Citation: 5A_710/2024 E. 3.3

3.3. La ricorrente afferma che l'interesse del figlio non sarebbe stato preso in considerazione. A seguito dell'" avvelenamento del minore " in Francia e del rifiuto di supporto, indagine e protezione da parte delle istituzioni francesi, ella avrebbe deciso di stabilirsi in Svizzera " per garantire la propria sicurezza e quella dei suoi figl i". In caso di ritorno in Francia, la vita del minore sarebbe messa in pericolo " da persone malintenzionate ". Sostiene inoltre di essere sempre stata il genitore di riferimento del figlio e che, data l'età di quest'ultimo, una separazione dalla madre costituirebbe una violenza inaccettabile. Da ella non potrebbe del resto essere esatto di rientrare in Francia con il figlio, siccome avrebbe ricevuto " minacce da parte delle istituzioni [...] così come sabotaggi del suo veicolo " dopo aver " presentato denunce riguardanti avvelenamento, tentativi di omicidio volontario e atti di molestie " e le sarebbe preclusa ogni possibilità lavorativa. Afferma inoltre che il collocamento presso l'altro genitore non corrisponderebbe all'interesse del minore: il padre, che avrebbe trascurato " l'avvelenamento subito e le persecuzioni di cui l'intera famiglia è stata vittima ", non sarebbe infatti in grado di occuparsi del figlio e le misure da lui adottate in vista di un ritorno del minore non sarebbero sufficientemente credibili. La ricorrente ritiene insomma che i requisiti degli art. 13 cpv. 1 lett. b CArap e 5 LF-RMA per prescindere dall'ordinare il ritorno del minore sarebbero in concreto adempiuti e chiede al Tribunale federale di "riesaminare il fascicolo con tutti i documenti giustificativi".