Citation: 7B_750/2023 E. 3.3

3.3. Il ricorrente, venendo meno al suo obbligo di motivazione (art. 42 cpv. 2 LTF; cfr. DTF 148 IV 205 consid. 2.6), non si confronta né con la motivazione della decisione impugnata né con i motivi che avevano portato il Tribunale federale, nell'ultima sentenza emanata nei suoi confronti, a confermare la sussistenza di un pericolo di fuga (sentenza 1B_594/2022, citata, consid. 3). Egli non contesta con una motivazione conforme alle severe esigenze poste dall'art. 106 cpv. 2 LTF (DTF 146 IV 114 consid. 2.1; 143 IV 500 consid. 1.1) l'accertamento dell'istanza inferiore (art. 105 cpv. 1 LTF), secondo cui la sua situazione attuale non è cambiata rispetto alla situazione esistente al momento dell'ultima decisione presa nei suoi confronti relativa alla carcerazione, ma si limita ad addurre di non aver mai avuto alcuna intenzione di fuggire, di aver avuto un comportamento impeccabile durante la detenzione e di essere lui ad aver "tenuto aperto" il procedimento, alfine di ottenere un giudizio finale di non colpevolezza. Con tali argomentazioni, di carattere appellatorio e pertanto inammissibile, il ricorrente non dimostra perché la decisione impugnata violerebbe il diritto, in quanto conferma la sussistenza di un pericolo di fuga. Anche la sua critica rivolta alla mancata valutazione della sua "assoluta incensuratezza" nella determinazione della pena da scontare rispettivamente nella decisione sulla liberazione condizionale non merita accoglimento, in quanto esula l'oggetto della presente procedura, limitato alla domanda di scarcerazione (cfr. consid. 1.3 supra). Nella misura in cui il ricorrente sostiene di avere "ormai pagato il debito con la giustizia", di avere già "scontato" la sanzione penale e che la collettività potrebbe ritenersi "adeguatamente tutelata" per il raggiunto effetto terapeutico derivante dalla lunga detenzione già sofferta, egli misconosce di non trovarsi in regime di esecuzione (anticipata) della pena, ma bensì in regime di carcerazione di sicurezza (cfr. consid. 1.2 supra). Contrariamente all'assunto ricorsuale, inoltre, la carcerazione di sicurezza non risulta in concreto motivata "esclusivamente da un giudizio anticipato di colpevolezza", ma bensì dalla sussistenza di un pericolo di fuga, condizione esplicitamente prevista dal CPP per giustificare il mantenimento di questa misura coercitiva (cfr. art. 221 cpv. 1 lett. a CPP).