Citation: H 208/00 28.04.2003 E. 8

P.________, altro membro del consiglio di amministrazione della A.________SA, ha pure presentato un ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni, contestando il giudizio cantonale che lo ha ritenuto responsabile del danno cagionato alla Cassa - limitatamente a fr. 109'092.40 e in solido con D.________, M.________ e C.________ - a seguito del mancato pagamento dei contributi paritetici per il periodo dal 1994 al 1997. Egli chiede, in via principale, l'annullamento della pronuncia cantonale con conseguente rinvio dell'incarto per complemento istruttorio e, in via subordinata, il semplice annullamento del citato giudizio. A sostegno della sua richiesta, P.________ asserisce che vi sarebbe stata una violazione del diritto di essere sentito, in quanto il primo giudice non avrebbe assunto le prove offerte dalle parti. Contesta inoltre l'ammontare del danno fatto valere dalla Cassa e rimprovera a quest'ultima di non aver saputo salvaguardare il privilegio concessole dalla LEF fino al 31 dicembre 1996. 8.1 Le censure sollevate dal ricorrente sono sia d'ordine formale che materiale. Occorre pertanto esaminare preliminarmente gli aspetti formali. 8.1.1 P.________ eccepisce in primo luogo la violazione del diritto di essere sentito in quanto la Corte cantonale avrebbe omesso di assumere le prove giuridicamente rilevanti offerte dalle parti - in particolare da D.________ e da M.________ - che avrebbero consentito di dimostrare che D.________ era l'unico responsabile della gestione effettiva della società e che esisteva una certa dipendenza del ricorrente verso quest'ultimo in quanto ambiva ad ottenere un contratto di lavoro. A questo proposito occorre rilevare che P.________ nel corso dell'istruttoria non ha mai richiesto con atti propri l'assunzione di mezzi di prova, nulla emergendo in tal senso dalle tavole processuali. È solo con il presente ricorso che l'interessato censura l'operato del Tribunale cantonale per violazione del diritto di essere sentito, richiamandosi alla congiunzione delle cause e al fatto che le prove possono essere offerte anche da coobbligati in sua vece. Orbene, la congiunzione delle cause è provvedimento di disciplina processuale volto a conseguire razionalità ed economicità nel corso dell'istruzione di più vicende giudiziarie aventi in sostanza lo stesso oggetto del contendere. Ogni mezzo di prova assunto esplica effetti in linea di principio nell'ambito di ogni procedura congiunta. Chi offre un mezzo di prova può però anche rinunciarvi successivamente ed in modo autonomo. È però opportuno che la parte che vuole far capo a prove già richieste da altri non si limiti ad un'attitudine puramente passiva: essa deve infatti attivarsi e proporre a sua volta espressamente i mezzi di prova di cui intende avvalersi, per non correre il rischio di non più poterlo fare in caso di un'eventuale successiva rinuncia da parte di chi le aveva in un primo tempo offerte. La mancata assunzione non dà titolo alla parte inattiva per prevalersi in sede ricorsuale di violazione di diritto altrui. Resta riservato il caso in cui il ricorso di altri profitti anche alla parte rimasta passiva. Nel caso in esame già si è detto al consid. 6.3, cui si rinvia, che non sussiste alcuna violazione del diritto di essere sentito per il fatto che il Tribunale cantonale non abbia proceduto all'assunzione di taluni mezzi di prova offerti da M.________. Ne consegue che anche la censura di P.________ non merita tutela 8.1.2 L'interessato, richiamandosi alla sentenza pubblicata in DTF 121 III 382 segg., censura per la prima volta in questa sede l'importo richiesto dalla Cassa in base all'art. 52 LAVS, non ritenendolo conforme al diritto vigente, perché comprensivo dei contributi per l'assicurazione disoccupazione e dei contributi per gli assegni familiari. Orbene, dalla documentazione agli atti non risulta che l'interessato abbia mai sollevato davanti al Tribunale cantonale siffatta argomentazione. Va pertanto esaminato, dal profilo procedurale, l'ammissibilità del novum proposto in questa sede. Quando il potere d'esame del Tribunale federale delle assicurazioni avviene, come nel caso di specie, nei limiti dell'art. 105 cpv. 2 OG, la possibilità di allegare fatti nuovi o di far valere nuovi mezzi di prova è molto ridotta. In particolare, sono ammissibili solo quei mezzi di prova che l'istanza inferiore avrebbe dovuto assumere d'ufficio e la cui omissione è costitutiva di violazione di norme procedurali essenziali (DTF 121 II 99 consid. 1c, 120 V 485 consid. 1b). A maggior ragione le parti non possono invocare davanti al Tribunale federale delle assicurazioni fatti nuovi, che sarebbero state in grado di presentare - o che incombeva loro di far valere, in virtù del dovere di collaborazione all'istruzione della causa - già davanti alla giurisdizione inferiore. Allegazioni tardive non permettono di qualificare siccome incompleti o inesatti giusta l'art. 105 cpv. 2 OG gli accertamenti di fatto operati dai primi giudici (DTF 121 II 100 consid. 1c, 102 Ib 127). In concreto, la censura sollevata dal ricorrente, oltre ad essere tardiva, è pure infondata. Infatti questa Corte ha già avuto modo di esprimersi sulla questione e di rilevare che il mancato pagamento da parte dei datori di lavoro dei contributi dell'assicurazione contro la disoccupazione è costitutivo di un danno ai sensi dell'art. 52 LAVS e legittima le casse di compensazione a procedere ai fini del risarcimento (DTF 113 V 186). Non vedendo ragionevole motivo per distanziarsi da tale giurisprudenza, se ne deve concludere che a giusta ragione la Cassa ha considerato anche tali contributi quale posta di danno nella sua pretesa risarcitoria. 8.2 Nel merito, il ricorrente sostiene di essere entrato nel consiglio di amministrazione della A.________SA perché lo stesso era composto da persone che godevano della sua massima stima, ritenuto che M.________ era agente generale di un'importante compagnia d'assicurazioni e che con D.________ sperava di poter concludere un contratto di lavoro. Precisa pure che quest'ultimo gli aveva impedito ogni verifica, pur avendolo informato verbalmente dei debiti societari - esclusa la posizione AVS - e del fatto che vi erano trattative avanzate per nuove acquisizioni di lavoro, con la prospettiva di incassare crediti rilevanti già esigibili, motivo per cui egli aveva ritenuto che la società si trovasse soltanto in momentanea illiquidità. Orbene, gli argomenti addotti dal ricorrente per il mancato pagamento dei contributi non sono sufficienti quale motivo di giustificazione o discolpa nel senso della giurisprudenza (cfr. consid. 7). Si tratta infatti di circostanze non invocabili dal momento che, accettando a partire dal settembre 1996 il mandato di membro del consiglio di amministrazione, l'interessato si è assunto anche i relativi obblighi. Non va dimenticato che P.________, per sua stessa ammissione, era cosciente del fatto che la ditta A.________SA si trovava in difficoltà finanziarie. Ora, l'interessato, pur sapendo dei problemi economici della società, si era fidato acriticamente delle risposte che riceveva da D.________, presidente e azionista della fallita, malgrado la di lui reticenza nel mostrargli i bilanci, nella speranza di ottenere un impiego fisso quale impiegato di commercio. Inoltre anche il fatto di essere stato estraneo alla formazione della volontà della società, di non aver mai partecipato a nessun consiglio di amministrazione né di aver ricevuto remunerazione alcuna non costituisce motivo sufficiente per esimere il membro di un consiglio di amministrazione dagli obblighi di diligenza e vigilanza, cui è comunque chiamato a fare fronte. Ne consegue che l'interessato, che come M.________ ha omesso di compiere quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevole nell'ambito delle incombenze oggettive riconducibili alla funzione di membro del consiglio di amministrazione, deve risarcire il danno alla Cassa, relativamente ai contributi di diritto federale. 8.3 P.________ assevera infine che l'importo richiesto dalla Cassa debba comunque essere massicciamente ridotto per corresponsabilità della stessa. È d'avviso che l'amministrazione avrebbe potuto farsi anzitempo parte diligente e chiedere il fallimento secondo l'art. 190 cpv. 1 cifra 2 LEF. Siffatta argomentazione costituisce un inammissibile novum. Con riferimento quanto esposto al consid. 8.1.1, in particolare al consid. 8.1.2, cui si rinvia, questa Corte non entra quindi nel merito della richiesta dell'interessato poiché tardiva.