Citation: 4A_497/2010 17.11.2010 E. 7

La sentenza impugnata riferisce che secondo il medico curante l'assicurata era in buona salute fino al settembre 2003, non presentava rischi d'invalidità prematura o di malattia prolungata ed era perfettamente in grado di svolgere il suo lavoro; il medico le aveva suggerito di rivolgersi a uno psicoterapeuta solo perché "bisognosa di un supporto". II giudizio accerta ancora che la psicologa e psicoterapeuta ha precisato, d'un canto, "che la paziente si era rivolta a lei per una consulenza professionale e per un aiuto nella gestione della relazione con la madre, molto malata e molto impegnativa e che non soffriva all'epoca di depressione o di attacchi di panico" e, dall'altro, ch'ella "era ignara della diagnosi di depressione latente, che non le era stata comunicata (...) fino all'estate del 2003, quando sono iniziati gli attacchi di panico al rientro dalle vacanze". 7.1 La ricorrente, come detto, relativizza la portata delle affermazioni testimoniali della psicoterapeuta, ma lo fa senza premurarsi di dimostrare e nemmeno di addurre l'arbitrio che potrebbe avere commesso l'autorità cantonale nell'apprezzamento delle prove. Agli accertamenti menzionati contrappone invece una serie di "circostanze particolari del caso", che a suo dire avrebbero dovuto indurre l'attrice a dichiarare di essersi rivolta alla psicoterapeuta. II tutto come se si trattasse di un'istanza di appello avente la facoltà di rivedere liberamente i fatti. Così non è, per cui sotto questo profilo gli argomenti presentati nel ricorso sono inammissibili (cfr. quanto esposto al consid. 3). 7.2 Tenuto conto degli accertamenti riassunti sopra, che sono dunque vincolanti (art. 105 cpv. 1 LTF), la Corte di appello non ha violato il diritto federale negando che l'assicurata avesse commesso una reticenza nel senso dell'art. 6 vLCA: l'ignoranza della malattia latente, unitamente allo stato di buona salute generale, alla capacità di lavoro intatta e ai motivi che avevano indotto l'assicurata a consultare la specialista, non permettono di concludere ch'ella dovesse in buona fede dichiarare le visite nella risposta alla domanda n. 9 postale dall'assicuratore.