Citation: 5C.198/2000 18.01.2001 E. 2

2.- a) Il convenuto rimprovera alla Corte cantonale una violazione degli art. 730 e 738 CC per quanto concerne l'interpretazione della servitù di divieto di tenere animali. Egli sostiene che il divieto di tenere un cane da guardia, unico animale di cui si è accertata la presenza sul suo fondo, viola il principio secondo cui possono essere oggetto di una servitù solo attività che sono in diretta relazione con lo sfruttamento del fondo. Il divieto di tenere un cane non ha nessun "effetto reale" e viola così inammissibilmente la libertà personale del convenuto. Inoltre, la parte attrice non ha mai dal 1971 al 1987 invocato tale servitù per opporsi alla presenza di animali domestici su tale fondo. Infine la Corte cantonale sembra confondere la protezione dalle immissioni accordata dall'art. 684 CC con la legittimità del contenuto di una servitù. b) La sentenza impugnata indica che la servitù è chiara e non necessita di alcuna interpretazione. Il divieto di tenere animali sussiste indipendentemente dal disturbo arrecato. Non si può inoltre negare il diritto dell'attrice ad opporsi al fatto che in un quartiere residenziale vengano tenuti cani da guardia e galline, notorie fonti di rumori e odori. La servitù non lede nemmeno la personalità dell'attore né la richiesta appare abusiva. c) Giusta la giurisprudenza sviluppata in applicazione dell'art. 730 CC, una servitù prediale non può avere per contenuto unicamente una limitazione della libertà personale del proprietario gravato o di altri interessati, ma deve prevedere una restrizione della proprietà sul fondo serviente. Ciò vale soprattutto per le cosiddette servitù negative, che sono unicamente ammissibili se l'attività che vietano determina in maniera percettibile dall'esterno lo stato fisico del fondo serviente, il suo aspetto esteriore, il suo carattere economico o sociale. Invisi appaiono pertanto i meri divieti di concorrenza, in cui la limitazione dell'attività non è in diretta relazione con lo sfruttamento del fondo. Per contro, la prassi ritiene, ad esempio, lecita una servitù che impedisce l'esercizio di qualsiasi industria o commercio sul fondo gravato, risultando da tali attività, e quindi dal fondo su cui dovrebbero essere svolte, emanazioni, quali rumori, vibrazioni, odori o altre forme di inquinamento. Del resto, una limitazione della libertà personale non costituisce, in quanto tale, un criterio per decidere la validità della servitù (DTF 123 III 137 consid. 2c con riferimenti). Risulta dall'esperienza generale che il semplice fatto di tenere determinati animali provoca emissioni più o meno rilevanti dal fondo su cui questi si trovano. Se ciò non è vero per talune specie animali - a titolo di esempio la Corte cantonale menziona tra l'altro pesci rossi, criceti e tartarughe - non è possibile generalizzare tale fatto. A giusta ragione i giudici cantonali hanno rilevato che l' attrice ha un interesse ad opporsi al possesso di segnatamente un cane da guardia, le cui emissioni foniche non possono seriamente essere negate. Non è nemmeno possibile ammettere - come invece sostiene il convenuto nel proprio ricorso - che il divieto di tenere animali, in particolare se riferito al cane da guardia, non è in relazione con l'uso del fondo gravato. Inoltre, in base alla giurisprudenza, il possedere cani non rientra nelle facoltà elementari di realizzazione della personalità e non fa quindi parte della sfera protetta dal diritto fondamentale della libertà personale (sentenza inedita del Tribunale federale del 6 giugno 1985 consid. 2 e sentenza del Tribunale federale del 5 ottobre 1977 pubblicata in ZBl 1978, pag. 34 consid. 4). Ne segue che non è ravvisabile alcuna violazione del diritto federale.