Citation: 6B_217/2013 E. 9

Infine, le accusatrici private rimproverano al TPF di aver fissato, senza motivazione alcuna, l'indennità oraria per le spese di patrocinio a fr. 230.-- in luogo di fr. 300.--, come da loro richiesto. L'applicazione di quest'ultima tariffa sarebbe giustificata dalla complessità e dal carattere internazionale del caso, dagli importanti interessi finanziari in gioco, dalla fattiva collaborazione da loro fornita, nonché dalle dimensioni e dalla durata della procedura. Esse non lamentano tuttavia, almeno non in modo conforme all'art. 42 cpv. 2 LTF, la violazione di norme del CPP, né di quelle del regolamento del Tribunale penale federale sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le indennità della procedura penale federale del 31 agosto 2010 (RSPPF; RS 173.713.162), che disciplinano le ripetibili accordate alle parti, ma si limitano, alquanto implicitamente, a prevalersi del diritto di ottenere una decisione motivata. Questo diritto è oggetto di abbondante giurisprudenza a cui si rinvia (v. DTF 139 IV 179 consid. 2.2). Basti qui rilevare che il tribunale non è sempre tenuto a motivare la decisione con cui stabilisce l'importo delle ripetibili di una parte. Di massima, si ritiene che esso sia in grado di rendersi conto della natura e dell'ampiezza delle operazioni rese necessarie dal procedimento. In presenza di compensi minimi e massimi previsti da una tariffa o una norma legale, al tribunale incombe un obbligo di motivazione solo se se ne scosta, se sono invocati elementi straordinari, oppure se si diparte dalla nota d'onorario presentata da una parte e accorda un'indennità inferiore all'importo usuale, malgrado una prassi ben definita. Del resto, di principio, neppure il Tribunale federale motiva le decisioni relative alle ripetibili nelle cause di cui è adito (DTF 139 V 496 consid. 5.1 pag. 504). In concreto, per quel che concerne la tariffa oraria, il TPF si è attenuto, a ragione, al principio secondo cui di regola in proposito non è necessario motivare la decisione. L'art. 12 cpv. 1 RSPPF, richiamato esplicitamente nella sentenza impugnata, fissa l'indennità oraria tra un minimo di fr. 200.-- e un massimo di fr. 300.--. Visto che il compenso orario ritenuto, pari a fr. 230.--, si situa tra questi limiti, l'autorità precedente non era tenuta a motivare oltre questa determinazione. La censura è quindi infondata.