Citation: 6B_949/2014 E. 12.6.2

12.6.2. Nel merito la CARP ha rilevato che la messa a pegno di averi di clienti, senza garanzie di sorta e senza coperture, a favore di terzi privi di legami con loro, costituiva una messa in pericolo concreta del loro patrimonio e dunque un danno ai sensi dell'art. 158 CP. Ha osservato che la costituzione di garanzie a tutela di crediti concessi a terzi crea un debito condizionale che aumenta, anche solo temporaneamente, i passivi a carico degli aventi diritto economici sui beni messi a pegno, di modo che i loro interessi pecuniari sono stati tangibilmente compromessi. Ha quindi aggiunto che in concreto la messa a pegno in favore di un credito lombard concesso senza indicazione di limiti a ii.________Inc., che si sapeva o doveva sapere essere priva di fondi, ha comportato un pregiudizio per i capitali dei clienti interessati che "solo per un pelo" è rimasto a livello di messa in pericolo. Difatti se il ricorrente non fosse intervenuto a coprire il debito, l'istituto bancario avrebbe fatto capo ai pegni. Nella DTF 121 IV 104 relativa alla costituzione di garanzie, dopo aver affermato che la nozione di danno nell'ambito dell'amministrazione infedele comprende anche una messa in pericolo del patrimonio tale da comportare una riduzione del suo valore economico (consid. 2c), il Tribunale federale ha concluso che, per ammettere la realizzazione del danno, non è necessario che vi sia stata una chiamata alla garanzia, potendo essere sufficiente il rischio di una tale chiamata (consid. 2d). In caso di costituzione di pegni, si deve dunque ritenere una messa in pericolo del patrimonio penalmente rilevante, e quindi un danno, laddove sussista il rischio di realizzazione dei pegni. E questo rischio è stato ritenuto dalla CARP, atteso che i pegni garantivano un credito lombard, concesso senza indicazione di limiti, a una società priva di fondi, accertamento quest'ultimo non contestato nel gravame. Il ricorrente nemmeno critica l'importanza del rischio comprovata dal fatto, peraltro riconosciuto, che se non fosse intervenuto a coprire il debito, l'istituto bancario si sarebbe rifatto sui pegni. In queste circostanze è senza violare il diritto che la CARP ha ammesso la realizzazione del danno. Che poi, come eccepito nel ricorso unicamente in relazione al pegno dei beni di vv.________Inc., dall'estratto conto non risultasse la messa a pegno, nulla muta. Infatti non sussiste alcun obbligo di menzionare negli estratti bancari la messa a pegno di attivi (v. CARLO LOMBARDINI, Droit bancaire suisse, 2 aed. 2008, pag. 893 n. 52). L'insorgente cerca di obiettare che i pegni non erano effettivi, adducendo come dall'estratto conto risultino importanti prelievi, circostanza negletta dai giudici cantonali. La sentenza impugnata, invero un po' succinta in relazione ai pegni, accerta nondimeno che sono stati messi a pegno i beni di vv.________Inc. depositati sul conto 999. Orbene, dall'allegato 1 del rapporto EFIN emerge che suddetto conto era composto da più sottoconti. I prelievi menzionati nel gravame concernono però solo uno di questi sottoconti, di modo che da essi non è possibile dedurre che i pegni non erano effettivi e difatti nemmeno il ricorrente pretende che tali operazioni siano state possibili per tutti i sottoconti, né che sia stato possibile disporre a piacimento degli averi depositati per tutta la durata del pegno. L'effettività del pegno è poi dimostrata dal fatto che egli stesso si è recato presso l'istituto bancario per coprire il saldo debitorio di ii.________Inc. ed evitare l'escussione dei pegni, ottenendo la loro estinzione.