Citation: 4A_651/2020 E. 3.3

3.3. In concreto con la predetta critica ricorsuale il ricorrente misconosce il contenuto attribuito dalla Corte cantonale all'accordo 26 giugno 2003. Questa ha indicato che, sottoscrivendolo su richiesta del padre, il qui ricorrente ha confermato l'esistenza di un contratto orale di mutuo e si era riconosciuto debitore solidale della somma di fr. 120'000.--. In altre parole, i giudici di appello hanno ritenuto che tale accordo costituisse sia la prova dell'erogazione della somma mutuata sia la ratifica dell'operato del genitore, che aveva agito anche per il ricorrente. Quest'ultimo non spiega né è ravvisabile perché quanto appena illustrato violi il diritto federale. Infatti, a giusta ragione, non nega che una parte possa impegnarsi contrattualmente mediante un rappresentante o che un eventuale agire di quest'ultimo senza i necessari poteri possa essere ratificato a posteriori. Del tutto inconferente rivela poi il rinvio al predetto giudizio della CEF, poiché il ricorrente - a differenza del fratello - aveva sottoscritto di suo pugno il contratto 26 giugno 2003. Altrettanto priva di pertinenza si rivela l'asserita violazione dell'art. 29 Cost.; la Corte cantonale ha per altro unicamente menzionato la causa introdotta contro la sorella quale ulteriore indizio per l'infondatezza della pretesa omessa erogazione del mutuo. Per quanto concerne la mancata consegna della cartella ipotecaria, il ricorrente non si confronta con le suddette considerazioni della Corte cantonale, ma si limita a inammissibilmente proporre una propria interpretazione del contratto avulsa dalla sentenza impugnata. Ugualmente inammissibile si rivela infine, per la sua carente motivazione (v. sopra consid. 2), la censura sul valore probatorio della dichiarazione 26 giugno 2003 di E.________.