Citation: 4A_593/2019 E. 5

Da quanto precede discende che il gravame può unicamente essere trattato quale ricorso sussidiario in materia costituzionale. Con questo rimedio può solo essere censurata la violazione di diritti costituzionali (art. 116 LTF), ragione per cui nel ricorso, pena la sua inammissibilità, occorre indicare i diritti costituzionali ritenuti violati e spiegare, con un'argomentazione puntuale e precisa attinente alla sentenza impugnata, in cosa consista la pretesa violazione (art. 106 cpv. 2 LTF richiamato dall'art. 117 LTF; DTF 136 I 65 consid. 1.3.1; 134 II 244 consid. 2.1). Il ricorrente che intende dolersi di una violazione del divieto dell'arbitrio non può limitarsi a criticare la decisione impugnata come in una procedura d'appello, dove l'autorità di ricorso gode di cognizione libera, opponendo semplicemente la propria opinione a quella dell'autorità cantonale (DTF 137 V 57 consid. 1.3; 134 II 349 consid. 3). Nella fattispecie il ricorso non soddisfa i predetti requisiti di motivazione. Innanzi tutto laddove la ricorrente critica a ruota libera la sentenza di primo grado, ella pare non avvedersi che il ricorso può solo essere diretto contro la sentenza emanata dall'ultima istanza cantonale (art. 113 LTF). Anche quando lamenta una violazione del suo diritto di essere sentita, invocando gli art. 29 cpv. 2 Cost. e 6 CEDU, la ricorrente omette di mostrare in che modo la Corte di appello, e non il Pretore, avrebbe violato tali norme. Appellandosi poi a un diniego di giustizia materiale e formale, ella pare disconoscere la portata di tali garanzie costituzionali: per prevalersi validamente della prima non è sufficiente semplicemente lagnarsi del mancato accoglimento delle proprie tesi, mentre, per quanto concerne la seconda, ella neppure indica le domande che sarebbero rimaste indecise. Non assurge infine nemmeno a una valida censura d'arbitrio, la semplice lamentela di una - pretesa - violazione di una serie di articoli di legge.