Citation: 6B_1249/2020 E. 3.4

3.4. Le censure ricorsuali hanno natura in larga parte appellatoria. L'insorgente infatti contrappone la propria lettura dell'atto costitutivo a quella della CRP, senza tuttavia dimostrare che essa abbia arbitrariamente, e quindi in modo insostenibile, ritenuto chiara la volontà della denunciata di devolvere alla Fondazione solo una parte, peraltro nemmeno identificata, dell'archivio grafico del defunto marito. Al riguardo, richiamata la descrizione dello scopo in cui si menziona che "l'archivio grafico è patrimonio della Fondazione", la ricorrente sostiene semplicemente che, per avere certezza se l'archivio grafico le sia stato devoluto in "tutto" o "in parte", occorrerebbero ulteriori approfondimenti istruttori e avanza anche una suggestiva possibile risposta asseritamente conforme al principio in dubio pro duriore, per cui tutte le opere rimanenti alla vedova al momento della costituzione della Fondazione, al netto di precedenti cessioni, costituirebbero "quella parte dell'archivio grafico" patrimonio dell'insorgente. Trattasi però di una mera ipotesi formulata nel tentativo di conciliare i punti II (scopo) e III (patrimonio) dell'atto costitutivo. La plausibilità di tali tesi non è confortata da alcun, seppur labile, indizio in tal senso, e in particolare nulla del genere può ragionevolmente essere dedotto dall'istanza di iscrizione al Registro di commercio. Essa fa peraltro astrazione degli ulteriori elementi evocati dalla CRP a conferma del non luogo a procedere. Uno fra tutti, il ritenuto convincimento della denunciata di essere la proprietaria del contestato archivio grafico. Tale accertamento non è censurato, ma addirittura riconosciuto nel gravame. L'insorgente medesima infatti menziona l'erroneo convincimento della denunciata "di essere esclusiva proprietaria dell'archivio grafico", riconducibile verosimilmente ai vari ruoli da lei svolti e di cui non avrebbe avuto "corretta nozione della diversa portata giuridica". Non contesta dunque l'esistenza di tale convincimento, ma la sua correttezza. In simili circostanze, senza che sia necessario pronunciarsi sulla trasmissione del possesso e della proprietà, e ricordato che il Tribunale federale non è vincolato né dagli argomenti sollevati nel ricorso né dai motivi addotti dall'autorità precedente (v. DTF 144 III 462 consid. 3.2.3), si deve d'acchito negare l'adempimento dell'aspetto soggettivo del reato prospettato, come già indicato dal pubblico ministero nel decreto di non luogo a procedere. Non v'è dunque ragione di assumere le prove richieste dalla ricorrente nell'ottica di "chiarire le modalità della collaborazione" tra la denunciata e la direttrice del museo E.________, e la presenza in questo museo "di tutte le opere dell'archivio grafico di B.________ che di volta in volta necessitavano alla direttrice del museo E.________ per le varie mostre e per l'allestimento della sala permanente" dedicata all'artista, perché irrilevanti. Confermando il decreto di non luogo a procedere, la CRP non ha violato il principio in dubio pro durioree nemmeno il diritto di essere sentito dell'insorgente. In realtà, la vertenza non ha vocazione penale, ma presenta una natura prettamente giusprivatistica, in quanto sostanzialmente limitata a determinare la persona proprietaria dell'archivio grafico, e non spetta alle autorità penali risolverla (v. sentenza 6B_1053/2020 del 19 novembre 2020 consid. 1.2).