Citation: 2A.127/2007 11.10.2007 E. 2

2.1 La decisione impugnata è stata pronunciata prima dell'entrata in vigore, il 1° gennaio 2007, della legge federale del 17 giugno 2005 sul Tribunale federale (LTF; RS 173.110; RU 2006 pag. 1069). Alla presente procedura resta pertanto ancora applicabile la, di per sé abrogata, legge federale del 16 dicembre 1943 sull'organizzazione giudiziaria (OG; RU 1969 pag. 784 segg.; cfr. art. 131 cpv. 1 e 132 cpv. 1 LTF). 2.2 Resa in applicazione della legge federale dell'8 novembre 1934 sulle banche e le casse di risparmio (LBCR; RS 952.0), della legge federale del 24 marzo 1995 sulle borse e il commercio di valori mobiliari (LBVM; RS 954.1) nonché della legge federale del 18 marzo 1994 sui fondi d'investimento (LFI; RU 1994 pag. 2523 segg.), la pronuncia litigiosa è pacificamente impugnabile in maniera diretta al Tribunale federale mediante ricorso di diritto amministrativo ai sensi degli art. 97 segg. OG (cfr. gli art. 24 LBCR e 39 LBVM nel tenore in vigore prima del 1° gennaio 2007 [RU 1971 pag. 817 e RU 1997 pag. 80] così come l'art. 62 cpv. 2 LFI). 2.3 Le società ricorrenti sono ovviamente toccate in maniera diretta dalla decisione impugnata, che ne decreta il fallimento, rispettivamente la messa in liquidazione, e sono quindi di principio legittimate a ricorrere (art. 103 lett. a OG). Secondo la giurisprudenza, gli organi di una società posta in liquidazione sono abilitati a contestare il provvedimento in nome della stessa, nonostante la decadenza dei loro poteri di rappresentanza (DTF 132 II 382 consid. 1.1; 131 II 306 consid. 1.2.1). Per quanto riguarda la A.________SA, tre persone avevano diritto di firma: l'amministratore unico, con firma individuale, e i due direttori, ciascuno con firma collettiva a due con l'amministratore unico. L'avallo di quest'ultimo era dunque indispensabile per vincolare la società. Agli atti figura però una dichiarazione in cui egli afferma di non aver mai sottoscritto una procura che autorizzasse ad aggravarsi contro la decisione della CFB. D'altro lato, la ricorrente rileva che l'amministratore unico ha rassegnato le dimissioni pochi giorni dopo l'adozione della decisione supercautelare e che l'assemblea generale della società, presente l'intero capitale sociale, ha all'unanimità conferito mandato per interporre ricorso. Le posizioni sono dunque divergenti. Visto l'esito del gravame, la questione può comunque rimanere aperta. Quanto alla B.________Ltd, come ripetutamente osservato dall'istanza inferiore, i documenti delle autorità di Anjouan versati agli atti non attestano tanto chi aveva diritto di firma per conto della stessa, quanto semmai che le due persone intervenute a suo nome ne erano direttori e detenevano l'integralità del capitale sociale. Anche su questo punto non occorre ad ogni modo approfondire oltre l'esame della vertenza. 2.4 Sotto il profilo dell'ammissibilità del gravame, controversa risulta pure la tempestività del ricorso presentato dalla B.________Ltd (cfr. art. 106 cpv. 1 OG). L'autorità inferiore sostiene infatti che con la notifica alla A.________SA, il 23 novembre 2006, la decisione è stata portata a conoscenza anche della B.________Ltd, in quanto le due entità costituiscono un gruppo finanziario unico. La tesi non appare certo infondata, già perché C.________, direttore di entrambe le società, è stato messo al corrente della pronuncia sin dalla sua emanazione. Per di più, il 5 dicembre 2006 il cittadino indiano F.________, asserito proprietario della B.________Ltd, ha scritto a varie autorità svizzere contestando il provvedimento adottato. Ciononostante la ricorrente ha atteso ulteriori due mesi prima di richiedere formalmente la notifica della decisione. Il destinatario di una pronuncia non intimatagli, ma di cui ha in qualche modo conoscenza, non può tuttavia ritardare a suo piacimento la decorrenza del termine di ricorso, ma, in virtù del principio della buona fede, è tenuto ad informarsi sollecitamente sul contenuto dell'atto; in caso contrario, un eventuale gravame può venir considerato tardivo (DTF 127 II 227 consid. 1b; 107 Ia 72 consid. 4a; sentenza 6A.100/2006 del 28 marzo 2007, consid. 2.2.2). Anche sotto questo aspetto, per quanto l'obiezione dell'autorità inferiore possa apparire pertinente, la questione dell'ammissibilità può comunque restare irrisolta.