Citation: 2P.263/2006 18.06.2007 E. 5

5.1 Per quanto concerne la pretesa discutibilità dei parametri di computo adottati dal Comune, la critica, se circoscritta a tale affermazione, potrebbe invero apparire giustificata. In effetti, come brevemente ricordato nella stessa sentenza impugnata, il Tribunale di espropriazione non può di per sé imporre ad un comune determinati criteri di computo piuttosto che altri, ma deve tener conto dell'ampio margine di autonomia di cui lo stesso gode nella materia. In sostanza, esso deve limitarsi a verificare che il sistema d'imposizione scelto sia conforme alla costituzione e alla legge (sentenza 2P.95/2004 del 27 maggio 2005, in: RDAT II-2005 n. 25, consid. 6.4; sentenza 2P.138/1997 del 23 febbraio 1998, in: RDAT II-1998 n. 29, consid. 7c). La semplice opinabilità di taluni fattori applicati non dovrebbe quindi indurre l'autorità di ricorso ad annullare la decisione sulla ripartizione adottata da un'autorità comunale. Di fatto, nello sviluppo ulteriore della propria motivazione, la Corte cantonale non si è tuttavia limitata a considerazioni di mero apprezzamento, ma ha chiaramente sancito l'illiceità dei parametri adottati. Nel complesso, la censura è dunque infondata. 5.2 In merito alla presunta confusione tra tributi di differente natura, va rilevato che tra il controverso fattore di correzione per posteggi mancanti ed un contributo sostitutivo vi è effettivamente una certa analogia: entrambi sono infatti imposti allorquando un fondo non dispone degli stalli di parcheggio richiesti (cfr., sui contributi sostitutivi, l'art. 49 della norme di attuazione del piano regolatore di Giubiasco [NAPR]). Il contributo sostituivo ha tuttavia lo scopo di assicurare la parità di trattamento tra i proprietari immobiliari che adempiono l'obbligo primario di dotare gli edifici dei necessari posteggi e quelli che ne vengono liberati e non conferisce in genere alcun diritto alla realizzazione di posteggi pubblici nelle vicinanze o all'attribuzione di determinati posti di stazionamento. Conformemente alle sue finalità, il suo importo deve compensare il vantaggio che rappresenta per l'assoggettato la dispensa dall'obbligo primario. Detto vantaggio equivale essenzialmente al valore dei costi di costruzione risparmiati, da cui va però dedotta la diminuzione di valore, anche importante, risultante dalla mancanza di posteggi sul sedime (sentenza 2P.128/1999 del 18 agosto 1999, in: ZBl 104/2003 pag. 551, consid. 5a; sentenza 2P.338/2005 del 16 novembre 2006, consid. 5.1; Adrian Hungerbühler, Grundsätze des Kausalabgaberechts, in: ZBl 2003 pag. 505 segg., in part. pag. 511 e 527). In questo senso, l'art. 49 cpv. 3 NAPR prevede un contributo che, come ammesso dalla giurisprudenza (cfr. DTF 97 I 792 consid. 8), è pari al 25% dei costi di costruzione. Secondo le indicazioni del Comune, ciò si traduce, nella zona del nucleo di Lôro, in fr. 4'500.-- per posto auto mancante. Anche se il "contributo posteggi mancanti" è espresso sotto forma di un importo fisso come il contributo sostitutivo, l'oggetto dell'imposizione è pertanto assai differente. Al di là che non è imposto solo in caso di nuova costruzione o ristrutturazione importante (cfr. art. 49 cpv. 1 NAPR), esso colpisce infatti un aumento di valore diverso ed ulteriore rispetto al vantaggio derivante dal risparmio dei costi per realizzare un parcheggio privato, senza tuttavia alcun diritto alla costruzione di un parcheggio pubblico. In effetti, esso è per l'appunto preteso quando l'ente pubblico edifica nelle vicinanze di una proprietà un'area di sosta a disposizione degli abitanti e dei loro ospiti. I contributi di miglioria possono dunque certamente essere percepiti indipendentemente ed in aggiunta al prelievo di contributi sostitutivi (Marc-Olivier Buffat, Les taxes liées à la propriété foncière, en particulier dans le Canton de Vaud, tesi Losanna 1989, pag. 255; Pierre Moor/Danielle Yersin, in: Michel Fromont [a cura di], Plus-values et moins-values dues à l'urbanisation, Régime juridique et fiscal en Europe occidentale, Bruxelles/Parigi 1984, pag. 321 seg.). Sotto questo profilo, le critiche dell'autorità cantonale appaiono dunque infondate. 5.3 Quanto alle considerazioni sul vantaggio particolare, le ragioni addotte dalla Corte cantonale per annullare le decisioni comunali confondono manifestamente la questione dell'assoggettamento ai contributi, ovvero dell'esistenza di un vantaggio particolare, con il problema della ripartizione, ossia della quantificazione del medesimo. I giudici cantonali hanno infatti evaso il secondo punto con argomentazioni attinenti invece al primo aspetto, come dimostrano peraltro già i riferimenti giurisprudenziali e dottrinali su cui si fondano, che concernono per l'appunto il principio dell'imposizione in quanto tale (cfr. il consid. 3.2 della sentenza del Tribunale di espropriazione del Sottoceneri del 7 ottobre 1998 pubblicata in: RDAT I-99 n. 42 e Adelio Scolari, tasse e contributi di miglioria, Basilea/Ginevra/Monaco 2005, n. 268). È infatti sotto il profilo della definizione del perimetro d'imposizione che l'esistenza di parcheggi privati può apparire ininfluente e che l'effettiva necessità d'uso degli stalli pubblici può essere trascurata poiché le proprietà imposte traggono in ogni caso un beneficio economico specifico dall'opera realizzata. Del resto, il Comune non lo contesta. D'altro canto, è però innegabile che l'aumento della redditività derivante dalla costruzione, nelle vicinanze, di un posteggio pubblico è ben maggiore per i fondi edificati sprovvisti di posti auto propri rispetto a quelli che ne dispongono. Già in generale, l'oggettiva necessità d'uso, in funzione segnatamente dell'edificazione esistente (cfr. art. 8 cpv. 3 LCM), costituisce un criterio essenziale per valutare la rilevanza dei singoli vantaggi (Buffat, op. cit., pag. 261; Werner Otzenberger, Die Grundeigentümerbeiträge im Kanton Luzern, tesi Berna 1976, pag. 76). Ciò non può che valere a maggior ragione per la realizzazione di un parcheggio pubblico, dove per stabilire l'aumento di valore appare addirittura imprescindibile considerare il numero di posteggi privati esistenti. In effetti, al giorno d'oggi, la possibilità di disporre di parcheggi in prossimità dell'abitazione rappresenta in genere una condizione ed una comodità irrinunciabili anche per l'acquisto o l'affitto di edifici nei nuclei di villaggio. In assenza di aree di sosta proprie, la realizzazione di un'infrastruttura pubblica collettiva apporta quindi un beneficio marcato alle proprietà che hanno necessità di usufruirne. Visto il ricorso ai parametri di piano regolatore, tale necessità è peraltro stabilita non in maniera soggettiva, secondo la situazione personale di ciascun proprietario, bensì secondo criteri oggettivi, in funzione dell'utilizzazione del sedime. La disponibilità di aree private corrisponde in sostanza ad un fattore correttivo di interesse all'opera, criterio a cui, secondo la giurisprudenza, si deve far capo ad esempio anche in relazione ai contributi relativi alla costruzione o al miglioramento di strade (cfr. sentenza 2P.76/2006 del 19 ottobre 2006, consid. 5.4 e 5.5.1, con riferimenti). È d'altronde eloquente che persino la sentenza cantonale citata nel giudizio impugnato, laddove si sofferma realmente sul calcolo dei singoli contributi, avalla l'utilizzo di un criterio di interesse, stabilito proprio in funzione della possibilità di disporre di posti auto privati (cfr. RDAT I-99 n. 42, consid. 4.2). Detta sentenza sembra pure confermare l'allegazione dell'insorgente secondo cui il criterio dei posteggi esistenti non sarebbe un parametro inabituale, essendo tra l'altro raccomandato da un commentario curato dall'allora Tribunale di espropriazione del Sopraceneri. La disponibilità di posteggi privati è comunque soltanto uno dei fattori di ponderazione su cui si basa il metodo di computo adottato dal Comune ricorrente, non l'unico. Pertanto tale metodo non conduce ad un esonero totale per i fondi con parcheggi in esubero né omette di considerare che i contributi di miglioria vanno prelevati già per la semplice possibilità d'uso di un'infrastruttura pubblica. Le relative considerazioni della Corte cantonale risultano dunque manifestamente insostenibili. Ne segue che l'annullamento dei contributi a causa dell'utilizzo di parametri legati alla necessità d'uso si fonda su un'interpretazione sprovvista d'ogni fondamento, e quindi arbitraria, dell'art. 8 LCM. In mancanza di tale fattore non è in effetti possibile stabilire una chiave di ripartizione realmente rapportata al vantaggio particolare tratto da ciascun proprietario. La conclusione della Corte cantonale risulta parimenti lesiva del principio di uguaglianza. Senza il contestato elemento di computo non si vede infatti come si potrebbe garantire un'adeguata differenziazione di situazioni che presentano tra loro delle diversità rilevanti e che esigono perciò un trattamento distinto. 5.4 Le considerazioni del giudizio impugnato appaiono tutt'altro che convincenti pure laddove si riferiscono al metodo concretamente applicato per tener conto della carenza o dell'esubero di parcheggi, anche perché sono evidentemente formulate nell'ottica della pretesa irrilevanza di tale aspetto. Confutata questa tesi, è infatti infondato affermare che le proprietà con un ammanco di parcheggi sono doppiamente colpite. Esse sopportano semplicemente un contributo maggiore degli altri proprietari, poiché ritraggono un maggior vantaggio dall'opera. Inoltre dal momento che il Comune ha scelto di tener conto della carenza di posteggi mediante l'importo fisso di fr. 1'500.-- per posto auto, è del tutto logico che il "fattore posteggi" sia stato considerato mediante il valore neutro 1. È altresì normale che tale valore sia stato assunto indipendentemente dal numero degli stalli mancanti ed applicato anche ai fondi che rispettano i dettami del piano regolatore. Pure questi argomenti addotti dalla Corte cantonale sono dunque inconferenti. Ravvisato l'arbitrio nell'argomentazione fondamentale dell'autorità cantonale di ricorso, il fatto di sapere se il criterio della distanza dovrebbe incidere in maniera maggiore sul peso complessivo dei mappali, come essa genericamente pretende, assume poi il carattere di una questione di puro apprezzamento. Esaminato il prospetto dei contributi ed il loro relativamente modesto ammontare, lo stesso dicasi per la differenza nel sistema di computo utilizzato per imporre la mancanza di posteggi rispetto all'esubero, aspetto che la Corte cantonale peraltro non critica in maniera puntuale e dettagliata, ma a cui semplicemente accenna in relazione alla pretesa penalizzazione dei fondi senza sufficienti posteggi. Va in ogni caso ribadito che il Tribunale di espropriazione non può imporre ad un comune determinati criteri di computo piuttosto che altri, ma deve tener conto dell'ampio margine di autonomia di cui lo stesso gode nella materia (cfr. consid. 5.1, con riferimenti). Laddove la decisione impugnata rientra nei limiti delle facoltà discrezionali dell'autorità comunale, l'istanza di ricorso può dunque censurarla soltanto se la chiave di ripartizione adottata conduce a risultati tanto insostenibili da costituire un abuso o un eccesso del potere d'apprezzamento (DTF 110 Ia 205 consid. 4c; sentenza 2P.76/2006 del 19 ottobre 2006, consid. 5.1; Scolari, op. cit., n. 244). Inoltre, ferma restando la verifica in ogni singolo caso del risultato ottenuto, la giurisprudenza ammette senz'altro che i contributi di miglioria siano stabiliti in maniera schematica secondo parametri forfetari dedotti dall'esperienza (DTF 125 I 1 consid. 2b/bb; 122 I 61 consid. 3b; 109 Ia 325 consid. 5; 106 Ia 241 consid. 3b e 4d). Il giudizio contestato non può dunque essere tutelato nemmeno per le conclusioni che trae sul sistema di computo dei parcheggi assunto dall'autorità comunale.