Citation: 5A_818/2020 E. 3.3

3.3. La giurisprudenza riferita invece alla decisione che ordina la prestazione di una cauzione per le spese ripetibili dell'art. 99 CPC prevede che colui che possiede i mezzi finanziari per fornire tale cauzione non incorre in un pregiudizio irreparabile, per cui la parte ricorrente deve dimostrare, nella motivazione, di non essere finanziariamente in grado di prestarla (DTF 142 III 798 consid. 2.3.4). Si giustifica applicare tale ragionamento anche alla decisione che ordina la prestazione di una garanzia dell'art. 264 cpv. 1 CPC. Pure in questo caso, infatti, il solo inconveniente al quale si espone la parte ricorrente che può prestare la garanzia è la privazione momentanea dei mezzi finanziari corrispondenti a tale garanzia, fino alla decisione definitiva sulla causa di risarcimento del danno (v. art. 264 cpv. 2 CPC) oppure fino alla liberazione della garanzia se è accertato che tale causa non è promossa (v. art. 264 cpv. 3 CPC). Nel rimedio all'esame i ricorrenti ritengono - come visto, a torto - che la decisione impugnata sia una decisione finale ai sensi dell'art. 90 LTF. Essi aggiungono tuttavia che tale decisione sarebbe "peraltro" suscettibile di arrecare loro un danno irreparabile, "ritenuto che la cessione a un terzo in buona fede de[gli] immobil[i] ne pregiudicherebbe definitamente il rientro nella massa dei beni ereditari". Essi non dimostrano però, conformemente alla suesposta giurisprudenza, di non essere finanziariamente in grado di prestare la garanzia di fr. 150'000.--, limitandosi a genericamente affermare che essa sarebbe "per loro proibitiva". Il presupposto di un pregiudizio giuridico non ulteriormente riparabile ai sensi dell'art. 93 cpv. 1 lett. a LTF non può quindi essere considerato soddisfatto.