Citation: 5P.475/2000 08.02.2001 E. 3

3.- a) Secondo l'art. 64 cpv. 1 del Codice di procedura civile ticinese (CPC) possono fungere da patrocinatori solo gli avvocati ammessi al libero esercizio della professione nel Cantone e le persone che detengono una rappresentanza legale. In concreto, è del tutto pacifico che i rappresentanti della ricorrente, pur essendo giuristi ed avvocati, non sono abilitati ad esercitare la libera professione nel Cantone. Corretta è quindi la prima conclusione del giudizio impugnato, secondo la quale essi, siccome non iscritti all'albo, non possono fungere da patrocinatori di guisa a un qualsiasi avvocato e non possono di conseguenza essere a ciò abilitati da una mera procura processuale conferita dagli organi della banca. Per contro, sempre secondo la sentenza impugnata, essi potrebbero rappresentare in giudizio la Banca se avessero dimostrato che erano abilitati a farlo sulla base di un estratto del Registro di commercio (consid. 1f, pag. 4). La Banca non ha prodotto tale estratto, e non ha quindi dimostrato una valida rappresentanza, per cui - sempre secondo il giudizio impugnato - l'istanza di rigetto dell'opposizione e le osservazioni all'appello sarebbero di nullo effetto. L'insorgente ravvisa in codesta motivazione una violazione del diritto di essere sentita, una violazione del principio alla parità di trattamento, perché il Pretore - in assenza di una procura - ha invece assegnato alla controparte un termine di cinque giorni per rimediarvi, un formalismo eccessivo e un'applicazione arbitraria del diritto processuale ticinese. b) A prescindere dalla circostanza, peraltro ribadita dalla ricorrente, che la pubblicazione degli organi delle persone giuridiche nel Foglio federale di commercio potrebbe essere considerata fatto di pubblica notorietà che non deve essere provato (cfr. Leuch/Marbach/Kellerhals/ Sterchi, Die Zivilprozessordnung für den Kanton Bern, 5a ed., ad art. 218 1a, b, pag. 537), giova nondimeno rilevare che la dimostrazione dei poteri di rappresentanza, nella prassi cantonale (cfr. Cocchi/Trezzini, Codice di procedura civile ticinese massimato e commentato, n. 6 e segg. ad art. 65 CPC) può sempre essere portata su richiesta del giudice e una sua iniziale carenza non costituisce motivo di nullità degli atti processuali già compiuti, che possono quindi essere sanati successivamente. La decisione impugnata, che sanziona invece la nullità degli atti per carenza della dimostrazione dei poteri di rappresentanza, senza offrire la possibilità alla parte interessata di rimediare ad eventuali difetti entro un breve termine, si scosta dalla prassi usuale. È bensì vero che in tema di procedura sommaria di esecuzione e fallimento la prassi, a differenza da quella adottata normalmente in materia civile ricordata sopra, è quella di imporre, sotto pena di irricevibilità, l' obbligo di dimostrare al più tardi all'udienza di discussione la qualità di rappresentante agli organi della banca procedente (cfr. Cocchi/Trezzini, op. cit. , n. 4 ad art. 20 LALEF, pag. 858); è però altrettanto vero che tale prassi, di principio non fondata su una norma di legge esplicita, è criticata dai citati autori, ai quali sembra un artificio eccessivamente severo esigere, già con la presentazione dell'istanza, la produzione della procura - che non è del resto un documento - o l'estratto del registro di commercio, dato che al giudice, trattandosi di un presupposto processuale, è data la possibilità di far sanare il difetto entro breve termine ai sensi dell'art. 99 cpv. 3 CPC. L' oralità e la speditezza della procedura di rigetto non ne vengono certamente pregiudicate (Cocchi/Trezzini, op. cit. , n. 4 ad art. 20 LALEF, nota 918).