Citation: 1P.613/2005 03.04.2006 E. 4

La ricorrente considera poi arbitrarie anche l'interpretazione operata dalla Corte cantonale dell'art. 30 NAPR e quindi l'ammissibilità, in virtù di detta norma, dell'intervento previsto. 4.1 La lett. a dell'art. 30 NAPR disciplina gli interventi di riattamento degli edifici con elementi di valore storico o ambientale, ponendo quale condizione generale il rispetto del carattere architettonico, della volumetria e delle altezze dei singoli corpi di fabbrica. L'art. 30 lett. b NAPR regolamenta invece la trasformazione, la demolizione e la ricostruzione degli edifici funzionalmente non abitabili e completamente sprovvisti di elementi di valore storico-artistico o ambientale. La norma prevede, tra l'altro, che questi stabili possano venir ampliati in via eccezionale se l'intervento concorre al ripristino di tipologie originarie del luogo. Precisa inoltre che le nuove volumetrie devono rispettare, di regola, gli allineamenti originari e le contiguità esistenti lungo le contrade e devono inserirsi convenientemente nel tessuto urbano. 4.2 I giudici cantonali hanno innanzitutto escluso che l'immobile del resistente presenti elementi di valore storico o ambientale. Si tratterebbe infatti di uno stabile eretto probabilmente verso la fine dell'ottocento, in cattivo stato di conservazione, privo di pregi architettonici o di connotazioni particolari tali da renderne necessaria la sua inalterata conservazione. Sulla base delle fotografie agli atti, queste considerazioni, riferite peraltro a circostanze locali meglio conosciute e valutabili dalle autorità inferiori, non appaiono destituite d'ogni fondamento. Non è infatti errato ritenere che, assieme alla contigua proprietà della ricorrente, l'edificio costituisca una costruzione del tutto comune, simile a molte altre riscontrabili nei nuclei dei villaggi ticinesi. Gli elementi invocati dalla ricorrente, segnatamente la posizione paesaggisticamente esposta dello stabile e la sua ubicazione all'entrata del nucleo, non bastano senza dubbio ad inficiare d'arbitrio la deduzione dell'autorità inferiore. In maniera perlomeno sostenibile quest'ultima ha pertanto ammesso che la ristrutturazione progettata soggiaccia alle condizioni non dell'art. 30 lett. a, ma dell'art. 30 lett. b NAPR, e che adempia la prima delle condizioni poste da questa normativa, ossia la completa assenza di valore storico-artistico o ambientale. 4.3 L'insorgente contesta in secondo luogo che l'edificio attuale non sia funzionalmente abitabile. Il volume sarebbe in effetti già sufficiente per una casa d'abitazione, mentre il previsto ampliamento permetterebbe la realizzazione di numerosi locali. Al riguardo, il Tribunale amministrativo ha rilevato che l'inabitabilità è palese. Anche questa deduzione regge alle critiche. La costruzione si sviluppa in effetti su tre livelli, ma, nello stato attuale, senza contare i locali che beneficiano del diritto di sporgenza, presenta una superficie utile per piano alquanto ridotta, di poco superiore ai 10 mq. La presenza dei menzionati locali all'ultimo piano, vista la loro collocazione, non permette ancora di ritenere inconferente la conclusione secondo cui, nelle forme attuali, l'immobile non può soddisfare le moderne esigenze abitative. Quanto alla controversa entità dell'ampliamento, è sufficiente osservare che la ricorrente non critica l'argomentazione della Corte cantonale, laddove quest'ultima afferma che le disposizioni applicabili non prevedono limitazioni nel rapporto tra l'aggiunta e le preesistenze. L'ingrandimento previsto non appare in ogni caso manifestamente eccessivo. 4.4 Litigiosa è altresì l'interpretazione del requisito secondo cui l'intervento può essere autorizzato, a titolo eccezionale, soltanto se concorre al ripristino di tipologie originarie del luogo. Non senza ragioni, la Corte cantonale ha osservato che tale concetto indeterminato risulta poco chiaro e di difficile interpretazione. Considerata questa incertezza ed osservato come la stessa sia connessa ad una nozione di diritto comunale autonomo, l'istanza inferiore ha in definitiva ritenuto che il Municipio non abbia travalicato i limiti della propria latitudine di giudizio, ammettendo l'adempimento del presupposto in esame. Secondo i giudici cantonali, l'ampliamento previsto permette infatti di valorizzare l'aspetto del nucleo e le caratteristiche delle costruzioni già esistenti. La ricorrente critica questo assunto, asserendo che un aumento della volumetria potrebbe venir autorizzato soltanto se si trattasse di ricostruire una parte originaria di un manufatto, completando in tal modo il disegno del nucleo. Foss'anche preferibile, questa interpretazione non potrebbe tuttavia imporsi come univoca, visto l'oscuro tenore della norma. In particolare, essa non permette di ritenere arbitrario il senso che ne ha dedotto il Tribunale amministrativo. Non è infatti fuori luogo associare la nozione litigiosa all'esigenza di autorizzare interventi di riqualifica qualitativa del nucleo tenendo conto delle peculiarità degli edifici che lo compongono. Non è poi infondato assumere che i lavori previsti siano conformi a queste finalità, dal momento che permettono di recuperare alla funzione abitativa uno stabile in disuso, mediante una ristrutturazione rispettosa delle caratteristiche architettoniche delle costruzioni circostanti. In effetti, l'ampliamento consiste essenzialmente nell'allineamento dell'edificio in contestazione con quello contiguo della ricorrente, sul lato a sudest, ai margini del nucleo. Inoltre l'unitarietà sostanziale delle due proprietà rimane pressoché inalterata, viste le caratteristiche architettoniche del corpo aggiuntivo. Di conseguenza, anche su questo punto il giudizio impugnato regge alle critiche ricorsuali. 4.5 Per queste ragioni, già sotto il profilo dell'art. 30 lett. b NAPR, la decisione impugnata non integra gli estremi dell'arbitrio. Il Tribunale amministrativo ha in effetti interpretato in maniera quantomeno sostenibile i requisiti posti da questa norma, rispettando l'autonomia comunale e non travalicando i limiti del proprio potere d'apprezzamento. Non occorre quindi verificare se l'intervento adempia se del caso anche i presupposti dell'art. 30 lett. c NAPR.