Citation: 6B_402/2020 E. 4.2

4.2. La ricorrente non si esprime sulla sua legittimazione ricorsuale ai sensi dell'art. 81 cpv. 1 lett. b n. 5 LTF. Non spiega, con riferimento alla fattispecie concreta, quali pretese intenderebbe fare valere e in quale misura la decisione impugnata potrebbe influenzare il loro giudizio. Richiama l'art. 89 LTF, adducendo di avere partecipato al procedimento dinanzi all'autorità precedente, di essersi costituita accusatrice privata, di essere direttamente toccata nei suoi legittimi interessi dalla decisione impugnata e di avere un interesse degno di protezione all'annullamento della stessa. Disattende tuttavia che l'art. 89 cpv. 1 LTF disciplina la legittimazione a ricorrere in materia di diritto pubblico (v. art. 82 segg. LTF), mentre in concreto, trattandosi di un ricorso in materia penale, è applicabile l'art. 81 cpv. 1 lett. b n. 5 LTF che richiede un interesse giuridicamente protetto e non un semplice interesse degno di protezione. In virtù dell'esposta giurisprudenza, sarebbe quindi spettato all'insorgente sostanziare il pregiudizio che avrebbe subito e le pretese di risarcimento del danno o di riparazione del torto morale giusta l'art. 49 cpv. 1 CO che intenderebbe avanzare. Al proposito deve infatti essere rilevato che non tutte le offese lievi della reputazione professionale, economica o sociale di una persona giustificano una riparazione. Il riconoscimento di un'indennità a titolo di riparazione morale fondata sull'art. 49 cpv. 1 CO presuppone che la lesione alla personalità sia oggettivamente di una certa gravità e sia soggettivamente percepita dal danneggiato come sufficientemente grave da fare apparire legittimo che una persona, in simili circostanze, si rivolga al giudice per ottenere un risarcimento (v. sentenza 6B_588/2018 del 5 ottobre 2018 consid. 2.1 e rinvii). In assenza di qualsiasi spiegazione in merito a eventuali pretese civili, all'insorgente non può essere riconosciuta la legittimazione a impugnare nel merito il giudizio della CRP sulla base dell'art. 81 cpv. 1 lett. b n. 5 LTF. Risultano così d'acchito inammissibili le censure relative all'accertamento dei fatti e all'errata applicazione degli art. 173, 174 e 177 CP nonché dell'art. 23 LCSl, come pure alla violazione del principio in dubio pro duriore. Lo stesso dicasi per le ulteriori censure, segnatamente quelle di violazione del diritto di essere sentito con riguardo alla mancata assunzione delle prove richieste e alla loro valutazione anticipata, trattandosi di questioni strettamente connesse con il giudizio di merito che la ricorrente non è legittimata a contestare.