Citation: 6B_674/2023 E. 4

A mente della ricorrente, la CARP avrebbe omesso di considerare "il contesto storico, gli antecedenti e persino i fatti successivi utili per il profilo della personalità" dell'accusatrice privata, desumibili dagli atti dei procedimenti penale e civile, violando così gli art. 6 e 10 CPP. Se esaminati, tali elementi avrebbero imposto il proscioglimento dell'insorgente. Quest'ultima ravvede un grave arbitrio nella mancata ricerca del detonatore della "rissa verbale". Secondo la ricorrente, all'epoca dei fatti l'accusatrice privata si sarebbe trovata in una situazione psichica equiparabile alla "sindrome di Medea" in seguito al tradimento subito. Avrebbe quindi posto in essere svariati tentativi per sabotare la nuova relazione del suo ex compagno con l'insorgente, adottando un comportamento vendicativo e persecutorio, arbitrariamente negletto dalla CARP al momento di valutarne la credibilità. La Corte cantonale avrebbe peraltro superato alcune discordanze nel racconto dell'accusatrice privata con le difficoltà di ricordare esattamente la dinamica dell'episodio e con il suo forte coinvolgimento emotivo, constatazioni queste da cui avrebbe invece dovuto inferire "una visione distorta della realtà" da parte dell'interessata. La ricorrente lamenta arbitrio anche in relazione alla mancata presa in considerazione delle "deposizioni assolutorie" degli agenti di polizia intervenuti sul posto, che non avrebbero rilevato alcun comportamento penalmente rilevante dell'insorgente, bensì uno stato di agitazione dell'accusatrice privata. Per quanto concerne infine la valutazione delle proprie dichiarazioni, la ricorrente rimprovera la CARP per non averle considerate credibili perché asseritamente contraddittorie. Tale conclusione sarebbe però insostenibile in quanto contraria agli atti di causa, non essendo incorsa in contraddizioni di sorta "nel presente procedimento penale".