Citation: 6B_949/2014 E. 11.3

11.3. L'inganno imputato al ricorrente consiste nella dissimulazione di cose vere, sottacendo la reale situazione di ff.________SA e dei fondi d'investimento. Ciò presuppone una posizione di garante che la CARP ha riconosciuto in capo all'insorgente e che nel gravame non viene contestata. Da quanto esposto in relazione al reato di cattiva gestione risulta che l'insorgente già nel novembre 1999 sapeva che l'attività di ff.________SA dava adito a pesanti sospetti di malversazioni ai danni dei clienti, segnatamente in relazione all'utilizzo di fondi di nuovi clienti per tacitare coloro che volevano disinvestire, e che la problematica riguardava in particolare i citati fondi d'investimento, di cui uno è stato oggetto del più volte citato inconcludente "rapporto N.________". Queste circostanze non sono state riferite a R.________ e al marito. Si deve dunque concordare con i giudici cantonali laddove rimproverano al ricorrente la dissimulazione di cose vere e quindi un inganno. Anche il carattere astuto dell'inganno va confermato. La CARP ha stabilito che nell'arco di 25 anni il ricorrente era riuscito a costruire un rapporto di cieca fiducia e che i coniugi non avevano dimestichezza alcuna con il mondo della finanza. L'insorgente tenta di contestare quest'ultimo accertamento con un'argomentazione inconsistente e appellatoria, disattendendo, da un lato, che esso si fonda sulle dichiarazioni di R.________ - che nemmeno cerca di mettere in dubbio - e, dall'altro, che il patrimonio liquido di oltre 6 milioni di franchi nulla lascia dedurre in merito alla dimestichezza dei coniugi con il mondo della finanza, costituendo il provento della vendita del loro stabile. Ciò posto, i giudici cantonali hanno ritenuto che il ricorrente, oltre ad avvalersi di documentazione falsa, ha sfruttato la fiducia e la fragilità dei coniugi, potendo confidare nel fatto che non avrebbero mai effettuato alcuna verifica. Considerata pure l'accertata e non contestata assenza di una corresponsabilità delle persone ingannate, l'astuzia appare data. Infine, l'esistenza di un errore non è censurata e non v'è pertanto motivo di attardarsi sulla questione. Il ricorrente non nega peraltro che, sotto l'influenza di questo errore, i coniugi R.________ hanno effettuato degli atti pregiudizievoli al proprio patrimonio, poco importa al riguardo sapere a che momento i soldi trasferiti siano stati utilizzati per scopi diversi. In merito all'aspetto soggettivo della truffa, la CARP, richiamando quanto esposto in relazione al reato di cattiva gestione, ha ricordato la consapevolezza del ricorrente dei grossi rischi che i denari investiti nei fondi, la cui solidità era tutt'altro che scontata, fossero utilizzati per scopi diversi da quelli illustrati e andassero quindi persi. Tuttavia, come rettamente osservato nel ricorso, non si pronuncia minimamente sullo scopo di indebito profitto richiesto dall'art. 146 CP, di modo che questo Tribunale non può verificare l'adempimento del reato e quindi la correttezza della condanna a questo titolo. La CARP dovrà quindi esaminare compiutamente l'aspetto soggettivo della truffa, completando se del caso l'accertamento dei fatti.