Citation: 5P.124/2000 15.05.2000 E. 6

6.- Il ricorrente ritiene pure che la Corte cantonale ha rifiutato in modo arbitrario l'assunzione di alcune testimonianze, la cui rilevanza è apparsa solo in corso di causa con riferimento alla capacità di discernimento del disponente. Inoltre, anche con riguardo a tale questione, i giudici cantonali sono incorsi in una valutazione arbitraria delle prove. I giudici cantonali, fondandosi su certificati del medico curante allestiti il 7 novembre, il 19 novembre (data di confezione dell'atto litigioso) e il 4 dicembre 1992, dai quali risulta che il disponente possedeva "la facoltà di intendere e di volere", nonché sulla testimonianza del medico stesso che ha confermato la lucidità di mente del paziente, nonché ancora sulle deposizioni del notaio rogante, del teste I.________ e della segreteria del notaio F.________, che tutte lasciano concludere per la capacità di discernimento del de cuius all'atto della confezione del contratto, hanno ritenuto che il de cuius era in grado di valutarne correttamente la portata. Per altro verso, nulla dagli atti permette di concludere che il disponente non fosse consapevole della portata e delle implicazioni delle proprie dichiarazioni o che la sua volontà fosse condizionata da terzi. Di fronte a tutte queste testimonianze, l'episodio narrato da Don G.________, secondo il quale la vicedirettrice dell'istituto in cui risiedeva il de cuius gli avrebbe riferito che questi "aveva denotato segni di squilibrio nel senso che non capiva ciò che veniva detto e straparlava" non può inficiare le altre testimonianze. Tale episodio non venne constatato al momento della rogazione dell'atto, ma un altro giorno e lo stesso Don G.________ ha riferito che il de cuius il giorno della rogazione dell'atto gli è parso nello stato di sempre e comunque non quello riferito dalla vicedirettrice. Anche le altre testimonianze non dimostrano che il giorno della rogazione dell'atto il disponente fosse meno che lucido o che la sua volontà fosse infirmata da errore o dolo. Di fronte a questa valutazione delle prove, il ricorrente lamenta che il giudice di seconde cure non ha correttamente valutato le prove e un'istruttoria più completa avrebbe "maggiormente dimostrato che il disponente non era lucido e che quindi la sua volontà era stata inficiata da errore o dolo". Anche a questo proposito, il ricorso non rispetta manifestamente i requisiti di motivazione posti nell'ambito della contestazione della valutazione delle prove. Ad analoga conclusione bisogna giungere per quanto concerne la mancata assunzione dei testi proposti, poiché nemmeno il ricorrente indica che essi avrebbero potuto dare indicazioni sulla capacità di discernimento del disponente il giorno della rogazione del contratto successorio.