Citation: H 265/00 20.03.2003 E. 3

3.1 Preliminarmente deve quindi essere esaminata la questione di sapere se la Cassa abbia fatto valere tempestivamente il suo diritto al risarcimento danni. 3.2 Orbene, per l'art. 82 cpv. 1 OAVS il diritto di richiedere il risarcimento di un danno si prescrive quando la cassa di compensazione non lo fa valere, mediante decisione, entro un anno dal momento in cui ne ha avuto conoscenza. Questo termine, contrariamente alla lettera del disposto, è di perenzione e deve essere accertato d'ufficio (DTF 126 V 451 consid. 2a, 121 III 388 consid. 3b e sentenze ivi citate). La cassa è reputata avere conoscenza del danno quando, facendo prova dell'attenzione ragionevolmente esigibile, avrebbe dovuto rendersi conto che le circostanze effettive non permettevano più di esigere il pagamento dei contributi, ma potevano giustificare l'obbligo di risarcire il danno (DTF 126 V 444 consid. 3a, 452 consid. 2a, 121 III 388 consid. 3b e sentenze ivi citate). Nell'ipotesi di un fallimento, questo momento non coincide necessariamente con quello in cui la cassa ha conoscenza del riparto finale o le è rilasciato un atto di carenza beni; secondo la giurisprudenza il creditore che intende domandare il risarcimento di una perdita subita in un fallimento o in un concordato con abbandono dell'attivo è sufficientemente a conoscenza del pregiudizio, di regola, quando è depositata la graduatoria: a quel momento il creditore conosce, o può conoscere, l'importo dell'inventario, la propria collocazione nella graduatoria, nonché il dividendo prevedibile (DTF 126 V 444 consid. 3a, 121 III 388 consid. 3b, 119 V 92 consid. 3 e riferimenti ivi citati). 3.3 Nel caso in esame si evince dalla documentazione agli atti che la Cassa ha ricevuto il 16 febbraio 1998 quattro attestati di carenza beni emessi dall'Ufficio esecuzione e fallimenti (UEF) di X.________ il 12 febbraio 1998 per complessivi fr. 16'943.75. Emerge inoltre che con decreto pretorile del 23 febbraio 1998 è stato pronunciato il fallimento della C.________ SA e che il 5 giugno 1998 e il 3 luglio seguente il Pretore ha decretato la sospensione della procedura rispettivamente la liquidazione secondo la procedura sommaria, avendo un creditore anticipato le spese ex art. 230 cpv. 2 LEF. Certezza del danno nel senso dell'art. 52 LAVS vi è stata in ogni caso il 4 novembre 1998, quando la Cassa è venuta a conoscenza - a seguito di una conversazione telefonica con l'UEF di X.________ - che non vi sarebbe stata copertura integrale del credito insinuato. 3.4 La decisione amministrativa qui oggetto di esame è stata inviata per raccomandata il 10 novembre 1998 a A.________ all'indirizzo di P.________ , così come risultava a registro di commercio. Detto invio non è stato preso in consegna, ma è tornato alla Cassa il 24 novembre 1998 con la menzione postale "non ritirato". La Cassa sostiene di aver rispedito lo stesso giorno la decisione al medesimo indirizzo con invio semplice; solo successivamente essa ha poi saputo che il ricorrente, ancorché iscritto a registro di commercio con domicilio a P.________ , in realtà risiedeva nel Z.________ poiché il riferimento ticinese era solo quello della sua casa di vacanza. Per provvedimento 16 febbraio 1999 la Cassa altro non ha fatto che intimare nuovamente la decisione amministrativa già inviata ritualmente la prima volta il 10 novembre 1998. Ora, per la Corte cantonale l'invio corretto era solo quello del 16 febbraio 1999, con la conseguenza che l'opposizione interposta dall'interessato il 16 marzo 1999 era da ritenersi tempestiva. Siffatta conclusione è pertinente, con il solo rilievo che dal punto di vista della Cassa il primo invio raccomandato del 10 novembre 1998 costituisce comunque atto interruttivo del termine annuo di perenzione, l'invio essendo stato indirizzato al domicilio indicato a registro di commercio. 3.5 A mente del ricorrente, la perenzione è intervenuta per il fatto che, a prescindere dal momento della dichiarazione di fallimento, la Cassa già sapeva dal 23 settembre 1997 che vi era certezza del danno e del suo ammontare perché in tale data era stato emesso un attestato di carenza di beni per fr. 30'084.55 a favore di altro creditore (Amministrazione federale delle contribuzioni). 3.6 Nel caso di specie, è escluso che all'amministrazione possa derivare pregiudizio dal fatto che il 23 settembre 1997 sia stato emesso un attestato di carenza di beni a favore di altro creditore, anche se, essendo dal 1° gennaio 1997 venuto meno il privilegio dei crediti contributivi nel fallimento, le casse di compensazione si sarebbero dovute attivare con accresciuta diligenza a tutela dei loro diritti. Tale mutamento legislativo - peraltro nuovamente modificato con effetto dal 1° gennaio 2001 con il ripristino del trattamento privilegiato del credito contributivo - non apporta comunque cambiamenti ai principi posti dalla giurisprudenza precedente, la quale ha stabilito in DTF 113 V 258 consid. 3c, costantemente confermata in seguito, che il rilascio di un attestato di carenza di beni giusta i combinati disposti degli art. 115 cpv. 1 e 149 LEF determina sufficiente conoscenza del danno e fa decorrere il termine di perenzione di un anno ai sensi dell'art. 82 cpv. 1 OAI. Ora, già si è detto in precedenza che la Cassa ha ricevuto il 16 febbraio 1998 quattro attestati di carenza beni emessi dall'UEF di X.________ per complessivi fr. 16'943.75. Per determinare, in concreto, il momento a partire dal quale l'amministrazione poteva al più presto avere conoscenza del danno, ci si deve quindi basare sulla predetta data del 16 febbraio 1998. Essendo il termine di un anno da calcolare secondo il calendario comune (cfr. art. 110 cifra 6 CP; DTF 103 V 157), esso è scaduto il 16 febbraio 1999. Ne consegue pertanto che la decisione della Cassa, tanto quella intimata il 10 novembre 1998 quanto quella successiva del 16 febbraio 1999, è stata resa in tempo utile.