Citation: K 47/04 28.07.2006 E. 4

4.1 In concreto, l'assicurata ha dovuto essere trasferita d'urgenza dal fiume lungo il quale aveva subito un infortunio sull'isola di Madagascar, procurandosi un'importante ferita alla gamba sinistra, ad un ospedale di Antananarivo: considerata la gravità della lesione e gli indiscutibili rischi di complicazioni, questo trasferimento configurava a non averne dubbio un salvataggio ai sensi dell'art. 27 OPre (cfr. al riguardo SVR 2002 KV no. 25 pag. 89; Eugster, Krankenversicherung, in Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], Soziale Sicherheit, pag. 77, cifra marg. 150; Duc, De la prise en charge des frais de sauvetage en cas d'accident, dans l'assurance-accidents et dans l'assurance-maladie, in: Cahiers genevois et romands de sécurité sociale [CGSS], Hors série n° 3, 2001, pag. 59). Gli avvisi della Cassa malati e del Tribunale cantonale delle assicurazioni sono peraltro concordi al riguardo. 4.2 I pareri dell'amministrazione e dei primi giudici divergono invece, come si è visto, sulla questione di sapere se possano essere riconosciute prestazioni dal profilo dell'art. 26 OPre disciplinante le spese di trasporto. 4.3 Il Tribunale federale delle assicurazioni non può che condividere l'opinione della Cassa malati ricorrente. La motivazione dei giudici di prime cure poggia su un avviso di Maurer (Transport- und Rettungskosten in der Krankenversicherung und anderen Zweigen der Sozialversicherung, in: Mélanges en l'honneur de Jean-Louis Duc, Losanna 2001, pag. 183). L'autore sostiene che, nella misura in cui, conformemente al tenore dei disposti di cui agli art. 26 e 27 OPre e dell'art. 56 OAMal, l'assicurazione obbligatoria è tenuta a fornire prestazioni solo per trasporti di pazienti effettuati in Svizzera, questa normativa è lacunosa. Egli prosegue affermando che se all'assicurazione già spetta prendere a carico le cure resesi necessarie all'estero, ci si deve necessariamente porre il tema di sapere se essa non sia chiamata ad assumere pure i relativi costi di trasporto, segnatamente quelli legati al rimpatrio. La lacuna ravvisata, conclude Maurer, andrebbe colmata nel senso che i disposti menzionati devono valere per analogia anche per i trasporti all'estero. A simile tesi non può essere prestata adesione. 4.4 Anzitutto, essa tesi parte dal presupposto che il salvataggio è una forma qualificata di trasporto, per cui laddove vi è salvataggio necessariamente ci deve essere anche il trasporto. Questa considerazione, o perlomeno le deduzioni che da questa considerazione vengono fatte, sono opinabili. Dalla disciplina applicabile appare piuttosto che i trasporti di pazienti e i salvataggi sono concetti qualitativamente distinti. Come rileva con pertinenza la Cassa malati ricorrente, la LAMal all'art. 25 cpv. 2 lett. g distingue chiaramente i due tipi di prestazioni, nel senso che menziona le spese di trasporto necessarie dal profilo medico, da un lato, e le spese di salvataggio, dall'altro lato. L'OPre, emanato sulla base dell'art. 33 lett. g OAMal, ha rispettato questa distinzione contenuta nella legge predisponendo due distinte norme che non subordinano il riconoscimento delle prestazioni alle medesime condizioni: in altre parole, l'OAMal non ha semplicemente prescritto un'unica norma disciplinante la presa a carico del trasferimento di pazienti con partecipazioni dissimili a carico dell'assicurazione a seconda che ci si trovi nell'ipotesi del semplice trasporto oppure in quella del trasporto configurante un salvataggio. Al riguardo, Eugster (op. cit. pag. 76, cifra marg. 148) con riferimento all'art. 26 OPre rileva che ha diritto al contributo per spese di trasporto l'assicurato che, al fine di sottoporsi a misure diagnostiche o terapeutiche, deve essere condotto presso un fornitore di prestazioni, senza peraltro trovarsi in uno stato di bisogno necessitante un salvataggio ai sensi dell'art. 27 OPre. Egli nota (op. cit. pag. 77, cifra marg. 151) come prestazioni giusta quest'ultima norma entrino in considerazione in tutt'altre ipotesi, ossia quando si tratti di liberare un paziente da una situazione di pericolo per la sua salute o la sua vita oppure di trasferirlo d'urgenza dove gli si possano prestare le necessarie cure sanitarie (sulle nozioni di trasporto e di salvataggio cfr. anche DTF 130 V 424 e RAMI 2001 no. KV 193 pag. 520). Queste considerazioni legate alla sistematica del disciplinamento non necessitano comunque di più ampi esami per i motivi che seguono. 4.5 La tesi dei giudici cantonali, fondata sul parere di Maurer, implicherebbe quindi pure che si colmi l'asserita lacuna dell'art. 56 OAMal, il quale disposto prevede che solo chi è autorizzato in virtù del diritto cantonale e stipula con un assicuratore malattie un contratto d'esecuzione di trasporti o di salvataggi può esercitare a carico di questo assicuratore, mentre è silente per quanto concerne i trasportatori esteri che svolgono la loro attività all'estero. Orbene, simile estensione della portata della norma non può essere decisa da questa Corte. Vero è che il Tribunale federale delle assicurazioni ha già avuto modo di relativizzare la portata di essa norma statuendo che il diritto a prestazioni non è subordinato all'esistenza di una convenzione tra l'assicuratore sociale e il fornitore di prestazioni (DTF 124 V 338). Ma questa giurisprudenza, relativa alle spese per trasporti di pazienti in territorio svizzero, non può offrire lo spunto per l'adozione di una concezione giuridica quale quella ventilata dai primi giudici per evenienze verificantisi oltre i confini dello Stato svizzero. Non dev'essere disatteso che il diritto dell'assicurazione contro le malattie è pur sempre retto dal principio della territorialità (cfr. FF 1992 I 133); non spetta alla giurisprudenza del Tribunale federale delle assicurazioni disattendere questo ossequiato principio nel modo incisivo prospettato dai giudici di prime cure.