Citation: 5C.175/2004 22.12.2004 E. 5

5.1 A mente dell'attore nemmeno l'attribuzione alla convenuta di un'indennità fondata sull'art. 124 CC sarebbe giustificata, perché ella, percependo un contributo alimentare, una rendita AI e un reddito immobiliare, non ha alcuna lacuna previdenziale. L'attore non possiede invece alcuna sostanza e sarebbe gravato da debiti. 5.2 La Corte cantonale ha accertato che l'avere (teorico) di vecchiaia accumulato dall'attore durante il matrimonio ammontava il 1° dicembre 2000 a fr. 289'968,45, ha considerato che trattasi di un matrimonio di lunga durata (23 anni) e che vista l'età e la parziale invalidità (del 70%, rispettivamente del 75%) che affligge i coniugi, essi non potranno più costituirsi un'adeguata previdenza. La convenuta non ha inoltre entrate sufficienti per coprire da sola il suo fabbisogno, non dispone di liquidità e l'abitazione coniugale assegnatele è fortemente ipotecata. Sebbene anche l'attore non possieda sostanza, egli è titolare di un credito di fr. 31'688.50 verso l'ex moglie, scaturente dalla liquidazione del regime matrimoniale. In queste circostanze la Corte cantonale ha ritenuto giustificato assegnare alla convenuta un'indennità fondata sull'art. 124 CC di fr. 30'000.--, che vista l'assenza di liquidità delle parti va soluta per compensazione. Nonostante l'elevato ammontare della prestazione di libero passaggio la Corte cantonale ha ritenuto che, in considerazione del modesto reddito conseguito dall'attore, non è possibile imporgli un'indennità più elevata da corrispondere mediante un pagamento rateale. 5.3 Se un coniuge è affiliato ad un istituto di previdenza professionale e se non è intervenuto alcun caso di assicurazione, il giudice del divorzio divide la prestazione di libero passaggio (art. 122 CC). Se invece è già sopraggiunto - come nella fattispecie - un caso di previdenza, il giudice fissa un'adeguata indennità (art. 124 CC). Trattasi di un giudizio di equità (art. 4 CC) che deve tenere conto di tutte le particolarità del caso concreto (DTF 127 III 433 consid. 3 pag. 439), fra cui figura pure la durata del matrimonio (Messaggio sulla revisione del Codice civile svizzero, FF 1996 I 1, pag. 115). Ciò non significa che il giudice debba fare completa astrazione dalla prestazione d'uscita: è del tutto conforme al diritto federale dapprima determinare l'ammontare di tale prestazione e poi stabilire i bisogni di previdenza delle parti (DTF 129 III 481 consid. 3.4.1 pag. 488). Giova ricordare che quando un tribunale cantonale decide secondo l'equità, il Tribunale federale esamina con riserbo l'apprezzamento esercitato dall'ultima istanza cantonale ed interviene unicamente se i giudici cantonali si sono senza motivo scostati dai principi sviluppati dalla giurisprudenza e dalla dottrina, qualora essi abbiano considerato aspetti senza pertinenza o - al contrario - omesso di considerare circostanze rilevanti o, ancora, se la decisione impugnata conduce ad un risultato manifestamente ingiusto o ad un'ineguaglianza scioccante (DTF 130 III 504 consid. 4.1 pag. 508 con rinvii; 126 III 223 consid. 4a pag. 227 seg.). In concreto, dalla motivazione della sentenza impugnata emerge che la Corte cantonale si è basata sui summenzionati criteri sviluppati dalla giurisprudenza. Inoltre, contrariamente a quanto sostenuto nel ricorso, la situazione finanziaria della convenuta non è migliore di quella dell'attore. Infatti, in base agli incontestati calcoli della sentenza impugnata, fino al mese di febbraio 2010 la convenuta consegue un reddito mensile di fr. 2'592.-- ed ha un fabbisogno di fr. 3'256.--. Per contro, l'attore ha introiti mensili di fr. 4'835.-- con un fabbisogno minimo di fr. 3'610.--. Anche dopo aver colmato mediante il versamento di un contributo alimentare l'ammanco dell'ex moglie di fr. 664.--, egli dispone pertanto ancora di un'eccedenza di fr. 561.--, mentre la convenuta vede unicamente coperto il suo minimo esistenziale. Ne segue che, assegnando alla convenuta quale indennità ex art. 124 CC un importo che corrisponde a poco più del 10% della prestazione d'uscita, la Corte cantonale non ha abusato del suo potere di apprezzamento in sfavore dell'attore. Pure questa censura risulta quindi manifestamente infondata.