Citation: 5A_166/2020 E. 3.1.1

3.1.1. In diritto - che va qui eccezionalmente esaminato prima delle contestazioni in fatto, posto che l'ammissione della presente censura renderebbe superfluo l'esame delle ulteriori - la ricorrente contesta l'applicabilità della procedura sommaria di tutela giurisdizionale nei casi manifesti ai sensi dell'art. 257 CPC alla presente fattispecie. La ricorrente ribadisce le considerazioni già esposte in prima e seconda sede: a suo dire, l'accoglimento parziale di un'istanza nella procedura di tutela giurisdizionale nei casi manifesti non è possibile, tanto più che la giurisprudenza richiamata dai Giudici cantonali, ovvero la sentenza 4A_571/2018 del 14 gennaio 2019, non si attaglierebbe al caso di specie. In primo luogo, non si sarebbe alla presenza di un cumulo di pretese ex art. 90 CPC, bensì di un'unica pretesa per un importo totale di fr. 82'636.25; diversamente dalla fattispecie alla base dell'esempio giurisprudenziale addotto, nel quale pretese di diversa natura erano state fatte valere (sfratto dell'inquilino, pagamento di pigioni scoperte, rigetto definitivo dell'opposizione, pagamento di spese di richiamo). L'unitarietà della pretesa richiesta nelle forme della procedura sommaria in oggetto osterebbe a un suo accoglimento solo parziale: "così facendo il Giudice emetterebbe una sentenza in equità, ciò che è escluso nella procedura di casi manifesti. In altre parole, più pretese possono essere in parte accolte, e le altre dichiarate irricevibili; per contro un'unica pretesa non può essere scorporata in parti ricevibili ed altre irricevibili". L'applicazione dell'art. 257 CPC fatta dal Tribunale di appello al caso di specie sarebbe financo lesiva del divieto d'arbitrio. La ricorrente censura poi il ricalcolo della decorrenza degli interessi di mora effettuato dal Pretore aggiunto. In applicazione dei dettami dell'art. 257 CPC, il giudice avrebbe dovuto limitarsi a constatare l'inesattezza del calcolo relativo proposto da parte istante, astenendosi dal correggere o sistemare la pretesa, "e meglio il petitu m giudiziario", e dichiarando irricevibile l'istanza. Il giudizio avversato, peraltro in contraddizione con un altro giudizio dell'autorità cantonale, sarebbe pertanto pure in questa prospettiva addirittura lesivo del divieto d'arbitrio. Infine, la ricorrente ribadisce che il primo giudice non aveva la facoltà di " destreggiarsi a capire ben 15 pagine di istanza", cinque pagine di replica spontanea, un petitum di un'intera pagina, oltre a 55 documenti diversi, senza porsi in tal modo in contraddizione con quella giurisprudenza che ha negato la liquidità di istanze di eccessiva estensione e complessità. Riassumendo le inconsistenze fra allegazioni e prove del qui opponente, asseritamente già sollevate con la risposta di causa e con l'appello, la ricorrente esclude che le medesime potessero essere controbattute sulla base dei soli documenti di causa: già solo l'esame di 55 documenti costituirebbe un inammissibile accertamento di fatto.