Citation: 2C_887/2016 E. 5.2.2

5.2.2. Ora, da un lato, quella del 25 marzo 2014 è l'unica condanna penale subita dalla ricorrente; d'altro lato, occorre tuttavia sottolineare che detta pronuncia concerne uno dei reati più gravi contemplati dal nostro ordinamento giuridico. Anche nel caso dell'insorgente, la questione della recidiva va quindi esaminata con grande rigore e, date le circostanze, la conclusione delle autorità cantonali, secondo cui un rischio in tal senso non può affatto essere escluso, va infine condivisa. Alla base del grave gesto compiuto dall'insorgente - che non è lontano nel tempo, anzi è recente (sentenza 2C_82/2015 del 2 luglio 2015 consid. 5.2.3 con rinvii) - vi erano infatti motivi oggettivamente inconsistenti, che potrebbero ripresentarsi anche in futuro: sia in relazione con la stessa vittima, con cui la ricorrente ha ancora contatti, sia in relazione con terzi, come dimostrato anche dagli atteggiamenti aggressivi tenuti in carcere, di cui dà conto la decisione del 26 gennaio 2016 del Giudice dei provvedimenti coercitivi. Inoltre, sempre come risulta dalla decisione del 26 gennaio 2016, con la quale le è stata rifiutata la liberazione condizionale, non si può non rilevare che la ricorrente stessa ha formulato timori riguardo alle reazioni che potrebbe avere nell'incontrare di nuovo la sua vittima una volta uscita dal carcere e tornata a vivere in Ticino.