Citation: 4A_293/2020 E. 3.4.1

3.4.1. In concreto occorre innanzi tutto rilevare che, con riferimento all'esistenza di un motivo grave per il licenziamento, la ricorrente tenta invano di minimizzare il suo ruolo e quanto accaduto alla riunione del 22 giugno 2017 con una critica appellatoria dell'accertamento dei fatti effettuato dalla Corte cantonale. Ella pare pure in parte fraintendere la sentenza impugnata laddove lamenta arbitrio con riferimento al modo in cui esplicava la sua funzione di direttrice. La Corte cantonale ha infatti da un lato indicato che quanto successo dopo la riunione nulla toglieva alla gravità del suo comportamento e dall'altro ha considerato, basandosi sulle deposizioni di tre testi, che la tensione e l'insicurezza continuavano a sussistere fra i dipendenti. Ora a prescindere che, per validamente censurare l'accertamento dei fatti della Corte cantonale, non basta elencare una serie di estratti di deposizioni testimoniali (v. sulle esigenze di motivazione di una siffatta critica sopra consid. 2 cpv. 3), il dovere di fedeltà verso il presidente del consiglio di amministrazione non imponeva alla ricorrente di esternare insulti verso altri azionisti e di proporre il trasferimento del personale a una società concorrente da creare. Ma anche volendo considerare, come suggerito nel ricorso, tale evento come un incidente isolato, la ricorrente non può essere seguita quando ritiene che, limitandosi a semplicemente non dare un seguito concreto a quanto espresso (per altro pure in un successivo e-mail), ella abbia espletato correttamente la sua funzione dirigenziale. Dopo tale episodio, ella avrebbe piuttosto dovuto rassicurare i collaboratori per quanto concerne la continuazione dell'attività aziendale.