Citation: 6B_782/2017 E. 6

In merito all'invocata violazione dell'art. 84 cpv. 4 CPP, pur esprimendo dubbi che la disposizione si applichi anche alla pronuncia ex art. 368 cpv. 3 CPP, la CRP ha rilevato che il termine previsto dalla norma è d'ordine, di modo che la sua eventuale inosservanza da parte della Corte di primo grado non intacca la validità del suo giudizio. A ragione la ricorrente non contesta la natura del termine previsto per motivare la decisione, né la sua validità, nonostante l'inosservanza (v. al riguardo sentenza 6B_855/2013 del 5 novembre 2013 consid. 3.2, in RtiD 2014 II pag. 221). Ritiene tuttavia che il mancato rispetto dei termini sanciti dall'art. 84 cpv. 4 CPP nell'ambito del procedimento penale a suo carico già avviato nel 2010 costituisca l'ennesima violazione del principio di celerità. È vero che i termini previsti dall'art. 84 cpv. 4 CPP concretizzano il principio di celerità sancito dall'art. 5 CPP e che la loro inosservanza potrebbe costituire un indizio della violazione di tale principio (sentenza 6B_249/2015 dell'11 giugno 2015 consid. 2.5). Nella fattispecie tuttavia, oltre a non spiegare quale conseguenza intenderebbe trarne nell'ambito del procedimento ex art. 368 CPP, concludendo genericamente alla nullità, rispettivamente all'annullamento del giudizio della CRP, la ricorrente non sostanzia oltre la pretesa violazione del principio di celerità. In particolare, atteso che l'esame della durata del procedimento non è soggetta a regole rigide, ma deve essere valutata in ogni singolo caso sulla base delle circostanze concrete (DTF 130 IV 54 consid. 3.3.3 pag. 56), non spiega concretamente quali particolari ritardi, che non si identificano con quello con cui è stato motivato il rifiuto di un nuovo giudizio, abbia subito la procedura. Peraltro, rilevato l'appello pendente contro il giudizio di condanna pronunciato in prima istanza, potrà se del caso prevalersi in quella sede della pretesa violazione del principio di celerità.