Citation: 4D_27/2015 E. 4

Il ricorso al Tribunale federale - sia il ricorso in materia civile che il ricorso sussidiario in materia costituzionale - è un rimedio di natura riformativa (art. 107 cpv. 2 LTF per il ricorso in materia civile, art. 117 e 107 cpv. 2 LTF per quello in materia costituzionale). La parte ricorrente deve pertanto formulare conclusioni che permettano al Tribunale federale di modificare la decisione impugnata. Conclusioni volte sia a accrescere, sia a ridurre la condanna di una parte al versamento di un importo di denaro devono essere tassativamente cifrate (art. 42 cpv. 1 LTF; DTF 134 III 235 consid. 2 pag. 236). Tale condizione è soddisfatta se le conclusioni, lette nell'ottica della motivazione e del rispetto del principio della buona fede, permettono una determinazione precisa dell'importo richiesto o ammesso, seppure questo non sia esposto in modo esplicito (DTF 136 V 131 consid. 1.2 pag. 135). In sede pretorile e di appello, la convenuta ha sostenuto che le parti avevano pattuito di ritornare al loro contratto iniziale, prevedendo un salario orario lordo di fr. 23.-- per circa venti o trenta ore settimanali, a partire dal 1° giugno 2011. È accertato che l'attore ha presentato una proposta di modificazione del contratto, ma il Pretore e il Tribunale d'appello ritengono sulla scorta delle prove fornite che essa non è stata accettata dalla convenuta. Nella sede federale la ricorrente mantiene la sua argomentazione. Questa non consente al Tribunale federale di riconoscere di primo acchito e con sicurezza l'importo della pretesa attorea ammessa dalla convenuta. Il ricorso sussidiario in materia costituzionale ne risulta inammissibile a norma dell'art. 42 cpv. 1 LTF.