Citation: 5A_476/2008 07.08.2009 E. 3

3.1 Avanti al Tribunale federale la ricorrente ribadisce essere semplicemente amministratrice delle società estere alle quali l'escutente aveva inviato le fatture rimaste impagate e oggetto del procedimento esecutivo di cui è discorso. Questo suo ruolo di semplice amministratrice era ben noto all'escutente, società attiva professionalmente in ambito fiduciario; questa non poteva pertanto non sapere che la ricorrente non fosse la reale debitrice. Da ciò si deve desumere che la procedura esecutiva è stata in realtà avviata nei suoi confronti per ritorsione, a scopo vessatorio e per ledere la sua personalità, poiché atta a mettere a repentaglio la sua attività di avvocato. Richiamata la DTF 115 III consid. 3b e 3c [recte: DTF 115 III 18 consid. 3b], la ricorrente conclude per la natura abusiva (ai sensi dell'art. 2 cpv. 2 CC) e, di conseguenza, per la nullità del precetto esecutivo in questione. 3.2 Un ricorso giusta l'art. 17 LEF per far valere la pretesa abusività della procedura esecutiva è sicuramente ammissibile allorquando, come nel caso di specie, la possibilità di un'azione in accertamento dell'inesistenza del debito ai sensi dell'art. 85a LEF è preclusa a causa della litispendenza dell'opposizione al precetto esecutivo (DTF 125 III 149 consid. 2c e 2d; 128 III 334; sentenza 7B.182/2005 del 1° dicembre 2005 consid. 2.3, in Pra 2006 n. 58 pag. 419). 3.3 Preliminarmente inammissibili vanno dichiarate le censure di violazione, da parte dei Giudici cantonali, del diritto di essere sentito, ed il diniego di giustizia formale: entrambe fondate su norme di rango costituzionale, la prima è insufficientemente motivata, la seconda del tutto priva di motivazione (in proposito v. supra consid. 2.3). Resta da esaminare la pretesa violazione del diritto federale.