Citation: 5P.324/2002 08.09.2003 E. 2

2.1 La legittimazione a proporre ricorso di diritto pubblico si definisce unicamente sulla base dell'art. 88 OG; essa presuppone la capacità di essere parte in giudizio e la qualità di stare in giudizio. 2.2 Secondo l'art. 602 cpv. 1 CC, gli eredi sono proprietari in comune dei beni facenti parte della successione, e solo in comune possono disporne, fatti salvi i diritti di rappresentazione e amministrazione previsti per contratto o per legge. Pertanto, singoli eredi non sono legittimati ad agire in nome e per conto della comunione; soltanto l'insieme dei proprietari in comune, quali litisconsorti necessari, è abilitato a far valere i diritti della comunione ereditaria (DTF 125 III 219 consid. 1a; 121 III 118 consid. 3; 116 Ib 447 consid. 2a; 102 Ia 430 consid. 3 e rinvii), segnatamente esercitando un ricorso di diritto pubblico (DTF 102 Ia 430 consid. 3), un ricorso di diritto amministrativo (116 Ib 447 consid. 2b) o un ricorso per riforma. A parte la possibilità che per conto della comunione ereditaria agisca un rappresentante comune di tutti gli eredi (art. 602 cpv. 3 CC), l'esecutore testamentario (art. 518 CC) o l'amministratore della successione (art. 554 CC), e riservati particolari casi d'urgenza qui senza rilevanza (DTF 125 III 219 consid. 1a, con numerosi rinvii), alla menzionata regola si può derogare solo qualora si debba far valere interessi legittimi nei confronti di uno solo degli eredi: importante è che al processo prendano parte tutti gli interessati, quand'anche non tutti sullo stesso banco (DTF 125 III 219 consid. 2b, con rinvii; quanto precede non vale per liti che riguardano negozi conclusi dalla comunione ereditaria con un singolo erede, v. DTF cit., consid. 2c).