Citation: 1P.391/2003 01.12.2003 E. 3

I ricorrenti fanno valere una violazione della garanzia della proprietà e un'arbitraria applicazione dell'art. 161 CPP/TI da parte della Corte cantonale. Ritengono gli indizi di reato a carico di A.A.________ insufficienti e privi di connessione con i beni patrimoniali sequestrati; considerano inoltre il provvedimento lesivo del principio della proporzionalità. 3.1 Secondo l'art. 161 cpv. 1 CPP/TI il magistrato deve ordinare il sequestro di tutti gli oggetti che possono avere importanza per l'istruzione del processo come mezzi di prova oppure che possono essere confiscati o devoluti allo Stato. Sono da sequestrare segnatamente gli oggetti, il denaro o altri valori di cui l'indiziato o accusato è entrato in possesso con il reato o il relativo ricavo (cpv. 2 lett. a), come pure gli oggetti e i valori presumibilmente soggetti alla confisca o alla devoluzione allo Stato giusta gli art. 58 e 59 CP (cpv. 2 lett. b). Il sequestro costituisce un'ingerenza nella garanzia della proprietà (art. 26 Cost.) e deve quindi fondarsi su una base legale, essere giustificata dall'interesse pubblico e rispettare il principio di proporzionalità (art. 36 Cost.; DTF 128 I 129 consid. 3.1.3, 120 Ia 120 consid. 1b). Per l'adozione di una simile misura provvisionale occorre, ma basta anche, che sussistano ragionevoli motivi per ritenere che i fondi colpiti dal provvedimento si identifichino con quelli pervenuti al perseguito quale frutto del reato di cui egli è sospettato. Solo un indiscriminato sequestro di beni patrimoniali dell'interessato, che non abbiano "prima facie" alcuna relazione con il reato, sarebbe inammissibile perché violerebbe la garanzia della proprietà e il divieto dell'arbitrio e contrasterebbe con le disposizioni della legge federale sull'esecuzione e sul fallimento (DTF 117 Ia 424 consid. 20a e rinvii). 3.2 La Corte cantonale ha tenuto conto, pur considerando il proscioglimento di A.A.________ da taluni reati, dei procedimenti italiani che lo interessavano e che hanno coinvolto numerose altre persone. Ha inoltre considerato i movimenti dei conti, segnatamente i versamenti in contanti di somme anche rilevanti, come pure il cambiamento d'intestazione a favore delle figlie. I ricorrenti contestano l'esistenza di indizi di reato, insistendo sulle assoluzioni di A.A.________ pronunciate dai Tribunali italiani, in particolare per quanto concerne l'accusa di associazione di tipo mafioso. Sostengono che le misure di prevenzione contro la mafia adottate contro di lui sarebbero di carattere amministrativo e che versamenti in contanti su conti bancari svizzeri sarebbero usuali da parte di cittadini italiani e riconducibili essenzialmente a motivi fiscali. I ricorrenti insistono altresì sulla provenienza lecita dei beni patrimoniali sequestrati e sul fatto che la modifica d'intestazione delle relazioni bancarie sarebbe giustificata dall'anzianità e dalla salute cagionevole di A.A.________. Con le citate argomentazioni i ricorrenti si limitano sostanzialmente a contrapporre la loro interpretazione dei fatti alla tesi dell'Autorità cantonale, senza dimostrare che il loro assunto debba assolutamente prevalere e che la decisione impugnata sia manifestamente insostenibile. Il sequestro è una misura provvisionale da prendere rapidamente, spettando poi di regola al giudice di merito pronunciare le misure definitive e determinare i diritti di terzi sui beni colpiti (DTF 103 Ia 8 consid. 1c pag. 13, 101 Ia 325 consid. 2c pag. 327; sentenza G.18/1996 del 5 giugno 1996, consid. 3b, apparsa in Rep 1997, n. 14, pag. 101 seg.). In tale ambito, non incombe quindi al Tribunale federale anticipare l'esame di merito mediante un'esauriente ponderazione delle circostanze a carico o a discolpa dei ricorrenti e intraprendere una valutazione completa dell'attendibilità dei vari mezzi probatori. Occorre invece vagliare se l'Autorità cantonale poteva ammettere, con motivi sostenibili, l'esistenza di sufficienti, concreti indizi di reato (cfr. DTF 124 IV 313 consid. 4, 116 Ia 143 consid. 3c). Ora, premesso che i ricorrenti riconoscono quantomeno l'esistenza di un procedimento penale pendente in Italia contro A.A.________ per usura, il fatto che questi è stato prosciolto da altre accuse nell'ambito di ulteriori procedimenti penali concernenti numerosi indagati e che le eventuali infrazioni alla base del prospettato riciclaggio non sono ancora del tutto chiarite non è decisivo. Non risulta infatti che i procedimenti penali esteri in cui A.A.________ è stato prosciolto coincidano con l'inchiesta avviata dal PP, riguardante la fattispecie del riciclaggio di denaro secondo l'art. 305bis CP. D'altra parte, quest'ultimo reato non presuppone la conoscenza nei dettagli di tutte le circostanze del reato principale, né quella del suo autore, che può essere tanto un componente della banda di cui il riciclatore fa parte quanto il riciclatore stesso: in realtà, il legame richiesto tra il crimine all'origine dei fondi e il riciclaggio è volutamente tenue (DTF 120 IV 323 consid. 3d; sentenza 6S.22/2003 dell'8 settembre 2003, parzialmente pubblicata in DTF 129 IV xxx, consid. 1.1.2 inedito). Nelle esposte circostanze, i procedimenti penali italiani, per la loro ampiezza e il numero di accusati coinvolti, la modalità e la portata dei versamenti sui conti svizzeri litigiosi, nonché la circostanza del cambiamento d'intestazione, valutati complessivamente e tenendo conto delle argomentazioni addotte al riguardo dai ricorrenti, potevano consentire all'Autorità cantonale - senza incorrere nell'arbitrio, né violare l'art. 26 Cost. - di ammettere, allo stato attuale delle indagini, sufficienti indizi di reato per ordinare il provvedimento. Spetterà comunque al Magistrato inquirente, nel prosieguo dell'inchiesta, sulla base delle risultanze che saranno acquisite, verificare ulteriormente la fondatezza dei sospetti di reato e dei presupposti per l'eventuale mantenimento, dandosene il caso anche in misura parziale, del sequestro (cfr. DTF 128 I 129 consid. 3.1.3 pag. 133/134, 119 IV 326 consid. 7e).