Citation: 6B_949/2014 E. 9.2

9.2. Posto come i locali non siano mai stati occupati dalla società, la loro locazione non appare avere alcuna giustificazione commerciale, di modo che le pigioni pagate costituiscono delle spese sproporzionate ai sensi dell'art. 165 CP (v. supra consid. 4) e questo a prescindere da un'eventuale inadeguatezza del loro importo. Ciò premesso, si rivela invece fondata la (implicita) censura di violazione del diritto di essere sentito (su tale diritto v. DTF 139 IV 176 consid. 2.2; 136 I 229 consid. 5.2) per la mancata trattazione dell'obiezione difensiva. Risulta infatti dal verbale del dibattimento dinanzi alla CARP (pag. 29) che l'insorgente ha sostenuto che il rimprovero relativo alla locazione dei locali mai utilizzati avrebbe dovuto essere mosso non a lui, bensì al CdA della società. I giudici precedenti sono rimasti silenti al riguardo, malgrado l'argomento non appaia privo di rilevanza ai fini del giudizio. Sembra di capire che il contratto di locazione sia stato concluso da un lato dal ricorrente, in veste di locatore, e dall'altro da ff.________SA, in veste di conduttrice. Non è dato tuttavia di sapere chi abbia rappresentato la società, se l'insorgente o un altro organo della società. In quest'ultima ipotesi, l'infrazione non potrebbe essere imputata al ricorrente, ma alla persona fisica che ha agito in qualità di organo o membro di un organo della persona giuridica (vecchio art. 172 CP rispettivamente nuovo art. 29 lett. a CP). Sicché l'insorgente non potrebbe essere ritenuto autore dell'infrazione, ma tutt'al più istigatore se dati i presupposti di cui all'art. 24 CP. Nel caso in cui ff.________SA fosse stata rappresentata dal ricorrente medesimo, questi avrebbe concluso un cosiddetto negozio con sé stesso. Secondo la giurisprudenza, il contratto con sé stesso è per principio inammissibile a causa del conflitto di interessi che di regola comporta. Il negozio giuridico concluso in tal modo è pertanto nullo, a meno che la natura dell'atto escluda il rischio di pregiudizio per il rappresentato, che questi abbia specialmente autorizzato il rappresentante ad agire con sé stesso, o che abbia successivamente ratificato l'atto. Queste regole si applicano pure ai casi di rappresentanza di una persona giuridica tramite i suoi organi. Anche in una simile eventualità, in presenza di un rischio di pregiudizio per la società, è necessaria un'esplicita autorizzazione o una successiva ratifica da parte di un organo paritario o superiore (DTF 127 III 332 consid. 2a). Considerato il conflitto di interessi, l'insorgente non poteva quindi rappresentare da solo ff.________SA e l'addebito di cattiva gestione avrebbe dovuto essere mosso anche a chi ha autorizzato, rispettivamente ratificato il contratto. Ciò non toglie che, avendo agito come organo della società, la condanna del ricorrente sarebbe da confermare, giacché nel diritto penale ognuno risponde del proprio agire, l'eventuale comportamento antigiuridico altrui non discrimina né attenua la responsabilità per azioni o omissioni imputabili a propria colpa (DTF 122 IV 17 consid. 2c/bb pag. 24; v. pure sentenza 6B_310/2014 del 23 novembre 2015 consid. 3.9.5). La CARP dovrà pronunciarsi in merito, dopo aver completato i fatti e nel rispetto del principio accusatorio.