Citation: 1B_289/2007 28.11.2008 E. 3

3. Pronunciandosi sui singoli incarti oggetto della decisione in esame, la I CRP ha stabilito quanto segue: S338: l'incarto concerne il libro di cassa e le pezze giustificative del 1996. Poiché nel primo documento figurano in gran numero nomi di terzi, la loro anonimizzazione, secondo la I CRP, sarebbe sproporzionata. Tutti i documenti sono caratterizzati da una referenza a una rubrica contabile, di modo che si può presumere, sempre secondo l'istanza precedente, che gli stessi siano stati correttamente contabilizzati. Aggiungendo che il loro interesse per l'inchiesta sarebbe esiguo, essa ha deciso di restituirli agli opponenti. Le pezze giustificative concernono in gran parte spese generali, senza la menzione di nomi di clienti: la cernita e l'anonimizzazione di quelle contenenti nomi di clienti potenzialmente protetti dal segreto professionale rappresenterebbe tuttavia un lavoro considerevole e sproporzionato, per cui la I CRP ha deciso di versarle agli atti alle condizioni espresse in altri casi analoghi. La tesi, sbrigativa, fondata su un criterio meramente quantitativo e sul fatto che si sarebbe in presenza di documenti soggetti al segreto professionale, senza tuttavia effettivamente procedere al relativo esame, non può essere avallata, a maggior ragione visto che, di massima, non si è più in presenza di un segreto professionale tutelabile. Spetterà inoltre all'AFC esaminare tutti i documenti per verificare se, effettivamente, i conti dello studio legale sono completi riguardo ai redditi conseguiti e a quelli dichiarati. Per i motivi suesposti, i documenti, che non sembrano d'altra parte inutili per le necessarie verifiche perseguite con l'inchiesta, devono essere versati agli atti, di massima, in forma non anonimizzata. S334: questo incarto contiene estratti e avvisi di addebito e di accredito relativi a un conto postale per l'anno 1996. Secondo la I CRP, l'anonimizzazione di centinaia di nomi di terzi figuranti in tali atti rappresenterebbe un lavoro sproporzionato: ha pertanto versato agli atti soltanto gli estratti al 31 dicembre 1996, decidendo di restituire gli altri documenti agli opponenti. Come si è visto, questa generica argomentazione, per i motivi suesposti, non regge. Anche questi documenti devono pertanto, di massima, essere versati agli atti in forma integrale, ricordato inoltre che solo sulla base degli estratti intermediari, nei quali sono indicate semmai le causali delle singole transazioni o altre informazioni, la ricorrente potrà ricostruire compiutamente i flussi di denaro confluiti nella sostanza e nei redditi imponibili degli opponenti. S350: l'incarto si compone di centinaia di pagine di listati contabili del 1996. La loro anonimizzazione sarebbe, al dire dell'istanza precedente, totalmente sproporzionata e la loro utilità per l'inchiesta esigua, visto che i bilanci e i conti economici, già versati agli atti, riportano i medesimi risultati: essa ha quindi deciso di restituirlo agli opponenti. La tesi, sbrigativa, fondata su un criterio meramente quantitativo non può essere seguita. D'altra parte, l'utilità di questi documenti per l'inchiesta, anche se esigua, non può comunque essere negata e spetterà alla ricorrente effettuare tutte le verifiche ch'essa riterrà necessarie. Pure i listati devono pertanto essere versati agli atti, di massima, in forma non anonimizzata. S351: l'incarto contiene centinaia di note di onorario saldate nel 1996. L'anonimizzazione di questi documenti rappresenterebbe, secondo l'istanza inferiore, un lavoro sproporzionato. Ha quindi stabilito di versare agli atti unicamente quelle fatture che riguardano prestazioni manifestamente atipiche. L'argomento della mole di lavoro non è determinante e, inoltre, la tutela del segreto professionale è di massima esclusa in concreto, per cui anche le note di onorario, decisive per l'inchiesta, devono essere versate agli atti, di principio in forma non anonimizzata. S370: l'incarto si compone di migliaia di pagine di listati concernenti il periodo 1996-1998. Anche la loro anonimizzazione sarebbe sproporzionata e la loro utilità per l'inchiesta esigua, poiché i bilanci e i conti economici già versati agli atti riportano i medesimi risultati. La I CRP ha quindi ritenuto che l'incarto dev'essere restituito agli opponenti. Per i motivi già esposti riguardo all'incarto S350, anche questi listati devono essere versati agli atti, di massima, non anonimizzati. 7699: l'incarto consta di un rapporto di un conto corrente postale relativo al 1996, nel quale figurano numerosi nomi di terzi, la cui anonimizzazione sarebbe sproporzionata. Tutti i movimenti sono caratterizzati da una referenza a una rubrica contabile, per cui, secondo la I CRP, si può presumere che gli stessi siano stati correttamente contabilizzati e il loro interesse per l'inchiesta sarebbe quindi esiguo. Essa ha pertanto deciso di restituirli agli opponenti. Riguardo a questo incarto, la ricorrente, sottolineato che la descrizione dei relativi documenti è troppo generica per esprimersi in merito, afferma di non contestare la decisione impugnata, a condizione che si tratti di informazioni contenute su altri estratti di conto corrente postale che verranno messi agli atti: in caso contrario, essa richiede il versamento agli atti di questi documenti. Visto che, per i motivi precitati, la tesi della I CRP non può essere seguita, spetterà ad essa esaminare se le informazioni sono effettivamente contenute su altri estratti: in caso contrario, pure questi documenti, che non sembrano inutili per l'inchiesta, devono essere versati agli atti, di massima in forma non anonimizzata.