Citation: 2A.470/2001 06.03.2002 E. 5

5.- a) Nel caso specifico, il ricorrente ha subito nel 1998 una condanna a 3 anni di reclusione per aver trafficato un importante quantitativo di cocaina e di marijuana: è pertanto pacifico che sia dato nei suoi confronti il motivo di espulsione previsto dall'art. 10 cpv. 1 lett. a LDDS. Fatto questo che, peraltro, anche lo stesso insorgente non sembra contestare. Egli afferma tuttavia che la decisione di non più rinnovargli il permesso di dimora non rispetterebbe il principio di proporzionalità e disattenderebbe il suo diritto al rispetto della vita privata, previsto dall'art. 8 CEDU. A questo proposito si appella alla sua situazione familiare e al buon comportamento avuto durante l'espiazione della pena e dopo la sua scarcerazione. Rimprovera in particolare alla precedente autorità di giudizio di non avere tenuto sufficientemente conto - malgrado le prove da lui prodotte - del grave stato di salute in cui si trova la moglie, la quale, per questo motivo, necessiterebbe della sua vicinanza. Contesta da ultimo le considerazioni sviluppate dal Dipartimento federale di giustizia e polizia in merito al rischio di recidiva. b) aa) A.A.________ si è reso colpevole di un grave reato in un campo - quello del traffico di sostanze stupefacenti - particolarmente delicato del nostro ordinamento legale. In base a quanto emerge dalla sentenza della Corte delle assise criminali di Lugano agli atti, egli ha agito nell'occasione senza essere spinto da una necessità dettata dalla sua tossicodipendenza personale, ma al solo fine di lucro. Il che fa apparire ancora più riprovevole il reato da lui commesso. Per di più tutto questo ha avuto luogo pochi mesi dopo il suo arrivo in Svizzera. La pena detentiva che gli è stata inflitta supera nettamente il limite di due anni, oltre il quale, di norma, l'interesse pubblico all' espulsione dello straniero viene considerato dalla prassi preponderante rispetto all'interesse personale di quest'ultimo a rimanere nel nostro Paese (DTF 120 Ib 6 consid. 4b). Quella appena illustrata è comunque una regola giurisprudenziale alla quale è possibile derogare in presenza di circostanze del tutto particolari (sentenza del Tribunale federale del 22 ottobre 2001 nella causa 2A.296/ 2001, consid. 3a/aa). Si tratta ora di esaminare se ciò possa essere il caso nella fattispecie in esame. bb) L'insorgente individua soprattutto nella sua situazione familiare e, in particolare nelle condizioni di salute della moglie, i motivi che giustificherebbero il rinnovo del suo permesso di soggiorno in Svizzera. Come già diffusamente esposto in narrativa, A.A.________ è sposato dall'autunno del 1996 con una cittadina elvetica, conosciuta qualche tempo prima in Giamaica. Dall'unione dei coniugi A.________, il 27 febbraio 1998 è nata una figlia. La moglie del ricorrente soffre dalla metà del 1997 di una malattia di natura depressiva, che l'ha resa totalmente inabile al lavoro. Per questo motivo ella beneficia di una rendita intera d'invalidità. Il Dipartimento federale di giustizia e polizia, nella sua decisione su ricorso, ha respinto questo argomento, affermando, tra l'altro, che mancherebbero le prove in grado di dimostrare che l'evoluzione futura dello stato psicofisico di B.A.________ sia direttamente dipendente dalla presenza fisica in Svizzera del marito; ragione per la quale la malattia di quest'ultima non costituirebbe un motivo sufficiente a giustificare il rinnovo del permesso di dimora al ricorrente (cfr. decisione impugnata pag. 11). Sennonché, come rilevato dall'insorgente, nel corso di procedura detta autorità non ha mai preteso che questi adducesse una simile prova. Essa si è invece limitata con uno scritto del 21 dicembre 2000 a domandargli informazioni in merito al genere e alla gravità della malattia della moglie. Richiesta alla quale il ricorrente ha per altro dato tempestivamente seguito, producendo un certificato del medico curante e il formulario per la richiesta di una rendita d'invalidità. Non può dunque essere completamente condiviso il rimprovero mosso dalla precedente autorità di giudizio al ricorrente di non aver collaborato all'accertamento della fattispecie. D'altra parte, è difficile immaginare in quale modo questi avrebbe potuto apportare una simile prova, se non addirittura facendo allestire una perizia medica. A questo proposito occorre rammentare che la procedura amministrativa è retta dalla massima inquisitoria, secondo cui spetta di regola all'autorità il compito di accertare d'ufficio gli elementi suscettibili per determinare la sua decisione e di assumere di sua iniziativa le prove necessarie raffrontando accuratamente i contrapposti interessi (DTF 117 V 261 consid. 3b, 282 consid. 6a; Fritz Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., Berna 1983, pag. 207). È vero che detto principio trova il proprio limite nel dovere di collaborazione delle parti all'accertamento dei fatti e nel diritto delle stesse - sgorgante dal loro diritto di essere sentite (art. 29. cpv. 2 Cost.) - di partecipare al processo di emanazione di una decisione che le riguarda (DTF 120 V 357 consid. 1a e rinvii). È però altrettanto vero che un tale obbligo sussiste soltanto laddove una loro collaborazione all'accertamento dei fatti possa essere ragionevolmente pretesa (sentenza del Tribunale federale del 1° dicembre 1997 nella causa 2P.217/1995; sentenza del Tribunale federale del 23 marzo 1992 nella causa C54/90 pubblicata in ARV 1992 9 111, consid. 2b). In tal senso non si può ad esempio esigere che queste siano tenute ad addurre prove che non possiedono o che potrebbero procurarsi soltanto con notevole difficoltà o con grande dispendio di mezzi. Per quanto attiene al caso concreto, se il Dipartimento federale di giustizia e polizia intendeva effettivamente chiarire la suddetta circostanza di fatto, allora esso doveva formulare una precisa richiesta in tal senso al ricorrente o addirittura avrebbe dovuto procedere d'ufficio ad esperire i necessari accertamenti istruttori. La questione in parola non merita comunque di essere ulteriormente dibattuta in questa sede, poiché, in ogni caso, a prescindere dal modo in cui potrebbe evolvere la situazione in futuro, occorre rilevare che la malattia da cui è affetta B.A.________ non sembra determinare nella medesima una situazione di totale dipendenza dal marito. Nemmeno dalla documentazione versata agli atti con il ricorso è possibile dedurre che il suo stato di salute renda assolutamente necessaria la presenza fisica del ricorrente al suo fianco. D'altra parte, non risulta che durante il periodo in cui quest'ultimo era in carcere, ella si sia ritrovata nell'impossibilità di provvedere ai propri bisogni e a quelli della piccola C.A.________. Certo, è senz'altro verosimile - come attestato anche dalle prove allegate al presente gravame - che la vicinanza del marito contribuirebbe a darle maggiore stabilità sul piano mentale. Ciò non permette però ancora di affermare che la partenza di quest'ultimo determinerà in lei la perdita della capacità di provvedere autonomamente a sé stessa eall' educazione della figlia. Fatto questo che, ai fini del presente giudizio, fa sì che si debba escludere nel caso concreto l'esistenza di una situazione familiare in grado da sola di giustificare la permanenza nel nostro Paese dell' insorgente. cc) Per il resto, va ancora detto che se da un lato è sicuramente vero che, dopo la sua scarcerazione il ricorrente ha avuto un comportamento corretto, reinserendosi tra l'altro con successo nel mondo del lavoro, dall'altro occorre comunque rilevare che, visto il grave precedente a suo carico, non si può ancora escludere che questi si asterrà in futuro dal commettere nuovamente dei reati. Da questo punto di vista il rischio di recidiva non dev'essere minimizzato. Certo, diversamente a quanto sembra ritenere l'autorità federale, quello in esame è un aspetto che non può essere valutato sulla base di prove certe e per il quale di conseguenza ci si deve limitare a formulare un pronostico che tenga conto essenzialmente dell'attuale situazione dell'interessato e della sua probabile evoluzione futura. Ora, nel caso concreto, il ricorrente ha già denotato in un'occasione l'assenza di qualsiasi scrupolo ad infrangere gravemente la legge per conseguire un facile guadagno. Tale circostanza non permette di considerare come inverosimile l'ipotesi secondo cui questi in avvenire potrebbe ancora interessare con il proprio comportamento le autorità di polizia e giudiziarie del nostro Paese (cfr. in questo senso: Pra 95/1996 pag. 296 consid. 3b). Inoltre si deve considerare che A.A.________, pur avendo già beneficiato in passato del rinnovo del suo permesso di dimora, risiede da poco tempo in Svizzera, dove è giunto soltanto all'età di trentadue anni. Qui, oltretutto, è stato quasi subito posto in stato di detenzione per un periodo relativamente lungo, in seguito ai fatti precedentemente esposti. Per forza di cose, il suo grado di integrazione nel nostro Paese non può essere considerato che parziale. È dunque in Giamaica, paese nel quale ha trascorso la maggior parte della sua vita, che egli possiede ancora i propri legami culturali più stretti. dd) Alla luce di tutto quanto precede, si deve dunque concludere che, nel caso concreto, non vi sono gli estremi per ritenere l'interesse privato del ricorrente a vivere con i suoi familiari in Svizzera preponderante rispetto agli importanti interessi pubblici in gioco. Il fatto che, secondo quanto considerato dalla precedente istanza di giudizio, allo stato attuale delle cose non si possa esigere dalla famiglia del ricorrente che questa lo segua all'estero, non basta ancora, viste le circostanze, a sovvertire tale conclusione. Considerata la gravità del reato commesso dall'insorgente, la decisione di non più rinnovargli il permesso di dimora, benché severa, risulta dunque rispettosa del diritto federale. La medesima costituisce un'ingerenza nella sua vita privata e familiare compatibile con l'art. 8 n. 2 CEDU. Infatti, come rettamente sottolineato dal Dipartimento federale di giustizia e polizia, la necessità di tutelare la collettività dallo sviluppo del commercio di sostanze stupefacenti e dai fenomeni sociali e criminali ad esso connessi, costituisce, a non averne dubbio, un motivo più che valido per allontanare dal territorio che lo ospita un cittadino straniero resosi colpevole di un'infrazione aggravata in questo ambito (sentenza della CEDU del 19 febbraio 1998 in re D. c. Francia, § 50 - 55, sentenza della CEDU del 7 agosto 1996 in re C. c. Belgio, § 35; sentenza inedita del Tribunale federale del 5 gennaio 2000 nella causa 2A.307/1999, consid. 5a; cfr. anche: Alain Wurzburger, La jurisprudence récente du Tribunal fédéral en matière de police des étrangers, in: RDAF 1997 I pag. 308-309). Quest'ultimo deve quindi attendersi che nei suoi confronti vengano adottate simili misure amministrative, anche laddove sul piano penale non è stata pronunciata la misura accessoria dell'espulsione, prevista dall'art. 55 CP. In effetti l'autorità competente in materia di polizia degli stranieri persegue uno scopo differente da quello dell'autorità penale e valuta dunque sulla base di altri criteri se sia il caso o no di allontanare dalla Svizzera lo straniero resosi colpevole di un reato (DTF 120 Ib 129 consid. 5, 114 Ib 1 consid. 3a). Sul piano del mantenimento delle relazioni familiari, è evidente che la partenza dalla Svizzera del ricorrente darà luogo a delle difficoltà. A questo proposito si deve comunque tenere conto del fatto che non è del tutto inverosimile che la moglie e la figlia possano in futuro recarsi in visita al loro congiunto in Giamaica, paese che offre delle condizioni di vita non del tutto dissimili da quelle esistenti alle nostre latitudini e nel quale B.A.________ ha già avuto modo di soggiornare. Il problema maggiore potrebbe tuttavia derivare dal fatto che nei confronti dell'insorgente le autorità federali hanno pure pronunciato un divieto d'entrata in Svizzera a tempo indeterminato. Ora, se - come sopra esposto - la decisione con cui è stata negata al ricorrente la facoltà di continuare a risiedere nel nostro Paese risulta di per sé del tutto conforme alle norme di diritto interno e internazionale applicabili, la stretta osservanza del citato divieto d'entrata potrebbe dar luogo con il trascorrere del tempo ad una situazione non del tutto compatibile con le garanzie previste dall'art. 8 n. 1 CEDU. Premesso che la fondatezza di quest' ultima misura non può fare l'oggetto di nessuna disamina da parte del Tribunale federale, in virtù di quanto sancito dall'art. 100 cpv. 1 lett. b n. 1 OG, sarà dunque compito delle autorità federali fare in modo che l'insorgente possa di tanto in tanto ancora entrare in Svizzera per rendere visita alla moglie e alla figlia. ee) Stante tutto quanto precede, il ricorso, infondato, deve quindi essere respinto e la decisione impugnata confermata.