Citation: 5C.261/2003 25.02.2004 E. 3

3.1 Al consid. 6 della sentenza impugnata, il Tribunale di appello ricorda che in applicazione degli artt. 8 CC e 39 LCA la prova del sinistro incombe all'assicurato. Laddove tale prova fosse impossibile, giurisprudenza e dottrina considerano sufficiente una prova indiziaria. L'assicurato deve nondimeno provare l'evento con un grado di probabilità elevato; la semplice verosimiglianza dell'ipotesi di furto non basta. Dal canto suo, l'assicuratore ha il diritto di allegare e provare circostanze di fatto atte a porre seriamente in dubbio la correttezza della versione proposta dall'assicurato; l'onere probatorio di quest'ultimo è rafforzato e deve avvicinarsi tanto più alla prova certa, quanto più le circostanze del furto appaiono contraddittorie, rispettivamente quando l'assicuratore ha apportato elementi contrari. Furto e conseguente danno non sono sufficientemente provati, quando l'ipotesi di una simulazione appaia altrettanto plausibile di quella di un furto reale. 3.2 Quelli testé indicati, che la giurisdizione inferiore poggia sui cennati artt. 8 CC e 39 LCA, sono a detta del Tribunale di appello dunque i criteri scaturenti dal diritto federale. Ora, in una recentissima sentenza, il Tribunale federale ha riassunto e precisato - con particolare riferimento alla prova del realizzarsi dell'evento assicurato nell'ambito di un'assicurazione contro i furti - la propria giurisprudenza in materia di prove (sentenza 5C.184/2003 del 29 gennaio 2004, destinata alla pubblicazione in DTF 130 III xxx). Ha ricordato che colui che fa valere pretese nei confronti della compagnia di assicurazione è gravato dall'onere della prova per quanto concerne le circostanze che giustificano il suo credito, mentre l'assicuratore deve provare i fatti che gli permettono di ridurre o rifiutare la prestazione contrattuale (consid. 3.1). Atteso che, con riferimento al verificarsi dell'evento assicurato - segnatamente nell'ambito dell'assicurazione contro i furti - una prova rigorosa non può di regola essere apportata, rispettivamente non può essere ragionevolmente esatta, la giurisprudenza ritiene giustificata una facilitazione della prova (consid. 3.2). Il grado della prova richiesta all'avente diritto è pertanto ridotto alla verosimiglianza preponderante. Quest'ultima, che non dev'essere confusa con la semplice verosimiglianza, non esclude la possibilità che un fatto si sia realizzato in modo diverso o solo parziale o non si sia del tutto prodotto; tuttavia la possibilità di un diverso svolgimento dei fatti non deve entrare ragionevolmente in linea di conto (consid. 3.3). Il Tribunale federale ha però esplicitamente rifiutato l'applicazione di un cosiddetto grado della prova variabile, giusta il quale le esigenze da porre alla prova di un fatto diverrebbero tanto più elevate quanto più inverosimile appaia la versione dell'assicurato (consid. 3.3 cpv. 3 e 3.4 cpv. 3). Ha infine rilevato che l'art. 8 CC include anche il diritto alla controprova dell'assicuratore: a quest'ultimo dev'essere permesso di apportare prove su circostanze atte a suscitare notevoli dubbi sulla versione fornita dall'avente diritto, in modo da impedire che tale versione venga considerata come preponderantemente verosimile (consid. 3.4). 3.3 In sede di ricorso per riforma il Tribunale federale è abilitato a rivedere, se la Corte cantonale abbia compreso ed applicato correttamente i criteri scaturenti dal diritto federale. La prima domanda è a sapere se la Corte cantonale abbia valutato le prove offerte dalle parti rispettando i principi del diritto federale sviluppati a proposito del grado di prova esigibile. In determinati casi, segnatamente quando l'assicuratore si appelli all'art. 40 LCA, va inoltre esaminato se i giudici cantonali abbiano distribuito correttamente l'onere della prova (sentenza 5C.184/2003 del 29 gennaio 2004 consid. 3.1, destinata alla pubblicazione in DTF 130 III xxx).