Citation: 5A_219/2023 E. 3.3.2

3.3.2. Rispetto all'art. 15 cpv. 1 LDIP, i ricorrenti rilevano invece che la connessione tra la fattispecie accertata e il diritto italiano sarebbe manifestamente esigua e del tutto casuale, non da ultimo per il fatto che l'aggressore non aveva pianificato né aveva coscienza di varcare il confine svizzero, peraltro non demarcato fisicamente. D'altro lato rimproverano ai giudici cantonali di aver travisato l'importanza del criterio della lex loci delicti commissi nel sistema della LDIP, in particolare rispetto all'art. 133 LDIP che prevederebbe il ricorso a tale criterio solo in subordine a quello della comune dimora abituale di autore e vittima e che denoterebbe la volontà del legislatore di dare priorità "a criteri di collegamento fondati su ragioni di diritto materiale e connotazione soggettiva" invece che a criteri "del tutto casuali". Sostengono che il meccanismo eccezionale dell'art. 15 cpv. 1 LDIP sarebbe stato introdotto proprio per evitare un'applicazione indiscriminata della legge del luogo di commissione dell'atto illecito e per dare invece peso anche a fattori concomitanti e convergenti fondanti una maggiore connessione con il diritto svizzero. La conclusione della sentenza cantonale rispetto al diritto applicabile sarebbe ulteriormente indebolita per il fatto che le pretese di risarcimento si fondano su norme che riguardano gli effetti della filiazione, per i quali l'art. 82 LDIP prevede che si applichi il diritto della dimora abituale del figlio o, in subordine, il diritto nazionale comune di quest'ultimo e dei genitori.