Citation: 4A_519/2012 E. 5

In via subordinata, la ricorrente sostiene che può compensare l'importo di fr. 29'000-- fatto valere giudizialmente con l'intero mutuo non rimborsato (fr. 26'100.--) ed essere condannata al pagamento di soli fr. 2'900.--. Essa indica che il Pretore ha espressamente riconosciuto la possibilità di compensare le pretese salariali dell'attore con fr. 15'966.-- (3 x 5'322.--) derivanti dal mutuo e afferma che, contrariamente a quanto indicato nella sentenza impugnata, la compensazione di fr. 10'134.-- riferita all'indennità per vacanze poteva, in ragione dell'art. 247 cpv. 2 CPC, essere validamente invocata in sede di appello. L'argomentazione ricorsuale parte dall'errato presupposto che le pretese pecuniarie dell'attore, diverse dal rilascio di un attestato di lavoro, riconosciute dalle autorità cantonali ammontino a soli fr. 29'000.--. Sennonché in realtà esse si assommano a fr. 49'697.70 (v. sopra, fatti lett. A.b), motivo per cui, anche deducendo l'importo di fr. 15'966.-- che è stato riconosciuto compensabile, l'ammontare residuo delle pretese attoree supera la cifra di fr. 29'000.-- al cui pagamento è stata condannata la ricorrente. Per quanto attiene poi alla compensazione della pretesa per vacanze non godute obiettata solo innanzi all'ultima istanza cantonale è necessario ricordare che, contrariamente a quanto sostiene la ricorrente, nella procedura di appello la ricevibilità di nuovi fatti è esclusivamente retta dall'art. 317 cpv. 1 CPC e ciò anche nelle procedure elencate dall'art. 247 cpv. 2 CPC (DTF 138 III 625 consid. 2). Ora, nemmeno la ricorrente afferma che i presupposti previsti dall'art. 317 cpv. 1 CPC fossero in concreto realizzati.