Citation: 5A_132/2023 E. 3

L'art. 85a cpv. 1 LEF (nella sua versione entrata in vigore il 1° gennaio 2019; RU 2018 4583) sancisce che, a prescindere da una sua eventuale opposizione, l'escusso può domandare in ogni tempo al tribunale del luogo dell'esecuzione l'accertamento dell'inesistenza del debito, della sua estinzione o della concessione di una dilazione. Se l'azione è ammessa, il tribunale, secondo il caso, annulla o sospende l'esecuzione (art. 85a cpv. 3 LEF). Questa azione di accertamento negativa mette a disposizione dell'escusso un mezzo di difesa supplementare ad esempio nei casi in cui, come in concreto, il creditore può proseguire l'esecuzione poiché l'escusso non ha fatto opposizione (sull'evoluzione della giurisprudenza in merito alla portata di questo strumento v. DTF 147 III 544 consid. 3.4.6). Essa ha una duplice natura: da un lato, permette all'escusso di ottenere una sentenza esecutiva su una questione di diritto sostanziale e d'altro lato, se l'azione è ammessa, la sentenza spiega effetti diretti sull'esecuzione in corso (DTF 132 III 89 consid. 1.1; 129 III 197 consid. 2.1; Messaggio dell'8 maggio 1991 concernente la revisione della legge federale sulla esecuzione e sul fallimento, FF 1991 III 50). Siccome il giudice statuisce sulla pretesa materiale nel quadro di una procedura ordinaria (o semplificata; v. titolo marginale dell'art. 85a LEF) con potere di cognizione pieno, il creditore procedente è tenuto a provare l'esistenza del credito, pena la decadenza della sua pretesa materiale (DTF 140 III 41 consid. 3.2.3).