Citation: 1B_594/2020 E. 2.5.2

2.5.2. Adducendo nell'istanza in esame che l'imputato B.________, risultato positivo alla cocaina, ha affermato di poter disporre soltanto di fr. 500.--, il ricorrente ne deduce ch'egli avrebbe bisogno di finanziare detto consumo, ritenendo implicitamente che ciò avrebbe potuto avvenire per il tramite di una presunta vendita della marijuana sequestrata, o di coltivazioni precedenti. Al riguardo il GPC ha ritenuto, a ragione, che l'unico nuovo elemento è l'invocato consumo di cocaina, ma che dall'incarto non risulta null'altro, come ad esempio l'esame del telefonino dell'imputato A.________ o l'interrogatorio dell'altro sul consumo di cocaina. Ora, il ricorrente si limita semplicemente a rilevare che si tratterrebbe di un telefonino di vecchia generazione e dal quale pertanto difficilmente potrebbero risultare informazioni rilevanti e che nel quadro degli interrogatori gli imputati avrebbero fornito soltanto versioni assai fantasiose e inverosimili della fattispecie. Con questi rilievi egli non dimostra che, nelle descritte circostanze, il GPC avrebbe ritenuto a torto che i principi di proporzionalità e di sussidiarietà non sarebbero adempiuti, non essendo comprovata l'impossibilità di attuare altre misure di inchiesta (art. 269 cpv. 1 lett. c CPP). Per rispettare i requisiti della sussidiarietà e della proporzionalità non è infatti sufficiente asserire perentoriamente che senza la misura litigiosa l'inchiesta penale non potrebbe progredire. Ciò anche perché, come noto al ricorrente nel quadro di una sua precedente analoga istanza, i postulati dati retroattivi, oltre a non permettere di verificare il contenuto delle relative conversazioni o di eventuali sms scambiati, non identificano automaticamente, come egli parrebbe ritenere, eventuali presunti acquirenti della merce, ma soltanto le utenze telefoniche delle persone, che peraltro quali eventuali indagati avrebbero il diritto di non incolparsi, entrate in contatto con i due imputati (sentenza 1B_186/2013 del 7 febbraio 2014 consid. 3 e 4 che lo concerne). È vero che la raccolta di indizi per il tramite dell'approvazione di dati retroattivi potrebbe rivelarsi più semplice: ciò non è tuttavia sufficiente, in particolare sotto il profilo della sussidiarietà, per ottenerne l'approvazione (art. 269 cpv. 1 lett. c CPP). Certo, la sorveglianza litigiosa può essere autorizzata di per sè anche nel caso di delitti seriali: ciò presuppone tuttavia che si sia in presenza di un contesto fattuale diretto tra la misura di sorveglianza e i delitti esaminati (cfr. DTF 142 IV 34 consid. 4.3.3 pag. 39 e consid. 4.4.3 pag. 40 relativa al previgente art. 273 cpv. 1 CPP) e di gravi sospetti, ma non di semplici supposizioni, condizioni non adempiute nel caso in esame (art. 273 cpv. 1 CPP; DTF 142 IV 289 consid. 2.2.1-2.2.3 e consid. 3 pag. 293 seg.; sentenza 1B_365/2014 del 12 gennaio 2015 consid. 6). La sorveglianza non può servire infatti, come parrebbe ritenere a torto il ricorrente, a fondare il sospetto, la stessa dovendo essere applicata quale ultima ratio (THOMAS HANSJAKOB/UMBERTO PAJAROLA, in: Andreas Donatsch et al. [ed.], Kommentar zur Schweizerischen Strafprozessordnung, 3aed. 2020, n. 53 in fine e n. 89 ad art. 269).