Citation: 4C.76/2006 30.06.2006 E. 6

In concreto, nonostante il richiamo introduttivo all'art. 8 CC e art. 394 CO, l'unica censura di diritto espressa chiaramente nell'allegato ricorsuale è quella con la quale la convenuta rimprovera alla massima istanza ticinese di aver violato l'art. 394 CO qualificando il rapporto sorto tra le parti come contratto di lavoro invece che di mandato. 6.1 Citando prassi e dottrina il Tribunale d'appello ha in primo luogo osservato che per la qualifica dei contratti è determinante il contenuto delle pattuizioni, che prescinde dalla definizione e dalla terminologia utilizzata dalle parti. Gli elementi caratteristici del contratto di lavoro sono la prestazione di lavoro o di servizi, l'impiego duraturo e remunerato del lavoratore e soprattutto il rapporto di subordinazione, che obbliga il lavoratore a ossequiare le direttive del datore di lavoro e gli impone vincoli di tipo organizzativo ed economico che lo limitano nella sua autonomia e lo astringono a rendere conto regolarmente del lavoro svolto. I giudici cantonali hanno proseguito ricordando che nel proprio giudizio il pretore ha indicato gli elementi di fatto concreti che, in applicazione dei predetti principi, permettevano di concludere per l'esistenza di un contratto di lavoro. Nell'atto di appello, hanno osservato i giudici, la convenuta non si è confrontata criticamente con tali motivazioni, bensì si è limitata a obiettare che l'attività svolta era tipica di un mandato, obiezione che è stata respinta con l'argomento che l'ampia autonomia della quale fruiva l'attrice non esclude l'esistenza di un contratto di lavoro. 6.2 Dinanzi al Tribunale federale la convenuta ribadisce ancora una volta che, contrariamente a quanto ritenuto dai giudici ticinesi, l'attività dell'attrice di procacciatrice di opportunità commerciali nel settore petrolifero, indipendente e remunerata con una provvigione sulla quale riceveva un anticipo mensile, sarebbe tipica del mandato. Questa critica è formulata in termini praticamente identici a quelli presentati davanti all'autorità cantonale, la quale, come detto, le ha già fatto carico di essere troppo generica e avulsa dalle considerazioni concrete del pretore. Basti quindi ricordare, sotto il profilo del diritto federale, che un'attività di consulenza può di per sé essere svolta sia come mandato sia nel quadro dell'adempimento di un contratto di lavoro. La distinzione fra il mandato e il contratto di lavoro non procede da un criterio funzionale: non è il tipo di attività svolta a essere determinante, bensì la presenza o meno degli elementi caratteristici che la sentenza cantonale ha enumerato in modo corretto (sulla distinzione fra mandato e contratto di lavoro cfr. Frank Vischer, Der Arbeitsvertrag, in: Schweizerisches Privatrecht, vol. VII/4, Basilea 2005, pag. 23-26; sugli elementi caratteristici del contratto di lavoro cfr., oltre agli autori già citati dai giudici ticinesi, Manfred Rehbinder in: Berner Kommentar, n. 1-12 ad art. 319 CO; Adrian Staehelin in: Zürcher Kommentar, n. 2-30 ad art. 319 CO; Brunner/Bühler/Waeber/Bruchez, Commentaire du contrat de travail, Losanna 2004, n. 1-6 ad art. 319 CO; Gabriel Aubert in: Commentaire romand, n. 1-18 ad art. 319 CO). La convenuta non sostiene che i giudici cantonali abbiano adottato criteri distintivi diversi da quelli previsti dal diritto federale o li abbia applicati in maniera sbagliata. Allude invero al tipo di remunerazione, che, a suo dire, consisteva di una provvigione sulla quale il datore di lavoro pagava degli anticipi mensili; questo argomento si scontra però con gli accertamenti - vincolanti - contenuti nel giudizio impugnato, secondo cui l'attrice percepiva una retribuzione mensile fissa di US$ 2'500.-- e, in aggiunta, una provvigione corrispondente al 25% del profitto netto.