Citation: 1A.120/2002 22.11.2002 E. 3

Il TPT ha ritenuto che la domanda del ricorrente, volta a confermare la previsione di espropriazione formale di una parte del fondo n. XXX per un importo di fr. 750'000.--, costituisse una questione di natura espropriativa, esulante dalla procedura di approvazione del piano particolareggiato e pertanto irricevibile: il quesito di sapere se l'azzonamento dia o no luogo a espropriazione formale o materiale competerebbe infatti al Tribunale di espropriazione, già peraltro adito dal ricorrente. Quest'ultimo rileva tuttavia che la sua domanda si fondava sulla tabella degli espropri e sulla relazione economica del piano particolareggiato, e da ciò deduce che il Comune non poteva modificare la portata degli atti pubblicati con una semplice lettera, tenutagli oltretutto nascosta, inviata al Consiglio di Stato. 3.1 Con lettera del 10 maggio 1999 il Municipio comunicava al legale del ricorrente che il piano particolareggiato conteneva anche la proposta di espropriazione parziale e che la relazione economica prevedeva un'indennità a carico del Comune di fr. 250'000.--, corrispondente a un terzo del costo espropriativo presumibile (ritenuto che i rimanenti due terzi sarebbero stati coperti dal Cantone e dalla Confederazione). Nella lettera del 16 novembre 2000, indirizzata al Dipartimento del territorio, e richiamata implicitamente dal ricorrente, il Comune, rilevato che il ricorso di quest'ultimo era pendente dinanzi al Consiglio di Stato, precisava di non avere mai inteso acquistare la particella n. XXX, ma soltanto escluderla dal perimetro delle zone edificabili; aggiungeva che la tabella degli espropri allegata al piano particolareggiato lasciava purtroppo trasparire qualche ambiguità, dovuta a un errore grafico/giuridico (essendosi confuso un possibile esproprio materiale con uno formale), e dichiarava quindi di ritenere che, nell'ambito dell'approvazione del piano, occorreva chiarire questo punto, confermando quanto indicato nelll'esame preliminare: e cioè che, improponibile l'esproprio formale del fondo era data solo la sua esclusione dalle zone edificabili, riservata l'indennità per l'eventuale esproprio materiale. Nella risoluzione di approvazione del 28 agosto 2001 il Consiglio di Stato ha respinto la richiesta espropriativa formulata dal proprietario del fondo, fondandosi su questa precisazione del Comune. 3.2 Secondo la giurisprudenza, il diritto di essere sentito (garantito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. e, in precedenza, dall'art. 4 vCost.) impone all'Autorità che inserisce nel fascicolo processuale nuovi documenti, di cui intende prevalersi nella decisione, di informarne le parti, che devono poter esprimersi sulle prove assunte (DTF 124 II 132 consid. 2b e rinvii, 127 I 54 consid. 2b). Il Governo cantonale, viste le incertezze sulla questione espropriativa, avrebbe dovuto trasmettere lo scritto del Comune, sul quale ha fondato il proprio giudizio, al ricorrente. Questa mancanza non comporta tuttavia l'accoglimento del gravame. In effetti, questo vizio era sanabile nell'ambito del ricorso al TPT, dove il ricorrente poteva chiedere la produzione della lettera, implicitamente richiamata nella risoluzione governativa, e contestarne, se del caso, il contenuto, sia nel ricorso stesso, sia nell'ambito dell'udienza in contraddittorio e del sopralluogo: il ricorrente non sostiene infatti che la Corte cantonale gli avrebbe negato l'accesso agli atti e, in particolare, a tale scritto. Limitandosi ad affermare che la lettera municipale avrebbe modificato gli atti pubblicati, senza l'approvazione del Consiglio comunale, egli disattende che oggetto della presente causa può essere soltanto la decisione del TPT e non anche quella governativa. Ora, la censura, riguardante la violazione del diritto, era proponibile dinanzi alla Corte cantonale, che poteva sanare l'asserita lesione del diritto di essere sentito e pronunciarsi sulle sue eventuali conseguenze (art. 38 cpv. 2 LALPT; sentenza 1P.15/1998 consid. 5, apparsa in RDAT II-1998 n. 21). La censura del resto alla criticata procedura di adozione e di approvazione del piano particolareggiato, e non a una questione di natura espropriativa. Con la sua argomentazione il ricorrente non dimostra pertanto che il TPT, dichiarando irricevibile la domanda litigiosa, sarebbe incorso nell'arbitrio. 3.3 Il ricorrente fa valere anche una violazione del principio della buona fede (art. 9 Cost.); la ravvisa nel fatto che il Comune, dopo anni di trattative e asserite promesse verbali e scritte per acquistare, e in seguito espropriare, il fondo, sarebbe poi passato, con la menzionata lettera, a una situazione di incertezza. Egli non dimostra tuttavia che sarebbero adempiute le condizioni cumulative richieste dalla giurisprudenza in tale ambito (vedi al riguardo DTF 128 II 112 consid. 10b/aa pag. 125, 127 I 31 consid. 3a, 121 II 473 consid. 2c). 3.4 Il ricorrente lamenta poi di non aver potuto ottenere, neppure a pagamento, copie degli atti (messaggi, relazioni, progetti di varianti, proposte di norme e documentazione grafica), ma d'aver potuto soltanto prendere annotazioni dopo averli esaminati. Il diritto di essere sentito comprende pure, di massima, la pretesa di allestire personalmente, in una certa misura, copie degli atti (DTF 117 Ia 424 consid. 28b, 116 Ia 325 consid. 3c e d; cfr. anche DTF 120 IV 242, 120 Ia 65 consid. 2b); il ricorrente, limitandosi ad accennare all'art. 29 cpv. 2 Cost., non fa valere di non aver avuto completo accesso agli atti nell'ambito della procedura avviata dinanzi al Consiglio di Stato, ed eventualmente di quella ricorsuale davanti al TPT, ove un'eventuale violazione del suo diritto di essere sentito sarebbe stata sanata. Del resto egli nemmeno precisa se tale facoltà, e in che misura, sia stata a lui negata personalmente o anche al suo legale. 3.5 Il ricorrente fa valere inoltre che il Consiglio di Stato si sarebbe rifiutato di udirlo personalmente. Premesso che l'asserito vizio sarebbe stato sanato dinanzi al TPT, dove ha avuto luogo un'udienza in contraddittorio, il ricorrente non adduce alcuna norma che imporrebbe di udirlo personalmente. Le esigenze minime dedotte dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (e, precedentemente, dall'art. 4 vCost.) non implicano, di massima, il diritto di esprimersi oralmente dinanzi all'autorità chiamata a statuire, né il ricorrente sostiene il contrario (cfr. DTF 125 I 209 consid. 9b pag. 219, 122 II 464 consid. 4c, 108 Ia 188 consid. 2a; Jörg Paul Müller, Grundrechte in der Schweiz, 3a ed., Berna 1999, pag. 524 seg.). 3.6 Il ricorrente rileva poi che le contestate restrizioni alla sua proprietà non si fonderebbero su una base legale sufficiente, non sarebbero giustificate da un interesse pubblico preponderante, né sarebbero conformi al principio della proporzionalità. La critica, di natura appellatoria, è inammissibile secondo l'art. 90 cpv. 1 lett. b OG. Il ricorrente non contesta infatti gli argomenti addotti dal TPT a sostegno della propria sentenza, segnatamente riguardo alla negata edificabilità del fondo dal profilo dell'art. 15 lett. a LPT, all'assenza di urbanizzazione (art. 15 lett. b LPT) e alla questione della parità di trattamento. Il TPT ha inoltre precisato che l'unica questione litigiosa riguardava l'attribuzione della particella n. XXX alla zona inedificabile dei parchi, giardini e coltivi, il vincolo istituito dalla linea d'arretramento, prevista dalle varianti di piano regolatore, non essendo stato criticato dal ricorrente né davanti al Consiglio di Stato né dinanzi al TPT, ed essendo quindi cresciuto in giudicato. La relativa censura è pertanto inammissibile per mancato esaurimento del corso delle istanze cantonali (art. 86 OG).