Citation: 6B_1303/2019 E. 2.3

2.3. Con riguardo al fatto che gli agenti abbiano riletto il rapporto di constatazione prima del loro interrogatorio, l'insorgente non si duole di alcuna violazione del diritto. Non si giustifica quindi di soffermarsi sulla questione. Per il resto, con la sua argomentazione il ricorrente non sostanzia arbitrio nella valutazione delle dichiarazioni degli agenti da parte della CARP, ma si limita a esporre la propria. Peraltro nemmeno si scorgono le pretese contraddizioni. Anche se uno di loro non ha potuto fornire dei dettagli, entrambi hanno però affermato che l'insorgente ha sorpassato due veicoli. In proposito l'autorità cantonale ha rilevato che essi avevano una migliore visuale rispetto all'insorgente, che per sua stessa ammissione aveva la visibilità frontale completamente ostruita dalla prima vettura. Ha inoltre aggiunto che su questo punto le dichiarazioni dei testi sono supportate dalla descrizione data dal ricorrente medesimo relativa al comportamento di detta vettura nei momenti precedenti la manovra: ha rallentato, frenato, poi frenato di nuovo e ha proseguito a velocità ridotta. Secondo la CARP, ciò è indicativo del fatto che la vettura era preceduta da un altro veicolo che circolava a una velocità inferiore e ne influenzava l'andatura rendendola irregolare. Al riguardo l'insorgente non spende una parola. È vero che, con riferimento ai momenti successivi alla manovra in giudizio, l'autorità cantonale ha ritenuto la versione fornita dal ricorrente, secondo cui è sempre rimasto sulla corsia di destra, e non quella degli agenti. Ciò non significa tuttavia che quest'ultima sia stata considerata inattendibile o che lo sia. La CARP infatti ha semplicemente applicato il principio in dubio pro reo nell'impossibilità di ricostruire la dinamica di quei momenti perché, se entrambi hanno affermato che l'insorgente dopo la manovra è rientrato sulla corsia di sinistra, nessuno ha però potuto riferire sul momento in cui sarebbe poi passato nuovamente a quella di destra su cui circolava quando è stato da loro affiancato. Per quanto concerne infine gli ulteriori punti sollevati, le censure ricorsuali difettano di pregio. Non si comprende come l'insorgente possa dolersi di un accertamento manifestamente inesatto dei fatti e invocare il principio in dubio pro reo laddove questi corrispondono a quanto da lui stesso dichiarato sia sulla situazione di traffico scorrevole sia sull'accelerazione avvenuta una volta spostatosi sulla corsia di destra. Con riferimento a questo ultimo elemento, il ricorrente sostiene di essersi espresso in modo errato, spiegando che "essendo la corsia di destra libera, ment[r]e la corsia di sorpasso più trafficata, uno spostamento sulla destra mantenendo la stessa velocità mentre sulla corsia di sinistra la velocità si riduce provoca l'effetto ottico di un'accelerazione quando di fatto accelerazione non vi è stata" (ricorso pag. 7). In sostanza, seguendo la tesi difensiva proposta in questa sede, non solo gli agenti di polizia ma addirittura lo stesso ricorrente sarebbero vittime di un effetto ottico. Si rileva che il preteso lapsus linguaeè occorso in presenza del suo patrocinatore e non risulta che questi abbia al riguardo eccepito alcunché. Sia come sia, riprendendo la descrizione degli eventi fatta dall'insorgente, la CARP ha esposto che, avendo egli dapprima adattato la sua velocità al veicolo che lo precedeva, frenando e facendogli i "bilux", per superarlo a destra non può che avere attivamente accelerato, come peraltro riferito chiaramente dagli agenti nel loro rapporto di constatazione. A mente del ricorrente l'autorità cantonale fonderebbe la sua conclusione su delle ipotesi. Più plausibile sarebbe invece il superamento sulla destra come conseguenza della diminuzione della velocità dei veicoli sulla corsia di sinistra, non essendovi alcuna prova chiara che egli abbia attivamente accelerato sulla corsia di destra. Trattasi di un'argomentazione appellatoria che non sostanzia arbitrio nell'accertamento dei fatti e non dimostra che questi siano in aperto contrasto con gli atti di causa. In simili circostanze non si ravvede neppure una violazione del principio in dubio pro reo.