Citation: 5A_947/2020 E. 4.1

4.1. Dall'entrata in vigore del CPC, il diritto alla prova è espressamente previsto all'art. 152 CPC (in precedenza esso derivava dall'art. 8 CC). Tale diritto garantisce alle parti di essere ammesse a provare i fatti giuridicamente rilevanti da esse allegati, purché i mezzi di prova offerti siano pertinenti e vengano prodotti in tempo utile e nelle forme prescritte (DTF 143 III 297 consid. 9.3.2; 133 III 295 consid. 7.1; sentenze 4A_123/2022 del 30 settembre 2022 consid. 3.2; 4A_216/2021 del 2 novembre 2021 consid. 5.1; 4A_599/2019 del 1° marzo 2021 consid. 6.1; 4A_66/2018 del 15 maggio 2019 consid. 2.1). Il diritto alla prova non esclude che, sulla base di un apprezzamento anticipato non arbitrario delle prove, il giudice rifiuti l'assunzione di ulteriori prove, perché non le ritiene idonee a dimostrare i fatti allegati o perché reputa che un'ulteriore istruttoria non modificherebbe il suo convincimento fondato sulle prove già amministrate (DTF 143 III 297 consid. 9.3.2; 138 III 374 consid. 4.3.2; 129 III 18 consid. 2.6; sentenze 4A_123/2022 cit., loc. cit.; 4A_216/2021 cit., loc. cit.). Il ricorrente deve quindi, come suesposto (v. supra consid. 1.4), invocare l'arbitrio (art. 9 Cost.) nell'apprezzamento delle prove, motivando la sua censura conformemente alle esigenze rigorose poste dall'art. 106 al. 2 LTF (DTF 146 III 73 consid. 5.2.2 con rinvii; da ultimo sentenza 5A_47/2022 del 5 agosto 2022 consid. 5.2). In virtù del principio della buona fede processuale (art. 52 CPC), l'autorità d'appello può rifiutare di esperire le prove regolarmente offerte in prima istanza, ove la parte abbia rinunciato, anche tacitamente, alla loro assunzione, segnatamente non opponendosi alla chiusura dell'istruttoria (DTF 138 III 374 consid. 4.3.2; sentenze 5A_339/2015 del 18 novembre 2015 consid. 5.2; 5A_272/2015 del 7 luglio 2015 consid. 2.2.1; 5A_597/2007 del 17 aprile 2008 consid. 2.3).