Citation: 6B_78/2008 14.10.2008 E. 6

6. Ricorso di C.________ 6.1 Anche C.________ lamenta arbitrio. Come gli altri ricorrenti pure lui si duole dell'accertamento per cui il gruppo aveva l'intenzione di colpire indistintamente case disabitate e non, ciò che ha spinto la Corte a ritenere che la banda aveva agito con una particolare mancanza di scrupoli. Per contrastare questo accertamento, egli fa valere che gli accusati sono giunti in Svizzera, sia la prima che la seconda volta, disarmati. Le armi sono comparse solo in un secondo tempo quando, in occasione del furto in casa F.________, le hanno fortuitamente trovate. A sostegno di quanto affermato, il ricorrente menziona i suoi precedenti penali, precisando che in occasione dei furti commessi nel 2002 non si era munito di alcuna arma od oggetto pericoloso. Egli evidenzia inoltre che, prima di commettere i furti, gli accusati effettuavano dei sopralluoghi volti a verificare l'assenza di persone nelle abitazioni e che, nel caso del furto a K.K.________, quando si sono accorti della presenza di qualcuno nella casa presa di mira, si sono subito allontanati. In relazione alle rapine ai danni di G.G.________ e H.________, continua l'insorgente, il gruppo si è accorto della loro presenza solo una volta all'interno delle loro abitazioni, in quanto entrambe tenevano la luce spenta. Infine, rileva che gli accusati non hanno adottato alcun artificio per celare i loro visi, a riprova della loro convinzione di non incontrare nessuno. La censura risulta in larga misura inammissibile perché la CCRP non è entrata nel merito di diverse doglianze giudicate o non sufficientemente motivate o di chiara connotazione appellatoria. In questa sede, infatti, il ricorrente ripropone le sue critiche senza tuttavia sostenere che l'autorità cantonale si sia a torto rifiutata di esaminarle (v. supra consid. 4.1). Sia come sia, l'insorgente, come già davanti alla CCRP, non sostanzia arbitrio. Egli infatti omette di confrontarsi con le ragioni che hanno spinto la prima Corte a ritenere che la banda aveva l'intenzione di colpire anche abitazioni occupate, e si limita a elencare una serie di elementi, formulando una propria personale interpretazione degli eventi che contrappone semplicemente a quella dell'autorità cantonale. In queste circostanze, su questo punto non si può non dichiarare l'inammissibilità del gravame. A titolo abbondanziale si rinvia comunque a quanto già sopraesposto (v. consid. 5.1). 6.2 Il ricorrente qualifica inoltre di arbitraria la conclusione per cui, in occasione della rapina ai danni di G.G.________, la banda ha agito senza scrupoli non mostrando alcun gesto di pietà nei confronti della vittima. Questa valutazione ha poi influito assai negativamente sulla pena. La decisione del gruppo di lasciare all'anziana donna due pacchetti di sigarette è stata interpretata in sede cantonale come un tentativo di ritardare la richiesta di aiuto. Si tratta, secondo l'insorgente, di un accertamento totalmente inesatto, essendo evidente che, se tale fosse stato il loro scopo, essi avrebbero piuttosto legato la donna o l'avrebbero chiusa a chiave in un locale. Il ricorrente critica pure la CCRP per non aver sanzionato l'arbitrio dei primi giudici laddove hanno ritenuto che la signora G.G.________ sia stata trascinata per la casa e non sorretta. Sennonché, già si è visto, che la censura è infruttuosa. Nel respingere il gravame ci si può quindi limitare a rinviare a quanto osservato in relazione alle medesime critiche formulate dagli altri ricorrenti (v. supra consid. 4.2 e 5.2). 6.3 Sotto il profilo del diritto materiale, il ricorrente fa valere una violazione dell'art. 48 cpv. 1 lett. d CP. Egli si è scusato più volte con le vittime, ha destinato, in modo irrevocabile, al loro risarcimento il proprio peculio mensile guadagnato in carcere nonché l'importo che avrà accumulato al momento della sua scarcerazione. Inoltre, non senza difficoltà, è riuscito a convincere il suo fratellastro a prestargli alcune migliaia di euro sempre nell'ottica di riparare i danni cagionati. A mente dell'insorgente, considerare che questo atteggiamento non costituisce uno sforzo tanto fuori dal comune, come fa la CCPR, significa non sussumere correttamente la sua concreta situazione alla norma giuridica applicabile. Oltre agli sforzi profusi per il risarcimento dei danneggiati, il ricorrente ha fornito piena e fattiva collaborazione nella ricostruzione dei fatti e non ha mai negato le proprie responsabilità. Ciò nonostante, l'autorità cantonale ha rifiutato di riconoscergli l'attenuante del sincero pentimento, osservando come la sua collaborazione non è stata sempre lineare, senza però spiegarne il perché in urto con quanto imposto all'art. 50 CP. A questo proposito, la CCRP ha ribadito che fino all'ultimo i tre accusati hanno cercato di minimizzare, rispettivamente di scaricarsi vicendevolmente le responsabilità, ciò che non consente di ritenere che essi si siano interiormente completamente ravveduti. Essa ha inoltre rilevato come il ricorrente non aveva dimostrato che la prima Corte fosse caduta in arbitrio nel ritenere che gli accusati, al di là delle loro ammissioni, non hanno in realtà mai reso una completa confessione, avendo cercato sui particolari o di minimizzare o, il duo C.________-A.________, di scaricare le maggiori responsabilità su B.________. Di transenna questa Corte deve pure constatare che, secondo quanto emerge dalla decisione di primo grado, durante i suoi interrogatori in Polizia e dinanzi al Magistrato inquirente il ricorrente ha esternato la sua intenzione di uccidere B.________, pur precisando che la sua dichiarazione non doveva essere presa alla lettera (v. sentenza di primo grado pag. 31 seg.). In simili circostanze, non si può non concordare con l'ultima istanza cantonale laddove ha negato l'esistenza di quel profondo ravvedimento, presupposto imprescindibile al riconoscimento dell'attenuante del sincero pentimento. Difettando una delle condizioni cumulative da adempiere per applicare l'art. 48 lett. d CP (v. supra consid. 3.5), non occorre esaminare se il ricorrente abbia fatto tutto quanto da lui esigibile per risarcire il danno. Il ricorso deve pertanto essere respinto pure su questo punto. 6.4 Nel contestare la pena inflittagli, l'insorgente critica l'autorità cantonale per aver fatto figurare tra gli elementi aggravanti la sua situazione di clandestinità e di lavoro nero in Italia. Questa circostanza doveva al contrario essere valutata in senso attenuante. Egli è immigrato clandestinamente in Italia e ha lavorato in nero a causa delle precarie condizioni di vita in Romania. Impropriamente motivata, la censura va ad ogni modo respinta per i motivi già esposti al considerando 5.5 a cui si può rinviare. Basti comunque qui rilevare che la difficile situazione economica e personale a cui fa riferimento il ricorrente è stata valutata in senso attenuante nel commisurare la sua pena. 6.5 Fra le circostanze aggravanti, la Corte ha ritenuto anche la precedente condanna del ricorrente da parte del Magistrato dei minorenni per titolo di ripetuto furto, ripetuto danneggiamento, ripetuta violazione di domicilio, ripetuto furto d'uso ed entrata illegale. A mente dell'insorgente, però, sarebbe lesivo dell'art. 47 CP tener conto di questo precedente penale, comunque di lieve entità, commesso quando era ancora minorenne. Nella commisurazione della pena sarebbe prassi, continua, trascurare i reati compiuti da autori quando ancora non erano maggiorenni. A quale prassi il ricorrente faccia riferimento non è dato di sapere ed egli non illustra, sicché non v'è ragione di attardarsi oltre (v. art. 42 cpv. 2 unitamente all'art. 108 cpv. 1 lett. b LTF). Quanto alla presunta violazione del diritto federale, occorre ricordare che gli antecedenti penali fanno parte della vita anteriore dell'autore di cui il giudice deve tener conto nel commisurare la pena giusta l'art. 47 cpv. 1 CP. Il fatto che il ricorrente fosse minorenne all'epoca della precedente condanna non impediva alla Corte di valutare in senso aggravante questo elemento, ritenendo - come già rettamente osservato dalla CCRP - che il ricorrente non aveva tratto dalla precedente esperienza giudiziaria alcun insegnamento. A ragione quindi l'autorità cantonale ha valutato negativamente gli antecedenti giudiziari del ricorrente al momento di commisurare la sua pena. Infondata, la censura va dunque respinta nella misura in cui è ammissibile. 6.6 Il ricorrente rimprovera l'autorità cantonale per non aver tenuto conto, in senso attenuante, del periodo trascorso in carcere estradizionale in Italia nonché di quello passato in carcere preventivo a M.________. La detenzione nelle carceri italiane è più rigida rispetto a quella nelle carceri svizzere. E anche la detenzione presso il carcere giudiziario M.________ risulta più dura rispetto alla detenzione presso il penitenziario N.________. Egli si prevale della prassi cantonale che teneva conto, al momento di commisurare la pena, del fatto che il prevenuto aveva trascorso il periodo della carcerazione preventiva in attesa del processo presso le carceri pretoriali di Bellinzona, luogo di detenzione notoriamente più duro rispetto alle carceri de N.________. Sennonché, il ricorrente non dimostra, in urto al suo obbligo di allegazione, che il carcere italiano in cui si trovava non adempiva gli standard minimi imposti dal diritto internazionale. D'altra parte, se così fosse stato, nulla impediva all'insorgente di adire le competenti autorità dello Stato italiano - che ha ratificato la CEDU - per dolersi delle condizioni della sua carcerazione in vista d'estradizione. Lamentarsene ora, peraltro in modo eccessivamente generico, non gli giova. Lo stesso dicasi per quel che concerne il carcere giudiziario M.________. In particolare egli non illustra in che modo la detenzione preventiva in questo carcere può essere paragonata a quella nelle carceri pretoriali. Non occorre quindi attardarsi oltre sulla critica, bastando in questa sede osservare che il carcere preventivo ed estradizionale sofferto dal ricorrente è stato computato nella pena concretamente inflittagli in ossequio all'art. 51 CP. 6.7 Nel contestare la pena, che considera eccessivamente severa, l'insorgente lamenta una disparità di trattamento rispetto a casi da lui ritenuti analoghi, in cui le Corti ticinesi hanno irrogato pene sensibilmente inferiori alla sua. Si duole altresì di una disparità di trattamento rispetto ai suoi correi. La prima Corte ha infatti posto il ricorrente sul gradino più basso nella graduatoria delle responsabilità avendo egli una colpa inferiore rispetto a B.________ e A.________, ma non ha differenziato in modo conseguente le diverse pene irrogate. 6.7.1 La Corte cantonale ha ritenuto che B.________ avesse una responsabilità maggiore dei due correi, ciò che gli è valsa la pena più severa: otto anni. Essa ha però precisato che, sebbene il ricorrente abbia minori responsabilità - perché ha commesso atti di minore gravità nei confronti delle vittime - egli ha comunque perfettamente condiviso l'operato del compagno, agendo quale correo a pieno titolo. Contrariamente a quanto sostenuto nel gravame, la pena di sette anni e tre mesi tiene sufficientemente conto delle diverse responsabilità descritte dalla Corte. Anche l'insorgente infatti, a suo modo, ha minacciato l'anziana G.G.________, facendosi chiaramente vedere con la pistola in pugno, quantunque non puntata contro la donna. Ed è stato sempre lui a passare la pistola a A.________ prima che entrasse nella camera da letto della signora H.________, ben sapendo, visto quanto già accaduto a casa della G.G.________, l'uso che ne avrebbe fatto e sapendo anche che l'arma era carica e non assicurabile. Inoltre, a differenza di B.________, il ricorrente è stato pure riconosciuto colpevole di ripetuta infrazione alla legge federale concernente la dimora e il domicilio degli stranieri. Quanto al raffronto con la pena di A.________, la Corte ha certo considerato che questi avesse una colpa maggiore nelle rapine, ma ha pure precisato che, a differenza del ricorrente, non aveva precedenti specifici, sicché le colpe dei due finivano per equivalersi e ha ritenuto equo condannarli entrambi alla pena di sette anni e tre mesi. Così facendo l'autorità cantonale ha compiutamente spiegato l'entità della pena del ricorrente anche rispetto ai suoi correi; i diversi gradi di colpa hanno trovato sufficiente espressione nelle diverse pene inflitte in ossequio al principio della parità di trattamento. Infondata, su questo punto, l'impugnativa va ancora una volta respinta. 6.7.2 Nel gravame vengono richiamate diverse sentenze relative a casi di rapine, per l'insorgente ben più gravi di quello in esame, in cui le Corti ticinesi hanno pronunciato pene decisamente inferiori alla sua. I casi da lui citati però non sono tutti pertinenti, concernendo una tentata rapina o una rapina aggravata. In concreto, sebbene di rapina si sia trattato, questa è consumata e ripetuta. L'unico raffronto che potrebbe entrare in considerazione è quello con la sentenza della Corte delle assise criminali del 24 agosto 2006 relativa a una ripetuta rapina aggravata in concorso con altri reati. In quest'ultimo caso però gli autori si erano muniti di un'arma giocattolo, ciò che costituisce una sostanziale differenza rispetto a quanto qui in discussione. Il ricorrente infatti, insieme ai suoi correi, disponeva di armi vere e cariche, tra cui solo la mitraglietta era assicurata. Il raffronto non è dunque confacente a dimostrare la pretesa disparità di trattamento. Per tacere del fatto che anche lui, come B.________, procede a paragoni con il caso in rassegna scostandosi dagli accertamenti di fatto sfuggiti alle censure di arbitrio. È opportuno inoltre ricordare che non è di regola sufficiente citare uno o più casi in cui è stata irrogata una pena particolarmente clemente per pretendere un trattamento analogo, il principio della legalità prevalendo su quello dell'uguaglianza (v. supra consid. 5.7.1). 6.8 In conclusione, la pena del ricorrente, indubbiamente severa, si situa ancora nell'ampia cornice edittale per i reati di cui si è reso colpevole. I giudici hanno preso in considerazione tutti gli elementi pertinenti per commisurare la pena, valutandoli correttamente. Non hanno abusato né ecceduto del loro ampio potere d'apprezzamento. 6.9 Da tutto quanto precede risulta che, nella misura in cui è ammissibile, il ricorso dev'essere respinto e la sentenza impugnata confermata. L'istanza di assistenza giudiziaria e di gratuito patrocinio va anch'essa respinta in quanto il gravame non presentava probabilità di successo (art. 66 cpv. 1 LTF). Nel fissare le spese giudiziarie a carico del ricorrente soccombente (art. 66 cpv. 1 e 5 LTF), si tiene tuttavia conto della sua situazione finanziaria (art. 65 cpv. 2 LTF). Per questi motivi, il Tribunale federale pronuncia: