Citation: 2P.333/2001 02.07.2002 E. 6

6.1 Le ricorrenti affermano, infine, che in base all'art. 3 della legge sulla prostituzione, i Comuni potrebbero intervenire in astratto, ossia potrebbero promulgare delle ordinanze prima ancora che effettivamente si riscontrino situazioni tali da giustificare l'adozione di tali provvedimenti. La critica, infondata, va respinta. 6.2 Come rilevato in precedenza (cfr. consid. 4.2), le autorità comunali chiamate a stabilire quei settori del territorio comunale dove la prostituzione sul demanio pubblico va proibita a tutela dell'ordine pubblico, dovranno dimostrare che il divieto di esercizio è sorretto da ragioni oggettive e circostanze fondate. Come ribadito dal Consiglio di Stato nelle proprie osservazioni, dette autorità dovranno quindi limitare le loro ordinanze a quei luoghi dove l'esercizio della prostituzione appare comunemente inconciliabile con le esigenze minime della sicurezza, della moralità o della tranquillità pubblica e non potranno imporre un divieto generalizzato a tutto il territorio comunale, il quale non ossequierebbe il principio della proporzionalità, come d'altronde già rilevato da questa Corte (cfr. DTF 101 Ia 473 consid. 6b).