Citation: 4A_117/2020 E. 2.1.2

2.1.2. Un accertamento di fatto è unicamente arbitrario ai sensi della predetta norma nel caso in cui il tribunale arbitrale, in seguito a un'inavvertenza, si è posto in contraddizione con gli atti dell'incartamento, sia perdendo di vista certi passaggi di un determinato atto o attribuendo loro un contenuto diverso da quello che hanno realmente, sia ammettendo per errore che un fatto è dimostrato da un atto, quando questo in realtà non dà invece alcun ragguaglio in materia. L'oggetto della censura di arbitrio è quindi ridotto e non concerne l'apprezzamento delle prove e le conclusioni derivatene, ma riguarda unicamente le constatazioni di fatto manifestamente confutate da atti dell'incartamento. In materia di arbitrato il modo in cui il Tribunale arbitrale ha esercitato il proprio potere di apprezzamento non può essere oggetto di ricorso: la censura di arbitrio è limitata agli accertamenti che non dipendono da una valutazione e cioè a quelli che sono inconciliabili con gli atti della causa (DTF 131 I 45 consid. 3.6 e 3.7 ancora confermati nella sentenza 4A_528/2019 del 7 dicembre 2020 consid. 2.2). In concreto l'arbitro ha premesso che l'appendice 2 del CCL-piastrelle prevede per i dipendenti attivi nella posa delle piastrelle quale categoria meno retribuita quella dei lavoratori definiti "semi-qualificati", i quali possono essere privi di conoscenze e/o esperienza professionale maturata in Svizzera o all'estero, e ha considerato che essa include quindi anche i manovali. Egli ha reputato "insostenibile" che in un cantiere in cui operavano otto operai ve ne fosse stato uno - che disponeva di un'importante esperienza acquisita in Svizzera - assunto esclusivamente per caricare e scaricare gli autocarri durante sei mesi senza svolgere alcuna attività fra quelle esplicate dai manovali e quindi rientrante nella predetta categoria. In tal modo l'arbitro ha ritenuto inattendibili le due dichiarazioni, che ha menzionato nel lodo, su cui si basa la ricorrente. La censura è pertanto inammissibilmente diretta contro il risultato dell'apprezzamento delle prove. La ricorrente afferma invero che l'operaio non avrebbe lavorato in un solo cantiere, ma omette di indicare con un preciso riferimento ai documenti dell'incartamento (sentenza 4A_152/2019 del 5 giugno 2019 consid. 4.1) da quali atti la predetta considerazione dell'arbitro sarebbe confutata e perché, qualora essa ne risultasse effettivamente smentita, il lodo si rivelerebbe - come esplicitamente richiesto dal tenore dell'art. 393 lett. e CPC - arbitrario nel suo esito.