Citation: 4A_2/2008 08.07.2008 E. 7

Nell'ultima parte del gravame viene censurata anche l'applicazione dell'art. 336 CO. 7.1 Dato che l'opponente non è stato licenziato perché si è rivolto all'avvocato bensì perché ha mentito quando è stato interrogato dagli ispettori interni, tutte le considerazioni addotte nel giudizio impugnato in punto alla cosiddetta "disdetta di ritorsione" sono - secondo la ricorrente - prive di ogni pertinenza e quindi lesive del diritto federale. In quanto fondata su circostanze in contrasto con l'accertamento dei fatti contenuto nella sentenza impugnata - che ha resistito alla critica e vincola pertanto il Tribunale federale (art. 105 cpv. 1 LTF) - la censura è manifestamente destinata all'insuccesso. 7.2 Al limite la ricorrente può essere seguita laddove sottolinea che la valutazione del carattere abusivo della disdetta deve avvenire sulla base delle circostanze vigenti al momento del licenziamento, senza tener conto del fatto che i sospetti dell'opponente sono successivamente risultati fondati. Questo non muta tuttavia l'esito della vertenza. 7.3 I principi che reggono l'applicazione dell'art. 336 CO sono stati ben esposti nella sentenza impugnata e la ricorrente non li contesta. 7.3.1 In questa sede ci si può dunque limitare a rammentare che la giurisprudenza ha già ripetutamente ammesso il carattere abusivo di un licenziamento in situazioni diverse da quelle enumerate nell'art. 336 CO, ma comparabili ad esse per la loro gravità (cfr. DTF 132 III 115 consid. 2.1 con rinvii). Una disdetta può risultare abusiva a causa dei motivi che ne sono all'origine così come delle modalità con cui essa avviene. Anche qualora la rescissione del rapporto di lavoro sia legittima, la parte che disdice il contratto deve infatti tenere nella debita considerazione la personalità dell'altro. A questo proposito giova ricordare che l'art. 328 CO stabilisce chiaramente l'obbligo del datore di lavoro di rispettare e tutelare la personalità del lavoratore, se del caso anche nei confronti di colleghi e superiori; dal canto suo, in virtù dell'art. 321a CO, il lavoratore è tenuto a salvaguardare con fedeltà gli interessi legittimi del datore di lavoro (DTF 132 III 115 consid. 2.2 con rinvii). Il divieto dell'abuso di diritto sanzionato dall'art. 2 cpv. 2 CC presuppone una certa gravità, un atteggiamento semplicemente scorretto non configura ancora un "manifesto abuso di diritto". Non è invece necessario che colui che abusa del proprio diritto lo faccia nell'intento di nuocere all'altro né che il suo agire appaia come immorale. L'abuso di diritto può quindi essere ammesso anche in un caso di sproporzione manifesta fra gli interessi delle parti, in particolare in presenza di una norma che mira proprio a garantire un certo equilibrio fra gli interessi in gioco. Tale è il caso dell'art. 336 CO, visto che con il divieto di disdetta abusiva del contratto di lavoro il legislatore limita la libertà contrattuale della parte che pone fine al rapporto, allo scopo di proteggere l'altro contraente, che ha un interesse nella prosecuzione della relazione contrattuale. L'idea soggiacente è quella di offrire una protezione sociale al lavoratore licenziato abusivamente, poiché la protezione dal licenziamento non ha una portata pratica per il datore di lavoro (DTF 131 III 535 consid. 4.2 pag. 539). L'abuso può anche risultare dall'esercizio di un diritto contrariamente al suo scopo. Per determinare quale sia lo scopo perseguito da una norma legale, occorre tener conto degli interessi ch'essa si prefigge di tutelare. Nel quadro dell'esame del carattere abusivo del licenziamento occorre pertanto tenere conto dell'interesse legittimo del dipendente al proseguimento del contratto anche sotto questo profilo. Una disdetta del contratto notificata per semplici ragioni di convenienza personale può dunque essere considerata abusiva (DTF 132 III 115 consid. 2.4 pag. 118 con rinvii). L'esame del carattere abusivo del licenziamento avviene sulla base dei principi appena esposti (DTF 132 III 115 consid. 2.5 con rinvii). 7.3.2 Tenuto conto degli accertamenti contenuti nella pronunzia impugnata, che non sono stati contestati nel ricorso, nel caso in esame si può osservare quanto segue. In assenza di un canale sicuro offerto dalla banca per questo genere di situazioni, l'opponente ha in buona fede condiviso i sospetti che nutriva nei confronti di un suo superiore, segnatamente il direttore della succursale luganese, con il consulente legale della banca nell'operazione toccata dalle presunte malversazioni, confidando che questi - vincolato dal segreto professionale e bancario - avrebbe prontamente riferito tali informazioni alla direzione generale, cosa che ha fatto. Decisa a verificare le notizie ricevute, la ricorrente ha avviato un'indagine interna coinvolgendo in prima persona il direttore della succursale, ovvero il funzionario sospettato delle malversazioni. Si tratta di una decisione quantomeno sorprendente. In queste circostanze, il rimprovero di superficialità mosso alla banca dall'autorità cantonale appare giustificato, così come può essere condivisa l'ipotesi dell'opponente, secondo cui, così facendo, la banca avrebbe dato al direttore la possibilità di occultare - perlomeno temporaneamente - le irregolarità commesse. Non stupisce quindi che la segnalazione dell'opponente sia risultata - in un primo tempo - infondata. In questa situazione, la ricorrente, invece di chiedere spiegazioni all'opponente circa il suo comportamento, lo ha convocato - così come altri dipendenti - per interrogarlo in relazione alla fuga di notizie e alle lettere anonime con cui si trovava confrontata in quel periodo. E avendo l'opponente negato di aver confidato a terzi esterni alla banca informazioni coperte dal segreto bancario, ne ha deciso senza alcuna esitazione il licenziamento. Il 7 marzo 2005 il direttore della succursale - ovvero la persona da lui "denunciata" - gli ha comunicato il licenziamento, invitandolo a lasciare immediatamente l'istituto. Da queste considerazioni discende che la decisione delle autorità cantonali in merito al carattere abusivo del licenziamento posto in atto dalla ricorrente può senz'altro essere confermata. Confidando i propri sospetti al legale che curava gli interessi della banca nell'operazione finanziaria oggetto delle malversazioni, ovvero a una persona di fiducia, sottoposta all'obbligo di confidenzialità e in diretto contatto con i vertici della banca, l'opponente ha adottato una misura adeguata alle circostanze, visto che la persona da lui sospettata era il direttore della succursale. Lo stesso non vale per la ricorrente, la quale, coinvolgendo nelle indagini proprio la persona sospettata, ne ha da un canto sabotato il risultato e dall'altro è venuta meno al proprio obbligo di tutelare la personalità del dipendente nei confronti del suo superiore. Essa è venuta meno a tale obbligo anche quando, invece di confrontarlo con l'esito delle indagini e chiedergli spiegazioni, lo ha sottoposto a un interrogatorio sommario e generico, ciò che induce a pensare che oramai lo riteneva all'origine della fuga di notizie. Questa impressione trova conferma nelle modalità umilianti con cui l'opponente è stato licenziato solo quattro giorni dopo l'evocato colloquio, senza alcun'altra spiegazione, proprio dalla persona ch'egli aveva "accusato" e con l'obbligo di lasciare immediatamente i locali della banca, ciò che l'opponente - così come probabilmente i suoi colleghi - ha interpretato come un licenziamento in tronco, ovvero una misura straordinaria, adottata in casi di particolare gravità, quando la continuazione del rapporto contrattuale sino alla scadenza non è più ragionevolmente esigibile. Riservare un simile trattamento a un dipendente che durante cinque anni ha svolto seriamente la propria attività, senza dare adito a critiche - visto che la ricorrente non risulta aver espresso alcunché a questo riguardo - e senza dargli la possibilità di spiegare il proprio agire - che quand'anche infondato, come detto, era adeguato alle circostanze - costituisce, alla luce dei principi esposti al considerando precedente, un comportamento chiaramente abusivo.