Citation: 5A_695/2022 E. 4.3.3

4.3.3. Trattandosi di una procedura che ha natura pecuniaria, il ricorrente non poteva far valere che il diritto estero non era stato applicato correttamente (art. 96 lett. b LTF e contrario) ma era tenuto a dimostrare che l'applicazione da parte dei Giudici cantonali delle disposizioni del codice civile italiano da lui citate fosse arbitraria (art. 95 lett. a LTF e art. 9 Cost.; DTF 143 II 350 consid. 3.2; 138 III 489 consid. 4.3). D'altra parte, trattandosi dell'apprezzamento operato dalla Corte cantonale in merito alla forza probatoria dei documenti prodotti dall'escusso per comprovare le eccezioni liberatorie di cui il ricorrente si avvaleva, siccome era applicabile la lex fori (v. sentenza 5A_790/2015 del 18 maggio 2016 consid. 6.1), andava dimostrato che il giudice cantonale - che fruisce di un grande potere discrezionale nel campo dell'apprezzamento delle prove (v. supra consid. 2.2) - aveva ignorato il senso e la portata dei bilanci e delle relative note integrative o interpretato gli atti di causa in modo insostenibile. Invece, ammesso che nella sede cantonale l'escusso abbia reso verosimile il contenuto del diritto italiano (v. supra consid. 4.2) rispetto all'istituto della remissione del debito (circostanza che non emerge dalla sentenza impugnata, la quale non affronta la questione da questa prospettiva, senza nondimeno che il ricorrente censuri dinanzi al Tribunale federale la violazione dell'art. 29 cpv. 2 Cost.), egli in questa sede non ha comunque dimostrato che la precedente istanza sia incorsa nell'arbitrio nell'applicazione di tale diritto italiano oppure nell'apprezzamento delle prove. Continuando a mettere l'accento sul contenuto dei libri contabili e riproducendo ripetutamente alcune frasi topiche da cui emerge che il credito contestato non figurava più nel bilancio - circostanza del resto incontestata - il ricorrente non si confronta infatti con la conclusione della sentenza impugnata sul carattere indiziario di quelle affermazioni. Invero, quando disserta sulla nozione di documento e sui principi che reggono la contabilità commerciale, non si ravvede del fatto che l'eventuale riconoscimento di un valore probatorio accresciuto ai libri contabili comporta certamente che questo offra una garanzia speciale di veridicità (sul punto v. sentenza 6B_1270/2021 del 2 giugno 2022 consid. 4.1.3 con rinvii, non pubblicato in DTF 148 IV 288), ma ha semmai quale conseguenza, ad esempio, che un suo contenuto menzognero possa configurare una falsità ideologica in documenti (art. 251 CP cum art. 110 cpv. 4 CP) e non che un credito non registrato nel bilancio non esista (più). Il bilancio e l'allegato costituiscono infatti unicamente uno strumento di informazione. In questo senso, la giurisprudenza ha già ad esempio chiarito che l'iscrizione incondizionata di un debito in un bilancio firmato dall'escusso non costituisce un riconoscimento suscettibile di precludere un'eventuale successiva contestazione in una procedura esecutiva (v. sentenza 5A_707/2015 del 5 gennaio 2016 consid. 5.2.1; v. anche sentenza 6B_459/2016 del 25 novembre 2016 consid. 6.4.2 e, per la dottrina, ABBET/VEUILLET, op. cit., n. 46 ad art. 82 LEF; FLORENCE KRAUSKOPF, La mainlevée provisoire: quelques jurisprudences récentes, JdT 2008 II pag. 28; STAEHELIN, op. cit., n. 71 ad art. 82 LEF). A fortiori, non appare quindi insostenibile la conclusione dei Giudici cantonali secondo cui la mancata iscrizione di un credito non ne implicherebbe in maniera incontrovertibile l'estinzione o l'impossibilità di rivendicarlo nell'esecuzione. Stante quanto precede, non era infine nemmeno arbitrario considerare che l'assenza di tale credito dal bilancio non costituisse un elemento sufficiente per attestare una volontà chiara abdicativa della società rispetto al credito: già solo dalla stringata definizione che il ricorrente fornisce della remissione nel diritto italiano, facendo anche riferimento ad una sentenza della Corte di cassazione italiana presente nell'incarto cantonale quale doc. K (ricorso, pag. 19), emerge che tale modalità di estinzione di un'obbligazione implica una "volontà remissionaria del creditore" e una dichiarazione in tal senso comunicata "al debitore" (e non genericamente a terzi, come nel caso del bilancio) in modo esplicito oppure tacito, ma comunque "desumibile da circostanze concludenti e non equivoche". Ora, come appena visto, una chiara volontà abdicativa non poteva certo risultare dalla mancata iscrizione del credito nel bilancio, la quale poteva essere ascrivibile ad altre ragioni, che sarebbe semmai stato compito di un giudice del merito chiarire.