Citation: 5P.7/2001 20.03.2001 E. 3

3. a) Nel merito il ricorrente osserva di aver fatto valere pretese alimentari a favore di un figlio illegittimo fondate su una convenzione regolarmente firmata e approvata dalle competenti autorità, che ha anticipato in seguito ad inadempienza del padre. Egli è quindi surrogato nei diritti del creditore alimentare. La Corte cantonale parte dalla premessa erronea che il contributo è stato annullato, ciò che non corrisponde al vero. Nella decisione richiamata dall'obbligato alimentare solo si dice che l'anticipo degli alimenti è decaduto perché la madre e il figlio sono tornati a vivere assieme al padre. In realtà l' esistenza dell'obbligo alimentare è del tutto indipendente da un eventuale anticipo da parte dell'ente pubblico. La sentenza impugnata, che pretende da parte dell'ente pubblico una nuova convenzione sull'obbligo alimentare è manifestamente arbitraria. Sempre secondo il ricorrente, anche il fatto che le decisioni di adeguamento annuale del contributo anticipato, ossia atti che concernevano solo i rapporti tra madre, figlio e autorità, non siano stati intimati all' escusso nulla cambia al suo obbligo alimentare. b) La sentenza impugnata indica che con contratto di mantenimento 29 aprile 1988 l'escusso si è impegnato a versare al figlio B.________ l'importo di fr. 500.-- mensili indicizzabili a titolo di contributo alimentare. Nella convenzione è pure previsto che il contributo alimentare decade se padre e madre vivono assieme al figlio e il padre provvede al sostentamento in modo appropriato. Agli atti vi è una decisione del 24 novembre 1990, con la quale il ricorrente ha deciso di annullare ogni anticipo alla madre per il figlio B.________ con effetto dal 1° dicembre 1990, perché essa convive con l'escusso, padre del bambino. Non sono acquisiti all'incarto altri documenti che dimostrino come che sia una successiva cessazione di tale convivenza: vi sono per contro due decreti presidenziali dell'autorità comunale che adeguano al rincaro l'importo dell'anticipo del contributo per gli anni 1996 e 1997. I giudici cantonali, preso atto che il contributo era cessato a decorrere dal 30 novembre 1990 e che non vi è agli atti nessuna prova che il contributo sia rinato, hanno rifiutato il rigetto dell'opposizione. La dichiarazione 7 maggio 1999, con la quale il ricorrente indica l'obbligo dell'escusso "di pagare le spese di sostentamento per il periodo gennaio 1996-aprile 1999", nonché le decisioni di adeguamento del contributo non costituiscono decisioni di sorta, tant'è vero che esse non sono nemmeno state portate a conoscenza dell'escusso, il quale non ha di conseguenza potuto contestarle. Il procedente, sempre secondo i giudici cantonali, avrebbe almeno dovuto produrre una nuova convenzione tra l'escusso e la madre di B.________, omologata dalla competente autorità. c) Nella fattispecie in esame la motivazione del giudizio impugnato è, almeno in parte, manifestamente sbagliata e quindi arbitraria: la convenzione conclusa in punto al mantenimento del figlio non è infatti decaduta, ma continua a esplicare tutti i suoi effetti e il Comune procedente non doveva per nulla "produrre almeno una nuova convenzione tra l'escusso e la madre di B.________, omologata dall'autorità tutelare". La convenzione stipulata dalle parti interessate ed approvata dall'Autorità tutoria stabilisce i contributi alimentari fino alla maggior età del figlio e non necessita quindi di rinnovi particolari (Hegnauer, Commento bernese n. 35 ad art. 287/8 CC); non era quindi necessario, né possibile, per il comune procedente produrre una nuova convenzione come esatto dai giudici cantonali. Ancorché arbitraria nella motivazione, la sentenza impugnata non lo è però nel risultato. Infatti, la convenzione prevede che il contributo decade qualora madre e figlio vivano con il padre e quest'ultimo provveda al sostentamento del figlio in maniera conveniente. Ora, in concreto, l'autorità comunale di Gossau ha deciso in data 24 novembre 1990 di non più anticipare gli alimenti per il figlio B.________ poiché i suoi genitori convivono. Si è quindi verificata una condizione che prevedeva la decadenza dell'obbligo alimentare dell'escusso. Con l'esecuzione per i contributi anticipati alla madre durante il periodo 1° gennaio 1996-aprile 1999 il ricorrente non ha per nulla reso verosimile che quella condizione era nel frattempo venuta meno e che quindi l'obbligo del padre di versare il contributo era risorto; non vi è inoltre traccia di prova che l'escusso non aveva adempiuto il suo obbligo alimentare e che il Comune aveva dovuto intervenire mediante anticipi. Anche se è pacifico che l'ente pubblico, in caso di anticipo dei contributi, è surrogato nelle pretese del figlio verso il padre in applicazione dell'art. 289 CC, ai giudici cantonali non può in concreto essere rimproverato arbitrio per aver ritenuto che in mancanza di qualsiasi elemento atto a invalidare l'accertamento di cui alla decisione del 24 novembre 1990, non era stata resa verosimile la rinascita dell'obbligo alimentare da parte dell'escusso: si tratta di conclusione senz'altro ammissibile sulla scorta degli atti e comunque non arbitraria, ossia non manifestamente insostenibile, destituita di fondamento serio e oggettivo o in urto palese con il senso di giustizia ed equità (DTF 126 III 438 consid. 3 con rinvii).