Citation: 1C_505/2021 E. 2.2

2.2. Con riferimento al caso particolarmente importante adduce una violazione di elementari principi procedurali, segnatamente una violazione del diritto d'essere sentito (art. 29 cpv. 2 Cost. e 80b cpv.1 AIMP) : perché il MP non gli avrebbe dato la possibilità di verificare la metodologia di estrapolazione dei dati informatici egli non avrebbe potuto esaminare la presenza di eventuale documentazione non pertinente per l'inchiesta estera. Al riguardo accenna all'art. 141 CPP, relativo all'utilizzabilità delle prove acquisite illegalmente, prove che pertanto potrebbero anche non essere considerate valide secondo il diritto svizzero. Rimprovera alla CRP di non essersi compiutamente espressa sulle criticità, o quantomeno sugli interrogativi mossi alla metodologia utilizzata dagli esperti informatici rilevati in un rapporto peritale di parte fatto allestire da lui. Si diffonde poi sulla pretesa violazione dei principi di proporzionalità e dell'utilità potenziale, asserendo che si sarebbe in presenza di un'inammissibile ricerca indiscriminata di prove. Quest'ultima critica chiaramente non regge, visto che riguardo all'utilità potenziale dei files litigiosi la CRP non si è scostata dalla prassi costante. Gli stessi si riferiscono al ricorrente, indagato nel procedimento penale estero. Ininfluente al riguardo è il fatto che la cernita avrebbe compreso non solo il cognome, ma anche il nome del ricorrente, senza l'utilizzo di ulteriori filtri di ricerca, ciò che non costituisce un'inammissibile ricerca indiscriminata di prove. Non spetta d'altra parte al giudice svizzero dell'assistenza esaminare compiutamente ogni singolo file contenente il nome del ricorrente in relazione a una connessione "concreta" con il procedimento estero; la valutazione definitiva del materiale probatorio spetta infatti al giudice estero del merito che, contrariamente a quello svizzero dell'assistenza, dispone di tutte le prove raccolte in Italia e all'estero.