Citation: 1A.56/2000 17.04.2000 E. 8

8.- a) Il ricorrente sostiene infine che l'UFP avrebbe ritenuto a torto che l'art. 340 cpv. 1 n. 5 CP, riguardante la giurisdizione federale per i crimini concernenti le monete, stabilisce una regola di competenza ex materia e non ex loci. A suo dire, la competenza ex loci dell'Autorità elvetica sarebbe giustificata secondo l'art. 4 cpv. 1 CP che dichiara applicabile il diritto penale svizzero a determinati crimini o delitti - tra cui non vengono menzionati quelli in esame - commessi all'estero contro lo Stato. Fondandosi su una citazione dottrinale (Panchaud/Ochsenbein/Van Ruymbeke, Code pénal suisse annoté, Losanna 1989, n. 1 ad art. 4) egli afferma che anche il reato di contraffazione di monete secondo l'art. 240 cpv. 3 CP rientrerebbe nella competenza elvetica giusta l'art. 4 CP. L'assunto non è decisivo, visto che il colpevole è sì punibile anche quando ha commesso il reato all'estero e se è stato arrestato in Svizzera: ciò però quando non è estradato (art. 240 cpv. 3 CP). Ora, nella misura del possibile, l'estradizione deve permettere di esercitare l'azione penale nel luogo ove si trova il centro dell'attività delittuosa dell'interessato, in concreto quindi in Slovenia (cfr. l'art. 7 CEEstr; DTF 112 Ib 225 consid. 5b, 117 Ib 210 consid. 3b/bb; Zimmermann, op. cit. , n. 339/340). b) Il semplice accenno a una presumibile violazione dei principi sanciti dalla CEDU da parte della Slovenia non è manifestamente sufficiente per negare l'estradizione. Il ricorrente deve infatti rendere verosimile la sussistenza di un rischio serio e obiettivo di una grave violazione dei diritti dell'uomo nello Stato richiedente, suscettibile di toccarlo in maniera concreta (DTF 125 II 356 consid. 8a pag. 364 e rinvii, 123 II 161 consid. 6b pag. 167, 511 consid. 5b). Al riguardo, e con riferimento all'art. 2 lett. a AIMP che dispone l'irricevibilità della domanda qualora il procedimento all'estero non corrisponda ai principi procedurali della CEDU o del Patto ONU II, non è sufficiente richiamare il rapporto esperito in quel Paese dal Comitato europeo per la prevenzione della tortura e di trattamenti inumani e degradanti del 27 giugno 1996, che secondo il dire del ricorrente non sarebbe "in nessun modo confortante". Ciò a maggior ragione visto che lo Stato richiedente ha ratificato la CEDU e il PATTO ONU II e, pertanto, si presume che li rispetti (DTF 109 Ib 165 consid. 7c pag. 173 seg. , 123 II 595 consid. 5c/bb pag. 609 seg.).