Citation: 1A.226/2005 24.04.2007 E. 2

2.1 Il ricorrente fa valere che la durata del blocco, pronunciato alla fine del 1998, potrebbe essere lesiva dei principi della celerità e della proporzionalità, ritenuto che durante questo lungo periodo la giustificazione di detta misura non sarebbe stata dimostrata in modo irrefutabile, né col passare del tempo sarebbero stati portati nuovi indizi atti a dimostrare la provenienza illecita dei beni sequestrati. Egli accenna poi alla circostanza, richiamando semplicemente l'art. 5 cpv. 2 Cost., che il MPC, emanando la decisione impugnata e respingendo quindi implicitamente la sua istanza di revoca del sequestro del 31 marzo 2005, avrebbe violato il principio di proporzionalità: ciò considerate anche la durata del sequestro e la circostanza che gli indizi inerenti alla provenienza illecita degli averi bloccati non avrebbero giustificato tale misura, a maggior ragione dopo l'emanazione della sentenza di condanna. 2.2 Certo, le particolarità della fattispecie hanno comportato una durata della procedura che mal si concilia con il precetto di celerità dell'art. 17a AIMP. Durata comunque dovuta anche al notorio sovraccarico di lavoro sia delle autorità federali sia del Tribunale federale e alla necessità di chiedere informazioni supplementari allo Stato richiedente. Ciò non comporta tuttavia il dissequestro degli averi litigiosi (art. 33a OAIMP: cfr. per casi di dissequestro dopo blocchi durati 20 rispettivamente 10 anni in assenza di una decisione di confisca, sentenze 1A.27/2006 del 21 febbraio 2007 consid. 1, 1A.314/2005 del 6 giugno 2006 consid. 2.4), considerati la condanna definitiva del ricorrente e il fatto che la sentenza estera, cresciuta in giudicato, l'ha altresì condannato al risarcimento del danno a favore delle parti civili (pubbliche e/o private) nel quadro di un procedimento ove, come si vedrà, egli ha potuto difendersi in contraddittorio. Del resto, il ricorrente fa valere la violazione del principio della celerità asserendo che il MPC non avrebbe potuto concedere all'autorità italiana proroghe, a maggiore ragione dopo l'inoltro il 31 marzo 2005, della sua istanza di revoca del sequestro. Riguardo a quest'ultima critica, occorre ricordare che con lettera del 31 maggio 2005 la Procura estera motivava la domanda di proroga con il fatto che la Corte d'Appello di Venezia riteneva necessario, prima di evadere l'istanza di confisca di cui era stata investita, integrare il contraddittorio citando anche le parti civili, per cui l'udienza era stata rinviata al 14 giugno seguente. In siffatte circostanze, la proroga era giustificata, come pure il fatto di respingere implicitamente la domanda di revoca del sequestro emanando, dopo aver esaminato le informazioni complementari fornite, la decisione di chiusura litigiosa.