Citation: 1A.198/2004 08.08.2005 E. 3

3.1 La ricorrente fa valere che il requisito della doppia incriminazione non sarebbe adempiuto riguardo agli indagati. Aggiunge che non sarebbe detto che il denaro in questione sarebbe stato prelevato dalla società Y.________SpA ad opera degli indagati mediante un crimine, visto ch'essi erano azionisti della società e avrebbero potuto riceverli senza commettere reati. Contesta poi che a carico di I.________ possa essere imputato il reato di riciclaggio secondo i criteri del diritto svizzero: nella fattispecie, ritenuti i vari movimenti e passaggi degli averi pervenuti sul conto litigioso, nei confronti di questo indagato non sarebbe possibile ricostruire in maniera certa il collegamento tra i suoi averi e l'infrazione precedente. L'ipotetico danno nella vicenda società Y.________SpA sarebbe inoltre stato integralmente risarcito. Con questi accenni la ricorrente non dimostra tuttavia che l'esposto dei fatti sarebbe erroneo o contraddittorio (DTF 126 II 495 consid. 5e3/aa pag. 501): esso è quindi vincolante per il Tribunale federale. 3.2 Nella decisione impugnata il MPC ha stabilito che il diritto italiano, contrariamente a quello svizzero, dispone che il reato di riciclaggio può essere contestato solo alla persona che non ha concorso nel reato e non a quella che lo ha commesso (art. 648bis CP italiano). Ora, per l'esame della doppia punibilità non è determinante tanto la corrispondenza delle norme penali, quanto il quesito di sapere se i fatti addotti nella domanda - eseguita la dovuta trasposizione - sarebbero punibili secondo il diritto svizzero (DTF 124 II 184 consid. 4b/cc). Ciò non può essere seriamente contestato in concreto. La ricorrente disconosce inoltre che l'inchiesta penale non concerne soltanto i citati indagati, ma anche numerose altre persone. La ricorrente misconosce poi che riguardo ai presupposti del reato di riciclaggio, secondo la giurisprudenza, la domanda d'assistenza non deve necessariamente precisare in cosa consista il reato principale, ma può limitarsi a menzionare la sussistenza di transazioni sospette. Non è infatti raro che un'attività delittuosa sia scoperta indirettamente, rintracciando segnatamente profitti illeciti, e che l'assistenza venga richiesta proprio in tale prospettiva, ciò che corrisponde alla nozione di assistenza giudiziaria "più ampia possibile", cui tendono non soltanto l'art. 1 cpv. 1 CEAG, ma pure gli art. 7 cpv. 1 e 8 cpv. 1 CRic. Secondo l'art. 27 cpv. 1 lett. c CRic, ogni richiesta di cooperazione fondata su questa Convenzione deve indicare la data, i luoghi e le circostanze del "reato". Contrariamente all'assunto ricorsuale, quest'ultima nozione si riferisce unicamente al reato di riciclaggio, definito all'art. 6 CRic, e non agli atti delittuosi che l'hanno preceduto; questi sono in effetti definiti all'art. 1 lett. e CRic con la denominazione di "reato principale". Pertanto, quando l'autorità richiedente sospetta un'attività di riciclaggio e sollecita l'assistenza a tale scopo, essa non deve indicare in che cosa consiste il reato principale. La Svizzera può quindi concedere l'assistenza anche quando il sospetto di riciclaggio è fondato, come nella fattispecie, sull'esistenza di transazioni sospette (DTF 129 II 97 consid. 3; Zimmermann, op. cit., n. 367).