Citation: 1P.78/2003 07.03.2003 E. 2

2.1 Il carcere preventivo è compatibile con la libertà personale, garantita dall'art. 10 cpv. 2 Cost., solo se si fonda su una base legale (art. 31 cpv. 1 e art. 36 cpv. 1 Cost.; DTF 125 I 361 consid. 4a); questa è data in concreto dagli art. 95 segg. CPP/TI. La legittimità della detenzione va esaminata innanzitutto in base alle disposizioni del diritto cantonale (DTF 114 Ia 281 consid. 3); il Tribunale federale considera inoltre le garanzie minime contenute nell'art. 5 CEDU ai fini dell'interpretazione e dell'applicazione del diritto alla libertà personale, in quanto esse contribuiscono a concretizzarlo (DTF 115 Ia 293 consid. 4, 114 Ia 281 consid. 3). La privazione della libertà dev'essere infine giustificata da un interesse pubblico e rispettare il principio della proporzionalità (art. 36 cpv. 2 e 3 Cost.; DTF 123 I 268 consid. 2c). Giusta l'art. 31 cpv. 1 Cost., il Tribunale federale rivede con libero potere l'interpretazione e l'applicazione del diritto cantonale di livello legislativo e regolamentare; invece, le constatazioni di fatto dell'autorità cantonale sono rivedute soltanto dal profilo dell'arbitrio, e l'esercizio del potere di apprezzamento, che le compete, è pure sindacato nel ristretto ambito dell'abuso o dell'eccesso di apprezzamento (DTF 123 I 31 consid. 3a, 268 consid. 2d, 117 Ia 72 consid. 1). L'arresto e la carcerazione di un imputato sono retti nel Cantone Ticino dagli art. 95 e segg. CPP/TI. In particolare, la proroga del carcere preventivo è regolata dall'art. 103 CPP/TI e presuppone il perdurare di motivi che giustificano l'arresto (Rusca/Salmina/Verda, Commento del CPP/TI, Lugano 1997, pag. 388). Il Tribunale federale ha già avuto modo di rilevare che queste norme devono essere interpretate ed applicate conformemente alla Costituzione; in effetti, anche se sono dati indizi di colpevolezza gravi a carico dell'imputato, esigenza desumibile pure dall'art. 5 n. 1 lett. c CEDU, la detenzione preventiva può essere ordinata e mantenuta soltanto se è compatibile con la libertà personale e se è quindi sorretta, in particolare, da preminenti motivi di interesse pubblico (sentenza P.1382/87 del 16 novembre 1987 consid. 3, apparsa in RDAT 1988 n. 24). Fra questi motivi possono essere menzionati i bisogni dell'istruttoria, i rischi di collusione e di inquinamento delle prove, il pericolo di recidiva o di reiterazione del reato e, infine, quello di fuga, quando vi sia ragione di dubitare che, malgrado la prestazione di garanzie e l'adozione di misure di controllo, il prevenuto si sottragga verosimilmente al processo o all'esecuzione della sentenza (DTF 115 Ia 293 consid. 5 e rinvii). 2.2 Il ricorrente non critica esplicitamente il fatto che la CRP ha rile-vato che le censure dinanzi ad essa sollevate erano state esaminate nell'ambito del precedente giudizio, del 22 novembre 2002, invero non impugnato, al quale ha di principio rinviato. Egli contesta l'esistenza di gravi indizi di colpevolezza a suo carico e sostiene essenzialmente che la Corte cantonale li avrebbe fondati unicamente sulle dichiarazioni della vittima, che non sarebbe credibile e avrebbe anzi dimostrato una tendenza a mentire. Il ricorrente nega poi l'esistenza di indizi che per-mettano di considerarlo persona violenta e intimidatoria e fa valere che la natura degli atti imputatigli presupponeva la volontà della vittima. Contrariamente all'opinione del ricorrente, la Corte cantonale non ha considerato solo le deposizioni della vittima, ma ha tenuto conto anche degli altri atti dell'inchiesta - relativi a fatti, tempi, luoghi e persone interessate - e concluso che quelle deposizioni erano confermate da ulteriori accertamenti. Riguardo al particolare del "terzo testicolo", la Corte cantonale non è incorsa nell'arbitrio accertando che l'affer-mazione della vittima era avvalorata dalla deposizione del medico legale e dalla sua relazione; d'altra parte la tesi del ricorrente a tale proposito, sulla quale egli insiste particolarmente anche in questa sede, non risultava suffragata dagli accertamenti allora agli atti, segnatamente dalle deposizioni testimoniali da lui invocate nel ricorso e considerate in modo non arbitrario dalla CRP nel giudizio impugnato (cfr., sulla nozione di arbitrio, DTF 128 I 273 consid. 2.1 e rinvii). In modo non manifestamente insostenibile, la Corte cantonale ha inoltre accertato che la pretesa tendenza della vittima a mentire non riguardava direttamente i fatti oggetto dell'inchiesta sicché, senza incorrere nell'arbitrio, essa non ha dato a questo elemento un peso decisivo. Né giova al ricorrente la circostanza che non sarebbero sin qui emersi indizi idonei a farlo ritenere violento e che gli atti incriminati non potevano essere imposti con la forza alla vittima: i reati di ripetuti atti sessuali con fanciullo e con persona incapace di discernimento o inetta a resistere, pure prospettati dal PP, non presuppongono in effetti una resistenza della vittima. La CRP poteva quindi, nell'ambito del potere d'esame che le competeva, ritenere senza arbitrio la sussistenza di gravi indizi di reato; spetterà poi al giudice del merito valutare compiutamente le prove a carico e a discarico del ricorrente. 2.3 Il ricorrente critica il giudizio impugnato anche laddove ammette un pericolo di collusione giustificante la proroga della carcerazione preventiva. Egli sostiene essenzialmente che le prove sarebbero già state raccolte e fa valere che il provvedimento litigioso assumerebbe ora una funzione di pressione nei suoi confronti, allo scopo di indurlo a confessare anche i fatti contestati. 2.3.1 I rischi di collusione e di inquinamento delle prove sono legati soprattutto ai bisogni dell'istruttoria. Da un lato si tratta generalmente di evitare o prevenire accordi tra l'imputato e i testimoni - già sentiti o ancora da sentire - o i correi e i complici non arrestati, messi in atto per nascondere al giudice la verità; dall'altro di impedire interventi fraudolenti del prevenuto in libertà sui mezzi di prova non ancora in possesso della giustizia, allo scopo di distruggerli o di alterarli a suo vantaggio. Le possibilità di ostacolare in tal modo l'azione dell'autorità giudiziaria da parte del prevenuto devono essere valutate sulla base di elementi concreti, la realtà di questo rischio non potendo essere ammessa aprioristicamente e in maniera astratta (DTF 128 I 149 consid. 2.1, 123 I 31 consid. 3c, 117 Ia 257 consid. 4c; Gérard Piquerez, Procédure pénale suisse, Zurigo 2000, pag. 499 segg. n. 2344 segg., in particolare n. 2349 segg.; Robert Hauser/Erhard Schweri, Schweizerisches Strafprozessrecht, 5a ed., Basilea 2002, pag. 303 n. 13). 2.3.2 La Corte cantonale ha ritenuto la proroga della carcerazione preventiva giustificata per il pericolo di collusione e le necessità istruttorie. Ha rilevato che una perizia sulla credibilità della vittima era in corso e da essa dipendeva l'esecuzione di altri atti istruttori. La scarcerazione del ricorrente poteva quindi comprometterne l'esito, visto soprattutto il suo atteggiamento negatorio. Né potevano essere dimenticate le pressioni già esercitate sulla vittima dai familiari dell'accusato. Certo, risulta che la perizia è stata nel frattempo presentata e che il PP ha citato i periti per la sua delucidazione orale. Tuttavia, contrariamente all'opinione del ricorrente, l'inchiesta non è ancora stata chiusa e ha recentemente riguardato aspetti determinanti, gli accertamenti sulla credibilità della vittima potendo infatti assumere, in un procedimento come quello in discussione, particolare rilevanza. Tali circostanze non permettono d'altra parte di escludere un'eventuale completazione dell'istruzione formale. In considerazione di quanto esposto, e tenuto conto del genere di reati in esame, dello stretto rapporto tra l'accusato e la vittima, della giovane età di quest'ultima - più facilmente influenzabile rispetto a un adulto - e delle tensioni familiari già manifestatesi, il rischio di collusione non può in concreto essere considerato soltanto astratto e teorico, sicché anche sotto questi profili il giudizio impugnato non viola la costituzione (cfr. DTF 128 I 149 consid. 3.4). Vista la durata della carcerazione e l'avanzamento delle indagini, compatibilmente con il rispetto delle norme procedurali, il PP dovrà comunque procedere celermente all'assunzione delle ulteriori prove.