Citation: 5A_740/2020 E. 4.1

4.1. Se non si può ragionevolmente pretendere che un coniuge provveda da sé al proprio debito mantenimento, inclusa un'adeguata previdenza per la vecchiaia, l'altro coniuge gli deve un adeguato contributo di mantenimento (art. 125 cpv. 1 CC). Per fissare il contributo di mantenimento di un coniuge la cui vita è stata concretamente influenzata dal matrimonio, occorre dapprima determinare il debito mantenimento, che si misura secondo l'ultimo tenore di vita sostenuto dai coniugi prima della separazione. Si applica il principio secondo il quale tale standard di vita deve essere mantenuto per entrambe le parti, laddove la loro situazione lo permetta; esso costituisce tuttavia anche il limite superiore del debito mantenimento. Se, a causa dell'aumento delle spese causato dalla doppia economica domestica, non è possibile conservare il livello di vita anteriore, il coniuge creditore ha diritto allo stesso tenore di vita dell'altro coniuge (DTF 141 III 465 consid. 3.1). In seguito va esaminato in quale misura il coniuge creditore possa finanziare da sé il proprio mantenimento fissato come appena descritto. Il principio dell'autonomia ha infatti la priorità sul diritto al mantenimento, come si deduce direttamente dall'art. 125 cpv. 1 CC (DTF 141 III 465 consid. 3.1 con rinvii). Il giudice deve in linea di principio tenere conto del reddito effettivo del coniuge creditore. Può però imputargli un reddito ipotetico, a condizione che il conseguimento di tale reddito sia esigibile e possibile. Queste due condizioni devono essere cumulativamente soddisfatte. Il giudice non deve quindi solo determinare se si può esigere che il coniuge eserciti una determinata attività lucrativa o estenda il suo grado di occupazione, tenuto conto segnatamente della sua formazione, della sua età e del suo stato di salute (questione di diritto), ma deve anche verificare se il coniuge ha effettivamente la possibilità di esercitare tale attività e quale reddito può conseguire, tenuto conto delle circostanze già menzionate e della situazione sul mercato del lavoro (questione di fatto; DTF 143 III 233 consid. 3.2; 137 III 102 consid. 4.2.2.2). In terzo luogo, se per il coniuge creditore non è possibile finanziare il proprio mantenimento, rispettivamente non lo si possa ragionevolmente esigere da lui, e che pertanto l'altro coniuge sia tenuto a contribuirvi, va valutata la capacità contributiva di quest'ultimo e fissato l'adeguato contributo di mantenimento, fondato sul principio della solidarietà (DTF 141 III 465 consid. 3.1 con rinvii).