Citation: C 287/02 02.04.2004 E. 4

Alla luce di questa situazione, l'operato della Corte cantonale, che ha respinto, sulla base del diritto applicabile alla presente fattispecie, la richiesta di indennità per insolvenza per il periodo successivo alla dichiarazione di fallimento, è senz'altro conforme ai dettami vigenti in materia. 4.1 Contrariamente a quanto postulato dal ricorrente, il solo fatto che il decreto di fallimento sia stato impugnato e che i ricorrenti abbiano, in sede esecutiva, chiesto il conferimento dell'effetto sospensivo (poi non concesso) al ricorso, non giustifica ancora una proroga del diritto alle indennità per insolvenza al di là di tale data, estendendo l'obbligo di versamento al momento di intimazione del giudizio di appello. 4.2 Sostenendo il contrario, l'insorgente misconosce il sistema normativo della LEF. 4.2.1 Giusta l'art. 175 cpv. 1 LEF il fallimento si considera aperto dal momento in cui è dichiarato. La dichiarazione di fallimento essendo immediatamente esecutiva (Staehelin/Bauer/Staehelin, op. cit., vol. II, n. 3 all'art. 175 LEF), determinante per l'inizio degli effetti da essa esplicati è la data in cui il fallimento viene pronunciato e non quella in cui il lavoratore ad esempio ne prende conoscenza (DTF 119 V 56). Donde la necessità di fissare esattamente giorno e ora della decisione (art. 175 cpv. 2 LEF; Staehelin/Bauer/Staehelin, op. cit., ibidem). Una sospensione di tali effetti - tra i quali vi è appunto, per quanto detto sopra (consid. 3), la limitazione del diritto alle indennità per insolvenza - può avvenire solo con riserva e alla condizione che, con una certa probabilità, la pronuncia impugnata sarà annullata (Staehelin/Bauer/Staehelin, op. cit., vol. II, n. 29 all'art. 174 LEF). Ciò che si avvera se viene sufficientemente resa verosimile una situazione di solvibilità oggettiva della fallita (art. 174 cpv. 2 LEF; Staehelin/Bauer/Staehelin, op. cit., vol. II, n. 25 segg. all'art. 174 LEF). Soltanto in questa evenienza l'autorità superiore o il suo Presidente sono legittimati a concedere l'effetto sospensivo al ricorso. In questo modo, il differimento delle conseguenze legate all'apertura del fallimento - e, quindi, anche del termine di versamento delle indennità per insolvenza -, non viene condizionato a fattori puramente casuali bensì viene fatto dipendere dalle concrete prospettive di ottenere l'annullamento del decreto di fallimento. L'ordinamento in vigore non dà così luogo a discriminazioni di sorta, come sembra evocare a torto il ricorrente, bensì previene semmai eventuali strumentalizzazioni del mezzo di impugnazione da parte dei ricorrenti. 4.2.2 Nel caso di specie, dopo avere rilevato la manifesta mancanza di elementi che rendessero (sufficientemente) verosimile una situazione di solvibilità della società fallita, la CEF ha negato la concessione dell'effetto sospensivo e ha respinto il ricorso presentato avverso la dichiarazione pretorile di fallimento confermando giorno e ora dello stesso. In tali condizioni, la valutazione della Cassa disoccupazione e del Tribunale cantonale delle assicurazioni, che hanno negato il diritto alle indennità per insolvenza successivamente a tale data, non presta il fianco a censura alcuna e dev'essere pienamente tutelata. 4.3 Il ricorrente contesta la validità di questo sistema e fa notare che, così statuendo, il rischio per la mancata retribuzione del lavoro prestato nel lasso di tempo intercorrente tra la dichiarazione di fallimento e la pronuncia d'appello verrebbe ingiustamente addossato al lavoratore. A tal proposito va tuttavia osservato che l'indennità per insolvenza non garantisce una totale riassicurazione per i crediti salariali del lavoratore nei confronti del datore di lavoro (DTF 119 V 61 seg. consid. 4c). Per il resto, il Tribunale federale delle assicurazioni ha già avuto modo di precisare che il vuoto di indennizzazione che viene a crearsi in questo modo è conseguenza della regolamentazione applicabile in concreto, la quale tutt'al più dà luogo ad una lacuna di natura politico-sociale, che il giudice è però di principio tenuto ad accettare (DTF 119 V 62 consid. 4c). A prescindere da tali considerazioni, si ricorda all'assicurato che l'ordinamento giuridico mette a disposizione diverse possibilità che gli permettono di limitare al minimo gli effetti negativi derivanti dal sistema in esame (cfr. DTF 119 V 62 consid. 4c). Basti qui accennare alle garanzie che il lavoratore, in caso di insolvenza del datore di lavoro, può chiedere entro un congruo termine e che, se non vengono soddisfatte, lo legittimano a recedere immediatamente dal rapporto di lavoro (art. 337a CO). Oppure alle disposizioni che regolano il diritto del lavoratore di rifiutare la propria prestazione in caso di ritardo nel pagamento del salario (art. 82, 324 cpv. 1 CO; DTF 120 II 209). Per completezza si osserva infine che il nuovo art. 52 cpv. 1 LADI, entrato in vigore il 1° luglio 2003 in seguito alla modifica del 22 marzo 2002 - e pertanto non applicabile in concreto -, tenendo conto dei rischi evocati dal ricorrente, prevede ora che l'indennità per insolvenza, oltre ai crediti salariali concernenti gli ultimi quattro mesi del rapporto di lavoro prima della dichiarazione di fallimento, copre gli eventuali crediti salariali per le prestazioni lavorative dopo la dichiarazione di fallimento, tuttavia, per ogni mese, fino a concorrenza dell'importo massimo di cui all'art. 3 cpv. 2 LADI, che, per parte sua, rimanda al guadagno massimo mensile assicurato determinante per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni (RU 2003 pag. 1735; FF 2001 pag. 1967 segg.). Per questi motivi, il Tribunale federale delle assicurazioni pronuncia: