Citation: 1P.365/1999 24.02.2000 E. 1

dibattimento, indi per non averle dato la possibilità di prendere posizione su alcune prove assunte d'ufficio e in- fine perché non le avrebbe concesso di esprimersi in merito alle considerazioni giuridiche sulle quali la decisione im- pugnata si fonda. a) aa) Giusta l'art. 6 n. 1 CEDU, ogni persona ha diritto a una pubblica udienza davanti a un tribunale indi- pendente e imparziale, al fine della determinazione sia dei suoi diritti e dei suoi doveri di carattere civile, sia della fondatezza di ogni accusa penale che gli venga rivol- ta. Una regolamentazione analoga figura anche all'art. 14 cpv. 1 del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (RS 0.103.2), di cui la ricorrente non invoca però la violazione. Il diritto a un'udienza pubblica tende a garantire all'accusato e agli altri partecipanti al pro- cesso un trattamento corretto e conforme alla legge, assi- curando altresì la trasparenza della giustizia, ciò che co- stituisce un principio fondamentale dello Stato di diritto (DTF 121 I 30 consid. 5d-e con riferimento all'identica prassi della Corte europea dei diritti dell'uomo). Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, il diritto alla pubblica udienza può tuttavia estinguersi se l'interessato non lo invoca conformemente a principio della buona fede e al divieto dell'abuso di diritto, oppure se vi rinuncia in modo esplicito o implicito, possibilità questa che è pure stata riconosciuta come conforme alla CEDU dagli organi di Strasburgo (DTF 124 I 121 consid. 2, 123 I 87 consid. 2b, 121 I 30 consid. 5f, 306 consid. 2b, 121 II 22 consid. 4c in fine, 119 Ia 221 consid. 5a-b; per la prassi di Strasburgo cfr. le numerose sentenze citate in DTF 121 I 30 consid. 5f). bb) In concreto la ricorrente, durante la proce- dura dinanzi alla CRP, era assistita da un avvocato: egli non poteva allora ignorare che secondo l'ordinamento legi- slativo ticinese, la Camera dei ricorsi penali per la pro- cedura in esame non indice dibattimenti pubblici, trattan- dosi di una procedura essenzialmente scritta (cfr. art. 317 e segg. CPP). Inoltre, non risulta nemmeno che la ricorren- te o il suo patrono abbiano fatto richiesta di un'udienza pubblica dinanzi all'autorità cantonale, limitandosi a sol- lecitare a due riprese una decisione finale da parte della Corte cantonale. Il diritto a un pubblico dibattimento deve quindi essere considerato perento e la ricorrente non può invocare solo ora, davanti al Tribunale federale, senza violare il principio della buona fede (DTF 122 I 97 consid. 3a/aa in fine), una lesione dell'art. 6 n. 1 CEDU. Questa censura é di conseguenza inammissibile in questa sede. b) La ricorrente fa poi valere che vi sia una vio- lazione della garanzia di un equo procedimento (art. 6 n. 1 CEDU) come pure una violazione del diritto d'essere senti- to, perché la CRP non le avrebbe dato la possibilità di esprimersi sulle prove raccolte d'ufficio, in particolar modo sull'esito dell'ispezione degli incarti fiscali suo e del marito, né le avrebbe portato a conoscenza, prima dell' emanazione del giudizio, le considerazioni sulla cui base avrebbe poi ridotto l'indennità per le spese di patrocinio. La ricorrente sostiene quindi di non avere potuto fornire ulteriori prove a sostegno della sua tesi. aa) Il diritto di essere sentito, giusta l'art. 29 cpv. 2 Cost., comprende anche il diritto per il cittadino di esprimersi prima che sia presa una decisione che modifi- ca a suo scapito la sua situazione giuridica (DTF 112 Ia 3, 111 Ia 103 co nsid. 2b, 101 Ia 296, 98 Ib 175 consid. 2a). Da questo disposto costituzionale, che corrisponde in so- stanza all'art. 4 vCost., discende anche il diritto per l'interessato di consultare l'incarto, di offrire mezzi di prova su punti rilevanti e di esigerne l'assunzione, di partecipare a quest'ultima o perlomeno di potersi esprimere sui risultati, nella misura in cui possano influenzare la decisione che dovrà essere presa (DTF 124 I 241 consid. 2, 124 II 132 consid. 2b, 124 V 180 consid. 1a, 122 II 464 consid. 4a, 120 Ib 379 consid. 3b, 118 Ia 17 consid. 1c e rinvii). Analoghi diritti sono desumibili pure dall'art. 6 n. 1 CEDU (cfr. Mark E. Villiger, Handbuch der Europäischen Menschenrechtskonvention, 2aed., Zurigo 1999, n. 452 e segg.), per cui le censure di violazione delle citate norme possono essere esaminate congiuntamente. bb) È vero che, come risulta dalla sentenza impu- gnata, l'Autorità cantonale ha visionato gli incarti fisca- li della ricorrente e di suo marito per determinare l'esat- to guadagno della ricorrente, senza che quest'ultima potes- se esprimersi al riguardo. Tuttavia, la decisione impugnata non si basa affatto sui risultati scaturiti da tale assun- zione d'ufficio di prove. Anzi, la CRP li ha completamente ignorati, basando il suo giudizio unicamente sulla mancanza di nesso di causalità tra l'apertura del procedimento pena- le e la presunta perdita di lavoro, rispettivamente di gua- dagno della ricorrente, e non già sul reddito effettivo da lei conseguito. Ora, se l'Autorità, dopo aver assunto una prova, si avvede che tale prova porta su un fatto non de- terminante per la sorte del litigio (DTF 122 V 157 consid. 1d pag. 162), ad esempio quando, dopo un esame approfondito del caso, perviene a un apprezzamento differente di altri elementi giuridici rilevanti, questa circostanza non sareb- be, da sé sola, sufficiente per determinare una violazione del diritto di essere sentito (DTF 106 Ia 161 consid. 2a), per cui la censura ricorsuale si rivela infondata. c) Dal profilo del diritto di essere sentito, an- che le asserzioni secondo cui la ricorrente non è stata in- formata dalla CRP, prima dell'emanazione del giudizio, sul- le ragioni che l'avrebbero poi condotta a ridurre l'inden- nità per le spese di patrocinio, non trovano fondamento. Infatti, le parti non hanno, di massima, il diritto di pro- nunciarsi sull'apprezzamento dei fatti né sull'argomenta- zione giuridica dell'autorità giudicante. Questo diritto deve essergli invece riconosciuto quando il giudice intende fondare la sua decisione su una norma o un motivo giuridico non evocato nella procedura anteriore e di cui nessuno si era prevalso, non potendone prevedere la pertinenza nella fattispecie (DTF 125 V 368 consid. 4a, pag. 370, 124 I 49 consid. 3c, 115 Ia 94 consid. 1b). Quest'ultima evenienza non si verifica in concreto: la ricorrente non era tenuta a pronunciarsi, prima dell'emanazione della sentenza impugna- ta, né sull'apprezzamento dei fatti né sull'argomentazione giuridica dell'autorità cantonale, visto che quest'ultima non si è basata, per motivare la sua decisione, su norme o motivi giuridici di cui la ricorrente non poteva prevedere la pertinenza. Incombeva per contro alla ricorrente perlo- meno indicare le prove che ritenesse necessarie per soste- nere le sue tesi, ciò che però non ha ritenuto di fare.