Citation: 6A.26/2005 30.11.2005 E. 2

2.1 Il ricorrente lamenta sostanzialmente un'errata applicazione del diritto federale, nonché un accertamento arbitrario dei fatti, aggravato dalla circostanza di essere stato sottoposto ad una perizia in tedesco, lingua che non conosce, e non in italiano come esplicitamente richiesto. 2.2 In base all'art. 16 cpv. 1 LCStr le licenze e i permessi devono essere revocati, se viene accertato che le condizioni legali stabilite per il loro rilascio non sono mai state o non sono più adempiute; essi possono essere revocati, se non sono stati osservati le limitazioni e gli obblighi, ai quali il rilascio era stato subordinato nel caso particolare. Fra i motivi che escludono la possibilità di rilasciare la licenza di condurre l'art. 14 cpv. 2 lett. b LCStr - nella versione in vigore dal 1° gennaio 2005, direttamente applicabile senza problemi di diritto intertemporale visto che la disposizione è stata sottoposta ad un mero adeguamento terminologico (v. FF 1999, pag. 3858) - indica il fatto che il conducente non abbia attitudini fisiche e psichiche sufficienti per condurre con sicurezza veicoli a motore. Le facoltà fisiche e psichiche chieste all'individuo per condurre con sicurezza un veicolo nel traffico stradale sono definite da tutte le discipline scientifiche interessate (in particolare medicina, psicologia e giurisprudenza) come "idoneità a condurre" (Fahreignung, aptitude à conduire). Quest'ultima costituisce la base per condurre un veicolo nel traffico stradale e deve essere stabilmente data (v. anche Gruppo di esperti "Sicurezza della circolazione stradale", Indizi per l'inidoneità a condurre. Misure. Ripristino dell'idoneità a condurre, Guida per le autorità amministrative, giudiziarie e di polizia, 26 aprile 2000, pag. 2). Il giudizio sull'idoneità o meno a condurre è strettamente legato alle circostanze concrete del caso ed all'esame diretto della persona, per cui al Tribunale federale incombe l'obbligo di un certo riserbo di fronte alla valutazione effettuata dall'autorità cantonale (DTF 103 Ib 29 consid. 1b pag. 33 e seg.; v. pure sentenza 6A.72/1989 del 9 gennaio 1990, consid. 4). In casi limite o nel dubbio essa dovrà comunque ordinare una perizia medica (in materia di dipendenze da alcol o stupefacenti v. DTF 129 II 82; 128 II 335; 127 II 122 consid. 3b; v. inoltre la sentenza 2A.161/1993 del 15 novembre 1993, consid. 2, riguardante un conducente che aveva perso un occhio, nonché la sentenza 2A.332/1996 del 10 ottobre 1996, consid. 2a, su di un caso di epilessia). 2.3 L'autorità cantonale ritiene che l'incontestata infermità psichica da cui il ricorrente è affetto pregiudica la sua idoneità alla guida per cui in applicazione delle suddette disposizioni nonché dell'art. 17 cpv. 1bis vLCStr ha adottato una revoca a scopo di sicurezza. Essa ha in particolare constatato come le cefalee, di cui il ricorrente soffre da lungo tempo in seguito all'incidente occorso nel 1983, sono aumentate nel corso degli anni fino ad arrivare attualmente a tre/cinque episodi al mese. Gli attacchi si manifestano relativamente all'improvviso sia di giorno che di notte, dopo una serie di segnali premonitori che iniziano una quindicina di minuti prima dell'attacco vero e proprio. Quest'ultimo dura da due fino a tre ore e gli impedisce qualsiasi attività. Sebbene non vi sia pericolo che il ricorrente si metta alla guida durante un attacco di cefalea, non si può escludere che un tale attacco si verifichi mentre egli si trova già alla guida, determinando così un'inaccettabile situazione di pericolo per la circolazione. Per il suo giudizio l'ultima autorità cantonale, contrariamente alla precedente istanza, non si è basata sulla perizia della Clinica Beverin, perché non tocca il quesito essenziale dell'influsso delle cefalee sull'idoneità alla guida, ma ha ritenuto che sussistessero comunque sufficienti elementi per avallare il provvedimento litigioso. 2.4 Come giustamente rileva l'USTRA nelle sue osservazioni al ricorso, la conclusione della CTC non può essere condivisa, anzitutto perché non tiene nella dovuta considerazione tutta una serie di elementi, che emergono dagli stessi atti cantonali, i quali denotano come il ricorrente sia stato finora sempre in grado di gestire in maniera ragionevole e responsabile il problema delle sue cefalee. Da quando egli ha subito la frattura del cranio, oltre venti anni fa, questo problema non ha mai costituito la causa di un comportamento errato alla guida, visto che non si è mai messo al volante durante un attacco, mentre gli attacchi stessi sono sempre preceduti da segnali premonitori che egli è prontamente capace di riconoscere. È sì vero che pur in presenza di simili elementi non si può affermare con assoluta certezza che l'interessato sia sempre in grado di reagire tempestivamente al sopravvenire di un attacco di cefalea arrestando il veicolo, per esempio quando circola su autostrade o semiautostrade, oppure su determinati percorsi di montagna. Sulle altre strade, tuttavia, esistono sufficienti possibilità di fermare il veicolo in modo tale che non costituisca pericolo per sé e per gli altri utenti della strada. In tal senso la pronuncia di una revoca di sicurezza appare una misura sproporzionata, visto che in questi casi l'autorità dispone anche di altri strumenti per garantire la sicurezza stradale, pur lasciando al conducente la licenza di condurre, segnatamente vincolando quest'ultima a una serie di condizioni (art. 10 cpv. 3 LCStr; DTF 131 II 248, consid. 6.2; DTF 130 II 25 consid. 4; la questione era già comunque riconosciuta in DTF 103 Ib 29, seppur in maniera più restrittiva nell'applicazione concreta). Una di queste potrebbe ad esempio essere il divieto di circolare su autostrade e semiautostrade, unitamente all'obbligo di sottoporsi periodicamente a una visita medica per accertare tempestivamente un eventuale peggioramento della sintomatologia e una conseguente possibile limitazione dell'idoneità alla guida. Ipotizzabili sono però anche soluzioni più restrittive come l'autorizzazione alla guida limitata ad una delle categorie speciali (F oppure M) oppure a determinate tratte. La scelta della condizione adeguata, la quale deve essere comunque attuabile e controllabile (DTF 131 II 248 consid. 6.2), è tuttavia possibile soltanto sulla base di una nuova perizia, o perlomeno di un complemento di perizia, visto che anche da questo profilo la decisione impugnata non è priva di lacune (in generale sui requisiti in questo ambito v. Isa Thiele, Das verkehrsmedizinische Gutachten, in Handbuch der verkehrsmedizinischen Begutachtung, Berna 2005, pag. 97-104). L'ultima istanza cantonale ha infatti rinunciato a fondarsi sulla perizia della Clinica Beverin, ma ha omesso di ordinare una perizia sostitutiva o complementare, che invece si imponeva già per l'eccezionalità del caso e per i dubbi che altrimenti emergono dagli atti. Il fondamento medico della decisione impugnata è quindi claudicante. La stessa perizia della Clinica Beverin non sarebbe stata peraltro sufficiente a motivare il provvedimento in questione, per cui l'ultima autorità cantonale giustamente non l'ha ritenuta decisiva. In essa si giunge certo alla conclusione, sulla base dell'analisi dei risultati di diversi test, che il ricorrente non sarebbe idoneo alla guida dal punto di vista neuropsicologico, poiché il test dell'attenzione ripartita ("geteilte Aufmerksamkeit") e quello dell'attenzione selettiva ("Reaktionswechsel"), avrebbero dato risultati chiaramente inferiori alla media, mentre sarebbero anche evidenziabili sensibili cali di prestazione in relazione alla capacità di mantenere l'attenzione ("Aufmerksamkeitszuwendung"). Negare per questo al ricorrente il riconoscimento dell'idoneità alla guida per tutti i veicoli appare tuttavia un provvedimento eccessivamente indifferenziato. Ogniqualvolta viene definito un valore medio, una quota più o meno elevata dei valori considerati viene a trovarsi al di sotto di tale valore medio. Questa considerazione, riferita ai requisiti che devono essere soddisfatti nel settore della circolazione stradale, non significa però che, come nel presente caso, i risultati inferiori alla media o chiaramente inferiori alla media in alcuni test implichino di per sé la completa inidoneità a condurre veicoli a motore. La perizia non fornisce inoltre nessuna spiegazione dettagliata sulla definizione dei valori medi di riferimento e su come interpretare i risultati dei test in relazione alla guida nel traffico stradale. In particolare non pone mai la domanda se sia possibile lasciare al ricorrente l'autorizzazione alla guida per una delle categorie speciali (F oppure M) o autorizzarlo unicamente a percorrere determinate tratte. Dagli atti non è infine possibile evincere in che misura eventuali incomprensioni linguistiche, pur mitigate dalla presenza della moglie quale interprete, possano avere influito sui risultati dei test (sui problemi legati all'uso di un interprete in questo ambito v. anche I. Thiele, op. cit., pag. 104). 2.5 Nel complesso gli accertamenti eseguiti dall'autorità cantonale si rivelano dunque manifestamente incompleti, per cui il ricorso va accolto e la causa rinviata all'autorità cantonale, affinché provveda al necessario complemento istruttorio e pronunci un nuovo giudizio.