Citation: 4A_297/2021 E. 4.3

4.3. Secondo l'art. 311 cpv. 1 CPC l'appello deve essere scritto e motivato. L'art. 311 cpv. 1 CPC non precisa il contenuto del rimedio. Secondo la giurisprudenza, oltre alla motivazione in senso proprio, l'appello deve contenere le conclusioni. Dall'allegato deve risultare che l'appellante impugna la decisione di primo grado e le modifiche che intende ottenerne (DTF 137 III 617 consid. 4.2.2). In linea di principio una domanda di giudizio deve poter essere innalzata a dispositivo della sentenza senza richiedere cambiamenti (DTF 137 III 617 consid. 4.3). Tuttavia, il divieto di un formalismo eccessivo (art. 29 cpv. 1 Cost.) impone che conclusioni carenti siano interpretate alla luce della motivazione dell'appello, eventualmente in combinazione con la decisione del primo giudice (DTF 137 III 617 consid. 6.2). Nella motivazione del gravame l'appellante deve poi dimostrare che i considerandi della decisione impugnata sono errati e la sua argomentazione deve essere sufficientemente esplicita per essere compresa dall'autorità d'appello, il che presuppone un'indicazione precisa dei passaggi della decisione che contesta e dei documenti dell'incarto su cui si basa la sua critica (DTF 141 III 569 consid. 2.3.3; 138 III 374 consid. 4.3.1). Anche se l'autorità d'appello applica il diritto d'ufficio (art. 57 CPC), il processo è diverso in seconda istanza, vista la sentenza già emessa. Il ricorrente deve quindi cercare di dimostrare che la sua tesi si impone su quella della decisione impugnata. Non può semplicemente riproporre le allegazioni di fatto o gli argomenti giuridici fatti valere in prima istanza, ma deve cercare di stabilire che la decisione impugnata è errata per quanto riguarda i fatti accertati o le conclusioni giuridiche tratte da essi. Può farlo solo ripresentando l'impostazione del primo giudice e sottolineando le lacune del suo ragionamento (sentenze 4A_611/2020 del 12 luglio 2021 consid. 3.1.2; 4A_397/2016 del 30 novembre 2016 consid. 3.1). L'obbligo di motivazione previsto all'art. 311 cpv. 1 CPC è una condizione di ricevibilità dell'appello, da esaminare d'ufficio (sentenza 4A_651/2012 del 7 febbraio 2013 consid. 4.2). Se tale presupposto fa difetto, l'autorità cantonale superiore non entra nel merito della lite (sentenza 4A_659/2011 del 7 dicembre 2011 consid. 3). Se le condizioni relative alla motivazione dell'appello sono riunite, l'istanza superiore esamina la sentenza impugnata con pieno potere d'esame sia in fatto sia in diritto (art. 310 CPC). Applica inoltre d'ufficio il diritto ai fatti accertati (art. 57 CPC). Tale norma non permette tuttavia di supplire all'assenza di argomentazioni giuridiche a sostegno di una domanda di giudizio, poiché la motivazione di ognuna di esse è una condizione di ricevibilità. L'autorità di appello non deve esaminare d'ufficio le questioni giuridiche o di fatto che non hanno formato oggetto di censure ricevibili (sentenza 4A_290/2014 del 1° settembre 2014 consid. 5).