Citation: 2D_30/2014 E. 3.2

3.2. Ella fonda la sua argomentazione sull'art. 50 cpv. 1 lett. b e cpv. 2 LStr, segnatamente ribadisce di essere stata vittima di violenza domestica da parte del consorte, ciò che sarebbe sufficiente per potere conservare il proprio permesso di dimora. Afferma che, per quanto concerne le violenze subite nei mesi di marzo e aprile 2012, non aveva all'epoca sporto denuncia penale per paura di ritorsioni e considera che il fatto che quanto accadutole nel dicembre 2012 sia stato definito un caso lieve sia irrilevante, trattandosi comunque di violenza domestica. Premesso che ogni tipo di violenza coniugale deve essere preso sul serio e condannato con fermezza (DTF 138 II 229 consid 3.2.1 pag. 232 seg. con ulteriori rinvii), occorre tuttavia non perdere di vista che l'obiettivo dell'art. 50 cpv. 1 lett. b e cpv. 2 LStr è quello di impedire che una persona che subisce violenza debba sentirsi costretta a vivere più a lungo con il coniuge che ne è la causa, solo per paura di perdere il diritto al soggiorno in Svizzera (sentenza 2C_590/2010 del 29 novembre 2010 consid. 2.5 con rinvio al messaggio dell'8 marzo 2002 relativo alla legge federale sugli stranieri, nonché ai verbali dei dibattiti parlamentari ad essa relativi). Ora, oltre al fatto che le violenze fisiche e psichiche che la ricorrente avrebbe subito nei mesi di marzo ed aprile 2012 non sono comprovate, contrariamente all'esteso obbligo di collaborazione che le incombe in proposito (cfr. DTF 138 II 229 consid. 3.2.3 p. 235; sentenza 2C_784/2013 dell'11 febbraio 2014 consid. 4.1), emerge dal giudizio contestato che ella non conviveva più da mesi con il consorte quando questi l'avrebbe aggredita nel dicembre 2012. Ma quand'anche si volesse da ciò prescindere va ricordato che, per prassi constante, la violenza coniugale - sia essa fisica o psichica (sentenze 2C_771/2013 dell'11 novembre 2013 consid. 3.1; 2C_1258/2012 del 2 agosto 2013 consid. 5.1; 2C_748/2011 dell'11 giugno 2012 consid. 2.2.1; 2C_155/2011 del 7 luglio 2011 consid. 4) - deve assumere una certa intensità (DTF 138 II 229 consid. 3.2.1 pag. 233; 136 II 1 consid. 5.3 pag. 4). Inoltre i maltrattamenti devono di principio avere un carattere sistematico dato che hanno per obiettivo di esercitare potere e controllo sulla vittima. Ora in concreto difetta sia l'intensità che la sistematicità richieste dalla giurisprudenza.