Citation: 4A_450/2008 01.04.2009 E. 1

D.b In breve, a differenza del Pretore, i giudici della massima istanza ticinese hanno esaminato preliminarmente l'eccezione di prescrizione sollevata dai convenuti in causa, accogliendola per tutti salvo A.________. Rammentate le regole che disciplinano la prescrizione delle azioni di risarcimento e riparazione fondate sulla responsabilità per atto illecito, e in particolare l'art. 60 cpv. 2 CO, giusta il quale se l'"azione deriva da un atto punibile, a riguardo del quale la legislazione penale stabilisca una prescrizione più lunga, questa si applica anche all'azione civile", e rilevato che il Procuratore aveva abbandonato il procedimento penale nei confronti di A.________ a causa della prescrizione, senza pronunciarsi sulla punibilità oggettiva del suo comportamento, i giudici del Tribunale d'appello si sono chinati su tale questione, giungendo alla conclusione che A.________ si è reso colpevole dei reati penali di violazione colposa delle regole dell'arte edilizia (art. 229 cpv. 2 vCP) e lesioni colpose gravi (art. 125 cpv. 1 e 2 vCP). Dalle tavole processuali è infatti emerso che, secondo la prassi in atto sul cantiere, A.________ - nella sua veste di direttore dei lavori da capomastro - adempiva anche il compito di informare direttamente gli artigiani elettricisti sull'accessibilità al cassero. Egli aveva dunque il dovere di prudenza di accertarsi della sicurezza del cassero e di autorizzare l'accessibilità degli artigiani, direttamente o per il tramite della direzione locale dei lavori solo quando la sicurezza fosse garantita. Venendo ai fatti accaduti il 18 ottobre 1994 i giudici hanno osservato come dagli atti non risulti che quel giorno A.________ abbia conferito con i casseratori sulla sicurezza del cassero o fatto accertamenti personali sulla sicurezza dei pannelli; è per contro certo che nel pomeriggio egli ha chiesto a B.________ "di iniziare subito i tracciamenti sul cassero soletta blocco A" e una simile richiesta da parte sua poteva senz'altro venir interpretata nel senso che il cassero era agibile dal profilo della sicurezza. Poco importa che fra le parti non vi fosse un rapporto di subordinazione: viste le competenze e le mansioni che aveva sul cantiere, A.________ adempiva infatti inequivocabilmente il ruolo di garante della sicurezza del cassero per rapporto a B.________. La richiesta di salire sul cassero formulata da A.________ a B.________, senza essersi accertato per imprevidenza colpevole della sicurezza del cassero - hanno concluso i giudici del Tribunale d'appello - costituisce la causa naturale ed adeguata dell'evento che poi si è realizzato: la caduta di B.________ dal cassero, rivelatosi non sicuro, con le conseguenti gravi e invalidanti ferite. Donde l'applicabilità della prescrizione più lunga prevista dalla legislazione penale, di modo che l'azione civile nei confronti di A.________ non è prescritta. Ciò posto, i giudici del Tribunale d'appello hanno escluso la possibilità di imputare a B.________ una colpa tale da annullare la responsabilità di A.________. Alla vittima dell'infortunio è stata riconosciuta solo una colpa concomitante di grado lieve - per essersi mosso con disinvoltura sul cassero, nonostante i segnali che consigliavano perlomeno di dubitare della sua sicurezza - la cui incidenza è stata valutata nell'ordine di grandezza del 10 % e va considerata nell'ambito del risarcimento del danno. Danno che la II Camera civile ha ritenuto di non poter quantificare, non disponendo di dati sufficientemente chiari e aggiornati; di qui il rinvio degli atti al Pretore in relazione a A.________ per l'emanazione di un nuovo giudizio.