Citation: 2C_753/2021 E. 8.2

8.2. Ora, le critiche che si riferiscono alla buona fede e all'abuso di diritto, vanno respinte già solo per il fatto che si basano su un'ampia esposizione di fatti che non risulta dalla sentenza del Tribunale amministrativo grigionese. In effetti, le circostanze di fatto determinanti non sono quelle che sarebbero state addotte in sede cantonale o che emergerebbero dai vari documenti agli atti, bensì quelle che l'istanza inferiore ha ritenuto e che risultano dal suo giudizio (art. 105 cpv. 1 LTF; precedente consid. 4, nel quale una censura all'accertamento dei fatti da parte della Corte cantonale è stata respinta, in assenza della dimostrazione di una violazione del divieto d'arbitrio). Nel caso non si concordi con i contenuti della sentenza cantonale, vi è certo la possibilità di lamentare un accertamento manifestamente inesatto della fattispecie o una lesione del diritto di essere sentiti. Non si può però completarli - come ha scelto di fare la ricorrente, rinviando a suoi precedenti scritti o a documenti - e ciò nemmeno quando l'intento è quello di riassumere "il comportamento del Municipio di Grono per poter valutare la sua buona o mala fede" (ricorso, p.to IV 6.4) o dimostrare un abuso di diritto da parte del Municipio stesso che "memore della discussione nel Consiglio comunale di Grono del 1997 dove la richiesta di riscatto della rete di distribuzione è stata respinta" avrebbe deciso "di evitare la decisione dell'organo comunale competente (gli aventi diritto di voto) ", promuovendo "un'azione nella quale si è impegnato a risarcire CHF 3.2 Mio circa" (ricorso, p.to IV 6.5). Proprio in relazione all'abuso di diritto, va poi aggiunto quanto segue. Da un lato, che la Corte cantonale ha rilevato che per sollevare questioni relative al diritto di voto dei cittadini del Comune di Grono, la ricorrente, che è una persona giuridica con sede nel Cantone Ticino, difetta della necessaria legittimazione (giudizio impugnato, capitolo II consid. 1.2), di modo che se quest'ultima avesse voluto rimettere in discussione il giudizio impugnato, avrebbe dovuto esprimersi anche su questo punto (art. 42 cpv. 2 LTF). D'altro lato, che per potere ammettere un "raggiro della legge" è necessario che l'abuso di diritto sia manifesto (DTF 142 II 206 consid. 2.5), ciò che non è il caso nella fattispecie che ci occupa, perché l'abuso è solo affermato.