Citation: 6B_80/2010 19.04.2010 E. 1

La CRP ha in particolare rilevato che, secondo la sua giurisprudenza già in vigore sotto l'egida del precedente codice di procedura penale, l'atto di accusa deve essere obbligatoriamente accompagnato da un memoriale di motivazione, in cui il proponente deve dimostrare l'esistenza di sufficienti indizi di colpevolezza. L'atto di accusa deve soddisfare completamente le esigenze di quello emanato dal PP secondo l'art. 200 CPP/TI, indicando in modo univoco l'azione o l'omissione punibile, con cenno alle circostanze di tempo e di luogo in cui venne commessa e di quelle che influiscono sulla sua qualifica giuridica, con indicazione delle corrispondenti norme penali applicabili (cfr., sulla giurisprudenza della CRP, RtiD II-2009, n. 11, pag. 40 seg.; Rep. 1987, pag. 263 segg.). 3.3 I ricorrenti non fanno valere, con una motivazione conforme alle esposte esigenze, l'applicazione arbitraria dell'art. 216 CPP/TI. In particolare, non sostengono che, a meno di incorrere nell'arbitrio, la CRP avrebbe dovuto rinviare loro il gravame per un emendamento ai sensi dell'art. 216 cpv. 2 CPP/TI. In effetti, pur criticando il fatto che la Corte cantonale abbia rinunciato al rinvio anche perché l'allegato era stato redatto da un avvocato, i ricorrenti negano in concreto l'esistenza di vizi tali da giustificare un emendamento. Al riguardo, va comunque rilevato che la Corte cantonale non è di per sé incorsa nell'arbitrio né ha commesso formalismo eccessivo esigendo una maggiore diligenza nel rispetto delle prescrizioni di forma quando il gravame è steso da un avvocato, piuttosto che da una persona priva di specifiche conoscenze giuridiche (DTF 117 Ia 297 consid. 2, 126 consid. 5d; 116 II 745 consid. 2b pag. 748). I ricorrenti ribadiscono in sostanza, che il loro gravame dinanzi alla CRP sarebbe articolatamente motivato e che la loro domanda risulterebbe con sufficiente chiarezza dalle conclusioni formulate. Tuttavia, i giudici cantonali non hanno tanto rimproverato ai ricorrenti una motivazione carente dell'allegato, quanto piuttosto l'assenza di un distinto atto di accusa. Come visto, il rimedio giuridico dato contro il decreto di abbandono è la proposta di atto di accusa secondo l'art. 216 cpv. 1 CPP/TI, che esige la presentazione di un atto di accusa conforme all'art. 200 CPP/TI, accompagnato da un memoriale di motivazione. I ricorrenti hanno invece presentato un unico allegato, contestando il decreto di abbandono e chiedendo infine che nei confronti della conducente fosse promossa l'accusa per i reati in questione. La CRP ha quindi rilevato, a ragione, che l'allegato adempiva piuttosto i requisiti di un'istanza di promozione dell'accusa giusta l'art. 186 CPP/TI (però improponibile contro un decreto di abbandono) e non quelli di una proposta di atto d'accusa ai sensi dell'art. 216 CPP/TI. L'esigenza di presentare, accanto al memoriale di motivazione, uno specifico atto di accusa conforme ai requisiti formali richiesti risulta con sufficiente chiarezza dal tenore delle norme citate, dalla giurisprudenza cantonale e dallo stesso decreto di abbandono. Tale requisito non è fine a sé stesso, ove si consideri che l'atto di accusa determina l'oggetto del processo penale e che, nel caso in cui lo ammetta, la CRP trasmette direttamente gli atti al competente giudice del merito con un semplice decreto non motivato (cfr. art. 218 cpv. 1 CPP/TI). Non si può quindi ragionevolmente ritenere che l'esigenza sia ingiustificata, complichi in maniera insostenibile la realizzazione del diritto materiale o impedisca in modo inammissibile l'accesso al tribunale. Dichiarando irricevibile il gravame, la Corte cantonale non ha pertanto commesso formalismo eccessivo, né ha violato il diritto di essere sentiti dei ricorrenti (cfr., sulla nozione di formalismo eccessivo, DTF 134 II 244 consid. 2.4.2; 132 I 249 consid. 5 e rinvii).