Citation: 1S.2/2004 06.08.2004 E. 1

1.1 Secondo l'art. 33 cpv. 3 lett. a della legge del 4 ottobre 2002 sul Tribunale penale federale (LTPF; RS 173.71), fino all'entrata in vigore della revisione totale dell'OG, le decisioni della Corte dei reclami penali concernenti misure coercitive sono impugnabili mediante ricorso al Tribunale federale entro 30 giorni dalla notifica, per violazione del diritto federale; la procedura è retta dagli art. 214-216, 218 e 219 della legge federale sulla procedura penale (PP; RS 312.0), applicabili per analogia. 1.2 La decisione oggetto del ricorso, relativa a un ordine di perquisizione e di sequestro e quindi a una misura coercitiva (messaggio del Consiglio federale concernente la revisione totale dell'organizzazione giudiziaria federale, del 28 febbraio 2001, FF 2001 p. 3764, n. 2.2.3 pag. 3793), è di principio impugnabile dinanzi al Tribunale federale. Nella sentenza 130 I 234, è stata riconosciuta al Ministero pubblico della Confederazione, quale parte nella procedura penale federale, la legittimazione a ricorrere in questa sede contro l'annullamento da parte del Tribunale penale federale di misure coercitive ordinate dall'Ufficio dei giudici istruttori federali. È tuttavia stata lasciata indecisa la questione di sapere se esso potrebbe perderla quando l'oggetto del litigio è, come in concreto, una decisione da lui stesso emanata (cfr. DTF 130 I 234 consid. 3.1 pag. 237). Ora, secondo l'art. 214 cpv. 2 PP, applicabile per analogia (cfr. l'art. 33 cpv. 3 lett. a LTPF), il diritto di ricorrere spetta segnatamente alle parti, tra le quali, nella procedura penale federale, rientra esplicitamente il procuratore generale (cfr. art. 34 PP). La direzione delle indagini preliminari compete del resto a quest'ultimo (cfr. art. 104 cpv. 1 PP), che, in quanto titolare dell'azione penale, ha di principio un interesse all'esito della procedura e quindi anche all'annullamento di una decisione che la riguarda. Questo interesse deve essere riconosciuto anche quando, come nel caso, la Corte dei reclami penali annulli una misura coercitiva ordinata dal Ministero pubblico medesimo nell'ambito di indagini preliminari. Il riconoscimento della legittimazione a ricorrere in questa sede, si giustifica quindi anche in una fattispecie come quella in esame: il gravame, tempestivo, deve pertanto essere vagliato nel merito. 1.3 Secondo l'art. 37 cpv. 3 OG la sentenza del Tribunale federale è redatta in una lingua ufficiale, di regola in quella della decisione impugnata, che in concreto era la lingua italiana. Anche questo giudizio viene quindi redatto in italiano, nonostante la risposta dell'opponente sia stesa in francese (DTF 124 III 205 consid. 2; sentenza 1P.693/ 2001 del 16 gennaio 2002, consid. 1, pubblicata in RDAT I-2002, n. 41, pag. 296). Il rifiuto del Ministero pubblico di utilizzare la lingua tedesca nei rapporti con il precedente patrocinatore dell'opponente non è qui litigioso. La Corte dei reclami penali ha invero confermato questo diniego sulla base dell'art. 37 cpv. 3 OG. Ricordato che questa disposizione non disciplina direttamente tale questione, ma regola innanzitutto la lingua nella quale sono redatte le sentenze del Tribunale federale, si può rilevare che spettava in concreto al Ministero pubblico della Confederazione tenere conto, nel procedimento penale, dei legami linguistici con il luogo del sequestro e della lingua nazionale conosciuta ed utilizzata dagli interessati e non semplicemente sceglierne una a sua discrezione o secondo sue esigenze organizzative interne (cfr. DTF 121 I 196 consid. 5c). 1.4 Il procedimento in esame verte essenzialmente sulla pretesa violazione del diritto federale, segnatamente per quanto concerne i presupposti del sequestro (cfr. art. 65 segg. PP). Il presente giudizio non si fonda quindi su documenti del procedimento penale che l'opponente non ha (finora) potuto consultare, sicché la sua richiesta di estrometterli dall'incarto diviene priva d'oggetto.