Citation: 6P.102/2002 21.11.2002 E. 9

Il ricorrente lamenta poi una violazione dell'art. 63 CP; egli sostiene che nell'ambito della commisurazione della pena, le autorità penali cantonali non avrebbero a sufficienza considerato il fatto di non aver potuto far valere il mantenimento e il ripristino dell'unione coniugale e di poter quindi presentare una situazione familiare a lui più favorevole. 9.1 Secondo l'art. 63 CP, il giudice commisura la pena essenzialmente in funzione della colpa del reo. Tale disposizione non elenca in modo dettagliato ed esauriente gli elementi pertinenti per la commisurazione della stessa. La giurisprudenza ha tuttavia interpretato questa disposizione in DTF 117 IV 112 consid. 1 e 116 IV 288 consid. 2a a cui si rinvia. In questa sede basta rilevare che il giudice di merito, più vicino ai fatti, fruisce di un'ampia autonomia. Il Tribunale federale interviene solo quando egli cade nell'eccesso o nell'abuso del suo potere di apprezzamento, ossia laddove la pena fuoriesca dal quadro legale, sia valutata in base a elementi estranei all'art. 63 CP o appaia eccessivamente severa o clemente (DTF 123 IV 150 consid. 2a e rinvii). 9.2 Nella fattispecie, la pena irrogata - due anni e tre mesi di detenzione - non da adito a critica e si situa all'interno dell'ampio quadro legale previsto per i casi di infrazione aggravata alla legge federale sugli stupefacenti (art. 19 n. 1 e n. 2 lett. a LStup). La CCRP, alle cui pertinenti considerazioni (sentenza impugnata, pagg. 6-7) si può senz'altro rinviare (art. 36a OG), ha esaminato e valutato correttamente gli elementi oggettivi e soggettivi determinanti ai fini di una giusta commisurazione della pena. In tal senso, riferendosi alla sentenza dei primi giudici, essa ha preso in considerazione la colpa grave del ricorrente, la non indifferente quantità di eroina messa in circolazione prima dell'arresto, e ha concluso che il ricorrente appariva come un vero trafficante spinto solo da fini di lucro. Essa ha inoltre osservato che la posizione del ricorrente si distingue da quella di altri trafficanti di etnia albanese, per il fatto che costui, sposato da tempo con una cittadina italiana e regolarmente residente in Italia, non viveva da clandestino e poteva meglio di altri valutare le sue scelte. L'ultima istanza cantonale ha altresì rilevato che la Corte d'assise ha ponderato anche gli elementi a favore dell'imputato, quale la sua collaborazione con gli organi inquirenti, la situazione personale, familiare e sociale ed in modo particolare la sua difficile infanzia. Come puntualmente osservato dalla CCRP, non risulta invece che la Corte giudicante in prima istanza abbia valutato negativamente i mancati contatti con la moglie dopo l'arresto, con la quale i rapporti, per ammissione stessa dell'imputato, si erano comunque guastati da tempo; a questo proposito la Corte di assise si è limitata a constatare i fatti così come spontaneamente ammessi dall'insorgente e a prendere atto della sua volontà di ricongiungersi con lei a Como. Nel suo gravame quest'ultimo non indica d'altronde alcun elemento suscettibile di giustificare una modifica della pena inflitta, che i giudici cantonali avrebbero tralasciato di prendere in considerazione oppure avrebbero considerato a torto; egli si limita a sviluppare argomenti a suo favore che incombe esclusivamente al giudice di merito di ponderare in modo sovrano e ripropone quanto già disatteso in modo pertinente dalla CCRP. Le censure espresse dal ricorrente su questo punto sono pertanto irricevibili.