Citation: 6B_32/2010 04.06.2010 E. 2

2.1 Il ricorrente è pure stato condannato per tentata estorsione siccome, per procacciare un indebito profitto a D.________, ha usato violenza contro C.________, tentando (senza riuscirvi visto che la vittima ha denunciato l'accaduto alla polizia) di indurlo ad atti pregiudizievoli del proprio patrimonio, dicendogli che doveva pagare a breve fr. 20'000.-- per avere infortunato D.________ ad un ginocchio. Sostiene al riguardo che i primi giudici sarebbero caduti nell'arbitrio ritenendo "significativo" il fatto che E.________, persona presente al momento dei fatti, abbia riportato la stessa cifra (fr. 20'000.--) riferita dalla vittima. Il ricorrente rimprovera alle istanze cantonali di non avere preso in considerazione la sua versione, secondo cui tale importo avrebbe potuto essere stato riferito sia a C.________ che ad E.________ dalla stessa D.________, giacché li conosceva entrambi. Adduce in sostanza di non avere precisato in modo esplicito la pretesa, invitando semplicemente il C.________ ad assumersi le proprie responsabilità per il ferimento della donna. La CCRP non è tuttavia entrata nel merito della questione, rilevando che quella del ricorrente era una semplice ipotesi, non suffragata da prove, di natura meramente appellatoria. In questa sede, spettava quindi al ricorrente spiegare per quali ragioni la CCRP avrebbe dichiarato a torto appellatoria la censura e si sarebbe rifiutata di vagliare l'alternativa da lui proposta. Nella misura in cui si limita a ribadire l'argomentazione presentata dinanzi alla precedente istanza, criticando genericamente la credibilità del protagonista E.________, il gravame è inammissibile. 2.2 Il ricorrente lamenta poi la violazione dell'art. 156 CP sostenendo di avere usato nei confronti della vittima una violenza minima, che non l'avrebbe pregiudicata nella libertà di determinare la propria volontà. Né egli sarebbe stato spinto dall'intenzione di procacciare un indebito profitto, sicché, a suo dire, la fattispecie potrebbe tuttalpiù configurare il reato di vie di fatto (art. 126 CP). Motivando la censura, il ricorrente si diparte tuttavia da fatti diversi da quelli accertati. In particolare, sostiene che non sarebbe stata la disparità delle forze ad impedire alla vittima di difendersi, ma l'intervento di E.________, il quale l'avrebbe trattenuta. Inoltre, se avesse veramente voluto commettere un'estorsione non avrebbe preso di mira una persona giovane e in grado di reagire, né avrebbe inventato una scusa come quella del risarcimento: semplicemente, egli sarebbe stato mosso dalla rabbia per il torto subito dall'amica. Con simili argomentazioni, il ricorrente rimette in discussione l'accertamento dei fatti su cui si è fondata la CCRP, per cui le censura si rivela inammissibile (cfr. art. 105 cpv. 1 LTF). Laddove accenna poi alla mancanza di volontà di procacciare a sé o ad altri un indebito profitto, il ricorrente non si confronta con il giudizio impugnato, che ha ammesso la sua consapevolezza quantomeno nella forma del dolo eventuale.