Citation: 1P.170/2002 06.06.2002 E. 3

I ricorrenti sostengono che il Consiglio di Stato avrebbe applicato in modo arbitrario l'art. 48 LPamm secondo cui l'autorità di ricorso può, immediatamente o dopo richiamo degli atti, decidere con breve motivazione di respingere il ricorso se esso si riveli inammissibile o manifestamente infondato. Al dire dei ricorrenti, il Governo avrebbe a torto negato la natura pubblica della controversia e pure a torto rifiutato di esaminare il gravame nel merito. 3.1 Una decisione è arbitraria quando violi manifestamente una norma o un principio giuridico chiaro e indiscusso, si trovi in contraddizione palese con la situazione effettiva, o contrasti in modo intollerabile con il sentimento di giustizia e di equità (DTF 125 I 1 consid. 2b/aa, 124 I 247 consid. 5, 123 I 1 consid. 4a). Il Tribunale federale, nell'ambito di un ricorso di diritto pubblico per arbitrio, esamina unicamente se l'applicazione del diritto cantonale da parte della precedente istanza sia oggettivamente sostenibile, ritenuto che il significato di una norma deve essere inteso anzitutto nella sua accezione letterale (DTF 126 II 71 consid. 6d, 124 II 265 consid. 3a, 372 consid. 5, 119 Ia 241 consid. 7a) e che da un testo chiaro ci si può scostare solamente quando travisi lo scopo o la portata della disposizione o non ne renda il vero senso, così da implicare effetti estranei agli intendimenti del legislatore, al concetto di giustizia o alla parità di trattamento (DTF 126 II 71 consid. 6d, 118 Ib 187 consid. 5a, 115 Ia 134 consid. 2b). L'arbitrio non può d'altra parte essere ravvisato nel semplice fatto che un'altra soluzione, diversa da quella adottata dall'autorità cantonale, sia immaginabile o addirittura preferibile, il Tribunale federale distanziandosi dalla soluzione scelta dall'ultima istanza cantonale soltanto se essa appaia manifestamente insostenibile. Infine, una decisione non va annullata quando sia arbitraria nella motivazione, ma solo se lo sia anche nel risultato (DTF 124 I 310 consid. 5a, 119 II 193 consid. 3e). Ne discende che anche un'interpretazione scorretta di un disposto di legge non rende forzatamente e immediatamente arbitraria la decisione che la sancisce. 3.2 Risulta dagli atti, segnatamente dalla risoluzione del 10 novembre 1971 del Consiglio di Stato, allegata all'atto notarile del 5 ottobre 1972 quale inserto B, che la C.________ SA aveva impugnato il progetto di piano regolatore della strada cantonale Brentino-Forca di San Martino (cfr. art. 6 della previgente legge ticinese sulla costruzione, sulla manutenzione e sull'uso delle strade cantonali, del 17 gennaio 1951). Nell'ambito di una transazione, formalizzata con la conclusione del contratto di cessione immobiliare gratuita di cui al citato atto notarile, lo Stato ha modificato il tracciato stradale per quanto interessava le particelle della società, mentre quest'ultima gli ha ceduto a titolo gratuito la porzione di terreno necessaria per costruirvi, in quel tratto, la strada. La superficie era lasciata gratuitamente in uso e godimento alla cedente che, su richiesta dello Stato, l'avrebbe messa a sua disposizione per realizzarvi l'opera viaria; in caso di mancata realizzazione della strada entro il 10 novembre 1991, l'ente pubblico avrebbe retrocesso alla cedente il fondo litigioso. Sulla base di questa convenzione la società ha ritirato il ricorso contro il progetto di piano regolatore e la causa è stata stralciata dai ruoli. Il diritto di retrocessione non era quindi fondato su un procedimento espropriativo (cfr. l'art. 61 e segg. della legge ticinese di espropriazione, dell'8 marzo 1971; cfr. inoltre l'art. 73 della legge di espropriazione previgente, del 16 gennaio 1940), ma su una pattuizione tra le parti che istituiva diritti e obblighi reciproci (cfr. Ulrich Häfelin/Georg Müller, Grundriss des Allgemeinen Verwaltungsrechts, 3a ed., Zurigo 1998, pag. 215 n. 844); questo contratto ha d'altra parte comportato, prima che fosse avviata un'eventuale procedura di espropriazione, la transazione della lite connessa alla realizzazione della strada. L'autorità cantonale poteva quindi, senza incorrere nell'arbitrio, analogamente a quanto stabilito dalla giurisprudenza del Tribunale federale nell'ambito della legge federale sull'espropriazione (RS 711), ritenere che la controversia riguardasse un contratto di diritto privato concluso tra le parti il cui esame e controllo soggiaceva alle regole del diritto civile (cfr. DTF 114 Ib 142 consid. 3b/bb pag. 148; Häfelin/Müller, op. cit., pag. 216 n. 850 e pag. 416 n. 1666; Emilio Catenazzi, Rinuncia a un vincolo pianificatorio e retrocessione del bene espropriato, in: ''Il Ticino e il diritto'', Lugano 1997, pag. 228 n. 8). Senza giungere a un risultato manifestamente insostenibile e senza applicare arbitrariamente l'art. 48 LPamm, il Consiglio di Stato poteva pertanto, visti i concreti rapporti contrattuali tra le parti, dichiarare inammissibile con una breve motivazione il gravame.