Citation: 4C.15/2000 17.04.2000 E. 5

5.- La critica principale del convenuto riguarda il senso, la portata e le conseguenze attribuiti dalla Corte cantonale alla clausola di divieto di concorrenza. Egli sottolinea che tale divieto non concerneva la nuova impresa, bensì solo la sua persona. Osserva inoltre che l'attore avrebbe, in ogni caso, potuto venire facilmente a conoscenza della citata clausola qualora si fosse premurato di assumere le debite informazioni sulla Michele Biancardi S.A. Queste considerazioni risultano del tutto prive di pertinenza. L'autorità ticinese ha infatti stabilito che il convenuto poteva e doveva, in buona fede, essere consapevole del fatto che l'impegno da lui assunto di agire in modo di non essere d'ostacolo alla Michele Biancardi S.A. - alla quale aveva ceduto la ditta e l'impresa connessa - includeva l'uso del nome Biancardi per conto proprio o per il tramite di terzi, in particolare nell'esercizio di un'attività commerciale identica nell'ambito geografico del Luganese, ossia dove l'insorgere di un rapporto di concorrenza era inevitabile. Egli sapeva inoltre quale importanza l'attore - intenzionato ad avviare una nuova impresa di pompe funebri - accordava alla possibilità di utilizzare nella propria ditta di un "segno" di sicuro richiamo pubblicitario. In queste circostanze merita di essere condivisa la tesi dei giudici cantonali, secondo i quali l'attore, qualora avesse saputo del divieto di concorrenza, non avrebbe acquistato il diritto di utilizzare il nome. La conclusione circa l'errore essenziale in cui questi si trovava al momento della sottoscrizione del contratto non risulta pertanto in contrasto con il diritto federale (cfr. Schwenzer in: Basler Kommentar, n. 4 ad art. 23 CO; Schmidlin, in: Berner Kommentar, n. 98 seg ad art. 23/24 CO).