Citation: 1C_80/2008 01.04.2009 E. 4

4.1 Il Tribunale amministrativo ha poi stabilito che l'ordine municipale di mettere fuori servizio 34 posteggi, non autorizzabili in sanatoria, sottintendesse un'implicita revoca, ai sensi dell'art. 18 LE, della licenza riassuntiva. Poiché le menzionate violazioni procedurali non costituiscono motivi di nullità, esse neppure possono rappresentare validi motivi per revocare, dopo oltre quattro anni, il permesso di costruzione, di cui la beneficiaria ha fatto compiutamente uso: ciò a maggior ragione visto che né l'ATA né il Dipartimento del territorio l'avevano impugnato dopo averne avuto conoscenza. 4.2 Il ricorrente si limita a sostenere che non sarebbe possibile revocare una licenza, segnatamente quella riferibile all'uso di 78 posteggi, mai richiesta e non oggetto di una procedura edilizia ordinaria, tanto più che al beneficiario farebbe difetto la buona fede. Come si è visto, questa argomentazione non regge: infatti il ricorrente non ha minimamente dimostrato l'arbitrarietà della portata della licenza riassuntiva e della sua validità. Il Municipio ha in effetti rilasciato una siffatta licenza: ch'esso non abbia sufficientemente esaminato i chiari piani prodotti dalla beneficiaria, non implica, come a ragione ritenuto dai giudici cantonali, la mala fede di quest'ultima o un suo modo di procedere abusivo, tesi sulla quale insiste il ricorrente senza tuttavia confrontarsi con quella contraria posta a fondamento dell'impugnato giudizio. Il Municipio misconosce infatti ch'esso doveva esaminare d'ufficio l'adempimento delle condizioni per il rilascio della licenza edilizia (art. 2, 3 e 48 LE). Inoltre, nel quadro del rilascio del permesso di abitabilità, esso deve confrontare la costruzione con il progetto approvato, ricordato che detto controllo si estende segnatamente anche ai posteggi (art. 49 cpv. 2 LE). Ora, lo scopo e l'uso dei piani interrati, indicati espressamente come autorimessa, e il numero dei posteggi erano chiaramente e facilmente accertabili nel contesto di questo controllo. Il ricorrente non sostiene d'altra parte, che in concreto sarebbero adempiute le severe condizioni per revocare la licenza litigiosa (cfr. su questo tema PETER HÄNNI, Planungs-, Bau- und besonderes Umweltschutzrecht, 5a ed., pag. 336 segg.). 4.3 Il ricorrente insiste sull'asserita mala fede delle società interessate e dei loro rappresentanti, in particolare di un promotore immobiliare professionista, che non potrebbe trincerarsi, come ritenuto dai giudici cantonali, dietro una sua presunta misconoscenza delle procedure edilizie. Con quest'argomentazione il ricorrente disattende che il Tribunale amministrativo ha ritenuto, a ragione, per certi versi ambiguo e contraddittorio il comportamento di questa persona, dichiaratasi in un primo tempo disposta a inoltrare una domanda di costruzione in sanatoria: ciò attesterebbe tuttavia unicamente la sua scarsa dimestichezza con le procedure che regolano il rilascio delle licenze edilizie. Questa conclusione è opinabile, ma non addirittura insostenibile, e quindi arbitraria, e nulla toglie al fatto che spettava in primo luogo al ricorrente esaminare i piani sottopostigli e, se del caso, esigere ulteriori spiegazioni o complementi, prima di approvarli senza riserve. Certo, anche nel risultato, la decisione impugnata può apparire insoddisfacente, ma essa non è affatto insostenibile e quindi arbitraria. Il ricorrente neppure dimostra l'arbitrarietà della tesi dei giudici cantonali secondo cui la questione della mala fede in altre persone coinvolte nel progetto immobiliare non è sconfessata dai regolamenti della PPP e di un altro scritto, dai quali risulta che il già menzionato promotore era al corrente che la licenza del 19 agosto 1995 non autorizzava un aumento del numero di posteggi oltre i 33 inizialmente approvati. Infatti, secondo la Corte cantonale, di fronte al rilascio della licenza riassuntiva, i motivi che hanno indotto gli interessati a inoltrare i piani di dettaglio dell'autorimessa in precedenza non sottoposti all'autorità, ma ch'essa doveva esaminare d'ufficio, sarebbero irrilevanti. 4.4 Il ricorrente accenna infine alla circostanza che l'immediata esecutività dell'impugnata sentenza lederebbe la LPamb (RS 814.01) e l'ordinanza del 16 dicembre 1985 contro l'inquinamento atmosferico (RS 814.41). Anche su questo punto esso nemmeno tenta di dimostrare perché il contestato giudizio, ritenendo che non era minimamente acquisito che la licenza riassuntiva al momento del suo rilascio ledesse determinate norme del diritto ambientale o del diritto cantonale o comunale, all'epoca non in vigore, comporti tale lesione. Del resto, ha aggiunto la Corte cantonale, con motivazione non contestata dal ricorrente, il Municipio non si è nemmeno confrontato con tali disposizioni, né il Dipartimento del territorio ha preteso che detta licenza dovesse essere revocata, perché manifestamente lesiva della LPAmb o della OIAt. Ora, quando la decisione impugnata si fonda su diverse motivazioni indipendenti e di per sé sufficienti per definire l'esito della causa, il ricorrente è tenuto, pena l'inammissibilità, a dimostrare che ognuna di esse viola il diritto (DTF 133 IV 119).