Citation: 1A.107/2003 30.10.2003 E. 4

Il ricorrente considera sproporzionato l'ordine di demolizione, sostenendo di avere costruito l'immobile in buona fede su un fondo che non riteneva di proprietà altrui. 4.1 Secondo il principio della proporzionalità, le misure adottate dall'Autorità devono essere idonee a raggiungere lo scopo di interesse pubblico perseguito, né possono eccedere i limiti dell'indispensabile (DTF 128 II 340 consid. 4 e rinvii). La legislazione cantonale prevede l'eliminazione delle opere abusive (art. 43 LE); in ogni caso, anche in assenza di disposizioni esplicite, l'eliminazione di opere vietate dal diritto federale (nel caso concreto dalla LPT) può, come si è visto, essere imposta in base alla normativa federale (DTF 105 Ib 272 consid. 1c, 104 Ib 74, 301 consid. 5b e c). Si può prescindere dal provvedimento di ripristino quando l'opera eseguita diverga solo in modo irrilevante da quella autorizzata, quando la demolizione non persegua scopi d'interesse pubblico oppure quando il proprietario potesse ritenere in buona fede la costruzione lecita, e non ostino importanti interessi pubblici al mantenimento dello stato di fatto (DTF 111 Ib 213 consid. 6 e rinvii). 4.2 Secondo la prassi del Tribunale federale, anche il proprietario in malafede può prevalersi del principio della proporzionalità, ma il suo pregiudizio conseguente alla demolizione va considerato con minor attenzione rispetto all'accresciuto interesse pubblico volto al ripristino della situazione conforme al diritto (DTF 111 Ib 213 consid. 6b pag. 224, 108 Ia 216 consid. 4b e rinvii; causa 1P.443/1998 del 18 agosto 1999, consid. 3a, pubblicata in RDAT II-2000, n. 41, pag. 140 segg.; Marco Lucchini, Compendio giuridico per l'edilizia, Lugano 1999, pag. 189 seg.); quando la misura di ripristino risulti impossibile o sproporzionata, il Municipio la sostituisce con una sanzione pecuniaria (art. 44 cpv. 1 LE). Emerge dagli accertamenti della Corte cantonale, conformi agli atti, che il ricorrente ha avviato la costruzione senza preventivamente chiedere né ottenere una licenza edilizia. Il Municipio ha quindi ordinato a due riprese la sospensione dei lavori, ma il ricorrente li ha continuati, tanto da sostanzialmente ultimare l'edificio litigioso; un ordine di sospensione è anche sfociato in un decreto d'accusa del Ministero pubblico. In tali circostanze, la mala fede del ricorrente, che non poteva ignorare il carattere illecito dell'opera, è manifesta. D'altra parte, a ragione la Corte cantonale ha ritenuto grave la violazione delle disposizioni legali, il ricorrente avendo costruito fuori dalla zona edificabile un nuovo edificio dalle dimensioni non irrilevanti in netto contrasto con il diritto federale sulla pianificazione del territorio. Si è quindi di fronte a una fattispecie in cui, nella ponderazione degli opposti interessi, l'Autorità può attribuire un peso accresciuto al ripristino di una situazione legale e trascurare, o considerare solo parzialmente, gli inconvenienti puramente personali, in particolare le spese di costruzione e di demolizione, derivanti al ricorrente dall'ordine litigioso. Nelle esposte condizioni, gli interessi pubblici al ripristino prevalgono sugli interessi personali del ricorrente, sicché l'ordine di demolizione non viola la Costituzione (DTF 111 Ib 213 consid. 6a e b, 108 Ia 216 consid. 4b con riferimenti).