Citation: 2P.7/2000 17.04.2000 E. 3

3.- Per prassi costante, il potere cognitivo del Tribunale federale nell'ambito di un ricorso di diritto pubblico rivolto contro una decisione in materia d'esami non è diverso da quello che normalmente vige per i ricorsi per arbitrio (DTF 105 Ia 190 consid. 2a con numerosi rinvii; sentenza del 13 dicembre 1985 consid. 2 pubblicata in Rep 1987 120 155). Esso rivede pertanto gli accertamenti di fatto e l'apprezzamento delle prove effettuati dall'autorità cantonale soltanto sotto il ristretto profilo dell' arbitrio e interviene soltanto se essi sono manifestamente sbagliati o contraddittori oppure se riposano su una palese inavvertenza (DTF 105 Ia 190 consid. 2a). In tema di valutazione delle prove d'esame, vista la particolare natura delle stesse, il Tribunale federale assume poi un particolare riserbo: si tratta in effetti di pronunciarsi su degli apprezzamenti che presuppongono la conoscenza della personalità del candidato e delle particolari relazioni vigenti nel luogo d'esame. Inoltre, le prove sono dirette e valutate da specialisti del ramo, con cognizioni scientifiche o tecniche specifiche, non sempre accessibili alle autorità di ricorso. Il Tribunale federale mantiene un simile ritegno anche allorquando è chiamato a dirimere contestazioni che riguardano delle prove d'esame volte a determinare l'attitudine di un soggetto ad esercitare una professione in campo giuridico, in quanto la valutazione delle medesime esige un confronto con i lavori degli altri candidati e poiché il giudizio reso dagli esaminatori presenta inevitabilmente una certa componente soggettiva; in questi casi esso annulla dunque la decisione litigiosa soltanto se risulta che l'autorità esaminatrice s'è lasciata influenzare nel proprio giudizio da dei motivi che non presentano alcuna relazione con l'esame oppure se questa si è fondata su delle ragioni manifestamente insostenibili (DTF 121 I 225 consid. 4b, 118 Ia 488 consid. 4c con rinvii; sentenza non pubblicata del Tribunale federale del 29 novembre 1999 in re H., consid. 6a).