Citation: 6B_66/2009 30.10.2009 E. 5.3

5.3.1 La causalità adeguata viene meno, il concatenamento dei fatti perdendo in tal modo la sua rilevanza giuridica, allorché un'altra causa concomitante, quale ad esempio una forza naturale, l'atteggiamento della vittima o quello di un terzo, costituisca una circostanza del tutto eccezionale o appaia così straordinaria che non poteva essere prevista. L'imprevedibilità dell'atto concomitante non è però sufficiente per interrompere il nesso di causalità adeguata: occorre ancora che questo atto rivesta un'importanza tale da imporsi come la causa più probabile ed immediata dell'evento considerato, relegando in secondo piano tutti gli altri fattori che hanno contribuito a provocarlo, segnatamente il comportamento dell'agente (DTF 134 IV 255 consid. 4.4.2, 133 IV 158 consid. 6.1, 131 IV 145 consid. 5.2 e rinvio). 5.3.2 La Corte cantonale ha ritenuto che le modalità con cui il padre della ricorrente aveva ricondotto nel recinto i cavalli, precedendoli e facendosi accompagnare in questa operazione dalla figlia piccola, costituissero un'imprudenza talmente grave da risultare la causa più probabile ed immediata del ferimento e tale da relegare in secondo piano l'omissione dell'opponente. Con questo comportamento, il genitore non avrebbe mantenuto una sufficiente distanza dalle zampe posteriori dei cavalli che, ancorché docili, potevano scalciare. Premesso che secondo i giudici cantonali i cavalli andrebbero condotti con la cavezza o con la briglia, posizionandosi all'altezza delle loro teste, nella fattispecie, sempre a loro giudizio, sarebbe piuttosto occorso seguirli alla dovuta distanza. Nella sentenza impugnata, non è tuttavia spiegato su quali accertamenti si fondano le considerazioni riguardanti il comportamento corretto da tenere nel condurre i cavalli: in particolare non sono esplicitamente ritenute le raccomandazioni SPIA (cfr. pubblicazione n. 10 "L'allevamento", pag. 1018 seg.) o il rapporto del 9 gennaio 2008 dell'Istituto nazionale svizzero di allevamento equino, sulla cui portata i giudici cantonali peraltro nemmeno si esprimono. Né, contrariamente a quanto sembra ritenere la Corte cantonale, una valutazione circa l'eventuale prevedibilità o meno del comportamento del padre della ricorrente poteva essere considerata irrilevante. Tale comportamento può certo essere stato inadeguato ed imprudente, ma non appare così eccezionale da non essere prevedibile, come peraltro sembra lasciare intendere il rapporto del 9 gennaio 2008 (risposta 3 lett. b e c in fine, pag. 5). La circostanza che dei cavalli fuggiti dal loro recinto si trovino a pascolare in una zona abitata può infatti suscitare una certa attrattiva su adulti e bambini e comportare quindi anche la possibilità che gli animali possano essere avvicinati in modo inappropriato e con comportamenti errati da parte di queste persone, suscettibili di provocare una loro reazione improvvisa (cfr. NICOLE PAYLLIER, Die sorgfältige Weidehaltung von Pferden gemäss Art. 56 Abs. 1 OR, in: Jusletter 11 luglio 2005, n. 14). È noto che il cavallo è un animale sensibile, dotato di sensi molto sviluppati, che reagisce immediatamente, sovente fuggendo, in presenza di sconosciuti, di movimenti, oggetti o rumori che lo spaventano. Quale animale da branco si lascia inoltre influenzare dal comportamento degli altri membri del gruppo (cfr. DTF 127 IV 62 consid. 2e; pubblicazione SPIA citata, pag. 1018). Che in presenza di cavalli incustoditi sulla proprietà altrui e nelle immediate vicinanze delle abitazioni, una persona avrebbe anche potuto reagire in modo non del tutto adeguato, non è dunque talmente eccezionale da non potere essere preso in considerazione da un contadino con esperienza nel ramo, come è il caso per l'opponente. Tanto più che comportamenti errati con questo tipo di animali non sembrerebbero rari nemmeno da parte di conoscitori (cfr. pubblicazione SPIA citata, pag. 1018). Premesso che nel diritto penale non è data una compensazione della colpa (DTF 122 IV 17 consid. 2c/bb pag. 24), il comportamento del padre della vittima, per quanto dovesse essere ritenuto colpevole, non relega quindi in secondo piano quello dell'opponente. Nello svolgimento degli eventi, la situazione di pericolo provocata dall'eventuale omissione colpevole di quest'ultimo è stata sminuita a torto dalla Corte cantonale che, ravvisando un'interruzione del rapporto di causalità, ha pertanto violato il diritto federale.