Citation: 4A_343/2008 05.05.2009 E. 5

Come preannunciato, il ricorrente critica la decisione sull'ammontare della riduzione del risarcimento operata dalla Corte cantonale in applicazione dell'art. 44 CO. 5.1 Giusta l'art. 44 cpv. 1 CO il giudice può ridurre o negare il risarcimento, se il danneggiato ha consentito all'atto dannoso o se delle circostanze per le quali egli è responsabile hanno contribuito a cagionare o ad aggravare il danno o a peggiorare altrimenti la posizione dell'obbligato. Nel quadro del giudizio sulla riduzione del risarcimento il giudice dispone di un ampio margine di apprezzamento (art. 4 CC). Per prassi costante, il Tribunale federale esamina con riserva l'esercizio del potere d'apprezzamento da parte dell'ultima istanza cantonale. Esso interviene, segnatamente, quando la decisione si scosta senza motivo dai principi stabiliti da dottrina e giurisprudenza in materia di libero apprezzamento e si fonda su fatti che nel caso particolare non avevano importanza alcuna, oppure, al contrario, quando non si è tenuto conto di elementi che avrebbero dovuto essere presi in considerazione. Il Tribunale federale sanziona inoltre le decisioni rese in virtù di un tale potere d'apprezzamento quando esse sfociano in un risultato manifestamente ingiusto o in un'iniquità scioccante (DTF 132 III 249 consid. 3.5, 128 III 390 consid. 4.5 pag. 399, entrambi con rinvii). 5.2 Ai fini dell'attuale giudizio va rammentato che, qualora il committente abbia incaricato uno specialista di rappresentarlo nell'ambito della realizzazione delle opere oggetto del contratto d'appalto, egli deve poi lasciarsi imputare, al momento della decisione sull'esistenza di una concolpa suscettibile di giustificare una riduzione del risarcimento, la competenza professionale e il comportamento del rappresentante (DTF 130 III 591 consid. 5.5.4 pag. 605 seg.). 5.3 A mente del ricorrente, la sentenza del Tribunale federale appena citata verteva su di "un caso del tutto analogo", indi per cui nella fattispecie che lo concerne gli potrebbe essere imputata una corresponsabilità per l'insorgere dei difetti del 10 % al massimo, mentre la responsabilità principale spetta alle imprese opponenti. A torto. Contrariamente a quanto da lui affermato, la controversia giudicata nella DTF 130 III 591 non può essere considerata "del tutto analoga" a quella in rassegna, dato che in quel caso all'architetto era stato rimproverato solo il fatto di aver proceduto alla realizzazione di una costruzione suscettibile di presentare difetti. In concreto, invece, è stato accertato che lo studio d'architettura scelto dal committente ha elaborato un progetto che, per quel che riguarda i serramenti in acciaio, era sbagliato poiché non soddisfaceva le necessarie esigenze d'isolazione. Non solo, confrontato con le obiezioni e le proposte di modifiche delle opponenti, lo studio ha insistito nell'imporre l'esecuzione del proprio progetto. In queste circostanze, il ricorrente si richiama invano alla predetta sentenza del Tribunale federale per sostanziare la tesi secondo la quale il Tribunale d'appello avrebbe abusato del proprio potere d'apprezzamento ponendo a suo carico il 75 % del danno. 5.4 L'art. 369 CO stabilisce che il committente non può far valere i diritti accordatigli in caso di opera difettosa, se egli stesso fu causa dei difetti mediante ordinazioni date contro l'espresso parere dell'appaltatore o in altra maniera. In concreto, il Tribunale d'appello ha negato alle opponenti la facoltà di richiamarsi con successo a questo disposto, poiché esse non hanno espresso formalmente il loro disaccordo alla realizzazione dei serramenti così come progettati, declinando la loro responsabilità per i difetti che potevano sorgere a dipendenza delle istruzioni ricevute, come invece ha fatto un'altra ditta attiva sul cantiere. 5.4.1 Per il ricorrente queste considerazioni imporrebbero, tenuto conto della DTF 116 II 305 consid. 2c/bb pag. 308 seg., di mettere interamente a carico delle opponenti la responsabilità per il verificarsi dei difetti. Egli non può essere seguito nemmeno su questo punto. Innanzitutto va detto che il considerando della DTF richiamata nel gravame riguarda soprattutto le esigenze poste all'avvertimento dell'appaltatore e non le conseguenze dell'assenza di un simile avvertimento formale sulla garanzia per i difetti. Comunque, contrariamente a quanto sembra voler pretendere il ricorrente, la perdita dei diritti di garanzia ex art. 369 CO non dipende dall'esistenza di un avviso formale dell'appaltatore bensì da chi è responsabile per l'insorgere dei difetti. L'art. 369 CO stabilisce infatti che se il committente fu lui stesso la (sola) causa dei difetti, egli non può far valere i diritti accordatigli in caso di opera difettosa; tale eventualità - si legge sempre nell'art. 369 CO - si realizza quando egli ha imposto l'esecuzione dell'opera secondo le proprie istruzioni (all'origine dei difetti) contro l'espresso parere dell'appaltatore o in altra maniera. Contrariamente a quanto sembra voler affermare il ricorrente la legge non esclude dunque a priori la possibilità di liberare l'appaltatore anche in assenza di un avvertimento formale. 5.4.2 Questo tema è stato trattato nella DTF 116 II 454, nella quale si è precisato che l'appaltatore può essere liberato da ogni responsabilità, nonostante abbia omesso di notificare formalmente al committente la propria opposizione alla realizzazione dell'opera così come progettata, se il committente - rispettivamente il suo rappresentante - disponeva delle competenze necessarie per verificare il contenuto delle istruzioni impartite all'impresa e riconoscere eventuali errori di progettazione (consid. 2c/aa pag. 456; questa giurisprudenza è stata confermata nella sentenza 4A_166/2008 del 7 agosto 2008 consid. 2.2). Pur ammettendo che, in concreto, il rappresentante del committente disponeva delle competenze necessarie per verificare il contenuto delle istruzioni impartite e ch'egli avrebbe senz'altro potuto riconoscere gli errori di progettazione già perché segnalati - anche se non formalmente - dalle opponenti, il Tribunale d'appello non le ha liberate da ogni responsabilità perché "l'esecuzione concreta delle opere, secondo il concetto (sbagliato) del progettista non era scevra di qualche difetto". Donde la decisione di addebitare alle opponenti il danno nella limitata misura del 25 %. 5.5 Tenuto conto di tutto quanto sin qui esposto, ovvero delle chiare istruzioni impartite dall'ausiliario del ricorrente - che avrebbe imposto anche in caso di avvertimento formale - e del fatto che le opponenti avevano riconosciuto e segnalato - anche se non formalmente - il rischio insito nel progetto, non si può affermare che l'istanza cantonale abbia abusato del proprio margine di apprezzamento decidendo di non imputare loro una responsabilità superiore al 25 %. Il solo fatto che un'esecuzione impeccabile dei serramenti avrebbe migliorato un poco il problema d'isolazione - che si sarebbe verificato in ogni caso a causa dell'errore di progettazione - non doveva indurre i giudici ticinesi a ritenere le opponenti responsabili in maniera preponderante del danno patito dal ricorrente.