Citation: 2P.5/2004 26.01.2004 E. 3

Le censure ricorsuali si focalizzano piuttosto sui provvedimenti adottati dalle autorità in relazione all'attività praticata nell'esercizio pubblico. 3.1 Al riguardo, la Corte cantonale ha considerato violato l'art. 12 LEsPub, a norma del quale gli esercizi pubblici non possono essere usati per scopi estranei all'attività dell'esercizio e devono essere separati dai locali adibiti ad altro uso. Considerata la recidiva della ricorrente, la sua colpa e la gravità dell'infrazione, i Giudici ticinesi hanno soggiunto che tale violazione impone la revoca dell'autorizzazione a gestire, giusta l'art. 69 lett. b LEsPub, e della patente d'esercizio pubblico, ai sensi dell'art. 69a LEsPub. Il primo disposto prevede che l'autorizzazione a gestire è revocata allorquando, in caso di sospensione dell'autorizzazione stessa, si persiste o si ricade nella stessa infrazione per la quale era stata sospesa. La seconda norma stabilisce che i provvedimenti di cui agli art. 68 e 69 LEsPub possono avere effetto anche sulla patente. 3.2 Per quanto concerne la revoca dell'autorizzazione a gestire, l'insorgente ritiene la decisione impugnata arbitraria (art. 9 Cost.) e contraria al principio di legalità (art. 5 Cost.). Ora, ravvisare nel caso concreto la violazione dell'art. 12 LEsPub non deriva indubbiamente da un'interpretazione insostenibile del diritto cantonale. Anzi, la decisione impugnata resisterebbe, su questo punto, anche ad un libero esame. In effetti, tale norma è stata disattesa poiché la funzione autorizzata dal profilo della legislazione sugli esercizi pubblici, quella di ristorante con alloggio, è stata snaturata dalla pratica preminente di un'attività commerciale diversa dalla fornitura di vitto e alloggio a soggiornanti occasionali d'ogni genere. Al riguardo, è irrilevante che, nel contesto divenuto quello di un vero e proprio postribolo e con finalità subalterne al medesimo, tali prestazioni siano comunque state dispensate alla clientela (sentenza 2P.123/1998 del 22 settembre 1998, in: RDAT I-1999 n. 51, consid. 3b). È parimenti privo di pertinenza il fatto che il passaggio diretto tra il ristorante e le camere sia stato chiuso, considerato come l'autorizzazione a gestire sia unica e si estenda ad entrambi gli ambiti d'attività della locanda. La Corte cantonale non è incorsa nell'arbitrio nemmeno applicando la misura di cui all'art. 69 lett. b LEsPub. È in effetti senz'altro sostenibile ritenere che questa norma costituisca una base legale sufficientemente chiara e precisa per adottare un simile provvedimento in caso di recidiva e non solo nell'ipotesi di reiterazione dell'infrazione durante una sospensione dell'autorizzazione. Un'interpretazione restrittiva in questo senso, pretesa dall'insorgente, non si impone neppure per rapporto alle misure amministrative previste nei confronti dei gerenti (cfr. art. 69b LEsPub). Il controverso provvedimento non si fonda peraltro su un abuso del potere di apprezzamento in ordine alla gravità dell'infrazione. La stessa disattende la natura medesima dell'esercizio pubblico e può legittimamente essere valutata con rigore. Inoltre, a poco più di un anno di distanza da una precedente sospensione dell'autorizzazione per i medesimi motivi, la ricorrente ha continuato direttamente, scientemente ed in maniera sistematica ad abusare del permesso ricevuto. Con tutta evidenza il precedente provvedimento non ha quindi sortito alcun effetto deterrente. Non senza valide ragioni le autorità cantonali potevano quindi giudicare proporzionata, in queste circostanze, la revoca pura e semplice dell'autorizzazione a gestire. 3.3 In riferimento alla revoca della patente d'esercizio pubblico, la ricorrente adduce in special modo la violazione del principio di legalità, ma invoca parimenti il divieto d'arbitrio, la garanzia della proprietà (art. 26 Cost.) e la libertà economica (art. 27 Cost.). Questi ultimi diritti fondamentali sono semplicemente menzionati nel gravame, senza che sia tuttavia specificato in maniera compiuta e puntale in quale misura gli stessi sarebbero lesi dal giudizio impugnato. Anche da questo profilo è quindi alquanto dubbio che il ricorso possa risultare ammissibile (cfr. art. 90 cpv. 1 lett. b OG). Ad ogni modo, la questione può rimanere aperta visto che, ad un esame di merito, l'impugnativa andrebbe comunque respinta e ciò anche se la misura adottata costituisse una restrizione grave delle citate garanzie costituzionali ed il Tribunale federale rivedesse di conseguenza liberamente l'interpretazione e l'applicazione del diritto cantonale e la sua compatibilità con le stesse (DTF 129 I 35 consid. 8.2; 125 I 417 consid. 4c; 124 I 310 consid. 3b). In effetti, già è stato rilevato che, nella fattispecie, deriva da un'interpretazione corretta del diritto cantonale ritenere violato l'art. 12 LEsPub (cfr. consid. 3.2). È parimenti certamente legittimo dedurre dall'art. 69a LEsPub la possibilità di revocare la patente dell'esercizio pubblico al suo titolare. Il testo di tale norma, rinviando ai provvedimenti di cui agli art. 68 (sospensione) e 69 LEsPub (revoca), non si presta invero ad altre interpretazioni né dà adito ad equivoci di sorta. Le possibili conseguenze che determinate infrazioni possono comportare anche per il titolare della patente sono pertanto perfettamente prevedibili. La revoca della patente è inoltre una misura amministrativa retta dal diritto cantonale autonomo; irrilevanti sono perciò le critiche di violazione dell'art. 335 CP (sentenza 1P.169/1994 del 15 giugno 1994, in: EuGRZ 1994 pag. 567, consid. 2c). L'art. 69a LEsPub rappresenta dunque una base legale sufficientemente chiara e precisa per imporre il provvedimento litigioso. Lo stesso persegue peraltro lo scopo di impedire che si organizzi nelle forme di un esercizio pubblico uno stabilimento commerciale con finalità differenti da quelle dei medesimi. Questo obiettivo riveste un interesse per la collettività certamente degno di considerazione (sentenza 2P.123/1998 del 22 settembre 1998, in: RDAT I-1999 n. 51, consid. 3c). Più specificatamente, non è errato ritenere che la revoca della patente, introdotta di recente (BU-TI 2001, 269), rafforzi l'efficacia del sistema, evitando il perpetuarsi di abusi della destinazione autorizzata mediante un semplice cambio di gerenza o di gestione (Messaggio del Consiglio di Stato no. 5044 del 10 ottobre 2000 concernente [...] la modifica della legge sugli esercizi pubblici, ad art. 69a LEsPub). La formulazione potestativa della norma lascia inoltre rettamente spazio all'autorità per apprezzare la proporzionalità della misura in ogni singolo caso. In concreto, non occorre del resto interrogarsi sull'adeguatezza del provvedimento nei confronti di proprietari inconsapevoli o disinteressati alla gestione del loro stabile. La ricorrente non può infatti certamente appellarsi a queste giustificazioni. Il suo ruolo preminente, a tutti i livelli, nella conversione a postribolo dell'esercizio pubblico e la recidiva, commessa a breve termine dalla precedente sospensione della patente, lasciano apparire come adeguata ed inevitabile anche questa misura. Verificate in questo contesto, le censure di violazione del principio di legalità e del divieto d'arbitrio non assumono, in concreto, ulteriore portata propria. Nemmeno a questo riguardo il giudizio impugnato è dunque lesivo delle libertà costituzionali invocate.