Citation: 1C_55/2017 E. 3.7

3.7. Il ricorrente contesta la correttezza della misurazione e le competenze degli agenti di polizia coinvolti. Adduce che non si saprebbe chi ha posizionato il radar, né chi avrebbe eseguito il controllo e neppure che gli agenti disponessero delle necessarie conoscenze specialistiche, per cui la velocità rimproveratagli non costituirebbe una prova del contestato superamento. Nella decisione impugnata al riguardo è stato ritenuto, tra l'altro, che la sanzione penale è stata emanata anche tenendo conto delle chiare e univoche dichiarazioni rese dall'imputato, che non aveva criticato le risultanze del rilevamento tecnico della velocità, né contestato l'attendibilità dello strumento di misurazione e le competenze degli agenti coinvolti. La Corte cantonale ha quindi stabilito che non era necessario verificare la correttezza della misurazione, visto che il ricorrente, assistito da un legale in ambedue i procedimenti (essendo irrilevante ch'egli non lo fosse semmai al momento in cui ha rilasciato le predette dichiarazioni davanti alla polizia), ha esaurito tutti i rimedi di diritto a sua disposizione, nel cui ambito poteva contestare compiutamente tali fatti. Ne ha concluso che la buona fede processuale e il suo dovere di collaborazione gli imponevano di far valere queste critiche, motivandole già nel quadro del procedimento penale. Il ricorrente, disattendendo il suo obbligo di motivazione (art. 42 LTF), non critica questa conclusione, che è peraltro corretta (cfr. DTF 140 I 285 consid. 6.3.1 pag. 299 seg.; 128 II 139 consid. 2c pag. 143; sentenze 1C_415/2016 del 21 settembre 2016 consid. 3.3 e 1C_146/2015 del 7 settembre 2015 consid. 2.2).