Citation: 1A.56/2005 15.04.2005 E. 1

2.4 L'asserita lesione del principio della proporzionalità, nel quadro della cernita dei documenti sequestrati, e delle regole da seguire in quell'ambito, illustrate nella DTF 130 II 14, è priva di consistenza. La ricorrente si limita infatti ad addurre che il MPC avrebbe potuto procedere a un contraddittorio, durante il quale l'autorità richiedente avrebbe potuto ribadire l'interesse all'esecuzione della rogatoria oppure dare atto del proprio disinteresse. Essa chiede quindi di ripristinare la procedura della cernita. 2.5 La ricorrente disconosce che l'autorità di esecuzione deve offrire al detentore dei documenti la facoltà, concreta ed effettiva, di poter partecipare alla necessaria cernita, affinché egli possa indicare quali singoli atti e perché sarebbero sicuramente irrilevanti per il procedimento estero, adempiendo in tal modo il suo dovere di cooperazione (DTF 130 II 14 consid. 4.3 e 4.4, 126 II 258 consid. 9b/aa pag. 262). Ora, dal verbale della visione atti del 16 dicembre 2004, prodotto dalla ricorrente, risulta la sua partecipazione come quella, per l'autorità richiedente, di un Sostituto procuratore di Milano, che ha rinunciato alla consegna di parte della documentazione concernente una società coinvolta nelle indagini. In siffatte circostanze, non si vede, né la ricorrente lo spiega, perché il MPC avrebbe dovuto effettuare un'ulteriore cernita in contraddittorio. Ricordato che in tale ambito la presenza di magistrati esteri, fondata sugli art. 65a AIMP e IX dell'Accordo, può costituire un prezioso aiuto all'autorità di esecuzione (DTF 130 II 14 consid. 4.4 pag. 18 in alto), la ricorrente dimentica che tale presenza rappresenta una facoltà e non un obbligo per l'autorità estera. Decisiva è inoltre la circostanza che l'autorità rogante, con la richiesta del 22 dicembre 2004, ha chiaramente ribadito il suo interesse all'esecuzione del complemento litigioso. Questo sollecito non era del resto necessario, ritenuto che una procedura d'assistenza aperta in Svizzera diventa priva di oggetto, trattandosi di materiale probatorio, solo quando lo Stato richiedente la ritiri espressamente; ciò non si verifica in concreto. La giurisprudenza considera inoltre che la domanda diventa senza oggetto se il processo all'estero si è nel frattempo concluso con un giudizio definitivo; neppure ciò è qui il caso. Per di più, ricordato che l'autorità di esecuzione non deve esaminare se il procedimento penale estero segua effettivamente il suo corso (DTF 113 Ib 157 consid. 5a pag. 166; Robert Zimmermann, La coopération judiciaire internationale en matière pénale, 2a ed., Berna 2004, n. 168), nella fattispecie è notorio e pacifico che il procedimento estero lo prosegue.