Citation: 2A.540/2002 13.11.2002 E. 2

2.1 I fatti accertati dal Tribunale amministrativo sono vincolanti per questa Corte (art. 105 cpv. 2 OG). Nel caso concreto emerge chiaramente dalla sentenza querelata - ciò che peraltro il ricorrente medesimo non contesta - che i coniugi A.________ non hanno mai vissuto insieme, ossia non hanno mai creato un unione coniugale dopo la celebrazione del loro matrimonio. Orbene il ricorrente non dimostra né fornisce la prova che sua moglie sia intenzionata a vivere con lui - anzi la circostanza che ella abbia avviato una procedura in annullamento del connubio porta piuttosto a pensare il contrario - come anche non allega in modo credibile che vi sia la possibilità di creare un vero legame coniugale tra di loro. In queste condizioni, è a ragione che la Corte cantonale ha considerato che l'interessato commetteva un abuso di diritto richiamandosi al proprio matrimonio, il quale esiste solo formalmente, al fine di ottenere il rilascio di un permesso di dimora (sulla nozione di abuso di diritto, cfr. DTF 128 II 145 consid. 2.2.; 127 II 49 consid. 5a; 123 II 49 consid. 4 e 5; 121 II 97 consid. 2 e 4). 2.2 Visto quanto precede, i motivi che hanno indotto il ricorrente a venire in Svizzera, le condizioni nelle quali egli ha conosciuto la moglie come pure le circostanze in cui è stato concluso il matrimonio ossia, in altre parole, la questione di sapere se si tratta di un matrimonio fittizio o no - aspetto che peraltro non è stato valutato dai giudici cantonali - non erano e non sono di rilievo ai fini del giudizio. Di conseguenza, il fatto che i giudici cantonali non abbiano assunto le prove proposte al riguardo né abbiano personalmente sentito il ricorrente su questo punto non viola pertanto il diritto di essere sentito di costui né implica un accertamento arbitrario dei fatti rilevanti. 2.3 Il ricorrente si richiama poi all'Accordo del 21 giugno 1999 tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Confederazione svizzera, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone, in vigore dal 1° giugno 2002 (ALC; FF 1999 VI 5978 e segg.), e in particolare al diritto per i familiari di un cittadino comunitario, con diritto di soggiorno in Svizzera, di stabilirsi con esso in quest'ultimo Paese (art. 3 Allegato I ALC). A questo proposito, fa valere una disparità di trattamento. Sennonché, il ricorrente, che non è né cittadino svizzero né cittadino comunitario, non rientra tra i soggetti a cui si rivolge il suddetto accordo bilaterale sulla libera circolazione delle persone (cfr. art. 1 prima frase ALC) e, come tale, non beneficia di nessun diritto ad essere trattato allo stesso modo di un cittadino comunitario residente in Svizzera o del coniuge straniero di quest'ultimo. Per tal motivo egli non può far valere sotto questo profilo la violazione del principio di parità di trattamento. In queste circostanze, non è pertanto necessario esaminare se la moglie svizzera del ricorrente avrebbe potuto invocare il trattato in questione nei confronti del coniuge che non è cittadino comunitario, lamentando una disparità di trattamento. 2.4 Visto quanto precede è dunque senza incorrere nella violazione del diritto federale che il Tribunale cantonale amministrativo è giunto alla conclusione che il ricorrente, abusando dei diritti che gli derivano dall'art. 7 cpv. 1 prima frase LDDS, si richiama ad un matrimonio esistente soltanto sulla carta al solo scopo di potere fruire dell'autorizzazione a soggiornare in Svizzera.