Citation: 4P.213/2004 18.01.2005 E. 2

Prima di chinarsi sugli argomenti esposti nell'allegato ricorsuale appare utile rammentare il contesto in cui si inserisce la controversia sottoposta all'esame del Tribunale federale. 2.1 I creditori che reputano di essere stati lesi nei loro interessi dagli atti di un organo della società anonima possono procedere giudizialmente contro di esso per ottenere il risarcimento del danno diretto, ovverosia del pregiudizio subito a titolo personale, indipendentemente dal danno della società (DTF 110 II 391 consid. 1). Tale azione presuppone tuttavia che il comportamento imputabile all'organo configuri un atto illecito - suscettibile di dar luogo, nei confronti del creditore procedente, ad una responsabilità ex art. 41 CO - un caso di culpa in contrahendo, oppure ancora ch'esso violi una norma legale del diritto societario intesa all'esclusiva tutela dei creditori (cfr. DTF 128 III 180 consid. 2c pag. 182 seg. con rinvii). In concreto, le ricorrenti non hanno fondato la loro azione su di un atto illecito o sulla culpa in contrahendo. Esse si sono prevalse unicamente della violazione delle disposizioni legali relative agli obblighi che incombono al consiglio di amministrazione in caso di eccedenza di debiti, segnatamente dell'art. 716a cpv. 1 n. 7 e dell'art. 725 CO. Si tratta di norme che non sono state emanate nel solo interesse dei creditori bensì anche in quello della società medesima, per permetterle l'adozione di eventuali misure di risanamento e, in ogni caso, per evitare un ulteriore aggravamento della sua situazione patrimoniale (DTF 128 III 180 consid. 2c pag. 283 con rinvio). Ciò significa che in concreto, contrariamente a quanto sembrano voler sostenere in ingresso alla loro impugnativa, le ricorrenti non possono far valere un danno diretto nei confronti dell'opponente. 2.2 Esse risultano in effetti lese in maniera indiretta, a causa dello stato d'insolvenza in cui è venuta a trovarsi la E.________ alla fine del 1995, che ha reso impossibile il pagamento delle fatture da loro emesse nell'anno successivo. Ora, in caso di fallimento, spetta di principio all'amministrazione del fallimento far valere le pretese degli azionisti e dei creditori della società (art. 757 cpv. 1 CO). Un creditore può promuovere causa solamente sulla scorta di un mandato processuale, vale a dire quale cessionario della massa fallimentare (art. 260 LEF; art. 757 cpv. 2 CO); egli può allora rivendicare il risarcimento del danno cagionato direttamente alla società e indirettamente ai suoi creditori (DTF 128 III 180 consid. 2c pag. 283). Tale eventualità si è realizzata nella fattispecie in esame. Avendo l'amministrazione del fallimento rinunciato ad agire nei confronti degli organi della fallita giusta l'art. 754 CO, le ricorrenti - al beneficio della cessione dei diritti della massa - hanno adito le istanze giudiziarie cantonali onde ottenere la rifusione del pregiudizio sofferto dalla società. 2.3 Giusta l'art. 754 cpv. 1 CO gli amministratori sono responsabili del danno cagionato mediante la violazione, intenzionale o dovuta a negligenza, dei doveri loro incombenti. In concreto le ricorrenti hanno convenuto in giudizio D.________, già vicepresidente del consiglio d'amministrazione della società fallita, rimproverandogli di aver tenuto un comportamento passivo, non consono ai doveri di un amministratore, e segnatamente di non aver allestito un bilancio ai valori di liquidazione rispettivamente di non essersi rivolto al giudice nonostante fosse chiaro, già a partire dall'esercizio 1995, che la società era sovraindebitata (art. 716a cpv. 1 n. 7 e art. 725 CO). Per questo motivo hanno preteso da lui il risarcimento del danno patito in relazione alle forniture ordinate dal consiglio di amministrazione della fallita nel 1996, che le ricorrenti hanno regolarmente effettuato e che, non essendo mai state pagate, sono andate ad incrementare in misura corrispondente i passivi della società.