Citation: H 208/00 28.04.2003 E. 7

Nel merito, si tratta ora di esaminare se M.________ sia da considerare responsabile giusta l'art. 52 LAVS per il mancato pagamento dei contributi alle assicurazioni sociali. 7.1 Nei considerandi del querelato giudizio, cui si rinvia, la Corte cantonale ha già correttamente rilevato come il datore di lavoro sia tenuto al pagamento regolare dei contributi sociali e come, in caso di mancato versamento dei medesimi per intenzionalità o per grave negligenza, possano essere chiamati a rispondere del danno, a titolo sussidiario, anche gli organi della società anonima, precisando quali siano le norme legali e i principi di giurisprudenza applicabili in concreto. Ai sensi della giurisprudenza si deve ammettere negligenza grave del datore di lavoro quando questi abbia trascurato di fare quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevole posta nella stessa situazione. La misura della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di lavoro della stessa categoria di quella cui appartiene l'interessato (DTF 112 V 159 consid. 4). Occorre però esaminare se speciali circostanze legittimassero il datore di lavoro a non versare i contributi o potessero scusarlo dal procedervi (DTF 108 V 186 consid. 1b e 193 consid. 2b; cfr. pure DTF 121 V 244 consid. 4b). L'obbligo del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi prova motivi di giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b). 7.2 L'insorgente contesta le conclusioni del Tribunale cantonale e invoca tutta una serie di motivi che, comunque, non concretizzano qualsivoglia giustificazione o discolpa atta a scagionarlo delle proprie responsabilità nel senso della giurisprudenza. In particolare egli sostiene di essere entrato a far parte del consiglio di amministrazione della A.________SA esclusivamente a titolo onorifico e senza percepire alcuna indennità, che inoltre D.________ gli avrebbe garantito che non sarebbe mai incorso in nessun tipo di responsabilità e che, infine, era quest'ultimo ad occuparsi - assieme alla propria famiglia - della gestione materiale della società, ritenuto che inizialmente ne era l'azionista di riferimento e in seguito l'azionista assoluto, per cui godeva di potere decisionale autonomo. Il ricorrente precisa poi di non aver mai esercitato nessuna mansione effettiva in seno alla società, né avrebbe d'altronde potuto farlo perché, oltre a non poter personalmente interagire con la Banca al fine di ordinare il versamento dei contributi senza l'ausilio di un altro membro del consiglio di amministrazione, si scoprì che la A.________SA era totalmente sprovvista di liquidità. Egli assevera pure di aver chiesto a D.________, in ripetute occasioni, informazioni sull'andamento della società nonché la possibilità di visionare i bilanci e i rendiconti, ricevendo però risposte evasive dall'interessato che egli ha ritenuto comunque plausibili e non preoccupanti dal momento che conosceva personalmente D.________ quale persona di integra moralità ed onestà. Conclude asserendo che, venuto a conoscenza del mancato pagamento dei contributi paritetici, ha subito sollecitato D.________ affinché vi provvedesse. Resosi conto della reale situazione finanziaria della società, il 4 aprile 1996 avrebbe immediatamente dato le dimissioni dal consiglio di amministrazione. 7.2.1 M.________ ha dimostrato di non avere corretta nozione dell'azione di responsabilità giusta l'art. 52 LAVS, atteso che in sostanza si limita a sviluppare argomentazioni speciose, del tutto ininfluenti in questa sede, misconoscendo la natura dell'istituto e i doveri che incombono ad un membro del consiglio di amministrazione di una società anonima nell'ambito del prelievo e del versamento dei contributi alle assicurazioni sociali, tanto più che la ditta aveva alle sue dipendenze oltre 100 persone. L'interessato incentra il suo ragionamento sul ruolo dominante svolto da D.________ asserendo che quest'ultimo gli avrebbe scientemente e volontariamente sottaciuto la reale situazione finanziaria e debitoria della società, facendo leva sul rapporto d'amicizia esistente fra di loro e impedendogli di effettuare i dettagliati controlli. L'argomento di aver richiesto i bilanci e i rendiconti e di aver sollecitato D.________ a pagare i contributi sociali scoperti non giova ad M.________. Accettando a partire dal 3 giugno 1991 il mandato di membro del consiglio di amministrazione della A.________SA, egli si è assunto anche gli oneri connessi a tale funzione. Non va dimenticato che il ricorrente faceva pure parte di altre società di D.________ e che dunque, se solo avesse fatto uso della diligenza che incombe a chi svolge funzioni societarie ancorché meramente formali, poteva o doveva sapere almeno a partire dall'aprile 1995 - quando per decisione pretorile venne fatto ordine al consiglio d'amministrazione della A.________SA di convocare entro la fine del mese di giugno l'assemblea generale degli azionisti e di depositare presso la sede della società 20 giorni prima di questa data i rapporti di gestione e le relazioni dei revisori per gli esercizi 1992, 93 e 94 - che le società di D.________ avevano o potevano avere qualche difficoltà finanziaria, atteso che quest'ultimo non convocava mai le assemblee generali delle diverse società. L'essersi fidato di risposte rassicuranti da parte del deus ex machina della A.________SA, senza esigere da questi di poter vedere e controllare la gestione contabile della ditta, significa che di fatto egli si era totalmente disinteressato della società, omettendo pertanto di vigilare sull'operato di D.________ - così come richiesto ad un membro del consiglio d'amministrazione di una società anonima - malgrado i segnali negativi che gli erano pervenuti in merito al comportamento di quest'ultimo e nonostante fosse a tutti noto che negli anni novanta il settore edilizio nel Cantone Ticino era fortemente in crisi. Questa Corte, ancora di recente, ha ribadito quali sono gli obblighi del consigliere di amministrazione di una società anonima che non si occupa della gestione degli affari e rammentato che in siffatta evenienza all'interessato incombe il compito di esaminare l'attività dei dirigenti e di orientarsi costantemente sull'andamento degli affari, in particolare in relazione alle questioni contributive (SVR 2001 AHV n. 15 pag. 51 seg.). Così, l'organo di una società anonima deve prestare attenzione particolare alla scelta della persona cui viene affidata la gestione degli affari importanti della ditta (cura in eligendo), alle istruzioni che egli dà (cura in instruendo) e alla sorveglianza (cura in custodiendo). Segnatamente è suo preciso dovere vigilare e attivarsi di conseguenza affinché i contributi vengano regolarmente versati (DTF 108 V 202 consid. 3a; RCC 1992 pag. 268 consid. 4b). Attendere fino all'aprile 1996 prima di inoltrare le dimissioni - benché ad M.________ fosse impossibile controllare, a suo dire, la gestione della società - è costitutivo di una chiara mancanza di diligenza nello svolgimento delle mansioni societarie. In sostanza, il disinteresse e l'inattività dell'interessato, che ha omesso di compiere quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevole nell'ambito delle incombenze oggettive riconducibili alla funzione di membro del consiglio di amministrazione e che non può d'altra parte prevalersi della propria ignoranza della legge (cfr. DTF 124 V 220 consid. 2b/aa, 113 V 88), ne determina la responsabilità secondo l'art. 52 LAVS. 7.2.2 A nulla sussidia in quest'ottica lo scritto 10 settembre 1998 di D.________ al ricorrente in cui dichiara di liberarlo da qualsiasi responsabilità. Tale dichiarazione è ininfluente ai fini del presente giudizio in quanto riguarda unicamente il rapporto interno tra gli interessati e non già quello esterno degli organi societari nei confronti della Cassa. Nella relazione tra gli organi societari e la Cassa tale espressione di volontà costituisce "res inter alios acta" e non produce alcun effetto liberatorio sul rapporto esterno di M.________. 7.3 Infine quest'ultimo chiede di ridurre il risarcimento danni proporzionalmente alla colpa della Cassa, almeno nella misura del 90%, precisando che il residuo 10% non vale come ammissione di colpa o riconoscimento di debito. Sostiene che se la Cassa avesse reagito immediatamente, domandando il fallimento prima dell'entrata in vigore della revisione della LEF, sarebbe stata collocata in seconda classe e avrebbe recuperato almeno una parte del credito. Precisa e contesta il danno subito dall'amministrazione perché, non essendo definitivo, esso non potrebbe essere quantificato. Come ha già avuto modo di osservare questa Corte in una recente sentenza (DTF 122 V 186 segg.), l'obbligo di risarcire il danno giusta l'art. 52 LAVS può essere ridotto (in applicazione analogica dell'art. 4 LResp, rispettivamente dell'art. 44 cpv. 1 CO) qualora e nella misura in cui causa adeguata del danno o del suo aggravamento sia stata una grave violazione del dovere di diligenza da parte dell'amministrazione. Ora, alla Cassa non può in concreto certo essere imputata una grave violazione dei propri doveri di diligenza. Al contrario, dalla copiosa documentazione agli atti risulta che la stessa, per tutelare i suoi interessi, a partire dal 1992 è stata costretta a far emettere precetti esecutivi per poter incassare i contributi assicurativi, che dal novembre 1993 all'ottobre 1997 ha sporto denunce penali nei confronti del consiglio di amministrazione per sottrazione dei contributi sociali e che nell'aprile 1994, febbraio 1995 e aprile 1996 aveva espresso ai responsabili della A.________SA la sua preoccupazione per l'importo scoperto. Va pure evidenziato che dalla documentazione emerge come in virtù dei pregressi atti giuridici la fallita abbia versato alla Cassa nel 1992 fr. 41'994.30, nel 1993 fr. 65'584.40, nel 1994 fr. 180'590.70 e nel 1996 fr. 128'088.35, per un importo complessivo di fr. 416'257.75, e che pertanto la stessa amministrazione poteva legittimamente ritenere che, nonostante qualche problema di liquidità, la A.________SA, impresa di costruzioni di non indifferente importanza a livello cantonale, avendo alle sue dipendenze oltre cento persone, sarebbe stata in grado di far fronte agli oneri contributivi. A questa conclusione si giunge poi anche sulla base della tesi del ricorrente secondo cui il fallimento della A.________SA era in sostanza riconducibile al mancato pagamento da parte di alcuni debitori di un importo complessivo di ca. fr. 3'700'000.-, che ne avrebbe determinato una situazione finanziaria di grave illiquidità. Ne consegue che non vi è spazio per operare qualsivoglia decurtazione dell'importo da risarcire alla Cassa.