Citation: 2P.136/2003 09.10.2003 E. 4

4.1 Nel proprio gravame, dopo aver citato gli art. 9 e 29 Cost., il ricorrente adduce che la tassa di allacciamento supplementare avrebbe dovuto venir intimata all'amministrazione della proprietà per piani, anziché ai singoli condomini, in virtù dell'art. 25 cpv. 4 del Regolamento per l'approvvigionamento idrico del Comune di Stampa, del 30 gennaio 2001 (di seguito: Regolamento comunale). A suo parere, suddividendo la tassa tra gli interessati, l'autorità comunale si sarebbe immischiata illecitamente nei rapporti interni della comunione dei comproprietari. Sarebbe in effetti stato compito dell'amministrazione pronunciarsi sulla legittimità della tassa d'allacciamento supplementare e, se del caso, decidere chi dovesse pagarla e stabilire la relativa chiave di ripartizione. 4.2 Nella sentenza contestata, la Corte cantonale ha riconosciuto che la citata norma di diritto comunale è stata formalmente disattesa. Ha tuttavia soggiunto che la stessa sarebbe stata concepita esclusivamente per evitare all'autorità un dispendio amministrativo eccessivo, obbligandola ad accertare le generalità dei differenti comproprietari. Dal momento che tale disposto non avrebbe per scopo la tutela dei condomini, il ricorrente non potrebbe quindi vantare alcun interesse a pretenderne l'applicazione. La censura sollevata al riguardo non meriterebbe perciò protezione. Del resto, la prassi contestata sarebbe stata introdotta proprio su richiesta dei comproprietari. Il Comune avrebbe comunque semplicemente ripartito la tassa globale in base al volume delle singole unità di proprietà per piani; la somma degli oneri imposti separatamente a ciascun comproprietario corrisponderebbe quindi all'importo che avrebbe comunque pagato, nel complesso, l'amministrazione del condominio. 4.3 L'art. 9 Cost. garantisce al cittadino un trattamento non arbitrario e conforme al principio della buona fede da parte delle autorità. Secondo prassi costante, nell'ambito di un ricorso di diritto pubblico fondato sul divieto dell'arbitrio, non è sufficiente fare genericamente riferimento alla suddetta norma e criticare la decisione impugnata come se il Tribunale federale fosse un'istanza d'appello a cui compete di rivedere liberamente il fatto e il diritto e di ricercare la corretta applicazione ed interpretazione delle normative cantonali o comunali. È per contro necessario illustrare con un'argomentazione esaustiva e puntuale perché l'autorità cantonale sarebbe incorsa nell'arbitrio, avrebbe cioè emanato una decisione manifestamente insostenibile, in contraddizione palese con la situazione effettiva, gravemente lesiva di una norma o di un chiaro principio giuridico o in contrasto intollerabile con il sentimento di giustizia e equità (DTF 125 I 492 consid. 1b; 117 Ia 10 consid. 4b; sulla nozione di arbitrio: DTF 129 I 8 consid. 2.1; 128 II 259 consid. 5; 127 I 54 consid. 2b). In virtù di tali principi, nel caso di specie non basta invocare semplicemente la violazione dell'art. 25 cpv. 4 del Regolamento comunale. Al ricorrente incombe per contro di spiegare dettagliatamente perché sarebbe addirittura manifestamente insostenibile, e quindi arbitrario, ritenere il richiamo al suddetto disposto privo di interesse per sé stesso e, pertanto, non meritevole di protezione. A non averne dubbio, nella sua impugnativa l'insorgente non si confronta in modo sufficientemente circostanziato con le argomentazioni addotte dalla Corte cantonale. Egli solleva in effetti censure di natura appellatoria, con cui espone succintamente il proprio punto di vista, senza però indicare in maniera compiuta e precisa in quale misura il giudizio impugnato sarebbe arbitrario. In particolare, nella misura in cui si prevalgono della violazione dell'art. 25 cpv. 4 del Regolamento comunale, le allegazioni ricorsuali addirittura non divergono neppure dalle deduzioni dei giudici cantonali. Inoltre, ravvisando genericamente un'indebita intromissione delle autorità comunali nei rapporti interni tra i comproprietari, il ricorrente non chiarisce perché, a suo avviso, sarebbe manifestamente infondato considerare priva di interesse pratico l'applicazione rigorosa della suddetta norma. Parimenti, nemmeno sostenendo che incombeva prioritariamente all'amministrazione della proprietà per piani esprimersi sul controverso tributo, egli adduce precise ragioni, in virtù delle quali le conclusioni della Corte cantonale risulterebbero del tutto insostenibili. Di conseguenza, in relazione alla censura di violazione del divieto d'arbitrio, l'allegato ricorsuale non adempie i presupposti di cui all'art. 90 cpv. 1 lett. b OG. 4.4 Il ricorrente si richiama, in secondo luogo, all'art. 29 Cost., che contempla garanzie procedurali generali, quali il diritto alla parità e all'equità di trattamento, il diritto ad ottenere un giudizio entro un termine ragionevole, il diritto di essere sentito e il diritto all'assistenza giudiziaria e al gratuito patrocinio. Il ricorrente si limita a menzionare questo disposto, senza sostanziare in alcun modo per quale motivo la decisione impugnata sarebbe lesiva delle citate garanzie costituzionali. Anche su questo punto, l'impugnativa disattende dunque manifestamente i requisiti di forma posti dall'art. 90 cpv. 1 lett. b OG.