Citation: 2P.339/2001 12.04.2002 E. 4

4.- Il ricorrente contesta con il presente ricorso la conclusione a cui è pervenuto il Tribunale amministrativo ticinese. a) Innanzitutto sostiene che nel caso concreto la precisazione riportata nel capitolato d'offerta alla posizione R 291. 100, di utilizzare un fattore minimo pari a 1.0, non costituiva una condizione di gara ma ribadiva unicamente un'ovvietà, in quanto che la formula riportata al medesimo punto non permetteva di giungere ad un risultato inferiore a 1, indipendentemente dal valore attribuito all'incognita "oneri%". Aggiunge poi che, anche qualora si volesse ammettere l'esistenza di una condizione di gara, non si può affatto considerare, come hanno fatto arbitrariamente i giudici cantonali, che la stessa fosse determinante per la validità dell'intera offerta, dal momento che concerneva una prestazione facoltativa e che comunque l'inserimento del fattore 0.9 ha determinato una differenza di prezzo a suo sfavore di soli fr. 20'000.--, a fronte di un' offerta complessiva di oltre 69 milioni di franchi. Rimprovera dunque alla Corte cantonale di avere in questo modo violato quanto prescritto dall'art. XIII cpv. 4 lett. a AAP e, in seconda battuta, di avere disatteso il principio della parità di trattamento, garantito dall'art. 8 Cost. e, in materia di appalti pubblici, dagli art. VII cpv. 1 AAP e 11 lett. a CIAP, nonché il principio, fissato dall'art. 13 lett. f CIAP, secondo il quale l'aggiudicazione deve avvenire sulla base di criteri adeguati, in grado di garantire la scelta dell'offerta economicamente più vantaggiosa. b) Sostiene inoltre che il fatto di avere inserito il fattore 0.9, anziché il fattore 1.0, nel calcolo della posizione R 291. 111 sia chiaramente dovuto ad una svista. Rimprovera dunque al Tribunale amministrativo di essere incorso nell'arbitrio per non aver ammesso tale circostanza e di avere violato i combinati art. XIII cpv. 1 lett. b e cpv. 4 lett. a AAP, 1 cpv. 2 lett. b, 11 lett. a e 13 lett. f CIAP e § 24 cpv. 2 delle direttive d'esecuzione dell'accordo intercantonale sugli appalti pubblici, del 25 novembre 1994 (DirCIAP), per avergli negato la possibilità di correggere, dopo l'apertura delle offerte, un simile vizio. c) Da ultimo, l'insorgente fa ancora valere la violazione da parte dei giudici cantonali del divieto di formalismo eccessivo, di cui all'art. 29 cpv. 1 Cost. A questo proposito sostiene in sostanza che nel caso in esame la sproporzione tra la lieve svista commessa nella compilazione dell'offerta e la decisione di annullare, a causa di ciò, l'aggiudicazione sarebbe enorme.