Citation: 6B_473/2021 E. 1.4.3

1.4.3. Nell'ordine impartito al PP di continuare il procedimento penale e di eseguire ulteriori chiarimenti, rispettivamente nel connesso prolungamento della procedura e nell'aumento dei suoi costi non è tuttavia ravvisabile un pregiudizio irreparabile ai sensi dell'art. 93 cpv. 1 lett. a LTF (cfr. sentenza 6B_13/2021 del 9 febbraio 2021 consid. 1.4.3 e rinvio). Come visto, un simile pregiudizio deve essere di carattere giuridico, suscettibile di provocare un danno che una successiva decisione finale non permetterebbe di eliminare completamente. Un semplice prolungamento della procedura o l'aumento dei costi legati alla causa non sono al riguardo sufficienti (DTF 144 IV 321 consid. 2.3 e rinvii). La giurisprudenza richiamata dalla ricorrente, secondo cui un pregiudizio irreparabile è generalmente ammesso quando l'autorità inferiore cui è rinviata la causa si vede obbligata ad emanare una decisione che considera contraria al diritto, senza poterla rimettere in discussione in seguito, non è determinante per il caso in esame. Essa concerne infatti, tutt'al più, un eventuale pregiudizio per il Ministero pubblico, tenuto ad emanare una nuova decisione, non per l'imputata (cfr. DTF 144 IV 377 consid. 1, 321 consid. 2.3; sentenza 6B_13/2021, citata, consid. 1.3). D'altra parte, imponendo al PP di continuare il procedimento penale e di chiarire determinati aspetti, svolgendo se del caso indagini supplementari, la Corte cantonale non lo ha obbligato ad emanare una decisione da lui ritenuta contraria al diritto, che non potrebbe più rimettere in discussione in seguito. In concreto, l'esito del procedimento penale rimane infatti ancora aperto e il PP potrebbe sempre disporne l'abbandono (totale o parziale) qualora siano realizzate le condizioni dell'art. 319 CPP (cfr. DTF 144 IV 321 consid. 2.3; sentenza 6B_13/2021, citata, consid. 1.4.3 e rinvii). Nelle esposte circostanze, il giudizio impugnato non comporta quindi per la ricorrente un pregiudizio irreparabile ai sensi dell'art. 93 cpv. 1 lett. a LTF. Nemmeno il fatto che la Corte cantonale abbia ammesso la legittimazione del denunciante a presentare il reclamo in modo più esteso rispetto alla qualità di danneggiato riconosciuta dal magistrato inquirente, causa alla ricorrente un simile pregiudizio, il quale non è ravvisabile nella semplice circostanza di dovere affrontare un'ulteriore controparte nel procedimento penale (cfr. sentenza 1B_559/2018 del 12 marzo 2019 consid. 2.1 e rinvii; DTF 128 I 215 consid. 2.1). Limitandosi a richiamare genericamente la possibilità per l'opponente, quale accusatore privato, di utilizzare il danno d'immagine e le risultanze del procedimento penale in altre cause giudiziarie pendenti in Italia, la ricorrente disattende che l'accesso agli atti costituisce un potenziale inconveniente inerente all'esistenza stessa del procedimento penale ed è insufficiente per ammettere un pregiudizio irreparabile (cfr. sentenze 1B_570/2020 del 17 febbraio 2021 consid. 1.2; 1B_559/2018, citata, consid. 2.2). Non sostanzia al riguardo elementi concreti suscettibili di cagionarle un pregiudizio irreparabile di natura giuridica al quale non potrebbe essere rimediato con una decisione successiva, segnatamente pronunciando delle misure di protezione in applicazione degli art. 73 cpv. 2, 102 cpv. 1 oppure 108 CPP (cfr. sentenza 1B_559/2018, citata, consid. 2.2). Peraltro, la questione dell'accesso agli atti non è oggetto del presente litigio.