Citation: 4A_200/2010 26.07.2010 E. 7

Controversa è la questione di sapere se, nel caso concreto, vi sia un "nesso causale psicologico" tra l'attività della mediatrice e la stipulazione del contratto di compravendita del 26 gennaio 2007 con l'architetto G.________, che non è la persona indicata dalla mediatrice bensì un terzo. 7.1 In linea di principio, l'esistenza di un nesso giuridicamente rilevante viene negata quando il contratto non viene concluso con la persona segnalata dal mediatore, bensì da un terzo; in una simile evenienza non si può infatti, di regola, sostenere che l'attività del mediatore abbia influito attivamente sulla formazione della volontà dell'acquirente finale. Ciò vale, di per sé, anche nel caso in cui sia stata la persona indicata dal mediatore a indurre il terzo a concludere il contratto. Possono tuttavia verificarsi delle situazioni in cui l'esistenza del nesso causale deve ciononostante venir ammessa, in particolare qualora fra il terzo e la persona indicata dal mediatore vi sia una relazione economica o personale così intensa - quale ad esempio uno stretto legame di parentela - da poterli considerare un tutt'uno (sentenza 4A_155/2008 del 24 aprile 2008 consid. 3.1 con rinvii). 7.2 L'onere di provare l'esistenza di un nesso causale psicologico incombe al mediatore. La giurisprudenza gli concede tuttavia un alleggerimento probatorio nel senso che, se dimostra di aver compiuto degli sforzi oggettivamente idonei a favorire la conclusione del contratto che è poi stato stipulato, il nesso causale viene presunto, fatto salvo il caso in cui dalle circostanze del caso concreto risulti il contrario (sentenza 4C.259/2005 del 14 dicembre 2005 consid. 2 in SJ 2006 I 216).