Citation: 4A_79/2009 21.04.2009 E. 6

Giusta l'art. 29 cpv. 1 Cost. nei procedimenti dinanzi ad autorità giudiziarie o amministrative ognuno ha diritto alla parità ed equità di trattamento, nonché ad essere giudicato entro un termine ragionevole. 6.1 Questa disposizione consacra il principio della celerità. L'autorità cantonale viola la garanzia costituzionale qualora prolunghi in modo inabituale la trattazione di una vertenza rientrante nella sua competenza, senza che circostanze particolari lo giustifichino. La questione di sapere se la durata di una procedura superi quella "ragionevole" va valutata sulla base del tipo di procedura in oggetto, della complessità della causa, del comportamento delle parti (DTF 130 I 312 consid. 5.1 e 5.2 pag. 331 seg. con rinvii). 6.2 Con riferimento al tipo di procedura, la ricorrente rileva come, in ossequio all'art. 274d CO, il Cantone Ticino si sia dotato di una procedura "semplice e rapida" per le controversie in materia di locazione di locali di abitazione e commerciali, disciplinata dagli art. 404 segg. CPC. In particolare l'art. 410 CPC prescrive che assunte le prove le parti procedono seduta stante, o al più tardi entro 10 giorni dall'ultima prova, al dibattimento finale e che la sentenza deve essere emanata entro 10 giorni dall'udienza di dibattimento. Anche se si tratta di termini d'ordine - osserva la ricorrente - essi non sono sprovvisti di qualsiasi efficacia. L'autorità si espone infatti al rimprovero di commettere un diniego di giustizia formale, qualora non rispetti in maniera abusiva un siffatto termine (cfr. sentenza del 17 marzo 2005 nella causa 1P.145/2005 consid. 2.8, pubblicata in RtiD 2005 II n. 1 pag. 3). 6.3 La ricorrente ha ragione. Da quanto esposto al consid. 2 emerge che l'ultimo atto istruttorio risale al 26 luglio 2007. Pur ammettendo che il dibattimento finale non ha potuto aver luogo rapidamente anche a causa dell'istanza cautelare di svincolo del deposito della pigione nella misura del 70 %, presentata il 31 luglio 2007 da B.________, si deve osservare che questa procedura si è risolta con l'accordo giudiziale del 3 ottobre 2007, nell'ambito del quale è stata pattuita la liberazione di fr. 175'000.--. La mancata prosecuzione della procedura dopo tale data si spiega difficilmente. Omettendo di pronunciarsi rapidamente sulla domanda di assunzione di nuovi documenti presentata da controparte il 22 marzo 2007, alla quale essa si è opposta, la Pretura ha effettivamente aperto la via - come sostenuto dalla ricorrente - alle successive richieste analoghe del 18 maggio 2007, 27 novembre 2007, 11 dicembre 2007 e 10 gennaio 2008, tutte ancora in attesa di decisione, così come l'istanza di restituzione in intero presentata il 14 febbraio 2008. È vero che di per sé la Pretura di Mendrisio-Sud non può essere tenuta responsabile del ritardo cumulato prima del trasferimento degli incarti presso di lei. Resta il fatto, però, che pur essendo consapevole della necessità di decidere la causa, viste le sollecitazioni ricevute dalla ricorrente il 19 giugno 2008 e il 5 agosto 2008, nemmeno questa autorità ha proceduto nelle sue incombenze. Nelle sue osservazioni il giudice evidenzia di essersene occupato, mediante la trattazione dell'istanza cautelare di svincolo delle pigioni del 22 agosto 2008 - sfociata nell'accordo giudiziale del 23 settembre 2008 - e l'emanazione dell'ordinanza 18 settembre 2008 nell'ambito di questa procedura, sennonché questa istanza si è resa necessaria proprio a causa della durata eccessiva della procedura, mentre non è stato fatto nessun passo avanti verso il giudizio di merito. Gli avvicendamenti imprevisti fra i segretari assessori delle due Preture di Mendrisio e quella di Blenio, a seguito dei quali il posto di segretario assessore presso la Pretura di Mendrisio-Sud è rimasto parzialmente vacante sino al febbraio 2009, non possono giustificare l'inazione dell'autorità giudiziaria. Come rettamente ricordato dalla ricorrente, secondo costante giurisprudenza un eventuale ritardo nel giudicare non può essere giustificato da un sovraccarico di lavoro o deficienze organizzative, competendo allo Stato l'obbligo di dotare le autorità giudiziarie del personale e dei mezzi necessari per poter statuire in tempi ragionevoli ed ai tribunali quello di organizzare la loro attività in modo da poter evadere le vertenze loro sottoposte entro un termine adeguato (DTF 130 I 312 consid. 5.2 pag. 332 con rinvii). Visto tutto quanto esposto, non si può rimproverare la ricorrente per non aver inoltrato un nuovo sollecito prima di adire il Tribunale federale; la sua decisione di non farlo può essere compresa se si considera che ambedue le parti si sono già attivate in tale senso, B.________ il 28 febbraio 2008 e la ricorrente il 19 giugno e il 5 agosto 2008, senza ottenere alcun riscontro.