Citation: 2C_440/2017 E. B

Il 26 novembre 2013 A.________ ha chiesto il rinnovo del suo permesso di dimora UE/AELS per, questa volta, esercitare un'attività indipendente. Nell'ambito dell'istruttoria della sua istanza egli ha fornito, su richiesta dell'autorità, il certificato generale del suo casellario giudiziale italiano datato 19 novembre 2013, sul quale figuravano tre provvedimenti (2003, 2005, 2008). Egli inoltre è stato invitato ad esprimersi sulla continuazione del suo soggiorno in Svizzera. Il 10 febbraio 2015 la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Canton Ticino ha rifiutato di rinnovargli il permesso di dimora UE/AELS per motivi di ordine pubblico (avendo egli interessato le autorità giudiziarie penali svizzere e italiane) e gli ha impartito un termine per lasciare la Svizzera. Questa decisione è stata confermata su ricorso dapprima dal Consiglio di Stato ticinese, il 10 dicembre 2015, e poi dal Tribunale cantonale amministrativo, con sentenza del 15 marzo 2017. La Corte cantonale ha ritenuto, in sintesi, che detto diniego non disattendeva né l'art. 5 Allegato I dell'Accordo del 21 giugno 1999 tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Confederazione Svizzera, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone (Accordo sulla libera circolazione o ALC; RS 0.142.112.681) né la legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr; RS 142.20) né il principio della proporzionalità né, infine, l'art. 8 CEDU, con particolare riferimento al fatto che, pendente causa, due dei figli maggiorenni dell'insorgente si erano trasferiti in Svizzera.