Citation: 1P.20/2002 19.04.2002 E. 5

5.1 Il ricorrente critica gli accertamenti della CCRP riguardo all'asserita presenza di una tanica di benzina nell'abitacolo e all'esistenza di una falla nel pianale della vettura. Certo, egli aveva riferito già in sede di interrogatorio dinanzi alla polizia di trasportare, dietro il sedile del conducente, una tanica di carburante. Tuttavia, gli esperti non hanno trovato traccia del contenitore, che pure avrebbe dovuto lasciare resti, e l'ipotesi della falla, invero non risultante dalle perizie, non era stata precedentemente prospettata dall'accusato, nemmeno con l'istanza di complemento d'inchiesta. Comunque, la CCRP non ha del tutto negato la presenza della tanica; ha, per contro, rettamente rilevato che tale quesito era, tutto sommato, di poca importanza, decisiva essendo la determinazione dell'origine dell'incendio. A questo proposito, la Corte cantonale, fondandosi su una valutazione globale, spiegata e motivata, degli indizi disponibili, segnatamente sui rapporti peritali, ha concluso che l'incendio non era riconducibile né all'esistenza della tanica né all'urto tra le vetture: il contenitore litigioso avrebbe semmai alimentato il rogo, non ne era però la causa. In queste circostanze, la CCRP poteva, senza pronunciare una decisione manifestamente insostenibile, concludere che la questione relativa alla presenza del recipiente, e conseguentemente quella riguardo all'apertura dalla quale esso sarebbe uscito, erano, nel complesso dei fatti, di secondaria importanza. 5.2 Il ricorrente critica poi gli accertamenti riguardanti gli oggetti trasportati nella Ferrari "replica", accennando soprattutto al fatto che tali oggetti sarebbero in un primo tempo stati tolti dai pompieri. Ora, su questo punto, la CCRP ha tra l'altro considerato il gravame inammissibile per carenza di motivazione, visto che il ricorrente non aveva addotto le modalità con cui un'eventuale disfunzione tra pompieri e polizia avrebbe comportato l'asserita sparizione di 120 dispositivi d'allarme. Al proposito, il ricorrente non spiega, con una motivazione conforme all'art. 90 cpv. 1 lett. b OG, perché la CCRP sarebbe incorsa nell'arbitrio dichiarando inammissibile tale censura (DTF 118 Ib 26 consid. 2b, 134 consid. 2). La Corte cantonale ha comunque anche rilevato che la conclusione del primo Giudice, secondo cui la vettura non conteneva altri oggetti oltre a quelli indicati dall'esperto della polizia scientifica zurighese, pur potendo apparire rigorosa, non era arbitraria. Risulta dagli atti, e del resto i Giudici cantonali lo constatano nei loro giudizi, che le modalità con cui sarebbero stati tolti e successivamente rimessi gli oggetti rinvenuti nella vettura non sono del tutte chiare. Inoltre, dalla perizia della polizia scientifica zurighese emerge che nella Ferrari "replica" sono stati rinvenuti tre o quattro indumenti femminili, 35 alimentatori (adapter), un Natel, 100 dispositivi d'allarme imballati, 32 confezioni da quattro batterie di 1,5 V ciascuna: queste cifre sono però, secondo lo stesso esperto, soltanto approssimative. Il rapporto peritale rileva però anche che eventuali apparecchi fotografici, videocamere, vestiti e scarpe avrebbero dovuto lasciare tracce identificabili. In considerazione della quantità e del genere degli oggetti che l'accusato asseriva trovarsi nel veicolo, e ritenuto che non è ravvisabile un abuso da parte dei pompieri e degli agenti, la conclusione del primo giudice, ritenuta non arbitraria dalla CCRP, secondo cui la distinta presentata all'assicurazione elencava anche oggetti che in realtà non si trovavano nell'automobile, non appare manifestamente insostenibile. Comunque, pur dando atto al ricorrente che gli accertamenti su questo punto non sono del tutto precisi, la conclusione dei Giudici cantonali circa la simulazione dell'incidente non è fondata in modo determinante su questo indizio, ma su una valutazione globale, accurata e oggettiva, della fattispecie. D'altra parte, a prescindere dagli oggetti trasportati, già la vettura in sé era un "kitsch senza mercato" che l'accusato non riusciva a vendere. 5.3 Il ricorrente critica inoltre il giudizio impugnato laddove conclude per l'esistenza di un accordo tra gli accusati allo scopo di commettere la truffa, nonostante la mancanza di una prova che i due si conoscessero o si fossero precedentemente incontrati. Il Presidente della Corte delle assise ha accertato che dagli atti non emergevano indizi riguardo a una conoscenza tra gli accusati e riguardo agli accordi sul compenso al correo, la cui situazione finanziaria pur costituiva un movente del reato. Come rettamente rilevato dalla CCRP, l'assenza di prove in tal senso, non doveva tuttavia far necessariamente ritenere che gli accusati non si conoscessero. I Giudici cantonali hanno in effetti ritenuto, sulla base di una valutazione globale, spiegata e motivata, degli indizi e in particolare sulla perizia ufficiale, che l'incidente e l'incendio erano stati simulati. Essi potevano quindi concludere che in qualche modo i due autori dovessero pure essersi conosciuti. Né i Giudici cantonali sono incorsi nell'arbitrio ritenendo altamente verosimile la matrice dolosa dell'incendio e, in modo particolare, l'impiego di un acceleratore della combustione. Tale argomentazione corrisponde sostanzialmente alla tesi del perito ufficiale e coincide pure con quanto rilevato dall'esperto della polizia scientifica di Zurigo. D'altra parte, trattandosi essenzialmente di questioni tecniche, i Giudici cantonali potevano di principio attenersi alle risultanze della perizia ufficiale, non essendo ravvisabili contraddizioni manifeste e accertamenti di fatto erronei (DTF 118 Ia 144 consid. 1c pag. 146 seg.). Alla luce di queste considerazioni, tenuto conto dei principi giurisprudenziali enunciati sopra, non si può affatto affermare che il Giudice di merito sia caduto su questi aspetti nell'arbitrio e che la Corte di cassazione, confermandone la decisione, abbia poi violato essa medesima gli art. 9 e 32 Cost.