Citation: 1A.164/2006 18.01.2008 E. 5

5.1 Nella decisione impugnata il MPC ha ritenuto che i documenti prodotti dal legale della ricorrente, inerenti al contesto del versamento di USD 7 milioni da parte della Z.________, costituiscono informazioni necessarie per l'autorità estera. Ha aggiunto che il legale della ricorrente nei suoi scritti non ha indicato di riservare la visione dei documenti da lui prodotti, escludendo la possibilità di trasmetterli all'Italia. Secondo il MPC, solo la loro consegna fornirà alle autorità estere spiegazioni pertinenti ed esaustive sui motivi del versamento litigioso. 5.2 Anche in questo ambito la ricorrente si limita a sostenere, a torto come si è visto, che in assenza di una sua partecipazione al prospettato reato, la concessione dell'assistenza non sarebbe possibile. Essa adduce poi che nel suo scritto del 28 novembre 2005, con il quale aveva prodotto i citati documenti, aveva chiesto di respingere la domanda di assistenza: tale richiesta implicherebbe l'implicito disaccordo di trasmetterli all'Italia. 5.3 Nelle osservazioni, il MPC precisa che l'autorità estera aveva chiesto l'audizione delle persone che hanno gestito il conto litigioso e quindi del legale della ricorrente, membro del Consiglio di amministrazione: la criticata consegna sarebbe quindi coperta dalla domanda di assistenza. Nella risposta al ricorso, l'UFG, richiamata la prassi del Tribunale federale, rileva che i documenti prodotti dal legale concernono l'asserita estraneità del conto litigioso alle indagini e le sono quindi serviti per difendersi nell'ambito della procedura di assistenza, segnatamente nel quadro della cernita degli atti. L'UFG ricorda, rettamente, l'importanza che le persone toccate da una misura di assistenza possano esprimersi liberamente, senza temere che le loro motivazioni ed eventuali allegati vengano inglobati negli atti di esecuzione e trasmessi all'estero. Esso considera, nondimeno, che essendo stata chiesta la menzionata audizione, la documentazione prodotta dal legale si poteva ottenere attraverso questa misura di assistenza. Nella replica, la ricorrente si limita ad osservare, in maniera del tutto generica e ininfluente, che la banca, trasmettendogli la decisione di entrata in materia, le aveva consigliato di intraprendere tutti i passi utili per la tutela dei suoi interessi. 5.4 Secondo la giurisprudenza, gli atti di ricorso e altri scritti inviati dalle parti alle autorità di esecuzione dello Stato richiesto non devono, in linea di principio, essere trasmessi alle autorità dello Stato richiesto, ritenuto che quest'ultimo non è parte alla procedura di assistenza (DTF 125 II 411 consid. 3a e rinvii). Ciò poiché la persona toccata da una misura di assistenza non sarebbe più in grado di difendersi efficacemente contro le pretese dello Stato estero, qualora tutti gli atti sui quali ella intende fondare la sua opposizione all'assistenza fossero suscettibili d'essere trasmessi all'autorità richiedente (DTF 115 Ib 193 consid. 6). Questa giurisprudenza si applica innanzitutto agli atti di procedura propriamente detti (atti di ricorso e relativi allegati), ma non esclude la trasmissione di altri atti che sono oggetto della domanda di assistenza e che potrebbero essere comunque sequestrati qualora non fossero prodotti spontaneamente (sentenze 1A.195/1997 del 5 settembre 1997 consid. 1c e 1A.86/2006 del 4 luglio 2006 consid. 3; Zimmermann, sostiene che i documenti - a discolpa - prodotti spontaneamente sono anch'essi trasmessi, op. cit., n. 478-1 pag. 518 in alto). Questo modo di procedere può valere anche nella fattispecie. In effetti nella rogatoria non solo è stata chiesta l'audizione della persona che gestiva il conto come rilevato dal MPC e dall'UFG, ossia del legale della ricorrente, ma è pure stata postulata l'acquisizione dei documenti di base delle singole operazioni contabili del conto sul quale è stata accreditata la somma litigiosa. È quindi palese che nella fattispecie i documenti prodotti dal legale, qualora non fossero stati consegnati spontaneamente, potevano senz'altro essere sequestrati quali documenti commerciali non soggetti al segreto professionale dell'avvocato, tutela peraltro rettamente non invocata (v. su questo tema DTF 130 II 193 consid. 4.2 e 4.3; 132 IV 63 consid. 2.4 inedito). La loro utilità potenziale è d'altra parte manifesta e l'autorità estera, come indicato nella domanda, ha un chiaro interesse a prendere conoscenza del loro contenuto, visto che si tratta di reati economici complessi, suscettibili d'essere stati commessi sotto la copertura di regolari transazioni. Per di più, come peraltro sostenuto dalla ricorrente, detti atti potrebbero essere idonei a dimostrare la sua estraneità ai sospettati reati (cfr. anche l'art. 66 cpv. 2 AIMP) e sono quindi suscettibili d'influire sull'ulteriore sviluppo delle indagini estere.