Citation: 2P.341/2006 26.11.2007 E. 5

5.1 Oggetto del contendere è la revoca della decisione con cui la ricorrente è stata ammessa al corso di formazione, decisione cresciuta in giudicato. La ricorrente non rimette in discussione l'intervento del Dipartimento in veste di autorità di vigilanza, aspetto che non va pertanto esaminato, né si richiama a disposti cantonali che disciplinerebbero in maniera esaustiva la revoca di decisioni come quella emanata dall'ASP, motivo per cui al riguardo si applicano in concreto i principi generali del diritto amministrativo. 5.2 Per consolidata giurisprudenza, il carattere imperativo del diritto pubblico impone che un atto amministrativo in contrasto con il diritto positivo possa essere modificato se la sicurezza del diritto non impone in concreto che esso venga mantenuto. L'autorità competente può essere chiamata, d'ufficio o su richiesta, a revocare una decisione passata in giudicato segnatamente poiché non sono più adempiute le condizioni per la sua validità ossia quando subentrano modifiche legislative o le circostanze sono cambiate. Una revoca è pure possibile per la salvaguardia di un interesse pubblico preponderante che non può essere preservato in altro modo. La decisione di revoca deve essere presa dopo un confronto fra l'interesse all'attuazione del diritto e quello della sicurezza giuridica, rispettivamente della protezione della buona fede. Il secondo prevale sul primo, e impedisce quindi la revoca, se l'atto amministrativo in questione ha creato diritti soggettivi a favore del destinatario, se è stato preceduto da una procedura di accertamento e di opposizione destinata a esaminare e a soppesare gli opposti interessi in gioco, oppure se l'interessato ha già fatto uso della facoltà conferitagli. Questi criteri non hanno però validità assoluta e l'atto amministrativo può ancora essere revocato, generalmente contro indennità, se esso viola in modo particolarmente grave un interesse pubblico eminente. D'altra parte, il Tribunale federale ha precisato che il postulato della sicurezza giuridica può prevalere in determinate circostanze particolari, anche laddove nessuna delle tre ipotesi menzionate è realizzata (DTF 127 II 306 consid. 7a; 121 II 273 consid. 1a/aa; Ulrich Häfelin/Georg Müller/Felix Uhlmann, Allgemeines Verwaltungsrechtes, 5a ed., 2006, nota 994 e segg., Fritz Gygi, Verwaltungsrecht, Berna 1986, pag. 307 e segg.; Blaise Knapp, Précis de droit administratif, 4a ed., nota 1271 e segg.; André Grisel, Traité de droit administratif, vol. I, pag. 429 e segg.; Pierre Moor, Droit administratif II, Les actes administratifs et leur contrôle, 2a ed., Berna 2002, pag. 323 e segg.). Infine va aggiunto che in quanto la revoca in esame riguarda anche il principio della buona fede garantito dall'art. 9 Cost. il Tribunale federale giudica la fattispecie con pieno potere d'esame (cfr. DTF 111 Ib 116 consid. 4; 103 Ia 505). 5.3 Nel caso in esame è indubbio, come peraltro già ammesso dall'autorità precedente, che sono adempiti tutti i presupposti che consentono alla ricorrente d'invocare la propria buona fede nei confronti dell'autorità. La questione non deve quindi essere vagliata ulteriormente. Rimane da appurare se, come sostenuto dal Consiglio di Stato, si è in presenza di una violazione particolarmente grave di un interesse pubblico eminente tale da giustificare la revoca della decisione di ammissione al corso, comportando di riflesso un grave pregiudizio agli interessi privati dalla ricorrente e alla sicurezza delle relazioni giuridiche. Come emerge dagli atti di causa, segnatamente dallo scritto dell'Alta scuola pedagogica del 20 settembre 2006, il cui contenuto non è stato rimesso in discussione dalle autorità interessate, il corso in questione è stato organizzato per regolarizzare la situazione di docenti in carica da più anni nelle scuole medie senza possedere un titolo specifico d'insegnamento e per sopperire alla carenza endemica di docenti formati, accentuatasi notevolmente negli anni. Questo corso è quindi stato pensato e proposto come unico, non ripetibile, con il conseguimento di un titolo valido solo per il Ticino. Di fronte a queste affermazioni e constatato che il corso è stato espressamente autorizzato dal Consiglio di Stato con risoluzione n. 1005 del 7 marzo 2006 (cfr. scritto dell'Alta scuola pedagogica del 14 luglio 2006) non convince ora il fatto di mettere in avanti la mancanza di formazione della ricorrente per giustificare la sua estromissione. Va poi aggiunto che, come emerge dall'inserto di causa e come appena accennato, nelle scuole medie ticinesi insegnano già dei docenti che non possiedono il relativo titolo specifico d'insegnamento e che non hanno seguito un iter formativo normale. Anche se si tratta di pochi casi e solo di incarichi, tuttavia queste persone svolgono la loro attività - e per certe da diversi anni - senza che finora le autorità siano state confrontate - o perlomeno non è stato sostenuto dinanzi a questa Corte - ai problemi temuti dal Consiglio di Stato ed elencati in precedenza (cfr. consid. 3). Non va poi trascurato che la semplice partecipazione al corso non è sufficiente per ottenere l'abilitazione all'insegnamento nelle scuole medie: i partecipanti devono superare tutte le prove (scritte ed orali) di certificazione previste per i diversi moduli che compongono il corso così come svolgere una pratica professionale e presentare un lavoro di diploma, sottoposti anche loro a valutazione (cfr. art. 8 a 11 del Regolamento). Per quanto concerne personalmente la ricorrente, emerge dagli atti di causa che ella ha già lavorato alcuni anni quale docente incaricata nelle scuole medie ticinesi e gli attestati rilasciati dai direttori delle scuole presso le quali ha operato o dagli esperti per l'insegnamento del tedesco nelle scuole medie fanno stato solo di valutazioni favorevoli nei suoi confronti, sia per quanto concerne le sue relazioni con i colleghi che quelle con gli allievi. Osservato poi che ella ha nuovamente ottenuto un incarico in una scuola media (da svolgere parallelamente al corso di formazione), mal si capisce che il Governo ticinese faccia stato, da un lato, di non meglio precisate difficoltà che potrebbero scaturire dagli istituti scolastici il cui corpo insegnante non è interamente composto da docenti con un iter formativo conforme alla legge e, dall'altro, di disagi che potrebbero patire gli allievi nella loro formazione. In ogni caso nessuno di questi argomenti dimostra che l'ammissione della ricorrente al corso di formazione in questione porta in concreto ad una grave violazione di un interesse pubblico eminente. Confermando quindi la decisione di revoca, cioè la decisione con cui la ricorrente è stata estromessa dal corso di formazione, l'autorità precedente ha quindi disatteso i principi concernenti la revoca delle decisioni amministrative. 5.4 Discende da quel che precede che il ricorso dev'essere accolto e la decisione impugnata annullata.