Citation: 2D_48/2015 E. 5.6

5.6. In conclusione, va ancora osservato quanto segue. Nella decisione impugnata, la Commissione di ricorso ha rilevato che nella verifica dei giudizi d'esame l'autorità di ricorso, pur avendo piena cognizione sia di fatto che in diritto, non può sostituirsi alla Commissione d'esame e gode di un potere di cognizione molto ristretto, dal momento che la valutazione sull'idoneità all'esercizio di una professione che viene fatta dalla prima istanza è frutto anche di conclusioni ricavate da circostanze difficilmente verificabili da parte di un'autorità estranea alla sessione d'esame (decisione impugnata, consid. 3, pag. 3 seg.). Inizialmente, l'autorità di ricorso si è quindi a ragione imposta un certo ritegno (DTF 136 I 229 consid. 5.4.2 pag. 237), dichiarando che sarebbe intervenuta solo in presenza di valutazioni insostenibili in quanto basate su motivi obiettivamente non pertinenti o gratuiti e non semplicemente in caso di valutazioni opinabili. In seguito, tuttavia, ha rilevato che dalle valutazioni della Commissione esaminatrice emergeva la scelta di un metro di giudizio a prima vista rigoroso e che denotava una certa puntigliosità terminologica, e si è quindi imposta una verifica più minuziosa. Ne consegue che, in circostanze come queste, dove l'autorità di ricorso cantonale si è - su certi aspetti - effettivamente sostituita alla Commissione d'esame adottando un metro di apprezzamento più ampio del solito, la valutazione globale di inidoneità del candidato appare ancor meno contestabile. Appigliarsi a singoli punti di valutazione, che l'istanza cantonale avrebbe potuto aggiungere all'una o all'altra risposta se avesse utilizzato un diverso metro per la correzione non può quindi giovare al ricorrente.