Citation: 4A_623/2023 E. 4.2.2

4.2.2. In secondo luogo, la Corte cantonale ha aggiunto che ad ogni modo l'ammissibilità dell'applicazione di questa prassi anche ai casi di esecuzione difettosa poteva restare indecisa perché il Pretore non aveva accertato l'esistenza di difetti qualitativi, bensì l'incompleto adempimento (dal profilo quantitativo) delle prestazioni contrattuali a carico della reclamante ("impossibilità di comunicare e collaborare con la mandante, omesso allestimento del piano di rilancio della boutiquee mancata condivisione dell'attività svolta") e, a parte per quanto attiene all'ampiezza del rifiuto di pagare la prestazione pattuita, non si vedevano motivi per trattare diversamente l'inadempimento parziale da quello totale. Ora, per sovvertire questa motivazione, la ricorrente doveva confutare da un lato gli accertamenti dei fatti che hanno dato luogo ai rimproveri rispetto all'esecuzione del contratto ( infra consid. 4.2.2.1 e 4.2.2.2) e d'altro lato la qualificazione di tali mancanze alla stregua di un inadempimento (dal profilo quantitativo) del contratto ( infra consid. 4.2.2.3), ma, come si vedrà, non vi è riuscita. 4.2.2.1. Da una parte, la ricorrente contesta infatti la portata che la sentenza impugnata ha accordato allo scritto 2 dicembre 2021 da lei indirizzato all'opponente e intitolato "Diffida di messa in mora" ( supra fatto A.b). Sostiene in sostanza che dando un significato errato alla locuzione "disimpegnare il mandato" presente in quella lettera, i Giudici cantonali avrebbero arbitrariamente dedotto che lei aveva inteso mettere fine al contratto, mentre andava accertato che era l'opponente ad avere rotto unilateralmente il contratto e di conseguenza rifiutato le prestazioni da lei offerte. In realtà, a prescindere da un possibile fraintendimento riguardo al significato del verbo "disimpegnare" utilizzato in quello scritto, la sentenza impugnata accerta che la creditrice procedente ha messo in mora l'opponente intimandole di continuare ad accettare le prestazioni contrattuali e facendo spiccare un primo precetto esecutivo per il saldo della mercede (poi annullato), ma conclude che la semplice messa in mora della mandante non prova ancora che questa avesse rifiutato le prestazioni offerte dalla mandataria e che le allegazioni di quest'ultima al riguardo non trovano riscontro agli atti. In definitiva, secondo i Giudici cantonali la creditrice non sarebbe stata in grado di dimostrare né di aver regolarmente offerto all'escussa le proprie prestazioni, né che questa le avesse rifiutate senza legittimo motivo; ciò le impediva quindi di contrastare con successo l'eccezione di inesecuzione della controprestazione. Ora, dinanzi al Tribunale federale, la ricorrente si limita a ribadire la sua personale interpretazione dei fatti e persiste nel non indicare quali prestazioni lei avrebbe concretamente offerto e l'opponente rifiutato. Così facendo, non dimostra un apprezzamento manifestamente insostenibile delle prove ( supra consid. 2.2). La censura, per quanto ammissibile, va quindi respinta. 4.2.2.2. D'altra parte, controverse sono le conclusioni dei Giudici cantonali rispetto agli inadempimenti contrattuali rimproverati alla ricorrente dall'escussa nel suo scritto del 25 gennaio 2022. Secondo la ricorrente, il contratto non era un mandato e prevedeva un'obbligazione di risultato solo al 31 dicembre 2022, quindi "non rientrava nelle prerogative contrattuali di B.________ né invocare l'eccezione d'inadempimento nell'ambito di una procedura esecutiva ad inizio 2022, né tantomeno sollevare legittimamente, nel medesimo periodo, contestazioni sull'adempimento di A.________ SA, poiché quest'ultima aveva tempo fino al 31 dicembre 2022 per rilanciare la Boutique C.________" e non era tenuta a raggiungere determinati risultati parziali durante questi 16 mesi. A suo avviso, la Corte cantonale avrebbe di conseguenza dovuto stabilire che l'opponente non era legittimata ad invocare l'eccezione di inadempimento a soli pochi mesi dall'inizio del rapporto contrattuale. La sentenza impugnata in effetti muove dall'assunto pretorile che il contratto di consulenza fosse assimilabile ad un mandato, qualificazione che la ricorrente ora (per la prima volta) mette in discussione, ma che può rimanere indecisa: ciò che conta in definitiva, per l'applicazione dell'art. 82 CO, è da un lato il carattere sinallagmatico del contratto, qui incontestato, e d'altro lato la determinazione della volontà delle parti in merito alle tempistiche per la fornitura dei servizi pattuiti e quindi all'esigibilità delle prestazioni (v. FABIENNE HOHL, in Commentaire romand, Code des obligations, vol. I, 3a ed. 2021, n. 5 e 7 ad art. 82 CO; ULRICH G. SCHROETER, in Basler Kommentar, Obligationenrecht, vol. I, 7a ed. 2020, n. 9 ad art. 82 CO). Nel concreto caso, è incontestato che nell'ambito delle attività di rilancio della boutique la ricorrente era tenuta, in base al "piano di rilancio" allegato al contratto, ad assicurare il coordinamento degli acquisti di prodotto, il management del punto vendita, il coordinamento del personale, le attività di marketing nonché la redazione e il monitoraggio del preventivo annuale (controllo di gestione) e che, all'epoca dei fatti, essa aveva già incassato fr. 100'000.--, ovvero un importo pari alla metà del corrispettivo, dopo quattro mesi di collaborazione a fronte di una collaborazione prevista sull'arco di sedici mesi. I Giudici cantonali hanno assunto che le prestazioni richieste alla ricorrente dovessero costituire attività continuative e accompagnare la mandante per tutta la durata del contratto, determinando così implicitamente la vera e concorde volontà delle parti contraenti (interpretazione soggettiva). Hanno quindi considerato che le lamentele della mandante rispetto all'inadempimento di tali prestazioni, inoltrate a ridosso della scadenza della seconda rata, fossero "coerent[i] con l'esigenza di simultaneità delle prestazioni pattuite in un contratto bilaterale alla base dell'art. 82 CO". Continuando a ribadire genericamente, in maniera appellatoria, che si trattava di un contratto di risultato (rilancio della boutique), che il risultato concordato avrebbe potuto essere verificato con criteri oggettivi "già solo confrontando il fatturato e/o l'incassato dei periodi pre e post collaborazione" fra le parti, ma solo dopo il 31 dicembre 2022, e che quindi andava stabilito che l'opponente non era legittimata a invocare l'eccezione di inadempimento del contratto ad inizio 2022 a soli pochi mesi dall'inizio della collaborazione, la ricorrente non sovverte tali accertamenti, e in particolare non dimostra che l'accertamento della volontà soggettiva delle parti effettuata dai Giudici cantonali (che rileva del fatto e vincola pertanto il Tribunale federale; v. art. 105 cpv. 1 LTF; DTF 144 III 93 consid. 5.2.2; sentenza 5A_132/2023 del 7 novembre 2023 consid. 5.3) sia arbitrario. Non illustra in base a quali ulteriori elementi in loro possesso, tenuto conto del loro limitato potere di cognizione (v. DTF 145 III 20 consid. 4.3.3 con rinvii), i Giudici cantonali avrebbero dovuto interpretare la volontà delle parti nel senso che l'opponente avesse inteso impegnarsi a pagare fr. 200'000.-- sull'arco di sedici mesi senza, in quel lasso di tempo, poter prendere conoscenza né del piano di rilancio della boutique né delle altre attività svolte a tal fine dalla società consulente. Del resto, dinanzi al Tribunale federale quest'ultima nemmeno pretende di aver perlomeno iniziato a sviluppare o a offrire una parte delle prestazioni che caratterizzavano il contratto di consulenza e comunque non spiega perché, nonostante ne avesse la possibilità, non si è determinata in merito ai rimproveri della mandante prima di avviare l'esecuzione con il precetto del 21 febbraio 2022, come le ha fatto notare la Camera di esecuzione e fallimenti. Ne segue che anche questa censura, per quanto ammissibile ( supra consid. 2.2), risulta infondata. 4.2.2.3. Accertato che le prestazioni oggetto della lettera 25 gennaio 2022 non erano effettivamente state fornite prima del pagamento della seconda rata, occorre ora determinare se qualificare tale comportamento alla stregua di una inesecuzione (totale o parziale), e non quale esecuzione qualitativamente difettosa, costituisca una violazione del diritto federale, come sostiene la ricorrente. La sentenza impugnata ha in effetti confermato che il Pretore non aveva accertato l'esistenza di difetti qualitativi, bensì l'inadempimento delle prestazioni contrattuali e che quand'anche questo fosse stato solo parziale, non si vedevano motivi per trattarlo diversamente da un inadempimento totale. Con la sua argomentazione secondo cui la distinzione tra esecuzione incompleta e esecuzione qualitativamente difettosa sarebbe fine a sé stessa, arbitraria e non esisterebbe nella giurisprudenza, la quale distinguerebbe unicamente da un lato l'inadempienza totale e d'altro lato l'esecuzione difettosa o incompleta (che sarebbe un unico concetto), la ricorrente non espone una censura sufficientemente motivata (art. 42 cpv. 2 LTF). La questione non ha comunque più rilevanza, siccome per finire la ricorrente in questa sede nemmeno pretende concretamente di aver eseguito perlomeno parzialmente il contratto ( supra consid. 4.2.2.2). La decisione impugnata resiste quindi alla critica anche da questo profilo. Esigendo che fosse la creditrice procedente a provare di aver fornito o perlomeno offerto la propria prestazione, i Giudici cantonali non hanno violato né l'art. 82 LEF, né l'art. 8 CC.