Citation: 6P.19/2003 06.08.2003 E. 17

Il ricorrente si duole infine di una violazione degli art. 63 e 64 CP; a suo avviso, nell'ambito della commisurazione della pena, la CCRP non avrebbe considerato tutti i fatti che hanno comportato il suo sincero pentimento e valutato correttamente la sua posizione, con particolare riferimento al ruolo tutto sommato subalterno rivestito in entrambi i traffici rispetto a quello dei correi C.________ e A.________. La pena così irrogata sarebbe eccessivamente severa. 17.1 Secondo l'art. 63 CP, il giudice commisura la pena essenzialmente in funzione della colpa del reo. Questa disposizione non elenca in modo dettagliato ed esauriente gli elementi pertinenti per la commisurazione della stessa. La giurisprudenza ha tuttavia interpretato questa disposizione in DTF 117 IV 112 consid. 1 e 116 IV 288 consid. 2a a cui si rinvia. In questa sede basta rilevare che il giudice di merito, più vicino ai fatti, fruisce di un'ampia autonomia. Il Tribunale federale interviene solo quando egli cade nell'eccesso o nell'abuso del suo potere di apprezzamento, ossia laddove la pena fuoriesca dal quadro legale, sia valutata in base a elementi estranei all'art. 63 CP o appaia eccessivamente severa o clemente (DTF 127 IV 101; 123 IV 150 consid. 2a; 122 IV 156 consid. 3b). Il giudice di merito deve motivare la pena pronunciata per permettere di controllare se egli non abbia ecceduto il proprio ampio potere di apprezzamento o se ne abbia abusato. Non gli incombe tuttavia di pronunciarsi su ogni censura particolareggiata sollevata dalle parti né di indicare in cifre o in percentuale l'importanza attribuita agli elementi determinanti per la commisurazione della pena; egli può omettere di richiamare i fatti che, senza arbitrio, gli appaiono non accertati o di scarsa rilevanza (DTF 121 IV 49 consid. 2a/aa; 120 IV 136 consid. 3a e rinvii). Deve comunque esporre gli elementi da lui considerati decisivi - concernenti in particolare il reato e la personalità dell'agente - in maniera tale che sia possibile controllare se e in quale modo tutti i fattori determinanti, aggravanti e attenuanti, sono stati effettivamente ponderati. In altre parole, la motivazione deve giustificare la pena pronunciata e permettere in particolare di seguire il ragionamento che ne è alla base. La sola enumerazione delle aggravanti e delle attenuanti non è di per sé sufficiente. 17.2 Nella fattispecie, la pena irrogata - dodici anni di reclusione - non da adito a critica e si situa all'interno dell'ampio quadro legale previsto all'art. 19 LStup, tenuto conto anche dell'oggettiva gravità dei reati. La CCRP, alle cui pertinenti considerazioni (sentenza impugnata, pag. 18) si può senz'altro rinviare (art. 36a OG), ha esaminato e valutato correttamente gli elementi oggettivi e soggettivi determinanti ai fini di una giusta commisurazione della pena. In tal senso, riferendosi alla sentenza dei primi giudici, essa ha preso in considerazione il ruolo del ricorrente in entrambi i traffici (v. sentenza impugnata, pag. 16, lett. g), nonché l'applicazione dell'attenuante specifica del sincero pentimento operata dalla Corte delle assise, che ha giustificato una riduzione di pena di circa 3 anni. Nel suo gravame il ricorrente non indica alcun nuovo elemento suscettibile di giustificare una modifica della pena inflitta, che i giudici cantonali avrebbero tralasciato di prendere in considerazione oppure avrebbero considerato a torto; egli si limita a sviluppare argomenti a suo favore che incombe esclusivamente al giudice di merito di ponderare in modo sovrano e ripropone quanto già disatteso dalla CCRP che, su questo punto, aveva peraltro giudicato il ricorso come insufficientemente motivato. Le censure espresse dall'insorgente su questo punto sono quindi irricevibili.