Citation: 5A_764/2020 E. 6.1

6.1. L'obbligo di mantenimento dei genitori nei confronti di figli maggiorenni, previsto dall'art. 277 cpv. 2 CC, dipende espressamente dall'insieme delle circostanze e, in particolare, dalle relazioni personali tra le parti. Se è vero che l'inesistenza di relazioni imputabile alla sola persona che richiede gli alimenti può giustificare il rifiuto di un contributo di mantenimento, altrettanto vero è che la giurisprudenza esige che l'attitudine del figlio sia riconducibile a colpa, la quale dev'essere valutata soggettivamente; il figlio deve avere violato gravemente i doveri che gli incombono in base all'art. 272 CC e, nel caso in cui le relazioni personali siano compromesse, avere provocato la loro rottura con il rifiuto ingiustificato di mantenerle, con un'attitudine altamente litigiosa o con un'ostilità profonda (DTF 120 II 177 consid. 3c; 113 II 374 consid. 2; 111 II 413 consid. 2; sentenze 5A_246/2019 del 9 giugno 2020 consid. 2.1 e 5A_1018/2018 del 2 luglio 2019 consid. 2.1.2). Un ritegno particolare si impone inoltre quando la mancanza riguarda il figlio di genitori divorziati, nei confronti di entrambi o di uno di essi; in tale contesto, vanno infatti considerate le forti emozioni che il divorzio può far nascere nello stesso e le tensioni che ne risultano normalmente, senza che gli si possa muovere dei rimproveri. Se, anche dopo essere diventato maggiorenne, il figlio mantiene l'attitudine di rigetto adottata al momento del divorzio nei confronti del genitore che non disponeva della custodia, nonostante quest'ultimo si sia comportato correttamente, questo atteggiamento va tuttavia considerato come colpevole (DTF 129 III 375 consid. 4.2; sentenze 5A_246/2019 del 9 giugno 2020 consid. 2.1 e 5A_1018/2018 del 2 luglio 2019 consid. 2.1.2).