Citation: 6P.22/2007 21.08.2007 E. 1

Esaminando poi il ricorso del Procuratore generale in relazione all'accusa di denuncia mendace, la CCRP riteneva che, contrariamente a quanto sostenuto dal Presidente della Pretura penale, almeno tre persone - tra cui D.________ - erano espressamente menzionate nelle lettere anonime. Dalla lettera del 7 luglio 2000, emergeva senza dubbio un sospetto di corruzione attiva nei confronti di D.________, ribadito nel secondo scritto del 28 luglio 2000. Per contro, per quanto riguardava le altre persone coinvolte - in parte nemmeno identificabili -, il giudice di primo grado non era incorso in arbitrio ritenendo che le accuse nei loro confronti non fossero sufficientemente circostanziate per giustificare l'accusa di denuncia mendace. La CCRP rilevava inoltre come il Presidente della Pretura penale avesse stabilito senza arbitrio che A.A.________ era consapevole dell'innocenza delle persone denunciate, dacché si era occupato personalmente non solo di tutte le pratiche, ma anche dei contatti con i funzionari. Essa sottolineava parimenti, a titolo abbondanziale, che lo stesso accusato ne aveva dato atto anche nei suoi verbali di interrogatorio e, indirettamente, almeno riguardo ai funzionari, al dibattimento. Per finire, per quanto concerne il dolo eventuale, la corte cantonale affermava che l'accusato, che non è uno sprovveduto, non poteva ignorare che le sue gravi insinuazioni potessero condurre il Ministero pubblico ad avviare delle indagini, posto come le sue lettere non costituissero anonime denunce di un querulomane sprovvisto di credibilità, bensì un "j'accuse" di una persona manifestamente informata sui fatti.