Citation: 2C_950/2018 E. 3.3

3.3. La ricorrente fonda sostanzialmente il suo gravame sulla tesi secondo cui il certificato doganale allestito nel sistema informatico "NCTS" non costituirebbe una decisione impugnabile. Sostiene che dal contenuto di tale atto in concreto, essa non avrebbe potuto avvedersi di una simile natura giuridica. La questione di sapere se il certificato doganale rilasciato nel sistema informatico "NCTS" rivesta o meno il carattere giuridico di decisione può tuttavia rimanere indecisa. Come visto, il certificato doganale costituisce l'accettazione della dichiarazione doganale ed è in ogni caso vincolante per la persona soggetta all'obbligo di dichiarazione (art. 33 cpv. 1 LD). Ciò vale anche quando la dichiarazione è presentata elettronicamente (art. 28 cpv. 1 lett. a LD in relazione con gli art. 6 cpv. 2 lett. a e 16 dell'ordinanza dell'AFD sulle dogane, del 4 aprile 2007 [OD-AFD; RS 631.013]). Tale dichiarazione è il fondamento dell'imposizione (art. 18 cpv. 1 LD) e nell'ambito di una procedura svolta per via elettronica, che si fonda principalmente o esclusivamente sulle indicazioni fornite dalla persona soggetta all'obbligo di dichiarazione, a quest'ultima spetta un obbligo di diligenza accresciuto (DTF 143 II 646 consid. 3.3.3 pag. 657; 142 II 433 consid. 3.2.6 pag. 439). Nella fattispecie, la ricorrente è un'impresa attiva nel ramo dei trasporti e delle spedizioni internazionali di ogni genere e dispone di personale specializzato per svolgere le procedure doganali. L'importanza della dichiarazione doganale eseguita elettronicamente da un suo operatore il 10 febbraio 2015 le era quindi nota. Il relativo "certificato doganale d'esportazione", esplicitamente definito come tale nell'intestazione del documento, è stato allestito dall'Ufficio doganale il 16 febbraio 2015. La ricorrente riconosce di avere constatato soltanto il 12 maggio 2015, in occasione di una verifica interna, l'errore di codificazione in cui il suo dipendente sarebbe incorso compilando la dichiarazione doganale. Ha quindi presentato solo in quel momento la domanda di rettifica. È incontestato che il 12 maggio 2015 la merce non era più sotto la custodia dell'AFD da oltre 30 giorni, sicché una rettifica della dichiarazione doganale ai sensi dell'art. 34 LD era tardiva e di conseguenza inammissibile. La questione di sapere se il certificato doganale deve essere considerato alla stregua di una decisione non è decisiva, poiché, ad ogni modo, la ricorrente, cognita delle procedure doganali, non poteva in buona fede ritenere di poterlo rimettere in discussione in qualsiasi momento, segnatamente mediante una domanda di rettifica presentata dopo tre mesi dall'inoltro della dichiarazione doganale. Nelle esposte condizioni, è determinante il fatto che l'accettazione della dichiarazione doganale aveva carattere vincolante e che la ricorrente avrebbe dovuto agire con la tempestività che le concrete circostanze permettevano e imponevano, verificando per tempo la correttezza della dichiarazione accettata dall'autorità. Presentata il 12 maggio 2015, la domanda di rettifica era tardiva e non poteva pertanto essere esaminata nel merito.