Citation: 2C_987/2018 E. 3

Nel proprio giudizio, la Corte cantonale ha osservato che l'accordo del 21 giugno 1999 tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Confederazione Svizzera, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone (ALC; RS 0.142.112.681) non garantisce al ricorrente nessun diritto di soggiorno in Svizzera e non trova applicazione. Per quanto riguarda il diritto interno, il Tribunale amministrativo ha lasciato irrisolta la questione dell'applicabilità sia dell'art. 50 LStrI (in relazione al primo matrimonio), che dell'art. 42 LStrI (in relazione all'art. 49 LStrI e al secondo matrimonio). Ha infatti osservato che, quand'anche le condizioni per un richiamo a queste norme fosse dato, sussisterebbe un motivo di revoca (art. 51 in relazione con l'art. 63 e l'art. 62 lett. b LStrI, applicabile in ragione della condanna a 24 mesi di detenzione, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di tre anni, pronunciata nei confronti del ricorrente l'8 luglio 2014). Con la sua impugnativa, l'insorgente non contesta né l'inapplicabilità dell'ALC, né l'esistenza di un motivo di revoca ai sensi dell'art. 62 lett. b LStrI, che in base alla condanna da lui subita l'8 luglio 2014 è del resto dato. Ritiene però che il mancato rinnovo del permesso di dimora non rispetti "il principio della proporzionalità (art. 96 LStr) in particolare dal profilo dell'art. 8 CEDU".