Citation: 5A_678/2016 E. 2.4.2

2.4.2. Anche nell'ipotesi dell'art. 122 CC si deve in ogni modo tenere conto dell'eccezione prevista all'art. 123 cpv. 2 CC. Ora, alla luce della predetta giurisprudenza sviluppata in applicazione dell'art. 123 cpv. 2 CC (v. supra consid. 2.1), il fatto che in concreto l'avvenire dell'ex moglie sia economicamente assicurato, poiché possiede sostanza immobiliare e mobiliare ed il suo margine disponibile dopo il pensionamento (fr. 3'440.--) è già il doppio di quello dell'ex marito (fr. 1'700.--), non basta per negarle la ripartizione a metà della previdenza professionale. Quanto alle differenze tra le situazioni economiche delle parti, se dai suesposti elementi accertati dall'autorità inferiore (v. supra consid. 2.2) si può senz'altro osservare un disequilibrio, non si può invece ravvisare una sproporzione tale da giustificare di derogare al principio dell'art. 122 CC. Ciò è del resto riconosciuto dallo stesso Tribunale d'appello, quando conclude affermando che la concessione all'ex moglie della metà degli averi previdenziali accumulati dall'ex marito durante il matrimonio creerebbe una "disparità urtante": il fatto che la divisione possa condurre ad una "disparità urtante" non significa che essa sia "totalmente scioccante, profondamente ingiusta e completamente insostenibile" ai sensi dell'art. 123 cpv. 2 CC. Decidendo malgrado ciò di rifiutare il riparto, i Giudici cantonali sono quindi incorsi in un abuso del loro potere di apprezzamento. Gli argomenti dell'opponente non permettono di inficiare tale conclusione. Con la risposta egli si prevale infatti di circostanze - secondo cui, segnatamente, l'ex moglie avrebbe svolto un'attività indipendente di gestione di immobili, disporrebbe di entrate ancora maggiori di quelle stabilite dal Tribunale d'appello e di un patrimonio "pari ad almeno fr. 4'120'255.70", mentre l'ex marito otterrebbe al pensionamento una rendita AVS di importo inferiore a quello fissato dai Giudici cantonali - che non emergono dall'impugnata sentenza o che la contraddicono, senza preoccuparsi di inserire nel suo allegato (il quale deve soddisfare le stesse esigenze di motivazione imposte al ricorso; v. DTF 140 III 115 consid. 2) una censura di arbitrario accertamento dei fatti. Tali circostanze non possono quindi essere tenute in considerazione ai fini del presente giudizio. Irrilevanti nella questione a sapere se la ripartizione a metà della previdenza professionale contrasti manifestamente con l'equità sono poi le considerazioni dell'opponente secondo cui l'ex moglie avrebbe asseritamente ottenuto cospicui contributi alimentari cautelari attraverso una condotta processuale in mala fede. Dato che la divisione non appare manifestamente iniqua ai sensi dell'art. 123 cpv. 2 CC, la ricorrente ha diritto alla metà dell'avere di vecchiaia di fr. 380'982.25 acquisito dall'opponente durante il matrimonio, ossia fr. 190'491.15.