Citation: 1P.20/2002 19.04.2002 E. 2

Il ricorrente lamenta di non avere potuto partecipare all'allestimento delle perizie e di averle potute esaminare solo con il deposito degli atti, avvenuto l'11 luglio 1995, ritiene l'audizione dei periti solo in sede di dibattimento insufficiente per un'efficace difesa. Inoltre, secondo il ricorrente, anche il fatto di non avere potuto partecipare all'ispezione delle carcasse dei due veicoli, di non aver potuto esaminare una seconda Ferrari "replica" tuttora esistente, identica a quella andata distrutta, e di non avere avuto la facoltà di interrogare i testi prima del pubblico dibattimento, avrebbe favorito la pubblica accusa e costituirebbe una violazione del principio della parità delle armi. Egli critica inoltre la perizia allestita dal dott. Z.________, esperto del servizio scientifico della polizia di Zurigo, che qualifica di natura privata e assunta in violazione del principio del contraddittorio. 2.1 Il ricorrente sostiene in particolare che l'art. 146 del Codice di procedura penale ticinese, del 19 dicembre 1994 (CPP/TI), entrato in vigore il 1° gennaio 1996, gli avrebbe conferito il diritto di partecipare all'allestimento della perizia giudiziaria e di proporre quesiti peritali. Il PP ha tuttavia designato l'ing. L.________ quale perito e gli ha sottoposto i quesiti con decreto del 2 dicembre 1991, reso in applicazione del Codice di procedura penale del 10 luglio 1941 (vCPP/TI). Il rapporto peritale è stato eseguito il 10 gennaio 1992. Secondo l'art. 351 CPP/TI ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della nuova legge di procedura si applica la legge anteriore solo quando sia già stato emanato l'atto di accusa (cpv. 1); in tutti gli altri casi è applicabile la nuova legge, restando però ferma la validità degli atti precedentemente compiuti (cpv. 2). In concreto, l'atto d'accusa è stato emanato il 14 ottobre 1996, dopo quindi l'entrata in vigore del CPP/TI, per cui il Presidente della Corte del merito e la CCRP hanno, rettamente, svolto i loro incombenti e statuito sulla vertenza applicando il nuovo diritto, gli atti istruttori litigiosi avendo tuttavia di principio mantenuto la loro validità (art. 351 cpv. 2 CPP/TI). Ora, riguardo alla perizia giudiziaria, gli art. 96 segg. vCPP/TI, applicati nella fattispecie dal PP, non prevedevano, di massima, la partecipazione attiva delle parti all'esecuzione della perizia (cfr. Niccolò Salvioni, Codice di procedura penale, Locarno 1999, pag. 256 seg.). In particolare il diritto anteriore non conteneva una disposizione analoga all'art. 146 cpv. 1 CPP/TI, secondo cui, nella misura compatibile con il buon andamento dell'istruzione, le parti e i loro patrocinatori possono pure proporre quesiti peritali. Cionondimeno, nel decreto di perizia del 2 dicembre 1991, il magistrato ha assegnato al ricorrente un termine di cinque giorni per fare valere eventuali motivi di ricusazione nei confronti del perito (art. 97 vCPP/TI) e per esercitare il diritto sancito dall'art. 152 vCPP/TI, secondo cui, se una perizia deve avere luogo, l'imputato può chiedere di farvi assistere periti propri che intende far sentire nel pubblico dibattimento. Il ricorrente ha fatto seguito al decreto con scritto del 9 dicembre 1991, comunicando al PP di essere d'accordo sui punti dell'indagine e di ipotizzare quale causa dell'incendio un eventuale cortocircuito nei cavi dell'impianto Natel. Il perito si è confrontato anche con questa tesi, dandone atto nel suo rapporto: ha rilevato che detto impianto avrebbe certo potuto generare scintille, le quali avrebbero però potuto causare un improvviso incendio unicamente a contatto con un acceleratore altamente infiammabile. Al proposito, i materiali di rivestimento dell'abitacolo e i componenti dei sedili, pur essendo combustibili, non costituivano acceleratori, e avrebbero impiegato vari minuti per infiammarsi, dopo avere sprigionato del fumo intenso. In tali circostanze, l'accusato ha quindi potuto proporre le sue argomentazioni, di cui l'esperto ha tenuto conto, già all'atto di eseguire la perizia. 2.2 D'altra parte, dal profilo della garanzia di un processo equo e dei diritti della difesa, sanciti dagli art. 29 segg. Cost. e dall'art. 6 n. 1 CEDU, gli elementi di prova devono essere di principio prodotti alla presenza dell'accusato nell'ambito di un'udienza pubblica, in vista di un dibattimento in contraddittorio (DTF 125 I 127 consid. 6b e 6c/aa, 121 I 306 consid. 1b; sentenza della CEDU del 27 febbraio 2001 nella causa Lucà c. Italia, consid. n. 39, apparsa nella Rivista internazionale dei diritti dell'uomo 2/2001, pag. 630 segg.). Questa regola tende ad assicurare la parità delle armi tra la pubblica accusa e la difesa (DTF 121 I 306 consid. 1b), principio che - contrariamente all'opinione del ricorrente - trova un'applicazione limitata nella fase dell'inchiesta (DTF 106 IV 85 consid. 2b/aa pag. 88; Robert Hauser/Erhard Schweri, op. cit., pag. 129 n. 3 e pag. 229 seg.). Le accennate condizioni sono senz'altro adempiute nella fattispecie, l'accusato avendo avuto la possibilità, in sede di dibattimento, di esprimersi sulle perizie, di criticarle, di contestarne le conclusioni e di porre ai periti domande e richieste di delucidazioni. In quell'occasione egli ha pure potuto interrogare i testimoni notificati, alla sola eccezione del teste R.________, impedito a presenziare al processo siccome degente all'ospedale. Comunque, a questo proposito, premesso che non si trattava di un testimone a carico e che esso era già stato interrogato dalla polizia, l'accusato non ha insisto perché il teste fosse sentito all'ospedale, secondo le modalità previste dall'art. 248 CPP/TI. Il ricorrente lamenta anche in questa sede la mancata ispezione della seconda Ferrari "replica", tuttora esistente. Sostiene che questa manchevolezza avrebbe impedito di esaminare la capienza dell'automobile nonché lo stato dell'impianto elettrico e della pompa della benzina. La CCRP ha osservato che l'ispezione dell'impianto elettrico era stata rifiutata dal Giudice dell'istruzione e dell'arresto, che l'aveva ritenuta senza nesso né pertinenza. Al dibattimento era inoltre stato sentito quale testimone - notificato dall'accusato - il meccanico che aveva effettuato riparazioni sulla Ferrari "replica" esistente. Questi aveva confermato di avere messo sotto sicurezza varie parti dell'impianto elettrico, collegandole a un fusibile e di avere fissato la pompa della benzina, che mancava inoltre di pressione. Tuttavia, anche ipotizzando una difettosità dell'impianto pure riguardo al veicolo andato distrutto, fondata invero su un indizio assai labile, la possibilità che l'incendio fosse riconducibile a un cortocircuito era smentita dalle altre risultanze, segnatamente dalla deposizione del teste R.________ e da quella del dott. Z.________, secondo cui, nel caso di un cortocircuito all'impianto elettrico, l'eventuale incendio si sarebbe sviluppato lentamente. Va qui d'altra parte rilevato che questa tesi coincide sostanzialmente con quella del perito giudiziario. In sostanza, il Presidente della Corte delle assise prima, la CCRP poi, non hanno del tutto escluso una possibile difettosità della vettura; hanno tuttavia ritenuto, valutando oggettivamente gli ulteriori mezzi di prova, che tali imperfezioni non fossero la causa dell'incendio. In tali circostanze, i Giudici cantonali hanno quindi sostanzialmente considerato irrilevante l'ispezione del veicolo esistente sulla base di un apprezzamento anticipato - spiegato e motivato - della prova, che il ricorrente non censura d'arbitrio (cfr. DTF 115 Ia 8 consid. 3a; cfr. pure, sull'apprezzamento anticipato delle prove, 122 II 464 consid. 4a, 120 Ib 224 consid. 2b e rinvii). Ne consegue che l'accusato ha potuto beneficiare di un processo equo e rispettoso dei suoi diritti di difesa, segnatamente del diritto di essere sentito. In particolare, il fatto che egli non abbia partecipato più attivamente all'inchiesta non ha comportato, nelle citate circostanze, una disattenzione delle garanzie costituzionali e convenzionali (DTF 119 Ia 260 consid. 6c). 2.3 Il ricorrente critica anche il fatto che i Giudici cantonali si siano fondati sulla perizia del servizio scientifico della polizia di Zurigo, che qualifica come "perizia privata" siccome pagata dall'assicurazione. Ora, premesso che - rettamente - i Giudici cantonali non hanno equiparato il rapporto steso dal dott. Z.________ a una perizia ufficiale (cfr., sulle nozioni di perito ufficiale e di perito di parte, DTF 127 I 73 consid. 3f/bb), non occorre esaminare nel dettaglio la natura di tale atto. In effetti, come visto, i diritti di difesa del ricorrente sono stati rispettati anche riguardo all'assunzione di questo mezzo di prova, peraltro non escluso dalla procedura penale ticinese: egli ha in effetti potuto esaminare il rapporto, esprimersi su di esso, criticarne le conclusioni e porre domande all'esperto in sede di dibattimento. I Giudici cantonali potevano quindi, senza incorrere nell'arbitrio, fondarsi anche sul rapporto litigioso, che del resto confortava le conclusioni della perizia giudiziaria.