Citation: 4A_272/2008 25.11.2008 E. 6

Ma anche a prescindere dalla questione della rappresentanza e dell'esistenza di un rapporto contrattuale diretto, la ricorrente è dell'avviso che l'opponente, perfettamente a conoscenza del fatto che CMA era l'avente diritto economico del conto, avrebbe dovuto comunque informarla dell'agire del titolare del conto. La ricorrente dichiara di sapere che, per dottrina e giurisprudenza, di principio la banca non è tenuta a fornire informazioni all'avente diritto economico. Si richiama tuttavia al caso eccezionale in cui la banca viene a conoscenza di atti fraudolenti commessi dal titolare del conto ai danni dell'avente diritto economico. Se la Corte cantonale avesse proceduto a un accertamento dei fatti accurato e completo, e non lacunoso e arbitrario, essa sarebbe giunta alla conclusione che tale eventualità si è realizzata nella fattispecie in esame. 6.1 A mente della ricorrente, la banca si trovava confrontata a una situazione sicuramente sospetta dato che: "si trattava in realtà di un semplice conto di giro, sospetto per definizione; vedeva confluire sul conto importi ingentissimi, che sapeva perfettamente essere destinati alla ricorrente; tale conto era amministrato da C.________, persona che [...] la banca sapeva essere in gravi difficoltà finanziarie". E l'appropriazione dei fondi era evidente, visto che il denaro veniva trasferito direttamente dalla rubrica "CMA" a quella ipotecaria. Per la ricorrente, anche tenendo conto del fatto che C.________ aveva la facoltà di disporre della rubrica e aveva diritto a una parte dei fondi depositati, come dichiarato dai funzionari della banca uditi quali testi, la modalità dei prelievi - girate dirette a favore del conto ipotecario - così come la loro entità - ad esempio fr. 400'000.-- nei soli primi tre mesi - avrebbe dovuto risvegliare l'attenzione della banca e indurla ad allarmare l'avente diritto economico, a lei ben nota, o perlomeno a chiedere spiegazioni. 6.2 Come rilevato sia dai giudici ticinesi sia dalla ricorrente, in assenza di un rapporto contrattuale, la banca non era di principio tenuta a informare l'avente diritto economico di un conto delle operazioni effettuate dal titolare dello stesso. Nelle circostanze del caso concreto, non può nemmeno entrare in linea di conto una responsabilità extracontrattuale, fondata sulla fiducia (cfr. sentenza 4C.108/2002 del 23 luglio 2002 consid. 3c/aa, in Pra 2003 n. 51 pag. 244). Stando a quanto accertato nella sentenza impugnata - e non contestato - la banca opponente sapeva che C.________, responsabile generale della ricorrente per il Canton Ticino, incassava i premi pagati mensilmente dall'Azienda sanitaria locale di Como per conto della ricorrente, con l'obbligo di riversarli poi a lei, una volta dedotte le sue provvigioni e le spese connesse all'attività dell'ufficio. Essa non sapeva, per contro, quali fossero le ragioni che avevano spinto la ricorrente a rinunciare all'apertura di un conto intestato a lei, né tantomeno conosceva gli accordi interni fra la ricorrente e il suo agente per il Cantone Ticino; i rapporti interni fra CMA e C.________, suo rappresentante indiretto, erano per la banca delle cosiddette res inter alios acta (DTF 100 II 200 consid. 8a pag. 211). Visto ch'essa lo aveva autorizzato a incassare i premi su di un conto intestato a lui personalmente, l'opponente poteva senz'altro legittimamente ritenere ch'egli godesse di un'ampia autonomia nella gestione del conto, tanto più che la ricorrente non si è mai manifestata direttamente presso di lei. In queste circostanze il fatto che la banca non sia stata insospettita dalle manovre di C.________ appare comprensibile. L'affermazione della ricorrente secondo la quale la modalità dei prelievi avrebbe dovuto risvegliare l'attenzione della banca, visto che si trattava sempre di girate dirette alle rubriche ipotecarie personali, non trova riscontro nella sentenza impugnata e la ricorrente non indica su quale mezzo di prova essa fondi tale affermazione, ragione per cui non può essere tenuta in considerazione. Per quanto riguarda il loro ammontare, altro elemento che a dire della ricorrente avrebbe dovuto allarmare la banca, si osserva che se "la situazione era talmente palese che non si poteva non notarla", come viene sostenuto nel gravame, mal si comprende che la ricorrente, vittima delle malversazioni, non si sia mai accorta, durante sei anni, del denaro che le veniva sistematicamente sottratto. 6.3 Tenuto conto di quanto appena esposto, la Corte cantonale non ha violato il diritto federale negando un obbligo dell'opponente d'informare l'avente diritto economico del conto dei prelievi effettuati dal titolare ed escludendo, di conseguenza, ogni suo obbligo di risarcimento della perdita subita. Non tocca alla banca sopportare le conseguenze della fiducia cieca (mal)riposta da CMA nel suo collaboratore (cfr. sentenza 4C.108/2002 del 23 luglio 2002 consid. 3c/bb, in Pra 2003 n. 51 pag. 244).