Citation: 1P.779/2005 20.03.2006 E. 2

2.1 Il ricorrente rimprovera alla CRP un'insufficiente motivazione del giudizio impugnato riguardo al sequestro delle pigioni successive alla cessione delle cartelle ipotecarie alla D.________Anstalt, come pure riguardo alla "controprestazione adeguata" ai sensi dell'art. 59 n. 1 cpv. 2 CP. 2.2 Dal diritto di essere sentito, desumibile dall'art. 29 cpv. 2 Cost., la giurisprudenza ha dedotto, tra l'altro, il diritto dell'interessato di ottenere una decisione motivata. Questa norma, ritenuto che il ricorrente non invoca alcuna disposizione del diritto cantonale che disciplini in primo luogo la portata di tale diritto (DTF 126 I 15 consid. 2a), non pone esigenze troppo severe all'obbligo di motivazione e l'autorità giudicante è tenuta a esprimersi unicamente sulle circostanze significative, atte a influire in qualche modo sul giudizio di merito, e non su ogni affermazione delle parti: essa ha essenzialmente lo scopo di permettere, da un lato, agli interessati di afferrare le ragioni che stanno alla base della decisione e di impugnarla con cognizione di causa e, dall'altro lato, all'autorità di ricorso di esaminarne la fondatezza (DTF 129 I 232 consid. 3.2, 126 I 97 consid. 2b, 15 consid. 2a/aa in fine). 2.3 La Corte cantonale ha puntualmente spiegato per quali ragioni il sequestro, trattandosi di fondi dati in locazione ed essendo il diritto di pegno esteso anche ai crediti per pigioni (art. 806 cpv. 1 CC, art. 152 cpv. 2 LEF), riguardava appunto anche le pigioni medesime. Ha in particolare addotto le ragioni per cui, nell'ambito dell'acquisizione delle cartelle ipotecarie, al ricorrente non poteva essere riconosciuta la buona fede e nemmeno ha omesso di considerare il trasferimento delle stesse alla D.________Anstalt, facendo presente che sulla base di una convenzione, il ricorrente continuava a percepire delle pigioni. Nella sentenza impugnata, la CRP si è del resto ampiamente pronunciata sui punti rilevanti per il giudizio, la cui portata è stata afferrata dal ricorrente che lo ha diffusamente contestato in questa sede con cognizione di causa. D'altra parte, poiché il provvedimento cautelare è stato ritenuto giustificato già per il mancato riconoscimento della buona fede del ricorrente, la Corte cantonale poteva rettamente rinunciare ad esaminare l'adempimento degli altri presupposti per l'applicazione dell'art. 59 n. 1 cpv. 2 CP, in particolare quello della "controprestazione adeguata" (cfr. Niklaus Schmid, in: Kommentar Einziehung, Organisiertes Verbrechen, Geldwäscherei, vol. I, Zurigo 1998, pag. 129, n. 77). Laddove infine il ricorrente, accennando ancora alla garanzia del diritto di essere sentito e al principio della proporzionalità, critica una mancata quantificazione dell'eventuale risarcimento compensatorio, egli disattende che la relativa censura è stata sostanzialmente accolta dal GIAR, il cui giudizio su questo punto è in seguito stato confermato dall'ultima istanza cantonale.