Citation: 5A_119/2016 E. 6

I ricorrenti si richiamano, qua e là nel gravame, alla tutela della proprietà privata (art. 26 Cost.), che ritengono lesa per il fatto che l'opponente possa lasciare " materiale da cantiere sul terreno di loro proprietà senza che ciò sia sorretto da alcun valido titolo giuridico". Non è chiaro se, esprimendosi nei termini appena riassunti, i ricorrenti abbiano inteso sollevare una puntuale censura di violazione di un loro diritto costituzionale, o invece si siano limitati ad addurre un ulteriore argomento a sostegno del loro ricorso. Fosse da comprendersi quale censura a pieno titolo, essa sarebbe sprovvista di adeguata motivazione. I ricorrenti non spiegano con sufficiente precisione e pertinenza quale legame sussista, secondo loro, fra la tutela del possesso e la tutela costituzionale della proprietà, quando proprio la rigorosa separazione fra possessorio e petitorio - risalente al diritto romano (STARK/ LINDENMANN, op. cit., n. 120 prima degli artt. 926-929 CC) - è una delle caratteristiche fondamentali del tema discusso. La molteplicità delle teorie che nelle varie epoche storiche sono state poste alla base della protezione del possesso, e la preminenza che viene oggi attribuita alla tutela della pace sociale (STARK/LINDENMANN, op. cit., n. 2-4 prima degli artt. 926-929 CC; ERNST, op. cit., n. 2 prima degli artt. 926-929 CC), avrebbero dovuto rendere attenti i ricorrenti circa la necessità di approfondire il tema ben oltre l'enunciazione di un generico principio. La censura, se come tale essa va letta, si rivela inammissibile.