Citation: 5C.47/2002 17.04.2002 E. 1

a) Contro la sentenza cantonale, l'attrice ha introdotto un ricorso per riforma e un ricorso di diritto pubblico con argomentazioni praticamente identiche. Ora, due gravami formalmente distinti, ma di contenuto pressoché uguale, sono sottoposti alle medesime condizioni - per quanto attiene alla loro ammissibilità - di un unico atto di ricorso che comprende due rimedi giuridici. A questo riguardo il Tribunale federale ha già avuto modo di spiegare come chi fornisce una motivazione sostanzialmente identica a due rimedi si espone alla censura di abuso nella presentazione degli stessi (DTF 116 II 92), con il rischio che nessuno di essi venga esaminato. Preso atto delle critiche suscitate da questa giurisprudenza, il Tribunale federale ha successivamente precisato che l'inammissibilità dei ricorsi non va ascritta tanto al loro contenuto - identico - quanto all'impossibilità di determinare con chiarezza le argomentazioni presentate nei diversi allegati. Se, dunque, nonostante la commistione delle censure sollevate, la motivazione appare sufficientemente chiara e adempie i requisiti legali, i ricorsi possono essere vagliati (DTF 116 II 746 consid. 2a). In concreto, come detto, la ricorrente fonda le due impugnative sui medesimi argomenti, limitandosi a invocare la violazione di diversi principi e norme di diritto. Stando a quanto sopra, questa circostanza non basta, da sola, per dichiararle entrambe inammissibili. Ciò non toglie, comunque, che - come esposto di seguito - il ricorso per riforma deve essere dichiarato inammissibile ai sensi dell' art. 43 cpv. 1 OG. b) Secondo gli art. 8 CC e 39 LCA, la prova del sinistro spetta in principio all'assicurato. Nei casi come quello in esame, in cui la prova assoluta del sinistro è impossibile (a meno di sorprendere l'autore del furto in flagranza di reato), giurisprudenza e dottrina considerano sufficiente una prova indiziaria: non basta tuttavia che l'assicurato adduca la semplice verosimiglianza dell'ipotesi di furto (vale a dire con il 51% di probabilità); egli deve invece provare la realizzazione dell'evento con un grado di probabilità elevato, in base all'andamento generale delle cose e alla comune esperienza della vita (cfr. sentenza del Tribunale federale 5C.86/1996 del 5 dicembre 1996, consid. 3b; JdT 1997 I 811). Peraltro, di fronte a una prova che non è assoluta, l'assicuratore ha il diritto di fornire e dimostrare circostanze di fatto atte a porre seriamente in dubbio la correttezza e l'esattezza dei fatti così presunti (diritto alla controprova: DTF 115 II 305; 120 II 393 consid. 4b; Kummer, Commentario bernese, n. 362 segg. , in particolare n. 366 all'art. 8 CC; H. Gaugler, Der prima-facie-Beweis im privaten Personenversicherungsrecht, RSA 26, pag. 306 segg. , 309). L'onere probatorio dell'assicurato è rafforzato e deve avvicinarsi tanto più alla prova certa quanto più le circostanze del furto appaiono contraddittorie, rispettivamente quando l'assicurazione ha apportato elementi contrari (Olivier Carré, Loi fédérale sur le contrat d'assurance, Losanna 2000, art. 39 LCA, pag. 286; JdT 1997 I 812); in particolare, il verificarsi del furto e l'esistenza del danno non sono provati con un sufficiente grado di verosimiglianza quando l'ipotesi di una simulazione appare altrettanto plausibile di quella di un furto reale (RUA vol. XVIII, n. 15). Nel caso concreto, la Corte cantonale ha correttamente applicato i principi appena esposti; essa ha proceduto alla disamina dei fatti partendo dal giusto concetto di grado di certezza richiesto da giurisprudenza e dottrina, giungendo alla conclusione che questo non è stato raggiunto, dato che l'ipotesi di una simulazione rimane - se non maggiormente - almeno tanto plausibile quanto quella di un furto reale. Su questo punto (peraltro il solo che sarebbe esaminabile nell'ambito del ricorso per riforma), alle autorità cantonali non può quindi essere mossa nessuna critica. Le censure della ricorrente si esauriscono d'altronde nella discussione dell'apprezzamento probatorio, ossia su questioni di fatto inammissibili nella giurisdizione per riforma.