Citation: 1B_2/2023 E. 5.3

5.3. Il ricorrente ribadisce che l'uso del termine "ordinare" invece di "invitare" non sarebbe stato causale né errato, ma voluto, visto che nella presa di posizione del 2 novembre 2022 il Presidente avrebbe tentato di sostituirlo con "invito". Limitandosi a criticare l'invocata imprecisione terminologica, il ricorrente disattende che le autorità penali devono accertare d'ufficio tutti i fatti rilevanti per il giudizio, sia riguardo al reato sia riguardo all'imputato (art. 6 cpv. 1 CPP; cfr. anche l'art. 195 cpv. 1 CPP). Qualora il caso non sia maturo per la pronuncia di merito, il giudice decide di completare le prove e di riaprire il dibattimento (cfr. 329 cpv. 2 e art. 349 CPP). È ciò che ha fatto la Corte nel caso in esame, allo scopo di rispettare il principio accusatorio di cui all'art. 9 cpv. 1 CPP. Questo principio è pure espressione del diritto di essere sentito, garantito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. Esso è concretato dall'atto d'accusa e assolve una doppia funzione: da un lato circoscrive l'oggetto del processo e del giudizio, dall'altro salvaguarda i diritti dell'imputato, consentendogli un'adeguata difesa. Questo principio implica che il prevenuto sappia con la necessaria precisione quali fatti gli sono rimproverati e a quali pene e misure rischia di essere condannato, affinché possa adeguatamente far valere le sue ragioni e preparare efficacemente la sua difesa (DTF 143 IV 63 consid. 2.2; 141 IV 132 consid. 3.4.1). La motivazione dettagliata dell'accusa avviene al dibattimento, incombendo poi al tribunale accertare in modo vincolante i fatti (sentenze 6B_993/2017 del 20 agosto 2019 consid. 4.3.4 e 6B_687/2018 del 4 giugno 2019 consid. 3.2). La determinazione dei fatti rilevanti riveste quindi un'importanza centrale. Al riguardo, allo scopo di ricercare la verità materiale, è necessario che il tribunale adotti un ruolo attivo nell'assunzione delle prove. Il principio inquisitorio si applica quindi sia alle autorità di perseguimento penale che ai tribunali. Solo se il tribunale adempie il suo obbligo di determinare d'ufficio i fatti, può ritenere un fatto come provato o no e, in applicazione del principio della libera valutazione delle prove, fondarvi una decisione (DTF 147 IV 409 consid. 5.3.1 e rinvii; DTF 144 I 234 consid. 5.6.2). Il tribunale deve, se necessario, assumere nuove prove, completare quelle incomplete e riassumere quelle non assunte regolarmente nella procedura preliminare (art. 343 CPP; DTF 144 I 234 consid. 5.6.2; cfr. anche DTF 143 IV 288 consid. 1.4.1; 143 IV 214 consid. 5.4). L'assunzione di prove da parte del giudice conformemente alla legge, così come prevista dal CPP, non implica di per sé una sua prevenzione, visto che è tenuto a espletare la procedura probatoria al dibattimento (cfr. DTF 144 I 234 consid. 5.6.2 e 5.7; sentenza 1B_532/2021 del 3 dicembre 2021 consid. 3.2 in fine). Ora, la questione del principio accusatorio sollevata dal ricorrente al dibattimento poteva essere vagliata compiutamente soltanto sulla base della valutazione globale dei mezzi di prova, tra i quali poteva rientrare anche l'assunzione del citato complemento peritale.