Citation: 6B_437/2008 24.07.2009 E. 1

3.2 A mente del ricorrente il giudice di prime cure avrebbe commesso un diniego di giustizia formale perché ha rifiutato l'escussione dell'ing. N.________. Questi avrebbe potuto spiegare la situazione e le particolari caratteristiche della messa in sicurezza di un cantiere come quello della fattispecie. Il rifiuto di sentire l'ing. N.________ quale teste al dibattimento potrebbe configurarsi come una violazione del diritto di essere sentito del ricorrente, diritto sancito all'art. 29 cpv. 2 Cost. Difatti, il diritto di essere sentito comprende, tra l'altro, il diritto per l'interessato di offrire mezzi di prova su punti rilevanti e di esigerne l'assunzione (DTF 131 I 153 consid. 3). Tale diritto non impedisce tuttavia all'autorità di procedere a un apprezzamento anticipato delle prove richieste, se è convinta che non potrebbero condurla a modificare la sua opinione (DTF 124 I 208 consid. 4a). In tale ambito, il giudice gode di un ampio potere d'apprezzamento e la censura di violazione del diritto di essere sentito coincide con la critica di apprezzamento arbitrario delle prove (DTF 131 I 153 consid. 3). Nella fattispecie, in urto al suo dovere di motivazione (art. 42 cpv. 2 e 106 cpv. 2 LTF) l'insorgente non spiega perché, rifiutando l'escussione dell'ing. N.________, il giudice sarebbe caduto nell'arbitrio. Ne segue l'inammissibilità della critica. 3.3 Il ricorrente si duole poi della violazione del diritto federale. Atteso che tra lui e la vittima non vi era alcun contratto di lavoro comportante un rapporto di subordinazione - richiamandosi alla sentenza 6P.121/2006 del 7 dicembre 2006 - non sarebbe possibile attribuirgli una posizione di garante fondandosi sulla vOLCostr, come invece ha fatto la CCRP. Contrariamente a quanto sostenuto nel gravame, la CCRP non ha affatto riconosciuto il ruolo di garante del ricorrente sulla base della vOLCostr. Essa ha ritenuto invece che questo ruolo discendesse da una situazione di rischio creato in precedenza (sentenza impugnata pag. 16). A questo proposito l'insorgente sostiene di non aver creato lui il pericolo, pericolo rappresentato dal buco del vano scale coperto da un telone senza un'adeguata protezione resistente sotto lo stesso. La soletta del primo piano con l'apertura per il vano scale è stata realizzata dalla L.________SA. Questa ditta era quindi all'origine del pericolo. In quanto persona preposta alla sicurezza sul lavoro della L.________SA, il ricorrente era quindi tenuto a ordinare l'adozione di adeguate misure di sicurezza volte a evitare le cadute non solo di eventuali terze persone, ma pure dei propri dipendenti. È pertanto corretto ritenere che il ruolo di garante dell'insorgente nei confronti della vittima derivi dalla creazione di un rischio ai sensi dell'art. 11 cpv. 2 lett. b CP. 3.4 L'insorgente è membro della direzione generale della L.________SA con funzione di coordinatore della sicurezza per tutta la ditta. All'epoca dei fatti in discussione, si occupava di circa 200 cantieri e svolgeva compiti prevalentemente amministrativi, tra cui l'istruzione del personale in merito alla sicurezza. Quale responsabile del cantiere in via X.________, egli aveva designato B.________ a cui incombeva sia il controllo dell'andamento del cantiere che il controllo delle norme di sicurezza. B.________ aveva a sua volta designato M.________ quale capo squadra responsabile del cantiere. Il ricorrente sostiene che non gli possa essere formulato alcun tipo di rimprovero. Egli ha infatti scelto, istruito e sorvegliato con cura le persone a cui ha delegato la responsabilità della sicurezza del cantiere in via X.________. Sottolinea di aver avuto, per quanto concerne la sicurezza, unicamente dei compiti generali di istruzione del personale e non anche di vigilanza del singolo cantiere in quanto questo compito era stato affidato a B.________ e M.________. In virtù del principio dell'affidamento, il ricorrente poteva quindi contare sul fatto che i suoi subalterni adempissero i compiti loro affidati. 3.4.1 Il primo giudice ha imputato al ricorrente una negligenza multipla. Egli ha infatti scelto un delegato (B.________) occupato con molti cantieri e quindi non oggettivamente in grado di mantenere uno standard di sicurezza costante. Inoltre l'insorgente non ha verificato che a sua volta B.________ non aveva opportunamente delegato il compito di garantire la sicurezza a M.________. Infine, il giorno dell'incidente il ricorrente non è concretamente intervenuto a tutela dei suoi operai e di terzi. La CCRP ha riconosciuto che, a causa dell'impossibilità di coordinare e predisporre personalmente la sicurezza sul gran numero di cantieri aperti, A.________ poteva legittimamente affidare tale compito a un subalterno competente. Sennonché, continua la CCRP, il ricorrente sapeva dell'irregolarità e non ha fatto nulla per rimediarvi immediatamente, se ne è disinteressato perché non era più suo compito intervenire, avendo affidato tale compito ad altri. Benché avesse constatato con i propri occhi che le norme di sicurezza non erano conformi a quello che lui stesso insegnava e che il compito affidato ai subalterni non era stato eseguito correttamente, non è intervenuto. Per la CCRP quindi A.________ ha avuto un comportamento inaccettabile in quanto, quale persona cognita della materia, non è intervenuto per assicurare immediatamente il campo di lavoro e correggere coloro che dovevano occuparsene. 3.4.2 Al fine di delimitare le responsabilità dei lavoratori in caso di divisione del lavoro, la dottrina penale ricorre al principio dell'affidamento - foggiato nell'ambito della circolazione stradale - per cui ogni utente della strada che si comporta in maniera corretta può a sua volta confidare nel corretto comportamento degli altri utenti, nella misura in cui non vi siano indizi per ritenere il contrario (DTF 124 IV 81 consid. 2b con rinvii). Allo stesso modo, in caso di divisione orizzontale del lavoro, ogni lavoratore deve poter legittimamente confidare, in mancanza di elementi che indichino il contrario, che il suo collega rispetti i propri doveri. In caso di divisione verticale del lavoro, la dottrina subordina il principio dell'affidamento al rispetto della cura in eligendo, in istruendo e in custodiendo: il superiore deve designare una persona ausiliaria qualificata, fornirle le necessarie istruzioni e sorvegliarla correttamente (Roth, Le droit pénal face au risque et à l'accident individuels, 1987, pag. 88 segg.; SEELMANN, Commentario basilese, Strafrecht I, 2a ed. 2007, n. 38 ad art. 11 CP; v. anche sentenza 6B_675/2007 del 20 giugno 2008 consid. 2.2.2.1). 3.4.3 È stato accertato - e qui non contestato - che il giorno dell'infortunio verso le ore 16.00 A.________ era stato sul cantiere in via X.________ e aveva notato che i suoi operai stavano lavorando intorno alla rampa delle scale senza che fosse posata una protezione. Dinanzi a questa constatazione, non ha intrapreso nulla per ovviare alle irregolarità. Si è giustificato adducendo che, per le questioni relative alla sicurezza, aveva delegato B.________. Questi però il giorno dell'incidente non era presente sul cantiere perché anch'egli aveva molti cantieri a cui badare, ragion per cui aveva delegato a sua volta il compito di garantire la sicurezza a M.________. Al dibattimento, M.________ ha affermato però che nessuno gli aveva detto che era il responsabile del cantiere in questione. Dai fatti appena esposti appare chiaro che il ricorrente non può prevalersi del principio dell'affidamento. Come nella circolazione stradale, anche in caso di divisione del lavoro, infatti, tale principio presuppone l'assenza di elementi che facciano dubitare del corretto comportamento dei colleghi o dei subordinati. In casu, l'insorgente aveva constatato con i propri occhi che non erano state adottate le necessarie misure di sicurezza. Era quindi conscio del non corretto comportamento dei propri subordinati. Sebbene svolgesse principalmente compiti di carattere amministrativo (quali l'istruzione sulle misure di sicurezza), tenuto conto delle sue conoscenze in ambito di sicurezza sul cantiere, doveva comunque intervenire attivamente e personalmente per porre rimedio alle irregolarità constatate, non potendosi eclissare dietro la delega di competenze. Infondata, la censura va dunque respinta.