Citation: 1P.133/2003 14.10.2003 E. 3

3.1 Il ricorrente ha fondato il contestato provvedimento sostitutivo sull'art. 29 del regolamento edilizio comunale, secondo cui gli edifici e gli impianti devono essere costruiti a regola d'arte e offrire garanzie di sicurezza e di solidità e essere mantenuti in buono stato (cpv. 1 e 2); se una costruzione costituisce un pericolo per le persone, gli animali o la proprietà altrui a seguito di manutenzione insufficiente, il proprietario può venire obbligato ad adottare le necessarie misure di sicurezza, mentre i ruderi di fabbricati pericolanti devono essere demoliti e spianati, ritenuto che in caso contrario i lavori verranno eseguiti dal comune a spese del proprietario (cpv. 4). A questo riguardo il Tribunale amministrativo ha rilevato che l'adozione di una misura coercitiva quale l'esecuzione surrogatoria è subordinata a precise condizioni: da una parte l'ingiunzione deve fondarsi, di massima, su una base legale e su una decisione cresciuta in giudicato, mentre dall'altra l'Autorità, prima di far capo a questa misura, deve avvisare il renitente imponendogli un ultimo termine perentorio per l'esecuzione. 3.2 Secondo i Giudici cantonali la misura surrogatoria non si fondava su una decisione cresciuta in giudicato. Essi hanno ritenuto infatti che l'apertura, promossa il 31 agosto 2001, dall'avvocato del Comune, della formale procedura di ripristino dello stato legale destava perplessità, visto ch'essa costituisce un atto d'imperio, che può essere emanato soltanto dal Comune; anche lo scritto del 15 febbraio 2002, con cui il legale del Comune assegnava al proprietario un termine per inoltrare la domanda di costruzione comprendente almeno la copertura del tetto, non poteva essere ritenuto, per considerazioni analoghe, una decisione formale, trattandosi di semplice lettera, non corrispondente peraltro a quanto ordinato in seguito. In conclusione i Giudici cantonali hanno stabilito che la decisione di far eseguire d'ufficio i lavori era priva del suo presupposto principale, visto che il consolidamento dell'edificio non era mai stato validamente imposto dall'Autorità comunale. 3.3 Il ricorrente contesta questa tesi e adduce che il legale, quale rappresentante del Comune, era legittimato a impartire istruzioni e ad assegnare termini, anche perentori. Aggiunge che non si potrebbe sostenere l'assenza di una decisione esecutiva, poiché da dieci anni il Comune si è rivolto invano ai comproprietari dello stabile, interpellandoli dodici volte; il Comune rileva che dai suoi scritti risultava l'intenzione di far eseguire i lavori per garantire la sicurezza di persone e cose, minacciata dalle condizioni dello stabile; afferma infine che l'agire dell'Autorità non dovrebbe essere ostacolato da eccessivi formalismi. 3.3.1 Commette un eccesso di formalismo, costitutivo di un diniego formale di giustizia, l'autorità che applica una regola di procedura con rigidità esagerata, ponendo esigenze eccessive, non giustificate da alcun interesse degno di protezione, così da darle un fine in sé, complicando in maniera inammissibile la realizzazione del diritto materiale o ostacolando in modo inammissibile l'accesso ai tribunali. L'eccesso di formalismo vietato dall'art. 29 cpv. 1 Cost. può risiedere sia nella regola di comportamento imposta dal diritto cantonale all'interessato, sia nella sanzione che vi è collegata (DTF 127 I 31 consid. 2a/bb, 125 I 166 consid. 3, 121 I 177 consid. 2b/aa e rinvii; Jörg Paul Müller, Grundrechte in der Schweiz, 3a ed., Berna 1999, pag. 500 segg.). Tuttavia, non ogni applicazione rigorosa e severa di norme cantonali o comunali costituisce un formalismo eccessivo, ma soltanto una esagerata rigidità, che non abbia un'intrinseca giustificazione e sfoci nell'impedimento della realizzazione del diritto materiale (Karl Spühler, Die Praxis der staatsrechtlichen Beschwerde, Berna 1994, pag. 129 n. 408 seg.). Il divieto del formalismo eccessivo, in quanto sanzioni un comportamento riprovevole dell'autorità nei rapporti con gli amministrati, persegue gli stessi scopi del principio della buona fede, disciplinato dall'art. 9 Cost.; il Tribunale federale esamina liberamente questa censura (DTF 121 I 177 consid. 2b/aa). 3.3.2 In quanto si limita a definire arbitraria la decisione impugnata, a contrapporre il proprio punto di vista a quello ritenuto dai giudici cantonali, e a insistere sul perdurante stato di abbandono dello stabile, il ricorrente non dimostra ch'essa sarebbe insostenibile. Del resto, l'impugnato giudizio è conforme alla giurisprudenza e alla dottrina (DTF 105 Ib 343 consid. 4b; Christine Ackermann Schwendener, Die klassische Ersatzvornahme als Vollstreckungsmittel des Verwaltungsrechts, tesi, Zurigo, 2000, pag. 42 segg.; Marcel Ogg, Die verwaltungsrechtlichen Sanktionen und ihre Rechtsgrundlagen, tesi, Zurigo 2002, pag. 16 segg., 52 segg.; Balthasar Heer, Die Ersatzvornahme als verwaltungsrechtliche Sanktion, tesi Zurigo, San Gallo 1975, pag. 84 segg.).