Citation: 1A.20/2003 25.03.2003 E. 2

Le ricorrenti, rilevano innanzitutto che la trasmissione degli atti non può avvenire senza una verifica dell'autorità, chiedono quindi di poter esaminare in contraddittorio l'intera documentazione e di potere scorporare dall'incarto i documenti estranei alla rogatoria, rispettivamente quelli riguardanti terze persone che hanno intrattenuto relazioni con i conti litigiosi in altre circostanze. Lamentano inoltre una violazione del diritto di essere sentito commessa dal PP, che avrebbe emanato la decisione di chiusura senza udirle. 2.1 Ricordato che le ricorrenti non sono legittimate a far valere interessi di terzi (DTF 126 II 258 consid. 2d pag. 260), è vero che la Parte richiesta non può trasmettere in blocco tutti gli atti sequestrati, in modo acritico e indeterminato, e lasciarne la cernita all'Autorità estera (DTF 127 II 151 consid. 4c/aa, 122 II 367 consid. 2c, 115 Ib 186 consid. 4, 112 Ib 576 consid. 14a pag. 604). Nella fattispecie l'esame degli atti ha tuttavia avuto luogo, per cui la critica principale delle ricorrenti dev'essere disattesa: nella decisione di chiusura il Procuratore pubblico ha in effetti proceduto al vaglio dei documenti e concluso che la documentazione raccolta non era manifestamente estranea alla rogatoria e che appariva utile per l'Autorità estera. 2.2 Il ricorso di diritto amministrativo, che in questo caso assume la funzione del ricorso di diritto pubblico secondo l'art. 84 cpv. 1 lett. a OG, permette di far valere anche censure legate alla lesione di diritti costituzionali nell'ambito dell'applicazione del diritto federale (DTF 124 II 132 consid. 2; Robert Zimmermann, La coopération judiciaire internationale en matière pénale, Berna 1999, n. 301). Dal diritto di essere sentito, desumibile dall'art. 29 cpv. 2 Cost., e in materia di assistenza dall'art. 80b AIMP, norme non invocate dalle ricorrenti, la giurisprudenza ha dedotto il diritto dell'interessato di esprimersi prima che una decisione sia presa a suo sfavore, di fornire prove sui fatti suscettibili d'influsso sulla decisione, di poter consultare gli atti di causa, di partecipare all'assunzione delle prove, di prenderne conoscenza e di pronunciarsi in merito, come pure di addurre i propri argomenti (DTF 126 I 7 consid. 2b, 15 consid. 2a/aa, 19 consid. 2a, 124 II 132 consid. 2b). 2.3 In punto alla cernita, la decisione del PP è discutibile: di massima, l'Autorità di esecuzione, anche per evitare eventuali ricorsi, deve infatti offrire al detentore dei documenti la possibilità, concreta ed effettiva, di esprimersi e di indicare i documenti che non dovrebbero essere trasmessi, e ciò affinché egli possa esercitare il diritto di essere sentito e adempiere al dovere di cooperazione (DTF 126 II 258 consid. 9b/aa; cfr. anche DTF 127 II 151 consid. 4c/aa). Nella fattispecie il PP non ha invitato le ricorrenti a pronunciarsi in merito. Esse non fanno tuttavia valere ch'egli sarebbe incorso in un diniego di giustizia, ma gli rimproverano soltanto di avere ignorato le loro lettere, in cui cercavano un colloquio per chiarire la situazione. Le ricorrenti adducono inoltre che il PP non avrebbe trasmesso loro, in particolare, la domanda estera e i relativi documenti, né esperito le verifiche necessarie prima di dar avvio alla rogatoria: sarebbe in tal modo stato negato loro il diritto di essere sentite e di difendersi dalla accuse mosse dall'Autorità richiedente. Le ricorrenti aggiungono infine di tenere a disposizione tutta la documentazione necessaria e atta a dimostrare la loro estraneità ai fatti, la loro buona fede e la loro diligenza negli affari, sicché sarebbe esclusa l'ipotesi di riciclaggio. 2.4 Le ricorrenti, che non adducono una violazione dell'art. 80b AIMP relativo alla partecipazione al procedimento e all'esame degli atti, non dimostrano perché l'asserito vizio non sarebbe stato sanato dinanzi alla CRP, come ritenuto dalla Corte cantonale medesima nella decisione impugnata; né esse sostengono che questa avrebbe rifiutato loro l'accesso agli atti, in particolare alla rogatoria, il cui testo è stato da loro richiesto con le lettere indirizzate al PP, ove contestando l'ipotesi del reato di riciclaggio, esse sostenevano trattarsi semplicemente di evasione fiscale. Dal ricorso di diritto amministrativo risulta comunque che le ricorrenti hanno conosciuto la rogatoria, della quale citano con precisione contenuto e dati. 2.5 Secondo la costante, pubblicata giurisprudenza, spetta alle persone o società interessate dimostrare, in modo chiaro e preciso, perché i documenti e le informazioni da trasmettere non presenterebbero alcun interesse per il procedimento estero (DTF 122 II 367 consid. 2d pag. 371 seg.). Esse sono quindi tenute, pena la decadenza del loro diritto, a indicare all'Autorità di esecuzione quali documenti, e per quali motivi, non dovrebbero, secondo loro, essere consegnati. Ora, come si è visto, le ricorrenti hanno potuto opporsi alla trasmissione integrale degli atti, ordinata dal PP senza invero offrire loro la possibilità di esprimersi in merito, dinanzi alla CRP; esse l'hanno fatto, tuttavia, contrariamente alla citata prassi, in maniera del tutto generica, senza indicare quali singoli documenti, e perché, sarebbero sicuramente irrilevanti per il procedimento penale estero. Non compete al Tribunale federale rimediare d'ufficio a queste omissioni (DTF 126 II 258 consid. 9c in fine, 122 II 367 consid. 2d). Questa soluzione può sembrare severa, ma dev'essere mantenuta, ritenuto che il detentore dei documenti da trasmettere li conosce meglio dell'Autorità di esecuzione, per cui gli spettava indicare, spontaneamente, in modo preciso e dettagliato, tutti gli argomenti contrari alla trasmissione di un determinato documento (sentenza del 21 marzo 2002, consid. 3, causa 1A.216/2001). La richiesta di esaminare in contraddittorio i documenti dev'essere pertanto respinta.