Citation: 1A.251/2000 19.06.2001 E. 3

3.- Il ricorrente fa valere che l'esposto dei fatti contenuto nella richiesta e nel complemento sarebbe impreciso, visto che il suo nome non appare tra quelli delle persone indagate, essendo egli chiamato in causa solo come titolare del conto, che sarebbe servito agli inquisiti D.________ e C.________ per commettere la sospettata frode fiscale. Da un decreto di perquisizione e sequestro del 23 settembre 1999 emanato dal medesimo Procuratore della rogatoria, e che vale anche quale informazione di garanzia, risulterebbe tuttavia ch'egli è indagato per lo stesso reato contestato ai due citati inquisiti: l'Autorità richiedente avrebbe quindi sottaciuto, conoscendola, la sua reale posizione, violando l'art. 28 AIMP, secondo cui la domanda deve indicare la persona contro cui è diretto il procedimento penale (cpv. 2 lett. d). a) La censura non può essere accolta. Dall'ordine di perquisizione e sequestro si deduce che il ricorrente è inquisito come rappresentante delle Q.________ SAS di A.________ & Co., pure oggetto di fatture per operazioni parzialmente inesistenti emesse da X.________ e Y.________. Il menzionato decreto concerne quindi una società non menzionata nella rogatoria, sicché non sussiste, contrariamente all'assunto del ricorrente, una violazione dell'art. 28 AIMP. L'asserita lesione non sussiste anche per un altro motivo. Si è infatti in presenza di comportamenti penalmente rilevanti, riferiti a due aspetti connessi delle medesime manovre fraudolente. La rogatoria iniziale mirava all' identificazione dei conti bancari della J.________, direttamente riconducibili all'attività illecita degli indagati, volta a costituire presso clienti disponibilità extracontabili. Con il complemento l'Autorità intende verificare e confermare siffatta illegale costituzione assumendo documenti concernenti i conti dei clienti: tra questi figura la relazione della H.________ SAS di Pavia, sul cui conto KKK presso la Banca della Svizzera Italiana di Chiasso sono state effettuate illecite restituzioni da parte della J.________. Nel complemento i prospettati reati sono imputati agli inquisiti D.________ e C.________ quali intermediari, tra la società e i clienti: la circostanza che il ricorrente non sia indicato come indagato non costituisce una violazione dell' art. 28 AIMP. b) L'invocata omissione non rappresenta neppure, contrariamente all'assunto ricorsuale, una lesione del principio "ne bis in idem" visto che il complemento litigioso concerne gli organizzatori e gli intermediari dell' associazione, non i suoi clienti, come la H.________ SAS. Certo, riguardo a tale principio il ricorrente produce una sentenza del 17 novembre 1998, divenuta irrevocabile il 18 dicembre seguente, con la quale il Tribunale ordinario di Torino, Sezione IV Penale, lo ha condannato a una pena privativa della libertà, sospesa condizionalmente, e a una multa, secondo il ricorrente per i medesimi fatti oggetto della rogatoria. aa) L'invocato principio è riconosciuto dall'art. 4 del Protocollo n. 7 alla CEDU, norma che sarebbe disattesa secondo il ricorrente nel procedimento penale italiano nei suoi confronti. Questa norma sancisce che nessuno potrà essere perseguito o condannato penalmente dalla giurisdizione dello stesso Stato per un'infrazione per cui è già stato scagionato o condannato a seguito di una sentenza definitiva conforme alla legge e alla procedura penale di tale Stato (cpv. 1; sul fondamento e la portata di questo principio v. DTF 125 II 402 consid. 1b, 122 I 257 consid. 3, 121 II 257 consid. 5 pag. 270). Ciò presuppone, da una parte, che il Giudice, nell'ambito del primo procedimento, abbia avuto la facoltà di valutare la fattispecie sulla base di tutti gli elementi costitutivi (DTF 125 II 402 consid. 1b); dall'altra, che vi sia identità del reo e del reato (DTF 122 I 257 consid. 3, 120 IV 10 consid. 2b).