Citation: 6B_610/2023 E. 6.3

6.3. Con riferimento all'inganno astuto, la CARP ha ravvisato l'astuzia in un edificio di menzogne propinate a B.________, inizialmente da D.________ e da chi per lui, che ne hanno posto le fondamenta e lo hanno continuamente alimentato, e in un secondo tempo dal ricorrente che lo ha consolidato, mantenendo la vittima per anni nel suo errore. B.________ è stato portato a credere di essere il beneficiario di un'importante eredità, poi anche di essere in procinto di ricevere un patrimonio in gestione, e di dover a tal fine acquistare due società svizzere "vuote" a prezzi assai elevati e versare periodicamente diverse somme di denaro per le motivazioni più disparate. Tutto era però artefatto. È stato in un primo momento contattato da un sedicente consulente di una fiduciaria lussemburghese mediante un indirizzo di posta elettronica il cui dominio corrispondeva a quello di un indirizzo Internet effettivamente esistente. Su sua richiesta, gli è stato fornito anche un numero di fax con un corretto prefisso del Lussemburgo. B.________ è stato così rassicurato sulla concretezza dell'operazione e sull'effettiva sua gestione da parte di una fiduciaria lussemburghese. Successivamente gli è stato comunicato l'accordo della banca che deteneva gli asseriti fondi al loro trasferimento in suo favore con un documento su carta intestata della banca N.________ a lui destinato e curato nei dettagli e che confermava quanto riferitogli dal fiduciario. Il ricorrente rileva in proposito che B.________ avrebbe agito con leggerezza, non procedendo a verifiche di sorta né cercando di incontrare i vari soggetti di queste comunicazioni. Trascura così di considerare che la CARP ha ritenuto, da un lato, tali comunicazioni rassicuranti sulla loro autenticità sia nella forma, che nel contenuto, e dall'altro lato che la vittima non si è limitata a fare loro pieno affidamento. È stato infatti accertato che, alla prima richiesta di denaro ricevuta, B.________ ha esatto delle garanzie. Gli è stata allora segnalata la necessità di operare tramite un facilitatore e la banca O.________. È stato quindi affidato al sedicente "P.________", ossia in realtà a D.________, incaricato di far transitare i fondi dall'Italia. D.________, che si accompagnava pretesamente dal nipote del già presidente della banca Q.________, ha ricevuto di persona B.________ a X.X.________ (IT), lo ha condotto presso gli uffici del Ministero delle finanze e B.________ ha pagato gli importi richiesti direttamente allo sportello. Tutto gli è apparso ufficiale e regolare, ciò che lo ha rassicurato. Al riguardo il ricorrente obietta unicamente che la visita del Ministero delle finanze a X.X.________ (IT), elemento fondante dell'inganno, non poggerebbe su alcuna prova, ma risulterebbe solo dal racconto dell'accusatore privato, che peraltro nemmeno avrebbe presentato la documentazione ufficiale consegnatagli dal funzionario di quell'ufficio pubblico. Sennonché egli dimentica, da un lato, che la CARP ha ritenuto il racconto dell'interessato credibile, valutazione non censurata di arbitrio; dall'altro lato, secondo le dichiarazioni dell'accusatore privato, oltre a pagare allo sportello, egli ha firmato in loco della documentazione che ha riconsegnato alla persona allo sportello (v. verbale di interrogatorio dell'accusatore privato del 5 agosto 2021 pag. 5, incarto cantonale all. 12, richiamato nella sentenza impugnata pag. 36). Non si scorge dunque quale documentazione avrebbe potuto produrre nel procedimento per comprovare il suo dire. La CARP ha poi accertato che pochi giorni dopo è entrato in scena l'insorgente, che ha posto in essere sul fronte svizzero un castello di menzogne, rispettivamente ha consolidato quello di D.________ e ha mantenuto la vittima nel suo errore per anni. Sempre secondo gli accertamenti dell'autorità cantonale, il ricorrente ha sfruttato la sua qualità di avvocato, dal curriculum rassicurante e con un avviato studio legale in Svizzera, allestendo documentazione apparentemente seria, vendendo vere società, ma fornendo fallaci consulenze, fiscali e bancarie, per giustificare le richieste di denaro avanzate all'accusatore privato; ha approfittato di ignari professionisti attivi nel Luganese nell'ottica di fornire un'impressione di ulteriore serietà e ha fatto addirittura passare un complice per un dirigente di R.________ SA, al fine di fornire a B.________ le rassicurazioni che chiedeva; ha approfittato poi del legame di fiducia instauratosi con l'accusatore privato, tipico del rapporto avvocato-cliente, per confermarlo subdolamente nei suoi errori. La CARP ha inoltre rilevato che B.________ ha versato oltre il 99 % del denaro solo dopo l'entrata in scena dell'insorgente. Alla luce di questi accertamenti, invano il ricorrente nega il carattere astuto dell'inganno, invocando la corresponsabilità dell'accusatore privato. La CARP ha ritenuto che questi non potesse essere biasimato per essersi fidato dell'insorgente, ciò che non è minimamente contestato in questa sede. Altrettanto invano il ricorrente pretende, in sostanza, di non aver assunto un ruolo causale negli atti di disposizione patrimoniale dell'accusatore privato, atteso che la circostanza di aver portato personalmente dei documenti alla banca di Y.Y.________ e quella di aver confermato alla vittima l'arrivo di un'importante somma di denaro in suo favore sarebbero avvenute a distanza di tre anni dall'inizio della truffa, quando ormai B.________ avrebbe effettuato quasi l'integralità di tutti gli atti di disposizione. Tale assunto risulta da una lettura parziale e tendenziosa della sentenza impugnata. Infatti gli episodi richiamati dall'insorgente sono solo gli ultimi di una lunga serie stabilita dalla CARP ed egli non censura in particolare l'accertamento per cui è solo dopo la sua apparizione nella vicenda che l'accusatore privato ha compiuto la quasi totalità degli atti di disposizione patrimoniale.