Citation: 6P.14/2006 28.05.2006 E. 4

Giudicato arbitrario è anche l'assunto stante il quale il ricorrente non può beneficiare di sconti di pena dato il suo comportamento processuale, segnatamente per non avere ammesso le proprie responsabilità. Simile conclusione violerebbe in maniera inammissibile il diritto di ogni imputato di tacere ed eventualmente anche di mentire (ricorso pag. 39 e seg.). La pena risulterebbe inoltre arbitrariamente rigorosa e vi sarebbe una manifesta disparità di trattamento rispetto ad altri casi simili (ricorso pag. 40 e segg.). 4.1 Nella misura in cui il ricorrente contesta la commisurazione della pena in quanto tale, il ricorso di diritto pubblico è inammissibile, poiché in base a prassi costante del Tribunale federale le critiche in questo ambito vanno di regola fatte valere tramite ricorso per cassazione. La commisurazione della pena va infatti effettuata secondo l'art. 63 CP. Una disuguaglianza ingiustificata di trattamento suole ledere i criteri ivi stabiliti. Solo eccezionalmente è esperibile al proposito il ricorso di diritto pubblico (di natura sussidiaria), per esempio nei rarissimi casi in cui pene determinate di per sé in modo conforme ai criteri contemplati in detto articolo dessero luogo ad un'obiettiva ingiustificata disuguaglianza di trattamento (DTF 116 IV 292). Perché nel caso concreto sarebbe data una simile eccezione non viene spiegato dal ricorrente. Sotto questo profilo il ricorso di diritto pubblico è pertanto inammissibile. 4.2 Per quanto riguarda il diritto dell'imputato di non rispondere, deducibile dall'art. 14 n. 3 lett. g Patto Onu II e dall'art. 6 n. 1 CEDU (v. in proposito DTF 131 IV 36 consid. 3.1; 130 I 126 consid. 2.1 e rinvii), l'autorità cantonale non ha disconosciuto al ricorrente tale diritto, ma ha semplicemente preso atto che il suo comportamento processuale non induceva a riduzioni di pena (v. sentenza di primo grado pag. 128). La mancata ammissione delle proprie responsabilità non ha comportato un aggravamento della posizione dell'accusato, ma è stata considerata in maniera neutra dai giudici ticinesi, per cui la censura, già di per sé inammissibile perché implicitamente volta ad ottenere un'interpretazione dell'art. 63 CP conforme alle suddette convenzioni e come tale da fare valere mediante ricorso per cassazione (v. DTF 113 IV 56 consid. 4), è comunque destituita di fondamento e va disattesa.