Citation: 2A.366/2001 29.01.2002 E. 3

3.- a) Giusta l'art. 7 LDDS, il coniuge straniero di un cittadino svizzero ha diritto al rilascio e alla proroga del permesso di dimora (cpv. 1 prima frase). Dopo una dimora regolare e ininterrotta di cinque anni, ha diritto al permesso di domicilio (cpv. 1 seconda frase). Questo diritto si estingue qualora sorga un motivo d'espulsione (cpv. 1 terza frase). b) Ai sensi dell'art. 10 cpv. 1 LDDS, uno straniero può essere espulso quando egli sia stato punito dall' autorità giudiziaria per un crimine o un delitto (lett. a), quando la sua condotta in generale e i suoi atti permettano di concludere che non vuole o non è capace di adattarsi all'ordinamento vigente nel Paese che lo ospita (lett. b) oppure quando egli stesso, o una persona a cui deve provvedere, cada in modo continuo e rilevante a carico dell'assistenza pubblica (lett. d). Una simile misura può essere pronunciata soltanto se dall'insieme delle circostanze essa risulta adeguata (art. 11 cpv. 3 LDDS) e se rispetta il principio della proporzionalità (DTF 116 Ib 113 consid. 3c). Per giudicare dell'equità di un'espulsione, l'autorità terrà conto della gravità della colpa commessa dallo straniero, della durata del suo soggiorno in Svizzera e del pregiudizio che egli e la sua famiglia subirebbero in caso di espulsione (art. 16 cpv. 3 dell'ordinanza di esecuzione della legge federale concernente la dimora e il domicilio degli stranieri, del 1° marzo 1949, ODDS; RS 142. 201). Allorquando più motivi di espulsione sono dati senza che nessuno di essi giustifichi, di per sé, l'adozione di questo provvedimento per ragioni di proporzionalità, la situazione dello straniero va valutata nel suo insieme, per cui, a seconda delle circostanze, il suo allontanamento può comunque apparire giustificato (cfr. Alain Wurzburger, La jurisprudence récente du Tribunal fédéral en matière de police des étrangers in: RDAF 1997 I 267, pag. 308). c) Il diritto al rispetto della vita privata e famigliare di cui all'art. 8 CEDU non è assoluto. Un'ingerenza nell'esercizio di tale diritto è ammissibile secondo l'art. 8 n. 2 CEDU "in quanto tale ingerenza sia prevista dalla legge e in quanto costituisca una misura che, in una società democratica, è necessaria per la sicurezza nazionale, l'ordine pubblico, il benessere economico del paese, la prevenzione dei reati, la protezione della salute o della morale, o la protezione dei diritti e delle libertà altrui". d) Il quesito di sapere se, in un caso concreto, le autorità di polizia degli stranieri devono rilasciare un'autorizzazione di soggiorno in virtù dell'art. 8 CEDU va risolto effettuando una ponderazione di tutti gli interessi privati e pubblici in gioco. Lo stesso dicasi per quanto concerne la questione di sapere se, giusta l'art. 7 cpv. 1 LDDS, l'espulsione rispetta il principio della proporzionalità (art. 11 cpv. 3 LDDS e art. 16 cpv. 3 ODDS). Quando è dato un motivo di espulsione ai sensi delle norme della polizia degli stranieri, si deve tener conto in primo luogo della gravità degli atti commessi così come della situazione personale e famigliare dello straniero. Va poi esaminato se si può esigere dai familiari aventi il diritto di risiedere in Svizzera che lascino il nostro paese per seguire lo straniero al quale è stata rifiutata l'autorizzazione di soggiorno. Per risolvere quest'ultimo punto, l'autorità non deve pronunciarsi basandosi sulle esigenze personali degli interessati, ma deve oggettivamente considerare la loro situazione nonché l'insieme delle circostanze del caso. Al riguardo va precisato che il fatto che non si possa pretendere dai membri della famiglia che lascino la Svizzera dev' essere incluso nella ponderazione d'interessi ma non esclude, di per sé, il rifiuto dell'autorizzazione di soggiorno (DTF 122 II 1 consid. 2 e riferimenti; cfr. anche DTF 122 II 289 consid. 3b). e) Nel caso specifico, è pacifico che il motivo di espulsione di cui all'art. 10 cpv. 1 lett. a LDDS è adempito, ciò che peraltro il ricorrente non contesta. Come emerge dalla sentenza contestata, questi è stato condannato, nel maggio 1992, nell'ottobre 1994, nell'ottobre 1995 e nel febbraio 2000 a 7, 10, 30 e 90 giorni di arresto, rispettivamente di detenzione, pene sospese condizionalmente. La prima di queste condanne gli è stata inflitta per ricettazione ed infrazione alla LCStr, la seconda per entrata e soggiorno illegale in Svizzera, tentata estorsione e complicità in falsificazione di documenti, la terza per furti e la quarta per infrazione grave alla LCStr. Inoltre il 13 aprile 2001 è stato condannato a 12 mesi di detenzione, pena sospesa condizionalmente, per truffa, tentata estorsione e istigazione allo sviamento della giustizia. È vero che, se considerate singolarmente, le infrazioni penali, segnatamente quelle più vecchie, non sono particolarmente gravi. In effetti, tutte le pene privative di libertà, anche quella di 12 mesi di detenzione, inflitte all'interessato sono largamente al di sotto del limite indicativo di due anni a partire dal quale, per consolidata prassi, va negata l'autorizzazione di soggiorno al coniuge straniero di un cittadino svizzero che vive in Svizzera da poco tempo (DTF 120 Ib 6 consid. 4b; 110 Ib 201). Anche se le stesse fossero cumulate, il menzionato limite non verrebbe raggiunto. Senonché la gravità della violazione dell'ordine e della sicurezza pubblici rimproverata al ricorrente non va minimizzata. Nel caso precipuo, la stessa non è dovuta ad un' infrazione unica sanzionata con una pesante condanna penale, ma al fatto che l'ordine pubblico è stato ripetutamente disatteso, e ciò sia durante la prima permanenza dell'interessato nel nostro paese, che in seguito. Non va poi dimenticato che, come risulta dagli atti cantonali, oltre alle già citate condanne, il ricorrente ha interessato a più riprese le autorità di polizia e giudiziarie. Oltre alle diverse querele sporte contro di lui dalla ex moglie negli anni 1989-1991, nel giugno 1990 e nel dicembre 1991 è stato condannato a pagare due multe di fr. 60.-- e fr. 160.-- per, rispettivamente, sottrazione di poca entità e per infrazione alla LCStr. Inoltre il 27 agosto 1998, il 2 dicembre 1999 e il 2 marzo 2000 gli è stata revocata la licenza di condurre per periodi da uno a sei mesi. Infine egli, nel corso degli anni, ha accumulato debiti di una certa importanza, dato che come risulta dagli atti, a suo carico vi sono precetti esecutivi per fr. 6'655.-- ed attestati di carenza di beni per complessivi fr. 34'574.--, senza dimenticare che egli, unitamente alla seconda moglie, ha percepito, dal gennaio del 1996 al dicembre del 1999, prestazioni assistenziali per un totale di fr. 101'432.--. Stante quanto precede, si deve dunque considerare che vi è un interesse pubblico importante ad allontanare dalla Svizzera chi, come il ricorrente, commette piccole e medie infrazioni e con il suo comportamento generale dimostra di non essere capace di adattarsi alle regole sociali e all' ordinamento giuridico del nostro Paese, ciò che permette di ammettere pure l'esistenza di un motivo di espulsione fondato sull'art. 10 cpv. 1 lett. b LDDS. f) Ciononostante, va osservato che le colpe dell' interessato non appaiano gravi al punto che l'interesse pubblico ad un suo allontanamento risulta di primo acchito e chiaramente preponderante rispetto al suo interesse privato - e quello della sua consorte - a potere rimanere in Svizzera. Soprattutto se si tiene conto del fatto che i reati per i quali il ricorrente è stato condannato sono stati commessi anni indietro, che egli vive da più di sei anni nel nostro Paese, che è sposato con una cittadina svizzera dal gennaio del 1995 e che da allora sembrano convivere.