Citation: 1B_368/2018 E. 2.1

2.1. La CRP ha applicato l'art. 72 CP, secondo cui il giudice ordina la confisca di tutti i valori patrimoniali di cui un'organizzazione criminale ha facoltà di disporre: i valori appartenenti a una persona che abbia partecipato o sostenuto un'organizzazione criminale (art. 260ter CP) sono presunti sottoposti, fino a prova del contrario, alla facoltà di disporre dell'organizzazione. Ha rilevato che in tale evenienza detti valori patrimoniali devono essere confiscati qualunque sia la loro origine e il loro precedente utilizzo e che in tale ambito non è più richiesta la prova di un vincolo con il reato anteriore. Ha precisato che le autorità italiane, con sentenze del 10 dicembre 2012 del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, del 16 luglio 2014 della Corte di appello di Napoli e del 10 aprile 2015 della Suprema Corte di Cassazione di Roma hanno ritenuto il ricorrente autore colpevole, tra altro, di appartenenza a un'associazione di stampo mafioso (Camorra) ai sensi dell'art. 416 bis CP italiano per fatti avvenuti fino al giugno 2015. Ha accertato che i fondi litigiosi sono pervenuti su una precedente relazione bancaria intestata al ricorrente mediante due versamenti da lui effettuati nel 2002, averi poi bonificati sulla banca luganese il 26 luglio 2004 e il 3 ottobre 2007. Ne ha dedotto che questi averi, per il periodo in cui egli apparteneva alla citata organizzazione, erano nella relativa disponibilità. Osservato che il ricorrente adduceva che le sentenze italiane avrebbero escluso l'aggravante del riciclaggio e quindi, al suo dire, avrebbero riconosciuto l'origine lecita dei fondi, la CRP ha nondimeno ritenuto che un'eventuale provenienza lecita degli stessi di per sé non dimostra nel periodo della sua appartenenza alla stessa, l'inesistenza della facoltà di disporre sugli stessi da parte dell'organizzazione criminale e non basta a sovvertire la presunzione legale di cui all'art. 72 PC.