Citation: 1C_30/2020 E. 5.4

5.4. La Corte cantonale ha accertato che la ricorrente non contesta i contenuti, da essa ritenuti chiari, di tale modifica, ma reputa che il Governo avrebbe introdotto ulteriori momenti d'incertezza per il fatto che l'art. 34 cpv. 5 lett. d NAPR non è stato adattato di conseguenza. La norma è stata infatti approvata nella versione adottata dal Consiglio comunale, che prevede: "Per gli oggetti singoli censiti con i numeri seguenti, al vincolo di mantenimento di volumetrie e facciate si aggiungono anche le condizioni supplementari sotto indicate: (...) ". Ha quindi stabilito che, a prescindere dal fatto che la proprietà della ricorrente non è menzionata nella norma, occorre dare atto che il Governo, non adattandolo al nuovo contenuto del cpv. 2, è incorso in una disattenzione, ritenuta tuttavia priva di conseguenze. Ciò poiché se da un lato l'art. 34 lett. a NAPR pone il principio generale, secondo cui il proprietario di un bene ha l'obbligo di conservarlo nella sua sostanza, dall'altro il contenuto del cpv. 5 della lett. d è chiaramente riferito alle condizioni supplementari ivi indicate per i singoli oggetti, fra i quali non risulta il fondo xxx. In siffatte circostanze mal si comprende la critica della ricorrente a queste considerazioni. Il Tribunale amministrativo ha rilevato che il fondo in esame è direttamente limitrofo al complesso della Chiesa di Santa Maria di Loreto, con cui confina ad ovest. Sul fondo sorge il "villino Eremo", che il Consiglio di Stato, riprendendo i contenuti della scheda n. 2291 dell'Ufficio dei beni culturali così descrive: "Il villino sorge in un comparto pregiato, sul sedime attiguo al complesso del convento di Santa Maria di Loreto, nel quartiere omonimo. Fu costruito per Emilia Mewes-Béha, figlia dell'albergatore Béha, nel 1911 su progetto dell'architetto Giuseppe Bordonzotti (1877-1932), una delle principali figure del panorama architettonico ticinese a cavallo tra il XIX e il XX secolo. (...) L'edificio, in posizione rialzata rispetto alla strada, è sito all'interno di un giardino sostenuto da un imponente muro di contenimento perimetrale in pietra e malta (oggi purtroppo intonacato), con una balaustra in cemento prefabbricato. Si accede alla proprietà da un portale ornato da decorazioni pittoriche, che si apre sulla scala d'ingresso con parapetto in ferro a motivi geometrici, che riprende il balconcino in facciata. Sul lato orientale è presente un portico sorretto da colonne con capitelli corinzi e sovrastato da una terrazza, mentre nell'angolo nord-occidentale si innesta un corpo emergente con loggetta all'ultimo piano, probabilmente aggiunto nel 1929. I prospetti esterni sono decorati da un finto bugnato d'angolo, da una fascia sottogronda dipinta, recante motivi vegetali, cornucopie, putti, scudi con gigli e, in corrispondenza delle aperture, conchiglie. Le finestre dei lati sud nord sono ornate da riquadrature a graffito in finta architettura modanata, mentre quella della facciata orientale da un frontoncino centinato in cemento prefabbricato." Ha aggiunto che la scheda "Inventario/valutazione" relativa al "villino Eremo" giudica l'oggetto sia per rapporto al suo "valore intrinseco" sia per rapporto al suo "valore urbanistico funzionale" secondo la seguente scala di valutazione: 5 eccellente; 4 importante; 3 degno di protezione; 2 privo di valore; 1 di disturbo. Il valore intrinseco è valutato nel modo seguente : Valore architettonico 3 Interesse tipologico 2 Valore storico/memor ia 3 Integrità del bene 3 Stato di conservazione 3 Ha precisato che riguardo al suo valore urbanistico e funzionale, la scheda attesta al villino una situazione urbanistica importante (4), come pure un'appartenenza a un complesso omogeneo (4). Le difficoltà di gestione derivanti dal vincolo nonché le limitazioni d'uso, l'impossibilità di usufruire di tutti gli indici e la diminuzione del valore vengono valutate come importanti (4). Ne ha concluso che da queste valutazioni emerge come il Comune abbia ritenuto determinante nel definire il vincolo il valore storico e architettonico del villino, oltre che la situazione urbanistica e la sua appartenenza a un complesso omogeneo. Dinanzi al Consiglio di Stato il Comune ha poi aggiunto "che l'immobile sorge nelle immediate adiacenze della pregevole Chiesa di S. Maria di Loreto, la cui costruzione risale al 1524, in un armonioso stile rinascimentale, sulla cui facciata vi è un interessante portico a 5 campate; nel complesso la Chiesa è tutelata quale bene culturale d'interesse cantonale. Inoltre, prospiciente alla Chiesa di Loreto e quindi allo stabile sul fondo xxx si trova il pregevole muro con due portali ad arco e con una cappella incastonata nel centro che delimita l'accesso alla retrostante proprietà comunale. Il muro delimita pure una piazza raccolta che si confronta direttamente con il porticato della Chiesa. Anche il muro è tutelato quale bene culturale d'interesse cantonale. L'edificio sul fondo xxx si inserisce in un contesto molto particolare dal profilo architettonico, e già nel 1911 l'allora progettista - l'architetto G. Bordonzotti - (...) optò per una soluzione armoniosa e non in contrasto con le preesistenze definite dalla Chiesa di Loreto e del muro posto in stretta correlazione con essa". Ne ha desunto un preminente interesse pubblico all'imposizione del vincolo, per salvaguardare la presenza di una testimonianza storica importante, motivazione condivisa dalla Corte cantonale.