Citation: 2C_628/2019 E. 7.1

7.1. In questo contesto, va rilevato che il 1° ottobre 2016 sono entrate in vigore le nuove norme del codice penale relative all'espulsione (art. 66a segg. CP; RU 2016 2329). Nel contempo, l'art. 62 LStrI è stato completato con un capoverso (cpv. 2), che recita: "Un permesso o un'altra decisione giusta la presente legge non possono essere revocati per il solo motivo ("nur", "uniquement") che è stato commesso un reato per il quale il giudice penale ha già pronunciato una pena o una misura ma ha rinunciato all'espulsione". L'obiettivo di quest'ultima norma è quello di evitare, che si ripresenti il dualismo esistente tra espulsione penale e revoca del permesso di soggiorno in base al vecchio diritto. Se si fonda soltanto su un delitto per il quale il Giudice penale ha comminato una pena senza pronunciare un'espulsione, la revoca di un permesso di soggiorno non è quindi più lecita. Se però, oltre al delitto in questione, le autorità migratorie prendono in considerazione ulteriori aspetti, come - ad esempio - fatti fin lì sconosciuti, che si sono verificati più tardi o elementi che riguardano il solo diritto degli stranieri, le stesse possono comunque fondarsi su di essi e pronunciare una revoca (FF 2013 5161 segg., 5230-5231). In base all'art. 33 cpv. 3 LStrI, la limitazione di cui all'art. 62 cpv. 2 LStrI deve valere anche per il diniego del rinnovo di un permesso di soggiorno, in relazione al quale sussiste di principio un diritto (MARC BUSSLINGER/PETER UEBERSAX, Härtefallklausel und migrationsrechtliche Auswirkungen der Landesverweisung, Plädoyer 2016, pag. 96 segg., 106).