Citation: 5A_692/2020 E. 5

Quando una lite diventa senza oggetto, il tribunale, udite le parti, dichiara il processo terminato e statuisce con motivazione sommaria sulle spese, tenendo conto dello stato delle cose prima del verificarsi del motivo che termina la lite (art. 71 LTF in relazione con l'art. 72 PC). La decisione qui impugnata, che respinge un'istanza di effetto sospensivo, è una decisione in materia di misure cautelari ai sensi dell'art. 98 LTF (v. DTF 137 III 475 consid. 2 con rinvii), per cui la ricorrente poteva far valere soltanto la violazione di diritti costituzionali. Conformemente all'art. 106 cpv. 2 LTF, essa avrebbe dovuto indicare i diritti ritenuti lesi e spiegare, con un'argomentazione puntuale e precisa attinente alla sentenza impugnata, in cosa consisteva la lesione (DTF 143 II 283 consid. 1.2.2; 142 III 364 consid. 2.4; 134 II 244 consid. 2.2). La ricorrente si è invece limitata ad accennare agli art. 20 e 30 cpv. 1 Cost. e ad affermare che "qui non c'è alcuna competenza nel merito, per cui era necessario nominare un CTU, possibilmente medico ed esperto in oncologia e dermatologia". La sua argomentazione manifestamente non soddisfa le predette esigenze di motivazione e pertanto, se non fosse divenuto privo d'oggetto, il suo ricorso avrebbe dovuto essere dichiarato inammissibile. Le spese giudiziarie vanno così poste a carico della ricorrente. Non sono dovute ripetibili all'opponente.