Citation: 4A_151/2020 E. 4.2

4.2. Il ricorrente ribadisce che la documentazione prodotta dall'istante non rispecchia gli accordi reali ed elenca una serie di elementi che attesterebbero l'assenza di chiarezza nei rapporti di dare/avere tra le parti: la non esecuzione del contratto di costituzione in pegno delle azioni e la nullità di quell'atto secondo il diritto italiano; i "fumosi accordi" che traspaiono dal documento D, che non menziona neppure i contratti di mutuo documenti B e C ed espone cifre che non collimano con altri documenti, non trovano riscontri nella contabilità della società e riguardano anche rapporti estranei al mutuo personale fra le parti; la mancata riscossione degli interessi pattuiti da parte dell'istante; la proroga della scadenza del mutuo che, a norma dei contratti documenti B e C sarebbe stata possibile soltanto nella forma scritta. Per il ricorrente la Corte d'appello, limitandosi a costatare l'esistenza di un riconoscimento di debito nel senso dell'art. 82 LEF, senza entrare nel merito delle sue contestazioni, ha violato le disposizioni sulla tutela giurisdizionale nei casi manifesti. Più avanti il ricorrente asserisce che i contratti di mutuo sono simulati, per cui, nonostante il testo chiaro, occorre interpretarli secondo le regole dell'art. 18 CO, ricercando il senso delle pattuizioni "alla luce del contratto nel suo insieme, dello scopo conseguito dalle parti e sulla scorta di tutte le altre circostanze che lasciano intendere che il tenore della clausola non rifletta il senso della pattuizione stipulata". A suo parere la necessità imprescindibile d'interpretare i documenti A, B, C e D, che non rispecchiano "la realtà dei fatti, né la reale volontà delle parti", rende inapplicabile la procedura dell'art. 257 cpv. 1 CPC.