Citation: 1A.209/2005 29.01.2007 E. 3

3.1 La ricorrente fa valere che il suo conto non è indicato nella lista di quelli chiesti dall'autorità estera. Sostiene che al momento dell'inoltro del complemento in discussione sarebbe stato scontato che l'eventuale scoperta di ulteriori relazioni bancarie, non indicate nella domanda integrativa, avrebbe dovuto comportare l'inoltro di successivi complementi rogatoriali. Ne conclude che il MPC non avrebbe avuto il diritto di estendere la commissione rogatoria al suo conto bancario e ancor meno per il periodo dal 1° gennaio 1994 fino alla data dell'ordine di edizione bancaria del 2 maggio 2005, anziché, come richiesto nel complemento in esame, dal 1° gennaio 1994 fino al 31 dicembre 1999. 3.2 L'assunto ricorsuale secondo cui il MPC avrebbe agito "ultra petita", come si vedrà, non regge. Questo principio, desumibile da quello della proporzionalità, vieta all'autorità richiesta di andare oltre i provvedimenti postulati dall'autorità richiedente (cosiddetto "Uebermassverbot", DTF 115 Ib 186 consid. 4 pag. 192 in fine, 373 consid. 7, 116 Ib 96 consid. 5b). La recente giurisprudenza ha però sostanzialmente attenuato la portata di questo principio, ritenendo che l'autorità richiesta può interpretare in maniera estensiva la domanda qualora sia accertato che, come nella fattispecie, su questa base tutte le condizioni per concedere l'assistenza sono adempiute; tale modo di procedere può evitare in effetti la presentazione di un'eventuale richiesta complementare (DTF 121 II 241 consid. 3; Paolo Bernasconi, Rogatorie penali italo-svizzere, Milano 1997, pag. 186 seg.), del resto già prospettata nel caso di specie. 3.3 Certo, è vero che nel complemento in discussione si indica il lasso temporale dal 1994 al 1999; l'autorità estera ha nondimeno chiesto di poter partecipare all'esecuzione della rogatoria al fine di poter individuare ulteriori relazioni bancarie che saranno oggetto di successivi complementi rogatoriali. Nello stesso è stato tuttavia chiesto, allo scopo di accertare la destinazione finale del denaro ed eventualmente procedere al suo sequestro, di accertare i flussi finanziari in entrata e in uscita sui conti correnti indicati. È quanto ha fatto il MPC. La censura concernente l'asserita lesione del principio di proporzionalità, per avere il MPC ordinato la trasmissione dei documenti bancari inerenti a un periodo successivo a quello indicato nel complemento, pertanto non regge. Sempre al riguardo, la ricorrente, adducendo d'essere stata costituita il 9 marzo 2001 e la relazione bancaria aperta il 4 aprile successivo, sostiene che non è possibile produrre atti riguardanti un periodo in cui la relazione bancaria non esisteva, il MPC avendo esteso temporalmente la richiesta dal 1° gennaio 2000 in maniera infondata. Con quest'argomentazione essa parrebbe misconoscere il principio dell'utilità potenziale dei documenti da trasmettere per il procedimento estero; utilità che non può manifestamente essere esclusa nella fattispecie (DTF 122 II 367 consid. 2c, 121 II 241 consid. 3a e b). Spetterà infatti al giudice estero del merito valutare la legalità delle causali dei versamenti litigiosi, relativi a un conto di un inquisito e a società indicate nel complemento rogatoriale. Inoltre, l'autorità estera, che ha partecipato all'esecuzione delle misure d'assistenza, con lettera del 19 agosto 2004, riferendosi alla domanda integrativa del 20 maggio 2002, ha chiesto la consegna della documentazione dal 1994 "alla data odierna": il 25 giugno 2005 essa ha nuovamente confermato l'interesse dei documenti relativi al conto qui in discussione. 3.4 Come rilevato nella decisione impugnata, dalla documentazione bancaria relativa al conto di A.A.________, trasmessa all'autorità estera, è risultato che da detto conto sono stati effettuati trasferimenti per USD 400'000 sul conto della ricorrente. Accertando detti flussi finanziari in uscita, come espressamente richiesto dall'autorità estera, il MPC ha constatato che l'avente diritto economico del conto litigioso è C.________, sorella di A.A.________ e B.A.________, come indicato anche dalla ricorrente: dai giustificativi risultano un versamento da parte della W.________ (USD 150'000) e dei trasferimenti alla K.________ Ltd. (ca. USD 203'300), società indicate nel complemento del 22 giugno 2004, e bonifici a B.A.________ (ca. USD 623'000), indagato nel procedimento penale italiano. 3.5 I documenti bancari litigiosi sono quindi con ogni evidenza idonei a far avanzare il procedimento estero. Contrariamente all'assunto ricorsuale, tra la richiesta misura d'assistenza e l'oggetto del procedimento penale estero sussiste pertanto, e chiaramente, una relazione sufficiente (DTF 129 II 462 consid. 5.3, 125 II 65 consid. 6b/aa pag. 73, 122 II 367 consid. 2c). Certo, la ricorrente indica alcune imprecisioni contenute nella decisione impugnata, dovute verosimilmente a sviste nella redazione di numerose decisioni analoghe. Queste inesattezze non sono comunque decisive. Del resto, nelle menzionate osservazioni la ricorrente si limitava a sostenere ch'essa sarebbe stata creata soltanto per ragioni familiari, segnatamente per disporre del denaro per curare la madre ammalata dei fratelli A.A.________ e B.A.________ e C.________. I fondi confluiti dal conto dell'indagato A.A.________ su quello della ricorrente avrebbero unicamente questo scopo. Nel ricorso essa si limita ad addurre che dai giustificativi del conto di A.A.________ risulterebbe che, con il denaro ricavato da una determinata vendita e effettuando un versamento di USD 100'000 sul conto litigioso, egli avrebbe restituito un prestito a un membro della sua famiglia. Essa neppure tenta tuttavia di spiegare le ragioni degli ulteriori trasferimenti, né tenta di chiarire i motivi della costituzione di una società per la realizzazione dell'asserito scopo, né dimostra che sarebbero state effettivamente pagate fatture in relazione a malattie della madre. Ora, non spetta all'autorità di esecuzione né al giudice svizzero dell'assistenza eseguire o far eseguire, nel quadro di una valutazione sommaria e «prima facie» dei mezzi di prova, indagini sulla credibilità e sull'attendibilità di dette dichiarazioni o, in generale, di altri mezzi di prova (DTF 117 Ib 64 consid. 5c pag. 88, 112 Ib 347 consid. 4; cfr. anche DTF 122 II 373 consid. 1c pag. 376). Trattandosi di una questione relativa alla valutazione delle prove, spetterà alle autorità italiane risolverla (DTF 121 II 241 consid. 2b pag. 244, 118 Ib 547 consid. 3a in fine pag. 552). 3.6 Infine, spettava alla ricorrente indicare dinanzi all'autorità di esecuzione quali singoli atti, e perché, sarebbero sicuramente irrilevanti per il procedimento estero, conformemente all'obbligo che gli incombeva secondo la costante pubblicata giurisprudenza (DTF 126 II 258 consid. 9b e c, 122 II 367 consid. 2d pag. 371 seg.). La necessità di poter disporre di tutti i documenti sequestrati per poter ricostruire compiutamente i complessi flussi finanziari oggetto d'inchiesta, e se del caso individuare ulteriori transazioni sospette, è evidente. La consegna di tutte le informazioni bancarie è chiaramente idonea a far progredire le indagini (DTF 126 II 258 consid. 9c).