Citation: 4A_218/2009 28.07.2009 E. 2

Il tenore dell'allegato ricorsuale rende necessario - prima di chinarsi sugli argomenti ivi esposti - ricordare i principi che reggono il ricorso in materia civile, in particolare con riferimento al potere d'esame del Tribunale federale e alle esigenze di motivazione dell'impugnativa quando viene fatta valere la violazione dell'art. 36 CIA. 2.1 Il Tribunale federale esamina d'ufficio il diritto federale (art. 106 cpv. 1 LTF). Nondimeno, tenuto conto dell'onere di allegazione e motivazione posto dall'art. 42 cpv. 1 e 2 LTF, la cui mancata ottemperanza conduce all'inammissibilità del gravame (art. 108 cpv. 1 lett. b LTF), il Tribunale federale vaglia di regola solo le censure sollevate (DTF 134 III 102 consid. 1.1 pag. 104 seg.; 133 III 545 consid. 2 pag. 550). Le esigenze di motivazione quando viene fatta valere la violazione di diritti fondamentali e di disposizioni di diritto cantonale e intercantonale sono più rigorose. Il Tribunale federale tratta infatti queste censure solo se la parte ricorrente le ha debitamente sollevate e motivate, così come prescritto dall'art. 106 cpv. 2 LTF, il cui campo di applicazione corrisponde a quello del precedente ricorso di diritto pubblico per violazione dei diritti costituzionali (DTF 134 II 244 consid. 2.2 133 III 397 consid. 6 pag. 397, 638 consid. 2). Ne discende che l'allegato ricorsuale deve indicare chiaramente i diritti costituzionali e intercantonali che si pretendono violati, precisando altresì in che consista tale violazione (DTF 134 II 244 consid. 2.2; 133 III 393 consid. 6). 2.2 In linea di principio, il Tribunale federale fonda il suo ragionamento giuridico sull'accertamento dei fatti svolto dall'autorità inferiore (art. 105 cpv. 1 LTF); giusta l'art. 105 cpv. 2 LTF può scostarsene solo se è stato svolto in violazione del diritto ai sensi dell'art. 95 LTF o in modo manifestamente inesatto, ovvero arbitrario (DTF 133 II 249 consid. 1.2.2 pag. 252). L'accertamento dei fatti contenuto nella sentenza criticata può essere impugnato alle stesse condizioni (art. 97 cpv. 1 LTF); occorre inoltre che l'eliminazione dell'asserito vizio possa influire in maniera determinante sull'esito della causa (art. 97 cpv. 1 LTF). Tocca alla parte che propone una fattispecie diversa da quella contenuta nella sentenza impugnata esporre in maniera circostanziata i motivi per i quali ritiene adempiute queste condizioni (art. 106 cpv. 2 LTF; DTF 134 II 244 consid. 2.2; 133 II 545 consid. 2.2). Per il resto, l'allegazione di fatti e la produzione di mezzi di prova nuovi davanti al Tribunale federale è di principio esclusa (art. 99 cpv. 1 LTF). Gli opponenti contestano quindi con ragione la produzione del plico di documenti (n. 5) unitamente all'atto di ricorso. 2.3 In concreto viene lamentata la violazione dell'art. 36 Iett. c e lett. f CIA e dell'art. 9 Cost., nonché l'accertamento inesatto dei fatti ai sensi dell'art. 97 cpv. 1 LTF. Si tratta di censure proponibili (art. 95 lett. a e lett. e LTF); quelle che attengono agli art. 9 Cost. e 97 cpv. 1 LTF non hanno tuttavia portata propria, ma sono assorbite dall'asserita lesione dell'art. 36 lett. f CIA. 2.3.1 Ora, anche se la nozione concordataria di arbitrio coincide di per sé con quella fondata sull'art. 9 Cost., occorre tener presente che l'art. 36 lett. f CIA non contempla la fattispecie dell'arbitrio in generale, bensì la concretizza e limita a tre situazioni: un lodo è arbitrario ai sensi di questo disposto quando (1) è fondato su accertamenti di fatto palesemente in contrasto con gli atti, (2) contiene una manifesta violazione del diritto o (3) dei termini di equità (DTF 131 I 45 consid. 3.4 pag. 48). In materia di accertamento dei fatti la nozione di arbitrio è quindi più restrittiva di quella basata sull'art. 9 Cost., giacché il giudice non può rivedere I'apprezzamento delle prove come tale bensì deve limitarsi a verificare che i fatti considerati non siano manifestamente contrari agli atti (DTF 131 I 45 consid. 3.4-3.8 pag. 48-50). 2.3.2 Il Tribunale federale verifica liberamente l'interpretazione e l'applicazione delle disposizioni concordatarie nella sentenza criticata. In particolare, esamina con cognizione piena, ma nei limiti degli argomenti proposti, se la Corte cantonale ha a ragione ammesso rispettivamente respinto la censura di arbitrio ex art. 36 lett. f CIA rivolta contro il lodo (DTF 131 I 45 consid. 3.3; 119 II 380 consid. 3b pag. 382; 112 Ia 350 consid. 1). Ad essere impugnata rimane però sempre e soltanto la sentenza cantonale di ultima istanza, non la pronunzia arbitrale; le censure dirette contro quest'ultima sono inammissibili (DTF 133 III 634 consid. 1.1.1). Dinanzi al Tribunale federale la parte ricorrente deve pertanto dimostrare, con un'argomentazione conforme all'art. 106 cpv. 2 LTF (cfr. consid. 2.1), che le motivazioni addotte dall'autorità cantonale per ammettere rispettivamente negare il carattere arbitrario del giudizio di primo grado sono sbagliate. Ciò significa ch'essa non può limitarsi a ripetere quanto già esposto in sede cantonale, bensì deve confrontarsi criticamente con la motivazione della decisione impugnata, pena l'irricevibilità del gravame per motivazione carente (sentenze 4A_288/2008 del 4 settembre 2008 consid. 1.3 e 4D_16/2008 del 20 maggio 2008 consid. 2.2). In concreto, la ricorrente disattende a più riprese queste regole, come si vedrà qui di seguito.