Citation: 1P.423/1999 17.05.2000 E. C

C.- Preso atto di questo giudizio, e constatato il fallimento della procedura di conciliazione, il Consiglio di Stato ha disdetto con risoluzione del 30 marzo 1999 il rapporto di impiego del dott. X.________, con effetto al 31 ottobre 1999. Ha giustificato in sostanza il licenziamento con l'esistenza di un insanabile dissidio fra il medico cantonale e il suo aggiunto. Il Tribunale cantonale amministrativo, mediante sentenza dell'8 giugno 1999, ha respinto il ricorso del dott. X.________, che chiedeva l'annullamento della decisione governativa e la sua reintegrazione nella funzione di medico cantonale aggiunto. La Corte cantonale ha considerato improponibile la domanda di reintegrazione e ritenuto legittima la disdetta del rapporto d'impiego. Ha in particolare constatato che le condizioni poste dall'ordinamento cantonale, secondo cui l'autorità di nomina può sciogliere il rapporto d'impiego per la fine di un mese con un preavviso di tre a sei mesi prevalendosi di giustificati motivi, sono state ossequiate dal Governo cantonale. Dato atto al dott. X.________ che la situazione di oggettivo disagio verificatasi nell'Ufficio del medico cantonale non era imputabile a sue specifiche inadempienze, il Tribunale cantonale ha nondimeno ritenuto che la situazione di incompatibilità tra lui e il medico cantonale era tale da non potersi pretendere in buona fede che l'autorità di nomina continuasse il rapporto d'impiego litigioso. Secondo la Corte cantonale, neppure le responsabilità del superiore per la situazione di disagio richiederebbero un'altra soluzione, giustificandosi la disdetta soltanto per il profondo e insanabile dissidio esistente. Né la Corte cantonale ritiene imputabile al Governo una violazione del principio della buona fede per avere ritenute date le premesse del licenziamento, laddove nella risoluzione del 13 maggio 1998 esso non lo aveva deciso, limitandosi a trasferire l'interessato ad altra funzione; secondo il Tribunale amministrativo, visto il rifiuto di quest'ultimo di accettare il trasferimento, non sarebbe rimasta al Consiglio di Stato altra scelta all'infuori di quella di rinunciare o ai servizi del medico cantonale o a quelli del suo aggiunto, e ciò senza violare il principio della buona fede.