Citation: 2C_357/2019 E. 6.2

6.2. Alla luce delle condanne subite dal ricorrente in Svizzera e dei reati commessi in Italia prima di trasferirsi nel nostro Paese, la valutazione del Tribunale amministrativo, che ravvisa in tali elementi una minaccia effettiva e attuale per l'ordine pubblico svizzero ai sensi dell'art. 5 Allegato I ALC, appare corretta e va pertanto confermata. Motivi di ordine e sicurezza pubblici atti a giustificare una limitazione della libera circolazione delle persone possono sussistere infatti pure nel caso del compimento di reati di natura patrimoniale (cfr. sentenze 2C_511/2018 del 2 luglio 2018 consid. 3.4.1 e 2C_110/2012 del 26 aprile 2012 consid. 3.3.1). Così è anche in concreto. Una volta giunto nel nostro Paese, l'insorgente ha occupato le autorità giudiziarie con regolarità, rendendosi tra l'altro colpevole di contravvenzione alla LAVS, tentata amministrazione infedele, tentato inganno nei confronti dell'autorità, truffa e omissione della contabilità. Molti di questi reati sono d'altra parte stati commessi nell'ambito dell'attività imprenditoriale intrapresa dall'interessato in Svizzera e sono quindi del medesimo genere di quello per il quale egli è stato condannato nel 2008 in Italia a quattro anni di reclusione (bancarotta fraudolenta in concorso), pena accompagnata peraltro dalla pronuncia dell'inabilità all'esercizio di un'impresa commerciale per dieci anni e dell'incapacità di esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa per dieci anni. Ciò dimostra che, nonostante la pesante condanna già subita nella vicina Penisola - alla cui gravità nulla toglie l'applicazione dell'indulto, come rettamente osservato dal Tribunale amministrativo -, il ricorrente non ha affatto mutato il proprio atteggiamento. A questo proposito va rilevato che, sebbene la condanna in questione risalga al 2008, quelle subite in Svizzera per reati di natura patrimoniale riguardano atti commessi nel 2013 (tentata amministrazione infedele), nel 2016 (truffa) e nel periodo compreso tra il 26 aprile 2012 e il 5 ottobre 2017 (omissione della contabilità), ovvero in tempi ben più recenti, in parte addirittura successivi alla revoca del permesso di dimora dell'interessato ad opera della Sezione della popolazione (18 dicembre 2015). Ciò a dimostrazione del fatto che l'insorgente non vuole o non riesce a rispettare l'ordine pubblico, per il quale egli costituisce pertanto una concreta minaccia. Diversamente da quanto viene sostenuto nel ricorso, le condizioni previste dall'art. 5 Allegato I ALC per una valida limitazione dei diritti scaturenti dall'accordo sono quindi date.