Citation: I 204/01 20.08.2001 E. 3

3.- Il ricorrente contesta l'attendibilità della valutazione posta a fondamento della pronunzia cantonale e rileva che le sue conclusioni contrasterebbero manifestamente con i referti medici agli atti. a) È vero che i primi giudici hanno di fatto tradotto l'estensione degli impedimenti (inabilità lavorativa nei singoli comparti in cui è stata suddivisa l'attività di architetto) in un'incapacità di guadagno di pari grado. Cionondimeno un'altra soluzione non sarebbe risultata possibile. Come rilevato, la scarsa attendibilità dei dati economici relativi all'attività indipendente non permetteva infatti alcun confronto. Basti pensare che negli anni 1995-1996, quindi prima dell'insorgere dell'invalidità, l'azienda dell'assicurato denunciava delle perdite e, ciò malgrado, il capitale proprio non diminuiva, anzi aumentava in modo consistente nel 1998. Per il resto, i primi giudici non contestano la gravità della situazione valetudinaria del ricorrente, tant'è che hanno pacificamente aderito alla proposta dell'UAI, formulata nelle osservazioni al ricorso, di assegnargli una rendita intera dal 1° gennaio 2000, mentre per il periodo litigioso essi si sono attenuti alle conclusioni rese dal servizio amministrativo preposto alla valutazione economica degli impedimenti nello svolgimento dell'attività lucrativa, ritenendo, a giusta ragione e conformemente ai principi giurisprudenziali suesposti (cfr. consid. 1b), determinanti questi accertamenti. b) Le censure del ricorrente appaiono invece fondate nella misura in cui evidenziano alcune incongruenze nei singoli rilevamenti scaturiti dalla citata indagine economica. Appellandosi in particolare ai rapporti del 14 marzo 2000 e del 21 marzo 2001 del centro di reinserimento per ipovedenti di B._________ - i cui responsabili, prendendo posizione sugli accertamenti dell'UAI, avevano rilevato che una capacità lavorativa residua del 30% non poteva verosimilmente essere presa in considerazione -, C._________ contesta che gli sia stata riconosciuta una limitazione nell'attività di architetto solo nella misura del 60%. In particolare, egli fa notare come gli autori dei due rapporti abbiano espresso forti perplessità in merito alla possibilità - sostenuta dall'amministrazione - di continuare ad esercitare i lavori di progettazione e di disegno nella misura di oltre il 40% rispetto al periodo precedente all'insorgenza dell'invalidità, e abbiano di fatto pure escluso una residua capacità di rendimento di 1/3 nell'allestimento delle offerte, prima di constatare che i mezzi ausiliari in dotazione avevano esplicato effetti positivi limitatamente all'espletamento dei compiti meramente amministrativi, mentre per gli altri processi lavorativi il supporto tecnico non si era dimostrato in grado di sopperire ai deficit visivi, di modo che lo stato di salute, aggravato pure da una artrosi alla mano che limitava ulteriormente l'uso della tastiera, riduceva l'attività possibile al solo contatto con la clientela e alla consulenza e istruzione interna dei collaboratori, precludendo per il resto all'assicurato di fatto l'attività di progettazione e di cantiere, come pure l'allestimento di offerte e di liquidazioni. c) Alla luce di quanto precede e in considerazione delle convincenti dichiarazioni rilasciate dai responsabili del centro di reinserimento per ipovedenti, che maggiormente armonizzano con i giudizi espressi nei referti medici all'inserto, si giustifica di elevare al 70% il grado di limitazione di rendimento nell'attività di architetto e di stabilire di conseguenza al 49% il relativo tasso di invalidità.