Citation: 1P.383/2005 21.12.2005 E. 3

3.1 I ricorrenti sostengono che il TPT, volendosi fondare sull'assenza di preventivo ricorso al Consiglio di Stato, anziché dichiarare il gravame inammissibile, avrebbe dovuto trasmettere l'impugnativa all'istanza inferiore. Non avendolo fatto, la Corte cantonale avrebbe tra l'altro arbitrariamente disatteso l'art. 4 della legge ticinese di procedura per le cause amministrative, del 19 aprile 1966 (LPAmm), applicabile per il rinvio dell'art. 38 cpv. 6 LALPT. 3.2 L'art. 4 LPAmm dispone in particolare che l'autorità incompetente trasmette d'ufficio gli atti a quella competente, ritenuto che i termini si ritengono rispettati se lo furono con le insinuazioni all'autorità incompetente. Questa norma esprime un principio procedurale generale, secondo cui chi adisce le vie legali non deve essere privato senza necessità della possibilità di ottenere un esame delle sue richieste da parte dell'autorità competente (DTF 121 I 93 consid. 1d; 118 Ia 241 consid. 3c; Marco Borghi/Guido Corti, Compendio di procedura amministrativa ticinese, Lugano 1997, n. 1 segg. ad art. 4; Thomas Merkli/ Arthur Aeschlimann/Ruth Herzog, Kommentar zum Gesetz vom 23. Mai 1989 über die Verwaltungsrechtspflege des Kantons Bern, Berna 1997, n. 1 ad art. 4). 3.3 Nelle proprie osservazioni dinanzi al Tribunale federale, la Corte cantonale ha addotto che la trasmissione dell'incarto non entrava in linea di conto poiché al momento dell'inoltro del primo gravame, il 26 novembre 2004, il termine di ricorso dinanzi al Consiglio di Stato - di quindici giorni dalla scadenza del periodo di pubblicazione (art. 35 cpv. 1 LALPT) - era pacificamente scaduto: la pubblicazione della variante era infatti avvenuta nel corso del mese di marzo precedente. Per giungere a questa conclusione, la tesi dei giudici cantonali presuppone implicitamente che la pubblicazione fosse avvenuta nelle dovute forme. In effetti, la pubblicazione dei piani ha il medesimo carattere della notificazione di una decisione e comporta la decorrenza del termine di ricorso (Adelio Scolari, Commentario LALPT, LE e LAC, Bellinzona 1996, n. 337), a condizione che sia chiara e completa (Aemisegger/Haag, loc. cit.; cfr. consid. 2.3). Se ciò non è il caso, il termine d'impugnazione decorre di principio soltanto dalla conoscenza effettiva dell'atto impugnabile, come nell'ipotesi di una notificazione irrita; al vizio di pubblicazione può eventualmente essere posto rimedio anche mediante la restituzione in intero del termine di ricorso (DTF 121 I 177 consid. 2b/bb e cc; 116 Ia 215 consid. 2c e d; 114 Ib 180 consid. 2b; cfr. anche art. 46 cpv. 1 LPAmm). Risolvendo di primo acchito affermativamente in sede di osservazioni il quesito della sufficienza della pubblicazione, la Corte cantonale si è fondata su una premessa sulla quale non si era espressa nel giudizio impugnato. Come già osservato, in quella sede la questione è infatti stata lasciata aperta, adducendo tra l'altro che il ricorso al Consiglio di Stato s'imponeva in ogni caso, sia che fosse presentato al momento della pubblicazione sia che lo fosse invece in un secondo tempo. I giudici cantonali non hanno tuttavia giustificato il nuovo assunto con un'argomentazione che affronti, quantomeno a posteriori, le censure dei ricorrenti, incentrate proprio sul difetto della pubblicazione. 3.4 Ora, è certo giustificato prescindere dalla trasmissione degli atti all'autorità competente quando tale modo di procedere si risolve in un vuoto ed inutile esercizio formale, ad esempio perché il ricorso risulta comunque manifestamente intempestivo (sentenza B 10/02 del 19 novembre 2002, riassunta in: RSAS 2003 pag. 518 consid. 2.3). In concreto tuttavia, nella misura in cui risultava determinante la sola conoscenza effettiva dell'atto, l'impugnativa introdotta dai ricorrenti il 26 novembre 2004 non poteva apparire manifestamente tardiva, se considerata quale ricorso destinato al Consiglio di Stato. Già davanti alla precedente istanza i ricorrenti hanno infatti sostenuto di essersi resi conto del controverso provvedimento pianificatorio soltanto nel corso del mese di novembre del 2004, quando il Governo stesso, nel quadro dell'esame di un loro gravame contro una licenza edilizia rilasciata ad un vicino, li ha invitati a prendere posizione sul nuovo piano del paesaggio, trasmettendo loro i relativi documenti. In queste circostanze, lasciando aperta la questione della chiarezza dei piani e della correttezza della notificazione in via edittale, il TPT non poteva dunque esimersi dal trasmettere il gravame all'istanza inferiore. Sotto questo profilo la decisione impugnata risulta pertanto arbitraria, ossia contraria all'art. 9 Cost. (sulla nozione di arbitrio: DTF 131 I 217 consid. 2.1; 129 I 173 consid. 3.1, 49 consid. 4) in quanto manifestamente insostenibile e gravemente lesiva dell'art. 4 LPAmm e del principio generale che questa norma enuncia (cfr. consid. 3.2). 3.5 Non giova peraltro alla Corte cantonale il richiamo alla sentenza pubblicata in RDAT I-2004 n. 12 (n. 1P.261/2003 del 18 agosto 2003) per addurre che i ricorrenti, prima di un formale ricorso, avrebbero se del caso dovuto presentare una domanda di restituzione in intero al Consiglio di Stato (cfr. l'art. 12 LPAmm, combinato con gli art. 137 segg. del codice di procedura civile ticinese, del 17 febbraio 1971; CPC). La sentenza citata concerneva infatti il caso di una decisione in cui era indiscusso che i termini di ricorso erano scaduti. Per sostenere di aver conosciuto solo in un secondo tempo il regime pianificatorio del proprio fondo, l'insorgente non poteva di conseguenza che presentare una domanda di restituzione in intero. Nella fattispecie in esame, litigiosa era per contro proprio la sufficienza dell'avvenuta notificazione, mediante pubblicazione, della risoluzione del Consiglio comunale. Se il termine di ricorso avesse dovuto venir calcolato soltanto dalla conoscenza effettiva del provvedimento per la mancanza di trasparenza della pubblicazione, non sarebbe pertanto occorsa, né si sarebbe giustificata, un'istanza di restituzione in intero. È peraltro dubbio che, senza incorrere in un eccesso di formalismo, si potesse eventualmente prescindere dal trattare l'atto ricorsuale introdotto quale istanza di restituzione in intero (cfr. DTF 121 I 177 consid. 2b/cc).