Citation: 4A_203/2020 E. 5.2

5.2. È contraddittorio sostenere d'un lato che il contratto andava interpretato secondo il metodo oggettivo, dall'altro che l'autorità cantonale ha ignorato "la reale concorde volontà delle parti manifestata nel doc. C". L'interpretazione oggettiva interviene quando o non è possibile determinare le volontà delle parti, o quando tali volontà divergono (lo scrive del resto anche la ricorrente). Se la volontà reale e consensuale delle parti è accertata, non v'è spazio per un'interpretazione oggettiva (sentenza 4A_98/2019 del 15 luglio 2019 consid. 4.1 e rinvii). La Camera d'appello ha costato che l'appellante non aveva contestato l'accertamento del Pretore secondo cui il contratto di gestione patrimoniale determinante era quello sottoscritto il 23 giungo 2008 (documento C) "attestante un basso profilo di rischio". Ha precisato, riproducendo anche un passaggio della sentenza di primo grado, ch'esso aveva "uno scopo conservativo, ovvero, la 'crescita moderata del patrimonio con minime fluttuazioni del patrimonio', un orizzonte temporale lungo e una bassa propensione al rischio". Questa è la volontà vera e concorde (art. 18 cpv. 1 CO) che entrambe le istanze cantonali hanno posto a fondamento dei rispettivi giudizi. Si tratta di un'interpretazione soggettiva basata sul testo del contratto, che attiene al fatto ed è di principio vincolante per il Tribunale federale (DTF 144 III 43 consid. 3.3; 142 III 239 consid. 5.2.1); con riserva dell'arbitrio (cfr. consid. 2). La censura che la ricorrente propone in tale senso è inammissibile, poiché verte su fatti nuovi (art. 99 cpv. 1 LTF); come detto la sentenza accerta che in sede di appello essa non ha contestato gli accertamenti del Pretore concernenti il contenuto del contratto.