Citation: 2P.304/2002 09.04.2003 E. 5

Accertato dunque che il ricorrente ha effettivamente violato in maniera ripetuta e grossolana i suoi doveri professionali e deontologici, resta da esaminare se la sanzione della sospensione qui in esame sia lesiva della sua libertà di espressione. 5.1 Il ricorrente, avvocato, può in linea di principio prevalersi della libertà di opinione e di espressione (DTF 125 I 417 consid. 3, 108 Ia 316 consid. 2, 106 Ia 100 consid. 6a; RDAT 1996 I 7 consid. 3b). Detta libertà non è però assoluta, ma soggiace a delle restrizioni, le quali devono poggiare su di una base legale sufficiente, essere sorrette da un interesse pubblico preponderante e risultare proporzionate allo scopo perseguito (art. 36 Cost.). L'art. 10 cpv. 2 CEDU stabilisce inoltre le condizioni in base alle quali può essere ammessa una limitazione della libertà in questione: essa dev'essere prevista dalla legge, mirare al perseguimento di un fine legittimo ed essere necessaria in una società democratica. 5.2 Già si è detto in precedenza di come l'avvocato goda in linea di massima di un ampio margine di critica specialmente sull'attività giudiziaria in quanto tra i suoi compiti rientra anche quello relativo al controllo sull'amministrazione della giustizia (consid. 4.2). Ciò non lo legittima però a portare degli attacchi sconsiderati e infondati verso magistrati e colleghi, in quanto, come rettamente considerato dalla precedente autorità di giudizio, la tutela della personalità e dell'onorabilità di quest'ultimi è senz'altro preminente rispetto alla sua libertà di esprimersi, soprattutto laddove - come è il caso nella fattispecie in esame - la stessa si riduce all'inoltro di una serie di denunce palesemente infondate o alla diffusione tra il pubblico e nella stampa di alcuni scritti contenenti dei rimproveri e delle accuse del tutto privi non solo del necessario sostegno probatorio, ma anche di qualsiasi verosimiglianza. D'altra parte, il Tribunale federale ha già avuto modo di sottolineare in passato in un caso concernente il ricorrente che anche laddove si giustifica di criticare il funzionamento della giustizia, l'efficace difesa degli interessi in gioco non impone necessariamente all'avvocato di far valere le proprie ragioni utilizzando strumenti giuridici o espressioni volti in sostanza a gettare discredito sulle istituzioni, sui magistrati o su colleghi (sentenza del 5 gennaio 2001 nella causa 2P.212/2000 consid. 4a). Si deve poi tenere conto del fatto che, secondo quanto esposto in narrativa, il ricorrente non è affatto nuovo ad atteggiamenti di questo genere essendo già stato sanzionato in passato per ben tre volte in circostanze e per motivi simili a quelli qui in rassegna. Di conseguenza, la misura irrogata nei suoi confronti, che si situa nei limiti previsti dall'art. 17 cpv. 1 lett. d LLCA, appare rispettosa del principio di proporzionalità. È infatti a giusta ragione che le autorità cantonali hanno voluto ancora una volta rafforzare il carattere dissuasivo del provvedimento, visto che le multe precedentemente inflitte all'insorgente, non sono bastate a fargli mutare atteggiamento nei confronti di colleghi e magistrati. Di conseguenza si deve concludere che la decisione impugnata, fondata su di una valida base legale, non lede la garanzia costituzionale della libertà di espressione.