Citation: 1A.152/2003 14.08.2003 E. 3

Il ricorrente sostiene che la domanda dovrebbe essere rifiutata in applicazione degli art. 7 CEEstr e 37 AIMP siccome egli avrebbe compiuto i prospettati reati sul territorio elvetico e il suo reinserimento sociale sarebbe migliore in Svizzera. 3.1 L'art. 37 cpv. 1 AIMP dispone che l'estradizione può essere negata se la Svizzera può assumere il perseguimento del reato o l'esecuzione della decisione penale straniera e ciò sembra opportuno riguardo al reinserimento sociale della persona perseguita. Il Tribunale federale ha tuttavia già avuto modo di precisare che tale disposizione non è applicabile nei confronti di uno Stato che, come l'Italia in concreto, è legato alla Svizzera dalla CEEstr. La Convenzione, in quanto diritto internazionale, è infatti prevalente sul diritto interno e non prevede una regolamentazione analoga all'art. 37 AIMP, sicché la Svizzera non può di massima rifiutare l'estradizione sulla base di motivi attinenti al reinserimento sociale della persona perseguita (DTF 129 II 100 consid. 3.1, 123 II 279 consid. 2d, 122 II 485 consid. 3). 3.2 L'art. 7 cpv. 1 CEEstr dispone che la Parte richiesta potrà rifiutare di estradare l'individuo per un reato che, secondo la sua legislazione, è stato commesso in tutto o in parte sul suo territorio. Secondo tale disposizione il rifiuto dell'estradizione costituisce una mera facoltà della Parte richiesta e, in quest'ambito, all'UFG spetta una latitudine di giudizio in cui il Tribunale federale interviene solo in caso di eccesso o abuso del potere di apprezzamento (art. 104 lett. a OG; DTF 117 Ib 210 consid. 3b). Ora, premesso che non risulta aperta nel Cantone Ticino un'inchiesta penale contro il ricorrente, un reato non è commesso solo nel luogo in cui l'agente l'ha compiuto, ma anche in quello in cui si verifica l'evento (art. 7 CP), ossia in concreto in Italia: il fatto che l'estradando non avrebbe mai soggiornato nello Stato richiedente non è quindi determinante (cfr. anche DTF 108 Ib 301 consid. 5). D'altra parte, i fatti perseguiti si riferiscono a un traffico di sostanze stupefacenti tra la Repubblica Dominicana e l'Italia e il procedimento non è diretto soltanto contro il ricorrente ma anche contro altri coautori e complici, in parte già arrestati e pure perseguiti dalle Autorità italiane: risulta quindi che l'istruttoria è incentrata in Italia. Comunque, contrariamente all'opinione del ricorrente, neppure un'eventuale perseguibilità di taluni reati in Svizzera giustificherebbe il rifiuto dell'estradizione, vista la prevalente connessione territoriale con l'Italia, considerata l'esigenza di un efficace perseguimento di tutti i reati e degli altri partecipanti, e tenuto conto di evidenti motivi di economia processuale e della possibilità di fare esaminare nello Stato richiedente la globalità dei reati (DTF 117 Ib 210 consid. 3b/bb e riferimenti; sentenza 1A.328/2000 del 20 aprile 2001, consid. 5d, riassunta in SJ 2002 I pag. 42 segg.; Zimmermann, op. cit., n. 339-341).