Citation: 2C_464/2017 E. 5.1

5.1. Per giurisprudenza e dottrina, un atto normativo viola il principio di uguaglianza quando, tra casi simili, fa distinzioni che nessun ragionevole motivo in relazione alla situazione da regolare giustifica di fare o sottopone a regime identico situazioni che presentano tra loro differenze tali da rendere necessario un trattamento diverso (DTF 141 I 78 consid. 9.1 pag. 90; 136 II 120 consid. 3.3.2 pag. 127 seg.; 136 I 1 consid. 4.1 pag. 5 seg.; 133 I 249 consid. 3.3 pag. 254 seg.). Richiamato in relazione alla libertà economica, il principio di uguaglianza tutela in particolare da disparità di trattamento tra persone attive in un medesimo ambito. In questo contesto, gli art. 27 e 94 Cost. vietano allo Stato di prendere misure che non siano neutrali sul piano della concorrenza tra persone che esercitano la medesima attività (DTF 143 II 598 consid. 5.1 pag. 612 seg.; 143 I 37 consid. 8.2 pag. 47; 140 I 218 consid. 6.2 pag. 229). Per concorrenti diretti si intendono i membri di un medesimo settore economico che si rivolgono, con la medesima offerta al medesimo pubblico per soddisfare ai medesimi bisogni (DTF 143 II 598 consid. 5.1 pag. 612 seg.; 132 I 97 consid. 2.1 pag. 100; sentenza 2C_441/2015 dell'11 gennaio 2016 consid. 7.1.2).