Citation: 6P.102/2002 21.11.2002 E. 3

Il ricorrente lamenta in primo luogo un diniego di giustizia, per il fatto che la CCRP avrebbe disatteso l'art. 73 cpv. 2 della Costituzione ticinese, del 14 dicembre 1997 (Cost./TI; Raccolta cantonale delle leggi n. 1.1.1.1), che vieta ai tribunali di applicare leggi cantonali contrarie alla costituzione medesima. A suo dire, l'art. 288 CPP/TI, che limita il potere cognitivo della CCRP nell'accertamento dei fatti e nella valutazione delle prove, sarebbe infatti contrario all'art. 76 della Costituzione, che prevede l'istituzione di un tribunale penale di prima istanza e di uno di seconda istanza. Tale norma lascerebbe supporre che le due autorità penali siano entrambe dotate di pieno potere d'esame, in fatto e in diritto, tanto più che, contrariamente alle norme previste nella vecchia Costituzione cantonale del 4 luglio 1830 (v. in particolare gli art. 39 cpv. 2 e 43 cpv. 5 vCost./TI), non sarebbe più espressamente prevista una delega legislativa per stabilire le attribuzioni e le competenze della CCRP. 3.1 Nella sentenza DTF 124 I 92 il Tribunale federale aveva già sancito che la procedura penale ticinese, pur non conoscendo l'istituto dell'appello, non violava né la CEDU, e più precisamente l'art. 2 cpv. 1 del suo Protocollo n. 7, né l'art. 14 cpv. 5 del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (Patto ONU II; RS 0.103.2). Sulla scorta di numerose indicazioni dottrinali, si é ritenuto che un procedimento dinanzi a un tribunale di seconda istanza come la CCRP - che procede a un riesame completo delle questioni di diritto e a un riesame dei fatti e delle prove dal solo profilo dell'arbitrio - è compatibile con questi trattati di valore costituzionale (DTF 124 I 92 consid. 2; Giorgio Malinverni, Les Pactes et la protection des droits de l'homme dans le cadre européen, in: Walter Kälin/Giorgio Malinverni/Manfred Nowak, Die Schweiz und die UNO-Menschenrechtspakte, 2a ed., Basilea, 1997, pag. 53, 59 e 98; e cfr. anche pag. 376 e 526). 3.2 Il ricorrente pretende però che questa giurisprudenza sia stata superata con l'entrata in vigore, il 1° gennaio 1998, della nuova Costituzione ticinese. Egli assevera che la norma di cui all'art. 288 CPP/TI, che limita il potere cognitivo della CCRP, non é più compatibile con l'art. 76 Cost./TI, poiché quest'ultimo non prevede nel suo testo delle limitazioni in tal senso, né delega ad altre leggi la facoltà di definire attribuzioni o competenze dei Tribunali penali. A torto. Il ricorrente misconosce infatti che l'art. 80 Cost./TI, sulla falsariga degli art. 39 cpv. 2 e 43 cpv. 5 dell'abrogata Costituzione del 4 luglio 1830, conferisce alla legge il compito di stabilire l'organizzazione giudiziaria, le competenze, e le procedure valide per le varie giurisdizioni, siano esse civili, penali, o amministrative. Come già sotto l'egida della vecchia Costituzione, sono quindi la legge organica giudiziaria civile e penale del 24 novembre 1910 (RL n. 3.1.1.1) e soprattutto il CPP/TI che fissano le attribuzioni, le competenze e la latitudine di giudizio dei tribunali penali di prima e seconda istanza; ne deriva che la regolamentazione prevista all'art. 288 CPP/TI, fondata sulla delega legislativa dell'art. 80 Cost./TI, non viola alcun precetto costituzionale cantonale. La formulazione dell'art. 76 Cost./TI mira d'altronde solo a garantire il doppio grado di giurisdizione nel senso che, accanto ai tribunali penali di prima istanza, debbono esistere anche istanze di ricorso; per il resto la norma costituzionale lascia al legislatore la più grande libertà d'azione (v. Messaggio per la revisione totale della Costituzione ticinese del 20 dicembre 1994, pubblicato nell'edizione speciale RDAT del gennaio 1995, ad art. 76-77-78, pag. 116 in alto). Né può il ricorrente dedurre il diritto al riesame libero dei fatti da parte dell'autorità cantonale da ciò che ".. il comune cittadino può avere oggettivamente compreso leggendo l'art. 76 Cost/TI": un simile criterio di interpretazione delle norme costituzionali - analogo alla teoria dell'affidamento del diritto privato - non esiste difatti. La prima censura ricorsuale si avvera pertanto manifestamente infondata.