Citation: I 279/00 25.10.2000 E. 3

3.- a) Secondo il ricorrente non si può pretendere che una persona di oltre cinquant'anni possa acquisire una preparazione professionale utile e proficua in altri settori, rilevando che imporre ad un assicurato l'obbligo di attivarsi porterebbe all'assurda conclusione che quasi mai, se non in casi estremi, sarebbe possibile ravvisare un'invalidità indennizzabile. b) A questo riguardo l'attenzione del ricorrente va innanzi tutto attirata sull'obbligo di ogni assicurato di diminuire il danno, che scaturisce da un principio generale del diritto delle assicurazioni sociali (DTF 115 V 53, 114 V 285 consid. 3, 111 V 239 consid. 2a). In virtù di tale obbligo l'assicurato deve intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare nel miglior modo possibile alle conseguenze della sua invalidità, segnatamente mettendo a profitto la sua residua capacità lavorativa se necessario in una nuova professione (DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate). Deve inoltre essere ribadito che il grado d'invalidità deve essere determinato in condizioni normali di mercato del lavoro e che quindi l'assenza di un'occupazione lucrativa per ragioni estranee ad un danno alla salute, quali la particolare situazione di mercato in una determinata regione e la conseguente mancanza di un certo tipo di attività, non giustifica il riconoscimento di una rendita. Infatti, per costante giurisprudenza, se un assicurato non reperisce un lavoro adeguato a dipendenza dell'età, di una formazione insufficiente o di difficoltà a comprendere o farsi comprendere per motivi di lingua, l'assicurazione per l'invalidità non è tenuta a risponderne; l'"incapacità di lavoro" che ne risulta non è dovuta a una causa per la quale la legge le impone di prestare (DTF 107 V 21 consid. 2c; RCC 1991 pag. 333 consid. 3c, 1989 pag. 325 consid. 2b). Nell'ordinamento giuridico svizzero la mancanza di lavoro dovuta a squilibri del mercato del lavoro viene considerata nei limiti della legge dall'assicurazione contro la disoccupazione e non da quella per l'invalidità. c) Ciò non significa che l'obbligo di attivarsi, segnatamente l'obbligo di ridurre il danno, porti ad escludere a priori il riconoscimento di un'invalidità pensionabile. Occorrerà piuttosto procedere con le dovute cautele al raffronto dei redditi, valutando attentamente quali siano le attività meno gravose tuttora esigibili e tenendo conto in particolare, come già si è ricordato, delle difficoltà d'inserimento e di adattamento di un lavoratore di una certa età e abituato da una vita a svolgere lavori pesanti poco o non qualificati, che non esigono particolare destrezza e attenzione. Infatti, per costante giurisprudenza, la nozione dell'esigibilità ragionevole di un'attività lucrativa varia necessariamente a seconda delle peculiarità del caso specifico. Motivi estranei al danno alla salute, quali ad esempio l'età, la formazione professionale e le attitudini fisiche e psichiche, non possono essere semplicemente isolati e distinti dall'affezione che dà luogo all'incapacità lavorativa. Al contrario, pur non venendo considerati quali fattori supplementari, essi non possono venir ignorati nella valutazione dell'utilizzazione ragionevole della residua capacità lavorativa poiché sono indiscutibilmente idonei ad influenzare sfavorevolmente il rendimento dell'invalido e, quindi, ad incidere sulle concrete possibilità di collocamento esigibili in condizioni normali di un mercato del lavoro equilibrato (AJP 1996 pag. 216; cfr. anche RCC 1991 pag. 332 consid. 3b; DTF 110 V 276 consid. 4b e riferimenti ivi citati). Come è del resto risaputo, assicurati che, a causa delle affezioni invalidanti, non possono mettere completamente a frutto la loro capacità lavorativa residua nemmeno in lavori leggeri non riescono di regola a raggiungere il livello medio dei salari sul mercato. Secondo la giurisprudenza, in questi casi è consentito operare una riduzione percentuale sul salario teorico statistico che, a seconda delle circostanze, può arrivare sino al 25 % (cfr. DTF 126 V 75, già citata). d) Solo così operando si evita, da un lato, di porre a carico dell'assicurazione per l'invalidità una casistica che invece rientra nell'ambito dell'assicurazione contro la disoccupazione e, dall'altro, di considerare aprioristicamente valido, come paventa il ricorrente, ogni assicurato che sia ancora in grado di svolgere lavori meno gravosi, compatibili con il suo stato di salute.