Citation: 6B_331/2024 E. 9.2

9.2. Contestando la commisurazione della pena, il ricorrente si scosta dal giudizio di colpevolezza che, come visto, ritenendolo colpevole di truffa, gli ha addebitato di avere agito "per procacciare a sé o ad altri un indebito profitto" (cfr. art. 146 CP). Per il resto, egli non si confronta con i considerandi n. 23 segg. della sentenza impugnata (da pag. 72 a pag. 79), relativi alla commisurazione della pena, e non fa valere un abuso del potere di apprezzamento da parte dei giudici cantonali. Non sostiene, né dimostra, in particolare, che la pena inflittagli uscirebbe dal quadro legale, sarebbe stata valutata in base a elementi estranei all'art. 47 CP, o apparirebbe eccessivamente severa (cfr. DTF 149 IV 217 consid. 1.1; 144 IV 313 consid. 1.2). Contrariamente all'opinione del ricorrente, la Corte cantonale poteva tenere conto, nell'ambito degli elementi riguardanti la sua personalità, anche del suo comportamento dopo i fatti incriminati e durante il procedimento penale (DTF 149 IV 395 consid. 3.6.2; 141 IV 61 consid. 6.1.1 e rinvii). Peraltro, nella fattispecie, l'esame delle circostanze personali del ricorrente non ha comportato alcun aggravamento della pena. Alla luce di quanto esposto, non vi sono quindi ragioni per rivenire sulla pena inflitta dalla Corte cantonale.