Citation: H 103/01 11.01.2002 E. 3

3.- a) La Corte cantonale ha condannato il ricorrente - amministratore delegato prima e amministratore unico poi - al risarcimento di fr. 155'103. 15 per il danno provocato alla Cassa, in particolare per avere, senza validi motivi, procrastinato per anni il pagamento dei contributi sociali relativi al periodo 1991-1994, rimasti definitivamente impagati dalla F.________ SA. Nei considerandi del querelato giudizio, cui si rinvia, i primi giudici hanno già correttamente rilevato come il datore di lavoro sia tenuto al pagamento regolare dei contributi sociali e come, in caso di mancato versamento dei medesimi per intenzionalità o per grave negligenza, possano essere chiamati a rispondere del danno, a titolo sussidiario, gli organi della società anonima, precisando quali siano le norme legali e i principi di giurisprudenza applicabili in concreto. A questa esposizione può quindi essere fatto riferimento e prestata adesione. Ai sensi della giurisprudenza si deve ammettere negligenza grave del datore di lavoro quando questi abbia trascurato di fare quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevole posta nella stessa situazione. La misura della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di lavoro della stessa categoria di quella cui appartiene l'interessato (DTF 112 V 159 consid. 4 e sentenze ivi citate). Occorre però esaminare se speciali circostanze legittimassero il datore di lavoro a non versare i contributi o potessero scusarlo dal procedervi (DTF 108 V 186 consid. 1b e 193 consid. 2b; cfr. pure DTF 121 V 244 consid. 4b). L'obbligo del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi prova motivi di giustificazione (DTF 108 V 187 consid. 1b). b) L'interessato fa valere a sua discolpa che i responsabili della fallita, nel tentativo di salvare la società, avevano, in buona fede, dovuto rinunciare momentaneamente a parte del personale e al versamento dei contributi paritetici, dovendo con siffatta disponibilità saldare "fatture di vitale importanza per la salvezza della società". Egli precisa di aver agito con la certezza di poter superare la crisi finanziaria, ritenuta temporanea, in quanto la società poteva oggettivamente essere risanata. Il ricorrente osserva inoltre che la giurisprudenza riconosce - quali validi motivi di giustificazione - l'utilizzo, da parte del datore di lavoro, di contributi dovuti alle assicurazioni sociali per pagare i salari o altri debiti urgenti, a condizione che ciò si dimostri necessario per fare fronte a difficoltà finanziarie momentanee. Parimenti, ritiene quale motivo di discolpa l'aver versato nell'azienda somme ingenti del proprio capitale nel tentativo, approvato dalle banche, di risanarla.