Citation: 6P.177/2006 01.02.2007 E. 3.5

3.5.1 Il ricorrente lamenta infine l'assenza di connessione tra la documentazione posta sotto sequestro e i fatti di cui alla querela. Nella sua decisione del 27 aprile 2006, il GIAR ha rilevato che le cifre movimentate del conto oggetto della misura contestata non corrispondono a quelle indicate in denuncia. Secondo l'interessato dunque, l'unico elemento di connessione oggettivamente ammissibile è costituito dal semplice fatto che egli abbia detenuto una relazione bancaria presso l'istituto in esame, circostanza insufficiente per dimostrare l'esistenza di oggettivi sospetti di reato così come la connessione con i fatti imputatigli. L'ultima autorità cantonale avrebbe a torto considerato che il fatto che il conto bancario in oggetto è stato indicato in modo non generico dal querelante costituisse una connessione sufficiente tra i fatti sotto inchiesta e la misura contestata. L'insorgente sostiene che la levata dei sigilli per un'analisi "prima facie" del contenuto dei documenti bancari prodotti effettuata dal GIAR avrebbe dimostrato quanto le informazioni in essi contenute differissero dai fatti riferiti dal querelante e fossero pertanto improprie a dimostrare le tesi accusatorie di B.A.________. La sentenza impugnata si fonderebbe quindi su mere congetture che non trovano alcun riscontro negli atti di causa, ma che sono anzi in manifesta contraddizione con la situazione di fatto, siccome i movimenti di denaro registrati sul conto non corrispondono a quelli indicati nella querela (ricorso pag. 8 e segg.). 3.5.2 La CRP afferma che la connessione tra i fatti di cui al procedimento penale e l'oggetto dell'ordine impugnato appare innegabile. Da un lato, B.A.________, nella sua querela, ha chiaramente indicato che la parte residua del prezzo di vendita fu fatto affluire su un conto presso banca F.________, Lugano, che aveva quali titolari il fratello e la di lui figlia C.A.________. Dall'altro, gli appunti manoscritti dell'avv. G.________ contengono un esplicito riferimento al medesimo istituto bancario in relazione alla divisione del provento della cessione della D.________Srl (sentenza impugnata consid. 3.4 pag. 10). Il fatto che i movimenti registrati sul conto oggetto della misura cautelare non corrispondano alle cifre indicate dal querelante non permette di concludere per l'estraneità degli atti con i fatti di cui al procedimento penale: la relazione bancaria è stata aperta lo stesso mese in cui è avvenuta la vendita della società D.________Srl, per di più gli appunti dell'avv. G.________ citano, in relazione alla suddivisione del provento della transazione, il conto in questione (sentenza impugnata consid. 4 pag. 11). 3.5.3 Nella motivazione della CRP, come pure nel risultato a cui giunge, non si ravvisa arbitrio alcuno. Se è vero che i movimenti registrati sul conto del ricorrente non sembrano corrispondere a quelli indicati in querela, circostanza non ignorata dall'ultima istanza cantonale, questo non basta a rendere prive di fondamento le motivazioni contenute nella sentenza impugnata. La precisione della designazione della relazione bancaria fornita dal querelante (che proprio in virtù degli accordi con il fratello dovrebbe conoscere l'esistenza del conto sul quale sono fluiti i fondi anche di sua spettanza) e la sua corrispondenza con le indicazioni figuranti sull'appunto dell'avv. G.________, relativo alla ricostruzione dei flussi di denaro, hanno condotto la CRP ad ammettere l'esistenza di una connessione tra i fatti di cui al procedimento penale e l'oggetto dell'ordine di perquisizione e sequestro. Allo stadio attuale del procedimento penale e sulla base di questi elementi, tale conclusione non appare insostenibile. Anche in questo caso la censura del ricorrente si rileva infondata. 3.6 Da quanto sopra discende che il ricorso di diritto pubblico va respinto. Le spese seguono la soccombenza (art. 156 cpv. 1 OG).