Citation: 5A_504/2021 E. 3.2

3.2. Ora, è vero che i Giudici cantonali stessi hanno qualificato l'operato del Pretore come una "manifesta disattenzione" del diritto di essere sentito. Gli hanno in particolare rimproverato di non aver preso in considerazione le argomentazioni formulate dalla vedova rispetto alla presentazione di documenti con autentiche apostillate e di aver emanato il certificato ereditario sulla base di giustificativi non completi, senza indire il dibattimento finale e senza invitare i partecipanti a formulare conclusioni. Dopo aver definito questa situazione "incresciosa", hanno addirittura aggiunto che se in futuro si fossero ripresentate circostanze analoghe, il certificato ereditario avrebbe potuto "solo essere annullato e gli atti ritornati al Pretore perché indica il dibattimento finale, statuisca sulle conclusioni dei partecipanti e notifichi la decisione contro ricevuta (art. 138 cpv. 1 CPC) ". Essi sono poi comunque (invero senza spiegarne la ragione, ma verosimilmente perché in quella sede la vedova non aveva sollevato la corrispondente censura, limitandosi ad affermare che la decisione del Pretore era stata "prematura") entrati nel merito dell'appello ed ora, in questa sede, la ricorrente non argomenta l'asserita violazione del diritto di essere sentita da parte del Tribunale cantonale in maniera autonoma e puntuale (cfr. art. 106 cpv. 2 LTF), ma, una volta menzionato di passaggio l'art. 29 Cost., argomenta la sua tesi soltanto in relazione al divieto dell'arbitrio, sostenendo piuttosto che la preclusione dei complementi probatori da lei richiesti sarebbe stata iniqua e che la decisione fondata su tale lacuna sarebbe quindi arbitraria. Ne consegue che la questione può essere esaminata da quella prospettiva. Ad ogni modo, è bene rilevare che sebbene il diritto di essere sentito sia una garanzia di natura formale la cui violazione comporta, di principio, l'annullamento della decisione impugnata, esso non costituisce comunque un fine in sé: l'ammissione della corrispondente censura presuppone che nella propria motivazione il ricorrente esponga quali argomenti avrebbe fatto valere nella procedura cantonale e in che modo questi sarebbero stati pertinenti. Se ciò non è il caso, il rinvio al giudice precedente rischia di ridursi ad una vana formalità, prolungando inutilmente la procedura (sentenza 5A_699/2017 del 24 ottobre 2017 consid. 3.1.3 con rinvii), che, per di più, nel concreto caso non conduce nemmeno ad una decisione materiale sulla qualità di erede (cfr. supra consid. 1.2).