Citation: B 40/00 13.12.2002 E. 3

3.1 Per quanto attiene al gravame di G.________, i primi giudici hanno già correttamente rilevato come l'esito della vertenza dipenda dall'esame e dalla qualifica della procura - rilasciata dal ricorrente all'avv. Clemente e posta a fondamento della prestazione della Fondazione -, e come la questione, non essendo disciplinata dalla specifica legislazione in materia, debba essere risolta in via pregiudiziale secondo le pertinenti regole di diritto civile. A tal proposito essi hanno pure rammentato che, secondo invalsa giurisprudenza, le autorità amministrative e giudiziarie sono legittimate a decidere in maniera autonoma questioni emananti da altri ambiti del diritto nella misura in cui l'ordinamento legale non stabilisca diversamente e l'autorità competente non si sia ancora determinata sul tema (cfr. anche DTF 120 V 382 consid. 3a, confermata in DTF 123 V 33 consid. 5c/cc e 121 consid. 6; cfr. inoltre Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 96). 3.2 La pronuncia impugnata, lasciando indecisa la questione relativa all'esistenza di una procura "interna" ai sensi degli art. 32 cpv. 1 e 33 cpv. 2 CO atta a legittimare eo ipso il versamento, da parte della Fondazione, della prestazione di libero passaggio all'avv. Clemente, ha tutelato l'operato dell'assicuratore LPP facendo notare che quest'ultimo, in considerazione del disposto di cui all'art. 33 cpv. 3 CO, sarebbe comunque stato abilitato - in ragione del testo della procura 3 giugno 1998 come pure dell'insieme delle circostanze - a credere, in buona fede, nell'esistenza di una facoltà di rappresentanza in favore dell'allora patrocinatore. 3.3 Giusta l'art. 33 cpv. 3 CO, se il rappresentato comunica la facoltà di rappresentanza ad un terzo, la sua estensione in confronto di quest'ultimo è giudicata a norma dell'avvenuta comunicazione. In questo modo, il rappresentato risulta essere vincolato non in forza di una reale volontà, bensì perché manifesta un comportamento, dal quale la controparte può, in buona fede, inferire l'esistenza di una siffatta volontà (DTF 69 II 319/322). Secondo dottrina e giurisprudenza, tale comunicazione può manifestarsi anche per atti concludenti. In siffatta evenienza è però indispensabile che dal comportamento concreto del rappresentato un terzo possa dedurre, in buona fede, la sua volontà di comunicare simile facoltà (cosiddetta "externe Vollmacht"; cfr. DTF 107 II 115 consid. 6a). Ciò può anche avvenire mediante un comportamento passivo, nella misura in cui egli tollera l'agire del rappresentante, rispettivamente omette di intervenire per precisare i limiti del suo potere di rappresentanza ("Duldungsvollmacht"; DTF 120 II 197 consid. 2b/bb pag. 201). Affinché una parte possa, indipendentemente dalla reale volontà del rappresentato, invocare l'esistenza di una procura "esterna" equiparabile, nei suoi effetti, al conferimento diretto, mediante negozio giuridico, di una facoltà di rappresentanza, la giurisprudenza del Tribunale federale richiede che il rappresentante abbia agito a nome del rappresentato, che il comportamento adottato dal rappresentato abbia indotto il terzo a credere nell'esistenza di un potere di rappresentanza e, infine, che il terzo abbia agito in buona fede (DTF 120 II 200 segg. consid. 2b). 3.4 In concreto, merita di essere approfondita la questione di sapere se la fondazione opponente abbia agito in buona fede e se G.________, con il suo comportamento, abbia creato un'apparenza giuridica ("Rechtsschein"; cfr. DTF 123 III 28), in virtù della quale l'intimata poteva essere indotta a credere nel conferimento di una facoltà di rappresentanza. Ora, come sembra peraltro evidenziare anche l'UFAS nella sua presa di posizione, la procura 3 giugno 1998, rilasciata in seguito alla decisione amministrativa di divieto d'entrata in Svizzera, non poteva, in quanto tale, configurare una comunicazione ai sensi dell'art. 33 cpv. 3 CO atta a legittimare la corresponsione della prestazione di libero passaggio all'avv. Clemente. In considerazione della formulazione utilizzata - con la quale l'assicurato, nella forma singolare e non plurale del termine, aveva incaricato il proprio legale di rappresentarlo, tra l'altro, "nella pratica amministrativa" quale era appunto la procedura di divieto d'entrata - come pure del contesto nel quale la procura è stata conferita - che, al più tardi con la ricezione della documentazione di dettaglio trasmessa dallo stesso legale, doveva risultare senz'altro noto all'opponente -, la Fondazione doveva infatti, facendo uso dell'attenzione che le circostanze permettevano di esigere (art. 3 cpv. 2 CC; cfr. DTF 120 V 335 consid. 10a), perlomeno dubitare del fatto che essa dichiarazione (la procura 3 giugno 1998), il cui tenore ben difficilmente poteva essere inteso nel senso di una autorizzazione (generale) a procedere anche nei confronti dell'assicuratore LPP, potesse coprire e giustificare la richiesta di versamento dell'avere di previdenza professionale formulata - peraltro senza previa trasmissione della stessa al ricorrente, per approvazione o almeno per conoscenza (cfr. sentenza 26 gennaio 2001 della Ia Corte civile in re B.________ S.A. c. A.________ LTD, consid. 2b) - dall'allora patrocinatore. Per il resto, agli atti non è ravvisabile alcun comportamento dell'insorgente che potesse indurre l'intimata a credere, in buona fede, nell'effettivo conferimento di una facoltà di rappresentanza. In tali condizioni, prescindendo da ogni necessaria verifica che si sarebbe senz'altro imposta date le circostanze, la fondazione opponente non può appellarsi alla propria buona fede e invocare l'esistenza di una procura "esterna" ai sensi dell'art. 33 cpv. 3 CO. In questa misura, il ricorso di diritto amministrativo di G.________ risulta fondato.