Citation: 2P.237/2004 20.10.2004 E. 4

Tenuto conto che le pene disciplinari vanno commisurate in funzione della gravità della colpa e delle possibili conseguenze derivanti dalle mancanze ai doveri professionali (art. 127 cpv. 1 LN), l'autorità cantonale ha ritenuto adeguata, nel caso specifico, la sanzione dell'ammonizione. Anche questa valutazione è perlomeno sostenibile. Non è in effetti errato ravvisare una certa negligenza nell'agire del ricorrente, che vanta una lunga e provata esperienza quale notaio. Le regole che egli ha disatteso in materia di autentica di firma sono invero dei principi logici e basilari, che non gli potevano ragionevolmente sfuggire ed avrebbero dovuto indurlo a maggior cautela. Non è peraltro decisivo che questi principi non siano esplicitamente consacrati dal testo legale o dalla giurisprudenza pubblicata. Non porta a diversa conclusione nemmeno l'allegazione ricorsuale secondo cui le autorità preposte alla tenuta dei registri, di fronte al mancato ossequio di determinate formalità e a possibili violazioni dei doveri professionali da parte dei notai, si limitino in taluni casi a sollecitare le dovute rettifiche. Per quanto questa tesi possa apparire verosimile, questa Corte non può che limitarsi a verificare l'arbitrarietà, o meno, delle infrazioni accertate e delle sanzioni irrogate dall'autorità disciplinare cantonale. Del resto, occorre considerare che l'ammonizione è la sanzione meno grave prevista dall'art. 127 cpv. 1 LN. È quindi plausibile ritenere che, adottando questo provvedimento, l'autorità preposta abbia tenuto conto sia della pluridecennale ed ineccepibile carriera del ricorrente, sia della concreta assenza di pregiudizi rilevanti derivanti dal comportamento sanzionato.