Citation: 4P.228/2006 29.03.2007 E. 3

Dal tenore dell'allegato ricorsuale si desume che la ricorrente ritiene che il suo ricorso sia stato respinto per due motivi: in primo luogo perché la sentenza di merito emanata dal pretore non le arrecherebbe comunque un pregiudizio irreparabile e, secondariamente, a causa della mancata formulazione di obiezioni d'ordine nel corso dell'udienza indetta dal pretore. Non è così. A prescindere dalla questione di sapere se la procedura andasse sospesa oppure no, i giudici della massima istanza ticinese hanno in concreto reputato decisivo il fatto che la rappresentante della ricorrente abbia preso contatto con il pretore prima dell'udienza di discussione, informandolo verbalmente del fallimento, senza invece chiedere la sospensione della procedura ai sensi dell'art. 207 LEF oppure ex art. 107 CPC/TI, senza comunicare la revoca del mandato di incaricato delle inchieste affidato ai due avvocati ticinesi né domandare il rinvio dell'udienza di discussione. In queste circostanze, i giudici cantonali - oltre ad escludere la violazione del diritto di essere sentito asserita dalla ricorrente, secondo la quale essa avrebbe invece dovuto beneficiare di un termine per decidere se riconoscere il credito, continuare la causa o eventualmente cedere il credito ex art. 260 LEF - hanno in definitiva ritenuto di poter condividere la decisione del pretore di interpretare l'assenza dei rappresentanti della ricorrente all'udienza come una rinuncia a formulare obiezioni d'ordine circa la continuazione della procedura e a contestare la pretesa attorea. Donde la reiezione del ricorso, con la conseguenza - rettamente individuata dalla ricorrente - che la massa fallimentare, destinataria della decisione di primo grado, dovrà lasciarsi opporre la decisione del pretore e iscrivere il credito dell'attore nella graduatoria, senza alcuna possibilità di obiezione.