Citation: 6B_749/2007 02.05.2008 E. 2

2.1 La CCRP, ricordato che il ricorso per cassazione è un rimedio di mero diritto e che l'accertamento dei fatti e la valutazione delle prove sono censurabili solo per arbitrio, ha dichiarato inammissibili le relative censure inerenti allo sfruttamento dello stato di bisogno e di furto sollevate dal ricorrente contro la sentenza di primo grado, ritenendole non adeguatamente motivate e sostanziate secondo quanto richiesto dalla procedura cantonale. Essa, dopo aver illustrato gli accertamenti di fatto e i motivi addotti nella sentenza di primo grado, ha ritenuto che il ricorrente non si è confrontato con quelle considerazioni, limitandosi a definire la presunta vittima bugiarda e non credibile, omettendo peraltro di indicare quale atto processuale conforterebbe tale assunto. 2.2 Secondo la giurisprudenza, ove l'ultima autorità cantonale dichiara un ricorso inammissibile per ragioni formali e non procede all'esame di merito, il ricorrente deve addurre perché essa avrebbe accertato in modo arbitrario l'assenza dei presupposti formali e si sarebbe quindi a torto rifiutata di procedere all'esame di merito (DTF 118 Ib 26 consid. 2b, 134 consid. 2; sentenza 6B_489/2007 del 26 novembre 2007 consid. 2.2). Se il ricorrente non lo dimostra, ma ripropone le argomentazioni di merito addotte davanti all'ultima istanza cantonale, il gravame è inammissibile. 2.3 Nel rimedio in esame, il ricorrente si limita ad accennare al fatto che nella sede cantonale avrebbe formulato una non meglio precisata censura di arbitrio, ma neppure tenta di spiegare perché la CCRP a torto non l'avrebbe esaminata nel merito. Il ricorso è quindi inammissibile. 2.4 Per di più, il ricorrente rileva semplicemente che il giudice non avrebbe potuto ritenere veritiere le affermazioni della parte civile, la quale avrebbe più volte mentito. Limitandosi ad asserire che per il tipo di reato in questione occorrerebbe più chiarezza e linearità nelle dichiarazioni della vittima, per cui ritenere credibile una parte che avrebbe mentito su alcuni aspetti della vicenda apparirebbe come "una possibile violazione del divieto di arbitrio", il ricorrente non solo non tenta di dimostrare perché la CCRP avrebbe dichiarato a torto inammissibile le sue censure, ma neppure dimostra l'asserita arbitrarietà degli accertamenti di fatto o della valutazione delle prove compiuti dal primo giudice. Anche questi accenni di critica del merito della sentenza non adempirebbero manifestamente le citate esigenze di motivazione. In effetti, per sostanziare la censura di arbitrio non è sufficiente criticare la decisione impugnata come si farebbe di fronte a una corte di appello con completa cognizione in fatto e in diritto, atteso che una sentenza non è arbitraria per il solo motivo che un'altra soluzione sarebbe sostenibile o addirittura preferibile, bensì occorre mostrare e spiegare perché il contestato giudizio sia manifestamente insostenibile, in aperto contrasto con la situazione effettiva, fondato su una svista manifesta, oppure in urto palese con il sentimento di giustizia ed equità (DTF 133 I 149 consid. 3.1).