Citation: C 107/04 09.06.2005 E. 2

2.1 Nei considerandi dell'impugnata pronuncia, cui si rinvia, l'autorità giudiziaria cantonale ha correttamente esposto le norme relative all'adempimento del periodo di contribuzione quale condizione per il diritto all'indennità di disoccupazione (art. 8 cpv. 1 lett. e in relazione con l'art. 13 cpv. 1 LADI [nel suo tenore determinante, in vigore dal 1° luglio 2003]). 2.2 Nella sentenza pubblicata in DTF 113 V 352, il Tribunale federale delle assicurazioni ha stabilito che l'art. 13 cpv. 1 LADI presuppone l'effettivo esercizio, da parte dell'assicurato, di un'attività soggetta a contributo, ma non l'effettivo trasferimento, da parte del datore di lavoro, quale organo nella procedura di percezione, dei contributi del salariato alla cassa di compensazione. Questa giurisprudenza è in seguito stata precisata nel senso che per l'applicazione dell'art. 13 cpv. 1 LADI non basta l'esercizio effettivo di un'occupazione soggetta a contribuzione, il datore di lavoro dovendo, oltre a ciò, per questa attività effettivamente avere versato un salario alla persona assicurata (DTF 128 V 190 consid. 3a/aa in fine con riferimenti; DLA 2002 no. 16 pag. 116, 2001 no. 27 pag. 228 consid. 4c). Allo stesso modo, è stato rilevato, non adempie la condizione dell'esistenza di un'occupazione soggetta a contribuzione secondo l'articolo 13 cpv. 1 LADI l'assicurato che non ha realmente percepito il salario dalla propria società, ma i cui importi sono stati semplicemente contabilizzati come crediti nei confronti della stessa (DLA 2001 no. 27 pag. 225). Il fatto di esigere il versamento di un salario effettivo - per ammettere che le condizioni relative al periodo di contribuzione siano tutte soddisfatte - si spiega con la volontà di prevenire gli abusi che potrebbero risultare da accordi fittizi tra datore di lavoro e lavoratore in merito al salario che il primo si impegna contrattualmente a versare al secondo (soprattutto quando il datore di lavoro e il lavoratore sono in realtà un'unica persona [DLA 2001 no. 27 pag. 225]). Secondo questa Corte, l'esistenza di un'occupazione effettivamente esercitata soggetta a contribuzione non è provata né resa verosimile in misura preponderante, come richiesto dalla giurisprudenza (DTF 124 V 402 consid. 2b), se il titolare unico di un ufficio fiduciario gestito a titolo individuale, di cui è amministratore unico, presenta esclusivamente documenti firmati personalmente o da altre persone non identificate (certificati di salario, contratto di lavoro, verbali dell'assemblea generale, lettera di conferma della disdetta, ecc.). Questi documenti, presentati dall'interessato, sono semplici allegazioni di parte, il cui contenuto può essere verificato unicamente mediante le spiegazioni dell'assicurato stesso (DLA 1997 no. 17 pag. 79). Per il resto, le dichiarazioni d'imposta come pure i certificati di salario firmati dall'assicurato (oppure dal coniuge: DLA 2001 no. 12 pag. 145) e destinati all'AVS o all'autorità fiscale non costituiscono una prova sufficiente del versamento del salario. In mancanza di giustificativi (estratti del conto corrente postale o bancario o ricevute dell'avvenuto pagamento), il versamento del salario non può essere provato con un grado di verosimiglianza sufficiente (DLA 2004 no. 10 pag. 115). Sempre a proposito di questa prova, in DLA 2002 no. 16 pag. 117 questa Corte ha avuto modo di relativizzare il valore probatorio attribuibile alla documentazione prodotta da una ricorrente (segnatamente: un conteggio salari con le relative ricevute attestanti l'avvenuto versamento in contanti) per il fatto che l'interessata e suo marito (entrambi soci e gerenti di una Sagl) occupavano una posizione dirigenziale. In quell'occasione, il Tribunale federale delle assicurazioni ha sottolineato che in simili circostanze le dichiarazioni dell'assicurato in merito al versamento e all'ammontare del salario devono essere valutate con particolare prudenza (sentenza citata, ibidem). Tale concetto è stato infine recentemente confermato dalla già citata (v. consid. 1) sentenza del 20 settembre 2004 in re L., nel cui ambito si è chiaramente detto che il solo fatto di disporre, in questi casi, di un attestato del datore di lavoro e dei conteggi di salario, ancorché accompagnati dalla conferma scritta dell'assicurato dell'effettiva ricezione dell'importo, non permette ancora, alla luce della prassi sviluppata in materia, di concludere che gli importi convenuti siano stati effettivamente versati alla persona interessata, il giudice dovendo tenere conto per la valutazione di questi mezzi di prova della circostanza che la stessa persona agiva, nel periodo determinante, in qualità di socia con diritto di firma individuale (sentenza citata, consid. 4.2). 2.3 In questo ordine di idee si inserisce anche la Circolare del seco del gennaio 2003 concernente l'indennità di disoccupazione (ID), la quale, pur non vincolando ovviamente questo Tribunale (DTF 130 V 172 consid. 4.3.1, 232 consid. 2.1, 129 V 204 consid. 3.2, 127 V 61 consid. 3a, 126 V 68 consid. 4b, 427 consid. 5a e sentenze ivi citate), si orienta nella stessa direzione e precisa che indizi quali la mancanza di prove del versamento di un salario regolare sul proprio conto privato o postale, il fatto che la società non disponga di organi sociali, ecc. indicano che l'assicurato che, prima di cadere in disoccupazione, occupava una posizione paragonabile a quella di un datore di lavoro, non era in realtà vincolato alla SA (le stesse considerazioni essendo ovviamente valide, mutatis mutandis, anche nel caso di una Sagl) da un contratto di lavoro, ma utilizzava la relativa infrastruttura per condurre determinate attività per proprio conto (cifre marg. B79 e C2a).