Citation: 4P.278/1999 08.02.2000 E. 2.-

A mente della ricorrente l'applicazione dell' art. 142 cpv. 1 lett. a CPC/TI, nel caso di specie configu- ra un formalismo eccessivo. a) Per costante giurisprudenza, l'eccesso di for- malismo è una forma particolare di diniego di giustizia - vietata dall'art. 4 vCost. - che si verifica quando per una determinata procedura sono previste delle regole rigorose non materialmente giustificate; ovvero quando la severa ap- plicazione di norme procedurali non è legittimata da alcun interesse degno di protezione e diviene in tal modo fine a sé stessa, complica in maniera insostenibile la realizza- zione del diritto materiale e impedisce in modo inammissi- bile l'accesso ai tribunali (DTF 125 I 166 consid. 3a pag. 170 con rinvii). L'eccesso di formalismo può risiedere sia nella regola di comportamento imposta dal diritto cantonale alla parte in causa, che nella sanzione ad essa connessa. Il Tribunale federale statuisce liberamente sull'esistenza di un eccesso di formalismo (DTF 119 Ia 4 consid. 2a con rinvii), mentre esamina l'interpretazione e l'applicazione del diritto cantonale solamente dal profilo dell'arbitrio (DTF 116 V 353 consid. 3a). b) Orbene, non ogni rigore processuale è in con- trasto con l'art. 4 vCost. (cfr. l'attuale art. 9 e 29 nCost.); le forme processuali sono infatti indispensabili per assicurare un ordinato svolgimento del processo, garan- tire la parità di trattamento e l'applicazione del diritto materiale (DTF 118 V 311 consid. 4). In concreto, dalle argomentazioni ricorsuali non si evince, neppure indirettamente, per quali ragioni la tutela degli interessi della ricorrente risulterebbe pregiudicata in maniera sproporzionata dalla corretta applicazione del diritto processuale ticinese, che ammette soltanto la con- duzione personale del processo - vale a dire, trattandosi di una persona giuridica attraverso i suoi organi - oppure il patrocinio di un avvocato (cfr. Cocchi/Trezzini, Codice di procedura civile ticinese massimato e commentato, Lugano 2000, n. 1 ad art. 64 CPC ticinese). Giovi inoltre osserva- re che l'attenersi fin dall'inizio a queste regole non im- plicava - per la ricorrente - particolari difficoltà sicché la decisione della Corte ticinese di dichiarare nulli gli atti processuali compiuti irritualmente dalla società, in applicazione dell'art. 142 cpv. 1 lett. a CPC/TI, non con- figura un atto di formalismo eccessivo nel senso sopra de- scritto. c) Nulla mutano le considerazioni della ricorrente circa il comportamento processuale della controparte, la quale aveva omesso di formulare la medesima eccezione nel quadro della precedente procedura di rigetto dell'opposi- zione. La legittimazione del rappresentante costituisce in- fatti un presupposto processuale, da verificarsi d'ufficio in ogni stadio di causa (art. 97 n. 4 CPC/TI), la cui as- senza determina le conseguenze sopra descritte (cfr. Coc - chi/Trezzini, op. cit., n. 3 ad art. 64 CPC/TI, cfr. anche Rep 1989 pag. 172).