Citation: 2P.114/2003 23.12.2003 E. 4

4.1 In concreto, alla ricorrente è stata riconosciuta l'indennità di uscita per mancata rielezione disciplinata dall'art. 10a della legge ticinese sugli onorari dei magistrati, del 14 maggio 1973 (LOM). Se il magistrato non ha ancora compiuto 45 anni o se la durata in carica è inferiore a 15 anni, la liquidazione corrisponde a tante volte l'ultimo onorario mensile, compresa l'indennità per economia domestica, quanti sono gli anni interi di funzione prestata (art. 10a cpv. 2 e 3 LOM). Questo indennizzo è stato previsto per tener conto dei concreti rischi che derivano ai magistrati dal sistema di rielezione periodica alla carica e, di riflesso, dall'eventualità di una mancata riconferma (Messaggio del Consiglio di Stato ticinese no. 4279 del 12 agosto 1994 concernente [...] la modifica della [...] legge sugli onorari dei magistrati [...], in: Raccolta dei verbali del Gran Consiglio [RVGC], sess. aut. 1994, vol. IV, pag. 3211 seg., pag. 3272). Esso si configura dunque quale contributo del datore di lavoro agli inconvenienti economici insiti nell'esigenza di ricollocamento professionale e trova particolare giustificazione nel fatto che il mancato rinnovo del mandato giudiziario può sopravvenire in maniera imprevedibile e senza responsabilità alcuna del magistrato. 4.2 Gli insorgenti contestano che il suddetto indennizzo rappresenti un'indennità per la cessazione o il mancato esercizio di un'attività, ai sensi dell'art. 47 cpv. 1 LIFD. A loro giudizio, con tale nozione il legislatore avrebbe inteso rinviare all'art. 23 lett. c LIFD, di identico tenore. Il capitale ricevuto dalla ricorrente non rientrerebbe tuttavia nell'ambito applicativo di tale disposto, costituendo invece un provento da attività dipendente, ai sensi dell'art. 17 LIFD. Ma quand'anche non si trattasse di un reddito del lavoro, sarebbe semmai un provento sostitutivo di provento da attività lucrativa, giusta l'art. 23 lett. a LIFD. Gli indennizzi per la cessazione di un'attività, di cui all'art. 23 lett. c LIFD, non contemplerebbero in effetti tutte le liquidazioni in capitale versate dal datore di lavoro al termine del rapporto d'impiego, bensì unicamente le indennità ricevute quale controprestazione, in casu inesistente, per l'interruzione di un'attività di natura indipendente. Di conseguenza, dal momento che l'enumerazione dei casi d'applicazione dell'art. 47 LIFD sarebbe esaustiva, la prestazione pecuniaria in discussione non potrebbe venir assoggettata all'imposta annua intera. 4.3 Nella specie, i proventi conseguiti dagli insorgenti nel corso del 1997 ricadono, di principio, in una lacuna impositiva, per effetto della tassazione intermedia intervenuta a decorrere dal 1° gennaio 1998. Tra gli elementi di reddito relativi al 1997 va annoverata pure la controversa indennità percepita dalla ricorrente, connessa con l'esercizio dell'attività di magistrato svolta fino al termine di quell'anno, pur essendo stata concretamente erogata all'inizio dell'anno successivo. Tale prestazione non trae origine dalla sussistenza e dal mantenimento del rapporto d'impiego, bensì precisamente dalla sua cessazione. Essa costituisce inoltre senza dubbio un provento straordinario, perché non ha carattere periodico o regolare. In queste circostanze, la liquidazione percepita configura pertanto gli estremi di un'indennità per la cessazione di un'attività, ai sensi dell'art. 47 LIFD, come il Tribunale federale ha peraltro già avuto modo di riconoscere in relazione ad un indennizzo analogo, pur se versato su base volontaria nell'ambito di un rapporto di lavoro di diritto privato (sentenza 2A.8/2001 dell'11 luglio 2001, consid. 4b; Felix Richner/Walter Frei/Stefan Kaufmann, Handkommentar zum DBG, Zurigo 2003, n. 14 ad art. 47). Questa conclusione si giustifica del resto pienamente per rapporto alle finalità della normativa legale, poiché favorisce un'imposizione conforme alle capacità economiche degli ex-coniugi contribuenti, che risulterebbero invece indebitamente privilegiati se proventi come quello in esame cadessero in una lacuna di calcolo. Proprio in quest'ottica, l'art. 47 LIFD ha peraltro ampliato i motivi di tassazione speciale, rispetto al regime previgente (cfr. art. 43 del Decreto del Consiglio federale concernente la riscossione di un'imposta federale diretta, del 9 dicembre 1940, RU 1950 1478; Circolare dell'amministrazione federale delle contribuzioni del 26 aprile 1993, in: ASA 62 pag. 325 seg., in part. pag. 336). D'altra parte, la controversa indennità d'uscita costituisce comunque un caso d'applicazione espressamente previsto dall'art. 47 LIFD e non esula quindi dagli esaustivi motivi di tassazione indicati da tale disposto (sentenza 2A.443/2001 del 16 maggio 2002, consid. 4.3). 4.4 Considerato quanto sin qui esposto, non è determinante qualificare l'indennizzo erogato in funzione degli art. 17 cpv. 1 nonché 23 lett. a e lett. c LIFD, su cui si soffermano gli insorgenti. Ad ogni modo, è vero che il tenore dell'art. 47 LIFD richiama alla lettera, sull'aspetto in discussione, quello dell'art. 23 lett. c LIFD. Contrariamente alle deduzioni ricorsuali, quest'ultimo disposto non si riferisce comunque unicamente agli indennizzi percepiti in relazione alla cessazione di un'attività lucrativa indipendente, ma si estende anche alle indennità d'uscita ottenute alla conclusione di un rapporto d'impiego quale salariato (Circolare n° 1 dell'Amministrazione federale delle contribuzioni del 3 ottobre 2002, in: ASA 71 p. 541 seg., in part. pag. 545 e pag. 546, esempio 1; Frédéric Vuilleumier/Etienne Von Streng, Traitement fiscal des indemnités de départ et autres versements de capitaux de l'employeur, in: RDAF 59/2003 pag. 129 seg., in part. pag. 151-152). Eccessivamente restrittiva appare pure l'interpretazione che i ricorrenti pretendono di dedurre dal testo legale in italiano e in tedesco. Essi sostengono infatti che l'espressione "per la cessazione di attività" (in tedesco: "für die Aufgabe einer Tätigkeit") conferirebbe all'indennizzo il carattere di ricompensa in cambio precisamente dell'astensione da un'attività, come è il caso, ad esempio, per l'impegno a rispettare un divieto di concorrenza (DTF 71 I 444; Peter Locher, op. cit., n. 36 ad art. 23). La preposizione "per" non implica tuttavia forzatamente un rapporto di reciprocità di prestazioni, ma può riferirsi ad una relazione temporale o di causalità, in senso più generale. L'interpretazione restrittiva non trova peraltro riscontro nella più ampia formulazione francese ("lors de la cessation d'une activité") che non si presta ad equivoci ed appare, in definitiva, meglio aderente al senso ed agli scopi della regolamentazione legale.