Citation: 4A_520/2008 20.07.2009 E. 5

Venendo alla questione del danno risarcibile, dinanzi al Tribunale federale i ricorrenti non pretendono più ch'esso possa risiedere solo in una diminuzione degli attivi e ammettono che possa risultare da un incremento dei passivi, come avviene in caso di fatture di terzi a carico del danneggiato. Formulano tuttavia alcune obiezioni quo alla decisione di considerare, nella fattispecie in esame, le fatture emesse dall'ingegnere e dal commercialista quale danno risarcibile. 5.1 Essi precisano che dovrebbe trattarsi di fatture esigibili e passibili d'essere incassate, in via esecutiva o mediante azione giudiziaria. La loro osservazione è pertinente. Affinché si possa parlare di una diminuzione involontaria del patrimonio è in effetti necessario poter ritenere con certezza che il creditore farà valere la propria pretesa (cfr., seppur riferito alla perdita di guadagno, DTF 132 III 379 consid. 3.3.3 pag. 384 con rinvii; cfr. anche DTF 61 III 150 consid. 3 pag. 154, citato nella sentenza 4C.137/2006 del 17 gennaio 2008 consid. 3.3.2). Va detto, però, che nell'ambito di negozi giuridici in cui sono in gioco gli interessi economici delle parti, si può di regola ammettere che le relative pretese verranno fatte valere. Qualora si possa ritenere che in caso di litigio essi verrebbero con ogni probabilità riconosciuti giudizialmente, tali crediti vanno inseriti nella contabilità quali passivi. Questo è in sostanza quanto ritenuto anche dall'autorità cantonale. Essa ha invero dichiarato in maniera un po' troppo perentoria che il mancato pagamento delle fatture da parte dell'opponente è irrilevante. Subito dopo ha tuttavia chiarito di aver esaminato se e in quale misura l'opponente potrebbe venir chiamato a onorare le fatture controverse. Ha infatti spiegato che, sulla base delle tavole processuali non vi è nessun motivo di ritenere che i due creditori - l'ingegnere e il commercialista - abbiano l'intenzione di rinunciare all'incasso delle rispettive fatture e, successivamente, sulla base delle risultanze delle perizie giudiziarie, ha stabilito in quale misura essi potrebbero ottenerne il pagamento. 5.2 A mente dei ricorrenti, la Corte cantonale avrebbe però erroneamente ritenuto esigibili e incassabili le pretese oggetto delle fatture. Dato che le prestazioni dei due professionisti risalgono al periodo precedente la rescissione del contratto, avvenuta il 16 luglio 1998, e che nessuno dei due ha provveduto in alcun modo ad interrompere la prescrizione né si è mai adoperato per l'incasso delle fatturte scoperte, si dovrebbe - secondo i ricorrenti - concludere che il termine di prescrizione decennale delle loro pretese (art. 127 CO) è giunto a scadenza al più tardi il 16 luglio 2008, allorquando la causa era pendente in appello. Omettendo di tenere conto dell'intervenuta prescrizione, che permette all'opponente di opporsi al pagamento delle fatture e, di conseguenza, di evitare una diminuzione involontaria del proprio patrimonio, la Corte cantonale ha dunque misconosciuto la nozione giuridica di danno e violato l'art. 127 CO. 5.2.1 Ora, il tema della prescrizione delle pretese dell'ingegnere e del commercialista non risulta essere mai stato evocato in sede cantonale, né i ricorrenti pretendono il contrario. Di per sé, l'art. 99 LTF non vieta la presentazione di un'argomentazione giuridica nuova; è tuttavia necessario ch'essa si fondi sugli accertamenti di fatto contenuti nella sentenza impugnata (DTF 130 III 28 consid. 4.4 pag. 34; 125 III 305 consid. 2e pag. 312). In concreto, come fa rettamente osservare l'opponente nel suo allegato di risposta, questa condizione non è realizzata: dai fatti accertati nella sentenza impugnata non è possibile dedurre che le pretese creditorie di cui l'opponente chiede il rimborso sarebbero prescritte e le circostanze addotte nel gravame sono prive di riscontro nella pronunzia cantonale, ragione per cui non possono essere tenute in considerazione ai fini del presente giudizio. Anzi, nella misura in cui evocano l'assenza di atti interruttivi della prescrizione, i ricorrenti contraddicono - senza invocare la violazione del divieto dell'arbitrio - l'accertamento dei giudici ticinesi secondo cui l'opponente ha versato al commercialista un acconto di Euro 20'000.--, ciò che ha interrotto la prescrizione (DTF 134 III 591). 5.2.2 Per il resto, non si vede per quale motivo l'autorità ticinese avrebbe dovuto esaminare d'ufficio la questione della prescrizione delle pretese dell'ingegnere e del commercialista nei confronti dell'opponente. Di certo non si può condividere l'assunto dei ricorrenti secondo cui "l'autorità cantonale aveva piena cognizione nella valutazione dell'esistenza del danno". Il Tribunale d'appello riesamina liberamente la decisione di primo grado, ma nei limiti degli argomenti addotti dalle parti - nei modi e nei tempi previsti dal diritto processuale cantonale - dinanzi al giudice di prima istanza (retta dal principio attitatorio; su questa nozione cfr. Angelo Olgiati, Le norme generali per il procedimento civile nel Canton Ticino, 2000, pag. 179); in sede di appello vige il principio generale del divieto di nova (art. 321 cpv. 1 lett. b CPC/TI). 5.2.3 In definitiva, tenuto conto delle circostanze accertate nella sentenza impugnata, la decisione dei giudici ticinesi di considerare le fatture dei due professionisti quale danno risarcibile si avvera conforme al diritto federale.