Citation: 2C_264/2020 E. 5.1

5.1. In concreto, la Corte cantonale ha accertato che tra il 31 agosto 2016, quando il ricorrente ha presentato la domanda di rilascio del permesso, e il 20 giugno 2017, quando l'autorità amministrativa ha adottato la decisione negativa, la B.________ Sagl faceva capo, oltre al ricorrente, a quindici ulteriori lavoratori dipendenti, tutti frontalieri, molti dei quali erano precedentemente dipendenti della C.________ Srl con sede a Milano, dalla quale erano stati licenziati per poi essere subito assunti dalla B.________ Sagl. I giudici cantonali hanno inoltre rilevato che quest'ultima dispone di un'utenza telefonica portatile, di un sito internet con indirizzo di posta elettronica e di due veicoli aziendali (VW T5 e Citroën Jumpy). Hanno altresì accertato che la società svizzera non occupava inizialmente uffici propri, ma aveva sede presso una fiduciaria, prendendo in locazione soltanto a partire dal 1° luglio 2017 un locale nel Comune di Z.________. La Corte cantonale ha rilevato che la B.________ Sagl svolge la stessa attività di C.________ Srl nel settore del montaggio di facciate continue e di strutture vetrate ed utilizza lo stesso logo della società italiana, della quale il ricorrente è titolare e presidente. Ha accertato che la B.________ Sagl non dispone di un segretariato integrato nell'azienda e che le mansioni amministrative sono svolte dalla gerente, che esercita tuttavia la sua professione a titolo indipendente e non percepisce un salario dalla società. La precedente istanza ha altresì accertato che B.________ Sagl ha in locazione un semplice monolocale, che dovrebbe fungere da ufficio, e non possiede alcun magazzino. Come visto, ha inoltre considerato l'identicità di tre opere realizzate in Svizzera pubblicizzate sia sul sito internet della società italiana sia su quello corrispondente della società svizzera (cfr. consid. 3). La Corte cantonale ha quindi concluso che, dal profilo operativo, B.________ Sagl poggia in realtà su C.________ Srl, di cui costituisce in pratica una ramificazione. Ha per finire confermato il diniego del permesso per frontalieri UE/AELS, siccome volto ad eludere l'applicazione delle disposizioni sui prestatori di servizi transfrontalieri, che limitano tali prestazioni ad un massimo di 90 giorni lavorativi annuali.