Citation: 2A.715/2006 03.05.2007 E. 3

3.1 Il ricorrente contesta che siano realizzati i motivi sanciti dall'art. 10 cpv. 1 lett. a o b LDDS per rifiutargli il permesso di domicilio richiesto. Egli sarebbe infatti una persona di sani principi morali, che non fa uso di tabacco, di alcool o di droga e che non ha mai interessato le autorità giudiziarie. Afferma invece che, in realtà, il permesso in questione gli è stato negato unicamente perché è assistito, motivo che però non è previsto tra quelli di cui all'art. 10 cpv. 1 lett. a o b LDDS; anzi è stato espressamente escluso quando si è provveduto alla revisione della legge sull'asilo nel 1995. Il giudizio impugnato violerebbe pertanto l'art. 60 cpv. 2 LAsi. 3.2 La critica è inconferente. Come emerge dalla sentenza impugnata, da quando vive in Svizzera, cioè dal 2001, il ricorrente non ha mai lavorato. Preso a carico dalla sorella durante i primi tre mesi della sua permanenza nel nostro Paese, egli è poi stato sostenuto finanziariamente dal Soccorso Operaio Svizzero dal mese di novembre del 2003 fino al mese di marzo del 2004. Da allora dipende dall'assistenza pubblica e ha beneficiato finora di sussidi per un totale di fr. 62'397.65. Nei suoi confronti sono pure aperte 2 procedure esecutive per fr. 690.85 nonché sono stati emessi 8 attestati per carenza beni per complessivi fr. 5'910.80. Dalle dichiarazioni rilasciate alla polizia cantonale il 17 febbraio 2006 risulta poi che nei periodi in cui non ha ricevuto alcun aiuto finanziario (circa 7 mesi), egli non si è cercato un lavoro, ma ha contratto debiti. Inoltre il suo unico tentativo per trovarsi un'attività lucrativa, che risale al 2003, è consistito nel presentarsi durante qualche mese all'Ufficio del lavoro del suo comune di residenza, senza però alcun esito positivo. Passo che peraltro ha intrapreso unicamente perché vi è stato costretto dalle autorità comunali, le quali lo avevano avvisato che in caso contrario non avrebbe più ricevuto prestazioni assistenziali. Infine ha addotto che non prevedeva di lavorare a breve termine e che le sue intenzioni future erano di cercarsi un'attività presso ditte di collocamento del personale. Da quanto precede emerge che, come ben osserva la Corte cantonale, se il ricorrente non ha lavorato, rispettivamente non lavora, non è perché è stato impedito di farlo dalle autorità oppure a causa della sua età, ma unicamente per una sua libera scelta. Orbene, come constatato dai giudici cantonali, egli è un giovane di 29 anni che dovrebbe essere nel pieno della sua vita attiva; possiede inoltre un certa cultura e una buona formazione scolastica, dato che ha frequentato per un certo periodo l'università nel suo paese di origine. Egli dovrebbe quindi riuscire a trovarsi un'occupazione professionale. Al riguardo, va osservato che l'interessato non ha accennato a difficoltà nel reperire un lavoro dovute, ad esempio, a una mancanza di qualifiche e ancor meno ha provato di aver intrapreso passi per trovare un'occupazione qualsiasi. Orbene, occorre rammentare che il legislatore, concedendo a chi è stato posto al beneficio dello statuto di rifugiato il diritto di esercitare un'attività lucrativa (art. 61 LAsi), ha dimostrato in tal modo di accordare una particolare importanza all'integrazione professionale (cfr. FF 1997 III 113, spec. 137 seg.), la quale è totalmente assente nella presente fattispecie. Visto quanto precede, è quindi a giusto titolo che i giudici cantonali hanno considerato che, con il suo comportamento, il ricorrente aveva dimostrato che non voleva o non era capace di adattarsi all'ordinamento vigente nel nostro Paese. Aggiungasi poi che se, come ben spiegato dai giudici ticinesi, il semplice fatto di essere a carico dell'assistenza pubblica non può costituire un motivo per negare un permesso di domicilio a un rifugiato che soggiorna regolarmente nel nostro paese da cinque anni, niente invece impedisce di prendere in considerazione i motivi all'origine di questa situazione, in altre parole di valutare se, con la sua condotta in generale e i suoi atti, l'interessato dimostra che non vuole o non è capace di adattarsi all'ordinamento vigente in Svizzera. Ciò che, come illustrato in precedenza, è il caso nella presente fattispecie. 3.3 Visto quanto precede, il ricorso dev'essere respinto e la sentenza impugnata confermata. La causa, sufficientemente chiara, va decisa secondo la procedura semplificata di cui all'art. 36a OG.