Citation: 9C_217/2009 07.05.2010 E. 4

L'insorgente, che non mette più in dubbio la sua responsabilità sussidiaria, si limita a contestare due aspetti della pronuncia cantonale. Da un lato chiede che la pretesa risarcitoria sia dichiarata prescritta anche in relazione a tutti i contributi giunti a scadenza prima o al più tardi il 25 giugno 2005; nel qual caso la pretesa sarebbe inesistente. Dall'altro rimprovera al primo giudice di non avere considerato tutti gli importi versati in acconto dopo il 24 marzo 2004, ammontanti a fr. 56'709.30, ma di averne tenuto conto solo in parte, ritenendo così presumibilmente solo quelli di cui alla distinta delle rivendicazioni. 4.1 In merito alla prima censura, occorre ricordare che il nuovo art. 52 LAVS (introdotto dalla cifra 7 dell'allegato alla LPGA) prevede al suo capoverso 3 che il diritto al risarcimento del danno si prescrive in due anni dal momento in cui la cassa di compensazione competente ha avuto notizia del danno, ma in ogni caso in cinque anni dall'insorgere del danno. Si tratta di termini di prescrizione e non (più) di perenzione (cfr. SVR 2005 AHV no. 15 pag. 49 consid. 5.1.2 [H 96/03] con riferimenti). La LPGA non contiene disposizioni transitorie relative ai termini di perenzione e prescrizione previsti, rispettivamente, dal vecchio art. 82 OAVS e dall'art. 52 cpv. 3 LAVS. In una sentenza del 27 settembre 2005, pubblicata in DTF 131 V 425, questa Corte, confermando una pratica amministrativa, ha però stabilito che ai diritti di risarcimento danni non ancora perenti al 1° gennaio 2003 sono applicabili le nuove regole sulla prescrizione di cui all'art. 52 cpv. 3 LAVS (v. anche DTF 134 V 257 consid. 3.1 pag. 263 con riferimenti). 4.1.1 Per giurisprudenza, il danno ai sensi dell'art. 52 LAVS subentra nel momento in cui si deve ritenere che i contributi dovuti non potranno più essere recuperati, per motivi giuridici o di fatto (DTF 129 V 193 consid. 2.2 pag. 195; 126 V 443 consid. 3a pag. 44 con riferimenti). Ciò si avvera in caso di perenzione dei contributi oppure, nell'ipotesi di fallimento, in ragione dell'impossibilità per la cassa di riscuotere i contributi secondo la procedura ordinaria. In questa seconda evenienza, il danno subito dalla cassa è presunto intervenire il giorno stesso del fallimento; il giorno dell'insorgenza del danno segna quello dell'insolvenza del credito risarcitorio (DTF 123 V 12 consid. 5c pag. 16) come pure la data a partire dalla quale decorre il termine di cinque anni. In caso di esecuzione in via di pignoramento, il danno (e, per quanto verrà esposto in seguito, contemporaneamente anche la conoscenza dello stesso da parte della cassa) interviene per contro con il rilascio di un attestato di carenza di beni (DTF 113 V 256 consid. 3c pag. 257 segg.; cfr. pure Thomas Nussbaumer, Das Schadenersatzverfahren nach Art. 52 AHVG, in: Aktuelle Fragen aus dem Beitragsrecht der AHV, 1998, pag. 109, per il quale l'intervento del danno dev'essere ammesso in relazione a tutti i crediti contributivi scoperti al momento del rilascio di un attestato di carenza di beni). 4.1.2 Per il resto, la Cassa è reputata avere conoscenza del danno quando, facendo prova dell'attenzione ragionevolmente esigibile, avrebbe dovuto rendersi conto che le circostanze effettive non permettevano più di esigere il pagamento dei contributi, ma potevano giustificare l'obbligo di risarcire il danno (DTF 128 V 15 consid. 2a pag. 17; 126 V 443 consid. 3a pag. 444 e sentenze ivi citate). In caso di esecuzione in via di pignoramento la conoscenza del danno interviene con la notifica di un attestato di carenza di beni definitivo (DTF 113 V 256 consid. 3c in fine pag. 258). Nel caso di fallimento o di concordato con abbandono dell'attivo, il creditore acquisisce normalmente conoscenza del danno con il deposito della graduatoria (DTF 129 V 193 consid. 2.3 pag. 195 con riferimenti). Se in quel momento l'entità del danno non può essere determinata né con esattezza né con sufficiente approssimazione, data l'incertezza sul dividendo, la decisione di risarcimento deve essere formulata in modo tale che il responsabile sia tenuto al risarcimento della totalità dell'importo sottratto alla cassa contro cessione di un eventuale dividendo (DTF 113 V 180). Difficilmente, invece, il Tribunale federale ammette di anticipare il dies a quo per la decorrenza del termine per fare valere la pretesa di risarcimento danni a un momento precedente. Ciò si verifica eccezionalmente, ad esempio se la cassa di compensazione in seguito a un'adunanza dei creditori apprende che le sue pretese rimarranno certamente scoperte; a tal scopo basta anche la conoscenza ragionevolmente esigibile di un danno parziale (DTF 126 V 450 consid. 2a pag. 452 con riferimenti). I suesposti principi si applicano anche al fallimento con procedura sommaria poiché la decisione che dispone la liquidazione sommaria non consente ancora, da sola, di conoscere il danno (DTF 129 V 193 consid. 2.3 pag. 195 con riferimenti). Se il fallimento non viene liquidato né secondo la procedura ordinaria né secondo quella sommaria, la conoscenza del danno - subentrato con l'apertura del fallimento - viene di regola fatta intervenire al momento della sospensione della procedura per mancanza di attivi, in siffatta evenienza facendo stato la data di pubblicazione del provvedimento nel Foglio ufficiale svizzero di commercio (DTF 129 V 193 consid. 2.3 pag. 196; 128 V 10 consid. 5a pag. 12; 123 V 12 consid. 5c pag. 16). 4.1.3 Nel caso di specie, anche per quanto accertato in maniera vincolante dalla Corte cantonale in merito ai pagamenti effettuati dalla fallita società a favore della Cassa nel periodo successivo al marzo 2004 e ancora nel 2005, se è pur vero che gli 11 attestati di carenza di beni rilasciati in precedenza non lasciavano presagire nulla di buono, queste circostanze non consentivano ancora di concludere per un ammanco sicuro per i contributi successivi. Del resto, come rettamente osservato dal primo giudice alla luce dei parziali pagamenti intervenuti nel periodo posteriore al rilascio degli attestati di carenza di beni del febbraio/marzo 2004, ben difficilmente la Cassa - contrariamente a quanto ha invece potuto fare l'Ufficio IVA a cui la società non versava i contributi da oltre quattro anni (cfr. sentenza della CEF del 27 luglio 2005) - avrebbe potuto formulare con successo una domanda di fallimento - subordinata a una sospensione dei pagamenti da parte del debitore - senza preventiva esecuzione ai sensi dell'art. 190 cpv. 1 cifra 2 LEF. Anche per queste ragioni, la decisione della Corte cantonale di limitare gli effetti della prescrizione ai contributi scaduti al momento del rilascio dei suddetti attestati di carenza di beni non è censurabile e va confermata. 4.2 Quanto all'argomento secondo cui il Tribunale cantonale delle assicurazioni non avrebbe considerato tutti gli importi versati in acconto dopo il 24 marzo 2004, ammontanti a fr. 56'709.30, ma ne avrebbe tenuto conto solo in parte, ritenendo presumibilmente solo quelli di cui alla distinta delle rivendicazioni, il ricorrente non si avvede che in realtà le cose stanno diversamente. È vero che la distinta delle rivendicazioni non riporta alcuni pagamenti avvenuti dopo il marzo 2004 (così per i mesi di aprile, luglio, settembre e ottobre 2004). La distinta però non riporta nemmeno il relativo debito perché per quei mesi il debito era stato saldato. È per questo che i pagamenti non appaiono sulla distinta delle rivendicazioni, perché non vi era (per quei mesi) un saldo né negativo né positivo. Se però si riportassero su un'unica tabella tutti i debiti contributivi oggetto della procedura 52 LAVS e tutti i pagamenti effettuati, come risultano dall'estratto di conto corrente, si vedrebbe che la Cassa e il Tribunale cantonale, per determinare l'importo del danno, hanno tenuto conto di tutti i versamenti. È anche vero che i conteggi presentati dalla Cassa non brillano per chiarezza e trasparenza e che per questo erano suscettibili di essere facilmente fraintesi (un miglioramento nel senso di una maggior chiarezza si impone per evitare il ripetersi di simili contestazioni). Ciò non basta però per ritenerli (manifestamente) errati. Al contrario, il ricorrente non si avvede che i conteggi sono sostanzialmente corretti. Del resto, al di fuori delle specifiche contestazioni esaminate nel presente contesto, egli non mette in discussione la correttezza degli importi base presi in considerazione per la quantificazione del danno AVS/AI/IPG/AD e AF. 4.3 A torto il ricorrente si duole infine del fatto che la Cassa non avrebbe tenuto conto del dividendo incassato dall'Ufficio fallimenti di X.________ per fr. 8'637.65. La censura è tuttavia infondata. Come risulta dalla distinta delle rivendicazioni, il dividendo è infatti giustamente stato computato al debito contributivo relativo alla previdenza professionale (PP) e non al debito AVS/AI/IPG/AD e AF. L'attribuzione al debito PP si giustifica perché i crediti degli istituti di previdenza del personale nei confronti dei datori di lavoro affiliati sono collocati in prima classe e sono privilegiati rispetto ai crediti di contributi LAVS/AD/AF, di seconda classe (art. 219 cpv. 4 lett. b LEF). 4.4 Per quanto precede, il ricorso dev'essere respinto e il giudizio cantonale confermato.