Citation: I 773/05 28.02.2007 E. 3

3.1 Nell'evenienza concreta, l'istanza precedente ha fondato la propria valutazione principalmente sugli accertamenti compiuti dai consulenti medici dell'UAI, dottori R.________ e K.________, i quali, dopo essersi confrontati in maniera circostanziata con l'abbondante documentazione agli atti, hanno riconosciuto un grado di incapacità lavorativa del 50% nella precedente professione dell'interessato, ma anche un'abilità del 90% in attività leggere confacenti. Dopo attento esame dell'incarto, questa Corte non vede motivo per scostarsi da questo apprezzamento. Per quanto concerne in particolare i disturbi di natura psichica, che non vengono menzionati nella perizia medica particolareggiata del consulente medico dell'INPS di B.________ resa il 28 luglio 2003, ma che tuttavia l'insorgente rimprovera all'amministrazione e ai primi giudici di non aver valutato, giova rinviare al parere motivato e convincente espresso, in sede di risposta al ricorso a questa Corte, dal terzo sanitario intervenuto per conto dell'UAI, dott. L.________, secondo cui la sindrome ansioso-depressiva endoreattiva di cui è affetto l'interessato non lo impedirebbe di svolgere regolarmente un'attività sostitutiva leggera. 3.2 La situazione concreta è poi stata oggetto di un accertamento economico, dal quale è emerso - sia applicando i dati economici italiani sia utilizzando quelli svizzeri - che l'assicurato, sfruttando le capacità di cui ancora dispone, secondo l'avviso del servizio medico dell'UAI, sarebbe stato in grado, esercitando un'adeguata attività sostitutiva, di conseguire con il suo lavoro un reddito escludente il riconoscimento di una rendita dell'AI, prestazione questa che, come già detto in precedenza, presuppone un'invalidità, cioè un'incapacità di guadagno, pari almeno al 40%. Nel proprio gravame il ricorrente critica ora il fatto che la determinazione del grado d'invalidità non sia avvenuta sulla base di un raffronto di redditi italiani. La censura è incomprensibile. Infatti, l'amministrazione aveva inizialmente valutato l'invalidità dell'interessato sulla base di dati economici italiani, giungendo così a un tasso del 37%, pure inferiore, anche se di poco, al limite pensionabile del 40%. Ma vi è di più. 3.3 Per determinare il reddito ipotetico conseguibile dalla persona assicurata senza il danno alla salute (reddito da valido), occorre stabilire quanto la stessa, nel momento determinante (corrispondente all'inizio dell'eventuale diritto alla rendita), guadagnerebbe, secondo il grado di verosimiglianza preponderante, come persona sana (DTF 129 V 222 consid. 4.3.1 pag. 224). Tale reddito dev'essere determinato il più concretamente possibile. Di regola ci si fonda sull'ultimo reddito che la persona assicurata ha conseguito prima del danno alla salute, se del caso adeguato al rincaro e all'evoluzione reale dei salari (DTF 129 V 222 consid. 4.3.1 pag. 224). Per quanto riguarda invece il reddito ipotetico da invalido questo Tribunale ha stabilito fare stato in primo luogo la situazione salariale concreta della persona interessata, a condizione che quest'ultima sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un salario sociale (DTF 126 V 75 consid. 3b/aa pag. 76). Qualora difettino indicazioni economiche effettive, fanno stato i dati statistici pubblicati nell'inchiesta svizzera sulla struttura dei salari (ISS) edita dall'Ufficio federale di statistica, e più precisamente quelli desumibili dalla tabella TA1, concernente i salari medi nazionali conseguibili nel settore privato (sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni U 75/03 del 12 ottobre 2006, consid. 8, riassunta in RSAS 2007 pag. 64). Orbene, alla luce della citata giurisprudenza, ed al fine di evitare una disparità ingiustificata di trattamento fra assicurati residenti in regioni della Svizzera (segnatamente nel Cantone Ticino), dove i salari sono di regola inferiori rispetto alla media nazionale riportata nella tabella TA1, ed assicurati residenti all'estero, in Paesi europei (segnatamente in Italia) nei quali le retribuzioni sono pure normalmente inferiori a tale media, amministrazione e primi giudici avrebbero, per motivi di coerenza, dovuto contrapporre al reddito da valido correttamente determinato sulla base dei dati economici italiani quello ipotetico da invalido calcolato secondo la tabella TA1 dell'ISS. Il fatto che amministrazione e primi giudici non abbiano agito in tal senso è privo di rilevanza pratica ai fini della sentenza. In effetti, l'operato delle istanze inferiori di certo non sfavorisce l'insorgente dal momento che il grado d'invalidità valutato secondo le modalità appena esposte (reddito da valido italiano contrapposto, vista l'inattività dell'assicurato, a quello da invalido calcolato secondo la tabella TA1, senza dubbio superiore a quello italiano ritenuto dall'amministrazione) sarebbe inferiore al tasso del 37%. Ne consegue che in ogni modo l'interessato non ha diritto a una rendita AI svizzera.