Citation: 6B_917/2018 E. 4.5.2

4.5.2. Secondo la ricorrente, gli accertamenti alla base degli indizi utilizzati per ritenere un dolo eventuale sarebbero frutto di arbitrio. Avrebbe appreso delle condanne dei cognati dai giornali e si sarebbe recata in carcere con i nipoti come "semplice atto cristiano". Non si tratterebbe quindi di indizi, e ancor meno può esserlo la procura in favore di I.________, di cui avrebbe indicato di ignorarne l'esistenza. In modo arbitrario, il TPF ometterebbe di accertare che, negli anni '90, lei sarebbe venuta un'unica volta in Svizzera e non vi avrebbe portato soldi e che sarebbe stata all'oscuro della chiusura del conto eee. L'insorgente sottolinea che sarebbe sempre stata accompagnata dal marito e sarebbe stato lui a ricevere i soldi prelevati. D3.________ risulterebbe quindi di centrale importanza per giudicare dell'aspetto soggettivo del reato. Sulla scorta delle dichiarazioni di B.________ e del consulente bancario T.________, l'insorgente ritiene arbitrario l'accertamento per cui ella volesse rappresentare falsamente la realtà nei formulari A, nella misura in cui non sapeva cosa stesse firmando e si sarebbe trattato di una mera formalità in seguito del cambiamento di logo e di formulistica conseguente all'acquisizione dell'originario istituto bancario. Sarebbe del resto erroneo considerare il suo comportamento una crassa violazione di un suo obbligo nei confronti della banca, perché la violazione sarebbe semmai da imputare al consulente bancario che le avrebbe sottoposto i documenti da sottoscrivere senza sincerarsi di nulla. La ricorrente avrebbe sempre sostenuto di essere venuta a conoscenza delle polizze assicurative in favore dei cognati unicamente in occasione dei suoi interrogatori, ciò che il TPF avrebbe arbitrariamente omesso di accertare. Esso stabilirebbe tuttavia che l'insorgente avrebbe ordinato di non eseguire pagamenti relativi alle polizze assicurative, malgrado risulti dagli atti che le polizze sarebbero state sospese ben prima dallo stesso consulente bancario. La ricorrente non avrebbe mai potuto dare quell'ordine, perché nulla avrebbe saputo delle polizze, ciò che sarebbe peraltro confermato dal "meeting report" allestito proprio il 31 maggio 2012 in cui non si menzionerebbe alcunché in merito alle polizze. L'audizione del consulente bancario, unico ad avere un "interesse ad allontanarsi dalle polizze [...] e dal conto ddd", sarebbe stata fondamentale per accertare l'inattendibilità della documentazione bancaria. L'insorgente avrebbe funto solo "da ausilio del marito", avrebbe saputo dell'esistenza dei fondi unicamente nel 2012 e creduto trattarsi dei risparmi di una vita di lavoro del coniuge. Avrebbe firmato documenti in bianco o senza leggerli, fidandosi del marito. Lo stesso A.________ confermerebbe che l'insorgente avrebbe sottoscritto della documentazione senza leggere, rispettivamente dei fogli bianchi, dimostrando così che era "un mero strumento ignaro nelle mani del marito". Poiché all'oscuro delle movimentazioni effettuate con i valori patrimoniali del conto ddd, non potrebbe sussistere la volontà di vanificare una pretesa confiscatoria, su cui del resto il TPF sarebbe rimasto silente, concentrandosi sulla contestata consapevolezza dell'origine criminosa del denaro.