Citation: 1A.56/2000 17.04.2000 E. 2

2.- a) Il ricorrente fa valere l'intempestività della domanda di estradizione, notificatagli il 7 dicembre 1999, e conclude per la conseguente nullità della decisione impugnata. Adduce che, secondo il Trattato, l'arresto provvisorio cesserà d'essere mantenuto se entro trenta giorni al Governo dello Stato richiesto non sarà pervenuta la domanda di estradizione, ciò che non è avvenuto (art. III cpv. 4). aa) Nella decisione impugnata l'UFP precisa che il ricorrente è stato arrestato il 28 ottobre 1999 e che la domanda è pervenuta il 16 novembre 1999, ossia entro i termini degli art. 16 cpv. 3 CEEstr e 50 AIMP, dopo che era stata concessa, il 12 novembre 1999, una proroga allo Stato richiedente. Ora, secondo l'art. 16 cpv. 4 CEEstr, norma applicabile in concreto anche perché più favorevole allo Stato richiedente, l'arresto provvisorio può cessare entro diciotto giorni dall'arresto se la Parte richiesta non dispone della domanda di estradizione e dei suoi annessi: esso non può in alcun caso superare quaranta giorni. Il ricorrente è stato arrestato il 28 ottobre 1999: con nota diplomatica del 15 novembre 1999 l'Ambasciata di Slovenia a Berna ne ha chiesto formalmente l'estradizione. Il 25 novembre 1999 le Autorità estere hanno trasmesso gli originali in lingua slovena dei documenti prodotti a sostegno della domanda. Il termine dell'art. 16 cpv. 4 CEEstr è stato quindi rispettato. bb) Il ricorrente sostiene tuttavia che sarebbe solo il diritto interno dello Stato richiedente a determinare le autorità competenti a formulare la domanda: in concreto quindi, secondo l'art. 534 CP sloveno, il Ministero di giustizia sloveno, a richiesta del Giudice che istruisce il procedimento penale. Ne deduce che determinante sarebbe soltanto la lettera dell'8 novembre 1999 del Ministro di giustizia Tomaz Marusic: la traduzione in lingua francese di questo scritto, avvenuta il 14 dicembre 1999, è però pervenuta all'UFP solo il 15 dicembre 1999, quindi dopo la scadenza del termine di trenta giorni fissato dal Trattato (e dei quaranta fissati dalla CEEstr): la dichiarazione di conformità della traduzione in lingua francese all'originale in lingua slovena è stata trasmessa dall'Ambasciata solo il 6 gennaio 2000. In concreto è applicabile la CEEstr, il cui art. 12 prescrive che la domanda dev'essere espressa per scritto e per via diplomatica, ciò che è avvenuto con la nota diplomatica dell'Ambasciata di Slovenia a Berna del 15 novembre 1999, che si fondava sulla decisione di apertura dell' istruzione formale del 17 maggio 1994 e sull'ordine di arresto del 18 maggio 1994 emanati dal Tribunale di prima istanza di Koper: anche la domanda del Ministero di giustizia sloveno dell'8 novembre 1999 si fonda su questo ordine di arresto. Secondo costante prassi, la Svizzera può negare la competenza dell'Autorità richiedente soltanto ove essa faccia chiaramente difetto, al punto da rendere abusiva la domanda di estradizione o, in genere, di assistenza (DTF 116 Ib 89 consid. 2c, 114 Ib 254 consid. 5; cfr. anche DTF 122 II 134 consid. 7b). In concreto non sono dati simili estremi, ove appena si consideri che l'INTERPOL Lubiana, informata dell'arresto del ricorrente, in data 29 ottobre 1999 precisava all'UFP che il Ministero di giustizia ne avrebbe richiesto l'estradizione in via diplomatica. Del resto, nella domanda del 15 novembre 1999 l'Ambasciata precisa di trasmettere la richiesta da parte del Ministero di giustizia. Non v'è pertanto motivo per dubitare che la domanda non sia stata inoltrata, almeno implicitamente, dal citato Ministero, che l'aveva espressamente richiesta con lettera dell'8 novembre 1999, la cui traduzione in francese è pervenuta in data 14 dicembre 1999. D'altra parte, e ciò è decisivo, la domanda è stata consegnata dall'Ambasciata di Slovenia: ora, le relazioni interne tra i servizi dello Stato estero non sono di competenza del Tribunale federale. Determinante è quindi che la via diplomatica prevista dall' art. 12 cpv. 1 CEEstr è stata rispettata. Inoltre, il Titolo V art. 5 del Secondo Protocollo addizionale alla CEEstr, che sostituisce l'art. 12 cpv. 1 CEEstr, e che prevede la competenza del Ministero di giustizia della Parte richiedente nell'esprimere e nel trasmettere la domanda, non esclude la via diplomatica (sentenze inedite dell'8 febbraio 1994 in re F., consid. 2, e del 2 dicembre 1992 in re P., consid. 2a; cfr. l'art. 29 cpv. 1 AIMP). b) Secondo il ricorrente, anche la domanda di estradizione dell'8 novembre 1999, l'unica a suo dire che potrebbe costituire una richiesta formale poiché presentata dall'Autorità competente, dovrebbe essere dichiarata inammissibile, difettando di una traduzione in lingua francese che ne certifichi la conformità ai documenti originali sloveni.