Citation: 2C_84/2015 E. 4

Il ricorrente invoca anzitutto l'assenza di una delega legislativa in favore dell'esecutivo e la violazione del principio della separazione dei poteri per il fatto che la ripresa del contributo di livellamento da parte del Consiglio di Stato intaccherebbe i conti consuntivi e i preventivi già approvati in forza di un semplice regolamento, senza fondare tale effetto retroattivo su una base legale formale. Adduce che la normativa censurata non è coperta dalla delega di cui all'art. 5 cpv. 3 LPI ed è in ogni caso incompatibile con alcune disposizioni della legge organica comunale del 10 marzo 1987 [LOC; RL/TI 2.1.1.2] relative alla gestione finanziaria ed alla contabilità (in particolare, gli art. 151, 158 e 167 LOC). A suo dire, inoltre, la disposizione legislativa avrebbe dovuto prevedere essa stessa una forchetta di massimi e minimi entro la quale il Consiglio di Stato potesse muoversi. Nella misura in cui il Comune considera che la ripresa fondata sull'art. 5 cpv. 2 e 3 LPI, ed in particolare l'applicazione immediata del nuovo limite fissato dall'art. 14 cpv. 1 lett. b RLPI, intacchi conti già chiusi e definitivamente approvati dalle autorità comunali e non sia coperta dalla delega legislativa, la sua censura si riallaccia in realtà a quella della mancata conformità del provvedimento al divieto della retroattività e va pertanto esaminata in quella sede. Per il resto, occorre analizzare se con la contestata modifica del regolamento, il Governo abbia ecceduto i poteri conferitigli dalla base legale.