Citation: 5A_723/2014 E. 3.2

3.2. A dire della ricorrente, stabilendo che il Pretore non era tenuto a rifiutare l'omologazione dell'accordo del 7 settembre 2011 per inadeguatezza della soluzione previdenziale, l'autorità inferiore avrebbe accertato i fatti in modo manifestamente inesatto ed applicato in modo erroneo il diritto federale (segnatamente l'abrogato art. 140 cpv. 2 CC, ma anche l'abrogato art. 141 cpv. 3 CC). L'insorgente considera che i Giudici cantonali avrebbero completamente trascurato il fatto che i versamenti pattuiti in suo favore nella convenzione sugli effetti del divorzio di fr. 250'000.-- e fr. 400'000.-- (entro il 1° marzo 2013, rispettivamente entro il 30 aprile 2014) erano anche intesi a assicurarle "un'adeguata previdenza per la vecchiaia". La sua rinuncia all'incasso di tali importi prevista nell'accordo di modifica della sentenza di divorzio (v. clausola n. 14) creerebbe pertanto una lacuna nella sua situazione previdenziale. Appare superfluo determinare se il versamento di complessivi fr. 650'000.-- fosse pure destinato a garantire la previdenza per la vecchiaia dell'ex moglie. La ricorrente fonda infatti la sua argomentazione sull'errato presupposto che la transazione del 7 settembre 2011 l'abbia privata di tale versamento. Sennonché la convenzione sugli effetti del divorzio prevedeva che l'erogazione di tale somma era vincolata al realizzarsi di una condizione sospensiva, ovvero la sua permanenza con i figli nel Cantone Ticino fino al compimento del 18° anno di età di ognuno di loro, condizione che la ricorrente ha incontestatamente disatteso. Il 7 settembre 2011 ella ha quindi "rinunciato" ad un importo che non avrebbe in ogni modo potuto ottenere. A ben guardare, avversando l'accordo di modifica della sentenza di divorzio nella misura in cui stabilisce che l'ex moglie non può reclamare dall'ex marito il pagamento di complessivi fr. 650'000.-- pattuito al momento del divorzio, la ricorrente tenta di rimettere in questione la condizione sospensiva concordata nella convenzione sulle conseguenze del divorzio. Tuttavia, come già rettamente sottolineato dal Tribunale d'appello, una eventuale inadeguatezza di quanto pattuito in tale convenzione andava semmai constatata dal giudice del divorzio al momento della sua omologazione nel 2004. Del resto, la Corte cantonale ha pure evidenziato come la soluzione stipulata nell'accordo di modifica non peggiori la posizione dell'ex moglie anche per il fatto che l'ex marito ha al contempo rinunciato a ragguardevoli pretese di risarcimento danni, la cui parvenza di fondamento era notevole, per lo stato di degrado in cui era stato lasciato l'ex alloggio coniugale (v. clausola n. 14). Limitandosi a genericamente sostenere che tali pretese non sono assolutamente verosimili e che non possono essere messe in relazione con l'assenza di un'adeguata previdenza per la vecchiaia dell'ex moglie, la ricorrente non riesce a dimostrare l'infondatezza di tale argomento. Del tutto inidonea a far apparire inadeguata la transazione del 7 settembre 2011 di modifica della sentenza di divorzio, la motivazione ricorsuale non può trovare accoglimento.