Citation: 2C_630/2016 E. 5.3

5.3. Premesso che il giudizio concernente la revoca dell'effetto sospensivo andava eseguito sulla base di una valutazione prima facie degli elementi di giudizio noti - non essendo possibile formulare alcun pronostico certo sull'esito della causa di merito - e procedendo alla ponderazione dei contrapposti interessi, il Giudice delegato ha in primo luogo ricordato che l'autorizzazione al libero esercizio della professione di medico era subordinata all'adempimento di determinati requisiti, tra cui l'essere degno di fiducia ed offrire la garanzia, dal profilo psicofisico, di un esercizio ineccepibile della professione (art. 36 cpv. 1 LPMed e art. 56 LSan), la cui mancanza ne comportava la revoca. Esposti poi i rimproveri rivolti dall'insorgente alle istanze precedenti (accertamento lacunoso dei fatti; negazione dell'avere violato i propri doveri professionali rispettivamente dell'avere avuto un comportamento inadeguato) il Giudice delegato ha osservato che dalla lettura della documentazione agli atti, cioè gli allegati dell'interessato e il resoconto delle sue audizioni davanti alla CVSan e al Procuratore pubblico, emergeva che questi aveva ammesso di avere effettuato, in seguito ad uno scambio di persone, una mastectomia totale su entrambi i seni della paziente, anziché limitarsi ad asportare un piccolo carcinoma al seno sinistro; di avere redatto un rapporto postoperatorio e una lettera d'uscita che contenevano una serie di dati e di indicazioni che non corrispondevano alla realtà dei fatti accaduti; di avere dato disposizioni affinché non fosse riferito dell'accaduto; di non avere informato né la paziente (perlomeno sino al 20 novembre 2014) né le persone a lei prossime del fatto che l'intervento in questione era stato praticato per errore. A suo avviso ne emergevano degli indizi che facevano sorgere dei dubbi sul fatto che l'insorgente adempiva tutte le condizioni poste dalla legislazione federale e cantonale per potere esercitare la professione di medico. Infatti, sulla base della situazione appena descritta, la quale considerava unicamente i fatti oggettivamente riscontrabili agli atti nonché riconosciuti come veri dall'insorgente e fatta astrazione di qualsiasi considerazione sui motivi oggettivi che avevano guidato il suo comportamento, il Giudice delegato ha osservato che non si poteva escludere a priori che questi non poteva essere ritenuto degno di fiducia e che non appariva provvisto della necessaria buona reputazione. In queste condizioni, tenuto conto segnatamente del ruolo centrale ricoperto dalla figura del medico nel nostro sistema sanitario e degli importantissimi beni di polizia che andavano protetti (tutela dei pazienti e della loro salute; fiducia totale delle autorità verso il corpo medico), questi risultavano prevalenti sull'interesse privato dell'insorgente a potere svolgere la propria attività professionale sino al giudizio di merito. Il fatto che l'interessato era incensurato e che dopo gli avvenimenti descritti aveva svolto un'attività medica irreprensibile non appariva, secondo la citata autorità, ancora tale da sovvertire detta conclusione. L'effetto sospensivo di cui fruiva il ricorso andava pertanto revocato.