Citation: 6B_675/2020 E. 4.4

4.4. La tesi del ricorrente secondo cui il querelato lo farebbe apparire quale una persona disonesta, meschina e immorale, siccome tacciato in quanto legale di soddisfare i suoi interessi personali anziché quelli del cliente non può essere condivisa. Come rilevato dalla Corte cantonale, le espressioni incriminate sono in relazione con la causa promossa dal ricorrente e dagli altri membri del consiglio di amministrazione dinanzi alla Pretura, concernente per l'appunto l'ammontare delle loro indennità. Non si tratta quindi di patrocinare dei clienti, ma di adire l'autorità giudiziaria a tutela di interessi propri del consiglio di amministrazione. La CRP ha rettamente ritenuto che le critiche mosse dal querelato al ricorrente concernevano la sua attività professionale, segnatamente la sua funzione di presidente del consiglio di amministrazione della D.________ SA. Richiamando la sentenza pubblicata in DTF 99 IV 148, il ricorrente sostiene che il rimprovero mosso a un avvocato di anteporre i propri interessi personali a quelli del suo cliente sarebbe lesivo dell'onore. Ritiene che lo scritto incriminato richiamerebbe un atteggiamento disonesto e sleale, in contrasto con le regole professionali. La fattispecie in esame è tuttavia diversa da quella alla base della DTF 99 IV 148, ove ad un avvocato era stata rivolta la critica di avere promosso un procedimento giudiziario sapendo di essere il solo a trarne profitto. In quel caso è stato ritenuto che non era violata soltanto la reputazione professionale dell'avvocato, bensì anche il suo sentimento di persona onorabile, siccome le critiche lo facevano apparire, ad un ascoltatore imparziale, come una persona disonesta (DTF 99 IV 148 consid. 2 pag. 150; cfr. anche DTF 92 IV 94 consid. 2 pag. 97). In concreto, il ricorrente non era l'avvocato degli eredi del defunto. Il querelato non gli ha rimproverato di avere agito quale avvocato nel proprio interesse, invece che in quello dei clienti, ma gli ha mosso delle critiche riguardo alla sua rimunerazione quale organo della società. Il rimprovero di perseguire i suoi interessi pecuniari personali riguarda strettamente la pretesa d'indennità fatta valere a questo titolo dal ricorrente, che aveva al riguardo adito l'autorità giudiziaria. Pure il rimproverato conflitto di interessi si inserisce in questo contesto: non riguarda un preteso conflitto con gli interessi di suoi clienti (cfr. art. 12 lett. c della legge federale sulla libera circolazione degli avvocati, del 23 giugno 2000 [LLCA; RS 935.61]; art. 11 del codice di deontologia della Federazione svizzera degli avvocati; sentenza 6B_310/2013 del 30 luglio 2013 consid. 2.4). Concerne piuttosto le funzioni esercitate quale organo della società e contemporaneamente quale esecutore testamentario. Le espressioni citate mettono certo in dubbio la correttezza del suo operato professionale e sono suscettibili di offenderlo. Non gli addebitano tuttavia la commissione di reati penali né uno specifico comportamento chiaramente riprovevole, tale da farlo apparire disprezzabile quale essere umano. Esse ledono la sua reputazione professionale, ma non realizzano gli estremi di una lesione dell'onore protetto dal diritto penale. Non essendo adempiuti gli elementi costituivi dei reati contro l'onore giusta l'art. 173 segg. CP, la decisione della Corte cantonale di confermare il decreto di non luogo a procedere non viola il diritto federale.