Citation: 2A.325/2005 30.11.2005 E. 3.2

3.2.1 Nel caso di specie, già dai primi accertamenti esperiti dalle autorità penali è emerso che l'amministratore ed azionista unico dell'insorgente ha formalmente affidato a quest'ultima la gestione di uno stabile di decine di appartamenti affittati a prostitute. Dalle prime ricostruzioni, sulla base del numero di locatarie ospitate e delle pigioni pretese, tale attività ha con tutta probabilità generato una cifra d'affari superiore a quella esposta nella dichiarazione d'imposta 2003, pari a circa fr. 1'150'000.--, e soprattutto un guadagno ben maggiore dell'utile di poche migliaia di franchi dichiarato. È peraltro difficile credere che l'omessa indicazione di determinate entrate possa essere avvenuta "per mero errore e non certo per malizia", come sostiene la ricorrente. 3.2.2 Vi sono dunque significativi elementi per ritenere che l'insorgente abbia dissimulato sistematicamente e su larga scala beni e redditi importanti. Una tale situazione è già di per sé sufficiente per considerare il pagamento del credito fiscale oggettivamente minacciato (sentenza 2A.326/1997 del 1° aprile 1998, in: RDAT II-1998 n. 20t, consid. 4c; sentenza 2A.247/1995 del 27 ottobre 1995, in: ASA 66 pag. 479, consid. 2). Rilevante è poi anche l'attitudine dell'amministratore della ricorrente, non improntata alla massima chiarezza e collaborazione (sentenza 2A.81/1994 del 28 febbraio 1995, in: ASA 65 pag. 386, consid. 3), così come il fatto che egli disponga di strutture grazie alle quali potrebbe sottrarre i beni patrimoniali all'esecuzione del fisco trasferendoli all'estero (DTF 108 Ib 44 consid. 3). Pure la natura del patrimonio della società, che non contempla la proprietà dello stabile, né, a quanto affermato, nemmeno dell'autovettura di cui ha comunque ceduto la detenzione, giustifica la richiesta di garanzia; probabilmente i beni societari consistono infatti soprattutto in depositi bancari (sentenza 2A.81/1994 del 28 febbraio 1995, in: ASA 65 pag. 386, consid. 3). Non va infine sottovalutato che non è fuori luogo ipotizzare l'imposizione di una pesante multa per tentativo di sottrazione d'imposta (sentenza 2A.560/2002 dell'8 settembre 2003, in: StR 59/2004 pag. 40, consid. 4.1). 3.2.3 In queste circostanze, l'esistenza di un credito fiscale e la messa in pericolo della sua conseguente riscossione appaiono più che verosimili. La ricorrente cadrebbe peraltro in palese contraddizione volendo sostenere il contrario in virtù dell'eventuale confisca dei beni che potrebbe venir ordinata in sede penale. Né è d'altra parte possibile ritenere l'effettivo pagamento dell'imposta durevolmente garantito grazie al sequestro di natura penale che attualmente colpisce gli stessi beni (cfr., comunque, 2A.370/1992 del 22 giugno 1993, in: ASA 63 pag. 732, consid. 3c).