Citation: 6B_999/2018 E. 2.2

2.2. Cionondimeno, la giurisprudenza resa in applicazione degli art. 10 cpv. 3 Cost., 3 e 13 CEDU, nonché dell'art. 7 del Patto ONU II (RS 0.103.2) e dell'art. 13 della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (RS 0.105), riconosce alla persona che pretende in modo sostenibile di essere stata trattata in modo inumano e degradante da un funzionario di polizia il diritto a un'inchiesta effettiva e approfondita (DTF 131 I 455 consid. 1.2.5; sentenza 6P.122/2006 del 12 agosto 2007 consid. 4.5, in: RtiD I-2008 pag. 727 segg.). La vittima di simili maltrattamenti ha il diritto di presentare una denuncia e di esigere un'inchiesta celere ed imparziale che sfoci, se del caso, nella condanna penale dei responsabili. Sulla base delle citate disposizioni, la vittima può inoltre fondare un diritto di ricorso (cfr. DTF 138 IV 86 consid. 3.1.1; sentenza 6B_307/2019, citata, consid. 4). In concreto, il ricorrente adduce in modo sostenibile di avere subito un trattamento degradante da parte degli agenti di polizia interessati, che gli avrebbe pure provocato una lesione personale. Allo stadio dell'ammissibilità del ricorso, non occorre esaminare se gli atti denunciati siano lesivi delle citate disposizioni (DTF 138 IV 86 consid. 3.2; sentenza 1B_271/2012 del 6 settembre 2012 consid. 1.2.3). Il gravame deve pertanto essere vagliato nel merito.