Citation: 4P.194/2003 06.02.2004 E. 5

Nella seconda parte del gravame il ricorrente critica la decisione di ridurre al 75% la misura del risarcimento a lui dovuto. 5.1 Gli argomenti proposti a questo riguardo sono solo parzialmente ammissibili. Il ricorso risulta infatti d'acchito irricevibile, in virtù dell'art. 84 cpv. 2 OG, laddove mira a ridiscutere la valutazione delle rispettive colpe e la decisione sulla misura del risarcimento, trattandosi di questioni concernenti l'applicazione del diritto federale, segnatamente dell'art. 59 LCStr (cfr. DTF 115 II 283 consid. 1a in fine). Il ricorrente non ha miglior successo quando - asserendo la violazione dell'art. 285 cpv. 2 lett. e CPC/TI - si duole di una motivazione carente della decisione impugnata su questo punto. Contrariamente a quanto da lui dichiarato la Corte ticinese ha esposto chiaramente le ragioni che l'hanno indotta ad ammettere la sua concolpa e ad escludere la colpa del conducente al volante dell'auto assicurata presso l'opponente, prova ne sia il fatto che - come si vedrà in seguito - il ricorrente le ha tutte contestate. Pretestuosa è infine la critica mossa ai giudici ticinesi per essersi riferiti alla sua conclusione subordinata. Ancora una volta il ricorrente stravolge - invano - il chiaro senso delle parole dei giudici ticinesi. Essi non hanno concluso per il 75% a causa della domanda subordinata del ricorrente, bensì hanno rilevato come la loro decisione risultasse conforme anche alla proposta formulata in via subordinata dal ricorrente, ciò che corrisponde al vero. 5.2 Può per contro essere riesaminato, seppur solamente sotto il profilo dell'arbitrio, l'accertamento dei fatti sui quali si fonda la decisione sulla misura del risarcimento. 5.2.1 A questo proposito - in aggiunta a quanto già esposto circa le condizioni per poter ammettere la violazione del divieto dell'arbitrio (cfr. supra consid. 3.3) - occorre rammentare l'ampio margine di apprezzamento di cui dispone il giudice cantonale del merito nell'ambito dell'apprezzamento delle prove e dell'accertamento dei fatti. Qualora venga censurata la valutazione del materiale probatorio è necessario dimostrare - con un'argomentazione conforme all'art. 90 cpv. 1 lett. b OG - che il giudice ha manifestamente misconosciuto il senso e la portata di un mezzo di prova, che ha omesso senza valida ragione di tener conto un elemento di prova importante, suscettibile di modificare l'esito della vertenza oppure ch'egli ha ammesso o negato un fatto ponendosi in aperto contrasto con gli atti di causa o interpretandoli in modo insostenibile (DTF 129 I 8 consid. 2.1). 5.2.2 Il ricorrente contesta la ricostruzione della dinamica dell'incidente, che ha portato il Tribunale d'appello ad imputargli una concolpa nell'incidente, seppur lieve. Egli rileva come, sulla scorta del medesimo materiale probatorio agli atti, il Pretore fosse giunto alla conclusione inversa, ovverosia che non gli poteva essere ascritta alcuna concolpa. A suo modo di vedere i giudici del Tribunale d'appello avrebbero violato gli art. 183 segg. CPC/TI ed abusato dell'ampio margine di apprezzamento loro concesso nell'ambito della valutazione delle prove, dando per certi fatti non comprovati, rispettivamente trascurando prove agli atti. La motivazione del ricorrente non ossequia i requisiti posti dall'art. 90 cpv. 1 lett. b OG laddove richiama genericamente l'art. 183 e seguenti CPC/TI (disposizioni generali circa l'istruzione probatoria), senza spiegare dettagliatamente in cosa consisterebbe l'arbitrio. Il richiamo al solo art. 183 CPC/TI, che regola l'onere della prova a livello cantonale, è invece fuori luogo. Trattandosi di una fattispecie sottomessa al diritto privato federale la ripartizione dell'onere probatorio è infatti regolata dall'art. 8 CC (DTF 129 III 18 consid. 2.6 pag. 24 seg. con rinvii). 5.2.3 Nel quadro del riesame della dinamica dell'incidente, i giudici hanno criticato la decisione del ricorrente di spegnere l'incendio posizionandosi lungo la fiancata anteriore sinistra invece di optare per una posizione davanti alla vettura, più logica e più comoda. Così facendo - a loro modo di vedere - egli ha disatteso le norme di comportamento previste dalla legge (che prescrivono ai pedoni di non sostare inutilmente sulla carreggiata, cfr. art. 46 cpv. 2 ONC) e ha senz'altro contribuito all'insorgere dell'incidente. Nonostante quanto affermato dal teste C.________, la sua auto, larga 156.5 cm, non poteva infatti trovarsi completamente nella corsia d'emergenza - larga in quel punto 149 cm e delimitata alla sua destra da un muretto alto 48 cm che ne impediva il completo sfruttamento - bensì sporgeva leggermente nella normale corsia di marcia larga 325 cm. Ciò significa che durante l'operazione di spegnimento - che implicava un certo spazio - il ricorrente sporgeva a sua volta di circa 40/50 cm sulla normale corsia di marcia, creando ed esponendosi ad una situazione di pericolo. Il ricorrente reputa queste considerazioni insostenibili già per il fatto che, contrariamente a quanto asserito dai giudici cantonali, il cofano della Ford non si apriva all'estremità anteriore del veicolo, bensì dalla parte del parabrezza. L'unica posizione possibile era pertanto quella laterale all'autovettura, lato strada. L'eventuale invasione della carreggiata non sarebbe dunque avvenuta inutilmente, ma in ossequio del dovere di assistenza in caso d'incidente. Proposta per la prima volta dinanzi al Tribunale federale, senza nemmeno l'indicazione di un mezzo di prova idoneo a suffragarla, la tesi secondo la quale la posizione laterale era l'unica possibile non può essere tenuta in nessuna considerazione. Salvo eccezioni in concreto non realizzate - né tantomeno allegate - nel quadro di un ricorso di diritto pubblico la presentazione di nuove allegazioni, fatti o prove che non sono stati sottoposti all'autorità cantonale è infatti inammissibile (DTF 127 I 145 consid. 5c/aa pag. 160). Per quanto concerne la posizione dell'auto, l'opponente ha ragione quando sostiene che le affermazioni dei giudici cantonali sono inconfutabili siccome fondate su elementi oggettivi; il ricorrente non allega né dimostra che le dimensioni del veicolo e della carreggiata indicate nel giudizio impugnato sarebbero errate. 5.2.4 Anche la reazione avuta dal ricorrente al momento della fiammata - quando è indietreggiato di due o tre passi dalla sua posizione, già pericolosa, spostandosi repentinamente verso il centro della carreggiata - è stata criticata dai giudici ticinesi, i quali sono giunti alla conclusione che l'incidente è stato causato proprio dal rapido ed improvviso spostamento del ricorrente fino all'altezza della corsia veloce. Contrariamente a quanto ritenuto dal pretore, i giudici hanno stabilito che l'impatto è avvenuto proprio entro tale corsia, altrimenti non si spiegherebbe per quale motivo l'auto di D.________, fermatasi già dopo 26 m, si trovasse ancora nella corsia di sorpasso, sia pure con il muso leggermente spostato verso destra. Richiamandosi alle conclusioni del primo giudice il ricorrente contesta che l'istruttoria abbia permesso di appurare con esattezza il suo movimento, sicché non si può affermare - come fanno i giudici cantonali - ch'egli si trovasse nella corsia di sorpasso quando l'auto guidata da D.________ lo ha investito. La Corte avrebbe stravolto la realtà dei fatti. Ancora una volta i suoi argomenti sono destinati all'insuccesso. È vero che le conclusioni tratte dai giudici cantonali circa la dinamica del sinistro risultano in contrasto con quelle del giudice di primo grado. Ciò non basta tuttavia a renderle arbitrarie. Esaminati gli schizzi agli atti e considerata, in particolare, la posizione finale dell'auto, la valutazione del Tribunale d'appello appare al contrario sostenibile. 5.2.5 Sempre nel quadro dell'esame dello svolgimento del sinistro, i giudici cantonali hanno escluso una colpa di D.________, il conducente dell'auto che ha travolto il ricorrente. L'istruttoria ha infatti permesso di accertare ch'egli, non appena scorta l'auto di C.________ ferma sulla corsia d'emergenza, con una manovra di scansamento - come del resto fatto anche da altre macchine che lo precedevano - si è correttamente spostato dalla corsia di destra a quella veloce. Negli allegati preliminari le parti si sono pacificamente date atto ch'egli viaggiava incolonnato. Tenuto conto di questa circostanza, come anche del tempo, dello stato della strada, della visibilità nonché del fatto che vicino al veicolo in panne vi erano solamente degli adulti, i giudici ticinesi hanno reputato adeguata la velocità da lui mantenuta, di circa 70 km/h. A mente del ricorrente la valutazione del comportamento di D.________ - in assoluto contrasto con quella del Pretore - sarebbe basata su elementi inesistenti agli atti. Contrariamente a quanto asseverato nel giudizio impugnato nulla prova, infatti, che D.________ avrebbe cambiato corsia subito dopo aver visto l'auto ferma sulla corsia d' emergenza, né tantomeno sarebbe dimostrato ch'egli viaggiava incolonnato. La velocità da lui mantenuta - più vicina agli 80 km/h che ai 70 km/h considerati dai giudici cantonali - non era pertanto adeguata alle circostanze. Il gravame non può avere esito favorevole nemmeno su questo punto. Ancora una volta il ricorrente contrappone all'apprezzamento dei giudici cantonali la propria lettura del materiale probatorio e propone una versione dei fatti in contrasto con quella accertata nella sentenza impugnata, senza riuscire a dimostrare per quale motivo questa dovrebbe venir considerata manifestamente insostenibile, destituita di fondamento serio e oggettivo o in urto palese con il senso di giustizia ed equità. 5.3 Discende da tutto quanto esposto che l'accertamento della fattispecie sulla quale i giudici hanno fondato la valutazione delle colpe rispettive e, di conseguenza, la decisione sulla misura del risarcimento, resiste alla censura di arbitrio.