Citation: 4A_253/2020 E. 4.1

4.1. Secondo i ricorrenti il lodo è, con riferimento all'esercizio del diritto di opzione, arbitrario e incompatibile con l'ordine pubblico svizzero. Affermano che l'art. 14 del contratto del 2004 non sarebbe una semplice clausola condizionale, ma una penale a loro carico per l'eventualità di una loro inadempienza, che però non si è verificata. Essi sarebbero infatti rimasti, come risulterebbe dagli atti, chiaramente interessati allo sviluppo del software e non si sarebbero spogliati di questo impegno, poiché lo avrebbero delegato all'opponente, la quale dal 2006 avrebbe assunto contro rimunerazione le loro obbligazioni. Sostengono inoltre che il tribunale arbitrale fa risalire la realizzazione della condizione al contratto del 2012 e non a quello del 2006, come invece indicato dall'opponente, e che in occasione della conclusione di quegli accordi il comportamento dell'opponente era, come risulta dalla deposizione di un teste, contrario alla buona fede, poiché questa era consapevole che la sottoscrizione del contratto del 2006 avrebbe fatto scattare la possibilità di esercitare il diritto di opzione. I ricorrenti reputano violato anche il principio della res iudicata, perché in un precedente lodo del 2009 un tribunale arbitrale italiano aveva ritenuto che essi non avevano commesso alcuna violazione contrattuale riferita all'obbligo di sviluppo.