Citation: K 91/03 27.10.2004 E. 4

4.1 A norma dell'art. 34 cpv. 2 LAMal, il Consiglio federale può decidere che l'assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie assuma i costi delle prestazioni di cui agli art. 25 cpv. 2 o 29 eseguite all'estero per motivi d'ordine medico. Può designare i casi in cui detta assicurazione assume i costi del parto effettuato all'estero non per motivi d'ordine medico. Può limitare l'assunzione dei costi di prestazioni dispensate all'estero. I presupposti e l'entità dell'assunzione dei costi sono specificati all'art. 32 LAMal, secondo cui le prestazioni di cui agli art. 25-31 devono essere efficaci, appropriate ed economiche. Sulla base dell'art. 34 cpv. 2 LAMal, l'autorità esecutiva federale ha emanato l'art. 36 OAMal che definisce l'estensione dell'assunzione delle prestazioni dispensate all'estero. Giusta il secondo capoverso di tale disposizione, l'assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie assume i costi dei trattamenti effettuati all'estero in caso d'urgenza. Esiste urgenza se l'assicurato che soggiorna temporaneamente all'estero necessita di un trattamento medico e se il rientro in Svizzera è inappropriato. Non esiste urgenza se l'assicurato si reca all'estero allo scopo di seguire questo trattamento (vedi pure Eugster, Krankenversicherung in SBV, cifra marginale 176). Secondo il cpv. 1 dell'art. 36 OAMal, sentita la competente commissione, il dipartimento designa le prestazioni di cui agli art. 25 cpv. 2 e 29 della legge, i cui costi sono a carico dell'assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie se le stesse non possono essere effettuate in Svizzera. 4.2 Nel caso di specie, come rettamente rilevato dai primi giudici, è di tutta evidenza come l'intervento di cataratta ad entrambi gli occhi, cui si è sottoposta l'assicurata tra il 15 e 29 ottobre 2001 all'Ospedale V.________, non possa essere considerato un trattamento d'urgenza ai sensi dell'art. 36 cpv. 2 OAMal. Dagli atti risulta infatti che la ricorrente a partire almeno dal 1990 sapeva di soffrire di cataratta perché così comunicatole dall'oftalmologo dott. A.________. Emerge poi che nel periodo dal 1993 al 2000 è stata paziente di diversi oculisti nel Cantone Ticino (dott. M.________, dott. K.________, dott. E.________, dott. S.________ e dott. I.________). Nel novembre 2000 ebbe luogo un incontro con il dott. D.________ dell'Ospedale X.________, servizio di oftalmologia, con il quale aveva fissato una data per l'operazione, poi annullata dall'interessata per malattia. Dall'incarto si evince inoltre che il 13 marzo 2001 è stata visitata dal dott. G.________, medico responsabile del Servizio universitario di oftalmologia di L.________, il quale dopo un'approfondita visita specialistica non avrebbe però voluto operare l'insorgente per incomprensione con la stessa. Nel giugno 2001 C.________ sarebbe dovuta essere operata dal dott. U.________ della Clinica H.________. L'intervento non sarebbe stato intrapreso, a detta della ricorrente, per volontà del medico. L'interessata venne quindi visitata anche dagli oculisti S.________ e T.________ della stessa clinica. Entrambi i medici avrebbero applicato, sempre a detta dell'interessata, la tecnica dei cristallini "rigidi" e operato in anestesia totale, motivo per cui l'assicurata decise di lasciar perdere. Nell'ottobre 2001, in occasione di una vacanza sul lago di Como, la ricorrente si è poi dovuta sottoporre a una visita di controllo in seguito a disturbi. Lo specialista ritenne che l'intervento non poteva essere rimandato sicché l'interessata decise di fare l'operazione a Como, dove, a suo dire, le venivano date tutte le garanzie necessarie che non aveva ottenuto in Svizzera. Infine, il 12 febbraio 2003, il summenzionato dott. G.________, interpellato dalla Cassa malati CPT, ha asserito che l'assicurata era senz'altro operabile in Svizzera. 4.3 Dall'iter sopra descritto si evince con chiarezza che la ricorrente soffriva da anni, più precisamente dal 1990, di cataratta. Per contro invano si cercherebbero nella copiosa documentazione agli atti i certificati medici idonei a dimostrare che gli interventi chirurgici effettuati all'estero non fossero eseguibili in Svizzera e che gli stessi fossero pure urgenti, ritenuto che la cataratta si sviluppa progressivamente e non repentinamente (VSI 2000 pag. 303 consid. 4b). L'interessata poteva di conseguenza rientrare in Svizzera, tanto più che Como confina con Chiasso. Inoltre, dal ricorso interposto dall'interessata in sede di primo grado risulta che la stessa, durante il suo soggiorno a Como nell'ottobre 2001, dopo una visita di controllo, ha accettato di farsi operare in quanto secondo lo specialista italiano l'intervento non poteva essere rimandato e perché le venivano inoltre date tutte le garanzie necessarie che non aveva ottenuto in Svizzera. L'essersi sottoposta senza indugio agli interventi in Italia, senza prima accertare che la Cassa malati avrebbe preso a carico i trattamenti, ritenendo che l'operazione fosse da fare subito, perché in tali termini si era espresso il medico italiano interpellato, e che in Svizzera l'intervento non potesse essere eseguito con le garanzie che invece in Italia le si davano, non significa ancora che siano adempiuti i presupposti legali dell'urgenza e dell'impossibilità di rientrare in Svizzera, dove sicuramente l'interessata avrebbe potuto ricevere trattamenti medici analoghi. La convinzione che gli interventi di cataratta non fossero possibili in Svizzera con la qualità che l'assicurata ritiene di aver ricevuto a Como, muove dall'impressione soggettiva che essa ha sviluppato nei confronti dei medici svizzeri. Come i primi giudici hanno correttamente evidenziato in termini cui si può fare riferimento e prestare adesione, le prestazioni mediche richieste potevano essere effettuate anche nel nostro Paese. L'insorgente dimostra pure di non aver corretta nozione del requisito dell'urgenza, atteso che simili interventi di cataratta sono ritenuti ben lungi dal dover essere eseguiti in regime d'urgenza. La vicenda, durata anni e che per finire ha portato agli interventi del 15 e 29 ottobre 2001, attesta già di per sé che oggettivamente non ve ne fossero gli estremi, come peraltro già giudicato da questa Corte nella sentenza del 25 gennaio 2000 in re B., I 626/99, pubblicata in VSI 2000 pag. 303 segg. La ricorrente valuta soggettivamente in altro modo gli eventi, muovendo dall'affermazione - ancora tutta da dimostrare - che sarebbe stata formulata in tal senso dal medico italiano che l'ha poi operata. Meritano quindi conferma le pertinenti conclusioni riferite alla carenza del requisito d'urgenza formulate dai giudici cantonali. 4.4 Dato quanto precede, il giudizio cantonale merita tutela.