Citation: 5C.70/2000 17.07.2000 E. 3

3.- a) Gli attori rimproverano all'istanza cantonale di aver ripartito l'onere della prova in aperto contrasto con l'art. 8 CC e gli art. 519 segg. CC. La falsificazione di un documento non rientra nelle fattispecie previste dagli art. 519 segg. CC. Si tratta infatti di un caso di inefficacia del testamento, che vien fatta valere mediante azione di accertamento e che non può essere messa sullo stesso livello dell'incapacità di discernimento del testatore, come invece hanno fatto i giudici cantonali. Ne segue che, sempre secondo gli attori, l'onere della prova dell'autenticità del testamento incombeva e incombe a chi dal testamento deriva dei diritti, e ciò secondo l'art. 8 CC. b) La prova dell'esistenza di un atto di disposizione a causa di morte incombe a chi da tale atto intende dedurre dei diritti; la prova dell'inefficacia dell'atto spetta invece a chi di tale inefficacia si prevale (Piotet, Traité de Droit Privé Suisse, vol. IV, pag. 245; Tuor, Commento bernese, n. 13 ad art. 519 CC; Escher, Commento zurighese, n. 9 ad art. 519 CC; Forni/Piatti, Commento basilese, n. 27 ad art. 519/520 CC). aa) Nell'ambito della prova dell'inefficacia dell' atto di ultima volontà, segnatamente nel concreto caso del testamento olografo, non ricade la prova della sua autenticità: l'atto falso non può infatti contenere la reale volontà del de cuius e come testamento non esiste (Piotet, op. cit. , pag. 245 i.f.; Forni/Piatti, op. cit. , n. 3 ad art. 519/520). Su questo punto possono quindi essere seguiti gli attori, secondo i quali l'eccezione di falso sollevata nei confronti di un atto di ultima volontà non ricade nei vizi previsti dagli art. 519 segg. CC. Di massima, si può quindi ammettere che l'autenticità di un documento, di cui ci si intende prevalere in causa, rientra nella sfera di esistenza del documento stesso: chi intende addurla deve pertanto apportare le prove necessarie. In tema di autenticità di documenti giova ancora rilevare che la dottrina, pur ammettendo di principio l'onere della prova di colui che intende prevalersi degli stessi (Piotet, op. cit. , pag. 245; Guldener, Schweizerisches Zivilprozessrecht, § 38 I n. 3, pag. 333; Schmid, Commento basilese, n. 21 ad art. 9 CC; Frank/Streuli/Messmer, Kommentar zur zürcherichen ZPO, n. 1 a § 187; cfr. anche Leuch/Marbach/Kellerhals/Sterchi, Die Zivilprozessordnung für den Kanton Bern, n. 2 ad art. 232), istituisce a favore di documenti formalmente e apparentemente corretti una presunzione di fatto in punto alla loro autenticità (Kummer, Commento bernese, n. 39 i.f. ad art. 9 CC; Schmid, loc. cit. ; Vogel, Grundriss des Zivilprozessrechts, 5a ed., n. 112 al cap. 10, pag. 265). bb) La presunzione di fatto non tocca, per principio, l'onere della prova, ma facilita solo l'assunzione delle prove stesse (DTF 120 II 248 consid. 2c, pag. 250, 117 II 256 consid. 2b e riferimenti; Poudret, Commentaire de la loi fédérale d'organisation judiciaire, n. 4.3.3 ad art. 43 OG, pag. 165); essa consente di considerare siccome esistenti determinati fatti che secondo l'esperienza generale della vita e il corso ordinario delle cose il giudice non ha motivo di escludere (Poudret, loc. cit. ; Kummer, Commento bernese, n. 362 seg. ad art. 8 CC). Di fronte a un testamento che adempie le forme e i requisiti previsti dalla legge, il giudice ben può presumere che lo stesso sia autentico. Tale presunzione non è però irrefragabile e la controparte può portare prove o elementi contrari atti a far sorgere dei dubbi nel giudice sull'autenticità del documento che, anche se non portano alla prova del contrario, lo inducono nondimeno a dubitare dell'autenticità del documento con la conseguenza che la presunzione di fatto decade e l'onere della prova viene ripristinato a carico di chi del documento vuole prevalersi (Kummer, Commento bernese, n. 107 e 363 ad art. 8 CC; Poudret, op. cit. , n. 4.3.3 i.f. ad art. 43 OG).