Citation: 1P.369/2004 13.06.2005 E. 3

3.1 Nella decisione impugnata il Consiglio di Stato ha ricordato che secondo la sua costante prassi, dubbi o riserve riferite al mancato conseguimento di un seggio per pochi suffragi, comprensibili da un punto di vista strettamente emotivo, non possono rappresentare un motivo valido e/o sufficiente per postulare verifiche circa l'esito di un'elezione, poiché, in caso contrario, l'intero sistema di spoglio verrebbe messo in discussione. Ha inoltre aggiunto che, in tale ambito sussiste una consolidata procedura tendente a effettuare un controllo incrociato dei dati inseriti nell'elaboratore e che viene anche effettuato un controllo a campione da parte di un gruppo incaricato della verifica. Ha poi sottolineato che l'insorgente non aveva presentato argomentazioni puntuali circa errori di lettura e di conteggio effettivamente manifestatisi. 3.2 Il ricorrente, rilevato l'elevato numero di schede bianche, riguardo alla concretezza del dubbio fa valere che se due suffragi validamente attribuiti alla lista "Il Guastafeste con i Verdi" fossero involontariamente stati omessi al momento dello spoglio, che viene effettuato manualmente, per lo stress, la fretta, la stanchezza o qualche difficoltà della vista, questa irregolarità potrebbe modificare il risultato dell'elezione. Ciò sarebbe il caso anche nell'ipotesi in cui all'altra lista fossero stati attribuiti, per errore, due suffragi di troppo. Sulla base di una differenza di 2,36 schede sarebbe oggettivamente verosimile che un piccolo errore abbia potuto influire sull'assegnazione dei seggi, falsando in tal modo la volontà popolare. Ribadisce che anche in assenza di una base legale, in presenza di scarti minimi, una verifica si imporrebbe: richiama al riguardo il caso di un altro Comune e quello, notorio, del Cantone dei Grigioni, nel quale nell'ambito della modifica della Costituzione cantonale riguardo al sistema di elezione del Gran Consiglio i voti furono riconteggiati e, infine, venne ripetuta la votazione. Il ricorrente aggiunge che le direttive per gli Uffici cantonali di spoglio, del 24 marzo 2004, non sarebbero state distribuite ai candidati rispettivamente spiegate loro prima delle elezioni, per cui nessun candidato della lista è stato in grado di contestare le modalità dello spoglio prima dello scrutinio popolare, ma non fa valere ch'egli ne avrebbe richiesto una copia e che tale richiesta sarebbe stata respinta. Richiama infine la sentenza 1P.363/1994 del 15 dicembre 1994, citata, con la quale il Tribunale federale aveva imposto di procedere a un nuovo conteggio dei suffragi. Del resto, queste direttive per quanto riguarda la questione litigiosa non contengono alcuna indicazione. 3.3 Nella risposta al ricorso il Consiglio di Stato rileva che nel Cantone Ticino il sistema delle elezioni legislative comunali, basato sul sistema proporzionale, che riflette in sostanza quello delle elezioni cantonali, è stabilito dall'art. 18 Cost./TI, secondo cui i membri del Municipio e del Consiglio comunale sono eletti con voto proporzionale per un periodo quadriennale (cpv. 1), e dall'art. 93 LEDP, regolante il quoziente elettorale e la ripartizione dei seggi. Aggiunge che per l'elettore esiste l'obbligo, pena la nullità della scheda, di esprimere un voto per almeno una lista e la facoltà di assegnare un numero di voti preferenziali a candidati della lista prescelta o di altre liste, nel caso di Losone per un numero complessivo di 15. La ripartizione avviene dividendo il numero complessivo dei voti di partito (voti emessi e non emessi) per il numero dei seggi (su questo tema v. art. 42 LDEP; cfr. anche DTF 118 Ia 415 consid. 6d; sentenza 1P.697/1998 del 2 giugno 1999, consid. 3d, apparsa in RDAT I-2000 n. 2 pag. 333). Ciascuna lista (partito) ha il diritto di avere tanti seggi quante volte il quoziente elettorale è contenuto nel numero di voti da essa conseguiti, ritenuto che quella che non raggiunge il quoziente non partecipa alla ripartizione. Eventuali seggi non attribuiti per quoziente intero vengono assegnati sulla base della maggior frazione. 3.3.1 L'Esecutivo cantonale ha poi ricordato che, conformemente agli art. 38 e segg. LEDP, lo spoglio nelle elezioni comunali si svolge a livello cantonale, con sistema parzialmente informatizzato e a porte chiuse. Ha spiegato che questa soluzione è la conseguenza di decennali vicissitudini di lotte politico-elettorali, per assicurare scrutini corretti e imparziali, attraverso procedure e modalità di voto e di spoglio ermetiche, a garanzia dell'inviolabilità del voto. Gli Uffici di spoglio cantonali, composti di tre membri, di regola due assessori giurati e un presidente magistrato, procedono allo spoglio conformemente all'art. 41 LEDP e alle citate direttive. In particolare, per quanto qui interessa, procedono al controllo del verbale dell'Ufficio elettorale comunale, a decidere sulla validità delle schede contestate a livello comunale (voto accompagnato, senza diritto di voto, voto per corrispondenza in buste non ufficiali), a leggere, riprendere, rileggere e verificare le schede a videoterminale, a trasmettere per giudizio all'Ufficio cantonale di accertamento (composto di tre giudici del Tribunale d'appello) eventuali schede contestate, per le quali l'Ufficio non giunge a un giudizio unanime, e infine a tenere il verbale di spoglio. Per garantire la segretezza del voto e l'ininfluenzabilità dell'esame, della lettura e della ripresa delle schede, e quindi uno spoglio corretto e imparziale, sono inoltre previste ulteriori misure organizzative: si tratta, in particolare, dello spoglio delle elezioni dei Comuni del Sottoceneri da parte di Uffici di spoglio composti di magistrati e assessori giurati del Sopraceneri e viceversa. Vengono inoltre effettuati, come già visto, controlli a campione da parte dell'Ufficio verifiche della direzione delle operazioni di spoglio, sotto la vigilanza dell'Ufficio di accertamento. Il Consiglio di Stato precisa infine che all'attività dell'Ufficio cantonale di accertamento partecipano i delegati delle liste e dei gruppi, che, per ragioni organizzative, da quando esiste lo spoglio centralizzato cantonale, si circoscrivono ai gruppi rappresentati nel Parlamento cantonale. 3.3.2 Il Governo cantonale ammette che il complesso, particolare sistema di voto e di spoglio per le elezioni comunali ticinesi, segnatamente l'attribuzione positiva di voti preferenziali, compreso il panachage, senza facoltà di livragazione, potrebbe invero ingenerare qualche incertezza sull'esito di un'elezione, allorquando lo scarto è, come in concreto, esiguo. Precisa tuttavia, che ciò non significa che dinanzi a un siffatto risultato si debba necessariamente procedere a un nuovo computo dei voti, ritenuta l'esistenza di un evidente interesse pubblico a non rimettere in discussione, se non per giustificati motivi, il risultato di un'elezione.