Citation: 6B_1146/2018 E. 4.3

4.3. Il ricorrente ritiene che la CARP avrebbe ammesso in modo arbitrario l'esistenza di una "generale consapevolezza" degli autori circa l'effetto potenzialmente devastante di colpi inferti alla testa. Sostiene che i giudici cantonali non avrebbero rettamente considerato le sue dichiarazioni, che si riferivano ad una conoscenza generica, nel senso ch'egli sapeva in generale che dei calci dati alla testa possono, in determinate circostanze, uccidere una persona. Egli non sarebbe per contro stato consapevole della pericolosità delle sue azioni con riferimento al caso concreto, non avendo mai dichiarato che al momento dei fatti egli sapesse dell'alta probabilità di uccidere B.________. Il ricorrente richiama una perizia dell'Istituto di medicina legale dell'Ospedale cantonale di San Gallo citata nella sentenza 6B_1250/2013 del 24 aprile 2015, relativa ai fatti oggetto di quel procedimento penale, secondo cui un calcio alla testa non comporta necessariamente la morte della vittima o la messa in pericolo della sua vita. Sostiene al riguardo che una consapevolezza generale sarebbe di per sé insufficiente per riconoscere una volontà omicida, ma occorrerebbe un'alta probabilità che l'evento si produca, vale a dire l'esistenza di ulteriori circostanze e la consapevolezza di un rischio di morte accresciuto. I giudici cantonali hanno accertato che il ricorrente ha ammesso dinanzi al Procuratore pubblico di essere "consapevole che colpendo una persona alla testa si possono provocare lesioni gravi e anche la morte", precisando di avere in passato perso un amico "a causa di un pugno che ha ricevuto alla testa"e che "lo sanno tutti, anche i bambini, che la testa è una parte delicatissima del corpo" (cfr. verbali di interrogatorio del 20 marzo 2017, pag. 5 e del 1° giugno 2017, pag. 6). In questa sede egli non si confronta con questi accertamenti che sono peraltro perfettamente conformi agli atti. Essi sono vincolanti per il Tribunale federale (art. 105 cpv. 1 LTF) e costituiscono un elemento rilevante per ritenere ch'egli ha preso in considerazione le possibili conseguenze dei pugni e dei calci da lui inferti alla testa della vittima. D'altra parte, contrariamente a quanto adduce il ricorrente, la Corte cantonale non ha riconosciuto il dolo eventuale soltanto sulla base della sua generale consapevolezza della pericolosità di colpi alla testa, ma ha puntualmente valutato il concreto svolgimento dei fatti in oggetto. La CARP ha in particolare rilevato che, dopo essere stata picchiata pesantemente al volto dagli imputati già in una prima fase dell'aggressione, procurandole ferite tali da ricoprirle il viso di sangue, la vittima è stata ulteriormente aggredita in maniera selvaggia con schiaffi e pugni al volto da parte del ricorrente. In seguito, dopo essere caduta a terra e mentre stava per rialzarsi, è stata colpita dal ricorrente alla nuca con un colpo fortissimo (un pugno o un calcio). Quando la vittima giaceva a terra e non si muoveva, il ricorrente ha continuato a colpirla con dei calci alla testa sferrati con violenza, mentre il correo le tirava pugni e calci alla parte alta del corpo, sul fianco sinistro. Gli imputati hanno infine afferrato per i piedi la vittima, che giaceva inerme a terra, e l'hanno trascinata sul lato opposto della strada, togliendole il costume di carnevale e lasciandola a terra soltanto con una felpa e con le mutande abbassate all'altezza delle caviglie. Questi accertamenti non sono censurati d'arbitrio con una motivazione conforme alle esigenze dell'art. 106 cpv. 2 LTF e sono vincolanti per il Tribunale federale (art. 105 cpv. 1 LTF). Come è stato esposto (cfr. consid. 4.2), le modalità con cui il ricorrente ha agito e la gravità della violazione del dovere di diligenza costituiscono elementi esteriori rilevanti per concludere ch'egli ha accettato la possibilità che l'evento illecito si realizzasse. Il ricorrente ha ripetutamente picchiato la vittima con violenza, colpendola dapprima con schiaffi e pugni al volto e successivamente, quand'ella era a terra senza difendersi né reagire, con calci alla testa, sempre tirati con violenza. In tali circostanze, la probabilità che si realizzasse un esito letale era alta e tale da imporsi al ricorrente, per cui si può ragionevolmente ammettere che l'abbia accettata (cfr. sentenze 6B_1177/2018, citata, consid. 1.6; 6B_924/2017 del 14 marzo 2018 consid. 1.4.3 e 6B_656/2009 dell'11 marzo 2010 consid. 5.3 e 5.4). Non giova al ricorrente prevalersi della citata sentenza 6B_1250/2013, e in particolare della perizia ivi richiamata. La fattispecie oggetto di quel procedimento penale era infatti diversa, giacché in quel caso la vittima non ha mai perso conoscenza né è rimasta inerme al suolo, ma ha sempre e in modo efficace potuto proteggersi la testa con entrambe le braccia, senza riportare ferite di rilievo al volto (sentenza 6B_1250/2013, citata, consid. 1.4.2 e 3.2). In concreto, il ricorrente ha invece colpito ripetutamente e con violenza la vittima tirandole calci e pugni alla testa quand'ella giaceva inerme sul campo stradale ed era quindi nell'impossibilità di difendersi o di proteggersi. In simili condizioni, il rischio creato non era più controllabile dal ricorrente e la realizzazione dello stesso dipendeva solo o principalmente dal caso, sicché egli ha preso in considerazione ed accettato l'eventualità di un esito letale dell'aggressione (cfr. sentenza 6B_754/2012 del 18 luglio 2013 consid. 3.2.3).