Citation: 1C_144/2019 E. 5.6

5.6. Riguardo all'art. 7c cpv. 4 LPol/TI, i ricorrenti definiscono criticabile la scelta, operata nel quadro del dibattito parlamentare, di prevedere il ricorso al giudice dei provvedimenti coercitivi (GPC) anziché al Tribunale cantonale amministrativo, com'era inizialmente previsto nel messaggio governativo. Questa soluzione lederebbe l'art. 31 cpv. 4 Cost., secondo cui chi è privato della libertà in via extragiudiziale ha diritto di rivolgersi in ogni tempo al giudice, che decide il più presto possibile sulla legalità del provvedimento. Ciò perché il GPC è un'autorità penale che esercita le competenze derivanti dal CPP, quali la carcerazione preventiva e quella di sicurezza (art. 18 cpv. 1 CPP), nonché quelle conferitegli da altre leggi (art. 71 cpv. 1 della legge ticinese sull'organizzazione giudiziaria del 10 maggio 2006, LOG, RL 177.100). Rilevano che nel Cantone Ticino il GPC funge anche da giudice dell'applicazione della pena, con giurisdizione sull'intero territorio del Cantone (art. 73 cpv. 1 LOG), deducendone un evidente rischio d'imparzialità, perché l'interessato potrebbe comparire davanti allo stesso giudice per la medesima fattispecie, per essere giudicato in applicazione di due leggi di natura completamente diversa.