Citation: 4A_123/2009 02.09.2009 E. 8

Nel capitolo conclusivo - e riassuntivo - la ricorrente osserva che, qualora la sentenza cantonale fosse confermata, il fallimento sarebbe inevitabile con la conseguenza che, essendo l'opponente la sola creditrice, l'azione di disconoscimento decadrebbe. Tale situazione configurerebbe arbitrio (art. 9 Cost.) e diniego di giustizia (art. 29 Cost.) e lederebbe la garanzia della via giudiziaria (art. 29a Cost.) nonché il diritto al processo equo (art. 6 n. 1 CEDU). Queste censure - ammissibili - sono infondate. L'eventualità che un debitore perda la possibilità di fare accertare l'inesistenza del debito, a seguito del rifiuto del giudice di sospendere l'esecuzione in via cautelare, è insita nel sistema istituito dall'art. 85a LEF (sulla natura e la portata dell'azione e della misura cautelare si vedano le sentenze 5A_712/2008 del 2 dicembre 2008 consid. 2.1-2.2 e 5P.69/2003 del 4 aprile 2003 consid. 4.1.2, 5.2.1-5.2.2). Non è evidentemente arbitraria, né può costituire diniego di giustizia, la sentenza cantonale che applica una norma del diritto federale. Infine, il richiamo alle garanzie della via giudiziaria e del processo equo è palesemente fuori luogo. Basti osservare che la ricorrente ha avuto libero accesso a diversi tribunali svizzeri di vario grado, della cui dipendenza o parzialità non si duole.