Citation: 5P.402/2005 14.07.2006 E. 6.1

6.1.1 Va innanzi tutto osservato che in concreto vi è da chiedersi se la ricorrente non avrebbe unicamente potuto chiedere una sospensione basata sull'art. 38 CL invece che, come da lei fatto, sull'art. 30 CL, poiché nella fattispecie trattasi di una procedura di rigetto definitivo dell'opposizione con cui viene chiesta l'esecuzione di una sentenza estera ai sensi degli art. 31 segg. CL (Donzallaz, op. cit., n. 4066 e 4093; cfr. anche DTF 129 III 574). D'altro canto, se si dovesse considerare che nell'ambito del rigetto definitivo dell'opposizione il giudice esamina unicamente a titolo incidentale il riconoscimento (in tal senso Walter Stoffel, Das Verfahren zur Anerkennung handelsrechtlicher Entscheide nach dem Lugano-Ubereinkommen, SZW 1993, pag. 107 segg. part. 110 e 115; Gerhard Walter, Internationales Zivilprozessrecht der Schweiz, 3a ed. Berna Stoccarda Vienna 2002, pag. 448), l'autorevole dottrina dichiara applicabile l'art. 30 CL (v. fra i tanti Kropholler, op. cit., n. 2 ad art. 37 del regolamento (CE) 44/2001 = art. 30 CL). La questione non merita tuttavia maggiore disamina in concreto, perché con riferimento alla decisione di sospensione chiesta alla Corte cantonale le differenze fra le due norme sono irrilevanti. Va infatti preliminarmente posto in evidenza che il testo italiano dell'art. 30 CL è fallace, nella misura in cui parla genericamente di impugnazione della sentenza di cui è chiesto il riconoscimento: in realtà, si evince dai testi francese e tedesco che la sospensione può essere chiesta unicamente - come peraltro risulta invece dal testo italiano dell'art. 38 CL - qualora la sentenza di cui è chiesto il riconoscimento fa l'oggetto, nel Paese d'origine (Gaudemet-Tallon, op. cit., n. 449), di un rimedio di diritto ordinario. Tale non è palesemente il caso del ricorso per cassazione francese secondo il diritto interno (Gaudemet-Tallon, op. cit., n. 458). La Corte europea di giustizia ha tuttavia sviluppato un'interpretazione comunitaria del concetto di rimedio ordinario ai sensi degli art. 30 e 38 della Convenzione di Bruxelles, secondo cui per rimedio ordinario va inteso qualsiasi gravame che possa comportare l'annullamento o la riforma della decisione di cui si chiede il riconoscimento o l'esecuzione a norma della convenzione e che debba essere proposto nello Stato d'origine, entro un termine fissato per legge che comincia a decorrere in seguito alla decisione stessa (sentenza CGCE del 22 novembre 1977 in re Industrial Diamond Supplies c. Luigi Riva, 43/77 Racc. 1977, 2175, n. 27 seg. e 42). In virtù del citato concetto unitario appare doversi considerare rimedio straordinario il ricorso per cassazione dans l'intérêt de la loi (Gaudemet-Tallon, op. cit., n. 458 e note a piè di pagina 75 s. ibid.), non, per contro, le impugnative per cassazione previste, pur con qualche differenza neppure tanto marginale, dai vari Stati sottoposti alla giurisdizione europea (Kropholler, op. cit., n. 3 ad art. 37 del regolamento (CE) 44/2001 = art. 30 CL; Geimer/Schütze, op. cit., n. 9 ad art. 37 del regolamento (CE) 44/2001; Donzallaz, op. cit., n. 4028). Se ne deve dedurre che, teoricamente, il Tribunale di appello avrebbe pertanto potuto sospendere il proprio giudizio, e dunque la decisione di rigetto definitivo dell'opposizione. Non era, tuttavia, obbligato a farlo, perché sia l'art. 30 cpv. 1 CL che l'art. 38 cpv. 1 CL conferiscono tale facoltà secondo il libero apprezzamento del tribunale (Kropholler, op. cit., n. 5 ad art. 37 del regolamento (CE) 44/2001 = art. 30 CL; Geimer/Schütze, op. cit., n. 4 ad art. 37 del regolamento (CE) 44/2001; DTF 129 III 574 consid. 7). 6.1.2 Ora, l'argomento sul quale ha fatto leva il Tribunale di appello, ovvero la particolare natura della procedura sommaria di rigetto definitivo dell'opposizione peculiare del diritto svizzero che imporrebbe particolare cautela nel concedere la sospensione, è condiviso esplicitamente dalla dottrina (Donzallaz, op. cit., n. 4066). 6.1.3 La mera elencazione delle svariate altre procedure e decisioni che vedono coinvolti, in Francia, i qui resistenti, neppure opposti alla qui ricorrente, non appare argomento pertinente. In primo luogo, la ricorrente non può riferirvisi per forzare l'applicazione della sospensione ex art. 30 CL ben oltre i limiti intrinseci della norma stessa, circoscritti dal possibile esito del ricorso "ordinario" contro la sentenza di cui è chiesto il riconoscimento: non è certo perché ad una società giuridicamente del tutto distinta dalla qui debitrice è stata concessa una protezione di carattere esecutivo del diritto francese, in virtù della quale neppure gli opponenti potrebbero procedere in via esecutiva contro quella società, che di tale sospensione debbano automaticamente beneficiare altre società debitrici dei qui resistenti; ancor meno proponibile appare la pretesa della ricorrente di estendere, con questa motivazione, il campo di applicazione dell'art. 30 CL. La ricorrente ha semmai a sua disposizione i mezzi corrispondenti alla francese sospensione provvisoria delle esecuzioni che offre la legislazione elvetica, segnatamente la moratoria concordataria della LEF o l'istanza di differimento del fallimento della società anonima (art. 725a CO). Questa censura appare talmente fantasiosa da sfiorare il limite della temerarietà. L'esito del suo esame rende superfluo chinarsi sull'effettivo pericolo di fallimento della ricorrente - peraltro neppure oggetto di esame da parte del Tribunale di appello e dunque, in assenza di una censura per una sua eventuale omessa trattazione, argomento nuovo ed irricevibile - nonché, ancora una volta, sulla reale situazione economica dei resistenti. 6.1.4 In secondo luogo, non si comprende secondo quali ragionamenti le obiezioni sollevate in questo contesto dalla ricorrente siano di portata tale da suscitare seri dubbi sull'esito del ricorso per cassazione pendente in Francia contro la pronuncia 19 maggio 2004. Neppure è compito del Tribunale federale chinarsi sulla documentazione prodotta dalla ricorrente per farsi un'idea delle probabilità di successo della ricorrente avanti la Cassazione francese: se la ricorrente voleva seriamente avvalersi di tale argomento, era suo preciso compito spiegarsi nei termini richiesti dall'art. 90 cpv. 1 lit. b OG. In tal senso, la censura è irricevibile. 6.2 L'apodittica censura di arbitrio e di violazione dell'art. 30 CL va respinta nella misura in cui è ricevibile. Per quanto attiene alla domanda di sospensione del procedimento da parte del Tribunale federale, occorre rilevare che essa dovrebbe di primo acchito essere dichiarata inammissibile qualora vada fondata sull'art. 38 cpv. 1 CL, atteso che tale norma permette unicamente al giudice davanti al quale è proposta l'opposizione ai sensi dell'art. 37 cpv. 1 CL, e cioè in Svizzera al "Tribunale cantonale", di sospendere il procedimento. Se invece si volesse ritenere che tale domanda possa pure essere basata sull'art. 30 cpv. 1 CL, essa dovrebbe essere respinta per i motivi summenzionati che hanno portato alla reiezione della censura di violazione di tale norma da parte dell'autorità cantonale.