Citation: 1A.25/2001 26.09.2001 E. 4

4.- a) Quale interesse pubblico preponderante è considerato tra l'altro il fatto d'impedire l'ingrandimento di una zona edilizia già sovradimensionata, ampiamente sufficiente per accogliere le prevedibili unità insediative. Secondo la Corte cantonale, non sussiste nel Comune di Vacallo alcuna necessità di ampliare le zone edificabili, dato ch'esse tengono conto abbondantemente delle presumibili necessità per lo sviluppo nei successivi dieci/quindici anni. Il ricorrente, che critica il TPT per aver esaminato pure il tema della contenibilità del PR comunale, ritiene comunque adempiuto anche il requisito dell'art. 15 lett. b LPT. Non censura tuttavia un eventuale accertamento arbitrario dei fatti relativamente ai parametri demografici alla base del provvedimento pianificatorio litigioso da parte della precedente istanza, né tale circostanza è ravvisabile nella fattispecie. La Corte cantonale ha stabilito che determinante è la situazione pianificatoria generale e che il PR di Vacallo presentava una riserva teorica di 6570 unità insediative, ciò che avrebbe consentito un incremento del 184% rispetto alla situazione attuale. L'evoluzione demografica nel decennio 1980-1990 era invece pari a un aumento della popolazione dell'11% soltanto e da allora si è addirittura stabilizzata. La contenibilità teorica del nuovo PR era quindi tale da proscrivere ogni ulteriore espansione della zona insediativa, ed esigerne anzi la riduzione. Non presta pertanto il fianco a critiche la conclusione del TPT ove ritiene che, anche in considerazione dell'interesse generale a impedire la formazione di zone edificabili troppo vaste (DTF 117 Ia 434 consid. 3e), il fondo appartenente al ricorrente non risulta prevedibilmente necessario all'edificazione ai sensi dell'art. 15 lett. b LPT. Non sussistendo nel Comune di Vacallo alcuna necessità di un ampliamento delle zone edificabili, dato che esse tengono conto abbondantemente delle presumibili necessità per lo sviluppo nei successivi quindici anni, mentre l'aggiunta di nuove zone edificabili a quelle già esistenti porterebbe a un loro ulteriore sovradimensionamento, incompatibile con quanto previsto dagli art. 1, 3 e 15 LPT, la mancata attribuzione del fondo litigioso alla zona edificabile risponde di conseguenza a un sufficiente interesse pubblico, prevalente su quello dei ricorrenti a edificarlo (sentenza inedita dell'8 novembre 2000 in re Fondazione C., consid. 3, apparsa in RDAT I-2001 n. 49 pag. 199 segg.). b) Ammesso l'interesse pubblico, non si può nemmeno affermare che la contestata misura pianificatoria sia lesiva del principio della proporzionalità. Questo principio esige che le restrizioni della proprietà siano necessarie, idonee e adeguate a raggiungere lo scopo d'interesse pubblico desiderato, che limitino al minimo le libertà del singolo, e che sussista un rapporto ragionevole fra lo scopo perseguito e i mezzi utilizzati (DTF 125 I 209 consid. 10d/aa pag. 223, 441 consid. 3b e rinvii). La Corte cantonale ha confermato il rifiuto governativo d'inserire il fondo n. XXX in zona edificabile richiamandosi pure a questo principio. Il ricorrente afferma che il tema dell'ampliamento della zona edificabile sarebbe irrilevante anche perché l'attribuzione alla stessa della sua particella, di modeste dimensioni, non potrebbe avere conseguenze significative da quel profilo. Ora, secondo costante giurisprudenza, le dimensioni di un fondo non sono determinanti al riguardo, in quanto anche particelle di modeste proporzioni contribuiscono ad ampliare o a ridurre un comparto edificabile (DTF 116 Ia 236 seg.). D'altro canto, per quanto concerne gli interessi privati del ricorrente, occorre ricordare che il mero vantaggio finanziario ch'egli potrebbe trarre dallo sfruttamento più redditizio del fondo non è decisivo (DTF 104 Ia 120 consid. 3, 103 Ia 250 consid. 2c). La criticata soluzione, che tiene conto dell' estesa area edificabile di cui dispone il Comune e dell'interesse generale a determinare ampie superfici contigue idonee all'agricoltura, non lede quindi l'invocato principio. c) Riguardo all'attribuzione di fondi di terzi alla zona edificabile, il ricorrente sostiene che la contestata misura pianificatoria sarebbe lesiva anche del principio della parità di trattamento, sancito dall'art. 8 cpv. 1 Cost. (e in precedenza dall'art. 4 vCost). Secondo la giurisprudenza, il principio dell'uguaglianza dinanzi alla legge (cfr. al riguardo DTF 124 I 170 consid. 2e, 123 I 19 consid. 3b) ha una portata necessariamente limitata nell'ambito di provvedimenti pianificatori, specie per quel che concerne un azzonamento. Siccome occorre formare delle zone, è necessario poterle delimitare, talora prescindendo da situazioni esistenti. Non è quindi insostenibile trattare differentemente dal profilo pianificatorio ed edilizio anche terreni analoghi per conformità e posizione (DTF 121 I 245 consid. 6e/bb, 117 Ia 302 consid. 4b, 116 Ia 193 consid. 3b). L'invocato principio si identifica in sostanza con il divieto dell'arbitrio: per non essere arbitrario il provvedimento relativo alla definizione delle zone deve fondarsi pertanto su criteri pianificatori oggettivi e ragionevoli (DTF 117 Ia 434 consid. 3e, 116 Ia 193 consid. 3b, 115 Ia 384 consid. 5b). Il ricorrente ravvisa una disuguaglianza nei suoi confronti rispetto ai fondi n. 182 e 183 RFD di Vacallo, attribuiti alla zona edilizia. Tuttavia, sollevando tale critica egli non spiega minimamente perché, su questo punto, la soluzione della Corte cantonale sarebbe addirittura insostenibile e quindi arbitraria. Ne segue che il ricorso, nella misura in cui si esaurisce in una critica meramente appellatoria, non adempie manifestamente i requisiti minimi di motivazione posti dall'art. 90 cpv. 1 lett. b OG e, su questo punto, dev'essere dichiarato inammissibile (DTF 127 I 38 consid. 3c, 125 I 71 consid. 1c, 492 consid. 1b, 122 I 70 consid. 1c).