Citation: 4A_98/2018 E. 5.2

5.2. Il diritto di essere sentito, garantito dagli art. 182 cpv. 3 e 190 cpv. 2 lett. d LDIP ha, in linea di principio, il medesimo contenuto del diritto costituzionale previsto dall'art. 29 cpv. 2 Cost. La giurisprudenza ne ha dedotto che ogni parte ha il diritto di esprimersi sui fatti essenziali per il giudizio, di presentare la sua argomentazione giuridica, di proporre i suoi mezzi di prova sui fatti pertinenti e di partecipare alle udienze del tribunale arbitrale (DTF 142 III 360 consid. 4.1.1, con rinvii). Sebbene il diritto di essere sentito non imponga al tribunale arbitrale di motivare una sentenza emanata nella giurisdizione internazionale, questo ha tuttavia il dovere di esaminare e trattare i problemi pertinenti. Tale dovere è violato quando per inavvertenza o malinteso, il tribunale arbitrale non considera allegati, argomenti e prove presentati da una delle parti e importanti per il lodo (DTF 142 III 360 consid. 4.1.1;133 III 235 consid. 5.2). In concreto occorre innanzitutto osservare che, riferito alla predetta argomentazione ricorsuale, il richiamo all'art. 190 cpv. 2 lett. c LDIP si rivela del tutto inconferente (v. sulla portata di questa norma, supra consid. 4.2). Ma nemmeno l'art. 190 cpv. 2 lett. d LDIP è di soccorso ai ricorrenti. Non sussiste infatti alcun elemento che permetta di ritenere che il Tribunale arbitrale non abbia esaminato e trattato i problemi sottopostigli, atteso che ha segnatamente considerato irrilevante, alla luce dei tre accordi sottoscritti, la circostanza addotta dalla parte convenuta secondo cui il giocatore aveva un altro agente che poteva essere stato in qualche modo coinvolto nel trasferimento. In realtà la censura è inammissibilmente diretta contro l'apprezzamento delle prove e la correttezza del lodo, questioni che non possono essere riviste dal Tribunale federale (sentenze 4A_80/2017 del 25 luglio 2017 consid. 4; 4A_50/2017 dell'11 luglio 2017 consid. 4.3.2).