Citation: 9C_194/2014 E. 4.3

4.3. Per giurisprudenza l'autorità amministrativa (e il giudice), in presenza di un rifiuto di collaborazione dell'assicurato, non può limitarsi a decidere la controversia sotto questo aspetto, ma deve comunque in base agli atti esaminare il merito della controversia se è possibile accertare i fatti senza difficoltà né complicazioni speciali (sentenze 8C_417/2008 del 28 ottobre 2008 consid. 6.2 con riferimenti e K 123/01 del 14 gennaio 2003 consid. 2.2). L'ordinamento legale in materia di PC prevede che siano computati come reddito, fra l'altro, i proventi della sostanza mobile e immobile (art. 11 cpv. 1 lett. b LPC), generalmente un quindicesimo della sostanza netta (art. 11 cpv. 1 lett. c LPC) o ancora i proventi e i beni a cui l'assicurato ha rinunciato (art. 11 cpv. 1 lett. g LPC). In tale contesto, per quantificare il reddito determinante ai fini delle PC, è necessario conoscere precisamente innanzitutto il valore della liquidazione del regime dei beni del marito defunto e in seguito l'entità della quota ereditaria della ricorrente (DTF 139 V 505 consid. 2.1 pag. 506 e seg.). Indipendentemente dall'eventuale possibilità di richiamo di decisioni di tassazione, l'amministrazione non avrebbe potuto reperire senza difficoltà né complicazioni speciali indicazioni attendibili sul valore venale di fondi all'estero e allestire facilmente l'elenco completo della sostanza mobile e immobile del marito dell'assicurata. Occorreva peraltro chiarire l'eventuale diritto dell'assicurata a una rendita pensionistica italiana. In concreto, mancando tutte queste indicazioni, l'IAS non era quindi in grado di calcolare il reddito determinante per le PC. Per il resto, il ricorso non spiega in quale misura le numerose incorrettezze numeriche potrebbero influenzare l'esito della controversia (art. 97 cpv. 1 e 106 cpv. 2 LTF).