Citation: BGE 150 IV 10 E. 4.2

È stato accertato che il profilo Facebook del ricorrente era di suo uso esclusivo e da lui unicamente gestito. I suoi oltre 260 "amici" potevano accedere liberamente ai contenuti pubblicati e condivisi sul suo account, come pure gli utenti esterni alla cerchia di "amici". L'insorgente ha condiviso sul suo profilo cinque filmati, oggetto del presente procedimento. Il primo, condiviso il 3 dicembre 2016, ritrae una persona scaraventata a terra e poi colpita ripetutamente con un oggetto contundente da un uomo in tuta mimetica, si sentono il suono dei colpi inferti, delle risate e le voci di incitamento degli astanti. Poi, alcuni individui, quasi tutti in tuta mimetica, aggrediscono con pugni e calci la vittima ancora a terra e un uomo tiene sollevato uno pneumatico, che sembra gettare sulla vittima. Il video, dalla mediocre qualità delle immagini e dal nitido audio, dura 1 minuto e 1 secondo e si riduce nel ritrarre atti di violenza di più persone ai danni di un uomo a terra, inerme, incapace di alzarsi e di reagire, che urla per le sofferenze inflittegli. Esso è corredato di una didascalia in lingua turca che recita "Chi ha un po' di pietà nel cuore deve condividere. I soldati "maiali" di Assad usano violenza contro il popolo ad Aleppo, dove ha conquistato nuove terre". Il secondo filmato, condiviso il 18 gennaio 2017, mostra parecchie persone a torso nudo, vestite unicamente con biancheria intima, bendate, rispettivamente incappucciate, alcune a piedi nudi, immobilizzate in fila indiana con le mani legate sopra la testa a un supporto. BGE 150 IV 10 S. 19 Un uomo passa e accosta una fiamma alla schiena, o al viso, rispettivamente alla nuca delle persone legate. Si sentono delle urla. Altre persone, alcune in tuta mimetica, si avvicinano agli uomini legati. Qualcuno tiene una candela accesa sopra questi ultimi, con la fiamma verso il basso, in modo da far colare la cera bollente sulla loro schiena. Si osserva inoltre un aggressore colpire più vittime al torso con quella che sembra essere una spranga, nonché una vittima che si contorce dal dolore per i colpi inferti con un'arma non ben distinguibile da un aggressore che indossa i pantaloni mimetici. Gli atti di violenza sono perpetrati su più vittime, che vengono torturate in vari modi una dopo l'altra. Il video, della durata di 2 minuti e 17 secondi, è accompagnato dalla seguente didascalia redatta in turco: "Ad Arakan gli atei buddisti fanno tortura al popolo musulmano. Se non potete fermare la violenza almeno annunciate/fate sapere a tutti. Questo è il profeta Ali". Il terzo filmato, condiviso il 27 gennaio 2017, ha una durata di circa 20 secondi ed è privo di audio. Mostra un ragazzo seminudo, appeso a una corda, con tutti gli arti legati dietro la schiena, gomiti e caviglie legati fra loro, e un pezzo di stoffa intorno al collo. Sul deretano del giovane è collocato un mattone e, all'inizio del filmato, una persona si trova in piedi sul mattone per poi scendere a terra. Si osserva poi una terza persona che con il piede dà uno scossone al ragazzo legato e lo fa dondolare. Questa tortura ha richiesto tempo, preparativi e impegno, di cui le immagini sono solo il risultato. Anche in questo caso, al filmato è accostata una didascalia in turco che recita: "Qui Arakan!! Chi rimane silenzioso a questa crudeltà è un diavolo senza lingua. Condividiamo per favore, non rimaniamo silenziosi contro questa crudeltà. Preghiamo per il nostro fratello musulmano". Quanto al quarto filmato, condiviso il 17 febbraio 2017, è composto da più scene di esecuzioni sommarie di civili disarmati, perpetrate con fucili d'assalto da soggetti che indossano tuta mimetica e casco. Si sentono perfettamente i colpi delle armi e in sottofondo una persona che canta. Nella prima scena, in quella che pare essere un'imboscata, sotto la minaccia dei fucili d'assalto, quattro uomini vengono fatti scendere da un'automobile e tenuti in ostaggio. Con le mani alzate sopra la testa e il capo chino, vengono fatti disporre l'uno accanto all'altro, con lo sguardo rivolto verso gli aggressori. Uno di questi spara un colpo a ciascuno di loro e un altro aggressore finisce le vittime con una raffica di colpi di fucile automatico. La BGE 150 IV 10 S. 20 seconda scena si situa all'interno di un'abitazione, dove tre vittime, di cui due tengono le mani sopra la testa, vengono fucilate. Nella terza scena, alla fine del video, un uomo, una donna e un bambino escono da un'abitazione con le mani alzate sopra la testa, sotto la minaccia dei fucili d'assalto, e si dispongono uno accanto all'altro con lo sguardo rivolto verso gli aggressori. Il filmato dura 43 secondi e riporta una didascalia in turco del seguente tenore: "La nostra rotta è Israele. Il nostro peso è inferno. Attacchi selvaggi da parte dell'America in Irak. Stragi senza distinguere donne e bambini". Il quinto filmato è stato condiviso il 22 febbraio 2017 e dura 54 secondi. Mostra una persona, verosimilmente un ragazzo, esile e minuta, supina a terra, immobilizzata con la schiena a terra e le gambe rialzate da almeno cinque aggressori. Uno di questi blocca il torace della vittima con una gamba, mettendosi quasi a cavalcioni sul suo petto, e con una mano le tiene schiacciato il viso a terra. Gli altri aggressori immobilizzano tutto il corpo della vittima, bloccando la sua gamba sinistra in posizione rialzata per permettere loro di colpirla a turno con un oggetto contundente con l'evidente scopo di recidere l'arto. Nonostante la qualità delle immagini non sia eccellente, alla fine del filmato è ben visibile una ferita aperta. Sono perfettamente udibili la forza e l'intensità dei colpi inferti tra le voci concitate degli aggressori. Questa volta la didascalia è redatta in arabo e recita: "dove sono i sovrani della terra, dove sono i loro re e dove sono i diritti umani. Si prega di partecipare a finché la pubblicazione raggiunge il livello più alto. Si prega di seguire la pagina personale del profilo".