Citation: I 619/01 24.09.2002 E. 2.2

2.2.1 L'art. 94 del regolamento n. 1408/71 come pure l'art. 118 del regolamento n. 574/72 contengono disposizioni transitorie per i lavoratori subordinati, mentre l'art. 95 del regolamento n. 1408/71 come pure l'art. 119 del regolamento n. 574/72 stabiliscono le relative norme per i lavoratori autonomi. Giusta gli art. 94 par. 1 e 95 par. 1 del regolamento n. 1408/71, il regolamento non istituisce alcun diritto per un periodo precedente la data della sua entrata in vigore nello Stato interessato. Un'applicazione retroattiva delle norme di coordinamento, introdotte dall'Accordo in materia di sicurezza sociale, a un periodo precedente l'entrata in vigore dell'Accordo stesso è pertanto esclusa. 2.2.2 Per contro le disposizioni transitorie dei regolamenti n. 1408/71 e 574/72 non contengono alcuna indicazione in merito alla questione di sapere se il nuovo diritto, nell'ambito di una procedura giudiziaria di ricorso avente per oggetto una decisione amministrativa emanata precedentemente all'entrata in vigore del nuovo ordinamento, sia applicabile - all'occorrenza in presenza di una richiesta in tal senso formulata conformemente all'art. 94 e 95, par. 4 e 5 -, per il periodo successivo all'entrata in vigore dell'Accordo oppure se per questo periodo debba dapprima essere emanata una nuova decisione amministrativa. Anche l'Accordo stesso non risolve tale questione procedurale. Questa come pure le seguenti considerazioni si riferiscono soltanto alla situazione qui di interesse in cui alla decisione amministrativa non ha fatto seguito alcuna procedura di opposizione. Se pertanto vien detto che ci si deve basare sulla data della decisione amministrativa, ciò non implica necessariamente che in casi, nei quali debba essere esperita una procedura di opposizione, sia (sempre) determinante il momento della decisione su opposizione. Non mette conto di esaminare in questa sede come si debba procedere nell'evenienza di una procedura su opposizione - eventualmente a dipendenza che la decisione su opposizione preceda o segua l'entrata in vigore dell'Accordo. Pertanto, con decisione amministrativa, il presente giudizio intende unicamente quegli atti emessi senza procedura di opposizione. 2.3 In assenza di una relativa normativa comunitaria, rispettivamente, per la Svizzera, di una regolamentazione convenzionale, l'organizzazione della procedura è demandata di principio all'ordinamento giuridico interno. Ciò si evince da un lato dal fatto che l'art. 11 dell'Accordo, che si riferisce anche all'applicazione dei regolamenti n. 1408/71 e n. 574/72, rispettivamente a quella di disposizioni equivalenti (Silvia Bucher, Die Rechtsmittel der Versicherten gemäss APF in Bereich der Sozialen Sicherheit, in: Rechtsschutz der Versicherten und der Versicherer gemäss Abkommen EU/CH über die Personenfreizügigkeit [APF] im Bereich der Sozialen Sicherheit, San Gallo 2002, pag. 87 segg., cifra marginale 3), a prescindere dall'imposizione di garanzie minime (trattazione dei ricorsi entro un termine ragionevole presso l'autorità competente; possibilità di presentare "appello" all'autorità giudiziaria nazionale competente; per es. Raymond Spira, L'application de l'Accord sur la libre circulation des personnes par le juge des assurances sociales, in: Accord bilatéraux Suisse-UE [Commentaires], Basilea 2001, pag. 369 segg., pag. 374 segg.), rimette all'ordinamento giuridico interno la regolamentazione della procedura (Klaus-Dieter Borchardt, Grundsätze des Rechtsschutzes gemäss APF, in: Rechtsschutz der Versicherten und der Versicherer gemäss Abkommen EU/CH über die Personenfreizügigkeit [APF] im Bereich der Sozialen Sicherheit, San Gallo 2002, pag. 49 segg., pag. 55; Stephan Breitenmoser/Michael Isler, Der Rechtsschutz gemäss dem Personenfreizügigkeitsabkommen vom 21. Juni 1999 im Bereich der Sozialen Sicherheit, in: Die Durchführung des Abkommens EU/CH über die Personenfreizügigkeit [Teil Soziale Sicherheit] in der Schweiz, San Gallo 2001, pag. 197 segg., pag. 210; Bettina Kahil-Wolff, Im APF nicht geregelte Fragen des Rechtsschutzes, in: Rechtsschutz der Versicherten und der Versicherer gemäss Abkommen EU/CH über die Personenfreizügigkeit [APF] im Bereich der Sozialen Sicherheit, San Gallo 2002, pag. 67 segg. [in seguito: Kahil-Wolff, Fragen], pag. 74). D'altra parte questo principio corrisponde alla giurisprudenza della Corte di giustizia delle Comunità europee (CGCE), secondo la quale la determinazione dei tribunali competenti e l'organizzazione delle procedure giudiziarie, intese a garantire la tutela dei diritti dei cittadini derivanti dal diritto comunitario, in assenza di una relativa regolamentazione comunitaria, sono demandate all'ordinamento giuridico nazionale interno dei singoli Stati membri (per es. sentenza della CGCE del 22 febbraio 2001 nelle cause riunite C-52/99 e C-53/99, Office national des pensions [ONP] contro Gioconda Camarotto e Giuseppina Vignone, Racc. 2001 pag. I-1395 segg. [in seguito: sentenza della CGCE Camarotto e Vignone], punto 21; sentenza della CGCE del 21 gennaio 1999 nella causa C-120/97, Upjohn Ltd contro The Licensing Authority established by the Medicines Act 1968, Racc. 1999 pag. I-223 segg. [in seguito: sentenza della CGCE Upjohn], punto 32). La libertà degli Stati membri è tuttavia, secondo la prassi della CGCE, limitata nella misura in cui le modalità procedurali non possono essere meno favorevoli rispetto a quelle analoghe concernenti il diritto interno (principio dell'equivalenza), né possono configurarsi in modo tale da rendere di fatto impossibile o comunque eccessivamente più difficoltoso l'esercizio dei diritti garantiti dall'ordinamento comunitario (principio dell'effettività) (per es. sentenza della CGCE Camarotto e Vignone, punti 21 e 40; sentenza della CGCE Upjohn, punto 32). Il principio dell'equivalenza vale, in virtù dell'art. 2 dell'Accordo (non discriminazione), senz'altro anche per la Svizzera (cfr. anche Borchardt, op. cit., pag. 55). Anche il principio, sviluppato dalla CGCE, dell'effettività è trasponibile all'Accordo; infatti, con la garanzia della protezione giuridica di cui all'art. 11 dell'Accordo può intendersi solo una protezione giuridica effettiva (cfr. Bucher, op. cit., punto 88 in fine; Kahil-Wolff, Fragen, pag. 75). Una soluzione diversa sarebbe inoltre difficilmente compatibile anche dal profilo della reciprocità, in quanto gli Stati membri dell' UE, nella configurazione della propria procedura, devono osservare la giurisprudenza della CGCE concernente l'effettività non solo nell'ambito applicativo per esempio del regolamento n. 1408/71, bensì dell'intero ordinamento giuridico comunitario, del quale fanno parte anche gli accordi associativi con Stati terzi come l'Accordo (per es. sentenza della CGCE del 15 giugno 1999 nella causa C-321/97, Ulla-Brith Andersson e Susanne Wåkerås-Andersson contro Svenska staten [stato svedese], Racc. 1999 pag. I-3551 segg., punto 26; vedasi, relativamente alla qualifica dell'Accordo quale accordo associativo, Breitenmoser/Isler, op. cit., pag. 200; Bettina Kahil-Wolff, L'accord sur la libre circulation des personnes Suisse-CE et le droit des assurances sociales, in: SJ 2001 II pag. 81 segg., pag. 83; Bettina Kahil-Wolff/ Robert Mosters, Struktur und Anwendung des Freizügigkeitsabkommens Schweiz/EG in: Die Durchführung des Abkommens EU/CH über die Personenfreizügigkeit [Teil Soziale Sicherheit] in der Schweiz, San Gallo 2001, pag. 9 segg., pag. 19). In questo contesto può rimanere aperta la questione di sapere se il principio di effettività faccia parte delle nozioni del diritto comunitario che implica l'applicazione dell'Accordo, per la cui interpretazione si terrà conto, giusta l'art. 16 cpv. 2 dell'Accordo, della giurisprudenza pertinente della CGCE, dal momento che alle autorità svizzere non è in ogni caso vietato di seguire questa giurisprudenza in modo autonomo. 2.4 Per quanto precede, fatta riserva per i principi dell'equivalenza e dell'effettività, va esaminato secondo il diritto svizzero se i regolamenti n. 1408/71 e n. 574/72, rispettivamente se il diritto convenzionale - all'occorrenza in presenza di una richiesta in tal senso - siano applicabili, per il periodo successivo all'entrata in vigore dell'Accordo, in una procedura giudiziaria di ricorso concernente una decisione amministrativa emanata prima dell'entrata in vigore del nuovo ordinamento. La conferma del fatto che la questione qui d'interesse relativa al diritto applicabile in una procedura giudiziaria di ricorso, nel senso suesposto, vada di principio giudicata secondo il diritto nazionale interno, si evince dalla sentenza della CGCE Camarotto e Vignone, resa successivamente alla firma dell'Accordo (cfr. art. 16 cpv. 2 dell'Accordo), che ha avuto luogo il 21 giugno 1999. Questa concerne l'art. 95bis par. 4-6 del regolamento n. 1408/71, il quale, pur non essendo vincolante per la Svizzera (cfr. Allegato II Sezione A cifra 1 adattamento a dell'Accordo), è tuttavia paragonabile all'art. 94 par. 5-7 e all'art. 95 par. 5-7 del regolamento (cfr. in relazione all'art. 94 la sentenza della CGCE del 28 giugno 2001 nella causa C-118/00, Gervais Larsy contro Institut national d'assurances sociales pour travailleurs indépendants [Inasti], Racc. 2001 pag. I-5063 segg., punto 48 in unione con punto 29), e, come i par. 4-7 degli art. 94 e 95, fa riferimento alla formulazione di una richiesta. Stando a tale sentenza, il diritto nazionale interno determina, fatta riserva per i principi di equivalenza e di effettività, se una domanda può essere presentata nell'ambito di una procedura giudiziaria di ricorso oppure se essa, malgrado la procedura pendente, debba essere inoltrata all'amministrazione. In questo modo è pure demandato al diritto nazionale di stabilire se il nuovo ordinamento, successivamente alla sua entrata in vigore, debba essere applicato dal tribunale nella procedura ricorsuale oppure se al riguardo debba essere emanata una nuova decisione amministrativa.