Citation: 6B_1007/2017 E. 2.1.2

2.1.2. Alla ricorrente è sostanzialmente addebitato di avere trasmesso alla propria cassa malati, al fine di ottenere un indebito rimborso, due fatture dal contenuto falso datate 30 agosto 2008 e 31 dicembre 2008, ritenuto che le prestazioni terapeutiche ivi indicate non erano state effettuate su di lei, ma a favore del marito che non beneficiava della relativa copertura assicurativa. In concreto, la Corte cantonale ha rilevato che, negli interrogatori dinanzi alla polizia, la ricorrente ha dichiarato di avere capito già in occasione del primo incontro con la terapista che quest'ultima era intenzionata a commettere una scorrettezza in relazione con le diverse coperture assicurative dei coniugi. Ha accertato che la ricorrente ha ricevuto le due fatture incriminate nel 2009, molto tempo dopo la fine dei trattamenti, avvenuta nel mese di marzo del 2007. Interpellata telefonicamente per fornire spiegazioni al riguardo, la terapista le avrebbe risposto ch'esse si riferivano al pagamento delle ultime cure non ancora saldate. La precedente istanza, contrariamente a quanto preteso, ha ritenuto che la ricorrente, sicura di avere già pagato tutti i trattamenti, non poteva dirsi convinta della correttezza di tali spiegazioni, considerato che aveva dichiarato che la terapista non era stata chiara né durante il primo incontro né in occasione della telefonata. La CARP ha accertato che le due fatture indicano due serie di trattamenti piuttosto fitti (9 sedute tra il 21 luglio 2008 e il 18 agosto 2008, rispettivamente 12 sedute tra il 3 e il 31 dicembre 2008), per un importo complessivo di fr. 1'890.-- (IVA esclusa). Ha precisato che qualsiasi persona è in grado di ricordare, quand'anche non dettagliatamente, se sia stata sottoposta a simili trattamenti nei mesi precedenti, oppure oltre un anno prima. Ciò in particolare ove si consideri che la ricorrente sapeva essere trascorso molto tempo dall'ultimo trattamento ricevuto, sicché le date delle sedute indicate sulle fatture dovevano apparirle oltremodo inverosimili. Ha altresì rilevato che detto importo era superiore a quanto le era già stato fatturato in precedenza (fr. 1'870.-- IVA esclusa, tenendo conto di un errore di calcolo). La Corte cantonale ha quindi considerato che la ricorrente, che per sua stessa ammissione era convinta di avere già pagato tutti i trattamenti al momento in cui ha ricevuto le due fatture, non poteva ritenere che le stesse concernessero gli ultimi trattamenti non ancora saldati, il loro importo complessivo costituendo in realtà un raddoppio di quanto già fatturato. I giudici cantonali hanno inoltre accertato che nella seduta del 9 dicembre 2006 le era stato chiesto di pagare un acconto di fr. 300.--, richiesta per contro non formulata al marito. In questa disparità di trattamento nella fatturazione hanno quindi ravvisato un indizio circa la consapevolezza o quantomeno l'esistenza di forti dubbi da parte della ricorrente sul fatto che in realtà al marito non si stava fatturando nulla, siccome le prestazioni a lui riferite le sarebbero state addebitate in seguito. Sulla base di una valutazione globale di questi elementi, la Corte cantonale ha concluso che la ricorrente ha perlomeno preso in considerazione ed accettato la possibilità che le fatture del 30 agosto e del 31 dicembre 2008 facessero stato di prestazioni cui lei, in realtà, non si era mai sottoposta e che fossero quindi false: trasmettendole alla sua assicurazione malattia, ha pertanto ottenuto dei rimborsi cui non aveva diritto.