Citation: 5A_61/2009 12.03.2009 E. 6

Il ricorrente lamenta una violazione dell'art. 363 cpv. 1 del Codice di procedura civile (CPC) ticinese, perché la Corte cantonale ha deciso senza indire un'udienza in cui sentiva le parti. Occorre innanzi tutto rilevare che un ricorso in materia civile può essere proposto per violazione del diritto federale (art. 95 lett. a LTF), che include i diritti costituzionali dei cittadini, atteso che nella fattispecie in esame i motivi previsti dall'art. 95 lett. b-e LTF non entrano in linea di conto. Ne segue che la violazione del diritto cantonale non costituisce un motivo di ricorso. Tuttavia, come già nel diritto previgente, un ricorrente può lamentarsi di un'applicazione arbitraria del diritto cantonale, poiché il divieto dell'arbitrio (art. 9 Cost.) costituisce un diritto costituzionale (DTF 133 II 249 consid. 1.2.1). Ora, il ricorrente nemmeno sostiene che la legge processuale cantonale sarebbe stata applicata in modo arbitrario, ma si limita ad affermare che essa sarebbe stata violata. A titolo abbondanziale si può poi rilevare che l'art. 363 cpv. 1 CPC/TI recita che "il pretore notifica l'istanza alle parti e le cita entro breve ad una discussione" e il ricorrente non spende una parola per spiegare per quale motivo tale norma, che menziona esplicitamente il pretore, sarebbe pure applicabile ad una procedura che si svolge innanzi al Tribunale di appello. Ne segue che la censura, insufficientemente motivata, si rivela inammissibile.