Citation: U 397/05 24.01.2007 E. 3

Nell'atto ricorsuale, l'insorgente solleva alcune censure di ordine formale che conviene esaminare in via preliminare. 3.1 Egli fa in particolare valere un diniego di giustizia formale per carenza di motivazione del giudizio impugnato. Rimprovera alla Corte cantonale di non essersi espressa, neppure sommariamente, sulla sua richiesta di allestimento di una perizia giudiziaria medico-specialistica e sulla qualifica della fattispecie quale conseguenza tardiva ai sensi dell'art. 11 OAINF o quantomeno quale lesione parificabile ai postumi d'infortunio a norma dell'art. 9 OAINF. Ravvisa in questa carenza anche una violazione del divieto d'arbitrio e del diritto di essere sentito. 3.2 Un provvedimento è arbitrario e viola quindi l'art. 9 Cost. qualora disattenda gravemente una regola di diritto o un principio giuridico chiaro e indiscusso o contraddica in modo urtante il sentimento di equità. La violazione deve essere manifesta e riconoscibile di primo acchito. Non è ravvisabile arbitrio per il solo fatto che appaia concepibile o persino preferibile una soluzione diversa. Infine un provvedimento deve essere annullato se è arbitrario nel suo risultato - ma non quando solo i suoi motivi siano insostenibili - oppure ove esso non è motivato (DTF 127 I 41 consid. 2a, 56 consid. 2b, 70 consid. 5a, 126 I 170 consid. 3a; cfr., riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 vCost., la cui giurisprudenza si applica anche alla nuova norma, DTF 125 I 168 consid. 2a, 125 II 15 consid. 3a, 124 I 316 consid. 5a, 124 V 139 consid. 2b e riferimenti). Il diritto di essere sentito di cui all'art. 29 cpv. 2 Cost. comprende l'obbligo per l'autorità di motivare le proprie decisioni. Tale obbligo ha lo scopo, da un lato, di porre la persona interessata nelle condizioni di afferrare le ragioni poste a fondamento della decisione, di rendersi conto della portata del provvedimento e di poterlo impugnare con cognizione di causa, e dall'altro, di permettere all'autorità di ricorso di esaminare la fondatezza della decisione medesima. Ciò non significa che l'autorità sia tenuta a pronunciarsi in modo esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte; essa può occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio, atte ad influire sulla decisione (DTF 129 I 232 consid. 3.2; 126 I 97 consid. 2b, 15 consid. 2a/aa; 125 II 369 consid. 2c; 122 IV 8 consid. 2c). 3.3 In concreto, le ragioni che hanno inciso sulla valutazione dei primi giudici sono state chiaramente esposte nella pronuncia impugnata e hanno senz'altro posto il ricorrente nella condizione di comprendere la portata del giudizio. I giudici di prime cure hanno infatti chiaramente spiegato che il motivo principale per il quale avevano, in occasione della pronuncia del 10 giugno 2002, negato l'esistenza del necessario nesso causale tra il danno alla spalla e l'infortunio risiedeva nell'intervallo di oltre cinque mesi intercorso tra la data dell'incidente e l'insorgenza dei disturbi; valutazione che, per i primi giudici, non avrebbe potuto modificare nemmeno la più recente documentazione del dott. B.________, che per questi motivi è stata ritenuta non rilevante e inidonea a giustificare una revisione del giudizio iniziale. In tali condizioni, eventuali considerazioni sull'opportunità di ordinare una perizia giudiziaria, come richiesto dall'istante, risultavano del tutto superflue e non necessitavano di particolare motivazione. La Corte cantonale non ha pertanto commesso né un diniego di giustizia formale né, tantomeno - come invocato ulteriormente nel ricorso -, una violazione del principio inquisitorio. Quanto al fatto che la precedente istanza non si sarebbe espressa sull'obbligo di considerare la fattispecie quale conseguenza tardiva ai sensi dell'art. 11 OAINF o quale lesione parificabile ai postumi d'infortunio a norma dell'art. 9 OAINF - allegazione, quest'ultima, peraltro fatta valere per la prima volta in sede federale -, è sufficiente l'osservazione che questi (nuovi) temi non potevano essere oggetto di disamina nella procedura di revisione (cfr. ad esempio anche la sentenza del 21 maggio 2002 in re N., U 128/01, consid. 3).