Citation: I 370/06 26.06.2007 E. 4

Innanzitutto si osserva che il referto peritale 20 novembre 2001 del dott. C.________ (esterno all'amministrazione) adempie i requisiti posti dalla giurisprudenza per accordargli piena valenza probatoria, essendo esso completo, motivato e convincente. Del resto, le censure ricorsuali non riguardano tanto l'attendibilità delle conclusioni di detta perizia quanto piuttosto il fatto che l'amministrazione e l'autorità commissionale le avrebbero poste a fondamento della loro valutazione nonostante il tempo intercorso tra la resa della perizia e la decisione su opposizione in lite. Fatta questa premessa, occorre di conseguenza principalmente esaminare se in questo periodo di tempo sia eventualmente intervenuto un peggioramento dello stato di salute e se la documentazione medica all'inserto contenga elementi tali da fare seriamente dubitare delle conclusioni mediche poste a fondamento del giudizio impugnato. Per quanto concerne lo stato diagnostico, giustamente la pronuncia commissionale rileva che la documentazione più recente versata agli atti dal ricorrente non mette in evidenza, per il periodo in esame, ulteriori patologie. Vanamente il ricorrente tenta di invocare la comparsa di nuove sintomatologie. A tal proposito è sufficiente il rilievo che la cardiopatia ischemica-ipertensiva e la dislipidemia evidenziate dal dott. H.________, per sua stessa precisazione, oltre a già essere state "investigate" nel 1993, sono ben controllate e non determinano alcuna incapacità lavorativa. Per il resto, i dottori E.________ e L.________ del servizio medico regionale dell'Ufficio AI del Cantone Ticino (SMR), cui le valutazioni dei medici curanti sono sempre state puntualmente sottoposte per esame e presa di posizione, hanno convincentemente osservato che il quadro radiologico e clinico è complessivamente rimasto invariato, gli esami oggettivi recenti essendo sovrapponibili a quelli più vecchi (cfr. ad esempio il referto 14 settembre 2004 del Centro ortopedico e fisioterapico di N.________ relativo alla TAC lombare realizzata in stessa data, il quale non contiene indicazioni sostanzialmente diverse da quelle che erano state rilevate in precedenza, in occasione di un analogo accertamento avvenuto in data 30 marzo 2001). D'altronde, come giustamente osserva la pronuncia impugnata, i limiti funzionali indicati dal dott. H.________ (impedimento a camminare per distanze superiori a 100 m, a mantenere posizioni monotone [erette o sedute] per più di 15-20 minuti, a sollevare e trasportare pesi superiori a 8-10 kg come pure a compiere movimenti di flessione ed estensione del rachide lombare), più restrittivi rispetto a quelli riscontrati dal dott. C.________, non attestano necessariamente un eventuale peggioramento se solo si considera che queste divergenze di valutazione erano emerse già in occasione del primo giudizio commissionale del 18 marzo 2003. Inoltre, le valutazioni mediche espresse dal SMR non possono essere tacciate di parzialità. Va rammentato al ricorrente che l'amministrazione, nella fase che precede la decisione, assume il ruolo di un organo amministrativo incaricato di attuare il diritto oggettivo (cfr. DTF 104 V 209 consid. 1c pag. 211; RAMI 1991 no. U 133 pagg. 312-313 consid. 1b; RCC 1986 pag. 200 consid. 2b pag. 201; Meyer, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in BJM 1989 pag. 30 seg.) e che, nel caso di specie, il servizio medico, dopo avere ravvisato la necessità di disporre una perizia specialistica esterna e avere preso atto del suo contenuto, si è limitato ad esaminare se la nuova documentazione prodotta dall'assicurato fosse tale da infirmare o comunque da apportare nuovi elementi alle conclusioni della perizia C.________. Ma vi è di più. A sostegno della tesi commissionale interviene pure la valutazione del medico del CFPS, dott. A.________, il quale, nel suo rapporto del 1° giugno 2004, aveva chiaramente attestato che, nonostante gli impedimenti lamentati dall'assicurato, lo stesso doveva considerarsi pienamente abile per una riformazione professionale in un'attività di tipo medio-leggero. Non è per contro suscettibile di mettere seriamente in dubbio queste conclusioni l'ulteriore documentazione agli atti. In particolare, l'assunto - segnatamente espresso dalla dott.ssa F.________ - dell'impossibilità di svolgere qualsiasi attività, anche solo leggera, appare sconfessato già solo alla luce del primo rapporto del prof. T.________, ordinario di medicina legale nell'Università X.________ cui l'insorgente si era rivolto privatamente per un parere. Nel suo referto del 13 ottobre 2002, l'esperto aveva infatti pur sempre dato atto di una quantomeno parziale capacità lavorativa residua in attività confacenti (peraltro non meglio precisate). E comunque, nemmeno le valutazioni del dott. T.________ sono suscettibili di stravolgere le conclusioni cui hanno aderito i giudici commissionali. Esse appaiono inattendibili nella misura in cui sono state espresse in termini ipotetici ("per quanto attiene la sua effettiva capacità di lavoro in diverse attività confacenti alle sue attitudini, essa mi sembra ridotta [...] a meno di 1/3 con riferimento alla normale") e nella misura in cui - nonostante il chiaro tenore del primo referto - sono state maldestramente corrette (in favore dell'assicurato) il mese successivo (cfr. la dichiarazione del 25 novembre 2002, con la quale il dott. T.________ affermava quanto segue: "a integrazione e precisazione dei miei pareri precedenti, nei quali con varie espressioni in lingua italiana ho più volte indicato che lei non è più in grado di svolgere né l'attività di fabbro né attività confacenti [...], preciso che questi [disturbi] sono incompatibili con qualsiasi tipo di lavoro confacente in qualsiasi ambiente lavorativo confacente"). In esito alle suesposte considerazioni, l'autorità commissionale ben poteva - senza necessità di ricorrere a ulteriori accertamenti medici - fondare il proprio giudizio su una piena capacità lavorativa dell'assicurato in attività sostitutiva leggera.