Citation: 4A_49/2022 E. 4.3.2

4.3.2. 4.3.2.1. Nella fattispecie occorre innanzi tutto rilevare che l'eccezione a quanto disposto dall'art. 224 cpv. 1 CPC prevista dalla giurisprudenza nel caso di azioni parziali (DTF 147 III 172 consid. 2.1; 143 III 506 consid. 4.4) non entra in linea di conto, poiché - come pure riconosciuto nel ricorso - l'opponente non aveva incoato una tale azione. Per quanto riguarda poi l'asserita discussione della clausola riguardante l'obbligo di pagamento di fr. 90'000.-- (somma che del resto non era nemmeno stata chiesta dall'opponente), i ricorrenti non formulano un'ammissibile censura contro il contrario accertamento di fatto della sentenza impugnata (sopra consid. 3.1). Essi non possono nemmeno essere seguiti quando sostengono che l'accordo 24 luglio / 28 settembre 2015 non contenga un contratto di locazione, atteso che esso concedeva all'opponente la possibilità di usufruire di uno specificato appartamento dietro pagamento di un corrispettivo, invero simbolico (v. sulla definizione della locazione art. 253 CO). Il fatto che ciò sia stato stipulato innanzi all'autorità penale non ne modifica la qualifica giuridica. Con l'azione riconvenzionale i ricorrenti hanno chiesto al giudice di accertare la nullità dell'accordo (rispettivamente di annullarlo) o di subordinatamente dichiararlo decaduto e di conseguentemente condannare il convenuto "a lasciare l'appartamento". Il sussistere dell'accordo, di cui il rapporto di locazione rappresenta una parte preponderante, costituiva una questione pregiudiziale alla richiesta di sfratto, ragione per cui l'evasione delle domande formulate con l'azione riconvenzionale implicava una decisione del giudice sulla fine del "rapporto di locazione". In condizioni del genere la conclusione della Corte cantonale secondo cui con l'azione riconvenzionale il giudice era chiamato a statuire sulla validità o sull'eventuale fine del contratto di locazione, controversia che rientra in quelle concernenti la "protezione dalla disdetta", rette dalla procedura semplificata secondo l'art. 243 cpv. 2 lett. c CPC, resiste alla critica. Da quanto precede discende pure che il giudizio sull'azione riconvenzionale non poteva essere scisso in una parte concernente la domanda di accertamento negativo e un'altra attinente alla richiesta di espulsione, atteso che la decisione della prima era rilevante anche per la seconda. 4.3.2.2. I ricorrenti non possono derivare alcunché dal fatto che il primo giudice non avesse reso attente le parti della predetta particolarità procedurale e che la questione sia stata evidenziata solo in appello. Un'autorità cantonale di ultima istanza è tenuta a verificare d'ufficio anche in assenza di esplicite censure la competenza per materia dell'istanza inferiore (sentenza del Tribunale federale 4A_359/2017 del 16 maggio 2018 consid. 4.5, con rinvii). Ciò posto, invano lamentano una violazione del principio della buona fede.