Citation: 1P.333/2002 12.02.2003 E. A

La Corte delle assise correzionali di Lugano, nell'ambito del procedimento penale contro Franco Verda e Gerardo Cuomo, con sentenza del 27 giugno 2001 ha dichiarato quest'ultimo autore colpevole di complicità in corruzione passiva aggravata, prosciogliendolo invece dall'imputazione di ripetuta infrazione alla legge federale concernente la dimora e il domicilio degli stranieri. Cuomo è stato quindi condannato a dieci mesi di detenzione con la condizionale e all'espulsione dal territorio svizzero per cinque anni. Per quanto qui interessa, la Corte delle assise correzionali ha dichiarato anche Franco Verda colpevole di corruzione passiva aggravata (oltre che di altri reati). Come Presidente del Tribunale penale cantonale, Verda doveva statuire su un'istanza del Procuratore pubblico generale volta alla confisca di sette conti bancari intestati a Francesco Prudentino (presunto membro di un'associazione criminale di stampo mafioso), rispettivamente a società che facevano capo a lui. Violando i doveri d'ufficio, il Giudice aveva proposto a Prudentino (allora residente nel Montenegro), mediante una telefonata del comune conoscente Gerardo Cuomo effettuata da Montecarlo il 14 maggio 1999, una sentenza di favore, purché gli fosse lasciata a disposizione la metà di quanto sarebbe stato dissequestrato in esito alla sua decisione, e ciò per destinarli alla sua compagna, oberata di debiti; ottenuto l'accordo di Prudentino, il Giudice aveva proposto al Procuratore pubblico generale, nella seconda metà di maggio del 1999, di liquidare il caso senza istruttoria, con una transazione che restituisse tre quarti (o almeno due terzi) dei fondi sequestrati a Prudentino e devolvesse il resto allo Stato del Cantone Ticino. Il Procuratore pubblico aveva immediatamente rifiutato quella chiave di riparto, sicché all'udienza del 14 giugno 1999 il Giudice la modificò, prospettando una suddivisione grosso modo a metà (circa 1.6 milioni di franchi per Prudentino e circa 1.35 milioni di franchi allo Stato); la proposta, approvata dal difensore di Prudentino e, con la riserva di una ulteriore confisca nel caso di nuovi elementi, dal Procuratore pubblico, è sfociata in una sentenza del Giudice, che la riproduceva, del 24 giugno 1999. Prudentino non lasciò nulla al Giudice, nonostante Cuomo gli avesse costantemente trasmesso le informazioni che questi gli forniva sul corso della procedura, gli avesse raccomandato di ritirare al più presto la somma liberata per evitare il pericolo di una nuova confisca e avesse insistito perché fosse onorato l'impegno di pagare al Giudice la metà della somma dissequestrata.