Citation: 6S.17/2004 22.07.2004 E. 3

3.1 La prima ipotesi da esaminare è quella prevista all'art. 195 cpv. 2 CP. Sospinge alla prostituzione chi inizia una persona a questo mestiere e la convince a esercitarlo. Perché questo comportamento sia penalmente rilevante occorre che l'influenza sia esercitata con una certa intensità e che avvenga abusando di un rapporto di dipendenza oppure per trarne un vantaggio patrimoniale. Si devono dunque configurare cumulativamente due condizioni: da un lato è necessario che il reo eserciti una certa pressione sulla vittima; dall'altro deve esserci abuso di dipendenza oppure fine di lucro. 3.2 Per quanto riguarda la prima condizione, ovvero la pressione esercitata sulla vittima, non basta un semplice consiglio o invito, ma occorre che venga intralciata con una certa intensità la sua libertà di volere e agire, per esempio mediante un comportamento pressante o insistente, che come tale oltrepassi il semplice incitamento o consiglio (DTF 129 IV 71 consid. 1.4 e rinvii). 3.3 Per quanto attiene alla seconda condizione la legge prevede due ipotesi alternative. 3.3.1 La prima ruota attorno alla nozione di dipendenza, la quale deve essere compresa in senso lato, lasciando tuttavia al giudice il compito di apprezzare la situazione concreta. Essa può già essere ammessa quando la vittima risulta succube del reo, oppure nel caso di stato di bisogno, rapporto di lavoro, tossicodipendenza, esposizione finanziaria ecc. (DTF 129 IV 71 consid. 1.4 pag. 77 e rinvii dottrinali). Trattandosi di una questione di apprezzamento delle circostanze concrete la corte di merito, più vicina ai fatti, fruisce di un'ampia autonomia. Il Tribunale federale interviene solo quando essa cade nell'eccesso o nell'abuso del suo potere di apprezzamento, ossia quando si scosta senza motivo dai principi riconosciuti da dottrina e giurisprudenza, oppure quando si basa su criteri giuridicamente irrilevanti, tralascia importanti aspetti, rispettivamente effettua una ponderazione manifestamente errata delle circostanze del caso (DTF 129 IV 6 consid. 6.1; 128 III 428 consid. 4 e rispettivi rinvii). 3.3.2 La seconda forma di promovimento della prostituzione prevista all'art. 195 cpv. 2 CP è subordinata alla condizione che l'autore intenda trarne un profitto pecuniario. Il movente diventa quindi qui un elemento costitutivo del reato (FF 1985 II 976). A questo proposito dottrina e giurisprudenza sottolineano come non si tratti di reintrodurre, attraverso questa variante di reato, le considerazioni di natura morale presenti nelle vecchie disposizioni penali contro il lenocinio o lo sfruttamento della prostituzione, esplicitamente criticate dal legislatore nell'adozione del nuovo diritto penale sessuale. Al centro resta invece anche in questo ambito l'autodeterminazione sessuale della vittima come nelle altre varianti di reato (DTF 129 IV 71 consid. 1.4 pag. 77 e rinvii). 3.4 A mente dell'accusa, il resistente ha sospinto alla prostituzione B.________, C.________, D.________ e E.________ profittando di un rapporto di dipendenza o per trarne un vantaggio patrimoniale (ricorso pag. 5 e segg.). A sostegno della sua tesi il Procuratore pubblico formula numerose considerazioni relative all'accertamento dei fatti, come tali inammissibili in questa sede. Valgano a titolo di esempio il passaggio dove viene nuovamente affermata l'assoluta credibilità delle testimoni (ricorso pag. 5), nonché i numerosi richiami agli atti istruttori predibattimentali o addirittura al pregresso ricorso per cassazione (ricorso pag. 6 e 7). Molto problematici da questo punto di vista sono anche i continui richiami alla sentenza del primo giudice, la quale non è di per sé oggetto di questa procedura, per cui, come già sottolineato al consid. 1.1, gli accertamenti di fatto operati in quella sede possono venire presi in considerazione dal Tribunale federale solo nella misura in cui vi si faccia perlomeno implicito riferimento nella sentenza impugnata. L'esame delle censure sollevate nel ricorso va quindi limitato a quelle che adempiono tali requisiti di ricevibilità, ovvero quelle relative alla sussumibilità all'art. 195 cpv. 2 CP dei fatti accertati in sede cantonale. Da questo profilo l'unica contestazione ammissibile è quella che ruota attorno al concetto di pressioni ambientali e personali. Secondo il ricorrente le giovani donne in questione sono state oggetto di pressioni ambientali di natura personale, finanziaria e psicologica ben note al resistente, il quale, approfittando di questo loro rapporto di inferiorità e di dipendenza, le avrebbe sapientemente sfruttate alfine di sospingerle alla prostituzione (ricorso pag. 7). 3.5 Occorre dunque anzitutto chiarire se il resistente ha sospinto altri alla prostituzione ai sensi dell'art. 195 cpv. 2 CP. A questo proposito la CCRP, dopo essersi ampiamente confrontata con gli accertamenti di fatto operati dal primo giudice, è giunta alla seguente conclusione: " [...] l'accertamento della Corte di assise, secondo cui le ragazze hanno liberamente accolto la proposta di lavorare - dandosi il caso - come prostitute al bar X.________ e non perché condizionate in modo rilevante dalla loro fragilità o vulnerabilità dovuta a "pressioni ambientali" resiste alla critica" (sentenza impugnata pag. 23). Le autorità cantonali sottolineano come B.________, C.________, D.________ e E.________ siano "giunte in Svizzera nella convinzione di essere destinate ad un lavoro onesto, ancorché in tre casi da esercitare in luoghi ove si praticava la prostituzione" (sentenza impugnata pag. 19). La loro situazione al momento in cui si sono date alla prostituzione viene descritta nei seguenti termini: "[...] queste si erano viste offrire un lavoro di meretrice, erano state sollecitate a rimborsare le spese di viaggio e a corrispondere una forte commissione da parte di chi aveva trovato loro il lavoro, si erano trovate senza mezzi per il ritorno, si erano indebitate per sostentarsi e non conoscevano la lingua" (sentenza impugnata pag. 19 e seg. con richiamo alla sentenza del primo giudice). Di questa difficile situazione le autorità cantonali non disconoscono il peso ma sottolineano altresì che "non si trattava di ragazze ignoranti o sottosviluppate, disperate né tanto meno affamate" e che nessuna di esse "aveva preteso di essere stata minacciata o privata della libertà personale o dei propri documenti o della possibilità di chiedere aiuto". In questo senso il primo giudice con il pieno avallo della CCRP ha ritenuto che la prostituzione non rappresentava per loro "l'unica via d'uscita" dalla situazione in cui si trovavano ed ha concluso che "le ragazze avevano preferito esercitare la prostituzione piuttosto che tornare a casa, cedendo liberamente alle pressioni ambientali" (sentenza impugnata pag. 20 con richiamo alla sentenza del primo giudice). D'altro canto per quanto riguarda il comportamento tenuto dal resistente viene rilevato come egli non ha ingannato le giovani donne sul lavoro che le attendeva, non ha preteso da loro alcuna provvigione e non si è rivolto a nessuno per ottenere che esse venissero a lavorare da lui. Complessivamente la condotta del resistente viene giudicata come segue: "Egli ha profittato tutt'al più del disagio in cui le ragazze si trovavano per trarne vantaggi economici, presentandosi come un buon samaritano, salvo proporre poi quanto anche gli altri offrivano. Ma ciò non toglie [...] che il suo fosse un intervento di second'ordine e in seconda battuta, limitato a consentire l'esercizio della prostituzione, senza intensità di rilievo penale, non avendo egli alcuna responsabilità per la prima fase dell'operazione, in cui le ragazze sarebbero state raggirate, sradicate dal loro paese e indebitate" (sentenza impugnata pag. 21 con richiamo alla sentenza del primo giudice). 3.6 I giudici cantonali non distinguono con sufficiente coerenza analitica gli elementi tipici della fattispecie in esame. Vi è in questo senso uno scarto argomentativo fra le corrette considerazioni giuridiche formulate in ingresso (v. sentenza impugnata pag. 4 e seg.) e la loro applicazione concreta nel caso di specie. In modo particolare non risulta sempre in maniera chiara se le considerazioni dei giudici cantonali si riferiscano all'atto di sospingere alla prostituzione, oppure al concetto di abuso di dipendenza rispettivamente di ricerca di un vantaggio patrimoniale. Per quanto riguarda il sospingimento alla prostituzione va preso atto che i giudici cantonali non contestano l'esistenza di pressioni ambientali in quanto tali, bensì l'impatto che esse avrebbero avuto sulla libertà di scegliere delle giovani. A mente della CCRP la prostituzione non rappresentava l'unica via d'uscita dalla loro difficile situazione e del resto nessuna di esse aveva preteso di essere stata minacciata o privata della libertà personale o della possibilità di chiedere aiuto (sentenza impugnata pag. 20). A questo proposito va tuttavia sottolineato come l'atto di sospingere alla prostituzione non presuppone necessariamente l'esistenza di condizioni così estreme: è sufficiente un intralcio di una certa intensità alla libertà personale, il quale può eventualmente verificarsi anche mettendo a disposizione locali e clienti a scopo di prostituzione, o fungendo da intermediario (DTF 129 IV 71 consid. 1.4 e rinvii). Si tratta di una situazione indubbiamente perfezionata nel caso in esame, visto che sulla base degli accertamenti di fatto effettuati in sede cantonale il resistente ha effettivamente messo a disposizione sia i locali che la clientela del proprio bar a tale scopo. Egli consigliava alle prostitute i clienti che pagavano meglio, li sceglieva, trattava e combinava gli accordi, fungeva da interprete, anticipava addirittura i soldi per coloro che non potevano pagare (v. sentenza impugnata pag. 30 e seg.). È inoltre indubbio che egli abbia fatto leva sulla difficile situazione in cui tutte e quattro le giovani si sono trovate al momento del loro arrivo in Ticino. Ha dunque approfittato di quelle che il ricorrente definisce correttamente pressioni ambientali allo scopo di indurle a prostituirsi. In questo senso i giudici cantonali hanno erroneamente negato l'esistenza del requisito del sospingimento, insistendo a torto sul fatto che il resistente non ha nessuna responsabilità nell'organizzazione dell'arrivo in Svizzera delle giovani, ma ha agito solo "in seconda battuta" (sentenza impugnata pag. 21). Queste ultime considerazioni sono irrilevanti nella fattispecie, visto che non è in questione il reato di tratta di esseri umani ai sensi dell'art. 196 CP, bensì quello di promovimento della prostituzione il quale non presuppone la partecipazione del reo alla tratta di prostitute, eventualità qui del resto mai adombrata nemmeno da parte dell'accusa. 3.7 Perché la fattispecie dell'art. 195 cpv. 2 CP sia adempiuta non è tuttavia sufficiente che il reo abbia sospinto altri alla prostituzione, ma occorre anche che tale condotta sia effettuata profittando di un rapporto di dipendenza oppure per trarne un vantaggio patrimoniale. 3.7.1 Per quanto riguarda l'abuso di un rapporto di dipendenza i giudici cantonali non hanno esaminato nel dettaglio la questione, limitandosi a contestare in maniera diffusa l'esistenza di costrizioni che avessero intralciato in termini penalmente rilevanti la libertà sessuale delle giovani e concludendo quindi che la loro decisione di prostituirsi rappresentasse una scelta libera. Fra le argomentazioni addotte a sostegno di questa tesi va in particolare citato il seguente passaggio: "[Il primo giudice] ha dato atto che le giovani erano giunte in Svizzera nella convinzione di essere destinate a un lavoro diverso (ancorché da esercitare, per tre di esse, in luoghi ove si praticava la prostituzione), che erano indebitate e non conoscevano la lingua (sentenza, pag. 36). Nondimeno egli ha ritenuto, a fronte di altri accertamenti, che ciò non fosse decisivo. Le ragazze, in effetti, non erano ignoranti né sottosviluppate: anzi, avevano una formazione e un reddito superiore alla media (D.________), rispettivamente una formazione completa (B.________, che pur lamentando l'esiguità del suo reddito di poliziotta, è apparsa persona matura, volitiva e apparentemente non influenzabile), rispettivamente il privilegio di essere studenti (E.________ e C.________), rispettivamente la possibilità di aiutarsi vicendevolmente (E.________ e C.________). Inoltre non apparivano facilmente influenzabili e avevano la possibilità di rivolgersi alla polizia (ciò che due di esse hanno anche fatto), fosse solo per essere rimpatriate (sentenza, loc. cit.). A dispetto di ciò, tutte e quattro avevano accettato la proposta dell'imputato. Rimanendo al bar X.________ e prostituendosi, esse non hanno pertanto ceduto - a mente del primo giudice - perché costrette dal disagio di cui l'imputato ha subdolamente profittato, ma hanno agito per libera scelta" (sentenza impugnata pag. 22). Alla luce di queste considerazioni va anzitutto constatato che le giovani donne non sono venute in Svizzera per esercitare la prostituzione. Esse erano inoltre indebitate e non conoscevano la lingua del posto. A queste difficili condizioni, che di per sé parlano a favore della tesi dell'abuso di dipendenza, i giudici cantonali oppongono tutta una serie di riflessioni relative alla loro situazione individuale, sulle quali occorre soffermarsi attentamente in quanto sono decisive per una corretta applicazione dell'art. 195 cpv. 2 CP. La dottrina sottolinea infatti giustamente come vi possa essere abuso di dipendenza non soltanto nei casi in cui la vittima sia succube del reo ma anche di fronte alla particolare debolezza di persone prive di mezzi, provenienti da paesi poveri ed indotte a venire in Svizzera con promesse fittizie (Günter Stratenwerth/Guido Jenny, Schweizerisches Strafrecht, Besonderer Teil I, 6a ed., Berna 2003, § 9 n. 9; Matthias Schwaibold/Kaspar Meng, Commentario basilese, n. 19 ad art. 195 CP; Stefan Trechsel, Schweizerisches Strafgesetzbuch. Kurzkommentar, 2a ed., Zurigo 1997, n. 6 ad art. 195 CP; Brigitte Hürlimann, Prostitution - ihre Regelung im schweizerischen Recht und die Frage der Sittenwidrigkeit, tesi di laurea friburghese, Zurigo 2004, pag. 53). Per quanto riguarda D.________ va preso atto che essa, allora ventottenne, aveva una formazione e un reddito superiore alla media (sentenza impugnata pag. 20). In questo senso non può essere considerata priva di mezzi. Essa è piuttosto un caso limite, nel merito del quale il Tribunale federale non può intervenire, in quanto i giudici cantonali, negando l'esistenza di un rapporto di dipendenza, hanno ancora agito all'interno dei confini del loro potere d'apprezzamento. Lo stesso non si può invece dire per le altre tre giovani. B.________, allora ventiseienne, aveva certo una formazione completa quale agente di polizia, ma percepiva un basso reddito in patria ed ora si trovava indebitata come le altre giovani, per cui il fatto che essa venga giudicata "donna matura, volitiva e apparentemente non influenzabile" (sentenza impugnata pag. 20) non è sufficiente per riequilibrare in maniera rilevante la scarsità di mezzi con cui era confrontata all'arrivo nel nostro Paese. Ancora peggiore era la situazione delle due studentesse C.________ e E.________, entrambe diciottenni al loro arrivo in Svizzera. A mente dei giudici cantonali esse beneficiavano di una situazione privilegiata data dal loro statuto di studentesse, nel senso che non si dibattevano in particolari ristrettezze economiche (sentenza impugnata pag. 20 e 22). Orbene da un lato non si comprende come lo statuto di studentessa in quanto tale possa proteggere due ragazze da poco divenute maggiorenni da abusi di dipendenza; dall'altro l'affermazione che esse non si dibattevano in particolari ristrettezze economiche contrasta con il fatto insindacabilmente accertato che tutte le giovani donne in questione erano indebitate proprio in seguito al loro viaggio in Svizzera. Il fatto che esse potessero rivolgersi alla polizia, fosse solo per essere rimpatriate, considerazione pressoché ovvia in uno Stato di diritto, non è certo sufficiente a ribaltare tale situazione, proprio per le difficoltà cagionate dal loro stesso indebitamento. Come non è nemmeno di grande rilievo la circostanza, su cui invece insistono i giudici cantonali, che esse avessero la possibilità di aiutarsi vicendevolmente, visti i comunque squilibrati rapporti di forza esistenti nei confronti del resistente. Resistente che era pienamente conscio di questa situazione ed ha intenzionalmente approfittato di questa situazione per sospingerle alla prostituzione. Negando l'esistenza di un rapporto di dipendenza i giudici cantonali hanno quindi abusato del loro potere di apprezzamento, in particolare ponderando le circostanze in maniera manifestamente scorretta e dunque violando il diritto federale. 3.7.2 Da tutto ciò discende che a danno di B.________, C.________ e E.________ vi è stato, oltre che sospingimento alla prostituzione, anche abuso di dipendenza, sia dal profilo oggettivo che soggettivo, per cui la fattispecie dell'art. 195 cpv. 2 CP è adempiuta. Su questo punto il gravame è dunque da accogliere e la sentenza cantonale da annullare. 3.8 Il Procuratore pubblico sostiene che il resistente, oltre a sospingere alla prostituzione profittando di un rapporto di dipendenza, avrebbe anche avuto fine di lucro (ricorso pag. 5 e 9). Si pone dunque la questione di sapere se la fattispecie dell'art. 195 cpv. 2 CP sia perfezionata anche nella seconda variante di reato. La questione va anch'essa esaminata, a prescindere dal fatto che la fattispecie sia già adempiuta nella prima variante, visto che può avere delle conseguenze sulla commisurazione della pena (art. 63 CP). Su questo aspetto del problema il Procuratore pubblico si limita a formulare alcune considerazioni piuttosto scarne, facendo notare come la nozione di vantaggio patrimoniale richiami per l'autore, indipendentemente dal suo movente, il fatto di poter conseguire un guadagno dalla prostituzione da lui "sospinta" tra cui anche solo, quale esempio, gli introiti della locazione dei vani destinati all'esercizio del meretricio (ricorso pag. 5). 3.9 A questo proposito va subito considerato che, contrariamente a quanto sostenuto nel gravame, la dottrina non afferma che il solo fatto di conseguire un guadagno attraverso la locazione di vani destinati all'esercizio della prostituzione costituisca già di per sé fine di lucro ai sensi dell'art. 195 cpv. 2 CP. Al contrario una parte di essa sostiene addirittura che la semplice locazione di locali utilizzati per la prostituzione, anche con pigioni molto elevate ma non usurarie (art. 157 CP), non costituisce reato (Stefan Trechsel, Fragen zum neuen Sexualstrafrecht, in ZBJV 129/1993, pag. 599). A questa posizione estrema, che va respinta perché troppo indifferenziata, si contrappone l'opinione di un'altra parte della dottrina, la quale ammette la possibilità dell'esistenza di finalità di lucro nel caso di chi affitta dei locali ad un prezzo esagerato (Corboz, op. cit., n. 35 ad art. 195 CP; Jörg Rehberg/Niklaus Schmid/Andreas Donatsch, Strafrecht III, 8a ed., Zurigo 1997, pag. 446). Ciò a condizione che il reo, approfittando finanziariamente dell'attività di chi si prostituisce, eserciti anche una pressione tale per cui la libertà di azione della vittima risulta in definitiva intralciata come nelle altre varianti di reato (DTF 129 IV 71 consid. 1.4 pag. 77). 3.10 Dalle emergenze processuali cantonali risulta che le prostitute attive al bar X.________ dovevano pagare fr. 65.--/90.-- al giorno per vitto e alloggio. I giudici cantonali hanno giudicato tale prezzo non coercitivo di fronte alla controprestazione fornita (sentenza impugnata pag. 21 con riferimento alla sentenza di prima istanza pag. 38). Nella ponderazione di circostanze di questo tipo, legate a condizioni locali (costo di vitto e alloggio) oppure alla definizione di concetti giuridici indeterminati (prezzo esagerato), il giudice di merito, più vicino ai fatti, fruisce di un'ampia autonomia, per cui il Tribunale federale si scosta dalle sue conclusioni solo con grande riserbo (DTF 115 IV 17 consid. 2b). In questo senso, se da un lato è indubbio che il prezzo in questione è molto elevato, dall'altro va constatato che i giudici cantonali rilevano l'esistenza di una relazione di per sé non sproporzionata tra tale prezzo e la controprestazione fornita, ovvero il vitto e l'alloggio. Tale ponderazione è certamente discutibile ma non di per sé censurabile in sede di ricorso per cassazione a condizione che venga suffragata da argomentazioni giuridiche pertinenti e fondate su accertamenti di fatto sufficienti. Non si tratta infatti di reprimere il fine di lucro in quanto tale, come nelle vecchie fattispecie sul lenocinio, esplicitamente abrogate dal legislatore, bensì la dimensione coercitiva che il fine di lucro può assumere, ad esempio nel caso di pigioni esagerate o dell'obbligo di consegnare una parte del provento della prostituzione. Nel caso in esame i giudici cantonali hanno negato l'esistenza di questa dimensione coercitiva senza però spiegare in che senso il prezzo pagato dalle prostitute per vitto e alloggio sia proporzionato a fronte della controprestazione offerta. Con prezzi di questo genere, oscillanti tra fr. 1'950.-- e 2'700.-- mensili, ci si attenderebbero infatti degli standards alberghieri di livello perlomeno discreto, di cui però non c'è traccia negli accertamenti di fatto operati in sede cantonale. Il fatto di tralasciare un aspetto così importante della fattispecie, essenziale per giudicare se il prezzo pagato da B.________, C.________, D.________ e E.________ per vitto ed alloggio sia esagerato o no, e come tale coercitivo ai sensi dell'art. 195 cpv. 2 CP, rende impossibile riconoscere in quale modo sia stata applicata la legge, per cui su questo punto la causa va rinviata all'autorità cantonale ai sensi dell'art. 277 PP, affinché completi gli accertamenti legati alla qualità della controprestazione offerta dal resistente e, sulla base di ciò, pronunci un nuovo giudizio.