Citation: 2C_891/2014 E. 4.3

4.3. Da quanto precede risulta che l'argomentazione dei giudici cantonali - che dimostra sia la gravità di quanto rimproveratogli (come accennato parte dei reati vanno qualificati come crimini giusta l'art. 10 cpv. 2 CP) sia il comportamento rimproverevole assunto per anni dal ricorrente - giustificherebbe dal profilo del diritto interno (art. 63 cpv. 2 in relazione con l'art. 62 lett. b LSt) la revoca del suo permesso di domicilio in quanto l'interesse pubblico a prevenire azioni criminose, anche trattandosi di delitti patrimoniali, appare preponderante rispetto all'interesse personale del ricorrente a rimanere in Svizzera. Tale argomentazione non dimostra invece, come illustrato di seguito, perché e in quale misura questi rappresenterebbe ora una minaccia effettiva, attuale ed abbastanza grave per l'ordine pubblico ai sensi dell'art. 5 Allegato I ALC (norma sia ricordato di transenna, che rappresenta il regime più favorevole [cfr. consid. 3.2 e 3.3] e che ha pertanto la preminenza). Nell'ambito della valutazione da effettuare dal profilo della norma convenzionale, non va tralasciato infatti che il ricorrente non è stato condannato per atti di violenza criminale o per violazione della legge federale sugli stupefacenti, ambiti nei quali il Tribunale federale fa prova di particolare rigore per valutare la minaccia rappresentata dallo straniero (2C_238/2012 del 30 luglio 2012, consid. 2.3 in fine e la giurisprudenza citata). Per quanto concerne poi le condanne subite nel 2002 (multa di fr. 5'000.--- per carente negligenza in operazioni finanziarie) e nel 2013 (45 aliquote di fr. 80.-- ognuna, pena parzialmente aggiuntiva a quella del 9 maggio 2012 e sospesa condizionalmente con un periodo di prova di due anni, nonché una multa di fr. 700.-- oltre ad essere ammonito per trascuranza degli obblighi di mantenimento nei confronti del figlio), le stesse, se non vanno minimizzate, non sono tuttavia particolarmente gravi. Senza dimenticare che, come addotto in modo incontestato dall'interessato, egli ha provveduto a rimborsare integralmente il debito contratto nei confronti dello Stato che aveva anticipato gli alimenti. Solo la condanna irrogata nel 2012 di 24 mesi di detenzione, sospesi condizionalmente per un periodo di prova di 4 anni nonché risarcimento delle pretesi civili, supera il limite di un anno fissato per essere definita di lunga durata ai sensi dell'art. 62 lett. b LStr e della giurisprudenza (DTF 137 II 297 consid. 2. 3 pag. 300 segg; 135 II 377 consid. 4.2 pag. 380). Al riguardo va osservato in primo luogo che le malversazioni risalgono, per le più vecchie, al 1998 e, per le più recenti, a metà 2009. È vero che sono state commesse su un lungo arco di tempo. Sennonché, oltre ad apparire quasi tutte collegate l'una con l'altra, risultano essere state perpetrate principalmente per celare i risultati d'esercizio negativi della società di cui il ricorrente era amministratore al fine di evitarne il fallimento, per fare fronte alle necessità della medesima, per coprire di volta in volta l'abuso precedente e, infine, per proprie necessità. Non risulta quindi, come addotto dal ricorrente senza peraltro essere contraddetto dalle autorità cantonali, che egli abbia agito con l'intenzione premeditata e pianificata di colpire sistematicamente più vittime. È vero che dalla sentenza cantonale impugnata emerge anche che nei confronti del ricorrente sono in corso 29 esecuzioni per un totale di fr. 1'282'667.77 nonché sono stati emessi 13 atti di carenza beni per complessivi fr. 92'754.30. Sennonché al riguardo egli afferma, senza essere contraddetto dalle autorità cantonali, che si tratta principalmente di procedure riconducibili al suo passato professionale all'origine dei reati per i quali è stato condannato nel 2012. Occorre poi rilevare che sono passati più di cinque anni senza che egli sia incorso in altre infrazioni (tranne la condanna pecuniaria del 2012), oltre al fatto che, da allora, l'interessato ha tenuto un comportamento corretto nonché ha raggiunto stabilità dal punto di vista lavorativo - decidendo per altro di non più operare nel settore in cui aveva lavorato ed era stato condannato - nonché affettivo. Infatti come emerge dalla pronuncia querelata (pag. 13) nonché dagli atti di causa (cfr. ricorso al Tribunale cantonale del 10 settembre 2013 e allegati) sul piano professionale, dal 1° gennaio 2012 egli ha trovato un impiego stabile, svolto con impegno e con piena soddisfazione del suo datore di lavoro. Su quello affettivo ha, come addotto in modo incontestato, una relazione stabile con una nuova compagna da diversi anni ed intrattiene buoni rapporti con il figlio, il quale vive con lui nei fine settimana, durante le ferie previste nella convenzione di divorzio e anche due notti a settimana e di cui gestisce tutto quello che attiene all'attività scolastica. Orbene, benché il caso del qui ricorrente costituisca un caso limite visto l'atteggiamento reprensibile avuto per lunghi anni, devesi tuttavia ammettere che le circostanze attuali sopracitate sono propense a dimostrare che l'evolvere del ricorrente è favorevole e permettono di concludere per una prognosi positiva, motivo per cui non si può considerare che egli rappresenti una minaccia effettiva, attuale e abbastanza grave per l'ordine pubblico ai sensi dell'art. 5 Allegato I ALC.