Citation: I 915/05 12.06.2006 E. 3

I giudici di prime cure hanno considerato non causare i disturbi lamentati dall'interessato incapacità di lavoro di grado tale da determinare invalidità giustificante il diritto a una rendita superiore a quella assegnata. Essi, ricordato come l'insorgente fosse portatore di esiti di lesione posttraumatica del nervo facciale subita nel giugno 1993 con fratture della base cranica a sinistra, paresi facciale e sordità a sinistra, hanno, sulla base degli atti medici contenuti nell'inserto di causa, vagliato le ripercussioni dei singoli disturbi sull'abilità dell'esaminato, concludendo che le medesime nel periodo trascorso tra il momento dell'assegnazione della rendita e quello della procedura di revisione non si erano aggravate. Per quanto attiene all'occhio sinistro, già dopo l'infortunio vi era stato un miglioramento, con il raggiungimento della chiusura palpebrale completa, il fatto che il paziente fosse costretto ad utilizzare colliri e pomate lubrificanti non compromettendo in alcun modo l'esercizio di un'attività lucrativa. L'iposmia e la diminuzione del gusto non erano peggiorate e non cagionavano alcuna inabilità. Per quanto atteneva all'udito, esso era migliorato dopo un intervento effettuato all'orecchio sinistro e, sebbene restasse sensibilmente limitato, non esistevano indizi di un successivo peggioramento. Un deficit dal punto di vista cognitivo in seguito a disfunzione cerebrale posttraumatica, da parte delle strutture fronto-basali e medio-temporali, era già citato in un rapporto del 1995 dell'Ospedale universitario X.________. I disturbi dell'equilibrio con capogiri mal sistematizzati erano già descritti dall'interessato nel 1994, ma essi, pur ritenuti probabili, non erano mai stati oggettivati, motivo del resto per il quale si era escluso che l'interessato potesse riprendere un'attività con rilevante rischio di caduta. Per quanto riguarda la nausea e i dolori di testa, l'assicurato affermava che essi disturbi erano sopportabili, fermo restando che in caso di un eventuale peggioramento si sarebbe reso necessario un trattamento farmacologico. Dal punto di vista prettamente neurologico i reperti oggettivabili dell'esame clinico erano sovrapponibili a quanto descritto nel 1994. Relativamente ai dolori ortopedici lamentati, infine, essi non erano suffragati da reperti oggettivi. Né per i giudici commissionali decisivi erano i pareri dei medici curanti consultati dall'assicurato in Italia, i quali descrivevano un quadro valetudinario piuttosto compromesso: in sostanza essi non facevano che esprimere una differente valutazione di una situazione valetudinaria rimasta sostanzialmente immutata. Dato quanto precede, per i primi giudici, si doveva concludere, come al momento del riconoscimento della mezza rendita, essere l'insorgente in grado di svolgere la pregressa attività di idraulico/montatore di impianti sanitari nella misura del 100% con rendimento del 50%, ripartendo il suo lavoro sull'arco dell'intera giornata ed evitando i compiti comportanti un rischio di caduta e facendo pause più frequenti rispetto a un operaio della sua stessa categoria. Nemmeno si giustificava l'allestimento di esami completivi, aperta rimanendo per l'interessato comunque la possibilità di presentare una domanda di revisione in caso di peggioramento, documentato, della situazione.