Citation: 2C_73/2021 E. 4.3.2

4.3.2. La seconda condizione impone anzitutto all'autorità richiedente di illustrare il diritto (fiscale) applicabile. A tal proposito, va considerato che, sebbene la domanda dell'autorità italiana non esponesse con precisione il diritto fiscale applicabile (indicando per esempio le norme di diritto tributario italiano pertinenti per il caso di specie), essa indicava chiaramente che " i contribuenti italiani sono tenuti a dichiarare tutte le attività e i redditi detenuti all'estero, corrispondendo le relative imposte " (domanda raggruppata, n. 12 in fine; cfr. art. 105 cpv. 2 LTF). Una menzione di questo tipo era sufficiente a dimostrare che il diritto tributario italiano impone ai propri contribuenti di indicare nella dichiarazione fiscale la totalità dei redditi e della sostanza mondiali (per un caso analogo, cfr. DTF 143 II 628 consid. 5.4). Per quanto riguarda poi gli elementi fattuali all'origine del sospetto che le persone appartenenti al gruppo non hanno rispettato i propri obblighi fiscali, il presente caso è del tutto comparabile alla situazione esaminata nella già citata DTF 143 II 136, dove il Tribunale federale ha ammesso l'esistenza di sospetti sufficienti di una violazione del diritto fiscale (DTF 143 II 136 consid. 6.3). Anche nel caso qui in esame, infatti, la banca ha inviato ai propri clienti italiani una lettera nella quale indicava che, qualora gli interessati non avessero fornito la prova di essere in regola con il fisco italiano, le loro relazioni finanziarie presso la banca sarebbero state sottoposte a restrizioni (cfr. sentenza impugnata, pag. 41 seg.). Come nella DTF 143 II 136, poi, la domanda raggruppata formata dall'autorità richiedente riguardava appunto i contribuenti che avevano ricevuto una lettera di questo tipo e non avevano fornito alla banca prove sufficienti del rispetto dei propri obblighi fiscali. Pertanto, la presenza di concreti sospetti in merito alla violazione dei propri obblighi fiscali da parte dei membri del gruppo oggetto della domanda deve essere ammessa anche nel caso di specie. A tal proposito, giova ancora rilevare che, contrariamente a quanto preteso dagli interessati (cfr. ricorso, pag. 22 segg.), poco importa che la domanda raggruppata menzionasse in un primo tempo una lettera del 3 febbraio 2014, il cui invio effettivo ai clienti della banca non ha potuto essere dimostrato (cfr. supra lett. A.e - A.g). La descrizione del modello di comportamento contenuta nella domanda in parola prevedeva infatti, in modo generico, che "[...] il titolare dell'attività finanziaria ha ricevuto una lettera di C.________, ora D.________, in cui è stata annunciata la chiusura forzata del conto/conti bancari salvo egli fornisca [alla banca] l'autorizzazione del modello 'Direttiva Risparmio UE per la Collaborazione Volontaria (Voluntary Disclosure) ' o ogni altra prova del rispetto delle proprie obbligazioni fiscali relativamente a tale conto/conti " (cfr. supra lett. A.b). In corso di procedura, è emerso che una lettera dal contenuto analogo è stata inviata dalla banca il 20 febbraio 2015 a oltre 10'000 clienti; le informazioni trasmesse dalla C.________/D.________ all'AFC si riferiscono a quest'ultima lettera (cfr. supra lett. A.g). Il riferimento alla lettera del 3 febbraio 2014 non ha quindi alcuna conseguenza sull'ammissibilità della domanda raggruppata. Per quanto precede, anche la seconda condizione relativa alla rilevanza verosimile è adempiuta.