Citation: 2C_151/2023 E. 5.4.2

5.4.2. Dagli accertamenti svolti in sede cantonale, che vincolano il Tribunale federale nel caso concreto (art. 105 cpv. 1 LTF), risulta che il ricorrente è stato condannato otto volte, in Svizzera e in Italia, per reati commessi durante un periodo di poco più di otto anni (dal marzo 2009 al maggio 2017). Un primo gruppo di condanne concerne la violazione della legislazione sulla circolazione stradale. Nel dettaglio, il ricorrente è stato giudicato colpevole: di guida in stato di inattitudine, avendo condotto la sua autovettura sotto effetto di alcol (nel 2009) e sotto effetto di cocaina (nel 2011 e nel 2017); di grave infrazione alle norme di circolazione, per aver guidato alla velocità di 169 km/h su una strada limitata a 100 km/h (2016); di guida senza autorizzazione (2017), per non avere rispettato il divieto a tempo indeterminato di condurre sul territorio svizzero pronunciato nei suoi confronti nell'ottobre 2016. Il ricorrente ha quindi ripetutamente messo in pericolo l'incolumità degli altri utenti della strada oltre che la propria. Assume inoltre rilievo il fatto che ha violato la normativa sulla circolazione stradale in numerose occasioni e durante un periodo di tempo relativamente lungo; infatti, nonostante le diverse condanne subite nel corso degli anni, il ricorrente ha perseverato nel violare un importante bene giuridico quale la sicurezza stradale. Pertanto, alla luce della giurisprudenza del Tribunale federale, secondo cui delle infrazioni ripetute alla legislazione sulla circolazione stradale possono costituire una minaccia per l'ordine pubblico ai sensi dell'art. 5 Allegato I ALC (sentenza 2C_836/2021 del 20 settembre 2023 consid. 6.2.2 e rinvii), è a torto che il ricorrente sostiene di non rappresentare una minaccia grave e attuale per la sicurezza stradale svizzera. Il ricorrente ha anche commesso dei reati in relazione al consumo e al traffico di stupefacenti. In Svizzera, è stato riconosciuto colpevole di contravvenzione alla LStup per aver acquistato almeno 1 gr. di cocaina (2010), consumato 0.5 gr. di cocaina (2010) e detenuto 0.6 gr. di marijuana (2011). In Italia, è stato condannato dal GIP del Tribunale di Como - con sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti (cosiddetto patteggiamento) - alla pena detentiva di 1 anno e 6 mesi di reclusione e al pagamento di una multa di euro 3'000 per aver, nel luglio del 2014, acquistato, detenuto e venduto illecitamente degli stupefacenti. A proposito di quest'ultima condanna, il ricorrente lamenta che il Tribunale cantonale amministrativo avrebbe valutato con eccessivo rigore la gravità dell'infrazione, poiché non avrebbe tenuto conto del fatto che la pena era stata sospesa condizionalmente in ragione dell'assenza di precedenti e della non eccessiva gravità del fatto, così come del leale comportamento processuale. Sostiene, inoltre, che il Tribunale cantonale amministrativo non avrebbe preso in considerazione la prognosi positiva fatta dal GIP del Tribunale di Como nella sua sentenza in merito alla commissione di ulteriori illeciti. In assenza di informazioni sulle circostanze su cui si fonda la condanna, avendo il ricorrente prodotto in giudizio soltanto l'ultima pagina della sentenza del GIP del Tribunale di Como, i Giudici ticinesi hanno valutato la gravità dei suoi comportamenti dal tenore della pena pronunciata, vale a dire 1 anno e 6 mesi di reclusione ed euro 3'000 di multa. Qualificabile già così come pena detentiva di lunga durata ai sensi dell'art. 62 cpv. 1 lett. b LStrI, questa sarebbe stata addirittura più consistente se il ricorrente non l'avesse patteggiata. Infatti, il codice di procedura penale italiano prevede, in caso di patteggiamento, una riduzione della pena fino a un terzo. A tal proposito, si rileva che sebbene questo istituto processuale permetta di ridurre la durata della pena, ciò non diminuisce l'entità dei reati e la gravità dei comportamenti rimproverati (sentenza 2C_1025/2021 del 18 ottobre 2023 consid. 6.3.2). È a giusto titolo, quindi, che la Corte cantonale ha desunto dall'entità della pena inflitta che il ricorrente ha commesso una grave infrazione alla legislazione italiana sugli stupefacenti. Peraltro, il Tribunale cantonale amministrativo ha affermato, a ragione, che la prognosi positiva del GIP del Tribunale di Como andava relativizzata alla luce del fatto che il ricorrente aveva già commesso in passato un'infrazione alla legislazione svizzera sugli stupefacenti e che, successivamente, egli è stato condannato in Svizzera per aver guidato la propria vettura sotto effetto di cocaina. Poiché la protezione della collettività dalla vendita di stupefacenti rappresenta un interesse pubblico alla cui tutela la giurisprudenza accorda particolare importanza (cfr. supra consid. 5.4.1), e tenuto conto delle condanne pronunciate, i Giudici ticinesi hanno correttamente valutato che, nel caso di specie, vi era ancora un rischio concreto di recidiva.