Citation: 1B_303/2007 18.12.2008 E. 2

Riguardo ai due CD oggetto della decisione impugnata la I CRP ha stabilito quanto segue: 2.1 S4: esso contiene centinaia di messaggi di posta elettronica, nonché un elenco di siti Internet consultati dallo studio legale. La corrispondenza elettronica concerne svariati ambiti, segnatamente: l'attività di un'associazione di bibliofili, della quale parrebbero far parte gli opponenti; la successione di una persona defunta, della quale si è occupato lo studio legale; la gestione societaria da parte degli opponenti con l'ausilio di persone di riferimento all'estero e l'assistenza fornita da una ditta di informatica relativamente al programma di fatturazione dello studio legale. La I CRP ha stabilito che, eccetto i messaggi concernenti la gestione societaria operata dagli opponenti utili all'inchiesta, non coperti dal segreto professionale dell'avvocato e pertanto da versare agli atti, tutto il resto, ritenuto estraneo all'inchiesta e protetto dal segreto, dev'essere per contro restituito agli opponenti. 2.1.1 La ricorrente rileva che se un controllo approfondito permettesse di stabilire la disponibilità in forma cartacea delle fatture memorizzate sul CD, la loro messa agli atti non sarebbe necessaria: aggiunge nondimeno, che questo controllo parrebbe non essere mai stato fatto. L'assunto non è privo di fondamento, visto che in effetti, contrariamente a quanto stabilito in riferimento ai documenti memorizzati sull'altro CD (S5), l'istanza precedente non sostiene che questi documenti sarebbero disponibili anche in forma cartacea e che sarebbero già stati versati agli atti. L'AFC propone di suddividere le fatture nel modo seguente: quelle non relative al periodo d'inchiesta possono essere restituite agli opponenti, eccetto quelle emesse da entità off shore verosimilmente riconducibili all'indagato; quelle concernenti il periodo d'inchiesta possono essere restituite a condizione che siano già state versate agli atti in forma cartacea; infine, le fatture inerenti all'attività tipica dell'avvocato devono essere versate agli atti in forma integrale e non anonimizzata, essendo venuto meno il segreto professionale. Gli opponenti, a conoscenza del contenuto del loro CD, si limitano ad accennare al fatto che, secondo gli accertamenti compiuti dall'istanza precedente, su questo supporto informatico non figurerebbero note d'onorario. 2.1.2 Gli accertamenti esperiti in tale ambito dalla I CRP sono superficiali, per cui non si può escludere che sul CD si trovino note di onorario utili per l'inchiesta, se del caso come quelle inerenti alla menzionata procedura di successione, documenti che devono chiaramente essere versati agli atti: spetterà se del caso all'istanza precedente verificare se tali documenti siano già stati versati agli atti in forma cartacea. In effetti, come si è visto, la circostanza che si potrebbe essere in presenza di documenti eventualmente soggetti al segreto professionale, senza peraltro procedere effettivamente al relativo esame, non è più determinante. All'AFC spetta infatti il diritto di poter esaminare tutti gli atti rilevanti per l'inchiesta allo scopo di verificare se, effettivamente, i conti dello studio legale sono completi riguardo ai redditi conseguiti e a quelli dichiarati. Per i motivi suesposti, i documenti che non sembrano manifestamente inutili per l'inchiesta, devono essere versati agli atti, di massima, in forma non anonimizzata. Come rettamente rilevato dalla ricorrente, gli atti che esulano dal periodo dell'inchiesta, possono essere restituiti agli opponenti. Spetterà alla I CRP esperire le necessarie verifiche. 2.1.3 La ricorrente, ricordato che gli opponenti sono sospettati di aver utilizzato in maniera abusiva società off shore per emettere fatture ai clienti dello studio legale allo scopo di frodare il fisco, rileva che i messaggi di posta elettronica potrebbero fornire informazioni chiarificatrici circa il trattamento di una parte dei mandati di gestione societaria, peraltro neppure coperti dal segreto professionale. Gli opponenti, limitandosi a sottolineare che secondo la decisione impugnata sul CD figurerebbe l'attività legata a un'associazione verosimilmente di bibliofili, disconoscono che secondo gli accertamenti della I CRP detti messaggi concernono invero "svariati ambiti", tuttavia non meglio precisati. È quindi palese che l'istanza precedente dovrà riesaminare, sotto il profilo delle suesposte considerazioni, l'utilità o meno anche di queste informazioni, restituendo agli opponenti soltanto quelle manifestamente estranee all'inchiesta. 2.2 S5: esso contiene 645 documenti di varia natura, in particolare corrispondenza, documentazione contabile, fatture, rapporti di revisione, reclami, verbali, ecc., nei quali figurano molti nomi di persone, per cui, secondo l'istanza precedente, una loro anonimizzazione non sarebbe "ragionevolmente praticabile". Essa ha aggiunto che, da un'analisi sommaria, sarebbe tuttavia possibile concludere che la quasi totalità di detti documenti, in gran parte potenzialmente protetti dal segreto professionale dell'avvocato, si troverebbe in forma cartacea negli incarti sui quali ha già statuito: ne ha concluso che un loro versamento agli atti sarebbe pertanto inutile, decidendo di restituire l'intero CD agli opponenti. 2.2.1 Al riguardo, la ricorrente precisa che, eccezion fatta per l'elenco dei siti Internet consultati, i documenti informatici sono stati selezionati ed estrapolati sulla base di una serie di parole chiave, segnatamente di nomi di società off shore ch'essa sospetta siano state utilizzate dagli opponenti per emettere fatture ai loro clienti. Dalla banca dati degli opponenti sarebbero quindi state estratte soltanto informazioni relative all'inchiesta, indispensabili per accertare i fatti, in particolare riguardo alle società di cui l'indagato A.A.________ è azionista oppure quelle presumibilmente utilizzate per perpetrare i sospettati reati. Poiché una prima selezione è già stata fatta, questa sarebbe sufficiente per giustificare l'acquisizione agli atti in forma integrale di tutta la documentazione informatica, visto che i legali stessi sono imputati e che avrebbero abusato del segreto professionale. 2.2.2 La decisione impugnata, fondata su una tesi sbrigativa, su un criterio meramente quantitativo e sul fatto che si sarebbe in presenza di documenti potenzialmente soggetti al segreto professionale, non può essere avallata, ricordate le suesposte considerazioni circa l'insussistenza attuale, di massima, del segreto professionale. Anche questi documenti devono quindi, di principio, essere versati agli atti senza anonimizzazione. Non è d'altra parte sufficiente accennare al fatto che da un'analisi "sommaria" la quasi totalità dei documenti sussisterebbe anche in forma cartacea, essendo evidente che sul CD potrebbero trovarsi documenti determinanti per l'inchiesta, non reperibili nella forma cartacea. Decisiva è poi la circostanza che il Tribunale federale ha annullato le precedenti decisioni con le quali l'istanza precedente aveva statuito sugli incarti nei quali si troverebbero in forma cartacea i documenti memorizzati sul CD. In quelle decisioni essa aveva peraltro ordinato la restituzione di gran parte di detti atti agli opponenti (1B_281-293/2007). Per di più, nella decisione in esame, la I CRP non indica di quali incarti si tratterrebbe, per cui non è possibile sapere se i documenti litigiosi siano o no già stati versati agli atti in forma cartacea. Ne segue che il criticato giudizio dev'essere annullato. Come già rilevato nella sentenza del 30 settembre 2008 (1B_288/2007 consid. 4.2), spetterà semmai alla I CRP procedere a un'eventuale anonimizzazione di determinati documenti Essa dovrà pure apporre, come avvenuto nelle altre decisioni, il divieto imposto alla ricorrente di utilizzare, senza la sua autorizzazione, gli atti litigiosi per altri scopi, divieto peraltro espressamente riconosciuto dall'AFC.