Citation: 7B.116/2000 04.07.2000 E. 2

2.- a) L'autorità di vigilanza ha ritenuto che non sussiste alcuna somma in contanti di fr. 537'000.-- di proprietà della B.________ depositata sul conto cliente della controparte. La somma versata appartiene alla banca, poiché la persona che deposita o investe una somma di denaro su un conto bancario (deposito irregolare ai sensi dell'art. 481 CO o mutuo giusta l'art. 312 CO) ne perde la proprietà e il possesso che passano al depositario risp. mutuario. L'importo versato non potendo essere individualizzato, non può nemmeno essere sequestrato. Una richiesta in tal senso è pertanto nulla. b) Il ricorrente asserisce invece che il bene esiste e che occorre esaminare la sua designazione quale "somma di denaro", che in concreto è più che sufficiente, poiché la designazione generica di valori patrimoniali da sequestrare è stata ammessa sia dalla giurisprudenza che dalla dottrina. c) Per costante giurisprudenza l'Ufficio non può essere costretto a sequestrare beni inesistenti, né sequestrare beni non indicati nel decreto di sequestro (DTF 107 III 33 consid. 4 e rinvii; Amonn/Gasser, Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 6a ed., § 51 n. 50). Ora, in concreto, il ricorrente pare misconoscere che in virtù dei vincolanti accertamenti dell'autorità di vigilanza (combinati art. 81 e 63 cpv. 2 OG), egli ha chiesto il sequestro della somma in contanti di fr. 537'000.--. Così facendo egli non ha affatto designato in modo generico i beni da sequestrare, ma, al contrario, ha specificato l'oggetto del sequestro. Poiché nemmeno il ricorrente pretende nel proprio rimedio che presso l'istituto di credito vi sia la predetta somma di denaro in contanti quale bene individualizzato, la censura si rivela infondata.