Citation: I 739/04 12.10.2006 E. 3

Il ricorrente contesta essenzialmente le valutazioni espresse dall'UAI e dal primo giudice in merito alle conclusioni del perito del SMR, dott. J.________. 3.1 Ripercorrendo l'anamnesi professionale dell'assicurato, la perizia ha ricordato come l'interessato avesse lavorato, dal 1983, in qualità di liquidatore sinistri per la ditta Z.________ e come, dal 1997 al 1999, egli fosse diventato "responsabile del gestionario Help-Point" della succursale di A.________ conseguendo il maggior fatturato della Svizzera. Il perito ha in seguito correttamente riferito come, a partire dal 2000, le capacità lavorative dell'interessato avessero subito un crollo in conseguenza di una sindrome depressiva più conclamata, che ha notevolmente inciso sulle sue funzioni cognitive (diminuzione della capacità di concentrazione, dell'attenzione e della memoria di fissazione) e reso necessari due ricoveri in istituti specializzati, e come "ultimamente a partire dal 07.07.2001" lo stesso lavorasse in qualità di corrispondente sinistri presso un ufficio in cui, pur non essendo più in contatto con i clienti e pur lavorando in maniera molto più agevolata (svolgimento del lavoro con maggior lentezza e in alternanza a continui momenti di pausa), reggeva a fatica, oltre che con rendimento ridotto, la mezza giornata (dalle 9.00 alle 12.00) di attività. Tenuto conto dei disturbi lamentati dall'assicurato, ritenuti congruenti con quelli repertoriati durante l'esame oggettivo, il dott. J.________ ha dichiarato l'assicurato in grado di svolgere quattro ore lavorative nella sua professione, anche se con maggiore lentezza e con un rendimento diminuito. Ritenendo improponibili eventuali misure di riqualifica professionale, il perito ha concluso per un'incapacità lavorativa del 60% di V.________ nella sua professione di impiegato di commercio presso la ditta Z.________ e in altre mansioni quale impiegato di commercio. 3.2 A ragione il primo giudice poteva, di principio, attribuire pieno valore probatorio alla menzionata perizia, atteso che la stessa, motivata e convincente, soddisfaceva tutti i requisiti posti dalla giurisprudenza in materia. Giustamente l'autorità giudiziaria cantonale poteva pure ritenere che i rapporti presentati dall'assicurato non contenessero elementi tali da infirmare le conclusioni del dott. J.________, considerato che gli stessi apparivano poco circostanziati e convincenti. Così, mentre il medico curante, dott. M.________, si limitava ad attestare apoditticamente, senza confrontarsi adeguatamente con le risultanze della perizia del SMR, un'incapacità lavorativa totale continua (e stazionaria) dal giugno 2001 (sul valore probatorio attribuito ai referti medici allestiti da quest'ultimo cfr. ad ogni modo DTF 125 V 353 consid. 3b/cc; VSI 2001 pag. 109 consid. 3b/cc e sentenze ivi citate), il rapporto dei dott.es A.________ e Q.________, oltre a riferirsi a una situazione posteriore a quella esistente al momento della decisione su opposizione in lite e quindi esulante dal potere cognitivo di questa Corte (DTF 121 V 366 consid. 1b), nemmeno si pronunciava sul grado invalidante dei disturbi riscontrati a livello cognitivo. 3.3 Il giudizio cantonale non può per contro trovare adesione nella misura in cui dalla perizia del SMR sembra dedurre che l'incapacità lavorativa del 60% attestata dal dott. J.________ sarebbe stata espressa riferendosi (anche) all'attività di responsabile dell'Help-Point di A.________. Dall'esposizione, cronologica, della situazione professionale del ricorrente, si deve piuttosto ritenere che il perito intendesse pronunciarsi sulle capacità lavorative residue dell'interessato prendendo quale attività di riferimento quella, effettivamente esercitata al momento dell'esame medico, di "semplice" corrispondente sinistri, che non poteva, per importanza e impegno, essere paragonata a quella precedentemente svolta, prima dell'insorgenza del danno alla salute, di "responsabile del gestionario Help-Point". A confortare questa tesi, oltre alla formulazione e al contesto della perizia stessa, vi sono pure le dichiarazioni dell'ex datore di lavoro del ricorrente che ben evidenziano il tentativo - messo in atto con l'accordo delle parti interessate anche se in seguito destinato a fallire a causa delle difficoltà incontrate (mancanza di concentrazione, stato di panico e ansia continuo anche di fronte al minimo problema, errori nei pagamenti, perdita di documenti, ecc. [nota 3 ottobre 2002 del responsabile centro servizio clientela, B.________]) - di inserire il dipendente, a partire dal luglio 2002 e malgrado quest'ultimo continuasse a figurare "ai fini tecnico-assicurativi inabile al 100%" (scritto 30 aprile 2003 del responsabile del personale, S.________), nel centro servizi clientela per affidargli "in forma terapeutica" dei compiti molto più contenuti ("apertura + trattazione casi semplici, pagamenti, designazione della corrispondenza ai vari settori operativi" [note 22 agosto e 3 ottobre 2002 di B.________]). Del resto, colpisce che l'UAI, nonostante ne avesse la possibilità e potesse agevolmente interrogare il perito su tale punto, non abbia mai preso posizione, nel corso della procedura giudiziaria (cantonale come federale), sulla censura - chiara e circostanziata - ricorsuale riguardante l'ambito di attività considerato dal perito per attestare il grado di incapacità lavorativa. Alla luce di quanto esposto, si può e si deve ritenere che l'attività per la quale il perito aveva attestato un'incapacità lavorativa del 60% fosse quella da ultimo svolta, a titolo di prova, di "semplice" impiegato di commercio. Ne consegue che amministrazione e giudice cantonale non potevano semplicemente dedurre il grado d'invalidità dal grado d'incapacità lavorativa attestato dal perito con riferimento all'attività esercitata (provvisoriamente) dall'assicurato dopo l'insorgenza del danno alla salute (cfr., a contrario, la sentenza del 15 aprile 2003 in re M., I 1/03, consid. 5.2). Il ricorso essendo - già solo per questo motivo - fondato, si giustifica di annullare il giudizio cantonale come pure la decisione su opposizione dell'UAI nella misura in cui, a partire dal 1° ottobre 2002, hanno accertato un grado d'invalidità del 60%. Gli atti vengono di conseguenza rinviati all'amministrazione affinché determini correttamente, a partire da tale data (DTF 129 V 222), il grado d'invalidità, in particolare i redditi da valido (quello che l'assicurato avrebbe guadagnato senza il danno alla salute in qualità di responsabile dell'Help-Point di A.________) e da invalido (il guadagno conseguibile, nonostante il danno alla salute, quale "semplice" impiegato di commercio), e stabilisca, su tale base, il nuovo diritto alla rendita di V.________ a partire dal 1° gennaio 2003 (art. 88a cpv. 1 OAI; cfr. pure DTF 106 V 16; RCC 1983 pag. 489 consid. 2b). A tal proposito è utile ricordare alle parti che, conformemente alla più recente giurisprudenza di questa Corte, in difetto di indicazioni economiche concrete, il reddito ipotetico da invalido, conseguibile dall'interessato esercitando l'attività ragionevolmente esigibile nonostante il danno alla salute, andrà determinato applicando i dati statistici nazionali risultanti dalla tabella TA1 di cui all'inchiesta svizzera sulla struttura dei salari edita dall'ufficio federale di statistica e non (più) sulla base dei valori regionali desumibili dalla tabella TA13 (decisione della Corte plenaria del 10 novembre 2005; cfr. sentenza del 22 agosto 2006 in re K., I 424/05, consid. 3.2.3).