Citation: 7B_627/2024 E. 2.5.3

2.5.3. Se il ricorrente, in qualità di fisioterapista/osteopata, ha facoltà di non deporre in merito a segreti a lui confidati in virtù della sua professione o di cui è venuto a conoscenza nell'esercizio della medesima (art. 171 cpv. 1 CPP), egli non può tuttavia, in quanto imputato nel procedimento penale pendente aperto a suo carico, invocare il segreto medico quale impedimento legale al sequestro e al dissigillamento (art. 264 cpv. 1 lett. c CPP; cfr. consid. 2.2.4 supra). Il ricorrente si limita a sostenere genericamente che "nel bilanciamento degli interessi in gioco" apparirebbe palese la prevalenza del segreto medico rispetto all'interesse perseguito con la decisione avversata. Tuttavia, disattendendo la citata prassi (cfr. consid. 2.2.3 supra) e il suo obbligo di motivazione, il ricorrente non rende verosimili segreti o interessi privati dei pazienti degni di protezione che osterebbero al dissigillamento. I dati sotto sigillo non riguardano peraltro cartelle mediche contenenti informazioni strettamente personali e molto sensibili inerenti alla sfera intima e privata di pazienti - quali rapporti di anamnesi, di diagnosi e del decorso terapeutico -, ma dati di fatturazione (cfr. sentenza 7B_554/2023 citata consid. 4.5). La possibilità che, come il ricorrente sostiene, vi siano indicati il numero di sedute svolte, il tipo di trattamento (fisioterapia o osteopatia) e la durata del rapporto con lo Studio A.________ non costituisce di per sé un ostacolo al dissigillamento, tanto meno che il magistrato inquirente è tenuto a mettere in atto provvedimenti (quali ad esempio l'anonimizzazione della documentazione sequestrata) tali da non permettere di risalire all'identificazione dei pazienti interessati. Il "pregiudizio irreparabile" a danno del ricorrente e del buon nome dello Studio A.________ derivante dalla violazione del segreto professionale - invocato dal ricorrente - non costituisce peraltro una limitazione al sequestro, data la gravità dei reati imputati. L'interesse al perseguimento penale prevale dunque sulla violazione degli interessi professionali e privati invocata. Va ricordato inoltre che la procedura preliminare - condotta dal magistrato inquirente - non è pubblica (cfr. art. 69 cpv. 3 lett. a CPP); il ricorrente può anche chiedere misure cautelari (cfr. art. 102 e 108 CPP) se ritiene che una restrizione dell'accesso agli atti sia necessaria per tutelare interessi pubblici o privati (cfr. sentenze 7B_488/2024 del del 30 agosto 2024 consid. 3.4.3 e le sentenze citate).