Citation: 5P.321/2003 21.10.2003 E. 3

Il ricorrente sostiene di essere vittima, in seguito alla sua passata attività di commissario di polizia, di minacce proferite anche nei confronti della famiglia e dei suoceri dalle organizzazioni di narcotrafficanti, che aveva contribuito a combattere. Tale situazione verrebbe però ignorata dalle autorità cantonali e federali e il contestato pignoramento non gli permetterebbe di mettere in atto le necessarie misure di protezione, poiché lo priverebbe degli indispensabili mezzi finanziari. Lo Stato violerebbe così gli art. 2, 3 e 8 CEDU nonché l'art. 10 Cost. Secondo il ricorrente, l'autorità di vigilanza avrebbe pure leso l'obbligo di attuare i diritti fondamentali ex art. 35 Cost., poiché non avrebbe coordinato la procedura di ricorso LEF con "le richieste d'intervento delle istituzioni (Polizia, Consiglio di Stato, Ministero pubblico)" e avrebbe emanato una decisione lesiva dell'art. 12 Cost. I giudici cantonali avrebbero inoltre violato l'art. 13 CEDU, privandolo di un ricorso effettivo, non acquisendo le prove inerenti al pericolo in cui afferma di trovarsi. Egli indica altresì i motivi per cui ritiene che debbano essere incluse nel proprio minimo vitale ulteriori spese per un'autovettura, un importo per il sostegno dei suoceri in Brasile, nonché spese supplementari di elettricità, telefonia e videosorveglianza connesse con il suo bisogno di protezione. Nella fattispecie il ricorrente fonda il suo gravame sulla premessa che lo Stato dovrebbe garantire la sua sicurezza e quella della sua famiglia, in particolare a causa del suo - asserito - statuto di testimone. Lo Stato, invece, non solo non si occuperebbe del predetto obbligo, ma lo priverebbe addirittura, con l'avversato pignoramento, dei mezzi necessari per prendere misure di difesa e non rispetterebbe in questo modo i suoi diritti fondamentali, contrariamente a quanto impostogli dall'art. 35 cpv. 2 Cost. Con tale argomentazione il ricorrente misconosce che il contenuto di un diritto fondamentale non si lascia sempre realizzare nella forma di un diritto soggettivo fatto valere innanzi ad una qualsiasi istanza giudiziaria o amministrativa; si pensi ad esempio alla protezione giuridica del cittadino nei confronti dello Stato, che richiede la messa in opera di un sistema di procedure e di regole processuali (cfr. Jörg Paul Müller, Allgemeine Bemerkungen zu den Grundrechten, in: Verfassungsrecht der Schweiz, Zurigo 2001, § 39 pag. 633, nota marginale 30). Ciò significa in concreto che, di fronte all'asserito disinteresse delle competenti autorità a cui il ricorrente indica di aver chiesto protezione, non è semplicemente possibile rivolgersi agli organi di esecuzione e fallimenti e pretendere da loro la possibilità di attuare le misure rifiutate dalle autorità competenti in materia. Infatti, appurare l'esistenza di una situazione di pericolo e stabilire quali siano le misure di difesa giustificate dalle circostanze non rientra nei compiti affidati dalla legge agli uffici di esecuzione o alla loro autorità di vigilanza. Ne discende che le censure concernenti la violazione di diritti fondamentali, siano essi garantiti dalla Costituzione federale o dalla CEDU, appaiono senza pertinenza alcuna ai fini della presente sentenza. Per il predetto motivo non può nemmeno essere rimproverato all'autorità di vigilanza di non aver acquisito agli atti le prove relative alla situazione di pericolo in cui il ricorrente afferma di essere esposto con la sua famiglia. Anche la lamentela riguardante il mancato coordinamento della procedura di ricorso cantonale con le summenzionate domande d'intervento appare del tutto inconferente, atteso che il ricorrente nega esplicitamente che le altre istituzioni a cui si è rivolto abbiano preso dei provvedimenti. Non sono pertanto ravvisabili altre procedure che dovrebbero e potrebbero essere coordinate con il pignoramento. Infine, il ricorrente pare dimenticare che le poste che devono essere incluse nel minimo esistenziale del diritto esecutivo sono disciplinate dall'art. 93 LEF. Ora, la violazione del diritto federale d'esecuzione, compresa una sua arbitraria applicazione, possono essere oggetto di un ricorso ai sensi dell'art. 19 cpv. 1 LEF, motivo per cui, vista la natura sussidiaria del ricorso di diritto pubblico, l'argomentazione ricorsuale concernente le singole spese che dovrebbero essere computate nel minimo vitale dell'escusso si rivela inammissibile (DTF 127 III 55 consid. 1b).