Citation: 6B_232/2007 24.08.2007 E. 10

Il ricorrente rimprovera poi alla CRP di aver commesso un arbitrio e di aver applicato in modo errato l'art. 49 CO negandogli un'indennità per torto morale. Sostenendo che le conseguenze subite per effetto del procedimento penale avviato nei suoi confronti, poi non formalizzato, sono state gravi, tanto sul piano personale quanto su quello delle relazioni professionali e familiari, ripropone la pretesa di fr. 50'000.-- formulata in sede cantonale. 10.1 L'art. 49 CO, applicabile in concreto a titolo di diritto cantonale suppletivo, prevede che un'indennità per torto morale sia concessa nel caso in cui la gravità dell'offesa alla personalità lo giustifichi e questa non sia stata riparata in altro modo. La fissazione della riparazione morale costituisce una decisione secondo equità, fondata di principio sull'apprezzamento e sulla ponderazione delle concrete circostanze del caso (DTF 123 II 210 consid. 2c). Essa deve essere fissata in funzione della gravità della lesione alla personalità, tenendo conto di tutte le circostanze di fatto, segnatamente del pregiudizio all'integrità fisica e psichica, della reputazione di colui che si pretende leso, nonché della sua situazione familiare e professionale (DTF 113 Ib 155 consid. 3b; 113 IV 93 consid. 3a; v. pure DTF 130 III 699 consid. 5.1; 128 IV 53 consid. 7a pag. 71; 125 III 269 consid. 2a, 412 consid. 2a pag. 417). Secondo la giurisprudenza, il rifiuto o la riduzione dell'indennità sono compatibili con il divieto dell'arbitrio solo se l'interessato abbia provocato l'apertura del procedimento penale o ne abbia complicato lo svolgimento con un comportamento colpevole, lesivo di una regola giuridica, e che sia in rapporto di causalità con l'importo imputatogli (DTF 119 Ia 332 consid. 1b; 116 Ia 162 consid. 2). Il giudice deve riferirsi ai principi generali della responsabilità per atti illeciti (DTF 116 Ia 162 consid. 2c) e fondare il suo giudizio su fatti incontestati o chiaramente stabiliti (DTF 112 Ia 371 consid. 2a in fine). Deve al proposito prendere in considerazione ogni norma giuridica, appartenente al diritto federale o cantonale, pubblico, privato o penale, scritto o non scritto, per determinare se il comportamento in questione giustifichi la riduzione dell'indennità (DTF 116 Ia 162 consid. 2c). In questo contesto si inserisce anche l'art. 319a cpv. 1 CPP/TI, secondo cui l'indennità può essere negata o ridotta nel caso di colpa grave esclusiva o concolpa dell'accusato prosciolto, disposizione tuttavia entrata in vigore dopo la presentazione dell'istanza di indennità in esame (BU 2006, pag. 296). 10.2 La CRP ha rilevato che le ipotesi di reato - riciclaggio di denaro, conseguimento fraudolento di una falsa attestazione e infrazione aggravata alla legge sugli stupefacenti - erano oggettivamente gravi, atte a nuocere alla reputazione del ricorrente sia nei confronti della sua famiglia che degli istituti bancari con cui lavorava. Essa ha tuttavia rifiutato di riconoscergli un importo a titolo di riparazione per torto morale, ritenuto come A.________ - che peraltro non ha prodotto alcun certificato attestante una specifica sofferenza fisica o psichica - da esperto orticoltore qual è, accettando di concludere un contratto con la società E.________SA pur sapendo che questa avrebbe coltivato della canapa, si è assunto il rischio di essere coinvolto in procedimenti penali come quello di cui è stato l'oggetto. A torto l'insorgente ravvisa arbitrio nella decisione impugnata. È vero che per valutare gli effetti della lesione subita, il giudice può fondarsi sulla reazione dell'uomo "medio" in un caso simile, senza quindi che sia necessario un certificato medico, occorre tuttavia che il richiedente adduca e provi le circostanze dalle quali si possa dedurre, dalla grave lesione oggettiva, la sua sofferenza morale (DTF 120 II 97 consid. 2b; Roland Brehm, Commentario bernese, 3a ed., Berna 2006, n. 22 ad art. 49 CO). Accennando unicamente alla pretesa gravità dell'ingiustizia patita, il ricorrente non ha addotto dinanzi alla CRP eventuali pregiudizi subiti all'integrità fisica e psichica tali da giustificare il riconoscimento di un'indennità a titolo di riparazione morale. Peraltro, perché si possa ammettere una grave lesione alla personalità non è sufficiente che l'istante abbia subito un leggero pregiudizio nella sua reputazione familiare, professionale o sociale (DTF 130 III 699 consid. 5.1 e rinvii, riguardante l'art. 49 CO). Nelle esposte circostanze è quindi senza incorrere nell'arbitrio che l'autorità cantonale ha respinto la richiesta di indennità per torto morale del ricorrente.