Citation: 4A_26/2010 25.08.2010 E. 2

Nello scritto inoltrato al Tribunale federale il ricorrente sostiene che, pur avendo "rettamente accertato palesi e gravi turbative della pace lavorativa [...], in particolare a detrimento del ricorrente", entrambe le istanze cantonali hanno poi erroneamente deciso che simili turbative non costituivano un caso di mobbing e dunque una violazione della sua personalità sanzionabile giusta l'art. 328 CO. 2.1 Secondo il ricorrente, il concetto di mobbing ritenuto dalle autorità ticinesi nei rispettivi giudizi sarebbe troppo restrittivo e andrebbe "maggiormente compreso". Egli espone pertanto su più pagine la definizione "etimologicamente corretta" del mobbing, facendo capo anche a una pubblicazione della Segreteria di stato dell'economica Seco (Mobbing - Descrizione e aspetti legali), per giungere infine alla conclusione che "la differenza tra il concetto di mobbing delle autorità cantonali e quello sostenuto dal ricorrente è relativa all'intensità che il mobbing deve avere affinché possa essere lesivo della personalità del lavoratore e debba indurre il datore di lavoro ad adottare serie misure per eliminarlo, pena la sua responsabilizzazione per il danno così causato alla vittima del mobbing". 2.2 Il ricorrente reputa "del tutto inutile [in sede federale] citare e ribadire le affermazioni dei testimoni sfilati dinanzi al giudice di prime cure", perché entrambe le autorità cantonali hanno accertato "esattamente la fattispecie": il clima di lavoro presso l'opponente prima del licenziamento del ricorrente era "notevolmente degradato per le irresponsabili scelte della dirigenza" e "sufficientemente pesante per creare le condizioni per il verificarsi di una perturbativa della personalità del ricorrente e di altri suoi colleghi". Con riferimento alla sua personale situazione il ricorrente assevera in particolare il verificarsi di tre delle tipologie di mobbing individuate dalla Seco. In primo luogo rammenta che l'opponente gli aveva proposto di diventare responsabile della costituenda filiale di Como, salvo poi rinunciare a tale progetto "per ragioni non comprovate" e imporgli di riprendere le sue normali attività. "Il fatto di averlo portato dalle stalle alle stelle e poi viceversa, è da considerarsi sia in un verso sia nell'altro un assegnamento di compiti inferiori rispettivamente superiori alle [sue] competenze". Senz'altro mobbizzante è inoltre "il fatto di prenderlo in giro con un suo fittizio coinvolgimento in una filiale mai aperta (e forse mai seriamente ipotizzata [...]) dandogli mansioni e compiti come se effettivamente questa filiale gli fosse attribuita in responsabilità [...]; ci si immagina quindi le risate che si sono fatti i vari dirigenti [...] alle [sue] spalle". Secondariamente ritiene di essere stato vittima di un isolamento sociale. Dopo essere stato "messo da parte in tutti i processi produttivi in cui almeno contrattualmente avrebbe potuto trovare occupazione; alla fine è stato privato anche del genere di lavoro per cui era stato pagato" e "con la scusa di certe ristrutturazioni interne il resto del personale è stato fisicamente raggruppato, mentre il posto di lavoro [del ricorrente] è rimasto lo stesso, ben lontano dagli altri". Da ultimo dichiara di essere stato "oggetto di tante piccole angherie profuse nei suoi confronti da una dirigenza inetta e incapace [...] tra l'altro estremamente collusa per rapporti poco professionali tra loro (matrimoni, convivenze ecc.), che l'hanno portato a una malattia psichica". 2.3 In queste circostanze, pretendere da lui ulteriori prove a sostegno dell'asserito mobbing - come fatto dai giudici ticinesi - sarebbe lesivo dell'art. 8 CC, a maggior ragione se considera che il Pretore aveva rifiutato di assumere nell'incarto "prove aggiuntive", siccome non presentate nei termini e nelle forme previste dal diritto processuale civile, ciò che configura anche un formalismo eccessivo. Altrettanto scioccante e lesiva dell'art. 8 CC è poi la considerazione del Tribunale d'appello secondo la quale spettava a lui "indicare in che modo il datore di lavoro doveva correggere la situazione evitandogli le inutili sofferenze a cui invece è andato incontro."