Citation: 1P.613/2005 03.04.2006 E. 2

2.1 La ricorrente considera il giudizio impugnato insufficientemente motivato e quindi lesivo del suo diritto di essere sentita. Da un lato, rileva come diverse censure da lei sollevate dinanzi al Consiglio di Stato, lasciate esplicitamente inevase da quest'autorità per ragioni di economia di giudizio, non siano poi di fatto più state esaminate. A suo parere, decidendo di annullare la decisione governativa, i giudici cantonali avrebbero dovuto ritornare gli atti al Governo affinché si pronunciasse su questi aspetti, anziché confermare la licenza edilizia senza peraltro esprimersi direttamente al riguardo. D'altro lato, l'insorgente lamenta l'assenza di un qualsivoglia accenno alla critica sul lungo lasso di tempo trascorso tra la formulazione dell'avviso cantonale ed il rilascio della licenza edilizia. Il Tribunale amministrativo non si sarebbe pertanto soffermato sulla rilevata necessità di un nuovo preavviso, prima di rilasciare la licenza, al fine di verificare la conformità del progetto con diverse norme di competenza cantonale entrate nel frattempo in vigore. 2.2 Natura e limiti del diritto di essere sentito sono determinati in primo luogo dalle norme cantonali di procedura e, a titolo sussidiario, dalla garanzia minima offerta dall'art. 29 cpv. 2 Cost., il cui rispetto è verificato dal Tribunale federale con pieno potere d'esame (DTF 127 III 193 consid. 3; 126 I 15 consid. 2a). Pur appellandosi anche all'art. 26 cpv. 1 della legge ticinese di procedura per le cause amministrative, del 19 aprile 1966 (LPAmm), l'insorgente non pretende che tale norma abbia una portata più estesa dei diritti conferitile dall'art. 29 cpv. 2 Cost.: le censure vanno perciò esaminate, liberamente, in funzione dei principi derivanti da quest'ultima disposizione. Per costante giurisprudenza, sotto il profilo delle esigenze poste dall'art. 29 cpv. 2 Cost., la motivazione è sufficiente se la parte interessata è messa nelle condizioni di rendersi conto della portata del provvedimento e di poterlo se del caso impugnare con cognizione di causa. In quest'ottica è sufficiente che l'autorità esponga, almeno brevemente, i motivi che l'hanno indotta a decidere in un senso piuttosto che in un altro. Essa non è quindi tenuta a pronunciarsi in modo esplicito ed esaustivo su tutti gli argomenti sollevati, ma può occuparsi delle sole circostanze che, senza arbitrio, appaiono rilevanti per il giudizio in quanto atte ad influire sulla decisione di merito (DTF 130 II 530 consid. 4.3; 129 I 232 consid. 3.2; 126 I 97 consid. 2b; 121 I 54 consid. 2c).