Citation: 5A_219/2023 E. 1

I ricorrenti criticano il ragionamento operato dai giudici cantonali in merito a questa disposizione eccezionale, ma dimenticano che tra i fattori che avevano indotto il Pretore a ricorrervi considerando che "tutta la vicenda [fosse] radicata in Svizzera", un peso decisivo l'aveva avuto l'accertamento secondo cui solo una parte (iniziale) dell'atto illecito (i colpi sferrati con la spranga di ferro) si era svolta in territorio italiano, mentre tutta la parte successiva (colluttazione, tentativo di annegamento e di strangolamento, nonché la fuga precipitosa verso casa) era avvenuta su suolo svizzero. Il Tribunale cantonale ha invece constatato che dal rapporto della polizia giudiziaria risultava che anche la seconda parte dell'aggressione si era sviluppata quando la vittima si trovava ancora sulla sponda sinistra del corso d'acqua che si getta nel lago di Lugano e che, in quel punto, secondo la documentazione fotografica, si trova " anche se per poco " su suolo italiano. In queste circostanze, che i ricorrenti dinanzi al Tribunale federale non mettono più in discussione, va quindi considerato che l'atto illecito si è svolto integralmente in Italia e che non era più possibile ritenere che la fattispecie fosse solo esiguamente connessa con l'Italia. Contrariamente a quanto sostengono i ricorrenti, non è rilevante che il criterio di collegamento del luogo di commissione dell'atto illecito "non [sia] affatto il criterio di richiamo principale previsto dalla LDIP", dato che i criteri precedenti del sistema a cascata dell'art. 133 LDIP (v. supra consid. 3.1) non sono realizzati. Non affievoliscono la forza del collegamento con l'ordinamento italiano nemmeno le loro considerazioni in merito al carattere casuale o all'assenza di consapevolezza dell'attraversamento del confine svizzero da parte dell'autore e della vittima: da un lato, la loro argomentazione - meramente appellatoria - non si confronta con la conclusione dei giudici cantonali secondo cui, nelle condizioni descritte, il collegamento della fattispecie con la legge italiana non poteva dirsi esiguo " tanto meno per chi risieda o dimori a due passi dal confine ". D'altro lato, l'aspetto soggettivo non rappresenta un elemento costitutivo dell'art. 133 cpv. 2 prima frase LDIP, qui applicabile. In queste circostanze, non viola quindi il diritto federale considerare che la prima condizione per ricorrere al regime eccezionale dell'art. 15 cpv. 1 LDIP non fosse realizzata. Ciò è già sufficiente per confermare la sentenza impugnata su questo punto, tanto più che in relazione alla seconda condizione dell'art. 15 cpv. 1 LDIP i ricorrenti si limitano a contestazioni generiche e non spiegano perché i giudici cantonali avrebbero dovuto ponderare diversamente gli asseriti "numerosi e convergenti elementi [di connessione con l'ordinamento svizzero] emersi dall'istruttoria" e considerare che questi determinassero un'integrazione decisamente più solida della fattispecie con la Svizzera. In questo contesto, la loro digressione relativa all'art. 82 LDIP, che determina il diritto applicabile alla relazione tra genitori e figli, appare del tutto inconferente. In definitiva, benché sia innegabile che la fattispecie presenti una certa atipicità, dovuta essenzialmente alla particolare conformazione geografica del territorio in cui si è sviluppata la vicenda, il ragionamento del Tribunale cantonale in relazione al diritto applicabile non appare criticabile, posto che l'art. 15 cpv. 1 LDIP non deve servire a correggere le conseguenze non desiderate dell'applicazione di un determinato diritto materiale modellando la norma di collegamento in funzione delle peculiarità del caso concreto o della predilezione della lex fori.