Citation: 2P.281/1999 26.04.2000 E. 3

3.-a) Il ricorrente invoca in primo luogo una violazione del diritto costituzionale di essere sentito. Fa valere che il sopralluogo effettuato da una delegazione del Tribunale cantonale amministrativo l'8 giugno 1999 è viziato per diversi motivi. Il Comune sostiene anzitutto di essere stato convocato a tale ispezione solo cinque giorni prima - il 2 giugno -, senza tener conto che giovedì 3 giugno 1999 in Valposchiavo era giorno festivo (Corpus Domini) e che il giorno seguente gli Uffici comunali erano chiusi per il ponte infrasettimanale. L'autorità afferma di avere ricevuto la convocazione solo lunedì 7 giugno 1999 e, il giorno medesimo, di avere comunicato al Tribunale amministrativo che, a causa di impegni inderogabili precedentemente assunti, nessun membro dell'Esecutivo poteva partecipare al sopralluogo. Siccome quest'ultimo è stato comunque effettuato alla data prevista, in assenza dei propri rappresentanti, il Comune afferma di non avere avuto la possibilità di esporre i propri argomenti. b) Il diritto di essere sentito garantisce al singolo, tra l'altro, la facoltà di partecipare all'assunzione delle prove, segnatamente ad un sopralluogo, e di determinarsi in proposito (DTF 121 V 150 consid. 4a, 116 Ia 94 consid. 3b; RDAF 1998 1 pag. 96 consid. 3a/bb e relativi rinvii). In concreto, come sostengono del resto la Corte cantonale e le controparti private nelle proprie osservazioni, questa garanzia non è stata lesa. Anzitutto, va rilevato che il Comune non ha chiesto il rinvio del sopralluogo. Nella lettera del 7 giugno 1999, il Comune si è infatti limitato a comunicare alla Corte cantonale l'assenza di propri rappresentanti, pregandola di prenderne atto. Certo, nel protocollo del sopralluogo l'assenza dei rappresentanti del Comune è stata certificata e motivata con la ricezione tardiva dell'invito. In tale atto è però anche attestato che la delegazione del Tribunale cantonale amministrativo ha incontrato il Podestà del Comune la mattina medesima ad un altro sopralluogo e gli ha richiesto ragguagli supplementari. Il 16 giugno seguente, il Podestà ha dato seguito a tale richiesta inviando l'elenco delle strade comunali aperte e chiuse al traffico nel periodo invernale e vari estratti delle spese sopportate dal Comune per la gestione del ramo stradale. Non ha però formulato osservazioni né ha espresso riserve in merito al sopralluogo esperito. Neppure ne ha chiesto la ripetizione. Il comportamento del Comune ricorrente, rispettivamente dei suoi organi, è pertanto assimilabile ad una rinuncia - perlomeno implicita - a far valere i propri diritti nella procedura ricorsuale davanti al Tribunale amministrativo, tanto più che il ricorrente non dimostra - né assume - che gli sia stata negata la possibilità di presentare tempestivamente gli argomenti utili alla sua causa (cfr. DTF 122 I 120 consid. 4b). È del resto contrario al principio della buona fede nonché abusivo censurare presunti vizi di forma - che sarebbe stato possibile richiamare già in un precedente stadio - solo più tardi (nel caso specifico solo nel ricorso di diritto pubblico), ovvero quando è noto l'esito negativo del procedimento, per cercare così di sovvertirlo (DTF 121 I 30 consid. 5f, 121 V 150 consid. 5b, 111 Ia 161 consid. 1a, 111 Ib 132 consid. 3c, cfr. anche DTF 125 V 373 consid. 2b/aa). La censura di violazione dell'art. 4 vCost. non può quindi essere tutelata in questa sede. c) Sempre in riferimento al sopralluogo effettuato, il ricorrente adduce un'arbitraria constatazione dei fatti e valutazione delle prove. Queste censure vanno vagliate qui di seguito, nell'ambito dell'esame materiale della causa.