Citation: 5A_291/2024 E. 2.1.4

2.1.4. Fino all'entrata in vigore, il 1° luglio 2014, della modifica del Codice civile svizzero concernente l'autorità parentale del 21 giugno 2013, per "custodia" si intendeva, da un lato, l'affidamento legale come diritto di determinare il luogo di dimora del figlio (v. DTF 136 III 353 consid. 3.2) e, dall'altro, la custodia di fatto nel senso di una convivenza effettiva con il minore in una comunione domestica (v. art. 301 cpv. 3 CC). Dal 1° luglio 2014, il diritto di determinare il luogo di dimora del figlio è indissolubilmente legato all'autorità parentale (art. 301a cpv. 1 CC). Il concetto di custodia ha quindi subito una modifica sostanziale ed è ormai limitato alla custodia di fatto, ossia alla facoltà di occuparsi quotidianamente del figlio e di esercitare i diritti e i doveri legati alla cura e all'educazione del minore (DTF 147 III 121 consid. 3.2.2; 142 III 617 consid. 3.2.2; 142 III 612 consid. 4.1). Nel caso concreto, da un'attenta lettura della decisione 8 novembre 2023 (la quale sottolinea come " per un minore di un'età come quella di C.________, l'affidamento alla madre è la soluzione migliore ") appare in effetti verosimile che l'autorità di protezione, con il suo dispositivo n. 1, volesse in realtà confermare l'attribuzione della custodia (di fatto) in via esclusiva alla madre. Nella sua risposta al ricorso, anche l'opponente propone del resto questa interpretazione. Rimane tuttavia il fatto che, attraverso la formulazione utilizzata nel dispositivo n. 1, ovvero la conferma in capo alla madre del " diritto di determinare il luogo di dimora del figlio ", l'autorità di protezione ha toccato un aspetto che è incluso nell'autorità parentale (art. 301a cpv. 1 CC). Ora, con riferimento all'accertamento dell'assetto dell'autorità parentale nel caso di specie, il ricorrente lamenta a ragione una violazione della massima inquisitoria da parte del Presidente della Camera di protezione (massima prevista, su rinvio dell'art. 314 cpv. 1 CC, all'art. 446 cpv. 1 CC ed applicabile anche all'autorità giudiziaria di reclamo; v. DTF 142 III 732 consid. 3.4.1; sentenze 5A_878/2023 del 20 febbraio 2024 consid. 4.1; 5A_393/2020 del 17 agosto 2020 consid. 3.1; 5A_770/2018 del 6 marzo 2019 consid. 3.2; v. anche Messaggio concernente la modifica del Codice civile svizzero [Protezione degli adulti, diritto delle persone e diritto della filiazione], FF 2006 6470 n. 2.3.3). Quest'ultimo non poteva infatti limitarsi a rimproverare al ricorrente di non aver dimostrato l'allegazione secondo cui i genitori avrebbero scelto l'autorità parentale congiunta, ma avrebbe dovuto interpellare il ricorrente o intervenire presso l'autorità di protezione per constatare d'ufficio l'assetto dell'autorità parentale nel caso concreto, trattandosi di un fatto rilevante per la sua decisione. La dichiarazione dei genitori concernente l'autorità parentale congiunta del 1° ottobre 2018 (v. art. 298a cpv. 1 e 4 CC) avrebbe del resto già dovuto trovarsi nell'incartamento dell'autorità di protezione: l'art. 50 cpv. 1 lett. cbis dell'ordinanza del 28 aprile 2004 sullo stato civile (OSC; RS 211.112.2) prevede infatti che l'ufficio dello stato civile competente per la documentazione comunica all'autorità di protezione dei minori del luogo di domicilio del figlio la dichiarazione concernente l'autorità parentale congiunta fatta insieme all'atto del riconoscimento del figlio (v. art. 298a cpv. 4 CC e art. 11b cpv. 1 OSC). Siccome l'autorità parentale è esercitata in modo congiunto dalle parti (ciò che l'opponente peraltro non nega), il dispositivo n. 1 della decisione 8 novembre 2023 dell'autorità di protezione ha, in effetti, di fatto modificato una componente dell'autorità parentale senza che le condizioni dell'art. 298d cpv. 1 CC fossero realizzate, creando un potenziale danno al ricorrente, poiché, come da lui giustamente sottolineato, in virtù di tale dispositivo "la madre potrebbe arbitrariamente in qualsiasi momento stabilire altrove il luogo di dimora del minore". È pertanto a ragione che il ricorrente se ne è lamentato nel suo reclamo. Il Presidente della Camera di protezione avrebbe dovuto accogliere il rimedio cantonale su questo punto e annullare il dispositivo n. 1 della decisione 8 novembre 2023 dell'autorità di protezione. La censura ricorsuale merita accoglimento.