Citation: 1A.131/2006 05.09.2006 E. 2

2.1 Il ricorrente sostiene che la sentenza di condanna del 12 novembre 2002 e la relativa decisione di esecuzione del 28 maggio 2003 sarebbero state annullate dal Tribunale di Vaslui con decisione del 23 febbraio 2006, prodotta dal ricorrente stesso in questa sede. Ritiene che l'estradizione non potrebbe quindi essere concessa, in mancanza di una sentenza penale esecutoria ai sensi degli art. 12 n. 2 lett. a CEEstr e 41 AIMP. 2.2 Al proposito, risulta dalle informazioni assunte dall'UFG nell'ambito della risposta al gravame in esame, sulle quali il ricorrente si è espresso in questa sede, che la competente autorità giudiziaria rumena, con giudizio del 31 marzo 2004, ha pure ritenuto il ricorrente colpevole di ulteriori reati e lo ha tra l'altro condannato a una pena detentiva di quattro anni. Questa pena terrebbe conto dei tre anni di detenzione pronunciati con la sentenza del 12 novembre 2002, oggetto della procedura estradizionale in esame, avendo i magistrati rumeni riconosciuto l'esistenza di un concorso di reati. Sulla base della nuova condanna, l'autorità giudiziaria rumena ha quindi emanato il 5 maggio 2004 un nuovo mandato di esecuzione, annullando successivamente, con la decisione 23 febbraio 2006, quello del 28 maggio 2003. Premesso che lo Stato estero, nell'ambito delle precisazioni fornite, ha esplicitamente confermato il mantenimento della domanda di estradizione, non risulta che la sentenza di condanna del 12 novembre 2002 sia stata invalidata dalle autorità giudiziarie rumene, che hanno unicamente incluso la pena nella nuova sanzione stabilita sulla base di un concorso di reati. Tale giudizio permane quindi un valido atto a sostegno della domanda estradizionale. 2.3 Non occorre per contro esaminare in questa sede le questioni legate ad ulteriori sentenze di condanna del ricorrente, che non sono oggetto della domanda litigiosa e che potrebbero semmai riguardare un'eventuale estensione dell'estradizione (cfr. art. 14 n. 1 CEEstr; Robert Zimmermann, La coopération judiciaire internationale en matière pénale, 2a ed., Berna 2004, n. 198 e 204). Contrariamente all'opinione del ricorrente, nel fatto che l'estradizione non sia stata chiesta sin dall'inizio sulla base della condanna pronunciata nel 2004 non può quindi essere ravvisata una violazione del principio della buona fede da parte della Romania. Questo principio vieta infatti a uno Stato di utilizzare la coercizione o l'astuzia per impadronirsi di una persona ricercata che soggiorna sul territorio di un altro Stato ove beneficerebbe dell'immunità estradizionale (DTF 117 Ib 337 consid. 2a), ciò che non si è certamente realizzato nel caso concreto.