Citation: 2C_399/2018 E. 6.2

6.2. Occorre preliminarmente chiedersi se il Tribunale federale possa pronunciarsi su questo aspetto senza andare oltre le conclusioni della ricorrente (art. 107 cpv. 1 LTF), siccome la richiesta di un riconoscimento accademico emerge solo indirettamente da tutta la procedura e non è stata formulata chiaramente nemmeno davanti al Tribunale federale, nonostante la ricorrente sia, in questa sede, rappresentata da un legale. Al riguardo va da un lato considerato che, a fronte di una generica "domanda di riconoscimento" di un titolo accademico estero formulata da una cittadina che non era rappresentata da un avvocato, incombeva alla Commissione intercantonale d'esame in osteopatia (competente anche per i riconoscimenti accademici ai fini dell'ammissione all'esame: cfr. infra, consid. 6.4) e poi alla Commissione di ricorso CDPE/CDS applicare d'ufficio il diritto, scegliendo la procedura corretta. Quest'ultima autorità avrebbe peraltro dovuto cogliere l'ambiguità in cui si stava svolgendo tutta la procedura di riconoscimento, almeno quando la richiedente nel suo ricorso di prima istanza ha affermato: "Per quanto riguarda l'esercizio della professione post-diploma per due anni al 100 %, ricordo che tale vincolo vale in egual misura per il diploma svizzero ed è (...) una condizione post-diplomae quindi non oggetto della decisione del 22 febbraio rispettivamente del ricorso". Era chiaro a quel momento che la procedura era caratterizzata da una confusione di fondo sui due tipi di riconoscimento, confusione che spettava all'autorità dissipare. D'altra parte però, entrambe le precedenti istanze hanno affrontato il tema del riconoscimento accademico, tuttavia in maniera superficiale e senza distinguere le normative applicabili. Dopo aver confermato il diniego del riconoscimento della qualifica estera quale titolo per accedere direttamente alla professione di osteopata, si sono limitate ad osservare genericamente che risultavano soddisfatte le condizioni di ammissione alla prima parte dell'esame intercantonale disciplinato dal Regolamento CDS 23.11.2006. A fronte di un'assenza totale di motivazioni da parte della precedente istanza, è possibile considerare che la ricorrente, seppur in maniera stringata, abbia censurato in maniera sufficiente tale valutazione dell'equivalenza accademica del suo titolo. In effetti, nella parte finale dell'allegato ricorsuale, nel capitolo intitolato "ulteriori considerazioni", ella si avvale di un paragone con il master di 90 ECTS offerto dalla Haute Ecole de Santé di Friborgo per sostenere che il titolo di master rilasciatole dal NESCOT dovrebbe perlomeno già consentire direttamente l'accesso al periodo biennale di pratica, al termine del quale è prevista la seconda parte dell'esame intercantonale, senza dover svolgere la prima parte dello stesso. Addirittura, di questa seconda parte dell'esame intercantonale, che è a sua volta suddivisa in una parte di teoria (art. 14 Regolamento CDS 23.11.2006) e in una di pratica (art. 15 Regolamento CDS 23.11.2006) adduce di dover sostenere i soli esami pratici, ritenuto che gli aspetti teorici sarebbero già stati coperti dal master di cui è in possesso. Alla luce di quanto precede, non dovendo la confusione in cui sono incorse le precedenti istanze essere imputata alla ricorrente, questa Corte può quindi esprimersi sul riconoscimento del diploma di Master of Science in Osteopathy a fini accademici applicando il diritto d'ufficio (art. 106 cpv. 1 LTF) e senza andare ultra petita.