Citation: 5P.386/2000 27.11.2000 E. 3

3.- Secondo l'art. 276 CC i genitori devono provvedere al mantenimento del figlio, incluse le spese d'educazione e formazione e delle misure prese a sua tutela (cpv. 1). Il mantenimento consiste nella cura e nell'educazione ovvero, se il figlio non è sotto la custodia dei genitori, in prestazioni pecuniarie (cpv. 2). Quest'ultimo capoverso si riferisce anche ai casi come quello dei ricorrenti, a cui l'autorità tutoria ha tolto la custodia sulla figlia (Hegnauer, Commento bernese, n. 90 all'art. 276 CC). L'obbligo di mantenimento dei genitori verso il figlio minorenne è quindi stabilito dal diritto federale, il quale pure disciplina, almeno in parte, la procedura atta a realizzarlo nei casi in cui sia contestato. L'art. 279 CC prevede la specifica azione, che deve essere presentata di regola davanti al giudice del domicilio dell'attore o del convenuto e l'art. 280 CC prescrive ai Cantoni di prevedere una procedura semplice e rapida, con esame d'ufficio della fattispecie e libera valutazione delle prove. Nei casi, come quello all'esame, in cui i genitori non adempiono il loro obbligo di mantenimento, l'ente pubblico interviene sulla base del diritto pubblico e provvede al sostentamento del minorenne. Siccome però l'obbligo di mantenimento dei genitori è preminente rispetto all'intervento dello Stato, quest'ultimo deve poter far valere il contributo al mantenimento al posto del figlio (Hegnauer, op. cit. , n. 76 all'art. 289 CC). È ciò che prevede l'art. 289 cpv. 2 CC, che sancisce una vera e propria surrogazione legale nei diritti del figlio da parte dell'ente pubblico che ha provveduto al suo mantenimento (Hegnauer, op. cit. , n. 81 segg. all'art. 289 CC). La pretesa di mantenimento è di natura civile e tale rimane anche in caso di surrogazione (DTF 76 II 113 con rinvii, 106 II 287 consid. 2, sentenza inedita della II Corte civile del Tribunale federale del 5 luglio 1999 consid. 2; cfr. anche DTF 123 III 161 consid. 4; Hegnauer, op. cit. , n. 77 all'art. 289 CC). Ciò premesso, appare financo palese che la procedura adottata in concreto viola il diritto federale: competente a determinare gli alimenti a cui possono essere astretti i genitori nei confronti del figlio non è l'autorità amministrativa nell'ambito di una procedura amministrativa, ma è il giudice previsto dall'art. 276 CC. Né, d'altra parte, il diritto cantonale applicato dalla decisione impugnata prevede una diversa soluzione. L'art. 65 della legge ticinese sull'assistenza sociale (LAS), richiamato dal Consiglio di Stato, si riferisce all'impugnazione di concessioni o soppressioni di prestazioni assistenziali decise dal competente Dipartimento nei confronti di beneficiari sulla base della legislazione cantonale. Per gli anticipi e per le spese di cui all'art. 11 della legge ticinese per la protezione della maternità, dell'infanzia, della fanciullezza e dell'adolescenza l'art. 39 LAS prevede la possibilità, a certe condizioni, di far valere il regresso verso i parenti obbligati civilmente. La legge cantonale precisa pure, in caso di rifiuto da parte degli obbligati, che l'autorità provvederà al recupero del credito mediante azione civile davanti al giudice ordinario (art. 41 LAS).