Citation: 1P.415/2005 17.01.2006 E. 2

2.1 Il ricorrente rimprovera alla Corte cantonale di aver violato la garanzia della proprietà (art. 26 Cost.) interpretando ed applicando in maniera arbitraria l'art. 49 NAPR, che disciplina gli interventi ammissibili nel comparto dei nuclei tradizionali. Detta norma prescrive in particolare che in queste zone vanno salvaguardati i valori architettonici e ambientali tradizionali (art. 49 cpv. 2 NAPR), che le costruzioni devono avere coperture e falde con colmo, pendenze e materiali tradizionali e che in particolare devono essere usate tegole e coppi di colore adeguato (art. 49 cpv. 3 NAPR). Secondo l'insorgente, i collettori solari installati non potrebbero venir considerati quale copertura dell'edificio e la loro posa non disattenderebbe le finalità della normativa. Di conseguenza il diniego della licenza non si fonderebbe su ragioni valide, risultando così arbitrario. 2.2 Il provvedimento contestato, relativo unicamente ad un impianto per la produzione di acqua calda a scopi abitativi, non pregiudica in modo importante l'utilizzazione del fondo del ricorrente conformemente alla sua destinazione. La restrizione della proprietà che il rifiuto del permesso comporta non è quindi particolarmente grave, sicché la legalità della misura deve essere esaminata sotto il ristretto profilo dell'arbitrio (cfr. DTF 129 I 337 consid. 3.2; 128 I 46 consid. 5a; 126 I 213 consid. 3a). Essendo controversa in pratica soltanto l'applicazione del diritto comunale, la pretesa disattenzione della garanzia della proprietà coincide dunque con la censura di violazione del divieto d'arbitrio (art. 9 Cost.), come del resto sembra ritenere anche il ricorrente stesso. Secondo la giurisprudenza, vi è arbitrio non già quando una soluzione diversa da quella adottata è immaginabile o addirittura preferibile, bensì soltanto se la decisione impugnata risulta manifestamente insostenibile, in contraddizione palese con la situazione effettiva, gravemente lesiva di una norma o di un chiaro principio giuridico, o in contrasto intollerabile con il sentimento di giustizia e di equità. La decisione deve inoltre essere arbitraria nel suo risultato e non solo nella sua motivazione (DTF 131 I 217 consid. 2.1; 129 I 173 consid. 3.1, 49 consid. 4, 8 consid. 2.1). 2.3 Come rettamente rilevato dalla Corte cantonale, l'obbligo di utilizzo di tegole o coppi di colore adeguato di cui all'art. 49 cpv. 3 NAPR concretizza l'esigenza di salvaguardia delle caratteristiche architettoniche tradizionali, espressa al precedente capoverso della medesima disposizione. Considerato lo scopo della norma, determinante è dunque l'aspetto estetico della parte esternamente visibile del tetto, non la sua eventuale funzione di struttura protettiva o portante. In questo senso non è pertanto infondato ritenere che anche dei collettori solari, persino se posati sopra le tegole o i coppi, rappresentino una copertura del tetto ai sensi del menzionato disposto. Poco importa che un tale impianto costituisca parimenti un corpo tecnico secondo la definizione dell'art. 29 NAPR, tanto più che il ricorrente non spiega quali conseguenze deriverebbero, nella fattispecie, da questa qualifica. Non può poi ragionevolmente venir posto in dubbio che l'art. 49 cpv. 3 NAPR non lascia alcuna possibilità nella scelta del tipo di copertura all'infuori delle tegole o dei coppi e che i pannelli solari sono costituiti da materiali del tutto diversi e non tradizionali. Avuto riguardo all'obiettivo di tutela dei valori architettonici consuetudinari, è inoltre perlomeno sostenibile pretendere che l'utilizzo delle tegole o dei coppi debba di principio essere esteso in maniera unitaria ed uniforme sull'intero tetto. Dalle fotografie agli atti risulta per contro che i collettori solari oggetto della vertenza occupano una porzione non indifferente di una falda, si distinguono chiaramente dalla copertura del resto della superficie e sono ben visibili anche ad una certa distanza. A ragione, il loro impatto, per rapporto a quello derivante dall'impiego di materiali tradizionali, può dunque apparire non trascurabile. 2.4 Ne consegue che nella ritenuta interpretazione della regola enunciata dall'art. 49 cpv. 3 NAPR e nella sua applicazione alla fattispecie non sono ravvisabili gli estremi dell'arbitrio. Le critiche del ricorrente alla presunta contraddittorietà, su alcuni punti, della motivazione sviluppata dai giudici cantonali non permettono in particolare di considerare la decisione impugnata manifestamente insostenibile anche nel suo risultato. L'insorgente non dimostra inoltre che siano adempiuti i restrittivi requisiti per censurare, nell'ambito del presente caso d'applicazione concreta, la costituzionalità del disposto pianificatorio in quanto tale (cfr. DTF 127 I 103 consid. 6b; 126 II 26 consid. 4d; 123 II 337 consid. 3a; 121 II 317 consid. 12c; 116 Ia 207 consid. 3b). Adducendo infine che, in un caso analogo, il Municipio avrebbe accordato il permesso di posare dei collettori solari, egli non attesta l'esistenza di una prassi costante che gli permetterebbe eventualmente di prevalersi, a titolo eccezionale, di un diritto all'uguaglianza di trattamento nell'illiceità (cfr. DTF 127 I 1 consid. 3a; 126 V 390 consid. 6a; 125 II 152 consid. 5; 122 II 446 consid. 4a).