Citation: 1C_287/2012 E. 2.3

2.3. La censura è priva di ogni consistenza. L'istanza inferiore si è infatti pronunciata su questa critica (consid. 4 della decisione impugnata), spiegando compiutamente al ricorrente che la revoca definitiva dell'art. 16b cpv. 2 lett. f LCStr costituisce l'ultima tappa del sistema a cascata dei provvedimenti amministrativi e che, contrariamente al diritto previgente, non permette più di associare alla revoca definitiva un periodo di prova da uno a cinque anni, ma fissa inderogabilmente un periodo di attesa di almeno cinque anni, trascorsi i quali il conducente sanzionato può richiedere la restituzione della patente, subordinata a determinate condizioni. La Corte cantonale, riferendosi ai criteri dell'art. 16 cpv. 3 LCStr richiamato dal ricorrente, ha inoltre ricordato che il riesame del provvedimento litigioso è disciplinato dall'art. 17 cpv. 4 LCStr, secondo cui la licenza di condurre revocata definitivamente può essere nuovamente rilasciata alle condizioni dell'art. 23 cpv. 3 LCStr, che fissa inderogabilmente un periodo di attesa di cinque anni. Ha infine esposto al ricorrente, autore di un'infrazione importante e plurirecidivo in pochi anni, che la criticata revoca definitiva è disciplinata dall'art. 17 cpv. 4 LCStr e non dall'art. 16d cpv. 2 LCStr, norma sulla quale è incentrato il ricorso in esame. L'istanza precedente ha precisato al ricorrente che nessun elemento deducibile dall'art. 16 cpv. 3 LCStr può essere preso in considerazione nel caso di specie allo scopo di ridurre il periodo di aspettativa al di sotto dei cinque anni previsti in modo tassativo dall'art. 23 cpv. 3 LCStr, conformemente alla chiara scelta operata dal Legislatore federale.