Citation: 6B_78/2008 14.10.2008 E. 5

5. Ricorso di B.________ 5.1 Il ricorrente contesta che la banda abbia agito senza scrupoli come invece ritenuto in sede cantonale. In particolare, egli definisce arbitrario l'accertamento per cui il gruppo aveva deciso di introdursi indistintamente in case abitate e non. Se davvero così fosse stato, i quattro non sarebbero scappati dall'abitazione dei K.________ quando si sono accorti che i locali non erano vuoti e avrebbero provveduto a celare i loro visi con dei passamontagna. L'insorgente sottolinea che il gruppo è penetrato in Svizzera con lo scopo di commettere piccoli furti, non si era munito né di attrezzi da scasso né di armi. Che si sia in seguito impossessato delle armi trovate in casa F.________ non è decisivo, non dimostrando affatto la volontà della banda di entrare a ogni costo in ogni casa presa di mira. Il fatto poi che la porta di G.G.________ fosse stata rinvenuta aperta non significa che i quattro sapessero che la donna si trovava all'interno, posto come il controllo dell'esterno dell'abitazione non aveva permesso loro di percepire la sua presenza. 5.1.1 La CCRP non ha scorto arbitrio nella conclusione a cui la prima Corte è giunta in relazione all'intenzione della banda. Essa ha rifiutato di ritenere la versione degli accusati che sostenevano di avere unicamente l'intenzione di colpire case disabitate. Se così fosse stato, continua l'autorità cantonale, non avrebbero preso con sé le armi, rispettivamente non sarebbero entrati in casa G.________, nonostante la porta non fosse chiusa a chiave, segno evidente che all'interno doveva esserci qualcuno. Se è vero che i quattro non avevano le armi con sé sin dall'inizio, è altrettanto vero che, una volta rinvenute, hanno subito cercato le munizioni e non hanno esitato a servirsene. Nel respingere la censura di arbitrio, la CCRP non ha mancato di rilevare che, anche volendo ammettere che i soggetti confidassero di trovare sempre abitazioni vuote, dotandosi delle armi e delle relative munizioni, essi hanno per lo meno preso in considerazione che ne avrebbero fatto uso - ciò che si è puntualmente verificato - qualora fossero stati infastiditi dalla presenza di qualcuno; il che non alleggerisce la loro colpa. 5.1.2 La sentenza impugnata non dà adito a critica e va pertanto tutelata. Il ricorrente propone la sua personale interpretazione dei fatti e non solo non riesce a dimostrare una manifesta insostenibilità del giudizio contrastato, ma neppure l'opinabilità dello stesso. Orbene, come già rettamente osservato dalla CCRP, prendendo seco le armi da casa F.________ nelle successive scorribande, la banda ha quanto meno preso in considerazione e accettato di servirsene. La prima Corte ha viepiù rilevato come le armi non sono state lasciate in un determinato luogo, come è avvenuto per altre refurtive, per poi andarle a riprendere prima di scappare in Italia, ma i quattro le hanno portate seco e abbandonate una volta compiuti i loro misfatti in territorio elvetico. Il fatto poi che essi non abbiano indossato passamontagna o che siano fuggiti dall'abitazione dei K.________ non permette di concludere che volessero unicamente introdursi in case disabitate. In effetti, come già pertinentemente osservato in sede cantonale, sono penetrati nell'abitazione dell'anziana G.G.________ passando dalla porta di casa che non era chiusa a chiave, segno evidente - checché ne dica il ricorrente - che all'interno vi era qualcuno. Nella misura in cui è ammissibile, la critica cade quindi nel vuoto. 5.2 Nella prospettiva di contestare il comportamento senza scrupoli attribuito alla banda, il ricorrente si duole poi di arbitrio nell'accertamento dei fatti relativi alla rapina a danno di G.G.________. In sostanza, egli sostiene di non aver strattonato l'anziana donna, ma di averla solo sorretta visti i suoi problemi di deambulazione. Inoltre, contrariamente a quanto ritenuto in sede cantonale, la decisione di lasciare due pacchetti di sigarette alla vittima non era affatto un modo di calmarla per evitare che chiamasse aiuto immediatamente dopo la loro fuga, bensì un gesto fatto in suo favore per cercare di diminuire la sofferenza causatale. 5.2.1 La censura lascia allibiti. Il ricorrente non può certo essere paragonato al leggendario ladro gentiluomo, come invece implicitamente cerca di sostenere, ove solo si consideri che, tra i quattro, l'insorgente era quello che voleva lasciare alla signora G.G.________ unicamente un pacchetto di sigarette. Secondo i vincolanti accertamenti di fatto dell'autorità cantonale (art. 105 cpv. 1 LTF) - qui non contestati - dopo essere entrato nell'abitazione, il ricorrente armato di mitraglietta si è diretto verso l'anziana donna, che stava guardando la televisione, mettendole per un attimo la mano sulla bocca per farla stare zitta. Ha trattenuto la vittima, puntandole l'arma contro e minacciandola di morte se non avesse tirato fuori i soldi. Mentre i suoi correi rovistavano nell'appartamento, egli ha continuato a tenere sotto minaccia la donna, le ha strappato il borsellino e l'ha accompagnata fino in cucina. Ha pure indicato alla vittima, sotto minaccia, che il colpo entrava da una parte e usciva dalla canna. E ancora, prima di fuggire, il ricorrente l'ha avvertita che se avesse chiamato la polizia, sarebbero tornati a ucciderla. Ciò posto, appare davvero sconcertante voler vedere nel dono di due pacchetti di sigarette ad G.G.________ un gesto magnanimo e disinteressato. In simili circostanze, a ragione la CCRP ha negato che la prima Corte fosse trascesa nell'arbitrio ritenendo la natura utilitaristica del gesto: più la signora aveva sigarette a disposizione, più sarebbe stata quieta e non avrebbe, almeno immediatamente, chiamato aiuto. Non va poi dimenticato che, sebbene abbia interpretato l'episodio delle sigarette in modo negativo, la Corte lo ha per finire definito del tutto marginale. Se il comportamento della banda è stato definito senza scrupoli, non è certo sulla base di questo solo episodio. Inoltre, visto quanto fatto subire alla vittima, anche volendo attribuire al loro gesto un carattere caritatevole, non sarebbe possibile inficiare la conclusione per cui la banda ha agito senza scrupoli. Su questo punto il gravame, al limite del temerario, va pertanto respinto. 5.2.2 Lo stesso dicasi per l'altro aspetto della censura sollevata. Come già osservato dalla CCRP, il ricorrente ha sorretto l'anziana vittima, ma non certo per carità cristiana, bensì per consentirle di trasferirsi in cucina per farle trovare ulteriore denaro. L'ultima autorità cantonale ha dunque a ragione negato che la prima Corte avesse arbitrariamente rifiutato di individuare in questo gesto una sorta di atto di cortesia nei confronti della malcapitata, e quindi un motivo di influire positivamente sulla commisurazione della pena. 5.3 Nel proseguio del suo gravame, il ricorrente puntualizza alcuni fatti relativi alla seconda rapina, senza tuttavia sostanziare arbitrio né spiegare in che modo le sue precisazioni possano essere determinanti per l'esito del procedimento (v. art. 97 cpv. 1 LTF e consid. 2). Non v'è pertanto motivo di entrare nel merito di tali critiche. L'insorgente lamenta pure un'arbitraria valutazione del certificato medico dell'ospedale L.________. Egli ammette di aver minacciato H.________, di aver fatto il movimento di carica e di aver puntato la mitraglietta alla testa della donna, ma contesta di averla picchiata. A mente del ricorrente, sulla base di un'erronea interpretazione del suddetto certificato, i giudici avrebbero arbitrariamente accertato che la vittima è stata colpita. Sennonché, già si è visto nel ricorso di A.________ che la critica non ha pregio. Su questo punto ci si può pertanto limitare a rinviare a quanto esposto al considerando 4.4 e dichiarare la censura infondata. 5.4 Il ricorrente si duole poi della violazione dell'art. 48 CP. Egli ha collaborato attivamente, ha ammesso le sue colpe senza riversarle sui suoi correi e si è scusato con le vittime. Prima della sua estradizione, ha talvolta minimizzato le proprie azioni e gettato maggiore colpa sugli altri due, ma dal momento in cui ha accettato di essere giudicato dalle autorità svizzere, egli si è assunto pienamente le proprie responsabilità. Ha compiuto tutto quanto a lui possibile, non si poteva esigere di più da parte sua. L'insorgente doveva pertanto essere posto a beneficio dell'attenuante del sincero pentimento. Per la CCRP, la prima Corte non ha ecceduto o abusato del proprio potere di apprezzamento considerando la collaborazione del ricorrente e le sue scuse alle vittime come fattori generali in suo favore nell'ambito dell'art. 47 CP, ma rifiutando di applicare l'attenuante specifica del sincero pentimento. L'ultima istanza cantonale ha inoltre evidenziato che, malgrado le sue ammissioni, anche lui come gli altri coaccusati ha cercato di minimizzare gli eventi, rispettivamente, di gettare la maggiore colpa sui suoi correi, quanto meno prima della sua estradizione. Orbene, così stando le cose, pure nel caso del qui ricorrente, non sussistono le premesse per applicare l'attenuante invocata. Atteso che l'insorgente ha negato di essere stato il primo a entrare nell'abitazione di G.G.________, che per diversi interrogatori ha affermato di non aver avuto le armi, che ha ammesso di aver minacciato H.________ solo dopo vari interrogatori in cui aveva negato di averlo fatto, non si scorge quel reale e profondo ravvedimento necessario per applicare l'art. 48 lett. d CP. Di conseguenza, non riconoscendo al ricorrente l'attenuante del sincero pentimento, la CCRP non ha violato il diritto federale e il gravame deve quindi essere respinto. 5.5 Nel contestare la pena inflittagli ritenuta troppo severa, il ricorrente rimprovera l'autorità cantonale per aver valutato negativamente la situazione di clandestinità in cui si trovava. Sarebbe arbitrario, continua l'insorgente, sostenere che chi lascia il proprio paese clandestinamente compie una scelta di illegalità che automaticamente lo porta a delinquere. Al momento di commisurare la pena, la Corte avrebbe invece dovuto considerare in senso attenuante la situazione di disagio che lo ha spinto ad abbondare il proprio paese e ad accettare di lavorare in nero per guadagnare di che vivere. 5.5.1 Nel valutare le colpe degli accusati, la prima Corte ha rimproverato loro di aver fatto una scelta di clandestinità, che è una scelta di illegalità, lasciando il loro paese per trasferirsi in Italia dove hanno dapprima alimentato quella piaga sociale che è il mercato nero del lavoro. Senza possibilità di socializzazione in Italia, non hanno esitato a venire in Svizzera solo e soltanto allo scopo di rubare. La CCRP ha poi precisato che, optando per la clandestinità, gli accusati - ricorrente compreso - si sono auto esclusi dalla società. Questa situazione li ha poi spinti a penetrare su suolo svizzero con l'unico scopo di fare razzie. L'ultima autorità cantonale ha infine osservato come, nel commisurare le pene, la prima Corte ha considerato in senso attenuante la loro difficile situazione economica e familiare (sentenza impugnata consid. 16 pag. 22). 5.5.2 Effettivamente il riferimento al periodo di clandestinità e di lavoro nero in Italia appare alquanto problematico, nella misura in cui viene instaurato un nesso tra clandestinità e delinquenza. Si deve tuttavia rilevare in questa sede che questo elemento ha avuto un influsso assai modesto sulla pena finalmente inflitta in prima istanza. Le difficili condizioni economiche, familiari e personali sono comunque state valutate in senso attenuante. La severità della pena è da ricondurre alla gravità della colpa, qualificata di inaudita. E questa colpa è stata valutata correttamente dall'autorità ticinese (v. supra consid. 3.6). La pena detentiva di otto anni irrogata al ricorrente si giustifica ampiamente anche senza il criticato e opinabile accenno alla sua situazione di clandestinità. Orbene, il ricorso non potendo trovare accoglimento con l'unico scopo di migliorare la motivazione senza che ciò abbia un'incidenza sull'entità della pena (v. DTF 120 IV 136 consid. 3a pag. 142; Bernard Corboz, La motivation de la peine, ZBJV 131/1995, pag. 30), la censura, seppur pertinente, va respinta. 5.6 L'insorgente critica poi l'autorità cantonale per non aver tenuto conto, nel commisurare la sua pena, del fatto che egli ha accettato di essere giudicato dalle autorità elvetiche, non opponendosi alla sua estradizione verso la Svizzera, contrariamente ai suoi correi. A seguito delle minacce proferite da A.________ e C.________, il ricorrente è stato viepiù trasferito in un carcere di massima sicurezza in Svizzera interna, dove non riusciva a comunicare a causa della lingua. Questi elementi avrebbero dovuto essere valutati in suo favore. Egli sostiene inoltre che la Corte avrebbe dovuto riconoscere maggior peso alla sua difficile vita anteriore, alle sue precarie condizioni economiche e alla sua scarsa scolarizzazione nonché alla sua collaborazione con le autorità inquirenti. Considerati correttamente, tutti questi elementi avrebbero giustificato una pena sensibilmente inferiore. Nella fattispecie, la pena detentiva di otto anni sarebbe arbitrariamente elevata e costituirebbe un eccesso del potere d'apprezzamento dei giudici. La censura è volta all'insuccesso. L'autorità cantonale ha infatti tenuto conto, al momento di pronunciare la pena, sia della vita anteriore, sia delle condizioni economiche e della scarsa scolarizzazione, sia della collaborazione, ciò che del resto il ricorrente non contesta. Non si scorge, e lo stesso insorgente non spiega, come questi elementi avrebbero dovuto spingere l'autorità cantonale a pronunciare una pena sensibilmente inferiore a quella concretamente irrogata. Non ci si deve dimenticare che la Corte ha definito la colpa di una gravità inaudita, osservando come il ricorrente deve rispondere di ben due rapine contro due anziane signore, di modalità al limite del crudele, di un'esposizione al pericolo che va a lambire l'ultima aggravante dell'art. 140 CP nonché di una disponibilità al crimine fuori del comune. Quanto poi al suo assenso all'estradizione e al suo trasferimento in un carcere della Svizzera interna, la prima Corte non ha mancato di rilevare tali fattori, descrivendo le circostanze degli arresti degli accusati (v. sentenza di primo grado pag. 31 segg.). L'omesso richiamo di questi elementi nel capitolo della sentenza dedicato alla commisurazione della pena non significa che non siano stati valutati nell'ambito dell'art. 47 CP. Difatti, si deve ammettere che, il giudizio penale formando un'unità, il giudice prenda in considerazione tutti gli elementi ivi contenuti al momento di commisurare la pena (Bernard Corboz, op. cit., pag. 24). Il fatto che l'autorità cantonale non abbia esplicitamente menzionato, nella motivazione della pena, la mancata opposizione all'estradizione e il trasferimento in un carcere della Svizzera interna significa unicamente che essa non ha accordato loro una grande importanza. Infondata, la censura va pertanto respinta. 5.7 Per finire, il ricorrente rimprovera l'autorità cantonale per non avere proceduto d'ufficio a valutare le pene comminate in casi analoghi prima di irrogare quella nel caso concreto. In sostanza, egli lamenta una disparità di trattamento e ritiene che la pena inflittagli sia il frutto di un eccesso e di un abuso del potere d'apprezzamento. 5.7.1 Per giurisprudenza invalsa, non spetta alla Corte di diritto penale del Tribunale federale vegliare affinché le singole pene corrispondano tra di loro scrupolosamente; tale controllo sarebbe contrario al principio dell'individualizzazione voluto dal legislatore. Quanto precede vale anche quando, per dimostrare un preteso insostenibile rigore della pena irrogata, il ricorrente invochi condanne pronunciate in situazioni da lui ritenute analoghe alla sua. Considerati gli innumerevoli fattori che intervengono nella commisurazione della pena, i paragoni con altre cause relative a circostanze di fatto diverse si rivela per lo più infruttuoso (DTF 128 IV 73 consid. 3g). In particolare, non è di regola sufficiente che il ricorrente citi uno o più casi in cui è stata irrogata una pena particolarmente clemente per pretendere un trattamento analogo, invocando il diritto alla parità di trattamento (DTF 120 IV 136 consid. 3a e rinvii). Il principio della legalità prevale del resto su quello dell'uguaglianza (DTF 124 IV 44 consid. 2c). 5.7.2 Inversamente da quanto preteso nel ricorso, il Tribunale federale non impone alle autorità cantonali di procedere a un raffronto con pene già comminate dalle stesse in casi analoghi. Questa Corte esige solo dal giudice, chiamato a giudicare dei correi di una medesima infrazione o dei coaccusati che hanno partecipato insieme al medesimo complesso di fatti criminali, che vegli a giustificare una diversità di pene inflitte agli interessati con una differenza di circostanze personali in funzione delle quali, conformemente all'art. 47 CP, la pena dev'essere individualizzata (v. DTF 120 IV 136 consid. 3b nonché, da ultimo, sentenza 6B_207/2007 del 6 settembre 2007 consid. 4.2.2 e rinvii). Ciò che nella fattispecie la Corte ticinese non ha mancato di fare, illustrando in modo compiuto le diverse colpe e spiegando le diverse pene irrogate. Del resto, lo stesso ricorrente non lamenta una disparità di trattamento con riferimento ai suoi coaccusati, bensì in relazione a precedenti casi, apparentemente analoghi, già giudicati dalla stessa Corte con pene a suo avviso manifestamente inferiori. L'insorgente si richiama in particolare a una decisione della Corte delle assise criminali emanata il 13 febbraio 2003 relativa a una rapina a un ufficio postale in cui le pene pronunciate non superavano i quattro anni e sei mesi. Orbene, il raffronto con il caso in esame non regge. A prescindere dal fatto che il ricorrente elenca solo le circostanze relative all'atto, tralasciando le circostanze personali degli autori, egli dimentica di dover rispondere non di una, ma ben di due rapine, di ripetuto furto aggravato, in parte tentato, ripetuto danneggiamento, ripetuta violazione di domicilio e di infrazione alla legge federale sulle armi. Per tacere del fatto che procedendo alle presunte analogie, il ricorrente si discosta dai fatti accertati senza arbitrio. Anche in questo caso la censura si palesa infondata e va quindi respinta nella misura in cui è ammissibile. 5.8 In definitiva, il ricorrente non menziona alcun elemento che l'autorità avrebbe omesso di ponderare nel commisurare la sua pena. La colpa di B.________ è stata definita, lo si ripete, di una gravità inaudita. La pena si situa nell'ampia cornice edittale prevista per i reati di cui si è reso colpevole e, sebbene severa, non lo è al punto da costituire un abuso o un eccesso del vasto potere d'apprezzamento del giudice del merito. 5.9 Da tutto quanto appena esposto risulta che il ricorso di B.________, infondato, va respinto nella misura della sua ammissibilità. Anche la domanda di assistenza giudiziaria e di gratuito patrocino dev'essere respinta, in quanto il gravame appariva sin dall'inizio privo di esito positivo (art. 64 cpv. 1 LTF). Ponendo a carico del ricorrente la spese giudiziarie (art. 66 cpv. 1 e 5 LTF), si tiene comunque conto della sua situazione finanziaria (art. 65 cpv. 2 LTF).