Citation: 6B_949/2014 E. 12.2

12.2. Il ricorrente contesta innanzitutto la realizzazione della forma aggravata del reato, in assenza della quale esso sarebbe prescritto. La CARP non accerterebbe un suo personale indebito profitto né indicherebbe chi l'avrebbe ottenuto, quando e in che misura. Senza procedere a un distinguo tra i bonifici finalizzati a investimenti nei già citati fondi e le messe a pegno, la CARP ha ravvisato l'indebito profitto nel denaro contante che l'insorgente faceva pervenire a ff.________SA (tramite ii.________Inc.) che poi veniva utilizzato come se fosse di pertinenza della società e delle persone che vi gravitavano attorno. Ha inoltre aggiunto che la copertura di tutte le spese di ff.________SA, incluso quanto corrisposto al ricorrente a titolo di indennità per il CdA e di pigioni, era garantita esclusivamente dagli apporti in contanti dei nuovi clienti, di modo che anche quanto percepito dall'insorgente dev'essere considerato un indebito profitto. In tal modo la CARP descrive il destino riservato almeno in parte ai fondi che il ricorrente ha bonificato a ff.________SA rispettivamente a ii.________Inc. Nulla indica invece sugli scopi in quanto tali perseguiti dall'insorgente. Sennonché l'aggravante di cui all'art. 158 n. 1 cpv. 3 CP è data se, oltre ad agire intenzionalmente in relazione agli elementi costitutivi del reato, l'autore è mosso dallo scopo di procacciare a sé o ad altri un indebito profitto. La sentenza impugnata tuttavia nulla accerta in merito. Nemmeno ritiene che l'insorgente sapesse o dovesse perlomeno presumere che ff.________SA si trovava in una situazione tale che riusciva a far fronte alle proprie spese solo grazie alla distrazione del denaro che le perveniva per essere investito. Appaiono peraltro dubbie le considerazioni della CARP laddove ravvede un indebito profitto personale dell'insorgente per quanto corrispostogli dalla società a titolo di indennità per il CdA e di pigioni, poiché non accerta che tali prestazioni dipendevano direttamente dall'apporto di fondi di nuovi clienti. L'opponente 16 osserva che il ricorrente avrebbe ricevuto nel corso degli anni importanti retrocessioni per l'apporto di nuova clientela, di modo che lo scopo di indebito profitto sarebbe dato. Nella replica viene apoditticamente contestata tale conclusione, ma non le retrocessioni. Al proposito occorre rilevare che la CARP non accerta esplicitamente il versamento di retrocessioni, che pur sembra ritenere implicitamente, menzionandole al momento di commisurare la pena (v. sentenza impugnata pag. 250). Tuttavia non è dato di sapere se siano legate agli atti oggetto dell'imputazione di amministrazione infedele, non è quindi possibile stabilire se, percependo le retrocessioni, il ricorrente abbia agito per procacciare a sé un indebito profitto. In assenza di (sufficienti) accertamenti sullo scopo perseguito dal ricorrente, questo Tribunale non può esaminare l'applicazione dell'art. 158 n. 1 cpv. 3 CP. La CARP dovrà dunque completare i fatti e ripronunciarsi sul tema.