Citation: 1P.167/2005 16.02.2006 E. 1

1.3 In concreto, la Corte cantonale ha annullato l'azzonamento adottato dal Comune rilevando che la superficie di circa 6000 m2 in discussione era stata genericamente attribuita alla zona residenziale estensiva R2 senza essere accompagnata da un indirizzo urbanistico approfondito e di qualità. Ha altresì addotto che non erano state previste misure pianificatorie, quali un piano particolareggiato o di quartiere, oppure eventuali provvedimenti di protezione legati alla salvaguardia dei beni culturali, che avrebbero giustificato l'adozione di una simile zona edificabile nel mezzo di un comparto agricolo. La precedente istanza ha quindi sostanzialmente rinviato la causa alle autorità inferiori, imponendo in particolare al Comune di elaborare un'adeguata pianificazione del comprensorio in questione, nell'ambito della quale potrà eventualmente essere esaminata la possibilità di ripristinare la previgente edificabilità della parte est della proprietà. Nelle esposte circostanze, risulta che la Corte cantonale non ha definitivamente negato al comprensorio litigioso la destinazione di zona edificabile, ma ha unicamente rifiutato il suo indifferenziato inserimento nella zona residenziale R2. Un eventuale inserimento in zona edificabile della superficie centrale della proprietà, su cui sorgono la villa padronale e la masseria, rimane quindi tuttora aperto sulla base di un esame più approfondito e di una precisazione delle modalità edificatorie, segnatamente nell'ambito di un piano particolareggiato o di quartiere, e potrà, dandosene i presupposti, essere ulteriormente stabilito nel prosieguo della procedura. In tale contesto, il Comune beneficia d'altra parte ancora di un ampio potere d'apprezzamento, non potendo nemmeno essere escluso a questo stadio della procedura un eventuale ripristino della previgente edificabilità della superficie nella parte est della proprietà. Statuendo in modo risolutivo solo sulla questione del diniego dell'inserimento della superficie litigiosa nella zona residenziale R2, senza comunque escluderne una destinazione edificabile, la decisione impugnata non pone quindi fine alla controversia ed integra gli estremi di un provvedimento incidentale (cfr. sentenza 1P.550/2000 del 15 febbraio 2001, consid. 1c, pubblicata in RDAT II-2001, n. 63, pag. 252 segg.; sentenze 1P.641/2002 del 21 marzo 2003, consid. 1.2 e 1P.717/2004 del 12 agosto 2005, consid. 1.2). Essa non appare per il resto suscettibile di cagionare un pregiudizio irreparabile di natura giuridica, che, come già esposto, non può essere ravvisato nel semplice prolungamento della procedura o nel conseguente aumento dei suoi costi (DTF 131 I 57 consid. 1 e rinvii). Contro un'eventuale decisione dell'ultima istanza cantonale, che dovesse negare definitivamente alla superficie in discussione la destinazione di zona edificabile o risultare comunque sfavorevole al ricorrente, egli potrà se del caso nuovamente adire il Tribunale federale. Questa conclusione si giustifica anche in considerazione delle finalità dell'art. 87 OG, che è stato adottato per esigenze di economia processuale e che mira ad evitare che il Tribunale federale debba occuparsi più volte della medesima procedura, dovendosi piuttosto esprimere con un'unica decisione sul complesso della vertenza (DTF 128 I 177 consid. 1.1, 123 I 325 consid. 3b, 122 I 39 consid. 1a/aa, 117 Ia 251 consid. 1b). Ciò permette altresì alle parti di comprendere la portata e gli effetti del procedimento nella sua globalità, prima di decidere se presentare un ricorso di diritto pubblico. La possibilità di impugnare ogni decisione parziale relativa ad una questione di merito mediante un ricorso di diritto pubblico separato implicherebbe un aumento dei gravami, che disattenderebbe sia il principio di economia processuale sia l'interesse stesso delle parti (DTF 123 I 325 consid. 3b, 117 Ia 88 consid. 3b).