Citation: 9C_623/2007 26.09.2008 E. 4

Analogo discorso va quindi fatto per le ulteriori censure sollevate con il ricorso. 4.1 Con riferimento al fatto che l'art. 41bis lett. f OAVS, introducendo il limite del 25%, determinerebbe una ingiustificata disparità di trattamento tra il contribuente che, avendo versato il 76% dei contributi effettivi mediante acconti, non deve corrispondere alcun interesse moratorio e colui che invece, avendo magari versato a titolo di acconto il 74% dei contributi effettivi, è tenuto a versare un simile interesse sul saldo, si rinvia a quanto già affermato da questa Corte nella sentenza 9C_738/2007 del 29 agosto 2008, non ancora pubblicata nella Raccolta ufficiale. In quella occasione il Tribunale federale ha infatti osservato che la decisione di subordinare l'obbligo di pagamento degli interessi moratori a un superamento sostanziale del 25%, limitandolo così alle situazioni in cui la persona interessata, come il ricorrente in concreto, deve rendersi conto della divergenza e deve quindi anche assumersi le conseguenze se, ciò malgrado, non segnala la differenza o non procede a un adeguato versamento supplementare di acconti nei termini di rispetto concessigli dall'ordinanza, non crea una inammissibile disparità di trattamento. Come giustamente osservato dal Tribunale cantonale, proprio la percezione di interessi moratori a fronte di situazioni come quelle in discussione tende a ristabilire la parità di trattamento tra gli assicurati e ad evitare che alcuni possano trarre ingiustificati benefici dal sistema di fissazione dei contributi (sentenza citata 9C_738/2007, consid. 7.3). Siccome occorre per necessità di cose fissare in maniera generale e astratta un limite, la determinazione del 25% per definire la soglia a partire dalla quale il contribuente deve rendersi conto della differenza e attivarsi per non incorrere nel rischio moratorio, non appare certamente priva di senso e scopo e non può pertanto dirsi arbitraria (cfr. pure DTF 132 I 157 consid. 4.1 pag. 162 seg.). Di conseguenza, il riconoscimento di una franchigia del 25%, come pretende il ricorrente, non si impone né si giustifica. 4.2 Insufficientemente motivato (art. 42 cpv. 2 e art. 106 cpv. 2 LTF; DTF 133 IV 286 consid. 1.4; 134 I 23 consid. 5.2) e comunque manifestamente infondato è infine il rimprovero secondo cui la decisione querelata violerebbe il principio della buona fede costituzionalmente protetto. Il principio della buona fede, sancito dall'art. 9 Cost., tutela essenzialmente la fiducia riposta dal cittadino in un'assicurazione ricevuta dall'autorità nell'ambito di una situazione concreta (DTF 131 II 627 consid. 6.1 pag. 636, 130 I 26 consid. 8.1 pag. 60 e rispettivi rinvii). Ora, non si vede né il ricorrente spiega adeguatamente sulla base di quale assicurazione o comunque di quale comportamento dell'amministrazione suscettivo di fare nascere in lui determinate aspettative egli possa invocare la tutela dell'affidamento. Nella misura in cui rinfaccia all'amministrazione di avere abusivamente scaricato su di lui gli oneri derivanti dalla propria incapacità di emanare decisioni di fissazione dei contributi adeguate e tempestive, il ricorrente dimentica inoltre che la funzione degli interessi di mora e compensativi consiste nel compensare il fatto che in caso di pagamento tardivo il debitore può trarre un beneficio d'interesse mentre il creditore subisce uno svantaggio. L'interesse moratorio non ha carattere penale e matura indipendentemente da ogni colpa. Dal momento che l'obbligo di versamento degli interessi moratori è indipendente dall'esistenza o meno di una colpa, esso interviene di conseguenza anche qualora la Cassa (o l'autorità fiscale) dovesse avere - per ipotesi - trascinato in maniera dilatoria la fissazione definitiva dei contributi (DTF 134 V 202 consid. 3.3.2 pag. 206; v. inoltre sentenza citata H 157/04, consid. 3.4.2 con riferimento a RCC 1992 pag. 177, consid. 4c). Il ricorrente avrebbe infatti potuto, durante questa attesa, fare fruttare il debito contributivo non ancora fatturato né saldato. È per contro irrilevante il fatto che durante questo tempo egli abbia o meno effettivamente tratto vantaggio in misura equivalente al tasso di interesse moratorio di legge. L'obbligo di pagamento dell'interesse si fonda infatti sulla finzione di un guadagno di interessi del contribuente e di una perdita corrispondente della Cassa (sentenza citata 9C_738/2007, consid. 7.1).