Citation: 8C_228/2023 E. 5.1.1

5.1.1. Affermando innanzitutto che non vi sarebbero fatti nuovi atti a giustificare una decisione di restituzione, la ricorrente sostiene che la decisione di concessione delle ILR non sarebbe neppure manifestamente errata e che il requisito dell'importanza ai sensi dell'art. 53 cpv. 2 LPGA non sarebbe dato (la Cassa potrebbe infatti esimersi dal chiedere la restituzione, mentre con un tale esborso la società vedrebbe le proprie sorti definitivamente pregiudicate). A torto il Tribunale cantonale rileverebbe un contrasto con la prassi LADI, non vincolante per il giudice delle assicurazioni sociali. Applicabili sarebbero invece l'art. 31 cpv. 3 lett. a LADI e l'art. 15 della legge COVID-19 (RS 818.102), che non escluderebbero i dipendenti impiegati all'estero dal diritto alle ILR bensì soltanto coloro il cui tempo di lavoro non sarebbe sufficientemente controllabile. Al riguardo, la ricorrente afferma di aver sempre inviato i fogli di presenza, sottolineando ad ogni modo che nel contesto di restrizioni riscontrabili a livello mondiale fosse "pacifico che il lavoro era fermo anche in assenza di un sistema di registrazione [sic] delle ore che lo comprovasse". In appoggio alle proprie tesi, essa cita nuovamente i diversi provvedimenti italiani adottati nel contesto pandemico (sospensione di ogni attività di crociera, divieto d'ingresso alle navi con bandiera estera, divieto di contatto tra personale di bordo e utenti), ricordando le importanti ripercussioni sulle attività della società.