Citation: 6B_656/2007 23.01.2008 E. 2

Nel suo gravame l'insorgente lamenta la violazione del diritto a un tribunale indipendente e imparziale garantito all'art. 6 n. 1 CEDU. Il Procuratore pubblico prima e la CRP poi avrebbero omesso di rilevare la grave violazione dei doveri della funzione da parte dell'ex Procuratore pubblico B.________ e di constatare che tale violazione costituisce un concreto indizio in relazione alla commissione dei reati denunciati, il tutto senza compiere alcun accertamento. Prove documentali chiare e inconfutabili permettevano sia al Procuratore pubblico che alla CRP di appurare in fatto che il denunciato aveva omesso di interrogare testimoni diretti dei fatti sui quali stava indagando e che tale omissione costituiva una grave violazione dei più elementari doveri della funzione. A mente del ricorrente, il rifiuto di accertare la rilevanza penale del comportamento denunciato non avrebbe altra spiegazione se non quella dell'assenza di indipendenza e di imparzialità del Procuratore pubblico e della Corte cantonale. Inoltre, posto come considerasse l'istanza di promozione dell'accusa alla stregua di un esposto di denuncia, la CRP avrebbe dovuto limitarsi a trasmetterla alla competente autorità per evasione. Essa si è invece comunque pronunciata nel merito ritenendo che dalle argomentazioni esposte nell'istanza non si passava mai dallo stadio del ragionamento e delle ipotesi a quello dei concreti indizi. Per l'insorgente, la CRP avrebbe così emanato una sentenza contenente un'anticipazione di giudizio. 2.1 Giusta l'art. 6 n. 1 CEDU, ogni persona ha diritto ad un'equa e pubblica udienza entro un termine ragionevole, davanti a un tribunale indipendente e imparziale costituito per legge, al fine della determinazione sia dei suoi diritti e dei suoi doveri di carattere civile, sia della fondatezza di ogni accusa penale che gli venga rivolta. La garanzia del diritto a un giudice imparziale vieta l'influsso sulla decisione di circostanze estranee al processo, che potrebbero privarla della necessaria oggettività, a favore o a pregiudizio di una parte; al giudice sottoposto a simili influenze verrebbe meno la qualità di "giusto mediatore" (DTF 126 I 68 consid. 3a; 125 I 209 consid. 8a; 124 I 255 consid. 4a). Questa garanzia è concretata in primo luogo dalle regole cantonali sulla ricusa e l'esclusione o astensione obbligatoria (DTF 116 Ia 14 consid. 4; Emilio Catenazzi, Considerazioni sugli istituti procedurali dell'astensione e della ricusazione in: Evoluzione del diritto delle assicurazioni sociali, miscellanea per il 75o anniversario del Tribunale federale delle assicurazioni, Berna 1992, pag. 337 segg.), che devono, unitamente a quelle concernenti l'organizzazione dei tribunali, essere concepite in modo tale da garantire l'indipendenza e l'imparzialità dei giudici conformemente alle esigenze dell'art. 6 n. 1 CEDU (DTF 125 I 209 consid. 8a, 119 consid. 3a). Indipendentemente dai precetti del diritto cantonale, la Costituzione federale e la CEDU assicurano comunque a ciascuno il diritto di sottoporre la propria causa a giudici non prevenuti, ossia in grado di garantire un apprezzamento libero e imparziale. Sebbene la semplice affermazione della parzialità basata sui sentimenti soggettivi di una parte non sia sufficiente per fondare un dubbio legittimo, non occorre che il giudice sia effettivamente prevenuto: bastano circostanze concrete idonee a suscitare l'apparenza di una prevenzione e a far sorgere un rischio di parzialità, per giustificare la sua ricusazione (DTF 133 I 1 consid. 6.2; 126 I 168 consid. 2a). 2.2 Nel caso concreto, il ricorrente non sostiene che vi fossero gli estremi per ricusare il Procuratore pubblico che ha trattato la sua denuncia e/o i giudici che componevano la CRP. D'altronde, in sede cantonale egli non ha inoltrato alcuna domanda in questo senso. Dinanzi al Tribunale federale, si limita a invocare la violazione dell'art. 6 n. 1 CEDU. L'applicabilità di questa disposizione alla fattispecie appare alquanto dubbia. Contro il ricorrente non è stata rivolta alcuna accusa penale, la decisione impugnata dovrebbe pertanto concernere una contestazione di carattere civile. In proposito il ricorrente non si esprime. In particolare egli non spiega - in urto con l'esigenza di motivazione degli art. 42 cpv. 2 e 106 cpv. 2 LTF - come l'esito della procedura cantonale possa avere un'incidenza determinante per i suoi diritti e/o doveri di carattere civile ai sensi dell'art. 6 n. 1 CEDU. Sia come sia, la censura del ricorrente si palesa in ogni caso infondata per i motivi che seguono. 2.2.1 Nella misura in cui egli lamenta una presunta parzialità del Procuratore pubblico, la sua critica si rivela inammissibile in questa sede per il mancato esaurimento delle istanze cantonali (art. 80 cpv. 1 LTF; FF 2001 3873). Non risulta infatti che egli si sia esplicitamente doluto di una mancata imparzialità e indipendenza di tale magistrato in sede cantonale. 2.2.2 Per quanto attiene invece alla CRP, il ricorrente non fa valere specifici motivi di parzialità e mancanza di indipendenza. Egli non adduce sospetti oggettivi di prevenzione dei giudici cantonali, limitandosi a fondare una loro pretesa parzialità sulla sola base dell'esito dato alla sua istanza di promozione dell'accusa. In realtà, con questa censura l'insorgente tenta di contestare nel merito la decisione della Corte cantonale, segnatamente l'accertamento dei fatti e la valutazione (anticipata) delle prove. Come visto, però, l'insorgente difetta di un interesse giuridicamente protetto al riguardo, sicché il suo gravame non può essere esaminato sotto l'aspetto dell'invocato diritto convenzionale. In relazione poi alla criticata anticipazione di giudizio, questa non costituisce da sola un indizio concreto circa l'assenza di imparzialità e di indipendenza della CRP. Essa poteva certo limitarsi a dichiarare l'istanza irricevibile posto come la considerasse un esposto di denuncia. La Corte cantonale poteva altresì, senza con ciò venir meno ai suoi obblighi di imparzialità e indipendenza, esaminare nel merito - a titolo abbondanziale e con intento di esaustività - l'atto espressamente presentato come istanza di promozione dell'accusa per rilevare che, in quanto tale, non adempiva i presupposti per essere accolta, poiché dalle argomentazioni esposte non si passava in nessun modo dallo stadio delle ipotesi a quello dei concreti indizi di colpevolezza. La censura del ricorrente si rivela pertanto infondata.