Citation: 1A.227/2006 22.02.2007 E. 3

3.1.1 In via subordinata il ricorrente adduce che il MPC avrebbe ordinato la trasmissione in blocco di tutti i documenti sequestrati, senza peraltro considerare ch'egli avrebbe indicato i documenti inutili per il procedimento estero, violando in tal modo il principio di proporzionalità. Il ricorrente sostiene che, semmai, dovrebbero essere trasmessi, oltre a un ulteriore documento, soltanto i giustificativi concernenti le dodici operazioni indicate nella decisione impugnata. 3.1.2 Secondo la giurisprudenza, l'autorità di esecuzione deve impartire al detentore dei documenti sequestrati un termine affinché possa esercitare in maniera concreta ed effettiva il suo diritto di essere sentito e adempiere al suo dovere di cooperazione, indicando riguardo a ogni singolo documento gli argomenti che secondo lui si opporrebbero alla consegna: essa deve poi motivare accuratamente la decisione di chiusura (DTF 130 II 14 consid. 4.3 e 4.4; 126 II 258 consid. 9b/aa pag. 262; cfr. anche DTF 127 II 151 consid. 4c/aa; Robert Zimmermann, La coopération judiciaire internationale en matière pénale, 2a ed., Berna 2004, n. 479-1, 479-2). La decisione impugnata adempie queste esigenze. Il MPC, contrariamente all'accenno ricorsuale, non ha infatti ordinato la trasmissione in modo acritico e indeterminato dei documenti, lasciandone in maniera inammissibile la cernita agli inquirenti esteri, ritenuto ch'esso in quell'ambito ha indicato le operazioni sospette effettuate sulla relazione litigiosa e ha spiegato l'utilità e la rilevanza potenziale della documentazione in esame (DTF 122 II 367 consid. 2c; 121 II 241 consid. 3a e b) e la sussistenza di una relazione obiettiva sufficiente della stessa con il procedimento estero (DTF 129 II 462 consid. 5.3; 125 II 65 consid. 6b/aa pag. 73; 122 II 367 consid. 2c). 3.1.3 Certo, il ricorrente sostiene d'aver indicato al MPC quali singoli atti, e perché, sarebbero sicuramente irrilevanti per il procedimento estero, conformemente all'obbligo che gli incombeva. Non lo ha comunque fatto in modo pertinente. In effetti, tranne l'accenno a un versamento di fr. 76'500.-- effettuato in vista della costituzione, alla quale egli ha poi rinunciato, di una società e di un'operazione di compensazione per fr. 41'000.-- nei confronti di un asserito terzo estraneo, il ricorrente si è limitato ad accennare, in maniera del tutto generica, al fatto che si tratterebbe di registrazioni di non meglio specificati investimenti e delle conseguenti spese addebitate dalla banca o di operazioni, anch'esse per nulla precisate, che non avrebbero niente a che vedere con il procedimento estero. Con questi generici accenni egli non dimostra tuttavia minimamente l'irrilevanza potenziale degli atti litigiosi per il procedimento estero. 3.1.4 D'altra parte, la necessità di poter disporre di tutti i documenti sequestrati per ricostruire compiutamente i complessi flussi finanziari oggetto d'inchiesta, e se del caso individuare ulteriori transazioni sospette, è evidente. La consegna di tutte le informazioni bancarie è chiaramente idonea a far progredire le indagini (DTF 126 II 258 consid. 9c). Ciò vale a maggior ragione nella fattispecie, ritenuto che le autorità svizzere non dispongono dei documenti bancari concernenti le citate società trasmessi dagli Stati Uniti all'Italia. La criticata trasmissione è quindi giustificata, rilevata la nota complessità della fattispecie e l'evidente necessità di poter disporre di tutti i documenti sequestrati per poter ricostruire compiutamente e definitivamente i numerosi e complessi flussi finanziari oggetto d'inchiesta, individuare, se del caso, ulteriori transazioni sospette e stabilire se i costi dei diritti televisivi oggetto d'inchiesta siano effettivi o esorbitanti. La richiesta di assunzione di prove può infatti essere rifiutata solo se il principio della proporzionalità, nella limitata misura in cui può esser applicato in procedure rette dalla CEAG (DTF 112 Ib 576 consid. 13d pag. 603; 113 Ib 157 consid. 5a pag. 165; 121 II 241 consid. 3c; Zimmermann, op. cit., n. 476), sia manifestamente disatteso (DTF 120 Ib 251 consid. 5c) o se la domanda appaia abusiva, le informazioni richieste essendo del tutto inidonee a far progredire le indagini (DTF 122 II 134 consid. 7b; 121 II 241 consid. 3a), condizioni non realizzate in concreto. La contestata trasmissione è giustificata, se del caso, anche allo scopo di permettere all'autorità estera di poter verificare se, sulla base di queste nuove risultanze, l'ipotesi accusatoria sia sempre ancora fondata. 3.2 Inoltre, come riconosciuto da consolidata prassi, quando le autorità estere chiedono informazioni su conti bancari nell'ambito di procedimenti per reati patrimoniali, esse necessitano di regola di tutti i documenti, perché debbono poter individuare il titolare giuridico ed economico del conto e sapere a quali persone o entità giuridiche sia pervenuto l'eventuale provento del reato (DTF 129 II 462 consid. 4.4 pag. 468; 124 II 180 consid. 3c inedito; 121 II 241 consid. 3b e c; cfr. anche DTF 130 II 14 consid. 4.1; Zimmermann, op. cit., n. 478-1 pag. 517). Anche la conclusione ricorsuale subordinata di limitare la trasmissione solo dei documenti relativi ai tredici atti indicati dal ricorrente dev'essere pertanto respinta (DTF 130 II 14 consid. 4.1; 121 II 241 consid. 3b e 3c). 3.3 Infine, nel quadro dell'assistenza giudiziaria internazionale regolata dalla CEAG, non occorre esaminare la questione, cui accenna il ricorrente, della prescrizione, qualora si tratti, come in concreto, della trasmissione di mezzi di prova (cfr. art. 3 n. 1 CEAG; DTF 117 Ib 53 consid. 2; 118 Ib 266 consid. 4b/bb pag. 268).