Citation: 1A.151/2000 07.07.2000 E. 2

2.- Il ricorrente fa valere che la decisione impugnata sarebbe tardiva e "ultronea" poiché adottata in presenza di un altro provvedimento di segno contrario: si tratterebbe, a questo riguardo, dell'ordinanza 10 maggio 1999 del Tribunale di Chieti, da cui si evincerebbe che, nei confronti della richiesta italiana, si sarebbe formato il cosiddetto silenzio-rifiuto, sicché le Autorità italiane avrebbero rinunciato alla domanda di estensione. a) Nell'accennata ordinanza il Tribunale di Chieti aveva rilevato che, con richiesta del 2 agosto 1997, il ricorrente aveva fatto valere l'ineseguibilità della sentenza dell'11 novembre 1996, ostandovi l'art. 721 CPP italiano e l'art. 14 CEEstr, relativi al principio della specialità. Si rilevava poi che, durante il procedimento di esecuzione, la Procura avrebbe interpellato invano le autorità svizzere per ottenere il consenso all'esecuzione del giudizio e si aggiungeva che, vista la mancanza di tale consenso, il silenzio delle autorità elvetiche doveva essere interpretato come rifiuto. In applicazione dell'art. 666 CPP italiano il Tribunale di Chieti ha quindi dichiarato ineseguibile la condanna dell'11 novembre 1996. Nell'incarto figura pure un'ordinanza del 24 settembre 1997 con la quale lo stesso Tribunale, ritenuto che l'eseguibilità della sentenza dell'11 novembre 1996 dipendeva dal consenso delle autorità svizzere, la sua esecuzione veniva sospesa e gli atti trasmessi al Pubblico Ministero per le necessarie incombenze. Il 29 settembre 1997 la Procura della Repubblica presso quel Tribunale ha sospeso l'esecuzione della sentenza, in attesa di tale consenso, senza accennare all'inoltro di una siffatta domanda.