Citation: 5P.17/2006 03.05.2006 E. 4

4.1 Per quanto attiene al fabbisogno del marito, l'autorità cantonale non vi ha incluso i costi causati dall'esercizio del diritto di visita, che secondo il ricorrente ammontano a fr. 305.-- mensili, perché ha ritenuto che in linea di principio essi devono essere sopportati dal titolare di tale diritto. Una diversa ripartizione di queste spese si giustificherebbe unicamente qualora il titolare si trovasse in condizioni economiche peggiori di quelle del coniuge che ha la custodia parentale, ciò che in concreto non si verifica. Con riferimento al calcolo dei contributi di mantenimento per la prole, l'autorità cantonale ha considerato per C.A.________ e D.A.________ un importo base di fr. 350.--, rispettivamente di fr. 250.--, a cui ha aggiunto fr. 148,60 per i premi di cassa malati e ha incluso tali poste nel fabbisogno complessivo della moglie calcolato in fr. 4'082.--. Essa ha dedotto dai redditi dei coniugi di fr. 8'144.-- (fr. 5'595.-- + fr. 2'549.--) i loro fabbisogni di complessivi fr. 6'992.-- (fr. 2'910.-- + fr. 4'082.--) e ha poi suddiviso l'eccedenza di fr. 1'152.-- in ragione di un terzo per il marito (fr. 384.--) e due terzi per la moglie (fr. 768.--). Il contributo di mantenimento di fr. 2'301.-- posto a carico del marito è poi stato ripartito in ragione di fr. 701.-- per la moglie e in ragione di fr. 800.--, oltre assegni familiari, per ciascuna delle figlie. 4.2 Il ricorrente ritiene violato il principio dell'uguaglianza di trattamento (art. 8 Cost.) e il divieto dell'arbitrio, perché la decisione impugnata lo condanna a pagare contributi di mantenimento anche durante le 11 settimane e mezzo all'anno che le figlie trascorrono con lui e non gli riconosce alcunché per le spese cagionategli dalla convivenza con la prole. Afferma che il Tribunale federale ha stabilito che i costi attinenti al diritto di visita di un debitore sottoposto ad un pignoramento del reddito debbano essere inclusi nel suo minimo vitale e ritiene che tale principio debba pure essere seguito quando si tratta di fissare i contributi alimentari. Si dilunga poi in una serie di calcoli, fondati sulle raccomandazioni edite dall'Ufficio della gioventù e dell'orientamento professionale del Cantone Zurigo (citate in seguito, come nel ricorso, semplicemente quali Tabelle di Zurigo), le quali a suo dire sarebbero state applicate dalla Presidenza del Tribunale cantonale per determinare il contributo alimentare alla prole, per mostrare sia che i costi sopportati per l'esercizio del diritto di visita assommano a complessivi fr. 305.-- da aggiungere al suo fabbisogno minimo, sia che sussisterebbe un ammanco che gli impedirebbe di corrispondere alimenti alla moglie (reddito complessivo dei coniugi di fr. 6'885, da cui vanno dedotti oltre ai fabbisogni del marito di fr. 2'741.50 e della moglie di fr. 2'493.--, gli importi per i contributi alimentari calcolati sulla base delle Tabelle di Zurigo di fr. 1'120.50 per C.A.________ e di fr. 985.50 per D.A.________). In via subordinata, afferma che se si volessero invece applicare i minimi del diritto esecutivo bisognerebbe nondimeno aggiungere - per l'esercizio del diritto di visita - fr. 134.50 al suo minimo vitale. 4.3 Occorre innanzi tutto rilevare che, contrariamente a quanto affermato dal ricorrente, l'autorità cantonale non ha determinato il contributo di mantenimento per la prole fondandosi sulle cosiddette Tabelle di Zurigo, ma si è basata sul fabbisogno allargato del diritto esecutivo, ripartendo l'eccedenza in ragione di un terzo per il marito e due terzi per la moglie - e le due figlie - (supra 4.1). Ora, il diritto federale non prescrive un determinato sistema per calcolare i contributi alimentari (DTF 128 III 411 consid. 3.2.2 pag. 414) e il ricorrente nemmeno afferma che quello in concreto adottato dall'autorità cantonale sia incostituzionale. In queste circostanze, i numerosi calcoli contenuti nel rimedio e apoditticamente basati sulle Tabelle di Zurigo sono del tutto inconsistenti ai fini del presente giudizio. Anche quando il ricorrente sostiene che dovrebbero essergli riconosciuti i costi causatigli dalle figlie nei periodi di visita, egli omette di confutare la motivazione della decisione impugnata, fondata su autorevole dottrina (Cyril Hegnauer, Commento bernese, n. 146 ad art. 273 CC; Ingeborg Schwenzer, Commento basilese, n. 20 ad art. 273 CC), secondo cui tali costi debbano unicamente essere considerati se il titolare del diritto di visita si trovi in condizioni economiche peggiori rispetto al genitore che ha la custodia. Tale opinione dottrinale non viene nemmeno contraddetta dalla sentenza 7B.145/2005 citata dal ricorrente, in cui la Camera delle esecuzioni e dei fallimenti del Tribunale federale ha riconosciuto nel fabbisogno del debitore anche un importo per l'esercizio del diritto di visita. Infatti, al debitore sottoposto ad un pignoramento del reddito viene - di regola - unicamente lasciato il minimo esistenziale, motivo per cui egli, senza il riconoscimento di un'esplicita posta, non si trova in condizioni economiche tali da permettergli di assumersi i costi attinenti all'esercizio del diritto di visita. La situazione del ricorrente è invece diversa: il suo fabbisogno calcolato dall'autorità cantonale non include solo le poste previste dal diritto esecutivo ed egli dispone di un'eccedenza di fr. 384.-- rispetto al suo minimo vitale allargato (supra consid. 4.1). Ne segue che pure questa censura, nella ridotta misura in cui risulta ammissibile, si appalesa infondata.