Citation: 6B_1146/2018 E. 4.6

4.6. Ai punti n. 1.3.4, n. 1.3.5 e n. 1.3.6 del ricorso (pag. 11-13), il ricorrente rileva che, secondo il medico legale, la vita della vittima non è mai stata realmente in pericolo e che la valutazione delle lesioni riscontrate sul corpo della stessa non permetteva di stabilire la forza usata per produrle. Adduce che l'affermazione del medico, secondo cui "calci inferti al capo in persona inerme a terra, avrebbero certamente potuto determinare lesioni assai più gravi, e anche potenzialmente letali" sarebbe di carattere generale e non permetterebbe di ammettere nella fattispecie l'esistenza di un alto rischio di morte della vittima. Il ricorrente ritiene poi non provato il fatto ch'egli le "abbia tirato ripetuti e violenti calci alla testa". Adduce che anche il reato di lesioni gravi ai sensi dell'art. 122 CP presuppone l'esercizio di una violenza fisica di una certa intensità e può comportare una messa in pericolo della vita. Tuttavia, la gravità delle ferite riportate dalla vittima e il fatto che un effettivo pericolo di morte non si sia realizzato non sono decisivi sotto il profilo del tentativo di omicidio. Il reato è infatti adempiuto quando l'autore ne ha realizzato tutti gli elementi soggettivi e manifestato la sua decisione di commetterlo, ma gli elementi oggettivi difettano in tutto o in parte (DTF 140 IV 150 consid. 3.4; 137 IV 113 consid. 1.4.2). L'autore non può di conseguenza contestare validamente la realizzazione di un tentativo di omicidio invocando il fatto che la vittima avrebbe subito soltanto delle lesioni semplici. È invece rilevante che i colpi inferti abbiano oggettivamente esposto la vittima a un rischio di morte (cfr. sentenze 6B_86/2019, citata, consid. 2.1; 6B_924/2017, citata, consid. 1.4.5; 6B_1106/2017 del 15 marzo 2018 consid. 3.2). Per valutare tale rischio non occorre tanto fondarsi sulle lesioni effettivamente subite dalla vittima, quanto piuttosto sulla pericolosità del comportamento dell'autore (sentenza 6B_1177/2018, citata, consid. 1.6). Queste condizioni sono realizzate in concreto, giacché la perizia del medico legale attesta che "la dinamica descritta, in particolare calci inferti al capo in persona inerme a terra, avrebbero certamente potuto determinare lesioni assai più gravi, e anche potenzialmente letali, sia per trauma diretto con fratture cranio-vertebrali e lesioni del sistema nervoso centrale, sia per trauma indiretto per flesso-estensione del rachide cervicale e lesioni midollari e vascolari". Che in concreto i colpi (calci e pugni) inferti dal ricorrente alla testa della vittima sono stati ripetuti e violenti risulta poi dalle dichiarazioni della testimone. Al riguardo, il medico legale ha ammesso la compatibilità delle lesioni riscontrate con le dichiarazioni testimoniali. Né può essere trascurato che, come accertato dalla CARP, la vittima ha dichiarato di essere stata colpita dal ricorrente con un colpo forte alla nuca, sopra il collo, dopo il quale non ricordava più nulla, essendo probabilmente svenuta. La Corte cantonale ha valutato in modo sostenibile questo accertamento ritenendo che un simile colpo, per la forza con cui è stato dato, poteva rivelarsi potenzialmente letale. Anche un solo colpo, a dipendenza della sua natura, può infatti essere sufficiente per realizzare il reato di tentato omicidio per dolo eventuale (cfr. sentenza 6B_924/2017, citata, consid. 1.4.2).