Citation: 6B_1524/2022 E. 3.2.1

3.2.1. Secondo l'art. 391 cpv. 2 CPP, che sancisce il "divieto della reformatio in peius", la giurisdizione di ricorso non può modificare una decisione a pregiudizio dell'imputato o condannato se il ricorso è stato esperito esclusivamente a suo favore. È fatta salva una punizione più severa sulla base di fatti di cui il tribunale di primo grado non poteva essere a conoscenza. Il "divieto della reformatio in peius" è destinato a permettere all'imputato di esercitare il suo diritto di ricorrere senza dover temere che il giudizio sia modificato in un senso a lui sfavorevole con riguardo sia alla pena sia alla qualificazione giuridica dei fatti. Esso è violato in presenza di un inasprimento della sanzione, rispettivamente di una qualificazione giuridica più grave dei fatti (DTF 146 IV 172 consid. 3.3.3, 311 consid. 3.6.3; 144 IV 35 consid. 3.1.1). È segnatamente realizzato un aggravamento della qualificazione giuridica quando il reato nuovamente qualificato è sanzionato dalla legge con una pena più severa, massima o minima, oppure quando siano ritenuti dei reati supplementari (DTF 147 IV 167 consid. 1.5.2; 144 IV 35 consid. 3.1.1). In tal senso, il tribunale d'appello non può ritenere un reato omesso o scartato dai primi giudici. Può per contro modificare una qualificazione giuridica erronea, nella misura in cui la nuova qualificazione non prevede una pena più severa (DTF 144 IV 35 consid. 3.1.1).