Citation: 6B_66/2009 30.10.2009 E. 5

5.1 L'art. 125 CP punisce il comportamento di chi, per negligenza, cagiona un danno al corpo o alla salute di una persona. Commette per negligenza un reato colui che, per un'imprevidenza colpevole, non ha scorto le conseguenze del suo comportamento o non ne ha tenuto conto. L'imprevidenza è colpevole se l'autore non ha usato le precauzioni alle quali era tenuto secondo le circostanze e le sue condizioni personali (art. 12 cpv. 3 CP; cfr. art. 18 cpv. 3 vCP). Perché sia realizzato il reato di lesioni colpose, occorre quindi che l'agente abbia violato un dovere di prudenza, che questa violazione sia stata colpevole e che sia inoltre causale delle lesioni subite dalla vittima. Le lesioni personali per negligenza costituiscono un reato di evento, che presuppone in generale un'azione, ma che può anche essere realizzato per omissione nella misura in cui l'agente aveva un obbligo giuridico di agire derivante da una posizione di garante (DTF 134 IV 255 consid. 4.2.1, 117 IV 130 consid. 2a). Se è un'omissione ad essere rimproverata all'agente, occorre chiedersi se questi si trovava in una situazione di garante e, dandosene il caso, quale era la portata dei suoi obblighi di diligenza che ne derivavano e quali atti concreti era giuridicamente tenuto a compiere; quando l'agente ha omesso di eseguire un tale atto, occorre ancora chiedersi se quest'omissione fosse colpevole e in relazione causale con il risultato che si è verificato (DTF 117 IV 130 consid. 2a). Nel caso di omissione, la questione della causalità non si presenta allo stesso modo del caso di commissione (DTF 134 IV 255 consid. 4.4.1). L'omissione di un atto è infatti in relazione di causalità naturale con il risultato del presunto reato se il compimento dell'atto omesso avrebbe impedito il verificarsi dell'evento con una verosimiglianza vicina alla certezza o perlomeno con alta verosimiglianza (DTF 116 IV 306 consid. 2a; cfr. inoltre DTF 121 IV 286 consid. 4c, 118 IV 130 consid. 6a); essa è poi in relazione di causalità adeguata con il risultato se il compimento dell'atto omesso avrebbe, secondo l'andamento ordinario delle cose e l'esperienza generale della vita, permesso di evitare la sopravvenienza di questo risultato (DTF 134 IV 255 consid. 4.4.1, 117 IV 130 consid. 2a). 5.2 In questa sede il litigio concerne essenzialmente il quesito della causalità adeguata (e della sua pretesa interruzione) tra l'eventuale negligenza rimproverata all'opponente per avere omesso di installare una recinzione adeguata e il ferimento della vittima. Si tratta di una questione di diritto, che questa Corte esamina liberamente (DTF 134 IV 255 consid. 4.4.2 e rinvii). La precedente istanza ha tuttavia ravvisato un'interruzione del nesso causale facendo in sostanza riferimento alla causalità naturale e rilevando, a torto, che la questione del carattere adeguato della causalità non si porrebbe nel caso di un reato omissivo improprio. Come visto, pur dovendosi procedere in questo genere di reati per ipotesi, l'aspetto della causalità adeguata è rilevante e rientra in quest'ambito anche il quesito di una sua eventuale interruzione (cfr. DTF 134 IV 255 consid. 4.4). La Corte cantonale ha rimproverato all'opponente un comportamento negligente per non avere provveduto a posare una recinzione secondo i criteri SPIA. Ha poi stabilito che una corretta recinzione - con pali in legno stabili, alti almeno 150 cm, dotata di tre o quattro nastri ben visibili, dalla quale fosse escluso il sentiero escursionistico - avrebbe con un alto grado di probabilità impedito la fuga dei cavalli e conseguentemente il ferimento della bambina. In tali circostanze, essa ha quindi riconosciuto una causalità naturale tra l'omissione e l'evento. L'esistenza di un rapporto di causalità naturale concerne l'accertamento dei fatti e come tale può essere riesaminata in questa sede solo entro i limiti dell'art. 105 LTF. In questo contesto, il Tribunale federale esamina liberamente solo se l'autorità cantonale ha misconosciuto il concetto stesso di causalità naturale (cfr. sentenza 6B_377/2008 del 1° luglio 2008 consid. 5). In concreto, le parti non censurano, tantomeno con una motivazione conforme agli art. 42 cpv. 2 e 106 cpv. 2 LTF, l'accertamento arbitrario dei fatti, né fanno valere che la precedente istanza si sarebbe fondata su una nozione di causalità naturale contraria al diritto federale (cfr., sulle esigenze di motivazione, DTF 134 II 244 consid. 2.1-2.2, 133 II 249 consid. 1.4). Non v'è quindi motivo di rivenire sulla constatazione secondo cui una recinzione conforme ai criteri SPIA avrebbe con alta verosimiglianza evitato l'incidente. Ammessa la causalità naturale, nelle esposte circostanze la precedente istanza avrebbe anche dovuto riconoscere quella adeguata. Una corretta recinzione persegue infatti lo scopo principale di impedire la fuga dei cavalli, segnalando nel contempo verso l'esterno che si tratta di terreno loro riservato e che l'ingresso può essere pericoloso per le persone (DTF 131 III 115 consid. 2.3). Secondo l'andamento ordinario delle cose e l'esperienza generale della vita, la posa di un recinto adeguato avrebbe quindi impedito ai cavalli di uscire dal pascolo e dissuaso eventuali persone estranee dall'entrarvi, consentendo di evitare un incidente come quello realizzatosi nella fattispecie. Nella misura in cui l'omissione rimproverata all'opponente dovesse essere ritenuta colpevole, essa starebbe pertanto in un rapporto di causalità adeguata con il ferimento della vittima.