Citation: 2C_679/2021 E. 3.3

3.3. Nel proprio giudizio la Corte cantonale ha spiegato in modo dettagliato i motivi per i quali la Commissione di disciplina era giunta alla conclusione che l'art. 12 LLCA era stato disatteso. In effetti, sebbene avesse dato atto che l'insorgente aveva assunto le varie funzioni su esplicito incarico del suo mandante, quest'ultima autorità aveva ciononostante rilevato che questi aveva convogliato nelle proprie mani più cariche in parziale conflitto d'interessi tra di loro. Da un lato perché la costruzione voluta dal testatore permetteva all'esecutore testamentario di usare il suo mandato speciale di amministratore fiduciario delle 46 azioni della porzione disponibile per tenere a scacco tutte le decisioni societarie che, secondo gli statuti, necessitavano di una maggioranza di ¾ (come la revisione degli statuti, lo scioglimento della società, la designazione dei membri del Consiglio di amministrazione). Poi perché vi era il rischio, in caso di disaccordo con gli eredi azionisti (ad esempio se era loro intenzione destituirlo), di trovarsi in situazioni in cui si sarebbe applicato l'art. 731b CO. In seguito perché il conflitto d'interessi si era mostrato chiaramente nel corso dell'assemblea dell'agosto 2018: in quell'occasione gli eredi, pur volendolo, non avrebbero potuto destituire gli amministratori in quanto mancava loro la maggioranza necessaria (90 su 120 azioni), di modo che l'interesse dei proprietari (gli eredi) delle 46 azioni detenute e amministrate fiduciariamente dall'insorgente non collimava con il suo. Il fatto poi che il Consiglio di amministrazione aveva chiesto e ottenuto l'annullamento, per questioni formali, della decisione (di ridurre gli emolumenti annuali percepiti dal suo presidente) adottata dagli eredi durante tale assemblea era l'ulteriore prova del conflitto d'interessi. Inconferente era pertanto il parere giuridico fornito dall'insorgente, secondo cui la prassi tollererebbe che l'esecutore testamentario sia nel contempo azionista o membro del Consiglio di amministrazione di una società facente parte della successione, dato che in concreto la soluzione era prevista a lungo termine (non a titolo provvisorio) e che esisteva un rischio concreto e strutturale che la gestione fiduciaria delle 46 azioni fosse utilizzata per rinforzare la posizione del Consiglio di amministrazione in carico e del suo presidente, ciò che poteva portare ad un conflitto con gli interessi degli eredi in favore dei quali tali azioni avrebbero dovuto essere amministrate. La circostanza, infine, che il Consiglio di amministrazione in funzione non voleva più proporre la propria riconferma era un'ulteriore dimostrazione, secondo l'autorità di prime cure, che la funzione risultava alquanto critica dal profilo deontologico e che anche l'interessato verosimilmente se ne era reso conto.