Citation: 2C_25/2019 E. 4.1

4.1. Secondo l'art. 50 cpv. 1 LStrI (applicabile, giusta l'art. 2 ALC, anche quando, come in concreto, l'ex coniuge cittadino dell'UE della ricorrente è titolare unicamente di un permesso di dimora UE/AELS, cfr. DTF 144 II 1 consid. 4.7 e riferimenti), nella versione in vigore fino al 31 dicembre 2018 qui determinante perché il diniego del rinnovo rispettivamente del rilascio dei permessi di dimora da parte della Sezione della popolazione risale al 30 novembre 2016 (art. 126 LStrI per analogia), dopo lo scioglimento del matrimonio o della comunità familiare, il diritto del coniuge al rilascio e alla proroga del permesso di dimora in virtù degli art. 42 e 43 LStrI risulta preservato se: (a) l'unione coniugale è durata almeno tre anni e lo straniero è integrato (sulle relative esigenze cfr. art. 77 cpv. 4 dell'ordinanza del 24 ottobre 2007 sull'ammissione, il soggiorno e l'attività lucrativa [OASA; 142.201], nella versione in vigore fino al 31 dicembre 2018 [RU 2007 5497]) o (b) gravi motivi personali rendono necessario il prosieguo del soggiorno in Svizzera. Per la durata dell'unione coniugale, determinante è il periodo tra l'inizio della coabitazione effettiva dei coniugi in Svizzera e lo scioglimento della comunità familiare, che coincide di regola con quello della comunità domestica (DTF 138 II 229 consid. 2 pag. 231). L'art. 50 cpv. 2 LStrI precisa invece che può (tra l'altro) esservi un grave motivo personale secondo il capoverso 1 lettera b sia quando il coniuge è stato vittima di violenza nel matrimonio, sia quando la reintegrazione sociale nel Paese d'origine è fortemente compromessa. In questo contesto, la domanda da porsi non è quella a sapere se per la persona in questione sia più facile vivere in Svizzera, bensì se, in caso di ritorno nel Paese di origine, sarebbe confrontata con gravi problemi di reinserimento, dal punto di vista personale, professionale e familiare (sentenza 2C_46/2021 del 7 maggio 2021 consid. 3.1.1. e 3.1.2 e riferimenti).