Citation: 1B_179/2018 E. 3.3

3.3. Riguardo alla mancata adozione di misure sostitutive, la CRP si è limitata a condividere la conclusione del GPC per il quale in ragione della situazione geografica del Cantone Ticino, il ricorrente potrebbe facilmente raggiungere il suo Paese d'origine. In effetti, in concreto, potrebbero solo entrare in linea di conto il blocco dei documenti d'identità e di legittimazione, nonché quello di dimorare in un determinato luogo e di annunciarsi regolarmente a un ufficio pubblico (art. 237 cpv. 2 lett. b-d), meno per contro, vista la situazione finanziaria del ricorrente, il versamento di una cauzione (art. 237 cpv. 2 lett. a CPP). È vero che con l'entrata della Svizzera nello spazio Schengen e la relativa abolizione dei controlli sulle persone alle frontiere interne, la misura sostitutiva del deposito dei documenti ha perso in parte la sua efficacia, per cui non può essere l'unico provvedimento per scongiurare il pericolo di fuga: il deposito dei documenti di identità resta comunque una valida misura nel caso in cui l'imputato voglia fuggire in luoghi lontani, segnatamente in Stati terzi (cfr. sentenza 1B_289/2017 del 25 luglio 2017 consid. 3.2-3.4; MATTHIAS HÄRRI, in: BSK Schweizerische Strafprozessordnung, 2aed., n. 10 ad art. 237; CATHERINE HOHL-CHIRAZI, La privation de liberté en procédure pénale suisse: buts et limites, 2016, n. 1201 pag. 427). Questo aspetto la CRP, pur accennandone, ha omesso di esaminarlo in maniera approfondita, venendo meno a un suo specifico obbligo (sulle esigenze di motivazione di una sentenza vedi DTF 142 II 154 consid. 4.2 pag. 157 con rinvii e sull'obbligo di motivare la rinuncia ad adottare misure sostitutive sentenza 1B_309/2009 del 3 dicembre 2009 consid. 3.4, in: RtiD II-2010 n. 7 pag. 33). Non spetta tuttavia al Tribunale federale, quale prima istanza e senza ulteriori approfondimenti, esaminare le misure sostitutive adeguate per il caso in esame. Si giustifica quindi di rinviare la causa all'istanza precedente, affinché esamini compiutamente quali potrebbero entrare in considerazione, informandone se del caso le vittime (art. 214 cpv. 4 CPP; DTF 138 IV 78 consid. 3 pag. 80). Queste considerazioni nella fattispecie non implicano ancora che il ricorrente debba essere scarcerato immediatamente, esito che non si giustifica finché l'autorità competente non si sarà pronunciata, a breve scadenza, sulla possibilità dell'eventuale adozione di misure sostitutive (sentenza 1B_108/2018 del 28 marzo 2018 consid. 3.4 e 4). La conclusione ricorsuale di ordinare la sua immediata scarcerazione dev'essere pertanto respinta.