Citation: 2A.535/2005 17.02.2006 E. 4

Nel caso concreto, l'inconciliabilità tra il ruolo avuto dal ricorrente quale consulente legale di B.________ ed il nuovo mandato assunto è certa e manifesta. 4.1 Come esposto in narrativa, l'insorgente ha in effetti svolto durante parecchi anni un'estesa attività di consulenza in favore del denunciante e delle sua società, tra cui la X.________ SA, ed è stato segnatamente coinvolto a più riprese ed a vario titolo nella realizzazione di un importante progetto immobiliare a Viganello. In tale veste, egli è senza dubbio venuto a conoscenza di aspetti di ordine personale e di delicate informazioni, coperte dal segreto professionale, sugli affari del cliente, la sua situazione economica o la sua strategia operativa. La durata temporale e la rilevanza materiale degli incarichi espletati imponevano la massima cautela nell'agire, nell'ambito di un nuovo mandato, contro il denunciante e le società da lui controllate. Invece il ricorrente, trascorso meno di un anno dalla rottura dei rapporti di collaborazione con questi ultimi, ha accettato di assistere una ditta nell'ambito di una procedura di rigetto dell'opposizione contro la promotrice dell'operazione immobiliare di Viganello, per il recupero di un presunto credito di oltre fr. 73'000.-- derivante da lavori effettuati proprio in tale contesto. 4.2 Certo, il ricorrente sostiene di non essersi occupato, prestando consulenza al primo mandante, dei rapporti tra quest'ultimo e gli artigiani operanti sul cantiere, come la cliente successiva, la Y.________ SA, fornitrice delle cucine. L'obiezione non è tuttavia determinante. Oltre che nella coincidenza della società, prima patrocinata e poi convenuta in giudizio, la necessaria connessione tra i due incarichi è infatti ravvisabile già nell'identità del progetto residenziale a cui si riferiscono. 4.3 Il legame esistente tra le due fattispecie, l'estensione della consulenza a favore del denunciante e il breve tempo trascorso tra la revoca dell'uno e l'assunzione dell'altro mandato inducono quindi con tutta evidenza a ritenere che il ricorrente non avrebbe dovuto accettare il secondo incarico. Almeno potenzialmente vi era infatti un rischio oggettivo che egli, nella trattazione di tale pratica, sfruttasse la conoscenza di fatti appresi nel corso dell'attività a favore di B.________ e della X.________ SA. Sapere se la sua linea di condotta sia effettivamente stata influenzata in tal senso, ciò che sarebbe peraltro pressoché impossibile verificare, non è decisivo. Già in base agli elementi indicati, la possibilità di un uso, anche inconsapevole, di informazioni tutelate dalla segretezza dovuta al primo mandante appare infatti sufficientemente concreta per ammettere una violazione dell'art. 12 lett. c LLCA. 4.4 Così stabiliti i termini della controversia, non presta il fianco a critiche nemmeno il rifiuto della Corte cantonale di procedere all'audizione del denunciante, del progettista e direttore dei lavori nonché di altre, imprecisate persone. In effetti, l'accertamento della disattenzione degli obblighi professionali non imponeva di esaminare più nel dettaglio l'entità dei ragguagli confidati al ricorrente né, come osservato, di stabilire se egli abbia realmente violato il segreto professionale. A ragione, in base ad un apprezzamento anticipato delle prove offerte (DTF 124 I 208 consid. 4a; 122 II 464 consid. 4a), l'istanza precedente poteva pertanto considerare che le stesse non avrebbero apportato la conoscenza di fatti ulteriori utili ai fini del giudizio. Si rivelano perciò infondate anche le censure sul preteso accertamento manifestamente inesatto ed incompleto della fattispecie (art. 105 cpv. 2 OG). 4.5 In virtù di quanto precede, l'addebito mosso al ricorrente dalla Camera per l'avvocatura ed il notariato va di conseguenza confermato. L'autorità cantonale non ha inoltre ecceduto i limiti del vasto potere d'apprezzamento che deve esserle riconosciuto nella fissazione della sanzione disciplinare. La multa di fr. 800.-- inflitta non appare infatti sproporzionata, tenuto conto dell'evidenza e della gravità della violazione commessa dall'insorgente, nonché, in minore misura, del provvedimento disciplinare di cui è già stato oggetto.