Citation: 5A.3/2005 16.06.2005 E. 3

La questione da dirimere è, dunque, quale sia la portata della riserva prevista all'art. 2 cpv. 3 LDFR, in virtù della quale non sottostanno alla medesima legge i fondi di superficie inferiore alle 25 are (15 are se vigne) "non facenti parte di un'azienda agricola". 3.1 La LDFR definisce azienda agricola un insieme di fondi, costruzioni e impianti agricoli che serve da base alla produzione agricola e che necessita di una determinata manodopera (art. 7 cpv. 1 LDFR). Per valutare se si sia in presenza di un'azienda agricola, sono da prendere in considerazione i fondi assoggettati alla legge (art. 2 LDFR), dando per scontato che si parla di fondi detenuti in proprietà (DTF 129 III 693 consid. 5.4 pag. 699). La legge aggiunge tuttavia che va tenuto conto pure, fra l'altro, dei fondi affittati per lunga durata (art. 7 cpv. 4 lit. c LDFR). Quest'ultima norma è evidentemente in contraddizione con il primato della proprietà (Beat Stalder, Die verfassungs- und verwaltungsrechtliche Behandlung unerwünschter Handänderungen im bäuerlichen Bodenrecht, tesi Berna 1993, pag. 94). Il Tribunale federale ha rilevato che il progetto di legge venne modificato in Parlamento con l'aggiunta, all'art. 7, di un cpv. 4 lit. c: il dibattito parlamentare dimostra tuttavia che con tale modifica il legislatore ha voluto permettere di tener conto dei fondi in affitto unicamente per determinare l'effettiva dimensione dell'azienda nell'ottica della manodopera necessaria per gestirla (DTF 129 III 693 consid. 5.3 pag. 698-699; 127 III 90 consid. 6a pag. 98 s.). Per contro, fondi in affitto non vanno considerati per determinare la superficie dell'azienda (DTF 129 III 693 consid. 5.4 pag. 699), e neppure per la stima del valore di reddito secondo l'art. 10 LDFR (per l'eccezione al divieto di frazionamento giusta l'abrogato art. 60 cpv. 1 lit. b LDFR, v. DTF 127 III 90 consid. 6 pag. 98). 3.2 Il Tribunale federale è giunto alla conclusione appena descritta nel contesto dell'art. 47 cpv. 2 lit. b LDFR, negando all'agricoltore interessato all'acquisto di un fondo fino a quel momento gestito in affitto la qualifica di proprietario o avente diritto economico secondo quella norma, poiché la superficie da lui detenuta in proprietà non soddisfaceva i requisiti di cui all'art. 7 cpv. 1 LDFR. Tuttavia, cosa debba intendersi per "azienda agricola" è questione da decidere di caso in caso ed a seconda del contesto in cui essa si pone (DTF 129 III 693 consid. 5.2 pag. 697). Qui, diversamente da quanto è il caso nelle DTF 129 III 186 e 693, non è in discussione la qualifica di titolare o avente diritto economico di un'azienda agricola, bensì l'appartenenza stessa di un fondo ad un'azienda agricola. Ci si deve allora chiedere se l'esclusione di fondi in affitto abbia una sua giustificazione pure in quest'ultima prospettiva. La portata del quesito è evidente: se un fondo fa parte di un'azienda agricola solo a condizione che appartenga in proprietà al titolare dell'azienda, tale condizione può trovare applicazione unicamente nei confronti dell'alienante, non potendosi ovviamente concepire una costellazione in cui l'acquirente sia nel contempo già proprietario del fondo ed interessato in qualità di affittuario. Ne consegue che un agricoltore titolare di un'azienda non potrebbe mai avvalersi dei privilegi che gli conferisce la LDFR, riguardo a terreni gestiti in affitto e detenuti in proprietà da persona non sottoposta alla LDFR. Se, invece, traendo spunto dalla formulazione aperta dell'art. 2 cpv. 3 LDFR, si ipotizza un'applicabilità della LDFR anche qualora il fondo di piccole dimensioni debba essere computato nell'azienda agricola di colui che lo sfrutta in affitto, quest'ultimo potrebbe avvalersi dei privilegi conferitigli dalla LDFR anche nei confronti del piccolo proprietario terriero altrimenti non toccato da quella legge. 3.3 In dottrina il problema è trattato solo superficialmente; nondimeno, entrambe le posizioni trovano sostenitori. Per tutti, l'interpretazione dell'art. 2 cpv. 3 LDFR non può essere disgiunta dalla definizione di azienda agricola dell'art. 7 LDFR, in particolare dalla portata che si vuole attribuire all'art. 7 cpv. 4 lit. c LDFR. Pertanto, chi si pronuncia in favore di una definizione di azienda agricola che tenga conto dei fondi in affitto (Christoph Bandli, in: Das bäuerliche Bodenrecht, Kommentar zum Bundesgesetz über das bäuerliche Bodenrecht vom 4. Oktober 1991, Brugg 1995, n. 31 ad art. 2 LDFR) sostiene coerentemente che debba essere considerato come appartenente ad un'azienda agricola pure il fondo affittato (Christoph Bandli, op. cit., n. 5 ad art. 2 LDFR). Chi, per contro, sostiene come l'appartenenza di un fondo ad un'azienda agricola debba determinarsi in ragione della proprietà sul fondo stesso (Eduard Hofer, in: Das bäuerliche Bodenrecht, Kommentar zum Bundesgesetz über das bäuerliche Bodenrecht vom 4. Oktober 1991, Brugg 1995, n. 13, 15 e 21 ad art. 7 LDFR), senza considerare fondi in affitto (Christina Schmid-Tschirren, Das bäuerliche Bodenrecht im Härtetest der Realität, in: Blätter für Agrarrecht [BlAR] 31 [1997] pag. 139-176, part. nota 20 pag. 143), giunge invece alla soluzione opposta. 3.4 Tutto considerato, quest'ultima posizione merita la preferenza. 3.4.1 Come già detto (supra, consid. 3.1, con rinvio a DTF 129 III 693 consid. 5.4 pag. 699), il concetto di appartenenza trae spunto dal concetto di proprietà, sua prima e più diretta espressione. Partendo da questa constatazione, va chiesto se sia opportuno e consono agli scopi della legge (DTF loc. cit.) considerare come appartenenti all'azienda, e dunque sottoporre al regime della LDFR, anche i fondi in affitto. 3.4.2 La risposta deve essere negativa. La genesi dell'art. 7 cpv. 4 lit. c LDFR operata dal Tribunale federale (supra, consid. 3.1) ha permesso di accertare che questa norma intende favorire la presa in conto di fondi presi in affitto unicamente allo scopo di determinare l'effettiva dimensione dell'azienda nell'ottica della manodopera necessaria per gestirla. Annacquare il forte rapporto di appartenenza che conferisce la proprietà in favore della ben più superficiale appartenenza che deriva dal mero affitto, sarebbe invece contrario allo scopo della legge di promuovere la conservazione delle aziende famigliari (art. 1 cpv. 1 lit. a LDFR; così in DTF 127 III 90 consid. 6a pag. 99). La tesi di un limitato ed eccezionale campo d'applicazione dell'art. 7 cpv. 4 lit. c LDFR è corroborata dalla constatazione che in numerosi altri contesti, nei quali l'appartenenza ad un'azienda è di primaria importanza, non si tiene conto dei fondi in affitto (supra, consid. 3.1 in fine). È dunque a ragione che una parte della dottrina deduce da quanto appena detto il principio secondo il quale - quando entrambe le parti gestiscono un'azienda agricola - fondi dati in affitto fanno parte dell'azienda del locatore e non di quella dell'affittuario (Christina Schmid-Tschirren, Im Spannungsfeld von Eigentümer- und Pächterinteressen, in: Blätter für Agrarrecht [BlAR] 32 [1998] pag. 41-66, part. pag. 47). 3.4.3 Ovviamente, trasporre questo principio alla norma che definisce il campo di applicazione della LDFR significa, come correttamente rileva il ricorrente, escludere dalla protezione garantita dalla stessa legge un gran numero di piccoli fondi. È anche vero che in determinate regioni, nelle quali l'agricoltura è svolta essenzialmente facendo capo ad una moltitudine di piccoli fondi, questa interpretazione della legge potrebbe apparire in contraddizione con gli scopi prefissati, in particolare la promozione della conservazione delle aziende famigliari (art. 1 cpv. 1 lit. a LDFR). Non va però dimenticato che la delimitazione del campo di applicazione della LDFR, e segnatamente l'esclusione dallo stesso dei piccoli fondi, risponde ad una precisa scelta legislativa, a sua volta scaturente da una ponderazione dei contrastanti interessi in gioco: il sostegno all'agricoltura da un lato, e la libera disposizione dei piccoli proprietari terrieri dall'altro. E il legislatore si è chiaramente pronunciato in favore di questi ultimi, decidendo di esentarli dalle costrizioni formali della LDFR e di facilitare la compravendita di tali fondi (Sandra Dosios Probst, La loi sur le droit foncier rural: objet et conditions du droit à l'attribution dans une succession ab intestat, tesi Losanna 2002, margin. 232 pag. 110 s., con rinvio ai lavori preparatori). Discutendo i medesimi lavori preparatori (segnatamente la proposta Couchepin di mantenere l'eccezione per piccoli fondi prevista dal Consiglio agli Stati), il Tribunale federale ha ricordato l'annotazione fatta a verbale dal relatore della Commissione del Consiglio nazionale Bundi (DTF 123 III 233 consid. 2c pag. 237): seppur la discussione fosse in quell'occasione incentrata sull'opportunità di considerare piccoli fondi separatamente oppure sommarne le superfici, emerge dal voto Bundi come fosse per tutti scontato che l'art. 2 cpv. 3 LDFR potesse riferirsi unicamente all'azienda agricola detenuta in proprietà, e obbligatoriamente interessare soltanto il proprietario titolare dell'azienda che prenda in considerazione di vendere (in tutto o in parte) i propri fondi agricoli (supra, consid. 3.2). Alla medesima conclusione sembra giungere anche Yves Donzallaz (Pratique et jurisprudence de droit foncier rural 1994-1998, Sion 1999, n. 39 ad art. 2 cpv. 3 LDFR pag. 43). La spiegazione che egli, più avanti, sembra voler addurre è che lo scopo della norma in questione consiste nella protezione delle strutture agricole esistenti. A tal fine, l'autore giudica opportuno non tanto intervenire restrittivamente sulle acquisizioni, quanto piuttosto impedire lo smantellamento di strutture agricole: egli preconizza allora che venga esaminata in un primo tempo la possibilità di scorporare il fondo in questione (Yves Donzallaz, op. cit., n. 50 ad art. 2 cpv. 3 LDFR, pag. 47). 3.5 Sebbene il Tribunale cantonale amministrativo ticinese non abbia del tutto analizzato la portata dell'eccezione formulata nell'ultima frase dell'art. 2 cpv. 3 LDFR, la motivazione addotta dai giudici cantonali lascia supporre che essi abbiano implicitamente presupposto il ragionamento testé illustrato (supra, consid. 2.2 in fine). Comunque sia, la loro conclusione secondo la quale il fondo in questione non sottostà alle limitazioni di disporre della LDFR, si rivela essere conforme al diritto federale; e ciò, indipendentemente dall'idoneità dell'impresa agricola del ricorrente a soddisfare i parametri di cui all'art. 7 cpv. 1 LDFR (come nel caso delle DTF 129 III 186 e 693), poiché ai sensi dell'art. 2 cpv. 3 LDFR ricadono sotto la stessa legge unicamente fondi di esigue dimensioni di proprietà dell'alienante e che fanno parte della sua azienda agricola.