Citation: 5A_562/2018 E. 5.2

5.2. Chi è illecitamente leso nella sua personalità può chiedere, quando la gravità dell'offesa lo giustifichi e questa non sia stata riparata in altro modo, il pagamento di una somma a titolo di riparazione morale (art. 49 cpv. 1 CO). Il giudice può anche sostituire o aggiungere a questa indennità un altro modo di riparazione (art. 49 cpv. 2 CO). Un risarcimento a tale titolo è giustificato unicamente qualora un'offesa oggettivamente grave abbia causato alla vittima delle sofferenze che oltrepassano gli inconvenienti inerenti a ogni vita in società (Jeandin, op. cit., n. 27 ad art. 28a CC; Meili, op. cit., n. 17 ad art. 28a CC). Spetta alla parte lesa stabilire le circostanze fattuali dalle quali dedurre la sua sofferenza; il giudice dovrà indi apprezzare l'ampiezza delle ripercussioni sulla vittima e stabilire in quale misura esse oltrepassino una sofferenza "sopportabile" (Jeandin, op. cit., loc. cit.). In linea di principio, il risarcimento per torto morale è da prestare sotto forma di somma di denaro, che il giudice è chiamato a fissare in base al proprio apprezzamento (JEANDIN, op. cit., n. 32 ad art. 28a CC). L'allocazione di un altro modo di riparazione sottostà pure all'apprezzamento del giudice, ma presuppone una corrispondente conclusione della parte lesa (così apparentemente MEILI, op. cit., loc. cit.).