Citation: 1A.107/2003 30.10.2003 E. 3

3.1 Il ricorrente rimprovera poi ai Giudici cantonali di avere del tutto ignorato circostanze oggettive da lui ritenute decisive. Rileva che il caseificio esistente nello stallone comunitario verrebbe ora utilizzato esclusivamente dall'altro beneficiario del diritto di superficie e non sarebbe più sufficiente per l'attività di entrambi. Inoltre, per la distanza dall'abitato e la difficoltà del percorso, l'esigenza di una lavorazione razionale dei prodotti nell'azienda renderebbe necessaria la nuova costruzione, che andrebbe valutata alla stregua di un ampliamento dell'attuale stalla, imposto dall'esercizio dell'azienda agricola. Il ricorrente osserva infine che la Corte cantonale avrebbe ignorato da un lato una presa di posizione dell'Unione contadini ticinesi, che stabilisce in almeno 325 i giorni necessari alla conduzione della sua azienda agricola, e non avrebbe considerato, dall'altro lato, l'assenza in tempi recenti di pericoli naturali concreti in quei luoghi. 3.2 Chi propone un ricorso di diritto amministrativo è tenuto, secondo l'art. 108 cpv. 2 OG, a esporre motivi e argomentazioni specifici (cfr. DTF 125 II 230 consid. 1c, 123 II 359 consid. 6b/bb, 118 Ib 134 consid. 2 e rinvii). Il libero esame delle lesioni del diritto federale, che compete al Tribunale federale nell'ambito del ricorso di diritto amministrativo, non libera il ricorrente dall'obbligo di presentare una compiuta, chiara e precisa motivazione, con riferimento alle tesi espresse dalla precedente istanza: egli non può semplicemente opporre alle argomentazioni contenute nell'atto impugnato la sua versione, senza spiegare su quali punti esse violerebbero il diritto (sentenza 1E.11/2001 del 13 novembre 2001, consid. 3a, pubblicata in RDAT I-2002, n. 65, pag. 434 segg.; Peter Karlen, in: Geiser/Münch, editori, Prozessieren vor Bundesgericht, 2a ed., Basilea 1998, n. 3.75 e segg., pag. 114 segg.). La Corte cantonale ha accertato, come si è visto, che il fondo interessato dalla costruzione era ubicato fuori della zona edificabile, non era inserito nella zona agricola del piano regolatore e non era idoneo all'agricoltura secondo il piano direttore cantonale; ha inoltre rilevato ch'esso era attribuito a una zona di pericolo soggetta a frane e alluvioni. La precedente istanza ha pure accertato che l'edificio litigioso, con spazi destinati alla lavorazione del latte, al deposito di attrezzi e ad altre esigenze, era separato e chiaramente distinto dalla stalla esistente. Il ricorrente, criticando la mancata presa in considerazione delle circostanze da lui indicate, non pone seriamente in dubbio gli accertamenti della Corte cantonale, riguardanti in particolare gli aspetti determinanti dell'ubicazione e delle caratteristiche della costruzione, né dimostra che i fatti posti a fondamento del giudizio impugnato sarebbero manifestamente inesatti o incompleti o sarebbero stati accertati violando norme essenziali di procedura (art. 105 cpv. 2 OG). 3.3 Il ricorrente non si confronta nemmeno puntualmente con l'applicazione del diritto federale da parte della Corte cantonale, che ha esaminato la costruzione sotto il profilo del previgente art. 24 vLPT e degli art. 24-24d LPT, in vigore dal 1° settembre 2000, e rilevato ch'essa non adempiva le condizioni per un'autorizzazione eccezionale, né costituiva una trasformazione parziale o un ampliamento dello stabile esistente. Comunque, con gli argomenti addotti, il ricorrente non motiva l'ubicazione vincolata del manufatto litigioso secondo l'art. 24 lett. a LPT (corrispondente al previgente art. 24 cpv. 1 lett. a vLPT). La nozione dell'ubicazione vincolata ha carattere oggettivo e soggiace, secondo la giurisprudenza, a esigenze severe. Occorre infatti che sia necessario costruire l'edificio o l'impianto in quel luogo e nelle dimensioni progettate per motivi tecnici o inerenti al suo esercizio, o per la natura del terreno (DTF 129 II 63 consid. 3.1, 124 II 252 consid. 4a); il vincolo può anche essere negativo, imposto cioè dall'esclusione di ogni altra ubicazione (DTF 115 Ib 295 consid. 3a e c), ma motivi puramente finanziari, personali o di comodità non sono sufficienti (DTF 129 II 63 consid. 3.1, 124 II 252 consid. 4a). La circostanza secondo cui alcuni spazi della stalla comunitaria, segnatamente quelli adibiti a caseificio, sarebbero ora utilizzati esclusivamente dall'altro superficiario, e le prospettate nuove esigenze legate al governo degli animali, alla lavorazione del latte, al deposito di attrezzi e materiale e alla vendita di prodotti dell'azienda non impongono oggettivamente dal profilo tecnico la costruzione in quel luogo di un nuovo edificio autonomo e delle volute caratteristiche. Un'autorizzazione eccezionale secondo l'art. 24 LPT presuppone che le condizioni dell'ubicazione vincolata (lett. a) e dell'assenza di interessi preponderanti contrari (lett. b) siano adempiuti cumulativamente (DTF 124 II 252 consid. 4 pag. 255, 118 Ib 17 consid. 2a). Visto che la costruzione litigiosa difetta già del primo requisito, non occorre ulteriormente esaminare se - come hanno ritenuto le Autorità cantonali - vi si oppongano anche interessi preponderanti per il fatto ch'essa è anche compresa in una zona soggetta a pericoli naturali. D'altra parte, non si tratta in concreto di esaminare la conformità della nuova costruzione alla zona agricola (art. 16a LPT), né di valutare l'installazione di un'azienda accessoria non agricola in un edificio esistente (art. 24b LPT), sicché il quesito della forza lavoro necessaria all'azienda del ricorrente (cfr. art. 7 LDFR) non è determinante (cfr. DTF 121 II 307 consid. 5). La Corte cantonale non ha infine violato gli art. 24c LPT e 24 cpv. 2 vLPT negando alla nuova costruzione, per le sue caratteristiche e dimensioni, la qualifica di trasformazione parziale o di ampliamento dello stallone (cfr. DTF 127 II 215 consid. 3 e riferimenti).