Citation: 6B_1442/2020 E. 4.2

4.2. Erra il ricorrente laddove intravvede nel proseguimento della terapia da parte di C.________ un elemento che ne sgretolerebbe la credibilità. Il raffronto con quanto ritenuto dai giudici cantonali in relazione a E.________ non regge. È vero che la CARP ha evidenziato l'assoluta mancanza di coerenza interna del racconto di E.________, nella misura in cui dopo il preteso atto sessuale ha riferito di essersi riseduta sulla sedia, continuando con la seduta terapeutica come se niente fosse. Ma, oltre a questa incoerenza interna, essa ne ha rilevato anche la mancanza di linearità, la contraddittorietà e la sconfessione da riscontri esterni. Trattasi di una valutazione diametralmente opposta a quella delle dichiarazioni di C.________, definite lineari, dettagliate, costanti e contestualizzate in modo coerente. L'insorgente peraltro non si avvede che la fattispecie imputatagli a danno di quest'ultima concerne lo sfruttamento dello stato di bisogno giusta l'art. 193 CP, mentre quella a danno di E.________ atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere ai sensi dell'art. 191 CP, reato questo che non implica l'esistenza di un rapporto di dipendenza. Proprio la ritenuta dipendenza di C.________ dal ricorrente, non contestata nel gravame, spiega il proseguimento della terapia anche dopo la commissione degli atti sessuali. La CARP ha del resto ritenuto credibili le spiegazioni fornite dalla donna in merito, spiegazioni che, ove fosse stato ancora necessario, confermavano tale dipendenza. Rilevasi ancora che, dopo il secondo rapporto sessuale, C.________ ha lasciato in tutta fretta lo studio del ricorrente, senza nemmeno andare in bagno, malgrado egli avesse eiaculato sulla sua schiena. Il disagio così dimostrato, per la Corte cantonale, è del tutto coerente non solo con l'atto che descrive e le modalità con cui è stato consumato, ma anche con il fatto che in realtà quei rapporti sessuali l'accusatrice privata non li voleva. È quindi a torto e in modo specioso che l'insorgente si duole di due metodi di giudizio diversi sulla base di uno stesso criterio obbiettivo. Quanto poi alle accuse di abusi che C.________ aveva formulato in passato contro un innocente, invano il ricorrente ne biasima la mancata considerazione da parte della CARP nella valutazione della sua credibilità. La sentenza impugnata infatti richiama espressamente le motivazioni del tribunale di primo grado. Orbene, quest'ultimo rileva che l'accusatrice privata ha tardato a denunciare i fatti anche per paura di non essere creduta perché 20 anni prima, sotto l'effetto dell'alcol, aveva denunciato falsamente il padre per abusi sulla figlia, siccome non voleva andare da lui a vivere, accuse però subito ritirate (sentenza di prima istanza pag. 124 seg.). La Corte delle assise criminali ha in proposito ritenuto che tali ammissioni non fanno che suffragare la credibilità di C.________ (sentenza di prima istanza pag. 267), giudizio che la CARP ha condiviso e confermato con il rinvio a tale motivazione effettuato sulla base dell'art. 82 cpv. 4 CPP (v. al riguardo DTF 141 IV 244 consid. 1.2.3). Sulle richiamate considerazioni l'insorgente non formula critiche di sorta, in particolare non spiega perché sarebbe insostenibile considerare credibile l'accusatrice privata, malgrado la passata falsa denuncia. Di transenna, si rileva che non risulta in concreto che C.________ abbia denunciato il ricorrente sotto l'influsso dell'alcol, che abbia avuto un movente particolare per eventualmente sollevare false accuse contro di lui o ancora che abbia in tutto o in parte ritrattato, emerge al contrario che, benché interrogata più volte anche a confronto, ha sempre ribadito con fermezza la sua versione dei fatti, senza mai contraddirsi. Facendo riferimento a elementi del racconto di C.________ relativamente al periodo posteriore agli atti sessuali, che secondo l'impugnativa divergerebbero dai riscontri oggettivi agli atti, il ricorrente tenta di dimostrare la generale non credibilità dell'accusatrice privata e quindi l'arbitrio nella contraria valutazione della CARP. Tentativo però vano. Propone infatti una propria valutazione di determinati elementi, facendo completa astrazione di altri. Così per esempio quando C.________ riferisce che, rendendosi conto di quanto subito, avrebbe iniziato a saltare gli appuntamenti con lo psichiatra, ciò che, a mente dell'insorgente, sarebbe contraddetto dalla sua cartella medica. Sennonché egli dimentica che tale circostanza trova conferma nelle sue stesse dichiarazioni rilasciate in occasione del confronto con l'accusatrice privata, allorquando indica di aver dovuto, dopo l'incontro in cui si è consumato il rapporto sessuale nello studio medico, sollecitare la donna che aveva disdetto l'appuntamento successivo (incarto cantonale allegato 203 pag. 42). Vero è che C.________ ha affermato agli inquirenti di aver perso fiducia nel suo psichiatra e che risulta dalla documentazione medica che egli è nondimeno coinvolto nei ricoveri che la donna farà a partire dal 2016. Questa circostanza tuttavia non intacca la credibilità dell'accusatrice privata, tenuto conto dell'accertata sua dipendenza, comprovata ulteriormente dalla continuazione del rapporto terapeutico. Quanto poi allo stato di salute della donna, non si scorge come il solo fatto che, nel periodo dei fatti in giudizio, non abbia necessitato di ricoveri possa sconfessare la sua versione per cui, non stando bene, non avrebbe potuto rifiutare gli atti sessuali. Prescindendo dalla singolarità della tesi sottesa alla censura per cui solo le persone ricoverate accusano malessere, mentre le altre no, la CARP ha in proposito giustamente rilevato che la dipendenza dell'accusatrice privata non variava in funzione del grado di sofferenza del momento, ma derivava dal fatto che, ormai da anni, aveva affidato il suo benessere non solo psichico allo psichiatra, diventato il suo costante e consolidato punto di riferimento. Di transenna, si evidenzia ancora, come emerge dalla decisione di primo grado richiamata dalla CARP, che la figlia dell'accusatrice privata ha riferito che in quel periodo sua madre non stava bene e che era "un periodo no per lei" (v. sentenza di prima istanza pag. 147). Infine, con riferimento alle ragioni per cui il figlio ha lasciato la casa materna, anche volendo ritenere che l'accusatrice privata abbia fornito motivazioni diverse da quelle alla base della decisione, la valutazione della credibilità della sua versione dei fatti non ne risulterebbe ribaltata, alla luce di tutte le argomentazioni sviluppate in prima e in seconda istanza.