Citation: 1A.270/2003 12.02.2004 E. 2

2.1 Il ricorrente contesta che siano adempiuti i requisiti posti dalla giurisprudenza al reato di truffa in materia fiscale (al riguardo v. DTF 125 II 250), adducendo che l'esposto dei fatti sarebbe generico, vago e insufficiente. Fa valere che si sarebbe in presenza, come rilevato nella domanda estera, ove non si parla di "Steuerbetrug" ma di "Abgabehinterziehung" e di "Steuerhinterziehung", di una semplice sottrazione fiscale. 2.2 Certo, il complemento rogatoriale del 15 ottobre 2002 non costituisce un esposto dei fatti sufficiente. L'autorità estera richiama tuttavia il procedimento per traffico di sigarette aperto contro Graf; menzionata l'esistenza e l'oggetto della procedura elvetica, ricorda inoltre che numerose persone che soggiornano in Svizzera sono perseguite in Germania per fatti simili ed espone il suo interesse alla consultazione degli incarti elvetici. I reati perseguiti in Germania non sono descritti in maniera precisa. È nondimeno manifesto che il complemento s'innesta sulle precedenti rogatorie: il ricorrente medesimo accenna, del resto, a una domanda d'assistenza del 12 gennaio 2001 e, nella decisione impugnata e in quella di entrata in materia, la DGD sottolinea che la richiesta del 15 ottobre 2002 è presentata a complemento di altre domande già autorizzate. La DGD precisa inoltre che il Tribunale federale aveva già ritenuto ammissibile l'assistenza giudiziaria e stabilito che si è in presenza di una truffa in materia fiscale, indicando il riferimento della relativa sentenza (causa 1A.247/2000, sentenza del 27 novembre 2000). Dalla lettura di questo giudizio (che il ricorrente poteva consultare su Internet o richiederne una copia alla DGD), risulta chiaramente che la richiesta complementare era stata preceduta da altre domande debitamente motivate. Nella decisione di entrata in materia, la DGD espone d'altra parte nel dettaglio i fatti oggetto di indagini in Germania, fondandosi sugli elementi addotti nelle precedenti richieste. Queste indicazioni permettono di capire in maniera sufficiente i fatti oggetto del complemento litigioso. Il ricorrente non sostiene peraltro d'aver chiesto invano la produzione di queste rogatorie. 2.3 Ne discende che le censure ricorsuali sull'asserita lacunosità del complemento rogatoriale non reggono, come pure quelle inerenti a una pretesa motivazione insufficiente dello stesso. La richiesta si riferisce infatti a traffici di sigarette le cui modalità sono esposte in modo dettagliato, conformemente alle esigenze dell'art. 14 CEAG. Il riassortimento delle merci, l'intervento di numerosi intermediari, l'utilizzazione di documenti falsi e di trasporti clandestini e rapidi via mare avrebbero permesso di reintrodurre le sigarette sul mercato nero europeo e di migliorare la situazione economica nella Serbia-Montenegro, all'epoca soggetta a imbargo. 2.4 Per quanto attiene alla truffa in materia fiscale e al principio della doppia punibilità, queste questioni sono già state esaminate dal Tribunale federale nella sentenza del 27 novembre 2000, più volte richiamata dalla DGD nel corso della procedura. Il Tribunale federale ha considerato, in particolare, che l'intervento di numerose società di diversi paesi, gli spostamenti delle merci e l'utilizzazione di fatture e di documenti doganali falsi, suscitavano l'illusione di regolari trasporti destinati alla Bulgaria, nascondendo il loro ritorno in Europa. Questa sofisticata costruzione volta a ingannare, a più riprese, le autorità doganali degli Stati europei, era costitutiva di un inganno astuto (consid. 4c; vedi anche causa 1A.207/2003, sentenza dell'11 novembre 2003, consid.3.3 e, sempre sui traffici di sigarette, causa 1A.3/2000, sentenza del 3 gennaio 2001 nei confronti del ricorrente, consid. 3 e 1A.201/1998, sentenza del 1° aprile 1999, consid. 2a). Nella citata sentenza è pure stato ritenuto, contrariamente all'assunto del ricorrente, che i trasporti di sigarette a destinazione del Montenegro erano costitutivi, nel diritto svizzero, di infrazione dei divieti (art. 76 della legge federale sulle dogane, del 1° ottobre 1925, LD, RS 631.0), tenuto conto delle disposizioni relative all'embargo contro la Jugoslavia (art. 4 dell'ordinanza del 3 ottobre 1994 che istituisce provvedimenti economici nei confronti della Jugoslavia e di altre regioni controllate dai Serbi [RU 1994 2194; 1995 5025; 1996 1021] e art. 3 dell'ordinanza del 3 giugno 1992 sui provvedimenti economici nei confronti della Jugoslavia [RU 1992 1203]), nonché dei rinvii di queste ordinanze alle sanzioni penali della LD. Infine, in quanto il ricorrente, adducendo la lacunosità del complemento litigioso riguardo al suo coinvolgimento nei traffici illegali, intenda contestare la propria colpevolezza, il quesito sfuggirebbe alla competenza del giudice dell'assistenza (DTF 113 Ib 276 consid. 3a, 112 Ib 576 consid. 3), ricordato, inoltre, ch'egli non è legittimato a far valere tale affermazione nell'interesse di terzi, segnatamente della ditta W.________ SA (DTF 126 II 258 consid. 2d pag. 260). 2.5 Il ricorrente, rilevato che nella decisione impugnata la DGD non accenna all'ipotesi ventilata dall'autorità richiedente di riciclaggio di denaro, ne conclude che se si fosse in presenza di una truffa fiscale l'assistenza dovrebbe essere concessa anche per il riciclaggio; ciò che non sarebbe il caso nell'ipotesi di una semplice sottrazione fiscale. Da ciò ne deduce la contraddittorietà della decisione impugnata. La tesi non regge, visto che l'assistenza dev'essere concessa quando sia richiesta per la repressione di più reati e uno di essi sia punibile secondo il diritto svizzero (DTF 124 II 184 consid. 4b/cc e rinvii, 110 Ib 173 consid. 5b in fine). 2.6 Il ricorrente contesta infine, in maniera generale, la competenza dell'autorità richiedente a reprimere i sospettati reati. Anche questa censura non regge visto che la competenza dello Stato estero, implicitamente ammessa nella precedenti cause, non fa manifestamente difetto (DTF 126 II 212). 2.7 Infine il ricorrente, contrariamente alla costante prassi, non indica del tutto perché i verbali litigiosi sarebbero sicuramente irrilevanti per il procedimento penale estero e nemmeno spiega perché tali atti non dovrebbero essere trasmessi (DTF 126 II 258 consid. 9c in fine, 122 II 367 consid. 2d pag. 371 seg.). È peraltro manifesto che questi verbali, concernenti l'attività di una società coinvolta negli 1994 e 1995 nel commercio di sigarette con il Montenegro, siano potenzialmente utili per l'inchiesta germanica.