Citation: 6B_334/2007 11.10.2007 E. 2

Il ricorrente lamenta anzitutto la violazione del principio della presunzione d'innocenza, principio a suo dire leso dal sistema di ricorso dell'ordinamento procedurale penale ticinese, segnatamente dall'art. 288 CCP/TI, che limita la facoltà di ricorrere contro gli accertamenti di fatto e la valutazione delle prove ai soli casi di arbitrio. A mente dell'insorgente, la cognizione limitata all'arbitrio della CCRP impedirebbe una piena verifica delle ragioni di fatto alla base della sentenza di condanna e costituirebbe anche una limitazione eccessiva alla garanzia di un doppio grado di giurisdizione. 2.1 Il principio "in dubio pro reo" è il corollario della presunzione d'innocenza garantita agli art. 32 cpv. 1 Cost., 6 n. 2 CEDU e 14 n. 2 Patto ONU II e concerne sia la ripartizione dell'onere della prova che la valutazione delle prove in quanto tali. In ambito di valutazione delle prove il principio afferma che il giudice penale non può dichiararsi convinto di una ricostruzione dei fatti sfavorevole all'imputato quando, secondo una valutazione oggettiva del materiale probatorio, sussistono dubbi che i fatti si siano verificati in quel modo. La massima non impone però che l'amministrazione delle prove conduca a una certezza assoluta di colpevolezza. Semplici dubbi astratti e teorici non sono sufficienti, poiché sono sempre possibili, né una certezza assoluta può essere pretesa: il principio è disatteso quando il giudice penale avrebbe dovuto nutrire, dopo un'analisi globale e oggettiva delle prove, rilevanti e insopprimibili dubbi sulla colpevolezza dell'imputato (DTF 127 I 38 consid. 2a e rinvii). 2.2 Il ricorrente non spiega, con una motivazione conforme alle esigenze legali di ammissibilità (v. consid. 1.3), né d'altronde si scorge, come un esame limitato all'arbitrio nell'accertamento dei fatti e nella valutazione delle prove possa ledere il principio in dubio pro reo. Ne consegue l'inammissibilità del gravame su questo punto. Le censure del ricorrente vanno piuttosto riferite alla garanzia del doppio grado di giurisdizione sancita dall'art. 2 del Protocollo addizionale n. 7 alla CEDU (RS 0.101.07) e dall'art. 14 cpv. 5 del Patto ONU II (RS 0.103.2) per cui chiunque è dichiarato colpevole di un'infrazione penale ha diritto a sottoporre a un tribunale della giurisdizione superiore la dichiarazione di colpa o di condanna. 2.3 In base alla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, le limitazioni del diritto di far esaminare la condanna da un'istanza superiore sono in linea di principio conformi all'art. 2 del Protocollo addizionale n. 7 alla CEDU. Tali limitazioni devono però perseguire uno scopo legittimo e non violare la sostanza stessa di questo diritto (v. la decisione del 12 aprile 2001 della Corte europea dei diritti dell'uomo, nella causa Waridel contro Svizzera, pubblicata in GAAC 2001 n. 121 pag. 1303 e segg., consid. 6). Chiamata proprio a esprimersi sulla procedura penale ticinese, la Corte europea ha in particolare sottolineato come il fatto che il potere di cognizione delle due istanze superiori, compreso il Tribunale federale, sia limitato al controllo dell'arbitrio non può essere considerato come una violazione degli aspetti essenziali del diritto di ricorso. In precedenza anche il Tribunale federale aveva avuto occasione di pronunciarsi sulla legittimità della procedura di ricorso per cassazione prevista dal Codice di procedura penale ticinese, segnatamente sulla sua conformità all'art. 2 cpv. 1 Protocollo addizionale n. 7 CEDU e all'art. 14 cpv. 5 del Patto ONU II. Esso ha concluso che un procedimento, dinanzi al tribunale di seconda istanza, limitato al riesame completo delle questioni di diritto e al riesame dei fatti e delle prove solo sotto il profilo dell'arbitrio è ammissibile (v. DTF 124 I 92 consid. 2c). La procedura di ricorso dinanzi alla CCRP, dunque, rispetta le esigenze internazionali relative alla garanzia del doppio grado di giurisdizione. Su questo punto l'impugnativa va pertanto disattesa.