Citation: 4C.135/2003 26.09.2003 E. 4

Prima di esaminare le censure concernenti l'applicazione dell'art. 58 CO occorre chinarsi sull'eccezione di prescrizione, sollevata anche dinanzi al Tribunale federale. Secondo il convenuto il termine di prescrizione annuale di cui all'art. 60 cpv. 1 CO avrebbe infatti cominciato a decorrere il 9 luglio 1996, quando l'attrice ha iniziato le opere di risanamento. Quello - a suo modo di vedere - è il giorno in cui il danno si è manifestato completamente; una volta iniziati i lavori, esso non poteva che diminuire. 4.1 Quest'affermazione si scontra con gli accertamenti di fatto contenuti nel giudizio impugnato e vincolanti per il Tribunale federale chiamato a statuire quale giurisdizione per riforma (art. 55 cpv. 1 lett. c e 63 cpv. 2 OG). I giudici cantonali hanno infatti stabilito che il 29 agosto 1996, in occasione del sopralluogo alla presenza di tutte le parti, la causa del danno non era ancora stata rimossa e continuava a persistere. 4.2 Sia come sia, l'eccezione di prescrizione è stata respinta a giusta ragione. 4.2.1 Per costante giurisprudenza, il termine di prescrizione relativa di cui all'art. 60 cpv. 1 CO inizia a decorrere il giorno in cui il creditore conosce l'esistenza, la natura e gli elementi del danno in modo da poter avviare e motivare un'azione giudiziaria (cfr. DTF 127 III 257 consid. 3, non pubblicato; 126 III 161 consid. 2c pag. 163). L'inizio del termine non risale al momento in cui il danneggiato avrebbe potuto scoprire l'entità del suo credito facendo prova dell'attenzione richiesta dalle circostanze, bensì a quello dell'effettiva conoscenza (DTF 109 II 433 consid. 2). Ciò vale, quanto meno, finché il creditore non sia edotto degli elementi essenziali della pretesa, potendosi esigere solo allora ch'egli si informi sui particolari e sulle precisazioni necessarie per promuovere una causa (DTF 109 II 433 consid. 2). Non va inoltre scordata la possibilità concessa dall'art. 42 cpv. 2 CO, giusta il quale, qualora ci si trovi confrontati con un danno di cui non può essere provato il preciso importo, il giudice può stabilirlo secondo il suo prudente criterio, avuto riguardo all'ordinario andamento delle cose ed alle misure prese dal danneggiato. Considerata la brevità del termine di prescrizione sancito dall'art. 60 cpv. 1 CO, quando si pronuncia sul momento in cui il danneggiato poteva stimare l'estensione del danno il giudice non deve mostrarsi eccessivamente rigoroso; a dipendenza delle circostanze, può apparire opportuno riconoscere al danneggiato la necessità di disporre di un certo lasso di tempo per poter valutare - da solo o con l'aiuto di uno specialista - l'entità del pregiudizio patito (DTF 96 II 39 consid. 2a pag. 41; 111 II 55 consid. 3a pag. 57 con rinvii). Trattandosi di un danno materiale, il momento determinante ai sensi dell'art. 60 cpv. 1 CO coincide di regola con quello della ricezione della fattura di riparazione. In presenza di una perizia affidabile o di un preventivo sufficientemente preciso, si può eventualmente ammettere che il danneggiato disponeva degli elementi necessari a valutare la misura del danno anche prima (DTF 111 II 55 consid. 3a pag. 58). 4.2.2 In concreto, quando nel 1994 l'attrice ha constatato per la prima volta l'esistenza di crepe nei muri della sua abitazione, essa non disponeva ancora delle conoscenze necessarie per poter valutare il danno e le sue cause. Lo stesso vale per il luglio 1996. Stando a quanto accertato dai giudici ticinesi, nonostante le reiterate richieste dell'attrice intese ad ottenere la verifica dello stato delle canalizzazioni poste a ridosso della sua casa, nulla è stato fatto. È solo con l'effettuazione degli scavi, iniziati nel luglio 1996, che l'attrice ha potuto effettivamente constatare che - come da lei sospettato - le infiltrazioni d'acqua nei muri della sua casa provenivano dalle condotte comunali rotte. Vista la complessità della situazione, si può senz'altro ammettere ch'essa abbia poi avuto bisogno di qualche tempo per poter valutare l'ampiezza del danno. A tal fine si è avvalsa dell'aiuto di un esperto - l'ingegner C.________ - il quale ha allestito un preventivo dei lavori necessari e dei relativi costi, che l'attrice ha notificato al convenuto il 30 agosto 1996, subito dopo il sopralluogo alla presenza di tutte le parti. Stante quanto appena esposto, non può essere rimproverata all'attrice una mancanza di solerzia: dopo aver cercato, invano, la collaborazione del convenuto per poter accertare l'origine del danno da lei subito, all'inizio del luglio 1996 essa ha preso l'iniziativa di procedere agli scavi. Solo così ha potuto verificare le sue supposizioni. Una volta in possesso del preventivo dei lavori necessari, allestito in tempi del tutto ragionevoli, si è repentinamente rivolta al convenuto per ottenere il risarcimento del pregiudizio cagionatole. Ne discende che il termine di prescrizione annuale ha iniziato a decorrere, al più presto, il 30 agosto 1996: questo può essere considerato il giorno in cui essa disponeva delle conoscenze necessarie per poter avviare e motivare un'azione giudiziaria. L'avvio di una procedura esecutiva il 25 agosto dell'anno seguente l'ha pertanto validamente interrotto. Di conseguenza, come rettamente ritenuto dalla Corte cantonale, l'azione di risarcimento del danno non poteva ritenersi prescritta al momento in cui è stata introdotta, il 3 novembre 1997. 4.3 Su questo punto la decisione impugnata ossequia quindi il diritto federale. La pretesa attorea non essendo prescritta, è necessario esaminare le critiche formulate dal convenuto contro l'applicazione dell'art. 58 CO.