Citation: 2P.102/2003 16.05.2003 E. 5

Il ricorrente critica il giudizio querelato, per quanto lo stesso riguarda l'applicazione del diritto tributario ticinese, facendo in sostanza valere le medesime argomentazioni già esposte in precedenza nell'ambito della trattazione del ricorso di diritto amministrativo (cfr. consid. 3). Attraverso i suoi argomenti egli non indica però affatto per quali motivi e in che misura la decisione impugnata sarebbe lesiva dei suoi diritti costituzionali. Per questo motivo il gravame non adempie i requisiti di motivazione sanciti dall'art. 90 cpv. 1 lett. b OG e quindi è inammissibile (cfr. DTF 125 I 71 consid. 1c con rinvii). A prescindere da ciò, l'impugnativa andrebbe in ogni caso respinta poiché infondata. È infatti incontestato che l'ordinamento fiscale ticinese prevede in materia di revisione le medesime regole stabilite dal diritto federale: sia l'art. 196 della vecchia legge tributaria ticinese, del 28 settembre 1976 (vLT), che l'attuale art. 232 della legge tributaria cantonale, del 21 giugno 1994 (LT), riprendono praticamente alla lettera la formulazione dell'art. 147 LIFD. Orbene, se il Tribunale federale deve ammettere la correttezza del giudizio impugnato quando - giudicando in materia d'imposta federale diretta - fruisce di libero potere d'esame, a maggior ragione non può negare tale carattere quando - statuendo sull'imposta cantonale - il suo potere cognitivo è limitato all'arbitrio. Nella misura in cui è ricevibile, anche il ricorso di diritto pubblico va dunque respinto.