Citation: 1C_115/2024 E. 4.6

4.6. Il Decreto sul preventivo costituisce infatti di massima un atto interno delle autorità, che rappresenta una compilazione di presumibili entrate e uscite fondate sugli atti legislativi in vigore, con il quale il legislatore esercita un controllo sull'amministrazione, ma che non ha effetti giuridici e non è impugnabile (DTF 145 I 121 consid. 1.1.3 e rinvii; 99 Ia 188 consid. 2b; 95 I 531 consid. 3; 72 I 279; sentenza 2C_863/2012 del 24 settembre 2012 consid. 2.2). Le spese vincolate devono tuttavia essere attuate anche se non sono incluse nel preventivo (DTF 124 II 436 consid. 10h; 110 Ib 148 consid. 2c; sentenza 2C_272/2012 del 9 luglio 2012 consid. 5.2). Quelle non vincolate richiedono di regola, in aggiunta a una decisione di bilancio, una delibera speciale sulla spesa; non è tuttavia escluso che, contemporaneamente alla delibera di bilancio, si decida su una (nuova) spesa, anche in assenza di un messaggio (DTF 99 Ia 188 consid. 2b; 95 I 531 consid. 3). In questo caso, la decisione sul preventivo di un parlamento costituisce un atto d'imperio che può essere soggetto a un ricorso concernente il diritto di voto ai sensi dell'art. 82 lett. c LTF, qualora si sostenga che la spesa approvata dal parlamento avrebbe dovuto essere sottoposta a referendum (DTF 145 I 121 consid. 1.1.3 con numerosi rinvii; cfr. DTF 141 I 130; 105 Ia 80 consid. 5), atti che possono anche essere oggetto di una contestazione ai sensi dell'art. 82 lett. a o dell'art. 113 LTF (cfr. sentenza 1C_887/2013 del 15 aprile 2015 consid. 2.2, non pubblicato in DTF 141 I 130; sul rapporto tra il concetto di "decreto legislativo avente un carattere obbligatorio generale" e la clausola referendaria sulla base del diritto ticinese previgente cfr. DTF 76 I 18). I ricorrenti non fanno valere che nella fattispecie si sarebbe in presenza di una spesa e dei citati estremi. D'altra parte né essi né il Parlamento né il Governo cantonale indicano se, in che misura e con quali modalità la sostituzione dei partenti di cui all'art. 3 sarebbe stata implementata nel 2023 e, pertanto, come essa dovrebbe essere resa definitiva, e semmai ottimizzata, nel 2024. Non spetta al Tribunale federale procedere a tali ricerche allo scopo di rintracciare se del caso elementi che potrebbero o meno avvalorare la tesi ricorsuale. Per di più, sebbene il gravame sia incentrato sulla criticata assenza della clausola referendaria, in maniera contraddittoria, nelle conclusioni i ricorrenti non postulano di invitare il Gran Consiglio a munire il decreto legislativo concernente il Preventivo 2024 di tale clausola. I ricorrenti parrebbero disattendere del resto che, come nell'ambito del referendum finanziario, il suo scopo è di garantire ai cittadini il diritto di esprimersi sulle spese importanti che li toccano direttamente come contribuenti, influendo sul loro carico fiscale. L'obiettivo del referendum finanziario non è infatti quello di istituire una specie di controllo di diritto e di opportunità sull'amministrazione, ma di accordare ai cittadini un diritto di partecipazione a determinate decisioni su singole spese (DTF 99 Ia 198 consid. 5d in fine; 95 I 213 consid. 3; BÉNÉDICTE TORNAY, La démocratie directe saisie par le juge, 2008, pag. 152).