Citation: 1C_50/2019 E. 3.2

3.2. L'esito del gravame non muta per l'accenno ricorsuale al principio secondo cui l'autorità amministrativa può scostarsi, a determinate condizioni, dall'accertamento dei fatti operato in sede penale, qualora la decisione sia stata emanata nell'ambito di una procedura sommaria, segnatamente nel caso di una decisione penale fondata essenzialmente su un rapporto di polizia. In effetti, come si è visto, in concreto, il ricorrente è stato informato dell'avvio del procedimento amministrativo e ciononostante, nella procedura penale, egli ha omesso di fare valere i diritti garantiti alla difesa o vi ha rinunciato. Secondo la prassi, in simili circostanze, l'accusato non può attendere il procedimento amministrativo per presentare eventuali censure e mezzi di prova, essendo tenuto, secondo il principio della buona fede, a proporli già nel quadro della procedura penale, nonché a esaurire, se del caso, i rimedi di diritto disponibili contro il giudizio penale (DTF 124 II 103 consid. 1c/aa; 123 II 97 consid. 3c/aa; sentenza 1C_67/2010 del 5 ottobre 2010 consid. 3.1, in: RtiD I-2011 n. 41 pag. 187; sul dovere di collaborazione dell'interessato cfr. DTF 128 II 139). Al riguardo egli richiama a torto la sentenza 1C_29/2007 del 27 agosto 2007: in effetti, sebbene anche in quella causa l'interessato non fosse assistito da un legale, decisiva era la circostanza che il rapporto della polizia cantonale, che si limitava a indicare le infrazioni ritenute, era privo di un accertamento dei fatti; l'insorgente non parlava inoltre la lingua tedesca e soltanto nel quadro della procedura amministrativa gli era stato rimproverato di essersi assopito al volante, critica da lui contestata con elementi nuovi (consid. 3.2). Insistendo, peraltro in maniera del tutto generica e quindi inammissibile, sull'assunto secondo cui la ricostruzione dell'accaduto operata dalla polizia non potrebbe essere utilizzata quale mezzo di prova, poiché al suo dire la manovra litigiosa sarebbe stata lecita, il ricorrente disattende che nulla gli impediva di contestarla nel quadro del procedimento penale: in quell'ambito poteva farsi assistere se del caso da un legale, ritenuto che come accertato dalla Corte cantonale tale possibilità gli era stata indicata dalla polizia cantonale grigionese. Spetta quindi al ricorrente assumere le conseguenze della sua strategia difensiva, ritenuto ch'egli era stato informato dell'apertura di un procedimento amministrativo e che come rettamente sottolineato dai giudici cantonali è notorio che quest'ultimo si fonda di massima sui fatti accertati nel giudizio penale. Poteva e doveva pertanto contestarli compiutamente in quella sede, rilevato che si trattava inoltre di una controversia per nulla complessa. Non vi è quindi alcuna lesione del principio della buona fede (art. 5 cpv. 3 Cost. e art. 6 CEDU). In tale ambito anche l'accenno a una carenza di motivazione della decisione impugnata chiaramente non regge, visto ch'essa si esprime compiutamente su tutti gli argomenti pertinenti per il giudizio e non lede pertanto il diritto di essere sentito del ricorrente (art. 29 cpv. 2 Cost.; DTF 144 III 145 consid. 2 pag. 146; 142 II 154 consid. 4.2 pag. 157).