Citation: 6B_711/2023 E. 7.3

7.3. In concreto, il ricorrente non rende seriamente ravvisabili simili estremi, spiegando in particolare, con una motivazione conforme alle esigenze dell'art. 42 cpv. 2 LTF, per quali ragioni la pena inflittagli si fonderebbe su criteri privi di pertinenza, estranei all'art. 47 CP. Lamenta essenzialmente il fatto che la CARP si sia scostata dalla pena inflittagli dal tribunale di primo grado nonostante l'ulteriore proscioglimento da alcuni capi d'imputazione a seguito del parziale accoglimento del suo appello. Omette tuttavia di considerare che la sentenza di primo grado è stata impugnata anche dal PP con un appello incidentale, che è stato parimenti parzialmente accolto dalla CARP. In tale contesto, il PP aveva chiesto la condanna del ricorrente ad una pena detentiva di cinque anni e sei mesi, di modo che la CARP non ha violato il "divieto della reformatio in peius" condannandolo per finire ad una pena detentiva di cinque anni e quattro mesi (cfr. art. 391 cpv. 2 CPP). D'altra parte, il rimedio giuridico dell'appello aveva carattere riformatorio e la Corte cantonale era tenuta a pronunciare una nuova sentenza che si sostituiva a quella di primo grado (art. 408 CPP; DTF 143 IV 408 consid. 6.1), stabilendo quindi una pena propria e motivandola in modo comprensibile. Non poteva limitarsi a verificare i considerandi relativi alla commisurazione della pena nella sentenza della prima istanza sulla base delle censure sollevate dal ricorrente (DTF 141 IV 244 consid. 1.3.3; sentenza 6B_829/2020 dell'11 agosto 2021 consid. 8.2). Quanto alle pene inflitte dalle autorità penali ticinesi in altri casi in materia di reati patrimoniali, il ricorrente si limita a richiamare la cronaca giudiziaria apparsa sui quotidiani, relativa ad alcuni procedimenti penali, nonché a fare riferimento ad una sentenza della CARP del 21 dicembre 2021 riguardante delle truffe ai "crediti Covid-19". Premesso che si tratta di richiami generici che non permettono un pertinente confronto con il giudizio emanato nei suoi confronti, un paragone con altri casi è di principio problematico nell'ambito della commisurazione della pena, visti i numerosi parametri che entrano in considerazione. Una certa disparità di trattamento in questa materia è normalmente riconducibile al principio dell'individualizzazione delle pene, voluto dal legislatore, e non sarebbe di per sé sufficiente per riconoscere un abuso del potere di apprezzamento dell'autorità giudicante (DTF 141 IV 61 consid. 6.3.2 e rinvii). Tutt'al più, potrebbe entrare in considerazione un qualche confronto con le pene inflitte ai coimputati, tenuto conto dei loro diversi contributi alla commissione del reato (DTF 135 IV 191 consid. 3.2). In concreto, il ricorrente non prospetta però un simile confronto, essendo peraltro stato giudicato separatamente dagli altri coimputati. La citata sentenza del 21 dicembre 2021 della CARP concerne delle fattispecie in gran parte diverse da quelle addebitate al ricorrente. Essa è comunque stata annullata dal Tribunale federale, adito su ricorso del Ministero pubblico (sentenza 6B_271/2022 dell'11 marzo 2024, destinata a pubblicazione). La Corte cantonale ha ritenuto grave la colpa del ricorrente riguardo al reato di ripetuta falsità in documenti, considerato altresì che alcuni episodi erano avvenuti dopo il 15 giugno 2020, ossia dopo ch'egli era già stato interrogato in qualità di imputato riguardo ai fatti concernenti i contratti di leasing delle automobili. Il ricorrente contesta questa valutazione adducendo che nel 2021 egli era già sottoposto alla carcerazione preventiva. Tuttavia, secondo gli accertamenti della Corte cantonale, egli è stato arrestato il 27 aprile 2021, mentre i fatti concernenti la condanna per due capi d'imputazione di falsità in documenti (relativa ai bilanci e ai conti economici falsi fatti allestire e presentati ad S.________ SA per conto di T.________ SA, rispettivamente relativa ai bilanci e ai conti economici falsi fatti allestire e presentati al registro di commercio per ottenere l'iscrizione della modifica dello scopo sociale di W.________ Sagl) sono stati commessi dal gennaio al marzo 2021. Questi accertamenti non sono censurati d'arbitrio e sono quindi vincolanti per il Tribunale federale (art. 105 cpv. 1 LTF). La tesi ricorsuale secondo cui egli si trovava in carcerazione preventiva quando è stato commesso il reato è pertanto infondata. Quanto alla citata sentenza della Corte di appello di Napoli, il ricorrente non si confronta con il considerando n. 2.2 della sentenza impugnata (pag. 50 seg.), in cui la CARP ha esposto le ragioni per cui le spiegazioni da lui fornite al proposito non erano credibili, ed ha accertato che egli aveva per finire ammesso di conoscere tale giudizio italiano di condanna in secondo grado, contro cui non era stato presentato un ricorso in cassazione. Alla luce di quanto esposto, non essendo ravvisabile un eccesso del potere di apprezzamento dei giudici cantonali, non vi sono ragioni per rivenire sulla pena inflitta al ricorrente. Va nondimeno rilevato che, in accoglimento del ricorso del PP nella causa connessa 6B_691/2023, la Corte cantonale dovrà nuovamente statuire sulla commisurazione della pena.