Citation: 2C_293/2021 E. 4.1

4.1. La LLCA unifica a livello federale, disciplinandole esaustivamente, le regole professionali concernenti l'esercizio dell'avvocatura (cfr. Messaggio del Consiglio federale del 28 aprile 1999 concernente la legge federale sulla libera circolazione degli avvocati, FF 1999 IV 4983, pag. 5020). In particolare, giusta l'art. 12 lett. c LLCA, l'avvocato evita qualsiasi conflitto tra gli interessi del suo cliente e quelli di altre persone con cui ha rapporti professionali o privati. Il divieto di patrocinare un cliente in caso di conflitto d'interessi è un principio cardine della professione forense (DTF 145 IV 218 consid. 2.1; 138 II 162 consid. 2.4; sentenza 1B_339/2020 del 23 febbraio 2021 consid. 2.1), che deriva dal precetto d'indipendenza (art. 12 lett. b LLCA) e dai doveri di cura e diligenza (art. 12 lett. a LLCA) (cfr. DTF 145 IV 218 consid. 2.1; 141 IV 257 consid. 2.1; sentenza 1B_191/2020 del 26 agosto 2020 consid. 4.1.2). Per costante giurisprudenza, l'avvocato deve segnatamente evitare il doppio patrocinio, che consiste nel rappresentare contemporaneamente clienti con interessi contrapposti, poiché in tal caso non sarebbe più in grado di rispettare appieno i suoi doveri di fedeltà e diligenza nei confronti di ognuno di essi (DTF 141 IV 257 consid. 2.1; 135 II 145 consid. 9.1; sentenze 1B_339/2020 del 23 febbraio 2021 consid. 2.1 e 2C_898/2018 del 30 gennaio 2019 consid. 5.2). Questi principi tendono in primo luogo a proteggere gli interessi dei clienti dell'avvocato, assicurando loro una difesa esente da conflitti d'interesse. Essi mirano parimenti a tutelare la corretta amministrazione della giustizia, garantendo in particolare che nessun avvocato sia limitato nella propria capacità di difendere un cliente, segnatamente in caso di difesa multipla (DTF 145 IV 218 consid. 2.1; 141 IV 257 consid. 2.1; sentenza 1B_191/2020 del 26 agosto 2020 consid. 4.1.2). Colui che si rivolge a un avvocato, deve poter contare sul fatto che questi sia libero da ogni legame atto a limitare la sua capacità di difendere efficacemente gli interessi del cliente nello svolgimento del mandato affidatogli (cfr. GRODECKI/JEANDIN, Approche critique de l'interdiction de postuler chez l'avocat aux prises avec un conflit d'intérêts, SJ 2015 II 107, pag. 110; ALAIN LE FORT, Les conflits d'intérêts, in Défis de l'avocat au XXIe siècle, Mélanges Burger, 2008, pag. 179 segg., segnatamente pag. 180; si veda anche già la sentenza 2A.293/2003 del 9 marzo 2004 consid. 2, nonché, prima dell'entrata in vigore della LLCA, la sentenza 2P.187/2000 dell'8 gennaio 2001 consid. 4c e GIOVANNI ANDREA TESTA, Die zivil- und standesrechtlichen Pflichten des Rechtsanwaltes gegenüber dem Klienten, 2001, pag. 94). Va quindi in definitiva evitata qualsiasi situazione potenzialmente suscettibile di generare un conflitto d'interessi (DTF 145 IV 218 consid. 2.1 in fine; sentenze 2C_87/2021 del 29 aprile 2021 consid. 3.1.1; 1B_191/2020 del 26 agosto 2020 consid. 4.1.2; 2C_898/2018 del 30 gennaio 2019 consid. 5.2). Un rischio meramente astratto o teorico non è sufficiente; occorre che tale rischio sia concreto. Non è tuttavia necessario che il rischio si sia concretizzato e che l'avvocato abbia quindi già eseguito il mandato in maniera discutibile o a discapito del proprio cliente (DTF 145 IV 218 consid. 2.1 in fine; sentenze 1B_339/2020 del 23 febbraio 2021 consid. 2.1 e 1B_191/2020 del 26 agosto 2020 consid. 4.1.2 in fine). Vi è segnatamente un rischio di violazione dell'art. 12 lett. c LLCA quando un avvocato rappresenta un cliente e agisce, in un contesto differente, contro una persona alla quale il proprio cliente è strettamente legato, ad esempio un parente (GRODECKI/JEANDIN, op. cit., pag. 113; BOHNET/ MARTENET, Droit de la profession d'avocat, 2009, n. 1417 pag. 583). In tal caso, infatti, l'avvocato rischia di non potere (o non volere) agire in modo efficace contro quest'ultimo, al fine di non urtare il proprio cliente (BOHNET/MARTENET, op. cit., n. 1417 pag. 583; si veda anche, più in generale, WALTER FELLMANN, Kommentar zum Anwaltsgesetz, 2a ed., 2011, n. 84 ad art. 12 LLCA pag. 230 seg.). Va da sé che questo rischio non sussiste se è il cliente stesso ad aver chiesto all'avvocato di agire contro una persona a lui vicina - segnatamente un parente -, poiché in un'ipotesi del genere l'avvocato non avrebbe alcun motivo di temere di urtare il cliente con il proprio operato.