Citation: 4A_398/2023 E. 4.3.3

4.3.3. Il ricorrente rimprovera alla Corte cantonale di aver apprezzato le prove in modo arbitrario con riferimento alla determinazione delle ore di lavoro in ambito edilizio e delle ore di viaggio e di aver violato gli art. 8 CC e 42 CO. 4.3.3.1. Ora, laddove afferma che la Corte cantonale avrebbe dovuto riconoscere un alleggerimento dell'onere della prova in capo al lavoratore, egli non sviluppa oltre la sua censura e trascura di indicare i fatti a suo dire rilevanti e accertati dalla Corte di appello, su cui si baserebbe la sua argomentazione. Insufficientemente motivato, il rimedio è al riguardo inammissibile (art. 42 cpv. 2 e 106 cpv. 2 LTF). Invano, poi, egli solleva una violazione del diritto di essere sentito, siccome la Corte cantonale, seppure in modo conciso, ha spiegato perché l'art. 42 cpv. 2 CO non era applicabile (cfr. sentenza impugnata consid. 8.2), tanto che il ricorrente ha potuto sviluppare le sue critiche in modo articolato (DTF 143 III 65 consid. 5.2; sentenze 4A_281/2023 del 20 giugno 2023 consid. 6.2; 4D_76/2020 del 2 giugno 2021 consid. 4.2, non pubblicato in DTF 147 III 440). 4.3.3.2. Il ricorrente ripropone ampi stralci del suo appello e asserisce che le testimonianze dei suoi colleghi di lavoro proverebbero 8,30/9 ore giornaliere di lavoro in cantiere senza le trasferte. La teste G.________ l'avrebbe visto arrivare alle 07.15/07.30 e lasciare il cantiere alle 18.00; le incongruenze sugli orari di inizio e di fine lavoro sarebbero irrilevanti, le ore giornaliere complessive essendo sempre 8,30/9 ore, sia in caso di arrivo alle 07.50/08.00 e partenza alle 18.00, sia in caso di arrivo alle 07.00 e partenza alle 17.30. Il calendario sezionale, soggiunge, permetterebbe di individuare i giorni e le ore lavorative mensili e le ore lavorative in cantiere. I conteggi di salario (doc. D) e le sue annotazioni giornaliere personali (doc. E), che configurano un consuntivo, fornirebbero informazioni dettagliate sul tipo di lavoro svolto, e permetterebbero di documentare la congruenza tra quanto da lui riportato nelle sue annotazioni e le ore prestate. La testimonianza dell'arch. F.________ sarebbe parziale, poiché costui, oltre a essere vincolato all'opponente con un contratto di lavoro, non sarebbe sempre stato sul cantiere, e isolata in quanto difforme da altre cinque testimonianze. Orbene, la tesi del ricorrente secondo cui i suoi colleghi di lavoro avrebbero confermato che le ore di lavoro in cantiere senza le trasferte sarebbero state 8,5/9 al giorno, è smentita da una dichiarazione scritta di uno di loro, cioè E.________ (doc. 5), secondo cui le ore mensili includevano il tempo di trasferta, e dal teste F.________, per il quale gli operai lavoravano sul cantiere circa 6/6,5 ore al giorno. Che G.________ abbia dichiarato di aver visto gli operai arrivare alle 07.15/07.30 e lasciare il cantiere alle 18.00, è vero. Due altri testi, tuttavia, hanno dichiarato che l'arrivo sul cantiere avveniva verso le 08.00 e le 07.50/08.00, mentre il ricorrente stesso aveva spiegato che il lavoro sul cantiere non terminava prima delle 17.00 (cfr. sentenza impugnata, pag. 6-7 consid. 8.1). Quella teste, poi, non si è espressa sull'effettiva presenza in cantiere del ricorrente. Ne deriva che gli accertamenti operati dalla Corte cantonale, secondo cui la deposizione di costei non era decisiva, resistono alla critica. Non convince, poi, l'argomento ricorsuale secondo cui le incongruenze delle testimonianze dei colleghi del ricorrente sugli orari di inizio e di fine lavoro sarebbero irrilevanti. Intanto, infatti, egli seleziona solo talune proprie affermazioni o di alcuni testi funzionali alle sue tesi. In secondo luogo egli non confuta la conclusione della Corte cantonale secondo cui la sua deposizione e quelle degli ex colleghi di lavoro presentavano discrepanze in relazione (a) agli orari di partenza dal magazzino e di arrivo sul cantiere (per l'insorgente arrivo alle 07.00 e per taluni suoi colleghi, alle 07.50/08.00), (b) a quelli di inizio e fine del lavoro (per l'insorgente non prima delle 17.00 e per taluni suoi colleghi, alle 17.30 o alle 18.00, e (c) alla durata dell'attività lavorativa, che impedivano di quantificare con la necessaria precisione le ore effettive di lavoro sul cantiere del ricorrente. A maggior ragione ove nemmeno sulla pausa pranzo le versioni degli interrogati erano unisone (un'ora per il ricorrente e E.________ e un'ora e mezza per D.________). Non soccorrono altrimenti il calendario sezionale, né i conteggi di salario (doc. D), poiché essi non distinguono tra ore di lavoro in cantiere e di viaggio (sentenza impugnata, pag. 9 consid. 8.2). Le note giornaliere personali dell'insorgente (doc. E) non sono datate e sono state giudicate poco affidabili, poiché redatte in maniera meccanica (sempre "3") e senza ritenere il tempo realmente occorso per i viaggi dal magazzino al cantiere, che - per sua stessa ammissione - "dipendeva dal traffico che si trovava" e che perciò, come accertato dai giudici ticinesi (cfr. sentenza impugnata, pag. 9 consid. 8.2), non poteva essere ogni giorno di tre ore. Senza arbitrio, dunque, la Corte cantonale poteva considerare poco affidabile quel documento del ricorrente. Per quel che è della testimonianza dell'arch. F.________, non basta sostenerne la parzialità, adducendo che sarebbe stato l'architetto responsabile della datrice di lavoro, che non sarebbe stato sempre in cantiere e che la sua voce sarebbe stato isolata. Come stabilito dalla Corte di appello, infatti, egli ha spiegato in modo lineare e circostanziato durante due audizioni le ore lavorate dagli operai dell'opponente in cantiere e confermato che il tempo di trasferta era remunerato (cfr. sentenza impugnata, pag. 6-7 consid. 8.1). Riguardo alle difficoltà di quantificare con precisione le ore di lavoro in cantiere, gli accertamenti della Corte cantonale non appaiono insostenibili.