Citation: 1C_308/2019 E. 2.2.1

2.2.1. Il Tribunale cantonale amministrativo, accertato che il Comune ricorrente non supera la quota del 20 % di residenze secondarie, ha ritenuto che è ancora possibile autorizzare la costruzione di nuove abitazioni secondarie, purché siano rispettate le condizioni poste dall'art. 30bis cpv. 1 NAPR. Entro gli stessi limiti è possibile approvare anche i cambiamenti di destinazione, da abitazione primaria a secondaria, a prescindere dalla data di costruzione dell'immobile. Ha poi rilevato che, a differenza della LASec, che ammette l'uso libero degli immobili preesistenti (antecedenti l'11 marzo 2012), l'art. 30bis cpv. 2 NAPR istituisce una tutela delle situazioni acquisite limitata; la Corte cantonale ha pure accennato a critiche da essa espresse in relazione a ordinamenti comunali analoghi (cfr. STA 52.2016.287 del 27 febbraio 2018 consid. 3.1, in: RtiD II-2018 n. 46). Nei casi previsti dai cpv. 2 a 4 dalla normativa comunale in parola, riservati i cosiddetti casi di rigore, sussiste infatti l'obbligo di adeguare la destinazione al nuovo diritto. Ha poi precisato che la costruzione dell'immobile litigioso risale a marzo 2001 (rilascio della licenza) - maggio 2004 (concessione del permesso di abitabilità). Sulla base della normativa comunale, al momento del rilascio della licenza edilizia soltanto il 30 % della SUL abitativa avrebbe potuto e dovuto essere destinata ad abitazione secondaria. Accertato che la SUL totale dei sei appartamenti progettati era pari a ca. 710 m2, il 30 % corrispondeva a ca. 213 m2. Ne ha dedotto che, considerata la SUL dei singoli appartamenti (da 64 a 179 m2), di per sé tutte le sei unità condominiali entravano in considerazione per un uso residenziale secondario: al massimo due di queste avrebbero nondimeno potuto e dovuto essere autorizzate a tale scopo; il citato aumento al 35 % non parrebbe aver modificato sostanzialmente la situazione.