Citation: H 59/00 18.09.2000 E. 3

3.- a) Nel caso in esame, Cassa e giudice di prime cure hanno ritenuto che dalle fatture regolarmente inviate dal ricorrente all'Associazione A.________, per un importo di fr. 1800.- al mese, inclusa la tredicesima, risultasse chiaramente trattarsi di elementi tipici di un vero e proprio salario. Alla stessa conclusione essi giunsero rilevando che l'insorgente aveva fatturato all'Associazione le diverse spese attinenti a tale attività, in quanto ciò indicherebbe che egli non è incorso in un rischio di tipo imprenditoriale. Indifferente al proposito era il fatto che nella notifica di tassazione fiscale 1997/1998 i proventi fossero stati definiti come reddito da indipendente, dal momento che la qualifica di un reddito non è determinante per le casse di compensazione e per il giudice delle assicurazioni sociali. Infine, hanno addotto le precedenti istanze, lo stesso ricorrente aveva chiesto lo stralcio dalla categoria degli indipendenti con effetto dal 1° aprile 1994. b) Il ricorrente contesta risolutamente questo apprezzamento. Fa valere che il conferimento ad un fiduciario commercialista esterno dell'incarico di tenuta della contabilità da parte di una persona giuridica configura abitualmente gli estremi di un rapporto di mandato. Espone che dal 1° aprile 1994, dopo aver svolto l'attività di fiduciario indipendente, è impiegato quale dipendente a tempo pieno presso la Casa medicalizzata per persone anziane del Comune di Paradiso in qualità di contabile. Unicamente per questo motivo egli a suo tempo aveva chiesto lo stralcio dalla categoria degli indipendenti con effetto dalla medesima data, pur conservando tuttavia il proprio titolo professionale. Nel tempo libero, in accordo con il proprio datore di lavoro, egli si occupa della contabilità di alcuni clienti - tra i quali l'Associazione A.________, il cui incarico gli era stato conferito con lettera del 1° marzo 1989 - che si erano rivolti a lui quando ancora svolgeva l'attività di fiduciario. Asserisce di non essere in alcun modo integrato nell'organizzazione dell'Associazione, di non possedere alcun ufficio presso la medesima, di aver sempre svolto il mandato affidatogli nei locali della propria abitazione, di sopportare personalmente l'affitto di tali locali e di assumere sia le spese per le infrastrutture che quelle generali d'ufficio. Precisa che non esiste alcun tipo di rapporto di subordinazione con la sua mandante, non ricevendo egli alcuna istruzione e scegliendo liberamente tanto gli orari durante i quali svolge il mandato quanto gli strumenti necessari per fornirle il risultato promesso. Spiega il motivo per cui la retribuzione è versata nella forma di uno stipendio, pur essendo lo stesso in realtà un onorario: si tratta a suo dire di un prezzo forfetario annuo predeterminato, che per necessità pratiche viene pagato in rate mensili, inclusa una tredicesima, ma senza alcuna indennità per lavoro straordinario, malattia o vacanze. Nulla di eccezionale si potrebbe intravedere nemmeno nella fatturazione delle spese accessorie, le quali vengono regolarmente esposte e rifuse come in qualsiasi tipo di mandato. Rammentando che il rapporto contrattuale può essere disdetto in qualunque momento, adduce che il rischio imprenditoriale viene sopportato da lui personalmente, dato che egli finanzia sia gli investimenti effettuati per l'allestimento dell'ufficio che i premi di un'assicurazione responsabilità civile stipulata a copertura di eventuali danni nell'esercizio della sua professione di fiduciario. Infine, il ricorrente fa notare, rilevando che il calcolo effettuato dalla Cassa sarebbe manifestamente errato, di non svolgere attività indipendente solo per l'Associazione in parola, bensì anche per altri mandanti.