Citation: 5P.291/2002 04.11.2002 E. 2

2.1 L'autorità cantonale, fondandosi sugli art. 321 cpv. 1 lett. b e 322 lett. a CPC ticinese, ha dichiarato irricevibili sia un documento datato 22 novembre 2001 prodotto dalla qui ricorrente con le sue osservazioni all'appello sia il richiamo, contenuto in tale atto, dell'istanza con cui ha chiesto l'iscrizione definitiva dell'ipoteca legale. La prima norma vieta l'allegazione di nuove prove in sede di appello, mentre il secondo disposto non permette ai giudici cantonali di assumere nuovi documenti di propria iniziativa. 2.2 Secondo la ricorrente, così facendo, i giudici cantonali hanno violato il suo diritto di essere sentita e hanno commesso un diniego di giustizia. Essi hanno sì chiesto osservazioni all'appello, ma non le hanno prese in considerazione. La Corte cantonale, che ha ignorato l'espresso richiamo alla procedura di iscrizione definitiva, non ha nemmeno fatto uso della facoltà conferitale dall'art. 322 CPC ticinese di assumere d'ufficio determinate prove, quali perizie, ispezioni, audizioni di testi ed interrogatori formali delle parti. 2.3 Il diritto di essere sentito conferisce alle parti il diritto all'assunzione di prove rilevanti, offerte in tempo utile e nella forma prescritta (DTF 106 II 170 consid. 6b con rinvii). Ora, in concreto, la ricorrente non spiega perché la conclusione della decisione cantonale, secondo cui le prove in discussione non sono state tempestivamente offerte nelle forme previste dalla legge di procedura cantonale, è arbitraria. Ne segue che la censura concernente una violazione del diritto di essere sentita si rivela manifestamente infondata. Nemmeno il riferimento all'art. 322 CPC ticinese giova alla ricorrente, che non indica, con una censura conforme all'art. 90 cpv. 1 lett. b OG, per quale motivo la Corte cantonale avrebbe applicato in modo arbitrario tale disposto di legge, non procedendo d'ufficio all'assunzione di prove. Essa pare misconoscere che giusta la costante giurisprudenza cantonale, non contestata nel gravame, tale norma non instaura un obbligo, ma conferisce al giudice una facoltà, che, quale eccezione al principio generale del divieto di nova in sede di appello, dev'essere utilizzata con la massima prudenza (Cocchi/Trezzini, Codice di procedura civile ticinese massimato e commentato, 2a ed., n. 1 e 2 all'art. 322 CPC con rinvii). Altrettanto infondata si rivela l'argomentazione ricorsuale concernente il diniego di giustizia, ritenuto che non può essere rimproverato all'autorità cantonale, come invece fatto dalla ricorrente, un accertamento dei fatti incompleto o carente né si può affermare che essa abbia limitato la sua cognizione o che essa non abbia considerato eccezioni allegate e provate conformemente al diritto processuale.