Citation: 1A.287/2000 23.01.2001 E. 3

3.- a) Nel merito il ricorrente fa valere di non essere indagato in Italia, per cui la documentazione del conto sarebbe inutile per il procedimento estero. Ora, la concessione dell'assistenza non presuppone affatto che l'interessato, nei cui confronti la domanda è rivolta, coincida con l'inquisito o l'accusato nella procedura aperta nello Stato richiedente. In effetti, l'assistenza dev'essere prestata anche per acclarare se il reato fondatamente sospettato sia effettivamente stato commesso, e non soltanto per scoprirne l'autore o raccogliere prove a suo carico (DTF 118 Ib 547 consid. 3a pag. 552). L'eventuale qualità di persona, fisica o giuridica, non implicata nell'inchiesta all'estero non consente a priori di opporsi alle misure di assistenza, a maggior ragione dopo l'abrogazione dell'art. 10 cpv. 1 AIMP. Basta infatti che sussista una relazione diretta e oggettiva tra la persona o la società e il reato per il quale si indaga, e ciò senza che siano necessarie un'implicazione nell'operazione criminosa e ancor meno una colpevolezza soggettiva ai sensi del diritto penale (DTF 120 Ib 251 consid. 5a e b, 118 Ib 547 consid. 3a in fine; Zimmermann, op. cit. , n. 227). Con il complemento del 18 gennaio 2000, l'Autorità estera ha chiesto di individuare il titolare o l'avente diritto economico del conto sul quale erano stati trasferiti gli averi della relazione bancaria intestata a E.________, chiusa il 20 gennaio 1999, e sulla quale aveva procura F.________, cittadino belga residente a Roma, già titolare della X.________ s.r.l.; ha precisato altresì che unico erede di E.________ è il ricorrente. Nelle sue osservazioni al ricorso il MPC sottolinea che scopo del complemento è quello di chiarire la destinazione di 770 milioni di lire italiane provenienti da un altro conto intestato a E.________, la cui documentazione è già stata trasmessa all'Autorità rogante. Ha poi rilevato che sul conto del ricorrente è stato effettuato un solo accredito di fr. 800.--, ma che sono stati eseguiti altresì, come ammesso dal ricorrente nel gravame, trasferimenti di titoli dal conto di E.________. In effetti, dalla documentazione di apertura del conto, segnatamente nel verbale 21 dicembre 1998, si legge che: "In questo conto affluiranno circa 770 milioni di Lire provenienti dalla UBS di Lugano. Questi soldi erano della zia, ora novantenne, che ha procura generale su questo conto. Erano alla SBS (ora UBS) da oltre 25 anni ed erano investiti esclusivamente in fondi di tipo obbligazionario. " Visto che sul conto del ricorrente è affluita la somma di cui l'Autorità italiana desidera conoscere la destinazione finale è manifesto che la criticata trasmissione, contrariamente all'assunto ricorsuale, è idonea a far progredire l'inchiesta estera (DTF 121 II 241 consid. 3c). Né si è in presenza di una violazione del principio della proporzionalità, ritenuto che tra la rogatoria e il conto litigioso, usato, se del caso anche all'insaputa del ricorrente, per transazioni sospette, esiste una relazione diretta e oggettiva (DTF 120 Ib 251 consid. 5a e b, 124 II 241 consid. 3c). b) Il ricorrente, dopo aver ribadito di non conoscere gli indagati, sostiene che sul suo conto non sarebbero state effettuate transazioni con nessuno di essi, né sarebbero pervenuti proventi da attività illecite, per cui i documenti bancari sarebbero inutili per il procedimento estero. Come si è visto, l'utilità e la rilevanza potenziale della documentazione litigiosa per il procedimento estero è data (DTF 122 II 367 consid. 2c, 121 II 241 consid. 3a e b; Zimmermann, op. cit. , n. 478, in particolare pag. 370). Limitandosi ad addurre la manifesta inutilità della documentazione in esame per il procedimento estero il ricorrente misconosce che la questione di sapere se tali informazioni siano necessarie o utili deve essere lasciata, di massima, all'apprezzamento delle Autorità richiedenti. Lo Stato richiesto non dispone infatti dei mezzi per pronunciarsi sull'opportunità di assumere determinate prove e non può sostituire il proprio potere di apprezzamento a quello dell'Autorità estera che conduce le indagini. La richiesta di assunzione di prove può essere rifiutata solo se il principio della proporzionalità, nella limitata misura in cui può esser applicato in procedure rette dalla CEAG (DTF 113 Ib 157 consid. 5a pag. 165, 112 Ib 576 consid. 13d pag. 603), sia manifestamente disatteso (DTF 120 Ib 251 consid. 5c) o se la domanda appaia abusiva, le informazioni richieste essendo del tutto inidonee a far progredire le indagini (DTF 122 II 134 consid. 7b, 121 II 241 consid. 3a). Ciò non si verifica in concreto. La trasmissione dei documenti richiesti all'Autorità estera è infatti giustificata: essa, contrariamente all'Autorità svizzera, dispone di tutte le risultanze processuali e può pertanto valutare compiutamente la posizione del ricorrente, accertandone, se del caso, l'estraneità ai fatti, visto che la valutazione definitiva del materiale probatorio è riservata al giudice estero del merito (DTF 118 Ib 547 consid. 3a in fine pag. 552, 117 Ib 64 consid. 5c pag. 88, 112 Ib 576 consid. 14a pag. 605). Il ricorrente potrà dimostrare, dinanzi alle Autorità italiane, che i trasferimenti litigiosi, hanno un fondamento legittimo ed estraneo ai prospettati fatti corruttivi. c) Inoltre, i documenti che l'Autorità svizzera non deve trasmettere sono solo quelli che con sicurezza non sono rilevanti per il procedimento penale estero e per la fattispecie descritta nella rogatoria (art. 63 cpv. 1 AIMP; DTF 122 II 367 consid. 2c e d). Al riguardo giova rilevare che spetta alle persone o società interessate dimostrare, in modo chiaro e preciso, perché i documenti e le informazioni da trasmettere non presenterebbero alcun interesse per il procedimento estero: esse sono quindi tenute, pena la decadenza del loro diritto, di indicare all'Autorità di esecuzione quali documenti, e per quali motivi, non dovrebbero, secondo loro, essere trasmessi. Dal profilo della buona fede non sarebbe infatti ammissibile che il detentore di documenti sequestrati lasci che l'autorità di esecuzione proceda da sola alla cernita degli atti, senza parteciparvi, per rimproverarle in seguito, nell'ambito di un ricorso, d'aver violato il principio della proporzionalità (DTF 126 II 258 consid. 9b). Ora, come si è visto, il ricorrente, omettendo di eleggere domicilio in Svizzera ha rinunciato a partecipare alla cernita, limitandosi, nello scritto del 14 luglio 2000, a chiedere il dissequestro del conto. La critica è quindi tardiva. Essa dovrebbe comunque essere disattesa, visto che nemmeno nel presente gravame il ricorrente indica esattamente quali documenti, e perché, non dovrebbero essere trasmessi (DTF 126 II 258 consid. 9c in fine, 122 II 367 consid. 2d pag. 371 seg.). d) Secondo il ricorrente, la trasmissione integrale dei documenti, in particolare degli anni 1999/2000, sarebbe inoltre sproporzionata poiché senza rapporto con l'infrazione perseguita visto che né egli né sua zia hanno intrattenuto rapporti con gli indagati. Fa valere inoltre che l'ordinata trasmissione sarebbe sproporzionata anche perché la rogatoria tenderebbe unicamente a individuare il titolare del conto litigioso ed eventuali aventi diritto. A torto. In effetti le Autorità estere quando chiedono informazioni su conti bancari nell'ambito di procedimenti per reati patrimoniali, necessitano di regola di tutti i documenti. Ciò perché debbono poter individuare il titolare giuridico ed economico del conto e sapere a quali persone o entità giuridiche sia pervenuto l'eventuale provento del reato (DTF 124 II 180 consid. 3c inedito, 121 II 241 consid. 3b e c). Visto che il trasferimento di circa 770 milioni di lire è avvenuto nel 1999 è palese che, contrariamente all'assunto ricorsuale, devono essere trasmessi i documenti bancari di quell'anno, come pure quelli del 2000, alfine di poter accertare eventuali ulteriori trasferimenti, modo di procedere che può evitare l'inoltro di una rogatoria complementare (DTF 121 II 241 consid. 3a). La richiesta del ricorrente di limitare la trasmissione alla semplice conferma, da parte del MPC, che il suo conto non è intestato a nessuno degli indagati e che nessuno di loro ne è l'avente diritto economico, dev'essere pertanto respinta.