Citation: 6P.130/2002 25.02.2003 E. 4

A mente delle ricorrenti la sentenza impugnata va anzitutto annullata perché emanata in violazione del diritto di essere sentito sancito all'art. 29 cpv. 2 Cost. Esse rimproverano ai giudici ticinesi di non averle interpellate prima di procedere all'emanazione di una decisione a loro sfavorevole fondata su una sostituzione dei motivi di diritto, negando così loro la possibilità di esporre le ragioni per le quali il redattore responsabile del giornale non era stato esplicitamente indicato tra i destinatari della querela. 4.1 Il diritto di essere sentito (art. 29 cpv. 2 Cost.) è una garanzia costituzionale di natura formale, la cui violazione implica l'annullamento della decisione impugnata, indipendentemente dalle possibilità di successo nel merito (DTF 121 I 230 consid. 2a). Secondo costante giurisprudenza, natura e limiti del diritto di essere sentito sono determinati in primo luogo dalla normativa processuale adottata dal Cantone; solo quando le disposizioni cantonali sono insufficienti, o assenti, tornano applicabili i principi che la prassi ha dedotto dall'art. 4 vCost. (DTF 126 I 15 consid. 2a). Nella fattispecie, non invocando le ricorrenti la violazione di norme processuali cantonali, occorre esaminare se l'autorità ticinese abbia violato le garanzie minime sgorganti direttamente dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 125 I 257 consid. 3a; 124 I 49 consid. 3a). 4.2 Dal diritto di essere sentito la giurisprudenza ha dedotto varie facoltà, fra le quali il diritto per ogni persona di esprimersi prima che venga emanata una decisione a suo detrimento. All'interessato deve pertanto essere concessa l'opportunità di prendere conoscenza degli atti di causa, di fornire prove rilevanti per il giudizio, partecipare alla loro assunzione o perlomeno determinarsi in proposito, quando ciò può influire sull'esito del procedimento (DTF 126 I 15 consid. 2a/aa con riferimenti; 123 I 63 consid. 2a). In linea di principio, tale norma non assicura al cittadino il diritto di pronunciarsi sull'apprezzamento dei fatti o, in modo più generale, sulla motivazione giuridica della decisione. Una simile pretesa va comunque rispettata laddove l'autorità intende fondare la sua decisione su di una norma o una motivazione giuridica completamente nuova, precedentemente non invocata dalle parti e di cui non si poteva presumere la pertinenza nella fattispecie (DTF 124 I 49 consid. 3c; 123 I 63 consid. 2d; 115 Ia 94 consid. 1b e i riferimenti). 4.3 Nel caso in esame la Corte cantonale non ha basato la sua decisione su documenti inaccessibili alle ricorrenti. Né si può sostenere che la pertinenza del motivo relativo alla mancata indicazione nella querela del redattore responsabile quale persona punibile ai sensi dell'art. 27 cpv. 2 prima frase CP non fosse prevedibile o che non fosse nota alle parti: nelle sue osservazioni del 7 febbraio 2002 all'istanza di promozione dell'accusa, il patrocinatore del giornale "K.________" aveva infatti osservato che è prassi usuale, nei casi in cui l'identificazione dell'autore dell'articolo risulta impossibile, denunciare il redattore responsabile del giornale. Ad ogni modo, dal tenore del gravame emerge che, anche qualora fossero state interpellate, le ricorrenti non avrebbero potuto addurre alcuna motivazione idonea ad inficiare il risultato degli accertamenti effettuati dalla Corte cantonale; le motivazioni addotte a sostegno della mancata indicazione del redattore responsabile quale destinatario della querela (il fatto di non aver potuto procurarsi una copia completa del giornale, la tattica ostruzionistica e dilatoria della redazione del settimanale, il tempo relativamente ridotto a disposizione per preparare la querela, le difficoltà legate alla comprensione della lingua italiana e alla distanza geografica) risultano pretestuose e non possono sanare l'errata interpretazione da parte delle ricorrenti - e del loro patrocinatore - del disposto di cui all'art. 27 cpv. 2 prima frase CP. Su questo punto il ricorso si avvera dunque infondato.