Citation: 8C_823/2014 E. 5.3.2

5.3.2. Per giudicare un contratto, sia per la forma che per il contenuto, si deve indagare quale sia stata la vera e concorde volontà dei contraenti, anziché stare alla denominazione od alle parole inesatte adoperate per errore, o allo scopo di nascondere la vera natura del contratto (art. 18 CO). In altre parole, occorre stabilire ciò che le parti hanno voluto e dichiarato quando hanno concluso il contratto. Tale aspetto attiene al fatto ed è esaminabile in maniera molto limitata dal Tribunale federale (DTF 135 III 410 consid. 3.2 pag. 413 seg.; consid. 1). È solamente qualora non sia possibile accertare i fatti concernenti questa concordanza delle volontà oppure se il giudice constata che una parte non ha compreso la manifestazione di volontà dell'altra, che si ricorre all'interpretazione oggettiva, secondo il principio dell'affidamento, ovvero secondo il senso che ogni contraente poteva e doveva ragionevolmente attribuire alle dichiarazioni dell'altro nelle circostanze concrete (DTF 132 III 268 consid. 2.3.2 pag. 274 seg.; sentenza 4A_468/2008 del 20 febbraio 2009 consid. 2.4). Questo aspetto è una questione di diritto. Per giudicare ciò è tuttavia necessario basarsi sul contenuto delle dichiarazioni di volontà delle parti e sulle circostanze che hanno preceduto o accompagnato la stipulazione del contratto, le quali attengono ai fatti (DTF 133 III 675 consid. 3.3 pag. 682 con rinvii).