Citation: 1B_166/2017 E. 2.1

2.1. Riguardo alla qualità di parte dell'accusatore privato ai sensi dell'art. 104 cpv. 1 lett. b CPP, nella decisione impugnata si osserva che lo è il danneggiato che dichiara espressamente di partecipare al procedimento penale con un'azione penale o civile (art. 118 cpv. 1 CPP) e che per l'art. 115 CPP il danneggiato è la persona i cui diritti sono direttamente lesi dal reato (cpv. 1) e, in ogni caso, chi è legittimato a sporgere querela (cpv. 2). Ha rilevato che nella DTF 143 IV 77, concernente una denuncia penale sporta da un ebreo nei confronti di un comico e cabarettista per titolo di discriminazione razziale secondo l'art. 261bis cpv. 4 prima parte CP - per il quale chiunque, pubblicamente, mediante parole, scritti, immagini, gesti, vie di fatto o in modo comunque lesivo della dignità umana, discredita o discrimina una persona o un gruppo di persone per la loro razza, etnia o religione o, per le medesime ragioni, disconosce, minimizza grossolanamente o cerca di giustificare il genocidio o altri crimini contro l'umanità è punito con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria - il Tribunale federale ha negato al denunciante la qualità di danneggiato. Ha ritenuto che, nell'ambito della discriminazione di un gruppo di persone, in assenza di una lesione diretta i singoli appartenenti del gruppo non hanno la qualità di danneggiati, motivo per cui non possono costituirsi quali accusatori privati (consid. 4). In quella sentenza è stato ricordato che, secondo la giurisprudenza, direttamente leso e quindi danneggiato ai sensi dell'art. 115 CPP è il titolare del bene protetto dalla norma violata. In quel caso, come in quello in esame, la variante della menzionata norma antirazzismo è finalizzata, tra l'altro, a tutelare la dignità che ogni uomo acquista con la nascita, nonché l'uguaglianza tra essi. In tale ottica sono considerati discriminanti tutti i comportamenti che colpiscono una persona o un gruppo di persone per la loro razza, etnia o religione, facendo apparire i loro componenti come persone di seconda categoria. Qualora l'oltraggio o l'ingiuria razzista siano diretti contro una singola persona, questa è direttamente lesa. Per contro, se l'obiettivo del comportamento razzista è un gruppo di persone, danneggiato è direttamente questo gruppo, mentre i suoi singoli membri sono toccati solo indirettamente e non sono pertanto danneggiati ai sensi dell'art. 115 CPP. La CARP ha rilevato che il Tribunale federale è giunto a tale conclusione attraverso una triplice argomentazione. Ha comparato dapprima l'infrazione in questione con i delitti contro l'onore, rilevando che anche in tale ambito un attacco generalizzato contro un gruppo di persone, come per esempio tutti gli svizzeri, i cacciatori o i chirurghi, non è atto a offendere il singolo. Ha osservato poi che la negazione di un genocidio o di altri crimini contro l'umanità (art. 261bis cpv. 4 seconda parte CP) costituisce un'infrazione contro la pace pubblica e che, in tale misura, i diritti individuali sono solo indirettamente protetti. In terzo luogo ha ritenuto che riconoscere a tutti i membri di un gruppo la qualità di accusatore privato avrebbe conseguenze insostenibili, poiché un numero indeterminato di persone del mondo intero (per esempio milioni di cattolici o musulmani) potrebbe vedersi riconosciuta tale veste, ciò che condurrebbe a legittimare una sorta di azione popolare, esclusa "de lege lata".