Citation: 1A.245/2005 28.11.2005 E. 4

4.1 Il ricorrente sostiene che la decisione di estradizione sarebbe prematura, arbitraria e sproporzionata, ritenuto che non potrà essere eseguita prima della conclusione del procedimento penale ticinese e prima ch'egli abbia espiato le pene comminategli in quell'ambito (art. 58 cpv. 1 AIMP). Aggiunge inoltre che il Pubblico ministero italiano titolare dell'inchiesta ha chiesto al giudice di merito di disporre la revoca della misura cautelare della custodia in carcere, sulla quale si fonda la detenzione ai fini estradizionali, e il proscioglimento nei confronti di tutti gli imputati. Aggiunge che il dibattimento è stato aggiornato al 6 dicembre 2005. L'estradizione e la detenzione estradizionale, fondate su un ordine di arresto superato dagli eventi, non potrebbe pertanto essere concessa rispettivamente mantenuta per un procedimento destinato ad archiviazione. 4.2 Come rilevato nella decisione impugnata e come noto al ricorrente, con scritto del 28 luglio 2005 il Ministero della giustizia italiano ha confermato all'UFG la validità della misura cautelare in carcere posta a fondamento della domanda di estradizione e la validità di quest'ultima. Il contestato ordine di arresto è quindi tuttora valido. Gli accenni ricorsuali a un diniego di giustizia formale, nel senso di una violazione del diritto di essere sentito, costituito da un'asserita carenza di motivazione della decisione impugnata non reggono, ritenuto che l'UFG ha spiegato i motivi posti a fondamento del suo giudizio. Spetta infatti allo Stato richiedente e non a quello richiesto pronunciarsi sulla postulata revoca dell'ordine di custodia cautelare e sulla sostenuta eventuale futura archiviazione del procedimento penale. Il contestato ordine di custodia cautelare costituisce un mandato di arresto (art. 12 cpv. 2 lett. a e art. 16 n. 2 CEEstr), la cui validità è espressamente stata confermata dall'Autorità richiedente. D'altra parte, come rilevato dall'UFG nelle osservazioni, secondo l'art. 19 CEEstr (cfr. anche l'art. 58 AIMP) la parte richiesta può, dopo aver statuito sulla domanda di estradizione, rinviare la consegna dell'individuo richiesto affinché possa perseguirlo o fargli scontare la pena pronunciata per fatti diversi da quelli per i quali è chiesta l'estradizione (cpv. 1), in concreto per quelli oggetto della menzionata condanna nel Cantone Ticino, o sottoporla a condizioni (cpv. 2). 4.3 Nella decisione impugnata l'UFG ha concesso la riestradizione del ricorrente all'Italia per i fatti oggetto dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere del 29 gennaio 2003 del Tribunale del riesame di Milano, come pure per i fatti di corruzione indicati nella sentenza 25 marzo 1992 della Corte di appello di Milano; per il resto la domanda è stata rifiutata. Il rifiuto concerne i fatti oggetto di un'ordinanza cautelare in carcere emessa il 26 febbraio 2001 dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Genova, qualificabili come contrabbando nel diritto svizzero. Il ricorrente si diffonde sull'esclusione dell'estradizione per reati fiscali, legati al contrabbando. Per questi reati l'UFG, come già rilevato, ha tuttavia rifiutato a ragione l'estradizione (cfr. al riguardo la sentenza 1A.328/2000 del 20 aprile 2001, consid. 3, apparsa in SJ 2002 I pag. 42), per cui le digressioni ricorsuali in tale ambito esulano dall'oggetto del litigio. 4.4 Nelle osservazioni al ricorso l'UFG propone di annullare parzialmente la decisione litigiosa, nella misura in cui concede l'estradizione per i fatti di corruzione. Ritenuta lacunosa la domanda estera su questo punto, l'UFG ha precisato che chiederà alle Autorità italiane di completarla, trasmettendogli un esposto dei fatti relativi al reato di corruzione. Con lettera del 4 novembre 2005 il ricorrente ha comunicato al Tribunale federale di mantenere il ricorso soltanto riguardo ai fatti oggetto dell'ordinanza di custodia cautelare del 29 gennaio 2003. Ne segue che le censure ricorsuali concernenti i fatti di corruzione non devono essere esaminate oltre. 4.5 Nella decisione impugnata l'UFG ha rilevato che alla domanda di estradizione erano allegati un esposto dei fatti delittuosi dell'8 ottobre 2003 della Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Milano e l'istanza di custodia cautelare in carcere del 29 gennaio 2003 del Tribunale del riesame di Milano. 4.5.1 Secondo l'esposto dei fatti, il 23 maggio 1991 alle ore 14.30 un commando composto di circa dieci persone, armate di pistole, faceva irruzione all'interno del Deposito del monopolio di Stato a Como per effettuare una rapina. Dopo aver immobilizzato e rinchiuso nei locali sotterranei i funzionari, gli impiegati e i clienti, due dei malviventi irrompevano in una ditta attigua immobilizzando cinque altri impiegati. Mentre alcuni membri della banda sorvegliavano gli accessi ai due stabili, altri costringevano operai e clienti a caricare su due furgoni e su un camion una quantità enorme di sigarette. Dopo aver ultimato le operazioni di carico, alle ore 17.45 i rapinatori si davano alla fuga. Dalle dichiarazioni rilasciate dagli organizzatori e da alcuni partecipanti alla rapina, risulterebbe inequivocabilmente accertato che il ricorrente avrebbe messo a disposizione dei rapinatori, dopo un preventivo accordo, il capannone per depositare e ricettare il bottino della rapina. 4.5.2 L'UFG ha ritenuto che per tali fatti in Svizzera è prevista la pena della reclusione (art. 140, eventualmente 160 CP). I requisiti della doppia punibilità e del minimo della pena edittale di un anno previsti dall'art. 2 n. 1 CEEstr e 35 AIMP sono quindi manifestamente adempiuti. La circostanza sulla quale insiste e si diffonde il ricorrente, secondo cui la misura della custodia cautelare in carcere potrebbe essere revocata e il procedimento penale potrebbe concludersi con un proscioglimento degli imputati, non è decisiva. Lo Stato richiedente, informato su questi fatti, peraltro a lui noti, ha infatti mantenuto la domanda: la Svizzera non può quindi prescindere dall'obbligo di estradare imposto dall'art. 1 CEEstr. In siffatte condizioni non v'è d'altra parte motivo per sospendere la procedura di estradizione.