Citation: 4A_253/2014 E. 4.3

4.3. Nella fattispecie, pur lamentandosi di una violazione dell'art. 393 lett. c CPC, lo stesso ricorrente ammette che, nominando il nuovo liquidatore, l'arbitro ha implicitamente riconosciuto la sua competenza. Egli pare poi misconoscere che l'arbitro ha integralmente statuito sulla domanda con cui era stato adito e che il fatto che le richieste procedurali da lui avanzate non siano state esplicitamente respinte non fa apparire il lodo incompleto (v. anche Marugg/Neukom Chaney, Commento bernese, n. 61 ad art. 393 CPC; Berger/Kellerhals, op. cit., n. 1571 e Manuel Arroyo, Arbitration in Switzerland, n. 53 ad art. 190 LDIP, secondo cui è unicamente possibile rimproverare all'arbitro di aver statuito infra petita se ha omesso di giudicare richieste sostanziali e non anche quando sono rimaste indecise delle domande procedurali). Il ricorrente non può nemmeno essere seguito quando afferma che, non adottando la procedura da lui proposta, l'arbitro avrebbe violato la parità di trattamento e gli avrebbe impedito di prendere posizione sulla domanda avversaria. Sebbene l'istanza 7 gennaio 2014 non indicasse i motivi per i quali gli opponenti ritenevano che all'arbitro unico competesse di nominare il nuovo liquidatore, il ricorrente poteva nondimeno indicare perché reputava che essa non andava accolta. Anche questa censura si rivela infondata. Infine, quando il ricorrente lamenta che l'arbitro avrebbe violato il suo obbligo di motivare, egli pare dimenticare che l'art. 393 lett. d CPC non permette di impugnare un lodo a causa di una motivazione ritenuta insufficiente e non si premura nemmeno di specificare per quali ragioni potrebbe essere rimproverato all'arbitro unico di non aver, per inavvertenza, esaminato ed essersi confrontato con i problemi e le questioni da lui sollevate, ma si limita a criticare in maniera appellatoria l'assenza di una motivazione più esaustiva.