Citation: 4A_431/2021 E. 4

La ricorrente biasima i giudici ticinesi di aver arbitrariamente valutato le prove offerte dall'opponente e di aver stabilito il danno sulla base di stime, benché la prova piena fosse accessibile. Costei rimprovera in particolare ai giudici cantonali di aver accertato il danno mediante fatture non dettagliate, che a loro parere avrebbero raffigurato un "evento non certo insolito" per lavori simili a quelli svolti dall'opponente. La quantificazione del danno, soggiunge, sarebbe un compito del giudice, non del perito, il quale avrebbe evidenziato lacune nella documentazione a lui sottoposta. Le cifre accertate dal tribunale non potrebbero in realtà essere tali, visto che il perito avrebbe solo formulato delle stime. Una perizia, poi, non potrebbe sostituirsi ai documenti dettagliati che l'opponente (consapevole di dover dimostrare il danno) avrebbe dovuto esibire. La Corte cantonale, pertanto, eccezion fatta per i lavori da elettricista, serramenti e lavori esterni, non avrebbe potuto stabilire secondo equità (art. 42 cpv. 2 CO) il valore delle prestazioni di direzione lavori e progettazione, né quello delle opere da capomastro, impresario costruttore, gessatore, pittore e lattoniere, per l'impianto sanitario, la cucina, le porte interne e la posa di piastrelle, fondandosi su fatture sommarie, da cui non erano desumibili le opere strettamente necessarie al risanamento. Né le analisi del perito, che aveva reputato "ragionevole" ridurre taluni importi da lui stimati, avrebbero permesso al giudice di operare validi accertamenti. Un lavoro edile, prosegue, non impedirebbe per sua natura la prova piena e l'opponente avrebbe così potuto produrre documentazione dettagliata, a maggior ragione in concreto ove l'interessato sapeva che avrebbe svolto delle migliorie che esulavano dal pregiudizio patito. Insomma, per la ricorrente il danno sofferto non sarebbe stato provato e non esisterebbe.