Citation: 7B_144/2024 E. 1.2.3

1.2.3. Cionondimeno, la giurisprudenza resa in applicazione degli art. 10 cpv. 3 Cost., art. 3 e 13 CEDU nonché dell'art. 7 del Patto ONU II (RS 0.103.2) e dell'art. 13 della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (RS 0.105) riconosce alla persona che pretende in modo sostenibile di essere stata trattata in modo inumano o degradante da un funzionario di polizia il diritto a un'inchiesta effettiva e approfondita (DTF 141 IV 349 consid. 3.4.2; 138 IV 86 consid. 3.1.1; 131 I 455 consid. 1.2.5; sentenze 7B_68/2023 del 7 novembre 2023 consid. 1.1; 6B_999/2018 del 28 gennaio 2020 consid. 2.2 e rinvii). La vittima di simili trattamenti ha il diritto di presentare una denuncia e di esigere un'inchiesta celere ed imparziale che sfoci, se del caso, nella condanna penale dei responsabili. Sulla base delle citate disposizioni, la vittima può inoltre fondare un diritto di ricorso (cfr. DTF 138 IV 86 consid. 3.1.1; sentenza 6B_999/2018 del 28 gennaio 2020 consid. 2.2 e rinvii). In concreto, il ricorrente adduce in modo sostenibile di aver subito un trattamento degradante da parte degli agenti di polizia denunciati, che gli avrebbe pure provocato delle lesioni personali. Allo stadio dell'ammissibilità del ricorso, non occorre esaminare se gli atti denunciati siano lesivi delle citate disposizioni (DTF 138 IV 86 consid. 3.2; sentenza 6B_999/2018 del 28 gennaio 2020 consid. 2.2 e rinvii). Il ricorso deve pertanto essere vagliato nel merito.