Citation: 6B_1524/2022 E. 4.3

4.3. La Corte cantonale ha ritenuto che, per essere punibile in applicazione dell'art. 23 OFis-COVID-19, una transazione vietata ai sensi dell'art. 6 cpv. 3 OFis-COVID-19 presuppone che siano utilizzati i fondi del credito Covid-19, non gli altri fondi nella disponibilità del mutuatario. Ha in concreto accertato che, il 1° aprile 2020, l'operazione di addebito per "rientro" relativa al bonifico a favore del conto privato dell'opponente è stata registrata nel sistema informatico della banca precedentemente all'accredito sul conto del credito Covid-19. La Corte cantonale ha rilevato che, pur non essendo deducibile dall'orario di registrazione di un ordine bancario il momento della sua esecuzione, non v'era in concreto una prova che dimostrasse che quando è avvenuto l'addebito di fr. 20'000.-- il corrispondente importo del credito Covid-19 si trovasse già sul conto della società. La precedente istanza ha quindi ritenuto che l'opponente doveva essere prosciolto dall'imputazione di contravvenzione all'OFis-COVID-19 in applicazione del principio "in dubio pro reo". Ha in ogni caso rilevato che, quand'anche si volesse ammettere che l'addebito era successivo all'accredito, la conclusione non muterebbe, giacché il saldo di fr. 30'399.62 esistente il 1° aprile 2020 sulla relazione bancaria era comunque sufficiente a coprire interamente la transazione. A torto. La Corte cantonale ha infatti accertato che il credito Covid-19 è stato concesso alla società richiedente il 27 marzo 2020. Questo accertamento non è specificatamente contestato dalle parti ed è quindi vincolante per il Tribunale federale (art. 105 cpv. 1 LTF). Il formulario, firmato ed inoltrato il 27 marzo 2020 da C.________ alla banca, indicava espressamente le restrizioni previste dall'art. 6 cpv. 3 OFis-COVID-19. Il credito Covid-19 era considerato automaticamente garantito una volta che la banca aveva ricevuto l'accordo di credito sottoscritto dal richiedente e lo aveva inviato all'ufficio centrale designato dalle organizzazioni che concedevano fideiussioni, oppure se aveva liberato il corrispondente importo del credito al richiedente (art. 3 cpv. 3 OFis-COVID-19; sentenza 6B_271/2022, citata, consid. 3.2.4). L'invio all'ufficio centrale doveva avvenire senza indugio, di massima lo stesso giorno in cui la banca riceveva l'accordo di credito sottoscritto dal richiedente (spiegazioni AFF, pag. 7). Secondo gli accertamenti contenuti nella sentenza impugnata, l'importo del credito Covid-19 (fr. 20'000.--) è stato accreditato sulla relazione bancaria intestata alla B.________ SA il 1° aprile 2020. Il medesimo giorno, lo stesso importo è stato bonificato con la causale "rientro" sul conto privato dell'opponente, che il 3 aprile 2020 ha girato la somma di fr. 10'000.-- sul conto intestato a C.________ con la causale "rimborso prestito". Il 1° aprile 2020, quando l'importo di fr. 20'000.--, corrispondente all'importo del credito Covid-19, è stato addebitato dalla relazione bancaria della società richiedente, l'accordo di credito era garantito dalla fideiussione. Il fatto che l'addebito non sia stato eseguito utilizzando il credito Covid-19, bensì facendo capo ad averi già presenti sulla relazione bancaria della società non è decisivo sotto il profilo dell'applicazione dell'art. 23 OFis-COVID-19 (in relazione con l'art. 6 cpv. 3 OFis-COVID-19). Come visto, determinante è che l'operazione di restituzione dell'asserito prestito all'azionista, esclusa dalle condizioni legali, sia avvenuta durante la vigenza della garanzia della fideiussione solidale, in violazione dell'art. 6 cpv. 3 lett. OFis-COVID-19. A prescindere dalla provenienza dei fondi utilizzati, l'opponente ha infatti fatto defluire dalla società liquidità che, in una situazione di notevoli difficoltà economiche a seguito della pandemia da Covid-19, doveva essere destinata esclusivamente a mantenere la continuità operativa della società. In tali circostanze, il proscioglimento dell'opponente dall'imputazione di contravvenzione all'OFis-COVID-19 viola il diritto federale.