Citation: 4A_621/2017 E. 3.3

3.3. La ricorrente ricorda di avere sempre sostenuto che la cessione sarebbe un atto simulato, poiché un accordo separato (al quale rinvia il punto 4 del documento B) "avrebbe disposto eque ripartizioni degli utili e delle spese legali della procedura anche in favore dei cedenti, ciò che escluderebbe una reale volontà di questi ultimi di cedere il credito". Soggiunge che il Tribunale di appello ha commesso arbitrio e violato l'art. 29 Cost., respingendo tale contestazione senza acquisire il suddetto accordo. In realtà la Corte cantonale ha rinunciato all'assunzione della prova perché l'ha ritenuta irrilevante, argomentando che "non si intravvede perché un simile accordo (posto che esista) non possa essere compatibile con la validità della cessione, al pari di come avviene nel caso di cessione volta all'incasso di una pretesa". Essa ha quindi effettuato un apprezzamento anticipato della prova, procedimento che è ammesso dall'art. 316 cpv. 3 CPC (DTF 138 III 374 consid. 4.3.1, citata con pertinenza nella sentenza impugnata) e anche dall'art. 29 Cost. (DTF 136 I 229 consid. 5.3). Alla ricorrente incombeva l'onere di dimostrare l'arbitrarietà della valutazione secondo cui il documento in questione, avesse anche avuto il contenuto da lei ipotizzato, non avrebbe potuto mutare il convincimento dei giudici ticinesi in merito alla validità della cessione. La ricorrente non lo fa; come detto, rimprovera soltanto alla Corte di appello di essersi pronunciata sulla simulazione senza assumere la prova. Così formulata la censura è pertanto inammissibile.