Citation: 6B_900/2009 21.10.2010 E. 4

L'insorgente si duole della violazione dell'art. 305bis CP anche in relazione alla decisione del TPF di raggruppare alcuni punti dell'atto d'accusa, riducendo in tal modo gli atti di riciclaggio imputati agli opponenti. Anche se tale decisione potrebbe non avere alcuna conseguenza sotto il profilo dell'attribuzione della responsabilità penale, il ricorrente sostiene che questo errore, sommato ai precedenti, ha degli effetti sia sulla commisurazione della pena, con riferimento alla reiterazione dell'attività criminale e quindi della gravità, sia sulla questione della ripartizione delle spese giudiziarie. 4.1 Il TPF ha ritenuto che il prelievo di denaro da un conto bancario intestato a A.________ e il successivo deposito dello stesso in una cassetta di sicurezza rispettivamente la consegna del denaro su un conto di attesa cassa erano comportamenti che andavano raggruppati e trattati insieme. Questo perché il prelievo dal proprio conto non costituisce ancora un'operazione di occultamento in quanto il prelievo è documentato e pertanto non interrompe la traccia. Il prelievo, secondo l'autorità precedente, è solo il presupposto delle successive operazioni di occultamento, ovvero il deposito in una cassetta di sicurezza rispettivamente la consegna su un conto di attesa cassa. Ha quindi raggruppato i capi d'accusa 1.4 e 1.5 di A.________, 2.2 e 2.3 di B.________ (prelievo di denaro da un conto intestato a A.________ e deposito del denaro in una cassetta di sicurezza accessibile al solo D.________), nonché i capi d'accusa 1.9 e 1.10 di A.________, 3.5 e 3.6 di C.________ (prelievo di denaro da un conto intestato a A.________ e consegna del denaro sul conto di attesa cassa). 4.2 Adempie la fattispecie di riciclaggio di denaro ai sensi dell'art. 305bis CP chi compie un atto suscettibile di vanificare l'accertamento dell'origine, il ritrovamento o la confisca di valori patrimoniali sapendo o dovendo presumere che provengono da un crimine. Il reato di riciclaggio di denaro ha per fine la sottrazione all'autorità penale del provento di un crimine. Si tratta di un'infrazione di esposizione a pericolo astratto, il comportamento è dunque punibile a questo titolo anche laddove l'atto vanificatorio non abbia raggiunto il suo scopo (DTF 127 IV 20 consid. 3; 119 IV 59 consid. 2e). Il riciclaggio si caratterizza dallo sforzo dell'autore di fornire, ricorrendo alla dissimulazione, l'apparenza che i valori patrimoniali conseguiti in modo criminale abbiano un'origine legale - al fine di allontanare i rischi di sequestro e di confisca da parte dell'autorità penale - e di impedire al tempo stesso di trarre conclusioni sull'autore dell'antefatto e sull'origine criminale dei valori patrimoniali facendo perdere le tracce documentali (paper trail) che conducono all'autore (sentenza 6B_88/2009 del 29 ottobre 2009 consid. 4.2). La giurisprudenza ha posto l'accento sull'atto suscettibile di vanificare la confisca (pars pro toto), atto che di per sé include anche quello suscettibile di vanificare l'accertamento dell'origine e il ritrovamento dei valori patrimoniali (DTF 129 IV 238 consid. 3.3). Il comportamento deve quindi essere idoneo a compromettere la confisca. La delimitazione dell'atto punibile da quello non punibile viene fatta nel caso concreto esaminando di volta in volta se il comportamento è tale da vanificare la confisca del prodotto del crimine. Va comunque osservato che il riciclaggio di denaro non richiede operazioni finanziarie complicate: anche gli atti più semplici possono essere adeguati (DTF 127 IV 20 consid. 3a con rinvii). 4.3 Il TPF ha ritenuto che il prelievo di denaro fosse solo il presupposto del suo susseguente occultamento e che quindi non costituisse ancora un atto di riciclaggio. Se è vero che il prelievo in quanto tale è documentato, il TPF non può essere seguito laddove afferma che questa operazione non interrompe la traccia documentale. Quando una banca restituisce all'autore dell'antefatto l'integralità o parte del credito di un conto a lui intestato, il paper trail viene in realtà interrotto, gli ulteriori movimenti degli averi non potendo infatti più essere seguiti sulla scorta di documenti bancari (Ackermann, op. cit., n. 341 pag. 545; Cassani, Commentaire, op. cit., n. 39 ad art. 305bis CP; Bernasconi, Forme di riciclaggio, op. cit., pag. 93). Orbene, ogni interruzione della traccia documentale costituisce un atto vanificatorio che adempie la fattispecie di riciclaggio (sentenza 6B_88/2009 del 29 ottobre 2009 consid. 4.3). Si deve quindi concludere, come rettamente sostenuto nel gravame, che i comportamenti descritti nei diversi punti dell'atto d'accusa (1.4 e 1.5; 1.9 e 1.10; 2.2 e 2.3 nonché 3.5 e 3.6) costituiscono degli atti di riciclaggio indipendenti e autonomamente capaci di vanificare la confisca del denaro sporco. Anche sotto questo profilo il ricorso merita dunque accoglimento.