Citation: 6B_869/2013 E. 5.3

5.3. Secondo gli accertamenti dell'autorità cantonale, vincolanti per il Tribunale federale (cfr. art. 105 cpv. 1LTF), il querelato ha pubblicato l'articolo incriminato dopo avere letto il pezzo apparso su D.________ e dopo avere parlato con suo zio, K.C.________, il quale gli avrebbe riferito che il padre dell'avv. G.________ si era presentato presso i suoi uffici asserendo che il suicidio del figlio era stato causato dall'articolo pubblicato sul quotidiano dei ricorrenti. Risulta quindi che il querelato ha attribuito la morte del legale direttamente a D.________, utilizzando peraltro l'espressione particolarmente grave di "assassini", riportando semplicemente quanto riferitogli da un terzo. Il fatto che quest'ultimo fosse suo parente non lo dispensava tuttavia dall'eseguire verifiche ed approfondimenti sulla situazione del legale e sullo stato della procedura penale. In considerazione della fattispecie delicata, della gravità del rimprovero mosso al quotidiano e del fatto che l'espressione lesiva dell'onore è stata divulgata mediante mezzi di comunicazione di massa di cui l'imputato era direttore, rispettivamente redattore responsabile, si sarebbe imposta una maggiore circospezione. In tali circostanze, ritenendo ch'egli avesse compiuto tutti gli atti che si potevano ragionevolmente esigere da lui per assicurarsi dell'esattezza delle accuse rivolte a D.________, la Corte cantonale ha disatteso l'art. 173 n. 2 CP.