Citation: 2C_826/2022 E. 3.3

3.3. I ricorrenti sostengono che, contrariamente a quanto giudicato dalla Corte cantonale, nella fattispecie le esigenze per potere ottenere una restituzione dei termini ai sensi degli artt. 192 cpv. 5 LT (RL/TI 640.10), il quale prevede che "la restituzione dei termini è data se è provato che l'inosservanza degli stessi è da attribuire (...) ad altri motivi gravi riguardanti il contribuente o il suo rappresentante"e 133 cpv. 3 LIFD (RS 642.11) secondo cui "l'autorità entra nel merito di opposizioni tardive soltanto se il contribuente prova che per (...) altri motivi rilevanti è stato impedito di presentarle in tempo (...) ", sono date. In effetti è a causa della risposta data dal funzionario dell'Ufficio circondariale di tassazione (il quale avrebbe affermato che la tassazione in questione era definitiva e che non si poteva fare più nulla per rettificarla) al loro fiduciario che né quest'ultimo né loro stessi hanno presentato reclamo nel termine di 30 giorni dopo la ricezione della copia della tassazione. La critica non può essere condivisa. In primo luogo non si comprende perché se, come sostenuto dai ricorrenti, il fiduciario riteneva che nulla poteva più essere intrapreso, un reclamo è stato comunque successivamente presentato. Risulta poi dagli atti allegati dai ricorrenti medesimi che figurava sui conguagli delle imposte ricevuti un termine di 30 giorni per un (eventuale) reclamo e che, già all'epoca, i contribuenti si erano domandati se non fosse opportuno agire (allegato n. 9 al ricorso, e-mail del 24 gennaio 2022). Va in seguito osservato che, come ben rilevato dalla Corte cantonale, anche sulla copia della decisione di tassazione da loro ricevuta il 20 gennaio 2022 era menzionato che la stessa poteva essere impugnata entro 30 giorni dalla notificazione. Premesse queste considerazioni il fatto che il fiduciario non ha agito immediatamente e che, soltanto più di un mese dopo, ha riferito di una discussione con il fisco dalla quale sarebbe risultato che, "di principio", scaduti i 30 giorni non si poteva fare più nulla (allegato n. 9 al ricorso, e-mail del 22 febbraio 2022), non adempie all'evidenza le rigorose esigenze poste dalla prassi per ammettere un impedimento non colpevole e, di riflesso, concedere la restituzione del termine di ricorso. Non vi può infatti essere restituzione del termine se la parte o il suo rappresentante non sono stati impediti di agire in tempo utile, ciò che è il caso quando l'inazione è dovuta a una colpa, a una scelta deliberata oppure a un errore. Ora, come già constatato dalla Camera di diritto tributario, all'epoca i contribuenti erano assistiti da uno studio fiduciario il quale, per potersi occupare in modo soddisfacente dei suoi clienti, avrebbe dovuto essere cognito anche in materia procedurale ed essere a conoscenza degli obblighi e dei diritti dei contribuenti, compresi le modalità di calcolo dei termini, la forma e il termine entro il quale agire. In queste circostanze è quindi a ragione che l'autorità precedente è giunta alla conclusione che la restituzione del termine per agire non poteva essere accordata. Su questo punto, il ricorso si rivela pertanto infondato e, come tale, va respinto.