Citation: 1C_351/2018 E. 1.5

1.5. Il Comune ticinese nel campo edilizio e della pianificazione del territorio beneficia in linea di principio di un ampio margine di decisione e di apprezzamento, che la giurisprudenza fa rientrare nell'autonomia tutelabile (DTF 142 I 26 consid. 3.5 e rinvii; 103 Ia 468 consid. 2). Così esso dispone di autonomia nell'allestimento del proprio piano regolatore, nell'adozione delle relative norme di attuazione e nella loro applicazione (DTF 143 I 272 consid. 2.3.2 pag. 278). Nella fattispecie il Comune ricorrente è toccato nella sua veste di detentore del pubblico potere, quale ente che applica la normativa comunale e cantonale in materia edilizia e pianificatoria e in tale ambito è di massima legittimato a censurare un'asserita violazione della sua autonomia (DTF 142 I 177 consid. 2 pag. 180). Come già rilevato, in un ricorso fondato sull'autonomia comunale questa garanzia dev'essere tuttavia invocata in maniera sufficientemente motivata (art. 106 cpv. 2 LTF; DTF 143 II 120 consid. 7.1 pag. 133; 140 I 90 consid. 1.1; sentenza 1C_373/2016 del 7 novembre 2016 consid. 6). Nella fattispecie, il ricorrente neppure la richiama (sulla legittimazione del Comune vedi sentenza 1C_336/2018 del 31 agosto 2018). Per di più, come noto al ricorrente, il solo fatto che una determinata richiesta da esso formulata non è stata recepita nel piano direttore o in un piano di utilizzazione cantonale di per sé non basta a fondare una violazione del suo diritto di partecipare alla procedura di adozione degli stessi o delle sue competenze in materia di elaborazione del piano regolatore comunale, spettando allo stesso sostanziare la pretesa lesione della sua autonomia e dimostrare per quali ragioni l'autorità cantonale avrebbe misconosciuto gli scopi e la portata dello strumento pianificatorio (sentenza 1C_209/2011 consid. 3.2, citata). Inoltre, come ancora si vedrà, anche l'interesse pratico e attuale del ricorso è tutt'altro che manifesto.