Citation: 6B_916/2021 E. 4.2

4.2. Il ricorrente risiede in Svizzera da più di 10 anni. Nella DTF 144 I 266, richiamata nel ricorso ed emanata nell'ambito della LStrI, questo Tribunale ha stabilito che di regola, nel contesto del diritto migratorio, è possibile partire dall'assunto che, dopo un soggiorno legale di dieci anni in Svizzera, lo straniero vi abbia creato delle relazioni sufficientemente salde, e che siano di conseguenza necessari motivi particolari per porre fine a tale soggiorno. Il Tribunale federale ha tuttavia precisato che in singoli casi la situazione può essere diversa e l'integrazione dello straniero può lasciare a desiderare (DTF citata consid. 3.9). Ciò è il caso in linea di principio delle persone che si sono rese colpevoli di uno dei reati elencati dall'art. 66a cpv. 1 CP (sentenza 6B_627/2018 del 22 marzo 2019 consid. 1.4). Orbene, secondo la giurisprudenza testé esposta (v. supra consid. 2.2), nell'ambito dell'art. 66a CP, non vige alcun automatismo o schematismo: l'esistenza di un caso di rigore non si determina sulla base di rigide norme di età né in funzione di un determinato periodo di presenza in Svizzera, ma si esamina, in ogni singolo caso, sulla scorta dei consueti criteri d'integrazione (DTF 146 IV 105 consid. 3.4.4). È quindi senza abusare del proprio potere e in conformità con la prassi appena esposta che la Corte cantonale non si è accontentata del periodo di residenza in Svizzera per ritenere intaccata la vita privata del ricorrente, ma ha esaminato i criteri di integrazione. La lamentata mancata esplicita menzione dell'assenza di debiti o di percezione di prestazioni assistenziali nel suo ragionamento non appare in sé criticabile, emergendo comunque dagli accertamenti di fatto. Infatti la sentenza costituisce un tutto e si presume che il giudice abbia presenti tutti gli elementi che vi figurano (v. sentenza 6B_38/2021 del 14 febbraio 2022 consid. 5.3.1). Ciò posto, si rileva che se una situazione debitoria o il ricorso a prestazioni assistenziali sono elementi che possono deporre contro un'integrazione nella vita economica, la loro assenza non è necessariamente sinonimo di integrazione. Risulta poi dalla sentenza impugnata che, nonostante gli anni trascorsi in Svizzera, il ricorrente è tuttora titolare di un permesso di dimora, essendogli stato negato il permesso di domicilio in ragione della sua precedente condanna per grave infrazione alle norme della circolazione stradale. Egli è giunto in Svizzera in età adulta, poi raggiunto dalla famiglia che si è creato in Portogallo. L'insorgente afferma essersi costituito "una piccola realtà domestica", ma ciò che lo lega alla Svizzera è unicamente la presenza del suo nucleo familiare. Oltre a questo, non emergono legami sociali e professionali particolarmente intensi con la Svizzera. Del resto la CARP ha, senza arbitrio (v. supra consid. 3.3), ritenuto che la sua integrazione sotto il profilo linguistico e professionale non fosse riuscita. In simili circostanze, l'espulsione non costituirebbe un'ingerenza di una certa portata neppure nel diritto al rispetto della vita privata del ricorrente.