Citation: 5A_564/2016 E. 4.2

4.2. Determinare il senso da attribuire alle conclusioni e dichiarazioni di parte attrice è questione d'interpretazione. Come tutti gli atti giudiziari e altre dichiarazioni, anche le conclusioni sono manifestazioni di volontà fatte nel corso del processo e indirizzate tanto al giudice quanto alle parti (v. segnatamente sentenza 5A_474/2013 del 10 dicembre 2013 consid. 6.2.3). Esse vanno interpretate in maniera oggettiva, ovvero dando loro il senso che i destinatari potevano e dovevano ragionevolmente, in applicazione delle regole della buona fede, attribuire alle medesime (principio dell'affidamento, DTF 138 III 29 consid. 2.2.3; 135 III 295 consid. 5.2; 105 II 149 consid. 2a; da ultimo, sentenza 4A_66/2016 del 22 agosto 2016 consid. 4.1.2). Il giudice deve pertanto determinare il senso delle dichiarazioni di volontà unilaterali di parte attrice ricercando in quale modo le stesse potevano essere comprese in buona fede alla luce dell'insieme delle circostanze, semmai interpellando la parte (art. 56 CPC). Anche se apparentemente chiaro, un testo può non essere determinante, posto che l'interpretazione esclusivamente letterale non è ammessa (art. 18 cpv. 1 CO). In effetti, altre circostanze possono indicare che una dichiarazione, seppur limpida a prima vista, non ne riflette compiutamente il senso. Il principio dell'affidamento permette di porre a carico di una parte il senso oggettivo della sua dichiarazione o del suo comportamento, quantunque questo non corrisponda alla sua intima volontà (DTF 129 III 118 consid. 2.5; sentenza 4A_66/2016 cit. loc. cit.). L'applicazione del principio dell'affidamento è una questione di diritto che il Tribunale federale riesamina liberamente, pur rimanendo vincolato agli accertamenti concernenti i fatti esterni e la volontà interna delle parti (DTF 136 II 186 consid. 3.2.1 con rinvii; sentenze 4A_348/2015 del 15 settembre 2016 consid. 3.3; 4A_705/2012 del 29 aprile 2013 consid. 5.3).