Citation: 5C.70/2000 17.07.2000 E. 4

4.- a) Gli attori lamentano, come già osservato, una ripartizione dell'onere della prova in violazione dell'art. 8 CC, il quale prevede che chi vuol dedurre il suo diritto da una circostanza di fatto da lui asserita, deve fornirne la prova. b) Sennonché, in tema di autenticità di documenti, l'art. 8 CC non può trovare applicazione, perché il tema della contestazione non si riferisce a un diritto che una parte fa valere, ma a un dato di fatto: la falsificazione del documento. Trattandosi di lite sull'esistenza o l'inesistenza di fatti - e non di diritti - l'onere della prova è disciplinato dal diritto processuale, ossia per le procedure che ricadono nella giurisdizione dei Cantoni, dal diritto processuale cantonale (Guldener, Beweiswürdigung und Beweislast nach schweizerischem Zivilprozessrecht, pag. 29 n. 10; Deschenaux, Traité de Droit Privé Suisse, vol. II/1, pag. 260; Kummer, Commento bernese, n. 56 ad art. 8 CC; Guldener, Schweizerisches Zivilprozessrecht, § 38 I n. 3, pag. 333). Diversi codici di procedura civile cantonali disciplinano l'onere probatorio in caso di eccezione di falsità di documenti o di contestazione della loro autenticità; il Codice civile del Canton Berna prevede ad esempio che nel caso in cui l'autenticità di un documento sia contestata con argomenti apparentemente pertinenti viene ordinata un' istruzione probatoria: l'onere della prova spetta a chi si prevale del documento per i documenti privati e all'eccipiente se trattasi di documenti pubblici (art. 232 CPC bernese); nel Canton Zurigo l'onere della prova spetta a chi si prevale del documento a meno che l'autenticità non sia presunta (Frank/Streuli/Messmer, loc. cit.). Nel Canton Ticino sembrerebbe che nel caso di eccezione di falso, l'onere della prova spetti a chi si prevale del documento per i documenti privati e all'eccipiente per i documenti pubblici (art. 220 cpv. 2 e 221 CPC ticinese). Ad ogni buon conto, l'onere probatorio in caso di lite sull'autenticità di un documento nell'ambito di una procedura giudiziaria è, di regola, disciplinato dal diritto processuale cantonale. c) Orbene, nella fattispecie, i giudici cantonali hanno deciso l'onere della prova in punto all'autenticità del testamento fondandosi sul diritto federale e segnatamente sulle disposizioni che reggono l'inefficacia delle disposizioni di ultima volontà ai sensi degli art. 519 segg. CC; ciò che come si è visto in precedenza, non è corretto, perché l'autenticità del testamento costituisce la premessa della sua esistenza e quindi non ricade tra i motivi previsti da quelle disposizioni (Piotet, op. cit. , pag. 245; Forni/Piatti, op. cit. , n. 3 ad art. 519/520 CC). L'onere della prova andava invece in concreto giudicato sulla base del diritto processuale cantonale. Il Tribunale d'appello statuendo sulla base del Codice civile svizzero ha quindi violato il diritto federale e la censura va giustamente proposta con il ricorso per riforma (DTF 123 III 454 consid. 2b; Poudret, op. cit. , n. 1.6.1 ad art. 43 OG; Messmer/Imboden, Die eidgenössischen Rechtsmittel in Zivilsachen, n. 74, pag. 104). Non spetta evidentemente al Tribunale federale quale giurisdizione per riforma applicare in concreto il diritto cantonale. La decisione impugnata va quindi annullata e gli atti rinviati all'autorità cantonale per nuovo giudizio ai sensi dei considerandi.