Citation: 5A_271/2015 E. 2.1.3

2.1.3. Quando, come in concreto, la sentenza impugnata si fonda su due motivazioni indipendenti, alternative o sussidiarie, il ricorrente deve confrontarsi con entrambe, sotto pena di inammissibilità del ricorso, e l'impugnativa può unicamente essere accolta se le critiche volte contro tutte e due le motivazioni si rivelano fondate (DTF 138 III 728 consid. 3.4 con rinvio; 138 I 97 consid. 4.1.4 con rinvii). 2.1.3.1. Contro la motivazione dell'autorità di vigilanza fondata sulla tardività della richiesta di cessione, il ricorrente rileva innanzitutto che il termine per introdurre tale domanda era stato impartito soltanto agli eredi. Questo argomento è tuttavia del tutto privo di un confronto con il relativo considerando dell'autorità inferiore (v. supra consid. 2.1.1) ed è comunque insufficiente ad avvalorare la tesi della tempestività: il ricorrente non spende una parola per spiegare perché la mancata esplicita assegnazione di un termine a creditori e a terzi interessati dovrebbe significare che egli poteva introdurre la sua richiesta di cessione indefinitamente (in concreto ben dodici anni dopo la sospensione della procedura di liquidazione in via di fallimento dell'eredità giacente). Quanto alla fiducia che il ricorrente dice di aver riposto nelle "tante assicurazioni di tempestività proferite dall'autorità di prima istanza verso l'amministrato", va sottolineato che, con la sua generica argomentazione, egli nemmeno fa valere l'adempimento di tutte le condizioni cumulative previste dalla giurisprudenza per ammettere una violazione del principio della buona fede (DTF 137 I 69 consid. 2.5.1 con rinvii). In ogni modo, non risulta che l'UEF gli abbia rilasciato concrete garanzie riguardo alla tempestività della richiesta di cessione: in effetti, contrariamente a quanto il ricorrente sostiene, una simile assicurazione non è contenuta nel provvedimento del 31 ottobre 2014, né tantomeno può essere dedotta da quello del 17 dicembre 2014 con il quale il predetto ufficio si è limitato a constatare che il termine da esso impartito il 31 ottobre 2014 al ricorrente per chiedere la realizzazione del pegno era stato osservato. Nella ridotta misura in cui è ammissibile, la censura è infondata. 2.1.3.2. Dato che la motivazione basata sulla mancata tempestività della richiesta di cessione degli attivi appartenenti all'eredità giacente resiste alla critica ricorsuale, non occorre esaminare anche la censura rivolta contro l'altra motivazione, indipendente ed alternativa, dell'autorità inferiore, fondata sull'assenza di legittimazione del ricorrente a domandare tale cessione.