Citation: 1C_216/2023 E. 3.6

3.6. I ricorrenti Anna Biscossa e Ivo Durisch non adducono, e comunque non in maniera tempestiva, che nell'ambito della votazione popolare del 2 aprile 2023 non avrebbero potuto esercitare liberamente il loro diritto di voto o che il risultato di quella votazione non sarebbe stato corretto. Il fatto che l'art. 58 cpv. 1 Cost./TI prevede che il Gran Consiglio è eletto in un unico circondario con il sistema proporzionale è ininfluente, ritenuto che litigiose non sono le modalità e il risultato della votazione popolare del 2 aprile 2023, ma la criticata ripartizione dei seggi, sulla quale gli aventi diritto di voto non potevano esprimersi. In effetti i ricorrenti insistono solo sul fatto che la ripartizione, implicante un'asserita arbitraria riduzione da tre a due seggi per il PS-GISO-FA, falserebbe il futuro lavoro preparatorio e il funzionamento del Parlamento, quesiti sui quali gli aventi diritto di voto non potevano e non possono esprimersi. I ricorrenti criticano solo l'interpretazione e l'applicazione degli art. 29 cpv. 1 LGC e 68 cpv. 1 LEPD, norme non impugnate al momento della loro adozione (al riguardo vedi DTF 143 I 426 consid. 1). Ora, il diritto di voto non permette di esigere che una regolamentazione adottata dal popolo sia interpretata dall'autorità di applicazione unicamente in un determinato senso (DTF 121 I 155 consid. 2a e rinvii). Ne segue che il ricorso per violazione dei diritti politici è inammissibile per carenza di legittimazione.