Citation: 5C.261/2001 04.12.2001 E. 3

3.- a) Il convenuto lamenta poi una violazione dell'art. 242 cpv. 2 LEF, sostenendo che l'azione di rivendicazione non avrebbe potuto essere inoltrata dall'attore, poiché gli oggetti rivendicati non erano in possesso della massa. b) La sentenza impugnata rileva che l'Ufficio dei fallimenti ha assegnato all'attore il termine per promuovere l'azione di rivendicazione con un provvedimento di cui il convenuto ha avuto copia. Se quest'ultimo non era d'accordo con la ripartizione dei ruoli processuali, avrebbe dovuto inoltrare un ricorso all'autorità di vigilanza. c) Ora, tale motivazione appare del tutto corretta e coerente colla giurisprudenza sviluppata dal Tribunale federale per le azioni di rivendicazione nelle esecuzioni in via di pignoramento. Secondo tale giurisprudenza, la decisione sul ruolo delle parti presa dall'Ufficio di esecuzione, una volta cresciuta in giudicato, è vincolante per il giudice e non può più essere rimessa in discussione (DTF 24 I 325 consid. 1; Amonn/Gasser, Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrecht, VI ed., § 24 n. 52, pag. 194; A. Staehelin, Commento basilese, n. 25 ad art. 107 LEF). Il convenuto, che ha ricevuto copia dell'assegnazione di termine alla controparte per far valere le pretese, se riteneva che la stessa (peraltro a lui favorevole) fosse erronea, avrebbe dovuto impugnarla, come rilevato dai giudici cantonali, con un ricorso all'autorità di vigilanza. Tale ripartizione del ruolo delle parti, cresciuta in giudicato, vincola il giudice dell'azione di merito. Anche prescindendo dall'irricevibilità della censura, l'assegnazione del termine per promuovere l'azione al qui attore appare del tutto conforme alla normativa applicabile e segnatamente all'art. 52 RUF, secondo il quale quando uno o più creditori abbiano chiesto ed ottenuto la cessione di pretese della massa, l'amministrazione del fallimento rilascerà loro analoga dichiarazione di cessione, e fisserà in seguito al terzo rivendicante il termine previsto dall'art. 242 cpv. 2 LEF per promuovere l'azione (cfr. anche Gilliéron, Commentaire de la loi fédérale sur la poursuite pour dettes et la faillite, n. 49 all'art. 242 LEF). Occorre infine rilevare che l'argomentazione ricorsuale si rivela ai limiti della temerarietà: dopo aver sostenuto nel ricorso 31 marzo 1999 alla Camera delle esecuzioni e fallimenti del Tribunale di appello, quale autorità di vigilanza, che i beni erano in possesso della massa (punto 4: "I beni si trovavano, e si trovano tuttora negli enti locati dalla fallita. Quindi in possesso della fallita e non del terzo rivendicante. ") e dopo aver chiesto ed ottenuto il riconoscimento delle pigioni dei locali in cui erano depositati gli oggetti in contestazione per svariati mesi dopo la disdetta, il convenuto tenta in questa sede di sostenere contro ogni evidenza che gli oggetti non si sarebbero trovati in possesso della massa!