Citation: 5A_136/2022 E. 3.2.4

3.2.4. Sempre in diritto, la ricorrente considera che il rifiuto del gratuito patrocinio costituirebbe "un chiaro tentativo da parte dello Stato del Canton Ticino di privare la ricorrente, sprovvista di mezzi necessari, ad accedere al sistema giudiziario in maniera gratuita (...) al fine di vedersi riconosciuto un risarcimento dei danni realmente e concretamente patito in seguito alle condotte illecite poste in essere dalla convenuta". A suo dire, la decisione di inammissibilità della petizione, confermata dall'autorità cantonale, rappresenterebbe quindi un diniego di giustizia formale poiché le impedisce di proseguire l'azione risarcitoria in sede giudiziaria (e nemmeno si pronuncia sulle istanze di adozione di provvedimenti cautelari, del 10 marzo 2020 e del 27 aprile 2020, presentate nel quadro di tale azione). La suesposta critica appare in larga misura rivolta contro le decisioni pretorili del 30 giugno 2020 e 30 giugno 2021 e non contro la sentenza dell'ultima istanza cantonale del 18 gennaio 2022 (unica qui impugnabile, v. art. 75 cpv. 1 LTF). La ricorrente dimentica così di confrontarsi con la - pertinente - argomentazione sviluppata da tale autorità cantonale, secondo cui ella non può più rimettere in discussione la decisione pretorile 30 giugno 2020 di diniego del gratuito patrocinio, ormai cresciuta in giudicato. Occorre poi sottolineare quanto segue. Un'autorità commette un diniego formale di giustizia proibito dall'art. 29 cpv. 1 Cost. se, contrariamente a quanto avrebbe dovuto fare, non entra nel merito di una vertenza che le è stata sottoposta nei termini e nelle forme previsti dalla legge (DTF 142 II 154 consid. 4.2; 135 I 6 consid. 2.1; 134 I 229 consid. 2.3). Conformemente all'art. 29a Cost., ognuno ha diritto, nelle controversie giuridiche, al giudizio da parte di un'autorità giudiziaria, la quale deve potere vagliare la causa con pieno potere cognitivo (DTF 144 I 181 consid. 5.3.2.1). La garanzia dell'art. 29a Cost. sussiste tuttavia unicamente entro i limiti dell'ordinamento procedurale vigente e non impedisce di per sé di fare dipendere l'entrata nel merito di un rimedio giuridico dall'adempimento delle abituali condizioni di ammissibilità (DTF 143 I 344 consid. 8.2; 143 I 227 consid. 5.1; 137 II 409 consid. 4.2), come - in concreto - il versamento di una cauzione per spese ripetibili (v. art. 101 cpv. 3 CPC). La decisione dell'autorità cantonale di confermare l'irricevibilità della petizione non viola pertanto né l'art. 29 né l'art. 29a Cost. Quanto al rimprovero mosso all'autorità cantonale di non essersi pronunciata sulla mancata evasione, da parte del Pretore, delle istanze cautelari del 10 marzo 2020 e del 27 aprile 2020, esso appare irricevibile già per il fatto che la ricorrente non si premura di indicare con precisione dove, nel suo rimedio cantonale, si sarebbe prevalsa di tale censura. Nella misura in cui è ammissibile, la censura è infondata.