Citation: 6P.126/2003 27.11.2003 E. 5

5.1 Il ricorrente contesta dapprima l'infrazione di sottrazione alla prova del sangue giusta l'art. 91 cpv. 3 LCStr, ritenendo che, viste le minime quantità di alcool da lui assorbite prima dell'incidente, aveva delle buone ragioni per credere che la prova del sangue non sarebbe stata effettuata, o quantomeno avrebbe agito per effetto di errore sui fatti giusta l'art. 19 CP. Non esisteva inoltre obbligo di informare la polizia essendoci solo danni materiali (ricorso pag. 6 e segg.). 5.2 La CCRP ha ripreso e confermato a questo proposito le motivazioni del giudice di merito rilevando in particolare come la perdita di controllo del veicolo, la conseguente invasione della corsia di contromano, la collisione con la barriera di sicurezza, in assenza di spiegazioni legate allo stato particolare della carreggiata, alla situazione del traffico o ad un difetto del veicolo, avrebbero senz'altro insospettito gli inquirenti, inducendoli a presumere che il conducente non fosse del tutto idoneo alla guida. La polizia avrebbe quindi verosimilmente disposto una prova del sangue, fatto di cui il ricorrente, forte anche della sua precedente esperienza penale in questo ambito, doveva essere pienamente consapevole (sentenza impugnata pag. 7 e seg.). 5.3 Viene punito in base all'art. 91 cpv. 3 LCStr chiunque, intenzionalmente, si sottrae o si oppone alla prova del sangue, che è stata ordinata o che egli deve presumere che lo sia, o a un esame sanitario completivo oppure ne elude lo scopo. Secondo la giurisprudenza il fatto di non annunciare immediatamente un incidente alla polizia adempie i requisiti oggettivi del reato di sottrazione alla prova del sangue quando (1) il conducente aveva l'obbligo in base all'art. 51 LCStr di avvertire senza indugio la polizia, (2) l'avvertimento in questione era possibile e, (3) tenuto conto delle circostanze concrete del caso, la polizia avrebbe molto verosimilmente ordinato una prova del sangue al momento dell'avvertimento. Fra le circostanze concrete da esaminare figurano da un lato l'incidente in quanto tale (genere, gravità, dinamica) e dall'altro lo stato ed il comportamento del conducente prima e dopo l'incidente fino al momento entro il quale avrebbe potuto avvertire la polizia. Sul piano soggettivo è sufficiente il dolo eventuale, che è da considerarsi dato quando il conducente conosceva i fatti da cui scaturiva l'obbligo di avvertire la polizia nonché l'alta verosimiglianza dell'ordine di prova del sangue. Richiesto è altresì che l'omissione dell'avvertimento prescritto in base all'art. 51 LCStr non possa ragionevolmente spiegarsi se non con il fatto che il conducente abbia preso in considerazione una sottrazione alla prova del sangue (DTF 126 IV 53 consid. 2a pag. 55 e seg.). Anche se nella legge si parla di sottrazione alla prova del sangue con questo concetto si intende la sottrazione alla procedura della prova del sangue, la cui prima tappa è in pratica l'analisi dell'alito mediante etilometro (cfr. art. 138 cpv. 3 OAC; sentenza 6S.435/2001 dell'8 agosto 2001, consid. 2a; Philippe Weissenberger, Tatort Strasse, in Jahrbuch zum Strassenverkehrsrecht 2003, pag. 348). 5.4 Contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente tutti i requisiti richiesti dalla giurisprudenza sono in casu adempiuti. L'obbligo di avvertire senza indugio la polizia era dato giusta l'art. 51 cpv. 3 LCStr visto che il danneggiato è lo Stato, nella sua veste di proprietario della barriera laterale, ed il ricorrente ha addirittura abbandonato la sua auto sulla strada. L'avvertimento in questione era indubbiamente possibile considerato che egli aveva a disposizione un cellulare con cui del resto ha telefonato ad una sua amica per farsi soccorrere. Infine tenuto conto delle circostanze la polizia avrebbe molto verosimilmente ordinato una prova del sangue al momento dell'avvertimento, per i motivi già esaurientemente esposti nella sentenza impugnata ed ai quali si può semplicemente rinviare, non mancando tuttavia di rilevare che differentemente da quanto ritenuto dalla CCRP, ma sulla base dei vincolanti accertamenti di fatto operati in sede cantonale (art. 277bis cpv. 1 PP), l'ordine della prova sanguigna era altamente verosimile e non semplicemente verosimile (cfr. sentenza impugnata pag. 9 consid. 2e). Trattandosi di una questione di sussunzione giuridica il Tribunale federale non è vincolato dai motivi fatti valere dalle parti (art. 277bis cpv. 2 PP) oppure dall'autorità cantonale. La soluzione finale formulata da quest'ultima ne esce comunque confermata seppure con un'argomentazione parzialmente diversa, ma decisiva per una corretta applicazione della fattispecie. Anche dal profilo soggettivo sono pacificamente dati tutti i requisiti sviluppati dalla giurisprudenza, visto che il ricorrente, forte della sua precedente esperienza sfociata in una condanna per guida in stato di ebrietà, era indubbiamente consapevole della procedura a cui sarebbe andato incontro dopo un simile incidente. La stessa omissione dell'avvertimento alla polizia non può ragionevolmente spiegarsi se non con il fatto che il ricorrente ha preso in considerazione una sottrazione alla prova del sangue. Elementi per ritenere dato un errore sui fatti non ce ne sono. 5.5 L'istanza inferiore ha dunque applicato in maniera corretta l'art. 91 LCStr ed il ricorso su questo punto va respinto, nella misura della sua ammissibilità.