Citation: 2P.300/1999 17.04.2000 E. 2

2.-a) In materia di polizia degli stranieri, il ricorso di diritto amministrativo non è esperibile contro il rilascio o il rifiuto di permessi al cui ottenimento la legislazione federale non conferisce un diritto (art. 100 cpv. 1 lett. b n. 3 OG). L'art. 4 della legge federale concernente la dimora e il domicilio degli stranieri, del 26 marzo 1931 (LDDS; RS 142. 20) sancisce che l'autorità competente decide liberamente, nei limiti delle disposizioni della legge e dei trattati con l'estero, in merito alla concessione di permessi di dimora. Lo straniero ha quindi un diritto all'ottenimento di un simile permesso solo laddove tale pretesa si fonda su una disposizione del diritto federale o di un trattato internazionale (DTF 124 II 361 consid. 1a, 122 II 1 consid. 1a, 385 consid. 1a e rinvii). b) Nel caso specifico, i ricorrenti non possono prevalersi di una disposizione particolare dell'ordinamento legislativo federale, da cui potrebbe derivare un diritto al rilascio di un permesso di dimora annuale in Svizzera in favore di A.________. In particolare i ricorrenti non possono appellarsi su questo punto a nessuna disposizione della legge federale sulla dimora e il domicilio degli stranieri. Anche l'ordinanza che limita l'effettivo degli stranieri, del 6 ottobre 1986 (OLS; RS 823. 21), non contempla un simile diritto (DTF 115 Ib 1 consid. 1b e rinvio). La prassi ha inoltre escluso che dall'art. 4 vCost. possa essere dedotto un diritto all'ottenimento dell'autorizzazione a soggiornare nel nostro Paese (DTF 121 I 267 consid. 2). c) Resta dunque da esaminare se A.________ possa appellarsi ai trattati conclusi tra la Svizzera e l'Italia in materia di domicilio e di dimora. A questo proposito entrano in considerazione l'Accordo del 21 ottobre 1928 tra la Svizzera e l'Italia sul piccolo traffico di confine (non pubblicato) e l'Accordo fra i due predetti Stati relativo all'emigrazione dei lavoratori italiani in Svizzera, del 10 agosto 1964 (RS 0.142. 114. 548). Quest'ultimo è poi completato da un Protocollo finale (che ne è parte integrante), nonché dalle Dichiarazioni comuni delle delegazioni delle due parti (pubblicate in FF 1964 II 2184 e segg. ). aa) L'Accordo del 1928 definisce i documenti necessari al transito doganale nella zona di confine, fissata a 20 Km dalla linea di frontiera italo-svizzera. Esso non contiene tuttavia nessun richiamo esplicito ai lavoratori confinanti, problema che neppure risulta essere stato affrontato durante i negoziati per la modifica del suddetto trattato, tenutisi a Lugano dal 27 al 31 luglio 1948 tra le autorità elvetiche, quelle italiane e i rappresentanti dei Cantoni Ticino, Grigioni e Vallese (sentenza del Tribunale federale non pubblicata del 7 giugno 1984 in re Ilpack Werk AG consid. 3a). bb) Per quanto invece concerne l'Accordo del 10 agosto 1964, esso stabilisce all'art. 1 che "il presente accordo si applica ai lavoratori italiani in Svizzera, salve restando le disposizioni particolari relative ai frontalieri". Ad eccezione della citata norma, nessuna altra disposizione allude in modo esplicito a questa categoria di lavoratori. Il Tribunale federale si è quindi posto a più riprese il quesito di sapere se l'art. 11 cpv. 1 del trattato in questione - che conferisce un diritto al rinnovo del permesso di dimora ai lavoratori italiani che risiedono in Svizzera in modo regolare e ininterrotto da almeno cinque anni - sia applicabile per analogia anche ai cittadini italiani titolari di un permesso di lavoro per confinanti, senza tuttavia mai pervenire ad una soluzione definitiva (sentenze non pubblicate del Tribunale federale del 7 giugno 1984 in re Ilpack Werk AG consid. 3b, del 18 marzo 1994 in re Filice consid. 2b e del 7 febbraio 1995 in re Zanelli consid. 1d). Sennonché nella fattispecie in esame la questione litigiosa non tocca il problema del rinnovo del permesso per confinanti, come era stato il caso nelle vertenze appena menzionate, ma concerne la trasformazione di quest' ultimo in un permesso di dimora annuale. A questo proposito dall'Accordo in parola non può essere dedotto, né direttamente né tantomeno per analogia, un diritto in favore dei frontalieri italiani all'ottenimento di una simile modifica del loro permesso di lavoro dopo un determinato numero di anni d'attività in Svizzera. Si deve dunque concludere che anche da questo punto di vista non sono date le condizioni affinché i ricorrenti possano contestare la decisione impugnata attraverso la via del ricorso di diritto amministrativo. D'altra parte va rilevato che nella già menzionata decisione del 7 giugno 1984 in re Ilpack Werk AG, questa Corte, ponendosi il quesito di sapere se l'art. 11 dell' Accordo italo-svizzero del 10 agosto 1964 sancisce un diritto al rinnovo del permesso di lavoro per confinanti e al cambiamento del posto di lavoro dopo cinque anni, aveva avuto modo di sottolineare come in ogni caso da tale norma non potesse essere dedotta alcuna aspettativa per il lavoratore frontaliero ad ottenere un permesso quale stagionale o dimorante (cfr. sentenza citata, consid. 3b). d) Allorquando, come in concreto, il ricorso di diritto amministrativo è escluso contro la decisione di merito, in virtù del principio dell'unità del procedimento di cui all'art. 101 OG, tale rimedio è inammissibile anche per censurare la violazione di norme procedurali (DTF 111 Ib 73 consid. 2).