Citation: 6B_333/2022 E. 2.4.3

2.4.3. L'insorgente non ha una formazione né una professione. Non emerge nemmeno una sua partecipazione ad associazioni o ad attività di volontariato. Secondo le sue stesse dichiarazioni, dopo i 18 anni, la ricorrente ha lavorato in totale circa 8 mesi. Ha quindi vissuto a carico dell'assistenza sociale fino al suo arresto, ricorrendo anche alla falsificazione di documenti per poter beneficiare delle relative prestazioni. Ciò nonostante, risultano a suo carico diverse esecuzioni e ben 7 attestati di carenza beni. Come osservato dalla CARP, terminate le scuole dell'obbligo non ha concluso nulla e non ha dato prova di impegno e volontà per costruirsi un futuro. Questa attitudine, a dispetto di quanto avanzato nel gravame, l'ha poi avuta anche per il tirocinio di operatrice socioassistenziale per l'infanzia, sua asserita passione scoperta all'età di 25 anni, atteso che i suoi docenti hanno rilevato un suo scarso interesse rispetto ai contenuti delle lezioni impartitele e un comportamento poco adeguato in classe. Del resto in carcere le si sono dovuti insegnare i rudimenti della cura dei bambini e ciò benché l'insorgente enfatizzi i due anni di tirocinio quale operatrice socioassistenziale per l'infanzia compiuti prima del suo arresto. Malgrado tutte le possibilità e occasioni offertele dallo Stato, la ricorrente non ha mai acquisito una formazione né è mai entrata nella vita attiva. Invano si richiama all'opinione di PERRIER DEPEURSINGE/MONOD che negano la pertinenza del criterio della situazione finanziaria menzionata dall'art. 31 cpv. 1 lett. d OASA per determinare la necessità di pronunciare la misura dell'espulsione penale (PERRIER DEPEURSINGE/MONOD, in Commentaire romand, Code pénal I, 2 a ed. 2021, n. 53 ad art. 66a CP). I citati autori riconoscono che un impiego o una formazione sono elementi comunque di rilievo per valutare, tra l'altro, i legami professionali, sociali e culturali dello straniero con la Svizzera (PERRIER DEPEURSINGE/MONOD, op. cit., n. 67 ad art. 66a CP). Si rileva poi che tra i parametri menzionati dall'art. 58a cpv. 1 LStrI per esaminare l'integrazione dello straniero figurano espressamente la partecipazione alla vita economica o l'acquisizione di una formazione. A prescindere dai debiti accumulati e dalla dipendenza dall'assistenza sociale, l'insorgente non ha partecipato alla vita economica né ha acquisito una formazione e non può vantare alcun legame professionale. I fatti accertati mostrano chiaramente l'assenza di una vita sociale attiva in Svizzera e quindi di integrazione nel Paese in cui è pur nata e vissuta. A ciò aggiungasi anche la mancanza di legami di amicizia significativi in Svizzera. La ricorrente non ha indicato eventuali amicizie e le sue frequentazioni note alle autorità si riducono a persone poco raccomandabili: un uomo fermato in sua compagnia a bordo di un'auto carica di 10 kg lordi di cocaina e un altro imputato di tentato duplice omicidio. Non risulta infine e nemmeno è preteso nel gravame che la ricorrente, rispettivamente sua figlia, non godano di buona salute. L'unico elemento che può essere accreditato alla sua integrazione è la conoscenza della lingua italiana. Per il resto, nonostante sia nata e abbia vissuto in Svizzera, l'insorgente non si è inserita nel tessuto sociale, professionale e culturale del paese e non sussiste dunque quell'asserito suo profondo legame con la Svizzera. Sicché la misura dell'espulsione non lede il diritto alla tutela della vita privata ai sensi dell'art. 8 CEDU, in mancanza di legami professionali, sociali e culturali con la Svizzera.