Citation: U 80/04 24.02.2005 E. 4

4.1 Come preannunciato al consid. 1.4, gli atti all'inserto, segnatamente quelli dell'AI, ai quali si richiama pure la ricorrente per sostanziare la propria domanda di prestazioni, impongono di "estendere" l'esame giudiziario alle conseguenze psichiche dell'infortunio. Basta infatti rinviare agli accertamenti medici raccolti per giustificare siffatta decisione. Da essi risulta così che il grave quadro depressivo, che ha determinato la decisione dell'AI di assegnare la mezza rendita, sarebbe da considerare almeno parzialmente reattivo al trauma del giugno 1997 (cfr. ad es. il rapporto specialistico del 24 gennaio 2001 del dott. O.________, pag. 11). Questo aspetto è peraltro stato tenuto in considerazione dall'assicuratore infortuni resistente, il quale, in occasione del provvedimento su opposizione in lite, dopo avere definito banale l'evento in parola ed avere lasciato aperta la questione della relazione di causalità naturale tra evento infortunistico e i disturbi psichici ad esso consecutivi, ha negato un proprio obbligo prestativo in ragione del fatto che faceva comunque difetto il necessario nesso di causalità adeguata. 4.2 Il Tribunale federale delle assicurazioni condivide questa valutazione. In effetti, se anche in virtù di ulteriori accertamenti medici si dovesse ammettere l'esistenza del nesso di causalità naturale - questione, questa, di fatto, sulla quale amministrazione e giudice, fondandosi essenzialmente su indicazioni di natura medica, si determinano secondo il principio della probabilità preponderante applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia di assicurazioni sociali (DTF 129 V 181 consid. 3.1, 406 consid. 4.3.1, 119 V 337 consid. 1, 118 V 289 consid. 1b e sentenze ivi citate) - tra l'infortunio e le affezioni psichiche, nel caso di specie farebbe comunque difetto il requisito della causalità adeguata (SVR 1995 UV no. 23 pag. 68 consid. 3c). 4.2.1 Per accertare l'esistenza di un nesso di causalità adeguato tra disturbi psichici e infortunio, al fine di evitare, tra l'altro, disparità di trattamento, la giurisprudenza ha sviluppato dei criteri obiettivi (DTF 123 V 104 consid. 3e, 115 V 138 segg. consid. 6-7, 405 segg. consid. 4-6). Questa Corte ha in particolare classificato gli infortuni, a seconda della dinamica, nella categoria degli eventi insignificanti o leggeri, in quella degli eventi gravi e in quella degli eventi di grado medio (cfr. anche RDAT 2003 II no. 67 pag. 279 consid. 4.2). 4.2.2 Nei casi di infortunio insignificante (l'assicurato per esempio ha leggermente battuto la testa o si è slogato il piede) o leggero (egli ha fatto una caduta o scivolata banale), l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra evento ed eventuali disturbi psichici può di regola essere a priori negata. Secondo l'esperienza della vita e ritenute le cognizioni acquisite in materia di medicina degli infortuni, può in effetti essere ammesso, senza dover procedere ad accertamenti psichici particolari, che un infortunio insignificante o leggero non sia di natura tale da provocare un'incapacità lavorativa e di guadagno di origine psichica. 4.2.3 Se l'assicurato è rimasto vittima di un infortunio grave, l'esistenza del nesso di causalità adeguata tra evento e successiva incapacità lucrativa dovuta a disturbi psichici deve di regola essere riconosciuta. Secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita gli infortuni gravi sono in effetti idonei a provocare danni invalidanti alla salute psichica. 4.2.4 Sono considerati infortuni di grado medio tutti gli eventi che non possono essere classificati nelle due predette categorie. La questione di sapere se tra simile infortunio e incapacità lavorativa e di guadagno di origine psichica esista un rapporto di causalità adeguata non può essere risolta con solo riferimento all'evento stesso. Occorre piuttosto tener conto, da un profilo oggettivo, di tutte le circostanze che sono strettamente connesse con l'infortunio o che risultano essere un effetto diretto o indiretto dell'evento assicurato. Esse possono servire da criterio di apprezzamento nella misura in cui secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita sono tali da provocare o aggravare, assieme all'infortunio, un'incapacità lavorativa e di guadagno di origine psichica. I criteri di maggior rilievo sono: le circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o la particolare spettacolarità dell'infortunio; la gravità o particolare caratteristica delle lesioni lamentate, segnatamente la loro idoneità, secondo l'esperienza, a determinare disturbi psichici; la durata eccezionalmente lunga della cura medica; i dolori somatici persistenti; la cura medica errata che aggrava notevolmente gli esiti dell'infortunio; il decorso sfavorevole della cura e le complicazioni rilevanti intervenute; il grado e la durata dell'incapacità lavorativa dovuta alle lesioni fisiche. 4.2.5 Non in ogni caso è necessario tener conto di tutti i criteri summenzionati. A seconda delle circostanze ne può bastare un unico per riconoscere l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra infortunio e incapacità lavorativa e di guadagno di origine psichica. Nel caso in cui nessun criterio riveste da solo un'importanza particolare o decisiva, occorrerà invece riferirsi a più criteri. Ciò vale tanto più, quanto meno grave sia l'infortunio. Se per esempio l'infortunio di grado medio è al limite della categoria degli eventi insignificanti o leggeri, gli altri criteri oggettivi da ritenere devono essere adempiuti cumulativamente o rivestire un'intensità particolare perché l'adeguatezza possa essere riconosciuta (RAMI 1990 no. U 101 pag. 215 consid. 8c/bb; RtiD 2004 I no. 66 pag. 204 seg. consid. 2.6 con riferimenti). 4.2.6 A ben vedere, l'infortunio che ci occupa andrebbe in realtà classificato tra gli eventi leggeri di modo che il nesso di causalità potrebbe, di principio, essere negato senza ulteriori verifiche. L'esito della presente valutazione non muterebbe tuttavia nemmeno se, nell'ipotesi maggiormente favorevole per l'assicurata, l'infortunio venisse classificato tra gli eventi di grado medio, al limite della categoria degli infortuni leggeri (DTF 115 V 140 consid. 6c e 409 consid. 5c). 4.2.7 Applicando i criteri posti da questa Corte in quell'ambito, risulterebbe infatti in primo luogo che le circostanze nelle quali si è verificato l'infortunio sono sprovviste del carattere particolarmente drammatico o spettacolare richiesto dalla giurisprudenza. Né si potrebbe seriamente sostenere che le lesioni fisiche subite dalla ricorrente siano particolarmente gravi (cfr. consid. 3.2.1 in fine) o idonee, secondo l'esperienza, a determinare disturbi psichici. Nessun elemento all'inserto consentirebbe inoltre di ravvisare gli estremi per ammettere la presenza di una cura medica errata e notevolmente aggravante gli esiti dell'infortunio. Tanto meno si potrebbe sostenere che essa sia stata eccezionalmente lunga o abbia avuto un decorso sfavorevole originando rilevanti complicazioni. Per il resto, anche la rilevanza del grado e della durata dell'incapacità lavorativa dovuta alle lesioni fisiche dell'infortunio andrebbe negata, l'interessata essendo stata dichiarata abile al lavoro in misura del 50% già a partire dal 1° dicembre 1997 e dovendo, sotto questo aspetto, essere ritenuta pienamente capace al più tardi dalla data (31 dicembre 1999) della perizia della dott.ssa B.________ (cfr. a tal proposito RAMI 2001 no. U 442 pag. 544). In tali condizioni, non mette conto di esaminare oltre se l'ulteriore criterio suscettibile di eventualmente entrare in linea di considerazione, ossia quello della persistenza dei dolori somatici, peraltro in parte condizionati da fattori extrainfortunistici o comunque psichici, sarebbe realizzato, ritenuto che la sua presenza non basterebbe comunque, da sola, per ammettere l'esistenza del necessario nesso di causalità adeguata (cfr. RDAT 2003 II no. 67 pag. 281 consid. 4.7; RSAS 2001 pag. 431). Ne consegue che, almeno nel suo risultato, la pronuncia cantonale dev'essere tutelata.