Citation: 1P.510/2002 01.07.2003 E. 3.1

I ricorrenti rimproverano altresì alla Corte cantonale di avere considerato il cittadino capace, inoltrando un'opposizione al progetto edilizio, di distinguere tra argomenti di diritto pubblico e di diritto privato, ciò che è spesso difficile anche per i professionisti e i tribunali. Questa considerazione precluderebbe ai profani la possibilità di opporsi efficacemente a progetti edilizi e consacrerebbe un diniego formale di giustizia. 3.2 L'assunto non regge. L'Autorità edilizia ha infatti dichiarato irricevibile l'opposizione per difetto di competenza. Ora, i ricorrenti, nella sede cantonale, non hanno fatto valere che, trattandosi di questioni fondate sul diritto privato, l'Autorità edilizia si sarebbe a torto dichiarata incompetente. Essi disattendono che non si tratta in concreto di un problema di carenza di motivazione, bensì di carenza di competenza. Visto che l'opposizione era fondata solo su questioni di carattere civile, come ritenuto dal Tribunale amministrativo, il rifiuto dell'Autorità edilizia di esaminarle non costituisce né un eccesso di formalismo né un diniego di giustizia. In effetti, l'autorità che accerta la propria incompetenza deve, per non incorrere in un diniego di giustizia, accertarlo con una decisione di irricevibilità della domanda (Reinhold Hotz, St. Galler Kommentar zu Art. 29 BV, n. 10). 3.3 I ricorrenti ritengono che l'opposizione, pervenuta all'Autorità edilizia 14 giorni prima della scadenza del termine, avrebbe dovuto da quest'ultima, secondo l'art. 3 cpv. 2 LPAC, essere trasmessa all'autorità competente, con avviso ai mittenti. Ciò avrebbe loro consentito di informarsi e, se del caso, di reagire inoltrando un'opposizione con una motivazione diversa. 3.4 Secondo gli art. 3 cpv. 2 e 88 cpv. 2 LE, la Commissione edilizia, nominata dal Consiglio comunale e composta di tre membri (art. 2 cpv. 2 e art. 3 cpv. 2 LE), esamina e evade le domande di costruzione incontestate: in caso di opposizione, o dove lo ritiene necessario, le trasmette con la relativa proposta all'Autorità edilizia per la decisione. Sulla base di questa normativa non si può rimproverare al Consiglio comunale di non avere esaminato immediatamente l'opposizione. La legislazione comunale, non criticata dai ricorrenti, implica infatti che si attenda lo scadere del termine di opposizione per stabilire la competenza della Commissione edilizia o del Consiglio comunale. I ricorrenti non adducono che la normativa comunale imporrebbe ai membri della Commissione edilizia di riunirsi per l'esame di merito o della competenza prima dello scadere del termine di pubblicazione, né ch'essi debbano trasmettere immediatamente le opposizioni, prima della scadenza del termine per il loro inoltro, al Consiglio comunale. In siffatte circostanze la trasmissione dell'opposizione al giudice civile, qualora ciò fosse imposto dall'art. 3 cpv. 2 LPAC, non sarebbe avvenuta prima dello scadere del termine d'opposizione, sicché i ricorrenti non ne avrebbero tratto alcun beneficio. Del resto, la semplice lettura dell'art. 87 LE indica al cittadino che intende opporsi a un progetto di costruzione che sussistono due campi del diritto, deferiti ad autorità differenti, sicché egli deve, se del caso, informarsi al riguardo. Infine, essi hanno inoltrato il complemento soltanto dopo la scadenza del termine, senza addurre alcun motivo che gli avrebbe impedito d'agire tempestivamente. Per concludere, la mancata trasmissione dell'opposizione al giudice civile non ha pregiudicato i diritti dei ricorrenti, visto che l'asserito obbligo di trasmissione non doveva essere, di massima, eseguito prima della scadenza del termine per le opposizioni: né la mancata trasmissione d'ufficio dell'opposizione al giudice civile ha pregiudicato i loro diritti in tale ambito, visto ch'essa non ha comportato la decadenza di una loro eventuale pretesa di risarcimento (cfr. DTF 121 I 93 consid. 1d, 118 Ia 241). 3.5 Di massima, quando l'autorità rilevi un vizio formale in un momento in cui la parte interessata possa ancora correggerlo, una sua attitudine passiva viola la Costituzione (DTF 111 Ia 169 consid. 4b e c). La giurisprudenza del Tribunale federale ritiene, vista la difficoltà di provarla, irrilevante la circostanza di sapere se l'autorità abbia effettivamente accertato l'irregolarità entro il termine, permettendo in tal modo all'interessato di sanare il vizio: decisiva è la natura obiettivamente apparente dell'errore, regola derivante dal principio della buona fede (DTF 120 V 413 consid. 5a, 114 Ia 20 consid. 2b; Jean- François Egli, La protection de la bonne fois dans le procès, in: Giurisdizione costituzionale e Giurisdizione amministrativa, Raccolta di studi pubblicati sotto l'egida della Ia Corte di diritto pubblico del Tribunale federale svizzero, Zurigo 1992, pag. 225 segg., in particolare pag. 228 segg.). I ricorrenti non censurano e non dimostrano tuttavia l'arbitrarietà dell'interpretazione dell'art. 21 LPAC da parte della Corte cantonale, secondo cui l'applicabilità di questa norma, concernente la correzione dei ricorsi, si limita agli aspetti formali e non si estende a questioni materiali o di competenza (cfr. anche la disciplina dell'art. 30 cpv. 2 OG, DTF 121 II 252 consid. 4b, applicabile anche a livello cantonale, DTF 120 V 413 consid. 6a). Essi non dimostrano che la normativa comunale o cantonale prevederebbe l'obbligo di concedere un termine suppletivo, o che tale obbligo risulterebbe come esigenza minima dal diritto costituzionale, non solo per sanare meri vizi formali (quali ad esempio la mancanza della firma, della procura, degli allegati prescritti o menzionati; cfr. DTF 120 V 413 consid. 4b e 5a, 111 Ia 169 consid. 4c pag. 175 e rinvii) bensì per modificare, ampliandoli o sostituendoli, i motivi posti a fondamento di un'opposizione.