Citation: 6S.135/2003 19.06.2003 E. 3

Si rende colpevole di violazione del dovere d'assistenza o educazione ai sensi dell'art. 219 CP chiunque viola o trascura il suo dovere d'assistenza o educazione verso un minorenne e in tal modo ne espone a pericolo lo sviluppo fisico o psichico. L'art. 219 CP protegge lo sviluppo fisico e psichico delle persone di età inferiore ai 18 anni (DTF 126 IV 136 consid. 1b). Si tratta di un reato di messa in pericolo concreta, per cui non è necessario che il comportamento del reo sfoci in un risultato, ovvero in una lesione dell'integrità fisica o psichica del minore. Tuttavia non è sufficiente che si verifichi solamente la possibilità astratta di una lesione, ma è necessario che la stessa sia perlomeno verosimile nel caso concreto (DTF 125 IV 64 consid. 1a pag. 68 s.). 3.1 La questione del concorso ideale tra l'art. 219 CP e le fattispecie riguardanti la protezione dell'integrità sessuale ha dato luogo ad un dibattito dottrinale su cui il Tribunale federale ha avuto occasione di chinarsi recentemente in DTF 126 IV 136 consid. 1c. In quella sede si è stabilito che laddove l'atto di ordine sessuale costituisce un reato di coazione sessuale (art. 189 CP) o di violenza carnale (art. 190 CP) il concorso con l'art. 219 CP è imperfetto, per cui l'art. 219 CP viene assorbito dalle fattispecie a protezione dell'integrità sessuale. 3.2 Il ricorrente sostiene che questa giurisprudenza debba applicarsi anche nel caso di specie (ricorso pag. 6). A torto. La CCRP ha infatti ribadito come egli non sia stato riconosciuto colpevole di ripetuta violazione del dovere d'assistenza o educazione per i reati di natura sessuale in quanto tali, ma per i suoi metodi educativi autoritari, brutali ed intimidatori (sentenza impugnata pag. 3). Si configura dunque concorso reale, e non ideale come erroneamente sostenuto nel ricorso, visto che il ricorrente ha posto in essere più reati con più azioni. Egli aveva creato un clima di vero e proprio terrore all'interno della sua famiglia, di cui hanno gravemente patito non solamente le due figlie vittime dei reati di natura sessuale, ma anche il piccolo D.________ che è stato risparmiato dalle violenze sessuali ma non da quelle fisiche e psichiche lungamente imposte ai suoi famigliari. In questo senso l'autorità cantonale ha giustamente ammesso il concorso fra queste fattispecie. 3.3 La questione dell'eventuale concorso fra l'art. 219 CP ed il reato di incesto ai sensi dell'art. 213 CP - che non era nemmeno in discussione in DTF 126 IV 136 - può essere lasciata aperta. Il ricorrente ha infatti omesso di motivare questo punto, limitandosi ad un fugace richiamo all'art. 213 CP (ricorso pag. 4 n. 4), che non ottempera in alcun modo all'obbligo di giustificazione delle conclusioni previsto all'art. 273 cpv. 1 lett. b PP. In ambito di ricorso per cassazione non è quindi possibile entrare nel merito della questione. 3.4 Per quanto riguarda le censure relative alle circostanze di fatto che hanno dato luogo alla contestata condanna (ricorso pag. 5 e seg.), si rileva trattarsi di considerazioni appellatorie sulle quali, per i già esposti motivi di ordine formale (cfr. supra consid. 1), non si può entrare nel merito a fronte di un ricorso per cassazione (art. 273 cpv. 1 lett. b PP e art. 277bis cpv. 1 PP). 3.5 Condannando il ricorrente anche in base all'art. 219 CP l'autorità cantonale non ha dunque violato il diritto federale per cui su questo punto il gravame è da respingere nella misura in cui è ammissibile.