Citation: 4P.9/2000 17.04.2000 E. 1

Per richiamarsi con successo all'arbitrio, il ricorrente non può dunque accontentarsi di contrapporre il suo parere a quello dell'autorità cantonale, come se il Tribunale federale fosse una superiore giurisdizione di appello a cui compete di rivedere liberamente il fatto e il diritto: egli deve esporre chiaramente le ragioni che portano a ritenere manifestamente insostenibile la conclusione raggiunta nella decisione impugnata (DTF 125 I 166 consid. 2a, 124 I 247 consid. 5). In concreto il ricorrente rimprovera in particolare alla Corte cantonale di aver erroneamente ammesso la tesi del resistente, secondo la quale egli avrebbe appreso della clausola di divieto di concorrenza solo dopo il 20 marzo 1998, nel quadro della procedura provvisionale avviata dalla Michele Biancardi S.A. La sua censura non risulta però motivata conformemente ai principi appena esposti. Egli si limita infatti a ripetere, genericamente, che tale conclusione sarebbe in contrasto con le tavole processuali senza però indicare con precisione quali, eccezion fatta per un passaggio della testimonianza del notaio che ha rogato l'atto di costituzione della nuova società, le cui dichiarazioni risultano comunque contraddette da quelle del revisore della stessa, che il ricorrente omette di menzionare. Giovi abbondanzialmente osservare che, quand'anche debitamente formulata, la censura andrebbe in ogni caso respinta poiché l'apprezzamento delle varie testimonianze da parte dell'autorità cantonale - cui si può rinviare giusta l'art. 36a cpv. 3 OG - appare pertinente e non certo manifestamente insostenibile.