Citation: 4A_607/2021 E. 7

La ricorrente sostiene d'aver concluso il contratto per timore (art. 29 CO) e che il testo letterale dell'accordo dimostrerebbe ciò. Le e-mail del settembre e ottobre del 2012 sarebbero degli indizi a sostegno di una minaccia, che sarebbe stata esplicitata nel testo dell'accordo: la ricorrente avrebbe sottoposto una proposta di pagamento non per gli asseriti difetti, ma per far cessare le illecite pubblicazioni sul web. Essa avrebbe agito sotto minaccia, in assenza della quale mai avrebbe accettato di pagare più di fr. 70'000.--. Per la ricorrente l'accertamento della Corte cantonale secondo cui dal testo del contratto, che rinviava a una fattura del 27 luglio 2011 e a uno scritto del 28 settembre 2011, non trasparirebbe una minaccia, sarebbe insostenibile: con quell'accordo, argomenta, essa voleva far sparire da internet ogni commento contro di lei o contro altre società in merito al prodotto E.________. Il documento del 27 luglio 2011 - prosegue - sarebbe una fattura e non una notifica dei difetti e quello del 28 settembre 2011, una messa in mora per il ritiro della merce depositata nei magazzini della ricorrente e per il pagamento di fr. 15'159.10. Se l'esistenza di concrete minacce all'immagine della ricorrente non fosse stata vera, l'opponente avrebbe stralciato quel passaggio. Costui, invece, si sarebbe limitato a cancellare alcuni destinatari e a modificare in parte i termini di pagamento, lasciando invariata la parte relativa ai motivi del pagamento. L'amministratore della ricorrente aveva inoltre confermato che "L.________ era un esperto di informatica e aveva minacciato me e H.________ di mettere in rete video e frasi denigratorie nei confronti delle due aziende e del prodotto E.________". Tali dichiarazioni sarebbero veritiere e se mai sarebbe da rivalutare il valore della deposizione del teste G.________, definito da L.________ un "criminal gangster".