Citation: 1P.717/2004 12.08.2005 E. 1

1.2.2 In concreto, la Corte cantonale ha confermato la necessità di promuovere una procedura di rilascio del permesso di costruzione in relazione ai locali occupati dalla Y.________ SA. L'attività produttiva della conduttrice sarebbe infatti sostanzialmente diversa da quelle delle aziende insediate in precedenza nei medesimi locali e non risulterebbe inoltre legittimata dalla generica utilizzazione autorizzata negli anni settanta. Ora, il controverso ordine di presentare una domanda di costruzione in sanatoria non risolve di per sé il quesito determinante a cui è connesso, ovvero quello della compatibilità o meno dell'attività industriale concretamente esplicata per rapporto ai disposti pianificatori applicabili. Tale ordine implica unicamente l'esigenza di dare avvio ad una procedura formale che, con la collaborazione delle proprietarie, permetta di verificare compiutamente proprio gli aspetti di legittimità materiale degli interventi e che si risolverà nel rilascio o nel diniego della licenza edilizia (sentenza 1P.206/1992 del 27 novembre 1992, in: RDAT I-1994 n. 58, consid. 2c; Adelio Scolari, Commentario, Bellinzona 1996, n. 1265). La stessa autorità comunale, nelle proprie osservazioni, precisa del resto che dall'ingiunzione litigiosa non può essere in alcun modo dedotta la sua intenzione di negare l'autorizzazione. Certo, nel giudizio impugnato appare accertata in via definitiva ed in termini apparentemente perentori l'esistenza di un cambiamento di destinazione rilevante dal profilo della polizia delle costruzioni. Ciononostante è d'uopo osservare che sovente è soltanto nell'ambito di una valutazione più approfondita, come quella derivante dall'esame di una domanda di licenza edilizia, che è possibile cogliere appieno le implicazioni giuridiche di una determinata utilizzazione delle costruzioni (Christian Mäder, Das Baubewilligungsverfahren, Zurigo 1991, n. 211) e, di riflesso, la sussistenza stessa di un cambiamento di destinazione. In ogni caso, la decisione con cui l'ultima istanza cantonale statuisce definitivamente su uno o più punti litigiosi, ma non su tutti, integra comunque gli estremi di un provvedimento incidentale, perlomeno nell'ottica dell'ammissibilità del ricorso di diritto pubblico (DTF 127 I 92 consid. 1b; 123 I 325 consid. 3b; 116 II 80 consid. 2b; 106 Ia 226 consid. 2). 1.2.3 Come questo Tribunale ha già avuto modo di statuire, seppure in casi non del tutto analoghi a quello in esame, il gravame è quindi diretto contro una sentenza che concerne una decisione comunale di natura interlocutoria. Un simile giudizio, riferito ad un aspetto parziale che non pone fine alla controversia, non costituisce una decisione finale ai sensi dell'art. 87 OG, né appare suscettibile di cagionare un pregiudizio irreparabile di natura giuridica (sentenza 1P.206/1992 del 27 novembre 1992, in: RDAT I-1994 n. 58, consid. 2c; sentenza 1A.72/2000 del 30 novembre 2000, consid. 3b/bb-cc). Contro un'eventuale decisione dell'ultima istanza cantonale, che dovesse negare definitivamente la licenza edilizia o comunque risultar loro sfavorevole, le ricorrenti potranno se del caso riproporre le odierne censure nell'ambito di un nuovo ricorso di diritto pubblico. Il mancato riconoscimento del carattere di decisione finale alla sentenza impugnata risulta conforme alle finalità dell'art. 87 OG, adottato per esigenze di economia processuale. Detta norma vuole infatti evitare che il Tribunale federale debba occuparsi più volte della medesima procedura, ma sia chiamato ad esprimersi con un'unica decisione su tutto il complesso della vertenza (DTF 128 I 177 consid. 1.1; 123 I 325 consid. 3b; 122 I 39 consid. 1a/aa; 117 Ia 251 consid. 1b). Questa soluzione permette altresì alle parti di comprendere la portata e gli effetti di un procedimento nella sua globalità, prima di decidere se presentare un ricorso di diritto pubblico. La possibilità di impugnare ogni decisione parziale relativa ad una questione di merito mediante un ricorso di diritto pubblico separato implicherebbe un aumento dei gravami, che disattenderebbe pertanto sia il principio di economia processuale sia lo stesso interesse effettivo delle parti (DTF 123 I 325 consid. 3b; 117 Ia 88 consid. 3b).