Citation: 4P.307/2005 10.05.2006 E. 5

Sempre richiamandosi all'art. 8 Cost., il ricorrente si prevale a più riprese della violazione del diritto di essere sentito nella forma del diritto ad ottenere una decisione motivata. 5.1 Il diritto di ottenere una decisione motivata, che deriva dal diritto di essere sentito - garantito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. e non dall'art. 8 Cost., erroneamente richiamato dal ricorrente - impone all'autorità di pronunciarsi nei considerandi sulle allegazioni delle parti, riferendosi agli argomenti addotti. L'autorità non deve tuttavia determinarsi su tutti gli argomenti sottopostile; essa può occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio (DTF 130 II 530 consid. 4.3 pag. 540 con rinvii). Una motivazione può essere ritenuta sufficiente quando l'autorità menziona, almeno brevemente, i motivi che l'hanno indotta a decidere in un senso piuttosto che nell'altro e pone quindi l'interessato nella condizione di rendersi conto della portata del giudizio e delle eventuali possibilità di impugnazione (DTF 129 I 232 consid. 3.2 con rinvii). 5.2 In concreto, il ricorrente rimprovera alla Corte cantonale di non essersi confrontata con gli argomenti da lui sollevati in relazione alle norme giuridiche sull'indebito arricchimento e si duole in particolar modo della mancata applicazione dell'art. 63 CO. La sua critica è manifestamente infondata. A prescindere dal fatto che ancora una volta egli nemmeno indica dove, come e quando avrebbe formulato simili argomenti - in contrasto con il suo obbligo di motivazione (art. 90 cpv. 2 lett. b OG) - la Corte cantonale si è confrontata con il tema dell'arricchimento indebito laddove, al consid. 7 pag. 8 ha stabilito che "la nullità del contratto facendo venir meno il motivo del pagamento dell'acconto/pena di recesso, a ragione gli appellanti ne chiedono la restituzione invocando l'indebito arricchimento." Tale motivazione soddisfa i requisiti sopra citati, prova ne sia il fatto che il ricorrente la contesta diffusamente, anche se nel rimedio giuridico sbagliato (cfr. quanto già esposto al consid. 3). 5.3 Per il resto, nella misura in cui si duole della mancata considerazione di vari accertamenti espletati in sede d'istruttoria, essenziali per il corretto apprezzamento giuridico dei fatti, il ricorrente - pur richiamandosi ancora una volta all'art. 8 Cost. - fa valere la violazione del divieto dell'arbitrio nell'apprezzamento delle prove e nell'accertamento dei fatti, sancito dall'art. 9 Cost. ed esaminato qui di seguito.