Citation: 1B_222/2007 29.11.2007 E. 4

4.1 Secondo l'art. 250 cpv. 2 CPP/TI, se dai dibattimenti risulta che il fatto riveste un carattere giuridico più grave di quello contemplato nell'atto di accusa, su istanza del PP e anche d'ufficio, la Corte deve ordinare un rimando del dibattimento perché si faccia luogo alla presentazione di un nuovo atto d'accusa. Lo stesso avviene quando, nel corso del dibattimento, l'accusato risulta colpevole di altro reato non contemplato nell'atto di accusa (cpv. 4). 4.2 La CRP ha stabilito che il rinvio di cui all'art. 250 cpv. 2 e 4 CPP/TI non parla di un "altro" giudice: il termine di "rimando" parrebbe indicare piuttosto il contrario. Ha aggiunto che l'interpretazione storica non fornisce dati rilevanti: il legislatore ha infatti preferito il sistema che tutela i diritti dell'imputato, al quale è data la facoltà di esprimersi sull'opportunità di continuare oppure di rinviare il dibattimento. La sua richiesta di rinvio determina la decisione che la Corte dovrà adottare. I giudici cantonali hanno poi osservato che l'interpretazione sistematica della norma in esame propende per escludere la necessità di trasmettere l'incarto a un altro giudice, ritenuto che i capoversi 1 e 3 della stessa (secondo cui non si fa luogo al rimando se la nuova imputazione non esorbita dalla competenza della Corte adita e se in pari tempo l'accusato, posto in grado, prima della discussione, di difendersi dall'imputazione più grave, rinuncia al rimando), prevedono che il giudizio sia reso dal medesimo giudice. Se il legislatore avesse voluto, in caso di rimando secondo il capoverso 2, che il nuovo atto d'accusa fosse trasmesso a un altro giudice, l'avrebbe quindi certamente specificato. L'interpretazione teologica, sempre secondo la CRP, indica inoltre che il "rimando" non è finalizzato al cambiamento del giudice del merito, ma a garantire i diritti dell'accusato e della difesa, come emerge chiaramente dal rapporto della relativa Commissione. Ne ha pertanto concluso, che, di regola, nel caso del rimando in questione non è previsto un cambiamento del giudice di merito. Secondo la CRP, decidendo di assumere il procedimento successivo al rinvio, il giudice ricusato ha quindi agito conformemente al codice di procedura. 4.3 Il ricorrente sostiene che le predette considerazioni della CRP sarebbero state superflue, poiché egli "non invoca una violazione dell'art. 250 CPP" né, nella sua istanza di ricusa, rimproverava al giudice una scorrettezza procedurale, ritenuto che il rinvio era proceduralmente ineccepibile. Al suo dire sarebbe tuttavia inammissibile che, in seguito, il medesimo giudice si pronunci sulle accuse da lui stesso formulate, dimostrando maggior severità del PP, che non aveva ritenuto di porlo in stato di accusa per la vendita di talee. Nel gravame in esame il ricorrente sostiene ch'egli fa valere soltanto una prevenzione del giudice, che prescinde dalla correttezza o meno del suo agire sotto il profilo dell'art. 250 CPP/TI, poiché le norme costituzionali e convenzionali invocate sono di rango superiore. 4.4 L'accenno ricorsuale secondo cui la CRP non avrebbe esaminato in via incidentale, nell'ottica delle citate norme costituzionali e convenzionali, l'art. 250 CPP/TI non regge. La Corte cantonale ha infatti ritenuto che da queste disposizioni, invocate in modo generale nell'istanza di ricusa, non deriva il diritto a che il giudizio successivo al rimando sia operato da un altro giudice. Il ricorrente, accennando semplicemente a dette norme, non dimostra l'infondatezza di questa conclusione. 4.5 Del resto, in una causa, nella quale si rimproverava a un tribunale di aver assunto il ruolo di magistrato requirente perché dopo il dibattimento principale si era mostrato convinto della colpevolezza dell'accusato e aveva sospeso il giudizio rinviando l'atto d'accusa per un (modesto) miglioramento, statuendo poi nella stessa composizione sull'atto di accusa modificato, il Tribunale federale non ha ritenuto la presenza di un'inammissibile prevenzione. Questo modo di procedere non è stato considerato lesivo delle menzionate garanzie costituzionali e convenzionali (DTF 126 I 68 consid. 3a-d), invocate pure nel caso concreto in maniera del tutto generica (art. 42 cpv. 2 LTF), dal ricorrente. 4.6 Come rettamente ritenuto dalla CRP, il rimando dell'art. 250 CPP/TI tende in primo luogo a far rispettare il principio accusatorio e a tutelare i diritti di difesa dell'accusato, in particolare il suo diritto di essere sentito e di disporre del tempo necessario per preparare la sua difesa (DTF 126 I 19; cfr. anche DTF 133 IV 93). Il ricorrente parrebbe disconoscere che questo sistema tende a salvaguardare il principio accusatorio, che caratterizza il processo penale ed è concretato dall'atto d'accusa, principio che ha una doppia funzione: circoscrivere l'oggetto del processo e del giudizio e salvaguardare i diritti dell'imputato, consentendogli un'adeguata difesa (DTF 126 I 19 consid. 2a; 120 IV 348 consid. 2b). La portata del principio accusatorio e del principio dell'immutabilità dell'accusa, che lo completa, è definita in primo luogo dalle norme procedurali cantonali, se del caso completate dal diritto costituzionale federale (DTF 122 IV 71 consid. 4a, pag. 78), una garanzia minima essendo deducibile dal diritto di essere sentito (art. 29 cpv. 2 Cost.). La garanzia di un'adeguata difesa è lesa quando il giudice si fondi su una fattispecie diversa da quella figurante nell'atto d'accusa, senza che l'imputato abbia avuto la possibilità di esprimersi sull'atto completato o modificato (DTF 126 I 19 consid. 2c; 116 Ia 455 consid. 3/cc; sentenza 6P.99/2007 del 18 luglio 2006 consid. 3.2.1-3.2.4, massima apparsa in RtiD I-2006 n. 11).