Citation: 1P.105/2004 21.06.2004 E. 2

2.1 La ricorrente sostiene che, in modo insostenibile, i primi Giudici le avrebbero rimproverato di non avere immediatamente reagito all'aggressione, opponendosi in modo più deciso, gridando, o alzando almeno il tono della voce, oppure ancora uscendo dallo studio in modo precipitoso, adirato, magari inveendo contro il medico così da potere essere notata dalle sue collaboratrici. Ritiene di conseguenza arbitrario il giudizio della CCRP, che non ha sanzionato tale conclusione, limitandosi a considerarla soltanto opinabile. 2.2 Nella misura in cui l'analoga censura dinanzi all'ultima istanza cantonale è stata sollevata dalla ricorrente, e non dal Procuratore pubblico, la CCRP l'ha ritenuta appellatoria e pertanto inammissibile. Spettava quindi alla ricorrente addurre in questa sede perché la Corte cantonale avrebbe accertato in modo arbitrario l'assenza dei presupposti formali e non sarebbe di conseguenza entrata nel merito della censura (DTF 118 Ib 26 consid. 2b, 134 consid. 2; sentenza 1P.105/ 2001 del 28 maggio 2001, consid. 5a, pubblicata in RDAT II-2001, n. 58, pag. 227 segg.). Ove la ricorrente non spiega, con una motivazione conforme all'art. 90 cpv. 1 lett. b OG, perché la CCRP avrebbe dovuto trattare nel merito la citata critica, il gravame è inammissibile. Comunque, al proposito, la Corte di merito ha rilevato un'apparente mancata reazione della vittima, che si è limitata a lasciare lo studio del gastroenterologo "quasi di corsa", probabilmente senza nemmeno salutare la signorina alla ricezione. Secondo la prima Corte, sarebbe invece stato verosimile che, di fronte ad una simile aggressione, la ricorrente si fosse opposta con maggiore energia, gridando o almeno alzando il tono della voce oppure uscendo dallo studio medico in modo precipitoso, rumoroso o adirato, magari inveendo nei confronti dell'accusato così da potere essere notata dalle assistenti. La CCRP trattando invero la corrispondente censura presentata dal Procuratore pubblico, ha considerato tali argomentazioni opinabili, ma non arbitrarie nel risultato: il solo fatto di avere lasciato lo studio medico a passo lesto ed inosservata non escludeva la pretesa aggressione, ma nemmeno l'indiziava. In sostanza, secondo la CCRP, la credibilità della vittima non usciva né inficiata né corroborata da tale suo comportamento. Ora, ci si può effettivamente chiedere se, pretendendo dalla ricorrente una reazione più veemente, i Giudici cantonali abbiano tenuto sufficientemente conto della situazione e del particolare contesto in cui sarebbe avvenuto l'episodio, nell'ambito di una visita medica, in modo sorprendente ed imprevedibile per la paziente, da parte di un gastroenterologo che le aveva appena diagnosticato un'ulcera. D'altra parte, la ricorrente - che ha comunque agito senza particolari indugi lasciando subito lo studio medico - ha spiegato in modo sostenibile le ragioni per cui non aveva gridato: colta da paura e scossa per quanto stava succedendo, quella di darsi alla fuga le era in effetti parsa l'unica soluzione. In tali circostanze, è pertanto quantomeno discutibile che la Corte di merito abbia ravvisato un'apparente mancanza di reazione immediata della vittima al momento dell'aggressione. La questione non è tuttavia decisiva: innanzitutto la CCRP ha ritenuto simile comportamento sostanzialmente neutro e non l'ha quindi valutato a sfavore della ricorrente. In secondo luogo, nel valutarne la credibilità, la Corte di merito, rettamente, non ha dato un peso decisivo a tale comportamento, ma ha tenuto conto di altri elementi più significativi, quali la manifestazione della ricorrente presso il suo medico di famiglia e le incongruenze su aspetti rilevanti emerse in sede di dibattimento.