Citation: 6B_1058/2015 E. 4.2

4.2. Nella DTF 81 IV 228 il Tribunale federale ha ritenuto che la mancata riscossione delle imposte dovute ed esigibili arreca un danno all'ente pubblico interessato (consid. 1b pag. 232). Non può essere altrimenti nel caso concreto. Come rettamente rilevato dalla CARP, il pagamento tardivo dell'intero debito fiscale non esclude la sussistenza di un danno, cagionando al Comune un pregiudizio quanto meno provvisorio. Nulla muta al riguardo il versamento di interessi di ritardo. Speciosa appare l'asserzione ricorsuale per cui, a causa degli interessi di ritardo, a subire un pregiudizio sarebbe unicamente il debitore moroso. La giustificazione degli interessi di ritardo risiede proprio nella perdita di interessi subita dal creditore e nel guadagno trattone dal debitore (v. sentenza 2C_546/2008 del 29 gennaio 2009 consid. 4.2, in RDAF 2009 II 99). Invano poi, per negare l'esistenza anche solo di una messa in pericolo del patrimonio comunale, l'insorgente adduce che gli importi in questione sarebbero sempre stati contabilizzati tra gli attivi del Comune senza che venissero mai effettuati degli accantonamenti, come risulterebbe dagli atti. Oltre al fatto che il generico riferimento agli atti non soddisfa l'obbligo di allegazione e motivazione (v. art. 42 cpv. 1 e 2 LTF), non spettando al Tribunale federale ricercare nell'incarto i riferimenti a sostegno di una censura (DTF 133 IV 286 consid. 6.2), il ricorrente sembra disattendere che la CARP ha ritenuto una concreta messa in pericolo dell'attivo comunale, che l'ente locale avrebbe dovuto debitamente considerare nella propria contabilità come peggioramento del valore economico del proprio patrimonio riconducibile al rischio che col passare del tempo i contribuenti morosi potessero diventare insolventi o sparire. A ciò si può aggiungere la problematica della prescrizione del diritto di riscossione (v. art. 194 della legge tributaria del 21 giugno 1994 del Cantone Ticino, LT/TI; RL 10.2.1.1), appena accennata dai giudici cantonali. Il mancato avvio di procedure esecutive impedisce di interrompere il termine di prescrizione (art. 194 cpv. 2 unitamente all'art. 193 cpv. 3 LT/TI), aumentando quindi il pericolo di estinzione di tale diritto, causa intervenuta prescrizione. La sottoscrizione da parte del ricorrente del messaggio municipale per l'approvazione del consuntivo non può poi essere considerata alla stregua di un riconoscimento del debito ai sensi dell'art. 135 cpv. 1 CO e tanto meno come un atto interruttivo della prescrizione. Come già evidenziato dalla Corte cantonale, non può infatti essere interpretata dal Comune creditore come l'espressione dell'ammissione da parte del contribuente debitore di essere tenuto a un determinato obbligo giuridico nei confronti del primo (v. in proposito DTF 134 III 591 consid. 5.2.1 e rinvii). Tale sottoscrizione avviene a nome del Municipio e quindi del rappresentante del Comune creditore, non può dunque essere ricondotta al contribuente moroso. Non è infine d'ausilio l'obiezione ricorsuale in merito all'assenza di accantonamenti per i crediti in questione. Come visto, la CARP ha considerato, senza che al riguardo siano formulate censure di sorta, che il Comune avrebbe dovuto tener conto dei rischi appena descritti nella propria contabilità, quale peggioramento del valore del proprio patrimonio. Nemmeno va poi dimenticato che la mancata disponibilità dei proventi fiscali limita l'autorità nell'assolvimento dei suoi compiti, rispettivamente, se del caso, le impone di indebitarsi per poterli assolvere.