Citation: 1A.57/2003 25.03.2003 E. 2

2.1 Il ricorrente rileva che nella decisione impugnata, conformemente alle regole imposte dalla giurisprudenza, viene sottolineato che la presenza degli inquirenti esteri dev'essere passiva, che conformemente all'art. 65a cpv. 3 AIMP le informazioni ottenute durante l'interrogatorio non potranno essere utilizzate nell'ambito del procedimento estero prima che sia resa una decisione di trasmissione e che verranno adottati i necessari provvedimenti per impedire che i funzionari stranieri prendano appunti su fatti inerenti alla sfera segreta (v. DTF 118 Ib 547 consid. 6c pag. 562, 117 Ib 51 consid. 5a, 113 Ib 157 consid. 7c pag. 169; causa 1A.253/1997, sentenza del 15 gennaio 1998, consid. 2, apparsa in Rep 1998 161 e in Pra 1998 159 846). 2.2 Il ricorrente adduce tuttavia, accennando a una critica espressa da una parte della dottrina (Peter Popp, Grundzüge der internationalen Rechtshilfe in Strafsachen, Basilea 2001, n. 422 pag. 286; v., in senso contrario, Robert Zimmermann, La coopération judiciaire internationale en matière pénale, Berna 1999, n. 232 pag. 180), che tali misure avrebbero un effetto relativo e che la prassi insegnerebbe che il loro rispetto apparirebbe sempre estremamente difficoltoso. Questi semplici, generici accenni non inducono a scostarsi dalla costante prassi, secondo cui, con l'adozione di queste misure, il pericolo di un'utilizzazione prematura delle informazioni nell'ambito del proce-dimento estero può essere esclusa. Ciò a maggior ragione visto che nella decisione impugnata si rileva che l'Autorità italiana, conformemente a quanto richiesto dalla giurisprudenza (DTF 128 II 211 consid. 2.1 pag. 216), con scritto del 27 febbraio 2003, ha dichiarato che non utilizzerà le informazioni acquisite durante l'audizione prima che sia stato deciso sulla concessione dell'assistenza. Non v'è motivo di dubitare ch'essa non rispetterà questo impegno (sul rispetto del principio della proporzionalità da parte dell'Italia v. DTF 124 II 184 consid. 5 e 6). 2.3 Il ricorrente adduce poi che la presenza degli inquirenti esteri sarebbe sicuramente inopportuna e lesiva dell'obbligo di celerità previsto dall'art. 17a AIMP, dal momento ch'essa potrebbe comportare incidenti procedurali durante l'audizione. I timori addotti dal ricorrente si riferiscono tuttavia, implicitamente, a precedenti interrogatori, ove il MPC non aveva adottato, contrariamente alla fattispecie, i menzionati provvedimenti (cfr. cause 1A.79/2001, dell'11 maggio 2001 e 1A.197/2002, del 30 settembre 2002). Nella decisione impugnata il MPC ha ritenuto che tale presenza, considerata la complessità della fattispecie e la conoscenza approfondita del caso da parte degli inquirenti esteri, agevola considerevolmente l'esecuzione della rogatoria. Il ricorrente sostiene invece che il MPC, avendo già eseguito in passato rogatorie concernenti il medesimo procedimento penale, dovrebbe conoscere perfettamente l'intera vicenda, per cui la presenza degli inquirenti esteri sarebbe ingiustificata. La censura non regge. È vero che nell'ambito del procedimento penale italiano il MPC ha già accolto altre rogatorie (cause 1A.129/1998, sentenza del 20 ottobre 1998 e 1A.18/1999, sentenza del 19 marzo 1999); contrariamente al MPC, gli inquirenti stranieri dispongono tuttavia di tutte le risultanze processuali, in particolare di quelle italiane, e possono quindi valutare compiutamente quali specifiche informazioni, perché e in che misura, devono ancora essere assunte al fine di ricostruire compiutamente e completare, con puntuali e precise domande, gli accertamenti mancanti. 2.4 Il ricorrente, limitandosi a definire inopportuna tale presenza e a contestare genericamente ch'essa agevoli l'esecuzione della domanda secondo l'art. 65a cpv. 2 AIMP, disattende che secondo il capoverso 1 di questa norma ai partecipanti al processo estero può essere consentita la presenza a operazioni di assistenza giudiziaria quando lo Stato estero, come avvenuto in concreto, ne faccia richiesta. Egli non dimostra che, autorizzando la loro presenza, il MPC avrebbe abusato del suo potere di apprezzamento (cfr. art. 80i cpv. 1 lett. a AIMP). 2.5 Limitandosi ad accennare a generiche ipotesi, il ricorrente non rende peraltro verosimile, sulla base di elementi specifici e concreti, l'eventuale realizzazione di un pregiudizio immediato e irreparabile che permetta, eccezionalmente, secondo l'art. 80g cpv. 2 AIMP, di impugnare la decisione incidentale, visto che il MPC adotterà le necessarie misure al riguardo (DTF 128 II 353 consid. 3 pag. 355 e richiami). Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, la presenza di persone partecipanti al processo all'estero non comporta infatti in ogni caso un pregiudizio immediato e irreparabile: questo si verifica solo, conformemente all'art. 65a cpv. 3 AIMP, quando persone che partecipano al procedimento penale estero hanno accesso a fatti inerenti alla sfera segreta prima che l'autorità competente abbia deciso sulla concessione e sulla portata dell'assistenza (DTF 128 II 211 consid. 2.1; causa 1A.237/1997, sentenza del 29 settembre 1997, consid. 2a, apparsa in Rep 1997 107; FF 1995 III 31). Il ricorso è quindi inammissibile riguardo all'art. 80g AIMP (DTF 128 II 353 consid. 3).