Citation: 1A.190/2005 23.05.2006 E. 4

Richiamando una giurisprudenza ticinese recente, la ricorrente sostiene che l'autorità cantonale sarebbe caduta nell'arbitrio per avere negato che l'art. 21 cpv. 3 NAPR possa ammettere anche impianti estranei all'edificio, perlomeno quando gli ingombri non superino quelli prescritti per i corpi tecnici. Inoltre, l'attribuzione di una finalità estetico-paesaggistica a una norma alla quale il Municipio aveva attribuito soltanto una valenza edilizia violerebbe anche l'autonomia comunale. Queste critiche sono infondate. 4.1 La ricorrente non dimostra l'insostenibilità dell'interpretazione data dai giudici cantonali all'art. 21 cpv. 3 NAPR. Il solo riferimento all'applicazione di una diversa disposizione di un altro comune non le giova, non essendo ravvisabile arbitrio nel semplice fatto che anche un'altra soluzione sembri sostenibile o addirittura preferibile, ma occorrendo che la decisione impugnata risulti manifestamente insostenibile, in contraddizione palese con la situazione effettiva, gravemente lesiva di una norma o di un chiaro principio giuridico, o in contrasto intollerabile con il sentimento di giustizia e di equità (DTF 131 I 217 consid. 2.1, 129 I 173 consid. 3.1). La ricorrente allude alla sentenza del 14 giugno 2005, nella quale il Tribunale cantonale amministrativo aveva interpretato una norma simile del piano regolatore di Minusio. Ne isola però un solo passaggio, omettendo di considerare che nella frase seguente l'autorità cantonale aveva spiegato che in quella norma, contrariamente all'art. 21 cpv. 3 NAPR di Mendrisio (citato esplicitamente), non era "ravvisabile nemmeno una remota finalità di ordine estetico-paesaggistico, volta a bandire dai tetti qualsiasi altra installazione che non sia funzionalmente connessa all'immobile sottostante". 4.2 Non soccorre nemmeno l'autonomia del comune ticinese in materia edilizia (cfr. DTF 103 la 468 consid. 1), che i privati sono legittimati a invocare a titolo ausiliario, a sostegno di altre censure, in quanto il comune non abbia espressamente o per atti concludenti rinunciato ad avvalersene (DTF 119 Ia 214 consid. 2c, 116 Ia 221 consid. 1e). Contrariamente a quanto allega la ricorrente, il Municipio di Mendrisio - pur senza invocare esplicitamente obiettivi estetici o paesaggistici - condivide e ha addirittura anticipato I'interpretazione contestata dell'art. 21 cpv. 3 NAPR: già nella decisione di diniego dell'11 ottobre 2004 esso aveva infatti osservato che il piano regolatore in vigore non include "le antenne" nelle opere che possono sorgere sui tetti piani; nelle prese di posizione sui ricorsi di Swisscom Mobile SA al Consiglio di Stato e al Tribunale cantonale amministrativo aveva in seguito precisato espressamente che l'impianto litigioso non rientra nell'elenco esaustivo dell'art. 21 cpv. 3 NAPR. D'altra parte, chiedendo in questa sede la reiezione dei gravami, il Comune di Mendrisio, che aveva negato la licenza edilizia, rinuncia implicitamente a fare valere una violazione della sua autonomia, sicché la ricorrente non è nemmeno abilitata a prevalersene (cfr. sentenza 1P.319/2002 del 25 novembre 2002, consid. 1.2, apparsa in: RDAT I-2003, n. 59, pag. 211 segg.).