Citation: 2P.89/2003 07.11.2003 E. 3

3.1 Nell'istanza di revisione della decisione del 15 ottobre 2002 del Consiglio di Stato ticinese, i ricorrenti si sono richiamati all'art. 35 lett. b e d LPAmm. Secondo tale norma, è dato il rimedio della revisione quando l'autorità non ha apprezzato, per inavvertenza, fatti rilevanti che risultano dagli atti oppure quando la decisione contiene disposizioni tra loro contraddittorie (lett. b) oppure ancora se l'istante, dopo la decisione, è venuto a conoscenza di fatti nuovi rilevanti o ha scoperto prove decisive che non aveva potuto fornire, senza sua colpa, nella procedura precedente (lett. d). L'art. 36 LPAmm prevede che l'istanza di revisione debba essere proposta all'autorità che ha giudicato in ultima istanza entro 15 giorni dall'intimazione, nei casi contemplati dall'art. 35 lett. b LPAmm, e dalla scoperta del motivo di revisione, nei casi di cui all'art. 35 lett. d LPAmm. 3.2 Il Governo ticinese ha ritenuto che la decisione, di cui è stata chiesta la revisione, è stata notificata, al più tardi, il 24 ottobre 2002. Dagli atti emerge che quel giorno l'allora patrocinatore degli insorgenti ha inviato loro copia della stessa, circostanza che essi peraltro confermano. Il patrocinatore medesimo è pertanto venuto a conoscenza della risoluzione governativa, al più tardi, proprio il 24 ottobre 2002. Dal momento che l'intimazione di atti giudiziari al rappresentante di una parte esplicherebbe i medesimi effetti della notifica alla parte stessa, il termine quindicinale per chiedere la revisione della decisione in base all'art. 35 lett. b LPAmm sarebbe pertanto giunto a scadenza, al più tardi, venerdì 8 novembre 2002. L'istanza, inoltrata solamente il lunedì successivo, 11 novembre 2002, risulterebbe, di conseguenza, da questo profilo, intempestiva. Gli insorgenti ravvisano un eccesso di formalismo nei criteri di computo dei termini ritenuti dall'esecutivo cantonale, che sembrano inoltre considerare arbitrari. Determinante per la notifica sarebbe, a loro giudizio, il momento in cui essi stessi sarebbero venuti a conoscenza dell'atto, vale a dire, in concreto, il 25 ottobre 2002, giorno in cui l'hanno ricevuto dal loro patrocinatore. La domanda di revisione sarebbe pertanto stata proposta in tempo utile, poiché il termine sarebbe scaduto proprio l'11 novembre 2002. Vi è formalismo eccessivo, costitutivo di un diniego di giustizia formale - proibito dall'art. 29 cpv. 1 Cost. in combinazione con gli art. 5 e 9 Cost. - allorquando la rigida applicazione di disposizioni formali non è giustificata da alcun interesse degno di protezione, è fine a sé stessa e complica in maniera insostenibile la realizzazione del diritto materiale oppure impedisce in modo inammissibile l'accesso ai tribunali (DTF 128 II 139 consid. 2a; 127 I 31 consid. 2a/bb; 125 I 166 consid. 3a). Una decisione è invece arbitraria quando risulta manifestamente insostenibile, in contraddizione palese con la situazione effettiva, gravemente lesiva di una norma o di un chiaro principio giuridico o in contrasto intollerabile con il sentimento di giustizia e di equità (DTF 129 I 8 consid. 2.1; 128 II 259 consid. 5; 127 I 54 consid. 2b). La notifica degli atti giudiziari ai rappresentanti delle parti costituisce un principio generale, ribadito peraltro espressamente in più ambiti dalle legislazioni cantonali e federale. In particolare, per i procedimenti amministrativi ticinesi, tale modo di intimazione è prescritto dall'art. 120 cpv. 4 del Codice di procedura civile, del 17 febbraio 1971 (CPC/TI), applicabile in virtù del rinvio dell'art. 14 cpv. 2 LPAmm. La notificazione è per contro considerata irregolare se una decisione viene comunicata direttamente al rappresentato, anziché al patrocinatore (DTF 110 V 389 consid. 2b; 99 V 177 consid. 3). L'intimazione al rappresentante produce gli stessi effetti, tra l'altro anche sulla decorrenza dei termini ricorsuali, dell'intimazione alla parte direttamente, quando questa non è patrocinata. Al mandante è quindi opponibile il comportamento, anche se negligente, del proprio patrocinatore (DTF 114 Ib 67 consid. 2c; 114 II 181 consid. 2; sentenza 1P.485/1999 del 18 ottobre 1999, pubblicata in: Pra 89/2000 N. 2 pag. 6, consid. 4). Questo principio non rappresenta una semplice prescrizione d'ordine, bensì serve ad evitare qualsiasi incertezza sulla questione di sapere se la comunicazione di un atto debba avvenire alle parti o ai loro rappresentanti e quindi chiarisce quale comunicazione è determinante per il computo dei termini. Esso si fonda pertanto su ragioni pertinenti e oggettive e risponde a importanti esigenze di sicurezza del diritto (DTF 99 V 177 consid. 3; da ultimo: sentenza I 868/02 del 21 marzo 2003, consid. 2). Contrariamente a quanto sostengono gli insorgenti, non costituisce pertanto un formalismo eccessivo ed è tutt'altro che arbitrario ritenere che i termini di impugnazione, in senso lato, decorrano dall'intimazione del provvedimento avversato al patrocinatore, anziché dalla presa di conoscenza personale da parte dei ricorrenti. Su questo aspetto, le censure ricorsuali vanno pertanto respinte. Tratta questa conclusione, l'intempestività, in concreto, del rimedio esperito risulta inconfutabile, per quanto attiene ai pretesi motivi di revisione di cui all'art. 35 lett. b LPAmm. I ricorrenti stessi riconoscono infatti che il loro patrocinatore a quell'epoca ha ricevuto il giudizio governativo di cui hanno postulato la revisione, al più tardi, il 24 ottobre 2002. Il termine quindicinale di cui all'art. 36 LPAmm è pertanto effettivamente scaduto, perlomeno, venerdì 8 novembre 2002, mentre l'istanza di revisione è stata interposta, tardivamente, soltanto l'11 novembre seguente. 3.3 Il Consiglio di Stato ha ritenuto tardiva l'istanza di revisione anche in relazione all'asserita scoperta di fatti nuovi successivamente alla propria decisione (art. 35 lett. d LPAmm). Gli insorgenti sarebbero in effetti venuti a conoscenza di tali fatti il 17 ottobre 2002, per cui la revisione del giudizio avrebbe dovuto venir chiesta, da questo profilo, entro il 4 novembre 2002. Su questo aspetto i ricorrenti assolutamente non si pronunciano, se non per ribadire chiaramente di aver potuto dimostrare l'esistenza di elementi nuovi e rilevanti il 17 ottobre 2002. In tali circostanze, la domanda di revisione, presentata - come già più volte rilevato - l'11 novembre 2002, non può che venir effettivamente considerata palesemente intempestiva.