Citation: 1A.171/2000 16.08.2000 E. 3

3.- La formazione della strada privata sulle particelle n. 521 e 1642 di Nedo Sisini, verso il loro confine a valle con la n. 523, è stata autorizzata dal Municipio di Castel San Pietro, che l'ha ritenuta rispettosa delle norme pianificatorie ed edilizie. A eguale conclusione sono giunti il Consiglio di Stato e il Tribunale cantonale amministrativo. Secondo il ricorrente, tuttavia, l'opera contrasterebbe in modo manifestamente insostenibile con l'art. 24 LE, che vieta le costruzioni sopra terreni che non offrono sufficienti garanzie di salubrità e di stabilità o che sono esposti a pericoli particolari come valanghe, frane o inondazioni. Il ricorrente si appoggia, a questo riguardo, a un rapporto allestito su sua richiesta il 15 aprile 1999 dall' ing. Aurelio Fusi e in sostanza rimprovera al Consiglio di Stato di non aver ordinato una propria perizia. Impugnata è la sentenza del Tribunale cantonale amministrativo, il quale ha rilevato che la situazione dei fondi interessati dall'intervento non rende imprescindibile l'allestimento di una perizia geotecnica o idrogeologica, il pericolo di smottamenti da infiltrazioni d'acqua, paventato dal ricorrente, essendo limitato dalla scarsa pendenza del terreno. Non si tratta di un accertamento arbitrario dei fatti (sulla nozione d'arbitrio v. DTF 125 I 166 consid. 2a, 124 I 247 consid. 5). I fondi su cui è prevista la strada sono inclusi in una zona edificabile (R2) del piano regolatore di Castel San Pietro, ciò che parla a favore della loro idoneità alla costruzione, anche ovviamente dall'invocato profilo idrogeologico (cfr. art. 28 cpv. 2 lett. l della legge cantonale di applicazione della LPT, del 23 maggio 1990, LALPT): i terreni esposti a pericoli naturali non possono in realtà essere ritenuti atti all'edificazione secondo l'art. 15 LPT, che definisce e disciplina le zone edificabili dei piani di utilizzazione (cfr. DTF 114 Ia 245 consid. 5c, 113 Ia 444 consid. 4b e c; Marco Lucchini, Compendio giuridico per l'edilizia, Lugano 1999, pag. 121 segg. ; Alexandre Flückiger, in Aemisegger/Kuttler/Moor/Ruch, Kommentar zum Bundesgesetz über die Raumplanung, Zurigo 1999, n. 42-44 all' art. 15; Adelio Scolari, Commentario, Bellinzona 1996, n. 226 all'art. 28 LALPT). Certo, l'Autorità, ricevuta la domanda di costruzione, può, anche nel caso d'inclusione del fondo in zona edificabile, chiedere all'occorrenza informazioni o complementi, oppure l'allestimento di studi speciali, come perizie geologiche, di meccanica delle terre, idrografiche o del traffico, foniche e simili (art. 11 cpv. 3 del regolamento di applicazione della LE, del 9 dicembre 1992, in seguito RLE). Necessita tuttavia, a quest'ultimo riguardo, che si sia in presenza di un caso particolare, ove il pericolo appaia sufficientemente concreto (cfr. RDAT I-1991 n. 38, riferito al precedente regolamento edilizio cantonale, di analogo tenore rispetto a quello attuale, su questo punto; Scolari, op. cit. , n. 1009 all'art. 24 LE). Ora, nella fattispecie non risulta, né la Corte cantonale ha violato in ogni caso l'art. 9 Cost. constatandolo, che vi fossero motivi eccezionali e particolari per negare il permesso in funzione di asseriti pericoli, rispettivamente per subordinarlo a una perizia specialistica. Il fatto che sarebbero avvenuti nel passato due smottamenti non può far ritenere manifestamente insostenibile l'accertamento della Corte cantonale secondo cui, in considerazione dell'opera, della sua funzione e della scarsa pendenza del terreno, non sarebbe riconoscibile l'esistenza di un concreto pericolo. Nell'occasione del sopralluogo indetto dalla Corte cantonale il ricorrente aveva comunque esplicitamente rinunciato all'allestimento di una perizia tecnica. Ne consegue che il rilascio dell'autorizzazione litigiosa non contrasta, tanto meno in modo arbitrario, con l'art. 24 LE. 4.- L'art. 30 cpv. 1 RLE dispone che gli edifici, gli impianti e ogni altra opera siano progettati ed eseguiti secondo le regole dell'arte, tenendo conto delle prescrizioni tecniche emanate dalle Autorità o, subordinatamente, dalle associazioni professionali riconosciute. Il ricorrente non dimostra, con una motivazione conforme all'art. 90 cpv. 1 lett. b OG (al riguardo vedi DTF 125 I 71 consid. 1c, 492 consid. 1b, 117 Ia 393 consid. 1c), che l'accertamento della Corte cantonale, secondo cui le regole dell'arte sono state rispettate nella progettazione della strada e dei suoi sostegni, sarebbe arbitrario. I Giudici cantonali hanno rilevato che le modalità costruttive considerate dal progetto sono note e ampiamente collaudate e che nessuna inosservanza delle norme di diritto pubblico applicabili era ravvisabile. Generiche affermazioni di non rispondenza della costruzione alle regole dell' arte, o alle disposizioni entranti in linea di conto, non sono, per i motivi già esposti, ricevibili in un ricorso di diritto pubblico. D'altra parte, purché le regole e le norme costruttive siano, come in concreto, secondo gli accertamenti non arbitrari della Corte cantonale, ossequiate, è lasciata ai progettisti la libertà delle scelte tecniche e operative della costruzione. Il fatto che viene usato, per il sostegno della strada, del legno, anziché della pietra o del cemento, rientra in quella facoltà e le critiche di una insufficiente solidità del manufatto e di una sua insalubrità per l'asserita impregnatura, contestata dal resistente, con prodotti cancerogeni, non sono circostanziate e sono quindi inammissibili. La nuova strada privata ha comunque una lunghezza limitata, di una novantina di metri complessivamente e di una settantina di metri verso la proprietà del ricorrente, ed è destinata a servire una contenuta proprietà, sita in zona R2, e quindi a sopportare un traffico veicolare comunque ridotto: il ricorrente stesso rileva che la nuova strada non servirà che due o tre case.