Citation: 6B_917/2018 E. 3.1.2

3.1.2. In virtù della presunzione d'innocenza, garantita dagli art. 32 cpv. 1 Cost. e 6 n. 2 CEDU e ribadita dall'art. 10 cpv. 1 CPP, ognuno è presunto innocente fintanto che non sia condannato con decisione passata in giudicato. Tale presunzione costituisce un elemento del processo equo. Considerata come una garanzia procedurale nell'ambito del procedimento penale, essa vieta, nell'ottica di assicurare un processo equo, in particolare l'espressione di opinioni premature sulla colpevolezza di un imputato da parte del giudice di merito o di qualsiasi altra autorità pubblica. La garanzia concerne le procedure giudiziarie anteriori al rinvio a giudizio dell'imputato nonché quelle posteriori al proscioglimento definitivo dell'accusato (DTF 147 I 386 consid. 1.2). In concreto si può seriamente dubitare dell'ammissibilità della censura. L'insorgente infatti cerca di far valere non tanto la sua presunzione d'innocenza quanto piuttosto quella del marito, rispettivamente dei cognati, oggetto di procedimenti penali in Italia e nei confronti dei quali sono state emanate le sentenze menzionate dal TPF, all'epoca non ancora passate in giudicato. Orbene, nell'ambito di un ricorso in materia penale, non è possibile censurare l'asserita violazione di diritti di terzi, l'interesse giuridicamente protetto giusta l'art. 81 cpv. 1 lett. b LTF essendo un interesse personale (DTF 145 IV 161 consid. 3.1; 131 IV 191 consid. 1.2.1). Certo, la ricorrente afferma che la presunzione d'innocenza del marito si ripercuoterebbe sulla sua, ma non sostanzia in alcun modo tale asserto in urto al suo dovere di motivazione (art. 42 cpv. 2 e art. 106 cpv. 2 LTF). Sia come sia, appare comunque opportuno rilevare che le critiche ricorsuali sono infondate. Il contestato richiamo del TPF alle predette sentenze si riferisce a fatti (una pretesa attività di stampo 'ndranghetoso risalente agli anni 2000) posteriori all'alimentazione del conto ddd e quindi non determinanti per l'esito di questo procedimento, ciò che neppure è sostenuto nel gravame. Peraltro l'autorità precedente si è limitata a menzionarle, senza pronunciarsi o lasciar intendere alcunché sulla colpevolezza degli interessati o sui loro eventuali ruoli nelle vicende all'esame delle autorità italiane. E difatti nemmeno la ricorrente pretende che il TPF abbia in qualche modo espresso, in modo esplicito o implicito, opinioni premature sulla colpevolezza degli interessati. Di transenna si osserva ancora un comportamento contraddittorio dell'insorgente che da un lato si duole dei riferimenti a sentenze non ancora passate in giudicato, ma dall'altro lato non esita a prevalersene e a citarle a sostegno delle censure di arbitrio nell'accertamento dei fatti. Analogo discorso vale con riferimento a I.________, di cui la ricorrente ha chiesto invano l'interrogatorio e di cui lamenta la violazione della presunzione d'innocenza. Non si scorge peraltro come la presunzione d'innocenza dell'interessata possa essere stata disattesa. Il TPF infatti non ha neppure adombrato sospetti di natura penale nei suoi confronti, né ha tratto conclusioni sulla sua persona o sul suo ruolo che avrebbero forzatamente necessitato la sua audizione. Ciò che la sentenza impugnata espone su di lei emerge chiaramente dalle prove documentali agli atti, segnatamente dalla documentazione bancaria del conto ddd e dagli atti pubblici relativi alla società di autolavaggio. Cade infine nel vuoto la censura di arbitrio afferente il suo mancato interrogatorio, volto in particolare a dimostrare l'inattendibilità del consulente bancario T.________. L'insorgente disattende che l'accertamento dei fatti del giudizio impugnato non poggia minimamente sulle dichiarazioni di quest'ultimo, di modo che non vi sono ragioni per confutarne il contenuto con l'audizione di terze persone, in particolare di I.________.