Citation: 1C_687/2021 E. 2.2

2.2. La Corte cantonale ha ricordato che il 12 settembre 2011 il Consiglio comunale aveva adottato la variante di piano regolatore relativa ai beni culturali delle sezioni Lugano, Castagnola e Bré, che include i fondi n. 1864, 1896, 1359 e 1841 nel perimetro di valorizzazione "PV 12: via Besso-via al Ponte", variante approvata dal Consiglio di Stato con risoluzione del 12 aprile 2017. Ha accertato che l'attività di deposito litigiosa è iniziata, in assenza della necessaria autorizzazione, in concomitanza o in ogni caso poco tempo dopo la presentazione della domanda di costruzione, ossia nel gennaio 2017. Ha stabilito che in quel momento le restrizioni destinate a salvaguardare la pianificazione in via di elaborazione, segnatamente del blocco edilizio di cui all'art. 63 della legge sullo sviluppo territoriale del 21 giugno 2011 (LST; RL 701.100), secondo cui dalla data di pubblicazione del piano regolatore e sino all'approvazione del Consiglio di Stato non si possono attuare modifiche edilizie o altri interventi contrari alle previsioni del piano (cpv. 1), ricordato ch'esso decade se il Consiglio di Stato non lo approva entro due anni dalla scadenza del termine di pubblicazione, rispettivamente di adozione (cpv. 2), erano decadute automaticamente per legge da diversi anni, accertamento non criticato dalla ricorrente. In effetti, la variante di piano regolatore relativa alle particelle in esame era stata pubblicata dal 23 gennaio al 21 febbraio 2012, e approvata dal Governo il 12 aprile 2017 (sulla portata del blocco edilizio vedi MARCO LUCCHINI, Compendio giuridico per l'edilizia, 2a ed., 2015, pag. 138 segg.). Ciò nondimeno, per i giudici cantonali decisiva è la circostanza che la decisione governativa di approvazione è comunque intervenuta prima che il Municipio e il Governo rendessero le loro decisioni sul cambiamento di destinazione litigioso, motivo per cui hanno ritenuto applicabile la contestata normativa sui beni culturali, precisando espressamente che nessuno, quindi neppure la ricorrente, pretendeva il contrario. Hanno poi deciso che in merito al PV 12, l'art. 34 NAPR sottopone l'area in questione al vincolo di piano di quartiere, disciplinato dagli art. 54 seg. LST, che definisce in maniera vincolante il quadro degli interventi ammissibili all'interno di un determinato comprensorio, ricordando che, di massima, il permesso di piano di quartiere non autorizza direttamente l'edificazione delle opere che contempla. Ha aggiunto che sebbene nulla impedirebbe di cumulare, in blocco o a tappe, la procedura di rilascio del permesso di piano di quartiere con quella di rilascio della licenza edilizia, il piano di quartiere dev'essere comunque presentato al più tardi al momento dell'inoltro della domanda per la prima costruzione. Ha aggiunto che nemmeno in seguito al sollecito da parte della Corte cantonale il Municipio nella sua risposta si è confrontato con il vincolo di piano di quartiere, e che anche il Governo cantonale ha negletto la portata dell'art. 34 NAPR. Ha stabilito che l'allestimento di detto piano deve avvenire al più tardi al momento dell'inoltro della prima domanda di costruzione, visto che le scelte operative del singolo proprietario non possono interferire con l'interesse pubblico all'attuazione di tale piano e dei suoi scopi. Ha constatato che la domanda di costruzione è suscettibile, se non di aggravare, almeno di consolidare e perpetuare una situazione esistente che il piano di quartiere si prefigge invece di modificare, motivo per cui l'intervento edilizio litigioso non può essere autorizzato prima dell'adozione di tale piano.