Citation: 1P.638/2003 14.05.2004 E. 2

2.1 La ricorrente sostiene che la Corte cantonale sarebbe incorsa nell'arbitrio per avere ritenuto l'art. 26 NAPR applicabile non soltanto ai fondi che si trovavano a cavallo di due zone al momento dell'entrata in vigore del piano regolatore, ma anche, come è il caso nella fattispecie in esame, a quelli che si sono venuti a trovare in tale situazione successivamente, in seguito a modifiche della loro configurazione. Secondo la ricorrente, la formazione della particella n. YYY e la sua riunione nel fondo part. n. XXX avrebbero consentito ai proprietari di modificare liberamente l'assetto pianificatorio del fondo oggetto della contestata edificazione. Si imponeva invece di interpretare in modo restrittivo e tenendo conto del suo scopo l'art. 26 NAPR, inteso a risolvere unicamente i pochi casi in cui - al momento dell'entrata in vigore del piano regolatore - il confine tra le zone non coincideva con quello tra i fondi. 2.2 Per giurisprudenza costante una decisione è arbitraria quando violi gravemente una norma o un principio giuridico chiaro e indiscusso o quando contrasti in modo intollerabile con il sentimento della giustizia e dell'equità. Il Tribunale federale, nell'ambito di un ricorso di diritto pubblico per arbitrio, esamina unicamente se l'applicazione del diritto attuata dall'autorità cantonale sia oggettivamente sostenibile, ritenuto che non può essere ravvisato arbitrio nella circostanza che un'altra soluzione sarebbe immaginabile o addirittura preferibile; il Tribunale si scosta dalla soluzione scelta dall'ultima istanza cantonale solamente se essa appaia insostenibile, in contraddizione palese con la situazione effettiva, non sorretta da ragione oggettiva e lesiva di un diritto certo. Inoltre, l'annullamento del giudizio impugnato si giustifica unicamente quando esso è arbitrario nel suo risultato e non solo nella sua motivazione (DTF 129 I 8 consid. 2.1, 128 I 273 consid. 2.1 e rinvii). 2.3 Secondo l'art. 26 NAPR del Comune di Minusio, per fondi a cavallo di più zone vale la regolamentazione della zona con superficie preponderante, ad eccezione dell'indice di sfruttamento e dell'indice di occupazione, che si calcolano in modo proporzionale. Non è manifesto che lo scopo della disposizione sia necessariamente quello prospettato dalla ricorrente e che la sua applicazione nei casi di mutamenti dell'assetto fondiario intervenuti dopo l'entrata in vigore del piano regolatore sia di per sé esclusa dalle finalità della norma. In effetti, con un'argomentazione oggettiva, la Corte cantonale ha rilevato che la disposizione mira innanzitutto a creare le premesse per un'edificazione sulla base di criteri architettonici omogenei e ha considerato che questa esigenza è data tanto nel caso in cui i fondi sono a cavallo di due zone già al momento dell'entrata in vigore del piano regolatore, quanto nel caso in cui essi si vengono a trovare in tale situazione solo successivamente. Ha quindi ritenuto che la disposizione litigiosa non mira a disciplinare unicamente i pochi casi in cui il confine tra i fondi non coincide con i limiti delle zone al momento dell'entrata in vigore del piano regolatore, ma è stata concepita per risolvere in modo generale simili situazioni, indipendentemente dal momento in cui esse si realizzano. D'altra parte, diversamente da altre prescrizioni, l'art. 26 NAPR non prevede un'indicazione temporale che limita il campo d'applicazione ai casi esistenti prima dell'entrata in vigore del piano. In tali circostanze, ritenuto il tenore letterale dell'art. 26 NAPR, che non contiene esplicite limitazioni temporali della sua applicabilità, e l'assenza di fondati motivi per ritenere che la sua formulazione non rispecchi completamente il vero senso della norma, la Corte cantonale poteva, senza incorrere nell'arbitrio né violare il principio della parità di trattamento, ritenere la stessa applicabile anche ai fondi siti a cavallo di due zone in seguito a modifiche della loro situazione dopo l'entrata in vigore del piano regolatore (cfr. DTF 128 II 340 consid. 3.5 e rinvii, 126 II 71 consid. 6d pag. 80 seg.). Certo, la soluzione adottata dalla Corte cantonale e, in precedenza, implicitamente, sia dal Municipio sia dal Consiglio di Stato, può permettere ai proprietari di fondi nella fascia di confine tra le zone di influire in una certa misura, mediante modifiche dell'assetto fondiario, sul loro trattamento pianificatorio, consentendo di applicare all'intera superficie di una particella la disciplina vigente per la zona maggiormente edificabile. Il Tribunale federale ha ritenuto arbitrario un simile modo di procedere nel caso, però, in cui la regolamentazione comunale non prevede alcuna norma a proposito (DTF 98 Ia 581 consid. 4; cfr. inoltre DTF 104 Ia 328 consid. 5, 92 I 104 consid. 3). In concreto, il Comune di Minusio, che beneficiava di autonomia nell'emanazione e nell'applicazione del proprio diritto comunale (DTF 129 I 410 consid. 2.1, 128 I 3 consid. 2 e riferimenti; sentenza 1P.252/2000 del 15 dicembre 2000, consid. 2c/bb, pubblicata in RDAT II-2001, n. 1, pag. 3 segg.), ha tuttavia disciplinato la questione adottando la disposizione litigiosa, che - come si è visto - può essere interpretata nel senso suesposto, senza con ciò abusare o eccedere nel potere di apprezzamento. Né tale soluzione ha comportato un risultato arbitrario in concreto: l'art. 26 NAPR impone il calcolo proporzionale degli indici di sfruttamento e di occupazione, mitigando così la portata dell'agevolazione prevista, e - d'altra parte - le zone in discussione sono entrambe edificabili, di carattere residenziale, poste in un comparto già ampiamente edificato e arretrato rispetto al comprensorio che declina verso il lago.