Citation: 6B_1080/2016 E. 3.1

3.1. La ricorrente censura il rifiuto di accertamento pregiudiziale sulla necessità di una licenza edilizia per la gestione di una pista di sci, che ne definirebbe il tracciato tenendo conto della morfologia del terreno, nonché le condizioni da rispettare in presenza di una discesa molto ripida. Ritiene che non sarebbe sufficiente valutare la fattispecie solo sotto il profilo della sicurezza della pista n. 3, l'art. 59 cpv. 2 CO prevedendo esplicitamente una riserva a favore dei regolamenti di polizia concernenti la protezione delle persone e delle proprietà. In ogni modo, continua l'insorgente, in assenza di una verifica della legittimità edilizia e pianificatoria, la responsabilità del gestore della pista sarebbe addirittura accresciuta. Rileva in seguito che, per ammissione del direttore dell'opponente 3, il mucchio di neve non sarebbe stato creato quale misura protettiva. Benché il perito giudiziario sostenga la corretta messa in sicurezza del bordo pista, secondo la ricorrente, egli avrebbe frainteso la domanda formulatagli rispettivamente avrebbe fornito una risposta esatta a un quesito non postogli. Sarebbe evidente che il mucchio di neve costituirebbe una misura di sicurezza solo per gli utenti del tratto di pista che costeggia la parte inferiore del dirupo, ma non per quelli che percorrono quest'ultimo, per i quali sarebbe addirittura un ostacolo artificiale. L'insorgente rimprovera anche alla CRP la violazione del principio "in dubio pro duriore" nella misura in cui si scosterebbe dalle conclusioni del medico legale in merito alla causa più probabile delle lesioni della vittima, per ritenere quella meno plausibile. Si arrogherebbe pure le competenze del giudice penale, statuendo nel merito della causa e concludendo per l'interruzione del nesso causale tra un'ipotetica negligenza nella gestione della pista da parte dell'opponente 3 e il tragico evento.