Citation: 4P.259/2002 05.03.2003 E. 3

In definitiva, il ricorso si avvera ricevibile limitatamente alla critica rivolta contro l'interpretazione della controversa clausola contrattuale da parte della Corte cantonale, la quale - sulla scorta del materiale di prova agli atti - ha accertato la reale volontà delle parti (cfr. DTF 129 III 118 consid. 2.5 pag. 122). 3.1 I giudici ticinesi hanno stabilito che l'iniziale prezzo della transazione immobiliare, di fr. 500'000.--, era stato aumentato a fr. 550'000.-- su richiesta dei ricorrenti e che gli opponenti avevano accettato tale supplemento solamente con la particolare modalità di pagamento dello sconto sugli onorari. I giudici hanno evidenziato che tale conclusione trova conferma nel fatto che l'aggiunta proposta dalla notaia - volta a regolamentare la situazione qualora, una volta trascorsi i cinque anni, la rimanenza non fosse ancora stata interamente saldata - è stata tralasciata al momento della rogazione dell'atto notarile a causa dell'opposizione incontrata presso gli opponenti. L'atteggiamento assunto in questa circostanza dai ricorrenti, i quali - seppur in possesso della bozza allestita dalla notaia, con la menzionata aggiunta - hanno sottoscritto il contratto senza sollevare alcuna obiezione, dimostra ch'essi hanno accettato che l'importo ottenuto in più sul prezzo poteva e doveva essere onorato solo attraverso il conferimento di incarichi professionali all'architetto. 3.2 I ricorrenti definiscono questa interpretazione unilaterale, incompleta e pertanto arbitraria. La scarna argomentazione ch'essi adducono a sostegno della loro tesi - limitata ad alcune affermazioni in contrasto con quanto accertato nella sentenza impugnata e priva di ogni riferimento agli atti di causa - non è suscettibile di provare il carattere manifestamente insostenibile delle conclusioni dei giudici ticinesi. A questo proposito appare utile rammentare che, secondo costante giurisprudenza, l'arbitrio non si realizza già qualora la soluzione proposta con il ricorso possa apparire sostenibile o addirittura migliore rispetto a quella contestata (DTF 128 II 259 consid. 5 pag. 280 seg. con rinvio). Il Tribunale federale annulla una sentenza cantonale per violazione dell'art. 9 Cost., solo se il giudice cantonale abusa dell'ampio margine di apprezzamento di cui beneficia in materia di valutazione delle prove ed emana un giudizio che appare - e ciò non solo nella sua motivazione ma bensì anche nell'esito - manifestamente insostenibile, in aperto contrasto con la situazione reale, gravemente lesiva di una norma o di un principio giuridico chiaro e indiscusso oppure in contraddizione urtante con il sentimento della giustizia e dell'equità (DTF 128 I 177 consid. 2.1 pag. 182). Incombe alla parte che ricorre, l'onere di dimostrare - con un'argomentazione dettagliata e precisa (art. 90 cpv. 1 lett. b OG) - che l'autorità cantonale ha emanato una decisione arbitraria nel senso appena descritto. Questa esigenza di motivazione non è adempiuta quando, come nel caso in rassegna, la parte che ricorre si limita ad opporre la propria versione dei fatti a quella dell'autorità cantonale, senza dimostrare che i criticati accertamenti non trovano alcun riscontro nell'incarto (art. 90 cpv. 1 lett. b OG).