Citation: 6B_949/2014 E. 10.3

10.3. La CARP ha fondato l'accertamento del carattere inveritiero dei documenti in parola sulla perizia EFIN, questa facendo stato di discrepanze tra il contenuto degli stessi e la reale situazione patrimoniale dei clienti interessati. Il ricorrente non pretende che l'autorità cantonale abbia valutato in modo arbitrario tale perizia e nemmeno che questa fosse inconcludente o lacunosa in punto alla natura menzognera dei documenti. La censura si riduce a una critica di stampo appellatorio e risulta pertanto inammissibile. L'insorgente adduce pure l'impossibilità di imputargli l'uso di documenti con riferimento alla cliente qq.________, non sussistendo riscontri probatori al riguardo. Disattende tuttavia come proprio dai verbali di interrogatorio del 13 gennaio 2005 rispettivamente del 29 settembre 2010, che cita a sostegno della sua argomentazione, risulta che, se da un lato ha riferito che i clienti avevano dei contatti regolari con E.E.________, dall'altro ha ammesso di aver trasmesso regolarmente agli stessi le situazioni patrimoniali (v. verbali citati pag. 6 rispettivamente pag. 5), ciò che ne configura senza dubbio un uso ai sensi dell'art. 251 CP. A riprova del dolo, la CARP si è richiamata alla richiesta formulata dall'insorgente di far attestare su carta ufficiale della società dati da lui stesso predefiniti, trasmessa a ii.________Inc. per il tramite di ff.________SA. Tale richiamo, contrariamente a quanto preteso nel gravame, non appare insostenibile. Infatti, tra i documenti oggetto dell'imputazione di falsità figurano anche le attestazioni della società americana (v. allegato 15 n. 31 alla perizia EFIN esplicitamente menzionato nella sentenza impugnata pag. 235). Lo scritto del ricorrente non si limitava a chiedere una conferma o una garanzia alla ii.________Inc. per gli investimenti della cliente gg.________Inc., ma conteneva un testo ben definito, che avrebbe dovuto essere riportato su "carta ii.________". Per il resto i giudici precedenti hanno ritenuto che l'insorgente conosceva il carattere inveritiero dei documenti in parola ed è solo a comprova di ciò che essi hanno citato la predetta richiesta, di modo che il fatto che sia posteriore all'uso di documenti inveritieri imputato nulla muta. Questa consapevolezza costituisce un accertamento di fatto (v. supra consid. 8.2), vincolante in questa sede (art. 105 cpv. 1 LTF) in difetto di un'adeguata censura ai sensi dei combinati disposti art. 97 cpv. 1 e 106 cpv. 2 LTF. Quanto all'uso a scopo di inganno, quello di indebito profitto rispettivamente di nocumento al patrimonio o altri diritti di una persona non essendo contestato, esso risulta già dato dall'uso dei documenti come se fossero veritieri (v. supra consid. 10.2).