Citation: 2A.250/2005 13.09.2005 E. 3

3.1 Secondo le loro convergenti dichiarazioni, i ricorrenti si sono conosciuti nel febbraio del 2001 a Cuba, dove B.________ si trovava in vacanza per due settimane. Quest'ultimo si è poi recato sull'isola caraibica ulteriori due volte nel corso del medesimo anno e vi ha soggiornato a due riprese anche nel 2002 e nel 2003. In pratica, negli anni scorsi egli ha trascorso a Cuba tutte le usuali quattro settimane di vacanza all'anno, come confermano gli estratti conto delle transazioni effettuate con la carta di credito. Da parte sua, A.________, il quale ha affermato di non lavorare più dal 2001, è venuto in Svizzera presso il compagno nei mesi di luglio e agosto del 2003, dal 20 dicembre dello stesso anno al 18 marzo 2004 e dal 30 maggio 2004 al 26 febbraio 2005, benché durante quest'ultimo periodo, alla scadenza del visto trimestrale, la sua presenza in territorio svizzero contravvenisse alle garanzie di partenza fornite e non fosse più autorizzata (DTF 129 II 249 consid. 2.3; sentenza 2A.367/2000 del 4 ottobre 2000, consid. 1b e 2b/bb). Infine, egli è di nuovo ritornato in Svizzera il 13 luglio 2005. 3.2 Questi dati temporali attestano certo l'esistenza di una frequentazione che, pur non particolarmente lunga, dura comunque ormai da diverso tempo, nonostante le difficoltà dovute alla lontananza, agli obblighi professionali e soprattutto ai limiti, peraltro non sempre rispettati, imposti dalle regole della polizia degli stranieri. Tuttavia, al di là dei rilievi sulla durata della relazione ed ai conteggi sui mesi totali di convivenza, invero intercorsa quasi esclusivamente nel corso degli ultimi due anni, i ricorrenti non dimostrano ulteriormente la stabilità e l'intensità del rapporto di coppia. In particolare, essi hanno prodotto unicamente due fotografie che li ritraggono assieme e due conteggi di salario del partner svizzero, risalenti al 2001, in cui figurano deduzioni per spese telefoniche private effettuate a Cuba. Agli atti non vi sono però, ad esempio, scritti ed attestazioni di familiari o conoscenti, corrispondenza tra i partner, fatture telefoniche relative all'intero periodo di frequentazione o fotografie effettuate nel contesto familiare o nella cerchia degli amici (Philipp Gremper, Ausländische Staatsangehörige als nichteheliche Partner und Partnerinnen, in: Uebersax/Münch/Geiser/ Arnold [a cura di], Ausländerrecht, Basilea 2002, n. 12.48; Bernhard Pulver, Das Aufenthaltsrecht ausländischer Partner in binationalen Partnerschaften, in: FamPra.ch 1/2001 pag. 1 segg., in part. pag. 13). Tanto meno risulta che gli interessati abbiano disciplinato in maniera durevole ed esaustiva diritti e doveri derivanti dalla relazione, con effetti in qualche maniera paragonabili a quelli di un'unione matrimoniale. Da questo profilo, le dichiarazioni di garanzia sottoscritte da B.________ in relazione al mantenimento del proprio partner durante i soggiorni trimestrali in Svizzera di quest'ultimo hanno infatti una portata assai più limitata e puntuale. 3.3 Malgrado la relativa durata della conoscenza reciproca, rispettivamente dei periodi di convivenza, non vi sono quindi elementi concreti che permettano di valutare positivamente l'attitudine all'integrazione del partner straniero, il suo coinvolgimento e la sua accettazione nell'ambito dei rapporti familiari e sociali dell'altro ricorrente o l'esistenza di significativi accordi in merito alla vita di coppia. In queste circostanze, indipendentemente dall'applicazione più o meno rigorosa dei criteri menzionati (Martin Bertschi/Thomas Gächter, Der Anwesenheitsanspruch aufgrund der Garantie des Privat- und Familienlebens, in: ZBl 2003 pag. 225 segg., in part. pag. 231 n. 27; Gremper, op. cit., n. 12.42), non può in ogni caso essere ammessa l'esistenza di un rapporto qualificato ai sensi degli art. 8 n. 1 CEDU e 13 cpv. 1 Cost. Del resto, per quanto di rilievo, anche la giurisprudenza di vari Cantoni citata dai ricorrenti riguarda, in generale, casi in cui le indicazioni sull'intensità del legame risultavano ben più probanti. Ne discende pertanto che la relazione tra i ricorrenti - tenuti a collaborare all'accertamento della fattispecie anche in procedure rette, come in concreto, dalla massima inquisitoria (DTF 125 V 193 consid. 2; 123 III 328 consid. 3) - non adempie i requisiti per poterne derivare un diritto all'ottenimento di un permesso di dimora. La produzione del rapporto dell'Ufficio federale della migrazione richiesto dagli insorgenti non appare peraltro suscettibile di modificare l'esito del giudizio. 3.4 In virtù di quanto sin qui esposto, non occorre quindi esaminare se, nel merito, il provvedimento risulterebbe comunque giustificato dal profilo degli art. 8 n. 2 CEDU e 36 Cost. In particolare può rimanere indecisa la questione relativa alla proporzionalità della misura, che la Corte cantonale ha ammesso, pur rilevando l'inesigibilità del trasferimento a Cuba del ricorrente svizzero, considerata la possibilità, effettivamente data, di mantenere le relazioni personali convivendo, come finora, in pratica per sette mesi all'anno.