Citation: 1C_516/2019 E. 3

La Corte cantonale ha ritenuto che l'interesse pubblico dei vicini, volto in particolare a impedire che nelle more della procedura la ricorrente, senza essere al beneficio di una licenza edilizia, prosegua un'attività che genera apprezzabili esalazioni moleste verso le zone residenziali circostanti, situate a un centinaio di metri di distanza o anche meno, può prevalere sugli interessi prettamente economici della ricorrente. Ha stabilito che a prima vista appare tutt'altro che inverosimile che questa attività, già solo per le diverse ripercussioni che genera sull'ambiente circostante, e per l'incidenza sulla zona di protezione delle acque sotterranee, esiga l'avvio di una procedura di rilascio del permesso di costruzione, nell'ambito della quale anche i vicini toccati possano eventualmente esercitare i propri diritti di difesa. Ha stabilito infatti che secondo la giurisprudenza ogni modifica delle condizioni di utilizzazione di un edificio o di un impianto esistente atta a produrre, intensificare o alterare in maniera apprezzabile ripercussioni diverse e localmente percettibili, può configurare un cambiamento di destinazione che può comportare l'avvio di una procedura di rilascio del permesso di costruzione: in casi dubbi l'autorità è quindi tenuta a avviare una tale procedura, poiché solo in tale ambito è possibile procedere a una valutazione più approfondita. Ha precisato che la questione di sapere se e in che misura l'attività svolta all'interno delle serre sia conforme alle normative in vigore, in particolare quelle sulla protezione del territorio e dell'ambiente, non deve essere risolta nel quadro della procedura in esame, ma in quella di merito. Al riguardo ha nondimeno rilevato che la ricorrente sostiene a torto che la coltivazione litigiosa non si distinguerebbe da quella di piante o di ortaggi, quali pomodori, ritenuto che quest'ultima non genera esalazioni moleste sull'ambiente circostante.