Citation: 2C_90/2020 E. 7.3

7.3. Come accertato dalla precedente istanza, l'autorità doganale svizzera ha rispedito alle autorità doganali estere i CCM EUR.1 in questione, chiedendo loro di eseguire un controllo a posteriori, adducendo in quattro casi una verifica per sondaggio e in due casi il sospetto di irregolarità delle prove dell'origine. Certo, l'autorità doganale ha motivato succintamente la richiesta. È tuttavia usuale che, non da ultimo per le barriere linguistiche, nell'ambito della cooperazione amministrativa internazionale, le autorità comunichino tra loro in forma breve e standardizzata (cfr. sentenza 2C_426/2020, citata, consid. 5.3). D'altra parte, qualora le informazioni fornite fossero state insufficienti per procedere ai controlli, le autorità doganali estere avrebbero potuto chiedere a quella richiedente ulteriori informazioni e documenti. In concreto, non risulta che le autorità doganali estere abbiano ritenuto insufficienti le informazioni trasmesse, tant'è che hanno potuto effettivamente svolgere i controlli a posteriori richiesti e comunicare all'autorità doganale svizzera i risultati ottenuti. L'asserzione secondo cui quest'ultima autorità non avrebbe avuto dubbi sull'origine europea dei veicoli importati non è fondata su specifici accertamenti oggettivi e vincolanti e rimane quindi una mera allegazione di parte. Peraltro, la notorietà dell'origine di un determinato prodotto nel territorio di una Parte contraente può essere ammessa soltanto con estremo riserbo, giacché, di regola, questa caratteristica deve essere constatata dalle autorità doganali sulla base di documenti ed eventualmente altri mezzi probatori idonei. Al riguardo, l'art. 17 n. 3 del Protocollo n. 3 nel tenore previgente prevede in particolare che l'esportatore che richiede il rilascio di un CCM EUR.1 deve poter presentare in qualsiasi momento tutti i documenti atti a comprovare il carattere originario dei prodotti in questione: questi documenti giustificativi sono elencati in modo non esaustivo dall'art. 28 dello stesso Protocollo n. 3 (cfr., inoltre, gli attuali art. 16 n. 3 e 27 dell'Appendice I della Convenzione PEM; sentenza 2C_426/2020, citata, consid. 5.3). La tesi della ricorrente, secondo cui i controlli a posteriori delle prove dell'origine sarebbero state eseguiti illecitamente è quindi infondata.