Citation: 4P.103/2004 19.01.2005 E. 7

Nell'ultima parte dell'atto ricorsuale, al capitolo 4, concernente i singoli punti della decisione impugnata, i ricorrenti rimproverano all'autorità cantonale di aver violato l'art. 9 Cost. nonché gli art. 90, 183 e 285 cpv. 2 lett. e CPC/TI per "accertamento errato dei fatti, accertamento errato delle prove e violazione dell'obbligo di motivazione". Fatti salvi i due passaggi esaminati qui di seguito, si tratta in realtà di un lungo atto d'appello, nel quale i ricorrenti contrappongono la loro versione dei fatti a quella ritenuta dalla Corte cantonale: commentando abbondantemente le prove agli atti (soprattutto documenti e testimonianze) essi mettono infatti l'accento su circostanze che non sarebbero state accertate, su prove che non sarebbero state considerate a scapito di altre, sul significato che a loro giudizio occorreva attribuire a determinati passaggi delle deposizioni testimoniali. Si tratta insomma di critiche contro la valutazione dei mezzi di prova agli atti formulate in modo inammissibile (cfr. quanto esposto al consid. 3.1-3.2). 7.1 I ricorrenti rimproverano al tribunale ticinese di aver ignorato prove che avrebbero permesso di accertare i fatti precedenti l'incontro del 24 settembre 1986 presso la sede luganese della convenuta. Così facendo essa si sarebbe posta in aperto contrasto con l'ordinanza dell'11 agosto 1994, nella quale i medesimi fatti erano stati definiti rilevanti. I ricorrenti alludono al giudizio con il quale il giudice delegato si era pronunciato - respingendola - sull'istanza processuale dell'opponente, la quale aveva chiesto di assegnare all'attore un termine per presentare una petizione più succinta (cfr. art. 115 cpv. 3 CPC/TI). In tale occasione il giudice delegato aveva effettivamente considerato rilevanti le circostanze precedenti l'incontro del 24 settembre 1986. Appare tuttavia ovvio come un giudizio del genere, interlocutorio e fondato sulla sola lettura della petizione - e quindi persino anteriore alla risposta dell'opponente - non possa essere vincolante per l'apprezzamento concreto delle prove eseguito dai giudici cantonali al termine della lunga fase istruttoria. L'apparente contraddizione evidenziata dai ricorrenti non è pertanto costitutiva di arbitrio. 7.2 Già si è detto che la Corte cantonale ha escluso una violazione contrattuale da parte della banca per aver dato seguito all'ordine di bonifico ricevuto da C.________ perché questi disponeva di un valido potere di rappresentanza. È stato infatti accertato che durante la riunione del 24 settembre 1986 lo sceicco lo aveva autorizzato a gestire i propri conti. In coda al loro allegato i ricorrenti asseriscono che - qualora tale accertamento venisse mantenuto nonostante le critiche esposte precedentemente - la Corte cantonale avrebbe dovuto accorgersi che C.________ non era un semplice rappresentante, bensì aveva ricevuto "un vero e proprio mandato di gestione" e che tale mandato era stato revocato con un telex del 6 ottobre 1986, versato agli atti sub doc. E. Sennonché, come rettamente obiettato dall'opponente, la tesi della revoca del mandato va dichiarata inammissibile siccome formulata per la prima volta dinanzi al Tribunale federale. Salvo eccezioni non realizzate in concreto, nel quadro di un ricorso di diritto pubblico non è infatti permessa la presentazione di nuove allegazioni, fatti o prove che non sono stati sottoposti all'autorità cantonale (cfr. DTF 128 I 354 consid. 6c). Sia come sia, i ricorrenti non prendono posizione - come avrebbero dovuto in applicazione dell'art. 90 cpv. 1 lett. b OG - sugli argomenti puntuali che hanno portato l'autorità cantonale a concludere che l'ordine di bonifico bancario all'origine della lite non era affatto in contraddizione con il doc. E.