Citation: 2A.533/2003 18.02.2004 E. 3

3.1 Le insorgenti censurano innanzitutto, su più aspetti, la violazione del diritto di essere sentito. In particolare, la figlia sostiene che, in base all'art. 12 della Convenzione sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989 (entrata in vigore per la Svizzera il 26 marzo 1997; RS 0.107), avrebbe dovuto venir ascoltata, prima dell'adozione del provvedimento contestato. La madre invoca per contro la suddetta garanzia costituzionale in relazione al presunto occultamento di determinati atti dall'incarto processuale. Il Tribunale amministrativo ticinese ha respinto le critiche su questi particolari aspetti, ma ha comunque ravvisato la violazione del diritto di essere sentito nel fatto che l'autorità di prime cure si sia pronunciata fondandosi essenzialmente su indicazioni fornite dal marito, rispettivamente padre, senza sottoporle previamente alle insorgenti. I giudici cantonali hanno ad ogni modo considerato sanata tale violazione grazie ai ricorsi interposti dinanzi al Consiglio di Stato. 3.2 Secondo costante giurisprudenza, natura e limiti del diritto di essere sentito (art. 29 cpv. 2 Cost.) sono determinati in primo luogo dalle norme cantonali di procedura. Se queste sono insufficienti o assenti, tornano applicabili i principi che la prassi ha dedotto dall'art. 29 cpv. 2 Cost. così come, in precedenza, dall'art. 4 vCost. (DTF 126 I 15 consid. 2a; 125 I 257 consid. 3a; 124 I 241 consid. 2, 49 consid. 3a). Nel caso concreto, le insorgenti non lamentano la disattenzione di norme di diritto cantonale. Occorre pertanto esaminare se l'istanza inferiore abbia violato le garanzie minime previste dal citato disposto costituzionale. In riferimento alle censure della figlia, è parimenti necessario verificare se la norma convenzionale a cui si richiama conferisce diritti più ampi di quelli assicurati dalla regolamentazione costituzionale. Il diritto di essere sentito garantisce al cittadino, tra l'altro, la facoltà di esprimersi su tutti i punti essenziali di un procedimento, prima che sia emanata una decisione che lo tocca nella sua situazione giuridica. Tutelato non è comunque, di principio, il diritto di esprimersi oralmente, ma solamente quello di poter prendere posizione per iscritto (DTF 125 I 209 consid. 9b; 122 II 464 consid. 4c). Tale facoltà implica, in particolare, il diritto di prendere visione degli atti di causa suscettibili d'influenzare il giudizio di merito e quello di determinarsi in proposito (DTF 129 I 85 consid. 4.1; 126 I 7 consid. 2b). Di conseguenza, l'autorità che inserisce nel fascicolo processuale nuovi atti di cui intende prevalersi ai fini del giudizio è tenuta, in linea di massima, ad avvisarne le parti (DTF 124 II 132 consid. 2b; 114 Ia 97 consid. 2c). 3.3 Per quanto attiene alle censure sollevate dalla madre, non v'è invero motivo di ritenere che ella non abbia avuto la possibilità, in sede cantonale, di consultare tutti i documenti rilevanti per l'esito del procedimento. La stessa si riferisce, in particolare, ad uno scritto del 2 luglio 2002 menzionato nella segnalazione del Municipio di X.________ alla Sezione dei permessi e dell'immigrazione del 23 agosto successivo. Da tale segnalazione si evince che lo scritto in questione altro non è che una richiesta di rilascio di un certificato di domicilio formulata all'autorità comunale dal marito dell'insorgente. Esso non figura tra le carte processuali semplicemente perché esula con tutta evidenza dal contesto della presente procedura e risulta insignificante pure nell'ambito della causa di divorzio, il cui incarto è stato richiamato dinanzi alle autorità inferiori. D'altra parte, la medesima ricorrente non adduce ragioni plausibili per dubitare che altre indicazioni, oltre alla lettera del 27 novembre 2002 di suo marito, abbiano indotto l'autorità dipartimentale cantonale ad acclarare la situazione coniugale. Le argomentazioni sollevate in relazione all'assenza di timbri su tale scritto e alle deduzioni tratte dai funzionari della Sezione dei permessi e dell'immigrazione appaiono in effetti puramente delle congetture. Come rilevato a ragione dal Tribunale amministrativo, all'insorgente non è stata tuttavia offerta la possibilità di determinarsi sul citato scritto del 27 novembre 2002 prima della revoca del permesso di dimora. Questo scritto ha innegabilmente rivestito un ruolo fondamentale ai fini della decisione dell'autorità dipartimentale, che proprio in base allo stesso ha promosso ulteriori verifiche e che non avrebbe invero potuto fondarsi sulla sola notifica di cambiamento di domicilio introdotta successivamente dalla ricorrente. L'autorità di polizia degli stranieri non poteva peraltro nemmeno supporre che quest'ultima fosse al corrente della segnalazione del marito. In simili circostanze, ella avrebbe dovuto essere previamente interpellata riguardo allo stato e alle prospettive della relazione coniugale. Va pertanto condivisa la conclusione della Corte cantonale, secondo cui l'autorità di prime cure ha disatteso il diritto di essere sentito dell'interessata. Vero è altresì che tale violazione è stata comunque sanata mediante il procedimento ricorsuale dinanzi al Consiglio di Stato, autorità dotata di pieno potere di cognizione, dove la ricorrente ha potuto esaminare gli atti ed esprimersi compiutamente (DTF 129 I 129 consid. 2.2.3; 126 I 68 consid. 2; 125 V 368 consid. 4c/aa; 124 V 389 consid. 5a). 3.4 Considerazioni analoghe valgono a proposito delle censure della figlia. In effetti, come l'art. 29 cpv. 2 Cost., così l'invocato art. 12 della Convenzione sui diritti del fanciullo non garantisce il diritto di essere sentito oralmente, bensì riserva al minorenne unicamente il diritto di essere ascoltato in maniera adeguata, se del caso per iscritto o mediante un rappresentante, in funzione dell'oggetto della decisione e delle circostanze del caso concreto (DTF 124 II 361 consid. 3c; 124 III 90 consid. 3b e c). Nella fattispecie, la ricorrente ha potuto far valere convenientemente la propria opinione solamente impugnando, peraltro in maniera autonoma dalla madre e con un proprio patrocinatore, il provvedimento contestato. Anche nel suo caso, il procedimento ricorsuale ha dunque sanato, tanto dal profilo costituzionale che da quello convenzionale, la violazione del diritto di essere sentito posta in essere dall'autorità dipartimentale.