Citation: 9C_318/2014 E. 5.1

5.1. Alla luce di questa giurisprudenza, la ricorrente non può essere seguita, quando per la quantificazione del reddito da invalido fonda il suo ragionamento sulla differenza numerica "oltremodo modesta" tra il proprio salario effettivo a tempo parziale e il reddito statistico a tempo pieno applicato dalla Corte cantonale. Decisiva è piuttosto, nel sistema dell'assicurazione invalidità, la circostanza che l'assicurata intraprenda tutto quanto è ragionevolmente esigibile da lei per ovviare nel miglior modo alla sua invalidità, mettendo a profitto la sua residua capacità lavorativa, se necessario, in una nuova professione. In maniera vincolante per il Tribunale federale (consid. 1 e 4.1), il giudice cantonale, confermando l'operato dell'amministrazione, ha accertato che la ricorrente dispone di una capacità residua piena (100%) in un'attività leggera e adeguata, rispettosa delle sue limitazioni funzionali. Se è vero che fa stato in primo luogo la situazione concreta dell'assicurata è però anche vero che il suo reddito effettivo troverebbe applicazione soltanto se l'attività fosse svolta, sfruttando appieno la propria capacità lavorativa residua (DTF 135 V 297 consid. 5.2 pag. 301 con riferimenti; 126 V 75 consid. 3 b/aa pag. 76), ciò che appunto in concreto non è il caso. Senza violare il diritto federale, il giudice cantonale ha quindi fondato il suo giudizio, applicando come reddito da invalido un salario statistico a tempo pieno.