Citation: 4P.124/2005 22.11.2005 E. 3

Il Tribunale federale si pronuncia d'ufficio e con pieno potere d'esame sull'ammissibilità del gravame (DTF 131 I 57 consid. 1). 3.1 Interposto in tempo utile (art. 89 OG) dalla parte soccombente nella procedura cantonale (art. 88) contro una decisione incidentale di ultima istanza sulla competenza (art. 87 cpv. 1 OG) il ricorso di diritto pubblico risulta, sotto questo profilo, ricevibile. 3.2 Rimedio giuridico straordinario, il ricorso di diritto pubblico configura una procedura giudiziaria indipendente, destinata esclusivamente a controllare la costituzionalità degli atti cantonali (DTF 117 Ia 393 consid. 1c pag. 395). In questo ambito, il Tribunale federale vaglia pertanto solo le censure che sono state sollevate in modo chiaro e dettagliato, conformemente all'obbligo di articolare le censure sancito dall'art. 90 cpv. 1 lett. b OG (cosiddetto "Rügeprinzip"). In virtù di questa norma, infatti, il ricorso di diritto pubblico deve contenere l'esposizione dei fatti essenziali e quella concisa dei diritti costituzionali o delle norme giuridiche che si pretendono violati, precisando altresì in che consista tale violazione (DTF 130 I 258 consid. 1.3 pag. 261 seg.; 130 I 26 consid. 2.1; 129 III 626 consid. 4; 129 I 185 consid. 1.6). In altre parole, l'allegato ricorsuale deve sempre contenere un'esauriente motivazione giuridica dalla quale si possa dedurre se, ed in quale misura, la decisione impugnata colpisce il ricorrente nei suoi diritti costituzionali (DTF 129 I 113 consid. 2.1 pag. 120; 128 III 50 consid. 1c pag. 53 seg. con rinvii). 3.3 In concreto, l'argomentazione ricorsuale è lungi dall'essere chiara e dettagliata, come previsto dall'art. 90 cpv. 1 lett. b OG. Nel suo scritto la ricorrente evoca numerose disposizioni del diritto processuale cantonale, della Costituzione e della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU), il tutto alla rinfusa, senza che sia fatta precisa menzione dell'atto criticato, e in buona parte addirittura con riferimento ad altre fasi del procedimento. Né possono essere tenute in alcuna considerazione le riflessioni di natura generale in merito all'organizzazione giudiziaria e alla tesi secondo cui il ricorso per riforma ingloberebbe anche quello di diritto pubblico. Per quanto attiene più da vicino la decisione impugnata, nella limitata misura in cui gli argomenti esposti nell'impugnativa sono comprensibili, la ricorrente sembra innanzitutto dolersi - pur senza dichiararlo esplicitamente, in contrasto con l'art. 90 cpv. 1 lett. b OG - di un accertamento arbitrario dei fatti (art. 9 Cost.). Con riferimento alla natura giuridica dell'azione, essa nega ad esempio che la controparte abbia fondato la sua domanda sull'art. 41 CO, mentre, per quel che concerne il giudizio sulla litispendenza, contesta l'affermazione secondo la quale le parti coinvolte nell'altra procedura sarebbero diverse. Nella misura in cui essa si limita a contrapporre il proprio parere a quello dell'autorità ticinese, la ricorrente propone un'argomentazione di natura appellatoria, inidonea a dimostrare la manifesta insostenibilità di quanto accertato in sede cantonale (DTF 128 I 295 consid. 7a pag. 312). Essa si prevale inoltre, esplicitamente, della violazione del diritto di essere sentito (art. 29 Cost.), della violazione della garanzia del giudice del domicilio (art. 30 cpv. 2 Cost.), e - in relazione ad entrambe le predette censure - dell'art. 6 CEDU. Ora, a prescindere dal fatto che nessuna di queste critiche è stata motivata conformemente ai requisiti posti dall'art. 90 cpv. 1 lett. b OG (cfr. consid. 3.2), si può abbondanzialmente osservare che, in ogni caso, il diritto costituzionale non è stato violato. L'art. 30 cpv. 2 Cost. stabilisce effettivamente che nelle azioni civili il convenuto ha diritto che la causa sia giudicata dal tribunale del suo domicilio; questa stessa norma precisa tuttavia che "la legge può prevedere un altro foro" e in concreto, come già esposto nel quadro dell'esame del parallelo ricorso per riforma, l'art. 25 LForo prevede esplicitamente, per le azioni derivanti da atto illecito, la possibilità di adire il giudice del domicilio del danneggiato. Per quel che riguarda invece la violazione del diritto di essere sentito (art. 29 cpv. 2 OG), invocata in relazione al mancato esame di alcune delle censure da lei sollevate dinanzi al Tribunale d'appello, va rammentato che, secondo costante giurisprudenza, il diritto di ottenere una decisione motivata - che deriva dal diritto di essere sentito - non impone all'autorità di pronunciarsi su tutti gli argomenti sottopostile; basta che si occupi delle circostanze rilevanti per il giudizio (DTF 126 I 97 consid. 2b). Ciò che ha fatto nella fattispecie in rassegna. Dalla sentenza emerge chiaramente quali sono i motivi che hanno indotto i giudici ticinesi a respingere le eccezioni di incompetenza e di litispendenza.