Citation: 1C_324/2024 E. 2.2

2.2. Il ricorrente è notoriamente legittimato soltanto a criticare la trasmissione del suo verbale d'interrogatorio, ma non lo è per censurare un preteso comportamento contraddittorio dell'UDSC, asseritamente lesivo del principio della buona fede poiché in un primo tempo esso aveva escluso dalla trasmissione i documenti di una determinata società direttamente coinvolta nell'inchiesta estera raccolti nell'ambito di una perquisizione presso A.________ SA, della quale il ricorrente è l'amministratore unico. Le critiche ricorsuali a una pretesa violazione del principio dell'utilità potenziale delle informazioni contenute nel suo verbale d'interrogatorio e della lesione del principio di proporzionalità non dimostrano affatto che si sarebbe in presenza di un caso particolarmente importante. Il ricorrente, asserendo che nessuna delle sue risposte avrebbe una connessione con i fatti oggetto di indagini all'estero, si limita infatti a contestare il diverso apprezzamento delle prove operato dalla CRP al riguardo. Queste critiche non impongono, eccezionalmente, un intervento del Tribunale federale. Non lo richiede neppure il richiamo all'art. 9 AIMP (RS 351.1), secondo cui nell'esecuzione della domanda di assistenza, la protezione della sfera segreta è retta dalle disposizioni sul diritto di non deporre, e il generico accenno ricorsuale al segreto commerciale (art. 162 CP). Anche in quest'ambito la CRP non si è scostata dalla costante prassi ritenendo che il segreto commerciale non è di massima opponibile alla cooperazione internazionale, stabilendo poi che nel quadro dell'esame della proporzionalità, in concreto prevalgono gli interessi istruttori delle autorità di perseguimento penale estere (sul tema vedi anche MARIA LUDWICZAK GLASSEY/LAURENT MOREILLON, EIMP Loi sur l'entraide pénale internationale, 2024, n. 9 e 14 ad art. 9, pag. 150; ROBERT ZIMMERMANN, La coopération judiciaire internationale en matière pénale, 5a ed., n. 395).