Citation: 2D_71/2008 09.03.2009 E. 5

5.1 La nozione di contestazione di carattere civile deve essere interpretata in modo autonomo, cioè non nel senso comunemente inteso dal diritto svizzero, bensì secondo la prassi della Corte europea dei diritti dell'uomo. Essa include pertanto non solo contestazioni di diritto civile in senso stretto, ma anche atti amministrativi emanati da un'autorità nell'esercizio del pubblico potere, nella misura in cui si ripercuotono su diritti e doveri di natura privatistica (DTF 134 I 140 consid. 5.2; 130 I 388 consid. 5.1; 130 II 425 consid. 2.2). In quest'ottica possono avere carattere civile anche le decisioni con cui ad una persona viene negato il permesso di svolgere una professione oppure con cui potrebbe venir revocata l'autorizzazione ad esercitarla, ad esempio le cause concernenti il rifiuto di iscrivere un giurista nell'albo dei praticanti oppure l'adozione di provvedimenti disciplinari nei confronti di un avvocato (DTF 131 I 467 consid. 2.5; sentenza CorteEDU De Moor c. Belgio del 23 giugno 1994, serie A vol. 292 A, n. 46-47; decisione [di ricevibilità] CorteEDU Hurter c. Svizzera dell'8 luglio 2004). Per contro le vertenze su esami scolastici o universitari non rientrano nel campo d'applicazione dell'art. 6 n. 1 CEDU. La valutazione delle conoscenze materiali richieste ad un determinato stadio formativo è infatti solo limitatamente giustiziabile e si distanzia a tal punto dal compito usuale di un giudice da non rappresentare una contestazione (cfr. il testo francese dell'art. 6 n. 1 CEDU) su diritti di carattere civile (DTF 131 I 467 consid. 2.7; 128 I 288 consid. 2.7; sentenza 1P.4/1999 del 16 giugno 1999 consid. 6, in ZBl 101/2000 pag. 665). 5.2 Considerato che negli ambiti menzionati le conclusioni tratte sono differenti, si pone il problema di sapere se l'art. 6 CEDU sia applicabile a decisioni su esami da cui dipende direttamente l'accesso ad una professione, com'è il caso per gli esami di avvocato. Il Tribunale federale si è già occupato più volte di questo tema. Dapprima in varie occasioni, tra cui in un caso concernente il Canton Ticino, ha lasciato aperta la questione (sentenza 2P.179/2001 del 30 novembre 2001 consid. 5, in RSDIE 2002 pag. 430; cfr. anche sentenza 2P.102/1995 del 10 novembre 1995 consid. 2; sentenza 2P.29/1996 del 29 novembre 1996 consid. 2). Nella sentenza pubblicata in DTF 131 I 467 si è poi fondato sulla distinzione operata dalla Corte europea dei diritti dell'uomo tra gli aspetti formali della legalità della procedura e gli aspetti materiali della valutazione delle conoscenze necessarie per esercitare una data professione, negando l'applicabilità dell'art. 6 CEDU nei casi in cui la controversia concerne esclusivamente questi ultimi aspetti (DTF 131 I 467 consid. 2.9; sentenza CorteEDU van Marle c. Paesi Bassi del 26 giugno 1986, serie A vol. 101, n. 34-38). Riprendendo coerentemente tale prassi, l'esistenza di una contestazione suscettibile di essere sottoposta al giudizio di un'autorità giudiziaria deve quindi essere ammessa laddove vengono sollevati vizi procedurali. Sancito questo principio, la Corte europea dei diritti dell'uomo non ha poi avuto necessità di precisare se anche il requisito relativo al carattere civile dei diritti toccati fosse adempiuto. Nel caso su cui si è pronunciata i ricorrenti hanno infatti fatto valere soltanto censure inerenti la valutazione di merito dell'esame (sentenza van Marle, n. 38). Ad ogni modo, come già osservato, hanno natura civile non solo i provvedimenti con cui viene limitato il diritto di esercitare una professione che già viene svolta, ma anche quelli che negano l'autorizzazione a praticare per la prima volta una determinata attività (cfr. consid. 5.1; DTF 131 I 467 consid. 2.7; sentenza De Moor, n. 42, 46-47). Se ne deve pertanto concludere che nella limitata misura in cui integrano gli estremi di una contestazione, i litigi attinenti ad esami di capacità per l'esercizio di una professione soggiacciono all'art. 6 n. 1 CEDU (HAEFLIGER/ SCHÜRMANN, Die europäische Menschenrechtskonvention und die Schweiz, 2a ed. 1999, pag. 143 seg.). 5.3 Nel caso di specie, il ricorrente lamenta la violazione del diritto alla parità di trattamento (art. 8 Cost.), del divieto d'arbitrio (art. 9 Cost.) e del diritto di essere sentito (art. 29 cpv. 2 Cost.). Le prime due censure, così come proposte, appaiono in stretta connessione con la valutazione materiale delle prove sostenute. La violazione del diritto di essere sentito, ravvisata nella carenza di motivazione della decisione impugnata (cfr. DTF 134 I 83 consid. 4.1; 133 I 270 consid. 3.1; 133 III 439 consid. 3.3), costituisce invece una critica riguardante lo svolgimento formale della procedura. Diversamente da quanto sostiene la Camera per l'avvocatura ed il notariato, tale censura non esula peraltro dal contesto della vertenza, in quanto non si confonde con le doglianze sollevate nell'istanza di riesame, non ulteriormente impugnata (cfr. sentenza 2P.7/2000 del 17 aprile 2000 consid. 2c/bb, in RDAT II-2000 n. 13). La censura non appare nemmeno invocata in maniera puramente pretestuosa. In effetti l'oralità della procedura non permette per sua natura di verificare a posteriori la sufficienza delle spiegazioni fornite durante il colloquio. Inoltre è vero che, per ovviare a questa lacuna probatoria, dinanzi al Tribunale federale è stata prodotta la relazione di un membro della Commissione esaminatrice presente all'incontro. Anche se il ricorrente non ha chiesto di replicare (cfr. DTF 133 I 98 consid. 2.2; 132 I 42 consid. 3.3; sentenza 2C_688/2007 dell'11 febbraio 2008 consid. 2.2), è però altrettanto vero che tale relazione potrebbe costituire un nuovo mezzo di prova, di principio inammissibile (art. 117 e 99 cpv. 1 LTF), e risultare comunque insufficiente, vista la sua genericità in particolare riguardo alle ragioni che hanno determinato l'esito dell'esame scritto. 5.4 Entro questi limiti la vertenza costituisce pertanto una contestazione su diritti di carattere civile ai sensi dell'art. 6 n. 1 CEDU. Il ricorrente può quindi esigere che sia sottoposta al giudizio di un tribunale indipendente ed imparziale.