Citation: 1C_71/2020 E. 3.6

3.6. L'assunto della ricorrente, secondo cui qualora volesse beneficiare in futuro di un impianto analogo ella potrebbe installare soltanto un numero ridotto di sonde geotermiche a causa del rispetto delle distanze da quelle posate dai vicini non regge, visto l'accertamento contrario ritenuto dalla Corte cantonale, del quale la ricorrente non dimostra l'arbitrarietà. Come da essa rettamente accertato, pure il rapporto tecnico-geologico del 17 gennaio 2018 fatto allestire dalla ricorrente rileva che la posa delle sonde litigiose riduce l'area a disposizione della ricorrente per un futuro impianto geotermico sul fondo n. 113, ma non ne impedisce la realizzazione. La Corte cantonale ha stabilito infatti che nella fattispecie questa distanza minima tra le sonde potrà essere senz'altro rispettata, anche qualora la ricorrente intendesse installare un analogo impianto sui propri fondi, segnatamente su quello n. 113, toccato in misura minima dai raggi di influenza/interferenza delle due sonde litigiose. Ha aggiunto, richiamando la dottrina, che resta comunque impregiudicata la facoltà della ricorrente di far valere eventuali sue prerogative dinanzi al foro civile, qualora ritenesse che il contestato impianto sia suscettibile di sottrarle calore dal sottosuolo, in misura tale da impedirle di sfruttare a sua volta tale fonte di energia. La ricorrente non contesta quest'ultima argomentazione, peraltro corretta (LEONIE DÖRIG, Das Recht zur Nutzung der Erdwärme, 2020, n. 75 seg., 95-104, 111-112, 316, 343 segg. e 372 segg.; cfr. anche ETIENNE POLTIER, Droit suisse de l'énergie, 2020, n. 124 segg. pag. 51 segg., n. 136 pag. 55), né si confronta con la prassi e la dottrina richiamata dalla Corte cantonale. Anche al riguardo la garanzia della proprietà (art. 26 Cost.) non è violata.