Citation: 5A_822/2019 E. 3.3.3

3.3.3. Secondo i ricorrenti, l'autorità cantonale avrebbe leso l'art. 738 cpv. 2 CC (nonché gli art. 675 cpv. 1 e 779 CC) per avere illegittimamente esteso il diritto di superficie alla rampa e alla superficie sotto di essa, "oltre quello che è il più che chiaro contenuto di ben due atti (quelli del 1963 e [...] del 1994) ". In particolare, a loro dire, il contratto del 1994 avrebbe specificato soltanto l'estensione verticale del diritto di superficie, "mantenendo per contro immutato il precedente diritto di passo" stipulato nel 1963, come sarebbe confermato dalla testimonianza del legale che aveva redatto tale atto e da uno scritto del patrocinatore di N.________ allegato a tale testimonianza, atti dai quali "risulta più che chiaro che le parti abbiano voluto un diritto di superficie limitato alla sola autorimessa e all'area verticale direttamente sottostante ad essa, raggiungibile tramite la rampa con un diritto di passo carrabile". I ricorrenti rimproverano pure alla Corte cantonale di avere erroneamente applicato al presente caso l'art. 675 cpv. 2 CC ("la sola area (orizzontale e verticale) dell'autorimessa essendo integralmente interessata da un diritto di superficie") e la giurisprudenza sviluppata nella DTF 111 II 134 ("diversamente dalla DTF 111 II 134 non abbiamo infatti due parti di un doppio garage aventi entrambe la stessa funzione di autorimessa") e, nella denegata ipotesi di una loro pertinenza nella fattispecie concreta, ritengono comunque inammissibile che la nullità non tocchi gli atti del 1963 e 1994 nella loro integralità, ma il solo diritto di passo sulla rampa. Litigiosa è, in altre parole, l'interpretazione del contratto del 1994 che ha precisato il diritto di superficie stipulato nel rogito del 1963. Secondo i Giudici cantonali, tenuto conto delle circostanze concrete, dell'art. 675 cpv. 2 CC e della giurisprudenza contenuta in DTF 111 II 134, il contratto del 1994 va interpretato nel senso che il diritto di superficie si estende anche alla costruzione sottostante la rampa e pertanto, considerata l'unità strutturale tra tale costruzione e la rampa, anche alla rampa stessa (v. supra consid. 3.2.2). Si può quindi partire dal presupposto che la Corte cantonale abbia interpretato l'accordo secondo il principio dell'affidamento, e non secondo la reale e concorde volontà delle parti. Attraverso la suesposta tesi ricorsuale - secondo cui la testimonianza del legale che aveva confezionato il contratto e uno scritto del patrocinatore del contraente N.________ (al quale è subentrata in causa l'erede U.________, poi anch'essa sostituita dai qui opponenti) permetterebbero di concludere che la volontà delle parti era di precisare l'estensione del diritto di superficie unicamente in verticale e di mantenere il diritto di passo sulla rampa - i ricorrenti si fondano così sull'errato convincimento che i Giudici cantonali abbiano operato un'interpretazione soggettiva del contratto e dimenticano peraltro che tale interpretazione atterrebbe in ogni modo al fatto e sarebbe di principio vincolante per il Tribunale federale, con riserva dell'arbitrio (DTF 144 III 93 consid. 5.2.2; 144 III 43 consid. 3.3; 142 III 239 consid. 5.2.1), qui nemmeno evocato dai ricorrenti. Con l'interpretazione appunto oggettiva operata dall'autorità inferiore i ricorrenti invece non si misurano a sufficienza. Essi, in particolare, non contestano che la Corte cantonale, nella determinazione della volontà secondo il principio dell'affidamento, potesse poggiarsi anche sulla legge e sulla giurisprudenza, ma si limitano a sostenere - in modo del tutto generico e quindi carente di motivazione - che l'art. 675 cpv. 2 CC e la DTF 111 II 134 non atterrebbero alla presente fattispecie (con riferimento a detta giurisprudenza, sia comunque precisato che nel caso qui all'esame l'autorità inferiore non ha reputato che il diritto di passo sulla rampa fosse nullo, bensì che il diritto di superficie si estendesse anche alla rampa). Nella misura della loro ricevibilità, le censure risultano pertanto infondate.