Citation: 7B_658/2023 E. 1.4

1.4. Per di più, il ricorrente non dispone di un interesse attuale alla trattazione del gravame (cfr. consid. 1.2 supra), dal momento che egli ha, nel frattempo, interposto ricorso in materia penale al Tribunale federale contro la sentenza della Corte di appello e di revisione penale del 30 marzo 2023, ricorso per la redazione del quale egli sosteneva di necessitare della documentazione contenuta nella chiavetta USB, a suo dire trattenuta illecitamente dalla Direzione. Il ricorrente indica nello specifico che potrebbe ancora introdurre le prove a discarico registrate sulla medesima chiavetta nell'ambito di eventuali osservazioni o repliche che il Tribunale federale potrebbe disporre nella causa pendente 6B_610/2023, "ma anche semplicemente in ogni tempo come novia ( recte : nova) " (ricorso, pag. 12). Con una simile argomentazione, il ricorrente dimentica, da una parte, che i nova in senso proprio, ovvero i nuovi mezzi di prova successivi alla sentenza impugnata, sono inammissibili (art. 99 cpv. 1 LTF; sulla nozione e sulla distinzione tra nova e pseudonova, cfr. tra tante DTF 143 V 19 consid. 1.1 con riferimenti) e che, dall'altra parte, il Tribunale federale fonda la sua sentenza sui fatti accertati dall'autorità inferiore (art. 105 cpv. 1 e 2 LTF). Le eventuali critiche del ricorrente per quanto riguarda l'accertamento dei fatti o la valutazione delle prove saranno se del caso esaminate nel quadro della causa precitata 6B_610/2023 (cfr. ricorso, pag. 10 in inizio, dove il ricorrente richiama il suo ricorso dell'8 maggio 2023 al Tribunale federale "su tutti i punti in cui il materiale della chiavetta USB era utile per la valutazione fattuale e giuridica del gravame"). Contrariamente a quanto sostiene il ricorrente, non ci si trova nella situazione in cui la controversia potrebbe ripresentarsi in circostanze analoghe; poco importa a questo riguardo se - nella ipotesi sollevata dallo stesso - il Tribunale federale, nella causa 6B_610/2023, disponesse il rinvio alla Corte di appello e di revisione penale per un nuovo giudizio, tanto è vero che il ricorrente indica espressamente non lamentarsi della "direttiva del carcere del 28 febbraio 2023 per la visione della chiavetta USB" e precisa che "la questione odierna vert[e] sull'inazione della direzione SCC (ndr: Strutture carcerarie cantonali) sulla sua richiesta del 6 aprile 2023" (ricorso, pagg. 10 e 11), problematica che sarà esaminata in seguito (cfr. consid. 2.2 infra). Il ricorrente non dimostra neppure la sussistenza di una problematica atta a comprovare un interesse pubblico sufficientemente importante per entrare nel merito del suo ricorso nonostante l'assenza di un interesse attuale. Come risulta dalla sentenza impugnata, la Direzione non gli ha negato l'essenza del suo diritto di esaminare gli atti del suo procedimento; l'interessato era semplicemente chiamato ad esercitare la facoltà di consultare i documenti contenuti nella chiavetta USB compilando l'apposito modulo da sottoporre al Servizio informatica, conformemente alla direttiva interna - ricordata nella decisione del 28 febbraio 2023 -, procedura di cui d'altronde conosceva le modalità. Non si può perciò dire che l'esito del presente procedimento avrà delle ripercussioni su altri detenuti tali da definirsi di fondamentale importanza ("grundsätzliche Bedeutung"; cfr. DTF 147 I 478 consid. 2.2; consid. 1.2 supra). Va anche sottolineato a questo riguardo che il ricorrente non ha censurato davanti all'Autorità amministrativa superiore i disposti delle direttive interne, ma si è limitato, con scritto del 1° marzo 2023, ad esprimere alla Direzione il proprio rammarico, auspicando che quanto occorsogli potesse "essere motivo di riflessione e di miglioramento delle procedure interne per il futuro" (cfr. lett. A.d supra). Pertanto, l'argomentazione secondo la quale la Direzione avrebbe potuto autorizzare il trasferimento sull'hard disc esterno - di cui egli disponeva in cella - del contenuto della chiavetta USB, come lo avrebbe fatto per altri documenti di procedimenti penali esteri (cfr. ricorso, pagg. 16 e 17), è irricevibile. Lo è anche la censura, di carattere meramente appellatorio e dunque inammissibile (DTF 148 IV 205 consid. 2.6; 146 IV 88 consid. 1.3.1), di "ostruzionismo" da parte della Direzione nel fare esaminare gli atti del procedimento ai detenuti (ricorso, pag. 14). La fattispecie in concreto non costituisce neppure un caso di misure coercitive nel quale la violazione di garanzie offerte dalla CEDU è manifesta e dove il Tribunale federale potrebbe esaminare nel merito un ricorso, in caso di perdita dell'interesse attuale (cfr. sentenza 7B_887/2023 del 24 novembre 2023 consid. 1.3 e rinvii). Il ricorso risulta pertanto inammissibile anche sotto tali aspetti.