Citation: 1C_417/2022 E. 3.2

3.2. Riguardo alla commisurazione della nuova misura amministrativa, il ricorrente ribadisce ch'egli si trovava fuori dall'abitato, non vi era un marciapiede e neppure la possibilità di trovarsi in presenza di pedoni; il tratto litigioso ne segue un altro dove è in vigore il limite di velocità di 100 km/h, il fondo stradale era asciutto e le condizioni di visibilità ottime. Questi elementi avrebbero contribuito a creare una percezione soggettiva che si discostava dal limite di velocità vigente. Ora, riguardo all'obiezione secondo cui egli non avrebbe messo in pericolo pedoni, giova ricordare che per realizzare il reato di cui all'art. 90 cpv. 2 LCStr è sufficiente una messa in pericolo astratta accresciuta, anche di altri automobilisti (DTF 143 IV 508 consid. 1.3; 142 IV 93 consid. 3.1). L'affermazione secondo cui l'eccesso di velocità sarebbe da ricondurre a un errore dovuto a una breve disattenzione, poiché egli pensava che anche su quel tratto vigesse ancora il limite di 100 km/h, non è quindi decisiva. Il ricorrente aggiunge poi, in maniera inconferente, che un superamento di 30 km/h in un tratto ove vige il limite di 80 km/h costituisce un'infrazione grave solo secondo la giurisprudenza. Osserva poi, in maniera appellatoria e senza confrontarsi con la portata dell'art. 190 Cost., che un atto normativo come la LCStr che non prevede delle deroghe, violerebbe il principio della proporzionalità, in particolare nei confronti di conducenti professionisti.