Citation: 1B_2/2023 E. 5.5

5.5. Riguardo alla motivazione dell'istanza di proroga della carcerazione di sicurezza redatta dal Presidente della Corte, il ricorrente gli rimprovera di averlo "inquadrato quale bugiardo", scrivendo che " in aula, l'imputato ha dichiarato che le dichiarazioni illo tempore fatte davanti alla Cecop [...], erano state volutamente menzognere, alfine di ottenere il beneficio della liberazione condizionale ", ciò che non avrebbe corrisposto alle sue parole. La CRP ha rilevato che il Presidente ha ammesso che l'uso del termine "menzognere" non è probabilmente il più preciso, ma che l'intento non era di definire l'imputato un bugiardo, ma soltanto di spiegare al GPC che nel corso del dibattimento del 24 ottobre 2022 il ricorrente non aveva confermato le sue affermazioni fatte davanti alla Cecop nell'ottobre 2020, per cui si giustificava di chiedere al perito psichiatrico un complemento peritale, e di conseguenza una proroga della carcerazione di sicurezza. Ne ha concluso che le affermazioni del Presidente, seppure imprecise e forsanche inopportune, non sono tali da far dubitare della sua imparzialità. Il ricorrente adduce che il Presidente si sarebbe dovuto limitare a far osservare al GPC che le sue dichiarazioni rese dinanzi alla Cecop nel 2020 e quelle rese in sede dibattimentale il 24 ottobre 2022 non corrispondevano. Rileva che dal verbale del suo interrogatorio risulta infatti ch'egli ha affermato "è vero che forse il 16 ottobre 2020 forse ho adottato una strategia e quelle cose non erano vere ". Osserva che da questo passaggio non si può dedurre che le sue dichiarazioni fossero "volutamente menzognere", visto che figura due volte un "forse". Ne deduce che le affermazioni del Presidente non sarebbero solo imprecise e inopportune, ma concettualmente errate e dovute a una lettura non obiettiva delle stesse, al suo dire equiparabile a un giudizio anticipato. Certo può essere comprensibile che l'utilizzo, per iscritto, delle criticate affermazioni del Presidente possa aver suscitato una certa apprensione e dubbi al ricorrente riguardo alla sua imparzialità. Nelle redazioni giudiziarie occorre infatti preferire l'utilizzo di termini neutri e oggettivi (sentenza 1B_255/2021 del 27 luglio 2021 consid. 3.3; su espressioni affermative e perentorie espresse in una decisione scritta vedi sentenza 1B_351/2018 del 25 settembre 2018 consid. 2.3). Sotto il profilo oggettivo, le dichiarazioni litigiose, sebbene improprie e inadatte, inserite nello specifico contesto appena descritto, non rivestono comunque una gravità tale da dare l'impressione di un'apparenza di parzialità e che il processo non sia più aperto (cfr. per un caso contrario, sentenza 1B_430/2015 del 5 gennaio 2016 consid. 3.4).