Citation: 6B_1379/2019 E. 7.2

7.2. Sia lo stato di necessità esimente sia quello discolpante presuppongono l'esistenza di un pericolo imminente non altrimenti evitabile. L'atto incriminato soggiace quindi alla condizione della sussidiarietà assoluta (sentenza 6B_1162/2019 del 30 giugno 2020 consid. 2.2.1 destinata a pubblicazione; sentenza 6B_368/2017 del 10 agosto 2017 consid. 3.3). La ricorrente giustifica la sua azione asserendo di avere protetto l'integrità fisica e psichica dei migranti da un pericolo imminente a causa della mancanza di ogni assistenza sul posto. Con questa argomentazione si scosta tuttavia dai fatti accertati, senza sostanziarli d'arbitrio con una motivazione conforme alle esigenze dell'art. 106 cpv. 2 LTF. Come visto, la Corte cantonale ha infatti accertato, in modo vincolante per il Tribunale federale (art. 105 cpv. 1 LTF), che nel periodo incriminato le necessità fondamentali dei migranti erano garantite a Como ed era altresì escluso un pericolo per la loro vita e la loro salute (cfr. consid. 4). La precedente istanza ha in particolare rilevato che a partire dall'inizio del mese di agosto del 2016 era stato organizzato sul posto un presidio medico permanente, sicché le persone che correvano un rischio per la salute potevano ricevere un'assistenza sanitaria direttamente in quel luogo. In tali circostanze, non sono quindi realizzate le condizioni di uno stato di necessità (sentenza 6B_1162/2019, citata, consid. 2.2.1 e rinvio). Certo, la Corte cantonale ha riconosciuto che la situazione in Italia rimaneva difficile per i migranti. Tuttavia, secondo gli accertamenti dei giudici cantonali, essi non erano esposti a un pericolo imminente non altrimenti evitabile per la vita e l'integrità personale. La ricorrente avrebbe potuto continuare a prestare loro aiuto e assistenza sul posto, mediante mezzi legali, segnatamente nel contesto dell'attività umanitaria. Nella fattispecie, non è pertanto realizzato il requisito della sussidiarietà assoluta del comportamento incriminato (sentenza 6B_1162/2019, citata, consid. 2.2.2 e 2.2.3). Laddove la ricorrente sostiene che il diniego dello stato di necessità sarebbe in contraddizione con l'attenuante della grave angustia (art. 48 lett. a n. 2 CP), riconosciutale dalla CARP, la censura è infondata già soltanto per il fatto che l'attenuante è stata ammessa a torto dalla precedente istanza (sentenza 6B_1368/2019 del 13 agosto 2020 consid. 3.3).