Citation: 6B_1058/2015 E. 3.3

3.3. Dagli accertamenti cantonali risulta che, all'epoca dei fatti in giudizio, il ricorrente era sindaco del Comune di X.________ e responsabile del dicastero delle finanze. La CARP ha viepiù rilevato che, rispetto agli altri municipali, al sindaco spetta per legge una più vasta responsabilità, che si traduce in poteri più estesi e in una posizione di primato all'interno dell'organo collegiale. Tra i doveri del sindaco figurano, tra l'altro, la rappresentanza del comune e la vigilanza sull'attività dei dipendenti (v. art. 118 cpv. 1 e 3 LOC/TI). Egli è inoltre responsabile della gestione e della trasmissione ai destinatari per i loro incombenti della corrispondenza, delle petizioni, dei rapporti, delle istanze indirizzate al comune (art. 119 lett. b LOC/TI). È vero che a norma dell'art. 110 cpv. 1 lett. b LOC/TI è il Municipio a dover provvedere all'esazione delle imposte, procedendo in via esecutiva contro i morosi al più tardi entro il secondo anno in cui sono scadute. Tuttavia, contrariamente a quanto preteso nel gravame, ciò non conduce a negare al ricorrente la veste di gestore per assenza di sufficiente indipendenza e di un potere di disposizione autonomo sul patrimonio comunale. Il Tribunale federale ha infatti già avuto modo di stabilire che può essere gestore anche il membro di un organo collettivo di una persona giuridica, in quanto dispone collettivamente del potere di amministrazione autonomo appartenente all'organo di cui fa parte (DTF 105 IV 106 consid. 2 pag. 110, recentemente ribadita nella sentenza 6B_472/2011 del 14 maggio 2012 consid. 10.2.2). Non si scorgono motivi per non applicare tale giurisprudenza anche al membro di un organo di un'autorità esecutiva collegiale. Tanto meno nel caso concreto in cui l'insorgente era a capo dell'amministrazione comunale e del dicastero delle finanze. Il ricorrente pretende che il conflitto di interessi in cui si trovava avrebbe inibito i poteri della sua funzione politica e istituzionale, facendogli perdere la veste di gestore. Si richiama alla DTF 118 IV 244, il cui contenuto sarebbe stato travisato dalla CARP. A torto. Nell'evocata sentenza il Tribunale federale ha confermato il proscioglimento dall'imputazione di amministrazione infedele di un municipale che, in urto con quanto previsto dal regolamento comunale, non aveva riversato al comune le tantièmes percepite per l'attività svolta in seno al consiglio di amministrazione di diverse società. Questa inadempienza però non era connessa alla sua posizione di gestore, in quanto non rientrava fra i suoi compiti di municipale l'esazione di simili crediti comunali e, non essendo sindaco, non era tenuto a vigilare affinché i municipali rispettassero gli obblighi della loro carica (DTF 118 IV 244 consid. 2c). Nel caso concreto il ricorrente era per l'appunto capo del dicastero delle finanze, nonché sindaco e in quanto tale responsabile della trasmissione ai destinatari per i loro incombenti della corrispondenza (v. art. 119 lett. b LOC/TI), comprensiva delle domande di esecuzione preparate dal Cantone in relazione ai suoi scoperti per le imposte comunali, ed era pure tenuto a vigilare sull'attività dei dipendenti (v. art. 118 cpv. 3 LOC/TI). Giova precisare che i giudici cantonali non hanno condannato l'insorgente per l'inadempienza nel pagamento delle sue (personali) imposte comunali e delle tasse dovute dai condomini di cui era amministratore, bensì per non aver trasmesso, rispettivamente fatto trasmettere le predette domande di esecuzione alla persona competente a dar loro un seguito. L'art. 100 cpv. 1 LOC/TI, invocato nel gravame, impedisce al membro del municipio di partecipare alle discussioni e al voto su oggetti che riguardano il suo personale interesse, non risulta però inibire le altre prerogative del sindaco, in particolare la sua responsabilità in punto alla trasmissione della corrispondenza e alla vigilanza sull'operato dei dipendenti.