Citation: 1S.2/2004 06.08.2004 E. C

La Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale, che ha ripreso la causa dopo l'entrata in vigore completa, il 1° aprile 2004, della legge sul Tribunale penale federale, ha accolto il gravame con sentenza del 27 maggio 2004. Ha rilevato che l'utilizzo della lingua italiana non aveva pregiudicato il reclamante nella procedura penale e che, visto lo stadio iniziale in cui si trovava il procedimento, un più ampio acceso agli atti non si giustificava. Ha inoltre ritenuto che le diverse fatture presentate dall'opponente concordavano riguardo alla sua identità quale acquirente e, quindi, proprietario dell'orologio, per il cui furto questi aveva d'altra parte sporto una denuncia penale in Messico. Ha constatato che non risultava dagli atti che il reclamante intratteneva relazioni con le persone indagate in Svizzera, segnatamente con l'importatore di orologi di lusso sospettato di riciclaggio. La Corte dei reclami penali ha quindi considerato che, nelle esposte circostanze, nonostante l'opponente soggiornasse all'estero, il mantenimento del sequestro non si giustificava. Ha ricordato che, peraltro, nella misura cui fossero pagate le tasse doganali, nemmeno la Direzione generale delle dogane avversava il dissequestro ed ha concluso che l'orologio doveva essere restituito all'opponente.