Citation: 1P.166/2002 13.11.2002 E. 2

Il ricorrente fa innanzitutto valere una violazione del diritto di essere sentito siccome la Corte cantonale avrebbe a torto esaminato il suo appello solo dal profilo dell'arbitrio, limitandosi inoltre a commentare e riassumere il primo giudizio. Secondo l'art. 146 cpv. 1 della legge grigionese sulla giustizia penale, dell'8 giugno 1958 (LGP), la Commissione del Tribunale cantonale riconsidera liberamente la sentenza dell'autorità inferiore in fatto e in diritto, ma non può inasprire le pene se l'appello è stato interposto solo a favore del condannato. Nella procedura d'appello il potere d'esame dell'ultima istanza è quindi di principio pieno (cfr. sentenza 1P.650/2000 del 26 gennaio 2001, pubblicata in Pra 2001, n. 93, pag. 545 segg., consid. 1a inedito; Willy Padrutt, Kommentar zur Strafprozessordnung des Kantons Graubünden, 2a ed., Coira 1996, n. 1 all'art. 146). In concreto, la Corte cantonale ha ripreso gli accertamenti e le considerazioni esposte dai primi giudici e vi si è confrontata nel giudizio impugnato. Essa ha invero pure indicato che la prima istanza non era incorsa in arbitrio nella valutazione degli indizi disponibili e nel giudizio sulla colpevolezza dell'accusato, rifacendosi con ciò alla critica di arbitrio sollevata dal ricorrente medesimo nell'ambito del suo appello (cfr. pure Padrutt, op. cit., n. 2 all'art. 146). Comunque, l'ampiezza del controllo esercitato dalla Commissione del Tribunale cantonale non deve essere valutato astrattamente, ma tenendo conto del ruolo da essa effettivamente svolto e dell'estensione dell'esame operato nel singolo caso (cfr. sentenza del 7 giugno 1995 consid. 2d/cc, pubblicata in RDAT II-1995, n. 19 pag. 51 segg., in particolare pag. 54). Ora, la Corte cantonale ha di fatto esaminato e trattato liberamente le censure presentatele, senza d'altra parte dichiararne alcuna inammissibile, segnatamente per un'insufficiente motivazione sotto il profilo dell'arbitrio (cfr. DTF 127 I 38 consid. 1). In particolare, essa ha motivato le ragioni per cui riteneva infondate le contestazioni riguardo alla rilevanza delle deposizioni testimoniali, alle circostanze del sinistro, ai possibili altri utenti della vettura e al mancato rinvenimento delle chiavi. In tali circostanze, la libera cognizione imposta dall'art. 146 LGP è stata in realtà garantita, di modo che il preteso diniego di giustizia formale è infondato.