Citation: M 6/04 14.07.2005 E. 3.2

3.2.1 Quanto alle conseguenze psichiche dell'infortunio, potendo dare per scontata l'applicazione (peraltro non contestata dalle parti) dell'art. 6 LAM, si osserva che lo stesso servizio medico dell'assicurazione militare ha (inizialmente) riconosciuto, con una valutazione dalla quale non sussiste serio motivo per scostarsi, il nesso di causalità naturale - questione, questa, di fatto, sulla quale amministrazione e giudice, fondandosi essenzialmente su indicazioni di natura medica, si determinano secondo il principio della probabilità preponderante applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia di assicurazioni sociali (DTF 129 V 181 consid. 3.1, 406 consid. 4.3.1, 119 V 337 consid. 1, 118 V 289 consid. 1b e sentenze ivi citate) - tra la caduta del 1998 e i disturbi psichici in seguito sviluppatisi. Nella misura in cui lo psichiatra curante, dott. P.________, in occasione del suo referto del 6 febbraio 2002, ha fatto stato di una psicosindrome post-traumatica con importante disturbo psicoorganico, tale dichiarazione non è suscettibile di inficiare la valutazione iniziale poiché lo stesso dott. P.________ ha avuto modo di precisare in sede cantonale che la terminologia di disturbo psicoorganico usata nel certificato del 6 febbraio 2002 non era da intendere quale conseguenza di una lesione cerebrale - non avveratasi -, ma serviva a distinguere un disturbo psico-somatico. 3.2.2 A proposito dell'adeguatezza di turbe psichiche (esiti tardivi) conseguenti a un infortunio intervenuto durante il servizio militare, questa Corte ha per il resto già avuto modo di stabilire che si applicano gli stessi principi sviluppati dalla giurisprudenza in materia di assicurazione contro gli infortuni (DTF 123 V 140) e rammentato come in caso di infortunio insignificante o leggero - come dev'essere qualificata in concreto la caduta di gioco in questione (cfr. RAMI 1992 no. U 154 pag. 246) - il nesso di causalità (adeguata) vada generalmente negato a priori senza necessità di procedere ad altre verifiche. Secondo l'esperienza della vita e ritenute le cognizioni acquisite in materia di medicina degli infortuni, può in effetti essere ammesso, senza dover procedere ad accertamenti psichici particolari, che un infortunio insignificante o leggero non sia di natura tale da provocare un'incapacità lavorativa e di guadagno di origine psichica. A detta regola è possibile derogare soltanto se l'infortunio ha prodotto delle conseguenze dirette e immediate tali da fare apparire un'evoluzione psichica abnorme non più come manifestamente indipendente dall'evento in esame. In tale evenienza, il nesso di causalità adeguata dev'essere esaminato secondo i criteri applicabili agli infortuni di media gravità (RAMI 2003 no. U 489 pag. 360 consid. 4.2, 1998 no. U 297 pag. 243; consid. 8b non pubblicato in RAMI 1990 no. U 98 pag. 195). Ora, il caso di specie non configura un'eccezione nel senso appena indicato. Difficilmente, infatti, può dirsi che l'evento del 28 giugno 1998 abbia prodotto delle conseguenze immediate tali rendere un'evoluzione psichica abnorme non più come manifestamente indipendente dall'infortunio. Occorre infatti tenere presente che l'assicurato, come conseguenza diretta di tale evento, dopo avere peraltro portato a termine, seppur con limitazioni, il corso di ripetizione, ha in realtà potuto pienamente riprendere dal 1° settembre 1998 e per quasi un anno la sua attività professionale in considerazione della migliorata situazione valetudinaria, questa avendo subito un repentino e duraturo aggravamento soprattutto a seguito di un altro episodio sopravvenuto nell'estate del 1999. In tali condizioni si può aderire alla valutazione del primo giudice e negare senza necessità di ulteriori verifiche l'adeguatezza del nesso causale.