Citation: H 268/01 05.06.2003 E. 7

7.1 Da parte sua, G.________ contesta, nel proprio gravame, l'affermazione dell'istanza cantonale secondo cui egli avrebbe svolto il ruolo di uomo di paglia. Sostiene di essere entrato nel consiglio di amministrazione della S.________ SA nel 1987 su richiesta di F.________ che conosceva, in quanto entrambi avevano lavorato presso una nota società fiduciaria e di revisione. Osserva che era l'unico membro del consiglio ad essere stato un mero amministratore, che doveva ricorrere a C.________ per avere informazioni sulla società e che veniva tenuto completamente all'oscuro su determinati aspetti della gestione della ditta, precisando però che l'andamento finanziario di quest'ultima e il controllo contabile erano di sua competenza per quanto non volutamente ed astutamente celati dai colleghi del consiglio di amministrazione. L'insorgente rileva di aver saputo delle difficoltà della ditta, ma che da ciò non si poteva ancora dedurre che non venissero pagati i contributi sociali, ritenuto che fino al 1994 erano stati integralmente versati. Asserisce di essere venuto a conoscenza della ripresa salariale e del rapporto di revisione tramite la procedura di responsabilità avviata dalla Cassa nei suoi confronti. Precisa infine che la sentenza 31 dicembre 1996 del Tribunale federale delle assicurazioni, sulla quale si fonda il credito della Cassa, è stata resa dopo le sue dimissioni (formalmente avvenute il 24 gennaio 1996, ma inoltrate l'11 dicembre 1995), per cui non potrebbe essere ritenuto responsabile della ripresa eseguita dall'amministrazione. 7.2 Anche gli argomenti di G.________ non sono invocabili quali esimenti nel senso della giurisprudenza. Accettando, a partire dal 22 dicembre 1987, la carica di membro del consiglio di amministrazione della S.________ SA, l'interessato - dal quale si poteva pretendere che disponesse di sufficienti conoscenze gestionali e contabili, essendo di professione commercialista e fiduciario, tali da consentirgli di comprendere tempestivamente l'evolversi della situazione finanziaria e di agire di conseguenza - si è infatti assunto anche i relativi obblighi. Non va dimenticato che il ricorrente, per sua stessa ammissione, sapeva - almeno a partire dal 15 marzo 1993, ossia dalla ricezione dei bilanci e dei verbali assembleari per il periodo dal 1989 al 1991 - che la società aveva problemi finanziari, atteso che aveva chiesto a F.________ quali misure di risanamento fossero state adottate per risanare una situazione preoccupante. Ora, l'interessato, pur sapendo delle carenze finanziarie della S.________ SA, ha perseverato nella sua attitudine passiva, limitandosi ad attendere informazioni in merito ad un eventuale risanamento, che mai gli furono fornite, fidandosi acriticamente della professionalità di F.________ nella gestione della società, perché suo ex collega di lavoro. Asserire inoltre, senza peraltro averlo oggettivamente provato, di aver poi continuato a richiedere informazioni al presidente F.________, di non essere mai stato convocato alle sedute del consiglio d'amministrazione e alle assemblee della società e di non aver saputo nulla in merito alla decisione 2 marzo 1995 della Cassa di tassare d'ufficio i contributi paritetici non versati dalla S.________ SA nel periodo dal 1° gennaio 1992 al 31 dicembre 1993 - quando peraltro era ancora membro del consiglio di amministrazione - non costituisce di certo motivo sufficiente per esimerlo dagli obblighi di diligenza e vigilanza cui comunque era chiamato a far fronte nella sua qualità di organo societario formale. In sostanza, l'inattività e il disinteresse dimostrati per lungo tempo anche da G.________, che pure lui ha omesso di compiere quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevole nell'ambito delle incombenze oggettive riconducibili alla funzione di membro di un consiglio di amministrazione - tanto più se si tien conto che egli, operando in uno studio commerciale e fiduciario, avrebbe dovuto conoscere le conseguenze che derivano dal mancato pagamento dei contributi paritetici da parte di un datore di lavoro -, ne determina la responsabilità secondo l'art. 52 LAVS .