Citation: 2P.133/2004 07.03.2005 E. 4

4.1 Oggetto del contendere sono contributi provvisori di costruzione per opere di canalizzazione e depurazione delle acque, cioè contributi mediante i quali il proprietario fondiario deve compensare il vantaggio - cioè la possibilità di collegare il proprio fondo alla rete comunale delle fognature - che deriva per lui dalla costruzione degli impianti comunali di canalizzazione e di depurazione delle acque. Giusta l'art. 96 cpv. 1 LALIA, il Comune deve imporre contributi di costruzione per l'esecuzione degli impianti comunali (cfr. anche l'art. 55 lett. c LALIA). I contributi dei proprietari devono coprire i costi di costruzione della rete delle canalizzazioni in una misura non inferiore al 60% né superiore all'80% del costo effettivo (art. 96 cpv. 2 LALIA). Soggetti all'imposizione sono il proprietario dei fondi serviti o che possono essere serviti dall'opera e il titolare di diritti reali limitati che ritrae dall'opera un incremento di valore del suo diritto (art. 97 lett. a e b LALIA). Incombe al Municipio delimitare il comprensorio d'imposizione (art. 98 LALIA) nonché prelevare i contributi, i quali possono essere provvisori (e vengono calcolati, tra l'altro, sulla base del costo preventivo dell'opera, cfr. art. 99 cpv. 1 prima frase LALIA) oppure definitivi (e sono allora calcolati, tra l'altro, sulla base del costo consuntivo dell'opera, cfr. art. 99a cpv. 1 prima frase LALIA). In entrambi i casi i contributi non possono superare il 3% del valore di stima dei fondi (art. 99 cpv. 2 LALIA). A garanzia del pagamento spetta al Comune un'ipoteca legale a carico del fondo per cui il contributo è stato imposto, la cui iscrizione decade entro un anno dal giudizio definitivo sull'importo del contributo (art. 107 cpv. 1 e 4 LALIA). 4.2 Come emerge dalla sentenza impugnata oggetto di disamina sono contributi provvisori, i quali vengono percepiti prima della conclusione delle opere di canalizzazione per consentirne il finanziamento e che sono calcolati sulla base del costo preventivo ed in proporzione al valore ufficiale di stima, ritenuto che la somma dei singoli contributi non può superare il 3% del valore di stima in vigore al momento dell'ultima pubblicazione del prospetto. Non è invece in discussione l'obbligo in quanto tale di allacciarsi alla rete comunale delle fognature, il quale - sia rilevato di transenna - è imperativamente previsto dalla legislazione federale, segnatamente dagli art. 10 cpv. 1 lett. a ed 11 cpv. 1 e 2 lett. a della legge federale del 24 gennaio 1991 sulla protezione delle acque [LPAc; RS 814.20] quando, come in concreto ed esposto di seguito, i fondi sono situati nella zona edificabile, nonché dalla normativa cantonale determinante, cioè dall'art. 44 LALIA (cfr. ugualmente l'art. 94 cpv. 2 lett. c LALIA). 4.3 Nel giudizio contestato i giudici cantonali, dopo aver rilevato che il comprensorio imponibile corrispondeva ai limiti del PGS, il quale ricalcava la zona edificabile del piano regolatore del Comune, hanno ricordato che il principio dell'assoggettamento e il contributo come tali non erano condizionati all'avvenuto compimento dell'opera né all'appartenenza del fondo ad uno specifico bacino imbrifero e nemmeno all'allacciamento effettivo alla canalizzazione. Essendo i contributi esigibili sin dall'inizio dei lavori (art. 105 e 106 LALIA), occorreva ed era invece sufficiente che il fondo appartenesse al comprensorio imponibile delimitato dal PGS. Secondo la Corte cantonale, era parimenti irrilevante che un fondo fosse edificato o no, siccome il valore di stima già considerava la sua peculiare natura, di modo che non vi era motivo di attuare un'ulteriore distinzione riconducibile allo sfruttamento dei terreni, fossero essi residenziali, industriali, artigianali o prativi. I giudici ticinesi hanno poi precisato che le canalizzazioni non servivano soltanto gli scarichi delle acque luride, bensì erano finalizzate anche ad assorbire le acque meteoriche le quali potevano provenire da semplici tettoie, superfici adibite a strada, posteggi o prati. Infine hanno rilevato che le canalizzazioni non andavano costruite a seconda delle sollecitazioni che in dato momento provenivano dalle proprietà allacciate o che potevano essere allacciate, bensì dovevano tener conto della potenziale raccolta di acque di scarico. Orbene, una simile argomentazione non appare manifestamente insostenibile, anzi risulta provvista di fondamento oggettivo, e va pertanto condivisa. Infatti non appare inficiata d'arbitrio l'opinione secondo cui il principio dell'assoggettamento e il contributo come tali non dipendono dall'allacciamento effettivo alla canalizzazione, poiché è sufficiente che il fondo appartenga al comprensorio imponibile delimitato dal PGS - ciò che è manifestamente il caso dei mappali dei qui ricorrenti - ma corrisponde invero al tenore della normativa applicabile in concreto. Al riguardo ci si può limitare a ricordare che i contributi litigiosi possono essere prelevati, in via di principio, già al momento in cui il proprietario ha la possibilità di allacciare il suo fondo alle infrastrutture, come emerge peraltro chiaramente dal tenore dell'art. 97 LALIA: la circostanza che il fondo sia allacciato o no non è quindi determinante. Infine, si può aggiungere che nonostante l'esistenza del pozzo perdente, l'allacciamento all'impianto collettivo fognante appare essere l'unico modo per garantire una corretta depurazione delle acque e permette per di più di evitare eventuali problemi dovuti, ad esempio, ad un cattivo funzionamento dell'installazione privata. 4.4 Visto quanto precede, il ricorso di diritto pubblico, nella misura in cui è ammissibile, dev'essere respinto.