Citation: 5A_525/2020 E. 3.5

3.5. Si può convenire con il ricorrente che l'interesse di un beneficiario di una servitù prediale di "uso della darsena" possa sussistere senza che questi abbia forzatamente una casa sul proprio fondo. Resta tuttavia il fatto che le parti sono in linea di principio libere di determinare il contenuto di una servitù prediale (art. 19 CO; sentenza 5A_249/2018 del 13 dicembre 2018 consid. 5.3.2, in RNRF 102/2021 pag. 49; PAUL-HENRI STEINAUER, Les droits réels, vol. II, 5a ed. 2020, n. 3311). Come giustamente osservato dall'opponente, occorre pertanto esaminare qual era, nel caso concreto, l'interesse originario del proprietario del fondo dominante. Secondo l'interpretazione effettuata dai Giudici cantonali, la "reale volontà delle parti" era di costituire la servitù qui in discussione per servire le case poste sui fondi dominanti. Tale interpretazione soggettiva ("reale volontà delle parti") del Tribunale d'appello si fonda su una precisa formulazione ("pel servizio delle loro case in X.________ cioè della casa della signora E.________ in mappa di X.________, a parte dei n. di mappa 29 e 31 e della casa D.________ sul n. 31 della stessa mappa") contenuta nel contratto costitutivo di servitù. Dato che tale formulazione era riconoscibile per i terzi acquirenti estranei al contratto, la Corte cantonale poteva a ragione tenerla in considerazione nella determinazione della volontà soggettiva (v. supra consid. 2.2). Con riferimento all'interpretazione del Tribunale d'appello, il ricorrente afferma che la predetta locuzione, "del tutto generica", costituirebbe "una semplice frase di stile" e non basterebbe a legittimare la conclusione "che fosse la reale volontà delle parti di condizionare la servitù alla presenza di case sul fondo dominante", conclusione che necessiterebbe invece di "una severa verifica riguardo alla prova del fatto che quella fosse la vera e certa volontà delle parti". Tali affermazioni non bastano però a invalidare l'interpretazione soggettiva dei Giudici cantonali: il ricorrente dimentica infatti che essa attiene al fatto ed è in linea di principio vincolante per il Tribunale federale, con riserva della violazione del divieto dell'arbitrio (DTF 147 III 153 consid. 5.1; 144 III 93 consid. 5.2.2), la cui censura non è nemmeno stata evocata nell'impugnativa (v. supra consid. 1.3 con riferimento all'art. 106 cpv. 2 LTF). Il ricorrente non riesce pertanto a dimostrare una lesione degli art. 736 cpv. 1 e 738 cpv. 2 CC da parte della Corte cantonale.