Citation: 2C_164/2021 E. 5.5.2

5.5.2. D'altra parte, decisiva non è nemmeno la questione a sapere se il ricorrete abbia o no provato di avere intrapreso, dopo il reato da lui compiuto ad inizio del 2003, all'età di 23 anni, un percorso spirituale. Quand'anche non avesse intrapreso tale percorso, resta infatti la constatazione che - dopo il 1° gennaio 2003 e fino alla pronuncia del querelato giudizio, avvenuta quando il ricorrente di anni ne aveva 41 - egli non ha più delinquito e che nemmeno risultano altri elementi in base ai quali se ne possa dimostrare in qualche modo la pericolosità (precedente consid. 5.4.3). Nel contesto appena descritto, anche l'infelice formula di "follia per un amore perduto", utilizzata nel ricorso al Consiglio di Stato a proposito del reato commesso, e che la Corte cantonale riprende nel considerando 3.3 del suo giudizio, non può in effetti assumere nessuna portata specifica. Inoltre, se è vero che l'insorgente si è riferito a quanto compiuto il 1° gennaio 2003 anche come a "una follia per un amore perduto", vero è anche che - nella medesima impugnativa, come in quelle interposte successivamente, davanti alla Corte cantonale e in sede federale - egli condanna comunque a chiare lettere il proprio gesto. A completazione dei fatti accertati nel considerando 3.3 della querelata sentenza (art. 105 cpv. 2 LTF), va in effetti rilevato che sia il gravame presentato al Governo cantonale l'8 marzo 2016, sia quello inoltrato il 28 settembre 2017 davanti al Tribunale amministrativo non mancano di sottolineare - tra i vari aspetti - la gravità del reato commesso e stessa cosa vale per il ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale.