Citation: U 348/04 12.10.2006 E. 4

4.1 I giudici cantonali si sono principalmente fondati sulla dettagliata perizia specialistica 3 dicembre 2002 del prof. U.________, primario presso il servizio di chirurgia della mano dell'Ospedale X.________ di B.________, il quale, incaricato dall'INSAI, dopo avere ripercorso l'anamnesi personale e sociale del ricorrente ed avere diagnosticato i disturbi da lui lamentati in conseguenza dell'infortunio, ha reputato che l'esecuzione di un'artrodesi al polso sinistro, intervento ritenuto opportuno ed esigibile, fosse atta a migliorare notevolmente la capacità lavorativa e di guadagno dell'interessato. Il perito ha spiegato infatti che attualmente erano esigibili unicamente lavori che richiedessero l'impiego della sola mano destra, quella sana, mentre dopo l'intervento la mano sinistra poteva essere impiegata fino ad un carico di circa 10 kg, controindicate restando comunque delle occupazioni ripetitive. 4.2 Nel suo gravame, il ricorrente contesta l'esigibilità dell'intervento chirurgico proposto dal prof. U.________. Ricordando di avere già subito ben nove interventi al polso, con dei risultati tutt'altro che brillanti, critica in sostanza la carenza, nella relazione allestita da quest'ultimo, di accertamenti sull'esigibilità di un ulteriore intervento da un punto di vista soggettivo. L'insorgente si richiama alle valutazioni contenute nella perizia psichiatrica 8 aprile 2004 del prof. D.________, psicoanalista, psichiatra e psicoterapeuta, da lui presentata dinanzi all'autorità giudiziaria cantonale. Visto l'aggravamento complessivo del quadro clinico venutosi ad instaurare proprio in seguito ai procedimenti chirurgici finora intrapresi, secondo il perito di parte apparirebbe quanto mai comprensibile e giustificabile la reticenza del paziente di fronte alla prospettiva di una ulteriore soluzione "cruenta" del problema al polso. Sempre a mente dello specialista psichiatra, un intervento di questo tipo, qualora non condiviso dall'interessato, produrrebbe unicamente un ulteriore aggravamento del quadro clinico complessivo, con pericolose derive psicopatologiche che potrebbero complicare ulteriormente la già complessa situazione. L'insorgente fa valere che alla luce degli accertamenti compiuti dal prof. D.________, l'intervento chirurgico in oggetto, suscettibile di compromettere la sua salute psichica, risulterebbe lesivo del principio delle proporzionalità. 4.3 Ad un attento esame delle due perizie, il Tribunale federale delle assicurazioni ritiene di dover dare adesione alla tesi ricorsuale. Come pure ammesso dai giudici cantonali, è pacifico che il ricorrente è stato ripetutamente operato al polso infortunato, nell'intento di porre rimedio ad un insufficiente consolidamento della frattura subita, e che i successivi interventi non hanno apportato miglioramenti significativi, almeno dal punto di vista soggettivo. Così emerge, in particolare, che immediatamente dopo l'infortunio vennero eseguiti interventi di riposizione e di osteosintesi a livello del polso e del piede. Sei giorni più tardi, si rendeva necessario un nuovo intervento di riposizione. Il materiale d'osteosintesi veniva poi allontanato tramite due separati interventi. Nel dicembre 1997, il ricorrente veniva sottoposto ad un nuovo intervento al polso sinistro, nell'ambito del quale si cercava di ovviare all'insoddisfacente riposizione della lussazione, senza però riuscire ad ottenere il successo sperato. Alla luce di questo particolare processo di guarigione, l'atteggiamento scettico e reticente dimostrato dall'insorgente nei confronti di un ulteriore intervento non appare a priori incomprensibile. Non permettendo comunque gli atti disponibili di pronunciarsi in modo definitivo sull'esigibilità da un punto di vista soggettivo - vale a dire tenuto conto dell'insieme delle circostanze della fattispecie come pure delle peculiarità della persona del ricorrente (v. consid. 2.4 in fine) - dell'intervento di artrodesi consigliato dai medici dell'Inselspital, si impongono delle indagini completive su questo specifico tema. Nulla muta a tale conclusione la sentenza del 1° marzo 2005 in re B. (U 287/03), nella quale l'esigibilità di un analogo intervento di artrodesi al polso venne ammessa dal Tribunale federale delle assicurazioni. Tale situazione non era in effetti paragonabile a quella oggetto del litigio in esame, visto che il processo di guarigione era stato più corto e molto meno complesso (cfr. pure, per una certa analogia, i criteri sviluppati dalla giurisprudenza in DTF 115 V 140 consid. 6c/aa per accertare l'esistenza di un nesso di causalità adeguato tra disturbi psichici e infortunio, fra cui figurano, in particolare, la durata eccezionalmente lunga della cura medica nonché il decorso sfavorevole della stessa e le complicazioni rilevanti intervenute). In esito alle suesposte considerazioni, l'inserto di causa viene retrocesso alla precedente istanza, la quale sulla base delle risultanze specialistiche acquisite procederà ad una nuova valutazione del tasso d'invalidità.