Citation: 6B_1524/2022 E. 3.1

3.1. Il ricorrente rimprovera alla Corte cantonale un'errata applicazione del "divieto della reformatio in peius" giusta l'art. 391 cpv. 2 CPP, per avere escluso dall'oggetto del procedimento di appello l'imputazione di amministrazione infedele, fondandosi a torto su questo principio. Adduce che tale imputazione concernerebbe gli stessi fatti oggetto dell'imputazione principale di truffa e costituirebbe quindi un'ipotesi alternativa o subordinata che avrebbe dovuto rientrare nel giudizio di appello. Lamenta inoltre una violazione del suo diritto di essere sentito per non essere stato preventivamente informato dalla CARP della circostanza secondo cui l'imputazione di amministrazione infedele non era da considerare subordinata a quella di truffa, ma doveva essere trattata come imputazione singola, in concorso con quella di truffa. Il ricorrente sostiene che, con la sentenza di primo grado, l'opponente non era stato prosciolto dall'accusa di amministrazione infedele e che l'appello incidentale contemplava la richiesta di infliggergli una pena più severa rispetto a quella stabilita dal Pretore. Ritiene quindi che, in tali condizioni, una condanna per il reato di amministrazione infedele sarebbe compatibile con il "divieto della reformatio in peius".