Citation: 2P.302/2001 07.03.2002 E. 3

3.- a) Dinanzi alle istanze cantonali i ricorrenti si sono opposti al prelievo dei contributi di canalizzazione litigiosi, sostenendo che i medesimi davano luogo ad una situazione di doppia imposizione. A questo proposito hanno affermato che essi avevano già provveduto a pagare detti tributi nel corso degli anni precedenti sotto forma di tasse d'uso della rete di canalizzazione. Dal canto suo il Tribunale d'espropriazione ha ritenuto questo argomento infondato. Esso ha rilevato innanzitutto che la tassa d'uso era stata percepita sulla base del Regolamento comunale delle canalizzazioni che ne fissava l'ammontare entro lo 0,10 e lo 0,15% del valore di stima del fondo allacciato alla rete delle fognature, ritenuto un importo minimo di fr. 60.--. Ha poi aggiunto che nel 1993 tale aliquota era stata aumentata, mediante ordinanza municipale, all'1, 5% del valore di stima immobiliare, al fine di garantire la copertura degli interessi passivi e degli ammortamenti sugli investimenti già effettuati. Questo aumento era quindi stato confermato, nell'ambito di un'altra procedura di ricorso avviata dagli stessi A.________, B.________ e C.________, dapprima dal Consiglio di Stato ed in seguito, con sentenza del 2 maggio 1994, anche dal Tribunale amministrativo del Cantone Ticino, il quale aveva avuto modo in quell'occasione di respingere a chiare lettere la tesi secondo cui i due tributi in parola davano luogo ad una situazione di doppia imposizione. Dopo aver rilevato che gli insorgenti non erano più legittimati a mettere in discussione il contenuto di quest'ultimo giudizio, da tempo cresciuto in giudicato, il Tribunale d'espropriazione ha quindi concluso rilevando come il contributo provvisorio in parola fosse teso unicamente a coprire i costi di costruzione della rete delle canalizzazioni e a finanziare l'opera, senza con questo interferire con l'oggetto colpito dalla tassa d'uso. Su questo punto i ricorrenti rimproverano alla predetta autorità di giudizio cantonale di essere incorsa in una diniego di giustizia formale, per non avere compiutamente vagliato una precisa censura sollevata nel gravame e per aver ristretto in maniera illecita il suo potere d'esame. In particolare affermano che il Tribunale d'espropriazione non poteva semplicemente limitarsi ad affermare che, per la questione della pretesa doppia imposizione derivante dal cumulo della tassa d'uso e dei contributi di canalizzazione, essi avrebbero dovuto impugnare davanti al Tribunale federale la decisione resa il 2 maggio 1994 dal Tribunale amministrativo ticinese, ma avrebbe invece dovuto entrare nel merito della censura in questione e confrontarsi con la medesima. A questo proposito fanno pure valere la violazione del principio di uguaglianza, senza tuttavia minimamente spiegare in che misura la decisione impugnata sarebbe discriminatoria nei loro confronti. Per il che, quest'ultimo argomento risulta chiaramente irricevibile, per carenza di motivazione (art. 90 cpv. 1 lett. b OG; cfr. consid. 1b). b) L'obbligo di motivare una decisione, risultante dall'art. 29 cpv. 2 Cost. , impone all'autorità di prendere posizione sugli argomenti che le sono sottoposti e dai quali dipende la soluzione del litigio (DTF 117 Ib 64 consid. 4, pag. 86 e seg. con riferimenti). Una motivazione può essere ritenuta sufficiente quando l'autorità menziona, almeno brevemente, i motivi che l'hanno spinta a decidere in un senso piuttosto che in un altro, ponendo in questo modo l'interessato nella situazione di rendersi conto della portata del giudizio e delle eventuali possibilità di impugnazione dello stesso (DTF 121 I 54 consid. 2c con riferimenti). c) Nel caso di specie, il Tribunale d'espropriazione non ha affatto leso i diritti di parte dei ricorrenti. Esso ha infatti preso esplicitamente posizione sulla citata censura, rilevando in sostanza che la stessa era già stata sollevata nell'ambito di un altro procedimento giudiziario a suo tempo avviato da A.________, B.________ e C.________ contro l'aumento della tassa d'uso ed era quindi stata evasa in ultima istanza dal Tribunale cantonale amministrativo, in quanto autorità competente a statuire su questo genere di questioni in virtù dei combinati art. 124 lett. a LALIA e 208 cpv. 1 LOC, mediante decisione del 2 maggio 1994. È dunque senza incorrere in nessuna violazione dei loro obblighi di motivazione e in nessuna limitazione del loro potere d'esame che i giudici cantonali si sono limitati a rilevare che, nella misura in cui i ricorrenti non avevano impugnato davanti al Tribunale federale quel giudizio, la questione della pretesa doppia imposizione risultante dall' aumento della tassa d'uso delle canalizzazioni era ormai da considerarsi decisa in via definitiva e pertanto non poteva più essere messa in discussione nell' ambito di una procedura, come quella in esame, concernente il prelievo di contributi provvisori di canalizzazione. L'argomentazione addotta dai giudici cantonali, oltre che ad apparire fondata nel merito, fornisce dunque una risposta esaustiva alle critiche sollevate dai ricorrenti. Per il che, su questo punto, il gravame dev'essere respinto.