Citation: 2C_763/2016 E. 2.1

2.1. Dopo una premessa sull'iter legislativo e sulla loro situazione personale, le ricorrenti si diffondono sulla qualifica giuridica del tributo litigioso, approccio secondo loro indispensabile per potere determinare prima le condizioni che detto tributo deve soddisfare e poi verificare che siano effettivamente realizzate. Sostenendo che la tassa di collegamento litigiosa è stata concepita quale tributo per la copertura dei bisogni finanziari dello Stato, senza che le persone astrette all'obbligo contributivo ne traggano alcun beneficio concreto individuale o ricevano una controprestazione, le ricorrenti, dopo avere diffusamente spiegato perché non vanno evidenziate le caratteristiche (contrariamente alla prima versione dell'art. 35 LTPub adottata nel 1994) di un tributo causale (ricorso pag. 27 e 28) né di una tassa di orientamento ( "Lenkungsabgabe"; ricorso pag. 29) illustrano perché non si è nemmeno in presenza di un'imposta orientativa ( "Lenkungssteuer"; ricorso pag. 29 segg.). Al riguardo rilevano che i soggetti astretti al pagamento del contributo (i proprietari dei fondi sui quali sono situati 50 o più posteggi) non sono quelli di cui lo Stato vuole modificare il comportamento (ossia gli utenti dei posteggi) e che manca lo scopo orientativo (non essendovi alcun obbligo di ribaltare la tassa sugli utenti dei posteggi). Osservano poi che una simile imposta presuppone che il soggetto costretto al suo pagamento abbia effettivamente la possibilità di scegliere tra un comportamento conforme allo scopo e agli obiettivi della legge (utilizzo dei trasporti pubblici) o no (utilizzazione dell'automobile privata), facoltà che non sussiste in concreto. In effetti, per la stragrande maggioranza della popolazione, i mezzi di trasporto pubblico, data la scarsa qualità (ad eccezione delle città di Lugano, Locarno e Bellinzona), non costituiscono un'alternativa praticabile per il percorso da casa (perlopiù in aree collinari) al lavoro (le attività economiche essendo concentrate nel fondovalle) e ritorno. Situazione che, come confermato da diversi studi, non dovrebbe cambiare nemmeno con la realizzazione di tutti i potenziamenti già pianificati sino al 2030. La stessa riflessione andrebbe fatta nei confronti dei pendolari, essendo determinante l'offerta di trasporto pubblico esistente dove inizia il viaggio, non a destinazione. Esse contestano in seguito che il tributo in esame possa essere qualificato di imposta di attribuzione dei costi (ricorso pag. 32 segg.) non essendo date a loro avviso le esigenze minime poste dalla prassi per ammetterne il prelievo (impossibilità di imputare le spese da coprire direttamente alle persone astrette al pagamento nonché di quantificarne precisamente l'ammontare; ricorso pag. 34 segg.).