Citation: 5P.435/2006 23.03.2007 E. 6

6.1 La ricorrente ritiene data una violazione dell'art. 27 n. 1 e 2 CL, perché la decisione italiana non poteva essere considerata notificata con la comunicazione effettuata dal legale di controparte all'inizio del 2004, ma unicamente con la notifica ufficiale tramite il Tribunale di appello avvenuta nel 2005. Essa afferma inoltre di essere stata convocata all'udienza di Milano perché avrebbe stipulato 5 contratti di televendita, mentre nella sentenza da eseguire è indicato quale oggetto un contratto di pubblicità televisiva: per questo motivo essa ritiene che l'oggetto del litigio sarebbe stato modificato nel corso di causa. Lamenta infine una violazione del suo diritto di essere sentita, perché la parte attrice aveva pure presentato un memoriale conclusivo, mentre alla ricorrente non sarebbe stata offerta la possibilità di produrre una replica o delle conclusioni. Riproponendo in sostanza tali argomenti, la ricorrente afferma pure che il Tribunale di appello sarebbe caduto nell'arbitrio - segnatamente per quanto concerne l'accertamento dei fatti - per "non essersi accorto" dell'esistenza delle invocate circostanze che permetterebbero di non riconoscere la sentenza italiana. 6.2 Il giudizio impugnato indica che l'atto di citazione italiano, che è stato validamente notificato, illustrava in modo particolareggiato le pretese fatte valere con un esposto di tre pagine dei fatti e dei motivi, una dettagliata indicazione dei mezzi di prova, l'indicazione della data, del luogo e dell'ora della prevista udienza, nonché l'ingiunzione di costituirsi in giudizio entro 20 giorni dall'udienza, con l'avvertenza alla parte "che in difetto incorrerà nelle decadenze di cui all'art. 167 c.p.c. e, in difetto di costituzione, la causa procederà in sua contumacia". 6.3 Giusta l'art. 27 CL le decisioni non sono riconosciute se il riconoscimento è contrario all'ordine pubblico dello stato richiesto (n. 1) o se la domanda giudiziale od un atto equivalente non è stato notificato o comunicato al convenuto contumace regolarmente ed in tempo utile perché questi possa presentare le proprie difese (n. 2). 6.3.1 Già dalla chiara lettera dell'art. 27 n. 2 CL, che si riferisce alla notifica della domanda giudiziale o ad un atto equivalente, emerge che l'argomentazione ricorsuale incentrata invece sulla notifica della sentenza di cui è chiesta l'esecuzione si rivela del tutto irrilevante per tentare di allegare una violazione della norma invocata. La ricorrente non contesta poi che vi sia stata una regolare notifica della domanda giudiziale, ma afferma che la citazione all'udienza italiana menzionava un oggetto della contesa diverso da quello poi indicato nella sentenza italiana. Ora è esatto che nel rubrum della sentenza italiana viene testualmente indicato "oggetto: contratto di pubblicità televisiva", mentre nell'atto di citazione non era invece menzionato alcun oggetto, ma veniva esposto che con cinque contratti la qui ricorrente aveva ottenuto una serie di televendite. Tuttavia, affermare in base a questa circostanza che l'oggetto del contendere sarebbe stato modificato con un cambiamento di petitum rasenta la temerarietà, atteso che l'importo al cui pagamento la qui ricorrente è stata condannata coincide fino all'ultima lira con quello menzionato nella citazione all'udienza. Ne segue che sia la censura concernente l'asserita violazione dell'art. 27 n. 2 CL, sia quella concernente una violazione del divieto dell'arbitrio si rivelano - nella ridotta misura in cui risultano ricevibili - del tutto inconsistenti. 6.3.2 Giova poi ricordare che l'eccezione alla regola del riconoscimento della sentenza estera fondata sull'ordine pubblico dello Stato richiesto trova applicazione soltanto in termini assai restrittivi ed unicamente in presenza di una violazione manifesta, addirittura insostenibile di un principio proprio dello Stato richiesto (DTF 126 III 534 consid. 2c). In concreto, l'asserzione secondo cui dopo l'atto di citazione iniziale la ricorrente avrebbe unicamente ricevuto la sentenza finale e sarebbe stata esclusa dalla procedura italiana è nel caso concreto del tutto inidonea a sostanziare una violazione dell'art. 27 n. 1 CL: anche il diritto federale conosce casi in cui possono essere tralasciate notificazioni ad una parte inadempiente (art. 39 cpv. 3 LTF; art. 29 cpv. 4 OG). È del resto intrinseco nella natura stessa di una sentenza contumaciale che la procedura si svolga in assenza della parte contumace e nemmeno la ricorrente - a giusta ragione - sostiene che la Convenzione di Lugano non permetta di riconoscere ed eseguire sentenze contumaciali. Altrettanto infondate si rivelano infine le critiche dirette contro il giudizio italiano, atteso che con la procedura di exequatur non può essere rivista la correttezza materiale del giudizio estero (art. 29 CL).