Citation: 6B_838/2018 E. 3.3.1

3.3.1. Fondandosi su una serie di indizi esteriori, il TPF è giunto alla conclusione che, a partire dagli ultimi giorni di luglio 2012, il ricorrente era consapevole dell'origine criminosa dei fondi del conto ddd, rispettivamente afferenti alle polizze assicurative. Ha quindi ritenuto che egli ha agito con dolo eventuale con riferimento a tutte le condotte imputategli posteriori a tale periodo, di cui ai capi d'accusa 1.2.1.2.6-1.2.1.2.27. L'autorità precedente ha innanzitutto ricordato come l'insorgente abbia cominciato a occuparsi del conto ddd allorquando G.________, accompagnata da D3.________ e D1.________, nonché da B.________, si è rivolta a lui per ritrovare la relazione bancaria di cui nei decenni aveva perso le tracce. Benché non inusuale, per i giudici precedenti la circostanza era comunque anomala, essendo la titolare stessa alla ricerca del proprio conto e non un erede o familiare. Il conto è stato poi rintracciato, reperendo le modalità di finanziamento delle polizze assicurative di D1.________ e D2.________. Il TPF vi ha intravisto un chiaro nesso tra il conto ddd e le polizze e dunque tra G.________ e D1.________ e D2.________, nesso che avrebbe dovuto far riflettere il ricorrente, fiduciario finanziario e commercialista, circa gli intrecci di interessi e la reale titolarità economica dei valori patrimoniali. A questi elementi rivelatori ma non ancora decisivi, secondo l'autorità precedente, se ne aggiungono altri a suonare da campanelli d'allarme, ovvero la procura conferita da D1.________ alla Q.________ SA e la volontà di G.________, come pure di D1.________ e D2.________, di liquidare il conto ddd e le polizze assicurative e di convogliare altrove gli attivi, tutti confluiti in K.________ Ltd. a Dubai. Vi è stata un'accelerazione su più fronti. Il TPF ha poi rilevato che, nel contesto della procedura di compliance relativa ai bonifici su tale società, l'insorgente ha indicato alla compagnia assicurativa una causale che sapeva non essere quella effettiva, violando i doveri di diligenza della legislazione antiriciclaggio: l'intermediario finanziario deve infatti accertare il vero retroscena economico ed esporlo in modo veritiero ai servizi di un istituto di credito o assicurativo preposti alla vigilanza antiriciclaggio. Poiché anche la compagnia assicurativa rimaneva garante dell'accertamento del retroscena economico dell'operazione, questa violazione dei doveri di diligenza non poteva essere considerata a tal punto grave da poterne inferire una sua consapevolezza dell'origine criminosa dei valori patrimoniali. Per l'autorità precedente costituisce nondimeno un elemento supplementare. La soglia critica però, ovvero la somma di elementi esteriori che palesano il dolo eventuale del ricorrente, è raggiunta negli ultimi giorni di luglio 2012 con il bonifico sulla rubrica B.________ del conto intestato a L.________ SA presso M.________ SA a partire dal conto di K.________ Ltd. di Dubai. Questa operazione non risulta difatti in consonanza con le dichiarate finalità di trasferire i fondi alle Bahamas, dopo averli fatti transitare a Dubai: oltre mezzo milione di franchi da Dubai torna, dopo una ventina di giorni, nuovamente in Svizzera. Inoltre, cambia anche la titolarità economica, invece di G.________, B.________. Il ricorrente non ha nemmeno chiarito il retroscena economico di tale operazione, disattendendo gravemente i propri doveri di diligenza antiriciclaggio anche alla luce degli indizi di riciclaggio di denaro enumerati nell'allegato dell'ORD-FINMA in vigore all'epoca. Sulla scorta di tutti questi elementi e delle regole d'esperienza, il TPF ha concluso che, a partire da fine luglio 2012, l'insorgente era consapevole dell'origine criminosa dei fondi già sul conto ddd, rispettivamente sulle polizze assicurative.