Citation: 1A.160/2002 12.12.2002 E. 3

I ricorrenti insistono anche in questa sede nel ritenere idoneo all'edificazione il fondo e ravvisano nella sua attribuzione alla zona EAP un'espropriazione materiale. 3.1 La Corte cantonale ha correttamente richiamato e applicato la giurisprudenza sull'espropriazione materiale e rilevato che la mancata attribuzione di un fondo alla zona edificabile non ne attua, di massima, i presupposti e non dà quindi luogo a indennità (cfr., da ultimo, DTF 125 II 431 consid. 3b). Solo in casi eccezionali il Tribunale federale si scosta da questo principio: così un risarcimento è riconosciuto al proprietario qualora, di regola cumulativamente, il suo terreno sia edificabile o almeno dotato delle infrastrutture di urbanizzazione primaria, sia compreso nel perimetro di un piano generale delle canalizzazioni conforme alla legge e il proprietario abbia già sopportato rilevanti spese d'urbanizzazione e di edificazione; inoltre, anche considerazioni legate alla protezione della buona fede possono imporre l'inclusione di un fondo in una zona edificabile; infine, una siffatta esigenza può pure sussistere quando il fondo sia situato nel comprensorio già largamente edificato secondo l'art. 15 lett. a LPT. Perché un indennizzo sia riconosciuto occorre quindi, in linea di massima, che, al momento determinante, il proprietario potesse contare sul fatto che un'edificazione del suo fondo fosse realizzabile con grande probabilità in un futuro prossimo (DTF 125 II 431 consid. 4a e rinvii). 3.2 Il Tribunale cantonale amministrativo, esaminate le varie mutazioni del regime giuridico subite dalla particella nel corso degli anni, ha concluso rettamente che il piano regolatore del 1993 è stato il primo ordinamento pianificatorio comunale conforme alla legislazione federale superiore, sicché l'attribuzione del mappale litigioso alla zona EAP costituiva un rifiuto di attribuirlo alla zona edificabile e non un dezonamento. La Corte cantonale, come già il Tribunale d'espropriazione, ha quindi accertato che, al momento determinante, la particella litigiosa non era compresa in un piano generale delle canalizzazioni conforme alla legislazione sulla protezione delle acque, né risultava che i ricorrenti avessero sopportato spese rilevanti per la sua urbanizzazione o edificazione. D'altra parte, la Corte cantonale, rinviando pure agli accertamenti del primo giudice, secondo cui il comprensorio in discussione era chiaramente separato dalla zona edificabile, ha ritenuto che nel 1993 il fondo non era posto entro il territorio già edificato in larga misura. Questi accertamenti, peraltro nemmeno posti seriamente in dubbio dai ricorrenti, non sono inesatti, né sono stati eseguiti violando norme di procedura: essi vincolano quindi il Tribunale federale (art. 105 cpv. 2 OG) e portano a ritenere conforme agli esposti principi la conclusione della Corte cantonale secondo cui i proprietari non potevano contare nel novembre del 1993 su una fortemente probabile edificazione del loro fondo in un futuro prossimo, ciò che escludeva un'espropriazione materiale. Gli argomenti su cui insistono i ricorrenti, riguardanti segnatamente, da un lato i box e il capanno presenti sulla particella, e dall'altro le zone edificabili già parzialmente costruite nei dintorni, non sono decisivi: sulla base degli accertamenti eseguiti in sede cantonale risulta che la particella litigiosa è inserita in un assai vasto comprensorio libero da costruzioni; questo comprensorio continua a nord con un'ampia superficie boschiva.