Citation: 2C_77/2024 E. 6.3.3

6.3.3. L'esame di un reato che le autorità sono chiamate a svolgere non può in ogni caso limitarsi alla constatazione del suo compimento, ma deve prendere in considerazione l'evoluzione successiva, ciò che non è qui stato il caso. Ciò porta quindi a ritenere che la decisione di negare al ricorrente il rilascio di un permesso è stata in realtà presa più che altro a titolo preventivo e dissuasivo (cfr. sentenza 2C_164/2021 del 29 luglio 2021 consid. 5.4.3.). Nel caso concreto, risulta che all'unica pena privativa della libertà di 10 mesi (con l'aggiunta di 2 mesi di arresto) sospesi, inflitta al ricorrente nel 2009 in relazione ad un omicidio colposo compiuto nel luglio 2008, quando non era ancora venticinquenne, non sono venute ad aggiungersene ulteriori dello stesso genere, ma unicamente delle pene pecuniarie, piuttosto contenute e per di più sospese, ciò che esclude pertanto anche un particolare aggravamento del comportamento delittuoso (in tal senso cfr. DTF 139 II 121 consid. 6.4). Non si ravvisa nella fattispecie una delinquenza cronica o una propensione a trasgredire la legge e nemmeno l'assenza di capacità o volontà di emendarsi (cfr. DTF 139 II 121 consid. 5.5.1), posto che dall'ultima infrazione del 2015 per eccesso di velocità, l'insorgente ha tenuto un comportamento irreprensibile, di modo che sembra avere preso concreta coscienza della gravità degli atti compiuti in passato (sentenze 2C_988/2020 del 29 aprile 2021 consid 4.2; 2C_76/2018 del 5 novembre 2018 consid. 3.3-3.4 e contrario, perché in quel caso, anche dopo avere scontato una pena detentiva non sospesa, vi erano elementi per relativizzare l'effetto dissuasivo della stessa).