Citation: 1C_30/2023 E. 6.4

6.4. La ricorrente non si confronta specificatamente con l'insieme delle esposte argomentazioni e con gli accertamenti su cui si fondano. Non sostanzia quindi d'arbitrio con una motivazione conforme alle esigenze dell'art. 106 cpv. 2 LTF i fatti accertati, né spiega puntualmente, in conformità con l'art. 42 cpv. 2 LTF, le ragioni per cui il giudizio impugnato violerebbe il diritto. Essa richiama essenzialmente le decisioni del 9 luglio 2002 e del 6 maggio 2003 del Consiglio di Stato. Nelle stesse, l'autorità cantonale non ha però approvato la zona di deposito idrocarburi adottata dal Comune. Il Governo ha rilevato che tale destinazione, considerata altresì la cessazione dell'attività legata al commercio dei carburanti e lo smantellamento dei relativi impianti, non era coerente con gli indirizzi del concetto di organizzazione territoriale che la definivano come "area di riconversione e di riqualificazione". Ha quindi ritenuto che la pianificazione del comparto doveva essere rivista e ridefinita, prospettando al riguardo la possibilità per il Comune di adottare nel frattempo una zona di pianificazione. Contrariamente alla tesi della ricorrente, le decisioni governative non contengono ingiunzioni vincolanti riguardo all'inserimento dei suoi fondi in una determinata zona edificabile. In particolare, l'autorità cantonale non ha confermato la destinazione artigianale, industriale e commerciale prospettata da una proprietaria in sede di ricorso contro la revisione del piano regolatore, rilevando altresì che il comparto rivestiva un'importanza di carattere regionale. Quanto alla zona per il deposito di idrocarburi inizialmente prevista dal Comune, la ricorrente riconosce come tale destinazione non fosse più giustificata dopo lo smantellamento degli impianti a seguito della cessazione dell'attività di stoccaggio e di commercio di tali prodotti. Peraltro, dalla decisione del 9 luglio 2002 risulta altresì che (anche) il nuovo piano delle zone edificabili del Comune di Rancate era da considerarsi "abbondantemente sovradimensionato", ciò che costituiva una manifesta incongruenza con i principi degli art. 15 e 24 LPT e con il piano direttore cantonale, ragione per cui dovevano essere esclusi gli interventi comportanti un'estensione del perimetro dell'area edificabile (cfr. decisione del Consiglio di Stato del 9 luglio 2002, pag. 19; sentenza 1C_71/2018, citata, consid. 3.2). Quanto all'accennata definizione di "area di riconversione e di riqualificazione" prevista dalla pianificazione superiore, essa ha una portata generica e contempla comunque anche interventi di riqualifica sotto il profilo del paesaggio. Contrariamente a quanto sembra ritenere la ricorrente, richiamando la sentenza 1C_71/2018, la Corte cantonale non si è poi fondata sulla situazione al 2 maggio 2013, ma ha fatto riferimento a considerazioni di quel giudizio che riportavano anche la situazione esistente prima di quella data. La precedente istanza ha quindi rettamente rilevato che, in concreto, vigeva già nel 2002 una situazione di indeterminatezza sulla pianificazione del comparto in questione. Come visto, esso non rientra nel comprensorio largamente edificato, è di estensione notevole e riveste una portata autonoma rispetto al territorio circostante, essendo altresì caratterizzato dal fiume Laveggio, aree golenali ed ampie superfici "verdi". Ciò non consentiva di escludere una riqualifica del comparto pure sotto il profilo paesaggistico. Ricordato che non risulta che l'autorità abbia rilasciato alla ricorrente concrete assicurazioni vincolanti sull'azzonamento dei suoi fondi, le esposte circostanze del processo pianificatorio non potevano in buona fede condurla a ritenere ch'essi sarebbero stati inseriti in una zona edificabile.