Citation: 6B_977/2020 E. 7.3

7.3. La Corte cantonale ha rilevato che, proferendo le suddette espressioni ( "se pensate di passarla liscia ve la farò pagare, tanto non ho più niente da perdere", "quando entro in un bosco e c'è un selvatico non esco senza" e "state bene attenti"), il ricorrente ha annunciato all'opponente che avrebbe potuto subire un pregiudizio grave, alludendo altresì all'utilizzo delle armi da fuoco nell'ambito della caccia ( "quando entro in un bosco e c'è un selvatico non esco senza"). Ha ritenuto che, considerata la dimestichezza e la disinvoltura del ricorrente nel maneggiare le armi, tali minacce dovevano essere qualificate come gravi, essendo idonee a intimorire una persona ragionevole e mediamente sensibile nella stessa situazione dell'opponente e dipendendo dalla volontà del ricorrente medesimo di metterle in atto. La Corte cantonale ha poi rilevato che l'opponente è stato effettivamente intimorito dal comportamento del ricorrente, sentendosi turbato nel suo sentimento di sicurezza. Considerato che il ricorrente ha agito con l'intento di incutergli timore, la precedente istanza ha ritenuto realizzato il reato di minaccia. Il ricorrente invoca la violazione dell'art. 180 CP rimettendo tuttavia in discussione i fatti accertati in modo vincolante dai giudici cantonali. Adduce genericamente che gli agenti e i funzionari interessati avrebbero concordato la loro versione ed avrebbero fatto capo a dei promemoria per ricordare il tenore delle espressioni intimidatorie. Rivenendo in modo generico sugli accertamenti di fatto contenuti nella sentenza impugnata, il ricorrente non si confronta con gli elementi costitutivi dell'art. 180 cpv. 1 CP e non sostanzia quindi una violazione del diritto federale con una motivazione conforme all'art. 42 cpv. 2 LTF. Richiamando la sentenza 6B_230/2019 del 27 agosto 2019 (in particolare, consid. 5), il ricorrente sostiene che le minacce non avrebbero potuto spaventare l'opponente al punto tale da renderlo assoggettato al suo volere. Tale decisione concerne però un caso di applicazione dell'art. 285 n. 1 CP e non è quindi pertinente per la fattispecie in esame. Il reato dell'art. 180 cpv. 1 CP non presuppone infatti che la minaccia impedisca l'agente pubblico di compiere un determinato atto o lo costringa a compierlo. Sotto il profilo dell'art. 180 cpv. 1 CP è per contro determinante che, nelle circostanze in cui sono state proferite, le minacce erano in concreto oggettivamente idonee a fare temere l'opponente per la sua incolumità e lo hanno effettivamente intimorito. Per quanto ammissibile, la censura deve quindi essere respinta.