Citation: I 816/02 04.05.2004 E. 3

Ai considerandi della pronunzia commissionale può essere prestata adesione pure nella misura in cui essa, in applicazione dei principi ricordati, ha ritenuto che nel periodo intercorso tra l'epoca del riconoscimento della rendita e quella della decisione impugnata, con cui la prestazione è stata soppressa, l'invalidità del ricorrente, affetto da patologie diverse, sia diminuita ad un tasso inferiore al 50%, quindi non più pensionabile, atteso che, secondo l'art. 28 cpv. 1ter LAI, applicabile in concreto, le rendite per un grado d'invalidità inferiore al 50% sono versate solo ad assicurati che sono domiciliati e dimorano abitualmente in Svizzera. I primi giudici, prendendo a base le affidanti certificazioni peritali 2 luglio e 1° ottobre 2001 dei medici della Clinica X.________, fondate sull'insieme della documentazione sanitaria contenuta agli atti, nonché su una visita dell'assicurato tenutasi dal 5 al 7 giugno 2001, hanno illustrato in modo convincente come l'interessato all'epoca decisiva del provvedimento in lite, e perlomeno a partire dalla data degli esami effettuati presso la clinica X._______, a prescindere dall'eventuale esigibilità di una ripresa del precedente lavoro di muratore, fosse in grado di svolgere a tempo pieno attività leggere confacenti, atte a permettergli di conseguire, come risulta dal raffronto dei redditi operato a norma dell'art. 28 cpv. 2 LAI, un guadagno tale da escludere un'invalidità di misura pensionabile. A ciò nulla muta il referto 28 giugno 2002 del dott. W.________, prodotto con il gravame di primo grado e attestante un'inabilità superiore ai due terzi anche in attività di tipo leggero. I primi giudici hanno spiegato in modo logico e persuasivo perché si sono basati sulle risultanze della perizia esperita dagli specialisti della clinica vallesana piuttosto che su quelle di cui al rapporto di parte allestito dal predetto sanitario. La querelata pronunzia, la quale, d'altronde, contrariamente a quanto sembra sostenere il ricorrente, non tiene conto della documentazione fotografica pervenuta anonimamente nelle mani dell'amministrazione, nemmeno appare censurabile nella misura in cui i primi giudici hanno rinunciato all'allestimento di ulteriori indagini mediche, ritenendo, a giusta ragione, che l'incarto già contenesse tutti gli elementi utili per la decisione. Per quel che riguarda, infine, la vecchia prassi giudiziaria ticinese, cui il ricorrente allude e per la quale, sino al 2000, il presunto reddito da invalido realizzabile, su un mercato del lavoro equilibrato, da lavoratori poco o non qualificati in attività confacenti allo stato di salute era valutata secondo criteri uniformi e senza particolare riferimento alle circostanze concrete in fr. 35'000.- annui, vuol essere rilevato che questa Corte, dopo non essersi, in un primo momento, opposta, l'ha, in una fase successiva, ritenuta illegittima (vedi fra le altre sentenza 7 novembre 2003 in re A., U 159/00, consid. 3.2.3).