Citation: 6B_1071/2020 E. 7.1

7.1. Secondo l'art. 391 cpv. 2 CPP, che sancisce il divieto della reformatio in peius, la giurisdizione di ricorso non può modificare una decisione a pregiudizio dell'imputato o condannato se il ricorso è stato esperito esclusivamente a suo favore. È fatta salva una punizione più severa sulla base di fatti di cui il tribunale di primo grado non poteva essere a conoscenza. Il divieto della reformatio in peiusè destinato a permettere all'imputato di esercitare il suo diritto di ricorrere senza dover temere che il giudizio sia modificato in un senso a lui sfavorevole con riguardo sia alla pena sia alla qualificazione giuridica dei fatti. Esso è violato in presenza di un inasprimento della sanzione, rispettivamente di una qualificazione giuridica più grave dei fatti (DTF 146 IV 172 consid. 3.3.3; 144 IV 35 consid. 3.1.1). La sussistenza di un'inammissibile reformatio in peius si determina alla luce del dispositivo dell'ultimo giudizio, che non deve essere stato modificato a pregiudizio dell'imputato con un verdetto di colpevolezza più severo o con la pronuncia di una pena più importante rispetto a quanto risulta dal dispositivo della sentenza precedentemente impugnata. È tuttavia permesso all'autorità di ricorso di esprimersi nei suoi considerandi sulla qualificazione giuridica dei fatti, nel caso in cui l'autorità di prime cure si sia fondata su una diversa fattispecie o su delle errate considerazioni giuridiche. Una limitazione connessa al divieto della reformatio in peius non si giustifica se, considerata globalmente, la nuova sentenza non aggrava la sorte del condannato (DTF 144 IV 35 consid. 3.1.1 e rinvii).