Citation: 4C.266/2000 28.02.2001 E. 5

5.- L'insorgente sostiene in seguito che la sentenza impugnata ha negato a torto l'atto illecito o contrario ai buoni costumi, l'indebito arricchimento e la lesione dell'art. 2 LCSl. La motivazione di queste censure è però un'interminabile discussione sui fatti, che tende a dimostrare l'esistenza di un danno, di una concertazione dei convenuti a scapito dell'attrice, la conoscenza del contratto concluso tra Elf Oil e Lodovico Sacchetti da parte degli altri convenuti e la loro intenzione di agire con l' unico scopo di danneggiare l'attrice. Essa è nel suo complesso irricevibile, eccetto per alcune allegazioni che meritano qualche considerazione. a) L'attrice rimprovera all'autorità cantonale di avere omesso di considerare che il denaro mutuato dalla Elf Oil a Lodovico Sacchetti sarebbe divenuto "parte integrante del valore della stazione" di servizio e che pertanto la vendita avrebbe costituito appropriazione indebita, rispettivamente atto illecito. Il Tribunale d'appello ha accertato in fatto che il contratto di mutuo non obbligava ad investire i soldi nella stazione di benzina e che Lodovico Sacchetti rimaneva quindi libero di utilizzarli come meglio credeva; tant'è che l'attrice sapeva che egli li aveva effettivamente destinati ad altri scopi. Stando così le cose - ed essendo stata esclusa la "concertazione" - i giudici cantonali hanno giustamente negato che il comportamento dei convenuti potesse configurare il reato di appropriazione indebita (è del resto poco comprensibile come una somma di denaro possa divenire "parte integrante" di un'immobile). b) A mente della ricorrente i reati penali degli art. 164 e 165 CP, che equivarrebbero ad atto illecito, sarebbero stati commessi perché il prezzo di vendita dell' immobile era inferiore al suo valore; ma la prova di questo fatto è stata scartata espressamente nella sentenza impugnata. c) I primi giudici hanno stabilito che non è stato provato che Vasco Sacchetti conoscesse il contenuto del contratto, nemmeno per il tramite dell'avv. Meier e del convenuto Della Chiesa. Questa conclusione è in parte il risultato di una dettagliata valutazione delle prove, in parte - riferita al coinvolgimento di Della Chiesa - fondata sull'art. 78 CPC/TI, che l'autorità cantonale ha applicato per giudicare irricevibili gli argomenti dell'attrice proposti solo con le conclusioni. Praticamente tutte le critiche ricorsuali concernenti questi aspetti sono argomenti di fatto e dunque inammissibili. Quanto all'asserita lesione dell'art. 78 CPC/TI, la ricorrente dimentica che l'applicazione del diritto cantonale non può essere proposta con ricorso per riforma (art. 55 cpv. 1 lett. c OG). d) Nel ricorso si legge che la Corte cantonale avrebbe violato l'art. 41 cpv. 2 CO omettendo di considerare il dolo, perlomeno eventuale, con il quale i convenuti avrebbero agito a suo pregiudizio. I giudici cantonali hanno effettivamente accennato all'ipotesi del dolo eventuale - che a loro parere non permetterebbe l'applicazione dell' art. 41 cpv. 2 CO - ma hanno per finire escluso con certezza che l'operazione sia avvenuta con il solo scopo di danneggiare l'attrice. I fatti sui quali la ricorrente fonda la tesi del dolo eventuale non sono comunque quelli accertati nella sentenza impugnata ma, ancora una volta, andrebbero cercati negli atti istruttori. Ne deriva l'irricevibilità di queste critiche. L'esame del diritto federale è, in questo contesto, superfluo. e) L'autorità cantonale ha lasciato indeciso il quesito a sapere se la vendita della stazione di servizio da Lodovico a Vasco Sacchetti avesse causato un danno all' attrice; ha però stabilito che quest'ultima non ha provato che il prezzo di vendita fosse inferiore all'effettivo valore di mercato dell'immobile e che ad essere danneggiato in quest'ipotesi sarebbe semmai stato il venditore. Le contestazioni ricorsuali a questo proposito riguardano una volta ancora fatti (e cifre) che non risultano dalla sentenza impugnata. f) A diverse riprese l'insorgente richiama l'art. 8 CC, sia perché fatti provati sarebbero stati ignorati, o viceversa, sia in relazione con il rifiuto dell'autorità cantonale di ammettere una prova testimoniale. Questa censura è in parte irricevibile, e in parte infondata. Si rammenta infatti che l'art. 8 CC non indica come il giudice cantonale debba apprezzare le prove (DTF 122 III 219 consid. 3c e rif.). In concreto il Tribunale d'appello ha respinto la richiesta di prova, con ordinanza incidentale del 15 ottobre 1999, giudicandola irrilevante sulla base di un apprezzamento anticipato: ha infatti ritenuto sufficienti le deposizioni già avvenute e quella di un teste, ancora da sentire, che avrebbe permesso di chiarire i fatti. Ora, il rifiuto di una prova per apprezzamento anticipato della sua rilevanza è conforme all'art. 8 CC (ibidem); la correttezza materiale di questo apprezzamento può invece essere verificata, sotto l'angolo dell'arbitro, solo nella procedura di ricorso di diritto pubblico (Poudret, op. cit. art. 43 n. 4.4.1 pag. 167 in fine).