Citation: 4C.369/2000 17.08.2001 E. 6

6.- Fin qui la qualifica dei rapporti contrattuali durante gli anni di occupazione dell'attore presso la X.________ S.A.. Più controversa è la questione di sapere se questo particolare obbligo di rimunerazione per i brevetti - liberamente pattuito - continui anche oltre la data di scadenza contrattuale. Una volta ancora, la Corte cantonale, rilevata l'assenza di un esplicito accordo in tal senso, ha ricostruito la volontà delle parti sulla base delle loro dichiarazioni e del loro comportamento durante le fasi immediatamente precedenti e seguenti la risoluzione dei rapporti contrattuali (anni 1976/1977). La convenuta contesta l'interpretazione di queste circostanze fornita dai giudici ticinesi, adducendo una violazione dell'art. 18 CO, oltre che dell'art. 332 cpv. 1 CO; nella pur denegata ipotesi in cui si volesse ritenere che le parti abbiano validamente derogato alle disposizioni del CO, pattuendo una rimunerazione speciale delle attività inventive dell'attore, la X.________ S.A. nega che sia possibile dedurre dai loro accordi o dalle loro dichiarazioni un qualsiasi obbligo di retribuzione anche dopo il termine dei rapporti contrattuali: con l'uscita dell'attore dalla società ogni vicendevole impegno tra datore di lavoro e lavoratore sarebbe automaticamente estinto. Nella misura in cui ha proceduto ad un inammissibile adattamento del contratto, la decisione contravverrebbe inoltre al principio della buona fede sancito all'art. 2 CC. a) Il contenuto di un contratto viene determinato in primo luogo mediante l'interpretazione soggettiva, ovvero sulla base della vera e concorde volontà dei contraenti (art. 18 cpv. 1 CO; Kramer, Commentario bernese, n. 76 ad art. 18 CO). Per l'interpretazione di dichiarazioni scritte occorre riferirsi innanzitutto al testo delle stesse (Kramer, op. cit. , n. 22 ad art. 18 CO; Jäggi/Gauch, Commentario zurighese, n. 345 ad art. 18 CO; Gauch/Schluep, Schweizerisches Obligationenrecht, 5a ed., n. 1206). È solo quando non esistono degli accertamenti di fatto sulla reale concordanza della volontà delle parti o se il giudice constata che una parte non ha compreso la volontà dell'altra, che la loro (presunta) volontà viene accertata interpretando le loro dichiarazioni secondo il principio dell'affidamento (interpretazione oggettiva), ovvero secondo il senso che ogni contraente poteva e doveva ragionevolmente attribuire alle dichiarazioni di volontà dell'altro nella situazione concreta (DTF 125 III 305 consid. 2b, 123 III 165 consid. 3a pag. 168, 121 III 118 consid. 4b/aa; 118 II 365 con rinvii). A questo scopo non vanno considerati solamente il testo e il contesto delle dichiarazioni, ma bensì anche le circostanze che hanno preceduto o accompagnato la stipulazione del contratto (DTF 126 III 119 consid. 2a; 122 III 106 consid. 5a; 121 III 118 consid. 4b/aa p. 123; 119 II 449 consid. 3a con rinvii). L'interpretazione del contratto giusta il principio dell'affidamento è una questione concernente l'applicazione del diritto, che può essere esaminata liberamente nella giurisdizione per riforma (DTF 125 III 435 consid. 2a/aa; 123 III 35 consid. 2b, 165 consid. 3a, 122 III 106 consid. 5a, 420 consid. 3a; 121 III 118 consid. 4b/aa). b) La convenuta asserisce che la Corte cantonale ha proceduto ad una completazione del contratto tra le parti - estendendone l'efficacia temporale anche dopo il termine dei rapporti di lavoro - pur in assenza di riscontri oggettivi che giustificassero simile completazione, e interpretando anzi in maniera del tutto inammissibile la sua volontà e il suo comportamento. Essa ritiene che nella fattispecie non sono dati i presupposti per un intervento del giudice a colmare una presunta lacuna contrattuale, né applicando principi generali del diritto contrattuale quali la clausola "rebus sic stantibus" né, tantomeno, facendo ricorso a principi legali e giurisprudenziali stranieri che si pongono in netta contrapposizione con le soluzioni ritenute dal diritto svizzero. c) Orbene, la convenuta sembra misconoscere che per stabilire il principio ad un'indennità per licenze dopo la scadenza del contratto di lavoro, la Corte cantonale si è essenzialmente fondata sul già citato scritto del 5 luglio 1977 (doc. 90) e su alcune testimonianze che riferiscono del tenore delle discussioni tenutesi all'interno della dirigenza X.________ S.A. in quel periodo a proposito delle rivendicazioni dell'attore (cfr. consid. 3.3.1.2 della sentenza impugnata). A mente dei giudici cantonali tale scritto, redatto a pochi giorni dalla fine dei rapporti di lavoro dalla persona con la più alta carica dirigenziale della società, può solo significare che - impregiudicati i diritti di un'eventuale accordo complessivo tra le parti, allora in discussione - la X.________ S.A. si impegnava espressamente a corrispondere all'attore anche in futuro delle indennità in relazione all'attività inventiva da lui svolta in precedenza. Il testo è inoltre sufficientemente chiaro per dedurne che il riconoscimento del principio a queste indennità non era subordinato né al buon esito delle trattative e alla conseguente sottoscrizione di un accordo globale né alla prosecuzione dell'attività dell'ing. B.________ quale collaboratore esterno della ditta nel campo della ricerca. Il Tribunale d'appello ha giustamente rilevato che la convenuta, malgrado l'imponente massa probatoria prodotta, non è riuscita a relativizzare la portata di questo documento. Al contrario, il contesto temporale e le circostanze di fatto che hanno accompagnato questa dichiarazione ne rafforzano semmai la valenza: da una parte la società ha continuato a versare nei mesi successivi (e fino a marzo del 1978) importi mensili di fr. 20'000.-- all'attore a valere quali "acconti" sulle indennità per licenze che ancora gli spettavano, dall'altra la bozza dell' accordo complessivo che avrebbe dovuto tacitare le pretese dell'attore - elaborata nel gennaio del 1977 - prevedeva, significativamente, il pagamento di tali indennità sino al 1985, pur con riduzione progressiva degli importi (cfr. doc. Z/1, punto 6.1). Traspare infine dalle discussioni avutesi all'interno della dirigenza della X.________ S.A. in quel periodo, che vi era una sostanziale consapevolezza sull'obbligo di corrispondere anche in futuro all'attore delle indennità per la sua precedente attività (cfr. testimonianze C.________ e D.________). La tesi ricorsuale secondo la quale con la fine dei rapporti di lavoro sarebbe decaduto ogni obbligo di indennizzo a favore dell'attore si rivela in definitiva infondata già per il solo motivo che la convenuta medesima, derogando una volta di più alle disposizioni legali (art. 332 cpv. 1 CO), ha espressamente promesso al suo ex-dipendente la continuazione del versamento delle indennità per licenze. In simili circostanze non si può imputare alla Corte cantonale di aver violato il diritto federale, segnatamente il principio dell'affidamento risultante dall'art. 18 CO o quello della protezione della buona fede dell'art. 2 CC. Giova inoltre rilevare che su questo punto la convenuta si dilunga in censure in gran parte inammissibili in un ricorso per riforma, proponendo critiche agli accertamenti di fatto e all'amministrazione delle prove operati dai giudici cantonali.