Citation: 1P.591/2003 16.09.2004 E. 3

3.1 Il ricorrente ritiene violata la sua autonomia perché le autorità cantonali gli imporrebbero di eseguire gli interventi di premunizione nei comparti esposti a pericoli naturali, omettendo di considerare la legge cantonale sui territori soggetti a pericoli naturali, del 29 gennaio 1990 (LTPN), che prevede l'allestimento di piani per l'accertamento ed il risanamento dei territori esposti a rischi naturali mediante una specifica procedura, nella quale il Comune ha la facoltà di intervenire. 3.2 Secondo l'art. 2 cpv. 1 LTPN, l'accertamento dei territori esposti o colpiti da pericoli naturali è operato mediante l'allestimento di un piano delle zone soggette a pericolo (PZP), in cui sono iscritti i territori esposti a pericoli naturali, segnatamente quelli soggetti a spostamenti di terreno permanenti, a valanghe, frane, crolli di roccia, alluvionamenti e inondazioni (art. 4 LTPN). Il PZP, del cui contenuto il Cantone, i Comuni e le Regioni devono tenere conto nell'ambito delle loro pianificazioni territoriali e dei programmi di sviluppo regionali, serve da base per il disciplinamento degli interventi di premunizione e di risanamento (cfr. art. 3 LTPN). Esso è allestito dal Dipartimento del territorio, in collaborazione con i servizi statali interessati, previa consultazione dei singoli Municipi (art. 6 cpv. 1 LTPN in relazione con l'art. 1 del relativo decreto esecutivo, del 22 marzo 1995). Le popolazioni coinvolte partecipano al suo allestimento attraverso periodiche riunioni informative convocate dal Dipartimento (art. 6 cpv. 2 LTPN). Il PZP è impugnabile da parte degli enti pubblici, delle Regioni e dei privati interessati dinanzi al Consiglio di Stato (art. 8 LTPN), che a proposito decide in modo inappellabile e adotta il piano (art. 9 LTPN). La premunizione e il risanamento dei territori soggetti a pericoli naturali sono poi pianificati nel piano cantonale di premunizione e risanamento (PCPR, art. 11 LTPN). Esso indica, tra l'altro, le opere di premunizione, di risanamento e di manutenzione, con il grado di priorità, i tempi di attuazione, gli enti pubblici incaricati degli studi esecutivi e dell'attuazione, nonché le valutazioni di spesa (art. 12 cpv. 1 LTPN). Il PCPR è allestito dal Consiglio di Stato (art. 14 LTPN), che lo notifica, tra altri, ai Comuni, i quali possono presentare osservazioni e proposte (art. 15 cpv. 2 LTPN). Queste sono esaminate dal Governo, che adotta in seguito il PCPR (art. 16 LTPN). 3.3 Il PZP costituisce la base per le scelte gestionali e operative delle opere da realizzare, fornendo in particolare ai Comuni e al Cantone le informazioni tecniche per le loro pianificazioni, da adottarsi nel contesto della legge cantonale di applicazione della LPT, del 23 maggio 1990 (LALPT). Esso permette inoltre di garantire l'applicazione di criteri univoci e scientificamente validi per l'intero territorio cantonale (cfr. Franco Lardelli, Pericoli naturali: prevenzione delle loro conseguenze alla luce delle nuove normative cantonali, in RDAT II-1991, pag. 437 seg.). Questo modo di procedere risponde alle esigenze di gerarchia dei piani e di coordinamento delle procedure ed implica pertanto che l'accertamento tecnico del pericolo sia di principio eseguito prima delle procedure di allestimento, adozione e modifica dei piani di utilizzazione (cfr. Aemisegger/Kuttler/Moor/Ruch, Kommentar zum Bundesgesetz über die Raumplanung, Zurigo 1999, introduzione n. 116 ed art. 14 n. 59 segg.). Quando una revisione del piano regolatore comunale dovesse precedere l'adozione degli strumenti della LTPN, si imporrebbe quindi di eseguire anticipatamente l'accertamento tecnico dei pericoli sul territorio comunale, per evitare successive modifiche a breve termine del piano regolatore nel caso in cui si rivelasse in seguito in contrasto con la LTPN (cfr. Lardelli, loc. cit., pag. 442). 3.4 Come rilevato nella sentenza impugnata e riconosciuto dalla stessa autorità cantonale nella sua risposta al ricorso di diritto pubblico, in concreto non è stata seguita la procedura prevista dalla LTPN e in particolare che non sono stati allestiti il PZP e il PCPR prima dell'adozione del piano regolatore che attribuiva i comparti esposti a pericoli naturali alla zona edificabile. Il TPT non ha dato un peso rilevante a questa circostanza, considerato che i territori interessati erano esposti alla caduta di sassi e quindi inidonei all'edificazione: essi non potevano pertanto di certo essere subito assegnati alla zona edificabile. La Corte cantonale ha quindi ritenuto la risoluzione governativa di sospendere l'approvazione delle citate zone edificabili, in attesa della realizzazione di studi di dettaglio e delle opere di premunizione, più vantaggiosa per il Comune rispetto al diniego puro e semplice della loro approvazione: la stretta osservanza delle disposizioni legali avrebbe infatti comportato, secondo il TPT, il rinvio degli atti al Comune per la presentazione, previa adozione del PZP, di una variante finalizzata allo stesso scopo, comprensiva degli interventi di protezione necessari. La Corte cantonale ha di fatto anche confermato l'imposizione al Comune di eseguire le opere di premunizione, ritenendo a proposito la decisione governativa definitiva. Ha in particolare rilevato che, secondo la LTPN, la decisione circa l'indicazione dell'ente pubblico incaricato di attuare le opere di premunizione ed il risanamento dei territori esposti a pericoli naturali, pur se in concreto inserita nel contesto della risoluzione di approvazione del piano regolatore, spettava al Consiglio di Stato nell'ambito del PCPR, senza possibilità di impugnarla dinanzi al TPT: quest'ultimo non era quindi abilitato ad esaminare le contestazioni sollevate su questo aspetto dal Comune. Certo, secondo la LTPN le decisioni di adozione del PZP e del PCPR da parte del Consiglio di Stato sono definitive (cfr. art. 9, 16 e 17 LTPN). Tuttavia, come si è visto, né il PZP né il PCPR sono stati in concreto adottati. Non è quindi stata seguita la specifica procedura prevista dalla LTPN, che, in ossequio al diritto di essere sentito, avrebbe garantito al Comune di esprimersi su tali strumenti pianificatori prima della loro adozione, segnatamente presentando osservazioni e proposte (cfr. art. 6 e 15 LTPN). Contro il PZP, allestito dal Dipartimento del territorio, esso avrebbe del resto pure avuto la facoltà di ricorrere dinanzi al Consiglio di Stato (cfr. art. 8 LTPN). Imponendo al Comune, nell'ambito della procedura di approvazione del piano regolatore comunale, l'obbligo di eseguire imprecisati interventi di premunizione, in assenza di accertamenti pianificatori conformi alla LTPN e di un suo adeguato coinvolgimento sui compiti da assegnargli, le autorità cantonali hanno manifestamente disatteso tale normativa violando di conseguenza l'autonomia comunale. D'altra parte, nella misura in cui, secondo la risoluzione governativa, il Comune sarebbe tenuto a realizzare per il comparto di Codate "studi di dettaglio" non ulteriormente specificati, non appare d'acchito escluso che il futuro PZP potrebbe evidenziare eventuali pericoli ignorati o non accertati adeguatamente dal Comune nella procedura di piano regolatore (cfr. Lardelli, loc. cit., pag. 442, in particolare nota n. 35). Nemmeno è quindi manifesto che la soluzione di sospendere l'approvazione della zona edificabile in attesa dell'attuazione di interventi protettivi sia, per finire, più favorevole per il Comune rispetto ad un procedimento rispettoso delle citate disposizioni cantonali. 3.5 Va rilevato che il mancato rispetto della procedura volta all'accertamento ed al risanamento dei territori soggetti a pericoli naturali secondo la LTPN non esclude, di per sé, la pericolosità dei comparti interessati (cfr. art. 2 cpv. 3 LTPN). Ora, risulta dalle sentenze nelle cause 1P.607/2003 e 1P.608/2003 alle quali si rinvia, che, nella situazione attuale, il diniego di assegnare i terreni colpiti da un rischio di caduta di sassi alla zona edificabile risponde ad un sufficiente interesse pubblico e non appare lesivo del principio della proporzionalità. L'accoglimento del gravame in esame non comporta quindi l'incondizionato inserimento dei comparti litigiosi nella zona edificabile.