Citation: BGE 150 IV 169 E. 5.2.1

pag. 14). L'assenza di verifiche risultava quindi da regole chiare (ibidem). Non è per opportunismo o per una politica di acquisizione clienti, né in base a considerazioni finanziarie o di redditività (v. GARBARSKI/BORSODI, in Commentaire romand, Code pénal, vol. II, 2017, n. 52 ad art. 146 CP) che la banca non procedeva al controllo delle informazioni fornite dal richiedente, bensì per procurare quel sostegno rapido e senza ostacoli reso necessario dagli eventi, chiamato anche "aiuto d'urgenza" (AFF, Spiegazioni, op. cit., pagg. 2 e 4). Solo una procedura di erogazione semplificata al massimo e imperniata su un'autodichiarazione poteva garantire alle imprese che lottavano per la loro sopravvivenza di ottenerlo (SECO, Prüfkonzept 00.08, op. cit., n. 2 pag. 4; la stessa, Prüfkonzept 00.05, op. cit., n. 2 pag. 4). Le possibilità di autotutela della vittima dell'inganno erano dunque impraticabili date le circostanze, ciò di cui approfittava il richiedente truffaldino (v. DTF 143 IV 302 consid. 1.3; v. pure SALMINA, op. cit., pag. 107). Peraltro, nella misura in cui, con la sottoscrizione del modulo, esonerava i detentori dei vari segreti dal loro mantenimento e autorizzava lo scambio di dati, il richiedente creava l'impressione di non avere nulla da temere dai successivi controlli.