Citation: 1A.173/2006 30.08.2007 E. 3

3.1 Per quanto attiene al suo conto, il ricorrente si limita a sostenere ch'esso non conterrebbe alcuna operazione attinente ai fatti oggetto d'indagine. Al suo dire, non vi sarebbe alcun bonifico a favore dei destinatari della corruzione, ma riporterebbe esclusivamente non meglio specificati prelievi di piccole somme in contanti da lui effettuati per far fronte alle proprie esigenze. Aggiunge, che le entrate di questo conto proverrebbero dalle attività della X.________ Ltd, via un'altra società indicata nella rogatoria e via Y.________, per cui sarebbero prive di interesse per l'autorità rogante. 3.2 Questi semplici accenni non reggono. In effetti, l'utilità potenziale dei documenti di un conto di un inquisito alimentato da averi provenienti da società di cui si sospetta siano servite per realizzare i sospettati atti corruttivi non può manifestamente essere esclusa. Come si è visto, il fatto che le autorità estere sarebbero già in possesso di documenti idonei a ricostruire i legami finanziari fra le società indicate nella rogatoria e il ricorrente non implica che i documenti bancari del suo conto siano inutili per il procedimento estero. Spetta infatti all'autorità italiana decidere sulla base di quali e quanti documenti intende sostenere l'accusa. 3.3 A torto il ricorrente adduce quindi che la questione di sapere se anche queste informazioni supplementari siano necessarie o utili per il procedimento estero non potrebbe essere lasciata, come previsto dalla prassi appena citata, all'apprezzamento delle autorità richiedenti poiché altrimenti la procedura di cernita non avrebbe alcun senso. Ciò già per il semplice fatto che le autorità richiedenti, contrariamente all'autorità svizzera, dispongono di tutte le risultanze processuali, segnatamente dei documenti idonei a ricostruire i flussi finanziari tra le citate società e il ricorrente: non disponendo di questi atti, le autorità elvetiche, nell'ambito della cernita, non possono esprimersi compiutamente sulla rilevanza dei documenti litigiosi, potendo solo confermarne l'utilità potenziale. Il MPC non ha quindi disatteso i principi stabiliti dalla giurisprudenza riguardo all'esecuzione e allo scopo della cernita (al riguardo vedi DTF 130 II 14 consid. 4.3 e 4.4; 126 II 258 consid. 9b/aa pag. 262; Zimmermann, op. cit., n. 479-1, 479-2). Il ricorrente non si esprime del resto su questi principi, limitandosi a incentrare il gravame sulla circostanza, non decisiva, che le operazioni oggetto di inchiesta sarebbero già note all'autorità richiedente sulla base di altri documenti. Infatti, in concreto, il MPC ha proceduto alla necessaria cernita ed ha rettamente ritenuto che i documenti litigiosi erano potenzialmente utili per il procedimento estero, ordinandone quindi la loro trasmissione integrale. Ne segue che la conclusione ricorsuale subordinata di invitare il MPC a operare una nuova selezione dei documenti sequestrati dev'essere respinta. 3.4 Al riguardo i ricorrenti disattendono altresì, che quando le autorità estere chiedono informazioni su conti bancari in procedimenti per reati patrimoniali o corruttivi, esse necessitano di tutti i documenti. Ciò perché debbono poter individuare il titolare giuridico ed economico del conto e sapere a quali persone sia pervenuto l'eventuale provento del reato (DTF 129 II 462 consid. 4.4 pag. 468; 124 II 180 consid. 3c inedito; 121 II 241 consid. 3c; Zimmermann, op. cit., n. 478-1 pag. 517). Con i loro generici accenni i ricorrenti non dimostrano affatto che nella fattispecie si sarebbe dovuto procedere a una trasmissione soltanto parziale dei documenti bancari. Del resto, nelle osservazioni al ricorso, l'UFG rileva rettamente, che il periodo in cui si sono svolti i fatti oggetto di indagine potrebbe collocarsi già nel 1998, per cui in concreto è necessario investigare prima e dopo il periodo dei versamenti avvenuti tra il 2000 e il 2002. Ciò a maggior ragione ritenuto che l'autorità italiana ha espressamente chiesto l'assunzione dei documenti a partire dal 1° gennaio 1997. È quindi a torto che i ricorrenti assumono che il MPC avrebbe agito "ultra petita" (DTF 115 Ib 186 consid. 4 pag. 192 in fine; 373 consid. 7; 116 Ib 96 consid. 5b). Inoltre, visto che per gli stessi fatti sono pendenti altre rogatorie, la trasmissione dell'intera documentazione potrà evitare l'inoltro di eventuali domande complementari (DTF 121 II 241 consid. 3).