Citation: 6B_1071/2020 E. 7.3

7.3. In concreto, in primo grado, la Corte delle assise criminali ha riconosciuto il ricorrente colpevole di infrazione aggravata alla LStup, nonché di riciclaggio di denaro, in parte tentato (punti 1.1 e 1.2 del dispositivo della sentenza di prima istanza), lo ha condannato alla pena detentiva di 6 anni, "da dedursi il carcere preventivo sofferto, a valere quale pena unica e parzialmente aggiuntiva a quella di cui alla sentenza della Corte delle assise correzionali del 2 luglio 2018 (art. 46 e 49 CP) " (punto 3.1 del dispositivo della sentenza di prima istanza) e ha rinunciato a revocare la sospensione condizionale della pena pecuniaria di 60 aliquote giornaliere da fr. 80.-- cadauna, stabilita con decreto d'accusa del 4 novembre 2013 del Ministero pubblico del Cantone Ticino (punto 4 del dispositivo della sentenza di prima istanza). In appello, la CARP ha riconosciuto l'insorgente colpevole di infrazione aggravata alla LStup, nonché di riciclaggio di denaro, in parte tentato (punto 2.1 del dispositivo della sentenza di appello), e lo ha condannato alla pena detentiva di 6 anni, "da dedursi il carcere preventivo sofferto e la pena anticipatamente espiata, a valere quale pena unica per i nuovi fatti a giudizio, parzialmente aggiuntiva a quella di 20 mesi già pronunciata con sentenza passata in giudicato del 2 luglio 2018 dalla Corte delle assise correzionali" (punto 3.1 del dispositivo della sentenza di appello). Non ha revocato "la sospensione condizionale della pena pecuniaria di 60 aliquote giornaliere da fr. 80.-- cadauna per guida senza licenza stabilita con decreto d'accusa" del 4 novembre 2013 del Ministero pubblico (punto 4.1 del dispositivo della sentenza di appello), revocando però la sospensione condizionale della pena detentiva di 20 mesi inflittagli con sentenza del 2 luglio 2018 della Corte delle assise correzionali (punto 4.2 del dispositivo della sentenza di appello). La sentenza di appello comporta un notevole aggravio della posizione dell'insorgente, nella misura in cui, oltre alla pena detentiva di 6 anni, destinata a sanzionare i fatti oggetto di questo procedimento, egli dovrà inoltre espiare la pena detentiva di 20 mesi inflittagli con la sentenza del 2 luglio 2018 della Corte delle assise correzionali, di cui la CARP ha revocato la sospensione condizionale. Della revoca della sospensione condizionale di quest'ultima pena non vi è traccia nel dispositivo del giudizio di primo grado. La sentenza di prima istanza è stata impugnata con appello del ricorrente e con appello incidentale del pubblico ministero. La CARP ha parzialmente accolto il primo (punto 1.1 d el dispositivo della sentenza di appello) e respinto il secondo (punto 1.2 del dispositivo della sentenza di appello). Ciò malgrado, la sorte del condannato risulta aggravata. Come precedentemente esposto (v. supra consid. 7.2), il ricorso presentato a detrimento dell'imputato rende inapplicabile il divieto della reformatio in peius limitatamente alle conclusioni formulate. Sennonché, in concreto, le conclusioni formulate dalla pubblica accusa nel suo appello incidentale sono state integralmente respinte. In simili circostanze, il divieto della reformatio in peius trova piena applicazione e la CARP non poteva modificare la decisione dinanzi ad essa impugnata a pregiudizio dell'insorgente, precisato che in concreto la punizione più severa non è fondata su fatti di cui il tribunale di primo grado non poteva essere a conoscenza (art. 391 cpv. 2 secondo periodo CPP; DTF 147 IV 167 consid. 1.5.4 e rinvii). La sentenza impugnata viola il divieto della reformatio in peius sancito dall'art. 391 cpv. 2 CPP e dev'essere annullata già per questa ragione, senza che sia necessario pronunciarsi anche sulla connessa censura di violazione del diritto di essere sentito (v. al riguardo DTF 142 IV 89 consid. 2.4).