Citation: 1P.677/2005 11.11.2005 E. 2

2.1 Per di più, il ricorso sarebbe comunque inammissibile per carenza di legittimazione e di motivazione. La Corte cantonale ha in effetti stabilito che l'istanza di promozione dell'accusa apparentemente non concerne più le ipotesi di reato di vie di fatto, diffamazione, calunnia e di violazione di domicilio. La ricorrente non contesta questa conclusione, per cui le questioni relative ai contestati accertamenti di fatto e alla valutazione delle prove in tale ambito esulano dall'oggetto del litigio. 2.2 La ricorrente si limita ad addurre che la sua legittimazione secondo l'art. 88 OG sarebbe pacifica, vista la sua qualità di denunciante e parte civile, e a rilevare, senza tuttavia esprimersi oltre, di ritenere d'avere la qualità di vittima ai sensi della legge federale concernente l'aiuto alle vittime di reati, del 4 ottobre 1991 (LAV; RS 312.5). 2.2.1 Per vittima s'intende ogni persona che in seguito alla commissione di un reato sia stata direttamente lesa nella sua integrità fisica, sessuale o psichica (art. 2 cpv. 1 LAV). Non esiste una lista esaustiva dei reati che fanno parte del campo di applicazione della LAV. Secondo il legislatore (FF 1990 II 724 e 725), l'art. 2 cpv. 1 LAV concerne, in linea di principio, i reati contro la vita e l'integrità della persona, la rapina, i reati contro la libertà personale, i reati contro il buon costume, se vi è stata lesione dell'integrità fisica. Sono invece esclusi i delitti di messa in pericolo (DTF 122 IV 71 consid. 3a) e, di massima, le vie di fatto, come i reati contro l'onore. Lo stesso vale per i reati contro il patrimonio, in particolare il furto e la truffa, poiché i pregiudizi che una persona può subire ne costituiscono solo la conseguenza indiretta (DTF 120 Ia 157 consid. 2d/aa). In altre parole, non è la natura dell'infrazione ad essere determinante, bensì la lesione direttamente sofferta. Siffatta lesione deve provocare una deteriorazione dello stato fisico, sessuale o psichico della persona in causa e raggiungere una certa gravità (DTF 125 II 265 consid. 2). Non è sufficiente che la persona interessata abbia avuto paura, sia rimasta addolorata, abbia perso del tempo, del denaro, ecc. Deve infine esistere un rapporto di causalità naturale tra la lesione e l'infrazione, poiché la prima deve costituire la conseguenza diretta della seconda (sentenza 6S.333/2002 del 20 agosto 2002, apparsa in Pra n. 19 pag. 91; Bernard Corboz, Les droits procéduraux découlant de la LAVI, SJ 1996, pagg. 56-57 e rinvii; Gomm/Stein/Zehntner; Kommentar zum Opferhilfegesetz, Berna 1995, all'art. 2 LAV, pagg. 39-45). La nozione di vittima dipende quindi, non tanto dalla natura dell'illecito, quanto dalle sue conseguenze. 2.2.2 La ricorrente, tenuta ad addurre i fatti a sostegno della sua legittimazione e a dimostrarla (DTF 125 I 173 consid. 1b, 253 consid. 1c, 120 Ia 227 consid. 1, 115 Ib 505 consid. 2 pag. 508 in alto; cfr. anche DTF 130 IV 43 consid. 1.4), non si esprime del tutto al riguardo e non dimostra l'adempimento dei citati presupposti, peraltro nemmeno ravvisabile in concreto. Ella si limita a rilevare che per i fatti accaduti in piazza la denunciata è stata condannata, sulla base di un decreto di accusa, per ingiurie. Riguardo al reato di minaccia (art. 180 CP), la Corte cantonale ha ritenuto che non appariva come mediante la citata affermazione la querelata avesse voluto incutere spavento o timore alla denunciata e non sembrava nemmeno ch'ella sapeva o avrebbe preso in considerazione che l'affermazione poteva suscitare questo effetto. La CRP ha ritenuto poi, riguardo all'ipotesi del reato di coazione (art. 181 CP), che la ricorrente né ha dimostrato che la sua libertà d'azione sarebbe stata pregiudicata né che sarebbe stata indotta ad assumere un determinato comportamento. Del resto, nemmeno nel gravame in esame la ricorrente sostiene d'essere stata direttamente lesa nella sua integrità psichica. Ritenuto che non si è quindi in presenza di un caso qualificato di minaccia e di coazione (v. DTF 120 Ia 157 consid. 2d/aa pag. 163), alla ricorrente avrebbe fatto difetto la qualità di vittima ai sensi della LAV. 2.3 Per costante giurisprudenza, il denunciante, la parte lesa o la parte civile, cui manca, come nella fattispecie, la qualità di vittima secondo la LAV, non sono, di massima, legittimati a impugnare nel merito decisioni concernenti procedimenti penali nei quali erano, in quella veste, interessati.