Citation: 5A_476/2008 07.08.2009 E. 5

5.1 Nel caso di specie, non si ravvisano gli estremi dell'abuso manifesto di diritto. Tanto in appello quanto in sede federale, la ricorrente si è limitata a supporre che l'escutente abbia agito per malanimo, con il solo intento vessatorio e teso a rovinare il buon nome della ricorrente; ella ha basato le proprie supposizioni sull'evidenza dell'infondatezza delle pretese a fondamento del precetto esecutivo, siccome rivolte contro di lei e non contro le società da lei amministrate. Va, qui, detto per inciso che - come ha giustamente rilevato il Tribunale di appello e contrariamente a quanto la ricorrente pretende nel proprio gravame - la questione della (mancata) identità fra società debitrici ed escussa riguarda la legittimazione passiva ed è, a non dubitarne, questione di diritto che non compete all'Ufficio di esecuzione decidere (supra consid. 4.1). In ogni modo, concreti indizi a sostegno della tesi ricorsuale di un'esecuzione promossa ad esclusivo intento vessatorio fanno del tutto difetto, non potendosi escludere l'agire dell'opponente per errore. Nemmeno si può escludere - anzi, è la ricorrente medesima ad evocare tale possibilità - che la creditrice procedente abbia unicamente intrapreso quella via che le permettesse di evitare procedure all'estero; non si può affermare che un tal modo di procedere, seppur dovesse appalesarsi, all'esame di merito, errato, sia stato deliberatamente scelto per nuocere all'immagine professionale della ricorrente. 5.2 Pertanto, quando ha ritenuto che, nelle circostanze di specie, il diritto dell'opponente di avviare una procedura esecutiva senza dover provare il fondamento del proprio credito dovesse prevalere sulle supposizioni della ricorrente, il Tribunale di appello ha apprezzato i fatti di causa in modo forse opinabile, ma senz'altro non costitutivo di arbitrio. In diritto, la ricorrente non ha criticato i criteri adottati dai Giudici di appello per valutare il presunto abuso di diritto ai sensi dell'art. 2 cpv. 2 CC, ragione per cui non vi è motivo di dilungarsi in proposito (supra consid. 2.2).