Citation: 4C.331/2000 18.12.2000 E. 4

4.- Ma anche se si volesse trattare il presente gravame alla stregua di un ricorso per riforma, come ammesso da dottrina e giurisprudenza (Poudret, op. cit. , Cap. III, n. 2.1 e riferimenti ivi citati), l'attrice non ne trarrebbe alcun giovamento. Le motivazioni addotte a sostegno delle presunte violazioni degli art. 16, 116 e 117 LDIP risultano infatti infondate, se non addirittura inammissibili. La prima, per la quale le parti avrebbero, in base all'art. 116 LDIP, scelto di sottoporsi al diritto svizzero per il semplice fatto di non aver chiesto al Pretore (o, in appello, alla Corte cantonale) di applicare il diritto italiano, é priva di fondamento. Ai sensi dell'art. 116 cpv. 2 LDIP la scelta del diritto applicabile operata dalle parti deve infatti essere esplicita o risultare univocamente dal contratto o dalle circostanze; indizi in tal senso possono essere, in particolare, la lingua di redazione del contratto, l'utilizzazione di concetti giuridici di un certo diritto, il riferimento ad una moneta determinata, la condizione personale comune dei contraenti o il fatto che il contratto faccia riferimento ad altri accordi, soggetti ad un particolare regime giuridico (DTF 119 II 173 consid. 1b; Bernard Dutoit, Commentaire de la LDIP, 2a edizione, Basilea e Francoforte sul Meno, art. 116, n. 3 e 16; Keller/ Kren Kostkiewicz, IPRG Kommentar, Zurigo 1993, ad. art. 116 n. 69 e segg.). Nella fattispecie manca, pacificamente, un qualsiasi elemento di riferimento esplicito o tacito a sostegno della tesi di un'elezione da parte dei contraenti del diritto svizzero quale diritto applicabile. Parimenti, é a giusto titolo che la Corte cantonale ha dedotto, in applicazione dei principi sanciti ai cpv. 1 e 2 dell'art. 117 LDIP, che in assenza di una pattuizione specifica tra le parti i loro rapporti vanno regolati secondo il diritto italiano. La presunzione istituita al cpv. 2 dell'art. 117 LDIP, secondo la quale la connessione più stretta esiste con lo Stato in cui la parte che deve eseguire la prestazione caratteristica ha la dimora abituale, non può essere rovesciata per il solo fatto che il conto bancario sia stato aperto in Svizzera. Sia la parte debitrice della prestazione caratteristica che quella creditrice sono infatti cittadini italiani e risiedono in tale Stato, ciò che depone a favore dell'applicazione dell'ordinamento giuridico di questo paese. Dal profilo del diritto internazionale privato non si può ammettere che la semplice intenzione di situare l'oggetto della controversia in un certo paese crei con questo una connessione tale da concludere senz'altro per l'applicazione della lex rei sitae a scapito di quella dello stato dove risiede il debitore della prestazione caratteristica. Ciò vale a maggior ragione quando entrambe le parti del contratto risiedono nel medesimo Stato (cfr. esempio in Kropholler, Internationales Privatrecht, 2a ed., pag. 407 seg.). Per il resto, le censure rivolte contro l'applicazione del diritto straniero o presunte violazioni della procedura civile ticinese, sono del tutto inammissibili sia in un ricorso per riforma, sia in un ricorso per nullità, dato l'esplicito richiamo dell'art. 74 OG.