Citation: 4C.332/2001 20.03.2002 E. 5

5.- Per quanto concerne la questione della rescissione immediata del contratto di lavoro, occorre invece rilevare che l'attrice nemmeno indica quale norma o principio del diritto federale sarebbe stato violato; la menzione generica degli "art. 1 e seguenti, 319 seguenti CO" non è certamente sufficiente (cfr. art. 55 cpv. 1 lett. c OG), né tantomeno è ammissibile il rinvio agli scritti presentati dinanzi alle autorità cantonali (DTF 126 III 198 consid. 1d). Dall'insieme delle sue argomentazioni si può nondimeno inferire ch'essa intende prevalersi della violazione dell' art. 337 CO, avendo - a suo modo di vedere - il Tribunale d'appello a torto negato l'esistenza di una causa grave di licenziamento immediato. a) Giusta l'art. 337 cpv. 1 CO sia il datore di lavoro che il lavoratore possono, in ogni tempo, recedere immediatamente dal rapporto di lavoro per cause gravi. È considerata grave, ai sensi della definizione legale, ogni circostanza che non permetta per ragioni di buona fede di esigere da chi dà la disdetta che abbia a continuare nel contratto (art. 337 cpv. 2 CO). In quanto provvedimento straordinario ed estremo, la risoluzione immediata va ammessa con riserva. Secondo la giurisprudenza, un atteggiamento che ha compromesso la relazione di fiducia fra le parti - presupposto essenziale di un rapporto di lavoro - o che l'ha pregiudicata al punto che la prosecuzione del contratto sino al termine di disdetta ordinario non è più pensabile, costituisce una "mancanza grave". Mancanze meno gravi possono assurgere a motivo di licenziamento immediato solo se vengono reiterate nonostante un avvertimento circa le conseguenze estreme del ripetersi del medesimo comportamento. Quando si parla di "mancanza" si intende la violazione di un obbligo assunto contrattualmente (DTF 127 III 351 consid. 4a pag. 353 con numerosi rinvii giurisprudenziali e riferimenti dottrinali). b) L'art. 328 cpv. 1 CO impone al datore di lavoro il rispetto e la protezione della personalità del lavoratore. La violazione di quest'obbligo, che ha carattere accessorio, comporta, di regola, la possibilità di disdire il contratto per il prossimo termine ordinario; solo una lesione grave della personalità giustifica la rescissione immediata per cause gravi, ex art. 337 CO (Engel, Contrats de droit suisse, Berna 2000, pag. 338 n. 1 e pag. 378; Staehelin/Vischer in: Zürcher Kommentar, n. 26 ad art. 337 CO; Rehbinder in: Basler Kommentar, n. 14.4 ad art. 328 CO; Claudia Camastral, Grundrechte im Arbeitsverhältnis, Zurigo 1996, pag. 49 in fine). Essendo l'integrità fisica una componente importante della personalità, le vie di fatto - sanzionate dall' art. 126 CP - vengono spesso citate fra le cause gravi suscettibili di giustificare la risoluzione immediata del rapporto di lavoro, sia da parte del lavoratore che del datore di lavoro (cfr. Engel, op. cit. , pag. 378). c) In concreto, appare pertanto opportuno esaminare brevemente il comportamento del convenuto sotto il profilo del diritto penale. Nella DTF 117 IV 14 consid. 2 la Corte di cassazione del Tribunale federale ha mutato la propria giurisprudenza concernente l'art. 126 CP. Sino ad allora il reato poteva considerarsi realizzato solo se la vittima aveva provato un dolore fisico. Dopo il cambiamento deve invece ritenersi via di fatto ogni lesione dell'integrità fisica, anche non dolorosa, che ecceda quanto si presume essere tollerabile secondo l'uso corrente e le abitudini sociali, a condizione che non comporti né un danno corporale né un pregiudizio alla salute (in quest'ultima eventualità si tratterebbe infatti di reati più gravi). A titolo di esempio la Corte di cassazione penale ha menzionato sberle, pugni, calci, forti colpi dati con mani e gomiti, il lancio di oggetti di un certo peso o di liquidi o, ancora, l'arruffare una pettinatura curata; tra i comportamenti che non costituiscono vie di fatto ha invece citato l'innocua spintarella data nella ressa d'attesa di una sciovia (su questo tema cfr. anche Corboz, Les principales infractions, Berna 1997, pag. 89 segg.). Il colpo all'origine della presente vertenza non può essere considerato un gesto innocuo o scherzoso; è stato infatti accertato che il convenuto stava rimproverando l'attrice per l'errore commesso nella registrazione dei pagamenti. Orbene, le consuetudini sociali odierne non ammettono certamente che un medico-dentista possa redarguire l'infermiera odontoiatrica alle sue dipendenze colpendola alla testa, sia pure in modo leggero. Gli argomenti in questo senso esposti nell'allegato ricorsuale, con riferimento all'evoluzione della protezione della personalità in ambito professionale, possono dunque essere condivisi. È pertanto probabile - senza che sia necessario dare una risposta definitiva al quesito - che il comportamento del convenuto sia costitutivo del reato previsto all'art. 126 cpv. 1 CP. d) Gia si è detto che, per assurgere a causa grave ai sensi dell'art. 337 CO, la via di fatto - così come le altre forme di lesione dei diritti della personalità del lavoratore - deve raggiungere una certa intensità (cfr. anche Rehbinder in: Berner Kommentar, n. 10 ad art. 337 CO). Sull'esistenza di una "causa grave" il giudice è tenuto a decidere secondo il suo libero apprezzamento (art. 337 cpv. 3 CO), applicando le regole del diritto edell' equità (art. 4 CC). Egli deve quindi prendere in considerazione tutti gli elementi del caso specifico, segnatamente la posizione e la responsabilità del dipendente, il genere e la durata del rapporto di lavoro, così come la natura e la portata delle infrazioni in questione. Per giurisprudenza invalsa, il Tribunale federale esamina con riserbo l' esercizio del potere d'apprezzamento da parte dell'ultima istanza cantonale. Esso interviene quando la decisione si scosta senza motivo dai principi stabiliti da dottrina e giurisprudenza in materia di libero apprezzamento o si fonda su fatti che nel caso particolare non avevano importanza alcuna oppure, al contrario, quando non si è tenuto conto di elementi che avrebbero dovuto essere presi in considerazione. Non solo. Il Tribunale federale sanziona le decisioni rese in virtù di un tale potere d'apprezzamento unicamente quando esse sfociano in un risultato manifestamente ingiusto o in un'iniquità scioccante (DTF 127 III 351 consid. 4a pag. 354 con rinvii). e) Nel caso in rassegna, pur definendo scorretto e inammissibile il comportamento del convenuto, i giudici cantonali hanno escluso di poterlo considerare una causa grave ai sensi dell'art. 337 CO. Ai fini della loro valutazione essi hanno tenuto conto della scarsa intensità del colpo inferto, del suo carattere isolato, della connessione con una mancanza dell'attrice, dell'assenza d'indizi di recidiva e del pentimento dimostrato dal convenuto. L'autorità ticinese ha altresì negato rilievo ai ritmi di lavoro "serrati" dello studio, asseverati dall'attrice, precisando che questi potrebbero tutt'al più spiegare la reazione "impulsiva" dell'attrice e non l'impossibilità di proseguire nel rapporto di lavoro. Alla luce di tutto quanto appena esposto, i giudici del Tribunale d'appello hanno concluso che il gesto del convenuto, anche se grave, non era tale da impedire all'attrice la prosecuzione del contratto sino al prossimo termine ordinario di disdetta. Queste considerazioni - seppur esposte in modo succinto - sono fondate su elementi di fatto pertinenti. L'attrice non formula d'altro canto critiche precise a questo proposito; non rimprovera ai giudici di avere dimenticato fatti importanti né di essersi riferiti a circostanze senza rilievo. Il "fatto in sé", sulla cui importanza ella insiste, non può avere una portata assoluta, poiché dottrina e giurisprudenza esigono che l'atto suscettibile di costituire causa grave ai sensi dell'art. 337 CO sia inserito e valutato nel contesto specifico del caso concreto. Certo, il gesto del convenuto è segno di poco rispetto nei confronti dell'attrice e si situa al limite della causa grave. Tuttavia, tenuto conto delle circostanze evidenziate nella sentenza impugnata, il risultato cui è giunto il Tribunale d' appello non appare scioccante. f) Non essendo riunite le condizioni necessarie per il riesame - da parte del Tribunale federale - dell'apprezzamento dell'autorità cantonale, la censura concernente la violazione dell'art. 337 CO risulta infondata.