Citation: 4A_497/2010 17.11.2010 E. 6

Non è contestato che la fattispecie vada giudicata sulla base della LCA nella versione anteriore alla revisione entrata in vigore il 1° gennaio 2006. La modifica dell'art. 6 LCA non è invero di rilievo per il caso in esame, mentre l'art. 4 non ha subito cambiamenti (per la portata della revisione e il diritto transitorio cfr. DTF 136 III 334 consid. 2.2). 6.1 La reticenza è definita dall'art. 6 vLCA ed è riferita in particolare alle dichiarazioni obbligatorie secondo l'art. 4 vLCA. L'art. 4 cpv. 1 vLCA stabilisce che il proponente deve dichiarare per scritto all'assicuratore, sulla scorta di un questionario o in risposta ad altre domande scritte, tutti i fatti rilevanti per l'apprezzamento del rischio, in quanto e come gli sono o gli devono essere noti alla conclusione del contratto. Come precisato al cpv. 2 di questa norma, sono rilevanti i fatti che possono influire sulla determinazione dell'assicuratore a concludere il contratto o a concluderlo alle condizioni convenute. II cpv. 3 aggiunge che si presumono rilevanti i fatti in merito ai quali l'assicuratore ha formulato domande precise, non equivoche, per scritto. Secondo l'art. 6 vLCA vi è reticenza se, alla conclusione del contratto, chi era tenuto a fare la dichiarazione ha dichiarato inesattamente o taciuto un fatto rilevante che conosceva o doveva conoscere. 6.2 Per i criteri interpretativi sviluppati dalla giurisprudenza in merito all'art. 6 vLCA, si può rinviare alle pertinenti considerazioni della sentenza impugnata (art. 109 cpv. 3 LTF). Basti qui ribadire che la nozione di reticenza coinvolge effettivamente aspetti nel contempo oggettivi e soggettivi: occorre cioè tenere conto di tutte le circostanze del caso particolare, quali la formazione, l'esperienza e la situazione del proponente, la conoscenza ch'egli aveva della situazione nonché le spiegazioni ricevute da persone qualificate e chiedersi quali risposte egli po-tesse in buona fede dare all'assicuratore (DTF 118 II 333 consid. 2b e 116 II 338 consid. 1c riprese in parte nella DTF 136 III 334 consid. 2.3; cfr. anche la sentenza 4D_80/2008 del 26 settembre 2008 consid. 2.1.2). Alla base di queste valutazioni vanno naturalmente posti i fatti accertati nel giudizio impugnato (art. 105 cpv. 1 LTF; cfr. quanto esposto al consid. 3). Prima di procedere alla sussunzione s'impongono ancora alcune delimitazioni. 6.3 È pacifico che negli anni 2002 e 2003, a cavallo della sottoscrizione del contratto di assicurazione intervenuta il 20 maggio 2003, l'assicurata si fosse sottoposta a sedute di psicoterapia e che nonostante ciò avesse risposto negativamente alla domanda n. 9 dell'assicuratore concernente disturbi o malattie psichiche sofferti negli ultimi 10 anni. È inoltre accertato - e non contestato - che la lettera di rescissione del contratto del 23 novembre 2004 motivava la reticenza solo con questa risposta inesatta. L'esame va circoscritto a questi fatti. La ricorrente rimprovera invero al Tribunale di appello di avere trascurato le risposte alle domande n. 8, 12 e 14, che toccavano anch'esse aspetti della salute psichica dell'assicurata. L'indicazione dettagliata del fatto sottaciuto, ossia della domanda che ha ricevuto una risposta inesatta, è tuttavia condizione di validità della dichiarazione di recesso (DTF 129 III 713). Ne viene che non può esservi reticenza per una risposta sbagliata a una domanda diversa da quella menzionata nella dichiarazione di recesso. Contrariamente a quanto afferma la ricorrente, la sentenza 5C.134/2006 (del 21 novembre 2006 consid. 2.2) non ha affatto cambiato questa prassi. 6.4 Non è neppure contestato che l'aver sofferto di disturbi o malattie psichiche fosse un fatto rilevante ai fini dell'apprezzamento del rischio da parte dell'assicuratore. Come già davanti al Tribunale di appello, il litigio verte sulla sola questione di sapere se il trattamento psicoterapeutico seguito dall'assicurata fosse da considerare disturbo o malattia psichica e soprattutto se essa potesse in buona fede considerarlo tale. 6.5 Infine, giova precisare che l'esame va limitato alla salute psichica. La ricorrente asserisce che l'assicurata le ha sottaciuto anche di avere sofferto di una gastrite, di avere visitato diverse volte un ginecologo e di essersi sottoposta a esami medici in ospedale. Tuttavia, per tacere del fatto che non è chiaro se essa intenda prevalersi o no di tali fatti, è certo ch'essa non si confronta affatto con l'argomentazione della Corte cantonale, secondo cui queste affezioni le erano già note nel momento in cui concluse la polizza assicurativa. Ciò rende la censura immediatamente inammissibile (cfr. quanto esposto al consid. 3).