Citation: 2A.527/2003 20.07.2004 E. 4.3

4.3.1 Considerato che i coniugi A.________ vivono più o meno regolarmente assieme in Italia, la Corte cantonale ha ritenuto che il loro interesse privato a trasferirsi entrambi in Svizzera non sia preminente rispetto all'interesse della collettività ad impedire l'ingresso di uno straniero che ha posto in passato delle difficoltà e che non paga gli alimenti alla figlia. Il Tribunale amministrativo si è chiesto se la domanda di permesso sia dettata da una reale volontà di convivenza matrimoniale, ma ha lasciato l'interrogativo aperto, poiché, a suo giudizio, nemmeno in tale evenienza la controversa autorizzazione potrebbe venir rilasciata. 4.3.2 Nell'ambito della ponderazione degli interessi in gioco, occorre certamente tener conto della condotta tenuta dal marito dell'insorgente nel nostro paese, dove egli ha vissuto pressoché ininterrottamente per sedici anni (dal 1980 al 1996), durata comunque non trascurabile (DTF 119 Ib 1 consid. 4c). Tale comportamento deve però essere valutato, tra l'altro, anche in funzione del tempo trascorso e dell'evoluzione della situazione dell'interessato in questi anni. I motivi posti a fondamento della precedente decisione negativa, pronunciata in ultima istanza dal Tribunale amministrativo il 3 febbraio 1998, non possono, da soli, giustificare un diniego a tempo indeterminato del ricongiungimento in Svizzera dei coniugi A.________. Se un trasferimento definitivo a Luino della ricorrente non presenta evidentemente grosse difficoltà, ed anzi sembra che ella vi trascorra già parte del proprio tempo, quale cittadina svizzera la stessa ha comunque di principio il diritto di poter vivere nel nostro paese e di farsi raggiungere dal coniuge. Nulla è peraltro dato di sapere sulle possibilità per quest'ultimo di vedersi rinnovare il permesso di soggiorno italiano, che scade il 18 settembre 2004. L'esame della proporzionalità del controverso provvedimento impone tuttavia anche di verificare in che misura sia esigibile per il coniuge svizzero di vivere la propria vita familiare all'estero (DTF 122 II 1 consid. 2; 116 Ib 353 consid. 3b; 115 Ib 1 consid. 3b). Da questo profilo, vi è indubbiamente una differenza se le prospettive sono in Italia, piuttosto che in Kossovo. L'intensità del legame coniugale costituisce un criterio molto importante nella ponderazione degli interessi (sentenza 2A.366/2001 del 29 gennaio 2002, in: RDAT I-2002 n. 43, consid. 4b; Andreas Zünd, Beendigung der Anwesenheit, Entfernung und Fernhaltung, in: Uebersax/ Münch/Geiser/Arnold [a cura di], Ausländerrecht, Basilea/Ginevra/Monaco 2002, n. 6.56). Nel caso specifico, visto che - come osservato in precedenza e riservati gli accertamenti che s'impongono (consid. 4.1 e 4.2) - i motivi d'espulsione non sembrerebbero della massima gravità, questo criterio assume importanza fondamentale e la sua valutazione non può restare semplicemente indecisa. Alcuni elementi possono invero dar adito a sospetti sulla reale natura del connubio, in particolare il precedente doppio matrimonio della ricorrente con un cittadino iugoslavo, da cui ha divorziato poco prima dei cinque anni di nozze (11 novembre 1989 - 6 ottobre 1994) e che ha risposato di lì a qualche mese (il 25 agosto 1995), dopo che il Tribunale federale aveva negato allo stesso il rinnovo del permesso di dimora (sentenza 2A.30/1995 del 31 marzo 1995). D'altra parte, B.A.________ e A.A.________ sono però coniugati da circa sette anni. Inoltre, quando al marito è stato negato la prima volta il permesso di dimora, egli è andato a risiedere in prossimità della frontiera, dove vive tuttora, in modo da poter agevolmente mantenere il rapporto con la moglie. Davanti alle istanze cantonali, la ricorrente ha infine prodotto svariate dichiarazioni scritte, di suoi parenti, di conoscenti a Luino e del medico curante del marito, che attestano l'esistenza di una relazione serena ed affiatata. Le modalità e l'intensità secondo cui i coniugi si frequentano non sono tuttavia del tutto chiare: nel proprio gravame, la ricorrente stessa non asserisce di vivere con il marito, ma di rendergli visita settimanalmente. In definitiva, anche su questo punto gli atti di causa non permettono di trarre conclusioni certe. 4.3.3 In assenza, tra l'altro, di indicazioni univoche sull'intensità del legame coniugale e di ragguagli fondamentali sulla possibilità per il marito di prolungare il soggiorno in Italia, ne consegue che, allo stadio attuale, nemmeno la proporzionalità della decisione impugnata può essere compiutamente valutata. 4.4 Per le ragioni esposte, gli accertamenti fattuali, così come risultano dalla sentenza impugnata e dall'inserto di causa, si rivelano dunque manifestamente incompleti (art. 105 cpv. 2 OG). La causa va pertanto rinviata all'istanza precedente affinché emani un nuovo giudizio previo completamento dell'istruttoria, ai sensi dei considerandi (art. 114 cpv. 2 OG). In una situazione come quella in esame, che impone di conoscere in dettaglio molteplici aspetti relativi alle persone coinvolte, appare in particolare assai utile ed efficace, e peraltro agevole, procedere in primo luogo all'audizione delle medesime.