Citation: 2A.292/2003 11.11.2003 E. 5

5.1 Il ricorrente rimprovera ai giudici cantonali di aver violato gli art. 5 cpv. 1 e 11 cpv. 2 e 3 della legge ticinese del 3 giugno 2002 sul patrocinio d'ufficio e sull'assistenza giudiziaria (Lag) e di avergli negato a torto il beneficio dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio. Tali censure sono in concreto proponibili nell'ambito del ricorso di diritto amministrativo, siccome sono rivolte contro una decisione cantonale impugnabile, ed effettivamente avversata, nel merito, mediante tale rimedio (cfr. consid. 1.2; DTF 123 I 275 consid. 2e; 122 II 274 consid. 1b/bb). Come nel ricorso di diritto pubblico, anche nel ricorso di diritto amministrativo, il Tribunale federale rivede comunque l'interpretazione e l'applicazione del diritto procedurale cantonale con potere d'esame limitato all'arbitrio (DTF 120 Ib 215 consid. 4b; 118 Ia 8 consid. 1b). 5.2 L'art. 5 cpv. 1 Lag prescrive che "l'autorità competente per la concessione del beneficio dell'assistenza giudiziaria decide entro breve termine e, di regola, prima dell'inizio della fase istruttoria, esperite le necessarie indagini". Nella specie, il Tribunale amministrativo ticinese ha statuito sulla domanda di assistenza giudiziaria contestualmente al giudizio di merito, reso senza esperire alcun atto istruttorio dopo circa quattro mesi dalla fine dello scambio degli allegati scritti. In tali circostanze, la Corte cantonale non ha certo disatteso in maniera manifestamente insostenibile la suddetta norma. Scopo dell'art. 5 cpv. 1 Lag è in effetti quello di permettere al patrocinatore, in caso di diniego dell'assistenza giudiziaria, di chiedere al cliente anticipi per le presumibili spese e per il suo onorario al momento dell'esecuzione dei principali atti di causa, come gli impone l'art. 4 della Tariffa dell'Ordine degli avvocati del Cantone Ticino del 7 dicembre 1984 (cfr. Rapporto della Commissione della legislazione del Gran Consiglio ticinese no. 5123R del 17 aprile 2002 sul Messaggio no. 5123 del 22 maggio 2001 concernente la legge sul patrocinio d'ufficio e sull'assistenza giudiziaria, ad art. 5). Quando non viene svolta alcuna istruttoria non è quindi arbitrario ritenere che l'autorità si pronunci sulla richiesta di assistenza giudiziaria soltanto con la decisione finale, poiché, terminato lo scambio degli allegati, il dispendio per il patrocinatore non dovrebbe più risultare tale da indurlo a richiedere anticipi al cliente. L'insorgente ravvisa inoltre la disattenzione dell'art. 11 cpv. 2 Lag - che impone all'autorità di decidere entro breve termine sulla designazione di un patrocinatore d'ufficio - e del capoverso seguente della medesima norma, secondo cui la relativa decisione deve essere intimata, tra l'altro, alla persona richiedente e al patrocinatore d'ufficio. Questi disposti sono invocati manifestamente a torto, poiché concernono, per l'appunto, il patrocinio d'ufficio, istituto che non è in alcun modo in discussione nella fattispecie. Ad ogni modo, per quanto concerne l'assistenza giudiziaria, l'art. 5 cpv. 2 Lag non prevede, per espressa volontà del legislatore, l'intimazione distinta all'interessato e al suo patrocinatore (cfr. Messaggio e Rapporto citati, ad art. 5). Per il che, le critiche si rivelano, pure su questo aspetto, infondate. 5.3 Nella sostanza, in base alle motivazioni espresse ai considerandi che precedono, risulta inoltre certamente sostenibile la conclusione dei giudici cantonali, che hanno negato al ricorrente il beneficio dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio, ritenendo il gravame sin dall'inizio privo di probabilità di esito favorevole. Non è perché il Consiglio di Stato ha dettagliatamente motivato la propria decisione, né perché il ricorrente, nelle circostanze descritte, ha addotto di essersi riconciliato con la moglie, che il gravame poteva apparire in qualche modo fondato. Tale deduzione non può essere evinta nemmeno dal giudizio del Tribunale amministrativo sull'asserita violazione del diritto di essere sentito. Contrariamente a quanto sostiene l'insorgente, la Corte cantonale non ha ammesso che il Consiglio di Stato abbia disatteso questa garanzia costituzionale; ha, per contro, lasciato la questione aperta, in quanto irrilevante ai fini del giudizio, dal momento che un'eventuale inosservanza sarebbe in ogni caso stata sanata tramite l'inoltro del gravame dinanzi alla Corte medesima. In realtà, non vi è comunque stata alcuna violazione del diritto di essere sentito, poiché i presunti fatti nuovi addotti senza offrire al ricorrente la possibilità di esprimersi al riguardo, ossia le infrazioni che ha commesso in Svizzera, pur se evocati, non sono stati posti a fondamento né della pronuncia governativa, né della sentenza del Tribunale amministrativo.