Citation: 6B_803/2022 E. 2.4.3

2.4.3. La Corte cantonale ha richiamato la sentenza 6B_307/2013, citata, consid. 4.2 e la sentenza 6S.40/2004, citata, consid. 2.2, adducendo che l'imputato non intendeva uccidere la vittima, siccome ha liberato la stretta al collo. Come rilevato dall'opponente medesimo, questi giudizi, concernenti il reato di esposizione a pericolo della vita altrui (art. 129 CP), divergono tuttavia dalla fattispecie in esame. In entrambi i citati casi le vittime non hanno perso conoscenza a seguito dello strangolamento. Nel primo caso, l'autore aveva osservato le difficoltà respiratorie della vittima e aveva rilasciato la presa non appena aveva constatato tali difficoltà. Nel secondo caso, l'autore ha rilasciato la presa quando si è accorto che rischiava di uccidere la compagna, ciò che indicava che non voleva ucciderla. In concreto, l'opponente ha per contro liberato la stretta al collo dopo che la moglie era già svenuta e si trovava quindi priva di sensi. In tale circostanza, egli non era più in misura di controllare e di dosare il rischio potenzialmente letale dello strangolamento. Al riguardo, la Corte cantonale ha peraltro rilevato che, in sede di interrogatorio, l'opponente aveva dichiarato di potere comprendere che la presa in questione era piuttosto pericolosa e poteva portare alla morte della vittima. Secondo gli accertamenti dei giudici cantonali, vincolanti per il Tribunale federale (art. 105 cpv. 1 LTF), dopo la stretta al collo l'opponente ha inoltre continuato a colpire la vittima con dei calci mentre si trovava a terra indifesa. Successivamente allo svenimento, ha pertanto ancora infierito sulla vittima sdraiata al suolo.