Citation: 4A_21/2017 E. 1

La Corte cantonale ha confermato il giudizio di primo grado anche in merito al difetto d'informazione, giungendo a concludere che il comportamento della banca nei confronti dell'attrice, dopo la scoperta del furto dei dati, "è una flagrante violazione degli obblighi contrattuali di discrezione, diligenza e informazione che incombono a un mandatario". Essa ha dapprima costatato che le obiezioni con le quali la convenuta sosteneva di avere fatto tutto il possibile per comunicare con la cliente e avvertirla dell'accaduto erano irricevibili per motivazione insufficiente (art. 311 CPC). L'autorità cantonale ha aggiunto che in ogni caso, anche se potessero essere esaminate, le contestazioni sarebbero infondate. Ha stabilito - in breve - che la banca non aveva fatto nulla per avvertire la cliente, dopo che diversi tentativi di raggiungerla per telefono si erano rivelati infruttuosi, e non poteva nemmeno giustificarsi con la lettera informativa inviata ai propri clienti l'11 marzo 2010, poiché, in considerazione della particolarità e della gravità dell'evento, prevalersi della finzione della notifica secondo la modalità di posta trattenuta costituirebbe abuso di diritto.