Citation: 6B_121/2021 E. 3.3.1

3.3.1. Occorre innanzitutto stabilire se l'insorgente adempie le condizioni per invocare il diritto al rispetto della vita familiare nell'ottica di opporsi all'espulsione. Dal 2013 egli è sposato con una connazionale, titolare di un permesso di domicilio, con cui vive insieme ai due figli, nati rispettivamente in Romania nel 2004 da una precedente unione e in Svizzera nel 2015, e al di lui padre. L'insorgente intrattiene pertanto una relazione stretta ed effettiva con i membri della sua famiglia, di cui alcuni sono titolari di un diritto di presenza durevole in Svizzera e tutti sono di nazionalità rumena. La nazionalità comune a tutti i membri costituisce un indizio di rilievo per ritenere che le persone interessate possano condurre la loro vita familiare all'estero. In tal senso va inoltre osservato che, salvo la figlia, sono tutti nati in Romania e vi hanno vissuto, il ricorrente fino all'età di 32 anni, la moglie fino all'età 26 anni, ne conoscono quindi la lingua, la cultura e le dinamiche sociali, avendovi i coniugi trascorso la maggior parte della loro vita. Vero è che la moglie si trova in Svizzera da quasi 20 anni, ma non risulta che vi si sia radicata a tal punto da renderle praticamente impossibile una partenza e una vita altrove, e neppure il contrario è sostenuto nel ricorso. Il padre dell'insorgente si trova in Svizzera solo dal 2019. Questi è affetto da diversi problemi di salute, nulla indicando tuttavia, e nemmeno è preteso nel gravame, che egli non possa beneficiare di cure adeguate nel suo Paese. La figlia minore è ancora in tenera età (7 anni quest'anno) e potrebbe quindi inserirsi senza grandi difficoltà in Romania (sull'adattabilità di bambini di tale età v. sentenza 2C_778/2017 del 12 giugno 2018 consid. 7.3), mentre il figlio maggiore quest'anno raggiungerà la maggiore età. Il ricorrente afferma che le prospettive per i suoi figli in Romania sarebbero inesistenti, senza illustrare il suo asserto. Ammette tuttavia che il Paese in questione non è loro estraneo, recandovisi una volta all'anno per rendere visita ai familiari, in particolare alle nonne. Secondo la giurisprudenza, i bambini in età evolutiva, come in concreto la secondogenita, possono ragionevolmente trasferirsi insieme ai genitori in un altro Paese, soprattutto se hanno familiarità con la relativa cultura grazie alla conoscenza della lingua e a occasionali soggiorni di vacanza (sentenza 2C_228/2018 del 14 marzo 2019 consid. 5.4). Si rileva peraltro che il fatto che le condizioni di vita e di educazione siano eventualmente migliori in Svizzera rispetto al Paese d'origine non costituisce un ostacolo alla realizzazione di una vita familiare all'estero (v. DTF 136 I 285 consid. 5.3). Va del resto precisato che la questione di sapere se sia ragionevolmente possibile attendersi dalle persone interessate che realizzino la loro vita familiare all'estero non dipende dai loro desideri o aspirazioni, bensì da una valutazione oggettiva della loro situazione personale e dell'insieme delle circostanze del caso (DTF 122 II 1 consid. 2). Tenuto conto di quanto esposto, un'eventuale partenza dalla Svizzera di tutta la famiglia non porrebbe difficoltà insormontabili, potendo i suoi componenti ragionevolmente realizzare la loro vita familiare in Romania, sicché l'espulsione non può essere considerata un'ingerenza di una certa portata nel diritto alla vita familiare dell'insorgente (v. supra consid. 3.2).