Citation: 5D_190/2013 E. 5.3

5.3. La ricorrente ammette, in fatto, di avere irritamente indirizzato la propria opposizione al decreto ingiuntivo direttamente al Tribunale civile di Bologna anziché all'ufficio giudiziario, ma ritiene che il giudice italiano avrebbe, in applicazione degli art. 164 e 647 del proprio codice di rito, dovuto segnalarle l'errore e rinnovare la notificazione. Non conformandosi a tale modo di procedere, non solo il giudizio sarebbe nullo, ma il giudice italiano le avrebbe anche, all'atto pratico, precluso la possibilità di esprimersi; visto che il diritto di essere sentito è " una pietra miliare " del diritto svizzero, il riconoscimento e la dichiarazione di esecutività del decreto ingiuntivo in oggetto sarebbero manifestamente contrari all'ordine pubblico svizzero. A leggere con attenzione il ricorso, appare evidente che la ricorrente - sebbene si esprima in termini perentori ed altisonanti - discute liberamente le nozioni di diritto esposte sopra; una censura di arbitraria applicazione del diritto, anche sprovvista di esplicito rinvio all'art. 9 Cost., non è ravvisabile. Ciò facendo, essa disattende in maniera manifesta le esigenze di motivazione valide nel quadro del ricorso sussidiario in materia costituzionale e, più genericamente, applicabili a censure di carattere costituzionale (supra consid. 1.3; art. 117 e 106 cpv. 2 LTF). La censura è pertanto inammissibile.