Citation: 5A_752/2014 E. 2.4.3

2.4.3. Per costante prassi, nell'ambito dell'applicazione della Convenzione di Lugano si tiene conto della giurisprudenza e della dottrina attinenti sia alla Convenzione di Bruxelles del 27 settembre 1968 concernente la competenza giurisdizionale e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, sia al Regolamento Bruxelles I, che ha sostituito quest'ultima Convenzione (DTF 139 III 232 consid. 2.2 con rinvio; 135 III 623 consid. 3.2 con rinvii; 135 III 185 consid. 3.2 con rinvii; 121 III 336 consid. 5c). 2.4.3.1. Punto di partenza della discussione è la constatazione che le norme topiche della Convenzione di Bruxelles hanno subito dei cambiamenti nel successivo Regolamento Bruxelles I; in particolare è stata modificata la disposizione corrispondente all'art. 34 n. 2 CLug, in virtù della quale è ormai sufficiente, per il riconoscimento di una decisione estera, che il convenuto contumace abbia avuto a disposizione un rimedio di diritto efficace del quale non ha fatto uso (v., fra i tanti, Hélène Gaudemet-Tallon, Compétence et exécution des jugements en Europe, 4a ed. 2010, pag. 436). Parte della dottrina ne deduce che la giurisprudenza in tema emanata sotto l'egida del diritto previgente non può essere pedissequamente confermata. Di tale giurisprudenza viene in particolare criticata l'impossibilità di far riconoscere all'estero misure provvisionali ex parte che devono avere, per essere efficaci, un effetto sorpresa (Stefan Leible, in Europäisches Zivilprozess- und Kollisionsrecht, 2011, n. 36 e 36b ad art. 31, n. 12 e 12a ad art. 32 Regolamento Bruxelles I; Reinhold Geimer, in Europäisches Zivilverfahrensrecht, 3a ed. 2010, n. 107 ad art. 34 Regolamento Bruxelles I). 2.4.3.2. Tuttavia, la giurisprudenza posteriore all'entrata in vigore del Regolamento Bruxelles I non ha seguito tale corrente dottrinale: il Bundesgerichtshof tedesco ha in particolare posto in evidenza che il legislatore comunitario ha scientemente omesso di modificare il contenuto degli art. 32 segg. del Regolamento Bruxelles I rispetto agli art. 25 segg. della Convenzione di Bruxelles, seppure la criticata giurisprudenza emanata sotto l'egida del diritto previgente gli fosse ben nota (Leible, op. cit., n. 36b ad art. 31 Regolamento Bruxelles I, con rinvio, alla nota a piè di pagina 130, alla sentenza del Bundesgerichtshof tedesco IX ZB 150/05 del 21 dicembre 2006 punto 15; Geimer, loc. cit., nota a piè di pagina 196). La giurisprudenza Hengst Import BVemanata dalla CGCE sotto l'egida della Convenzione di Bruxelles in materia di decreto ingiuntivo italiano mantiene quindi la sua validità anche dopo l'emanazione del Regolamento Bruxelles I: il criterio discriminante per fruire del regime di riconoscimento e di esecuzione rimane la possibilità, per il debitore, di esercitare il proprio diritto di essere sentito prima che il decreto ingiuntivo venga dichiarato esecutivo nello Stato d'origine (in questi termini: Domej/Oberhammer, Lugano-Übereinkommen zum internationalen Zivilverfahrensrecht, 2011, n. 12 ad art. 32 CLug; v. anche Jolanta Kren Kostkiewicz, IPRG/LugÜ Kommentar, 2015, n. 8 ad art. 32 CLug). 2.4.3.3. Il decreto ingiuntivo dichiarato immediatamente esecutivo in applicazione dell'art. 642 CPC italiano continua pertanto ad essere considerato un provvedimento ex parte non suscettibile di cadere sotto la definizione di "decisione" giusta l'art. 32 CLug (supra consid. 2.4.1). La sua utilità resta limitata al creditore procedente che intende porre in esecuzione la propria pretesa facendo capo a beni del debitore siti nel Paese di pronuncia, nel caso di specie in Italia (v. DTF 129 III 626 consid. 5.2.1; Walter/Domej, Internationales Zivilprozessrecht der Schweiz, 5a ed. 2012, pag. 467 seg., pag. 566 seg.). 2.4.3.4. Conformemente ai principi sull'interpretazione uniforme del Regolamento Bruxelles I e della CLug (supra consid. 2.4.3), pronunciando la fondamentale DTF 139 III 232 il Tribunale federale non ha fatto altro che allinearsi sulla posizione del Bundesgerichtshof tedesco, non senza considerare che la stessa è condivisa anche dalle Corti supreme francese e austriaca.