Citation: 1E.7/2002 06.03.2003 E. 3

3.1 I ricorrenti lamentano il fatto che i ripari fonici priverebbero il fondo della vista e di un'insolazione sufficiente e non rispetterebbero le norme del piano regolatore comunale. Ritengono adempiuti i presupposti di un'indennità per l'espropriazione dei diritti di difesa derivanti dai rapporti di vicinato ai sensi dell'art. 684 CC. 3.2 Quando lo sfruttamento di un fondo provoca immissioni eccessive sui fondi vicini, i proprietari di questi ultimi, fondandosi sull'art. 684 CC, possono opporsi con l'azione dell'art. 679 CC. Quando invece le immissioni provengono da un'opera di pubblico interesse utilizzata conformemente alla sua destinazione, e al suo proprietario compete il diritto di espropriazione federale, né esse possono essere evitate o possono esserlo solo con una spesa sproporzionata, i diritti di difesa dei vicini cedono di fronte al prevalente interesse pubblico dell'opera: a chi si ritiene leso rimangono i diritti sanciti dalla LEspr. Secondo l'art. 5 cpv. 1 LEspr possono formare oggetto di espropriazione, tra l'altro, i diritti risultanti dalle disposizioni sulla proprietà fondiaria in materia di rapporti di vicinato: una tale espropriazione altro non è che la costituzione coatta di una servitù prediale a carico del fondo del vicino e a favore del fondo del proprietario dell'opera di interesse pubblico, il cui oggetto consiste nell'obbligo di tollerare le immissioni (DTF 124 II 543 consid. 3a, 123 II 481 consid. 7, 121 II 317 consid. 5a pag. 330, 119 Ib 348 consid. 4b, 107 Ib 387 consid. 2a, 106 Ib 241 consid. 3). Secondo la giurisprudenza resa in applicazione degli art. 5 LEspr e 684 CC, l'ente pubblico, nella veste di espropriante, può quindi essere tenuto a indennizzare il proprietario di un fondo vicino a una strada nazionale, alla ferrovia o a un aeroporto quando, a causa delle immissioni foniche, questi subisca un danno speciale, imprevedibile e grave (DTF 128 II 231 consid. 2.1, 124 II 543 consid. 5a pag. 551, 123 II 481 consid. 7, 121 II 317 consid. 5a pag. 330, 119 Ib 348 consid. 4b e 5a; Hess/Weibel, op. cit., n. 146 e seg. ad art. 19). 3.3 Critiche all'impianto e alle sue dimensioni non sono pertinenti in questa sede, ma riguardavano semmai la procedura di approvazione dei piani per i progetti esecutivi. D'altra parte, contrariamente all'opinione dei ricorrenti, tale procedura non implicava permessi o piani cantonali (cfr. art. 26 segg. LSN; DTF 118 Ib 569 consid. 4b pag. 577; Adelio Scolari, Commentario, Bellinzona 1996, pag. 343 segg.). Riguardo alle prospettate immissioni negative, il Tribunale federale non ha finora, di massima, riconosciuto indennità di espropriazione sulla base degli art. 5 LEspr e 684 CC per la soppressione di vista, luce e insolazione quando, come è qui il caso, il diritto cantonale non prevede diritti di difesa contro tali immissioni (DTF 106 Ib 231 consid. 3, 381 consid. 1a pag. 383; cfr. pure DTF 128 II 368 consid. 2.1; cfr., sulla mancanza di specifiche norme nel diritto edilizio ticinese volte a prevenire immissioni d'ombra eccessive, sentenza 1A.32/1994 del 21 luglio 1994, parzialmente pubblicata in RDAT I-1995, n. 20 pag. 40 segg. e Scolari, op. cit., pag. 156 seg., con i rispettivi riferimenti). Tuttavia, i ricorrenti insistono in particolare sulla DTF 126 III 452 segg. - e sulla decisione dell'ultima istanza cantonale in quella causa (riassunta in BR 4/2001, pag. 170, n. 465) - secondo cui l'art. 684 CC contempla anche le immissioni negative e garantisce una protezione minima di diritto federale contro di esse; postulano quindi l'assegnazione di un'indennità espropriativa per la soppressione dei diritti di difesa. Ora, premesso che la sentenza invocata dai ricorrenti riguarda innanzitutto il rapporto tra il diritto cantonale sulle piantagioni e le norme federali sulla protezione contro le immissioni e che essa non è d'acchito e direttamente applicabile alle immissioni causate da costruzioni (cfr. sentenza citata, consid. 3c/cc pag. 460), non occorre esaminare ulteriormente la questione: un'indennità espropriativa deve infatti in concreto essere esclusa già per la mancanza di un danno grave (cfr., sul requisito della gravità, DTF 121 II 317 consid. 7 pag. 338, 119 Ib 348 consid. 5c pag. 362, 117 Ib 15 consid. 2b e rinvii; Hess/Weibel, op. cit., n. 148 all'art. 19 LEspr). In effetti, la situazione dei luoghi comporta essenzialmente una veduta dalla facciata nord dello stabile verso il campo autostradale, non costitutiva di particolare pregio per l'edificio (cfr. DTF 108 Ib 242 consid. 2a). D'altra parte, risulta dalla perizia sul posizionamento delle zone d'ombra, non contestata dai ricorrenti, né manifestamente inficiata da errori, lacune o contraddizioni e quindi determinante anche per il Tribunale federale (DTF 110 Ib 52 consid. 2, 100 Ib 190 consid. 4 pag. 194 e rinvii), che l'ombra proiettata dall'opera sulla facciata nord dell'edificio è ridotta, essendo limitata a circa un'ora dopo le 18.00/18.30 durante il periodo da metà maggio a metà luglio relativamente al piano terreno e al primo piano. Considerati quindi il genere e le caratteristiche dell'opera di protezione fonica, la situazione dell'edificio e dei suoi dintorni, non risulta che l'intervento in questione raggiunga un'intensità tale da comportare un pregiudizio grave della proprietà, segnatamente dal profilo di una sua rilevante svalutazione.