Citation: 2C_6/2022 E. 3.5

3.5. Fatte queste considerazioni il Tribunale cantonale amministrativo è giunto alla conclusione che alla luce della documentazione finora prodotta, la situazione a livello cardiaco andava definita come stabile, siccome nessuno dei medici coinvolti aveva finora ravvisato alcuna acuta situazione di pericolo attuale per la salute e che la presa a carico di base, sebbene meno strutturata e performante, era comunque garantita. Anche se l'interessato non era operabile in loco, la sua patologia poteva essere attentamente e debitamente monitorata in Kosovo dove, come risultava dagli atti (segnatamente dal rapporto allestito dalla Segreteria di Stato della migrazione SEM), egli aveva accesso al trattamento farmacologico di cui beneficiava in Svizzera di modo a garantire la continuazione della stabilizzazione del nuovo equilibrio raggiunto nel corso degli ultimi anni e poteva effettuare i necessari esami. I giudici cantonali hanno poi osservato che doveva essere preso in considerazione anche il fatto che, nonostante risiedesse da lungo tempo nel nostro Paese, l'interessato, che non era finanziariamente autonomo, aveva denotato grosse difficoltà d'integrazione, sia dal profilo professionale sia perché aveva più volte interessato le autorità giudiziarie (giugno 2009, agosto 2010, dicembre 2011 e novembre 2015). Al riguardo essi hanno precisato che la circostanza che dalla commissione dei reati fossero passati diversi anni nulla mutava, visto che l'interessato non aveva mai ottemperato all'ordine di partenza dalla Svizzera malgrado le decisioni definitive emesse nei suoi confronti. Non andava poi tralasciato il fatto che si recava regolarmente in Kosovo (circa una volta all'anno), ciò che dimostrava che vi poteva risiedere conoscendone la lingua nonché gli usi e costumi, oltre al fatto che vi poteva contare su una rete sociale e famigliare. Il rendersi con una certa regolarità nel paese d'origine malgrado i suoi problemi di salute dimostrava, secondo i giudici cantonali, che neanche i problemi di ordine medico ne impedivano il rientro. Premesse queste considerazioni, il Tribunale cantonale amministrativo ha quindi concluso che l'insorgente non si trovava in uno stato di necessità tale da ritenere che doveva imperativamente soggiornare in Svizzera.