Citation: 1C_458/2017 E. 2.3

2.3. Giusta l'art. 40 LE, l'altezza di un edificio è misurata dal terreno sistemato al punto più alto del filo superiore del cornicione di gronda o del parapetto (cpv. 1). Per edifici contigui l'altezza è misurata per ogni singolo edificio; analogamente si procede per costruzioni in pendio, articolate sulla verticale, a condizione che si verifichi tra i corpi situati a quote diverse una rientranza di almeno 12 metri (cpv. 2). In concreto, è incontestato che il terreno dedotto in edificazione è situato in pendio, che i due corpi sono situati a quote diverse, tra loro congiunti e arretrati, sicché l'opera costituisce una costruzione a gradoni alla quale, per la misurazione dell'altezza, è di principio applicabile l'art. 40 cpv. 2 LE. Litigiosa è esclusivamente la questione del metodo di misurare la rientranza tra il corpo a valle e quello a monte. Al riguardo, la Corte cantonale ha rilevato ch'essa deve essere determinata secondo le regole sulla misurazione delle distanze, segnatamente sulla base dell'art. 41 cpv. 1 del regolamento di applicazione della legge edilizia, del 9 dicembre 1992 (RLE). Questa disposizione prevede che la distanza è misurata nel punto in cui l'edificio o l'impianto più si avvicina al confine, dall'estremità dei corpi sporgenti, escluse le gronde e i balconi che hanno una sporgenza fino a 1.10 m e non occupano più di un terzo della lunghezza della facciata. I giudici cantonali hanno precisato che, ai fini della misurazione dell'arretramento tra i due blocchi, è di conseguenza determinante il punto in cui la facciata rivolta verso valle del blocco inferiore maggiormente si avvicina all'estremità dei corpi sporgenti del blocco sovrastante. Nella fattispecie hanno quindi preso come punti di riferimento per la misura della rientranza le terrazze ai livelli superiori del blocco a monte (trattandosi di corpi sporgenti verso valle che occupano più di un terzo della facciata) e la facciata nord-est del blocco sottostante, come peraltro riconosciuto dalle parti. La precedente istanza ha poi rilevato che la minore distanza tra i due corpi corrisponde alla retta che congiunge l'angolo nord-est del blocco inferiore (che costituisce il punto vicino al blocco sovrastante) con la facciata est del blocco superiore formando un angolo retto. Ha quindi disatteso il metodo di misurazione prospettato dalla ricorrente, fondato su una distanza obliqua, misurata parallelamente alla facciata nord del blocco sottostante. Ha rilevato che tale modalità non rispetta il modo di misurare le distanze e condurrebbe a risultati insostenibili, ove si immagini di ridurre progressivamente l'angolo tra i due blocchi (in concreto di 52°) mantenendo inalterata la lunghezza della facciata interna del blocco inferiore (di 12 m). In simile ipotesi, la distanza che separa i due volumi tenderebbe a ridursi fino quasi ad azzerarsi, ma l'altezza del corpo sovrastante non verrebbe riportata su quella del blocco a valle nonostante la loro sostanziale sovrapposizione. Ciò avrebbe come conseguenza che gli edifici formanti un angolo acuto sarebbero privilegiati rispetto a quelli ad angolo retto, circostanza che contrasterebbe con lo scopo dell'art. 40 cpv. 2 LE. La Corte cantonale ha quindi concluso che nel caso in esame la rientranza tra i due corpi misura 9.50 m (e non 12 m come prospettato dalla ricorrente), sicché le altezze verso valle dei due corpi dell'edificio devono essere sommate.