Citation: 2C_227/2014 E. 4.8

4.8. Come ben osservato dalla Corte cantonale (cfr. sentenza impugnata pag. 6), è a ragione che le competenti autorità cantonali in materia di diritto degli stranieri hanno atteso, prima di procedere alla revoca dell'autorizzazione di soggiorno, che fosse emanata la decisione penale di condanna e che la stessa crescesse in giudicato, dato che, contrariamente a quanto addotto, una sentenza emanata nell'ambito di una procedura abbreviata non cresce immediatamente in giudicato, essendo prevista una, sebbene limitata, possibilità di appello (vedasi art. 362 cpv. 5 CPP nonché art. 399 CPP per i termini). Nel caso contrario infatti si sarebbe incorsi in una manifesta violazione dei diritti di parte dell'interessata (diritto di essere sentito, presunzione d'innocenza, principio in dubio pro reo). Ed è sempre a ragione che prima di emanare il provvedimento litigioso, le sia stata data - sempre al fine di rispettare i propri diritti - l'opportunità di fare valere i suoi argomenti. In queste condizioni, tenuto conto che la sentenza penale è stata decretata il 10 maggio 2012 ed intimata alle parti e alle autorità interessate il 18 giugno 2012, che il diritto di esprimersi è stato accordato il 16 luglio nonché prorogato fino al 26 luglio 2012 e che la revoca è stata pronunciata il 3 agosto successivo, ne discende che i termini entro i quali l'autorità di prime cure ha agito appaiono alquanto brevi e del tutto usuali. Niente permette quindi su questi punti di condividere l'opinione della ricorrente.