Citation: 4A_617/2019 E. 5.3

5.3. Il Tribunale cantonale ha negato che la comunicazione dell'identità dell'interessato all'acquisto costituisse obbligo contrattuale del mediatore e condizione per il pagamento della mercede, basandosi sul testo e sulla struttura dellalettera del 4 luglio 2008 e sullo scopo perseguito dalla clausola in discussione. Esso ha pertanto effettuato un'interpretazione soggettiva del contratto, determinando la volontà vera e concorde dei contraenti (art. 18 cpv. 1 CO). Il procedimento attiene al fatto e il risultato è di principio vincolante per il Tribunale federale (art. 105 cpv. 1 LTF). Come qualsiasi accertamento di fatto può essere contestato soltanto se è stato svolto in modo manifestamente inesatto, arbitrario nel senso dell'art. 9 Cost. (art. 97 cpv. 1 LTF; DTF 144 III 93 consid. 5.2.2); rispettando quindi le esigenze di motivazione accresciute poste dall'art. 106 cpv. 2 LTF delle quali s'è detto (cfr. consid. 2). La ricorrente non propone tali censure. A ben vedere si confronta a malapena con le considerazioni della sentenza riguardanti il senso da attribuire alla clausola litigiosa; vi contrappone semplicemente la propria interpretazione, asserendo che gli scopi perseguiti dai contraenti erano diversi da quelli individuati dall'autorità cantonale. Le sue censure, volte contro la motivazione principale della sentenza, sono perciò inammissibili. Ciò vale anche per l'obiezione di replica, secondo la quale l'informazione sull'identità degli interessati all'acquisto condizionava il pagamento della mercede anche qualora fosse stata un a disposizione di "protezione clientela"; come detto, la sentenza accerta il fatto contrario, ovvero che quell'informazione non era presupposto contrattuale del diritto alla retribuzione del mandante. È superfluo esaminare le critiche contro l'argomentazione subordinata della sentenza, riguardante l'effettiva comunicazione del nome della società acquirente.