Citation: 7B_1245/2024 E. 1.2.3

1.2.3. Nel suo ricorso, la ricorrente adduce che il suo reclamo avrebbe adempiuto ai requisiti di motivazione ex art. 385 cpv. 1 CPP, essendosi ella confrontata nel suo gravame con i reati oggetto della denuncia e con i loro elementi costitutivi. La Corte cantonale ha ritenuto che la ricorrente, nel suo "prolisso reclamo", non si è confrontata "per nulla" con gli elementi oggettivi e soggettivi dei reati ipotizzati. Il testo del reclamo si dilunga su altri argomenti. La ricorrente si è infatti limitata a sollevare censure attinenti al diritto e alla procedura civile, da sollevare con i rimedi giuridici propri di quella procedura. In particolare, la ricorrente contesta lo sfratto e le modalità di esecuzione, l'operato dell'ignoto agente della polizia comunale di X.________, oltre il fatto che la sentenza del 15 febbraio 2024, con la quale è stato ordinato lo sfratto immediato, non fosse ancora, a suo dire, cresciuta in giudicato il 12 marzo 2024. Ella invoca inoltre, genericamente, la violazione di alcuni principi generali della procedura, i quali non sono direttamente pertinenti con i reati ipotizzati e i loro elementi costitutivi. Secondo la Corte cantonale, la ricorrente non si è confrontata neppure con i presupposti dell'art. 323 CPP, ovvero con le condizioni per la riapertura di un procedimento concluso. Nel suo ricorso, la ricorrente non fa valere con un'argomentazione conforme alle esigenze di motivazione dell'art. 42 cpv. 2 LTF la violazione dell'art. 385 cpv. 1 in combinato disposto con l'art. 396 cpv. 1 CPP, che disciplinano i requisiti di forma e di motivazione del reclamo. Ella non dimostra di avere sostanziato nel reclamo i motivi a sostegno di una diversa decisione ai sensi dell'art. 385 cpv. 1 lett. b CPP sia sotto il profilo dei fatti sia sotto quello del diritto (cfr. sentenze 7B_1206/2024 del 25 novembre 2024 consid. 1.2.2; 6B_1480/2020 del 15 febbraio 2022 consid. 4.5.2). Nella misura in cui la ricorrente richiama l'art. 385 cpv. 2 CPP, adducendo che la Corte cantonale avrebbe dovuto assegnarle un termine suppletorio per sanare l'eventuale difetto di motivazione del reclamo, e censura la violazione del diritto di essere sentita, siccome la Corte cantonale avrebbe omesso di interpellarla prima di dichiarare irricevibile il reclamo, le censure risultano infondate. Secondo giurisprudenza costante, non si realizza né una violazione del diritto di essere sentito né un eccesso di formalismo se in virtù di una disposizione legale esplicita la validità di un gravame presuppone una motivazione minima (cfr. DTF 134 II 244 consid. 2.4.2). La ricorrente disattende che l'assegnazione di un termine suppletorio è esclusa nei confronti della parte ricorrente che, come nel suo caso, è a conoscenza dei requisiti formali da rispettare per presentare reclamo e ciononostante non li adempie (cfr. sentenze 6B_1273/2019 dell'11 marzo 2020 consid. 2.4.4; 6B_552/2018 del 27 dicembre 2018 consid. 1.5). La ricorrente, a giusta ragione, non contesta di non essersi confrontata nel suo reclamo con i presupposti dell'art. 323 CPP, motivo per cui tale questione non deve essere esaminata oltre in questa sede.