Citation: 6S.262/2002 17.10.2002 E. 5

Nel caso concreto, è accertato che durante la manovra di svolta a sinistra dell'automobilista Y.________, le due motociclette provenienti in senso contrario, che godevano del diritto di precedenza, sono state ostacolate nella loro marcia; entrambe hanno terminato la loro corsa collidendo con il veicolo non-prioritario, con il conseguente grave ferimento di X.________. L'autorità cantonale ha tuttavia rinunciato ad aprire un procedimento penale nei confronti della conducente dell'automobile. A suo avviso, a quest'ultima non è infatti possibile addebitare alcuna colpa, dal momento che i veicoli prioritari sopraggiungevano ad una velocità talmente elevata ed esorbitante rispetto al limite di velocità in vigore, che il nesso di causalità fra il suo comportamento e il grave ferimento della vittima si è interrotto. In siffatte circostanze, è pertanto opportuno esaminare se l'autorità cantonale abbia a ragione negato l'esistenza di un tale nesso causale, ciò che il ricorrente contesta. 5.1 Esiste un rapporto di causalità naturale tra un evento e un comportamento colpevole, se quest'ultimo ne costituisce la "conditio sine qua non", ossia se non può essere tralasciato senza che pure l'evento verificatosi venga meno; non è tuttavia necessario che esso appaia come la causa unica dell'evento (DTF 115 IV 199 consid. 5b e rinvii). Il rapporto di causalità così delimitato non può essere provato con certezza, un alto grado di verosimiglianza è sufficiente (DTF 122 IV 17 consid. 2c/aa; 121 IV 207 consid. 2a; 118 IV 130 consid. 6a). L'accertamento della causalità naturale è una questione che concerne i fatti e come tale sottratta al potere di esame della Corte di cassazione. Tuttavia, il diritto federale è violato se l'autorità cantonale misconosce il concetto stesso della causalità naturale (DTF 122 IV 17 consid. 2c/aa; 121 IV 207 consid. 2a e rinvii). Data la causalità naturale, è necessario ancora esaminare se è adeguata. Per costante giurisprudenza, il nesso di causalità è adeguato quando il comportamento contrario ai doveri di prudenza è idoneo, secondo l'andamento ordinario delle cose nonché l'esperienza generale della vita, a produrre o a favorire un evento simile a quello in concreto realizzatosi. Tuttavia, la causalità adeguata viene meno, il concatenamento dei fatti perdendo in tal modo la sua rilevanza giuridica, allorché un'altra causa concomitante, quale ad esempio l'atteggiamento della vittima, costituisca una circostanza del tutto eccezionale oppure dipenda da un comportamento talmente straordinario, insensato o stravagante che non potevano essere previsti. L'imprevedibilità dell'atto concomitante non è sufficiente per interrompere il nesso di causalità adeguata. Occorre bensì che quest'atto sia di una gravità tale da imporsi come la causa più probabile ed immediata dell'evento considerato, relegando in secondo piano tutti gli altri fattori, segnatamente il comportamento dell'agente, che hanno contribuito a provocarlo (DTF 127 IV 62 consid. 2d; 126 IV 13 consid. 7a/bb; 122 IV 17 consid. 2c/bb; 121 IV 207 consid. 2a; Bernard Corboz, Les infractions en droit suisse, Vol. I, Berna 2002, n. 14-16 ad art. 111 CP, pagg. 25-26). 5.2 Nella fattispecie l'autorità cantonale ha accertato - in modo vincolante per il Tribunale federale - che l'automobilista ha rallentato prima di compiere la manovra di svolta a sinistra e che si é sincerata della possibilità di compiere tale manovra senza ostacolare i veicoli prioritari sopraggiungenti in senso contrario, a quel momento ancora distanti; in base al menzionato principio dell'affidamento, ella poteva contare sul fatto che, trovandosi all'interno di un abitato in un tratto di strada ove la velocità era limitata a 50 km/orari, non potessero sopraggiungere dei veicoli prioritari a velocità molto superiori a questo limite. I calcoli effettuati dalle autorità cantonali sulla scorta delle tabelle contenute nella Collezione Assista (cf. Collezione Assista, Ginevra 1998, pagg. 428-429 e 432), basati sulle testimonianze rese e sulle misurazioni effettuate dalla polizia, mostrano però che i motociclisti prioritari sopraggiungevano ad una velocità molto superiore al limite consentito, di sicuro oltre i 100 km/orari, e fors'anche vicino ai 180 km/orari; questi calcoli, peraltro pertinentemente esposti nella decisione impugnata e dei quali non vi è motivo di dubitare, appurano che la manovra di svolta a sinistra dell'automobilista poteva essere compiuta senza provocare una collisione e senza nemmeno costringere i veicoli prioritari a frenare di colpo o a compiere una repentina manovra di scanso, ammesso che questi ultimi tenessero un'andatura normale per quel tratto di strada (50 km/orari, come da limite, oppure 70 km/orari). Riferita alla presente circostanza, l'applicazione del principio "in dubio pro reo" impone inoltre di porre alla base del giudizio nei confronti dell'automobilista la versione dei fatti a lei più favorevole, e tener quindi conto, vertendo un'incertezza sull'esatta velocità delle motociclette, della velocità massima stimata. 5.3 Il ricorrente contesta le argomentazioni sulle distanze e le relative velocità esposte nella sentenza impugnata. A suo dire, sia la posizione finale dell'automobile Y.________ - ferma sulla carreggiata di sinistra poco oltre la mezzeria - sia la testimonianza J.________ - che ha dichiarato di aver scorto la scena dall'incidente da una distanza di 150 metri - proverebbero che i motociclisti si trovavano ben più vicini di quel che si è ritenuto quando la manovra di svolta a sinistra è iniziata. In un simile scenario, la colpa dell'accaduto ricadrebbe interamente sull'automobilista, che avrebbe tagliato imprudentemente la strada ai veicoli prioritari sopraggiungenti ad una normale velocità. Così facendo, il ricorrente critica però essenzialmente l'apprezzamento dei fatti e la valutazione delle prove compiuta dalle autorità cantonali; come tali, queste censure sono inammissibili nell'ambito di un ricorso per cassazione. Nella misura in cui la fattispecie descritta nel ricorso si scosta da quella contenuta nella decisione impugnata, le argomentazioni ricorsuali non possono infatti essere prese in considerazione (art. 273 cpv. 1 lett. b PP, DTF 124 IV 262 consid. 1 e rinvii). Giova comunque osservare a questo proposito, che la Corte cantonale ha dimostrato che anche qualora i motociclisti si fossero trovati a soli 150 metri dall'automobile della Y.________ e fossero sopraggiunti ad una velocità di 100 km/orari, ossia al doppio di quella consentita, non vi sarebbe stata collisione alcuna (v. sentenza impugnata, pag. 10 in basso); quanto alla testimonianza J.________ - che aveva stimato la distanza di osservazione dell'incidente in 150 metri - è stato in seguito appurato, tramite precise misurazioni, che dall'inizio del rettilineo al luogo dell'incidente vi sono in realtà 320 metri e che l'inizio della visuale rispetto al punto della collisione è di ben 345 metri. 5.4 Da tutto quanto esposto, se ne deduce che il comportamento da parte del qui ricorrente, oggettivamente insensato, non era prevedibile; l'automobilista, dopo aver rallentato al centro della carreggiata e intenzionata a svoltare a sinistra, non poteva ad ogni modo prevedere che i veicoli scorti in lontananza, all'inizio del rettilineo, avrebbero superato la velocità consentita in tale, eccessiva, misura e che vi sarebbe perciò stato il rischio di una collisione o anche solo di intralciare la loro marcia (DTF 118 IV 277 consid. 5a e b). In simili evenienze, il comportamento del ricorrente è suscettibile di relegare in secondo piano la colpa del conducente dell'automobile (Bussy/Rusconi, op. cit., n. 3.4.6, secondo paragrafo, e n. 3.6.3 "in fine" ad art. 36 LCStr). Ne deriva che, considerando che il nesso di causalità è stato interrotto dalla colpa concomitante e preponderante della vittima, l'autorità cantonale non ha violato il diritto federale.