Citation: 1B_406/2018 E. 3.2

3.2. Neppure il generico accenno a un mancato esame integrale delle censure ricorsuali e a una pretesa motivazione insufficiente della decisione impugnata reggono, visto ch'essa, adempiendo i requisiti minimi posti dall'art. 29 cpv. 2 Cost., si esprime su tutti i punti rilevanti per il giudizio (DTF 142 II 154 consid. 4.2 pag. 157; 141 V 557 consid. 3.2.1 pag. 564), per cui il diritto di essere sentito del ricorrente (al riguardo vedi DTF 143 V 71 consid. 4.1 pag. 72) non è stato disatteso. A torto, e peraltro con una motivazione insufficiente (art. 42 cpv. 1 e 2 LTF; DTF 143 I 377 consid. 1.2 pag. 380), ricordato che la censura dev'essere contenuta nell'atto di ricorso medesimo e che un semplice rinvio a quella contenuta nel reclamo è inammissibile (DTF 143 II 283 consid. 1.2.2 e 1.2.3 pag. 286), il ricorrente fa valere che la CRP avrebbe dovuto ritenere insufficientemente motivata la decisione di sequestro del PP e quindi annullarla. Al riguardo, la Corte cantonale ha tra l'altro stabilito che secondo la giurisprudenza le denunce emanate dal MROS prima facie non sono destituite di ogni valore probatorio per permettere l'apertura di un'inchiesta penale, anche in assenza di indicazione delle fonti (sentenza 1B_92/2018 del 5 luglio 2018 consid. 2.3 con riferimento alla DTF 142 IV 289 consid. 2.2.3 pag. 295 e consid. 3.1 pag. 297), prassi con la quale il ricorrente non si confronta.