Citation: 2A.425/2005 21.12.2005 E. 4

4.1 Nel caso specifico, la ricorrente ha lasciato il suo paese d'origine nel mese di novembre del 1993 per raggiungere in Svizzera il secondo marito. Il figlio B.A.________, che all'epoca aveva tre anni e mezzo, ha continuato a vivere in Serbia presso i nonni materni, al pari della sorella, maggiore di quattro anni. Tale situazione è perdurata anche dopo la pronuncia, nel 1999, del secondo divorzio dell'insorgente, che, nonostante la decadenza del motivo per cui era giunta in Svizzera, ha scelto di rimanervi. Come già rilevato, non risulta inoltre che ella, prima del mese di novembre del 2001, abbia mai presentato formale domanda per poter essere raggiunta dai figli in Svizzera. Anche in quell'occasione non ha peraltro contestato, impugnandolo, il diniego oppostole. 4.2 B.A.________ ha sempre vissuto in Serbia e, salvo la presenza della madre, non ha alcun legame né alcuna familiarità con la Svizzera, il suo sistema scolastico e le sue lingue. Giungendo nel nostro paese per soggiornarvi, egli verrebbe dunque sradicato dal contesto sociale e culturale in cui è cresciuto. Vista la sua età, è inoltre lecito presumere che si troverebbe confrontato a rilevanti problemi d'integrazione ed in particolare a difficoltà dal punto di vista scolastico e dell'inserimento professionale, a cui potrebbe essere prossimo (cfr. DTF 129 II 249 consid. 2.2, 11 consid. 3.3.2). Durante gli anni decisivi della sua infanzia e della scolarità i nonni hanno indubbiamente rappresentato per il ragazzo le principali persone di riferimento immediato. Certo, la madre sostiene di aver comunque reso regolarmente visita ai figli, di aver sempre provveduto al loro sostentamento e di aver personalmente deciso le questioni essenziali concernenti la loro educazione. Ciò non toglie che, per quanto se ne sia effettivamente potuta occupare a distanza, al momento in cui ha formulato la richiesta di ricongiungimento in esame ella non aveva più convissuto in maniera significativa e duratura con la prole da oltre undici anni. Con il trasferimento in Svizzera il figlio verrebbe pertanto allontanato pure dalle relazioni familiari di fatto più intense. In Serbia risiede del resto anche la sorella, ora già maggiorenne e sposata, con il quale egli è cresciuto. In patria dovrebbe essere altresì rimasto e trovarsi tuttora pure il padre, dei cui rapporti con il figlio nulla è comunque dato di sapere. 4.3 In queste circostanze, soltanto un mutamento radicale nella capacità dei nonni di provvedere all'educazione e alla cura del nipote, indipendentemente dal miglioramento della situazione economica della ricorrente, potrebbe eventualmente giustificare il rilascio del permesso di soggiorno richiesto. Tali presupposti non risultano tuttavia adempiuti. Dal certificato medico prodotto, sprovvisto tra l'altro di data, non risulta infatti che essi siano affetti da malattie particolarmente gravi. Soffrono piuttosto di acciacchi e disturbi, ad esempio di natura cardiaca o alle articolazioni, non fortemente debilitanti e tutto sommato connessi con l'età, non essendo inusuali per persone, come loro, vicine ai settant'anni. Benché il documento affermi l'impossibilità fisica e psichica degli interessati di occuparsi dei nipoti, il loro stato di salute appare dunque in realtà ancora sufficientemente buono per poter rispondere in modo adeguato alle esigenze educative e di custodia del figlio della ricorrente. Tali esigenze risultano del resto modeste, considerata l'età del ragazzo, la sua conseguente maturità e la relativa indipendenza acquisita (cfr. DTF 129 II 249 consid. 2.2; sentenza 2A.233/2000 del 16 gennaio 2001, riassunta in: RDAT II-2001 n. 61, consid. 3c). 4.4 Ne consegue che, rifiutando il postulato ricongiungimento familiare, il Tribunale amministrativo ticinese non ha violato né l'art. 17 cpv. 2 terza frase LDDS né l'art. 8 CEDU, ma ha al contrario rettamente applicato i principi giurisprudenziali che ne derivano.