Citation: 6B_899/2020 E. 2.3.1

2.3.1. In concreto, la Corte cantonale ha ritenuto verosimile che un agente della polizia comunale, di cui non era conosciuta l'identità, visionando le immagini della videosorveglianza, avesse potuto riconoscere e identificare il ricorrente sulla base di controlli eseguiti in occasione di precedenti interventi. Ha considerato che un poliziotto in servizio non avrebbe avuto alcun interesse a dichiarare fatti inveritieri, correndo il rischio di subire sanzioni penali ed amministrative specifiche alla sua funzione. Ha altresì rilevato che il ricorrente avrebbe potuto dimostrare la sua estraneità ai fatti producendo subito una prova documentale, quale per esempio una copia della sua carta d'identità. Poiché il ricorrente non aveva collaborato in tal senso, i giudici cantonali hanno ritenuto che le precedenti autorità potessero attribuire un peso maggiore alle constatazioni dell'agente di polizia che lo aveva identificato. Hanno perciò considerato provato il fatto che il ricorrente era uno degli autori dell'affissione contestata. Risulta in tali circostanze che le constatazioni dell'agente di polizia sono state decisive per l'identificazione del ricorrente quale autore dell'infrazione e quindi per la sua condanna. Le dichiarazioni dell'agente, che lo avrebbe identificato nei filmati della videosorveglianza sulla scorta di interventi eseguiti in precedenza sono a carico del ricorrente e rivestono un'importanza determinante per il giudizio di colpevolezza. Conformemente all'esposta giurisprudenza, occorreva pertanto garantirgli la possibilità di confrontarsi con l'agente, consentendogli in modo adeguato di porre domande al testimone e di metterne in dubbio le dichiarazioni.