Citation: 1P.741/2001 11.12.2001 E. 2

Il decreto d'accusa formalizza il deferimento dell'accusato al Pretore o alla Corte di merito competente, a seconda della gravità del reato, rispettivamente della pena proposta (art. 207 cpv. 1 e 2 CPP/TI). Il decreto d'accusa può essere impugnato, dinanzi alla CRP ai sensi degli art. 201-205 CPP/TI, applicati per analogia (art. 212 cpv. 1 CPP/TI). L'imputato che omette di adire la CRP non perde tuttavia la possibilità di censurare gli eventuali difetti del decreto d'accusa, poiché li potrà sempre far valere durante il pubblico dibattimento (cfr. sentenza del 24 marzo 1998 della Corte di cassazione e revisione penale del Tribunale d'appello in re C., consid. 1c, pubblicata in Rep 1998, pag. 370 segg.). 2.1 Nella decisione impugnata il GIAR ha dichiarato irricevibile il reclamo, considerando la regolarità del decreto di accusa, emanato secondo la procedura semplificata introdotta con la novella dell'8 ottobre 1998, entrata in vigore il 1° gennaio 1999: conformemente al nuovo art. 207a CPP/TI, il decreto d'accusa può essere infatti emanato a qualsiasi stadio del procedimento, in particolare anche dopo le informazioni preliminari, senza promuovere l'accusa e senza procedere all'istruzione formale (lett. a) e, prima della chiusura dell'istruzione formale, senza procedere alle formalità degli art. 196 e 197. Secondo il GIAR la giurisprudenza che ammette l'impugnazione della notifica della chiusura dell'istruzione formale nel contesto degli art. 196 e 197 CPP/TI non era pertanto applicabile in concreto; ha aggiunto che questa facilitazione è stata introdotta per sgravare il Ministero pubblico in casi di modesta rilevanza, essendo pacifico il diritto dell'accusato di difendersi dinanzi al giudice del merito competente, previa opposizione, come avvenuto nella fattispecie. 2.2 lI ricorrente rileva che il reclamo era diretto contro omissioni del Procuratore pubblico, in particolare riguardo al mancato esame di sue istanze relative principalmente all'assunzione di mezzi di prova. Secondo il ricorrente la decisione impugnata sarebbe arbitraria poiché il GIAR avrebbe ritenuto che il reclamo sarebbe stato inoltrato giusta l'art. 196 cpv. 5 CPP/TI: egli avrebbe tuttavia dimenticato che il reclamo sarebbe ammesso pure sulla base dell'art. 280 CPP/TI. Premesso che il ricorrente nemmeno sostiene d'aver inoltrato il reclamo sulla base dell'art. 280 CPP/TI, sta il fatto che si è in presenza di un giudizio che non mette fine alla causa: esso concerne solo una fase del procedimento penale aperto nei confronti del ricorrente, e assume una funzione puramente strumentale rispetto a quella destinata a concluderlo (DTF 123 I 325 consid. 3b, 122 I 39 consid. 1a/aa). In tal caso, poiché non si è in presenza di una decisione pregiudiziale o incidentale sulla competenza o su una domanda di ricusazione ai sensi dell'art. 87 cpv. 1 OG, il ricorso di diritto pubblico è ammissibile solo se la decisione impugnata, che è stata notificata separatamente dal merito, può causare un danno irreparabile secondo l'art. 87 cpv. 2 OG. In effetti, se il ricorso di diritto pubblico di cui al capoverso testé citato non è ammissibile o non è stato interposto, la decisione pregiudiziale o incidentale interessata può essere impugnata soltanto mediante ricorso contro la decisione finale (art. 87 cpv. 3 OG): la menzionata giurisprudenza è stata confermata anche sotto il regime del nuovo art. 87 OG (DTF 127 I 92 consid. 1c, 126 I 207 consid. 1b e 2). 2.3 Il ricorrente, che non si esprime sull'applicazione di questa norma, ammette che le violazioni da lui eccepite possono essere sanate nell'ambito del pubblico dibattimento: rileva tuttavia che tale procedimento, essendo pubblico, non tutelerebbe la sfera privata del cittadino. Questa circostanza non costituisce però un pregiudizio irreparabile secondo l'art. 87 cpv. 2 OG. Secondo la costante giurisprudenza, un prolungamento della durata della causa o un aumento dei suoi costi comporta soltanto pregiudizi di fatto e non giuridici (DTF 127 I 92 consid. 1c, 126 I 97 consid. 1b, 122 I 39 consid. 1a/bb, 117 Ia 247 consid. 3, 251 consid. 1b): la stessa conclusione vale per gli inconvenienti, addotti dal ricorrente, legati allo svolgimento di un processo penale. Così un atto d'accusa, con cui una persona viene deferita al giudice del merito, perché la giudichi, non è considerato decisione incidentale arrecante danno irreparabile, né esso anticipa l'esame della colpevolezza dell'accusato, che rimane di competenza del giudice del merito, dinanzi al quale il ricorrente potrà avvalersi dei suoi diritti di difesa (DTF 115 Ia 311 consid. 2c, 114 Ia 179 pag. 181 in basso, 98 Ia 326 consid. 3; cfr. anche DTF 123 IV 252 consid. 1; sentenza inedita del 4 ottobre 2000 in re V., consid. 2 [1P.563/2000]; Robert Hauser/Erhard Schweri, Schweizerisches Strafprozessrecht, 4a ed., Basilea 1999, pag. 476 n. 11; Walter Kälin, Das Verfahren der staatsrechtlichen Beschwerde, 2a ed., Berna 1994, pag. 343 seg.).