Citation: 1P.429/2001 22.02.2002 E. 1

2.2 Indipendentemente dalla carenza di legittimazione nel merito, il leso o il denunciante può tuttavia censurare la violazione delle garanzie procedurali che il diritto cantonale o gli art. 29 seg. Cost. e 6 CEDU gli conferiscono quale parte, sempreché tale inosservanza equivalga a un diniego di giustizia formale. Il leso o il denunciante può pertanto far valere, ad esempio, che il ricorso non sarebbe stato esaminato a torto nel merito, ch'egli non sarebbe stato sentito, che gli sarebbe stata negata la possibilità di offrire mezzi di prova o di consultare gli atti o che non gli sarebbe stata riconosciuta, a torto, la qualità di danneggiato (DTF 122 I 267 consid. 1b, 121 IV 317 consid. 3b, 120 Ia 220 consid. 2a; sentenza del 6 dicembre 1999, citata). Per contro, egli non è legittimato a censurare la valutazione che l'autorità ha fatto delle prove da lui offerte, segnatamente la circostanza che l'assunzione di queste prove sia stata rifiutata in base alla loro irrilevanza o al loro apprezzamento anticipato. Il giudizio su tali questioni non può infatti essere distinto da quello sul merito che tuttavia, come visto, il leso o denunciate non è legittimato a impugnare (DTF 120 Ia 157 consid. 2a/bb e rinvii). In tali circostanze, il ricorso di diritto pubblico è di principio ammissibile unicamente in quanto diretto contro il rifiuto della Corte cantonale di riconoscere alla ricorrente la qualità di parte civile. 2.3 A questo proposito, la Corte cantonale ha rilevato che i reati prospettati erano diretti essenzialmente contro il patrimonio e che la ricorrente deteneva la maggioranza, nella misura del 90%, delle azioni della società Y.________ SA, la quale possedeva a sua volta tutte le azioni della società Z.________ SA. Secondo i Giudici cantonali, solamente queste due società potevano essere considerate danneggiate personalmente e direttamente, mentre la ricorrente avrebbe semmai subito unicamente un pregiudizio indiretto, insufficiente per riconoscerle la qualità di parte civile. La ricorrente si dilunga nell'esporre la propria versione dei fatti riguardo al merito della vertenza, non determinanti per il presente giudizio. Sulla questione controversa in questa sede, relativa alla validità della costituzione di parte civile, essa si limita a ritenere lesivo della buona fede il diniego di tale veste. Contesta inoltre di essere stata danneggiata soltanto indirettamente e ritiene arbitraria la limitazione della facoltà di costituirsi parte civile alla persona danneggiata direttamente e personalmente. La ricorrente non si confronta tuttavia con sufficiente chiarezza e precisione con gli accertamenti e le argomentazioni rilevanti contenute nella sentenza impugnata, segnatamente spiegando - come esigono l'art. 90 cpv. 1 lett. b OG e la giurisprudenza del Tribunale federale - per quali ragioni essi violerebbero la costituzione (cfr., sulle esigenze di motivazione, DTF 127 I 38 consid. 3c, 126 I 235 consid. 2a, 126 III 524 consid. 1c, 534 consid. 1b, 125 I 492 consid. 1b e rinvii). In particolare, con riferimento alla censura d'arbitrio, spettava alla ricorrente spiegare, con un'argomentazione precisa, per quali ragioni la decisione impugnata non solo sarebbe discutibile o errata, ma addirittura del tutto insostenibile e quindi arbitraria (DTF 127 I 38 consid. 3c, 125 I 1 consid. 2b/aa, 71 consid. 1c, 492 consid. 1b, 122 I 70 consid. 1c, 119 Ia 197 consid. 1d). Comunque, la ricorrente riconosce di essere stata organizzata nella forma del gruppo di società e di avere detenuto il 90% delle azioni della Y.________ SA, cui appartenevano le azioni della Z.________ SA. D'altra parte, l'interpretazione della nozione di parte civile data in concreto dalla CRP, nel senso di ravvisare tale qualità unicamente nella persona danneggiata direttamente e personalmente nel suo bene giuridico, è conforme alla giurisprudenza e alla dottrina costanti (DTF 126 IV 42 consid. 2a, 119 Ia 342 consid. 2, 117 Ia 135 consid. 2a; Robert Hauser/Erhard Schweri, Schweizerisches Strafprozessrecht, 4a ed., Basilea 1999, n. 1 segg. al § 38; Rusca/Salmina/Verda, Commento del Codice di procedura penale ticinese, Lugano 1997, n. 1 segg. all'art. 69 e n. 3 all'art. 68). In tali circostanze, la Corte cantonale poteva quindi, senza applicare arbitrariamente l'art. 69 CPP/TI né violare il diritto costituzionale e convenzionale, negare alla ricorrente, lesa soltanto indirettamente dai prospettati reati, la qualità di parte civile nel procedimento penale.