Citation: 5P.45/2007 05.04.2007 E. 6

6.1 Il ricorrente lamenta pure una disparità di trattamento e ritiene viziato il calcolo del contributo alimentare "ab ovo", perché i giudici cantonali non hanno determinato la situazione economica della moglie. Egli sostiene che non sono dati i presupposti che permettono di scostarsi, per la determinazione di un contributo per il mantenimento, dal reddito effettivamente percepito dall'obbligato, perché il reddito ipotetico imputatogli non potrebbe essere da lui concretamente conseguito. Afferma che non gli sarebbe possibile svolgere un'attività lucrativa in ragione della sua età avanzata, dell'assenza di una formazione specifica (il reddito conseguito nel ramo finanziario sarebbe stato del tutto fortuito e precario) e del suo stato psicofisico. Con riferimento a quest'ultimo elemento cita degli estratti della perizia giudiziaria da cui risulterebbe che egli ha delle difficoltà di ideazione, di organizzazione del pensiero e di ragionamento. In ogni caso, la capacità contributiva imputatagli sarebbe eccessiva: al massimo potrebbe entrare in linea di conto l'importo di fr. 40'000.-- annui, atteso che un teste avrebbe dichiarato che nel 2000 egli avrebbe conseguito un reddito lordo di fr. 66'000.-- e che per il biennio 1997/1998 l'autorità fiscale avrebbe accertato un reddito imponibile di fr. 41'219.--. Ritiene infine che il fabbisogno da lui dichiarato nel 2001 sia del tutto irrilevante per stabilire la sua capacità contributiva. 6.2 La Corte cantonale ha indicato che il marito è un lavoratore indipendente che non ha tenuto alcuna contabilità, ma che dagli atti risulta che nei bienni 1997/1998, 1999/2000 e 2001/2002 l'autorità fiscale lo aveva tassato in base a un reddito medio mensile oscillante tra fr. 5'665.-- e fr. 6'040.--. I giudici cantonali hanno poi indicato che dal 2001 il ricorrente è rimasto disoccupato, ma che egli stesso afferma di mantenere un tenore di vita valutato in fr. 6'255.-- mensili. A mente dei giudici cantonali, il ricorrente non ha particolari problemi di salute e nemmeno dal profilo psicologico tracciato dal perito giudiziario risulta un'incapacità lavorativa: da tale perizia emerge invece un totale rifiuto delle responsabilità assunte con il matrimonio. L'autorità cantonale ha poi ritenuto che la capacità reddituale di fr. 5'835.-- risultante dalla decisione di primo grado in una procedura sommaria di misure a protezione dell'unione coniugale resiste alle critiche, atteso che il marito, pur non disponendo di una formazione specifica, aveva nondimeno dimostrato di poter lavorare con buoni risultati quale consulente finanziario e che dopo la fine della precedente occupazione non aveva intrapreso alcuna seria ricerca per iniziare una nuova attività. Per quanto attiene alla moglie, la Corte cantonale ha invece rinunciato ad indagare su un'eventuale eccedenza, perché l'opponente nulla aveva chiesto per il suo sostentamento, perché il marito non ha preteso che ella fosse in grado di contribuire al mantenimento della prole e perché il ricorrente è in grado di far fronte agli obblighi alimentari nei confronti dei figli. 6.3 Con riferimento all'argomentazione ricorsuale concernente la mancata determinazione del reddito e del fabbisogno della moglie giova osservare che il diritto federale non prescrive un determinato metodo per calcolare i contributi alimentari (DTF 128 III 411 consid. 3.2.2 pag. 414) e che il ricorrente non pretende che la coniuge non presti il proprio contributo in natura prendendosi cura dei figli (cfr. Peter Breitschmid, Commento basilese, n. 16 ad art. 285 CC). Una disparità di trattamento non entra inoltre in linea di conto, atteso che alla moglie sono stati affidati i due bambini nati dall'unione: tale garanzia costituzionale è infatti violata quando fattispecie simili non sono trattate in modo uguale e quando situazioni dissimili non vengono trattate in modo diverso (DTF 129 I 113 consid. 5.1 pag. 125). Ora, nemmeno il ricorrente accenna in che modo la situazione dei coniugi potrebbe essere considerata, dal profilo delle possibilità occupazionali, uguale. 6.4 Il calcolo degli alimenti dovuti si basa, fra i molti fattori, sull'effettiva capacità contributiva del debitore. Invece di questa, è lecito porre alla base del calcolo un reddito ipotetico, se e nella misura in cui il debitore sarebbe effettivamente in grado di guadagnare più di quanto guadagni realmente, facendo prova di buona volontà e compiendo uno sforzo da lui ragionevolmente esigibile. Qualora non esista una possibilità reale di percepire un reddito superiore, l'imputazione di un reddito ipotetico superiore a quello reale non entra in considerazione. I criteri per il calcolo di un reddito ipotetico sono in particolare le qualifiche professionali del debitore, la sua età, il suo stato di salute nonché la situazione sul mercato del lavoro. I criteri esposti trovano applicazione in tutti gli affari di diritto matrimoniale (DTF 128 III 4 consid. 4a pag. 5-6). 6.4.1 Nella fattispecie il ricorrente non afferma che il metodo - consistente nel considerare il reddito conseguito durante più anni - adottato dalla Corte cantonale sia di per sé insostenibile, ma si limita ad illustrare quello che secondo lui sarebbe stato il reddito conseguito per il biennio 1997/1998 e durante il 2000. Così facendo egli non dimostra che il reddito di fr. 70'000.-- calcolato dall'autorità cantonale sia arbitrario. 6.4.2 Rimane da esaminare se questo reddito ipotetico possa essergli imputato. Occorre innanzi tutto rilevare che il ricorrente non risolve la contraddizione fra il tenore di vita dichiarato - corrispondente a fr. 75'060.-- annui (fr. 6'255.-- x 12) - e il reddito che afferma di percepire in realtà (fr. 24'000.-- annui). Ora, quando le affermazioni concernenti l'ammontare del reddito non appaiono credibili, in una procedura sommaria come quella in esame, il giudice può basarsi sul tenore di vita durante la vita in comune dei coniugi (cfr. Bräm/Hasenböhler, Commento zurighese, n. 76 ad art. 163 CC): che questo fosse più elevato di quello possibile con un reddito annuo di fr. 70'000.-- pare essere fuori discussione (villa abitata dalla famiglia a Vico Morcote con interessi ipotecari per fr. 3'000.-- mensili, acquisto di un'altra residenza ad Arogno, automobile di un valore di oltre fr. 120'000.--). Il ricorrente non contesta inoltre l'accertamento della Corte cantonale, secondo cui egli non ha tentato di trovarsi una nuova attività. Con questa inazione egli ha reso più difficile determinare le sue reali possibilità lucrative e un tale comportamento può essere assimilato al rifiuto di un coniuge di fornire informazioni sul proprio reddito. In tale ambito, sebbene un siffatto comportamento non comporti un rovesciamento dell'onere della prova, il Tribunale federale ha già stabilito che - procedendo alla valutazione delle prove - il giudice può partire dal presupposto che le indicazioni del coniuge renitente siano false (DTF 118 II 27 consid. 3a). In queste circostanze né l'argomentazione secondo cui l'età avanzata e l'assenza di una formazione specifica nel ramo finanziario impedirebbero lo svolgimento di un'attività professionale, né l'apodittica affermazione secondo cui la precedente attività sarebbe stata del tutto fortuita e precaria fanno apparire arbitraria la sentenza cantonale. Nemmeno gli estratti della perizia citati nel ricorso dimostrano che l'assunto della Corte cantonale, secondo cui non risultano problemi psicologici che impediscono l'esercizio di un'attività lucrativa, sia arbitrario: le conclusioni di tale perizia non possono infatti essere semplicemente trasposte ad un ambito professionale, atteso che essa concerneva un approfondimento sulle dinamiche familiari, "in particolare quo alla tipologia delle relazioni dei bambini con entrambi i genitori e quo al diritto di visita paterno...", in cui veniva specificato che "le reazioni impulsive che vanno appunto ad incidere negativamente sulle capacità di ragionamento, sulla coerenza di pensiero" del ricorrente sono causate dai "grossi limiti nel controllare la sua vita emotivo-affettiva".