Citation: 6B_695/2010 22.11.2010 E. 2

2.1 Il ricorrente ritiene arbitrario l'accertamento secondo cui egli ha colpito per primo la vittima al collo mentre era seduta al volante della propria autovettura. Sostiene che tale constatazione sarebbe basata esclusivamente sulla versione della vittima e non terrebbe conto degli oggetti rinvenuti in modo sparpagliato all'interno dell'autovettura, disordine che proverebbe la colluttazione da lui addotta. Ritiene tale circostanza anche avvalorata dall'assenza di macchie di sangue sul sedile del conducente, all'altezza del collo. 2.2 Ora, la prima Corte, il cui operato è stato vagliato dalla CCRP entro i limiti che le competevano, ha puntualmente spiegato, sulla base di una valutazione globale ed oggettiva delle risultanze probatorie, per quali ragioni l'insieme delle circostanze avvalorava in modo congruente la versione dei fatti resa dalla vittima. Ha in particolare rilevato che il racconto della vittima, oltre ad essere aderente a una certa logica e all'ordinario andamento delle cose, non era smentito da alcun riscontro oggettivo, mentre la tesi dell'accusato era stata da lui modificata anche su punti rilevanti e presentava una serie di gravi incongruenze. Queste ultime riguardavano segnatamente le modalità di reazione della vittima al primo spintone dell'accusato e l'inverosimile variante raccontata al dibattimento secondo cui, dopo avergli inferto il primo colpo, la vittima lo avrebbe riconosciuto e ciononostante avrebbe continuato la colluttazione. Altrettanto inverosimili, nella versione dell'accusato, risultavano poi l'assenza di sangue vicino alla vettura e l'affermazione secondo cui la ferita al collo sarebbe riconducibile a una "strisciata". I primi giudici hanno inoltre ritenuto la tesi dell'accusato sminuita dalla circostanza ch'egli aveva preparato per l'uso il tubo di ferro, ma non l'aveva infine utilizzato, calzando invece dei guanti in lattice. Il ricorrente non si confronta puntualmente, con una motivazione conforme alle esigenze degli art. 42 cpv. 2 e 106 cpv. 2 LTF, con la valutazione complessiva operata dalla Corte di merito e confermata dalla CCRP, spiegando per quali ragioni sarebbe arbitrario concludere che la versione della vittima era rimasta sostanzialmente costante ed avvalorata dall'insieme delle circostanze (cfr. sulle esigenze di motivazione, DTF 136 I 49 consid. 1.4.1 e rinvii). Contrariamente a quanto sembra ritenere il ricorrente nel suo gravame, le autorità cantonali non hanno semplicemente privilegiato, a propria discrezione, tra due versioni contrastanti quella della vittima, ma hanno concluso, sulla base di una valutazione globale delle risultanze probatorie, ch'essa era affidabile e confortata da elementi oggettivi. Limitandosi ad addurre che la versione della vittima per quanto riguarda la modalità con cui le è stata sferrata la coltellata al collo, contrasterebbe con la posizione degli oggetti rinvenuti nell'autovettura e con l'assenza di macchie sul sedile del conducente all'altezza del collo, il ricorrente non considera le valutazioni complessive eseguite dai giudici cantonali ed espone semplicemente una sua diversa interpretazione dei fatti, senza sostanziare arbitrio alcuno. Disattende in particolare che i giudici cantonali hanno accertato che, come stabilito dal perito giudiziario, la ferita al collo era in realtà una ferita da punta e taglio ed hanno spiegato le ragioni per cui l'affermazione dell'accusato di avere inferto soltanto una "strisciata" con la lama dell'arma, non era plausibile. 2.3 Il ricorrente sostiene che l'accertamento secondo cui non vi era traccia di ferita da taglio sulle sue mani contrasterebbe palesemente con la constatazione del perito giudiziario relativa a un certificato medico del 4 ottobre 2004. La Corte di merito ha tuttavia accertato che gli atti attestavano unicamente un'escoriazione sul dorso della mano destra del ricorrente, non compatibile con l'affermazione di avere afferrato la lama del coltello con la mano; delle asserite ferite da taglio non v'era per contro traccia né nella cartella clinica né nelle fotografie e quindi non esistevano (cfr. sentenza della Corte delle assise criminali, pag. 39). Questo accertamento è stato confermato dalla CCRP che ha respinto la corrispondente censura del ricorrente spiegandone i motivi (cfr. sentenza della CCRP, pag. 15). Il ricorrente non si confronta con i citati considerandi dei giudizi cantonali e non sostanzia quindi arbitrio alcuno.