Citation: 1C_349/2016 E. 7.1

7.1. Nelle osservazioni il Consiglio di Stato, ricordato che il ricorrente ha rifiutato una proposta soluzione di compromesso e non ha presentato un'altra formulazione, insiste sul fatto che le criticate modifiche non snaturano il testo proposto dal comitato. Esse non impedirebbero ai promotori di esporre le loro tesi sul numero di ispettori necessari e sui costi che ne derivano. Accennando al fatto che secondo il ricorrente le espressioni controverse rientrerebbero nel linguaggio oggi in uso nella politica ticinese, il Governo ricorda che lo scopo dell'opuscolo è di informare i cittadini e ch'esso non rappresenta per contro uno strumento di natura "politica" delle parti interessate. L'Esecutivo cantonale rileva che le contestate formulazioni costituirebbero più un attacco ai sostenitori del controprogetto, che non una critica verso un'opinione divergente. Ricorda che l'opuscolo deve informare in modo oggettivo, accurato, attraente e comprensibile e deve fornire spiegazioni sugli oggetti in votazione. Accertato che tra i sostenitori dell'iniziativa e quelli del controprogetto sussistono divergenze riguardanti la determinazione del numero degli ispettori necessari per attuarla, ritiene che la procedura ricorsuale in esame non sia la sede appropriata per verificare quali siano i dati corretti e le modalità per calcolare il loro numero esatto. Aggiunge che nell'opuscolo le argomentazioni del Governo e del Parlamento indicano che l'impiego di 96 unità (di cui 75 ispettori) per un onere complessivo di 10 milioni di franchi a carico del Cantone è frutto di "stime prudenziali". Sostiene che l'uso dei termini "mentire" e "bugia" indicherebbe che le tesi delle autorità cantonali si fonderebbero su affermazioni false e formulate intenzionalmente in modo falso. Osserva che il testo originale proposto dal Comitato di iniziativa presenta i propri convincimenti e calcoli come se fossero corretti, fondati su un elemento acquisito e costituenti un dato oggettivo, mentre quelli addotti nel controprogetto sarebbero sbagliati, lasciando intendere che le autorità vorrebbero trarre in inganno i cittadini. In replica il ricorrente ribadisce, in maniera generica, che le espressioni litigiose né sarebbero lesive dell'onore né diffamatorie.