Citation: 1C_207/2024 E. 4.1

4.1. Al riguardo la Corte cantonale ha osservato che se, a prima vista, il tenore dell'art. 1 cpv. 3 LDPC parrebbe militare a favore dell'assunto ricorsuale, secondo cui se il diritto comunale non dispone nulla si applica per analogia la LDPC, la ratio legis e la sistematica legislativa nonché i principi basilari in materia di diritti politici non fanno ritenere che occorrerebbe applicare indiscriminatamente ogni norma della LDPC, apparentemente pertinente o addirittura la stessa in blocco, a ogni aspetto non esplicitamente disciplinato a livello comunale. Ha stabilito infatti che al di fuori degli aspetti regolati espressamente dalla LDPC (art. 1 cpv. 1-2 LDPC), dai materiali legislativi risulta che vale innanzitutto piuttosto l'autonomia comunale, richiamando al riguardo il messaggio del Governo cantonale (quaderno n. 5/2017-2018, pag. 488) nonché i dibattiti parlamentari (protocollo della seduta del Gran Consiglio del 12-14 febbraio 2018, pag. 551). I ricorrenti non si confrontano del tutto con questa motivazione, decisiva e condivisibile. L'istanza precedente ne ha concluso che la LDPC dev'essere quindi considerata come una "legge sostitutiva" che può essere applicata per analogia, ma che non contiene requisiti obbligatori per i regolamenti comunali. Ha quindi ritenuto che, di conseguenza, se un comune non ha voluto regolamentare un determinato aspetto (del tutto o non oltre quanto sancito), tale volontà, nel senso di un silenzio qualificato, va rispettata, motivo per cui non vi è di massima spazio per colmarlo mediante applicazione analoga della LDPC.