Citation: 6B_650/2020 E. 1

che A.________ ha impugnato il decreto di non luogo a procedere con un reclamo alla Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello (CRP); che, con sentenza del 27 aprile 2020, la CRP ha respinto il reclamo nella misura della sua ricevibilità, respingendo contestualmente la domanda di concessione del gratuito patrocinio presentata dalla reclamante; che A.________ impugna la sentenza della CRP con un ricorso del 1° giugno 2020 al Tribunale federale, chiedendo in via principale di annullarla; che la ricorrente chiede inoltre di essere ammessa al beneficio dell'assistenza giudiziaria; che non sono state chieste osservazioni sul ricorso; che il Tribunale federale esamina d'ufficio se e in che misura un ricorso può essere esaminato nel merito (DTF 145 V 380 consid. 1; 145 I 239 consid. 2; 145 II 168 consid. 1 e rispettivi rinvii); che, secondo l'art. 81 cpv. 1 lett. b n. 5 LTF, l'accusatore privato che ha partecipato alla procedura dinanzi all'istanza precedente è abilitato ad adire il Tribunale federale, se la decisione impugnata può influire sul giudizio delle sue pretese civili; che spetta alla ricorrente, in virtù dell'art. 42 cpv. 2 LTF, addurre i fatti a sostegno della sua legittimazione, segnatamente quando, tenendo conto della natura dei reati perseguiti, l'influenza sulla decisione relativa alle pretese civili non sia deducibile direttamente e senza ambiguità dagli atti (cfr. DTF 141 IV 1 consid. 1.1; 138 IV 86 consid. 3; 133 II 353 consid. 1); che la giurisprudenza è restrittiva al riguardo e il Tribunale federale entra nel merito di un ricorso solo quando dalla sua motivazione risulta in modo sufficientemente preciso che le esposte condizioni sono adempiute (cfr. sentenze 6B_107/2016 del 3 febbraio 2017 consid. 3.1 e 6B_993/2015 del 23 novembre 2015 consid. 1.2.1); che questa giurisprudenza è applicabile anche in materia di reati contro l'onore, sicché spetta alla ricorrente sostanziare il pregiudizio subito e le pretese di risarcimento del danno o di riparazione del torto morale giusta l'art. 41 segg. CO che sarebbe intenzionata ad avanzare (cfr. sentenze 6B_13/2019 del 29 gennaio 2019 consid. 2.1; 6B_1133/2015 del 20 novembre 2015 consid. 1.2.2; 6B_94/2013 del 3 ottobre 2013 consid. 1.1); che il riconoscimento di un'indennità a titolo di riparazione morale presuppone che la lesione alla personalità sia oggettivamente di una certa gravità e sia soggettivamente percepita dal danneggiato come sufficientemente grave da fare apparire legittimo che una persona, in simili circostanze, si rivolga al giudice per ottenere un risarcimento (cfr. sentenze 6B_406/2018 del 5 settembre 2018 consid. 1.2; 6B_185/2013 del 22 gennaio 2014 consid. 2.2 e rinvii); che, in concreto, la ricorrente si limita a richiamare l'art. 81 cpv. 1 lett. a e lett. b n. 5 LTF, adducendo che intenderebbe "fare valere pretese civili risarcitorie nei confronti dei denunciati, in particolare per i danni economici cagionati in seguito al bando pubblico del decreto d'accusa e all'omessa protezione dei dati personali che ha permesso pubblicamente la riconoscibilità dell'impresa e della sottoscritta e conseguentemente ha comportato una grave perdita di guadagno dell'impresa "; che la ricorrente lamenta inoltre imprecisati problemi concernenti il suo permesso di soggiorno a seguito dell'apertura del procedimento penale nei suoi confronti; che, con questa argomentazione, la ricorrente non sostanzia con una motivazione conforme alle esigenze dell'art. 42 cpv. 2 LTF, specifiche pretese civili in relazione con i reati prospettati con la denuncia, e non spiega in quale misura la decisione impugnata potrebbe avere un'incidenza sul loro giudizio; che la ricorrente sembra invero invocare il risarcimento di un danno legato alla pubblicità del procedimento penale promosso nei suoi confronti e sfociato nel decreto d'accusa oggetto di opposizione; che il danno da lei prospettato è quindi riconducibile al procedimento penale in cui ha la veste di imputata; che, al riguardo, le eventuali pretese d'indennità della ricorrente in quanto imputata sono disciplinate dagli art. 429 segg. CPP; che, dandosene le condizioni, in caso di proscioglimento, la ricorrente ha di massima diritto sia ad un'indennità per il danno economico risultante dalla partecipazione necessaria al procedimento penale (art. 429 cpv. 1 lett. b CPP), sia ad una riparazione del torto morale per lesioni particolarmente gravi dei suoi interessi personali (art. 429 cpv. 1 lett. c CPP); che, nelle esposte circostanze, l'assenza di una motivazione pertinente sulle eventuali pretese civili comporta il diniego della legittimazione ricorsuale nel merito giusta l'art. 81 cpv. 1 lett. b n. 5 LTF; che, indipendentemente dalla legittimazione ricorsuale nel merito, la ricorrente è abilitata a censurare la violazione di garanzie procedurali che il diritto le conferisce quale parte nella procedura e la cui disattenzione equivale ad un diniego di giustizia formale (cfr. DTF 146 IV 76 consid. 2 pag. 79; 141 IV 1 consid. 1.1 pag. 5 e rinvii); che tuttavia questa facoltà di invocare i diritti di parte non le permette di rimettere indirettamente in discussione il giudizio di merito (DTF 141 IV 1 consid. 1.1 pag. 5; 138 IV 248 consid. 2); che la ricorrente non fa però valere la violazione di simili garanzie con una motivazione conforme alle esigenze degli art. 42 cpv. 2 e 106 cpv. 2 LTF; che laddove richiama il diritto di essere sentita, la ricorrente lamenta la mancata assunzione di prove da lei richieste, nonché una motivazione insufficiente del decreto di non luogo a procedere e del giudizio impugnato riguardo alla necessità di assumere tali prove, al fine di accertare i fatti rilevanti; che tali censure non costituiscono tuttavia critiche formali, il cui esame potrebbe essere distinto dalla valutazione di merito, che come visto la ricorrente non è abilitata a rimettere in discussione, difettandole la legittimazione; che la ricorrente lamenta inoltre la mancata astensione del Presidente della CRP e del Giudice Andrea Pedroli, componenti del collegio giudicante, per il fatto che il primo è pure Presidente della Commissione per l'avvocatura mentre il secondo è parimenti membro della Commissione ticinese per la formazione permanente dei giuristi; che, in concreto, la legittimazione della ricorrente a fare valere la ricusa dei membri del collegio giudicante può rimanere indecisa (cfr. sentenza 1B_282/2018 del 31 ottobre 2018 consid. 1); che, fondandosi semplicemente sulla partecipazione dei citati magistrati alle suddette Commissioni, la ricorrente non sostanzia infatti, con una motivazione conforme alle esigenze dell'art. 42 cpv. 2 LTF, specifici motivi di ricusazione previsti dall'art. 56 CPP; che l'interessata non adduce in particolare l'esistenza di motivi di prevenzione nei suoi confronti e che, contrariamente alla sua tesi, la presenza dei giudici ricusati nelle citate Commissioni non costituisce una partecipazione alla medesima causa "in altra veste" ai sensi dell'art. 56 lett. b CPP (cfr. DTF 143 IV 69 consid. 3.1), né comporta un loro interesse personale nella causa (art. 56 lett. a CPP); che la ricorrente critica inoltre il rifiuto della Corte cantonale di concederle il beneficio del gratuito patrocinio; che, tra le garanzie procedurali delle parti la cui disattenzione può equivalere ad un diniego di giustizia formale, rientra anche il diritto al gratuito patrocinio (art. 29 cpv. 3 Cost. e art. 136 CPP), sicché la ricorrente è abilitata a fare valere che la CRP le avrebbe negato a torto tale diritto (cfr. sentenze 1B_533/2019 del 4 marzo 2020 consid. 1; 6B_1039/2017 del 13 marzo 2018 consid. 1.2.2); che, al riguardo, la ricorrente si limita tuttavia ad addurre che i giudici cantonali non avrebbero esaminato se l'azione civile non appariva priva di possibilità di successo secondo l'art. 136 cpv. 1 lett. b CPP; che la censura è inammissibile, giacché la CRP si è in realtà espressa sul motivo per cui ha negato l'assistenza giudiziaria, rilevando che il reclamo appariva fin dall'inizio privo di possibilità di successo; che, al riguardo, la Corte cantonale ha fatto riferimento ai considerandi del suo giudizio, in cui è stata rilevata l'assenza manifesta di indizi di reato e pertanto la palese infondatezza del reclamo; che, infine, il ricorso è parimenti inammissibile laddove la ricorrente contesta un decreto di non luogo a procedere emanato dal Ministero pubblico il 6 aprile 2020 riguardo ad una denuncia penale da lei presentata il 1° aprile 2020 contro un membro del Gran Consiglio del Cantone Ticino; che si tratta infatti di una decisione diversa da quella oggetto della presente impugnativa ed esula pertanto dalla causa in esame; che, di conseguenza, il ricorso, non motivato in modo conforme alle esposte esigenze, può essere deciso sulla base della procedura semplificata dell'art. 108 cpv. 1 lett. b LTF; che la domanda di assistenza giudiziaria presentata dalla ricorrente in questa sede deve essere respinta, essendo il gravame fin dall'inizio privo di possibilità di successo (art. 64 cpv. 1 LTF); che le spese giudiziarie seguono la soccombenza e devono quindi essere accollate alla ricorrente (art. 66 cpv. 1 LTF); che si giustifica tuttavia di prelevare una tassa di giustizia ridotta (art. 65 cpv. 2 LTF); per questi motivi, il Presidente pronuncia: