Citation: 2C_766/2017 E. 3.1

3.1. Nemmeno la critica secondo cui l'art. 50 cpv. 1 lett. a LStr sarebbe stato applicato in modo errato, siccome né la convivenza né il legame coniugale potevano considerarsi definitivamente interrotti dall'estate del 2013, va condivisa. Ai sensi di questa norma, dopo lo scioglimento del matrimonio o della comunità familiare, il diritto del coniuge (...) al rilascio e alla proroga del permesso di dimora in virtù degli articoli 42 e 43 sussiste se l'unione coniugale è durata almeno tre anni e l'integrazione è avvenuta con successo; queste condizioni sono cumulative (DTF 140 II 289 consid. 3.5.3 pag. 295; 136 II 113 consid. 3.3.3 pag. 119). Per la durata dell'unione coniugale è determinante la sua sussistenza in Svizzera fino allo scioglimento della comunità familiare, che coincide di regola con quello della comunità domestica (DTF 136 II 113 consid. 3.2 pag. 115 segg.; sentenza 2C_635/2009 del 26 marzo 2010 consid. 5.2). Ora, come già osservato in precedenza in base ai fatti accertati in modo vincolante dal Tribunale cantonale amministrativo (art. 105 cpv. 1 LTF; DTF 134 II 244 consid. 2.2 pag. 246), la convivenza del qui ricorrente con la di lui moglie è cessata nell'estate del 2013, quando lei è andata a vivere con il nuovo compagno, ossia prima della scadenza dei tre anni esatti dall'art. 50 cpv. 1 lett. a LStr. È quindi a ragione che la Corte cantonale ha giudicato che il ricorrente nulla poteva dedurre dalla citata norma. Il fatto poi che, come addotto, egli sia integrato, abbia sempre lavorato e non abbia contratto debiti né interessato le autorità non è pertinente siccome le condizioni poste dalla citata norma devono essere adempiute cumulativamente.