Citation: 4A_522/2008 03.09.2009 E. 2

La II Camera civile del Tribunale d'appello ha ritenuto impossibile determinarsi su eventuali responsabilità dell'opponente a causa delle gravi carenze probatorie riscontrate nell'istruttoria di prima istanza. L'alta Corte ticinese ha escluso di esperire essa medesima le prove idonee ai fini del giudizio, in applicazione della massima ufficiale e del principio inquisitorio, tale facoltà essendo limitata ai casi in cui sia necessario completare l'istruttoria eseguita dal primo giudice e non esperire l'istruttoria vera e propria completamente dimenticata in prima sede; non spetta infatti a lei istruire la causa per la prima volta, sostituendosi al giudice naturale. Ciò vale a maggior ragione se, come nel caso in esame, il lavoratore è stato rappresentato dal servizio giuridico di un sindacato. Come anticipato, dinanzi al Tribunale federale non viene criticata la mancata assunzione delle prove in sede d'appello bensì il mancato rinvio della causa al Pretore, che il Tribunale d'appello non sembra aver preso in considerazione. A mente del ricorrente, riformando la pronunzia pretorile nel senso della reiezione della sua istanza per carenza di prove, la Corte cantonale avrebbe "sacrificato la massima inquisitoria in nome dell'onere della prova" e pronunciato una sentenza in manifesto contrasto con la massima inquisitoria sociale, che le imponeva invece di rinviare la causa per nuova istruzione probatoria. Richiamandosi alla dottrina e alla giurisprudenza, anche a quella vigente in Ticino, egli sostiene infatti che, in una procedura retta dalla massima inquisitoria sociale, com'è quella in esame, qualora la seconda istanza constati lacune importanti nell'istruttoria effettuata dal giudice di primo grado, essa non respinge l'azione per carenza di prove bensì annulla la pronunzia di primo grado e rinvia la causa al giudice inferiore.