Citation: 7B_981/2023 E. 4.2.4

4.2.4. Abbondanzialmente, nel caso in cui si ritenesse che il ricorrente avesse voluto consegnare il manoscritto al suo difensore d'ufficio, chiedendo di trasmetterlo in seguito all'avv. B.________, l'interessato fa valere che questo documento sarebbe coperto dalla segretezza ai sensi dell'art. 235 cpv. 4 CPP, il quale prevede che i contatti tra l'incarcerato e il difensore sono liberi e non sono soggetti a controlli quanto al contenuto (prima frase). Il ricorrente si sbaglia. In effetti, il diritto dell'incarcerato alla comunicazione scritta libera e incontrollata con il suo difensore non include il diritto di inviare lettere a terzi - o riceverne da terzi - tramite il proprio avvocato durante il periodo della detenzione preventiva, ossia di consegnare a quest'ultimo lettere per terzi (sentenza 2C_737/2008 dell'8 aprile 2009 consid. 4.5; cfr. MARTINO IMPERATORI, in: Basler Kommentar, Strafrecht, 4a ed. 2019, n. 30c ad art. 84 CP), essendo precisato che i contatti con altri avvocati rispetto al difensore già esistente sono in linea di principio soggetti alle normali restrizioni applicabili a terzi, ad eccezione del caso - diverso dalla fattispecie in esame - in cui tali contatti riguardano l'avvio di una sostituzione di difensore (ADRIAN BERLINGER, in: Basler Kommentar, Schweizerische Strafprozessordnung, op. cit., n. 55a ad art. 235 CPP). Contrariamente a quello che sostiene il ricorrente, il fatto di aver indicato, nella sentenza impugnata, che il manoscritto, vista l'intestazione "Caro B.________", era destinato "probabilmente" all'avv. B.________ non permette di dedurne che l'autorità precedente avrebbe ammesso l'applicabilità dell'art. 235 cpv. 4 CPP nel caso fosse stato accertato che lo stesso doveva essere consegnato dapprima al difensore d'ufficio, circostanza che in tutti i casi fa difetto in concreto. Poco importa inoltre, visto quanto precede, che il Ministero pubblico non abbia avviato la procedura prescritta dall'art. 235 cpv. 4, seconda frase, CPP, il quale permette, con l'approvazione del giudice dei provvedimenti coercitivi, di limitare i contatti tra l'incarcerato e il difensore in caso di fondati sospetti di abuso, previa comunicazione delle restrizioni a questi ultimi.