Citation: 1S.32/2005 21.11.2005 E. 2

2.1 Il ricorrente sostiene che le indagini avviate nei confronti degli opponenti in seguito al versamento su un loro conto dell'importo di EUR 131'000.--, dagli stessi riconosciuto sospetto, imporrebbero approfondimenti alla luce delle importanti movimentazioni dei conti e di possibili altre operazioni di "compensazione". Rileva al proposito che l'inchiesta, iniziata lo scorso mese di marzo, si troverebbe soltanto nella fase iniziale e che due domande di assistenza giudiziaria internazionale sono state trasmesse alle autorità italiane il 19 maggio 2005 e il 20 giugno 2005 e sono tuttora inevase. Il ricorrente ritiene in sostanza che, in vista di ulteriori chiarimenti, si giustificherebbe di mantenere integralmente il sequestro, che non impedirebbe del resto alla banca di continuare a gestire i conti, sui quali sono depositati complessivamente oltre EUR 7'770'000.-- e USD 315'000.--, nell'interesse del titolare. 2.2 Secondo l'art. 65 cpv. 1 PP gli oggetti che possono avere importanza come mezzi di prova devono essere sequestrati e posti in luogo sicuro o contrassegnati. Il loro detentore è tenuto a consegnarli a richiesta dell'autorità competente. Parimenti si possono sequestrare oggetti e beni patrimoniali sottostanti presumibilmente a confisca. Il sequestro è un provvedimento processuale di natura cautelare, destinato ad assicurare temporaneamente mezzi probatori, come pure gli oggetti ed i valori patrimoniali presumibilmente sottoposti a confisca. Presupposto del sequestro è l'esistenza di sufficienti, oggettivi e concreti sospetti di reato nei confronti del detentore dell'oggetto o di un terzo. Al riguardo non occorre tuttavia porre delle esigenze troppo severe se l'inchiesta penale si trova nella sua fase iniziale. Diversamente dal giudice di merito, al Tribunale federale non incombe infatti eseguire a questo stadio del procedimento un'esauriente ponderazione delle circostanze a carico o a discolpa degli indagati e intraprendere una valutazione completa dell'attendibilità dei vari mezzi probatori disponibili. Occorre invece vagliare se l'autorità federale poteva ammettere l'esistenza di sufficienti concreti indizi di reato (DTF 124 IV 313 consid. 4; 122 IV 91 consid. 4; 125 IV 222 consid. 2c inedito). 2.3 La Corte dei reclami penali ha ritenuto decisamente esigui gli indizi sull'origine criminale dei valori patrimoniali sequestrati dal Ministero pubblico della Confederazione, ritenendo essenzialmente che l'unica operazione finanziaria sospetta documentata fosse l'accredito di EUR 131'000.-- provenienti da un conto presso una banca di Montecarlo e riconducibili ad atti di corruzione in Italia. Secondo la precedente istanza, per le altre operazioni eseguite sui conti il Ministero pubblico della Confederazione non aveva per contro saputo dimostrare gli eventuali reati che stanno a monte ed il possibile riciclaggio dei relativi proventi in Svizzera da parte degli indagati: il provvedimento del sequestro, nella misura in cui superava l'importo di EUR 131'000.--, si rivelava quindi lesivo del principio della proporzionalità. 2.4 Certo, allo stadio attuale della procedura solo il citato versamento di EUR 131'000.-- risulta provenire da una relazione bancaria sulla quale erano depositati importi proventi di corruzione. È tuttavia specificamente sulla base di questo indizio che il Ministero pubblico della Confederazione ha avviato le indagini contro A.________ e B.________ ed ha eseguito ulteriori approfondimenti, presentando segnatamente alle autorità italiane due domande di assistenza giudiziaria. Il procedimento avviato nei loro confronti nel marzo del 2005 si trova soltanto all'inizio e le rogatorie, che dovrebbero contribuire a chiarire la fattispecie, risultano tuttora pendenti dinanzi alle autorità richieste. La tesi degli opponenti, secondo cui sulle relazioni bancarie oggetto del sequestro sarebbero depositati unicamente importi provenienti da evasione fiscale in Italia, non risulta d'acchito chiaramente desumibile dalla documentazione agli atti, segnatamente dagli estratti dei conti bancari, su cui non figurano soltanto accrediti esattamente corrispondenti alle somme riversate direttamente dai loro conti esteri. Senza ulteriori accertamenti non è quindi possibile, in questa fase della procedura, escludere eventuali altre operazioni sospette, eseguite secondo modalità analoghe al trasferimento della somma di EUR 131'000.--. In mancanza di precisi riscontri e verifiche, lo stato attuale del procedimento non consente quindi ancora di determinare con precisione gli eventuali importi che potrebbero avere un'origine criminale, sicché, nella misura in cui permane un dubbio al proposito, si giustifica di mantenere la totalità dei fondi a disposizione della giustizia (cfr. sentenza 1P.405/1993 dell'8 novembre 1993, consid. 3, apparsa in SJ 1994, pag. 97 segg.). Spetterà comunque al magistrato inquirente, nel prosieguo dell'inchiesta, verificare ulteriormente, sulla base delle risultanze acquisite, la fondatezza del provvedimento, procedendo se del caso a revoche parziali dello stesso. D'altra parte, le relazioni bancarie litigiose possono nel frattempo continuare ad essere gestite nell'interesse degli opponenti e possibili danni connessi a ritardi nell'esecuzione degli investimenti e nei pagamenti commerciali dipendenti dal sequestro non sono peraltro resi seriamente verosimili. Tenuto altresì conto della disponibilità patrimoniale degli opponenti presso altri istituti bancari in Italia e nella Repubblica di San Marino, la misura contestata nemmeno risulta pregiudicare gravemente lo svolgimento della loro attività commerciale, sicché la stessa appare per il momento ancora rispettosa del principio della proporzionalità.