Citation: H 79/05 14.02.2006 E. 5

5.1 Il ricorrente censura l'operato della Corte cantonale nella misura in cui gli è stata addebitata una grave negligenza in relazione alla realizzazione del danno, per il quale è stato ritenuto responsabile per l'importo di fr. 41'619.10, con vincolo di solidarietà con R.________, M.________ e T.________ limitatamente a fr. 36'777.20. Egli precisa a sua discolpa, dopo aver evidenziato come ancora nel 2001 la fallita avesse pagato fr. 57'604.65, che nonostante le difficoltà nel versare i contributi, la società aveva delle possibilità per poter proseguire la propria attività, tanto più se si tien conto che lo scoperto nel 1999 era di fr. 630.05 e nel 2000 di fr. 4'218.85, cifre tutto sommato contenute se confrontate con le dimensioni della ditta, per cui non vi erano ragioni da indurre quest'ultima ad interrompere la propria attività, come sostenuto dall'autorità cantonale, né erano adempiuti i presupposti per l'avviso al giudice ai sensi dell'art. 725 CO. L'insorgente sostiene di aver constatato, a partire dal giugno 2001, l'esistenza di serie difficoltà nell'onorare gli impegni contributivi, tali da indurlo ad avviare trattative con la C.________ SA in vista della ripresa del personale. Questa iniziativa gli avrebbe permesso di collocare i 12 dipendenti della fallita già a partire dal 1° gennaio 2002, nonché di recuperare crediti societari durante l'anno 2002 per fr. 80'101.85 e di versare alla Cassa ulteriori fr. 29'120.15, ossia oltre un terzo di quanto incassato. Per contro, avesse scelto di chiudere la società come auspicato dall'autorità cantonale, non avrebbe potuto versare quest'ultimo apprezzabile importo. Evidenzia poi di aver assunto un rilevante impegno personale con la sottoscrizione di un vaglia cambiario di fr. 250'000.- (recte : 240'000.-), che avrebbe permesso alla ditta di ottenere ulteriori finanziamenti. In conclusione, l'insorgente sostiene che in considerazione della sua posizione di comando, avrebbe preso tutte le misure in suo potere per far uscire la società da una situazione finanziaria delicata e di aver sempre conservato un assoluto controllo sugli affari importanti della ditta, non avendo delegato ad altri il disbrigo delle incombenze. 5.2 Gli argomenti addotti non giovano all'insorgente, essendo essi ben lungi dal costituire motivo di giustificazione o di discolpa nel senso della giurisprudenza. Infatti, l'art. 14 cpv. 1 LAVS prevede che i contributi del reddito proveniente da un'attività lucrativa dipendente sono dedotti da ogni paga e devono essere versati periodicamente - nel caso di specie mensilmente - dal datore di lavoro insieme al suo contributo. Gli art. 34 segg. OAVS stabiliscono il modo di conteggio e di prelievo dei contributi. L'obbligo di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un compito prescritto dal diritto pubblico. A questo riguardo, il Tribunale federale delle assicurazioni ha più volte ricordato che il venir meno a detto compito costituisce una violazione di prescrizioni ai sensi dell'art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale del danno (DTF 118 V 195 consid. 2a e sentenze ivi citate). 5.3 Nel caso di specie va rilevato che l'A.________ SA è stata affiliata alla Cassa, quale datrice di lavoro, dal 1° agosto 1997 al 31 dicembre 2001 e che l'amministrazione, almeno dall'ottobre 1999, è stata dapprima obbligata a diffidare e poi ad adire le vie esecutive per ottenere il pagamento dei contributi paritetici. Dalla documentazione agli atti si evince infatti che i contributi da agosto a ottobre 1999 sono stati versati tra ottobre e dicembre 1999, mentre quelli da novembre a dicembre 1999, compreso il conteggio di chiusura, tra febbraio e giugno 2000. Emerge inoltre che i contributi da gennaio a giugno 2000 sono stati versati tra aprile e novembre 2000, quelli da luglio a ottobre 2000 tra gennaio e dicembre 2001 e quelli da novembre a dicembre 2000 tra marzo e novembre 2002. Risulta infine che gli oneri sociali per il periodo da gennaio a maggio 2001 vennero pagati tra novembre 2002 e aprile 2004. Quanto sopra esposto dimostra come la società abbia avuto una evidente cronica mancanza di liquidità protrattasi sull'arco di più anni, carenza suffragata anche dai dati contabili della fallita, da cui si evince un ammanco di liquidità di fr. 34'945.94 per 2001 e di fr. 28'028.32 per 2002. Inoltre, dalla lettura dello stato di riparto appare in modo chiaro come l'A.________ SA abbia avuto gli stessi problemi di illiquidità riscontrati con la Cassa anche con altri enti pubblici (ad es. INSAI, Aziende municipalizzate di L.________, Comune di I.________, IVA, ufficio esazione e condoni, imposte alla fonte, ecc.) nonché con due istituti bancari, sivvero che viene indicato uno scoperto complessivo di fr. 519'990.20 (fr. 51'269.05 per crediti di prima classe, fr. 53'385.30 per crediti di seconda classe e fr. 415'335.85 per crediti di terza classe) creatosi nel periodo tra 1999 e 2001. È evidente che la fallita è stata ben lungi dall'adempiere i requisiti richiesti dall'art. 34 cpv. 3 OAVS, secondo cui i contributi devono essere pagati entro dieci giorni dalla scadenza del periodo di pagamento, e non dopo mesi o anni, come è invece avvenuto nel caso concreto. 5.4 Il modo di operare del ricorrente dimostra come egli abbia disatteso il dovere di diligenza impostogli dalla giurisprudenza. L'interessato, che incentra la tesi liberatoria sul fatto di aver dato seguito pressoché integralmente ai pagamenti dei contributi AVS, non può infatti estrapolare dal contesto generale dell'andamento societario solo il capitolo AVS - pur dando atto che fino al 1999, seppur con notevole ritardo e di regola a seguito di procedure esecutive, egli era riuscito a versare i contributi sociali, mentre a partire dal 2000 in poi il pagamento si era fatto molto difficoltoso tanto è vero che, come già si è visto, i contributi da gennaio a giugno 2000 sono stati versati tra aprile e novembre 2000, quelli da luglio a ottobre 2000 tra gennaio e dicembre 2001, quelli da novembre a dicembre 2000 tra marzo e novembre 2002 e quelli da gennaio a maggio 2001 tra novembre 2002 e aprile 2004 (cfr. il precedente consid. 5.3), quindi ben oltre i 10 giorni richiesti dalla legge, denotando in tal modo un perdurare della cronica illiquidità - ma avrebbe dovuto, in virtù della professione che esercita, valutare nel suo insieme tutti i dati contabili a sua disposizione. Lo avesse fatto si sarebbe accorto che inequivocabili segnali premonitori erano presenti ben prima del fallimento della A.________ SA. Infatti il ritardo, ripetuto negli anni, del pagamento - oltre che degli oneri AVS anche di tutti gli altri oneri sociali, assicurativi e fiscali - avrebbe dovuto renderlo particolarmente attento, vuoi per la costante e continua mancanza di liquidità in cui versava la società, vuoi anche per il fatto, notorio a tanti e comunque agli operatori del settore, che in quegli anni la situazione del mercato immobiliare e quindi anche delle imprese di costruzione era caratterizzata da una grave crisi, per cui potevano insorgere difficoltà sia per quanto riguarda l'incasso dei crediti sia nel poter reperire nuovi incarichi. Il fatto poi che l'insorgente abbia personalmente avallato un vaglia cambiario dell'importo di fr. 240'000.- a nulla sussidia nel caso concreto riferito al mancato versamento dei contributi paritetici, atteso che in sostanza l'interessato ha avallato congiuntamente ad altra persona un vaglia cambiario da lui emesso come amministratore unico della A.________ SA a garanzia di un credito in conto corrente concesso dalla Banca Z.________ alla società. In particolare non risulta che il finanziamento sia servito per pagare i contributi sociali. A questo proposito va infatti rilevato che il Tribunale federale delle assicurazioni ha ripetutamente avuto modo di affermare che la scelta di differire il pagamento dei contributi paritetici deve essere, in primo luogo, obiettivamente indispensabile per la sopravvivenza della società e che, in secondo luogo, il datore di lavoro deve poter oggettivamente presumere di soddisfare entro breve termine - nel senso di pochi mesi e non di anni - ogni suo credito nei confronti della Cassa (DTF 116 II 541 consid. 5a, 108 V 188). Nel caso in esame, tali presupposti sono ben lungi dall'essersi realizzati. Occorre infine ricordare al ricorrente che il dovere di diligenza risulta accresciuto trattandosi di un amministratore unico - che in precedenza era stato presidente del consiglio di amministrazione e che in concreto ha asserito di aver preso, nella sua posizione di comando, tutte le misure in suo potere per far uscire la società da una situazione finanziaria delicata, avendo sempre conservato un assoluto controllo sugli affari importanti della ditta -, ritenuto che quest'ultimo deve dar prova di tutta la diligenza necessaria alla corretta gestione degli affari sociali e che non è sufficiente l'ossequio della "diligentia quam in suis" (DTF 122 III 198 consid. 3a e riferimenti ivi citati). Al riguardo questa Corte ha già avuto più volte modo di affermare che gli obblighi di vigilanza e di diligenza di un amministratore unico sono da connotare con particolare rigore (DTF 112 V 3 consid. 2b). Il ricorrente ha dimostrato in concreto un ottimismo sulle possibilità di ripresa finanziaria della società per nulla giustificato dai dati reali di cui disponeva e che avrebbero dovuto indurlo a ben altri comportamenti. In ultima analisi egli ha determinato la sopravvivenza temporale dell'A.________ SA attingendo anche ai mezzi finanziari destinati alle assicurazioni sociali. 5.5 Ne consegue che, non realizzandosi motivi di giustificazione o di discolpa, l'insorgente dovrà risarcire il danno subito dalla Cassa relativamente ai contributi di diritto federale, sul cui importo non vi è stata disputa.