Citation: 4A_451/2024 E. 4.3.4

4.3.4. Per la ricorrente la liquidazione coatta della società sarebbe contraria agli interessi concreti e oggettivi visti i suoi attivi consistenti; la procedura di liquidazione eseguita dall'ufficio fallimenti sarebbe molto lunga; e un cantiere chiuso e abbandonato sarebbe di difficile gestione. Così argomentando, però, la ricorrente non spiega perché tali circostanze siano atte a giustificare una sua colpa lieve secondo l'art. 148 CPC, talché il rimedio è finanche inammissibile. Non è neppure condivisibile la sua opinione secondo cui un azionista potrebbe domandare al giudice di adottare misure necessarie in caso di lacune della società, anche in presenza di una decisione di messa in liquidazione passata in giudicato, se è data una colpa lieve. La liquidazione secondo le prescrizioni applicabili al fallimento in caso di lacune nell'organizzazione di una società, analoghe a quelle che si verificano in concreto (art. 731b cpv. 1bis cifra 3 CO), corrisponde alla chiara volontà del legislatore, poiché la pratica ha dimostrato che le società sciolte dal tribunale secondo l'art. 625 cpv. 2 vCO continuavano la loro attività senza alcuna restrizione (DTF 136 III 369 consid. 11.4.2 con rimandi; sentenza 4A_127/2021 citata consid. 7.3). Tenuto conto della volontà del legislatore emersa dalle modifiche legislative riguardanti l'art. 731b CO in vigore dal 1° gennaio 2008 e l'art. 153 ORC in vigore dal 1° gennaio 2021 (stralcio della possibilità di revoca dello scioglimento di una società per lacune organizzative e per assenza di domicilio legale), il rigetto dell'istanza di restituzione del termine resiste alla critica (DTF 136 III 369 consid. 11.4.3; sentenza 4A_127/2021 citata consid. 7.3).