Citation: 1A.31/2004 23.12.2004 E. 3

3.1 Nella decisione impugnata il MPC, ritenendo implicitamente che la ricorrente aveva ricevuto la decisione di entrata in materia, ha rilevato ch'essa né ha formulato osservazioni né ha segnalato il proprio consenso a un'eventuale esecuzione semplificata della domanda, per cui, dopo un esame "prima facie" dei documenti bancari, ha emanato la contestata decisione finale. Questo modo di procedere non è corretto. Infatti, secondo la costante giurisprudenza, l'autorità di esecuzione, per garantire il diritto di essere sentito e il rispetto del principio della proporzionalità nonché per evitare eventuali ricorsi, in assenza di un eventuale consenso all'esecuzione semplificata (art. 80c AIMP), deve concedere agli aventi diritto la possibilità, concreta ed effettiva, di consultare la documentazione acquisita: essa deve quindi offrire agli interessati, affinché possano adempiere al loro dovere di cooperazione, un termine per addurre, riguardo a ogni singolo documento, gli argomenti che secondo loro si opporrebbero alla consegna, emanando in seguito una decisione di chiusura accuratamente motivata (DTF 130 II 14 consid. 4.3 in fine e 4.4, 126 II 258 consid. 9b/aa pag. 262; cfr. anche DTF 127 II 151 consid. 4c/aa; Zimmermann, op. cit., n. 479-1, 479-2). 3.2 Ciò nonostante, viste le particolarità della fattispecie, questa omissione, che comporterebbe semmai l'annullabilità, ma non la nullità della decisione impugnata, non implica l'accoglimento del ricorso. Ineffetti, eccezionalmente, ritenuto che il conto della ricorrente era già stato oggetto di una precedente domanda di assistenza, ch'ella è stata informata da parte della banca di quella litigiosa ed era a conoscenza del contenuto dei documenti del suo conto, spettava a lei indicare, se del caso per iscritto e spontaneamente, quali documenti e per quali motivi non avrebbero dovuto essere trasmessi (sentenza 1A.16/2001 del 21 marzo 2001, consid. 4c), oppure inviare spontaneamente i suoi memoriali. Per di più, eccezionalmente la ricorrente avrebbe ancora potuto farlo con il ricorso di diritto amministrativo e sanare quindi l'invocato vizio: nel gravame essa non ha tuttavia addotto, come le incombeva (DTF 130 II 14 consid. 4.3 e rinvii), riguardo a ogni singolo documento, perché la loro trasmissione violerebbe il principio della proporzionalità (DTF 122 II 367 consid. 2d). In effetti, un'eventuale violazione del diritto di essere sentito, derivante per esempio dal mancato accesso agli atti o dalla mancata partecipazione alla procedura (art. 80b AIMP), può essere sanata, di massima, anche nell'ambito della procedura di ricorso (DTF 124 II 132 consid. 2d, 117 Ib 64 consid. 4 pag. 87; cfr. anche DTF 126 I 68 consid. 2 pag. 72; Zimmermann, op. cit., n. 265, 268 e 271). L'esito del gravame non muta, infine, nemmeno con riferimento al richiamo da parte della ricorrente della DTF 130 II 14. Ella disattende, infatti, che in quella causa il ricorso non era stato accolto per la mancata partecipazione dell'interessato alla cernita, quanto perché era stata ordinata soltanto la trasmissione di alcuni giustificativi delle operazioni effettuate, ma non dei documenti di apertura del conto, degli avvisi di versamento e di eventuali note interne della banca; ciò comportava pertanto un'esecuzione incompleta della domanda (consid. 4.1).