Citation: I 758/06 20.11.2007 E. 6

6.1 Per giurisprudenza, la valutazione giudiziaria dell'(in)capacità lavorativa sulla base di conclusioni mediche è un accertamento di fatto (DTF 132 V 393 consid. 3.2 e 3.3 pag. 398 seg.). Come tale, esso, per quanto detto in relazione al potere cognitivo di questa Corte (consid. 3), è ampiamente sottratto alla possibilità di riesame da parte del Tribunale federale. Ciò non esclude tuttavia un intervento di questa Corte a correzione, segnatamente, di accertamenti manifestamente inesatti. Ora, è proprio quanto si verifica nel caso di specie. 6.2 Per potersi esprimere sul grado di incapacità lavorativa di un assicurato, l'amministrazione o il giudice, in caso di ricorso, devono poter disporre di documenti rassegnati dal medico o eventualmente da altri specialisti. Il compito del medico consiste infatti nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261 con riferimenti). 6.3 Nel caso di specie, fondandosi sull'esito di accertamenti medici specialistici che in nessun modo precisavano né quantificavano le ripercussioni e le eventuali limitazioni a livello lavorativo della sindrome d'apnea del sonno, i giudici commissionali hanno proceduto di propria iniziativa a ridurre il grado di capacità lavorativa fissato dal dott. F.________ per attività sostitutive leggere. Stando alla pronuncia impugnata, se la "sola" affezione ortopedica non ostava infatti allo svolgimento di un lavoro leggero a tempo pieno, la combinazione con la patologia respiratoria avrebbe per contro giustificato, a mente dei primi giudici, la menzionata riduzione. Orbene, questa conclusione, che per giunta fa risalire l'inizio della ridotta capacità lavorativa a una data in cui nessun elemento agli atti attesta la (pre)esistenza della sindrome d'apnea, non è suffragata da alcun documento medico e risulta il frutto di una mera valutazione soggettiva dell'istanza precedente. Essendosi autonomamente pronunciati su un ridotto tasso di capacità lavorativa a dipendenza della patologia respiratoria, senza che in precedenza né il dott. H.________ né gli specialisti italiani che avevano effettuato gli accertamenti del caso si fossero espressi in tal senso, i giudici di prime cure sono intervenuti in un ambito esulante dalle loro competenze, sostituendosi di fatto, in maniera inammissibile, al ruolo del medico. Ne discende che la censura ricorsuale è fondata. 6.4 Il fatto che i primi giudici non potessero autonomamente ridurre, senza riscontri medici in tal senso, il grado di capacità lavorativa a dipendenza delle affezioni respiratorie non significa tuttavia ancora che la valutazione del dott. F.________, peraltro non specialista nella disciplina esaminata, circa la piena abilità lavorativa in attività sostitutive leggere debba essere automaticamente convalidata, come pretende invece l'UAI. I primi giudici hanno infatti pur sempre evidenziato delle carenze istruttorie nella misura in cui hanno osservato, in maniera convincente e sostenibile, che la valutazione 18 novembre 2005 del servizio medico dell'AI, tendente ad escludere una incapacità lavorativa a dipendenza della sindrome d'apnea se trattata con le opportune misure terapeutiche, non teneva conto del fatto che la patologia sarebbe (stata) solo parzialmente emendabile con l'ausilio di un apparecchio "ventiloterapeutico" notturno in quanto complicata da una rinite ipertrofica ostruttiva già operata nel passato ma recidivante. Nulla osta, in tali condizioni, a un rinvio della causa all'amministrazione affinché disponga i necessari accertamenti specialistici e verifichi le ripercussioni (complessive) della patologia sulla capacità lavorativa dell'assicurato in attività sostitutive. È vero che la patologia respiratoria è stata definitivamente acclarata solo dopo la decisione su opposizione in lite. Tuttavia, non va dimenticato che già nell'ottobre 2004 il dott. H.________ aveva posto una molto probabile sindrome d'apnea del sonno e che la stessa è comunque stata definitivamente confermata soli due giorni dopo la resa della decisione su opposizione. In tali circostanze, l'UAI non può validamente sostenere che, tenendo conto della predetta sindrome, l'autorità commissionale avrebbe trasgredito i limiti temporali del proprio potere cognitivo (DTF 132 V 215 consid. 3.1.1 pag. 220), tanto più se si considera che l'amministrazione ha reso la decisione su opposizione senza attendere l'esito degli accertamenti in corso, che erano stati preannunciati dall'assicurato. Risultati che per giunta anche il servizio medico dell'AI, dott. E.__________, aveva consigliato, nella sua nota del 3 dicembre 2004, di attendere per permettere un giudizio definitivo. 6.5 Per quanto concerne la nuova decisione che l'amministrazione è chiamata a rendere, appare sin d'ora utile ricordare all'assicurato che, conformemente alla più recente giurisprudenza di questa Corte, in difetto di indicazioni economiche concrete e affidabili (cfr. pure DTF 129 V 472; 126 V 75 consid. 3b pag. 76 seg.), il reddito ipotetico da invalido, conseguibile dall'interessato esercitando l'attività ragionevolmente esigibile nonostante il danno alla salute, andrà determinato applicando i dati statistici nazionali risultanti dalla tabella TA1 ISS (cfr. la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni U 75/03 del 12 ottobre 2006, consid. 8.1-8.5, pubblicata in RSAS 2007 pag. 64).