Citation: 4A_269/2007 05.02.2008 E. 8

Giusta l'art. 496 cpv. 1 CO il fideiussore solidale "può essere perseguito prima del debitore principale e prima della realizzazione dei pegni immobiliari, purché il debitore principale sia in ritardo nella prestazione e sia stato invano diffidato [...]". 8.1 In concreto, il ricorrente sostiene che la sua prestazione non era nemmeno divenuta esigibile. Contrariamente a quanto ritenuto nel giudizio impugnato, la banca non aveva infatti disdetto la facilitazione creditizia concessa al ricorrente, così come prescritto dall'art. 511 CO. 8.1.1 A sostegno di questa tesi il ricorrente adduce che la disdetta notificatagli dalla banca mediante la lettera dell'8 ottobre 1998, versata agli atti sub doc. E, non era valida. Nonostante quanto dichiarato in tale scritto, infatti, la banca non mirava realmente ad ottenere il rimborso del debito, prova ne sia il fatto che in una missiva del 18 marzo 1999, versata agli atti sub doc. F, gli ha esplicitamente confermato che la relazione n. zzz continuava a sussistere. 8.1.2 Così come formulato, il ricorso è solo apparentemente pertinente, giacché il ricorrente sottace accertamenti di fatto contenuti nella sentenza impugnata, determinanti ai fini del giudizio. Questo argomento è infatti già stato sollevato dinanzi all'autorità cantonale, la quale ha ben spiegato il motivo per cui dalla citata conferma della sussistenza della relazione bancaria non si può dedurre la non validità della disdetta notificata l'8 ottobre 1998. "Dagli atti risulta infatti" - hanno osservato i giudici ticinesi - "che la disdetta non è rimasta senza seguito nei rapporti tra le parti. La banca Y.________ ha anzi preteso il 1° dicembre 1998 dalla X.________ SA, fideiussore solidale, il versamento di fr. 108'422.50 ad estinzione del mutuo e della fideiussione solidale e ciò proprio con riferimento alla disdetta dell'8 ottobre 1998 e agli accordi nel frattempo intercorsi tra la banca creditrice ed il debitore principale (doc. H). Intervenuto il pagamento, la fideiussione solidale è stata debitamente annullata il 13 gennaio 1999 (doc. K). Il 12 febbraio 1999" - hanno proseguito i giudici ticinesi - "la banca Y.________, con riferimento a nuovi accordi intervenuti con A.________, ha dipoi concesso a quest'ultimo un nuovo limite di credito in conto corrente utilizzabile fino a concorrenza di fr. 108'098.50, non più assistito da garanzie (cfr. plico doc. 7, fascicolo documentazione prodotta dalla banca Y.________). Il fatto che dopo la conclusione di quest'ultimo accordo tra banca Y.________ e l'attore [...], sia stata mantenuta la medesima relazione bancaria (doc. F e plico doc. 3, fascicolo documentazione prodotta dalla banca Y.________) [...] non ha rilevanza sulla validità della disdetta notificata dalla creditrice l'8 ottobre 1998 (doc. E)." 8.1.3 Come detto, il ricorrente non spende una parola sulle circostanze appena esposte, così che su questo punto il suo gravame si avvera inammissibile. A ogni modo, gli elementi addotti nella sentenza impugnata inducono a condividere la portata attribuita dalla Corte cantonale al doc. F, chiaramente riferito a una relazione contrattuale diversa da quella all'origine della presente vertenza. 8.2 Secondo il ricorrente la volontà della banca di non disdire il credito troverebbe conferma anche nell'assenza di un'adeguata diffida al pagamento ai sensi dell'art. 496 cpv. 1 CO, accertata anche dall'autorità ticinese. Egli censura la decisione di ritenere questa circostanza ininfluente sul diritto di regresso del fideiussore nei confronti del debitore principale a norma dell'art. 507 CO. 8.2.1 Nemmeno questa argomentazione può giovare al ricorrente. Come rilevato dall'opponente nella sua risposta, contrariamente a quanto preteso nel ricorso, la Corte cantonale non ha accertato alcunché in merito alla diffida. 8.2.2 Tale questione è stata infatti ritenuta irrilevante ai fini del giudizio sul debito del ricorrente, poiché la mancanza di una diffida, che comporti il ritardo qualificato del debitore principale, può essere eccepita solo dal fideiussore a titolo proprio e un'eventuale rinuncia a procedere in tal senso non inficia il suo diritto di regresso nei confronti del debitore principale a norma dell'art. 507 CO. Il ricorrente contesta questa conclusione ma non fornisce la benché minima indicazione in merito ai motivi per i quali essa violerebbe il diritto federale. Si tratta comunque, giovi precisarlo, di una critica manifestamente infondata. Non va dimenticato che la fideiussione si inserisce in una combinazione (economica) di tre relazioni giuridiche separate: quella fra il creditore principale e il debitore principale; quella fra il creditore e il fideiussore; nonché infine quella fra il fideiussore e il debitore principale (Pierre Tercier, Les contrats spéciaux, 3a ed., Zurigo/Basilea/Ginevra 2003, n. 5939). Ora, l'eccezione di mancata diffida del debitore principale (art. 496 cpv. 1 CO) concerne esclusivamente la relazione giuridica esistente fra il creditore e il fideiussore (Christoph M. Pestalozzi in Basler Kommentar, n. 2 ad art. 502 CO), il quale può anche decidere - ma non anticipatamente, cfr. art. 492 cpv. 4 CO - di rinunciare a sollevarla (Christoph M. Pestalozzi, op. cit., n. 3 ad art. 502 CO; Philippe Meier in: Commentaire Romand, n. 2 ad art. 502 CO). Una simile decisione non ha alcun effetto sulla relazione giuridica tra fideiussore e debitore principale, in particolare non pregiudica in alcun modo il diritto di regresso del fideiussore (Philippe Meier, op. cit., n. 20 ad art. 502 CO). In effetti, anche qualora il fideiussore dovesse sollevare con successo questa eccezione, il debitore principale non ne trarrebbe alcun vantaggio, poiché il suo debito rimarrebbe in ogni caso intatto. Muterebbe unicamente la persona del creditore, che non sarebbe l'opponente bensì la banca (DTF 40 III 51 consid. 2 pag. 56; cfr. anche Christoph M. Pestalozzi, op. cit., n. 13 ad art. 502 CO). 8.2.3 Tenuto conto di quanto appena esposto, non si vede per quale motivo l'eventuale decisione dell'opponente di rinunciare a sollevare l'eccezione relativa alla mancata diffida del ricorrente, renderebbe abusiva la successiva richiesta di rimborso fondata sull'art. 507 CO. A questo proposito il ricorrente si richiama alle dichiarazioni del teste B.________, secondo cui l'intera operazione - concessione del credito garantito da fideiussione - mirava a coprire un debito di C.________. Sennonché la Corte cantonale ha dichiarato irricevibili questi argomenti, siccome presentati irritualmente solo in sede conclusionale (art. 78 CPC/TI). Essi non possono essere tenuti in nessuna considerazione nemmeno in questa sede, dato che il ricorrente non censura l'applicazione del diritto processuale cantonale. 8.3 Da ultimo, come anticipato al consid. 7, il ricorrente nega la surrogazione dell'opponente nei diritti della banca creditrice, poiché tra quest'ultima e il debitore principale non esisteva alcun accordo in merito al versamento del noto importo da parte dell'opponente. Ancora una volta egli ripropone una censura già sollevata in sede cantonale facendo completamente astrazione dei motivi che hanno indotto i giudici ticinesi a respingerla. Sia come sia, si tratta di una critica infondata. Come stabilito nella sentenza impugnata, essendo il credito della banca divenuto esigibile il 1° dicembre 1998, a causa del mancato pagamento da parte del ricorrente entro il termine assegnatogli, questa poteva senz'altro rivolgersi all'opponente/fideiussore per ottenere il rimborso del debito, giusta l'art. 496 cpv. 1 CO. La legge non subordina il pagamento del fideiussore al consenso del debitore principale, nemmeno qualora il creditore principale e il fideiussore si accordino per un rimborso solo parziale (Philippe Meier, op. cit., n. 8 ad art. 507 CO). La situazione del debitore non viene d'altro canto a mutare: il suo debito complessivo rimane intatto, ma viene ripartito fra due creditori.