Citation: 1B_635/2011 E. 3.3

3.3. Con questa argomentazione egli disattende tuttavia, come a ragione ritenuto dalle autorità cantonali e da lui peraltro nemmeno contestato, che l'interessato può rinunciare a chiedere un indennizzo. Nella decisione del 22 agosto 2011 il PP ha semplicemente preso atto ch'egli aveva rinunciato, come era suo diritto, all'indennità di cui al previgente art. 317 CPP/TI. Dagli atti di causa risulta che il 3 agosto 2010 il ricorrente ha comunicato al suo precedente patrocinatore d'informare il PP che rinunciava a un indennizzo, qualora fossero dissequestrati determinati fondi e riconosciutagli un'indennità di fr. 113'619.90 per spese di patrocinio. Come già visto, su insistenza del patrocinatore, nell'interesse del ricorrente e alla luce dei considerandi della decisione della CRP del 1° giugno 2010, è stata discussa con il PP l'eventualità di emanare un decreto di abbandono. Il ricorrente poteva senz'altro rinunciare a dette pretese e attendere l'emanazione di un decreto di abbandono o quella di un nuovo atto di accusa, per poi contestarne, se del caso, l'asserita infondatezza dinanzi al giudice di merito. Nelle descritte circostanze il PP poteva infatti sia emanare un nuovo atto d'accusa o, tenuto conto dei reati ormai prescritti, nonché delle limitazioni imposte dalla CRP al perseguimento di quelli non prescritti e dell'importante violazione del principio di celerità, pronunciare un decreto di abbandono. In considerazione dell'ampio potere di apprezzamento che compete al PP nella conduzione dell'inchiesta e al riserbo con il quale il Tribunale federale lo esamina (sentenza 1B_687/2011 del 27 marzo 2012 destinata a pubblicazione, consid. 4.1.2), non può essere mosso alcun rimprovero al suo modo di agire. Dagli atti di causa risulta chiaramente che il ricorrente medesimo ha insistito per l'emanazione di un decreto di abbandono e di rinunciare alle sue pretese, poiché, come rilevato dal suo precedente patrocinatore nello scritto del 29 agosto 2011 " in base alla giurisprudenza di allora un indennizzo non era per nulla probabile e (...) l'alternativa era un nuovo atto di accusa con un nuovo processo, pur se con fattispecie ridimensionata ". In siffatte condizioni, la rinuncia del ricorrente era comprensibile, deliberata e manifestamente priva di inammissibili pressioni. Egli l'ha presa consapevolmente e con cognizione di causa, (come gli altri coaccusati patrocinati da altri avvocati), dopo averne discusso a lungo e ripetutamente con il suo legale, che si ricorda è chiamato unicamente a tutelare gli interessi dell'imputato (cfr. art. 128 CPP). A ragione quindi la CRP ha ritenuto che la rinuncia espressa all'esercizio di un diritto, per poi farlo valere in una fase successiva, non è compatibile con il divieto di "venire contra factum proprium" e quello dell'abuso di diritto, che parte della dottrina ritiene direttamente applicabili anche all'imputato e al suo legale ( PAOLO BERNASCONI, in Codice svizzero di procedura penale (CPP), 2010, n. 11 e 12 ad art. 3; NIKLAUS SCHMID, Handbuch des schweizerischen Strafprozessrechts, 2009, n. 93 pag. 33; MARC THOMMEN, in Schweizerische Strafprozessordnung, Basler Kommentar, 2011, n. 43 e 49 ad art. 3).