Citation: 2P.173/2004 01.09.2004 E. 3

3.1 Le ricorrenti non contestano, perlomeno non conformemente a quanto richiesto dall'art. 90 cpv. 1 lett. b OG, le circostanze fattuali su cui si basa la sentenza querelata e l'apprezzamento delle prove effettuato dai giudici cantonali. Ne discende che la conclusione della Corte cantonale secondo cui - viste le deposizioni delle persone interrogate dalla polizia, quelle rese dal personale di servizio e da un abitante della zona nonché le notifiche d'albergo attestanti che le camere erano occupate quasi esclusivamente da giovani donne provenienti da paesi dell'America latina o dall'Europa dell'est - nell'osteria in questione veniva esercitata la prostituzione, va qui tutelata. 3.2 Le ricorrenti, con un'argomentazione invero alquanto confusa, affermano che la vertenza andava evasa in base alla legge ticinese sulla prostituzione, non invece in applicazione della legge sugli esercizi pubblici: ciò costituirebbe quindi un diniego di giustizia e configurerebbe arbitrio. Innanzitutto non è dato a vedere a cosa esse vogliano attingere con la loro lunga esposizione sulla questione della prostituzione, in quanto oggetto di disamina non è la proibizione di una simile attività. Va poi osservato che le loro censure non soddisfano minimamente le esigenze poste dall'art. 90 cpv. 1 lett. b OG. Le ricorrenti non specificano quali norme di diritto cantonale disciplinerebbero la materia oggetto del contendere né spiegano in ché le stesse sarebbero state applicate in modo arbitrario. Le interessate non si confrontano poi, in modo chiaro e preciso, con le puntuali considerazioni contenute nella sentenza impugnata, né in particolare spiegano, conformemente alle esigenze dell'art. 90 cpv. 1 lett. b OG e della giurisprudenza, per quali motivi esse sarebbero contrarie al diritto. Su questo punto il ricorso sfugge quindi ad un esame di merito. Ma quand'anche si volesse da ciò prescindere, va rilevato che la tesi dei giudici cantonali, secondo cui l'art. 12 Les pubb è disatteso quando un'osteria con alloggio viene utilizzata in misura preponderante da donne che vi alloggiano alla scopo precipuo di esercitarvi la prostituzione, la funzione alberghiera essendo ridotta al rango di attività subalterna volta a favorire l'esercizio del meretricio, non è inficiata d'arbitrio. In altre parole, ritenere che un esercizio pubblico non può essere usato per scopi estranei all'attività del medesimo, segnatamente non può essere sfruttato per la pratica di un'attività commerciale quale la prostituzione, non configura un'interpretazione insostenibile del diritto cantonale, ma resisterebbe anzi ad un libero esame. Al riguardo è poi privo di pertinenza il fatto che la prostituzione sia stata esercitata solo nelle camere dell'osteria e non nella zona bar, considerato che l'autorizzazione a gestire è unica e si estende ad entrambi gli ambiti d'attività dell'esercizio pubblico. 3.3 Le ricorrenti rimproverano alle autorità cantonali di non aver aspettato l'esito del procedimento penale per asserito sfruttamento della prostituzione avviato nei confronti della gerente prima di emanare le misure amministrative querelate. La censura, che soddisfa a malapena le esigenze poste dall'art. 90 cpv. 1 lett. b OG, è infondata. Per prassi costante occorre soprassedere alla procedura amministrativa sino a che sia intervenuta una decisione penale passata in giudicato solo nella misura in cui l'accertamento dei fatti o la qualifica giuridica del comportamento litigioso sia rilevante nel quadro del procedimento amministrativo (DTF 124 II 103 consid. 1b/bb , 119 Ib 158 consid. 2c/bb). In concreto, le due fattispecie concernono ambiti chiaramente distinti: che la gerente ricorrente possa eventualmente essere condannata penalmente non è affatto di rilievo nella presente vertenza, dove è unicamente determinante la circostanza che nell'esercizio pubblico in questione è stata organizzata un'attività commerciale le cui finalità sono differenti da quelle di un'osteria con alloggio. 3.4 Secondo le ricorrenti le misure adottate nei loro confronti sono sproporzionate e lesive della libertà economica (art. 27 Cost.). Esse si limitano tuttavia a menzionare il principio della proporzionalità e la libertà economica nel loro ricorso, senza specificare in maniera compiuta e puntuale in quale misura gli stessi sarebbero stati lesi. In proposito, il gravame è inammissibile (art. 90 cpv. 1 lett. b OG). 3.5 Le ricorrenti si lamentano poi dell'aspetto mediatico assunto dalla fattispecie. Ciò esula tuttavia dall'oggetto del litigio e sfugge pertanto ad un esame di merito. 3.6 Infine, le ricorrenti contestano di essere state previamente ammonite. Sennonché, neanche in proposito, i loro argomenti adempiano le esigenze di motivazione poste dall'art. 90 cpv. 1 lett. b OG. Anche su questo punto il loro gravame è irricevibile.