Citation: 6B_1012/2015 E. 16.1

16.1. Il ricorrente contesta la condanna per il reato di sequestro di persona e rapimento (art. 183 CP). Sollevando la censura si scosta tuttavia dai fatti accertati dalla Corte cantonale, ancora una volta non censurati d'arbitrio con una motivazione conforme alle esigenze dell'art. 106 cpv. 2 LTF e pertanto vincolanti in questa sede. La CARP ha infatti accertato ch'egli ha chiuso la porta della sua abitazione e nascosto la chiave dopo avere compiuto le violenze contro la vittima (e non al rientro dalla festa). In questa sede il ricorrente si limita a ribadire di averla chiusa già prima, appena rientrato in casa, rilevando che la vittima ha riconosciuto di non avere visto cosa avesse fatto con le chiavi. La CARP ha però spiegato al considerando n. 105 perché la sua versione non era attendibile. Ha in particolare ritenuto l'accusatrice privata credibile anche quando ha raccontato di avere visto il ricorrente scendere al piano terra, subito dopo avere concluso il rapporto sessuale forzato, e di avere sentito il rumore delle chiavi, pur avendo ammesso di non avere visto cosa avesse poi fatto con le stesse. Per contro, ha ritenuto ch'egli non poteva essere creduto quando ha affermato che la porta è stata chiusa prima, per impedire che l'accusatrice privata si facesse male: in quei frangenti egli non ha dimostrato alcun interesse per il bene della compagna e i pregiudizi che ella avrebbe potuto subire uscendo e inciampando sarebbero stati minimi rispetto a quanto aveva appena patito. La Corte cantonale ha inoltre considerato che se il ricorrente si fosse veramente interessato a lei, dopo le violenze non si sarebbe girato dall'altra parte per dormire, senza nemmeno chiederle come stesse. Ha inoltre rilevato che il blocco della porta dopo la violenza aveva potuto avere a quel punto quale unico scopo quello di impedire alla vittima di trovare le chiavi e di uscire di casa, giacché dall'esterno era impossibile entrare senza chiave. Il ricorrente lamenta l'assenza di prove certe sul fatto ch'egli ha chiuso a chiave la porta soltanto dopo avere usato violenza contro la compagna, ma non dimostra la manifesta insostenibilità di queste considerazioni. Trascura altresì la rilevanza dell'accertamento secondo cui la vittima, ritenuta credibile di principio e quindi anche su questo punto, lo ha visto scendere al piano inferiore dopo l'abuso ed ha udito il rumore delle chiavi. Quanto al secondo episodio di sequestro di persona (presso il domicilio della vittima), la Corte cantonale ha accertato che il ricorrente ha inequivocabilmente chiuso la porta, lasciando le chiavi nella serratura dalla parte esterna, per impedire alla vittima di uscire di casa e di allontanarsi, riuscendo nel suo intento, giacché è stato soltanto grazie all'intervento degli agenti di polizia che la porta ha potuto essere riaperta. La CARP ha inoltre spiegato perché la giustificazione addotta dal ricorrente di volere proteggere l'accusatrice privata non reggeva. Il ricorrente non si confronta puntualmente con il considerando n. 106 della sentenza impugnata, limitandosi essenzialmente ad addurre che non sarebbe stata dimostrata l'impossibilità di aprire comunque la porta dall'interno con un'altra chiave, nonostante l'inserimento delle chiavi nella serratura esterna: gli agenti di polizia intervenuti non avrebbero infatti accertato l'esatta posizione della chiave nella toppa, in particolare se ciò avesse impedito l'apertura della porta dall'interno. Si tratta al riguardo unicamente di un'ipotesi teorica, che non consente di rivenire sugli esposti accertamenti. Come già esposto, non censurati d'arbitrio con una motivazione conforme alle esigenze dell'art. 106 cpv. 2 LTF, essi sono vincolanti per il Tribunale federale (cfr. art. 105 cpv. 1 LTF).