Citation: 4P.304/2000 26.02.2001 E. 1

a) Si rileva anzitutto la sostanziale coincidenza degli argomenti esposti nei due gravami. In simili casi Il Tribunale federale ha già precisato che i due gravami non possono venir dichiarati inammissibili solo per il motivo che il loro contenuto è identico; essi verranno tuttavia esaminati nel merito solamente se, nonostante la commistione delle censure sollevate, la motivazione esposta appare sufficientemente chiara e adempie i requisiti legali (DTF 118 IV 293 consid. 2a con rinvii). b) Molti degli argomenti addotti nel ricorso di diritto pubblico risultano d'acchito irricevibili siccome proponibili nel quadro del ricorso per riforma. Il ricorso di diritto pubblico è infatti ammissibile soltanto se la pretesa violazione di diritto non può essere sottoposta al Tribunale federale mediante altro rimedio (art. 84 cpv. 2 OG). Orbene, trattandosi di un procedimento civile a carattere pecuniario con un valore di causa superiore a fr. 8000.--, nulla osta in concreto alla presentazione di un ricorso per riforma (art. 43 e 46 OG), peraltro avvenuta. Ne discende l'inammissibilità del ricorso di diritto pubblico nella misura in cui viene contestata l'interpretazione dell'art. 34 della Convenzione Collettiva Nazionale di lavoro, trattandosi di diritto privato federale (cfr. DTF 98 II 205 consid. 1). Lo stesso vale per l'asserita violazione del diritto di essere sentito. Nonostante il richiamo alla citata garanzia costituzionale, infatti, la ricorrente intende chiaramente rimproverare ai giudici cantonali la mancata applicazione degli art. 2 e 3 CC, concernenti l'abuso di diritto e la malafede. Un eventuale complemento della fattispecie a questo riguardo andrebbe inoltre richiesto con il ricorso per riforma, sulla scorta dell'art. 64 OG. Ad analoga conclusione si deve giungere con riferimento alla pretesa violazione del "principio della clausola favorevole", mediante la quale la ricorrente intende manifestamente censurare l'applicazione dell'art. 357 cpv. 2 CO. c) Per il resto, l'argomentazione addotta nel ricorso di diritto pubblico disattende in larga misura i requisiti di motivazione propri a tale rimedio. Giusta l'art. 90 cpv. 1 OG l'allegato ricorsuale deve contenere l'esposizione dei fatti essenziali e quella concisa dei diritti costituzionali o delle norme giuridiche che si pretendono violati, precisando in che consista tale violazione. Chiamato a statuire su di un ricorso di diritto pubblico il Tribunale federale vaglia infatti solo quelle censure che sono state sollevate in modo chiaro e dettagliato (conformemente al cosiddetto "Rügeprinzip"). Ciò comporta l'inammissibilità della censura concernente la violazione dell'art. 6 CEDU, menzionata solo in ingresso all'allegato e poi non sostanziata. La società non può, per il resto, limitarsi ad affermare che il giudizio impugnato è arbitrario. Essa non può semplicemente contrapporre il suo parere a quello dell'autorità cantonale, come se il Tribunale federale fosse una superiore giurisdizione di appello a cui compete di rivedere liberamente il fatto e il diritto e di ricercare la corretta applicazione delle norme invocate (DTF 122 I 70 consid. 1c). Per sostanziare l'arbitrio non basta proporre una soluzione sostenibile o addirittura migliore rispetto a quella contestata (DTF 125 I 166 consid. 2a); occorre dimostrare - con un'argomentazione chiara e dettagliata - che l'autorità cantonale ha emanato una decisione manifestamente insostenibile, destituita di fondamento serio e oggettivo o in urto palese con il senso di giustizia ed equità (DTF citati). Qualora venga, in particolare, censurato l'accertamento dei fatti - come nel caso in rassegna - è inoltre necessario dimostrare che gli accertamenti definiti arbitrari riguardano circostanze suscettibili d'influire sull'esito della procedura, tenendo conto del fatto che, in ogni caso, l'annullamento della sentenza impugnata si giustifica se risulta arbitraria nell'esito e non solo nella sua motivazione (DTF 122 III 130 consid. 2a).