Citation: 1C_393/2024 E. 2.6

2.6. La ricorrente, richiamando semplicemente il tenore degli art. 4 LE e 8 cpv. 2 RLE, non si confronta con i menzionati argomenti, decisivi. Ora, quando la decisione impugnata, come in concreto, si fonda su diverse motivazioni indipendenti e di per sé sufficienti per definire l'esito della causa, la ricorrente è tenuta, pena l'inammissibilità, a dimostrare che ognuna di esse viola il diritto (DTF 142 III 364 consid. 2.4 in fine; 138 I 97 consid. 4.1.4). Sostiene che sarebbe arbitrario, snaturando il senso letterale degli art. 4 LE e 8 cpv. 2 RLE, permettere che il titolare di una servitù di posteggio possa presentare e ottenere una licenza edilizia che implica la demolizione di uno stabile senza la firma o il consenso del suo proprietario. Osserva che sarebbe insostenibile equiparare il titolare di un diritto di costruzione in forza di una servitù al proprietario del fondo. Si limita poi ad addurre che sarebbe insostenibile affermare che la sentenza del Pretore del 16 febbraio 2009 sop-prima le esigenze della firma degli art. 4 LE e 8 cpv. 2 RLE. Al riguardo ella non fa tuttavia valere che la Corte cantonale non avrebbe interpretato correttamente il contenuto o la portata di tale decisione, o della citata transazione giudiziale (cfr. DTF 148 III 1 consid 2.4.3). Né dimostra che l'istanza precedente avrebbe interpretato arbitrariamente il vero senso, la portata e lo scopo che le citate norme intendono tutelare, e che non sarebbe giunta, sotto il profilo della ratio legis, a un risultato interpretativo soddisfacente dell'art. 4 LE (DTF 150 IV 48 consid. 3.2; 150 III 174 consid. 4; 148 II 299 consid. 7.1), questioni con le quali non si confronta. Osservando che le proprietarie del fondo www rimangono tali nonostante la servitù, ella disattende che, come rettamente ritenuto dai giudici cantonali, il rilascio della licenza edilizia litigiosa non muta tale accertamento. Al riguardo, adducendo che in futuro esse sarebbero limitate nell'esercizio del loro diritto di proprietà, la ricorrente misconosce che ciò non deriva di massima dall'accennata, criticata interpretazione degli art. 4 LE e 6 cpv. 2.2 NAPR, ma piuttosto dalla costituzione, all'epoca, della citata servitù. Non si è quindi in presenza dell'asserita violazione della garanzia della proprietà (art. 26 Cost.).