Citation: 7B_193/2023 E. 5.4

5.4. La CRP ha motivato l'esclusione dell'adozione di misure sostitutive adducendo il fatto che tali misure non impedirebbero al ricorrente di contattare eventuali colleghi e/o collaboratori de G.________ e/o altre persone in qualche modo coinvolte "in questo vasto agire illecito". Ora, questa generica supposizione e l'accenno della CRP al fatto che un'eventuale divieto di presa di contatto potrebbe essere violato dal ricorrente non sono sufficienti per ritenere che tale misura sostitutiva non sia idonea a contrastare efficacemente il pericolo di collusione. La misura sostitutiva del divieto di contatto è espressamente prevista dal CPP (art. 237 cpv. 2 lett. g CPP). Come rettamente rilevato dal ricorrente, il semplice fatto che sia tecnicamente e in astratto sempre possibile che una tale misura possa ipoteticamente essere violata non significa ancora che la stessa non possa mai essere pronunciata. Decisivo, tuttavia, risulta il fatto accertato in maniera vincolante dalla CRP (v. art. 105 cpv. 1 LTF) che, nel caso di specie, alcune delle persone coinvolte nel "vasto agire illecito" oggetto del procedimento penale in corso non siano state ancora identificate. L'adozione di un divieto di contatto, il quale costituisce una misura sostitutiva adeguata per lenire il rischio di collusione (v. DTF 137 IV 122 consid. 6.2 in fine; sentenza 1B_237/2011 del 7 giugno 2011 consid. 7.2), presuppone che l'identità della (e) persona (e) nei confronti della (e) quale (i) tale divieto debba essere rispettato sia conosciuta (v. sentenza 1B_121/2019 dell'8 aprile 2019 consid. 4.4). Ciò che nel caso di specie, come detto, non è (ancora) il caso. Pertanto, la rinuncia della CRP ad adottare misure sostitutive alla carcerazione preventiva resiste alla critica ricorsuale.