Citation: 2C_371/2010 11.05.2010 E. 2

2.1 Oggetto del contendere è la questione di sapere se a ragione o a torto la Corte cantonale ha respinto il gravame delle ricorrenti giudicando, come il Consiglio di Stato prima di lui, che quand'anche la lettera del 29 ottobre 2009 fosse da considerare una decisione impugnabile, la stessa era di natura incidentale e non recava loro alcun danno non altrimenti riparabile. 2.2 Secondo le ricorrenti il danno non altrimenti riparabile consisterebbe nell'obbligo loro imposto di doversi recare personalmente a Lugano per compilare dei formulari nei quali dovranno fornire dati personali particolarmente sensibili (malattie, precedenti penali, ecc.) e che verranno poi trasmessi a terzi (uffici, comuni, ecc.) senza il loro consenso e senza la necessaria base legale. Ciò che dimostrerebbe che in realtà la Polizia cantonale vorrebbe creare una vera e propria banca dati riguardante chi vuole esercitare la prostituzione. Orbene, a loro avviso, l'obbligo di fornire informazioni così personali disattenderebbe l'art. 5 LProst che prevede solo un semplice annuncio, gli art. 1 e 12 LPDPpol che disciplinano la trasmissione delle informazioni alle autorità amministrative nonché l'art. 8 CEDU che garantisce il rispetto della vita privata. 2.3 L'argomentazione è fuorviante e si rivela manifestamente infondata. Oltre al fatto che le ricorrenti nulla adducono sui dubbi esternati dai giudici cantonali riguardo al fatto che la missiva del 29 ottobre 2009 non è una decisione, va osservato che in realtà le censure avanzate non sono rivolte contro l'invito contenuto nella citata lettera - il cui tenore è, per quanto qui interessa "le cittadine rumene devono presentarsi di persona presso i nostri uffici per sottoscrivere la notifica per l'esercizio della prostituzione" - ma sono dirette in realtà contro il contenuto dei formulari che dovranno sottoscrivere ai fini dell'iscrizione nel registro cantonale e contro l'uso futuro che potrà esserne fatto, ciò che tuttavia non ha assolutamente niente a vedere con la richiesta contenuta nello scritto del 29 ottobre 2009: in proposito le censure sollevate esulano dall'oggetto del litigio e sono pertanto inammissibili. Per quanto concerne invece la richiesta di presentarsi di persona presso gli uffici di Lugano va osservato che, come constatato dai giudici ticinesi, la stessa non reca loro - contrariamente a quanto preteso nel gravame, peraltro non in modo conforme a quanto esatto dall'art. 42 cpv. 2 LTF - un qualunque danno non altrimenti riparabile, trattandosi di un inconveniente di poco conto, comune a molte pratiche burocratiche con cui i cittadini sono sovente confrontati. 2.4 In conclusione, nella misura in cui è ammissibile, il ricorso va respinto siccome manifestamente infondato secondo la procedura semplificata di cui all'art. 109 LTF.