Citation: 5A_517/2007 13.02.2008 E. 2

2.1 L'autorità giudiziaria superiore in materia di concordato, dopo aver indicato che la procedura di ricorso è disciplinata dal diritto cantonale, ha precisato di unicamente esaminare le censure di appello esplicitamente allegate e di fondarsi sui fatti - che non sono stati contestati nel rimedio con cui è stata adita - accertati dalla prima istanza. Ha inoltre ritenuto che le parti non sono in linea di principio autorizzate ad addurre fatti, prove ed eccezioni nuovi innanzi all'autorità di seconda istanza e che in concreto non erano nemmeno adempiute le condizioni per ammettere una restrittiva - perché in contrasto con l'esplicito divieto previsto dalla legge cantonale - ipotizzabile eccezione, che permetterebbe di produrre un novum qualora l'istante avesse omesso di presentare un documento decisivo innanzi al giudice di primo grado: infatti, anche qualora venisse preso in considerazione, il documento concernente l'adesione della X.________ Impresa Sagl al concordato, intervenuta dopo la decisione di primo grado, permetterebbe unicamente di affermare che il presupposto della doppia maggioranza di cui all'art. 305 cpv. 1 LEF (maggioranza dei creditori rappresentanti almeno due terzi dell'ammontare del credito) sarebbe adempiuto, ma non risolverebbe, ma anzi aggraverebbe, la carenza delle garanzie offerte. 2.2 La ricorrente sostiene che le predette "restrizioni" non sarebbero "condivisibili" e afferma che, accogliendo la domanda di effetto sospensivo, l'autorità di seconda istanza avrebbe dovuto indire un'udienza, ammettere testi, fatti e prove nuovi. Ritiene che non procedendo in tal modo, l'autorità cantonale avrebbe violato il suo diritto di essere sentita. Afferma pure che l'adesione della X.________ Impresa Sagl risultava estremamente vantaggiosa, perché conteneva una rinuncia ad un diritto di pegno e avrebbe coperto "l'importo mancante": l'autorità di seconda istanza avrebbe quindi dovuto omologare il concordato e incaricare il Commissario di vendere alcuni beni per colmare le garanzie. 2.3 Il ricorso in materia civile può essere proposto per violazione del diritto federale (art. 95 lett. a LTF), che include i diritti costituzionali dei cittadini, atteso che nella fattispecie in esame i motivi previsti dall'art. 95 lett. b-e LTF non entrano in linea di conto. Ne segue che la violazione del diritto cantonale non costituisce un motivo di ricorso. Tuttavia, come già nel diritto previgente, un ricorrente può lamentarsi di un'applicazione arbitraria del diritto cantonale, poiché il divieto dell'arbitrio (art. 9 Cost.) costituisce un diritto costituzionale (DTF 133 II 249 consid. 1.2.1). Giusta l'art. 106 cpv. 2 LTF il Tribunale federale esamina la violazione di diritti fondamentali - inclusi i diritti costituzionali - e di disposizioni di diritto cantonale solo se l'insorgente ha sollevato e motivato tale censura. Ciò significa che in tale ambito non si applica il principio iura novit curia, ma vigono i medesimi - severi - criteri di motivazione sviluppati in applicazione del previgente art. 90 cpv. 1 lett. b OG (DTF 133 III 639 consid. 2). Il ricorrente è quindi chiamato a formulare le proprie censure in termini chiari e dettagliati. Egli deve spiegare in cosa consista la violazione ed in quale misura i propri diritti costituzionali siano stati lesi (DTF 129 I 113 consid. 2.1 pag. 120 con rinvii, 185 consid. 1.6 pag. 189). 2.3.1 Giova innanzi tutto rilevare che, contrariamente a quanto affermato nel ricorso, nemmeno innanzi al Tribunale federale è possibile allegare veri nova, e cioè fatti che si sono verificati dopo la sentenza impugnata (DTF 133 IV 342 consid. 2.1). La ricorrente non contesta poi che la procedura innanzi all'autorità superiore in materia di concordato sia retta dalla legge di procedura cantonale, né che il diritto cantonale contenga un divieto di nova. Essa pare però affermare che, contrariamente a quanto ritenuto dalla Corte cantonale, erano dati i presupposti per derogare al predetto divieto. Sennonché dalla stessa argomentazione ricorsuale emerge chiaramente che l'inclusione nell'incarto del documento concernente la menzionata adesione non sarebbe stata sufficiente per accogliere l'istanza di omologazione, atteso che per colmare l'ammanco di garanzie la ricorrente medesima propone la vendita di beni da parte del commissario. Ne segue che il rimedio si rivela del tutto inconsistente su questo punto. 2.3.2 La ricorrente non indica poi una norma del diritto cantonale che prevederebbe il modo di procedere da lei auspicato e parte erroneamente dal presupposto che il diritto federale imponga l'adozione della procedura desiderata. Con riferimento alla pretesa udienza si può osservare che gli autori, che paiono affermare che anche innanzi all'autorità giudiziaria superiore occorra effettuare un'udienza giusta l'art. 304 LEF, si fondano sulla DTF 25 I 397 (Jaeger/Walder/Kull/Kottmann, Bundesgesetz über Schuldbetreibung und Konkurs, 4a ed., Zurigo 2001, n. 14 ad art. 307 LEF). In tale sentenza il Tribunale federale aveva tuttavia unicamente specificato che il diritto di essere sentito imponeva all'autorità giudiziaria superiore, che ammetteva dei nova, di dare la possibilità ai creditori di esprimersi su di essi (DTF 25 I 397 consid. 3). Ora, già in ragione del fatto che in concreto il Tribunale di appello non ha ammesso alcun novum, non vi è motivo di disquisire sulle modalità con cui il diritto di essere sentito dei creditori avrebbe dovuto essere garantito innanzi alla seconda istanza, qualora questa avesse invece acquisito agli atti nuovi documenti. Per il resto, la ricorrente non spiega in modo conforme ai predetti requisiti di motivazione (supra, consid. 2.3) - né è ravvisabile - in che modo sarebbe stato violato il suo diritto (costituzionale) di essere sentita.