Citation: 2C_290/2024 E. 4.3

4.3. Preso atto di quanto precede, va quindi osservato: (a) che, ricevendo indietro l'incarto, la Corte cantonale non era chiamata a rinviare i dossier alle istanze inferiori, affinché riprendessero daccapo il procedimento, bensì a svolgere essa stessa i puntuali accertamenti ancora necessari - verosimilmente, attraverso semplici scambi di scritti con le parti e le autorità - per poi ripronunciarsi sui soli aspetti rimasti aperti; (b) che tale procedura non è stata seguita, perché in sede cantonale ha avuto luogo un rinvio "a cascata" fino alla prima istanza, seguito da nuove procedure di ricorso contro la decisione del 25 maggio 2021 della Sezione della popolazione (precedente consid. A.d). D'altra parte, va però anche rilevato che, rivolgendosi una seconda volta al Tribunale federale per contestare la sentenza emessa il 29 aprile 2024 dalla Corte cantonale, la ricorrente non si è limitata a formulare critiche relative agli aspetti che hanno portato alla decisione di rinvio, ma ne ha formulate di nuove, che avrebbe già potuto - e dovuto - presentare in precedenza, come la richiesta di riconoscerle un diritto di soggiorno in Svizzera in base all'art. 50 LStrI o all'art. 8 CEDU. Simili censure non risultano infatti né dalla sentenza di rinvio del Tribunale federale, né dal ricorso che quest'ultimo era chiamato a esaminare, conservato insieme alla sentenza cantonale nell'incarto 2C_439/2018. Come detto, queste critiche non possono inoltre nemmeno essere poste in relazione ai due aspetti che erano rimasti aperti al momento della pronuncia della sentenza di rinvio (precedente consid. 4.2).