Citation: 4D_77/2009 14.07.2009 E. 3

Nella sentenza impugnata, ricordato che le parti erano legate da un contratto di appalto e richiamate le regole sull'interpretazione delle dichiarazioni di volontà, la Corte ticinese ha stabilito, visto il tenore della clausola n. 6 del contratto del 21 maggio 2000, che al momento della firma di questo accordo per le parti era chiaro che il ricorrente non avrebbe corrisposto nessuna mercede per i lavori a carico dei vicini, quali la costruzione di una porta in cantina, della scala di accesso e del tratto di drenaggio e canalizzazione non in comune. Per tali opere, non previste nell'offerta iniziale ma necessarie per utilizzare in modo razionale il piano seminterrato e per continuare a garantire l'accesso alla parte C.________ anche dopo la ristrutturazione - hanno proseguito i giudici ticinesi - è però stato stipulato un contratto di appalto supplementare nel corso dei lavori, in forma verbale. Questa conclusione si fonda sulla valutazione delle dichiarazioni del teste D.________, il quale ha riferito che fu il ricorrente stesso a ordinare tali lavori, nonché di quelle di E.________ e F.________, che hanno indotto la Corte a ritenere che l'esistenza di dissapori aveva impedito accordi diretti tra l'appaltatore qui opponente e gli eredi C.________. Il Tribunale d'appello ha inoltre osservato che la nuova parete divisoria tra le due proprietà, la chiusura dell'entrata originaria alla parte C.________ e la nuova scala esterna che permette ora di accedervi erano indicate sui piani annessi alla domanda di costruzione presentata dal ricorrente. Quest'ultimo non ha del resto sostenuto in causa di avere ordinato i lavori in discussione per conto di terzi o in rappresentanza degli eredi C.________. 3.1 Dinanzi al Tribunale federale il ricorrente censura questo apprezzamento delle prove. Egli riconosce che l'estensione della parete divisoria fin nel piano seminterrato, originariamente in comune, ha reso necessaria la realizzazione di un nuovo accesso per il fondo yyy appartenente agli eredi C.________; nega tuttavia di aver mai accettato di assumersene lui i costi. Come riferito dalle varie testimonianze (E.________, F.________, G.________) fra lui e i vicini vi era un'inimicizia che aveva impedito il raggiungimento di un accordo sull'esecuzione di lavori in comune (nonostante egli si fosse adoperato in tale senso), donde l'inserimento della citata clausola n. 6 nel contratto del 21 maggio 2000 e l'assenza di ogni sua volontà di "regalare" loro una scala. Venendo alla motivazione del giudizio impugnato, il ricorrente afferma d'un canto di non avere nessun obbligo giuridico di garantire l'accesso ai vicini, dall'altro rimprovera alla Corte cantonale di essere incorsa nell'arbitrio valutando la deposizione D.________, della quale occorreva "contestualizzare i termini". Il testimonio ha infatti ammesso di non essere sempre stato presente quando il ricorrente dava le istruzioni sui lavori da eseguire e non poteva di conseguenza "avere una rappresentazione esatta e completa" a tale proposito; tant'è che altre deposizioni (F.________ e H.________) indicherebbero che alcune parti dell'opera erano state ordinate direttamente dagli eredi C.________. L'arbitrio sarebbe infine ravvisabile anche nella mancata valutazione dell'accordo raggiunto fra le parti nella sede penale, in forza del quale l'opponente avrebbe rinunciato al pagamento della fattura contestata. 3.2 Ora, D.________ - unico operaio dell'opponente sul cantiere - ha dichiarato di essere stato presente quando il ricorrente ha dato l'ordine di costruire la scala d'accesso alla proprietà C.________; ha inoltre spiegato che in precedenza era stato eseguito un drenaggio, anch'esso ordinato dal ricorrente insieme con la sottomurazione, e che per tutte quelle opere "l'ordine era uno solo". Queste affermazioni testimoniali, riferite esplicitamente alle opere il cui pagamento è ora litigioso, sono chiarissime. La sentenza cantonale che si fonda su di esse non diviene manifestamente insostenibile per il solo motivo che il teste non era sempre presente quando il ricorrente impartiva gli ordini: quelli determinanti - ha detto D.________ - furono dati in sua presenza. Non basta per sostanziare la censura di arbitrio nemmeno il fatto che F.________ abbia confermato l'esecuzione del drenaggio sulla parte C.________, precisando peraltro di essersi occupata solo marginalmente del cantiere e di non sapere con certezza se l'esecuzione fosse avvenuta ad opera dell'opponente; né il fatto che H.________ abbia accennato ad altre opere ordinate dagli eredi C.________, che non riguardavano però la scala di accesso. Infine, poco importa se il ricorrente avesse o no un obbligo legale di ripristinare l'accesso dei vicini dal momento che, secondo un accertamento non contestato della Corte cantonale - e pertanto vincolante per il Tribunale federale (cfr. consid. 2.1) - egli aveva previsto la parete divisoria, la chiusura dell'entrata originaria e la nuova scala esterna già nei piani della domanda di costruzione. In definitiva, il ricorrente, sebbene dimostri di conoscere le regole giurisprudenziali concernenti la motivazione della censura di violazione dell'art. 9 Cost., che riassume correttamente, non riesce a dimostrare l'arbitrio: propone semplicemente un apprezzamento delle prove diverso, senza essere in grado di richiamare un elemento concreto atto a sovvertire quello effettuato dall'autorità cantonale. 3.3 Si osserva da ultimo che l'argomento fondato sull'accordo siglato nell'ambito del procedimento penale è nuovo e pertanto inammissibile, giacché il ricorrente non vi aveva neppure alluso davanti al Tribunale di appello (cfr. consid. 2.1).