Citation: 4A_623/2023 E. 4.1.3

4.1.3. L'escusso che si prevale del fatto che il creditore non ha eseguito la sua prestazione non sta sollevando un mezzo liberatorio ai sensi dell'art. 82 cpv. 2 LEF, che gli spetterebbe rendere verosimile, ma contesta che il contratto sinallagmatico prodotto rivesta la qualità di riconoscimento di debito ai sensi dell'art. 82 cpv. 1 LEF; da questo punto di vista la questione della fornitura della prestazione da parte del creditore rileva quindi della contestazione di un'esigenza posta all'ammissione di un contratto bilaterale come titolo di rigetto provvisorio ai sensi dell'art. 82 cpv. 1 LEF e mette in discussione l'esistenza stessa di un titolo di rigetto, condizione che spetta al creditore procedente provare (v. DTF 145 III 20 consid. 4.3.2). Ne consegue che è sufficiente per il debitore allegare l'inesecuzione perché il creditore procedente sia chiamato a provare di aver adempiuto il contratto (v. DTF 145 III 20 consid. 4.3.2). Nei casi in cui l'escusso si avvale invece di una cattiva esecuzione del contratto dal punto di vista qualitativo da parte del creditore, sapere se la semplice allegazione di tale circostanza sia sufficiente dipende dalla possibilità per il debitore, nella concreta fattispecie, di prevalersi o meno dell'eccezione dilatoria ai sensi dell'art. 82 CO (v. sentenza 5A_65/2020 del 7 luglio 2020 consid. 5.2.2 con i riferimenti dottrinali). La giurisprudenza ha ad esempio stabilito che nel contratto di compravendita, quando il debitore a cui è stata consegnata la cosa fa valere la garanzia per i difetti optando per la riduzione del prezzo, egli non contesta l'esigibilità del credito ai sensi dell'art. 82 CO ma solleva un mezzo liberatorio ai sensi dell'art. 82 cpv. 2 LEF, che dovrà quindi rendere verosimile (v. DTF 149 III 310 consid. 5 con i riferimenti giurisprudenziali e dottrinali; v. anche DTF 145 III 20 consid. 4.3.1 e 4.3.2 [questione lasciata aperta]).