Citation: 4P.236/2003 16.03.2004 E. 8.3

8.3.1 I ricorrenti asseverano l'avvenuto pagamento delle fatture, peraltro parzialmente confermato negli atti di causa e comunque mai contestato. Sia come sia, il danno andrebbe ammesso anche qualora essi non le avessero ancora pagate. A ragione. Non vi è infatti alcuna contestazione sul fatto che i ricorrenti siano i debitori degli importi indicati in quelle fatture. Tanto basta per ammettere il pregiudizio, trattandosi di un aumento dei passivi (DTF 129 III 18 consid. 2.4 pag. 23 seg.). Le conclusioni in senso contrario dei giudici ticinesi traggono origine da una lettura errata della citata sentenza federale; in questa è stato stabilito che il preventivo non costituisce un documento idoneo a dimostrare il danno, siccome riferito ad eventuali costi futuri (DTF citata consid. 2.4 pag. 24). Diverso è, evidentemente, il caso della fattura, che indica costi certi e già intervenuti. Su questo punto il gravame appare pertanto fondato. 8.3.2 Ciò non basta, tuttavia, per ottenere l'annullamento della pronunzia impugnata. Contrariamente a quanto ritengono i ricorrenti, il giudizio sull'assenza di prove a sostegno dell'esistenza del nesso di causalità fra l'errore di progettazione e i costi di cui è richiesto il risarcimento resiste infatti alla critica di arbitrio. A mente dei ricorrenti la decisione del Tribunale d'appello sarebbe smentita dalle dichiarazioni formulate dal perito giudiziario nel referto del 2 marzo 2001 nonché dalle testimonianze convergenti e univoche delle persone che hanno preso parte all'edificazione della casa. La Corte ticinese si sarebbe arbitrariamente riferita esclusivamente alle affermazioni del perito in sede di delucidazione orale della perizia, che non possono - a mente dei ricorrenti - essere tenute in nessuna considerazione siccome rese in contrasto con le modalità prescritte dall'art. 252 cpv. 3 CPC/TI. Vale la pena di evadere subito quest'ultimo argomento. A prima vista non sembra che il mancato allestimento di un elenco scritto delle domande da sottoporre al perito in sede di delucidazione orale della perizia possa essere sanzionato con la nullità. La questione non necessita comunque di essere approfondita dato che - come rilevato nella risposta al ricorso - con scritto del 30 marzo 2001 il patrocinatore dei ricorrenti si era associato alla richiesta di delucidazione orale, ritirando contestualmente le domande di delucidazione scritta della perizia. Per quanto concerne l'apprezzamento dei vari mezzi di prova ai fini del giudizio sul nesso di causalità, occorre rammentare che per poter ammettere l'arbitrio occorre che la decisione impugnata sia manifestamente insostenibile, non basta che i ricorrenti adducano una soluzione altrettanto sostenibile o addirittura preferibile. In concreto i ricorrenti propongono la loro lettura del materiale probatorio agli atti, ma non riescono a dimostrare per quale ragione quella effettuata dai giudici cantonali - che hanno deciso di dare maggior peso alla dichiarazione del perito di non poter dire se l'aumento dei costi sia stato cagionato dalla mancata esecuzione del posteggio così come progettato dall'architetto - risulterebbe manifestamente insostenibile, destituita di fondamento serio e oggettivo o in urto palese con il senso di giustizia ed equità (DTF 129 I 8 consid. 2.1 con rinvii). In queste circostanze il richiamo all'art. 8 CC è inconferente. Come ben emerge da quanto appena esposto, nonostante il richiamo a questa norma, i ricorrenti non si prevalgono, infatti, della violazione del diritto alla prova bensì ridiscutono l'apprezzamento delle prove.