Citation: 5D_82/2015 E. 3.2

3.2. Quanto al primo diritto costituzionale invocato, i ricorrenti sostengono che il Tribunale d'appello avrebbe posto alla base del suo giudizio un arbitrario accertamento dei fatti, con conseguente applicazione arbitraria del diritto, e segnatamente - per quanto sia dato di comprendere - degli art. 2 cpv. 2 e 712g cpv. 3 e 4 CC. Secondo gli insorgenti, dalle tavole processuali (in particolare dalle varie risoluzioni assembleari, dal rogito del 21 settembre 2005 e dalla testimonianza dell'avv. D.________) emergerebbe che nel 2005 la Comunione dei comproprietari ha "riservato" loro un diritto d'uso preclusivo su un posteggio esterno, garantendone la (ri) attribuzione dopo la fine della causa di accertamento di servitù intentata dal proprietario del fondo limitrofo n. 927. Giungendo a diversa conclusione, l'autorità inferiore avrebbe valutato i mezzi di prova in modo arbitrario. L'argomentazione ricorsuale si esaurisce tuttavia nell'esposizione di una propria versione dei fatti, che non dimostra l'arbitrio. In effetti, una critica fondata sulla violazione dell'art. 9 Cost. non può esaurirsi in considerazioni che forniscono solo una diversa lettura delle prove addotte, ma necessita di una motivazione puntuale, da cui emerga in che misura i Giudici cantonali non abbiano manifestamente compreso il senso e la portata di un mezzo di prova, abbiano omesso senza seria ragione di tenere conto di un mezzo di prova importante o abbiano proceduto a deduzioni insostenibili (DTF 140 III 264 consid. 2.3 con rinvii). Anche la censura di lesione del divieto dell'arbitrio si appalesa pertanto insufficientemente motivata (art. 117 LTF combinato con l'art. 106 cpv. 2 LTF) e non può essere vagliata nel merito.