Citation: 6B_945/2018 E. 5.1

5.1. La ricorrente contesta l'adempimento del reato di incendio intenzionale (art. 221 CP). Sostiene che dopo l'incendio, la padella da cui si è propagato il fumo, è rimasta per oltre un anno all'interno della cucina e si trovava in quel locale anche durante i lavori di pulizia e di tinteggiatura delle pareti, operazioni che hanno comportato l'utilizzo di solventi. Ritiene quindi che dalla presenza di tracce di sostanze infiammabili, rilevate dalle analisi effettuate sulla padella, non si potrebbe dedurre alcunché, considerati il tempo trascorso e l'assenza di accertamenti sullo stato di conservazione dell'utensile. Secondo la ricorrente, il fatto che la padella sia stata messa in un sacco della spazzatura dopo l'incendio, non esclude ch'essa possa essere stata contaminata con prodotti potenzialmente infiammabili in una fase precedente, in occasione delle operazioni di pulizia del locale. Rileva che, in base alle dichiarazioni concordanti di entrambi gli imputati, la pentola è stata lasciata sulla piastra accesa dal solo marito, sicché la Corte cantonale avrebbe dedotto a torto la sua colpevolezza nell'incendio dall'esistenza del legame matrimoniale. La ricorrente contesta poi che il cameriere, che aveva notato un "fumo acre" fuoriuscire dal ristorante ed ha chiamato i pompieri, abbia corso un reale pericolo per la sua incolumità. Al dire della ricorrente, se il cameriere avesse potuto verificare l'ampiezza effettiva della combustione, non avrebbe chiamato i soccorsi, essendo il tutto riconducibile a una semplice padella, dalla quale non è scaturito né fuoco né combustione importante.