Citation: 5A_475/2020 E. 3.2

3.2. Nel caso concreto, la Corte cantonale (pur ritenendo "incresciosa" la "campagna denigratoria" messa in scena della ricorrente sul suo profilo Facebook dopo l'emanazione del giudizio pretorile, con immagini del figlio e insulti all'indirizzo della controparte e delle autorità) ha riconosciuto che la situazione della ricorrente è migliorata rispetto a quanto accertato dal Pretore aggiunto: ella ha ormai una stabile residenza nel Canton Vaud, possiede un valido titolo di soggiorno in Svizzera, è sostenuta finanziariamente dal marito (il quale si è dichiarato disposto a sostenere anche i suoi due figli) e l'esercizio delle sue relazioni personali con C.________ parrebbe essere meno conflittuale. Tuttavia, secondo i Giudici cantonali, tale miglioramento non giustifica una modifica dell'affidamento di quest'ultimo. Nella sua perizia giudiziaria, la dott. G.________ ha infatti riscontrato una serie di limiti della capacità educativa della ricorrente che l'hanno indotta a non ritenerla in grado di sostenere adeguatamente il figlio "nel processo di crescita e sviluppo attraverso adeguati atteggiamenti di accoglienza, di comprensione, di approvazione, [di] incoraggiamento [...], di autonomizzazione, di allontanamento da sé". Per i Giudici cantonali non vi è ragione di non accreditare tali risultanze peritali, del resto esse sono confermate anche da altri riscontri oggettivi (come l'osservazione sull'esercizio del diritto di visita da parte della curatrice e della responsabile del punto d'incontro oppure sul metodo educativo applicato con l'altro figlio D.________, scolarizzato in collegio in Inghilterra per due anni e ora trasferito in Svizzera senza nemmeno informare il padre) e la ricorrente non ha addotto argomenti suscettibili di far dubitare seriamente di esse (segnatamente, in violazione dell'art. 311 cpv. 1 CPC [RS 272], ella non si è confrontata con l'argomento pretorile secondo cui la valutazione della specialista di parte dott. H.________ non inficiava le conclusioni della perita giudiziaria, poiché gli elementi asseritamente trascurati - in particolare l'osservazione del minore con entrambi i genitori - erano stati raccolti direttamente dal Giudice di prime cure per il tramite della curatrice, della responsabile del punto d'incontro e del servizio che ha esperito la valutazione socio-ambientale). La Corte cantonale ha tenuto conto del fatto che secondo la perita giudiziaria i predetti limiti della capacità genitoriale possono essere migliorati se adeguatamente trattati, ma ha osservato che il percorso terapico intrapreso dalla ricorrente è stato interrotto dopo tre colloqui di valutazione proprio perché ella "non riconosce di avere problemi rispetto alla genitorialità". Quanto all'opponente, i Giudici cantonali hanno esposto gli accertamenti contenuti nella decisione pretorile: la sua situazione logistica ed economica è stabile, la perita giudiziaria non ha riscontrato limiti negli indicatori della sua capacità genitoriale (egli "è in grado di supportare il figlio nel processo di crescita e di progressiva autonomizzazione") ed è stato capace di adottare le misure necessarie per l'accudimento di un bambino piccolo, diventando per lui un punto di riferimento. Per la Corte cantonale, l'argomento della ricorrente secondo cui egli sarebbe spesso assente per lavoro non troverebbe riscontro agli atti. Secondo i Giudici cantonali, insomma, la decisione pretorile di lasciare il figlio alla custodia del padre corrisponde all'interesse del minore.