Citation: 1C_53/2023 E. 5.4

5.4. L'istanza precedente ha rilevato che tale autonomia non è assoluta. Secondo l'art. 33 cpv. 3 lett. b LPT (RS 700), il diritto cantonale deve garantire il riesame completo del piano regolatore da parte di almeno un'istanza di ricorso, segnatamente il Consiglio di Stato del Cantone Ticino (art. 29 cpv. 1 della legge ticinese sullo sviluppo territoriale del 21 giugno 2011; LST; RL 701.100), che approva il piano e decide i ricorsi con pieno potere cognitivo, non circoscritto solo alla legalità, ma esteso anche all'opportunità delle scelte pianificatorie. Il Consiglio di Stato non può comunque sostituire semplicemente il proprio apprezzamento a quello del Comune, ma deve rispettare il diritto di quest'ultimo di scegliere tra più soluzioni adeguate quella ritenuta più appropriata, ragionevole o opportuna (vedi sul tema sentenza 1C_328/2022, citata, consid. 2.4 e rinvii). La Corte cantonale ha osservato che il suo potere cognitivo è invece circoscritto alla violazione del diritto (art. 30 cpv. 3 LST in relazione agli art. 69 segg. LPAmm). Ha sottolineato che fanno tuttavia eccezione i casi in cui esso interviene quale unica autorità di ricorso a livello cantonale (DTF 114 lb 81 consid. 3), ossia nei casi in cui sono impugnati un diniego di approvazione, rispettivamente una modifica d'ufficio del piano regolatore disposti dal Consiglio di Stato (RAFFAELLO BALERNA, La protezione giuridica in materia di piani regolatori, in: RtiD I-2015, pag. 203 segg., 214). L'istanza precedente non ha ravvisato una violazione dell'autonomia comunale. Ha rilevato infatti che nell'ambito della procedura di approvazione di un piano regolatore, quando il Consiglio di Stato ritiene di non poter approvare una determinata soluzione adottata a livello comunale deve, di massima, retrocedere gli atti all'autorità inferiore per nuova decisione, in applicazione dell'art. 29 cpv. 2 LST e per rispettare l'autonomia comunale. Ha ricordato che il Governo può nondimeno apportare delle modifiche d'ufficio al piano regolatore e sostituirsi pertanto all'esercizio delle competenze che spettano al Comune, quando la nuova regolamentazione può essere determinata d'acchito o come nella fattispecie, nel caso di un'unica soluzione senza possibili alternative, soluzione che s'imponeva con tale evidenza da rendere superfluo e inutilmente dilatorio un rinvio al comune. Ha osservato che con la risoluzione del 17 giugno 2015, il Governo non ha approvato la zona comunale di protezione della natura ZPN3 sospendendone la decisione in corrispondenza del perimetro più ampio inventariato e indicando che il piano regolatore dovrà riprendere il perimetro del Decreto di protezione, ciò che è conforme con quanto disposto dall'art. 16 cpv. 2 LCN. Questa norma recita che il piano regolatore deve segnalare gli oggetti protetti mediante decreto di protezione. Questa soluzione è conforme anche a quanto stabilito dall'art. 15 cpv. 4 del regolamento del 23 gennaio 2013 della LCN (RLCN; RL 480.110), secondo cui, in presenza di una revisione o modifica del piano regolatore, il decreto di protezione può essere coordinato con la procedura di piano regolatore. Ha ritenuto giustificato che il Governo abbia deciso sulle parti sospese, come preannunciato nella risoluzione del 2015, e ch'esso, in tali circostanze, abbia ritenuto superfluo e dilatorio rinviare gli atti al Comune affinché quest'ultimo delimitasse graficamente nei piani il perimetro del Decreto di protezione, ciò che avrebbe comportato il medesimo risultato.