Citation: 6B_855/2014 E. 2.2

2.2. Richiamandosi all'art. 18 cpv. 3 LOG/GR, il Presidente della Prima Camera penale ha statuito sull'appello del qui ricorrente in qualità di giudice unico, perché il ricorso risultava manifestamente inammissibile o infondato. Sennonché, dinanzi al Tribunale cantonale, sia il Tribunale distrettuale Moesa sia la Procura pubblica sono stati invitati a presentare osservazioni sull'appello. Orbene, giusta l'art. 390 cpv. 2 primo periodo CPP, a cui rinvia l'art. 406 cpv. 4 CPP, chi dirige il procedimento invita le altre parti e la giurisdizione inferiore a esprimersi sul ricorso, nella misura in cui non sia manifestamente inammissibile o infondato. In concreto appare palese la contraddizione tra, da un lato, l'invito a presentare osservazioni sull'appello e, dall'altro, la decisione di evadere il rimedio con una sentenza a giudice unico. A ciò aggiungasi che, in seguito all'ordine della procedura scritta, la motivazione scritta dell'appello è stata inoltrata il 21 febbraio 2013, le osservazioni sono state presentate nel corso del mese di marzo 2013 e la procedura è ultimata unicamente con la sentenza impugnata emanata il 3 luglio 2014, ossia dopo oltre un anno, durata che mal si concilia con l'asserita evidente infondatezza dell'impugnativa. Non solo: l'oggetto dell'appello verteva principalmente sull'utilizzabilità dei risultati dell'analisi dell'alito, rispettivamente dell'esame del sangue. Se il ricorso è stato respinto e la condanna per guida in stato di inattitudine confermata perché la prova dell'esame del sangue è stata considerata raccolta lecitamente, l'istanza precedente ha nondimeno ritenuto inutilizzabile l'analisi dell'alito. In simili circostanze l'appello non poteva essere considerato manifestamente inammissibile o infondato. La sua evasione da parte di un giudice unico viola pertanto la garanzia del giudice naturale dell'insorgente.