Citation: 7B_319/2024 E. 2.4.2

2.4.2. Il ricorrente fa valere che l'ultimo degli atti compiuti dalla polizia, nella persona di C.________, ovvero l'interrogatorio di F.________ del 2 giugno 2022, sarebbe di tale gravità da giustificare anche a sé stante l'accoglimento dell'istanza di ricusazione. Risulta dagli atti che F.________ è stata interrogata in veste di testimone dalla polizia alla data summenzionata nell'ambito di un'inchiesta (inc. MP n. 2022.4230) scaturita a seguito di una segnalazione/denuncia contro ignoti, poi identificati in A.________ e G.________, per i reati di sottrazione di minore, sequestro di persona e rapimento, nonché coazione, di cui H.________ sarebbe stata vittima. Con decisione - non contestata - del 7 giugno 2022, il Ministero pubblico ha indicato, applicando gli art. 140, 141 cpv. 1 e 2 e 147 CPP, che parte del contenuto di questo verbale (da pag. 3 riga 12 a pag. 4 riga 4) doveva essere estromesso dagli atti poiché era inutilizzabile, dal momento che in esso si faceva riferimento a fatti inerenti al procedimento MP n. 2020/11071, senza però che le parti di quest'ultimo procedimento avessero potuto assistere all'interrogatorio. Il magistrato inquirente ha inoltre rilevato quanto segue, specificamente in relazione al verbale di F.________ : " (...) durante l'interrogatorio, quest'ultima ha telefonato a H.________, facendo a sua insaputa la telefonata in vivavoce e alla presenza dell'agente verbalizzante, e al termine della telefonata il contenuto di quanto riferito da H.________ è stato riassunto nel verbale (da pag. 5 riga 9 a pag. 9 riga 19). (...) In questo modo sono state ottenute e verbalizzate (seppur indirettamente) le dichiarazioni di H.________ in forma irrita, raggirando le disposizioni sugli interrogatori, mancando qualsiasi avviso alla persona interessata (cfr. art. 143, 177, 180 seg. CPP), che è stata altresì ingannata (e mal si comprende il motivo) sulle circostanze e finalità della telefonata (F.________ non ha infatti solo omesso di dirle che si trovava in polizia, che la telefonata veniva ascoltata e poi sarebbe stata riassunta nel verbale, ma ha mentito anche dicendole che si trovava in istituto a X.________). Quanto fatto parrebbe quasi una sorta di indagine in incognito (art. 298a CPP), peraltro sulla presunta vittima di un reato, comunque non approvata dal pubblico ministero (...) e per la quale non sarebbero nemmeno stati dati i presupposti, non risultando chiaramente necessaria o utile ai fini dell'inchiesta (...)." Di conseguenza, le dichiarazioni della testimone in cui riassumeva la telefonata con H.________ fatta durante il suo interrogatorio non erano utilizzabili, per cui anch'esse dovevano essere estromesse dagli atti. Il ricorrente sostiene che C.________, compiendo in forma totalmente irrita e illecita un atto ufficiale quale quello di interrogare un testimone (H.________) che in quel momento si trovava in Lituania, avrebbe commesso abuso di autorità ai sensi dell'art. 312 CP e violato la sovranità territoriale di uno Stato estero ai sensi dell'art. 299 CP. Un tale "atto intenzionale volto a danneggiare la posizione dell'imputato" (ricorrente) e ottenere così la sua condanna giustificherebbe, ai detti di quest'ultimo, il sospetto di parzialità. Con una simile argomentazione, il ricorrente, che riprende le motivazioni addotte dinanzi al Ministero pubblico nel suo scritto del 10 ottobre 2022, si limita a discutere - e interpretare - in modo appellatorio e in quanto tale irricevibile (art. 42 cpv. 2 LTF; cfr. consid. 1.3 supra) quanto accaduto durante l'interrogatorio in questione. Poco importa a questo riguardo il motivo per cui C.________, al quale è stato richiesto di presentare osservazioni all'istanza di ricusazione, si sia limitato a contestare i fatti a titolo generico; pretendendo che così facendo, il poliziotto si sarebbe avvalso del diritto di non collaborare e di non accusare sé stesso e che rimarrebbe il sospetto di pregiudizio, il ricorrente, ancora una volta, procede in modo appellatorio, limitandosi ad esporre una sua apprensione soggettiva. Inoltre, in quanto il ricorrente rimprovera al Ministero pubblico di non aver esaminato le circostanze dell'interrogatorio di F.________ del 2 giugno 2022 dal profilo del diritto penale materiale, le sue critiche esulano dall'oggetto della presente procedura, circoscritto alla questione della ricusazione del citato ispettore di polizia. Al riguardo il ricorrente parrebbe disattendere la prassi, rettamente richiamata dal Ministero pubblico, secondo cui asseriti errori commessi nel procedimento, segnatamente durante un interrogatorio, non fondano di massima un motivo di ricusazione, potendo semmai essere censurati facendo capo agli specifici rimedi di diritto previsti per le singole fattispecie procedurali (DTF 141 IV 178 consid. 3.2.3; 138 IV 142 consid. 2.3; MOREILLON/PAREIN-REYMOND, Petit Commentaire, Code de procédure pénale, 2a ed. 2016, n. 30 ad art. 56 CPP). D'altronde, risulta dalla richiesta di ricusazione del 10 ottobre 2022 che il ricorrente stesso, al termine del suo scritto, ha ammesso che "avrebbe potuto sollevare le proprie censure dinanzi al TPC (ad esempio in occasione delle questioni pregiudiziali o finanche in arringa) ", ma che lo "fa[ceva] ora", onde "evitare che il pubblico dibattimento scada in una battaglia su questioni procedurali". Di conseguenza, la richiesta con la quale il ricorrente richiama l'incarto aperto presso il Ministero pubblico della Confederazione a carico di C.________ a sostegno della sua censura, specificamente al fine di valutare le ragioni che hanno indotto quest'ultimo a commettere un reato penale - per quanto un simile reato sia effettivamente stato commesso (problematica che non dev'essere risolta nell'ambito della presente procedura) -, non appare pertinente e dev'essere perciò respinta.