Citation: 4P.199/2002 22.01.2003 E. 6

Nella terza parte del suo scritto, il ricorrente rimprovera ancora una volta alla Corte cantonale di aver trascurato tutta una serie di risultanze istruttorie e di aver ignorato sistematicamente quelle che deponevano a suo favore. 6.1 Sulla scorta dell'abbondante materiale probatorio agli atti la Corte ticinese ha accertato che alla riunione del 4 ottobre 1993 non si è parlato di interessi personali e che l'operazione progettata in tale occasione sarebbe avvenuta nell'interesse della Z.________, società controllata dall'opponente. Nella misura in cui, da questa situazione di fatto, l'autorità ticinese ha dedotto che, in sostanza, il mandato volto alla costituzione della V.________ è stato affidato a C.________ dall'opponente e non dal ricorrente, essa non è incorsa nell'arbitrio. Né basta a rendere arbitraria - ovvero manifestamente insostenibile - la predetta decisione, il fatto che in seguito né E.________ né C.________ abbiano mai sollevato dubbi circa l'asserita partecipazione del ricorrente al noto affare. 6.2 Lo svolgimento cronologico dell'operazione immobiliare e, in particolare, il fatto che all'epoca della concessione della seconda licenza edilizia e delle citate riunioni X.________ fosse ancora proprietaria del terreno sul quale sarebbe sorto il centro commerciale parrebbero, effettivamente, deporre a favore della tesi del ricorrente. La decisione della Corte cantonale di non attribuire un'eccessiva importanza ai tempi di realizzazione dell'intera operazione immobiliare appare tuttavia comprensibile. I giudici ticinesi potevano ritenere - senza cadere nell'arbitrio - che, in sostanza, il ruolo della X.________ è giunto al termine con la conclusione dell'accordo transattivo del 3 agosto 1993, nell'ambito del quale essa ha sciolto il contratto preliminare con Y.________, la quale si è impegnata a concludere la compravendita con W.________, destinata a succedere a X.________ nella proprietà dei fondi. A sostegno dell'assenza di una correlazione fra il negozio avviato da X.________ e quello poi intervenuto con W.________, depone anche il fatto che l'allestimento del nuovo progetto edilizio è stato assunto dall'opponente, rispettivamente dalla Z.________, e che X.________ ha percepito 6 miliardi di lire per il terreno ceduto a W.________. Che questo prezzo fosse irrisorio, come afferma oggi il ricorrente, non è dimostrato. 6.3 Il ricorrente ravvede un'ulteriore violazione del divieto dell'arbitrio nella mancata considerazione dell'accordo transattivo da lui concluso con l'opponente il 6 giugno 1996, volto alla liquidazione dei loro rapporti d'affari e/o societari. Il ricorrente misconosce la portata del divieto dell'arbitrio nella misura in cui contrappone le sue considerazioni - quand'anche pertinenti - a quelle del Tribunale d'appello (cfr. consid. 3). Egli ammette, comunque, che nel citato documento non figurano né V.________ né W.________ e che il mancato richiamo a queste due società era voluto da entrambe le parti. In queste circostanze non si può rimproverare alla Corte cantonale di aver commesso arbitrio decidendo di non tener conto di tale scritto nel quadro della presente causa. In particolare, il ricorrente non può dolersi del fatto che i giudici ticinesi non ne hanno dedotto il ruolo da lui rivestito nell'ambito dell'operazione immobiliare oggetto dell'attuale litigio, vale a dire socio e non direttore della Z.________, come accertato nel giudizio impugnato. Il fatto che le parti abbiano desiderato liquidare i loro rapporti non depone a favore delle tesi dell'uno né di quelle dell'altro. Per quanto concerne, infine, l'apprezzamento delle deposizioni rese da I.________ e L.________ si può rinviare a quanto già esposto nel precedente considerando. 6.4 Da quanto appena esposto discende che il ricorso va respinto anche su questo punto. Al Tribunale d'appello non può essere imputato un apprezzamento unilaterale delle prove.