atto in loco stavano frattanto contribuendo a migliorare le condizioni dei migranti, la CARP ha rettamente negato l'attenuante di uno stato di profonda prostrazione della ricorrente. La generica asserzione secondo cui sarebbe stata attiva da molti anni nel campo dell'aiuto umanitario non basta a sovvertire questa conclusione. Ciò, ove si consideri altresì che non è dato di sapere in che misura la ricorrente abbia vissuto esperienze analoghe in precedenza e che comunque, per quanto riguarda gli eventi avvenuti a Como, determinanti per il giudizio, la situazione al momento in cui ha agito era evoluta in modo favorevole rispetto all'inizio dell'accampamento. Ne consegue che, negando gli estremi dell'attenuante specifica, la CARP non ha violato l'art. 48 lett. c CP.