Citation: 1B_326/2015 E. 1.5

1.5. La ricorrente sostiene poi che il caso in esame si scosterebbe da quelli alla base dell'esposta giurisprudenza, secondo la quale il sequestro di documenti bancari non comporta di principio un pregiudizio irreparabile. Adduce di non essere in concreto toccata in veste di imputata, ma quale società terza, estranea al perseguimento penale, interessata a tutelare i propri segreti commerciali. Disattende tuttavia che la citata DTF 136 IV 92 concerne esplicitamente il titolare del conto bancario la cui documentazione è posta sotto sequestro, come è qui il caso (cfr. consid. 4.1 e consid. 1 non pubblicato). Laddove inoltre accenna alla tutela della sua sfera privata e dei suoi segreti commerciali, la ricorrente non considera che l'ordine impugnato verte su documentazione strettamente bancaria, il magistrato inquirente avendo disposto la trasmissione dei documenti di apertura completi delle relazioni, degli estratti conto e di un estratto patrimoniale. Non sono quindi addotte serie ragioni oggettive che nella fattispecie impongono di scostarsi dall'esposta giurisprudenza, secondo cui, come già rilevato, il sequestro di documenti bancari non causa di principio al titolare del conto un pregiudizio irreparabile di natura giuridica. Peraltro, la tutela degli eventuali segreti prospettati dalla ricorrente, dandosene le condizioni, è di massima possibile mediante l'apposizione di sigilli (art. 248 e 264 cpv. 3 CPP; DTF 140 IV 28 consid. 4.3.4). Scopo della procedura di suggellamento è infatti quello di impedire che l'autorità penale prenda conoscenza del contenuto della documentazione interessata (cfr. sentenza 1B_320/2012 del 14 dicembre 2012, in: RtiD II-2013 pag. 275 segg.). Nelle esposte circostanze, nella decisione della CRP di negare l'effetto sospensivo al reclamo non è pertanto ravvisabile un pregiudizio irreparabile di natura giuridica giusta l'art. 93 cpv. 1 lett. a LTF ai danni della ricorrente.