Citation: 1A.182/2006 09.08.2007 E. 3

3.1 Il ricorrente insiste inoltre sull'aspetto temporale del versamento litigioso, avvenuto alla fine del 1999, quindi, al suo dire, in un periodo in cui non era paventabile per il Gruppo G.________ la crisi che si sarebbe manifestata tre anni dopo, crisi ch'egli non poteva conoscere né prevedere. Egli disattende tuttavia che l'autorità estera ha chiesto la consegna di tutte le movimentazioni del conto, a partire dalla data di apertura. Anche su questo punto il ricorrente sostiene a torto che sarebbe stata riconosciuta in maniera errata l'utilità potenziale dei documenti da trasmettere per il procedimento estero; utilità che non può manifestamente essere esclusa nella fattispecie (DTF 122 II 367 consid. 2c; 121 II 241 consid. 3a e b; 126 II 258 consid. 9c pag. 264). L'utilità delle richieste informazioni per delineare compiutamente il quadro complessivo dei reati oggetto di giudizio e per definire l'articolato meccanismo delle operazioni finanziarie poste in essere per attuarli non può essere negata. La criticata trasmissione è idonea a raggiungere tale scopo. La circostanza che le autorità inquirenti estere avrebbero già accertato documentalmente i bonifici a favore della società E.________ non implica affatto, contrariamente all'assunto ricorsuale, che la trasmissione dei documenti bancari del suo conto sarebbe inutile. Esse non sono infatti formalmente a conoscenza del titolare del conto destinatario del bonifico proveniente dalla citata società. Solo dopo averne accertato la sua identità potranno valutarne l'estraneità ai noti fatti. 3.2 Trasmettendo i documenti di apertura richiesti dall'autorità estera, il MPC non ha leso il principio della proporzionalità. Quando le autorità estere chiedono informazioni su conti bancari in procedimenti per reati patrimoniali o corruttivi, esse necessitano in particolare proprio di tali documenti. Ciò perché debbono poter individuare il titolare giuridico ed economico del conto e sapere a quali persone sia pervenuto l'eventuale provento del reato (DTF 129 II 462 consid. 4.4 pag. 468; 124 II 180 consid. 3c inedito; 121 II 241 consid. 3c; Zimmermann, op. cit., n. 478-1 pag. 517). Al riguardo non è quindi decisivo che l'accredito in esame sia avvenuto in un'epoca anteriore a quella dei prospettati reati, né lo è l'ammontare del versamento. La trasmissione dell'intera documentazione potrà evitare altresì l'inoltro di eventuali domande complementari (DTF 121 II 241 consid. 3). 3.3 Infine, le asserite conseguenze e i timori, sul piano personale e professionale, di un'eventuale divulgazione da parte dei mass media e dell'impatto mediatico del coinvolgimento del tutto casuale del ricorrente nel procedimento penale italiano, non possono comportare il rifiuto dell'assistenza. L'interesse alla sua "privacy" chiaramente non può prevalere, nelle descritte circostanze, sulle necessità di indagine e sull'obbligo della Svizzera di accordare l'assistenza più ampia possibile (art. 1 cpv. 1 CEAG). Contrariamente all'assunto ricorsuale, in concreto il diritto alla riservatezza del cliente non prevale manifestamente sugli interessi degli inquirenti italiani, per cui anche il principio della proporzionalità non è stato disatteso.