Citation: 1P.439/2000 05.09.2000 E. 2

2.- a) Con l'istanza del 12 aprile 2000 il ricorrente chiedeva l'assunzione di numerosi mezzi di prova, segnatamente l'audizione di testi, un confronto, il richiamo di atti giudiziari, l'allestimento di una perizia sul cambio delle valute e la presentazione di ulteriori quesiti al perito contabile. Secondo il ricorrente il rifiuto del PP, confermato dal GIAR, di assumere queste prove non gli permetterebbe di dimostrare l'infondatezza delle accuse già nella fase istruttoria, e di evitare lo svolgimento di un processo. Sarebbero pertanto violati gli art. 9, 29 cpv. 2 e 32 cpv. 2 Cost. e l'art. 6 n. 3 lett. d CEDU. b) Le censure sono prive di fondamento, e ciò a prescindere dal fatto che l'applicazione - senza limitazioni - dell'art. 6 n. 3 lett. d CEDU nella fase istruttoria è dubbia (cfr. Mark E. Villiger, Handbuch der Europäischen Menschenrechtskonvention, 2a ed., Zurigo 1999, n. 483 e 526). Il ricorrente potrà far valere i suoi diritti - segnatamente quelli relativi ai diritti di parte e di difesa garantiti dal diritto cantonale e federale (art. 32 cpv. 2 Cost.) e dall'art. 6 CEDU, come pure il diritto di essere sentito (art. 29 cpv. 2 Cost.) e quello di un equo processo giusta l'art. 6 CEDU - nell'ambito di un eventuale processo penale e, se del caso, nel quadro di un ricorso di diritto pubblico contro la decisione cantonale di ultima istanza. Anche i postulati, e rifiutati, interrogatori di determinati testi, eventualmente in contraddittorio, come pure l'audizione del perito contabile potranno essere effettuati, semmai, dinanzi alla Corte del merito (cfr. art. 227, 228 e 273 CPP/TI). Alla stessa stregua il rifiuto di assumere una perizia nell'ambito dell'istruzione formale non causa, alla parte che chiede di ordinarla, un pregiudizio irreparabile secondo l'art. 87 cpv. 2 OG (sentenze inedite del 12 luglio 1989 nella causa R., e del 12 giugno 1998 nella causa M., consid. 2c): un complemento di prova può infatti sempre essere chiesto in sede di dibattimento (cfr. Niccolò Salvioni, Codice di procedura penale, Locarno 1999, pag. 252 seg.). Certo, il ricorrente sostiene che non tutte le prove richieste potranno essere assunte in quella sede. Tuttavia egli non sostanzia né motiva questa sua affermazione, né fa valere, o rende verosimile, la sussistenza di un concreto pericolo di perdita dei mezzi probatori, circostanza peraltro non ravvisabile nella fattispecie. Il fatto che la loro assunzione potrebbe eventualmente risultare difficoltosa non è determinante. Il ricorrente potrà, se del caso, far valere successivamente un'asserita violazione del diritto di essere sentito o dei suoi diritti di difesa nell' ambito di un eventuale ricorso di diritto pubblico (art. 87 cpv. 3 OG; DTF 101 Ia 161, 99 Ia 437 consid. 1, 98 Ia 326 consid. 3, 96 I 462; Walter Kälin, Das Verfahren der staatsrechtlichen Beschwerde, 2a ed., Berna 1994, pag. 343 seg. ; cfr. anche DTF 118 II 369 consid. 1). Del resto egli non si esprime sull'applicazione dell'art. 87 OG e non sostiene in modo esplicito di subire un pregiudizio irreparabile, limitandosi sostanzialmente ad addurre di voler evitare un eventuale dibattimento. Tuttavia, come visto (cfr. consid. 1d), un prolungamento della durata di una causa o un aumento dei suoi costi, così come gli inconvenienti legati allo svolgimento di un processo penale, non costituiscono pregiudizi irreparabili secondo l'art. 87 cpv. 2 OG (DTF 122 I 39 consid. 1a/bb, 115 Ia 311 consid. 2c).