Citation: 2C_448/2008 16.10.2008 E. 3

3.1 Nel caso di specie, è incontestato che negli anni di computo 1999/2000 (periodo fiscale 2001/2002) l'insorgente abbia versato alla seconda moglie di suo padre l'importo annuo medio di fr. 54'039.--, quale quota di un mezzo, di sua incombenza, della rendita vitalizia. In base all'art. 33 cpv. 1 lett. b LIFD in vigore dal 1° gennaio 2001, tale prestazione è deducibile dai proventi lordi soltanto nella misura del 40 %, corrispondente a fr. 21'216.--. 3.2 Come osservato, sotto il profilo del regime legale applicabile al periodo fiscale in discussione è irrilevante che la rendita trovi fondamento in un contratto oneroso oppure in un atto di disposizione a titolo gratuito. In ogni caso, diversamente da quanto sostenuto dai ricorrenti, la Corte cantonale ha a giusta ragione ammesso che l'obbligo di versamento della rendita è sorto in cambio di una controprestazione. Nel contratto del 5 marzo 1966 la beneficiaria della rendita ha infatti rinunciato ai diritti derivanti dall'adozione del regime matrimoniale ordinario nonché a qualsiasi pretesa ereditaria nei confronti del suo futuro marito. Certo, anche quest'ultimo ha a sua volta rinunciato a far valere diritti sulla sostanza posseduta dalla moglie, ma le pattuizioni intervenute hanno comunque accresciuto le aspettative ereditarie dei figli di primo letto rispetto a quelle che avrebbero normalmente potuto vantare dopo il nuovo matrimonio del padre. La rendita vitalizia che i figli si sono impegnati a versare a partire dal decesso del genitore rappresenta pertanto la controprestazione economica di tali vantaggi ereditari (cfr. sentenza 2A.126/2000 del 15 agosto 2000 consid. 2b, in StE B 27.2 n. 24). 3.3 L'obbligo condizionato di versare la rendita è divenuto effettivo nel 1978, quando la creditrice aveva 62 anni, e nel periodo di computo in esame durava da più di vent'anni. Di conseguenza è senz'altro possibile, come sostengono i ricorrenti, che la controprestazione a suo tempo ottenuta risultasse ormai compensata. Tuttavia l'insorgente e la moglie, durante tutti gli anni precedenti, hanno sempre potuto dedurre integralmente le rendite versate. Tale deduzione è certo stata concessa nel rispetto dell'art. 22 cpv. 1 lett. d DIFD, mentre è invero più opinabile che fosse poi corretta anche sotto il profilo dell'art. 33 cpv. 1 lett. b vLIFD. Ad ogni modo, come giustamente ritenuto dalla Corte cantonale, essa ha permesso agli interessati di detrarre dal reddito le spese effettuate per estinguere un debito, in contrasto con il principio sancito dall'art. 34 lett. c LIFD, rispettivamente dall'art. 23 DIFD. I contribuenti sono quindi stati fiscalmente avvantaggiati, considerato anche che la controprestazione ricevuta, oltre che per l'imposta sul reddito, non è stata presa in considerazione nemmeno sotto il profilo dell'imposta di successione. Come risulta dalla decisione dell'Ufficio cantonale delle imposte di successione e donazione del 6 aprile 1978, l'importo capitalizzato della rendita vitalizia, calcolato in fr. 420'000.--, è infatti stato computato alla creditrice della rendita e dedotto dalla quota patrimoniale devoluta ai figli del defunto. A questo stadio non può evidentemente essere rivisto il trattamento fiscale applicato alle rendite versate in passato. Tuttavia, con la possibilità di dedurre in futuro ancora soltanto il 40 % della quota parte della rendita, viene semplicemente neutralizzata una parte dei precedenti vantaggi fiscali. Il risultato che ne deriva non appare per nulla ingiusto. Del resto il nuovo ordinamento è stato volutamente concepito in maniera schematica (FF 1999 100) ed una simile scelta legislativa è comunque vincolante per il Tribunale federale (art. 190 Cost.). 3.4 Il nuovo regime fiscale avrebbe potuto risultare per certi versi penalizzante per i contribuenti soltanto se le rendite pagate in passato fossero state sottoposte all'art. 33 cpv. 1 lett. b vLIFD durante la fase di compensazione della controprestazione ed ora, dopo l'estinzione del debito su cui si fondano (cosiddetta "Rentenstammschuld"), in base alla stessa norma essi sarebbero al beneficio della deduzione integrale. Considerato che la deduzione è sempre stata riconosciuta in misura completa, questa situazione tuttavia non si verifica. Il fatto che ora la deduzione venga limitata al 40 % della rendita versata non costituisce nemmeno un caso di retroattività in senso proprio. Nel diritto fiscale un simile caso si presenta infatti se l'obbligo contributivo in quanto tale si fonda su fatti accaduti prima dell'entrata in vigore della legge, ma non se tali fatti sono determinanti unicamente per stabilire l'entità dell'imposizione (sentenza 2P.170/2003 del 13 febbraio 2004 consid. 8.5, in ASA 74 pag. 161; sentenza 2A.557/2001 dell'11 luglio 2002 consid. 1.3, in ASA 72 pag. 663; cfr. anche DTF 119 V 200 consid. 5c/dd). Nella misura in cui non ne risulti una violazione di diritti acquisiti o del principio dell'affidamento (art. 9 Cost.), non è inoltre vietato dalla costituzione prevedere che una fattispecie duratura comporti, a partire da un dato momento, conseguenze giuridiche diverse da quelle sancite fino ad allora (DTF 133 II 97 consid. 4.1, 1 consid. 4.3; 126 V 134 consid. 4a). In concreto, la vantaggiosa imposizione concessa in passato non ha creato alcun diritto acquisito e le autorità fiscali non hanno garantito espressamente ai ricorrenti, con un atto individuale, il mantenimento del pregresso regime giuridico. I cambiamenti legislativi intervenuti, come detto comunque vincolanti (art. 190 Cost.), appaiono quindi in ogni caso rispettosi dell'ordinamento costituzionale. 3.5 Certo, il nuovo trattamento fiscale riservato alle rendite vitalizie può apparire insoddisfacente ai ricorrenti anche perché il loro obbligo di versamento deriva da un accordo contrattuale assai datato e che non può più essere modificato. Tuttavia queste circostanze non portano a conclusioni differenti di fronte alla scelta del legislatore di rinunciare a prevedere disposizioni transitorie. Tale scelta si fonda peraltro su pertinenti ragioni di praticabilità. In effetti, considerato che le normative fiscali devono essere applicate in un gran numero di procedimenti, il precedente sistema della deduzione in funzione della controprestazione ottenuta si era rivelato eccessivamente complicato ed un regime transitorio avrebbe accresciuto ancor più le difficoltà di applicazione. Va inoltre rilevato che il programma di stabilizzazione 1998 era stato adottato essenzialmente allo scopo di garantire risorse finanziarie alla Confederazione (FF 1999 4 segg.). Anche la soluzione schematica adottata nell'ambito in esame deve perciò essere valutata in funzione di tale finalità. A fronte dell'adeguamento al ribasso dell'imposizione delle rendite in quanto tali (40 % anziché 60 %), pure in quest'ottica una certa compensazione a carico dei debitori appare una soluzione logica e coerente.