Citation: 6B_1010/2016 E. 3.1

3.1. Sui numerosi litigi che caratterizzavano da tempo la vita di coppia, la CARP ha ritenuto la versione dell'accusatrice privata maggiormente credibile, avendo avuto sulla vicenda coniugale uno sguardo più lucido di quello del marito, nella misura in cui ha dimostrato di essere stata consapevole delle difficoltà che lui attraversava. Benché anch'ella ha accusato l'uomo di aggressività, lo ha fatto in modo pacato, precisando di non considerarlo violento, trattandosi di aggressività verbale e riconoscendo di averlo assillato con le sue preoccupazioni. Sebbene sia difficile stabilire una verità oggettiva sulla responsabilità della crescente tensione, la Corte cantonale ha comunque stabilito che la moglie ha detto il vero descrivendo tre precisi episodi (il pugno sul braccio, i vestiti gettati dalla finestra e la presa per il collo), mentre il ricorrente è stato smentito laddove ha preteso che in un'occasione ella ha cercato di colpirlo con un martello. I giudici cantonali nemmeno hanno creduto alla tesi secondo cui sua moglie avrebbe deliberatamente messo in atto una strategia volta alla sua denigrazione. Contrariamente a quanto preteso, la CARP non ha messo in discussione le affermazioni del ricorrente adducendo una pretesa sua responsabilità per l'esasperazione della moglie. Vi ha fatto riferimento al fine di spiegare le ragioni per cui la donna ha danneggiato le porte delle stanze in cui egli si rifugiava, episodi da lui riferiti, riconosciuti dalla stessa e riportati anche dai testi. Neppure può essere ritenuto arbitrario considerare le dichiarazioni dell'accusatrice privata più credibili perché pacate e rivelatrici di uno sguardo più lucido sulla vicenda coniugale. Se è vero che ciò non ne corrobora automaticamente il contenuto, come obiettato dall'insorgente, costituisce nondimeno un indicatore dell'assenza di livore della donna nei confronti del marito, la quale non ne ha enfatizzato le colpe, minimizzando le proprie. D'altra parte, se quanto riferito dal ricorrente sui litigi coniugali trovano sostanziale conferma nelle deposizioni di altre persone, in particolare della moglie, così non è per quanto riguarda le riferite aggressioni fisiche di cui sarebbe stato vittima, elemento che non può essere considerato un dettaglio come preteso nel gravame. Neppure l'episodio del martello ha trovato riscontro. Al riguardo l'insorgente non sostanzia arbitrio alcuno, limitandosi a rilevare di averlo esposto in modo circostanziato e di per sé credibile, pur ammettendo che sulla questione non vi è conferma né della moglie né della suocera, trattasi di un'argomentazione di puro carattere appellatorio. Pure appellatorie e quindi inammissibili risultano le critiche sulla pretesa valutazione incompleta e unilaterale delle versioni dei coniugi e sull'omessa considerazione delle numerose dichiarazioni del ricorrente che avrebbero trovato puntuale conferma negli atti istruttori. Nel gravame infatti non viene indicato quali dichiarazioni sarebbero state ignorate e quali sarebbero le conferme, salvo il semplice richiamo agli episodi delle porte rotte, di cui peraltro già si è detto. Dalla sentenza impugnata emerge anzi che la CARP ha vagliato la versione dell'insorgente, rilevandone l'assenza di riscontri, in particolare per le aggressioni fisiche e l'episodio del martello. La Corte neppure ha creduto alla tesi sulla sua denigrazione a opera della moglie, osservando che, malgrado in alcuni messaggi scritti alle sue amiche avesse formulato commenti non benevoli su di lui, si trattava di semplici sfoghi destinati a non uscire dai loro confini naturali. Il ricorrente critica la relativizzazione dei messaggi senza spiegare i motivi per cui le conclusioni dei giudici sarebbero insostenibili, in particolare non dimostra che le esternazioni in questione non siano dei semplici sfoghi. Laddove poi sostiene che le amiche della moglie lo chiamavano "psaico" si avvale di fatti non accertati, senza che siano adempiuti i presupposti dell'art. 105 cpv. 2 LTF. Si duole di arbitrio per la ritenuta inutilizzabilità del documento Word in cui egli aveva trascritto i messaggi del telefono della moglie, tuttavia non si confronta compiutamente con le ragioni esposte dalla CARP al riguardo, segnatamente con l'assenza di garanzia di fedefacenza. Lamenta poi il rifiuto della sua istanza probatoria volta a verificare il contenuto del cellulare della donna, ma non sostanzia il minimo arbitrio in merito alla valutazione anticipata della prova. Risulta inoltre che non ha ribadito tale istanza in sede di appello. A nulla vale nemmeno la generica critica sull'uso della testimonianza indiretta a sostegno dell'accertamento sulla presa al collo dell'accusatrice privata. Il principio della libera valutazione delle prove (art. 10 cpv. 2 CPP) permette al giudice di fondarsi sulle dichiarazioni di un teste relative a quanto riferitogli da un'altra persona (sentenza 6B_862/2015 del 7 novembre 2016 consid. 4.2). La CARP poteva quindi prendere in considerazione la deposizione della teste C.________ con riguardo all'episodio del collo raccontatole dall'accusatrice privata, l'insorgente non adducendo del resto alcun elemento che consenta di dubitare dello svolgimento dei fatti così come descritti da detta teste. In simili circostanze, è in modo del tutto sostenibile che la CARP ha definito le dichiarazioni dell'accusatrice privata più credibili e verosimili.