Citation: 5P.124/2000 15.05.2000 E. 5

5.- a) Il ricorrente rimprovera alla Corte cantonale di aver accertato in modo arbitrario i fatti e in particolare di aver apprezzato in modo arbitrario le prove. b) Secondo la sentenza impugnata non emerge dagli atti che la controparte abbia indotto il disponente a stipulare il contratto successorio abusando dei bisogni, dell' inesperienza o dalla leggerezza di quest'ultimo. Essa ha fondato tale accertamento sulla dichiarazione del notaio rogante, che ha indicato di accettare di stendere l'atto perché si era intimamente convinto che il de cuius era perfettamente in grado di intendere e di volere e che il contenuto corrispondeva all'effettiva sua volontà, nonché sulle deposizioni dei testimoni partecipanti all'atto, secondo i quali il notaio ha spiegato meticolosamente punto per punto il contratto al disponente chiedendogli in particolare se aveva capito bene, al punto che il disponente stesso si risentì perché gli sembrava di essere trattato come uno stupido. Anche la segretaria del notaio, presente alla rogazione, ha confermato che il disponente era contento di aver sistemato le cose e che manifestò quel suo sentimento in modo esplicito. Le altre deposizioni agli atti non sono di grande rilievo, perché si riferiscono ad altri periodi o a date imprecisate o perché riportano convinzioni maturate non in seguito a discussioni avute direttamente con il defunto, ma con la controparte. D'altronde, anche da queste audizioni testimoniali non è possibile, secondo i giudici cantonali, dare per acquisito che la controparte abbia come che sia abusato della pretesa dipendenza del defunto. Non è quindi dato, secondo i giudici cantonali, il requisito soggettivo della laesio enormis. c) Nella contestazione della valutazione delle prove, il ricorrente non può dimenticare che al giudice compete un ampio potere di apprezzamento (DTF 112 Ia 371 consid. 3 e riferimenti). Nella motivazione di una censura di codesta indole, il ricorrente deve quindi partitamente dimostrare per ogni singolo fatto in che consista l'eccesso o l'abuso dell'apprezzamento ossia, in altri termini, in quale misura la discrezionalità del giudice nell'apprezzamento dei fatti sia fondata su valutazioni insostenibili, ovvero manifestamente incompatibili con il sentimento di giustizia e d'equità, ovvero ancora in aperto contrasto con circostanze rilevanti o basate su punti di vista del tutto ininfluenti (DTF 120 Ia 31 consid. 4b con rinvii). In questo ambito il Tribunale federale è particolarmente rigoroso e non sostituisce il suo apprezzamento a quello del giudice del merito, perché l'arbitrio nell'apprezzamento delle prove non si realizza per il semplice fatto che le conclusioni del giudice non corrispondono a quelle del ricorrente (DTF 116 Ia 85 consid. 2b) o ad altre altrettanto sostenibili o addirittura migliori (DTF 119 Ia 113 consid. 3a, 118 Ia 129 consid. 2, 118 Ia 497 consid. 2a). Chi si limita a rimettere in discussione l'esito probatorio della procedura cantonale esercita una semplice critica appellatoria, irricevibile in un ricorso di diritto pubblico. Nel proprio gravame il ricorrente si limita a obbiettare che l'elemento soggettivo di una lesione esiste per i motivi "ampiamente esposti nell'allegato di appello" e che la decisione del Tribunale viola l'art. 4 Cost. , in quanto errata nella valutazione delle prove acquisite. Ora, come già rilevato in precedenza, il semplice rinvio ad atti cantonali non rispetta i requisiti di forma previsti dall' art. 90 cpv. 1 lett. b OG e dalla giurisprudenza che lo applica. La motivazione del ricorso in questo ambito appare d'acchito insufficiente e manifestamente inammissibile. Ad analoga conclusione bisogna approdare con riferimento alla censura della non esatta ricezione della volontà del de cuius: anche in questo caso il ricorrente si limita a riconfermarsi pienamente nelle allegazioni e nelle considerazioni esposte nell'allegato di appello.