Citation: 4A_206/2016 E. 4

Giusta l'art. 176 cpv. 1 LDIP le disposizioni del capitolo 12 di questa legge si applicano ai tribunali arbitrali con sede in Svizzera sempreché, al momento della stipulazione del patto di arbitrato, almeno una parte non fosse domiciliata né dimorasse abitualmente in Svizzera. Qualora invece tutte le parti erano a quel momento domiciliate in Svizzera è in linea di principio applicabile il CPC (art. 353 cpv. 1 CPC). Nella fattispecie il ricorrente non spende una parola per indicare dove fosse domiciliato al momento in cui è stato stipulato il patto di arbitrato. Ciò nonostante il fatto che nella prima pagina dell'impugnativa in esame egli indica un domicilio in Italia, che corrisponde a quello riportato nel lodo impugnato e che aveva pure menzionato nella richiesta di arbitrato del 4 febbraio 2015. Poiché anche il lodo non fornisce maggiori ragguagli sulla questione, non sussiste alcun elemento che permette di dedurre che al momento determinante il ricorrente fosse domiciliato in Svizzera. Questa conclusione si impone ancora a maggior ragione dall'esame dell'ultima pagina del mandato di gestione patrimoniale: al punto che precede quello che contiene la clausola compromissoria, questo recita che il " Mandato è regolato esclusivamente dal diritto svizzero, con esclusione delle norme di diritto internazionale privato svizzero ". Ora, ricordato che la parte convenuta è una società ticinese, un tale disposto contrattuale non avrebbe senso se il qui ricorrente non fosse stato domiciliato all'estero. Non si tratta pertanto, contrariamente a quanto sottinteso nel ricorso, di un arbitrato nazionale. Giova inoltre rilevare che nemmeno il ricorrente sostiene che le parti abbiano escluso l'applicabilità del capitolo 12 della LDIP mediante una dichiarazione esplicita nel patto di arbitrato o in un accordo successivo e convenuto di applicare la parte terza del CPC (art. 176 cpv. 2 LDIP).