Citation: 6P.19/2003 06.08.2003 E. 16

Il ricorrente sostiene poi che la Corte cantonale di ultima istanza ha violato l'art. 260bis cpv. 2 CP, omettendo di considerare la sua desistenza spontanea dal consumare un atto preparatorio iniziato in occasione del secondo traffico di droga nel 1997. Egli reputa che i motivi da lui invocati debbano essere considerati quali motivi interni, caratteristici di una desistenza spontanea. A questo proposito, le autorità cantonali hanno accertato che i motivi per cui il ricorrente ha deciso di non proseguire nell'operazione erano da ricondurre al timore di essere scoperto, alla poca professionalità delle ulteriori persone coinvolte, alla sensazione di essere sorvegliato e al fatto che i trafficanti colombiani sembravano volerlo escludere dall'operazione (v. i verbali di B.________ citati alle pagg. 78-79 della sentenza di primo grado). Ora, al riguardo è sufficiente rinviare ai considerandi di cui sopra (consid. 13.1) e constatare che chi, come il ricorrente, rinuncia a proseguire un preparativo punibile solo perché teme di essere scoperto, dipendendo tale timore da una serie di circostanze quali la scarsa "professionalità" delle persone coinvolte e l'intenzione dei trafficanti di droga di estrometterlo dall'operazione, non recede spontaneamente nel senso della dottrina e della giurisprudenza menzionata (v. anche Trechsel, op. cit., n. 9 ad art. 260bis CP, tpag. 851).