Citation: I 239/05 22.03.2007 E. 4

4.1 Il ricorrente invoca unicamente l'accertamento contributivo di sei mesi per l'anno 1963, negatogli dall'amministrazione e dalla Commissione di ricorso. Egli non chiede invece una rendita superiore a quella assegnatagli, e riconosce pertanto implicitamente, su questo punto, il giudizio commissionale come pure il fatto che la rendita poteva unicamente risultare di maggiore entità se egli avesse potuto vantare una durata contributiva di almeno 26 anni, cosa che peraltro nemmeno (giustamente) pretende. 4.2 Secondo giurisprudenza, l'esistenza di un interesse degno di protezione all'annullamento o alla modifica della decisione impugnata, necessario per ammettere la legittimazione a ricorrere (art. 103 lett. a in relazione con l'art. 132 OG), dev'essere negata se il ricorso di diritto amministrativo è unicamente rivolto contro la motivazione della stessa senza chiedere la modifica del dispositivo, solo oggetto suscettibile di essere impugnato (DTF 115 V 416 consid. 3b/aa pag. 418; 106 V 91 consid. 1 pag. 92 con riferimento). È fatta salva l'eventualità, che però non si realizza in concreto, in cui il dispositivo rinvia ai considerandi (DTF 113 V 159). Ora, in materia di decisione (formatrice) concernente prestazioni assicurative solo queste ultime sono oggetto del dispositivo. Il grado d'invalidità, la scala rendite applicabile, il reddito annuo medio determinante o la durata contributiva che incidono sul diritto alla rendita costituiscono, in tale contesto, soltanto la motivazione del provvedimento. Quest'ultima può essere impugnata autonomamente solo se può fare l'oggetto di un giudizio di accertamento. Il che presuppone, a sua volta, l'esistenza di un interesse degno di protezione all'accertamento, vale a dire di un interesse speciale, immediato e attuale, di natura fattuale o giuridica. All'emanazione di un giudizio di accertamento non devono però opporsi interessi pubblici o privati di rilievo. Infine, l'interesse degno di protezione può unicamente essere ammesso se non può essere altrimenti attuato con un giudizio formatore (DTF 115 V 416 consid. 3b/aa pag. 418; 114 V 203 con riferimenti; inoltre DTF 130 V 388 consid. 2.2 e 2.4 pag. 391 seg.; 129 V 289 consid. 2.1 pag. 290 con i rispettivi riferimenti). Se pertanto l'assicurato non chiede una modifica del dispositivo ma si limita a contestare ad esempio il tasso di incapacità di guadagno oppure, come nel caso di specie, la durata contributiva, deve essere esaminato se l'interessato si possa prevalere di un interesse degno di protezione all'accertamento immediato del punto litigioso stabilito nella decisione impugnata (DTF 115 V 416 consid. 3b/aa pag. 418 e i riferimenti ivi citati; cfr. anche DTF 119 V 171 consid. 1 pag. 173). 4.3 Ad implicita motivazione del suo interesse degno di protezione all'accertamento dell'avvenuta contribuzione durante (i primi) sei mesi nel 1963, il ricorrente osserva che dalla chiesta rettifica dipenderebbe il (ri)calcolo della pensione italiana da parte dell'INPS. Questa affermazione necessita di qualche approfondimento. 4.3.1 Di principio, anche in seguito all'entrata in vigore, il 1° giugno 2002, dell'Accordo del 21 giugno 1999 tra la Confederazione Svizzera, da una parte, e la Comunità europea ed i suoi Stati membri, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone (ALC [RS 0.142.112.681], applicabile in concreto quantomeno per quanto concerne lo stato di fatto realizzatosi dopo il 1° giugno 2002) e in particolare del suo Allegato II regolante il coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale (DTF 130 V 145 consid. 3 pag. 146; 128 V 315 con riferimenti), spetta all'ordinamento di ciascuno Stato membro determinare le condizioni cui è subordinato il diritto a prestazioni (DTF 131 V 209 consid. 5.3 pag. 214). Occorre tuttavia esaminare se non vi siano disposizioni particolari, a livello convenzionale, che stabiliscano una regolamentazione speciale. 4.3.2 Giusta l'art. 40 n. 1 del Regolamento (CEE) n. 1408/71 del Consiglio, del 14 giugno 1971, relativo all'applicazione dei regimi di sicurezza sociale ai lavoratori subordinati, ai lavoratori autonomi e ai loro familiari che si spostano all'interno della Comunità (in seguito: regolamento n. 1408/71 [RS 0.831.109.268.1]), cui rinvia l'art. 1 cpv. 1 Allegato II ALC, il lavoratore subordinato o autonomo che sia stato, come in concreto, soggetto successivamente o alternativamente alle legislazioni di due o più Stati membri, di cui almeno una non sia del tipo previsto dall'art. 37 n. 1 - vale a dire di cui almeno una non statuisca l'indipendenza dell'importo delle prestazioni d'invalidità dalla durata dei periodi di assicurazione come invece fa l'art. 37 n. 1 -, beneficia delle prestazioni conformemente al capitolo 3 (vecchiaia e morte [pensioni]), applicabili per analogia, tenuto conto del paragrafo 4. Il capitolo 3, all'art. 46 n. 1, prevede che per la liquidazione di prestazioni di vecchiaia occorre procedere a un calcolo comparativo se le condizioni richieste dalla legislazione di uno Stato membro per avere diritto alle prestazioni sono soddisfatte anche senza tenere conto dei periodi assicurativi compiuti in altri Stati membri giusta l'art. 45 e l'art. 40 n. 3 del regolamento n. 1408/71: da un lato, la rendita è calcolata in virtù delle sole disposizioni di diritto interno applicabile alle rendite, vale a dire soprattutto tenendo unicamente conto dei periodi computabili secondo il diritto nazionale (art. 46 lett. a punto i del regolamento n. 1408/71). Dall'altro, si procede al calcolo della rendita secondo l'art. 46 n. 2 del regolamento n. 1408/71 (art. 46 n. 1 lett. a punto ii del regolamento n. 1408/71). In questo ambito, in caso di partecipazione di due o più Stati membri, interviene una procedura di totalizzazione e di proratizzazione volta a stabilire l'importo della rendita di ogni Stato in funzione dei periodi di assicurazione compiuti in questo Stato per rapporto alla totalità dei periodi di assicurazione compiuti nei diversi Stati (DTF 130 V 51 consid. 5.2 pag. 54 con riferimenti). Giusta l'art. 46 n. 1 lett. b del regolamento n. 1408/71 può rinunciarsi al calcolo secondo il metodo di totalizzazione e proratizzazione se il calcolo effettuato in virtù delle sole disposizioni della legislazione nazionale conduce a un risultato identico oppure a un risultato maggiormente favorevole per l'assicurato (DTF 130 V 51 consid. 5.3 pag. 55). 4.3.3 L'Allegato IV, Parte C, del regolamento n. 1408/71 enuncia i casi in cui, ai sensi dell'art. 46 n. 1 lett. b, si può rinunciare al calcolo delle prestazioni secondo l'art. 46 n. 2 del regolamento. È quanto si avvera, per l'Italia, per tutte le domande di pensione d'invalidità, di anzianità e per superstiti dei lavoratori subordinati (Allegato IV, Parte C, cifra H, del regolamento n. 1408/71). Ciò significa che, al pari di quanto avviene per la Svizzera (Sezione A, cifra 1 lett. m Allegato II ALC [DTF 130 V 51 consid. 5.4 pag. 55]), la pensione italiana è calcolata in virtù delle sole disposizioni di diritto interno applicabile, ossia tenendo unicamente conto dei periodi computabili secondo il diritto italiano. 4.4 Già solo in virtù di queste considerazioni, si deve concludere che, nella misura in cui non pregiudicano tale operazione da parte italiana, gli accertamenti (in)compiuti delle autorità elvetiche secondo il proprio ordinamento sono ininfluenti ai fini del riconoscimento di periodi contributivi in Italia. Ora, a prescindere dal fatto che il ricorrente nemmeno spiega perché mai il riconoscimento del periodo contributivo di sei mesi (gennaio-giugno 1963) in Svizzera sarebbe determinante ai fini di un ricalcolo della pensione italiana, e quindi nemmeno sostanzia sufficientemente il proprio interesse degno di protezione, mal si vede in che misura il mancato accertamento di un simile periodo, durante il quale l'assicurato avrebbe comunque svolto attività lucrativa in Svizzera, dove pure (con ogni verosimiglianza) risiedeva, potrebbe incidere sul calcolo della pensione da parte italiana dal momento che per lo stesso periodo egli non poteva anche essere assoggettato in Italia (quo alla legislazione applicabile cfr. infatti sia l'art. 4 della Convenzione italo-svizzera relativa alla sicurezza sociale del 14 dicembre 1962 [RS 0.831.109.454.2] sia l'art. 13 segg. del regolamento n. 1408/71). Se a ciò si aggiunge, come già accennato, che tali accertamenti nemmeno sono atti ad incidere sul diritto e l'entità della rendita in Svizzera, l'interesse degno di protezione dev'essere negato. Ne consegue che la relativa domanda si appalesa irricevibile. Per questi motivi, il Tribunale federale pronuncia: