Citation: 4A_486/2009 03.02.2010 E. 4

Innanzitutto vanno trattate le doglianze espresse contro le tre decisioni incidentali. 4.1 Il ricorrente ravvede una violazione del suo diritto di essere sentito, garantito dall'art. 29 cpv. 2 Cost., nella mancata assegnazione - nell'ordinanza del 3 marzo 2009 - di un termine per replicare alle osservazioni delle controparti, così come da lui richiesto nella lettera del 22 gennaio 2009. Ora, preso atto della lettera 22 gennaio 2009, nella quale il ricorrente chiedeva fra l'altro di essere ammesso a replicare alle osservazioni 16 gennaio 2009 degli opponenti e dello scritto da lui già prodotto il 21 gennaio 2009 in reazione alle osservazioni del Pretore, nella citata ordinanza la Presidente della II Camera civile del Tribunale d'appello ha ammesso ambedue gli allegati quali replica e li ha intimati a opponenti e Pretore per un'eventuale duplica entro un termine di dieci giorni. Non risulta - né viene preteso nel gravame - che il ricorrente abbia criticato questa decisione prima d'inoltrare ricorso al Tribunale federale. Egli ha invero domandato alla giudice di "riconsiderare" l'ordinanza, ma con riferimento ad altre questioni, senza contestare in alcun modo la trasmissione delle sue lettere a Pretore e controparti per duplica. In siffatte circostanze, la censura relativa alla violazione del diritto di essere sentito è manifestamente infondata. Il comportamento del ricorrente si scontra inoltre con il principio della buona fede processuale, in virtù del quale la parte che constata un (asserito) vizio di procedura è tenuta a segnalarlo immediatamente, in un momento ove sia ancora possibile rimediarvi; essa non può attendere passivamente l'esito della causa, allo scopo di prevalersene - se del caso - successivamente dinanzi all'autorità di ricorso (DTF 119 Ia 221 consid. 5a pag. 228 seg.). 4.2 Lo stesso sembra valere con riferimento alla decisione della giudice - sempre contenuta nell'ordinanza del 3 marzo 2009 - di respingere la domanda di congiungere la procedura di ricusa in rassegna con quella avviata il 27 febbraio 2009 nel quadro dell'azione di rivendicazione della proprietà di due cartelle ipotecarie promossa dalla fondazione di famiglia degli opponenti. Nella domanda di riconsiderazione dell'ordinanza il ricorrente ha infatti preso atto di questa decisione senza commentarla, auspicando solo la modifica dell'ordinanza "almeno per quanto attiene alla produzione in atti di un plico di documenti". Sia come sia, la giudice ha spiegato di non reputar giustificata la domanda di congiunzione delle due procedure di ricusa ai sensi dell'art. 72 CPC/TI, perché la seconda istanza di ricusa si riferisce a una procedura che vede coinvolte parti diverse e sottostà alla competenza per materia di un'altra Camera del Tribunale d'appello. Dinanzi al Tribunale federale il ricorrente critica l'applicazione dell'art. 72 CPC/TI e definisce poco convincente la motivazione addotta dalla giudice, ma - come rilevano a ragione gli opponenti - una simile argomentazione non è certo idonea a far apparire arbitraria la sua decisione (sulla nozione di arbitrio e sulle esigenze di motivazione poste alla censura di violazione del divieto dell'arbitrio cfr. consid. 3.2). 4.3 Il ricorrente non ha miglior fortuna laddove censura siccome arbitraria la decisione della giudice - pronunziata il 3 marzo 2009 e confermata il 6 marzo seguente - di non acquisire agli atti i documenti relativi alla domanda di ricusa del 27 febbraio 2009 e di non assumere i mezzi di prova (documenti e testi) proposti in occasione dell'udienza del 6 maggio 2009. La Presidente della II Camera civile ha spiegato che, dovendo ogni istanza di ricusa essere trattata separatamente, non vi era motivo di acquisire agli atti i documenti allegati alla domanda di ricusa del 27 febbraio 2009; essa ha dipoi respinto, il 6 marzo 2009, la richiesta tendente all'acquisizione di questi documenti anche perché posteriori all'istanza di ricusa dell'8 gennaio 2009. Per quanto concerne i mezzi di prova notificati dal ricorrente all'udienza del 6 maggio 2009, la Presidente ha constatato che l'esposto di 24 pagine da lui presentato non era tanto una prova quanto una dichiarazione di parte, che come tale avrebbe potuto essere già esposta con l'istanza di ricusa, mentre l'audizione del Pretore ricusato e dello stesso ricorrente non appariva utile, essendosi entrambi già espressi sulla ricusa, così come non si vedeva infine il motivo di interrogare l'avvocato presente allo scambio verbale intervenuto tra il ricorrente e il legale degli opponenti a Vaduz, non potendo egli fornire alcuna informazione sul comportamento del Pretore. Gli argomenti addotti dal ricorrente per contrastare l'apprezzamento anticipato delle prove effettuato dal magistrato non ne dimostrano il carattere arbitrario. Egli afferma che l'assunzione dei citati mezzi di prova era essenziale ai fini del giudizio, ma non è in grado di sostanziare adeguatamente questa sua tesi: non si vede infatti come potrebbe l'avvocato di Vaduz riferire - per conoscenza diretta - delle asserite dichiarazioni di disistima espresse dal Pretore nei confronti del ricorrente, né si comprende la necessità di acquisire agli atti la documentazione relativa alla domanda di ricusa presentata nel quadro dell'azione di rivendicazione della proprietà delle due cartelle ipotecarie, che verrà trattata, separatamente, da un'altra Camera del Tribunale d'appello. Infine, occorre osservare che buona parte dei documenti prodotti dal ricorrente all'udienza del 6 maggio 2009 riguardano circostanze che hanno già fatto l'oggetto della precedente domanda di ricusa nei confronti del medesimo Pretore, decisa il 14 luglio 2008, di cui si dirà nei prossimi considerandi. 4.4 In quanto rivolto contro le tre decisioni incidentali della Presidente della II Camera civile del Tribunale d'appello, il ricorso si avvera pertanto infondato nella misura in cui è ammissibile.