Citation: 2P.157/2005 09.05.2006 E. 3.2

3.2.1 I ricorrenti ravvisano una violazione del loro diritto di essere sentiti (art. 29 Cost.), equivalente a diniego di giustizia formale, nel modo in cui è stata condotta la procedura cantonale. In primo luogo fanno valere che malgrado il fatto che, giusta l'art. 24 Llav, il "regolamento di applicazione della legge deve stabilire le norme di procedura per le domande di deroghe di cui agli art. 22 e 23 Llav, in modo tale che gli interessi dei terzi siano sufficientemente tutelati", detto regolamento è purtroppo silente in proposito. A loro avviso, in assenza di una specifica regolamentazione, assumerebbe particolare importanza la prassi adottata da più di dieci anni, la quale prevede la consultazione delle parti interessate, segnatamente delle organizzazioni sindacali rappresentanti il personale di vendita, la pubblicazione sul Foglio ufficiale della decisione dipartimentale e la possibilità di ricorrere al Consiglio di Stato sia per i terzi interessati sia per le parti in causa. Orbene, in concreto, detta prassi sarebbe stata chiaramente disattesa. In primo luogo perché loro stessi - e più particolarmente il sindacato - non sarebbero stati consultati e non avrebbero pertanto potuto esprimersi quando sono state presentate le istanze di deroga. In secondo luogo perché non sarebbero stati avvisati né dell'inoltro del ricorso del 18 marzo 2005 né della relativa procedura, conclusasi con la decisione governativa ora impugnata, di cui avrebbero avuto conoscenza solo al momento della sua pubblicazione nel Foglio ufficiale cantonale. 3.2.2 La natura e i limiti del diritto di essere sentito sono determinati in primo luogo dalla legislazione processuale cantonale, la cui applicazione è controllata dal Tribunale federale sotto il profilo dell'arbitrio e della disparità di trattamento. Solo quando le disposizioni cantonali appaiono insufficienti, trovano diretta applicazione i principi dedotti dall'art. 29 cpv. 2 Cost. che costituiscono una garanzia sussidiaria minima, sul cui rispetto il Tribunale federale si pronuncia con piena cognizione (DTF 126 I 15 consid. 2a; 124 I 49 consid. 3a e rinvii). 3.2.3 Come esposto in precedenza, l'art. 24 Llav stabilisce che in materia di deroghe all'obbligo di chiusura dei commerci, decise dal Consiglio di Stato (art. 22 Llav) o dal Dipartimento (art. 23 Llav), devono essere tutelati gli interessi dei terzi mediante l'adozione di norme di procedura. Orbene, oltre al fatto che detto disposto non è ancora stato concretizzato, l'esigenza ivi contenuta, cioè la salvaguardia degli interessi dei terzi, non è stata nella fattispecie manifestamente ossequiata: infatti, come affermato dai ricorrenti senza essere contraddetti, nulla è stato intrapreso a tal fine, ad esempio procedendo alla pubblicazione delle richieste di deroghe per portarle alla conoscenza dei terzi interessati e dare a questi ultimi, se del caso, la possibilità di agire. Non va poi tralasciato che il sindacato ricorrente ha impugnato dinanzi al Consiglio di Stato l'autorizzazione parziale concessa per il sabato 19 marzo 2005 (San Giuseppe), manifestando chiaramente la sua opposizione ad un'apertura straordinaria supplementare. Ciononostante il Governo ticinese non ha ritenuto opportuno concedergli la possibilità di determinarsi sul ricorso esperito congiuntamente dai rappresentanti dei commercianti e da organizzazioni sindacali, con cui veniva invece impugnato il rifiuto di concedere le deroghe chieste per i tre giorni festivi rimanenti. A ciò si aggiunge il fatto che, come addotto dal sindacato senza essere smentito, esso aveva già chiesto nel passato di essere consultato. In queste condizioni è pertanto palese che la procedura seguita in sede cantonale non era sufficiente per tutelare gli interessi, rispettivamente i diritti procedurali dei ricorrenti. In proposito, il ricorso si rivela pertanto fondato e va accolto. Il diritto di essere sentito ha natura formale e la sua violazione comporta di regola l'annullamento della decisione resa dall'autorità che in questa violazione è incorsa, indipendentemente dall'eventuale fondatezza del gravame nel merito (DTF 127 I 128 consid. 4d; 127 V 431 consid. 3d/aa). Sennonché nel caso concreto, per motivi di economia processuale, appare opportuno esaminare anche la censura d'arbitrio opposta alla decisione impugnata la quale si rivela, per i motivi esposti di seguito, fondata.