Citation: 1A.89/2003 01.07.2003 E. 2

2.1 La Corte cantonale ha nondimeno esaminato il ricorso nel merito, ritenendolo infondato. Al riguardo le ricorrenti ribadiscono che la trasmissione del verbale, inidoneo a far progredire il procedimento penale estero, violerebbe il principio di proporzionalità. Adducono che il verbale non potrebbe essere utilizzato in Italia poiché l'audizione del teste sarebbe avvenuta dopo la scadenza del termine biennale per la durata massima delle indagini preliminari fissato dall'art. 407 comma 2 lett. d e comma 3 CPP italiano; la violazione di tale norma lederebbe altresì le esigenze di celerità del procedimento penale ai sensi dell'art. 6 CEDU. 2.2 Secondo l'art. 2 lett. a AIMP, la domanda d'assistenza è irricevi bile se vi è motivo di credere che il procedimento estero non corrisponda ai principi procedurali della CEDU o del Patto internazionale del 16 dicembre 1966 sui diritti civili e politici (DTF 125 II 356 consid. 8a pag. 364, 123 II 161 consid. 6a, 153 consid. 5c). La censura d'inosservanza di questa norma a causa dell'asserito superamento di un termine del diritto di procedura penale italiano è inammissibile, poiché l'art. 2 lett. d AIMP, concernente gravi deficienze del procedimento estero, è una norma istituita a tutela dell'accusato nel procedimento penale estero e le ricorrenti non sono toccate dall'asserita violazione dei diritti di difesa dell'inquisito (DTF 115 Ib 68 consid. 6 pag. 87, 125 II 356 consid. 3b/bb). Esse non sarebbero legittimate a far valere la lesione di diritti di terzi o il solo interesse della legge: in tale misura il gravame sarebbe inammissibile per carenza di legittimazione (art. 80h AIMP; DTF 128 II 211 consid. 2.3, 126 II 258 consid. 2d, 125 II 356 consid. 3b/aa pag. 362). 2.3 Il Tribunale federale, applicando l'art. 2 lett. b CEAG riguardo al rifiuto dell'assistenza per motivi d'ordine pubblico, ha stabilito che esso può essere opposto per violazione del diritto di procedura penale straniero solo quando sarebbe lesa nel contempo una garanzia minima della CEDU. Ha poi precisato che, secondo l'art. 430 comma 1 CPP italiano, relativo all'attività integrativa di indagine del Pubblico Ministero successivamente all'emissione del decreto che dispone il giudizio, indagini nel quadro dell'assistenza giudiziaria sono ammissibili anche dopo l'emissione del decreto stesso (DTF 123 II 153 consid. 5). Il Tribunale federale ha pure rilevato che l'art. 407 comma 3 CPP italiano non permette, di massima, di rifiutare l'assistenza (DTF 123 II 153 consid. 5e) e ch'esso si riferisce all'inutilizzabilità degli "atti d'indagine" e non a quella delle prove illegittimamente acquisite secondo l'art. 191 CPP italiano: l'inutilizzabilità delle stesse non è inoltre rilevabile d'ufficio, ma su eccezione di parte (cfr. Giovanni Conso/Vittorio Grevi, Commentario breve al nuovo codice di procedura penale, 3a ed., Padova 1997, n. VI ad art. 407). Al riguardo le ricorrenti si limitano ad addurre che l'Autorità svizzera dovrebbe nondimeno, in applicazione del principio di proporzionalità, esaminare l'idoneità del mezzo di prova. Ora, la rilevanza potenziale del verbale, segnatamente riguardo ad altri eventuali aventi diritto economico dei conti delle ricorrenti, per il procedimento estero è manifesta (DTF 122 II 367 consid. 2c, 121 II 241 consid. 3a e b). 2.4 Del resto la questione di sapere se il verbale possa essere utilizzato nel procedimento aperto in Italia, trattandosi di una questione relativa alla valutazione delle prove, spetterà alle Autorità italiane risolverla (DTF 121 II 241 consid. 2b pag. 244). Inoltre, una procedura d'assistenza aperta in Svizzera diventa priva di oggetto solo quando lo Stato richiedente la ritiri espressamente, o quando il processo all' estero si sia nel frattempo concluso con un giudizio definitivo, ciò che non si verifica in concreto (DTF 113 Ib 157 consid. 5a pag. 166). Non v'è inoltre motivo di ritenere che lo Stato estero mantenga la domanda qualora la stessa sia priva d'interesse.