Citation: 4P.161/2002 29.10.2002 E. 3

Di per sé ammissibile è il rimprovero mosso all'autorità cantonale di aver apprezzato arbitrariamente le prove, violando così l'art. 9 Cost. A questo proposito giova rammentare che il Tribunale federale annulla una sentenza per violazione dell'art. 9 Cost., solo se il giudice cantonale abusa dell'ampio margine di apprezzamento di cui beneficia in materia di valutazione delle prove ed emana un giudizio che appare - e ciò non solo nella sua motivazione ma bensì anche nell'esito - manifestamente insostenibile, in aperto contrasto con la situazione reale, gravemente lesivo di una norma o di un principio giuridico chiaro e indiscusso oppure in contraddizione urtante con il sentimento della giustizia e dell'equità (DTF 127 I 38 consid. 2a a pag. 41 con rinvii). In concreto, le argomentazioni esposte nel gravame non dimostrano l'arbitrarietà degli accertamenti di fatto contenuti nel giudizio impugnato. 3.1 In un considerando introduttivo la Corte cantonale ha rilevato che, in applicazione dell'art. 90 CPC/TI, il giudice valuta le prove secondo il suo libero convincimento, in base alle risultanze processuali, e che la credibilità di un testimone legato da un rapporto di dipendenza e subordinazione ad una delle parti può essere messa in discussione soltanto se la sua deposizione risulta essere in grave discordanza con i fatti deducibili da altre prove. I giudici ticinesi hanno quindi osservato che nel caso in esame le testimonianze raccolte sono univoche e non contraddicono affatto i documenti agli atti, ragione per cui hanno respinto gli argomenti addotti dal ricorrente per sminuire la portata delle affermazioni dei dirigenti e di un impiegato dell'istituto bancario. Sulla base del contratto e delle deposizioni dei testi B.________, C.________ e D.________, è stato in primo luogo accertato che al ricorrente non è mai stato garantito di poter lavorare da solo in un ufficio. Dalla valutazione delle dichiarazioni di B.________, E.________, F.________, G.________, D.________, H.________ e I.________, è inoltre emerso che, a partire dal primo semestre 1997, presso la banca X.________ di Chiasso è stata introdotta - progressivamente - una nuova concezione di lavoro in team, imposta dalla direzione di Zurigo, che ha condotto i consulenti d'investimento a passare da una gestione individuale della clientela ad un'attività di gruppo, con a capo un responsabile; ciò ha comportato il lavoro in un cosiddetto ufficio-tandem, occupato da due consulenti appartenenti allo stesso team. Infine, richiamandosi alle testimonianze di E.________, L.________, F.________ e I.________, i giudici cantonali hanno stabilito che il ricorrente - contrariamente a tutti gli altri consulenti della sede di Chiasso, i quali, pur avendo inizialmente manifestato perplessità sulla nuova organizzazione del lavoro, si erano poi adeguati - aveva rifiutato di utilizzare gli uffici-tandem, si era installato di propria iniziativa in uno dei salottini destinati alla clientela ed aveva manifestato in modo sproporzionato il suo disappunto nei confronti di superiori e colleghi. 3.2 Nell'allegato presentato dinanzi al Tribunale federale il ricorrente rammenta di aver invitato l'autorità cantonale a "valutare con cautela" le deposizioni dei testi legati alla banca e si duole del fatto ch'essa ha attribuito loro credibilità piena, trascurandone altre; a suo modo di vedere i giudici avrebbero dovuto interpretare queste prove in modo più favorevole alla "parte più debole", in particolare egli sostiene ch'essi avrebbero dovuto dare maggior peso alle dichiarazioni di D.________, dalle quali emerge che gli era stato garantito un ufficio singolo. 3.3 Orbene, dall'esame degli atti risulta che il teste D.________ - nel 1994 membro della direzione della banca X.________ di Chiasso - si è limitato a confermare di aver mostrato al ricorrente - in occasione della sua riassun- zione - "uno scritto firmato da diversi consulenti della clientela che esprimevano malcontento nel caso in cui fosse stata adottata la strategia di lavoro che prevedesse degli open spaces". Non è certamente insostenibile affermare che una dichiarazione simile, accostata alle altre testimonianze commentate nel giudizio impugnato, non equivale a una garanzia di attribuzione di un ufficio singolo. Per il resto, il ricorrente contesta genericamente di aver avuto un comportamento atto a distruggere la fiducia indispensabile nel rapporto di lavoro e cita ampi stralci di testimonianze che dimostrerebbero le sue qualità professionali e la sua disponibilità alla collaborazione con colleghi e altri dipendenti. Sennonché, come giustamente obietta la controparte, tali qualità non erano oggetto di litigio. Determinante - ai fini del giudizio - è il fatto che il ricorrente abbia rifiutato di condividere l'ufficio con un altro collega e, quindi, di adeguarsi alle direttive imposte dalla direzione generale, manifestando in modo sproporzionato il suo disappunto. Su questi accertamenti il ricorrente non si pronuncia, donde la reiezione del gravame su questo punto.