Citation: 6A.63/2003 08.10.2003 E. 3

Il ricorrente domanda la concessione della liberazione condizionale avendo scontato due terzi della pena detentiva. Egli sostiene di essere discriminato per motivi razziali rispetto ad altri condannati a cui invece la liberazione condizionale è stata concessa. 3.1 In base all'art. 38 n. 1 CP quando un condannato alla reclusione o alla detenzione ha scontato i due terzi della pena e, trattandosi di detenzione, almeno tre mesi, l'autorità competente può liberarlo condizionalmente se la sua condotta durante l'esecuzione non vi si oppone e se si può presumere ch'egli terrà buona condotta in libertà. La giurisprudenza sottolinea come la liberazione condizionale costituisce la quarta ed ultima tappa dell'esecuzione della pena, per cui deve essere considerata come la regola, dalla quale è opportuno scostarsi solamente se vi sono delle buone ragioni per ritenerla inefficace. Analogamente alla sospensione condizionale della pena essa viene concessa sulla base di un apprezzamento globale che prenda in considerazione la vita anteriore del reo, la sua personalità, il suo comportamento in genere, nonché nello specifico delittuoso da cui è scaturita la condanna (DTF 125 IV 113 consid. 2a e riferimenti). L'autorità cantonale ha ponderato tutti questi elementi in maniera corretta ed equilibrata. Da un lato si è soffermata sulla gravità e pericolosità dei reati commessi dal ricorrente, dall'altro ha giustamente rilevato come di lui praticamente non si sappia quasi nulla di affidabile, non da ultimo data la sua mancata collaborazione nel reperimento dei documenti di identificazione richiesti. Considerata l'assenza di qualsiasi legame personale, famigliare o professionale con la Svizzera è molto verosimile che se venisse attualmente posto in libertà condizionale egli cercherebbe di sottrarsi all'espulsione o addirittura finirebbe per riprendere quelle attività delittuose per cui è stato arrestato. In questo senso emerge dalla sentenza impugnata una convincente prognosi differenziale ("risk assessment") che mette a nudo l'alto rischio di recidiva legato all'eventualità di una liberazione condizionale. Per rovesciare questo quadro molto negativo delle prospettive di risocializzazione non basta certamente la constatazione che il ricorrente abbia tenuto una buona condotta durante l'esecuzione della pena (DTF 103 Ib 27). Questo fattore deve al contrario venire accuratamente valutato nell'esame complessivo della prognosi, come ha pertinentemente fatto l'autorità cantonale. Riassumendo non vi è quindi violazione del diritto federale. 3.2 Per quanto riguarda l'asserita discriminazione razziale va rilevato come si tratta di un'affermazione gratuita che il ricorrente non ha nemmeno tentato di motivare, per cui su questo punto il ricorso, già di per sé assai carente di motivazione, è da considerarsi inammissibile (art. 108 cpv. 2 OG).