Citation: 2C_864/2018 E. 5.3

5.3. Ora, come correttamente concluso dai Giudici ticinesi, una prova in tal senso è stata fornita anche nel caso in esame ed il motivo di revoca di cui all'art. 63 cpv. 1 lett. b LStrI è quindi dato. Se infatti è vero che le pene comminate al ricorrente sono piuttosto modeste, occorre rilevare che esse sanzionano atti potenzialmente molto pericolosi, che hanno per altro già dato luogo al coinvolgimento di un altro utente della strada, e che non vanno pertanto minimizzati (sentenze 2C_1152/2014 del 14 settembre 2015 consid. 4.2 e 2C_395/2014 dell'11 dicembre 2014 consid. 3.2). Decisivo, ai fini del riconoscimento del motivo di revoca di cui all'art. 63 cpv. 1 lett. b LStrI è inoltre il fatto che quanto rimproverato all'insorgente - ovvero, in particolare, di mettersi al volante in stato di grave alterazione dovuta all'eccessivo consumo di bevande alcoliche e/o (per lo meno in un caso) anche di sostanze stupefacenti - non costituisce un comportamento isolato, compiuto magari in giovane età come in diversi dei casi citati a torto nell'impugnativa a titolo di paragone, ma insistentemente ripetuto da una persona adulta e senza mai ravvedersi. Come appena ricordato - ed anche facendo astrazione dalla condanna subita in Italia, in merito alla quale vengono sollevate contestazioni in ragione del rito applicato (patteggiamento) - le autorità penali elvetiche hanno infatti sanzionato il ricorrente per ben cinque volte, e sempre per i medesimi atti. Parallelamente, a nulla sono valsi: né i quattro ammonimenti indirizzatigli dalle autorità competenti in materia di stranieri, che non risultano essere stati impugnati e che non sono certo nemmeno nulli, solo a causa del fatto che il ricorrente li ritiene ora come "ingiustificati"; né le sei revoche della licenza di condurre; né i due rifiuti di concedergli un permesso di domicilio. Ogni volta, l'insorgente è in effetti di nuovo caduto nell'illecito, tentando per altro pure di eludere rispettivamente di sottrarsi alla prova del sangue che gli era stata ordinata, ed è in sostanza soltanto un caso, se il suo comportamento non ha avuto delle conseguenze ben peggiori di quelle che già sono state indicate (sentenze 2C_340/2015 del 29 febbraio 2016 consid. 3.2 e 2C_160/2013 del 15 novembre 2013 consid. 2).