Citation: 1P.76/1999 22.03.2000 E. 6

6.-a) Il ricorrente sostiene poi che il rifiuto di concedergli un'ulteriore deroga in altezza per lo stabile A violerebbe altri diritti costituzionali. Egli adduce che la Corte cantonale non avrebbe applicato l'art. 27 cpv. 4 NAPR, in considerazione di un asserito vizio contenuto nella norma medesima, riferito all'assenza di una limitazione massima dell'altezza edificabile in caso di concessione di una deroga. L'autorità avrebbe quindi leso il principio della protezione della buona fede, avendo egli riposto nel legislatore comunale e nelle autorità giudicanti l'affidamento che il disposto in questione trovasse applicazione nell'ambito del complesso immobiliare in parola. In quanto avrebbe dichiarato inapplicabile l'art. 27 cpv. 4 NAPR, il Tribunale cantonale amministrativo avrebbe anche violato la competenza del Comune e quindi la sua autonomia, nonché la garanzia della proprietà. b) In sostanza, limitandosi anche su questo punto ad una critica generica e in considerazioni di carattere appellatorio, egli fonda le suindicate censure essenzialmente sull'errato concetto che l'art. 27 cpv. 4 NAPR non sarebbe stato applicato in concreto. Ora, come si è visto, una simile censura è inconferente, ritenuto che sia il Municipio che il Consiglio di Stato così come la Corte cantonale hanno affermato che tale disposto è applicabile alla fattispecie, ritenendo però non adempiuti i presupposti ivi contenuti. In tali circostanze, data l'inconsistenza delle critiche sollevate, insufficienti ai termini dell'art. 90 cpv. 1 lett. b OG, il gravame risulta inammissibile. Per quanto riguarda specificamente il rimprovero di violazione dell'autonomia comunale, giova rilevare che il Tribunale federale riconosce ai privati la facoltà di invocare tale motivo di ricorso solo a titolo ausiliario, ossia a sostegno di altre censure, e nella misura in cui il Comune non abbia espressamente o per atti concludenti rinunciato a sollevarlo (DTF 107 Ia 96 consid. 1c; RDAT 1997 II n. 20 pag. 59 consid. 3). Nel caso specifico, visto che il Comune, postulando la reiezione del presente gravame, ha rinunciato a prevalersi dell'asserita lesione dell'autonomia comunale, il ricorrente non è legittimato ad invocare, a titolo accessorio, questa censura. A prescindere dalla carenza di motivazione, essa sfugge, anche da questo profilo, ad un esame di merito.