Citation: I 436/05 10.11.2006 E. 4

4.1 Anche se il Tribunale federale delle assicurazioni ha già avuto modo di riconoscere quali provvedimenti sanitari le osteotomie correttive della tibia in presenza di una deformazione delle gambe ad O con gonartrosi consecutiva (STFA 1969 pag. 100; RCC 1970 pag. 112 consid. 2, 1969 pag. 633), nel caso di specie ci si potrebbe domandare se l'obbligo di assunzione da parte dell'assicurazione invalidità non sia piuttosto già da negare alla luce del fatto che la malattia di Blount (tibia vara) configura un disturbo della crescita della porzione mediale della cartilagine d'accrescimento dell'epifisi prossimale della tibia (parte tibiale dell'articolazione del ginocchio) e consiste in un'accentuazione della fisiologica curvatura della tibia stessa (cfr. ad es. www.benessere.com/salute/disturbi/artrosi2.htm). Il tema può tuttavia essere lasciato aperto, il diritto al provvedimento sanitario richiesto dovendo essere negato in ragione delle seguenti considerazioni. 4.2 Il Tribunale federale delle assicurazioni ritiene infatti di non potere condividere l'analisi dei primi giudici nella misura in cui essi non hanno (sufficientemente) tenuto conto del prevedibile (in)successo integrativo legato al provvedimento in esame. 4.2.1 È vero, come è stato rilevato nella pronuncia impugnata, che a proposito di assicurati affetti da poliartrite giovanile questa Corte ha a più riprese osservato che di principio - dal momento che in questi casi il processo infiammatorio cessa in età adulta - possono essere assegnati provvedimenti sanitari poiché nell'istante determinante secondo l'art. 5 cpv. 2 LAI si può prevedere una certa stabilizzazione e che pertanto, fino al termine della crescita, vi è un diritto a provvedimenti sanitari (ricostruttivi o conservativi) necessari alla prevenzione di danni durevoli allo scheletro che potrebbero nuocere alla formazione professionale oppure alla successiva capacità di guadagno (DTF 101 V 192 consid. 1b, 100 V 104 consid. 1c; si veda anche DTF 105 V 20; VSI 2000 pag. 66 consid. 1; RCC 1972 pag. 466; cfr. pure la sentenza del 3 giugno 2003 in re H., I 522/02, consid. 3). Tuttavia, anche in questi casi, il Tribunale federale delle assicurazioni non si è limitato a queste constatazioni, bensì ha pure esaminato le fattispecie dal profilo del prevedibile successo integrativo. In particolare, nella sentenza pubblicata in DTF 101 V 191 questa Corte ha chiaramente evidenziato come all'assunzione da parte dell'AI di un intervento di sinovectomia applicato a un'assicurata affetta da poliartrite giovanile ostasse il fatto che l'intervento fosse preceduto dall'applicazione bilaterale di due protesi dell'anca che, oltre a lasciare prevedere un successo integrativo di durata limitata (di circa 5 anni) e a costituire pertanto un reperto accessorio sfavorevole per la prognosi relativa alla capacità deambulatoria dell'interessata, relativizzava ampiamente il valore integrativo della sinovectomia (DTF 101 V 193 consid. 2). 4.2.2 Ora, anche se il dott. B.________, appositamente interpellato in sede cantonale, ha osservato che l'intervento di osteotomia avrebbe corretto in buona parte il varismo dell'assicurato e ha precisato che senza tale intervento l'articolazione del ginocchio, fortemente deformata e qualificabile quale stato di preartrosi, sarebbe con ogni probabilità divenuta instabile, con conseguente perdita della capacità di deambulazione (lo specialista non ha tuttavia specificato se questa perdita sarebbe stata di natura provvisoria o definitiva), ciò non toglie che, per sua stessa ammissione, la prognosi era tutt'altro che favorevole in considerazione dell'obesità dell'assicurato (72.5 kg per un'altezza di 138 cm [stato al 13 maggio 2004]) e del fatto che fino al termine della crescita ci si doveva attendere una recidiva, come poi puntualmente si è verificato (cfr. scritto dell'11 aprile 2005 dello studio legale Probst: "Mi preme al riguardo evidenziare come oggigiorno si sia verificato il ridetto peggioramento dello stato di salute di R.________, essendosi la sua tibia flessa verso l'interno e conseguentemente generando una stortura del ginocchio sinistro di ben 40°. Il piccolo R.________ dovrà dunque essere sottoposto nuovamente ad un intervento chirurgico correttivo, previsto presumibilmente verso la fine di maggio, essendogli attualmente preclusa la possibilità di deambulare correttamente"). 4.2.3 In tali condizioni ben difficilmente il successo attendibile dal provvedimento sanitario in esame poteva essere considerato durevole ai sensi dell'art. 12 cpv. 1 LAI. 4.2.4 A supporto di tale conclusione si rinvia inoltre pure alle considerazioni esposte dal Tribunale federale delle assicurazioni nella sentenza pubblicata in STFA 1965 pag. 92. In quella occasione, pur rammentando che il diritto a provvedimenti sanitari d'integrazione può essere riconosciuto non soltanto agli assicurati minorenni che si trovano alla soglia dell'età della formazione professionale, bensì anche a quelli più giovani, questa Corte ha precisato che quanto più lontana è l'età della formazione professionale e quindi l'inizio della capacità di guadagno, tanto più ridotta è in molti casi la probabilità di una incapacità lucrativa futura, non fosse altro per la possibilità di adattamento o per l'ampiezza delle possibilità di formazione che rimangono ancora aperte. Per queste considerazioni, il Tribunale federale delle assicurazioni aveva concluso che la prevalenza dello scopo integrativo dev'essere ammessa con maggiore rigore se in discussione sono misure sanitarie in favore di assicurati molto giovani (STFA 1965 pag. 96 consid. 2c), come è il caso in concreto, posto che l'assicurato resistente al momento dell'intervento di osteotomia del luglio 2002 non aveva ancora sette anni. Interpretazione, questa, che sembra peraltro riflettere anche quella dell'UFAS, il quale, oltre a limitare apparentemente l'assunzione di un'osteotomia delle ginocchia vare, quale provvedimento d'integrazione AI, ai giovani in età di formazione professionale (v. consid. 3.5), nel caso di specie, interpellato direttamente dall'UAI in sede amministrativa, ha ugualmente manifestato le proprie perplessità sugli effetti durevoli del provvedimento sanitario in esame. 4.3 Per quanto precede, si deve concludere che i provvedimenti messi in atto nel caso di specie erano principalmente destinati alla cura vera e propria dell'affezione e non, in maniera prevalente, all'integrazione professionale in quanto tale. Con essi, infatti, in vista di una correzione definitiva dell'affezione, si è essenzialmente inteso preservare una situazione valetudinaria labile da un suo peggioramento. Tali provvedimenti non possono essere posti a carico dell'assicurazione per l'invalidità, bensì sono di competenza dell'assicurazione malattia. 4.4 Il ricorso si rivela pertanto fondato, mentre la pronuncia impugnata dev'essere annullata.