Citation: 2A.41/2007 27.08.2007 E. 4

L'autorizzazione dell'allora Commissione di I.a istanza del Distretto di Leventina è stata rilasciata l'8 gennaio 1965, quando vigeva il Decreto federale concernente l'autorizzazione per l'acquisto di fondi da parte di persone all'estero, del 23 marzo 1961 (in seguito DAFE oppure cosiddetta Lex von Moos; RU 1961 213). L'art. 6 cpv. 4 DAFE - come peraltro l'art. 14 cpv. 1 LAFE - permetteva di subordinare le autorizzazioni a condizioni o oneri. 4.1 Occorre in primo luogo appurare se l'obbligo imposto ai ricorrenti di costruire una casa di vacanza entro due anni fosse una condizione oppure un onere, la relativa risposta non essendo priva di conseguenze. L'inesecuzione di un onere infatti non influisce direttamente sulla decisione che lo impone, la quale continua a produrre effetti fintanto che non è revocata. Le conseguenze di una condizione risolutiva sono invece molto più gravose: in effetti, qualora essa si verifichi, la decisione in questione diviene automaticamente inefficace, caduca (DTF 129 II 361 consid. 4.2 e 4.3 con numerosi rinvii). Nel caso concreto, essendo stato accertato in modo vincolante - e peraltro non contestato dai ricorrenti - che la casa di vacanza non è stata costruita entro il termine stabilito, ciò significherebbe che l'autorizzazione concessa l'8 gennaio 1965 sarebbe già decaduta. In una sentenza dell'8 marzo 2002 il Tribunale federale, giudicando in applicazione dell'art. 14 cpv. 1 LAFE, ha stabilito che l'obbligo di costruire una casa di vacanza con una superficie limitata a 100m2 non rappresentava soltanto un onere, ma costituiva una delle condizioni iniziali che andavano adempiute per il rilascio dell'autorizzazione (causa 2A.435/2001, parzialmente pubblicata in RNRF 86/2005 pag. 193, consid. 2.5). La questione è stata esaminata in maniera più dettagliata nonché precisata nella DTF 129 II 361 e segg., richiamata dalla Commissione cantonale di ricorso, la quale si riferiva peraltro ad una vicenda iniziata anch'essa quando era in vigore la Lex von Moos. Dopo aver analizzato la natura sia della condizione sia dell'onere questa Corte è giunta alla conclusione che l'uso piuttosto raro della condizione nella pratica e gli effetti gravosi che essa comportava imponevano di ammetterla soltanto se l'autorizzazione che l'istituiva era chiara (DTF 129 II 361 consid. 4.2 a 4.4. e 4.6). Ciò che non è manifestamente il caso nella vertenza in esame ove l'autorità di prime cure ha semplicemente ritenuto dimostrato un interesse legittimo per l'acquisizione di una residenza di vacanza e, nel dispositivo, ha accordato l'autorizzazione con "l'obbligo di costruire la casa entro due anni e con divieto di vendere o locare fino al 31 dic. 1972". Alla luce della giurisprudenza citata, una simile formulazione esclude la condizione e fa concludere per l'esistenza di un onere. 4.2 Giusta l'art. 21 cpv. 2 dell'ordinanza del 1° ottobre 1984 sull'acquisto di fondi da parte di persone all'estero (OAFE; RS 211.412.411), gli oneri derivanti da autorizzazioni rilasciate in applicazione della Lex von Moos rimangono in vigore nonostante l'entrata in vigore della LAFE. Anche a questo proposito la Commissione cantonale di ricorso si è a giusto titolo riferita alla DTF 129 II 361. In tale sentenza questa Corte ha ricordato innanzitutto che la validità, il contenuto e la revoca di simili oneri sono retti dalla LAFE (DTF citata, consid. 2.2). Essa ha poi confermato che la mancata menzione di un onere nel registro fondiario - prevista sia dalla LAFE sia dal diritto previgente - non ne pregiudica la validità, siccome la stessa ha unicamente un effetto dichiarativo (DTF citata, consid. 4.6 in fine), come peraltro anche i ricorrenti sembrano esserne consapevoli. Infine il Tribunale federale ha spiegato che la revoca dell'autorizzazione per inadempimento di un onere, e quindi la diffida che deve precedere tale sanzione (cfr. art. 25 cpv. 1 LAFE), non sono soggette a prescrizione (DTF citata, consid. 8). In altre parole, l'imprescrittibilità del procedimento di revoca amministrativa non va confusa con la prescrizione dell'azione di ripristino secondo l'art. 27 cpv. 4 lett. b LAFE, a cui si appellano i ricorrenti, e di cui peraltro il giudice amministrativo non si occupa, dato che quest'aspetto è di competenza del giudice civile chiamato a decidere l'azione di ripristino (DTF citata, consid. 8). Occorre poi ricordare che la revoca di un'autorizzazione per inadempimento di un onere, oggi imposta dall'art. 25 cpv. 1 LAFE, era già prevista dall'art. 8 cpv. 3 del decreto federale del 21 marzo 1973 concernente l'autorizzazione per l'acquisto di fondi da parte di persone all'estero (cosiddetta Lex Furgler; RU 1974 83). Una disposizione espressa mancava invece nella Lex von Moos, ma la facoltà d'imporre oneri concessa dall'art. 6 cpv. 4 implicava il potere di revocare l'autorizzazione in caso d'inesecuzione (cfr. André Grisel, Traité de droit administratif, vol. I, pag. 432). Comunque sia, come già spiegato da questa Corte, la revoca è disciplinata dalla LAFE anche se l'autorizzazione è stata rilasciata sotto l'imperio del diritto previgente (sentenza del 25 marzo 1994 2A.88/1993, parzialmente pubblicata in: RDAT 1994 II n. 79 pag. 152 consid. 2). 4.3 Come accennato in precedenza, i ricorrenti ammettono di non avere costruito la casa di vacanza, ma soggiungono di non essere in grado oggi di "capire" il motivo dell'omissione e ipotizzano che i terreni fossero divenuti inedificabili "a seguito dei decreti federali". L'argomento è specioso: infatti, chi meglio dei ricorrenti, proprietari dei fondi quando è stata rilasciata l'autorizzazione e che lo sono tuttora, può spiegare quanto successo? Essi non chiedono del resto la revoca dell'onere per motivi imperiosi ai sensi dell'art. 14 cpv. 4 LAFE né invocano motivi di tale natura (cfr. DTF 129 II 361 consid. 6.2). Al contrario essi medesimi alludono al fatto che le normative federali - le quali a loro dire avrebbero reso i fondi inedificabili - sono entrate in vigore negli anni 1971/1972, senza spiegare che cosa è accaduto nei cinque anni precedenti. 4.4 Visto quanto precede l'onere in questione rimane di principio valido, nonostante il lungo lasso di tempo trascorso, e la decisione impugnata, la quale diffida i ricorrenti a rispettarlo, è conforme al diritto federale.