Citation: 1A.255/2004 16.08.2005 E. 6

6.1 I ricorrenti sostengono poi che le indagini preliminari sarebbero concluse. Richiamando l'art. 405 cpv. 2 CPP italiano, rilevano che una richiesta di proroga per espletare le indagini preliminari presentata dal Ministero pubblico sarebbe tardiva, come risulterebbe da un avviso 7 maggio 2001 del Pubblico Ministero e da un'ordinanza 27 maggio 2003 emanata dal Giudice per le indagini preliminari nell'ambito del procedimento zzz, che qui interessa. I ricorrenti, invocando gli art. 406 comma 8 e 407 comma 3 CPP italiano, sostengono che gli atti compiuti dopo la scadenza del termine per le indagini preliminari sarebbero inutilizzabili. Ciò renderebbe improponibile il complemento rogatoriale del 12 giugno 2002. La censura non regge. 6.2 Il termine previsto dall'art. 405 comma 2 CPP italiano non è perentorio e la durata massima dello stesso, nel caso in cui, come nella fattispecie, le indagini richiedono il compimento di atti all'estero, è d'altra parte di due anni (cfr. art. 407 comma 2 lett. c CPP italiano): spetterà quindi al giudice estero valutare compiutamente tale questione (sentenza 1A.140/1990 del 26 settembre 1990). Inoltre il Tribunale federale, pronunciandosi sull'applicazione dell'art. 2 lett. b CEAG riguardo al rifiuto dell'assistenza per motivi d'ordine pubblico, ha stabilito ch'esso può essere opposto per la violazione del diritto di procedura penale straniero solo quando sarebbe lesa nel contempo una garanzia minima della CEDU. Ha pure precisato che, secondo l'art. 430 comma 1 CPP italiano relativo all'attività integrativa di indagine del Pubblico Ministero successivamente all'emissione del decreto che dispone il giudizio, indagini nel quadro dell'assistenza giudiziaria sono ammissibili, entro certi limiti, anche dopo l'emissione del decreto stesso (DTF 123 II 153 consid. 5). Questo Tribunale ha pure rilevato che l'art. 407 comma 3 CPP italiano, relativo ai termini di durata massima delle indagini preliminari, richiamato dalla ricorrente, non permette, di regola, di rifiutare l'assistenza (DTF 123 II 153 consid. 5e; cfr. Giovanni Conso/Vittorio Grevi, Commentario breve al nuovo codice di procedura penale, 3a ed., Padova 1997, n. VI all'art. 407). 6.3 Del resto il quesito, sul quale si diffondono i ricorrenti, di sapere se i documenti possano essere utilizzati nel procedimento aperto in Italia, trattandosi di una questione relativa alla valutazione delle prove, dev'essere risolta dalle autorità italiane (DTF 121 II 241 consid. 2b pag. 244). Inoltre le indagini proseguono nell'ambito dell'altro procedimento e nei confronti di altri indagati. Non spetta infine al giudice dell'assistenza esprimersi sulla portata e sul contenuto di una decisione del giudice per le indagini preliminari sulla condotta del procedimento estero, visto che l'eventuale tardività di una domanda di proroga, fattispecie sulla quale insistono i ricorrenti, non dimostra affatto che il procedimento estero non corrisponderebbe ai principi della CEDU o presenterebbe altre gravi deficienze (art. 2 lett. a e lett. d AIMP), né la società O.________SA sarebbe legittimata, quale persona giuridica, a farle valere (DTF 126 II 258 consid. 2d/aa e rinvii). Né compete d'altra parte al giudice svizzero dell'assistenza esaminare la questione di sapere, ritenuto che nella fattispecie la competenza della Procura estera non fa chiaramente difetto, se il giudice che avrebbe assolto uno dei ricorrenti per l'ipotesi di riciclaggio sarebbe o no competente, come addotto dai ricorrenti richiamando l'art. 521 CPP italiano relativo alla correlazione tra l'imputazione contestata e la sentenza, per esaminare anche la sussistenza degli altri reati (DTF 116 Ib 89 consid. 2c/aa). Le censure inerenti alle asserite violazioni del principio della celerità del procedimento penale estero e della parità di trattamento, perché i legali che sarebbero subentrati ai ricorrenti, che a partire dal 1997 avrebbero cessato ogni attività con D.________, sarebbero stati sentiti soltanto come testimoni e non come imputati esulano dall'oggetto del litigio. I ricorrenti, imputati nel procedimento estero, potranno sollevarle se del caso in quell'ambito, dove potranno avvalersi compiutamente dei loro diritti di difesa. 6.4 I ricorrenti, che hanno potuto consultare tutti gli atti sequestrati e indicare, in maniera dettagliata la loro asserita inutilità per il procedimento estero, non fanno espressamente valere di non aver potuto partecipare alla cernita dei documenti. Né il MPC, dopo aver proceduto alla necessaria cernita (v. al riguardo DTF 130 II 14 consid. 4.2-4.4) e aver disposto il dissequestro di conti di società, non riconducibili agli indagati, e aver esaminato le movimentazioni dei conti litigiosi, ha ordinato in maniera inammissibile, in modo acritico e indeterminato la trasmissione in blocco dei documenti sequestrati (DTF 127 II 151 consid. 4c/aa, 122 II 367 consid. 2c, 115 Ib 186 consid. 4, 112 Ib 576 consid. 14a pag. 604). Certo, esso non si è espresso compiutamente sui motivi specifici addotti dai ricorrenti a sostegno dell'inutilità degli atti litigiosi nelle loro osservazioni del 30 giugno 2004 e negli allegati: del resto, questi argomenti concernono società di cui i ricorrenti non dimostrano di essere titolari e legittimati quindi ad opporsi alla trasmissione di detti documenti. Dalla decisione di chiusura si evince nondimeno perchè ne è stata ordinata la consegna. I ricorrenti misconoscono inoltre che, secondo la prassi, quando le autorità estere chiedono informazioni su conti bancari nell'ambito di procedimenti per reati patrimoniali, esse necessitano di regola di tutti i documenti. Ciò perché debbono poter individuare il titolare giuridico ed economico del conto e sapere a quali persone o entità giuridiche sia pervenuto l'eventuale provento del reato (DTF 129 II 462 consid. 4.4 pag. 468, 124 II 180 consid. 3c inedito, 121 II 241 consid. 3b e c; sentenza 1A.54/1999 del 14 maggio 1999, consid. 4b, massima apparsa in Rep 1999 121; Zimmermann, op. cit., n. 478-1 pag. 517). Né il MPC è andato oltre i provvedimenti postulati dall'Autorità estera, ritenuto ch'esso poteva interpretare in maniera estensiva la domanda, evitando in tal modo la presentazione di un'eventuale richiesta complementare (DTF 121 II 241 consid. 3). Per di più. i ricorrenti non sono legittimati, come si è visto, a contestare la trasmissione di gran parte degli atti, appartenenti a terzi.