Citation: 4A_39/2017 E. 4.1

4.1. La Corte cantonale ha effettivamente ritenuto che il ricorrente avesse contravvenuto diverse volte agli art. 310 e 311 cpv. 1 CPC per non avere spiegato per quali motivi determinate considerazioni della sentenza di primo grado sarebbero errate. Il ricorrente passa in rassegna tali considerazioni della sentenza impugnata. Fatica tuttavia a distinguere tra argomenti di forma e di merito. Non contesta in modo puntuale il rimprovero formale della Corte cantonale - la motivazione insufficiente - indicando in particolare i passaggi dell'atto di appello nei quali si sarebbe confrontato con le motivazioni del primo giudizio; asserisce invece che la Corte di appello ha leso i predetti suoi diritti procedurali per avere ignorato le sue allegazioni e le prove a suo dire determinanti prodotte, oppure per avere considerato le prove agli atti soltanto a vantaggio della controparte. Censure simili non hanno nulla a che vedere con il potere di esame dell'autorità d'appello, né con vizi di carattere formale; attengono al merito. Il ricorrente, in sostanza, rimprovera alla Corte di appello di non avere valutato le prove come egli avrebbe voluto e sconfina quindi nell'accertamento dei fatti. Ma a tale riguardo le sue critiche non adempiono assolutamente i requisiti di motivazione di cui s'è detto (consid. 3) e sono pertanto inammissibili. Quanto all'art. 316 CPC, basti osservare ch'esso non è concepito per supplire alle carenze dell'atto di appello. Questa conclusione tocca le contestazioni che il ricorrente muove in merito all'esposto cronologico dei fatti della sentenza cantonale, alla valutazione delle sentenze tedesche, alla mancata considerazione di documenti e testimonianze e alla parzialità dei giudici cantonali tesa a proteggere l'avvocato ticinese.