Citation: 1A.20/2003 25.03.2003 E. 3

Le ricorrenti sostengono che l'esposto della fattispecie contenuto nella domanda estera sarebbe insufficiente: l'Autorità richiedente si sarebbe limitata ad addurre ipotesi sullo svolgimento dei fatti, senza tuttavia indicare quali sarebbero le esatte fattispecie secondo il diritto italiano. Rimproverano poi alla CRP di aver ritenuto a torto che non spetterebbe al Giudice svizzero dell'assistenza verificare la punibilità dei fatti alla luce del diritto straniero, il quesito della prescrizione del reato, l'introduzione di modifiche legislative in Italia e le relative questioni di diritto intertemporale e sostengono al riguardo che tali aspetti sarebbero fondamentali per l'applicazione del principio della doppia punibilità. Sottolineano inoltre che la rogatoria si fonderebbe sul decreto legge italiano n. 74 del 10 marzo 2000, a loro dire inapplicabile, visto che le irregolarità sarebbero state compiute tra il 1996 e il 1999 e adducono infine che l'orientamento della Corte di cassazione italiana non prevederebbe la punibilità dei reati rimproverati. Le censure non reggono. 3.1 La domanda estera adempie le esigenze formali degli art. 14 CEAG e 28 AIMP, in quanto tali disposizioni esigono ch'essa indichi il suo oggetto e il motivo, come pure la qualificazione giuridica dei reati, e presenti un breve esposto dei fatti essenziali, al fine di permettere alla Parte richiesta di esaminare se non sussista una fattispecie per la quale l'assistenza dovrebbe essere negata (DTF 118 Ib 111 consid. 5b pag. 121, 547 consid. 3a, 117 Ib 64 consid. 5c pag. 88). 3.2 La CRP ha rilevato in particolare che, secondo l'Autorità estera, la società C.________ S.r.l. emetteva fatture per operazioni inesistenti e che erano state accertate, anche dalle Autorità tedesche, numerose irregolarità riguardo a cessioni intracomunitarie, effettuate negli anni 1996-1999, nei confronti di società germaniche, per un importo complessivo di circa 50 miliardi di lire. Dal complesso delle macchinazioni intraprese e descritte nella rogatoria, le Autorità italiane hanno dedotto che si potevano ipotizzare i reati di falsità in scrittura privata e di riciclaggio. Esse hanno poi precisato che i pagamenti per le false transazioni avvenivano con assegni circolari emessi da tre banche svizzere e che erano effettuati in modo frazionato, con importi inferiori ai 20 milioni di lire, per eludere le dichiarazioni valutarie previste per i trasferimenti di denaro da e verso l'estero. 3.3 Le ricorrenti contestano che la decurtazione di tributi fiscali commessa con l'impiego di documenti falsi costituisca una truffa in materia fiscale: a loro dire occorrerebbe esaminare se, nella fattispecie, l'impiego di documenti falsi raffiguri, secondo il diritto e la giurisprudenza italiani, una frode fiscale o altro crimine che giustifichi l'assistenza. Adducono inoltre che da controlli effettuati in Italia risulterebbero fatturazioni e cessioni di merci non riportate regolarmente a bilancio e concludono che, secondo la giurisprudenza italiana, tali fatti non sarebbero idonei a costituire un presupposto del reato di riciclaggio, visto che si sarebbe in presenza soltanto di un risparmio fiscale e non di un accrescimento concreto del patrimonio. A dire delle ricorrenti la CRP avrebbe dovuto esaminare la normativa italiana al fine di potersi determinare sull'adempimento o no del requisito della doppia punibilità. La censura è infondata. 3.4 Aderendo alla Convenzione, la Svizzera ha fatto uso delle facoltà previste dagli art. 5 n. 1 lett. a e 23 n. 1 CEAG, e ha sottoposto all'esigenza della doppia incriminazione l'esecuzione di commissioni rogatorie che, come quella in esame, implicano coercizione. L'AIMP, entrata in vigore dopo la Convenzione, ha attenuato questa esigenza, imponendo al Giudice dell'assistenza di verificare, di regola, solo se l'atto perseguito all'estero, effettuata la dovuta trasposizione, denoti gli elementi obiettivi di una fattispecie punibile secondo il diritto svizzero (art. 64 cpv. 1 AIMP; DTF 124 II 184 consid. 4b e 4b/cc, 112 Ib 576 consid. 11a pag. 591; Zimmermann, op. cit., n. 348 pag. 271). Non è pertanto necessario che i fatti incriminati rivestano, nelle due legislazioni interessate, la medesima qualificazione giuridica, che siano soggetti alle stesse condizioni di punibilità o passibili di pene equivalenti, essendo sufficiente ch'essi siano repressi in entrambi gli Stati come reati giustificanti, di regola, la cooperazione internazionale (DTF 124 II 184 consid. 4b/cc, 117 Ib 337 consid. 4a, 112 Ib 225 consid. 3c). In effetti, contrariamente all'estradizione (DTF 125 II 569 consid. 6), nell'ambito dell'assistenza retta dalla CEAG non è necessario che il requisito della doppia punibilità sia adempiuto per ogni capo d'imputazione mosso agli inquisiti nello Stato richiedente. 3.5 La CRP ha ritenuto che i fatti esposti nella richiesta estera denotavano fattispecie punibili secondo il diritto svizzero, segnatamente come riciclaggio e falsità in documenti e ha rilevato, correttamente (DTF 115 Ib 68 consid. 3a/aa, 125 II 250 consid. 2 e 3 e rinvii), che la decurtazione di tributi fiscali mediante l'uso di documenti falsi non costituisce una semplice evasione fiscale ma una truffa in materia fiscale. E' quindi manifesto che i fatti descritti nella rogatoria costituiscono una fattispecie punibile secondo il diritto svizzero, segnatamente come falsità in documenti: l'assistenza dev'essere concessa quando sia richiesta per la repressione di più reati e uno di essi sia punibile secondo il diritto svizzero (DTF 124 II 184 consid. 4b/cc e rinvii, 110 Ib 173 consid. 5b in fine). Inoltre, contrariamente all'assunto ricorsuale, la questione di sapere se una fattispecie debba essere qualificata come truffa in materia fiscale dev'essere esaminata unicamente sulla base del diritto svizzero, essendo ininfluente se il comportamento litigioso sia perseguito, secondo il diritto dello Stato richiedente, come truffa in materia fiscale o come sottrazione fiscale (DTF 125 II 250 consid. 3b in fine e rinvio). Non spetta d'altra parte al Tribunale federale esaminare e decidere la natura dei reati secondo il diritto e la giurisprudenza italiani e valutare i quesiti del regime transitorio cui accennano le ricorrenti. Spetterà al Giudice estero del merito esaminare se l'Accusa potrà fondarsi, se del caso, anche sulle nuove norme richiamate dalla ricorrente, visto che, "prima facie" la punibilità parrebbe essere data anche nello Stato richiedente (cfr. DTF 118 Ib 547 consid. 4). In effetti, limitandosi a contestare i presupposti del reato di riciclaggio, le ricorrenti disattendono che la richiesta si fonda anche sul delitto di falsità in scrittura secondo l'art. 485 CPI. Non v'è peraltro motivo di ritenere che lo Stato estero, a conoscenza della nuova normativa, mantenga la domanda, se priva d'interesse. 3.6 Il motivo di rifiuto della richiesta fondato sull'asserita prescrizione - quesito che peraltro nel quadro dell'assistenza internazionale regolata dalla CEAG non dev'essere, di massima, esaminato (DTF 117 Ib 53) - può essere invocato soltanto dalla persona perseguita, e non da terzi, come le ricorrenti, non tutelate da questa norma (Zimmermann, op. cit., n. 435 e seg.). Per di più, esse nemmeno sostengono che, secondo il diritto svizzero, l'azione penale sarebbe esclusa a causa della prescrizione assoluta (art. 5 cpv. 1 lett. c AIMP; DTF 126 II 462 consid. 4c). 3.7 Le ricorrenti insistono infine sulla loro asserita qualità di società non implicate nel procedimento estero, riferendosi, implicitamente, all'abrogato art. 10 AIMP. L'eventuale qualità di persona, fisica o giuridica, non implicata nell'inchiesta all'estero non consente a priori di opporsi alle misure di assistenza. Basta infatti che sussista una relazione diretta e oggettiva tra la persona o la società e il reato per il quale si indaga; ora, questa eventualità si verifica per i conti litigiosi, sui quali sarebbero stati effettuati pagamenti sospetti, e ciò senza che siano necessarie un'implicazione della parte ricorrente nell'operazione criminosa e ancor meno una colpevolezza soggettiva ai sensi del diritto penale (DTF 120 Ib 251 consid. 5a e b, 118 Ib 547 consid. 3a in fine; Zimmermann, op. cit., n. 227). L'utilità e la rilevanza potenziale della documentazione litigiosa per il procedimento estero non possono d'altra parte manifestamente essere escluse (DTF 122 II 367 consid. 2c, 121 II 241 consid. 3a e b; Zimmermann, op. cit., n. 478, in particolare pag. 370). La trasmissione della documentazione di conti, espressamente indicati dall'Autorità estera, è infatti giustificata e idonea a far progredire le indagini (DTF 126 II 258 consid. 9c).