Citation: 6B_900/2009 21.10.2010 E. 3

In relazione all'origine del denaro depositato in Svizzera da A.________, il TPF ha rilevato le difficoltà nel determinare quanto del denaro versato fosse effettivamente di origine criminale e quanto invece avesse altra origine, soprattutto a fronte delle dichiarazioni altalenanti dello stesso A.________. Esso ha quindi ritenuto unicamente gli importi che risultavano dalla sentenza italiana di patteggiamento cresciuta in giudicato, pari a euro 351'489.35. L'eventualità che tutto il denaro depositato in Svizzera avesse un'origine criminale è stata presa in considerazione dall'autorità di perseguimento penale italiana, ma poi esclusa nella sentenza di patteggiamento. Il TPF ne ha quindi concluso che l'autorità penale italiana ha definitivamente scagionato A.________ da ulteriori imputazioni riconducibili allo stesso contesto fattuale. Il principio ne bis in idem ancorato all'art. 54 della Convezione di applicazione dell'accordo di Schengen del 14 giugno 1985 (CAS) impediva così al TPF di tener conto di proventi corruttivi non risultanti dalla sentenza italiana di patteggiamento. 3.1 Il ricorrente lamenta un accertamento inesatto dei fatti ai sensi dell'art. 97 cpv. 1 LTF. Sottolinea come, nel corso dell'istruttoria federale e del dibattimento, A.________ abbia riconosciuto di aver portato in Svizzera proventi corruttivi pari a euro 445'110.36. Rileva poi che durante il procedimento italiano non è stata svolta un'istruttoria sull'intera attività corruttiva, bensì limitata ad appurare solo alcuni dei fatti penalmente rilevanti. L'insorgente contesta quindi le conclusioni del TPF e ritiene invece che A.________ non sia stato assolto dagli atti commessi precedentemente al periodo preso in considerazione nella sentenza di patteggiamento. Optando per un patteggiamento l'autorità inquirente italiana ha scelto, per economia di procedura, di contenere la propria attività istruttoria. A.________ non è dunque stato né assolto né scagionato dai fatti compiuti prima dell'ottobre 2000. Poiché la sentenza di patteggiamento non contempla i fatti corruttivi antecedenti l'ottobre 2000, il TPF non doveva ritenersi vincolato dalle risultanze di tale sentenza, trovandosi di fronte a una situazione di parziale autonomia nell'accertamento dei fatti come nell'ipotesi della DTF 120 IV 323. 3.2 Pur non contestando le dichiarazioni rese in merito ai proventi corruttivi a cui si richiama il ricorrente, A.________ si prevale dell'art. 54 CAS e sostiene che non sussista alcuna possibilità per ritenere importi maggiori di quelli accertati dalla sentenza italiana. Anche B.________, invocando l'art. 54 CAS e la giurisprudenza della Corte di giustizia delle comunità europee, ritiene che il TPF fosse vincolato dagli accertamenti contenuti nella sentenza italiana di patteggiamento sia per quanto concerne la qualificazione giuridica dei fatti incriminati che gli importi stabiliti. 3.3 La questione non ha bisogno di essere esaminata perché, anche volendo seguire il TPF quando afferma che A.________ è stato assolto dalle autorità italiane per gli eventuali episodi corruttivi non menzionati nella sentenza di patteggiamento, il ricorso va accolto per i motivi che seguono. 3.3.1 Nel verbale di interrogatorio del 12 ottobre 2006 (incarto cl. 10 pag. 5.13.0557-0558), sulla cui base il ricorrente formula le richieste di confisca, A.________ ha riconosciuto di aver ricevuto a titolo corruttivo i seguenti importi: euro 130'000.-- da K.________srl tra il febbraio del 1999 e l'aprile del 2000; euro 104'000.-- dalla L.________SNC nel 2001; euro 133'640 dalla M.________srl nel 2001 ed euro 77'469.53 dalla N.________srl nel 2001. Dalla sentenza italiana di patteggiamento emanata il 4 aprile 2006 dal Giudice delle indagini preliminari del Tribunale ordinario di Aosta (incarto cl. 19 pag. 13.18.3188-3205) risulta che A.________ è stato condannato per corruzione in relazione a cinque condotte ben precise. In cambio dell'assegnazione di lavori pubblici nei quali era interessato l'Assessorato dei lavori Pubblici della Regione Autonoma della Valle d'Aosta, al Pubblico Ufficiale A.________ venivano versati i seguenti importi corruttivi: 150 milioni di lire italiane tra il marzo e il luglio 2001 da parte di O.________ (direttore tecnico della N.________srl); 300 milioni di lire italiane tra il febbraio 1999 e l'aprile 2000 da parte di P.________ (legale rappresentante della K.________srl); 257 milioni di lire italiane tra l'ottobre 2000 e l'agosto 2001 da parte di Q.________ (incaricato della M.________srl); 200 milioni di lire italiane ed euro 38'000.-- dall'ottobre 2000 fino all'anno 2001 da parte di R.________ (legale rappresentante della L.________SNC). A.________ veniva inoltre condannato per aver ricevuto da parte di S.________ (legale rappresentante e direttore tecnico della T.________srl) la promessa di somme di denaro dell'importo di 200 o 300 milioni di lire italiane, la consegna di un telefono cellulare e di un'auto, il pagamento di tutte le spese relative all'auto nonché la consegna di ulteriori somme di denaro, in contanti, per alcuni milioni di lire, tutto ciò a partire dall'ottobre 2000 fino al novembre 2003. In realtà quindi, nel corso della procedura elvetica, A.________ non ha ammesso più di quanto già ritenuto nella sentenza italiana di condanna. Egli ha infatti riconosciuto di aver ricevuto somme di denaro, prezzo della corruzione, dalle medesime società e negli stessi periodi indicati nella sentenza di patteggiamento, denaro che è poi pervenuto in banche svizzere. Sicché, nella fattispecie, non si pone alcun problema in relazione all'art. 54 CAS. 3.3.2 In concreto, fondandosi sulla già citata sentenza italiana, il TPF ha ritenuto unicamente gli importi corruttivi versati a A.________ da O.________, Q.________ e R.________ nel corso del 2001, ma non quelli consegnatigli da P.________ tra il febbraio 1999 e l'aprile 2000. Questo si spiega alla luce della scelta effettuata dal suddetto Tribunale di applicare il principio della doppia punibilità concreta in ambito di riciclaggio di denaro e la conseguente mancata presa in considerazione dei valori patrimoniali frutto della corruzione ottenuti prima del 1° maggio 2000, data che ha erroneamente ritenuto come quella dell'entrata in vigore dell'art. 322septies cpv. 2 CP. Già si è visto però che in realtà, nel contesto dell'art. 305bis n. 3 CP, è il principio della doppia punibilità astratta che trova applicazione (v. supra consid. 2.3.6). Di conseguenza, anche se percepiti prima dell'entrata in vigore dell'art. 322septies cpv. 2 CP, pure i proventi corruttivi versati dal legale rappresentante della K.________srl a A.________ vanno presi in considerazione. L'accertamento del TPF relativo al prezzo totale della corruzione è dunque stato svolto in violazione del diritto, segnatamente dell'art. 305bis CP. Ne segue che su questo punto il ricorso va accolto.