Citation: 5A_148/2021 E. 3.2.4

3.2.4. Il ricorrente si duole infine della violazione degli art. 30 cpv. 1 Cost. e 6 n. 1 CEDU. A suo dire, il Presidente della Corte cantonale, che ha statuito quale giudice unico, era prevenuto: egli aveva infatti già partecipato, sempre in qualità di Presidente e giudice unico, alla sentenza 1° marzo 2018 mediante la quale l'autorità di vigilanza aveva annullato la decisione di irricevibilità dell'istanza di sequestro emanata il 25 ottobre 2017 dall'Ufficio di esecuzione di Biasca, facendo ordine a tale ufficio di eseguire il sequestro (v. supra consid. A.b). Gli art. 30 cpv. 1 Cost. e 6 n. 1 CEDU (quest'ultimo applicabile anche in una procedura di sequestro; v. DTF 136 III 379 consid. 4.5.1) assicurano a ciascuno il diritto di sottoporre la propria causa a magistrati non prevenuti, ossia in grado di garantire un apprezzamento libero e imparziale. Sebbene la semplice affermazione della parzialità basata sui sentimenti soggettivi di una parte non sia sufficiente per fondare un dubbio legittimo, non occorre che il magistrato sia effettivamente prevenuto: bastano circostanze concrete idonee a suscitare l'apparenza di una prevenzione e a far sorgere un rischio di parzialità (DTF 134 IV 289 consid. 6.2.1; 131 I 24 consid. 1.1; 131 I 113 consid. 3.4). II fatto che un giudice abbia già partecipato alla medesima fattispecie in un altro stadio della procedura, può risvegliare il sospetto di parzialità (DTF 134 IV 289 consid. 6.2.1; 131 I 24 consid. 1.2; 131 I 113 consid. 3.4). La giurisprudenza non stabilisce in maniera generale l'esistenza della prevenzione: essa deve essere infatti esaminata in ogni caso concreto (DTF 131 I 113 consid. 3.4; 126 I 68 consid. 3c). Quando il giudice ha già partecipato alla causa in uno stadio anteriore, è infatti determinante il quesito di sapere se l'esito della vertenza sugli argomenti rimasti aperti non sia già predeterminato, ma sia ancora effettivamente indeciso riguardo all'accertamento dei fatti e alla risoluzione delle questioni giuridiche, tenuto conto in particolare del potere d'esame spettante al giudice (DTF 134 IV 289 consid. 6.2.1; 131 I 24 consid. 1.2; sentenza 1B_264/2009 del 18 novembre 2009 consid. 2.4, in RtiD 2010 II pag. 38). Quando ha trattato il ricorso ex art. 17 LEF della qui opponente contro la decisione mediante la quale l'Ufficio di esecuzione di Biasca aveva dichiarato irricevibile l'istanza di sequestro, il Presidente della Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello è stato chiamato a verificare, in veste di autorità di vigilanza, l'operato di detto ufficio nell'ambito dell'esecuzione del sequestro (v. supra consid. A.b). L'oggetto di tale procedimento ben si distingue da quello qui all'esame, nel quale il Presidente, in veste di autorità di reclamo, è invece stato chiamato a esaminare la decisione pretorile di irricevibilità dell'opposizione al sequestro introdotta dal qui ricorrente. Nella misura in cui possa essere ritenuta sufficientemente motivata dal profilo dell'art. 106 cpv. 2 LTF, anche la censura di violazione degli art. 30 cpv. 1 Cost. e 6 n. 1 CEDU risulta quindi infondata.