Citation: 6B_838/2018 E. 5.2.3

5.2.3. Il ricorrente non può essere seguito laddove subordina la sua punibilità a una dichiarazione delle competenti autorità migratorie sul reale influsso dei dati forniti sulla regolamentazione del soggiorno, in concreto assente. Nulla di simile è esatto dall'art. 118 cpv. 1 LStr (I), che presuppone unicamente un nesso "causale" tra i dati falsi o sottaciuti e la decisione relativa al permesso. Perché tale nesso sia dato non è tuttavia necessario che le autorità migratorie attestino chiaramente che non avrebbero rilasciato il permesso se fossero state a conoscenza della situazione reale. È infatti sufficiente che, secondo costante prassi, di regola la relativa procedura sfoci in un rifiuto del permesso, rispettivamente in un suo ritiro (VETTERLI/D'ADDARIO DI PAOLO, op. cit., n. 8 ad art. 118 LStr). Neppure è possibile affermare che il luogo di residenza, comprovato a mezzo di un contratto di locazione, non costituisca un dato ai sensi dell'art. 118 LStr (I). Da esso infatti dipende il tipo di permesso a cui uno straniero può ambire: in caso di soggiorno effettivo un permesso di dimora, altrimenti un permesso per lavoratore frontaliero (v. sentenza 2C_5/2021 del 2 dicembre 2021 consid. 3.2). Di questo dato però ne risponde in primo luogo lo straniero stesso e non il suo datore di lavoro, come rettamente affermato nel gravame. Secondo le dichiarazioni di B.________, riportate nella sentenza impugnata, egli non solo non ha mai pernottato, ma nemmeno ha mai visto l'appartamento di cui al contratto di locazione, essendosene occupato l'insorgente medesimo presso il cui ufficio ha firmato il contratto. Risulta inoltre che, due giorni dopo, B.________ ha aperto un conto in banca, dando istruzioni di recapitare la corrispondenza bancaria non presso il suo domicilio, bensì presso gli uffici del ricorrente, ciò che potrebbe indicare che questi sapeva che B.________ non avrebbe soggiornato nella stanza locata. In simili circostanze, benché non possa essere considerato autore di inganno nei confronti delle autorità in relazione al luogo di residenza, non è escluso che possa nondimeno essere considerato complice. Trattasi di una questione su cui dovrà chinarsi il TPF, verificando se ciò sia il caso e se sia conforme al principio accusatorio. Per quanto attiene al contratto di lavoro, il TPF lo ha ritenuto inveritiero perché, per sua ammissione, B.________ non avrebbe mai percepito lo stipendio. Al riguardo il ricorrente si richiama agli atti dell'incarto per sostenere che in realtà lo stipendio sarebbe stato corrisposto. Nelle sue osservazioni, il MPC non lo nega ma, richiamandosi a sua volta alla documentazione processuale, rileva trattarsi di uno stipendio "formale", pagato con i mezzi finanziari riconducibili allo stesso B.________, che li avrebbe messi a disposizione di N.________ SA quale capitale sociale, la società non avendo avuto alcuna entrata derivante dall'asserita attività professionale di B.________. Dalla documentazione citata da entrambe le parti (incarto 7.6.1.9.1 segg. e 8.2.203 segg.) risultano effettivamente dei pagamenti a titolo di stipendio, ma nessuna entrata registrata per l'anno 2011 da cui dedurre una reale attività commerciale della società. Non è tuttavia questa la sede per effettuare gli accertamenti del caso. Spetterà ancora una volta al TPF stabilire se il pagamento degli stipendi in favore di B.________, arbitrariamente negato, fosse solo di natura formale e teso a fornire una parvenza di sostanza a un contratto di lavoro in realtà solo simulato.