Citation: 5A_695/2022 E. 4.3.2

4.3.2. Facendo riferimento agli art. 95 e 97 LTF, il ricorrente censura in pratica un apprezzamento arbitrario delle prove da parte dei Giudici cantonali che avrebbe condotto ad un'applicazione errata del diritto italiano applicabile al rapporto fra le parti poiché avrebbe misconosciuto l'istituto della remissione, tacita e/o espressa, previsto all'art. 1236 del codice civile italiano. Sostiene innanzitutto che sarebbe del tutto errato e arbitrario non aver considerato dimostrata mediante documenti l'estinzione del credito, allorché sia il bilancio della D.________ S.r.l. al 31 dicembre 2014, sia quello finale di liquidazione risalente al 2016 con le relative " note integrative " (rispettivamente doc. 4 e doc. F) costituirebbero dei "documenti" ai sensi tanto del diritto penale svizzero (in riferimento all'art. 110 cpv. 4 CP), quanto del diritto italiano in concreto rilevante per gli aspetti materiali della pretesa posta in esecuzione, e in nessuno di essi figurerebbe il credito della D.________ S.r.l., pur essendo entrambi i bilanci stati allestiti dopo la sentenza 22 aprile 2014, che aveva reso immediatamente esigibile il credito in questione. A supporto della sua tesi, dopo aver esposto una serie di disposizioni del codice civile italiano relative alla tenuta dei libri e delle scritture contabili, agli obblighi di presentazione dei conti, all'effetto probatorio dei bilanci rispetto alla completezza dei dati iscritti ed alla responsabilità dei liquidatori in questo contesto, il ricorrente rileva che siccome il credito posto in esecuzione non sarebbe mai stato evocato nell'" ampio e approfondito dibattito " che ha preceduto l'approvazione dei bilanci e nelle note integrative che li accompagnavano e di cui riproduce vari passaggi, occorreva considerare fornita mediante documenti la prova che " quel credito, già a quel momento, non esisteva più ". Qualora poi si dovesse considerare che il credito della società nei suoi confronti esistesse ancora sino all'allestimento del bilancio finale di liquidazione, adduce che vi sarebbe stata una " remissione espressa del debito " al più tardi con l'approvazione di quest'ultimo documento (doc. F) che conteneva la dichiarazione del liquidatore secondo cui " [n]on risultano, pertanto, attività nette da assegnare ai soci " e " [a]i soci C.________ e A.________ non vengono assegnate né attività né passività ", o comunque che una remissione tacita sarebbe stata " desumibile da circostanze concludenti e non equivoche (come avvenuto con il bilancio al 31.12.2014 della citata società) ".