Citation: 2P.250/2004 13.06.2005 E. 6

La ricorrente sostiene inoltre che i giudici cantonali avrebbero tutelato in maniera inammissibile il comportamento contrario al principio della buona fede adottato nell'occasione dal fisco ticinese. 6.1 Codificato agli art. 5 cpv. 3 e 9 Cost., il principio della buona fede vale per l'insieme dell'attività statale e conferisce al cittadino il diritto, a determinate condizioni, di esigere dalle autorità che si conformino alle precise promesse che gli hanno rilasciato e non disattendano la fiducia che egli ha riposto in loro (DTF 130 I 26 consid. 8.1; 129 II 361 consid. 7.1; 128 II 112 consid. 10b/aa). Queste regole valgono anche in ambito fiscale per quel che riguarda i rapporti tra autorità di tassazione e contribuente. Il diritto tributario è tuttavia particolarmente marcato dal principio della legalità, di modo che le regole della buona fede hanno solo una portata limitata, soprattutto se si trovano in conflitto proprio con l'esigenza di legalità (DTF 118 Ib 312 consid. 3b; sentenza 2P.173/2002 del 7 febbraio 2003, in: RDAT II-2003 n. 15t consid. 5.2). 6.2 Riguardo alla proprietà di Comano, la ricorrente adduce di aver chiesto conferma all'autorità fiscale dell'adeguatezza dell'affitto, proposto in ragione di fr. 100'000.-- annui, con scritto del 30 ottobre 1998. La mancata risposta dell'Ufficio di tassazione, unitamente ai nuovi valori di stima notificati il 3 agosto 1999, le avrebbero legittimamente permesso di dedurne la relativa accettazione. L'argomentazione è manifestamente infondata. Già di per sé, la richiesta di eventuale conferma sollecitata rivela infatti che nemmeno la ricorrente aveva attributo all'autorità alcuna promessa, né aveva desunto dall'attitudine di quest'ultima il riconoscimento implicito delle proprie tesi. A maggior ragione l'insorgente non può dunque trarre alcunché in suo favore dall'assenza di riscontro su di una simile richiesta. È dunque addirittura privo di portata decisiva il fatto che l'Ufficio di tassazione, in tempi brevi, abbia comunque chiarito per via telefonica le allegazioni contenute nella menzionata lettera. Quanto alla decisione di stima dell'immobile, l'autorità prepostavi è notoriamente diversa da quella competente in materia di imposta federale diretta, per cui le relative conclusioni non permettevano in buona fede alla ricorrente di nutrire particolari aspettative dal profilo fiscale. 6.3 Per quanto concerne invece l'immobile di Magliaso, l'insorgente rileva che le notifiche di tassazione per gli anni dal 1993 al 1996 ammettevano la contabilizzazione di una pigione di fr. 100'000.--. Sostiene pertanto che avrebbe potuto attendersi una soluzione analoga anche per il 1997, viste le immutate condizioni di mercato. Al riguardo è sufficiente rilevare che, in virtù del principio della legalità, l'autorità di tassazione è tenuta ad esaminare e ad apprezzare gli elementi imponibili di ogni periodo di computo conformemente alla legge e senza essere vincolata da sue eventuali decisioni adottate precedentemente in deroga alla medesima. Le decisioni di tassazione non implicano dunque di principio alcuna assicurazione per notifiche ulteriori, proprio perché ogni esercizio contabile deve essere considerato in maniera autonoma (sentenza 2P.173/2002 del 7 febbraio 2003, in: RDAT II-2003 n. 15t, consid. 5.3; sentenza 2A.62/1997 del 3 maggio 1999, in: ASA 69 pag. 793, consid. 2b/aa). Nemmeno questa censura può quindi trovare accoglimento.