Citation: 2A.591/2004 06.04.2005 E. 4

4.1 Ricordato che il sequestro e la consegna dei cani alla SPAB costituiva un'esecuzione in via forzata dell'ordine di allontanamento municipale e che A.________, inadempiente, era tenuta ad assumersi sia le spese sostenute per lo sgombero, sia i costi di custodia, in quanto ella non aveva immediatamente proposto una soluzione alternativa che rispettasse il citato ordine, i giudici cantonali hanno tuttavia ridotto l'ammontare delle spese la cui rifusione era da lei pretesa a fr. 3'970.--. A sostegno della loro decisione hanno addotto che A.________, rimasta comunque proprietaria, non poteva essere tenuta a sopportare senza limiti di tempo i costi di pensione. Considerata la finalità del ricovero, detti costi potevano esserle addebitati soltanto nella misura in cui apparivano ragionevolmente necessari per assicurare l'esecuzione dell'ordine di allontanamento dal territorio comunale, che ella si era rifiutata di eseguire. Considerate le concrete circostanze, essi hanno quindi fissato il menzionato limite temporale alla metà di giugno 2003, quando l'interessata aveva esplicitamente rivendicato la restituzione degli animali per affidarli a terzi o per impiegarli sugli alpeggi, come prospettato nell'istanza indirizzata il 10 giugno 2003 al Ministero pubblico e al veterinario cantonale, con copia al Municipio. Al riguardo i giudici cantonali hanno poi aggiunto che il timore che l'interessata riportasse i cani ad X.________ non permetteva di differire tale termine, poiché una simile eventualità avrebbe semmai dovuto essere verificata concretamente, correndo eventualmente il rischio di dovere intervenire nuovamente. 4.2 Come sostenuto a giusto titolo dal Comune ricorrente quest'argomentazione risulta poco convincente ed appare essere fondata su di un accertamento incompleto dei fatti. Come rilevato nel gravame, infatti, nell'inserto di causa figurano sufficienti indizi che dimostrano che A.________ non era attendibile nelle sue dichiarazioni quando affermava di voler prendere le misure necessarie, segnatamente affidare i cani a terzi o impiegarli sugli alpeggi. Ad esempio, il fatto che, successivamente all'esecuzione d'ufficio dell'ordine di allontanamento, ella ha continuato a detenere cani sulla sua proprietà come anche la condanna per disobbedienza a decisioni dell'autorità, pronunciata nei suoi confronti con decreto d'accusa del 9 ottobre 2003 dal Sostituto Procuratore Pubblico del Cantone Ticino. In queste condizioni, restituirle i cani non avrebbe servito a nulla, se non a creare difficoltà supplementari. Sennonché non occorre esaminare più dettagliatamente tale motivazione poiché, come verrà esposto di seguito, il secondo argomento sul quale il Tribunale amministrativo ha fondato il proprio giudizio resiste ad ogni critica. 4.3 Come emerge dalla sentenza querelata, i giudici ticinesi hanno ugualmente spiegato che siccome il sequestro pronunciato in virtù dell'art. 25 LPDA è una misura provvisionale, lo stesso si giustificava unicamente fintanto che non si trovava per gli animali una sistemazione conforme alle prescrizioni della normativa federale determinante. In proposito hanno precisato che il Municipio non poteva opporsi a qualsiasi restituzione dei cani alla loro proprietaria, il sequestro cautelativo non essendo una misura di carattere definitivo. Detta opinione va condivisa. In primo luogo occorre rammentare che la decisione di sequestrare cautelativamente i cani ora non può più essere rimessa in discussione, la stessa avendo acquistato forza di cosa giudicata il 30 ottobre 2002 (le osservazioni sviluppate in proposito da A.________ nella propria risposta essendo, sia osservato per inciso, prive di qualsiasi pertinenza). Va poi constatato che sebbene dopo l'affidamento dei cani alla SPAB entrambi le parti interessate si sono reciprocamente rilanciate l'incombenza, spettava al Comune chiarificare la situazione. Indipendentemente dal quesito di sapere se nei confronti di A.________ dovesse essere pronunciato un divieto di tenere cani (art. 24 LPDA) e ricordato che, come constatato dal Tribunale amministrativo, il sequestro deciso in applicazione dell'art. 25 LPDA è una misura di carattere provvisorio, l'autorità municipale doveva in effetti pronunciare una decisione definitiva sulla sorte dei cani affidati alla SPAB (cfr. Antoine F. Goetschel, Kommentar zum Eidgenössischen Tierschutzgesetz, Berna 1986, n. 5 all'art. 25 pag. 180 seg.). Orbene, nella misura in cui una restituzione dei cani alla loro proprietaria non entrava in linea di conto, l'autorità comunale competente doveva allora decidere, conformemente all'art. 25 LPDA, di venderli o di ucciderli. Concedendo all'autorità municipale un termine di un mese durante il quale aveva ancora la possibilità di riesaminare la situazione prima di prendere una simile decisione, il Tribunale amministrativo non ha quindi disatteso l'art. 25 LPDA né abusato del proprio potere di apprezzamento. Si può inoltre aggiungere che la questione di sapere chi dovrebbe assumere le spese di custodia se fosse prolata una decisione definitiva giusta l'art. 25 LPDA alla quale fosse stata fatta opposizione (ciò che, sia rilevato di transenna, sembra essere stato fatto per tre dei cani con risoluzione municipale del 2 giugno 2003), non è oggetto di disamina e non deve pertanto essere ulteriormente vagliata. Al riguardo ci si può limitare a rilevare che in tale evenienza i costi dovrebbero di principio in gran parte seguire l'esito del procedimento sulla sorte definitiva dei cani e, quindi, se la proprietaria avesse prorogato inutilmente la relativa procedura, le incomberebbe allora sopportare le spese di custodia supplementari causate dal suo agire. 4.4 Da quanto precede discende che non si può pertanto rimproverare alla Corte cantonale un abuso o un eccesso del proprio potere di apprezzamento né ritenere che essa ha disatteso l'art. 25 LPDA. Per le ragioni esposte il ricorso, infondato, dev'essere respinto e la sentenza contestata confermata.