Citation: 6B_536/2014 E. 5.3

5.3. Sapere se l'insorgente abbia indotto I.________ a commettere una falsità in documenti è una questione di fatto e le censure ricorsuali al riguardo non adempiono le esigenze di motivazione testé esposte, come pertinentemente osservato dagli opponenti. Il ricorrente non spiega perché il relativo accertamento del TPF non sia solo opinabile ma addirittura insostenibile, a tal fine non essendo sufficiente obiettare che per raggiungere il suo scopo sarebbe bastata l'intestazione fiduciaria del conto. Oltre a stabilire un accordo con I.________ sull'apertura del conto in questione, l'autorità precedente ha rilevato che solo l'insorgente aveva un interesse materiale diretto a che si procedesse in quel modo, ciò che nel gravame non è adeguatamente contestato. Invano poi il ricorrente lamenta l'assenza di accertamenti in merito all'adempimento dell'aspetto soggettivo della falsità in documenti da parte del "fiduciario". Dall'esposizione dei fatti della sentenza impugnata, risulta infatti che in data 20 gennaio 2012 nei confronti di I.________ è stato emanato un decreto di accusa per il reato di falsità in documenti, rimasto incontestato (sentenza impugnata pag. 4 consid. H che rinvia all'incarto pag. 2.22.2.1). Orbene, in assenza di valida opposizione il decreto di accusa diviene sentenza passata in giudicato (art. 354 cpv. 3 CPP), sicché il TPF non doveva accertare fatti (in particolare lo scopo di procacciare a sé o ad altri un indebito profitto) già stabiliti in una sentenza passata in giudicato.