Citation: 5A_136/2021 E. 3.1.1

3.1.1. Per ciò che concerne la seconda condizione, cioè l'intenzione del marito di recare pregiudizio ai suoi creditori, i Giudici cantonali hanno dapprima ricordato che il dolo (elemento soggettivo) è un fattore interno e come tale non può generalmente essere dimostrato mediante una prova diretta, ma può solo essere dedotto da circostanze esterne. La Corte cantonale ha poi rammentato le circostanze di fatto accertate dal Pretore, ossia che il marito, per il tramite della seconda donazione, si era reso indigente spossessandosi dei pressoché unici attivi di cui ancora disponeva. Al riguardo, e come già osservato dal Pretore, i Giudici cantonali hanno ricordato che i coniugi avrebbero implicitamente riconosciuto che già da marzo 2011, dopo la prima donazione, il patrimonio familiare era della sola moglie; in quel mese, il marito aveva infatti lasciato la F.________ AG (rinunciando al reddito da essa conseguito) e come da lui ammesso, aveva dovuto provvedere al proprio mantenimento "grazie alla situazione patrimoniale di [sua] moglie"; egli aveva in seguito assunto, il 15 luglio 2011, il suo primo impegno verso la creditrice (per fr. 70'200.--), per poi donare alla moglie, in data 23 dicembre 2011, tutti i suoi rimanenti immobili. La Corte cantonale ha in seguito affrontato e scartato le censure della ricorrente, in particolare quelle secondo cui il marito era titolare, al momento della seconda donazione, di un pacchetto azionario della F.________ AG (del valore di un milione di franchi), aveva ancora ottenuto, nel 2011, un reddito di fr. 269'136.-- e aveva grandi aspettative patrimoniali dalla H.________ SA (la quale avrebbe avuto un valore effettivo di fr. 20 milioni). In merito alle azioni della F.________ AG, i Giudici cantonali hanno ribadito che non si evinceva dalle dichiarazioni fiscali o testimoniali quale dei coniugi ne fosse il detentore. L'autorità cantonale ha invece osservato che, sicché le dichiarazioni fiscali attestavano che il milione di franchi ricavato dalla loro vendita non era stato accreditato su un conto del marito né impiegato all'acquisto di altri titoli di lui, l'unica destinazione apparente possibile di tale provento sarebbe stato un conto della banca I.________ intestato alla moglie che era passato da fr. 783.-- a fine 2013 a fr. 1'534'534.90 al 31 dicembre 2014. La Corte cantonale ha poi ritenuto che il reddito di fr. 269'136.-- ottenuto dal marito era riferito all'inizio del 2011 e si fondava esclusivamente sulla dichiarazione fiscale, la quale menzionava del resto il peggioramento della situazione rispetto al 2010; pure il bilancio al 31 dicembre 2011 relativo all'attività indipendente del debitore mostrava, a fronte del reddito di fr 269'136.--, passivi per fr. 254'557.--. I Giudici cantonali hanno in seguito rilevato che, oltre ad allegare fatti nuovi (inammissibili ai sensi dell'art. 317 CPC), la moglie non si confrontava con la motivazione del Pretore laddove egli accertava che il progetto "H.________" era appena stato avviato sicché il suo valore effettivo non poteva essere definito (essendo la valorizzazione delle start up molto aleatoria). Sulla base di tali circostanze, il Tribunale d'appello ha quindi confermato che, a fine 2011, (fatta eccezione dei rimanenti fondi poi donati alla moglie) il marito non aveva più redditi né sostanza propria e non poteva non chiedersi come avrebbe fatto a far fronte al suo impegno nel caso in cui la fondazione G.________ non avesse rimborsato il suo debito di fr. 70'200.-- a fine 2012 (v. supra consid. in fatto A.a). I Giudici cantonali hanno quindi considerato adempiuto il presupposto dell'art. 288 cpv. 1 LEF, ossia l'intenzione del marito di recare pregiudizio ai suoi creditori (perlomeno nella forma di un dolo eventuale).