Citation: 6B_409/2022 E. 4.3

4.3. La Corte cantonale ha rilevato che, nella causa civile in questione, l'audizione testimoniale del ricorrente non è avvenuta sotto l'egida dell'attuale Codice di diritto processuale civile svizzero, bensì in applicazione del previgente Codice ticinese di procedura civile, del 17 febbraio 1971 (CPC/TI), che non prevedeva un obbligo di informazione analogo a quello previsto dal CPC in merito all'invocato diritto di rifiutarsi di cooperare. La Corte cantonale ha segnatamente richiamato il diverso tenore dell'art. 230 CPC/TI e dell'art. 166 cpv. 1 lett. a CPC. In questa sede, il ricorrente non contesta specificatamente questa considerazione della CARP, in particolare non sostiene che il diritto processuale cantonale (CPC/TI) sarebbe stato applicato a torto e non fa valere che la sua audizione non avrebbe rispettato le formalità prescritte dalle previgenti disposizioni cantonali di procedura (cfr., sui testimoni e il loro obbligo di testimoniare, gli art. 227 segg. CPC/TI). Secondo l'art. 235 cpv. 1 CPC/TI, il giudice rende attento il testimonio sul suo obbligo di testimoniare e di dire la verità e sulle conseguenze penali di una falsa testimonianza e gli deferisce il giuramento. L'art. art. 238bis cpv. 1 CPC/TI prevede che l'inosservanza delle disposizioni relative all'assunzione dei testimoni e alla loro audizione, tra cui in particolare la violazione dell'art. 235 CPC/TI, rende nulla la testimonianza. L'art. 230 CPC/TI disciplina i casi relativi alle persone che hanno facoltà di non deporre. Il ricorrente non sostiene, né rende seriamente ravvisabile, ch'egli non sarebbe stato reso attento sul suo obbligo di testimoniare e di dire la verità (art. 235 CPC/TI). Né egli adduce di rientrare nell'elenco delle persone che avevano facoltà di non deporre giusta l'art. 230 CPC/TI. Non v'è quindi motivo per ritenere che, in concreto, non siano state rispettate le formalità previste dal diritto procedurale cantonale e che la sua testimonianza non sia stata valida. Il ricorrente non si confronta infatti con le citate disposizioni del CPC/TI e non espone argomenti a sostegno di una diversa conclusione. Egli si limita ad addurre che, sotto il profilo del diritto penale, occorrerebbe applicare l'art. 161 CPC in applicazione per analogia del principio della "lex mitior". Questo principio, sancito dall'art. 2 cpv. 2 CP, si riferisce però al giudizio su crimini e delitti e concerne essenzialmente la decisione relativa alla colpevolezza dell'imputato e alla pena inflittagli (sentenza 6B_756/2022 del 3 ottobre 2022 consid. 3.2 e riferimenti). Esso non disciplina la questione della procedura applicabile alla causa giudiziaria civile oggetto della falsa deposizione. La censura è pertanto infondata. Per il resto, il ricorrente non si confronta con i considerandi del giudizio impugnato e non contesta in particolare l'accertamento secondo cui la dichiarazione resa in qualità di testimone dinanzi al giudice civile, secondo cui egli non aveva alcun interesse all'esito della causa civile, era inveritiera. Alla fine del gravame, nell'ambito della contestazione della commisurazione della pena, egli sostiene invero di non avere mentito sui fatti su cui era stato chiamato a deporre, ma soltanto sulla circostanza se avesse o meno un interesse all'esito della causa. La falsa deposizione può però riguardare non soltanto fatti oggettivamente constatabili, ma anche fatti relativi al foro interiore, quali dei sentimenti o delle intenzioni (sentenza 6B_249/2017 del 17 gennaio 2018 consid. 1.1 e riferimenti). Può quindi pure concernere la risposta a una domanda volta a verificare la credibilità del testimone (VERNIORY, in: op. cit., n. 11 all'art. 307 CP). Con la dichiarazione incriminata, il ricorrente ha negato falsamente di non avere un interesse all'esito della causa civile, mostrando una credibilità quale testimone neutrale che in realtà non era tale. Contrariamente alla sua opinione, ha quindi rilasciato una falsa dichiarazione sui fatti della contestazione.