Citation: 8C_33/2023 E. 5.1.2

5.1.2. La ricorrente contesta inoltre l'estinzione al 22 aprile 2020 del nesso di causalità tra la sindrome in oggetto e l'evento infortunistico del 22 ottobre 2019. Distanziandosi dalle conclusioni peritali rese a tale riguardo, l'insorgente sostiene infatti che lo status quo ante sarebbe stato eventualmente raggiunto entro sei mesi dall'infortunio soltanto se, con una corretta diagnosi, la ricorrente fosse stata sottoposta, sin dall'infortunio, a una corretta terapia conservativa. Nel caso concreto, tuttavia, i medici curanti sono giunti alla diagnosi della sindrome soltanto dopo più di un anno dall'inizio dei dolori (sorti immediatamente dopo l'infortunio), sicché lo status quo ante, rispettivamente lo status quo sine, andrebbe considerato raggiunto entro sei mesi dall'ultimo intervento chirurgico dell'11 dicembre 2020 o, perlomeno, dalla diagnosi della sindrome avvenuta il 9 novembre 2020, tenuto anche conto che l'assicurata ha riacquistato l'abilità lavorativa soltanto il 10 giugno 2021. In questo senso, anche il Dr. med. D.________, con rapporto datato 12 febbraio 2022, ha ritenuto che, se è vero che in condizioni normali la sindrome dell'impatto ulnare "torna ad uno status quo entro 3-6 mesi", nel caso specifico occorreva nondimeno considerare che "[g]li specialisti [...] hanno impiegato del tempo per giungere ad una diagnosi definitiva, che in un qualche modo sfuggiva alle prime visite", precisando inoltre che, una volta identificata la sindrome, lo status quo anteè stato recuperato nel termine di sei mesi a decorrere dall'ultimo intervento chirurgico. A mente della ricorrente, nella misura in cui i periti non avrebbero indicato che lo status quo sine poteva essere raggiunto entro sei mesi dall'infortunio senza svolgere alcuna terapia, la Corte cantonale non poteva quindi far proprie le constatazioni peritali e concludere che, essendo lo status quo sine stato raggiunto il 22 aprile 2020, una tardiva diagnosi della sindrome fosse irrilevante per il giudizio. Nulla permetterebbe infatti di escludere che le considerazioni dei periti in merito alla necessità di una terapia si applichino anche al raggiungimento dello status quo sine, questione che il perito non ha di fatto trattato nonostante la richiesta della ricorrente. Per queste ragioni, la sentenza avversata accerterebbe in modo errato i fatti in quanto la perizia esterna e il relativo complemento non sarebbero idonei a dimostrare, con verosimiglianza preponderante, l'estinzione del carattere causale dell'infortunio per intervenuto status quo sine.