Citation: 1A.78/2001 05.11.2001 E. 3

3.- L'audizione di B.________, come rilevato dalla CRP, non era stata espressamente richiesta dall'Autorità rogante, ma eseguita in applicazione del principio giurisprudenziale secondo cui la domanda dev'essere interpretata secondo il senso che le si può ragionevolmente attribuire (DTF 121 II 241 consid. 3a pag. 243). La ricorrente non contesta questo modo di procedere: sostiene soltanto ch'essa, avendo eletto domicilio in Svizzera per la notificazione delle decisioni (art. 80m AIMP), avrebbe dovuto partecipare all'audizione al fine di poter porre domande complementari, e che l'averle negato tale facoltà, senza che sussistessero i presupposti per limitare i suoi diritti (art. 80b cpv. 2 AIMP), avrebbe comportato una violazione degli art. 29 cpv. 2 Cost. (diritto di essere sentito) e 80b cpv. 1 AIMP, secondo cui gli aventi diritto possono partecipare al procedimento ed esaminare gli atti, sempreché ciò sia necessario alla difesa dei loro interessi. a) Riguardo a quest'ultima esigenza occorre rilevare che la ricorrente, ricordato che l'art. 21 cpv. 3 AIMP non prevede più la legittimazione della persona i cui diritti di difesa potevano essere lesi nel procedimento estero, non sostiene di non poterli più esercitare nell'ambito di quel procedimento. Ciò non è del resto ravvisabile, visto che non vi è motivo di credere che il procedimento italiano non corrisponda ai principi procedurali della CEDU e del Patto internazionale del 16 dicembre 1966 sui diritti civili e politici (DTF 123 II 161 consid. 6a). b) Nell'ambito dell'assistenza giudiziaria il diritto di accesso agli atti e, più in generale, quello di essere sentito, spetta solo a chi è legittimato e ha quindi il diritto di partecipare alla procedura (art. 80b cpv. 1 in relazione con l'art. 80h lett. b AIMP). Il Tribunale federale ha recentemente rilevato che anche la garanzia generale del diritto di essere sentito, che comprende il diritto di partecipare all'assunzione delle prove (DTF 127 II 54 consid. 2b; Zimmermann, op. cit. , n. 271), sancito dall' art. 29 cpv. 2 Cost. , non conferisce al ricorrente, nella procedura relativa al riconoscimento della sua legittimazione, un diritto di esaminare personalmente gli atti di assistenza, al fine di poter valutare se sia toccato dalla misura: questo esame compete alle Autorità di esecuzione e ai tribunali, l'indagato potendo infatti far valere tale diritto nell'ambito del procedimento penale estero (sentenza inedita del 5 marzo 2001 in re S., consid. 7, causa 1A.314/2000; sulla qualità di parte nella procedura di assistenza giudiziaria, in particolare riguardo alla parte lesa, v. DTF 127 II 104 consid. 2 e 4 e rinvii). Poiché come si è visto, riguardo alla trasmissione del verbale litigioso, alla ricorrente fa difetto la legittimazione a ricorrere, non le compete neppure il diritto di partecipare all'assunzione delle prove in tale ambito, e ciò nemmeno quale parte interessata (cfr. DTF 127 II 104 consid. 3b e d e consid. 4a e b). c) Del resto, la ricorrente si limita a sostenere che la partecipazione all'interrogatorio sarebbe stata necessaria per consentirle di tutelare i suoi interessi riguardo alle "esternazioni scorrette" di B.________; a suo dire i tempi e i motivi della cointestazione del conto con firma collettiva menzionati nella deposizione non corrisponderebbero al vero e la porrebbero in cattiva luce. Non spetta tuttavia all'Autorità di esecuzione né al Giudice svizzero dell'assistenza, nel quadro di una valutazione sommaria e "prima facie" dei mezzi di prova, di eseguire o far eseguire indagini sulla credibilità di testimoni o di indagati per quanto concerne l'attendibilità di loro dichiarazioni o, in generale, di altri mezzi di prova (DTF 117 Ib 64 consid. 5c pag. 88, 112 Ib 347 consid. 4; cfr. anche DTF 122 II 373 consid. 1c pag. 376). Trattandosi di una questione relativa alla valutazione delle prove, spetterà alle Autorità italiane risolverla (DTF 121 II 241 consid. 2b pag. 244, 118 Ib 547 consid. 3a in fine pag. 552,).