Citation: 1C_69/2014 E. 2.4

2.4. La Corte cantonale di per sé ha riassunto in modo corretto l'esposta giurisprudenza. L'ha poi applicata alla fattispecie in esame, rilevando che il contratto di locazione concluso tra B.________ e il ricorrente con inizio il 1° gennaio 1995 aveva una durata indeterminata e poteva essere disdetto la prima volta per il 31 dicembre 1999, con un termine di preavviso di sei mesi, e in seguito, sempre con un preavviso di sei mesi, per la fine di ogni anno. Poiché il cantiere è stato aperto il 5 giugno 2000, il ricorrente, rispettando il termine di preavviso semestrale, avrebbe potuto rescindere il contratto di locazione per il 31 dicembre 2000: il danno da lui subito poteva quindi essergli risarcito solo dall'inizio del cantiere (5 giugno 2000) alla prima scadenza utile (31 dicembre 2000). La giurisprudenza citata si basa tuttavia principalmente sul caso delle immissioni eccessive provenienti dall'esercizio di un'opera di interesse pubblico. La sentenza pubblicata in DTF 106 Ib 241 concerne infatti le immissioni foniche dell'aeroporto di Zurigo-Kloten. Il traffico aereo, come quello stradale e ferroviario, provocano di massima immissioni durevoli che comportano un'espropriazione definitiva dei diritti di vicinato e una corrispondente diminuzione di valore del fondo. Le immissioni eccessive di un cantiere sono per contro limitate alla durata dei lavori di costruzione e comportano un pregiudizio solo per un periodo determinato. Per la sua natura e le sue caratteristiche, un cantiere è infatti un'opera provvisoria, le cui immissioni sono destinate a scomparire con la fine dei lavori (DTF 132 II 427 consid. 6.2). Le questioni della durata contrattuale e della disdetta non si pongono quindi allo stesso modo, in quanto, nel caso di un cantiere, di massima il contratto di locazione è continuato dalle parti e il conduttore sopporta solo momentaneamente i disagi, in attesa che si ripristini la situazione precedente (cfr. Raphaël Eggs, Les "autres préjudices" de l'expropriation, 2013, n. 1138). Secondo gli accertamenti della Corte cantonale, il cantiere stradale è iniziato il 5 giugno 2000. Il 19 giugno 2000, allorché i lavori sono giunti nei pressi dell'azienda del ricorrente, questi ha chiesto in via cautelare al Tribunale di espropriazione la loro sospensione, adducendo che le vibrazioni prodotte dai macchinari pesanti impedivano lo svolgimento della sua attività professionale. La domanda è stata respinta con decisione del 30 giugno 2000. Il ricorrente non era stato coinvolto nella procedura espropriativa, che non prevedeva interventi a carico del fondo part. n. xxx. Non risulta quindi ch'egli fosse informato o comunque a conoscenza sia della portata sia della durata dei lavori previsti e nemmeno che potesse subito rendersi conto degli effetti delle immissioni sullo svolgimento della sua attività professionale. D'altra parte, il contratto di locazione concerneva un capannone adibito ad officina meccanica, in cui il ricorrente esercitava la sua attività professionale e conseguiva il suo reddito. Un trasferimento delle installazioni e degli apparecchi di precisione presupponeva la ricerca di nuovi spazi artigianali idonei e comportava ingenti costi di trasloco. La valutazione di una simile opzione poteva non essere agevole per il ricorrente all'inizio del mese di giugno 2000, di fronte a una situazione ancora incerta riguardo alla durata del cantiere e alla portata dei disagi. Esigere in tali circostanze che nello spazio di qualche settimana, in presenza di immissioni comunque temporanee legate a lavori di sistemazione stradale, il ricorrente inoltrasse la disdetta già entro la fine del mese giugno 2000, per la prima scadenza utile dell'31 dicembre 2000, non appare ragionevole ed urta il sentimento di equità. Limitando il risarcimento del danno a questo periodo, allorquando i diritti contrattuali del ricorrente sono stati pregiudicati ben oltre tale lasso di tempo, i giudici cantonali hanno quindi disatteso il diritto alla piena indennità.