Citation: 2P.270/2000 26.01.2001 E. 4

4.- Il ricorrente ravvisa poi una violazione del principio della presunzione di innocenza nel fatto che il Consiglio della magistratura non ha atteso la conclusione del procedimento penale prima di adottare le misure di sua competenza. a) La massima secondo cui ogni persona ha il diritto di essere considerata innocente sino alla prova della sua colpevolezza è sancita dall'art. 6 n. 2 CEDU e dall' art. 14 cpv. 2 Patto ONU II, per quanto attiene al diritto internazionale, come pure dall'art. 32 cpv. 1 Cost. per ciò che concerne invece il diritto interno svizzero. b) aa) A questo proposito il Tribunale federale ha già avuto modo di considerare che la garanzia sancita dall' art. 6 n. 2 CEDU è unicamente valida nei casi in cui - a differenza di quello qui in esame (cfr. consid. 2b/bb) - è in discussione un'accusa penale ai sensi dell'art. 6 n. 1 CEDU (sentenza non pubblicata del 18 dicembre 1995 in re S., consid. 6a). Per il che, il ricorrente non può appellarsi alla citata disposizione. bb) La medesima conclusione dev'essere in linea di massima considerata valida anche per l'art. 14 cpv. 2 Patto ONU II, il quale trova applicazione soltanto nei casi in cui si tratta di giudicare un "individuo accusato di un reato". La dottrina tende infatti ad interpretare quest'ultimo concetto facendo essenzialmente capo ai medesimi criteri sviluppati dalla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo per accertare l'esistenza o meno di un "accusa penale" ai sensi dell'art. 6 n. 1 CEDU (Esther Tophinke, Das Grundrecht der Unschuldvermutung, tesi, Berna 2000, pag. 158-159 con riferimenti). A prescindere da queste considerazioni, occorre comunque rilevare che in ogni caso su questo specifico punto il gravame difetta della necessaria motivazione richiesta dall'art. 90 cpv. 1 lett. b OG e andrebbe quindi dichiarato inammissibile. cc) Resta dunque da valutare se il ricorrente possa appellarsi al già citato art. 32 cpv. 1 Cost. , il quale si rifà nei suoi contenuti ad alcuni principi che la prassi aveva già dedotto dall'art. 4 vCost (cfr. FF 1997 174-175). Come emerge anche dalla marginale a tale norma, la massima in parola concerne i procedimenti penali. Vigente ancora la vecchia Costituzione federale del 1874, il Tribunale federale aveva lasciato aperto il quesito di sapere se detto principio fosse valido anche in materia disciplinare (sentenza non pubblicata del 18 dicembre 1995 in re S. consid. 6b). Anche nel caso di specie tale questione può rimanere indecisa dal momento che, comunque sia, il principio della presunzione di innocenza non risulta essere stato violato. A questo proposito va infatti rilevato che, contrariamente a quanto sostenuto nel gravame, il Consiglio della magistratura non ha mai accusato il ricorrente di corruzione passiva o di violazione del segreto d'ufficio, ma si è limitato a considerare come gravemente incompatibile con la carica da lui ricoperta il suo comportamento in relazione alla procedura di confisca dei beni appartenenti a Francesco Prudentino e ad alcune società controllate da quest'ultimo. L'autorità di sorveglianza non ha fatto altro che fondarsi sulle inequivocabili ammissioni fatte dall'insorgente, senza tener conto delle altre prove raccolte dal Procuratore pubblico straordinario, né esprimere un giudizio in merito alla rilevanza penale dei suoi atti. Ritenendo tuttavia che gli stessi dessero adito ad una serie di rimproveri sul piano disciplinare, è senza incorrere in nessuna violazione della presunzione di innocenza che essa non ha atteso la conclusione del procedimento penale per pronunciare la decisione qui impugnata. D'altra parte occorre ancora osservare che, in considerazione dei diversi scopi perseguiti, il provvedimento litigioso non ha alcun influsso sull'esito del procedimento penale ancora in corso, ragione per la quale anche da questo punto di vista la censura in esame dev'essere respinta.