Citation: 5A_807/2013 E. 3.1

3.1. Secondo l'art. 13 cpv. 1 lett. a seconda parte CArap, tuttavia, l'autorità giudiziaria o amministrativa dello Stato richiesto non è tenuta ad ordinare il ritorno del minore qualora la persona, l'istituzione o l'ente che vi si oppone accerti che la persona, l'istituzione o l'ente che aveva cura del minore aveva acconsentito o ha assentito a posteriori al trasferimento o al mancato ritorno. La giurisprudenza del Tribunale federale ha stabilito che in tale ambito occorre applicare criteri rigorosi e che l'onere della prova è a carico del genitore rapitore. Egli deve rendere verosimili gli elementi fattuali che vanno sussunti nell'art. 13 cpv. 1 lett. a seconda parte CArap e deve stabilire l'esistenza di un chiaro consenso o assenso a posteriori (esplicito o per atti concludenti) del genitore richiedente. Sapere se gli elementi fattuali sono stati resi verosimili è una questione di fatto che il Tribunale federale può rivedere solo sotto il ristretto profilo dell'arbitrio, mentre sapere se da tali fatti possa essere dedotto un chiaro consenso o assenso a posteriori (esplicito o per atti concludenti) è una questione di diritto che il Tribunale federale esamina liberamente (sentenze 5A_504/2013 del 5 agosto 2013 consid. 3.1 con rinvio; 5A_520/2010 del 31 agosto 2010 consid. 3). Il Tribunale d'appello ha stabilito che il padre si è limitato ad acconsentire alla vacanza negli Stati Uniti e che, sebbene egli abbia avviato la procedura per chiedere il rientro della figlia soltanto diversi mesi dopo la sua partenza, non è stato in alcun modo provato che abbia dato il suo consenso ad un suo trasferimento definitivo all'estero. La ricorrente sostiene che la Corte cantonale avrebbe accertato i fatti in modo manifestamente inesatto, omettendo di prendere in considerazione due messaggi scritti dall'opponente nel novembre e nel dicembre 2011 che dimostrerebbero il suo accordo alla partenza definitiva della madre per gli Stati Uniti. Così facendo la ricorrente si limita però ad inammissibilmente proporre una sua lettura appellatoria di alcuni documenti agli atti, del tutto inidonea a far apparire arbitrario l'accertamento dei fatti operato dal Tribunale d'appello: ciò che andava stabilita era infatti l'esistenza di un chiaro consenso del padre alla partenza definitiva della figlia, e non della madre. La censura si appalesa perciò manifestamente infondata nella misura della sua ammissibilità. La ricorrente afferma inoltre che il padre avrebbe aspettato sei mesi (vale a dire fino a novembre 2012) per avviare una formale procedura internazionale, dopo che con sentenza 14 maggio 2012 un giudice della High Court of Justice of England and Wales (Family Division) ha respinto una sua istanza cautelare volta ad ottenere il rientro della figlia nel Regno Unito. Con la sua inattività egli avrebbe quindi "implicitamente confermato" di non aver nulla in contrario al fatto che la figlia soggiornasse con la madre in Svizzera. La tesi ricorsuale si appalesa tuttavia manifestamente infondata: come emerge chiaramente dagli atti, infatti, già con istanza 7 giugno 2012 il padre ha presentato all'Autorità centrale per l'Inghilterra ed il Galles una domanda di ritorno della minore ai sensi della CArap.