Citation: 4C.154/2003 06.10.2003 E. 5

Nella parte concernente il diritto la convenuta contesta in primo luogo - e in maniera assai confusa - sia l'applicabilità che l'applicazione dell'art. 257e CO. 5.1 A mente della convenuta, la Corte ticinese - nel dubbio - avrebbe infatti a torto privilegiato l'ipotesi formulata dall'attore secondo la quale egli era parte al contratto di locazione, senza che vi fossero prove determinanti in tal senso. Donde la violazione dell'art. 8 CC, visto che l'onere di dimostrare questa circostanza incombeva a lui, come pure dell'art. 257e CO, la cui applicabilità andrebbe esclusa per il fatto che il noto libretto di risparmio non è stato consegnato dalla parte conduttrice. Un'ulteriore violazione del diritto federale viene infine ravvisata nella decisione del Tribunale d'appello di applicare la citata norma a qualsiasi tipo di garanzia in ambito locativo. Le tesi presentate nel gravame si scontrano ancora una volta con il contenuto della pronunzia impugnata e inducono a ritenere che la convenuta non ne abbia compreso la motivazione. La Corte ticinese si è esplicitamente astenuta dall'eseguire accertamenti precisi in merito al ruolo contrattuale dell'attore, preferendo enunciare due ipotesi che a suo modo di vedere conducono al medesimo risultato: nella prima si ammette che l'attore debba essere considerato quale conduttore, da cui l'applicabilità dell'art. 257e cpv. 3 CO, mentre nella seconda gli si riconosce una posizione di semplice garante - estraneo al rapporto di locazione - con conseguente applicazione dell'art. 480 CO, concernente il sequestro. In altre parole, contrariamente a quanto dichiarato nell'allegato ricorsuale, l'autorità cantonale non ha riconosciuto all'attore la qualità di conduttore né tantomeno ha escluso l'esistenza di garanzie non rette dall'art. 257e CO. 5.2 Come preannunciato, la convenuta non si limita a censurare l'applicabilità dell'art. 257e CO bensì anche l'applicazione. A torto. A norma dell'art. 257e cpv. 3 CO la banca può devolvere la garanzia prestata dal conduttore soltanto con il consenso di entrambe le parti. Ciò significa che, qualora si dovesse concludere per l'esistenza di un rapporto contrattuale fra le parti in causa, la liberazione della garanzia senza l'accordo dell'attore (conduttore) violerebbe effettivamente l'art. 257e cpv. 3 CO. Sotto questo profilo la sentenza impugnata appare pertanto corretta. 5.3 Sempre con riferimento all'applicazione dell'art. 257e cpv. 3 CO, la convenuta è dell'avviso che all'autorità cantonale sarebbe sfuggito il fatto ch'essa poteva in buona fede ritenere che il contenuto della garanzia appartenesse alla conduttrice, la quale poteva quindi disporne la liberazione. In particolare - si legge nel gravame - i giudici ticinesi avrebbero omesso di chinarsi sulla questione di sapere se fra la conduttrice e l'attore, all'epoca suo convivente, esisteva una società semplice ai sensi dell'art. 537 cpv. 1 CO oppure se erano realizzati i presupposti di una sublocazione, nell'ambito della quale l'attore (subconduttore) avrebbe prestato la garanzia per conto della conduttrice. Si tratta di argomenti irricevibili in quanto basati su circostanze prive di riscontro nel giudizio cantonale (art. 55 cpv. 1 lett. c, art. 63 cpv. 2 OG; DTF 127 III 248 consid. 2c con rinvii).