Citation: 2C_1105/2018 E. 4.5

4.5. Al beneficio di permessi stagionali tra il 1986 e il 1990, il ricorrente si è visto accordare un permesso di dimora alla fine del 1990, il quale è stato trasformato nel 1995 in un permesso di domicilio e poi, con l'entrata in vigore dell'ALC (2002) in un permesso di domicilio UE/AELS. Il ricorrente si è stabilito in Svizzera nel 1990, all'età di 23 anni e mezzo. Vi si è sposato lo stesso anno con una connazionale con la quale vive tuttora; il suo matrimonio può quindi definirsi di lunga durata. La coppia ha avuto due figli, entrambi maggiorenni, che hanno anche acquisito la nazionalità svizzera, e che vivono e lavorano o studiano nel nostro Paese. Da quando è qui il ricorrente ha sempre esercitato un mestiere, tranne un'interruzione in seguito alla carcerazione preventiva subita dal 3 febbraio al 12 marzo 2015. Uscito di prigione ha subito ripreso a lavorare, cumulando anche diversi impieghi. Come da lui affermato senza essere contraddetto dalle autorità cantonali, ha una rete sociale di amici ed è apprezzato sui diversi posti di lavoro. Non è mai stato a carico della pubblica assistenza, non ha debiti, non vi sono procedure esecutive in corso contro di lui né sono stati emessi nei suoi confronti attestati di carenza beni. La condanna penale inflittagli nel 2015, dopo un quarto di secolo di residenza in Svizzera, per i reati di cui si è detto, e che ha dato adito alla procedura di revoca oggetto di disamina, è l'unica a suo carico. Come risulta dall'incarto di causa, a parte quest'episodio isolato, il ricorrente non ha infatti mai occupato le autorità giudiziarie, né prima né dopo la condanna del 2015, né in Svizzera né peraltro nel suo paese d'origine, come attestato dall'estratto del casellario giudiziale portoghese figurante agli atti. In altre parole non vi è (stata) reiterata delinquenza da parte sua. Al riguardo va aggiunto che, come adotto dall'interessato, senza essere smentito dalle autorità cantonali, egli ha smesso di propria iniziativa l'attività delittuosa, ha riconosciuto le proprie colpe e ha collaborato con gli inquirenti, anche dopo la sua condanna, ciò che ha permesso di arrestare il suo fornitore. In un simile comportamento si può intravvedere una presa di coscienza nonché una manifestata intenzione di non volere continuare sulla via della delinquenza. Il ricorrente, installatosi in Svizzera all'età di 23 anni, vi viveva da 28 anni quando il Tribunale amministrativo cantonale si è pronunciato, ossia da un tempo maggiore di quello trascorso nel proprio paese di origine. Premesse queste considerazioni, rammentato che la condanna penale è un episodio isolato, che l'interessato, il quale vive e lavora in Svizzera da ben più di un quarto di secolo, ha vissuto più anni nel nostro Paese che in Portogallo, la sua possibile reintegrazione nel paese d'origine, così come prospettata dalla Corte cantonale si rivelerebbe sicuramente eccessivamente difficile per lui, tenuto conto della sua età e degli anni passati all'estero. Sebbene la presente fattispecie costituisca un caso limite, il rispetto del principio della proporzionalità e la ponderazione degli interessi imposta dagli art. 96 cpv. 2 vLStr e 8 n. 2 CEDU depongono in favore dell'interesse privato del ricorrente a rimanere in un paese dove, da più di un quarto di secolo, vive con la moglie e i figli (sebbene questi siano ormai maggiorenni) e dove lavora a soddisfazione dei diversi datori di lavori.