Citation: 5P.321/2003 21.10.2003 E. 4.1

L'autorità di vigilanza ha pure respinto la domanda di ammissione al gratuito patrocinio formulata dal ricorrente. I giudici cantonali hanno dapprima richiamato l'art. 14 cpv. 2 della legge ticinese sul patrocinio d'ufficio e sull'assistenza giudiziaria nei procedimenti civili, esecutivi, amministrativi e penali e hanno poi rilevato che, vista la massima ufficiale, nell'ambito del calcolo del minimo vitale di un salariato o di un pensionato il debitore è solitamente in grado di procedere con atti propri. Per quanto attiene più specificatamente al caso in esame, essi hanno negato l'esistenza delle condizioni che permettono la concessione del gratuito patrocinio perché, da un lato, gran parte delle censure sollevate erano già state esaminate in una precedente procedura ricorsuale e, dall'altro, perché la procedura, di per sé semplice, è stata complicata dalle reticenze del debitore e da atti giuridici inidonei. 4.2 Il ricorrente ritiene arbitraria la decisione dell'autorità di vigilanza di non concedergli il gratuito patrocinio, vista "la complessità della materia". L'autorità cantonale avrebbe a torto considerato reticenze i tentativi del patrocinatore di non svelare il dispositivo di sicurezza minimo del ricorrente. 4.3 La censura non ossequia i requisiti di motivazione posti dall'art. 90 cpv. 1 lett. b OG e si rivela inammissibile. Il ricorrente, che ignora completamente la normativa cantonale menzionata nella decisione impugnata, non spiega in che modo la stessa sarebbe stata applicata in modo insostenibile dall'autorità di vigilanza e nemmeno cita una norma costituzionale che avrebbe imposto la concessione del gratuito patrocinio nella fattispecie.