Citation: 4A_32/2009 07.10.2009 E. 5

Nella fattispecie in rassegna il Tribunale d'appello ha ammesso l'esistenza di motivi seri, suscettibili di giustificare un'interpretazione dell'accordo che si scosta dal suo tenore letterale. Considerate le circostanze che hanno preceduto e accompagnato la stipulazione del contratto firmato il 14 settembre 1990 e il comportamento delle parti, i giudici cantonali hanno escluso di poter ritenere che il contratto - nonostante l'esplicito riferimento al progetto 1:200, che aveva fatto oggetto della domanda di costruzione del 28 aprile 1990 - riguardasse solo il primo progetto. Essi hanno pertanto negato al ricorrente il diritto di pretendere due remunerazioni separate per i due progetti. 5.1 Ai fini della determinazione del senso che le parti potevano e dovevano ragionevolmente attribuire al contratto del 14 settembre 1990, la Corte cantonale ha dapprima rilevato come l'istruttoria abbia permesso di appurare che per l'impresa era fondamentale che l'onorario dell'architetto non superasse l'importo globale di fr. 250'000.--. L'8 giugno 1990, le parti si erano infatti incontrate e avevano convenuto la riduzione dell'onorario da fr. 350'000.-- a fr. 250'000.--, dietro la minaccia dell'impresa di rivolgersi a un altro professionista. Venendo alle circostanze che hanno preceduto e accompagnato la stipulazione del contratto, la Corte ha accertato che il primo progetto era stato abbandonato il 26 luglio 1990, quando si era deciso di dare avvio al secondo progetto, per cui la pattuizione, il 14 settembre 1990, di un onorario per la realizzazione dello stesso, ormai divenuta impossibile, appariva priva di senso. Dalle tavole processuali è pure emerso che l'onorario di fr. 250'000.-- era stato ribadito dall'architetto medesimo nel preventivo di massima relativo al secondo progetto, sottoposto alla committente il 3 settembre 1990. Inoltre, pur sapendo di aver già svolto tutta una serie di prestazioni in merito al primo progetto, che doveva reputare importanti visto che le ha in seguito quantificate in fr. 78'595.--, hanno osservato i giudici ticinesi, nel contratto del 14 settembre l'architetto non ha preteso un onorario di fr. 328'595.-- né ha lasciato intendere che la somma concordata in quel momento in fr. 250'000.-- andava comunque integrata in base alle prestazioni relative al primo progetto. In tali circostanze, il Tribunale d'appello ha concluso che l'impresa poteva senz'altro ritenere in buona fede che l'architetto stesso reputasse l'importo di fr. 250'000.-- sufficiente a remunerare la sua attività sia per il primo progetto, nel frattempo abbandonato, che per il secondo. La Corte cantonale ha proseguito la propria valutazione rilevando che, oltretutto, il secondo progetto non costituiva un vero e proprio nuovo progetto, bensì una semplice variante del primo; anche il perito giudiziario ha confermato che, a parte lo spostamento dell'entrata principale e degli uffici, l'impostazione generale e i contenuti del progetto erano rimasti immutati. Dalla perizia giudiziaria emerge pure che, nonostante un lieve aumento della cubatura, il secondo progetto risultava semplificato nell'impostazione costruttiva rispetto al primo e non comportava un aumento dei costi di costruzione. Tenuto conto di questi elementi, i giudici ticinesi hanno reputato comprensibile la decisione dell'architetto di non esporre nel preventivo del 3 settembre 1990 né nel contratto del 14 settembre 1990 un maggior onorario per la sua ulteriore prestazione. Trattandosi in definitiva di una semplice variante, il secondo progetto non andava distinto da quello che aveva fatto oggetto della domanda di costruzione del 28 aprile 1990 e che in base al contratto del 14 settembre 1990 giustificava l'onorario forfettario, come peraltro ammesso anche dall'architetto in sede di replica, laddove ha affermato che "l'onorario venne offerto [il 3 settembre 1990], in analogia al contratto 14.9.1990 basato sul progetto 28.4.1990, per l'elaborazione del progetto 24.9.1990". La Corte ticinese ha concluso soggiungendo che, stando a quanto rivelato dall'istruttoria, al momento della firma del contratto nemmeno si pensava che il nuovo progetto dovesse nuovamente essere oggetto di una domanda di costruzione, che in effetti è stata inoltrata all'autorità cantonale solo dopo aver preso atto del fatto che l'ufficio tecnico comunale lo riteneva necessario. 5.2 Le obiezioni che il ricorrente muove contro le considerazioni della sentenza impugnata sono destinate all'insuccesso giacché, per confutare con successo l'interpretazione eseguita dalla Corte cantonale, egli dovrebbe prima provare che i fatti su cui essa si basa sono stati accertati in modo arbitrario (cfr. quanto esposto al consid. 4.2; sulla nozione di arbitrio e sui requisiti di motivazione della censura di arbitrio cfr. quanto esposto al consid. 2.2.1). Ora, nel suo allegato il ricorrente censura siccome arbitrari alcuni degli accertamenti contenuti nella sentenza impugnata, ma senza proporre argomenti suscettibili di dimostrarne il carattere arbitrario. 5.2.1 Egli non contesta, per esempio, di essere stato consapevole del fatto che per l'opponente era fondamentale che il suo onorario non superasse fr. 250'000.--. Adduce piuttosto che il consenso da lui espresso l'8 giugno 1990 alla riduzione dell'onorario da fr. 350'000.-- a fr. 250'000.-- era sottoposto alla condizione che il progetto allegato alla domanda di costruzione del 28 aprile 1990 non subisse alcuna ulteriore modifica, ma questa sua affermazione non trova nessun riscontro nella sentenza impugnata, indi per cui - trattandosi di un fatto nuovo - non può essere tenuta in considerazione ai fini dell'attuale giudizio (cfr. quanto esposto al consid. 2.2.2). 5.2.2 Il ricorrente contesta poi recisamente che il primo progetto sia stato abbandonato a far tempo dal 26 luglio 1990. Sostiene che in tale data l'impresa gli aveva semplicemente chiesto di preparare una variante, senza tuttavia manifestare l'intenzione di abbandonare definitivamente il progetto già elaborato, prova ne sia ch'essa non ha ritirato la domanda di costruzione pendente, sfociata nella licenza di costruzione del 12 settembre 1990. In queste circostanze, conclude il ricorrente, il contratto sottoscritto due giorni dopo, il 14 settembre 1990, poteva riferirsi solamente al primo progetto. La lettura delle risultanze probatorie proposta dal ricorrente è parziale e appellatoria, inidonea a dimostrare il carattere arbitrario di quella assai diversa eseguita in sede cantonale (cfr. quanto esposto al consid. 2.2.1). Dinanzi al Tribunale federale egli stesso dichiara a più riprese di aver ricevuto l'incarico di sviluppare una variante perché le esigenze della committente erano mutate e già questo depone a favore della volontà dell'impresa di rinunciare alla realizzazione dell'insediamento sulla base del progetto allegato alla domanda di costruzione del 28 aprile 1990. Che tale volontà fosse definitiva lo prova l'allestimento, da parte del ricorrente, di un nuovo preventivo di massima basato sul nuovo progetto, il 3 settembre 1990. Il fatto che, in simili circostanze, l'opponente non abbia ritirato la prima domanda di costruzione trova infine una chiara spiegazione nella sentenza impugnata, laddove viene evidenziato che il secondo progetto era una semplice variante del primo e che, al momento della firma del contratto, le parti non immaginavano che sarebbe stata necessaria una seconda domanda di costruzione. 5.3 Diversamente da quanto preteso nel gravame, tali circostanze sono tutt'altro che irrilevanti ai fini dell'interpretazione del contratto secondo il principio dell'affidamento. E limitandosi a ricordare che il perito giudiziario aveva ammesso esservi una sostanziale differenza fra i due progetti e ritenuto corretta la fatturazione del primo (calcolata come variante di progetto non realizzata ai sensi della norma SIA 102), egli non contrasta efficacemente l'accertamento contrario e dettagliatamente motivato dei giudici d'appello, anch'esso, peraltro, basato sulla perizia giudiziaria (cfr. quanto esposto al consid. 5.1). Considerato che il secondo progetto non andava distinto dal primo, che aveva fatto oggetto della domanda di costruzione del 28 aprile 1990 e che all'epoca della sottoscrizione del contratto le parti non immaginavano che si sarebbe resa necessaria una seconda domanda di costruzione, l'interpretazione del contratto sottoscritto il 14 settembre 1990 eseguita dall'autorità cantonale può senz'altro essere condivisa. In siffatte circostanze l'opponente - per la quale era fondamentale che l'onorario del ricorrente non superasse fr. 250'000.-- - poteva infatti ragionevolmente ritenere che l'onorario forfettario pattuito nel contratto in relazione "al progetto 1:200, che aveva fatto oggetto della domanda di costruzione del 28 aprile 1990" inglobasse anche la sua rielaborazione, tanto più che ancora pochi giorni prima della firma dell'accordo, il 3 settembre - quando per entrambe le parti era ormai chiaro che la realizzazione del progetto così come indicato nella domanda di costruzione del 28 aprile non sarebbe avvenuta - l'architetto le aveva sottoposto un nuovo preventivo dei costi di massima nel quale l'importo dell'onorario era stato quantificato in fr. 250'000.--, senza nessuna riserva in merito alla variante non realizzata. 5.4 Donde la reiezione del gravame su questo punto e la conferma della decisione della Corte cantonale di negare al ricorrente il diritto al versamento di due onorari separati per i due progetti.