Citation: 1C_460/2013 E. 2

Secondo l'art. 20 della legge federale sulle ferrovie, del 20 dicembre 1957 (Lferr; RS 742.101), l'obbligo d'indennità per i danni cagionati dall'impresa ferroviaria con una violazione di diritti di terzi, che non deve essere tollerata conformemente al diritto di vicinato o ad altre prescrizioni legali e che è una conseguenza inevitabile o difficilmente evitabile della costruzione o dell'esercizio della ferrovia, è disciplinato dalla legislazione federale sull'espropriazione. Giusta l'art. 5 cpv. 1 LEspr, possono infatti formare oggetto di espropriazione i diritti risultanti dalle disposizioni sulla proprietà fondiaria in materia di rapporti di vicinato. Vi rientrano in particolare i diritti di difesa del vicino da scavi e costruzioni ai sensi dell'art. 685 cpv. 1 CC. Secondo questa disposizione, il proprietario che intraprende scavi o costruzioni deve fare in modo di non danneggiare i fondi dei vicini, provocando scoscendimenti del loro terreno, o mettendolo in pericolo, o recando pregiudizio agli impianti che vi si trovano. Analogamente all'art. 684 CC, l'art. 685 CC vieta unicamente le ingerenze eccessive nei diritti dei vicini. Si tratta al riguardo di una responsabilità causale, indipendente da una colpa del proprietario, che presuppone unicamente l'esistenza di un nesso causale naturale ed adeguato tra l'esercizio eccessivo del diritto di proprietà e il pregiudizio del fondo vicino (DTF 119 Ib 334 consid. 3b e c; sentenza E.14/1994 del 31 dicembre 1996 consid. 3 e 4a, in: ZBl 99/1998, pag. 233 segg.). Secondo la giurisprudenza, di massima, non può comunque essere preteso dal proprietario privo di conoscenze specialistiche che porti la difficile prova dell'esistenza del nesso causale tra i lavori di costruzione intrapresi dall'espropriante e i danni subiti dal suo edificio. Né si può da lui esigere che incarichi personalmente un esperto per eseguire eventuali chiarimenti, in particolare laddove sulla base dei rilevamenti dell'espropriante medesimo non può essere concluso che le crepe sono necessariamente riconducibili ad altre cause, diverse dai lavori di costruzione. Qualora il nesso causale tra gli scavi e i danni all'edificio non possa essere né dimostrato né completamente escluso, può entrare in considerazione il riconoscimento di un'indennità, quale contributo per l'eliminazione del danno, sulla base di motivi di equità (DTF 131 II 65 consid. 3). L'art. 685 CC mira in effetti ad assicurare la stabilità del terreno e delle costruzioni che vi sorgono e conferisce quindi una certa priorità al proprietario di edifici esistenti, che sono stati realizzati rispettando le regole dell'arte edilizia vigenti al momento della loro edificazione (DTF 119 Ib 334 consid. 5d; sentenza E.14/1994, citata, consid. 4b).