Citation: 2A.517/2006 22.01.2007 E. 3

3.1 Il ricorrente rimprovera alla Corte cantonale di avere rifiutato di considerarlo sposato dal 15 dicembre 1999, fatto che sarebbe comprovato da un certificato matrimoniale figurante agli atti e datato 20 dicembre 1999, nonché di avere negletto che egli, in buona fede, risiede come persona sposata in Svizzera sin dal 24 novembre 2000. Egli dovrebbe pertanto essere considerato a tutti gli effetti sposato da oltre 6 anni, di cui almeno 5 trascorsi in Svizzera: misconoscendo questi elementi la decisione impugnata procederebbe quindi da un arbitrario accertamento dei fatti. La critica è inconferente. 3.2 Riguardo alla questione del matrimonio, dai documenti trasmessi dal registro civile del comune di attinenza della moglie e figuranti agli atti, risulta che lo stesso è stato ufficialmente celebrato nel paese d'origine del ricorrente il 4 maggio 2002: orbene, oltre al fatto che non sono dati da vedere motivi che permetterebbero di rimettere in discussione questi documenti ufficiali e il loro contenuto, va osservato che le spiegazioni che questi ha fornito riguardo alle mancate iscrizione (nel suo paese d'origine) e trascrizione (in Svizzera) del suo primo preteso matrimonio non appaiono né convincenti né idonee a portare ad una modifica della situazione ufficiale attuale. Va poi osservato che, come emerge dalla sentenza cantonale, sebbene i giudici ticinesi abbiano ritenuto come data ufficiale del matrimonio quella del 4 maggio 2002, essi hanno nondimeno affrontato la questione di sapere se il ricorrente potesse, appellandosi al principio della buona fede, pretendere al rilascio di un permesso di domicilio, siccome egli era comunque stato autorizzato a ricongiungersi con la consorte il 24 novembre 2000 e che da allora aveva beneficiato di regolari autorizzazioni di soggiorno. Quesito che hanno poi lasciato indeciso, siccome quand'anche la citata data del 24 novembre 2000 fosse stata presa in considerazione, anche in tal caso il ricorso andava comunque respinto (cfr. sentenza impugnata consid. 1.3 in fine pag. 6 e consid. 4.4. pag. 7 segg.). 3.3 Visto quanto precede è quindi a torto che il ricorrente censura un accertamento manifestamente inesatto e incompleto dei fatti determinanti. In queste condizioni i mezzi di prova (interrogatorio suo e di sua moglie, audizione di un vicino) da lui offerti a sostegno delle proprie affermazioni non appaiano di rilievo e non vanno pertanto assunti.