Citation: 6B_333/2022 E. 2.4

2.4. L'insorgente sottolinea di essere nata in Svizzera e di avervi frequentato le scuole dell'obbligo, fattori che comproverebbero da soli l'esistenza "di un profondo legame con la Svizzera, i suoi usi e costumi e le sue istituzioni". Vi avrebbe creato la sua cerchia di relazioni di amicizia, assente in Kosovo. Sostiene che la sua vita non sarebbe stata "per niente facile", avendo trascorso un lungo periodo a D.________. Avrebbe svolto vari lavori alla ricerca di un apprendistato che la appassionasse, trovando infine la sua strada nell'attività di asili nido, interrotta a causa del procedimento penale. Dal suo percorso la CARP avrebbe erroneamente ritenuto una mancata partecipazione attiva alla vita economica del Paese, come se una persona non avesse il diritto di cambiare idea e dimenticando che proprio prima del suo arresto seguiva da due anni un apprendistato di operatrice socioassistenziale, formazione che vorrebbe riprendere una volta scontata la sua pena, benché comunque disposta, in caso di difficoltà, a esercitare qualsiasi lavoro. La ricorrente sarebbe cambiata in seguito al carcere e alla maternità, ma i giudici cantonali non avrebbero creduto al suo ravvedimento. Rileva poi che l'interesse pubblico all'espulsione dovrebbe essere valutato unicamente in funzione della pericolosità della persona e non di criteri economici, di modo che la sua situazione debitoria sarebbe ininfluente sulla misura, tanto più che non è di un'entità tale da escludere un ritorno a miglior fortuna. Con riferimento alle possibilità di reinserimento nel suo Paese d'origine, la CARP non avrebbe analizzato "in modo confacente" i suoi rapporti con il Kosovo, non avrebbe in particolare esperito alcun accertamento sugli "effettivi rapporti interpersonali" esistenti con i lontani parenti presenti in loco, sulla loro capacità economica, abitazione o disponibilità ad aiutare l'insorgente in caso di rientro. L'insorgente ribadisce di non intrattenere alcun rapporto con loro. In Svizzera invece potrebbe contare sul sostegno morale ed economico della sua famiglia. Il rinvio in Kosovo di "una donna sola con una figlia" piccola non sarebbe "una soluzione ottimale per la madre" e non terrebbe "minimamente conto del benessere della bambina". Rileva poi di disporre unicamente di nozioni di base dell'albanese sufficienti solo per "i normali convenevoli". Sarebbe arbitraria, perché frutto di semplici supposizioni prive di fondamento, la conclusione della CARP sulla sua conoscenza della lingua sufficiente a permetterle di integrarsi in Kosovo. La ricorrente sottolinea di non avere precedenti penali, di essere stata collaborativa, di non aver mai causato problemi durante il suo periodo di detenzione e di non essere "mai stata ammonita né ripresa in precedenza". Richiamandosi alla giurisprudenza della CorteEDU in merito all'interesse superiore dei bambini, l'insorgente rileva come sua figlia, che avrebbe vissuto parte della sua vita in prigione, sia stata in parte accudita dai nonni materni titolari di un diritto di risiedere durevolmente in Svizzera, divenuti per lei una sorta di "genitori surrogati" e quindi un "corollario ormai fondamentale" sia per la ricorrente sia per sua figlia. In simili circostanze il centro dei loro interessi si situerebbe solamente in Svizzera, ciò che renderebbe applicabile alla fattispecie l'art. 8 CEDU e dovrebbe conseguentemente condurre a riconoscere l'esistenza di un grave caso di rigore personale ai sensi dell'art. 66a cpv. 2 CP.