Citation: 2C_568/2017 E. 3

Al pari del Consiglio di Stato, il Tribunale amministrativo ticinese è giunto alla conclusione che l'Accordo del 21 giugno 1999 tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Confederazione Svizzera, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone (ALC; RS 0.142.112.681) non garantisce al ricorrente nessun diritto di soggiorno in Svizzera e non trova quindi applicazione al caso in esame. L'insorgente non mette in discussione tale conclusione; al contrario, ne ammette la correttezza. Sostiene tuttavia che, dopo la pronuncia da parte del Tribunale cantonale amministrativo, la sua situazione sarebbe cambiata. Così argomentando non valuta però che la presa in considerazione di fatti che si sono prodotti dopo la pronuncia del giudizio impugnato - e che sono per altro oggetto di semplici affermazioni - non è possibile (precedente consid. 2.2; sentenza 2C_805/2014 del 4 marzo 2015 consid. 3). Nel seguito, visto che il ricorrente ritiene che le conclusioni delle autorità cantonali in merito all'inapplicabilità dell'accordo sulla libera circolazione delle persone siano corrette, e quindi non le contesta, anche questa Corte esaminerà la fattispecie solo nell'ottica della legge federale sugli stranieri rispettivamente degli art. 3 CEDU, 8 CEDU e 12cpv. 4 Patto ONU II (RS 0.103.2), ai quali l'impugnativa pure rinvia (art. 42 cpv. 2 LTF; DTF 134 II 244 consid. 2.1 pag. 245 seg.; sentenza 2C_495/2014 del 26 settembre 2014 consid. 4.6).