Citation: 4C.78/2004 02.06.2004 E. 1

5.1 Secondo costante giurisprudenza, confrontato con un litigio sull'interpretazione di un contratto, il giudice deve in primo luogo adoperarsi per determinare la vera e concorde volontà dei contraenti, anziché attenersi unicamente alla denominazione o alle parole inesatte utilizzate, per errore o allo scopo di nascondere la vera natura del contratto (interpretazione soggettiva; art. 18 cpv. 1 CO). In assenza di accertamenti di fatto sulla reale concordanza della volontà delle parti o qualora emerga che una parte non ha compreso la volontà dell'altra, il giudice procede all'interpretazione delle dichiarazioni delle parti secondo il principio dell'affidamento (interpretazione oggettiva), ovvero secondo il senso che ogni contraente poteva e doveva ragionevolmente attribuire alle dichiarazioni di volontà dell'altro nella situazione concreta (DTF 129 III 118 consid. 2.5 pag. 122 con rinvii). 5.2 Nel caso in rassegna, la Corte cantonale ha proceduto - con successo - ad un'interpretazione soggettiva degli accordi intervenuti fra le parti. Grazie alle dichiarazioni formulate dall'attore stesso nella lettera del 24 giugno 1999 essa ha potuto accertare che - indipendentemente dal contenuto (diverso) di precedenti discussioni - l'11 marzo 1998 la vera e concorde volontà delle parti contraenti era quella di escludere, nel documento sottoscritto (da entrambe) in tale data, la pattuizione di un'indennità in caso di licenziamento dell'attore: esse avrebbero risolto tale eventualità in altra sede, secondo altri e non meglio definiti criteri. Si tratta di un accertamento di fatto che non può essere riveduto dal Tribunale federale nell'ambito di un ricorso per riforma (DTF 129 III 118 consid. 2.5 pag. 122 con rinvii). Nella giurisdizione di riforma, infatti, il Tribunale federale fonda il suo giudizio sui fatti così come sono stati accertati dall'ultima autorità cantonale, a meno che siano state violate disposizioni federali in materia di prove, debbano venire rettificati accertamenti di fatto derivanti da una svista manifesta (art. 63 cpv. 2 OG) o si renda necessario un complemento degli stessi a norma dell'art. 64 OG (DTF 127 III 248 consid. 2c con rinvii). Tutte queste critiche e gli atti cui si riferiscono devono essere debitamente specificati (art. 55 cpv. 1 lett. b e d OG). Fatte salve queste eccezioni, censure contro l'accertamento dei fatti e l'apprezzamento delle prove eseguiti dall'autorità cantonale sono improponibili, così come non si può far riferimento a circostanze non accertate nel giudizio impugnato, trattandosi di fatti nuovi (art. 55 cpv. 1 lett. c OG; DTF citato). L'attore non sembra consapevole di questi principi, dato che - senza nemmeno prevalersi di una delle eccezioni appena menzionate - propone argomenti privi di riscontro nella sentenza impugnata, rivolti esclusivamente contro l'accertamento dei fatti e l'apprezzamento delle prove. Nella misura in cui critica l'interpretazione dell'accordo sottoscritto l'11 marzo 1998 il ricorso va dunque dichiarato irricevibile. 5.3 Nulla muta il fatto che, relativamente al primo paragrafo del noto documento, la Corte cantonale abbia fatto capo - a titolo abbondanziale - anche all'interpretazione normativa dell'accordo, di per sé censurabile nel quadro di un ricorso per riforma (DTF 129 III 118 consid. 2.5 pag. 123 con rinvii). L'attore non ridiscute, infatti, l'interpretazione oggettiva di tale clausola bensì adduce una serie di elementi di fatto - riguardanti in particolare la sua situazione personale prima dell'assunzione - di cui non v'è traccia nel giudizio impugnato, sicché essi non possono essere tenuti in nessuna considerazione. 5.4 Il ricorso va dichiarato irricevibile anche laddove l'attore si duole del fatto che la Corte ticinese non avrebbe provveduto a colmare la lacuna contrattuale accertata. Nella sentenza impugnata la Corte non ha infatti accertato l'esistenza di una lacuna contrattuale. In particolare - contrariamente a quanto asseverato nel gravame - non ha accertato l'esistenza di un consenso di principio sul diritto dell'attore ad un'indennità in caso di licenziamento. Al contrario, come già esposto, i giudici ticinesi hanno accertato l'esistenza di un accordo secondo il quale questa eventualità sarebbe stata risolta in altra sede, secondo altri criteri. In queste circostanze non v'era spazio per poter procedere ad una completazione del contratto (cfr. DTF 115 II 484 consid. 4 pag. 487 segg.). 5.5 Infine, anche l'asserita violazione dell'art. 4 CC si esaurisce in un'inammissibile critica dell'accertamento dei fatti e dell'apprezzamento delle prove. A sostegno della tesi secondo la quale il giudizio pronunciato nei suoi confronti sarebbe ingiusto ed iniquo l'attore propone infatti la propria lettura delle deposizioni rese da altri dirigenti impiegati presso la datrice di lavoro, senza avvedersi - ancora una volta - che si tratta di un'argomentazione improponibile nel quadro di un ricorso per riforma. L'accertamento dei fatti e l'apprezzamento delle prove avrebbero semmai dovuto fare l'oggetto di un ricorso di diritto pubblico fondato sul divieto dell'arbitrio (art. 9 Cost.).