Citation: 1P.543/2000 06.10.2000 E. 3

3.- La ricorrente ha fatto valere dinanzi alla CRP, pur se in modo succinto, la mancanza dei presupposti per il mantenimento della detenzione preventiva. In particolare ha contestato l'esistenza di un pericolo di fuga e sostenuto che, comunque, misure sostitutive avrebbero potuto impedirla. Il Presidente della CRP, ritenendo a torto che l'accusata non avesse impugnato il giudizio del GIAR, che aveva riconosciuto, l'esistenza di gravi indizi di colpevolezza, di un rischio di collusione e di un pericolo di fuga, non ha esaminato se questi requisiti, contestati dalla ricorrente, fossero adempiuti nella fattispecie. Egli è pertanto incorso in un accertamento arbitrario dei fatti posti a fondamento del suo giudizio. Davanti alla CRP l'accusata ha, come detto, contestato l'esistenza di motivi giustificanti il mantenimento della detenzione. Ora, la Corte cantonale, limitandosi a esaminare i motivi addotti per rinviare il dibattimento e la proporzionalità della proroga (cfr. a questo proposito anche la decisione della CRP del 16 ottobre 1998, pubblicata in Rep 1998, n. 104, pag. 339 segg.), ha violato il diritto di essere sentito della ricorrente, che impone all'Autorità di prendere in considerazione ed esaminare le censure sollevate (cfr. DTF 126 I 26 consid. 3, 123 I 31 consid. 2c, 114 Ia 281 consid. 4b-c; Rusca/Salmina/Verda, Commento del Codice di procedura penale ticinese, Lugano 1997, n. 3 e 13 all'art. 103 CPP; v. pure Gérard Piquerez, Procédure pénale suisse, Traité théorique et pratique, Zurigo 2000, pag. 509, n. 2393). Anche nell'ambito della proroga del carcere preventivo la CRP beneficia peraltro di libero esame dei fatti e del diritto (v. art. 286 cpv. 4 CPP/TI), né le censure sollevate dalla ricorrente apparivano d'acchito temerarie o manifestamente infondate. Certo, l'incarto è voluminoso e complesso, visto anche l'elevato numero di persone coinvolte. Da questo profilo, tenuto conto della situazione in cui si è venuta a trovare la Corte di merito e del tempo necessario alla sua attuale Presidente per studiare gli atti e organizzare il dibattimento, l'ulteriore proroga di due mesi concessa dalla CRP non appare ingiustificata e sproporzionata (cfr. Rusca/Salmina/Verda, op. cit. , n. 2 all'art. 103 CPP/TI). Cionondimeno, visto quanto esposto, il ricorso deve essere accolto e la decisione impugnata annullata. Gli atti sono ritornati alla CRP, che si pronuncerà sulle censure della ricorrente riguardanti l'esistenza - da lei contestata - dei presupposti per il mantenimento della detenzione preventiva, segnatamente per quanto concerne il pericolo di fuga. La richiesta di scarcerazione va invece respinta, ritenuto che la Corte cantonale dovrà statuire nuovamente sulla fondatezza del provvedimento litigioso.