Citation: 5A_947/2020 E. 2.1

2.1. La Corte cantonale ha dapprima ricordato che la legge non prevede la possibilità di impugnare mediante reclamo un'ordinanza sulle prove (v. art. 154 e 319 lett. b n. 1 CPC) e che la decisione di rifiuto o di ammissione di mezzi di prova proposti dalle parti non causa in linea di principio alcun pregiudizio difficilmente riparabile (v. art. 319 lett. b n. 2 CPC). Essa ha quindi osservato che il solo fatto che la ricorrente non aveva impugnato l'ordinanza sulle prove non le precludeva la possibilità di sollevare censure a tale proposito in sede d'appello. Per ciò che attiene ai mezzi di prova di cui la ricorrente lamenta la mancata assunzione, la Corte cantonale ha poi ricordato che, quand'anche la parte non sia obbligata a impugnare separatamente l'ordinanza sulle prove con un reclamo, ciò non significa tuttavia che l'autorità d'appello non possa, in virtù del principio della buona fede processuale (art. 52 CPC), rifiutare di esperire le prove regolarmente offerte in prima istanza e rimaste indecise o da assumere (cioè non formalmente respinte nell'ordinanza sulle prove), ove la parte abbia rinunciato, anche tacitamente, alla loro assunzione, segnatamente non opponendosi alla chiusura dell'istruttoria. I Giudici cantonali hanno in seguito verificato, per ognuno dei mezzi di prova di cui la ricorrente ha lamentato in sede d'appello la mancata assunzione, se il Pretore poteva dedurre dal comportamento della stessa una rinuncia tacita alla prova (nel qual caso la censura risulterebbe improponibile) o se invece avrebbe dovuto esaminarne la ricevibilità e nell'affermativa assumerla, ricordando che una misura probatoria può anche essere rifiutata sulla scorta di un apprezzamento anticipato delle prove (v. infra consid. 4.1 e 5.1.1).