Citation: 4P.28/2005 27.06.2005 E. 6

La questione centrale verte dunque sulla validità - secondo il diritto italiano - dell'operazione che B.A.________ ha posto in atto nel giugno 1995 con la collaborazione di N.N.________, a favore della di lui madre. 6.1 Ciò rende privi di pertinenza gli argomenti che la ricorrente adduce in merito alla qualificazione giuridica dell'accordo inizialmente intervenuto tra suo padre e N.N.________, ch'essa definisce mandato post mortem, inammissibile nel diritto italiano. Tale accordo risulta infatti superato dai successivi avvenimenti, come del resto ammesso anche dalla ricorrente stessa in sede cantonale, laddove - nelle osservazioni all'appello di controparte - scriveva che, essendo l'operazione avvenuta in vita di B.A.________, i trasferimenti non potevano che essere delle donazioni (atti inter vivos) e criticava i tentativi dell'opponente di interpretare l'operazione secondo le regole del diritto successorio. 6.2 Come già esposto, i giudici ticinesi hanno in definitiva considerato l'operazione controversa come una donazione indiretta ai sensi dell'art. 809 CCIt., attuata mediante un contratto a favore di terzi (art. 1411 CCIt.), la quale se pure è sottoposta alle norme di carattere sostanziale che regolano le donazioni, non sottostà invece alle norme riguardanti la forma di queste. Donde la validità, anche sotto il profilo formale, della donazione e, di conseguenza, la reiezione della pretesa della ricorrente. A mente della ricorrente la qualificazione giuridica operata dalla Corte cantonale sarebbe arbitraria perché assimilerebbe inammissibilmente un contratto con mera prestazione a un terzo, come è quello in esame, al contratto a favore di terzi, che presuppone invece il trasferimento di un diritto. Sennonché l'accordo intervenuto tra B.A.________ e N.N.________ prevedeva - su questo non vi è alcuna contestazione - che all'opponente sarebbero stati trasferiti tutti gli averi depositati sul conto xxx. Non si trattava dunque di una semplice prestazione o di un vantaggio economico, come asserito dalla ricorrente, bensì di un diritto: mediante il trasferimento l'opponente avrebbe infatti acquisito la proprietà di tali beni. Diverso sarebbe stato il caso, ad esempio, qualora B.A.________ avesse incaricato N.N.________ di utilizzare i beni depositati sul conto xxx per portare in vacanza sua madre. La conclusione dei giudici ticinesi trova d'altro canto conforto nella dottrina e giurisprudenza italiane, secondo cui costituiscono donazioni indirette, o meglio liberalità atipiche, tutti quegli atti che, posti in essere per spirito di liberalità (animus donandi), producono il medesimo risultato - l'arricchimento (in senso economico) del donatario con un correlativo depauperamento del donante - della donazione contrattuale (Cian/Trabucchi, Commentario breve al Codice Civile, Milano 2002, n. I.1 ad art. 809 CCIt.). Tra gli strumenti più frequentemente utilizzati per realizzare una donazione indiretta la dottrina indica appunto il contratto a favore di terzi (Cian/Trabucchi, op. cit., 2002, n. I.2 ad art. 809 CCIt.), precisando che per la configurabilità di un contratto a favore di terzi non è sufficiente che il terzo riceva un vantaggio economico indiretto dal contratto intervenuto tra altri soggetti, ma è necessario che questi ultimi abbiano inteso direttamente attribuirglielo, nel senso che i soggetti stessi nella qualità di contraenti abbiano previsto e voluto una prestazione a favore di un terzo estraneo al contratto come elemento del sinallagma (Cian/Trabucchi, Commentario breve al Codice Civile, Complemento giurisprudenziale, Milano 2003, n. II.4 ad art. 1411 CCIt.). Questo è proprio quanto risulta essersi verificato in concreto. Ne discende che l'applicazione del diritto italiano contenuta nella sentenza impugnata resiste alla censura di arbitrio.