Citation: 2P.49/2001 18.08.2001 E. 1

b) Essi asseriscono poi che il Consiglio di Stato sarebbe incorso in un diniego di giustizia formale, essendosi rifiutato a priori di prendere in considerazione i certificati medici del 5 e del 7 dicembre 2000 da loro prodotti insieme all'"istanza di riconsiderazione di rinnovo del permesso di dimora" del 13 dicembre 2000; documenti che attesterebbero il peggioramento dello stato di salute di A.A.________. La censura, ammissibile in ordine, è manifestamente infondata, in quanto risulta che l'autorità cantonale, pur senza designare espressamente i certificati medici in questione, ne ha considerato il contenuto: a pag. 4 della decisione impugnata, il Consiglio di Stato fa infatti riferimento allo stato di salute di A.A.________, e in particolare alle "complicazioni sorte nella primavera del 2000 e curate con un trattamento antitubercolare della durata di 6 mesi"; si tratta per l'appunto delle circostanze di fatto evocate nei certificati medici del 5 e del 7 dicembre 2000. c) Gli insorgenti si lamentano inoltre del fatto che le autorità ticinesi non avrebbero trasmesso tutte le informazioni pertinenti all'Ufficio federale degli stranieri e all'Ufficio federale dei rifugiati, allorquando quest'ultimi erano stati investiti il 12 ottobre 2000 di una loro richiesta d'ammissione provvisoria in Svizzera (permesso F). Fanno anche qui valere la violazione dei loro diritti di parte. Sennonché detta censura non può essere esaminata nella presente sede, in quanto tale vizio si sarebbe semmai verificato nell'ambito di un altro procedimento, di competenza delle autorità federali, ragione per la quale è davanti a quest'ultime che tale doglianza doveva essere fatta valere. d) Da ultimo, riferendosi alla decisione del Consiglio di Stato ticinese di non procedere alla riconsiderazione della pratica inerente al rinnovo dei permessi di dimora, i ricorrenti censurano una violazione del diritto - deducibile dall'art. 29 Cost. - ad ottenere il riesame di una decisione cresciuta in giudicato. Essi non sollevano per contro in questa sede nessuna doglianza contro la prima parte della sentenza impugnata, nella quale la loro istanza del 13 dicembre 2000 era stata trattata e respinta dal governo ticinese alla stregua di una domanda di revisione, fondata sul diritto processuale cantonale. La censura è ammissibile poiché tale violazione, se fosse stata commessa, equivarrebbe ad un diniego formale di giustizia. La stessa risulta però infondata e, in quanto tale, dev'essere respinta per le ragioni che seguono. aa) Il Consiglio di Stato ha motivato il proprio rifiuto, affermando che le circostanze non si erano nel frattempo modificate in maniera rilevante e che i fatti invocati dagli istanti a sostegno della loro richiesta avevano carattere soggettivo ed erano già stati presi in considerazione sia al momento di pronunciare la decisione governativa del 5 settembre 2000, sia nel contesto della procedura, svoltasi davanti alle autorità federali, per l'eventuale rilascio agli insorgenti di un permesso F. bb) Giurisprudenza e dottrina riconoscono un diritto al riesame di una decisione derivante dalla Costituzione federale, a prescindere dall'esistenza di norme specifiche o di prassi costanti in tal senso (cfr. in proposito: Michele Albertini, Der Verfassungsmässige Anspruch auf rechtliches Gehör im Verwaltungsverfahren des modernen Staates, tesi, Berna 2000, pag. 97 e segg. con numerosi riferimenti). Tale diritto presuppone che le circostanze si siano modificate in modo rilevante dopo la prima decisione, oppure che l'interessato invochi fatti o mezzi di prova rilevanti che non conosceva o dei quali non poteva o non aveva ragioni di prevalersi al momento della prima decisione (DTF 124 II 1 consid. 3, 120 Ib 42 consid. 2b). Se l'autorità competente reputa che queste condizioni non siano adempiute, può rifiutarsi di esaminare nel merito la domanda. In questo caso il richiedente non dispone di nuove facoltà di ricorso nel merito; può semplicemente insorgere contro il fatto che è stata negata a torto la sussistenza dei requisiti al riesame (DTF 109 Ib 246 consid. 4a). cc) I ricorrenti, come detto, esprimono censure in questo senso, per il che il loro gravame è ricevibile anche sotto questo profilo. Le loro contestazioni concernono unicamente il mancato riesame del suddetto giudizio governativo. Oggetto di riesame possono tuttavia essere soltanto le decisioni delle autorità amministrative; sfuggono invece a tale rimedio straordinario quelle degli organi giurisdizionali o giudiziari (Fritz Gygi, Bundesverwaltungrechtspflege, 2a ed., Berna 1983, pag. 219 e segg; André Grisel, Traité de droit administratif, vol. II, Neuchâtel 1984, pag. 947 n. 1 e pag. 948 n. 2b; Blaise Knapp, Précis de droit administratif, 4a ed., Basilea 1991, n. 1782; Häfelin/Müller, Grundriss des Allgemeinen Verwaltungsrechts, 3a ed., Zurigo 1998, n. 1423). Ora, la decisione del 5 settembre 2000, di cui i ricorrenti hanno preteso il riesame, è cresciuta in giudicato. La stessa emana dal Consiglio di Stato, che ha agito nell'occasione quale autorità di ricorso, giusta l'art. 9 della legge ticinese dell'8 giugno 1998 di applicazione alla legislazione federale in materia di persone straniere e gli art. 43 e segg. della legge cantonale di procedura per le cause amministrative, del 19 aprile 1966 (PAmm). L' esecutivo ticinese ha dunque svolto la funzione di organo giurisdizionale di ricorso, per cui la sua decisione non era d'acchito suscettibile di riesame (cfr. Adelio Scolari, Diritto amministrativo, parte generale, Cadenazzo 1989, n. 318). Se ne deve concludere che il giudizio impugnato, con il quale il Consiglio di Stato si è rifiutato di riconsiderare la propria decisione del 5 settembre 2000, non viola il diritto al riesame derivante dalla Costituzione federale. Spetterà alle autorità ticinesi valutare se l'istanza presentata dai ricorrenti il 13 dicembre 2000 debba essere esaminata anche dalla Sezione dei permessi e dell'immigrazione, presso la quale è pure stata depositata.