Citation: 6P.98/2006 20.10.2006 E. 6

6. Ricorso per cassazione di A.________ (6S.206/2006) 6.1 Nel quadro del ricorso per cassazione A.________ sostiene dapprima che la Corte di cassazione e di revisione penale ha violato il diritto federale e meglio il principio "in dubio pro reo" siccome i fatti constatati relativamente all'elettrocuzione subita dalla vittima devono far nascere il dubbio circa la sua responsabilità penale (ricorso pag. 5, v. anche pag. 18 in relazione alla pretesa interruzione del nesso causale). Così facendo egli omette tuttavia di considerare che la violazione del principio "in dubio pro reo", data la sua natura costituzionale, va fatta valere con ricorso di diritto pubblico ed è inammissibile in un ricorso per cassazione (v. art. 269 PP; DTF 127 I 38 consid. 2a; 120 Ia 31 consid. 2e). Parimenti inammissibili, in applicazione dell'art. 273 cpv. 1 lett. b PP, sono le sue ulteriori contestazioni relative all'accertamento dei fatti e alla valutazione delle testimonianze, contenute a pag. 5 e segg. del gravame. 6.2 Il ricorrente sostiene in secondo luogo che il comportamento illecito a lui rimproverato, e meglio l'avere omesso di effettuare i controlli degli impianti elettrici o quanto meno di informarsi sulla funzione del cavo elettrico e se lo stesso trasportasse ancora corrente, non è stato in alcun modo proprio a produrre o a favorire il decesso della vittima (ricorso pag. 8). Anche qualora il cavo fosse stato allacciato e installato in modo conforme, sarebbe comunque stato sotto tensione nello stato in cui era (lacerato e penzolante) al momento in cui è stato afferrato da G.C.________. L'istruttoria di causa non è stata in grado di chiarire cosa abbia lacerato il cavo. Il perito S.________ ha tuttavia formulato l'ipotesi che si sia trattato di una macchina da cantiere che avrebbe strappato il cavo. Comunque sia, trattandosi di un'ipotesi, non di un fatto accertato, nulla permetterebbe di concludere che se il ricorrente avesse eseguito i controlli in questione, l'evento eccezionale che ha determinato lo strappo del cavo non si sarebbe prodotto. Anzi pensando all'intervento di una macchina da cantiere, i controlli che il ricorrente avrebbe dovuto eseguire non lo avrebbero posto al riparo dal rischio (di fatto concretizzatosi) che il cavo venisse comunque strappato durante tali lavori e poi abbandonato penzolante sopra il fiume Breggia. Nella misura in cui il cavo elettrico non presentava segni di usura, il comportamento illecito che ha cagionato il decesso della vittima non risiederebbe nel fatto che il cavo fosse sotto tensione quanto invece nella rottura del cavo e nel suo susseguente abbandono penzolante sopra un fiume frequentato da bagnanti, con la parte finale lacerata e, quindi, priva di isolazione. Per questo comportamento il ricorrente non sarebbe tuttavia punibile siccome completamente all'oscuro di tali circostanze (ricorso pag. 9). Inoltre dato che il giudizio impugnato ha accertato che il cavo elettrico si trovava nella posizione pericolosa sopra il fiume Breggia nello stato dinanzi citato sicuramente almeno dal 23 giugno 2001, data dell'incidente mortale, trattandosi di un sabato il ricorrente sostiene che non poteva trovarsi sul posto e pertanto non aveva conoscenza del pericolo al quale i bagnanti erano esposti e non aveva pertanto alcuna possibilità di intervenire. Egli conclude quindi che non esisterebbe alcun nesso di causalità adeguato tra le omissioni illecite a lui imputate e l'evento mortale (ricorso pag. 9 e seg.). 6.3 Le critiche del ricorrente non sono fondate. I numerosi difetti dell'impianto elettrico sono stati accertati dal perito, l'ingegner S.________, e sono fuori discussione (v. sentenza impugnata pag. 12). Come mai il cavo penzolasse dal ponte non si sa con precisione, anche se il perito ha prospettato l'ipotesi di uno strappo accidentale da parte di una macchina di cantiere. Come mai il cavo elettrico terminasse con un cappio e chi sia riuscito a fare un tale nodo, sono anch'essi interrogativi che l'autorità giudiziaria non ha potuto che lasciare senza riposta (v. sentenza impugnata pag. 13). Queste incognite non sono tuttavia di rilievo per giudicare la responsabilità del ricorrente, la quale nasce da pregresse omissioni sussistenti a prescindere dalle cause immediate che hanno dato luogo allo strappo e al penzolamento del cavo. Tali omissioni sono in rapporto di causalità adeguata con l'evento in questione, poiché se il ricorrente avesse provveduto a compiere o a far compiere le verifiche specifiche che gli incombevano (v. infra consid. 6.4.4), sarebbero pacificamente emerse le irregolarità dell'impianto visto che secondo la perizia tecnica esso non risultava "minimamente conforme alle normative che regolano la materia" (v. incarto cantonale doc. 3.2, pag. 2): assodata in particolare l'inadeguatezza del cavo usato (esterno, non protetto) esso avrebbe dovuto essere perlomeno sostituito con uno "armato" e meglio fissato al ponte, come tale molto più difficile da strappare, anche se quasi certamente, considerato come l'intera installazione non avesse comunque più nessuna funzione da quando la pompa era stata disattivata in una data situata dall'autorità cantonale tra il 1990 ed il 1995, essa sarebbe stata semplicemente eliminata, come aveva del resto auspicato l'Ispettorato federale degli impianti a corrente forte dopo la sua ispezione del 5 maggio 1994 con generico riferimento a tutte le installazioni fuori servizio (v. incarto cantonale doc. 5.3 allegato A, pag. 3 n. 10). Il fatto che l'incidente si sia verificato di sabato e che egli non sapesse che il cavo si trovava in quello stato, non ha influenza sulla sua responsabilità, visto che essa si fonda sulle suddette omissioni e non sulla consapevolezza del concreto stato del cavo "incriminato" il giorno dell'incidente. Ovviamente se fosse addirittura stato consapevole della situazione in cui si trovava il cavo quel giorno, il suo grado di colpevolezza sarebbe stato maggiore. Questo fatto toccherebbe però la problematica della commisurazione della pena giusta l'art. 63 CP, qui per altro non in discussione, e non la tipicità in quanto tale della sua condotta omissiva. 6.4 Il ricorrente aggiunge che nella denegatissima ipotesi in cui il Tribunale federale dovesse ritenere adempiuta la condizione dell'esistenza di un nesso di causalità adeguata, esisterebbero numerose circostanze interruttive di tale nesso. Anche nella misura in cui le diverse circostanze esaminate individualmente non dispongano di un sufficiente carattere interruttivo del nesso di causalità, nel loro insieme esse dimostrerebbero un incontestabile concorso di cause eccezionali e imprevedibili tali da interrompere la causalità adeguata tra la negligenza imputata al ricorrente e l'annegamento di G.C.________ (ricorso pag. 10). 6.4.1 Per quanto riguarda le singole circostanze interruttive di tale nesso, il ricorrente sostiene che prima di bagnarsi fatalmente nel fiume Breggia, la vittima aveva assunto un mix di farmaci antidepressivi e di stupefacenti che ne ha certamente ridotto le facoltà mentali e fisiche. Il rischio assunto dalla vittima in tal modo andrebbe quindi considerato come una concolpa certamente influente sul nesso di causalità, tanto da escluderlo. Egli aggiunge che il cavo non poteva oggettivamente essere scambiato per una corda, visto che era in PVC di colore nero, semplice, non armato, ed era quindi facilmente riconoscibile dalla vittima, un uomo ventiseienne, di professione operaio, certamente in grado di riconoscere il pericolo che esso nascondeva (ricorso pag. 11). Qualsiasi persona ragionevole e prudente si sarebbe accorta quantomeno al momento di afferrare il cavo che lo stesso non costituiva una corda e tantomeno uno strumento idoneo al gioco che la vittima si apprestava a compiere (ricorso pag. 12 e seg.). Inoltre il teste P.________ aveva precisato di non avere notato alcun cavo penzolare dal ponte benché fosse passato da quelle parti pochi giorni prima. Ne consegue che la presenza del cavo che penzolava dal ponte era una assoluta novità per i bagnanti ed in particolare per la vittima, la quale avrebbe dovuto preventivamente accertarsi a cosa stava per aggrapparsi. Il ricorrente conclude che vi è stato un comportamento imprevedibile e temerario della vittima che avrebbe inequivocabilmente influito sulla dinamica dell'incidente (ricorso pag. 13). 6.4.2 Laddove afferma che la vittima aveva assunto una miscela di farmaci e di stupefacenti che ne avrebbero ridotto le facoltà mentali, il ricorrente sostiene un fatto contrario a quanto accertato dall'autorità cantonale, la quale ha chiaramente escluso, in maniera giudicata non arbitraria nell'esame del parallelo ricorso di diritto pubblico, che le tracce di queste sostanze trovate nel sangue della vittima abbiano potuto avere influenza sull'incidente (v. sopra consid. 5.4). Orientata contro gli accertamenti di fatto la censura è dunque inammissibile in questa sede (art. 273 cpv. 1 lett. b PP). Per quanto riguarda il comportamento della vittima, l'autorità cantonale ha accertato che da anni il luogo dell'annegamento è frequentato da gente della zona, sicché il contesto ludico poteva far credere anche a un terzo ragionevole che il cavo elettrico fosse un innocuo tubo di gomma, magari addirittura predisposto al divertimento dei bagnanti, il cappio all'estremità rendendo ancora più simile il cavo ad un'ordinaria fune. Del resto i testimoni hanno tutti confermato di non avere pensato che si potesse trattare di un cavo elettrico (sentenza impugnata pag. 8). A fronte di questi accertamenti del giudice del merito la CCRP ha giustamente concluso che il comportamento della vittima non può essere considerato imprevedibile e sconsiderato tanto da interrompere il nesso di causalità adeguata. Su questo punto il ricorso va pertanto respinto. 6.4.3 Per quanto riguarda le irregolarità dell'impianto in discussione, il ricorrente afferma che esse sarebbero da addebitare unicamente agli errori di B.________ e di K.________, visto che lui invece non aveva alcuna nozione di elettrotecnica, né ha eseguito personalmente manipolazioni dell'impianto elettrico (ricorso pag. 14 e seg.). 6.4.4 Così argomentando il ricorrente omette di considerare che la sua posizione di garante è da porre in relazione all'uso a titolo esclusivo della "baracca dei minatori" ed è indipendente dalle eventuali responsabilità di terzi. L'art. 20 LIE prevede che la vigilanza sugli impianti elettrici e la cura di verificare se sono in buono stato appartiene ai loro possessori (proprietario, conduttore, ecc.), definiti esercenti all'art. 3 n. 5 dell'ordinanza del 30 marzo 1994 sugli impianti elettrici a corrente forte (RS 734.2). Tale ordinanza concretizza l'obbligo di vigilanza prescrivendo in particolare che gli impianti e i dispositivi elettrici a essi raccordati devono essere costruiti, modificati, mantenuti e controllati secondo le prescrizioni dell'ordinanza medesima, oltre che secondo le regole riconosciute dalla tecnica (art. 4 cpv. 1). Inoltre gli esercenti sono tenuti a provvedere in permanenza alla manutenzione dei loro impianti a corrente forte, a pulirli e a controllarli periodicamente, eventualmente affidando a terzi l'esecuzione dei lavori (art. 17). Orbene nella fattispecie è accertato in maniera insindacabile che il cavo era parte di un impianto a corrente forte a bassa tensione (sentenza impugnata pag. 11). Il ricorrente ha ricevuto in subappalto la discarica sul terreno della X.________ SA, compresa la baracca in narrativa, adibita inizialmente a locale di ristoro e poi anche ad altri scopi. Il quadro elettrico ed i cavi che dipartivano da tale quadro erano oggettivamente parte della baracca in questione. Egli sapeva dell'esistenza del cavo "incriminato" anche se non sapeva esattamente dove andasse a finire, per cui anche sotto il profilo soggettivo va considerato suo possessore (Betriebsinhaber, exploitant) ai sensi dell'art. 20 LIE. Come tale era tenuto ad effettuare le necessarie verifiche per evitare i pericoli che derivano dagli impianti di corrente elettrica. Il fatto che, per altre ragioni, anche B.________ fosse tenuto ad adottare simili verifiche non costituisce fattore interruttivo della causalità adeguata. Vi è al contrario concorso di colpe per le quali ogni singolo responsabile risponde in maniera indipendente (sulla partecipazione di più persone ad un reato colposo v. Stefan Trechsel/ Peter Noll, Schweizerisches Strafrecht, Allgemeiner Teil I, 6a ed., Zurigo 2004, pag. 206; Jörg Rehberg/ Andreas Donatsch, Strafrecht I, Verbrechenslehre, 6a ed., Zurigo 2001, pag. 313; Guido Jenny, Commentario basilese, n. 105 ad art. 18 CP). 6.4.5 A mente del ricorrente il giudizio impugnato non sarebbe stato in grado di chiarire come mai il cavo penzolasse dal ponte. Nella misura in cui il ricorrente ignorava che tale cavo passasse sotto il ponte e che lo stesso penzolasse sopra il fiume, egli non poteva nemmeno accorgersi della situazione così creatasi e della sua pericolosità. Egli non era pertanto in grado di assumere alcuna misura idonea a prevenire il pericolo generato dalla lacerazione e dal penzolamento del cavo sopra il fiume Breggia (ricorso pag. 13). 6.4.6 Anche questa doglianza ricorsuale cade nel vuoto già per il solo fatto che l'autorità cantonale ha comunque accertato che egli frequentava quotidianamente la "baracca dei minatori" per cui non poteva ignorare quel cavo che partiva dal quadro elettrico al suo interno. Nella sua posizione di garante egli avrebbe dovuto verificare perciò a cosa servisse e dove andasse a finire all'esterno. Nella stessa situazione una persona ragionevole, vedendo un cavo allacciato al quadro elettrico, doveva presumere che da lì passava corrente, sicché avrebbe dovuto informarsi presso la X.________ SA, sincerandosi che il cavo fosse disattivato, incaricando poi, se del caso, un tecnico o una persona competente, oppure chiedendo una verifica da parte dell'Ispettorato federale degli impianti a corrente forte. Omettendo ogni controllo, a prescindere dal fatto di sapere o meno che il cavo passasse sotto il ponte e fosse lacerato, egli ha violato le regole di diligenza e prudenza che doveva osservare in qualità di garante. 6.4.7 Il ricorrente sostiene anche che per l'incidente sono stati decisivi unicamente la lacerazione e il penzolamento del cavo come una liana sul fiume Breggia, visto che l'incidente non si sarebbe certamente verificato qualora il cavo, seppur sotto tensione, fosse rimasto nella sua posizione originale lungo il ponte (ricorso pag. 15). Al ricorrente potrebbe essere rimproverato un comportamento idoneo secondo la comune esperienza e l'andamento generale delle cose a cagionare o a favorire l'incidente avvenuto a G.C.________ unicamente nella misura in cui egli fosse stato a conoscenza del penzolamento del cavo sul fiume e della sua lacerazione ad una estremità, cosa che invece egli nega nel gravame, sostenendo di essere stato all'oscuro della stessa esistenza del cavo elettrico in discussione (ricorso pag. 16). 6.4.8 Non senza ripetitività argomentativa l'insorgente omette nuovamente di considerare la natura della sua responsabilità in qualità di garante. Essa non deriva infatti dal fatto di sapere o meno che il cavo fosse lacerato e penzolasse dal ponte, ma dal fatto di essersi da sempre disinteressato allo stesso, mai adottando i necessari provvedimenti cui era tenuto sapendo di quel cavo elettrico che usciva dalla baracca da lui quotidianamente utilizzata. Le sopraccitate concause dell'incidente non sono quindi di natura tale da interrompere il nesso di causalità adeguata. Nella misura in cui sostiene di non avere saputo del cavo in questione, egli fa per altro un'affermazione contraria agli stessi accertamenti di fatto protetti nell'esame del suo parallelo ricorso di diritto pubblico (v. consid. 4.7), per cui su questo punto l'impugnativa è inammissibile giusta l'art. 273 cpv. 1 lett. b PP. 6.4.9 Il ricorrente aggiunge che la balneazione nel fiume Breggia avviene in maniera selvaggia e non è mai stata autorizzata in alcun modo dalle autorità locali e che inoltre il ponte sul fiume non costituisce certo una piattaforma per la balneazione né tanto meno un trampolino per gettarsi in acqua. Vi sarebbe quindi una grave concolpa della vittima che avrebbe ulteriormente interrotto il nesso di causalità adeguata (ricorso pag. 17). 6.4.10 Contrariamente a quanto preteso dal ricorrente, dagli atti non risulta che G.C.________ si sia tuffato dal ponte né che nel luogo in questione la balneazione fosse vietata. Le autorità cantonali hanno anzi accertato che il luogo era da anni frequentato dai bagnanti (v. sentenza impugnata pag. 8), per cui già questo fatto avrebbe dovuto rendere particolarmente attento il ricorrente sulla necessità di adottare le necessarie verifiche al cavo in questione per non mettere in pericolo le numerose persone che frequentano la zona. In ogni caso, sulla base dei vincolanti accertamenti di fatto dell'autorità cantonale (art. 277bis cpv. 1 PP), il comportamento di G.C.________, in una zona da lungo tempo frequentata da bagnanti, non può essere definito né imprevedibile né sconsiderato. Negando anche in questo caso l'interruzione del nesso di causalità adeguata, i giudici ticinesi non hanno quindi violato il diritto federale. 6.5 Da quanto sopra discende che la CCRP non ha violato il diritto federale ed il ricorso per cassazione di A.________ va respinto nella misura della sua ammissibilità. Le spese seguono la soccombenza (art. 278 cpv. 1 PP).