Citation: 1C_509/2020 E. 2.2

2.2. I ricorrenti adducono, a torto, che la conclusione dei giudici cantonali, secondo cui si è in presenza di un nuovo manufatto che necessita di un'autorizzazione a posteriori, sarebbe insostenibile e quindi arbitraria. L'art. 16 della legge edilizia cantonale del 13 marzo 1991 (LE) dispone infatti che la pubblicazione dev'essere ripetuta se, come nella fattispecie, i progetti vengono modificati nel corso della procedura d'approvazione o successivamente (cpv. 1), mentre soltanto qualora essi rimangano immutati nelle loro caratteristiche essenziali, è applicabile la procedura della notifica; differenze che non superano un grado di tolleranza ragionevolmente ammissibile non soggiacciono a nessuna formalità (cpv. 2). Al riguardo, contrariamente all'assunto ricorsuale, le motivazioni poste a fondamento dell'impugnata decisione adempiono l'obbligo di motivare le sentenze, poiché spiegano i motivi sui quali si basano le criticate scelte (DTF 145 IV 99 consid. 3.1 pag. 109; 142 II 154 consid. 4.2 pag. 157). La Corte ha ritenuto infatti priva di fondamento la tesi ricorsuale secondo cui la veranda realizzata non si discosterebbe sostanzialmente dal progetto approvato nel 2013. Riguardo ai differenti materiali utilizzati, essa ha stabilito che il fatto ch'essi non fossero stati menzionati nella licenza edilizia del 2013 nulla muta alla circostanza che il Municipio aveva autorizzato solo quello ch'era stato effettivamente richiesto. Inoltre, la pergola doveva essere aperta almeno su due lati, mentre la veranda litigiosa, ciò che è decisivo, è totalmente chiusa. Ha ritenuto poi che, sebbene le loro superfici non divergano sensibilmente, argomento sul quale insistono i ricorrenti, nemmeno le dimensioni dei due manufatti corrispondono (ca. 5,30 x 4,12 m per quello approvato, contro 7,50 x 3,00 m per quello poi realizzato, ossia 22,50 m2). Per di più, anche l'aspetto dei due manufatti è profondamente diverso. Le generiche critiche appellatorie mosse dai ricorrenti a questi accertamenti fattuali, segnatamente che si tratterrebbe di due coperture che consentirebbero di poter usufruire di uno spazio coperto, non dimostrano affatto che l'obbligo di chiedere il rilascio di una licenza edilizia a posteriori sarebbe lesivo dell'art. 16 cpv. 1 e 2 LE. Le modifiche litigiose sono infatti notevoli e il fatto d'aver ritenuto la sussistenza di differenze significative non è arbitrario.