Citation: H 170/01 23.07.2002 E. 5

5.1 A.________, B.________ e C.________ censurano inoltre le modalità di valutazione del danno oggetto della richiesta e chiedono una riduzione dell'importo da risarcire nella misura del 10-15% per concolpa della Cassa, nonché l'esclusione dal suo calcolo dei contributi per la previdenza professionale, che sarebbero a torto stati conteggiati. 5.2 Ora, nella misura in cui il ricorso di diritto amministrativo eccepisce una presa in considerazione degli oneri per la previdenza professionale, esso è inammissibile trattandosi di un novum. Va ricordato che in concreto il potere d'esame del Tribunale federale delle assicurazioni è esercitato nei limiti dell'art. 105 cpv. 2 OG, per cui la possibilità di allegare fatti nuovi o di far valere nuovi mezzi di prova è molto ridotta. Secondo la giurisprudenza, allegazioni tardive non permettono di considerare incompleti o inesatti ai sensi dell'art. 105 cpv. 2 OG gli accertamenti fattuali dei primi giudici (DTF 121 II 100 consid. 1c; VSI 1994 pag. 219 consid. 2b). Nell'evenienza concreta, mai in precedenza i ricorrenti hanno contestato l'importo perché comprensivo dei contributi per la previdenza sociale. Così, nella loro memoria di risposta del 2 marzo 2000 davanti ai primi giudici, gli amministratori si erano limitati a postulare "una congrua riduzione dell'importo da corrispondere alla Cassa in ragione della provata concolpa di quest'ultima", senza ulteriore motivazione. In via abbondanziale va comunque rilevato che dalla documentazione agli atti non risulta essere stato addebitato ai ricorrenti il mancato pagamento dei contributi per la previdenza professionale, tutti i conteggi facendo riferimento unicamente agli oneri AVS/AI/IPG e CAF. 5.3 Infondata e al limite della temerarietà è per contro la richiesta formulata dai ricorrenti di ridurre l'importo da risarcire alla Cassa del 10/15% per il solo fatto che quest'ultima, come inizialmente prospettato dal commissario del concordato nell'ottobre 1998 e in data 23 novembre 1998, avrebbe potuto sperare di incassare tale percentuale se il concordato fosse stato omologato e se non fosse intervenuta la decisione - a loro non imputabile ed indipendente dalla propria volontà - da parte della Commissione di vigilanza LEPIC di radiare la società dall'albo delle imprese. Come ha già avuto modo di osservare questa Corte in una recente sentenza (DTF 122 V 186 segg.), l'obbligo di risarcire il danno giusta l'art. 52 LAVS può essere ridotto (in applicazione analogica dell'art. 4 LResp, rispettivamente dell'art. 44 cpv. 1 CO), nella misura in cui causa adeguata del danno o del suo aggravamento sia stata una grave violazione del dovere di diligenza da parte dell'amministrazione. Ora, la Cassa non può di certo essere ritenuta responsabile della mancata omologazione del concordato. Né le può essere altrimenti imputata una grave violazione dei propri doveri di diligenza. Al contrario, dalla documentazione agli atti risulta che l'amministrazione, per tutelare i suoi interessi, ha regolarmente - già a partire dal 1993 - escusso la fallita e reso attenti gli interessati della loro responsabilità, così come ha pure correttamente insinuato il proprio credito nell'ambito della moratoria concordataria. Quanto poi agli ostacoli che i ricorrenti rimproverano alla Commissione di vigilanza LEPIC - comunque da qualificare come res inter alios acta nei rapporti con la Cassa -, la censura contrasta chiaramente con gli atti, avendo la citata Commissione più volte rilevato che la decisione di radiazione dall'albo era stata presa, dopo avere a più riprese chiesto invano la collaborazione da parte degli amministratori della fallita. Ne consegue che non si giustifica alcuna decurtazione dell'importo da risarcire alla Cassa.