Citation: 7B_627/2024 E. 2.3.3

2.3.3. Per quanto riguarda specificamente le pazienti con le quali il ricorrente avrebbe intrattenuto dei rapporti di natura sessuale durante le sedute di osteopatia o fisioterapia, egli fa unicamente valere che non vi sarebbe agli atti riscontro che alcuna di loro abbia recriminato di non aver mai svolto la terapia sino alla conclusione; tutte le pazienti sarebbero state, infatti, concordi nel riferire come la seduta venisse sempre portata a compimento, motivo per il quale, peraltro, continuavano a rivolgersi a lui nel tempo. Tuttavia, con una simile argomentazione, il ricorrente non contesta che tali sedute - durante le quali egli ammette di aver avuto rapporti sessuali o altre pratiche di natura sessuale - venivano fatturate alle pazienti e alle rispettive Casse malati (come egli stesso lo ha indicato durante il suo interrogatorio del 28 febbraio 2024 [cfr. per es. R. 58, 59, 86, 146 e 182]) e che ciò potrebbe essere costitutivo di reati di natura finanziaria (cfr. verbale di interrogatorio del ricorrente del 28 febbraio 2024, R. 150, in cui egli prende atto dell'eventuale estensione dei reati a suo carico [coazione sessuale, atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere e molestie sessuali] a quelli di natura finanziaria). In quanto al periodo (2020 a 2023) coperto dai documenti sequestrati di cui è stata chiesta la levata dei sigilli, periodo che secondo il ricorrente sarebbe eccessivo e dunque non pertinente, è sufficiente ricordare che durante il suo interrogatorio del 28 febbraio 2024, l'interessato ha lui stesso ammesso di aver avuto delle "defaillances" (come egli definisce le relazioni o atti sessuali) con pazienti dal 2019/2020 in poi. La misura contestata appare tanto più pertinente considerando che viene rimproverato al ricorrente di aver cercato un approccio di tipo sessuale con praticamente ogni paziente donna che trattava. Il ricorrente è inoltre messo in causa per aver indicato a pazienti privi di copertura assicurativa comprendente trattamenti di osteopatia, di farsi invece prescrivere della fisioterapia riconosciuta dall'assicurazione di base allorquando in realtà venivano effettuate sedute di osteopatia. A questo riguardo, il Ministero pubblico, nell'istanza di dissigillamento - il cui contenuto è stato integralmente riprodotto nella decisione impugnata -, ha allegato uno scambio di messaggi (definito come esemplificativo) tra il ricorrente e un paziente, nel quale il primo indicava al secondo di portargli un certificato per la fisioterapia, non disponendo di una copertura assicurativa per l'osteopatia. Infine, il magistrato inquirente evidenziava, sulla base di un esame del bilancio 2022 dell'attività dello Studio A.________, che vi erano forti sospetti che il ricorrente avesse ripetutamente "gonfiato" la propria fatturazione. Vi era quindi senza dubbio una generale incongruenza tra quanto fatturato e il lavoro effettivamente svolto dal ricorrente. Ora quest'ultimo non si confronta minimamente con una tale valutazione (ripresa dal GPC in riferimento all'istanza di dissigillamento), ma si limita ad obiettare, in maniera generale, che la decisione impugnata si fonderebbe su insufficienti elementi di prova, senza però allegare né sostanziare che i documenti sotto sigillo sarebbero, sotto questo aspetto, irrilevanti per l'indagine in corso. L'esistenza di un sospetto sufficiente che sia stato commesso un reato di natura economica appare dunque fondata.