Citation: 1B_287/2015 E. 3.6

3.6. La ricorrente aggiunge che la CRP, non seguendo la sua tesi difensiva, avrebbe accertato i fatti in modo scorretto. Anche in tale ambito ella insiste tuttavia solo sul fatto, ininfluente, che l'accusatore privato sarebbe stato oggetto di una sentenza di patteggiamento in Italia, peraltro per altre fattispecie penali. Ripete che i fondi litigiosi non costituirebbero provento di reato, dovendo semmai servire per risarcire le parti civili nell'ambito di procedimenti penali pendenti a Milano. Adducendo che l'asserzione secondo cui le somme di Euro 345'000.- e 85'000.- proverrebbero direttamente da relazioni riconducibili all'accusatore privato sarebbe falsa, perché tutti i conti sequestrati sono intestati a lei, la ricorrente non dimostra un accertamento arbitrario dei fatti e una valutazione arbitraria delle prove (art. 105 cpv. 1 e 2 e art. 97 cpv. 1 LTF; DTF 136 III 552 consid. 4.2 pag. 560). Ella medesima precisa infatti che, su richiesta di un suo ex socio dello studio legale, per fare un favore a questi e all'accusatore privato indicato quale avente diritto economico dei fondi litigiosi intestati a una determinata società, aveva acconsentito a trasferirli su una relazione a lei intestata. Con l'accenno ricorsuale, secondo cui questi fondi di pertinenza di una società sarebbero riconducibili all'accusatore privato esclusivamente sotto il profilo della legislazione antiriciclaggio, che al suo dire non comporterebbe però alcuna valenza sul piano civile della proprietà, ella non dimostra affatto che, come ritenuto dalla CRP, questi averi non le apparterrebbero comunque. L'assunto ricorsuale, del tutto generico, secondo cui detti fondi si sarebbero mischiati con altre posizioni minori, quali non meglio specificati averi della previdenza professionale della di lei madre e conti di altri clienti, nulla muta a tale esito. Questi rilievi non permettono infatti di individuare e quantificare se e quali importi spetterebbero, per finire, alla ricorrente. Come rettamente rilevato dalla Corte cantonale spetterà al giudice del merito pronunciarsi compiutamente al proposito.