Citation: 4P.194/2003 06.02.2004 E. 4

Nella prima parte del suo allegato il ricorrente ripropone le censure di natura procedurale già sollevate dinanzi alla Corte cantonale, cui rimprovera l'applicazione arbitraria del diritto processuale ticinese. 4.1 In primo luogo egli ribadisce la tesi secondo la quale l'appello principale avrebbe dovuto venire dichiarato nullo in applicazione dell'art. 309 cpv. 5 CPC/TI, siccome carente della formale dichiarazione di appellare (art. 309 cpv. 2 lett. d CPC/TI). La Corte cantonale ha respinto questo argomento rilevando come, in concreto, sia l'intestazione che il petitum d'appello permettevano di comprendere in maniera non equivoca quali fossero i dispositivi del giudizio di primo grado impugnati, prova ne sia anche il fatto che il ricorrente ha potuto esprimersi al riguardo e non ha allegato né dimostrato di aver subito alcun pregiudizio da tal modo di procedere. Gli argomenti dei giudici cantonali sono senz'altro sostenibili. Dichiarare nullo l'appello in assenza di una formale dichiarazione di appellare quando questa risulta manifesta ed inequivocabile dal tenore dell'allegato costituirebbe infatti un formalismo eccessivo (cfr. DTF 125 I 166 consid. 3a). Un simile provvedimento si giustificherebbe solamente nel caso in cui alla controparte fosse derivato un pregiudizio, in particolare qualora essa non avesse avuto l'opportunità di tutelare adeguatamente i propri diritti. Questa eventualità non si è verificata nel caso in esame né il ricorrente pretende il contrario dinanzi al Tribunale federale. Egli stravolge in maniera inammissibile il senso delle considerazioni dei giudici ticinesi allorquando sostiene ch'essi vorrebbero - in sostanza - subordinare la nullità dell'appello alla prova di un pregiudizio dalla parte che l'assevera. Si tratta di una tesi priva di ogni fondamento. 4.2 In secondo luogo il ricorrente contesta la decisione di prescindere dall'assunzione dei documenti da lui allegati all'appello adesivo così come quella di confermare la reiezione dell'istanza di assunzione suppletoria di prove pronunziata dal Pretore il 3 maggio 1997. 4.2.1 Nel giudizio impugnato la Corte cantonale ha respinto, in applicazione dell'art. 321 CPC/TI, la richiesta volta all'acquisizione agli atti dei citati documenti e si è rifiutata di assumerli d'ufficio giusta l'art. 322 CPC/TI, poiché lo scopo di questa norma non è quello di supplire alle negligenze delle parti nel loro dovere di proporre le prove secondo le modalità stabilite dal codice. La Corte ha infatti rilevato come la produzione di gran parte di quei documenti fosse già stata respinta dal Pretore con un'argomentazione pertinente - cui ha rinviato - nell'ambito di una domanda di assunzione suppletoria di prove. Secondo il ricorrente i giudici ticinesi, oltre ad avere violato le norme di procedura cantonale sui requisiti formali dell'appello (art. 321 e 322 CPC/TI), sull'assunzione suppletoria di prove nonché sulla motivazione delle sentenze (art. 285 cpv. 2 lett. e CPC/TI), avrebbero pregiudicato il suo diritto di essere sentito (art. 29 cpv. 2 Cost.), impedendogli di fornire prove a sostegno delle proprie pretese. 4.2.2 Ancora una volta i suoi argomenti sono pretestuosi. È vero che il diritto di essere sentito in senso lato include anche il diritto di richiedere l'assunzione di prove. Tale facoltà presuppone tuttavia che i mezzi di prova di cui è stata chiesta l'assunzione - mediante una domanda formulata nelle forme e nei modi prescritti dalla legge cantonale - siano necessari per constatare una circostanza di fatto determinante ai fini del giudizio (DTF 126 I 15 consid. 2a/aa con rinvii). In concreto questo presupposto non risulta ossequiato per stessa ammissione del ricorrente , il quale - a pag. 8 del suo allegato - dichiara: "l'assunzione del documento in questione non ha più rilevanza, ritenuto come già il giudice di prime cure aveva ritenuto sufficientemente comprovate le poste di danno asserite dal ricorrente". In queste circostanze gli argomenti del ricorrente non necessitano di venir ulteriormente approfonditi. 4.3 In quanto rivolto contro l'applicazione del diritto processuale ticinese il ricorso di diritto pubblico va dunque respinto.