Citation: 6B_88/2017 E. 2.2

2.2. Si rende colpevole di ingiuria chi offende con parole, scritti, immagini, gesti o vie di fatto l'onore di una persona (art. 177 cpv. 1 CP). L'art. 177 CP protegge l'onore, vale a dire il sentimento di essere considerato come una persona onesta e rispettabile, ovvero di non essere disprezzato quale essere umano (DTF 137 IV 313 consid. 2.1.1; 132 IV 112 consid. 2.1). Per valutare se una dichiarazione è lesiva dell'onore non occorre fondarsi sul senso datole dalla persona colpita, ma su un'interpretazione oggettiva, secondo il senso che un destinatario non prevenuto deve attribuirle nelle circostanze concrete. Secondo la giurisprudenza, un testo deve essere analizzato non soltanto in funzione delle espressioni utilizzate prese separatamente, ma anche secondo il senso generale che ne risulta dal suo insieme. La determinazione del contenuto di un messaggio concerne l'accertamento dei fatti, mentre il giudizio sul senso che un destinatario non prevenuto attribuisce alle espressioni e alle immagini utilizzate costituisce una questione di diritto (DTF 137 IV 313 consid. 2.1.3). L'ingiuria può consistere in un giudizio di valore offensivo, che mette in dubbio l'onestà, la lealtà e la moralità di una persona, in modo da renderla disprezzabile quale essere umano. Può inoltre consistere nell'esternazione di un'ingiuria formale, allorquando l'autore ha, in una forma riprensibile, espresso il suo disprezzo nei confronti della persona colpita e l'ha attaccata nel sentimento che la stessa ha della propria dignità. Il grado di disprezzo deve tuttavia rivestire una certa gravità, eccedente ciò che è accettabile. Sotto il profilo soggettivo, l'ingiuria presuppone l'intenzione: l'autore deve quindi volere o accettare che la sua espressione leda l'onore e sia comunicata alla persona offesa (cfr. sentenza 6B_557/2013 del 12 settembre 2013 consid. 1.1, in: SJ 2014 I pag. 293 seg. e riferimenti). La giurisprudenza impone di valutare con riserbo gli oltraggi all'onore perpetrati nell'ambito del dibattito politico (DTF 137 IV 313 consid. 2.1.4 e riferimenti). Non può tuttavia prevalersi di questa prassi chi conduce la discussione politica in modo scorretto, in particolare trincerandosi dietro l'anonimato (DTF 128 IV 53 consid. 1d; sentenza 6B_835/2014 dell'8 dicembre 2014 consid. 4.2, in: RtiD II-2015 pag. 148).