Citation: 2C_368/2016 E. 8.2

8.2. Nell'impugnativa presentata davanti al Tribunale federale, l'insorgente non sostanzia l'adempimento delle condizioni appena menzionate, limitandosi ad invocare la buona fede e il principio dell'affidamento in via generale. Ritenuto che la motivazione contenuta nel ricorso non rispetta l'art. 106 cpv. 2 LTF la critica non andrebbe quindi ulteriormente approfondita (precedente consid. 2; sentenza 2D_33/2015 del 1° dicembre 2015 consid. 4.2). Così come esposta, la stessa non può in ogni caso essere condivisa. In effetti, l'insorgente sostiene certo di essere stata per anni "la legittima interlocutrice dei commercianti ticinesi nei confronti dello Stato", argomentando in tal senso non considera tuttavia che il rimprovero di un comportamento contrario alla buona fede va formulato contro un'autorità specifica. Solo in tal caso può infatti sussistere anche un comportamento o una prassi sui quali l'amministrato ha eventualmente il diritto di fare affidamento (sentenze 2D_33/2015 del 1° dicembre 2015 consid. 4; 2D_59/2014 del 26 novembre 2014 consid. 5.2.3 e 2C_241/2012 del 28 giugno 2012 consid. 5.3.2 con rinvii). Proprio un simile comportamento o una simile prassi, segnatamente da parte del Tribunale cantonale amministrativo ed in relazione alla precisa questione delle prove richieste a conferma della legittimazione a ricorrere, non vengono in casu tuttavia evidenziati. Richiamandosi "ad esempio" alla sentenza 52.97.00103-159 del 26 novembre 1997 del Tribunale amministrativo - unico pregiudizio della Corte cantonale menzionato a sostegno della sua censura - l'insorgente non considera del resto che quella fattispecie concerneva l'applicazione della legge federale sul lavoro nell'ambito della quale vale l'art. 58 LL e inoltre che - come nel caso della sentenza 2P.157/2005 del Tribunale federale, che pure viene menzionata - essa agiva in quella sede solo come controparte, ragione per la quale la questione della sua legittimazione (attiva) a ricorrere nemmeno si poneva.