Citation: 5A_703/2007 06.04.2009 E. B

Con sentenza 31 ottobre 2007 la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha respinto l'appello 12 marzo 2007 dell'escusso. La Corte cantonale ha ritenuto che il decreto ingiuntivo italiano dichiarato esecutivo costituisce una decisione secondo l'art. 25 della Convenzione di Lugano concernente la competenza giurisdizionale e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (CL; RS 0.275.119), che permette il rigetto definitivo dell'opposizione ai sensi dell'art. 80 LEF, atteso segnatamente che il procedente ha pure prodotto una relazione di notifica del ricorso per ingiunzione con il decreto di ingiunzione - che costituiscono "una domanda giudiziale o atto equivalente" ai sensi dell'art. 27 n. 2 CL - da cui risulta una notifica a mezzo di posta all'escusso. Pur ammettendo che la Svizzera ha effettivamente escluso, tramite formale riserva all'art. 10 della Convenzione dell'Aia del 15 novembre 1965 relativa alla notificazione e alla comunicazione all'estero degli atti giudiziari ed extragiudiziari in materia civile e commerciale (CLA65; RS 0.274.131), la notificazione diretta dall'estero per via postale, i Giudici cantonali hanno indicato che giurisprudenza e dottrina si sarebbero conformate, accanto al principio di ritualità, a quello di effettività. Ciò significa, secondo i Giudici di appello, che - posto come punto di partenza il principio di ritualità - il vizio di forma è superabile se il rispetto delle forme legali non avrebbe garantito meglio i diritti del convenuto. In concreto sarebbe pacifico che l'escusso ha ricevuto e visionato l'atto introduttivo ai sensi della CL e che egli avrebbe omesso di spiegare se e in che modo l'irregolarità della notifica gli abbia procurato svantaggi: non risulterebbe inoltre alcun ostacolo che gli avrebbe impedito o reso più difficile opporsi al decreto ingiuntivo italiano; infine, l'istante escutente non avrebbe responsabilità alcuna per il vizio di forma.