Citation: 2C_440/2017 E. 4.3

4.3. Dai fatti testé illustrati, che fanno riferimento sia al Certificato generale 19 novembre 2013 del casellario giudiziale italiano fornito dal ricorrente, sia a quello del 10 settembre 2014 richiesto ufficialmente dall'autorità di prime cure a quelle italiane per il tramite dell'Ufficio federale di giustizia, sia, infine, a quello svizzero risulta che, dal 1984 al 2008, il ricorrente è stato condannato in Italia numerose volte (per omicidio colposo, contrabbando di tabacchi lavorati, acquisto, detenzione e cessione illecite di sostanze stupefacenti, ingiurie e minacce), reati per la maggior parte anche punibili in Svizzera, accumulando pene detentive di una durata complessiva di svariati anni. Al riguardo va condiviso il parere della Corte cantonale secondo cui i citati reati sono gravi sia in considerazione dei beni giuridici che degli interessi pubblici toccati (vita umana, lotta al traffico di droga) sia tenuto conto delle pene inflitte (3 anni e 10 mesi di reclusione il 3 novembre 2003 e un anno di reclusione il 15 luglio 1999). Non va poi trascurato, come rilevato a ragione dai giudici ticinesi, che il ricorrente non è stato condannato per un unico evento, commesso in una sola occasione, ma che ha infranto a più riprese l'ordinamento giuridico, e ciò anche durante i periodi di prova concessigli. Va pure aderito all'opinione secondo cui anche delle pene radiate possono essere prese in considerazione nell'ambito della valutazione da effettuare (sentenza 2C_841/2013 del 18 novembre 2013 consid. 2 e rinvio), così come il fatto che l'interessato ha beneficiato del condono non è decisivo in quanto detto istituto estingue la pena, non il reato. Dopo essersi stabilito in Svizzera il ricorrente ha poi ripreso a delinquere, ed è quindi stato di nuovo condannato più volte. Ora, rammentato che egli si è reso a molteplici riprese colpevole di atti penalmente rilevanti nel suo Paese di origine, e per questo già è stato parecchie volte condannato, detto atteggiamento dimostra che non è capace di arrestare la propria attività illecita e questo, nonostante il fatto che lavorasse, rispettivamente avesse intrapreso una nuova attività professionale. Per quanto concerne i reati commessi in Svizzera, va osservato che gli eccessi di velocità (31 km/h, dedotto il margine di tolleranza, in più del consentito all'interno di una località rispettivamente 37 km/h, sempre dedotto il margine di tolleranza, in più di quanto autorizzato sull'autostrada, cfr. pronuncia del Consiglio di Stato del 10 dicembre 2015 pag. 8 [art. 105 cpv. 2 LTF]) addebitatigli costituiscono dei casi gravi, superando ambedue le volte i limiti fissati dalla prassi per definire il caso grave ai fini della revoca della licenza di condurre (DTF 132 II 234 consid. 3 pag. 237). Il ricorrente fa valere che gran parte dei reati per cui è stato condannato sono lontani nel tempo. A torto. Contrariamente a quanto sostenuto ciò non impediva alla Corte cantonale di farvi riferimento. Come risulta dal giudizio impugnato, essa non ammette infatti il pericolo di recidiva basandosi specificatamente su quegli atti, quanto piuttosto constatando in maniera del tutto lecita e sostenibile che, infranto a più riprese l'ordinamento giuridico nel suo Paese d'origine, il ricorrente ha ripreso a delinquere anche una volta stabilitosi in Svizzera, dimostrando così di non potersi astenere dal violare la legge (sentenze 2C_569/2015 del 7 marzo 2017 consid. 4.3 e 2C_993/2015 del del 17 marzo 2016 consid. 5.3.1). Il fatto poi che i reati commessi in Svizzera possano essere definiti "minori" non è determinante, in quanto sono stati, a ragione, presi in considerazione al fine di dimostrare il comportamento di cui il ricorrente ha dato prova anche dopo avere ottenuto un permesso di soggiorno nel nostro Paese. Anche la circostanza che il reato per il quale è stato condannato nel 2015 sia di natura finanziaria non può essere di alcun giovamento. Come già più volte rilevato da questa Corte, motivi di ordine e sicurezza pubblici atti a giustificare una limitazione della libera circolazione delle persone possono infatti sussistere anche in caso di compimento di simili atti (DTF 134 II 25 consid. 4.3.1 pag. 29; sentenza 2C_8/2014 dell'8 gennaio 2015 consid. 4.2 e riferimenti). Ad ogni buon conto va constatato che l'elenco dei reati di cui il ricorrente è stato ritenuto colpevole è piuttosto variegato e ne comprende in materia di stupefacenti, di circolazione stradale, integrità fisica, ecc.