Citation: 1C_308/2019 E. 2.2.2

2.2.2. I giudici cantonali hanno tuttavia ritenuto decisivo il fatto che la licenza edilizia del 27 marzo 2001 non ha autorizzato la sola destinazione primaria (riservando successivi cambiamenti di destinazione nei limiti prescritti), né ha previsto una (esplicita) limitazione d'uso per le abitazioni secondarie, visto che nessun accenno, neppure sotto forma di richiamo all'art. 30bis NAPR, è stato fatto a un tale limite. Una siffatta limitazione non sarebbe ravvisabile nemmeno nella circostanza di esigere l'inoltro, al momento della richiesta del permesso di abitabilità, di una distinta specificante le unità abitative destinate a residenza secondaria, non essendo stato peraltro precisato lo scopo di tale richiesta. Ne hanno desunto che, essendo stata autorizzata, come postulato con la domanda di costruzione, la realizzazione di sei appartamenti destinabili indistintamente a residenza primaria e/o secondaria, tutte le unità abitative avrebbero potuto essere destinate e utilizzate come abitazioni secondarie, come poi in parte avvenuto. Hanno stabilito che d agli atti risulta che tutte le PPP sono state acquistate durante la costruzione o prima del rilascio del permesso di abitabilità e sono occupate da persone domiciliate altrove, le quali le hanno adibite da subito a casa di vacanza. Ciò è il caso per i condomini in questione che, quarti in ordine di tempo, hanno acquistato la loro PPP dalla promotrice immobiliare il 15 ottobre 2002, continuando a utilizzarla come abitazione secondaria. Hanno quindi escluso che l'autorità comunale, la quale ha del resto considerato queste unità per lunghi anni come residenze secondarie, esigendone le relative imposte e tasse, potesse pretendere nell'autunno del 2011 - in seguito a una domanda di un condomino e verosimilmente in relazione all'imminente votazione sulla cosiddetta iniziativa Weber, approvata nel marzo 2012 - che i condomini (tranne una PPP nel frattempo adibita a residenza primaria) si accordassero in sostanza tra loro per limitare l'uso secondario degli appartamenti, inoltrando una notifica di costruzione in modo da renderli conformi alla citata percentuale. Hanno ritenuto che un tale agire, palesemente tardivo e assimilabile a un ordine di ripristino/rettifica, presupporrebbe che l'utilizzazione litigiosa sia formalmente abusiva, ossia che fosse stata instaurata senza permesso o in contrasto con quello rilasciato, non essendo sufficiente che non fosse conforme al diritto materiale applicabile. Hanno stabilito infatti che di massima l'uso di un'opera esercitato in conformità a un permesso rilasciato in contrasto con il diritto materiale, come la licenza edilizia del 27 marzo 2001, non potrebbe dar luogo a provvedimenti volti a ripristinare una situazione conforme al diritto, un'eccezione essendo data soltanto qualora siano adempiute le condizioni per la revoca della licenza, ipotesi alla quale il ricorrente neppure ha accennato.