Citation: 5A_163/2018 E. 4.4.1

4.4.1. Il Tribunale arbitrale ha opportunamente precisato la natura della decisione adottata - ambigua in ragione della formulazione utilizzata dal Comitato direttivo OAD-FCT in occasione della decisione di prima sede: contrariamente a quanto si potrebbe desumere dall'intestazione di quella decisione (" Sanzione ex art. 1 lit. i RCD e art. 56 ROAD "), l'esclusione del ricorrente A.________ dall'OAD-FCT, con la conseguenza che B.________SA deve sostituirlo in seno alla propria organizzazione, non è basata sui motivi di cui all'art. 56 cpv. 4 ROAD, bensì appare - leggendo la motivazione - la conseguenza del decadimento dei requisiti di affiliazione già esposti. Il Tribunale arbitrale la parifica, in sostanza, a una revoca di un'autorizzazione di polizia, con la valenza formale dell'esclusione di un membro da un'associazione per sopravvenuta mancanza di una condizione per l'affiliazione. Valutando i fatti così come accertati ( supra consid. 4.3) nell'inespressa prospettiva di una loro sussunzione sotto l'art. 6 cpv. 2 ROAD e il commentario 28 aprile/3 maggio 2016 dell'OAD-FCT, gli arbitri sono giunti alla conclusione che il ricorrente A.________ ha partecipato "oggettivamente e necessariamente" (da intendersi, probabilmente: quale anello necessario) a numerose operazioni poi considerate nella condanna penale per bancarotta fraudolenta. Hanno ritenuto che i reati per i quali il ricorrente è stato condannato in Italia sono "certamente gravi, e che la sua partecipazione è stata importante, causale e consapevole, pur in ossequio a istruzioni ricevute". I ricorrenti ravvedono, nella qualifica dei reati commessi da A.________ come "certamente gravi ", una violazione del diritto, siccome contraria al contenuto della Circolare 28 aprile/3 maggio 2016 ( supra, consid. 4.4, presentata con il titolo originale di commentario) e, di conseguenza, incompatibile con il principio della proporzionalità. Adducono un paragone con la legislazione svizzera sulla bancarotta fraudolenta. La censura non convince. Già la sua ammissibilità è dubbia, poiché - limitandosi a rinviare genericamente al contenuto del commentario 28 aprile/3 maggio 2016 - non spiegano perché lo si debba considerare norma di legge né, con la dovuta precisione ( supra consid. 2), a quale passo di detto documento essi intendano riferirsi. A prescindere da ciò, va rammentato (v. già supra consid. 4.1) che la violazione del diritto proscritta all'art. 393 lett. e CPC è unicamente quella costitutiva di arbitrio: la decisione impugnata deve apparire gravemente lesiva di una norma o di un chiaro e indiscusso principio giuridico o in contrasto intollerabile con il sentimento di giustizia e di equità (DTF 140 III 16 consid. 2.1 con rinvii; 139 III 334 consid. 3.2.5 con rinvio). Ora, che una condanna penale a sei anni e undici mesi di reclusione per reati finanziari commessi nell'espletamento della propria professione possa portare a definire "gravi" (ai sensi dell'art. 1 lett. b del commentario del Comitato direttivo OAD-FCT) i comportamenti rimproverati al ricorrente A.________, non può certo definirsi conclusione arbitraria nel senso appena esposto. Tanto più che, si aggiunge, il presente caso appare manifestamente come un caso di rigore ai sensi dell'art. 2 del commentario del Comitato direttivo OAD-FCT, per il quale il reato commesso comporta "di principio" la decadenza dei requisiti richiesti. In questo contesto, l'espressione "di principio" può ragionevolmente significare unicamente che tale decadenza è presunta, a meno che il diretto interessato non provi che, valutando attentamente le circostanze del caso concreto, si debba ammettere la persistenza dei requisiti. Nella ridotta misura della loro pertinenza, gli argomenti addotti dai ricorrenti appaiono, nella migliore delle ipotesi, un tentativo di ridiscutere in termini appellatori le conclusioni degli arbitri. In quanto ricevibile, la censura è manifestamente infondata.