Citation: 6B_234/2017 E. 4.4

4.4. Richiamando la violazione del principio accusatorio accertata dalla Corte cantonale, la ricorrente critica il fatto che gli atti non siano stati rinviati al Procuratore pubblico, per il tramite dei primi giudici, affinché fosse resa "già in prima istanza, decisione motivata sulla formalizzazione di precisa accusa su cui potersi determinare in conformità al diritto di essere sentito". In questa sede, la ricorrente lamenta essenzialmente una violazione del diritto di essere sentita perché le parti al processo penale sarebbero state "private completamente di un giudizio motivato di prima istanza rispetto all'accusa già formalizzata dal Pubblico ministero, nel 2011, ai due imputati". Sollevando in questi termini la censura, la ricorrente fraintende la portata della sentenza della CARP. Il rinvio degli atti a seguito della ravvisata violazione del principio accusatorio non sarebbe infatti stato finalizzato a statuire sull'ipotesi di truffa prospettata dal magistrato inquirente nell'atto d'accusa originario, che non adempiva chiaramente la fattispecie dell'art. 146 CP, ma a prospettare agli imputati l'accusa modificata nel senso del giudizio di primo grado. Nella misura in cui lamenta la violazione del suo diritto di essere sentita, disattendendo il contenuto della sentenza impugnata, il gravame non adempie pertanto i requisiti di motivazione degli art. 42 cpv. 2 e 106 cpv. 2 LTF e si appalesa di conseguenza inammissibile. La ricorrente non aveva la veste di imputata nel procedimento penale e non ha quindi subito un pregiudizio dei suoi diritti di difesa, principalmente tutelati dal principio accusatorio. Essa ha inoltre potuto esprimersi nel suo appello sulla fattispecie di truffa secondo la modifica ipotizzata dal tribunale di primo grado. Ha infatti ampiamente criticato tale giudizio, contestando la data del 6 febbraio 2003, considerata dai primi giudici per la determinazione del danno, ed ha esposto gli argomenti per cui il reato sarebbe stato perpetrato fino al 24 ottobre 2005. Ha altresì sostanziato le ragioni per cui, nel caso in cui la CARP avesse confermato la rilevanza dello stato della relazione bancaria alla data del 6 febbraio 2003, il relativo saldo negativo sarebbe in ogni caso stato superiore a quello accertato in prima istanza (Euro 1'985'710.13), superando addirittura Euro 26'000'000.--. Dinanzi alla CARP, che beneficiava al riguardo di un pieno potere d'esame in fatto e in diritto (cfr. art. 398 cpv. 2 CPP; DTF 141 IV 244 consid. 1.3.3), la ricorrente si è quindi espressa anche sulla ipotesi di truffa oggetto di condanna e non ha subito alcun pregiudizio processuale dalla violazione del principio accusatorio da parte del tribunale di primo grado. Alla luce di queste circostanze, la censura di violazione del diritto di essere sentita deve di conseguenza essere respinta.