Citation: 5C.190/2003 25.02.2004 E. 3

Il convenuto censura l'interpretazione che la Corte cantonale ha dato degli accordi 1970/1982 intervenuti fra le parti: tale interpretazione contravverrebbe ai principi dell'art. 18 CO, nella misura in cui non riconosce "l'implicita soppressione scritta ex art. 779e CC dell'indennità di riversione". 3.1 Trattandosi di interpretare un contratto, nell'ambito del ricorso per riforma non possono più essere rimesse in discussione le constatazioni dell'ultima istanza cantonale su ciò che le parti hanno dichiarato, sulle circostanze che hanno accompagnato la conclusione del contratto e su quanto attiene al foro interiore delle parti (ciò che una parte sapeva, voleva ed ha inteso; DTF 123 III 129 consid. 3c pag. 136, 117 II 279 consid. a; Peter Münch, op. cit., margin. 4.49 e nota 134). Quanto precede è conseguenza del fatto che il Tribunale federale è vincolato agli accertamenti di fatto dell'ultima istanza cantonale (supra, consid. 2.1). Ciò vale anche per deduzioni sulla vera volontà di una parte, che il tribunale ha estrapolato dal successivo comportamento di lei (DTF 129 III 118 consid. 2.6 pag. 123; 121 III 414 consid. 2a pag. 418, 118 II 365 consid. 1). Unicamente qualora la reale volontà delle parti non abbia potuto essere stabilita o si riveli discordante, è possibile procedere ad una interpretazione delle dichiarazioni e dei comportamenti delle parti sulla base del principio dell'affidamento, la cui applicazione può essere esaminata dal Tribunale federale nell'ambito di un ricorso per riforma (DTF 129 III 118 consid. 2.5 pag. 122, 128 III 265 consid. 3a, 127 III 444 consid. 1b). 3.2 Nel caso concreto, gli sforzi del convenuto appaiono effettivamente finalizzati ad una revisione, da parte del Tribunale federale, dell'interpretazione che l'istanza inferiore ha dato degli accordi intervenuti fra le parti. La questione a sapere se le parti abbiano concordato una determinata indennità di riversione, oppure l'abbiano esclusa - questione che il convenuto discute su ben cinque pagine e mezza del proprio ricorso -, è, come appena visto (supra, consid. 3.1), una questione di mero fatto. A tal proposito, il Tribunale di appello, seguendo peraltro quella che era già stata l'interpretazione del Pretore, ha ritenuto - in termini assolutamente vincolanti per questa Corte - che le parti non hanno voluto escludere l'obbligo di riscatto a carico del proprietario convenuto: non solo ha constatato l'assenza di una qualsiasi pattuizione scritta di rinuncia, ma ha anzi ravvisato nel rinvio agli artt. 779 ss. CC contenuto nella convenzione 8 giugno 1982 la base positiva di un obbligo di indennizzazione. Si è, infine, riconfermato in tale conclusione prendendo in considerazione il comportamento del convenuto successivo alla stipulazione dell'accordo, ed in particolare il fatto di aver commissionato un referto sul valore del manufatto in prossimità temporale della scadenza dell'accordo (ibid.) - anche quest'ultima, come detto, circostanza di fatto che sfugge ad una riconsiderazione da parte di questo Tribunale federale. Ne segue che in realtà il ricorso è volto a rivedere i fatti accertati dall'ultima istanza cantonale, appalesandosi inammissibile su questo punto.