Citation: 1P.400/2003 07.06.2004 E. 3

3.1 Riguardo all'applicazione del diritto comunale, il ricorrente definisce arbitraria l'interpretazione della Corte cantonale, secondo cui sulla base dei combinati art. 37, che prevede nella zona R2 un'altezza massima degli edifici di m 7.5, e 14 nNAPR, secondo cui la pendenza del tetto non può essere superiore al 40% (cpv. 2), il nuovo piano regolatore, limitandosi a fissare la pendenza delle falde, avrebbe rinunciato a fissare l'altezza massima del colmo dei tetti. Il ricorrente sostiene che nonostante l'assenza di un'esplicita norma in tal senso, le due norme appena citate, limitando l'altezza massima degli edifici e fissando la pendenza massima del tetto, determinerebbero nondimeno, indirettamente, un'altezza massima al colmo delle costruzioni. Il ricorrente fa valere che nella fattispecie la progettata costruzione prevede un'altezza al colmo di m 13.85, mentre quella ammessa dalle menzionate norme sarebbe di m 10.30, per cui essa contrasterebbe anche con il nuovo diritto. La censura, nuova e quindi inammissibile, non può essere esaminata. Tranne eccezioni non realizzate nella fattispecie, in un ricorso di diritto pubblico non si possono fare valere nuove allegazioni di fatto e di diritto (DTF 120 Ib 20 consid. 5c, 114 Ia 204 consid. 1a; cfr. anche DTF 126 I 95 consid. 4b; Walter Kälin, Das Verfahren der staatsrechtlichen Beschwerde, 2a ed., Berna 1994, pag. 369), né si è in presenza di un argomento giuridico completamente nuovo, di cui il ricorrente non poteva prevedere di essere confrontato, per cui il diritto di essere sentito avrebbe imposto ch'esso potesse esprimersi nuovamente al riguardo (DTF 128 V 272 consid. 5b/bb, 125 II 265 consid. 4d/cc pag. 277 e rinvii, 124 I 49 consid. 3c, 123 I 63 consid. 2d pag. 69). 3.2 Nella fattispecie, con scritto del 6 maggio 2003, la Corte cantonale ha comunicato al ricorrente che il 17 dicembre 2002 erano entrate in vigore le nuove NAPR, che "non limitano l'altezza degli edifici al colmo del tutto (recte: tetto)", invitandolo a prendere posizione entro il 22 maggio seguente sull'applicazione, riguardo al progetto litigioso, del nuovo diritto. Con lettera del 19 maggio 2003, il Comune, non patrocinato, ha rilevato che con l'approvazione governativa le norme "applicabili sono effettivamente mutate (segnatamente per quanto attiene l'altezza massima al colmo dei fabbricati)"; ha ritenuto che per tutelare il diritto di essere sentito sarebbe stato indispensabile presentare una nuova domanda di costruzione, avendola il Municipio al momento della decisione esaminata unicamente sulla base del diritto previgente, senza entrare nel merito di un esame più approfondito delle nuove norme. Il Comune ha poi sottolineato, senza ulteriori precisazioni, che la domanda contrasterebbe comunque con l'art. 6 nNAPR, concludendo di non opporsi alla presentazione di una nuova domanda conforme alle nuove norme. 3.3 Il ricorrente adduce inoltre che la Corte cantonale avrebbe ritenuto a torto che il contestato intervento edilizio non travalicherebbe i limiti di una trasformazione importante, ma non sostanziale, quest'ultima essendo esclusa dall'art. 39 RLE: ciò poiché la difformità del progetto edilizio litigioso non sarebbe circoscritta all'attuale superamento dell'altezza massima consentita al filo di gronda, ma che pure l'altezza massima al colmo verrebbe superata. Ora, per i motivi appena menzionati, quest'ultimo argomento non può essere esaminato. Del resto, la conclusione del Tribunale amministrativo secondo cui l'avversata trasformazione del tetto, che da piano diventa a falde, non sovverte l'identità dell'edificio esistente, non sarebbe addirittura insostenibile e quindi arbitraria (cfr. cause 1P.274/1997, sentenza del 18 luglio 1997, consid. 3 - 5, apparsa in RDAT I-1998 n. 45, pag. 172 e 1A.191/1990, sentenza del 15 luglio 1991, consid. 7, apparsa in RDAT I-1992, n. 38, pag. 87). 3.4 Certo, l'argomentazione sollevata dal ricorrente in questa sede non appariva d'acchito priva di pertinenza e l'inoltro del ricorso in esame è pertanto comprensibile, considerando anche il fatto che, per finire, la Corte cantonale, applicando in via eccezionale il nuovo diritto, ha eseguito un esame soltanto sommario del progetto dal profilo della nuova normativa e dell'inserimento del progetto litigioso nel paesaggio. Tuttavia, il ricorrente non fa valere, né sono d'altra parte ravvisabili, particolari circostanze che gli avrebbero impedito di addurre tempestivamente dinanzi al Tribunale cantonale amministrativo, i predetti argomenti e di esprimersi compiutamente, se del caso chiedendo una proroga del termine impartitogli, su questi quesiti.