Citation: B 96/00 28.01.2003 E. 3

3.1 Nel caso di specie, si può senz'altro sostenere, come lo fa la ricorrente, che la lite di prima istanza opponesse un avente diritto a un istituto di previdenza. Si può infatti ritenere che l'insorgente fosse legittimata ad agire nella procedura assicurativa intentata nei confronti dell'istituto di previdenza del coniuge obbligato, l'attrice essendo, con il trasferimento di parte della prestazione d'uscita decretato dal giudice del divorzio, da considerare cessionaria legale del credito contestato (art. 166 CO; cfr. Obergericht del Cantone di Lucerna, in: SJZ 2001 pag. 85; cfr. pure Frank Heyden, Das Verhältnis zwischen den Kognitionen des Scheidungsrichters und des Versicherungsrichters, in: SJZ 1996 pag. 22 seg.). 3.2 Del pari può essere condivisa la tesi ricorsuale secondo cui la vertenza in oggetto concerne una questione specifica della previdenza professionale, nel senso stretto o lato del termine. Già in una sentenza pubblicata in SZS 2001 pag. 485 il Tribunale federale delle assicurazioni ha ammesso la competenza del giudice ai sensi dell'art. 73 LPP a statuire sulla richiesta di restituzione, formulata dall'istituto di previdenza, di parte della prestazione di libero passaggio trasferita, a torto, da esso istituto a un coniuge prima dello scioglimento del matrimonio per divorzio e riversata, conformemente all'ordine pretorile, dall'assicuratore LPP in favore del conto previdenziale dell'altro coniuge successivamente alla pronuncia di divorzio. Nell'uno come nell'altro caso, la questione porta su un aspetto specifico inerente alla previdenza professionale. Con riferimento alla fattispecie concreta, il tema verte sull'ammissibilità, dal profilo della LPP, del trasferimento di parte della prestazione di libero passaggio ordinato dal giudice del divorzio e sulla sua opponibilità all'istituto previdenziale. Questioni, queste, che sono contestate dall'assicuratore LPP, il quale ritiene che, essendo già insorto un caso di previdenza, non sussisterebbe diritto alcuno a una prestazione d'uscita (art. 2 cpv. 1 LFLP) e tanto meno ad una prestazione suddivisibile con la moglie del proprio assicurato. La competenza del tribunale ai sensi dell'art. 73 LPP si giustifica quindi pure per il fatto che, contrariamente a quanto previsto, a determinate condizioni, dalla nuova regolamentazione (art. 141 cpv. 1 CC), secondo il vecchio diritto del divorzio, in vigore fino al 31 dicembre 1999 e applicabile in concreto - la pronuncia di scioglimento del matrimonio essendo cresciuta in giudicato prima dell'entrata in vigore, il 1° gennaio 2000, del nuovo ordinamento (cfr. art. 7a cpv. 1 e 2 titolo finale CC; cfr. anche DTF 128 V 44 consid. 2a) -, il giudizio pretorile, in analogia a quanto determinato in materia di tutela dell'unione coniugale per le diffide pronunciate dal giudice nei confronti dei debitori del coniuge obbligato (art. 177 CC; Hausheer/Reusser/Geiser, Kommentar zum Eherecht, n. 16 all'art. 177 CC), esplica effetto di autorità di cosa giudicata solo nei confronti delle parti (i coniugi) che hanno partecipato a quella procedura, ma non anche nei confronti dell'istituto di previdenza, che, non avendo agito quale parte in causa in quella sede e non avendo avuto modo di aggravarsi contro l'ordine pretorile di trasferimento, deve comunque avere la possibilità di opporre eventuali eccezioni di natura previdenziale davanti al giudice competente (cfr. pronuncia citata dell'Obergericht del Cantone di Lucerna; Heyden, op. cit., pag. 22; Geiser, Berufliche Vorsorge im neuen Scheidungsrecht, in: Hausheer [editore], Vom alten zum neuen Scheidungsrecht, Berna 1999, pag. 96; Rolf Vetterli/Alex Keel, Die Aufteilung der beruflichen Vorsorge in der Scheidung, in: AJP 1999 pag. 1625). Non da ultimo, anche il tenore letterale dell'art. 22 cpv. 2 LFLP, nella versione applicabile, in vigore fino al 31 dicembre 1999 - che statuisce per il Tribunale unicamente un obbligo di comunicazione all'istituto di previdenza dell'importo da trasferire, senza per contro conferire a siffatta segnalazione valore di ordine esecutivo nei confronti dell'istituto (Heyden, op. cit., ibidem) -, così come il fatto che la Fondazione LPP, in qualità di debitor cessus, deve potere mantenere le eccezioni che poteva opporre al creditore originario (Heyden, op. cit., pag. 23; Vetterli/Keel, op. cit., ibidem), confermano la necessità di instaurare, per questi casi, una competenza del giudice giusta l'art. 73 LPP e corroborano, di conseguenza, la validità della tesi ricorsuale. Tale conclusione non contrasta con quanto osservato in DTF 124 III 56 - evocata dalla pronuncia querelata a sostegno della propria valutazione -, nel cui ambito il Tribunale federale ha stabilito che la perdita delle aspettative previdenziali può essere compensata - in virtù della normativa applicabile dell'art. 22 cpv. 1 LFLP, nella sua versione in vigore fino al 31 dicembre 1999, secondo la quale, in caso di divorzio, il tribunale può decidere che una parte della prestazione d'uscita acquisita da un coniuge durante il periodo di matrimonio sia trasferita all'istituto di previdenza dell'altro coniuge e computata sulle prestazioni di divorzio destinate a garantire la previdenza - solo nella misura in cui il coniuge interessato possa vantare il diritto a una indennità ai sensi degli art. 151/152 vCC - considerazione, questa, alla quale la Corte federale è pervenuta dopo avere rilevato che il citato art. 22 LFLP non avrebbe creato una nuova pretesa derivante dalla perdita di previdenza, ma avrebbe unicamente instaurato una modalità supplementare di regolamento del credito. Tale osservazione non esclude infatti a priori la competenza del giudice giusta l'art. 73 LPP a dirimere questioni specifiche, bensì rende piuttosto evidente la necessità di scindere la qualifica dei rapporti interni, concernente i coniugi, da quella relativa a questioni di natura previdenziale che oppongono l'avente diritto - o il suo cessionario - all'istituto di previdenza. Così, se da un lato, per l'effetto vincolante (per le parti) della sentenza di divorzio, il coniuge obbligato non può impedire all'istituto di previdenza di dare seguito alla pronuncia del giudice del divorzio e l'effetto formatore di siffatto giudizio può essere opposto anche ad esso istituto nella misura in cui non interferisce direttamente nei suoi diritti, dall'altro, il Tribunale ai sensi dell'art. 73 LPP deve potere - perlomeno alla luce dell'ordinamento applicabile in concreto - decidere se l'assicuratore LPP, al quale il giudice del divorzio ha ordinato di trasferire parte della prestazione d'uscita di un coniuge, possa essere tenuto a dare seguito a tale comunicazione. Esso deve pertanto poter verificare esistenza e cedibilità del credito trasferito (Obergericht del Cantone di Lucerna, in: SJZ 2001 pag. 85; Heyden, op. cit., pag. 23 segg.; Vetterli/Keel, op. cit., ibidem; Jürg Flütsch, Pensionskassenansprüche und Ehescheidung, in: SJZ 1997 pag. 1; Verena Bräm, Die Auswirkungen des Freizügigkeitsgesetzes auf scheidungsrechtliche Leistungen, in: SZS 1995 pag. 25).