Citation: 4C.242/2006 19.12.2006 E. 5

Nell'eventualità della conferma della liceità della disdetta da parte del Tribunale federale, la convenuta censura anche la decisione sulla protrazione della locazione e, come già fatto in sede cantonale, ne postula l'estensione sino al 29 marzo 2008. 5.1 Come ben rammentato nel giudizio impugnato, lo scopo della protrazione della locazione - disciplinata dall'art. 272 segg. CO - è di attenuare le conseguenze dello scioglimento del contratto per il conduttore, il quale dispone così di più tempo per provvedere al necessario riorientamento (DTF 125 III 226 consid. 4b pag. 230). La protrazione va pertanto concessa quando il differimento della fine del contratto pare servire a limitarne gli effetti gravosi; essa non mira per contro a permettere al conduttore la continuazione della locazione il più a lungo possibile, in altre parole essa non può essere giustificata dai disagi inevitabilmente connessi alla fine del contratto (DTF 116 II 446 consid. 3b). Ai fini della decisione sulla protrazione e la sua durata il giudice pondera gli interessi delle parti tenendo conto, in particolare, dei fattori elencati all'art. 272 cpv. 2 CO. Nella formazione del proprio giudizio egli gode di un ampio margine d'apprezzamento (art. 4 CC), di modo che il Tribunale federale rivede con riserbo la sua decisione (cfr. quanto esposto al consid. 4.2.3.2.1). 5.2 Dinanzi alla massima istanza cantonale la convenuta ha contestato la protrazione concessale sino al 29 marzo 2006 adducendo soprattutto la difficoltà di trovare in così breve tempo un appartamento confacente alle sue modeste condizioni economiche e il suo precario stato di salute, circostanze, queste, che la giudice di primo grado non aveva tenuto nella debita considerazione. Ambedue gli argomenti sono stati disattesi dal Tribunale d'appello. Con riferimento all'asserita carenza, nel quartiere, di appartamenti adeguati alle esigenze della convenuta, i giudici ticinesi hanno rilevato come quest'ultima non abbia dimostrato di aver effettuato delle ricerche concrete, essendosi limitata - per sua stessa ammissione - a fare solo qualche telefonata. Per quanto concerne invece i disturbi psichici di cui essa soffre e per i quali è al beneficio di una rendita d'invalidità e delle relative prestazioni, la Corte cantonale ha osservato che dai certificati più recenti si evince un peggioramento dei disturbi depressivi in seguito alle problematiche insorte in merito all'appartamento. Essi ne hanno dedotto che le condizioni psicofisiche della convenuta non sono destinate a migliorare in caso di una proroga del contratto più lunga di quella ammessa in prima istanza, visto che gli eventi stressanti indicati dal medico risiedono proprio nei rapporti contrattuali esistenti; al contrario, la situazione potrebbe evolvere positivamente con la fine del contratto. Alla luce di quanto esposto, la massima istanza ticinese, rinviando anche alle ulteriori considerazioni esposte dalla giudice precedente - la quale aveva tenuto conto in modo adeguato di tutti i criteri indicati dall'art. 272 CO per la commisurazione dei contrapposti interessi delle parti - ha condiviso la decisione di primo grado sulla durata della protrazione. 5.3 Dinanzi al Tribunale federale la convenuta contesta questa conclusione e ribadisce in sostanza quanto già asseverato in sede cantonale, senza tuttavia presentare argomenti idonei a far ritenere che la Corte ticinese abbia abusato del proprio potere d'apprezzamento confermando la protrazione di due anni, invece di concedere quella massima di quattro. In primo luogo va osservato che, contrariamente a quanto essa pare ritenere, il suo stato di salute e la sua età non la dispensano dall'adoperarsi, nella misura del suo possibile, per trovare un nuovo appartamento. Né la convenuta può insistere nell'affermare che la controparte non avrebbe addotto alcun valido motivo per spiegare la sua volontà di rientrare in possesso dei suoi locali. Innanzitutto la giudice di primo grado ha stabilito come sin dall'inizio la locazione in questione non rappresentasse una soluzione definitiva per la conduttrice: d'un lato perché aveva accettato di occupare l'appartamento ammobiliato della madre dell'attrice, beneficiaria del diritto di abitazione, senza che si potesse - perlomeno al momento della stipulazione dell'accordo - escludere un suo rientro; dall'altro perché, per ammissione della stessa convenuta, le parti si erano accordate per una durata della locazione almeno sino al decesso della beneficiaria del diritto di abitazione. Essa non poteva quindi confidare in una lunga durata della locazione. Quanto all'asserito fabbisogno proprio dell'attrice nella persona del figlio, la giudice - contrariamente a quanto lascia intendere la convenuta nel suo allegato - non lo ha negato, semplicemente non l'ha ritenuto tanto urgente da giustificare la reiezione della domanda di protrazione, così come auspicato dall'attrice. Con riferimento alla situazione economica, la giudice ha inoltre rammentato che la convenuta si era spontanemante dichiarata disposta a versare una pigione più elevata, di circa fr. 850.-- e che in queste circostanze la possibilità di trovare una soluzione alternativa non poteva essere esclusa. La convenuta, giovi ripeterlo, non ha fornito nessun elemento idoneo a dimostrare il contrario, non essendosi essa concretamente attivata nella ricerca di una nuova sistemazione. Per quanto concerne, infine, le considerazioni formulate dai giudici ticinesi in merito ai disturbi psichici della convenuta e alla loro possibile evoluzione una volta posto termine al rapporto di locazione - che, stando a quanto emerso dagli atti istruttori, rappresenta un importante fattore di aggravamento - la convenuta si limita a tacciarle di "semplicistiche" ma non spende una parola per spiegare per quale ragione esse sarebbero manifestamente sbagliate. 5.4 Ne discende che la decisione di confermare la pronunzia pretorile in merito alla durata della protrazione - unica e definitiva - sino al 29 marzo 2006 non viola il diritto federale.