Citation: 1P.505/2004 09.02.2006 E. 2

2.1 Il ricorrente si duole di un arbitrario accertamento dei fatti e di una valutazione arbitraria delle prove da parte della prima Corte cantonale riguardo all'effettivo svolgimento dei fatti posti a fondamento della decisione di condanna. Sostiene che per giustificare il reato di truffa nell'ambito dell'utilizzazione di carte di credito sarebbe necessario dimostrare l'esistenza di una persona fisica che goda di poteri decisionali e che operi un controllo effettivo sulle operazioni effettuate con le carte di credito, come pure che il personale degli istituti di emissione delle carte di credito avrebbe subito un inganno astuto. 2.2 Nell'ambito di un ricorso di diritto pubblico il Tribunale federale statuisce unicamente sulle censure sollevate e solo quando siano sufficientemente motivate: il ricorso deve quindi contenere un'esauriente motivazione giuridica, dalla quale si possa dedurre se, perché ed eventualmente in quale misura la decisione impugnata leda il ricorrente nei suoi diritti costituzionali (art. 90 cpv. 1 lett. b OG; DTF 130 I 26 consid. 2.1, 127 I 38 consid. 3c) o perché il criticato accertamento dei fatti o la valutazione delle prove sarebbero manifestamente insostenibili e quindi arbitrari (al riguardo v. DTF 129 I 8 consid. 2.1; sul principio "in dubio pro reo" vedi DTF 127 I 38 consid. 2a, 124 IV 86 consid. 2a, 120 Ia 31 consid. 2c e d). Per sostanziare convenientemente la censura di arbitrio non è quindi sufficiente criticare la decisione impugnata come si farebbe di fronte a una superiore Corte di appello con completa cognizione in fatto e in diritto (DTF 130 I 258 consid. 1.3, 128 I 295 consid. 7a pag. 312). Nell'accertamento dei fatti e nella valutazione delle prove il giudice di merito, il cui operato è già stato esaminato nei limiti delle facoltà che le competevano dalla CCRP, dispone di un ampio potere d'apprezzamento (DTF 118 Ia 28 consid. 1b). Per motivare l'arbitrio (art. 9 Cost.), non basta criticare semplicemente la decisione impugnata, né contrapporle una versione propria, per quanto sostenibile o addirittura preferibile (DTF 129 I 173 consid. 3.1).