Citation: 1A.362/1999 14.11.2000 E. 1

Delresto, contestandolasussistenzael'importanzadelprospettatoreato, ilricorrentemisconoscechel' assistenza dev'essere prestata anche per acclarare se il reato fondatamente sospettato sia effettivamente stato commesso e non soltanto per scoprirne l'autore o raccogliere prove a suo carico (DTF 118 Ib 547 consid. 3a pag. 552). Inoltre, ai fini dell'assistenza giudiziaria non sono determinanti solo le imputazioni rivolte alla persona nei cui confronti è diretta la domanda, ma pure gli atti punibili all'estero e, quindi, in concreto, anche la fattispecie concernente gli altri indagati. c) Secondo il ricorrente, il Procuratore pubblico, limitandosi a rilevare che la documentazione di cui ha ordinato la trasmissione è sicuramente utile all'Autorità richiedente e non risulta manifestamente estranea alla rogatoria, non avrebbe indicato alcuna connessione tra le prove richieste dall'Italia e i prospettati reati. La critica è infondata. Come rettamente rilevato dalla Corte cantonale, la connessione tra le informazioni finanziarie riguardanti il ricorrente e i reati descritti nella domanda estera è manifesta. In effetti, da una parte il ricorrente è accusato d'aver spogliato il patrimonio della società A.________ per vari miliardi di lire italiane, dall'altra anche i suoi figli sono imputati di analoghi reati. La ricerca di tracce dei sospettati reati, rispettivamente della destinazione dell'illecito provento degli stessi presso uno dei coimputati domiciliato in Svizzera, è chiaramente connessa all'inchiesta italiana. Ne segue altresì che anche l'utilità e la rilevanza potenziale della documentazione litigiosa per il procedimento estero sono manifeste (DTF 122 II 367 consid. 2c, 121 II 241 consid. 3a e b; Zimmermann, op. cit. , n. 478, in particolare pag. 370). In tale ambito è sufficiente che sussista una relazione diretta e oggettiva tra la persona o la società e il reato per il quale si indaga, eventualità che si verifica manifestamente per il ricorrente, indagato in Italia (DTF 120 Ib 251 consid. 5a e b, 118 Ib 547 consid. 3a in fine; Zimmermann, op. cit. , n. 227). d) Limitandosi ad addurre la palese inutilità della documentazione in esame per il procedimento estero il ricorrente misconosce che la questione di sapere se tali informazioni siano necessarie o utili deve essere lasciata, di massima, all'apprezzamento delle Autorità richiedenti. Né la richiesta di assunzione di prove può essere rifiutata poiché l'invocato principio della proporzionalità, nella limitata misura in cui può esser applicato in procedure rette dalla CEAG (DTF 112 Ib 576 consid. 13d pag. 603, 113 Ib 157 consid. 5a pag. 165, 121 II 241 consid. 3c), non è manifestamente disatteso (DTF 120 Ib 251 consid. 5c) né la domanda appare abusiva, visto che le informazioni richieste sono idonee, tenuto conto della natura dei prospettati reati, a far progredire le indagini (DTF 122 II 134 consid. 7b, 121 II 241 consid. 3a). D'altra parte, l'esame dell'idoneità dei mezzi di prova è circoscritto a un giudizio "prima facie" e d'apparenza: per il resto la valutazione definitiva del materiale probatorio è riservata al giudice estero del merito (DTF 118 Ib 547 consid. 3a in fine pag. 552). e) Privo di fondamento è anche l'assunto ricorsuale secondo cui, qualora il Tribunale federale non annullasse la decisione impugnata, gli spetterebbe pronunciarsi sull'utilità dei documenti per il procedimento estero. Il ricorrente non può limitarsi semplicemente, nel presente ricorso, a sostenere l'irrilevanza della documentazione bancaria per il procedimento estero. Così formulata, la critica è inammissibile. In effetti, come si evince dall'incarto, il ricorrente si è limitato a contestare genericamente il sequestro della documentazione bancaria senza tuttavia indicare con precisione quali documenti, e perché, non avrebbero dovuto essere trasmessi allo Stato richiedente, e chiedendo in via subordinata di trasmettere solo i documenti del 1991. Ora, spetta alle persone o società interessate dimostrare, in modo chiaro e preciso, perché i documenti e le informazioni da trasmettere non presenterebbero alcun interesse per il procedimento estero (DTF 122 II 367 consid. 2d pag. 371 seg. ): esse sono quindi tenute, pena la decadenza del loro diritto, a indicare all'Autorità di esecuzione quali documenti, e per quali motivi, non dovrebbero, secondo loro, essere trasmessi. Dal profilo della buona fede non sarebbe ammissibile che il detentore di documenti sequestrati lasci che l'Autorità di esecuzione proceda da sola alla cernita degli atti, senza parteciparvi, per rimproverarle in seguito, nell'ambito di un ricorso, d'aver violato il principio della proporzionalità (DTF 126 II 258 consid. 9b e c). Per di più, nemmeno nel presente gravame il ricorrente indica quali singoli documenti non dovrebbero essere trasmessi. In tale ambito egli si limita ad addurre, in maniera del tutto generale, che la trasmissione dei documenti del periodo 1992 - 1996 sarebbe superflua, visto che i fatti oggetto d'indagini sono avvenuti nel 1991. Ora, quando le Autorità estere chiedono informazioni su conti bancari nell'ambito di procedimenti per reati patrimoniali, esse necessitano di regola di tutti i documenti. Ciò perché debbono poter individuare il titolare giuridico ed economico del conto e sapere a quali persone o entità giuridiche sia pervenuto l'eventuale provento del reato (DTF 124 II 180 consid. 3c inedito, 121 II 241 consid. 3b e c). f) A sostegno dell'inutilità dei documenti bancari per il procedimento estero il ricorrente invoca infine il decreto di rinvio a giudizio del 24 ottobre 1998 emanato, nei suoi confronti e nei confronti di altri imputati, dal Giudice del Tribunale di La Spezia. Ora, trattandosi di materiale probatorio, la giurisprudenza considera che la domanda estera diventa senza oggetto solo se il processo all' estero si è nel frattempo concluso con un giudizio definitivo; l'Autorità di esecuzione non deve esaminare se il procedimento penale estero segua effettivamente il suo corso (DTF 113 Ib 157 consid. 5a pag. 166; Zimmermann, op. cit. , Berna 1999, n. 168). Del resto, secondo l'art. 430 comma 1 CPP italiano, indagini nel quadro dell'assistenza giudiziaria sono ammissibili anche successivamente all' emissione del decreto che dispone il giudizio (DTF 123 II 153 consid. 5). Inoltre, la questione di sapere se le prove raccolte possono essere utilizzate nel procedimento aperto in Italia dovrà essere decisa dal Giudice estero del merito. Né il ricorrente fa valere d'aver tentato di ottenere, intervenendo presso l'Autorità estera prima del termine della procedura di assistenza, il ritiro della richiesta.