Citation: 4A_302/2013 E. 4.3

4.3. In concreto giova innanzi tutto rilevare che il ricorso si rivela di primo acchito inammissibile laddove la ricorrente adduce una serie di fatti non risultanti dal lodo, descrivendo il comportamento delle parti dopo la conclusione del contratto (sopra, consid. 4). Nemmeno una violazione dell'art. 8 CC entra in linea di conto nella fattispecie, poiché l'arbitra non ha riconosciuto la propria competenza in seguito all'assenza di prove, ma sulla base degli atti dell'incartamento. Giova infatti ricordare che quando il giudice ha raggiunto il suo convincimento sulla base di un apprezzamento delle prove, la questione della ripartizione dell'onere della prova non si pone più e la censura di violazione dell'art. 8 CC diviene senza oggetto (DTF 132 III 626 consid. 3.4; 131 III 646 consid. 2.1). Per il resto occorre osservare che l'interpretazione del patto d'arbitrato basata sul principio dell'affidamento effettuata dall'arbitra è conforme al diritto federale. Dal tenore dei contratti e dal ruolo attribuito alla ricorrente (in particolare di destinataria e pagatrice delle fatture per il supporto e la consulenza che ha chiesto all'attrice) non può nemmeno essere dedotto che la locuzione " acting on behalf of " doveva essere percepita dall'opponente nella sua accezione strettamente giuridica di una rappresentanza diretta per quanto attiene alla rimunerazione oggetto della procedura arbitrale. Infine, il fatto che E.________ si sia limitato ad indicare nel suo e-mail del 21 giugno 2011 che i contratti sarebbero stati firmati dalla ricorrente (" will sign ") e non, come invece indicato nel lodo, che questa sarebbe stata la parte contraente, appare irrilevante ai fini del presente giudizio, poiché nemmeno con tale comunicazione è stato esternato il preteso rapporto di rappresentanza.