Citation: 6B_971/2017 E. 2.3.2

2.3.2. Nella procedura penale, la garanzia del diritto di non autoincriminarsi impedisce che l'imputato sia obbligato a deporre a proprio carico. Egli è quindi abilitato a non rispondere alle domande degli inquirenti, senza subire pregiudizio (cfr., su questa garanzia, DTF 142 IV 207 consid. 8.1-8.4; 130 I 126 consid. 2.1 e rispettivi riferimenti). L'autorità è di principio tenuta ad informare l'imputato della sua facoltà di non rispondere (DTF 130 I 126 consid. 2.3-2.5). Nel diritto processuale vigente, l'art. 158 cpv. 1 lett. b CPP prevede che all'inizio del primo interrogatorio, la polizia o il pubblico ministero informano l'imputato in una lingua a lui comprensibile che ha facoltà di non rispondere e di non collaborare (cfr. pure l'art. 113 cpv. 1 CPP). La giurisprudenza del Tribunale federale precedente l'entrata in vigore del CPP, ha eccezionalmente ammesso l'utilizzabilità di verbali d'interrogatorio in cui l'imputato non era stato informato del suo diritto di non rispondere, laddove era sufficientemente dimostrato che la persona incarcerata era a conoscenza di tale diritto, segnatamente nel caso di un interrogatorio in presenza del suo difensore (DTF 130 I 126 consid. 3.2; sentenza 6B_327/2010 del 19 agosto 2010 consid. 2.3).