Citation: 5A_759/2022 E. 3.2

3.2. Nel suo prolisso rimedio, la ricorrente lamenta una "errata e falsa narrazione dei fatti " e la violazione degli art. 88 cpv. 2 LEF, degli art. 9, 29 cpv. 1 e 2 e 30 cpv. 1 Cost. e dell'art. 6 n. 1 CEDU. Nella misura in cui non è rivolta contro la sentenza dell'autorità di vigilanza, bensì contro l'operato dell'UE, l'argomentazione ricorsuale risulta di primo acchito inammissibile (v. art. 75 cpv. 1 LTF). Laddove è invece rivolta contro la sentenza di ultima istanza cantonale, essa si esaurisce in un'apodittica contestazione di quanto stabilito dall'autorità di vigilanza. Senza alcun serio confronto con i dettagliati ragionamenti contenuti nell'impugnato giudizio (v. supra consid. 1.2), la ricorrente si limita infatti a genericamente pretendere che la risposta dell'UE, secondo cui la questione della perenzione sarebbe già stata definitivamente risolta, configurerebbe una ritardata e denegata giustizia o comunque un provvedimento ai sensi dell'art. 17 LEF da lei tempestivamente impugnato, che la questione della perenzione giusta l'art. 88 cpv. 2 LEF potrebbe del resto sempre essere ripresentata siccome va " accertata d'ufficio in ogni stato e grado di giudizio da qualsiasi autorità ", e infine che il suo interesse degno di protezione a ottenere il reintegro delle somme AVS "sottratte dall'UE e trasferite in favore [degli altri] creditori" sarebbe evidente per "non avere discontinuità nei pagamenti negli anni". Il ricorso non soddisfa pertanto le esigenze di motivazione dell'art. 42 cpv. 2 LTF e tantomeno quelle accresciute previste dall'art. 106 cpv. 2 LTF.