Citation: 6B_674/2020 E. 3.3

3.3. Nello scritto incriminato, il querelato ha rimproverato al ricorrente di non rispettare la volontà del padre defunto, a danno degli eredi, in particolare di operare "abusando per l'ennesima volta della sua carica di esecutore testamentario", con un "modo di agire indegno e che vi qualifica senza più attenuanti", nonché di avere "preso retribuzione assecondando una persona malata". Il querelato ha inoltre preteso le scuse del ricorrente per avere "mentito o omesso fatti rilevanti" riguardanti gli eredi personalmente. Come rettamente rilevato dalla Corte cantonale, si tratta al riguardo di critiche che concernono lo svolgimento dell'attività professionale del ricorrente, in particolare il suo incarico di esecutore testamentario. Le espressioni citate, evidenziate dal ricorrente, mettono certo in dubbio la correttezza del suo operato e sono suscettibili di offenderlo. Esse si inseriscono tuttavia nel contesto della controversia successoria e, contrariamente all'opinione del ricorrente, non può essere oggettivamente attribuito loro il senso da lui percepito, ossia di persona disonesta pronta a tutto per soddisfare i propri interessi personali. Lo scritto incriminato gli addebita manchevolezze generiche nello svolgimento dei suoi compiti di esecutore testamentario, che avrebbero leso gli interessi degli eredi, ma non gli rimprovera la commissione di reati penali né uno specifico comportamento chiaramente riprovevole, tale da farlo apparire disprezzabile quale essere umano. La fattispecie in esame è inoltre diversa da quelle alla base della DTF 99 IV 148 e della DTF 92 IV 94, richiamate dal ricorrente. Nella DTF 92 IV 94, si trattava del caso di un farmacista cui era rimproverata assoluta inaffidabilità, siccome forniva generalmente tutto ciò che si voleva. In DTF 99 IV 148, è stata rivolta a un avvocato la critica di avere avviato un procedimento giudiziario sapendo di essere il solo a trarne profitto. In entrambi i casi, è stato ritenuto che non era violata soltanto la reputazione professionale del farmacista, rispettivamente dell'avvocato, bensì anche il loro sentimento di persone onorabili, siccome le critiche le facevano apparire, ad un ascoltatore imparziale, come persone disoneste (DTF 99 IV 148 consid. 2 pag. 150; 92 IV 94 consid. 2 pag. 97). In concreto, non è rimproverato al ricorrente di avere agito quale avvocato nel proprio interesse, ma di non avere svolto correttamente l'incarico di esecutore testamentario nella successione litigiosa. Valutato nel suo complesso da parte di un destinatario non prevenuto, lo scritto costituisce quindi una critica, seppure severa, concernente lo svolgimento dell'attività di esecutore testamentario in una pratica specifica (cfr. sentenza 6B_257/2016 del 5 agosto 2016 consid. 1.4.2 e 1.4.3). Tali critiche ledono la reputazione professionale del ricorrente, ma non sono tali da farlo apparire spregevole in quanto essere umano. Nelle esposte circostanze, le espressioni incriminate non realizzano gli estremi di una lesione dell'onore protetto dal diritto penale. Non essendo adempiuti gli elementi costituivi dei reati contro l'onore giusta l'art. 173 segg. CP, la decisione della Corte cantonale di confermare il decreto di non luogo a procedere non viola di conseguenza il diritto federale.