Citation: 5A_558/2020 E. 3.2

3.2. In concreto il ricorrente si limita a osservare che la sua legittimazione a ricorrere sarebbe pacifica. Se l'adempimento della condizione dell'art. 76 cpv. 1 lett. a LTF è in effetti evidente, quello del presupposto dell'art. 76 cpv. 1 lett. b LTF - e meglio di un interesse personale degno di protezione, giuridico o di fatto, all'annullamento o alla modifica della decisione impugnata - non appare invece manifesto. Nel gravame all'esame, il ricorrente sostiene che l'autorità precedente non avrebbe tenuto conto dello stato di salute dell'interessato (e segnatamente delle sue difficoltà di comunicazione) e non avrebbe accertato le sue reali volontà con riferimento alla misura di protezione. In tal modo il ricorrente non fa però valere il proprio interesse, bensì quello del figlio. Un interesse personale non è nemmeno ravvisabile nella misura in cui il ricorrente, nel rimedio all'esame, ribadisce di essere la persona più adeguata per adempiere il compito di curatore. L'art. 401 cpv. 2 CC prevede che, nella designazione del curatore, l'autorità di protezione degli adulti tiene conto, per quanto possibile, dei desideri dei congiunti o di altre persone vicine all'interessato. Da tale norma, tuttavia, questi ultimi non possono trarre un proprio interesse degno di protezione (v. sentenze 5A_729/2015 del 17 giugno 2016 consid. 2.2.3; 5A_868/2015 del 18 marzo 2016 consid. 1.2). Ne segue che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile per carenza di legittimazione ricorsuale.