Citation: I 311/06 23.05.2007 E. A

F._________, nata nel 1962, ha lavorato, segnatamente negli anni 1980, 1981 e dal 1997 al 2002, in Svizzera in qualità di cucitrice frontaliera solvendo regolari contributi all'AVS/AI. In data 24 marzo 2003 essa ha presentato una domanda volta all'ottenimento di prestazioni AI a dipendenza di un'inabilità addebitabile a una sindrome lombovertebrale cronica in stato dopo emilaminectomia sinistra per ernia discale L5/S1. Il 1° luglio 2003 l'amministrazione ha affidato al dottor C.________, specialista FMH in reumatologia e medicina interna, il compito di allestire una perizia reumatologica. Posta la diagnosi di sindrome lomboradicolare S1 cronica bilaterale in esito da laminectomia parziale L5/S1 a sinistra (effettuata il 7 maggio 2002) con alterazioni cicatriziali al segmento operato e protrusione discale L5/S1, alterazioni degenerative della colonna lombare (ernie discali ai segmenti L1/2, L2/3 e L3/4 con minima spondilosi, protrusione discale L4/5 con impegno intraforaminale bilaterale, osteocondrosi L5/S1, spondilartrosi), rachide piatto, decondizionamento e sbilancio della musculatura, coccigodinia, sindrome cervicospondilogena in alterazioni degenerative della colonna cervicale (condrosi C4/5, osteocondrosi C5/6 e C6/7 con spondilosi e uncartrosi) e sindrome fibromialgica generalizzata, l'esperto incaricato, pur ritenendo l'interessata incapace al lavoro nella misura di 2/3 nella precedente attività professionale, l'ha ritenuta abile, anche se con una riduzione di rendimento del 25% (spiegabile con la necessità di dover cambiare costantemente la posizione corporea e per la presenza continua di dolori), in attività ergonomicamente idonee prevedenti carichi variabili (massimi di 10 kg) con possibilità di cambiare spesso la posizione del rachide senza movimenti ripetitivi di rotazione o flessione della colonna vertebrale, rispettivamente senza estensione prolungata del rachide. Il perito ha anche osservato che occupazioni in posizioni statiche (come per esempio lavori esclusivamente in posizione seduta) sarebbero state da evitare (rapporto del 21 agosto 2003). L'assicurata si è rivolta privatamente al dott. H.________, specialista FMH in medicina interna, il quale, dopo averne rilevato l'incapacità di effettuare lavori pesanti implicanti il sollevamento di pesi e movimenti ripetuti di flessoestensione della colonna, ha concluso che in occupazioni di tipo leggero, prevalentemente svolte da seduta, l'interessata non avrebbe potuto lavorare più di quattro ore al giorno (rapporto del 25 maggio 2004). Esperiti ulteriori accertamenti, l'Ufficio AI per gli assicurati residenti all'estero (UAI), mediante decisione del 16 dicembre 2004, sostanzialmente confermata il 2 febbraio 2005 in seguito all'opposizione dell'assicurata, ha respinto la richiesta di prestazioni per difetto di invalidità di grado pensionabile. Accertando, per l'anno 2002, un reddito senza invalidità di fr. 25'525.- e un guadagno da invalida di fr. 18'092.- (ottenuto sulla base di un reddito di base di fr. 32'163.- e dopo una doppia deduzione del 25% in ragione del minore rendimento posto in evidenza dal dott. C.________, da un lato, e delle particolarità personali e professionali del caso, dall'altro), l'UAI ha stabilito un grado d'incapacità al guadagno del 29%.