Citation: 5P.243/2002 29.07.2002 E. 2

L'art. 383 cpv. 1 CPC ticinese recita che l'istante è responsabile dei danni causati da provvedimenti cautelari ingiustificati. Si tratta di una norma che istituisce una responsabilità causale (F. Bolla, Responsabilità civile per provvedimenti cautelari ingiustificati, in: Rep 1979, pag. 443 n. 3; J-M. Reymond, Mesures provisionnelles injustifiées ou effet suspensif en cas de recours infondé: quelle responsabilité?, in: Le droit en action, Losanna 1996, pag. 398). La norma è stata introdotta con la riforma del 1971 e, come rileva F. Bolla (loc. cit.), né il messaggio né i rapporti non dicono nulla sulla modifica. 2.1 I giudici cantonali hanno rilevato che la responsabilità per provvedimenti cautelari ingiustificati prevista da questa disposizione non si estende alle spese della causa di merito, di guisa a quanto ammesso dalla giurisprudenza per la causa successiva al sequestro. Inoltre, il blocco di un conto bancario impedisce al titolare di servirsene, ma non genera la successiva azione di merito, che può essere incoata anche senza misure cautelari e che dev'essere sostenuta dalla controparte. Non si giustifica trattare in modo diverso i convenuti vincenti in cause simili a dipendenza del fatto che il processo è stato accompagnato da provvedimenti cautelari, attribuendo agli uni unicamente le ripetibili previste dalla legge di procedura civile e agli altri anche altre spese causate dal processo. 2.2 Il ricorrente, al proposito della prima motivazione, si limita ad affermare che in seguito al blocco del conto egli ha dovuto difendersi e le relative spese sono la conseguenza di quel blocco. Inoltre, in un giudizio pubblicato, il Tribunale federale ha rilevato che non è arbitrario ammettere tra le poste del danno anche le spese di causa. Infine, sussiste una differenza fra una lite preceduta da misure cautelari e una vertenza senza provvedimenti provvisionali: nella prima il convenuto che poi risulta vincente è privato del diritto di disporre liberamente dei beni bloccati, privazione che lo costringe ad intervenire con l'ausilio di un legale. 2.3 Giusta l'art. 90 cpv. 1 lett. b OG l'atto ricorsuale, specie quello fondato sull'art. 9 Cost., non può essere sorretto da motivazioni con cui il ricorrente si limita a contrapporre il suo parere a quello della Corte cantonale, come se il Tribunale federale fosse una superiore giurisdizione di appello a cui compete il libero esame del fatto e del diritto e la ricerca della corretta applicazione delle disposizioni invocate, ma deve invece dimostrare con un'argomentazione precisa che l'autorità cantonale ha emanato una decisione manifestamente insostenibile, destituita di fondamento serio e oggettivo o in urto palese con il senso di giustizia ed equità (DTF 127 I 54 consid. 2b, 125 I 166 consid. 2a, 124 V 137 consid. 2b). Il ricorso s'avvera già a un primo esame carente di una motivazione conforme a tale norma. Nel caso specifico, non può certo configurare arbitrio il fatto che in un giudizio in tema di sequestro il Tribunale federale abbia dichiarato "non arbitraria" la soluzione auspicata dal ricorrente, che per principio si scosta dalla prassi al proposito instaurata dalla giurisprudenza (DTF 113 III 94 consid. 10 pag. 101 e rif.). Nemmeno la seconda motivazione, del tutto sostenibile, del giudizio cantonale è impugnata con una censura conforme all'art. 90 cpv. 1 lett. b OG. Il ricorrente non spende infatti una parola per spiegare per quale motivo sarebbe arbitrario ritenere che il danno di un provvedimento cautelare ingiustificato non può comprendere anche le spese della causa di merito, perché quest'ultima deve comunque essere sostenuta, con o senza provvedimento cautelare, e le spese sono in entrambi i casi giudicate secondo la procedura.