Citation: 4P.214/2002 28.11.2002 E. 3

Onde determinare la natura dell'accordo venuto in essere il 3 gennaio 1990, mediante la consegna della somma di fr. 50'000.--, la Corte cantonale si è riferita all'atteggiamento adottato in seguito dalle parti. Essa ha in particolare tenuto conto del fatto che in vari scritti redatti tra il 1992 e il 1998 la ricorrente ha esplicitamente ammesso di aver ricevuto in prestito il citato importo e si è dichiarata intenzionata a restituirlo. Dall'istruttoria è inoltre emerso ch'essa ha inserito la cifra di fr. 50'000.-- quale debito nei confronti dell'opponente negli elenchi debiti presentati per le dichiarazioni d'imposta tra il 1997 e il 2000. Sulla scorta di questi accertamenti i giudici ticinesi hanno concluso che, come sostenuto dall'opponente, la somma di fr. 50'000.-- è stata concessa a titolo di mutuo per il finanziamento parziale dell'acquisto della casa e non a titolo di donazione, rispettivamente quale contributo di mantenimento dei figli. 3.1 Il contenuto della pattuizione intervenuta tra le parti è stato determinato mediante interpretazione soggettiva, ovvero sulla base della loro vera e concorde volontà (art. 18 cpv. 1 CO; DTF 127 III 444 consid. 1b); secondo costante giurisprudenza le circostanze intervenute dopo la stipulazione del contratto non rivelano, infatti, la volontà ipotetica delle parti bensì la loro volontà reale (DTF 107 II 417 consid. 6). In altre parole, il comportamento e le dichiarazioni delle parti successivi alla stipulazione di un contratto indicano il significato ch'esse intendevano - realmente - attribuirgli. Basata sull'apprezzamento delle prove, l'interpretazione soggettiva può venire censurata nel quadro di un ricorso di diritto pubblico fondato sulla violazione del divieto dell'arbitrio. 3.2 Per costante giurisprudenza, un giudizio cantonale viola il divieto dell'arbitrio sancito dall'art. 9 Cost., quando esso appare - e ciò non solo nella sua motivazione bensì anche nell'esito - manifestamente insostenibile, in aperto contrasto con la situazione reale, gravemente lesivo di una norma o di un principio giuridico chiaro e indiscusso oppure in contraddizione urtante con il sentimento della giustizia e dell'equità (DTF 128 I 177 consid. 2.1 pag. 182). L'arbitrio non si realizza già qualora la soluzione proposta con il ricorso possa apparire sostenibile o addirittura migliore rispetto a quella contestata (DTF 128 II 259 consid. 5 pag. 280 seg. con rinvio). Incombe alla parte che ricorre, l'onere di dimostrare - conformemente alle esigenze poste dall'art. 90 cpv. 1 lett. b OG - che l'autorità cantonale ha emanato una decisione arbitraria nel senso appena descritto. Questa esigenza di motivazione non è ossequiata quando, come nel caso concreto, ci si limita ad opporre la propria versione dei fatti a quella dell'autorità cantonale; è invece necessario dimostrare che l'accertamento criticato è in contraddizione flagrante con quanto emerge dalle tavole processuali (cfr. DTF 118 Ia 28 consid. 1b con rinvii). 3.3 Come anticipato, nel caso in esame la ricorrente contrappone all'apprezzamento delle prove eseguito in sede cantonale il proprio, mettendo in rilievo il fatto che le richieste di rimborso dell'opponente coincidevano con i momenti di crisi di coppia e ch'egli non ha inserito il credito nelle proprie dichiarazioni fiscali. Si tratta di circostanze che, seppur vere, non inducono a considerare insostenibile la conclusione dei giudici ticinesi. Il tenore inequivocabile delle dichiarazioni rese dalla ricorrente nel corso degli anni, così come anche nell'allegato ricorsuale - in cui si legge fra l'altro che "una corretta valutazione delle prove doveva far concludere che A.________ riteneva sì di essere debitrice ..." - inducono semmai a credere il contrario. Ne discende che su questo punto la sentenza impugnata resiste senz'altro alla censura di arbitrio.