Citation: 8C_381/2019 E. 4.4

4.4. Diversamente dalla tesi del ricorrente, la LPers non impone la realizzazione di un reato penale per giustificare un licenziamento ordinario o immediato. La scelta della maniera in cui sciogliere il rapporto di lavoro spetta peraltro all'amministrazione. Invano, il ricorrente disquisisce al riguardo. Oltretutto, il ricorrente si confronta soltanto in maniera parziale con il giudizio impugnato. Determinante non è la presenza o no di un reato penale, ma l'episodio in quanto tale, ossia esprimere la volontà di realizzare la morte in maniera violenta del proprio superiore. Ora, manifestamente una simile espressione configura per lo meno le condizioni per un licenziamento ordinario. A torto, il ricorrente pretende di relativizzare la sua posizione. Risulta dai fatti accertati in maniera vincolante e non insostenibile dal Tribunale amministrativo federale (art. 105 cpv. 1 LTF) che il ricorrente ha confermato di aver proferito tali parole in un momento di collera. Se è vero che una situazione di tensione potrebbe alterare il comportamento di una persona, quanto riferito dal ricorrente, come ha concluso correttamente il Tribunale amministrativo federale, non può essere banalizzato. Infatti, se il ricorrente avesse voluto esprimere un'opinione differente dal suo superiore, bastava esprimere il proprio disappunto, senza enunciare le parole espresse il 30 novembre 2017. Il ricorrente non può sostenere in maniera credibile che quanto abbia detto sia stato soltanto il risultato di uno sfogo momentaneo. A ciò si aggiunga che il ricorrente, pur raggiungendo risultati sufficienti, come riferito dal Tribunale amministrativo federale, ha sempre dimostrato di non essere esente da critiche dal profilo delle relazioni sociali soprattutto con i superiori. Inoltre, se è vero che in occasione dell'esercizio/dimostrazione del 17 ottobre 2017 il ricorrente non aveva ricevuto un avvertimento formale, egli era stato informato delle proprie manchevolezze, ma non ha dimostrato alcuna volontà di mettersi in discussione. Un avvertimento formale sarebbe stato conseguentemente del tutto inutile. Per il resto, il ricorrente non censura una violazione del principio della proporzionalità. Pertanto, la Corte federale di primo grado non ha violato il diritto federale, né avallato un abuso di apprezzamento, confermando la disdetta in via ordinaria emanata dal DDPS nei confronti del ricorrente.