Citation: I 613/04 29.08.2005 E. 2

2.1 Il giudizio impugnato si è fondato essenzialmente sulle constatazioni e conclusioni formulate dai sanitari del servizio medico dell'UAI intervenuti nella presente fattispecie. 2.2 Dopo attento esame dell'incarto, questa Corte non vede motivo per scostarsi dalla valutazione operata dall'autorità commissionale né il ricorrente, che omette parzialmente di confrontarsi adeguatamente con la pronuncia impugnata contravvenendo così all'obbligo di motivazione incombentegli giusta i combinati disposti di cui agli art. 108 cpv. 2 e 132 OG (cfr. RSAS 2003 pag. 363 nonché Peter Karlen, in: Geiser/Münch, editori, Prozessieren vor Bundesgericht, 2a ed., Basilea 1998, n. 3.75 e segg., pag. 114 segg.), spiega sufficientemente in quale misura le osservazioni mediche poste a fondamento della pronuncia impugnata sarebbero inattendibili o contraddittorie. 2.3 Nella misura in cui rimprovera all'amministrazione di non avere valutato la patologia osteoarticolare di cui sarebbe affetto, l'insorgente nega l'evidenza, ritenuto che il dott. R.________, dapprima, e il dott. I.________, in seguito, dopo avere preso visione della documentazione sanitaria in atti, hanno rilevato la compatibilità di detta patologia con l'età dell'assicurato, rispettivamente hanno convincentemente evidenziato come gli accertamenti ortopedici all'incarto - fatta eccezione per il certificato 4 marzo 2004 del servizio di radiodiagnostica di M.________, prodotto in questa sede e comunque, in quanto posteriore alla data di emanazione della decisione amministrativa in lite, esulante dal potere cognitivo di questa Corte (DTF 121 V 366 consid. 1b) - risalissero a un periodo nel quale l'interessato svolgeva normalmente e a pieno regime la propria attività lavorativa (cfr. a tal proposito pure l'attestazione 6 marzo 2003 del datore di lavoro). 2.4 Condivisibile appare inoltre la valutazione espressa dalla precedente istanza a proposito della patologia epatica. I primi giudici hanno infatti ricordato come anche questa malattia, già presente nel 1996, fatta eccezione per un episodio di riacutizzazione nel gennaio 2002, non avrebbe impedito al ricorrente di esercitare la sua attività lucrativa fino al giugno 2002. Né la disdetta formulata l'11 marzo 2002 o l'attestato del datore di lavoro del 6 marzo 2003 accennano minimamente a problemi di salute. A ciò si aggiunge che la biopsia risultante agli atti avrebbe mostrato solo un'azione molto modesta del virus (dichiarazione del 7 luglio 2003 del dott. R.________). Similmente, ancora in questa sede il dott. I.________ ha rilevato che i valori riscontrati nel settembre 2002 sarebbero stati completamente nella norma. Infine, lo stesso dott. I.________ ha precisato che se anche si fosse registrato un peggioramento dell'affezione successivamente al giugno 2002, vi sarebbe comunque stata la possibilità - vista la natura della patologia - di intervenire con delle terapie che avrebbero consentito di conservare la capacità lavorativa. 2.5 Quanto alla sindrome ansioso-depressiva, attestata per la prima volta in questa forma nel mese di marzo 2004 da parte del dott. B.________, si osserva che tale constatazione, oltre a non fornire la benché minima indicazione in merito a una sua eventuale incidenza invalidante e a risultare pertanto incompleta, nella misura in cui si riferisce a una situazione già esistente da anni, non trova riscontro, rispettivamente, viene ampiamente relativizzata dall'ulteriore documentazione agli atti. Così, non solo il ricorrente, nei suoi atti ricorsuali, non ha mai invocato questo tipo di affezione come fattore invalidante. Ma nemmeno la Commissione italiana per l'accertamento dell'invalidità, nel suo referto del 29 settembre 2003, o il Centro medico dell'INPS, nell'ottobre del 2002 - quest'ultimo pur avendo rilevato un peraltro lieve stato ansioso -, hanno ritenuto necessario formulare e riprendere una diagnosi specifica di natura psichiatrica. 2.6 Per le considerazioni che precedono, è pertanto a ragione che i primi giudici, seguendo il parere motivato e convincente del servizio medico dell'UAI, non hanno ritenuto sufficientemente attendibile la valutazione del grado d'invalidità apoditticamente espressa nella misura del 70% dall'INPS di A.________.