Citation: 6B_949/2014 E. 4

Si rende colpevole di cattiva gestione giusta l'art. 165 n. 1 CP il debitore che, in un modo non previsto dall'art. 164 CP, a causa di una cattiva gestione, in particolare a causa di un'insufficiente dotazione di capitale, spese sproporzionate, speculazioni avventate, crediti concessi o utilizzati con leggerezza, svendita di valori patrimoniali, grave negligenza nell'esercizio della sua professione o nell'amministrazione dei suoi beni, cagiona o aggrava il proprio eccessivo indebitamento, cagiona la propria insolvenza o aggrava la sua situazione conoscendo la propria insolvenza, sempre che venga dichiarato il suo fallimento o venga rilasciato contro di lui un attestato di carenza di beni. L'autore della cattiva gestione può essere unicamente il debitore. Se il debitore è una persona giuridica, il reato è imputato alla persona fisica che agisce in qualità di organo o membro di un organo della stessa (v. vecchio art. 172 CP in vigore all'epoca dei fatti in giudizio, rispettivamente art. 29 CP in vigore dal 1° gennaio 2007). L'art. 165 CP menziona quale atto di cattiva gestione segnatamente le spese sproporzionate. Secondo la giurisprudenza, le spese possono risultare sproporzionate alla luce delle risorse del debitore o della scarsa giustificazione commerciale (sentenza 6B_765/2011 del 24 maggio 2012 consid. 2.1.1). Sussiste invece grave negligenza nell'esercizio della professione in caso di inosservanza delle disposizioni legali relative alla gestione dell'impresa, in particolare in caso di violazione dei doveri incombenti al consiglio di amministrazione di una società anonima (sentenze 6B_492/2009 del 18 gennaio 2010 consid. 2.2, 6S.1/2006 del 21 marzo 2006 consid. 8.1). Secondo l'art. 716a cpv. 1 CO, tra le attribuzioni inalienabili del consiglio di amministrazione figurano, oltre alla nomina e alla revoca delle persone incaricate della gestione (n. 4), l'alta vigilanza sulle stesse, in particolare per quanto concerne l'osservanza della legge, dello statuto, dei regolamenti e delle istruzioni (n. 5). Se l'art. 716a cpv. 1 n. 5 CO non fonda un obbligo generale dei membri del consiglio di amministrazione di controllare costantemente la legalità delle attività della società, impone loro di intervenire ove abbiano conoscenza della commissione di atti illeciti (sentenza 6P.164/2006 del 29 dicembre 2006 consid. 11.2). Giusta l'art. 717 cpv. 1 CO, gli amministratori sono tenuti ad adempiere i loro compiti con ogni diligenza e a salvaguardare secondo buona fede gli interessi della società. Questo dovere di fedeltà obbliga i membri del consiglio di amministrazione a improntare il loro comportamento all'interesse della società e a relegare, se del caso, in secondo piano i loro propri interessi. In presenza di un conflitto di interessi, l'amministratore interessato deve prendere i provvedimenti adeguati affinché gli interessi della società siano presi in debita considerazione (DTF 130 III 213 consid. 2.2.2; v. pure sentenza 6P.168/2006 del 29 dicembre 2006 consid. 9.3.1). La cattiva gestione deve cagionare o aggravare un eccessivo indebitamento. La nozione di eccessivo indebitamento corrisponde alla situazione descritta dall'art. 725 cpv. 2 CO e sussiste laddove i debiti sociali non sono più coperti né stimando i beni secondo il valore d'esercizio, né stimandoli secondo il valore di alienazione, in altre parole laddove i passivi eccedono gli attivi. Non è necessario che gli atti o le omissioni rimproverate al debitore siano la causa unica o diretta dell'eccessivo indebitamento. È infatti sufficiente che abbiano contribuito alla sua apparizione o al suo aggravamento e che siano idonei, secondo l'andamento ordinario delle cose e l'esperienza generale della vita, a cagionare o favorire un simile risultato (sentenza citata 6B_765/2011 consid. 2.2.1). L'elemento soggettivo del reato è oggetto di controversie dottrinali che il Tribunale federale ha illustrato, senza prendere posizione (v. sentenza 6S.24/2007 del 6 marzo 2007 consid. 3.5). Esso è in ogni caso dato se l'autore ha agito intenzionalmente in relazione sia al fatto di cagionare o aggravare l'eccessivo indebitamento o l'insolvenza sia alle circostanze che rendono il suo comportamento superficiale o negligente. Il dolo eventuale è sufficiente (sentenza 6B_359/2010 del 9 luglio 2010 consid. 2.1).