Citation: 1A.53/2003 01.09.2003 E. 1

1.1 In base alla norma speciale dell'art. 25 cpv. 6 della legge federale sull'assistenza internazionale in materia penale del 20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1 AIMP) il Tribunale federale non è vincolato dalle censure e dalle conclusioni delle parti; esso esamina liberamente se i presupposti per la concessione dell'assistenza sono adempiuti e in quale misura questa debba esser prestata (DTF 123 II 134 consid. 1d, 118 Ib 269 consid. 2e). Non è tuttavia tenuto, come lo sarebbe un'autorità di vigilanza, a verificare la conformità delle decisioni impugnate con l'insieme delle norme applicabili (DTF 123 II 134 consid. 1d, 119 Ib 56 consid. 1d). Quando, come in concreto, la decisione impugnata emana da un'autorità giudiziaria, il Tribunale federale è vincolato all'accertamento dei fatti, qualora non risultino manifestamente inesatti o incompleti oppure accertati violando norme essenziali di procedura (art. 105 cpv. 2 OG; DTF 123 II 134 consid. 1e e rinvii). 1.2 Interposto tempestivamente contro una decisione di trasmissione di documenti, acquisiti in esecuzione di una domanda di assistenza resa dall'Autorità cantonale di ultima istanza, il ricorso di diritto amministrativo è ricevibile dal profilo dell'art. 80f cpv. 1 in relazione con l'art. 25 cpv. 1 AIMP. La legittimazione dell'UFG è pacifica (art. 25 cpv. 3 AIMP in relazione con l'art. 80h lett. a AIMP). 1.3 La testimone considera il ricorso tardivo, in subordine inammissibile. Rileva che dinanzi alla Corte cantonale l'UFG si era astenuto dal formulare particolari osservazioni, e proposto semplicemente la reiezione del ricorso; richiamando il principio della buona fede, la testimone sostiene che l'UFG non potrebbe pertanto addurre per la prima volta nuove argomentazioni giuridiche, sicché le censure sarebbero tardive, rispettivamente inammissibili. L'obiezione non regge. La giurisprudenza invocata dall'opponente concerne un'altra fattispecie, segnatamente l'obbligo imposto al detentore di documenti sequestrati, dei quali egli conosce di regola il contenuto, di partecipare alla loro cernita e di indicare all'autorità di esecuzione quali singoli atti, e perché, sarebbero sicuramente irrilevanti per il procedimento penale estero; dal profilo della buona fede non è infatti ammissibile ch'egli lasci l'Autorità di esecuzione procedere da sola alla cernita degli atti, senza parteciparvi, per rimproverarle in seguito, nell'ambito di un ricorso, d'aver violato il principio della proporzionalità: una siffatta critica sarebbe tardiva (DTF 126 II 258 consid. 9b/cc, 122 II 367 consid. 2d pag. 371 seg.). Il presente caso è diverso e d'altra parte, contrariamente all'assunto dell'opponente, l'UFG non ha formulato nuove argomentazioni giuridiche, visto che il ricorso si fonda sulla costante giurisprudenza del Tribunale federale in materia di proporzionalità nell'ambito dell'assistenza giudiziaria. Non v'è pertanto alcuna violazione del diritto di essere sentito dell'opponente, che comunque ha potuto esprimersi sul ricorso dell'Autorità federale (cfr. DTF 126 I 19 consid. 2c, 125 II 265 consid. 4d/cc pag. 277).