Citation: 1P.685/2003 04.03.2004 E. 2

Il ricorrente rimprovera alla Corte cantonale una serie di accertamenti arbitrari dei fatti, che l'avrebbero per finire condotta a disattendere il principio "in dubio pro reo". 2.1 Nell'accertamento dei fatti e nella valutazione delle prove il giudice di merito, il cui operato è già stato esaminato nei limiti delle facoltà che le competevano dalla CCRP, dispone di un ampio potere d'apprezzamento (DTF 118 Ia 28 consid. 1b). Per motivare l'arbitrio (art. 9 Cost.), non basta criticare semplicemente la decisione impugnata, né contrapporle una versione propria, per quanto sostenibile o addirittura preferibile. Occorre piuttosto dimostrare per quale motivo l'accertamento dei fatti o la valutazione delle prove sarebbero manifestamente insostenibili, si trovino in chiaro contrasto con la fattispecie, si fondino su una svista manifesta o contraddicano in modo urtante il sentimento della giustizia e dell'equità. Il Tribunale federale annulla d'altra parte la decisione impugnata quand'essa è insostenibile non solo nella motivazione, bensì anche nel risultato (DTF 129 I 8 consid. 2.1, 128 I 177 consid. 2.1, 273 consid. 2.1 e rinvii). Un accertamento dei fatti o un apprezzamento delle prove è arbitrario solo quando l'Autorità abbia manifestamente disatteso il senso e la rilevanza di un mezzo probatorio o abbia omesso, senza fondati motivi, di tenere conto di una prova importante, idonea a influire sulla decisione presa; oppure quando, sulla base degli elementi raccolti, essa abbia fatto delle deduzioni insostenibili (DTF 129 I 8 consid. 2.1). 2.2 Il principio "in dubio pro reo", desumibile dall'art. 32 cpv. 1 Cost. e dall'art. 6 n. 2 CEDU, significa che il giudice penale non può dichiararsi convinto dell'esistenza di una fattispecie più sfavorevole all'imputato quando, secondo una valutazione oggettiva del materiale probatorio, sussistano dubbi che la fattispecie si sia verificata in quel modo. La massima non impone che l'amministrazione delle prove conduca a una certezza assoluta di colpevolezza. Semplici dubbi astratti e teorici sono sempre possibili, né una certezza assoluta può essere pretesa: il principio è disatteso quando il giudice penale avrebbe dovuto nutrire, dopo un'analisi globale e oggettiva delle prove, rilevanti e insopprimibili dubbi sulla colpevolezza dell'imputato. Il Tribunale federale si impone in quest'ambito un certo riserbo e interviene unicamente qualora il giudice condanni l'imputato, nonostante che una valutazione oggettiva delle risultanze probatorie implichi la sussistenza di manifesti, rilevanti e insopprimibili dubbi sulla sua colpevolezza (DTF 127 I 38 consid. 2a, 124 IV 86 consid. 2a, 120 Ia 31 consid. 2c e d). 2.3 Il ricorrente insiste, anche in questa sede, nel sostenere di non avere mai deciso di partecipare alla rapina. Ribadisce che le sue riserve mentali, accertate e riconosciute dai giudici cantonali, non avrebbero dovuto consentire loro, a meno di cadere nell'arbitrio, di ammettere la sua piena intenzione di commettere gli atti preparatori e la rapina. Il ricorrente sottolinea, nuovamente, che il vero motivo della sua trasferta a Como e dei suoi ulteriori spostamenti sarebbe riconducibile alla sua intenzione di acquistare un bar a Zagabria da una delle persone interessate alla rapina. Egli sostiene che la sua mancata intenzione di commettere i reati sarebbe confortata da elementi oggettivi, di cui le autorità cantonali non avrebbero tenuto sufficientemente conto, quali il periodo di soli cinque giorni durante i quali si sarebbero svolti i preparativi, il fatto ch'egli per finire non ha partecipato alla rapina, avvenuta ben 19 giorni dopo i preparativi nei quali è stato coinvolto, e la circostanza che egli non ha fornito ai correi né i mezzi di trasporto né l'alloggio. 2.4 Ora, nello svolgimento di queste argomentazioni, il ricorrente ripropone sostanzialmente la propria versione dei fatti, contrapponendola a quella ritenuta dalle autorità cantonali. Egli pone invero l'accento su alcuni singoli elementi, ma non si confronta con chiarezza e precisione con le motivazioni addotte dai giudici cantonali, fondate su una valutazione globale del materiale probatorio, né spiega con una motivazione conforme all'art. 90 cpv. 1 lett. b OG e alla giurisprudenza (DTF 129 I 113 consid. 2.1 e rinvii), perché gli accertamenti alla base del giudizio impugnato sarebbero manifestamente insostenibili e contraddittori. Le censure ricorsuali rivestono in tali circostanze un carattere essenzialmente appellatorio e sono quindi per la maggior parte inammissibili. D'altra parte, laddove il ricorrente ribadisce di essere entrato in relazione con gli altri correi poiché interessato all'acquisto di un bar a Zagabria, già la CCRP aveva ritenuto appellatoria e quindi inammissibile la censura. Al proposito, in questa sede spettava quindi al ricorrente addurre perché la Corte cantonale avrebbe accertato in modo arbitrario l'assenza dei presupposti formali e non avrebbe pertanto eseguito l'esame di merito della censura (DTF 118 Ib 26 consid. 2b, 134 consid. 2). Invero, i giudici cantonali hanno ammesso certe riserve mentali dell'accusato, il quale avrebbe interiormente potuto fare dipendere la sua partecipazione attiva alla rapina dalle concrete modalità di esecuzione e dalla ripartizione del bottino. Essi hanno tuttavia, rettamente, tenuto conto di tutte le circostanze, segnatamente del fatto che il ricorrente si era recato da Svitto a Como per prelevare delle persone interessate a commettere una rapina, le aveva trasportate a Lugano discutendo con loro del piano, era rientrato al suo domicilio per ritornare poi a Lugano il giorno seguente, aveva compiuto un minuzioso sopralluogo sui luoghi del reato, aveva chiaramente manifestato interesse e disponibilità per l'operazione, aveva promesso un alloggio a due correi, aveva messo a disposizione la propria autovettura per trasportarli, aveva prestato loro del denaro e li aveva poi riaccompagnati a Como. In tali circostanze, viste la piena coscienza e la volontà con cui il ricorrente aveva compiuto ripetuti atti di natura chiaramente organizzativa e pianificatoria, i giudici cantonali potevano, senza incorrere nell'arbitrio, ritenere che, nonostante le citate riserve mentali, egli era sempre stato seriamente interessato e disposto ad attuare la rapina.