Citation: H 238/98 13.11.2000 E. 4

4.- Nella fattispecie è accertato e incontestato che B._________ e M._________ sono responsabili ai sensi dell'art. 52 LAVS del mancato pagamento dei contributi paritetici della fallita ditta M._________ & B._________ SA per il 1993, pari a fr. 122 755. 80. Resta quindi da esaminare se sussista una responsabilità pure di S._________ - in solido con i due predetti amministratori - nella sua qualità di membro del consiglio di amministrazione dal 1982 al 1993, oltre ad essere stato azionista di minoranza della fallita. a) Nei considerandi del querelato giudizio, la Corte cantonale ha già correttamente ricordato i requisiti disciplinanti, ai sensi dell'art. 52 LAVS, il risarcimento dei danni causati dal datore di lavoro nei confronti della cassa per aver omesso di pagare i contributi di legge, intenzionalmente o per negligenza grave, precisando in particolare come, secondo la giurisprudenza, nella nozione di datore di lavoro siano compresi anche gli organi di una società anonima. A questa esposizione può essere fatto riferimento e prestata adesione. b) S._________ sostiene di non aver mai avuto alcun potere nei settori decisivi per l'attività finanziaria della fallita e, in particolare, in quello dei pagamenti dei contributi sociali, atteso che non ha mai avuto accesso alle informazioni, né mai gli è stato riconosciuto alcun potere, né tanto meno ha saputo delle difficoltà della ditta nel versamento degli oneri sociali. L'interessato sembra misconoscere la portata dell'art. 52 LAVS. In sostanza, è dell'avviso che costituisca esimente il fatto di non aver influito e nemmeno partecipato alla gestione della ditta. A torto. Si tratta in tutta evidenza di circostanze che non sono di rilievo, dal momento che, accettando a partire dal 1982 il mandato di membro del consiglio di amministrazione, egli si era assunto tutti gli oneri che da tale funzione derivano, considerato che era pure azionista, anche se di minoranza, della fallita. Va ricordato al ricorrente che gli incombeva, quale membro del consiglio di amministrazione di una società anonima, di controllare personalmente che venissero pagati i contributi alla Cassa, peraltro già prelevati dai salari dei dipendenti in conformità dell'art. 51 LAVS. Egli non può liberarsi da questa responsabilità semplicemente sostenendo, come in concreto, d'essere stato solo il responsabile tecnico della ditta, o asserendo che non ha mai potuto accedere alla corrispondenza, o ancora affermando che era entrato nel consiglio di amministrazione solo per ossequiare le direttive imposte alla ditta dalla legge sugli appalti. Nulla infatti gli impediva di richiedere qualsivoglia informazione o documentazione che gli necessitasse per far fronte ai doveri di un membro del consiglio di amministrazione. Se, come sembra voler sostenere, taluno avesse inteso mantenerlo all'oscuro dell'esatta situazione, a S._________ sarebbe comunque rimasto il diritto di dare le dimissioni, limitando in tal modo la sua responsabilità dal profilo temporale. Dalla documentazione agli atti risulta per contro come egli fosse a conoscenza - contrariamente a quanto asserito nel gravame - almeno dal 24 giugno 1991, quando ha sottoscritto il rapporto di gestione riferito al 1990, che la società aveva concrete e preoccupanti difficoltà finanziarie. La situazione è poi peggiorata, come risulta dal bilancio al 31 dicembre 1991, pure debitamente sottoscritto da S._________, attestante perdite per complessivi fr. 292 820. 39 (= fr. 271 881. 29 perdita riportata + fr. 20 939. 10 perdita d'esercizio). Non può pertanto essere seguito il ricorrente quando sostiene che il fallimento sarebbe stato "fulmineo". Il 25 marzo 1993, cinque mesi e mezzo prima del fallimento della società, S._________ ha prelevato dal suo conto corrente presso la Banca X.________ fr. 50 000. - e ne ha versati fr. 48 000. - alla M._________ & B._________ SA per "permettere di far fronte alle più impellenti urgenze". Conoscendo la precarietà della situazione finanziaria della società, era suo preciso dovere - peraltro anche nel suo stesso interesse - che siffatto versamento fosse destinato alle assicurazioni sociali. A nulla giova poi il suo argomento, secondo cui sarebbe stato obbligato da B._________ e M._________, con "prepotenza" e "di punto in bianco", a sottoscrivere il 26 marzo 1993 un vaglia cambiario con il relativo bollettino di prelevamento di fr. 250 000. -, senza saperne l'uso che ne sarebbe stato fatto. Come già accennato al consid. 2d, vi è certezza che l'importo prelevato non è servito al pagamento dei contributi alle assicurazioni sociali, essendo stato rimborsato nella sua interezza, interessi compresi, entro il 4 agosto 1993, ossia cinque settimane prima della dichiarazione di fallimento. Da questa operazione a S._________ non è derivato alcun pregiudizio. Accettando, come già detto in precedenza, il mandato di membro del consiglio di amministrazione, il ricorrente si era assunto tutti gli oneri che da tale funzione derivano. Ora, dagli atti non risulta, e nemmeno viene preteso, che il consiglio di amministrazione abbia disciplinato in termini cogenti, in concreto, i compiti dei vari membri. La responsabilità per il corretto adempimento degli oneri assicurativi nonché la diligenza necessaria alla corretta gestione degli affari sociali non incombeva quindi solo al presidente del consiglio di amministrazione, B._________, o a M._________, bensì all'intero organo esecutivo, trattandosi di attribuzioni inalienabili nel senso dell'art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO. Si noti in questo contesto che l'art. 759 cpv. 1 CO non è applicabile nell'ambito della responsabilità ai sensi dell'art. 52 LAVS per giustificare una riduzione del risarcimento in relazione con la gravità dell'errore commesso dal responsabile (VSI 1996 pag. 306). In sostanza, il disinteresse mostrato da S._________, malgrado il suo impegno finanziario, ne determina la responsabilità secondo l'art. 52 LAVS. In altri termini, il ricorrente ha omesso di compiere quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevole nell'ambito delle incombenze riconducibili alla funzione di membro del consiglio di amministrazione di una società anonima. Egli non può elevare a esimente gli argomenti sostenuti nel ricorso, ritenuto che la sua posizione formale, a prescindere dalla sua qualità di azionista, gli imponeva di verificare se i contributi sociali fossero pagati. Siffatta omissione costituisce una grave violazione del suo dovere di diligenza (cfr. RCC 1992 pag. 269). Del resto va ricordato all'interessato che ai sensi della giurisprudenza si deve ammettere una negligenza grave del datore di lavoro quando questi abbia trascurato di fare quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevole posta nella stessa situazione (cfr. DTF 112 V 159 consid. 4).