Citation: 1A.275/1999 15.08.2000 E. 1

aa) Dalla domanda integrativa del 13 agosto 1997 si evince che l'Autorità richiedente ha accertato che sul conto "A.________" presso la banca Darier, Hentsch & Cie di Ginevra, il cui titolare è l'indagato Z.________, è stato versato del denaro ch'essa ritiene provenga dal reato di corruzione; nella stessa si precisa che molteplici operazioni, tra cui quella su cui si fonda il complemento litigioso, sarebbero collegate a versamenti sospetti. La trasmissione dei documenti bancari in discussione sarebbe pertanto rilevante per delineare il quadro complessivo dei prospettati reati e per pervenire alla completa identificazione dei concorrenti degli stessi. Visto che l'Autorità estera chiede informazioni su una precisa relazione bancaria, in relazione a un preciso bonifico effettuato su un determinato conto, è fuori luogo parlare di una ricerca indiscriminata di prove (DTF 125 II 65 consid. 6b/aa pag. 73, 113 Ib 257 consid. 5c pag. 272). bb) Certo, il ricorrente fa valere di non aver nulla a che fare con la famiglia H.________ e di non essere mai stato implicato nel procedimento Q.________/H. ________. Nelle osservazioni al ricorso il MPC rileva che il ricorrente sarebbe un "uomo fidato" di C.________ e un responsabile finanziario del gruppo imprenditoriale appartenente a quest'ultimo, che figura tra le persone rinviate a giudizio nell'ambito del procedimento appena citato. Premesso che nell'ambito di altre rogatorie concernenti C.________ il Tribunale federale ha confermato la trasmissione di documenti bancari concernenti due conti intestati al ricorrente (cause 1A.204/1997 e 1A.259/1997), come pure numerosi ordini di trasmissione riguardanti altre operazioni di terzi effettuate sul conto "A.________", la questione non dev'essere esaminata oltre, visto che l'argomento ricorsuale non è comunque decisivo. In effetti, la concessione dell'assistenza non presuppone affatto che l'interessato, nei cui confronti la domanda è rivolta, coincida con l'inquisito o l'accusato nella procedura aperta nello Stato richiedente. Infatti, l'assistenza dev'essere prestata anche per acclarare se il reato fondatamente sospettato sia effettivamente stato commesso e non soltanto per scoprirne l'autore o raccogliere prove a suo carico (DTF 118 Ib 547 consid. 3a pag. 552). L'eventuale qualità di persona, fisica o giuridica, non implicata nell'inchiesta all'estero non consente a priori di opporsi alle misure di assistenza, a maggior ragione dopo l'abrogazione dell'art. 10 cpv. 1 AIMP. Basta d'altra parte che sussista una relazione diretta e oggettiva tra la persona o la società e il reato per il quale si indaga, eventualità che si verifica per il ricorrente, titolare di un conto bancario utilizzato per transazioni sospette: e ciò senza che siano necessarie un' implicazione nell'operazione criminosa e ancor meno una colpevolezza soggettiva ai sensi del diritto penale (DTF 120 Ib 251 consid. 5a e b). Sul conto del ricorrente è stato addebitato un importo di 700'000'000 di lire italiane riconducibile a un bonifico effettuato su una relazione intestata a un inquisito indagato per i prospettati reati. La trasmissione dei documenti richiesti all'Autorità italiana è giustificata: essa, contrariamente all'Autorità svizzera, dispone di tutte le risultanze processuali e può quindi valutare compiutamente la posizione del ricorrente, accertandone, se del caso, l'estraneità ai fatti (cfr. DTF 120 Ib 251 consid. 5c). La valutazione definitiva del materiale probatorio, come il quesito della colpevolezza, sono infatti riservati al giudice estero del merito (DTF 118 Ib 547 consid. 3a in fine pag. 552, 117 Ib 64 consid. 5c pag. 88, 112 Ib 576 consid. 14a pag. 605). Tenuto conto della natura dei prospettati reati e dei meccanismi finanziari messi in atto, che potrebbero essere serviti a mascherarli, il campo delle indagini è necessariamente notevolmente ampio, complesso e ramificato. cc) Per di più, contrariamente all'assunto ricorsuale, l'Autorità estera non deve provare la commissione del reato prospettato, ma soltanto esporre in modo sufficiente le circostanze e i gli indizi sui quali fonda i propri sospetti. Spetterà al giudice straniero del merito esaminare se l'accusa potrà esibire o no le prove dell'asserito reato (DTF 122 II 367 consid. 2c). Né essa deve produrre i mezzi di prova sui quali fonda la richiesta (v. art. 14 CEAG e 28 AIMP), essendo sufficiente che ne renda verosimile, come in concreto, l'esistenza (sentenza inedita del 13 ottobre 1995 nella causa I., consid. 2d; Robert Zimmermann, La coopération judiciaire internationale en matière pénale, Berna 1999, n. 165 pag. 123 e n. 412 in fine, pag. 319; cfr. anche DTF 118 Ib 111 consid. 5b pag. 122); infine, non spetta al giudice dell'assistenza pronunciarsi sulla contestata valutazione delle prove, segnatamente riguardo alla menzionata causa H.________, posta a fondamento della richiesta (DTF 117 Ib 64 consid. 5c pag. 88, 112 Ib 347 consid. 4). Tali quesiti dovranno essere verificati dal giudice italiano del merito, atteso che non emergono elementi atti a far ritenere che la rogatoria sia addirittura abusiva (cfr. DTF 122 II 134 consid. 7b). dd) Inoltre, i documenti che l'Autorità svizzera non deve trasmettere sono solo quelli che con sicurezza non sono rilevanti per il procedimento penale estero e per la fattispecie descritta nella rogatoria (art. 63 cpv. 1 AIMP; DTF 122 II 367 consid. 2c e d). Il ricorrente non indica però quali singoli documenti sarebbero sicuramente irrilevanti per il procedimento penale estero, e nemmeno spiega, sempre per ogni singolo documento, perché un determinato atto non dovrebbe essere trasmesso; tale compito non spetta al Tribunale federale (DTF 122 II 367 consid. 2d pag. 371 seg. ). Del resto, non sono ravvisabili atti che, con sicurezza, non sarebbero rilevanti per il procedimento estero. La trasmissione dei documenti bancari, espressamente richiesta, e idonea a far progredire l'inchiesta estera, è quindi giustificata (DTF 121 II 241 consid. 3a).