Citation: 1C_169/2020 E. 2.4.2

2.4.2. Nella seduta del 18 marzo 2020, il Consiglio federale ha evidenziato che i provvedimenti necessari per contenere la diffusione del coronavirus hanno un impatto anche sui diritti politici, e più in particolare sull'organizzazione e sullo svolgimento della votazione popolare federale indetta per il 17 maggio 2020, che ha deciso di non svolgere, raccomandando inoltre espressamente ai Cantoni e ai Comuni di autorizzare lo svolgimento di assemblee comunali soltanto se assolutamente necessario. Il Consiglio federale ha dedotto che i Cantoni di Appenzello Interno e Glarona avevano agito correttamente decidendo di posticipare le rispettive Landsgemeinden. Ha infatti stabilito che il divieto di cui all'art. 6 dell'Ordinanza 2 COVID-19, relativo alla proibizione di svolgere manifestazioni pubbliche, si applicava in linea di principio anche alle assemblee politiche e che, sebbene l'autorità cantonale competente avesse la facoltà di autorizzare deroghe sulla base dell'art. 7 dell'ordinanza, ha ritenuto che queste ultime dovessero essere interpretate nel modo più restrittivo possibile, raccomandando quindi espressamente ai Cantoni di concedere deroghe solo se assolutamente necessario (cfr. comunicato stampa del Consiglio federale, del 18 marzo 2020). La votazione popolare del 17 maggio 2020 è in seguito stata posticipata al 27 settembre 2020. Il 20 marzo 2020 il Consiglio federale ha inoltre adottato l'ordinanza concernente la sospensione dei termini per le domande di referendum e le iniziative popolari federali (RU 2020 847), con effetto sino al 31 maggio 2020 (art. 5). Nelle esposte circostanze, il Consiglio federale non ha esplicitamente disciplinato nell'Ordinanza 2 COVID-19 la questione relativa allo svolgimento o meno di elezioni cantonali o comunali. Nella misura in cui non erano in discussione manifestazioni o l'accesso a strutture oggetto dei divieti previsti dall'ordinanza (art. 6), volti ad evitare gli assembramenti di persone, i Cantoni hanno mantenuto le loro competenze in materia di elezioni e votazioni cantonali. Essi potevano quindi, in conformità con le raccomandazioni del Consiglio federale, oltre a negare deroghe ai citati divieti (art. 7), adottare provvedimenti nel loro ambito di competenza. L'Ordinanza 2 COVID-19 lasciava di conseguenza un margine ai Cantoni di adottare misure in materia di organizzazione di elezioni cantonali, allo scopo di proteggere la salute pubblica. Il contestato decreto del Consiglio di Stato annulla le elezioni comunali previste il 5 aprile 2020 e le rinvia al 18 aprile 2021. Il Governo cantonale ha fondato il provvedimento sull'art. 40 LEp, considerando in particolare la situazione di emergenza sanitaria esistente al momento della sua adozione e rilevando che il rispetto delle norme sanitarie non avrebbe permesso di eseguire regolarmente le operazioni di voto e di spoglio delle schede. I ricorrenti sostengono che l'art. 40 LEp non contempla espressamente la possibilità di annullare un'elezione prevista dal diritto cantonale. Come risulta dal tenore letterale della norma, l'elenco dei provvedimenti dell'art. 40 cpv. 2 LEp non è tuttavia esaustivo. Oltre ai divieti e alle chiusure vi rientrano misure meno incisive, come eventuali limitazioni. I provvedimenti si prefiggono di diminuire i contatti stretti tra le persone e di impedire l'esposizione in un determinato ambiente, al fine di ridurre la probabilità di un contagio (cfr. messaggio del 3 dicembre 2010 concernente la revisione della LEp, in: FF 2011 283, pag. 361). In tali circostanze, la situazione straordinaria legata dalla diffusione del coronavirus può ragionevolmente comportare l'adozione di provvedimenti strettamente connessi a quelli menzionati dall'art. 40 cpv. 2 LEp, quali per esempio il rinvio di un'assemblea politica, di un'elezione o una votazione. Simili provvedimenti entrano quindi parimenti in considerazione e sono di principio ammissibili sotto il profilo dell'art. 40 LEp, analogamente a quanto deciso il Consiglio federale con riferimento alla citata votazione popolare federale. In concreto, il decreto adottato dal Consiglio di Stato è strettamente legato alla protezione della salute pubblica e poggia pertanto rettamente sull'art. 40 LEp.