Citation: 5C.62/2003 18.12.2003 E. 2

2.1 Nella sentenza impugnata la Corte cantonale ha accertato che l'attore, invalido al 50%, è al beneficio di rendite mensili per complessivi fr. 4'149.-- (mezza rendita AI di fr. 874.--, due rendite completive per i figli minorenni di fr. 350.-- ciascuna e una rendita SUVA di fr. 2'575.--). Essa ha poi indicato che, sebbene dalla contabilità del negozio d'informatica prodotta dall'attore risulti un disavanzo, l'autorità fiscale ha rivalutato il reddito aziendale di quest'ultimo in fr. 30'664.-- annui. I Giudici cantonali hanno quindi dedotto da tale importo fr. 4'198.-- per contributi e spese professionali risultanti dalla notifica di tassazione 2001/2002 e hanno stabilito una capacità lucrativa dell'attore di fr. 2'205.50 mensili. Quest'ultimo importo, aggiunto alle rendite che egli percepisce, fa dire alla Corte cantonale che l'attore dispone di entrate mensili complessive pari a fr. 6'350.-- netti circa. La Corte cantonale ha invece, alla luce della formazione e delle condizioni di salute dell'attore, negato il sussistere dei presupposti che permettono di imputare al marito un reddito ipotetico. Con riferimento al reddito della convenuta, invalida all'80%, i giudici cantonali indicano che, dal 1° gennaio 2001, ella percepisce mensilmente una rendita AI di fr. 1'084.-- e guadagna fr. 160.-- netti lavorando come donna delle pulizie, la prestazione complementare di fr. 839.-- non essendo computabile ai fini della determinazione del contributo per il mantenimento. 2.2 L'attore sostiene invece di disporre di un reddito mensile di soli fr. 4'149.--, composto di una rendita AI di fr. 874.--, due rendite AI per i figli di fr. 350.-- cadauna e una rendita SUVA di fr. 2'575.--. La Corte cantonale gli avrebbe a torto imputato, interpretando erroneamente una notifica di tassazione, un reddito aziendale di fr. 30'664.--, poiché in realtà tale importo si riferirebbe a indennità giornaliere SUVA e non a una rivalutazione del suo reddito aziendale. Questo fatto risulterebbe pure da una lettera del 13 febbraio 2003 dell'Ufficio circondariale di tassazione di Locarno. Il predetto importo non può nemmeno essergli imputato quale reddito ipotetico, atteso che egli non ha la possibilità di conseguirlo. La Corte cantonale sarebbe incorsa in un errore anche per quanto attiene alla determinazione del reddito della convenuta: secondo l'attore, l'accertamento di un provento dal lavoro dell'ex moglie di soli fr. 160.-- mensili verrebbe contraddetto dalla notifica di tassazione 1999/2000, dalla quale risulterebbe un introito di fr. 7'680.-- annui, pari a fr. 640.-- mensili. 2.3 Giusta l'art. 55 cpv. 1 lett. c secondo periodo OG, l'atto di ricorso non deve criticare accertamenti di fatto, né proporre eccezioni, contestazioni e mezzi di prova nuovi, né prevalersi della violazione del diritto cantonale. Nella giurisdizione per riforma il Tribunale federale pone a fondamento della sua sentenza i fatti così come sono stati accertati dall'ultima autorità cantonale, salvo che siano state violate disposizioni federali in materia di prove e riservate la rettificazione d'ufficio degli accertamenti dovuti manifestamente a una svista (art. 63 cpv. 2 OG) o la necessità di un loro completamento in seguito alla mancata considerazione, da parte della Corte cantonale, di fatti pertinenti, regolarmente allegati (art. 64 OG; DTF 127 III 248 consid. 2c pag. 252 con rinvii). Riferendosi specificatamente ai contributi alimentari, la giurisprudenza ha già avuto modo di stabilire che il metodo con cui dev'essere determinata la capacità contributiva dell'obbligato alimentare attiene al diritto (art. 125 CC; sentenza 5P.350/2002 del 12 marzo 2003 consid. 1), contrariamente agli importi accertati in applicazione della legge che, risultando dall'apprezzamento delle prove, sono invece questioni di fatto, suscettive di un ricorso di diritto pubblico (DTF 127 III 136 consid. 2c pag. 141). In concreto giova innanzi tutto rilevare che la produzione della lettera del 13 febbraio 2003, documento peraltro posteriore alla sentenza impugnata, è di primo acchito inammissibile, poiché in contrasto con l'art. 55 cpv. 1 lett. c OG, che vieta esplicitamente la produzione di nuovi mezzi di prova. Occorre poi aggiungere che l'attore - a giusta ragione - nemmeno si prevale di una delle predette eccezioni che permettono al Tribunale federale di scostarsi dalla fattispecie accertata nella sentenza impugnata. Non sono in particolare dati i presupposti per riconoscere che la Corte cantonale sia incorsa in una svista manifesta. Secondo la giurisprudenza, infatti, una svista manifesta si realizza unicamente se l'autorità abbia ignorato, mal letto, ricopiato in modo inesatto o incompleto un documento prodotto come mezzo di prova (DTF 115 II 399 consid. 2). La svista manifesta non va tuttavia confusa con l'apprezzamento delle prove: non appena sia chiaro che un accertamento di fatto, anche se sbagliato, trae origine dall'apprezzamento probatorio eseguito dai giudici cantonali, la possibilità di invocare una svista manifesta viene a cadere (DTF 116 II 305 consid. 2c/cc). Atteso che nella fattispecie i giudici cantonali hanno accertato i redditi delle parti sulla base delle prove agli atti, le censure ricorsuali sono in realtà dirette contro l'apprezzamento probatorio e per questo motivo si rivelano di primo acchito inammissibili se sollevate in un ricorso per riforma. Si può peraltro rilevare che analoghe critiche sono state proposte dall'attore nel parallelo ricorso di diritto pubblico. Da quanto precede discende che la presente sentenza si fonda sugli importi accertati nella sentenza impugnata.