Citation: 6P.182/2004 02.05.2005 E. 1

3.4 Il ricorrente contesta infine la condanna per danneggiamento, invocando la mancanza sia dei presupposti oggettivi che di quelli soggettivi del reato. 3.4.1 Per quanto riguarda i requisiti oggettivi la censura sollevata è identica a quella già proposta nel ricorso di diritto pubblico, per cui, trattandosi di una critica all'accertamento dei fatti, essa è inammissibile in sede di ricorso per cassazione (art. 273 cpv. 1 lett. b PP). 3.4.2 Anche in ordine ai presupposti soggettivi le motivazioni non discordano molto da quelle già formulate nel parallelo gravame, per cui esse risultano in gran parte inammissibili. A questo proposito va altresì ribadito che quanto l'autore di un reato sa, vuole o accetta come eventualità, è una questione di fatto, come tale non criticabile in un ricorso per cassazione (DTF 128 I 177 consid. 2.2 pag. 183; 125 IV 242 consid. 3c; 119 IV 1 consid. 5a pag. 3 e rinvii). Questione di diritto è invece la sussumibilità dei fatti interiori accertati in sede cantonale al concetto di intenzione ex art. 18 cpv. 2 CP (DTF 130 IV 58 consid. 8.5). 3.4.3 Contrariamente a quanto sostenuto nel gravame, la CCRP ha correttamente applicato l'art. 144 cpv. 1 CP, rilevando in particolare come l'infrazione in questione può essere commessa anche per omissione, a condizione che il reo si trovi in una posizione di garante con l'obbligo qualificato di salvaguardare la cosa da pregiudizio (Philippe Weissenberger, Commentario basilese, n. 25 ad art. 144 CP, con rinvii dottrinali). Nella fattispecie la posizione di garante del ricorrente scaturiva dall'obbligo qualificato a lui impostogli dalla magistratura civile già nel lontano 1996, a salvaguardia della sicurezza sulla particella adiacente. Pur essendo consapevole dell'esistenza di questo preciso obbligo egli non ha mai effettuato il lavoro di rettifica richiesto, optando, ma solo dopo molto tempo e dunque con colpevole ritardo, per soluzioni edilizie alternative, proceduralmente più complesse e quindi prevedibilmente idonee a dilazionare ulteriormente il rischio di crollo. Fra la condotta omissiva del ricorrente e l'evento in questione vi è dunque un nesso di causalità adeguata, visto che il compimento dell'atto omesso avrebbe potuto evitare, secondo l'andamento ordinario delle cose e l'esperienza generale della vita, la realizzazione di questo risultato (sul concetto di causalità adeguata in ambito di reati omissivi impropri v. DTF 117 IV 130 consid. 2a). La causalità adeguata non viene altresì interrotta per il semplice fatto che il vicino si sia opposto alle soluzioni edilizie alternative, dato che tale comportamento non configura gli estremi di eccezionalità ed imprevidibilità richiesti dalla giurisprudenza per ammettere una simile interruzione. Del resto, secondo la prassi del Tribunale federale, l'imprevedibilità dell'atto concomitante non è sufficiente per interrompere il nesso di causalità adeguata. Occorre bensì che quest'atto sia di una gravità tale da imporsi come la causa più probabile ed immediata dell'evento considerato, relegando in secondo piano tutti gli altri fattori, segnatamente il comportamento dell'agente, che hanno contribuito a provocarlo (DTF 127 IV 62 consid. 2d; 126 IV 13 consid. 7a/bb; 122 IV 17 consid. 2c/bb; 121 IV 207 consid. 2a pag. 213, e rispettivi rinvii). Queste condizioni non sono invece date nella fattispecie, visto che la controparte non ha fatto altro che contestare la soluzione della demolizione, secondo le modalità legali messe a disposizione dalla procedura edilizia e quindi necessariamente note al ricorrente. Per quanto riguarda infine la fattispecie soggettiva la CCRP ha correttamente concluso, sulla base degli accertamenti di fatto giudicati scevri di arbitrio nell'esame del parallelo ricorso di diritto pubblico (v. sopra consid. 2.5.3), che il ricorrente ha agito con dolo eventuale, avendo perlomeno accettato l'eventualità che prima o poi il muro potesse rovinare in conseguenza delle proprie omissioni. 3.4.4 Da quanto sopra discende che la condanna per danneggiamento non viola il diritto federale. Su questo punto il ricorso va quindi respinto nella limitata misura della sua ammissibilità.