Citation: 4A_484/2009 31.08.2010 E. 5

Il ricorrente rimprovera ai giudici ticinesi di avere violato il diritto privato federale negando la responsabilità della banca nonostante la commissione di gravi negligenze. 5.1 Il mandatario si obbliga a compiere gli affari affidatigli a norma del contratto (art. 394 cpv. 1 CO) e risponde verso il mandatario dell'esecuzione fedele e diligente (art. 398 cpv. 2 CO). La misura della diligenza è valutata secondo criteri oggettivi e va raffrontata con il comportamento che terrebbe, nelle medesime circostanze, un mandatario coscienzioso. Esigenze più severe sono richieste se egli agisce ed è remunerato a titolo professionale. Occorre comunque tenere in considerazione sia il tipo di mandato, sia le circostanze specifiche del singolo caso e, laddove ve ne fossero, le regole comportamentali ammesse nei vari campi professionali (DTF 115 II 62 consid. 3a e rif.; cfr. 127 III 359 consid. 1; WEBER, Commentario basilese, n. 27 ad art. 398 CO). Il Tribunale di appello ha sintetizzato - correttamente - queste nozioni dicendo che viola il contratto il gestore che esegue un'operazione in contrasto con ciò che avrebbe ragionevolmente e oggettivamente fatto un professionista. Il dovere di diligenza del mandatario implica anche l'obbligo d'informare regolarmente e di consigliare il cliente sulla scelta delle misure adeguate, omettendo di compiere quelle che potrebbero danneggiarlo. In quanto esperto del ramo egli deve informare, anche senza esserne richiesto, su tutto ciò che è importante per il mandante: l'adeguatezza del mandato e delle istruzioni, i costi, le possibilità di successo, i rischi (DTF 115 II 62 consid. 3a). 5.2 Il ricorrente ravvisa motivo di responsabilità nell'acquisto di determinati titoli di carattere altamente speculativo, privi di quotazioni e rating, in contrasto con le raccomandazioni degli analisti e con rischi inaccettabili, in alcuni casi anche a causa dell'eccessiva concentrazione. 5.2.1 La Corte cantonale ha dichiarato inammissibile la censura nella misura in cui il ricorrente la riferisce al parere degli analisti. Essa ha inoltre sovvertito il giudizio del Pretore quanto all'onere probatorio, stabilendo che toccava al ricorrente provare la violazione del contratto da parte del gestore, ovvero l'irragionevolezza degli investimenti; prova che a mente sua, avuto riguardo ai riscontri della perizia giudiziaria, il ricorrente non ha saputo fornire per i titoli Vertical Net, Terra Networks e Revexus CS. 5.2.2 Orbene, passando in rassegna i diversi titoli il ricorrente d'un canto insiste ancora e ripetutamente su argomenti della cui infondatezza o inammissibilità s'è già detto: l'onere della prova posto ingiustamente a suo carico, l'obbligo di allegazione al quale afferma di avere fatto fronte, il parere degli analisti; dall'altro richiama le valutazioni del Pretore a lui favorevoli e si diffonde abbondantemente sull'assenza di quotazioni o di rating che avrebbero dovuto sconsigliare le operazioni e sulla mancata informazione data al cliente a proposito dei rischi degli investimenti. Sembra tuttavia sfuggirgli l'aspetto essenziale, ossia che toccava a lui provare la violazione del contratto e che in questa sede gli incombe pertanto di dimostrare che gli accertamenti di fatto sulla base dei quali il Tribunale di appello ha negato tale presupposto - di principio vincolanti - sono arbitrari. Non vi riesce; in particolare non dimostra che i giudici ticinesi abbiano ignorato o travisato manifestamente il senso e la portata di un mezzo di prova. I passaggi della perizia che menziona a suffragio delle sue tesi attestano tutt'al più la difficoltà di valutazione, rispettivamente la mancanza di quotazioni di alcuni titoli, oppure l'opinabilità degli investimenti, non invece che gli acquisti fossero irragionevoli (per riprendere l'espressione usata nella sentenza impugnata). In sostanza egli sostituisce le proprie valutazioni a quelle dei giudici ticinesi, senza dimostrare la manifesta erroneità di quest'ultime. Aggiungasi che le argomentazioni del ricorrente sono del tutto avulse dal contenuto degli accordi contrattuali, che sono il primo elemento da considerare nella valutazione della diligenza dovuta dal mandatario. E si ricordi, a questo proposito, che la sentenza impugnata accerta che a un certo momento le parti avevano concordato una "politica d'investimento più aggressiva". 5.2.3 Per le azioni Terra Networks il ricorrente parrebbe asserire che, trattandosi di titoli della New Economy, la banca avrebbe tollerato una concentrazione eccessiva rispetto a quanto avrebbe imposto una ripartizione ragionevole del rischio. Riferisce però egli stesso che il perito ha stabilito che questo investimento si situava "nei limiti superiori", non al di là, ed era pertanto "opinabile". Il giudizio d'appello, che rifacendosi a tale valutazione ha escluso l'eccessiva concentrazione, non può quindi essere arbitrario. 5.2.4 Quanto al derivato Revexus il ricorrente afferma con ragione che il Tribunale di appello ha sbagliato osservando che il Pretore non aveva considerato provato sulla base di quali criteri la convenuta avesse acquistato il prodotto: il primo giudice aveva in effetti riferito l'assenza di prova solo all'eccessiva concentrazione del capitale investito (6.4 %) e posto a carico della convenuta soltanto la porzione eccedente (1.4 %) la soglia giudicata ammissibile dal perito (5 %). Il ricorrente dà però atto che anche la Corte d'appello ha riconosciuto che la banca ha violato l'obbligo di diversificazione nella misura dell'1.4 %. Il predetto errore di lettura non ha pertanto avuto conseguenze concrete (del danno si dirà). 5.3 Il ricorrente rimprovera poi alla convenuta un "immobilismo colpevole", ossia un continuo difetto di sorveglianza del portafoglio, nonché la mancata vendita dei titoli malgrado perdite di valore che superavano il 20 %. 5.3.1 Il Tribunale federale ha già avuto modo di rilevare che una soglia generale in caso di calo dei corsi non può essere definita, giacché le misure da adottare sono determinate in primo luogo dalle pattuizioni delle parti (sentenza 4C.158/2006 del 10 novembre 2006, consid. 3.2). La Corte cantonale ha accertato in modo vincolante, riferendosi alla perizia giudiziaria, che il criterio proposto dal ricorrente "non ha trovato alcun riscontro probatorio né nel principio né nel quantum". 5.3.2 Il Tribunale di appello ha inoltre accertato che il ricorrente non ha addotto né provato altre ragioni che avrebbero imposto alla banca di vendere le obbligazioni 7 ¼ % Owens Corn, 11 % Argentina, nonché le azioni Cybercash, Seat Pagine Gialle, così come il derivato Revexus CS. 5.3.3 Nell'esame dei singoli titoli il ricorrente, oltre a riprendere nuovamente il tema dell'onere della prova e a insistere sul fatto che toccava all'opponente spiegare in causa la propria strategia d'investimento, espone a ripetizione ampi stralci dei propri scritti introduttivi nei quali rimproverava alla banca di non avere sorvegliato l'andamento del portafoglio e di non avere venduto i titoli: espone però liberamente il suo punto di vista mettendo in rilievo i dubbi espressi a diverse riprese dal perito e, per finire, allorquando si propone di specificare la negligenza del gestore, torna sempre al criterio della perdita di valore del 20 %, il quale, come detto, da solo non è tuttavia determinante. Trattando la valutazione delle obbligazioni osserva, in modo altrettanto appellatorio, che occorreva considerare soltanto il rating, non le raccomandazioni degli analisti in uso per le azioni. Per di più anche in quest'ambito egli omette di considerare il contenuto del contratto (cfr. supra consid. 5.2.2). 5.3.4 È opportuno soffermarsi sulle censure particolari concernenti la "quota rientrante nel 5 % del Revexus B.________". Il ricorrente sostiene in primo luogo che il Tribunale di appello non si è pronunciato sulla mancata vendita di tale quota del derivato, per cui le conclusioni del Pretore, "non essendo state contestate", andrebbero confermate. Ritiene poi arbitrario ammettere una violazione contrattuale in relazione con il rischio eccessivo di concentrazione e negarla nel contempo per la mancata sorveglianza e vendita del prodotto. La sentenza impugnata titola la posizione "quota eccedente il 5 % del derivato Revexus CS". È assai probabile che questa formulazione sia il frutto di una svista: essendo già stata ammessa la responsabilità della convenuta per l'acquisto della porzione dell'1.4 % dell'investimento giudicata eccessiva (cfr. consid. 5.2.4), l'esame dell'eventuale mancata vendita poteva logicamente riguardare soltanto la porzione residua del 5 %. Se così fosse, varrebbero le considerazioni generali esposte sopra (consid. 5.3.1-5.3.3). Se invece i giudici d'appello avessero effettivamente omesso di esaminare questa componente delle pretese del ricorrente, la conseguenza non sarebbe affatto la conferma automatica della sentenza del Pretore (nemmeno lui ha peraltro considerato la suddetta porzione residua dell'investimento); vi potrebbe tutt'al più essere spazio per una violazione del diritto di essere sentiti, a condizione che la censura, contrariamente a quanto fa il ricorrente, sia proposta nelle dovute forme (consid. 1.2.1). Notisi infine che non è dato di comprendere - né il ricorrente lo spiega - perché sarebbe insostenibile riconoscere d'un canto la violazione dell'obbligo di diversificazione per la quota dell'investimento che supera il rischio ritenuto ragionevole e costatare dall'altro che non è stata provata la violazione del contratto da parte della banca per non avere venduto la porzione rimanente. 5.4 Sia nelle parti generali dell'atto di ricorso, sia nell'esame dei singoli acquisti ritenuti errati e delle vendite mancate il ricorrente sostiene che la convenuta ha violato il proprio dovere d'informazione, omettendo di rendere attento il cliente sull'andamento dei mercati, sulla consistenza del patrimonio, sulle perdite di valore e, in definitiva, non avendolo interpellato sui rischi accresciuti che stava correndo. Egli rimprovera al Tribunale di appello di avere completamente ignorato l'argomento, commettendo diniego di giustizia formale. La censura è inammissibile. A prescindere dalla questione di sapere se l'asserita omissione possa comportare diniego formale di giustizia o costituisca piuttosto violazione del diritto di essere sentiti per motivazione insufficiente, il ricorrente spiega di avere allegato davanti al Pretore la lesione dell'obbligo d'informazione, indicando anche i passaggi ove ciò è avvenuto, ma non dice nulla della procedura di seconda istanza. Il silenzio del Tribunale di appello non basta; occorre ancora che il ricorrente gli avesse sottoposto regolarmente l'argomento dell'informazione. Davanti al Tribunale federale il ricorrente, che ha l'obbligo di spiegare in cosa consista esattamente la violazione del diritto costituzionale invocato (art. 106 cpv. 2 LTF; cfr. supra consid. 1.2.1), doveva pertanto sostenere di essersene prevalso anche davanti all'autorità cantonale, indicando con precisione dove e come lo ha fatto (cfr. consid. 1.2.2). 5.5 Il Tribunale di appello non è pertanto caduto nell'arbitrio nel costatare che non è stato provato nessun fatto dal quale si potrebbero dedurre le negligenze che il ricorrente rimprovera all'opponente. Negando la responsabilità della banca ha quindi tratto le giuste conseguenze dall'inadempimento dell'onere che incombeva al ricorrente in merito ai fatti costitutivi della violazione del contratto, nel rispetto del diritto federale.