Citation: 5P.12/2003 15.09.2003 E. 2.3

Quando è adito con un ricorso per violazione dell'art. 9 Cost. contro una decisione emanata da un'autorità che pure fruiva di una cognizione ristretta, il Tribunale federale non si limita ad esaminare, dal punto di vista dell'arbitrio, se l'autorità di ricorso lo abbia commesso: un siffatto modo di procedere renderebbe praticamente nullo il ruolo assegnato in questo campo al giudice costituzionale. Si tratta invece di esaminare, alla luce delle censure formulate in ossequio all'art. 90 cpv. 1 lett. b OG (DTF 125 I 492 consid. 1a/cc), se la decisione pretorile sia arbitraria. Il Tribunale federale esamina senza riserva l'uso fatto dall'autorità di ricorso cantonale del suo limitato potere cognitivo (DTF 116 III 70 consid. 2b). In altri termini, non vi è la cosiddetta duplice limitazione del potere di esame del Tribunale federale ("Willkür im Quadrat"; cfr. da ultimo la sentenza 1P.333/2002 del 12 febbraio 2003). In concreto, giova innanzi tutto rilevare che la Camera di cassazione civile ha, contrariamente a quanto indicato nella giurisprudenza citata nel ricorso, espressamente menzionato di aver una cognizione limitata all'arbitrio. Appare poi del tutto insostenibile negare - come invece fatto nel giudizio pretorile - che il contratto del 2 giugno 1999 non vincoli pure l'esecutore testamentario. Esso reca su tutte le sue pagine sia la firma degli eredi, sia quella dell'esecutore testamentario e contiene chiare disposizioni inerenti al compenso di quest'ultimo (presumibile dispendio orario su cui dev'essere calcolato e modalità di prelievo). Non bisogna dimenticare che tali disposizioni sono state pattuite quattro anni dopo l'apertura della successione, quando oramai non rimaneva che eseguire la divisione stipulata nel relativo contratto, e cioè in un momento in cui l'esecutore testamentario poteva agevolmente stimare e limitare il numero di ore retribuite necessarie all'espletazione di quest'ultima incombenza. Manifestamente priva di fondamento si rivela poi l'affermazione ricorsuale secondo cui la Camera di cassazione civile non avrebbe indicato la ragione per cui l'onere della prova inerente al diritto ad un onorario più elevato spettava al mandatario, atteso che essa cita perfino della dottrina a sostegno di tale motivazione. Il ricorrente pare infine misconoscere che la Corte cantonale non ha ignorato la deposizione della legale che lo ha assistito, ma ha indicato che le richieste dell'istante non erano né estranee al mandato né comportavano nuove mansioni. Ora, quest'ultima argomentazione non è criticata con una censura conforme alle summenzionate esigenze di motivazione di un ricorso di diritto pubblico: non è in particolare sufficiente affermare che la lettura dei documenti prodotti dalla stessa controparte dimostrerebbe che le sue richieste esulavano dal dovere di rendiconto.