Citation: 6P.93/2001 10.01.2002 E. 3

3.- a) Il ricorrente si avvale infine della violazione del principio in dubio pro reo. Egli persiste nel sostenere l'esistenza di dubbi "rilevanti ed insuperabili" circa l'adempimento del momento soggettivo dell'atto omicida a lui rimproverato. b) Il principio "in dubio pro reo" è il corollario del principio della presunzione d'innocenza garantita agli art. 32 cpv. 1 Cost. , 6 n. 2 CEDU e 14 cpv. 2 Patto ONU II e concerne sia la valutazione delle prove sia la ripartizione dell'onere della prova. Quale regola che disciplina l'onere probatorio, esso significa che spetta alla pubblica accusa provare la colpevolezza dell'imputato e non invece a quest'ultimo dimostrare la sua innocenza. Il Tribunale federale fruisce al riguardo di un libero potere di esame (DTF 127 I 38 consid. 2a, 124 IV 86 consid. 2a, 120 Ia 31 consid. 2). Riferito alla valutazione delle prove, esso significa che il giudice di merito non può dichiararsi convinto dell'esistenza di una fattispecie più sfavorevole all'imputato quando, secondo una valutazione oggettiva del materiale probatorio, sussistono dubbi sulla realtà di tale fattispecie. Una certezza assoluta non può tuttavia essere pretesa. Per ammettere una violazione, i dubbi devono apparire seri e irriducibili, ossia imporsi in modo oggettivo (DTF 127 I 38 consid. 2a, 124 IV 86 consid. 2a, 120 Ia 31 consid. 2d, 106 IV 85 consid. 2b/bb). Sotto questa accezione, il principio "in dubio pro reo" ha la stessa portata che il divieto dell'arbitrio (DTF 120 Ia 31 consid. 4b, 119 Ia 362 consid. 3a e la giurisprudenza citata). c) Il ricorrente si duole della violazione del principio in dubio pro reo nella valutazione delle prove. Egli si dilunga in modo appellatorio sulla sua tesi difensiva e sostiene che tra le due versioni dei fatti, ugualmente sostenibili, i giudici avrebbero dovuto scegliere la sua, in quanto a lui più favorevole. Ora, dalle prove valutate senza arbitrio, non esistono dubbi ai sensi della giurisprudenza sulla versione adottata dai giudici di merito. Per il sovrappiù, gli argomenti sollevati si confondono con quelli sviluppati precedentemente nell'ambito della censura di arbitrio. Conviene comunque ribadire che determinanti sono state, non solo le dichiarazioni, ma altresì la dinamica dell'agire raccontata dal ricorrente. Secondo giurisprudenza costante, quando, come nella presente causa, mancano testimoni oculari o prove materiali inconfutabili, un giudizio di condanna che si poggia su di una serie d'indizi, tra cui le dichiarazioni dello stesso imputato, purché sufficientemente precisi da consentire una deduzione logica e rigorosa, non viola il principio in dubio pro reo (RDAT 1998 II 38 141 consid. 2 e 3; sentenza non pubblicata del Tribunale federale del 29 gennaio 1992 nella causa X. [1P. 784/1990] consid. 2b). d) Il ricorrente accenna alla limitazione del potere di esame del Tribunale federale in materia di violazione del principio in dubio pro reo e richiama una parte della dottrina che prona la libera cognizione (gravame di diritto pubblico, pag. 11). Come testé ricordato, la giurisprudenza compie una distinzione, che tiene perfettamente conto del ruolo di corte costituzionale del Tribunale federale, tra la violazione del principio "in dubio pro reo" in quanto regola della ripartizione dell'onere della prova, esaminata con libero potere di esame, e la violazione dello stesso principio come regola riferita alla valutazione delle prove ove, trattandosi - giova ripeterlo - di una ponderazione degli elementi probanti, il potere di esame corrisponde per insindacabili motivi a quello in materia di arbitrio (DTF 127 I 38 consid. 2a, 124 IV 86 consid. 2a, 120 Ia 31 consid. 2). Ancora recentemente è stata ribadita la conformità al diritto costituzionale e internazionale di tale modo di procedere (DTF 127 I 38 consid. 2 e 4).