Citation: 1C_55/2023 E. 2.2.1

2.2.1. Riguardo alla pretesa inadeguatezza della motivazione della decisione municipale e di quella governativa, che comunque esulano dall'oggetto del litigio, i giudici cantonali hanno rilevato ch'esse adempiono, seppure succintamente, le esigenze richieste dall'art. 46 cpv. 1 della legge ticinese sulla procedura amministrativa del 24 settembre 2013 (LPAmm; RL 165.100). Hanno osservato che il Municipio ha stabilito che la piscina è stata ultimata, disattendendo l'ordine di sospensione, senza il necessario permesso, dopo che il Consiglio di Stato aveva confermato il diniego della licenza edilizia in sanatoria. Il Municipio ha quindi stabilito che il principio di legalità e quello di uguaglianza impongono di massima la demolizione dell'opera abusiva. È stato ritenuto che l'interesse al ripristino di una situazione conforme al diritto prevale in concreto su quello dell'interessata, che non può avvalersi della buona fede, a evitare i costi della demolizione, che sarebbero stati meno gravosi qualora avesse rispettato l'ordine di sospensione dei lavori. Nella decisione governativa è stata sottolineata l'esigenza del ripristino della legalità e della tutela del bosco, interessi che prevalgono su quelli meramente finanziari dell'interessata. La Corte cantonale ha ritenuto che questi argomenti sono sufficienti per comprendere la portata delle criticate decisioni e impugnarle con cognizione di causa. Questa conclusione è condivisibile. Per di più la ricorrente non spiega perché l'asserita lesione non sarebbe stata sanata nelle procedure dinanzi al Consiglio di Stato prima e alla Corte cantonale poi, nell'ambito della quale ella ha potuto replicare.