Citation: H 393/01 27.01.2003 E. 2

In concreto la Corte cantonale ha condannato I._________ al risarcimento degli oneri sociali non pagati dalla G._________ SA dal 1995 al 1997 pari a fr. 13'725.95, in quanto egli non si sarebbe attivamente interessato alla gestione della ditta. 2.1 Nei considerandi del querelato giudizio, cui si rinvia, i primi giudici hanno già correttamente ricordato come il datore di lavoro sia tenuto al pagamento regolare dei contributi sociali (art. 14 cpv. 1 LAVS e 34 segg. OAVS) e come, in caso di mancato versamento dei medesimi per grave negligenza, essi possano essere pretesi anche dagli organi della società anonima, precisando quali siano le norme legali e i principi giurisprudenziali applicabili in concreto. Essi hanno inoltre ricordato che la condizione essenziale dell'obbligo di risarcire il danno consiste, ai sensi del testo medesimo dell'art. 52 LAVS, nel fatto che il datore di lavoro, intenzionalmente o per negligenza grave, ha violato le prescrizioni e cagionato in tal modo un pregiudizio. Ai sensi della giurisprudenza si deve ammettere negligenza grave del datore di lavoro quando questi abbia trascurato di fare quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevole posta nella stessa situazione. La misura della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di lavoro della stessa categoria di quella cui appartiene l'interessato (DTF 112 V 159 consid. 4 e sentenze ivi citate). L'obbligo citato risulta in particolare accresciuto quando si tratta di un amministratore unico, ritenuto che quest'ultimo deve dar prova di tutta la diligenza necessaria alla corretta gestione degli affari sociali e che non è sufficiente l'ossequio della diligentia quam in suis (DTF 122 III 198 consid. 3a e rif. Ivi). In proposito il Tribunale federale delle assicurazioni ha pure avuto modo di affermare che gli obblighi di vigilanza e di diligenza di un amministratore unico sono da connotare con particolare rigore (DTF 112 V 3 consid. 2b). Occorre però anche esaminare se speciali circostanze legittimassero il datore di lavoro a non versare i contributi o potessero scusarlo dal procedervi (DTF 108 V 186 consid. 1b e 193 consid. 2b; cfr. pure DTF 121 V 244 consid. 4b). L'obbligo del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla cassa sarà infatti negato, e di conseguenza decadrà, se questi dimostra motivi di giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b). 2.2 Secondo il ricorrente non sarebbe ammissibile una condanna né per intenzionalità né per negligenza grave, non avendo egli, in qualità di amministratore unico, mai concluso un qualsivoglia rapporto di lavoro con S.L._________ e C.L._________. Esse sarebbero infatti state assunte da R._________, mentre egli sarebbe stato coinvolto in una truffa organizzata da quest'ultimo e da S._________, entrambi azionisti della società, che avrebbero utilizzato "ignari amministratori in buona fede". 2.3 Dagli atti emerge in particolare che R._________ e S._________ hanno acquistato la G._________ SA dall'avvocato E._________, che l'amministratore unico I._________ si recava spesso presso gli uffici della ditta per incontrare gli azionisti e che in quella sede egli era entrato frequentemente in contatto con S.L._________ e C.L._________, assunte da R._________ a partire dal 1. dicembre 1995 fino al 30 giugno 1996 rispettivamente dal 1. ottobre 1995 al 30 giugno 1997. In relazione alla presenza negli uffici delle due donne I._________ ha dichiarato di non essersi mai informato sul ruolo da esse assunto, essendo egli, nella sua veste di amministratore, l'unica persona autorizzata ad assumere del personale. Inoltre l'avvocato E._________ aveva confermato il fatto che "al momento del trapasso del pacchetto azionario" e del suo "insediamento quale amministratore" la G._________ SA "non aveva né debiti né personale alle dipendenze". 2.4 Come concluso dall'istanza precedente i motivi addotti dall'insorgente non giustificano il comportamento gravemente negligente da lui assunto nei confronti della gestione della società di cui era amministratore. In primo luogo va rilevato che la presunta dichiarazione dell'avvocato E._________ secondo cui la G._________ SA al momento del trapasso non aveva dipendenti è stata verosimilmente rilasciata quando ancora effettivamente non ve n'erano. In effetti l'insediamento dell'amministratore è avvenuto nel mese di luglio 1995, mentre le sorelle L.________ sono state assunte in ottobre rispettivamente dicembre dello stesso anno. Questo fatto non assume quindi rilevanza alcuna. In secondo luogo l'affermazione secondo cui non vi sarebbero stati dipendenti, perché I._________, in qualità di amministratore unico non aveva sottoscritto alcun contratto di lavoro, è priva di fondamento. Omettendo di controllare l'operato degli azionisti egli ha infatti accettato, per atti concludenti, che essi, quali organi di fatto (si veda in proposito DTF 114 V 79 consid. 3; Roland Ruedin, Droit des sociétés, Berna 1999, n. 681 segg.; Forstmoser/Meyer-Hayoz/Nobel, Schweizerisches Aktienrecht, Berna 1996, § 19 n. 18, pag. 175 s.), si occupassero della gestione e quindi obbligassero la società nei confronti di terzi (si veda art. 34 cpv. 3 CO). In effetti, malgrado egli conoscesse gli azionisti, sapesse che operavano presso la sede della G._________ SA e fosse a conoscenza della presenza di altre persone nei locali della ditta, per sua stessa ammissione non ha mai in alcun modo chiarito la situazione né verificato il tipo di gestione né il ruolo delle sorelle L.________. Del resto bastava una semplice domanda per accertare il motivo della presenza delle due donne presso gli uffici della G._________ SA e se fossero effettivamente alle dipendenze - come affermato dal ricorrente - delle altre società con sede presso il medesimo recapito. Al riguardo il Tribunale federale delle assicurazioni ha già avuto modo di affermare che l'organo di una società anonima deve prestare attenzione particolare alla scelta del personale cui viene affidata la gestione degli affari importanti della ditta (cura in eligendo), alle istruzioni che egli dà (cura in instruendo) e alla sorveglianza (cura in custodiendo). Segnatamente è suo preciso dovere vigilare affinché i contributi vengano regolarmente versati (DTF 108 V 202 consid. 3a). Tale dovere risulta accresciuto quando si tratti - come in concreto - di un amministratore unico, ritenuto che se è vero che quest'ultimo può delegare compiti - tra cui anche quello di pagare i contributi - è pure esatto che la delega non lo esime dal vigilare affinché le funzioni delegate siano effettivamente svolte (sentenza del 23 agosto 2002 in re V. e C. consid. 4.2, H 405/406). Il comportamento passivo dell'amministratore è infine ancor più criticabile per il fatto che egli aveva motivo di credere che la società incontrasse delle difficoltà. Risulta infatti che non gli veniva trasmessa la contabilità della società, era "preoccupato per dei movimenti bancari", sapeva che "vi erano debiti in arretrato (imposte)" ed inoltre aveva "chiesto un colloquio urgente agli azionisti, anche perché non aveva ancora ricevuto il dovuto quale indennità d'amministratore". I motivi di grave preoccupazione per l'insorgente non facevano quindi difetto, sivvero che aveva pure motivi di sospetto in connessione a strani movimenti bancari, a maggior ragione ove si pensi che, a detta dell'interessato, queste società sarebbero dovute essere inoperanti. 2.5 Visto quanto sopra I._________ non può ragionevolmente pretendere di venire liberato dalle sue responsabilità di amministratore unico dal momento che, accettando, a partire dal luglio 1995, il mandato di amministratore unico, si era anche assunto gli oneri che tale funzione comporta - in particolare il controllo della gestione della società, nel caso concreto delegata agli azionisti - compresa la convocazione dell'assemblea generale entro il 30 giugno 1996, ossia entro sei mesi dalla chiusura dell'esercizio annuale (art. 699 cpv. 2 CO). Poiché il diritto societario esige all'art. 696 cpv. 1 CO che almeno venti giorni prima dell'assemblea generale siano messi a disposizione degli azionisti, presso la sede della società, la relazione sulla gestione e quella dei revisori, I._________ avrebbe dovuto attivarsi affinché il conto economico e il bilancio fossero allestiti tempestivamente (art. 958 cpv. 2 CO; Forstmoser/Meyer-Hayoz/Nobel, op. cit., § 51, n. 77, pag. 696): in siffatta evenienza egli si sarebbe potuto agevolmente avvedere - ben prima dell'aprile 1997 quando l'assemblea generale accettò le sue dimissioni - che presso la G._________ SA operavano dei dipendenti. Visto quanto precede si può affermare che il ricorrente ha omesso di compiere quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevole nell'ambito delle incombenze riconducibili alla funzione di amministratore unico di una società anonima. 2.6 Il ricorrente sostiene infine di essere stato vittima di una truffa. La questione può in questa sede restare indecisa, in quanto irrilevante. In effetti, come detto, alla luce delle circostanze concrete, l'interessato avrebbe potuto, senza grosse difficoltà, chiarire la situazione esistente in seno alla ditta. In tal caso avrebbe potuto fare quanto in suo potere per ottenere dagli organi di fatto il versamento dei contributi sociali, e in caso di mancato pagamento, avrebbe potuto dimissionare dalla carica di amministratore, non dopo due anni, bensì tempestivamente. L'eventuale truffa in atto non avrebbe quindi impedito all'amministratore di agire secondo la diligenza esigibile nei suoi confronti. A titolo abbondanziale va ricordato, come correttamente indicato dalla prima istanza giudiziaria, che nell'ipotesi in cui la procedura penale dovesse apportare elementi decisivi che permettano di scostarsi dalla decisione pronunciata nell'ambito delle assicurazioni sociali, al ricorrente sarebbe comunque riservata la facoltà di adire l'autorità giudiziaria con un'istanza di revisione ai sensi dell'art. 137 cpv. 1 lett. b OG (RCC 1991 pag. 381 consid. 3b; sentenza del 30 marzo 1999 in re G. e Z. consid. 2b, H 340/98).