Citation: 7B_981/2023 E. 3.3

3.3. Il fatto che il Procuratore pubblico non abbia contestato, nella duplica, quanto esposto nella replica non è rilevante. In particolare, se il manoscritto in questione non è stato menzionato nel verbale di interrogatorio, non è perché la questione è stata evasa senza nessuna formalità, come sostiene il ricorrente, ma perché quest'ultimo non ne ha fatto menzione alcuna, contrariamente a quanto ha detto nella procedura disciplinare (risulta dalla sanzione disciplinare del 21 giugno 2023 che l'interessato ha dichiarato "aver lui stesso informato la procuratrice che segue il suo caso"), tanto è vero che il manoscritto in originale, insieme alla copia della decisione disciplinare, è stato trasmesso al magistrato inquirente solo l'indomani dell'interrogatorio, ossia il 21 giugno 2023, prima di essere acquisito agli atti del procedimento il 22 giugno 2023. Nella misura in cui il fatto che il ricorrente abbia immediatamente informato il Ministero pubblico che il manoscritto era destinato al suo difensore non sussiste, l'interessato non può sostenere che tale circostanza "poteva essere interpretata quale opposizione all'acquisizione agli atti del documento". Inoltre, come risulta dalla sentenza impugnata (pag. 12), il ricorrente - nel suo reclamo contro la decisione del Ministero pubblico del 14 luglio 2023 con la quale quest'ultimo ha respinto la richiesta di estromissione dagli atti del manoscritto - non ha contestato le modalità di acquisizione del documento da parte del magistrato inquirente. D'altronde, già nella lettera del 13 luglio 2023, il suo difensore indicava aver "preso atto che lo scritto rinvenuto in data 20 giugno 2023 sulla persona del sig. A.________ è stato messo agli atti", limitandosi a richiederne la sua estromissione. Pertanto, il ricorrente, a questo stadio, rimprovera invano al Ministero pubblico di aver versato il manoscritto agli atti senza ulterori formalità, segnatamente senza una formale decisione di sequestro e senza nessuna comunicazione a lui stesso e al suo difensore. Il ricorrente sostiene anche che lui e il suo difensore - il quale non contesta essere stato immediatamente a conoscenza dell'esistenza dello scritto del 20 giugno 2023 - avrebbero appreso del versamento dello stesso agli atti non prima del successivo interrogatorio del 6 luglio 2023, ragion per cui non vi sarebbe nessuna menzione a questo documento nella lettera del 22 giugno 2023 che ha mandato al Procuratore pubblico. Tale argomentazione non si confronta con la motivazione della Corte cantonale secondo la quale, se vi fosse effettivamente stato il presupposto dell'urgenza, la richiesta di messa sotto sigillo del documento sarebbe stata formulata subito al Procuratore pubblico. In tutti i casi, anche tenendo conto della circostanza rilevata dal ricorrente, quest'ultimo non sostiene - né può essere ritenuto - che avrebbe presentato tempestivemente una tale richiesta ai sensi dell'art. 248 cpv. 1 CPP, né tanto meno lo si può dire della domanda del 28 luglio 2023. Va precisato al proposito che la richiesta di apposizione dei sigilli, senza forma particolare (cfr. Thormann/Brechbühl, in: Basler Kommentar, Schweizerische Strafprozessordnung, 3a ed. 2023, n. 16 ad art. 248 CPP), deve essere presentata immediatamente, vale a dire in relazione temporale diretta con la misura coercitiva, e coincide quindi di massima con l'esecuzione - effettiva - della perquisizione, rispettivamente la produzione dei documenti (sentenze 1B_321/2022 del 30 novembre 2022 consid. 2.1; 1B_460/2020 del 16 dicembre 2020 consid. 2.2). Infine, contrariamente a quanto fa valere il ricorrente, i giudici cantonali hanno chiaramente spiegato per quale motivo la domanda di apposizione dei sigilli non poteva essere richiesta quale misura cautelare ai sensi dell'art. 388 CPP nell'ambito della procedura di reclamo (cfr. consid. 3.1 supra), in modo tale da permettere al ricorrente di contestare la sentenza impugnata in questa sede con cognizione di causa; la decisione non appare, sotto questo aspetto, carentemente motivata (sul diritto di essere sentito, sancito dall'art. 29 cpv. 2 Cost., in relazione al diritto di ottenere una decisione motivata, cfr. DTF 147 IV 407 consid. 5.3.4; 146 IV 297 consid. 2.2.7; sentenza 7B_617/2023 del 4 gennaio 2024 consid. 2.1). La censura ricorsuale risulta pertanto infondata.