Citation: 1P.325/2004 21.12.2004 E. 1

Il Tribunale federale esamina d'ufficio e con piena cognizione l'ammissibilità dei ricorsi che gli vengono sottoposti, senza essere vincolato dagli argomenti delle parti o dalle loro conclusioni (DTF 130 II 388 consid. 1, 306 consid. 1.1). 1.1 Interposto tempestivamente contro una decisione finale di ultima istanza cantonale, il ricorso di diritto pubblico, nella misura in cui è fondato su una pretesa violazione dei diritti costituzionali dei cittadini, è di massima ammissibile secondo gli art. 84 cpv. 1 lett. a, 86 cpv. 1, 87 e 89 cpv. 1 OG. 1.2 Dal profilo dell'art. 88 OG, il vicino è legittimato a interporre ricorso di diritto pubblico contro il rilascio di una licenza edilizia solamente se invochi la violazione di disposizioni destinate a proteggere non soltanto l'interesse pubblico, ma anche quello dei vicini (DTF 127 I 44 consid. 2c pag. 46). Egli deve inoltre rientrare nell'ambito di protezione di queste disposizioni ed essere toccato dai pretesi effetti illeciti della costruzione litigiosa (DTF 118 Ia 232 consid. 1a e rinvii). Questi presupposti sono generalmente adempiuti quando il vicino fa valere la violazione di disposizioni concernenti le dimensioni, le distanze dai confini e tra gli edifici, l'indice di sfruttamento, l'altezza e il numero dei piani degli edifici (DTF 127 I 44 consid. 2d e rinvii, 117 Ia 18 consid. 3b, 112 Ia 413 e rinvii). Il ricorrente, proprietario del fondo confinante, non censura tuttavia una pretesa violazione di simili disposizioni, ma fa valere un'applicazione arbitraria dell'art. 34 cpv. 1 del regolamento d'applicazione della legge edilizia cantonale, del 9 dicembre 1992 (RLE), che disciplina le distanze dai corsi d'acqua. La norma prevede in particolare, fino all'introduzione dei piani regolatori, per edifici, impianti, sistemazioni di terreno, muri di cinta e di sostegno una distanza di almeno 6 m dal filo esterno degli argini, fatte salve eventuali deroghe approvate dal Dipartimento. Le distanze dai corsi d'acqua servono segnatamente alla protezione delle abitazioni contro gli effetti delle acque, alla tutela delle acque e delle rive, a permettere lavori di costruzione e di manutenzione idraulica, nonché alla posa di condotte e collettori (cfr. Erich Zimmerlin, Kommentar zum Baugesetz des Kantons Aargau, 2a ed., Aarau 1985, § 106, n. 1). Di massima, le disposizioni sulle distanze dai corsi d'acqua non sono quindi destinate a proteggere il vicino, ma tutelano l'interesse pubblico. D'altra parte, il ricorrente stesso ritiene essenzialmente insufficiente la distanza del tratto stradale sul fondo oggetto dell'edificazione dal riale e contesta la necessità di concedere una deroga, ma non pretende che l'invocata disposizione proteggerebbe i suoi interessi di vicino. Ne consegue ch'egli non è di principio legittimato secondo l'art. 88 OG a prevalersi di un'applicazione arbitraria dell'art. 34 cpv. 1 RLE (DTF 115 Ib 347 consid. 1c/aa). Nella veste di vicino, il ricorrente nemmeno è abilitato ad invocare una pretesa violazione dei principi generali che devono essere osservati dalle autorità di pianificazione giusta l'art. 3 LPT (DTF 116 Ia 433 consid. 2a e rinvio). 1.3 Il ricorrente lamenta inoltre un insufficiente accesso alla particella degli istanti, rilevando in particolare che il tracciato stradale presenta una doppia curva, che non consentirebbe il transito con un veicolo dei pompieri. Rimprovera al proposito alla Corte cantonale un'applicazione arbitraria dell'art. 47 delle norme di attuazione del piano regolatore di Ligornetto, che disciplina la costruzione di strade private assoggettandola all'autorizzazione municipale (cpv. 1) e che prevede ch'essa sia accompagnata da piani dettagliati e assolvi specifici requisiti tecnici (cpv. 2). Ora, la doppia curva criticata dal ricorrente è situata oltre il suo fondo, sulla particella n. xxx oggetto dell'edificazione. Non risulta quindi, né è seriamente prospettato dal ricorrente, che tale percorso, come d'altra parte l'intero tratto stradale che oltrepassa la sua abitazione proseguendo a sud fino al confine con il fondo n. zzz pregiudichi l'accesso alla sua proprietà. Né egli è direttamente interessato da un eventuale carente accesso a immobili di terzi da parte dei servizi di soccorso, non spettandogli la tutela di questi beni (DTF 126 I 43 consid. 1a). In tali circostanze, non essendo impedito l'accesso del ricorrente, egli non è legittimato a fare valere in termini generali l'insufficienza di quello alla particella degli istanti (DTF 115 Ib 347 consid. 1c/bb; sentenze 1P.76/1998 del 17 marzo 1998, consid. 1b, apparsa in ZBl 100/1999 pag. 136, e del 12 luglio 1978, consid. 1d, apparsa in ZBl 79/1978 pag. 538). Del resto, nella situazione concreta, criticando l'idoneità dell'accesso, il ricorrente sembra piuttosto mettere in discussione l'estensione, segnatamente l'eventuale aggravamento, della servitù gravante il suo fondo (art. 730 segg. CC). 1.4 Ne consegue che occorre esaminare unicamente le censure relative alla violazione del diritto di essere sentito e all'arbitrio nella fissazione delle ripetibili, che il ricorrente è legittimato a fare valere quale parte nella procedura cantonale (DTF 129 I 337 consid. 1.3 e rinvii). 1.5 Vista la natura delle censure ammissibili, gli atti di causa sono sufficienti a chiarire la situazione, sicché un sopralluogo e l'assunzione delle ulteriori prove indicate dal ricorrente non sono necessari né si giustificano (art. 95 OG; DTF 123 II 248 consid. 2a, 122 II 274 consid. 1d).