Citation: 6B_900/2009 21.10.2010 E. 6.2

6.2.1 Il TPF ha ritenuto che B.________ non poteva ignorare che gli atti a cui si è prestato erano tali da vanificare l'accertamento dell'origine, il ritrovamento o la confisca dei valori patrimoniali. Lo ha tuttavia prosciolto perché non è stato assodato al di là di ogni ragionevole dubbio che egli sapesse o dovesse sapere che il denaro di A.________ proveniva da un reato grave come la corruzione. Se da un lato B.________ ha commesso delle gravi irregolarità omettendo volontariamente di registrare la locazione della cassetta di sicurezza a una persona che per di più non aveva un conto nella banca e ha fornito a tal proposito spiegazioni disarmanti che denotano una coscienza deontologica molto debole, dall'altro, continua il TPF, l'accusato è caduto nella tela del ragno di quella personalità ammaliante di A.________. Complice anche una certa passività dei quadri superiori e dei meccanismi di controllo nonché la superficialità di determinati corsi in materia di riciclaggio, B.________ ha effettuato operazioni in parte oggettivamente e soggettivamente vanificatorie della traccia documentale. Ciò nonostante le spiegazioni fornite dall'accusato sono apparse credibili. B.________ conosceva lo stile di vita di A.________ ad Aosta e le sue frequentazioni altolocate. Sebbene non potesse obiettivamente ignorare l'esistenza in Italia di un fenomeno di corruzione, non erano concretamente ravvisabili tangibili ragioni per ritenere che il cliente in questione ne fosse un esempio. Le motivazioni addotte da quest'ultimo, vale a dire la volontà di sottrarre soldi alla moglie o al limite di occultare proventi di attività non dichiarate al suo datore di lavoro, erano in definitiva plausibili. Poiché non è sufficiente sospettare qualche illegalità fiscale o altre forme di irregolarità di diritto matrimoniale o amministrativo, il TPF ha concluso che B.________ non avesse elementi concreti per presumere la commissione di un reato grave come la corruzione. 6.2.2 A mente del ricorrente, l'assoluzione di B.________ sarebbe arbitraria. Dopo aver elencato le diverse violazioni commesse dall'impiegato di banca, qualificandole come gravi e ambigue irregolarità bancarie, il TPF avrebbe inspiegabilmente prosciolto l'accusato, senza illustrare le ragioni per cui le numerose e intenzionali violazioni della pratica bancaria riconosciute dallo stesso Tribunale siano da ascrivere a una miscela di ingenuità e leggerezza piuttosto che all'eventualità di aver accettato la possibilità che il denaro fosse di origine criminale. L'insorgente sottolinea l'esistenza di numerosi indizi a carico di B.________. Nell'estate 2001 si reca in una banca della Valle d'Aosta dove per più di un'ora conta le banconote di lire italiane di diverso taglio che si trovano in una cassetta di sicurezza. Nell'autunno dello stesso anno accetta sistematicamente ed esclusivamente versamenti in contanti di importi considerevoli da parte di A.________. Nonostante la discrepanza tra le dichiarazioni rese dal cliente all'apertura del suo primo conto relative alle sue disponibilità finanziarie e l'apporto effettivo di denaro contante, non adegua in alcun modo il profilo cliente. Non esita a ricorrere all'utilizzo di un codice per mascherare il tema delle sue conversazioni con il cliente da potenziali intercettazioni telefoniche. Ha poi attivamente partecipato alle operazioni che hanno interrotto la tracciabilità del flusso di denaro: prelievo in contanti di oltre un milione di euro, deposito del contante in una cassetta di sicurezza permettendone il prelievo al solo D.________ pur sapendo che i fondi non erano di sua pertinenza, mancata registrazione della locazione della cassetta di sicurezza, prelievo del denaro dalla cassetta di sicurezza senza ricevere spiegazioni in merito alla destinazione dello stesso, distruzione dei documenti attestanti il passaggio del denaro nella cassetta di sicurezza. Tali comportamenti, prosegue il ricorrente, presuppongono la consapevolezza o per lo meno la doverosa presunzione da parte dell'impiegato di banca della provenienza criminale del denaro. Nel corso del dibattimento B.________ ha dovuto riconoscere di aver nutrito dei dubbi in merito alla maniera in cui il cliente conseguiva il proprio reddito. Non va poi dimenticato che egli ha partecipato ai corsi interni in materia di lotta contro il riciclaggio di denaro e che trattava in maniera indipendente e sotto la sua responsabilità i propri clienti. 6.2.3 B.________ afferma di non aver avuto alcun sospetto in relazione agli importi versati dal suo cliente. Lo conosceva dalla fine degli anni '80, erano diventati amici e aveva piena fiducia in lui. Aveva sentito parlare del divorzio di A.________ e aveva più volte incontrato il suo avvocato D.________. All'apertura del conto di A.________, ha completato i necessari formulari poi sottoscritti dai suoi superiori che non hanno eccepito un'eventuale carenza di informazioni. Nonostante si fosse informato sulla sua situazione economica, non sapeva quanto guadagnasse il suo cliente, ciò che all'epoca non era per nulla inabituale come confermato dai testi. B.________ era pertanto convinto che il suo cliente disponesse di una fortuna rilevante, avendo potuto constatare di persona il suo elevato tenore di vita e sapendo delle sue conoscenze altolocate. Peraltro, sebbene funzionario, A.________ non apparteneva alla categoria delle personalità politicamente esposte (Politically Exposed Persons) ai sensi dell'art. 1 cpv. 1 lett. a dell'ordinanza 1 FINMA sul riciclaggio di denaro (RS 955.022). Ignorava che il cliente avesse il potere di aggiudicare degli appalti pubblici, ma sapeva che, oltre a essere funzionario, A.________ era attivo nella società T.________srl. B.________ sottolinea inoltre di aver sempre rispettato scrupolosamente le procedure allora in vigore in seno alla V.________ e le direttive. L'istruzione penale ha anche evidenziato le carenze nella formazione in materia di riciclaggio di denaro dei collaboratori della banca, in particolare B.________ non è stato reso attento ai rischi di corruzione o inerenti ai clienti italiani. Ribadisce di non aver mai nutrito dubbi in merito all'origine del denaro di A.________. Peraltro, al momento di prelevare l'ingente importo di un milione di euro, operazione autorizzata dal compliance officer, il cliente aveva spiegato di voler nascondere il denaro dalla moglie che ne aveva scoperto l'esistenza e da cui si stava separando. Tale denaro è stato poi depositato in una cassetta di sicurezza a nome di D.________, uomo di legge e avvocato del cliente, ciò che ha rassicurato B.________. Infine, evidenzia l'assenza di un qualsivoglia movente nel suo agire precisando di non aver percepito alcunché per le operazioni bancarie in discussione. 6.2.4 Sulla base dei fatti ritenuti dal TPF risulta difficilmente concepibile che B.________ non si sia posto delle domande in merito all'origine del denaro del suo cliente, a seguito soprattutto della consistente evoluzione della sua situazione finanziaria e dei suoi sistematici versamenti in denaro contante esclusivamente. Dei dubbi poi dovevano sorgere con più forza dinanzi alla richiesta di utilizzare un codice per mascherare il tema delle conversazioni con il cliente da potenziali intercettazioni telefoniche, non potendo accettare di agire in tal modo solo per fargli piacere, come sostiene B.________, senza interrogarsi sulle ragioni di una tale richiesta. Di regola, infatti, chi teme le intercettazioni telefoniche teme in realtà una procedura penale. A ciò aggiungasi l'episodio della conta del denaro presso una banca valdostana a cui il banchiere ha partecipato constatando la grande disponibilità di denaro contante di A.________. Di fronte a tali elementi, B.________ ha però chiuso gli occhi e ha accettato, senza la minima verifica, le vaghe spiegazioni fornite dal suo cliente. Non solo, egli ha inoltre omesso volontariamente di registrare la locazione della cassetta di sicurezza per di più a una persona che non aveva un conto nella banca e a cui non appartenevano i fondi depositati, procedendo così a una grave irregolarità, per riprendere i termini usati dal TFP. Che poi B.________ abbia rispettato le direttive interne alla banca in tutte le operazioni, come sottolinea nelle sue osservazioni, non esclude il dolo eventuale (v. ACKERMANN, op. cit., n. 394 pag. 569). Sapeva inoltre che il suo cliente era un funzionario. Certo, sapeva pure che svolgeva un'attività parallela. Ma non risulta che egli abbia in qualche modo verificato la plausibilità delle disponibilità finanziarie con suddette attività. Peraltro, il TFP ha ritenuto che B.________ non potesse ignorare l'esistenza in Italia di un fenomeno come quello della corruzione. Se è vero che aveva avuto l'occasione di rilevare lo stile di vita ad Aosta di A.________, ciò, tuttavia, non basta a spazzare via qualsiasi dubbio in merito all'origine dei valori patrimoniali né può in qualche modo costituire una sorta di verifica che nella fattispecie risultava doverosa indipendentemente dalla relazione di amicizia instauratasi. Tutti questi elementi permettono di concludere che non solo B.________ abbia ritenuto come possibile l'origine criminale del denaro, ma che abbia anche agito accettando, seppur non desiderandolo, che il denaro fosse di origine criminale. In simili circostanze non si può non concludere che B.________ dovesse quantomeno presumere l'origine criminale del denaro. Negando nella fattispecie la realizzazione dell'elemento soggettivo del reato, il TPF ha pertanto violato il diritto federale.