Citation: 1C_563/2020 E. 4.3

4.3. Nella fattispecie, la precedente istanza ha accertato che la separazione definitiva dei coniugi è avvenuta nel maggio del 2010. Questo accertamento non è censurato d'arbitrio con una motivazione conforme alle esigenze dell'art. 106 cpv. 2 LTF ed è pertanto vincolante per il Tribunale federale (art. 105 cpv. 1 LTF). Esso è peraltro conforme agli atti ove si consideri che nella convenzione sulle conseguenze accessorie del divorzio del 29 maggio 2012, sottoscritta dai coniugi e presentata contestualmente alla richiesta comune di divorzio al giudice civile, è esplicitamente dichiarato che a seguito della definitiva separazione dalla moglie, il ricorrente occupava da due anni un piccolo appartamento situato al piano inferiore dell'edificio di proprietà della comunione ereditaria di cui faceva parte la moglie. Il TAF ha al riguardo rilevato che questa circostanza è stata confermata dall'ex moglie nelle dichiarazioni scritte del 28 gennaio 2018 alla SEM, in cui ha precisato che nel 2009 esistevano già problemi coniugali, che la separazione è avvenuta nel 2010 e che al momento in cui il ricorrente ha ottenuto la naturalizzazione agevolata la loro unione coniugale non era né stabile né orientata verso il futuro. Il ricorrente si limita ad addurre che nel 2010 la sospensione dell'unione coniugale sarebbe stata soltanto temporanea e richiama al riguardo lo scritto del 18 marzo 2018 prodotto in sede di ricorso dinanzi al TAF, in cui l'ex moglie ha relativizzato le sue precedenti dichiarazioni del 28 gennaio 2018 asserendo che nel febbraio del 2010 l'unione sarebbe ancora stata effettiva, soffrendo tutt'al più di "piccoli malumori (...) per questioni di coppia su problematiche quotidiane". Certo, la considerazione dei precedenti giudici secondo cui la dichiarazione scritta del 18 marzo 2018 dell'ex moglie sarebbe poco attendibile siccome avvenuta tra i sei e gli otto anni dopo la separazione, rispettivamente il divorzio, non può essere condivisa. Ciò ove si consideri che l'attendibilità della dichiarazione del 28 gennaio 2018, rilasciata quindi soltanto sette settimane prima di quella del 18 marzo 2018, non è stata messa in discussione in base al tempo trascorso. È tuttavia in modo sostenibile che il TAF ha ritenuto la seconda dichiarazione non idonea a sminuire la rilevanza probatoria della prima, in cui l'ex moglie ha risposto puntualmente a specifiche domande poste dall'autorità federale, confermando in modo coerente quanto risultava dalla convenzione sulle conseguenze accessorie del divorzio. La successiva dichiarazione scritta, del 18 marzo 2018, si limita infatti a ridimensionare in modo generico quella precedente ed è stata rilasciata dall'ex moglie su richiesta del ricorrente dopo la decisione di annullamento della naturalizzazione agevolata. Non vi sono quindi ragioni per rivenire sull'accertamento, non inficiato d'arbitrio, secondo cui la separazione definitiva dei coniugi è avvenuta nel maggio del 2010.