Citation: 2C_213/2015 E. 3

Oggetto di disamina dinanzi al Tribunale federale può essere unicamente la decisione d'inammissibilità pronunciata dal Tribunale cantonale amministrativo, cioè il quesito di sapere perché lo scritto del 26 gennaio 2015 della Commissione di disciplina non andava considerato alla stregua di una decisione formale ai sensi dell'art. 2 LPAmm e perché alla Corte ticinese difettava la competenza ad esaminare la richiesta di provvedimenti cautelari sottopostale. In altre parole dinanzi a questa Corte può solo essere oggetto di giudizio l'eventuale applicazione arbitraria del diritto cantonale di procedura (cfr. su tale aspetto DTF 134 III 379 consid. 1.2 pag. 382 seg). Ciò implica che la ricorrente formuli delle specifiche censure, conformemente alle esigenze di motivazione accresciute poste dall'art. 106 cpv. 2 LTF. Sennonché nella sua impugnativa ella si limita a formulare critiche che non si riferiscono al giudizio d'inammissibilità deciso dalla Corte ticinese (competenza a decidere della Commissione di disciplina; mancato esame di tutte le censure sollevate dinanzi all'autorità precedente) oppure a contestare nuovamente la sentenza cantonale del 23 aprile 2014 (riguardo alla quale questa Corte si è già pronunciata in modo definitivo con giudizio del 9 gennaio 2015, vedasi 2C_555/2014), ciò che esula del litigio attuale. Altrimenti detto ella non spiega in modo chiaro e circostanziato (DTF 134 II 244 consid. 2.2 pag. 246) in che, concretamente, la Corte cantonale avrebbe disatteso il diritto processuale determinante. Il ricorso sfugge pertanto ad un esame di merito e va dichiarato inammissibile secondo la procedura semplificata dell'art. 108 cpv. 1 lett. b LTF.