Citation: 1C_432/2020 E. 1.3

1.3. L'art. 4 cpv. 2 RI stabilisce che le decisioni sono pubblicate in maniera integrale, fatte salve le regole di anonimizzazione di cui all'articolo 6. Quest'ultima norma, relativa all'anonimizzazione, dispone, richiamando l'art. 63 cpv. 2 LOAP, che il TPF pubblica le proprie decisioni di norma in forma anonimizzata (cpv. 1); i nomi delle parti possono essere eccezionalmente pubblicati se gli interessi pubblici alla loro conoscenza sono prevalenti rispetto agli interessi privati delle parti, segnatamente quando si tratta di una causa celebre e i nomi sono comunque già noti al pubblico (cpv. 2), rilevato che i dettagli dell'anonimizzazione, le competenze e la procedura sono definite da direttive interne del Segretariato generale (cpv. 3). Riguardo alla competenza del Segretariato generale a fungere da autorità decisionale in materia di anonimizzazione, e a modificare quindi se del caso l'anonimizzazione di una sentenza, occorre rilevare che tale compito compete di massima alla Corte del TPF che ha pronunciato la relativa sentenza. Il RI disciplina infatti un'altra fattispecie, segnatamente l'informazione al pubblico (art. 1), ed è comunque il TPF che informa il pubblico sulla propria giurisprudenza, pubblicando in Internet le proprie decisioni (art. 3 cpv. 1 RI) nella banca dati elettronica in Internet (art. 4 cpv. 1 RI) in maniera integrale, fatte salve le regole di anonimizzazione (art. 4 cpv. 2 RI). Il Segretariato generale ha infatti il compito di dirigere l'amministrazione, di gestire i vari servizi, d'informare in maniera generale il pubblico e di curare le relazioni pubbliche (art. 10 ROTPF). Secondo l'art. 22 ROTPF, gli spetta anche il compito di permettere l'accesso a un documento relativo all'amministrazione della giustizia conformemente alla legge federale sul principio di trasparenza dell'amministrazione del 17 dicembre 2004 (RS 152.3). Esso gestisce l'amministrazione del tribunale, compresi i servizi scientifici ed è il portavoce del tribunale. L'adozione delle sentenze e l'attività strettamente connessa di anonimizzarle, e se del caso di modificare un'anonimizzazione, rientra nondimeno di massima nei compiti precipui e tipici dell'attività giurisprudenziale, affidati ai giudici o ai cancellieri, che partecipano all'istruzione e al giudizio delle cause, hanno voto consultivo, elaborano rapporti sotto la responsabilità di un giudice e redigono le sentenze del TPF (art. 59 LOAP e art. 16 ROTPF), compiti che esulano manifestamente dalle competenze del Segretariato generale, il quale non esplica funzioni tipicamente giudiziarie; né gli spetta quindi di pronunciarsi e semmai di modificare l'anonimizzazione di una sentenza adottata e approvata dalla Corte. La sua competenza di disciplinare, in maniera astratta per il tramite delle citate direttive interne, allo scopo di garantire una prassi uniforme e coerente in materia di anonimizzazione, non dev'essere confusa con la competenza, spettante alle Corti, di anonimizzare le singole sentenze da loro adottate.