Citation: 5A_916/2020 E. 7.3.2

7.3.2. Dal punto di vista materiale, la ricorrente sostiene che il riconoscimento e l'exequatur della decisione inglese 17 ottobre 2019 sarebbero inconciliabili con il diritto al matrimonio e alla famiglia (art. 14 Cost. e art. 8 CEDU), il diritto al rispetto della vita privata (art. 13 Cost. e art. 8 CEDU), il divieto di discriminazione (art. 8 cpv. 2 Cost. e art. 14 CEDU), il divieto di punitive damages, la garanzia della proprietà (art. 26 Cost.) e il divieto dell'arbitrio (art. 9 Cost.). 7.3.2.1. La ricorrente solleva per la prima volta le censure fondate sull'incompatibilità con il diritto al matrimonio e alla famiglia, il diritto al rispetto della vita privata, la garanzia della proprietà e il divieto dell'arbitrio, malgrado potesse già farle valere dinanzi all'istanza precedente. Ancora una volta, il principio dell'esaurimento materiale delle vie di ricorso cantonali non è quindi soddisfatto (v. supra consid. 6.2). Tali censure risultano inoltre insufficientemente motivate (v. supra consid. 3.1). La ricorrente ritiene di essere stata condannata al pagamento di una somma esorbitante, in una causa in cui non era nemmeno parte, per aver semplicemente esercitato i suoi doveri e obblighi di assistenza in qualità di moglie. A suo dire, la decisione inglese minaccerebbe pertanto l'istituzione del matrimonio, rappresenterebbe un'ingerenza ingiustificata dello Stato nella gestione dei suoi rapporti interpersonali e nel suo patrimonio, e violerebbe pure arbitrariamente i principi di ripartizione dell'art. 106 CPC. La ricorrente, tuttavia, non spiega in che modo la decisione inglese non solo violerebbe, asseritamente, gli art. 9, 13, 14 e 26 Cost. e 8 CEDU, ma la renderebbe persino a tal punto inconciliabile con l'ordine pubblico materiale svizzero da impedirne il riconoscimento e l'esecuzione. La debolezza dell'argomentazione è tanto più evidente se si pone mente al fatto che una mera differenza di sistema non basta per appellarsi con successo all'ordine pubblico svizzero (DTF 126 III 101 consid. 3b; v. sentenza 5A_697/2020 citata consid. 6.4.3.2, non pubblicato in DTF 147 III 491) e che la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali alle opponenti era dovuta alla circostanza che ella aveva finanziato il processo del marito per proteggere interessi familiari propri ("essendo stato accertato che aveva contribuito a dissipare o occultare importanti attivi, illeciti, ricevuti in precedenza dal marito, rendendo così più difficile l'esecuzione della sentenza nei confronti di quest'ultimo") e non unicamente in mera qualità di coniuge. 7.3.2.2. Riguardo all'incompatibilità con il divieto di punitive damages, la ricorrente pretende che la sua condanna al pagamento delle spese processuali comporterebbe una componente penale in particolare a causa del loro ammontare, superiore rispetto a quello necessario per compensare gli onorari dei patrocinatori delle opponenti. Anche questa censura è inammissibilmente chiamata in causa per la prima volta in questa sede (v. supra consid. 6.2) e si fonda su circostanze - a supporto dell'asserita componente penale - che non sono state accertate dall'autorità precedente (v. supra consid. 3.2 e 7.3.1.1). La censura è irricevibile. Non occorre pertanto esaminare se il riconoscimento e l'esecuzione di una sentenza estera di condanna a punitive damages sarebbero manifestamente contrari all'ordine pubblico materiale svizzero (cfr. sentenza 4A_663/2018 del 27 maggio 2019 consid. 4 con rinvii). 7.3.2.3. A sostegno dell'incompatibilità con il divieto di discriminazione, la ricorrente afferma che la condanna al pagamento di spese processuali alle opponenti si fonderebbe unicamente sulla sua elevata disponibilità economica e sul suo stile di vita straordinario e si duole di essere quindi stata trattata in modo diverso rispetto a una moglie "comune" che sostiene finanziariamente il marito per solo affetto. A ben vedere, però, attraverso tale argomentazione la ricorrente non pare tanto lamentare una discriminazione quanto un apprezzamento inesatto della sua posizione, nel finanziare il processo del marito, da parte del giudice inglese, il quale avrebbe dovuto tenere maggiormente conto del suo ruolo di moglie. Ella dimentica però che, nella procedura di riconoscimento e exequatur, la decisione straniera non può formare oggetto di un riesame del merito (art. 36 e 45 par. 2 CLug). Nella misura in cui è ammissibile, la censura risulta quindi infondata.