Citation: 1P.380/2004 28.12.2004 E. 6

6.1 Il ricorrente non ritiene credibile il racconto della ragazza, secondo cui egli avrebbe ottenuto il suo silenzio con la minaccia di rivelare alla madre il suo consumo di spinelli. Egli sottolinea, al proposito, che la nipote aveva riferito il 12 luglio 2002 al magistrato dei minorenni che della droga non le importava, temendo piuttosto le minacce rivolte alla sua famiglia. 6.2 Tuttavia, come accertato dalla CCRP, i primi giudici hanno rilevato che le dichiarazioni della giovane sulla natura delle minacce erano praticamente rimaste costanti, avendo la stessa sempre parlato della minaccia di rivelare alla madre il suo consumo di stupefacenti e di danneggiare la sua famiglia: solo la prima era tuttavia stata realmente percepita dalla giovane, siccome effettivamente concreta, mentre la seconda era rimasta latente. I primi giudici hanno inoltre diffusamente spiegato perché l'incongruenza della risposta fornita su questo aspetto al magistrato dei minorenni, per essere dipesa dal modo e dalle circostanze in cui la domanda era stata formulata, non fosse decisiva (cfr. sentenza di primo grado, pag. 71). Né dinanzi alla CCRP né in questa sede il ricorrente si confronta con l'analisi operata dalla Corte di merito sulla formulazione della domanda del magistrato dei minorenni e sulla risposta data dalla vittima, spiegando per quali ragioni, le puntuali argomentazioni contenute al proposito nella prima sentenza, che hanno per finire condotto i giudici a negare una contraddizione della vittima, sarebbero non soltanto discutibili, ma addirittura insostenibili.