Citation: 6B_838/2018 E. 3.2.2

3.2.2. Il ricorrente si duole di arbitrio nell'accertamento dell'origine criminosa dei valori patrimoniali del conto ddd. Rimprovera al TPF di aver rinunciato a qualsiasi approfondimento diretto e autonomo sul nesso di causalità, accontentandosi delle sentenze italiane che tuttavia non si chinerebbero sul conto in questione, sulla sua titolarità né sulla sua alimentazione. I giudici italiani non avrebbero neppure avanzato l'ipotesi del possibile trasferimento e occultamento all'estero dei proventi delle attività illecite, di cui d'altronde non avrebbero disposto alcuna confisca. Dette sentenze non possono quindi comprovare il nesso di causalità imposto dall'art. 305bis CP. L'insorgente rileva poi che il TPF rinvierebbe in modo indistinto tanto alle sentenze della fine degli anni Novanta nei confronti di F.________ e di D1.________ e D2.________ quanto a quelle, pronunciate quasi venti anni più tardi e oltre quindici anni dopo l'alimentazione del conto ddd, contro D1.________, D2.________ e D3.________, amalgamando fatti di epoche distinte peraltro riferiti a persone con ruoli e vicende giudiziarie molto diverse e non sovrapponibili. La riconosciuta estraneità di G.________ e di suo marito alla cosca F.________ avrebbe imposto una prova rigorosa dell'origine dei fondi presenti sul conto. Sennonché, l'autorità precedente si limiterebbe a indicare che l'autolavaggio gestito da D3.________ difficilmente avrebbe potuto generare le disponibilità confluite sul conto. Nella sostanza, presumerebbe l'origine illecita del suo patrimonio, rovesciando in tal modo l'onere probatorio sulla scia dell'art. 72 CP, malgrado escluda l'appartenenza di D3.________ alla cosca F.________, che avrebbe generato le liquidità in parola. Il TPF avrebbe pertanto proceduto per deduzioni con un conseguente deficit di accertamenti processuali diretti, omettendo di confrontarsi con tutta una serie di riscontri disponibili, quali le dichiarazioni degli imputati o di terzi relative all'origine del conto ddd, ignorati senza spiegazione alcuna e quindi in modo arbitrario. L'insorgente si duole inoltre del rifiuto di assumere le prove da lui richieste, segnatamente l'interrogatorio di D3.________ e D2.________, nonché di I.________, malgrado la loro rilevanza. Le lamentate carenze nell'accertamento dei fatti e le lesioni del diritto di essere sentito deriverebbero, a mente del ricorrente, da un'importante arbitrarietà metodologica utilizzata dal TPF, che avrebbe agito come se si trattasse di domanda di assistenza giudiziaria internazionale da parte dell'Autorità penale italiana, limitandosi a un esame prima facie. Gli accertamenti della sentenza impugnata relativi all'origine dei fondi presenti sul conto ddd sarebbero insufficienti a comprovare il legame tra gli stessi e il narcotraffico, commesso da un'associazione criminale a cui sarebbero estranei tanto la titolare del conto quanto suo marito oltre che il ricorrente.