Citation: 1C_613/2023 E. 7.2

7.2. Il fatto di sottoporre al voto popolare la soluzione scelta dal Parlamento cantonale, oltre ai noti problemi sorti ultimamente nel Cantone Ticino in relazione all'applicazione concreta del freno all'indebitamento, non costituisce una violazione dei diritti politici dei cittadini. Dagli atti risulta infatti che l'importo originariamente previsto di 12.5 milioni rappresentava solo un'intenzione del Consiglio di Stato, non sfociata concretamente in una base legale vincolante sulla quale gli aventi diritto di voto avrebbero già potuto esprimersi. Del resto, anche i ricorrenti ammettono che la perdita che sarebbe intervenuta con la riduzione del tasso di conversione era soltanto "prevedibile" al momento dell'adozione della LICT, ma non che fosse quantificabile e vincolante; è inoltre inesatto sostenere che non sussistevano altre possibilità per colmarla. Essi adducono poi a torto che non sussisterebbe alcun margine di manovra per le autorità cantonali, se non quello di intervenire sui contribuiti di vecchiaia. Anche la tesi ricorsuale, secondo cui per i cittadini sarebbe indifferente come e con quali mezzi neutralizzare gli effetti della riduzione dell'aliquota di conversione, non può essere condivisa. In effetti, sul "come", ossia sulle possibili misure di compensazione e sulle modalità della loro attuazione, vi sono determinate possibili varianti e al riguardo il Gran Consiglio dispone di un margine decisionale relativamente ampio, segnatamente circa l'entità della spesa, i tempi di attuazione o altre modalità della sua realizzazione, anche riguardo alle spese indispensabili relative ai compiti che la legge conferisce all'amministrazione, misure che non spetta al Tribunale federale indicare.