Citation: 6P.182/2004 02.05.2005 E. 2

2. Ricorso di diritto pubblico (6P.182/2004) 2.1 Introdotto in tempo utile per violazione di diritti costituzionali, avverso una decisione finale della suprema istanza del Cantone, il ricorso è in linea di massima ricevibile in virtù degli art. 84 cpv. 1 lett. a, 86 cpv. 1 e 89 cpv. 1 OG. La legittimazione dell'insorgente è pacifica. 2.2 Il ricorso di diritto pubblico sottostà a severe esigenze di motivazione. Il ricorrente deve indicare, oltre ai fatti essenziali, i diritti costituzionali che pretende lesi e deve spiegare in cosa consiste la violazione (art. 90 cpv. 1 lett. b OG; sul cosiddetto "principio dell'allegazione" in generale v. DTF 117 Ia 393 consid. 1c). In altri termini, il gravame deve sempre contenere una chiara ed esauriente motivazione giuridica dalla quale si possa dedurre se, ed in quale misura, la decisione impugnata leda i diritti costituzionali invocati dalla parte insorgente (DTF 127 I 38 consid. 3c; 126 I 235 consid. 2a). La cognizione del Tribunale federale è dunque limitata alle censure di natura costituzionale esplicitamente sollevate e correttamente motivate dal ricorrente. 2.3 Il ricorrente contesta sia la condanna per ripetuta disobbedienza a decisioni dell'autorità che quella per danneggiamento: in relazione alla prima egli lamenta una violazione del diritto all'uguaglianza giuridica, del divieto dell'arbitrio e del diritto di essere sentito; in relazione alla seconda una violazione del divieto dell'arbitrio. Per quanto riguarda le pretese violazioni del diritto all'uguaglianza e del diritto di essere sentito il ricorrente si limita ad un loro fugace richiamo senza spiegare perché la sentenza impugnata violerebbe tali diritti costituzionali. In merito a queste censure il ricorso risulta pertanto inammissibile per carenza di motivazione (art. 90 cpv. 1 lett. b OG). L'unico profilo costituzionale esaminabile è dunque quello dell'arbitrio giusta l'art. 9 Cost. 2.4 In ordine alla condanna per ripetuta disobbedienza a decisioni dell'autorità il ricorrente sostiene che gli ultimi giudici cantonali sono incorsi in arbitrio omettendo di considerare nell'accertamento dei fatti "tutta una serie di elementi probatori e documentali, fra cui non meno di tre sentenze giudiziarie", idonei ad escludere la sussistenza dell'intenzione soggettiva di sottrarsi alle decisioni dell'autorità e di non obbedire alle stesse. 2.4.1 Secondo la CCRP il ricorrente non poteva contare in buona fede sulla correttezza del proprio operato. Nonostante l'ordine impartitogli dal Pretore con comminatoria penale, il ricorrente non ha provveduto alla rettifica del muro di confine. Le domande presentate con successo all'autorità amministrativa, volte alla demolizione prima parziale e poi integrale di tale manufatto, vanno distinte dall'ordine pretorile, il quale indicava chiaramente come il muro dovesse essere non abbattuto bensì rinforzato. Di fronte al chiaro decreto del Pretore, confermato dal Tribunale d'appello, egli non poteva semplicemente reputare l'ingiunzione senza oggetto, a maggior ragione in considerazione del fatto che la successiva risoluzione del Municipio di Agno, che gli aveva adombrato alternativamente la demolizione del muro, non contrastava con l'univoco ordine della magistratura civile. 2.4.2 In base all'art. 9 Cost. ognuno ha diritto d'essere trattato senza arbitrio dagli organi dello Stato. I criteri di applicazione di questo diritto fondamentale sono oggetto di una consolidata giurisprudenza, da ultimo illustrata in DTF 129 I 8 consid. 2.1 nonché 127 I 54 consid. 2b, alla quale si rinvia, ribadendo come in ambito di apprezzamento delle prove il Tribunale federale lascia alle autorità cantonali ampio potere, intervenendo solo ove tale apprezzamento sia del tutto erroneo, insostenibile o frutto di svista manifesta. 2.4.3 Questi estremi non sono in concreto perfezionati. Il materiale probatorio, che secondo il ricorrente sarebbe stato arbitrariamente trascurato dagli ultimi giudici cantonali, non è idoneo ad intaccare la fondatezza della decisione impugnata, soprattutto in considerazione del fatto che la stessa CCRP, in data 27 novembre 2001, aveva respinto un ricorso per cassazione presentato da R.________ contro la sentenza 23 ottobre 2001 del Pretore di Lugano che lo condannava per ripetuta disobbedienza a decisioni dell'autorità proprio in relazione al medesimo ordine della magistratura civile. A fronte di una simile condanna per fatti analoghi il ricorrente non poteva in buona fede ritenere che l'ingiunzione pretorile fosse caduca, solo perché parallelamente aveva avviato una differente procedura edilizia, senza però mai sincerarsi, come giustamente rileva la CCRP, se la sostanza di tale procedura fosse compatibile con la precedente ed inequivocabile diffida del Pretore. Non giovano al ricorrente nemmeno le allegate decisioni di non luogo a procedere per il periodo dal 25 febbraio 2003 al 7 aprile 2003 (v. sopra al punto D), dato che si riferiscono ad un arco temporale successivo a quello qui in esame e come tali non possono comportare effetto pregiudiziale nella valutazione di fatti antecedenti. Tanto più che il sopravveniente crollo del muro, come si vedrà meglio al consid. 3.3, costituisce un incisivo spartiacque fra le due procedure penali. Infine il fatto che il Municipio di Agno, nella sua risoluzione 3/4 maggio 1999, abbia proposto anche l'alternativa della demolizione per ovviare ai pericoli di crollo esistenti, non ha influenza sul contenuto dell'ordine pretorile. Le decisioni dell'autorità civile vanno distinte da quelle dell'autorità amministrativa, le quali sono volte alla tutela di interessi pubblici (v. ad es. Ulrich Häfelin/ Georg Müller, Allgemeines Verwaltungsrecht, 4a ed., Zurigo/ Basilea/ Ginevra 2002, pag. 52 e segg., ed in part. pag. 53 n. 255; Adelio Scolari, Diritto amministrativo, Parte generale, 2a ed., Cadenazzo 2002, n. 82, pag. 54); qui in esame è invece solo la conformità della condotta del ricorrente ad un'ingiunzione emanata in esito ad un contenzioso giusprivatistico, e quindi primariamente a tutela di interessi privati (v. DTF 120 II 412 consid. 1b), seppur qualificati dal rafforzamento mediante comminatoria penale. 2.4.4 Su questo punto il ricorso va dunque respinto siccome infondato. 2.5 Per quanto riguarda la censura di arbitrio in relazione alla condanna per danneggiamento, il ricorrente sostiene che da nessuno degli atti dell'incarto risulta l'effettiva dimensione economica del danno che si pretende causato alla parte civile: "in particolare, il decreto di accusa non indica quali siano i documenti reali ed effettivi cagionati al mappale n. yyy RFD Agno" e non hanno ovviato a questa lacuna né il Procuratore pubblico né la parte civile, "cui comunque incombeva ogni onere probatorio". Per quanto attiene invece ai presupposti di ordine soggettivo, il ricorrente afferma che la CCRP ha ritenuto a torto la sussistenza di dolo eventuale, fondandosi su accertamenti incompleti, omissivi, arbitrari e contraddetti dagli atti. 2.5.1 La CCRP non ha affrontato la questione dell'entità finanziaria del danno, dando comunque come acquisito il fatto, di per sé non contestato nemmeno dal ricorrente, che nella notte tra il 14 e il 15 novembre 2002 il muro è effettivamente crollato, invadendo la particella del vicino. Dal profilo probatorio vi sono dunque sufficienti elementi per giudicare, senza incorrere in arbitrio, se la fattispecie oggettiva dell'art. 144 CP sia adempiuta. La quantificazione esatta del danno, comunque pacificamente superiore ai limiti di un reato di poca entità ex art. 172ter CP (v. DTF 123 IV 113 consid. 3d pag. 119), non ha influenza sul punto penale della vertenza, ma lo avrebbe semmai su quello civile qui tuttavia non sollevato. Anche da questo profilo il ricorso risulta quindi infondato e va respinto. 2.5.2 Per il resto la CCRP rileva dapprima come il Pretore avesse ordinato nel 1996 di consolidare il muro in questione esistendo già allora seri timori di crollo, per cui affermare in simili circostanze che il crollo verificatosi nella notte tra il 14 e il 15 novembre del 2002 non sarebbe correlato alle omissioni del ricorrente non è serio. Inoltre quest'ultimo non poteva ignorare che, in caso di inottemperanza a quanto richiesto dal giudice civile, il muro potesse crollare e danneggiare la proprietà contigua. La CCRP conclude pertanto che il ricorrente ha agito con dolo eventuale, avendo perlomeno accettato l'eventualità che il muro potesse rovinare. 2.5.3 Contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente, tale conclusione non è frutto di arbitrario accertamento dei fatti. Che il muro fosse pericolante, specialmente a diversi anni di distanza dall'ingiunzione pretorile, non può ragionevolmente venire messo in dubbio, né si può ritenere che il ricorrente non ne fosse cosciente. È inoltre pacifico che se il ricorrente avesse eseguito il chiaro e circostanziato ordine della magistratura civile, il muro in questione non sarebbe crollato. Scegliendo di non eseguirlo come tale, ma di adottare strategie edilizie alternative, amministrativamente più complesse e dispendiose di tempo, egli ha consapevolmente accettato il rischio, come conseguenza eventuale della propria condotta, che si verificasse l'evento dannoso in questione. Anche su questo punto il gravame va dunque respinto.