Citation: M 10/04 31.08.2005 E. 3

3.1 Nella misura in cui contesta la preesistenza di un'affezione lombare, il ricorrente nega l'evidenza. 3.1.1 Per poter essere definita preesistente, l'affezione può essere sorta prima dell'inizio del servizio ed essersi così manifestata (sotto forma di sintomi o dolori) oppure può essere stata altrimenti accertata da un medico. Non è per contro necessario che il danno alla salute sia stato anche percepito dall'assicurato (sintomi soggettivi). È sufficiente che sulla base dei segnali patologici accertati dal medico (sintomi oggettivi) si possa concludere per l'esistenza di un processo patologico connesso al danno alla salute in esame risalente a un periodo precedente il servizio. Se prima del servizio la malattia si trovava in uno stadio asintomatico, la preesistenza può essere stabilita mediante accertamenti medici relativi all'inizio della malattia (STFA 1958 pag. 83, 1955 pag. 155 segg.; Jürg Maeschi, Kommentar zum Bundesgesetz über die Militärversicherung [MVG], Berna 2000, no. 25 seg. all'art. 5 LAM, pag. 328). A proposito delle alterazioni degenerative delle articolazioni (quali coxartrosi, gonartrosi, spondilartrosi, discopatie ecc.), i dolori che si manifestano per la prima volta durante il servizio sono, secondo dottrina, almeno parzialmente riconducibili a un'affezione preesistente (Maeschi, op. cit., no. 28.3 all'art. 5 LAM; Christof Steger-Bruhin, Die Haftungsgrundsätze der Militärversicherung, tesi San Gallo 1996, pag. 167 seg.). 3.1.2 Ora, tali condizioni si realizzano anche nel caso di specie. Giova così rammentare all'insorgente che sono stati gli stessi specialisti dell'Ospedale P.________ ad avere riscontrato l'esistenza di una disidratazione del disco intervertebrale L4/L5, al qual fenomeno, secondo la dottrina medica in materia, viene generalmente imputata la riduzione del volume del disco e della capacità ammortizzante con conseguente possibile formazione di un'ernia discale (cfr. ad es. www.anestesiaweb.it./inc/ernia.htm). A ciò si aggiunge che, secondo l'esperienza medica in materia, recepita dal Tribunale federale delle assicurazioni, solo eccezionalmente un infortunio può essere considerato quale causa di un'ernia discale, quest'ultima inserendosi praticamente sempre in un contesto di alterazione dei dischi intervertebrali di origine degenerativa (RAMI 2000 no. U 378 pag. 190; cfr. Debrunner/Ramseier, Die Begutachtung von Rückenschäden in der schweizerischen sozialen Unfallversicherung, Berna 1990, pag. 54 segg.; Mollowitz, Der Unfallmann, 11a ed., Berlino 1993, pag. 164 segg.). Nemmeno è suscettibile di invalidare questa conclusione, infine, la valutazione espressa, peraltro in termini meramente possibilistici, dai medesimi sanitari B.________ a proposito del fatto che la piccola ernia riscontrata potrebbe essere conseguenza diretta del trauma in oggetto (rapporto 27 giugno 2001 pag. 6: "Die kleine Diskushernie ist möglicherweise die direkte Folge des Traumas allerdings bei vorbestehender Degeneration der Bandscheibe"). 3.2 Riguardo alla durata dell'aggravamento, il ricorrente, con toni inutilmente polemici e al limite della sconvenienza che accompagnano buona parte dell'atto ricorsuale, rimprovera sostanzialmente all'amministrazione - e ai primi giudici - di avere disatteso le conclusioni dei periti dell'Ospedale P.________, dopo averne in precedenza chiesto un parere specialistico, e di avere dichiarato raggiunto lo status quo sine a fine dicembre 2004. 3.2.1 Per quanto attiene al valore probatorio attribuito ai referti medici fatti allestire da un tribunale o dall'amministrazione conformemente alle regole di procedura applicabili, effettivamente il Tribunale federale delle assicurazioni ha già avuto modo di stabilire che se questi ultimi sono stati resi sulla base di accertamenti approfonditi e completi, in piena conoscenza dell'incarto e giungono a dei risultati convincenti, il giudice non vi si discosta se non in presenza di indizi concreti suscettibili di far dubitare della loro fondatezza (DTF 125 V 353 consid. 3b/ee). 3.2.2 A ben vedere, la decisione dell'autorità di primo grado di scostarsi dalle conclusioni, considerate non convincenti, degli specialisti dell'Ospedale P.________ a proposito del carattere permanente dell'aggravamento causato dall'infortunio militare del 19 gennaio 2000 può essere condivisa. 3.2.3 Questa decisione, suggerita dal capo medico dell'UFAM dopo avere esaminato gli atti medici all'inserto, è ampiamente suffragata dalla letteratura medica in materia, già più volte recepita dalla giurisprudenza del Tribunale federale delle assicurazioni, secondo cui una contusione o distorsione lombare cessa di produrre i propri effetti qualche mese (di norma sei o nove), al massimo un anno, dopo l'insorgenza dell'evento traumatico (cfr. ad es. sentenze del 28 maggio 2004 in re A., U 122/02, consid. 4.2.1, del 9 luglio 2001 in re S., U 483/00, consid. 4c, del 6 giugno 2001 in re A., U 401/00, del 29 dicembre 2000 in re F., U 199/00). Di conseguenza, se i disturbi persistono anche dopo questo periodo, questi sono sovente da ritenersi riconducibili a un disturbo psichico da adattamento oppure a una evoluzione psichica abnorme (sentenza del 18 settembre 2002 in re H., U 60/02, consid. 3.2 con riferimento alla pubblicazione di Morscher/Chapchal, Schäden des Stütz- und Bewegungsapparates nach Unfällen, in: Baur/Nigst, Versicherungsmedizin, 2a ed., Berna 1985, pag. 192). Questa Corte ha inoltre anche già avuto modo di osservare come una lombalgia o lombosciatalgia cronica sviluppatasi in seguito a un evento traumatico che ha sì reso sintomatica un'affezione preesistente ma non ha provocato alcuna lesione morfologica della colonna vertebrale sia piuttosto riconducibile ad altri fattori extrainfortunistici (cfr. ad es. le sentenze del 7 luglio 2004 in re M., U 179/03, consid. 4.4.2, e del 25 maggio 2004 in re B., U 129/03, consid. 5.5 con riferimento all'opinione dottrinale di Bär/Kiener, Prellung, Verstauchung oder Zerrung der Wirbelsäule, in: Medizinische Mitteilungen der SUVA no. 67, dicembre 1994, pag. 45 segg.). 3.2.4 D'altronde, l'aggravamento significativo e duraturo di un'affezione degenerativa preesistente alla colonna vertebrale in seguito ad un infortunio è dimostrato soltanto quando l'indagine radioscopica metta in evidenza una compressione improvvisa delle vertebre nonché la comparsa o il peggioramento di lesioni successivamente ad un trauma (RAMI 2000 no. U 363 pag. 46; cfr. pure la sentenza citata del 7 luglio 2004 in re M., consid. 4.4.2). Ora, gli atti medici a disposizione non permettono di mettere in evidenza una siffatta situazione radioscopica. Né gli specialisti B.________ intervenuti fanno peraltro valere una simile circostanza. Ciò che è pacifico è unicamente il fatto che il trauma in esame ha reso sintomatica l'alterazione degenerativa discale preesistente ("Erst durch das Trauma ist diese degenerativ veränderte Bandscheibe symptomatisch geworden"; referto peritale dell'Ospedale P.________ del 27 giugno 2001, pag. 6). In tali condizioni, alla luce di quanto precede, si giustifica di seguire la tesi sostenuta dal servizio medico dell'UFAM e di collegare la cronicizzazione, a distanza di oltre quattro anni dall'evento incriminato, dei dolori accusati dal ricorrente ed evidenziata dagli specialisti dell'Ospedale P.________, ad altri fattori extrainfortunistici, come peraltro (implicitamente) attestato dallo stesso medico curante dott. S.________ già in data 9 settembre 2002, allorché ebbe modo di osservare come il paziente stesso, accennando alla necessità di un appoggio psicologico, non fosse più sicuro al 100% della natura dei dolori (organica o psichica). Per il resto, la valutazione operata dal capo medico dell'UFAM in data 22 luglio 2003 non è censurabile per il fatto che la dott.ssa G._________ si sarebbe esclusivamente fondata sugli atti all'inserto senza procedere a una visita personale del peritando. A tal proposito basta ricordare che una perizia basata sui soli atti ("Aktengutachten") è senz'altro possibile se dispone - come nel caso di specie, in cui peraltro lo stesso servizio medico dell'UFAM, oltre agli specialisti dell'Ospedale P.________ e agli altri curanti, ha precedentemente avuto modo di visitare più volte il ricorrente e di raccogliere tutti i dati necessari per una valutazione - di sufficienti elementi risultanti da altri accertamenti personali (RAMI 1988 no. U 56 pag. 371 consid. 5b con riferimenti). 3.2.5 Ciò che vale per l'infortunio del 2000 deve valere a maggior ragione per il precedente incidente militare subito dall'interessato nel settembre 1997 durante la scuola reclute se si considera che i dolori insorti a seguito di questo infortunio scomparvero - per stessa ammissione dell'assicurato che in sede ricorsuale cerca invano di modificarne il senso - ben presto (dopo due mesi) senza causare più disturbi negli anni seguenti (cfr. verbale di audizione 23 maggio 2000, pag. 2, nonché il rapporto 27 giugno 2001 dell'Ospedale P.________, pag. 3). 3.2.6 Ne discende che l'aggravamento, peraltro mai messo in discussione dall'UFAM, dell'affezione vertebrale poteva a ragione dichiararsi, sulla basa dell'esperienza medica in materia, certamente eliminato al più tardi il 31 dicembre 2004 senza necessità di procedere ad ulteriori accertamenti. Esperienza medica che, per quanto conforme alla dottrina dominante (cfr. DTF 126 V 189 consid. 4c; RAMI 2000 no. U 363 pag. 46 consid. 3a), riveste un'importanza non trascurabile nella dimostrazione di una situazione ipotetica come è quella relativa allo status quo sine (cfr. ad es. la sentenza citata del 18 settembre 2002 in re H., consid. 2.2 in fine). 3.3 Infondata è quindi la censura sollevata avverso il tasso d'invalidità (25%) ritenuto dai primi giudici per le conseguenze somatiche dell'infortunio. La capacità lavorativa dell'insorgente, che i periti B.________ avevano nel 2001 quantificato nella misura del 50% in ragione dell'attività prevalentemente sedentaria di grafico, poteva infatti a ragione essere considerata migliorata dall'amministrazione e dai primi giudici dopo che il servizio medico dell'UFAM, sulla base di un accertamento dettagliato e completo, compiuto sul posto di lavoro e sulla scorta delle dichiarazioni dell'insorgente, aveva convincentemente esposto come C.________ potesse ora, grazie agli accorgimenti adottati, lavorare sia da seduto che in piedi con alcune brevi limitazioni - incidenti leggermente sulla capacità lavorativa in termini temporali ma non di rendimento - in occasione dell'intensificazione dei dolori lombari. Tale conclusione trova inoltre indirettamente conferma, da una parte, nello stesso referto 27 giugno 2001 dei medici B.________ nella misura in cui questi ultimi, dopo avere osservato che in piedi - posizione in cui non si registravano propriamente delle limitazioni di durata ("Die Stehdauer ist eigentlich nicht eingeschränkt", rapporto citato, pag. 4) - e camminando i dolori erano meno intensi, avevano espressamente indicato che in un'attività leggera, in cui l'interessato avesse potuto alternare la postura, la capacità lavorativa non avrebbe subito limitazione. Dall'altra, nelle conclusioni del medico curante dott. S.________ del 6 dicembre 2002 attestanti un grado d'incapacità lavorativa globale del 50% per la componente somatica, "ma soprattutto per disturbi della sfera psicosomatica". Per contro, tale convincimento non è suscettibile di essere inficiato dalla dichiarazione 9 ottobre 2003 dei medici della Clinica X.________. Questi ultimi, dopo avere rilevato una situazione essenzialmente immutata rispetto alla precedente valutazione - in questo senso difficilmente si comprende come mai improvvisamente la possibilità di stare in piedi sarebbe fortemente limitata ("Sitzen ist 30 Minuten möglich, Stehen nur kurz [...]") -, hanno confermato un tasso d'incapacità lavorativa del 50% nella professione di grafico sempre e soprattutto in ragione dell'attività prevalentemente sedentaria esercitata. Ora, checché l'insorgente intenda dedurne, è chiaro che tale valutazione non tiene conto della modificata e migliorata situazione sul posto di lavoro.