Citation: 1A.2/2000 25.02.2000 E. 1

coinvolgimento del ricorrente all'"interno di una vera e propria banda" (consid. 8 pag. 28). Del resto, premesso che la questione della doppia punibilità è pacifica in concreto e che il principio "ne bis in idem" è applicabile anche in presenza di un reato motivante l'estradizione, decisiva non è la questione di sapere sulla base di quale aggravante è stato condannato il ricorrente, bensì la circostanza che egli è già stato definitivamente giudicato per i medesimi fatti posti a fondamento della domanda di estradizione, se- gnatamente riguardo al capo d'imputazione A), per cui alla sua estradizione all'Italia per questi fatti osta l'art. 9 prima frase CEEstr. c) Certo, l'UFP aggiunge che la condanna del ri- corrente in Svizzera con l'aggravante d'essersi affiliato a una banda non sarebbe comunque rilevante, poiché essa ri- guarderebbe fatti da lui compiuti in Svizzera. A questo proposito si rileva però che, secondo quanto risulta dall' atto di accusa e dalla sentenza della Corte delle assise criminali, e rettamente fatto valere dal ricorrente, i fatti per i quali egli è stato giudicato e condannato a Lu- gano sono stati prevalentemente commessi in Italia. Ora, secondo l'art. 36 della Convenzione unica su- gli stupefacenti, conclusa a New York il 30 marzo 1961 ed entrata in vigore il 22 febbraio 1970 per la Svizzera e il 14 maggio 1975 per l'Italia (RS 0.812.121.0), ogni Parte adotterà le misure necessarie affinché ogni atto contrario alle disposizioni convenzionali sia punibile quando è com- messo intenzionalmente e affinché le infrazioni gravi siano passibili di una pena adeguata, specificatamente di pene detentive o di altre pene privative della libertà; tra gli atti delittuosi figurano segnatamente l'acquisto, la vendi- ta, la consegna e l'importazione di stupefacenti non con- formi alle disposizioni della Convenzione (n. 1). Queste infrazioni, anche se commesse da cittadini stranieri, sa- ranno perseguite dalla Parte sul cui territorio l'infrazio- ne è stata commessa o sul territorio della quale si troverà il reo se la sua estradizione non è accettabile in confor- mità della legislazione della Parte alla quale la domanda è indirizzata, e se il reo non è già stato perseguito e giu- dicato (n. 2 lett. a/iv). I n. 1 e 2 dell'art. 36 sono poi stati modificati dal Protocollo di emendamenti concluso a Ginevra il 25 marzo 1972, entrato in vigore per la Svizzera il 22 maggio 1996 e l'8 agosto 1975 per l'Italia, che pre- vede in particolare che queste infrazioni costituiscono reati estradizionali (RS 0.812.121.01). Giusta l'art. 7 cpv. 1 CEEstr, la Parte richiesta può rifiutarsi di estradare l'individuo richiesto per un reato, che, secondo la sua legislazione, è stato commesso in tutto o in parte sul suo territorio (DTF 117 Ib 210 con- sid. 3b). Anche il diritto svizzero permette di punire l' autore di un reato commesso all'estero, arrestato in Sviz- zera e non estradato, se l'atto è punibile anche nel Paese in cui è stato commesso (art. 19 n. 4 LStup, lex specialis rispetto all'art. 85 AIMP; DTF 116 IV 244 consid. 3b - d). Secondo la giurisprudenza, il giudice svizzero è, di regola, competente a decidere su reati in materia di stupefacenti commessi da stranieri all'estero, solo se è convinto che lo Stato in cui il reato è stato commesso non chiederà l'estradizione qualora questa sia possibile per tale infrazione: le autorità svizzere non hanno solo il di- ritto ma anche il dovere d'informarsi al proposito. Soltan- to ove non sia possibile conoscere entro un termine ragio- nevole il punto di vista dello Stato estero, il giudice svizzero può e deve, eccezionalmente, dichiararsi competen- te senza assumere informazioni previe su tale questione (DTF 118 IV 416, 116 IV 244 consid. 4 e 5, 112 Ib 149). Nella fattispecie, come ancora si vedrà, il ricor- rente, in virtù del principio dell'universalità vigente nel diritto penale in materia di stupefacenti, è stato perse- guito e condannato - eccezion fatta per quanto attiene al capo d'imputazione A3 - per tutti i fatti punibili da lui commessi in Italia e in Svizzera. Dall'incarto risulta inoltre che il Ministero pubblico ticinese, con rogatoria del 23 luglio 1997, completata il 21 agosto 1997 e il 2 giugno 1998, ha chiesto all'Italia di trasmettergli i ver- bali d'interrogatorio, gli altri documenti probatori e, in particolare, una copia della decisione cautelare del GIP del 3 febbraio 1998 - su cui si fonda la domanda estera del 28 agosto 1998 - per acquisirla agli atti del procedimento pendente in Svizzera contro il ricorrente. Per di più, nell'ambito delle indagini concernenti i fatti rimproverati al ricorrente, tra le Autorità inquirenti italiane e quelle ticinesi sussisteva uno scambio "info-operativo", visto che il ricorrente risiedeva a Stabio (sentenza di condanna pag. 12). Ne segue che, sulla base di queste precise circostan- ze, il giudice svizzero poteva essere convinto che lo Stato italiano, informato già nel 1997 del perseguimento avviato in Svizzera contro il ricorrente per i citati fatti, non ne avrebbe chiesto l'estradizione. Certo, conformemente all'art. 104 OG, il Tribunale federale interviene solo in caso di eccesso od abuso del potere di apprezzamento. Tale eccesso o abuso può essere dato allorquando, in particolare per ragioni di economia procedurale, l'estradando è già stato giudicato per l'in- sieme dei fatti in Svizzera (cfr., e contrario, DTF 117 Ib 210 consid. 3b).