Citation: 4A_97/2021 E. 5.4

5.4. Il contestare "con fermezza" che i Giudici ticinesi abbiano messo in dubbio la credibilità della ricorrente rispettivamente delle sue dichiarazioni (in relazione alla mancata conoscenza del bonifico in euro prima del 15 gennaio 2015) non dimostra in effetti ancora che la loro conclusione - motivata nel dettaglio - sia addirittura insostenibile e quindi lesiva dell'art. 9 Cost. Nel contempo, se è vero che l'applicazione del principio dell'affidamento è una questione di diritto, che il Tribunale federale esamina liberamente (art. 106 cpv. 1 LTF; DTF 144 II 93 consid. 5.2.3 e 135 III 410 consid. 3.2), altrettanto vero è che, per procedere all'applicazione del diritto, esso deve fondarsi sul contenuto della manifestazione di volontà delle parti e sulle circostanze specifiche al caso concreto, la cui constatazione è una questione di fatto e che può quindi essere rimessa in discussione solo alle condizioni previste dall'art. 97 cpv. 1 LTF, in particolare se lede il divieto d'arbitrio (precedente consid. 2.2; DTF 144 II 93 consid. 5.2.3). Anche in questo contesto, una simile violazione non viene però dimostrata e - per altro - nemmeno sostenuta, in quanto la ricorrente si limita ad affermare che la banca aveva ricevuto istruzioni "chiare e lampanti" e che gli elementi a disposizione del consulente bancario, evidenziati "in precedenza", sarebbero stati "ampiamente sufficienti" per giungere alla conclusione che l'importo bonificato in euro fosse da convertire in franchi svizzeri. Pure su questo punto va di conseguenza data ragione alla convenuta, che in risposta osserva come la ricorrente pretenda di applicare l'art. 18 CO non ai fatti accertati dalla Corte cantonale, bensì a quelli da essa proposti in modo appellatorio e quindi irricevibile.