Citation: 6B_1397/2020 E. 3.2

3.2. L'autorità cantonale ha ritenuto che la segnaletica stradale fosse conforme alle normative vigenti, segnatamente all'art. 102 cpv. 4 dell'ordinanza del 5 settembre 1979 sulla segnaletica stradale (OSStr; RS 741.21). Questa disposizione non impone infatti necessariamente che i segnali siano illuminati di notte, essendo sufficiente che siano retroriflettenti, come lo erano in concreto. In quanto tali, sono visibili anche di notte, rinviando la luce dei fari anabbaglianti. L'insorgente non contesta tali accertamenti, in particolare il carattere retroriflettente della segnaletica, e ancor meno sostiene che siano stati effettuati in modo arbitrario (v. supra consid. 2.3), ma si limita a ribadire che essa fosse insufficientemente illuminata considerata l'ora. Come rettamente osservato in sede cantonale, il fatto che successivamente ai fatti qui in giudizio la segnaletica sia stata eventualmente modificata con l'aggiunta di segnali luminosi nulla muta in concreto. Ciò infatti non significa che, al momento del rilevamento dell'infrazione in giudizio, essa non fosse conforme alle prescrizioni legali. Non vi sono dunque ragioni per cui al ricorrente non possa essere opposto il limite di velocità oggetto della segnaletica in parola, ricordato peraltro che, quand'anche non siano collocati in modo regolare, i segnali e le demarcazioni devono essere osservati (DTF 128 IV 184 consid. 4.2 e 4.3). Rilevasi vieppiù che, secondo quanto stabilito dall'autorità precedente sulla scorta della documentazione fotografica agli atti, il rilevamento radar è avvenuto unicamente dopo il secondo segnale indicante la "velocità massima 80 km/h", diversi segnali indicanti una prossima soppressione di una corsia, nonché un ulteriore segnale di avvertimento di controlli radar. A ragione quindi, l'autorità cantonale ha osservato che la segnaletica poteva e doveva essere tempestivamente distinguibile per un conducente, prestando la necessaria attenzione alla circolazione. Proprio dalla documentazione fotografica risulta poi che l'apparecchio radar è stato collocato dopo l'avvenuta soppressione di una corsia di marcia (incarto cantonale, atto n. 9.0.02, immagine I), sicché non si scorge come il ricorrente possa affermare essersi trovato, al momento del rilevamento, "su di una strada a due corsie" convinto di essere "in autostrada normalmente". Quanto all'obiezione per cui egli non avrebbe messo in pericolo terze persone, si ribadisce che per realizzare il reato di cui all'art. 90 cpv. 2 LCStr è sufficiente una messa in pericolo astratta accresciuta (v. supra consid. 3; su tale nozione v. DTF 142 IV 93 consid. 3.1) e si evidenzia che l'eccesso di velocità di 49 km/h è stato riscontrato in piena notte e su un tratto con la circolazione limitata a una sola corsia sul quale la velocità massima consentita era di 80 km/h. In concreto non sono peraltro accertate, né avanzate nell'impugnativa, circostanze eccezionali che permetterebbero di negare l'adempimento dell'elemento soggettivo del reato. Fuorviante appare infine il paragone tra l'eccesso di velocità commesso fuori dalle località e quello in autostrada. Nel primo caso infatti l'inosservanza del limite di velocità è oggettivamente grave già a partire da un superamento di 30 km/h, mentre nel secondo solo a partire da 35 km/h. In concreto l'insorgente ha superato di ben 49 km/h il limite di velocità su un tratto di autostrada. Alla luce di quanto esposto, la condanna del ricorrente per titolo di grave infrazione (colposa) alle norme della circolazione giusta l'art. 90 cpv. 2 LCStr non viola il diritto.