Citation: 4A_355/2018 E. 3

La Corte d'appello ha anzitutto riassunto i fondamenti della responsabilità degli organi della società anonima verso i creditori secondo gli art. 754 segg. CO, evidenziando in particolare la distinzione tra danno diretto e danno indiretto. Essa ha in seguito stabilito, sovvertendo il giudizio del Pretore, che non erano date le condizioni che permettessero all'attrice di pretendere dai convenuti il risarcimento del danno diretto. Questo aspetto del giudizio cantonale non è oggetto d'impugnazione davanti al Tribunale federale. Per i giudici ticinesi l'attrice avrebbe quindi dovuto agire per la riparazione del danno subito dalla società. Dopo avere messo in dubbio ch'essa avesse "esplicitato in modo sufficientemente chiaro" tale pretesa in sede di appello, essi hanno osservato che in ogni caso l'attrice non aveva né spiegato, contravvenendo all'art. 311 cpv. 1 CPC, né soprattutto dimostrato "se e come a suo tempo avesse validamente sostanziato e poi comprovato il pregiudizio in tal modo da risarcirle e il necessario nesso di causalità". La Corte d'appello ha ricordato che il danno indiretto (recte: il danno diretto subito dalla società fallita) consiste nell'aumento dello scoperto intervenuto tra il momento in cui il fallimento avrebbe dovuto essere pronunciato se gli organi avessero adempiuto i propri doveri e quello in cui è stato effettivamente dichiarato. I calcoli, ha spiegato, vanno effettuati con i valori di liquidazione; la parte attrice li deve provare in linea di principio mediante una perizia, sotto pena di un giudizio a suo sfavore in applicazione dell'art. 8 CC. La Corte ticinese ha stabilito che l'attrice non aveva fornito tale prova; si era "limitata ad esporre e ad azionare il proprio danno con l'azione individuale". Aveva accennato davanti al Pretore all'esistenza di un danno subito dalla società, ma senza farlo valere con l'azione sociale di responsabilità né sostanziarlo. Volendo concedere che lo avesse fatto, ha precisato la Corte ticinese, l'attrice non avrebbe comunque dimostrato l'entità di quel danno e neppure il nesso causale. Aveva sì alluso alla cifra di fr. 2'331'874.65, corrispondente al totale delle pretese dei creditori notificate nel fallimento, ma senza sostenere ch'essa equivalesse alla differenza dei valori di liquidazione della società e che fosse in relazione di causalità con il comportamento dei convenuti. In definitiva, hanno concluso i giudici d'appello, l'attrice aveva omesso di fare accertare dal perito giudiziario i valori di liquidazione nei momenti determinanti e non era stata in grado di dare indicazioni a tale riguardo nemmeno in sede di appello. Aveva del resto "pacificamente ammesso" che l'istruttoria non aveva permesso di accertare il danno da procrastinazione subito dalla società fallita.