Citation: 4P.181/2002 24.01.2003 E. 3

Il ricorso di diritto pubblico in esame è più che altro un atto di carat-tere appellatorio, che non adempie i requisiti appena menzionati. Il ricorrente si dilunga in contestazioni confuse e ripetitive, nelle quali si sovrappongono senza distinzione censure di carattere formale e sostanziale. Qui di seguito saranno trattate soltanto quelle che, dall'insieme dell'atto ricorsuale, emergono con una certa specificità. 3.1 Il ricorrente sostiene che il Tribunale d'appello ha violato sia il suo diritto di essere sentito, sia in modo crasso le norme cantonali di procedura, per avere considerato nella valutazione dell'onorario dovuto dalla paziente una perizia fatta allestire dalla Commissione arbitrale della Società ticinese dei medici dentisti, alla quale egli non sarebbe sottoposto. Questa censura è temeraria: il ricorrente dimentica infatti che il 30 aprile 1994 aveva scritto ad uno degli esperti designati dalla citata società, ricordando di essere stato lui stesso a chiedere la perizia; dimentica anche che in tale occasione egli aveva esposto il suo punto di vista. Per il resto la censura è inammissibile, perché il ricorrente non evidenzia quali passaggi della perizia ordinata dal Pretore (i referti sono due, uno principale e uno di complemento) contraddirebbero le conclusioni del Tribunale d'appello, né indica quali norme della procedura cantonale sarebbero state violate. La semplice menzione dell'art. 253 CPC/TI non è sufficiente. 3.2 In seguito il ricorrente si lamenta del fatto che il perito - questa volta quello giudiziario - ha eseguito la propria indagine senza rispettare quello che egli definisce il diritto al contraddittorio; in pratica per non averlo sentito personalmente. Il ricorso non cita una sola norma del diritto di procedura cantonale. Il diritto sussidiario di essere sentito derivato direttamente dall'articolo 29 cpv. 2 Cost., menzionato al termine del gravame, è stato garantito al ricorrente, il quale, come si evince dalla sentenza impugnata, ha avuto modo di opporsi alle domande peritali dell'attrice e di formulare controquesiti e domande di delucidazione. Il diritto di esprimersi prima dell'emanazione di una decisione sfavorevole e il diritto di partecipare all'assunzione delle prove non hanno nulla a che vedere con la pretesa di essere interrogato personalmente dal perito giudiziario. Lo stesso dicasi dell'art. 6 CEDU, anch'esso invocato al termine del gravame, il quale, in questo campo, non conferisce al cittadino maggiori garanzie che il diritto federale (DTF 123 V 90 consid. 4b). 3.3 Il ricorrente rimprovera alla Corte cantonale di avere commesso un "grossolano errore" laddove gli ha addebitato manchevolezze dal punto di vista diagnostico; a suo dire il perito, sul parere del quale si sono fondati i giudici cantonali, avrebbe rettificato i suoi primi accertamenti a questo proposito nel complemento del 30 luglio 1998. L'argomento è manifestamente infondato e temerario. Dal secondo dei passaggi del complemento peritale riprodotti testualmente a pag. 8 del gravame il ricorrente, goffamente, ha stralciato la frase iniziale ("Eine parodontale Diagnose ist jedoch aus dem Dokument nicht auffindbar") e quella finale ("Ein Hinweis oder eine schriftliche Mitteilung an den Patienten wurde in den Unterlagen nicht gefunden"), che sono determinanti. Del resto, la diagnosi difettosa non è che una delle numerose manchevolezze commesse dal medico-dentista accertate dai giudici cantonali: nel giudizio impugnato essi hanno infatti rilevato l'insuf-ficiente qualità del lavoro ricostruttivo, la situazione parodontale ad alto rischio, l'esecuzione troppo rapida della cura parodontale e della rico-struzione protetica, l'intervento eccessivamente invasivo e distruttivo, l'assenza di soluzioni provvisorie, nonché la violazione dell'obbligo di informare la paziente. 3.4 Appellatorie sono infine le critiche con le quali il ricorrente, esponendo la sua interpretazione degli accertamenti peritali e formulando ipotesi personali, si propone di dimostrare che la paziente non sarebbe stata in grado di comprendere le informazioni che lui le avrebbe dato e avrebbe concordato con lui e accettato esplicitamente le cure. Il ricorrente censura in sostanza l'apprezzamento delle prove operato dal Tribunale d'appello. La violazione dell'art. 8 CC, che il ricorrente adduce a questo proposto, va proposta con ricorso per riforma e non con ricorso di diritto pubblico, trattandosi di una norma di diritto federale (art. 43 cpv. 1 e 84 cpv. 2 OG). Del resto, oltre alla mancata informazione e alla negligenza diagnostica, il Tribunale d'appello ha accertato diversi altri errori o negligenze commesse dal medico-dentista (cfr. consid. 3.3 supra).