Citation: 1A.151/2000 07.07.2000 E. 1

Inoltre, nulla impediva al ricorrente d'intervenire presso le autorità italiane per tentare di far ritirare la domanda. Una richiesta di assistenza o di estradizione diventa priva di oggetto solo quando lo Stato richiedente la ritira espressamente, ciò che non si verifica in concreto: non v'è infatti alcuna ragione di ritenere che l'autorità estera mantenga la domanda qualora la stessa fosse priva d'interesse (DTF 109 Ib 317 consid. 1 inedito; cfr. Robert Zimmermann, La coopération judiciaire internationale en matière pénale, Berna 1999, pag. 125 n. 168). Con la decisione impugnata l'UFP ha concesso la richiesta estensione: non si è pertanto in presenza dell'asserito silenzio-rifiuto. Giusta il principio della specialità (al riguardo v. DTF 110 Ib 393, 109 Ib 317 consid. 13 - 15 pag. 330 segg.), la nota condanna non poteva essere eseguita senza il consenso della Svizzera, ma appunto a tale scopo l'Italia ha presentato, il 14 gennaio 1999, la domanda di estensione dell'estradizione, in ossequio agli art. 39 AIMP e 12 e 14 cpv. 1 lett. a CEEstr (Zimmermann, op. cit. , pag. 155 n. 204). Secondo quest'ultima norma, il consenso dev'essere dato quando il reato per il quale è chiesto implica l'obbligo di estradare conformemente alla Convenzione (v. art. 1 CEEstr); questo consenso costituisce un presupposto processuale (DTF 117 IV 222 consid. 3). Ne segue che spetterà alle Autorità giudiziarie italiane pronunciarsi sulla portata dell'ordinanza 10 maggio 1999 del Tribunale di Chieti, tenendo conto del fatto che la Svizzera ha dato il proprio consenso all'estensione. Lo Stato richiedente potrà pertanto decidere liberamente se far eseguire o no la condanna in questione.