Citation: 4A_302/2019 E. 2.1.2

2.1.2. Contrariamente a quanto sostenuto nel gravame, la presente fattispecie si distingue da quella riscontrata nella sentenza richiamata. Le ricorrenti riconoscono giustamente di non essere delle start-ups: esse fanno in effetti parte di un grande gruppo, segnatamente attivo nel commercio al dettaglio, solidamente impiantato in Svizzera da decenni. Il divieto di vendita delle confezioni di caffè non le limita in maniera generale nel loro sviluppo economico. Infatti, come rilevato dall'opponente nelle osservazioni alla domanda di conferimento dell'effetto sospensivo, esse possono continuare a vendere il caffè, a condizione di non utilizzare gli involucri specificati nella decisione impugnata. La possibilità di rimballare esclude di primo acchito il paventato pericolo di un danno all'immagine causato dalla distruzione di derrate alimentari. Anche per il resto l'argomentazione concernente il preteso danno reputazionale non convince, atteso che la Corte cantonale ha ordinato di richiamare il prodotto in questione dai distributori, ai quali possono facilmente essere spiegate le ragioni che hanno portato a tale richiesta, e non dai consumatori finali. I costi di tali operazioni possono essere fatti valere in una causa di risarcimento del danno ai sensi dell'art. 264 CPC. Non bisogna nemmeno dimenticare che le confezioni in questione sono rimaste in commercio per oltre 4 mesi, cosicché non pare per niente escluso che un'eventuale ulteriore danno non possa essere dimostrato o almeno stimato sulla base dell'art. 42 cpv. 2 CO (cfr. sentenza 4A_585/2014 del 27 novembre 2014 consid. 1.1.1 in sic! 2015 pag. 175). Infine anche la pretesa mancata proporzionalità del provvedimento impugnato è del tutto inidonea a dimostrare un danno irreparabile di natura giuridica. In definitiva, i pregiudizi di cui si prevalgono le ricorrenti non sono quindi quelli previsti dall'art. 93 cpv. 1 lett. a LTF per poter attaccare una decisione incidentale.