Citation: 1C_572/2023 E. 2.2.2

2.2.2. Con questi rilievi generici ed appellatori i ricorrenti non dimostrano che le conclusioni dei giudici cantonali, fondate peraltro correttamente sulla richiamata prassi, sarebbero addirittura insostenibili e quindi arbitrarie (DTF 146 IV 88 consid. 1.3.1). Le critiche ricorsuali non dimostrano neppure che l'interpretazione e l'applicazione dall'art. 38a cpv. 1 LE sarebbero manifestamente contrarie al loro senso e scopo e quindi arbitrarie (DTF 149 IV 105 consid. 3.4; 148 II 444 consid. 5.2; 148 II 299 consid. 7.1), essendo peraltro corrette. Il fatto che le conclusioni poste a fondamento del giudizio impugnato, fondate per di più su valutazioni condivisibili, non concordino con quelle ricorsuali non ne dimostra l'arbitrarietà (DTF 144 II 281 consid. 3.6.2). L'art. 38a cpv. 1 LE poteva senza arbitrio alcuno essere interpretato in modo da considerare inammissibile il trasferimento delle quantità edificatorie tra i fondi www (+ 80 m2 di SUL) e xxx (+ 32 m2 di SUL). La norma è infatti chiara, e il suo senso è preciso (sui criteri interpretativi vedi DTF 149 III 242 consid. 5.1; 149 IV 105 consid. 3.4). Che i fondi siano collocati in zone differenti di piano regolatore, sebbene con parametri analoghi ad eccezione di quelli riferiti all'indice di sfruttamento, non è contestato. Esigendo che il trasferimento degli indici si possa attuare solo tra fondi siti nella stessa zona d'utilizzazione, negandolo quindi nella fattispecie per la zona R2, e perché la distanza tra i due fondi, per quanto attiene il trasferimento dal mappale www, è da ritenersi eccessiva, frapponendosi peraltro anche la particella edificata sss e una strada di servizio, mentre per quanto riferito al mappale zzz, il trasferimento avrebbe incrementato in maniera eccessiva le quantità edificatorie realizzabili nella porzione soggetta ai parametri della zona R2a, la Corte cantonale ha applicato correttamente e senza incorrere nell'arbitrio la norma suesposta, rispettandone la portata e non travisandone il senso (sulla "ratio legis" nel quadro dell'interpretazione di una norma vedi DTF 149 II 281 consid. 4.5.1). Il Tribunale federale ha d'altro canto costantemente ritenuto inammissibile il trasferimento di indici da una determinata zona a un'altra zona disciplinata da norme d'utilizzazione differenti, e ciò indipendentemente dal fatto che il confine tra le zone corra lungo quello del mappale o lo attraversi (sentenze 1C_82/2020 del 21 ottobre 2020 consid. 3.5 e 1P.256/2006 del 18 luglio 2006 consid. 2.5, apparsa in: ZBl 108/2007 pag. 446; vedi anche DTF 119 Ia 113 consid. 3c; 109 Ia 188 consid. 3). Se si ammettesse infatti il trasferimento in simili situazioni, verrebbe indubbiamente introdotta, lungo il confine interzonale, una fascia irregolare e non determinata dalle scelte pianificatorie del legislatore. Un simile risultato sarebbe palesemente incompatibile con le finalità di un'ordinata pianificazione (DTF 119 Ia 113 consid. 3c; 109 Ia 188 consid. 3; sentenza 1C_82/2020, citata, consid. 3.5). A tal riguardo, la Corte cantonale ha inoltre rettamente determinato che l'art. 45 NAPR, che permette di scostarsi dalla regola generale, per cui, se un fondo si estende su due zone differenti, deve soddisfare le disposizioni relative a ciascuna zona, non essendo infatti di principio possibile applicare le disposizioni della zona più favorevole al proprietario dell'intera superficie del fondo, introduce in concreto una facoltà di deroga limitatamente al parametro edificatorio dell'altezza ma non dell'indice di sfruttamento e quello di occupazione. A giusto titolo i giudici cantonali hanno pertanto ritenuto che l'indice di sfruttamento e quello di occupazione riferiti al mappale qqq, pur potendo essere distribuiti sull'intera superficie del fondo, restano calcolati in modo proporzionale alle rispettive superfici edificabili (cfr. CHRISTOPH FRITZSCHE/PETER BÖSCH/THOMAS WIPF/DANIEL KUNZ, Zürcher Planungs- und Baurecht, vol. 2, 6a ed. 2019, pag. 921 segg.).