Citation: 2P.156/2003 17.03.2004 E. 3

Con riferimento al diritto cantonale applicabile nella fattispecie, la ricorrente sostiene che le autorità ticinesi, non escludendo dalla gara d'appalto l'impresa aggiudicataria, avrebbero interpretato in maniera arbitraria, e dunque contraria all'art. 9 Cost., gli art. 25 LCPubb e 29 del regolamento di applicazione della LCPubb, del 1° ottobre 2001 (RLCPubb). Al riguardo, essa ravvisa pure la violazione del principio di legalità (art. 5 Cost.). 3.1 Per consolidata prassi, una decisione non è arbitraria per il semplice fatto che una soluzione diversa da quella adottata dall'autorità cantonale è immaginabile o addirittura preferibile; lo è, per contro, quando risulta manifestamente insostenibile, in contraddizione palese con la situazione effettiva, gravemente lesiva di una norma o di un chiaro principio giuridico o in contrasto intollerabile con il sentimento di giustizia e equità. Di conseguenza, il Tribunale federale si scosta dalla soluzione scelta dall'ultima istanza cantonale solo se questa appare destituita di qualsiasi fondamento serio e oggettivo ed inoltre quando il giudizio impugnato è arbitrario nel suo risultato e non solo nella sua motivazione (DTF 129 I 8 consid. 2.1, 49 consid. 4, 173 consid. 3.1). Il principio di legalità non è un diritto costituzionale individuale, la cui violazione può essere censurata in maniera autonoma mediante ricorso di diritto pubblico; quando questa censura non è fatta valere in relazione ad uno specifico diritto fondamentale, essa viene perciò esaminata unicamente dal punto di vista dell'arbitrio (DTF 127 I 60 consid. 3a; 123 I 1, consid. 2b). Nel caso specifico, ricorrendo quest'ultima ipotesi, detta critica non assume pertanto alcuna portata propria indipendente, come del resto osservato dalla ricorrente stessa. 3.2 L'art. 25 LCPubb prescrive che il committente esclude dalla procedura, tra l'altro, gli offerenti che hanno comportamenti tali da impedire un'effettiva e libera concorrenza o da ostacolarla in modo rilevante (lett. d), nonché le ditte che abbiano i medesimi titolari o siano controllate dalle medesime persone e che non adempiono ai principi dell'art. 5 (lett. f). Quest'ultima norma stabilisce che nella procedura di aggiudicazione dev'essere garantita la parità di trattamento tra gli offerenti (lett. a) e una concorrenza efficace (lett. b); precisa inoltre, in particolare, che la commessa va attribuita unicamente a offerenti in regola con il pagamento delle imposte, con l'adempimento degli obblighi verso le istituzioni sociali e che rispettano le disposizioni in materia di protezione dei lavoratori e dei contratti collettivi di lavoro (lett. c). Riferendosi all'art. 25 LCPubb, l'art. 29 cpv. 1 lett. c RLCPubb sancisce l'esclusione delle offerte provenienti da concorrenti che agiscono da prestanome, che compongono una medesima ditta o un medesimo consorzio, che abbiano i medesimi titolari o amministratori, che siano controllate dalla stessa o dalle stesse persone oppure, infine, il cui titolare è in rapporto d'impiego duraturo o temporaneo con l'amministrazione aggiudicatrice. 3.3 Secondo la giurisprudenza della Corte cantonale, ribadita nel caso specifico, l'art. 25 lett. f LCPubb non permetterebbe di escludere una ditta concorrente da una procedura d'appalto, già per il solo fatto di avere i medesimi titolari o dirigenti di un'altra offerente. Occorrerebbe per contro che questi dirigenti fossero parimenti attivi a livello decisionale in seno ad altre ditte, partecipanti o meno al concorso, che disattendono i principi posti dall'art. 5 LCPubb, segnatamente perché in mora con il pagamento delle imposte o con l'adempimento degli obblighi verso le assicurazioni sociali (sentenza del Tribunale amministrativo ticinese del 1° marzo 2002, inc. n. 52.02.32, in: RDAT II-2002 n. 40, consid. 2.1). Interpretata in questo senso la norma legale, il Tribunale amministrativo considera che l'art. 29 cpv. 1 lett. c RLCPubb ne travisi il senso e le finalità, travalicando i limiti di una semplice norma d'attuazione. Da un lato, tale disposto comporterebbe infatti l'esclusione di ditte in regola con il pagamento degli oneri fiscali e sociali, ma con amministratori parzialmente identici; d'altro lato, non permetterebbe l'estromissione di società paravento di imprese inadempienti dal profilo contributivo, ma che non partecipano alla gara d'appalto. La norma di regolamento andrebbe quindi intesa in senso restrittivo, in funzione dei limiti stabiliti dal disposto legale a cui si riferisce (sentenza cit., in: RDAT II-2002 n. 40, consid. 2.2). 3.4 L'interpretazione dell'art. 25 lett. f LCPubb su cui si è fondata la Corte cantonale e la relativa applicazione al caso concreto appaiono senza dubbio quantomeno sostenibili. È in effetti tutt'altro che arbitrario ritenere che il tenore letterale della suddetta norma subordini l'esclusione alla realizzazione di due condizioni cumulative: l'identità a livello dirigenziale tra due o più ditte e il mancato rispetto, da parte di una di queste, dei principi di cui all'art. 5 LCPubb. Anche i materiali legislativi non smentiscono di certo, ma al contrario confermano tale indirizzo, laddove indicano che lo scopo della normativa legale è quello di impedire la partecipazione a gare d'appalto, sotto una diversa entità giuridica, con tuttavia identica sostanza aziendale, di imprese non in regola dal profilo contributivo o previdenziale (Rapporto della Commissione della legislazione del 19 gennaio 2001 sul Messaggio no. 4806 del 28 ottobre 1998 concernente la LCPubb, ad art. 25). Sulla base di questi elementi, non è pertanto fuori luogo dedurre la volontà del legislatore ticinese di abbandonare la prassi di esclusione indistinta delle cosiddette offerte multiple, fondata sull'art. 20 lett. h della pregressa legge ticinese sugli appalti, del 12 settembre 1978 (LApp; BU-TI 1979 pag. 37), recepito praticamente alla lettera dall'art. 29 cpv. 1 lett. c RLCPubb. Nel caso specifico, non risulta poi in alcun modo dagli atti, né la ricorrente invero allega, che i dirigenti o gli amministratori dell'aggiudicataria siano attivi in seno ad altre società, partecipanti o meno al concorso, che non rispettano i requisiti dell'art. 5 LCPubb. Nemmeno dal profilo dell'applicazione concreta del disposto legale in discussione la decisione impugnata appare quindi arbitraria. Solamente l'interpretazione delle autorità cantonali potrebbe peraltro giovare, se del caso, alla ricorrente, non già la sua tesi di automatica esclusione delle offerte multiple, la quale si fonda su premesse fattuali errate. La fattispecie non configura infatti una situazione di questo tipo, dal momento che le tre ditte amministrate in parte dalle medesime persone hanno partecipato ciascuna ad un lotto diverso della commessa. In tali circostanze, in assenza di qualsiasi interdipendenza tra i vari lotti per quanto concerne la loro assegnazione, non è inoltre infondato ritenere che la conoscenza reciproca delle offerte delle tre ditte e persino determinate intese quanto ai prezzi unitari di specifiche posizioni ricorrenti non costituiscano accordi di natura cartellistica, né siano suscettibili di falsare il gioco della libera concorrenza. Nemmeno a questo riguardo, la ricorrente solleva convincenti argomenti contrari. Senz'altro sostenibile risulta quindi pure la deduzione del Tribunale amministrativo di non escludere l'impresa resistente nemmeno in base all'art. 25 lett. d LCPubb.