Citation: 4A_107/2019 E. 6

Per costante dottrina e giurisprudenza il danno si definisce come una diminuzione involontaria del patrimonio netto; esso corrisponde alla differenza fra lo stato attuale del patrimonio del danneggiato e quello che tale patrimonio avrebbe se l'evento dannoso non si fosse prodotto. Il danno può presentarsi sotto forma di una diminuzione dell'attivo, di un aumento del passivo, di un mancato aumento dell'attivo rispettivamente di una mancata diminuzione del passivo (DTF 133 III 462 consid. 4.4.2, con rinvii). La nozione di danno e i principi applicabili alla sua determinazione attengono al diritto, mentre la sua esistenza e il suo ammontare riguardano l'accertamento dei fatti (DTF 130 III 145 consid. 6.2 pag. 167, con rinvii). Con riferimento alla ripartizione dell'onere probatorio occorre ricordare che spetta alla parte attrice, che domanda il risarcimento, provare che il suo patrimonio è diminuito in seguito al danno, mentre incombe al danneggiatore provare eventuali misure atte a ridurre il danno e la compensazione di vantaggi (sentenza 4C.137/2006 del 17 gennaio 2008 consid. 3.3; DTF 128 III 22 consid. 2d/cc pag. 28 seg.). La parte che sopporta l'onere della prova è pure gravata dall'onere di allegazione (DTF 142 III 462 consid. 4.3 pag. 465). Inoltre, quando, come in concreto, è applicabile la massima dispositiva il giudice deve unicamente assumere i mezzi di prova concernenti fatti pertinenti debitamente contestati (DTF 144 III 519 consid. 5.1).