Citation: 1C_229/2010 31.05.2010 E. 2

2.1 L'impugnata decisione concerne due decisioni governative relative a due procedure distinte: la prima concernente lo stralcio dai ruoli di un gravame divenuto privo d'oggetto, la seconda l'asserita carenza di motivazione dell'estratto della risoluzione municipale litigiosa. 2.1.1 Riguardo alla prima questione, il ricorrente si limita ad addurre che l'allestimento di un certificato di condotta non potrebbe avvenire per accordo o per acquiescenza, ossia, in sostanza, che il suo contenuto non sarebbe soggetto alla libera disposizione delle parti. Con questo accenno egli non dimostra tuttavia perché, dopo che il Municipio ha accettato di modificare il contenuto dell'estratto nel senso da lui richiesto, il suo gravame non sarebbe divenuto privo di oggetto, né prova che in siffatte circostanze l'avvenuto stralcio dai ruoli sarebbe addirittura insostenibile e quindi arbitrario (su questa nozione vedi DTF 134 II 124 consid. 4.1). 2.1.2 Inoltre, il ricorrente non critica la conclusione della Corte cantonale secondo cui dinanzi ad essa egli ha formulato nuove e differenti domande rispetto a quelle che hanno dato origine all'iter ricorsuale, in particolare la richiesta di stralcio completo della frase "non entriamo nel merito per quanto attiene ai rapporti con i familiari", rispettivamente diverse da quelle accettate in un'udienza tra le parti in prima istanza, il cui verbale, come accertato in maniera vincolante dal Tribunale cantonale amministrativo, è stato da lui letto, approvato e firmato, rinunciando a formulare eventuali osservazioni. Ora, quando, come in concreto, la decisione impugnata si fonda su diverse motivazioni indipendenti e di per sé sufficienti per definire l'esito della causa, il ricorrente è tenuto pena l'inammissibilità, a dimostrare che ognuna di esse viola il diritto (art. 42 cpv. 2 LTF; DTF 133 IV 119 consid. 6.3 e rinvii). Gli accenni ricorsuali ad asserite lesioni del diritto di essere sentito in tale ambito, appellatori e quindi inammissibili, non dimostrano d'altra parte l'arbitrarietà su questo aspetto del giudizio impugnato. 2.2 Riguardo all'asserita carenza di motivazione dell'estratto litigioso, la Corte cantonale ha ricordato che secondo l'art. 105 cpv. 1 e 4 della legge organica comunale del 10 marzo 1987 (LOC), contrariamente ai municipali, i cittadini non hanno il diritto di prendere visione di tutti gli atti riguardanti l'amministrazione comunale, ma soltanto quello di ottenere un estratto delle risoluzioni comunali. Richiamata la sua prassi, essa ha aggiunto che tale diritto non obbliga l'autorità a comunicare l'andamento completo della discussione e il parere dei singoli municipali. In effetti, l'art. 21 del regolamento d'applicazione della LOC recita soltanto che gli estratti delle risoluzioni municipali sono rilasciati dal Municipio conformemente al dispositivo risultante dal verbale, con la menzione dei presenti e del risultato della votazione (cpv. 1); il Municipio ha la facoltà di completare l'estratto con l'indicazione, nelle linee essenziali, della motivazione (cpv. 2). Ora, il ricorrente non fa valere, per lo meno con una motivazione conforme a quanto imposto dall'art. 42 cpv. 2 LTF, l'arbitrarietà della conclusione dei giudici cantonali, secondo cui questa norma conferisce la facoltà, ma non l'obbligo, di completare l'estratto con una motivazione.