Citation: 2C_257/2022 E. B

B.a. Il 23 agosto 2011 l'Associazione ha chiesto alla Sezione del lavoro del Dipartimento delle finanze e dell'economia del Cantone Ticino l'autorizzazione a fornire personale a prestito per eseguire attività di economia domestica. Successivamente ha precisato di operare essenzialmente secondo tre differenti modalità: a) Utente diretto: il privato prende contatto con l'associazione concordando le prestazioni di economia domestica da fornire e viene quindi concluso un contratto d'appalto. L'utente non ha diritto di impartire istruzioni alla collaboratrice domestica chiamata ad eseguire la prestazione, riservata una modifica concordata con l'associazione. Quest'ultima fattura direttamente al privato il costo della prestazione. b) Outsourcing: il Servizio di assistenza e cura a domicilio (SACD) comunica all'associazione quali prestazioni devono essere fornite presso un utente il quale non ha diritto di impartire istruzioni alla collaboratrice che esegue le prestazioni di economia domestica; l'associazione organizza il personale e lo invia presso il privato per l'esecuzione della prestazione che viene fatturata al SACD, il quale poi a sua volta fattura i costi all'utente o alla cassa malati; c) Prestito di personale: l'associazione presta personale ad un SACD, il quale lo invia presso un utente ad eseguire delle prestazioni di economia domestica o di cura della persona; la richiesta è trasmessa dal SACD all'associazione che designa la collaboratrice. B.b. Il 19 dicembre 2014 la Sezione del lavoro ha respinto la domanda. A suo avviso l'attività svolta dall'Associazione sotto forma di " prestito di personale " andava considerata come subfornitura o fornitura indiretta di personale, vietata dalla legge federale sul collocamento e il personale a prestito. Per quanto concerne invece le altre due forme, ossia " l'utente diretto " e " l'outsourcing ", le stesse costituivano delle forme di fornitura di personale a prestito, soggette ad autorizzazione, contrariamente a quanto sostenuto dall'Associazione che assimilava la propria attività all'esecuzione di un contratto di appalto. Essa è stata quindi invitata a presentare una nuova istanza in tal senso. Adito il 2 febbraio 2015 dall'Associazione, il Consiglio di Stato ticinese ha confermato, in data 16 maggio 2017, la decisione dipartimentale. B.c. Il Tribunale cantonale amministrativo, al quale l'Associazione si è rivolta il 16 giugno 2017, ne ha respinto il gravame con sentenza del 17 febbraio 2022. Rifiutate le prove offerte, giudicate inconcludenti, la Corte cantonale è ugualmente giunta alla conclusione che le attività svolte sotto la forma di " utente diretto " e di " outsourcing " soggiacevano ad autorizzazione, mentre quella denominata " prestito di personale ", che si presentava sotto una struttura quadrangolare, era una subfornitura, vietata dalla legge. Ha poi negato che l'insorgente potesse essere esonerata dal dovere ottenere un'autorizzazione per svolgere le sue attività al motivo che non aveva uno scopo di lucro e che era di pubblica utilità, dato che la sua cifra d'affari annuale (superiore a fr. 100'000.--) dimostrava che agiva professionalmente.