Citation: 1P.541/2003 17.12.2003 E. 2

2.1 I Giudici cantonali hanno esaminato dapprima se nei comuni dotati di consiglio comunale il consigliere autore di una mozione possa ritirarla quando non sia più membro del legislativo. La Corte cantonale ha rilevato che la legge è silente sulla possibilità del mozionante di ritirare la mozione (art. 67 della legge organica comunale, del 10 marzo 1987, LOC): essa prevede soltanto il ritiro dei messaggi municipali, eccetto quelli sui conti, prima della deliberazione del consiglio comunale (art. 57 LOC). La Corte cantonale ha poi indicato - richiamando tuttavia l'abrogata legge sul Gran Consiglio e sui rapporti con il Consiglio di Stato, del 7 novembre 1984 (vLGC), richiamo non censurato dal ricorrente e comunque non decisivo vista in proposito l'analoga disciplina della nuova legge del 17 dicembre 2002 (LGC) - che a livello cantonale il granconsigliere che ha proposto un'iniziativa in materia legislativa può ritirarla prima della sua accettazione definitiva (art. 53 vLGC; cfr. art. 100 LGC). Allo stesso modo, hanno aggiunto i Giudici cantonali, può essere ritirata l'iniziativa popolare (art. 78 LOC, art. 148 cpv. 3 della legge sull'esercizio dei diritti politici, del 7 ottobre 1998, LEDP); anche a livello cantonale le domande di iniziativa legislativa possono essere ritirate (art. 127 cpv. 2 LEDP). 2.2 La Corte cantonale ha ritenuto che, secondo lo spirito della LOC, la mozione, quale strumento d'espressione personale del parlamentare, è un diritto individuale, la facoltà di esercitarlo spettando propriamente al singolo consigliere comunale: ciò dovrebbe comprendere anche la facoltà del consigliere comunale di ritirare il proprio atto parlamentare quando non sia più interessato a sottoporlo all'assemblea, e questo nonostante il silenzio del legislatore. Secondo i Giudici cantonali, negare la facoltà di ritiro della mozione significherebbe ammettere l'esistenza di un effetto devolutivo a favore del Consiglio comunale, che la LOC non avrebbe invero previsto; essi hanno aggiunto che una mozione in forma elaborata ha le medesime caratteristiche di un messaggio comunale, per cui si giustifica di trattarla in modo uguale, perlomeno con riferimento alla possibilità di ritiro. 2.3 Riguardo alla questione di sapere se un consigliere comunale possa ritirare una mozione anche quando non faccia più parte dell'organismo i Giudici cantonali hanno rilevato che, nei comuni con il consiglio comunale, la facoltà di presentare una mozione spetta unicamente a chi è membro del legislativo; anche a livello cantonale e federale il diritto di mozione è considerato uno strumento personale a disposizione del parlamentare. Essi hanno poi aggiunto che nel Cantone Ticino le iniziative e le mozioni presentate dai firmatari che non sono più membri del Gran Consiglio sono stralciate, salvo che siano riprese da altri deputati (art. 60 vLGC; cfr. art. 107 cpv. 1 LGC). Analoga normativa sussiste a livello federale (art. 40 cpv. 2 del regolamento del Consiglio nazionale, del 22 giugno 1990, RS 171.13, e art. 32 cpv. 2 del regolamento del Consiglio degli Stati, del 24 settembre 1986, RS 171.14). Poiché il diritto di mozione è legato inscindibilmente alla carica di membro del legislativo, anche il diritto di disporne successivamente, e quindi di sottrarla al vaglio del legislativo, è legato alla carica medesima: l'abbandono della carica da parte del mozionante, o la sua mancata rielezione, comporterebbe quindi per lui l'impossibilità di ritirare la mozione. Di qui la regola di procedere in questi casi allo stralcio d'ufficio della mozione: la Corte cantonale ha tuttavia stabilito che, in mancanza di una norma comunale che preveda lo stralcio delle mozioni dei consiglieri non più in carica, esse restano in essere anche dopo la partenza del mozionante e vanno pertanto trattate dal consiglio comunale.