Citation: 5P.144/2005 08.11.2005 E. 3

Censurato è il modo di procedere del Tribunale d'appello in occasione dell'inoltro dell'atto di appello 16 luglio 2004 dell'opponente. 3.1 L'allegato in questione era redatto in francese e firmato da un avvocato di Beirut. Allora, il presidente della competente Camera del Tribunale d'appello ha impartito al qui opponente un termine di 15 giorni per produrre una traduzione italiana del memoriale, sotto comminatoria di stralcio. L'opponente ha ottemperato all'ordine, salvo che la traduzione presentata è risultata non fedele all'appello. Di conseguenza, sempre il presidente della Camera gli ha fissato un ulteriore termine di 30 giorni per rimediare al difetto. Entro il nuovo termine, l'opponente ha inoltrato la traduzione di una sua lettera all'autorità di vigilanza, ma non dell'atto di appello. Il presidente della Camera ha allora impartito all'opponente un ultimo termine di 30 giorni, ribadendogli "a chiare lettere" che necessitava "una traduzione italiana completa, precisa e fedele dell'atto di appello [...], munita della sua firma". 3.2 Nella sentenza impugnata, il Tribunale d'appello ha discusso le obiezioni sollevate dalla qui ricorrente contro tale modo di procedere, e vi ha opposto in sunto le seguenti considerazioni. In primo luogo, l'opponente non era rimasto inattivo, ma aveva trasmesso una traduzione che il giudice aveva ritenuto insufficiente; a quel momento, spettava al giudice - che non riteneva sufficiente il livello della traduzione - chiederne una nuova. Anche a questa seconda ordinanza, l'opponente aveva reagito; tuttavia, aveva presentato la traduzione italiana non già dell'atto di appello, bensì di un suo scritto all'autorità di vigilanza. Ciò si spiegava unicamente con un equivoco dovuto al fatto che egli non conoscesse l'italiano. La Corte ha per contro negato che l'opponente abbia voluto procrastinare la decisione dell'appello, ciò che peraltro nemmeno la qui ricorrente avrebbe mai preteso. Infine, l'opponente ha ottemperato anche all'ultimo termine impartitogli. In tali circostanze, dichiarare irricevibile l'appello equivarrebbe non soltanto ad un eccesso di formalismo, bensì contravverrebbe anche al precetto della buona fede processuale. Quanto alla mancata intimazione alla ricorrente dell'appello originale in francese, della prima versione italiana e della traduzione della lettera indirizzata all'autorità di vigilanza, la Corte cantonale rammenta che si trattava di documenti irricevibili poiché non conformi alle richieste del tribunale. Una presa di posizione della ricorrente sarebbe stata inutile. Comunque, la ricorrente poteva senz'altro verificare la traduzione italiana dell'appello semplicemente chiedendo in qualsiasi momento di consultare gli atti, ciò che tuttavia non ha fatto. 3.3 A giudizio della ricorrente, assegnando al resistente due termini supplementari - dopo che già il primo termine di 15 giorni era scaduto infruttuoso - la Corte cantonale sarebbe incorsa nell'arbitrio, violando il precetto della perentorietà dei termini di gravame e la ratio della comminatoria di stralcio, svuotata in tal modo di ogni significato. Contrariamente a quanto esposto dalla Corte cantonale, una decisione diversa da quella presa non avrebbe configurato alcun eccesso di formalismo, atteso che tale non sarebbe stato neppure un eventuale rifiuto di un termine per emendare un ricorso presentato da persona non legittimata a rappresentare la parte. La giurisprudenza cantonale sarebbe inoltre chiara nello stabilire l'inammissibilità del ricorso in caso di inosservanza del termine di traduzione. Non pertinente sarebbe infine l'argomento secondo il quale l'opponente non sarebbe rimasto inattivo, né avrebbe agito mosso da secondi fini, bensì unicamente per incomprensione linguistica: sindacare ragioni, interessi e motivi soggettivi del mancato ossequio di un termine significherebbe stravolgere in modo palese il precetto della perentorietà dei termini di gravame e disattendere la ratio della comminatoria di inammissibilità. In particolare, ammettere che all'interessato vada concesso un termine supplementare, ove egli non sia rimasto inattivo entro il termine assegnatogli, aprirebbe le porte ad ogni tipo di abuso e incertezza del diritto. A titolo abbondanziale, infine, la ricorrente critica come arbitraria la conclusione della Corte, secondo la quale il ripetuto mancato ossequio dei termini da parte dell'opponente sia dovuto a incomprensione linguistica: tale conclusione non è lontanamente plausibile. Inoltre, spettava semmai all'opponente segnalare tempestivamente eventuali problemi linguistici. La ricorrente non ha per contro sollevato alcuna censura contro la motivazione fornita dal Tribunale d'appello a proposito della mancata intimazione a controparte dell'appello originale in francese, della prima versione italiana e della traduzione della lettera indirizzata all'autorità di vigilanza.