Citation: 4A_26/2010 25.08.2010 E. 5

Giova allora ricordare che, in linea di principio, il Tribunale federale fonda il suo ragionamento giuridico sull'accertamento dei fatti svolto dall'autorità inferiore (art. 105 cpv. 1 LTF). 5.1 Può scostarsene o completarlo solo se è stato svolto in violazione del diritto ai sensi dell'art. 95 LTF o in modo manifestamente inesatto (art. 105 cpv. 2 LTF), ovvero arbitrario (art. 9 Cost.; DTF 135 III 397 consid. 1.5 pag. 401). Le parti possono censurare l'accertamento dei fatti eseguito dal tribunale inferiore alle stesse condizioni; occorre inoltre che l'eliminazione dell'asserito vizio possa influire in maniera determinante sull'esito della causa (art. 97 cpv. 1 LTF). Tocca a chi propone una fattispecie diversa da quella contenuta nella sentenza criticata il compito di esporre in maniera circostanziata il motivo per il quale ritiene adempiute queste condizioni (art. 97 cpv. 1 LTF; DTF 133 IV 286 consid. 6.2 pag. 288), tenendo ben presente che la presentazione di nuovi fatti e nuovi mezzi di prova dinanzi al Tribunale federale è inammissibile, riservato il caso in cui sia la decisione dell'autorità inferiore a darne motivo (art. 99 cpv. 1 LTF; DTF 133 III 393 consid. 3). Una critica degli accertamenti di fatto eseguiti dall'autorità cantonale che non ossequia i requisiti appena esposti rende il gravame inammissibile su questo punto (DTF 133 III 350 consid. 1.3, 393 consid. 7.1, 462 consid. 2.4). 5.2 In concreto, il ricorrente non dichiara di voler contestare, siccome arbitrari, l'apprezzamento delle prove e l'accertamento dei fatti contenuti nell'atto impugnato. La versione dei fatti da lui addotta nel gravame (qui riassunta al consid. 2.2) si discosta però ampiamente da quella accertata in sede cantonale, di principio vincolante per il Tribunale federale. 5.2.1 In particolare, la Corte d'appello ha stabilito che la direzione non aveva dato alcuna garanzia al ricorrente sull'impiego a Como e anzi lo aveva esplicitamente avvertito che si trattava di una prova e che in caso di fallimento egli sarebbe rientrato nei ranghi a Chiasso. Il progetto - si legge ancora nella sentenza criticata - è poi stato abbandonato per l'insufficienza del lavoro, che non permetteva di coprire i costi con gli incassi. Il ricorrente, come visto al consid. 2.2, descrive una situazione assai diversa. Dato che però egli si limita a contrapporre la propria versione dei fatti a quella accertata in sede cantonale, senza indicare in maniera chiara e dettagliata per quale motivo questa sarebbe manifestamente insostenibile, ovvero arbitraria (sulla nozione di arbitrio e sulle esigenze di motivazione della relativa censura cfr. DTF 133 III 585 consid. 4.1 pag. 589), i suoi argomenti risultano inammissibili e non possono venir tenuti in nessuna considerazione ai fini del presente giudizio. 5.2.2 Lo stesso vale con riferimento all'affermazione secondo la quale egli sarebbe stato progressivamente isolato dai colleghi e vittima di tante piccole angherie da parte dei dirigenti della sede chiassese (cfr. quanto esposto consid. 2.2), priva di ogni riscontro nella sentenza impugnata. La Corte cantonale ha condiviso l'assunto secondo cui l'ambiente di lavoro in cui si trovava il ricorrente era permeato da attriti, incertezza e conflittualità. Dalle varie deposizioni testimoniali, esaminate nel loro complesso - hanno proseguito i giudici ticinesi - non è tuttavia emersa l'esistenza di una persecuzione psicologica da parte della dirigenza nei confronti del ricorrente. Dinanzi al Tribunale federale questi assevera genericamente di aver "portato la prova di continui attacchi personali, frequenti e durevoli", ma si guarda bene dall'indicare quali sarebbero concretamente gli elementi probatori suscettibili di confortare questa sua asserzione. Anzi, egli dichiara esplicitamente, come già riferito in ingresso al consid. 2.2, di reputare "del tutto inutile [in sede federale] citare e ribadire le affermazioni dei testimoni sfilati dinanzi al giudice di prime cure".