Citation: 1C_536/2015 E. 2.1

2.1. Il ricorrente afferma che si sarebbe in presenza di un caso particolarmente importante, poiché l'imputato B.________ sarebbe stato prosciolto dall'imputazione iniziale e le restanti ipotesi di reato non potrebbero configurare una frode fiscale secondo il diritto svizzero, ma una semplice evasione fiscale, motivo per cui sarebbe violato il principio della doppia punibilità. Al riguardo, insiste su un preteso accertamento arbitrario dei fatti, fondato su un asserito errato presupposto dell'esistenza di un procedimento penale italiano inerente a reati configurabili quali evasione di imposte indirette (IVA), ove, giusta l'art. 50 cpv. 1 della Convenzione di applicazione dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985 (CAS), la distinzione fra evasione e frode fiscale non costituisce più una discriminante di rilievo in materia di assistenza giudiziaria internazionale. Il procedimento estero riguarderebbe tuttavia oramai soltanto l'ipotesi di una semplice infrazione fiscale per omesso pagamento di imposte dirette. Insiste sul fatto che nel quadro del procedimento italiano nei confronti dell'imputato B.________, non sarebbe (più) contemplata alcuna fattispecie di evasione IVA o di imposte indirette: ciò poiché, in una sentenza del 17 gennaio 2014 della Corte di appello di Milano, è indicato che una società di questo imputato era soggetta a regime di "reverse charge", introdotto al fine di evitare le diffuse "frodi IVA", e che nella motivazione di un accordo giudiziario menzionato nello stesso giudizio, non sarebbe evidenziata un'evasione di IVA. Ne deduce che sarebbe quindi arbitrario ritenerla in Svizzera. Aggiunge, in maniera del tutto generica, che la stessa conclusione varrebbe anche per gli altri indagati, precisando nondimeno ch'egli è stato condannato in primo e in secondo grado con decisione del 28 aprile 2015 (con asserita possibilità di adire ancora la Corte di cassazione), per i reati di riciclaggio di denaro e assistenza nell'attribuzione fittizia di beni.