Citation: 1P.667/2002 27.05.2003 E. 3

3.1 La CRP ha ritenuto che agli istanti mancava la legittimazione attiva: la Fondazione non poteva in effetti essere considerata erede del defunto, essendo la questione ancora litigiosa, mentre C.________ non risultava danneggiato moralmente o materialmente dai prospettati reati, né agiva come erede o esecutore testamentario. A titolo abbondanziale, la Corte cantonale ha comunque rilevato che, a prescindere dalla mancata legittimazione degli istanti, non emergevano sufficienti indizi di colpevolezza a carico del denunciato sicché il decreto di non luogo a procedere risultava fondato. In tali circostanze, facendo valere una pretesa violazione di garanzie procedurali e del diritto di essere sentito, di principio proponibili con il presente rimedio (cfr. consid. 2.2), i ricorrenti intendono in realtà riaprire e rimettere in discussione il merito della causa. Come visto, essi difettano però di un interesse giuridicamente protetto al riguardo (cfr. consid. 2.1), ciò che d'altra parte è loro noto, avendo essi comunicato al Tribunale federale di recedere dalle censure di arbitrio nell'accertamento dei fatti e nell'apprezzamento delle prove, che hanno esplicitamente ritirato. Nelle esposte condizioni, essendo il giudizio impugnato basato su più motivazioni indipendenti, esso rimane comunque fondato nel suo risultato sulle argomentazioni di merito (cfr. DTF 121 IV 94 consid. 1b e riferimenti). 3.2 Dal profilo di un eventuale diniego di giustizia formale connesso alla partecipazione alla procedura cantonale (cfr. consid. 2.2), i ricorrenti accennano a una violazione degli art. 29 Cost. e 6 n. 1 CEDU e all'applicazione arbitraria dell'art. 70 CPP/TI, secondo cui la costituzione di parte civile può avvenire - mediante dichiarazione scritta o annotazione a verbale - in qualunque stadio del procedimento, prima della conclusione dell'istruzione dibattimentale. Essi criticano però sostanzialmente il fatto che la CRP ha negato la loro legittimazione a presentare l'istanza di promozione dell'accusa ai sensi dell'art. 186 CPP/TI. A questo proposito la Corte cantonale ha in particolare ritenuto che la facoltà di costituirsi parte civile spettava innanzitutto agli eredi e che in concreto gli istanti non rivestivano ancora tale qualità, la quale doveva essere realizzata al momento dell'introduzione dell'istanza. I ricorrenti non contestano esplicitamente tali argomentazioni, né spiegano con una motivazione conforme all'art. 90 cpv. 1 lett. b OG e alla giurisprudenza per quali ragioni il diniego della legittimazione attiva sulla base dei motivi esposti nel giudizio impugnato sarebbe arbitrario o altrimenti lesivo della Costituzione (cfr., sulle esigenze di motivazione, DTF 125 I 71 consid. 1c, 492 consid. 1b, 122 I 70 consid. 1c, 119 Ia 197 consid. 1d; sulla nozione di arbitrio DTF 129 I 8 consid. 2.1, 128 I 273 consid. 2.1). Né essi adducono, con riferimento all'accennata violazione del principio di celerità da parte del PP, per quali ragioni la durata dell'istruttoria sarebbe stata eccessiva e quali circostanze ne avrebbero imposto o permesso una conduzione più rapida. D'altra parte i ricorrenti non sostengono di avere fatto quanto fosse ragionevolmente possibile perché la procedura continuasse speditamente, segnatamente rivolgendosi alle Autorità superiori mediante un eventuale ricorso per ritardata giustizia (cfr. DTF 125 V 373 consid. 2b/aa, 117 Ia 193 consid. 1c).