Citation: 5P.79/2002 17.04.2002 E. 3

3.- In un primo argomento, la ricorrente qualifica di arbitrarie le considerazioni espresse dal Tribunale d'appello in merito alla dinamica dell'accaduto. Essa asserisce che, essendo la sirena d'allarme posizionata sul tetto, è del tutto logico che gli eventuali autori del furto siano saliti sul tetto per disattivarla (con un apposito spray), prima di penetrare nell'abitazione attraverso il lucernario, forzandolo. La ricorrente sostiene inoltre che anche la questione relativa alla mancanza di tracce nel solaio è stata interpretata in modo errato sia dal Pretore sia dai giudici di appello. Per la Corte cantonale invece, l'introduzione nell'abitazione attraverso il lucernario sarebbe tanto inusuale quanto insensata, visto che la casa è circondata da alti palazzi e le possibilità di essere scorti sono quindi molto elevate, specialmente di giorno. Secondo l'ultima istanza cantonale non vi sarebbero inoltre né le prove di una forzatura del lucernario, né quelle di una manomissione della sirena d'allarme. Pure accertata la mancanza di tracce nel solaio di un eventuale autore del furto. a) Certo, anche la dinamica descritta dalla ricorrente nel suo gravame - disattivazione preventiva del sistema d'allarme sul tetto, penetrazione tramite la forzatura del lucernario e uscita dalla porta principale - non appare di primo acchito impossibile; vi è però da rilevare che le oggettive difficoltà per accedere al tetto, con l'utilizzo necessario di una scala (che peraltro non è stata rinvenuta sul luogo del sinistro), in pieno giorno, su un tetto facilmente visibile da una mezza dozzina di punti di osservazione negli immediati paraggi (cfr. palazzi che circondano l'abitazione Sperduto), non rendono questa ipotesi altamente probabile o più verosimile di quella di una simulazione. La Corte cantonale ha d'altra parte giustamente considerato che altri indizi fatti valere dalla ricorrente, quali il disordine presente nell'abitazione o la sparizione di oggetti, non possono essere ritenuti determinanti, essendo riconducibili sia all'ipotesi di un furto sia a quella di una simulazione. Esaminate le prove addotte a sostengo della tesi di furto, i giudici cantonali hanno poi correttamente valutato le circostanze di fatto - addotte dalla controparte - atte a porre seriamente in dubbio la versione esposta dalla ricorrente. Essi hanno in primo luogo osservato che le constatazioni effettuate sul posto dalla polizia non hanno permesso di rilevare alcun segno di scasso in tutta l'abitazione, né tracce del passaggio di un eventuale autore del furto nella zona del solaio (passaggio obbligato per accedere all'abitazione vera e propria a partire dal tetto); successive prove hanno dimostrato che entrando dal lucernario l'autore avrebbe dovuto sporcarsi, far cadere del materiale sul pavimento del solaio (foglie) o comunque, vista la polvere presente, lasciare le tracce delle proprie suole, tracce che però non sono state notate dagli inquirenti. La polizia non ha nemmeno potuto convalidare la tesi della forzatura del lucernario, trovato aperto e con una leggera piegatura della lamiera verso l'interno; l'agente intervenuto immediatamente dopo la segnalazione del presunto furto da parte della figlia dell'assicurata ha, anzi, nutrito fin dall'inizio forti dubbi sulla forzatura del lucernario (cfr. deposizione agt. W.________). A questo proposito, i giudici cantonali hanno inoltre rilevato che le cause del piegamento della lamiera del lucernario sono rimaste incerte, avendo l'assicurata rinunciato ad esperire la perizia in un primo tempo richiesta per far luce su questo episodio. Se ne deduce che le valutazioni della Corte cantonale in merito alla dinamica degli eventi risultano sostenibili e quindi non arbitrarie; in considerazione del margine di apprezzamento loro concesso nell'ambito della valutazione delle prove (art. 90 CPC ticinese) e del senso che si può ragionevolmente attribuire alle conclusioni degli organi inquirenti, i giudici cantonali potevano quindi formulare la conclusione censurata nel ricorso. b) La sentenza impugnata è pure contestata in quanto avrebbe ingiustamente sottovalutato la deposizione del teste H.________, tecnico responsabile della ditta installatrice dell'impianto d'allarme. Anche in questo caso la censura di arbitrio si appalesa però infondata. Il teste H.________ ha, è vero, indicato quale prima ipotesi del mancato funzionamento del sistema d'allarme in occasione del presunto furto l'utilizzo di una particolare bomboletta spray capace di neutralizzare la sirena posta sul tetto, senza però escluderne altre, la più ovvia delle quali è quella di una mancata attivazione dell'impianto stesso (cfr. risposte ai quesiti rogatoriali lett. h e i). Il fatto che un teste abbia menzionato l'ipotesi di un mancato funzionamento della sirena, affermazione peraltro non sostanziata con prove concrete, riconducendola all'uso di uno spray non significa ancora che le deduzioni in proposito dei giudici ticinesi siano prive di riscontro nella situazione reale: a fronte delle differenti cause del mancato funzionamento della sirena d'allarme prese in considerazione (neutralizzazione da parte di presunti ladri, guasto tecnico, mancata attivazione dell'impianto), quella invocata dalla ricorrente non risulta infatti provata con sufficiente verosimiglianza. c) In merito alla questione dell'apertura senza scasso della cassaforte a triplice combinazione, la ricorrente obbietta che notoriamente esistono persone capaci di compiere simili operazioni, per cui l'esperienza generale della vita insegnerebbe che questa ipotesi è perlomeno plausibile. La polizia, pur non escludendo del tutto l'ipotesi avanzata dalla ricorrente, ha tuttavia ritenuto inusuale la circostanza, vista la difficoltà oggettiva di aprire una cassaforte a triplice combinazione; la cosiddetta "esperienza generale della vita" deporrebbe quindi piuttosto contro la tesi dell'assicurata. Se ne deduce che, una volta ancora, quand'anche la tesi della ricorrente fosse verosimile, risultano almeno altrettanto verosimili gli elementi contrari fatti valere dalla controparte, per cui, a norma della giurisprudenza sopra richiamata (cfr. considerando 3 "in fine"), l'argomento non può essere ritenuto decisivo. d) Inconferenti sono inoltre le censure relative al mancato perseguimento del reato di simulazione: pur pronunciandosi tendenzialmente a favore di questa ipotesi, la polizia ha infatti rinunciato a una denuncia nei confronti della ricorrente per simulazione e relativa tentata truffa ai danni dell'assicurazione poiché questa tesi, alla pari di quella di furto, non risultava sufficientemente comprovata per avviare un procedimento penale. Questa rinuncia non influenza però la ripartizione dell'onere probatorio nel presente procedimento civile che, conformemente ai principi sopra enunciati, incombe pur sempre all'assicurato. La presunzione di innocenza del diritto penale non impedisce inoltre al giudice civile di contemplare la possibilità di un caso di simulazione del furto (cfr. JdT 1997 I812).