Citation: 1C_144/2019 E. 7.3

7.3. I ricorrenti, insistendo sull'asserita carenza di una base legale per rapporto ad altri cantoni, misconoscono che nel Cantone Ticino la protezione dei dati elaborati dalla polizia cantonale è disciplinata dalla LPDPpol, che si applica all'elaborazione di dati personali utili alla prevenzione, alla ricerca e alla repressione dei reati e ai compiti di protezione e sicurezza in generale svolti dalla polizia; per gli ambiti non previsti dalla stessa si applica la LPDP (art. 2 cpv. 1 e 2 LPDPpol). La stessa si applica anche alla nuova norma litigiosa, che non prevede alcuna deroga o precisazione al riguardo. L'art. 4 LPDPpol precisa poi espressamente che è considerata confidenziale l'informazione comunicata in buona fede alla polizia da chi ha un interesse legittimo all'anonimato, motivo per cui l'accenno ricorsuale a possibili delazioni comportanti diffamazioni o calunnie non regge. L'art. 8 LPDPpol dispone inoltre che le informazioni confidenziali devono essere elaborate in modo da salvaguardare adeguatamente tutti gli interessi in gioco. I ricorrenti non tentano di spiegare (art. 42 LTF) perché, in relazione con le norme appena citate sulla protezione dei dati, nell'ambito di un controllo astratto l'art. 7d LPol/TI non si presterebbe ad alcuna interpretazione conforme al diritto costituzionale (DTF 145 I 73 consid. 2). Del resto, essi non pretendono che questa norma costituirebbe un'ingerenza grave nei diritti fondamentali degli interessati. Il ricorso a fonti confidenziali non rappresenta d'altra parte un'acquisizione di mezzi di prova, né si tratta di un'inchiesta mascherata o di un'inchiesta ai sensi del CPP. Nella dottrina si sottolinea che di per sé non sarebbe necessaria una base legale esplicita per regolamentare le fonti confidenziali, per lo meno nella misura in cui la fonte confidenziale non influisca direttamente sulla volontà della persona interessata, visto che ognuno può comunicare le proprie osservazioni alla polizia. Si osserva inoltre che il reperimento e la raccolta di informazioni può essere ascritta in sostanza all'autorità, motivo per cui è soggetta alle stesse regole e limitazioni (THOMAS HANSJAKOB/UMBERTO PAJAROLA in: Andreas Donatsch et al. [ed.], Kommentar zur Schweizerischen Strafprozessordnung, 3aed. 2020, n. 13 segg. ad art. 285a; CHRISTIANE LENTJES MEILI, in: PolG/ZH, Kommentar, n. 21-25 ad § 32e, in particolare n. 23; sulle differenze tra le osservazioni e le indagini preventive a livello federale e cantonale vedi ANDREAS MEIER, Verdeckte Ermittlung, 2017, pag. 48 segg.). Ciò nondimeno alcuni Cantoni l'hanno espressamente disciplinata, in sostanza in maniera analoga alla norma ticinese (p. es. art. 50 PolG/NW; art. 10d PolG/ZG; art. 24a PolG/UR; § 9c PolG/SZ e art. 56 LPol/JU), prevedendo se del caso anche un indennizzo adeguato per l'informatore (art. 21g LPol/GR). Infine, nella misura in cui i ricorrenti insistono sul fatto che le parti hanno il diritto di presenziare all'assunzione delle prove e di porre domande agli interrogati (art. 147 cpv. 1 CPP), e ai delatori quali testimoni a carico (art. 6 n. 3 lett. d CEDU), essi misconoscono che l'acquisizione di informazioni confidenziali non persegue direttamente lo scopo di assumere prove e che non si è nell'ambito di un'accusa o di un procedimento penale. In quanto ammissibili, le critiche rivolte all'art. 9d LPol/TI sono quindi infondate. Osservazione preventiva