Citation: 1B_257/2022 E. 3.1

3.1. Riguardo al pericolo di fuga, ritenuto anche dal GPC, la CRP ha accertato che il ricorrente, cittadino italiano, è nato e cresciuto in Italia, dove ha svolto la sua formazione scolastica e professionale diventando ufficiale della Guardia di finanza, svolgendo i suoi compiti in diverse città italiane e perfino all'estero, occupandosi al suo dire d'importanti indagini finanziarie internazionali. Parallelamente, sempre in Italia, ha assolto gli studi universitari in giurisprudenza e in scienze politiche, nonché nell'ambito economico e finanziario. La Corte cantonale ha osservato che sebbene risieda in Svizzera con la moglie da oltre 13 anni svolgendo la professione di avvocato con un proprio studio legale, egli vanta un'esperienza in contenziosi finanziari internazionali. Ha sottolineato che dirige inoltre, sia pure accessoriamente, uno studio legale anche in Italia. La moglie, anch'essa cittadina italiana, ha iniziato la procedura di naturalizzazione superando la verifica chiesta dalla normativa ticinese nel gennaio 2019. La CRP ha rilevato che il PP ha informato la Commissione ticinese per l'avvocatura, che si è attivata per accedere agli atti del procedimento; ne ha concluso che il ricorrente, in caso di riconoscimento delle sue responsabilità penali, data la gravità dei reati, difficilmente potrà riprendere la propria attività professionale in Ticino. Ha ritenuto che la possibilità che una volta scarcerato ripari subito in Italia, sottraendosi al procedimento nell'ambito del quale, avvalendosi ampiamente della sua facoltà di non rispondere, avrebbe dimostrato di non voler collaborare con gli inquirenti, è quindi alta e concreta. Ha stabilito che, d'altra parte, il suo inserimento sociale e professionale nel suo Paese di origine è senz'altro facilitato, conoscendone egli perfettamente il sistema istituzionale e giuridico, potendovi esercitare immediatamente l'attività legale ch'egli già vi svolge, mai interrotta. La moglie potrebbe facilmente seguirlo, considerato che la sua attività lavorativa consisteva nell'aiutare il ricorrente ad amministrare un'importante società a lui riconducibile. Per di più, il ricorrente ha sempre mantenuto legami stretti con l'Italia, visto che le persone con le quali egli ha interagito a partire dal 2013 sono perlopiù cittadini italiani.