Citation: H 97/04 29.06.2006 E. 5

Gli insorgenti censurano l'operato della Corte cantonale nella misura in cui li ha ritenuti responsabili del danno cagionato alla Cassa. Essi incentrano la loro tesi difensiva in sostanza sulla politica spregiudicata della Posta, la quale avrebbe impedito alla E.________ SA di vendere il proprio terreno privatamente, sulla richiesta di un'ingente cauzione per la continuazione dell'attività sociale da parte dell'Amministrazione federale delle contribuzioni (IVA) nonché sul mancato serio esame delle prospettive di risanamento presentate alla Cassa. 5.1 Gli argomenti addotti non giovano ai ricorrenti, essendo ben lungi dal costituire motivo di giustificazione o di discolpa nel senso della giurisprudenza. Infatti, l'art. 14 cpv. 1 LAVS prevede che i contributi del reddito proveniente da un'attività lucrativa dipendente sono dedotti da ogni paga e devono essere versati periodicamente - nel caso di specie mensilmente - dal datore di lavoro insieme al suo contributo. Gli art. 34 segg. OAVS stabiliscono il modo di conteggio e di prelievo dei contributi. L'obbligo di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un compito prescritto dal diritto pubblico. A questo riguardo, il Tribunale federale delle assicurazioni ha più volte ricordato che il venir meno a tale dovere costituisce una violazione di prescrizioni ai sensi dell'art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale del danno (DTF 118 V 195 consid. 2a e sentenze ivi citate). 5.2 Dagli atti emerge che la E.________ SA è stata affiliata alla Cassa, quale datrice di lavoro, dal 1° gennaio 1999 all'agosto 2002 e che l'amministrazione sin dall'inizio (ossia dal maggio 1999) ha sempre dovuto diffidare e poi procedere in via esecutiva per ottenere il pagamento degli oneri sociali. Si rileva infatti che i contributi da marzo a luglio 1999 sono stati versati tra agosto e settembre 2000 e quelli da agosto a dicembre 1999, solo in parte pagati, tra febbraio 2001 e maggio 2002, lasciando comunque uno scoperto per l'anno 1999 di fr. 72'875.95. Per l'anno 2000 la situazione non è migliorata: infatti a fronte di una richiesta di contributi, cui vanno aggiunte le spese e gli interessi di mora, di complessivi fr. 154'112.90 sono stati versati il 23 maggio 2002 fr. 72'408.50, mentre per gli anni 2001 e 2002 non vi è stato versamento alcuno. Da quanto sopra elencato si evince che la società ha da sempre avuto una evidente cronica mancanza di liquidità protrattasi sull'arco di più anni. Tale carenza è sfociata in due verbali di pignoramento per beni - tra ottobre e dicembre 2001 - con la menzione "il presente verbale varrà quale attestato provvisorio di carenza di beni ai sensi dell'art. 115 LEF", in un "conto finale e stato di riparto" del 7 marzo 2002, dal quale emerge che a fronte di un ricavo netto di fr. 10'280.- vi erano scoperti riferiti all'AVS per fr. 109'413.45 e all'IVA per fr. 143'801.55, e, infine, il 23 aprile 2002, in due attestati definitivi di carenza di beni. D'altro canto va pure rilevato che lo stesso J.________ in occasione dell'opposizione al provvedimento 4 aprile 2003 aveva precisato che, a causa di un sovraccarico di costi fissi non totalmente considerati dalla Posta e del deposito di garanzia elevato richiesto dall'IVA, la società avrebbe avuto una elevata carenza di liquidità che lo avrebbe spinto a sospendere i versamenti dei contributi alla Cassa come pure ad altri creditori, convinto di riuscire in breve tempo a far fronte alla precaria situazione economica. In tali condizioni, è evidente che la fallita è stata ben lungi dall'adempiere i requisiti richiesti dall'art. 34 cpv. 3 OAVS, secondo cui i contributi devono essere pagati entro dieci giorni dalla scadenza del periodo di pagamento, e non dopo mesi o anni, come è invece accaduto nel caso concreto.