Citation: 6B_874/2021 E. 5.1

5.1. La censura sfugge a un esame di merito per due motivi. In primo luogo, il ricorrente non formula alcuna conclusione intesa a una ricelebrazione del dibattimento di primo grado che considera irrito. Egli postula infatti unicamente il suo proscioglimento, rispettivamente l'abbandono del procedimento, ma non il rifacimento del processo nemmeno in modo implicito. Orbene, giusta l'art. 107 cpv. 1 LTF, il Tribunale federale non può andare oltre le conclusioni delle parti. In assenza di una conclusione volta al rifacimento del dibattimento di primo grado, l'insorgente non risulta quindi avere alcun interesse pratico a sollevare censure sul suo svolgimento. L'interesse a formulare una censura si determina in funzione degli effetti e della portata di un'eventuale ammissione del ricorso (DTF 131 I 153 consid. 1.2). Dovesse questo Tribunale considerare fondate le censure di ordine formale, non potrebbe ordinare un nuovo dibattimento di primo grado, essendo vincolato alle precise conclusioni ricorsuali che non postulano nulla di simile in concreto, esse non hanno pertanto alcuna portata pratica. La pretesa irritualità del procedimento di primo grado non comporterebbe infatti né il proscioglimento dell'insorgente, né l'abbandono del procedimento a suo carico. In secondo luogo, la censura appare contraria alla buona fede processuale e in quanto tale non merita un esame di merito. Il principio della buona fede (art. 5 cpv. 3 Cost. e art. 3 cpv. 2 lett. a CPP), quale principio del diritto processuale penale ed esigenza costituzionale dell'azione dello Stato di diritto, impone sia alle autorità sia alle parti un comportamento leale e affidabile (DTF 146 IV 297 consid. 2.2.6). Dal principio della buona fede deriva il divieto di comportamenti contraddittori (DTF 143 IV 397 consid. 3.4.2, 117 consid. 3.2). Nello specifico, il ricorrente non si è presentato al dibattimento di primo grado, malgrado il Giudice della Pretura penale avesse mantenuto l'udienza prevista. Poiché l'insorgente non risultava aver mostrato disinteresse per il procedimento e aveva presentato i suoi argomenti difensivi con la sua opposizione al decreto d'accusa, considerando la sua presenza al dibattimento non necessaria, il giudice di primo grado ha statuito sulla scorta degli atti dell'incarto. Anche a supporre che tale modo di procedere sia irrito, come preteso nel gravame, questione che non necessita in casu d'essere esaminata, in sede di appello il ricorrente ha dato il suo esplicito consenso allo svolgimento di una procedura scritta di appello, rinunciando così a presenziare a un dibattimento orale di appello, malgrado lamentasse la mancata possibilità di prendere parte a quello di primo grado. Con lo svolgimento di una procedura orale di appello, la CARP avrebbe, se del caso, potuto sanare gli eventuali vizi procedurali sollevati dall'insorgente (v. art. 409 CPP), ciò a cui egli ha però rinunciato, salvo poi continuare a dolersene in questa sede. Egli ha quindi adottato un comportamento contraddittorio e contrario alla buona fede processuale che non merita tutela.