Citation: 9C_673/2009 14.04.2010 E. 6

Contestato è infine pure il giudizio della Corte cantonale sull'invalidità della ricorrente in ambito lucrativo. 6.1 Fondando sostanzialmente la sua pronuncia sul parere 2 maggio 2007 del Servizio X.________, che in seguito non è più stato smentito da documentazione medica specialistica, il primo giudice ha accertato in maniera vincolante per il Tribunale federale una capacità lavorativa residua dell'interessata dell'80 % in attività sostitutive rispettose dei limiti funzionali sopra indicati (cfr. Fatti, A). 6.2 Senza arbitrio, l'autorità giudiziaria cantonale poteva inoltre pure richiamarsi alla valutazione della consulente in integrazione professionale che, nel suo rapporto finale del 3 giugno 2008, aveva ritenuto esigibile, nel rispetto dei limiti funzionali indicati del Servizio X.________, lo svolgimento di attività leggere e poco qualificate nel campo della produzione (operaia generica con mansioni di assemblaggio, di rifinitura, di imballaggio, ecc.) e dei servizi (venditrice, commessa-cassiera, ausiliaria di lavanderia, ecc.). La ricorrente si limita a mettere in dubbio questa valutazione ("non credo che il mercato del lavoro, per quanto teoricamente equilibrato ce lo si immagini, disponga di posti di lavoro adatti"), facendo leva sulla sua posizione personale (età e scarsa scolarizzazione). Così facendo essa dimentica però che la consulente in integrazione professionale, che era la persona più indicata per verificare quali attività fossero ancora possibili alla luce delle indicazioni mediche (v. DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; Ulrich Meyer, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, 1997, pag. 228 seg.), aveva già tenuto conto del suo profilo socio-professionale. E a prescindere da questa considerazione, il solo fatto di non credere all'attendibilità di tale accertamento non basta ancora a farlo ritenere manifestamente errato (per il resto, sulla possibilità di riconvertirsi professionalmente in attività quali quelle indicate dalla consulente, che non richiedono necessariamente la messa in atto di particolari misure integrative, cfr. sentenza 9C_753/2008 del 26 ottobre 2009 consid. 3.5 con riferimenti). 6.3 Per il raffronto dei redditi (reddito senza invalidità, incontestato: fr. 19'838.30.-; guadagno ipotetico da invalida: fr. 34'188.82 [anno di riferimento: 2006]), l'istanza precedente ha applicato sul reddito base da invalida (fr. 50'277.69, accertato sulla base della tabella TA1 dell'inchiesta svizzera sulla struttura dei salari, livello di esigenze 4) - in aggiunta alla riduzione del 20 % per il grado di incapacità lavorativa residua - una deduzione del 15 % conformemente a quanto aveva riconosciuto la consulente in integrazione professionale in considerazione dei limiti di caricabilità, del bisogno di cambio posturale, della scarsa scolarità e del cambio di attività con conseguente difficoltà ad adattarsi a nuovi contesti lavorativi (sul tema cfr. DTF 126 V 75). Ottenuto così un reddito da invalida superiore a quello senza invalidità, la Corte cantonale ha ritenuto nullo il grado d'invalidità per la parte salariata. 6.4 La ricorrente contesta il calcolo applicato dal primo giudice. In primo luogo gli rimprovera di avere contrapposto a un reddito da invalida basato su una capacità lavorativa dell'80 %, ma distribuita sull'arco di un'occupazione a tempo pieno, un reddito senza invalidità riferito a un'occupazione a tempo parziale. Inoltre si appella al giudizio del Tribunale federale per farsi riconoscere la deduzione massima consentita del 25 % per tenere conto della sua situazione personale (v. DTF 126 V 75). 6.4.1 Nella misura in cui chiede di riconoscerle la deduzione massima consentita del 25 % per tenere conto delle sue particolari condizioni sfavorevoli (segnatamente: scolarizzazione particolarmente bassa, età), la ricorrente non spiega debitamente in quale misura il primo giudice avrebbe ecceduto o abusato nel proprio potere di apprezzamento. A parte ciò, si osserva comunque che nella deduzione applicata dall'amministrazione e dal Tribunale cantonale già si è sostenibilmente tenuto conto della situazione di (assenza di) scolarizzazione. 6.4.2 E comunque, anche volendo, per ipotesi, ammettere il tasso di deduzione del 25 % come pure la ripartizione tra attività salariata (30 %) e casalinga (70 %) invocata con il ricorso e la riduzione del reddito base da invalida alla quota parte salariata (30 %), il grado d'invalidità non raggiungerebbe ancora il minimo di legge del 40 %. Infatti, seguendo il ragionamento dell'insorgente, si otterrebbe un grado massimo d'invalidità parziale, per la parte salariata, del 16.31 % - ricavato sulla base di un reddito senza invalidità di fr. 19'838.30, di un reddito da invalida di fr. 9'049.98 (ossia: fr. 52'277.69 x 30 % x 80 % x 75 %]) e di una quota di ripartizione del 30 % - che sommato all'invalidità in ambito domestico (18.20 %, ossia: 26 % x 70 %) porterebbe a ritenere, dopo arrotondamento (DTF 130 V 121), un grado complessivo del 35 %, insufficiente a riconoscere una rendita ancorché minima dell'AI. Ne segue che, per quanto ammissibile, il ricorso va respinto.