Citation: 1P.31/2004 17.03.2005 E. 1

1.1 Il Tribunale federale esamina d'ufficio e con piena cognizione l'ammissibilità dei ricorsi che gli vengono sottoposti, senza essere vincolato, in tale ambito, dagli argomenti delle parti o dalle loro conclusioni (DTF 130 II 65 consid. 1). 1.2 L'atto completivo, impostato dai ricorrenti il 5 aprile 2004, che non rispetta pertanto il termine fissato loro scadente il 2 aprile precedente, è tardivo e dev'essere quindi stralciato dagli atti. 1.3 Salvo eccezioni, non realizzate in concreto, il ricorso di diritto pubblico ha natura puramente cassatoria: esso è quindi inammissibile nella misura in cui è chiesto più o altro che il semplice annullamento della decisione impugnata (DTF 129 I 173 consid. 1.5, 185 consid. 1.5, 126 I 213 consid. 1c, 124 I 327 consid. 4a e b con numerosi rinvii a decisioni di accertamento). Inammissibilità da riconoscere, segnatamente, per la conclusione ricorsuale tendente all'accertamento dell'asserito carattere illecito della prassi del Consiglio di Stato e per la richiesta di annullare anche la decisione governativa, ritenuto che oggetto dell'impugnazione è soltanto quella granconsigliare. 1.4 I ricorrenti, con un unico allegato, presentano un ricorso di diritto pubblico per violazione del diritto di voto secondo l'art. 85 lett. a OG e un ricorso di diritto pubblico per violazione dei diritti costituzionali dei cittadini ai sensi dell'art. 84 cpv. 1 lett. a OG. 1.5 Per costante giurisprudenza, anche i ricorsi per violazione dei diritti politici e i ricorsi relativi alle elezioni e votazioni cantonali sottostanno alle stesse esigenze procedurali degli altri ricorsi di diritto pubblico; il ricorso deve pertanto precisare in che consista la violazione delle norme giuridiche o dei diritti costituzionali invocati (art. 90 cpv. 1 lett. b OG; DTF 129 I 185 consid. 1.6, 121 I 334 consid. 1b, 357 consid. 2d). Nell'ambito di un ricorso di diritto pubblico il Tribunale federale statuisce infatti unicamente sulle censure sollevate e solo quando siano sufficientemente motivate: il ricorso deve quindi contenere un'esauriente motivazione giuridica, dalla quale si possa dedurre se, perché ed eventualmente in quale misura la decisione impugnata leda il ricorrente nei suoi diritti costituzionali (DTF 130 I 26 consid. 2.1, 129 I 113 I consid. 2.1, 127 I 38 consid. 3c). 1.6 I ricorrenti, tenuti ad addurre i fatti a sostegno della loro legittimazione e a dimostrarla (DTF 125 I 173 consid. 1b, 253 consid. 1c; cfr. anche DTF 130 IV 43 consid. 1.4), si limitano a rilevare che se è vero che nessun candidato dispone di un diritto specifico a che la propria candidatura sfoci in una nomina, sarebbe altrettanto vero che ogni cittadino avente diritto di voto avrebbe il diritto di partecipare alla "res publica", senza vedersi preclusa la via di partecipazione da discriminazioni infondate. L'assunto, come si vedrà, non regge. Riguardo al ricorso fondato sull'art. 85 lett. a OG, i ricorrenti aggiungono che questo rimedio concerne anche le condizioni di eleggibilità e le norme di incompatibilità, segnatamente quelle previste dall'art. 11 della legge sull'EOC (Ente ospedaliero cantonale), del 19 dicembre 2000, dal titolo marginale "incompatibilità". Questa norma prevede che, tra altre persone, non sono eleggibili nel Consiglio di amministrazione dell'EOC "gli amministratori, gli azionisti, i proprietari di stabili, i medici e il personale di strutture ospedaliere concorrenti" (lett. c). L'art. 13 dispone inoltre che i membri del Consiglio di amministrazione sono nominati dal Gran Consiglio su proposta del Consiglio di Stato per un periodo di quattro anni (cpv. 1). 1.6.1 Certo, è vero che il ricorso per violazione del diritto di voto tutela anche il diritto d'eleggibilità (DTF 128 I 34 consid. 1b e 1e), ritenuto ch'esso concerne il libero esercizio dei diritti democratici. La libertà di voto e di elezione garantisce infatti al cittadino elettore che siano riconosciuti solo i risultati elettorali corrispondenti in modo affidabile e non falsato alla volontà dell'elettore liberamente espressa (art. 34 cpv. 2 Cost.; DTF 130 I 290 consid. 3, 129 I 232 consid. 4.2, 125 I 441 consid. 2a, 124 I 55 consid. 2a). 1.6.2 I ricorrenti disconoscono, tuttavia, che nella fattispecie non si tratta della partecipazione diretta del ricorrente, quale elettore o candidato, a un'elezione popolare. Si è infatti, manifestamente, in presenza di una elezione indiretta, segnatamente della nomina da parte del Gran Consiglio dei membri del consiglio di amministrazione dell'EOC. Ora, secondo la costante giurisprudenza, come rettamente rilevato dal Consiglio di Stato nelle osservazioni al ricorso, le elezioni indirette, come pure le votazioni interne di un'autorità, non possono essere oggetto di un ricorso per violazione del diritto di voto (DTF 112 Ia 174 consid. 2, 108 Ia 281 consid. 1, 106 Ia 307 consid. 2, 105 Ia 369 consid. 2, 38 I 19; sentenza 1P.730/1999 del 9 giugno 2000, consid. 2, apparsa in RDAT II-2000, n. 65, pag. 246; cfr. anche DTF 123 I 41 consid. 6b e c; Walter Kälin, Das Verfahren der staatsrechtlichen Beschwerde, 2a ed., Berna, 1994, pag. 151; Christoph Hiller, Die Stimmrechtsbeschwerde, tesi, Zurigo 1990, pag. 182 e segg.). Nell'ambito di una siffatta elezione, non può pertanto essere violato il diritto di voto dei cittadini, ma, se del caso, una norma di natura organizzativa. Qualora nell'ambito di una elezione indiretta sia invocata la lesione di una tale norma, per esempio del diritto legalmente riconosciuto a una minoranza di essere adeguatamente rappresentata nel seno di un'autorità o di una commissione, il criticato modo di procedere non può essere contestato con un ricorso ai sensi dell'art. 85 lett. a OG, ma, semmai, con un ricorso per violazione dei diritti costituzionali dei cittadini secondo l'art. 84 cpv. 1 lett. a OG. In questa evenienza, la legittimazione a ricorrere si definisce unicamente sulla base dell'art. 88 OG (DTF 112 Ia 174 consid. 2, 99 Ia 444 consid. 1 e rinvii). Ne segue che il ricorso per violazione del diritto di voto è inammissibile.