Citation: 1P.206/2001 15.06.2001 E. 3

3.- Il ricorrente non fa valere un'applicazione arbitraria delle disposizioni cantonali sulla ricusazione, segnatamente dell'art. 27 CPC/TI, ma lamenta essenzialmente la violazione delle garanzie costituzionali. In quest'ambito, in quanto le esigenze di motivazione poste dall'art. 90 cpv. 1 lett. b OG e dalla giurisprudenza siano adempiute (cfr. consid. 1e), il Tribunale federale esamina liberamente se il giudizio emanato dall'ultima istanza cantonale violi gli art. 30 Cost. e 6 CEDU (cfr. consid. 1d). a) Con un'argomentazione invero attinente al merito della causa successoria, il ricorrente rimprovera al Pretore una pretesa prevenzione nei suoi confronti segnatamente perché, nell'ordinanza del 2 settembre 1997, egli avrebbe già ritenuto le controparti eredi sostituiti e, con ordinanza del 9 ottobre 1997, avrebbe sospeso a torto la causa; le censure ricorsuali mosse al riguardo sono tuttavia infondate. Quanto ai motivi di ricusazione derivanti da atti compiuti dal Pretore negli anni scorsi, essi potevano essere proposti tempestivamente, dopo che il ricorrente ne aveva preso conoscenza. Essendo egli esplicitamente passato ad atti procedurali successivi, il suo diritto di invocare motivi di ricusazione connessi al comportamento del magistrato nell'ambito di quei provvedimenti è in ogni caso perento (cfr. art. 29 cpv. 4 CPC/TI; DTF 126 III 249 consid. 3c pag. 254 e rinvii). Né il ricorrente sostiene che particolari circostanze gli avrebbero allora impedito di far valere per tempo l'eventuale violazione del suo diritto a un giudice indipendente e imparziale (cfr. Müller, op. cit. , pag. 592). D'altra parte, come si è rilevato (cfr. consid. 2b), i provvedimenti processuali non fondano di massima un valido motivo di ricusazione, eventuali errori dei magistrati dovendo essere censurati seguendo il normale iter ricorsuale. Questa via è stata peraltro percorsa e ha condotto all'annullamento, da parte del Tribunale federale, della decisione pretorile di sospensione del 9 ottobre 1997. Come ha rilevato a ragione la Corte cantonale, il fatto che il Tribunale federale ha corretto un errore non basta però a fondare motivi di ricusa per sospetta parzialità. In effetti, solo errori particolarmente gravi o ripetuti giustificano la ricusa del giudice, fattispecie non però realizzata in concreto. b) Il ricorrente ritiene il Pretore prevenuto nei suoi confronti essenzialmente perché nell'ordinanza dell'8 agosto 2000, con la quale ha ammesso la perizia grafica del testamento chiesta dalle controparti, egli avrebbe anticipato il suo convincimento sull'esito della causa. Secondo il ricorrente il Giudice avrebbe prematuramente sostenuto che le tre perizie già agli atti non permettevano di appurare con certezza la nullità della disposizione litigiosa. aa) In quell'ordinanza il Pretore ha spiegato per quali ragioni le tre perizie agli atti, valutate singolarmente, non adempivano le condizioni di una perizia giudiziaria; né esse, considerate globalmente, potevano, a quello stadio della causa e prudenzialmente, essere ritenute sufficienti per rendere inutile l'assunzione della prova richiesta. Secondo il magistrato, nell'assumere la prova, occorreva in effetti tenere conto del diritto di essere sentito, come pure dell'esigenza di porre al perito eventuali quesiti d'ufficio, segnatamente qualora egli dovesse scostarsi dalla conclusione dei referti peritali già conosciuti. La Corte cantonale, pur considerando sovrabbondanti le considerazioni del Pretore sulle esistenti perizie e sulle condizioni della loro assunzione, ha rilevato che egli non si era espresso sulla nullità del testamento, bensì sulla necessità di una perizia giudiziaria per rispettare il principio del contraddittorio e la facoltà di porre personalmente domande al perito. I Giudici cantonali hanno quindi ritenuto non ravvisabile alcuna prevenzione del magistrato: le loro considerazioni reggono di fronte agli art. 30 Cost. e 6 n. 1 CEDU. bb) La causa, che mette in discussione ingenti valori patrimoniali, appare laboriosa e complessa, viste anche le relazioni con altri procedimenti all'estero. È indubbio che le decisioni sulle prove, come è il caso dell' ordinanza litigiosa, rivestono una grande importanza, dalle stesse potendo infatti dipendere l'esito del processo (cfr. Angelo Olgiati, Le norme generali del procedimento civile nel Cantone Ticino, tesi, Zurigo 2000, pag. 297). La procedura civile ticinese non imponeva invero al Pretore - in un caso come il presente ove la prova richiesta non è stata rifiutata ma ammessa, e ove gli attori, pur ritenendola superflua, si erano rimessi al giudizio pretorile - di motivare in modo esteso la sua decisione (cfr. 182 cpv. 2 e 286 cpv. 3 in relazione con l'art. 95 CPC/TI). D'altra parte, il giudice deve poter motivare, di massima nella sentenza (cfr. art. 90 CPC/TI), le ragioni per cui reputa un fatto rilevante dimostrato o no, poiché la motivazione dell'apprezzamento delle prove non serve unicamente all'autocontrollo di chi giudica, bensì anche a permettere alle parti di poter impugnare un giudizio per quanto concerne tale apprezzamento, e alle istanze di ricorso di poterlo esaminare su questo punto (cfr. Alfred Bühler, Die Beweiswürdigung, in: Der Beweis im Zivilprozess, Berna 2000, pag. 89). Nel provvedimento litigioso il Pretore ha invero parzialmente preso posizione sui rapporti peritali agli atti, segnatamente concludendo che essi non erano sufficienti per rendere inutile la perizia giudiziaria richiesta. Tuttavia, malgrado le sue considerazioni a tal proposito potessero anche non essere strettamente indispensabili, egli non ha espresso il suo convincimento sull'esito della vertenza, in particolare riguardo all'asserita nullità del testamento, ma piuttosto sulla rilevanza della prova richiesta, esponendo le ragioni per cui l'ammetteva. Inoltre, se si tiene conto delle ulteriori prove ammesse e eventualmente ancora da assumere (audizioni testimoniali e interrogatori formali), della giurisprudenza del Tribunale federale sull'onere probatorio nell'ambito della nullità di un testamento olografo (cfr. sentenza inedita del 17 luglio 2000, nella causa C.), della facoltà del giudice di apprezzare liberamente le prove (cfr. art. 90 CPC/TI) con riguardo anche alle perizie già agli atti (cfr. Bruno Cocchi/Francesco Trezzini, Codice di procedura civile, Lugano 2000, n. 22 all'art. 90; Bühler, loc. cit. , pag. 84), non risulta che il Pretore abbia manifestato il proprio convincimento sul merito della causa prima di valutare l'intero materiale probatorio, le questioni giuridiche da decidere essendo ancora aperte (cfr. DTF 126 I 68 consid. 4a e b). In tali circostanze, la Corte cantonale, negando in concreto l'esistenza di prevenzione del magistrato nei confronti del ricorrente, non ha violato la garanzia del diritto a un giudice indipendente e imparziale secondo gli art. 30 cpv. 1 Cost. e 6 n. 1CEDU.