Citation: 1C_151/2022 E. 2.2

2.2. Il ricorrente, disattendendo il suo obbligo di motivazione (vedi art. 42 LTF), non si confronta, se non in maniera generica, con questi argomenti, decisivi. Ora, quando la decisione impugnata, come in concreto, si fonda su diverse motivazioni indipendenti e di per sé sufficienti per definire l'esito della causa, il ricorrente è tenuto, pena l'inammissibilità, a dimostrare che ognuna di esse viola il diritto (DTF 142 III 364 consid. 2.4 in fine). Riguardo alla pretesa nullità dei dispositivi 2 e 3 della risoluzione municipale il ricorrente si limita a osservare che ci sarebbero stati non meglio precisati molteplici vizi particolarmente gravi e manifesti. Certo, la nullità di una decisione dev'essere rilevata d'ufficio e in ogni momento dall'autorità adita, e quindi pure da questa Corte (DTF 144 IV 362 consid. 1.4.3; 138 II 501 consid. 3.1). Secondo la giurisprudenza, con la quale il ricorrente non si confronta del tutto, una decisione è nulla solo quando è affetta da vizi particolarmente gravi e manifesti, riconoscibili con evidenza o perlomeno con una certa facilità. L'accertamento della nullità non deve inoltre mettere in pericolo in modo serio la sicurezza del diritto. Quali motivi di nullità entrano innanzitutto in considerazione gravi errori di procedura, nonché l'incompetenza dell'autorità giudicante (DTF 146 I 172 consid. 7.6; 144 IV 362 consid. 1.4.3). Nel caso in esame siffatti estremi non sono resi verosimili, né sono ravvisabili. È quindi a ragione che i giudici cantonali hanno ritenuto che la criticata risoluzione non era nulla, ma soltanto annullabile. Hanno accertato, rettamente, che nonostante il fatto che la portata della stessa, ribadita più volte, fosse chiara, il ricorrente ha volontariamente rinunciato a impugnarla tempestivamente. Le critiche da lui addotte nel presente ricorso avrebbero pertanto dovuto essere sollevate semmai contro la citata risoluzione municipale. Manifestamente tardive, esse non devono e non possono quindi essere esaminate. Il Tribunale federale fonda infatti il suo ragionamento giuridico sull'accertamento dei fatti svolto dall'autorità inferiore (art. 105 cpv. 1 LTF). Secondo l'art. 97 cpv. 1 LTF, il ricorrente può censurare l'accertamento dei fatti soltanto se è stato svolto in modo manifestamente inesatto, vale a dire arbitrario (DTF 147 I 73 consid. 2.2; 145 V 188 consid. 2), o in violazione del diritto ai sensi dell'art. 95 LTF e l'eliminazione del vizio può essere determinante per l'esito del procedimento. Il ricorrente può quindi censurare l'arbitrio nell'accertamento dei fatti e nella valutazione delle prove, ma deve motivare la censura in modo chiaro e preciso, conformemente alle esigenze poste dall'art. 106 cpv. 2 LTF (DTF 147 IV 73 consid. 4.1.2). Per motivare l'arbitrio non basta tuttavia criticare semplicemente la decisione impugnata contrapponendole come in concreto una versione propria, ma occorre dimostrare per quale motivo l'accertamento dei fatti o la valutazione delle prove sono manifestamente insostenibili, si trovano in chiaro contrasto con la fattispecie, si fondano su una svista manifesta o contraddicono in modo urtante il sentimento della giustizia e dell'equità (DTF 143 IV 241 consid. 2.3.1). Riguardo al contestato accertamento dei fatti il ricorrente incentra le sue critiche sulla tesi che non vi sarebbe stata alcuna urgenza d'intervenire per evitare una pericolosa situazione di instabilità della strada, da lui contestata; aggiunge che sarebbe stato prevedibile che il rustico doveva essere demolito, motivo per cui la licenza edilizia per la sua "riattazione" non sarebbe decaduta. Con queste affermazioni egli non dimostra tuttavia che si sarebbe in presenza di un accertamento arbitrario dei fatti. Per di più nulla gli impediva di impugnare, all'epoca, la risoluzione municipale che si fondava sull'urgenza dell'intervento e accertava la decadenza della licenza edilizia. Come rettamente ritenuto dai giudici cantonali, spetta al ricorrente assumere le conseguenze della sua inattività e delle sue inadempienze.