Citation: 4C.294/2000 22.05.2001 E. 4

4.- A mente del convenuto la tesi secondo la quale la società nel 1992 sarebbe divenuta insolvente ai sensi dell'art. 725 cpv. 2 CO è errata. La Corte cantonale avrebbe infatti omesso di considerare due fattori rilevanti ai fini della valutazione della situazione dell'azienda: l' esistenza di riserve occulte di un valore imprecisato così come l'ammontare degli attestati di carenza beni emessi in esito alla procedura di fallimento, nettamente inferiore all'importo registrato nel bilancio 1993 quale perdita. a) La quantificazione delle riserve occulte ad opera del Tribunale d'appello, che le ha calcolate facendo la differenza fra il valore degli immobili indicato a bilancio (fr. 3'828'999. 50) e il prezzo raggiunto ai pubblici incanti (fr. 4'150'000.--), non può essere rivista, trattandosi di una questione di fatto, frutto dell'apprezzamento delle prove che vincola il Tribunale federale, chiamato a statuire nella giurisdizione per riforma. b) Lo stesso vale con riferimento alle considerazioni esposte in merito all'esiguità dei crediti rimasti scoperti alla fine della procedura di fallimento, che, a mente dei giudici cantonali, si spiega con il fatto che buona parte dei creditori che aveva ottenuto degli attestati d'insufficienza di pegno a seguito della vendita degli immobili, ha rinunciato a notificare le proprie pretese nel fallimento. c) Per il resto si deve osservare che la Corte ticinese ha applicato il diritto federale in maniera corretta. Giusta l'art. 725 cpv. 2 CO, se esiste fondato timore che la società abbia un'eccedenza di debiti, dev'essere allestito un bilancio intermedio soggetto alla verifica dell'ufficio di revisione. Ove risulti da tale bilancio che i debiti sociali non sono coperti né stimando i beni secondo il valore d'esercizio né stimandoli secondo il valore d'alienazione, il consiglio d'amministrazione ne avvisa il giudice, a meno che taluni creditori della società accettino, per questa insufficienza d'attivo, di essere relegati a un grado inferiore a quello di tutti gli altri creditori della società. aa) In concreto, dal verbale dell'assemblea generale svoltasi il 19 giugno 1993 è emerso che nel rapporto di revisione allestito nel 1992 l'ufficio di revisione aveva attirato l'attenzione dell'amministrazione e dell'assemblea generale sul fatto che la metà del capitale sociale non era più coperta ai sensi dell'art. 725 cpv. 1 CO. Preso atto della segnalazione dell'ufficio di revisione e tenuto conto del fatto che dal 1987 in poi ogni esercizio annuale si era concluso con un passivo, gli amministratori avrebbero dunque in sostanza dovuto, secondo i giudici cantonali, procedere all'allestimento di un bilancio intermedio conformemente a quanto previsto dall'art. 725 cpv. 2 CO. bb) Nel documento citato si legge invero anche la decisione dell'assemblea di prescindere dall'avviso al giudice a causa delle trattative pendenti circa la vendita del pacchetto azionario a terzi. La rilevanza di quest'ultima eventualità, addotta anche dal convenuto per giustificare il mancato avviso al giudice, è stata però scartata dalla Corte cantonale, la quale ha considerato non dimostrata la concreta esistenza rispettivamente l'effettiva serietà di tali trattative. Nella misura in cui rimprovera ai giudici di avere applicato a suo scapito "due pesi e due misure" laddove hanno reputato non provate le trattative in vista del risanamento della società mentre hanno ammesso l'insolvenza asserita dall'attore, il convenuto si richiama nuovamente in maniera impropria all'art. 8 CC. Anche in questo caso, infatti, egli non censura la ripartizione dell'onere probatorio bensì l'apprezzamento delle prove e gli accertamenti di fatto eseguiti in sede cantonale. Risultano di conseguenza inammissibili anche gli ulteriori argomenti che il convenuto adduce dando per scontata l'adozione di misure di risanamento. cc) L'allestimento del bilancio intermedio avrebbe consentito di appurare che le perdite accumulate non risultavano più coperte dalle riserve tacite create mediante la sottovalutazione degli immobili e che ci si trovava in una situazione di chiara insolvenza. Gli atti di causa hanno infatti permesso alla Corte ticinese di accertare che a fronte di un capitale sociale di fr. 100'000.--, riserve legali di fr. 1200.-- e riserve occulte per fr. 320'000.-- il bilancio presentava una perdita di fr. 488'880. 60. dd) Contrariamente a quanto asseverato nel gravame, i giudici cantonali hanno dunque applicato in modo corretto l'art. 725 cpv. 2 CO, che impone la duplice stima dei beni societari, secondo il valore d'esercizio e quello d' alienazione (cfr. Senn, Die Haftung des Verwaltungsrates bei der Sanierung der AG, Zurigo 2001, pag. 72 segg. "Fortführungs- und Liquidationsbilanz").