Citation: 5P.162/2001 30.07.2001 E. 3

3.- Giusta l'art. 4 LDP le acque pubbliche comprendono l'alveo e le rive dei laghi e dei corsi d'acqua (cpv. 1), le rive si estendono fino al massimo spostamento delle acque alle piene ordinarie e comprendono in particolare la fascia di terreno priva di vegetazione permanente o soltanto con vegetazione acquatica (cpv. 2). L'art. 2 del regolamento ticinese sul demanio pubblico (RDP) fissa il limite delle rive pubbliche del lago Ceresio alla quota di m 271, 2 sul livello del mare (cpv. 1); il limite può estendersi oltre tale quota quando la maggior estensione sia comprovata da elementi di confine inequivocabili (cpv. 2). a) La sentenza impugnata indica che l'area contesa comprende un giardino alberato, ove si trova una pergola, delimitato da un muro di pietra semicircolare. Tra quest' ultimo e il lago si estende una riva coperta di pietre e terriccio di una larghezza di circa 4 m non toccata dalle acque. La superficie litigiosa si trova, come risulta dalla decisione del perito unico, ad una quota superiore al massimo spostamento delle acque alle piene ordinarie. I giudici cantonali hanno poi rilevato, con riferimento alla mappa catastale del 1858 prodotta dal ricorrente, che la stessa non basta da sola per dimostrare l'esattezza del suo contenuto. In concreto essa si rivela imprecisa soprattutto per quanto riguarda la riva del fondo litigioso, tracciando i confini presso il riale di Bonera in linea retta senza tenere conto della configurazione effettiva dei terreni. Anche il fatto che una sporgenza come quella litigiosa non è riscontrabile in nessun altro punto della riva, non è sufficiente per dimostrare che essa sia stata creata artificialmente mediante la costruzione di un primo muro con le fondamenta nel lago, che ha impedito alle acque di fluire e dando così luogo a quel fazzoletto di terra asciutta su cui è poi stato costruito l'attuale muro che delimita l'area litigiosa. La nota sporgenza potrebbe anche essere stata causata da un evento naturale quale il deposito di materiale proveniente dal torrente oppure semplicemente risultare da una diversa configurazione geologica del suolo. Sempre secondo i giudici cantonali, dall'istruttoria non risulta alcun elemento da cui si può dedurre che in passato la riva del lago fosse situata in posizione più arretrata rispetto alla situazione attuale. Inoltre l'onere di provare l'esistenza di un bene di dominio pubblico su di un'area suscettibile a prima vista di proprietà privata - come quella contesa - spetta allo Stato, che si prevale di una diversa configurazione dei luoghi in origine rispetto alla situazione odierna. Anche l'asserzione secondo cui il fondo della controparte si ritrova - dopo la misurazione catastale - con 98 m2 in più rispetto alla situazione del 1979 non giova all'ente pubblico, non contenendo gli atti segnatamente indicazioni affidabili sulla misurazione del fondo e potendo la citata differenza essere dovuta alla diversità degli strumenti utilizzati. Infine giusta la sentenza impugnata pure il ricorrente riconosce che la pergola costruita sulla superficie litigiosa è di proprietà privata, senza affermare che vi sia una servitù o che trattasi di una costruzione mobiliare, motivo per cui non è ravvisabile come possano sussistere due proprietà, una sovrapposta all'altra. b) Il ricorrente rileva dapprima che, contrariamente a quanto indicato nella sentenza impugnata, il perito unico nella propria decisione del 1° dicembre 1984 non è dipartito dal massimo spostamento delle acque alle piene ordinarie, ma dal livello medio dello specchio d'acqua sul terreno, che si situava per il Ceresio a m 270, 62 sul livello del mare. Il concetto del massimo spostamento delle acque alle piene ordinarie, in base al quale dev'essere giudicata la concreta fattispecie, è infatti stato introdotto con la LDP del 18 marzo 1986. Esso è stato stabilito per il Ceresio dall'art. 2 cpv. 1 RDP alla quota di m 271, 20. I giudici cantonali sono pertanto caduti nell'arbitrio non rilevando, ai fini della delimitazione fra demanio pubblico e proprietà privata, tale quota sul terreno naturale, non modificato artificialmente con ripiene e costruzioni. Dove lo stato naturale non può più essere ricostruito, bisogna riferirsi ai fondi adiacenti, non modificati. Ciò significa che in concreto due punti fissati sul terreno naturale alla quota determinante e posti ai lati del mappale in discussione sono da congiungere con un linea ideale, che costituisce il confine fra il demanio pubblico e la proprietà privata. La Corte cantonale si è invece basata sugli schizzi di terminazione in cui il geometra ha acriticamente seguito l'attuale livello dell'area litigiosa, risultante da una sistemazione e da un rialzamento artificiale della stessa, senza tener conto dei terreni circostanti. Il ricorrente ribadisce inoltre che la contesa sporgenza semicircolare non risulta dalla mappa del 1858 e che anche da un esame visivo l'esecuzione di un terrapieno sotto il limite del massimo spostamento delle piene ordinarie risulta palese. Inoltre la differenza tra la superficie acquistata dalla controparte e quella assegnatale non può essere spiegata né con un'espropriazione né con criteri di misurazione diversi. Infine, anche l'affermazione concernente la proprietà della pergola, se interpretata alla luce del contesto in cui è stata fatta, non permette di dedurre che il ricorrente abbia riconosciuto la titolarità della controparte sulla superficie sottostante. c) aa) A giusta ragione il ricorrente sostiene che, quando il perito unico ha emanato la sua decisione, la legislazione cantonale utilizzava, per la delimitazione del demanio pubblico, il concetto di livello medio dello specchio d'acqua (abrogato art. 2 della legge ticinese sulla delimitazione delle acque pubbliche e la protezione delle rive dei laghi, LRL), che per il Ceresio era stato fissato in m 270, 62 sul livello del mare (art. 7 cpv. 2 del regolamento della legge ticinese sulla delimitazione delle acque pubbliche e la protezione delle rive dei laghi, RLRL). La sentenza impugnata si rivela pertanto imprecisa laddove indica che dalla decisione peritale risulta che l'area contestata è situata al di sopra del massimo spostamento delle acque alle piene ordinarie. Tale circostanza si rivela tuttavia ininfluente per la vertenza in esame, poiché nemmeno il ricorrente afferma che il contestato terreno sia, nell' attuale configurazione, situato sotto il livello del massimo spostamento delle acque alle piene ordinarie. Egli si limita infatti a sostenere che i Giudici cantonali sono caduti nell'arbitrio non rilevando la quota di m 271, 60 sul terreno naturale non modificato da interventi umani. bb) Ai fini del presente giudizio si pone pertanto innanzi tutto il quesito di sapere se il conteso aggetto della particella n. XXX costituisce un rilievo naturale o artificiale. I giudici cantonali hanno reputato che la diversa configurazione del predetto fondo, anche confrontata con i terreni limitrofi, non è necessariamente dovuta ad interventi umani, ma potrebbe anche essere stata causata da eventi naturali, quali ad esempio il deposito - prima della costruzione di qualsiasi manufatto - di materiale proveniente dal riale di Bonera o una diversa situazione geologica del suolo. Sempre secondo i giudici cantonali l'ipotesi di una modifica artificiale della riva avanzata dal qui ricorrente, non è sorretta da riscontri probatori. Ora, il ricorrente non spende una parola per contestare - conformemente all'art. 90 cpv. 1 lett. b OG - la summenzionata motivazione dell'autorità cantonale e dimostrarne l'insostenibilità. Ne discende che anche seguendo l'argomentazione ricorsuale, secondo cui la quota di m 271, 2 sul livello del mare dev'essere determinata su un terreno non modificato artificialmente, non è possibile affermare che la decisione impugnata si avvera nella fattispecie arbitraria per quanto concerne la contesa sporgenza nel lago. Sennonché, pure dalla decisione cantonale risultano tracce di un anziano muro edificato ai limiti esterni della prominenza, che ha verosimilmente modificato - in modo non meglio specificato - la costa. Tale circostanza giustifica, con riferimento alla problematica sollevata nel ricorso, di chinarsi ulteriormente sull'interpretazione della normativa cantonale.