Citation: 2C_266/2007 21.01.2008 E. 1

Una clausola d'esclusione sostanzialmente identica era prevista già dall'art. 99 cpv. 1 lett. h della pregressa legge federale del 16 dicembre 1943 sull'organizzazione giudiziaria (OG; cfr. RU 1969 pag. 784 segg.) in relazione al ricorso di diritto amministrativo. Tuttavia laddove la controversia concerneva non il rilascio o il diniego, ma la restituzione di sussidi già percepiti, il rimedio ordinario era ammissibile indipendentemente dall'esistenza di un diritto all'ottenimento del contributo. L'art. 101 lett. d OG ammetteva infatti il ricorso contro la revoca di decisioni attributive di vantaggi ai sensi, tra l'altro, dell'art. 99 cpv. 1 lett. h OG (cfr. sentenza 2A.567/2002 del 25 aprile 2003, consid. 1.2 [non pubbl. in DTF 129 II 385]). La nuova legge non prevede in maniera esplicita una norma analoga all'art. 101 lett. d OG, per cui v'è da chiedersi se tale omissione non comporti l'irricevibilità del gravame. Il problema si è già posto nel diritto degli stranieri, dove le condizioni per l'ammissibilità del ricorso di diritto amministrativo erano simili (cfr. art. 100 cpv. 1 lett. b n. 3 e art. 101 lett. d OG) e dove simili rimangono pure i presupposti per il ricorso in materia di diritto pubblico (cfr. art. 83 lett. c n. 2 LTF). Orbene, in tale ambito il Tribunale federale ha ritenuto che nei casi in cui, se non fossero revocati, i permessi continuerebbero a produrre effetti giuridici, le decisioni di revoca rimangono impugnabili mediante il rimedio ordinario, malgrado l'assenza di una norma paragonabile all'art. 101 lett. d OG (sentenza 2C_21/2007 del 16 aprile 2007, consid. 1.2; sentenza 2C_37/2007 del 21 giugno 2007, consid. 1.1). Tale principio va applicato anche in materia di sussidi. In effetti pure nel caso di un ordine di restituzione l'ammissibilità del ricorso si fonda sul legittimo affidamento riposto nel fatto che, una volta concesso, il contributo rimane di principio acquisito, ammesso che vengano adempiute le condizioni stipulate all'atto della concessione, senza alcuna ingerenza ulteriore nella posizione giuridica conferita. Inoltre anche in tal caso l'adozione del provvedimento di revoca non è lasciata al libero apprezzamento delle autorità, ma soggiace ai presupposti fissati dalla legge (cfr. sentenza 2C_21/2007 del 16 aprile 2007, consid. 1.2). La via del ricorso in materia di diritto pubblico non è pertanto preclusa dall'art. 83 lett. k LTF (cfr. Thomas Häberli, in: Niggli/Uebersax/ Wiprächtiger [a cura di], Basler Kommentar, Bundesgerichtsgesetz, Basilea/Ginevra/Monaco 2008, n. 205 ad art. 83). 1.2 Con i ricorsi ordinari può tra l'altro venir censurata la violazione del diritto federale (art. 95 lett. a LTF), nozione che comprende anche i diritti costituzionali dei cittadini (DTF 133 III 446 consid. 3.1, 462 consid. 2.3). La presunta violazione di garanzie costituzionali non va dunque sistematicamente fatta valere con un ricorso in materia costituzionale (cfr. già DTF 126 III 431 consid. 3; 123 II 385 consid. 3). Salvo eccezioni (cfr. art. 95 lett. c e d LTF), con i ricorsi ordinari non può per contro venir contestata direttamente l'applicazione del diritto cantonale e comunale. Eventuali censure riferite a tali ordinamenti vanno comunque sollevate nell'ambito dei rimedi ordinari. Esse costituiscono tuttavia un motivo di ricorso ammissibile soltanto se hanno per conseguenza una violazione del diritto federale ai sensi dell'art. 95 lett. a LTF, ossia, in sostanza, se comportano una lesione della Costituzione, in particolare del divieto d'arbitrio (art. 9 Cost.; DTF 133 II 249 consid. 1.2.1). Nel caso di specie, il ricorso in materia di diritto pubblico è pertanto esperibile sia in riferimento ad entrambe le categorie di sussidi percepiti, anche se laddove riguarda i contributi cantonali il giudizio contestato è fondato sul diritto cantonale autonomo (cfr. sentenza 2A.553/2002 del 22 agosto 2003, consid. 1.1), sia per tutte le censure sollevate, comprese quelle di ordine costituzionale. Di riflesso il ricorso in materia costituzionale, sussidiario, è irricevibile (art. 113 LTF). Le argomentazioni addotte in tale mezzo di impugnazione vanno comunque trattate nell'ambito del rimedio ordinario, nella misura in cui l'allegato ricorsuale adempie le esigenze formali di questo tipo di ricorso (DTF 133 I 300 consid. 1.2; cfr. anche DTF 131 I 145 consid. 2.1). 1.3 In virtù dell'effetto devolutivo della procedura ricorsuale, oggetto dell'impugnativa può di principio essere soltanto il giudizio dell'ultima istanza cantonale (art. 86 cpv. 1 lett. d LTF; sentenza 2C_135/2007 del 26 giugno 2007, consid. 3; cfr. anche DTF 129 II 438 consid. 1; 125 II 29 consid. 1c). Laddove chiede l'annullamento non solo della sentenza del Tribunale amministrativo, ma anche della precedente decisione emanata dal Consiglio di Stato, l'atto ricorsuale è dunque inammissibile. 1.4 Nell'ambito dei rimedi ordinari, il Tribunale federale applica il diritto d'ufficio (art. 106 cpv. 1 LTF) e non è vincolato né dagli argomenti sollevati nel gravame né dai considerandi sviluppati dall'autorità precedente (DTF 133 II 249 consid. 1.4.1; cfr. anche DTF 132 II 257 consid. 2.5; 130 III 136 consid. 1.4). L'atto ricorsuale deve comunque essere motivato e spiegare in modo conciso perché la decisione impugnata viola il diritto (art. 42 cpv. 1 e 2 LTF). Tenuto conto di queste esigenze, il Tribunale federale esamina di principio solo le censure addotte, a meno che i vizi giuridici appaiano del tutto manifesti. Esso non è tenuto a trattare, come un giudice di prima istanza, tutte le questioni giuridiche che la fattispecie potrebbe porre, se queste non sono (più) controverse (DTF 133 II 249 consid. 1.4.1). In relazione alla violazione di diritti fondamentali e di disposizioni di diritto cantonale o intercantonale, le esigenze di motivazione sono più rigorose. Secondo l'art. 106 cpv. 2 LTF, il Tribunale federale esamina infatti simili censure soltanto se il ricorrente le ha sollevate e motivate. Laddove si applica questa regola, valgono in pratica le esigenze che la prassi aveva dedotto dall'art. 90 cpv. 1 lett. b OG per il ricorso di diritto pubblico. Occorre quindi che le censure siano esposte in modo chiaro, supportate da un'esauriente motivazione giuridica e, per quanto possibile, documentate (DTF 133 II 249 consid. 1.4.2; 133 IV 286 consid. 1.4; cfr. anche 130 I 258 consid. 1.3, 26 consid. 2.1). È assai dubbio che l'impugnativa adempia pienamente questi requisiti di motivazione. In effetti l'atto di ricorso permette certo di capire che i ricorrenti si oppongono alla restituzione dei contributi percepiti, ma si limita in gran parte ad illustrare la loro situazione personale e a criticare la mancanza di consulenza da parte della Sezione dell'agricoltura, senza confrontarsi realmente con le argomentazioni giuridiche addotte nel giudizio impugnato e spiegare per quali motivi il medesimo sarebbe contrario al diritto. Ciò vale in particolare in relazione ai sussidi cantonali, per i quali, come visto, valgono esigenze accresciute, considerato che sono fondati sul diritto cantonale. In effetti i ricorrenti non formulano considerazioni distinte da quelle proposte per i contributi federali, non fanno nemmeno riferimento alla relativa norma legale e quindi tanto meno espongono perché sarebbe stata interpretata o applicata in modo non solo errato, ma addirittura manifestamente insostenibile e quindi arbitrario (sulla nozione di arbitrio, cfr. DTF 133 I 149 consid. 3.1; 132 I 175 consid. 1.2, 13 consid. 5.1). Ad ogni modo, la questione dell'ammissibilità del gravame sotto il profilo delle esigenze di motivazione può in definitiva rimanere aperta.