Citation: 4A_117/2018 E. 3.2

3.2. L'art. 393 lett. d CPC permette di annullare la sentenza arbitrale se è stato violato il principio della parità di trattamento delle parti o il loro diritto di essere sentite. Tale disposto deriva dalle regole sull'arbitrato internazionale, ragione per cui pure la giurisprudenza sviluppata in applicazione dell'art. 190 cpv. 2 lett. d LDIP può in linea di principio essere ripresa (sentenza 4A_599/2014 del 1° aprile 2015 consid. 3.2). Il diritto di essere sentito ha quindi essenzialmente il medesimo contenuto del diritto costituzionale garantito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 142 III 360 consid. 4.1.1; 130 III 35 consid. 5), ad eccezione dell'obbligo di motivare il lodo. Il principio della parità di trattamento esige poi, in sostanza, che l'organo giudicante strutturi e conduca il procedimento in modo tale che entrambe le parti abbiano le stesse possibilità di presentare le loro rispettive posizioni (sentenza 4A_440/2010 del 7 gennaio 2011 consid. 4.1, non pubblicato nella DTF 137 III 85). Nella fattispecie la ricorrente misconosce che il diritto di essere sentito non è assoluto e incondizionato, ma dev'essere esercitato secondo le regole della procedura applicabile (v. ad esempio sul diritto di proporre l'assunzione di prove DTF 142 III 360 consid. 4.1.1). L'arbitro ha specificato nel lodo che la datrice di lavoro è stata regolarmente citata, ma non si è presentata all'udienza, senza giustificare la sua assenza. La ricorrente nemmeno sostiene che in una siffatta evenienza, le regole della procedura applicabile all'arbitrato impongano all'arbitro di supplire alle mancanze della parte contumace, inviandole di sua sponte i documenti prodotti in un'udienza a cui questa ha ingiustificatamente omesso di partecipare, o che egli debba d'ufficio convocare un'udienza finale o, ancora, concedere alle parti possibilità di inoltrare un allegato conclusionale. La censura si rivela pertanto manifestamente infondata.