Citation: 6B_411/2017 E. 3.3

3.3. Nella fattispecie, il procedimento penale verteva essenzialmente sull'esistenza o meno del consenso informato del ricorrente all'intervento chirurgico. La Corte cantonale ha accertato che, secondo quanto da lui riferito, al termine della visita dell'8 marzo 2006 il medico gli ha prospettato un'operazione, ma non nei giorni immediatamente successivi. Ha inoltre stabilito che un ulteriore breve consulto con l'imputato e l'anestesista è stato eseguito il 10 marzo 2006, prima di essere sottoposto all'intervento. Il ricorrente non censura questi accertamenti d'arbitrio con una motivazione conforme alle esigenze dell'art. 106 cpv. 2 LTF. Riconosce di per sé le avvenute visite mediche, precisando che quella dell'8 marzo 2006 "non durò più di 20 minuti"e che, al termine della stessa, il medico gli "ha riferito in maniera assai generica (...) che forse si sarebbe dovuto procedere a un'operazione, senza ulteriori dettagli, in particolare relativi alla natura e ai rischi connessi con l'intervento". Sostiene di essersi trovato il 10 marzo 2006 in sala operatoria senza conoscere gli scopi dell'intervento e le possibili conseguenze, rilevando di essere stato "pesantemente sedato al momento in cui avrebbe concesso il proprio consenso". Rimprovera quindi al medico di non averlo informato compiutamente su tutti gli aspetti e i rischi legati all'intervento e di non avergli concesso un adeguato periodo di riflessione. La Corte cantonale ha riconosciuto che le opinioni del ricorrente e dell'imputato divergevano sulla questione del rilascio di un consenso informato agli interventi chirurgici. Ha comunque negato che, sotto il profilo soggettivo, il medico abbia agito nella consapevolezza che il suo paziente non avesse acconsentito agli interventi chirurgici. La precedente istanza non ha nemmeno accertato che l'imputato ha eseguito le operazioni chirurgiche prendendo in considerazione la possibilità di un mancato consenso del ricorrente. Ora, ciò che l'autore sapeva, voleva o ha preso in considerazione sono questioni di fatto (DTF 130 IV 58 consid. 8.5 e rinvii), che vincolano di principio questa Corte, tranne quando i fatti sono stati accertati in modo manifestamente inesatto o in violazione del diritto (cfr. art. 105 LTF). Al riguardo, il ricorrente non sostanzia una valutazione manifestamente insostenibile dei fatti e non adduce argomenti che, tenendo conto dell'insieme degli elementi disponibili, potrebbero fare ritenere che l'imputato abbia volontariamente agito sapendo, o quantomeno prendendo in considerazione la possibilità, che il ricorrente non aveva acconsentito agli interventi medici. Anche in questa sede egli contesta di avere rilasciato un consenso informato, mettendo sostanzialmente in discussione l'adeguatezza e la sufficienza delle informazioni fornitegli dall'imputato, evidenziando in particolare la superficialità delle spiegazioni, la brevità delle visite e l'assenza di un adeguato periodo di riflessione. Si tratta tuttavia di considerazioni che eventualmente possono indiziare un comportamento negligente del medico per avere dato al paziente un'informazione insufficiente o comunque non rispettosa delle esigenze legali (cfr. art. 6 seg. della legge cantonale sulla promozione della salute e il coordinamento sanitario, del 18 aprile 1989 [RL 6.1.1.1]; cfr. PHILIPPE WEISSENBERGER, Die Einwilligung des Verletzten bei den Delikten gegen Leib und Leben, 1996, pag. 151). Tali argomentazioni non sostanziano tuttavia l'arbitrarietà degli accertamenti della CRP relativi alla sfera interiore dell'imputato, secondo cui questi ha agito ritenendo di avere ottenuto il consenso informato del proprio paziente. È invero immaginabile che, qualora l'informazione sia stata lacunosa, l'imputato abbia erroneamente supposto di potersi fondare su un valido consenso del ricorrente. In tal caso egli potrebbe però prevalersi di un errore sui fatti giusta l'art. 13 CP, per avere agito sulla base di una supposizione erronea delle circostanze di fatto. Se avesse potuto evitare l'errore usando le debite precauzioni, egli sarebbe punibile per negligenza qualora la legge reprima l'atto come reato colposo (art. 13 cpv. 2 CP; cfr. BRIGITTE TAG, Strafrecht im Arztalltag, in: Kuhn/Poledna, editori, Arztrecht in der Praxis, 2aed., 2007, pag. 678; DEVAUD/PELET, Consentement éclairé et droit pénal, L'acte médical: une infraction comme une autre?, in: Réflexions romandes en droit de la santé, 2016, pag. 41). In concreto, il reato di lesioni colpose giusta l'art. 125 CP non entrerebbe tuttavia in considerazione essendo intervenuta la prescrizione dell'azione penale, sicché un'eventuale promozione dell'accusa nei confronti del medico sarebbe in ogni caso ingiustificata. Nelle esposte circostanze la Corte cantonale non ha quindi violato il diritto negando l'esistenza di sufficienti indizi a carico di B.________ per il reato di lesioni gravi (intenzionali) giusta l'art. 122 CP, unica ipotesi d'infrazione ancora prospettabile nella fattispecie.