Citation: 6P.98/2006 20.10.2006 E. 4

4. Ricorso di diritto pubblico di A.________ (6P.98/2006) 4.1 A.________ contesta l'esistenza di un nesso di causalità naturale, evidenziando dapprima come l'elettrocuzione che la vittima avrebbe subito toccando il cavo elettrico non è stata ritenuta mortale dal medico legale (ricorso pag. 11). L'insorgente rileva inoltre come dei cinque testi citati dal giudice di merito solo L.________, parente della vittima e in chiaro contrasto con altre due testimonianze, ha affermato che quest'ultima sarebbe caduta in acqua dopo aver toccato il cavo (ricorso pag. 12). Poco importa che sulla mano destra sia stata constatata una ferita assimilabile ad una recente elettrocuzione, non potendosi escludere che G.C.________ se la sia procurata precedentemente, magari sul lavoro. L'autorità cantonale avrebbe pertanto posto a carico del ricorrente, in maniera del tutto arbitraria, una fattispecie più sfavorevole, nonostante, secondo una valutazione oggettiva del materiale probatorio, sussistessero dubbi sul fatto che la fattispecie si sia verificata in quel modo (ricorso pag. 13). 4.2 Gran parte delle predette doglianze del ricorrente sono di carattere prettamente appellatorio e quindi irricevibili in questa sede (v. DTF 125 I 492 consid. 1b e rinvii). Così quando mette in dubbio le conclusioni tratte dal referto autoptico oppure l'attendibilità del teste L.________ ipotizzando che il bagnante non abbia neppure toccato il cavo elettrico - nonostante che dagli atti si evinca con chiarezza che la vittima presentava una lesione cutanea da elettrocuzione alla mano destra (v. referto autoptico, doc. 2.1 e 2.2) senza che vi siano elementi per ritenere che essa sia precedente al momento dei fatti -, il ricorrente si limita a proporre una ricostruzione alternativa degli eventi con una propria valutazione delle prove senza allegare autentiche censure di natura costituzionale e confrontandosi solo in parte con le argomentazioni con cui la CCRP ha protetto le conclusioni del giudice del merito. L'autorità cantonale ha del resto valutato con grande attenzione sia le testimonianze che le conclusioni peritali, non omettendo di considerare che il patologo ha indicato come causa prima del decesso non la scossa elettrica in quanto tale bensì un "annegamento tipico", nel senso che la vittima è affogata in stato di coscienza. La CCRP ha tuttavia aggiunto che dalle dichiarazioni peritali si evince comunque che senza l'elettrocuzione l'uomo non si sarebbe spaventato e non avrebbe perso il controllo. Il perito incaricato di esaminare l'impianto elettrico nella "baracca dei minatori" ha accertato inoltre che l'intensità della scarica ha verosimilmente provocato nel bagnante crampi muscolari, difficoltà respiratorie e fibrillazione cardiaca (sentenza impugnata pag. 7). Per quanto riguarda infine la valutazione delle deposizioni dei testimoni, l'ultima autorità cantonale ha già correttamente evidenziato come il mero richiamo a testimonianze discordanti da quelle considerate dal giudice del merito non basta per sostanziare una censura di arbitrio. Non vi è del resto aperto contrasto fra la testimonianza di L.________ e quella dei restanti testi, visto che essi non hanno negato che G.C.________ abbia toccato il cavo, ma hanno semplicemente dichiarato di non averlo visto (v. anche infra consid. 5.2), il che non è sufficiente per escludere l'attendibilità della circostanziata deposizione di L.________, tanto meno sotto il ristretto profilo dell'arbitrio, l'unico qui rilevante. Ne consegue che l'autorità cantonale poteva concludere, senza per questo violare l'art. 9 o l'art. 32 cpv. 1 Cost., che tra la scossa elettrica ed il decesso della vittima vi sia un rapporto di causalità naturale, nel senso che senza di essa l'infortunio non si sarebbe prodotto. 4.3 Il ricorrente denuncia come arbitrario ed insostenibile anche il mancato riconoscimento dell'esistenza di un nesso causale fra la negligenza di K.________ ed il decesso di G.C.________, visto che K.________ aveva ricollegato il cavo in discussione al nuovo quadro elettrico senza avvisare il ricorrente del potenziale rischio che ciò poteva comportare e aveva dimenticato di ripristinare la situazione originaria scollegando il cavo stesso (ricorso pag. 7 e seg.). 4.4 Così argomentando il ricorrente non contesta tuttavia la causalità naturale in quanto tale, ma implicitamente sostiene che l'intervento di K.________ avrebbe interrotto il nesso di causalità adeguata. Si tratta in tal senso di una censura di diritto federale inammissibile in questa sede (v. sopra consid. 2.4.2). 4.5 A mente del ricorrente l'autorità cantonale sarebbe altresì caduta nell'arbitrio ritenendo che la sua funzione di garante derivi dal fatto che egli si sia comportato da possessore esclusivo dell'impiantistica elettrica e con ciò anche del cavo. Tali considerazioni partirebbero da un presupposto errato e in netta contraddizione con i fatti accertati dal primo giudice. Dal 1997 il ricorrente ha gestito in subappalto sul terreno della X.________ SA la discarica di materiale inerte, utilizzando per la sua attività la "baracca dei minatori". Il primo giudice ha tuttavia accertato che a metà 2000 la discarica è stata chiusa. Ne conseguirebbe che a partire da questo momento il ricorrente non era più possessore di tale sedime e non vi svolgeva più alcuna funzione di gerente. Poco importa che egli potesse ancora utilizzare la baracca. Sulla superficie della discarica il ricorrente non svolgeva infatti più alcuna attività non godendo più di un diritto di utilizzo. Egli sostiene di non avere avuto più alcuna facoltà decisionale e nessuna libertà imprenditoriale sui fondi interessati dalla discarica e analogamente sulla "baracca dei minatori". L'autorità cantonale avrebbe finanche omesso di verificare per quale ragione A.________ utilizzasse ancora detta baracca e a quale titolo. Il ricorrente conclude che in mancanza di tali accertamenti non può essere dedotto alcunché, tanto meno una sua posizione di garante (ricorso pag. 4 e seg.). In secondo luogo il ricorrente afferma che l'autorità cantonale avrebbe arbitrariamente concluso che egli fosse soggettivamente in grado di scorgere il pericolo costituito dal cavo elettrico e di intervenire per rimuoverlo, visto che benché avesse notato il segmento di cavo che partiva dal quadro elettrico presente nella baracca, egli ignorava a che cosa serviva, dove finiva e cosa alimentava il cavo stesso. Il ricorrente sostiene quindi di non essere mai stato effettivo possessore del cavo in esame, mancandogli l'animus possidendi, né di essere stato soggettivamente in grado di scorgere il pericolo che il suddetto cavo poteva rappresentare vista la sua formazione di manovale. Egli aggiunge di non godere di alcuna particolare competenza in elettrotecnica, per cui non si può pretendere che dovesse riconoscere delle irregolarità che non aveva rilevato nemmeno l'Ispettorato federale degli impianti a corrente forte, la cui ultima ispezione presso la X.________ SA risaliva al 3 maggio 2000 (ricorso pag. 6 e seg.). A mente del ricorrente l'autorità cantonale sconfina nell'arbitrio anche laddove conclude che egli avrebbe omesso di effettuare i controlli che la legge gli imponeva, segnatamente richiedendo un ulteriore controllo da parte dell'autorità competente. A.________ non avrebbe mai avuto la possibilità oggettiva di sapere che il cavo fosse alimentato e nemmeno se fosse confacente alle norme vigenti. Egli afferma di non avere potuto nemmeno presumere che il cavo si sarebbe potuto rompere e che l'impianto allestito da K.________ non fosse conforme alle prescrizioni legali (ricorso pag. 8 e seg.). 4.6 Per quanto concerne gli accertamenti relativi alla posizione di garante del ricorrente, l'autorità cantonale ha assodato che dal 1997 in poi il ricorrente aveva gestito in subappalto sul terreno della X.________ SA la discarica di materiale inerte, usufruendo per la sua attività di una baracca in disuso. In tale baracca egli aveva fatto installare nella primavera del 1997 un nuovo quadro elettrico da K.________, il quale era intervenuto una seconda volta, sempre su richiesta dell'imputato, per l'allacciamento del vaglio. L'anno dopo, a seguito di uno scasso, l'imputato ha sostituito la porta della baracca e la serratura senza avvertire la X.________ SA. Da quel momento egli è divenuto, secondo l'autorità cantonale, l'unico detentore delle chiavi d'entrata, possessore unico ed esclusivo utente della "baracca dei minatori", assumendo in tal senso la funzione di esercente garante anche per il cavo allacciato al nuovo quadro elettrico della baracca, visto che frequentando giornalmente il luogo non poteva ignorare il cavo che dipartendosi dal quadro elettrico usciva dalla "baracca dei minatori". Per quanto riguarda l'errore (non contestato) commesso dall'elettricista che ha montato il quadro elettrico su ordine del ricorrente, l'autorità cantonale rileva come l'imputato sapeva del cavo elettrico; semplicemente non ha indagato a che cosa servisse, dove andasse a finire e se fosse ancora sotto tensione. Che non l'abbia visto penzolare dal ponte e non sapesse che in passato serviva ad alimentare una pompa a immersione poco importa, aggiungono i giudici ticinesi, i quali evidenziano anche il fatto che l'imputato sapeva di una piantana alla quale era fissata una scatola rettangolare con due pulsanti tipo interruttore posizionata dietro il cancello che dava accesso alla discarica. Secondo la CCRP egli doveva almeno domandarsi, in tali circostanze, dove la scatola rettangolare prendesse la corrente, anche perché, secondo alcuni operai della X.________ SA, il cavo terminava in una galleria, senza che si sapesse a che scopo. Per di più, K.________ aveva sostituito i fusibili del pannello nella baracca poiché, allacciando il vaglio elettrico per il tramite della piantana, essi si fulminavano. La realtà, conclude la CCRP, è che il ricorrente si è semplicemente disinteressato del cavo, benché sapesse che il quadro elettrico era allacciato alla corrente, visto che lo usava quotidianamente fosse solo per far funzionare la caffettiera o la radiolina (sentenza impugnata pag. 13). 4.7 Gli accertamenti dell'autorità cantonale sulla posizione di garante del ricorrente non sono arbitrari e meritano protezione. Contrariamente a quanto ritenuto dal ricorrente, il fatto che da metà del 2000 la discarica sia stata chiusa non è di particolare rilievo nel caso specifico visto che è comunque pacifico che egli abbia continuato a utilizzare la baracca in questione, divenendo addirittura l'unico detentore delle chiavi d'entrata dopo che, a seguito di uno scasso, avvenuto nel 1998, egli aveva sostituito la porta della baracca e la serratura senza nemmeno avvertire la X.________ SA. Come giustamente rilevano i giudici cantonali, da quel momento egli è divenuto possessore unico ed esclusivo utente della baracca dei minatori. Egli frequentava altresì giornalmente il luogo per cui, viste anche le dimensioni davvero ridotte della baracca non poteva ignorare il cavo che, dipartendosi dal quadro elettrico sul quale egli stesso aveva allacciato autonomamente la macchinetta del caffè (v. sentenza di primo grado, pag. 19), usciva dalla "baracca dei minatori". Per quel quadro egli aveva personalmente chiamato un elettricista, dapprima per far montare un contatore, poi per trovare un allacciamento per il vaglio che era posato al di là del ponte. Anche le critiche agli accertamenti su quanto il ricorrente sapeva, giustamente sollevate in ambito di ricorso di diritto pubblico trattandosi di questioni di fatto e non di diritto (v. DTF 123 IV 155 consid. 1; 121 IV 18 consid. 2b/bb pag. 23, con rispettivi rinvii), cadono quindi nel vuoto. In che misura il fatto di essere divenuto possessore ed utente esclusivo della baracca da cui usciva il cavo "incriminato" abbia creato una sua posizione di garante è invece una questione di diritto federale che non può essere esaminata in questa sede (art. 269 PP). Analogo discorso per quanto riguarda la questione di sapere se il comportamento del ricorrente integri negligenza ai sensi degli art. 18 cpv. 3 e 117 CP. 4.8 Da quanto sopra discende che il ricorso di diritto pubblico di A.________ va respinto nella misura della sua ammissibilità. Le spese seguono la soccombenza (art. 156 cpv. 1 OG).