Citation: 1C_287/2014 E. 4.1

4.1. Il ricorrente fa valere una violazione dell'art. 20 cpv. 3 Cost./TI, per il quale il Gran Consiglio può decidere la fusione e la separazione di Comuni alle condizioni previste dalla legge, dell'art. 50 cpv. 1 Cost., che garantisce l'autonomia comunale nella misura prevista dal diritto cantonale, nonché dell'art. 16 cpv. 1 Cost./TI, che tutela l'esistenza del Comune: come a ragione da esso rilevato, questa garanzia concerne tuttavia solo l'istituto comunale e non il singolo comune. Richiama al riguardo la sentenza 1P.265/2005 del 18 aprile 2006 consid. 2, concernente l'aggregazione del Comune di Bignasco (RtiD II-2006 n. 4 pag. 17), nella quale il Tribunale federale si è espresso sulla portata di queste norme, decisione alla quale si può rinviare. Ricorda rettamente che l'art. 20 cpv. 3 Cost./TI costituisce una disposizione speciale che deroga al principio generale previsto dal cpv. 1, secondo cui i Comuni non possono fondersi con altri Comuni o dividersi senza il consenso dei loro cittadini e l'approvazione del Gran Consiglio. Adduce che sia nel messaggio governativo n. 6846 del 27 agosto 2013 (pag. 10) sia nel rapporto n. 6846 R del 5 febbraio 2014 della Commissione speciale aggregazione di Comuni, la separazione coatta del territorio di Lavertezzo Valle è stata decisa sui restrittivi presupposti dell'art. 9 LASC, relativo alle aggregazioni coatte, rilevando al riguardo che il loro adempimento dev'essere integrato nella valutazione " ai sensi dell'art. 8 cpv. 1 LAggr, a cui l'art. 10 LAggr peraltro rimanda ". Quest'ultima norma, posizionata all'inizio del Capitolo III della LASC dal titolo marginale "Procedura di separazione di frazioni o parti del territorio", non disciplinerebbe tuttavia il caso di una separazione coatta. Insiste sul fatto che il Legislatore cantonale non avrebbe previsto alcuna norma regolante precipuamente una siffatta fattispecie, neppure per il tramite di un richiamo per analogia dell'art. 9 LASC. L'impugnato decreto legislativo violerebbe pertanto l'art. 20 cpv. 3 Cost./TI, che certo prevede la possibilità di una separazione di Comuni, ma soltanto alle condizioni previste dalla legge, inesistenti in concreto. A sostegno della sua tesi richiama il messaggio governativo n. 5355 del 14 gennaio 2003 sulla nuova LASC, rilevando che la norma del progetto legislativo prevista per la procedura di separazione di frazioni o parti di territorio (art. 9) richiama in via analogica, tra altri, l'art. 8 cpv. 1 e 3 del progetto, ma non il suo cpv. 2, ossia quello che sarebbe poi diventato l'art. 9 LASC. Ne deduce che non forzatamente i criteri sulla base dei quali il Parlamento cantonale può decidere un'aggregazione coatta ai sensi dell'art. 9 LASC coinciderebbero con quelli applicabili a una separazione coattiva: questi potrebbero essere i medesimi, ma non forzatamente. Ipotizza che nel messaggio governativo n. 6846 concernente l'aggregazione in esame (pag. 10) il Consiglio di Stato parrebbe intravvedere quale possibile base legale l'art. 8 LASC, sostiene però che questa norma, di carattere generale, è indipendente dalla presenza o meno di preavvisi comunali favorevoli. Ne conclude che per decretare una separazione coatta sarebbe necessario prevedere una normativa specifica. Aggiunge che l'art. 8 cpv. 1 LASC dispone unicamente che il Gran Consiglio decide sulla proposta di aggregazione tenendo conto dell'interesse generale, degli obiettivi della legge e del Piano cantonale delle aggregazioni, non ancora approvato e che si trova ancora in fase di consultazione. Farebbe quindi difetto una specifica norma legale che fissi criteri precisi per decretare, eccezionalmente, una separazione coatta, l'art. 8 cpv. 1 LASC non costituendo una base legale sufficientemente determinata. Ne deduce che sulla base della normativa in vigore non potrebbe essere imposta una separazione coatta di parti di territorio da un Comune.