Citation: 2A.188/2004 01.04.2004 E. 2

2.1 Secondo un principio generale, il rilascio o il rinnovo dei permessi di soggiorno deve essere negato in caso di abuso di diritto. In relazione all'art. 7 LDDS, tale situazione si verifica, in particolare, allorquando il coniuge straniero di un cittadino svizzero si richiama ad un matrimonio che sussiste solo dal profilo formale, unicamente per ottenere l'autorizzazione di risiedere in Svizzera (DTF 128 II 145 consid. 2.2; 127 II 49 consid. 5a). Dal momento che lo scopo della norma citata è quello di consentire la vita familiare nel nostro paese, è parimenti evidentemente abusivo pretendere il rilascio di un permesso di soggiorno in virtù del legame matrimoniale, quando il coniuge svizzero risiede all'estero (Andreas Zünd, Beendigung der Anwesenheit, Entfernung und Fernhaltung, in: Uebersax/Münch/Geiser/Arnold [a cura di], Ausländerrecht, Basilea/Ginevra/Monaco 2002, n. 6.58; Minh Son Nguyen, Droit public des étrangers, Berna 2003, pag. 271; entrambi con riferimenti alle sentenze inedite del Tribunale federale 2A.104/ 1998 del 7 settembre 1998, consid. 3b; 2A.402/1997 del 26 marzo 1998, consid. 5b; 2A.26/1997 dell'8 aprile 1997, consid. 3b; cfr. anche 2A.238/1999 del 20 maggio 1999, consid. 2). 2.2 Nelle concrete evenienze, la ricorrente, interrogata dalla Polizia ticinese il 9 ottobre 2003, ha dichiarato che suo marito, pur restando domiciliato a X._______ presso di lei, abitava in realtà dall'inizio del medesimo anno a Y._______, in Colombia, dove aveva intrapreso l'attività di giostraio. Dinanzi alla Corte cantonale, ella ha poi sostenuto che il coniuge era stato costretto a rifugiarsi in una località imprecisata del paese sudamericano, a seguito dell'assassinio del suo socio in affari nel novembre del 2003, aggiungendo comunque che sarebbe tornato in Svizzera appena possibile. In questa sede, l'insorgente non ripropone invero tali argomenti, limitandosi a confermare la permanenza in Colombia del consorte ed ad ammettere di non conoscere i suoi intendimenti futuri dal profilo professionale. Il trasferimento del marito è confermato, indirettamente, anche dalla locazione da parte della moglie di un monolocale di soli 30 mq a partire dal mese di novembre del 2002, in luogo dell'appartamento di 3 locali occupato dalla famiglia fino ad allora. Tenuto conto del prolungato soggiorno all'estero del coniuge di nazionalità svizzera, per scopi e in condizioni per giunta in larga misura incerti, il rinnovo del permesso di dimora alla ricorrente in considerazione del vincolo matrimoniale configurerebbe un chiaro abuso di diritto, disattendendo manifestamente le finalità dell'art. 7 cpv. 1 LDDS. Sotto questo aspetto, le conclusioni a cui sono giunti i giudici cantonali vanno pertanto confermate. D'altro canto, siccome la situazione abusiva descritta si è verificata prima della scadenza dei cinque anni di matrimonio, anche il diniego del permesso di domicilio non presta il fianco a critiche di sorta (DTF 121 II 97 consid. 4c; Alain Wurzburger, La jurisprudence récente du Tribunal fédéral en matière de police des étrangers, in: RDAF 1997 I pag. 267 seg., in part. pag. 273). In virtù di quanto precede, è pertanto irrilevante che la relazione coniugale possa essere ancora intatta ed effettivamente vissuta, come sostenuto nella memoria ricorsuale. Inoltre non appaiono decisive nemmeno le deduzioni tratte dal Tribunale amministrativo, e diffusamente confutate dall'insorgente, riguardo alla decadenza del permesso di dimora per il trasferimento all'estero del centro degli interessi, ai sensi dell'art. 9 cpv. 1 lett. c LDDS e 10 cpv. 4 della relativa ordinanza d'esecuzione, del 1° marzo 1949 (ODDS; RS 142.201).