Citation: 4A_194/2019 E. 5.2

5.2. Giusta l'art. 310 CPC con un appello possono essere censurati l'errata applicazione del diritto (lett. a) e l'errato accertamento dei fatti (lett. b). All'appellante spetta motivare il proprio appello (art. 311 CPC) e cioè dimostrare il carattere erroneo dei considerandi impugnati. Per soddisfare tale esigenza non basta che egli rinvii agli argomenti sollevati in prima istanza né che proponga delle critiche generiche della decisione impugnata. La motivazione dev'essere sufficientemente esplicita affinché la Corte di appello la possa capire agevolmente, ciò che presuppone un'indicazione precisa dei passaggi contestati e degli atti di causa su cui l'appellante basa la sua critica (DTF 138 III 374 consid. 4.3.1). L'appellante deve confrontarsi con i considerandi della sentenza di primo grado e non può segnatamente limitarsi a semplicemente riproporre gli argomenti presentati innanzi al primo giudice (sentenza 4A_174/2017 del 1° settembre 2017 consid. 4.4.2.4). La procedura di seconda istanza si caratterizza dal fatto che vi è già stata una valutazione giudiziale della lite, motivo per cui spetta all'appellante mostrare sulla base dei fatti accertati o delle conseguenze giuridiche trattene, le ragioni per cui le considerazioni del primo giudice non possono essere mantenute (sentenza 4A_397/2016 del 30 novembre 2016 consid. 3.1). La giurisprudenza ha dedotto dal diritto di essere sentito garantito dall'art. 29 Cost. il diritto ad ottenere una decisione motivata. Il destinatario della decisione e ogni interessato deve poterla comprendere e poterla impugnare con cognizione di causa e l'istanza di ricorso even tualmente adita deve poter esercitare pienamente il suo controllo. Per soddisfare tale esigenza è sufficiente che l'autorità menzioni almeno brevemente i motivi che l'hanno portata alla sua decisione. Non ha per contro l'obbligo di esporre e discutere tutti i fatti, mezzi di prova e censure invocate dalle parti, ma può limitarsi a quelli che possono essere ritenuti, senza arbitrio, pertinenti (DTF 142 II 154 consid. 4.2, con rinvii).