Citation: 5P.439/2003 11.05.2004 E. 1

Giova infine ricordare che, per costante giurisprudenza, l'autorità cantonale cade nell'arbitrio quando emana una decisione manifestamente insostenibile, destituita di fondamento serio e oggettivo o in urto palese con il senso di giustizia ed equità. Tuttavia, l'arbitrio non si realizza già per il semplice fatto che le conclusioni del giudice di merito non corrispondono a quelle del ricorrente o ad altre, altrettanto sostenibili o addirittura migliori. Nella procedura del ricorso di diritto pubblico il Tribunale federale annulla la decisione cantonale quando essa risulti insostenibile non solo nella motivazione, bensì anche nel risultato (DTF 129 I 8 consid. 2.1 con rinvii). 2.3.1 In concreto, il ricorrente non contesta che l'intero reddito fosse destinato al mantenimento della famiglia, ma afferma di aver avuto, in pendenza di convivenza, un tenore di vita molto più elevato di quello concesso alla moglie. Asserisce segnatamente che, nonostante un reddito mensile di fr. 23'950.--, durante la vita comune il contributo alimentare alla moglie e ai due figli si esauriva in fr. 4'000.-- mensili. Con tale argomentazione il ricorrente disconosce che il mantenimento della famiglia deve avvenire in modo debito (art. 163 cpv. 1 CC; Messaggio dell'11 luglio 1979 sulla revisione del Codice civile svizzero, FF 1979 II 1119, pag. 1177) e che la nozione di debito mantenimento dipende dalle condizioni economiche e dai bisogni della famiglia commisurati a tali condizioni (Bräm, Commento zurighese, n. 28 ad art. 163 CC, Hausheer/Reusser/Geiser, Commento bernese, n. 21 ad art. 163 CC). Ora, la suddivisione del reddito asseritamente operata dal marito durante la vita in comune (5/6 per lui e 1/6 per moglie e due figli), rispettivamente l'importo di fr. 4'000.-- che questi indica aver destinato alla consorte e alla prole, non corrispondono - tenuto conto dell'elevato reddito mensile conseguito - al debito mantenimento della famiglia dovuto in virtù dell'art. 163 cpv. 1 CC. Così stando le cose, non è manifestamente possibile rimproverare arbitrio alla Corte cantonale per non essersi attenuta al summenzionato importo, chiaramente in contraddizione con quanto disposto dall'art. 163 cpv. 1 CC, ma di aver calcolato - applicando d'ufficio il diritto federale e senza violare il principio dispositivo - ciò che costituiva il debito mantenimento della moglie. Giova aggiungere che qualora invece - come accennato dalla Corte cantonale - la suddivisione del reddito coniugale indicata nel gravame non corrisponda alla realtà vissuta in pendenza di convivenza, il ricorrente, omettendo di fornire informazioni sulle spese familiari sostenute, si è precluso la possibilità di censurare la sentenza cantonale. 2.3.2 Si può infine osservare che il ricorrente, affermando che il suo reddito elevato costituisce, da solo, un valido motivo per escludere l'applicazione del metodo della ripartizione dell'eccedenza, misconosce la portata della sentenza 5P.138/2001 citata nel ricorso. Tale sentenza ribadisce che solo qualora una parte del reddito venga risparmiata (circostanza non verificatasi in concreto) non vi è un'applicazione automatica della regola secondo cui l'eccedenza è divisa a metà fra i coniugi (consid. 2a/bb). Del resto, anche la più recente giurisprudenza non esclude, nel caso di redditi elevati, una ripartizione dell'eccedenza fra i coniugi (sentenza 5P.6/2004 consid. 3.2.2).