Citation: 6B_1295/2016 E. 2.2

2.2. Con riferimento alla sentenza emanata nell'ambito del contenzioso civile conseguente al licenziamento con effetto immediato, la CARP ha accertato che in seno alla società tutti i venditori disponevano di un proprio conto denominato "passante" o "privato", su cui confluiva il denaro dei clienti che non desideravano una fattura a loro intestata: alla consegna della merce i clienti la pagavano in contanti all'autista o al venditore, che poi consegnava quanto incassato alla ditta, e la fattura veniva emessa come se l'acquirente fosse un passante o un dipendente della società medesima. Sempre da detta sentenza, hanno aggiunto i giudici cantonali, risulta poi che l'accusatore privato, mentre era ancora alle dipendenze della società, ha ricevuto due importi: sul primo ha esercitato il proprio diritto alla compensazione, mentre è stato condannato alla restituzione del secondo, costituendo lo stesso una parte di quanto incassato sul conto "privato" o "passante" non riversato alla propria datrice di lavoro e non compensato con il proprio credito. Per la CARP, sapendo il ricorrente che l'accusatore privato disponeva di un "conto clienti" o "conto di passaggio", prima di incolparlo di furto o di appropriazione indebita degli importi corrisposti su questo conto, non ancora trasferiti alla ditta, avrebbe dovuto procedere a degli approfondimenti, verificando le somme e chiedendogli spiegazioni. In ogni caso, l'autorità cantonale non ha ravvisato nel dipendente l'intenzione di appropriarsi indebitamente di quanto incassato. La CARP, con riferimento all'accusa di furto o di appropriazione indebita, ha dunque negato che l'insorgente abbia proferito le affermazioni diffamatorie in buona fede, non avendo egli elementi sufficienti per legittimarle.