Citation: 9C_80/2010 06.10.2010 E. 5

Confermata l'esistenza di una falsa dichiarazione in merito a fatti rilevanti, restano da verificarne le conseguenze. Come giustamente evidenziato dalla Corte cantonale, in assenza di specifiche disposizioni statutarie o regolamentari, la reticenza e le sue conseguenze sono regolate dall'art. 6 LCA. Dal momento però che questa disposizione è stata modificata, anche sotto il profilo sostanziale, da una legge federale del 17 dicembre 2004, entrata in vigore il 1° gennaio 2006 (RU 2005 5250), occorre preliminarmente stabilire la versione applicabile al caso di specie. 5.1 La norma transitoria di cui all'art. 102 cpv. 4 LCA rimanda all'art. 882 vCO, che è stato sostituito il 1° gennaio 1912 dall'art. 1 cpv. 1 del Titolo finale CC (cfr. sentenza 4A_579/2009 del 1° febbraio 2010 consid. 2.2; Rolf Nebel, Basler Kommentar, Bundesgesetz über den Versicherungsvertrag, n. 1 e 3 ad. art. 102 LCA). L'art. 1 cpv. 1 del Titolo finale consacra il principio della non retroattività delle leggi (cfr. DTF 134 III 224 consid. 3.2.1 pag. 230). Ne segue che il contratto di previdenza litigioso, che è stato concluso nel febbraio 2003, soggiace all'art. 6 LCA nella sua versione anteriore al 1° gennaio 2006 (sentenza citata 4A_579/2009 consid. 2.2; cfr. pure DTF 130 V 9 consid. 2.1 pag. 11 seg., secondo cui fa stato la situazione giuridica in vigore al momento dell'ammissione nella previdenza più estesa). Il fatto - accennato dall'opponente - che questa precedente versione dell'art. 6 LCA sia stata duramente criticata in dottrina e sia stata modificata dal legislatore, non costituisce per contro valido motivo per negarne l'applicazione. In effetti, come nel diritto civile, anche nel presente ambito non ci si può prevalere del principio della lex mitior altrimenti valido nel diritto penale (art. 2 cpv. 2 CP). Di conseguenza, una norma va di massima applicata a una fattispecie realizzatasi sotto l'imperio del previgente ordinamento anche se una regolamentazione entrata in vigore successivamente dovesse avere apportato dei vantaggi a favore di una parte (ma a scapito dell'altra; cfr. sentenza 4A_285/2009 del 22 ottobre 2009 consid. 4.4). 5.2 Per l'art. 6 LCA, nel tenore applicabile in concreto, se il postulante all'atto della conclusione del contratto di assicurazione dichiara inesattamente o ha taciuto un fatto rilevante che conosceva o doveva conoscere, l'assicuratore non è vincolato al contratto purché ne sia receduto entro quattro settimane da quando ebbe cognizione della reticenza. Questa disposizione consente all'assicuratore, in caso di reticenza, di rescindere il contratto con effetto retroattivo e di rifiutare le sue prestazioni (in casu: solo per la parte sovraobbligatoria) per un danno già realizzatosi, anche se questo non è correlato con il fatto all'origine della reticenza (DTF 111 II 388 consid. 3a pag. 391 seg.; 109 II 60 consid. 3c pag. 64; 92 II 342 consid. 4 pag. 352; cfr. pure sentenza B 125/06 dell'8 maggio 2007 consid. 4.2). Come già accennato, essendo questa regola sovente stata giudicata troppo severa, il legislatore ha deciso di modificarla sancendo un diritto di recesso senza effetto retroattivo e consentendo all'assicuratore di liberarsi dall'obbligo di fornire la sua prestazione soltanto a condizione che esista un nesso causale tra il fatto taciuto o dichiarato in modo inesatto e il danno intervenuto in seguito (Messaggio del 9 maggio 2003 concernente una legge sulla sorveglianza delle imprese di assicurazione e la modifica della legge federale sul contratto d'assicurazione, FF 2003 3249). Tuttavia, come poc'anzi illustrato (consid. 5.1), la nuova versione dell'art. 6 LCA non è applicabile al caso di specie. 5.3 Ciò significa che in difetto di una specifica norma statutaria o regolamentare contraria - che l'assicurato opponente peraltro nemmeno invoca -, la Cassa ricorrente poteva effettivamente, sulla base dell'art. 6 LCA applicabile in concreto, rescindere (con effetto retroattivo) il contratto di previdenza per la parte sovraobbligatoria anche se i disturbi sottaciuti non erano la causa dell'invalidità sopraggiunta successivamente (così pure sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni B 131/05 del 27 marzo 2006 consid. 3.2, pure concenente l'applicazione del regolamento della Cassa ricorrente nel tenore qui applicabile; Urs Ch. Nef, op. cit., n. 55 ad art. 4 LCA). Trattandosi dell'interpretazione consolidata di una norma legale e non di una disposizione contrattuale prestampata, l'assicurato non può prevalersi del principio "in dubio contra assicuratorem" per sovvertire l'esito di questo apprezzamento (v. DTF 131 V 27 consid. 2.2 pag. 29; cfr. pure DTF 133 III 61 consid. 2.2.2.3 pag. 69).