Citation: 5P.239/2002 22.08.2002 E. 3

Punto centrale della vertenza è quello di sapere se una sentenza civile o penale di carattere esecutorio che non indica - per volontà del giudice o della parte civile - il nome del creditore ma unicamente il numero e il nome della sua relazione bancaria legittima il rigetto definitivo dell'opposizione. 3.1 Dottrina e giurisprudenza unanime ritengono che ai fini del giudizio sul rigetto provvisorio o definitivo dell'opposizione il giudice deve esaminare d'ufficio l'esistenza delle cosiddette tre identità: l'identità dell'escusso e della persona indicata nel titolo di rigetto come debitrice, l'identità dell'escutente e della persona indicata nel titolo di rigetto come creditore nonché l'identità tra il credito invocato nell'esecuzione e il credito riconosciuto nel titolo di rigetto (Pierre-Robert Gilliéron, Commentaire de la LP, Vol. I, Losanna 1999, n. 22 ad art. 80 LEF, pag. 1220; Daniel Staehelin, Kommentar zum Bundesgesetz über Schuldbetreibung und Konkurs, SchKG I, Basilea 1998, n. 29 e segg. ad art. 80 LEF, pagg. 642-645, con i riferimenti dottrinali e giurisprudenziali citati). Il ricorrente rileva in primo luogo che le argomentazioni esposte dalla Corte cantonale in merito alla disputa dottrinale esistente in materia di identità tra creditore ed escutente nelle ipotesi di cessione del credito o di successione a titolo universale del titolare del credito non sono pertinenti nel caso concreto; a giusto titolo, visto che l'escutente asserisce di essere tuttora il titolare della relazione bancaria menzionata nei due titoli di rigetto definitivo indicati nel precetto esecutivo (sentenza della Corte delle Assise criminali e della II Camera civile del Tribunale d'appello) e non un cessionario o un successore a titolo universale del creditore. 3.2 L'escusso critica la sentenza impugnata soprattutto per il fatto che la Corte cantonale avrebbe arbitrariamente accertato l'identità tra il creditore indicato nel titolo di rigetto e l'escutente sulla base di atti che volutamente non erano stati presentati nelle sedi penali e civili; egli sostiene infatti che nel rigetto definitivo dell'opposizione l'identità tra creditore ed escutente deve risultare direttamente dal titolo posto a fondamento dell'esecuzione, e non da un complesso di documenti. La censura di arbitrio si rivela tuttavia infondata. Nel caso in esame l'identità tra il creditore e l'escutente è infatti deducibile direttamente dai titoli di rigetto indicati nel precetto esecutivo, ed in particolare dalla sentenza 7 settembre 2001 della II Camera civile del Tribunale d'appello. Da questa sentenza si evince che A.________ - quale consulente bancario - era perfettamente al corrente della vera identità dei titolari delle relazioni bancarie sulle quali ha operato in modo truffaldino e che non ha quindi subito pregiudizio della mancata indicazione delle parti civili con il loro nome e domicilio nella sentenza penale (cfr. considerandi 2.1 e 2.2, alle pagg. 7 e 8 della sentenza 7 settembre 2001); secondo i giudici della II Camera civile questa considerazione si impone a maggior ragione nei confronti di B.________, che non ha mai nascosto le sue generalità nell'ambito dell'inchiesta penale e tanto meno si è celato dietro la denominazione del proprio conto (cfr. consid. 2.1, pag. 7). In siffatte evenienze, la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello poteva quindi ritenere, senza cadere nell'arbitrio, che in concreto non sussisteva alcun dubbio circa l'identità tra creditore indicato - seppur in forma anonima - nel titolo di rigetto e l'escutente, per cui poteva essere concesso il rigetto definitivo dell'opposizione ai sensi dell'art. 80 cpv. 1 LEF; essa ha d'altronde rettamente osservato che nel corso della presente procedura l'escusso non ha allegato né fornito alcun elemento che possa far dubitare della legittimazione attiva di B.________, ed in particolare non ha preteso di ignorare che quest'ultimo sia il legittimo titolare della relazione bancaria X.________.