Citation: 6B_181/2010 30.08.2010 E. 6.3

I ricorrenti rilevano che, come ha accertato la Corte cantonale, nella fattispecie è stato violato l'art. 10 cpv. 3 della legge sul lavoro, del 13 marzo 1964 (LL; RS 822.11), secondo cui il lavoro diurno e serale del singolo lavoratore deve rimanere compreso in uno spazio di 14 ore, incluse le pause e lo straordinario. L'inchiesta ha infatti consentito di stabilire che la vittima aveva lavorato dalle 07.00 alle 12.00 e, dopo un pomeriggio libero, aveva ripreso il lavoro verso le 20.00; l'infortunio è avvenuto attorno alle 22.10. I ricorrenti sostengono che un errore di valutazione della vittima sarebbe senz'altro imputabile al suo stato di spossatezza in considerazione del fatto che la giornata lavorativa era iniziata il mattino alle 07.00. Adducono inoltre che, in tale circostanza, il comportamento della vittima non avrebbe interrotto il rapporto di causalità tra l'irregolarità sugli orari commessa dai suoi superiori e l'infortunio. Contrariamente a quanto sembrano ritenere i ricorrenti, la CRP non ha tuttavia ravvisato un'interruzione della causalità adeguata, ma ha negato già l'esistenza di tale causalità. I giudici cantonali non hanno d'altra parte accertato né uno stato di spossatezza della vittima, né una situazione lavorativa stressante, caratterizzata da un sovraccarico costante di lavoro, ma hanno rilevato che quel giorno la vittima ha avuto una pausa lavorativa dalle 12.00 alle 20.00. Queste constatazioni, vincolanti per il Tribunale federale (art. 105 cpv. 1 LTF), non permettono di ammettere un nesso di causalità tra il semplice superamento dello spazio temporale di 14 ore e la realizzazione di un evento come quello verificatosi.