Citation: 1P.571/2002 30.01.2003 E. 3

Il ricorrente contesta, ritenendola arbitraria, la riduzione della nota d'onorario esposta dai patrocinatori. I Giudici cantonali hanno verificato la conformità della nota d'onorario alla Tariffa dell'ordine degli avvocati del Cantone Ticino, del 7 dicembre 1984, riconoscendo, viste le difficoltà della causa, superiori alla media, una tariffa oraria di fr. 250.--, come indicato dai patrocinatori; essi hanno tuttavia ridotto da 244 a 131 il calcolo delle ore impiegate, poiché non si giustificava la difesa di due legali e poiché il tempo indicato per i colloqui con l'istante, i suoi familiari e i periti di parte era eccessivo rispetto alle necessità di causa. 3.1 Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale la retribuzione dell'avvocato deve stare in rapporto ragionevole con la prestazione fornita e la responsabilità del libero professionista, in considerazione della natura, dell'importanza, della complessità e delle difficoltà particolari, in fatto o in diritto, della vertenza, come pure della condizione economica del cliente e del valore litigioso, suscettibile di influire sulla responsabilità del mandatario. Non possono inoltre essere dimenticati il tempo dedicato dall'avvocato allo studio dell'incarto, quello destinato ai colloqui e alle udienze presso le Autorità di ogni istanza, e il risultato ottenuto (DTF 122 Ia 2 e segg., 118 Ia 133 consid. 2b, 117 Ia 22 consid. 3a, 109 Ia 107 consid. 3b). Nell'applicazione della tariffa, segnatamente nella valutazione della prestazione del patrocinatore, le Autorità cantonali fruiscono di un margine di discrezionalità assai vasto, in cui il Tribunale federale interferisce sotto il ristretto profilo dell'abuso o dell'eccesso del potere di apprezzamento (DTF 118 Ia 133 consid. 2b, 117 Ia 22 consid. 3a, 111 V 48 consid. 4a, 109 Ia 107 consid. 2c). 3.2 Tali estremi non si realizzano in concreto: la Corte cantonale poteva, senza incorrere nell'arbitrio, considerare eccessivamente alto il dispendio di tempo indicato nella nota professionale e connesso al doppio patrocinio e ai colloqui con l'istante e i suoi familiari. Al proposito il ricorrente rimprovera soprattutto alla CRP di non avere tenuto conto delle prestazioni eseguite da entrambi i legali, che si sarebbero suddivisi i compiti, occupandosi sin dall'inizio di aspetti diversi, senza sovrapporsi. L'avv. Davide Corti avrebbe in particolare circoscritto la preparazione del processo e l'arringa alle problematiche fattuali, mentre l'avv. Elio Brunetti si sarebbe concentrato essenzialmente sulle perizie, sulla credibilità della vittima e sulle questioni di diritto. Ora, la CRP non ha di per sé ridotto il dispendio orario esposto nella nota professionale per il fatto che entrambi i patrocinatori avrebbero svolto l'identico lavoro, ma ha innanzitutto ritenuto che la causa, benché complessa, non verteva su più problematiche nettamente distinte, che imponessero l'intervento di più legali. Questa argomentazione regge di fronte alle censure ricorsuali, ove si consideri segnatamente che, essendosi trattato in concreto di pretesi reati contro l'integrità sessuale, le questioni relative alle perizie mediche e alla credibilità della vittima attenevano generalmente a un simile procedimento penale ed erano connesse agli aspetti di fatto (cfr. Barbara Pauen, Gewalt- und Sexualdelikte, in: Niggli/Weissenberger, Strafverteidigung, Basilea 2002, pag. 419 segg. e 433 segg.; cfr. pure DTF 128 I 81). In tali circostanze, la scelta di far capo a due difensori, pur considerando che essi hanno anche svolto compiti diversi, ha di per sé comportato - quantomeno nella fase del dibattimento e in quella della sua preparazione - un maggior dispendio che la CRP, senza incorrere nell'arbitrio, poteva di principio anche non prendere in considerazione ai fini dell'indennità giusta l'art. 317 CPP/TI (cfr. Ruth Wallimann Baur, Entschädigung und Genugtuung durch den Staat an unschuldig Verfolgte im ordentlichen zürcherischen Untersuchungsverfahren, tesi, Zurigo 1998, pag. 106). Il ricorrente contesta essenzialmente il criterio, adottato dalla Corte cantonale, di considerare nella fattispecie il dispendio connesso all'attività di un solo patrocinatore; egli non si confronta tuttavia, per lo meno con un'argomentazione conforme alle esigenze poste dall'art. 90 cpv. 1 lett. b OG e dalla giurisprudenza, con l'entità della riduzione della nota professionale concretamente eseguita, sicché non occorre esaminare ulteriormente questo tema (cfr. DTF 125 I 71 consid. 1c, 492 consid. 1b). Ancora senza cadere nell'arbitrio la CRP poteva ritenere eccessivamente alto il dispendio di tempo indicato nella nota professionale per i colloqui con l'istante (36 ore) e con i suoi familiari (28 ore). Certo, il patrocinatore del ricorrente contesta la conclusione della Corte cantonale secondo cui una parte del tempo sarebbe stata spesa in prestazioni di assistenza e di sostegno morale non computabili e sostiene che gli interventi erano necessari per comprendere e chiarire la fattispecie, per informare il cliente sullo stato dell'inchiesta e per preparare il processo, segnatamente per esaminare quali testimoni citare al dibattimento. Ai legali spettava tuttavia di tenere conto di una certa proporzionalità nell'esecuzione del mandato (cfr. Hauser/Schweri, op. cit., § 109 n. 5) e, a questo proposito, il tempo riconosciuto dalla Corte cantonale, pari a 22 ore per i colloqui con l'istante e a 6 per quelli con i familiari, valutato globalmente, risulta non arbitrariamente calcolato. Esso tiene sufficientemente conto delle esigenze di un'adeguata difesa e risulta in un rapporto ragionevole con le difficoltà del procedimento e con il risultato conseguito. Nell'ambito di una valutazione complessiva delle circostanze, riconoscendo in totale 28 ore di colloqui con l'istante e i suoi familiari, la CRP non è pertanto andata oltre il vasto potere d'apprezzamento che le è riservato. Il ricorrente non contesta la riduzione del dispendio di ore esposto dai patrocinatori per i colloqui personali e telefonici con i periti di parte; tale questione non deve quindi essere esaminata in questa sede. 3.3 Il ricorrente critica poi l'ammontare delle ripetibili per la redazione dell'istanza d'indennità, stabilito dalla CRP in fr. 2'500.-- oltre alle spese. Sostiene che il tempo per conferire con il cliente, raccogliere la documentazione e redigere l'allegato giustificava di assegnargli un'indennità di fr. 10'000.--. Ora, a prescindere dal fatto che la censura non adempie i requisiti dell'art. 90 cpv. 1 lett. b OG e sarebbe quindi inammissibile, l'onorario fissato dalla CRP e corrispondente a 10 ore lavorative rimunerate nella misura di fr. 250.-- all'ora, risulta senz'altro adeguato alla causa e rientra nei limiti del potere d'apprezzamento che spetta in quest'ambito all'Autorità cantonale, e ciò a maggior ragione ove si consideri la parziale soccombenza dell'istante nella procedura dinanzi alla CRP. Tali ripetibili tengono d'altra parte sufficientemente conto anche del tempo ragionevolmente impiegato per riunire la necessaria documentazione (cfr. la sentenza del 4 giugno 1987, consid. 2c, pubblicata in Rep. 1989, pag. 439), per procurarsi la quale il legale poteva invero innanzitutto far capo al suo assistito.