Citation: 1A.14/2000 03.01.2001 E. 4.-

a) I ricorrenti fanno valere che l'Autorità richiedente non avrebbe sostenuto, e tanto meno dimostrato, la provenienza delittuosa della collezione. Al riguardo, i Giudici cantonali hanno ritenuto che non solo il provento ma anche gli strumenti di reato sono passibili di confisca: hanno considerato quindi infondata la critica ricorsuale riguardo alla provenienza delittuosa delle pietre preziose. I ricorrenti negano anche l'attività di riciclaggio: in ef- fetti, informazioni preliminari aperte parallelamente dal Ministero pubblico ticinese per riciclaggio nei confronti di A.________ sono sfociate il 15 ottobre 1998 in un non luogo a procedere poiché "sul territorio ticinese e svizze- ro" A.________ non ha violato norme relative al riciclaggio o al traffico di stupefacenti. b) Nel complemento alla domanda l'Autorità estera precisa che, secondo gli indizi raccolti, i fondi della B.________ proverrebbero da attività criminali, che questa società necessitava di una garanzia bancaria per ricevere una licenza satellitare, che la collezione litigiosa sareb- be servita per ottenere questa garanzia e che l'uso della collezione sembrava necessario per attuare il riciclaggio di fondi che non potevano essere utilizzati nell'economia legale; l'Autorità concludeva chiedendo di mantenere il sequestro e di trasmetterle, se possibile, i beni se- questrati. La CRP ha ritenuto il sequestro e la confisca di uno strumento di reato possibili anche qualora A.________ avesse agito in buona fede, visto che i suoi diritti sulla collezione, tutt'altro che dimostrati, potranno se del caso essere fatti valere in Belgio. La Corte cantonale ha ricor- dato poi che una decisione di non luogo a procedere non ha forza di cosa giudicata poiché, secondo l'art. 187 CPP/TI, il procedimento può essere riaperto dal Procuratore pubbli- co, quando si scoprano nuove prove. L'invocato decreto si riferisce d'altra parte solo all'accertamento che A.________ non ha infranto norme penali sul territorio svizzero; questi sostiene nondimeno che, secondo l'art. 6 CP, eventuali reati di riciclaggio avrebbero dovuto essere perseguiti in Svizzera, indipendentemente dal luogo in cui fossero stati commessi, visto altresì che la collezione si trovava in Svizzera; ne deduce che, in seguito alla revoca di un ordine di sequestro spiccato nei confronti della B.________ in Lussemburgo, non sussisterebbe alcun motivo per mantenere la misura e per ordinare la criticata conse- gna. Il sequestro nel Lussemburgo era stato ordinato nell'ambito di un'inchiesta per violazione di norme concer- nenti la lotta alle sostanze stupefacenti. Dal complemento rogatoriale si evince che i fondi della B.________ prover- rebbero da attività criminali e sarebbero stati raccolti, fra l'altro, in Belgio, Francia, Paesi Bassi, Gran Breta- gna, Germania, Austria, Svezia, Danimarca, Stati Uniti d' America e in Svizzera. Il fatto che in Svizzera non sono state accertate violazioni della legge federale sugli stu- pefacenti e dell'art. 305bis CP non esclude pertanto che nell'ambito del procedimento penale estero, aperto prima di quello svizzero e nel luogo ove si sono essenzialmente svolti i fatti, non risultino siffatte violazioni, commesse da altre persone. La competenza internazionale dello Stato richiedente a reprimere i prospettati reati non può quindi seriamente essere messa in dubbio (cfr. DTF 126 II 212). c) In tale ambito A.________ fa valere a torto una violazione del principio "ne bis in idem", già per il fatto che in Belgio nei suoi confronti non è stato avviato alcun procedimento penale, mentre la decisione di dissequestro lussemburghese concerne la B.________. Certo, secondo l' art. 5 cpv. 1 lett. a n. 1 AIMP, da lui invocato, la ri- chiesta di assistenza è irricevibile se in Svizzera o nello Stato in cui il reato è stato commesso il giudice ha pro- nunciato nel merito l'assoluzione o l'abbandono. Questi mo- tivi di esclusione, legati alla forza di cosa giudicata, presuppongono tuttavia che la situazione sia chiara: in caso di dubbio, la cooperazione dev'essere concessa poiché la questione di sapere definitivamente se l'azione penale sia estinta nello Stato richiedente spetta solo alle Auto- rità di tale Stato ( Zimmermann, op. cit., n. 427 pag. 330). Del resto, l'art. 5 AIMP non osta alla cooperazione inter- nazionale quando essa concerne partecipanti ai prospettati reati (coautori, complici, istigatori) che non sono oggetto della procedura in Svizzera ( Zimmermann, op. cit., n. 428; cfr. anche l'art. 66 cpv. 2 AIMP). Né si è in presenza del- la fattispecie prevista dalla riserva Svizzera all'art. 2 lett. a CEAG. La semplice asserzione della B.________ - società anonima del diritto belga con sede in Belgio, di massima non legittimata a far valere l'implicita lesione dell'art. 2 AIMP (DTF 125 II 356 consid. 3b) - secondo cui la conse- gna della collezione all'Autorità richiedente muterebbe la sua situazione giuridica, essendo secondo lei notorio che il funzionamento della giustizia belga non raggiungerebbe la qualità della giustizia zurighese, è priva di consisten- za, già per il fatto ch'essa non rende per nulla verosimile la fondatezza del suo assunto (DTF 125 II 356 consid. 8a pag. 364 in fine) e che il Belgio ha ratificato sia la CEDU che il Patto ONU II (DTF 123 II 134 consid. 6b). d) A.________ ribadisce che l'Autorità richieden- te, come rilevato anche dal PP nella decisione del 26 feb- braio 1999, non fa valere la provenienza delittuosa della collezione né essa, invitata a fornire indicazioni al ri- guardo, avrebbe sostenuto una siffatta tesi nella domanda complementare. Ora, sia il PP che la CRP hanno ritenuto che l'Autorità estera sospetta che le pietre preziose possano essere state usate quale strumento di riciclaggio; la CRP ha aggiunto essere comunque scontato che, in tale contesto, la collezione possa servire anche a fini probatori. A.________ contesta questa tesi, affermando che lui solo avrebbe potuto usarla come un siffatto strumento. Ora, vi- sto che in Belgio non è stato aperto alcun procedimento pe- nale nei suoi confronti e che in Svizzera, ove sono state compiute tutte le operazioni concernenti la collezione, è stato emanato il noto decreto di non luogo a procedere, la consegna della collezione sarebbe esclusa. Con questa argo- mentazione A.________ disattende tuttavia che l'Autorità estera non gli rimprovera d'aver usato la collezione per riciclare denaro. L'uso delle pietre preziose quale stru- mento di riciclaggio potrebbe essere avvenuto infatti anche a sua insaputa (cfr. DTF 117 Ia 424 consid. 20a). A.________ fa valere poi che non sarebbe possibile confiscare meri valori patrimoniali come "instrumenta sce- leris", rispettivamente che il diritto belga non conosce- rebbe la misura della confisca di beni rinvenuti nel patri- monio dell'accusato se non nel caso di vantaggi tratti direttamente dal reato. Visto l'esito del gravame la que- stione può essere lasciata irrisolta. Certo, il sequestro ha un senso, di massima, solo ai fini di un'eventuale con- fisca: tale misura non può essere tuttavia esclusa a priori considerato il sospetto dell'Autorità estera, secondo cui la collezione di gioielli, come tale, può costituire stru- mento di reato, la cui confisca sarebbe ammissibile sia ai sensi del diritto nazionale che di quello internazionale (art. 1 Convenzione n° 141). e) Anche la censura secondo cui i procedimenti contro la B.________ avrebbero carattere unicamente politi- co non regge. È vero che l'assistenza può essere rifiutata quando la domanda si riferisca a reati considerati dallo Stato rogato come delitti politici o connessi con delitti politici (art. 2 lett. a CEAG e art. 18 cpv. 1 lett. d della Convenzione n° 141; sulle nozioni di reati politici assoluti e relativi vedi DTF 125 II 569 consid. 9b pag. 578 e rinvii; Zimmermann, op. cit., n. 380-393). Al riguardo non è sufficiente limitarsi a evocare, come fa la ricorren- te, un determinato contesto politico per rifiutare la coo- perazione internazionale, soprattutto quando l'assistenza sia domandata da un altro Stato che non quello direttamente implicato dall'asserito delitto politico, e legato alla Svizzera da trattati (DTF 117 Ib 64 consid. 5c pag. 89, 115 Ib 68 consid. 5a pag. 85, 113 Ib 175 consid. 6a pag. 179). In concreto, benché la B.________ alleghi le finalità della sua attività, consistente a suo dire nel produrre e diffon- dere programmi televisivi per il popolo curdo nel mondo intero, non va misconosciuto che i fondati sospetti di cui la rogatoria fa stato riguardano reati di diritto comune.