Citation: 1A.226/2005 24.04.2007 E. 3

3.1 Il ricorrente fa poi valere un'errata interpretazione dell'art. 74a AIMP, poiché è stata ordinata la consegna della somma litigiosa senza l'esistenza di una decisione di confisca. 3.2 L'art. 74a cpv. 1 AIMP dispone che gli oggetti o i beni sequestrati a scopo conservativo possono essere consegnati su domanda dell'autorità estera competente a scopo di confisca o di restituzione agli aventi diritto dopo la chiusura della procedura di assistenza giudiziaria. La consegna può avvenire in ogni stadio del procedimento estero, di regola su decisione passata in giudicato ed esecutiva dello Stato richiedente (cpv. 3; DTF 131 II 169 consid. 6; 123 II 268 consid. 4a, 134 consid. 5c; Robert Zimmermann, La coopération judiciaire internationale en matière pénale, 2a ed., Berna 2004, n. 189/190). L'art. 74a AIMP è una norma potestativa: l'autorità richiesta dispone di un largo margine di apprezzamento per decidere, sulla base di una valutazione coscienziosa dell'insieme delle circostanze, se e a quali condizioni può avvenire la consegna (cfr. DTF 123 II 595 consid. 3 in fine, consid. 4a-c sull'interpretazione di questo articolo, consid. 4d sui lavori preparatori; 115 Ib 517 consid. 7h pag. 540 seg.). 3.3 Nella sentenza del 10 dicembre 2003 il Tribunale federale aveva ritenuto che non si era in presenza di un caso chiaro, né il MPC aveva precisato quali particolarità della fattispecie avrebbero giustificato di derogare alla regola dell'art. 74a cpv. 3 AIMP. Poiché all'autorità estera erano stati trasmessi i documenti bancari del conto sequestrato e il ricorrente era stato condannato con sentenza definitiva, il MPC di per sé ai fini della consegna non poteva limitarsi a riferirsi alla richiesta di sequestro conservativo, ritenuto che la provenienza delittuosa della somma sequestrata non risultava in modo manifesto dalla sentenza di condanna. Non essendo in presenza di un caso chiaro, una consegna immediata, in deroga a quanto fissato dall'art. 74a cpv. 3 AIMP, non poteva, all'epoca, entrare in linea di conto: occorreva richiedere, in applicazione dell'art. 80o AIMP, informazioni complementari all'autorità estera o fissarle un termine per aprire una procedura formale di confisca. L'Alta Corte aveva poi ricordato, che anche la Convenzione sul riciclaggio non obbliga la Svizzera a consegnare beni o valori in assenza di una decisione giudiziaria di confisca resa nello Stato richiedente, anche se può comunque concedere l'assistenza sulla base di sue disposizioni interne più favorevoli, segnatamente sulla base dell'art. 74a AIMP. Era poi stato rilevato, che il chiarimento dell'utilizzazione delittuosa dei beni sequestrati non dev'essere eseguito, di massima, dall'autorità svizzera dell'assistenza, ma deve avvenire nel quadro di un procedimento giudiziario nello Stato richiedente, ove eventuali persone danneggiate possano far valere i loro diritti. Ciò può, ma non deve avvenire necessariamente nell'ambito del procedimento penale principale, bensì, se del caso, al termine di una procedura indipendente di confisca o mediante un decreto di abbandono. È stato quindi deciso, che fino all'emanazione di una siffatta decisione, il sequestro doveva essere mantenuto. Il MPC doveva pertanto invitare lo Stato richiedente a produrre, entro un termine ragionevole, una decisione di confisca o a indicare se la confisca poteva avvenire fondandosi sul giudizio di condanna o, se del caso, ordinare il dissequestro. L'UFG aveva sottolineato che, come ritenuto dall'autorità richiedente, la situazione patrimoniale del ricorrente (conto bancario con un saldo attivo di oltre due milioni di franchi e altri beni) non corrispondeva minimamente ai suoi redditi, che si aggiravano sui 70 milioni di lire italiane: questa circostanza non bastava tuttavia per far concludere sulla manifesta provenienza delittuosa della somma sequestrata (sentenza 1A.125/2003 del 15 luglio 2003 consid. 2.2).