Citation: C 275/04 10.11.2005 E. 2

2.1 Nei considerandi dell'impugnata pronuncia, cui si rinvia, l'autorità giudiziaria cantonale ha correttamente esposto le norme legali (art. 8 cpv. 1 lett. f, art. 15 LADI) disciplinanti il tema dell'idoneità al collocamento, rammentando in particolare come il disoccupato sia da ritenere tale se è disposto, capace e autorizzato ad accettare un'occupazione adeguata e a partecipare a provvedimenti di reintegrazione (art. 15 cpv. 1 LADI). 2.2 Al giudizio cantonale può quindi essere fatto riferimento pure per quanto concerne l'enunciazione dei principi giurisprudenziali vigenti in materia. Così, i primi giudici hanno pertinentemente rammentato che l'idoneità al collocamento comprende due elementi: da un lato, l'assicurato deve essere in grado di fornire un lavoro - più particolarmente di esercitare un'attività lucrativa salariata - senza essere impedito per ragioni inerenti alla sua persona; dall'altro, egli deve essere disposto ad accettare un'occupazione adeguata ai sensi dell'art. 16 LADI, ciò che implica non solo la volontà di assumere una simile attività quando l'occasione si presenta, ma pure una disponibilità sufficiente per quanto riguarda il tempo che egli può consacrare ad un impiego offerto e per quel che concerne il numero dei potenziali datori di lavoro (DTF 125 V 58 consid. 6a, 123 V 216 consid. 3 con riferimento). 2.3 Per quanto riguarda la disponibilità temporale a svolgere attività lavorativa, il Tribunale federale delle assicurazioni ha già sentenziato che un assicurato che per motivi familiari o personali non può o non vuole offrire ad un datore di lavoro tutta la disponibilità normalmente esigibile non può di principio essere considerato idoneo al collocamento. L'idoneità va pertanto ammessa con molto riserbo nel caso in cui, a causa per esempio di altri obblighi o circostanze personali particolari, un assicurato desidera svolgere un'attività lucrativa solo durante determinate ore della giornata o della settimana. Un disoccupato dev'essere infatti considerato inidoneo al collocamento nel caso in cui la scelta dei posti di lavoro è talmente limitata da rendere alquanto incerta la possibilità di trovare un impiego (DTF 123 V 216 consid. 3, 120 V 388 consid. 3a con riferimenti; cfr. pure DLA 1991 no. 2 pag. 20 consid. 3a, 1977 no. 27 pag. 141). Determinanti sono a tal proposito le prospettive concrete di trovare un'occupazione sul mercato generale del lavoro concernente il richiedente, tenuto conto della situazione congiunturale concreta e di tutte le ulteriori circostanze, in particolare anche del tipo di attività svolta (DLA 1991 no. 3 pag. 24 consid. 3a; cfr. pure sentenza del 7 giugno 2004 in re C., C 87/02, consid. 6.2). 2.4 Secondo giurisprudenza, il lavoratore in posizione professionale analoga a quella di un datore di lavoro non ha in via di massima diritto, ritenuta l'inidoneità al collocamento, a indennità di disoccupazione (cfr. ad es. la sentenza citata del 7 giugno 2004 in re C., consid. 6.3, e quella del 20 ottobre 2000 in re C., C 26/00, consid. 1). Ciò vale segnatamente quando l'assicurato intende intraprendere un'attività indipendente e se le pratiche per avviare simile attività sono talmente avanzate da impedire in sostanza l'esercizio di ogni altro lavoro, rispettivamente nel caso in cui egli ha potuto lui stesso determinare fino a quale momento sarebbe sussistito il rapporto di lavoro in qualità di dipendente (DTF 112 V 327 consid. 1a e riferimenti; DLA 1993/1994 no. 30 pag. 216 consid. 3b). Neppure può essere considerato idoneo al collocamento colui che, come amministratore unico della ditta o come amministratore di fatto della stessa, assume, pur non qualificando la propria attività quale acquisizione di clienti, tutti gli impieghi suscettibili di mantenere il buon funzionamento di un'impresa (cfr. sentenze citate del 7 giugno 2004 in re C., consid. 6.3, e del 20 ottobre 2000 in re C., consid. 1 con riferimenti). Se, per contro, l'interessato può esercitare tale attività al di fuori dell'orario normale di lavoro, egli è da ritenere idoneo al collocamento. Il fatto che l'assicurato cerchi di attuare un'attività indipendente è infatti di per sé conciliabile con l'obbligo di ridurre il danno, se egli intraprende sforzi sufficienti per trovare un impiego. Ciò si avvera segnatamente per quelle attività di natura transitoria, limitate nel tempo, che comportano investimenti minimi (DLA 2002 no. 5 pag. 55 consid. 2b [sentenza del 16 luglio 2001 in re G., C 353/00]). Così, il Tribunale federale delle assicurazioni, in una recente sentenza, ha avuto modo di dichiarare idoneo al collocamento un assicurato in relazione all'attività indipendente da lui svolta dopo il suo licenziamento, ritenuto che quest'ultima attività configurava la conclusione (e non già la continuazione) di quella precedente (di direttore) e tendeva, tramite la messa a punto di alcuni progetti già avviati e la vendita di "know how", alla copertura dei debiti contratti con gli investitori (sentenza citata del 7 giugno 2004 in re C.). 2.5 Nel caso di specie, già la valutazione dei primi giudici a proposito dell'idoneità al collocamento, dà luogo a qualche perplessità. Infatti, se è pur vero che l'amministratore unico T.________, in sede di audizione giudiziaria, ha dichiarato essere (state) le consulenze peritali, svolte dall'assicurato per conto della S.________ SA dopo il licenziamento, di portata molto ridotta, è anche vero che quest'ultimo sostanzialmente da subito (e non solo a distanza di svariati mesi come egli pretende invano di fare valere anche in sede federale in manifesto contrasto con le tavole processuali) è rimasto a disposizione della (ex) datrice di lavoro (cfr. verbale relativo al colloquio di consulenza del 9 settembre 2003), lasciando chiaramente intendere come la sua - e quella dell'amministratore unico - intenzione fosse "quella di riuscire a riprendere quanto prima l'attività al 100% presso lo S.________ SA" (verbale 19 dicembre 2003 relativo alla sua audizione dinanzi alla Sezione cantonale del lavoro). Se a ciò si aggiunge il fatto che A.________ - quale unica persona in grado di perseguire effettivamente lo scopo sociale, l'amministratore T.________ occupandosi "solamente della contabilità" e non possedendo le conoscenze tecniche necessarie (verbale di audizione 19 dicembre 2003, ibidem) -, anche dopo il licenziamento si è attivamente impegnato per prendere i contatti con potenziali clienti (cfr. sempre il verbale di audizione 19 dicembre 2003, pag. 2 e 3: "Chi si occupa di prendere contatto con i clienti, di preparare i preventivi, ecc.? Adr.. Sono io"; "Attualmente sono in contatto con l'ing. C.________ per poter prendere la direzione lavori per l'ampliamento della stazione di servizio di A.________, sempre per lo S.________ SA"), la conclusione della Corte cantonale non convince. Essendo egli di fatto (stato) responsabile dell'acquisizione di clienti e del buon funzionamento di un'impresa che, vale la pena di ricordare, pur continuando a esistere, non vantava altrimenti alcun dipendente o persona capace di assicurarne l'operatività, mal si vede, come alla luce della giurisprudenza suesposta (segnatamente consid. 2.4), potesse essere dichiarato idoneo al collocamento. A differenza di quanto questa Corte ha ad es. avuto modo di stabilire recentemente in un'altra vertenza ticinese, nella quale si era trattato di valutare l'idoneità al collocamento di un ex direttore aziendale, il quale, senza che tale eventualità gli fosse stata ventilata in precedenza, dopo il licenziamento era stato semplicemente riassunto "su chiamata" (previo avviso telefonico) per liquidare le ultime pratiche amministrative della datrice di lavoro che ormai aveva cessato la sua attività (cfr. sentenza del 17 ottobre 2005 in re F., C 1/05, consid. 3.1), nel caso di specie l'attività di A.________, soprattutto alla luce delle intenzioni manifestate all'indirizzo dell'amministrazione di riprendere a tempo pieno l'attività per la S.________ SA, nemmeno poteva essere considerata di natura transitoria e compatibile con l'assunzione di un'occupazione adeguata a tempo pieno. Quanto al fatto - reputato di rilievo dai primi giudici per motivare la disponibilità e l'idoneità al collocamento - che l'assicurato avrebbe effettuato numerose anche se, malauguratamente, infruttuose ricerche di lavoro, la sua rilevanza è stata sopravvalutata dalla Corte cantonale se solo si considera, come giustamente ha fatto notare il seco, che in realtà le domande d'impiego erano state formulate in modo tale da mettere principalmente in evidenza le carenti conoscenze in campo informatico e da lasciare eccessivamente intendere le difficoltà di un immediato impiego.