Citation: 2C_97/2024 E. 3

Dopo avere ricordato che il ricorrente fruiva del diritto alla libera circolazione delle persone garantito dall'ALC, il quale poteva essere limitato soltanto se era dimostrato che l'interessato rappresentava una minaccia grave attuale e concreta per l'ordine pubblico, la pubblica sicurezza e la pubblica sanità (art. 5 Allegato I ALC) e a maggior ragione per la sicurezza interna ed esterna della Svizzera, il Tribunale amministrativo federale ha osservato in primo luogo che l'insorgente, settantaseienne, viveva in Svizzera con la famiglia dal 1970, con due lunghe pause. La prima, in seguito alla sua espulsione pronunciata nel 1995 e revocata nel 2003; la seconda, dopo che era stato arrestato in Italia nel 2014, durata fino alla sua assoluzione da parte delle autorità giudiziarie italiane nel 2019. Ha poi osservato che l'interessato era stato pesantemente condannato nel 1982 per lesioni semplici e porto illegale d'armi e nel 1993 per traffico di stupefacenti. Alla luce di questa configurazione il Tribunale amministrativo federale ha quindi considerato che gli interessi privati e familiari dell'insorgente a poter rimanere in Svizzera nel corso della procedura, la cui prevedibile durata non appariva peraltro oltremodo lunga, non erano suscettibili di prevalere sull'interesse pubblico all'esecuzione immediata della decisione impugnata. A suo avviso infatti vi era il rischio attuale che l'interessato minacciasse, in modo concreto, la sicurezza interna ed esterna svizzera con dei comportamenti attivi e anche solo passivi, penalmente rilevanti, ciò che imponeva di procedere con priorità alla sua espulsione dalla Svizzera e di vietargliene l'ingresso, ciò tanto più che nei suoi confronti era in corso un procedimento del MPC per partecipazione e/o sostegno a un'organizzazione criminale secondo l'art. 260 ter CP.