Citation: 4A_263/2014 E. 3

La Corte cantonale ha costatato che agli atti vi sono un Parere tecnico su firme e nome A.________ e C.________ prodotto dall'attore e un Preavviso di perizia calligrafica di firme allestito dalla Polizia scientifica, su richiesta del Ministero pubblico, nell'ambito del procedimento penale, poi abbandonato, a carico di un dipendente della convenuta e di un gestore patrimoniale esterno dell'attore. Il primo documento è stato definito di parte. I giudici cantonali si sono invece soffermati sul secondo, nel quale si legge, a mo' di conclusione, che " Gli accertamenti tecnici intrapresi sostengono l'ipotesi secondo la quale le firme apposte sulla fiche di prelevamento datata del 2 giugno 1999 sono state falsificate ". Pur riconoscendo a questo referto un " valore probatorio accresciuto ", la Corte cantonale ha considerato che non si tratta di una " prova certa ", poiché vi è formulata solo un'ipotesi; oltretutto, hanno aggiunto, la parte convenuta, che non era parte nel procedimento penale, non ha potuto partecipare all'assunzione della prova. Il ricorrente contesta la valutazione di questa prova da parte dell'autorità cantonale. A parer suo il termine " ipotesi " starebbe a significare che la verifica calligrafica ha confermato "l a tesi/ipotesi avanzata dall'attore ". La perizia non avrebbe perciò " carattere indiziario "; proverebbe invece in modo decisivo la falsità delle firme. Questa critica è espressa in modo appellatorio. Il ricorrente non adduce né motiva l'errore manifesto o l'arbitrio; si limita a contrapporre la propria interpretazione a quella dell'autorità cantonale, rinviando peraltro anche a quanto egli avrebbe esposto in sede di appello. Per di più egli non si confronta con l'argomentazione dell'autorità cantonale secondo la quale la parte convenuta non ha potuto partecipare all'assunzione della prova peritale. Ne viene l'inammissibilità della censura volta contro l'apprezzamento della perizia calligrafica.