Citation: 4C.359/2001 30.05.2002 E. 3

L'attore invoca poi la violazione dell'art. 398 cpv. 2 CO, che il Tribunale d'appello avrebbe leso omettendo di esaminare l'accresciuto obbligo di diligenza esigibile da un mandatario professionale qual è la banca convenuta. Quest'ultima avrebbe disatteso i suoi obblighi chiudendo l'operazione di sua iniziativa, in contrasto con le istruzioni ricevute, senza che nulla l'autorizzasse ad agire in tal senso e senza informare il cliente, oltretutto vendendo i dollari al corso di DM 1.4850 mentre l'asserito "stop loss order" sarebbe stato fissato a DM 1.49. Fondata su fatti diversi da quelli accertati nella sentenza impugnata, anche questa censura dev'essere dichiarata inammissibile. Sulla scorta delle risultanze istruttorie i giudici ticinesi hanno infatti stabilito che durante l'incontro del 17 ottobre 1994 le parti hanno pattuito che i dollari avrebbero potuto essere venduti non appena il corso fosse sceso al di sotto di DM 1.49. I giudici hanno per contro esplicitamente respinto la tesi dell'attore, il quale sosteneva - come anche dinanzi al Tribunale federale - di aver autorizzato la vendita soltanto nel momento in cui fosse stato raggiunto il limite di copertura. Quanto al cambio effettivo al quale i dollari sono stati venduti, il Tribunale d'appello ha spiegato in modo convincente i motivi per i quali l'operazione poteva essere eseguita non appena il corso del dollaro sarebbe sceso leggermente al di sotto di DM 1.49, rilevando altresì che il cambio di DM 1.4850 poteva essere considerato conforme al mercato del momento. Si tratta di considerazioni di fatto, basate sulla perizia giudiziaria, che - come già ripetuto - vincolano il Tribunale federale nella procedura di ricorso per riforma (art. 55 cpv. 1 lett. c e art. 63 cpv. 2 OG).