Citation: 2C_952/2013 E. 4.3.2

4.3.2. In base agli accertamenti di fatto contenuti nel giudizio impugnato, che il ricorrente non mette validamente in discussione e che vincolano pertanto anche il Tribunale federale (art. 105 cpv. 1 LTF), simili ragioni non sono per altro in concreto ravvisabili. Alla colpa del ricorrente - che, per quanto già rilevato in relazione al riconoscimento del requisito della minaccia effettiva e sufficientemente grave per l'ordine pubblico ai sensi dell'art. 5 Allegato I ALC, dev'essere valutata siccome grave (precedente consid. 4.2) - egli non ha infatti contrapposto nessun comprovato motivo o inconveniente di carattere personale rispettivamente nessun particolare legame con la Svizzera, ai sensi della giurisprudenza (DTF 139 II 121 consid. 6.5.1 pag. 132; DTF 135 II 377 consid. 4.3 pag. 381; sentenza 2C_1045/2011 del 18 aprile 2012 consid. 2.4). Al contrario; dal giudizio impugnato emerge in effetti piuttosto che l'interessato ha fatto rientro in Italia e non intrattiene con la Svizzera più rapporto alcuno. Benché sarebbe stato auspicabile che il Tribunale amministrativo federale svolgesse in proposito un discorso più esplicito e strutturato, tenendo inoltre ben distinta la questione del sussistere degli estremi per la pronuncia di un divieto d'entrata di durata superiore a cinque anni da quella della proporzionalità (al riguardo, cfr. il già citato DTF 139 II 121 consid. 6 pag. 129 seg.), anche la conclusione secondo cui il divieto d'entrata poteva essere lecitamente pronunciato per una durata di cinque anni risulta quindi condivisibile.