Citation: 1B_287/2015 E. 3.4

3.4. La ricorrente contesta in maniera generica queste argomentazioni, adducendo che avrebbe dei crediti da opporre alla somma sequestrata presso la banca E.________SA, come pure nei confronti dell'accusatore privato, segnatamente per asserite prestazioni e spese sostenute quale precedente legale di quest'ultimo. Ella contesta d'aver trattenuto illecitamente gli averi litigiosi e d'aver commesso i prospettati reati. Al riguardo insiste, in maniera ripetitiva e diffusa, sul fatto che l'accusatore privato non avrebbe mai avuto i requisiti di parte danneggiata e di accusatore privato, per cui tutte le istanze e decisioni di sequestro sarebbero abusive e inefficaci. L'atto di ricorso è incentrato e si esaurisce in sostanza nell'assunto che l'accusatore privato non sarebbe il proprietario delle somme litigiose, ma l'autore del reato di appropriazione indebita delle stesse, che pertanto non potrebbe trasformarsi in vittima. La ricorrente precisa che la censura "cardine" mossa alla decisione impugnata è la pretesa violazione degli art. 104 cpv. 1 lett. b, 105 cpv. 2, 115, 118 e 119 CPP, relativi alle parti, in particolare all'accusatore privato, nonché degli art. 263, 264 e 267 CPP, inerenti al sequestro, e all'obbligo di comunicazione previsto dall'art. 9 della legge sul riciclaggio di denaro (RS 955.0). Ribadisce che l'accusatore privato avrebbe ricevuto gli averi litigiosi quale compenso per un'attività illegale, per la quale sarebbe stato condannato in Italia nel 2008 per il reato di appropriazione indebita; in relazione a questi averi, la ricorrente sarebbe coimputata nel quadro di un procedimento penale per riciclaggio a Milano, unitamente a un suo ex socio dello studio legale. Espone poi la sua personale interpretazione della fattispecie, iniziando dai fatti rimproveratigli, che risalirebbero al 2005, e da vicende che sono state oggetto di numerose sentenze giudiziarie incentrate in sostanza sulla tesi secondo cui l'accusatore privato non potrebbe rivestire qualità di parte danneggiata, per cui il procedimento penale e gli ordini di sequestro dovrebbero essere archiviati. Al riguardo, ella disattende che tale richiesta non poteva essere sottoposta alla CRP e che la tesi della pretesa nullità degli ordini di sequestro è già stata negata più volte (sentenza 1B_184/2015 del 29 maggio 2015 consid. 2.4).