Citation: 1C_360/2014 E. 2.2.2

2.2.2. Del resto, come sottolineato dai ricorrenti, e come risulta dal relativo atto di ricorso, dinanzi alla Corte cantonale essi hanno fatto valere sostanzialmente soltanto una violazione dei diritti politici dei cittadini (art. 34 Cost.). Sotto questo profilo, i giudici cantonali hanno ritenuto che sulla base degli art. 163 della legge sull'esercizio dei diritti politici del 7 ottobre 1998 (LEDP), relativo ai ricorsi contro atti della procedura preparatoria, e 166a LEDP, che dichiara definitive segnatamente le decisioni del Consiglio di Stato, contro la contestata risoluzione governativa non dovrebbe essere dato un ricorso alla Corte cantonale. Quest'ultima ha nondimeno rilevato che l'intenzione del legislatore cantonale non è stata ancorata in modo ineccepibile nella LEDP, rinviando al riguardo al messaggio governativo n. 6932 del 15 aprile 2014 relativo alla proposta modifica dei rimedi giuridici contro i risultati delle elezioni e delle votazioni. Il Tribunale cantonale amministrativo ha pure lasciato irrisolta la questione della propria competenza a esaminare l'asserita lesione dei diritti politici, poiché giusta l'art. 89 cpv. 3, ritenuto applicabile a livello cantonale in assenza di specifiche norme per il tramite dell'art. 111 cpv. 1 LTF, il ricorrente non potrebbe comunque far valere che un determinato atto non poteva essere emanato dal Governo, ma soltanto dal Parlamento cantonale, tale questione dovendo infatti essere proposta nell'ambito di un ricorso per violazione del principio della separazione dei poteri, gravame non soggetto ai requisiti di legittimazione dell'art. 89 cpv. 3 LTF, ma a quelli ordinari dell'art. 89 cpv. 1 LTF, ripresi dall'art. 65 LPAmm, e in concreto, come visto, non adempiuti (al riguardo vedi DTF 138 I 196 consid. 4.1; 134 I 326 consid. 2.2, 313 consid. 5.2; 131 I 291 consid. 1.1). I ricorrenti, disattendendo l'obbligo di motivazione dell'art. 42 LTF, non si confrontano con l'argomentazione dei giudici cantonali.