Citation: BGE 150 IV 10 E. 4.6

Per quanto concerne l'aspetto soggettivo del reato, il ricorrente adduce di non aver mai avuto l'intenzione di condividere filmati senza alcun valore degno di protezione. Convinto del loro valore informativo, accogliendo l'invito a condividere i video, egli avrebbe voluto partecipare a un atto pubblico di denuncia degli autori e dei responsabili delle atrocità e dimostrare solidarietà alle vittime. Di fronte alle spregevoli barbarità, non sarebbe riuscito a "restare in silenzio [...] come un diavolo senza lingua", ma si sarebbe voluto schierare, dedicando "un suo click al rafforzamento di una serie di atti di denuncia". Le considerazioni della Corte di appello, per cui determinate immagini piacciono all'insorgente che le detiene per sé e le mette a disposizione di terzi, fondate sulle immagini rinvenute nella memoria cache e su una frase estrapolata da intercettazioni telefoniche e ambientali, mai contestategli, sarebbero arbitrarie, lesive del diritto di essere sentito, contrarie al principio accusatorio e confermerebbero l'impressione di un atteggiamento prevenuto all'origine della sua istanza di ricusa.