Citation: 4A_86/2008 23.09.2008 E. 4

Occorre ora vagliare la decisione della Corta cantonale di accogliere parzialmente la pretesa dell'opponente tendente al pagamento delle ore di lavoro straordinario. 4.1 L'art. 8 CC stabilisce che, ove la legge non disponga altrimenti, chi vuol dedurre il suo diritto da una circostanza di fatto da lui asserita, deve fornirne la prova. Incombe pertanto al lavoratore l'onere di provare di aver svolto delle ore di lavoro straordinario su ordine del datore di lavoro rispettivamente nel suo interesse, perché le circostanze esigevano un tempo di lavoro maggiore di quello pattuito (cfr. art. 321c CO; sentenza del 24 agosto 2006 nella causa 4C.141/2006, pubblicata in SZZP 2007 pag. 165 segg. consid. 4.2.2; sentenza inedita del 13 agosto 2004 nella causa 4C.92/2004 consid. 3.2; Judith Bregnard-Lustenberger, Überstunden- und Überzeitarbeit, Berna 2006, pag. 216). Egli non è tenuto a dimostrare la necessità del lavoro straordinario se è in grado di provare che il datore di lavoro era al corrente delle ore supplementari da lui effettuate e non ha mosso alcuna obiezione, ciò che equivale a un'approvazione tacita, per atti concludenti (DTF 86 II 155 consid. 2 pag. 157; Judith Bregnard-Lustenberger, op. cit., § 13/A.I.1 pag. 218). 4.1.1 In concreto la Corte cantonale ha ammesso quest'ultima eventualità, dato che i quattro testimoni sentiti in istruttoria - due collaboratori della cucina e due ex camerieri - hanno dichiarato che l'effettuazione di ore supplementari era pratica usuale. Anche il ricorrente riconosce quest'ultima circostanza; egli afferma tuttavia che si tratterebbe di un accertamento generico, che non fornisce alcuna indicazione diretta in merito alla situazione dell'opponente, il quale non ha invece svolto alcuna ora di lavoro supplementare, prova ne sia anche il fatto ch'egli ha postulato il pagamento di tali ore per la prima volta dopo la fine del rapporto di lavoro. 4.1.2 Si tratta di una censura concernente la valutazione delle prove operata in sede cantonale e l'accertamento dei fatti che poggia su di essa, che dev'essere dichiarata inammissibile per carente motivazione. Come già esposto al consid. 2.2, la parte che propone una fattispecie diversa da quella contenuta nella sentenza impugnata deve esporre in maniera circostanziata il motivo che la induce a ritenere adempiute le condizioni che permettono al Tribunale federale di scostarsi dall'accertamento dei fatti eseguito dalle autorità cantonali, di per sé vincolante (art. 97 cpv. 1 e 105 cpv. 1 LTF). Se essa si prevale di un accertamento dei fatti "manifestamente inesatto", ovvero arbitrario - come sembra voler fare il ricorrente - le esigenze di motivazione del ricorso corrispondono a quelle vigenti per l'art. 106 cpv. 2 LTF, ovverosia a quelle che valevano sotto l'egida dell'OG per il ricorso di diritto pubblico fondato sulla violazione del divieto dell'arbitrio nell'accertamento dei fatti e nell'apprezzamento delle prove (DTF 133 II 249 consid. 1.4.2 e 1.4.3). Nella fattispecie in rassegna, il ricorrente non pretende che l'accertamento dei fatti sarebbe manifestamente inesatto o che l'apprezzamento delle prove sarebbe arbitrario, né tantomeno si prevale esplicitamente della violazione dell'art. 9 Cost. Egli si limita a contrapporre la propria valutazione delle deposizioni testimoniali a quella dei giudici ticinesi, senza spiegare in maniera chiara e dettagliata le ragioni per le quali la sentenza impugnata sarebbe manifestamente insostenibile. Gli argomenti da lui addotti per contestare l'accertamento secondo il quale l'opponente avrebbe eseguito delle ore di lavoro supplementari non possono pertanto essere tenuti in considerazione. 4.1.3 Di nessun aiuto, per la tesi del ricorrente, è il fatto che l'opponente abbia atteso la fine del rapporto di lavoro per quantificare le ore di lavoro straordinario e rivendicarne il pagamento. Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, quando - come nella fattispecie in rassegna - il datore di lavoro sa che il lavoratore svolge delle ore di lavoro supplementari, quest'ultimo non è tenuto a quantificarle già dopo il primo mese. Egli può attendere (DTF 129 III 171 consid. 2.3 pag. 175) e non commette abuso di diritto se ne rivendica il pagamento solo dopo la conclusione del rapporto di lavoro (DTF 126 III 337 consid. 7b pag. 344). A maggior ragione se, come in concreto, il rapporto di lavoro è di breve durata. 4.1.4 Va infine detto che, indirettamente, il ricorrente stesso riconosce che l'opponente ha svolto del lavoro straordinario allorquando assevera di avergli già versato fr. 300.-- mensili a titolo forfetario per ore straordinarie. Questa affermazione non può tuttavia avere la portata da lui auspicata - ovvero la liberazione da qualsiasi obbligo nei confronti della controparte - giacché la Corte cantonale ha stabilito che la causale di questi versamenti non è nota. 4.2 Secondo la giurisprudenza, qualora il lavoratore abbia dimostrato di aver svolto delle ore supplementari, il cui numero non può più essere stabilito in modo esatto, il giudice può stimarlo in applicazione dell'art. 42 cpv. 2 CO (DTF 128 III 271 consid. 2b/aa). L'alleggerimento dell'onere probatorio non conduce tuttavia al rovesciamento dell'onere della prova (DTF 128 III 271 consid. 2b/aa pag. 276). Nella misura del possibile il lavoratore deve allegare e provare tutte le circostanze che permettono di valutare il numero di ore supplementari eseguite, poiché la conclusione per cui le ore supplementari sono state eseguite nella misura asserita deve imporsi al giudice con una certa forza (sentenza del 24 agosto 2006 nella causa 4C.141/2006, pubblicata in SZZP 2007 pag. 165 segg. Consid. 4.2.2). Il CCNL concede un'ulteriore facilitazione probatoria a favore del lavoratore in questo ambito. Posto che l'art. 15 n. 7 CCNL impone al datore di lavoro l'obbligo di rilevare le ore di lavoro svolte dal dipendente, l'art. 21 n. 3 CCNL stabilisce che, se il datore di lavoro non adempie a tale obbligo, "in caso di controversia verrà ammesso come prova il controllo effettuato dal collaboratore". Questa norma non comporta un vero e proprio rovesciamento dell'onere della prova, com'era invece il caso sotto l'egida del CCNL precedentemente in vigore (cfr. sentenza inedita dell'8 marzo 2004 nella causa 4C.7/2004 consid. 2.2.3); essa attribuisce al controllo effettuato dal lavoratore valenza probatoria e non solo di allegazione di parte (cfr. sentenza inedita del 20 maggio 2005 nella causa 4P.80/2005 consid. 3; Streiff/Von Kaenel, Arbeitsvertrag, 6a ed., n. 10 ad art. 321c CO). 4.2.1 Da quanto qui esposto discende che, in assenza di un controllo dell'orario effettivo da parte del ricorrente, il Tribunale d'appello poteva, giusta l'art. 21 n. 3 CCNL, riferirsi al conteggio manoscritto versato agli atti dall'opponente sub doc. G per determinare il numero di ore supplementari da lui eseguite. 4.2.2 Per quanto concerne la decisione di ritenere credibili le indicazioni fornite dall'opponente in questi conteggi, questione attinente alla valutazione delle prove, si osserva che, ancora una volta, il ricorrente la contesta senza censurare l'accertamento dei fatti che ne deriva in modo conforme alle esigenze poste dalla legge (cfr. quanto esposto al consid. 2.2). Egli si limita infatti a riproporre gli argomenti già addotti dinanzi all'autorità cantonale - ad esempio l'apposizione della firma sui piani di lavoro fino al giugno 2005, la mancata indicazione nei conteggi delle volte in cui l'opponente arrivava in ritardo - senza spendere una parola sulle ragioni che hanno indotto i giudici ticinesi a disattenderli. L'unico punto sul quale si sofferma è quello relativo alle annotazioni di alcune ore di lavoro nel mese di novembre, ovvero dopo la fine del contratto. La Corte cantonale ha considerato che la fine del rapporto di lavoro non permette di escludere che l'opponente abbia lavorato qualche ora per il ricorrente e ha quindi negato le asseverate incongruenze fra il conteggio e le risultanze dell'incarto dell'ufficio regionale di collocamento. Il ricorrente critica la valutazione dei giudici ticinesi, ma ancora una volta la sua argomentazione consiste nel contrapporre il proprio parere a quello dei giudici ticinesi, senza fornire alcun argomento suscettibile di far apparire manifestamente insostenibili le considerazioni esposte nel giudizio impugnato. Così come formulata, la censura rivolta contro la decisione di reputare attendibili i conteggi prodotti dall'opponente è dunque inammissibile per carente motivazione.