Citation: 4P.257/2006 07.03.2007 E. 8

Il Tribunale federale si pronuncia d'ufficio e con pieno potere d'esame sull'ammissibilità del rimedio esperito (DTF 132 III 291 consid. 1). 8.1 A prescindere da eccezioni che in concreto non sono realizzate - né tantomeno allegate - il ricorso di diritto pubblico per violazione dell'art. 9 Cost. ha natura meramente cassatoria. Ciò significa che, di principio, il Tribunale federale può solamente annullare una decisione contraria alla Costituzione e, di conseguenza, che le domande volte a conclusioni diverse dal semplice annullamento della sentenza impugnata sono irricevibili (DTF 129 I 129 consid. 1.2.1 pag. 131 seg., 173 consid. 1.5 pag. 176). 8.2 Il gravame appare d'acchito irricevibile anche nella misura mira ad ottenere l'annullamento della decisione pretorile unitamente alla decisione di ultima istanza (art. 86 cpv. 1 OG). Secondo la giurisprudenza, la decisione dell'autorità inferiore può infatti essere impugnata insieme a quella dell'ultima giurisdizione solamente se questa ha statuito con un potere cognitivo più limitato di quello che compete al Tribunale federale nel quadro di un ricorso di diritto pubblico (DTF 125 I 492 consid. 1a; 118 Ia 20 consid. 3b pag. 25). Tale situazione non si verifica nel caso in rassegna, dato che l'autorità di appello poteva riesaminare liberamente sia l'accertamento dei fatti che l'applicazione del diritto (Lorenzo Anastasi, Il sistema dei mezzi d'impugnazione del codice di procedura civile ticinese, Zurigo 1981, pag. 74) mentre il Tribunale federale può rivedere l'apprezzamento delle prove e l'accertamento dei fatti, così come l'applicazione del diritto processuale cantonale, solo sotto il (ristretto) profilo dell'arbitrio. Gli argomenti rivolti contro il giudizio di primo grado non vengono pertanto tenuti in nessuna considerazione. 8.3 Per il resto, il ricorso risulta pressoché interamente inammissibile a causa della sua motivazione, che non soddisfa i requisiti posti dall'art. 90 cpv. 1 lett. b OG. 8.3.1 Nel quadro del ricorso di diritto pubblico il Tribunale federale vaglia infatti solo le censure che sono state sollevate in modo chiaro e dettagliato, conformemente all'obbligo di articolare le censure sancito dall'art. 90 cpv. 1 lett. b OG (cosiddetto "Rügeprinzip"). In virtù di questa norma, il gravame deve contenere l'esposizione dei fatti essenziali e quella concisa dei diritti costituzionali o delle norme giuridiche che si pretendono violati, precisando altresì in che consista tale violazione (DTF 130 I 26 consid. 2.1, 258 consid. 1.3). 8.3.2 Da questo principio discende l'irricevibilità, d'acchito, delle seguenti due censure ricorsuali, siccome prive di ogni motivazione. Pur dolendosi della violazione del principio dell'uguaglianza giuridica, garantita dall'art. 8 Cost., i ricorrenti non spendono infatti una parola per sostanziare questa censura, limitandosi a un generico rinvio a quanto esposto nel quadro delle altre. Lo stesso vale con riferimento alle critiche mosse contro il consid. 8.2.1 della sentenza impugnata, laddove la Corte ticinese ha dichiarato che l'appello avrebbe potuto venire respinto già perché non erano state impugnate ambedue le motivazioni del giudizio pretorile. Dinanzi al Tribunale federale i ricorrenti contestano questo assunto ma si guardano bene dall'indicare dove e come avrebbero formulato le loro contestazioni. 8.3.3 Essi non hanno invero miglior fortuna laddove motivano le loro critiche. 8.3.3.1 L'argomentazione addotta per sostanziare l'asserita violazione dell'art. 29 Cost., ad esempio, disattende infatti i requisiti di chiarezza, precisione e pertinenza posti dall'art. 90 cpv. 1 lett. b OG. Pur adducendo la violazione del diritto di essere sentito nella forma del diritto a una decisione debitamente motivata, i ricorrenti intendono in realtà chiaramente contestare la valutazione del materiale probatorio agli atti, giacché rimproverano ai giudici ticinesi di non aver fatto riferimento alle risultanze istruttorie da loro citate in un altro punto del ricorso e lamentano il "carattere arbitrario dell'apprezzamento dell'esistenza di un comportamento doloso passivo". Altrettanto inconferente è il richiamo - sempre nel quadro della censura intitolata "violazione del diritto di essere sentito" - all'art. 8 CC, che regola l'onere probatorio, e all'art. 183 CPC/TI, il cui tenore corrisponde alla normativa federale; trattandosi di una questione concernente il diritto federale questa argomentazione avrebbe dovuto venir proposta nel quadro del parallelo ricorso per riforma (art 84 cpv. 2 OG, principio della sussidiarietà assoluta del ricorso di diritto pubblico). Va comunque detto che i ricorrenti non sembrano consapevoli della differenza esistente fra onere della prova e apprezzamento probatorio. 8.3.3.2 Nemmeno l'argomentazione centrale del ricorso, concernente gli effetti della mancata denunzia dell'inizio dell'attività della Srl, soddisfa i dettami dell'art. 90 cpv. 1 lett. b OG. In sostanza i ricorrenti contestano che la mancata denunzia dell'inizio dell'attività abbia condotto la Srl ad emettere fatturazioni illegittime, esponendosi in tal modo al rischio di procedure per evasione fiscale, come ritenuto nella decisione impugnata. A loro modo di vedere, nulla agli atti permette di ritenere che la Srl non fosse in regola dal punto di vista amministrativo e fiscale. Essi rimproverano dunque ai giudici ticinesi di essere incorsi nell'arbitrio nella valutazione delle prove, e in particolare dell'estratto dal registro delle ditte, versato agli atti sub doc. O (dal quale risulta che la società non aveva annunciato l'inizio dell'attività), nella misura in cui hanno dedotto da questo documento che la mancata denuncia implicava una situazione irregolare, fatturazioni illegittime e rischio di procedure per evasione fiscale. Sennonché gli effetti della mancata denuncia - accertata senza incorrere nell'arbitrio, né i ricorrenti pretendono il contrario - non attengono alla valutazione delle prove bensì all'applicazione del diritto italiano. Ora, se è vero che la Corte cantonale non menziona le regole sulle quali basa le sue considerazioni, è altrettanto vero che i ricorrenti non procedono diversamente. Essi si limitano infatti ad asseverare genericamente che la denuncia costituiva un'incombenza amministrativa la cui mancata osservanza comportava solo una contenuta sanzione pecuniaria, di Lit 200'000.-- e che, in ogni caso, la mancata denuncia non impediva alla società di svolgere l'attività, senza rischio di commettere evasione fiscale con l'emissione delle proprie fatture. Quest'argomentazione generica, priva del benché minimo riferimento alle norme del diritto italiano in grado di confermare quanto asserito nell'impugnativa, disattende crassamente le esigenze di motivazione poste dall'art. 90 cpv. 1 lett. b OG, in particolare tenuto conto del fatto che i ricorrenti si prevalgono della violazione del divieto dell'arbitrio, garantito dall'art. 9 Cost. Secondo costante giurisprudenza, infatti, un gravame fondato sull'art. 9 Cost. non può essere sorretto da argomentazioni con cui la parte ricorrente si limita a contrapporre il suo parere a quello dell'autorità cantonale, come se il Tribunale federale fosse una superiore giurisdizione di appello a cui compete di rivedere liberamente il fatto e il diritto e di ricercare la corretta applicazione delle norme invocate (DTF 130 I 258 consid. 1.3 pag. 261 seg.).