Citation: 1P.51/2004 28.02.2005 E. 2

2.1 I ricorrenti rimproverano al Tribunale di espropriazione di essersi ritenuto competente a statuire nella causa. Sostengono che in concreto sarebbe applicabile unicamente la legge ticinese sui percorsi pedonali ed i sentieri escursionistici, del 9 febbraio 1994 (LCPS), che prevarrebbe sulla LStr e che non prevede alcuna specifica competenza del Tribunale di espropriazione. 2.2 Premesso che, nell'opposizione, i ricorrenti hanno genericamente chiesto al Tribunale di espropriazione di esaminare la propria competenza, senza però esporre specifiche argomentazioni che avrebbero imposto di negarla, la precedente istanza ha illustrato ai considerandi 3 e 4 del giudizio impugnato i motivi sui quali ha fondato la propria competenza. In particolare, il Tribunale cantonale ha considerato i percorsi pedonali di proprietà comunale secondo l'art. 5 LCPS quali strade aperte al pubblico ai sensi degli art. 1 cpv. 1, 2 e 6 LStr e li ha ritenuti quindi soggetti anche a questa legge. Ha altresì spiegato perché la posa delle barriere, destinate a disciplinare l'utilizzo del percorso vietando all'occorrenza la circolazione veicolare, costituiva un intervento di miglioria secondo l'art. 39a LStr, sottoposto pertanto alla sua approvazione. Ora, i ricorrenti non si confrontano con tali considerazioni, spiegando in particolare, con una motivazione conforme all'art. 90 cpv. 1 lett. b OG (cfr. DTF 127 I 38 consid. 3c, 125 I 492 consid. 1b), per quali ragioni sarebbe manifestamente insostenibile e quindi arbitrario considerare i percorsi pedonali come strade aperte al pubblico; tanto più che la legge cantonale sulle strade fa esplicitamente rientrare in tale nozione le aree utilizzate per la circolazione dei pedoni (art. 2 e 6 LStr). L'arbitrio non può del resto essere ravvisato nel semplice fatto che un'altra soluzione, diversa da quella adottata dall'autorità cantonale, sia immaginabile o addirittura preferibile, occorre piuttosto che la soluzione scelta dall'ultima istanza cantonale sia insostenibile, in contraddizione palese con la situazione effettiva o del tutto priva di ragioni oggettive (DTF 129 I 8 consid. 2.1, 128 I 273 consid. 2.1 e rinvii).