Citation: 4A_85/2019 E. 2

Dal profilo formale il ricorrente sostiene anzitutto che la sentenza impugnata lede il suo diritto di essere sentito garantito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. perché " non si confronta... (o quantomeno non si confronta seriamente) " con le argomentazioni d'appello con le quali egli avrebbe " contestato esplicitamente la validità della cosiddetta transazione LAFE "; afferma di avere sollevato l'invalidità dell'atto negli scritti di prima istanza e nei capitoli III.2.3 e III.2.6 dell'appello. In sede di appello il ricorrente non aveva " contestato esplicitamente la validità" dell'accordo in discussione. Nel capitolo III.2.3 dell'appello, laddove accennava alla prassi ticinese per la quale la rinuncia alla rimozione dello stato illecito può avvenire mediante una "sanatoria LAFE", egli aveva semplicemente inserito tra parentesi il commento: "peraltro contra legem dato che tale istituto non è previsto dalla LAFE"; e nel capitolo III.2.6, riferendosi all'eventualità che nel suo caso una convenzione potesse avere sostituito una decisione LAFE, aveva commentato, sempre tra parentesi: "ammesso e non concesso che sia giuridicamente ammissibile". La censura di violazione del diritto di essere sentito è pertanto infondata.