Citation: 1P.369/2004 13.06.2005 E. 4

4.1 Il Tribunale federale ha già avuto occasione di stabilire che, ove da una votazione risulti una maggioranza esigua e un elettore invochi indizi concreti di un conteggio erroneo dei suffragi e di un comportamento illecito degli organi incaricati di dirigere la votazione, le autorità sono tenute ad esaminare in modo approfondito le censure sollevate contro il risultato della votazione (DTF 114 Ia 42 consid. 4 e 5). In quella causa, la nuova Costituzione cantonale era stata accettata con una differenza di 69 voti (13'178 a favore e 13'109 contrari): il ricorrente aveva reso verosimile, producendo diversi mezzi di prova a sostegno delle sue censure, che a determinati gruppi di persone (giovani cittadini e residenti in case per anziani) non era stato distribuito il materiale di voto: aveva inoltre addotto varie irregolarità che avrebbero falsato l'esito della votazione. In tali circostanze, all'autorità incombeva l'obbligo di verificare la fondatezza di queste obiezioni, formulate su indizi concreti (v. anche DTF 113 Ia 146). Nella DTF 98 Ia 73 consid. 4 il Tribunale federale ha indicato a quali condizioni, in assenza di norme cantonali al riguardo, si può esigere, sulla base del diritto federale, la verifica del risultato di una votazione. Neppure nell'ambito della determinazione dei voti espressi con alzata di mano, l'esiguità della differenza tra i voti positivi e quelli negativi è sufficiente, se la presenza di errori non è resa verosimile, per dedurne un diritto a una verifica (DTF 100 Ia 362 consid. 5d pag. 365 in fine). 4.2 Nella sentenza inedita 1P.363/1994 del 15 dicembre 1994, richiamata dal ricorrente, un cittadino e un partito avevano chiesto una verifica dell'elezione dei deputati al Gran Consiglio vodese, ritenuto che in un circondario elettorale lo scarto di 2 suffragi su 1'993 impediva l'ottenimento di un seggio. Il Tribunale federale anche in quella decisione ha ribadito che l'elettore può esigere un nuovo conteggio delle schede soltanto qualora sussistano indizi concreti di irregolarità avvenute durante lo spoglio; il semplice fatto di prevalersi di una differenza quantitativa minima fra i risultati di due candidati o gruppi non essendo di principio sufficiente (consid. 3a). Il Tribunale federale ha pure avuto modo di rilevare che, anche laddove il diritto cantonale non contenga - come nel caso del Cantone Ticino - alcuna norma sulla questione di sapere se e a quali condizioni si debba procedere a un ulteriore controllo dei risultati della votazione, il Consiglio di Stato, quale autorità di vigilanza in materia di elezioni e votazioni, può ordinare d'ufficio tale provvedimento, qualora nelle circostanze concrete ciò appaia necessario per determinare in modo fededegno i risultati (DTF 101 Ia 238 consid. 4). 4.3 Nelle citate sentenze, il Tribunale federale, accertato che gli insorgenti non avevano fatto valere alcun comportamento illegale o negligente da parte dell'Ufficio elettorale, non ha imposto un nuovo conteggio (DTF 98 Ia 73 consid. 4 pag. 85). Ha invece confermato un contestato riconteggio in una causa dove dapprima era stato proclamato il rifiuto di una modifica legislativa (17'812 sì contro 18'025 no), poi la sua accettazione (con una differenza di otto voti) e, infine, di nuovo il rifiuto con una maggioranza di dodici voti, ciò che non poteva che far perdere la fiducia dei cittadini nell'affidabilità dello spoglio (DTF 101 Ia 238). Esso ha confermato l'effettuato criticato nuovo conteggio in una vertenza relativa a una votazione nella quale erano stati accertati vari errori (sentenza dell'8 giugno 1977, consid. 2, apparsa in ZBl 78/1977 pag. 451). Una verifica è poi stata imposta in una causa dove erano stati addotti indizi concreti di un conteggio erroneo e di un comportamento illecito degli organi responsabili per lo svolgimento della votazione (DTF 114 Ia 42). 4.4 D'altra parte, esiste un interesse pubblico evidente che la proclamazione definitiva dei risultati dello spoglio e la loro pubblicazione (entro otto giorni secondo l'art. 50 LEDP) avvenga a breve termine dalla data dello scrutinio. Il Consiglio di Stato invero non sostiene che la verifica delle 2'268 schede valide del Comune di Losone avrebbe comportato un notevole dispendio di tempo. Del resto, l'estensione del termine ricorsuale di quindici giorni (art. 164 cpv. 1 LEDP) - essendo di tre giorni soltanto dalla scoperta del motivo di impugnazione e al più tardi tre giorni dopo la pubblicazione dei risultati quello contro votazioni o elezioni federali (art. 166 LEDP) - implica un'inflessione al predetto principio. Nella già citata decisione del 15 dicembre 1994, sulla quale il ricorrente fonda in particolare il suo gravame, il ricorso conformemente alla normativa vodese, era stato presentato dopo tre giorni dalla proclamazione dei risultati, per cui un nuovo conteggio era possibile subito nei giorni seguenti l'elezione. Per di più, in quella causa, già il Prefetto aveva indicato a un membro dell'associazione ricorrente che non si opponeva di principio a un riconteggio globale, ma che attendeva una richiesta scritta in tal senso: se ne poteva quindi dedurre che il magistrato non considerava sproporzionato procedere a una verifica delle schede. Queste particolarità non sono date nella fattispecie in esame. 4.5 Nella dottrina si ricorda che il semplice accenno a un risultato esiguo non implica il diritto a una verifica o a un nuovo conteggio dei voti, essendo necessario, allo scopo, di regola, indicare ulteriormente l'esistenza di un errore di procedura. Quando l'esito della votazione è estremamente esiguo, di modo che un possibile errore potrebbe modificare il risultato, viene riconosciuto che un ulteriore controllo parrebbe nondimeno opportuno anche in assenza di indizi di errori (Yvo Hangartner/Andreas Kley, Die demokratischen Rechte in Bund und Kantonen der Schweizerischen Eidgenossenschaft, Zurigo 2000, n. 2561 pag. 1017; cfr. anche n. 699 pag. 291; Etienne Grisel, Initiative et référendum populaires, 3a ed., Berna 2004, n. 292; Jörg Paul Muller, Grundrechte in der Schweiz, 3a ed., Berna 1999, pag. 369) o in presenza di determinate condizioni (Steinmann, loc. cit., n. 11 in fine), che possano influire su un computo corretto, fermo restando che il diritto federale non obbliga l'autorità a procedere a un nuovo conteggio, eccetto il caso, già rilevato, in cui l'elettore adduca fatti concreti che lascino presumere errori o irregolarità (Zen-Ruffinen, loc. cit., § 21 n. 39). Altri autori reputano per contro che già l'esistenza di un esito esiguo di una votazione o elezione imporrebbe all'autorità di procedere a una verifica: il notevole dispendio collegato a un nuovo conteggio dei voti, come pure il ritardo nella pubblicazione dei risultati definitivi, dovendo essere accettati con riguardo alla credibilità del processo democratico (Stephan Widmer, Wahl und Abstimmungsfreiheit, tesi Zurigo, 1989, pag. 172-174). Eventuali errori di calcolo possono essere sanati mediante un ulteriore conteggio (Vito Picenoni, Die Kassation von Volkswahlen und Volksabstimmungen in Bund, Kantonen und Gemeinden, tesi Zurigo, 1945, pag. 106 seg.). Giuseppe Lepori, esprimendosi sulle votazioni o elezioni cantonali o federali, sosteneva che un nuovo conteggio può avere luogo in presenza di errori manifesti di computo o quando si affacci il sospetto che le operazioni di spoglio di taluni uffici comunali non si siano svolte correttamente. Proponeva che all'Ufficio di accertamento, di fronte a accuse precise e documentate che facessero sorgere il violento sospetto di irregolarità, doveva essere concessa la facoltà di rifare lo spoglio (op. cit., pag. 480-483, nota al piede n. 11). 4.6 Nella fattispecie, contrariamente ai casi sopra enunciati, il ricorrente non ha indicato alcun indizio concreto concernente eventuali irregolarità dello spoglio. Riguardo all'importante numero delle schede nulle, il 5.1% a Losone, rilevato che non sono sorte contestazioni al riguardo, il Consiglio di Stato ha contrapposto il 4.8% a livello cantonale e al 2.2% di schede bianche a Losone il 2% nel resto del Cantone. Inoltre, il gruppo incaricato della verifica e della ripresa delle schede, che per l'elezione dei Consigli comunali ha proceduto alla verifica di quattro Uffici di spoglio, non ha riscontrato errori e ha rilevato che le schede controllate erano state riprese in maniera corretta. Neppure l'Ufficio cantonale di spoglio, composto di soli magistrati indipendenti, che non avevano alcun interesse personale all'esito dell'elezione litigiosa, ha accertato l'esistenza di eventuali errori o possibili dubbi. In siffatte circostanze, il rifiuto governativo di procedere a un nuovo conteggio non lede la Costituzione. Il ricorrente lamenta che non risulterebbe che i rappresentanti della lista "Il Guastafeste con I Verdi" siano stati invitati a partecipare allo spoglio. L'assunto non regge. In effetti, dal Foglio Ufficiale del Cantone Ticino n. 29 del 9 aprile 2004, pag. 2645, risulta che un delegato del partito "I Verdi" era presente. Questi, pertanto, quale rappresentante della lista unica "Il Guastafeste con I Verdi", avrebbe potuto rilevare l'esistenza di eventuali errori, segnalandoli. Ne discende che la tesi ricorsuale, peraltro inammissibile nella fattispecie (v. consid. 2.5.1), secondo la quale, sulla base dell'osservazione generale del Comitato ONU dei diritti dell'uomo all'art. 25 Patto ONU II, lo spoglio dovrebbe poter aver luogo in presenza dei candidati o dei loro rappresentanti (v. Jörg Paul Müller, op. cit., pag. 369), non dev'essere esaminata oltre. Per gli stessi motivi può rimanere aperto il quesito di sapere se mere ragioni organizzative siano sufficienti per escludere rappresentanti di liste i cui candidati non sono rappresentati in partiti presenti nel Parlamento cantonale. 4.7 Certo, nella fattispecie l'Ufficio di accertamento o il Consiglio di Stato, anche in assenza di una base legale espressa, avrebbero potuto effettuare d'ufficio - o su ricorso, come avvenuto nel Cantone dei Grigioni, dove peraltro erano stati accertati errori - un nuovo conteggio (DTF 101 Ia 238 consid. 4a pag. 245, 98 Ia 73 consid. 4 pag. 85; Hangartner/Kley, op. cit., n. 2557 pag. 1015; cfr. anche l'art. 11 dell'Ordinanza federale sui diritti politici, del 24 maggio 1978, RS 161.11, concernente il riconteggio, secondo cui se vi è sospetto riguardo all'esattezza del risultato di un Comune, l'Ufficio elettorale del Cantone procede direttamente a un nuovo conteggio o ne incarica l'Ufficio elettorale del Comune; cfr. anche l'art. 27n dell'Ordinanza). Un siffatto modo di procedere sarebbe senz'altro oculato, considerato che un'ulteriore immediata verifica da parte dell'Ufficio cantonale di spoglio non ritarderebbe in maniera eccessiva la proclamazione definitiva dei risultati (cfr. DTF 98 Ia 73 consid. 4 pag. 85).