Citation: 6S.365/2006 08.11.2006 E. 1

5.2 Nel caso in esame, il ricorrente è stato riconosciuto colpevole di violenza carnale sia consumata che tentata (art. 190 cpv. 1 CP), nonché di molestie sessuali (art. 198 CP). La pena irrogata - cinque anni e sei mesi di reclusione unitamente all'espulsione dal territorio svizzero per un periodo di quindici anni - si situa nell'ampia cornice edittale prevista dai reati menzionati, tenuto conto del concorso tra gli stessi (art. 68 n. 1 CP). Contrariamente a quanto sostenuto nel gravame essa non è in contrasto con il diritto federale. L'ultima istanza cantonale, alle cui pertinenti e circostanziate considerazioni si può senz'altro rinviare (v. sentenza impugnata pag. 15 e segg.), ha giustamente confermato le considerazioni della Corte di merito sugli elementi soggettivi e oggettivi determinanti ai fini di una giusta commisurazione della pena. I giudici ticinesi hanno in particolare evidenziato la gravissima colpa correlata alle due imputazioni principali giusta l'art. 190 CP, avendo il reo agito per mera egoistica libidine in modo odioso e finanche brutale pur di soddisfare le sue pulsioni, minacciando e spaventando a morte soprattutto B.________. Egli ha violato l'integrità sessuale di due giovani donne indifese, ridotte a semplici strumenti di piacere, denotando ignobile disprezzo per loro e per le gravi sofferenze arrecate, tant'è che la più giovane (D.________) ha dovuto far capo a terapeuti e continua a vivere grandi difficoltà nei rapporti con gli altri (sentenza impugnata pag. 17). I giudici cantonali hanno altresì sottolineato la crudeltà dimostrata dal reo, il quale non ha esitato a usare violenza e a proferire addirittura minacce di morte, delinquendo con assoluta determinazione, seppure D.________ tentasse di farlo ragionare e B.________ urlasse di terrore. A suo sfavore sono stati ritenuti anche la reiterazione, lo sprezzo manifestato nei confronti delle vittime anche nel corso della procedura penale, il rigetto di responsabilità e l'impenitenza, mentre a suo favore sono stati indicati quali fattori di mitigazione della pena l'incensuratezza, le origini sociali e culturali modeste, la mentalità diversa e la sensibilità alla pena (v. sentenza impugnata pag. 17 e seg.). Nessuna portata pratica sulla commisurazione della pena ha avuto invece il reato di molestie sessuali ritenuta la sua esigua gravità per rapporto agli altri due (v. sentenza di primo grado pag. 92). Il fatto che l'insorgente, a suo dire, perderà il suo permesso di residenza in Italia a cagione di una così lunga sua assenza, rappresenta una generica supposizione, insufficientemente sostanziata e comunque non idonea a fondare una accresciuta sensibilità alla pena. Una certa sensibilità alla pena è stata comunque tenuta in considerazione da parte dei giudici ticinesi per il fatto che il condannato abbia una famiglia lontana, ancorché negli anni di soggiorno in Italia questi non sembri essere stato molto sollecito o desideroso di intrattenere relazioni con i parenti in Turchia, limitandosi ad inviare qualche soldo alla moglie, ma soltanto dietro richiesta (sentenza impugnata pag. 17). Giustamente l'autorità cantonale non ha infine intravisto circostanze attenuanti giusta l'art. 64 CP. Il fugace rinvio in proposito contenuto nel ricorso cade nel vuoto già per il fatto che il ricorrente si limita ad affermare che in seguito alla sua condanna penale egli ha con ogni probabilità perso il lavoro, cosa che gli sarebbe costata un notevole apporto finanziario (ricorso pag. 25). Perché ciò rappresenterebbe una circostanza attenuante ai sensi dell'art. 64 CP egli tuttavia non spiega, né si capisce quale delle singole circostanze attenuanti elencate in detta disposizione dovrebbe essere presa in considerazione. Priva di qualsiasi motivazione, oltre che palesemente infondata, anche questa specifica doglianza va quindi disattesa. 5.3 Riassumendo i giudici cantonali hanno tenuto in debita considerazione tutti gli elementi soggettivi ed oggettivi del caso, applicando correttamente quanto prescrive il diritto federale in ambito di commisurazione della pena.