Citation: 1C_619/2014 E. 4.3

4.3. Nella misura in cui è incentrato sulle ragioni, di natura tecnica o asseritamente riconducibili all'impresario, per le quali nella fase di costruzione non è stato rispettato il progetto approvato, il gravame è inammissibile. Determinante è infatti in concreto la mancata autorizzazione degli interventi. Al riguardo, il ricorrente disattende che, come rettamente rilevato dalla Corte cantonale, la violazione del diritto materiale è stata definitivamente accertata con decisione del 18 agosto 2009 del Consiglio di Stato e non può quindi essere rimessa in discussione in questa sede. Anche la realizzazione del muro di sostegno è stata oggetto di tale procedura edilizia, sicché la tesi del ricorrente circa la preesistenza del manufatto risulta d'acchito inconferente. Limitandosi per il resto a minimizzare l'entità degli interventi eseguiti e la loro difformità rispetto a quanto autorizzato, il ricorrente si scosta poi dagli accertamenti della Corte cantonale senza dimostrarne l'arbitrio. La precedente istanza ha infatti accertato ch'egli ha demolito integralmente il rustico, censito come meritevole di conservazione, e lo ha ricostruito, aumentandone la volumetria e la sporgenza del tetto (40 cm), modificandone in parte le aperture ed eseguendo inoltre delle opere di sistemazione esterna. Ha quindi rilevato che l'edificio realizzato sui resti del rustico preesistente costituisce un'opera totalmente nuova. Questi accertamenti, non censurati d'arbitrio, sono vincolanti per il Tribunale federale (art. 105 cpv. 1 LTF). Sulla base degli stessi e considerato che la grave violazione del diritto materiale è già stata stabilita definitivamente, la Corte cantonale ha ritenuto a ragione che l'entità degli interventi edilizi eseguiti senza autorizzazione non permettevano di prescindere dal provvedimento di ripristino. D'altra parte, i giudici cantonali non hanno omesso di considerare che i lavori di demolizione comporteranno per il ricorrente un certo onere finanziario, ma rettamente non vi hanno attribuito un peso decisivo. Anche il proprietario che ha eretto in mala fede un'opera abusiva può invero invocare il principio della proporzionalità: in tal caso, nella ponderazione dei contrapposti interessi, l'autorità può tuttavia attribuire un peso accresciuto al ripristino della situazione conforme al diritto e trascurare o considerare solo parzialmente i pregiudizi e le spese derivanti all'interessato dall'ordine di demolizione (DTF 132 II 21 consid. 6.4 pag. 39; 123 II 248 consid. 4a). A torto il ricorrente mette poi in dubbio la legittimità del provvedimento accennando alla presenza di diversi altri rustici nei dintorni. In effetti, indipendentemente dal fatto (invero non accertato) che il territorio circostante non sia completamente libero da costruzioni, è determinante che l'opera litigiosa è stata realizzata illegalmente fuori della zona edificabile. Ricordata al proposito la manifesta violazione del principio pianificatorio della separazione dell'area edificabile da quella non edificabile, l'interesse pubblico al ripristino della situazione conforme al diritto prevale quindi di principio sugli interessi meramente finanziari e di comodità del ricorrente ad evitarne lo smantellamento (DTF 136 II 359 consid. 6 e 9; 132 II 21 consid. 6.4).