Citation: 4P.24/2007 28.08.2007 E. 3

La sentenza impugnata poggia su di una doppia motivazione. 3.1 Nella motivazione principale l'alta Corte ticinese ha rimproverato al ricorrente la violazione dell'art. 309 cpv. 2 lett. e CPC/TI per non aver provveduto a cifrare la propria domanda, non essendo a tal scopo sufficiente l'aggiunta dell'aggettivo "liquido" al petitum già formulato in prima istanza. In sede di appello - hanno rilevato i giudici cantonali - il ricorrente ha infatti chiesto la condanna della banca "a versare ... gli importi necessari affinché sul conto nominativo zzz venga ristabilito l'importo liquido di fr. 92'997.85 mentre sul conto cifrato kkk l'importo liquido di fr. 150'000.--, oltre interessi al 5% dal 2 marzo 2000". Ora, pur segnalando lo scopo perseguito con la causa - quello di "ristabilire" determinati importi sui due conti - questa domanda non indica l'importo esatto rivendicato, non potendo essere intesa in tal senso la richiesta di "versare... gli importi necessari". I giudici hanno osservato che tale esigenza avrebbe potuto facilmente essere soddisfatta, visto che in petizione il pregiudizio a quel momento subito era stato quantificato in fr. 102'882.85, con la riserva di un successivo adeguamento. Anche seguendo il ragionamento del ricorrente, per il quale il momento decisivo per la determinazione del pregiudizio doveva essere quello della data della sentenza, poi prolata il 25 novembre 2005, rispettivamente del dibattimento finale, concretamente fissato per il 4 marzo 2005, l'effettiva quantificazione della somma richiesta - previa indicazione del pregiudizio effettivamente sofferto - avrebbe potuto e dovuto avvenire, se non già in occasione del dibattimento finale quanto meno con l'atto di appello. Non solo ciò non è accaduto, ma, in sede di appello, il ricorrente ha chiesto alla Camera giudicante - violando così anche l'art. 321 cpv. 1 lett. b CPC/TI - di accertare, d'ufficio, il pregiudizio esistente al momento della sentenza d'appello. Alla luce di queste considerazioni i giudici cantonali hanno dichiarato l'appello nullo, in applicazione dell'art. 309 cpv. 5 CPC/TI. Nella seconda motivazione, abbondanziale, il Tribunale d'appello ha stabilito che, a prescindere dalla sua irricevibilità, l'impugnativa sarebbe comunque stata respinta nel merito, non avendo il ricorrente fonrito la prova del danno da lui subito. 3.2 Per consolidata giurisprudenza, qualora la decisione cantonale si fondi su due motivazioni independenti, ambedue sufficienti, ciascuna di esse dev'essere impugnata nella maniera appropriata - se del caso con due rimedi di diritto differenti - pena l'irricevibilità del gravame (DTF 132 III 555 consid. 3.2 pag. 560). 3.3 Nel caso in rassegna questa esigenza è soddisfatta. Nonostante le carenze dell'allegato ricorsuale - oggetto dei prossimi considerandi - si può infatti affermare che in esso il ricorrente nega di aver disatteso l'art. 309 cpv. 2 lett. e CPC/TI e assevera di aver fornito alla Corte cantonale - nella misura del suo possibile - tutti gli elementi necessari per statuire sulla sua pretesa.