Citation: 5A_147/2019 E. 2.1

2.1. Se i coniugi hanno figli minorenni, il giudice delle misure a protezione dell'unione coniugale prende le misure necessarie secondo le disposizioni sugli effetti della filiazione (art. 176 cpv. 3 CC), segnatamente in relazione alla custodia. Con l'entrata in vigore delle nuove disposizioni di legge sull'autorità parentale entrate in vigore il 1° luglio 2014, la nozione di "custodia parentale" (v. DTF 128 III 9, regesto) è stata sostituita con il "diritto di determinare il luogo di dimora del figlio" (art. 301a cpv. 1 CC). Il concetto generico di "custodia" si esaurisce ormai nella sola "custodia di fatto", ovvero la gestione quotidiana del figlio e l'esercizio dei diritti e doveri legati alla sua cura e alla sua educazione (DTF 142 III 617 consid. 3.2.2 con rinvii dottrinali; 142 III 612 consid. 4.1 con rinvii dottrinali). L'autorità parentale congiunta, ormai la regola (art. 296 cpv. 2 CC), non implica necessariamente una custodia alternata. Chiamato a statuire in proposito, tuttavia, il giudice deve esaminare se una custodia alternata è possibile e compatibile con il bene del minore (v. art. 298 cpv. 2 ter CC; sentenza 5A_512/2017 del 22 dicembre 2017 consid. 5.1), principio fondamentale per l'attribuzione dei diritti parentali, al quale gli interessi dei genitori devono cedere il passo. La possibilità concreta di instaurare una custodia alternata e la sua compatibilità con il bene del figlio dipendono dalle circostanze del caso di specie, sicché i numerosi studi psicologici che si esprimono in modo assoluto in favore di o contro una tale variante della custodia, senza considerare i parametri rilevanti nella pratica, non possono essere determinanti. Al giudice incombe infatti verificare, alla luce delle situazioni di fatto attuale e previgente, se una custodia alternata appare effettivamente idonea a preservare il bene del figlio (DTF 142 III 617 consid. 3.2.3 con rinvii; 142 III 612 consid. 4.2 con rinvii). Fra i criteri da esaminare sono da citare le capacità educative dei genitori, che devono essere date per entrambi, e l'esistenza, pure qui presso entrambi i genitori, di una buona capacità e volontà comunicativa, essenziale viste le misure d'organizzazione e lo scambio regolare di informazioni che un tale metodo di custodia richiede. La mera opposizione di uno dei genitori alla custodia alternata non permette invero di ritenere un'incapacità di cooperazione fra i genitori. Un conflitto marcato e durevole fra di loro, avente per tema questioni legate al figlio, lascia per contro presagire difficoltà future e avrà in linea di principio per conseguenza che il minore sarà ripetutamente esposto a situazioni conflittuali, ciò che a sua volta potrebbe apparire contrario al suo bene. La situazione geografica e la distanza fra i luoghi di residenza dei genitori, la possibilità dei genitori di occuparsi personalmente del figlio, l'età di quest'ultimo e la presenza di fratelli o di una cerchia sociale sono ulteriori fattori di cui si deve tener conto, così come della stabilità che deriva dal mantenimento della situazione previgente, nel senso che una custodia alternata potrà essere instaurata più facilmente se già prima della separazione entrambi i genitori si occupavano in alternanza del figlio. Né va trascurato il desiderio del figlio, anche qualora non disponga (ancora) della capacità di discernimento necessaria per valutare la portata della questione. Incomberà al giudice, che accerta i fatti d'ufficio, determinare la necessità di fare appello a uno specialista, o di richiedere un rapporto di valutazione sociale o una perizia, per interpretare il desiderio del minore e coglierne la genuinità. Fatta riserva per le capacità educative dei due genitori, evidentemente imprescindibili per l'instaurazione di una custodia alternata, tutti gli altri criteri sono interdipendenti, e la loro rispettiva importanza varia secondo le circostanze del caso. I criteri della stabilità e della possibilità per un genitore di occuparsi personalmente di un figlio avranno così un ruolo preminente in caso di lattanti e i figli in bassa età, mentre che per un adolescente l'appartenenza a una cerchia sociale sarà particolarmente importante. La capacità di collaborazione dei genitori sarà di contro più importante quando il figlio frequenta la scuola o quando la distanza fra i luoghi di residenza dei genitori esige un'organizzazione più complessa (DTF 142 III 617 consid. 3.2.3 con rinvii; 142 III 612 consid. 4.3 con rinvii). Se giunge alla conclusione che una custodia alternata non è nell'interesse del minore, il giudice attribuisce la custodia a uno dei genitori, prendendo in considerazione essenzialmente i medesimi criteri, ai quali va aggiunto l'esame della capacità di ognuno di loro di favorire i contatti del figlio con l'altro genitore (DTF 142 III 617 consid. 3.2.4; 142 III 612 consid. 4.4). Nel presente contesto, il giudice dispone di un ampio potere di apprezzamento. Il Tribunale federale interviene unicamente se egli si è distanziato senza motivo dai principi stabiliti dalla dottrina e dalla giurisprudenza, se si è basato su fattori che non dovevano giocare alcun ruolo nel caso di specie, oppure se, al contrario, ha omesso di tenere conto di circostanze da prendere imperativamente in considerazione (DTF 142 III 617 consid. 3.2.5; 142 III 612 consid. 4.5).