Citation: 5P.180/2000 29.06.2000 E. 2

2.- In conformità dell'art. 90 cpv. 1 lett. b OG il ricorso di diritto pubblico deve contenere l'esposizione dei fatti essenziali e quella concisa dei diritti costituzionali o delle norme giuridiche che si pretendono violati, precisando in che consista tale violazione. Il gravame fondato sull'art. 9 Cost. , come quello in esame, non può inoltre essere sorretto da argomentazioni con cui il ricorrente si limita a contrapporre il suo parere a quello dell'autorità, come se il Tribunale federale fosse una superiore giurisdizione di appello a cui compete di rivedere liberamente il fatto e il diritto e di ricercare la corretta applicazione delle normative invocate. L'arbitrio non si realizza già qualora la situazione proposta con il ricorso possa apparire altrettanto sostenibile o addirittura migliore rispetto a quella contestata. Per richiamarsi con successo all'arbitrio, il ricorrente deve invece dimostrare - con un'argomentazione precisa - che l'autorità cantonale ha emanato una decisione manifestamente insostenibile, destituita di fondamento serio e oggettivo o in urto palese con il senso di giustizia ed equità (DTF 125 I 166 consid. 2a; 124 V 137 consid. 2b). Nel caso specifico l'ammissibilità del gravame appare già di primo acchito e alla luce dei requisiti posti dall'art. 90 OG assai dubbia. Le ricorrenti infatti si dilungano in considerazioni generiche che dovrebbero fare apparire erronea la sentenza cantonale senza spiegare perché il giudizio impugnato sarebbe arbitrario. In particolare, costituisce critica appellatoria, che ampiamente non adempie i requisiti per la motivazione dell'arbitrio, l'argomentazione secondo cui le ricorrenti sono "di tutt'altro avviso" rispetto ai giudici cantonali, i quali si sono ispirati alla giurisprudenza istauratasi attorno ai casi di suicidio di degenti in case di cura: essi avrebbero invece dovuto ritenere che gli agenti di custodia di un carcere, privi della necessaria preparazione, non sono in grado di riconoscere intenzioni suicide dei detenuti e devono pertanto chiedere assistenza medica di fronte a qualsiasi comportamento anomalo del detenuto. La motivazione del giudizio impugnato, secondo il quale la giurisprudenza per le case di cura in punto alle esigenze poste al personale sanitario va semmai mitigata, perché la preparazione e le attitudini degli agenti di custodia non sono pari a quelle dei medici e del personale infermieristico, non solo non appare arbitraria, ossia manifestamente insostenibile, ma addirittura sembra reggere anche a un libero esame. Nulla ad ogni buon conto adducono le ricorrenti che possa far anche solo apparire arbitrario tale modo di vedere.