Citation: 9C_294/2008 19.03.2009 E. 4

4.1 L'istanza precedente ha attentamente esaminato le valutazioni del perito dott. T.________ e le relative prese di posizione del SMR (più in generale, sul valore probatorio di questi rapporti interni del SMR cfr. la sentenza I 143/07 del 14 settembre 2007, consid. 3.3), negando l'esistenza di un danno alla salute invalidante. 4.2 In questo contesto, il Tribunale cantonale ha giustamente esplicitato il concetto per cui un disturbo psichico non deve necessariamente provocare un'incapacità lavorativa invalidante. Ciò vale in particolare nel caso - come quello di specie - in cui la diagnosi pronunciata mette in evidenza unicamente un danno di lieve entità. 4.3 Secondo il sistema di classificazione ICD-10 convenzionalmente utilizzato, la distimia configura una depressione cronica dell'umore che non è sufficientemente grave o nella quale i singoli episodi non sono sufficientemente prolungati da giustificare una diagnosi di sindrome depressiva ricorrente grave, di media gravità o lieve (cifra F34.1). A tal riguardo il Tribunale federale (delle assicurazioni) ha già avuto modo di affermare a diverse riprese che una distimia non esplica di principio - a seconda delle circostanze - effetti invalidanti (sentenze I 938/05 del 24 agosto 2006, consid. 4.1 e 5; I 834/04 del 19 aprile 2006, consid. 4.1; I 488/04 del 31 gennaio 2006, consid. 3.3). Tale conclusione, che si fonda su osservazioni medico-empiriche e che pertanto costituisce una questione giuridica, non ha però valore assoluto. Un disturbo distimico può nel singolo caso pregiudicare notevolmente la capacità lavorativa se è associato ad altre diagnosi, come ad esempio a un disturbo serio della personalità (sentenza I 653/04 del 19 aprile 2006, consid. 3). Se per contro lo stato psichico evidenzia "unicamente" una distimia, ciò può anche comportare una riduzione dell'attitudine al lavoro, ma non determina, in quanto tale, un danno alla salute ai sensi di legge (SVR 2008 IV no. 8 pag. 23, consid. 3.3.1 [I 649/06]). 4.4 In tali condizioni, l'UAI, prima, e il Tribunale cantonale, dopo, hanno correttamente accertato che (soprattutto) la prima conclusione del dott. T.________ sull'incapacità lavorativa residua dell'assicurata non poteva essere ritenuta ai fini del giudizio. A fondamento della sua prima valutazione, il dott. T.________ aveva infatti chiaramente fatto confluire elementi che non erano attribuibili a un sostrato patologico nel senso stretto e giuridicamente rilevante del termine (SVR 2008 IV no. 8 pag. 23, consid. 3.3.1). Come accertato in maniera certamente non arbitraria e pertanto vincolante da parte del primo giudice, dal profilo psichiatrico la ricorrente era "unicamente" affetta da distimia (cfr. in questo senso pure il certificato dello psichiatra curante dott. O.________ del 14 febbraio 2005). La limitazione dell'attitudine al lavoro era pertanto chiaramente (in larga misura se non addirittura integralmente) conseguenza diretta di fattori psicosociali, estranei all'invalidità, come ha peraltro (indirettamente) confermato il dott. T.________ nella sua seconda valutazione del 13 marzo 2007. In essa, infatti il perito, facendo astrazione della problematica psicosociale, aveva attestato una capacità lavorativa del 70% sia per l'attività domestica sia per ogni attività lucrativa leggera ed adeguata. 4.5 Ne discende che la decisione del giudice cantonale di ascrivere l'incidenza negativa sulla capacità di rendimento a fattori estranei all'invalidità - e più precisamente alla ripresa dell'attività lucrativa dopo il congedo di maternità e al conseguente sovraccarico dell'interessata nel suo doppio ruolo di madre di famiglia e di donna impegnata a livello professionale - e di negare pertanto effetto invalidante al danno alla salute psichica di cui soffre la ricorrente, oltre a essere conforme alla giurisprudenza in materia (v. SVR 2008 IV no. 8 pag. 23, consid. 3.3.1 in fine), non risulta da un accertamento manifestamente errato dei fatti o da un apprezzamento arbitrario delle prove né lede alcuna norma di diritto federale. Del resto, anche volendo - come ha ipotizzato in via abbondanziale il primo giudice sulla base delle conclusioni 13 marzo 2007 del dott. T.________ e della valutazione 23 marzo 2007 del dott. S.________ del SMR - riconoscere all'interessata un'inabilità al lavoro al 30% nella sua professione abituale e in ogni altra attività (cfr. in questo senso ad esempio anche la sentenza 9C_127/2007 del 12 febbraio 2008), il grado d'invalidità, anch'esso del 30% (cfr. DTF 114 V 310 consid. 3a pag. 313 con riferimenti), non raggiungerebbe comunque il minimo necessario per conferire il diritto a una rendita minima.