Citation: 6B_291/2013 E. 2.3

2.3. Il ricorrente ha esplicitamente fondato la sua richiesta d'indennità anche sull'art. 431 CPP, ritenendo, almeno in parte, illeciti i provvedimenti coercitivi della carcerazione preventiva e del sequestro ai quali è stato sottoposto. La Corte cantonale non è entrata nel merito della domanda, esaminando in particolare la legittimità o meno dei provvedimenti coercitivi adottati nei confronti del ricorrente. Ha infatti rifiutato qualsiasi indennizzo sulla base dell'art. 430 cpv. 1 lett. a CPP, disposizione che tuttavia consente di limitare unicamente i risarcimenti fondati sull'art. 429 CPP riguardanti i provvedimenti di per sé legittimi che dovessero rivelarsi ingiustificati in un secondo tempo per il fatto che l'imputato è stato prosciolto. L'art. 431 CPP concerne per contro i provvedimenti coercitivi illegali, garantendo in particolare il diritto a una riparazione previsto dall'art. 5 n. 5 CEDU. Nella versione tedesca e francese, la norma porta peraltro il titolo marginale "Rechtswidrig angewandte Zwangsmassnahmen", rispettivamente "Mesures de contrainte illicites". L'art. 430 CPP non torna quindi applicabile ai casi disciplinati dall'art. 431 CPP che, dandosene le condizioni, comportano il riconoscimento di un'indennità indipendentemente dall'esito del procedimento penale (cfr. Donatsch/Hansjakob/Lieber, Kommentar zur StPO, 2010, n. 1 all'art. 430 e n. 1 all'art. 431; Niklaus Schmid, Schweizerische Strafprozessordnung, Praxiskommentar, 2a ed., 2013, n. 2 all'art. 431). Omettendo di confrontarsi con l'asserita illegalità dei provvedimenti coercitivi esplicitamente sollevata dal ricorrente, la Corte cantonale ha quindi violato il suo diritto di essere sentito. La facoltà di presentare una domanda d'indennità e di riparazione del torto morale per provvedimenti coercitivi eventualmente illegali, non presuppone del resto che la misura coercitiva sia stata impugnata al momento della sua adozione (DTF 125 I 394 consid 4a; sentenza 1B_351/2012 del 20 settembre 2012 consid. 2.3.2, in: Pra 2012, n. 134, pag. 964 segg.). In tali circostanze, la sentenza della Corte cantonale deve essere annullata già per questo motivo. La garanzia del diritto di essere sentito ha infatti natura formale e la sua lesione comporta l'annullamento della decisione impugnata, indipendentemente dalla fondatezza del gravame nel merito (DTF 137 I 195 consid. 2.2 e rinvio). Nondimeno, per ragioni di economia processuale, si giustifica di esaminare le ulteriori censure.