Citation: 6B_121/2021 E. 3.3.2

3.3.2. Il ricorrente risiede in Svizzera da oltre 10 anni. Nella DTF 144 I 266, richiamata nel ricorso ed emanata nell'ambito della LStrI, questo Tribunale ha stabilito che di regola, nel contesto del diritto migratorio, è possibile partire dall'assunto che, dopo un soggiorno legale di 10 anni in Svizzera, lo straniero vi abbia creato delle relazioni sufficientemente salde, e che siano di conseguenza necessari motivi particolari per porre fine a tale soggiorno. Il Tribunale federale ha tuttavia precisato che in singoli casi la situazione può essere diversa e l'integrazione dello straniero può lasciare a desiderare (DTF citata consid. 3.9). Ciò è il caso in linea di principio delle persone che si sono rese colpevoli di uno dei reati elencati dall'art. 66a cpv. 1 CP (sentenza 6B_627/2018 del 22 marzo 2019 consid. 1.4). Orbene, secondo la giurisprudenza testé esposta (v. su pra consid. 3.1), nell'ambito dell'art. 66a CP non vige alcun automatismo o schematismo: l'esistenza di un caso di rigore non si determina sulla base di rigide norme di età né in funzione di un determinato periodo di presenza in Svizzera, ma si esamina, in ogni singolo caso, sulla scorta dei consueti criteri d'integrazione (DTF 146 IV 105 consid. 3.4.4). Secondo i fatti accertati dalla CARP, l'integrazione del ricorrente non va oltre un'integrazione ordinaria. In Svizzera, ove è giunto in età adulta, ha creato una nuova famiglia, ha lavorato e non ha accumulato debiti. A parte il suo nucleo familiare, non emergono legami sociali e professionali particolarmente intensi con la Svizzera. Non risulta soffrire di problemi di salute e non gli sono precluse possibilità di reinserimento nel suo Paese d'origine, avendo egli stesso riconosciuto di non aver problemi al riguardo. In proposito la CARP ha del resto osservato come l'insorgente, oltre a essere nato e cresciuto in Romania, vi ha frequentato alcuni anni di università e ha avviato per conto proprio due attività dando così prova di essere integrato nel suo Paese e anche di potervici ritornare senza scontrarsi con difficoltà di reinserimento. In Romania peraltro vivono ancora sia la madre sia la sorella del ricorrente. L'espulsione non costituirebbe pertanto un grave caso di rigore personale per il ricorrente. Non essendo data la prima condizione cumulativa posta dall'art. 66a cpv. 2 CP, non è possibile in concreto rinunciare eccezionalmente alla pronuncia della misura.