Citation: 1P.245/2001 19.07.2001 E. 2

2.- Secondo il ricorrente la CRP avrebbe violato il diritto di essere sentito, omettendo di esaminare alcune censure, di assumere ulteriori prove e di motivare sufficientemente il giudizio. a) Il diritto di essere sentito, sancito esplicitamente dall'art. 29 cpv. 2 Cost. e desunto in precedenza dall'art. 4 vCost. , esige che l'Autorità si confronti con le censure dell'interessato e le esamini seriamente, dando atto di questo esame nella sua decisione: esso impone quindi, di massima, all'Autorità di motivare il proprio giudizio. La motivazione è sufficiente quando l'interessato e l'istanza di ricorso possano afferrare la portata della decisione, e il giudicabile impugnarla con cognizione di causa. L'Autorità deve quindi perlomeno succintamente esporre le argomentazioni su cui s'è fondata; non occorre invece che esamini espressamente ogni allegazione in fatto e in diritto sollevata, potendosi essa limitare ai punti rilevanti per il giudizio (DTF 126 I 97 consid. 2b e rinvii; cfr. anche DTF 120 Ib 224 consid. 2b, 119 Ia 264 consid. 4d pag. 269, 117 Ia 1 consid. 3a). b) La CRP non si è espressa specificatamente su ogni singola allegazione contenuta nel gravame, segnatamente sui diffusi e generali rimbrotti all'indirizzo del magistrato inquirente. Essa si è tuttavia concentrata sugli aspetti rilevanti e pertinenti, rilevando, in particolare, che al PP venivano in sostanza rimproverati errori e manchevolezze nella conduzione dell'inchiesta, ma che essi dovevano eventualmente essere contestati con le impugnazioni ordinarie. Dall'esame degli atti non emergevano d'altra parte, secondo la CRP, errori particolarmente gravi o ripetuti, tali da fondare una prevenzione del magistrato verso il ricorrente. La Corte cantonale si è inoltre espressa sulle censure riguardanti la segnalazione al Consiglio della magistratura, l'asserito pericolo per l'incolumità del PP e la pretesa fuga di notizie, spiegando le ragioni per cui non riteneva adempiute le condizioni della ricusa.