Citation: C 311/00 08.02.2001 E. 2

2.- a) Nei considerandi dell'impugnato giudizio, l'autorità di ricorso cantonale ha correttamente indicato sia le norme che disciplinano il diritto alle indennità di disoccupazione e l'obbligo di restituzione delle stesse qualora il beneficiario non ne abbia diritto (art. 95 cpv. 1 LADI), sia i principi di giurisprudenza sviluppati in merito all'idoneità al collocamento dell'assicurato che durante il periodo di disoccupazione frequenta un corso a sue spese (DTF 122 V 266 consid. 4). Pure esattamente la Corte di prime cure ha rammentato i presupposti richiesti secondo la prassi in caso di applicazione del principio della buona fede (DTF 121 V 66 consid. 2a e sentenze ivi citate). A questa esposizione può pertanto essere fatto riferimento e prestata adesione. b) Nella fattispecie concreta emerge dagli accertamenti effettuati dalla precedente istanza, i quali non sono stati contestati, che l'assicurata il 29 luglio 1999 si era rivolta al capogruppo dei collocatori dell'URC per sapere se, nonostante il suo desiderio di frequentare una scuola che l'avrebbe occupata mezza giornata tutti i giorni della settimana, avesse potuto beneficiare dell'intera indennità di disoccupazione. Pure incontestato è rimasto il fatto che, nel mese di agosto 1999, in occasione di un secondo colloquio presso l'URC, l'interessata aveva chiesto conferma della risposta ottenuta da parte della precedente collaboratrice. A ragione i giudici cantonali ne hanno dedotto che, avendo un'assicurata che frequenta un corso durante la sua disoccupazione senza adempiere le relative condizioni legali comunque diritto, a determinate condizioni, all'indennità di disoccupazione, appariva verosimile che a A.________ fosse stato detto, in applicazione della summenzionata prassi, che avrebbe conservato il diritto all'indennità piena di disoccupazione se fosse stata disposta ad abbandonare la scuola immediatamente nel caso di reperimento di un posto di lavoro. Nel ricorso di diritto amministrativo il seco contesta questo apprezzamento e ritiene che irrilevante sarebbe il tema della prassi cui l'amministrazione avrebbe se del caso fatto riferimento, ritenuto come alcun indizio permettesse di supporre che A.________ sarebbe effettivamente stata disposta a lasciare la scuola alla quale si era iscritta se le fosse stato proposto un lavoro a tempo pieno. Questo argomento non è tuttavia attendibile per censurare l'opinione della prima Corte. In effetti, quale fosse stata la situazione concreta dell'assicurata dopo essersi iscritta alla menzionata scuola, vale a dire se fosse stata disposta ad interrompere la propria formazione per accettare un eventuale impiego al 100 %, è quesito non accertato dall'amministrazione. Esso non può quindi essere contrapposto all'interessata nell'ambito di una lite avente per oggetto la protezione della sua buona fede per quel che riguarda una questione preliminare rispetto a quella sollevata dal seco. Anzi, la carenza d'istruttoria riscontrabile da questo profilo si aggiungerebbe piuttosto a quella rilevata dai primi giudici, i quali si sono chiesti per quale motivo l'amministrazione abbia, dopo un colloquio del 10 agosto 1999, continuato ad assegnare all'assicurata occupazioni a tempo pieno, attendendo fino al 21 dicembre 1999 per confermare la sua disposizione ad accettare un'occupazione del 50 % soltanto. c) Discende da quanto precede che il Segretariato insorgente non perviene a suffragare la propria tesi con elementi convincenti. Il ricorso deve pertanto essere respinto.