Citation: 1C_118/2008 05.09.2008 E. 1

1.1 Presentato tempestivamente contro una decisione finale dell'ultima istanza cantonale, che ha sostanzialmente confermato il rilascio di una licenza edilizia fondata sul diritto pubblico, il ricorso in materia di diritto pubblico è di massima ammissibile sotto il profilo degli art. 82 lett. a, 86 cpv. 1 lett. d, 90 e 100 cpv. 1 LTF. 1.2 Il ricorrente ha partecipato al procedimento in sede cantonale e, quale proprietario di fondi situati nelle immediate vicinanze di quelli oggetto dell'intervento edilizio, è particolarmente toccato dalla decisione impugnata ed ha un interesse degno di protezione al suo annullamento o alla sua modifica. Egli è in effetti colpito dall'eventuale innalzamento eccessivo ed ha quindi di principio un interesse a censurare la violazione di disposizioni concernenti l'altezza delle costruzioni, destinate a proteggere anche i suoi interessi di vicino. La sua legittimazione a ricorrere giusta l'art. 89 cpv. 1 LTF è pertanto data (cfr. DTF 133 II 249 consid. 1.3.3). 1.3 Quando, come in concreto, il ricorrente invoca la violazione di diritti costituzionali, a norma dell'art. 106 cpv. 2 LTF il Tribunale federale esamina le censure soltanto se siano state esplicitamente sollevate e motivate in modo chiaro e preciso, conformemente alla prassi in vigore in materia di ricorso di diritto pubblico (cfr. DTF 133 II 249 consid. 1.4.2, 133 III 638 consid. 2). Nella misura in cui si limita ad accennare genericamente alla garanzia della proprietà senza spiegare in che consiste la violazione, il gravame è inammissibile. Comunque, il contestato innalzamento ostruirebbe la vista dai fondi del ricorrente verso sud ma non pregiudica in modo significativo l'attuale possibilità per il ricorrente medesimo di continuare a utilizzare la sua proprietà. La fattispecie in esame non realizza quindi gli estremi di una restrizione particolarmente grave della proprietà, sicché il potere d'esame del Tribunale federale relativo all'invocata garanzia della proprietà corrisponde a quello relativo al divieto dell'arbitrio (cfr. DTF 126 I 213 consid. 3a e rinvio; cfr. sentenza 1A.53/2006 del 15 gennaio 2007, consid. 2.3, apparsa in: RtiD II-2007, n. 16, pag. 73 segg.). Il ricorrente è quindi tenuto a spiegare perché il giudizio impugnato sarebbe non soltanto discutibile, ma manifestamente insostenibile, in contraddizione manifesta con una norma o un principio giuridico indiscusso o chiaramente lesivo del sentimento di giustizia e dell'equità (cfr., sulla nozione di arbitrio, DTF 132 III 209 consid. 2.1 e rinvii).