Citation: 5A_562/2018 E. 4.3.2

4.3.2. Una costellazione di causa nella quale la parte attrice non chieda almeno la constatazione formale dell'avvenuta lesione illecita della propria personalità, prima di un risarcimento danni e per torto morale, è rara. Per questa ragione, il Tribunale federale non ha apparentemente ancora avuto ragione di chinarsi sulla questione. Da dottrina e giurisprudenza sembra tuttavia emergere la tendenza a privilegiare la tesi dell'indipendenza delle conclusioni giusta l'art. 28a cpv. 3 CC da quelle fondate sul cpv. 1 della medesima norma. Si legge così che l'illecita violazione della personalità della vittima è uno dei temi probatori dell'azione in consegna dell'utile (sentenza 5C.66/2006 cit. consid. 3.3 initio), e tale affermazione può essere ragionevolmente compresa nel senso che l'accertamento dell'avvenuta illecita violazione della personalità in quanto tale, e non l'espressa condanna, sia condizione irrinunciabile di un'azione ex art. 28a cpv. 3 CC. Peraltro, già i primi commentatori, chinandosi sul testo dell'allora art. 28 CC, sembrano dare per scontato che le azioni in risarcimento del danno e del torto morale siano in quella sede unicamente oggetto di un rinvio, e non derivazioni delle pretese di cui al cpv. 1 (ERNST HAFTER, Berner Kommentar, 2aed. 1919, n. 7 e 8 ad art. 28 CC). August Egger, dal canto suo, le pone espressamente sul medesimo piano, distinguendole per mezzo della funzione che esse sono chiamate a svolgere; non senza precisare che il testo letterale dell'azione può non bastare per riconoscere quale fra le tante varianti l'attore abbia effettivamente voluto incoare, per concludere ricordando la necessità di interpretare le conclusioni (AUGUST EGGER, Zürcher Kommentar, 2aed. 1930, n. 72 ad art. 28 CC). Pierre Tercier denomina le azioni previste al cpv. 3 dell'art. 28a CC "di riparazione", per contrapporle alle azioni "difensive" di cui al cpv. 1: se quest'ultime intendono condannare l'autore ad assumere un comportamento tale da sopprimere la violazione della personalità, le prime vogliono mettere a suo carico una prestazione suscettibile di correggere gli effetti di una lesione ormai già avvenuta (PIERRE TERCIER, Le nouveau droit de la personnalité, 1984, n. 1762 segg., in particolare n. 1770 seg.). Riferendosi al testo legale, che si limita effettivamente a riservare le azioni riparatrici, Tercier nega loro la specificità di quelle difensive, giungendo in tal modo a considerarle complementari a quelle difensive: esse sono pertanto azioni ordinarie (TERCIER, op. cit., n. 1776 segg., in particolare n. 1776).