Citation: I 543/03 27.08.2004 E. 6

6.1 In concreto, dagli accertamenti medici, in particolare dalla perizia esperita dal dottor A.________, specialista in reumatologia - che ha fatto astrazione da un'eventuale restrizione dovuta a danni psichici, ancora da accertare in sede amministrativa - e da quelli di natura economica eseguiti dall'UAI, è emersa una limitazione dell'assicurato in attività pesanti in cui debba sollevare o spostare pesi superiori a 10-15 kg, in cui siano necessarie posizioni ergonomiche sfavorevoli (flessione o rotazione lombare) o in cui debba mantenere a lungo posizioni monotone. Per questi motivi egli è stato dichiarato abile al lavoro nella misura del 50%, rispettivamente del 100%, in relazione alla possibilità di svolgere attività manuali e amministrative nell'ambito della professione precedentemente svolta di meccanico indipendente. I compiti amministrativi in cui l'assicurato è abile al 100% non incidono tuttavia in alcun modo sulle entrate. Di conseguenza, tenuto conto del metodo straordinario di calcolo dell'invalidità, l'incapacità di guadagno nell'occupazione precedente sarebbe presumibilmente superiore al 50%. A ciò si aggiunge l'incapacità di esercitare l'attività di portinaio, non essendo l'insorgente più in grado di svolgere lavori pesanti. 6.2 In un'attività leggera adeguata l'assicurato dispone per contro, secondo il perito medico, di una capacità lavorativa residua pari al 60%-70%. Ne consegue che, indipendentemente dalla ripartizione percentuale esistente tra le varie mansioni svolte da I.________ prima dell'insorgenza del danno alla salute ed eventualmente suscettibile di giustificare, secondo il metodo straordinario, un diritto alla rendita, una determinazione dell'invalidità secondo il metodo ordinario che consideri, ai fini della valutazione del reddito da invalido, un cambiamento di professione potrebbe effettivamente limitare il danno se non addirittura escluderlo (si veda in proposito la sentenza citata del 22 ottobre 2001 in re W., consid. 3b/bb, nonché la sentenza del 17 dicembre 1998 in re. G., I 304/98 pubblicata in PJA 1999 pag. 484 consid. 2). 6.3 In simili circostanze occorre quindi esaminare se, come ritenuto dalla Corte cantonale, da un lato, è possibile procedere ad un raffronto dei redditi secondo il metodo ordinario contrapponendo al reddito da attività indipendente (ritenuto in concreto determinante per il guadagno senza invalidità) un reddito da invalido dedotto dai dati salariali statistici e, dall'altro, se un cambiamento di professione possa ritenersi esigibile nel caso di specie. 6.3.1 Il Tribunale federale delle assicurazioni ha già avuto modo di affermare l'ammissibilità di principio di un raffronto tra redditi da attività dipendente con redditi da attività indipendente (sentenza citata del 22 ottobre 2001 in re W., consid. 3b/bb in fine; cfr. pure la sentenza del 12 settembre 2001 in re F., I 145/01, consid. 3, nonché quella citata del 17 dicembre 1998 in re. G. [in quest'ultima vertenza la media degli utili degli ultimi quattro anni, maggiorati dei contributi sociali, è stata posta a confronto da un lato con gli utili conseguiti dopo l'invalidità e dall'altro con i dati statistici salariali deducibili dall'inchiesta svizzera sulla struttura dei salari]). Tale modo di operare è segnatamente stato avallato nei casi in cui, come in questo presente, gli interessati disponevano di una contabilità dettagliata e di dati fiscali attendibili (cfr. sentenza citata del 22 ottobre 2001 in re W., consid. 2b, nel cui ambito si è tenuto conto, per stabilire il reddito da valido, anche delle ottimizzazioni fiscali). In concreto, i dati relativi ai redditi di raffronto sono determinabili o perlomeno stimabili con una certa affidabilità. Priva di fondamento è per contro l'affermazione del ricorrente secondo cui il guadagno da valido non potrebbe essere quantificato (anche) a motivo del fatto che non sarebbe nota la misura del contributo apportato dal collaboratore P.________. Infatti, dall'inchiesta per gli indipendenti risulta che quest'ultimo ha iniziato a lavorare con il ricorrente soltanto dopo l'insorgenza del danno alla salute. Per giunta, è lo stesso assicurato nel gravame presentato in sede cantonale ad aver indicato in fr. 40'066.- (recte: fr. 40'072.50) il suo reddito da valido quale portiere e meccanico. E pure l'autorità fiscale ha stabilito il reddito aziendale per gli anni 1995/1996 (tassazione 1997/1998) in base alla contabilità prodotta, fissandolo in fr. 35'000.-. 6.3.2 Poiché infine non risultano dagli atti circostanze - soggettive od oggettive - che impongano di concludere in senso contrario, anche un cambiamento di professione può ritenersi esigibile. Per quanto riguarda ad esempio l'età dell'interessato, sebbene al momento della presentazione della domanda, nel 2000, avesse 53 anni, egli aveva di fronte a sé perlomeno ancora oltre dieci anni di attività (RCC 1968 pag. 434). Da notare inoltre che dopo l'insorgenza del danno alla salute si è registrata una netta erosione degli utili aziendali (fr. 10'244.85 nel 2000, fr. 3'170 nel 1999, fr. 11'788.70 nel 1998). A ciò si aggiunge che l'assicurato non ha svolto sempre e soltanto un'attività indipendente, bensì da anni lavorava anche parzialmente quale portinaio dipendente insieme alla moglie. In simili circostanze, a maggior ragione un cambiamento di professione risulta esigibile (VSI 2001 pag. 279 seg. consid. 5; sentenza citata del 22 ottobre 2001 in re W., consid. 3b/bb). In tal modo di procedere non è infine per nulla ravvisabile una violazione del principio dell'uguaglianza di trattamento (art. 8 Cost.). In effetti un cambiamento di professione - e di conseguenza il computo di un reddito da attività dipendente - è da considerarsi solo se, come in concreto, è ritenuto esigibile alla luce di criteri soggettivi e oggettivi delle circostanze del singolo caso. 6.3.3 Ne discende che a ragione la Corte cantonale ha ritenuto determinante ai fini della valutazione dell'invalidità dell'assicurato il metodo ordinario del raffronto dei redditi e negato l'applicazione del metodo straordinario. Giustamente, pertanto, il primo giudice ha potuto prescindere da una ripartizione percentuale esatta delle mansioni di cui si occupava l'assicurato nell'ambito delle sue precedenti attività. 6.4 Fondata appare per contro la censura ricorsuale secondo cui gli utili considerati per stabilire il reddito da valido sarebbero stati computati, in modo non corretto, al netto dei contributi sociali, a differenza di quanto invece considerato per la determinazione del reddito da invalido. In proposito, questa Corte ha già stabilito che la media degli utili conseguiti negli anni precedenti l'insorgenza del danno alla salute vanno maggiorati dei contributi sociali (sentenza citata del 17 dicembre 1998 in re. G., consid. 3a; cfr. pure RCC 1985 pag. 476 consid. 2c). Ora, dalla documentazione fiscale in atti risulta che i contributi sociali portati in deduzione dal reddito riguardano unicamente la moglie. Per contro, l'importo considerato per l'imposizione dell'attività indipendente è al netto degli oneri sociali - corrispondenti a circa fr. 5'000-6'000.- annui - ad essa relativi e deducibili dai conti economici. Medesimo discorso vale per il reddito accessorio di portinaio, anch'esso considerato al netto dei contributi (30% calcolato su un guadagno di fr. 12'775.- anziché sull'importo lordo di fr. 13'675.-, con conseguente differenza di fr. 270.-). Per parte loro, i dati statistici salariali tengono conto di tali oneri. Malgrado quindi, nel gravame cantonale, l'interessato abbia indicato quale reddito da valido l'importo di fr. 40'066.- (recte: 40'072.50), esso può essere modificato a suo favore, in virtù della piena cognizione di cui dispone questa Corte (art. 132 OG) e del fatto che egli intendeva raffrontarlo agli utili percepiti dopo l'insorgenza del danno alla salute, che evidentemente non contenevano i contributi sociali. In concreto appare quindi corretto tener conto di un reddito da valido di fr. 45'842.50 (40'072.50 + 5'500 + 270).