Citation: 8C_276/2022 E. 6.2

6.2. Ora, seppure non si possa ritenere che il rapporto di lavoro sia effettivamente stato disdetto dalla datrice di lavoro (verosimilmente in ragione della gravidanza in corso), alla ricorrente è stato chiaramente spiegato già nella e-mail del 9 novembre 2020 che il negozio chiudeva, che per lei non c'era più lavoro e che poteva annunciarsi all'URC. A partire da tale data essa era dunque idonea al collocamento, e questo, come correttamente ritenuto dai giudici ticinesi, malgrado la sua gravidanza (DTF 146 V 210 consid. 5.2). È irrilevante poi che l'insorgente avesse offerto i propri servizi o meno: benché l'azienda abbia affermato che una collaboratrice si sarebbe occupata degli ultimi clienti e che l'avvenire delle attività fosse incerto, la società non ha mai lasciato intendere che un ritorno al lavoro della ricorrente entrasse in considerazione - circostanza, peraltro, neppure pretesa nel ricorso. Al contrario, alle sollecitazioni dell'insorgente non ha fatto seguito alcuna reazione. Del resto, come visto, l'offerta di prestare lavoro da lei presentata non può sicuramente essere descritta come inequivocabile, in ogni caso non prima del 15 dicembre 2020, ragione per cui la mora nell'accettazione del lavoro secondo l'art. 324 CO non potrebbe comunque essere data. Dal 10 novembre 2020 la ricorrente, ormai idonea al collocamento, non aveva pertanto più diritto all'indennità per insolvenza. L'operato della Corte ticinese va pertanto condiviso.