Citation: 2A.482/2005 26.08.2005 E. 3

3.1 La ricorrente, censurando un erroneo accertamento dei fatti, rimprovera al Tribunale amministrativo di non aver tenuto debitamente conto della dichiarazione rilasciata dal marito il 19 aprile 2005, nella quale egli afferma di essere intenzionato a riprendere la vita in comune e di non volere più divorziare. 3.2 Nel giudizio contestato i giudici cantonali hanno rilevato che, al di là d'incontri sporadici a partire dalla loro separazione nel settembre 2003, i coniugi A.________ non avevano ripreso la vita in comune e si erano organizzati ciascuno autonomamente, la ricorrente essendo pure indipendente dal lato finanziario. Riguardo alla dichiarazione del marito, hanno osservato che non potevano sospendere sine die la loro decisione, facendola dipendere dalla volontà dei consorti di ricomporre la comunione domestica non appena avrebbero risolto la loro crisi coniugale che durava da oltre un anno e mezzo. Essendo l'unione coniugale gravemente turbata ed esistente solo dal lato formale, era pertanto manifesto l'abuso da parte dell'insorgente nell'invocare il proprio connubio, svuotato di ogni contenuto e scopo oramai dal settembre 2003. 3.3 Come emerge dalla sentenza querelata, quando la Corte cantonale si è pronunciata, i coniugi A.________ vivevano separati da oltre un anno e mezzo; essi avevano organizzato autonomamente le loro rispettive esistenze e i loro incontri erano occasionali, cioè si vedevano unicamente quando il marito era sobrio (cfr. giudizio impugnato consid. 3.3.1). Visto quanto precede e constatato che la dichiarazione in questione si limita a riferire unicamente di intenzioni future non meglio comprovate, non si può pertanto rimproverare ai giudici ticinesi di aver accertato questo punto in modo manifestamente errato nel senso dell'art. 105 cpv. 2 OG. Detto documento infatti non prova l'esistenza di un effettivo legame sentimentale né che vi fosse stato un reale ravvicinamento tra i consorti e ancor meno attesta di una ripresa della comunione domestica interrotta da oltre un anno e mezzo. La critica va quindi disattesa. 3.4 I fatti accertati dal Tribunale amministrativo i quali, per quanto concerne gli elementi determinanti ai fini del giudizio non sono manifestamente inesatti o incompleti (cfr. consid. 3.3), sono vincolanti per questa Corte (art. 105 cpv. 2 OG). Come emerge dagli atti di causa i coniugi A.________ hanno vissuto in costanza di matrimonio dal mese di agosto 2002 al mese di settembre 2003, ossia per un periodo molto breve. Dopodiché si sono separati e da allora, ossia da quasi due anni, hanno organizzato autonomamente le loro rispettive esistenze. In siffatte circostanze, è quindi chiaro che non sussiste più né una vera e propria relazione sentimentale tra gli interessati né la volontà di entrambi i coniugi - al di là del semplice parlato - di una ripresa della vita comune, la quale come già rilevato è stata peraltro alquanto breve. Inoltre non era stato fornito alcun elemento fattuale concreto che permetterebbe di ritenere che la separazione sia provvisoria. In queste condizioni, è dunque senza incorrere nella violazione del diritto federale che la Corte ticinese è giunta alla conclusione che la ricorrente, abusando dei diritti che le derivano dall'art. 7 cpv. 1 prima frase LDDS, si richiama ad un matrimonio esistente unicamente sulla carta al solo scopo di potere fruire dell'autorizzazione a soggiornare in Svizzera (sulla nozione di abuso di diritto, cfr. DTF 128 II 145 consid. 2.2 e rinvii). 3.5 Per il resto, si può rinviare ai pertinenti considerandi della sentenza contestata (art. 36a cpv. 3 OG), che vanno qui interamente condivisi, segnatamente per quanto concerne l'art. 8 CEDU ed il principio della proporzionalità.