Citation: 1C_27/2007 21.03.2007 E. 1

1.2 Presentato da un cittadino che ha diritto di voto nell'affare in causa (art. 89 cpv. 3 LTF), contro un atto di un'autorità cantonale di ultima istanza (art. 88 cpv. 1 lett. a e 90 LTF) e interposto in tempo utile (art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso concernente il diritto di voto dei cittadini nonché le votazioni popolari è di massima ammissibile (art. 82 lett. c LTF). 1.3 Il ricorso può essere presentato per violazione del diritto, conformemente a quanto stabilito dagli art. 95 e 96 LTF. Il Tribunale federale, che esamina nella composizione di cinque giudici i ricorsi contro decisioni cantonali sull'ammissibilità di un'iniziativa (art. 20 cpv. 3 LTF), applica d'ufficio il diritto (art. 106 cpv. 1 LTF). Secondo l'art. 42 cpv. 1 e 2 LTF, il ricorso dev'essere motivato in modo sufficiente. Il Tribunale federale vaglia in linea di principio solo le censure sollevate; esso non è tenuto a esaminare, come lo farebbe un'autorità di prima istanza, tutte le questioni giuridiche che si pongono, se queste non sono più presentate nella sede federale. Il Tribunale federale non può entrare nel merito sulla pretesa violazione di un diritto costituzionale o su questioni attinenti al diritto cantonale o intercantonale se la censura non è stata sollevata né motivata in modo preciso nell'atto di ricorso (art. 106 cpv. 2 LTF). 1.3.1 Nella fattispecie l'atto di ricorso non adempie manifestamente le esigenze di motivazione poste dall'art. 42 cpv. 2 LTF, applicabili anche ai ricorsi per violazione del diritto di voto, come ricordato e noto al ricorrente, già secondo l'OG (cfr. sentenze 1P.150/2003 consid. 1.2 citata, 1P.145/2005 del 17 marzo 2005 consid. 2.5 e 1P.248/2005 del 27 aprile 2005 consid. 1.5, apparse in RtiD II-2005 n. 1 pag. 3 e n. 34 pag. 175). Il ricorrente si limita infatti ad accennare al fatto che il Gran Consiglio, allestendo i rapporti di maggioranza e di minoranza soltanto due anni dopo la citata sentenza del Tribunale federale, avrebbe violato l'art. 38 Cost./TI, secondo cui il Parlamento esamina preliminarmente la ricevibilità della domanda di iniziativa entro un anno dalla pubblicazione nel Foglio ufficiale della domanda. Ora, il ricorrente nemmeno sostiene che l'invocata norma non avrebbe carattere potestativo ma perentorio. Per di più, in due cause concernenti lo stesso ricorrente, con le quali egli neppure si confronta, il Tribunale federale ha compiutamente spiegato che il termine per la votazione popolare in caso di iniziativa previsto dall'art. 46 Cost./TI non ha carattere perentorio. Aveva inoltre già ritenuto che il mancato rispetto del termine d'ordine di un anno, ampiamente superato anche in quella causa, previsto dalla previgente legge sull'iniziativa popolare, sul referendum e sulla revoca del Consiglio di Stato del 22 febbraio 1954 (invocata dal ricorrente anche nel gravame in esame), poteva essere sanzionato soltanto nei limiti del diniego di giustizia e del principio secondo il quale un'iniziativa popolare dev'essere sottoposta al voto popolare il più presto possibile, estremi da lui non addotti (sentenze 1P.145/2005, citata, e 1P.375/1998 del 23 novembre 1998, apparsa in RDAT I-1999 n. 1). 1.3.2 Il ricorrente accenna poi semplicemente alla conclusione della perizia del prof. Blaise Knapp, secondo la quale la creazione di una Cassa malati pubblica cantonale non è impossibile ai sensi della giurisprudenza né economicamente (sulla base del rapporto Oggier) né giuridicamente, ma lo diverrebbe nella misura in cui il solo mezzo per il Cantone di assicurarne l'esistenza e la perennità sarebbe di violare, finanziando direttamente e soltanto la Cassa malati pubblica, il divieto derivante dal principio costituzionale della parità di trattamento. Ora, il ricorrente non si confronta del tutto con gli argomenti illustrati nei menzionati rapporti di maggioranza, posti a fondamento dell'impugnato decreto granconsigliare, in particolare sull'addotta impossibilità o sulle difficoltà insuperabili a far funzionare una siffatta cassa e ad assicurarne la continuità, senza violare il principio della parità di trattamento tra i concorrenti.