Citation: 6B_923/2014 E. 1.4

1.4. Nella sua risposta, l'opponente 2 accenna alla possibilità per la ricorrente di introdurre un'istanza di rettifica giusta l'art. 83 CPP. Secondo l'art. 83 cpv. 1 CPP, se il dispositivo di una decisione è poco chiaro, contraddittorio o incompleto o è in contraddizione con la motivazione, l'autorità penale che ha pronunciato la decisione la interpreta o la rettifica ad istanza di parte o d'ufficio. Scopo dell'interpretazione e della rettifica non è un esame materiale di una decisione, bensì il suo chiarimento rispettivamente la correzione di un errore manifesto. Si è in presenza di un tale errore qualora dalla lettura del testo della decisione giudiziaria risulta chiaramente che ciò che il giudice voleva pronunciare non corrisponde con quanto effettivamente statuito o ordinato. In altre parole deve trattarsi di un errore di espressione e non di errore nella formazione della volontà del giudice. Non può dunque essere oggetto di rettifica la decisione emanata così come voluta, ma fondata su un accertamento fattuale errato o su un errore giuridico (DTF 142 IV 281 consid. 1.3). Nel caso concreto, la ricorrente si duole di un accertamento dei fatti manifestamente inesatto in punto all'entità del danno subito. In simile costellazione, come rettamente obiettato nella replica, non vi è spazio per un'istanza di rettifica giusta l'art. 83 CPP. Pertanto, in assenza di un errore manifesto ai sensi di quanto esposto, a ragione l'insorgente presenta le proprie critiche con un ricorso in materia penale al Tribunale federale.