Citation: 4C.439/2004 19.07.2005 E. 3

Anche il ricorso principale risulta ampiamente inammissibile. 3.1 In esso l'attore si dilunga nell'esposizione dettagliata della propria versione dei fatti, dimenticando che il Tribunale federale - salvo le già citate eccezioni, che comunque non vengono invocate - è vincolato alla fattispecie accertata nel giudizio impugnato (cfr. quanto già esposto al consid. 1.2). Egli elenca in particolare le diverse violazioni contrattuali imputabili all'avvocato. Inutilmente. Come già il Pretore, anche la massima istanza ticinese ha infatti ammesso la responsabilità del convenuto (contrattuale o, comunque, fondata sulla fiducia) per aver svincolato i lotti edificati risultati dal frazionamento della part. eee RFD del Comune di N.________ senza il consenso e all'insaputa dell'attore e, soprattutto, per non aver provveduto a salvaguardare l'effettività della cartella ipotecaria, nonostante la progressiva riduzione dei valori immobiliari sui quali poggiava. 3.2 L'unico punto che merita di essere approfondito è quello concernente la determinazione del danno risarcibile. 3.2.1 A mente dell'attore, l'avvocato avrebbe in pratica annientato l'originaria garanzia immobiliare del credito, per questo motivo ribadisce la richiesta tendente al risarcimento dell'intero importo mutuato e si oppone alla riduzione operata dall'autorità cantonale. Il giudizio concernente le spese esecutive non è invece contestato. La tesi da lui sostenuta si scontra però con l'accertamento - diverso ed insindacabile nel ricorso per riforma (cfr. quanto già esposto al consid. 1.2) - contenuto nella sentenza impugnata, secondo il quale anche se è vero che la part. zzz RFD del Comune di N.________ non poteva essere ritenuta una garanzia "congrua" per l'attore - tale cioè da evitargli qualsiasi perdita nell'operazione immobiliare - la realizzazione del pegno gli avrebbe permesso di recuperare fr. 70'909.10. Donde l'accoglimento della pretesa di risarcimento limitatamente a fr. 29'090.90. L'attore non si confronta con queste considerazioni. Egli rimprovera piuttosto alla Corte cantonale di non aver tenuto conto anche delle altre cinque particelle originariamente gravate dalla cartella ipotecaria, poi svincolate dal convenuto senza la sua autorizzazione e a sua insaputa. Si tratta di argomenti inconferenti. L'agire del convenuto è stato ben considerato nel quadro della valutazione della responsabilità dell'avvocato, che è stata ammessa. La questione dell'ammontare del danno è diversa. 3.2.2 Per costante dottrina e giurisprudenza il danno si definisce - nel senso giuridico del termine - come una diminuzione involontaria del patrimonio netto; esso corrisponde alla differenza fra lo stato attuale del patrimonio del danneggiato e quello presumibile se l'evento dannoso non si fosse prodotto (DTF 129 III 331 consid. 2.1; Gauch/ Schluep/Schmid/Rey, Schweizerisches Obligationenrecht Allgemeiner Teil, 8a ed. Zurigo 2003, vol. II, n. 2652 segg. pag. 99). Qualora il danno sia da ricondursi ad una violazione contrattuale il danneggiato può pretendere il risarcimento del cosiddetto interesse positivo; in altre parole egli ha diritto alla differenza fra lo stato attuale del suo patrimonio e quello presumibile qualora il contratto fosse stato correttamente adempiuto (Gauch/Schluep/Schmid/Rey, op. cit., n. 2723 pag. 112). In concreto, qualora l'evento dannoso (ovverosia lo svincolo della cartella ipotecaria dalle altre particelle per limitarla alla part. n. zzz RFD del Comune di N.________) non si fosse verificato, l'attore avrebbe potuto ottenere la restituzione dell'intero capitale mutuato. Il danno da lui patito ammonta dunque effettivamente a fr. 80'000.--. Ciò non significa ancora, tuttavia, che questo sia l'importo da risarcire. 3.2.3 Giusta l'art. 44 cpv. 1 CO - applicabile anche in ambito contrattuale, in virtù del rinvio di cui all'art. 99 cpv. 3 CO - il giudice può ridurre o anche negare il risarcimento se il danneggiato ha consentito nell'atto dannoso o se delle circostanze per le quali egli è responsabile hanno contribuito a cagionare o aggravare il danno o a peggiorare altrimenti la posizione dell'obbligato. Questa norma concede al giudice del merito un ampio potere d'apprezzamento, che per giurisprudenza invalsa viene riesaminato con riserbo. Il Tribunale federale interviene solamente quando la decisione si scosta senza motivo dai principi stabiliti da dottrina e giurisprudenza in materia di libero apprezzamento, si fonda su fatti che nel caso particolare non avevano importanza alcuna oppure, al contrario, quando non si è tenuto conto di elementi che avrebbero dovuto essere presi in considerazione (DTF 129 III 715 consid. 4.4 pag. 725 con rinvii). Alla parte lesa incombe in particolare il compito di adoperarsi per limitare il danno (Gauch/Schluep/Schmid/Rey, op. cit., n. 2741 pag. 116). Nel caso in esame, la Corte cantonale ha rimproverato all'attore di non aver insistito a chiedere l'effettuazione dell'incanto. I giudici ticinesi hanno infatti stabilito che, se egli avesse agito in questo senso, la particella avrebbe potuto venir venduta per fr. 470'000.-- ciò che avrebbe permesso di contenere il danno, posto come egli avrebbe ricavato fr. 70'909.10. Per questo motivo il danno risarcibile è stato quantificato in fr. 29'090.90. Pur asserendo di aver intrapreso tutto quanto consentito per recuperare il credito, agendo in via di realizzazione del pegno e contro il debitore stesso, l'attore non prende posizione sul rimprovero mossogli dai giudici ticinesi. Sia come sia, considerati i fatti accertati in sede cantonale - che vincolano il Tribunale federale nella giurisdizione per riforma (cfr. quanto già esposto al consid. 1.2) - l'applicazione del diritto federale contenuta nella sentenza impugnata appare corretta sicché la decisione di riconoscere all'attore solo la restituzione di fr. 29'090.90 sul capitale mutuato merita di essere confermata. 3.2.4 In conclusione, nella misura in cui è ammissibile, il ricorso principale va respinto.