Citation: 6B_1228/2022 E. 4.2

4.2. L'art. 21 CP prevede che chiunque commette un reato non sapendo né potendo sapere di agire illecitamente non agisce in modo colpevole. Se l'errore era evitabile, il giudice attenua la pena. Perché sia realizzato un errore sull'illiceità, occorre che l'autore non sappia, né possa sapere, che il suo comportamento è illecito. L'autore deve agire credendosi legittimato a farlo (cfr. DTF 141 IV 336 consid. 2.4.3; 129 IV 238 consid. 3.1). Egli pensa quindi a torto che l'atto concretamente commesso sia conforme al diritto. Già si è detto che, determinare ciò che l'autore sapeva, credeva o voleva e, in particolare, l'esistenza di un errore è una questione che concerne l'accertamento dei fatti (DTF 141 IV 336 consid. 2.4.3). Si trova per contro in un errore sui fatti ai sensi dell'art. 13 CP chi agisce per effetto di una supposizione erronea delle circostanze di fatto. In tal caso, l'autore agisce sulla base di una situazione di fatto che in realtà non esiste (DTF 147 IV 193 consid. 1.4.1). Egli non si rappresenta una caratteristica della fattispecie o si fa rappresentazione errata della stessa. Difetta pertanto dell'intenzione di commettere il reato in discussione (DTF 129 IV 238 consid. 3.1; sentenza 6B_460/2008, citata, consid. 3.3). In una simile costellazione, l'autore è giudicato secondo la sua supposizione, se questa gli è favorevole (art. 13 cpv. 1 CP).