Citation: 1P.801/2006 15.10.2007 E. 2

2.1 La Corte cantonale ha rilevato che l'insorgente fonda la sua legittimazione sul diritto di ricorso delle associazioni di importanza cantonale sancito dall'art. 46 cpv. 4 LCPN, redatto sul modello dell'art. 12 cpv. 1 LPN, secondo cui il diritto di ricorrere spetta ai comuni e alle associazioni aventi un'importanza nazionale che esistano da più di dieci anni e si occupino per statuto della protezione della natura e del paesaggio, della conservazione dei monumenti storici o di scopi affini puramente ideali. Ha quindi ritenuto che per interpretare la norma cantonale potevano essere utilizzati i principi sviluppati per l'applicazione di quella federale. L'art. 46 cpv. 4 LCPN, in vigore dal 14 luglio 2006, ha il seguente tenore: "Sono altresì legittimate a ricorrere le associazioni d'importanza cantonale, riconosciute dal Cantone tramite una legge, che esistono da più di dieci anni e che si occupano per statuto della protezione della natura e del paesaggio, della conservazione dei monumenti storici o di scopi affini puramente ideali". 2.2 I giudici cantonali hanno osservato che l'art. 46 cpv. 4 LCPN fa dipendere la legittimazione dall'adempimento di cinque condizioni cumulative e che l'assenza di una di esse comporta l'inammissibilità del gravame, conclusione non censurata dalla ricorrente. Richiamando l'art. 12 cpv. 1 LPN, essi hanno ricordato che in ambito federale sono considerate con scopo ideale solo le associazioni che si occupano di protezione della natura e del paesaggio, della conservazione dei monumenti storici o di scopi affini. Lo scopo ideale deve inoltre risultare dagli statuti e deve costituire il fine essenziale, cioè principale, dell'associazione. Questi principi, secondo la Corte cantonale, devono essere utilizzati anche nell'applicazione della citata norma cantonale. 2.3 Essi hanno poi stabilito che la ricorrente non adempie con certezza un requisito posto al riconoscimento della sua legittimazione giusta l'art. 46 cpv. 4 LCPN, difettandole lo scopo ideale di tutelare, per statuto, la natura e il paesaggio. Essi hanno ritenuto che scopo della ricorrente è di occuparsi dei problemi di economia agricola, di difendere gli interessi del ceto agricolo e del territorio agricolo. Secondo i giudici cantonali, dallo statuto dell'associazione non si può dedurre in nessun caso ch'essa persegua, quantomeno a titolo principale, il fine ideale di tutelare la natura e il paesaggio. 2.3.1 L'art. 3 dello statuto della ricorrente ha il seguente tenore: "Scopo dell'associazione è quello di trattare i problemi di fondo che interessano l'economia agricola del Cantone, sia sul piano politico-economico che su quello sociale; di coordinare il lavoro e gli sforzi delle organizzazioni e degli enti affiliati, intesi a ottenere il riconoscimento dei diritti del ceto agricolo presso le autorità e gli altri settori economici: di promuovere e curare gli interessi dell'agricoltura in genere, specie nella salvaguardia del territorio agricolo, in quantità, qualità e proprietà, nella difesa del mercato dei prezzi, elevando il ceto agricolo ad una più fattiva e sentita solidarietà sociale." 2.3.2 Dalla lettura di questo articolo risulta chiaramente che la conclusione della Corte cantonale è corretta. Gli scopi della ricorrente concernono infatti i problemi dell'economia agricola sotto il profilo politico-economico e sociale, il riconoscimento dei diritti del ceto agricolo, la promozione e la cura degli interessi dell'agricoltura, in particolare nella salvaguardia del territorio agricolo e nella difesa del mercato e dei prezzi, ma non della tutela della natura e del paesaggio. 2.3.3 Certo, la ricorrente accenna, peraltro soltanto a titolo meramente abbondanziale, alla circostanza che la salvaguardia del territorio agricolo comporterebbe anche la tutela della natura e della biodiversità, che sussisterebbe uno stretto legame tra agricoltura e protezione della natura e che l'agricoltura svolge compiti multifunzionali. Con questi accenni, che disattendono le esigenze di motivazione poste dall'art. 90 cpv. 1 lett. b OG, essa non dimostra affatto che la Corte cantonale avrebbe interpretato in maniera insostenibile e quindi arbitraria la portata dell'art. 3 del suo statuto. In effetti, nell'ambito di un ricorso di diritto pubblico il Tribunale federale statuisce unicamente sulle censure sollevate e solo quando siano sufficientemente motivate: il ricorso deve quindi contenere un'esauriente motivazione giuridica, dalla quale si possa dedurre se, perché ed eventualmente in quale misura la decisione impugnata leda il ricorrente nei suoi diritti costituzionali (art. 90 cpv. 1 lett. b OG; DTF 133 I 145 consid. 5 in fine; 130 I 26 consid. 2.1). Per sostanziare la censura di arbitrio (art. 9 Cost.) non è sufficiente criticare la decisione impugnata come si farebbe di fronte a una Corte di appello con completa cognizione in fatto e in diritto, atteso che una sentenza non è arbitraria per il solo motivo che un'altra soluzione sarebbe sostenibile o addirittura preferibile, bensì è necessario mostrare e spiegare perché il contestato giudizio sia manifestamente insostenibile, in aperto contrasto con la situazione effettiva, fondato su una svista manifesta, oppure in urto palese con il sentimento di giustizia ed equità (DTF 130 I 258 consid. 1.3), questione decisiva. 2.3.4 Per di più, il perseguimento di detti obiettivi, non direttamente desumibili dagli statuti, non costituisce manifestamente lo scopo principale della ricorrente ma, semmai, occasionale e accessorio, ciò che non è sufficiente sotto il profilo dell'art. 12 cpv. 1 LPN (DTF 98 Ib 120 consid. 1 pag. 125 in alto; 119 Ib 305 consid. 2b; sentenza 1P.595/2003 dell'11 febbraio 2004 consid. 2, apparsa in SJ 2004 I pag. 446; Keller, Kommentar NHG 1997, n. 8 all'art. 12). 2.4 Quando una decisione si fonda, come quella contestata, su più motivazioni indipendenti, il ricorrente deve contestarle tutte e dimostrare, con un'argomentazione precisa, che ogni motivazione contenuta nella sentenza dedotta in giudizio è contraria alla Costituzione, pena l'inammissibilità dal punto di vista dell'art. 90 cpv. 1 lett. b OG del gravame. In effetti, secondo la costante giurisprudenza, applicabile peraltro anche nell'ambito della LTF, se almeno una delle due motivazioni poste a fondamento del giudizio impugnato resiste alla critica, esso non viene annullato (DTF 131 I 13 consid. 3 e 6; 133 III 221 consid. 7; 133 IV 119 consid. 6.3). Limitandosi a incentrare il ricorso sulla censura, di cui si dirà, relativa alla mancata presa di conoscenza della volontà del legislatore, la ricorrente disattende le esigenze di motivazione appena citate.