Citation: C 270/04 04.07.2005 E. 3

3.1 Contrariamente a quanto sostenuto in sede ricorsuale, questo giudizio non discrimina l'istituzione del matrimonio. Il Tribunale federale delle assicurazioni ha infatti già avuto modo di stabilire che l'applicabilità della giurisprudenza fondata sull'art. 31 cpv. 3 lett. c LADI alle persone sposate e non invece ad es. alle persone che vivono in concubinato, oltre a potersi poggiare sul tenore letterale della menzionata disposizione, non costituisce una violazione del diritto alla parità di trattamento (sentenza citata del 7 dicembre 2004 in re W., consid. 4). 3.2 Né osta a tale conclusione la circostanza che la ricorrente abbia regolarmente pagato i contributi sociali, questa Corte avendo a tal proposito ricordato che la negazione delle indennità di disoccupazione a una persona che gode di una situazione professionale paragonabile a quella di un datore di lavoro ai sensi della giurisprudenza pubblicata in DTF 123 V 234 non giustifica ancora di per sé un'esenzione dal pagamento dei contributi all'assicurazione contro la disoccupazione (sentenza del 29 dicembre 2004 in re W., C 160/04, consid. 3). 3.3 Infondata risulta infine l'invocata violazione del diritto di essere sentito per non avere i primi giudici - che avrebbero così operato un censurato apprezzamento anticipato delle prove (cfr.: Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, pag. 212 no. 450; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., pag. 39 no. 111 e pag. 117 no. 320; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; cfr. anche DTF 122 II 469 consid. 4a, 122 III 223 consid. 3c, 120 Ib 229 consid. 2b, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti) - proceduto all'audizione testimoniale del collocatore personale S.________ Audizione che, a mente dell'insorgente, avrebbe permesso di dimostrare le rassicurazioni date dal funzionario in merito alla "totale correttezza della sua situazione nei confronti della cassa disoccupazione e al diritto ad ottenere le prestazioni", e di comprovare così la sua totale buona fede che sarebbe per contro stata disattesa dagli organi dell'assicurazione contro la disoccupazione. 3.3.1 In materia di diritto amministrativo il principio della buona fede, sancito dall'art. 9 Cost., tutela la legittima fiducia dell'amministrato nei confronti dell'autorità amministrativa quando, assolte determinate condizioni, egli abbia agito conformemente alle istruzioni o alle dichiarazioni della stessa autorità. Secondo la giurisprudenza, di regola un'informazione erronea è vincolante quando l'autorità, intervenendo in una situazione concreta nei confronti di persone determinate, era competente a rilasciarla, il cittadino non poteva riconoscerne l'inesattezza e, sempre che l'ordinamento legale non sia mutato nel frattempo, fidente nell'informazione ricevuta egli abbia preso delle disposizioni non reversibili senza pregiudizio (DTF 127 I 36 consid. 3a, 126 II 387 consid. 3a; RAMI 2000 no. KV 126 pag. 223; cfr., riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 vCost., la cui giurisprudenza si applica anche alla nuova norma, DTF 121 V 66 consid. 2a e sentenze ivi citate). 3.3.2 Ora, a prescindere dal fatto che le asserite rassicurazioni da parte dell'autorità competente sarebbero ancora tutte da verificare, la ricorrente non fa valere e tanto meno spiega in quale misura ella, dopo avere fatto affidamento sulle "garanzie" ricevute, avrebbe preso delle disposizioni non reversibili senza pregiudizio. Già solo per questo motivo, il richiamo alla tutela costituzionale della buona fede si dimostra infondato. E comunque giova ad ogni buon conto ricordare all'insorgente, in via abbondanziale, che in caso di prestazioni pecuniarie, come si avvera in concreto per le indennità di disoccupazione, il solo fatto di avere consumato il denaro non viene considerato come disposizione ai sensi della giurisprudenza (DLA 1999 no. 40 pag. 238; Luzius Müller, Die Rückerstattung rechtswidriger Leistungen als Grundsatz des öffentlichen Rechts, Basilea 1978, cifre marg. 135 segg.; diversamente per contro Beatrice Weber-Dürler, Vertrauensschutz im öffentlichen Recht, Basilea 1983, pag. 184 seg.). 3.3.3 In tali circostanze, si deve ritenere che a ragione l'autorità giudiziaria cantonale poteva rinunciare all'audizione testimoniale del collocatore S.________ e procedere a un apprezzamento anticipato delle prove. Così facendo, essa non è incorsa in una violazione del diritto di essere sentita (art. 29 cpv. 2 Cost.) della ricorrente e non ne ha in particolare compromesso la possibilità di fornire prove circa i fatti suscettibili di influire sul provvedimento (DTF 129 II 504 consid. 2.2, 127 I 56 consid. 2b, 127 III 578 consid. 2c, 126 V 131 consid. 2b).