Citation: 2C_97/2024 E. 5

Come accennato in precedenza il rifiuto di restituire l'effetto sospensivo al gravame esperito dinanzi al Tribunale amministrativo federale ha quale prima conseguenza di obbligare il ricorrente a vivere separato dalla moglie. In seguito lo priva dei diritti garantitigli dall'Accordo sulla libera circolazione delle persone, segnatamente gli impedisce di continuare a risiedere in Svizzera dove è titolare di un'autorizzazione di soggiorno rispettivamente, se parte, di tornare nel nostro Paese. Come già detto prima i diritti garantiti dall'ALC possono essere limitati, conformemente alle esigenze poste dall'art. 5 Allegato I ALC, soltanto se l'interessato, con il suo comportamento, costituisce una minaccia sufficientemente grave effettiva e attuale per l'ordine pubblico (DTF 139 II 121 consid. 5.3). Per dimostrarne la sussistenza il Tribunale amministrativo federale si è richiamato alle condanne inflitte all'insorgente nel 1982 e 1993 come anche ad un procedimento in corso del MPC per partecipazione e/o sostegno a un'organizzazione criminale secondo l'art. 260 ter CP. Nel caso specifico il ricorso contenente la domanda di restituzione dell'effetto sospensivo è stato inoltrato al Tribunale amministrativo federale il 24 febbraio 2023. Con decisione incidentale del 7 marzo 2023 il Tribunale amministrativo federale ha sospeso provvisoriamente l'espulsione e precisato che sia l'istanza di restituzione dell'effetto sospensivo che quella di concessione dell'assistenza giudiziaria sarebbero state trattate successivamente. Ciò è avvenuto, con un'unica decisione (incidentale) l'11 gennaio 2024, ossia quasi 11 mesi dopo il deposito del ricorso. Sennonché, dato il tempo trascorso - come appena detto 11 mesi - tra la decisione di sospensione provvisoria e quella con cui è stata negata la restituzione dell'effetto sospensivo non è dato da vedere in che cosa consiste l'impellenza nell'allontanare già ora il qui ricorrente. Urgenza peraltro nemmeno fatta valere dall'Ufficio federale di polizia, il quale nelle proprie determinazioni nulla ha addotto al riguardo, limitandosi a rimettersi al giudizio di questa Corte. D'altra parte niente nella risposta del Tribunale amministrativo federale permette di intravedere l'urgenza ad allontanare immediatamente il ricorrente. Non lo permette il procedimento avviato dal MPC per partecipazione e/o sostegno ad un'organizzazione criminale al quale il Tribunale amministrativo federale si richiama: infatti non sono state fornite alcune informazioni su tale procedura (stadio, evoluzione, ecc.). Non lo permette nemmeno il richiamo alle condanne inflitte al ricorrente le quali risalgono a più di 30 anni fa (nel 1982 e nel 1993). Non lo permette infine l'argomento secondo cui l'avere aspettato quasi un anno prima di trattare la domanda di restituzione dell'effetto sospensivo sarebbe dovuto alla complessità della causa nonché alla necessità di istruire la richiesta di assistenza giudiziaria. Ciò perché, oltre al fatto che questi due aspetti potevano senz'altro essere trattati con due decisioni separate, niente viene addotto che faccia stato di particolari misure d'istruttoria prese in relazione alla questione ora litigiosa. Infine, anche il fatto che, come addotto dal Tribunale amministrativo federale, il ricorrente non sarebbe riuscito a rendere intelligibili i motivi per i quali non potrebbe soggiornare provvisoriamente in Italia, non è all'evidenza sufficiente per ammettere che egli debba essere immediatamente rinviato dalla Svizzera. Premesse queste considerazioni, non avendo l'autorità inferiore dimostrato che vi è effettivamente urgenza nel dovere allontanare immediatamente il qui ricorrente per motivi di sicurezza pubblica, dopo averlo autorizzato a titolo superprovvisorio a rimanere in Svizzera durante 11 mesi, il rifiuto di restituire il provvedimento cautelare chiesto procede da una manifesta errata valutazione della situazione. Il ricorso si rivela pertanto fondato e va accolto. La cifra 1 del dispositivo della decisione incidentale dell'11 gennaio 2024, in quanto nega la restituzione dell'effetto sospensivo al gravame esperito il 24 febbraio 2023 dinanzi al Tribunale amministrativo federale, va annullata e il provvedimento richiesto va concesso. Ne discende che il ricorrente è autorizzato a rimanere in Svizzera fino all'emanazione di un giudizio di merito da parte del Tribunale amministrativo federale sul ricorso da lui presentato il 24 febbraio 2023 contro la decisione dell'Ufficio federale di giustizia del 24 gennaio 2023 a meno che lo stato di avanzamento del procedimento dinanzi al MPC non riveli l'esistenza di una minaccia concreta che sgorgherebbe dal proseguimento della presenza del ricorrente in Svizzera, ciò che incomberà alle autorità precedenti verificare.