Citation: 1C_328/2023 E. 3.4

3.4. Conformemente all'esposta giurisprudenza, si tratta quindi in concreto unicamente di determinare se il ricorrente è riuscito a sostanziare l'esistenza di una ragionevole possibilità ch'egli non abbia mentito dichiarando di formare una comunione stabile con la propria moglie quando ha ottenuto la naturalizzazione agevolata. Al riguardo, egli si limita tuttavia a ribadire che la presa in affitto di due appartamenti non sarebbe decisiva. visto ch'egli avrebbe dormito nel monolocale soltanto per circa due settimane. Il ricorrente, che non si confronta inoltre con i numerosi, citati argomenti addotti dal TAF, non apporta prove idonee a confutare la presunzione che l'unione coniugale non era stabile né orientata al futuro, sia al momento della dichiarazione comune sia a quello dell'ottenimento della naturalizzazione agevolata. Certo, come rilevato dal ricorrente, eccezionalmente, un'unione coniugale può essere ammessa anche quando i coniugi non hanno più un domicilio in comune, qualora i domicili separati poggino su ragioni plausibili, segnatamente di lavoro e di salute, e la stabilità del matrimonio sia manifestamente intatta (DTF 121 II 49 consid. 2). Ora, nella fattispecie queste restrittive condizioni non sono adempiute. I motivi addotti dal ricorrente, segnatamente il fatto d'essere più tranquillo nel monolocale e di non voler disturbare la moglie, dopo tre anni che ciò non avrebbe influito sull'unione coniugale, non sono plausibili, sia per l'incidenza finanziaria che per il fatto che mal si comprende perché, in tal caso, i coniugi non hanno comunque mantenuto il loro appartamen to coniugale comune. Su questo tema, decisivo, e riguardo ai citati, numerosi argomenti addotti dal TAF, il ricorrente si limita a osservare che la pigione di fr. 420.-- sarebbe di modesta entità. Le generiche critiche appellatorie non dimostrano che la valutazione globale delle prove operata dal TAF sarebbe arbitraria e lesiva del diritto federale.