Citation: 6B_343/2007 10.04.2008 E. 5

Nel gravame è infine invocata la violazione degli art. 52 e segg. CC. Per le ricorrenti, considerare le società quali semplici strumenti con cui sarebbero stati perpetrati i presunti reati misconoscerebbe che esse sono delle persone giuridiche in piena regola. In quanto tali, esse possono anche essere vittime di un reato e, di riflesso, parti civili al procedimento. Inoltre, riconoscere o meno la qualità di parte civile di una società a dipendenza del modo in cui i suoi organi utilizzano la società come in concreto ha fatto il Procuratore pubblico, oltre a ledere l'art. 52 CC, sarebbe viepiù arbitrario. La censura si rivela d'acchito infondata. Né il magistrato inquirente, né il GIAR hanno infatti disconosciuto che le società ricorrenti sono delle persone giuridiche suscettibili di essere direttamente lese da un reato. È stato semplicemente stabilito che l'inchiesta condotta a carico di G.________ e altri indagati verteva su fatti e ipotesi di reato per cui solo i clienti investitori delle società risultavano direttamente lesi nel loro patrimonio. Non è per contro stato escluso che le società potessero a loro volta aver subito un danno diretto per fatti e infrazioni non contemplati nel procedimento. Per quanto attiene poi al preteso arbitrio, va rilevato che in questa sede l'oggetto di ricorso è unicamente la decisione dell'ultima istanza cantonale, ossia in concreto quella del GIAR (v. art. 80 cpv. 1 LTF). Ne consegue che, nella misura in cui rimproverano al Procuratore pubblico di aver commesso arbitrio, la censura si rivela inammissibile.