Citation: 2A.243/2003 25.09.2003 E. 4

4.1 Nelle concrete evenienze, la ricorrente contesta, in primo luogo, l'accertamento dei fatti operato dalla Corte cantonale e ravvisa una violazione del diritto di essere sentito nella mancata assunzione, da parte dell'istanza inferiore, delle prove testimoniali notificate. In sede cantonale, ella ha chiesto che venissero sentiti in qualità di testimoni il marito, i due testimoni di nozze e un paio di altri conoscenti della coppia. Le relative audizioni avrebbero permesso, a suo dire, di appurare i motivi che l'hanno indotta a costituirsi una residenza propria e di chiarire la natura dei rapporti tra lei e suo marito a quell'epoca. La locazione dell'appartamento a Lugano sarebbe in effetti avvenuta con l'accordo del coniuge, per ragioni di praticità e di vicinanza al posto di lavoro, considerato, tra l'altro, che ella non disporrebbe di un autoveicolo proprio e risentirebbe tuttora dei postumi dell'incidente occorsole nel 1995. Presso l'abitazione di Rivera avrebbe comunque lasciato diversa documentazione propria ed alcuni effetti personali. Il marito l'avrebbe del resto sempre aiutata a compilare i documenti ufficiali, indicando lui stesso regolarmente sulle domande di rinnovo del permesso che il domicilio della moglie era a Rivera. 4.2 Secondo costante giurisprudenza, natura e limiti del diritto costituzionale di essere sentito (art. 29 cpv. 2 Cost.) sono determinati in primo luogo dalla normativa processuale cantonale; solo quando le disposizioni cantonali sono insufficienti - o mancanti - trovano diretta applicazione i principi che la prassi ha dedotto dall'art. 29 cpv. 2 Cost. così come, in precedenza, dall'art. 4 vCost. (DTF 126 I 15 consid. 2a). Nel caso concreto, la ricorrente sostiene che la Corte cantonale abbia violato sia l'art. 29 cpv. 2 Cost., sia gli art. 18 e 63 della legge ticinese di procedura per le cause amministrative, del 19 aprile 1966 (LPAmm). A ragione rileva comunque che le suddette norme cantonali non offrono, per quanto qui d'interesse, garanzie più ampie di quelle sgorganti dall'art. 29 cpv. 2 Cost. Occorre pertanto esaminare, con piena cognizione, se l'istanza inferiore, rifiutando di assumere i mezzi probatori offerti, abbia violato le garanzie minime dedotte dal citato disposto costituzionale (DTF 127 III 193 consid. 3; 126 I 15 consid. 2a; 125 I 257 consid. 3a). Il diritto di essere sentito comprende varie facoltà, tra cui quella di fornire prove sui fatti rilevanti per il giudizio, di partecipare alla loro assunzione, di prenderne conoscenza e di determinarsi in proposito (DTF 126 I 15 consid. 2a/aa, con rinvii). In linea di principio, l'autorità deve quindi assumere le prove offerte tempestivamente e nelle forme prescritte dal diritto processuale (DTF 124 I 241 consid. 2). Anche se fruisce di piena cognizione e la procedura è retta dal principio inquisitorio, come nel caso in esame (art. 18, 61 e 62 LPAmm), può tuttavia procedere ad un apprezzamento anticipato delle prove e rinunciare a quei mezzi probatori che presumibilmente non porterebbero a nuovi chiarimenti (DTF 129 I 151 consid. 3.1; 124 I 208 consid. 4a). Riguardo a questa valutazione, il Tribunale federale lascia alle autorità cantonali un ampio potere ed interviene solamente allorquando esse trascendono la loro latitudine di giudizio, sospingendosi nell'arbitrio (DTF 124 I 208 consid. 4a e giurisprudenza ivi citata). 4.3 I giudici cantonali sono giunti alla conclusione che l'insorgente si richiamasse ad un matrimonio esistente solo formalmente poiché viveva separata dal coniuge dal mese di marzo del 2001, senza pretendere che ciò fosse riconducibile a motivi che imponessero l'adozione di misure di protezione dell'unione coniugale (art. 175 CC). La perdita di ogni contenuto sostanziale del connubio sarebbe altresì stata dimostrata dallo scritto del 28 giugno 2002, con cui il marito ha richiesto alla cancelleria comunale di Rivera il certificato municipale per l'ammissione all'assistenza giudiziaria in vista dell'azione di divorzio, e dalla relativa petizione inoltrata il 4 ottobre 2002. Irrilevanti sarebbero poi la sussistenza di contatti tra i coniugi e la presenza di svariati oggetti personali dell'insorgente a casa del marito. Inoltre, la motivazione di ordine professionale addotta per giustificare la separazione risulterebbe poco credibile. La pretesa della ricorrente di voler ottenere rassicurazioni dal marito in merito alla soluzione dei suoi problemi di abuso di bevande alcoliche, prima di tornare a convivere, dimostrerebbe infine che ella non voleva più condurre una vita coniugale. Fondandosi su queste considerazioni, la Corte cantonale ha ritenuto che le prove testimoniali offerte dall'insorgente non avrebbero apportato ulteriori elementi rilevanti per il giudizio e ne ha pertanto negato l'assunzione. 4.4 Dagli atti di causa emerge che la frequentazione tra i coniugi A.________ risale a ben prima del loro matrimonio. In particolare, essi hanno già convissuto tra il mese di maggio del 1996 e il mese di febbraio del 1997, nonché, successivamente, dal mese di maggio del 1998 fino al momento delle nozze, celebrate il 31 dicembre 1999. Per vivere assieme al marito, cittadino svizzero, all'insorgente è stato allora rilasciato un permesso di dimora annuale. La convivenza è in seguito proseguita, incontestabilmente, almeno fino a fine marzo del 2001. Ella ha poi soggiornato per qualche tempo presso gli esercizi pubblici dove lavorava all'epoca e quindi, dal mese di agosto del medesimo anno, si è trasferita in un monolocale a Lugano. Le ragioni d'ordine professionale invocate dalla ricorrente per giustificare la costituzione di una residenza propria non appaiono invero d'acchito prive d'ogni pertinenza. Vi è, in primo luogo, una stretta correlazione temporale tra questa scelta e l'attività lavorativa svolta. La vita in comune è in effetti stata interrotta dopo meno di due mesi dall'inizio del lavoro, e, soprattutto, il trasferimento a Lugano è in pratica coinciso con l'assunzione presso un esercizio pubblico di Vezia, lasciato a sua volta dopo circa un anno per lavorare proprio a Lugano. Da questo profilo, è innegabile che per una persona obbligata a far capo ai mezzi pubblici di trasporto sia più facile raggiungere Vezia da Lugano piuttosto che da Rivera. Inoltre la perizia agli atti, esperita su mandato del Tribunale cantonale delle assicurazioni nell'ambito del procedimento che ha opposto l'insorgente al proprio istituto di assicurazione contro gli infortuni, attesta che ella ha una capacità lavorativa del 40% in rapporto ad un'attività come quella di cameriera, a causa delle conseguenze invalidanti del grave infortunio subito nel 1995. In quest'ottica, la necessità di svolgere un'occupazione a tempo parziale può legittimamente rafforzare l'esigenza di abitare in prossimità del posto di lavoro. Il mantenimento del domicilio a Rivera e l'ottenimento, appena locato l'appartamento a Lugano, di un'autorizzazione unicamente per soggiornarvi, suffraga infine l'ipotesi che l'interessata volesse effettivamente mantenere una vita familiare, né volesse sottacere alle autorità la propria situazione coniugale. Malgrado la plausibilità delle suddette argomentazioni ricorsuali, la Corte cantonale non ha ulteriormente indagato sulla natura delle relazioni tra i coniugi. Sennonché dagli atti non è possibile evincere, perlomeno non con la chiarezza richiesta dalla giurisprudenza, che vi fosse una rottura definitiva del vincolo coniugale. Nelle particolari circostanze del caso concreto, la stipulazione del contratto di locazione da parte dell'insorgente, le affermazioni del marito nello scritto del 28 giugno 2002 e quelle formulate nella petizione di divorzio non costituivano infatti indizi sufficienti per ammettere che ella si richiamasse al vincolo matrimoniale solamente per ottenere il rinnovo del permesso di dimora. Tale deduzione non poteva essere evinta, come tale, nemmeno dall'asserita volontà di attendere che il marito sormontasse i suoi problemi di abuso di bevande alcoliche, prima di riprendere la convivenza. Occorreva valutare più attentamente se la separazione delle residenze derivava veramente da difficoltà insanabili nel rapporto di coppia. Oltre a chiarire, per quanto possibile, l'aspetto soggettivo della relazione tra i coniugi, era segnatamente necessario approfondire gli accertamenti su circostanze oggettive, quali l'intensità dei contatti dell'insorgente con il marito e la sua presenza al domicilio coniugale, ad esempio nei giorni in cui non lavorava, l'effettivo mantenimento presso il coniuge di effetti e documenti personali o la collaborazione prestata da quest'ultimo nell'espletamento di pratiche amministrative concernenti la moglie. Al riguardo, le emergenze processuali sono invero alquanto lacunose. In particolare, l'insorgente e il marito non sono mai stati formalmente interrogati, né dalle autorità di polizia degli stranieri, né dinanzi alle istanze superiori. Eloquente è il fatto che l'ufficio regionale degli stranieri, invitato a verificare le allegazioni formulate dal marito il 28 giugno 2002, si sia limitato ad interpellare per iscritto la ricorrente; quest'ultima, pure per iscritto, il 30 settembre 2002 ha succintamente risposto di non aver personalmente intrapreso alcuna iniziativa legale per lo scioglimento dell'unione coniugale, ipotesi che lei ed il marito stavano semplicemente valutando. In definitiva, per la Corte cantonale era tuttavia imprescindibile, quantomeno, interpellare in contraddittorio il marito in maniera puntuale sulle deduzioni della moglie. La stessa aveva del resto espressamente sollecitato l'assunzione di tale prova, così come ha notificato altri testimoni, le cui deposizioni non possono venir considerate aprioristicamente irrilevanti, al fine di chiarire le circostanze suindicate. L'apprezzamento anticipato delle prove a cui è parvenuta la Corte cantonale risulta quindi manifestamente insostenibile e disattende pertanto l'art. 29 cpv. 2 Cost. 4.5 Gli accertamenti fattuali, così come risultano dalla sentenza impugnata e dall'inserto di causa, si rivelano dunque incompleti e non permettono al Tribunale federale di risolvere i quesiti di diritto litigiosi, segnatamente la questione di sapere se la ricorrente abusa dei diritti che le derivano dall'art. 7 cpv. 1 prima frase LDDS, richiamandosi ad un matrimonio esistente solo formalmente, all'unico scopo di poter continuare a fruire dell'autorizzazione a soggiornare in Svizzera. 4.6 La causa va pertanto rinviata all'istanza precedente affinché emani un nuovo giudizio, previa completazione dell'istruttoria ai sensi dei considerandi (art. 114 cpv. 2 OG). Al Tribunale cantonale amministrativo incombe altresì di pronunciarsi nuovamente sull'istanza di assistenza giudiziaria in sede cantonale.