Citation: 6B_135/2023 E. 5

In primo luogo il ricorrente rimprovera la CARP per aver escluso che gli storni oggetto dell'atto di accusa costituissero dei meri errori compiuti nell'ambito dell'attività contabile. Egli rileva infatti come nel segretariato regnasse il "caos" e le persone fossero sotto pressione, di modo che sarebbe avventato definire "un gran numero" una cinquantina di storni su un totale di oltre cinquemila operazioni di abbonamento. Lamenta poi un accertamento lacunoso e inesatto dei fatti in relazione alle persone presenti in ufficio e suscettibili di aver effettuato gli storni. Ritiene che l'inchiesta sia stata condotta a senso unico ed evidenzia come non sia possibile escludere che qualcun altro sia in realtà responsabile di tali operazioni e degli ammanchi. Non sarebbe infatti stato operato alcun atto istruttorio volto a determinare se vi fosse stato sempre qualcuno che sorvegliasse la cassa, ad esempio in caso di assenza temporanea delle persone addette alla stessa. La censura è di natura meramente appellatoria. L'addotta confusione che sarebbe regnata in seno al segretariato non trova alcun riscontro nella sentenza impugnata né l'insorgente indica con precisione da quale atto dell'incarto la si dovrebbe dedurre. Non spetta infatti al Tribunale federale compulsare gli atti di causa alla ricerca di elementi a sostegno di una censura (DTF 133 IV 286 consid. 6.2). Lo stesso vale con riguardo al preteso numero globale di operazioni che il ricorrente avanza per relativizzare l'importanza degli storni. Non indica da dove risulterebbe questo dato, né pretende che sia riferibile al medesimo periodo degli storni in questione. Dalla sentenza impugnata emerge invero che proprio nel contesto degli usuali controlli delle registrazioni di cassa, effettuati in seno alla società, il numero di storni senza spiegazione è apparso importante. Al riguardo il ricorrente non pretende e a fortiori nemmeno dimostra che in realtà tale numero sarebbe analogo a quello riscontrabile in periodi precedenti a quello preso in considerazione. La CARP non ha inoltre riscontrato elementi che permettessero di ritenere che persone estranee al settore biglietteria in senso stretto accedessero alla cassa registratrice e ha escluso che i prelievi e gli storni potessero essere l'opera di una delle segretarie, tenuto conto che tali operazioni sono avvenute anche quando l'una o l'altra non erano al lavoro, così come ha scartato l'eventualità che le due colleghe abbiano agito sulla base di un piano comune. Malgrado additi un'inchiesta lacunosa ed evidenzi la mancata audizione dibattimentale delle due segretarie, il ricorrente non si prevale di alcuna violazione del diritto, in particolare dei combinati disposti art. 343 e 405 cpv. 1, rispettivamente dell'art. 389 o dell'art. 139 CPP, e nemmeno sostanzia arbitrio nella valutazione anticipata di tale prova che ha condotto l'autorità precedente a respingere l'istanza probatoria dell'insorgente. Non è peraltro contestato che le due segretarie siano state interrogate nel corso dell'istruttoria, né che il ricorrente abbia potuto partecipare, assistito da un legale, al loro interrogatorio. In assenza di una motivazione conforme alle esigenze legali, la censura non merita ulteriore disamina.