Citation: 1B_196/2008 05.09.2008 E. 4

4.1 Il ricorrente sostiene poi che la I CRP avrebbe ritenuto a torto tardiva la domanda di proroga dell'arresto. 4.2 Secondo l'art. 51 cpv. 2 PP, se si intende mantenere oltre 14 giorni il carcere preventivo ordinato per il pericolo di collusione, prima della scadenza di questo termine, occorre presentare alla Corte dei reclami penali la richiesta di proroga dell'arresto. Nella decisione del 9 luglio 2008 è stato rilevato che il MPC ha presentato la domanda litigiosa il 25 giugno 2008, ovvero 15 e non 14 giorni dopo la pronuncia della sentenza 10 giugno 2008, intimata il giorno successivo e da esso ricevuta il 12 luglio seguente. La Corte ha ritenuto che l'opponente, il 25 giugno 2008, già scontava il quindicesimo giorno di carcere preventivo, per cui la domanda non era stata trasmessa, come previsto dalla legge, entro il termine di 14 giorni. Essa ha poi precisato perché, nell'ambito dell'art. 51 cpv. 2 PP, come già risulterebbe dal messaggio del Consiglio federale (FF 1929 II 607), non sarebbe decisivo l'eventuale computo del termine di 14 giorni a partire dalla notifica o conoscenza della decisione d'arresto come previsto da altre disposizioni (in particolare gli art. 106, 120bis cpv. 2, 217 PP): ciò allo scopo di evitare un prolungamento della carcerazione, ritenuto l'obbligo imposto al giudice di adoperarsi per abbreviarla. La volontà del legislatore di limitare a 14 giorni effettivi la durata del carcere preventivo, e quindi l'esigenza di presentare un'eventuale istanza di proroga entro tale termine, risulterebbe inoltre dall'analisi dell'evoluzione giurisprudenziale (cfr. al riguardo DTF 120 IV 342 consid. 3; sentenza 2A.604/2006 dell'8 maggio 2007 consid. 3.1). La Corte, riferendosi ancora ai materiali legislativi e alla dottrina, ha altresì sottolineato che anche il Parlamento ha poi deciso che i 14 giorni devono corrispondere al termine per la presentazione della domanda di proroga e non a quello entro il quale l'autorità deve rendere la decisione (Felix Bänziger/Luc Leimgruber, Das neue Engagement des Bundes in der Strafverfolgung, Kurzkommentar zur "Effizienzvorlage", Berna 2001, n. 213; cfr. anche FF 1998 pag. 1121 e 1136). La Corte ha concluso che, contrariamente all'assunto del MPC, comportante un illecito prolungamento del periodo di carcerazione, il termine per l'inoltro dell'istanza di proroga non può essere calcolato a partire dall'effettiva notifica dell'ordine di arresto. Questa conclusione sarebbe confortata pure dall'art. 227 cpv. 2 del futuro Codice di diritto processuale penale svizzero del 5 ottobre 2007, secondo cui la domanda di proroga dev'essere presentata al più tardi quattro giorni prima della scadenza della durata della carcerazione. La Corte ha poi addotto ulteriori motivi che osterebbero alla tesi del MPC, tra i quali il principio di celerità e, per analogia, la giurisprudenza secondo la quale la prescrizione dell'azione penale si determina già al momento della pronuncia della sentenza di prima istanza e non al momento della sua notifica (DTF 130 IV 101 consid. 2). 4.3 Il ricorrente non si confronta del tutto con queste differenziate motivazioni, né tenta di spiegare perché la censurata conclusione violerebbe il diritto federale. Esso si limita a rilevare, in maniera del tutto generica e senza esprimersi minimamente sulle specificità e lo scopo della disciplina fissata dall'art. 51 cpv. 2 PP, che la pronuncia della carcerazione diverrebbe opponibile solo a partire dal giorno in cui è nota e quindi notificata (sulla mancata notifica di una decisione cfr. DTF 122 I 97). Questo accenno di critica, meramente appellatorio, non adempie chiaramente le citate esigenze di motivazione imposte dall'art. 42 LTF ed è quindi inammissibile.