Citation: 4C.5/2005 13.05.2005 E. 6

L'art. 17 CL accorda alle parti di un rapporto giuridico ben determinato, di cui almeno una domiciliata nel territorio di uno Stato contraente, la facoltà di stabilire preventivamente il foro competente - in via esclusiva - per le cause che dovessero insorgere tra loro (Antonella Vio Gilardi, Clausola di proroga di giurisdizione: consenso effettivo o presunto?, in: Rivista trimestrale di diritto e procedura civile, Varese 2001, pag. 488; Campeis/De Pauli, La procedura civile internazionale, 2a ed. Padova 1996, pag. 206). Dato che la proroga di giurisdizione costituisce un'eccezione al principio generale del foro del convenuto, le condizioni poste dall'art. 17 CL vanno interpretate restrittivamente (Antonella Vio Gilardi, op. cit., pag. 491; Laurent Killias, op. cit., pag. 146). Si tratta di condizioni formali rigorose, volte ad impedire che una simile pattuizione venga inserita nel testo di un contratto all'insaputa di uno dei contraenti (Geimer/Schütze, op. cit., n. 99 ad art. 23 EuGVO; Jan Kropholler, op. cit., n. 25 ad art. 23 EuGVO; Antonella Vio Gilardi, op. cit., pag. 491); esse mirano a garantire l'esistenza di un consenso effettivo in ordine alla stipulazione della clausola (Geimer/Schütze, op. cit., n. 77 ad art. 23 EuGVO; Antonella Vio Gilardi, op. cit., pag. 490; Yves Donzallaz, La Convention de Lugano, vol. III, Berna 1998, n. 6783). In altre parole, per potersi prevalere di una simile clausola occorre provare l'esistenza di un consenso effettivo delle parti quo alla proroga di foro e - cumulativamente - che tale consenso sia certificato in maniera conforme ai requisiti formali posti dall'art. 17 CL (Geimer/Schütze, op. cit., n. 76 e 77 ad art. 23 EuGVO).