Citation: 5A_182/2014 E. 4.2

4.2. Quantunque la ricorrente lamenti, qua e là, un'arbitraria valutazione delle prove, ella critica essenzialmente la sussunzione operata dalla Corte cantonale: a suo dire, il rifiuto di contatto che i figli - con il pieno appoggio della madre - le oppongono assurge a loro colpa ai sensi della giurisprudenza e deve avere quale conseguenza l'esclusione di un qualsivoglia obbligo contributivo a suo carico. A più riprese ella si dice convinta che il rifiuto dei figli di frequentarla è il risultato di una loro ferma volontà; solo a parole si dicono disposti a incontrarla, ma tali loro parole hanno unicamente finalità strategiche nel quadro della presente procedura. La ricorrente rammenta ripetutamente la propria sofferenza per la tormentata e difficile scelta di cambiare sesso, e vede la propria condanna a versare alimenti a figli che non vogliono aver più nulla a che fare con lei, e che sono in realtà del tutto indifferenti alla sua sofferenza per la loro lontananza, come ulteriore pena per averli fatti soffrire. Peraltro, versar loro i contributi richiesti non solo trasforma gli stessi in una sorta di risarcimento per torto morale, ma è pure atto diseducativo e deresponsabilizzante. Infine la ricorrente ammette invero di aver contribuito all'avvenuta mediatizzazione della propria vicenda, ma ricorda che in quanto medico era già persona nota nella regione, e che i propri pazienti hanno continuato a seguirla senza curarsi del suo percorso fisico.