Citation: 1C_765/2021 E. 3.1

3.1. La Corte cantonale ha rilevato che le distanze minime tra edifici sono per principio sottratte alla libera disposizione delle parti, che non possono accordarsi per ridurle. Per contro, quelle da confine, che servono a suddividere le distanze tra edifici fra fondi confinanti, possono essere oggetto di un accordo tra i proprietari per suddividerle diversamente, ponendo a carico di uno dei due fondi quella mancante all'altro, in modo che sia rispettata quella minima tra edifici. Ha osservato che secondo l'art. 8 n. 1 e 3 delle norme di attuazione del piano regolatore comunale (NAPR), la distanza minima dai limiti dei fondi è di 3.50 m. L'art. 8 n. 2 NAPR dispone che, previa convenzione tra due o più proprietari confinanti, il Municipio può concedere una deroga alla distanza dal confine, alla condizione che il proprietario del fondo contiguo si assuma a proprio carico la maggiore distanza, in modo da garantire quella minima tra edifici; l'accordo del confinante è concluso qualora questi abbia firmato il piano di situazione annesso alla domanda di costruzione. Ha osservato che la facciata dell'abitazione sulla particella xxx rivolta verso il fondo del ricorrente presenta tre corpi avanzati; due sono toccati dagli interventi litigiosi, ossia quello centrale che ospita una parte del soggiorno, che dista 3.60 m dal fondo del ricorrente, e quello a ovest che si estende fino al suo confine. Per questo motivo era stata stipulata l'invocata convenzione, dal tenore seguente: "Con riferimento alla domanda di costruzione inoltrata il 26 luglio 2006 dall'architetto D.________, X.________, per l'edificazione della particella xxx in Savosa, attualmente di proprietà del signor A.________; in caso di acquisto e di realizzazione del progetto da parte del committente signor B.B.________, si conviene la costruzione a confine con la particella yyy, anch'essa di proprietà del signor A.________, assumendosi su quest'ultima l'onere di mantenere le distanze fra edifici (...) ".