Citation: 4C.176/2006 27.10.2006 E. 5

A differenza del giudice di primo grado la massima istanza ticinese, esaminate le tavole processuali, è giunta alla conclusione che, in concreto, la disdetta - notificata all'attrice a seguito del suo rifiuto di accettare le nuove condizioni di salario e di lavoro proposte dalla convenuta - dev'essere considerata abusiva ai sensi dell'art. 336 CO. 5.1 In primo luogo perché si tratta di una misura di ritorsione, significata perché l'attrice, un paio di mesi prima, aveva fatto valere in buona fede pretese derivanti dal rapporto di lavoro (art. 336 cpv. 1 lett. d CO) - allorquando aveva chiesto di venir reintegrata nel suo salario e nelle responsabilità e competenze che aveva nel 1996 - rispettivamente per vanificare l'insorgere di pretese derivanti dal rapporto di lavoro (art. 336 cpv. 1 lett. c CO). Secondariamente perché, invece di prevederne l'entrata in vigore alla scadenza del termine di disdetta di tre mesi, le modifiche contrattuali erano state comunicate con effetto immediato o retroattivo, così che di fatto si trattava di una disdetta sotto riserva di modifica impropria (Unechte Änderungskündigung). Abbondanzialmente i giudici hanno da ultimo osservato che il licenziamento avrebbe in ogni caso dovuto venir dichiarato abusivo perché, anche se la decisione di ridefinire la posizione dell'attrice andava effettivamente ricondotta a una scelta strategica della nuova dirigenza e quindi a ragioni aziendali, le modifiche contrattuali a lei proposte non erano né eque né ragionevoli. Nel caso dell'attrice - alla quale non era nemmeno possibile rimproverare un granché a livello professionale - la Corte cantonale ha giudicato eccessivo e non giustificabile il significativo ridimensionamento delle sue funzioni (con una evidente diminuzione del prestigio all'interno della convenuta, specie di fronte ai dipendenti) combinato con la massiccia riduzione della sua remunerazione (di oltre fr. 35'000.-- annui). 5.2 Tenuto conto di quanto appena esposto, della durata del rapporto contrattuale, della sostanziale assenza di colpe a carico dell'attrice, del fatto che oltretutto essa era stata oggetto di un comportamento ingiustificatamente critico da parte del direttore generale, nonché delle ripercussioni della situazione professionale sulla sua salute, l'autorità cantonale ha deciso di condannare la convenuta al versamento di fr. 50'000.-- a titolo di indennità per licenziamento abusivo giusta l'art. 336a CO. 5.3 Dinanzi al Tribunale federale la convenuta contesta la conclusione dei giudici ticinesi, ma non si avvede che - nonostante il richiamo formale agli art. 336 e 336a CO - i suoi argomenti riguardano pressoché esclusivamente e inammissibilmente questioni di fatto accertate in maniera vincolante in sede cantonale (cfr. quanto già esposto al consid. 1). Ciò vale, in particolare, laddove sostiene che la ridefinizione del ruolo dell'attrice nella nuova struttura non implicava, in sostanza, nessuna modifica essenziale della sua posizione, così come quando pretende che la riduzione del salario sarebbe stata accettata dall'attrice, questione che verrà ripresa nel considerando 6. Manifestamente infondata è invece la tesi per cui il carattere ritorsivo di una disdetta dipenderebbe dal fondamento delle pretese avanzate dal dipendente. L'art. 336 cpv. 1 lett. d CO, che considera una disdetta abusiva se data perché il lavoratore ha fatto valere in buona fede pretese derivanti dal rapporto di lavoro, non presuppone infatti che tali pretese fossero realmente giustificate; basta che il lavoratore le abbia fatte valere in buona fede (sentenza del 9 luglio 2002 nella causa 4C.10/2002, consid. 3.2, pubblicata in: Pra 2003 n. 52 pag. 260).