Citation: 2C_587/2014 E. A

Con sentenza del 13 maggio 2014 il Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni ha respinto il ricorso presentato da A.________, cittadino tunisino (1969), contro la decisione del 20 gennaio 2014 con cui il Dipartimento di giustizia, sicurezza e sanità dei Grigioni ha confermato la revoca del permesso di dimora CE/AELS, valido sino al 3 aprile 2016 e di cui era titolare, decisa il 23 settembre 2013 dall'Ufficio della migrazione e del diritto civile del Cantone dei Grigioni. Premesso che A.________ aveva ottenuto il citato permesso in seguito al suo matrimonio con una cittadina tedesca, anche lei al beneficio di un permesso di dimora CE/AELS, la Corte cantonale ha osservato che questi non poteva (più) prevalersi dell'Accordo del 21 giugno 1999 sulla libera circolazione delle persone (ALC; RS 0.142.112.681), segnatamente degli art. 7 lett. d ALC, 3 e 4 Allegato I ALC, per potere risiedere nel nostro Paese. Tra i coniugi era infatti in corso una procedura di divorzio, la consorte, con la quale non conviveva più dall'aprile 2012, aveva un nuovo compagno e l'insorgente stesso aveva dichiarato che era sua intenzione risposarsi non appena ottenuto il divorzio. Il Tribunale cantonale amministrativo ha poi rilevato che l'interessato non poteva appellarsi all'art. 50 cpv. 1 lett. a LStr (RS 142.20), l'unione essendo durata meno di tre anni, né all'art. 50 cpv. 1 lett. b LStr, non sussistendo gravi motivi personali che renderebbero necessario il prosieguo del soggiorno nel nostro Paese, né all'art. 8 CEDU (RS 0.101), non essendovi più vita familiare e non risultando imminente il (nuovo) matrimonio prospettato né, d'altra parte, agli art. 98 cpv. 4 CC (RS 210) e 17 cpv. 2 LStr non essendo date le relative esigenze per potere eccezionalmente essere autorizzato a rimanere in Svizzera in attesa del matrimonio. Per concludere la Corte grigione ha giudicato il provvedimento contestato rispettoso del principio della proporzionalità e ha osservato che l'interesse pubblico a un controllato flusso migratorio prevaleva su quello privato dell'insorgente a rimanere in Svizzera.