Citation: 4A_47/2022 E. 4.2

4.2. La ricorrente rimprovera alla Corte cantonale di aver accertato i fatti in modo arbitrario. Evidenzia anzitutto che non vi sarebbero elementi per concludere che il suo atteggiamento scettico avrebbe comportato il suo licenziamento. La Corte cantonale avrebbe poi omesso arbitrariamente di chinarsi sulle incomprensioni che erano sorte fra lei e il caposervizio, a causa delle quali lei avrebbe chiesto la tutela della sua personalità, e che per finire avrebbero dettato il suo licenziamento. La ricorrente riconosce che vi sarebbero stati degli incontri per raccogliere il parere dei dipendenti sulla riorganizzazione aziendale, ma contesta che la datrice di lavoro abbia adottato sufficienti e adeguate misure volte a comprendere e ad appianare le tensioni " tangibili e conosciute " tra di lei e il caposervizio, e a tutelarla di fronte al trattamento discriminatorio subìto. Asserisce che, per stemperare i dissidi fra lei e il suo superiore, il direttore sanitario avrebbe riferito di un unico colloquio, non due. Anche il caposervizio avrebbe alluso a un solo incontro, in cui sarebbe emersa la possibilità d'un licenziamento, ma non si sarebbe tentato di risolvere il conflitto tra i due. Inoltre, la scelta di affrontare la discussione concernente le problematiche tra lei e il caposervizio durante i colloqui predisposti per altri scopi (valutazione annuale del personale e discussione della nuova organizzazione aziendale) avrebbe impedito ai soggetti coinvolti di esprimersi liberamente e compiutamente e alla datrice di lavoro, di comprendere il conflitto e di porvi rimedio. Infine la ricorrente sottolinea il breve tempo trascorso tra gli incontri di maggio del 2012 e la disdetta del 14 giugno 2012, a suo avviso insufficiente per permettere di comprendere i contrasti tra i dipendenti, che perduravano da tempo, e per rimediarvi con provvedimenti idonei e che il suo licenziamento era avvenuto subito dopo l'inoltro di una richiesta scritta di tutela della personalità.