Citation: 2P.333/2001 02.07.2002 E. 4

4.1 A parere delle ricorrenti il secondo capoverso dell'art. 3 della legge sulla prostituzione - il quale prevede che incombe ai Municipi stabilire mediante ordinanza i luoghi ove l'esercizio della prostituzione è vietato - sarebbe troppo impreciso e lascerebbe a dette autorità un margine di apprezzamento e di manovra palesemente eccessivo, non essendo chiaro se il termine di "luoghi" si riferisca ai soli luoghi pubblici oppure anche a quelli privati. Ma quand'anche la norma si riferisse unicamente ai luoghi pubblici, la stessa risulterebbe inutile in quanto non vi sarebbe prostituzione da strada in Ticino. Essa sarebbe anche troppo limitativa per rapporto alle specifiche possibilità d'intervento, in quanto sarebbe stata ipotizzabile la misura più blanda della limitazione degli orari invece d'intervenire con quella più drastica del divieto. Ciò implicherebbe pertanto una violazione del principio della proporzionalità nell'ambito dell'applicazione dell'art. 8 Cost. 4.2 Nella propria risposta il Consiglio di Stato spiega che detta norma si riferisce unicamente alla cosiddetta prostituzione da strada, ossia quella esercitata sul demanio pubblico, la quale esiste in Ticino, seppure in misura limitata. Esso rileva poi che detto disposto non può né potrebbe toccare la proprietà privata dove l'esercizio della prostituzione o le attività che la favoriscono o che le servono da paravento possono essere limitate o anche impedite con lo strumento del piano regolatore. Rammenta che i comuni sono stati resi attenti al fatto che l'art. 3 non è una norma di carattere pianificatorio, bensì di polizia, e che non possono applicarla a piacimento, ma devono dimostrare che vi sono ragioni e circostanze fondate per vietare l'esercizio della prostituzione in determinati luoghi. Precisa che è stato loro specificato che il campo di applicazione di tale disposto non può estendersi alla proprietà privata, dove l'esercizio della prostituzione deve, se del caso, essere arginato o inibito attraverso lo strumento del piano regolatore e delle relative norme di attuazione. Il Governo ticinese osserva poi che le ordinanze municipali adottate in virtù dell'art. 3 cpv. 2 della legge sulla prostituzione costituiranno uno strumento supplementare specifico per arginare tale fenomeno a tutela dell'ordine pubblico, strumento tuttavia pienamente efficace soltanto se accompagnato dalle misure adottate sulla base della legislazione sulla pianificazione del territorio e su quella degli esercizi pubblici. Infine rileva che il compito di stabilire i luoghi ove l'esercizio della prostituzione è vietato è stato lasciato ai Municipi perché questi meglio conoscono le condizioni locali e sono quindi in grado di designare detti luoghi tenendo conto della configurazione territoriale, della natura degli insediamenti e delle proprie esigenze specifiche. 4.3 La prostituzione è un'attività che può essere esercitata in luoghi diversi, ad esempio sulla strada, negli esercizi pubblici (night-club, bar-alberghi) o a livello privato (appartamenti e/o saloni di massaggio). Al fine di disciplinarne l'esercizio nonché di arginare un suo sviluppo incontrollato i Cantoni possono quindi intervenire a più livelli, mediante l'applicazione di normative diverse che, se perseguono scopi differenti, sono però complementari tra di loro. Ad esempio, il Tribunale federale ha già avuto modo di rilevare che la legge ticinese sugli esercizi pubblici costituisce una base legale sufficiente per sanzionare la trasformazione illegale di esercizi pubblici in postriboli. Il diritto pianificatorio permette invece di intervenire in caso di utilizzazione non conforme alla funzione prevista per la zona. La legislazione federale sulla protezione dell'ambiente da parte sua protegge da immissioni foniche moleste nonché da determinate immissioni immateriali. Infine, le prescrizioni cantonali o comunali di polizia sulle modalità di esercizio della prostituzione permettono di disciplinare tale attività e di lottare contro eventuali molesti fenomeni concomitanti (cfr. Tiziano Crameri, Immissioni moleste legate all'esercizio della prostituzione, con particolare riferimento alle zone abitative, in: RDAT I 2000 pag. 167 segg., segnatamente pag. 171 segg. e numerosi riferimenti giurisprudenziali). 4.4 Nella fattispecie concreta, gli argomenti sviluppati dal Consiglio di Stato vanno condivisi. In primo luogo, va osservato che gli stessi sono confortati da vari documenti agli atti, ossia da un lato dai lavori preparatori prodotti, segnatamente il Messaggio del 10 ottobre 2000 del Consiglio di Stato sulla nuova legge sull'esercizio della prostituzione e modifica della legge sugli esercizi pubblici ed il Rapporto del 27 aprile 2001 della Commissione della legislazione sul citato messaggio del 10 ottobre 2000, dall'altro dalla lettera del 19 novembre 2001 spedita dal Dipartimento delle istituzioni a tutti i Municipi del Cantone Ticino, ove viene spiegato a dette autorità la portata della nuova legge sull'esercizio della prostituzione, in particolare quella dell'art. 3 cpv. 2 della medesima, nonché quella delle modifiche introdotte nella legge sugli esercizi pubblici. Da detti documenti emerge poi che se le modifiche legislative adottate dal legislatore cantonale perseguono il medesimo scopo, ossia sviluppare un'efficace strategia a più livelli per arginare il fenomeno della prostituzione, dette modifiche si riferiscono a settori diversi, come il demanio pubblico, gli esercizi pubblici, la proprietà privata, ove la prostituzione può essere esercitata sotto diversi aspetti. Da quanto testé esposto discende quindi che l'interpretazione data all'art. 3 cpv. 2 della legge sulla prostituzione, secondo cui i luoghi ivi menzionati sono soltanto luoghi pubblici, è conforme alla Costituzione. A questo proposito si può aggiungere che l'argomento delle ricorrenti secondo cui in Ticino non vi è prostituzione da strada appare poco credibile. E come rilevato dal Consiglio di Stato, anche se la prostituzione da strada assume per ora una proporzione marginale nel Cantone, ciò non impedisce di adottare misure per evitare che la stessa aumenti. Va poi osservato che, come già spiegato alle ricorrenti (cfr. consid. 3), il fatto di vietare l'esercizio della prostituzione mediante la delimitazione di zone proibite costituisce una scelta adeguata al fine di tutelare l'ordine pubblico. Per quanto concerne invece la misura auspicata dalle ricorrenti, ossia una limitazione degli orari, la stessa appare poco adatta a raggiungere gli scopi perseguiti nei luoghi ove un divieto s'impone a tutela dell'ordine pubblico. Infine, va ricordato alle ricorrenti che nell'ipotesi in cui i Municipi dovessero oltrepassare le loro competenze, esse conservano sempre la possibilità di agire nei confronti di un atto di applicazione concreto.