Citation: 5A_887/2013 E. 1.2

1.2. La sentenza 15 novembre 2013 del Tribunale d'appello conferma il diniego di istituire in via provvisionale una sorveglianza del diritto di visita paterno. Tale decisione, di natura cautelare, si inserisce in una procedura principale di modifica di misure a protezione dell'unione coniugale. Essa non è perciò finale, ma incidentale (v. DTF 138 III 76 consid. 1.2 con rinvio; 137 III 324 consid. 1.1), come ammesso dalla stessa ricorrente. Un ricorso contro decisioni pregiudiziali e incidentali, notificate separatamente dal merito e che non concernono la competenza e la ricusazione, è ammissibile se possono causare un pregiudizio irreparabile (art. 93 cpv. 1 lett. a LTF; la variante dell'art. 93 cpv. 1 lett. b LTF non è applicabile in concreto, v. sentenza 4A_36/2012 del 26 giugno 2012 consid. 1.1). È irreparabile unicamente quel pregiudizio che nemmeno una decisione favorevole nel merito riesce a cancellare completamente. Tale pregiudizio deve inoltre essere di natura giuridica; un inconveniente semplicemente di fatto o economico come l'estensione della durata della procedura o dei suoi costi, è insufficiente (DTF 138 III 190 consid. 6 con rinvii; 137 III 380 consid. 1.2.1 con rinvii; 137 III 324 consid. 1.1). Incombe al ricorrente l'onere di allegare e dimostrare che la decisione incidentale sia suscettibile di causargli un danno irreparabile, a meno che tale eventualità appaia evidente di primo acchito (DTF 137 III 324 consid. 1.1; 134 III 426 consid. 1.2; 133 III 629 consid. 2.3.1). Nella presente fattispecie la ricorrente non spende una parola in proposito. Appare tuttavia evidente che il diniego di istituire una sorveglianza del diritto di visita paterno potrebbe causare un pregiudizio irreparabile nel senso dell'art. 93 cpv. 1 lett. a LTF. La via d'impugnazione di decisioni incidentali segue essenzialmente quella della vertenza di fondo (DTF 137 III 261 consid. 1.4). Nel caso concreto il merito della controversia concerne una procedura di modifica di misure a protezione dell'unione coniugale, quindi una causa civile di natura non pecuniaria (atteso che verte unicamente sulla disciplina delle relazioni personali), contro la quale è aperta la via del ricorso in materia civile (art. 72 cpv. 1 LTF). Il tempestivo (art. 100 cpv. 1 LTF) rimedio è stato interposto dalla parte soccombente dinanzi all'autorità inferiore (art. 76 cpv. 1 LTF) contro una decisione emanata dall'autorità ticinese di ultima istanza (art. 75 cpv. 1 LTF). Il ricorso in materia civile ha carattere riformatorio (art. 107 cpv. 2 LTF). Ne segue che in linea di principio il ricorrente deve formulare una conclusione sul merito della vertenza e non può limitarsi a chiedere l'annullamento della decisione impugnata; le conclusioni devono comunque essere interpretate alla luce della motivazione del gravame (DTF 137 II 313 consid. 1.3 con rinvii; sentenza 4A_688/2011 del 17 aprile 2012 consid. 2 con rinvii, non pubblicato in DTF 138 III 425). Nella fattispecie concreta la ricorrente si limita a postulare l'annullamento dei dispositivi n. 1 e 3 della sentenza d'appello. Dalla motivazione del rimedio emerge tuttavia in modo chiaro che ella chiede la riforma di tale sentenza nel senso di accogliere sia il suo appello (e di istituire perciò in via provvisionale una sorveglianza delle relazioni personali tra padre e figli) sia la sua istanza di gratuito patrocinio. Nella misura in cui è rivolto contro la sentenza d'appello e nell'ottica dei criteri esaminati, il ricorso in materia civile appare quindi in linea di principio ammissibile.