Citation: 6B_352/2009 31.07.2009 E. 2

2.1 Nella fattispecie, il ricorrente chiede la promozione dell'accusa per i reati di estorsione (art. 156 cifra 1 CP) e abuso di autorità (art. 312 CP). Si tratta manifestamente di infrazioni che non fondano la qualità di vittima ai sensi della LAV. Il ricorrente, che non si esprime sulla sua legittimazione, si limita in sostanza a indicare la cronistoria della vicenda, rilevando d'aver assolto il suo compito civico segnalando le pretese irregolarità e che, trattandosi di asserite infrazioni penali, la CRP avrebbe dovuto esaminarle nel merito. 2.2 Ora, secondo l'art. 81 cpv. 1 lett. b n. 6 LTF, il denunciante può ricorrere in materia penale soltanto per quanto trattasi del diritto di querela come tale, censura che il ricorrente non solleva (DTF 129 IV 206 consid. 1). Per di più, l'implicito accenno alla sua veste di querelante è ininfluente, ritenuto che i reati lamentati non sono perseguibili a querela di parte, bensì d'ufficio, per cui la sua legittimazione non può fondarsi neppure su detta norma. Egli nemmeno può definirsi accusatore privato ai sensi dell'art. 81 cpv. 1 lett. b n. 4 LTF, ritenuto che il CPP/TI non prevede questo istituto (sentenza 6S.125/2005 del 18 maggio 2005, in RtiD 2005 II n. 35 pag. 181 segg.). Egli è quindi un semplice denunciante e, in questa veste, le uniche censure che può formulare davanti al Tribunale federale attengono alla violazione dei suoi diritti di parte. Ora, egli si limita a contestare, in maniera inammissibile, il merito della decisione della CRP. 2.3 In effetti, l'atto di ricorso è imperniato sulle criticate modalità con le quali il curatore avrebbe svolto il suo mandato, che a dire del ricorrente sarebbe nullo, e conferito un mandato a un legale. Queste critiche, attinenti al merito, sono inammissibili. Egli contesta poi differenti procedure avviate nella sede civile, questioni che esulano manifestamente dall'oggetto del litigio. D'altra parte, il ricorrente, ammesso che il compito di curatore attiene di massima al diritto civile, accenna solo implicitamente a un diniego di giustizia, nel senso che la CRP non ha esaminato nel merito la denuncia di estorsione. La critica è peraltro inesatta, ritenuto che la Corte cantonale ha compiutamente spiegato, a titolo abbondanziale, perché l'istanza di promozione dell'accusa era infondata anche nel merito. Per di più, l'irricevibilità di tale istanza è stata pronunciata in applicazione del diritto processuale cantonale, per cui il ricorrente avrebbe dovuto spiegare perché nell'interpretare e nell'applicare l'art. 186 cpv. 1 CPP/TI la CRP avrebbe violato il diritto federale, segnatamente avrebbe commesso arbitrio (DTF 133 I 201 consid. 1). Al riguardo, egli osserva semplicemente che per l'accusa di estorsione non servirebbero grandi indagini, poiché le prove risulterebbero da determinati fax, inerenti peraltro, verosimilmente, all'adempimento dell'obbligo di mantenimento: questo accenno di motivazione disattende del tutto le esigenze di motivazione dell'art. 42 cpv. 1 e 2 LTF ed è quindi inammissibile (DTF 133 IV 286 consid. 1.4). Del resto, il ricorrente critica in sostanza la valutazione delle prove da parte della CRP: in tale ambito, come visto, gli fa difetto un interesse giuridicamente protetto.