Citation: 1C_55/2023 E. 4.2

4.2. L'insorgente sostiene che le autorità cantonali non avrebbero potuto ritenere la sua malafede fondandosi sul fatto ch'ella è subentrata quale nuova proprietaria del fondo a quelli precedenti. Sostiene ch'esse sarebbero incorse in un accertamento arbitrario dei fatti, poiché avrebbero misconosciuto la differenza che esiste tra chi ha realizzato l'opera litigiosa e lei, che avrebbe acquistato la particella in buona fede, scoprendo solo in seguito che la piscina è abusiva. Insiste sul fatto che l'abuso edilizio è stato perpetrato da altre persone e che, sebbene possa avere un senso imporre al successore in diritto la demolizione di un'opera abusiva qualora questa leda effettivamente un interesse pubblico concreto, sotto il profilo del principio della proporzionalità e del buon senso non sarebbe sufficiente la volontà di punire chi ha agito in mala fede. Osserva, in maniera appellatoria, che non si potrebbe fare completamente astrazione dell'identità di chi ha commesso l'abuso. Ora, secondo la giurisprudenza, con la quale la ricorrente non si confronta del tutto, nel quadro dell'esame del principio di proporzionalità in relazione al ripristino di una situazione conforme al diritto, l'autorità può, in linea di principio, notificare l'ordine di demolizione, alternativamente o cumulativamente, al perturbatore per comportamento o a quello per situazione (DTF 143 I 147 consid. 5; 107 Ia 19 consid. 2a e rinvii; sentenze 1C_180/2021 del 19 agosto 2021 consid. 3.3 e 1C_292/2017 del 15 settembre 2017 consid. 3.1). Il Municipio e la Corte cantonale non sono quindi incorsi nell'arbitrio.