Citation: 2A.659/2005 05.04.2006 E. 5

5.1 Secondo gli incontestati accertamenti della Corte cantonale, la ricorrente ha lasciato il suo paese d'origine e scelto di stabilirsi in Svizzera, assieme al marito, quando il figlio D.________ aveva soltanto undici mesi. Quest'ultimo, oggi quattordicenne, è stato affidato alle cure della nonna materna, in patria. Essendo coniugata con un cittadino svizzero, da subito la madre avrebbe potuto pretendere, in base all'art. 8 CEDU, di venir raggiunta dal figlio (DTF 129 II 249 consid. 2.2; 125 II 585 consid. 2d). Una richiesta in tal senso è tuttavia stata presentata soltanto dopo oltre dodici anni di separazione ed oltre cinque anni dall'ottenimento della nazionalità, senza peraltro giustificare in alcun modo questa lunga attesa. Al riguardo, anche in questa sede l'insorgente omette invero di esprimersi, nonostante l'istanza inferiore abbia precisato che non vi sarebbero mai stati seri impedimenti, in particolare di natura economica. 5.2 La ricorrente asserisce di aver comunque sviluppato una relazione intensa con il figlio. È vero che a partire dal 1995 questi è venuto in Svizzera quattro volte, soggiornandovi in totale circa sedici mesi, di cui comunque undici e mezzo tra il 1995 e il 1997. A ciò potrebbero pure aggiungersi, oltre ai pretesi frequenti contatti telefonici, anche altri periodi di vita in comune, in occasione degli asseriti, e comunque non documentati, viaggi della ricorrente nella Repubblica Dominicana. Questi rapporti personali del tutto naturali, così come un eventuale sostegno finanziario fornito per la cura e l'educazione del figlio, non bastano comunque a ritenere il legame con la madre come il più intenso (cfr. sentenze 2A.238/2003 del 26 agosto 2003, consid. 4.2 e 2A.385/2004 del 29 novembre 2004, consid. 3.1). Poco importa che la ricorrente, a suo dire, abbia avuto più contatti con il figlio che non il padre, il quale non se ne sarebbe mai occupato. La relazione preponderante appare infatti tutto sommato quella intessuta dal ragazzo con la nonna, con cui ha vissuto tutta la sua infanzia e che rappresenta per lui la principale persona di riferimento concreto e costante. 5.3 L'insorgente rileva inoltre la giovane età del figlio, a dimostrazione che all'origine della richiesta di ricongiungimento non vi sarebbe la volontà di offrirgli migliori opportunità sul piano formativo e professionale (cfr. DTF 129 II 249 consid. 2.1; 125 II 585 consid. 2a). Sennonché D.________ si avvicina comunque alla fine della scolarità obbligatoria. È quindi lecito ritenere che in Svizzera, indipendentemente dall'asserita già sommaria conoscenza della lingua, verrebbe confrontato a problemi d'integrazione ed a difficoltà dal punto di vista scolastico e del futuro inserimento professionale. Egli verrebbe quindi sradicato dal contesto sociale e culturale in cui è cresciuto, con conseguenze non trascurabili (cfr., con analogia nell'età: DTF 129 II 249 consid. 2.2). 5.4 A giustificazione della sua tardiva richiesta, la ricorrente adduce la diminuita capacità di sua madre di provvedere al nipote. In primo luogo sottolinea come già l'età dell'interessata, settantunenne, comporti delle difficoltà oggettive nell'educazione di un ragazzo in età adolescenziale. La progressiva anzianità dei nonni è tuttavia un fattore che il genitore emigrante prende in conto ed accetta al momento di partire per l'estero e di lasciar loro i figli in custodia. Egli deve quindi di principio sopportare le conseguenze che ne derivano dal profilo dei legami familiari (DTF 129 II 11 consid. 3.4; sentenza 2A.238/2003 del 26 agosto 2003, consid. 3.2). Quanto allo stato di salute della nonna, già si è detto che ci si deve basare solo sulla situazione già accertata dalle istanze cantonali (cfr. consid. 3.2.2). In questo senso, il certificato medico del 24 maggio 2005 attesta l'esistenza di disturbi tutto sommato connessi con l'età, quali sono i problemi di ipertensione arteriosa e di artrosi, ma non rivela un quadro clinico allarmante. In base a tale documento, le condizioni di salute della nonna appaiono pertanto ancora sufficientemente buone per poter rispondere in modo adeguato ai, peraltro diminuiti (cfr. DTF 129 II 249 consid. 2.2), bisogni educativi e di custodia del nipote. Se così non fosse, occorrerebbe del resto valutare anche le possibilità alternative esistenti in patria e la loro adeguatezza nell'ottica del bene del ragazzo (DTF 125 II 585 consid. 2c). Di conseguenza, non sussistono interessi familiari preponderanti che impongano una modifica della presa a carico educativa.