Citation: 4C.170/2003 16.02.2004 E. 5

Ai fini del giudizio sugli importi dovuti all'attore, la Corte cantonale ha ritenuto di potersi riferire alla valutazione effettuata dai due commercialisti nominati dalle parti nella convenzione 21 maggio 1992. L'autorità cantonale ha infatti stabilito che la perizia 25 aprile 1997 dei commercialisti G.________ e H.________ vincola per principio le parti, perché costituisce un referto d'arbitratore. L'atto avrebbe potuto - eccezionalmente - venire rivisto qualora fosse stata fornita la prova ch'esso era manifestamente ingiusto, iniquo, arbitrario, allestito senza alcuna cura, errato o viziato da errori sostanziali, inganno o minaccia. Siccome, in concreto, nessuna delle parti ha eccepito vizi del genere in modo proceduralmente corretto, la Corte cantonale ha deciso di considerare il referto quale "punto di partenza per la determinazione degli importi dovuti al convenuto", precisando che esso avrebbe potuto venire corretto soltanto "laddove i commercialisti hanno ritenuto di formulare delle varianti rispettivamente non si sono espressi in modo definitivo su alcune questioni di fatto o di diritto, a loro dire non sufficientemente chiarite". Il convenuto rimprovera ai giudici d'appello di aver omesso di considerare "la volontà concorde" delle parti tra le cause invalidanti il referto d'arbitratore. Egli rileva come, nella causa, sia l'attore che il convenuto abbiano manifestato la volontà di correggere il referto dei commercialisti su alcuni punti, ciò che equivarrebbe - secondo lui - a sopprimerne l'effetto vincolante. Ignorando questo aspetto i giudici cantonali avrebbero violato l'art. 19 CO. Come le precedenti, anche questa censura si avvera infondata. Nel suo allegato il convenuto non contesta la qualifica di referto d'arbitratore attribuita dai giudici ticinesi al documento allestito dai due commercialisti. Richiamandosi alla DTF 117 Ia 365 consid. 7 i giudici ticinesi hanno giustamente precisato che tale atto può essere invalidato solamente alle condizioni estremamente restrittive ricordate sopra. Il convenuto medesimo ammette del resto il carattere vincolante del prezzo delle azioni stabilito dai due commercialisti per il caso di compravendita tra le parti. L'impegno di considerare vincolante il parere dei periti è d'altronde uno degli elementi determinanti per la qualifica di referto d'arbitratore (cfr. anche DTF 129 III 535 consid. 2). Ora, il convenuto ha ragione quando afferma che anche il contratto per mezzo del quale le parti decidono di conferire un incarico simile a degli esperti può venire modificato di comune accordo, come di regola qualsiasi contratto. Tuttavia, un conto è l'espressione di una volontà concorde che modifica il contratto primitivo ed altra cosa sono le contestazioni delle conclusioni peritali mosse individualmente dall'una e dall'altra parte nell'ambito di una causa giudiziaria sorta dopo che gli arbitratori hanno allestito il referto ed espresso il loro parere vincolante in esecuzione dell'incarico loro affidato. Tali contestazioni, dettate dagli interessi contingenti del processo, non possono naturalmente modificare la volontà iniziale espressa congiuntamente dalle parti; volontà iniziale che - giovi ripeterlo - anche il convenuto ha riconosciuto.