Citation: 1C_613/2023 E. 4

I ricorrenti sostengono che la decisione di sottoporre la modifica in esame al RFO violerebbe i principi stabiliti dalla giurisprudenza del Tribunale federale in materia di spese vincolate e nuove. Sottolineano che solo l'art. 11 della modifica concernerebbe aspetti finanziari. Ne segue che, per rapporto al RFO, le altre norme oggetto della modifica in questione non devono essere esaminate poiché esulano dall'oggetto del litigio. Nella risposta il Gran Consiglio precisa che il concetto di "atto del Parlamento comportante una spesa" non include soltanto atti specifici e particolari implicanti nuove spese, bensì anche l'adozione e le modifiche di leggi e decreti legislativi di carattere obbligatorio, che hanno quale conseguenza di generare una nuova spesa. Spiega poi perché, sebbene i lavori commissionali e le discussioni parlamentari non chiariscano il motivo per cui l'art. 42a Cost./TI non riprenda espressamente anche i termini "leggi e decreti", oltre a quello di "atto", non sussistano dubbi sul fatto che la volontà del legislatore fosse di concretare, in applicazione del principio "in dubio pro populo", gli intendimenti iniziali di chi aveva sottoscritto la citata iniziativa popolare. Quest'ultima chiedeva di sottoporre al voto popolare obbligatorio nuove leggi e decreti legislativi a carattere obbligatorio generale e le loro modifiche che generano una nuova spesa o aumenti di spese esistenti che superano un determinato limite (FU 25/2017 del 28 marzo 2017 pag. 2589). Ne conclude che la norma dev'essere interpretata nel senso che oggetto del referendum non è la spesa stessa, bensì l'atto in base al quale la spesa dev'essere effettuata. I ricorrenti non criticano questa conclusione, e la condividono.