Citation: 1A.275/2005 15.05.2007 E. 2

2.1 Il ricorrente precisa di contestare soltanto la trasmissione dei documenti bancari del conto xxx. Egli sostiene che questa relazione sarebbe completamente estranea ai fatti menzionati nella rogatoria, carente e lacunosa e riferita esclusivamente all'altro suo conto presso la banca F.________ SA indicato nella rogatoria; domanda che costituirebbe peraltro un'inammissibile ricerca indiscriminata di prove. Ordinando la trasmissione di informazioni non richieste, l'UFG avrebbe ecceduto le conclusioni della domanda e violato il principio della proporzionalità. Al suo dire, dal procedimento penale estero non sarebbero infatti emersi sospetti che gli averi litigiosi proverrebbero da fondi distratti dal citato gruppo né alcun legame tra le sospettate infrazioni e la sua relazione bancaria. Quest'ultima concernerebbe un'attività commerciale da lui svolta nel settore dell'abbigliamento, totalmente estranea ai fatti oggetto d'inchiesta. 2.2 Contrariamente all'assunto ricorsuale, la domanda estera adempie le esigenze formali degli art. 14 CEAG e 28 AIMP. Tali disposizioni esigono segnatamente ch'essa indichi il suo oggetto e il motivo, come pure la qualificazione giuridica dei reati e presenti un breve esposto dei fatti essenziali, al fine di permettere alla parte richiesta di esaminare se non sussista una fattispecie per la quale l'assistenza dovrebbe essere negata (DTF 118 Ib 111 consid. 5b pag. 121, 547 consid. 3a). Queste norme, contrariamente a quanto parrebbe assumere il ricorrente, non implicano per la parte richiedente l'obbligo di provare la commissione del reato, ma solo quello di esporre in modo sufficiente le circostanze sulle quali fonda i propri sospetti, per permettere alla parte richiesta di distinguere la domanda da un'inammissibile ricerca indiscriminata di prove (v. su questo tema DTF 129 II 97 consid. 3.1; 125 II 65 consid. 6b/aa pag. 73; 122 II 367 consid. 2c; 118 Ib 547 consid. 3a). Quest'ultima fattispecie non è, come si vedrà, realizzata in concreto. 2.3 Nella decisione impugnata si rileva che l'indagato G.________ ha riferito in particolare di ingenti distrazioni operate in favore del ricorrente (componente del consiglio di amministrazione e membro del comitato esecutivo del citato gruppo), corrispondenti a un "bonus" di USD 2'080'000, che non appariva giustificato, versato sul suo conto presso la banca F.________ SA per l'attività da lui svolta in seno al gruppo X.________. L'autorità richiedente, rilevato che il ricorrente era inoltre persona di fiducia dell'indagato B.________, ritiene ch'egli, a conoscenza delle falsificazioni contabili reiterate nel tempo, avrebbe ricevuto ulteriori ingenti somme di denaro oltre a quella appena indicata: ha quindi chiesto di sequestrare gli averi depositati sui conti intestati o comunque nella disponibilità del ricorrente, indagato nel procedimento penale estero. 2.4 Da quest'ultima richiesta risulta che, contrariamente all'assunto ricorsuale, l'UFG non è andato oltre i provvedimenti postulati dall'autorità italiana (cosiddetto "Uebermassverbot", DTF 115 Ib 186 consid. 4 pag. 192 in fine, 375 consid. 7; 116 Ib 96 consid. 5c). La giurisprudenza ha d'altra parte sostanzialmente attenuato la portata di questo principio, ritenendo che l'autorità richiesta può interpretare in maniera estensiva la domanda, qualora sia accertato, come nella fattispecie, che tutte le condizioni per concedere l'assistenza sono adempiute; tale modo di procedere può evitare in effetti la presentazione di un'eventuale richiesta complementare (DTF 121 II 241 consid. 3; Paolo Bernasconi, Rogatorie penali italo-svizzere, Milano 1997, pag. 186 seg.). 2.5 Il ricorrente rileva d'aver spontaneamente riferito all'autorità estera, in occasione dell'interrogatorio del 2 marzo 2004, prima ancora di essere a conoscenza della rogatoria, circa il menzionato "bonus" e di aver già effettuato il condono per quanto attiene all'illecito fiscale. Queste circostanze sono tuttavia ininfluenti ai fini del giudizio. Il ricorrente sostiene che l'accredito di USD 1'499'985, avvenuto il 3 agosto 1998 sul conto litigioso, deriverebbe dalla cessione della sua metà del capitale azionario della società Y.________ SA, attiva anche nel campo tessile. Detta operazione sarebbe quindi lecita, a maggior ragione visto che l'autorità estera non avrebbe presentato, al suo dire, alcuna rogatoria nei confronti di questa società. Egli contesta poi l'esistenza di una qualsiasi relazione fra detta società e la K.________ SA, indicata nel complemento del 17 gennaio 2005; relazione che si fonderebbe semplicemente sull'identica ubicazione territoriale e costituirebbe quindi una semplice congettura. Aggiunge che i quattro accrediti effettuati sulla relazione bancaria in esame sono avvenuti tra il 1995 e il 1998 e ne deduce che non sussisterebbe alcuna ragione per trasmettere il formulario "profilo persona fisica", allestito dalla banca nel 2004. Egli non vi aveva menzionato le precedenti attività commerciali svolte nel campo tessile e dell'abbigliamento siccome cessate da tempo. 2.6 Nel complemento del 23 luglio 2004, l'autorità richiedente ha tuttavia precisato che il coinvolgimento del ricorrente nella sospettata attività criminosa risalirebbe a un'epoca precedente al 2001, ritenuto che fin dal 1980 egli aveva svolto un ruolo importante all'estero. Dagli accertamenti effettuati sarebbe emerso che in tale area geografica l'amministrazione avveniva fuori dalle regole, essendo effettuate operazioni a favore di soggetti sconosciuti, prive di documentazione giustificativa, nonché acquisizioni non sorrette da preventive valutazioni: circostanze delle quali il ricorrente nella sua qualità di direttore generale e commerciale doveva avere conoscenza. Secondo l'autorità estera appare probabile che anch'egli, almeno in parte, sarebbe un destinatario delle somme distratte. È stato poi precisato che un provvedimento della Sezione civile del Tribunale di Z.________, da lui richiamato, non riveste alcuna rilevanza in sede penale, visto che la rogatoria concerne distrazioni in danno del menzionato gruppo e non il contesto civilistico connesso ad azioni di responsabilità promosse nei confronti di amministratori, sindaci o dipendenti. In siffatte circostanze, tenuto conto altresì delle ulteriori precisazioni fornite dall'autorità estera nell'ambito della cernita, una relazione oggettiva tra il conto litigioso e i prospettati reati non può essere esclusa. La contestata consegna rispetta quindi il principio della proporzionalità, essendo in relazione con i fatti perseguiti (DTF 129 II 462 consid. 5.3; 125 II 65 consid. 6b/aa pag. 73) e poiché le informazioni richieste sono idonee a far progredire le indagini (DTF 122 II 134 consid. 7b; 121 II 241 consid. 3a). Per di più, la rilevanza dei documenti litigiosi è stata ribadita dall'autorità estera al momento della loro cernita. L'utilità potenziale di queste informazioni è quindi data (DTF 126 II 258 consid. 9c; 122 II 367 consid. 2). Inoltre l'assistenza è già stata concessa nell'ambito del procedimento penale estero posto a fondamento della rogatoria in esame (cause 1A.135/2004 del 25 gennaio 2005 e 1A.269/2005 del 2 dicembre 2005). 2.7 Nella decisione impugnata si rileva che dall'analisi della documentazione bancaria di una terza persona, in possesso dell'UFG, risulterebbe che i bonifici del 24 maggio 2005 (recte: 1995) di USD 2'040'548.38 e altri due del 1996 e 1997 sono stati effettuati da un terzo (E.________) implicato nel procedimento estero, persona in seguito indicata al ricorrente. Il ricorrente fa valere di non aver potuto consultare questa documentazione, ciò che sarebbe lesivo del diritto di essere sentito. Ora, l'assunto dell'UFG secondo cui la provenienza di versamenti per circa tre milioni di USD sul suo conto non gli poteva essere sconosciuta, non appare priva di ogni fondamento. Decisiva è comunque la circostanza che nel ricorso di diritto amministrativo il ricorrente non ha chiesto di poter consultare detti atti, sanando in tal modo l'asserita lesione del suo diritto di essere sentito (DTF 124 II 132 consid. 2b e 2d con rinvii). Il quarto bonifico, di circa 1.5 milioni di USD, è stato effettuato dalla Y.________ SA, la cui ragione sociale, come precisato nella risposta dell'UFG, era già nota all'autorità estera. 2.8 Il ricorrente, insistendo sull'asserita estraneità del conto in esame ai fatti oggetto della domanda e sostenendo che nel quadro del procedimento estero i magistrati non disporrebbero di indizi sufficienti, misconosce poi che l'autorità richiedente non deve provare la commissione del reato prospettato, ma soltanto esporre in modo sufficiente le circostanze e gli indizi sui quali fonda i propri sospetti. Spetterà al giudice straniero del merito, e non a quello svizzero dell'assistenza, esaminare se l'accusa potrà esibire le prove dell'asserito reato (DTF 122 II 367 consid. 2c; 118 Ib 111 consid. 5b pag. 122 in alto, 547 consid. 3a). D'altra parte, l'assistenza dev'essere accordata anche per acclarare se il reato fondatamente sospettato sia effettivamente stato commesso e non soltanto per scoprirne l'autore o raccogliere prove a suo carico (DTF 118 Ib 547 consid. 3a pag. 552), ricordato comunque che il ricorrente è indagato nel procedimento penale estero. La contestata trasmissione è quindi giustificata, anche allo scopo di permettere all'autorità estera di poter verificare l'asserita estraneità della relazione litigiosa e valutare se, sulla base di queste nuove risultanze, si è in presenza di semplici congetture, come addotto dal ricorrente, o se l'ipotesi accusatoria sul trasferimento in Svizzera dei fondi illeciti è fondata. 2.9 Sempre con riguardo alla contestata perpetrazione dei sospettati reati, occorre rilevare che spetterà ancora all'autorità italiana verificare l'attendibilità delle dichiarazioni rilasciate dall'indagato G.________, contestate dal ricorrente. In effetti non spetta all'autorità di esecuzione né al giudice svizzero dell'assistenza, nel quadro di una valutazione sommaria e «prima facie» dei mezzi di prova, eseguire o far eseguire indagini sulla credibilità di testimoni o di indagati per quanto concerne l'attendibilità delle loro dichiarazioni o, in generale, di altri mezzi di prova (DTF 117 Ib 64 consid. 5c pag. 88; 112 Ib 347 consid. 4; cfr. anche DTF 122 II 373 consid. 1c pag. 376). 2.10 L'accenno ricorsuale alla prescrizione dell'azione penale è ininfluente, ritenuto che, nel quadro dell'assistenza giudiziaria internazionale regolata dalla CEAG, non occorre esaminare tale questione, qualora si tratti, come in concreto, della trasmissione di mezzi di prova (cfr. art. 3 n. 1 CEAG; DTF 117 Ib 53 consid. 2; 118 Ib 266 consid. 4b/bb pag. 268).