Citation: 4C.365/2002 14.03.2003 E. 3.1

La convenuta ha sostenuto in sede cantonale che l'attrice aveva sottoscritto il contratto di appalto sottacendo alla controparte di non essere in grado di finire i lavori per il termine concordato. Sulla scorta delle emergenze processuali, la Corte cantonale ha tuttavia stabilito che non è affatto dimostrato che tale scadenza non potesse essere rispettata, procedendo se del caso a modifiche organizzative; né è provato che l'attrice, al momento della sottoscrizione del contratto, fosse consapevole dell'impossibilità di rispettare i termini di consegna dell'opera, rilevato anche che l'impresa si era impegnata a rifondere alla controparte importanti penalità per ogni eventuale ritardo nei lavori. Da ciò l'ultima istanza cantonale ha dedotto l'assenza sia di qualsiasi intenzione dolosa dell'attrice (art. 28 CO), sia di un valido motivo di rescissione del contratto ai sensi dell'art. 366 cpv. 1 CO, tanto più che il tempestivo inizio dei lavori di preparazione del cantiere è incontestato. Su questo punto l'appello della convenuta era inoltre già stato respinto per il fatto che, da un lato, prima di recedere dal contratto, essa aveva omesso di mettere in mora la controparte richiamandola ai propri doveri in merito ai termini di consegna e che, dall'altro, non vi erano i presupposti per poter fare astrazione dalla fissazione di un termine giusta l'art. 108 CO; nel ricorso per riforma la convenuta non ha peraltro più contestato queste argomentazioni. Non essendovi gravi motivi giustificanti la disdetta dal contratto, i giudici ticinesi hanno pure escluso che la convenuta potesse prevalersi dell'opinione dottrinale per la quale l'appaltatore il cui contratto è stato rescisso per motivi gravi a lui ascrivibili non potrebbe pretendere alcun indennizzo fondato sull'art. 377 CO (Gauch, Der Werkvertrag, 4a. ediz., Zurigo 1996, n. 572). L'insorgente afferma che con queste argomentazioni il Tribunale d'appello avrebbe gravemente violato il principio della buona fede, come pure gli art. 366 cpv. 1 CO, e, in via subordinata, gli art. 366 cpv. 2 CO e 377 CO. Criticando nuovamente l'atteggiamento ambiguo, contraddittorio e stravagante avuto dell'attrice nel contesto della conclusione del contratto d'appalto, la convenuta dimentica però che nell'ambito del ricorso per riforma il Tribunale federale è vincolato dagli accertamenti di fatto e dall'apprezzamento delle prove delle istanze cantonali. La censura, che si riferisce in ampia misura ai fatti ricordati, difetta della necessaria motivazione (v. consid. 1.2 supra) e risulta pertanto irricevibile.