Citation: 2P.171/2001 31.10.2001 E. 3

3.- a) Nel Cantone Ticino il rapporto d'impiego dei dipendenti comunali è retto dal diritto pubblico, in particolare dalla legge organica comunale e da specifici regolamenti organici emanati dai singoli comuni, in conformità agli art. 186 e 193 LOC. Il rapporto d'impiego della ricorrente è disciplinato dal regolamento organico dei dipendenti del Centro anziani Y.________ di X.________, adottato dal Consiglio comunale di X.________ il 25 gennaio 1993 e approvato dal Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino il 14 maggio 1993 (in seguito: regolamento organico). L'art. 34 della normativa, inserito nel "Capitolo V Stipendi" e dal titolo marginale "Pagamento dello stipendio", stabilisce che "lo stipendio viene versato sul conto bancario o postale del dipendente entro la fine del mese". b) Confermando in sostanza l'opinione del Consiglio di Stato, che aveva tra l'altro negato l'applicabilità del codice delle obbligazioni al caso concreto, i Giudici cantonali hanno ritenuto che i diritti e gli obblighi del datore di lavoro e dei dipendenti pubblici non discendono da una libera contrattazione delle parti, ma da atti normativi di diritto pubblico e da decisioni d'applicazione, rese dall'autorità di nomina: in concreto, adottando l'art. 34 del regolamento organico, il legislatore comunale ha chiaramente stabilito le modalità di versamento dello stipendio, senza prevedere alternative. In questo senso la disposizione stabilisce una condizione, e indirettamente un obbligo, spettante ai dipendenti, di aprire un conto per permettere al datore di lavoro di adempiere i suoi doveri in materia di versamento dello stipendio. Il fatto che il dipendente debba sopportare le spese di apertura e di gestione del conto non modifica, secondo la Corte ticinese, tale conclusione, dovendosi ritenere, del resto, che lo stipendio comprende anche un'adeguata remunerazione dei costi di apertura e gestione del conto. Ha quindi concluso per la legittimità della decisione con cui il Municipio di X.________ ha ingiunto alla ricorrente di aprire un conto proprio per il versamento dello stipendio. c) aa) A queste considerazioni la ricorrente oppone in sostanza la critica d'arbitrio. Afferma che lo stipendio deve esserle pagato solo in base al lavoro svolto, indipendentemente dal possesso o no di un conto privato da parte del dipendente. Inoltre il lavoratore ha diritto a non dover sostenere spese amministrative per poter ricevere lo stipendio, le quali semmai spettano al datore di lavoro, poiché sarebbe lui a trarne vantaggio. In sostanza, il dipendente non può essere obbligato ad aprire e a tenere aperto un conto corrente privato, tantomeno nell'interesse del datore di lavoro. Sulla scorta di queste argomentazioni, l'interpretazione data dalla Corte cantonale all'art. 34 del regolamento organico sarebbe arbitraria, tanto più che, secondo la ricorrente, tale disposto concerne un dovere del datore di lavoro e non, come affermato dai Giudici cantonali, un obbligo indiretto del dipendente. La norma in questione sancirebbe solo l'obbligo del datore di lavoro di versare lo stipendio ai dipendenti entro la fine del mese, e solo nell'ipotesi in cui il dipendente possegga già un conto aperto per sue esigenze personali e dia inoltre il suo esplicito consenso al datore di lavoro per il suo utilizzo. Ove un tale conto non sussistesse, il datore di lavoro potrebbe, ad esempio, versare il salario su un sottoconto nominativo personale, da cui il dipendente ritirerebbe i suoi stipendi, senza sostenere alcuna spesa. bb) Per giurisprudenza costante una decisione è arbitraria quando la soluzione adottata è insostenibile, poiché contraddice manifestamente la situazione di fatto, viola una norma o un principio giuridico chiaro ed indiscusso o contrasta in modo palese con il senso di giustizia e di equità. Viceversa, una decisione non è arbitraria per il semplice fatto che un'altra soluzione, diversa da quella adottata dall'autorità cantonale, sia immaginabile o addirittura preferibile. Il Tribunale federale si scosta dalla soluzione scelta dall'ultima istanza cantonale solo se risulti del tutto insostenibile o destituita di fondamento serio e oggettivo, inoltre quando il giudizio impugnato è arbitrario nel suo risultato e non solo nella sua motivazione (sulla nozione di arbitrio: DTF 125 I 166 consid. 2a e rinvii). cc) La decisione impugnata non è arbitraria né dal profilo dell'accertamento dei fatti né, nel suo risultato, da quello dell'applicazione del diritto. Nel caso concreto è incontestato che al momento della sua assunzione la ricorrente disponeva di un conto postale e che ne aveva comunicato i relativi dati per l'accreditamento dello stipendio, conformandosi pertanto, perlomeno con atti concludenti, al regolamento organico. Del resto lo stipendio è stato puntualmente versato su questo conto per circa due anni, fino alla sua chiusura, senza che la ricorrente abbia sollevato contestazioni di sorta. In altri termini, al momento dell'assunzione l'insorgente conosceva o doveva conoscere le condizioni vigenti in materia di versamento del salario. In ogni caso non sostiene il contrario. Per il resto non è affatto arbitrario ritenere che l'art. 34 del regolamento organico preveda come unica modalità di pagamento dello stipendio quella del versamento su un conto bancario o postale e che in base a tale disposto spetti al dipendente di provvedere affinché il datore di lavoro possa adempiere il suo obbligo di pagare lo stipendio. Se dal mese di giugno 2000 la ricorrente non è entrata in possesso della paga è una conseguenza della sua intransigenza a non voler comunicare un nuovo conto bancario o postale, mettendo così il datore di lavoro nell'impossibilità materiale di versarle gli stipendi nelle modalità previste. La ricorrente non può neppure pretendere che sia il datore di lavoro a doversi assumere i costi di apertura e di gestione di un conto privato a lei intestato e a suo favore. Pur riconoscendo una loro connessione, in senso ampio, con il rapporto d'impiego, tali costi vanno qualificati come disborsi personali del dipendente, che esorbitano dal salario, al pari per esempio delle spese di trasporto per recarsi al lavoro. Per questi motivi e a maggior ragione per il fatto che le spese in rassegna sono relativamente modeste, la ricorrente non può, infine, prevalersi del diritto al minimo vitale. d) Pure infondata è la censura secondo cui l'art. 34 del regolamento organico sarebbe nullo ed inapplicabile alla fattispecie, siccome arbitrario e incompatibile con le norme imperative degli art. 323b cpv. 3 e 327a cpv. 3 CO. Anzitutto la ricorrente omette di dimostrare - perlomeno nei termini dell'art. 90 cpv. 1 lett. b OG - che il disposto in parola non si fondi su motivi seri e oggettivi o che appaia privo di senso o di scopo (sulla nozione di arbitrio nella legislazione v. DTF 123 II 16 consid. 6a, 122 I 18 consid. 2b/cc e rispettivi rinvii). Comunque sia, la norma in esame ha un significato preciso: privilegiando il sistema di versamento su un conto bancario e postale rispetto ad altre modalità di versamento di uno stipendio, il legislatore ha optato per il modo di pagamento generalmente praticato nell'ambito dell'impiego pubblico e nei rapporti di lavoro del diritto privato, proprio perché di comoda ed economica gestibilità, sia per il dipendente che per il datore di lavoro. Tale sistema evita inoltre pericolosi movimenti di denaro (contante) come pure operazioni eterogenee e dispendiose, soprattutto se i dipendenti sono numerosi. Sussiste pertanto un interesse tangibile all'adozione di tale metodo di pagamento dello stipendio. La disposizione litigiosa non viola pertanto l'art. 9 Cost. Infine, la ricorrente si richiama a torto ai disposti del codice delle obbligazioni, di cui non occorre determinare la portata concreta. In effetti essi non sono applicabili alla fattispecie, poiché quest'ultima è retta dal diritto pubblico. Inoltre l'art. 34 del regolamento organico non presenta lacune, le quali del resto, in virtù dell'espresso richiamo nell'art. 54 di detta normativa, sarebbero da colmare applicando la legge organica comunale, che costituisce la base legale cantonale del regolamento organico, e non attingendo al diritto privato; né può dirsi, infine, che le disposizioni del codice delle obbligazioni invocate dalla ricorrente assurgano a principi generali del diritto, come tali applicabili ai distinti campi dell'ordinamento giuridico (v. RDAT 1997 I n. 45 pag. 125 consid. 2c e riferimenti).