Citation: 5A_262/2009 19.08.2009 E. 2

Il Tribunale federale fonda la propria sentenza sui fatti accertati dall'autorità inferiore (art. 105 cpv. 1 LTF). L'accertamento dei fatti può essere censurato unicamente se è stato svolto in violazione del diritto ai sensi dell'art. 95 LTF oppure in maniera manifestamente inesatta (art. 97 cpv. 1 LTF); quest'ultima definizione corrisponde a quella di arbitrio (DTF 133 II 249 consid. 1.2.2 pag. 252) e configura a sua volta una violazione del diritto (art. 9 Cost.; DTF 134 IV 36 consid. 1.4.1 pag. 39). Poiché il divieto d'arbitrio rientra fra i diritti fondamentali, la censura relativa ad una sua violazione va espressamente sollevata e motivata in termini qualificati (art. 106 cpv. 2 LTF), come già sotto l'egida dell'art. 90 cpv. 1 lett. b OG le cui esigenze restano in questo ambito determinanti (DTF 134 II 244 consid. 2.2; 133 III 638 consid. 2 pag. 639). In concreto la Corte cantonale ha accertato che il qui ricorrente aveva, nel proprio rimedio all'autorità di vigilanza, riconosciuto che egli non si opponeva "al provvedimento in quanto tale", ma che egli proponeva il gravame per avere chiarezza in merito alla competenza del Pretore e quella dell'autorità tutoria. Nel proprio ricorso in materia civile il ricorrente non censura questo accertamento di fatto, sul quale il Tribunale federale fonderà quindi la sua sentenza. Nella fattispecie altrettanto pacifico si rivela il fatto che il provvedimento aveva preso fine nell'estate 2006.