Citation: 2C_767/2022 E. 1.4.2

1.4.2. Contrariamente a quanto pare in seguito sostenere, il ricorrente non può nemmeno però riferirsi all'art. 8 CEDU a tutela del diritto alla vita privata. Tale richiamo presuppone infatti un soggiorno legale nel nostro Paese di almeno dieci anni o, in assenza di questa durata, un'integrazione particolarmente riuscita. In altre parole, dev'essere dimostrata l'esistenza di legami sociali e professionali particolarmente intensi, che vanno al di là di una normale integrazione in Svizzera. Per un valido richiamo alla vita privata garantita dall'art. 8 CEDU non basta infatti un'integrazione riuscita, ma occorre un'integrazione qualificata e superiore alla media (DTF 144 I 266 consid. 3.9; sentenze 2C_1051/2021 dell'11 marzo 2022 consid. 6.1; 2D_37/2021 del 2 dicembre 2021 consid. 3.2.2; 2C_603/2019 del 16 dicembre 2019 consid. 6.2). Ora, la durata richiesta di dieci anni non è qui data in quanto il soggiorno legale in Svizzera si è esteso dal 1° luglio 2009 (momento del rilascio del nuovo permesso di dimora [vedasi sentenza 2C_528/2021 del 23 giugno 2022 consid. 4.6 destinato alla pubblicazione], al ritorno in Svizzera dall'Italia [cfr. supra Fatti A.b]) al 15 giugno 2018 (momento della revoca; sentenza 2C_469/2022 del 25 luglio 2022 consid. 6.2 e richiami), ossia per 8 anni, 11 mesi e 15 giorni. Infine, non è nemmeno data - viste le due condanne subite dal ricorrente nel 2017 rispettivamente nel 2020 - un'integrazione particolarmente riuscita (la quale si manifesta in primo luogo attraverso un comportamento conforme alle leggi, vedasi sentenza 2C_46/2021 del 7 maggio 2021 consid. 3.2.1), che permette di riconoscere il diritto al richiamo all'art. 8 CEDU prima dei dieci anni richiesti in via di principio dalla giurisprudenza. Visto quanto precede il ricorrente non può pertanto appellarsi all'art. 8 CEDU per dedurne un diritto al rilascio di un'autorizzazione di soggiorno.