Citation: 5P.259/2003 04.12.2003 E. 3

3.1 La Corte cantonale - alla quale si rinvia per brevità (art. 36a cpv. 3 OG) - ha esposto in modo corretto ed esauriente le condizioni per la revisione di una sentenza arbitrale (rispettivamente di una decisione statale che a quella sia subentrata, v. supra, consid. 1.3). Qui essendo incontestato che i due esemplari di patto d'arbitrato 24 febbraio 1990 muniti della firma autografa del ricorrente fossero già esistenti al momento dell'emanazione del lodo preliminare 5 gennaio 2001, ma vennero rinvenuti soltanto più tardi, da dirimere rimane unicamente la questione a sapere se la Corte cantonale abbia ritenuto a torto o a ragione che la loro tardiva produzione debba essere imputata alla negligenza del ricorrente stesso. Da ciò dipende la fondatezza delle istanze di revisione e, di riflesso, la possibilità per la Corte cantonale di tornare sulla propria sentenza 30 agosto 2001. Il ricorrente, per contro, non contesta la sentenza impugnata, laddove questa respinge le sue istanze di revisione in quanto motivate ai sensi dell'art. 41 lit. a CIA e nega la possibilità di richiamarsi ad altri rimedi giuridici cantonali. Non vi è dunque ragione di tornare su questi due ultimi argomenti. 3.2 Il ricorrente censura in primo luogo l'argomentazione della Corte cantonale, secondo la quale la tardiva venuta alla luce di determinati (e determinanti) documenti sarebbe riconducibile ad un suo comportamento negligente, e comunque non consono alla diligenza che si poteva esigere da lui per riunire tutti i fatti e tutte le prove su cui fondare la causa. In particolare, con riferimento alla lettera del 20 novembre 1991, tale negligenza sarebbe consistita nel fatto che essa sia stata ritrovata negli atti del ricorrente, seppur nell'incarto di un altro cliente. La Corte avrebbe poi considerato a torto negligente l'aver interpellato tardivamente testi importanti quali i coniugi C.________ e la fiduciaria depositaria del documento topico.