Citation: 5A_676/2014 E. 4.4

4.4. Se si può ammettere che la commisurazione del contributo alimentare per il figlio in sede di divorzio tenesse già in considerazione un possibile pagamento in contanti all'ex marito del capitale riconosciutogli in esito alla ripartizione dell'avere previdenziale accumulato dall'ex moglie durante il matrimonio, è errato sostenere che prendesse pure in considerazione un possibile impiego della liquidazione per finalità non previdenziali: il giudice del divorzio aveva al contrario pronosticato che tale capitale, anche se versato in contanti, sarebbe rimasto destinato a garantire la previdenza dell'ex marito. Nella sua risposta del 7 febbraio 2013 all'istanza di modifica della sentenza di divorzio, così come all'udienza del 19 aprile 2013, l'ex marito, patrocinato da un legale, ha ammesso che con la liquidazione in contanti della prestazione d'uscita intende rimborsare i debiti verso i fratelli, effettuare la manutenzione dei propri immobili ed "arrivare alla fine del mese". In tali condizioni, l'accertamento dell'autorità inferiore secondo cui la liquidazione di fr. 66'900.-- non è destinata ad alimentare una nuova forma di previdenza nel nuovo Stato di residenza del ricorrente non appare manifestamente inesatto, considerato inoltre che nella procedura di modifica di una sentenza di divorzio si può tenere conto di fatti futuri, se prevedibili al momento dell'inoltro dell'istanza (v. supra consid. 4.1). Il mancato avverarsi del pronostico formulato nella sentenza di divorzio modifica la situazione dell'ex marito in modo importante e duraturo, potendo egli disporre di un capitale di fr. 66'900.-- non legato a finalità previdenziali. Il ricorrente non contesta che tale capitale possa quindi rientrare tra i mezzi economici da prendere in considerazione per calcolare il contributo alimentare per il figlio, ma considera che il miglioramento della sua situazione economica ancora non giustifichi una regolamentazione diversa del suo obbligo contributivo. La ponderazione degli interessi delle parti coinvolte proposta nel ricorso non riesce però ad indebolire quella effettuata nel giudizio impugnato: malgrado la capacità economica dell'ex moglie rimanga maggiore di quella dell'ex marito e basti a coprire il fabbisogno del figlio, ciò non significa che il ricorrente possa essere esonerato dal versamento di un contributo di mantenimento. Il giudizio impugnato, conforme alla giurisprudenza in materia, resiste quindi alle censure di arbitrio nell'accertamento dei fatti e di violazione dell'art. 286 cpv. 2 CC.