Citation: 1A.90/2005 11.05.2005 E. 4

4.1 Neppure la presenza di funzionari esteri a una misura di esecuzione implica, di regola, per l'interessato un pregiudizio immediato e irreparabile: ciò può essere il caso quando sussista il pericolo che le autorità estere, con la loro presenza, possano venire a conoscenza di fatti inerenti alla sfera segreta prima che l'autorità competente abbia deciso sulla concessione e sulla portata dell'assistenza. Questo rischio può essere evitato, quando l'autorità svizzera adotti le misure necessarie atte a impedire un'utilizzazione anticipata e prematura delle informazioni nell'ambito del procedimento estero (DTF 128 II 211 consid. 2.1, 127 II 198 consid. 2b pag. 204; sentenza 1A.212/2004 del 18 ottobre 2004 consid. 1.4-1.6). 4.2 In concreto, l'autorità richiedente non ha però chiesto, come presuppone l'art. IX cpv. 1 dell'Accordo, di poter partecipare alla consultazione degli atti bancari. Questa norma prevede poi espressamente che le autorità italiane non possono utilizzare, per indagini o come mezzi di prova, le informazioni inerenti a una sfera protetta da segreto portate a loro conoscenza in tale ambito, prima che l'autorità competente abbia deciso definitivamente sulla concessione e l'estensione dell'assistenza (cpv. 3). Contrariamente alla fattispecie oggetto della sentenza 1A.61/2004 del 13 aprile 2004 (consid. 2.3), richiamata dall'UFG, il MPC, vista l'assenza di una specifica richiesta estera in tal senso (v. art. 65a cpv. 1 AIMP), ha fondato la criticata misura sull'art. 65a cpv. 2 AIMP. Conformemente a questa norma, la presenza di inquirenti esteri può essere ammessa qualora possa agevolare considerevolmente l'esecuzione della domanda; il MPC non ha tuttavia richiesto la necessaria assicurazione alle autorità estere (DTF 127 II 198 consid. 2b pag. 204; Zimmermann, op. cit., n. 231 e 233), ritenendo sufficiente il generico impegno menzionato nella rogatoria di non utilizzare alcuna informazione acquisita in tale ambito prima della trasmissione ufficiale degli atti. 4.3 Quest'ultimo impegno, che non accenna all'art. IX dell'Accordo, è tuttavia stato formulato riguardo alla presenza degli inquirenti esteri, espressamente richiesta e motivata, alla perquisizione della citata società commerciale ticinese e non riguardo al blocco degli averi in questione. Ora, anche in questa evenienza, non vi è ragione di credere che l'autorità estera, qualora l'avesse ritenuto necessario, non avrebbe chiesto, sulla base dell'art. IX dell'Accordo, di poter partecipare anche alla cernita dei documenti bancari (sulle regole da seguire in tale ambito quando una tale domanda è stata presentata v. DTF 130 II 14 consid. 4.2-4.4). In effetti, se essa, per i motivi precisati nella rogatoria, ha ritenuto che la sua presenza alla menzionata perquisizione poteva facilitare l'individuazione dei documenti rilevanti per le indagini, non necessariamente lo doveva ritenere nell'ambito dell'esame di documenti bancari, la cui ampiezza è, di regola, limitata. Del resto, nella decisione impugnata, il MPC, limitandosi a sostenere l'utilità potenziale dei documenti bancari per l'inchiesta estera, non ha reso verosimile che in tale ambito, ricordato che si tratta di tre fogli, la presenza degli inquirenti esteri agevolerebbe considerevolmente l'esecuzione della domanda. Spetterà quindi all'UFG esaminare anche tali quesiti.