Citation: 1A.3/2000 03.01.2001 E. 3.-

Il ricorrente adduce che l'Autorità estera non avrebbe fornito indizi sufficienti a dimostrare la sussi- stenza di una truffa in materia fiscale, e che in partico- lare essa non ha provato la sottrazione fiscale sia avvenu- ta mediante un inganno astuto. Egli sostiene inoltre che la decisione impugnata non ha tenuto conto del fatto che i re- quisiti relativi all'inganno astuto secondo l'art. 146 CP sarebbero divenuti più restrittivi. a) Contrariamente all'assunto ricorsuale, la do- manda estera adempie le esigenze formali degli art. 14 CEAG e 28 AIMP, nella misura in cui queste disposizioni esigono ch'essa indichi il suo oggetto e il motivo, come pure la qualificazione giuridica dei reati, e presenti un breve esposto dei fatti essenziali, al fine di permettere alla Parte richiesta di esaminare se non sussista una fattispe- cie per la quale l'assistenza dovrebbe essere negata (DTF 118 Ib 111 consid. 5b pag. 121, 547 consid. 3a, 117 Ib 64 consid. 5c pag. 88). aa) Nel caso di una truffa in materia fiscale (art. 3 cpv. 3 secondo periodo AIMP in relazione con l'art. 24 OAIMP, che rinvia al reato di truffa in materia di tasse secondo l'art. 14 cpv. 2 della legge federale sul diritto penale amministrativo, del 22 marzo 1974, DPA; RS 313.0), perché la domanda possa essere accolta, l'autorità richie- dente, pur non essendo tenuta a fornire una prova rigorosa, deve esporre sufficienti motivi di sospetto; essi possono fondarsi su indizi - risultanti per esempio da testimonian- ze o da documenti - idonei a suffragare obiettivamente le indicazioni fornite dallo Stato estero, almeno nel senso che tali indicazioni non appaiano come del tutto prive di fondamento (DTF 117 Ib 53 consid. 3 pag. 63 seg., 116 Ib 96 consid. 4c, 115 Ib 68 consid. 3a/bb 3c, 114 Ib 56, 111 Ib 242 consid. 5). Ciò implica una deroga alla prassi secondo