Citation: 2C_628/2019 E. 7.6

7.6. La fattispecie in esame si differenzia tuttavia per più aspetti da quella oggetto della sentenza 2C_1154/2018. In quel caso, il secondo giudizio penale è stato infatti pronunciato in parte per delitti commessi prima del 1° ottobre 2016, in parte per delitti commessi dopo, sui quali era applicabile l'art. 66a segg. CP, di modo che andava svolta una ponderazione d'insieme (precedente consid. 7.2). Effettivamente, decidendo di non pronunciare l'espulsione, il Giudice penale aveva tenuto conto del comportamento delittuoso complessivo del ricorrente, quindi anche degli atti penalmente rilevanti compiuti prima del 1° ottobre 2016. Inoltre, proprio in contrasto con la concezione del nuovo art. 62 cpv. 2 LStrI rispettivamente del nuovo art. 63 cpv. 3 LStrI, che vogliono evitare ulteriori dualismi tra giustizia penale e giustizia amministrativa, il Tribunale cantonale, che aveva confermato la revoca, aveva anche censurato l'operato del Giudice penale, sostenendo che la rinuncia all'espulsione non fosse condivisibile. Nel caso che ci occupa, tra i delitti commessi in precedenza, che hanno motivato il diniego del rinnovo dell'autorizzazione, e il decreto d'accusa del 4 dicembre 2017, riguardante un solo delitto compiuto dopo il 1° ottobre 2016 (27 agosto 2017), la separazione è invece netta. Sempre a differenza di quanto accaduto in relazione al giudizio penale di cui al caso 2C_1154/2018, dal citato decreto d'accusa non emerge inoltre affatto che, nel formulare un'accusa che non proponeva l'espulsione, il Ministero pubblico abbia anche tenuto conto di delitti più vecchi. Al contrario, preso atto della pena relativamente mite proposta (50 aliquote giornaliere) a fronte della pena massima comminabile per il reato di lesioni semplici (pena privativa della libertà fino ai tre anni), occorre piuttosto partire dal principio che l'opzione dell'espulsione non sia stata considerata del tutto. Sul piano amministrativo, nel confermare il diniego del rinnovo del permesso di soggiorno, la Corte ticinese non si è nel contempo basata sul decreto d'accusa del 4 dicembre 2017 - dandogli solo un'importanza minore - bensì, e in massima parte, sulle diverse condanne subite in precedenza. Se già queste condanne - che non rientrano nell'ambito di applicazione dell'art. 66a segg. CP - bastano per confermare la revoca/il diniego del rinnovo, il nuovo art. 62 cpv. 2 LStrI non assume quindi rilievo (precedente consid. 7.4). Infine, a differenza di quanto fatto dal Tribunale cantonale nel caso 2C_1154/2018, il Tribunale amministrativo ticinese non ha nemmeno considerato che il Giudice penale abbia a torto omesso di pronunciare l'espulsione. Di conseguenza, non si può neanche dire che due diverse autorità (penale e in materia di migrazione) abbiano giudicato il caso differentemente. In effetti, il Ministero pubblico non si è pronunciato sui delitti precedenti e il Tribunale amministrativo non si è da parte sua basato sull'atto del 27 agosto 2017, di modo che - come detto - il nuovo art. 62 cpv. 2 LStrI non trova applicazione. Una diversa conclusione comporterebbe del resto anche a una manifesta contraddizione di apprezzamento, non voluta dal legislatore. Essa condurrebbe infatti all'esclusione del diniego del rinnovo solo perché, dopo il 1° ottobre 2016, il ricorrente ha compiuto un ulteriore reato, in relazione alla limitata importanza del quale un'espulsione non entrava da principio in considerazione, mentre al diniego del rinnovo non osterebbe invece nulla se, dopo il 1° ottobre 2016, il ricorrente non avesse più delinquito.