Citation: 6B_1352/2016 E. 5.2

5.2. La Corte cantonale ha accertato che il 20 dicembre 2012 (recte: 20 novembre 2012) il ricorrente ha esplicitamente dichiarato di essersi fermato su via Y.________ quando, improvvisamente, l'auto ha accelerato e lo ha investito. Ha ritenuto tale "versione dei fatti ben precisa e molto diversa da quella che la difesa ora richiama e addita come frutto di malinteso", la quale, "appare essere piuttosto frutto di un'elaborata strategia processuale [...] tendente ad alleggerire la propria posizione penale" (cfr. sentenza impugnata, consid. 13, pag. 13). Più oltre nel suo giudizio, la Corte cantonale ha ritenuto che l'intenzione del ricorrente di perseguire ingiustamente l'ex compagna era confermata dal suo atteggiamento nel corso dell'istruttoria, giacché "non ha modificato la sua versione menzognera dei fatti nemmeno nella fase avanzata delle indagini", segnatamente dopo avere preso atto della natura dei danni alla vettura e delle deposizioni delle controparti e dei testimoni. I giudici cantonali hanno rilevato ch'egli aveva smussato le sue posizioni solo all'ultimo momento, "dopo avere preso atto che la sua illustrazione dei fatti non era credibile e non è stata creduta" (cfr. sentenza impugnata, consid. 15). A parte il fatto che quest'ultimo rimprovero (di non avere modificato prima la sua versione dei fatti) è in contrasto con quello precedente (di avere modificato la versione iniziale), non risulta che nei verbali d'interrogatorio il ricorrente abbia rilasciato dichiarazioni manifestamente incoerenti e contraddittorie. Il 20 novembre 2012, dinanzi alla polizia, ha dichiarato di essersi fermato su via Y.________ facendo segno agli occupanti della Porsche di fermarsi, ma la stessa ha improvvisamente accelerato e lo ha investito. Il 14 marzo 2013, confrontato dalla polizia con i danni riportati dalla vettura (sulla fiancata sinistra, all'altezza della ruota anteriore e sul tetto) e con le dichiarazioni degli altri protagonisti e della testimone, ha ribadito la sua versione dei fatti, precisando che la sua intenzione era solo quella di fermare l'automobile e non di danneggiarla o di collidervi contro. In quel frangente ha ancora dichiarato che la Porsche ha accelerato quand'egli si trovava praticamente a contatto con la stessa. Nel verbale d'interrogatorio del 15 ottobre 2013 dinanzi alla Segretaria giudiziaria, confrontato con le risultanze del procedimento penale nei confronti di B.________ e di C.________ sfociato nel decreto di non luogo a procedere, il ricorrente con riferimento alla sua denuncia ha dichiarato di avere esposto quanto gli sembrava fosse successo e di non avere quindi avuto motivo di cambiare la sua versione. Ha precisato di avere dedotto che la conducente volesse investirlo anche dal fatto che aveva abbandonato il luogo dell'incidente. Il ricorrente ha riconosciuto come possibile il fatto di essere "arrivato un po' lungo, ovvero a ridosso dell'auto", ribadendo di essere stato ferito perché il veicolo aveva accelerato. Nell'interrogatorio del 5 settembre 2014 davanti al PP ha sostanzialmente ripetuto la sua versione dei fatti, ammettendo che alla luce degli accertamenti ora esistenti, la velocità della sua corsa verso l'autovettura ha potuto contribuire a provocare l'incidente. Ha ribadito di avere sempre dichiarato quanto ricordato, anche se, considerate le deposizioni dei testimoni, appariva verosimile che, contrariamente a quanto precedentemente riferito, non si era fermato all'incrocio. Anche al dibattimento di primo grado, il ricorrente si è riconfermato nella sua esposizione dei fatti. In tali circostanze non risulta ch'egli abbia rilasciato dichiarazioni tra di loro in evidente contraddizione. Certo, il ricorrente ha affermato che giunto su via Y.________, prima della collisione, egli si sarebbe fermato. Questa circostanza non risulta tuttavia dalla deposizione della testimone D.________ ed appare inverosimile, ove si consideri che la collisione è avvenuta contro la fiancata sinistra della Porsche ed è stata accertata come essere riconducibile essenzialmente al comportamento irragionevole del ricorrente. Ciò non basta tuttavia a concludere ch'egli abbia consapevolmente mentito su questo punto. In considerazione della rapidità dell'azione, svoltasi nello spazio di pochi secondi, e del trauma subito dal ricorrente a seguito dello scontro è possibile che, dal punto di vista soggettivo, egli non abbia chiaramente percepito nei dettagli la dinamica oggettiva dell'incidente. La dichiarazione di essersi fermato nell'istante immediatamente precedente l'impatto, pur non corrispondendo alla realtà, è tutto sommato spiegabile ed è compatibile con l'accertamento secondo cui la sua intenzione era unicamente quella di arrestare l'automobile per parlare con l'ex compagna. La Corte cantonale non ha infatti accertato che il ricorrente voleva deliberatamente danneggiare il veicolo o ch'egli si trovava in uno stato di prostrazione tale da togliersi la vita, ma ha richiamato e confermato quanto stabilito dalla CRP, vale a dire ch'egli s'era messo a correre per cercare di sbarrare la strada all'automobile, ma non ha fatto in tempo a raggiungere via Y.________ prima dell'arrivo del veicolo. È invero riconosciuto che il ricorrente praticava quale hobby il parkour, un'attività ludico-sportiva consistente nel superare con salti e volteggi gli ostacoli architettonici negli spazi urbani. Non è però stato seriamente prospettato, né tantomeno accertato in modo vincolante, che in concreto egli volesse scavalcare l'autovettura saltandovi sopra. La circostanza secondo cui, negli ultimi verbali d'interrogatorio, il ricorrente ha ipotizzato una sua percezione errata riguardo al fatto di essersi fermato su via Y.________ appare poi spiegabile e coerente alla luce del fatto che nel frattempo il procedimento penale nei confronti delle controparti si era concluso con un decreto di non luogo a procedere, confermato su reclamo dall'autorità giudiziaria. In tale evenienza, egli ha quindi dovuto prendere atto che una responsabilità della conducente era stata per finire definitivamente esclusa. Le dichiarazioni del ricorrente nei verbali d'interrogatorio del 15 ottobre 2013, del 5 settembre 2014 e al dibattimento dinanzi alla Pretura penale, considerano pertanto, riguardo alla dinamica oggettiva dell'incidente, il risultato della procedura conclusa con la sentenza del 12 agosto 2013 della CRP. Nella misura in cui gli ha rimproverato di avere rilasciato dichiarazioni incoerenti e menzognere sulla dinamica dell'incidente, il giudizio della CARP è manifestamente in contrasto con gli atti ed è pertanto arbitrario.