Citation: 1P.380/2004 28.12.2004 E. 8

8.1 Il ricorrente ravvisa arbitrio anche nelle argomentazioni addotte dai giudici cantonali sui motivi che avrebbero spinto la vittima a ritornare da lui dopo i primi abusi. Sostiene che, come confermerebbe del resto la testimonianza della cognata, egli non avrebbe mai forzato la nipote con le minacce a recarsi nuovamente a R.________, tant'è che lei non si sarebbe mai lamentata dei soggiorni, inviando addirittura spontaneamente agli zii una cartolina dal corso di sci e scrivendo che sentiva la loro mancanza. 8.2 Anche su questo punto il ricorso per cassazione è stato ritenuto essenzialmente inammissibile dalla CCRP, che non l'ha quindi esaminato. Comunque, la prima Corte nel suo giudizio ha riportato, oltre alle dichiarazioni della vittima, secondo cui lo zio la cercava insistentemente chiamandola quando era sola a casa, anche le dichiarazioni della madre della vittima e del patrigno, dalle quali risulta che la vittima non si sarebbe opposta in modo apparentemente chiaro a recarsi ulteriormente a R.________, ma nemmeno avrebbe chiesto esplicitamente di andarci. Ha nondimeno rilevato che l'imputato aveva contattato la cognata, dicendole che la figlia gli aveva chiesto se poteva recarsi da lui, tale circostanza risultando confermata dalla stessa cognata che non aveva però verificato se egli le raccontasse la verità. La prima Corte ha quindi rilevato che, per finire, la ragazza tornava a R.________ sia perché ciò faceva comodo alla madre, che lavorava durante il fine settimana, sia perché temeva che il ricorrente attuasse le sue minacce. I primi giudici potevano pertanto concludere, in modo non manifestamente insostenibile, che la vittima non si recasse a R.________ del tutto spontaneamente, bensì che vi andasse perché in sostanza non vedeva alternative. Certo, l'accenno del ricorrente alla cartolina inviata dal corso di sci non è stato esplicitamente affrontato dai giudici cantonali. Tuttavia, premesso che la garanzia del diritto di essere sentito, invero non esplicitamente invocata dal ricorrente, non impone all'autorità di confrontarsi diffusamente con ogni allegazione sollevata potendosi limitare ai punti rilevanti per il giudizio (DTF 129 I 232 consid. 3.2, 126 I 97 consid. 2b e rinvii), i giudici cantonali hanno, sulla base delle esposte argomentazioni, ritenuto tale questione sostanzialmente irrilevante, respingendo quindi implicitamente la tesi della difesa. D'altra parte, la prima Corte non ha escluso che i soggiorni a R.________ avessero per la vittima anche dei risvolti piacevoli, visto che poteva anche sentirsi gratificata dal rapporto con lo zio che, in fin dei conti, era l'unico adulto ad occuparsi di lei, a parlarle, a dedicarle tempo ed attenzioni, permettendole altresì di fumare e bere quasi liberamente. Ritenere, nelle esposte circostanze, che l'assenza di un'opposizione apparentemente chiara a ritornare a R.________ non inficiasse la credibilità della vittima nel suo complesso, non può essere considerato manifestamente insostenibile. 8.3 Quanto alla pretesa assenza di minacce da parte del ricorrente ed all'asserita mancanza di motivi atti a farlo ritenere temibile agli occhi della nipote, da lui ribadite anche in questa sede, la CCRP ha rettamente rilevato che il ricorrente si limitava a riaffermare il proprio punto di vista, opponendolo agli accertamenti della prima Corte, senza tuttavia sostanziare l'arbitrio (cfr., sulla questione delle minacce, anche il consid. 6). D'altra parte, il ricorrente non si è confrontato né si confronta con l'assunto secondo cui egli si poneva allo stesso livello della vittima nell'intento cosciente di avvicinarvisi, raccogliendone le confidenze, ordinandole bevande alcoliche e procurandole sostanze stupefacenti. Conservava comunque, per il resto, la sua autorità derivante dal fatto di essere adulto e zio, tant'è che quando la nipote voleva uscire dal bar X.________ per fumare uno spinello doveva chiedergli il permesso (cfr. sentenza di primo grado, pag. 72 seg.). 8.4 Nel seguito della decisione impugnata, la Corte cantonale ha ritenuto appellatorie, e non le ha quindi esaminate nel merito, anche le critiche sollevate dal ricorrente riguardo alle modalità dei successivi abusi (cfr. sentenza impugnata, consid. 20 in relazione con la sentenza di primo grado, consid. 16.8). Il ricorrente si limita in questa sede a sostenere che la CCRP, considerando singoli elementi isolatamente, non avrebbe eseguito una valutazione complessiva: egli non spiega perché il suo gravame per cassazione sarebbe stato rispettoso delle esigenze di motivazione. La critica non deve pertanto essere esaminata ulteriormente. Il ricorso di diritto pubblico nemmeno adempie le esigenze di motivazione dell'art. 90 cpv. 1 lett. b OG, laddove il ricorrente sostiene che la CCRP non si sarebbe soffermata più di tanto sulla questione della sua credibilità, sostanzialmente negata dai primi giudici sulla base di ampie considerazioni e valutazioni (cfr. sentenza impugnata, consid. 21 in relazione con la sentenza di primo grado, pag. 59 segg. e 77-79).