Citation: 4A_539/2021 E. 6.1.2

6.1.2. Riferendosi alle colpe della banca, i giudici cantonali hanno reputato la lingua usata negli ordini del 15, 18, 24 e 30 ottobre 2013 dai pirati informatici inidonea a farla insospettire, essendo quelle email compatibili con altri scritti del cliente e che l'espressione "should I send" utilizzata nell'ultimo messaggio poteva ricondursi a uno sbaglio di battitura. Che poi la banca dovesse eseguire ulteriori verifiche, l'aveva rilevato anche il Pretore aggiunto, che le ha del resto addossato una responsabilità per quanto accaduto. Infine, per la Corte cantonale la segnalazione dell'appellante al direttore della banca del 15 febbraio 2013 relativa a un episodio di "hackeraggio" subìto da un suo amico, con l'invito ad adottare un sistema di controllo degli ordini più strutturato, non bastava a incrementare sostanzialmente la gravità di quanto commesso dalla banca. Tutto ponderato, in sintesi, se le colpe della banca erano gravi, esse non raggiungevano un'intensità tale da interrompere il nesso di causalità tra la negligenza dell'attore e il danno verificatosi, ma giustificavano unicamente suddivisione di quest'ultimo fra le parti.