Citation: C 26/00 20.10.2000 E. 2

2.- Nel caso in esame, alla luce della normativa legale applicabile e dei suesposti principi di giurisprudenza, i giudici di prime cure hanno considerato a ragione che dal 13 giugno 1996 la ricorrente non poteva essere ritenuta idonea al collocamento. In effetti, in tale data è stata costituita la M.________ nella quale l'interessata ha sottoscritto una quota sociale di fr. 19 000.- pari al 95 % del capitale sociale. Caduta in fallimento questa ditta, il 5 dicembre 1997 la richiedente, sempre quale socia fondatrice, ha finanziato una quota sociale di fr. 11 000.- della I.________, apporto che in data 11 marzo 1998 è stato aumentato a fr. 19 000.-, corrispondenti al 95 % del capitale sociale. Per entrambe le summenzionate ditte (o i relativi reparti) C.________ ha altresì lavorato in qualità di commessa, responsabile degli acquisti e agente di vendita e si è pure occupata del disbrigo delle pendenze amministrative investendo una notevole mole di tempo che nemmeno l'assicurata ha saputo quantificare. Contemporaneamente, il suo convivente e dal 30 maggio 1997 marito, è divenuto socio e gerente con diritto di firma individuale di entrambe le nominate società. In questa qualità G.________ C.________ ha fra l'altro provveduto a formalmente redigere e sottoscrivere il contratto di assunzione della moglie per la M.________, a licenziarla successivamente e ad assumerla infine alle dipendenze delle I.________. Da queste circostanze, in particolare l'investimento di capitale nelle menzionate società, il dichiarato intenso impegno lavorativo per le medesime così come la posizione di suo marito in seno alle stesse, è palese che, nel periodo in questione - decorrente dalla costituzione della M.________ avvenuta il 13 giugno 1996 e sino alla resa della decisione contestata (cfr. DTF 121 V 366 consid. 1b) - gli sforzi dell'insorgente fossero esclusivamente, o comunque almeno in maniera preponderante, diretti all'avviamento delle aziende. A ragione quindi le precedenti istanze hanno ritenuto che l'assicurata ha avuto ed ha un interesse commerciale nelle società di cui è stata ed è socia maggioritaria e che per le stesse ha manifestamente cercato degli sbocchi commerciali al fine di garantire a sé e al consorte un impiego duraturo. Ciò è peraltro confermato anche dalle ricerche di impiego comprovate all'amministrazione, le quali non solo si basano su stringate e poco convincenti lettere di proposta che nemmeno menzionano la qualifica o l'esperienza professionale, ma si riferiscono ripetutamente anche a ditte (o reparti di esse) sue o del marito che ne ha peraltro sottoscritto i relativi attestati. Siffatte ricerche non denotano invero una grande volontà a reperire un'occupazione salariata, ma paiono piuttosto prettamente formali (cfr. DTF 123 V 216 consid. 3, 120 V 394 consid. 1 e 112 V 217 consid. 1b; DLA 1993/94 no. 30 pag. 216 consid. 3b). Dato quanto precede, correttamente amministrazione e primo Tribunale hanno concluso che l'interessata, nel periodo determinante, non avrebbe manifestamente potuto né voluto riservare, parallelamente agli impegni legati alle società di cui era ed è socia e entro le ore ordinarie di lavoro, un ragionevole tempo all'esercizio di un altro impiego (DTF 120 V 394 consid. 1; DLA 1992 no. 12 pag. 133 consid. 3b). L'idoneità al collocamento di C.________ deve pertanto essere negata, ricordato peraltro come, alla luce della summenzionata giurisprudenza, non è a questo proposito decisivo il fatto che dall'attività commerciale in questione la ricorrente non abbia conseguito, o quasi, proventi, non essendo compito dell'assicurazione contro la disoccupazione coprire rischi aziendali di qualsiasi sorta (cfr. DTF 112 V 329 consid. 3d; DLA 1993/94 no. 30 pag. 216 consid. 3b).