Citation: 6B_458/2009 09.12.2010 E. 1

5.1 Prima di esaminare la censura di violazione dell'art. 47 CP relativo alla commisurazione della pena, occorre chinarsi sull'aspetto soggettivo dell'infrazione. I ricorrenti sostengono infatti di aver agito per negligenza e non con dolo eventuale come invece ritenuto in sede cantonale. 5.1.1 Giusta l'art. 12 cpv. 2 CP, commette con intenzione un crimine o un delitto chi lo compie consapevolmente e volontariamente. Basta a tal fine che l'autore ritenga possibile il realizzarsi dell'atto e se ne accolli il rischio. La seconda frase dell'art. 12 cpv. 2 CP definisce la nozione di dolo eventuale (DTF 133 IV 9 consid. 4), che sussiste laddove l'agente ritiene possibile che l'evento o il reato si produca e, cionondimeno, agisce, poiché prende in considerazione l'evento nel caso in cui si realizzi, lo accetta pur non desiderandolo (DTF 134 IV 26 consid. 3.2.2). Commette invece per negligenza un crimine o un delitto colui che, per un'imprevidenza colpevole, non ha scorto le conseguenze del suo comportamento o non ne ha tenuto conto. L'imprevidenza è colpevole se l'autore non ha usato le precauzioni alle quali era tenuto secondo le circostanze e le sue condizioni personali (art. 12 cpv. 3 CP). Il discrimine tra dolo eventuale e negligenza cosciente può rivelarsi delicato, poiché in entrambi i casi l'autore ritiene possibile che l'evento o il reato si produca. La differenza si opera quindi al livello della volontà e non della coscienza (DTF 133 IV 1 consid. 4.1 pag. 3). Vi è negligenza, e non dolo, qualora l'autore, per un'imprevidenza colpevole, agisce presumendo che l'evento, che ritiene possibile, non si realizzi. Vi è per contro dolo eventuale quando l'autore ritiene possibile che tale evento si produca e, ciononostante, agisce, poiché lo prende in considerazione nel caso in cui si realizzi, accettandolo pur non desiderandolo (DTF 133 IV 1 consid. 4.1, 9 consid. 4.1; 130 IV 58 consid. 8.3). 5.1.2 Il primo giudice ha rilevato come i ricorrenti avessero agito con piena coscienza di quanto stavano facendo e degli obblighi imposti dalla legge. Ha escluso il dolo diretto, ma ha ritenuto il dolo eventuale: gli insorgenti si sono infatti chiesti più volte se comunicare il rapporto con la D.________SA alla CFCG e avrebbero potuto ottenere una risposta certa semplicemente contattando la Commissione. Sennonché hanno deciso di attenersi alla loro interpretazione della legge senza domandare conferme. Hanno consapevolmente proseguito per la loro via, assumendosi la relativa responsabilità. 5.1.3 Nonostante i ricorrenti invochino la loro buona fede e adducano di aver esaminato con attenzione la necessità di segnalare il contratto alla CFCG, non possono essere seguiti laddove pretendono di aver commesso l'infrazione di cui all'art. 56 LCG per negligenza. Già il giudice di prime cure l'aveva espressamente esclusa come ha escluso anche un qualsiasi errore sull'illiceità. Essi insistono pretestuosamente a descrivere il negozio giuridico con la D.________SA come un semplice contratto di promozione o di marketing alla stregua di quello concluso con la G.________ che la CFCG ha ritenuto non fosse soggetto a comunicazione secondo l'art. 18 LCG. Sennonché il contratto concluso con la D.________SA andava ben oltre quest'ultimo. Gli insorgenti conoscevano tutte le clausole del contratto, segnatamente quelle relative alla facoltà di vendita diretta dei gettoni attribuita alla D.________SA, e non potevano certo ignorare che la relazione contrattuale andava a toccare il cuore della gestione della casa da gioco. Consci di ciò hanno comunque deciso di non segnalare il rapporto contrattuale alla CFCG, sebbene avessero preso in considerazione la necessità di effettuare la comunicazione a tale autorità, e hanno dunque accettato di contravvenire all'obbligo di comunicazione, pur non desiderandolo. 5.2 Giusta l'art. 47 CP, il giudice commisura la pena alla colpa dell'autore. Tiene conto della vita anteriore e delle condizioni personali dell'autore, nonché dell'effetto che la pena avrà sulla sua vita (cpv. 1); la colpa è determinata secondo il grado di lesione o esposizione a pericolo del bene giuridico offeso, secondo la riprensibilità dell'offesa, i moventi e gli obiettivi perseguiti, nonché, tenuto conto delle circostanze interne ed esterne, secondo la possibilità che l'autore aveva di evitare l'esposizione a pericolo o la lesione (cpv. 2). Questa norma conferisce al giudice un ampio potere di apprezzamento. Il Tribunale federale interviene solo quando il giudice cantonale cade nell'eccesso o nell'abuso del potere di apprezzamento, ossia laddove la pena esca dal quadro legale, sia valutata in base a elementi estranei all'art. 47 CP o appaia eccessivamente severa o clemente (DTF 135 IV 130 consid. 5.3.1; 134 IV 17 consid. 2.1; 129 IV 6 consid. 6.1 e rinvii). 5.2.1 La CCRP ha ritenuto che la disposizione violata dai ricorrenti fosse di fondamentale importanza perché posta a tutela di valori essenziali, ossia la prevenzione della criminalità organizzata e l'esercizio di un gioco sicuro e trasparente. Ha quindi qualificato come grave sotto il profilo oggettivo la loro colpa. La Corte ha inoltre relativizzato la portata attenuante riconosciuta dal primo giudice alle limitate conseguenze derivanti dal reato e alla breve durata della relazione contrattuale. Essa ha infatti rilevato come il contratto con la D.________SA è stato disdetto per motivi di "opportunità" - a seguito del clamore suscitato dalla trasmissione televisiva in cui veniva resa pubblica la collaborazione tra le due società - e non in virtù di una presa di coscienza da parte degli insorgenti del mancato ossequio delle norme applicabili. Considerate le finalità di natura preventiva della norma violata, continua la CCRP, le conseguenze pratiche della sua inosservanza sono poco rilevanti per valutare la colpa. Una rilevanza ben più decisiva va invece attribuita al rischio creato dalla violazione che nella fattispecie era molto elevato, viste le particolarità dell'accordo, in relazione segnatamente all'esclusiva per il procacciamento di un numero importante di giocatori qualificati e alla vendita diretta di gettoni barrati. Nella commisurazione della colpa si dovevano viepiù considerare anche i sospetti e i dubbi sull'irreprensibilità della persona con cui intendevano entrare in affari. Dubbi che non potevano essere fugati dalle risposte ricevute dalle autorità penali inquirenti. I ricorrenti hanno tuttavia deciso di concludere il contratto senza dissiparli e senza coinvolgere la CFCG, autorità preposta alla verifica della correttezza della gestione delle case da gioco e dell'irreprensibilità delle persone che vi operano in modo rilevante. La Corte cantonale ha ritenuto questo modo di procedere indicativo di una certa spregiudicatezza o di un'importante superficialità, inaccettabili in chi ha il compito di gestire una casa da gioco. Infine, quale ulteriore elemento per la valutazione della colpa, la CCRP ha considerato l'importanza economica del contratto. Difatti maggiore è l'importanza dell'affare, maggiore è il rischio legato ai reati contro la cui commissione il legislatore ha emanato le norme violate dagli insorgenti. A favore dei ricorrenti la Corte ha ritenuto gli elementi elencati dal giudice di prime cure, e meglio l'incensuratezza, l'ottima situazione familiare, professionale e sociale nonché l'assenza di profitto personale nell'operazione. 5.2.2 A ragione i ricorrenti non contestano la pertinenza delle motivazioni del giudizio impugnato e degli elementi valutati dalla Corte cantonale. Ritengono tuttavia che la CCRP avrebbe dovuto tener conto anche dell'influsso di nozioni giuridiche indeterminate e imprecise quali "soci in affari più importanti" dell'art. 3 OCG per valutare la loro decisione di non comunicare alla CFCG il contratto stipulato con la D.________SA. Essi hanno agito in buona fede facendo affidamento sul contenuto della comunicazione n. 2 della CFCG del 21 giugno 2000 sui criteri applicabili all'esame delle richieste di concessione (v. www.esbk.admin.ch sotto Documentazione/Case da gioco/Comunicazioni ai casinò) che non menziona i contratti di procacciamento di clienti. Pertanto la loro colpa doveva essere qualificata come lieve. 5.2.3 Più che della violazione dell'art. 47 CP, i ricorrenti sembrano prevalersi di un errore sull'illiceità ai sensi dell'art. 21 CP. Ora, l'esistenza di un errore è un problema legato all'accertamento dei fatti (DTF 125 IV 49 consid. 2d). Chinatosi sulla questione il giudice di prime cure ha però negato nella fattispecie la sussistenza di un errore. Questo accertamento, in merito al quale gli insorgenti non formulano alcuna censura (art. 106 cpv. 2 LTF), vincola il Tribunale federale (art. 105 cpv. 1 LTF) ed è sufficiente per escludere l'applicazione dell'art. 21 CP. I ricorrenti non possono comunque essere seguiti laddove intravedono nell'utilizzo di nozioni giuridiche indeterminate un fattore da valutare in senso attenuante per le difficoltà derivanti dalla loro concretizzazione. Proprio a causa di tali difficoltà, la decisione di non segnalare il contratto con la D.________SA alla CFCG appare più biasimevole. Sarebbe infatti bastato poco per essere certi della corretta interpretazione da dare alle nozioni giuridiche in questione e per rispettare gli obblighi derivanti dalla LCG. Era sufficiente interpellare proprio la CFCG, autorità preposta alla vigilanza del rispetto delle prescrizioni legali (art. 48 cpv. 1 LCG) e all'attuazione degli obiettivi di protezione della legge. Essi hanno invece proseguito per la loro via assumendosi così il rischio di infrangere l'obbligo di comunicazione. 5.3 Gli insorgenti ritengono inoltre "a titolo meramente abbondanziale" che sia iniquo sanzionare unicamente loro per fatti non solo noti a tutto il Consiglio di amministrazione della C.________SA, ma anche ratificati dallo stesso. Così argomentando, i ricorrenti dimenticano però che in materia penale ognuno risponde delle proprie azioni od omissioni e che il comportamento antigiuridico altrui non discrimina né attenua la responsabilità per una violazione di prescrizioni imputabile a propria colpa. 5.4 Sempre in relazione alla pena, i ricorrenti ritengono che la sanzione a loro inflitta sia eccessivamente severa se paragonata ad altre pene pronunciate per violazione della legislazione sulle case da gioco. Si richiamano in particolare a una sentenza del Tribunale distrettuale di Zurigo che ha punito con una multa di fr. 10'000.-- il gerente di una sala giochi per avere intenzionalmente impiegato in maniera illegale, contrariamente all'autorizzazione ricevuta dalla CFCG, degli apparecchi automatici. Sostengono che, alla luce di questo caso, la loro colpevolezza risulta "materialmente meno grave" in quanto a loro è rimproverata l'inosservanza di un obbligo di comunicazione e non la violazione intenzionale di un'autorizzazione. È opportuno ricordare che, per giurisprudenza invalsa, non spetta alla Corte di diritto penale del Tribunale federale vegliare affinché le singole pene corrispondano tra di loro scrupolosamente; tale controllo sarebbe contrario al principio dell'individualizzazione voluto dal legislatore. Quanto precede vale anche quando, per dimostrare un preteso insostenibile rigore della pena irrogata, il ricorrente invochi condanne pronunciate in situazioni da lui ritenute analoghe alla sua. Considerati gli innumerevoli fattori che intervengono nella commisurazione della pena, i paragoni con altre cause relative a circostanze di fatto diverse si rivelano per lo più infruttuosi (DTF 128 IV 73 consid. 3g). In particolare, non è di regola sufficiente che il ricorrente citi uno o più casi in cui è stata irrogata una pena particolarmente clemente per pretendere un trattamento analogo, invocando il diritto alla parità di trattamento (DTF 120 IV 136 consid. 3a e rinvii). Il principio della legalità prevale del resto su quello dell'uguaglianza (DTF 135 IV 191 consid. 3.3; 124 IV 44 consid. 2c). Ciò premesso il paragone avanzato nel ricorso è specioso e infruttuoso. Da un lato le infrazioni commesse non sono affatto le stesse e pertanto le pene inflitte non sono suscettibili di un confronto, dall'altro gli insorgenti disattendono l'importanza della norma da loro violata come già diffusamente e compiutamente illustrato nella sentenza impugnata a cui si rinvia (art. 109 cpv. 3 LTF). 5.5 A mente dei ricorrenti, sarebbe peraltro particolarmente inammissibile constatare che, nell'ambito di una precedente decisione del 2003 relativa alla modifica dei parametri dei sistemi di jack pot da parte della C.________SA in violazione degli art. 42 cpv. 1 e 4, 55 cpv. 3 vOGAz (RU 2002 421) e 11 cpv. 1 e 64 cpv. 1 vOCG, la CFCG ha sanzionato unicamente la concessionaria, rinunciando a procedere nei confronti di persone fisiche in applicazione del principio dell'opportunità. In questo caso invece la CFCG ha proceduto sia nei confronti della concessionaria sia nei confronti dei ricorrenti. Simile modo di agire sarebbe lesivo del principio dell'opportunità e della costante prassi della stessa CFCG. Il principio dell'opportunità è disciplinato dagli art. 52 segg. CP. Nella fattispecie l'unico motivo d'impunità che potrebbe entrare in considerazione è quello previsto all'art. 52 CP. Secondo questa disposizione l'autorità competente prescinde dal procedimento penale, dal rinvio a giudizio o dalla punizione se la colpa e le conseguenze del fatto sono di lieve entità. Già il giudice di prime cure ha però negato l'adempimento delle condizioni poste all'art. 52 CP. In questa sede i ricorrenti non imputano al giudice ticinese alcuna violazione del diritto federale per aver rifiutato di qualificare il caso di lieve entità e comunque di diversa caratura rispetto a quello portato ad esempio dagli insorgenti. Su questo punto il ricorso non ha dunque bisogno di essere vagliato nel merito, difettando della necessaria motivazione (art. 42 cpv. 2 unitamente all'art. 108 cpv. 1 lett. b LTF). 5.6 Infine i ricorrenti imputano alla CCRP la violazione del divieto dell'arbitrio e dell'art. 47 CP nella misura in cui non ha rinviato l'incarto al giudice di prime cure, ma ha proceduto essa stessa a ricommisurare la loro pena. Gli insorgenti contestano che agli atti vi fossero sufficienti elementi per permettere alla CCRP di procedere a una nuova e corretta commisurazione della pena, soprattutto considerato che l'entità della multa inflitta avrebbe richiesto un'accresciuta motivazione. Dopo aver rilevato come un'errata applicazione dei principi della LCG e un'inaccettabile banalizzazione della colpa dei ricorrenti avessero condotto il giudice di prime cure a pronunciare una multa eccessivamente bassa, la CCRP ha ricommisurato la pena. Un rinvio dell'incarto in prima istanza è stato ritenuto non giustificato, la Corte disponendo degli elementi necessari per fissare l'importo della nuova multa. Ha quindi inflitto a ciascun ricorrente una multa di fr. 50'000.--. La CCRP si è richiamata in particolare all'accertamento del Giudice della Pretura penale per cui i ricorrenti dispongono di una solida situazione economica tale da poter tranquillamente sopportare persino le pene proposte dalla CFCG, ossia una multa di fr. 100'000.-- per B.________ e di fr. 75'000.-- per A.________. Essa ha inoltre rilevato come questo accertamento non fosse stato contestato dai ricorrenti. Ora, la situazione patrimoniale degli insorgenti è una questione di fatto che vincola il Tribunale federale (art. 105 cpv. 1 LTF) tranne quando il relativo accertamento è stato svolto in violazione del diritto o in modo manifestamente inesatto (art. 105 cpv. 2 LTF), ovvero arbitrario (DTF 136 II 304 consid. 2.4 pag. 314), ciò che spetta alla parte ricorrente dimostrare (art. 42 cpv. 2 LTF). In concreto, sebbene i ricorrenti si dolgano di arbitrio, non lo sostanziano ma adducono motivazioni di natura meramente appellatoria e quindi inammissibili in questa sede (DTF 135 III 608 consid. 4.4 pag. 612). Essi infatti si limitano ad affermare di versare in una situazione personale e patrimoniale, fortemente intaccata dalla crisi finanziaria, che meritava opportuni e mirati accertamenti da parte della CCRP. Nulla di più. Non lamentano una manifesta inesattezza dell'accertamento effettuato dal giudice di prime cure su cui la Corte cantonale si è fondata e neppure sostengono che, nel periodo compreso dall'emanazione della decisione di prima istanza a quella della sentenza impugnata, la loro situazione patrimoniale abbia subito dei mutamenti tali da giustificare nuovi accertamenti. Indicano semplicemente che la ricommisurazione della pena è stata fatta sulla base di accertamenti non più attuali. Simili asserzioni sono però lungi dal dimostrare un qualsiasi arbitrio. 5.7 In sintesi, i ricorrenti non adducono nessun elemento pertinente, idoneo a modificare la pena irrogata, che sia stato omesso o considerato a torto dalla CCRP. Sebbene non clemente, la pena si situa nell'ampia cornice edittale dell'art. 56 cpv. 1 LCG. I giudici ticinesi hanno compiutamente motivato la sentenza, esponendo le circostanze rilevanti per la commisurazione della pena e la loro ponderazione. La colpa degli insorgenti è stata definita grave, avendo essi violato una norma posta a tutela di importanti valori e agito denotando una certa spregiudicatezza o comunque una rilevante superficialità incompatibili con la funzione che rivestivano. Nel commisurare la pena la Corte cantonale non ha mancato di prendere in considerazione gli elementi pertinenti a loro favore, segnatamente l'incensuratezza, l'ottima situazione familiare, professionale e sociale nonché l'assenza di profitto nell'operazione. L'importo della multa è poi stato fissato dopo aver accertato che i ricorrenti godono di una situazione economica tanto solida da poter sopportare addirittura le richieste di pena sensibilmente maggiori formulate dalla CFCG. La multa di fr. 50'000.-- non appare dunque severa al punto da costituire un abuso del potere di apprezzamento.