Citation: 2C_90/2020 E. 3.3

3.3. Un controllo a posteriori delle prove dell'origine è effettuato per sondaggio o ogniqualvolta le autorità doganali della Parte contraente importatrice abbiano validi motivi di dubitare dell'autenticità dei documenti, del carattere originario dei prodotti in questione o dell'osservanza degli altri obblighi di cui alla Convenzione (cfr. art. 32 n. 1 dell'Appendice I della Convenzione PEM; art. 33 n. 1 del Protocollo n. 3 nel tenore previgente). La procedura di questo controllo a posteriori è retta esclusivamente dal diritto interno dello Stato richiesto. Le autorità dello Stato d'importazione sono vincolate al risultato del controllo (sentenze 2C_426/2020, citata, consid. 5.1; 2C_907/2013, citata, consid. 2.2.5; 2C_355/2007, citata, consid. 2.2; DTF 114 Ib 168 consid. 1c pag. 171 e rinvii). La prova del carattere originario dei prodotti, che deve di principio essere portata soltanto nella procedura del controllo a posteriori, spetta all'esportatore (sentenza 2C_907/2013, citata, consid. 2.2.5; DTF 114 Ib 168 consid. 2b pag. 173). Se il carattere originario dei prodotti non può essere provato, la corrispondente comunicazione dell'autorità competente dello Stato d'esportazione deve essere equiparata ad una revoca formale del certificato di circolazione delle merci, alla quale l'autorità dello Stato d'importazione è parimenti vincolata (sentenza 2C_355/2007, citata, consid. 2.2; DTF 110 Ib 306 consid. 1 pag. 308 seg.). Il diritto internazionale pubblico non esclude che l'autorità richiedente possa chiedere ulteriori informazioni o presentare una nuova domanda di controllo all'autorità estera qualora dovessero emergere dubbi sul risultato del controllo, segnatamente perché la comunicazione della verifica appare equivoca o eventualmente incompleta (sentenza 2C_426/2020, citata, consid. 5.1; DTF 114 Ib 168 consid. 1d pag. 171 seg.). La questione di sapere se l'importatore può esigere dalle autorità doganali dello Stato d'importazione che sia chiesto alle autorità doganali dello Stato d'esportazione un complemento d'informazioni sul controllo a posteriori il cui risultato gli sia sfavorevole, concerne il diritto interno dello Stato d'importazione (sentenza 2C_426/2020, citata, consid. 5.1; DTF 114 Ib 168 consid. 1d pag. 172). Alla luce del principio dell'affidamento dedotto dalla buona fede secondo l'art. 26 della Convenzione di Vienna del 23 maggio 1969 sul diritto dei trattati (CV; RS 0.111), lo Stato richiedente è tuttavia tenuto dal profilo del diritto internazionale a fare affidamento sull'esposizione dello Stato richiesto, di modo che eventuali ulteriori informazioni devono di massima essere richieste solo in presenza di seri dubbi (DTF 146 II 150 consid. 7.1 pag. 179 seg.; 144 II 206 consid. 4.4 pag. 215 e rinvii). Simili dubbi rilevanti sono segnatamente dati quando sulla base dei fatti e dei mezzi di prova addotti si possa ritenere che le autorità doganali dello Stato d'esportazione rivengano sulla loro valutazione (sentenza 2C_426/2020, citata, consid. 5.1; DTF 114 Ib 168 consid. 2b pag. 173). Non è per contro ammissibile che le autorità dello Stato d'importazione possano stabilire loro stesse i fatti relativi all'origine delle merci sulla base di nuovi mezzi di prova, sottoponendo a verifica il risultato del controllo a posteriori eseguito dalle autorità dello Stato d'esportazione (sentenza 2C_426/2020, citata, consid. 5.1; DTF 114 Ib 168 consid. 1d pag. 172).