Citation: 2C_280/2016 E. 3.2

3.2. Sennonché l'impugnativa del ricorrente non adempie le esigenze di motivazione appena illustrate. Nella sentenza contestata il Tribunale cantonale, dopo avere richiamato le norme convenzionali, quelle del diritto interno e la prassi applicabili, ha spiegato in modo dettagliato perché il ricorrente non poteva più essere considerato un lavoratore ai sensi degli art. 4 ALC e 6 Allegato I ALC (non lavora più almeno dal 2014, non ha maturato un diritto alla disoccupazione, percepisce prestazioni assistenziali e le attività lavorative reperite sono di natura marginale, rispettivamente rientrano nell'ambito di misure di inserimento sociale e professionale di cui hanno diritto i beneficiari della pubblica assistenza), perché non poteva appellarsi all'ALC per cercare un impiego e perché non poteva fruire di un permesso senza attività lucrativa ai sensi degli art. 6 ALC e 24 Allegato I ALC (privo di mezzi finanziari propri, [di nuovo] a carico dell'assistenza pubblica dal mese di ottobre 2014, con un debito nei confronti dello Stato di fr. 46'427.15) o dell'art. 4 cpv. 1 Allegato I ALC (non ha maturato un diritto alla pensione e non ha dimostrato di essere colpito da inabilità permanente al lavoro). In seguito i giudici cantonali hanno osservato che, dal profilo del diritto interno, egli adempiva le condizioni di revoca del permesso di cui all'art. 62 lett. e LStr (RS 142.20). Infine sono giunti alla conclusione che il provvedimento litigioso rispettava il principio della proporzionalità: sebbene il suo soggiorno in Svizzera era di lunga durata, l'interessato aveva dimostrato di avere enormi difficoltà d'integrazione sia dal profilo lavorativo (è rimasto più volte senza un'attività stabile) che economico (numerosi debiti privati, 41 procedure esecutive aperte e 56 attestati di carenza beni a carico), motivo per cui un suo rientro nella vicina Penisola, dove aveva vissuto per 35 anni prima di venire in Svizzera, non era atto a compromettere un suo reinserimento sociale e professionale. Per quanto riguarda gli inconvenienti ivi legati, si trattava di disagi ai quali erano confrontati la maggior parte degli stranieri costretti a tornare nel proprio paese d'origine dopo un lungo soggiorno all'estero. Ora, benché il ricorrente esprima il suo disaccordo con la revoca della propria autorizzazione di soggiorno, egli si limita a chiedere comprensione e tempo al fine di potere trovare un nuovo impiego, adducendo che la "risoluzione del problema lavorativo può giungere da un momento all'altro", e ad affermare che la mancanza di legami familiari in Italia è effettiva e che non vi dispone di alcun tipo di appoggio. Il suo allegato ricorsuale non contiene invece precise ed esaustive considerazioni di natura giuridica che espongano quali disposizioni legali sarebbero violate e in cosa consisterebbe la lesione del diritto applicabile. E ancora meno spiega in che cosa e perché la circostanziata e dettagliata argomentazione del Tribunale cantonale amministrativo (sentenza impugnata pag. 5 a 9 per quanto concerne la qualità di lavoratore ai sensi dell'ALC; pag. 9 a 10 sulla questione dei mezzi finanziari sufficienti; pag. 10 a 11 in merito al principio della proporzionalità) disattenderebbe il diritto determinante. Ne discende che l'impugnativa non soddisfa le condizioni legali e giurisprudenziali di motivazione e sfugge di conseguenza ad un esame di merito.