Citation: 5A_29/2023 E. 5.1.3

5.1.3. Ancora una volta, con tali generiche argomentazioni, la ricorrente non si confronta con la sentenza impugnata e manca completamente il punto: i Giudici cantonali le hanno rimproverato di non aver sufficientemente sostanziato e comprovato le proprie pretese e in effetti, che la causa soggiaccia al principio dispositivo, al principio inquisitorio "attenuato" o a quello "illimitato", l'appellante ha comunque il dovere di motivare il suo appello (art. 311 cpv. 1 CPC), ovvero di dimostrare che la motivazione attaccata è errata. A tal fine, non basta rinviare agli argomenti sollevati nella sede precedente o criticare in maniera del tutto generica la decisione impugnata. Occorre una motivazione sufficientemente esplicita da risultare agevolmente comprensibile per l'istanza d'appello, un'indicazione precisa dei passaggi della decisione che l'appellante contesta e dei documenti dell'incarto sui quali si fonda la sua critica (DTF 138 III 374 consid. 4.3.1). Nella motivazione dell'appello, in altri termini, occorre spiegare perché viene chiesta una modifica della decisione di prima istanza e sulla base di quali elementi di fatto e fondamenti giuridici si giustificano le richieste d'appello presentate (sentenza 5A_463/2022 del 22 maggio 2023 consid. 5.2; 5A_751/2014 del 28 maggio 2015 consid. 2.1; Reetz/Theiler, in Kommentar zur Schweizerischen Zivilprozessordnung [ZPO], 3a ed. 2016, n. 36 ad art. 311 CPC). Ora, in questa sede la ricorrente afferma di aver prodotto in appello "numerosa nuova documentazione attestante le reali capacità economiche del marito" ed insinua che l'istanza cantonale non avrebbe letto l'incarto, ma non si premura di indicare con precisione dove e in che modo avrebbe fatto valere le predette questioni, quali precisi documenti sarebbero stati ignorati dalla Corte cantonale, né in quale modo essi avrebbero influito su un diverso calcolo del contributo. Non spetta al Tribunale federale rileggere integralmente l'incarto cantonale per cercare le allegazioni che secondo la ricorrente dovrebbero portare alla conclusione ricorsuale. Già da questo profilo, la sua critica disattende palesemente i requisiti motivazionali posti ad una censura di violazione di diritti costituzionali (in concreto dell'art. 29 cpv. 1 e 2 Cost.) e si appalesa pertanto inammissibile. D'altra parte, nemmeno la generica affermazione secondo cui ci sarebbe stato "un notevole scambio di allegati con la pretura proprio per contestare la chiusura dell'istruttoria" è sufficiente per spiegare le ragioni per cui la decisione cantonale sarebbe lesiva del "principio della buona fede (art. 52 CPC) ". Con il suo vago riferimento all'art. 316 cpv. 3 CPC, poi, la ricorrente ignora che la disposizione permette all'autorità giudiziaria superiore di amministrare liberamente delle prove ma non conferisce alla parte appellante un diritto alla riapertura della procedura probatoria e all'amministrazione delle prove. Il diritto alla prova o alla contro-prova deriva dall'art. 8 CC o in determinati casi dall'art. 29 cpv. 2 Cost., disposizioni che non escludono l'apprezzamento anticipato delle prove. Ne consegue che l'istanza di appello può respingere la richiesta di amministrare una determinata prova se l'appellante non ha motivato sufficientemente la sua critica rispetto alla constatazione di un fatto ritenuto dalla prima istanza; può altresì rifiutare una prova in base ad un apprezzamento anticipato, il quale può essere contestato davanti al Tribunale federale solo invocando una violazione del divieto dell'arbitrio (DTF 138 III 374 consid. 4.3.1 et 4.3.2 con rinvii). In concreto, la ricorrente non ha invocato una simile censura, né ha spiegato con una motivazione sufficiente (art. 106 cpv. 2 LTF) le ragioni per cui la sentenza impugnata sarebbe stata resa "in palese violazione dell'art. 29 cpv. 1 e 2 Costituzione federale e del principio della buona fede (art. 52 CPC) ". In definitiva, il ricorso risulta inammissibile anche sul calcolo del contributo in favore della ricorrente.