Citation: 4A_253/2014 E. 3.3

3.3. Nella fattispecie giova innanzi tutto rilevare che la contestazione della clausola arbitrale è priva di qualsiasi motivazione e deve già per questo motivo essere dichiarata inammissibile. Per il resto si osserva che il ricorrente medesimo ricorda che nel 2008 le parti hanno congiuntamente scelto l'arbitro unico, che ha emanato la decisione impugnata, per dirimere la lite sfociata in relazione alla società semplice e che ha portato al lodo del 2012 con cui era stato nominato il liquidatore dimissionario. Ora, se è esatto che solitamente i compiti di un arbitro terminano con l'emanazione del - primo - lodo, il ricorrente pare dimenticare che tale principio non è assoluto e soffre di numerose eccezioni (cfr. Berger/Kellerhals, International and domestic arbitration in Switzerland, 2aed. 2010, n. 915a) : si pensi ad esempio a ciò che si verifica quando questo tribunale accoglie una domanda di revisione diretta contro una decisione arbitrale (art. 399 CPC). La qui attaccata designazione di un nuovo liquidatore, in sostituzione di quello dimissionario, si inserisce nella medesima controversia oggetto del lodo emanato nel 2012, ragione per cui il ricorrente non può essere seguito quando afferma che l'arbitro "non aveva più alcun titolo per esprimersi sull'istanza" del 7 gennaio 2014. L'argomentazione ricorsuale basata su una violazione delle lett. a e b dell'art. 393 CPC si rivela quindi infondata nella misura in cui è ammissibile. In queste circostanze appare inutile esprimersi sulle disquisizioni del ricorrente attinenti all'assenza di rimedi di diritto proponibili contro il lodo del 6 febbraio 2012.