Citation: 2A.488/2003 27.02.2004 E. 4

4.1 La ricorrente contesta che il suo sia un matrimonio fittizio e che le si possa rifiutare il permesso di dimora per tal motivo. Sennonché, tale aspetto non è stato posto a fondamento della sentenza querelata da parte dei giudici cantonali. La critica esula quindi dall'oggetto del litigio e sfugge pertanto ad un esame di merito. 4.2 Nella fattispecie in esame, emerge dagli atti di causa che i coniugi A.________, sposatisi all'inizio del mese di novembre 2000, hanno vissuto in costanza di matrimonio per circa sei mesi, ossia per un periodo molto breve. Dopodiché si sono separati e da allora, cioè da oltre due anni, hanno organizzato autonomamente le loro rispettive esistenze (cfr. verbale allestito dalla polizia cantonale il 5 dicembre 2002 ove il marito ha dichiarato di non versare nulla per il sostentamento della moglie). Le spiegazioni fornite dalla ricorrente al riguardo, ossia il fatto che, con l'arrivo del figlio C.________, la dimora coniugale era diventata troppo piccola nonché l'impossibilità di locare un appartamento più grande a causa delle loro difficoltà finanziarie, sono inconsistenti. In primo luogo perché, come risulta dall'inserto di causa, la coppia si è separata nei primi mesi del 2001 allorché il bambino è arrivato in Svizzera nell'agosto 2002. In secondo luogo, perché la ricorrente non ha saputo spiegare in modo convincente come la coppia, viste le difficoltà economiche invocate, poteva far fronte alle spese derivanti dalla locazione di due appartamenti (cfr. rapporto di segnalazione della polizia di Y.________, datato 28 aprile 2003, pag. 2). Va poi constatato che, come ben rilevato dai giudici cantonali, nessun elemento agli atti permette di ritenere che la separazione sia provvisoria. Né le dichiarazioni rilasciate in sede cantonale, ove i consorti si limitano a sostenere che sono intenzionati a riprendere la vita coniugale interrotta da più di due anni, né il fatto che gli interessati si siano frequentati durante la separazione, attestano che la comunione coniugale sia effettivamente e costantemente vissuta né che esista un vero e proprio legame sentimentale. A diversa conclusione non porta nemmeno la circostanza che la ricorrente sia rimasta incinta dal marito (gravidanza extrauterina) nell'aprile 2003; neanche dopo questo evento, infatti, i coniugi hanno ripreso la loro convivenza, continuando invece a vivere ognuno per conto suo. In siffatte circostanze, è quindi chiaro che non sussiste più né una vera e propria relazione sentimentale tra gli interessati né la volontà di entrambi i coniugi - al di là del semplice parlato - di una ripresa della vita comune, la quale come già rilevato è stata peraltro alquanto breve. Di conseguenza, è dunque senza incorrere nella violazione del diritto federale che la Corte cantonale è giunta alla conclusione che la ricorrente, abusando dei diritti che le derivano dall'art. 7 cpv. 1 prima frase LDDS, si richiama ad un matrimonio esistente soltanto sulla carta al solo scopo di potere fruire dell'autorizzazione a soggiornare in Svizzera. Per quanto riguarda il figlio C.________, si deve considerare che era stato autorizzato a risiedere in Svizzera al solo scopo di poter stare vi cino alla madre. Con il mancato rinnovo del permesso di dimora di quest'ultima vengono pertanto a cadere le condizioni affinché egli possa continuare a soggiornare nel nostro Paese. Anche da questo punto di vista la decisione impugnata non presta dunque il fianco a nessuna critica. 4.3 Infine, la ricorrente non può nemmeno appellarsi all'art. 8 CEDU, che garantisce il rispetto della vita privata e familiare. Affinché tale norma sia applicabile occorre, secondo la prassi, che tra lo straniero che domanda un permesso di dimora e la persona della sua famiglia che beneficia del diritto di risiedere in Svizzera esista una relazione stretta, intatta ed effettivamente vissuta (DTF 127 II 60 consid. 1d/aa; 126 II 377 consid. 1b e riferimenti). Dal momento che, come osservato in precedenza, tali presupposti non sono in concreto adempiuti, la ricorrente non può quindi invocare detto disposto per ottenere il rinnovo del proprio permesso di dimora.