Citation: C 354/01 07.03.2003 E. 3

Il seco sostiene nel proprio gravame che la restituzione in oggetto poggia sull'istituto della revisione processuale per il fatto che la percezione ingiustificata di indennità giornaliere è riconducibile ad un reato penale, commesso tramite infrazione alla LADI, e, meglio, all'omissione di fornire indicazioni veritiere. Per i motivi che seguono l'aspetto penale richiamato dal Segretariato ricorrente non merita tuttavia ulteriore approfondimento. 3.1 Secondo un principio generale del diritto delle assicurazioni sociali l'amministrazione può riesaminare una decisione cresciuta in giudicato e che non è stata oggetto di controllo giudiziale di merito, quand'essa è senza dubbio errata e la cui rettifica sia di importante rilievo (DTF 127 V 469 consid. 2c e sentenze ivi citate). Dal riesame deve essere distinta la cosiddetta revisione processuale. In questi casi l'autorità è tenuta a rinvenire su decisioni cresciute in giudicato quando sono scoperti fatti o prove nuovi idonei a determinare un diverso apprezzamento giuridico (DTF 127 V 469 consid. 2c con riferimenti di giurisprudenza). Il Tribunale federale delle assicurazioni ha dichiarato che il tema della revisione processuale di provvedimenti amministrativi va disciplinato analogamente alla normativa relativa alla revisione dei giudizi pronunciati dalle autorità di ricorso di prima istanza. Sono così considerati nuovi i fatti ed i mezzi di prova che lo sono secondo le regole vigenti in materia di revisione di decisioni giudiziarie (sentenza del 29 novembre 2002 in re B., I 339/01, consid. 2.2; RAMI 1998 no. K 990 pag. 254). In particolare, secondo la giurisprudenza sono da ritenere idonee a modificare le conseguenze giuridiche in senso favorevole all'istante le prove che servono a corroborare sia i fatti nuovi importanti che giustificherebbero una revisione, sia i fatti che, pur essendo noti nella procedura precedente, non hanno potuto essere provati a sfavore del richiedente. Se i nuovi mezzi sono destinati a provare dei fatti sostenuti in precedenza, il richiedente deve pure dimostrare di non essere stato in grado di invocarli in tale procedimento. Una prova deve essere considerata concludente quando bisogna ammettere che essa avrebbe condotto l'autorità competente a statuire in modo diverso se ne avesse avuto conoscenza nella procedura principale. E' decisiva la circostanza secondo cui il mezzo di prova non serve solamente all'apprezzamento dei fatti, ma alla determinazione degli stessi. Non costituisce pertanto motivo di revisione il semplice fatto che l'autorità potrebbe aver mal interpretato fatti conosciuti all'epoca del procedimento principale dal momento che la revisione non può prefiggersi di correggere una decisione che potrebbe sembrare erronea agli occhi del richiedente. L'apprezzamento inesatto deve, al contrario, essere la conseguenza dell'ignoranza o della carenza di prove riguardanti fatti essenziali per la sentenza (DTF 127 V 358 consid. 5b e i riferimenti ivi citati). Non sono così mezzi di prova nuovi rilevanti perizie che apprezzano in modo diverso fatti noti e non modificati (sentenza del 29 novembre 2002 in re B., già citata, consid. 2.2; RDAT 1993 I n. 86 pag. 196). 3.2 In concreto dagli atti emerge che nel corso dell'audizione dell'assicurato intervenuta il 5 aprile 2001 l'Ufficio del lavoro ha accertato che durante il mese di marzo egli aveva aiutato la moglie nello svolgimento dell'attività da lei svolta presso il negozio di sua proprietà per circa quattordici ore mensili, senza percepire remunerazione alcuna. Da queste nuove circostanze la Cassa ha dedotto - correttamente - che all'interessato doveva essere attribuito un guadagno intermedio, anche se fittizio, ai sensi dell'art. 24 LADI che provocava la riduzione dell'importo delle indennità giornaliere di disoccupazione percepite nel mese di marzo, essendo irrilevante il fatto che egli non aveva percepito alcunché per l'attività svolta. In effetti un'attività svolta a titolo benevolo va considerata paragonabile ad un rapporto di lavoro ai sensi dell'art. 10 cpv. 1 LADI se, conformemente alla presunzione di cui all'art. 320 cpv. 2 CO, nelle circostanze concrete e secondo gli usi del ramo professionale per il lavoro svolto viene normalmente versato un salario o una controprestazione (DLA 2000 n. 32 pag. 172 consid. 1c). Al riguardo va ricordato che i principi che reggono la LADI perseguono lo scopo di evitare che attività lavorative che rappresentano un certo valore economico e finanziario possano essere intraprese a scapito dell'assicurazione disoccupazione, mentre dovrebbero essere remunerate (DTF 120 V 519 consid. 4b/bb). Infine non va dimenticato che l'art. 24 LADI poggia sul principio generale valido nelle assicurazioni sociali secondo cui si deve ridurre il danno (DTF 123 V 233 consid. 3c). 3.3 In simili condizioni, poiché la Cassa al momento della concessione delle indennità giornaliere relative al mese di marzo 2001 non era a conoscenza dei fatti sopra esposti ed il nuovo mezzo di prova su cui poggiano è - come visto - concludente, in quanto avrebbe indotto l'autorità a statuire diversamente, quest'ultima era autorizzata a sottoporre il conteggio delle prestazioni a revisione processuale. Dato quanto precede, il ricorso di diritto amministrativo merita accoglimento. Per questi motivi, il Tribunale federale delle assicurazioni pronuncia: