Citation: 8G.5/2004 23.03.2004 E. 2

2.1 Secondo giurisprudenza costante, il foro non dipende dai reati che saranno posti finalmente a carico dell'imputato bensì da quelli che possono entrare in linea di conto in base allo stato degli atti nel momento in cui la Camera di accusa del Tribunale federale statuisce (DTF 113 IV 108 consid. 1; 112 IV 63 consid. 2 e rinvii). 2.2 Nella fattispecie risulta che il procedimento penale nei confronti dell'instante è stato aperto esclusivamente per il reato di riciclaggio di denaro (art. 305bis CP). In base alla nuova normativa recentemente introdotta per migliorare l'efficienza e la legalità nel procedimento penale, in vigore dal primo gennaio 2002, tale reato è sottoposto alla giurisdizione federale a condizione di essere stato commesso prevalentemente all'estero (art. 340bis cpv. 1 lett. a CP), oppure in più Cantoni senza un riferimento prevalente in uno di essi (art. 340bis cpv. 1 lett. b CP). Quest'ultima variante può qui venire esclusa, visto che l'istruttoria in esame non ha portata intercantonale ma transfrontaliera. Si pone dunque la questione di sapere se, allo stato attuale delle indagini, l'ipotesi di riciclaggio di denaro mossa a carico dell'imputato si riferisca ad un reato commesso prevalentemente all'estero. Prima di rispondere a tale quesito va tuttavia risolto un problema interpretativo di base, posto dallo scarto esistente tra le differenti versioni linguistiche del testo di legge. Se nel testo francese, non molto diversamente da quello italiano, si parla di reato commesso "pour une part prépondérante à l'étranger", nella versione tedesca si legge invece che il reato deve essere commesso "zu einem wesentlichen Teil im Ausland". Si tratta di divergenze che vanno affrontate secondo i normali canoni di metodologia giuridica, onde appurare, al di là del significato puramente letterale del testo, quale sia l'interpretazione più vicina alla volontà del legislatore (DTF 129 I 402 consid. 3; Pio Caroni, Einleitungstitel des Zivilgesetzbuches, Berna/Francoforte s.M. 1996, pag. 104 e segg.). A questo proposito è necessario richiamarsi a quella che è l'idea guida della recente riforma legislativa, ovvero l'intento di migliorare l'efficienza e le caratteristiche dello Stato di diritto in sede di perseguimento penale, di fronte alle nuove forme di criminalità, segnatamente quella organizzata, il riciclaggio di denaro, nonché determinati generi di criminalità economica (v. FF 1998 pag. 1096). Nel dubbio occorre dunque scegliere l'interpretazione che permette di operare in maniera più efficace contro questo tipo di criminalità, tenendo conto delle risorse disponibili (Felix Bänziger/Luc Leimgruber, Das neue Engagement des Bundes in der Strafverfolgung. Kurzkommentar zur "Effizienzvorlage", Berna 2001, n. 59 ad art. 340bis CP). In quest'ottica il concetto di parte preponderante rispettivamente di parte importante del reato va interpretato non in termini quantitativi o peggio ancora contabili ma in termini qualitativi. Il reato è dunque da considerarsi commesso prevalentemente all'estero se la componente estera raggiunge una massa critica tale per cui i nuovi strumenti d'indagine messi a disposizione della Confederazione si rivelano più adatti, rispetto a quelli cantonali, nella prospettiva di un'efficiente repressione del crimine. Questo a prescindere dalle riserve di natura federalista mosse dall'instante, le quali non hanno qui alcun peso, considerato come le norme penali e procedurali in esame hanno una solida base costituzionale già ben evidenziata dal Consiglio federale nel proprio Messaggio al Parlamento (FF 1998 pag. 1131 seg.). 2.3 Alla luce di queste premesse interpretative va quindi esaminato se nel caso in esame siano date le condizioni poste dall'art. 340bis cpv. 1 lett. a CP richiamato l'art. 305bis CP. 2.4 Considerato lo stato attuale degli atti, tenuto conto del tenore della sentenza 27 novembre 2003 della Corte di Appello di Roma e delle lineari considerazioni dello stesso GI titolare dell'istruttoria, gli elementi indiziari, che lasciavano presagire l'esistenza di un'ampia rete di contatti internazionali di tipo criminale attorno all'imputato, si sono decisamente rarefatti. D'altro canto le affermazioni del MPC in merito all'eventualità che il denaro contante giunto in Svizzera "abbia subito altre "lavature" all'estero siccome riferito ad organizzazioni criminali attive all'estero" (replica pag. 4) rappresentano delle ipotesi investigative, di cui si fatica a intravedere il benché minimo riscontro indiziario, visto che nemmeno l'UGI ventila più ipotesi simili. In questo senso se gli elementi oggi disponibili permettono certo di ipotizzare l'esistenza di una operazione di riciclaggio, essa sarebbe comunque limitata ai tre episodi sopra descritti (v. punto B sub Fatti), e sarebbe dunque di portata esclusivamente svizzera. Non vi sono invece indizi sufficienti per supporre che il reato ipotizzato sia stato commesso anche in minima parte all'estero. Determinante è infatti il reato di riciclaggio in quanto tale e non l'antefatto da cui proviene il denaro incriminato (Bänziger/ Leimgruber, op.cit., n. 55 ad art. 340bis CP). Nel caso concreto dunque le premesse interpretative enunciate sopra al consid. 2.2, risultano di facile applicazione, visto che il reato ipotizzato non sarebbe commesso nemmeno in parte all'estero, per cui non si pone la questione di sapere se il reato sia o meno perfezionato prevalentemente all'estero. In tal senso i requisiti di legge per fondare una giurisdizione federale non sono più adempiuti. Tale competenza era certamente data all'inizio dell'inchiesta, per cui hanno agito correttamente il MPC e l'UGI ritenendosi competenti in quel primo frangente. Oggi le circostanze sono però radicalmente cambiate ed urge tenerne conto, pur salvaguardando le esigenze di celerità ed efficacia del procedimento penale (DTF 120 IV 282 consid. 3a pag. 286). A questo proposito va comunque rilevato come le autorità federali hanno finora condotto un numero piuttosto limitato di atti istruttori, per cui il trasferimento potrebbe essere effettuato senza grossi inconvenienti. Altro discorso varrebbe se il procedimento si trovasse in una fase più avanzata, per cui, sempre nello spirito che guida l'intera riforma legislativa, andrebbe verificato se non sia più opportuno, per ragioni di efficienza e celerità procedurale, mantenere il foro presso l'autorità che ha avviato l'inchiesta (DTF 128 IV 225 consid. 3.5). Come già in ambito intercantonale il trasferimento di foro deve rimanere in effetti l'eccezione e può venire effettuato solo in presenza di motivi importanti (DTF 120 IV 282 consid. 3a; 107 IV 158 consid. 1 e rinvii), come per esempio di fronte a fatti nuovi (DTF 72 IV 39 consid. 1). Fatti nuovi qui indubbiamente dati in considerazione del contenuto della più volte citata sentenza della Corte d'appello di Roma. Tale sentenza è di grande rilevanza per il prosieguo dell'istruttoria, visto che, per ammissione dello stesso UGI, ridimensiona in maniera decisiva la portata internazionale dell'inchiesta. Con riferimento all'ipotesi di riciclaggio viene difatti a cadere il necessario appiglio giurisdizionale con l'estero per cui, cessante ratione, non si giustifica che il procedimento rimanga di competenza federale. 2.5 Da tutto ciò discende che l'istanza è da accogliere, per cui il procedimento è attribuito al Ministero pubblico del Cantone Ticino.