Citation: 2C_956/2014 E. 5.3.3

5.3.3. La valutazione della colpa appena espressa - giustificata tra l'altro dalla constatazione che il ricorrente 1 era il "perno" di tutte le operazioni compiute insieme alla banda di cui faceva parte, dall'atteggiamento avido, gretto e noncurante dell'integrità fisica altrui, così come dal fatto che egli ha delinquito nonostante avesse un lavoro che gli garantiva un salario più che dignitoso - non muta d'altra parte in considerazione delle argomentazioni addotte nell'impugnativa presentata davanti a questa Corte. Nella misura in cui il ricorrente 1 sottolinea di non dare più adito a lagnanza alcuna da quasi un decennio, occorre innanzitutto ricordare che egli è in realtà libero unicamente dalla fine di aprile del 2008, mentre prima stava scontando la pena inflittagli. Se inoltre è vero che agli atti vi è un certificato di buona condotta rilasciato dalle autorità del Kosovo nel luglio del 2012 è altrettanto vero che dai fatti accertati dal Tribunale cantonale amministrativo praticamente nulla emerge riguardo alla sua vita attuale, all'eventuale attività professionale da lui esercitata, ecc., ossia ad aspetti anch'essi molto importanti nell'esame dell'evoluzione personale del ricorrente 1 e del suo effettivo emendamento (sentenze 2C_1170/2012 del 24 maggio 2013 consid. 4.2; 2C_817/2012 del 19 febbraio 2013 consid. 3.2.3; 2C_964/2010 del 5 dicembre 2011 consid. 3.4). Per quanto attiene al rapporto tra i coniugi, che per altro nemmeno risulta essere oggetto di prove specifiche (frequenza delle visite della moglie al marito e, più in generale, dei contatti intrattenuti a partire dal rimpatrio dello stesso, ecc.), va invece osservato che il matrimonio è successivo al rientro del ricorrente 1 in Kosovo e che lo stesso è stato quindi contratto in piena coscienza della situazione in cui egli si trovava (2C_1170/2012 del 24 maggio 2013 consid. 4.3 e 2C_964/2010 del 5 dicembre 2011 consid. 3.4). In parallelo, occorre rilevare che nemmeno sussistono ostacoli insormontabili ad un trasferimento della coniuge presso il marito. Cittadina elvetica dal 2012, ciò che le garantisce la possibilità di tornare in Svizzera in ogni tempo, la ricorrente 2 è infatti anche lei originaria del Kosovo, dove ha vissuto fino all'età di 14 anni e dove è rientrata regolarmente, ragione per la quale è pure possibile che i rapporti familiari vengano vissuti in quel luogo (sentenza 2C_714/2014 del 15 maggio 2015 consid. 4.4). Pure il fatto, di per sé positivo, che quello che fu il datore di lavoro del ricorrente 1 ai tempi del suo soggiorno in Svizzera si sia detto in via di principio disposto a riassumerlo al momento del suo ritorno nel Cantone Ticino, non può infine avere influenza determinante sulla valutazione del pericolo di recidiva. Come già osservato, in passato il ricorrente 1 ha infatti delinquito nonostante avesse un lavoro che gli garantiva introiti sufficienti a coprire tutti i suoi bisogni.