Citation: 4A_168/2009 30.09.2009 E. 5

Richiamandosi all'art. 21 n. 3 CCNL la ricorrente insorge contro la mancata prova addebitatale dal Tribunale d'appello. Essa ritiene infatti di avere "abbondantemente sostanziato l'effettuazione di ore supplementari" mediante la produzione, con la replica, del "conteggio manoscritto" versato agli atti sub doc. C. Omettendo di tenerne conto, il Tribunale d'appello avrebbe violato l'art. 18 CO nonché l'art. 2 e 4 CC, oltre che l'art. 21 n. 3 CCNL 98. Nel capitolo finale del suo scritto essa rimprovera poi ai giudici ticinesi di avere interpretato erroneamente la deposizione del teste C.________, il quale si sarebbe pronunciato solo sugli orari di apertura del ristorante, mentre la capanna del X.________, intesa come rifugio alpino, rimaneva sempre aperta. 5.1 Queste censure sono per buona parte volte contro l'accertamento dei fatti, contro l'apprezzamento delle prove che ha condotto i giudici cantonali a concludere che l'effettuazione di lavoro straordinario non è stata provata. A questo proposito la motivazione del ricorso, con riserva di quanto si dirà sotto, non adempie affatto i requisiti posti dagli art. 97 cpv. 1 e 106 cpv. 2 LTF, qui descritti al consid. 2.2-2.3. La ricorrente non indica quali sarebbero i diritti costituzionali violati dalla Corte cantonale; in particolare non spiega perché l'accertamento in discussione sarebbe arbitrario e non solo errato (DTF 133 III 585 consid. 4.1 pag. 589; 130 I 258 consid. 1.3 pag. 262). Le sue argomentazioni, specialmente quelle concernenti la deposizione di C.________, hanno carattere prettamente appellatorio. 5.2 Ora, è vero che nella sentenza impugnata la Corte ticinese non ha considerato il doc. C. Tale circostanza potrebbe però, semmai, ledere l'art. 21 n. 3 CCNL 98, giusta il quale se il datore di lavoro non registra le ore effettuate, in caso di controversia il controllo del dipendente va ammesso come prova; non è invece comprensibile come una tale omissione potrebbe comportare una violazione degli art. 2 e 4 CC e 18 CO. Sta di fatto che, ai fini del presente giudizio è determinante l'accertamento contenuto nella sentenza impugnata secondo cui la pretesa concernente l'esecuzione di lavoro straordinario è una mera allegazione della ricorrente, la quale anche in sede di appello si è limitata a riproporre il calcolo già esposto in petizione - e ripreso in seguito con replica e conclusioni - senza indicare il supporto probatorio del proprio "controllo". Si tratta di un accertamento vincolante per il Tribunale federale (cfr. quanto esposto al consid. 2.3): l'attrice non lo contesta infatti con una motivazione specifica, in particolare non sostiene di avere allegato il fatto davanti all'autorità cantonale nei modi e nei tempi previsti dalla procedura civile (cfr. sentenza 4A_594/2008 dell'11 maggio 2009 consid. 2.2). In realtà, in sede di appello la ricorrente non si è affatto prevalsa delle cifre del doc. C, che non ha neppure menzionato, ma ha eseguito un calcolo astratto: posta la sua presenza giornaliera ininterrotta dalle 7:00 di mattina alle 22:00 di sera durante quattro mesi, ha dedotto dal totale così ottenuto il massimo delle ore regolari ammesse a suo dire dall'art. 15 cpv. 2 CCNL 98, per giungere a un accumulo complessivo di 976 ore di lavoro straordinario. In queste circostanze l'argomentazione fondata sul doc. C, presentata per la prima volta dinanzi al Tribunale federale, dev'essere dichiarata inammissibile siccome nuova (art. 99 cpv. 1 LTF; cfr. consid. 2.3). 5.3 Così stando le cose, l'art. 21 n. 3 CCNL 98 non può dirsi violato, perché, come ha considerato rettamente l'autorità ticinese, il senso di questa norma - senza che sia necessario approfondirne la portata né la relazione con le regole sull'onere della prova derivanti dall'art. 321c CO - non è quello di permettere al lavoratore di essere retribuito per lavoro straordinario sulla base delle sole sue affermazioni fatte in causa.