Citation: 5A_796/2008 03.03.2009 E. 5

5.1 Nella fattispecie il ricorrente pare limitarsi ad impugnare la decisione sulle misure cautelari, contro la quale egli può unicamente far valere la violazione di diritti costituzionali (art. 98 LTF). In applicazione dell'art. 106 cpv. 2 LTF il Tribunale federale esamina la pretesa violazione di diritti costituzionali (DTF 133 III 638 consid. 2 pag. 640) e di disposizioni del diritto cantonale solo se tale censura è stata espressamente invocata e motivata dal ricorrente. Ne segue che anche nell'ipotesi in cui il ricorrente abbia inteso pure attaccare la sentenza cantonale in merito alla decisione, interamente fondata sul diritto ticinese, sull'opposizione al precetto esecutivo civile, il rimedio soggiacerebbe nondimeno ai requisiti di motivazione dell'art. 106 cpv. 2 LTF. Come già sotto l'egida dell'art. 90 cpv. 1 lett. b OG, le cui esigenze restano determinanti per le censure sottoposte al principio dell'allegazione secondo l'art. 106 cpv. 2 LTF (DTF 134 II 244 consid. 2.2; 133 III 638 consid. 2 pag. 639), il ricorrente che lamenta una violazione del divieto d'arbitrio non può limitarsi a criticare la decisione impugnata come in una procedura d'appello, dove l'autorità di ricorso gode di cognizione libera, opponendo semplicemente la propria opinione a quella dell'autorità cantonale, bensì deve dimostrare, attraverso un'argomentazione precisa, che la decisione impugnata si fonda su un'applicazione della legge od un apprezzamento delle prove manifestamente insostenibile (DTF 134 II 349 consid. 3; 133 III 638 consid. 2 pag. 639; 133 IV 286 consid. 1.4). Per costante giurisprudenza, una decisione non è infatti arbitraria per il solo motivo che un'altra soluzione sarebbe sostenibile o addirittura preferibile, ma essa deve risultare manifestamente insostenibile, in aperto contrasto con la situazione effettiva, fondata su una svista manifesta oppure in urto palese con il sentimento di giustizia ed equità (DTF 133 III 585 consid. 4.1; 132 III 209 consid. 2.1 con rinvii). Non basta, in particolare, che il ricorrente affermi l'arbitrarietà della decisione impugnata adducendo considerazioni generiche (DTF 133 III 589 consid. 2 pag. 591 seg.; 125 I 492 consid. 1b). Il mancato rispetto di queste esigenze di motivazione conduce all'inammissibilità della censura (DTF 133 III 589 consid. 2 pag. 591 seg.). Nel campo di applicazione dell'art. 106 cpv. 2 LTF sono pure in principio inammissibili nuove allegazioni di fatto e di diritto (DTF 133 III 638 consid. 2 pag. 640). 5.2 In concreto il ricorso non soddisfa i citati requisiti di motivazione. A prescindere dal fatto che nel rimedio si cerca invano la menzione di una qualsiasi norma costituzionale, la maggior parte dell'argomentazione ricorsuale non concerne la sentenza impugnata, ma tratta temi del tutto estranei alla procedura incoata dagli opponenti, quali ad esempio i rapporti intrattenuti con i membri dell'esecutivo comunale o l'attuazione e il rispetto delle norme di piano regolatore da parte di quest'ultimo. Per il resto giova rilevare che illustrando le finalità perseguite con il rogito del 19 luglio 2005 il ricorrente pare dimenticare che il diritto di recupera era limitato nel tempo; inoltre criticando l'operato dell'Ufficiale del registro fondiario, egli non censura l'argomentazione dei Giudici cantonali, secondo cui per poter essere esercitato validamente, il diritto di recupera avrebbe invece dovuto essere tempestivamente comunicato agli opponenti. Anche le poche righe dedicate a questioni attinenti alla decisione impugnata sono del tutto inidonee a farla apparire arbitraria o in altro modo lesiva della Costituzione: per confutare l'assunto della Corte cantonale secondo cui il requisito della proporzionalità sarebbe in concreto adempiuto, non basta infatti affermare che gli opponenti non avrebbero bisogno della casa perché abitano altrove, senza invece indicare quale misura meno incisiva avrebbe loro permesso di far cessare la più che biennale illecita occupazione della loro proprietà. Infine, asserendo che gli opponenti sarebbero indirettamente corresponsabili del fatto che egli non paghi alcuna indennità per il possesso dei fondi, il ricorrente pare disconoscere di occupare i fondi in questione senza titolo alcuno e senza il consenso dei proprietari, circostanza che anche la corresponsione di un "affitto" non modificherebbe. 5.3 Nemmeno i certificati medici trasmessi al Tribunale federale sono di soccorso al ricorrente: essi concernono un intervento a cui egli ha dovuto sottoporsi dopo l'emanazione della sentenza impugnata e si rivelano quindi irricevibili. A titolo del tutto abbondanziale, giova infine rilevare che in ogni caso un rinvio sine die della restituzione dei fondi - come pare essere postulato dal ricorrente - non può entrare in linea di conto (cfr. DTF 117 Ia 336 consid. 3).