Citation: 1P.549/2000 03.10.2000 E. 6

6.- Da ultimo il ricorrente fa valere che il 13 giugno 2000, con la decisione di non luogo a procedere presa dal Procuratore pubblico straordinario nei confronti del Procuratore generale, l'impedimento di quest'ultimo era venuto a cadere, sicché sarebbe definitivamente cessata la facoltà, comunque contestata già nel suo principio, di supplirlo secondo l'art. 70 LOG. Della possibilità che, in una vicenda come quella litigiosa, si facesse legittimamente capo a un Procuratore pubblico straordinario già si è detto. Il fatto che l'impedimento del Procuratore generale è venuto nel frattempo a cessare non osta, secondo un'applicazione non incostituzionale dell'art. 192 cpv. 1 CPP/TI da parte della Corte cantonale, a mantenere in carica il magistrato straordinario. In effetti la suesposta norma dispone che, di regola, il procedimento penale dev'essere avviato, condotto e concluso dal Procuratore pubblico che ha promosso l'accusa. Il senso della disposizione, e il fine ch'essa persegue, sono chiari, e la CRP li ha puntualmente rilevati (DTF 126 II 71 consid. 6d in fine, pag. 80 seg.). Ragioni concrete di economia processuale impongono di evitare l'assegnazione della causa a un altro magistrato, con il conseguente aggravio per lui di immettersi in un procedimento - in questo caso complesso - che il Procuratore straordinario già conosce compiutamente. D'altra parte è corretto osservare - come fa la precedente istanza - che il principio dell'autonomia del Procuratore pubblico - sancito dall'art. 57 cpv. 2 LOG - deve valere anche per un magistrato straordinario. Infine, la soluzione adottata dalla CRP è conforme al principio della celerità del procedimento penale (cfr. Gérard Piquerez, Procédure pénale suisse, Zurigo 2000, n. 750 pag. 172; DTF 124 I 139, 123 I 329 consid. 1a).