Citation: 1P.76/1999 22.03.2000 E. 3

3.- Nella sentenza impugnata, i Giudici cantonali hanno rilevato che il ricorrente, con la domanda di variante, si proponeva, segnatamente, di ricavare un ulteriore piano abitabile, trasformando il piano interrato dell'edificio in un piano destinato all'abitazione e al lavoro, mentre lavanderia, stenditoi e cantine sarebbero stati spostati ad un nuovo piano sottostante, ove avrebbero trovato posto altri locali. I Giudici cantonali hanno aggiunto che l'aumento dell'altezza dello stabile rispetto ai progetti precedentemente approvati si concretizzava, in misura preponderante, con un abbassamento di 1,90 m del terrapieno previsto lungo il lato sud dello stabile e che, mentre l'altezza effettiva dell'edificio passava da 19,25 m a 21,28 m, l'altezza assoluta sarebbe invece aumentata di soli 0,35 m, principalmente per l'aumento dell'altezza del pianterreno. La Corte cantonale ha poi rilevato che se fosse stata approvata la variante litigiosa, lo stabile A avrebbe presentato una superficie utile lorda di 5247 m2, di fronte ai 4253 m2 concessi l'11 aprile 1989; l'indice di sfruttamento dell'intero complesso edilizio sarebbe così aumentato da 0,992 a 1,088, circostanza, passata sotto silenzio innanzi alle autorità inferiori, che avrebbe reso necessaria la concessione anche di una deroga all'indice di sfruttamento. La licenza in variante chiesta è subordinata, secondo il Tribunale ticinese, ad una deroga al limite posto dall'art. 36 NAPR - che prevede un'altezza massima degli edifici di 16,50 m - in applicazione dell'art. 27 cpv. 4 NAPR. La Corte cantonale si è poi soffermata su quest'ultimo disposto, il quale stabilisce, tra l'altro, che allo scopo di ottenere un miglioramento delle caratteristiche degli edifici, sia per le qualità abitative, sia per la sistemazione ambientale, sia per l'aumento delle attrezzature esterne (posteggi, aree di svago, aree verdi), il Municipio - con l'accordo delle autorità cantonali - può concedere deroghe riferite all'indice di sfruttamento, alle altezze e alle distanze tra edifici all'interno dell'edificazione. Per completezza, la Corte cantonale ha poi rilevato che la possibilità per il Municipio di concedere deroghe circa l'altezza degli edifici, senza che non sia più posto alcun limite a tale facoltà, era stata introdotta tramite la variante di piano regolatore approvata dal Governo ed entrata in vigore il 28 novembre 1989. Ricordando che l'applicabilità dell'art. 27 NAPR al complesso edilizio "Parco X.________" è stata ammessa dal Tribunale federale con la citata sentenza del 3 febbraio 1994, la Corte ticinese ha verificato se in concreto esistono gli estremi per concedere una deroga in applicazione dell'art. 27 cpv. 4 NAPR, ciò che tanto il Municipio, senza essere incorso in un diniego di giustizia formale, che il Consiglio di Stato, adito su ricorso, avevano negato. Ancorché l'art. 27 cpv. 4 NAPR soffra di un vizio fondamentale nella misura in cui non fissa più l'abbuono massimo concernente le altezze degli edifici - a differenza del corrispondente art. 26 vNAPR, in vigore fino al 28 novembre 1989 (che prevedeva per le costruzioni su grandi superfici la possibilità di concedere deroghe in altezza limitatamente a un solo piano e a determinate zone, tra le quali la R5) - il gravame andava respinto: in effetti, la controversa variante è volta, secondo la Corte cantonale, a perseguire uno scopo di natura meramente quantitativa, e non, invece, qualitativa. Ha poi aggiunto che il rilascio di una deroga - da intendersi piuttosto nel senso di un abbuono o di un'agevolazione accordata al proprietario allo scopo di promuovere la realizzazione di un insediamento qualificato dal profilo architettonico ed urbanistico - è di natura discrezionale. La decisione di merito compete in primo luogo al Municipio, che fruisce al riguardo di un certo potere d'apprezzamento, censurabile dal Tribunale cantonale amministrativo ai soli casi di abuso o eccesso nel suo impiego. In concreto, la decisione del Municipio di non concedere un'ulteriore deroga non discendeva, a parere dei Giudici ticinesi, da un esercizio abusivo od eccessivo del potere di apprezzamento conferito all'Esecutivo comunale dall'art. 27 cpv. 4 NAPR. Anzi, tale decisione sarebbe da ritenere pienamente legittima anche se il tema fosse stato da esaminare con pieno potere cognitivo. Il fatto infine, che il maggior superamento delle altezze sia sostanzialmente circoscritto a un solo lato dell'edificio non permette, secondo i Giudici cantonali, di mutare la conclusione cui sono addivenute le istanze precedenti, dato che i progetti sui quali si innesta la variante in rassegna beneficiano della concessione di una consistente deroga in altezza su ciascun lato dell' edificio.