Citation: 6B_656/2009 11.03.2010 E. 4

4.1 Il ricorrente si diffonde poi in una serie di considerazioni sulla perizia giudiziaria e su quelle delle parti per giungere alla conclusione che dalle stesse non sarebbe di per sé possibile trarre certezze sulla dinamica dei fatti e che le lesioni accertate sarebbero compatibili anche con altre ipotesi fattuali. Nuovamente egli solleva argomentazioni meramente appellatorie, che non si confrontano con i considerandi del giudizio impugnato e che sono pertanto inammissibili. Premesso che l'arbitrio non è già ravvisabile nella semplice possibilità che anche un'altra soluzione sembri eventualmente sostenibile (DTF 131 I 217 consid. 2.1 e rinvii), né la Corte di merito né la CCRP hanno preteso di trarre conclusioni certe riguardo allo svolgimento dei fatti solo sulla base delle perizie. Esse hanno infatti rettamente considerato il complesso dei mezzi di prova disponibili, valutandoli globalmente. 4.2 Il ricorrente ripropone in particolare le critiche riguardo agli accertamenti concernenti il tasso di alcolemia della vittima e l'intervallo di tempo intercorso tra la lesione arteriosa e l'arresto cardio-respiratorio. Su questi temi la CCRP si è però espressa nel giudizio impugnato, rilevando innanzitutto che le censure erano irricevibili: quella sul tasso di alcolemia, perché il ricorrente non deduceva alcunché in relazione all'esito del giudizio e perché contraria al principio della buona fede processuale (dal verbale del dibattimento risulta infatti che le parti non contestavano il tasso dello 0,31 o/oo), quella su altre ipotesi di cause di rottura dell'arteria cerebrale siccome appellatoria (cfr. sentenza impugnata, consid. 2.5 e 2.9.3). La Corte cantonale si è nondimeno espressa a titolo abbondanziale su tali critiche, ritenendole sostanzialmente infondate. Nella fattispecie sarebbe quindi spettato al ricorrente dimostrare che ognuna delle diverse motivazioni, indipendenti e di per sé sufficienti per definire la contestazione, violerebbe il diritto (cfr. DTF 133 IV 119). Appellatorie e parimenti inammissibili sono poi anche le argomentazioni con cui il ricorrente sostiene che il calcio da lui inferto alla vittima non sarebbe stato atto a provocare la lesione arteriosa che ne ha causato la morte. Nuovamente, in effetti, egli espone la sua interpretazione dei fatti senza sostanziare arbitrio alcuno, opponendola semplicemente a quella ritenuta dai giudici cantonali, basata su una valutazione globale e oggettiva delle risultanze probatorie. L'opinione del ricorrente si fonda peraltro su considerazioni concernenti la posizione della vittima sul campo stradale e la durata dell'aggressione non corrispondenti ai fatti accertati e già ritenute inconsistenti nei considerandi precedenti. Il principio "in dubio pro reo", accennato da lui al proposito, non ha la portata che egli vorrebbe attribuirgli nel senso di privilegiare sistematicamente ogni possibile ipotesi più favorevole all'accusato, estrapolando singoli elementi dal complesso del materiale probatorio. Semplici dubbi astratti e teorici sono del resto sempre possibili e non sono sufficienti a giustificare l'applicazione del principio (cfr. DTF 127 I 38 consid. 2a; 120 Ia 31 consid. 2c).