Citation: 1C_68/2020 E. 3.4

3.4. Nella decisione di rilascio della licenza edilizia, il Municipio non si è invero confrontato specificatamente con la nozione dell'allineamento ai sensi delle citate disposizioni comunali. L'esecutivo comunale ha invero fatto astrazione da questo aspetto. I ricorrenti, pur ritenendo di principio applicabili le citate norme comunali, contestano il giudizio cantonale presentando sostanzialmente una propria interpretazione della nozione di "allineamento", ma non sostanziano un abuso del potere di apprezzamento da parte del Tribunale cantonale amministrativo con una motivazione conforme alle esposte esigenze. Nella misura in cui ritengono poi superflua una deroga sostenendo che l'avancorpo non chiamerebbe distanza, la censura è infondata, siccome si fonda sulla condizione dell'abbassamento del manufatto, che come esposto non può essere seguita (cfr. consid. 2.3). I ricorrenti sostengono che lo zoccolo, o avancorpo, non lederebbe gli interessi dei vicini opponenti, siccome l'aerazione e l'insolazione verso la loro abitazione non verrebbero modificate. Disattendono tuttavia che l'igiene, la sicurezza, l'aerazione, l'illuminazione naturale delle abitazioni, la tutela dalle immissioni e dai pericoli d'incendio, sono essenzialmente salvaguardate dalle disposizioni concernenti le distanze tra edifici (cfr. sentenza 1C_4/2015 del 13 giugno 2018 consid. 5.1, in: RtiD II-2018, n. 43, pag. 202 segg.; ADELIO SCOLARI, Commentario della Legge edilizia del Cantone Ticino, 2aed., 1996, pag. 539, n. 1175). Queste disposizioni sono destinate a proteggere in particolare l'interesse dei vicini (DTF 127 I 44 consid. 2c-d, pag. 45 segg. e rinvii). Ora, in concreto, il manufatto in questione non rispetta la distanza di 4 m verso edifici esistenti con aperture prescritta dall'art. 8 cpv. 2.4.1 NAPR. I ricorrenti rimproverano alla Corte cantonale di avere negato in modo arbitrario l'esistenza di un allineamento per non avere tenuto conto del fatto che l'avancorpo riprenderebbe e proseguirebbe la linea della facciata del corpo B alla quale si raccorda. Omettono tuttavia di considerare che la facciata del blocco C è arretrata dal ciglio dello zoccolo e dalla via pubblica: non si allinea quindi al fronte stradale del contiguo blocco B. I giudici cantonali hanno invero rettamente riconosciuto che lo zoccolo del corpo C è previsto a confine con via Ai Turbìn (fondo part. n. 43), ma hanno ritenuto che ciò non giustificava la concessione di una deroga alla distanza tra edifici giusta l'art. 8 cpv. 2.4.2 NAPR, giacché l'intervento edilizio nel suo complesso non rispettava gli allineamenti. Contrariamente all'opinione dei ricorrenti, la sentenza impugnata è al riguardo sufficientemente motivata, ritenuto ch'essi ne hanno afferrato la portata, contestandola ampiamente in questa sede (cfr., sul diritto di essere sentiti, DTF 144 IV 386 consid. 2.2.3 pag. 391; 141 IV 249 consid. 1.3.1 pag. 253 e rinvii). I ricorrenti adducono sostanzialmente che occorrerebbe valutare l'aspetto dell'allineamento del nuovo corpo C tenendo conto del fatto che i blocchi A e B dell'edificio esistente sono tra di loro "scalati", sicché anche il nuovo blocco C potrebbe essere sfalsato, seguendo "un allineamento diagonale che ben si inserisce nel contesto locale". Rilevano che, siccome il piano regolatore di Cademario non fissa delle specifiche linee di allineamento, la valutazione dovrebbe essere eseguita congiuntamente con quella dell'inserimento ordinato ed armonioso nel paesaggio. Secondo i ricorrenti, il progetto edilizio si inserirebbe in modo ordinato nella trama del nucleo, ciò che equivarrebbe a riconoscere un allineamento corretto. Tuttavia, l'art. 40 cpv. 5 NAPR prevede esplicitamente che, oltre a soddisfare il presupposto dell'inserimento adeguato sotto il profilo architettonico e paesaggistico, l'ampliamento rispetti anche il requisito dell'allineamento storico degli edifici esistenti. L'art. 8 cpv. 2.4.2 NAPR prevede altresì che una deroga alla distanza tra edifici può in particolare essere concessa per la salvaguardia degli allineamenti. La nozione di "allineamento" non si presta ad innumerevoli interpretazioni, ma implica che le costruzioni siano disposte su una linea (cfr. SCOLARI, op. cit., pag. 480, n. 1027). Come è stato accertato dalla Corte cantonale in modo conforme agli atti e vincolante per il Tribunale federale (cfr. art. 105 cpv. 1 LTF), il nuovo corpo aggiuntivo C non è allineato al fronte stradale del blocco B né sul lato est, verso via Ai Turbìn, né su quello ovest, verso la Strécia Giovannino Guareschi. Su entrambi i lati l'aggiunta è infatti chiaramente arretrata dai confini con i fondi stradali. Né la sua facciata est è allineata con quella del blocco A posto più a sud, maggiormente rientrata dalla strada. I ricorrenti evidenziano che i blocchi A e B esistenti sono tra di loro sfalsati. Disattendono tuttavia che tale conformazione è determinata dalla forma irregolare del fondo. Per contro, è in concreto rilevante che entrambi i corpi A e B sorgono a confine con i citati percorsi pedonali e sono quindi allineati ai rispettivi fronti stradali sia sul lato est che su quello ovest. Risulta del resto che, con riferimento agli edifici circostanti, il nucleo vecchio di Cademario è caratterizzato da un'edificazione compatta, con edifici essenzialmente allineati lungo i tracciati stradali. Diversamente da tale situazione, il blocco C del progetto litigioso è invece arretrato dal confine con la via pubblica su entrambi i lati est ed ovest e, come rettamente rilevato dalla Corte cantonale, non segue quindi un allineamento. Senza eccedere nel proprio potere di apprezzamento, essa ha quindi ritenuto che il progetto edilizio litigioso non è suscettibile di beneficiare di una deroga alle distanze tra edifici giusta l'art. 8 cpv. 2.4.2 NAPR. In materia edilizia, le deroghe devono peraltro essere concesse in maniera restrittiva, non perseguendo lo scopo di consentire la realizzazione di soluzioni ideali, di favorire un'utilizzazione ottimale delle costruzioni e di assimilare automaticamente a situazioni eccezionali considerazioni di ordine economico (cfr. sentenza 1C_338/2015, citata, consid. 4.3). Annullando la licenza edilizia rilasciata dal Municipio, i giudici cantonali non hanno perciò violato il divieto dell'arbitrio. Né essi hanno semplicemente sostituito il proprio apprezzamento a quello dell'autorità comunale violandone l'autonomia, ma rettamente non ne hanno convalidato una decisione chiaramente insostenibile, che faceva del tutto astrazione dall'esigenza prescritta dagli art. 40 cpv. 5 e 8 cpv. 2.4.2 NAPR di rispettare gli allineamenti all'interno del nucleo di vecchia formazione.