Citation: 5P.37/2002 12.04.2002 E. C

C.- Con sentenza 14 dicembre 2001 la I Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, in parziale accoglimento di un rimedio dei genitori naturali, ha accordato loro un diritto di visita, una volta al mese, sorvegliato, dalle ore 13'30 alle 18'00 nel punto di incontro della Casa Santa Elisabetta a Lugano o in un istituto equivalente designato dal curatore, in date da lui preventivamente fissate. A quest'ultimo è pure stato ingiunto di incaricare la persona responsabile del luogo di incontro di allestire un rapporto dettagliato indicante tutto ciò che può risultare utile per verificare l'esistenza di un rapporto vero e affettivo tra A.________ e i suoi genitori (date delle visite, tempi di presenza, comportamenti degli interessati). La Corte cantonale ha poi previsto che tale persona, qualora essa dovesse constatare l'inesistenza di un vero rapporto personale, trasmetterà al più tardi dopo le prime tre visite una sua particolareggiata relazione al curatore, che proporrà alla Delegazione tutoria la soppressione del diritto di visita. Se invece non viene inoltrato alcun rapporto dopo le prime tre visite, le stesse continueranno senza sorveglianza. I giudici cantonali hanno altresì ordinato che gli affidatari dovranno giustificare con un certificato medico eventuali indisposizioni della bambina e che in tal caso il curatore organizzerà una visita sostitutiva. I giudici cantonali rilevano innanzi tutto che la decisione di affidamento è cresciuta in giudicato e che non è necessario allestire una perizia, poiché la riduzione del diritto di visita non è dovuta a ragioni mediche o psicologiche. Dopo aver osservato che il fallimento del programma stabilito in precedenza non pare essere solo imputabile alla mancata collaborazione degli appellanti, la sentenza indica che la frequenza mensile del diritto di visita si giustifica in considerazione dell'elevata conflittualità del caso, che rende l'intera procedura estremamente macchinosa. Per contro, la durata di due ore prevista dall'autorità di vigilanza risulta troppo breve per consentire lo sviluppo di un vero rapporto tra le persone coinvolte. La sorveglianza dei primi tre incontri appare poi giustificata, da un lato, per appurare se sussiste un pericolo di rapimento della figlia e, dall'altro, per verificare se esiste ancora un vero rapporto personale fra i genitori naturali e la figlia.