Citation: 2P.300/1999 17.04.2000 E. 3

3.- Rimane da appurare se si possa trattare l'impugnativa come un ricorso di diritto pubblico. a) Non essendo data, in concreto, la via del ricorso di diritto amministrativo (cfr. consid. 2), la decisione litigiosa non andava dapprima sottoposta ad un'autorità giudiziaria di ultima istanza cantonale (art. 98a OG e art. 10 lett. a della legge ticinese di applicazione alla legislazione federale in materia di persone straniere, dell'8 giugno 1998): il Consiglio di Stato è dunque l'ultima istanza cantonale (art. 86 cpv. 1 OG). b) Considerato che, con riferimento al ricorso di diritto amministrativo, i ricorrenti non possiedono un diritto all'ottenimento del permesso richiesto, essi non sono toccati dalla decisione litigiosa nei loro interessi giuridicamente protetti (art. 88 OG), per cui entrambi difettano della legittimazione a proporre un ricorso di diritto pubblico (DTF 122 II 186 consid. 2). Come è stato recentemente chiarito da codesta Corte, l'entrata in vigore - avvenuta il 1° gennaio 2000 - della nuova Costituzione federale del 18 aprile 1999 (Cost. ) non ha comportato una modifica delle condizioni che determinano l'ammissibilità del ricorso di diritto pubblico inoltrato per violazione del divieto d'arbitrio, ragione per la quale non v'è motivo a questo proposito di scostarsi dall'attuale prassi in materia (sentenza del Tribunale federale del 3 aprile 2000 in re P. consid. da 2 a 6 destinati a pubblicazione). Di conseguenza, le censure sollevate nel gravame in merito alla pretesa violazione del divieto d'arbitrio e del principio della parità di trattamento appaiono di primo acchito inammissibili. Secondo quanto accennato in narrativa, nell'allegato ricorsuale viene fatto riferimento anche alla pretesa violazione dell'art. 31 vCost. A prescindere dalla questione di sapere se gli insorgenti siano legittimati o meno a sollevare una simile censura, va detto che essi hanno completamente omesso di sostanziare la medesima, per cui su questo punto l'impugnativa non adempie manifestamente i requisiti di forma e di motivazione sanciti dall'art. 90 OG e, in ogni caso, andrebbe dichiarata irricevibile (cfr. in proposito DTF 125 I 492 consid. 1b con numerosi rinvii). c) I ricorrenti potrebbero nondimeno far valere mediante il predetto rimedio di diritto la disattenzione dei diritti di parte, riconosciuti loro dall'ordinamento cantonale o direttamente dalla Costituzione federale, la cui violazione costituisce un diniego di giustizia formale (DTF 122 Ia 267 consid. 1b e rinvii). Essi non possono però contestare, anche in modo indiretto, il merito della causa (DTF 114 Ia 307 consid. 3c); il ricorso non può quindi riferirsi a quesiti indissociabili dal merito del litigio, quali, segnatamente, il dovere per l'autorità di motivare sufficientemente la propria decisione e di prendere in considerazione gli argomenti giuridici sollevati dall'insorgente (DTF 122 I 267 consid. 1b, 122 II 186 consid. 2b non pubblicato, 120 Ia 227 consid. 1 e rinvii, 118 Ia 232 consid. 1a con rinvii). In tal senso, nella misura in cui gli insorgenti sollevano nel loro gravame anche questo genere di censure, il medesimo deve ugualmente essere dichiarato inammissibile. Gli argomenti sollevati dai ricorrenti nel loro - peraltro tardivo - scritto del 1° febbraio 2000 non consentirebbero in ogni caso di pervenire ad una soluzione diversa da quella appena esposta. d) Per il che, l'impugnativa, anche se trattata alla stregua di un ricorso di diritto pubblico, sfugge ad un esame di merito.