Citation: 6B_1010/2017 E. 3.4

3.4. Nella fattispecie, già il 30 marzo 2016 il TPF ha invitato il ricorrente, conformemente all'art. 429 cpv. 2 CPP, a quantificare ed a comprovare le proprie pretese d'indennità. In sede di dibattimento, svoltosi dal 17 al 23 maggio 2016, egli ha presentato una pretesa a titolo di mancato guadagno di fr. 127'333.--, oltre interessi del 5 % dal 5 agosto 2005. Al riguardo ha indicato quale base di calcolo un reddito mensile di fr. 10'000.--, da lui dichiarato in sede d'interrogatorio dibattimentale, conteggiandolo per i 382 giorni di carcerazione preventiva (recte: 383 secondo l'accertamento della Corte penale del TPF). Ha quindi esposto questa pretesa facendo semplicemente riferimento alle sue dichiarazioni al dibattimento, ma non l'ha minimamente documentata o sostanziata fondandosi su accertamenti specifici e vincolanti. Gli sarebbe per contro spettato presentare delle prove a suo sostegno o quantomeno richiamare in modo esplicito determinati documenti eventualmente già contenuti nell'incarto o da lui prodotti nel contesto di procedure di reclamo dinanzi alla Corte dei reclami penali del TPF. Ciò in particolare ove si consideri che alla luce della durata rilevante del procedimento penale e dell'ampiezza dell'incarto, non può ragionevolmente essere imposto all'autorità di ricercare autonomamente nell'incarto singoli documenti rilevanti sotto il profilo dell'indennità in caso di proscioglimento. Egli disponeva infatti di un tempo sufficiente per procedere in tal senso, ritenuto che, come visto, l'autorità giudicante lo aveva invitato con largo anticipo a sostanziare le proprie pretese d'indennità. Nelle esposte circostanze, la precedente istanza ha pertanto respinto a ragione la suddetta pretesa, siccome non comprovata. D'altra parte, dalla sentenza del 24 novembre 2005 della Corte dei reclami penali del TPF, citata dal ricorrente in questa sede, non emergono elementi determinanti sotto il profilo dell'indennizzo giusta l'art. 429 cpv. 1 lett. b CPP. Premesso che tale giudizio concerneva una richiesta di assistenza giudiziaria presentata dal ricorrente nel contesto di una procedura di reclamo contro il rifiuto di un dissequestro, dalla sua lettura risulta unicamente che il ricorrente in quel momento aveva dichiarato di non percepire alcun reddito e che l'importo mensile di fr. 10'000.-- / 15'000.--, a suo dire conseguito prima dell'arresto, è stato ritenuto poco credibile dai giudici. L'unico reddito da essi preso in considerazione nell'ambito della decisione sulla domanda di assistenza giudiziaria è stato quello della moglie (fr. 9'000.-- al mese), che tuttavia non è qui di rilievo.