Citation: 4A_556/2009 03.05.2010 E. 8

I ricorrenti riconoscono espressamente che, essendo l'opponente cieca, "il difetto dei testimoni va sicuramente contro il tenore dell'art. 40 LN". Contestano però le conseguenze del vizio di forma, che la Corte ticinese ha dedotto dall'interpretazione congiunta delle disposizioni esposte sopra. 8.1 Secondo la giurisprudenza, una norma va innanzitutto interpretata sulla scorta della sua lettera (interpretazione letterale). Se il testo non è completamente chiaro, se sono possibili più interpretazioni o se vi sono motivi fondati per ritenere che la lettera non riproduca il vero senso della disposizione, il giudice è tenuto a ricercarlo deducendolo dalle relazioni che intercorrono con altre disposizioni legali e dal contesto legislativo in cui la norma si inserisce (interpretazione sistematica), dal fine che essa persegue o dall'interesse tutelato (interpretazione teleologica) nonché dalla volontà del legislatore, così come traspare dai materiali legislativi (interpretazione storica; DTF 135 III 640 consid. 2.3.1 con rinvii). Il Tribunale federale non privilegia un criterio d'interpretazione in particolare; per accedere al senso di una norma preferisce, pragmaticamente, ispirarsi a un pluralismo interpretativo (DTF 135 III 483 consid. 5.1 pag. 486). 8.2 Contrariamente a quanto preteso nel gravame, l'interpretazione sistematica del diritto ticinese da parte della Corte d'appello non è arbitraria. Ammesso l'obbligo di partecipazione dei testimoni, l'art. 38 cpv. 1 LN/TI vuole ch'essi assistano alla pubblicazione dell'atto, ossia alla lettura ad alta voce del notaio oppure personale delle parti (cpv. 2); l'art. 41 cpv. 1 LN/TI impone anche ch'essi ne firmino l'esemplare originale e l'art. 64 n. 3 LN/TI dichiara nullo l'atto che non rispetta quest'ultima formalità. Non è affatto insostenibile inserire l'art. 40 cpv. 1 LN/TI in modo coerente e logico nel contesto di queste tre norme e dedurne che, se è obbligatoria la presenza dei testimoni, è nullo sia l'atto al quale essi partecipano senza firmare, sia quello al quale essi nemmeno intervengono. Si potrebbe invero immaginare anche l'assetto normativo auspicato dai ricorrenti, per il quale i testimoni sarebbero tenuti a firmare l'atto soltanto se intervengono. Questa non è però la soluzione adottata dal legislatore ticinese, che - per stessa ammissione dei ricorrenti - ha imposto la presenza dei testimoni quando una parte non vede. E secondo la definizione di arbitrio ricordata in entrata (al consid. 1.4) una decisione non è arbitraria per il solo fatto che altre soluzioni sarebbero possibili. 8.3 Le disposizioni commentate sopra non subordinano la nullità alla violazione di una norma essenziale della procedura. Può comunque aggiungersi, per completezza, che la presenza dei testimoni, laddove la legge lo impone, non è una formalità priva d'importanza e che l'attestazione ch'essi devono rilasciare quanto alla correttezza della procedura non si sovrappone necessariamente alla funzione del notaio. II Tribunale federale, pronunciandosi sul ruolo dei testimoni giusta l'art. 501 CC, ha precisato ch'essi offrono una garanzia supplementare del fatto che l'intero testo dell'atto pubblico sia Ietto in modo corretto, a prescindere dalla conferma costituita se del caso dalla firma del testatore. Infatti, siccome questi non legge personalmente l'atto, non può essere certo che la lettura effettuata dal notaio copra il testo completo, mentre il notaio non può leggere e allo stesso tempo controllare la correttezza della sua lettura (DTF 118 II 273 consid. 5a pag. 280-281 con rinvii). Queste considerazioni concernenti i ruoli diversi di testimoni e notaio possono essere trasposte per analogia al caso in esame. L'interpretazione del diritto cantonale operata dal Tribunale di appello appare pertanto sostenibile anche sotto il profilo teleologico.