Citation: 6B_581/2021 E. 2.2.5

2.2.5. Abbondanzialmente, volendo per ipotesi ammettere l'esistenza di un caso di rigore, l'espulsione risulterebbe comunque rispettosa del principio della proporzionalità. Si rammenta che, nell'ambito dell'esame della proporzionalità dell'espulsione di uno straniero giunto in Svizzera in età adulta, occorre prendere in considerazione la gravità del reato commesso e della colpa dell'autore, la durata della sua presenza nel nostro Paese, il tempo trascorso dalla perpetrazione dell'infrazione e il comportamento da egli tenuto da allora, i suoi legami sociali, culturali e familiari con il paese di residenza e con quello di origine, il suo stato di salute, la durata della misura, nonché le difficoltà che incombono su lui e la sua famiglia in caso di espulsione (DTF 139 I 145 consid. 2.4; v. pure sentenza 6B_693/2020 del 18 gennaio 2021 consid. 7.1.1). Il ricorrente è stato condannato per furto aggravato, siccome commesso in banda, in relazione a 8 episodi, per i connessi reati di ripetuto danneggiamento, in parte aggravato, e di ripetuta violazione di domicilio, nonché per complicità in furto, riferita a 45 episodi, e per complicità nei connessi reati di ripetuto danneggiamento e di ripetuta violazione di domicilio, per lesioni semplici e infine per complicità in tentata coazione. Se è vero che la CARP ha ritenuto che globalmente la sua colpa si situa al limite inferiore della media gravità, essa ha comportato la condanna a una pena detentiva di 21 mesi, e quindi superiore al limite determinante in materia di diritto migratorio (v. DTF 139 I 145 consid. 2.1 relativa all'art. 62 lett. b LStrI). La Corte cantonale ha rilevato come l'insorgente abbia agito con grande spregiudicatezza e assenza di scrupoli, non esitando a penetrare nelle abitazioni senza sincerarsi che non vi fosse nessuno all'interno, e come abbia dato prova di un'allarmante determinazione. Ha poi osservato che egli ha delinquito nonostante le precedenti condanne a suo carico, indizianti di un mancato rispetto delle regole, e nonostante la fiducia in lui riposta con il beneficio della sospensione condizionale, non traendone alcun insegnamento. I giudici precedenti hanno tenuto conto del fatto che i reati sono stati commessi in un momento di difficoltà economica, ma non di bisogno, difficoltà peraltro poco comprensibile alla luce del suo reddito. Se la sua colpa dal profilo oggettivo è stata definita di media gravità, essenzialmente in ragione del ruolo secondario di complice nella maggior parte degli episodi di furto e del fatto che alcuni di essi sono rimasti allo stadio del tentativo, da quello soggettivo è stata considerata grave. Il beneficio della sospensione condizionale gli è stato concesso a fronte di una prognosi non completamente sfavorevole, conformemente alla pertinente giurisprudenza (v. DTF 134 IV 1 consid. 4.2.2), e non per l'esistenza di una prognosi favorevole. La CARP ha infatti nutrito preoccupazioni al riguardo che l'hanno spinta a impartire un periodo di prova di cinque anni, ovvero il massimo previsto dalla legge (art. 44 cpv. 1 CP). Se è possibile valutare positivamente il comportamento tenuto dall'insorgente dalla perpetrazione dei reati in giudizio, tale aspetto non va sopravvalutato: da un lato, il tempo trascorso dalla loro commissione è breve, dall'altro lato la sentenza impugnata segnala che egli si è assunto solo in parte la responsabilità dei suoi atti. Non va del resto trascurato che il ricorrente si è reso colpevole di nuove più gravi infrazioni solo pochi mesi dopo essere stato condannato per appropriazione indebita rispettivamente d'imposta alla fonte e di trattenute salariali, allorquando si trovava ancora nel periodo di prova stabilito con la concessione della sospensione condizionale delle pene. I suoi legami sociali, culturali e familiari in Svizzera non risultano particolarmente intensi (v. supra consid. 2.2.4), lo sono sicuramente di più nel suo paese d'origine, di cui conosce la cultura e la lingua, avendovi trascorso la maggior parte della sua vita, e dove ancora vivono i genitori, due fratelli, la compagna e il figlio, e dove potrà contare sul loro supporto per reinserirsi socialmente e professionalmente. La sua espulsione non crea difficoltà per la sua famiglia e nemmeno per lui, cosa d'altronde che neanche è pretesa nel gravame. Non risulta abbia problemi di salute e la durata dell'espulsione è limitata a cinque anni, il minimo legale (art. 66a cpv. 1 CP). Alla luce di tutto ciò non è possibile concludere che l'interesse dell'insorgente a rimanere in Svizzera prevalga su quello pubblico alla sua espulsione. La misura ordinata non lede né il diritto federale né quello convenzionale.