Citation: 4A_339/2007 13.11.2007 E. 9

Sia come sia, esso risulta manifestamente infondato. Il ricorrente rimprovera alle istanze giudiziarie cantonali di non aver tenuto in nessun conto gli argomenti da lui addotti nei suoi allegati e di essersi limitate a considerare il testo dell'accordo, violando così le regole sull'interpretazione dei contratti (art. 18 CO) e le norme sul mandato, in particolare l'art. 404 CO. Si tratta di una critica pretestuosa. 9.1 Entrambe le autorità cantonali hanno infatti vagliato dettagliatamente le asserzioni del ricorrente, senza limitarsi al tenore dell'accordo di cooperazione. 9.1.1 La pronunzia pretorile è divisa in due sezioni. Nella prima, dedicata all'esame del testo del contratto, la giudice di primo grado ha in particolare rilevato come in esso le parti si siano definite mandante ("Auftraggeber") e mandatario ("Auftragnehmer"), precisando esplicitamente la volontà di escludere una relazione fondata su di un contratto di lavoro ("die Begründung eines Arbeitvertrages ist nicht beabsichtigt") a favore di un rapporto di libera consulenza ("Schaffung eines freiberuflichen Beraterverhältnisses") da concretarsi di volta in volta mediante offerta da parte dell'impresa ed eventuale accettazione da parte di A.________, il quale rimaneva peraltro libero di svolgere attività per altri mandanti così come di farsi sostituire da terzi in caso di impedimento. Nonostante il tenore inequivocabile dell'accordo, nella seconda parte della sua sentenza la giudice ha esaminato anche le affermazioni del ricorrente a sostegno dell'esistenza di un rapporto di lavoro, osservando ch'esse non hanno trovato conforto nell'istruttoria, la quale ha al contrario rafforzato la posizione di libero professionista di A.________: egli stesso si è sempre qualificato come indipendente (anche nei confronti delle autorità fiscali), ha fatturato come tale le prestazioni fornite all'impresa (con accollo alla medesima dell'IVA) e ha strutturato in maniera corrispondente la propria organizzazione professionale, con la tenuta dell'usuale contabilità, affidata a una fiduciaria. 9.1.2 Il Tribunale d'appello ha esaminato la fattispecie con altrettanta cura. Premesso che l'accordo in oggetto non necessitava nemmeno di essere interpretato, vista la sua chiarezza, già evidenziata nel giudizio di primo grado, l'alta Corte ticinese - alle cui considerazioni si può senz'altro rimandare (art. 109 cpv. 3 seconda frase LTF) - ha comunque vagliato - e respinto - gli argomenti addotti nell'appello a sostegno dell'esistenza di un contratto di lavoro in deroga a quanto esplicitamente stabilito in tale accordo. In particolare, la Corte ha disatteso l'affermazione del ricorrente secondo cui egli avrebbe diritto al pagamento dei giorni in cui è rimasto inattivo a causa della mancanza di lavoro per il motivo che l'accordo escludeva il diritto a onorari e rimborsi spese solo in caso d'inattività dovuta a impedimenti personali - per vacanza o malattia - rispettivamente in caso di attività per terzi. A prescindere dal fatto che i motivi d'inattività menzionati nell'accordo avevano mero valore esemplificativo, i giudici ticinesi hanno escluso di poter dar credito alla tesi del ricorrente perché l'accordo prevedeva esplicitamente che il mandatario poteva fatturare unicamente i giorni di attività quale consulente. L'asserita accettazione di una riduzione degli onorari e spese rispetto a una precedente convenzione quale contropartita della garanzia di occupazione è stata invece dichiarata proceduralmente irricevibile, siccome mai presentata negli allegati preliminari di causa (art. 321 cpv. 1 CPC/TI). 9.2 Come già spiegato, il ricorrente non prende posizione su queste considerazioni. Egli ricapitola i vari contratti da lui stipulati con l'impresa a partire dagli anni settanta - per mettere in rilievo le differenze fra essi e quello del 1992 - ed elenca tutti gli elementi che a suo modo di vedere deporrebbero a favore dell'asserito contratto di lavoro. Fa inoltre completamente astrazione dal tenore del contratto da lui sottoscritto il 28 dicembre 1992/8 gennaio 1993 con l'opponente. 9.3 Ora, se è vero che la denominazione di un contratto non è decisiva ai fini della valutazione della sua natura giuridica (DTF 129 III 664 consid. 3.1), non si può pretendere - come sembra voler fare il ricorrente - che le pattuizioni scritte non abbiano il benché minimo valore. Al contrario, secondo la giurisprudenza non ci si scosta dal testo chiaro adottato dagli interessati quando non v'è nessun serio motivo che induca a ritenere ch'esso non corrisponde alla loro volontà (DTF 130 III 417 consid. 3.2). Nella fattispecie in esame le parti hanno regolato in maniera chiara e dettagliata la loro relazione, escludendo esplicitamente - giovi ripeterlo - la volontà di stipulare un rapporto di lavoro. 9.4 Ma anche ammettendo l'esistenza di alcuni elementi che potrebbero, sotto certi aspetti, deporre a favore del rapporto di lavoro, l'asserita lesione del diritto federale andrebbe in ogni caso negata in considerazione della giurisprudenza secondo la quale, in presenza di elementi che possono deporre sia a favore di un mandato che di un contratto di lavoro, il criterio decisivo ai fini del giudizio è quello dell'esistenza di una relazione di subordinazione fra le parti, elemento tipico del contratto di lavoro (DTF 129 III 664 consid. 3.2 pag. 667 seg., confermata anche nella sentenza non pubblicata del 25 gennaio 2007 nella causa 4C.276/2006 consid. 5). In concreto, nel contratto si legge che nell'esecuzione dei compiti affidatigli il ricorrente non era vincolato alle istruzioni dell'opponente, né relativamente all'organizzazione temporale né a quella logistica. L'obiezione mossa dal ricorrente a questo riguardo è stata evasa dai giudici ticinesi al consid. 8.6 della sentenza impugnata, laddove hanno precisato che, se è vero che dall'istruttoria è emerso che in realtà il ricorrente non era libero nella scelta dei suoi collaboratori, è altrettanto vero che l'opponente si limitava a definire gli obiettivi da raggiungere e il quadro entro il quale doveva muoversi il consulente, il quale poteva per il resto scegliere liberamente come procedere. Alla luce di queste considerazioni la decisione dei giudici ticinesi di negare l'esistenza dell'asserito rapporto di lavoro appare corretta.