Citation: 4C.231/2003 26.11.2003 E. 2

Una volta ammessa la violazione degli obblighi derivanti dal contratto di mandato, la colpa della convenuta (cfr. art. 97 CO) nonché la relazione di causalità tra il suo comportamento e il pregiudizio invocato dall'attore, la Corte ticinese si è chinata sul danno che questi sostiene di aver subito a causa della mancata impugnazione della disdetta, pari a sei mesi di salario. 2.1 Essa ha innanzitutto respinto la tesi della nullità della disdetta, addotta dall'attore a sostegno della richiesta volta alla rifusione dello stipendio per sei mesi, ovverosia sino al momento in cui egli è riuscito a trovare un'altra occupazione analoga. Infatti, nonostante non rispettasse i termini applicabili, la disdetta del 18 giugno 1999 non poteva essere considerata nulla; essa avrebbe eventualmente potuto risultare abusiva, qualora fossero state disattese le limitazioni della disdetta ancorate nell'art. 58 ROC. L'autorità cantonale ha quindi stabilito che la tempestiva contestazione della disdetta avrebbe permesso all'attore di ottenere dal datore di lavoro il pagamento dello stipendio per ulteriori tre mesi, fino al naturale spirare della relazione contrattuale (cfr. art. 57 ROC). In caso di disdetta abusiva egli avrebbe inoltre potuto pretendere un'indennità ai sensi dell'art. 336a CO. 2.2 Sulla base di queste considerazioni, il pregiudizio subito dall'attore è stato quantificato in complessivi fr. 29'646.55, così composti: fr. 18'835.95 per la perdita di guadagno subita durante tre mesi; fr. 1'442.50 pari alla tredicesima mensilità pro rata per tre mesi; fr. 1'233.75 pari ai contributi del datore di lavoro AVS/AI/IPG/AD; fr. 5'800.-- quale gratifica premio fedeltà nonché fr. 2'334.35 per spese di patrocinio. Dall'importo così ottenuto è stata infine dedotta la somma di fr. 951.75, già versata dal datore di lavoro nel mese di luglio 2000. L'autorità ticinese non ha concesso alcunché a titolo d'indennità per disdetta abusiva giusta l'art. 336a CO. Non avendo l'attore fatto valere una simile posta di danno nei confronti della convenuta, essa non ha infatti reputato necessario verificare se il licenziamento fosse dettato da motivi abusivi né tantomeno quantificare un'eventuale indennità a favore dell'attore.