Citation: 2A.355/2005 16.09.2005 E. 1

Il Tribunale federale esamina d'ufficio e con piena cognizione l'ammissibilità dei gravami che gli vengono sottoposti (DTF 131 II 137 consid. 1, 58 consid. 1). 1.1 In materia di diritto degli stranieri, il ricorso di diritto amministrativo non è proponibile contro il rilascio o il rifiuto di un permesso di dimora o di domicilio, salvo laddove un diritto all'ottenimento di un simile permesso si fonda su una disposizione del diritto federale o su un trattato internazionale (art. 100 cpv. 1 lett. b n. 3 OG e art. 4 LDDS; DTF 130 II 388 consid. 1.1, 281 consid. 2.1). 1.2 Giusta l'art. 17 cpv. 2 terza frase LDDS, i figli celibi di età inferiore ai 18 anni hanno diritto di essere inclusi nel permesso di domicilio dei genitori, se vivono con loro. In concreto, il ricorrente è titolare di un permesso di domicilio ed i suoi due figli minori avevano rispettivamente 16 e 13 anni al momento, determinante, dell'introduzione della domanda (DTF 129 II 249 consid. 1.2, 11 consid. 2). I presupposti per potersi prevalere della norma menzionata risultano dunque adempiuti. Ne segue che il ricorso di diritto amministrativo, inoltrato tempestivamente (art. 97 cpv. 1 OG) da una persona senz'altro legittimata ad agire (art. 103 lett. a OG), è, da questo profilo, ammissibile. 1.3 In tali circostanze, può rimanere indeciso il quesito di sapere se il gravame sia parimenti ricevibile nell'ottica dell'art. 8 CEDU, che garantisce il rispetto della vita privata e familiare (cfr. anche l'art. 13 cpv. 1 Cost., di analoga portata: DTF 130 II 281 consid. 3.1; 126 II 377 consid. 7). Non occorre pertanto determinare se il ricorrente intrattenga con i figli una relazione stretta, intatta ed effettivamente vissuta (DTF 129 II 193 consid. 5.3.1; 127 II 60 consid. 1d/aa).