Citation: 2A.299/2003 18.11.2003 E. 4

4.1 Nel caso specifico, dalle tavole processuali risulta che la comunione domestica tra i coniugi A.________, sposati dal 15 dicembre 2000, è stata alquanto breve, avendo avuto una durata inferiore ad un anno. In effetti, già all'inizio di dicembre del 2001 essi vivevano separati; il marito risiedeva a Lugano presso un'altra donna, mentre la moglie, con problemi di tossicodipendenza e a carico dell'assistenza pubblica, soggiornava presso un garni, pure a Lugano. È vero che quest'ultima, a quell'epoca, ha dichiarato per iscritto che la separazione era dovuta al mancato rinnovo del contratto di locazione e che auspicava di trovare una sistemazione per riprendere a vivere con il marito, senza peraltro menzionare dove egli risiedesse. Tuttavia il 26 luglio 2002, interrogata dalla Polizia, B.A.________ si è espressa in maniera radicalmente differente sulla sua relazione matrimoniale. Ha infatti addotto che dal momento della separazione non aveva più avuto contatti con il marito, il quale non provvedeva in alcun modo al suo sostentamento, che era intenzionata a chiedere il divorzio e che aspettava un bambino da un altro uomo. Ha aggiunto che il coniuge aveva avuto atteggiamenti violenti, tanto da richiedere più volte l'intervento della Polizia. Ha infine affermato di ignorare dove risiedesse il consorte, supponendo comunque, in modo manifestamente errato, che abitasse nel Locarnese. L'insorgente, interpellato il giorno prima della moglie, ha per contro tentato di relativizzare la portata della disunione coniugale, affermando che la donna con cui viveva, contribuendo, tra l'altro, al pagamento della pigione, era semplicemente un'amica di famiglia e che, di tanto in tanto, rivedeva la moglie, dalla quale non era intenzionato a divorziare. Egli non ha tuttavia fornito alcuna indicazione concreta sulla situazione personale della consorte, ad esempio sul suo recapito oppure sulla gravidanza, né sulla natura dei loro asseriti rapporti; non ha neppure ipotizzato una ripresa della vita in comune. Dalle risultanze di questa inchiesta si evince pertanto in maniera eloquente che entrambi i coniugi A.________ hanno organizzato in maniera del tutto autonoma le rispettive esistenze, sia dal lato pratico che da quello relazionale. 4.2 Dinanzi al Consiglio di Stato, dapprima, e al Tribunale amministrativo, in seguito, il ricorrente ha affermato di essersi riconciliato con la moglie e di aver ripreso la vita in comune. I modi e i tempi in cui questa pretesa e improvvisa rappacificazione sarebbe intervenuta appaiono tuttavia alquanto sospetti. In effetti, l'insorgente ha addotto di essere tornato a convivere pochi giorni dopo il mancato rinnovo del suo permesso di dimora, ponendo così fine ad una separazione che durava da oltre dieci mesi. Per di più, ciò sarebbe avvenuto all'incirca nello stesso periodo in cui la moglie dovrebbe aver dato alla luce un figlio, di cui egli non sarebbe il padre. Le dichiarazioni scritte della consorte, datate 10 novembre e 20 dicembre 2002, prodotte dinanzi al Consiglio di Stato, rispettivamente al Tribunale cantonale amministrativo, non permettono di fugare i sospetti. In tali scritti, ella conferma, tra l'altro, la ripresa della convivenza e sottolinea la ritrovata felicità familiare, senza tuttavia nemmeno accennare, significativamente, alle inevitabili ripercussioni che la sua gravidanza, rispettivamente la nascita del figlio, devono forzatamente aver avuto sulla relazione coniugale. Inoltre, nella seconda dichiarazione, la moglie si riferisce alla posizione da lei espressa un anno prima, quando aveva comunicato di vivere separata dal marito, ma di auspicare la ripresa della convivenza, mentre non menziona le ben più gravose affermazioni rilasciate successivamente alla Polizia. Infine è interessante rilevare che, nel contratto di locazione dell'appartamento in cui i coniugi affermano di essersi stabiliti, è indicata, quale conduttrice, unicamente la moglie, mentre il nome del consorte non è riportato neppure nello specifico campo del formulario contrattuale. 4.3 Alla luce di quanto precede, va quindi condivisa la valutazione a cui è pervenuto il Tribunale amministrativo, secondo cui l'attitudine assunta dai coniugi A.________ risulta dettata non tanto dall'autentica volontà di ricomporre la loro unione coniugale, quanto piuttosto dai bisogni di causa del marito. In definitiva, ne consegue perciò che la Corte cantonale non ha violato il diritto federale nel concludere che il ricorrente, abusando dei diritti che gli derivano dall'art. 7 cpv. 1 prima frase LDDS, si richiama ad un matrimonio esistente soltanto sulla carta, al solo scopo di poter continuare a soggiornare in Svizzera.