Citation: 4P.194/2003 06.02.2004 E. 1

Ancora una volta gli argomenti ricorsuali, oltre che confusi, sono pretestuosi. Appare infatti evidente che la Corte cantonale non si è chinata sulla questione del momento determinante per stabilire il danno perché non litigiosa, avendo il Pretore esplicitamente dichiarato che determinante era la data della sua sentenza. A ragione. Secondo la giurisprudenza il danno deve infatti venire calcolato in maniera concreta sino al giorno della sentenza emanata dall'istanza cantonale dinanzi alla quale possono essere addotti fatti nuovi (DTF 99 II 214 consid. 3b pag. 216). Nel Cantone Ticino questa istanza è il Pretore, poiché in sede di appello la facoltà di addurre nuovi fatti è esclusa (art. 321 cpv. 1 lett. b CPC/TI). Per quanto concerne la decisione pretorile circa l'inammissibilità dell'aumento della domanda in sede di conclusioni, la Corte cantonale ha chiaramente stabilito che questa decisione era sbagliata, non trattandosi di una modifica dell'azione - come erroneamente ritenuto dal primo giudice - bensì di una semplice estensione della domanda, fondata sulle medesime circostanze di fatto e di diritto già esposte negli allegati preliminari (cfr. anche Angelo Olgiati, Le norme generali per il procedimento civile nel Cantone Ticino, Zurigo 2000, pag. 80 seg.). Il fatto di non aver formulato tale considerazione contestualmente all'esame della pretesa concernente la perdita di guadagno, rilevato dal ricorrente, è ben comprensibile: in quel caso il Pretore, nonostante la citata decisione, aveva infatti tenuto conto dei dati indicati dal ricorrente nell'allegato conclusionale. 6.2 La critica principale verte sulla decisione della Corte d'appello di riferirsi al tasso d'invalidità indicato dal perito giudiziario invece che a quello riconosciuto dal datore di lavoro. Il perito giudiziario ha stabilito che, a seguito dell'incidente, il ricorrente presentava un grado d'invalidità parziale permanente del 40% e che la sua capacità lavorativa quale impiegato d'ufficio - attività da lui svolta in precedenza - era al massimo, in un posto adatto, del 50%. La Corte ticinese ha preferito i risultati peritali alla decisione di E.________ di riconoscere al ricorrente un'incapacità lavorativa del 60% a far tempo dal 1° marzo 1984 e del 100% con effetto dal 1° ottobre 1993, anche perché agli atti non sono stati versati referti medici a sostegno di tali decisioni né è stato provato che lo stato di salute dell'attore sarebbe peggiorato dopo il 1992, quando è stata eseguita la perizia. 6.2.1 Nella misura in cui - richiamandosi all'abuso nell'apprezzamento delle prove - il ricorrente rimprovera alla Corte cantonale di aver misconosciuto la nozione giuridica di invalidità, egli propone ancora una volta un argomento irricevibile in forza dell'art. 84 cpv. 2 OG, siccome attinente al diritto (cfr. DTF 129 III 135 consid. 2.2 pag. 141 con rinvii). 6.2.2 Sia come sia, la decisione dei giudici ticinesi di attenersi alle risultanze peritali non viola l'art. 253 CPC/TI né tantomeno l'art. 9 Cost. Per costante giurisprudenza il giudice si scosta dall'avviso di un perito giudiziario solo in presenza di motivi validi (DTF 122 V 157 consid. 1c pag. 160; 119 Ib 254 consid. 8a pag. 274; 118 Ia 144 consid. 1c pag. 146), che in concreto non sono ravvisabili. In particolare, allorquando l'autorità cantonale reputa le risultanze peritali convincenti e decide di riferirsi ad esse, il Tribunale federale accoglie la censura di arbitrio solamente qualora il perito non abbia risposto ai quesiti sottopostigli, le sue conclusioni appaiano contraddittorie oppure la perizia presenti lacune talmente evidenti da essere riconoscibili a chiunque. Al giudice cantonale non può infatti essere imposto di verificare l'esattezza scientifica delle affermazioni del perito. Dal canto suo, il Tribunale federale non è tenuto ad esaminare ogni singola affermazione dell'esperto dal profilo dell'arbitrio; il suo compito consiste piuttosto nello stabilire se l'autorità cantonale poteva decidere di riferirsi alle risultanze peritali senza incorrere nell'arbitrio (cfr. sentenza 4P.169/2003 del 30 ottobre 2003 consid. 2.1.3). Contrariamente a quanto lascia intendere il ricorrente - ed erroneamente ritenuto dal Pretore - la percentuale del 50% indicata nella perizia non si riferisce all'invalidità medico teorica - che il perito ha fissato nel 40% - bensì alla sua capacità lavorativa come impiegato d'ufficio - attività da lui svolta in precedenza. In queste circostanze, posta l'assenza, agli atti, di certificati medici suscettibili di far dubitare della valenza delle indicazioni fornite dal perito, la Corte ticinese non è incorsa nell'arbitrio decidendo di riferirsi alla sua valutazione. 6.3 Venendo ora all'esame dettagliato delle posizioni di danno oggetto del ricorso di diritto pubblico si può osservare ciò che segue. 6.3.1 Perdita di guadagno Una volta deciso di riferirsi al grado d'incapacità lavorativa del 50%, accertato dal perito giudiziario, i giudici ticinesi hanno - a ragione - evidenziato la necessità di correggere il giudizio relativo alla perdita di guadagno. La Corte cantonale ha deciso di fondarsi sul calcolo effettuato in questo senso dall'opponente nel suo appello, siccome basato sui dati forniti dallo stesso ricorrente, il quale non lo ha contestato. Egli non lo contesta nemmeno nell'allegato ricorsuale in esame, nel quale si limita a riproporre la propria calcolazione, basata sui diversi gradi di invalidità. Ora, dal calcolo considerato nella sentenza impugnata risulterebbe che il ricorrente non ha di fatto subito alcuna perdita di guadagno. Ciononostante i giudici cantonali hanno ritenuto di dovergli concedere fr. 56'913.85, avendo l'opponente riconosciuto tale importo nelle conclusioni. La critica generica del ricorrente contro questa decisione non ossequia i requisiti dell'art. 90 cpv. 1 lett. b OG. 6.3.2 Perdita della pensione La Corte ticinese ha accordato al ricorrente fr. 75'000.-- a questo titolo. Essa ha determinato tale somma sulla scorta dei dati da lui forniti, basandosi però su considerazioni di carattere equitativo, come concessole dall'art. 42 cpv. 2 CO, visto che i calcoli da lui proposti tenevano conto di un diverso grado d'invalidità. Il ricorrente impugna questo giudizio richiamandosi al grado d'invalidità riconosciutogli dal datore di lavoro. La censura va respinta per le ragioni già addotte al consid. 6.2. 6.3.3 Perdita su gratifiche di anzianità La richiesta volta all'aumento di questa posizione da fr. 9'032.40 a fr. 17'418.55 è stata respinta dalla massima istanza cantonale, non avendo il ricorrente dimostrato il diritto a una gratifica d'anzianità anche nell'anno 2000 né tantomeno provato l'ammontare delle gratifiche percepite successivamente al 1987 per raffronto a quelle che avrebbe potuto percepire in quel medesimo periodo senza l'incidente. ll ricorrente ribatte che tali informazioni erano contenute nel documento dal lui offerto con l'istanza di assunzione suppletoria di prove, la cui reiezione è stata - a torto - confermata in sede cantonale. Sennonché tale argomento contraddice quanto dichiarato dallo stesso ricorrente nella parte dedicata alla decisione sull'istanza di assunzione suppletoria di prove, che il Pretore aveva respinto siccome tardiva. Come esposto al consid. 4.2.2, dinanzi al Tribunale federale il ricorrente ha infatti affermato che "l'assunzione del documento in questione non ha più rilevanza". Egli non spiega perché, in punto alle gratifiche d'anzianità, la questione dovrebbe essere risolta diversamente. Sia come sia, il ricorrente fonda i suoi calcoli su alcune lettere di E.________ - menzionate nelle conclusioni ma assenti dall'incarto - che l'autorità cantonale non ha preso in considerazione siccome prodotte solamente in sede di dibattimento finale. Su questo tema il ricorrente non si pronuncia. 6.3.4 Spese di patrocinio nella pratica penale e spese legali preprocessuali La decisione pretorile di non considerare queste posizioni siccome abbandonate in sede di conclusioni è stata confermata anche dalla massima istanza ticinese. Il ricorrente ravvede nella decisione cantonale un formalismo eccessivo; il mancato inserimento di queste posizioni nella conclusione andrebbe evidentemente ricondotto ad una sua dimenticanza, per la quale egli non può essere penalizzato, tanto più che la controparte ha espressamente riconosciuto l'importo in questione nelle conclusioni. L'argomento è temerario. Il fatto che l'opponente abbia ammesso che l'intervento di un legale era giustificato, rimettendosi, quanto all'importo della nota, alla valutazione del giudice, non può certo dispensare il ricorrente dal far valere la sua pretesa. In un procedimento civile retto dal principio attitatorio, com'è quello in esame, le parti sono tenute ad addurre le domande (art. 78 CPC/TI) e il giudice pronuncia sulla domanda e non oltre i limiti di questa (art. 86 CPC/TI). 6.4 Alla luce di quanto esposto, la decisione impugnata resiste alla censura di arbitrio anche in punto al calcolo del risarcimento.