Citation: 6B_1326/2020 E. 3.2

3.2. Secondo l'art. 429 cpv. 2 CPP, l'autorità penale esamina d'ufficio le pretese dell'imputato. Può invitare l'imputato a quantificarle e comprovarle. Essa è tenuta a trattare con il giudizio penale la questione dell'indennità e deve quantomeno interpellare l'imputato al riguardo, al fine di consentirgli di esporre le sue pretese (DTF 146 IV 332 consid. 1.3). Come già rilevato da questo Tribunale nella precedente sentenza 6B_1055/2019 del 17 luglio 2020 consid. 3.2, l'art. 429 cpv. 2 CPP non impone invece all'autorità penale di invitare la parte patrocinata da un avvocato a sostanziare una richiesta di indennizzo non sufficientemente motivata o a provare un danno non meglio dimostrato o il nesso di causalità (v. recentemente pure sentenza 6B_676/2020 del 13 agosto 2020 consid. 2.1). Si ribadisce che l'esame esatto dall'art. 429 cpv. 2 CPP non significa che l'autorità penale debba accertare d'ufficio, secondo il principio della verità materiale dell'art. 6 CPP, tutti i fatti rilevanti per statuire sulle pretese di indennizzo. Incombe piuttosto all'imputato motivare e comprovare le proprie richieste, conformemente alla regola di diritto privato che obbliga chi pretende il risarcimento del danno a fornirne la prova (art. 42 cpv. 1 CO). Solo se l'importo preciso del danno non può essere provato, dev'essere stabilito dal prudente criterio del giudice avuto riguardo all'ordinario andamento delle cose e alle misure prese dal danneggiato sulla base dell'art. 42 cpv. 2 CO. L'alleggerimento probatorio di tale norma si applica in modo restrittivo (DTF 142 IV 237 consid. 1.3.1). L'art. 42 cpv. 2 CO non apre la possibilità di chiedere al giudice, senza fornire precise indicazioni, di pronunciare un risarcimento discrezionale (DTF 144 III 155 consid. 2.3 con rinvii).