Citation: 5A_29/2023 E. 4.3

4.3. Nell'ambito dell'attribuzione della custodia sui figli, il giudice dei fatti, che conosce meglio le parti e il contesto nel quale cresce il bambino, dispone di un ampio potere d'apprezzamento in virtù dell'art. 4 CC (DTF 142 III 617 consid. 3.2.5). Il Tribunale federale interviene quindi unicamente se il giudice, senza motivo, ha scartato dei criteri essenziali per la decisione o se, al contrario, si è fondato su elementi privi di importanza in relazione al bene del bambino o contrari al diritto federale (DTF 147 III 209 consid. 5.3 con rinvii; 142 III 617 consid. 3.2.5). Ritenuto poi che le considerazioni appena riassunte (v. supra consid. 4.1) rientrano nell'ambito dell'apprezzamento delle prove, la ricorrente era in pratica chiamata a dimostrare che, argomentando come riferito, il Tribunale d'appello è incorso in un ragionamento arbitrario. Nella sua impugnativa, tuttavia, ella non si confronta in maniera puntuale con la sentenza impugnata, ma si limita a contrapporvi, in maniera peraltro poco strutturata, la propria e personale lettura dei fatti e interpretazione dei vari referti. Non dimostra invece in che modo la precedente istanza avrebbe travisato il senso e la portata dei rapporti della curatrice, né comprova in che misura la "situazione attuale" o "l'agire irresponsabile del padre rispetto ai doveri assistenziali di mantenimento, sia alla modalità di gestire la relazione con le figlie", che a suo dire l'autorità inferiore non avrebbe minimamente considerato, avrebbero potuto determinare un diverso assetto della custodia, imposto dall'esigenza di tutelare il bene delle figlie. Ciò non è sufficiente per riconoscere un arbitrio nell'accertamento dei fatti e nell'apprezzamento delle prove (v. supra consid. 1.5), anche perché la precedente autorità ha ben illustrato di aver soppesato attentamente anche gli aspetti più problematici della relazione del padre con le figlie e con la ricorrente, ma di aver ciò nonostante, "tutto ponderato", voluto dare priorità al principio di stabilità, accompagnato dalle misure a protezione in favore delle minori. In queste circostanze, la Corte cantonale non ha oltrepassato l'ampio margine di apprezzamento di cui disponeva. Il ricorso, su questo punto, va pertanto respinto. Nemmeno può essere accolta la censura relativa all'asserita violazione della Convenzione sui diritti del fanciullo. Al di là del fatto che la relativa motivazione manifestamente non adempie alle esigenze poste dall'art. 42 cpv. 2 LTF e che la ricorrente non spiega in che modo gli art. 3 e 12 di tale convenzione offrirebbero una garanzia più ampia rispetto a quella assicurata dal CC e dal CPC, la ricorrente, quando sostiene che i Giudici cantonali avrebbero ignorato il rapporto aggiornato della curatrice da lei trasmesso al Tribunale d'appello il 22 febbraio 2022 che attesterebbe la volontà espressa dalle ragazze di tornare in Italia qualora la situazione finanziaria non fosse stata regolarizzata per la mamma che viveva in una situazione di indigenza, non si ravvede che in realtà la sentenza impugnata dà esplicitamente atto della relazione 17 febbraio 2022 della curatrice: essa riconosce, nella ponderazione di tutti gli elementi, che la problematica ivi constatata della trascuranza del marito e dei suoi obblighi di mantenimento verso la moglie sia un contegno inqualificabile ed abbia ripercussioni anche sul bene delle figlie, ma che tale comportamento era già in atto in precedenza (risultava anche dal rapporto 22 febbraio 2021 del Servizio medico psicologico), era già stato preso in considerazione ma non è stato ritenuto dirimente. Non risulta nemmeno che i rapporti della psicoterapeuta che segue la figlia C.________ e che attestano il suo importante conflitto di lealtà siano stati ignorati: la sentenza impugnata menziona il fatto che entrambe le ragazze vivono un "estremo conflitto di lealtà" e che C.________ ha una "sofferenza maggiore" rispetto al conflitto genitoriale, ma che entrambe mostrano "un forte attaccamento per i due genitori al punto che vogliono bene ad entrambi e non possono immaginarsi di vivere senza uno di loro vicino" tant'è che anche nel rapporto del 2022 menzionato dalla stessa ricorrente, le ragazze hanno sì affermato di voler andare a vivere in Italia, ma anche di volere "che tutti e due i genitori vengano a vivere vicini ". Infine, quando rimprovera alla Corte cantonale di aver totalmente ignorato che a seguito della procedura avviata dinanzi all'Autorità regionale di protezione, "di fatto, dall'aprile 2022, la custodia alternata non ci fosse più", la ricorrente non si ravvede che quest'ultimo aspetto è appunto oggetto della procedura cui lei fa riferimento, di cui i Giudici d'appello hanno acquisito agli atti i relativi documenti più significativi e che con la sentenza qui impugnata (dispositivo n. 3) è stata trasmessa al Pretore aggiunto poiché, al fine di delineare i contorni dell'eventuale trasferimento in Italia e di verificare il bene delle minori e la loro presa a carico effettivamente possibile da parte dei genitori a seguito di tale cambiamento, mancavano accertamenti essenziali per i quali non bastava "assumere l'una o l'altra prova a completazione dell'istruttoria" ma era necessario esperire una nuova istruttoria completa e questa compete al giudice naturale al fine anche di non privare le parti del doppio grado di giurisdizione. Ci si potrebbe chiedere se, al fine di garantire un esame unitario delle conseguenze di un eventuale trasferimento delle figlie in Toscana su tutti gli altri aspetti ad esso connessi (custodia, relazioni personali, contributi di mantenimento, v. art. 301a cpv. 5 CC), i Giudici cantonali non avrebbero potuto esaminare anche quella nuova questione, tuttavia legata all'autorità parentale. La questione non deve essere risolta. La ricorrente, patrocinata da una legale, sul punto ha infatti addotto motivazioni ambigue. Non ha preteso che fosse il Tribunale d'appello a dover decidere sulla sua richiesta volta a fissare il domicilio delle figlie in Toscana, riconoscendo anzi espressamente che la domiciliazione all'estero "non era argomento di appello" e "non era nemmeno contestat[a] in appello" e rilevando di aver interposto reclamo contro la decisione con la quale l'Autorità regionale di protezione aveva trasmesso la procedura per competenza al Pretore aggiunto, ciò che lascerebbe piuttosto trasparire un suo interesse a che la questione sia effettivamente trattata dall'autorità di protezione, quindi da un'autorità di prima istanza. In definitiva, la censura, al limite delle esposte esigenze di motivazione (v. supra consid. 1.3 e 1.5), nella ridotta misura in cui è ammissibile, si rivela infondata poiché la ricorrente non confuta l'argomento centrale vagliato dalla precedente istanza, ovvero quello relativo alla stabilità ed alla continuità delle relazioni con i genitori, per il bene delle minori.