Citation: 2C_412/2009 09.03.2010 E. 4

4.1 Il ricorrente adduce una violazione dell'art. 5 Allegato I ALC nonché dell'art. 3 della direttiva 64/221/CEE. Rimprovera alla Corte cantonale di essersi incentrata sulla condanna, tralasciando gli elementi a suo favore, motivo per cui non solo avrebbe valutato il caso senza la dovuta equanimità ma anche disatteso il principio di proporzionalità. 4.2 Come emerge dalla sentenza impugnata, il ricorrente, in detenzione preventiva dal 17 ottobre 2006 al 13 marzo 2007, è stato condannato, il 27 agosto 2008, dal Presidente delle Corte delle assise correzionali di Lugano a una pena detentiva di 24 mesi, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 3 anni, per avere il 13 ottobre 2006, in correità con un terzo, commesso una rapina. La Corte cantonale ha ritenuto che il suo comportamento appariva senz'altro grave e denotava une certa pericolosità siccome egli, al fine di sottrarre alla vittima un DVD e la somma di 402'000 Euro, non aveva esitato ad usare violenza nei suoi confronti, spruzzandole negli occhi uno spray irritante e colpendola con calci e pugni sino a farla cadere a terra e provocarle delle lesioni. Ha poi considerato che la circostanza che nel passato aveva lavorato quale agente di sicurezza, professione che dovrebbe servire a prevenire o a reprimere simili reati, rendeva il suo atteggiamento ancora più biasimevole nonché ha giudicato che il fatto di delinquere perché si trovava in un periodo di disagio psicologico e di ristrettezze economiche non giustificava un gesto tanto riprovevole come una rapina. Di seguito ha osservato che l'essersi costituito spontaneamente alle autorità inquirenti nonché l'avere fornito ampia collaborazione durante il processo non permetteva di minimizzare la gravità del reato e che tale aspetto era stato comunque preso in considerazione nell'ambito della commisurazione della pena inflittagli. Infine ha precisato che nemmeno la circostanza che aveva beneficiato della condizionale ostava al provvedimento querelato siccome lo scopo perseguito dall'autorità competente in materia di polizia degli stranieri era differente da quello ricercato dal giudice penale, motivo per cui l'apprezzamento di tale autorità poteva avere, nei confronti dello straniero, ripercussioni più rigorose. 4.3 Nel caso concreto l'argomentazione sviluppata dalla Corte cantonale, che dimostra sia la gravità del reato commesso sia la pericolosità del ricorrente al momento della rapina, giustificherebbe dal profilo del diritto interno (art. 62 lett. b LStr) il rifiuto del rilascio, rispettivamente del rinnovo del permesso di dimora in quanto l'interesse pubblico a prevenire azioni criminose appare preponderante rispetto all'interesse personale del ricorrente a rimanere in Svizzera. Tale argomentazione non comprova invece, come verrà illustrato di seguito, perché e in quale misura il ricorrente rappresenterebbe ora una minaccia effettiva, attuale ed abbastanza grave per l'ordine pubblico ai sensi dell'art. 5 Allegato I ALC (norma sia ricordato di transenna, che rappresenta il regime più favorevole [cfr. consid. 3.1] e che ha pertanto la preminenza). È vero che la gravità di quanto addebitatogli non dev'essere minimizzata, dato che è stato condannato per un crimine (cfr. art. 10 cpv. 2 CP), per un reato cioè oggettivamente grave, e che lo svolgimento degli avvenimenti (violenza nei confronti della vittima) è la dimostrazione di una condotta più che riprovevole. Nell'ambito della valutazione da effettuare dal profilo della norma convenzionale, non deve tuttavia essere omesso che egli ha, come emerge dall'inserto di causa, subito una sola condanna penale, per un evento, unico, accaduto nell'ottobre 2006. Inoltre egli si è spontaneamente consegnato agli inquirenti, ha collaborato durante l'inchiesta nonché ha provveduto ad indennizzare la vittima. Infine dal momento in cui è uscito dal carcere preventivo ha avuto, per quanto risulta dagli atti, un comportamento inappuntabile fruendo altresì, sia sul piano professionale (al più tardi dal dicembre 2008) che su quello effettivo, di una situazione stabile. Orbene, tutti questi elementi, contrariamente all'assunto dei giudici cantonali, sono propensi a dimostrare che l'evolvere del ricorrente è favorevole e permettono di concludere per una prognosi positiva, motivo per cui non si può ritenere che è dato un rischio attuale ed elevato di recidiva.