Citation: 4A_543/2020 E. 5.2

5.2. Per interpretare soggettivamente il documento del 27 aprile 2016, il Pretore ha vagliato le testimonianze dei testi D.________ e avv. E.________ e ha concluso che non era possibile derivare una reale e concorde volontà delle parti sul suo significato. Si è quindi chiesto se in buona fede l'attore potesse considerare l'atto completato a mano dal convenuto un impegno d'acquisto e ha risposto negativamente al quesito. Ha concluso che quanto scritto e firmato sul documento del 27 aprile 2016 dal convenuto corrispondeva solo alle scadenze entro le quali egli avrebbe confermato definitivamente la sua volontà di acquistare le azioni. A tal fine il primo giudice ha considerato pure circostanze successive al 27 aprile 2016, in particolare: il silenzio dell'attore di fronte alla comunicazione per posta elettronica del 29 aprile 2016 del convenuto di rinunciare all'affare; la e-mail dell'attore del 4 maggio 2016 con cui ha spiegato al convenuto che lui aveva la possibilità di acquistare le azioni di C.________ AS a un prezzo assolutamente interessante (rilevando che quell'affermazione collideva con la tesi dell'attore a sostegno della conclusione di un contratto); e uno scritto dell'attore del 7 giugno 2016, in cui egli si sarebbe riferito per la prima volta dopo il 27 aprile 2016 al documento di quello stesso giorno inteso come accordo. I giudici di appello hanno dapprima rilevato che il "Pretore aveva a giusta ragione posto l'accento sull'interpretazione oggettiva", quasi a lasciar intendere che quell'interpretazione non fosse l'unica di cui egli si era servito. Per finire, però, si sono concentrati solo sull'interpretazione oggettiva. Nell'ambito di tale esame, anche loro hanno analizzato e considerato alcune e-mail successive al 27 aprile 2016, per concludere che l'attore medesimo aveva in sostanza capito che non si era ancora perfezionata una compravendita. In simili condizioni Pretore e giudici di appello risultano aver accertato un consenso effettivo sulla portata della dichiarazione dell'opponente, dedotto in definitiva (anche) dal comportamento successivo delle parti, che può essere preso in considerazione solo nel quadro di un consenso effettivo (cfr. sopra, consid. 5.1.3). Il ricorrente obietta che la rinuncia all'acquisto comunicata il 29 aprile 2016 dall'opponente è stata inviata a D.________, il quale non si sarebbe occupato delle azioni di C.________ AS. A suo avviso non si potrebbe neppure dedurre dalla sua reazione del 4 maggio 2016 che egli non avesse ritenuto la firma dell'opponente nel documento del 27 aprile 2016 un'accettazione di acquisto, dato che il 28 aprile 2016 si era riferito "al nostro accordo di ieri", e aveva così confermato la sua convinzione che l'affare con il doc. D era stato concluso. Anche a volerle considerare benché siano già state giudicate inammissibili (cfr. sopra, consid. 4), tali censure non sono convincenti. Intanto, dai documenti prodotti dallo stesso ricorrente risulta che già il 29 aprile 2016 egli aveva ricevuto la rinuncia all'acquisto da parte dell'opponente dall'amministratore delegato di C.________ AS (cfr. doc. G/23) : l'insorgente non può dunque seriamente sostenere di non esserne stato informato, a maggior ragione ove nella sua e-mail del 4 maggio 2016 all'opponente aveva alluso anche alle azioni di C.________ AS. La Corte cantonale ha stabilito che l' "accordo"evocato dal ricorrente nell'e-mail del 28 aprile 2016 non si riferisse necessariamente a quanto da lui preteso, ossia a una compravendita di azioni perfezionata. Tale accertamento è difendibile, perché in quella e-mail del 28 aprile 2016 il ricorrente non ha specificato che l' "accordo di ieri" costituiva il contratto di compravendita delle note azioni. In assenza di altri indizi, l' "accordo" poteva anche riguardare, come ha interpretato per finire la Corte cantonale, l'intesa fra le parti sulle scadenze entro le quali l'opponente avrebbe confermato la sua definitiva volontà di acquisto. Invano, infine, il ricorrente fa valere che l'atto del 27 aprile 2016 sarebbe il negozio obbligatorio e che per quel motivo aveva scritto all'opponente che lui avrebbe avuto "la possibilità di acquistare le azioni a prezzi assolutamente interessanti", operazione, questa, praticabile solo con l'atto traslativo. Così argomentando, infatti, l'interessato si limita a opporre la propria tesi alla conclusione dei giudici di appello - che l'hanno ritenuta una forzatura -, senza spiegare, prima ancora di dimostrare, perché l'accertamento dei giudici cantonali sia arbitrario o perché essi abbiano travisato altri elementi probatori idonei a rendere l'interpretazione da loro proposta insostenibile (DTF 145 I 26 consid. 1.3 pag. 30; 144 III 264 consid. 6.2.3 pag. 273; 140 III 264 consid. 2.3).