Citation: 1P.341/2005 11.11.2005 E. 4

La critica di fondo proposta dal ricorrente consiste nel sostenere che il Tribunale cantonale amministrativo avrebbe ecceduto nel suo potere di esame. Ritiene che l'applicazione del diritto comunale autonomo avrebbe potuta essere corretta dall'autorità di ricorso soltanto se il Municipio avesse commesso abuso o eccesso di potere d'apprezzamento, ciò che secondo la prassi cantonale equivarrebbe all'esame dell'arbitrio. Con la sentenza impugnata i giudici cantonali avrebbero invece sostituito il loro apprezzamento a quello del Municipio, eseguendo un controllo di adeguatezza e di opportunità. 4.1 La censura è di per sé ammissibile, giacché, come detto (cfr. consid. 2.2), il Comune autonomo può pretendere che l'autorità di ricorso rispetti i limiti formali del proprio intervento, che concretamente dipendono dall'ordinamento cantonale delle competenze (DTF 103 Ia 468 consid. 5 in fine). 4.2 Nel diritto ticinese il potere d'esame del Tribunale cantonale amministrativo è definito in primo luogo dall'art. 61 della legge cantonale di procedura per le cause amministrative, del 19 aprile 1966 (LPamm), che attribuisce all'autorità cantonale il potere d'intervenire per violazione del diritto, che va applicato d'ufficio (art. 18 cpv. 1 LPamm). Tale violazione può consistere, per quanto qui interessa, nell'errata o mancata applicazione di una norma stabilita dalla legge o risultante implicitamente da essa, di livello federale, cantonale o comunale (Marco Borghi/Guido Corti, Compendio di procedura amministrativa ticinese, Lugano 1997, pag. 316/317) oppure nell'eccesso e abuso di potere. Quest'ultima forma di violazione del diritto presuppone tuttavia che la legge conferisca un determinato margine di apprezzamento all'autorità chiamata ad applicarla. Nel campo specifico del diritto edilizio ciò si traduce nella facoltà del Comune di scegliere tra più soluzioni possibili, adeguate e conformi agli obiettivi pianificatori, quella ritenuta più appropriata (DTF 116 Ia 221 consid. 2c; sentenza 1P.129/1994 del 12 aprile 1994, consid. 3b in fine, in: RDAT I-1995, n. 32, pag. 79 segg.). V'è eccesso di potere quando l'autorità adotta una soluzione non prevista dalla legge o giudica per apprezzamento laddove non dispone di tale facoltà, oppure quando essa ritiene a torto che la legge le consenta di ordinare un solo provvedimento determinato mentre diverse soluzioni sarebbero possibili; l'abuso del potere di apprezzamento s'identifica invece con l'arbitrio (Adelio Scolari, Commentario, Bellinzona 1996, n. 968/969 e riferimenti). 4.3 Il ricorrente, pur menzionando solo di passaggio l'art. 61 LPamm in relazione con due citazioni dottrinali, espone i principi teorici concernenti i limiti del potere d'esame che compete al Tribunale cantonale amministrativo. Nella motivazione concreta dimentica tuttavia gli aspetti formali per censurare, conformemente all'art. 90 cpv. 1 lett. b OG, soprattutto l'applicazione materiale del diritto comunale. In circostanze simili, la questione di sapere se sia stata lesa l'autonomia comunale si riduce all'esame dell'interpretazione e dell'applicazione del diritto comunale, che il Tribunale federale esegue sotto il ristretto profilo dell'arbitrio (DTF 131 I 91 consid. 1 e rinvio; sentenza 1P.804/2000 dell'11 aprile 2001, consid. 3a, in: RDAT II-2001, n. 30, pag. 134 segg.). L'arbitrio, vietato dall'art. 9 Cost., è ravvisabile quando la decisione impugnata risulta manifestamente insostenibile, in contraddizione palese con la situazione effettiva, gravemente lesiva di una norma o di un chiaro principio giuridico, o in contrasto intollerabile con il sentimento di giustizia e di equità. La decisione deve inoltre essere arbitraria nel suo risultato e non solo nella sua motivazione (DTF 131 I 217 consid. 2.1; 129 I 173 consid. 3.1, 49 consid. 4, 8 consid. 2.1).