Citation: 1P.580/2002 14.04.2003 E. 5

Il ricorrente critica infine l'ammontare dell'indennità per torto morale riconosciutagli dalla CRP (fr. 50'000.--), ritenendola arbitraria e lesiva del principio della parità di trattamento. Sostiene che l'importo forfetario di base di fr. 100.-- per ogni giorno di detenzione sarebbe ingiusto, e chiede di aumentarlo a fr. 200.--; rileva che se l'istruttoria fosse stata condotta più celermente, in particolare concedendogli prima la facoltà di porre domande ai testi, il carcere sarebbe stato più breve; sostiene infine che il carcere l'ha profondamente segnato. 5.1 La Corte cantonale, dopo aver esposto la giurisprudenza e la dottrina sul torto morale per detenzione ingiustificata, ha ricordato ch'essa ha adottato, quale base, un importo forfetario di fr. 100.-- per ogni giorno di detenzione, da adeguare, aumentandolo o diminuendolo, alle circostanze del singolo caso. Lo ha poi applicato alle circostanze del caso in esame, considerando segnatamente la lunga durata del carcere ingiustamente patito e le ripercussioni ch'esso ha avuto sulle condizioni psichiche del ricorrente; in tale ambito ha considerato le sofferenze psichiche descritte nei certificati medici dell'aprile 2001 prodotti dal ricorrente, rilevando ch'essi non permettevano di concludere per la gravità delle stesse e che non fornivano alcuna indicazione sulla situazione attuale dell'interessato e sulla prognosi futura. 5.2 Il ricorrente non sostiene che tale modo di procedere sia lesivo della Costituzione, ma postula semplicemente un'indennità giornaliera di fr. 200.--, limitandosi ad accennare al richiamo di tale importo fatto dalla CRP riguardo a sentenze del Tribunale federale, comunque per periodi più brevi. La commisurazione della riparazione morale costituisce una decisione secondo l'equità, fondata di principio sull'apprezzamento e sulla ponderazione delle concrete circostanze (DTF 123 II 210 consid. 2c), sicché eventuali paragoni, come quello invocato in maniera del tutto generica dal ricorrente, non comportano di per sé l'illiceità della somma stabilita nel singolo caso (DTF 127 IV 215 consid. 2e, 125 III 412 consid. 2c/cc pag. 421). L'indennità per torto morale deve infatti essere fissata in funzione della gravità della lesione della personalità, tenendo conto di tutte le circostanze di fatto, segnatamente del pregiudizio all'integrità fisica e psichica, della reputazione di colui che si pretende leso, nonché della sua situazione familiare e professionale (DTF 113 Ib 155 consid. 3b, 113 IV 93 consid. 3a; cfr. pure DTF 128 IV 53 consid. 7a pag. 71, 125 III 269 consid. 2a, 412 consid. 2a pag. 417). Ora, premessi questi principi, i casi cui accenna, senza specificarli, il ricorrente riguardano essenzialmente procedi menti penali che hanno comportato detenzioni di breve durata, in cui si poteva giustificare il riconoscimento di indennità giornaliere più elevate, mentre per carcerazioni di lunga durata, come è qui il caso, assume maggiore importanza una valutazione complessiva (cfr. Hauser/Schweri, op. cit., pag. 536 n. 8a). 5.3 Limitandosi a chiedere un importo forfetario maggiore, il ricorrente non dimostra affatto l'arbitrarietà del giudizio impugnato, che corrisponde alla prassi vigente in materia. Questa Corte, come rilevato dalla CRP, aveva in effetti ritenuto in una sentenza del 31 ottobre 2000 (causa 1P.589/1999, consid. 4 e 5 e i numerosi riferimenti) giustificata l'assegnazione di un'indennità giornaliera per torto morale di fr. 100.-- per 172 giorni di detenzione; questo importo è stato recentemente confermato in un caso ove, riconosciuta una grave lesione della personalità dell'interessato, era stata chiesta, senza successo, la modifica di questa giurisprudenza (causa 1P.571/2002, sentenza del 30 gennaio 2003, consid. 5). 5.4 Non v'è motivo di scostarsi, nella fattispecie, dalla giurisprudenza, illustrata nel giudizio impugnato; d'altra parte, la CRP non si è limitata a riconoscere l'importo forfetario, leggermente aumentato (per un arrotondamento dell'importo complessivo), ma ha rettamente stabilito la riparazione del torto morale in funzione delle circostanze concrete, e quindi anche dei fattori soggettivi legati alle conseguenze sulla personalità dell'istante (cfr. anche DTF 127 IV 215 consid. 2e). Il ricorrente, adducendo che il carcere l'ha profondamente segnato, non dimostra che la CRP avrebbe valutato in maniera arbitraria i certificati medici, di cui si limita a trascrivere i passaggi citati nella contestata decisione. Riguardo al suo negativo quadro caratteriale preesistente ritenuto dalla CRP, egli si limita a sostenere che il PP intendeva far allestire una perizia nei suoi confronti ma ch'egli vi si è opposto. Questo accenno, peraltro di natura meramente appellatoria, è inconferente. L'indennità riconosciuta è fondata su una ponderazione globale degli aspetti determinanti e rientra nel vasto potere di apprezzamento della CRP. Le censure ricorsuali, in quanto ammissibili, sono infondate.