Citation: 4C.369/2000 17.08.2001 E. 10

10.- Oggetto del ricorso per riforma introdotto da A.________ è la riduzione di 1/3 delle percentuali sull' utile netto e la cifra d'affari utilizzate per calcolare le indennità per licenze spettanti al defunto marito. Essa ritiene che nel fare ciò la Corte cantonale abbia violato gli art. 1 e 2 CC e 18 CO, procedendo ad un adattamento contrattuale in assenza di qualsiasi presupposto per l'ammissibilità di un simile intervento normativo: a suo dire non vi è nessun motivo di modificare le condizioni stabilite nella decisione del consiglio di amministrazione del 16/17 settembre 1963, che attribuiscono all'attore una quota di partecipazione pari allo 0,5% della cifra d'affari e al 3% dell'utile netto della società. La sua tesi sarebbe avvalorata dal fatto che questa pattuizione - nella quale le parti non hanno d'altronde previsto clausole d'adeguamento positive o negative - è rimasta in vigore per ben 13 anni (sino al 1976) senza cambiamenti né contestazioni di sorta. Su questo punto l'attrice rimprovera inoltre ai giudici di prima istanza un apprezzamento giuridico errato dei fatti (art. 43 cpv. 4 OG). a) La censura risulta d'acchito interamente inam-missibile per il motivo esposto qui di seguito. Diversamente da quanto sostenuto nel gravame, la Corte cantonale non ha preso la sua decisione facendo ricorso ad un adattamento del contratto a (presunte) mutate circostanze, ma bensì ha dedotto la volontà delle parti direttamente dalle risultanze istruttorie. Essa ha infatti osservato che gli atti di causa hanno permesso di accertare che, se da un lato la pattuizione contenuta nella già menzionata decisione del consiglio di amministrazione del 16/17 settembre 1963 (doc. III) è sufficientemente chiara nel mettere in relazione la retribuzione dell'attore con la sua attività inventiva (cfr. consid. 3.1.1), dall'altro le indennità ricevute a titolo di percentuale su cifra d'affari e utile netto della società hanno assunto, con il passare degli anni, una duplice finalità: rimunerazione dell'attività inventiva svolta e compenso per la sua attività di primo delegato, consigliere di amministrazione, nonché di direttore del settore ricerca e sviluppo della X.________ S.A. (cfr. consid. 3.1.2). L'istruttoria ha inoltre provato un'evidente, quanto inspiegabile, sproporzione tra le rimunerazioni del primo delegato B.________ e quelle del secondo delegato C.________ in relazione al periodo 1971-1976. Inoltre, emerge sostanzialmente dagli atti che l'attore stesso era consapevole del fatto che la sua attività dirigenziale - "in primis" quella di consigliere di amministrazione - non era retribuita separatamente (cfr. doc. P2) e che quella di delegato non era sufficientemente coperta dal solo importo del suo salario fisso (fr. 120' - 140'000.-- all'anno tra il 1966 e il 1976), tant'è che in un proprio scritto (doc. D2) egli ha valutato di aver diritto ad un compenso anno di circa fr. 300'000.-- l'anno solo per questa sua funzione. Contrariamente alle affermazioni ricorsuali, la Corte cantonale non ha invece ritenuto come motivo determinante per la sua decisione la crescente entità delle indennità per licenze, aumentate dopo il 1963 promozionalmente all'aumento della cifra d'affari e all'utile dell'azienda; un'attenta lettura del consid. 3.1.2. della sentenza cantonale non permette infatti di avvalorare questa tesi. Né l'attrice può validamente sostenere che le ragioni alla base della riduzione di 1/3 delle indennità non siano chiaramente evincibili dalla sentenza; al contrario, i giudici ticinesi hanno enumerato i vari (e numerosi) elementi dell' istruttoria che hanno permesso di elucidare la vera natura del rapporto contrattuale tra le parti e la duplice composizione della rimunerazione corrisposta all'ing. B.________: testimonianze di revisori, amministratori della società e rappresentanti di autorità fiscali, confronto tra la rimunerazione dell'ing. B.________ e quella del secondo delegato Sig. C.________ negli anni 1971-1976 (doc. 80), nonché l'esame di altri documenti rilevanti (doc. 79, doc. D2; doc P2). Dal momento che le censure esposte da A.________ nel parallelo ricorso di diritto pubblico contro gli accertamenti di fatto e la valutazione probatoria operati dalla Corte cantonale sono state respinte, essa non può pretendere di metterli ulteriormente in discussione in sede di ricorso per riforma. Per consolidata giurisprudenza, il Tribunale federale è infatti vincolato dall'accertamento dei fatti eseguito dall'ultima istanza cantonale, a meno che siano state violate disposizioni federali in materia di prove, che debbano essere rettificati accertamenti di fatto derivanti da una svista manifesta o che si renda necessario un complemento degli stessi (art. 63 e 64 OG; DTF 123 III 110 consid. 2, 115 II 484 consid. 2a), eccezioni però queste che - pacificamente - non vengono sollevate nel presente gravame. b) In aggiunta alla violazione delle precitate norme del CC e del CO, l'attrice ritiene inoltre che il Tribunale d'appello si sia basato su un apprezzamento giuridico erroneo dei fatti giusta l'art. 43 cpv. 4 OG. A torto. È vero che tale norma assimila l'apprezzamento giuridico erroneo di un fatto alla violazione del diritto federale prevista dall'art. 43 cpv. 1 OG. Ma l'apprezzamento giuridico di un fatto altro non è che la sua qualificazione giuridica (sussunzione). In sostanza, dunque, il capoverso 4 non aggiunge nulla a quanto già stabilito all'art. 43 cpv. 1 OG (Poudret, Commentaire de la loi fédérale d'organisation judiciaire, vol. II, Berna 1990, nota 5 ad art. 43 OG, pag. 178). Ebbene, in esito a quanto già detto al precedente considerando sull'inconsistenza delle argomentazioni ricorsuali, la censura non merita ad ogni modo di essere ulteriormente approfondita; deve essere anch'essa dichiarata inammissibile già per il solo motivo che l'attrice censura, fondando il suo ricorso esclusivamente sulla teoria dell'adattamento contrattuale, un apprezzamento giuridico dei fatti che non trova riscontro alcuno nella sentenza impugnata (art. 55 cpv. 1 lett. cOG). c) In definitiva, non avendo l'attrice addotto alcuna censura suscettibile di essere esaminata nell'ambito della giurisdizione per riforma, né sostanziato una violazione del diritto federale, il suo ricorso va dichiarato inammissibile. La decisione della Corte cantonale che riduce di un terzo l'ammontare delle indennità per licenze merita conferma in questa sede.