Citation: 2A.361/2001 11.03.2002 E. 4

4.- La ricorrente, pur ammettendo di avere effettuato "un certo cambiamento d'indirizzo", si oppone alla conclusione a cui è pervenuta la precedente istanza di giudizio. Innanzitutto sostiene di non aver mai cessato la propria attività. Rileva in proposito come anche la stessa Commissione federale di ricorso abbia comunque ammesso che sussisteva ancora "una minima attività aziendale". Contesta inoltre il fatto che quest'ultima abbia potuto dedurre l'avvenuta liquidazione di fatto della società unicamente dall'esistenza di un bilancio intermedio al 30 giugno 1994: afferma in effetti che esso era stato allestito su richiesta dell'Amministrazione federale delle contribuzioni e non era stato approvato dall'assemblea degli azionisti. Aggiunge poi che l'assenza di una liquidazione sarebbe dimostrata anche dal riconoscimento dei creditori esistenti durante tutto l'esercizio. a) Contrariamente a quanto sembra asserire la ricorrente, non è l'allestimento del bilancio intermedio come tale ad essere stato considerato indice della cessazione dell'attività, ma semmai le cifre contenute in tale documento, e in particolare la presenza di soli attivi liquidi nonché l'attestazione di un'attività aziendale definita "minima", ad avere indotto la precedente istanza di giudizio a concludere nel senso sopra citato. La circostanza, secondo la quale il bilancio intermedio al 30 giugno 1994 è stato allestito su richiesta dell'autorità fiscale, non spontaneamente, è pertanto senza rilievo. b) Gli accertamenti di fatto compiuti dalla Commissione federale di ricorso sono tutt'altro che manifestamente errati, né la ricorrente adduce in proposito la violazione di una qualsiasi regola di procedura: essi sono pertanto vincolanti ai fini del presente giudizio (art. 105 cpv. 2 OG; cfr. anche consid. 2). L'attività societaria che traspare dalla contabilità al 30 giugno 1994 è sicuramente assai ridotta: il conto economico - e in particolare la posizione "stipendi lordi" - attesta movimenti insignificanti, soprattutto se raffrontati con quelli registrati negli esercizi immediatamente precedenti e posteriori. I bilanci mostrano inoltre che al 31 dicembre 1993 e al 30 giugno 1994 la società disponeva effettivamente di soli attivi liquidi, mentre che prima e dopo figurano tra gli attivi le voci "inventario", "mobilio ed attrezzi" e "veicoli". L'asserito "riconoscimento dei creditori esistenti" invocato dalla ricorrente è contraddetto dal documento sottoscritto il 7 luglio 1994 da Y.________, la quale, al momento di cedere le sue azioni, ha garantito che i debiti della società ammontavano unicamente a fr. 10'000.-- ed ha dichiarato di prendere a suo carico tutti quelli maturati sino al 30 giugno 1994. Occorre inoltre rilevare come la ricorrente non abbia neppure contestato davanti al Tribunale federale le varie trasformazioni intervenute nel luglio 1994, ritenute determinanti dalla Commissione federale di ricorso per il giudizio impugnato. In particolare non sono stati messi in discussione il cambiamento della ragione sociale e il trasferimento della sede, il cambiamento di fatto dell'attività sociale - addirittura sostanzialmente ammesso nel ricorso - come pure il passaggio di mano di 49 azioni su 50, attestato in modo inequivocabile sia dall'azionista che le ha alienate, sia dall'avvocato italiano che ha preso in consegna i titoli sia, da ultimo, dalla fattura del notaio ticinese che si è occupato della transazione. c) (manca nell'originale) d) Tutti questi elementi portano a concludere che nel luglio del 1994 il mantello giuridico della società anonima in questione è stato effettivamente venduto a terzi (ASA 66 493 consid. 2a; DTF 87 I 295 consid. 1a e 80 I 30 consid. 1). La Commissione federale di ricorso, equiparando tale cessione ad una costituzione di diritti di partecipazione sottoposta alla tassa di emissione, ha pertanto applicato correttamente l'art. 5 cpv. 2 lett. b LTB, il cui scopo consiste per l'appunto nell'imporre questo genere di operazioni (FF 1983 II 925). Considerato poi che il calcolo dell'imposta e degli interessi di mora - peraltro non contestato dalla ricorrente - appare corretto, si deve concludere su questo punto che il giudizio impugnato merita di essere integralmente confermato.