Citation: 1P.22/2000 12.07.2000 E. 4

4.- Il ricorrente sostiene nondimeno, tuttavia a livello meramente astratto, che tale grado di parentela costituirebbe un motivo di ricusa giusta l'art. 43 CPP/TI poiché, a suo dire, i casi di ricusa dovrebbero essere intesi come un'interpretazione estensiva di quelli di esclusione. Parrebbe sostenere, in sostanza, che se, con riferimento alla parentela, l'esclusione del giudice è data al quarto grado, la ricusa sarebbe giustificata, obiettivamente, per lo meno fino al sesto. a) L'art. 43 CPP/TI recita che il giudice può essere ricusato quando vi sia ragionevole motivo per dubitare della sua imparzialità nel procedimento o quando egli ometta di notificare la sua esclusione (cpv. 1 ). Il diritto di ricusa spetta, tra l'altro, anche all'accusato (cpv. 2). Il ricorrente sostiene in primo luogo che la CRP, ritenendo che nell'ambito della parentela la normativa sulla ricusa non andrebbe oltre rispetto a quella sull'esclusione, avrebbe misconosciuto la differenza esistente tra i due istituti. La critica è imprecisa. In effetti, la Corte cantonale ha rilevato che i motivi di esclusione legati a questioni di parentela sono disciplinati in maniera esaustiva dall'art. 40 CPP/TI: essi, in assenza di ulteriori apparenze che portino a concludere all'imparzialità del giudice, non possono quindi senz'altro giustificare una loro riconsiderazione alla luce dell'art. 43 CPP/TI. Ha poi ritenuto che nella fattispecie non sussistevano ragionevoli motivi per dubitare dell'imparzialità del giudice. Il ricorrente non dimostra affatto l'arbitrarietà di tale interpretazione e della conclusione cui è giunta la CRP. Egli non può semplicemente limitarsi a criticare la decisione impugnata contrapponendole, richiamando parte della dottrina germanica, la propria tesi sulla portata della ricusa; egli deve piuttosto dimostrare per quale motivo l'accertamento dei fatti sarebbe arbitrario (DTF 125 I 166 consid. 2a, 124 I 247 consid. 5). Allo stesso modo, riguardo alla censura di un'applicazione arbitraria del diritto cantonale, il ricorrente deve dimostrare, con un'argomentazione precisa, che l'autorità cantonale è caduta nell'arbitrio adottando una decisione non solo opinabile, ma del tutto insostenibile (DTF 125 II 10 consid. 3a pag. 15, 125 I 1 consid. 2b/aa, pag. 4). aa) Il ricorrente, richiamando Gunther Arzt e la dottrina germanica, argomento non sollevato nella sede cantonale, sostiene che i motivi di esclusione dovrebbero essere considerati come accresciuti motivi di ricusazione (Der befangene Strafrichter, Tübingen 1969, pag. 17). Certo, questo autore afferma che la giurisprudenza relativa al § 22 n. 3 CPP germanico - secondo cui il giudice è escluso per legge "wenn er mit dem Beschuldigten oder mit dem Verletzten in gerader Linie verwandt oder verschwägert, in der Seitenlinie bis zum dritten Grad verwandt oder bis zum zweiten Grad verschwägert ist oder war" - trattandosi di intrecci di natura personale, li riconoscerebbe in maniera più generosa come motivi di esclusione; anche un grado di parentela più lontano di quello fissato dal § 22 n. 3 CPP germanico potrebbe quindi giustificare un'esclusione. Egli precisa tuttavia che non è sempre chiaro fino a che punto ciò debba costituire, in un certo qual modo, un motivo di esclusione costruito come una fattispecie obiettiva astratta, cosicché la menzionata unione personale valga senz'altro come motivo di esclusione, in particolare senza essere in relazione con fatti suscettibili di rafforzare una preoccupazione di prevenzione nel caso concreto, condizione quest'ultima non richiesta da Arzt (op. cit. , pag. 49). Il diritto germanico prevede, in maniera esaustiva, l'esclusione di un giudice imparentato con la vittima solo fino al terzo grado collaterale, e la dottrina non postula, in maniera generale, l'estensione a gradi di parentela più lontani o l'ammissione incondizionata di un motivo di ricusa per il grado di parentela in discussione (§ 22 n. 3 e § 24 CPP germanico; cfr. Günter Wendisch, in: Löwe-Rosenberg, Die Strafprozessordnung und das Gerichtsverfassungsgesetz, 25a ed., Berlino 1999, n. 2, 4 e 16 Vor § 22 e, in particolare, n. 11 e 14 ad § 22, n. 17 ad § 24; Hans-Joachim Rudolphi, Systematischer Kommentar zur Strafprozessordnung und zum Gerichtsverfassungsgesetz, n. 9 Vor § 22, n. 1 e 9 ad § 22 e n. 9 ad § 24; Michael Lemke, in: Heidelberger Kommentar zur Strafprozessordnung, Heidelberg 1997, n. 11 ad § 22, n. 17 ad § 24; Gerd Pfeiffer, Strafprozessordnung und Gerichtsverfassungsgesetz, 2a ed., Monaco 1999, n. 2 ad § 22, n. 1 e 2 ad § 24). Ne segue che in Germania l'auspicata estensione non è condivisa unanimemente e in modo univoco, per cui l'invocata tesi, comunque non decisiva, non fa apparire la decisione impugnata come arbitraria. Limitandosi a sostenere, in sostanza, che sarebbe preferibile estendere i motivi di ricusa, in maniera astratta, per lo meno fino al sesto grado di parentela in linea collaterale, il ricorrente non dimostra affatto che la CRP avrebbe interpretato in maniera insostenibile le norme cantonali; né dimostra che l'art. 30 cpv. 1 Cost. istituirebbe, in ogni caso, un motivo di ricusa per il grado di parentela in esame. Limitandosi a richiamare parte della dottrina germanica, che non si esprime del resto sul grado di parentela in rassegna e sulle peculiarità del sistema giudiziario svizzero, il ricorrente non indica alcun autore svizzero né alcuna norma cantonale o federale che prevederebbe quale motivo di esclusione o di ricusa il grado di parentela litigioso né dimostra l'arbitrarietà del giudizio impugnato. Né il generico assunto ricorsuale, secondo cui la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo sarebbe meno rigorosa, implica l'ammissione di un motivo di ricusa per il grado di parentela in discussione. Del resto, in tale ambito, non sussistono differenze sostanziali tra la giurisprudenza svizzera e quella di Strasburgo (cfr. Andreas Auer/Giorgio Malinverni/Michel Hottelier, Droit constitutionnel suisse, vol. II, Berna 2000, n. 1204 e segg. ; Mark E. Villiger, Handbuch der Europäischen Menschenrechtskonvention, 2a ed., Zurigo 1999, n. 418 segg. ad art. 6). bb) Per di più, secondo la dottrina svizzera solo uno stretto rapporto di parentela ("nahes Verwandschaftsverhältnis") può far apparire il giudice come parziale; né essa propone di estendere il concetto di prevenzione in tale ambito (Jörg Paul Müller, op. cit. , pag. 577; Alfred Kölz, in: Kommentar zur Bundesverfassung der Schweizerischen Eidgenossenschaft vom 29. Mai 1874, n. 17 e 56 segg. ad art. 58; Robert Hauser/Erhard Schweri, Schweizerisches Strafprozessrecht, 4a ed., Basilea 1999, pag. 101 seg. n. 1 ad § 29, pag. 102 n. 1 - 3, 5 e 6 ad § 30; Catenazzi, loc. cit. , pag. 340, 342; Niklaus Oberholzer, Grundzüge des Strafprozessrechts, Berna 1994, pag. 85). b) Quale seconda censura il ricorrente rileva che la Corte cantonale, ritenuto che il legame di parentela sarebbe regolato esclusivamente dall'art. 40 CPP/TI, ne ha dedotto che, per ammettere la ricusa secondo l'art. 43 CPP/TI, occorrono ulteriori apparenze di imparzialità: a torto essa non le avrebbe però ravvisate nella fattispecie. Secondo il ricorrente, il fatto che il Giudice ricusato, una volta attribuitogli l'incarto penale, ha comunicato alle parti l'esistente legame di parentela con la parte civile D.________ costituirebbe una "circostanza particolare" che farebbe nascere, oggettivamente e senza che siano necessarie ulteriori apparenze, un dubbio di parzialità. A sostegno della propria tesi egli richiama due decisioni del Tribunale federale, che non sono tuttavia analoghe al caso in esame. aa) Nella prima sentenza infatti, il Tribunale federale aveva ammesso che la relazione esistente tra due cognati è sufficientemente rilevante perché un magistrato possa trovarsi a disagio nel prendere una decisione suscettibile di avere un'influenza su di una procedura in cui era implicato il marito della sorella della propria moglie; ha ritenuto che in quella fattispecie tale rischio era ancora maggiore, dato che il cognato in questione era avvocato e doveva rispondere personalmente di atti in rapporto con la carcerazione preventiva del ricorrente, per cui in siffatte condizioni non si poteva negare l'interdipendenza di tali fatti (DTF 117 Ib 170 consid. 2 in fine e consid. 3b pag. 174). Ora, nulla di simile è riscontrabile nel caso concreto, e la relazione di parentela esistente tra due cognati non è paragonabile a quella in discussione. bb) La seconda sentenza concerne l'apparenza di parzialità di un arbitro la cui moglie lavorava in qualità di avvocato nello studio del patrocinatore della parte che l'aveva designato (DTF 92 I 271). Il Tribunale federale ha ritenuto giustificata la domanda di ricusa secondo l'art. 58 vCost. fondandosi sulla sussistenza del vincolo matrimoniale e non di un lontano grado di parentela (consid. 5). cc) In concreto non sussistono circostanze obiettivamente idonee a fondare un dubbio di parzialità. Dalla lettera inviata dal magistrato alle parti non traspare alcun suo "disagio". Dopo aver segnalato loro "per motivi di chiarezza e trasparenza" il grado di parentela in discussione, egli ha semplicemente aggiunto di non ravvisare altri motivi di esclusione, visto che con il direttore D.________ aveva intrattenuto e intratteneva rapporti corretti ma del tutto occasionali, dovuti essenzialmente al fatto che egli ha rivestito, quale Consigliere di Stato, importanti funzioni nelle istituzioni e nella vita pubblica ticinese. Certo, spesso la prevenzione o la parzialità risultano da un complesso di concomitanti circostanze e non da un solo atto o comportamento del magistrato. Tuttavia, in concreto, anche valutandole congiuntamente (e disgiungendole solo ai fini di una puntuale disamina), le critiche ricorsuali non adempiono le condizioni per giustificare o addirittura imporre, secondo l'accennata giurisprudenza, una ricusazione del magistrato. Per di più, anche la dichiarazione di membri di un tribunale di non ritenersi esenti da prevenzione non costituisce, di per sé, un motivo di ricusa; solamente sulla base delle circostanze del caso concreto può essere determinato infatti se tale dichiarazione giustifichi obiettivamente la diffidenza dell'imputato nei confronti del tribunale e basti a rendere fondato il sospetto di parzialità (DTF 116 Ia 28 consid. 2c). c) Il ricorrente asserisce poi che la CRP non avrebbe considerato i fattori connessi al processo penale, ossia la presenza di giurati popolari e la risonanza data al processo dai mass media; ciò poiché sia la vittima che l'accusato sono persone conosciutissime in Ticino e poiché un fatto di sangue suscita morbosità ed emotività nell'opinione pubblica. Il primo assunto è inconferente, visto che non è chiesta la ricusa di giurati popolari, che corrono il maggior rischio di subire l'influenza di interventi dei mezzi di informazione, ma di un giudice togato (DTF 116 Ia 14 consid. 7b pag. 23 con rinvii e consid. 7c pag. 26). D'altra parte, l'accresciuto interesse da parte dei mezzi di informazione e del pubblico non è sufficiente a fondare un dubbio di parzialità, ammissibile soltanto se suffragato da particolari circostanze - non addotte dal ricorrente - atte a dimostrare il loro influsso sull'opinione dei giudici; è infatti inevitabile che alcuni processi attirino più attenzione di altri (DTF 116 Ia 14 consid. 7b e 7c pag. 23 seg.). Del resto, il giudice di cui è chiesta la ricusa è magistrato di grande e lunga esperienza, che ha celebrato numerosi e importanti processi penali, di cui molti hanno attirato un notevolissimo interesse da parte dei mass media e dell'opinione pubblica. Mancano pertanto motivi concreti e obiettivi per ammettere un'apparenza di prevenzione (cfr. DTF 116 Ia 14 consid. 7; Karl Spühler, Gefährdung der richterlichen Unabhängigkeit und Unparteilichkeit durch die Massenmedien, in SJZ 86/1990 pag. 349 segg. ; Franz Zeller, Zwischen Vorverurteilung und Justizkritik: Verfassungsrechtliche Aspekte von Medienberichten über hängige Gerichtsverfahren, tesi, Berna 1998, pag. 111 segg. ; sul comportamento della stampa cfr. anche DTF 116 IV 31 consid. 5a e b).