Citation: 5A_595/2018 E. 3.3.1

3.3.1. Secondo la dottrina, nell'ambito della fissazione dei contributi dovuti retroattivamente in pendenza di matrimonio (art. 173 CC) o per l'organizzazione della vita separata (art. 176 cpv. 1 n. 1 CC), il giudice preposto a tale calcolo deve effettivamente tener conto degli importi che il debitore ha già versato (v. gli autori citati alla DTF 135 III 315 consid. 2.4; nonché ROLF VETTERLI, in FammKommentar Scheidung, vol. I, 3aed. 2017, n. 46 ad art. 176 CC; ISENRING/KESSLER, in Basler Kommentar, Zivilgesetzbuch, vol. I, 6aed. 2018, n. 11 ad art. 173 CC). La giurisprudenza applica regolarmente questo principio, senza sentire il bisogno di enunciarlo esplicitamente (v. ad es. sentenze 5A_463/2014 dell'8 dicembre 2014 consid. 4; 5A_75/2018 del 18 dicembre 2018 consid. 1.2). Tant'è che, come rileva giustamente il ricorrente, la giurisprudenza ha potuto trarre dal principio suesposto che la decisione del giudice delle misure a protezione dell'unione coniugale che condanna al versamento di contributi di mantenimento retroattivi, riservando però i contributi già pagati, può costituire titolo di rigetto definitivo dell'opposizione (art. 80 LEF) unicamente quando essa permette di determinare in modo preciso - se del caso consultando la motivazione e documenti ai quali il giudice rimanda - l'importo da dedurre poiché già prestato (DTF 135 III 315 consid. 2.4); se una tale decisione fosse riconosciuta quale titolo di rigetto definitivo dell'opposizione per l'integralità dei contributi di mantenimento retroattivi, il debitore non potrebbe eccepire la compensazione con prestazioni fornite prima del giudizio invocato quale titolo (art. 81 LEF; DTF 135 III 315 consid. 2.5).