Citation: 2P.145/2004 25.11.2004 E. 4

A parere della ricorrente la restrizione della libertà economica imposta ai gestori delle discariche sarebbe priva d'interesse pubblico e sproporzionata. Essa afferma che, contrariamente a quanto sostenuto dalle autorità cantonali, non vi sarebbe in Ticino una situazione di monopolio di fatto o di abuso di posizione dominante da parte sua o di altri gestori, motivo per cui non vi sarebbe nemmeno la necessità di adottare un provvedimento estremo come l'imposizione dei prezzi. Nell'ipotesi in cui una simile misura fosse invece necessaria, occorrerebbe allora attenuarne gli effetti negativi obbligando i detentori a depositare i rifiuti nelle discariche situate in una zona determinata. 4.1 Come già esposto, la facoltà dei Cantoni d'intervenire sui prezzi è voluta dal diritto federale. L'interesse pubblico di un intervento del genere è d'altronde ovvio, dal momento che prezzi troppo alti possono di fatto spingere i detentori a sbarazzarsi dei loro rifiuti senza utilizzare le discariche previste dalla legge. È vero che, come osserva la ricorrente, i gestori di queste infrastrutture potrebbero rinunciare all'esercizio se dovessero vedersi diminuire eccessivamente le possibilità di guadagno. Scompensi simili non priverebbero però d'interesse il controllo dei prezzi; obbligherebbero tutt'al più il Cantone, che ha una responsabilità sussidiaria in questo campo, ad occuparsi direttamente dei compiti legati allo smaltimento dei rifiuti che l'economia privata non sarebbe più in grado di assumere (cfr. Messaggio, pag. 1253 e 1264 seg.; Tschannen, op. cit., n. 11 e 17 all'art. 31c). 4.2 Il legislatore federale ha lasciato ai Cantoni un largo margine di apprezzamento nella scelta dei provvedimenti idonei a risolvere in modo ecologico il problema dei rifiuti (cfr. Messaggio pag. 1264 seg.; Tschannen, op. cit., n. 18 all'art. 31c). Uno di questi provvedimenti è la definizione di comprensori di raccolta obbligatori nel senso dell'art. 31c cpv. 2 LPAmb, a cui allude la ricorrente. Il controllo dei prezzi può, ma non deve necessariamente andare di pari passo. Esso non è nemmeno subordinato all'accertamento di una posizione dominante acquisita da uno o più gestori. Anzi, come illustrato in precedenza (cfr. consid. 3.2), il legislatore era anche consapevole che erano proprio questi provvedimenti demandati ai Cantoni che potevano condurre a delle situazioni di monopolio di fatto (cfr. Messaggio, pag. 1264). Le altre censure concernenti la proporzionalità si riferiscono ancora all'applicazione futura del decreto impugnato, il quale istituisce unicamente il principio della verifica e dell'adeguamento dei prezzi da parte del Consiglio di Stato. Come già spiegato, l'esame concreto del carattere proporzionato o eccessivo dei prezzi - se del caso di una forchetta di prezzi - potrà essere effettuato soltanto quando l'esecutivo cantonale attuerà la volontà del legislatore. In proposito il ricorso si rivela pertanto irricevibile.