Citation: 4P.113/2005 24.10.2005 E. 9

Il ricorrente sottace che il documento su cui fonda la sua tesi - versato agli atti sub doc. 1 - è una copia della notifica di cessione inviata a A.________ il 24 aprile 2000, che B.________ e C.________, quale "cessionario per accordo", hanno sottoscritto il 9 agosto 2000 in occasione dell'incontro che ha avuto luogo presso lo studio legale dell'avv. F.________. 9.1 Ora, stando a quanto stabilito nella querelata pronunzia, lo stesso ricorrente nell'atto d'appello ha esplicitamente ammesso che questo documento non costituisce una cessione. Su questo punto l'impugnativa è silente. 9.2 Il ricorrente si concentra infatti perlopiù su quanto accaduto il 9 agosto 2000, proponendo una versione dei fatti - già presentata al consid. 5 - diversa da quella contenuta nel giudizio cantonale, qui di seguito esposta e confrontata con le critiche ricorsuali. Tenuto conto delle dichiarazioni dei testi D.________ e E.________ - e non solo del teste E.________, come sostenuto nel ricorso - i giudici ticinesi hanno accertato che l'incontro del 9 agosto 2000 era stato organizzato allo scopo di ottenere il rimborso del credito e non per effettuare una nuova cessione. Va detto che dinanzi al Tribunale federale nemmeno il ricorrente pretende che l'oggetto dell'incontro fosse la cessione; egli sostiene che la riunione mirava a stabilire chi fosse il legittimo creditore, prima di procedere al rimborso. Sennonché questa tesi non solo non induce ad ammettere automaticamente la volontà di procedere ad una cessione ma, contrariamente a quanto sembra ritenere il ricorrente, nemmeno appare inconciliabile con l'accertamento contenuto nella sentenza impugnata: è infatti comprensibile che prima di procedere al rimborso si volesse chiarire la titolarità del credito. Per quanto concerne la sottoscrizione del doc. 1 da parte di B.________ e C.________, la Corte cantonale ha stabilito, sulla scorta della deposizione di E.________ e dell'interrogatorio formale di B.________, che essa era avvenuta su domanda dell'avvocato, il quale aveva chiesto loro di firmare una copia del documento per i suoi atti. Né l'avvocato, né gli altri testi presenti all'incontro - stando a quanto si evince dal querelato giudizio - hanno mai affermato che la sottoscrizione di quel documento potesse essere avvenuta con altre finalità di quelle indicate dai giudici ticinesi. Nel suo allegato il ricorrente pretende il contrario e rimprovera alla Corte di aver trascurato le altre deposizioni, ma si guarda bene dall'indicare con precisione quali testi avrebbero esplicitamente confermato le sue asserzioni. Alla luce di quanto appena esposto, la Corte cantonale ha negato di poter ammettere che il ricorrente abbia provato l'esistenza di una nuova cessione a favore di C.________. 9.3 La conclusione dei giudici ticinesi appare sostenibile. Qualora la volontà delle parti fosse stata quella di stipulare una nuova cessione con il medesimo tenore di quella del 24 aprile 2000, nel frattempo decaduta, non si vede per quale motivo essi abbiano omesso di apporre sull'atto, oltre alla loro firma, anche la nuova data. Decisivo è comunque il fatto - visto che secondo il diritto italiano la cessione avrebbe potuto avvenire anche oralmente - che nessuno dei testi sentiti in istruttoria e presenti all'incontro del 9 agosto 2000 ha dichiarato che in tale occasione B.________ avrebbe espresso la volontà di cedere (nuovamente) il credito a C.________. Nonostante quanto asseverato nel suo allegato, il ricorrente non è stato in grado di addurre la prova del contrario. Nulla muta, infine, il fatto che negli scritti indirizzati il 1° dicembre 2000 al ricorrente, all'avv. F.________ e a C.________, così come in quello spedito il 13 gennaio 2001 a C.________, l'opponente abbia comunicato che la cessione era da considerarsi nulla e mai avvenuta. Nessuna di queste missive fa infatti esplicito riferimento alla pretesa cessione del 9 agosto 2000. Per contro, nella lettera indirizzata a C.________ nel gennaio 2001 si accenna alla decadenza della cessione per il mancato verificarsi della condizione pattuita, ciò che si riferisce inequivocabilmente alla cessione del 24 aprile 2000, dato che quella del 9 agosto 2000 - a dire del ricorrente - sarebbe stata incondizionata.