Citation: 4A_81/2019 E. 2.3

2.3. Nella fattispecie, contrariamente a quanto pare suggerire la ricorrente, esistono altri casi accanto a quelli previsti dall'art. 102 cpv. 2 CO in cui il debitore si trova in mora senza essere stato interpellato. La dottrina annovera fra questi quelli in cui, in base alle circostanze concrete, solamente il debitore può riconoscere quando deve effettuare la sua prestazione (VON TUHR/ESCHER, Allgemeiner Teil des Schweizerischen Obligationenrechts, 3aed. 1974, vol. II, pag. 140; WOLFGANG WIEGAND, Commento basilese, Obligationenrecht I, 6a ed. 2015, n. 11 ad art. 102 CO) e cita, a titolo di esempio, il caso - previsto dall'art. 400 cpv. 2 CO - del mandatario che ha ritardato il versamento di somme pervenutegli in forza del suo mandato. La ricorrente indica invero - come risulta dal lodo - che l'opponente era al corrente del versamento del dividendo, ma non sostiene che egli fosse pure a conoscenza degli importi che dovevano essere soddisfatti prioritariamente con esso. Sia come sia, non è in concreto ravvisabile perché sarebbe addirittura arbitrario considerare, come fatto dall'arbitro, che la clausola 5.2 lett. b rientri fra i casi in cui il debitore si trova in mora senza essere stato preventivamente interpellato, atteso che tale disposizione contrattuale prevede l'obbligo della ricorrente di incassare anche la parte del credito spettante all'opponente. Ne segue che la censura è infondata. Anche la lamentela di un preteso abuso di diritto da parte dell'opponente non è di soccorso alla ricorrente. Incorre in un abuso di diritto il creditore che aspetta a lungo per far valere la propria pretesa solo se sussistono elementi che fanno apparire l'attesa abusiva (DTF 116 II 428 consid. 2). In concreto la ricorrente non si prevale di tali fattori. La censura risulta pertanto inammissibile.