Citation: 2P.271/2005 14.07.2006 E. 4

4.1 Giusta l'art. 14 cpv. 2, 1a frase LAID, i fondi destinati all'agricoltura o alla silvicoltura sono stimati al loro valore reddituale. In ossequio a questo disposto, l'art. 43 cpv. 1, 1a frase della legge tributaria ticinese, del 21 giugno 1994 (LT), prevede che i proprietari di terreni utilizzati a scopo agricolo o forestale possono chiedere all'autorità di tassazione di essere imposti per l'intera superficie posseduta, secondo il valore di reddito, al massimo di fr. 2.-- il mq. I ricorrenti sostengono in primo luogo che la determinazione del valore di reddito dei fondi agricoli non edificati non può avvenire, per i Comuni di Arbedo-Castione e di Claro, secondo la carta delle idoneità agricole, in quanto la stessa non sarebbe ancora stata approvata. A questo proposito, essi omettono tuttavia di considerare che tale carta è stata allestita contestualmente all'elaborazione del piano direttore cantonale e che di conseguenza, al pari di questo documento, è diretta unicamente alle autorità pianificatorie (art. 9 cpv. 1 della legge federale sulla pianificazione del territorio, del 22 giugno 1979 [LPT; RS 700]; cfr. anche DTF 119 Ia 285 consid. 3b; 111 Ia 129 consid. 3c; sentenza 1P.675/2004 del 12 luglio 2005, in: RtiD II-2005 n. 16, consid. 2.3). Per certi versi, la carta delle idoneità agricole rappresenta pertanto uno strumento interno, come rettamente rileva l'Ufficio cantonale di stima nelle proprie osservazioni del 15 novembre 2005 (sul piano direttore e, per analogia, sulla carta delle idoneità agricole, cfr. anche Adelio Scolari, Commentario LALPT, LE e LAC, Bellinzona 1996, n. 121). Non v'è dubbio che essa assegna effettivamente il comparto in cui sono situati i fondi oggetto della vertenza alla "zona climatica A6", ossia alle zone di pianura più favorevoli all'agricoltura, per le quali il valore di reddito è stimato in fr. 0.40 al mq. Certo, dev'essere di principio possibile rimettere in discussione questa classificazione nell'ambito della procedura di stima ufficiale (cfr., per analogia, DTF 119 Ia 285 consid. 3b). I ricorrenti non sollevano tuttavia alcun argomento che faccia apparire il parametro adottato per il calcolo del reddito come addirittura arbitrario (cfr. consid. 3). Il semplice appunto secondo cui le attitudini climatiche per l'agricoltura sono fondate su atti risalenti a trent'anni or sono non basta certo per ritenere del tutto inadeguati gli strumenti di lavoro utilizzati dalle autorità cantonali. D'altronde il valore metrico applicato si situa largamente al di sotto del limite massimo previsto dall'art. 43 cpv. 1, 1a frase LT per la fissazione del valore di reddito del terreno agricolo. Laddove mancano cifre concrete, tale valore va giustamente stimato secondo criteri oggettivi. Così come la giurisprudenza riconosce ad esempio che è impossibile stabilire in ogni singolo caso il valore locativo in ragione di una ben precisa percentuale del valore venale (DTF 125 I 65 consid. 3c), è parimenti escluso di poter fissare il valore di reddito con una precisione dell'ordine dei centesimi. Il ricorso a determinati parametri forfettari è imprescindibile, considerato che la stima ufficiale degli immobili viene determinata nel quadro di una procedura su larga scala, in cui occorre tener conto anche di aspetti di praticabilità e di economicità dell'attività amministrativa. In questo senso, per semplificare il procedimento, sono ammesse soluzioni schematiche, anche se in tal modo vengono forzatamente trascurate alcune specificità dei singoli casi e non viene perfettamente garantita la parità di trattamento (DTF 131 I 291 consid. 3.2.1 e 3.2.2; 128 I 240 consid. 2.3; 125 I 65 consid. 3c; sentenza 2P.36/1999 del 3 novembre 2000, in: Pra 2001 n. 98, consid. 2c). La censura principale addotta dai ricorrenti si rivela pertanto infondata. 4.2 I ricorrenti fanno inoltre valere che le stime contestate sono lesive della garanzia della proprietà (art. 26 Cost.). Mentre dinanzi all'istanza precedente essi postulavano la presa in conto di valori di reddito più ridotti (fr. 0.10/mq, rispettivamente fr. 0.-), in questa sede essi si esprimono per contro in senso opposto. Sostengono infatti che se alla terra coltivata va riconosciuta un'importanza vitale, la stima deve essere sensibilmente più elevata. La valutazione operata equivarrebbe invece ad un'espropriazione materiale, non permettendo ai proprietari, in un periodo di liberalizzazione per il settore primario, di accendere ipoteche e di finanziare quindi le attività agricole. A prescindere dall'ammissibilità processuale di questa nuova argomentazione, non è dato di vedere in che modo una stima immobiliare modesta possa risultare in conflitto con la garanzia della proprietà (diversamente dal caso di una stima molto elevata che, a determinate condizioni, può implicare un'imposizione confiscatoria; cfr. sentenza 2A.402/2003 del 16 luglio 2004, consid. 3). Manifestamente non è inoltre ravvisabile un'espropriazione materiale, poiché la determinazione del valore dei fondi non impedisce in alcun modo ai ricorrenti di continuare ad utilizzarli e fruirne. 4.3 I ricorrenti si prevalgono infine implicitamente anche di una violazione dell'art. 30 cpv. 1 Cost., criticando il fatto che l'ing. F.________, di cui avevano chiesto la ricusa, secondo l'intestazione delle tre sentenze del 30 giugno 2005 è comunque stato inserito nella composizione dei relativi collegi giudicanti. Il Tribunale delle espropriazioni sostiene di essere incorso semplicemente in un errore di trascrizione. In effetti, come comunicato ai ricorrenti con lettere del 23 maggio 2005, l'ing. F.________ sarebbe in realtà stato sostituito dal supplente ing. G.________, il quale avrebbe assunto a pieno titolo il ruolo di membro, presenziando ai sopralluoghi e partecipando alle delibere. Ora, oltre che dagli scritti citati, l'avvenuta sostituzione è dimostrata pure dai verbali di sopralluogo, da cui risulta effettivamente la presenza a tali atti istruttori del nuovo membro e l'assenza invece di quello ricusato, come del resto espressamente riconosciuto anche nei ricorsi. L'art. 40 della legge ticinese di procedura per le cause amministrative, del 19 aprile 1966 (LPAmm), riprendendo un principio generale, prevede che un'autorità rettifichi una propria decisione tra l'altro quando la stessa contiene errori di redazione. Tra questi vengono normalmente annoverati anche gli errori nell'indicazione dei membri dell'autorità giudicante (Jean-François Poudret/Suzette Sandoz-Monod, Commentaire de la loi fédérale d'organisation judiciaire, vol. V, Berna 1992, n. 3.4 ad art. 145 OG, con riferimenti). In concreto, il Tribunale delle espropriazioni non ha invero proceduto alla correzione del rubrum delle sentenze impugnate, che di per sé presuppone comunque una richiesta scritta di una delle parti (cfr. art. 40 LPAmm). Sulla base degli atti, è tuttavia fondato ritenere che la Corte cantonale sia stata composta e si sia pronunciata senza la partecipazione dell'ing. F.________. La critica dei ricorrenti va perciò respinta. Ciononostante, pur considerando che essi avrebbero potuto chiedere ragguagli e la rettifica dei giudizi direttamente all'istanza inferiore, è in ogni caso pur vero che su questo punto il tenore formale delle decisioni poteva di primo acchito giustamente indurli a ricorrere. Di questo aspetto si giustifica di tener conto nell'ambito dell'assunzione delle spese processuali (cfr. consid. 5).