Citation: 1P.383/2005 21.12.2005 E. 2

2.1 La violazione del diritto di essere sentiti è ravvisata dai ricorrenti nella carente pubblicazione della modifica del piano regolatore, non riconosciuta dal TPT. A loro giudizio, la Corte cantonale avrebbe infatti dovuto concludere che l'avviso apparso sul foglio ufficiale del 13 febbraio 2004 non era per nulla chiaro ed esaustivo e non permetteva quindi di rendersi conto completamente della disciplina pianificatoria adottata. Detto avviso si riferiva infatti alla revisione del piano del paesaggio, componente del piano regolatore che disciplina la zona non edificabile di un comune, come risultava peraltro anche dalla documentazione esplicativa presentata dal Municipio al Dipartimento del territorio per l'esame preliminare della variante. Essi avrebbero pertanto potuto legittimamente dedurne che la modifica del piano regolatore non concernesse anche l'istituzione di un perimetro di rispetto attorno al Monastero delle Agostiniane, situato nella zona edificabile di Monte Carasso. Gli insorgenti sostengono del resto che la Corte cantonale non si sarebbe neppure confrontata con queste censure, incorrendo in tal modo pure in un diniego di giustizia formale. 2.2 Nel loro giudizio, i giudici cantonali hanno rilevato che la decisione con cui il Consiglio di Stato approva una modifica del piano regolatore può di principio essere impugnata al TPT soltanto da chi già si è aggravato dinanzi al Governo stesso contro la risoluzione del Consiglio comunale; resta riservato il caso in cui il gravame verta su modifiche apportate in sede governativa (art. 37 e 38 della legge cantonale di applicazione della LPT, del 23 maggio 1990 [LALPT]). Hanno poi aggiunto che tale sistema d'impugnazione si applica anche ai provvedimenti, come l'istituzione di un perimetro di rispetto, adottati in virtù della legge sulla protezione dei beni culturali, del 13 maggio 1997 (LBC; cfr. art. 20, 22 cpv. 2 e 51 cpv. 3 LBC). Ritenuto che i ricorrenti contestavano l'estensione di detto perimetro, già decisa dal Consiglio comunale e non modificata dal Consiglio di Stato, essi difettavano pertanto della necessaria legittimazione, non avendo previamente ricorso al Governo contro la variante pianificatoria. I giudici cantonali hanno poi evocato le critiche degli insorgenti: in proposito si sono tuttavia limitati ad osservare che, indipendentemente dalla fondatezza delle stesse, sarebbe in ogni caso stato necessario contestare in primo luogo la decisione del Consiglio comunale dinanzi al Consiglio di Stato. I ricorsi sono perciò stati dichiarati irricevibili. 2.3 Il diritto di essere sentito (art. 29 cpv. 2 Cost.), di cui godono i proprietari interessati da una modifica del piano regolatore (DTF 119 Ia 141 consid. 5c/bb), è effettivamente salvaguardato mediante la pubblicazione dei piani prescritta dall'art. 33 cpv. 1 LPT (cfr. DTF 117 Ia 498 consid. 2a; Heinz Aemisegger/Stefan Haag, in: Aemisegger/Kuttler/Moor/ Ruch [a cura di], Kommentar zum RPG, Zurigo 1999, n. 10 ad art. 33 LPT). L'art. 34 LALPT ribadisce tale obbligo, prevedendo una pubblicazione di trenta giorni presso la cancelleria comunale, previo annuncio, almeno 10 giorni prima, agli albi comunali, nel foglio ufficiale e nei quotidiani del Cantone. La pubblicazione è premessa fondamentale e punto d'inizio della protezione giuridica nel contesto della procedura pianificatoria (DTF 116 Ia 215 consid. 2b). Essa può logicamente adempiere questa funzione soltanto se i piani ed i documenti pubblicati risultano chiari e completi (Aemisegger/Haag, loc. cit.; Alfred Kuttler, Problemi inerenti alla protezione giuridica secondo la legge federale sulla pianificazione del territorio, in: Rep. 1982 pag. 250 segg., in part. pag. 255 seg.). L'avviso di pubblicazione, a sua volta, non deve prestarsi ad equivoci che possano indurre un proprietario in buona fede a non ritenersi toccato da una determinata modifica del piano di utilizzazione (DTF 121 I 177 consid. 2b/bb), posto che egli ha comunque l'obbligo di vigilare costantemente alla situazione giuridica del suo fondo (DTF 106 Ia 310 consid. 1a; sentenza 1A.168/1997 del 3 settembre 1998, in: RDAT I-1999 n. 64, consid. 4b). 2.4 Nel caso specifico, possono effettivamente sussistere dei dubbi sull'univocità degli atti pubblicati presso la cancelleria comunale, così come sulla chiarezza del relativo avviso nel foglio ufficiale. Ci si potrebbe dunque seriamente chiedere se, omettendo di esprimersi al riguardo senza peraltro affrontare le contestazioni di fondo sul controverso perimetro di rispetto, i giudici cantonali non abbiano davvero violato il diritto di essere sentito dei ricorrenti. L'istanza inferiore ha comunque giustificato la mancata evasione delle censure ricorsuali in maniera diretta e puntuale con la loro sostanziale irrilevanza. Tenuto conto delle ulteriori critiche rivolte al giudizio impugnato, non occorre invero determinare se la tesi sia fondata e quindi se la Corte cantonale potesse esimersi dall'esaminare queste doglianze senza di per sé incorrere in un diniego di giustizia formale (cfr. sentenza 1P.190/2002 del 24 giugno 2002, in: RDAT II-2002 n. 64, consid. 2.2 e 2.2.1; Jörg Paul Müller, Grundrechte in der Schweiz, 3a ed., Berna 1999, pag. 498). In effetti, anche volendo condividere le conclusioni del TPT su questo punto, la decisione impugnata non potrebbe comunque venir tutelata in quanto risulterebbe in ogni caso insostenibile sotto un altro profilo.