Citation: 6S.208/2006 23.11.2006 E. 3

3.1 A mente del ricorrente l'autorità cantonale avrebbe violato anche l'art. 197 n. 1 e 4 CP, in particolare erroneamente applicando in analogia la sentenza DTF 121 IV 109, relativa al mondo della telefonia, alla situazione di un hosting provider (ricorso pag. 8 e seg.). Egli distingue a questo proposito la situazione di un access provider da quella di un hosting provider. L'access provider potrebbe esercitare un controllo sulla destinazione dell'utente, conoscendo chi si collega ad Internet attraverso il suo servizio. Al contrario un hosting provider mette semplicemente a disposizione un contenitore vuoto, il quale non distingue chi viene a visitare il sito e non può imporre barriere. Non essendo in grado di adottare misure tecniche per controllare chi accede direttamente al contenuto del sito, l'hosting provider non potrebbe dunque assumersi nessun ruolo penalmente rilevante e dunque neppure essere considerato complice o correo come la CCRP suggerisce. Alla luce di questo il ricorrente contesta la necessità, prevista nella sentenza dell'ultima istanza cantonale, di rinviare l'incarto a un nuovo giudice del merito affinché stabilisca se ed eventualmente quali misure tecniche dovevano essere adottate dall'hosting provider per impedire l'accesso ai minori di anni sedici, in quanto ciò significherebbe misconoscere la realtà dei fatti ed in particolare il funzionamento di Internet (ricorso pag. 10). 3.2 In merito alla punibilità giusta l'art. 197 n. 1 e n. 4 l'ultima autorità cantonale rileva come il ricorrente, mirando sin dall'inizio a offrire zone di memoria per siti pornografici, non era certamente nella situazione di una hosting provider che non si sarebbe dovuto aspettare l'inserimento di pornografia in rete da parte di fornitori di contenuti senza misure adeguate per impedire l'accesso ai minori di sedici anni. Al contrario, sapendo in partenza che i suoi server avrebbero diffuso immagini o registrazioni pornografiche, egli avrebbe dovuto prevedere accorgimenti utili per ostacolare la connessione da parte di minori di sedici anni, disponendo egli medesimo il necessario o provvedendo affinché i fornitori di contenuti si vedessero assegnare gli spazi di memoria (o potessero inserire dati nei quarantacinque domini preconfezionati) solo a tali condizioni. Nel caso in cui avesse trascurato ciò, conclude l'autorità cantonale, egli avrebbe agito analogamente al responsabile delle PTT di cui in DTF 121 IV 109. Dato però che il decreto di accusa non rimproverava chiaramente all'accusato di avere omesso provvedimenti per impedire che persone minori di sedici anni accedessero ai suoi server, la CCRP ha rinviato in proposito gli atti a un altro giudice della Pretura penale, il quale dovrà riprendere il dibattimento dopo avere sollecitato il Procuratore pubblico a integrare il decreto di accusa (sentenza impugnata pag. 9 e seg.).