Citation: 6B_1055/2019 E. 4.1

4.1. L'insorgente lamenta un accertamento dei fatti manifestamente errato e insostenibile, nonché un'applicazione degli art. 429 segg. CPP contraria alla giurisprudenza e alla dottrina e la violazione del diritto di essere sentito. Ritiene inoltre che il rifiuto di chinarsi sulle pretese di indennizzo diverse da quelle afferenti le sole spese legali configurerebbe un diniego di giustizia. Il ricorrente sostiene che la sua memoria scritta del 14 gennaio 2019 non conterebbe alcuna rinuncia a formulare ulteriori richieste e ancor meno l'abbandono di quelle precedentemente avanzate. Egli si sarebbe invero riservato in modo esplicito di definire la richiesta di indennizzo in base a quanto sarebbe stato "presentato prima della chiusura della procedura e nei termini" fissati dalla Corte. La riserva espressa di formulare nel seguito le proprie richieste di risarcimento, limitandosi ad anticipare quella di pieno indennizzo delle spese legali, sarebbe conforme alla procedura e protetta dalla giurisprudenza. Con particolare riguardo alla richiesta di interessi compensatori per i beni posti sotto sequestro, l'insorgente rileva che nel gennaio 2019 non era ancora stata emanata alcuna decisione (incidentale) di revoca delle misure, di modo che non avrebbe potuto chiedere e quantificare il danno consecutivo al blocco dei suoi beni. Osserva peraltro che il CPP non istituirebbe alcun obbligo perentorio di formulare, contemporaneamente alle domande di dissequestro, anche le relative pretese di indennizzo, e ciò a maggior ragione laddove le revoche dei sequestri fossero ordinate, come in concreto, in via incidentale "nell'ambito dell'appello pendente". Accogliendo interamente la nota d'onorario per la difesa d'ufficio inoltrata il 17 maggio 2019, in cui erano tra l'altro esposte le prestazioni connesse con le istanze di dissequestro, la CARP avrebbe del resto riconosciuto la tempestività della richiesta di ottenere, con la successiva sentenza di merito, un indennizzo non espressamente menzionato in precedenza. Secondo l'insorgente ciò dimostrerebbe l'incoerenza e l'assenza di validi motivi della sentenza impugnata. La ritenuta rinuncia a pretese diverse da quelle afferenti le spese legali sarebbe pertanto in manifesto contrasto con gli atti processuali e violerebbe pure in modo evidente il principio della buona fede processuale. Abbondanzialmente il ricorrente evidenzia di non essere mai stato invitato espressamente a presentare tutte le sue richieste di risarcimento e neppure a fornire chiarimenti in merito a eventuali rinunce o autolimitazioni rispetto alle precedenti istanze e ancor meno delucidazioni sulla pertinenza delle pretese avanzate. Se, sulla base della prima memoria scritta del gennaio 2019, la CARP avesse nutrito qualche dubbio sull'intenzione di un'autolimitazione del diritto di ottenere gli indennizzi previsti dalla legge, essa avrebbe dovuto interpellare il ricorrente a chiarire la propria posizione. Tale dovere sgorgherebbe anche dal principio della buona fede processuale, considerato viepiù che l'insorgente si era espressamente riservato di formulare la richiesta di indennizzo successivamente. L'autorità cantonale avrebbe pertanto dovuto porlo nella condizione di chiarire preliminarmente e senza equivoci quale fosse l'estensione delle sue richieste. Di transenna il ricorrente osserva che le sue pretese di indennizzo connesse ai sequestri dei suoi beni sarebbero rette dall'art. 431 CPP.