Citation: 2A.247/2001 01.10.2001 E. 4

4.- a) Nel caso di specie, emerge dagli atti che l'autorità di prima istanza ha rinunciato a pronunciare una decisione di espulsione, ritenendo che la medesima sarebbe stata sproporzionata per rapporto al lungo soggiorno del ricorrente in Svizzera, ed ha quindi emanato, in sua vece, una semplice misura di rimpatrio fondata sulla pretesa incapacità dell'interessato di adattarsi all'ordinamento del Paese che lo ospita (art. 10 cpv. 1 lett. b LDDS). Risulta inoltre che la medesima autorità non ha neppure tentato di accordarsi preventivamente con il paese d'origine del ricorrente in merito al trasferimento di quest'ultimo. Il provvedimento da essa pronunciato è dunque, in definitiva, assimilabile ad una decisione d'espulsione, sprovvista di un divieto d'entrata in Svizzera. b) Sennonché, uno straniero non può essere rimpatriato unicamente perché ritenuto incapace di adattarsi all'ordinamento vigente nel Paese che lo ospita. Infatti in questi casi, se le circostanze lo giustificano, le autorità di polizia hanno il diritto di allontanare l'interessato dal territorio svizzero soltanto attraverso la pronuncia dell'espulsione. Come sopra esposto (cfr. consid. 3), il provvedimento del rimpatrio presuppone come minimo che la persona in questione si trovi in maniera considerevole ed ininterrotta a carico dell'assistenza pubblica (DTF 119 Ib 1 consid. 2c; Nicolas Wisard, Les renvois et leur exécution en droit des étrangers et en droit d'asile, tesi, Basilea 1997, pag. 111 e segg. , in particolare 113; Walter Schäppi, Die Beendigung des Aufenthaltes der Ausländer in der Schweiz, in ASYL 1995 1 pag. 14; Marc Spescha, Handbuch zum Ausländerrecht, Berna 1999, pag. 121). Ad ulteriore conferma di ciò, basta rilevare che l'art. 11 cpv. 3 seconda e terza frase LDDS limita espressamente la facoltà di ordinare il rimpatrio ai casi fondati sull'art. 10 cpv. 1 lett. d LDDS, per i quali un'espulsione configurerebbe un rigore inutile. In effetti, l'istituto in parola è essenzialmente volto ad evitare, in prospettiva futura, un'ulteriore dipendenza dello straniero dal sistema assistenziale del Paese di accoglimento. In tale ottica occorre valutare - fondandosi sulla situazione finanziaria attuale dell'interessato e sulla sua probabile evoluzione - se esiste un rischio concreto che in avvenire egli cada nuovamente a carico dell'assistenza pubblica (DTF 119 Ib 1 consid. 3c e c). Semplici dubbi al riguardo non bastano (DTF 119 Ib 81 consid. 2d). c) Nella fattispecie in esame, emerge dalla sentenza impugnata che il Tribunale amministrativo ha confermato la legittimità della misura litigiosa, facendo tra le altre cose riferimento anche alla situazione economica del ricorrente e in particolare al fatto che quest'ultimo non avrebbe praticamente mai versato gli alimenti alla figlia e si troverebbe a carico della pubblica assistenza a far tempo dal 1997. Per valutare questo specifico aspetto della vicenda i giudici cantonali si sono basati unicamente sul contenuto dello scritto prodotto dinanzi al Consiglio di Stato il 29 dicembre 2000 dall'Ufficio del sostegno sociale e dell'inserimento del Cantone Ticino, con cui veniva reso noto che gli aiuti versati al ricorrente ammontavano a quel tempo a fr. 28'147. 80, mentre che gli alimenti anticipati alla figlia raggiungevano la cifra totale di fr. 15'217.--. In merito a questo aspetto della fattispecie, si deve ritenere che successivamente a tale data la situazione dell'insorgente non sia mutata nella sostanza, dal momento che sino all'11 marzo 2001 A.________ è rimasto in carcere per scontare un residuo della pena inflittagli il 18 novembre 1997 dal Presidente della Corte delle Assise correzionali di Lugano. Pertanto, tali accertamenti - i quali sono rimasti incontestati da parte del ricorrente - vincolano di principio il Tribunale federale (art. 105 cpv. 2 OG). Ora, sebbene di dimensioni non esorbitanti, il debito assistenziale contratto da A.________ è comunque da considerare rilevante ai sensi dell'art. 10 cpv. 1 lett. d LDDS, anche se su questo punto è bene precisare che, contrariamente a quanto affermato a più riprese dalla Corte cantonale nella decisione qui impugnata, il fatto che egli non sia stato e non sia tuttora in grado di rimborsare, anche solo parzialmente, quanto ricevuto non è di per sé determinante, non dipendendo la sua permanenza nel nostro Paese da un tale presupposto: l'obbiettivo perseguito dalla citata disposizione legale è in effetti unicamente quello di impedire che il debito nei confronti dell'ente pubblico aumenti (sentenze non pubblicate del Tribunale federale del 7 maggio 2001 in re Sottile, consid. 4a e del 30 agosto 2001 in re Battistessa, consid. 3d/aa). Occorre poi considerare che l'insorgente fa regolarmente capo all'assistenza da ormai oltre 4 anni per cui risulta adempiuta anche l'altra condizione che la legge pone per ammettere l'esistenza di un motivo di allontanamento, ossia quella della continuità della dipendenza dall'aiuto finanziario dello Stato. Ne consegue dunque che, anche se sulla base di considerazioni parzialmente diverse da quelle addotte dalla precedente istanza di giudizio, sono dati i presupposti per ritenere nel caso concreto adempiuto il motivo di espulsione sancito dall'art. 10 cpv. 1 lett. d LDDS, non emergendo attualmente dagli atti elementi che permettano di formulare un pronostico favorevole per quanto riguarda un possibile miglioramento della situazione economica del ricorrente. Oltretutto, è bene rammentare che questi non possiede nessuna formazione professionale e non ha mai dato l'impressione di volersi seriamente inserire nel mondo del lavoro. d) Appurato ciò, va poi rilevato che le condanne subite dal ricorrente costituiscono un motivo di espulsione ai sensi dell'art. 10 cpv. 1 lett. a LDDS. Le stesse concernono per la maggior parte delle infrazioni alla legislazione federale in materia di stupefacenti e come tali toccano un settore particolarmente sensibile del nostro ordinamento pubblico. È vero che, perlomeno nei primi tempi, il ricorrente è stato sanzionato per alcune semplici contravvenzioni a detta legge, avendo acquistato e consumato personalmente droghe leggere. Si deve però altresì rilevare che a partire dal 1997 la gravità dei reati commessi è aumentata in modo rilevante, al punto che A.________ è stato riconosciuto in due occasioni colpevole anche di infrazioni aggravate alla suddetta legislazione, e ciò essenzialmente per avere, nella sua veste di contitolare di un negozio di canapaio a Lugano, acquistato, coltivato e rivenduto sulla piazza ticinese importanti quantitativi di haschich e marijuana a fine di lucro. Per tutti questi reati e per le rimanenti infrazioni che gli sono state rimproverate in varie altre circostanze (sottrazione di poca entità, danneggiamento, lesioni semplici, ecc.) al A.________ sono state inflitte numerose multe e due pene privative della libertà per un totale di 32 mesi di detenzione da espiare, così come già esposto più nel dettaglio in narrativa. e) Alla luce di tutto quanto precede, si deve da ultimo considerare che la situazione economica in cui versa il ricorrente e le citate condanne costituiscono senz'altro degli elementi di rilievo, tra i molti a carico del ricorrente, per ammettere pure l'esistenza di un motivo d'espulsione fondato sull'art. 10 cpv. 1 lett. b LDDS. Non sussistono infatti dubbi sul fatto che, con il suo comportamento e i suoi atti in generale, questi abbia dato a più riprese prova della sua manifesta incapacità d'adattarsi all'ordinamento e ai costumi del nostro Paese.