Citation: 5A_926/2018 E. 4.1.3

4.1.3. In dottrina e giurisprudenza è acquisito il principio che nell'ambito del rigetto definitivo dell'opposizione, il potere d'esame del giudice del rigetto è limitato all'aspetto esecutivo del credito dedotto in esecuzione. Un esame di merito del fondamento creditorio è escluso, così come esclusa è un'interpretazione del titolo esecutivo (DTF 143 III 564 consid. 4.3.1 e 4.3.2; sentenza 5A_261/2018 del 4 febbraio 2019 consid. 3.1). Un tale compito resta di sola pertinenza del giudice del merito (DTF 135 III 315 consid. 2.3; sentenza 5A_261/2018 cit. loc. cit.). La soluzione del Tribunale di appello non appare conforme a questa giurisprudenza. In presenza di un testo contraddittorio, suscettibile di essere interpretato in due modi, adottare la soluzione più favorevole al debitore, argomentando che quest'ultimo non abbia alcun interesse degno di protezione a contestare tale soluzione, equivale a scegliere fra due letture del titolo esecutivo egualmente difendibili (o, se si preferisce, insostenibili). È, quello intrapreso dai Giudici cantonali, a non dubitarne un esame di merito del fondamento creditorio. Lo comprova la domanda alla quale essi hanno risposto: non quella a sapere se il testo della sentenza di divorzio sia chiaro e univoco, bensì quella a sapere quale, fra più letture possibili, sia più adeguata. Aggiungasi che il criterio sul quale si sono fondati i Giudici cantonali - l'interesse legittimo del debitore a contestare una o l'altra lettura del titolo esecutivo - nemmeno rientra fra quelli da adottarsi per l'interpretazione di una sentenza. Né è di suffragio l'osservazione dell'opponente, secondo la quale l'ex marito medesimo aveva a suo tempo utilizzato l'indice di settembre 1988 (pari a 112.0 punti) per calcolare il contributo effettivamente versato fino al proprio decesso: pure questo è un criterio semmai utile per l'esame nel merito del credito, ma non della chiarezza del titolo esecutivo. Nelle presenti circostanze, di fronte a una sentenza oggettivamente ambigua su una questione di importanza fondamentale per il suo impiego quale titolo esecutivo, la parte che intende prevalersene deve adire il giudice di merito e chiederne l'interpretazione ai sensi dei §§ 162 segg. del Gerichtsverfassungsgesetz del Canton Zurigo del 13 giugno 1976, applicabili ratione temporis (DTF 139 III 379 consid. 2.3), avendo cura di precisare che la richiesta non è vincolata ad alcun termine (v. Hauser/Schweri, Kommentar zum zürcherischen Gerichtsverfassungsgesetz vom 13. Juni 1976, 2002, n. 2 ad § 163; la medesima regola vale per l'art. 334 CPC, DTF 139 III 379 consid. 2.1). Discende da quanto appena detto che i calcoli effettuati dal Tribunale di appello e fondati sull'indice del rincaro di 112.0 punti, che esulano dal testo della sentenza di divorzio e nemmeno si possono dedurre con chiarezza dalla medesima, cadono nel vuoto. Questa constatazione suggella l'esito del ricorso.