Citation: 4A_3/2016 E. 4.2

4.2. Come indicato nel precedente considerando 3.1, esclusa la possibilità di presentare nuove allegazioni giusta l'art. 78 CPC/TI o di intervenire in appello (art. 317 cpv. 2 CPC), nel caso in esame la Corte cantonale ha riformato il giudizio di prima istanza e respinto le richieste del qui ricorrente: da un lato, perché davanti a pretese sorte in lire italiane, aveva domandato la condanna della convenuta al pagamento di un importo in franchi svizzeri; d'altro lato, poiché davanti alla richiesta di condanna al pagamento di un importo in franchi svizzeri, il Pretore aveva illecitamente espresso un giudizio in euro. Ora, contrariamente a quanto rilevato dall'insorgente - che considera che il Pretore abbia a ragione interpretato il petitum emettendo un giudizio che, "nella sostanza", è conforme all'art. 84 CO - la conclusione tratta dalla Corte cantonale non presta il fianco a critica alcuna. Come indicato in precedenza, egli ha infatti adito le autorità giudiziarie, facendo valere crediti sorti in valuta straniera (lire italiane), postulando erroneamente la condanna della convenuta al pagamento di un importo in franchi svizzeri, di modo che la sua domanda andava respinta, poiché la legge non gli dava nessun diritto di scelta (art. 84 CO; DTF 134 III 151 consid. 2.2 pag. 154). Nel contempo, davanti alla richiesta formulata in franchi svizzeri, il Pretore non poteva nemmeno d'ufficio riconoscere il pagamento di un importo in euro (sentenza 4A_391/2015 del 1° ottobre 2015 consid. 3).