Citation: 6B_253/2009 26.10.2009 E. 6

A mente del ricorrente, sarebbe inoltre stato violato il principio in dubio pro reo. Rileva come sia insostenibile riconoscere con certezza oggettiva una velocità di andatura di 40/50 km/h e una direzione di attraversamento del pedone da sinistra verso destra. Inoltre né la perizia giudiziaria, né l'istruttoria dibattimentale avrebbero permesso al giudice di stabilire con certezza la possibilità per il ricorrente di percepire il pedone a una distanza di 15-20 metri a soli 1-1,5 secondi dalla collisione e di reagire. 6.1 Il principio "in dubio pro reo" è il corollario della presunzione d'innocenza garantita agli art. 32 cpv. 1 Cost., 6 n. 2 CEDU e 14 n. 2 Patto ONU II e concerne sia la ripartizione dell'onere della prova che la valutazione delle prove in quanto tali. In ambito di valutazione delle prove il principio afferma che il giudice penale non può dichiararsi convinto di una ricostruzione dei fatti sfavorevole all'imputato quando, secondo una valutazione oggettiva del materiale probatorio, sussistono dubbi che i fatti si siano verificati in quel modo. La massima non impone però che l'amministrazione delle prove conduca a una certezza assoluta di colpevolezza. Semplici dubbi astratti e teorici non sono sufficienti, poiché sono sempre possibili, né una certezza assoluta può essere pretesa: il principio è disatteso quando il giudice penale avrebbe dovuto nutrire, dopo un'analisi globale e oggettiva delle prove, rilevanti e insopprimibili dubbi sulla colpevolezza dell'imputato (DTF 127 I 38 consid. 2a e rinvii). 6.2 Nella misura in cui, con questa censura, il ricorrente ripropone quella di arbitrio nella valutazione delle prove e nell'accertamento della velocità del veicolo e della direzione di attraversamento del pedone, l'impugnativa si palesa infondata per le ragioni già esposte ai considerandi 3 e 4. Va comunque precisato che, contrariamente a quanto ripetutamente asserito nel ricorso, la CCRP non è stata per nulla contraddittoria. Essa ha certo rilevato che la perizia di parte analizzava aspetti non considerati da quella giudiziaria, ma non si è affatto fondata su quest'ultima per respingere le critiche sull'accertamento dei fatti formulate dal ricorrente. Il fatto che la perizia giudiziaria potesse apparire carente sotto certi aspetti è stato considerato ininfluente sull'esito del giudizio, in quanto il giudice di primo grado non aveva accertato i fatti sulla base del rapporto del perito giudiziario, bensì sugli altri mezzi di prova. Va infine osservato, a titolo abbondanziale, che lo stesso perito di parte dichiara che il suo rapporto "non invalida l'analisi peritale" giudiziaria (v. consulenza tecnica dell'ing. E.________, pag. 18) e quindi non ne mina le fondamenta come asserito dall'insorgente. Sulla base della valutazione delle prove effettuata dal giudice in conformità ai dettami costituzionali del divieto dell'arbitrio che ha superato il vaglio di questa Corte, non sussistono rilevanti e insopprimibili dubbi sulla colpevolezza dell'imputato.