Citation: 2A.552/2005 06.10.2005 E. 2

2.1 A parere della ricorrente il Tribunale amministrativo, non ammettendo che il Consiglio di Stato avrebbe rifiutato a torto sia d'interrogare nuovamente suo marito sia di concederle la possibilità di controinterrogarlo, avrebbe disatteso gli art. 19 cpv. 2 della legge ticinese di procedura per le cause amministrative, del 19 aprile 1966 (LPAmm) e 185 cpv. 1 del Codice ticinese di procedura civile, del 17 febbraio 1971 (CPC/TI), nonché l'art. 29 cpv. 2 Cost. Nel caso concreto, la ricorrente non pretende che le norme procedurali cantonali da lei richiamate offrano garanzie più ampie di quelle sancite dall'art. 29 cpv. 2 Cost. Va pertanto esaminato con piena cognizione se la Corte cantonale abbia disatteso il suo diritto di essere sentita garantito da quest'ultimo disposto (al riguardo, cfr. DTF 126 I 15 consid. 2a). 2.2 Vagliando il quesito di sapere se il diritto di essere sentito della ricorrente fosse stato leso siccome non aveva potuto né assistere all'interrogatorio del consorte né controinterrogarlo, il Tribunale amministrativo ha rilevato che le dichiarazioni rilasciate dal marito erano state usate dall'autorità precedente soltanto per verificare se vi erano indizi sufficienti di matrimonio fittizio. Dato che tale aspetto non era stato posto a fondamento della decisione governativa, la Corte cantonale ha respinto la critica. A ragione. Come emerge dagli atti di causa l'interrogatorio in questione, eseguito dalla polizia cantonale su richiesta del Consiglio di Stato, è stato utilizzato essenzialmente per verificare se si era in presenza di un matrimonio fittizio. Orbene, questo quesito, anche se vi erano forti indizi per corroborarlo, è stato lasciato indeciso nella decisione governativa, la quale in definitiva è stata fondata unicamente sul fatto che l'interessata commetteva un chiaro abuso di diritto ad invocare un matrimonio ormai svuotato di qualsiasi contenuto. Il solo elemento ripreso dal citato verbale d'interrogatorio è il domicilio indicato dal marito, differente da quello della moglie. Sennonché già in precedenza questo domicilio era stato indicato come quello ove il marito si era trasferito quando la coppia aveva smesso di convivere e ciò da entrambi i coniugi (cfr. interrogatorio della ricorrente dell'8 giugno 2004; lettera del marito del 13 luglio 2004): non si tratta pertanto di un nuovo elemento sul quale la ricorrente non ha mai potuto pronunciarsi. Discende da quanto precede che la Corte cantonale non ha disatteso il diritto di essere sentita della ricorrente. Questa conclusione s'impone a maggior ragione se si pone mente che l'interessata poteva chiedere al Tribunale amministrativo l'assunzione di prove, concernenti segnatamente la pretesa inesattezza degli accertamenti fattuali, ciò che non ha tuttavia fatto. A titolo abbondanziale si può aggiungere che quando in procedimenti amministrativi come quello in esame si procede all'interrogatorio delle parti, può apparire opportuno, se non addirittura necessario, sentirle separatamente. In tale evenienza il loro diritto di essere sentiti viene rispettato se viene poi concesso loro la facoltà di determinarsi, ricordato che il diritto di essere sentito non garantisce la facoltà di esprimersi oralmente (cfr. DTF 125 I 209 consid. 9b). Orbene, in concreto, la ricorrente non afferma che quando ha avuto conoscenza del contenuto del verbale d'interrogatorio del marito non ha avuto la possibilità di determinarsi né di far valere i propri argomenti. Anzi dagli atti di causa emerge che il Consiglio di Stato le ha effettivamente concesso un termine per esprimersi (cfr. lettera del legale della ricorrente del 24 maggio 2005). Visto quanto precede, la censura risulta pertanto infondata.