Citation: 6B_900/2009 21.10.2010 E. 6.3

6.3.1 Neppure per C.________, il TPF ha scorto sufficienti indizi per concludere che egli sapesse o dovesse sapere dell'origine criminale del denaro depositato da A.________. Si è certo reso responsabile di ambigue irregolarità, trascurando gravemente il dossier di questo cliente, il cui profilo era praticamente inesistente. Si è accontentato di spiegazioni insufficienti senza domandare la benché minima documentazione a A.________, fidandosi ciecamente di quest'ultimo. C.________ non si è mai seriamente domandato quanto potesse guadagnare un funzionario come A.________, né si è informato sull'esistenza di altre attività che potessero giustificare tutte le entrate in contanti. Nell'arco di poco più di cinque mesi, A.________ ha effettuato versamenti di circa fr. 150'000.-- al mese, C.________ non ha tuttavia proceduto ad alcuna verifica e non ha nemmeno preso in considerazione l'ipotesi dello smurfing. Anche C.________, continua il TPF, è caduto con leggerezza e ingenuità nella tela del ragno tesa da A.________, la cui immagine soprattutto ad Aosta era quella di una persona importante, stimata e di famiglia benestante. Al TPF C.________ non è apparso come una persona senza scrupoli, ma piuttosto come una persona semplice e a tratti sprovveduta. Complice una formazione antiriciclaggio e misure interne non sempre adeguate, egli ha sì trascurato un dossier che faceva acqua da tutte le parti, ma non sapeva né doveva sapere che A.________ era un funzionario corrotto. 6.3.2 Il ricorrente trova sorprendente la conclusione a cui giunge il TPF. Ritiene che non siano certo gli indizi a mancare, ma semmai una confessione. Il TPF peraltro non spiega in cosa consisterebbe la tela del ragno, espressione che sembrerebbe alludere al concetto più diffuso di inganno astuto. Sennonché mai si è accennato durante il procedimento ad artifici o astuzie di A.________ per circuire i due bancari. L'unico fattore che rendeva appetibile il cliente era la sua consistente e durevole disponibilità finanziaria. L'insorgente espone quindi gli indizi di riciclaggio a carico di C.________. Nell'arco di pochi mesi A.________ gli ha consegnato circa fr. 150'000.-- al mese in contanti. Sebbene tali operazioni fossero già allora considerate sospette, C.________ omette qualsiasi verifica in merito all'origine del denaro né esige alcun documento giustificativo. Ha allestito un profilo cliente lacunoso, non si è mai domandato quanto potesse guadagnare un funzionario come A.________, non si è informato su eventuali sue attività accessorie che potessero in qualche modo giustificare simili entrate in contanti, né ha preso in considerazione l'ipotesi dello smurfing. Il 10 ottobre 2003 ha autorizzato il deposito di euro 1'039'440.-- in contanti nella cassetta di sicurezza zzz presso la F.________SA di X.________ da parte di A.________ e di D.________, ha allestito il contratto di locazione della cassetta in relazione al conto www senza che fosse noto alla banca. Il 12 novembre 2003 C.________ ha registrato un secondo contratto di locazione per la medesima cassetta di sicurezza mettendola questa volta in relazione al conto yyy. Formalmente quindi tra il 10 ottobre 2003 e il 12 novembre 2003 il denaro non era depositato presso F.________SA. Sempre il 12 novembre 2003, dopo il prelievo di euro 940'000.-- dal conto www e di euro 1'039'440.-- dalla cassetta di sicurezza, C.________ ha accompagnato A.________ a Y.________ con l'intento di facilitare con la sua presenza l'apertura di un conto presso la banca I.________SA (ora J.________) per depositarvi l'integralità degli importi prelevati. Tenuto conto della sua esperienza professionale e della ripetuta violazione dei propri doveri di diligenza, conclude il ricorrente, C.________ ha agito con piena consapevolezza. 6.3.3 C.________ rileva innanzitutto come il TPF non ha accertato che egli sapesse che A.________, nella sua veste di funzionario, avesse mansioni decisionali nell'attribuzione di appalti per lavori di urgenza. In seguito, ritiene che l'autorità precedente abbia perfettamente posto l'accento sulla continua e sistematica evoluzione della regolamentazione volta alla lotta al riciclaggio di denaro e sulle lacune della formazione interna alla banca in quest'ambito. Sottolinea come non sia stato accertato che egli non abbia effettuato alcun tipo di verifica sull'origine del denaro al momento del loro deposito nella cassetta di sicurezza né che fosse obbligato a effettuare tale verifica. Non risulta peraltro accertato che fosse a conoscenza di cosa fosse depositato nella cassetta di sicurezza. A.________ lo aveva informato dei problemi sorti con sua moglie e gli aveva chiesto consiglio in merito al denaro. C.________ si è allora attivato per spostare i fondi da X.________ a Y.________. Contrariamente a quanto pretende il ricorrente, conclude C.________, non vi sono nella fattispecie elementi per ritenere che egli abbia agito con dolo in relazione all'origine criminale del denaro e la sentenza impugnata non viola in nessun modo il diritto. 6.3.4 Il TPF ha concluso che C.________ non ha agito con dolo, ma sicuramente con negligenza consapevole in merito all'origine dei valori patrimoniali (sentenza impugnata pag. 28). Ne segue che per l'autorità precedente C.________ ha ritenuto quanto meno possibile che il denaro di A.________ fosse di origine criminale (v. supra consid. 6.1.3). Il TPF tuttavia non spiega per quali ragioni l'accusato non abbia agito accettando l'origine criminale del denaro, seppur non desiderandola. Orbene, come B.________, anche C.________ sapeva che A.________ era un funzionario. È accertato che dal 22 marzo al 29 agosto 2001 A.________ ha effettuato vari versamenti in contanti di circa fr. 150'000.-- al mese. Si tratta di importi che difficilmente un funzionario può mettere da parte sulla base del suo solo stipendio. Tuttavia, C.________, sperimentato impiegato di banca - come definito dall'autorità precedente - non si è mai informato sull'esistenza di altre attività del cliente che potessero giustificare queste ingenti entrate in contanti, nonostante, secondo lo stesso TPF, fossero sospette e meritevoli di un approfondimento. Sempre secondo quanto accertato, C.________ si è accontentato di spiegazioni insufficienti e non ha domandato la benché minima documentazione al suo cliente, fidandosi ciecamente di quest'ultimo. Certo A.________ si era fatto passare per una persona importante, dando l'immagine di essere di famiglia benestante. Sennonché, come già detto (v. supra consid. 6.2.4), ciò non può sostituire le dovute verifiche sull'origine degli ingenti importi versati dal cliente. Se per gli atti di riciclaggio dell'ottobre e novembre 2003 imputati a C.________ (due diversi contratti di locazione per la medesima cassetta di sicurezza, prelievo del denaro ivi depositato nonché prelievo del denaro dalla relazione bancaria e successivo intervento per l'apertura di un conto in un'altra banca) A.________ poteva aver fornito ragioni plausibili, quali l'intenzione di nascondere il denaro alla moglie dalla quale si stava separando, così non è per versamenti avvenuti nel 2001. Il TPF ha inoltre ritenuto che C.________ si è reso responsabile di ambigue irregolarità, ha trascurato in modo grave il dossier A.________, il cui profilo cliente era praticamente inesistente. Sicché, alla luce di questi elementi, si deve concludere che C.________ avesse preso in considerazione il rischio che il denaro di A.________ fosse di origine criminale e agito accettando tale rischio, seppur non desiderandolo. Anche in questo caso la sentenza impugnata, che nega l'esistenza del dolo eventuale, viola il diritto e il ricorso va dunque accolto.