Citation: 2C_74/2024 E. 7.3

7.3. Ora, la Corte cantonale ha negato che il ricorrente potesse richiamarsi all'art. 8 CEDU nell'ottica della garanzia del diritto alla vita privata, perché i 10 anni di soggiorno legale non erano dati e dati non erano nemmeno gli elementi per ammettere un'integrazione particolarmente riuscita, che permettesse un richiamo a tale diritto prima della scadenza dei dieci anni richiesti (giudizio impugnato, consid. 4.4). Contrariamente a quanto sostenuto nell'impugnativa, anche questa conclusione è corretta. In effetti, il ricorrente è giunto in Svizzera il 15 ottobre 2012 e la decisione di revoca del permesso di dimora è del 16 dicembre 2020, di modo che i dieci anni richiesti non sono dati (DTF 149 I 207 consid. 5.3.3; 2C_769/2022 del 19 ottobre 2023 consid. 6.5, da cui risulta che il periodo ricorsuale successivo a una revoca o al diniego del rinnovo di un permesso non può essere considerato). D'altra parte, in base ai fatti che risultano dal giudizio impugnato, che vincolano il Tribunale federale (art. 105 cpv. 1 LTF), nemmeno si può ammettere l'esistenza di un'integrazione particolarmente riuscita, sul piano sociale, lavorativo ed economico, che permetterebbe di derogare ai dieci anni richiesti, siccome: (a) l'insorgente ha lavorato solo in modo discontinuo; (b) già prima che subentrasse l'invalidità, a seguito di un evento occorso l'11 febbraio 2021, ha dipeso dall'aiuto sociale; (c) altri accertamenti di fatto che parlino a favore di una simile conclusione non ve ne sono (precedenti consid. Ac e B; DTF 144 I 266 consid. 3.9, sentenza 2C_217/2023 del 17 maggio 2023 consid. 5.2.2).