Citation: 8C_371/2024 E. 6.1

6.1. Il ricorrente ritiene che non sarebbero dati gli estremi per riconoscere che l'assicurato sarebbe deceduto - secondo il criterio della probabilità preponderante - a causa di un'occlusione delle vie aeree per bolo alimentare, trattandosi di una semplice possibilità. Le affermazioni del Dott. E.________, secondo cui la causa del decesso sarebbe da ascrivere a "insufficienza respiratoria acuta da corpo estraneo", non avrebbero "alcun valore" poiché egli non avrebbe potuto farsi un'idea propria delle cause del decesso. L'opponente sarebbe impossibilitato a fornire una versione plausibile e convincente dell'accaduto, per cui andrebbero vagliati gli elementi vigenti contemporanei ai fatti, non a distanza di mesi dall'evento. Il certificato del Dott. D.________ sarebbe "privo di motivazioni", esprimendosi soltanto in termini di possibilità. Non sarebbe verosimile che, a distanza di oltre otto mesi dall'accaduto, egli, fra l'altro interpellato espressamente ai fini del ricorso, si ricordi di avere rimosso dei residui alimentari con le sue mani e che i soccorritori gli abbiano riferito di avere trovato l'assicurato riverso su un sacchetto del "McDonald". A mente del ricorrente, la giurisprudenza per cui "le spiegazioni ulteriori possono essere influenzate consciamente o inconsciamente da considerazioni fatte in un secondo tempo" varrebbe mutatis mutandis per il medico che avrebbe constatato il decesso. Anche le dichiarazioni dei conoscenti giunti sul posto, rese ai fini del ricorso, sarebbero state sottoscritte a distanza di oltre otto mesi dall'accaduto. Il Dott. D.________, poi, confermerebbe che si tratta di un "sospetto diagnostico" e non si potrebbe ritenere che sia stata marcato dagli eventi poiché, "da un lato, non conosceva l'assicurato o la sua famiglia e, d'altro lato, vista la sua attività, è abituato a confrontarsi con situazioni simili".