Citation: 4C.28/2006 26.06.2006 E. 3

Nell'eventualità in cui la decisione sulla validità della disdetta dovesse essere confermata, gli attori ribadiscono anche dinanzi al Tribunale federale la violazione dell'art. 272 CO, che disciplina la protrazione della locazione. 3.1 Prima di chinarsi sul giudizio concernente la durata della protrazione concessa agli attori occorre precisare che la protrazione della locazione viene concessa a partire dal momento in cui il contratto è stato validamente disdetto (cfr. Higi in: Zürcher Kommentar, n. 13 ad art. 272b CO; SVIT-Kommentar Mietrecht II, n. 2 ad art. 272b CO) e pertanto, in concreto, a partire dal 31 ottobre 2003. Ciò significa che la protrazione concessa il 10 gennaio 2005 dalla giudice di primo grado sino al 31 marzo 2005, era di diciassette mesi e non di due mesi e mezzo, come pretendono gli attori. 3.2 Come ben rammentato nel giudizio impugnato, lo scopo della protrazione della locazione è quello di attenuare le conseguenze dello scioglimento del contratto per il conduttore, al quale viene così lasciato più tempo per provvedere al necessario riorientamento (DTF 125 III 226 consid. 4b pag. 230). La protrazione va pertanto concessa quando il differimento della fine del contratto pare servire a limitarne gli effetti gravosi; essa non mira per contro a permettere al conduttore la continuazione della locazione il più a lungo possibile, in altre parole essa non può essere giustificata dai disagi inevitabilmente connessi alla fine del contratto (DTF 116 II 446 consid. 3b). Ai fini della decisione sulla protrazione il giudice pondera gli interessi delle parti tenendo conto, in particolare, dei fattori elencati all'art. 272 cpv. 2 CO. Nella formazione del proprio giudizio egli gode di un ampio margine d'apprezzamento (art. 4 CC). Per giurisprudenza invalsa il Tribunale federale esamina con riserva l'esercizio del potere d'apprezzamento da parte dell'ultima istanza cantonale. Esso interviene, segnatamente, quando la decisione si scosta senza motivo dai principi stabiliti da dottrina e giurisprudenza in materia di libero apprezzamento e si fonda su fatti che nel caso particolare non avevano importanza alcuna, oppure, al contrario, quando non si è tenuto conto di elementi che avrebbero dovuto essere presi in considerazione (DTF 125 III 226 consid. 4b). Il Tribunale federale sanziona inoltre le decisioni rese in virtù di un tale potere d'apprezzamento quando esse sfociano in un risultato manifestamente ingiusto o in un'iniquità scioccante (DTF 130 III 28 consid. 4.1 p. 32 con rinvii). 3.3 In concreto - ha rilevato la Corte cantonale nella decisione impugnata - la giudice di prime cure aveva tenuto conto sia del fatto che gli attori necessitavano di un certo tempo per abituarsi all'idea di dover traslocare, vista la loro età e il loro stato di salute, sia del fatto ch'essi occupavano l'appartamento da oltre trent'anni e intrattenevano un legame affettivo particolare con il quartiere. Nel quadro della sua ponderazione, essa aveva pure tenuto in considerazione il fatto che il convenuto intendeva disporre dell'appartamento per eseguire i prospettati lavori di ristrutturazione. In queste circostanze, e considerato che la durata massima della protrazione è di quattro anni (art. 272b cpv. 1 CO), il Tribunale d'appello ha concluso che la giudice di prima istanza non aveva abusato del proprio potere d'apprezzamento concedendo una (prima) protrazione di diciassette mesi invece della richiesta proroga di almeno tre anni. 3.4 La decisione dei giudici della massima istanza cantonale merita di essere condivisa. Gli argomenti sollevati nell'allegato ricorsuale non inducono infatti a ritenere ch'essa abbia abusato del proprio potere d'apprezzamento confermando la protrazione di diciassette mesi. Gli attori incentrano le loro critiche sulla durata della locazione, l'età e lo stato di salute degli attori, sennonché si tratta di elementi che - contrariamente a quanto sembrano voler sostenere gli attori - l'autorità cantonale ha esaminato nel quadro della sua valutazione. La conclusione della Corte ticinese appare tanto più corretta se si considera il fatto che, come rettamente rilevato nella sentenza impugnata, la disdetta è stata notificata il 31 gennaio 2003, e quindi ben prima del termine - di tre mesi - previsto nel contratto, ciò che ha permesso agli attori di disporre, in pratica, di 22 mesi per trovare una soluzione alternativa (cfr. DTF 125 III 226 consid. 4c). Infine, nulla impediva loro, se del caso, di chiedere una seconda proroga, entro i limiti posti dall'art. 272b cpv. 1 CO.