Citation: 1C_616/2020 E. 4.3

4.3. Come visto, contrariamente all'assunto ricorsuale, anche riguardo alle questioni di merito la decisione impugnata è motivata in maniera sufficiente, poiché si esprime su tutti i punti decisivi e pertinenti per il giudizio (DTF 146 IV 297 consid. 2.2.7; 145 IV 99 consid. 3.1). Per di più, quando la decisione impugnata, come in concreto, si fonda su diverse motivazioni indipendenti e di per sé sufficienti per definire l'esito della causa, i ricorrenti sono tenuti, pena l'inammissibilità, a dimostrare che ognuna di esse viola il diritto (DTF 142 III 364 consid. 2.4 in fine; 138 I 97 consid. 4.1.4), ciò che non si verifica nel caso di specie. In effetti, insistendo in maniera ininfluente sul diritto di passo e sull'asserzione secondo cui, all'epoca, la nuova mappa fotogrammetrica avrebbe inserito "indebitamente" l'intero porticato alla particella n. 84, essi si limitano ad affermare, peraltro in maniera del tutto generica, che il contestato progetto edilizio deturperebbe il paesaggio storico in modo irreparabile, e ad asserire che le fotografie agli atti non renderebbero "perfettamente bene" l'idea del contesto e della situazione paesaggistica nella quale si trova il porticato, invocando un accertamento dei fatti arbitrario. Ora, il Tribunale federale fonda il suo ragionamento giuridico sull'accertamento dei fatti svolto dall'autorità inferiore (art. 105 cpv. 1 LTF). Secondo l'art. 97 cpv. 1 LTF, i ricorrenti possono censurare l'accertamento dei fatti soltanto se è stato svolto in modo manifestamente inesatto, vale a dire arbitrario (DTF 147 I 73 consid. 2.2; 145 V 188 consid. 2), o in violazione del diritto ai sensi dell'art. 95 LTF e l'eliminazione del vizio può essere determinante per l'esito del procedimento. I ricorrenti possono quindi censurare l'arbitrio nell'accertamento dei fatti e nella valutazione delle prove, ma devono motivare la censura in modo chiaro e preciso, conformemente alle esigenze poste dall'art. 106 cpv. 2 LTF (DTF 147 IV 73 consid. 4.1.2). Per motivare l'arbitrio non basta criticare semplicemente la decisione impugnata contrapponendole una versione propria, ma occorre dimostrare per quale motivo l'accertamento dei fatti o la valutazione delle prove sono manifestamente insostenibili, si trovano in chiaro contrasto con la fattispecie, si fondano su una svista manifesta o contraddicono in modo urtante il sentimento della giustizia e dell'equità (DTF 143 IV 241 consid. 2.3.1). I ricorrenti non si confrontano tuttavia con le articolate conclusioni dei giudici cantonali, secondo cui il porticato litigioso è privo di particolari pregi, insistendo sull'esistenza un preteso diritto di passo. Al riguardo, la documentazione dell'incarto permette di determinare compiutamente la portata del contestato intervento sotto il profilo dell'art. 34 NAPR, l'assunzione dei mezzi di prova proposti dai ricorrenti non potendo mutare tale esito. Le generiche critiche ricorsuali non dimostrano neppure che le conclusioni dei giudici cantonali sarebbero manifestamente contrarie al senso e allo scopo dell'art. 34 NAPR e quindi arbitrarie (DTF 143 I 321 consid. 6.1). Non spetta d'altra parte al Tribunale federale valutare quale è l'interpretazione corretta che l'autorità cantonale avrebbe dovuto dare all'art. 34 NAPR, dovendo soltanto stabilire se l'interpretazione fattane è sostenibile (DTF 144 III 145 consid. 2). Il fatto che le conclusioni poste a fondamento del giudizio impugnato, peraltro fondate su valutazioni condivisibili, non concordino con quelle ricorsuali non ne dimostra l'arbitrarietà (DTF 144 II 281 consid. 3.6.2). Del resto, la critica ricorsuale non parrebbe concernere in primo luogo l'applicazione nel caso concreto dell'art. 34 NAPR, ma, tardivamente, il contenuto di tale norma, non contestata dai ricorrenti al momento della sua adozione: ciò in particolare riguardo alla mancata indicazione del vano litigioso sul piano di dettaglio del nucleo di Muggio (sulla portata di un controllo astratto di norme comunali e sull'autonomia comunale vedi DTF 147 I 136 consid. 1.1, 1.4 e 2.1). Nella misura in cui i ricorrenti adducono che la Corte cantonale non avrebbe applicato l'art. 8 cpv. 3 NAPR, che distingue, fra i tipi di intervento, il riattamento e la trasformazione, in relazione con l'art. 34 cpv. 3 lett. a NAPR, essi misconoscono che il vano litigioso non è indicato quale costruzione di valore storico o ambientale pregevole. La tesi, meramente appellatoria, secondo cui, sebbene non indicato sul piano di dettaglio del nucleo il vano presenterebbe un indubbio valore storico, per il semplice fatto d'essere ubicato nella parte vecchia del nucleo, chiaramente non regge.