Citation: 1C_512/2013 E. 2.2

2.2. L'autorità precedente ha rilevato che in concreto il ricorrente sostiene di poter confutare l'infrazione in sede amministrativa, adducendo l'assenza di un'esplicita indicazione circa la possibilità di una revoca della licenza di condurre contenuta nel decreto di accusa: al suo dire, il segnale indicante il limite di velocità di 60 km/h non sarebbe stato visibile, siccome asseritamente ubicato troppo in basso rispetto alle prescrizioni vigenti (art. 103 dell'ordinanza sulla segnaletica stradale del 5 settembre 1979, RS 741.21, OSStr). Per questa ragione potrebbe essergli imputato solo un superamento del limite di velocità di 10 km/h. Al riguardo, la Corte cantonale ha tuttavia ritenuto ch'egli non poteva ignorare la notoria connessione esistente in materia di circolazione stradale tra la procedura penale e quella amministrativa, visto che in passato è stato sanzionato più volte sia penalmente sia amministrativamente. Egli era inoltre patrocinato da un legale cognito della materia, che ha impugnato la decisione di revoca dinanzi al Consiglio di Stato e, secondo la procura, lo rappresentava in ogni pratica connessa. Dopo essere stato sanzionato con una revoca della patente di 12 mesi da parte della Sezione della circolazione il 17 luglio 2012, il 3 settembre seguente egli ha ricevuto il decreto di accusa, che gli rimproverava un superamento di 30 km/h del limite di velocità di 60 km/h e gli infliggeva una pesante condanna: nel decreto erano pure indicati i rimedi di diritto. L'autorità precedente ne ha concluso che il ricorrente non può più contestare i fatti accertati dall'autorità penale. Qualora avesse ritenuto che la sanzione penale fosse stata emanata sulla base di un presupposto fattuale inesatto, poiché la segnaletica litigiosa non sarebbe stata visibile, egli avrebbe dovuto far capo ai rimedi di diritto indicati nel decreto d'accusa e adire la Pretura penale. Nonostante l'importanza dell'infrazione imputatagli e l'ampiezza della pena inflittagli, egli ha accettato la condanna sapendo o dovendo presumere, viste le esperienze passate e l'assistenza di un legale, che tale esito avrebbe vincolato il Consiglio di Stato. Ne ha concluso che il principio della sicurezza giuridica impedisce di rimettere in discussione gli accertamenti fattuali. Ha aggiunto che il PP non era tenuto a indicare nel decreto di accusa la possibile adozione di una misura amministrativa, in concreto peraltro già emanata.