Citation: 1C_39/2022 E. 3.3

3.3. La ricorrente adduce che la diversa lettura dell'art. 38 cpv. 2 LE, incentrata sull'interpretazione storica della norma, proposta dal suo architetto sarebbe preferibile a quella operata dalle autorità cantonali. Con quest'assunto essa disattende tuttavia che non risulta arbitrio dal semplice fatto che la soluzione da essa proposta potrebbe entrare in linea di conto o sarebbe addirittura preferibile; non spetta infatti al Tribunale federale valutare qual'è l'interpretazione corretta che l'autorità cantonale avrebbe dovuto dare alla citata norma o quale sarebbe la lettura storica e urbanistica più corretta della stessa, dovendo soltanto stabilire se l'interpretazione fattane è sostenibile (DTF 144 III 145 consid. 2; sull'interpretazione delle leggi vedi DTF 147 I 241 consid. 5.7.1; 147 IV 297 consid. 2.3.1 pag. 317). Né la ricorrente motiva, in modo chiaro e preciso (art. 106 cpv. 2 LTF; DTF 147 IV 73 consid. 4.1.2), che in tale ambito si sarebbe in presenza di un accertamento dei fatti svolto in modo manifestamente inesatto, vale a dire arbitrario (art. 97 cpv. 1 e art. 105 cpv. 1 LTF; DTF 147 I 73 consid. 2.2; 145 V 188 consid. 2). La circostanza che le conclusioni poste a fondamento del giudizio impugnato, peraltro fondate su valutazioni condivisibili, non concordino con quelle ricorsuali non ne dimostra l'arbitrarietà (DTF 144 II 281 consid. 3.6.2). Le generiche critiche ricorsuali non dimostrano neppure che le conclusioni dei giudici cantonali sarebbero manifestamente contrarie al senso e allo scopo dell'art. 38 cpv. 2 LE e quindi arbitrarie (DTF 143 I 321 consid. 6.1). Per di più, la ricorrente non si confronta con gli ulteriori argomenti ritenuti nella decisione impugnata, secondo cui il linguaggio architettonico e l'uso dei materiali scelti sarebbero estranei alla tipologia del luogo. Ora, quando la decisione impugnata, come in concreto, si fonda su diverse motivazioni indipendenti e di per sé sufficienti per definire l'esito della causa, la ricorrente è tenuta, pena l'inammissibilità, a dimostrare che ognuna di esse viola il diritto (DTF 142 III 364 consid. 2.4 in fine; 138 I 97 consid. 4.1.4).