Citation: 6B_973/2008 28.04.2009 E. 2

2.1 Il ricorrente ha presentato, nella sede cantonale, un'istanza di revisione, producendo segnatamente una perizia meccanica/cinematica del 14 settembre 2007 da lui fatta allestire dopo l'emanazione del giudizio di condanna. Secondo la perizia, la versione dei fatti fornita dagli agenti sarebbe praticamente impossibile. In seguito, l'istante ha prodotto un CD-rom che contempla un'integrazione cinematica in 2D e 3D delle risultanze della perizia. Egli precisa che la domanda è fondata sull'art. 299 lett. c CPP/TI, a cui rinvia l'art. 19 cpv. 1 LPContr, secondo cui, conformemente a quanto previsto dal previgente art. 397 CP, identico all'art. 385 CP, la revisione ha luogo quando esistano fatti o mezzi di prova rilevanti che non erano noti al giudice penale nel primo processo. Fa valere un accertamento manifestamente inesatto dei fatti ai sensi degli art. 96 e 97 LTF e una violazione del diritto federale, segnatamente dell'art. 385 CP e 29 cpv. 1 Cost. Adduce poi una lesione dell'art. 9 Cost., poiché il giudice avrebbe effettuato una valutazione anticipata delle prove arbitraria, nonché dell'art. 32 cpv. 1 Cost., perché sarebbe stato disatteso il principio in dubio pro reo. 2.2 Il giudice adito ha rilevato che con la sentenza del 6 agosto 2007 egli, sulla base di un apprezzamento anticipato delle prove, aveva rifiutato il richiesto allestimento di una siffatta perizia ritenendo che gli atti di causa erano sufficientemente chiari e completi ai fini del giudizio, concludendo che l'istante avrebbe potuto contestare detto diniego impugnando la precedente sentenza dinanzi al Tribunale federale. 2.3 Il ricorrente non censura del tutto questa motivazione principale posta a fondamento della decisione impugnata. Egli si limita infatti a rilevare che, all'epoca, resosi conto alla luce della motivazione della sentenza, che, al suo dire, nulla poteva contro le affermazioni, seppure discutibili, dei due agenti di polizia, aveva rinunciato a intraprendere ulteriori vie di ricorso, decidendo di rivolgersi a uno specialista per poter disporre di una perizia oggettiva, che dimostrasse l'inverosimiglianza della versione da essi fornita. 2.3.1 Ora, quando la decisione impugnata, come in concreto, si fonda su diverse motivazioni indipendenti e di per sé sufficienti per definire l'esito della causa, il ricorrente è tenuto pena l'inammissibilità, a dimostrare che ognuna di esse viola il diritto (DTF 133 IV 119). Con il citato rilievo, che disattende del tutto le citate esigenze di motivazione (art. 42 LTF), il ricorrente neppure tenta di dimostrare perché detta conclusione violerebbe il diritto federale. 2.3.2 In effetti, patrocinato anche all'epoca da un legale, nulla gli impediva di impugnare la precedente sentenza, adducendo l'asserita arbitrarietà del rifiuto di assumere la richiesta perizia sulla base di un apprezzamento anticipato delle prove (al riguardo vedi DTF 131 I 153 consid. 3; 130 II 425 consid. 2.1). Né il ricorrente si confronta con la relativa prassi del Tribunale federale, secondo cui la revisione non persegue lo scopo di rimettere continuamente in discussione un giudizio cresciuto in giudicato, di eludere le norme legali sui termini di ricorso o quelle sulla loro restituzione o di addurre fatti non presentati nel primo processo a causa di una negligenza procedurale, rilevato che il divieto dell'abuso di diritto si estende, pur con certe particolarità, anche alla procedura penale (DTF 130 IV 72 consid. 2.2 con riferimento alla revisione di un decreto d'accusa; 127 I 133 consid. 6 in fine pag. 138; 125 IV 298 consid. 2b in fine pag. 302).