Citation: 5A_601/2021 E. 3

Il decreto impugnato, che respinge un'istanza di effetto sospensivo, è una decisione in materia di misure cautelari ai sensi dell'art. 98 LTF (v. DTF 137 III 475 consid. 2 con rinvii), per cui la parte ricorrente può far valere soltanto la violazione di diritti costituzionali. Conformemente all'art. 106 cpv. 2 LTF, la parte ricorrente deve indicare i diritti costituzionali ritenuti lesi e spiegare, con un'argomentazione puntuale e precisa attinente alla sentenza impugnata, in cosa consiste la lesione (DTF 143 II 283 consid. 1.2.2; 142 III 364 consid. 2.4; 134 II 244 consid. 2.2). Nel rimedio all'esame l'insorgente afferma di aver ossequiato il requisito della solvibilità, mentre con riferimento al requisito dell'estinzione del debito sostiene che "un lieve ritardo nel riversamento dell'importo in oggetto non può costituire motivo per decretare il fallimento inappellabile della società, ma soprattutto non può assurgere a motivo per respingere la domanda di effetto sospensivo" con "danno grave e irreparabile per la ricorrente" e lamenta "un formalismo eccessivo, che è corollario del diritto di essere sentiti (art. 29 cpv. 2 Cost. fed.) ed un arbitrio (art. 9 Cost. fed.) ". Tale generica motivazione non soddisfa però, manifestamente, le severe esigenze dell'art. 106 cpv. 2 LTF: l'insorgente non si confronta con l'argomentazione dei Giudici cantonali secondo cui, conformemente alla DTF 136 III 294 consid. 3.2, i motivi ostativi al fallimento dell'art. 174 cpv. 2 LEF devonoessere realizzati entro la scadenza del termine di reclamo e non sostanzia in che modo l'autorità precedente avrebbe leso i menzionati diritti costituzionali per aver quindi ritenuto che il reclamo appariva a prima vista sprovvisto di possibilità di esito favorevole e non poteva così beneficiare dell'effetto sospensivo.