Citation: U 257/01 26.11.2001 E. A

A.- R.________, nato nel 1952, è insegnante alla scuola elementare di T.________ e come tale assicurato contro gli infortuni e le malattie professionali presso la Zurigo assicurazioni quale assicuratrice LAINF. In data 16 settembre 1999 il Municipio di T.________ ha annunciato all'Istituto assicuratore un caso riguardante l'assicurato, trasmettendo nel contempo un attestato medico redatto il 13 luglio 1999 dal dott. F.________, medico curante dell'interessato nonché specialista FMH in psichiatria e psicoterapia. Secondo il sanitario, il paziente presentava una patologia distimica endoreattiva aggravata sul piano sintomatico da momenti di irascibilità, paure, insicurezza ed ansie che gli impedivano una ripresa della sua funzione di docente. Tale affezione era da considerare come esito di un problema conflittuale creatosi nell'ambito lavorativo che l'assicurato stesso riteneva essere una malattia professionale. Fondandosi sul verbale di un colloquio avuto con l'interessato l'8 ottobre 1999 e su un apprezzamento medico rilasciato dalla dott.ssa G.________ in data 12 novembre 1999, con decisione 24 gennaio 2000 la Zurigo assicurazioni ha negato l'obbligo di assumere il caso in quanto facevano difetto i presupposti per poter riconoscere l'esistenza di una malattia professionale. Opponendosi a tale provvedimento, R.________ ha segnatamente contestato la perizia della dott. G.________ e le circostanze in cui la stessa era stata allestita. Ha pure prodotto, segnatamente, un nuovo rapporto medico stilato dal dott. F.________ in data 1° febbraio 2000. Al provvedimento ha formato opposizione anche la Cassa malati CPT, ritirandola tuttavia ulteriormente. Accennando ad un colloquio telefonico avuto con il dott. S.________, ma senza determinarsi sulle doglianze di carattere formale sollevate dall'opponente, l'Istituto assicuratore ha sostanzialmente confermato il contestato provvedimento mediante decisione su opposizione del 31 luglio 2000. Ha in particolare rilevato che in base ai referti medici all'inserto si poteva sia ammettere che negare un eventuale nesso di causalità naturale tra il disturbo psichico e l'attività professionale. Il tema poteva comunque rimanere irrisolto, non essendo dato il requisito di una causalità affatto preponderante relativamente all'esercizio dell'attività professionale.