Citation: 4P.304/2006 27.02.2007 E. 2

La possibilità d'impugnare un lodo arbitrale dinanzi al Tribunale federale giusta l'art. 85 lett. c OG presuppone anzitutto l'esistenza di un arbitrato internazionale sottoposto alla LDIP (cfr. Bernard Corboz, Le recours au Tribunal fédéral en matière d'arbitrage international, in: SJ 2002 II pag. 1 segg. e in particolare pag. 2-7). A norma dell'art. 176 cpv. 1 LDIP le disposizioni del dodicesimo capitolo della LDIP (art. 176 - art. 194), dedicato all'arbitrato internazionale, sono applicabili quando la sede del Tribunale arbitrale si trova in Svizzera e - cumulativamente - quando, al momento della stipulazione del patto di arbitrato, almeno una parte non era domiciliata né dimorava abitualmente in Svizzera. Inoltre, l'applicazione di queste norme non deve essere stata esclusa in forma scritta dalle parti, con contestuale pattuizione dell'applicazione esclusiva delle disposizioni cantonali in materia di arbitrato (art. 176 cpv. 2 LDIP). 2.1 In concreto, i requisiti posti dal primo capoverso dell'art. 176 LDIP sono manifestamente ossequiati. 2.2 Controversi sono per contro quelli menzionati dal secondo capoverso, limitatamente al diritto processuale applicabile. 2.2.1 Questo tema è stato già dibattuto negli atti introduttivi di causa. La ricorrente ha affermato che l'applicazione delle norme del dodicesimo capitolo della LDIP era stata esclusa espressamente al punto 11.2 del contratto, di modo che il processo era retto dal Concordato intercantonale sull'arbitrato del 27 agosto 1996 (CIA; RL/TI 3.3.2.1.5). A ciò la controparte ha eccepito che, così come formulata, l'esclusione invocata non poteva esplicare effetti, siccome non conforme alle condizioni poste dall'art. 176 cpv. 2 LDIP; essa ha pure rilevato che il regolamento d'arbitrato rinviava al dodicesimo capitolo della LDIP. Come anticipato nella parte dedicata all'esposizione dei fatti, in occasione della prima udienza dinanzi al Collegio arbitrale le parti hanno concordato "[...] di demandare la decisione su questo punto, in base alle allegazioni scritte già prodotte, all'emanazione del lodo definitivo". Gli arbitri hanno in effetti esaminato la questione all'inizio del lodo, dando ragione all'opponente. Premesso che una rinuncia consensuale all'applicazione della LDIP sarebbe stata di per sé possibile nonostante il rinvio contenuto nel regolamento d'arbitrato, appunto in forza dell'art. 176 cpv. 2 LDIP, gli arbitri hanno stabilito che nel caso specifico i requisiti posti da questa norma non erano però stati rispettati, non avendo le parti pattuito esplicitamente l'applicazione esclusiva del diritto cantonale. Donde l'applicabilità del dodicesimo capitolo della LDIP alla fattispecie in esame. 2.2.2 Dinanzi al tribunale federale la ricorrente ribadisce la propria posizione e rimprovera al Collegio arbitrale di aver arbitrariamente negato l'applicabilità del diritto cantonale, privandola così delle vie di ricorso istituite dal CIA. L'argomento è inconferente. La ricorrente non sembra avvedersi del fatto che, se conforme all'art. 176 cpv. 2 LDIP, la scelta del diritto cantonale (o concordatario) precluderebbe alle parti la via del ricorso di diritto pubblico giusta l'art. 191 cpv. 1 LDIP rispettivamente giusta l'art. 85 lett. c OG (Bernard Corboz, op. cit., pag. 7). Ciò significa che - poiché invoca tale scelta sin dall'inizio della causa - essa avrebbe dovuto impugnare il lodo davanti all'autorità giudiziaria ticinese istituita in esecuzione dell'art. 3f del concordato sull'arbitrato (ovvero la Camera civile del Tribunale d'appello), rivendicandone la competenza. Qualora questa autorità avesse deciso a suo sfavore, negando la propria competenza sulla base dell'art. 176 cpv. 2 LDIP, allora avrebbe potuto insorgere contro la sentenza cantonale con un ricorso di diritto pubblico fondato sull'art. 84 cpv. 1 lett. d OG, per violazione delle norme di diritto federale della competenza delle autorità per materia (DTF 116 II 721 consid. 3). Questo rimedio non è invece proponibile direttamente contro il lodo arbitrale, non trattandosi di una decisione cantonale ai sensi dell'art. 84 cpv. 1 lett. d OG. 2.2.3 La violazione dell'art. 176 cpv. 2 LDIP può invero anche essere fatta valere per mezzo del ricorso fondato sugli art. 191 cpv. 1 LDIP, rispettivamente art. 85 lett. c OG (DTF 116 II 721 consid. 3 in fine). In questa evenienza, però, l'opponente solleva a ragione dei dubbi quanto alla ricevibilità del gravame sotto il profilo della motivazione. Pur trattandosi di una controversia concernente un arbitrato internazionale, la procedura dinanzi al Tribunale federale è in effetti retta dalle disposizioni della legge federale sull'organizzazione giudiziaria (OG) che regolano il ricorso di diritto pubblico (art. 191 cpv. 1 LDIP). L'impugnativa deve pertanto soddisfare le esigenze di motivazione poste dall'art. 90 cpv. 1 lett. b OG, per il quale il ricorso deve contenere l'esposizione dei fatti essenziali e quella concisa dei principi che si pretendono violati, precisando altresì in che consista tale violazione. In altre parole, qualora venga impugnato un lodo arbitrale internazionale, l'allegato ricorsuale deve contenere un'esauriente motivazione dalla quale si possa dedurre che una delle ipotesi contemplate esaustivamente dall'art. 190 cpv. 2 LDIP è realizzata (DTF 128 III 50 consid. 1c pag. 53 seg.; Bernard Corboz, op. cit., pag. 14-15). Nella fattispecie in esame la ricorrente menziona l'art. 190 cpv. 2 LDIP, ma non indica di quale motivo di ricorso specifico intende prevalersi. Considerato, tuttavia, ch'essa rimprovera al lodo di aver ritenuto la lite come arbitrato internazionale invece che interno, dolendosi di essere stata privata del rimedio cantonale istituito dal concordato, le si può concedere che il motivo di ricorso invocato è quello dell'art. 190 cpv. 2 lett. b LDIP. 2.2.4 Sia come sia, su questo punto il gravame è votato all'insuccesso. L'art. 176 cpv. 2 LDIP sottopone infatti gli accordi sulla scelta del diritto a tre condizioni rigorose e cumulative: esclusione espressa del diritto federale, dichiarazione di applicazione esclusiva dell'ordinamento cantonale (o concordatario) in materia d'arbitrato e forma scritta (DTF 116 II 721 consid. 4 con riferimenti e, in particolare, per il carattere cumulativo delle condizioni, DTF 115 II 390 consid. 2b/bb; Bernard Corboz, op. cit., pag. 6). La ricorrente sbaglia, quindi, laddove sostiene che l'art. 176 cpv. 2 LDIP esige soltanto che le parti escludano l'applicazione delle norme del diritto internazionale privato svizzero, non invece che designino anche espressamente il diritto cantonale applicabile in sua vece. Tanto basta per respingere la censura e concludere che il lodo impugnato non ha violato l'art. 176 cpv. 2 LDIP, giacché la ricorrente nemmeno pretende di aver pattuito per scritto l'applicazione esclusiva del diritto cantonale. 2.3 In quanto rivolto contro l'applicazione dell'art. 176 LDIP il ricorso si avvera dunque infondato nella misura in cui è ammissibile. La decisione degli arbitri di ammettere l'applicabilità del dodicesimo capitolo della LDIP alla fattispecie appare corretta.