Citation: 4C.195/2004 07.09.2004 E. 2

Dinanzi al Tribunale federale il convenuto non contesta più di aver violato i propri obblighi contrattuali. Egli è però dell'avviso che nessuna responsabilità possa essergli addebitata, difettando il requisito della colpa, indispensabile per l'applicazione dell'art. 321e CO. 2.1 Giusta l'art. 321e cpv. 1 CO il lavoratore è responsabile del danno che cagiona intenzionalmente o per negligenza al suo datore di lavoro. La misura della diligenza che incombe al lavoratore va determinata in base alla natura del singolo rapporto di lavoro, avuto riguardo al rischio professionale, al grado d'istruzione o alle cognizioni tecniche che il lavoro richiede, nonché alle capacità e attitudini del lavoratore, quale il datore di lavoro conosceva o avrebbe dovuto conoscere (art. 321e cpv. 2 CO). L'art. 321e CO ripropone in sostanza il principio generale della responsabilità contrattuale sancito dall'art. 97 CO (cfr. fra tutti Tercier, Les contrats spéciaux, 3a ed., Zurigo 2003, n. 3082-3087), la quale presuppone la prova del danno, della violazione di obblighi contrattuali nonché dell'esistenza di un nesso di causalità naturale e adeguato fra i primi due elementi. La colpa è presunta (Gauch/Schluep/Schmid/Rey, Schweizerisches Obligationenrecht, Allgemeiner Teil, vol. 1, 8a ed., Zurigo 2003, n. 2808). Tocca al datore di lavoro dimostrare la sussistenza dei primi tre requisiti, mentre al lavoratore incombe l'onere di provare l'assenza di ogni colpa (Wyler, Droit du travail, Berna 2002, pag. 101 segg. con numerosi rinvii giurisprudenziali e richiami dottrinali). Una volta ammessa la responsabilità, spetta al giudice - il quale in questo ambito dispone di un ampio margine d'apprezzamento - stabilire in quale misura il lavoratore è tenuto a risarcire il danno (cfr. DTF 110 II 344 consid. 6b pag. 349). 2.2 In concreto il Tribunale d'appello, come già il Pretore, ha ammesso la sussistenza delle condizioni suscettibili di giustificare una responsabilità del convenuto ex art. 321e CO. Ambedue le istanze cantonali, sulla scorta delle varie perizie psichiatriche agli atti, hanno poi riconosciuto al convenuto la possibilità di prevalersi di un'incapacità di discernimento al momento dei fatti. Per questo motivo la sua responsabilità non è stata giudicata sulla base dell'art. 321e CO bensì dell'art. 54 CO. Ciò significa che, contrariamente a quanto lasciato intendere nel ricorso, la Corte cantonale non ha applicato l'art. 321e CO nonostante l'impossibilità di imputare al convenuto la colpa di quanto accaduto domenica 28 maggio 1989. Giovi ripeterlo, i giudici ticinesi, pur riconoscendo che il danno è stato causato dalla violazione degli obblighi contrattuali da parte del convenuto non l'hanno condannato al risarcimento in virtù dell'art. 321e CO bensì - tenuto conto dell'incapacità di discernimento in cui egli versava al momento agli atti - dell'art. 54 cpv. 1 CO. La censura concernente la violazione dell'art. 321e CO si avvera dunque inconsistente.