Citation: I 11/01 28.06.2001 E. 3

3.- a) Le censure mosse dalla ricorrente contro la pronunzia cantonale e avverso la valutazione del servizio medico non convincono. Non basta infatti il diverso apprezzamento delle capacità di lavoro da parte del dott. F.________, la cui perizia è stata prodotta in sede federale, per scalfire gli accertamenti e le convincenti conclusioni dei periti del SAM. A prescindere dal fatto che esso è posteriore di oltre nove mesi rispetto alla data della decisione amministrativa impugnata, che delimita, come detto, il potere cognitivo dell'autorità giudiziaria e, quindi, indipendentemente dal fatto che proponga o meno elementi nuovi, detto rapporto non adempie i requisiti di concludenza e chiarezza posti dalla giurisprudenza per conferire a un attestato medico valore probatorio (DTF 125 V 352 consid. 3a; VSI 2001 pag. 108 consid. 3a). Si osserva infatti che l'apprezzamento del caso da parte del citato sanitario contiene diverse indicazioni contraddittorie e poco chiare. Così, non può passare inosservato il fatto che il dott. F.________, nonostante avesse constatato che il quadro clinico era predominato da manifestazioni psichiche che rendevano praticamente impossibile un'oggettiva valutazione del problema osteo-articolare e che solo una conoscenza della situazione neuro-psicologica e psichiatrica - esulante dal suo campo di competenza - avrebbe permesso di pronunciarsi sulla prognosi, sia comunque giunto a concludere che l'assicurata sarebbe da ritenere inabile al lavoro per attività lucrativa nella misura del 100%, con prognosi sfavorevole a media-lunga scadenza. La valutazione appare discutibile e perlomeno affrettata - soprattutto in virtù delle sue stesse considerazioni di partenza -, avendo egli anticipato - dal suo punto di vista - il responso psichiatrico da lui ritenuto decisivo, che peraltro era già stato reso e aveva escluso una incapacità lavorativa. Da notare inoltre che l'attestata inabilità lavorativa sembra pure contrastare con la classificazione del caso resa dallo stesso medico, il quale, dopo averlo inserito in un "gruppo prognostico intermedio MIC 2", non ha esitato a rilevare che in tale categoria vengono annoverati "disturbi residuali ma normalmente non invalidanti". Infine, la richiesta di una rendita intera da parte della ricorrente sulla base delle risultanze del dott. F.________ si scontra pure con le valutazioni rese dagli stessi medici curanti dell'assicurata, i quali avevano fissato in almeno il 50% la capacità lavorativa residua con possibilità di miglioramento della stessa. Ne consegue che il nuovo rapporto prodotto dall'interessata non può assurgere a mezzo di prova suscettibile di mettere in discussione la pronunzia cantonale, a sua volta suffragata da convincenti e approfonditi pareri medico-peritali. b) Come pertinentemente rilevato dal primo giudice, neppure può giovare all'insorgente il richiamo dei consulti del dott. K.________ e del dott. P.________, i quali non contengono alcun elemento atto a suffragare la propria tesi e a inficiare le conclusioni della perizia del SAM. Al contrario, non si può non notare che proprio le riserve pronunciate dal dott. K.________ sono state poste alla base della valutazione del SAM, che invece di considerare una piena capacità lavorativa, come proposto dal prof. B.________, ha riconosciuto una limitazione dell'interessata per lavori ripetitivi da svolgersi sopra l'altezza delle spalle, come pure in relazione ad attività comportanti sforzi o movimenti bruschi della colonna cervicale, nonché in attività sedentarie. In merito alle valutazioni del dott. P.________, già si è visto che egli ha fissato al 25% il limite massimo di inabilità neurologica, inducendo così gli esperti del SAM a riconoscere, nell'ambito di una valutazione d'insieme, una incapacità lavorativa globale del 30% nelle attività precedentemente svolte dall'assicurata.