Citation: 4A_311/2014 E. 3

La controversia verte principalmente sul significato da attribuire all'accordo dell'11 dicembre 2002; in particolare sulla questione di sapere se, in caso di vendita degli immobili da parte della C.________SA, l'esigibilità del credito dell'opponente presupponesse che il ricorrente avesse conseguito un utile personale diretto oppure se fosse bastato l'utile indiretto realizzato tramite la sua società. La Corte cantonale, dopo avere ricordato i principi giurisprudenziali sviluppati attorno all'art. 18 cpv. 1 CO, ha costatato che le parti non hanno offerto nessuna prova atta ad accertare quale fosse la loro volontà comune e concorde al momento della firma della convenzione. Ha quindi applicato la teoria dell'affidamento per stabilire che "il debito del convenuto diventava esigibile già solo in presenza di un suo utile indiretto dalla vendita degli immobili di C.________SA, poco importando il suo effettivo utile personale". I giudici d'appello hanno considerato che lo scopo dell'accordo era di permettere all'attore di recuperare almeno in parte le somme ingenti investite nell'operazione immobiliare, in due ipotesi ben determinate: la vendita del pacchetto azionario della C.________SA oppure la vendita degli immobili intestati a questa società. Dal momento che nella seconda ipotesi l'utile sarebbe stato realizzato "giuridicamente" dalla società, non dal convenuto, azionista unico, l'utile determinante non poteva essere che quello "economico e indiretto", sennò la vendita degli immobili da parte della società non avrebbe mai potuto rendere esigibile il credito.