Citation: 6B_846/2023 E. 4.3

4.3. Il ricorrente è un cittadino di paese terzo ai sensi dell'art. 3 n. 4 del regolamento (UE) 2018/1861. È stato condannato a una pena detentiva di 28 mesi, interamente da espiare, e nei suoi confronti è stata pure ordinata l'espulsione dal territorio svizzero per la durata di 20 anni. La sua segnalazione nel SIS è stata pronunciata sulla base di una valutazione individuale della fattispecie, comprensiva delle circostanze personali dell'insorgente. Alla luce di questa valutazione, a ragione la CARP ha ritenuto sussistere una minaccia per l'ordine e la sicurezza pubblici, minaccia sulla quale l'impugnativa sorvola completamente. Il ricorrente è stato infatti condannato per la terza volta per grave infrazione alla LStup, ossia per un reato che compromette in modo importante la salute pubblica e che egli ha commesso per puro fine di lucro. La condanna relativa a questo procedimento concerne fatti commessi in Ticino in un periodo in cui l'insorgente non avrebbe nemmeno dovuto esservi, tenuto conto della sua precedente espulsione ordinata nel 2018 per la durata di dieci anni e non segnalata nel SIS. Ciò, unitamente alla prognosi "più che negativa" formulata dalla CARP, e non contestata, impongono questa volta di segnalare la sua espulsione nel SIS, considerata l'importanza della minaccia che la sua presenza costituisce per l'ordine e la sicurezza pubblici. L'invocato interesse superiore dei figli dell'insorgente appare in concreto sostanzialmente strumentale. Infatti, benché in passato la sua precedente espulsione non fosse stata segnalata nel SIS, e nulla gli impedisse quindi di coltivare dei contatti personali con i figli residenti nello spazio Schengen, è accertato, in quanto da lui stesso riferito, che per ben sei anni il ricorrente non li ha visti. In questa sede tenta invero di relativizzare tale periodo, adducendo le restrizioni di viaggio connesse all'emergenza sanitaria del COVID-19 pretesamente in vigore per tre anni, dal 2019 al 2022. Il tentativo è vano. Da un lato, secondo le dichiarazioni da lui rilasciate dinanzi agli inquirenti e riportate nella sentenza impugnata, emerge che nel periodo in questione egli già si trovava in Italia (da luglio 2021), rispettivamente in Svizzera (da fine dicembre 2021). Dall'altro lato, anche volendo ammettere che per tre anni non gli fosse stato possibile far visita ai suoi figli a causa delle restrizioni di viaggio, resta che per ulteriori tre anni l'insorgente non ha reso loro visita senza ragioni. Non risulta poi che egli disponga anche solo dell'autorità parentale congiunta sui suoi figli. Appare pure, sempre sulla scorta delle sue dichiarazioni, che l'unico figlio per il quale non versa alcun contributo di mantenimento è proprio quello che vive in Svizzera, avendo il ricorrente "tanti problemi con sua madre". L'insorgente sostiene poi che i figli sarebbero a lui molto legati e che gli avrebbero reso visita regolarmente durante la sua carcerazione. Nulla di simile è tuttavia accertato (v. art. 105 cpv. 1 LTF) senza che egli lamenti e sostanzi arbitrio di sorta al riguardo (v. art. 97 cpv. 1 LTF), la CARP avendo unicamente riferito di contatti telefonici giornalieri con uno di essi. Il legame che egli intrattiene con i figli in Svizzera e in Italia non appare dunque così intenso come vorrebbe far credere, richiamandosi viepiù alla giurisprudenza sull'interesse del minore in caso di spaccatura della coesione coniugale (v. sentenza 6B_627/2024 dell'8 ottobre 2024 consid. 1.2.2 con rinvii), manifestamente non pertinente nella fattispecie in cui non sussiste alcuna coesione coniugale. La segnalazione della sua espulsione nel SIS non gli impedirebbe comunque sia di richiedere all'Italia, la cui sovranità non è scalfita da questa segnalazione, un'autorizzazione di ingresso nel proprio territorio (v. supra consid. 3), al fine di esercitare il diritto di visita con il figlio che vi risiede, facendosi eventualmente raggiungere anche dal figlio che vive in Svizzera. Il ricorrente non pretende infatti che l'Italia rifiuti sistematicamente la concessione di visti per ragioni umanitarie o connessi ai suoi obblighi internazionali. Va peraltro osservato che i figli sono ormai adolescenti e sono quindi suscettibili di sfruttare al meglio i moderni mezzi di comunicazione, onde mantenere dei contatti anche visivi con il loro padre.