Citation: 4A_388/2019 E. 3.3

3.3. Giova innanzi tutto rilevare che dalla sopra riassunta motivazione della sentenza impugnata risulta, forse non nel modo articolato desiderato dalla ricorrente, l'adempimento dei due presupposti previsti dall'art. 156 CO e dettagliatamente sviluppati nel ricorso. Occorre poi osservare che la ricorrente pretende che la licenza edilizia sia nulla, presentando una propria libera interpretazione della normativa sulle costruzioni che disciplina il suo rilascio, trascurando in tal modo che si tratta di diritto cantonale la cui applicazione può unicamente essere censurata per arbitrio (art. 95 lett. a LTF; cfr. anche DTF 142 I 177 consid. 2). A prescindere da quanto precede, occorre aggiungere che la lettura del diritto edilizio proposta è apoditticamente fondata su circostanze non accertate nella sentenza impugnata, come ad esempio il fatto che la villa sarebbe sottoposta a una particolare tutela. Ne segue che il ricorso si rivela inammissibile su questo punto. Per il resto la ricorrente incentra in modo preponderante la propria argomentazione sull'irrilevanza e la legittimità del mancato ritiro della prima notifica. Così facendo essa pare dimenticare che nel contratto le parti si erano impegnate a prorogare la durata del diritto di compera, nel caso in cui la condizione non si fosse - ancora - realizzata e ciò non fosse stato imputabile al dolo o alla grave negligenza di una di esse, e di avere dichiarato agli opponenti che "i tempi sarebbero stati rispettati". In altre parole, esse erano consapevoli dell'incertezza temporale riguardante la data in cui la licenza edilizia sarebbe eventualmente stata rilasciata e avevano pertanto in linea di principio convenuto di prolungare il diritto di compera fino alla decisione dell'autorità. Rescindendo con lettera 18 maggio 2015 il diritto di compera invece di procedere con gli opponenti alla sua estensione in attesa della decisione sulle due domande di costruzione, che stavano seguendo il loro corso, la ricorrente ha fatto sì che la condizione non si realizzasse in tempo utile. Essa non adduce alcuna valida giustificazione per il predetto comportamento. Contrariamente a quanto affermato nel ricorso, il fatto che il suo azionista unico avesse un interesse ad ottenere una decisione sulla prima notifica, non legittima la predetta rescissione. La buona fede avrebbe imposto, invece di una rescissione, una proroga del diritto di compera fino alla decisione delle due domande di notifica. Poco importa che gli opponenti non avrebbero invocato l'indisponibilità a procedere a un ulteriore prolungamento del diritto di compera, atteso che la stessa discende dallo scritto del 18 maggio 2015.