Citation: 6P.126/2003 27.11.2003 E. 2

2.1 Secondo il ricorrente la CCRP avrebbe violato il principio "in dubio pro reo", condannandolo senza il supporto di prove sufficienti e accollandogli ingiustamente l'onere probatorio. Avrebbe inoltre disatteso il divieto dell'arbitrio, accertando i fatti e valutando le prove in modo assolutamente insostenibile (ricorso pag. 7 e segg.). 2.2 Il principio "in dubio pro reo" è il corollario della presunzione d'innocenza garantita agli art. 32 cpv. 1 Cost., 6 n. 2 CEDU e 14 n. 2 Patto ONU II e concerne sia la ripartizione dell'onere della prova che la valutazione delle prove in quanto tali. Tali disposizioni costituzionali e convenzionali garantiscono diritti fondamentali analoghi (DTF 127 I 38 consid. 2b; 123 I 221 consid. II/3f/aa). Riferito all'onere probatorio, il principio "in dubio pro reo" significa che spetta alla pubblica accusa provare la colpevolezza dell'imputato e non invece a quest'ultimo dimostrare la sua innocenza. Il Tribunale federale fruisce al riguardo di un libero potere di esame (DTF 127 I 38 consid. 2a e rinvio). In ambito di valutazione delle prove il principio afferma che il giudice penale non può dichiararsi convinto di una ricostruzione dei fatti sfavorevole all'imputato quando, secondo una valutazione oggettiva del materiale probatorio, sussistono dubbi che i fatti si siano verificati in quel modo. La massima non impone però che l'amministrazione delle prove conduca a una certezza assoluta di colpevolezza. Semplici dubbi astratti e teorici non sono sufficienti, poiché sono sempre possibili, né una certezza assoluta può essere pretesa: il principio è disatteso quando il giudice penale avrebbe dovuto nutrire, dopo un'analisi globale e oggettiva delle prove, rilevanti e insopprimibili dubbi sulla colpevolezza dell'imputato (DTF 127 I 38 consid. 2a e rinvii). 2.3 Nell'accertamento dei fatti e nella valutazione delle prove il giudice del merito, il cui operato è già stato esaminato, nei limiti delle facoltà che le competevano, dalla CCRP, dispone di un ampio potere di apprezzamento (DTF 120 Ia 31 consid. 4b e rinvii). Per motivare l'arbitrio non basta criticare semplicemente la decisione impugnata, né contrapporle una versione propria, per quanto sostenibile o addirittura preferibile. Occorre piuttosto dimostrare per quale motivo l'accertamento dei fatti o la valutazione delle prove sarebbero manifestamente insostenibili, si trovino in chiaro contrasto con la situazione fattuale, si fondino su una svista manifesta o contraddicano in modo urtante il sentimento della giustizia e dell'equità (DTF 127 I 54 consid. 2b e rinvii). Un accertamento dei fatti o un apprezzamento delle prove è arbitrario solo quando il giudice ha manifestamente disatteso il senso e la rilevanza di un mezzo probatorio o ha omesso, senza fondati motivi, di tenere conto di una prova importante, idonea a influire sulla decisione presa; oppure quando, sulla base degli elementi raccolti, egli ha fatto delle deduzioni insostenibili (DTF 129 I 8 consid. 2.1). 2.4 Quando, come in concreto, la cognizione con la quale ha giudicato l'ultima istanza cantonale è pari a quella di cui dispone il Tribunale federale nell'ambito del ricorso di diritto pubblico, solo la decisione di tale istanza può essere oggetto del gravame. Anche se la decisione del primo giudice non può essere impugnata formalmente, il ricorrente può e deve, nella motivazione del ricorso di diritto pubblico, contestare nel merito la valutazione delle prove da questi eseguita con il susseguente avallo dell'ultima istanza cantonale che fruiva di un potere d'esame limitato. Egli deve tuttavia confrontarsi contemporaneamente con la motivazione della decisione dell'ultima istanza, la sola che costituisce oggetto del litigio, e spiegare come e perché sia stata negata a torto una valutazione arbitraria delle prove da parte del giudice di merito. Il Tribunale federale esamina senza riserva l'uso che l'autorità cantonale di ricorso ha fatto del suo limitato potere cognitivo, ossia se tale autorità ha, a torto, ammesso o negato l'arbitrio (DTF 125 I 492 consid. 1 e rinvii). 2.5 Il ricorrente sostiene che i giudici cantonali lo hanno condannato unicamente perché non è stato in grado di provare la propria innocenza, segnatamente perché non ha prodotto un certificato medico attestante il suo stato psico-fisico al momento dei fatti e non ha chiesto l'allestimento di una perizia a riprova di un eventuale guasto meccanico (ricorso pag. 8). Spettava invece all'accusa rispettivamente al giudice approfondire le cause dell'incidente, sulla base della ricostruzione dei fatti da lui proposta (ricorso pag. 9 e seg.). Alla difesa bastava rendere verosimile l'ipotesi di un guasto tecnico o del malore (ricorso pag. 15). 2.6 Per entrare in materia su queste censure occorre preliminarmente distinguere due momenti della dinamica fattuale: da un lato le circostanze e le cause che hanno dato luogo all'incidente e dall'altro il comportamento del ricorrente dopo l'incidente. Si tratta di due situazioni da tenere chiaramente distinte, in quanto sfociano in figure penali differenti che non si possono trattare in maniera unitaria e diffusa come invece tende a fare il ricorrente nel suo gravame. 2.7 Per quanto riguarda la dinamica dell'incidente alla luce dell'art. 90 n. 1 LCStr, i giudici cantonali hanno esaminato la ricostruzione alternativa dei fatti proposta dal ricorrente, non ravvisando tuttavia alcuna forma di arbitrio nell'accertamento dei fatti operato dal giudice di merito e giungendo alla conclusione che nulla suffraga l'evenienza che l'incidente fosse dovuto ad un guasto del veicolo. Così facendo hanno negato che la polizia avrebbe dovuto esperire accertamenti più precisi sullo stato del veicolo, visto anche il fatto che nemmeno il ricorrente ha sostenuto una simile tesi di fronte agli agenti che lo hanno interrogato; una tesi che è emersa per la prima volta in sede dibattimentale (sentenza impugnata pag. 5 e seg.). 2.8 Tale motivazione è convincente e non presta il fianco ad alcuna critica di rango costituzionale. In effetti non esiste nessun elemento che suffraghi le ipotesi alternative sollevate dal ricorrente. Se esse fossero verosimili non si comprende assolutamente perché egli abbia aspettato così tanto tempo prima di presentarle, attendendo per quanto riguarda l'ipotesi del guasto tecnico il dibattimento dell'8 maggio 2003 davanti al giudice di merito (verbale della Pretura penale, pag. 4) e addirittura, per quanto riguarda l'ipotesi del malore, il ricorso per cassazione alla CCRP (ricorso 20 giugno 2003 alla CCRP, pag. 5) visto che nel verbale della Pretura penale non c'è traccia di tale ipotesi. Nulla nell'interrogatorio di polizia avvenuto la mattina dopo l'incidente lasciava trasparire l'ipotesi di un guasto tecnico o di un malore (cfr. rapporto 17 gennaio 2003 della Polizia Cantonale), per cui non si può pretendere che la polizia o l'autorità giudiziaria assumessero ulteriori misure di carattere probatorio, segnatamente una perizia tecnica o addirittura medica, per accertarsi di fatti comunque già sufficientemente chiari. In questo senso non è stata in alcun modo violata la presunzione d'innocenza e non vi è stato arbitrio nell'accertamento dei fatti. Su questo punto il gravame, manifestamente infondato, va respinto nella misura della sua ammissibilità. 2.9 Il ricorrente lamenta l'accertamento arbitrario dei fatti e la violazione del principio "in dubio pro reo" anche in relazione alle condanne per sottrazione alla prova del sangue giusta l'art. 91 cpv. 3 LCStr ed inosservanza dei doveri in caso d'infortunio giusta l'art. 92 cpv. 1 LCStr, attinenti quindi al suo comportamento dopo l'incidente (ricorso pag. 10). A mente del ricorrente i giudici cantonali non hanno preso in considerazione in maniera costituzionalmente conforme la propria ricostruzione dei fatti, scartando in maniera arbitraria l'ipotesi dello stato di incoscienza per effetto di shock da incidente. Hanno altresì violato la presunzione di innocenza pretendendo da lui che producesse un certificato medico attestante il suo stato psico-fisico al momento dei fatti (ricorso pag. 10 e segg., nonché 16 e segg.). 2.10 Come già pertinentemente rilevato da parte della CCRP la gran parte degli argomenti addotti a suffragio della tesi dell'incoscienza per effetto di shock sono di natura appellatoria per cui risultano inammissibili anche in questa sede. Il ricorrente insiste a proporre una propria personale versione dei fatti, alquanto poco credibile, senza sostanziare alcuna forma di arbitrio nell'accertamento operato dall'autorità cantonale. È invece corretta l'obiezione mossa già dal giudice di merito e confermata dalla CCRP, sul fatto che, fosse vero quanto sostenuto circa lo stato di totale disorientamento e di incoscienza come conseguenza dell'infortunio, il ricorrente non avrebbe dovuto incontrare difficoltà nel comprovare tale circostanza producendo un certificato medico attestante il suo quadro clinico nel periodo immediatamente successivo al sinistro (sentenza impugnata pag. 8). Ciò non costituisce in alcun modo una violazione della presunzione di innocenza ma è una osservazione frutto di normale buon senso, visto che non si capisce come mai il ricorrente, che sostiene di avere subito uno shock così traumatico per la sua mente al punto da indurre una amnesia quasi totale, non abbia sentito il bisogno di consultare un medico per accertarsi delle conseguenze per la sua salute di questo preteso trauma. La tesi è talmente inverosimile che rasenta la temerarietà. Riassumendo l'autorità cantonale ha accertato i fatti nel rispetto della presunzione di innocenza e senza incorrere in alcuna forma di arbitrio, per cui anche su questo punto il ricorso, manifestamente infondato, va disatteso nella misura della sua ammissibilità. 2.11 Per quanto concerne da ultimo la prevedibilità della prova del sangue, le motivazioni sollevate nel rimedio (ricorso pag. 21 e segg.) sono in parte appellatorie ed in parte riguardano la mera applicazione del diritto federale, senza che venga sostanziata in alcun modo arbitrarietà di sorta. Su questo punto il ricorso è dunque inammissibile.