Citation: 5P.91/2004 24.09.2004 E. 8

Le critiche mosse dalla ricorrente alla lettura data dalla Corte cantonale alle ulteriori motivazioni soggettive riconosciute all'opponente, esaminate qui, come anticipato, nell'ottica del mero arbitrio e senza tener conto dei numerosi nova proposti dalla ricorrente, non appaiono atte a inficiare la conclusione presa in virtù della scelta del nuovo domicilio. 8.1 La ricorrente non può dedurre a proprio favore alcunché da quelle circostanze che riassume sotto il titolo: cessione di beni, comportamenti reticenti, tattiche dilatorie ed occultamenti vari. Non si ravvede arbitrio nella conclusione della Corte cantonale, secondo la quale la cessione di una banca ai figli non sia avvenuta in modo dissimulato, e dunque non possa essere vista come operazione in fraudem creditorum, né di peso alcuno appaiono gli argomenti che vi oppone la ricorrente, tratti da fattispecie assai diverse. La mancata partecipazione dell'opponente all'udienza indetta sui provvedimenti conservativi chiesti dalla ricorrente ex art. 39 CL, che quest'ultima interpreta come una sottrazione di lei ai propri obblighi previsti all'art. 91 LEF, è pure fattore privo di rilevanza, atteso che dalla sentenza impugnata emerge come la sua assenza sia stata accompagnata da rimedi di diritto previsti dalla legge. In questo contesto cade nel vuoto la critica della ricorrente, secondo la quale la Corte cantonale avrebbe capovolto l'onere probatorio: inequivocabilmente la Corte cantonale si riferiva all'obbligo della ricorrente di sostanziare perché l'opponente fosse da ritenersi responsabile della propria mancata audizione, e non all'obbligo di provare che l'opponente non avesse alcuna giustificazione. 8.2 Inconferente è pure la contestazione della ricorrente, secondo la quale l'opponente non avesse alcun altro motivo plausibile di lasciare la Svizzera se non quello di fuggire: a parte il fatto che, come già si è constatato (supra, consid. 7.4), il vissuto dell'opponente spiega in modo convincente la sua decisione di rientrare a Biassono, spetta alla ricorrente dimostrare, quale componente costitutiva del concetto stesso di fuga, che la parte resistente si sia allontanata allo scopo di eludere, sottrarsi a o rifuggire da una situazione ostile. Non essendovi riuscita, qualsiasi altro motivo abbia spinto l'opponente - ma anche la semplice assenza di un qualsivoglia motivo - va preso per buono e sufficiente, senza che da una sua assenza sia lecito dedurre alcunché a favore dell'ipotesi della fuga, come d'altronde ha pertinentemente concluso la Corte cantonale. 8.3 Le particolari modalità poste in atto dal debitore nel trasferire il proprio domicilio, ovvero massima celerità e/o segretezza e/o assenza di pianificazione, sono un'ulteriore caratteristica ontologica del concetto di fuga: qualsiasi partenza che non abbia rispettato almeno uno di questi canoni non costituisce fuga (v. tuttavia Fritzsche/Walder, op. cit., § 38 margin. 6 pag. 88, dopo nota 6; ma gli esempi che gli autori medesimi riportano subito prima bene illustrano proprio alcune fra le più classiche modalità di fuga). Seppur suggestive, le allegazioni della ricorrente - che da numerosi indizi (l'aver l'opponente ordinato lavori di sistemazione della residenza luganese due mesi prima di lasciare l'abitazione, l'aver ella omesso di avvisare i propri patrocinatori e la figlia prima di lasciare la Svizzera, l'aver ella lasciato un appartamento imballato e semivuoto, e l'aver ella infine omesso di lasciare un recapito) vorrebbe far discendere la prova della natura clandestina della partenza dell'opponente dalla Svizzera - si rivelano essere del tutto inadatte a dimostrare l'assoluta insostenibilità, e dunque l'arbitrarietà (supra, consid. 3.1) delle divergenti conclusioni della Corte cantonale: esse si appalesano di natura meramente appellatoria e sono di conseguenza irricevibili. 8.4 Ovviamente, se il comportamento come tale tenuto dall'opponente non configura fuga, diventa superfluo soffermarsi sull'esistenza o meno di debiti stratosferici a suo carico. Quest'ultimo, infatti, è un indizio atto a consolidare l'ipotesi di fuga per rapporto ad un comportamento che già ne soddisfi, seppur in forma blanda, i requisiti ontologici, ma non può, preso di per sé, trasformare in fuga un comportamento al quale, come nel caso di specie, fa in particolare difetto il requisito dell'intenzione di sottrarsi ai creditori. Ciò detto, la conclusione - nell'esito identica - cui è giunto il Tribunale di appello sulla scorta dell'argomento che il preteso credito della ricorrente contro l'opponente (da quest'ultima contestato nella sua stessa esistenza) scaturente dalla sentenza civile di Roma del 2001 soggiaccia ad una condizione talmente remota da non costituire una minaccia immediata per l'opponente, appare del tutto sostenibile, dunque certamente non arbitraria. E l'obiezione della ricorrente, per cui, se non l'avesse considerata una minaccia, l'opponente non avrebbe impugnato detta sentenza, sfiora il temerario: si impugna, ovviamente, una sentenza perché la si considera errata, non esclusivamente perché se ne temano le conseguenze, in specie l'esecuzione.