Citation: 5P.45/2007 05.04.2007 E. 4

4.1 Il ricorrente lamenta innanzi tutto una violazione del principio della celerità previsto dagli art. 29 cpv. 1 Cost. e 6 n. 1 CEDU, perché ritiene la durata della procedura di appello eccessiva e chiede che tale fatto venga accertato anche nel dispositivo di questa sentenza quale riconoscimento di un parziale torto morale. Afferma che nonostante i solleciti indirizzati all'autorità cantonale, egli ha dovuto attendere tre anni e mezzo per ricevere la sentenza impugnata. 4.2 Giusta l'art. 29 cpv. 1 Cost. in procedimenti dinanzi ad autorità giudiziarie o amministrative, ognuno ha diritto alla parità ed equità di trattamento, nonché ad essere giudicato in un termine ragionevole. Alla stregua dell'art. 6 n. 1 CEDU - che non offre in quest'ultimo campo garanzie maggiori rispetto alle garanzie costituzionali nazionali (DTF 114 Ia 179; 130 I 269 consid. 2.3) - l'art. 29 cpv. 1 Cost. proibisce un ritardo ingiustificato nello statuire. L'autorità viola questa garanzia costituzionale quando non prende una decisione che le incombe in un termine previsto dalla legge o in un termine che la natura del procedimento e tutte le altre circostanze del caso fanno apparire ragionevole (DTF 130 I 312 consid. 5.1 pag. 331 seg., con rinvii). Il carattere ragionevole della durata della procedura dev'essere valutato sulla base delle circostanze concrete. Fra i criteri determinanti rientrano la complessità dell'affare e il comportamento dell'autorità e dell'interessato. Spetta segnatamente a quest'ultimo di intraprendere quanto è in suo potere affinché l'autorità faccia prova della necessaria diligenza, invitandola ad accelerare la procedura o, se del caso, proponendo un ricorso per ritardata giustizia. Rispetto alle procedure amministrative o penali, in una causa civile viene preteso dall'interessato un maggiore impegno per attivare la procedura (DTF 130 I 312 consid. 5.2 pag. 332; Auer/Malinverni/Hottelier, Droit constitutionnel suisse, Vol. II, 2a ed. Berna 2006, n. 1276 pag. 590). 4.3 In concreto può restare indecisa la questione a sapere se la durata della procedura di appello sia compatibile con le suddette garanzie. Infatti, come già osservato, il ricorrente domanda una riparazione del torto morale che avrebbe subito a causa dell'eccessiva durata della procedura nella forma di un suo accertamento nel dispositivo di questa sentenza (v. sulla possibilità di formulare una siffatta domanda DTF 129 V 411 consid. 1.3 pag. 417, con rinvii). Tuttavia per ottenere la riparazione di un danno (anche morale) subito dall'inattività di un'autorità, la giurisprudenza richiede che l'interessato abbia fatto tutto il possibile per accelerare la procedura. Questo significa che la parte deve rendere attenta l'autorità dell'imminente pregiudizio e sollecitarla; se ciò non porta ad un'accelerazione della procedura l'interessato deve presentare un ricorso per ritardata giustizia (DTF 107 Ib 155 consid. 2b/bb). L'omissione di tali misure comporta una concolpa che interrompe il nesso causale (DTF 107 Ib 155 consid. 2b/cc). Nella fattispecie il ricorrente si è limitato a sollecitare, invero più volte, il Tribunale di appello, senza però mai inoltrare un ricorso contro l'inattività dell'autorità cantonale. In queste circostanze, alla luce della suesposta giurisprudenza, può essergli imputata una concolpa che esclude una riparazione del torto morale. Ne segue che la richiesta di accertare una violazione del principio della celerità dev'essere respinta.