Citation: 5A_207/2022 E. 3.3

3.3. Le censure dirette contro la prassi ticinese in materia di provvigione ad litem nelle procedure a protezione dell'unione coniugale risultano superflue, atteso che la Corte cantonale ha in ogni modo lasciato irrisolta la questione della conformità di tale prassi con la giurisprudenza del Tribunale federale. Le censure invece rivolte contro l'argomento dei Giudici cantonali fondato sull'assenza dei requisiti per l'ottenimento della provvigione ad litem si appalesano di primo acchito inammissibili nella misura in cui concernono la lesione di norme di rango legislativo, non ricevibili nel quadro di un ricorso sottoposto all'art. 98 LTF (v. supra consid. 1.2). A ben vedere, esse risultano inammissibili pure nella misura in cui la ricorrente lamenta la violazione di diritti costituzionali: la sua motivazione è infatti superficiale e fondata su circostanze che non risultano dall'impugnato giudizio, senza che ella nemmeno pretenda che la Corte cantonale avrebbe violato il divieto dell'arbitrio nell'accertamento dei fatti (v. supra consid. 1.3). La ricorrente si limita infatti a ritenere "non [...] molto seri[o], tanto meno pertinente, che le si rimproveri di non aver comprovato che tale immobile non fosse monetizzabile o non potesse essere gravato in tempo utile". In altre parole, anche in questo caso la motivazione non soddisfa i requisiti dell'art. 106 cpv. 2 LTF.