Citation: 1A.173/2006 30.08.2007 E. 2

2.1 I ricorrenti, i quali non contestano l'esposto dei fatti della domanda estera, rilevano che si tratta di un procedimento per titolo di corruzione internazionale, in relazione a sospettati pagamenti in favore di funzionari del Governo iracheno da parte di determinate società italiane che avevano ottenuto l'assegnazione di quantitativi di petrolio nell'ambito del cosiddetto programma "Oil-for-food", svoltosi sotto l'egida dell'ONU. L'indagine prende avvio dagli accertamenti compiuti da una Commissione d'inchiesta appositamente istituita dal Segretariato Generale dell'ONU dopo il ritrovamento di documenti attestanti i citati versamenti. I ricorrenti ne deducono che ci si troverebbe in un contesto nell'ambito del quale i pagamenti ricevuti dai destinatari della sospettata corruzione sarebbero già noti. Aggiungono che dal rapporto della Commissione risulterebbe che i pagamenti, di complessivi USD 942'000, sarebbero avvenuti fra il 14 dicembre 2000 e il 16 maggio 2002. Essi sostengono poi che la richiesta dell'autorità rogante si estenderebbe a dismisura oltre il contesto delle indagini ed eccederebbe quanto utile. I ricorrenti insistono in particolare sul fatto che la documentazione relativa ai pagamenti effettuati dalla società Q.________ alla X.________ Ltd sarebbe già nota, essendo pacifico che tali pagamenti sono avvenuti e che il beneficiario è il ricorrente. Ricordato che la predetta società non è legittimata a ricorrere, risulta nondimeno chiaramente il coinvolgimento del ricorrente nei fatti oggetto d'inchiesta. È quindi a torto ch'egli sostiene che la documentazione non sarebbe pertinente per l'inchiesta. 2.2 Riguardo al conto della Y.________ LLC, la titolare rileva che questa relazione è stata alimentata unicamente con quanto essa ha ricevuto dalla X.________ e che quest'ultima percepiva dalla Q.________, società pure oggetto d'inchiesta: la X.________ riversava poi detti averi al suo avente diritto economico, ossia al ricorrente, indagato nel procedimento estero. Al suo dire, si tratterrebbe di una costruzione attuata per scopi fiscali. La ricorrente sottolinea che l'autorità estera sarebbe già in possesso dei documenti relativi ai pagamenti effettuati dalla Q.________ e sarebbe pacifico e noto che il destinatario finale è il ricorrente. Unici movimenti potenzialmente interessanti per l'autorità estera sarebbero il pagamento del 3 maggio 2002 di USD 153'000 e un bonifico di USD 60'000, effettuati dal ricorrente in favore di D.________, inquisito nel procedimento estero: soltanto dall'inchiesta il ricorrente avrebbe appreso che tali somme sarebbero poi state girate dal citato inquisito ad altri, circostanza ch'egli prima avrebbe ignorato. Sostiene quindi, in maniera del tutto generica, che, eventualmente ad eccezione di detti documenti, tutti gli altri non dovrebbero essere trasmessi. 2.3 Con questa conclusione Y.________ LLC disattende che, contrariamente all'obbligo che le incombeva secondo la costante pubblicata giurisprudenza, essa non sostiene d'aver indicato dinanzi all'autorità di esecuzione quali singoli documenti, e perché, sarebbero sicuramente irrilevanti per il procedimento penale estero (DTF 130 II 14 consid. 4.3 e 4.4; 126 II 258 consid. 9b e c; 122 II 367 consid. 2d pag. 371 seg.). Per di più, la ricorrente non è legittimata a far valere diritti di terzi, segnatamente del ricorrente quale suo avente diritto economico (DTF 126 II 258 consid. 2d pag. 260; 125 II 356 consid. 3b/aa). 2.4 Del resto, i documenti bancari del suo conto, dal quale sono stati effettuati versamenti da un inquisito a favore di un altro inquisito, sono chiaramente idonei a far avanzare il procedimento estero. Contrariamente all'assunto ricorsuale, tra la richiesta misura d'assistenza e l'oggetto del procedimento penale estero sussiste pertanto una relazione sufficiente (DTF 129 II 462 consid. 5.3; 125 II 65 consid. 6b/aa pag. 73). L'utilità potenziale di questi atti è chiaramente data (DTF 126 II 258 consid. 9c; 122 II 367 consid. 2c). 2.5 Insistendo sull'asserita inutilità dei suoi documenti bancari, la ricorrente misconosce che la questione di sapere se le informazioni richieste nell'ambito di una domanda di assistenza siano necessarie o utili per il procedimento estero dev'essere lasciata, di massima, all'apprezzamento delle autorità richiedenti. Lo Stato richiesto non dispone infatti dei mezzi per pronunciarsi sull'opportunità di assumere determinate prove e non può sostituire il proprio potere di apprezzamento a quello dell'autorità estera che conduce le indagini. La richiesta di assunzione di prove può essere rifiutata solo se il principio della proporzionalità, nella limitata misura in cui può esser applicato in procedure rette dalla CEAG (DTF 112 Ib 576 consid. 13d pag. 603; 113 Ib 157 consid. 5a pag. 165; 121 II 241 consid. 3c; Zimmermann, op. cit., n. 476), sia manifestamente disatteso (DTF 120 Ib 251 consid. 5c) o se la domanda appaia abusiva, le informazioni richieste essendo del tutto inidonee a far progredire le indagini (DTF 122 II 134 consid. 7b; 121 II 241 consid. 3a). Come si è visto, l'utilità potenziale dei documenti litigiosi per l'inchiesta estera non può essere negata. La contestata trasmissione è giustificata, se del caso, pure allo scopo di permettere all'autorità estera di poter dimostrare compiutamente, anche per il tramite dei documenti litigiosi, la fondatezza delle sue accuse. La circostanza ch'essa disporrebbe già di documenti attestanti che il ricorrente è il destinatario di determinati versamenti non implica che i nuovi atti, idonei a confermare ulteriormente la tesi accusatoria, sarebbero inutili.