Citation: 1P.423/1999 17.05.2000 E. 5

5.-a) Il ricorrente rimprovera infine e ancora alla Corte cantonale una violazione del principio della buona fede perché essa, ritenendo giustificata la decisione governativa di licenziarlo, avrebbe sanzionato un comportamento contraddittorio dell'autorità di nomina: in effetti, con la decisione di trasferimento del 13 maggio 1998, il Consiglio di Stato avrebbe accertato che la disdetta amministrativa era una misura sproporzionata, visto che l'inchiesta amministrativa aveva permesso di escludere per il ricorrente una qualsiasi violazione dei doveri di servizio. b) Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, il principio della buona fede, dedotto direttamente dall'art. 4 vCost. (ora dall'art. 9 Cost. ), conferisce a ogni individuo la facoltà di esigere che l'autorità statale si conformi alle sue promesse o ai suoi comportamenti, evitando di contraddirsi o di deludere la fiducia da essa ragionevolmente suscitata (DTF 125 I 209 consid. 2c pag. 219 seg. , 122 II 113 consid. 3b/cc pag. 123, 121 I 181 consid. 2a). Non ogni violazione di tale principio comporta il diritto di pretendere che l'autorità modifichi la sua decisione o ne prenda un'altra. Piuttosto, questo diritto esiste soltanto a determinate e precise, oltre che cumulative, condizioni: l'autorità deve anzitutto essere intervenuta in una circostanza concreta nei confronti di una persona determinata; essa deve avere, o essere reputata avere, agito nel rispetto dei limiti della sua competenza; l'invalidità o l'errore dell'atto sul quale l'individuo ha improntato il suo comportamento non doveva essere immediatamente riconoscibile; l'amministrato stesso deve essersi fondato su queste assicurazioni o su tale comportamento per prendere disposizioni che non può modificare senza subire un pregiudizio; infine, e in ogni caso, la situazione giuridica non deve essersi modificata tra il momento in cui l'autorità si è pronunciata e quello in cui l'amministrato ha preso le sue disposizioni (Spühler, op. cit. , pag. 146 seg. ). c) Queste condizioni non sono realizzate. Il ricorrente non ha certamente adottato un comportamento sulla scorta delle assicurazioni fornitegli dall'autorità di nomina, né a questa può essere rimproverato di avergli dato le garanzie di continuità del rapporto d'impiego, poi disattese. Vero è che, all'indomani dell'emanazione del rapporto della speciale commissione incaricata dal Consiglio di Stato, quest'ultimo, constatata l'insanabilità del dissidio in seno all'Ufficio del medico cantonale, decise di optare per la soluzione meno incisiva per il ricorrente, ossia per il suo trasferimento ad altra funzione, rispettando in tal modo il principio della proporzionalità. È stato il ricorrente a non accettare questa risoluzione, impugnandola, e non adagiandosi con ciò alla soluzione alternativa che gli garantiva, seppur ridotto all'80%, il rapporto di lavoro. La sentenza del Tribunale cantonale amministrativo del 20 luglio 1998, che ha accolto il ricorso del dott. X.________ e annullato il trasferimento, ha modificato questa situazione; l'autorità di nomina ha dovuto in effetti adire la commissione di conciliazione prevista dall'art. 53 LOrd, prospettando al ricorrente la disdetta del rapporto d'impiego. Nell'udienza di conciliazione del 29 settembre 1998 era stato elaborato e discusso un progetto di convenzione, al quale il Consiglio di Stato ha apportato alcuni emendamenti, che avrebbe consentito di risolvere la vertenza per transazione. Con lettera del 25 febbraio 1999 il ricorrente comunicò tuttavia di non poter accettare la convenzione; la successiva decisione del Consiglio di Stato di licenziarlo è stata dunque la conseguenza del suo rifiuto ad accettare il trasferimento, non di un comportamento contraddittorio dell'autorità di nomina. Né giova al ricorrente ravvisare una violazione del principio della buona fede in una pretesa contraddizione fra i motivi della decisione di trasferimento e quelli della decisione di licenziamento. Ancorché concludenti per misure differenziate, entrambe le decisioni erano fondate sull'accertamento di un profondo e insanabile dissidio fra il medico cantonale e il suo aggiunto, e cioè di una situazione di gravità tale da giustificare il licenziamento secondo l'art. 60 LOrd. Ciò è stato riconosciuto dallo stesso Tribunale cantonale amministrativo nella sua prima sentenza, quando accertò l'incompatibilità ambientale e la riconobbe, già allora, come un valido motivo di disdetta (RDAT I-1999, n. 7 pag. 23). A maggior ragione quella situazione era tale da giustificare anche una misura meno incisiva, come quella del trasferimento, che però non è stato accettato dal ricorrente. In definitiva, setralaprimarisoluzionedelConsigliodiStatoequellaprotettadalgiudizioimpugnatolasituazionegiustificanteuninterventodell' autorità con i provvedimenti volti a ripristinare l'ordine e l'efficienza dell'amministrazione non si è modificata, cambiato era il rapporto fra l'autorità di nomina ed il ricorrente, che aveva rifiutato nel frattempo la misura meno incisiva del trasferimento ad altro impiego. Anche da questo punto di vista la censura di violazione del principio della buona fede non regge.