Citation: 2C_667/2016 E. 2.1

2.1. Dopo una premessa sul contesto politico, sull'iter legislativo e sulla propria situazione (proprietaria, tra l'altro, di un centro intermodale ove viene effettuato il trasbordo di merci dalla gomma alla ferrovia, si considera come un "riduttore" di correnti di traffico su gomma non un "generatore" delle medesime), la ricorrente ritiene che la tassa di collegamento litigiosa è in realtà un'imposta, segnatamente un'imposta di rivalsa dei costi, con valenza orientativa, la quale però non adempie le esigenze ivi connesse. Afferma infatti che è stata concepita quale tributo per la copertura dei bisogni finanziari dello Stato, senza che le persone ivi assoggettate ne traggano un beneficio concreto individuale o ricevano una controprestazione rispettivamente senza che sia dimostrata l'esistenza di uno stretto rapporto tra la cerchia degli assoggettati e i costi del trasporto pubblico. Adduce poi che manca lo scopo orientativo (non essendovi alcun obbligo di ribaltare la tassa sugli utenti dei posteggi), che chi vi è assoggettato non può in realtà optare per un comportamento conforme allo scopo e agli obiettivi della legge, vista la scarsità dei trasporti pubblici nel Cantone (facoltà di scelta che difetta in ogni caso agli utenti dei propri parcheggi siccome li utilizzano prevalentemente quando i trasporti pubblici non sono in attività), che attua una discriminazione orizzontale (solo 67 dei 135 Comuni ticinesi sono toccati) nonché verticale (la cerchia degli assoggettati riducendosi a solo 200 proprietari, mentre in Ticino sono immatricolate più di 220'000 automobili, senza contare i 60'000 veicoli di frontalieri) e che disattende vari principi costituzionali (esposti e trattati di seguito).