Citation: 1P.91/2000 12.05.2000 E. 4

4.- Secondo la ricorrente il Giudice cantonale, considerando ch'essa aveva iniziato la manovra di svolta a sinistra senza prestare la dovuta attenzione al traffico proveniente da tergo, avrebbe accertato arbitrariamente i fatti e ecceduto nel potere di apprezzamento. La censura non regge. Nell'interrogatorio del 14 agosto 1999 davanti alla polizia la ricorrente ha dichiarato di essersi fermata all'incrocio di via Brenni con via Franscini e di aver guardato in entrambe le direzioni; dopo avere verificato che non si avvicinassero veicoli, essa avrebbe voltato a sinistra immettendosi sulla strada principale. La ricorrente ha poi precisato di non avere notato il sopraggiungere dietro di lei della motocicletta. Contrariamente a quanto sostiene la ricorrente, dal verbale non risulta che essa abbia poi ancora badato a eventuali veicoli che la seguivano, sia lungo il tratto percorso su via Franscini, sia prima di voltare nuovamente a sinistra, per raggiungere il posteggio. Non emerge in particolare, indipendentemente da un'eventuale corretta segnalazione del cambiamento di direzione secondo l'art. 39 LCStr, che, percorrendo la strada principale, la ricorrente si sia accertata, segnatamente controllando negli specchi retrovisori, che non sopraggiungessero veicoli da tergo, prima di mettersi in preselezione per eseguire la manovra di svolta a sinistra (DTF 125 IV 83 consid. 2d, commentata da René Schaffhauser in AJP 3/2000, pag. 349 seg. ; DTF 91 IV 10 consid. 1; sentenza inedita del 23 novembre 1999 in re H.B., consid. 3b; sentenza del 3 aprile 1998 in re M., pubblicata in estratto in Pra 1998, n. 125, pag. 692 segg.). Certo, la ricorrente ha in seguito sostenuto di aver prestato la necessaria attenzione anche ai veicoli che la seguivano. Tuttavia, il fatto che il Giudice cantonale ha ritenuto affidabile il verbale di interrogatorio dell' automobilista, privilegiandolo rispetto alle dichiarazioni successive, non appare arbitrario. Valutando l'intero materiale probatorio, segnatamente il rapporto di polizia, i verbali di interrogatorio dei due protagonisti e l'incontestata circostanza secondo cui la ricorrente mai ha notato la motocicletta che la seguiva, il Giudice cantonale poteva, senza incorrere nell'arbitrio, né violare il principio "in dubio pro reo", ritenere che alla ricorrente fossero imputabili i fatti che hanno condotto al giudizio impugnato. Nemmeno si può ritenere che il Giudice cantonale sia incorso nell'arbitrio perché, come sostiene la ricorrente, avrebbe omesso di citarla per completare o specificare le dichiarazioni rilasciate dinanzi alla polizia. Come si è visto, la valutazione oggettiva delle prove complessive compiuta dal Giudice, in particolare il fatto ch'egli ha ritenuto affidabile il verbale di interrogatorio di polizia della ricorrente, non risulta manifestamente insostenibile. Il Giudice poteva pertanto anche non nutrire rilevanti e insopprimibili dubbi sulla colpevolezza dell'automobilista, e considerare di conseguenza ulteriori misure istruttorie non necessarie. Né il Giudice ha applicato arbitrariamente l'art. 12 cpv. 1 della legge cantonale di procedura per le contravvenzioni del 19 dicembre 1994, non avvalendosi della facoltà di completare l'istruttoria d'ufficio, che peraltro la ricorrente non ha esplicitamente chiesto.