Citation: 4C.278/2001 20.02.2002 E. 1

1.- A mente della Corte cantonale, l'elemento determinante ai fini del giudizio sulla fattispecie in esame risiede nel fatto che, nella convenzione del 4 novembre 1996, le parti hanno pattuito il versamento all'attore dell'importo di fr. 120'000.-- senza riserve e senza precisa causa, condizionandolo solo alla vendita del fondo per un prezzo minimo di fr. 650'000.--. L'accordo configura pertanto una promessa di donazione, che, per essere valida, presuppone unicamente la forma scritta (art. 243 cpv. 1 CO), in concreto ossequiata. Non essendosi verificata la condizione posta alla base della pattuizione - ovvero la vendita della casa - questa non ha tuttavia più nessuna validità e l'attore non può, di conseguenza, far valere alcun credito nei confronti dei convenuti (art. 151 cpv. 2 CO). I giudici ticinesi hanno quindi aggiunto ch'egli non avrebbe avuto miglior fortuna qualora avesse sollevato l'eccezione prevista dall'art. 156 CO, giusta il quale sorge la finzione giuridica dell'avvenuta condizione se il suo adempimento è stato impedito da una delle parti in urto con la buona fede. Il comportamento del convenuto C.________ - che nel maggio 1997 ha deciso di non voler più alienare il suo bene - non risulta infatti in contrasto con la buona fede, ossia attuato dolosamente al solo scopo di far decadere i diritti della controparte; egli ha semplicemente esercitato il suo legittimo potere di disposizione sul bene immobile.