Citation: 6B_334/2007 11.10.2007 E. 6

Contestata nel gravame è poi l'applicabilità dell'art. 251 CP alla fattispecie. A mente del ricorrente, la procura datata 15 giugno 2001 non costituirebbe un documento dotato di quella forza probante accresciuta esatta dalla giurisprudenza per ammettere un falso ideologico, ma sarebbe semmai una semplice bugia scritta e, in quanto tale, non punibile sulla base dell'art. 251 CP. 6.1 Si rende colpevole di falsità in documenti ai sensi dell'art. 251 CP chi, al fine di nuocere al patrimonio o ad altri diritti di una persona o di procacciare a sé o ad altri un indebito profitto, forma un documento falso od altera un documento vero, oppure abusa dell'altrui firma autentica o dell'altrui segno a mano autentico per formare un documento suppositizio, oppure attesta o fa attestare in un documento, contrariamente alla verità, un fatto di importanza giuridica, o fa uso, a scopo d'inganno, di un tale documento. Perché questa disposizione si applichi il documento dev'essere falso - "unechte Urkunde" - o menzognero - "unwahre Urkunde". Il documento è falso (falsità materiale) quando il suo vero estensore non corrisponde all'autore apparente, il documento trae quindi in inganno sull'identità di colui dal quale esso emana in realtà (DTF 128 IV 265 consid. 1.1.1). È invece menzognero (falsità ideologica) il documento il cui contenuto non corrisponde alla realtà pur emanando dal suo autore apparente (DTF 126 IV 65 consid. 2a). Tuttavia, non basta una semplice menzogna scritta per ritenere la falsità ideologica. Poiché la fiducia che si può avere a non essere ingannati sull'identità dell'autore del documento è maggiore di quella che si ripone sul fatto che l'autore non menta, in caso di falsità ideologica la giurisprudenza esige che il documento fruisca di un'accresciuta credibilità e che il suo destinatario vi possa ragionevolmente prestar fede. In base alle circostanze o in virtù della legge, il documento deve pertanto apparire degno di fede, di modo che una sua verifica da parte del suo destinatario non sia né necessaria né esigibile (DTF 126 IV 65 consid. 2a). 6.2 Nel concreto, la corte cantonale ha accertato che A.________ ha prodotto al Procuratore pubblico, allo scopo di ingannarlo e rivendicare come proprio il denaro sequestrato al momento dell'arresto di B.________, una procura confezionata dallo stesso ricorrente in modo da far credere che, sin dal 15 giugno 2001, B.________ era autorizzato a rappresentare la sua ditta e a disporre di somme di denaro. Per la CCRP, se la procura avesse prodotto gli effetti sperati, avrebbe avuto conseguenze giuridiche evidenti. Il documento in questione aveva lo scopo, infatti, di convincere gli inquirenti di una situazione giuridica contraria alla realtà, ossia che il denaro sequestrato ad B.________ era di proprietà del ricorrete. La presentazione della procura nel corso di un'inchiesta penale con l'intento di depistare gli inquirenti sull'origine e l'appartenenza del denaro sequestrato poteva pertanto essere considerata alla stregua di una deposizione testimoniale alla quale normalmente si presta grande credibilità. 6.3 La giurisprudenza di questo Tribunale ha già avuto modo di precisare che la distinzione tra falso ideologico e bugia scritta non può essere stabilita a priori, ma deve essere definita prendendo in considerazione le circostanze concrete del singolo caso (DTF 125 IV 17 consid. 2a/aa pag. 23 e rinvii). Nel concreto la falsa procura è stata prodotta e utilizzata allo scopo evidente di dare maggiore credibilità alle rivendicazioni dell'insorgente relative alla somma sequestrata ad B.________. Come giustamente già rilevato in sede cantonale, la credibilità del documento risulta anche dall'uso che ne viene fatto, in concreto la presentazione ad autorità nell'ambito di un procedimento penale in corso potendo essere considerata quale deposizione testimoniale a cui normalmente si presta grande attendibilità. Si fosse il ricorrente presentato al Procuratore pubblico semplicemente affermando di essere il proprietario del denaro sequestrato, la sua rivendicazione non sarebbe certamente risultata altrettanto credibile di quella invece rafforzata dall'esistenza di una procura, di per sé un atto di valenza giuridica indubbia, recante oltretutto una data apparentemente di molto antecedente a quella del momento in cui veniva esibita. In effetti, la portata giuridica della procura presentata dal ricorrente era, oltre che inequivocabile, di notevole rilevanza, volendo servire a dimostrare che il denaro trovato in possesso di B.________ aveva origine lecita, oltre che appartenenza certa. Di modo che, visto quel che precede, è dunque a giusto titolo che la corte cantonale ha ritenuto il ricorrente colpevole di falsità in documenti.