Citation: 5P.402/2005 14.07.2006 E. 3.3

3.3.1 La ricorrente si oppone anche all'argomento invocato dal Tribunale di appello ticinese, secondo il quale non potrebbe esservi contradditorietà ai sensi dell'art. 27 n. 3 CL fra la sentenza 19 maggio 2004 e le decisioni francesi del 24 dicembre 2004 e 22 marzo 2005 anche perché quest'ultime sarebbero di natura diversa: secondo la ricorrente, quest'ultime rafforzerebbero enormemente la valenza delle misure cautelari ottenute. Inoltre, il risultato - inaccettabile a suo giudizio - sarebbe quello del fallimento di una società sana svizzera a beneficio di una francese, sulla quale un giudice francese avrebbe già espresso gravi considerazioni. 3.3.2 A ciò, gli opponenti obiettano che le decisioni addotte dalla ricorrente sarebbero di mera garanzia e di carattere provvisorio. Inoltre, contestano in dettaglio l'accusa di propria insolvibilità. Infine, non solo non vi sarebbe identità di parti, ma neppure sussisterebbe una sentenza dello Stato richiesto in contrasto con quella di cui è chiesto il riconoscimento. 3.3.3 Pure il Tribunale di appello ha respinto la censura di contravvenzione all'art. 27 n. 3 CL sollevata dalla ricorrente: trattandosi di "semplici misure cautelari emanate a tutela di asseriti diritti dell'appellante", le decisioni alle quali si richiama la ricorrente sarebbero di natura diversa rispetto alla sentenza in procedura ordinaria emanata in data 19 maggio 2004 contro di lei, e non possono definirsi in contrasto con quest'ultima. 3.3.4 In realtà, non sembra che la censura in oggetto possa essere del tutto sussunta sotto l'art. 27 n. 3 CL: la ratio di questa norma, infatti, è quella di evitare conflitti fra contradditorie sentenze emanate una nello Stato richiedente, l'altra nello Stato richiesto (Geimer/Schütze, op. cit., n. 158 ad art. 34 del regolamento (CE) 44/2001). In presenza di un conflitto fra la giurisdizione interna e quella di uno Stato estero, va privilegiata la prima (Donzallaz, op. cit., n. 2991 s.; Geimer/ Schütze, op. cit., n. 164 ad art. 34 del regolamento (CE) 44/2001). Ciò significa che tale eccezione non vale per sentenze, asseritamente inconciliabili, emananti dal medesimo Stato, quali quelle francesi cui si rifà la ricorrente (v. Gaudemet-Tallon, op. cit., n. 425 e 432): il che appare di per sé evidente, trattandosi a quel momento di una questione di mero diritto interno. 3.3.5 L'obiezione della ricorrente, volta ad ottenere un'applicazione per analogia dell'art. 27 n. 3 CL, si rivela dunque infondata.