Citation: 1B_333/2016 E. 4.2

4.2. Riguardo alla criticata nomina della patrocinatrice d'ufficio, la ricorrente adduce, in maniera del tutto generica e teorica, ch'ella non la difenderebbe fedelmente, poiché prenderebbe ordini dal Presidente che l'ha nominata, da lei ricusato. La semplice affermazione di un "alto tasso di infedeltà del difensore d'ufficio", peraltro sistematicamente mossa dalla ricorrente anche nei confronti dei precedenti "miserabili" difensori d'ufficio e di quelli di fiducia da lei scelti, infedeltà rimproverata pure al patrocinatore che la difendeva nel quadro di un procedimento penale avviato a Milano, senza neppure tentare di dimostrare la fondatezza di questo assunto, non comprova l'insostenibilità giuridica della decisione impugnata, conforme alla giurisprudenza. Richiamando semplicemente il diritto di difendersi da sé, la ricorrente, disattendendo il suo obbligo di motivazione (art. 42 cpv. 2 LTF; DTF 142 V 26 consid. 1.2), non si confronta con le differenti motivazioni poste a fondamento dell'impugnato giudizio. Ora, quando la decisione impugnata, come in concreto, si fonda su diverse motivazioni indipendenti e di per sé sufficienti per definire l'esito della causa, la ricorrente è tenuta, pena l'inammissibilità, a dimostrare che ognuna di esse viola il diritto (DTF 138 I 97 consid. 4.1.4; 133 IV 119 consid. 6.3 pag. 121). La generica e quindi inammissibile critica alla pretesa incostituzionalità dell'art. 130 CPP, nulla muta al riguardo.