Citation: 1B_371/2020 E. 3.2.1

3.2.1. Secondo la giurisprudenza, non è sufficiente che il terzo faccia semplicemente valere un interesse degno di protezione ad accedere agli atti, dovendo altresì dimostrare di avere effettivamente e personalmente un simile interesse. In caso contrario, il terzo non ha alcun diritto di esaminare gli atti del procedimento penale (sentenza 1B_340/2017, citata, consid. 2.1 e rinvii). Inoltre, non essendo parte nel procedimento penale, l'interesse del terzo ad ottenere l'accesso all'incarto è di minore importanza rispetto a quello dell'imputato o degli accusatori privati alla difesa dei loro diritti. Un interesse degno di protezione ai sensi dell'art. 101 cpv. 3 CPP può essere ammesso soltanto eccezionalmente, in casi giustificati, evitando altrimenti di incorrere nel rischio di abusi e di ritardi (cfr. art. 102 cpv. 1 CPP; sentenze 1B_340/2017, citata, consid. 2.1; 1B_353/2015, citata, consid. 4.4). A titolo esemplificativo, il semplice interesse di fatto di un denunciante, che non si è costituito accusatore privato, a consultare gli atti del procedimento penale, non può generalmente essere considerato come uno di questi casi eccezionali (sentenze 1B_340/2017, citata, consid. 2.1; 1B_353/2015, citata, consid. 4.4). Per contro, quando l'esito del procedimento penale è suscettibile di avere degli effetti su una pretesa civile, un simile interesse esiste sia per la parte che invoca la pretesa sia per la parte che la contesta (sentenze 1B_340/2017, citata, consid. 2.1; 1B_33/2014 del 13 marzo 2014 consid. 3.2-3.3). Secondo la dottrina, un diritto di accesso agli atti, rispettivamente un interesse degno di protezione ad esaminarli, può entrare in considerazione per esempio nel caso di un'assicurazione, segnatamente in relazione con eventuali pretese da fare valere sul piano civile (sentenza 1B_340/2017, citata, consid. 2.1 e riferimenti; MARKUS SCHMUTZ, in: Basler Kommentar, Schweizerische Strafprozessordnung, 2aed. 2014, n. 23 seg. all'art. 101 CPP).