Citation: 1A.23/2001 26.09.2001 E. 3

3.- a) I ricorrenti rimproverano in primo luogo alla Corte cantonale di aver proceduto a un accertamento manifestamente inesatto dei fatti posti a fondamento del giudizio impugnato, definendoli arbitrari. L'art. 9 Cost. sancisce il diritto d'ognuno di essere trattato senza arbitrio. Non può essere ravvisato arbitrio già nella circostanza che la versione dei fatti ritenuta dal giudice non coincida con quella dei ricorrenti, bensì quando gli accertamenti di fatto sono manifestamente erronei, in contraddizione palese con la situazione effettiva, fondati su una svista manifesta o se contrastano in modo evidente con il sentimento di giustizia e di equità (sulla nozione d'arbitrio: DTF 127 I 60 consid. 5a pag. 70, 38 consid. 2b pag. 41, 54 consid. 2b, 125 II 10 consid. 3a). In concreto, l'accertamento dei fatti resiste a tale critica. La constatazione dei Giudici cantonali, secondo cui il fondo dei ricorrenti può essere attribuito alla zona edificabile come altrettanto bene alla zona agricola, chiaramente separata dal profilo territoriale dall'attuale comprensorio edificabile, risulta infatti dalla documentazione agli atti. In effetti, a ragione la Corte cantonale ha accertato che il fondo può, da un lato, essere considerato l'estrema propaggine a sud di un comprensorio già in larga parte edificato ma, dall'altro, anche essere visto come naturale completamento dell'ampia zona agricola che a sud abbraccia su un fronte di circa 300 ml la parte terminale del pianoro, fino alla frangia boschiva che gli fa da cornice. Ha soggiunto che se tale filare di alberi fa da barriera e può facilmente essere percepito come confine naturale della zona, in una prospettiva più ampia il terreno appare poter altrettanto bene appartenere alla zona agricola che a quella edificabile. Sempre secondo i Giudici cantonali, per la sua dimensione il fondo non può inoltre essere assunto nella categoria dei semplici scampoli destinati a condividere il carattere pianificatorio di un comprensorio già ampiamente edificato. Per il resto, i ricorrenti non hanno saputo dimostrare che la fattispecie posta a fondamento del giudizio impugnato sarebbe stata accertata in modo arbitrario. In particolare non merita protezione l'argomento secondo il quale il TPT avrebbe potuto considerare la contestata variante pianificatoria compatibile con gli obiettivi del piano direttore cantonale unicamente fondandosi su fatti accertati erroneamente. Lo strumento pianificatorio del piano direttore fornisce infatti unicamente linee direttive e un quadro di riferimento per la pianificazione territoriale locale, ma non determina in modo definitivo l'ordinamento giuridico delle singole particelle. Uno spazio di apprezzamento è lasciato alle istanze competenti, senza che si possa con ciò rimproverare loro di violare il carattere obbligatorio della pianificazione superiore, se lo usano (DTF 119 Ia 362 consid. 4a pag. 368, 114 Ia 233 consid. 3; Leo Schürmann/Peter Hänni, Planungs-, Bau- und besonderes Umweltschutzrecht, 3a ed., Berna 1995, pag. 93 e segg. , in particolare pag. 106 e segg. ; Adelio Scolari, Commentario, Bellinzona 1996, n. 120 e segg. , pag. 87 segg.). Le misure pianificatorie concrete, vincolanti per i privati, sono indicate dettagliatamente nei piani regolatori. Infine, non risulta arbitraria la conclusione cui è giunta la Corte cantonale ritenendo che in concreto non si è in presenza di un caso di vuoto costruttivo. La Corte cantonale ha debitamente rammentato i requisiti posti al riguardo dalla giurisprudenza (DTF 121 II 417 consid. 5; cfr. sentenza inedita del 3 febbraio 1995 nella causa C., consid. 7c/aa, apparsa in ZBl 97/1996 pag. 272 segg. , 276) e ha ritenuto, senza commettere arbitrio, che le caratteristiche del fondo in discussione non soddisfavano tali presupposti. b) Per quanto attiene all'applicazione dell'art. 15 lett. a LPT alla fattispecie concreta, occorre rilevare che il TPT non ha, in via di massima, contestato il parere dei ricorrenti ove questi sostenevano che la loro particella avrebbe una chiara vocazione edilizia, sarebbe completamente urbanizzata e situata a ridosso di un'area edificabile già largamente edificata. Ha tuttavia considerato che solo la ponderazione degli interessi in gioco poteva dirimere la questione di sapere se il fondo dovesse essere attribuito alla zona edificabile o a quella agricola. I ricorrenti ritengono arbitrario e quindi insostenibile qualificare come equivalenti la possibilità di attribuire il fondo alla zona agricola e quella d'inserirlo nella zona edificabile. Rilevano che la prima ipotesi era stata preferita alla seconda malgrado il TPT avesse avuto un semplice dubbio sul confine naturale della zona, mentre incontestabile appariva l'adempimento dei presupposti relativi all'idoneità all'edificazione e all'appartenenza del fondo ad un comprensorio già largamente edificato. A torto quindi la Corte cantonale, anziché applicare l'art. 15 lett. a LPT, avrebbe esaminato anche i requisiti posti dall'art. 15 lett. b LPT, secondo cui le zone edificabili comprendono i terreni idonei all'edificazione, prevedibilmente necessari alla stessa e urbanizzati entro quindici anni. Affermano che non è mai stato preteso che il loro fondo debba essere incluso nella zona edificabile perché la sua superficie utile sarebbe presumibilmente necessaria all'edificazione del Comune di Vacallo nei prossimi quindici anni. Considerano invece che quando un terreno è idoneo all'edificazione e appartiene a un comprensorio già largamente edificato non vi sarebbe più spazio alcuno per qualsivoglia ponderazione di interessi. Pure a torto il TPT avrebbe pertanto affermato, fondando il proprio assunto sul criterio del preteso confine naturale della zona agricola, che la particella n. YYY poteva altrettanto bene appartenere alla zona agricola ed essere intesa come naturale complemento dell'ampia zona agricola esistente. c) Contrariamente a quanto asserito dai ricorrenti, il fatto che un fondo sia idoneo all'edificazione e in larga misura edificato non è sufficiente per conferire al suo proprietario il diritto a farlo attribuire alla zona edificabile (DTF 122 II 326 consid. 6a, 455 consid. 4a, 117 Ia 434 consid. 3g). Come si è visto, un terreno che adempie queste esigenze va infatti attribuito a tale zona soltanto se dopo una ponderazione globale degli interessi che la legislazione sulla pianificazione del territorio tende a salvaguardare, sanciti in particolare dagli art. 1 e 3 LPT, non debba venir incluso nel territorio fuori della zona edificabile (DTF 124 II 391 consid. 4 pag. 395 seg. , 121 II 417 consid. 3d, 119 Ia 362 consid. 5a pag. 372, 118 Ia 151 consid. 4 e rinvii). Dato che un comprensorio può rispondere alla definizione legale di più zone, non basta che i requisiti legali riferiti a una zona siano adempiuti perché l'inserimento in tale zona si imponga. I criteri dell'art. 15 LPT intervengono come punti di riferimento da considerare nell'ambito di una ponderazione degli interessi, che in quei casi è imprescindibile (DTF 118 Ib 341 consid. 4a, 114 Ia 245 consid. 5b, 113 Ia 444 consid. 4 bc/bd). La tesi sostenuta dai ricorrenti non può pertanto essere tutelata.