Citation: U 80/04 24.02.2005 E. 3

3.1 Nel caso di specie, a ragione la precedente istanza ha osservato che il tasso di invalidità stabilito dall'AI non può vincolare l'assicuratore contro gli infortuni nella misura in cui - come si avvera in concreto per la fibromialgia che anche l'interessata ha riconosciuto, in sede cantonale, trattarsi di un correlato somatico di una predisposizione depressiva - la valutazione degli organi dell'assicurazione per l'invalidità ha tenuto conto di disturbi extrainfortunistici (cfr. ad es. Alexandra Rumo-Jungo, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz über die Unfallversicherung, 3a ed., Zurigo 2003, pag. 188). 3.2 Per le stesse considerazioni e alla luce dei principi giurisprudenziali esposti al consid. 2.2, la valutazione dell'autorità cantonale deve quindi essere ugualmente condivisa anche per quanto attiene più in generale alla negazione, nel caso di specie, di un'incapacità di guadagno per motivi fisici. 3.2.1 Così, gli accertamenti messi in atto dagli organi dell'AI - che ad ogni buon conto, secondo la sua finalità, è tenuta a rispondere dell'invalidità indipendentemente dalla sua causa -, e sfociati nella decisione amministrativa del 13 marzo 2002, cresciuta in giudicato, hanno evidenziato che "dal profilo organico la Signora S.________ è normalmente abile come infermiera e quindi è la sola patologia psichica che giustifica l'inabilità lavorativa" (scritto, in atti, del 3 aprile 2002 dell'UAI all'indirizzo della Solida). Tale valutazione, certamente non insostenibile, è quindi anche corroborata dalle dichiarazioni rese dalla dott.ssa B.________ in data 15 settembre e 17 novembre 2003 all'indirizzo del Tribunale cantonale. Contrariamente a quanto censurato dalla ricorrente, chiarito il malinteso riguardante l'effettiva posizione professionale ricoperta da S.________ prima dell'infortunio (infermiera in cure generali e non infermiera responsabile di un'unità di cure), la specialista interpellata, pronunciandosi sulla capacità lavorativa - ritenuta pienamente intatta - dell'interessata nella professione abituale, non si è espressa su una questione giuridica, bensì su un aspetto medico di sua competenza. Occorre infatti rammentare all'insorgente che pur essendo l'invalidità un concetto economico e non medico, al fine di poterla determinare, l'amministrazione (o il giudice in caso di ricorso) deve disporre di documenti che vanno rassegnati dal medico o eventualmente da altri specialisti. Il compito del medico consiste così proprio nel porre un giudizio sullo stato di salute e nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al lavoro, la documentazione medica costituendo un importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 261 consid. 4, 115 V 134 consid. 2, 114 V 314 consid. 3c, 105 V 158 consid. 1). L'opinione espressa dalla dott.ssa B.________, che già in precedenza aveva rilevato - in modo circostanziato e in piena conoscenza dell'anamnesi come pure delle censure dell'esaminanda - come i dolori lamentati dalla paziente non trovassero riscontro in una lesione legamentare permanente del polso destro, anche per il resto adempie a tutti i requisiti di completezza, concludenza e chiarezza posti dalla giurisprudenza per conferire a un rapporto medico pieno valore probatorio (DTF 125 V 352 consid. 3a con riferimenti; VSI 2001 pag. 108 consid 3a). A ciò si aggiunge che tale valutazione acquisisce autorevolezza particolare per la posizione professionale ricoperta dalla consulente interpellata, peraltro esterna all'amministrazione. Essa, infatti, non solo risulta essere specialista nella disciplina in esame, ma essendo attiva in ambito ospedaliero doveva effettivamente, come ritenuto dalla Corte cantonale, anche essere perfettamente a conoscenza delle mansioni incombenti al personale paramedico, potendosi di conseguenza pronunciare con la necessaria competenza sul danno alla salute riportato (definito quale distorsione leggera ["bénigne"] del polso destro senza instabilità residua) e sui suoi effetti inabilitanti. 3.2.2 Vanamente l'insorgente cerca di equivocare sul senso di queste dichiarazioni, l'ipotesi di eventualmente organizzare una controperizia essendo stata formulata dall'esperta per l'evenienza - non realizzatasi in concreto - in cui fossero emersi nuove questioni e nuovi elementi di valutazione. Per il resto, dalle numerose certificazioni mediche in atti e in parte nuovamente allegate al ricorso di diritto amministrativo non sono ravvisabili elementi suscettibili di inficiare il succitato parere (cfr. DTF 125 V 353 consid. 3b/bb). In particolare, dalla dichiarazione del prof. M.________, che per il resto ha escluso un'inabilità lavorativa dal profilo cardiovascolare, si evince solamente che l'assicurata, a causa dell'infortunio, sarebbe "a detta della stessa invalida per questa ragione al 50%". Il rapporto 21 ottobre 1997 dell'Ospedale B.________, per parte sua, dopo avere specificato che, a quella data, la paziente - che comunque presentava una lassità scafo-lunare congenita bilaterale - era impossibilitata a sovraccaricare l'arto o comunque a sottoporlo ad attività ripetitive medio-pesanti, ed avere azzardato la prognosi di miglioramento dopo un periodo di almeno sei mesi, si è espresso per una piena incapacità al lavoro, in quel momento ("Zum gegenwärtigen Zeitpunkt"), di S.________ nell'attività di infermiera senza con ciò necessariamente infirmare la diversa valutazione pronunciata - per la prima volta - a oltre due anni di distanza, più precisamente il 31 dicembre 1999, dalla dott.ssa B.________. Infine, l'analisi del dott. R.________, che ancora in data 12 agosto 1999 attestava un grado di incapacità lavorativa addebitabile "sia al polso che alla schiena (patologia a me non conosciuta)", non convince. Da un lato infatti essa risulta non (sufficientemente) motivata. Dall'altro lato essa viene sconfessata anche dal rapporto 21 febbraio 2000 del dott. F.________, il quale, incaricato a suo tempo dall'UAI, aveva avuto modo di evidenziare la possibilità di una ripresa normale d'attività anche in relazione alla problematica alla schiena.