Citation: 6B_838/2018 E. 3.3.2

3.3.2. Il ricorrente contesta questa conclusione. Rileva innanzitutto di non aver avuto motivo alcuno di dubitare che G.________ fosse la titolare e l'avente diritto economico del conto ddd, avendo ricevuto conferme in tal senso dal funzionario bancario che si occupava del conto sin dalla sua apertura, circostanza completamente negletta dal TPF. Poteva infatti fare affidamento sulla diligenza della banca presso la quale era allocato il conto. Sarebbe quindi impensabile che quanto successo 17 anni dopo l'apertura e l'alimentazione del conto dovesse incrinare la sua rassicurazione quanto all'origine dei valori patrimoniali, di modo che non sarebbero stati necessari ulteriori scandagli da parte di altri intermediari finanziari, quanto meno in assenza di indicatori concreti di insufficienza da parte del precedente intermediario finanziario. Dovrebbe infatti valere necessariamente il principio dell'affidamento ( notwendiges Vertrauen). Pretendere da parte sua indagini supplementari significherebbe avviare un processo di regressum ad infinitum. Fino a luglio 2012 non avrebbe avuto né avrebbe potuto avere alcun dubbio circa l'origine del denaro depositato sul conto ddd e poi movimentato verso una banca di Dubai. La consulenza fiscale da lui fornita sarebbe stata intesa a far emergere fiscalmente in Svizzera valori patrimoniali, senza al contempo dichiararli al fisco italiano. L'insorgente sostiene che il TPF avrebbe estrapolato un dolo eventuale da una negligenza commessa nel 2012, proiettandolo a ritroso sulla provenienza dei valori patrimoniali con cui nel 1995 è stato alimento il conto ddd, ciò sarebbe insostenibile e impraticabile. Avrebbe peraltro confuso e mescolato in modo inammissibile due diversi scenari, ossia il retroscena del conto ddd e quello del credito di B.________ nei confronti di D4.________ alla base del trasferimento di denaro da K.________ Ltd. a una rubrica del conto di L.________ SA. Nell'ambito dell'accertamento del retroscena del credito, non sarebbe infatti rientrato un chiarimento supplementare sull'origine del patrimonio sul conto e destinato a tale pagamento. Eventuali omissioni in relazione a tale operazione potrebbero tutt'al più ricadere sotto l'art. 305ter CP, infrazione del resto prospettata dallo stesso TPF. Quanto agli altri elementi evocati nella sentenza impugnata, l'insorgente contesta che potessero costituire dei campanelli d'allarme. L'"intreccio di interessi e di titolarità economica" tra il conto ddd e le polizze assicurative, rilevato dall'autorità precedente, si sarebbe creato all'interno di due primarie strutture, senza che nulla le insospettisse. Di conseguenza, il ricorrente non avrebbe avuto alcun motivo di sospetto o dubbio. Con riferimento poi al trasferimento dei valori di riscatto delle polizze assicurative, la compagnia assicurativa si sarebbe limitata a chiedere all'insorgente le ragioni del trasferimento, ma non spiegazioni sull'origine del denaro con cui sarebbero stati pagati i premi, aspetto peraltro di esclusiva competenza della compagnia. La causale da lui indicata non concernerebbe il tema dell'imputazione e, benché difforme dalla realtà, sarebbe stata tanto generica da spostare sulla compagnia l'esigenza di verifiche più approfondite. La sua condotta sarebbe quindi priva di conseguenze concrete sul bene giuridicamente protetto dalla LRD. Il fatto che D1.________ e D2.________ fossero a beneficio da moltissimi anni di polizze assicurative sulla vita presso una delle maggiori assicurazioni svizzere sarebbe stato un elemento rassicurante per l'insorgente. Di sicuro non sarebbe ragionevole che egli potesse sospettare attività illecite, tanto meno in un contesto di organizzazione criminale. La conclusione del TPF sull'esistenza a quel momento di "una concentrazione di singoli elementi esteriori" in grado di scalfire il suo convincimento iniziale non troverebbe finalmente alcun fondamento fattuale, proprio in forza delle regole d'esperienza richiamate dai giudici precedenti. Questi nemmeno avrebbero vagliato la dinamica dei fatti con riguardo ai motivi dell'agire del ricorrente, perché determinante sarebbe quello che l'autore si rappresentava e non quello che avrebbe dovuto immaginare. Sin dall'inizio il ricorrente avrebbe precisato il contesto e lo scopo fiscale del suo intervento. Nell'ottica della possibile entrata in vigore degli "accordi RUBIK", si sarebbe trattato di far riemergere fiscalmente in Svizzera il patrimonio del conto ddd, senza dichiararlo all'Erario italiano. Con tale obiettivo l'insorgente avrebbe proposto e predisposto l'intera operazione: dapprima un trasferimento a Dubai, poi il successivo passaggio alle Bahamas e infine, una volta che D3.________, separatosi dalla moglie, avesse ottenuto la residenza e il domicilio fiscale in Svizzera, i valori patrimoniali sarebbero stati ritrasferiti in Svizzera e successivamente utilizzati in parte per l'acquisto di un immobile. Il TPF avrebbe omesso di confrontarsi con i motivi che avrebbero determinato la condotta del ricorrente, incorrendo nell'arbitrio e violando il diritto a una decisione motivata. Quanto all'accelerazione nell'impostare l'intera operazione, rilevata dall'autorità precedente, sarebbe stata dettata dagli scopi fiscali e non da G.________, D1.________ o D2.________. Lo stesso dicasi per i vari passaggi bancari. Pertanto, nella misura in cui il TPF ritiene che tutto ciò avrebbe dovuto insospettirlo, commetterebbe arbitrio perché traviserebbe i fatti in modo manifesto e non si confronterebbe con tutte le risultanze processuali. Peraltro, nel loro ragionamento i giudici farebbero entrare anche D2.________, ciò che avrebbe imposto il suo interrogatorio processuale. Con riguardo al credito vantato da B.________ nei confronti di D4.________, ovvero la chiave di volta del ritenuto dolo, il ricorrente lamenta arbitrio e una carente motivazione della sentenza impugnata. Il TPF infatti avrebbe rifiutato di interrogare D4.________, come pure i commercialisti di B.________, non si confronterebbe con le dichiarazioni di D3.________, con quelle del fiscalista che si sarebbe occupato delle dichiarazioni fiscali di B.________ e nemmeno con il cambiamento di versione dello stesso B.________. Il TPF ritiene che l'insorgente avrebbe praticamente chiuso gli occhi sul preteso credito, senza tuttavia considerare che egli avrebbe avuto conferma della sua esistenza da D4.________, da B.________, dal suo fiscalista e dal suo commercialista, nonché dalla menzione di tale credito nella dichiarazione fiscale di B.________. L'autorità precedente sembrerebbe rimproverare al ricorrente di non aver preteso le relative pezze giustificative, senza spiegare però perché non avrebbe potuto soddisfarsi delle informazioni ricevute. Sennonché il TPF dimentica che egli avrebbe indicato le ragioni per cui non solo non avrebbe nutrito dubbi sul credito, ma nemmeno avrebbe dovuto averne, facendo quindi astrazione di un elemento soggettivo, ossia la sua mancanza di dubbi. In sostanza l'autorità precedente porrebbe in capo all'insorgente una specie di violazione negligente di un suo ipotetico Nachfragepflicht nei confronti di B.________, disattendendo che un dovere di approfondimento sorgerebbe unicamente in caso di informazioni insufficienti o dubbie.