Citation: 2C_618/2009 27.01.2010 E. 4.2

4.2.1 Per quanto invece concerne il rapporto con la figlia va ricordato che, per consolidata prassi, il cittadino straniero che non ha la custodia dei figli può già di per sé vivere soltanto in misura limitata le relazioni con la prole, ossia unicamente nel quadro dell'esercizio del diritto di visita riconosciutogli. A questo scopo non è indispensabile che egli viva stabilmente nello stesso paese del figlio e che disponga di un'autorizzazione di soggiorno in detto Stato. Di principio, il diritto di visita non implica quindi un diritto di presenza costante in Svizzera per il genitore straniero di un figlio che vi risiede in maniera regolare e durevole; le esigenze dell'art. 8 CEDU risultano rispettate già se il diritto di visita può venir esercitato nell'ambito di soggiorni brevi, adattandone se del caso le modalità (durata e frequenza). Un diritto all'ottenimento di un permesso di dimora può semmai sussistere solo se i rapporti con i figli sono particolarmente intensi dal profilo economico ed affettivo, se questi rapporti non potrebbero venir mantenuti a causa della distanza del paese d'origine del genitore e se il comportamento tenuto da quest'ultimo in Svizzera è stato irreprensibile (sentenze 2C_171/2009 del 3 agosto 2009 consid. 2.2; 2C_870/2008 del 26 maggio 2009 consid. 2.2; 2C_272/2008 del 15 gennaio 2009 consid. 2.2). 4.2.2 Nella fattispecie, la Corte cantonale ha rilevato in maniera vincolante anche per questo Tribunale (art. 105 cpv.1 LTF) che il ricorrente - come del resto sua moglie - è stato privato della custodia parentale sulla figlia e che la bambina è stata collocata presso una famiglia affidataria fin dalla più tenera età. Egli dispone di un diritto di visita che non va al di là dell'usuale, che al momento attuale gli viene per altro concesso soltanto in misura ridotta rispettivamente sorvegliata, e non dimostra né pretende di poter far fronte al mantenimento della figlia. Un legame particolarmente intenso dal profilo economico ed affettivo, così come richiesto dalla prassi, non è quindi dato. 4.2.3 A ciò si aggiunge che il ricorrente ha tenuto un comportamento tutt'altro che irreprensibile. Sempre in base a quanto rilevato dalla Corte cantonale, egli è stato più volte condannato sia all'estero sia in Svizzera: (1) il 24.01.1997, ad una pena pecuniaria di 45 aliquote giornaliere da 10 DM inflittagli a Steinfurt (DE); (2) il 01.10.1997, ad una pena di 5 mesi di detenzione, sospesa condizionalmente con un periodo di prova di 2 anni, per traffico illegale di sostanze stupefacenti e resistenza a pubblico ufficiale inflittagli a Düsseldorf (DE); (3) il 20.04.1998, ad una pena di 11 mesi di detenzione, sospesa condizionalmente con un periodo di prova di 2 anni, per traffico illegale di sostanze stupefacenti e resistenza a pubblico ufficiale inflittagli a Düsseldorf (DE); (4) il 05.09.2001, ad una pena di 4 anni di detenzione per grave traffico illegale di sostanze stupefacenti inflittagli a Traunstein (DE); (5) il 28.06.2006, ad una pena di 20 giorni di detenzione, sospesa condizionalmente con un periodo di prova di 3 anni, per infrazione alla legge federale sugli stupefacenti e sulle sostanze psicotrope inflittagli dal Ministero pubblico del Canton Ginevra insieme al divieto di entrata nel territorio di quel Cantone per una durata di 6 mesi; (6) il 3.12.2008, ad una pena di 83 giorni di detenzione per infrazione alla legge federale sugli stupefacenti e sulle sostanze psicotrope, alla LDDS e alla LStr inflittagli dal Ministero pubblico del Canton Ticino per fatti avvenuto tra la fine del 2006 e il gennaio del 2008. Da tale elenco emerge che i fatti rimproverati al ricorrente sono almeno in parte gravi e che, come tali, sono pure stati pesantemente sanzionati. Come correttamente osservato dalla Corte cantonale, con il suo comportamento il ricorrente ha infatti più volte attentato a beni giuridici rilevanti quali la salute e la sicurezza pubblica, alla cui protezione la giurisprudenza accorda particolare importanza (DTF 125 II 521 consid. 4 e 5 pag. 527 segg.; sentenza del Tribunale federale 2C_171/2009 del 3 agosto 2009 consid. 2.3). 4.2.4 Per quanto precede, neppure le condizioni per il riconoscimento di un diritto all'ottenimento di un permesso di dimora giusta l'art. 8 CEDU da parte del ricorrente, per poter esercitare il suo diritto di visita, sono in concreto date. Anche se la sua partenza dalla Svizzera costituirà senza dubbio un ostacolo nella gestione dei rapporti con la figlia, essa non li rende comunque impossibili ed è pertanto sostenibile: la relazione familiare potrà essere mantenuta mediante contatti telefonici e, più tardi, anche scritti nonché nell'ambito di soggiorni turistici da organizzare, se del caso, con l'aiuto del curatore educativo che ha il compito di occuparsi delle relazioni padre-figlia e che saprà regolare al meglio tale diritto.