Citation: 5A_562/2018 E. 4.1.1

4.1.1. Il compito informativo dei media non è un motivo giustificativo assoluto (DTF 126 III 209 consid. 3a; sentenze 5A_100/2015 cit. consid. 5.3.1; 5A_170/2013 del 3 ottobre 2013 consid. 3.3, in sic! 1/2014 pag. 21 e SJ 2014 I pag. 165). Va anzi esaminato se nel caso concreto il mandato informativo - ovvero un interesse pubblico particolarmente rilevante - giustifichi le affermazioni incriminate: la portata di tale motivo giustificativo non può in nessun caso eccedere la necessità di informare (DTF 143 III 297 consid. 6.7.3). La pubblicazione di fatti falsi è dunque e rimane di per sé illecita; un interesse preponderante alla loro divulgazione sussiste unicamente in casi eccezionali, ad esempio quando si riporti, senza commento e con indicazione della fonte, un comunicato di polizia (DTF 126 III 209 consid. 3a; 126 III 305 consid. 4b/aa; sentenze 5A_100/2015 cit. loc. cit.; 5A_170/2013 cit. consid. 3.4.1). Ma non ogni imprecisione giornalistica rende la notizia falsa nel suo insieme: l'articolo è suscettibile di ledere la personalità della vittima se è errato in punti essenziali, e se in conseguenza di ciò viene presentata un'immagine manifestamente falsata della vittima, tale da sminuirne notevolmente la considerazione agli occhi dei terzi (DTF 126 III 305 consid. 4b/aa; sentenze 5A_100/2015 cit. loc. cit.; 5A_170/2013 cit. consid. 3.4.1). Sarebbe tuttavia errato dedurre da quanto precede che la pubblicazione di fatti veri sia sempre giustificata: una lesione della personalità può anche sussistere quando i media riportano la verità. Non conta unicamente la veridicità di un'affermazione, bensì anche l'oggettività dell'espressione mediatica incriminata: determinante è, in ultima analisi, se l'articolo violi la sfera privata della vittima o ne sminuisca l'immagine in modo inammissibile. Articoli che riguardano presunti reati non vanno esaminati soltanto nella prospettiva di una corretta cronaca dell'iter processuale o di una conformità con la presunzione d'innocenza: la libertà di esporre in un articolo affermazioni sostanzialmente ammissibili trova i propri limiti nel diritto di ogni singolo individuo al rispetto della propria sfera privata (DTF 143 III 297 consid. 6.4.2). Giudizi di valore sono per contro ammissibili, a patto che siano sostenibili sulla base del complesso di fatti sul quale si fondano; sono invece pure loro lesivi della personalità se portano a concludere alla veridicità di un complesso di fatto invero falso o se sono formulati in termini che travalicano i limiti della decenza (DTF 126 III 305 consid. 4b/bb; sentenze 5A_100/2015 cit. consid. 5.3.1; 5A_170/2013 cit. consid. 3.4.2). Va deciso sulla base dell'impressione generale che suscita un articolo, e non di singole espressioni, se, ed eventualmente quali passi del medesimo siano illeciti (per la protezione dell'onore garantita dal diritto penale v. DTF 137 IV 313 consid. 2.1.3; come qui, sentenze 5A_489/201 2 del 7 dicembre 2012 consid. 2.3; 5A_354/2012 del 26 giugno 2014 consid. 3; 5A_100/2015 cit. consid. 5.3.1). Per tutti gli apprezzamenti fa stato non la sensibilità soggettiva della vittima, bensì la prospettiva del lettore medio (DTF 126 III 209 consid. 3a; sentenze 5A_376/2013 del 29 ottobre 2013 consid. 3.2; 5A_354/2012 cit. consid. 3; 5A_100/2015 cit. loc. cit.). Personaggi noti devono far prova di maggior tolleranza nei confronti di articoli di stampa che li riguardano, quantunque anche per loro deve essere salvaguardato e rispettato il principio di proporzionalità (DTF 127 III 481 consid. 2c; sentenze 5A_658/2014 del 6 maggio 2015 consid. 5.5, in sic! 10/2015 pag. 571; 5A_100/2015 cit. loc. cit.).