Citation: 1C_659/2023 E. 4.1

4.1. La Corte cantonale, stabilito che la decisione del 2019 non costituisce un cambiamento di prassi, si è chinata quindi sul quesito di sapere se, attualmente, vi siano motivi sufficienti per imporre l'interpretazione suggerita da tale decisione e di abbandonare quella ch'essa ha tutelato nel 2006. L'istanza precedente ha ritenuto che nel caso in esame non vi sono elementi rilevanti che permettano, conformemente ai menzionati principi, di ritenere la giurisprudenza del 2006 non più al passo con i tempi o manifestamente inopportuna. Ha stabilito che il semplice fatto che sia possibile una diversa interpretazione della legge non costituisce un motivo sufficiente per abbandonare la prassi del 2006. Ciò poiché a un siffatto cambiamento si oppongono in ogni caso il lungo tempo trascorso dalle citate sentenze, che hanno confermato la legittimità dell'agire dell'autorità amministrativa, e l'affidamento in esse riposto dallo Stato nella sua qualità di datore di lavoro. Ha precisato infatti che l'autorità di nomina ha sistematicamente applicato le predette condizioni retributive ai docenti fino al 2018, quando è entrato in vigore il nuovo modello retributivo. Ne ha concluso che i principi della sicurezza del diritto e della buona fede ostano a una modifica della giurisprudenza. Ha nondimeno tenuto conto del fatto che il ricorrente ha avanzato le sue rivendicazioni sulla base della sentenza del 2019 rinunciando quindi, nonostante la sua soccombenza, a prelevare una tassa di giustizia e imponendo allo Stato di rifondergli fr. 1'000.- a titolo di ripetibili.