Citation: 8C_669/2007 14.10.2008 E. A

F.________, cittadino italiano residente in Italia, nato nel 1945, già attivo in qualità di saldatore presso la ditta G.________ AG, è titolare, dal 1° marzo 1986, di una rendita intera dell'assicurazione per l'invalidità (AI) a dipendenza di un'incapacità di guadagno del 67% dovuta a disturbi dorsali. Nel corso del mese di ottobre 2000 gli è stato diagnosticato un tumore pleurico benigno. L'Istituto nazionale svizzero di assicurazione contro gli infortuni (INSAI) ha riconosciuto la propria responsabilità a titolo di malattia professionale, assumendo le spese relative ai controlli e alle terapie necessarie per il trattamento dell'affezione. Mediante decisione del 25 novembre 2004, sostanzialmente confermata il 9 giugno 2006 anche in seguito all'opposizione interposta dall'interessato, l'INSAI, pur riconoscendogli un'indennità per menomazione dell'integrità del 12.5%, gli ha negato il diritto a una rendita d'invalidità per il fatto che, ritenuta un'abilità lavorativa del 50% in attività leggere, confacenti allo stato di salute, non sussisteva un discapito economico aggiuntivo rispetto alla situazione vigente alla data di decorrenza del diritto alla rendita AI nel senso che l'assicurato, malgrado la malattia professionale, sarebbe stato ancora in grado di realizzare 1/3 del salario conseguibile se avesse potuto continuare a lavorare quale saldatore. Neppure erano date, secondo l'istituto assicuratore, le premesse per il versamento di un'indennità giornaliera.