Citation: 5A_84/2022 E. 2.3.3

2.3.3. La ricorrente si duole poi di un arbitrario accertamento dei fatti e di una violazione dell'art. 66 cpv. 4 n. 2 LEF, ritenendo in sostanza che i presupposti per provvedere alla notifica tramite pubblicazione del precetto esecutivo sarebbero adempiuti. Nel suo rimedio essa mescola però indiscriminatamente questioni di fatto (o di apprezzamento delle prove) e di diritto. Qui di seguito saranno dunque unicamente vagliati gli argomenti che appaiono formulati in maniera sufficientemente chiara. 2.3.3.1. Con riferimento al tentativo di notifica del precetto esecutivo per il tramite della polizia (delegato da quest'ultima alla D.________ SA), ritenuto insufficiente dalla Corte cantonale, la ricorrente sostiene che l'autorità di vigilanza sarebbe giunta a una conclusione "arbitraria" quando ha considerato che l'UE avrebbe dovuto procedere ad ulteriori accertamenti atti a stabilire se quanto dichiarato dall'agente fosse vero. Al riguardo, essa afferma che se la debitrice non è raggiungibile all'indirizzo indicato nel registro di commercio "per ben quattro volte [...] ciò non può sfavorire eventuali creditori in buona fede" e che le ulteriori modalità di notifica suggerite dall'autorità di vigilanza sarebbero "del tutto sproporzionate e non applicabili al caso concreto". La ricorrente non si confronta però con la motivazione dei Giudici cantonali secondo cui non appare che l'impiegato della D.________ SA avesse fatto particolari ricerche per identificare la sede della debitrice; la ricorrente non mette nemmeno in dubbio che la dichiarazione dell'agente notificatore (il quale ha affermato che l'escussa "non abita più all'indirizzo indicato"; v. supra consid. in fatto A.b e 2.2.1) sembrerebbe errata visto che la notificazione della comminatoria di fallimento per Posta A+ era andata a buon fine. Le sue censure non soddisfano pertanto le esigenze di motivazione degli art. 42 cpv. 2 e 106 cpv. 2 e risultano inammissibili (v. supra consid. 1.2 e 1.3). Ad ogni modo, la conclusione alla quale giunge la Corte cantonale non presta il fianco a critica alcuna. In effetti, come suesposto (v. supra consid. 2.1.3), la notifica per via edittale è ammissibile solo quando sono stati fatti tutti gli sforzi per raggiungere personalmente il debitore e questi non hanno avuto successo, ciò che non risulta essere il caso in concreto. In effetti, come giustamente ritenuto dai Giudici cantonali, nulla lascia intendere che l'impiegato della D.________ SA abbia fatto delle "ricerche [...] particolarmente intense" - come sembra pretendere la ricorrente - per identificare la sede della debitrice. In mancanza di informazioni più precise sul motivo per cui l'agente avrebbe ritenuto che l'escussa "non abita più all'indirizzo indicato", tale tentativo di intimazione non può che ritenersi insufficiente. Già per questo motivo la notifica per via edittale del precetto esecutivo risulta inefficace, facendo difetto uno dei tentativi di notificazione prescritti dalla legge (art. 64 cpv. 2 LEF). 2.3.3.2. La ricorrente sostiene poi che i diversi tentativi di notifica infruttuosi confermerebbero, nella loro globalità, che l'escussa si è sottratta alla notifica del precetto esecutivo. A suo dire, la debitrice persisteva infatti "a non ritirare la posta raccomandata e a non farsi trovare presso la propria sede legale". Essa afferma poi che emergerebbe in modo chiaro dagli atti che l'escussa riceveva e leggeva la posta semplice o la posta A+. Contrariamente a quanto sembra sostenere la creditrice, la Corte cantonale, come spiegato (v. supra consid. 2.2.1), ha tenuto conto dei numerosi tentativi infruttuosi d'intimazione, giungendo però alla conclusione che non si poteva dedurne una sottrazione consapevole e ostruzionistica alla notificazione da parte dell'escussa. La ricorrente non si misura con il ragionamento dell'autorità di vigilanza, ma si limita in sostanza a genericamente ribadire, più volte nel suo ricorso, che occorre tenere conto di tutti i tentativi di notifica infruttuosi e a far valere circostanze che emergerebbero da non meglio precisate prove contenute nell'incarto. La censura, insufficientemente motivata, è inammissibile. 2.3.3.3. La ricorrente non riesce pertanto a dimostrare che l'autorità cantonale avrebbe violato il diritto federale constatando che non erano date le condizioni per procedere alla notifica in via edittale giusta l'art. 66 cpv. 4 n. 2 LEF.