Citation: 1E.5/2003 15.07.2003 E. 2

La ricorrente riconosce che l'edificio realizzato diverge dal primo progetto, dato che presenta in particolare una volumetria sensibilmente maggiore e differenti possibilità di utilizzazione. Rimprovera però alla CFS di avere a torto ritenuto che la costruzione inizialmente prevista non fosse destinata ad ospitare anche l'attività terapeutica da lei esercitata e ritiene quindi giustificato il rimborso dei canoni di locazione da lei stessa pagati a terzi durante venti mesi, nonché delle spese per il trasloco e per l'arredamento provvisorio dello studio di terapia. La ricorrente sostiene inoltre che il ritardo nell'avvio dei lavori l'avrebbe privata di uno sconto promozionale sulla fornitura di elementi prefabbricati, esponendola a un maggior costo di costruzione; chiede infine che le spese di patrocinio per la procedura di licenza edilizia conseguente all'opposizione dell'AET siano assunte dall'espropriante. 2.1 Secondo l'art. 14 cpv. 2 LEspr l'espropriante deve risarcire all'espropriato il danno che deriva dalla sua rinuncia all'espropriazione; deve inoltre risarcire integralmente il danno derivante dal bando d'espropriazione (art. 44 cpv. 1 LEspr). Queste disposizioni hanno portata propria e costituiscono la base legale per un risarcimento del danno subito indipendentemente dall'attuazione dell'espropriazione (DTF 109 Ib 268 consid. 2a; Arthur Aeschlimann, Enteignungsbann und Verzicht auf die Enteignung - Aspekte zur Enteignungsentschädigung, in SJZ 84/1988, pag. 313 segg.). Il bando d'espropriazione costituisce una limitazione temporanea della facoltà per il proprietario di disporre del fondo; dal giorno in cui è reso pubblicamente noto il deposito dei piani e, nella procedura abbreviata, da quello in cui è stato notificato l'avviso, esso gli vieta di compiere, senza il consenso dell'espropriante, atti di disposizione, di diritto o di fatto, che rendano l'espropriazione più gravosa (art. 42 LEspr). L'indennità per il danno derivante dal bando d'espropriazione è dovuta, nel caso di un terreno edificabile, solo se sia stata impedita la realizzazione di un progetto concreto di costruzione o di vendita, non già se esista solamente la possibilità di edificare o di vendere (DTF 119 Ib 268 consid. 2b-d). Essa corrisponde di regola alla perdita di reddito del fondo, vale a dire alla differenza tra il reddito senza la restrizione e quello ricavato nonostante il bando, e coincide di massima con gli interessi del capitale immobiliare bloccato per la durata del bando (DTF 119 Ib 268 consid. 2c pag. 271; Aeschlimann, loc. cit., pag. 314; Heinz Hess/Heinrich Weibel, Das Enteignungsrecht des Bundes, vol. I, Berna 1986, pag. 467 seg.). 2.2 Il danno derivante dalla rinuncia all'espropriazione secondo l'art. 14 cpv. 2 LEspr comprende le spese e i pregiudizi finanziari originati dalla procedura precedente alla rinuncia: vi rientrano le spese cagionate dagli atti di opposizione, di notificazione delle pretese, di conciliazione e di stima, come pure il risarcimento delle spese per i provvedimenti presi dall'interessato e oggettivamente giustificati dall'espropriazione. Occorre comunque esaminare nel singolo caso se una determinata misura risulti giustificata dalle circostanze e se i costi che ne derivano costituiscano un danno risarcibile secondo l'art. 14 cpv. 2 LEspr. Questa disposizione non conferisce alla parte coinvolta in una procedura espropriativa garanzie analoghe a quelle sancite dagli art. 41 segg. e 97 segg. CO, ma mira essenzialmente a porla finanziariamente nella situazione che precede l'avvio dell'esproprio. All'interessato incombe l'onere di provare il danno e l'esistenza, tra quest'ultimo e la prospettata espropriazione, di un nesso di causalità adeguata (Aeschlimann, loc. cit., pag. 315 seg. e riferimenti).