Citation: 4A_209/2022 E. 3

La Corte di appello ha confermato l'esistenza di un contratto di mandato tra le parti. Al riguardo ha rimproverato alla convenuta di essersi confrontata solo in parte con l'accertamento del primo giudice secondo cui quella da lei assunta era un'attività di monitoraggio e mirava a verificare che la partecipazione finanziaria dell'attrice seguisse il flusso, i destinatari e lo scopo prescritti dal JVA. La Corte di appello ha comunque accertato, sulla base del JVA e delle e-mail del 13, del 14 e del 18 luglio 2008 tra l'avv. H.________ e l'avv. L.________, che la convenuta era stata incaricata, tra le altre cose, di sorvegliare e monitorare che il denaro versato dall'attrice fosse usato conformemente al JVA, cioè - in quella fase del progetto immobiliare - per acquistare i due fondi "large e small plot". L'avv. H.________, ha soggiunto, aveva chiesto all'avv. L.________ di fungere da presidente delle società e di avere il diritto di firma sui conti per garantire in sostanza un impiego corretto dei fondi. Il piano finanziario del 22 luglio 2008, ancorché paragonabile a un budget d'investimento di massima, era sufficiente a quello stadio del progetto immobiliare per capire gli importi da monitorare e la loro destinazione, cioè l'acquisto dei due fondi e il pagamento delle eventuali spese a ciò connesse. Per i giudici ticinesi il contesto non era rilevante per il giudizio; perciò non si poteva rimproverare al Pretore di averlo trascurato. Né il rimprovero di mancata sorveglianza del 26 novembre 2008 mosso dall'avv. H.________ all'avv. L.________ indiziava un cambiamento di rotta, anzi: se mai era un chiaro segno dell'esistenza d'un accordo precedente sul controllo dei flussi finanziari, ancor più evidente vista l'assenza di ogni contestazione da parte dell'avv. L.________ dinanzi a quel biasimo. Secondo la Corte cantonale i bonifici diretti operati dall'attrice sul conto dell'avv. M.________ non avevano impedito una verifica dei flussi finanziari, visto che ogni versamento era noto alla convenuta. In ultima analisi, quella era una delle due modalità di esecuzione dei versamenti che la convenuta aveva consigliato all'attrice, giacché I.________ Ltd, la società che secondo il JVA avrebbe dovuto ricevere i fondi (e che la convenuta doveva costituire), non era ancora disponibile. Sia come sia, la convenuta avrebbe almeno dovuto segnalare tempestivamente alla sua mandante l'uscita del denaro dalla sua sfera di controllo e l'impossibilità di adempiere il mandato. Per la Corte di appello l'attrice non aveva violato il principio attitatorio, poiché già nella petizione essa aveva illustrato le inadempienze della convenuta la quale non aveva verificato l'uso del denaro versato all'avv. M.________, né l'aveva contattata per sapere come sarebbero stati usati i capitali a lei trasmessi e per conoscere modi e tempi di acquisto dei due fondi indicati nel JVA. Irrilevanti, infine, erano le incongruenze rimproverate dalla convenuta al Pretore sull'uso di euro 226'038.-- versati con la terza tranche, perché costui aveva correttamente accertato l'acquisto della particella più piccola con euro 237'897.-- della seconda tranche, restituiti da C.________state all'avv. M.________, e con euro 58'500.-- derivanti dalla terza tranche e trasferiti da C.________state il 14 novembre 2008 con la causale "ooo".