Citation: 5A_855/2009 26.03.2010 E. 5

Il ricorso è di difficile comprensione; in particolare, tratta senza distinzione questioni di fatto e di diritto, propone argomenti di cui non è dimostrato che siano già stati sollevati avanti all'autorità cantonale; e quando lo sono, la ricorrente omette di confrontarsi con la motivazione del Tribunale di appello. Infine, essa propone censure indecifrabili. Qui di seguito si esamineranno unicamente quelle censure che sono state presentate in modo comprensibile e rispettoso dei dettami formali e di motivazione esposti in ingresso (supra consid. 2). 5.1 Per quanto sia dato di comprendere, nel ricorso viene criticata - in diritto - l'esigenza asseritamente posta dai Giudici cantonali quo alla necessità di un contratto di pegno scritto; tale esigenza, secondo la ricorrente, oltrepassa quanto richiesto all'art. 82 LEF, posto che il contratto di pegno manuale non richiede forma scritta. La ricorrente ammette, per contro, la necessità di un riconoscimento scritto della parte debitrice dal quale desumere l'esistenza del contratto di pegno. 5.2 Alla luce della motivazione della Corte cantonale appare che l'obiezione sollevata dalla ricorrente è il frutto di un malinteso: il Tribunale di appello non ha richiesto un contratto scritto per la costituzione del pegno manuale a favore della ricorrente risp. degli avv.ti G.________, al quale si riferisce la ricorrente. Esso ha, al contrario, semplicemente constatato che due delle cartelle ipotecarie in oggetto erano di fatto nelle mani dell'avv. H.G.________, senza che si potesse dedurne la venuta in essere di un contratto di pegno, né in virtù della clausola n. 3 contenuta nell'atto di donazione 10 febbraio 1997 dell'immobile a C.B.________, né in virtù della corrispondenza intercorsa fra gli avv.ti I.________ e H.G.________ nel gennaio 1996. Esprimendosi come hanno fatto, i Giudici cantonali non hanno posto l'esigenza di un contratto scritto per la conclusione di un pegno manuale, bensì semplicemente negato l'esistenza di un contratto di pegno. In altre parole: se l'esigenza di un contratto di pegno è scontata (THOMAS BAUER, in Basler Kommentar, Zivilgesetzbuch II, 3a ed. 2007, n. 13 ad art. 884 CC; e la dazione del pegno al creditore pignoratizio ai sensi dell'art. 884 cpv. 1 CC è semplice esecuzione del contratto, BAUER, op. cit., n. 14 ad art. 884 CC), l'esigenza della forma scritta è posta dalla necessità di apportare una prova del credito immediata e di facile verifica, propria della procedura di rigetto dell'opposizione, e che all'art. 82 cpv. 1 LEF viene per l'appunto circoscritta all'atto pubblico rispettivamente alla scrittura privata (DANIEL STAEHELIN, in Kommentar zum Bundesgesetz über Schuldbetreibung und Konkurs,1998, n. 169 ad art. 82 LEF). Peraltro, è doveroso precisare che la Corte cantonale - ed il citato commentatore STAEHELIN (loc. cit.), al quale anche la Corte cantonale si riferisce - parla a giusta ragione di un "titolo attestante l'esistenza del pegno", non di un contratto di pegno scritto: il documento in questione deve semplicemente attestare in forma scritta che il debitore riconosce l'esistenza del pegno. La censura di violazione del diritto federale (art. 82 LEF risp. art. 884 CC) si appalesa pertanto infondata.