Citation: 6B_786/2021 E. 3

La CARP ha rinunciato a pronunciare l'espulsione dell'opponente, considerando dato un caso di rigore personale e il suo interesse a rimanere in Svizzera prevalente su quello pubblico, piuttosto contenuto, al suo allontanamento. Avendo in Svizzera il nucleo della sua famiglia, ovvero la moglie e i tre figli, l'espulsione avrebbe comportato un'importante ingerenza nella sua vita familiare. La Corte cantonale ha osservato che l'opponente si è reso colpevole di 10 episodi di piccoli furti, che ha definito "non molti", e di 5 violazioni di domicilio, concernenti grandi magazzini, baracche di cantiere e spogliatoio di un grotto. Le infrazioni da lui commesse non appaiono essere di particolare spessore delinquenziale e, salvo la qualifica giuridica, hanno poche affinità con i reati la cui pericolosità sociale ha spinto il legislatore a prevedere l'espulsione obbligatoria. Secondo la CARP, l'opponente è un "delinquentello di piccolo calibro". Una sua particolare e significativa pericolosità sociale non emerge nemmeno dalle altre infrazioni oggetto di questo procedimento: la falsità in documenti (uso di false ricette mediche per procurarsi il Dormicum) e l'infrazione alla LStup (alienazione di pastiglie Dormicum, rispettivamente loro scambio con cocaina) essendo connesse alla sua tossicodipendenza, mentre la guida nonostante la revoca concerne 4 episodi, "numero tutto sommato limitato", in cui ha circolato "anche per brevi tratti di strada". I giudici cantonali hanno poi osservato come l'opponente, confrontato con quanto commesso, ha confessato e ha fornito una buona collaborazione, assumendosi quindi per la massima parte la responsabilità dei suoi atti per i quali si è dichiarato dispiaciuto e si è scusato, dimostrando così un certo pentimento. Egli non è quindi un pericoloso criminale e non rappresenta una minaccia grave né un pericolo per la sicurezza e l'ordine pubblici. La CARP ha in seguito rilevato la considerevole durata della sua presenza in Svizzera, dove ha vissuto la parte più significativa della sua vita, creandovi la sua famiglia con cui vive tuttora. Nonostante alcuni periodi di disoccupazione, è sempre riuscito a trovare lavoro e a contribuire costantemente al mantenimento della famiglia, senza maturare alcun debito. Dopo 20 anni di assenza, un rientro nel suo Paese sarebbe fonte di particolari e pesanti difficoltà, ritrovandosi da solo, senza alcun aiuto, senza una casa e senza un lavoro, abbandonato a sé stesso e alla sua dipendenza. Sua moglie infatti, titolare di un permesso C, difficilmente seguirebbe il marito, dovendosi prendere cura dei figli, non ancora autonomi e tutti ancora in formazione. Ella ha un lavoro in Svizzera, svolto con impegno e dedizione, che perderebbe trasferendosi in Italia. L'unione dei coniugi, che dura da ben 25 anni, è solida, anche se non sempre idilliaca. Quanto ai figli, continua la Corte cantonale, sono nati e cresciuti in Svizzera e qui hanno tutto il loro mondo, vi sono perfettamente inseriti e legati tanto da avere voluto il maggiore e volere il secondogenito acquisirne la cittadinanza. L'Italia non è un Paese a loro familiare, essendovisi recati unicamente per brevi soggiorni durante le vacanze, e un loro trasferimento forzato quivi li sradicherebbe dalla realtà in cui hanno vissuto sinora e sarebbe fonte di particolare disagio e difficoltà, essendo loro in un'età che difficilmente consente loro di adattarsi facilmente. L'interesse superiore dei tre figli, conclude la CARP, sarebbe in concreto minacciato. Per tutte queste ragioni, essa ha rinunciato a ordinare l'espulsione dell'opponente.