Citation: 8C_353/2024 E. 7.1

7.1. Innanzitutto, per quanto la ricorrente si dilunghi in descrizioni fattuali relative alla propria struttura e modalità di svolgimento dell'attività, senza censurare - o, perlomeno, non in maniera sufficiente - l'arbitrio nell'accertamento operato dai primi giudici, essa stessa ammette ripetutamente di avere predisposto e mantenuto almeno una parte della propria attività nel prestito di personale. Non vi è dunque, all'evidenza, alcuna ragione per scostarsi da tali constatazioni, vincolanti nel trattamento della vertenza in esame. Ora, come visto, che l'attività della ricorrente nel prestito di personale sia soltanto minoritaria e funzionale all'attività principale, per giurisprudenza, è irrilevante (cfr. consid. 5 supra). L'argomentazione secondo cui occorrerebbe invece tenere conto di un'eventuale ripartizione, o proporzione, delle attività in questione in seno alla ricorrente, tesi diametralmente opposta a quanto già ricordato nel consid. 5 della citata sentenza 8C_817/2010, sfocia in un debole ed inefficace tentativo di modifica della giurisprudenza applicabile. In effetti, la ricorrente non dimostra - né pretende - che la nuova soluzione si appoggi su una migliore comprensione della ratio legis dell'art. 66 LAINF, si fondi su delle circostanze di fatto mutate o risponda all'evoluzione delle concezioni giuridiche. Si ricorderà, inoltre, che una modifica della giurisprudenza deve fondarsi su motivi seri e oggettivi che, nell'interesse della sicurezza del diritto, devono essere tanto più importanti in considerazione del carattere duraturo della prassi ritenuta erronea o non più adeguata alle circostanze (DTF 150 II 105 consid. 5.8; 147 IV 274 consid. 1.4; 145 III 303 consid. 4.1.2; 145 I 227 consid. 4).