Citation: 4P.270/2004 17.05.2005 E. 5

Come già detto, il Tribunale d'appello ha aderito alle conclusioni del Pretore. 5.1 In primo luogo è stato esaminato il giudizio sulle fatture n. 631 n. 740 e n. 807, relative alle prestazioni fornite tra l'agosto e il settembre 1999, che la ricorrente aveva già parzialmente ossequiato. 5.1.1 Il pretore ha rifiutato la richiesta formulata dalla ditta italiana tendente al pagamento degli importi residui, siccome non sufficientemente documentata. Dopodiché ha negato alla qui ricorrente la possibilità di chiedere la restituzione di quanto già pagato, gli acconti essendo stati versati previa valutazione dell'opera. La Corte cantonale ha confermato questa decisione. Due sono le ragioni che hanno indotto i giudici ticinesi ad avallare la pronunzia pretorile. Innanzitutto la constatazione che le parti non avevano pattuito alcunché in merito alla documentazione da presentare unitamente alla fatturazione; in particolare nessuna di esse ha mai sostenuto che la firma dei bollettini di lavoro fosse una condizione per il pagamento delle ore di lavoro fornite. Decisiva è comunque stata l'affermazione della stessa ricorrente negli allegati di causa, la quale ha precisato di aver saldato solo le fatture che la convincevano ed erano sostenibili da un punto di vista qualitativo e quantitativo. Alla luce di queste considerazioni, il Tribunale d'appello ha concluso che la ricorrente, responsabile del cantiere e dell'impiego delle maestranze messe a sua disposizione dalla controparte, aveva proceduto alla verifica dei lavori eseguiti ed accertato la congruità degli importi pagati, donde l'impossibilità di ottenerne la restituzione. Per quanto concerne, infine, il carattere difettoso dei lavori eseguiti, i giudici hanno evidenziato come il mancato pagamento dell'integralità delle fatture abbia in ogni caso concesso alla ricorrente un margine per regolare tale questione. 5.1.2 La ricorrente definisce arbitrario l'accertamento della Corte cantonale secondo cui le parti non avrebbero sottoposto il pagamento delle fatture alla presentazione dei bollettini, parte dei quali - fra l'altro - erano intestati ad un'altra committente; essi ne contestano pertanto l'efficacia sotto il profilo probatorio. Arbitraria - siccome contraddetta dalla deposizione dell'impiegato che aveva firmato i citati bollettini - sarebbe pure la decisione di ravvedere nel pagamento degli acconti la prova dell'accettazione dell'opera, tanto più ch'essi erano stati pagati prima della sua ricezione. L'argomentazione ricorsuale ha natura appellatoria. La ricorrente contrappone la propria valutazione delle prove a quella contenuta nel giudizio impugnato - riferendosi inoltre, inammissibilmente, in larga misura agli argomenti esposti nella pronunzia di primo grado, invece che a quelli dell'autorità d'appello - ma non propone alcun elemento atto a dimostrarne il carattere arbitrario nel senso esposto al consid. 3.3. In particolare, a prescindere dalla portata attribuita (rispettivamente non attribuita) ai bollettini di lavoro, la ricorrente non si confronta con l'argomento decisivo addotto dai giudici ticinesi a sostegno della loro conclusione, ovverosia la dichiarazione da lei rilasciata in sede di risposta (pag. 7), laddove, con riferimento al pagamento parziale delle fatture, ha scritto "questo modo di agire corrisponde ad una scelta precisa e mirata della convenuta che ha saldato unicamente le fatture che convincevano ed erano sostenibili da un punto di vista quantitativo e qualitativo." Non va inoltre dimenticato che, stando a quanto accertato nella sentenza impugnata, le prime contestazioni della ricorrente in merito alla qualità delle prestazioni fornite sono avvenute oltre un anno dopo la fine dei lavori e che la restituzione degli importi già versati è stata chiesta per la prima volta in sede di duplica. 5.1.3 Alla luce di tutto quanto esposto il giudizio sulle fatture n. 631 n. 740 e n. 807 resiste alla censura di arbitrio. 5.2 La ricorrente non ha miglior fortuna laddove critica la decisione di riconoscere la fattura n. 127, relativa ai lavori di manutenzione eseguiti nel mese di febbraio 2000. 5.2.1 Nonostante l'assenza dei bollettini di lavoro, la Corte cantonale ha stabilito che il pretore poteva ben ritenere che la mercede fosse dovuta, avendo la ricorrente richiesto un quantitativo ben definito di ore di lavoro la cui esecuzione non è stata contestata esplicitamente. 5.2.2 Ancora una volta gli argomenti ricorsuali si concentrano perlopiù sulla portata dei bollettini di lavoro e - inammissibilmente - sul giudizio pretorile e le sue asserite contraddizioni. Non viene per contro spiegato per quale motivo sarebbe arbitrario riferirsi all'ordine da lei inviato il 15 febbraio 2000, mediante il quale ha domandato alla controparte di metterle a disposizione del personale specializzato tra il 16 febbraio e il 29 febbraio 2000, al prezzo pattuito di DM 75.--/ora, indicando anticipatamente che sarebbero state necessarie 1'812 ore di lavoro. Inoltre, la ricorrente non prende posizione sull'accertamento dei giudici ticinesi secondo il quale essa non ha mai contestato l'esecuzione dei lavori né tantomeno ha sostenuto di aver dovuto rivedere al ribasso le proprie valutazioni in merito al tempo impiegato per eseguirli. 5.3 Il gravame è destinato all'insuccesso anche in quanto rivolto contro il giudizio sulle fatture n. 739, n. 784 e n. 840 relative alla fornitura di materiale. 5.3.1 Dopo aver rilevato come, negli allegati cantonali, la ricorrente non abbia mai contestato l'avvenuta fornitura, l'impiego, né il prezzo del materiale, il Tribunale d'appello ha ammesso, come già il Pretore, l'avvenuta stipulazione di un contratto di compravendita per atti concludenti. I giudici ticinesi hanno pure aggiunto che, in applicazione della buona fede nei rapporti commerciali, qualora non avesse voluto tale materiale la ricorrente avrebbe sicuramente reagito in termini ragionevoli una volta ricevute le fatture, senza aspettare la procedura giudiziaria a oltre due anni dalla conclusione dei lavori. 5.3.2 Pur definendo arbitrarie le considerazioni appena esposte, la ricorrente non si premura di contraddirle con un'argomentazione conforme all'art. 90 cpv. 1 lett. b OG. In particolare non assevera né dimostra di aver reagito tempestivamente o di aver esplicitamente rifiutato il materiale. Essa si limita infatti a sostenere che, trattandosi di materiale non ordinato, la mancata contestazione della fornitura, della qualità o del prezzo sarebbe ovvia. Così come formulata questa affermazione non può evidentemente essere condivisa. Sia come sia, rilevante è il fatto che la ricorrente non ha negato di aver ricevuto ed utilizzato il materiale. Sapere se il suo comportamento (passivo) poteva essere interpretato quale consenso alla stipulazione di un contratto per atti concludenti oppure no attiene invece al diritto, la cui applicazione non è però stata censurata (sulla possibilità di criticare l'applicazione del diritto straniero mediante ricorso di diritto pubblico nell'ambito delle cause civili di natura pecuniaria cfr. DTF 124 III 134). Anche su questo punto il gravame si avvera pertanto, come preannunciato, inammissibile.