Citation: 1P.515/2003 06.10.2003 E. 4

Il ricorrente rimprovera alla CRP di avere ritenuto a torto realizzato un rischio di recidiva. Rileva essenzialmente di essere affetto da quasi 20 anni dalla malattia psichiatrica, che lo ha portato più volte a scompensare, ma di non avere comunque mai usato violenza contro terzi e in particolare contro i familiari. Sostiene in particolare che la CRP avrebbe valutato in modo arbitrario i rapporti medici prodotti dinanzi alle Autorità cantonali e rileva che gli scompensi, avvenuti con una certa frequenza negli ultimi due anni, erano causati unicamente dai problemi sorti con la moglie dalla quale è separato. Il ricorrente rileva inoltre che, sulla base del principio di proporzionalità, la carcerazione andrebbe comunque sostituita con una misura alternativa meno incisiva. 4.1 La detenzione preventiva fondata su un pericolo di recidiva serve a impedire all'accusato di commettere altri reati e ha quindi innanzitutto uno scopo di prevenzione speciale. Essa è rispettosa del principio della proporzionalità se la prognosi di una ricaduta è molto sfavorevole e si prospettano reati gravi. La possibilità soltanto ipotetica che l'accusato possa commettere altri reati, o la probabilità che si prospettino reati solo lievi, non è per contro sufficiente a giustificare la detenzione (DTF 125 I 60 consid. 3a, 124 I 208 consid. 5 pag. 213, 123 I 268 consid. 2c). Perché sia realizzato un rischio di recidiva non occorre che l'interessato abbia già eseguito atti concreti volti a commettere i reati, ma è sufficiente che la probabilità ch'essi si verifichino risulti molto alta in base a una valutazione complessiva delle circostanze e della situazione personale del detenuto (DTF 125 I 361 consid. 5). In particolare, nel caso di reati gravi e violenti non vanno poste esigenze troppo severe per ritenere realizzato un pericolo di recidiva, imponendosi soprattutto di tenere conto della condizione psichica dell'arrestato, segnatamente dell'imprevedibilità e dell'aggressività del suo comportamento (cfr. DTF 123 I 268 consid. 2c ed e). D'altra parte, il principio di proporzionalità impone di prescindere dal mantenimento della detenzione preventiva quand'essa possa essere adeguatamente sostituita da provvedimenti meno incisivi, quali l'imposizione di misure di assistenza medica, di controlli periodici o di altre misure di sostegno stazionarie (cfr. art. 96 CPP/TI; DTF 123 I 268 consid. 2c e riferimenti). 4.2 La Corte cantonale ha tenuto conto dei rapporti medici agli atti, su cui insiste particolarmente anche in questa sede il ricorrente, e ha rilevato che dagli stessi risulta in tempi recenti una situazione psichica adeguata alla situazione. Secondo i Giudici cantonali, tale situazione non sembrerebbe destare particolari preoccupazioni e parrebbe escludere una pericolosità dell'arrestato, considerato altresì che attualmente egli segue regolarmente le cure prescrittegli. Essi si sono però fondati anche sulle ulteriori risultanze istruttorie, da cui emergono in modo univoco, anche nel periodo immediatamente precedente il fatto incriminato, ripetuti comportamenti aggressivi dell'accusato nei confronti dei genitori e le loro conseguenti concrete manifestazioni di forte timore. La CRP ha inoltre considerato gli atti riguardanti i precedenti scompensi dell'arrestato, segnatamente le cartelle cliniche relative ai numerosi ricoveri, taluni dei quali coatti, presso la clinica psichiatrica cantonale, e ha tra l'altro rilevato che da esse risultava pure la riluttanza del ricorrente a seguire trattamenti psichiatrici. Tali accertamenti e tali valutazioni non contrastano manifestamente con gli atti e non sono quindi arbitrari. Essi non permettono di condividere l'opinione del ricorrente, che tende ad escludere un pericolo di recidiva minimizzando gli effetti della sua malattia e collegando gli scompensi soprattutto ai problemi relazionali con la moglie.