Citation: 5A_807/2013 E. 2.3.2

2.3.2. Il diritto di custodia di cui all'art. 3 cpv. 1 lett. a CArap, che può segnatamente discendere da un'attribuzione per legge, da una decisione giudiziaria o amministrativa o da un accordo vigente secondo il diritto dello Stato in cui il minore aveva la dimora abituale (art. 3 cpv. 2 CArap), comprende il diritto vertente sulla cura della persona del minore e, in particolare, quello di decidere della sua dimora (art. 5 lett. a CArap). Per accertare se vi sia trasferimento o mancato ritorno illecito ai sensi dell'art. 3 CArap, l'autorità giudiziaria o amministrativa dello Stato richiesto può tener conto direttamente del diritto e delle decisioni giudiziarie o amministrative riconosciute formalmente o no nello Stato della dimora abituale del minore, senza far capo alle procedure specifiche sulla prova di questo diritto o per la delibazione delle decisioni estere che fossero altrimenti applicabili (art. 14 CArap). Per determinare il genitore detentore o i genitori detentori del diritto di custodia nel senso dell'art. 3 cpv. 1 lett. a CArap, occorre riferirsi all'ordinamento giuridico dello Stato di dimora abituale del minore prima del trasferimento o del mancato ritorno (DTF 133 III 694 consid. 2.1.1) - in concreto il Regno Unito (v. supra consid. 2.3.1) -, vale a dire dapprima alle regole del diritto internazionale privato di questo Stato (DTF 136 III 353 consid. 3.5), comprese le convenzioni internazionali, e poi al diritto materiale al quale esso rinvia (sentenza 5A_479/2012 del 13 luglio 2012 consid. 4.3, in SJ 2013 I pag. 29). A gennaio 2012, vale a dire al momento in cui la minore sarebbe dovuta ritornare nel Regno Unito (v. Raselli/Hausammann/Möckli/Urwyler, op. cit., n. 16.157), in tale Paese non era ancora entrata in vigore la convenzione dell'Aia del 19 ottobre 1996 concernente la competenza, la legge applicabile, il riconoscimento, l'esecuzione e la cooperazione in materia di responsabilità genitoriale e di misure di protezione dei minori (RS 0.211.231.011; ratificata dal Regno Unito il 27 luglio 2012 ed entrata in vigore il 1° novembre 2012). Prima dell'entrata in vigore di tale convenzione, i tribunali inglesi giudicavano le cause riguardanti l'autorità parentale aventi un carattere internazionale secondo il diritto inglese (Bergmann/Ferid/Henrich, Internationales Ehe- und Kindschaftsrecht, Vereinigtes Königreich (England) [stato 1° novembre 2011], pag. 33). Per stabilire se in concreto il padre detiene un diritto di custodia sulla minore, la Corte cantonale si è quindi a giusto titolo riferita al diritto inglese (England and Wales). In virtù di tale diritto, se i genitori non sono sposati la madre detiene l'autorità parentale automaticamente (art. 2 (2) (a) del Children Act 1989), mentre il padre la detiene - tra l'altro - se è registrato in quanto tale sul certificato di nascita (v. art. 2 (2) (b), 4 (1) (a) e 4 (1A) (a) del Children Act 1989; Boele-Woelki/Braat/Curry-Sumner (editori), European family law in action, Volume III: Parental Responsibilities, 2005, pag. 351 seg.; Bergmann/Ferid/Henrich, op. cit., pag. 48). Secondo gli accertamenti dell'autorità inferiore l'opponente figura, quale padre, sull'atto di nascita della figlia conformemente a quanto richiede il diritto inglese, ciò che la ricorrente non contesta minimamente. In tali condizioni occorre ammettere che entrambi i genitori detengono l'autorità parentale sulla minore. Contrariamente a quanto sembra sostenere la ricorrente, la separazione delle parti non ha influito su tale attribuzione dell'autorità parentale (Bergmann/Ferid/Henrich, op. cit., pag. 48; Boele-Woelki/Braat/Curry-Sumner, op. cit., pag. 416). L'insorgente ribadisce la tesi già sostenuta dinanzi al Tribunale d'appello, ossia che l'art. 2 (7) del Children Act 1989 permetterebbe ai genitori detentori dell'autorità parentale "di agire l'uno indipendentemente dall'altro, senza la necessità di un accordo comune" e che, in assenza di un "Residence order" emanato da un tribunale inglese, " il genitore affidatario (specialmente se cittadino di un altro Stato) può stabilirsi liberamente dove preferisce". La disposizione richiamata dalla ricorrente prevede che, se più persone detengono l'autorità parentale su un bambino, ognuna di esse può agire individualmente senza l'altra (o le altre) nell'adempimento di tale autorità, a meno che una legge richieda espressamente il consenso di più persone in una questione riguardante il minore. Ora, l'art. 1 del Child Abduction Act 1984 prevede proprio che entrambi i genitori detentori dell'autorità parentale debbano dare il loro consenso qualora il figlio (di età inferiore ai sedici anni) sia portato al di fuori del Regno Unito (Boele-Woelki/Braat/Curry-Sumner, op. cit., pag. 31 e 526). La censura si appalesa pertanto infondata. Potendo opporsi al trasferimento della figlia all'estero, il padre detiene quindi un diritto di custodia ai sensi dell'art. 3 cpv. 1 lett. a CArap (sentenza 5A_479/2012 del 13 luglio 2012 consid. 4.3, in SJ 2013 I pag. 29; Jörg Pirrung, op. cit., n. D37 pag. 238).