Citation: 6B_1080/2016 E. 3

Per quanto concerne la posizione dell'opponente 3, la CRP ha dapprima elencato gli obblighi incombenti a chi gestisce una stazione sciistica con riferimento alle direttive della Commissione svizzera per la prevenzione degli infortuni su discese da sport sulla neve (SKUS) e alle direttive della Commissione delle questioni giuridiche relative alle discese da sport sulla neve dell'Associazione Funivie Svizzere (FUS). Ha quindi rilevato che il perito giudiziario non ha riscontrato alcuna carenza sotto il profilo della sicurezza della pista n. 3, precisando di non avere motivi per scostarsi dalle precise valutazioni peritali. In particolare risulta che il cumulo di neve demarcava e delimitava correttamente a valle la pista, era visibile agli utenti e rispondeva all'obbligo di sicurezza in quel punto. Il perito ha certo censurato l'assenza di segnalazione sui prospetti, sui cartelloni di orientamento e direttamente sulla pista del bivio tra il cosiddetto "dirupo" e la "stradina innevata". Questa mancanza non era tuttavia causale all'incidente, atteso che la vittima ha perso la padronanza degli sci e il controllo della velocità già prima della biforcazione: anche in presenza di una corretta segnalazione, non sarebbe stata in grado di curvare per imboccare la più facile "stradina innevata". La CRP ha poi osservato che le lesioni letali riportate non sono necessariamente riconducibili all'impatto contro il cumulo di neve, non avendo il medico legale escluso un'ipotesi traumatogenica alternativa. Ma quand'anche si dovesse ritenere un impatto letale contro il cumulo di neve, si dovrebbe concludere a un'interruzione del nesso causale tra una, comunque non riscontrata, negligenza nella gestione della pista e il fatale evento, a causa del comportamento assunto dalla vittima e da suo padre.