Citation: 2A.479/2004 14.09.2004 E. 2

2.1 Giusta l'art. 17 cpv. 2 LDDS, lo straniero sposato con una persona in possesso del permesso di domicilio ha diritto alla proroga del permesso di dimora fintanto che vive con il coniuge. Affinché vi sia il diritto a un permesso di dimora, è necessario che la comunità coniugale esista sia giuridicamente che di fatto. Pertanto tale diritto si estingue in caso di separazione, salvo se la medesima è di corta durata e se una ripresa della vita comune è seriamente presa in considerazione. I motivi per i quali i coniugi si sono separati o la circostanza che una procedura di divorzio non è stata avviata o non è ancora conclusa non sono invece rilevanti (cfr. DTF 130 II 113 consid. 4.1 e rinvii). 2.2 Dagli atti di causa emerge che il ricorrente e la consorte vivono separati dall'inizio del mese di marzo 2004. Si tratta pertanto di una separazione che dura da diversi mesi e che, a quanto risulta, non è ancora terminata: la stessa non può pertanto essere considerata di breve durata. Non essendo poi né dimostrata né provata una seria volontà da parte di entrambi i coniugi di riprendere la vita comune, ne discende che il ricorrente non dispone più di un diritto a ottenere un permesso di dimora in virtù dell'art. 17 cpv. 2 LDDS. 2.3 Il ricorrente afferma di essersi riconciliato con la moglie; a comprova allega un documento sottoscritto dalla medesima il 5 agosto 2004, in cui ella dichiara che la loro separazione è da considerarsi una pausa di riflessione e che stanno cercando un appartamento a Y.________ dove vivranno in seguito in comunione. Sennonché, detta dichiarazione - sussistendo comunque il dubbio che la stessa sia stata redatta soltanto per le necessità di causa - non attesta in ogni caso di una ripresa della vita comune, ma riferisce unicamente di intenzioni future non meglio comprovate, che non vanno al di là del semplice parlato. In mancanza di elementi fattuali concreti, tale documento non è convincente. 2.4 Osservato poi che la relazione che lega il ricorrente a sua moglie non è più intatta, questi non può nemmeno richiamarsi all'art. 8 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, del 4 novembre 1950 (CEDU; RS 0.101; cfr. in proposito, DTF 127 II 60 consid. 1d/aa; 126 II 377 consid. 1b e riferimenti). Anche da questo profilo il gravame è pertanto inammissibile. 2.5 Ritenuta la mancanza di un diritto al permesso richiesto, il ricorso di diritto amministrativo è inammissibile.