Citation: 6B_674/2023 E. 3

Considerata l'assenza di elementi oggettivi agli atti, per accertare i fatti, la CARP ha proceduto a valutare le dichiarazioni rese dalla ricorrente, dall'accusatrice privata e dagli agenti intervenuti quella mattina. Sulla scorta di tale valutazione essa ha stabilito che l'insorgente ha tacciato l'accusatrice privata di "squallida" e "puttana". La ricorrente si duole di arbitrio nella valutazione della credibilità delle versioni fornite dalle interessate e nel conseguente accertamento dei fatti. Richiamandosi alla presunzione di innocenza e al principio della verità materiale di cui all'art. 6 cpv. 2 CP, sostiene che una corretta applicazione del principio in dubio pro reo avrebbe imposto una "conclusione assolutoria" a fronte dell'insuperabile difficoltà di stabilire se i due epiteti siano davvero stati proferiti.