Citation: 1P.786/2003 27.05.2004 E. 3

I ricorrenti rimproverano alla Corte cantonale di avere violato la garanzia della proprietà, disattendendo la portata, a loro dire soltanto programmatica, degli art. 3 cpv. 2 lett. c RBN e 17 NAPRNT, applicandoli in contrasto con la situazione di fatto. Ritengono inoltre il diniego della licenza edilizia non sorretto da un sufficiente interesse pubblico e lesivo del principio della proporzionalità. 3.1 Una restrizione della garanzia della proprietà (art. 26 Cost.) deve fondarsi su una base legale sufficiente, essere giustificata da un interesse pubblico preponderante e rispettare il principio della proporzionalità (art. 36 cpv. 1 a 3 Cost.). Orbene, il divieto di realizzare una terrazza nella falda del tetto non pregiudica in modo rilevante l'attuale utilizzazione dell'immobile e non costituisce quindi, contrariamente all'opinione dei ricorrenti, una limitazione grave della proprietà: il Tribunale federale esamina pertanto dal ristretto profilo dell'arbitrio l'applicazione delle disposizioni cantonali e comunali in discussione (DTF 129 I 337 consid. 3.2 e rinvii, 119 Ia 88 consid. 5c/bb). 3.2 La protezione delle bellezze naturali e del paesaggio perseguita dal regolamento cantonale comprende in particolare i siti pittoreschi, che costituiscono parti di paesaggio in cui si accentua la bellezza del paese, quali per esempio nuclei urbani e rurali (art. 2 lett. c RBN). Secondo l'art. 3 RBN, i provvedimenti di protezione devono essere adeguati all'importanza dei valori da proteggere (cpv. 1); in linea di principio i siti pittoreschi non devono essere alterati, ogni intervento dovendosi integrare convenientemente ed essendo in particolare vietato compromettere o anche solo modificare in modo apprezzabile il carattere e l'armonia dell'ambiente naturale o antropico in genere (cpv. 2 lett. c). Al fine di conservare ed evidenziare i valori architettonici ed ambientali presenti nel nucleo di Ascona (art. 2 NAPRNT), l'art. 17 NAPRNT prevede che le coperture dei tetti - da realizzare con piani inclinati aventi una determinata pendenza minima - concorrano a creare un'immagine di unitarietà di forme e di materiali. Il principio della legalità, che impone tra l'altro una determinatezza sufficiente ed adeguata delle norme legali applicabili, non impedisce al legislatore di utilizzare nozioni generali e indeterminate, che concedono all'autorità da un lato una certa latitudine interpretativa e dall'altro, di fronte ad un caso concreto di applicazione, un margine di apprezzamento che la prassi vieppiù colma. Il grado di determinatezza non può essere stabilito in astratto, ma dipende tra l'altro dalla molteplicità delle fattispecie da regolare, dalla complessità e dalla prevedibilità della decisione da prendere, dalla possibilità di un'adeguata concretizzazione nel singolo caso, dai destinatari della disposizione e dalla gravità della restrizione della garanzia costituzionale. L'indeterminatezza delle norme può, in una certa misura, essere compensata mediante garanzie procedurali e tenendo conto del principio della proporzionalità (DTF 128 I 327 consid. 4.2 pag. 339/340 e rinvii). Ora, nell'ambito della protezione del paesaggio, come nel caso in esame, l'interpretazione di nozioni indeterminate e l'esercizio di un certo potere di apprezzamento sono inevitabili per affrontare, valutare e risolvere adeguatamente la molteplicità dei possibili interventi edilizi di portata diversa e non facilmente prevedibili (cfr. DTF 110 Ia 163 consid. 5 pubblicato in ZBl 86/1985, pag. 323 segg.). Le disposizioni invocate risultano, quindi, tenuto conto del loro campo di applicazione, sufficientemente determinate e suscettibili di essere interpretate in maniera oggettivamente sostenibile nel singolo caso. D'altra parte, la vertenza è stata oggetto di un controllo in fatto e in diritto rispettoso dei diritti procedurali delle parti dinanzi al Governo prima e al Tribunale cantonale amministrativo poi. I ricorrenti si limitano, per il resto, a contrapporre all'interpretazione e alla sussunzione operate dalla Corte cantonale le proprie argomentazioni, insistendo soprattutto sull'esistenza di tetti piani nel comprensorio del nucleo, ciò che in concreto non è tuttavia decisivo. Comunque, premesso che non è ravvisabile arbitrio nella sola circostanza che un'altra soluzione sarebbe immaginabile o addirittura preferibile (DTF 129 I 8 consid. 2.1 e rinvii), la Corte cantonale poteva, sulla base delle risultanze fotografiche e fondandosi su un'interpretazione non manifestamente insostenibile dell'art. 3 cpv. 2 lett. c RBN, in particolare per quanto concerne il concetto di alterazione, nonché dell'art. 17 NAPRNT, ritenere che l'opera litigiosa costituiva uno squarcio nella falda del tetto e non si inseriva armoniosamente nell'omogeneo contesto delle coperture circostanti. 3.3 I provvedimenti in materia di protezione del paesaggio, volti in concreto a tutelare il nucleo di Ascona, rispondono a un prevalente interesse pubblico (cfr. art. 3 cpv. 2 lett. b e 17 cpv. 1 lett. b e c LPT) e giustificano di principio restrizioni della proprietà (DTF 116 Ia 41 consid. 4d pag. 49). Il fatto che, come sostenuto dai ricorrenti, taluni edifici non rispetterebbero le esigenze in materia di protezione del nucleo, non annulla di per sé l'interesse pubblico a non alterare ulteriormente il sito pittoresco mediante interventi che non vi si inseriscono armoniosamente. D'altra parte, il diniego della licenza per la formazione di una terrazza nella falda del tetto, non impedisce ai proprietari di continuare a utilizzare, come finora, razionalmente la loro abitazione e comporta quindi solo un pregiudizio contenuto. Il provvedimento è di converso idoneo a raggiungere lo scopo di protezione del nucleo e rispetta quindi il principio della proporzionalità (cfr., su questo principio, DTF 129 I 337 consid. 4.2 pag. 345/346 e rinvii). 3.4 Infine, riguardo all'ordine di ripristino conseguente al mancato rilascio della licenza edilizia volta a regolarizzare il manufatto, i ricorrenti richiamano in sostanza le argomentazioni addotte per contestare il diniego del permesso di costruzione, ma non sostengono che la demolizione comporterebbe particolari problemi tecnici o costi eccessivi - invero non seriamente ravvisabili nella fattispecie - e sarebbe di per sé sproporzionata. Rilevato che il provvedimento persegue chiaramente scopi di interesse pubblico, i ricorrenti non possono nemmeno invocare con possibilità di successo il principio della buona fede. In effetti, contrariamente alla loro opinione, dalla circostanza che il Municipio li avrebbe in precedenza autorizzati a edificare un manufatto con il tetto piano su un fondo vicino, essi non potevano ragionevolmente dedurre che era possibile realizzare senza licenza edilizia la terrazza litigiosa: piuttosto erano tenuti a ritenere che un'autorizzazione doveva essere chiesta (ed ottenuta) anche per questo intervento (cfr. DTF 111 Ib 213 consid. 6). Senza incorrere nell'arbitrio, la Corte cantonale ha quindi negato la buona fede dei ricorrenti.