Citation: 2P.224/2006 26.04.2007 E. 3.3

3.3.1 Giusta l'art. 17 cpv. 2 terza frase LDDS, i figli celibi di età inferiore ai 18 anni hanno diritto di essere inclusi nel permesso di domicilio dei genitori, se vivono con loro. La ricorrente non è tuttavia al beneficio di un permesso di domicilio, ma soltanto di un permesso di dimora e non può pertanto appellarsi a tale norma (DTF 126 II 377 consid. 2a; 125 II 633 consid. 2c). Infondato è pure il richiamo all'art. 7 LDDS. Detto disposto conferisce infatti il diritto al rilascio e alla proroga di un permesso di dimora soltanto al coniuge straniero di un cittadino svizzero e non anche ai figli di tale coniuge nati da precedenti relazioni. Il testo legale è inequivocabile e non può essere interpretato nel senso estensivo preteso dai ricorrenti indipendentemente dal fatto che, come essi rilevano, la mancanza di un'autorizzazione per i figli potrebbe costringere il partner straniero a rientrare sovente in patria per occuparsene. Un diritto al ricongiungimento non può venir dedotto nemmeno dall'Accordo del 21 giugno 1999 tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Confederazione Svizzera, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone (ALC o Accordo; RS 0.142.112.681). Gli insorgenti si appellano a tale regolamentazione sostenendo che se il marito anziché svizzero fosse cittadino di uno Stato della Comunità europea la domanda di ricongiungimento familiare andrebbe valutata in funzione delle condizioni, meno restrittive, previste dall'art. 3 Allegato I ALC. Sennonché, dai principi di uguaglianza giuridica e di non discriminazione non deriva per i cittadini svizzeri il diritto di essere trattati al pari di quelli della Comunità europea in materia di ricongiungimento con familiari di Stati terzi. Il legislatore ha infatti consapevolmente rinunciato, in via transitoria, ad adeguare la legislazione interna al regime stabilito dall'Accordo (DTF 129 II 249 consid. 5; 130 II 137 consid. 4). È per di più assai dubbio che l'art. 3 Allegato I ALC troverebbe effettivamente applicazione se il marito fosse cittadino europeo (cfr. DTF 130 II 1 consid. 3.5 e 3.6). 3.3.2 Il diritto al rilascio di un'autorizzazione di soggiorno per i figli minorenni di stranieri residenti in Svizzera può risultare, a determinate condizioni, anche dalla garanzia della vita privata e familiare sancita dall'art. 8 CEDU, rispettivamente dall'art. 13 Cost., di analoga portata (DTF 130 II 281 consid. 3.1; 126 II 377 consid. 7). Sotto questo profilo occorre, da un lato, che lo straniero abbia un diritto certo ad ottenere il rinnovo del permesso di dimora di cui dispone, e, d'altro lato, che intrattenga con i figli una relazione familiare intatta ed effettivamente vissuta (DTF 130 II 281 consid. 3.1; 129 II 193 consid. 5.3.1, 215 consid. 4.1). La ricorrente ha di principio diritto alla proroga del suo permesso di dimora, essendo sposata con un cittadino svizzero (art. 7 cpv. 1 LDDS; cfr. DTF 129 II 249 consid. 2.2; 125 II 585 consid. 2d), ed ha inoltre mantenuto intensi rapporti con i figli, a cui rende visita regolarmente e con i quali ha del resto convissuto fino all'arrivo in Svizzera. Di conseguenza, ella può di principio prevalersi dell'art. 8 CEDU. Ciò vale tuttavia soltanto in riferimento al figlio D.________, che ha da poco compiuto i 17 anni, ma non alla figlia C.________, che, pur essendo ancora minorenne quando è stata inoltrata l'istanza, ha nel frattempo superato i 18 anni. Determinante per l'esame della ricevibilità dei ricorsi fondati sull'art. 8 CEDU è infatti l'età al momento del giudizio del Tribunale federale, non quella al momento della presentazione della domanda (DTF 130 II 137 consid. 2.1; 129 II 249 consid. 1.2, 11 consid. 2). La figlia non si trova peraltro in un particolare stato di dipendenza dalla madre, suscettibile di fondare un diritto al permesso di soggiorno nonostante la maggiore età (DTF 129 II 11 consid. 2; 120 Ib 257 consid. 1d-e).