Citation: 1C_415/2017 E. 2.5

2.5. Chiaramente a torto sostiene poi che nella citata sentenza 1C_215/2014 il Tribunale federale avrebbe definito come nuovo il tema del bosco e della sua distanza dal terrapieno litigioso. Invero al considerando 2.3 da lei richiamato, con riferimento al principio della parità di trattamento, esso ha solo rilevato che la fotografia di un muro in cemento relativo a un altro fondo costituiva un inammissibile mezzo di prova nuovo. L'assunto ricorsuale secondo cui questa censura è stata dichiarata inammissibile e il ricorso respinto, per cui il tema del bosco sarebbe stato dichiarato inammissibile con la conseguenza che su questo punto la sentenza del Tribunale federale non si sarebbe sostituita a quella della Corte cantonale, rimasta pertanto competente per la revisione, è privo di fondamento. È del resto evidente che l'effetto devolutivo subentra anche in caso di reiezione di un ricorso in materia di diritto pubblico (DTF 138 II 386 consid. 6.2 pag. 389 seg. e rinvii; sentenza 8C_602/2011, citata, consid. 1.3 e 1.4). Nella citata sentenza 1C_215/2014 la questione della distanza minima dal bosco del manufatto litigioso è stata trattata nei considerandi 3.2 e 3.4. In tale ambito è stato ripreso quanto ritenuto dalla Corte cantonale, ossia che dopo l'annullamento della licenza in sanatoria del 13 gennaio 1999, la grave violazione del diritto materiale era stata accertata in maniera definitiva e non poteva quindi più essere rimessa in discussione considerato che l'opera litigiosa divergeva chiaramente da quanto autorizzato all'epoca e invadeva inoltre abbondantemente la fascia di rispetto del bosco, dove è esclusa la concessione di qualsiasi deroga (consid. 3.2). La ricorrente disattende anche che la sua argomentazione, secondo cui non sarebbe sussistito un interesse a ristabilire il rispetto delle distanze dal bosco era ininfluente, decisiva essendo la mancata autorizzazione dell'opera litigiosa (consid. 3.4).