Citation: 5A_193/2007 07.08.2007 E. 2

Giusta l'art. 80 cpv. 1 LEF il creditore può chiedere in giudizio il rigetto definitivo dell'opposizione, se il credito è fondato su una sentenza esecutiva. Nella fattispecie è pacifico che la sentenza di divorzio del 1999 costituisce un titolo di rigetto dell'opposizione. 2.1 Il ricorrente ritiene però che, in virtù della "natura strettamente formale della procedura esecutiva", la sua opposizione non avrebbe potuto essere rigettata, perché la creditrice non avrebbe provato di aver assunto un cognome diverso da quello portato in costanza di matrimonio. La censura si rivela di primo acchito pretestuosa e rasenta la temerarietà. Come rilevato dalla Corte cantonale, una volta pronunciato il divorzio un coniuge può riprendere il cognome che aveva da nubile (v. art. 149 cpv. 2 vCC, in vigore al momento della pronuncia del divorzio fra le parti). Il ricorrente non contesta inoltre l'accertamento dei giudici cantonali secondo cui egli aveva già precedentemente convenuto in giudizio la procedente, indicandola con il suo attuale cognome, con un'istanza tendente alla soppressione del contributo alimentare. A giusta ragione quindi nemmeno il ricorrente afferma che la persona che procede per l'incasso della rendita d'indigenza non sia l'ex moglie. 2.2 Secondo il ricorrente poi, la domanda della creditrice non avrebbe dovuto essere accolta, perché fra le prestazioni riconosciute nella sentenza di divorzio e quelle per cui è chiesto il rigetto dell'opposizione non vi sarebbe identità, atteso che l'ex moglie non avrebbe esposto in modo dettagliato la composizione delle sue pretese. La Corte cantonale avrebbe a torto tutelato l'agire del giudice di primo grado, che si sarebbe sostituito alla procedente, calcolando gli alimenti sulla base della documentazione agli atti e accordando il rigetto dell'opposizione in tale misura. Anche questa censura si rivela infondata. Dal precetto esecutivo risulta - come pure richiesto dalla dottrina (Daniel Staehelin, Commento basilese, n. 37 e 40 ad art. 80 LEF) - il periodo a cui si riferivano gli alimenti e gli interessi capitalizzati. Il fatto che quest'ultimi e l'ammontare complessivo delle pensioni alimentari per il periodo in questione fossero in realtà inferiori a quanto indicato sul precetto esecutivo non ha per conseguenza la totale reiezione dell'istanza della creditrice, ma unicamente - come verificatosi in concreto - un rigetto dell'opposizione limitato ai contributi alimentari mensili - inclusi gli accessori - scaduti nel periodo in questione. 2.3 Il ricorrente afferma inoltre che l'obbligo alimentare sarebbe decaduto con il suo pensionamento, atteso che nella motivazione della sentenza di divorzio veniva indicato che "un'eventuale ridefinizione di questa rendita andrà semmai fatta una volta raggiunta l'età del pensionamento dell'uno e/o dell'altro ex-coniuge. In particolare andrà esaminato se a quel momento, l'obbligato sarà ancora finanziariamente in grado di prestare la rendita qui definita e per converso, se la beneficiaria non è coperta nella sua indigenza (almeno parzialmente) dalla rendita AVS che le pertoccherà". Reputa di non più dover versare gli alimenti, poiché egli percepirebbe unicamente una rendita AVS di fr. 26'000.-- annui, mentre l'ex moglie riceve già da tempo una rendita AVS. Già dalla semplice lettura del passo della sentenza di divorzio citato dal ricorrente emerge chiaramente che il raggiungimento dell'età di pensionamento non comporta la cessazione automatica dell'obbligo alimentare, ma che tale fatto potrebbe portare ad un nuovo esame della situazione finanziaria delle parti e provocare una riduzione o una soppressione della rendita d'indigenza. L'esame della nuova situazione non compete però al giudice del rigetto dell'opposizione, ma a quello del merito, che adito con un'azione di modifica della sentenza di divorzio, può modificare il dispositivo di tale giudizio che prevede esplicitamente una rendita illimitata nel tempo. Anche questa censura risulta quindi infondata. 2.4 Così stando le cose, i giudici cantonali avrebbero potuto respingere l'istanza di rigetto dell'opposizione se l'escusso avesse provato con documenti che il debito è stato estinto dopo la sentenza (art. 81 cpv. 1 LEF). Pure una remissione del debito costituisce una forma di estinzione e una convenzione scritta con cui le parti stipulano una riduzione del contributo alimentare può costituire un parziale condono del debito rilevante nella procedura di rigetto dell'opposizione (cfr. Daniel Staehelin, Commento basilese, n. 16 ad art. 81 LEF). Sennonché nemmeno il ricorrente afferma che sia stato concluso un siffatto accordo o che egli abbia dimostrato con documenti che la moglie lo avrebbe in altro modo - parzialmente - esonerato dal pagamento degli alimenti.