Citation: 6B_1010/2016 E. 4.6

4.6. La CARP ha accertato che alla vista del ricorrente armato di coltelli la moglie ha deciso di andarsene e si è incamminata a passo sostenuto per il vialetto. Analizzando le versioni dei protagonisti, ha stabilito che l'insorgente ha colpito la donna da dietro, mentre si stava allontanando. Non hanno creduto alla tesi difensiva secondo cui egli avrebbe raggiunto la moglie agitando i coltelli e l'avrebbe involontariamente ferita, rilevando dei cambiamenti significativi nelle diverse versioni da lui fornite. Se in un primo tempo ha affermato di non essersi accorto di aver ferito l'accusatrice privata e di non sapere come sia accaduto, successivamente ha sostenuto che una volta raggiunta si sarebbe posizionato al suo fianco ed entrambi si sarebbero fermati, ammettendo implicitamente che la ferita fosse riconducibile ai suoi movimenti con i coltelli. Avrebbe in seguito sostenuto che la moglie si sarebbe ferita forse perché, alla vista del coltello brandito davanti, avrebbe indietreggiato mentre lui rimaneva sul posto. Al dibattimento di primo grado tale ipotesi è divenuta un'affermazione perentoria. La CARP ha ritenuto il racconto del ricorrente intrinsecamente inverosimile: risulta contraria alla comune esperienza della vita e alla comune conoscenza delle cose l'immagine dell'uomo che si affianca alla moglie che fugge e allarga le braccia, divaricandole così da poter contemporaneamente agitare un coltello davanti al petto della donna e un altro dietro la sua schiena. Questa inverosimiglianza è ancora più marcata quando si pretende che la lama di uno dei coltelli è penetrata nella scapola della moglie, per colpa sua che, fermandosi bruscamente spaventata dall'altro coltello agitatole davanti, ha indietreggiato ferendosi. Il ricorrente contesta di aver cambiato nel tempo la versione dei fatti. Contrariamente a quanto sembra sostenere, le incoerenze rilevate dalla CARP non concernono tuttavia l'agitare in aria i coltelli, rispettivamente le finte coltellate, ma piuttosto la dinamica del ferimento in quanto tale, laddove inizialmente ha sostenuto che sarebbe occorso mentre i protagonisti erano fermi, per poi ipotizzare e in seguito affermare che invece la donna avrebbe indietreggiato impattando il coltello che avrebbe avuto dietro la schiena. Al riguardo l'insorgente nemmeno tenta di dimostrare che in realtà non vi sarebbe alcun mutamento di versione, definendo in sostanza tali variazioni irrilevanti nella misura in cui comunque gli scenari sarebbero in chiaro contrasto con il ritenuto intento di uccidere. Egli si limita così a minimizzarle, enfatizzando per contro quelle che considera siano delle contraddizioni e dei mutamenti delle dichiarazioni dell'accusatrice privata di cui mancando di tener conto, rispettivamente relativizzandole, la CARP sarebbe incorsa nell'arbitrio. Infatti in un primo tempo la donna avrebbe riferito che, alle minacce dell'uomo di ucciderla, non avrebbe risposto nulla, in seguito avrebbe affermato di avergli chiesto se fosse matto, per poi dichiarare di avergli domandato cosa stesse facendo, se fosse matto. Dimostrerebbe in tal modo di non essere in grado di riferire con esattezza quanto sia stato detto quel giorno. Avrebbe modificato pure il suo racconto in punto alla "fuga". Inizialmente avrebbe detto di essersi allontanata voltando la schiena al marito fino a sentire la lama nella schiena, mentre al dibattimento avrebbe fornito una versione che molto si avvicina a quella del ricorrente, dichiarando che sarebbe stata raggiunta da dietro "un po' lateralmente", confermando di fatto di aver avuto il marito sul fianco e non potendo escludere di essersi perfino fermata. L'insorgente travisa e plasma le dichiarazioni della moglie. In realtà, come rilevato dalla CARP, questa ha sempre fornito una versione costante, negando in modo perentorio che i fatti si siano svolti come descritto dal marito. Ha escluso di aver mai avuto un coltello davanti, di essersi improvvisamente fermata o di aver indietreggiato. È vero che al dibattimento di primo grado ha precisato di essere stata raggiunta da dietro dal ricorrente "un po' lateralmente", dal momento che si girava parzialmente per guardarlo. Lo teneva quindi sott'occhio come osservato dalla CARP. Ciò è tuttavia lungi dal coincidere con quanto dichiarato dall'insorgente. È vero pure che al dibattimento di primo grado l'accusatrice privata ha riferito di non ricordare di aver fatto un movimento repentino di arresto e quindi di non poterlo escludere, proprio perché non lo ricordava. Al proposito, la Corte cantonale ha ritenuto che questa aggiunta, dopo aver a più riprese escluso tale fatto, non ha alcun significato logico e costituisce un'anomalia difficilmente spiegabile, tanto più perché fornita a una o più domande non verbalizzate. Ha quindi concluso che tale aggiunta nulla modifica alle dichiarazioni immediatamente precedenti, in cui la donna ha categoricamente negato di essersi fermata come invece preteso dal ricorrente. Esse conservano pertanto piena validità. A fronte di questa motivazione, l'insorgente si limita a lamentare la relativizzazione della portata e della chiarezza delle affermazioni rese nel corso del dibattimento di prima sede, senza peraltro procedere a un nuovo interrogatorio della donna in sede di appello, al fine di delucidare i punti controversi di quella che è stata ritenuta una verbalizzazione non ineccepibile. L'argomentazione non è sufficiente a sostanziare il lamentato arbitrio nella valutazione delle prove. In particolare il ricorrente non spiega per quali ragioni, negando qualsiasi portata alla citata aggiunta e attenendosi alle perentorie affermazioni della moglie sulla dinamica del ferimento, la CARP avrebbe interpretato in modo non solo opinabile, ma addirittura insostenibile le dichiarazioni agli atti.