Citation: 4C.231/2003 26.11.2003 E. 3

Il ricorso per riforma verte sostanzialmente su quest'ultimo punto. 3.1 L'attore ammette di aver omesso di inserire, fra le poste di danno, una domanda volta al risarcimento di un'indennità per disdetta abusiva. Egli sostiene però che non si poteva esigere da lui l'enunciazione precisa e circostanziata di una simile pretesa nel quadro della presente causa, volta al risarcimento del danno cagionatogli dalla violazione del contratto di mandato e non alla definizione precisa delle relazioni con l'ex datore di lavoro. In altre parole, egli ritiene di aver sostanziato in maniera sufficiente la domanda di risarcimento fondata sull'art. 398 cpv. 2 CO. Trattandosi di pretese fondate sul diritto federale, la questione di sapere se i fatti siano stati sostanziati in maniera sufficiente attiene al diritto federale (DTF 123 III 183 consid. 3e pag. 188; 108 II 337). In concreto, l'azione di risarcimento trae origine dal carente patrocinio prestato dalla convenuta nel quadro della causa che vedeva opposti l'attore e il suo ex datore di lavoro. Il danno patito a causa della violazione degli obblighi contrattuali assunti dalla convenuta equivale pertanto all'importo che questa avrebbe potuto ottenere dall'ex datore di lavoro qualora avesse tempestivamente contestato la disdetta. In queste circostanze pretendere dall'attore - gravato dall'onere probatorio - la precisa enunciazione delle pretese che un mandatario diligente avrebbe fatto valere non lede il diritto federale. Nulla muta il fatto che la convenuta sia "inciampata al primo scalino" della procedura di contestazione della disdetta del contratto di lavoro. Non si vede per quale motivo questo fatto dovrebbe autorizzare l'attore a prescindere dall'indicazione precisa e dettagliata del pregiudizio patito. L'attore pare d'altro canto esserne consapevole, dato che, nella petizione del 22 settembre 2000, egli non ha postulato genericamente il pagamento di fr. 60'886.35, bensì ha suddiviso tale importo in singole poste di danno. Nulla gli impediva di formulare esplicitamente anche una pretesa volta al risarcimento dell'indennità per disdetta abusiva che avrebbe potuto ottenere qualora la convenuta avesse provveduto a contestare tempestivamente il licenziamento. 3.2 Sia come sia, l'attore è dell'avviso che la Corte cantonale disponeva di tutti gli elementi necessari per potergli riconoscere - oltre alla rifusione del salario durante tre mesi - anche il diritto al risarcimento dell'indennità per disdetta abusiva. L'importo da lui richiesto rientrava infatti ampiamente nei limiti dell'indennità prevista dall'art. 336a CO e il carattere abusivo del licenziamento emergeva chiaramente dalla documentazione e delle testimonianze assunte agli atti. Si tratta di un argomento inammissibile. La questione di sapere se la Corte ticinese avrebbe dovuto pronunciarsi su di un'eventuale indennità per disdetta abusiva, nonostante l'attore non abbia mai esplicitamente formulato né tantomeno suffragato una richiesta in tal senso, attiene infatti al diritto processuale cantonale (DTF 97 II 216 consid. 1, 339 consid. 1b pag. 343) e sfugge pertanto all'esame del Tribunale federale quale istanza di riforma (cfr. art. 55 cpv. 1 lett. c OG).