Citation: 1A.55/2001 15.08.2001 E. 2

2.- a) I ricorrenti fanno valere che i funzionari germanici, durante la perquisizione del 14 aprile 1999, non avrebbero assunto un ruolo meramente passivo tant'è che il loro legale avrebbe dovuto chiederne l'allontanamento, richiesta accolta dai funzionari svizzeri. I funzionari esteri avrebbero nondimeno potuto esaminare alcuni documenti inerenti alla sfera privata, prendendone note scritte, mentre la funzionaria germanica avrebbe, in pratica, diretto la perquisizione. Nella risposta al ricorso la Direzione generale delle dogane contesta questo svolgimento dei fatti: i funzionari stranieri non sarebbero entrati nell'abitazione del ricorrente, attendendo sulla strada ch'egli, su suggerimento dei funzionari luganesi, contattasse il suo legale; il ricorrente medesimo, preoccupato per i suoi vicini, avrebbe chiesto ai funzionari esteri di entrare e di attendere nel giardino dietro casa. Per un malinteso essi sarebbero entrati in casa: il ricorrente li avrebbe quindi invitati a uscire. In nessun momento i funzionari esteri avrebbero tuttavia avuto la possibilità di consultare la documentazione, depositata in armadi chiusi, né la funzionaria germanica avrebbe diretto le operazioni, essendo rimasta all' esterno dell'abitazione. I funzionari stranieri non hanno in effetti firmato il verbale di perquisizione, come avviene quando presenziano a tale misura. Infine, l'asserita discussione tra il ricorrente e i funzionari esteri sarebbe avvenuta il giorno seguente, a richiesta del legale del ricorrente e nello studio di quest'ultimo. b) Ricordato che soltanto il ricorrente F.W.________ è legittimato a censurare le modalità secondo cui sarebbe stata eseguita la perquisizione, è manifesto che, secondo la costante prassi, la presenza di inquirenti esteri deve essere passiva; gli atti di esecuzione devono essere svolti dal magistrato o funzionario svizzero, il quale deve vegliare affinché non venga vanificato il diritto di decidere, alla chiusura del procedimento, se e quali informazioni dovranno per finire essere trasmesse allo Stato richiedente, provvedendo semmai, in presenza di un simile rischio, all'esclusione momentanea dei funzionari esteri (art. 65a cpv. 3 AIMP; DTF 118 Ib 547 consid. 6c pag. 562, 117 Ib 51 consid. 5a, 113 Ib 157 consid. 7c pag. 169). È per contro palese che l'Autorità di esecuzione può chiedere o permettere ai funzionari stranieri di fornirle eventuali informazioni indispensabili per lo svolgimento del suo compito. Conformemente all'art. 65a cpv. 3 AIMP, l'Autorità svizzera deve ricordare ai funzionari stranieri che le informazioni ottenute durante una perquisizione o un interrogatorio non possono essere utilizzate nell'ambito del procedimento estero prima che sia resa una decisione definitiva di trasmissione; deve adottare, a tale scopo, i necessari provvedimenti, impedendo ch'essi prendano appunti su fatti inerenti alla sfera segreta (sentenze inedite del 29 settembre 1999 in re F., consid. 4c, apparsa in Pra 2000 38 204, edel 21 maggio 2001 in re M., consid. 2c, 1A.35/2001). c) Nel protocollo sulla perquisizione del 14 aprile 1999 e nel verbale d'interrogatorio del ricorrente, da lui sottoscritto, non figura alcun accenno, neppure alla voce oggetto e svolgimento della perquisizione, sulla presenza e su un comportamento irrituale dei funzionari tedeschi durante l'esecuzione della misura. Neppure dalla "notizia agli atti" concernente la perquisizione e da quella relativa alla seduta del 15 aprile 1999 presso lo studio del legale del ricorrente, risulta il minimo indizio a sostegno della tesi ricorsuale riguardo a un intervento attivo dei funzionari esteri. Nemmeno nel protocollo finale della citata seduta, sottoscritto anche dal ricorrente, non v'è alcun riferimento a un siffatto intervento. Inoltre, nel gravame, il ricorrente non fa valere d'essere intervenuto presso l'Autorità di esecuzione chiedendole di farsi consegnare, dai funzionari esteri, gli asseriti appunti ch' essi avrebbero preso durante la perquisizione e di invitarli, prima che sia deciso al riguardo mediante l'emanazione di una decisione di chiusura, a non utilizzare eventuali fatti inerenti alla sfera segreta venuti a loro conoscenza in tale ambito. Per di più, neppure nella lettera del 15 aprile 1999 il ricorrente, dichiarando di opporsi alla trasmissione dei documenti sequestrati durante la perquisizione, ha minimanente accennato alle irregolarità indicate nel gravame. Ne segue che l'asserita violazione dell'art. 65 cpv. 3 AIMP non è dimostrata. d) Del resto, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, neppure un'eventuale trasmissione prematura di atti o di informazioni inerenti alla sfera privata comporta l'esclusione dell'assistenza giudiziaria: non sarebbe infatti compatibile con gli obblighi di diritto internazionale della Svizzera rifiutare allo Stato richiedente, in maniera definitiva, un'assistenza - come quella in esame - di per sé ammissibile dal profilo sostanziale (sentenze inedite del 21 maggio 2001 in re M., consid. 3b/aa, 1A.35/2001, e del 18 luglio 2000 in re A., consid. 8b, 1A.110/2000).