Citation: 6B_194/2008 11.08.2008 E. 5

Riparazione del torto morale Quale riparazione del torto morale patito, il ricorrente postulava il versamento di fr. 10'000.-- per le sofferenze conseguenti il divorzio causato dal procedimento penale nonché di fr. 20'650.-- per l'indebita detenzione subita. La CRP ha integralmente respinto la prima pretesa e parzialmente accolto la seconda. 5.1 L'insorgente intravede arbitrio nel rifiuto di riconoscergli un'indennità di fr. 10'000.-- per il torto morale patito a seguito del divorzio causato dal procedimento penale. Su questo punto, ci si può limitare a rinviare a quanto appena esposto in merito al mancato accertamento del nesso causale tra l'inchiesta penale e il divorzio dei coniugi A.________ (cfr. consid. 4.6). 5.2 Per quanto concerne le sofferenze legate alla privazione della libertà, la Corte cantonale ha riconosciuto al ricorrente un'indennità di fr. 11'800.- per i 59 giorni di detenzione subita, fissando l'importo forfetario giornaliero a fr. 200.-- come da sua costante prassi per detenzioni fino a 2/3 mesi. La CRP ha rilevato che, nella fattispecie, non sussistevano elementi tali da giustificare un aumento della somma stabilita. In particolare, lo stato di sconforto addotto dall'insorgente doveva essere relativizzato atteso che, in uno scritto del 16 giugno 1993 indirizzato al Ministero pubblico, egli indicava di non voler essere trasferito in un carcere fuori dal Luganese precisando che il ragazzo con cui condivideva la cella era gentile, le guardie facevano quello che era stato loro ordinato, lo studio del suo avvocato distava 5 minuti a piedi e sua moglie passava tutti i giorni a Lugano. Inoltre, la Corte cantonale ha rilevato come il certificato del dr. med. E.________ non permettesse di provare una particolare sofferenza psichica del ricorrente. 5.2.1 Nello stabilire l'importanza del torto morale, l'insorgente rimprovera in primo luogo alla CRP di non aver preso in considerazione, oltre alla durata della detenzione preventiva sofferta, quella del procedimento penale conclusosi più di dieci anni dopo il suo arresto. In questi anni, egli ha vissuto nell'angoscia e si è sempre professato estraneo ai fatti ascrittigli. A questo proposito va rilevato che, nelle conclusioni alla sua istanza di indennità presentata in sede cantonale, il ricorrente postulava quale riparazione del torto morale subito il versamento di due importi distinti: fr. 10'000.-- per le sofferenze inerenti il divorzio e fr. 20'650.-- per i 59 giorni di detenzione a fr.350.--/giorno. Certo, egli indicava pure di essere stato oggetto di un lungo e inconcludente procedimento penale terminato con un decreto di abbandono emesso a oltre 10 anni dal suo arresto (incarto cantonale, atto 1 pag. 7). In relazione a questo punto, tuttavia, egli non ha formulato delle conclusioni distinte né lo ha in altro modo valutato in denaro. Del resto, con il rimedio giuridico in esame, il ricorrente non censura un eventuale diniego di giustizia della CRP per non aver statuito su una determinata conclusione. E neppure dimostra, con la breve motivazione testé riassunta, di aver fatto valere un aspetto del torto morale distinto sia dal divorzio che dalla privazione della libertà. Si deve pertanto dedurre che l'insorgente - così com'è formulata la censura o almeno nel modo in cui la si può interpretare - rimproveri alla Corte cantonale di non aver tenuto conto della durata totale della procedura nel fissare l'importo forfetario giornaliero dovuto a titolo di risarcimento per i 59 giorni di detenzione preventiva. Orbene, egli non sostiene che la sua detenzione sia stata inutilmente prolungata a causa delle lungaggini dell'inchiesta e neppure che la durata della sua incarcerazione (59 giorni) sia senza alcun paragone con quella del procedimento (più di 10 anni). In simili circostanze, non è per nulla arbitrario trascurare di prendere in considerazione la durata totale del procedimento nel fissare l'importo dell'indennità dovuta per l'ingiustificata detenzione. Nella misura in cui è ammissibile, la censura è respinta. 5.2.2 Contestato è inoltre l'importo forfetario giornaliero di fr. 200.-- ritenuto nello specifico dalla Corte cantonale. Il ricorrente chiede un'indennità per torto morale di fr. 350.-- per ogni giorno di carcere preventivo sofferto. La commisurazione della riparazione morale costituisce una decisione secondo l'equità, fondata di principio sull'apprezzamento e sulla ponderazione delle concrete circostanze (DTF 123 II 210 consid. 2c), sicché eventuali paragoni, come quelli invocati dal ricorrente, non comportano di per sé l'illiceità della somma stabilita nel singolo caso (DTF 127 IV 215 consid. 2e, 125 III 412 consid. 2c/cc pag. 421). L'indennità per torto morale deve infatti essere fissata in funzione della gravità della lesione della personalità subita, tenendo conto di tutte le circostanze di fatto, segnatamente del pregiudizio all'integrità fisica e psichica, della reputazione di colui che si pretende leso, nonché della sua situazione familiare e professionale (DTF 113 Ib 155 consid. 3b, 113 IV 93 consid. 3a; cfr. pure DTF 128 IV 53 consid. 7a pag. 71, 125 III 269 consid. 2a, 412 consid. 2a pag. 417). Ora, premessi questi principi, i casi cantonali cui accenna il ricorrente riguardano essenzialmente procedimenti penali che hanno comportato detenzioni di breve durata (2 rispettivamente 3 giorni), in cui si poteva giustificare il riconoscimento di indennità giornaliere più elevate, mentre per carcerazioni di lunga durata assume maggiore importanza una valutazione complessiva (cfr. Robert Hauser/Erhard Schweri/Karl Hartmann, Schweizerisches Strafprozessrecht, 6a ed., Basilea 2005, §109 n. 6 e 8a pag. 571 seg.). Il Tribunale federale ha già avuto modo di giudicare non arbitraria un'indennità giornaliera di fr. 100.-- per detenzioni di una durata di 172 rispettivamente 481 giorni (cf. sentenza 1P.580/2002 del 14 aprile 2003 pubblicata in RDAT II-2003 n. 15 pag. 56 e rinvio alla sentenza 1P.571/2002 del 30 gennaio 2003). Nella fattispecie, tenuto conto di un'incarcerazione più breve, si giustificava certo un importo più elevato. Riconoscendo un'indennità giornaliera pari al doppio, la CRP non è incorsa in arbitrio, atteso che le gravi sofferenze psicologiche addotte non sono state comprovate e che, secondo le sue stesse dichiarazioni (cf. supra consid. 5.2), le sue condizioni di detenzione non sembrano essere state risentite all'epoca come particolarmente difficili. Anche su questo punto, il gravame va pertanto respinto.