Citation: 2A.3/2002 08.05.2002 E. 3

Il Dipartimento federale di giustizia e polizia - come in precedenza l'Ufficio federale di giustizia - rimprovera alla ricorrente di avere utilizzato per altri fini somme versatele specificatamente per pagare il canone di locazione e medicinali, così da avere accumulato debiti per questi oneri di Lit. 8'376'500, rispettivamente Lit. 670'000, nonché di avere omesso d'informare la competente autorità che, dal 22 febbraio 1999, riceve una pensione italiana vedovile di Lit. 800'000 mensili. Siccome tali comportamenti giustificano da soli il rifiuto o la soppressione dell'assistenza in virtù dell'art. 7 lett. b, d, f LASE, la citata autorità non ha approfondito la rilevanza di altre irregolarità compiute nel chiedere il rimborso di spese di cure speciali. 3.1 La ricorrente - la quale sembra contestare innanzitutto gli accertamenti di fatto, critica di per sé ammissibile (art. 105 cpv. 1 OG; cfr. consid. 1.2) - ammette di non avere dichiarato la pensione italiana. Essa minimizza però l'importo della rendita non dichiarata e asserisce di averla utilizzata per pagare degli usurai che avrebbero ridotto sul lastrico la sua famiglia. In primo luogo, va osservato che questa omissione rientra tra i comportamenti elencati dall'art. 7 lett. b (dichiarazioni inesatte o incomplete) oppure lett. d (mancata comunicazione di modifiche essenziali) LASE il quale, come ritenuto correttamente dall'autorità dipartimentale, permette di rifiutare o sopprimere l'assistenza. Va poi rilevato che le giustificazioni addotte non sono sorrette da nessuna prova. Già nel ricorso del 23 giugno 2001 e nel complemento del 25 settembre 2001 indirizzati al Dipartimento federale di giustizia e polizia, la ricorrente si era limitata ad affermare l'esistenza di debiti verso "strozzini malavitosi", senza fornire il minimo dettaglio né indicare un solo elemento concreto suscettibile di rendere la sua versione perlomeno verosimile. Non lo aveva nemmeno fatto durante l'audizione svoltasi il 18 settembre 2001 presso il Consolato generale di Svizzera a Milano, durante la quale, nonostante le precise domande rivoltele, non aveva dato nessuna indicazione sulla natura e l'ammontare dell'asserito debito. A questo proposito il ricorso va disatteso. 3.2 La decisione querelata non si presta a critiche nemmeno laddove accerta che delle prestazioni assistenziali sono state impiegate abusivamente ai sensi dell'art. 7 lett. f LASE. La ricorrente asserisce genericamente che tali "accuse (...) sono totalmente inventate e frutto di travisamenti e storture della realtà". Sennonché ella si limita di nuovo ad affermazioni generiche, non sostanziate, nonostante che l'autorità di prima istanza abbia stabilito gli importi precisi sottratti agli scopi assistenziali per i quali erano stati versati (segnatamente il pagamento della pigione e di medicinali). Al riguardo si può d'altronde osservare che nel gravame alla precedente autorità, la ricorrente aveva ammesso in sostanza le motivazioni addotte dall'Ufficio federale di giustizia, obiettando soltanto che non si era tenuto conto dei gravi motivi, sopra accennati, che l'avrebbero indotta ad agire così. Anche su questo punto il ricorso va respinto.