Citation: 6B_786/2021 E. 3.4.5

3.4.5. La CARP ha definito l'opponente un "delinquentello di piccolo calibro" e questo nonostante il numero e la varietà delle infrazioni perpetrate. Se effettivamente ha commesso "solo piccoli furti" senza introdursi con scasso in abitazioni private, e i reati alla LStup sono essenzialmente connessi alla sua tossicodipendenza, ciò non basta comunque a ridimensionare l'interesse pubblico alla sua espulsione. I ripetuti reati da lui commessi hanno leso vari beni giuridici: il patrimonio, la salute e la sicurezza stradale. Tenuto conto del suo consumo di stupefacenti, la ripetuta guida nonostante la revoca della licenza non poteva essere banalizzata, come in concreto fatto dai giudici cantonali. La pericolosità sociale dell'opponente, ritenuta non significativa dalla CARP, andava valutata non solo in funzione della natura dei reati commessi, ma anche della loro ostinata ripetitività, nonché della prognosi negativa formulata dalla Corte in relazione alla sospensione condizionale della pena inflitta. Il giudice penale deve peraltro prendere in considerazione anche i precedenti dello straniero anteriori all'entrata in vigore dell'art. 66a CP (DTF 146 II 1 consid. 2.1.2). Prescindendo pure dalle condanne ormai cancellate dal casellario giudiziale, l'opponente risulta comunque essere già stato condannato 12 volte tra il 2012 e il 2018. La gravità dei reati è certo sempre analoga e non progressiva, ma la loro ripetuta commissione dimostra come l'opponente sia un autore incallito. E questo nonostante i già molteplici ammonimenti rivoltigli dalle competenti autorità e la procedura di revoca del suo permesso di domicilio, da cui si è poi prescisso. La stessa CARP d'altronde, al momento di commisurare la pena, ha rilevato come la ripetitività dei reati perpetrati dall'opponente dimostrasse la sua refrattarietà a ogni e qualsiasi monito, facendosi egli beffe della fiducia accordatagli dalle autorità. Significativo appare poi che l'opponente, nonostante fosse già stato rinviato a giudizio con un primo atto di accusa, ha continuato a commettere ulteriori reati oggetto degli altri tre atti di accusa di questo procedimento, continuando a delinquere anche dopo essere stato scarcerato con misure sostitutive. Da questi elementi, benché debitamente accertati, la CARP non ha tuttavia tratto le conclusioni del caso. Essi non pongono tanto un problema di credibilità delle istituzioni, menzionato dal ricorrente, aspetto non rilevante nell'ambito dell'art. 66a CP, quanto piuttosto illustrano il totale dispregio dell'opponente dell'ordine pubblico svizzero. Gli stessi giudici cantonali hanno rimarcato come né la carcerazione preventiva subita né l'espiazione delle pene delle precedenti condanne sono servite a farlo cambiare. La colpa dell'opponente è stata da loro definita globalmente di grado medio e gli è stata inflitta una pena detentiva di 18 mesi, superiore quindi alla "pena detentiva di lunga durata" che, nel diritto migratorio, può giustificare la revoca di un permesso di soggiorno allo straniero condannato penalmente (v. art. 62 cpv. 1 lett. b LStrI; DTF 139 I 145 consid. 2.1). Alla luce di quanto precede, l'interesse pubblico all'espulsione dell'opponente appare importante. In merito al comportamento dell'opponente dalla commissione delle ultime infrazioni oggetto di questo procedimento, da cui non sono trascorsi neppure 2 anni, dalla sentenza non emerge nulla di negativo. La CARP ne ha rilevato al contrario la buona collaborazione processuale, avendo egli ammesso nella maggior parte dei casi gli episodi imputatigli e assumendosi quindi la responsabilità dei suoi atti, nonché le scuse fornite, dimostrando un certo pentimento. Al riguardo però la Corte cantonale non ha considerato che l'opponente ha preteso di aver perpetrato i furti a causa della cleptomania, ciò che essa ha negato. Una simile tesi difensiva poco si concilia con una vera assunzione di responsabilità. Nulla risulta poi in relazione a eventuali risarcimenti degli accusatori privati. L'opponente vive in Svizzera da 20 anni insieme alla sua famiglia. Qui sono nati (rispettivamente nel 2002, nel 2007 e nel 2011) e cresciuti i suoi tre figli. In assenza di accertamenti contrari ed essendo in essere il legame matrimoniale tra i coniugi, si deve partire dall'idea che l'opponente abbia sia l'autorità parentale sia la custodia sui figli ancora minorenni (v. art. 82 cpv. 1 LDIP e art. 296 cpv. 2 CC). Tutti hanno la nazionalità italiana. Secondo gli accertamenti della CARP, i legami dell'opponente con il suo Paese d'origine, ove si è recato ogni 2 o 3 anni per le vacanze, appaiono piuttosto limitati: entrambi i genitori sono già deceduti e non ha più alcun contatto con suo fratello, ritrovandosi pertanto da solo. Oggi quasi cinquantenne, ha però trascorso oltre la metà della sua vita in Italia, vi ha frequentato le scuole e ottenuto il diploma di metalcostruttore. A parte la presenza della sua famiglia nucleare, la cui vicinanza non gli ha comunque impedito negli anni di delinquere, dalla sentenza impugnata non emergono legami sociali, professionali o culturali particolari con la Svizzera. La società da lui creata essendo stata chiusa, ha lavorato quindi per delle agenzie interinali e dal maggio 2021 è in malattia. Sicché il lavoro che la CARP afferma gli mancherebbe in Italia, gli difetta già in Svizzera, e non si scorge, e del resto nemmeno è spiegato, quali difficoltà supplementari nella ricerca di un posto di lavoro riscontrerebbe in Italia rispetto alla Svizzera. Il suo stato di salute, con particolare riguardo alla sua tossicodipendenza, non è di ostacolo a un ritorno al suo Paese d'origine, potendo egli far capo alle strutture sanitarie italiane. In sostanza, quindi, ciò che distingue il suo legame con l'Italia rispetto a quello con la Svizzera è la presenza della sua famiglia nucleare. Atteso che è ragionevolmente possibile aspettarsi dai suoi componenti che realizzino la loro vita familiare altrove (v. supra consid. 3.4.1), l'espulsione dell'opponente non comporterebbe la spaccatura della coesione familiare ed egli, contrariamente a quanto paventato dalla CARP, non si ritroverebbe da solo senza alcun sostegno. Certo, secondo quanto addotto nella risposta i membri della sua famiglia non avrebbero l'intenzione di trasferirsi in Italia. La separazione della famiglia sarebbe allora da ricondurre a una scelta soppesata e non alla misura. Va in ogni caso osservato che gli interessati vivono attualmente in Ticino e che l'opponente potrebbe senz'altro trasferirsi nella vicina fascia di confine, a pochi chilometri dal loro domicilio, ciò che permetterebbe di mantenere e intrattenere i legami familiari con frequenti e reciproche visite. L'impatto del provvedimento può inoltre essere limitato alla durata minima legale di 5 anni (v. art. 66a cpv. 1 CP), stabilita in prima istanza e postulata nel ricorso. Una durata superiore non sarebbe in concreto né giustificata sotto il profilo della proporzionalità né possibile in virtù del divieto della reformatio in peius, il giudizio di primo grado essendo stato appellato unicamente dall'opponente (art. 391 cpv. 2 CPP), e in ragione delle conclusioni ricorsuali formulate in questa sede (art. 107 cpv. 1 LTF). In conclusione, benché l'interesse dell'opponente a rimanere in Svizzera non sia certo trascurabile, non risulta prevalente rispetto a quello pubblico alla sua espulsione.