Citation: 6A.50/2005 20.12.2005 E. 4

Nel caso in esame il ricorrente, nell'ambito di una procedura sommaria per decreto di accusa, è stato ritenuto colpevole di circolazione in stato di ebrietà, infrazione alle norme della circolazione e inosservanza dei doveri in caso di infortunio. Egli, pur sapendo che il Consiglio di Stato avrebbe fatto dipendere il proprio giudizio dall'esito della procedura penale (v. le esplicite motivazioni del decreto 11 novembre 2004 con il quale il presidente del Governo ha concesso effetto sospensivo al gravame rivolto contro la misura amministrativa di revoca), ha omesso di impugnare il decreto di accusa del Procuratore pubblico, accettando pertanto che questo acquistasse forza di cosa giudicata. Ne consegue che in sede amministrativa, in applicazione della suddetta giurisprudenza, il ricorrente in linea di massima non poteva più contestare i fatti accertati da parte dell'autorità penale. Contrariamente a quanto da lui sostenuto, l'autorità amministrativa non ha violato il diritto di essere sentito, né il principio della buona fede, visto che egli ha consapevolmente rinunciato a proporre in sede penale i diritti garantiti alla difesa, segnatamente il diritto di proporre i mezzi di prova litigiosi. Nella risoluzione 11 novembre 2004 del presidente del Consiglio di Stato non è altresì contenuta nessuna assicurazione in merito a eventuali complementi di istruttoria da effettuare a prescindere dagli accertamenti in sede penale. Dal testo della risoluzione emerge anzi in modo chiaro come l'autorità amministrativa intendesse attendere gli accertamenti di fatto del giudice penale prima di pronunciarsi sulla revoca a scopo di ammonimento. In questo senso il comportamento dell'autorità amministrativa non è stato per nulla contradittorio, ma bensì coerente e perspicuo, né sussistevano del resto indizi tali da far ritenere inesatto l'accertamento compiuto in sede penale.