Citation: 8C_607/2022 E. 6.3

6.3. Incombe innanzitutto esprimersi sulla valenza probante della perizia effettuata dalla Dr.ssa med. C.________. Vi si legge in particolare che nel Verbale dell'Ospedale B.________ "non è stato descritto alcun trauma cranico maggiore né problemi oculistici" e che nel questionario del medico curante (il Dr. med. F.________) non viene menzionato nessun problema alla vista, circostanza non emersa nemmeno durante la fisioterapia effettuata nel periodo seguente l'incidente. Il perito esterno ha rilevato che solo nel rapporto del 23 marzo 2014 del Dr. med. F.________ viene menzionato per la prima volta una presbiopia, poi corretta con un occhiale. La Dr.ssa med. C.________ prende inoltre posizione sul rapporto del Dr. med. J.________, spiegando che lo stesso "ha cercato la causa nel grave trauma con commozione cerebrale del 28 gennaio 2013, come indicato dal paziente, ma la commozione cerebrale non è mai stata descritta nel trauma iniziale ed anche la diplopia non è stata inizialmente indicata dal paziente dopo l'incidente. Secondo gli atti, il trauma cranico era minore, senza perdita di conoscenza e senza correlati oggettivabili nella RM". Quanto appena esposto è conforme sia a quanto descritto dalla Corte ticinese, sia agli atti al fascicolo. Non occorre, dunque, discostarsi dagli accertamenti effettuati dall'autorità inferiore. Ora, nel merito delle pretese contraddizioni sollevate dal ricorrente, va ricordato che l'oggetto del mandato peritale era segnatamente quello di chiarire l'eziologia dei disturbi visivi riportati dal ricorrente, e non, invece, di determinare se la diplopia fosse presente oppure no; aspetti che il ricorrente confonde nelle sue critiche. Non si ravvede infatti alcuna contraddizione nel discutere l'esistenza o meno di disturbi visivi, negando al contempo il nesso causale con l'infortunio. Il perito esterno ha infatti ritenuto improbabile che "l'insufficienza di convergenza in vicinanza" fosse una conseguenza "del trauma per la caduta in bicicletta". È poi sufficiente leggere la perizia esterna per capire che, nel sollevare la critica secondo cui il 23 settembre 2009 egli avrebbe avuto una "vista intatta" anche secondo l'INSAI, l'insorgente tralascia il fatto che la Dr.ssa med. C.________ si è confrontata con gli esiti dell'esame per la patente D effettuato in tale data, spiegando che egli aveva già allora un'exoforia che scompensava in exotropia a 13-14 cm di distanza e concludendo che tale problematica "non è una controindicazione alla patente D, dal momento che si tratta di una distanza irrilevante durante la guida". Inoltre, come ricordato dal perito esterno, dal Verbale dell'Ospedale B.________ non sono stati descritti dei disturbi visivi. La terapia domiciliare a cui fa riferimento il ricorrente, comunicata alla sua dimissione dal pronto soccorso, non poteva essere pertinente a tali problematiche. Invero, essa indica "riposo collare morbido" per 12 giorni, l'assunzione di farmaci antiinfiammatori e analgesici e il rinvio al medico curante. Tali circostanze, unite alle spiegazioni contenute nel foglio illustrativo sui traumi cranici - per l'appunto - minori che gli è stato consegnato, non permette di sollevare dubbi, ancor di meno concreti, in merito all'affidabilità della perizia esterna. È infine irrilevante sapere se i giudici cantonali potessero o meno escludere le une o le altre conclusioni; il ricorrente sembra dimenticare infatti, anche nelle restanti censure, che nell'apprezzamento delle prove l'amministrazione o il giudice delle assicurazioni decidono alla luce del criterio della verosimiglianza preponderante (DTF 146 V 271 consid. 4.4; cfr. tra le tante, sentenza 8C_493/2022 dell'8 marzo 2022). Di conseguenza, il ricorso è infondato su questi aspetti.