Citation: 5A_219/2023 E. 4.3.3

4.3.3. I ricorrenti lamentano infine un apprezzamento arbitrario della portata probatoria della perizia psichiatrica. Secondo loro, nell'attribuire ai genitori una culpa in vigilando, i giudici cantonali avrebbero "pedissequamente e acriticamente" fatto proprie le opinioni espresse dal perito, delegando di fatto a quest'ultimo il compito della sussunzione giuridica. La perizia doveva infatti limitarsi a chiarire se "dal profilo medico-scientifico" l'aggressione commessa dal figlio potesse essere conseguenza diretta "dell'educazione" impartitagli dai genitori, questione che è stata chiaramente negata dal perito. La questione di una eventuale culpa in vigilando, il cui esame da parte del giudice non necessitava "di competenze tecnico-scientifiche estranee al campo giuridico", esulava quindi dall'oggetto della perizia. Attribuendo arbitrariamente valore peritale (e quindi probatorio) a opinioni prive di contenuto tecnico-scientifico e ponendole a unico fondamento della sentenza, il Tribunale d'appello avrebbe pertanto travisato manifestamente il senso e la portata di tale mezzo di prova. I ricorrenti non possono essere seguiti nemmeno su questo punto. 4.3.3.1. Innanzitutto, la loro affermazione secondo cui la perizia avrebbe dovuto limitarsi a esaminare l'impatto dell'approccio educativo dei genitori sullo sviluppo psicologico del peritato non trova alcun riscontro agli atti. 4.3.3.2. Secondariamente, va rammentato che, secondo la giurisprudenza, quando la Corte cantonale si allinea all'esito di una perizia, il Tribunale federale ammette un apprezzamento arbitrario delle prove solo se il perito non ha risposto ai quesiti posti, se le sue conclusioni sono contraddittorie o se la perizia è in altro modo intaccata da vizi a tal punto manifesti da risultare riconoscibili anche senza possedere conoscenze specifiche nell'ambito interessato; il suo compito si limita a esaminare se l'autorità cantonale poteva, senza arbitrio, sposare le conclusioni della perizia, mentre non spetta a lui verificare che tutte le affermazioni del perito siano prive di arbitrio (sentenza 4A_205/2020 del 13 luglio 2021 consid. 6 con rinvii). Ora, dal considerando 11 della sentenza impugnata risulta che il perito ha constatato: che il peritato soffriva di un "grave disturbo della condotta (disturbo che precede il disturbo di personalità antisociale nell'età dell'adolescenza) " da ricondurre a traumi subiti nei primi due anni di vita quando il bambino si trovava ancora in India (prima dell'adozione); che il contegno del minorenne era quello di una persona "fortemente disturbata con tratti antisociali importanti" che durante l'adolescenza si sono espressi nei già evocati comportamenti problematici, "rimasti senza adeguate conseguenze da parte dei genitori, della scuola ecc."; che la minimizzazione del comportamento da parte dei genitori ha privato il ragazzo della possibilità di beneficiare di una presa a carico adeguata; che lo sviluppo patologico del ragazzo e l'aggressione della vittima non potevano essere ricondotti ai metodi educativi dei genitori; che i genitori o gli insegnanti avrebbero dovuto rendersi conto dei segnali comportamentali del peritato giacché sussistevano tutti i "presupposti pluripotenziali di uno sviluppo (antisociale, delinquenziale, aggressivo) "; che si poteva quindi rimproverare ai genitori di non essere stati coscienti delle difficoltà del proprio figlio, e di avere minimizzato i suoi comportamenti invece di reagire adeguatamente. I giudici cantonali hanno fatto propri questi accertamenti, che rilevavano delle competenze tecniche del perito e quindi del fatto (DTF 124 III 5 consid. 4; 117 II 231 consid. 2c; sentenza 5A_914/2019 del 15 aprile 2021 consid. 3.3) e i ricorrenti, benché si lamentino diffusamente di un accertamento arbitrario dei fatti posti a fondamento della sentenza, non sono riusciti a confutarli dimostrandone il carattere manifestamente inesatto e quindi arbitrario. Per contro, la conclusione che il tribunale cantonale ha tratto in relazione alla responsabilità dei genitori e in particolare a una loro culpa in educando e/o in vigilando rilevava dell'applicazione del diritto (DTF 124 III 5 consid. 4; 117 II 231 consid. 2c; sentenza 5A_914/2019 citata consid. 3.3), in concreto del Codice civile italiano, la cui applicazione può in questa sede essere esaminata unicamente sotto il profilo dell'arbitrio (v. supra consid. 2.1). I giudici cantonali, secondo il loro libero apprezzamento, hanno dedotto dagli accertamenti appena elencati che per quanto discutibili fossero i metodi pedagogici da loro adottati, non era possibile imputare ai genitori una carente educazione del figlio. Invece, contrariamente al Pretore, hanno valutato che essi, entrambi professionisti affermati ("non erano soggetti impreparati né sprovveduti"), erano stati vittime di un "narcisismo esagerato" che li ha indotti a forzare l'apprendimento della chitarra con l'ambizione di voler trasformare il bambino, traumatizzato durante i primi anni di vita, "in una persona normale e addirittura in una star della musica classica", ma così non hanno affrontato il problema, poiché non hanno adeguatamente vigilato sullo stato psicofisico e sul comportamento del figlio e hanno omesso di prendere provvedimenti per curare la sua salute, ciò che sarebbe bastato per portare la prova positiva, richiesta dal diritto italiano applicabile, di aver esercitato una diligente sorveglianza. Pertanto, la precedente istanza ha concluso che non sussistevano le condizioni per liberare i genitori dalla loro responsabilità civile. In definitiva, affermando che il Tribunale cantonale avrebbe attribuito alle opinioni espresse dal perito una valenza scientifica che non è loro propria delegando a quest'ultimo la sussunzione giuridica, i ricorrenti mischiano il fatto con il diritto e non si ravvedono che in realtà i giudici cantonali, in base al loro libero esame, hanno operato un apprezzamento giuridico degli elementi emersi dalla perizia diverso da quello del Pretore. Con le loro argomentazioni generiche, si limitano a opporre la loro lettura dei fatti a quella dei giudici cantonali, ma non dimostrano che la precedente istanza abbia ignorato o travisato il senso e la portata delle affermazioni del perito. Non sostengono nemmeno che i giudici cantonali avrebbero ignorato eventuali misure di vigilanza da loro adottate, posto che le loro considerazioni conclusive secondo cui essi, reagendo "[a]ll'unico comportamento scorretto di cui risulta agli atti che siano stati informati" (i furtarelli commessi a X.________) con un rimprovero severo da parte della madre, sarebbero riusciti ad apportare la prova liberatoria prevista nel quadro dell'art. 333 CC e di riflesso anche in quello dell'art. 2048 CCit, si basano su un unico fatto che, preso singolarmente, non è in grado di rovesciare la valutazione complessiva dimostrandone il carattere arbitrario. Non adducono infine che il meccanismo dell'art. 2048 CCit non avrebbe richiesto tale prova liberatoria, o non l'avrebbe richiesta con la severità esatta dai giudici cantonali, e che il diritto italiano sarebbe quindi stato applicato in maniera insostenibile.