Citation: 1C_576/2008 16.03.2009 E. 4

4.1 La ricorrente critica la mancata applicazione della distanza minima tra gli edifici per rapporto al muro di sostegno esistente. Lamenta l'assenza di una base legale per permettere un'eccezione in tal senso e sostiene che una prassi illegale al riguardo non sarebbe stata invocata dalle parti né sarebbe stata dimostrata, tanto più che le NAPR sarebbero in vigore soltanto da pochi anni. 4.2 In virtù dell'art. 10 cpv. 1 lett. a NAPR, i muri di controriva alti, come in concreto, più di 2,50 m devono rispettare le distanze minime previste per gli edifici. La Corte cantonale ha tuttavia rilevato che per prassi costante e generalizzata anche in altri Comuni, in assenza di specifiche normative, si prescinde dall'imporre agli edifici costruiti su terreni in pendio di rispettare la distanza minima tra edifici per rapporto ai muri di sostegno o di controriva eretti verso monte. Contrariamente all'opinione della ricorrente, i giudici cantonali hanno sufficientemente addotto l'esistenza di tale giurisprudenza, richiamando al riguardo due loro sentenze, del 20 marzo 2003 e del 23 aprile 2001. A quest'ultima sentenza ha peraltro fatto riferimento anche il Consiglio di Stato nella sua decisione del 19 agosto 2008. La Corte cantonale ha inoltre addotto che una diversa conclusione renderebbe eccessivamente difficoltosa l'edificazione di questo genere di terreni o porterebbe i costruttori ad addossare gli edifici ai muri retrostanti, sopprimendo qualsiasi trincea, come potrebbe verificarsi in concreto se si volesse rendere l'intervento conforme al diritto. La precedente istanza ha ritenuto che nemmeno si giustificava di subordinare la licenza edilizia alla condizione di colmare la trincea prevista tra la facciata nord della casa (priva di aperture) e il citato muro, siccome tale operazione sarebbe inutile sotto il profilo sia dell'interesse generale sia di quello delle parti. Ha ritenuto prevalente l'interesse degli istanti alla parità di trattamento sulla base della citata giurisprudenza rispetto all'interesse della ricorrente all'attuazione del diritto oggettivo. La ricorrente non si confronta puntualmente con queste considerazioni, mettendone in dubbio la fondatezza. Richiamando in generale gli scopi delle distanze tra gli edifici, non adduce la presenza di prevalenti interessi pubblici o privati di terzi che imporrebbero un'applicazione del diritto conformemente alla legge e che osterebbero in concreto alla parità di trattamento nell'illegalità (cfr. DTF 123 II 248 consid. 3c). In tali circostanze, non si può ritenere che la Corte cantonale abbia disatteso la Costituzione rinunciando ad applicare per rapporto al muro litigioso la distanza minima tra gli edifici.