Citation: 1C_144/2019 E. 7.1

7.1. Riguardo al nuovo art. 9d LPol/TI, i ricorrenti fanno valere una violazione dell'art. 13 cpv. 2 Cost., secondo cui ognuno ha diritto d'essere protetto da un impiego abusivo dei suoi dati personali e accennano, in maniera del tutto generica, alla legge federale sulla protezione dei dati del 19 giugno 1992 (RS 235.1), senza richiamarne alcuna norma specifica. Osservano che soltanto nel quadro delle registrazioni audio e video, di cui all'art. 9c cpv. 7 LPol/TI, norma in vigore dal 1° marzo 2012, il Consiglio di Stato disciplina i relativi particolari, segnatamente le condizioni e le modalità di conservazione, utilizzazione e distruzione di dati raccolti in quell'ambito. Rilevano che, contrariamente ad altre normative cantonali che regolano tali questioni in maniera più esaustiva (PolG/ZH § 51-54a "Information, Datenbearbeitung und Datenschutz"; LPol/GR art. 27-30), la LPol/TI non indica quali informazioni verranno raccolte, né le modalità e i limiti della loro assunzione, elaborazione, conservazione e cancellazione, né l'accesso alle stesse da parte dell'interessato e la gravità del reato ipotizzato, e neppure i requisiti della necessità, della sussidiarietà e della proporzionalità. La norma non determinerebbe nemmeno quale sarebbe l'interesse pubblico preponderante. Essa incentiverebbe la delazione e l'interessato sarebbe privo di ogni tutela giuridica, non disponendo neppure del diritto di interrogare i delatori (art. 6 n. 3 lett. d CEDU). Nell'ipotesi in cui la delazione dovesse comportare una diffamazione o una calunnia, reati punibili a querela di parte, il rifiuto di comunicare l'identità del delatore impedirebbe all'interessato di far valere i suoi diritti.