Citation: 5A_369/2013 E. 3.2.2

3.2.2. Fintanto che non è cancellata la servitù esiste (sentenza C.216/1980 del 18 dicembre 1980 consid. 4b, in RNRF 64/1983 pag. 113). In applicazione dell'art. 737 cpv. 1 CC, l'avente diritto può fare tutto ciò che è necessario per la sua conservazione e per il suo esercizio, segnatamente proteggendola mediante la cosiddetta azione confessoria (v. DTF 115 IV 26 consid. 3a; 95 II 14 consid. 3; Paul-Henri Steinauer, Les droits réels, vol. II, 4a ed. 2012, n. 2304 e 2306; Etienne Petitpierre, in Basler Kommentar, Zivilgesetzbuch, vol. II, 4a ed. 2011, n. 11 ad art. 737 CC). L'art. 737 cpv. 2 CC precisa che l'avente diritto è però tenuto ad usare del suo diritto con ogni possibile riguardo. Quest'ultima disposizione non limita tuttavia il diritto in quanto tale, ma unicamente le forme abusive del suo esercizio (DTF 137 III 145 consid. 5.5; 113 II 151 consid. 4; sentenza 5C.232/2003 del 2 marzo 2004 consid. 5.3, non pubblicato in DTF 130 III 306; Paul-Henri Steinauer, op. cit., n. 2281a; Etienne Petitpierre, op. cit., n. 7 segg. ad art. 737 CC; Peter Liver, Zürcher Kommentar, 2a ed. 1980, n. 45 seg. ad art. 737 CC; Hans Leemann, Berner Kommentar, 1925, n. 6 ad art. 737 CC). Colui che chiede la rimozione di costruzioni che violano la servitù di cui è beneficiario - come nel caso concreto - non agisce quindi in modo abusivo (DTF 137 III 145 consid. 5.5; Paul-Henri Steinauer, op. cit., n. 2281a). Anche la tesi dell'esercizio abusivo della servitù non potrebbe pertanto essere accolta.