Citation: I 688/06 08.10.2007 E. 4

Nel merito, il ricorrente censura la valutazione dei primi giudici in punto alla valutazione dell'invalidità. Richiamandosi alle conclusioni del dott. R.________, specialista in medicina legale e delle assicurazioni, come pure a quelle dell'INPS di X.________, egli sostiene in particolare di non essere nelle condizioni di svolgere il suo lavoro abituale né attività sostitutive confacenti, e questo almeno nella misura del 75%. 4.1 In quanto contesta la valutazione dell'incapacità lavorativa operata dai primi giudici, i quali, facendo uso del loro potere di apprezzamento delle prove, hanno ritenuto maggiormente attendibili le conclusioni del servizio medico dell'UAI e hanno concluso per una piena capacità lavorativa in attività leggere e medio-pesanti, compresa quella precedente di operaio in filanda/tintoria, l'insorgente censura un giudizio su una questione di fatto che, in quanto tale, vincola per principio questo Tribunale (DTF 132 V 393 consid. 3.2 pag. 398 seg.). Orbene, questa decisione di considerare l'assicurato pienamente abile al lavoro non lede alcuna norma di diritto federale, né risulta da un accertamento manifestamente errato dei fatti o da un apprezzamento arbitrario delle prove. Essa deriva piuttosto dall'attenta analisi operata dal dott. L.________, il quale, confrontatosi con le divergenti conclusioni agli atti, ha spiegato perché non poteva essere attestata un'incapacità lavorativa. I giudici commissionali non hanno in particolare abusato del loro potere di apprezzamento nel considerare inattendibili le contrarie valutazioni del dott. R.________. A tal proposito basta rinviare alle prese di posizione del dott. L.________ che, sulla scorta dei reperti oggettivi, ha riscontrato, in maniera senz'altro sostenibile, non poche e comunque rilevanti inesattezze come pure una tendenza all'esagerazione nelle valutazioni del dott. R.________, le quali hanno finito per mettere in dubbio l'integralità delle sue conclusioni. D'altra parte, per quanto opinabili esse possano apparire, non vi è motivo per ritenere insostenibili le considerazioni commissionali nella misura in cui queste, fondandosi sulle osservazioni del servizio medico dell'UAI e quindi sulla scorta dei vari reperti oggettivi agli atti, hanno in particolare escluso una broncopatia cronica come pure una coronaropatia grave - avendo anzi attestato un recupero e una stabilizzazione della funzione cardiaca -, hanno negato l'esistenza, clinica e radiologica, di eventuali ernie discali - osservando come queste ultime non potessero essere diagnosticate tramite indagini radiografiche convenzionali - e hanno relativizzato la gravità della sindrome ansioso depressiva. In tali circostanze, anche l'attestazione, da parte del servizio medico INPS di X.________, di un'inabilità lavorativa del 70% in qualsiasi attività non poteva che essere, logicamente, ritenuta troppo generosa. Questo Tribunale non ha pertanto sufficiente e imperativo motivo per scostarsi dagli accertamenti operati dall'istanza precedente e per ordinare un complemento istruttorio. 4.2 Né la pronuncia commissionale è per il resto censurabile per il fatto che i primi giudici non avrebbero proceduto a un confronto dei redditi per determinare l'eventuale grado d'invalidità. A tal proposito è sufficiente il rilievo che, per giurisprudenza, una persona - come il ricorrente, per quanto appena visto - che non è colpita da un'incapacità di lavoro almeno parziale, non subisce un'incapacità di guadagno e non è perciò invalida ai sensi della LAI (DTF 115 V 133 consid. 2; 105 V 139 consid. 1b pag. 141; cfr. pure RCC 1985 pag. 224 consid. 2b).