Citation: 4A_47/2022 E. 5.1

5.1. La Corte cantonale ha accertato che con riferimento alla capacità dell'attrice di gestire lo stress lavorativo il direttore sanitario l'aveva apostrofata con: " ha l'utero ", e ha concluso che quell'esclamazione, proferita durante un incontro annuo per la valutazione individuale dei dipendenti, che si inseriva pure in un processo di riorganizzazione e valutazione del personale con il supporto di una società di consulenza, configurava una molestia giusta l'art. 4 LPar subìta dalla dipendente. L'attrice, ha proseguito, non aveva contestato il licenziamento entro il termine previsto dall'art. 10 cpv. 3 LPar, visto che l'istanza era stata inviata un giorno dopo la sua scadenza prevista il 30 settembre 2012. In ogni caso il rimedio era da respingere, poiché con l'istanza di conciliazione e con la petizione l'attrice aveva chiesto di accertare l'abusività del licenziamento e la condanna al pagamento di un'indennità secondo l'art. 336a CO, non di una secondo l'art. 5 o l'art. 10 LPar. Né bastava un vago accenno all'art. 5 cpv. 4 LPar inserito nelle conclusioni, per giunta privo d'un riferimento alla richiesta della relativa indennità. Anche con l'appello, infine, la lavoratrice aveva fatto valere una domanda di indennità secondo l'art. 336a CO. In simili condizioni il Pretore non avrebbe comunque potuto accogliere l'istanza malgrado l'agire discriminatorio o lesivo della personalità secondo la LPar.