Citation: 9C_367/2008 17.04.2009 E. 4

4.1 Il ricorrente rimprovera principalmente ai giudici cantonali di avere fondato il loro giudizio su una valutazione parziale e pilotata del perito della Swica, dott. Z.________, il quale, pur disponendo già di due pareri medici specialistici, l'uno neurologico del dott. B.________, l'altro psichiatrico del dott. F.________, avrebbe "scrupolosamente cercato uno specialista in psichiatria - che poi ha trovato nella persona del dott. I.________ - che fosse disposto a confortarlo nei propri dubbi". Sennonché l'insorgente, rispettivamente il suo patrocinatore di allora, avrebbero potuto e dovuto sollevare l'eccezione di parzialità nell'ambito della procedura LAINF, anziché attendere oltre 3 anni prima di farla valere nel presente ambito, contravvenendo così al principio della buona fede, valido pure in ambito processuale (DTF 132 V 93; 127 II 227 consid. 1b pag. 230 con riferimenti; cfr. pure sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 193/05 del 7 settembre 2006, riassunta in RSAS 2007 pag. 61, consid. 3.5). In via abbondanziale si osserva comunque che il dott. Z.________ non sembra avere influenzato indebitamente il parere del dott. I.________ (per un caso del genere cfr. invece sentenza I 1051/06 del 4 maggio 2007, in SVR 2007 IV n. 39 pag. 132). Si rinvia a tal proposito allo scritto 15 aprile 2003 del dott. Z.________ alla Swica, in cui, riferendo del colloquio avuto con il dott. I.________ prima dell'assegnazione del mandato, il medico fiduciario della Swica osservava chiaramente che "Per poter prendere posizione [il dott. I.________, ndr] dovrebbe comunque vedere il paziente". 4.2 I giudici cantonali non si sono quindi resi responsabili di un accertamento manifestamente inesatto o incompleto dei fatti nel ritenere che l'inizio dell'incapacità lavorativa (nel maggio 2002) fosse dovuto a motivi somatici e non psichici e che l'incapacità lavorativa per motivi psichici (extra-infortunistici) fosse intervenuta in maniera giuridicamente rilevante quando l'insorgente non era più affiliato alla Cassa resistente (cfr. DTF 132 V 393 consid. 3.2 e 3.3 pag. 398 in cui il Tribunale federale delle assicurazioni ha osservato che la valutazione giudiziaria della [in]capacità lavorativa sulla base di conclusioni mediche è un accertamento di fatto). 4.2.1 L'accertamento dei primi giudici trova riscontro negli atti medici della procedura LAINF come pure di quella AI. Il ricorrente, che a sostegno della sua tesi si richiama alla perizia del 15 marzo 2005 del dott. V._________ - nella quale il perito incaricato dall'UAI ha ritenuto probabile il nesso di causalità tra i disturbi psicologici accusati dall'assicurato e l'incidente in parola -, dimentica che lo stesso Ufficio, nella procedura su opposizione, ha considerato maggiormente attendibili le conclusioni del dott. I.________ ed escluso una correlazione fra la patologia extra-somatica e l'incidente del 30 maggio 2002 (cfr. decisione su opposizione, pag. 4). In tali circostanze, l'insorgente non può validamente sostenere che le conclusioni dell'AI non escluderebbero che l'incidente del 30 maggio 2002 sarebbe stato l'effetto scatenante delle affezioni extra-somatiche apparse successivamente, né può altrimenti rimproverare alla Corte cantonale di essere incorsa in un accertamento dei fatti o in un apprezzamento delle prove arbitrari (sulla nozione di arbitrio in quest'ambito cfr. sentenza 9C_337/2007 del 12 giugno 2008, consid. 6.2, in SVR 2008 IV n. 60 pag. 195). Per le stesse ragioni, il Tribunale cantonale poteva, senza arbitrio, procedere a un apprezzamento anticipato delle prove e prescindere dall'esperimento di ulteriori accertamenti (DTF 131 I 153 consid. 3 pag. 157; 124 I 208 consid. 4a pag. 211). 4.2.2 A sostegno della sua tesi, il ricorrente rileva inoltre come l'UAI, pur segnalando che la patologia extra-somatica non fosse correlata all'incidente, avesse comunque soggiunto che la stessa aveva subito una evoluzione negativa da febbraio 2003 (provocando una incapacità lavorativa dell'80% in ogni tipo di attività). Da tale affermazione deduce che la patologia non configurava un "novum". Sennonché, anche qualora si volesse seguire il ragionamento ricorsuale, si ricorda che non è l'apparizione dei disturbi in quanto tale a costituire l'evento assicurato ai sensi dell'art. 23 LPP, ma piuttosto l'intervento di una incapacità lavorativa di una certa importanza (di almeno il 20%) dovuta all'affezione invalidante (sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni B 74/01 del 29 maggio 2002, consid. 3b/bb, riassunta in RSAS 2003 pag. 361, e sentenze citate B 100/00, consid. 2, e B 36/01, consid. 2b). Pur volendo di conseguenza, e per ipotesi, ammettere l'esistenza di uno stato psichico premorboso (extra-infortunistico), ciò non basterebbe a giustificare un obbligo di prestazione a carico della Cassa pensione poiché, per quanto accertato senza arbitrio dai primi giudici, non risulta inequivocabilmente agli atti l'esistenza di un'incapacità di rilievo ad esso riconducibile (sentenza citata B 36/01, consid. 2c). 4.3 Per quanto precede, il ricorrente non può infine nemmeno prevalersi della giurisprudenza sviluppata dal Tribunale federale in DTF 134 V 109 per rimproverare ai primi giudici di non avere messo in atto un approfondimento peritale specifico che tenesse conto delle particolarità della lesione subita (contusione cranica e colpo di frusta cervicale). A parte il fatto che un accertamento interdisciplinare (quantomeno ortopedico e psichiatrico) è comunque stato messo in atto dall'assicuratore infortuni, il richiamo alla giurisprudenza in materia di colpi di frusta non è di aiuto alla causa dell'interessato, non fosse altro perché i primi giudici hanno, senza arbitrio, escluso una correlazione tra i disturbi psichici invalidanti e l'incidente del 30 maggio 2002 (circostanza, questa, peraltro implicitamente riconosciuta, con l'accettazione della transazione, dallo stesso ricorrente in ambito LAINF). Ne segue che, in quanto infondato, il ricorso in materia di diritto pubblico va respinto.