Citation: 1A.67/2001 21.12.2001 E. 3

A questo proposito egli lamenta innanzitutto di non avere avuto la possibilità, nell'ambito dell'esecuzione della domanda, di esaminare in contraddittorio la documentazione raccolta e di esprimersi su quella eventualmente da trasmettere, il PP avendo emanato la decisione di chiusura parziale il giorno successivo all'esecuzione del provvedimento di assistenza. 3.1 Nell'ambito dell'assistenza giudiziaria, la persona soggetta a una misura coercitiva è tenuta a collaborare con l'Autorità di esecuzione, in particolare per evitare che vengano ordinati provvedimenti sproporzionati. Così, la persona interessata dalla perquisizione e dal sequestro di documenti che le appartengono è tenuta, pena la preclusione, a indicare precisamente all'Autorità di esecuzione quali documenti, e per quali ragioni, non dovrebbero essere trasmessi e per quali ragioni. Questo dovere di collaborazione deriva dal fatto che il detentore di documenti ne conosce meglio dell'Autorità il contenuto: viene in tal modo facilitato e semplificato il compito di quest'ultima e si concorre altresì al rispetto del principio della celerità della procedura, sancito dall'art. 17a cpv. 1 AIMP. Tale obbligo è applicabile in particolare in sede di esecuzione della domanda: dal profilo della buona fede non sarebbe in effetti ammissibile che il detentore di documenti sequestrati lasci procedere l'Autorità di esecuzione da sola alla cernita, senza prestarvi concorso, per poi eventualmente rimproverarle, nell'ambito di un ricorso, di avere disatteso la portata del principio della proporzionalità. In tali circostanze, la cernita della documentazione non spetta quindi esclusivamente all'Autorità di esecuzione, che deve però dare al detentore la possibilità, concreta ed effettiva, di determinarsi a questo proposito, al fine di permettergli di esercitare il suo diritto di essere sentito e di adempiere il suo obbligo di collaborare all'esecuzione della domanda (art. 80b cpv. 1 AIMP; DTF 126 II 258 consid. 9b/aa). 3.2 La Corte cantonale ha rilevato che il ricorrente, assente all'atto della perquisizione, è stato validamente rappresentato dal figlio. Visto che la decisione di chiusura è stata emanata il giorno successivo all'esecuzione della domanda, ci si può tuttavia chiedere se l'Autorità di esecuzione abbia effettivamente permesso all'interessato, al momento di eseguire la misura coercitiva, di partecipare alla cernita della documentazione, dandogli l'effettiva facoltà di esprimersi e di eventualmente contestare la trasmissione di taluni documenti (cfr. DTF 125 II 356 consid. 5c). Il quesito non deve comunque essere esaminato ulteriormente. In effetti, nell'ambito dell'assistenza giudiziaria, un'eventuale violazione del diritto di essere sentito può essere sanata nella procedura ricorsuale (se del caso anche nell'ambito di un ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale, cfr. DTF 124 II 132 consid. 2d e rinvii), purché l'autorità di ricorso disponga di un potere d'esame e di decisione almeno pari a quello dell'autorità di esecuzione (DTF 124 II 132 consid. 2d; Zimmermann, op. cit., n. 265, pag. 205 seg.). Ora, nell'ambito del gravame sottopostole, la CRP beneficiava di libero esame dei fatti e del diritto (cfr. art. 286 cpv. 4 CPP/TI, in relazione con l'art. 12 cpv. 1 AIMP e l'art. 2 della legge cantonale di applicazione AIMP, del 16 maggio 1988) e il ricorrente, che per il tramite del patrocinatore ha esaminato presso il Ministero pubblico i documenti sequestrati, ha potuto esprimersi dinanzi a essa sulla loro rilevanza. A tale proposito, riguardo alle polizze assicurative sequestrate nell'abitazione di A.________, questi si era essenzialmente limitato a far valere che esse non concernevano le ditte italiane menzionate nella domanda. Anche in questa sede il ricorrente ribadisce semplicemente tale argomentazione. Ora, come ha in sostanza rettamente rilevato la Corte cantonale, non basta sostenere, in modo generale e indifferenziato, che i documenti non concernono il procedimento estero, ma occorre spiegare, con chiarezza e precisione, per quali motivi i documenti e le informazioni da trasmettere eccederebbero l'oggetto della domanda o non sarebbero di alcun interesse per l'inchiesta estera. Ciò a maggior ragione in considerazione del fatto che, secondo la giurisprudenza, lo Stato richiesto può trasmettere anche documenti concernenti altre persone o società, non esplicitamente menzionate nella domanda, se tali informazioni possano essere utili per il procedimento aperto nello Stato estero e le condizioni per la concessione dell'assistenza siano adempiute (DTF 126 II 258 consid. 9c e rinvio). In tali circostanze, il ricorrente ha quindi potuto esprimersi sui documenti da trasmettere quantomeno nell'ambito del gravame presentato dinanzi alla CRP, la quale ha sufficientemente motivato le ragioni per cui respingeva le critiche su questo punto. Ne consegue che il diritto di essere sentito del ricorrente non è stato violato dalla Corte cantonale.