Citation: 1A.153/2001 13.02.2002 E. 6

Le ricorrenti ritengono inutile la domanda essendo tra l'altro terminata l'istruttoria del procedimento promosso contro il padre. L'acquisizione della documentazione bancaria non presenterebbe inoltre una sufficiente connessione con i fatti perseguiti in Italia e violerebbe il principio della proporzionalità. 6.1 Secondo la giurisprudenza, l'adozione di provvedimenti coercitivi giusta gli art. 3 CEAG e 64 AIMP deve rispettare il principio della proporzionalità (cfr. art. 63 cpv. 1 AIMP): esso impone di concedere l'assistenza solo nella misura necessaria alla ricerca della verità nel procedimento estero. Il quesito di sapere se le informazioni richieste siano necessarie o utili alla procedura in corso nello Stato richiedente deve essere in linea di principio lasciato all'apprezzamento delle Autorità di quest'ultimo. Lo Stato richiesto non dispone infatti dei mezzi per pronunciarsi sull'opportunità di assumere determinate prove e non può quindi sostituire il proprio potere d'apprezzamento a quello dell'Autorità estera che conduce le indagini. La cooperazione internazionale può essere rifiutata unicamente se gli atti richiesti non siano in relazione con l'infrazione perseguita e risultino manifestamente non idonei a far progredire l'inchiesta estera, sicché la domanda si configurerebbe come pretesto per una ricerca indiscriminata di mezzi probatori (DTF 122 II 367 consid. 2c, 121 II 241 consid. 3a, 120 Ib 251 consid. 5c). Il principio della proporzionalità impedisce pure all'Autorità richiesta di andare oltre i provvedimenti postulati dall'Autorità richiedente (DTF 121 II 241 consid. 3a, 118 Ib 111 consid. 5d, 117 Ib 64 consid. 5c e rinvii). Se del caso, la domanda deve essere interpretata secondo il senso che le si può ragionevolmente attribuire. Da questo profilo, nulla si oppone ad un'interpretazione ampia della rogatoria, qualora siano adempiute tutte le condizioni per la concessione dell'assistenza; tale modo di procedere può altresì evitare la presentazione di domande complementari (DTF 121 II 241 consid. 3a). In tali circostanze possono quindi essere trasmessi anche documenti e informazioni non esplicitamente menzionati nella domanda (DTF 125 II 356 consid. 9 inedito). Spetta alla persona toccata dimostrare, in modo chiaro e preciso, per quali ragioni i documenti e le informazioni da trasmettere eccederebbero l'oggetto della domanda o non sarebbero di alcun interesse per l'inchiesta estera (DTF 122 II 367 consid. 2c). 6.2 Con la rogatoria e il suo completamento l'Autorità estera ha specificatamente chiesto la trasmissione di documentazione concernente averi patrimoniali di spettanza di A.A.________ e di suoi prestanome, tra i quali figuravano le figlie, depositati presso banche ticinesi. Certo, la domanda non fa esplicito riferimento ai due conti litigiosi, né menziona precise operazioni sospette eseguite su tali conti. Come visto, essa indica tuttavia con sufficiente chiarezza, la portata dei reati prospettati, di natura essenzialmente patrimoniale, e il periodo, dal 1984 al 1996, durante il quale tali reati sarebbero stati commessi. I conti in discussione, aperti negli anni 1995 e 1996, intestati alle figlie di A.A.________ - il quale era inizialmente titolare di una delle relazioni - non risultano quindi estranei alla procedura di assistenza. Il provvedimento litigioso corrisponde invero sostanzialmente a quanto formulato dall'Autorità richiedente ed è connesso all'infrazione perseguita. Anche se incombe esclusivamente all'Autorità estera stabilire con certezza se tali documenti siano utili o meno, essi non appaiono sprovvisti di qualsiasi interesse per il magistrato inquirente, potendo essere idonei a far progredire il procedimento penale estero. A questo proposito, contrariamente a quanto sostengono le ricorrenti, il fatto che l'inchiesta condotta all'estero sarebbe terminata e l'accusato già rinviato a giudizio non è determinante: come visto, l'azione penale non risulta essere estinta e, d'altra parte, è ammissibile eseguire indagini nel quadro dell'assistenza giudiziaria anche dopo l'emanazione del decreto che dispone il giudizio (cfr. art. 430 CPP/it.; DTF 123 II 153 consid. 5). In tali circostanze la documentazione da trasmettere non esorbita dai limiti della domanda di assistenza, che poteva essere interpretata in modo ampio dalla Corte cantonale. Competerà poi al Giudice straniero del merito esaminare se l'accusa potrà esibire o meno le prove degli asseriti reati (DTF 122 II 367 consid. 2c), atteso che non emergono elementi atti a far ritenere che la rogatoria sia addirittura abusiva (cfr. DTF 122 II 134 consid. 7b). Le ricorrenti insistono soprattutto sulla pretesa origine lecita degli importi depositati sui conti litigiosi, adducendo argomentazioni che attengono al merito dei procedimenti pendenti in Italia e che sfuggono all'esame del Giudice svizzero dell'assistenza; non dimostrano però chiaramente le ragioni per cui i documenti e le informazioni da trasmettere eccederebbero l'oggetto della domanda o non sarebbero di alcun interesse per l'inchiesta estera. Né appare pertinente in questa sede la richiesta di acquisire agli atti un ordine di perquisizione e sequestro del 12 dicembre 2000 emanato dal PP e volto all'accertamento di ulteriori relazioni bancarie dei A.________ presso altre banche ticinesi. In effetti, premesso che le ricorrenti danno atto di non avere impugnato il provvedimento, le argomentazioni concernenti tale ordine esulano dalla presente vertenza.