Citation: 5A_690/2015 E. 2

La ricorrente solleva l'eccezione di difetto di legittimazione del funzionario dell'UE, ovvero dell'unico firmatario della convocazione litigiosa, a rappresentare tale ufficio. Nel giudizio impugnato, il Tribunale di appello ha spiegato che "le comunicazioni e le decisioni dell'Ufficio di esecuzione possono essere firmate individualmente da ogni suo funzionario nominato", salvo in casi qui senza rilievo (art. 3 lett. a del regolamento interno dell'Ufficio di esecuzione, adottato in applicazione dell'art. 8 cpv. 2 del regolamento del Consiglio di Stato del Cantone Ticino del 17 dicembre 2014 sull'organizzazione dell'Ufficio di esecuzione e dell'Ufficio dei fallimenti [RL 3.5.1.4.1]), come peraltro da inveterata prassi ai sensi dell'art. 1 cpv. 2 CC. Come inoltre constatato, la ricorrente non ha contestato che il cursore in questione sia effettivamente a beneficio di una nomina presso l'UE di Lugano, né che fra i compiti di un tale cursore vi sia l'interrogatorio dell'escusso in sede di esecuzione del pignoramento. La ricorrente censura innanzitutto, per l'essenziale, la mancata applicazione delle norme del CPC "inerenti alla rappresentanza di una parte processuale". Tuttavia, ella non spiega, confrontandosi con l'argomentazione della decisione impugnata, perché il codice di diritto processuale civile svizzero debba applicarsi in vece delle regole cantonali alle quali si è riferita la Corte cantonale. Queste ultime, peraltro, sono norme di diritto cantonale. La loro applicazione può essere censurata unicamente se configura una violazione del divieto dell'arbitrio ex art. 9 Cost.; per una tale censura, la LTF esige una motivazione esplicita e particolarmente precisa (supra consid. 1.2). Ora, la ricorrente non fa stato di una violazione del divieto dell'arbitrio, né ovviamente la motiva. Le sue obiezioni si rivelano pertanto di primo acchito inammissibili (supra consid. 1.2). Anche la censura di violazione dell'art. 1 cpv. 2 CC si appalesa inammissibile per carenza di motivazione (supra consid. 1.2). Travisando il senso dell'argomentazione dell'autorità inferiore, la ricorrente si limita infatti ad affermare che il predetto regolamento interno dell'Ufficio di esecuzione "è stato adottato in data 23 dicembre 2014, quindi soltanto da 8/9 mesi di tempo, certamente non sufficiente per integrare gli estremi di una consuetudine ai sensi dell'art. 1 cpv. 2 CC".