Citation: 6B_1389/2021 E. 4.2.2

4.2.2. Per l'art. 396 cpv. 1 in relazione con l'art. 385 cpv. 1 CPP, le esigenze di motivazione del reclamo comprendono l'indicazione precisa: dei punti della decisione che si intendono impugnare (lett. a), dei motivi a sostegno di una diversa decisione (lett. b) e dei mezzi di prova invocati (lett. c). L'indicazione precisa dei motivi a sostegno di una diversa decisione ai sensi dell'art. 385 cpv. 1 lett. b CPP deve essere sostanziata dalla reclamante sotto il profilo dei fatti e del diritto (sentenze 6B_120/2016 del 20 giugno 2016 consid. 3.1 e rinvio; 6B_130/2013 del 3 giugno 2013 consid. 3.2). Un formalismo eccessivo, costitutivo di un diniego di giustizia proscritto dall'art. 29 cpv. 1 Cost., si realizza unicamente quando la severa applicazione di norme procedurali non sia legittimata da alcun interesse degno di protezione e divenga in tal modo fine a se stessa, complichi in maniera insostenibile la realizzazione del diritto materiale e impedisca in modo inammissibile l'accesso ai tribunali (DTF 145 I 201 consid. 4.2.1; 142 IV 299 consid. 1.3.2). Nel diritto processuale penale il divieto del formalismo eccessivo deriva inoltre dall'art. 3 cpv. 2 lett. a e b CPP, che impone alle autorità penali di attenersi al principio della buona fede e al divieto dell'abuso di diritto (DTF 142 IV 299 consid. 1.3.2 pag. 305; 142 I 10 consid. 2.4.2). Gli allegati redatti all'indirizzo delle autorità, in particolare i rimedi di diritto, devono di principio soddisfare determinate esigenze. Dagli stessi deve infatti emergere per quali ragioni la decisione contestata viene impugnata e in quale misura la stessa debba essere modificata o annullata. Non si realizza quindi né una violazione del diritto di essere sentito né un eccesso di formalismo se in virtù di una disposizione legale esplicita la validità di un gravame presuppone una motivazione minima (DTF 134 II 244 consid. 2.4.2 e rinvii).