Citation: U 34/07 04.03.2008 E. 8

8.1 Dalla documentazione medica sopra descritta emerge in primo luogo che la diagnosticata sindrome cervico-cefalica (detta anche cervicalgia), che provoca cefalea, vertigini, disturbi della vista e dell'udito, disturbi della deglutizione, era già ben presente nel 1997, sebbene denominata altrimenti, e corrisponde alla diagnosi posta nel 1996/1997 dagli specialisti interpellati. In tal caso non si può quindi parlare di peggioramento dello stato di salute. Lo stesso discorso vale per la diagnosi posta dal dott. M.________, il quale si esprime del resto espressamente in termini di disturbi cronicizzati. Nuova appare di primo acchito la diagnosi di sindrome cervico-spondilogena e discopatia C6-C5 con dolori al braccio destro. Tuttavia il medico curante ha attestato che i disturbi cronici non erano ben oggettivabili, che il quadro clinico era di difficile valutazione e che il peggioramento era tendenziale, precisando che la fisioterapia non era stata di alcun aiuto. Infine per i disturbi addotti non è stata attestata alcuna incapacità lavorativa. In simili condizioni non può essere ritenuto provato con il grado della verosimiglianza preponderante, valido nelle assicurazioni sociali, che, dopo la decisione su opposizione del marzo 1998, sia subentrato un peggioramento dello stato di salute tale da giustificare nuovamente l'erogazione di prestazioni. Eventualmente gli atti indicano una cronicizzazione della situazione già accertata dai curanti nel 1997, che tuttavia non necessita né di cure (in quanto rivelatesi inefficaci) né provoca inabilità lavorativa. Al riguardo va precisato che la manifestazione prevedibile di stati dolorosi recidivanti nell'ambito di una situazione di salute stazionaria non è sussumibile quale ricaduta (sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni U 244/04 del 20 maggio 2005, consid. 3.2). Va poi aggiunto che la giurisprudenza ha già avuto modo di affermare che se non è verosimile, da un punto di vista della prognosi, che una cura medica esplichi effetti durevoli, non si può parlare di un miglioramento della stato di salute così come lo presuppone il diritto alla cura medica (sentenza precitata U 244/04 del 20 maggio 2005, consid. 3.2). In concreto, come già accennato, oltre a non aver richiesto l'esecuzione di cure, il medico curante ha addirittura attestato che la fisioterapia non era stata di alcun aiuto. In simili circostanze, anche se si fosse in presenza di un peggioramento dello stato di salute dell'interessato, non vi sarebbe quindi alcun diritto all'esecuzione di nuove cure. Ne consegue che, concludere diversamente, equivarrebbe ad apprezzare diversamente una situazione rimasta pressoché invariata. 8.2 In esito alle suesposte considerazioni, la pronunzia dell'autorità giudiziaria cantonale merita conferma, seppur per motivi diversi da quelli richiamati dal primo giudice.