Citation: 1P.668/1998 29.05.2000 E. 4

4.-a) I ricorrenti rilevano che la particella n. 343 VS era edificata e che la particella n. 360 VS era un suo accessorio. Giusta l'art. 3 cpv. 1 LRPT le operazioni di raggruppamento avrebbero quindi dovuto essere limitate, in quel settore, alla sola sistemazione dei confini. La Commissione II, decidendo nel modo contestato, avrebbe pertanto agito senza base legale; i ricorrenti richiamano in particolare, in tale contesto, la sentenza del Tribunale federale del 12 novembre 1980, pubblicata in RDAT 1981 n. 69, secondo la quale viene considerato come terreno accessorio anche un fondo attiguo al fondo edificato, eventualmente non costruito. La Commissione II ha, di fatto, ritenuto che il fondo n. 360 VS, inedificato, di soli 469 m2, non fosse da considerarsi accessorio alla particella n. 343 VS, sulla quale sorgono dei fabbricati abitativi; essa non ha pertanto applicato l'art. 3 cpv. 1 LRPT. Questa soluzione resiste alle critiche ricorsuali. Non è infatti manifestamente insostenibile considerare che le particelle, al di là dell' uso che i proprietari ne hanno fatto in passato, pur mostrando una certa qual dipendenza dovuta alla loro vicinanza, non siano accessorie nel senso della citata norma cantonale. Non occorre infatti dimenticare che, prima della procedura di raggruppamento terreni, le due particelle in questione erano divise, lungo tutto il fronte comune, da un'opera pubblica, la strada comunale n. 357 VS, che rendeva difficoltoso uno sfruttamento unitario e globale del terreno. Questa circostanza costituisce un indizio per la mancanza di unità economica e, di riflesso, di accessorietà dei due fondi. Il fatto che con il riordino particellare le due particelle sono state riunite non basta certo, da sé solo, a determinare la loro accessorietà. La conclusione contenuta nella decisione impugnata non è di conseguenza arbitraria. Del resto, già si è detto che il Tribunale si impone un grande riserbo nella valutazione di situazioni che l'autorità cantonale è in grado di meglio valutare, tranne nei casi dove quest'ultima ha trascurato elementi essenziali di giudizio. Questa evenienza non si verifica in concreto. La riduzione della superficie del mappale n. 360 VS, che poggia comunque sull'art. 19 LRPT, è dunque misura atta a perseguire gli scopi del raggruppamento dei terreni. Il quesito di sapere se essa sia anche legittima verrà esaminato in seguito. b) Secondo i ricorrenti la decisione impugnata non sarebbe giustificata da alcun interesse pubblico, tanto più che l'art. 3 cpv. 1 LRPT enuncerebbe un fine generale del raggruppamento dei terreni per i fondi edificati diametralmente opposto. La censura non ha fondamento. A prescindere dalla scarsa motivazione del gravame su questo punto, che appena si concilia con i requisiti dettati dall'art. 90 cpv. 1 lett. b OG (DTF 125 I 71 consid. 1c, 122 I 70 consid. 1c), si osserva anzitutto che la particella n. 360 VS è inedificata e non presenta carattere di accessorietà con il fondo n. 343 VS, contrariamente a quanto sostenuto dai ricorrenti. Pertanto, come sopra rilevato, la limitazione sancita dall'art. 3 cpv. 1 LRPT non trova applicazione in concreto. Lo scorporo di terreno tratto dal fondo n. 360 VS e aggiunto ai mappali n. 344 e 345 VS permette di costituire un nuovo mappale (n. 362 RT) di forma rettangolare, e di eliminare così due particelle che, per forma, dimensione e morfologia, non potevano essere utilizzate in modo razionale. Questa operazione rientra senza ombra di dubbio tra gli scopi perseguiti dalla procedura di raggruppamento e attua una migliore utilizzazione del suolo (art. 1 cpv. 1 lett. a LRPT). Del resto, ai ricorrenti con la procedura di riordino fondiario viene attribuita, tra le altre, una particella unica, non più suddivisa, di confini lineari e di forma pressoché rettangolare, tale da renderne possibile una migliore e più razionale utilizzazione. In queste condizioni l'interesse pubblico può dunque essere senz'altro ammesso, sia per le operazioni di riordino dei fondi dei ricorrenti, sia per quelle che toccano i mappali n. 344 e 345 VS, attribuite alle controparti. c) La censura di lesione del principio della proporzionalità non è motivata secondo i requisiti dell'art. 90 cpv. 1 lett. b OG. I ricorrenti si limitano infatti ad asserire che l'intervento non sarebbe "neppure proporzionale", poiché inciderebbe sulla loro proprietà senza che fosse addotto un solo motivo per il quale ogni altra soluzione sarebbe stata più gravosa e, soprattutto, senza che la deduzione imposta fosse assolutamente necessaria nell'estensione stabilita. Tuttavia, essi non spiegano perché il ridimensionamento della particella n. 360 VS sarebbe sproporzionato. La censura deve dunque essere dichiarata inammissibile.