Citation: 4P.307/2005 10.05.2006 E. 6

L'arbitrio non si realizza già qualora la soluzione proposta con il ricorso possa apparire sostenibile o addirittura migliore rispetto a quella contestata. Il Tribunale federale annulla una sentenza cantonale per violazione dell'art. 9 Cost. solo se il giudice cantonale abusa dell'ampio margine di apprezzamento di cui beneficia in materia di valutazione delle prove ed emana un giudizio che appare - e ciò non solo nella sua motivazione ma bensì anche nell'esito - manifestamente insostenibile, in aperto contrasto con la situazione reale, gravemente lesiva di una norma o di un principio giuridico chiaro e indiscusso oppure in contraddizione urtante con il sentimento della giustizia e dell'equità (DTF 131 I 57 consid. 2 pag. 61 con rinvii). Incombe alla parte che ricorre, l'onere di dimostrare - con un'argomentazione dettagliata e precisa (art. 90 cpv. 1 lett. b OG) - che l'autorità cantonale ha emanato una decisione arbitraria nel senso appena descritto, tenendo ben presente che un gravame fondato sull'art. 9 Cost., com'è quello in esame, non può essere sorretto da argomentazioni con cui il ricorrente si limita a contrapporre il suo parere a quello dell'autorità cantonale (DTF 128 I 295 consid. 7a). Quando, come nel caso in rassegna, viene censurata la valutazione del materiale probatorio, è in particolare necessario dimostrare che il giudice ha manifestamente misconosciuto il senso e la portata di un mezzo di prova, che ha omesso senza valida ragione di tener conto un elemento di prova importante, suscettibile di modificare l'esito della vertenza, oppure che ha ammesso o negato un fatto ponendosi in aperto contrasto con gli atti di causa o interpretandoli in modo insostenibile (DTF 129 I 8 consid. 2.1). 6.1 Il ricorrente ravvede una prima violazione del divieto dell'arbitrio nell'accertamento secondo cui al momento della notifica della disdetta, intervenuta il 28 settembre 2001, gli opponenti, pur avendo manifestato interesse all'acquisto, a condizione che la casa fosse libera da inquilini, non avevano preso alcun impegno in merito. È sulla base di questo accertamento arbitrario che la Corte è giunta alla conclusione - anch'essa arbitraria - ch'egli era tenuto ad assumersi le conseguenze della disdetta. La verità è invece che "la locazione era stata disdetta su espressa richiesta degli attori". La sua censura è destinata all'insuccesso visto che, nonostante la sua prolissa contestazione, non è in grado di fornire la prova di tale asserzione e di dimostrare che il 28 settembre 2001 gli opponenti avevano già formalizzato un accordo vincolante, suscettibile di ingenerare una loro responsabilità per l'avvenuta disdetta. Si può comunque - abbondanzialmente - rammentare che la Corte ticinese ha in ogni caso tenuto conto dell'atteggiamento assunto dagli opponenti nella misura in cui ha posto a loro carico la metà dei canoni di locazione andati persi fino alla vendita effettiva dell'immobile, vale a dire fr. 10'500.--. 6.2 Un'ulteriore violazione del divieto dell'arbitrio sarebbe ravvisabile, a mente del ricorrente, nel giudizio di rifiutare la sua pretesa di rimborso degli oneri ipotecari e spese bancarie, di fr. 18'179.64. Nonostante il richiamo alla norma costituzionale questa censura dev'essere dichiarata inammissibile, dato che la decisione su questo punto non poggia sull'apprezzamento delle prove bensì sulla considerazione che tali importi esulano dal concetto di interesse negativo e riguardano pertanto l'applicazione del diritto federale (cfr. quanto esposto al consid. 3). 6.3 Infine, il ricorrente non ha miglior fortuna laddove si aggrava contro il giudizio di respingere la domanda tendente alla rifusione delle spese legali, di quelle relative alle inserzioni nonché di quelle concernenti le trasferte dal suo domicilio in Svizzera. Invece di confrontarsi con l'assenza di sufficienti prove rimproveratagli dalla Corte cantonale e di dimostrare il carattere manifestamente insostenibile di tale affermazione, egli ribadisce infatti la tesi già asseverata nel quadro del parallelo ricorso per riforma - e già disattesa - secondo cui, in sostanza, i giudici cantonali avrebbero dovuto, d'un canto, ammettere la risarcibilità delle pretese connesse alle inserzioni in quanto rientranti nel concetto di interesse negativo e dall'altro, per quanto concerne le rimanenti spese, prescindere da una perizia e riconoscerle in base al loro prudente criterio di apprezzamento, se del caso applicando per analogia l'art. 42 cpv. 2 CO. Come i precedenti, anche questi argomenti si rivelano inammissibili siccome concernenti l'applicazione del diritto federale (cfr. quanto esposto al consid. 3).