Citation: 6B_647/2017 E. 2.5

2.5. Risulta che il ricorrente, dopo essere stato sottoposto alla carcerazione preventiva dal 23 settembre 2014, è stato autorizzato dal Procuratore pubblico a scontare anticipatamente la pena detentiva a partire dal 17 novembre 2014. Secondo l'art. 236 CPP, chi dirige il procedimento può infatti autorizzare l'imputato a scontare anticipatamente pene detentive o misure privative della libertà, sempre che lo stato del procedimento lo consenta. Con l'entrata nello stabilimento d'esecuzione l'imputato inizia a scontare la pena o la misura; da quel momento sottostà al regime d'esecuzione, eccetto che lo scopo della carcerazione preventiva o di sicurezza vi si opponga (cpv. 4). L'esecuzione anticipata della pena costituisce una forma di carcerazione del diritto processuale penale. Perché la stessa possa proseguire, occorre quindi che continui a sussistere un motivo di carcerazione preventiva o di sicurezza, analogamente a quanto prevede l'art. 221 CPP. L'esecuzione anticipata della pena deve inoltre rispettare il principio della proporzionalità (cfr. sentenza 6B_73/2017 del 16 febbraio 2017 consid. 2.1, destinata a pubblicazione). Se l'imputato che beneficia dell'esecuzione anticipata della pena inoltra successivamente una domanda di scarcerazione, il proseguimento della privazione della libertà è giustificato soltanto se, sulla base delle pertinenti disposizioni del diritto processuale penale, sono dati i presupposti legali per ordinare la carcerazione preventiva o di sicurezza (cfr. sentenza 6B_73/2017, citata, consid. 2.1). L'adempimento di queste condizioni deve essere esaminato dall'autorità competente per statuire sulla domanda di scarcerazione, rispettando le garanzie procedurali dell'imputato. Durante la procedura dinanzi al Tribunale d'appello, spetta alla direzione pronunciarsi su un'eventuale domanda di scarcerazione (cfr. art. 233 CPP; sentenza 6B_73/2017, citata, consid. 2.3 e 3). In concreto, il ricorrente nell'ambito della procedura di appello non ha tuttavia presentato una domanda di scarcerazione. Adduce al proposito che in quel momento si trovava confrontato con una sentenza di primo grado che lo condannava alla pena detentiva di 30 mesi e ordinava la misura dell'internamento giusta l'art. 64 cpv. 1 lett. a CP. Risulta però che in sede di appello egli ha chiesto in particolare la sua condanna a una pena detentiva non superiore ai 24 mesi, nonché l'annullamento della misura dell'internamento. In tali circostanze, se riteneva che la pena prospettata fosse già stata interamente scontata, nulla gli impediva di chiedere la scarcerazione immediata nell'ambito della procedura di appello. Ciò a maggior ragione, ove si consideri che nel ricorso in esame egli sostiene che pure la pena detentiva di 25 mesi inflittagli dalla CARP sarebbe stata completamente espiata prima dell'inizio del dibattimento d'appello.