Citation: 5A_476/2020 E. 4.4

4.4. Il Tribunale federale esamina come visto sotto il profilo ristretto dell'arbitrio l'applicazione del diritto cantonale e comunale (DTF 142 V 577 consid. 3.1; 133 II 249 consid. 1.2.1). L'arbitrio non è ravvisabile nella possibilità che anche un'altra soluzione sembri eventualmente sostenibile o addirittura preferibile, occorrendo piuttosto ch'essa risulti manifestamente insostenibile, in contraddizione palese con la situazione effettiva, gravemente lesiva di una norma o di un chiaro principio giuridico, o in contrasto intollerabile con il sentimento di giustizia e di equità (DTF 144 III 145 consid. 2 e rinvii). La ricorrente adduce sostanzialmente che la regolamentazione delle aperture dell'art. 7 n. 7 lett. d delle norme di attuazione del piano particolareggiato del nucleo di Y.________ sarebbe adeguata ed esaustiva. Ritiene che, nella misura in cui il piano particolareggiato del nucleo di Y.________ disciplina le modalità di realizzazione di nuove aperture, il Comune avrebbe adottato delle norme di diritto pubblico comunale che derogherebbero agli art. 125 segg. LAC. Con queste argomentazioni, la ricorrente critica la decisione impugnata contrapponendole una versione propria, ma non sostanzia l'arbitrio con una motivazione conforme alle esigenze dell'art. 106 cpv. 2 LTF. La Corte cantonale ha infatti rettamente accertato che l'invocata prescrizione edilizia comunale non regola le distanze minime per aprire nuove finestre. Riguardo alle "eventuali nuove aperture" la disposizione prevede unicamente ch'esse "dovranno essere eseguite nel rispetto delle dimensioni di quelle esistenti e nel rapporto vuoto-pieno delle facciate esistenti e circostanti". Come rilevato in modo sostenibile dalla precedente istanza, per quando concerne le nuove aperture, la norma edilizia comunale disciplina unicamente la loro configurazione, non le distanze che devono rispettare dai fondi contigui. In tali circostanze, poiché le distanze per l'apertura di nuove finestre non sono regolate dal diritto pubblico, è senza incorrere nell'arbitrio che la Corte cantonale ha ritenuto che le relative norme del diritto privato cantonale (art. 125 segg. LAC) rimanevano applicabili e la loro eventuale violazione poteva essere esaminata dal giudice civile nonostante il rilascio della licenza edilizia. Per il resto, non è contestato dalla ricorrente che le nuove aperture previste sulla facciata est dello stabile non rispettano gli art. 125 seg. LAC.