Citation: 1P.355/2006 14.12.2006 E. 2.3

2.3.1 La CCRP ha in particolare ritenuto appellatorie, e pertanto inammissibili, le censure contro le considerazioni iniziali dei primi giudici che hanno rilevato come le tesi a confronto nella fattispecie già non apparivano equiprobabili (cfr. sentenza impugnata, consid. 3). Insufficientemente motivate sotto il profilo dell'arbitrio e quindi parimenti inammissibili sono poi state ritenute anche le contestazioni relative alla mancata conoscenza da parte del ricorrente del trasporto criminoso e alla rilevanza della chiamata di correo della sorella (cfr. sentenza impugnata, consid. 6 e 7). La CCRP non ha esaminato nel merito nemmeno le critiche concernenti la pianificazione del trasporto, siccome non adempivano i requisiti di motivazione del ricorso per cassazione, precisando altresì che l'unica censura di arbitrio non si riferiva alla sentenza di primo grado ma a un rapporto di polizia giudiziaria (cfr. sentenza impugnata, consid. 8). Ha inoltre rilevato che il ricorrente trascurava il limitato potere cognitivo dell'autorità giudicante anche quando si riferiva ai preparativi intrapresi dalla sorella e alle ragioni per cui l'Audi A6 era stata portata in Kosovo. Al proposito la CCRP ha peraltro osservato che il ricorrente si limitava ad evocare deposizioni che riportavano quanto pretendeva la sorella medesima circa i motivi del viaggio: tali giustificazioni erano però già state ritenute inverosimili nel procedimento contro la correa. Anche laddove il ricorrente si confrontava con le lettere, che la sorella intendeva fare uscire dal carcere per crearsi un alibi, la Corte cantonale ha ravvisato difetti di motivazione trattandosi di un rimedio fondato sul divieto dell'arbitrio, sicché, ancora una volta, ha dichiarato irricevibile il gravame (cfr. sentenza impugnata, consid. 9). Parimenti appellatori e di conseguenza inammissibili sono infine stati considerati i punti da 11 a 18 del ricorso per cassazione, riguardo ai quali la CCRP ha rilevato che il ricorrente formulava unicamente deduzioni personali sulla base di valutazioni diverse e soggettive delle prove (cfr. sentenza impugnata, consid. 10). 2.3.2 In questa sede, il ricorrente ripropone, peraltro in gran parte testualmente e in modo prolisso, il contenuto del suo ricorso per cassazione dinanzi all'ultima istanza cantonale, ma non adduce, come gli sarebbe spettato secondo la citata costante giurisprudenza, l'arbitrarietà delle numerose carenze di motivazione rimproverategli dalla CCRP, spiegando puntualmente per quali ragioni tale gravame avrebbe invece adempiuto, dal profilo formale, le esigenze poste dalla legge e dalla giurisprudenza. Riproponendo in sostanza le identiche censure di merito sollevate dinanzi alla CCRP, il ricorrente non si confronta con la decisione emanata da quest'ultima autorità, come già visto unico oggetto dell'impugnativa, segnatamente riguardo alla questione dell'irricevibilità delle censure. Al proposito non è infatti sufficiente che il ricorrente si limiti a sostenere genericamente che il ricorso per cassazione in sede cantonale non sarebbe stato appellatorio siccome mirava ad evidenziare la mancata presa in considerazione di talune prove da parte dei primi giudici. D'altra parte, contrariamente a quanto sostiene il ricorrente, al consid. 8 della sentenza impugnata la CCRP ha rilevato, in modo conforme agli atti, che la censura ricorsuale si riferiva a rapporti di polizia e non al giudizio di primo grado, con il quale il condannato non si confrontava. 2.4 In sostanza la CCRP ha esaminato nel merito le critiche sollevate dal ricorrente sotto il profilo degli accertamenti di fatto unicamente riguardo alla rilevanza della chiamata di correo della sorella. Al proposito, l'ultima istanza cantonale ha dato atto che la circostanza, secondo cui la sorella avesse addossato all'accusato una responsabilità maggiore nell'adempimento del reato rispetto a quanto da lui effettivamente commesso, costituiva senz'altro un elemento che minava la credibilità della stessa. Ha però altresì considerato che la Corte di merito aveva nondimeno tenuto conto di tale circostanza, spiegando in modo sostenibile che la chiamata di correo rimaneva pur sempre un indizio, poiché la sorella non aveva fatto altri nomi, non aveva motivo di denunciarlo ingiustamente e l'imputato medesimo, che riconosceva di avere sempre avuto con lei rapporti normali, non sapeva spiegarsi per quali ragioni ella avrebbe dovuto mentire chiamandolo in causa. La CCRP non ha quindi ritenuto arbitraria la conclusione dei primi giudici secondo cui la sorella, coinvolgendo l'imputato, tendeva a ridimensionare il suo ruolo, ma non mentiva completamente. Ha altresì precisato che tale indizio era stato rettamente relativizzato dalla Corte di merito, che ne aveva vagliato la rilevanza soprattutto alla luce delle intercettazioni telefoniche (cfr. sentenza impugnata, consid. 5). Ora, su questo punto, il ricorrente riproduce testualmente quanto già esposto nel suo ricorso per cassazione in sede cantonale, senza confrontarsi puntualmente con il giudizio della CCRP adducendo i motivi per cui essa avrebbe a torto negato una valutazione arbitraria delle prove da parte della prima Corte. Ciò comporta, nuovamente, l'inammissibilità della censura.