Citation: 5A_1014/2018 E. 4.2.1

4.2.1. Nei vecchi codici di procedura civile cantonale, le conseguenze processuali dell'alienazione dell'oggetto litigioso durante la litispendenza erano regolamentate in modi differenti. Tali regole miravano da un lato a garantire che - per ragioni di economia di procedura e di divieto dell'abuso di diritto - la finalità perseguita con il processo non andasse persa per il solo fatto che l'oggetto del litigio era stato alienato e dall'altro a garantire che il giudizio corrispondesse alla situazione di diritto materiale, ossia che esplicasse i suoi effetti nei confronti del titolare dell'oggetto litigioso (cioè l'acquirente). A prescindere dalle loro varianti e particolarità, esistevano essenzialmente tre soluzioni: (1) l'alienante rimaneva parte al processo e continuava a condurre la causa in suo nome, ma con effetti - talvolta espressamente previsti - per l'acquirente (cosiddetta sostituzione processuale [ Prozessstandschaft]), (2) l'acquirente poteva subentrare nel processo al posto dell'alienante a condizione che la controparte vi acconsentisse, oppure (3) l'acquirente era autorizzato a subentrare nel processo mediante una dichiarazione esplicita e senza il consenso delle parti originarie (v. sentenze 4A_635/2017 dell'8 agosto 2018 consid. 4.1.1; 5A_91/2009 del 5 maggio 2009 consid. 2.2). Il codice di procedura civile ticinese aveva adottato la prima (e la seconda) soluzione. L'art. 110 cpv. 1 CPC/TI prevedeva infatti che, se l'oggetto litigioso era alienato, il processo continuava fra le parti in causa e la sentenza cresceva in giudicato anche nei confronti dell'acquirente, riservate le disposizioni del diritto civile circa l'acquisto del terzo di buona fede. Secondo l'art. 110 cpv. 2 CPC/TI, con il consenso delle parti, l'acquirente poteva però subentrare in causa all'alienante. La disposizione transitoria di cui all'art. 404 cpv. 1 CPC prevede che, fino alla loro conclusione davanti alla giurisdizione adita, ai procedimenti già pendenti al momento dell'entrata in vigore del CPC si applica il diritto procedurale previgente. Nel caso in rassegna, quindi, dinanzi al Pretore aggiunto era ancora applicabile l'art. 110 CPC/TI. Questa norma ha permesso che, in prima istanza, la ricorrente originariamente convenuta potesse continuare a condurre la causa da sola dopo la donazione parziale del suo fondo in pendenza di lite, agendo anche come sostituta processuale dell'altro comproprietario, che non le è subentrato (parzialmente) in causa (cfr., con riferimento alla previgente procedura civile del Cantone Ginevra, sentenza 5A_413/2009 del 2 febbraio 2010 consid. 3.1.1 e 3.1.2, non pubblicati in DTF 136 III 269). Se il diritto di procedura ticinese non avesse previsto la sostituzione processuale ( Prozessstandschaft), il mancato subentro in lite dell'altro comproprietario avrebbe invece verosimilmente causato la reiezione dell'azione confessoria per intervenuta carenza di legittimazione passiva, atteso che la qui ricorrente, a seguito della donazione parziale del suo fondo, non era più il solo soggetto passivo della servitù (v. supra consid. 4.1.2 e 4.1.3 sul litisconsorzio necessario passivo).