Citation: 2C_1006/2017 E. 5.3.3

5.3.3. In concreto, la decisione impugnata ha esaminato la garanzia del diritto di essere sentito, ritenendo sanata la sua violazione, senza tuttavia individuare l'esistenza di due richieste di diversa natura, presentate in tempi diversi e fondate su presupposti legali differenti. In realtà, in relazione alla prima richiesta presentata dal padre della ricorrente il 10 agosto 2016 che, come già osservato, era intesa ad ottenere l'autorizzazione per il ricorso a misure di autodifesa, un sopralluogo è stato effettuato ed ha evidenziato (documentandolo con una fotografia) l'esistenza di un varco nella rete suscettibile di permettere il transito degli ungulati selvatici, circostanza che costituisce già di per sé un presupposto sufficiente per negare l'intervento di autodifesa (cfr. supra, consid. 3.2) e che può facilmente essere accertata in un semplice sopralluogo "sommario". Tale constatazione è stata comunicata nella e-mail dell'11 agosto 2016 e la ricorrente ne ha anche di fatto riconosciuto il carattere fondato, tant'è che ha immediatamente provveduto a far riparare la recinzione e non ha più contestato questo aspetto nel corso della procedura, nonostante ne abbia avuto la possibilità. In definitiva, in queste circostanze, la decisione del Tribunale cantonale amministrativo di considerare sanato un eventuale vizio formale in relazione a questo sopralluogo ed alla successiva decisione di non concedere l'autorizzazione per la campicoltura non appare insostenibile. Arbitrario è però considerare che il sopralluogo in questione costituisse nel contempo anche un accertamento in relazione ad una richiesta di risarcimento ai sensi dell'art. 66 cpv. 2 RLCC. Infatti, a questo stadio, l'esistenza del danno non era (ancora) dirimente: la ricorrente non aveva (ancora) formulato nessuna richiesta di risarcimento e, per stessa ammissione dell'UCP, i danni non erano ancora presenti. Problematico è per contro il fatto che, a seguito della richiesta di risarcimento, presentata dopo aver adottato le misure di prevenzione (riparazione della rete) richieste dallo stesso funzionario cantonale nella e-mail dell'11 agosto 2016, l'UCP non abbia proceduto ad alcun "necessario accertamento", ed in particolare al sopralluogo, ai sensi dell'art. 66 cpv. 2 RLCC. In questo frangente, la ricorrente si è in effetti scontrata con quello che ha denominato un "muro di gomma", vedendosi negare ogni diritto di essere sentita. In effetti, sembrerebbe di primo acchito che, ma la questione andrà verificata in maniera più approfondita dall'autorità del rinvio, i danni segnalati alle colture si siano verificati anche (se non addirittura prevalentemente) dopo la sistemazione della recinzione: il 16 agosto 2016 il padre della ricorrente ha scritto al funzionario segnalando la constatazione dei "primi grappoli mangiati" in data 14 agosto; il 17 agosto 2016, lo stesso ha indicato che "continuano i danni nel vigneto"; i rapporti peritali di settembre indicano poi un ingente danno e attestano la presenza di una recinzione metallica alta 2 m quale misura preventiva per limitare i danni alle colture, tant'è che il 27 settembre 2016 l'autorità ha poi concesso alla ricorrente le misure di autodifesa inizialmente negate (il che implica però che l'autorità abbia riconosciuto che erano nel frattempo state adottate le necessarie misure di prevenzione ai sensi dell'art. 61 RLCC; cfr. s upra, consid. 3.2).