Citation: 1B_468/2018 E. 2.5

2.5. Certo, le criticate esternazioni possono apparire alla ricorrente come improprie, ma non sono di una gravità tale da dare l'impressione di un'apparenza di parzialità (DTF 141 IV 178 consid. 3.2.3 in fine pag. 180; 127 I 16 consid. 2d pag. 200; sentenza 1B_434/2017 del 4 gennaio 2018 consid. 5.2). Si tratta di espressioni maldestre, ma comunque isolate, che nel caso di specie non costituiscono un motivo di prevenzione. La CRP, respingendo la domanda di ricusazione, non ha pertanto leso il diritto federale. Queste infatti non concludono sulla colpevolezza della ricorrente ma, correttamente interpretate, sono volte a giustificare l'apertura di una procedura preliminare e l'adozione di misure coercitive, quali il sequestro, ciò che presuppone l'esistenza di sufficienti indizi di reato, che devono essere indicati, senza che implichino una dichiarazione di colpevolezza (art. 309 cpv. 1 CPP). Le dichiarazioni delle autorità inquirenti devono in effetti essere interpretate in maniera oggettiva e nel loro insieme, non estrapolandole dal loro ambito in maniera isolata, ma considerando il loro contesto, le loro modalità e lo scopo apparentemente cercato dal loro autore (sentenza 1B_150/2016 del 19 maggio 2016 consid. 2.2 e 2.3). Al giudice non è infatti vietato farsi un'opinione provvisoria sulla base degli atti, fintantoché rimanga interiormente libero, dopo che le parti hanno addotto i loro argomenti, di giungere a un altro risultato (sentenza 1B_549/2017 del 16 febbraio 2018 consid. 2 e 3). Nel caso in esame occorre anche tener conto che con decisione del 2 novembre 2017 la CRP aveva rinviato la causa all'Autorità di vigilanza imponendole di motivare sufficientemente l'ordine di perquisizione e sequestro o di procedere con il dissequestro. Quest'ultima ha quindi indicato le risultanze emerse dall'inchiesta, insistendo in particolare, invero in modo imprudente e infelice, sugli indizi del prospettato reato posti a fondamento del sequestro litigioso.