Citation: 2A.594/2006 09.11.2007 E. 4

Il ricorrente ritiene che i diritti di gioco costituiscano il capitale proprio dell'associazione poiché i soci non ricevono alcuna controprestazione ed acquisiscono quote di comproprietà cedibili e vendibili. In altri termini, si tratterebbe di apporti dei soci che comportano un diritto di partecipazione alla proprietà dell'associazione, come avviene per la costituzione del capitale di una società anonima. 4.1 Gli apporti effettuati in favore di una società dai (futuri) azionisti o associati sono considerati dalla dottrina svizzera come delle non-operazioni dal profilo dell'IVA, poiché non vi è uno scambio di prestazioni. La giurisprudenza non si è invece espressa al riguardo, lasciando aperta la questione di sapere se gli apporti debbano effettivamente essere qualificati come non-operazioni oppure se vadano trattati come operazioni escluse dall'imposta alla stessa stregua dei crediti (art. 14 n. 15 lett. a OIVA e art. 18 n. 19 lett. a LIVA; DTF 132 II 353 consid. 6; sentenza 2A.410/2006 del 18 gennaio 2007, consid. 5.3). In ogni caso, non essendo soggetti all'imposta, gli apporti non danno diritto alla deduzione dell'imposta precedente sulle operazioni (ad esempio di consulenza) che sono in relazione diretta con la fornitura di questo finanziamento. Non vi è invece motivo di ridurre la deduzione dell'imposta precedente che grava i beni ed i servizi acquistati dalla società mediante gli apporti, sempre che questi beni e servizi siano utilizzati per attività imponibili (DTF 132 II 353 consid. 7; sentenza 2A.410/2006 del 18 gennaio 2007, consid. 5.3). 4.2 È di per sé sulla base di quest'ultimo principio giurisprudenziale che il ricorrente contesta la riduzione della deduzione dell'imposta precedente. Sennonché, gli apporti rappresentano delle operazioni di finanziamento volte a permettere alla società che li ottiene di esercitare un'attività generatrice di utili secondo le leggi del mercato. Gli azionisti o gli associati che effettuano degli apporti non intrattengono relazioni benevole o gratuite con la società, ma contano di beneficiare di un ritorno sugli investimenti realizzati (DTF 132 II 353 consid. 5; sentenza 2A.410/2006 del 18 gennaio 2007, consid. 5.3). A.________ non è tuttavia una società commerciale, ma un'associazione senza scopo di lucro. Coloro che versano i diritti di gioco, siano essi persone fisiche, società o enti pubblici, non finanziano l'associazione nell'intento di approfittare successivamente degli utili che questa crea. In realtà, gli enti pubblici e determinati operatori economici, ad esempio del settore turistico, si prefiggono di sostenere un'attività d'interesse pubblico che potrebbe semmai comportare delle ricadute economiche solo indirettamente, migliorando l'attrattiva generale della regione. Pertanto i loro contributi, che hanno comunque la particolarità di conferire la qualità di membro dell'associazione, sono assimilabili piuttosto a delle sovvenzioni o dei doni, senza alcuna controprestazione diretta ed effettuati liberamente, non per obbligo legale o contrattuale (cfr. sentenza 2A.410/2006 del 18 gennaio 2007, consid. 7.1; sentenza 2A.167/2005 dell'8 maggio 2006, riass. in: SJ 2006 I pag. 500, consid. 4.3). Le persone fisiche interessate alla pratica del golf versano invece i diritti di gioco per poter beneficiare delle prestazioni materiali offerte dall'associazione, segnatamente, previo pagamento della tassa annuale, per poter esercitare l'attività sportiva, e non con l'obiettivo di trarre un profitto pecuniario dal capitale offerto alla società. La cedibilità dei diritti di gioco e la possibilità offerta agli eredi di recuperare il relativo importo in caso di morte di un socio (cfr. art. 8.4 dello statuto) possono certo implicare che il versamento, in determinate situazioni, non rappresenta un contributo a fondo perso. Queste caratteristiche non permettono tuttavia ancora di comparare i diritti di gioco agli apporti dei soci o degli azionisti in una società commerciale, perché non vi è comunque alcuna ricerca di profitto.