Citation: U 220/97 13.03.2000 E. B

B.- Rappresentato dal Sindacato X.________, M.________ è insorto contro la pronunzia amministrativa con ricorso al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino. Contestava che non dovesse essere tenuto in considerazione il periodo d'esposizione trascorso presso il datore di lavoro italiano. In particolare adduceva che la normativa svizzera sulla prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali era assai più recente che il diritto convenzionale italo-svizzero sulla sicurezza sociale, per cui insostenibile sarebbe stato, anche dal profilo dello spirito che aveva animato gli Stati contraenti al momento della redazione della Convenzione, l'argomento secondo il quale le prestazioni profilattiche non rientrassero nel novero di quelle che le parti avevano voluto inserire nell'Accordo. D'altro canto, con riferimento al principio della reciprocità delle prestazioni, il ricorrente ha fatto valere che la Svizzera è obbligata ad offrire ai cittadini italiani tutte le prestazioni che l'Italia offrirebbe, nelle stesse circostanze ed alle medesime condizioni, ai cittadini svizzeri. Ora, se in precedenza gli assicurati italiani dichiarati inidonei a lavori a contatto con il cemento e con la calce non avevano avuto il diritto di computare il periodo di attività pericolosa effettuata presso un datore di lavoro italiano, in quanto la legislazione italiana non prevedeva l'erogazione di un assegno di transizione per casi del genere, la situazione era cambiata nel frattempo, dato che nuove tabelle concernenti le malattie professionali erano, con decreto presidenziale, state introdotte in Italia, le quali istituivano il diritto a simile indennità anche nel caso di eczema da contatto con le menzionate sostanze. Con giudizio 24 luglio 1997 l'autorità di ricorso cantonale ha accolto il gravame. Essa ha ritenuto che due delle tre condizioni poste cumulativamente dalla normativa svizzera applicabile alla fattispecie erano date, vale a dire che l'assicurato aveva presentato la sua domanda di prestazioni entro due anni dalla dichiarazione d'inidoneità e che egli aveva svolto l'attività pericolosa durante almeno 300 giorni nei due anni immediatamente precedenti l'inidoneità. La causa doveva pertanto essere retrocessa all'INSAI affinché accertasse l'adempimento del terzo presupposto richiesto dalla legge, secondo il quale l'assicurato, dopo la dichiarazione di inidoneità, deve aver intrapreso i necessari sforzi al fine di ottenere un lavoro non a contatto con le sostanze a lui nocive.