Citation: 4P.248/2004 08.02.2005 E. 3

Il ricorrente rimprovera alla Corte cantonale di aver apprezzato in maniera arbitraria il materiale probatorio agli atti. 3.1 Prima di chinarsi sui singoli argomenti esposti nel gravame vale la pena di rammentare che, per giurisprudenza invalsa, l'arbitrio non si realizza già qualora la soluzione proposta con il ricorso possa apparire sostenibile o addirittura migliore rispetto a quella contestata. Il Tribunale federale annulla una sentenza per violazione dell'art. 9 Cost. solo se il giudice cantonale abusa dell'ampio margine di apprezzamento concessogli ed emana un giudizio che appare - e ciò non solo nella sua motivazione bensì anche nell'esito - manifestamente insostenibile, in aperto contrasto con la situazione reale, gravemente lesiva di una norma o di un principio giuridico chiaro e indiscusso oppure in contraddizione urtante con il sentimento della giustizia e dell'equità (DTF 129 I 8 consid. 2.1 con rinvii). Incombe alla parte che ricorre l'onere di dimostrare che l'autorità cantonale ha emanato una decisione arbitraria nel senso appena descritto. A tal fine è necessario motivare il gravame in maniera dettagliata e precisa, conforme ai rigorosi dettami dell'art. 90 cpv. 1 lett. b OG. Non ci si può limitare a contrapporre il proprio parere a quello dell'autorità cantonale, come se il Tribunale federale fosse una superiore giurisdizione di appello a cui compete di rivedere liberamente il fatto e il diritto e di ricercare la corretta applicazione delle norme invocate (DTF 128 I 295 consid. 7a pag. 312). Quando, come nel caso in rassegna, viene censurata la valutazione del materiale probatorio, è in particolare necessario dimostrare che il giudice ha manifestamente misconosciuto il senso e la portata di un mezzo di prova, ha omesso senza valida ragione di tener conto un elemento di prova importante, suscettibile di modificare l'esito della vertenza, oppure che ha ammesso o negato un fatto ponendosi in aperto contrasto con gli atti di causa o interpretandoli in modo insostenibile (DTF 129 I 8 consid. 2.1). 3.2 A prescindere dalla questione della ricevibilità delle censure ricorsuali sotto il profilo della motivazione, la decisione impugnata resiste alla censura di arbitrio. 3.2.1 Dinanzi al Tribunale federale il ricorrente ribadisce innanzitutto l'esistenza dell'identità economica tra lui e la società, a suo dire ammessa dal giudice di prima istanza. La Corte cantonale avrebbe omesso di tenere nella debita considerazione le dichiarazioni rilasciate dalla teste C.________ e di prestare la dovuta attenzione al fatto che lo chèque del 30 marzo 1993 era stato allestito su sua richiesta. Giovi anzitutto rilevare il carattere temerario del richiamo alla pronunzia pretorile, avendo il primo giudice espressamente stabilito, al consid. 5.4, che "l'affermazione secondo cui vi sarebbe identità economica fra A.________ e la X.________ AG (...) non è stata provata." Il Tribunale d'appello è giunto alla medesima conclusione. Nella sentenza impugnata si legge infatti che "dalle tavole processuali nulla risulta in merito alla pretesa identità". Effettivamente la massima istanza cantonale non è entrata nel dettaglio degli argomenti del ricorrente; ciò non significa tuttavia ch'essa non li abbia esaminati. Ad ogni modo, a fronte della chiara contestazione dell'opponente, la decisione di non ritenere determinanti le dichiarazioni della teste - la quale si è peraltro limitata a definire genericamente il ricorrente "titolare" della società, senza pronunciarsi sull'identità - o le circostanze in cui sarebbe avvenuto l'allestimento dello chèque non può essere definita arbitraria, considerato come già il Pretore avesse ben indicato che la prova dell'asserita identità sarebbe stata possibile mediante l'indicazione del numero di azioni detenute dal ricorrente, il quale non ha (mai) fornito la benché minima informazione al riguardo. 3.2.2 Nella misura in cui critica la valutazione dei documenti versati agli atti sub doc. 6 e doc. 7 - che hanno indotto il primo giudice ad ammettere l'esistenza di un debito della società nei confronti dell'opponente - il ricorso si avvera manifestamente privo di ogni fondamento, non avendo la Corte cantonale ripreso questa tesi. Al contrario, rilevato come la società abbia contabilizzato il noto versamento quale mutuo all'opponente, il Tribunale d'appello ha stabilito che mediante tale pagamento la società era divenuta sua creditrice. Pur criticandola, il ricorrente non dimostra per quale ragione la conclusione dei giudici ticinesi a questo proposito sarebbe manifestamente sbagliata. In particolare egli non prova che la rubricazione di tale versamento quale mutuo a suo favore sarebbe stata impossibile.