Citation: 5A_596/2012 E. 3.2

3.2. La presente fattispecie si distingue dalla sentenza menzionata per il fatto che la parte indebitamente arricchita (o presunta tale) è non un creditore qualsiasi, bensì l'amministrazione speciale di un fallimento, un'entità che è sottoposta all'autorità di vigilanza (supra consid. 2.1). Il creditore beneficiario di un versamento non dovuto non sottostà invece alla vigilanza degli organi d'esecuzione forzata. Cionondimeno, l'imposizione di un obbligo di restituzione di una somma (asseritamente) percepita indebitamente è identica. Non sussiste motivo valido di trattare le due fattispecie in maniera differente: l'autorità di vigilanza non ha infatti la facoltà di imporre all'amministrazione speciale del fallimento la restituzione di un (asserito) indebito. In particolare, le prerogative fondate sull'art. 14 LEF non fanno dell'autorità di vigilanza un creditore privilegiato, autorizzato ad impartire un ordine diretto di pagamento a valere titolo di rigetto definitivo dell'opposizione (art. 80 cpv. 2 n. 2 LEF; diversa è la situazione, ad esempio, per le tasse e gli emolumenti fissati dall'ufficio di esecuzione e fallimenti, DTF 64 III 53 pag. 56 seg.; Kren Kostkiewicz/Walder, SchKG Kommentar, 18a ed. 2012, n. 36 ad art. 80 LEF). La facoltà di imporre all'amministrazione speciale del fallimento la restituzione dell'eccedenza di rimunerazione percepita non può nemmeno derivare dal fatto che l'autorità di vigilanza è competente per la fissazione di tale rimunerazione in virtù dell'art. 47 cpv. 1 dell'ordinanza del 23 settembre 1996 sulle tasse riscosse in applicazione della legge federale sulla esecuzione e sul fallimento (OTLEF; RS 281.35). L'autorità di vigilanza non può pertanto sostituirsi al giudice ed ordinare la restituzione di un (asserito) indebito, alla stregua di quanto l'ufficio fallimenti non ha potuto fare nella citata DTF 123 III 335. L'ordinanza qui avversata rappresenta quindi soltanto un semplice invito alla restituzione sprovvisto di carattere ufficiale - il cui mancato rispetto potrà costituire valida base per l'emanazione di misure disciplinari giusta l'art. 14 cpv. 2 e 241 LEF, conferendo all'autorità di vigilanza la facoltà di ammonire o addirittura revocare l'amministrazione speciale (organo esecutivo che sottostà alla sua vigilanza; v. supra consid. 2.1) - e non è una decisione suscettibile di ricorso ai sensi degli art. 19 LEF e 72 cpv. 2 lett. a LTF (con riferimento all'art. 17 LEF v. DTF 116 III 91 consid. 1; 94 III 83 consid. 2; nonché l'esaustiva e recente sentenza 5A_308/2011 dell'8 settembre 2011 consid. 1.1 con rinvii, in Pra 2012 n. 33 pag. 227; Kren-Kostkievicz/Walder, op. cit., n. 2 ad art. 17 LEF). Nell'ipotesi di una revoca dell'amministrazione speciale, il compito di rappresentare gli interessi della massa tornerà ad essere di spettanza dell'ufficio fallimenti o di un'altra amministrazione speciale (art. 237 cpv. 2 LEF), che potrà allora considerare l'opportunità di agire in giudizio nei confronti dei (presunti) debitori ad esempio traendo spunto da quanto il Tribunale federale aveva già esposto alla DTF 123 III 335 consid. 1 (supra consid. 3.1).