Citation: 2A.327/2002 30.09.2002 E. 4

Con il presente gravame il ricorrente rimprovera essenzialmente alla Commissione federale di ricorso di avere adottato nell'occasione un atteggiamento oltremodo formalista, di non essersi prodigata nell'accertamento dei fatti rilevanti per la causa e di non avere voluto precedere all'assunzione delle prove da lui offerte. In sintesi, sostiene di non potere produrre documenti contenenti indicazioni in merito alla sua situazione economica e al suo tenore di vita per motivi di sicurezza. 4.1 Nell'ambito della procedura amministrativa, l'autorità è tenuta, in virtù del cosiddetto principio inquisitorio, ad accertare d'ufficio i fatti rilevanti per la causa (art. 12 PA). Nondimeno, colui che promuove un procedimento nell'intento di ottenere una prestazione statale ha un obbligo di collaborazione (art. 13 PA; DTF 126 II 63 consid. 5a non pubblicato; 112 I 65 consid. 3 con riferimenti). Un simile dovere, di principio, impone alla parte patrocinata di allegare e, nella misura del possibile, di dimostrare l'esistenza delle condizioni di fatto dalle quali dipende l'accoglimento della sua domanda (cfr. DTF 125 V 193 consid. 2 ; 110 V 48 consid. 4a). Se, come nella fattispecie, la richiesta è volta all'ottenimento del diritto all'assistenza giudiziaria, l'istante deve dimostrare, in particolare, la propria situazione di indigenza (cfr. DTF 120 Ia 179 consid. 3 pag. 181; Christian Favre, L'assistance judiciaire gratuite en droit suisse, tesi Losanna 1989, pag. 54/55; Piermarco Zen Ruffinen, Assistance judiciaire et administrative: les règles minima imposées par l'article 4 de la Constitution fédérale, in: JdT 1989 I pag. 41). Di regola l'autorità non è a conoscenza della situazione finanziaria in cui si trova il richiedente e, per di più, deve pronunciarsi rapidamente sulla domanda sottopostale: essa non è quindi tenuta a verificare d'ufficio se l'istante patrocinato abbia, ad esempio, indicato tutte le spese necessarie o se, invece, abbia calcolato in modo troppo modesto il proprio fabbisogno. Il principio appena evocato non è tuttavia privo di eccezioni: l'autorità deve infatti approfondire l'esame della fattispecie laddove gli atti di causa o la situazione concreta la portino a dubitare seriamente delle allegazioni dell'istante (cfr. DTF 107 II 233 consid. 2c; in tema di esecuzioni cfr. DTF 112 III 79 consid. 2; sull'argomento: Gygi, op. cit., pag. 215). Nell'approfondire i fatti, l'autorità può comunque far capo al citato dovere di collaborazione delle parti, perlomeno laddove, come in concreto, questo è stabilito dalla legge: essa può quindi imporre all'istante di presentare le prove necessarie per stabilire la sua indigenza. Se quest'ultimo si rifiuta di collaborare, la sua richiesta può venire dichiarata inammissibile (art. 13 cpv. 2 PA); se l'autorità decide di entrare comunque nel merito, essa terrà conto del comportamento dell'interessato nell'ambito della valutazione delle prove (Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., Zurigo 1998, pag. 99 n. 275).