Citation: 6B_437/2008 24.07.2009 E. 3.6.3

3.6.3.1 Giusta l'art. 18 cpv. 1 della vecchia ordinanza sulla sicurezza e la protezione della salute dei lavoratori nei lavori di costruzione del 29 marzo 2000 (vOLCostr; RU 2000 1403), in vigore al momento dei fatti, quando tecnicamente non è possibile o risulta troppo pericoloso installare una protezione laterale conformemente all'art. 14 vOLCostr o un ponteggio conformemente all'art. 17 vOLCostr devono essere utilizzati ponteggi di ritenuta, reti di sicurezza, funi di sicurezza o altre misure di protezione equivalenti. Il ricorrente sostiene che non spettasse alla ditta L.________SA adottare simili misure di sicurezza. A torto. Infatti, le persone esposte al rischio di caduta erano gli operai che lavoravano sulla soletta del primo piano, ossia gli operai della ditta L.________SA. Spettava pertanto proprio alla L.________SA prendere le necessarie misure di sicurezza per evitare cadute nel vano scale (v. art. 328 cpv. 2 CO e art. 82 cpv. 1 LAINF; DTF 109 IV 15 consid. 2a). E come già evidenziato dal primo giudice, essendo fondato sul diritto pubblico, l'obbligo di disporre le misure di sicurezza necessarie non poteva essere escluso contrattualmente (v. DTF 104 IV 96 consid. 5). 3.6.3.2 Laddove poi il ricorrente contesta che l'unico inconveniente derivante dalla posa di un pannello sarebbe stato l'oscuramento del vano scale, egli argomenta liberamente adducendo fatti non accertati in sede cantonale. Giova allora rammentare che il Tribunale federale fonda la sua sentenza sui fatti accertati dall'autorità inferiore (art. 105 cpv. 1 LTF) potendoli rettificare o completare solo ove siano stati accertati in modo manifestamente inesatto, ossia in maniera arbitraria, o in violazione del diritto ai sensi dell'art. 95 (art. 105 cpv. 2 LTF), purché l'eliminazione del vizio possa essere determinante per l'esito del procedimento (art. 97 cpv. 1 LTF). La parte ricorrente che intende scostarsi dagli accertamenti dell'autorità inferiore deve spiegare in maniera circostanziata in che modo e misura le condizioni di una delle eccezioni dell'art. 105 cpv. 2 LTF sarebbero realizzate. Se non lo fa, non è possibile tener conto di un accertamento dei fatti che diverge da quello contenuto nella sentenza impugnata (sentenza 4A_214/2008 del 9 luglio 2008 consid. 1.2, non pubblicato in DTF 134 III 570). Possono essere addotti nuovi fatti e nuovi mezzi di prova soltanto se ne dà motivo la decisione dell'autorità inferiore (art. 99 cpv. 1 LTF). Nella fattispecie il ricorrente adduce fatti non constatati nella decisione impugnata senza dimostrare minimamente l'adempimento delle condizioni dell'art. 105 cpv. 2 LTF. Egli avrebbe in particolare dovuto spiegare perché sarebbe arbitrario aver accertato un fatto o non aver ritenuto un fatto regolarmente allegato in sede cantonale e in che misura tale fatto avrebbe un influsso sull'esito del procedimento. Cosa che però l'insorgente si esime dal fare. La sua critica risulta pertanto inammissibile. 3.6.3.3 È vero che, come afferma il ricorrente, il giudice può ordinare una perizia per identificare i precetti di prudenza che si imponevano in una data situazione (DTF 106 IV 264 consid. 1). Nel caso in esame tuttavia nessuna perizia è stata ordinata, ciò che il ricorrente definisce censurabile senza però formulare un'argomentazione conforme agli art. 42 cpv. 2 e 106 cpv. 2 LTF. Non risulta peraltro che egli si sia doluto in sede cantonale della mancata nomina di un perito giudiziario. Agli atti figura comunque il rapporto dell'ing. N.________ che, a mente del ricorrente, sarebbe stato arbitrariamente ignorato. Atteso che l'ing. N.________ non era un perito giudiziario incaricato secondo le norme della procedura cantonale, bensì un perito di parte, il suo rapporto non costituisce che una semplice allegazione di parte (DTF 127 I 73 consid. 3f/bb pag. 82; 97 I 320 consid. 3 pag. 325). Contrariamente a quanto asserito nel gravame, la CCRP ha valutato quanto affermato dall'ing. N.________, ma ha ritenuto le sue conclusioni sommarie e se ne è pertanto scostata. Nel contrastare questa affermazione ancora una volta l'insorgente si avvale di argomentazioni appellatorie e dunque inammissibili in questa sede. 3.7 Il ricorrente contesta che tra le sue negligenze e la morte di G.D.________ sussista un nesso causale. Innanzi tutto egli non poteva prevedere l'infortunio occorso alla vittima. Nel corso della visita non programmata al cantiere in via X.________ non ha constatato nessun telone verde in zona scale, dal momento che al suo arrivo tale telone non era stato ancora posato. L'insorgente non poteva immaginare che M.________ avrebbe coperto con un telone verde il vano scale senza rispettare le prescrizioni a lui note, non poteva neppure prevedere che J.________ disattendesse i suoi compiti di chiusura, di vigilanza e di messa in sicurezza del cantiere al termine della sua giornata lavorativa, né poteva infine intuire che la vittima si sarebbe arrampicata di nascosto sui ponteggi per accedere al primo piano ancora instabile. A mente dell'insorgente, il nesso causale sarebbe stato interrotto da questi tre imprevedibili eventi. 3.7.1 Per la CCRP, verso le ore 16.00 del 24 settembre 2002, quando il ricorrente è giunto in via X.________, il cantiere non era sicuro e non lo era neanche il vano scale. A.________ sarebbe dovuto intervenire per garantire la sicurezza durante il giorno, assicurandola automaticamente anche per la sera. Difatti, se egli avesse imposto la posa di pannelli rigidi già durante il giorno, la sera M.________ non avrebbe sbagliato posando sul vano scale un semplice telone. Lo stesso vale anche per quel che concerne il presunto errore di J.________ che avrebbe negletto di assicurare il vano scale e non avrebbe corretto lo sbaglio di M.________. Se il ricorrente fosse intervenuto ordinando la posa di assi rigide anche durante il giorno, il presunto errore di J.________ non sarebbe comunque sussistito. 3.7.2 Anche su questo punto la decisione cantonale va confermata. Il ricorrente erra quando sostiene che il comportamento di M.________ e quello di J.________ avrebbero interrotto il nesso causale. Il giorno dell'infortunio letale, egli si è infatti reso conto che il vano scale era privo di qualsiasi protezione contro le cadute e non ha intrapreso nulla. Come giustamente rilevato dalla CCRP, se il ricorrente avesse ordinato di adottare le necessarie misure di sicurezza già durante il giorno, il vano scale non avrebbe più costituito un pericolo né di giorno né di sera. Il fatto che M.________ o J.________ non hanno supplito alle mancanze del ricorrente - che si ricorda essere persona preposta alla sicurezza sul lavoro della L.________SA e quindi cognita delle misure da adottare - non può essere considerato un fattore interruttivo del nesso causale. Il loro comportamento non relega affatto quello dell'insorgente in secondo piano né appare essere la scaturigine più probabile e immediata della morte di G.D.________. Infondata la censura va quindi respinta. 3.8 Sempre in relazione con il nesso causale, il ricorrente si focalizza poi sul comportamento della vittima. A mente dell'insorgente, G.D.________ e H.________ hanno consapevolmente assunto un rischio accresciuto arrampicandosi sui ponteggi dopo l'orario normale di lavoro senza domandare a nessuno l'autorizzazione. Tale assunzione di rischio sarebbe oltremodo riprovevole posto come conoscessero il cantiere e i suoi pericoli, sapessero che avrebbero dovuto chiedere il permesso di salire a J.________ o alla direzione lavori e fossero stati avvisati dell'impossibilità di eseguire qualsivoglia lavoro prima che la ditta L.________SA avesse terminato i lavori di messa in sicurezza della casa. Nonostante tutto ciò decidono comunque di salire al primo piano. Qui inoltre chiunque, scorgendo il telone verde, poteva intuire che sotto lo stesso vi era una situazione di diversità tale da imporre ancora più prudenza. La diversità con il resto del pavimento era talmente palese da rendere superflua ogni ulteriore segnalazione. La vittima si assume tuttavia il rischio di camminarci sopra. Il ricorrente non poteva in nessun caso prevedere che la vittima avrebbe violato non solo gli avvisi ricevuti, ma addirittura il comune buon senso, salendo su una soletta instabile e con delle pareti laterali pericolanti assumendosi per di più il rischio di camminare sopra un telone di cantiere. 3.8.1 La CCRP ha riconosciuto che il comportamento di G.D.________ non è stato dei più responsabili, senza tuttavia intravvedere in questo comportamento un fatto così straordinario e imprevedibile da relegare in secondo piano la colpa del ricorrente. Difatti, se questi avesse corretto le lacune nella sicurezza già nel pomeriggio, molto verosimilmente la sera non sarebbe accaduto l'infortunio in parola. Che poi la vittima abbia sollevato il telone e abbia perso l'equilibrio cadendo nel vano scale o che - secondo la tesi più verosimile agli occhi del primo giudice - vi abbia camminato sopra lacerandolo e cadendo, non ha nessuna importanza. In entrambi i casi, si tratta di comportamenti che non rivestono quel carattere così straordinario da relegare in secondo piano la colpa di A.________. Risulta pertanto irrilevante sapere se la vittima abbia potuto girarsi nella sua caduta. 3.8.2 È vero che la vittima ha assunto un comportamento imprudente, ma non al punto da interrompere il rapporto di causalità adeguata. In effetti, come già rilevato dal giudice di prima istanza, il fatto che un proprietario visiti il cantiere della propria casa in costruzione non ha nulla di straordinario, soprattutto considerato che nella fattispecie l'architetto lo aveva autorizzato a effettuare personalmente alcuni interventi motivandolo così a seguire maggiormente i lavori e considerato pure che non era comunque la prima volta che qualcuno della famiglia si avvicendava al primo piano. Inoltre il telone verde che copriva il vano scale e una parte della soletta non costituiva un elemento che avrebbe dovuto indurre i proprietari a maggiore prudenza. Tale telone infatti non metteva per nulla in risalto la situazione di pericolo sottostante, ma al contrario la celava rendendola così più insidiosa. Ed è per questo che il ricorrente non può essere seguito laddove afferma che la vittima ha consapevolmente accettato il rischio. Il pericolo di caduta nel vano scale non era affatto evidente, G.D.________ non poteva quindi percepire il rischio e di riflesso non poteva accettarlo consapevolmente. Che poi la vittima abbia camminato sul telone o, come si suppone nel gravame, lo abbia sollevato per guardare cosa coprisse non è in definitiva rilevante per l'esito del giudizio. Il nesso causale non sarebbe interrotto né nel primo né nel secondo caso perché l'imprudenza della vittima non relegherebbe in secondo piano la colpa del ricorrente consistente nel non aver ordinato le opportune misure contro le cadute. Lo avesse fatto, l'imprudenza di G.D.________ non avrebbe avuto le conseguenze che nei fatti ha avuto. Risultano pertanto inammissibili le critiche di arbitrio riguardo alla dinamica della caduta (v. art. 97 cpv. 1 in fine LTF), mentre la censura volta a contestare la sussistenza del nesso causale dev'essere respinta perché infondata. 3.9 In sintesi, riconoscendo A.________ autore colpevole di omicidio colposo e di violazione delle regole dell'arte edilizia, la CCRP non ha violato il diritto federale. Il ricorso va quindi respinto per quanto ammissibile.