Citation: 4P.220/2006 20.02.2007 E. 9

Lo stesso vale con riferimento alla decisione secondo cui la possibilità concessa all'avvocato di partecipare al procedimento in qualità di parte è ammessa dall'art. 301 CPC/TI - che vieta il patrocinio di avvocati iscritti all'Albo e di persone in possesso della licenza o del dottorato in giurisprudenza nelle cause di competenza del giudice di pace - e non dà luogo a una disparità di trattamento incompatibile con le garanzie procedurali previste dalla Costituzione. 9.1 La costituzionalità della norma processuale ticinese - anch'essa oggetto delle critiche del ricorrente - è stata esaminata dal Tribunale federale all'epoca della sua introduzione, in una sentenza del 6 dicembre 1991 pubblicata in: RDAT 1993 II n. 18 pag. 44. In tale occasione il Tribunale federale ha concluso che la limitazione di cui all'art. 301 CPC/TI non appare arbitraria in considerazione della natura del procedimento, caratterizzato da un andamento celere, della volontà di evitare eccessivi costi di patrocinio, che potrebbero risultare sproporzionati rispetto al valore esiguo della causa, e del desiderio di consolidare il ruolo conciliativo del giudice di pace (sentenza citata consid. 2d). 9.2 Per quanto concerne la necessità di preservare la "parità delle armi", evocata dal ricorrente - il quale si richiama invero erroneamente all'art. 8 Cost. invece che all'art. 29 cpv. 1 Cost. - si può osservare che l'art. 301 CPC/TI non impedisce alla parte che lo ritiene necessario di farsi assistere da un legale di fiducia nell'allestimento dei documenti necessari alla procedura dinanzi al giudice di pace, ad esempio dell'istanza scritta introduttiva, che però deve sottoscrivere lei stessa (Cocchi/Trezzini, Codice di procedura civile ticinese massimato e commentato, Appendice 2000/2004, Lugano 2005, n. 8 ad art. 301 CPC/TI). Inoltre, il codice processuale ticinese non vieta ogni forma di rappresentanza processuale dinanzi al giudice di pace. L'art. 64a cpv. 3 CPC/TI ammette infatti la facoltà di rappresentanza processuale delle persone che il giudice ritiene capaci di proporre e discutere con la necessaria chiarezza la causa. Ciò significa che la parte può essere assistita da qualsiasi persona in grado di difenderla, come ad esempio un rappresentante di un'associazione di categoria o di un'assicurazione di protezione giuridica, purché non si tratti di un avvocato o una persona in possesso della licenza di giurisprudenza (cfr. Claudia Petralli, Dieci anni di giurisprudenza della Camera di cassazione civile: temi ricorrenti, in: RtiD I-2004 pag. 665 segg., in particolare pag. 675). A ciò si aggiunga, infine, che il giudice applica in ogni caso il diritto d'ufficio (cfr. art. 87 CPC/TI). 9.3 Sia come sia, il ricorrente si limita ad asseverare genericamente la violazione della Costituzione senza pretendere che, in concreto, la mancata assistenza di un patrocinatore dinanzi al giudice di pace gli avrebbe impedito di formulare in maniera adeguata i propri argomenti. D'altro canto, egli non si è avvalso della collaborazione di un avvocato nemmeno in seguito, né dinanzi alla massima istanza ticinese né dinanzi al Tribunale federale. Anche su questo punto, dunque, il ricorso è votato all'insuccesso.