Citation: 6B_786/2021 E. 3.1

3.1. Il ricorrente si duole di un'applicazione troppo estesa dell'art. 66a cpv. 2 CP e considera errata la conclusione della CARP per cui l'interesse dell'opponente a rimanere in Svizzera prevarrebbe su quello pubblico alla sua espulsione. L'insorgente evidenzia come l'opponente abbia da subito iniziato a delinquere; benché le prime condanne sarebbero già state cancellate dal casellario giudiziale, la CARP avrebbe dovuto tenerne conto nel contesto dell'espulsione. Nonostante gli ammonimenti rivoltigli dalla Sezione dei permessi e dell'immigrazione, egli avrebbe continuato a interessare la giustizia. Dopo l'ennesima condanna, gli sarebbe stato addirittura revocato il permesso di domicilio, revoca poi annullata su ricorso dal Tribunale cantonale amministrativo che non avrebbe ritenuto ancora dati i relativi presupposti, segnalando tuttavia una possibile diversa valutazione in caso segnatamente di nuova recidiva. Sennonché, continua il ricorrente, nelle more della procedura ricorsuale l'opponente avrebbe nuovamente delinquito. La CARP sembrerebbe non aver considerato la forte attività delinquenziale dell'uomo che, sin da quando è giunto in Svizzera, avrebbe continuato a commettere sempre gli stessi reati (furti, violazioni di domicilio, falsità in documenti, infrazioni e contravvenzioni alla LStup), pur consapevole del forte rischio di essere espulso e infischiandosene sia della moglie sia dei figli. La Corte cantonale avrebbe ridimensionato e relativizzato la lunga serie di reati perpetrati dall'opponente. Se, presi singolarmente, non sarebbero di una gravità eccezionale, l'insorgente rileva che, considerati globalmente, denoterebbero l'incapacità dell'opponente di conformarsi alle regole di uno Stato di diritto, facendolo apparire ben ancorato alla delinquenza. Egli costituirebbe dunque una seria minaccia per l'ordine pubblico. Inoltre non avrebbe né un lavoro stabile né un'entrata fissa, avendo dipeso in passato per molto tempo dall'assistenza pubblica. Non avrebbe peraltro preso coscienza del suo agire e sarebbe poco autocritico, visto che sia in prima sia in seconda istanza avrebbe ricondotto i suoi reati all'assunzione di Dormicum, adducendo pure una pretesa cleptomania, negata dalla stessa CARP. Lo psichiatria avrebbe del resto rilevato la sua scarsa inclinazione ad affrontare seriamente un percorso di disintossicazione. I buoni propositi formulati dall'opponente sarebbero dunque strumentali ai fini della rinuncia alla sua espulsione. La Corte cantonale sembrerebbe non aver dato particolar peso alle numerose infrazioni alla LStup che, sebbene non adempiano la forma aggravata, sarebbero comunque ripetute nel tempo, commesse fino a poco prima dell'arresto dell'opponente e addirittura mentre questi era al beneficio di misure sostitutive dell'arresto. Il ricorrente rimprovera poi la CARP anche per aver completamente omesso di considerare il problema di credibilità delle Istituzioni che la rinuncia all'espulsione comporterebbe in concreto, a fronte degli ammonimenti già rivolti all'opponente e dell'avvertimento contenuto nella sentenza del Tribunale cantonale amministrativo. I giudici cantonali avrebbero inoltre attribuito un peso eccessivo al legame familiare, nonostante l'opponente non si sia mai interessato più di tanto alla sorte di moglie e figli. In effetti non avrebbe mai avuto un lavoro stabile, non avrebbe mai partecipato attivamente alla crescita dei suoi figli e i coniugi sarebbero viepiù separati in casa, il loro rapporto non essendo solido e florido come ritenuto dalla CARP. L'opponente sarebbe poi scarsamente integrato nel tessuto sociale ticinese, non parteciperebbe alla vita associativa e avrebbe beneficiato per un certo tempo dell'assistenza pubblica, nei confronti della quale avrebbe ancora un debito aperto, circostanza totalmente negletta dai giudici cantonali. Quanto al reinserimento nel Paese d'origine, il ricorrente non ravvisa alcuno ostacolo: l'opponente vi avrebbe frequentato le scuole dell'obbligo, ne conoscerebbe la lingua e sarebbe possibile una presa a carico della sua tossicodipendenza. Avrebbe peraltro già esercitato un'attività lucrativa in Italia e potrebbe cercarvi lavoro. Non avendo ad oggi un'occupazione in Svizzera, potrebbe anche, se del caso, beneficiare del reddito di cittadinanza italiano. Tenuto conto di tutti questi elementi, conclude l'insorgente, la rinuncia alla misura di espulsione sarebbe contraria all'art. 66 cpv. 2 CP perché l'interesse pubblico al provvedimento prevarrebbe su quello privato dell'opponente a restare in Svizzera.