Citation: 1B_619/2022 E. 2.3

2.3. La ricorrente adduce che l'autorità inquirente avrebbe già preso visione, al momento della perquisizione, di un messaggio di posta elettronica stampato sul quale figuravano delle annotazioni manoscritte dalle caratteristiche analoghe a un documento da lei prodotto dinanzi al Pretore. Ritiene quindi inverosimile che tale autorità si sia limitata ad eseguire una cernita preventiva soltanto sommaria della documentazione presente al suo domicilio. Sostiene che, in considerazione della manchevolezza della procedura di apposizione dei sigilli, gli eventuali mezzi di prova contenuti nei documenti sigillati, sarebbero inutilizzabili giusta l'art. 141 cpv. 1 CPP. Ora, con queste argomentazioni, la ricorrente non sostanzia la realizzazione degli estremi di un divieto assoluto di utilizzabilità delle prove ai sensi degli art. 140 cpv. 1 e 141 cpv. 1 CPP. I mezzi di prova risultanti da un dissigillamento riconducibile a un sigillamento lacunoso non sono esplicitamente dichiarati inutilizzabili dalla legge (sentenza 1B_412/2021, citata, consid. 3.2). In concreto, risulta dai considerandi del giudizio impugnato che il funzionario di polizia che ha partecipato alla perquisizione ha soltanto "visto di sfuggita" il contenuto di uno dei documenti e non sarebbe andato oltre una valutazione sommaria dei documenti. La ricorrente non sostanzia l'arbitrarietà di questo accertamento, che è quindi vincolante per il Tribunale federale (art. 105 cpv. 1 LTF). Non adduce elementi tali da farlo ritenere manifestamente insostenibile, limitandosi essenzialmente a richiamare il messaggio di posta elettronica inviato il 13 ottobre 2021 dal funzionario in questione al magistrato inquirente. Da questo messaggio risulta che, tra i documenti sequestrati, ve ne sarebbe uno che, in base a "una valutazione a prima vista" del funzionario di polizia, sembrerebbe corrispondere a un e-mail modificato e successivamente prodotto in causa dall'imputata. Ciò non consente tuttavia di dedurre che nella fattispecie siano stati oltrepassati i limiti di una cernita sommaria preventiva, volta ad escludere atti chiaramente estranei all'oggetto del procedimento penale. Nella misura in cui l'autorità si è limitata ed eseguire una prima separazione tematica per assicurare che soltanto gli oggetti potenzialmente rilevanti per l'inchiesta fossero provvisoriamente sequestrati, tale modo di procedere è di massima ammissibile (DTF 143 IV 270 consid. 7.5; sentenza 1B_656/2021 del 4 agosto 2022 consid. 6; ANDREAS J. KELLER, in: Donatsch/Lieber/Summers/Wohlers, Kommentar zur Schweizerischen Strafprozessordnung, 3a ed. 2020, n. 3 segg. all'art. 247 CPP). Nella sua comunicazione al PP, il funzionario di polizia che ha eseguito il provvedimento coercitivo gli ha unicamente riferito che a una prima impressione, un documento sequestrato appariva possibilmente rilevante per il procedimento penale, siccome sembrava corrispondere a un documento incriminato. Rilevato che quest'ultimo documento è oggetto dell'inchiesta e figura quindi agli atti, non risulta con ciò che l'autorità abbia superato i citati estremi. In tali circostanze, a questo stadio della procedura, non si può ragionevolmente ritenere che i documenti sigillati siano chiaramente inutilizzabili in applicazione dell'art. 140 seg. CPP. Un eventuale giudizio al riguardo spetterà, se del caso, al giudice di merito. La censura deve quindi essere respinta nella misura della sua ammissibilità.