Citation: 5A_340/2015 E. 3.3

3.3. A dire della ricorrente, la circostanza che essa sia stata informata dell'imminente incanto dall'opponente con sette giorni d'anticipo non può essere considerata quale valida notifica di atto esecutivo, e non può dunque pregiudicarle la protezione garantita dalla giurisprudenza riassunta alla citata DTF 136 III 571. Di fatto, tutte le comunicazioni a lei indirizzate sarebbero avvenute per via edittale, fino al 17 giugno 2014 essa era completamente ignara della procedura, e la creditrice procedente sapeva perfettamente dove essa fosse raggiungibile; che quest'ultima abbia atteso fino all'ultimo momento utile per informare il rappresentante della debitrice deve essere considerata mossa tattica finalizzata a far valere detta comunicazione quale presa di conoscenza della procedura, privandola quindi della possibilità di invocarne la nullità. In altre parole, l'opponente avrebbe agito in modo contrario alle regole della buona fede, e tale comportamento sarebbe stigmatizzato in modo insoddisfacente se la procedura fosse colpita da mera annullabilità invece che da nullità. La ricorrente ne deduce che la comunicazione del 17 giugno 2014 al proprio rappresentante debba essere considerata irrilevante. Di conseguenza, andrebbe ritenuto che tutta la procedura sia avvenuta a sua insaputa, sicché il Tribunale di appello doveva entrare nel merito della censurata violazione dell'art. 66 LEF e sanzionarla con le conseguenze di nullità stabilite alla DTF 136 III 571. Come già visto (supra consid. 2.1 initio), la giurisprudenza si attiene alla regola secondo la quale la notificazione irrita di un precetto esecutivo non rende nulla la susseguente procedura, bensì soltanto annullabile. Discriminante è la conoscenza effettiva dell'esistenza di una procedura in corso. Nel caso di specie, l'avvenuta informazione della ricorrente prima della conclusione della procedura esecutiva è accertata. L'ipotesi per cui l'opponente l'abbia informata all'ultimo momento giusto per poi poterle impedire di invocare la nullità della procedura non emerge dalla sentenza impugnata, sicché è lecito chiedersi se non sia un inammissibile novum (art. 99 cpv. 1 LTF; supra consid. 1.3); comunque sia, essa non è suffragata da alcun indizio e rimane pertanto meramente speculativa. Pertanto, a ragione il Tribunale di appello ha escluso che in casu si possa parlare di ignoranza della procedura in corso, ed ha di conseguenza negato l'applicabilità dell'eccezione statuita con la DTF 136 III 571. Che poi, nelle circostanze accertate, la ricorrente ritenga che la mera annullabilità della procedura possa apparire insoddisfacente, è opinione personale che essa ha diritto di esprimere; ma non basta per giustificare il riesame di una giurisprudenza costante e recentemente confermata. Resta, peraltro, senza risposta la domanda sollevata dai Giudici cantonali a sapere perché mai la ricorrente nulla abbia eccepito non appena venuta a conoscenza della procedura in corso, in un momento che precede l'aggiudicazione del pegno; e rimane pure inevaso il dubbio di abusività del ricorso cantonale, espresso dai Giudici di appello alla luce dell'interessamento del rappresentante della ricorrente al fine di saldare il debito.