Citation: 4C.280/2003 19.12.2003 E. 4

Pur negando l'esistenza di un vero e proprio contratto di gestione patrimoniale, la Corte cantonale ha ammesso l'esistenza di ordini puntuali da parte dell'attore - a loro volta disciplinati dalle regole sul mandato - nella particolare forma del "faccia lei", sistema operativo in base al quale l'attore, dopo aver concordato a grandi linee la strategia d'investimento con il consulente, lasciava la scelta delle singole operazioni al consulente stesso, il quale poteva pertanto agire liberamente nel rispetto di quella strategia, pur non disponendo preventivamente della firma del cliente, comunque garantita. L'attore contesta questa decisione. A suo modo di vedere i fatti agli atti dimostrerebbero semmai che la relazione venuta in essere tra l'attore e la convenuta non poteva contemplare alcuna forma di mandato atto ad autorizzare operazioni a termine e su divise. Egli non indica, per contro, quale sarebbe, allora, la natura giuridica delle sue relazioni con la banca né tantomeno menziona il fondamento giuridico delle sue pretese. Sia come sia, le sue argomentazioni non possono trovare alcun riscontro siccome basate su fatti sostanzialmente diversi da quelli accertati nella sentenza impugnata (art. 55 cpv. 1 lett. c OG). 4.1 L'attore sostiene innanzitutto di aver sempre auspicato per il proprio conto - destinato a coprire i suoi bisogni al momento del pensionamento - una gestione di tipo conservativo. Le operazioni all'origine delle perdite di cui postula il risarcimento, di tipo speculativo, sarebbero state eseguite dal consulente bancario a sua insaputa, senza il suo necessario preventivo consenso né tantomeno una sua successiva ratifica. 4.1.1 Orbene, i fatti accertati nella sentenza impugnata, sulla quale il Tribunale federale deve basare il suo giudizio (art. 55 cpv. 1 lett. c e 63 cpv. 2 OG) - non avendo l'attore evocato nessuna delle circostanze eccezionali menzionate al considerando n.1 - sono ben differenti. I giudici cantonali hanno infatti accertato che, dopo avere per lungo tempo privilegiato una gestione conservativa, l'attore ha incaricato il consulente di occuparsi di operazioni su divise. Questa circostanza è stata confortata sia dalle dichiarazioni dei testi B.________ e C.________ - la cui attendibilità è stata confermata - che dalla decisione di sottoscrivere la convenzione per operazioni con strumenti derivati a termine e la richiesta volta all'ottenimento di un credito lombardo. Che l'attore fosse costantemente informato in merito alle operazioni eseguite è stato a sua volta provato, oltre che dai già citati testi, anche dal fatto che a partire dal settembre 1996 tutta la documentazione veniva trasmessa alla procuratrice dell'attore, conformemente a quanto da lui richiesto. Infine l'attore risulta aver sottoscritto "per accordo" l'estratto conto contenente le operazioni a termine datato 5 marzo 1998 e ha parimenti controfirmato gli estratti 28 maggio e 3 agosto 1998. 4.1.2 Nella misura in cui, dinanzi al Tribunale federale, l'attore contesta le modalità in cui si è svolto l'interrogatorio di B.________, egli formula un'argomentazione irricevibile, trattandosi di una questione regolata dal diritto processuale cantonale (art. 55 cpv. 1 lett. c OG). Le critiche contro la valutazione delle dichiarazioni rese da questo teste non possono invece essere tenute in considerazione siccome rivolte contro l'apprezzamento delle prove (art. 55 cpv. 1 lett. c OG). 4.2 Nel gravame l'attore dichiara inoltre di aver scoperto le note operazioni solamente il 13 ottobre 1998, durante una sua visita in banca, in occasione della quale, fra l'altro, il consulente gli mostrò - così come il 22 ottobre successivo - un estratto "Real Time Banking" falso, che attestava un patrimonio ben superiore a quello reale. Anche queste affermazioni si scontrano - perlomeno parzialmente - con gli accertamenti eseguiti in sede cantonale e non possono pertanto essere prese in considerazione (art. 55 cpv. 1 lett. c e 63 cpv. 2 OG). I giudici ticinesi sono infatti giunti alla conclusione che, a partire dal settembre 1998, i fatti determinanti si sono svolti come asseverato dalla convenuta negli allegati preliminari - con dapprima l'errore commesso dal consulente e accettato dall'attore, che gli aveva causato una perdita di fr. 100'000.-- e il successivo invito da parte dell'attore ad insistere per recuperare le perdite. È per contro vero che il consulente ha consegnato due estratti bancari con saldi errati. Si tratta tuttavia di una circostanza che il Segretario assessore ha reputato irrilevante ai fini del giudizio sulla pretesa avanzata in petizione. La contestazione formulata a questo proposito in sede di appello è stata respinta per ragioni di ordine procedurale, ciò che esclude la possibilità di rivedere questa decisione nel quadro del presente rimedio (art. 55 cpv. 1 lett. c OG). 4.3 Come l'attore, anche i giudici del Tribunale d'appello hanno negato l'esistenza di un vero e proprio contratto di gestione patrimoniale. L'attore sembra voler dedurre da questa circostanza l'assenza di una qualsiasi autorizzazione a favore della banca per procedere all'esecuzione di operazioni altamente speculative sui suoi beni. A torto. Dall'istruttoria è infatti emersa l'esistenza di ordini puntuali da parte sua - disciplinati dalle regole sul mandato - nella particolare forma del "faccia lei", descritta in ingresso al presente considerando. Gli argomenti che l'attore propone contro questo accertamento - fondati perlopiù sulle perizie agli atti - non possono essere presi in considerazione (art. 55 cpv. 1 lett. c OG). Né può venir, eventualmente, interpretata quale censura di svista manifesta (art. 63 cpv. 2 OG) l'affermazione secondo la quale al Tribunale d'appello sarebbe sfuggito che la convenuta negli allegati di causa aveva ammesso l'assenza di un'autorizzazione per l'esecuzione delle note operazioni. Nel giudizio impugnato si legge infatti che le dichiarazioni della convenuta a questo proposito non sono state ignorate o mal lette, bensì interpretate nel senso sopra esposto. 4.4 In conclusione, tutti gli argomenti addotti dall'attore per contestare l'esistenza di una relazione sottoposta alle regole del mandato si avverano irricevibili. Essi avrebbero semmai potuto e dovuto fare l'oggetto di un ricorso di diritto pubblico fondato sulla violazione del divieto dell'arbitrio (art. 9 Cost.). Giovi comunque, abbondanzialmente, osservare che - sulla base dei fatti accertati nella pronunzia impugnata - le conclusioni dei giudici ticinesi appaiono conformi al diritto federale.