Citation: 1A.357/1999 13.11.2000 E. 3

3.- Il ricorrente fa valere che la richiesta estera costituirebbe un'inammissibile ricerca indiscriminata di prove, lesiva del principio della proporzionalità. a) La censura è priva di ogni fondamento. Come rettamente indicato nella decisione impugnata, l'Autorità italiana ha chiesto di sequestrare, presso la BUC, i conti della W.________ e della Q.________; ha chiesto altresì espressamente di consegnarle, qualora dovesse emergere che tali conti sono stati utilizzati quale mero transito, i documenti relativi agli ulteriori impieghi delle somme accreditate, postulando "il sequestro di eventuali conti di destinazione". Il MPC ha rilevato che le operazioni cui s'interessano le Autorità italiane sono state gestite da F.________, il quale ha dichiarato di aver ricevuto l'ordine di riversarne una parte sul conto Z.________ presso la BUC: con giudizio odierno il Tribunale federale ha confermato la trasmissione dei documenti di questo conto (causa 1A.269/1999); nell'ambito dell'esecuzione della rogatoria il titolare di questa relazione ha dichiarato che le operazioni effettuate sul suo conto erano semplici operazioni di passaggio a favore del conto intestato al ricorrente. Ora, ritenuto che l'Autorità estera ha chiesto il sequestro di eventuali conti di destinazione delle citate somme, il MPC, ordinando la trasmissione dei documenti di un siffatto conto, ha agito conformemente alla prassi del Tribunale federale. In effetti, contrariamente all'assunto del ricorrente, il MPC non ha sequestrato spontaneamente la documentazione del suo conto. Eseguendo la richiesta estera esso ha bensì individuato e sequestrato la documentazione bancaria di un conto di destinazione di somme provenienti dalle provviste costituite illegalmente. Tale modo di agire è giustificato poiché idoneo a far progredire l'inchiesta estera, permettendo di ricostruire tutti i passaggi dei fondi sui vari conti e di accertare quello di destinazione. È quindi a torto che il ricorrente sostiene che il MPC non avrebbe potuto effettuare, di propria iniziativa e spontaneamente, le indagini esperite e che, così facendo, avrebbe concesso l'assistenza ultra petita (al riguardo vedi DTF 115 Ib 186 consid. 4 pag. 192 in fine, 375 consid. 7, 116 Ib 96 consid. 5c). La giurisprudenza, nota al patrocinatore del ricorrente e rettamente applicata dal MPC, ha infatti sostanzialmente attenuato la portata del principio "ne eat judex ultra petita", desumibile da quello della proporzionalità; l'Autorità richiesta può quindi interpretare in maniera estensiva la domanda, qualora sia accertato che - come nella fattispecie - su questa base tutte le condizioni per concedere l'assistenza sono adempiute; tale modo di procedere può evitare in effetti la presentazione di un'eventuale richiesta complementare (DTF 121 II 241 consid. 3a). b) Visto inoltre che l'Autorità estera chiede informazioni su precise relazioni bancarie, riguardo a determinati versamenti e alla loro destinazione finale, non si è neppure in presenza, come sostenuto a torto dal ricorrente, di una ricerca indiscriminata di prove ("fishing expedition"; v. DTF 125 II 65 consid. 6b/aa pag. 73, 122 II 367 consid. 2c, 121 II 241 consid. 3a pag. 243, 118 Ib 547 consid. 3a). Ciò vale a maggior ragione ove si consideri che, come rilevato dal MPC nella decisione impugnata, si è individuato questo conto partendo dai versamenti effettuati sulle relazioni delle società indicate dagli inquirenti italiani, effettuando vari passaggi atti verosimilmente a nascondere il vero destinatario dei fondi, ossia il ricorrente, dirigente del gruppo X.________ e indagato all'estero. Il MPC ha precisato altresì che alla chiusura del conto i fondi residui sono stati trasferiti sul conto K.________, intestato al ricorrente, presso l'allora Società di Banca Svizzera di Lugano, la cui documentazione è già stata trasmessa all'Italia (sentenza inedita del 27 marzo 1998, causa 1A.227/1997). c) Ne segue altresì che l'utilità e la rilevanza potenziale della documentazione litigiosa per il procedimento estero è manifesta (DTF 122 II 367 consid. 2c, 121 II 241 consid. 3a e b; Robert Zimmermann, La coopération judiciaire internationale en matière pénale, Berna 1999, n. 478, in particolare pag. 370). Per di più, il ricorrente non può limitarsi, nel presente ricorso, a sostenere l'irrilevanza della documentazione bancaria visto il tempo trascorso dall'inoltro della domanda. Questa critica è inammissibile. In effetti, come viene rilevato nella decisione impugnata, e come non è contestato dal ricorrente, quest'ultimo nel memoriale prodotto al MPC si è limitato a contestare genericamente il sequestro del suo conto senza tuttavia indicare con precisione quali documenti, e perché, non avrebbero dovuto essere trasmessi allo Stato richiedente, sollecitando invece l'emanazione di un'ordinanza di trasmissione. Spetta infatti alle persone o società interessate dimostrare, in modo chiaro e preciso, perché i documenti e le informazioni da trasmettere non presenterebbero alcun interesse per il procedimento estero (DTF 122 II 367 consid. 2d pag. 371 seg. ): esse sono quindi tenute, pena la decadenza del loro diritto, di indicare all'Autorità di esecuzione quali documenti, e per quali motivi, non dovrebbero, secondo loro, essere trasmessi. Dal profilo della buona fede non sarebbe infatti ammissibile che il detentore di documenti sequestrati lasci che l'autorità di esecuzione proceda da sola alla cernita degli atti, senza parteciparvi, per rimproverarle in seguito, nell'ambito di un ricorso, d'aver violato il principio della proporzionalità (DTF 126 II 258 consid. 9b e c). Per di più, nemmeno nel presente gravame il ricorrente indica quali singoli documenti non dovrebbero essere trasmessi. d) Infine, anche l'assunto del ricorrente secondo cui la documentazione del suo conto sarebbe inutile per il procedimento estero, poiché le rogatorie non menzionano né lui né la relazione bancaria, è del tutto infondato. Infatti, quando le Autorità estere chiedono informazioni su conti bancari nell'ambito di procedimenti per reati patrimoniali, esse necessitano di regola di tutti i documenti. Ciò perché esse debbono poter individuare il titolare giuridico ed economico del conto e sapere a quali persone o entità giuridiche sia pervenuto l'eventuale provento del reato (DTF 124 II 180 consid. 3c inedito, 121 II 241 consid. 3b e c). Scopo delle richieste estere è infatti di individuare i conti, ancora sconosciuti, di destinazione delle menzionate somme. Non occorre pertanto invitare, come postulato dal ricorrente, l'Autorità estera a spiegare l'interesse a ottenere la documentazione litigiosa.