Citation: 4A_253/2020 E. 2

Un ricorso in materia civile nel senso dell'art. 77 LTF combinato con gli art. 190 a 192 LDIP è unicamente ammissibile contro una sentenza arbitrale. Questa non deve necessariamente essere una decisione finale che termina la procedura arbitrale per un motivo di merito o di procedura, ma può pure consistere in una decisione parziale, che statuisce su una parte quantitativamente limitata di una pretesa litigiosa o su almeno una delle diverse pretese in causa o che termina la procedura con riferimento a una parte dei litisconsorti (DTF 143 III 462 consid. 2.1, con rinvii). In concreto, il lodo non pone completamente fine alla controversia fra le parti, poiché rimanda a una seconda fase la determinazione dell'eventuale danno causato dagli inadempimenti contrattuali dell'opponente. Esso ha però deciso definitivamente sia il tema, fatto valere con la domanda riconvenzionale, dell'esercizio del diritto di opzione (dispositivi n. 5-7), sia le pretese dei ricorrenti fondate sulle questioni relative ai "runtime" e alla politica commerciale dell'opponente (dispositivo n. 3), ritenute transatte. Poiché le censure ricorsuali sono unicamente dirette contro questi due punti, la cui sorte è indipendente dal resto della causa e che sono oggetto di una decisione parziale, l'impugnativa risulta ammissibile dal profilo dell'atto impugnato. Essa si rivela per contro inammissibile, come rilevato dal collegio arbitrale nella sua risposta, nella misura in cui chiede di accogliere l'azione dei ricorrenti e di respingere la domanda riconvenzionale dell'opponente, atteso che l'eventuale accoglimento del ricorso può unicamente avere per effetto l'annullamento del lodo e non la sua riforma, riservati i casi concernenti la competenza e la composizione del tribunale arbitrale (art. 77 cpv. 2 LTF; DTF 136 III 605 consid. 3.3.4).