Citation: 5A_136/2021 E. 3.1.2

3.1.2. Per ciò che concerne la terza condizione, ossia la riconoscibilità per la moglie donataria dell'intenzione del marito di recare pregiudizio ai suoi creditori, la Corte cantonale ha ricordato il tenore dell'art. 288 cpv. 2 LEF, secondo il quale incombeva alla ricorrente provare di non potersi rendere conto di tale intenzione; l'opponente aveva infatti assolto il proprio onere probatorio recando la prova della conclusione del secondo contratto di donazione. Al riguardo, i Giudici cantonali hanno ritenuto che la moglie non poteva ignorare che i conti con i maggiori saldi, gli immobili e le partecipazioni erano tutti intestati a lei; quest'ultima aveva peraltro dichiarato che i coniugi potevano permettersi di rinunciare ai propri redditi da attività dipendente poiché potevano contare sui redditi degli immobili di lei e le era quindi chiaro che il marito si lanciava in un nuovo progetto, senza sostanza propria e senza prospettive di reddito a breve termine. In tali circostanze, a dire della Corte cantonale, la moglie avrebbe perlomeno dovuto esigere dal marito un chiarimento sulla sua situazione economica prima di accettare la donazione di tutti i suoi rimanenti fondi. I Giudici cantonali hanno ancora rilevato che, se la ricorrente poteva non essere a conoscenza della convenzione sottoscritta a favore dell'opponente, ella non ignorava ad ogni modo che la donazione aveva uno scopo protettivo. La Corte cantonale ha pertanto concluso che la moglie non era riuscita a refutare la presunzione dell'art. 288 cpv. 2 LEF, ossia quella di aver potuto e dovuto rendersi conto dell'intenzione (eventuale) del marito di recar pregiudizio ai suoi creditori.