Citation: 4A_541/2008 04.08.2009 E. 6

Nella seconda parte del suo allegato il ricorrente insiste nell'affermare che l'opponente sarebbe comunque tenuta al versamento di un'indennità per perdita di guadagno a causa di malattia dopo il 1° agosto 2006. L'assicurazione collettiva contro la perdita di guadagno in caso di malattia stipulata dall'opponente con C.________SA non può infatti - a mente del ricorrente - essere "considerata equivalente ai sensi dell'art. 324a CO" né ossequia l'art. 64 CNM 2006, che concede al dipendente la possibilità di concludere l'assicurazione individuale dopo la fine del rapporto di lavoro, con prestazioni per 720 giorni. Non avendolo assicurato adeguatamente, l'opponente è tenuta, in virtù dell'art. 97 CO, a risarcirgli il danno patito, che corrisponde a quanto egli avrebbe percepito dall'assicurazione. 6.1 Sull'applicabilità del CNM al rapporto di lavoro venuto in essere fra le parti in virtù dell'art. 20 LC non v'è litigio, così come non è controverso che l'obbligo di rispettare il CNM si estende anche al "salario in caso di impedimento del lavoratore senza sua colpa ai sensi dell'articolo 324a del Codice delle obbligazioni (CO), segnatamente a causa di malattia, infortunio [...]" (art. 48a cpv. 1 lett. f Ordinanza sul collocamento e il personale a prestito, OC; RS 823.111). 6.2 È vero che nell'ambito dei rapporti di lavoro retti dal CNM vige il principio secondo cui l'impresa deve stipulare un'assicurazione collettiva contro la perdita di guadagno per malattia, che garantisca al lavoratore un'indennità giornaliera dell'80 % dell'ultimo salario, per 720 giorni nell'arco di 900 giorni consecutivi (art. 64 n. 1 e 3 CNM 2006), e che il datore di lavoro che non ossequia tale obbligo è tenuto a rispondere per il danno che ne deriva al dipendente (DTF 127 III 318 consid. 5 pag. 326). 6.2.1 L'obbligo di stipulare un'assicurazione contro la perdita di guadagno contro la malattia - che viene a sostituire l'obbligo di continuare a pagare il salario previsto dall'art. 324a CO - presuppone tuttavia l'esistenza di un rapporto contrattuale. In altre parole, per poter pretendere dal datore di lavoro il pagamento continuato del salario giusta l'art. 324a CO, rispettivamente il versamento dell'indennità giornaliera per perdita di guadagno, così come previsto dall'art. 64 CNM 2006, è necessario che il lavoratore - impedito al lavoro per malattia - sia contrattualmente tenuto a svolgere la propria attività. 6.2.2 In concreto, per il periodo in cui il ricorrente era alle sue dipendenze, l'opponente aveva stipulato un'assicurazione collettiva per perdita di guadagno in caso di malattia presso C.________SA, in virtù della clausola n. 4.7 del contratto quadro. Come rettamente ritenuto dai giudici cantonali, con la fine del rapporto contrattuale, avvenuta il 1° febbraio 2006, è pure terminata la copertura assicurativa. 6.2.3 La malattia all'origine dell'attuale richiesta di versamento di un'indennità giornaliera si è manifestata successivamente. Sulla scorta degli atti della SUVA la Corte cantonale ha stabilito che cinque mesi dopo l'infortunio, nell'aprile 2006, si è sviluppata una "sintomatologia all'articolazione sacro-iliaca a sinistra" e sono apparsi "problemi al ginocchio destro e anche alla spalla destra" non causali con l'infortunio. Ora, nell'aprile 2006 le parti non erano più vincolate da un contratto di lavoro, indi per cui l'opponente non era più tenuta a garantire al ricorrente una copertura assicurativa conforme all'art. 64 CNM 2006. Il tentativo del ricorrente di far risalire l'inizio delle predette patologie all'epoca in cui vigeva il contratto d'incarico con l'impresa D.________ è destinato all'insuccesso. Presentato per la prima volta dinanzi al Tribunale federale e fondato su circostanze prive di ogni riscontro nella sentenza impugnata, questo argomento è d'acchito inammissibile (cfr. quanto esposto al consid. 3.2 e 3.3). Per il resto, non risulta - né il ricorrente pretende invero il contrario - che l'opponente si fosse obbligata a garantire una copertura assicurativa per perdita di guadagno in caso di malattia intervenuta dopo il termine dei singoli contratti di incarico. 6.3 Il ricorrente si duole piuttosto della mancata possibilità di passaggio nell'assicurazione individuale. Se l'opponente avesse stipulato un'assicurazione che includeva tale facoltà, così come prescritto dall'art. 64 CNM 2006 e dall'appendice 10 del CNM, egli avrebbe potuto, dopo il 1° febbraio 2006, assicurarsi individualmente per la perdita di guadagno in caso di malattia e di conseguenza, a partire dal 1° agosto 2006, pretendere da C.________SA il versamento dell'indennità giornaliere. Omettendo di procedere in tal senso l'opponente è venuta meno ai suoi obblighi contrattuali ed è quindi tenuta a risarcire il danno patito, in applicazione dell'art. 97 CO, che corrisponde all'indennità ch'egli avrebbe potuto percepire. Quest'argomentazione ricorsuale è di per sé pertinente ma non conduce all'esito auspicato dal ricorrente. 6.3.1 Effettivamente l'art. 64 cpv. 3 CNM enumera fra le condizioni minime d'assicurazione: "lett. h) la possibilità per il lavoratore, in caso di uscita dall'assicurazione collettiva, di passare all'assicurazione individuale entro 90 giorni ai sensi dell'art. 71 cpv. 2 LAMal, fermo restando che il premio per l'assicurazione individuale è stabilito in base all'età del lavoratore al momento dell'entrata nell'assicurazione collettiva. Se l'assicurazione collettiva prevede prestazioni differite dell'indennità giornaliera, le condizioni di assicurazione devono essere tali da non mettere il lavoratore uscito dall'assicurazione collettiva in una situazione peggiore di quella di un'assicurazione malattia senza premi differiti; in altre parole il termine di attesa è di un giorno al massimo." Il ricorrente ha dunque ragione quando afferma che avrebbe dovuto avere la possibilità di concludere un'assicurazione individuale. Questo non significa tuttavia ancora ch'egli abbia diritto alla pretesa vantata in causa. 6.3.2 I giudici del Tribunale d'appello hanno pertinentemente precisato che l'agire del datore di lavoro va esaminato nel caso concreto e che l'opponente può essere tenuta al risarcimento solo qualora sia provato che l'assicurazione non ha versato indennità per perdita di guadagno in caso di malattia a causa del mancato ossequio, da parte dell'opponente, dei suoi obblighi. Tale non è il caso nella fattispecie in esame, contrariamente a quanto ritiene il ricorrente. Egli dimentica che nell'aprile 2006, rispettivamente nell'agosto 2006, la malattia di cui soffriva non gli ha causato una perdita di guadagno, giacché egli non era più legato da un rapporto contrattuale né con l'opponente né con nessun altro, né ha mai asseverato di aver dovuto rinunciare a un'occasione concreta d'impiego a causa delle note sintomatologie. Ora, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale delle assicurazioni, il fatto di essere assicurato per un'indennità giornaliera di un determinato importo e di avere pagato i relativi premi non comporta automaticamente il diritto al versamento della somma assicurata in caso di incapacità lavorativa; occorre ancora che l'assicurato subisca una perdita di guadagno in misura tale da giustificare il pagamento dell'importo assicurato. E qualora la persona assicurata si ammali dopo essere divenuta disoccupata, vale la presunzione secondo cui anche senza malattia continuerebbe a non esercitare un'attività lucrativa; tale presunzione può essere ribaltata se si può ammettere, con un grado di verosimiglianza preponderante, che senza la malattia la persona assicurata avrebbe iniziato a lavorare in un posto ben definito (cfr. sentenza 4A_344/2007 dell'11 marzo 2008 consid. 3.3 con rinvii). In concreto, il ricorrente non ha allegato né dimostrato alcunché a questo riguardo, sicché non è possibile riconoscergli alcunché (sui danni risarcibili in caso di mancata possibilità di passaggio nell'assicurazione individuale cfr. JAR 1987 pag 170; Hans-Rudolf Müller, Grundlagen der Krankentaggeldversicherung nach VVG, in Krankentaggeldversicherung, 2007, pagg. 19-45, in particolare pag. 41) 6.3.3 In conclusione, nonostante l'opponente abbia omesso di assicurare il ricorrente conformemente a quanto previsto dall'art. 64 cpv. 3 lett. h CNM 2006, egli non può pretendere il risarcimento della pretesa vantata in causa, ovvero di un danno che non ha provato di aver subito.