Citation: 5A_29/2020 E. 3.3.1

3.3.1. In relazione alla condizione dell'art. 257 cpv. 1 lett. a CPC, le ricorrenti sostengono innanzitutto di avere, in una " replica e arringa " 8 agosto 2017 prodotta all'udienza dinanzi al Giudice di prime cure, contestato i fatti allegati dagli opponenti nelle loro osservazioni 13 giugno 2017 all'istanza: nella parte " nei fatti " al " primo paragrafo " esse avrebbero " presentato una replica generica ai fatti di [controparte] con una dichiarazione di contestazione integrale " e nella parte " in diritto " alla " lett. B, pag. 6 in fine " esse avrebbero indicato " che entrambe le qui ricorrenti non hanno mai dato il loro consenso, anzi si sono opposte ai lavori ". La conclusione del Tribunale cantonale, secondo cui le ricorrenti avrebbero fallito l'onere di contestazione, sarebbe pertanto arbitraria. In un' actio negatoria la parte attrice ha l'onere di allegare il suo diritto di proprietà e l'ingerenza sulla stessa, mentre la parte convenuta ha l'onere di allegare l'eventuale motivo giustificativo dell'ingerenza (v. sentenza 5A_851/2010 del 17 marzo 2011 consid. 4.3; FRANÇOIS BOHNET, Actions civiles, vol. I, 2a ed. 2019, § 41 n. 26 segg.). I fatti allegati dalla parte attrice devono essere contestati nella risposta e i fatti allegati dalla parte convenuta devono, di norma, essere contestati nella replica, dato che solo i fatti controversi devono essere provati (art. 150 cpv. 1 CPC; DTF 144 III 519 consid. 5.2.2.1). La contestazione deve essere sufficientemente precisa e concreta da permettere alla controparte di capire quali siano le allegazioni contestate e conseguentemente i fatti da provare. Più le allegazioni dei fatti sono dettagliate, più la parte deve specificare concretamente quali sono i singoli fatti che contesta (DTF 141 III 433 consid. 2.6). Contestazioni in blocco non bastano (DTF 144 III 519 consid. 5.2.2.1; 141 III 433 consid. 2.6). Dagli accertamenti contenuti nella sentenza impugnata risulta che, nelle loro osservazioni 13 giugno 2017, gli opponenti hanno allegato, quale motivo giustificativo dell'ingerenza sulla proprietà, di aver ricevuto il consenso delle ricorrenti all'esecuzione dei lavori, specificando tale allegazione: il consenso sarebbe stato dato oralmente o almeno per atto concludente, dato che le ricorrenti sarebbero state coinvolte nell'estate 2015 nell'allestimento dei primi piani e schizzi e avrebbero ricevuto un biglietto di cui al doc. 12 e un email 22 marzo 2017 di cui al doc. 15 (v. supra consid. 3.2). Nella loro "replica e arringa" 8 agosto 2017, all'inizio del capitolo "nei fatti", le ricorrenti hanno affermato che "[i]n via preliminare sono integralmente contestati i fatti di cui alle osservazioni 13 giugno 2017 della parte convenuta" e, a pag. 6 nel capitolo "in diritto", esse hanno indicato che "[l]e istanti comproprietarie dispongono di due voti, mentre i convenuti ne hanno uno solo. La maggioranza dei comproprietari si è opposta ai lavori, cosicché questi lavori sono illegittimi". Come rettamente stabilito dai Giudici cantonali, entrambe le contestazioni sono insufficienti: la prima è globale e la seconda è meramente generica (soprattutto a fronte del grado di specificazione dell'allegazione degli opponenti). Ciò basta a ritenere che in concreto la pretesa dedotta in giudizio non abbia una natura manifesta. Di conseguenza, il Tribunale cantonale ha, a ragione, dichiarato inammissibile l'istanza (art. 257 cpv. 3 CPC).