Citation: 6B_1055/2019 E. 3.3

3.3. Se nei confronti dell'imputato sono stati illegalmente adottati provvedimenti coercitivi, l'autorità penale gli riconosce un'indennità e una riparazione del torto morale (art. 431 cpv. 1 CPP). In caso di carcerazione preventiva o di sicurezza, l'imputato ha diritto a un'indennità e a una riparazione del torto morale adeguate se la durata della carcerazione ha ecceduto quella consentita e la privazione di libertà eccedente non può essere computata nelle sanzioni inflitte per altri reati (art. 431 cpv. 2 CPP). Tale diritto decade segnatamente se l'imputato è condannato con la condizionale a una pena detentiva la cui durata eccede quella della carcerazione di sicurezza (art. 431 cpv. 3 lett. b CPP). Per provvedimenti coercitivi ai sensi dell'art. 431 cpv. 1 CPP s'intendono i provvedimenti ai sensi degli art. 196 segg. CPP, tra cui in particolare la carcerazione preventiva e di sicurezza nonché il sequestro. Sono illegali se, al momento in cui sono stati ordinati o eseguiti, non adempivano le condizioni legali formali e materiali secondo gli art. 196 segg. CPP. In tal caso, l'imputato dev'essere risarcito indipendentemente dall'esito del procedimento rispettivamente dal suo comportamento (sentenza 6B_365/2011 del 22 settembre 2011 consid. 3.2, non pubblicato in DTF 137 IV 352). Il solo fatto che un provvedimento coercitivo si riveli in un secondo tempo ingiustificato non lo rende illegale giusta l'art. 431 cpv. 1 CPP (v. sentenza 6B_1076/2016 del 12 gennaio 2017 consid. 3.2). Malgrado la versione italiana del titolo marginale della norma ricorra al termine "ingiustificato", il provvedimento deve risultare illegale e non solo ingiustificato come precisato nel primo capoverso ("illegalmente adottat[o]") e come le altre versioni linguistiche confermano ("rechtswidrig angewandte Zwangsmassnahmen", "mesures de contrainte illicites"). L'art. 431 cpv. 2 CPP concerne unicamente la "sovradetenzione" ( Überhaft), ovvero la "privazione di libertà eccedente" quella consentita. Vi è "sovradetenzione" quando la carcerazione preventiva e/o di sicurezza è stata ordinata nel rispetto delle disposizioni legali sotto il profilo tanto formale quanto sostanziale, ma la sua durata è superiore alla pena effettivamente irrogata. Non è dunque la detenzione in quanto tale a essere ingiustificata, bensì solo la sua durata (DTF 141 IV 236 consid. 3.2). La disposizione prevede, quale principio fondamentale, l'obbligo di risarcire la detenzione che non può essere computata nelle sanzioni inflitte per altri reati, coerentemente con la regola cardine dell'art. 51 CP. Vi è dunque in primo luogo una compensazione reale della privazione della libertà. Una compensazione finanziaria è sussidiaria, entrando in considerazione solo se il carcere preventivo non può essere computato nelle sanzioni inflitte. Al riguardo l'interessato non ha il diritto di scegliere (DTF 141 IV 236 consid. 3.3).