Citation: 1C_477/2023 E. 5

I ricorrenti lamentano infine che l'interpretazione data dalla Corte cantonale all'art. 35 lett. g NAPR, che impone la medesima distanza applicabile agli edifici principali dal progettato edificio, sia al corpo di fabbrica sul mappale n. 701, sia al fabbricato (subalterno A) sul fondo n. 705, violerebbe la garanzia della proprietà (art. 26 Cost.) e il principio di proporzionalità (art. 5 cpv. 2 Cost.). Rilevano che, qualora dovessero rispettare le distanze da edifici principali, non potrebbero più disporre del fondo, essendone in sostanza compromessa l'edificabilità. Di contro, permettere comunque la realizzazione del previsto edificio, anche ad una distanza inferiore ai 6.00 m prescritti (cfr. art. 35 lett. c NAPR), non comporterebbe alcun pregiudizio all'insolazione e all'aerazione degli edifici, ovvero agli scopi perseguiti dalla norma. Con questi rilievi, privi di riscontri oggettivi e che non adempiono le accresciute esigenze di motivazione dell'art. 106 cpv. 2 LTF, i ricorrenti non spiegano perché i giudici cantonali avrebbero disatteso l'invocata garanzia della proprietà di cui all'art. 26 cpv. 1 Cost. Questa non tutela infatti la proprietà in maniera illimitata, ma soltanto nei limiti fissati nell'interesse pubblico dall'ordinamento giuridico (DTF 146 I 70 consid. 6.1; 145 I 156 consid. 4.1; 145 II 140 consid. 4.1), segnatamente in concreto quelli riferiti al rispetto delle distanze, disattesi nella fattispecie. La Corte cantonale ha inoltre accertato, in modo vincolante per il Tribunale federale (art. 105 cpv. 1 LTF), che l'altezza del corpo di fabbrica posto sul mappale n. 701 oltrepassa quella massima prescritta (3.00 m) per le costruzioni accessorie e che pertanto il prospettato edificio disattende, rispetto al citato manufatto, la distanza minima di 6.00 m imposta dall'art. 35 lett. c NAPR. Poiché il rispetto delle distanze tra edifici costituisce un requisito determinante per il rilascio della licenza edilizia, i giudici cantonali, senza pronunciare un giudizio di adeguatezza sulla valutazione dell'autorità violandone l'autonomia, e senza ledere il principio di proporzionalità (al riguardo vedi DTF 148 I 160 consid. 7.10; 148 II 392 consid. 8.2.1-8.2.4), hanno applicato correttamente e opportunamente le normative comunali sulle distanze riferite agli edifici e agli altri manufatti sopra descritti. Anche in questo caso, i ricorrenti criticano in modo del tutto appellatorio, e come tale inammissibile, le conclusioni della Corte cantonale. In effetti, le critiche ricorsuali non dimostrano neppure che l'interpretazione e l'applicazione delle citate norme comunali sarebbero manifestamente contrarie al loro senso e scopo e quindi arbitrarie (DTF 143 I 321 consid. 6.1), essendo peraltro corrette. Non adducono nemmeno elementi concreti atti a dimostrare un apprezzamento abusivo delle circostanze locali. Il fatto che le conclusioni poste a fondamento del giudizio impugnato, fondate per di più su valutazioni condivisibili, non concordino con quelle ricorsuali non ne dimostra l'arbitrarietà (DTF 144 II 281 consid. 3.6.2).