Citation: 1P.551/2005 27.01.2006 E. 2

2.1 Nel gravame, il ricorrente evidenzia innanzitutto come la distanza esistente tra lo stabile di sua proprietà e quello interessato dalla controversa licenza edilizia (di 2,18 m) sia chiaramente inferiore a quella minima (di 3 m) prescritta dall'art. 49 cpv. 3 delle norme di attuazione del piano regolatore (NAPR). Egli sostiene che i disposti pianificatori non prevederebbero la possibilità di concedere una deroga a tale distanza, facoltà che non rientrerebbe nemmeno nei limiti del potere discrezionale delle autorità cantonali. A suo giudizio, il rilascio della licenza non potrebbe infine trovare giustificazione nell'art. 39 del regolamento d'applicazione della legge edilizia cantonale, del 9 dicembre 1992 (RLE), visti i pregiudizi che ne conseguirebbero per i suoi interessi privati e per l'interesse pubblico. 2.2 Benché accenni genericamente alla necessità di rispetto dei criteri di costruzione imposti dall'art. 49 cpv. 3 NAPR, già in sede cantonale il ricorrente non ha contestato che l'art. 49 cpv. 2 NAPR ammette comunque la possibilità di ampliare gli edifici esistenti nel nucleo, sempre che siano salvaguardati i valori architettonici tradizionali. Sotto questo profilo, l'ammissibilità dei lavori previsti non è dunque sostanzialmente litigiosa. È pacifico che la distanza tra le costruzioni non ossequia i parametri stabiliti dalle norme di piano regolatore. Partendo dal presupposto, incontestato, che dette disposizioni sono comunque posteriori alla realizzazione degli stabili, la Corte cantonale ha ritenuto applicabile alla fattispecie l'art. 39 cpv. 1 RLE, che disciplina gli interventi possibili su edifici ed impianti esistenti ma in contrasto col nuovo diritto. La norma prevede che queste costruzioni possono essere riparate e mantenute, ad esclusione di lavori di trasformazione sostanziale, e che trasformazioni più importanti possono tuttavia essere autorizzate se il contrasto con il nuovo diritto non pregiudica in modo apprezzabile l'interesse pubblico o quello dei vicini. Per i giudici cantonali l'ampliamento prospettato rientrerebbe in quest'ultima fattispecie. 2.3 Per risultare arbitraria ai sensi dell'art. 9 Cost., la conclusione a cui è pervenuta la precedente istanza deve rivelarsi manifestamente insostenibile, in contraddizione palese con la situazione effettiva, gravemente lesiva di una norma o di un chiaro principio giuridico o in contrasto intollerabile con il sentimento di giustizia e di equità. Non basta che una soluzione diversa da quella adottata sia immaginabile o addirittura preferibile. La decisione deve inoltre essere arbitraria nel suo risultato e non solo nella sua motivazione (DTF 131 I 217 consid. 2.1; 129 I 173 consid. 3.1, 49 consid. 4, 8 consid. 2.1).