Citation: 1A.90/2005 11.05.2005 E. 3

3.1 Occorre rilevare nondimeno che spetterà all'UFG intervenire, quale autorità di vigilanza in materia di assistenza giudiziaria (art. 3 OAIMP; cfr. l'art. 16 cpv. 1 terzo periodo per la sua vigilanza sui cantoni; Zimmermann, op. cit., n. 126, 131-1, 313), allo scopo di far rispettare i presupposti formali della procedura e sanare le irregolarità, di cui ancora si dirà, da esso rettamente indicate nella risposta al ricorso. Esso può infatti esercitare effettivamente i suoi compiti di sorveglianza e, in tale ambito, qualora accerti irregolarità o abusi, intervenire presso l'autorità che esegue la rogatoria (DTF 125 II 238 consid. 6c pag. 248; cfr. anche le direttive dell'UFG sull'assistenza giudiziaria internazionale in materia penale, 8a ed., versione 2001, n. 3.3.2 pag. 27 e seg.). 3.2 In effetti, nella decisione di entrata in materia, che non parrebbe essere stata comunicata all'UFG, il MPC ha rilevato che la rogatoria non gli è ancora stata delegata per l'esecuzione (cfr. art. 17 cpv. 4 AIMP). Ora, già il conferimento di questa delega non parrebbe essere manifesto, ritenuto che la domanda concerne la criminalità organizzata e il reato di riciclaggio, pratiche per cui la competenza dell'UFG, quale Ufficio centrale (art. XVIII cpv. 1 lett. a dell'Accordo) non parrebbe essere esclusa d'acchito. D'altra parte, eventuali misure provvisionali potevano essere adottate dall'Ufficio federale appena annunciata la domanda (art. 18 cpv. 2 AIMP). 3.3 Per di più, nella rogatoria l'autorità estera ha chiesto espressamente il blocco di tutti i rapporti bancari riconducibili agli indagati, ma soltanto presso due determinati istituti di credito, tra i quali non figura quello in questione. Nella decisione impugnata si sostiene ch'essa avrebbe poi chiesto oralmente, il 4 marzo successivo, il blocco provvisorio degli averi depositati in Svizzera riconducibili all'indagato C.________. Nella risposta al ricorso, il MPC rileva che il 7 marzo 2005 l'autorità italiana ha inoltrato un complemento con il quale chiederebbe di estendere gli accertamenti in corso a banche e conti svizzeri, nella disponibilità del citato inquisito, indicando anche la banca in discussione. Nella richiamata domanda integrativa, l'autorità italiana invero né ha chiesto il blocco del conto litigioso né ha postulato il suo mantenimento: essa, richiamando "l'esito della perquisizione eseguita a carico dell'indagato C.________" ha trasmesso tre fogli riportanti riferimenti a banche svizzere nella disponibilità di questi. In tale ambito non è chiaro se essa si riferisca a una perquisizione effettuata in Italia o a quella compiuta presso la già menzionata società commerciale ticinese: se così fosse, il MPC e l'UFG, quale autorità di vigilanza, dovranno vegliare al rispetto del principio della specialità, affinché documenti o informazioni non siano utilizzati prima dell'emanazione di una decisione definitiva di chiusura (cfr. DTF 127 II 198 consid. 2b pag. 204 e consid. 4a e rinvii; cfr. anche art. IV dell'Accordo). 3.4 L'autorità competente può certo prendere misure provvisionali per mantenere lo stato esistente, per salvaguardare interessi giuridici minacciati o per assicurare determinate prove, purché il procedimento non appaia manifestamente inammissibile o inappropriato (art. 18 cpv. 1 AIMP); se vi è pericolo nel ritardo e qualora vi siano indicazioni sufficienti per giudicare l'adempimento dei presupposti, queste misure possono anche essere ordinate appena annunciata la domanda: esse sono tuttavia annullate se lo Stato estero non presenta la domanda entro il termine stabilito (cpv. 2). Nella fattispecie, come si è visto, nella rogatoria lo Stato estero non ha chiesto il sequestro del conto litigioso, di cui non conosceva l'esistenza; l'avrebbe chiesto, secondo il MPC, oralmente il 4 marzo 2005. Tuttavia, il MPC non manifesta d'aver fissato all'autorità richiedente, conformemente all'art. 18 cpv. 2 AIMP richiamato dalla ricorrente, un termine per presentare la domanda di blocco del conto. Ancora nel complemento del 7 marzo 2005 l'autorità estera ha semplicemente accennato alla necessità di eseguire accertamenti anche in relazione a eventuali conti dell'indagato presso la banca in questione: non ha tuttavia chiesto il blocco degli averi né ha confermato quanto avrebbe postulato oralmente, come peraltro rilevato a ragione anche dall'UFG nella risposta al ricorso. Ora, non v'è alcun motivo per non ritenere, e nemmeno tali motivi vengono addotti dal MPC, che l'autorità rogante, abituata a formulare rogatorie alla Svizzera, qualora l'avesse reputato necessario, avrebbe chiesto espressamente di adottare questa misura coercitiva, spiegando i motivi che la giustificherebbero. D'altra parte, anche la Convenzione sul riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi di reato, dell'8 novembre 1990 (RS 0.311.53), richiamata dal MPC, prevede l'obbligo di ordinare misure provvisorie, tuttavia a richiesta della parte che ha avviato una procedura penale (art. 11), richiesta non presentata nella fattispecie. 3.5 Questi errori formali potranno essere sanati, come rilevato dall'UFG, chiedendo all'autorità rogante se reputi necessario anche il blocco del conto litigioso (cfr. DTF 130 II 329 consid. 6 in fine). In effetti, anche nell'ipotesi, non realizzata nella fattispecie, in cui il sequestro è stato domandato dallo Stato richiedente, il suo oggetto deve stare comunque in un rapporto sufficientemente stretto con i fatti perseguiti e rispettare il principio della proporzionalità, che dev'essere applicato in ogni stadio della procedura di assistenza (DTF 130 II 329 consid. 3, 5 e 6).