Citation: 1A.268/2006 16.02.2007 E. 2

2.1 La ricorrente fa valere che il MPC le avrebbe negato a torto la legittimazione a ricorrere quale beneficiaria economica della disciolta fondazione, notificando quindi alla banca la decisione di chiusura. Ella è legittimata a contestare tale diniego (DTF 128 II 211 consid. 2.2). 2.2 Nella decisione impugnata il MPC rileva che con scritto 4 agosto 2006 il legale della ricorrente precisava ch'ella interveniva nella procedura sia a titolo personale sia quale avente diritto economico della disciolta fondazione. Invitata dall'autorità federale a dimostrare l'asserito scioglimento e l'invocata qualità di avente diritto economico, la ricorrente, prodotta l'attestazione dell'avvenuto scioglimento, ha semplicemente addotto che la menzionata qualità derivava dall'indicazione in tal senso contenuta nel cosiddetto formulario A della banca. Il 21 settembre 2006 il MPC le ha comunicato che, secondo la giurisprudenza, detto formulario non era sufficiente allo scopo: ha precisato che in mancanza della produzione di un documento attestante l'asserita qualità di avente diritto economico, la ricorrente non sarebbe stata considerata quale parte. Il giorno seguente il legale della ricorrente dichiarava che avrebbe provveduto a trasmettere la richiesta documentazione, ciò che tuttavia non avvenne: il 9 novembre 2006 il MPC ha quindi emanato l'impugnata decisione. 2.3 La censura concernente il criticato diniego della legittimazione è infondata. La ricorrente, tenuta ad addurre i fatti a sostegno della sua legittimazione (DTF 123 II 161 consid. 1d/bb pag. 165), non ha infatti prodotto alcun documento a sostegno della sua tesi, eccetto il cosiddetto formulario A relativo alla sua qualità di beneficiaria economica del conto litigioso nel 1999. Certo, in materia d'assistenza giudiziaria, l'avente diritto esclusivamente economico di una persona giuridica è eccezionalmente legittimato a ricorrere qualora la persona giuridica sia stata sciolta e pertanto non possa più agire per proprio conto (DTF 123 II 153 consid. 2c e 2d). Spetta tuttavia all'avente diritto economico dimostrare l'avvenuto scioglimento della società e che in tale atto egli sia indicato chiaramente quale beneficiario, producendo i documenti ufficiali a sostegno di questi assunti. Per di più, lo scioglimento della società non può servire quale semplice pretesto o configurare un abuso di diritto, ciò che si verifica segnatamente quando si possa supporre che la società è stata liquidata senza ragioni plausibili, in particolare di carattere economico, dopo aver avuto conoscenza della procedura penale in corso (sentenze 1A.216/2001 del 21 marzo 2002 consid. 1.3; 1A.10/2000, del 18 maggio 2000, consid. 1e, apparsa in Pra 133 790; 1A.57/2005 del 21 marzo 2005; Robert Zimmermann, La coopération judiciaire internationale en matière pénale, 2a ed., Berna 2004, n. 309 pag. 352). Quest'evenienza non parrebbe essere esclusa a priori nel caso di specie, viste le numerose rogatorie pendenti e la circostanza che la ricorrente non ha addotto alcun motivo giustificante l'avvenuto scioglimento della fondazione. 2.4 È manifesto che la ricorrente dinanzi al MPC non ha prodotto i documenti ufficiali richiesti e necessari: il rifiuto di riconoscerle la legittimazione a ricorrere è pertanto conforme alla citata giurisprudenza. Con scritto del 22 settembre 2006, aveva invero annunciato di volerli trasmettere: fino all'emanazione della decisione di chiusura del 9 novembre 2006, senza peraltro chiedere una proroga all'uopo, non ha tuttavia dato seguito a tale intendimento. L'assunto ricorsuale secondo cui il MPC non le avrebbe permesso di prendere posizione al riguardo è, in siffatte circostanze, privo di qualsiasi fondamento. 2.5 Questa mancanza, ricordato anche l'obbligo di celerità (art. 17a AIMP), d'altra parte neppure è stata sanata dinanzi al Tribunale federale. Nel gravame in esame la ricorrente si limita infatti a produrre due certificati ufficiali accertanti l'istituzione (il 10 maggio 1999) e lo scioglimento (il 13 gennaio 2003) della fondazione, un formulario A del 10 maggio 1999 che la menziona quale beneficiaria economica del conto della fondazione e una dichiarazione di una non meglio precisata rappresentante di quest'ultima, la "V.________", del 7 dicembre 2006, indicante semplicemente che la ricorrente ne era ("war") l'avente diritto economico. Ora, premesso che essa nemmeno tenta di spiegare perché non avrebbe potuto produrre detto atto già dinanzi al MPC, questo scritto, peraltro non ufficiale, non dimostra che, dopo lo scioglimento della fondazione, ne sarebbe ancora sempre l'avente diritto economico. Ne segue che il ricorso dev'essere dichiarato inammissibile per carenza di legittimazione. 2.6 Il ricorso sarebbe comunque infondato anche nel merito. In effetti le censure ricorsuali, peraltro del tutto generiche, secondo cui il MPC avrebbe agito "ultra petita" e i documenti bancari sarebbero estranei ai prospettati reati, non sarebbero pertinenti (al riguardo vedi la sentenza 1A.258/2006 concernente la ricorrente, decisa in data odierna, consid. 2). Per di più, accennando all'asserita inutilità dei documenti bancari per il procedimento penale estero, la ricorrente disattende che, contrariamente all'obbligo che le incombeva secondo la costante pubblicata giurisprudenza, non sostiene d'aver indicato dinanzi all'autorità di esecuzione quali singoli documenti e perché sarebbero sicuramente irrilevanti per il procedimento penale estero (DTF 126 II 258 consid. 9b e c; 122 II 367 consid. 2d pag. 371 seg.). Nel gravame in esame la ricorrente si limita del resto a rilevare che le operazioni indicate dal MPC sono due bonifici verso la K.________, società menzionata nel complemento rogatoriale litigioso, e il rientro delle medesime somme poco tempo dopo, per cui si tratterrebbe di operazioni economicamente neutrali.