Citation: 1C_650/2019 E. 4.4.3

4.4.3. Per di più, neppure la tesi del Tribunale cantonale amministrativo, secondo cui la sua soluzione sarebbe l'unica ragionevolmente sostenibile, poiché asseritamente conforme ai principi descritti nel Documento, regge. Quest'ultimo non si presta infatti a un'interpretazione univoca, né dev'essere inteso e applicato in maniera perentoria e indifferenziata, senza considerare la possibilità di eventuali, giustificate eccezioni o deroghe. La contestata applicazione categorica dello stesso misconosce ch'esso precisa, rettamente, che il diritto federale obbliga la ricorrente a sviluppare le proprie reti in maniera possibilmente capillare su tutto il territorio nazionale, procedendo a una ponderazione degli interessi in gioco. Anche nello stesso si sottolinea in effetti che, qualora non sia possibile trovare e privilegiare ubicazioni alternative, è necessario ponderare accuratamente non solo le esigenze della conservazione dei monumenti, ma anche quelle tecniche. Inoltre, se è vero che secondo il Documento gli impianti non devono essere percepibili, si evidenzia che semmai possono esserlo in misura molto limitata, ciò che è il caso in concreto; né nella fattispecie sono disturbate le prospettive significative da e verso il monumento. Non si è neppure in presenza di un intervento sulla sostanza storica simile a quelli elencati nel Documento; le antenne potranno inoltre essere smontate senza causare danni o modifiche al monumento. Si sottolinea infine che spetta ai servizi cantonali e comunali addetti alla conservazione dei monumenti valutare la corrispondenza di un impianto a detti requisiti. Certo, è vero che il Documento è valido a livello nazionale e persegue lo scopo di garantire una certa unità di dottrina; esso non costituisce comunque una norma legale, essendo teso a fornire spiegazioni, raccomandazioni e aiuto agli attori della tutela di monumenti, affinché possano adottare decisioni appropriate. Esso non configura quindi una regola assoluta, tassativa e inderogabile, come ritenuto a torto dalla Corte cantonale, dovendo essere interpretato alla luce delle specificità dei singoli casi. Esso non vieta perentoriamente, come parrebbe ritenere la Corte cantonale, di collocare antenne su monumenti, qualora le stesse siano percepibili dal suolo pubblico o dagli spazi accessibili al pubblico. Del resto quelle litigiose, come rettamente stabilito da tutte le altre autorità comunali e cantonali, lo sono in misura assai contenuta. Si può rilevare inoltre che il Tribunale federale ha ritenuto, tuttavia in relazione al termine del contesto "rilevante" contenuto nella previgente versione del 12 marzo 2008 del citato Documento, ma non più in quella attuale, che il fatto che un oggetto protetto sia percepito insieme a un'antenna da determinati punti di vista non significa ancora che l'antenna danneggi significativamente l'oggetto protetto (sentenze 1C_685/2013, citata, consid. 9.7 e 1C_906/2013 del 20 novembre 2014 consid. 4.4). Nella misura in cui l'imposto diniego della licenza edilizia si fonda poi su una diversa "sensibilità estetica e culturale" della Corte cantonale, come da essa sottolineato nelle osservazioni al ricorso, senza confrontarsi tuttavia con l'altro importante interesse pubblico della copertura di rete, tale scelta, incentrata unilateralmente su un unico criterio, non solo non è giustificata, ma è arbitraria, sia nella motivazione sia nel risultato (DTF 145 I 52 consid. 4.4 pag. 63). Sostituendo il suo potere discrezionale a quello dell'autorità comunale, che lo ha esercitato in maniera corretta, la Corte cantonale ne ha violato l'autonomia; l'interpretazione fornita dal Comune dev'essere quindi confermata. Inoltre, poiché nel caso in esame le altre questioni, in particolare quelle relative al rispetto dell'ORNI non sono litigiose né sono state sollevate dalle opponenti nella loro risposta al ricorso, la licenza edilizia litigiosa dev'essere confermata (sentenza 1C_639/2018, citata, consid. 3.5).