Citation: 1A.107/2003 30.10.2003 E. 2

Il ricorrente rimprovera alla Corte cantonale di avere violato il suo diritto di essere sentito: essa si sarebbe in realtà rifiutata di richiamare dalla Sezione cantonale dell'agricoltura gli incarti degli interventi edilizi eseguiti sullo stallone comunitario dopo l'edificazione e dal Comune di Biasca gli atti relativi alla futura pianificazione di quel comprensorio, che potrebbe essere destinato a una zona agricola. 2.1 Il diritto di essere sentito (art. 29 cpv. 2 Cost.), che comprende la facoltà per l'interessato di offrire mezzi di prova su punti rilevanti e di partecipare alla loro assunzione, o perlomeno di potersi esprimere sui risultati, in quanto possano influire sul giudizio (DTF 126 I 15 consid. 2a/aa e rinvii), non impedisce all'Autorità di procedere a un apprezzamento anticipato delle prove richieste, se è convinta che esse non potrebbero condurla a modificare la sua opinione (DTF 124 II 208 consid. 4a, 122 II 464 consid. 4a, 120 Ib 224 consid. 2b). In tale ambito spetta all'Autorità un vasto margine di valutazione e la censura di violazione del diritto di essere sentito coincide con la critica di apprezzamento arbitrario delle prove (DTF 124 II 208 consid. 4a). 2.2 I Giudici cantonali hanno ritenuto che gli atti, segnatamente i piani e le fotografie, permettevano di accertare sufficientemente la situazione dei luoghi e l'oggetto del litigio. Essi hanno quindi statuito, in applicazione dell'art. 18 cpv. 1 della legge ticinese di procedura per le cause amministrative, del 19 aprile 1966, sulla base degli atti, senza assumere ulteriori prove. Ora, il ricorrente non dimostra che il mancato richiamo dei documenti da lui indicati, sulla base di un loro apprezzamento anticipato, sarebbe arbitrario. D'altra parte, la Corte cantonale ha accertato che il fondo litigioso era ubicato fuori della zona edificabile ed escluso dal comparto agricolo secondo il piano regolatore comunale; ha inoltre considerato che l'opera in discussione, staccata e chiaramente distinta dall'esistente stallone, non ne costituiva né un ampliamento né una trasformazione parziale. In tali circostanze, visti i quesiti in discussione, l'ubicazione e le caratteristiche del manufatto, la Corte cantonale poteva, senza incorrere nell'arbitrio, ritenere irrilevanti le future destinazioni pianificatorie del comprensorio e gli eventuali interventi edilizi nel frattempo eseguiti sullo stallone.