Citation: 4A_410/2007 05.03.2008 E. 4

La contestazione verte dunque innanzitutto sull'interpretazione degli accordi intervenuti fra le parti. 4.1 L'autorità cantonale ha correttamente ricordato che il contenuto di un contratto va stabilito in primo luogo mediante interpretazione soggettiva, ossia secondo la vera e concorde volontà delle parti contraenti (art. 18 cpv. 1 CO), e che qualora ciò non sia possibile occorre ricercare la volontà presunta per applicazione del principio dell'affidamento. Il ricorrente non le rimprovera di non avere rispettato la regola di diritto federale, dedotta dall'art. 18 CO, della priorità dell'interpretazione soggettiva rispetto a quella oggettiva (DTF 132 III 268 consid. 2.3.2 pag. 274). Egli accetta la scelta della Corte cantonale, ma sostiene che l'interpretazione in base al principio dell'affidamento è stata fatta in modo errato, sulla base di fatti ignorati o accertati in modo arbitrario. È pertanto opportuno ricordare la giurisprudenza a questo proposito. 4.2 L'interpretazione secondo il principio dell'affidamento mira a determinare la volontà presunta delle parti, secondo il senso nel quale una dichiarazione poteva essere compresa in buona fede, tenuto conto del testo letterale, del contesto nel quale si è manifestata e di tutte le circostanze del caso. Le singole disposizioni contrattuali e le dichiarazioni delle parti non possono essere esaminate isolatamente; esse vanno valutate nel contesto concreto della contrattazione. Il giudice non può ipotizzare che le parti avrebbero voluto una situazione inadeguata; deve al contrario considerare ciò che appare ragionevole in una situazione di fatto determinata. L'interpretazione oggettiva appartiene al diritto: il Tribunale federale può quindi rivederla liberamente. Anche in tale ambito esso è però vincolato dagli accertamenti di fatto dell'autorità cantonale concernenti sia le circostanze esterne, sia la volontà interna delle parti (su tutti questi aspetti cfr. DTF 133 III 61 consid. 2.2.1 pag. 67 con rinvii). 4.3 Il testo delle clausole litigiose non è dunque sufficiente per la qualificazione del contratto: alla luce di quanto appena esposto, per eseguire una corretta interpretazione oggettiva occorre considerare le circostanze concrete nell'ambito delle quali l'atto è stato firmato. Sotto questo profilo la sentenza cantonale è piuttosto scarna. Essa accerta nondimeno che "l'attore adempiva incontestabilmente le condizioni" per il versamento della rendita prevista dal regolamento H.________, avendo iniziato l'impiego prima del 1° gennaio 1991 e accumulato più di dieci anni di servizio; e che i convenuti avevano sottoscritto l'impegno litigioso in un momento in cui non vi era "motivo di dubitare che H.________ non fosse in grado di versare le prestazioni concordate". Se così è - se era pacifico che il ricorrente aveva maturato il diritto alla rendita e se la solvibilità della fondazione H.________ era indubbia - v'è da chiedersi quale necessità vi fosse che gli opponenti assicurassero ancora personalmente l'erogazione delle prestazioni del fondo pensionistico; tanto più che, secondo un altro accertamento effettuato in sede cantonale, la rendita in questione stava in rapporto diretto ("speculare") con il capitale a disposizione del fondo pensionistico. In altre parole, con le premesse di fatto che emergono dal giudizio impugnato, appare poco ragionevole ritenere che l'impegno assunto dagli opponenti potesse in buona fede essere inteso nel senso attribuitogli dai giudici cantonali. Di conseguenza, su questo punto la sentenza d'appello non si concilia con le regole giurisprudenziali dell'interpretazione oggettiva.