Citation: 1A.249/2004 11.08.2005 E. 2

2.1 La ricorrente, tenuta ad addurre i fatti a sostegno della sua legittimazione (DTF 123 II 161 consid. 1d/bb pag. 165), la fonda, richiamando l'art. 80h lett. b AIMP, semplicemente sul fatto che presso lo studio dell'avv. H.________, quindi presso un terzo, sono stati sequestrati classificatori contenenti documentazione bancaria e societaria, non di pubblico dominio, che la concernono. Essa disattende tuttavia che, nell'ambito dell'assistenza giudiziaria, la legittimazione a ricorrere è riconosciuta solo al titolare di un conto bancario di cui siano chieste informazioni o alla persona direttamente sottoposta a una misura coercitiva (perquisizione, sequestro o interrogatorio; DTF 130 II 162 consid. 1.1, 128 II 211 consid. 2.3, 126 II 258 consid. 2d). 2.2 Con la decisione di chiusura è stata ordinata la trasmissione di atti sequestrati presso uno studio legale: l'avvocato sottoposto alla contestata perquisizione è, di massima, legittimato a impugnarla: egli non è tuttavia insorto contro la decisione litigiosa né contro le criticate modalità del sequestro (art. 80h lett. b AIMP in relazione con l'art. 9a lett. b OAIMP; DTF 130 II 162 consid. 1.1 e 1.3, 127 II 151 consid. 4c/aa; sentenze 1A.293/2004 del 18 marzo 2005, consid. 2 e 1A.283/2003 del 18 novembre 2004, consid. 1.3; Robert Zimmermann, La coopération judiciaire internationale en matière pénale, 2a ed., Berna 2004, n. 306 e segg., in particolare n. 308 e 310). Ne segue che il ricorso parrebbe inammissibile per carenza di legittimazione. La questione non dev'essere comunque esaminata oltre, visto che il gravame è manifestamente infondato nel merito.