Citation: 4A_408/2008 26.02.2009 E. 7

Il Tribunale d'appello ha ritenuto che - evidenziando di essere non solo gli aventi diritto economico dei beni depositati sul conto ma anche gli unici azionisti della titolare del conto - i ricorrenti abbiano implicitamente voluto affermare di essere loro i veri titolari dei diritti spettanti alla società panamense, in base al principio della trasparenza (Durchgriff). Dopo aver rammentato il carattere eccezionale di questo principio, i giudici ticinesi hanno negato di poterlo applicare alla fattispecie in rassegna. Non si può infatti ritenere che il richiamo all'autonomia giuridica della società panamense da parte della banca sia costitutivo di un abuso di diritto. Anche se l'interposizione di questa entità giuridica era stata proposta dall'istituto di credito, questa soluzione era stata adottata nell'interesse dai qui ricorrenti, i quali intendevano così salvaguardare le loro esigenze di discrezione ed evitare eventuali problemi ereditari. Nulla muta - hanno proseguito i magistrati cantonali - il fatto che nel contratto fiduciario con F.________SA essi si siano riservati, per quanto concerneva la gestione patrimoniale dei conti della società, la facoltà di dare direttamente e congiuntamente istruzioni alla banca. Innanzitutto non risulta che ciò sia mai avvenuto e, secondariamente, questa pattuizione non vincolava la banca; ma anche se l'avesse vincolata, non sarebbe stata sufficiente per far nascere un rapporto contrattuale diretto fra lei e i ricorrenti, i quali avrebbero piuttosto agito in veste di procuratori o mandatari di fatto sul conto, senza influire sulla titolarità dello stesso, "che le parti avevano liberamente e concordemente voluto attribuire, per le loro particolari esigenze, proprio a una terza entità giuridica". 7.1 I ricorrenti ravvedono invece un abuso di diritto nell'agire della banca opponente, che vuole mantere la finzione dell'esistenza della persona giuridica, allorché fu proprio lei a voler l'interposizione della società panamense, "accampando motivazioni di carattere ereditario per gli ignari ricorrenti". Sia come sia, per i ricorrenti, la figura giuridica del Durchgriff non si attaglia alla fattispecie e ribadiscono ancora una volta l'esistenza di un rapporto contrattuale diretto fra loro e la banca opponente, "rapporto relativo esclusivamente alla gestione patrimoniale degli averi intestati formalmente a E.________Inc., ma gestiti nell'ambito di un contratto diretto" fra la banca e loro. 7.2 Con questi argomenti i ricorrenti ripropongono in pratica la loro lettura della controversia, senza confrontarsi con gli argomenti giuridici posti a fondamento della decisione impugnata. Essi si discostano anche, senza criticarla apertamente, dalla fattispecie accertata in sede cantonale, ad esempio quando si dicono "ignari" delle ragioni ereditarie che hanno portato all'intestazione dei loro beni alla società panamense. Per dimostrare l'esistenza di un rapporto di mandato di gestione patrimoniale fra loro e la banca, si richiamano inoltre a circostanze contenute negli atti del procedimento penale, senza nemmeno indicare dove e quando se ne sarebbero già prevalsi in sede cantonale. Così come formulata la censura non ossequia i requisiti di motivazione esposti al consid. 2. 7.3 A ogni modo la sentenza impugnata è conforme al diritto federale. I ricorrenti non contestano l'accertamento secondo il quale l'intestazione dei beni alla società panamense, seppur proposta dalla banca, è avvenuta con il loro consenso. Non risulta d'altro canto ch'essi abbiano mai fatto valere un vizio di volontà a questo riguardo. Come rettamente osservato dai giudici ticinesi, il fatto che sia stata la banca a proporre questa soluzione, non ne inficia la validità, tanto più ch'essa - stando a quanto accertato in maniera vincolante per il Tribunale federale, vista l'assenza di un'adeguata contestazione - corrispondeva ai bisogni e alla volontà dei ricorrenti. In siffatte circostanze, la banca poteva legittimamente ritenersi contrattualmente vincolata solo alla società panamense e riconoscere solo ad essa la posizione di creditore, con i relativi diritti, perlomeno fino al momento in cui non le fosse stato presentato un valido atto di cessione da E.________Inc. ai ricorrenti. Il fatto che i ricorrenti fossero gli aventi diritto economico dei beni depositati sul conto bancario intestato a questa società, le cui azioni erano tutte nelle loro mani, induce infatti a qualificarla quale loro rappresentante indiretta nei confronti della banca (Gauch/Schluep/ Schmid, Schweizerisches Obligationenrecht, Allgemeiner Teil, vol. I, 9a ed., n. 1025 pag. 221). La rappresentanza indiretta - che si verifica appunto quando una persona agisce a nome proprio, ma per conto di un altro - non ha nessun effetto immediato sul "rappresentato"; il contratto vincola unicamente le parti contraenti. In questo caso il rappresentante funge da "prestanome" e agisce "fiduciariamente" per il "rappresentato", il quale può acquisire i diritti derivanti dal contratto solamente mediante una cessione del credito - secondo i principi che reggono questo atto - dopo la stipulazione del contratto (art. 32 cpv. 3 CO). Se ne deve concludere che la banca opponente può a ragione considerare che solo la società panamense avesse diritto di disporre sugli averi depositati sul conto e, di conseguenza, pretendere il risarcimento del danno patito a causa di eventuali malversazioni eseguite da D.________ rispettivamente, più in generale, a causa di operazioni finanziarie in contrasto con la strategia d'investimento pattuita o con gli obblighi di diligenza tipici della banca. Ed è altrettanto a ragione che la banca opponente si richiama al principio della responsabilità civile secondo cui danneggiato è solo colui che subisce direttamente un danno nel suo patrimonio, mentre il terzo che patisce un pregiudizio solamente a causa di una sua particolare relazione con il danneggiato diretto, ovvero un danno riflesso rispettivamente un danno indiretto, non può avanzare alcuna pretesa di risarcimento (DTF 131 III 306 consid. 3.1.1 con rinvii).