Citation: 2A.22/2002 02.07.2002 E. 1

3.2 La tesi del ricorrente non può essere condivisa. È vero che di regola l'autorità decide se rinnovare o meno il permesso di dimora di uno straniero dopo avere ricevuto una richiesta in tal senso da parte del diretto interessato. Nulla però impedisce alla medesima di fare astrazione dalla ricezione di una simile istanza e di statuire d'ufficio sulla questione, dando per scontato che lo straniero già residente in Svizzera sia intenzionato a prolungare la sua permanenza in questo Paese. Contrariamente a quanto affermato nel gravame, la portata di un simile atto non si limita all'accertamento dell'esistenza o dell'inesistenza di un diritto di soggiorno, ma costituisce una vera e propria decisione formatrice, ai sensi dell'art. 5 cpv. 1 lett. a PA., volta a disciplinare sul piano giuridico la situazione futura dell'amministrato. Si tratta infatti di un provvedimento fondato sul diritto pubblico federale, con il quale l'autorità, agendo nell'ambito di un caso concreto, costituisce, modifica o - come nel caso di specie - annulla il diritto di una persona a risiedere in Svizzera a partire da una determinata data futura. Su questo punto la fattispecie in esame verte attorno ad una problematica giuridica per certi versi simile a quella già trattata dal Tribunale federale al consid. 1a della decisione pubblicata in DTF 114 Ib 190, dove codesta Corte ebbe modo di qualificare alla stregua di una decisione ai sensi dell'art. 5 PA uno scritto con il quale l'Ufficio federale di polizia aveva comunicato ad una ditta che in futuro non le avrebbe più rilasciato delle autorizzazioni per poter effettuare dei trasporti stradali eccedenti determinati limiti di peso e di dimensione fissati dalla legge. In quell'occasione fu in particolare sottolineato che un simile atto poteva essere direttamente impugnato, senza che l'amministrato dovesse attendere in un caso specifico il rifiuto dell'autorizzazione richiesta. La medesima conclusione deve valere per analogia anche nel caso di specie per rapporto allo scritto inviato il 30 aprile 2001 dalla Sezione dei permessi e dell'immigrazione al ricorrente. Pertanto, nella misura in cui attraverso quest'ultimo atto le autorità cantonali avevano già formalmente statuito sulla questione del prolungamento del permesso di dimora dell'insorgente, non era più necessario che le medesime entrassero nel merito dell'istanza di rinnovo inoltrata da quest'ultimo il 24 aprile successivo. Inoltre, visto l'oggetto della presente vertenza, si deve considerare che l'insorgente non disponeva, e non dispone tuttora, di un interesse attuale e degno di protezione a che venga esaminata anche la questione di sapere se il suo permesso di dimora avrebbe potuto essergli revocato sulla base di quanto prescritto dall'art. 9 cpv. 2 lett. b LDDS. In questo senso, il giudizio impugnato non viola i diritti di parte del ricorrente.