Citation: 4A_499/2020 E. 4.2.2

4.2.2. Riguardo all'autenticità del contratto di cessione di azioni dell'8 gennaio 2008 e della sua dichiarazione del 23 gennaio 2008 (doc. A e B), il ricorrente fa valere una violazione degli art. 157, 164, 178 e 180 CPC, 8 CC, del suo diritto alla " parità ed equità di trattamento" secondo l'art. 29 cpv. 1 Cost., del suo diritto di essere sentito (art. 29 cpv. 2 Cost.), del divieto d'arbitrio secondo art. 9 Cost. e del principio dell'onere della prova (art. 8 CC). Rimprovera in particolare ai giudici cantonali di aver valutato singolarmente i vari elementi emersi dall'istruttoria senza apprezzare "tutti i pezzi del puzzle" nel loro insieme, come imposto dall'art. 157 CPC, e di non essersi chinati sul perché il Pretore avrebbe deciso, "all'ultimo minuto", di rinunciare alla produzione dei documenti in originale, quando d'ufficio aveva deciso di acquisirli agli atti. Che la richiesta di esigere la produzione di un documento originale sia per sua natura "liberamente modificabile in ogni tempo", soggiunge, non basta a giustificare le conclusioni dei giudici di appello. Piuttosto essi avrebbero dovuto verificare se vi erano elementi oggettivi per decidere in quel modo. Il Tribunale di appello avrebbe dovuto considerare il rifiuto indebito dell'opponente di produrre i documenti originali, dopo che ella aveva dichiarato di esserne in possesso. Dando maggior peso agli elementi che, presi singolarmente, andavano a favore della tesi dell'opponente, i giudici cantonali avrebbero leso il diritto alla parità ed equità di trattamento e nel contempo trascurato senza fondato motivo altri mezzi di prova, come ad esempio la sua deposizione e il rifiuto di collaborazione dell'attrice. 4.2.2.1. Nella misura in cui il ricorrente rimprovera genericamente al Tribunale di appello di non aver trattato le sue censure, il ricorso si avvera d'acchito inammissibile, non sviluppando l'insorgente alcuna critica comprensibile al giudizio impugnato. Egli biasima quindi i giudici di appello per aver valutato singolarmente i vari elementi emersi dall'istruttoria (le sue contestazioni in merito all'autenticità dei noti documenti di cessione; deposizioni delle parti, rifiuto indebito di collaborazione dell'attrice, mancata produzione dei documenti originali, testimonianza mai avvenuta dell'avv. G.________) senza apprezzare "tutti i pezzi del puzzle" nel loro insieme. Anche al riguardo, tuttavia, il gravame non ha miglior sorte, in quanto il ricorrente non evidenzia alcun arbitrio nella valutazione delle prove operata dal Tribunale di appello (v. sopra, consid. 4). Per prima cosa, infatti, non espone alcuna critica sull'inammissibilità dei suoi argomenti fondati sul prezzo irrisorio delle azioni e sull'asserita irrazionalità della cessione, giudicati tardivi dai giudici cantonali. In secondo luogo, la conclusione del Tribunale di appello, secondo cui il prezzo concordato e la cessione delle azioni non erano inusuali a fronte del vincolo coniugale tra attrice e convenuto, non presta il fianco a critica. Per tacere che D.________ SA era una società "dormiente" senza reale attività e il ricorrente stesso aveva dichiarato il 10 ottobre 2007, ossia pochi mesi prima della cessione, che il suocero ing. E.________ aveva deciso di intestare il bene immobile a una società costituita a tal fine, le cui azioni sarebbero state detenute dai due figli F.________ e B.________ "in ragio ne ciascuno del 50%" (doc. F). Circostanze, queste, rimaste incontestate. 4.2.2.2. Secondo il ricorrente i giudici di appello avrebbero dovuto interrogarsi sul perché il Pretore avrebbe deciso, "all'ultimo minuto", di rinunciare alla produzione dei documenti in originale, quando d'ufficio aveva deciso di acquisirli agli atti. Intanto, giova rilevare che una disposizione ordinatoria quale è quella che presiede a una richiesta secondo l'art. 180 CPC (cfr. THOMAS WEIBEL, in: Kommentar zur Schweizerischen Zivilprozessordnung, a cura di Sutter-Somm et al., 3aed.2016, n. 9a ad art. 180 CPC), è sempre modificabile (art. 124 CPC; sentenza del Tribunale federale 4A_329/2019 del 25 novembre 2019 consid. 2.2.2). Una parte, poi, non ha un diritto incondizionato all'esibizione dell'originale. Esso è da produrre solo in caso di contestazione dettagliata ("substantiiert") dell'autenticità. La parte deve rendere verosimile dei fatti idonei a far sorgere dubbi sull'autenticità dell'originale o della copia rispettivamente sulla concordanza tra la copia con l'originale. Ad esempio può eccepire che su un documento originale sono stati eseguiti successivamente stralci o aggiunte rilevanti, che sulla copia non sono visibili (ANNETTE DOLGE, in: Basler Kommentar, Schweizerische Zivilprozessordnung, 3aed. 2017, n. 7 ad art. 180 CPC). La presentazione dell'originale può infatti chiarire se ci sono discrepanze tra la copia presentata per prima e l'originale (DTF 143 III453 consid. 3.6 pag. 461; sentenza 5A_467/2014 del 18 dicembre 2014 consid. 2.4). Nella fattispecie, contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente, i giudici cantonali avevano elementi sufficienti per confermare la sentenza del Pretore sull'uso delle copie dei documenti di cessione: in primo luogo, il ricorrente non ha contestato gli accertamenti dei giudici di appello sulla debolezza della sua dichiarazione di non ricordare di aver firmato i documenti e di non averli mai visti, sull'assenza di validi motivi per ammettere una falsificazione da parte dell'opponente quale organo della società, e sul fatto che mai costei aveva riconosciuto il marito quale azionista della società prima dell'insorgere della vertenza (provocata dallo smarrimento del certificato azionario n. 1). In secondo luogo la qualità di azionista dell'opponente è avallata dal libro dei soci del 18 dicembre 2014 della società e dal formulario A del 13 luglio 2016 della Banca H.________, in cui l'opponente e il fratello figurano rispettivamente quali azionisti in ragione del 50 % ciascuno e aventi diritto economico di C.________ SA. In circostanze del genere, non si scorge arbitrio nella valutazione delle prove operata dai giudici cantonali. A maggior ragione se, come in concreto, il teste non svincolato dal ricorrente, l'avv. G.________, avrebbe potuto fornire " informazioni utili a tale riguardo " (circostanza non contestata dal ricorrente), dissipare le asserite contraddizioni dell'opponente e confortare (o smentire) le obiezioni del ricorrente, il quale nella procedura di separazione aveva riconosciuto i redditi mobiliari della moglie quale azionista di C.________ SA. 4.2.2.3. Il ricorrente rimprovera ai giudici cantonali di non aver considerato la dichiarazione dell'opponente di essere in possesso dei documenti originali e ciononostante di non averli esibiti. Certo, se non vi è alcun originale, allora quella parte, che deriva dei diritti dal documento prodotto in copia, sopporta gli svantaggi del valore probatorio minore del documento (cfr. HANS SCHMID, in:Schweizerische Zivilprozessordnung, Kurzkommentar, 2aed. 2014, n. 3 ad art. 180 CPC). E qualora l'originale non fosse in possesso della parte che se ne prevale o non esistesse più, ad esempio perché - come ammesso dal diritto commerciale - l'archivio aziendale è conservato solo in forma digitale, il giudice deve considerare tale circostanza, per quanto possibile, nel contesto della valutazione delle prove (THOMAS WEIBEL, op. cit., n. 8a ad art. 180 CPC). In concreto, nondimeno, emerge che nel suo interrogatorio del 25 febbraio 2019 l'opponente si è espressa in termini prudenti, asserendo che gli " originali dovrebbero essere negli uffici di C.________ SA ". In secondo luogo ella ha spiegato di non aver rinvenuto i documenti presso la sede della società e ha proposto di richiederli presso l'Autorità di prima istanza LAFE e di sentire quale testimone l'avv. G.________. Il ricorrente non l'ha tuttavia svincolato dal segreto professionale e, benché amministratore di fatto della società fino alla separazione coniugale avvenuta a inizio febbraio 2017, non ha fornito indizi sull'esatto luogo di quegli originali. Ciò posto, il rifiuto della moglie di produrre l'originale si riconduce al mancato ritrovamento dei documenti originali, talché la decisione dei giudici cantonali di tutelare la valutazione delle prove operata dal Pretore è sostenibile. Anche al riguardo, dunque, il ricorso è infruttuoso.