Citation: 5A_489/2024 E. 2.4

2.4. Il ricorrente rimprovera al Tribunale d'appello una violazione del suo diritto di essere sentito. Egli osserva che l'onere di allegazione dell'eccezione dell'art. 27 cpv. 2 lett. a LDIP "nella procedura di riconoscimento e di esecuzione" spetta all'opponente, ma ella non l'avrebbe sollevata. A suo dire, la Corte cantonale non avrebbe quindi potuto fondarsi d'ufficio su tale disposizione senza dargli la possibilità di pronunciarsi in proposito. Il ricorrente sostiene che, attraverso tale possibilità di esprimersi, avrebbe potuto " tentare di dimostrare la residenza abituale della resistente negli Emirati Arabi Uniti al momento della notifica della citazione da parte del giudice del divorzio (anche se, per ipotesi, il suo domicilio era a quell'epoca in Svizzera) ". Egli osserva infatti che " il testo dell'art. 27 cpv. 2 lett. a LDIP prevede (...) due ordinamenti giuridici che possono regolamentare la questione della citazione regolare: quello del domicilio e quello della residenza abituale " e che la Corte cantonale si sarebbe invece limitata a esaminare " la questione del domicilio deducendo l'applicazione del diritto svizzero ". Inoltre, "considerando la giurisprudenza ben consolidata che richiede la notifica per via diplomatica", il ricorrente ritiene "errato" il ragionamento della Corte cantonale secondo cui la notifica doveva avvenire per posta conformemente all'art. 138 CPC; "ma su questo argomento manca qualsivoglia contraddittorio a livello cantonale, per cui l'assenza di discussioni tra le parti su questa questione davanti ai giudici cantonali dimostra nuovamente la violazione del diritto di essere sentiti".