Citation: 4C.351/2005 28.02.2006 E. 3

La seconda questione controversa riguarda l'applicazione dell'art. 6 n. 3 CL, che autorizza l'introduzione dell'azione riconvenzionale al foro dell'azione principale se alla base delle due cause stanno il medesimo contratto o il medesimo titolo. 3.1 Nel suo primo giudizio l'autorità ticinese aveva negato l'adempimento di queste condizioni per il fatto che la pretesa principale traeva origine dall'impegno di garanzia del 4 gennaio 1995, mentre la pretesa riconvenzionale poggiava sugli accordi del 30 giugno e 29 dicembre 1994, concernenti il risanamento della E.________ SA. 3.2 Nella sentenza del 28 maggio 2004 il Tribunale federale, dopo aver confermato che le due pretese non si fondavano sul medesimo contratto, aveva precisato che ciò non escludeva tuttavia l'eventualità ch'esse nascessero dal medesimo titolo. Aveva in seguito chiarito questa nozione, giungendo alla conclusione che l'art. 6 n. 3 CL permette di agire per riconvenzione dinanzi al foro dell'azione principale se le due azioni si fondano sui medesimi fatti, ovvero se tra l'una e l'altra vi è un Sachzusammenhang. Preso atto dell'assenza, nella pronunzia cantonale, di accertamenti concernenti tale connessione di fatto tra l'art. 8 della convenzione del 30 giugno 1994 e la garanzia del 4 gennaio 1995, il Tribunale federale aveva quindi rinviato la causa all'autorità cantonale affinché completasse i fatti, verificando in particolare se i due accordi fossero effettivamente interdipendenti, come affermato dalla convenuta, ciò che avrebbe condotto al riconoscimento del foro luganese anche per l'azione riconvenzionale. 3.3 Con il giudizio ora impugnato l'autorità ticinese ha ritenuto "indubitabile [...] che gli atti del 30 giugno 1994 e del 4 gennaio 1995 siano interdipendenti". Negli intendimenti delle parti, infatti, l'accordo del 30 giugno 1994 riassumeva i principi e le modalità del salvataggio del gruppo C.________, che sono sfociati in una serie di operazioni concrete, fra cui l'emissione della garanzia del 4 gennaio 1995 (versata agli atti sub doc. N). Questa non era altro che un atto di esecuzione dell'art. 8 della convenzione del 30 giugno 1994 (versata agli atti sub doc. G), con il quale le parti si erano impegnate a provvedere ai finanziamenti a breve termine di C.________ SA in ragione di metà ciascuno. Nulla permette di ritenere che - come sostenuto dall'attrice - una convenzione del 29 dicembre 1994 (versata agli atti sub doc. H) avesse annullato per atti concludenti quella del 30 giugno 1994. A conferma di questo stato di fatto la Corte ticinese ha menzionato anche un'ammissione in causa dell'attrice stessa, diversi documenti e la deposizione testimoniale di X.________. 3.4 Nell'allegato sottoposto al Tribunale federale l'attrice contesta l'argomentazione dei giudici cantonali, commentando testimonianze e documenti. In sostanza, essa nega l'esistenza di una connessione affermando che l'azione principale si basa sulla garanzia doc. N, riguardante i crediti a corto termine, mentre la riconvenzionale sulla convenzione doc. H e sul doc. G, concernenti i crediti a lungo termine. Essa ribadisce inoltre che il doc. G sarebbe solo una "proposta di accordo", una "proposa di definizione d'intenti" mai divenuta definitiva e quindi non vincolante. Si tratta di un'argomentazione inammissibile, come ben rilevato dalla convenuta. 3.5 Seppur conscia dei limiti posti al potere d'esame del Tribunale federale nella giurisdizione per riforma e dei principi che reggono il rimedio da lei esperito (cfr. DTF 130 III 102 consid. 2.1 pag. 106 e 136 consid. 1.4 pag. 140), l'attrice li misconosce nell'applicazione concreta, giacché su questo punto il suo gravame è parificabile a un atto di appello con il quale critica gli accertamenti di fatto contenuti nella sentenza impugnata, opponendovi il proprio apprezzamento delle prove. Nella sentenza di rinvio il Tribunale federale aveva in effetti chiesto il completamento degli accertamenti concernenti la connessione di fatto tra l'art. 8 della convenzione del 30 giugno 1994 (doc. G) e la garanzia del 4 gennaio 1995 (doc. N). Come già esposto, l'autorità ticinese ha dato seguito a tale invito, giungendo alla conclusione che tale connessione è indubbia. Poiché questa conclusione poggia sulla valutazione delle prove agli atti, le censure ricorsuali contro di essa si rivelano inammissibili. La medesima conclusione s'imporrebbe comunque anche qualora l'attrice volesse criticare l'interpretazione degli atti contrattuali in discussione. La Corte cantonale ha infatti individuato gli intendimenti delle parti, ciò che era "nelle loro intenzioni" (cfr. consid. 5.2 pag. 4 della sentenza impugnata). In altre parole, essa ha ricercato la volontà vera e concorde dei contraenti in conformità con l'art. 18 cpv. 1 CO. Come obietta a ragione la convenuta, si tratta ancora di una questione di fatto che sfugge all'esame del Tribunale federale in questa procedura (DTF 131 III 606 consid. 4.1 pag. 611).