Citation: 1B_47/2007 28.06.2007 E. 2

2.1 Nella decisione impugnata è stato rilevato che, come precisato nella precedente sentenza del 14 settembre 2006, la Corte dei reclami penali ha esaminato in maniera esaustiva tutti gli incarti sequestrati e visionato i supporti informatici dello studio legale, conformemente alla citata procedura in tre fasi, versando agli atti la documentazione utile all'inchiesta e non coperta dal segreto professionale dell'avvocato e restituendo ai ricorrenti gli incarti non pertinenti per le indagini. Gli atti restanti, ossia quelli potenzialmente soggetti al segreto professionale, sono stati oggetto delle decisioni del 28 settembre e del 31 ottobre 2006, ad eccezione di gran parte della contabilità dello studio legale tema del giudizio impugnato. Constatate asserite difficoltà oggettive legate alla cernita di questi atti, l'AFC, invitata a esprimersi al riguardo, ha chiesto che tutta la documentazione contabile restante sia messa agli atti. 2.2 La I. Corte dei reclami penali, affermato che l'anonimizzazione di tutti gli atti rimanenti imporrebbe un lavoro considerevole e di dubbia proporzionalità, ritiene che, nella fattispecie, le sarebbe impossibile, come anche per un eventuale esperto, distinguere i clienti protetti dal segreto professionale dell'avvocato da quelli che non lo sono. Si tratterrebbe, secondo l'istanza precedente, di un impedimento oggettivo all'anonimizzazione degli incarti restanti. Essa aggiunge che la confusione tra l'attività tipica di avvocato e quella di fiduciario commercialista non permetterebbe ai ricorrenti di appellarsi al segreto professionale dell'avvocato e che nella fattispecie i ricorrenti, sebbene invitati a farlo, non hanno neppure cercato di stilare una lista dei loro clienti non commerciali. L'istanza precedente, ritenuto che gli incarti litigiosi non sarebbero manifestamente inutili all'inchiesta, ciò che non sarebbe d'altra parte contestato dai ricorrenti, li ha versati agli atti in forma non anonimizzata. 2.3 I ricorrenti fondano la legittimazione a ricorrere sulla loro qualità di imputati e sul fatto che la ricorrente è titolare dello studio legale colpito dal sequestro. Certo, questo rilievo è esatto riguardo ai requisiti posti dall'art. 81 cpv. 1 lett. b n. 1 LTF. Diversa è tuttavia la questione della loro facoltà a prevalersi del segreto professionale, non opponibile riguardo a informazioni connesse ad attività dove prevale il carattere commerciale o quando l'avvocato stesso sia imputato. Quest'ultima fattispecie è adempiuta nei confronti del ricorrente, come già rilevato nella sentenza del 6 febbraio 2006 (consid. 2.4, 3.2.1, 3.2.3 e 3.3.2), mentre non era chiaro se ciò fosse il caso anche nei confronti della ricorrente (consid. 3.3.1). Mal si comprende del resto perché, nel frattempo, la posizione processuale della ricorrente e di conseguenza l'opponibilità da parte sua del segreto professionale, non sia stata chiarita.