Citation: 1P.496/2006 16.02.2007 E. 5

5.1 I ricorrenti lamentano altresì l'applicazione arbitraria delle disposizioni comunali che disciplinano gli interventi edilizi nella zona del nucleo, rimproverando alla Corte cantonale la mancata applicazione dell'art. 39 delle norme di attuazione del piano regolatore. Questa disposizione regola, per la zona del nucleo, la distanza da rispettare dai fondi e verso gli edifici, come pure l'altezza degli stabili, che deve tenere conto di quella dei fabbricati circostanti e dell'andamento generale dei tetti del nucleo. 5.2 Il piano particolareggiato, che deve essere previsto nell'ambito del piano regolatore, organizza e disciplina nel dettaglio l'uso ammissibile di una parte esattamente delimitata del territorio comunale quando interessi inerenti alla protezione di nuclei o centri storici lo richiedono (cfr. art. 54 della legge cantonale di applicazione della LPT, del 23 maggio 1990). Questo strumento pianificatorio presenta quindi un grado di precisione maggiore rispetto al piano regolatore e, per taluni aspetti, può assumere una portata simile a quella di un'autorizzazione edilizia (cfr. DTF 121 I 117 consid. 3b; Scolari, op. cit., n. 411 seg. all'art. 54/55 LALPT). In concreto, il PPNV, con il suo piano normativo degli interventi edilizi, è stato adottato successivamente all'entrata in vigore del piano regolatore e disciplina specificatamente per i singoli fondi all'interno del comprensorio i vincoli di mantenimento e gli interventi di costruzione possibili. È quindi in modo tutt'altro che insostenibile che la Corte cantonale si è innanzitutto fondata sulla regolamentazione del PPNV, attribuendole di principio una portata prevalente rispetto all'invocata norma del piano regolatore. Comunque, come riconoscono pure i ricorrenti, le distanze prese in considerazione dai giudici cantonali sulla base del PPNV non si scostano manifestamente da quelle previste dall'art. 39 delle norme di attuazione del piano regolatore. Inoltre, per quanto riguarda l'altezza, il piano particolareggiato precisa il criterio generico stabilito dal piano regolatore, secondo cui occorre tenere conto dell'altezza dei fabbricati circostanti, fissando per l'aggiunta litigiosa un'altezza massima pari a quella dell'abitazione principale sub A esistente sul medesimo fondo. Su questi punti, il PPNV non contrasta quindi con il piano regolare. D'altra parte, l'eventuale mancata conformità del PPNV con il piano regolatore andava contestata nell'ambito della procedura di adozione del piano particolareggiato stesso. In sede di ricorso di diritto pubblico contro la decisione dell'ultima istanza cantonale relativa al rilascio della licenza edilizia, i ricorrenti possono di principio soltanto fare valere che, così come autorizzata, la costruzione litigiosa violerebbe disposizioni del PPNV destinate a proteggere i loro interessi di vicini (DTF 107 Ia 331 consid. 1c, 115 Ib 335 consid. 4c). Premesso ch'essi non invocano, tantomeno con una motivazione conforme all'art. 90 cpv. 1 lett. b OG, motivi che secondo la giurisprudenza potrebbero giustificare un esame pregiudiziale del provvedimento pianificatorio nell'ambito della presente procedura, anche su questo aspetto il gravame va disatteso (cfr., su questa giurisprudenza, DTF 123 II 337 consid. 3a, 121 II 317 consid. 12c pag. 346; sentenza 1P.51/2004 del 28 febbraio 2005, consid. 4.2, in: RtiD II-2005, n. 21, pag. 121 segg.). 5.3 Alla luce di quanto esposto, il giudizio impugnato non viola per finire nemmeno la garanzia della proprietà. Non essendo infatti in discussione una restrizione particolarmente grave della proprietà dei ricorrenti, il potere d'esame del Tribunale federale relativo a detta garanzia corrisponde a quello relativo al divieto dell'arbitrio, che, come visto, non è però stato violato dalla Corte cantonale (cfr. DTF 126 I 213 consid. 3a e rinvio).