Citation: 5P.339/2001 12.03.2002 E. 3

3.- Il ricorrente invoca una violazione del CPC ticinese, segnatamente dell'art. 184 (che limita la prova ai fatti contestati) e dell'art. 170 cpv. 2 (secondo cui i fatti non chiaramente contestati si presumono ammessi), affermando che la controparte non ha mai contestato che egli, dopo il febbraio 1990, ha comunicato all'assistita la conferma della sua accettazione della clausola d'arbitrato. In un ricorso per arbitrio non sono ammesse, salvo in casi eccezionali qui non ricorrenti, nuove allegazioni, prove o fatti. Nuove sono, secondo la giurisprudenza, tutte le allegazioni che non sono state proposte o non sono state mantenute davanti all'ultima istanza cantonale (DTF 118 III 37 consid. 2a, 117 Ia 1 consid. 2; Messmer/Imboden, Die eidgenössischen Rechtsmittel in Zivilsachen, n. 158 nota 18). Ora, in concreto non risulta che il ricorrente abbia formulato le predette allegazioni inerenti al CPC ticinese e segnatamente riguardanti l'applicazione degli art. 184 e 170 nelle osservazioni all'appello della controparte. Inoltre nel ricorso di diritto pubblico, il ricorrente omette di dimostrare che le parti abbiano dichiarato applicabile il CPC ticinese risp. che sussista una decisione del Tribunale arbitrale in questo senso (cfr. art. 24 CIA). Ne segue che la censura si rivela inammissibile (art. 90 cpv. 1 lett. b OG).