Citation: 4C.315/2005 02.05.2006 E. 4

In linea di principio è dunque la banca che sopporta il rischio di una prestazione eseguita mediante l'addebitamento del conto a favore di una persona non autorizzata; lei sola subisce un danno in quanto è tenuta a pagare al cliente - una seconda volta, quindi - l'importo in questione. Sempre più spesso, tuttavia, le condizioni generali applicate dalle banche, alle quali il cliente aderisce in occasione dell'apertura del conto, prevedono una clausola di trasferimento dei rischi in virtù della quale il danno derivante da un'errata prestazione è ribaltato sul cliente, salvo il caso in cui alla banca sia imputabile una colpa grave (DTF 132 III 449 consid. 2 con rinvii giurisprudenziali e riferimenti dottrinali; 122 III 26 consid. 4a pag. 32; 112 II 450 consid. 3 pag. 453; cfr. anche Peter Gauch, Die Vertragshaftung der Banken und ihre AVB in: recht 2006 pag. 77 segg. e in particolare n. II.2 a pag. 79). In concreto ciò è avvenuto mediante la sottoscrizione dell'art. 2 CG, intitolato "Verifica delle firme e della legittimazione", giusta il quale "I danni derivati dal mancato riconoscimento dovuto a vizio di legittimazione o falso sono a carico del cliente, a meno che alla banca si possa imputare una colpa grave." 4.1 La Corte cantonale ha tuttavia stabilito l'inapplicabilità di questa clausola alla fattispecie in rassegna, trattandosi di un ordine impartito via fax e non in forma scritta con apposizione della firma originale. Sia come sia - ha proseguito la massima istanza ticinese - anche se fosse applicabile, questa clausola non gioverebbe in alcun modo alla convenuta, potendole essere ascritta una colpa grave che le pregiudica la possibilità di beneficiare della protezione concessa dall'art. 2 CG, o perlomeno un'"estrema leggerezza" tale da escludere, applicando per analogia l'art. 100 cpv. 2 CO, che nelle particolari circostanze essa possa prevalersene. 4.2 Dinanzi al Tribunale federale la convenuta contesta recisamente la decisione in punto all'inapplicabilità della predetta clausola agli ordini impartiti via fax. La questione non necessita di essere approfondita, poiché, come esposto qui di seguito, la seconda motivazione addotta dal Tribunale d'appello per accogliere la pretesa attorea resiste alla critica (cfr. DTF 132 I 13 consid. 3 e 6).