Citation: 4A_556/2009 03.05.2010 E. 3

Con una prima censura i ricorrenti rimproverano alla Corte cantonale di aver commesso "un palese ed inammissibile arbitrio", non avendo l'opponente mai eccepito la nullità dell'atto pubblico per vizio formale. Omettendo di esaminare il merito della lite e, in particolare, il tema dell'errore essenziale, i giudici ticinesi avrebbero leso anche il loro obbligo "di motivazione e di trattazione delle questioni giuridiche fondamentali", limitando "in maniera inammissibile i legittimi diritti dei ricorrenti". 3.1 A ciò l'opponente obietta, con ragione, che l'atto di ricorso non menziona alcuna norma specifica del diritto di procedura ticinese che precluderebbe al giudice la facoltà di esaminare d'ufficio la nullità dell'atto, ciò che rende la censura inammissibile per carente motivazione (cfr. consid. 1.3). 3.2 Essa sarebbe comunque manifestamente infondata, poiché l'opponente risulta aver allegato già nella petizione (n. 10) che l'atto pubblico di donazione si era svolto senza l'intervento dei testimoni e perciò in violazione dell'art. 40 della legge ticinese sul notariato; essa aveva poi ribadito tale argomento sia nella replica (n. 10) sia nelle conclusioni (n. 8.4). Poco importa che in sede di appello avesse fatto sua la tesi del Pretore, secondo cui il vizio formale non comportava la nullità dell'atto, dal momento che i ricorrenti non spiegano quale disposizione del diritto cantonale impedirebbe al giudice, in presenza delle allegazioni di cui si è detto, di pronunciare d'ufficio la nullità. 3.3 È d'altra parte evidente che la nullità formale del contratto di donazione ha reso superfluo l'esame dell'errore essenziale nel quale l'opponente asseriva di essere incorsa.