Citation: 5P.462/2004 28.01.2005 E. 4

Fra i requisiti formali del ricorso di diritto pubblico, va evidenziato l'obbligo di motivazione (art. 90 cpv. 1 lett. b OG), particolarmente severo: poiché tale rimedio di diritto non rappresenta la mera continuazione del procedimento cantonale, ma - conformemente al suo carattere di rimedio straordinario - si definisce invece quale procedimento a sé stante, destinato all'esame di atti cantonali secondo ben determinate prospettive giuridiche (DTF 118 III 37 consid. 2a; 117 Ia 393 consid. 1c), il ricorrente è chiamato a formulare le proprie censure in termini chiari e dettagliati. Egli deve spiegare in cosa consista la violazione ed in quale misura i propri diritti costituzionali siano stati lesi (DTF 129 I 113 consid. 2.1 pag. 120, con rinvii; 185 consid. 1.6 pag. 189). Per sostanziare convenientemente la censura di arbitrio non è sufficiente criticare la decisione impugnata come si farebbe di fronte ad una superiore Corte di appello con completa cognizione in fatto e in diritto (DTF 120 Ia 369 consid. 3a pag. 373; 117 Ia 10 consid. 4b pag. 12), atteso che una sentenza non è arbitraria per il solo motivo che un'altra soluzione sarebbe sostenibile o addirittura preferibile, bensì è necessario mostrare e spiegare perché il giudizio attaccato sia manifestamente insostenibile, in aperto contrasto con la situazione effettiva, fondato su una svista manifesta oppure in urto palese con il sentimento di giustizia ed equità (DTF 129 I 8 consid. 2.1 pag. 9; 127 I 54 consid. 2b pag. 56, con rinvii; 123 I 1 consid. 4a pag. 5). In concreto la ricorrente si limita a fornire una propria interpretazione, del tutto appellatoria, dell'art. 587 CC e fonda il proprio gravame su argomentazioni che ritiene a torto scontate e su constatazioni che non risultano dagli accertamenti di fatto operati dall'autorità cantonale, affermando ad esempio che i creditori non verrebbero danneggiati dalla concessione di ulteriori proroghe o che i coeredi abbiano rinunciato senza valutare il valore della successione. Così facendo ella non soddisfa i summenzionati - severi - requisiti di motivazione e il ricorso dev'essere dichiarato inammissibile. A prescindere da quanto appena osservato e a titolo del tutto abbondanziale si può rilevare che la ricorrente pare misconoscere che giusta l'art. 587 cpv. 2 CC, l'autorità competente può accordare un nuovo termine per far procedere a stime, per la liquidazione di pretese controverse o per simili motivi. Contrariamente a quanto indicato nel ricorso, il legislatore non ha quindi inteso "concedere agli eredi tutto il tempo necessario perché eventuali vertenze che possono influenzare il patrimonio della successione siano definitivamente liquidate", ma ha lasciato all'apprezzamento del giudice la decisione sull'opportunità di accordare agli eredi un termine supplementare per pronunciarsi sull'accettazione della successione. In concreto poi, nemmeno la ricorrente azzarda una prognosi sui tempi e sulle possibilità di dissequestro dei conti bancari: in queste circostanze non appare per niente insostenibile tenere conto dei solleciti dei creditori, che dopo una sospensione durata oltre 15 mesi, hanno diritto a venir - almeno parzialmente - soddisfatti.