Citation: 5A_270/2015 E. 6.4.1

6.4.1. Dopo aver esposto il previgente sistema di impianto del registro fondiario definitivo secondo la vecchia legge ticinese del 2 febbraio 1933 sul registro fondiario - e segnatamente ricordato che l'operazione era preceduta da una demarcazione dei confini i cui risultati venivano esposti in Municipio, indi affidati, in caso di reclamo, a periti le cui decisioni potevano essere impugnate tramite azione avanti al Pretore pena il decadimento del diritto di contestare i dati iscritti negli abbozzi nonché i confini posati -, il Tribunale di appello ha rilevato che il sentiero di cui all'odierna particella n. 1473 RFD figurava già nelle planimetrie del progetto di raggruppamento dei terreni del dicembre 1938 e del febbraio 1941, e che ancora oggi si rinvengono segni di confine fra le particelle litigiose. Volto a ridiscutere linee di confine definitivamente accertate, su questo punto l'appello è stato considerato immotivato. In proposito, avanti al Tribunale federale la ricorrente afferma che contrariamente a quanto ritenuto dai Giudici cantonali, non è mai esistita una superficie a se stante poi divenuta la particella n. 1473 RFD; un tale numero di particella non sarebbe mai stato attribuito; mancherebbe ogni e qualsiasi demarcazione fra le due particelle - contrariamente all'obbligo legale di demarcare una via pubblica su entrambi i lati: il geometra ufficiale avrebbe cercato di far passare i bulloni rinvenuti sul posto per ufficiali, mentre si tratterebbe in realtà di segni destinati a delimitare terreno coltivabile all'interno di una particella. Partendo dal presupposto che, in realtà, i confini del proprio fondo siano stati correttamente posti sul lato esterno del sentiero, ciò che tutti avrebbero constatato nel 1959, la ricorrente sostiene che quella demarcazione sia vincolante anche per il Comune, il quale allora non aveva obiettato contro quella picchettazione. Modifiche successive alla pubblicazione del piano non erano più permesse. La ricorrente insiste poi che siano esistite fotografie che riproducono i confini, scattate in occasione del sopralluogo del Pretore; ma in seguito il Pretore avrebbe trasmesso al Tribunale di appello altre fotografie, che rappresenterebbero in realtà un altro confine, quello con l'altro sentiero (particella n. 769 RFD). Peraltro il geometra revisore avrebbe ammesso di aver ridisegnato il confine fra le due particelle in questione, falsificando in tal modo un documento. In altre e più semplici parole, la tesi della ricorrente può essere riassunta come segue: sin dall'inizio, la sua particella sarebbe stata correttamente demarcata, e le sarebbe stata attribuita la giusta superficie. Facendo affidamento su punti di demarcazione che non erano in realtà tali, e su fotografie che in realtà rappresentano un'altra situazione di fatto, il Tribunale di appello avrebbe arbitrariamente ritenuto che il sentiero (particella n. 1473 RFD) esisteva già in occasione della prima misurazione catastale, ma che vi era stato erratamente demarcato. Si tratta di un discorso assai confuso, che si basa esclusivamente su illazioni - alcune, peraltro, estremamente gravi in quanto costituiscono esplicite accuse di falso nei confronti dell'autorità comunale, dell'autorità giudiziaria di primo grado e del geometra ufficiale. La natura puramente speculativa delle censure sollevate è di primo acchito evidente: basti pensare all'ipotesi cospirativa della sostituzione delle fotografie da parte del Pretore, o all'ipotesi di (voluta) confusione fra punti di confine e punti di demarcazione della superficie agricola ("Kulturland"). Così come è evidente che la ricorrente sviluppa un discorso partendo da premesse che non solo non sono state accertate dall'autorità inferiore (senza essere ridiscusse secondo i carismi della legge, v. supra consid. 1.3), ma anzi ne divergono in modo plateale.