Citation: 8C_381/2019 E. 4.1

4.1. Il Tribunale amministrativo federale ha ricordato che provvede a delimitate condizioni a un esame di adeguatezza in materia di diritto del personale federale. Nel merito, la Corte federale di primo grado ha illustrato la normativa relativa ai motivi di disdetta. Essa ha ricordato che fra gli obblighi legali o contrattuali di cui all'art. 10 cpv. 3 lett. a LPers rientrano quelli previsti all'art. 20 cpv. 1 LPers: una violazione sussiste anche in presenza di comportamenti illegali, penalmente reprensibili o anche solo sconvenevoli nei confronti dei superiori o dei datori di lavoro. Il Tribunale amministrativo federale ha ribadito che il volersi disfare di un impiegato difficile non fonda un motivo di disdetta. Riferendosi poi all'art. 10 cpv. 3 lett. b LPers, la Corte precedente ha affermato che il comportamento del dipendente deve condurre a una perturbazione del funzionamento del servizio o ledere il rapporto di fiducia in essere tra lui e il suo superiore. I primi giudici hanno precisato altresì che un avvertimento, antecedente alla disdetta, non è necessario quando il rapporto di fiducia è rotto in maniera irreparabile o quando si rivela inutile. Secondo i giudici precedenti l'episodio del 30 novembre 2017, aspetto in definitiva ammesso dal ricorrente, è chiaramente un comportamento penalmente reprensibile nei confronti del superiore e lede gli obblighi contrattuali e legali. Esso configura altresì una grave mancanza atta a ledere il rapporto di fiducia con il superiore. Il Tribunale amministrativo federale ha osservato che il ricorrente ha sempre riscontrato problemi nel suo comportamento sociale, tanto che qualche settimana prima del noto episodio aveva già adottato un comportamento irrispettoso nei confronti del suo superiore. I primi giudici hanno sottolineato che l'aspetto problematico del ricorrente non è il lavoro in quanto tale, ma il suo rapporto con la gerarchia. Nella valutazione della gravità della situazione il Tribunale amministrativo federale ha tenuto conto della particolare funzione svolta dal ricorrente dal profilo della sicurezza pubblica, chiamato a intervenire con i suoi colleghi nella galleria del San Gottardo per impieghi regolari e d'emergenza, anche alla guida di veicoli di servizio, perché la minaccia ha sostanzialmente creato una spaccatura nel gruppo, a prescindere dalle dichiarazioni dei colleghi. I primi giudici hanno considerato irrilevante la posizione del ricorrente, portavoce dei colleghi, che esprimevano malessere nei confronti del superiore: tale ruolo non potrebbe in ogni caso giustificare minacce di morte nei confronti del superiore. La Corte federale di primo grado ha osservato che il ricorrente non si è mai pentito della sua dichiarazione, ma ha soltanto banalizzato il suo agire. Così facendo, il ricorrente ha quindi distrutto irrimediabilmente il rapporto di fiducia, a tal punto da giustificare un licenziamento senza avvertimento previo, siccome egli non avrebbe modificato il suo comportamento. I primi giudici hanno pertanto confermato la decisione amministrativa, non ritenendo necessari ulteriori accertamenti.