Citation: I 471/99 09.02.2000 E. 1

b) Va inoltre condiviso il giudizio dei primi giudici di considerare la ricorrente alla stregua di una casalinga. Dalla data del rimpatrio, avvenuto all'inizio di dicembre del 1973, essa non ha più svolto alcuna attività né dipendente né autonoma. Malgrado si reputasse personalmente inabile al lavoro in modo permanente, non vi era nessuna indicazione medica in tal senso. Basti leggere la perizia del 28 aprile 1987, allestita dal dott. N._______ dell'INPS, che dopo approfondito esame pose la diagnosi di spondilartrosi lombare a lieve incidenza funzionale e diabete mellito, valutando l'incapacità lavorativa nella ridotta misura del 25 %. Tale situazione, condivisa anche dal dott. F._______, consulente medico dell'amministrazione, venne poi confermata a sei anni di distanza, il 13 marzo 1993, dallo stesso dott. N._______, che ribadì la nota diagnosi e graduò allora l'inabilità lavorativa al 35 %. Altre circostanze convergenti avvalorano la valutazione dei primi giudici. Basti pensare che, pur ritenendosi invalida in modo permanente, la ricorrente ha lasciato la Svizzera subito dopo aver cessato il lavoro senza sottoporsi al benché minimo esame o alla benché minima cura. Né va dimenticato che all'epoca del rimpatrio l'interessata aveva un figlio di appena cinque anni e che nel 1978 è diventata madre una seconda volta. A giusta ragione quindi i giudici di prime cure, al pari dell'amministrazione, l'hanno considerata come una casalinga e hanno valutato il suo grado d'invalidità con riferimento a questa condizione. c) Sulla scorta dell'ampia documentazione raccolta, il dott. M._______, altro consulente medico dell'amministrazione, è giunto alla conclusione che nel gennaio del 1996, quindi all'epoca in cui è stata pronunciata la decisione contestata, le affezioni di cui soffriva la ricorrente non erano tali da impedirle di svolgere le normali attività nell'ambito dell'economia domestica. Il diabete mellito in trattamento insulinico non rappresentava un impedimento funzionale nell'espletamento delle normali mansioni domestiche, poiché, sempre a quell'epoca, non era complicato da disturbi rilevanti della vista. L'allegata sintomatologia spondilogena, non suffragata obiettivamente, non poteva essere considerata invalidante. A loro volta, i dati oggettivi degli accertamenti complementari confermarono l'assenza di particolari o gravi alterazioni cardio-respiratorie o di altri apparati/sistemi esaminati. Tale valutazione è poi stata confermata, in un secondo tempo, anche dalla dott.ssa E._______, la quale ha peraltro rilevato che nemmeno l'intervento alle vie urinarie, cui la ricorrente dovette sottoporsi nel marzo del 1996, quindi posteriormente alla data cui si riferisce il presente giudizio, aveva carattere invalidante, pur considerandolo assieme alle altre patologie. Il Tribunale federale delle assicurazioni non può quindi che condividere la pronunzia dei primi giudici, secondo cui F._______, almeno fino alla data della decisione amministrativa, avrebbe potuto esercitare in maniera proficua l'attività di casalinga esercitata dopo il rimpatrio.