Citation: 4C.288/2002 12.02.2003 E. 5

Infine, per quanto concerne l'azione riconvenzionale, il Tribunale d'appello ha ammesso la pretesa della convenuta relativamente al costo del collaudo e di primo servizio del veicolo. Considerato che la vendita non si è perfezionata - rispettivamente è stata rescissa - la convenuta, restituendo all'acquirente dei costi ch'esso avrebbe potuto pretendere dal venditore, ha assunto nel proprio interesse un affare dell'attore, dando così luogo ad una gestione d'affari senza mandato ai sensi dell'art. 423 CO. Donde l'obbligo dell'attore di risarcirla, essendo egli rimasto proprietario di un veicolo il cui valore è aumentato grazie al collaudo (art. 423 cpv. 2 CO). L'attore contesta l'applicabilità delle norme sulla gestione d'affari senza mandato. In primo luogo perché la proprietà del veicolo è passata alla convenuta, la quale ha quindi agito nel proprio interesse; in secondo luogo perché l'accordo intervenuto fra le parti escludeva esplicitamente la possibilità di porre le spese del collaudo a suo carico. 5.1 È vero che la convenuta si era dichiarata disposta ad accollarsi le spese del collaudo; tale disponibilità è stata però manifestata nel quadro del rapporto di mandato, cui l'attore ha posto fine, per atti concludenti, verso la fine del marzo 2000, quando ha cominciato a pretendere il versamento di fr. 8'000.--, sostenendo di ratificare le vendita limitatamente al camion. Al momento della restituzione delle spese di collaudo all'acquirente, avvenuta nel maggio 2000, le parti non erano dunque più vincolate dal mandato. 5.2 Come già esposto, l'attore ha conservato la proprietà del veicolo, che ha beneficiato di un aumento di valore grazie al collaudo e al primo servizio, effettuati a spese dell'acquirente, il quale confidava, in buona fede, di diventarne presto il legittimo proprietario. Dal profilo giuridico, l'acquirente risulta aver agito quale gestore d'affari senza mandato, nel proprio interesse (cfr. Tercier, op. cit., no. 5367 segg. e 5400). Dato che la compravendita non si è perfezionata, rispettivamente è stata rescissa a causa del comportamento dell'attore, l'acquirente avrebbe senz'altro potuto pretendere il rimborso dei costi del collaudo da quest'ultimo, trovandosi egli arricchito in misura corrispondente (art. 423 cpv. 2 CO; cfr. Tercier, op. cit., no. 5398). Nella misura in cui la convenuta ha, di propria iniziativa, restituito all'acquirente tali spese, essa ha agito a sua volta quale gestore d'affari senza mandato. Come già esposto, nel maggio 2000 il mandato che la vincolava all'attore era da tempo terminato. Contrariamente a quanto asseverato dai giudici ticinesi essa non ha agito nel proprio interesse bensì in quello dell'attore; con la restituzione di tali spese ha infatti estinto la relativa pretesa dell'acquirente nei suoi confronti ed egli risulta in tale misura arricchito. Donde l'obbligo di restituirle questo importo (art. 422 cpv. 1 CO). 5.3 Anche su questo punto, dunque, la decisione dei giudici ticinesi è conforme al diritto federale.