Citation: 1C_123/2007 25.05.2007 E. 1

1.1 Secondo l'art. 84 LTF, contro le decisioni emanate nel campo dell'assistenza giudiziaria internazionale in materia penale il ricorso in materia di diritto pubblico è ammissibile soltanto se concerne, tra l'altro, la comunicazione di informazioni inerenti alla sfera segreta e si tratti di un caso particolarmente importante (cpv. 1). Si è segnatamente in presenza di un siffatto caso laddove vi sono motivi per ritenere che sono stati violati elementari principi procedurali o che il procedimento all'estero presenta gravi lacune (cpv. 2). 1.2 Conformemente all'art. 109 cpv. 1 LTF, la Corte giudica nella composizione di tre giudici circa la non entrata nel merito su ricorsi soggetti alle condizioni dell'art. 84 LTF. La decisione è motivata sommariamente (art. 109 cpv. 3 LTF). 1.3 La decisione impugnata concerne la consegna di informazioni inerenti alla sfera segreta, ma, come si vedrà, non si tratta di un caso particolarmente importante. Il ricorrente contesta l'adempimento del requisito della doppia punibilità, poiché la citata fondazione è un'istituzione di diritto privato e il diritto svizzero non prevederebbe la corruzione di persone che non rivestono la funzione di pubblici ufficiali (art. 322ter e seg. CP). Certo, la conclusione del Tribunale penale federale secondo cui anche le istituzioni di previdenza professionali svizzere soggette alla LPP, di statuto privato, assolverebbero senz'altro un compito pubblico a favore della collettività, per cui sarebbe data la doppia punibilità, è discutibile. La questione non è comunque decisiva. Ricordato che non occorre di massima esaminare la punibilità secondo il diritto estero, il ricorrente disconosce infatti che per l'esame della doppia incriminazione non è determinante la corrispondenza delle norme penali quanto il quesito di sapere se i fatti addotti nella domanda - effettuata la dovuta trasposizione - sarebbero punibili secondo il diritto svizzero (DTF 129 II 462 consid. 4.6; 124 II 184 consid. 4b/cc). Ora, la punibilità dei fatti oggetto dell'indagine italiana sulla base della legge federale contro la concorrenza sleale (art. 4a e 23; LCSI; RS 241, norme applicabili quando è stata presa la decisione sull'assistenza, DTF 129 II 462 consid. 4.3), ritenuta a titolo abbondanziale dall'istanza precedente, è corretta. In effetti, anche nell'ipotesi in cui un contratto di appalto avesse natura privatistica e l'indagato non avesse agito quale pubblico funzionario, il Tribunale federale ha già ritenuto che una simile fattispecie potrebbe essere costitutiva, in Svizzera, del reato di concorrenza sleale, la perseguibilità a querela di parte non ostando alla concessione dell'assistenza (sentenza 1A.213/1994 del 17 maggio 1995, consid. 3b, apparsa in Rep 1995 120). Nelle ulteriori censure ricorsuali, che concernono l'asserita lacunosità della rogatoria e pretese irregolarità inerenti alla procedura d'assistenza e all'impugnato giudizio, segnatamente la violazione del diritto di essere sentito, il divieto di formalismo eccessivo, l'accertamento arbitrario dei fatti, la carenza di proporzionalità e dell'utilità potenziale dei documenti litigiosi per il procedimento penale estero, non sono ravvisabili motivi per ritenere che sarebbero stati violati elementari principi procedurali. In questi ambiti il Tribunale penale federale non si è infatti scostato dalla costante giurisprudenza. Infine, né si è in presenza, per altri motivi, di un caso particolarmente importante né vi sono indizi che il procedimento all'estero presenti gravi lacune.