Citation: 5C.241/2003 23.02.2004 E. 5

La convenuta lamenta anche la violazione dell'art. 8 CC. A suo dire, la totale incapacità di discernimento ritenuta dai giudici cantonali non sarebbe stata sufficientemente provata, rispettivamente tale prova non sarebbe stata portata. 5.1 Nell'ambito del diritto civile federale, l'art. 8 CC regola notoriamente la ripartizione dell'onere della prova e, di riflesso, le conseguenze della mancata prova. La menzionata norma, tuttavia, non si oppone ad un apprezzamento anticipato delle prove, né ad una prova fondata su indizi (DTF 129 III 18 consid. 2.6 pag. 24 s.). L'art. 8 CC non può essere invocato per far correggere l'apprezzamento delle prove, che spetta al giudice del merito (DTF 128 III 22 consid. 2d pag. 25; 127 III 248 consid. 3 pag. 253; 117 III 609 consid. 3c pag. 613; da ultimo confermato nella sentenza 5C.214/2002 dell'8 gennaio 2004, consid. 3.1). 5.2 Nel caso di specie, il Tribunale di appello ha incontestabilmente concluso che l'assicurata "sia stata indotta al suicidio come esito della malattia, ossia che - in quel contesto - essa abbia agito priva di capacità di discernimento" (sentenza impugnata, consid. 9 in fine, pag. 8; v. anche consid. 10 in fine, pag. 9). Detto altrimenti, ha valutato le prove in termini chiari ed inequivocabili. Cercando di rendere plausibile la propria lettura delle prove assunte, la convenuta abusa della censura fondata sull'art. 8 CC e pone invece in atto un inammissibile tentativo di rileggere le prove in ottica meramente appellatoria.