Citation: 5C.306/2006 01.04.2008 E. 4

4.1 La convenuta si sofferma in primo luogo sulla nozione di "materia civile e commerciale" dell'art. 1 cpv. 1 CL. A suo avviso, la discriminante adottata dal Tribunale federale nei menzionati precedenti, ossia "sapere se l'autorità (A.________) ha agito iure gestionis o iure imperii", contrasterebbe con il principio di un'applicazione della CL quanto più uniforme possibile all'interno degli Stati firmatari. La sentenza che la ricorrente adduce (sentenza CGCE del 14 ottobre 1976 in re LTU Lufttransportunternehmen GmbH & Co. contro Eurocontrol, 29/76, Racc. 1976, 1541), resa in applicazione della Convenzione di Bruxelles dal tenore sostanzialmente identico alla Convenzione di Lugano, e le parole pronunciate in proposito dall'Avvocato generale avanti alla Corte dell'Aja [recte: Lussemburgo], tuttavia, non suffragano assolutamente la sua tesi: l'estratto di sentenza riprodotto esclude dal campo di applicazione della Convenzione di Bruxelles unicamente gli atti compiuti dall'autorità pubblica iure imperii, ed è pertanto perfettamente coerente con quanto ritenuto a suo tempo dal Tribunale federale (vedasi, fra i tanti, Yves Donzallaz, La Convention de Lugano, vol. I, margin. 825; Hélène Gaudemet-Tallon, Compétence et exécution des jugements en Europe, Règlement n° 44/2001, Conventions de Bruxelles et de Lugano, 3a ed. 2002, margin. 39 pag. 27). L'Avvocato generale, dal canto suo, intendeva unicamente richiamare i criteri interpretativi già adottati in presenza di lacune della Convenzione di Bruxelles, rifiutando una lettura della nozione di materia civile e commerciale plasmata sulla concezione di uno solo fra gli Stati firmatari (vedasi in proposito le conclusioni dell'avvocato generale Gerhard Reischl del 15 settembre 1976, Racc. 1976, pag. 1553 segg.). Come da ciò si possa dedurre che l'attività della ricorrente sia di natura pubblica - come sembra debbano leggersi le allegazioni della medesima -, rimane misterioso. Peraltro, la correttezza dell'interpretazione della nozione di "materia civile e commerciale" adottata da questo Tribunale nelle menzionate sentenze pubblicate è stata ripetutamente confermata, in termini che non si prestano ad alcun equivoco e soprattutto che smentiscono la tesi sostenuta dalla qui ricorrente, dalla Corte di Lussemburgo in applicazione dell'art. 1 cpv. 1 della Convenzione di Bruxelles (si veda, fra le più recenti, la sentenza CGCE del 15 febbraio 2007 in re Lechouritou et al. contro Dimosio tis Omospondiakis Dimokratias tis Germanias, C-292/05, Racc. 2007, I-1519, n. 30 a 35). 4.2 A giudizio della convenuta, nondimeno, "il rapporto contrattuale tra le parti è di natura pubblicistica, e non interessa il diritto privato". Essa fonda tale asserzione sul fatto di essere ente di diritto pubblico, in precedenza sezione speciale di altro ente pubblico (l'Istituto Nazionale delle Assicurazioni) a sua volta sottoposto al Ministero del Tesoro, con scopo di preminente interesse pubblico ed attività legata alle politiche di cooperazione e sviluppo economici, e pertanto distinta da quella di un assicuratore privato. Ricorda inoltre l'aspetto deficitario della propria attività. L'aspetto di interesse pubblico di sostegno alle esportazioni sarebbe dunque preminente. Pure il procedimento deliberativo rifletterebbe il carattere pubblico della sua attività; ed il diritto dell'assicurato ad avvalersi delle sue prestazioni trarrebbe origine da un atto di imperio pubblico. La maggior parte di queste obiezioni ha fatto oggetto di attenta disamina in occasione della già più volte citata DTF 124 III 436: vi è spiegato, fra l'altro, perché né la natura del procedimento deliberativo né la base legale della convenuta possano avere influsso alcuno sul carattere del contratto fra le parti (sentenza cit., consid. 3b). Il ricorso oggi in esame non apporta alcun nuovo argomento di pregio. Al contrario: vi si ritrova l'argomento delle perdite legate a tale attività, ma oggi come allora va rimproverato alla ricorrente di avvalersi di un dato di fatto che non emerge dalla sentenza impugnata, e dunque irricevibile (art. 55 cpv. 1 lit. c OG; supra, consid. 2). Per il resto, gli argomenti addotti dalla convenuta non sono atti a modificare la giurisprudenza di questo Tribunale federale. In particolare, la natura medesima delle prestazioni assicurative offerte dalla convenuta, seppur senz'altro di pubblico interesse quale sostegno dell'economia italiana (v. Jan Kropholler, Europäisches Zivilprozessrecht, Kommentar, 8a ed. Francoforte s.M. 2005, nota 6 prima dell'art. 8 del Regolamento (CE) 44/2001), non può esserne influenzata al punto da giustificare una distinzione da comparabili coperture garantite da un qualsiasi assicuratore privato: se, come emerge senza ombra di dubbio dalla giurisprudenza di Lussemburgo, decisivo è il carattere del rapporto contrattuale fra le parti contraenti, la finalità perseguita a monte dall'assicuratore (puro scopo di lucro oppure, per l'appunto, interesse pubblico) non può importare. Anzi: è proprio tendenza dello Stato degli ultimi decenni quella di delegare attività gestionali ad entità di natura privata o mista, al fine di garantire loro la libertà di movimento che altrimenti non avrebbero. Ma l'ovvio corollario è che la loro attività venga parificata, come nel caso di specie, a quella di un qualsiasi operatore privato. 4.3 La convenuta vorrebbe poi derivare il carattere pubblico della propria attività anche da una sentenza di questo Tribunale federale del 31 maggio 1995 (causa 1A.261/1994) che, concedendo assistenza giudiziaria in materia penale all'Italia nell'ambito di un procedimento contro un proprio dirigente, aveva ritenuto la personalità giuridica di diritto pubblico di essa. Il rimando alla citata sentenza non è di pregio: in primo luogo, essa è anteriore alle altre citate sentenze, oltretutto pubblicate e dunque di maggior peso specifico, ed è pertanto lecito ritenere che le Corti giudicanti successivamente ne abbiano debitamente tenuto conto. Inoltre, l'esame della natura giuridica della qui ricorrente svolto in quel contesto appare assai sommario; ciò si spiega con la tematica di quella causa, che al considerando topico verteva essenzialmente sulla natura del rapporto di lavoro che legava l'allora ricorrente con la convenuta (sentenza cit. del 31 maggio 1995, consid. 4a). D'altronde, proprio in virtù dell'argomento testé ribadito questo Tribunale ha già avuto modo di sottolineare l'irrilevanza della sentenza del 31 maggio 1995 nella DTF 124 III 436 (consid. 3b in medio non pubblicato). 4.4 La convenuta ritiene poi non doversi far ricorso, nel caso di specie, al criterio della tutela dell'assicurato, in applicazione di quanto ritenuto dalla Corte di Giustizia della Comunità Europea in una vertenza fra riassicurato e riassicuratore (sentenza CGCE del 13 luglio 2000 in re Group Josi Reinsurance Company SA contro Universal General Insurance Company, C-412/98, Racc. 2000, I-5925). La divergente opinione espressa da questa Corte non sarebbe più sostenibile di fronte alla più recente e contraria giurisprudenza europea, applicabile alle parti protagoniste della presente vertenza. L'argomento è stato già confutato nella DTF 124 III 436 (consid. 4b; vedi qui supra consid. 3.3.2). Nel merito, anche questa obiezione è manifestamente infondata. In primo luogo, la predetta sentenza della Corte di Lussemburgo citata dalla convenuta non dice, come pretende di far credere la convenuta, che un alto livello di professionalità dell'assicurato basti per escludere la necessità di garantirgli una tutela particolare: la Corte (n. 62 a 67) utilizza questo argomento unicamente per spiegare come mai il contratto di riassicurazione non possa essere annoverato fra quelli ai quali si applicano le regole di competenza in materia di assicurazione iscritte alla sezione 3 del titolo II della Convenzione (di Bruxelles, ma anche di Lugano). La Corte aggiunge anche che tale conclusione è conforme alla riluttanza degli autori della Convenzione nei confronti di un foro al domicilio di parte attrice (n. 71-72), che deve dunque restare confinato ai casi espressamente previsti dalla Convenzione medesima (n. 70). Ne discende che dalla causa Josi nulla può essere dedotto in favore della posizione sostenuta dalla convenuta. Sulla falsariga della precitata decisione va letta anche la sentenza del 26 maggio 2005 in re Groupement d'intérêt économique (GIE) Réunion européenne e.a. contro Zurich España e Société pyrénéenne de transit d'automobiles (Soptrans), (sentenza CGCE, C-77/04, Racc. 2005, I-4509) ove la Corte di Lussemburgo ha escluso dal campo di applicazione delle norme di cui alla sezione 3 del titolo II della Convenzione (di Bruxelles e di Lugano) il caso della chiamata in causa, da parte di uno degli assicuratori convenuto da un assicurato, degli altri assicuratori: l'esclusione è infatti motivata con la pari professionalità di tutte le parti, tutte professioniste del settore delle assicurazioni (sentenza cit., n. 19-20). E se in questa sentenza viene fatto riferimento all'esclusione dal regime protettivo dell'assicurato che beneficia di un'importante potenza economica, ciò avviene unicamente allo scopo di spiegare la regola dell'art. 12 n. 5 delle Convenzioni. Come già visto supra esponendo il ragionamento della Corte nella causa Josi, la finalità di questo passo sembra limitata a spiegare l'origine dell'eccezione di cui all'art. 12 n. 5, senza volerne estendere la portata a fattispecie non espressamente menzionate nella Convenzione medesima; anzi, fu proprio per l'incapacità del legislatore della Convenzione di Bruxelles di trovare un criterio generale astratto soddisfacente che si dovettero enumerare i contratti per i quali fosse possibile un regime di proroga del foro più liberale all'art. 12bis (Hélène Gaudemet-Tallon, op. cit., margin. 267 pag. 216 seg.). Contrariamente a quanto pretende la convenuta, e come già rilevato (supra consid. 3.3.2), dimensioni e professionalità di parte attrice non sono dunque, di per sé, fattori che giustifichino il rifiuto della protezione garantita dalla sezione 3 del titolo II della Convenzione (di Bruxelles e di Lugano) al di fuori dei casi espressamente previsti agli artt. 12 n. 5 e 12bis CL. Diversamente potrà semmai svilupparsi il discorso in applicazione del nuovo Regolamento (CE) 44/2001, che ha sostituito la Convenzione di Bruxelles: sebbene ne abbia ripreso, in grandi linee, le regole, vi si legge, al nuovo art. 14 n. 5 che concretizza l'art. 13 n. 5 e che sostituisce il precedente art. 12bis della Convenzione, che una proroga di foro stipulata al momento del contratto, o comunque prima della ricorrenza dell'evento assicurato, è possibile pure in caso di assicurazione di "grandi rischi", così come definiti alle relative Direttive comunitarie (vedasi, fra i tanti, Jan Kropholler, op. cit., n. 14 ad art. 14 del Regolamento (CE) 44/2001; Bernard Dutoit, Guide pratique de la compétence des tribunaux et de l'exécution des jugements en Europe; Les conventions de Bruxelles et de Lugano, le Règlement "Bruxelles I", Fiches Juridiques Suisses Genève 2007, margin. 115 pag. 37). Ma questa nuova fattispecie non appare nella Convenzione di Lugano attualmente in vigore ed applicabile alla presente vertenza. Anche su questo punto, pertanto, non vi è ragione di discostarsi dalla giurisprudenza pubblicata di questo Tribunale (vedasi in particolare la DTF 124 III 382 consid. 8b). 4.5 La convenuta eccepisce, infine, l'applicazione automatica ed aprioristica dell'art. 54 CL alla proroga di foro in favore dei tribunali di Roma pattuita fra le parti. Trattandosi di contratto processuale, andrebbe tutelata la fiducia delle parti nella validità di tale proroga, se del caso rinunciando ad applicare l'art. 54 CL. A sostegno della propria opinione, la convenuta ripropone qui, tradotti e riassunti, i considerandi della decisione di prima istanza 2 marzo 1998 del Tribunale Commerciale di Zurigo in una causa che la opponeva ad una banca zurighese. Essa omette tuttavia di menzionare la fonte (ZR 97/1998 pag. 99-109); per contro, vi fa riferimento più avanti come se si trattasse di un pregiudizio divergente dalla giurisprudenza federale. Soprattutto, la convenuta sottace che la decisione zurighese in oggetto è quella che venne poi smentita da questo Tribunale federale con la DTF 124 III 436. Va da sé che, priva di argomenti integrativi tratti o suffragati da giurisprudenza o dottrina successive alla DTF in questione, la motivazione di una decisione di istanza inferiore direttamente sconfessata dal Tribunale federale è inadatta a rimettere in discussione la giurisprudenza pubblicata proprio in quella circostanza. A queste condizioni, la censura va ritenuta insufficientemente motivata e, di conseguenza, inammissibile. 4.6 Le obiezioni sollevate dalla convenuta, in conclusione, si appalesano per la maggior parte già trattate in precedenti sentenze. Per il resto, non sono atte a modificare la giurisprudenza della suprema istanza giudiziaria svizzera, tanto più che questa giurisprudenza appare perfettamente conforme a quella della Corte di Lussemburgo, chiamata a giudicare sulla parallela Convenzione di Bruxelles e, ora, sul Regolamento (CE) 44/2001 che l'ha sostituita.