Citation: 1C_4/2018 E. 5.3

5.3. Le ricorrenti sostengono che nella fattispecie la portata Q347 non sarebbe stata determinata correttamente né dalla concessionaria né dall'autorità cantonale, siccome non sarebbe stato considerato lo stato naturale del corso d'acqua. Adducono che sarebbe occorso sommare i volumi di acqua giornalieri nei punti di misurazione di Valbella e di Buseno, fissando poi sulla base di tali valori la portata Q347 del corso d'acqua. Rimprovera all'UNA di avere determinato a torto la portata Q347 addizionando quella misurata a Valbella con quella accertata a Buseno, nonché di essersi scostata verso il basso dal deflusso residuale minimo di 414 l/s stabilito inizialmente. Con queste argomentazioni le ricorrenti non si confrontano puntualmente con i considerandi del giudizio impugnato e non fanno valere una violazione del diritto federale con una motivazione conforme alle esigenze dell'art. 42 cpv. 2 LTF (cfr., sulle esigenze di motivazione, DTF 134 II 244 consid. 2.1). Peraltro, il calcolo della portata Q347 costituisce una questione tecnica, riguardo alla quale l'autorità amministrativa specialistica dispone di conoscenze dettagliate e che il Tribunale federale esamina con riserbo (DTF 125 II 643 consid. 4a; 115 Ib 131 consid. pag. 135 seg.). In concreto, la Corte cantonale ha rilevato che la portata Q347 è stata stabilita fondandosi sul deflusso del corso d'acqua allo stato naturale (cfr. sentenza impugnata, consid. 8a/cc e 8c/cc). Nella presa di posizione del 30 ottobre 2015, l'UNA si è confrontata con il calcolo della portata Q347 presentato dalla concessionaria nel rapporto del 12 maggio 2015, rielaborandolo sulla base dei dati più recenti. Ha pertanto stabilito in 100 l/s il valore della portata Q347 a Valbella e in 750 l/s quello presso la stazione di misurazione di Buseno, determinando in 850 l/s la portata Q347 per quanto concerne il deflusso naturale della Calancasca in corrispondenza della captazione litigiosa. In modo conforme all'art. 31 cpv. 1 LPAc, ha di conseguenza fissato in 388 l/s il deflusso residuale minimo. Contrariamente alla tesi delle ricorrenti, risulta quindi che l'autorità cantonale specializzata non si è limitata a considerare il tratto con deflusso residuale a valle della captazione di Valbella, ma ha determinato la portata Q347 del corso d'acqua con riferimento anche al settore del bacino imbrifero a monte, tenendo conto sia del valore misurato all'altezza di Valbella sia di quello rilevato a Buseno. Nella risposta al ricorso, l'UFAM ha ritenuto questo modo di procedere sostanzialmente corretto. Le ricorrenti contestano in maniera generica il fatto che la portata Q347 sia stata determinata addizionando i due citati valori parziali, ma non mettono seriamente in dubbio la modalità di calcolo, segnatamente mediante un referto specialistico (cfr. sentenza 1C_526/2015, citata, consid. 6.7 e 10 non pubblicati in DTF 142 II 517). Non rendono quindi ravvisabili gli estremi di una violazione del diritto federale. Laddove le ricorrenti criticano poi il fatto che l'UNA abbia diminuito il deflusso residuale minimo giusta l'art. 31 cpv. 1 LPAc di 414 l/s stabilito inizialmente, disattendono che tale valore si basava su una portata Q347 di 934 l/s (cfr. presa di posizione dell'UNA del 20 agosto 2013). In seguito, l'autorità cantonale ha però eseguito un nuovo calcolo sulla base di dati più aggiornati e completi, in particolare per quanto concerne i volumi d'acqua giornalieri misurati presso la captazione di Valbella, giungendo al risultato di una portata Q347 di 850 l/s e conseguentemente a un deflusso residuale minimo di 388 l/s (cfr. presa di posizione dell'UNA del 30 ottobre 2015). Peraltro, il deflusso residuale minimo di 388 l/s, stabilito definitivamente dal Governo nella decisione di approvazione della concessione, era stato esplicitamente riconosciuto dalle ricorrenti nel corso della procedura di opposizione (cfr. opposizione completiva del 23 dicembre 2015). Contestandolo successivamente, dopo avervi aderito, le ricorrenti hanno violato il principio della buona fede. Questo principio, da cui deriva il divieto del comportamento contraddittorio, avrebbe infatti imposto loro di fare valere già in prima istanza eventuali obiezioni giuridicamente rilevanti contro il valore calcolato dall'autorità cantonale specialistica e di non sollevarle soltanto nella procedura ricorsuale, dopo l'emanazione della decisione governativa a loro sfavorevole (DTF 143 IV 397 consid. 3.4.2 pag. 406; 143 V 66 consid. 4.3 e rinvii).