Citation: 6B_184/2024 E. 4.2

4.2. Dinanzi al tribunale di primo grado, la ricorrente si era limitata a prospettare genericamente un eventuale indennizzo ai sensi dell'art. 429 cpv. 1 CPP nel caso di una sua parziale assoluzione, postulando l'attribuzione di tale indennizzo all'accusatrice privata. Non ha esplicitamente fatto valere di essere stata sottoposta a provvedimenti coercitivi illegali, né ha quindi chiesto un'indennità giusta l'art. 431 cpv. 1 CPP. Presentata soltanto successivamente, nell'ambito della procedura di appello, la richiesta volta ad accertare l'illiceità delle condizioni detentive viola pertanto il principio della buona fede (art. 5 cpv. 3 Cost.; DTF 143 IV 397 consid. 3.4.2 pag. 406; sentenza 6B_711/2023 del 1° luglio 2024 consid. 3.2). Nell'ambito della procedura penale, questo principio è concretizzato dall'art. 3 cpv. 2 lett. a CPP e concerne non soltanto le autorità penali, ma anche le altre parti, tra cui l'imputata (DTF 147 IV 274 consid. 1.10.1 pag. 286). Sollevando la censura, la ricorrente si fonda inoltre genericamente sul lasso di tempo intercorso tra la sua carcerazione, il 24 novembre 2020, e il suo trasferimento all'istituto Curabilis, il 2 ottobre 2023. Non considera i singoli provvedimenti adottati in questo periodo e la portata delle relative decisioni. Dai fatti accertati nella sentenza impugnata risulta infatti che, con decreto del 3 agosto 2021, il MPC ha accolto la richiesta della ricorrente di essere sottoposta all'esecuzione anticipata della pena. Ella si fonda inoltre sull'asserzione secondo cui l'esecuzione della misura terapeutica stazionaria sarebbe avvenuta soltanto il 2 ottobre 2023. Risulta tuttavia che, siccome le parti non avevano impugnato i corrispondenti dispositivi della sentenza di primo grado, la Corte di appello del TPF aveva ordinato già il 6 febbraio 2023 l'esecuzione della misura terapeutica stazionaria dell'art. 59 cpv. 3 CP, rilevando altresì che la stessa poteva svolgersi anche in un penitenziario (art. 76 cpv. 2 CP; cfr. sentenza 1B_227/2023 del 15 giugno 2023). La censura ricorsuale, sollevata come visto in urto con il principio della buona fede, non tiene specificatamente conto di tutte le circostanze e disattende pertanto anche i requisiti di motivazione dell'art. 42 cpv. 2 LTF.