Citation: 5A_27/2007 05.06.2007 E. 3

3.1 La Corte cantonale ha poi negato che la creditrice procedente fosse in malafede per non aver reagito durante oltre due anni al versamento di un contributo alimentare di soli fr. 1'159.--. I giudici cantonali hanno reputato che nella procedura di rigetto definitivo dell'opposizione un escusso può invocare il divieto dell'abuso di diritto in modo molto limitato e che qualora egli ritenga abusiva la richiesta tendente all'ottenimento dell'intero contributo alimentare stabilito nella transazione giudiziale, egli dovrebbe dolersi di tale circostanza innanzi al giudice del merito. 3.2 Nel gravame in esame il ricorrente motiva l'abuso di diritto asserendo che la patrocinatrice dell'opponente ha invitato il suo legale, lasciando intravedere la possibilità di un accordo bonale, a non inoltrare la petizione di divorzio che avrebbe permesso di ricalcolare il contributo alimentare, evitando così una riduzione di quest'ultimo. 3.3 Giusta l'art. 105 cpv. 1 LTF il Tribunale federale fonda la sua sentenza sui fatti accertati nella sentenza impugnata. Esso può scostarsi dall'accertamento dei fatti dell'autorità inferiore, se questo si è svolto in violazione del diritto ai sensi dell'art. 95 LTF o in modo manifestamente inesatto (art. 105 cpv. 2 LTF). La parte che non intende basarsi sugli accertamenti di fatto dell'autorità inferiore deve spiegare in maniera circostanziata per quale motivo ritiene che le condizioni di una delle due eccezioni previste dall'art. 105 cpv. 2 LTF sarebbero realizzate, non potendosi altrimenti tener conto di una fattispecie diversa da quella esposta nella sentenza impugnata (cfr. DTF 130 III 136 consid. 1.4 pag. 140). Il ricorrente può inoltre unicamente censurare l'accertamento dei fatti se l'eliminazione del vizio può essere determinante per l'esito del procedimento (art. 97 cpv. 1 LTF). Possono infine essere addotti nuovi fatti e mezzi di prova soltanto se ne dà motivo la decisione dell'autorità inferiore (art. 99 cpv. 1 LTF). In concreto, dalla decisione impugnata non risulta che la creditrice abbia attivamente procrastinato le trattative, invitando addirittura il patrocinatore del marito a non chiedere giudizialmente una riduzione del contributo alimentare. Atteso che il ricorrente nemmeno afferma che in concreto sia realizzata una delle condizioni che permette al Tribunale federale di scostarsi dalla fattispecie riportata nel giudizio attaccato, la censura concernente la malafede dell'opponente si rivela di primo acchito inammissibile. A prescindere da quanto precede, e a titolo del tutto abbondanziale, si può inoltre rilevare che al giudice del rigetto definitivo dell'opposizione non spetta stabilire se il comportamento del creditore costituisca un abuso di diritto (DTF 124 III 501 consid. 3a, con rinvii).