Citation: 1C_442/2009 16.10.2009 E. 3

3.1 La Corte cantonale ha stabilito che l'ingiunzione municipale ha chiaramente carattere cautelare. Ha poi ricordato che, secondo l'art. 21 cpv. 4 della legge ticinese di procedura per le cause amministrative, del 19 aprile 1966, le decisioni provvisionali sono immediatamente esecutive, per cui nemmeno era necessario togliere l'effetto sospensivo a un eventuale ricorso. In tale ambito, la prevalenza dell'interesse pubblico all'immediata esecutività delle misure provvisionali sul contrapposto interesse di chi ne è gravato, è infatti presunta per legge. L'interessato può nondimeno chiedere al presidente dell'autorità di ricorso di concedere l'effetto sospensivo, ma ciò, hanno rilevato i giudici cantonali, entra in considerazione soltanto in casi eccezionali, perché tale misura equivale in sostanza all'accoglimento nel merito dell'impugnativa. Essi hanno poi stabilito che in materia edilizia l'ordine di cessare immediatamente l'utilizzazione non autorizzata di un edificio può essere paragonato all'ordine di sospendere i lavori eseguiti senza o in contrasto con la licenza edilizia ai sensi dell'art. 42 della legge edilizia cantonale del 13 marzo 1991 (LE); l'ordine di adeguare l'uso di un'opera edilizia alla destinazione prevista dalla licenza accordata può, oltre a ciò, costituire anche un provvedimento di ripristino giusta l'art. 43 LE. 3.2 Al riguardo la ricorrente sostiene che la Corte cantonale avrebbe applicato in maniera arbitraria sia l'art. 42, sul quale si fonda l'ordine municipale di natura cautelare, sia l'art. 43 LE, pure richiamato in detto provvedimento. Essa asserisce che, accennando anche a quest'ultima norma, il Municipio avrebbe a priori escluso il rilascio di una licenza in sanatoria, per cui si sarebbe in presenza di un ordine di ripristino che non beneficerebbe, per legge, dell'esecutività immediata. Al riguardo essa si limita tuttavia a sostenere, in maniera del tutto generica e quindi inammissibile, che, contrariamente alla tesi dei giudici cantonali, non si sarebbe in presenza di una decisione cautelare, per cui spetterebbe all'autorità dimostrare un interesse pubblico preponderante che giustifichi il diniego dell'effetto sospensivo: a suo dire questa ponderazione degli interessi non sarebbe stata effettuata. 3.3 Sempre in tale ambito, la ricorrente fa pure valere una lesione dell'art. 29 cpv. 2 Cost., poiché la definizione della natura giuridica della decisione municipale quale provvedimento cautelare (art. 42 LE), e non di ripristino (art. 43 LE), comporterebbe un potere cognitivo differente nella valutazione dei mezzi di prova, ciò che avrebbe comportato una lesione del suo diritto di essere sentita. Come noto al suo patrocinatore, la criticata soluzione, che di massima dev'essere esaminata nel quadro del ricorso di merito, non è comunque arbitraria (sentenza 1C_90/2009 del 15 giugno 2009 consid. 2.2-2.3) 3.4 L'assunto ricorsuale non reggerebbe comunque. In effetti, la ricorrente non contesta, se non in maniera del tutto generica e appellatoria, gli accertamenti di fatto e le considerazioni giuridiche poste a fondamento del giudizio impugnato. La Corte cantonale ha infatti condiviso la tesi del Presidente del Consiglio di Stato, secondo la quale durante la procedura ricorsuale l'interesse generale all'immediata esecutività della decisione municipale prevale su quello della ricorrente a esercitare nel motel un'attività (la prostituzione), anche solo a titolo accessorio, mai autorizzata, manifestamente estranea a quella dell'esercizio pubblico. 3.4.1 Questa conclusione non è affatto insostenibile e quindi arbitraria. Al riguardo, ammesso che parte della clientela del motel è composta di sole donne, la ricorrente sostiene semplicemente che una "bella fetta" di clienti sarebbe composta di operai e lavoratori di ditte che hanno la loro sede nel Comune e da persone in transito. Essa medesima riconosce tuttavia che nel motel la prostituzione, pubblicizzata pure su un sito Internet, veniva esercitata per lo meno a titolo accessorio: i predetti accertamenti fattuali sono quindi vincolanti per il Tribunale federale (art. 97 cpv. 1 e 105 cpv. 1 LTF; DTF 133 II 249 consid. 1.2.2 e 1.4.3; 133 IV 286 consid. 1.4 e 6.2). 3.4.2 Ne segue che, anche nel quadro dell'adozione di misure provvisionali, non è addirittura insostenibile e quindi arbitrario negare l'effetto sospensivo alla decisione municipale che vieta l'esercizio di una siffatta attività non autorizzata. Le questioni dell'ammissibilità di tale attività nella zona turistico-alberghiera o di un eventuale rilascio di una licenza edilizia in sanatoria in presenza di un cambiamento di utilizzazione, attengono al merito della causa e contrariamente all'assunto ricorsuale non devono essere compiutamente esaminate né pregiudicate nell'ambito dell'adozione di misure provvisionali. Del resto, la ricorrente si limita a criticare, sempre in maniera generica, l'attribuzione dei due fondi ove è situato il motel alla zona turistico-alberghiera, ciò che ne pregiudicherebbe le attività ammissibili, accennando che l'immobile si trova in una zona isolata, circondato da edifici a carattere commerciale e industriale. Ora, la questione dell'attribuzione alla citata zona esula chiaramente dall'oggetto del litigio, rientrando semmai nel quadro di un riesame del piano regolatore ai sensi dell'art. 21 cpv. 2 LPT.