Citation: 2A.366/2001 29.01.2002 E. 4

4.- Resta dunque da determinare se la decisione litigiosa sia pure rispettosa, in maniera generale, del principio di proporzionalità e, in particolare, delle esigenze poste dagli art. 11 cpv. 3 LDDS e 16 cpv. 3 ODDS. a) Il ricorrente ha effettuato un primo soggiorno nel nostro paese dall'ottobre del 1987 al luglio del 1992. Tornato in patria, egli è rientrato in Svizzera nell'aprile del 1995 e vi risiede da allora, cioè da più di sei anni. Questo soggiorno non può essere qualificato di breve ed assume una certa importanza nell'ambito della ponderazione degli interessi che entrano in gioco per valutare la proporzionalità di una misura d'espulsione. Vi è però da prendere in considerazione il comportamento generale del ricorrente, il quale, pur non avendo commesso dei reati di particolare gravità, ha ripetutamente disatteso l'ordine pubblico, senza tener conto dei diversi ammonimenti ricevuti, dimostrando un'incapacità pressoché totale di sapersi adattare alle regole vigenti nel nostro Paese (consid. 3e). b) Per quanto concerne sua moglie, va osservato in primo luogo che appare poco probabile poter esigere da lei che si trasferisca con il coniuge in Tunisia, paese dove non ha mai vissuto, di cui non parla la lingua e i cui usi e costumi sono molto differenti da quelli ai quali è abituata in Svizzera. Va poi ricordato che, nell'ambito della ponderazione degli interessi, l'intensità del legame coniugale costituisce un criterio molto importante. Più questo legame è intenso, più il rifiuto di concedere un'autorizzazione di soggiorno dev'essere pronunciato con ritegno. Orbene, nel caso concreto, non si ha praticamente alcuna informazione sulla realtà ed intensità del legame coniugale che unisce il ricorrente alla moglie. In effetti, l'inserto di causa non contiene nulla in proposito e nella sentenza querelata, la Corte cantonale non ha chiarito questa circostanza di fatto. Soprattutto essa non ha valutato con la necessaria cura le conseguenze per la moglie causate da un' eventuale partenza dalla Svizzera. Il fatto che essa abbia trascorso delle vacanze in Tunisia e che vi si sia anche sposata non è di rilievo. In effetti, nell'incarto cantonale non vi è nessuna traccia di eventuali sue dichiarazioni, secondo cui essa sarebbe in misura nonché disposta a lasciare la Svizzera per seguire il marito all'estero. c) Ne discende che, dal momento che i fatti determinanti sono incompleti, il Tribunale federale non dispone di tutti gli elementi necessari per potersi pronunciare con conoscenza di causa. La causa va pertanto rinviata all' autorità precedente affinché proceda ad un complemento d' istruttoria nonché emani un nuovo giudizio (art. 114 cpv. 2 OG). La Corte cantonale dovrà quindi determinare la natura e l'intensità del legame coniugale esistente tra il ricorrente e la moglie nonché procedere ad una nuova ed attenta ponderazione degli interessi in gioco. In tale ambito, detta autorità dovrà in particolare valutare attentamente la situazione finanziaria del ricorrente e di sua moglie. Va ricordato in effetti che, oltre a debiti privati di una certa importanza, gli interessati hanno percepito negli anni 1996-1999 prestazioni assistenziali per complessivi fr. 101'432.--. È vero che dagli atti di causa emerge che dal gennaio 2000 non sono più state erogate prestazioni dall'assistenza pubblica; inoltre sembrerebbe che il ricorrente abbia ora concrete opportunità di svolgere un'attività lavorativa, avendo egli prodotto in sede cantonale un contratto in tal senso quale autista-fattorino. Spetterà quindi ai giudici cantonali accertare - effettuando un' indagine sulla situazione finanziaria attuale dell'interessato e della moglie nonché sulla sua probabile evoluzione - se detto miglioramento della situazione economica sia effettivo oppure se esista un rischio concreto che in avvenire egli e la consorte cadano nuovamente a carico dell'assistenza pubblica.