Citation: 4P.24/2005 27.06.2005 E. 7

La ricorrente critica la pronunzia cantonale anche in punto alle conclusioni concernenti i versamenti operati da suo padre sul conto xxx, intestato a N.N.________, che quest'ultimo ha poi trasferito sul conto yyy nel giugno 1995, poco prima della morte di B.A.________. Si tratta di due accrediti effettuati da B.A.________ sul conto xxx il 31 marzo 1995 (NLG 7'000.-- e FF 60'000.--). La Corte cantonale ha stabilito che, anche volendo ravvedere in quest'operazione delle liberalità, come asserito dalla qui ricorrente, esse sarebbero in ogni caso valide, sia in applicazione del diritto svizzero che in base al diritto italiano. Nell'operazione di accredito del conto dell'opponente posta in atto da B.A.________ tramite l'intervento di N.N.________ i giudici ticinesi hanno infatti intravisto un contratto a favore di terzi ai sensi dell'art. 1411 CCIt., oppure una donazione modale giusta l'art. 793 CCIt., per la quale, siccome l'onere modale è stato apposto a vantaggio di un terzo, fa pure stato la disciplina del contratto a favore di terzi. Ciò vale - hanno precisato ancora i magistrati cantonali - a prescindere dal fatto che inizialmente la sua esecuzione dovesse avvenire solo al momento della morte di B.A.________, ma in seguito - su suggerimento di quest'ultimo - sia stata attuata anticipatamente. Poiché la giurisprudenza italiana ha già avuto modo di stabilire che il contratto a favore del terzo, nella misura in cui comporta una liberalità a favore del medesimo - come nel caso di specie - è sempre costitutivo di una donazione indiretta, che non sottostà alle norme riguardanti la forma delle donazioni (segnatamente all'esigenza dell'atto pubblico), la Corte ticinese ha escluso di poter considerare l'operazione in questione nulla per vizio di forma. A mente della ricorrente l'autorità cantonale sarebbe incorsa in un duplice arbitrio: il primo nell'apprezzamento delle prove, per aver ammesso che il trasferimento fosse stato suggerito da suo padre, e il secondo nell'applicazione del diritto italiano. 7.1 Come detto, la ricorrente assevera innanzitutto il carattere arbitrario dell'accertamento secondo il quale la decisione di procedere al trasferimento dei beni prima della morte di B.A.________ è stata presa da quest'ultimo. Sarebbe infatti arbitrario, nonché lesivo dell'art. 228 CPC/TI, riconoscere valenza probatoria alla dichiarazione resa in tal senso da N.N.________ e M.N.________ in sede d'interrogatorio penale. Ammettendo per certo questo fatto, non comprovato, la Corte ticinese avrebbe legittimato un'operazione contraria al sistema legale di riferimento. La ricorrente conclude dichiarando che si giungerebbe al medesimo risultato svolgendo il ragionamento in forza dell'art. 29 cpv. 2 Cost. 7.1.1 Nella misura in cui si prevale genericamente della violazione dell'art. 29 cpv. 2 Cost. - che garantisce il diritto di essere sentito - senza fornire alcuna ulteriore indicazione, la censura si avvera inammissibile per carente motivazione (art. 90 cpv. 1 lett. b OG). 7.1.2 Essa è comunque destinata all'insuccesso anche in quanto rivolta contro l'apprezzamento delle prove e l'applicazione del diritto processuale cantonale. 7.1.2.1 In primo luogo la Corte ticinese non risulta aver trattato N.N.________ alla stregua di un regolare teste in ambito civile. L'applicazione arbitraria dell'art. 228 CPC/TI è pertanto esclusa. Come osservato dall'opponente nell'allegato di risposta, la dichiarazione di N.N.________, così come quella di M.N.________, era contenuta nell'incarto penale richiamato giusta l'art. 215 CPC/TI. Il fatto ch'egli e la madre non potessero essere sentiti come testi non priva completamente di valore le loro asserzioni, delle quali i giudici cantonali potevano tenere conto nel quadro dell'apprezzamento delle prove. 7.1.2.2 Secondo la ricorrente, l'affermazione di N.N.________ sarebbe sconfessata dagli atti, nei quali si troverebbero indicazioni contrarie, suscettibili di dimostrare che il contesto in cui si è svolto il trasferimento degli averi depositati sul conto xxx era ben diverso da quello da lui descritto. Dalla lettera 9 aprile 1994 emerge infatti chiara la volontà di B.A.________ di beneficare l'opponente solo dopo il decesso, mentre non vi è alcun indizio a favore dell'asserita decisione di anticipare gli effetti del trasferimento, prova ne sia anche il fatto che B.A.________ non risulta essersi recato presso l'istituto bancario nel periodo determinante. La ricorrente sottolinea inoltre lo stato di salute precario in cui versava il padre a quell'epoca. Contrariamente a quanto sostenuto nel gravame, queste circostanze non inducono però a ritenere manifestamente insostenibile l'accertamento operato dalla Corte cantonale secondo cui è stato B.A.________ a suggerire a N.N.________ di trasferire i soldi nel giugno 1995. Il fatto che nell'aprile 1994 egli avesse espresso la volontà di procedere in tal senso solo dopo la sua morte non esclude che più tardi egli abbia modificato le sue intenzioni, né si vede per quale motivo avrebbe dovuto comunicare personalmente questo mutamento alla banca, visto che il conto xxx era intestato a N.N.________. Per quanto concerne infine il suo stato di salute, l'opponente rileva come lo stesso teste citato dalla ricorrente abbia dichiarato che in quel periodo, vale a dire nel giugno 1995, B.A.________ era in buone condizioni. La decisione dei giudici cantonali di dar credito alla dichiarazione di N.N.________ può anche apparire discutibile, ma non insostenibile se si considera il fatto che la volontà di B.A.________ di attribuire all'opponente i beni presenti sul conto xxx è assodata. Nemmeno la ricorrente l'ha mai messa in discussione. In particolare non ha mai sostenuto che prima della sua morte B.A.________ avrebbe espresso il desiderio di ritornare sulla sua decisione e di riappropriarsi di quegli averi. Ne discende che la tesi per cui trasferendoli sul conto yyy N.N.________ ha dato seguito alla volontà del padre della ricorrente è sostenibile. 7.2 La questione centrale verte dunque sulla validità - secondo il diritto italiano - dell'operazione che B.A.________ ha posto in atto nel giugno 1995 con la collaborazione di N.N.________, a favore della di lui madre. 7.2.1 Ciò rende privi di pertinenza gli argomenti che la ricorrente adduce in merito alla qualificazione giuridica dell'accordo inizialmente intervenuto tra suo padre e N.N.________, ch'essa definisce mandato post mortem, inammissibile nel diritto italiano. Tale accordo risulta infatti superato dai successivi avvenimenti, come del resto ammesso anche dalla ricorrente stessa in sede cantonale, laddove, nelle conclusioni presentate innanzi al Pretore, scriveva: "essendosi verificati i trapassi in favore del conto yyy prima del decesso di B.A.________, una tale interpretazione viene automaticamente meno". 7.2.2 Come già esposto, i giudici ticinesi hanno in definitiva considerato l'operazione controversa come una donazione indiretta ai sensi dell'art. 809 CCIt., attuata mediante un contratto a favore di terzi (art. 1411 CCIt.), la quale se pure è sottoposta alle norme di carattere sostanziale che regolano le donazioni, non sottostà invece alle norme riguardanti la forma di queste. Donde la validità, anche sotto il profilo formale, della donazione e, di conseguenza, la reiezione della pretesa della ricorrente. 7.2.2.1 A mente della ricorrente la qualificazione giuridica operata dalla Corte cantonale sarebbe arbitraria perché assimilerebbe inammissibilmente un contratto con mera prestazione a un terzo, come è quello in esame, al contratto a favore di terzi, che presuppone invece il trasferimento di un diritto. Sennonché l'accordo intervenuto tra B.A.________ e N.N.________ prevedeva - su questo non vi è alcuna contestazione - che all'opponente sarebbero stati trasferiti tutti gli averi depositati sul conto xxx. Non si trattava dunque di una semplice prestazione o di un vantaggio economico, come asserito dalla ricorrente, bensì di un diritto: mediante il trasferimento l'opponente avrebbe infatti acquisito la proprietà di tali beni. Diverso sarebbe stato il caso, ad esempio, qualora B.A.________ avesse incaricato N.N.________ di utilizzare i beni depositati sul conto xxx per portare in vacanza sua madre. 7.2.2.2 La conclusione dei giudici ticinesi trova d'altro canto conforto nella dottrina e giurisprudenza italiane, secondo cui costituiscono donazioni indirette, o meglio liberalità atipiche, tutti quegli atti che, posti in essere per spirito di liberalità (animus donandi), producono il medesimo risultato - l'arricchimento (in senso economico) del donatario con un correlativo depauperamento del donante - della donazione contrattuale (Cian/Trabucchi, Commentario breve al Codice Civile, Milano 2002, n. I.1 ad art. 809 CCIt.). Tra gli strumenti più frequentemente utilizzati per realizzare una donazione indiretta la dottrina indica appunto il contratto a favore di terzi (Cian/Trabucchi, op. cit., 2002, n. I.2 ad art. 809 CCIt.), precisando che per la configurabilità di un contratto a favore di terzi non è sufficiente che il terzo riceva un vantaggio economico indiretto dal contratto intervenuto tra altri soggetti, ma è necessario che questi ultimi abbiano inteso direttamente attribuirglielo, nel senso che i soggetti stessi nella qualità di contraenti abbiano previsto e voluto una prestazione a favore di un terzo estraneo al contratto come elemento del sinallagma (Cian/Trabucchi, Commentario breve al Codice Civile, Complemento giurisprudenziale, Milano 2003, n. II .4 ad art. 1411 CCIt.). Questo è proprio quanto risulta essersi verificato in concreto. 7.2.2.3 Ne discende che l'applicazione del diritto italiano contenuta nella sentenza impugnata resiste alla censura di arbitrio.