Citation: 5P.211/2004 07.07.2004 E. 4

Occorre innanzi tutto osservare che il rimedio in esame è il terzo ricorso di diritto pubblico con cui il ricorrente lamenta che il pignoramento della sua pensione gli toglierebbe il denaro necessario alla difesa sua e della sua famiglia. Come nei precedenti gravami, egli parte dalla premessa che lo Stato dovrebbe garantire la sua sicurezza e quella della sua famiglia, in particolare a causa del suo - asserito - statuto di testimone. Lo Stato, invece, non solo non si occuperebbe del predetto obbligo, ma priverebbe addirittura il ricorrente, con l'avversato pignoramento, dei mezzi finanziari necessari per prendere in modo autonomo misure di difesa, violando in questo modo i suoi diritti fondamentali. Ora, vista la somiglianza dei rimedi esperiti, non si può che ribadire quanto già spiegato all'insorgente nella sentenza 5P.321/2003 al consid. 3 e cioè che un diritto fondamentale non si lascia sempre realizzare nella forma di un diritto soggettivo fatto valere innanzi ad una qualsiasi istanza giudiziaria o amministrativa, indipendentemente dai compiti istituzionali affidati a tale istanza. In altre parole, se una persona è in pericolo per i servizi resi allo Stato, essa dovrebbe poter esigere da quest'ultimo la protezione che merita. Tuttavia una tale pretesa non può essere fatta valere per via esecutiva, ma la sua attuazione deve semmai essere postulata per via giudiziaria. Appurare l'esistenza di una situazione di pericolo e stabilire quali siano le misure di difesa giustificate dalle circostanze non rientra infatti nei compiti affidati dalla legge agli uffici di esecuzione o alla loro autorità di vigilanza. Il ricorrente, di fronte all'asserito disinteresse delle forze dell'ordine a cui afferma di aver chiesto protezione, non può quindi semplicemente rivolgersi agli organi di esecuzione e fallimenti e pretendere da loro di avere la possibilità di supplire alle misure rifiutate dalle autorità competenti in materia. Da quanto precede discende che l'autorità cantonale non ha violato alcun diritto fondamentale garantito dalla Costituzione federale o dalla CEDU per non aver ordinato una perizia tendente ad accertare se sussiste un pericolo per il ricorrente e la sua famiglia e, in caso affermativo, quali siano le misure di protezione necessarie. Per il resto occorre rilevare che l'art. 93 LEF determina le spese da includere nel minimo esistenziale di un debitore. Ora, la violazione del diritto federale d'esecuzione, compresa una sua arbitraria applicazione, possono essere oggetto di un ricorso ai sensi dell' art. 19 cpv. 1 LEF, motivo per cui, vista la natura sussidiaria del ricorso di diritto pubblico, l'argomentazione ricorsuale concernente il computo nel minimo vitale dell'escusso di "un supplemento" per spese di protezione si rivela inammissibile (DTF 127 III 55 consid. 1b).