Citation: 1A.354/1999 11.09.2000 E. 5

5.- I ricorrenti fanno valere poi che la rogatoria è stata presentata dopo l'inoltro dell'istanza di rinvio a giudizio del 12 febbraio 1999, per cui i documenti bancari richiesti non potrebbero più essere utilizzati nel procedimento penale, conformemente a quanto stabilito dagli art. 416 comma 2 e 417 comma 1 CPP italiano. Inoltre, poiché B.________ non sarebbe mai stato interrogato nell'ambito del procedimento penale oggetto della rogatoria, esso presenterebbe gravi deficienze secondo l'art. 2 lett. d AIMP e violerebbe altresì gli art. 2 lett. a AIMP e 2 lett. b CEAG. a) Secondo l'art. 2 lett. a AIMP, la domanda estera è irricevibile se vi è motivo di credere che il procedimento estero non corrisponda ai principi procedurali della CEDU o del Patto internazionale del 16 dicembre 1966 sui diritti civili e politici (DTF 125 II 356 consid. 8a pag. 364, 123 II 161 consid. 6a, 153 consid. 5c). La censura d' inosservanza di questa norma a causa dell'asserita omissione dell'interrogatorio di un ricorrente in Italia è infondata già per il fatto ch'egli non rende verosimile l'esistenza di una seria e grave violazione dei diritti dell'uomo nella vicina penisola, suscettibile di toccarlo concretamente (DTF 125 II 356 consid. 8a pag. 364 e rinvii). Il Tribunale federale, pronunciandosi in applicazione dell'art. 2 lett. b CEAG, concernente il rifiuto dell'assistenza per motivi d'ordine pubblico, ha stabilito che secondo questa disposizione l'assistenza può essere rifiutata a causa di una violazione del diritto di procedura penale straniero solo quando, mediante siffatta violazione, sarebbe lesa nel contempo una garanzia minima della CEDU. Ha poi precisato che, secondo l'art. 430 comma 1 CPP italiano, relativo all'attività integrativa di indagine del Pubblico Ministero successivamente all'emissione del decreto che dispone il giudizio, indagini nel quadro dell'assistenza giudiziaria sono ammissibili anche dopo l'emissione del decreto stesso (DTF 123 II 153 consid. 5). I ricorrenti non adducono alcun motivo che imporrebbe di scostarsi da questa prassi. Del resto il Tribunale federale ha già avuto occasione di stabilire che gli art. 416 e 417 CPP italiano, relativi alla richiesta di rinvio a giudizio, riguardano essenzialmente - segnatamente per quanto attiene alla questione di sapere se le prove raccolte in violazione dell'art. 416 CPP possano o meno essere utilizzate nel quadro dell'udienza - prescrizioni di forma, la cui errata interpretazione o applicazione non comporta lesioni così gravi della CEDU da implicare il rifiuto dell'assistenza (sentenza inedita del 6 novembre 1996 in re P., consid. 3). b) Certo, il ricorrente inquisito accenna al fatto che il 6 dicembre 1998 sarebbe decorso il termine di due anni per la durata massima delle indagini preliminari, per cui, secondo l'art. 407 comma 3 CPP italiano, la criticata trasmissione sarebbe inidonea a far progredire il procedimento penale estero. Al riguardo occorre osservare che tale norma non permette, di massima, di rifiutare l'assistenza (DTF 123 II 153 consid. 5e) e ch'essa si riferisce all'inutilizzabilità degli "atti d'indagine" e non a quella delle prove illegittimamente acquisite secondo l'art. 191 CPP italiano: l'inutilizzabilità delle stesse non è inoltre rilevabile d'ufficio ma su eccezione di parte (cfr. Giovanni Conso/Vittorio Grevi, Commentario breve al nuovo codice di procedura penale, 3a ed., Padova 1997, n. VI ad art. 407). Del resto la questione di sapere se le prove raccolte possono essere utilizzate nel procedimento aperto in Italia dovrà essere decisa dal Giudice estero del merito (sentenza inedita dell'8 novembre 1995 nella causa C., consid. 3). Non spetta inoltre alla Parte richiesta di rifiutare l'assistenza statuendo su una questione di competenza procedurale dell'Autorità che ha chiesto il perseguimento penale (DTF 114 Ib 254 consid. 5, 112 Ib 576 consid. 9 inedito), visto che tale competenza non fa manifestamente difetto (DTF 126 II 212 consid. 6c/bb, 116 Ib 89 consid. 2c). c) Inoltre, una procedura d'assistenza aperta in Svizzera diventa priva di oggetto, trattandosi di materiale probatorio, solo quando lo Stato richiedente la ritiri espressamente, ciò che non si verifica in concreto. Per di più, trattandosi di materiale probatorio, la giurisprudenza considera che la domanda estera diventa senza oggetto solo se il processo all'estero si è nel frattempo concluso con un giudizio definitivo (DTF 113 Ib 157 consid. 5a pag. 166; Zimmermann, op. cit. , n. 168). Certo, nella domanda del 14 gennaio 2000 di restituzione in intero del termine i ricorrenti fanno valere che il GIP, con giudizio del 20 dicembre 1999, redatto a mano e non facilmente decifrabile, ha deciso di non dover procedere nei confronti di B.________ "in ordine al reato di cui al capo 'M' poiché estinto per intervenuta prescrizione". Secondo i ricorrenti, questo capo d'imputazione concernerebbe proprio il procedimento "I.________ - G.________", per cui il procedimento penale sarebbe definitivamente concluso e la rogatoria sarebbe divenuta priva di oggetto. Ora, i ricorrenti non fanno valere d'aver tentato di ottenere, intervenendo presso l'Autorità estera prima del termine della procedura di assistenza, il ritiro della richiesta: non v'è inoltre motivo di ritenere che lo Stato estero mantenga la domanda qualora la stessa sia priva d' interesse. Al contrario, con scritto del 21 gennaio 2000 l'Autorità richiedente ha precisato, come è desumibile dalla decisione invocata dai ricorrenti, che il GIP, nei confronti di B.________, ha pronunciato una sentenza di non luogo a procedere e un decreto di rinvio a giudizio riguardo ai fatti indicati alla lettera c) della rogatoria. Essa ha espressamente ribadito la necessità di avere accesso alle informazioni richieste; ha sottolineato poi che, conformemente all'art. 434 CPP italiano, se dopo la pronuncia di un non luogo a procedere sopravvengono o si scoprono nuovi fonti di prova che, da sole o unitamente a quelle già acquisite, possono determinare il rinvio a giudizio, il GIP, su richiesta del Pubblico Ministero, dispone la revoca della sentenza. Con istanza di restituzione in intero del termine dell'8 febbraio 2000 i ricorrenti chiedono di acquisire agli atti quest'ultimo scritto. Essi adducono che nello stesso l'Autorità italiana conclude che il conto è stato acceso il 1° marzo 1994, circostanza confermata da una lettera 2 febbraio 2000 della Gesfid SA, da loro prodotta e che chiedono venga acquisita agli atti, conferendo loro la possibilità di esprimersi al riguardo. Ora, come rilevato dai ricorrenti, l'accenno si riferisce alla relazione bancaria Q.________, di cui è titolare l'inquisito A.________: un ricorso inoltrato in tale ambito da quest'ultimo contro un ordine di trasmissione è stato dichiarato inammissibile dal Tribunale federale con decisione del 18 gennaio 2000, per mancato versamento dell'anticipo (causa 1A.356/1999, nota al patrocinatore dei ricorrenti). Non occorre pertanto offrire ai ricorrenti la possibilità di esprimersi su conti intestati a terzi. Lo stesso vale per la postulata acquisizione agli atti della documentazione relativa al conto W.________, di cui B.________ è contitolare con la moglie, cui si accenna nello scritto del 21 gennaio 2000, visto che tale questione sarà esaminata nel quadro di un altro ricorso proposto dai ricorrenti (causa 1A.70/2000).