Citation: 4A_79/2022 E. A

A.a. Fra il 1997 e il 1998 l'allora direttore della filiale di Y.________ della G.________ SA H.________ ha acquistato, per conto di A.________ e B.________, azioni della società I.________ per complessivi 630'000.-- dollari statunitensi (in seguito USD) e concesso un mutuo di USD 800'000.-- alla società J.________ Inc. Il 19 novembre 1998 la banca ha fatto sottoscrivere ai predetti clienti una dichiarazione di scarico con cui questi "prendono atto dalle scritture contabili che gli investimenti dei loro averi presso il G.________, Y.________, sia per modalità sia per completezza, sono stati eseguiti conformemente alle loro disposizioni (ivi compreso il bonifico di USD 800'000 a favore della società J.________ Inc., Z.________) perciò, apponendo le loro firme sul relativo estratto bancario, rilasciato in data 19 novembre 1998, danno pieno e totale discarico alla banca del proprio operato". A.b. Nel dicembre 1998 è stato avviato un procedimento penale contro H.________, in cui A.________ e B.________ si erano costituiti parte civile con il patrocinio dello studio legale K.________. Con sentenza 9 giugno 2000 la Corte delle assise criminali di Lugano ha condannato H.________ a 3 anni e 9 mesi di reclusione per ripetuta truffa e falsità in documenti, e al pagamento in favore della predetta parte civile di USD 800'000.--, in solido con un coimputato, e di USD 630'000.-- singolarmente. La Corte penale ha rilevato che le menzionate azioni, possedute da altri clienti della banca, erano prive di reale valore di mercato e che il mutuo era destinato a scopi estranei e/o speculativi: le due operazioni non erano quindi, contrariamente a quanto presentato a A.________ e B.________, degli investimenti sicuri e redditizi. A.c. Con petizione 18 maggio 2001 la L.________ SA - a cui A.________ e B.________ avevano ceduto le proprie pretese risarcitorie - ha convenuto in giudizio innanzi alla II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino la G.________ SA, chiedendone la condanna al pagamento di fr. 2'716'910.20. La società attrice, inizialmente rappresentata dal predetto studio legale, ha cambiato i suoi patrocinatori nel corso di causa. La Corte cantonale ha respinto la petizione con sentenza 5 agosto 2004, considerando efficace la dichiarazione di scarico, poiché questa non è stata tempestivamente contestata per errore o dolo. La pronunzia non è stata impugnata. A.d. La L.________ SA ha quindi convenuto in giudizio, con petizione 3 novembre 2004 e sempre direttamente innanzi al Tribunale d'appello del Cantone Ticino, gli avvocati C.________, D.________, E.________ e F.________ (titolari dello studio legale che l'aveva inizialmente patrocinata nella causa contro la banca), postulandone la condanna al pagamento di fr. 2'891'387.--, oltre accessori, a titolo di risarcimento danni. La predetta somma è composta dell'importo già chiesto alla banca, di fr. 49'476.-- per la restituzione di onorari già versati e di fr. 125'000.-- quale rimborso per le spese giudiziarie della prima causa di risarcimento. La parte attrice ha in sostanza rimproverato ai convenuti di aver condotto in modo negligente il mandato di patrocinio per avere omesso di tempestivamente contestare, prevalendosi di un vizio di volontà, la dichiarazione di scarico, provocando in questo modo la reiezione della causa inoltrata contro la banca. Nel corso del processo A.________ e B.________ sono subentrati alla L.________ SA. I convenuti si sono opposti alla petizione e hanno chiesto in via riconvenzionale la condanna degli attori al versamento di fr. 92'858.55 quale corrispettivo per le loro prestazioni. La III Camera civile del Tribunale di appello ha, con sentenza 31 ottobre 2016, respinto integralmente la petizione e accolto limitatamente a fr. 57'155.05 l'azione riconvenzionale. A.e. Il Tribunale federale ha dichiarato, con sentenza 6 aprile 2017 (causa 4A_691/2016), inammissibile il ricorso in materia civile inoltrato da A.________ e B.________ contro l'appena menzionato giudizio e ha ritornato l'incarto all'autorità inferiore per farlo pervenire a un tribunale superiore competente per giudicare in seconda istanza conformemente all'art. 75 cpv. 2 LTF.