Citation: 1P.607/2003 16.09.2004 E. 3

3.1 I ricorrenti ritengono violata la garanzia della proprietà, poiché nessuna norma cantonale prevederebbe la possibilità di sospendere l'attribuzione di fondi alla zona edificabile in attesa della realizzazione di opere di protezione o comunque dell'adozione dei piani destinati all'accertamento e alla premunizione dei territori esposti a rischi naturali. Né, in concreto, il pericolo sarebbe grave, visto che non si sarebbero mai manifestate cadute di sassi né si sarebbe reso finora necessario evacuare la zona. Secondo i ricorrenti, in ossequio al principio della proporzionalità, misure di protezione limitate sarebbero sufficienti a garantire l'edificabilità dei loro fondi. 3.2 Alla stregua di ogni altra restrizione di diritto pubblico della proprietà, il mancato immediato inserimento dei fondi litigiosi nella zona edificabile è compatibile con la garanzia della proprietà, sancita dall'art. 26 Cost., soltanto se si fonda su una base legale sufficiente, se è giustificato da un interesse pubblico preponderante e se è conforme al principio della proporzionalità (art. 36 cpv. 1 a 3 Cost.; DTF 129 I 337 consid. 4.1 e rinvii). Il Tribunale federale esamina di massima liberamente tali questioni, salvo imporsi un certo riserbo, non essendo un'autorità superiore di pianificazione, in presenza di situazioni locali meglio conosciute e valutate dall'autorità cantonale; esso si astiene inoltre dall'interferire in quesiti di spiccato apprezzamento, quali sono in genere l'istituzione o la delimitazione delle zone edilizie. L'accertamento dei fatti e la valutazione delle prove vengono comunque esaminati unicamente sotto il ristretto profilo dell'arbitrio (DTF 129 I 337 consid. 4.1 e rinvii). 3.3 Secondo l'art. 15 LPT, le zone edificabili comprendono i terreni idonei all'edificazione già edificati in larga misura (lett. a) o prevedibilmente necessari all'edificazione e urbanizzati entro quindici anni (lett. b). A prescindere da ulteriori disposizioni del diritto cantonale, segnatamente riguardo alla sospensione, questa norma costituisce una base legale sufficiente per un cambiamento di zona e determina gli interessi da ponderare. L'idoneità all'edificazione è una premessa fondamentale per l'attribuzione di un terreno alla zona edificabile ed è adempiuta quando le caratteristiche dei terreni interessati soddisfano le esigenze dell'utilizzazione prevista (DTF 113 Ia 444 consid. 4). Occorre quindi tenere conto da un lato delle condizioni naturali (art. 1 cpv. 1 terza frase LPT), come la qualità del suolo e la sua situazione, e dall'altro lato degli scopi e dei principi pianificatori. In particolare, trattandosi di un'utilizzazione destinata all'abitazione, entrano innanzitutto in considerazione gli art. 1 cpv. 2 lett. b e 3 cpv. 3 lett. a e b LPT. L'esposizione di un fondo al pericolo di franamenti può quindi pregiudicare l'idoneità ad una sua edificazione a scopo abitativo. Analogamente, ove risulti impossibile proteggere adeguatamente da simili rischi un comparto parzialmente edificato, può imporsi la sua esclusione dalla zona edificabile (cfr. DTF 114 Ia 245 consid. 5c, 113 Ia 444 consid. 4c/ca; Alexandre Flückiger, in: Kommentar zum Bundesgesetz über die Raumplanung, Zurigo 1999, n. 44 all'art. 15). 3.4 Ora, al proposito, i ricorrenti si limitano a minimizzare l'entità del pericolo, sostenendo che in quel settore non sarebbero mai caduti sassi, tant'è che il Comune vi avrebbe addirittura costruito il Lido ed il nuovo porto, che il territorio sarebbe attraversato dalla strada cantonale e da percorsi pedonali assai frequentati e che, se i pericoli fossero davvero reali, occorrerebbe evacuare l'intera zona. I ricorrenti non sostengono tuttavia esplicitamente che gli accertamenti contenuti nel giudizio impugnato riguardo allo stato di insicurezza del pendio, fondati su studi e perizie geologiche approfondite eseguite dopo l'entrata in vigore del precedente piano regolatore, sarebbero manifestamente insostenibili e quindi arbitrari. Né si confrontano con le argomentazioni addotte dai giudici cantonali riguardo alla necessità di attuare interventi di premunizione, spiegando, con una motivazione conforme all'art. 90 cpv. 1 lett. b OG, per quali ragioni esse sarebbero in chiaro contrasto con la situazione di fatto (cfr., sulle esigenze di motivazione, DTF 129 I 113 consid. 2.1 e rinvii). D'altra parte, essenzialmente sulla base dello studio 19 luglio 1999 eseguito dal Consorzio ingegneri per il catasto dei rischi naturali per conto dell'Istituto di scienze della terra, la Corte cantonale, senza incorrere nell'arbitrio, ha rilevato che il pericolo di caduta di sassi non era limitato alle particelle n. XXX e YYY, ma riguardava un territorio relativamente ampio, in parte già edificato, in cui esse erano inserite. Premesso che nell'istituzione delle zone edilizie occorre fare capo a criteri pianificatori generali e non alle esigenze edificatorie della singola particella (DTF 114 Ia 245 consid. 5b pag. 251), l'attuazione di interventi di sicurezza circoscritti ai fondi dei ricorrenti in vista della loro costruzione di per sé non appare pertanto adeguata e sufficiente a garantire, nel complesso, l'idoneità del comparto all'edificazione secondo l'art. 15 LPT. Allo stadio attuale, nelle condizioni naturali esistenti, il diniego di assegnare le particelle litigiose alla zona edificabile risponde quindi ad un sufficiente interesse pubblico e non appare lesivo del principio della proporzionalità.