Citation: 1P.758/2006 02.07.2007 E. 2

2.1 Nella fattispecie, il potere cognitivo di cui fruiva la CCRP sui quesiti posti in discussione nel gravame in esame era simile e almeno pari a quello del Tribunale federale nell'ambito del ricorso di diritto pubblico (cfr. art. 288 lett. c in relazione con l'art. 295 cpv. 1 CPP/TI; sentenza impugnata, consid. 1): solo la decisione della CCRP stessa, quale ultima istanza cantonale (art. 86 cpv. 1 OG), e non quella dell'autorità precedente può quindi formare oggetto del ricorso. Certo, il ricorrente nella motivazione del ricorso di diritto pubblico può e deve contestare nel merito la valutazione delle prove, eseguita dall'autorità cantonale inferiore, ritenuta non arbitraria dall'ultima istanza cantonale che fruiva di un potere cognitivo limitato. Tuttavia, egli non può semplicemente riproporre le stesse censure già sollevate dinanzi all'ultima istanza cantonale, ma deve confrontarsi contemporaneamente con la motivazione della decisione della CCRP, la sola che costituisce oggetto del litigio, e spiegare come e perché nella stessa sia stata negata a torto una valutazione arbitraria delle prove da parte dell'istanza inferiore. Il Tribunale federale esamina senza riserva l'uso che l'autorità cantonale di ricorso ha fatto del suo limitato potere cognitivo, ossia se tale autorità ha negato l'arbitrio a torto (DTF 125 I 492 consid. 1a/cc; sentenza 1P.105/2001 del 28 maggio 2001, consid. 4 e riferimenti, pubblicata in: RDAT II-2001, n. 58, pag. 227 segg.). 2.2 Il ricorrente censura come arbitrarie le conclusioni della CCRP circa l'accertamento della natura e del valore della refurtiva e il fatto ch'essa ha dichiarato irricevibili, per carenza di motivazione, le sue critiche. Egli rileva che la CCRP ha ritenuto l'intera refurtiva denunciata, confermando anche su questo punto il giudizio di primo grado nel quale le sue contestazioni erano state definite troppo generiche. 2.3 Secondo la CCRP, la Corte delle assise criminali ha stabilito che per la stragrande maggioranza dei casi il ricorrente è reo confesso, tuttavia dopo essere stato confrontato con i rilevamenti delle sue impronte digitali, della scarpa o del DNA. Essa ha rilevato che i dodici furti da lui contestati sono stati ritenuti, non soltanto poiché nel periodo determinante nella stessa zona sono stati compiuti altri furti, ma sulla base delle coincidenze temporali, nonché di luogo e in particolare delle modalità con cui sono stati commessi. Inoltre, il numero impressionante di infrazioni perpetrate può avere comportato anche per il ricorrente serie difficoltà a ricordare e a collocare ogni singolo avvenimento. Le generiche e non sempre chiare doglianze non consentono, sempre secondo la CCRP, di ravvisare alcun arbitrio. La CCRP ha ritenuto appellatorie e carenti di motivazione gran parte delle censure sottopostele dal ricorrente, ritenendo, correttamente, ch'egli si limitava a porre domande sperando che la Corte gli fornisse risposte favorevoli. La Corte delle assise gli ha negato la richiesta audizione, quali testi, di due parti lese, che avrebbero denunciato il 20 % della refurtiva; interrogatorio volto a chiarirne il valore e a definire meglio il luogo comune, accennato dalla Corte di merito vista l'inesistenza di altri elementi addotti dall'imputato in tale contesto, secondo cui le parti civili tenderebbero ad aumentare l'entità dei beni rubati per ottenere un risarcimento maggiore dalle assicurazioni. Al riguardo la CCRP ha stabilito ch'egli né ha invocato un arbitrario accertamento anticipato delle prove né ha spiegato perché le sue critiche sarebbero state ritenute a torto come generiche. 2.3.1 Per sostanziare convenientemente la censura di arbitrio non è sufficiente criticare la decisione impugnata come si farebbe di fronte ad una superiore Corte di appello con completa cognizione in fatto e in diritto (DTF 130 I 26 consid. 2.1; 258 consid. 1.3), atteso che una sentenza non è arbitraria per il solo motivo che un'altra soluzione sarebbe sostenibile o addirittura preferibile, bensì è necessario dimostrare e spiegare perché il giudizio attaccato sia manifestamente insostenibile, in aperto contrasto con la situazione effettiva, fondato su una svista manifesta, oppure in urto palese con il sentimento di giustizia ed equità. Giova ricordare inoltre che il Tribunale federale annulla la decisione cantonale quando essa risulti insostenibile non solo nella motivazione, bensì anche nel risultato (DTF 132 I 13 consid. 5.1; 129 I 8 consid. 2.1, 49 consid. 4 pag. 58). D'altra parte, ciò che è decisivo nella fattispecie, la CCRP ha ritenuto appellatorie, e pertanto inammissibili, gran parte delle censure sollevate: spettava quindi al ricorrente dimostrare, conformemente all'art. 90 cpv. 1 lett. b OG, perché la precedente istanza avrebbe accertato in modo arbitrario l'assenza dei presupposti formali e si sarebbe quindi a torto rifiutata di procedere all'esame di merito (DTF 118 Ib 26 consid. 2b, 134 consid. 2; sentenza 1P.105/2001 citata, consid. 5a). 2.3.2 Ora, le critiche del ricorrente si esauriscono in un richiamo alla nozione di arbitrio, a una critica del giudizio impugnato meramente appellatoria, e quindi inammissibile, a un elenco delle censure formulate dinanzi alla CCRP e alle conclusioni di quest'ultima, sostenendo semplicemente che la sua spiegazione sarebbe stata "assai chiara". 2.4 Anche riguardo all'entità della refurtiva, il ricorrente si limita a elencare alcuni passaggi del ricorso presentato alla CCRP, esponendo poi testualmente il passaggio con cui essa ha dichiarato irricevibile per carenza di motivazione questa censura. Egli ribadisce semplicemente di non aver potuto ottenere l'audizione di due testimoni, per cui durante il dibattimento non avrebbe potuto provare e sviluppare la sua tesi. Anche in questa sede egli neppure tenta di dimostrare perché la CCRP avrebbe ritenuto, a torto, irricevibile la sua censura. Del resto, nel giudizio di primo grado, riguardo all'entità e al valore della refurtiva, è stato più volte ritenuto e precisato che all'imputato non è derivato alcun aggravio della colpa dal fatto che l'atto di accusa si è fondato, come la Corte, sul valore denunciato, senza prendere posizione sul valore reale e commerciale effettivo delle singole refurtive. Ciò poiché di fronte ai numerosi reati commessi, alla recidiva e ad altre considerazioni, esse non hanno avuto peso nella commisurazione della pena. L'entità e il valore della refurtiva non hanno quindi giocato alcun ruolo nella commisurazione della pena. La CCRP ha aggiunto che anche nell'ipotesi in cui si volessero stralciare i dodici furti contestati, non vi sarebbe motivo per contenere la pena per averne commessi 112 invece di 124. In siffatte circostanze mal si comprende perché il ricorrente, che non critica del tutto queste conclusioni, insista ancora, in maniera peraltro del tutto generica, sull'argomento del valore della refurtiva. Né egli tenta di dimostrare perché, nelle descritte circostanze, la Corte di merito avrebbe proceduto a un arbitrario apprezzamento anticipato delle prove richieste, visto che la durata della pena non è stata determinata dall'entità della refurtiva: essa poteva quindi ritenerne l'assunzione non rilevante per l'esito del processo (DTF 131 I 153 consid. 3; 124 I 208 consid. 4a; 122 II 464 consid. 4a). 2.5 Il ricorrente critica poi la conclusione della CCRP, secondo cui le sue argomentazioni relative alla natura della refurtiva, intesa come tipo e quantità della merce rubata, sono del tutto ininfluenti. 2.5.1 Anche in quest'ambito egli si limita a riassumere alcune critiche esposte dinanzi all'ultima istanza cantonale e a riportare testualmente le relative considerazioni, adducendo semplicemente che non si vedrebbe "quale avrebbe dovuto essere l'argomentazione supplementare". Nella minima misura della sua ammissibilità, la critica è manifestamente infondata. 2.5.2 La CCRP ha infatti illustrato i due episodi criticati dal ricorrente di cui il primo riguardante segnatamente il furto di pezzi di argenteria antica, di tazze da caffè, tazzine, piattini, ecc. Al riguardo essa ha accertato che il ricorrente si limitava a domandarsi come avrebbe fatto a trasportare "in un sacco" e per i boschi questa merce senza romperla. Il secondo episodio concerne il furto di un secchiello da champagne e uno da ghiaccio, una legumiera, uno shaker, tra vassoi, posate, oltre a una pelliccia di visone, un mantello di montone rovesciato e un giubbotto di daino: anche in quest'ambito egli chiedeva soltanto come avrebbe potuto bastargli, per portarli, la forza delle braccia. Al riguardo il ricorrente si limita ad affermare che "appare quantomeno poco credibile" ch'egli avrebbe sottratto questa merce senza romperla e ancor meno che, a tale scopo, l'abbia avvolta nella carta. Rilevato ch'egli si muoveva a piedi con un sacco da montagna, non potrebbe essere vero ch'egli avrebbe rubato oggetti delicati o troppo voluminosi. 2.5.3 Queste critiche sono poco serie, tenuto conto che nel giudizio di primo grado è stata rilevata la forza fisica fuori del comune del ricorrente, che trascorreva molte notti all'addiaccio nei boschi e che ha attraversato da solo a piedi l'intera galleria ferroviaria del S. Gottardo. L'accertato trasporto delle porcellane, dell'argenteria e di altri oggetti, venduti poi a dei ricettatori rumeni, in siffatte condizioni, non costituisce un accertamento arbitrario. 2.5.4 Il ricorrente si limita del resto a riproporre le critiche presentate dinanzi alla CCRP contro il giudizio di primo grado, senza confrontarsi tuttavia esplicitamente e puntualmente con le motivazioni addotte dall'ultima istanza cantonale. Come ricordato, nell'ambito del ricorso di diritto pubblico non basta affermare che la decisione della Corte di merito sarebbe arbitraria e di riflesso lo sarebbe anche quella dell'istanza superiore che l'ha confermata. Occorre piuttosto dimostrare per quali ragioni la CCRP avrebbe a torto negato l'arbitrarietà della decisione sottoposta al suo giudizio, ossia perché, nell'ambito di una valutazione oggettiva di tutte le risultanze probatorie, avrebbe confermato una sentenza di condanna nonostante l'esistenza di dubbi rilevanti e insopprimibili sulla colpevolezza dell'accusato (DTF 125 I 492 consid. 1b e rinvii).