Citation: C 246/06 16.07.2007 E. 5

5.1 Nel caso concreto, dagli atti emerge che T.________ SA, pur disponendo di clientela, dal giugno 2005 non ha più prodotto. Questo perché era in atto una ristrutturazione finanziaria secondo cui le vie perseguibili erano due: o si creava un'alleanza economica produttiva con una società italiana attiva nel medesimo settore o si procedeva ad una riorganizzazione strutturale della produzione con l'acquisto di nuovi macchinari che avrebbero aumentato notevolmente la produttività interna. Va poi evidenziato che la società ha avuto modo di affermare, in occasione di uno scritto 8 luglio 2005 alla Sezione del lavoro, che sin dal primo giorno di attività di T.________ SA la ricerca di clienti non è mai stato un problema. Le richieste superavano infatti la capacità produttiva dell'azienda. La società ha pure precisato che la produzione media giornaliera di bancali, secondo i dati forniti dal produttore delle macchine, doveva essere di circa 2'000 unità, mentre in realtà la resa della segheria era notevolmente inferiore a quanto previsto (pari circa al 36%). Questa notevole differenza avrebbe comportato delle perdite importanti per tutto il primo anno di produzione. Con una resa così bassa, anche la linea di chiodatura non avrebbe mai potuto produrre quanto previsto (media produttiva di circa 1'000 pallet giornalieri). L'opponente ha inoltre soggiunto che con l'apertura delle attività della E.________ SA all'interno del medesimo capannone di T.________ SA, la resa di taglio del legname sarebbe salita al 100% perché avrebbe potuto vendere anche gli scarti di produzione della segheria, migliorando in tal modo la redditività. 5.2 Questa Corte non condivide le conclusioni dei primi giudici nel ritenere che la situazione creatasi alla T.________ SA non fosse prevedibile. Infatti, da quanto precede emerge che la ditta era confrontata con misure di riorganizzazione aziendale e con lavori di riparazione usuali per un'azienda che inizia un'attività nuova. La società da subito si era dovuta confrontare con problemi sia di produzione quantitativa dei pallet - in quanto i macchinari in dotazione della società invece di produrre 2'000 unità giornaliere, come aveva valutato il produttore italiano, leader mondiale del settore, era in grado di sfornare dalle 600 alle 700 unità - sia perché i macchinari erano sovente guasti. In sostanza, sin dall'inizio dell'attività della società vi è stato un problema con il taglio del legno, che produceva scarti superiori a quelli previsti, e con il funzionamento dei macchinari, che per motivi tecnici si bloccavano. Nemmeno con i molteplici interventi dei tecnici della ditta produttrice è stato possibile risolvere tale problema. Ora, i costi di tali disfunzioni - ossia l'inadeguatezza del macchinario rispettivamente degli interventi tecnici volti ad ottimizzarne la produzione dal profilo quantitativo e qualitativo, senza peraltro che il consiglio di amministrazione ne fosse messo tempestivamente a conoscenza e potesse quindi intervenire con l'autorevolezza che gli compete per combatterle in modo efficace, ad esempio procedendo in via giudiziale contro il venditore degli impianti per inadempimento delle qualità promesse - non possono essere caricati all'assicurazione contro la disoccupazione, come giustamente sostiene il seco, perché secondo un consolidato principio giurisprudenziale, condiviso dalla dottrina, le aritmie di funzionamento affrontate dalla T.________ SA rientrano nei normali rischi aziendali del datore di lavoro (v. consid. 3.1), atteso comunque che per l'art. 31 cpv. 1 lett. d LADI la perdita di lavoro deve essere temporanea (nel senso di pochi mesi e non di oltre 6 mesi). Non è infatti ragionevolmente sostenibile finanziare con denaro pubblico i tempi morti, peraltro assai dispersivi dal profilo temporale, intercorsi in vista del reperimento di finanziamenti esterni. T.________ SA ha difatti affermato in sede di osservazioni all'opposizione interposta dal seco avverso la decisione 11 novembre 2005, che le conseguenze di un rifiuto all'ottenimento del lavoro ridotto sarebbero state con ogni probabilità il fallimento di T.________ SA in quanto gli azionisti non intendevano effettuare nuove iniezioni di denaro fresco nella società e gli accordi con l'azionista di M.________, società italiana attiva nel medesimo settore, dovevano subire modifiche sostanziali, visto che tutti gli attivi della società sottostavano a una riserva di proprietà da parte della creditrice e che quindi i proventi di qualsiasi vendita di attivi dovevano andare esclusivamente all'istituto di credito. Se il consiglio d'amministrazione della società è intervenuto in ritardo (cambiando, dopo circa un anno, due responsabili della produzione) o se le trattative con finanziatori esterni si sono prolungate (per questioni burocratiche) oltre i tempi ragionevolmente ipotizzabili, questo non può di certo determinare un finanziamento con denaro pubblico ad opera delle assicurazioni sociali quando, come nel caso di specie, vengono a mancare i presupposti per beneficiare delle indennità per lavoro ridotto. Infatti, l'azienda si sarebbe dovuta tutelare direttamente contro il venditore dei macchinari (il produttore S.________, leader mondiale italiano) per farsi risarcire il danno causato dall'inadempimento contrattuale, ritenuto altresì che doveva preoccuparsi tempestivamente in vista del reperimento di finanziamenti esterni alla ditta non essendo ovviamente reputato congruo un lasso di tempo oltre i sei mesi.