Citation: 5A_189/2016 E. 2

La Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale di appello del Cantone Ticino, quale autorità di vigilanza, lo ha respinto nella misura della sua ricevibilità con la decisione 19 febbraio 2016 qui impugnata. Il Tribunale di appello ha preliminarmente negato alla ricorrente la facoltà di ricorrere laddove ella faceva valere interessi di terzi, segnatamente propri quale terza debitrice, nonché interessi della figlia C.________ e del figlio D.________, del marito o di società verosimilmente facenti capo a quest'ultimo. L'autorità di vigilanza ha per contro respinto nel merito le censure di parzialità mosse all'Ufficiale e ai suoi collaboratori, la cui ammissibilità è limitata alle lagnanze che concernono il ruolo di creditrice della ricorrente: non ha considerato sospetta la cooperazione fra UF e Comune di X.________, ancor meno in quanto concernente la pretesa revocatoria contro di lei; ha qualificato quale, semmai, eccesso di zelo l'avvio delle procedure revocatorie (mediante istanze di conciliazione) contro i membri della famiglia del fallito nonostante l'opposizione dei creditori; non ha considerato cospiratoria la mancata informazione degli altri creditori sui passi intrapresi per interrompere la prescrizione delle pretese a cui i medesimi avevano rinunciato. Giudicate inconferenti le censure relative all'entità della donazione considerata nell'esecuzione contro il figlio e nell'istanza di conciliazione avverso la figlia, rammentato peraltro che sulla validità delle istanze di conciliazione deciderà comunque il giudice civile, il Tribunale di appello ha ritenuto che le rimostranze contro la messa a carico dei costi e la mancata presentazione di fatture, da parte dell'UF, per atti effettuati a beneficio del Comune di X.________, erano infondate, laddove non premature. La censura di violazione del segreto fiscale sarebbe inconferente rispetto all'oggetto del ricorso, ossia la ricusa dell'UF rispettivamente dei suoi funzionari; con particolare riferimento alle informazioni relative alle pretese del Comune di X.________, dedotte dalle tassazioni 2006 e 2007, il Tribunale di appello non ha considerato il comportamento dell'UF irregolare. Il fatto che la graduatoria allegata all'istanza di conciliazione 13 aprile 2015 non fosse valida, non costituisce indizio di parzialità, poiché non disguido creato ad arte né di alcuna influenza sull'azione revocatoria. Il Tribunale di appello ha poi negato che l'UF abbia cercato in modo inammissibile di far bloccare un conto corrente postale della ricorrente: il debitore ne avrebbe sottaciuto l'esistenza. Peraltro, anche con la richiesta di documenti relativi a due fondi della ricorrente, l'UF non avrebbe perseguito interessi estranei alla liquidazione del fallimento nell'interesse dei creditori: l'agire del fallito, segnatamente i numerosi trasferimenti di attivi a parenti e società prossime, giustificavano senz'altro di indagare anche su beni appartenenti formalmente a terzi quali lei medesima. La censura di ritardo ingiustificato nella procedura di fallimento è stata respinta, considerata l'assenza di solleciti da parte della ricorrente, e poiché altri mezzi salvaguardano gli interessi legittimi dei creditori. Infine, con riferimento all'accusa dell'assenza di atti nell'incarto UF, il Tribunale di appello ha segnalato il rinvenimento di due di essi in altri fascicoli dell'incarto, mentre i messaggi elettronici incriminati sarebbero verosimilmente ancora nei computer dei funzionari. Il Tribunale di appello ha concluso il proprio dettagliato esame, sottoponendo tutti gli indizi precedentemente discussi singolarmente ad un esame complessivo e globale, volto a chiarire se le censure, apprezzate nel loro insieme, potessero legittimare una conclusione divergente. I Giudici cantonali lo hanno negato, ribadendo da un lato la mancanza di legittimazione della ricorrente per un numero rilevante delle censure sollevate, e considerando che le sbavature procedurali constatate rappresentano al contempo omissioni e manifestazioni di eccesso di zelo.