Citation: 4A_79/2022 E. 4.3

4.3. Giova premettere che i ricorrenti, pur menzionando nel ricorso anche l'art. 28 CO, non indicano - né ravvisabile - per quale motivo avrebbe potuto essere rimproverato alla banca di aver commesso un dolo. Per quanto riguarda invece più specificatamente l'argomentazione ricorsuale, occorre innanzi tutto rilevare che la censura concernente il mancato accertamento della volontà soggettiva - e della preminenza di questa - appare pretestuosa ed è in contraddizione con il fatto di avere incoato un processo contro la banca. Se i ricorrenti avessero realmente voluto liberare la banca da ogni responsabilità per le operazioni truffaldine di cui sono stati vittime, essi non avrebbero potuto rivalersi su questa per i danni subiti, ragione per cui la mancata contestazione della dichiarazione di scarico per un - inesistente - vizio di volontà non può essere considerata una violazione del mandato affidato agli opponenti. Diversa sarebbe stata la situazione se da un'interpretazione oggettiva, basata sul principio dell'affidamento, la banca poteva in buona fede capire la dichiarazione di scarico nel senso che questa inglobava pure gli atti illeciti commessi dal suo direttore, nonostante l'assenza di una reale volontà dei ricorrenti di liberarla da una responsabilità per questi atti. In una tale costellazione si sarebbe posta la necessità di invalidare la dichiarazione, contestandola per un vizio di volontà (INGEBORG SCHWENZER / CHRISTIANA FOUNTOULAKIS, in Basler Kommentar, Obligationenrecht I, 7a ed. 2020, n. 1 prima degli art. 23-31 CO). La Corte cantonale ha però escluso una tale interpretazione, perché in base ai suoi accertamenti né i ricorrenti né la banca disponevano di indizi concreti di reato. I ricorrenti contestano invero che la banca a quel momento non fosse "a conoscenza dei comportamenti messi in atto dal proprio dipendente". Tale fatto è tuttavia inidoneo a dimostrare che la banca potesse in buona fede ritenere che gli attori volessero liberarla da ogni responsabilità per i reati subiti. L'interpretazione della dichiarazione di scarico da parte della Corte cantonale non viola pertanto il diritto federale. Del resto, l'impostazione (non fondata su un vizio di volontà, ma basata sull'inefficacia della dichiarazione di scarico per quanto attiene a fatti sconosciuti) data dal collaboratore degli opponenti alla causa contro la banca era del tutto sostenibile. Per questo motivo anche qualora la menzionata impostazione non fosse stata coronata da successo nell'ipotesi di un ricorso al Tribunale federale, essa non potrebbe ancora essere considerata frutto di una negligenza tale da ingaggiare la responsabilità dei titolari dello studio legale, poiché spetta alle parti sopportare il rischio del processo. Ne segue che la censura secondo cui gli opponenti sarebbero responsabili di una violazione del dovere di diligenza va respinta. Cadendo la prima delle quattro condizioni che devono essere adempiute per ottenere il postulato risarcimento, non occorre esaminare le rimanenti critiche ricorsuali. Anche la domanda di reiezione dell'azione riconvenzionale va respinta, poiché è unicamente motivata con l'asserita negligente conduzione del mandato.