Citation: I 582/03 27.10.2004 E. 4

Nel merito, la ricorrente sostiene di essersi dovuta sottoporre agli interventi di cataratta all'estero e più precisamente a Como in Italia, in quanto non avrebbe trovato in Svizzera medici specialisti preparati in grado di aiutarla nella grave situazione di salute in cui si trovava. 4.1 Come già esposto dai primi giudici, giusta l'art. 8 cpv. 1 LAI, nella versione applicabile in concreto, in vigore fino al 31 dicembre 2003, gli assicurati invalidi o direttamente minacciati di invalidità hanno diritto ai provvedimenti di integrazione necessari e atti a ripristinare, migliorare, conservare o avvalorare la capacità di guadagno, il diritto essendo determinato in funzione della probabile durata di lavoro. Secondo la giurisprudenza, l'invalidità è imminente solo quando è possibile prevedere che sopraggiungerà entro breve termine. Questa condizione non è adempiuta nel caso in cui il verificarsi dell'incapacità di guadagno appaia sì inevitabile, ma sia ancora incerto il momento in cui si determinerà (DTF 124 V 269 consid. 4). Conformemente all'art. 12 cpv. 1 LAI, anch'esso nella versione applicabile in concreto, in vigore fino al 31 dicembre 2003, l'assicurato ha diritto ai provvedimenti sanitari destinati non alla cura vera e propria del male ma direttamente all'integrazione professionale e atti a migliorare in modo duraturo e sostanziale la capacità di guadagno o a evitare una diminuzione sostanziale di tale capacità. Questa norma tende in particolare a tracciare un limite tra il campo di applicazione dell'assicurazione invalidità e quello dell'assicurazione malattia e infortuni. La delimitazione poggia sul principio secondo cui la cura di una malattia o di una lesione, senza riguardo alla durata dell'affezione, rientra in primo luogo nell'ambito dell'assicurazione malattia e infortuni (cfr. DTF 104 V 81 consid. 1, 102 V 41 consid. 1 nonché la sentenza del 3 ottobre 1995 in re V., I 140/95, consid. 1). Infine, l'art. 23bis cpv. 1 OAI prevede che se l'esecuzione di provvedimenti di integrazione si rivela praticamente impossibile in Svizzera, in modo speciale per difetto di istituzioni adeguate o di personale specializzato, l'assicurazione ne assume le spese per l'esecuzione semplice e razionale all'estero. I provvedimenti sanitari eseguiti all'estero sono presi a carico solo in caso di emergenza (cpv. 2). Se un provvedimento d'integrazione è eseguito all'estero per altri motivi ritenuti validi, l'assicurazione ne risarcisce le spese al massimo fino al limite richiesto da tale provvedimento, se fosse stato eseguito in Svizzera (cpv. 3). 4.2 Dagli atti risulta che la ricorrente dal 16 novembre 1993 beneficia di una pensione d'invalidità del 50% versatale dalla Cassa pensioni dei dipendenti dello Stato del Cantone Ticino, oltre ad un supplemento sostitutivo al 50% in attesa della rendita AVS/AI. Emerge pure che i primi sintomi di cataratta risalgono al 1990 e che tra il 2000 e il 2001 l'interessata ha consultato diversi oculisti in Svizzera, di cui tre a Z.________ (dott. S._______, dott. T.________ e dott. G.________), due a L.________ (dott. D.________ e dott. G.________) e tre in Ticino (dott. S.________, dott. S.________ e dott. E.________), giungendo alla conclusione, puramente soggettiva, che gli interventi non potevano essere eseguiti presso un ospedale diurno o piccoli ospedali e che i medici specialisti consultati non erano in grado di operarla a causa della difficoltà dell'intervento dovuta alle forti allergie di cui soffre e alla metodologia di intervento scelta dagli specialisti (cristallini rigidi, invece di quelli morbidi). Dall'incarto di causa - ad eccezione di una lettera 12 febbraio 2003 del dott. G.________, medico responsabile del servizio universitario di oftalmologia di L.________, dalla quale risulta che si è rifiutato di operare l'assicurata non per motivi medici bensì personali - nulla si evince a sostegno delle suddette affermazioni. Detto altrimenti, non vi è alcuna attestazione medica secondo cui gli interventi di cataratta non potevano essere eseguiti in Svizzera a causa delle difficoltà paventate dalla ricorrente. 4.3 Ora, non si può ragionevolmente seguire l'assunto soggettivo e preconcetto dell'interessata quando assevera l'impossibilità di fruire in Svizzera di un trattamento di cataratta adeguato alle peculiarità del suo caso, perché mancherebbero gli specialisti in grado di effettuarlo e perché nemmeno vi sarebbe una struttura ospedaliera idonea. Mentre, in occasione di un suo soggiorno a Como - città italiana confinante con Chiasso dove abita la ricorrente -, dopo una sola visita oculistica di controllo, essa avrebbe accettato immediatamente e senza esperire tutti quegli accertamenti che aveva operato in Svizzera, interpellando a suo dire non meno di 8 specialisti, di sottoporsi all'intervento di cataratta all'Ospedale V.________ perché le erano state fornite tutte le garanzie che non aveva per contro ottenuto in Svizzera. Se è vero che la fiducia del paziente nei confronti del medico è fondamentale per affrontare nel migliore dei modi un intervento, è però altrettanto esatto che la normativa legale stabilisce una disciplina particolare per riconoscere la presa a carico di atti medici eseguiti all'estero. Giusta le succitate disposizioni di cui all'art. 23bis cpv. 1 e 2 OAI occorrono infatti due presupposti alternativi affinché l'assicurazione invalidità assuma le spese per l'esecuzione semplice e razionale all'estero, ossia l'impossibilità di effettuare in Svizzera il trattamento per carenza di istituzioni adeguate o di personale specializzato oppure quando subentri un caso d'emergenza all'estero. 4.4 Orbene, è di tutta evidenza come l'asserzione secondo cui il tipo d'intervento effettuato sarebbe stato impossibile in Svizzera sia rimasta oggettivamente allo stadio di puro parlato, pur dando atto all'interessata che dal profilo soggettivo essa abbia un convincimento di segno contrario. Agli atti del parallelo incarto K 91/03 vi è per contro un rilievo del dott. G.________ dell'Ospedale X.________, per il qualei l'assicurata era senz'altro operabile in Svizzera. Viene di conseguenza a mancare l'ipotesi legislativa di cui al cpv. 1 dell'art. 23bis OAI. Nemmeno si realizza, in concreto, il presupposto del caso d'urgenza all'estero di cui al cpv. 2 della citata norma, atteso che da anni (dal 1990) l'interessata soffriva di questa patologia e che l'intervento poteva per certo essere programmato ed eseguito in ospedali svizzeri. Decisivo è in questo contesto il fatto che in realtà la ricorrente non si trovasse in stato d'oggettiva urgenza e potesse senza difficoltà alcuna rientrare in Svizzera per sottoporsi all'intervento. Essa aveva infatti affermato, nel marzo 2002, che già dalla visita del 13 marzo 2001 presso il dott. G.________ non ci vedeva più, né poteva attraversare la strada da sola. 4.5 Resta quindi da esaminare se è adempiuto il presupposto di cui al cpv. 3 dell'art. 23bis OAI, ossia se esistono "altri motivi ritenuti validi". Come giustamente rilevato dai primi giudici, se è vero che la citata nozione non può essere interpretata in maniera troppo rigorosa, ritenuto che siffatta normativa non crea spese superiori a quelle che l'assicurazione invalidità dovrebbe sopportare nel caso in cui l'intervento venisse effettuato in Svizzera, è però altrettanto vero che secondo l'art. 9 cpv. 1 LAI i provvedimenti d'integrazione sono applicati in Svizzera e solo eccezionalmente anche all'estero, ragione per la quale è indispensabile che i cosiddetti altri motivi ritenuti validi rivestano un'importanza considerevole (cfr. VSI 1997 pag. 312 consid. 1b). La delega legislativa non consente infatti all'art. 23bis cpv. 3 OAI, emanato dall'esecutivo federale, di prevalere sull'art. 9 cpv. 1 LAI quale legge formale. Nel caso di specie, considerato l'iter medico descritto al consid. 4.2, ritenuto che l'intervento era oggettivamente fattibile in Svizzera e non si realizzava l'ipotesi dell'urgenza, diviene ininfluente - come evidenziato dai primi giudici, con considerazioni pertinenti cui si rinvia - l'aspetto d'ordine patrimoniale, di portata peraltro assai modesta. Ne consegue l'inapplicabilità pure della norma d'eccezione dell'art. 23bis cpv. 3 OAI.