Citation: 5P.411/2005 13.12.2005 E. 6

6.1 Dopo aver riassunto la fattispecie, le ricorrenti criticano pure l'apprezzamento delle prove effettuato dalla Corte cantonale: affermano che due fotografie agli atti sarebbero state falsificate e che i giudici cantonali avrebbero interpretato in modo fantasioso una terza fotografia. Esse sostengono altresì che i testi, che secondo la Corte cantonale contraddicono le tesi attorie, mentirebbero o non avrebbero "la più pallida idea di come stessero le cose", perché in precedenza il tetto dello stabile vicino aveva una sola falda. 6.2 Giusta l'art. 90 cpv. 1 lett. b OG l'atto di ricorso deve contenere l'esposizione dei fatti essenziali e quella concisa dei diritti costituzionali o delle norme giuridiche che si pretendono violati, precisando in che consista la violazione. Per sostanziare convenientemente la censura di arbitrio non è sufficiente criticare la decisione impugnata come si farebbe di fronte ad una superiore Corte di appello con completa cognizione in fatto e in diritto (DTF 120 Ia 369 consid. 3a pag. 373; 117 Ia 10 consid. 4b pag. 12), atteso che una sentenza non è arbitraria per il solo motivo che un'altra soluzione sarebbe sostenibile o addirittura preferibile, bensì è necessario mostrare e spiegare perché il giudizio attaccato sia manifestamente insostenibile, in aperto contrasto con la situazione effettiva, fondato su una svista manifesta oppure in urto palese con il sentimento di giustizia ed equità (DTF 129 I 8 consid. 2.1 pag. 9; 127 I 54 consid. 2b pag. 56, con rinvii; 123 I 1 consid. 4a pag. 5). Quando poi una sentenza cantonale si fonda su più motivazioni indipendenti, il ricorrente deve impugnarle tutte nel modo previsto dalla legge, pena l'inammissibilità del gravame: infatti, in caso contrario, anche se le critiche ricorsuali dovessero rivelarsi giustificate, la decisione rimarrebbe valida nel suo risultato sulla base delle argomentazioni non censurate e il gravame diverrebbe un inammissibile litigio sui motivi senza influsso sul dispositivo della sentenza cantonale (DTF 121 IV 94 consid. 1a; 111 II 397 consid. 2b). In concreto occorre innanzi tutto rilevare che nella loro critica - appellatoria - della valutazione delle prove agli atti, le ricorrenti non menzionano alcuna norma costituzionale. La semplice elencazione di una serie di norme di rango costituzionale (art. 6 CEDU, art. 8, 9 e 29 Cost.) all'inizio del ricorso senza in alcun modo spiegare in che modo esse sarebbero violate dalla decisione impugnata non è sufficiente per soddisfare le esigenze di motivazione poste dall'art. 90 cpv. 1 lett. b OG. Le ricorrenti sembrano poi misconoscere che il disapprovato apprezzamento delle prove agli atti costituisce solo una seconda motivazione abbondanziale, indipendente dalla motivazione principale del giudizio impugnato in cui la Corte cantonale indica di essere vincolata dagli accertamenti effettuati dall'autorità amministrativa, dai quali risulta segnatamente che "il vecchio tetto a due falde dello stabile è stato sostituito con una nuova copertura di ugual foggia e dimensioni". Ne segue che la critica ricorsuale diretta contro la valutazione delle prove agli atti non risulta unicamente inammissibile a causa della sua natura appellatoria, ma pure per il fatto che le ricorrenti non censurano in alcun modo il giudizio impugnato laddove la Corte cantonale si reputa vincolata dagli accertamenti di fatto effettuati dal tribunale amministrativo cantonale.