Citation: 1A.52/2005 12.04.2005 E. 3

3.1 In siffatte circostanze e per ovvi motivi di opportunità, ritenuta la manifesta infondatezza degli argomenti addotti dal ricorrente contro la sua estradizione, non si giustifica cionondimeno di sospendere questa procedura in attesa dell'esito di quella in materia d'asilo. 3.2 Nel merito, il ricorrente sostiene che, fino alla procedura d'estradizione in esame non avrebbe potuto prendere conoscenza della sentenza della sua condanna. A sostegno della sua tesi si limita ad addurre che la lunga assenza dal suo paese è stata possibile poiché egli ha potuto attendere la notificazione della sentenza, a suo dire non ancora intervenuta, a piede libero. La censura non regge. 3.3 Il ricorrente non fa valere ch'egli non avrebbe avuto conoscenza della sua citazione ai dibattimenti (cfr., al riguardo, DTF 129 II 56 consid. 6.3 e rinvii) né sostiene di non essere stato presente al processo né illustra perché il procedimento estero non avrebbe rispettato i diritti minimi della difesa. Dalla sentenza di condanna risulta ch'egli ha partecipato al processo, ch'era assistito da un avvocato, ciò che egli non contesta, e che il giudizio è stato reso pubblicamente il 26 settembre 1998; inoltre, egli neppure adduce che la decisione non sarebbe stata notificata al suo difensore (cfr. DTF 129 II 56 consid. 6.2 in fine). Nella domanda di estradizione si precisa poi che la pena non ha potuto essere eseguita a causa della fuga del ricorrente. 3.4 Per il resto, il ricorrente si limita ad addurre che, visto il lungo tempo trascorso dai fatti, non sarebbe chiaro se il motivo posto a fondamento della chiesta estradizione, segnatamente la sentenza del 26 settembre 1998, sia ancora attuale e rileva in maniera del tutto generica che sussisterebbe la possibilità dell'intervento della prescrizione. Accenna poi alla circostanza ch'egli non saprebbe perché l'autorità considera che detta sentenza è cresciuta in giudicato il 10 luglio 2001, ritenuto che non risulterebbe essere stata impugnata. Il ricorrente rileva poi d'aver contattato il suo attuale patrocinatore in Serbia per ottenere una revisione del processo o perlomeno uno sconto della pena per il tempo trascorso dai fatti e per la carcerazione preventiva sofferta. 3.4.1 Il ricorrente non fa valere che si sarebbe in presenza di un delitto "politico" (cfr. su questo tema, DTF 130 II 337 consid. 3; sentenza 1A.4/2005 del 28 febbraio 2005, consid. 3, destinata a pubblicazione), né ciò è manifestamente ravvisabile in concreto. Egli è stato infatti condannato per aver picchiato senza alcuna ragione, durante una rissa da lui provocata, una persona, d'aver inflitto in seguito lesioni corporali semplici al viso a un'altra e tentato di ucciderne altre tre colpendole a più riprese sempre con un cacciavite. 3.4.2 L'art. 10 CEEstr, non richiamato dal ricorrente, dispone che l'estradizione non sarà consentita se la prescrizione dell'azione o della pena è acquisita secondo la legislazione della parte richiedente o della parte richiesta. Il ricorrente è stato condannato a tre anni e quattro mesi di detenzione con sentenza divenuta definitiva il 10 luglio 2001. Su richiesta dell'UFG, l'Ambasciata di Serbia e Montenegro a Berna, con complemento del 27 gennaio 2005, ha trasmesso le norme legali sulla prescrizione: l'art. 97 n. 4 CP della Repubblica di Serbia dispone che una pena privativa delle libertà di più di tre anni non può più essere eseguita cinque anni dopo la condanna. Come ritenuto dall'UFG nella decisione impugnata, l'esecuzione della pena inflitta non è pertanto manifestamente prescritta. Il ricorrente non contesta, con alcun argomento preciso, questa conclusione né tenta di dimostrare perché l'autorità estera non avrebbe applicato correttamente le norme sulla prescrizione e quelle sull'esecutività della sentenza di condanna. La pena nemmeno è manifestamente prescritta secondo il diritto svizzero (art. 73 seg. CP). Contrariamente alla richiesta ricorsuale, non occorre pertanto procedere ad ulteriori accertamenti in tale ambito: il semplice accenno a "non meglio precisati eventuali rimedi straordinari inoltrati nel frattempo dal suo legale di B.________", non è infatti chiaramente decisivo al riguardo. 3.4.3 Infine, neppure l'accenno ricorsuale relativo alla necessità di accertare un eventuale residuo di pena ancora da scontare non muta l'esito del ricorso. Nella domanda di estradizione si sottolinea infatti che il periodo della detenzione preventiva da lui subita, segnatamente dal 15 gennaio al 28 settembre 1998, sarà computato nella pena.