Citation: 6B_1150/2018 E. 3.2

3.2. Nel motivare le sue censure il ricorrente in parte adduce fatti non accertati in sede cantonale, senza al riguardo rispettare le condizioni dell'art. 97 LTF. Così è laddove afferma di soffrire di difficoltà psicologiche oppure di aver dimostrato al giudice di primo grado l'impossibilità di infilare qualcosa nella manica del suo "pile". Trattasi peraltro di elementi che nemmeno risultano dall'incarto cantonale. Questo Tribunale non può pertanto tenerne conto (art. 105 LTF). Per il resto, egli contesta unicamente le motivazioni della CARP, dimenticando che sono complementari a quelle del giudice di prime cure, a cui il giudizio impugnato rinvia in applicazione dell'art. 82 cpv. 4 CPP. La sentenza di prima istanza espone le ragioni per cui le dichiarazioni dell'insorgente risultano intrinsecamente inverosimili e quella di appello evidenzia come siano in più sconfessate dai contenuti dei video agli atti. La valutazione delle prove poggia quindi su una doppia motivazione. Sennonché l'insorgente omette di confrontarsi con ciascuna di esse, limitandosi a quella della CARP (sulle esigenze di motivazione del ricorso in presenza di più motivazioni della sentenza impugnata v. DTF 142 III 364 consid. 2.4 pag. 368). Non spiega quindi perché sarebbe arbitrario considerare inverosimile la sua versione dei fatti, come ritenuto in sede cantonale. In simili circostanze, negare la rilevanza delle altre prove richieste, segnatamente gli ulteriori filmati della videosorveglianza, volte a confermare la tesi difensiva, non procede da un'arbitraria valutazione anticipata delle stesse. Nulla muta al riguardo il mancato reperimento della refurtiva in occasione della perquisizione. Già il Giudice della Pretura penale ha in proposito rilevato che, essendogli noti i sospetti dell'accusatrice privata fin dalla fine del mese di novembre, il ricorrente ha potuto liberarsi degli attrezzi compromettenti senza grandi problemi, considerato il loro limitato valore. Egli ha inoltre precisato che gli oggetti non sono stati rinvenuti neppure all'interno del negozio. Le obiezioni ricorsuali su questo punto appaiono appellatorie e quindi inammissibili (DTF 145 IV 154 consid. 1.1 pag. 156) : l'insorgente osserva unicamente che non avrebbe potuto dare per scontata una perquisizione per merce di poche centinaia di franchi e che sarebbe comunque poco plausibile che si sia liberato della stessa, dopo essersene appropriato, per timore di una simile misura. Tali considerazioni sono lungi dal sostanziare qualsiasi arbitrio. La valutazione delle prove avendo retto alle critiche di arbitrio, si rivela infondata la censura di violazione degli art. 6 CPP e 6 CEDU, nonché del principio in dubio pro reo che, in quest'ambito, si confonde con il divieto dell'arbitrio (DTF 143 IV 500 consid. 1.1). La condanna del ricorrente non viola dunque il diritto.