Citation: 1P.608/2003 16.09.2004 E. 3

3.1 Il ricorrente ritiene violata la garanzia della proprietà, poiché la Corte cantonale non avrebbe tenuto conto del fatto che il territorio colpito dal provvedimento sarebbe già urbanizzato e ampiamente edificato e che, in tali condizioni, la giurisprudenza del Tribunale federale ammetterebbe la possibilità di edificare a determinate condizioni anche nei settori esposti a pericoli. 3.2 Alla stregua di ogni altra restrizione di diritto pubblico della proprietà, il mancato immediato inserimento dei fondi litigiosi nella zona edificabile è compatibile con la garanzia della proprietà, sancita dall'art. 26 Cost., soltanto se si fonda su una base legale sufficiente, se è giustificato da un interesse pubblico preponderante e se è conforme al principio della proporzionalità (art. 36 cpv. 1 a 3 Cost.; DTF 129 I 337 consid. 4.1 e rinvii). Il Tribunale federale esamina di massima liberamente tali questioni, salvo imporsi un certo riserbo, non essendo un'autorità superiore di pianificazione, in presenza di situazioni locali meglio conosciute e valutate dall'autorità cantonale; esso si astiene inoltre dall'interferire in quesiti di spiccato apprezzamento, quali sono in genere l'istituzione o la delimitazione delle zone edilizie. L'accertamento dei fatti e la valutazione delle prove vengono comunque esaminati unicamente sotto il ristretto profilo dell'arbitrio (DTF 129 I 337 consid. 4.1 e rinvii). 3.3 Secondo l'art. 15 LPT, le zone edificabili comprendono i terreni idonei all'edificazione già edificati in larga misura (lett. a) o prevedibilmente necessari all'edificazione e urbanizzati entro quindici anni (lett. b). A prescindere dalla mancata adozione dei piani per l'accertamento e la premunizione dei territori soggetti a pericoli naturali previsti dalla LTPN - ciò che costituisce comunque una carenza lesiva dell'autonomia comunale (cfr. sentenza 1P.591/2003 nella causa Comune di Morcote) - l'art. 15 LPT costituisce una base legale sufficiente per un cambiamento di zona e determina gli interessi da ponderare. L'idoneità all'edificazione è una premessa fondamentale per l'attribuzione di un terreno alla zona edificabile ed è adempiuta quando le caratteristiche dei terreni interessati soddisfano le esigenze dell'utilizzazione prevista (DTF 113 Ia 444 consid. 4). Occorre quindi tenere conto da un lato delle condizioni naturali (art. 1 cpv. 1 terza frase LPT), come la qualità del suolo e la sua situazione, e dall'altro lato degli scopi e dei principi pianificatori. In particolare, trattandosi di un'utilizzazione destinata all'abitazione, entrano innanzitutto in considerazione gli art. 1 cpv. 2 lett. b e 3 cpv. 3 lett. a e b LPT. L'esposizione di un fondo al pericolo di franamenti può quindi pregiudicare l'idoneità ad una sua edificazione a scopo abitativo. Analogamente, ove risulti impossibile proteggere adeguatamente da simili rischi un comparto parzialmente edificato, può imporsi la sua esclusione dalla zona edificabile (cfr. DTF 114 Ia 245 consid. 5c, 113 Ia 444 consid. 4c/ca; Alexandre Flückiger, in: Kommentar zum Bundesgesetz über die Raumplanung, Zurigo 1999, n. 44 all'art. 15). 3.4 Il ricorrente sostiene prevalentemente che, in concreto, considerati la già importante edificazione del comprensorio e i tempi lunghi che comporterebbe l'allestimento dei piani previsti dalla LTPN, sarebbe senz'altro possibile eseguire interventi costruttivi diversificati a dipendenza del grado di pericolosità del comparto. Ritiene, in sostanza, adeguata la disciplina dell'art. 31 NAPR, che prevede, per la zona a rischio medio, la possibilità di eseguire nuove costruzioni a condizione che siano attuati determinati interventi di protezione a carico del proprietario. Il ricorrente non fa tuttavia esplicitamente valere che gli accertamenti contenuti nel giudizio impugnato riguardo allo stato di insicurezza dell'intero settore colpito, fondati su studi e perizie geologiche approfondite eseguite dopo l'entrata in vigore del precedente piano regolatore, sarebbero manifestamente insostenibili e quindi arbitrari. Né egli si confronta con le argomentazioni addotte dai giudici cantonali riguardo alla necessità di attuare interventi di premunizione, spiegando, con una motivazione conforme all'art. 90 cpv. 1 lett. b OG, per quali ragioni esse sarebbero in chiaro contrasto con la situazione di fatto (cfr., sulle esigenze di motivazione, DTF 129 I 113 consid. 2.1 e rinvii). D'altra parte, il TPT non ha accertato che il comparto in cui è inserita la particella n. XXX sarebbe inedificato, ma, fondandosi sostanzialmente sullo studio del 19 luglio 1999 eseguito dal Consorzio ingegneri per il catasto dei rischi naturali per conto dell'Istituto di scienze della terra, ha in modo non arbitrario rilevato che il pericolo di caduta di sassi riguardava un territorio relativamente ampio, prevalentemente già edificato. Premesso che nell'istituzione delle zone edilizie occorre fare capo a criteri pianificatori generali e non alle esigenze edificatorie della singola particella (DTF 114 Ia 245 consid. 5b pag. 251), l'attuazione di interventi di sicurezza limitati al solo fondo del ricorrente in vista di un'eventuale costruzione non appare, nelle condizioni naturali esistenti, adeguata e sufficiente a garantire, nel complesso, l'idoneità del comparto all'edificazione secondo l'art. 15 LPT. Né una diversa conclusione si impone sulla base della sentenza pubblicata in DTF 114 Ia 245 (in particolare consid. 5b), richiamata dal ricorrente. Certo, l'istituzione di una zona edificabile implica una ponderazione di interessi, segnatamente riguardo agli scopi ed ai principi pianificatori (art. 1, 2 e 3 LPT), ai requisiti del comprensorio già edificato in larga misura (art. 15 lett. a LPT), alla necessità dell'edificazione e dell'urbanizzazione (art. 15 lett. b LPT). Ciò presuppone tuttavia che le esigenze minime di edificabilità, segnatamente dal profilo tecnico e delle condizioni naturali dei luoghi, siano adempiute (cfr. pure il rinvio della citata sentenza a DTF 113 Ia 444 consid. 4b/bc). Ora, come si è visto, nella situazione esistente, in assenza di interventi di premunizione, queste premesse non risultano adempiute. 3.5 Ove accenna ad una violazione della fiducia da lui riposta nelle autorità e nella stabilità del piano, il ricorrente disattende che l'esame preliminare della revisione del piano regolatore, su cui egli fonda la censura, è eseguito dal Dipartimento del territorio all'attenzione del Municipio (art. 33 della legge cantonale di applicazione della LPT, del 23 maggio 1990 [LALPT]) e non costituisce un'assicurazione concreta nei confronti del ricorrente riguardo al trattamento pianificatorio definitivo della sua particella, soggetto all'approvazione del Consiglio di Stato (art. 37 LALPT). Né egli poteva dedurre una simile assicurazione dalla circostanza che il previgente piano regolatore, entrato in vigore il 2 luglio 1991, inseriva il fondo nella zona edificabile. In effetti, premesso che dalla garanzia della proprietà non deriva l'incondizionato diritto per il proprietario di mantenere durevolmente il suo fondo nella medesima zona (DTF 123 I 175 consid. 3a e rinvii, 114 Ia 32 consid. 6), il principio della stabilità dei piani non ha una portata assoluta poiché i piani regolatori sono riesaminati e, se del caso, adattati, oltre che nel caso di un cambiamento notevole delle circostanze (art. 21 cpv. 2 LPT), di regola entro un termine di quindici anni (art. 15 lett. b LPT; DTF 119 Ib 138 consid. 4e pag. 145; sentenza 1P.293/1994 del 20 dicembre 1994, consid. 3c, pubblicata in ZBl 97/1996 pag. 36 segg.). Al proposito non risulta, né il ricorrente lo sostiene, che, visto il tempo trascorso dall'entrata in vigore del precedente piano regolatore, una revisione non si giustificava (cfr. inoltre l'art. 41 cpv. 1 LALPT, secondo cui il piano regolatore è sottoposto a verifica, di regola, ogni dieci anni).