Citation: 2D_49/2017 E. 4.2

4.2. Rinviando a queste due norme, ha infatti osservato: da un punto di vista formale, che il ricorrente non ha menzionato la deroga in nessuno dei due testamenti e (verosimilmente) neppure nella rubrica, contravvenendo a quanto disposto dall'art. 3 vLN e facendo così sorgere anche il dubbio che egli si sia effettivamente confrontato con la questione della liceità della stesura di un atto pubblico all'estero; da un punto di vista materiale, che dati non erano nemmeno i fondati motivi di natura oggettiva richiesti per una deroga. Questo perché: nulla impediva alla testatrice - cittadina (anche) italiana, domiciliata in Italia - di consegnare le proprie ultime volontà ad un notaio ammesso all'esercizio in quel Paese; fatta eccezione per il luogo di deposito degli averi dei quali veniva disposto nei testamenti, il caso non presentava legami con il Cantone Ticino; di certo non poteva configurare un fondato motivo giusta l'art. 3 vLN l'asserito "desiderio" di garantire discrezione e di salvaguardare il segreto bancario in relazione ai beni depositati in Svizzera, ovvero - in buona sostanza - di rendere quantomeno più difficile per lo Stato italiano il rinvenimento di valori patrimoniali della testatrice siti all'estero. Negate le condizioni per riferirsi alla deroga prevista dal diritto cantonale, il Tribunale amministrativo ha aggiunto che ad altra conclusione non permetteva di portare neppure il richiamo del ricorrente all'ALC e, in questo contesto, alla giurisprudenza della Corte di giustizia UE.