Citation: U 462/05 25.04.2007 E. 6

6.1 Secondo il referto del dott. T.________, specialista in medicina interna e angiologia, allestito il 4 giugno 2003 alfine di valutare l'indicazione per un'anticoagulazione, il ricorrente presentava una sindrome post-trombotica ancora a carattere occlusivo, la ricanalizzazione essendo solo parziale. In occasione della visita medico-circondariale del 10 luglio 2003, il dott. C.________, specialista in chirurgia ortopedica, ha ritenuto che l'attività di muratore non costituisse la soluzione ideale per la gamba destra, considerando comunque che una ripresa lavorativa fosse ammissibile a scopo terapeutico, vista la disponibilità della ditta datrice di lavoro. In sede di un'ulteriore visita medico-circondariale, il dott. F.________, anch'egli specialista in chirurgia ortopedica, dopo aver constatato che persisteva un importante rigonfiamento della caviglia sinistra, in data 23 febbraio 2004 ha chiesto una nuova valutazione della situazione relativa alla gamba destra da un punto di vista angiologico. Interpellato in proposito, il dott. T.________ ha, sulla base di un esame duplex venoso, rilevato l'esistenza di una sindrome post-trombotica mista da riflusso e occlusiva dell'arto inferiore destro e meglio un'insufficienza venosa cronica di grado II secondo Widmer. Egli ha inoltre precisato che il paziente avrebbe necessitato di trattamenti ulteriori in futuro, concludendo che la situazione poteva essere considerata stabilizzata, nel senso che non vi era alcun processo di guarigione in corso (referto del 24 marzo 2004). Tenuto conto delle dichiarazioni del dott. T.________, in occasione della visita medica di chiusura del 13 maggio 2004 il medico di circondario dott. M.________, specialista in chirurgia ortopedica, ha rilevato come l'assicurato risultasse disturbato soprattutto dal gonfiore al piede, che subentrava quando doveva stare in piedi. A mente di detto medico, in attività che consentissero di alternare la posizione, l'interessato avrebbe potuto lavorare sia seduto (spesso) sia in piedi (talvolta) sia inginocchiato (spesso). Quest'ultimo veniva inoltre dichiarato abile a percorrere tragitti di oltre 50 metri (molto spesso). Nessuna limitazione veniva quindi espressa in merito alla possibilità di spostarsi su terreni accidentati o su scale, anche a pioli. Alla luce delle suesposte considerazioni mediche, l'INSAI ha ritenuto che per l'assicurato fossero proponibili le attività di preparatore di veicoli d'occasione, di aiuto meccanico industriale, di addetto alle consegne, di serviceman di garage d'auto o di operaio di fabbrica-cucitura. L'esigibilità delle citate occupazioni è stata poi confermata dal medico di circondario dott. D.________, anch'egli specializzato in chirurgia ortopedica, il quale ha precisato che le attività in questione potevano essere svolte sull'arco dell'intera giornata e con pieno rendimento, senza necessità di pause. Anzi, in alcuni casi le attività descritte richiedevano un impegno fisico minore rispetto a quanto esposto dal dott. M.________. 6.2 In sede di ricorso cantonale, l'assicuratore infortuni ha trasmesso alla Corte di prima istanza un ulteriore apprezzamento 30 agosto 2005 del dott. D.________, secondo cui i chirurghi ortopedici sarebbero perfettamente abituati a trattare le trombosi venose profonde e conoscerebbero anche le conseguenze di tali complicazioni essendo la trombosi venosa profonda agli arti inferiori una delle complicazioni più frequenti in ortopedia e traumatologia. In sostanza bisognerebbe evitare quel tipo di posizione in cui vi è accumulo di sangue nell'arto inferiore colpito precedentemente da trombosi. Ai pazienti affetti da trombosi venosa profonda si consiglierebbe di effettuare molto movimento, alfine di attivare la pompa muscolare e quindi favorire il riflusso sanguineo dagli arti inferiori per contrastare una certa insufficienza del sistema venoso. Secondo il dott. D.________, il dott. M.________ avrebbe ben tenuto conto di questa situazione. Egli avrebbe infatti asserito che la posizione statica in piedi o in piedi inclinata in avanti poteva essere assunta solo talvolta nell'arco di una giornata lavorativa, privilegiando invece quelle attività in cui vi era movimento. Da parte sua, il Tribunale cantonale ha chiesto al dott. T.________ quali fossero in genere le conseguenze di una sindrome post-trombotica sull'attività lavorativa. Il medico ha risposto che sia la sindrome post-trombotica compensata che quella mal compensata o scompensata potevano limitare le capacità lavorative, ma non in maniera tale da impedire un lavoro poco gravoso dal punto di vista fisico. Importante era infatti poter muovere l'arto colpito da trombosi regolarmente, in particolar modo lasciando la possibilità alla persona interessata di cambiare posizione tramite una deambulazione adeguata. Il dott. T.________ ha inoltre aggiunto che la sindrome mal compensata provocava senz'altro dolori e fastidi al paziente. Questo ne limitava eventualmente l'attività professionale, seppure in misura parziale, richiedendo l'accortezza di avere una pausa sul mezzogiorno sufficiente affinché il paziente potesse deambulare.