Citation: 5A_295/2009 23.12.2009 E. B

Con ricorso in materia civile del 30 aprile 2009 i convenuti qui ricorrenti chiedono al Tribunale federale, previo conferimento dell'effetto sospensivo, di annullare le summenzionate due disposizioni del Pretore. Essi si prevalgono di una violazione del segreto redazionale (art. 17 cpv. 3 Cost. e 10 CEDU) e ritengono la prova ordinata inutile. La Presidente della Corte adita ha, con decreto del 25 maggio 2009, conferito effetto sospensivo al ricorso. Con risposta del 26 ottobre 2009 gli opponenti propongono la reiezione del ricorso. Essi indicano che il segreto di redazione non è assoluto, ma devono essere ponderati gli interessi in gioco, e negano che in concreto la decisione impugnata causi un danno irreparabile, perché i nominativi delle persone intervistate non verrebbero divulgati pubblicamente, ma unicamente comunicati agli avvocati della presente causa, che sottostanno al segreto professionale, e al giudice, che è legato al segreto d'ufficio. Affermano inoltre che la mancata produzione delle prove richieste violerebbe il loro diritto di essere sentiti e ribadiscono di essere in primo luogo interessati al contenuto delle informazioni per dimostrare l'unilateralità del servizio. Asseverano pure che qualora essi non potessero provare "un accanimento e una denigrazione mediatici nei loro confronti" sarebbero pure lesi gli art. 10 (libertà personale) e 13 (diritto alla sfera personale) della Costituzione federale. Diritto: