Citation: 4A_194/2019 E. 6.3

6.3. In concreto, il ricorrente non può essere seguito quando ritiene che dalla comunicazione - avvenuta nel mese di dicembre 2009 e confermata il gennaio seguente - di un cambiamento di destinazione di un edificio situato fuori dalla zona edificabile, censito quale stalla/fienile fuori uso, effettuato senza una licenza edilizia, egli non poteva desumere l'esistenza di un rustico riattato abusivamente ed agire di conseguenza. Prima di intraprendere ulteriori passi, avrebbe quindi dovuto, quale avvocato, consultare le pertinenti disposizioni legali concernenti le modifiche di edifici fuori dalla zona edificabile, segnatamente gli art. 24 segg. della Legge sulla pianificazione del territorio (LPT) e l'art. 39 dell'Ordinanza sulla pianificazione del territorio (OPT) al fine di inquadrare la situazione dal profilo giuridico. Il ricorrente non afferma di averlo fatto né che da un tale esame sarebbero emersi elementi che lasciavano intravvedere una reale possibilità di ottenere una licenza edilizia in sanatoria. Il ricorrente non poteva nemmeno confidare sul fatto che delle persone senza formazione giuridica, quale il suo mandante, il Comune o i tecnici coinvolti lo illuminassero. A tale proposito giova rilevare che, come incontestatamente indicato nella sentenza impugnata, il comportamento dell 'autorità comunale o dei suoi impiegati è del tutto irrilevante poiché, trattandosi di un edificio fuori dalla zona edificabile, competeva al Cantone stabilire se una licenza edilizia potesse essere rilasciata. Come risulta pure dalla giurisprudenza di questo Tribunale, anche un - semplice - cittadino dev'essere a conoscenza di tale fatto e non può invocare il principio della buona fede o prevalersi di altre assicurazioni fornite dall'autorità comunale (cfr. sentenza 1C_403/2008 del 23 ottobre 2008 consid. 3.3, riprodotto in RtiD 2009 I 208). Del resto, il ricorrente continua a riferirsi all'agire della Sezione dell'agricoltura, che fa parte del Dipartimento delle finanze e dell'economia, ma non afferma di aver ricevuto delle assicurazioni da parte dell'autorità cantonale competente in materia di licenze edilizie, e cioè dal Dipartimento del territorio (art. 2 cpv. 1 del Regolamento di applicazione della legge edilizia ticinese). Ne segue che la conclusione della sentenza impugnata secondo cui il ricorrente non ha correttamente eseguito l'intero mandato affidatogli non viola il diritto federale. Il fatto di aver ricevuto ancora il 15 febbraio 2010 dall'opponente il mandato di "assisterlo nella pratica edilizia" non è manifestamente idoneo a dimostrare il contrario. A tale proposito il ricorrente mischia, riferendosi peraltro inammissibilmente alla sentenza di primo grado, la questione del rilascio della licenza edilizia e con la procedura di contravvenzione e pare quindi non avvedersi del fatto che la Corte cantonale gli ha riconosciuto una retribuzione (incluso il rimborso delle spese) per il lavoro svolto in quest'ultima procedura. Altrettanto inconferente ai fini del presente giudizio si rivela il richiamo "alla clausola liberatoria nel rogito (esclusione di responsabilità) ", in cui ha reso attento le parti che la procedura di frazionamento in corso non era ancora stata autorizzata. Al ricorrente non viene infatti rimproverato di avere proposto tale frazionamento irrealizzabile in tre fondi, ma di non aver direttamente ripiegato, una volta emersa l'impraticabilità di tale modo di procedere, sulla soluzione (lo scorporamento del solo mappale venduto) che ha poi permesso di iscrivere a registro fondiario il trapasso di proprietà.