Citation: 6B_981/2020 E. 10.5

10.5. Richiamando la figura giuridica della partecipazione ad un'esposizione a pericolo della persona lesa stessa ("eigenverantwortliche Selbstgefährdung"), il ricorrente sostiene che la vittima avrebbe avuto la padronanza del proprio motoveicolo fino al momento precedente la collisione ed avrebbe avuto una condotta gravemente negligente in misura preponderante. Adduce che ciò avrebbe comportato un'interruzione del nesso causale (cfr. ricorso, punto n. 23). Come visto, l'interruzione del nesso causale presuppone che l'atto concomitante, nella fattispecie l'atteggiamento della vittima, costituisca una circostanza del tutto eccezionale o appaia così straordinaria che non poteva essere prevista. Questa condizione non è adempiuta nel caso in esame (cfr. consid. 10.3). Ricordato che nel diritto penale non è data una compensazione della colpa, la semplice esistenza di una causa concomitante non è sufficiente ad interrompere il nesso causale (DTF 122 IV 17 consid. 2c/bb; sentenza 6B_244/2019 del 10 aprile 2019 consid. 4.3). La figura giuridica richiamata dal ricorrente presuppone d'altra parte che la persona lesa accetti consapevolmente il rischio di cui essa è innanzitutto responsabile (cfr. DTF 125 IV 189 consid. 3; v. anche DTF 134 IV 193 consid. 9.1; 131 IV 1 consid. 3.2; sentenza 6B_1180/2018 del 6 marzo 2019 consid. 2.4). In concreto, la situazione di pericolo in questione è stata creata direttamente dal ricorrente; la vittima non se ne è avveduta e non ha quindi accettato consapevolmente il rischio che tale situazione comportava. Nulla può quindi essere dedotto dalla nozione richiamata dal ricorrente, non pertinente per il giudizio sulla fattispecie.