Citation: 2A.520/2000 23.03.2001 E. 5

5.- a) Per quanto attiene al merito della lite, il ricorrente denuncia l'assenza di un valido motivo atto a giustificare lo scioglimento del rapporto d'impiego. Afferma che il suo licenziamento sarebbe da ricondurre essenzialmente al fatto che egli non ha dato seguito all'ordine di presentarsi al lavoro il 15 febbraio 1999 presso la sede postale di Lugano 1. Sennonché, in mancanza del suo assenso a lasciare gli uffici di Chiasso 1, presso i quali era stato nominato, il trasferimento a Lugano poteva entrare in linea di conto soltanto per motivi di servizio o per ragioni di ordine economico, e comunque previa intimazione di una decisione impugnabile, così come previsto dagli art. 9 OF e 8 RF 2. A questo proposito sostiene che nessuna di queste condizioni sarebbe stata nel caso concreto ossequiata. Afferma infatti che tale trasferimento era motivato da ragioni mediche, del tutto estranee alla legge, e che in ogni caso non gli è mai stata notificata nessuna decisione in tal senso. In queste circostanze, egli non era affatto tenuto a dar seguito ad un simile ordine. b) Lo scioglimento o la modifica del rapporto d'impiego per motivi gravi, giusta l'art. 55 OF, non costituisce una misura disciplinare, bensì amministrativa. L' istituto giuridico in parola mira a permettere l'interruzione o la modifica del rapporto d'impiego prima della fine del periodo amministrativo qualora non si possa in buona fede esigere dall'autorità eleggente la continuazione dello stesso, senza che via sia il rischio di pregiudicare seriamente il buon funzionamento dell'amministrazione, la sua immagine, nonché la fiducia che i cittadini ripongono in essa e nei suoi agenti (Jaag, op. cit. , pag. 464; Moor, op. cit. , pag. 250). L'autorità eleggente dispone di un margine di apprezzamento piuttosto ristretto per ordinare una misura ai sensi dell'art. 55 OF, in confronto ai casi in cui essa decide di non procedere alla rielezione del funzionario. In effetti lo scioglimento o la modifica del rapporto d'impiego giusta la citata disposizione possono essere decretati soltanto quando sussistono delle ragioni particolarmente serie e vi è una situazione di urgenza, nel senso che non può essere attesa la fine del periodo amministrativo in corso per agire (Peter Hänni, La fin des rapports de service en droit public, in RDAF 1995 n. 5/6, pag. 422). L'autorità deve tenere conto di tutte le circostanze del caso concreto e in particolare della funzione esercitata dall'agente nonché delle sue responsabilità professionali. Benché limitati, i motivi che possono dare luogo a un provvedimento fondato sull'art. 55 OF sono comunque molteplici. La clausola generale prevista alla fine del cpv. 2 di detta norma permette infatti di adottare una misura per ragioni imputabili sia al funzionario stesso che a terzi e, non essendo una misura disciplinare, non presuppone l'esistenza di una colpa o una violazione dei doveri di servizio (Poledna, op. cit. , pag. 52). c) aa) Giusta l'art. 9 OF, un funzionario può essere trasferito soltanto qualora ragioni di servizio o l'impiego più razionale del personale lo esigano. Diversamente a quanto sostenuto nel ricorso, non si può a priori escludere che tra le ragioni di servizio previste dalla citata disposizione non possano rientrare anche delle questioni di ordine medico concernenti il dipendente. Ciò è ad esempio il caso allorquando, come in concreto, i problemi di salute lamentati dal funzionario sono strettamente connessi all'ambiente di lavoro nel quale egli opera e impongono un suo spostamento. Da questo punto di vista non è dunque corretto affermare che l'offerta fatta al ricorrente di riprendere il servizio presso una sede diversa da quella presso la quale questi era stato nominato fosse illegale per il solo fatto che all'origine della stessa vi era una problematica di tipo medico concernente il dipendente stesso. bb) L'art. 8 RF 2 specifica però che il trasferimento dev'essere annunciato al funzionario con sufficiente anticipo e dev'essere oggetto di una decisione nel caso in cui quest'ultimo non fosse d'accordo con una simile soluzione. Nella fattispecie concreta, sia il prospettato trasferimento a Mendrisio che quello a Lugano, dovevano permettere al ricorrente di riprendere ad esercitare, alle medesime condizioni salariali, la propria funzione originale in un contesto lavorativo più disteso e soprattutto lontano da quei fattori di disturbo che a Chiasso avevano influito negativamente sul suo stato di salute. La misura era dunque, tra le altre cose, volta a tutelare la persona dell'insorgente. Malgrado ciò, A.________ si è costantemente opposto ad ogni proposta di questo genere, senza per il vero addurre nessuna valida giustificazione. Tenuto conto del rigido atteggiamento assunto dal ricorrente di fronte alle offerte che gli erano state sottoposte, v'è da chiedersi sino a che punto la Posta fosse veramente tenuta a notificargli una formale decisione di trasferimento a Lugano. La questione non merita di essere approfondita in questa sede dal momento che, contrariamente a quanto sostenuto nel gravame, i motivi che hanno indotto la Direzione della Rete postale e vendita a pronunciare il licenziamento di A.________ si fondano non tanto sulla sua mancata comparizione presso gli uffici di Lugano 1, quanto piuttosto su di una valutazione complessiva del comportamento tenuto da quest'ultimo nel corso dell'intera vicenda. In effetti, se da un lato è senz'altro vero che la mancata ripresa del lavoro a Lugano ha determinato l'avvio della procedura di licenziamento in esame, dall'altro si deve comunque riconoscere che i motivi presi in considerazione dall'autorità di prime cure per giustificare tale provvedimento tengono principalmente conto dell'assoluta e ingiustificata intransigenza dimostrata dal ricorrente a trovare, d'intesa con il proprio datore di lavoro, una soluzione in grado di risolvere la situazione che si era venuta a creare. In questo senso la misura litigiosa risulta pienamente giustificata e rispettosa del principio di proporzionalità. Come rilevato anche dalle precedenti istanze di giudizio, l'inaccettabile comportamento assunto da A.________ ha avuto la conseguenza di compromettere irreparabilmente il rapporto di fiducia che legava quest'ultimo alla Posta Svizzera. Già si è detto in precedenza infatti di come a partire dal mese di giugno del 1998 il Servizio medico della Confederazione avesse accertato la sua piena capacità lavorativa al di fuori della sede di Chiasso: in simili circostanze, non vi era nessuna ragione che autorizzava il ricorrente a rimanere lontano dal lavoro nell' attesa che fosse evasa la denuncia per mobbing da lui inoltrata. I suoi doveri di dipendente gli imponevano semmai di collaborare attivamente con gli organi della Posta affinché fosse trovata una soluzione in grado di permettergli la ripresa del servizio in una funzione equivalente a quelle esercitata in precedenza. Fatto questo che però non si è mai verificato, avendo il ricorrente sistematicamente opposto il proprio ostinato rifiuto ad ogni ragionevole proposta in tal senso formulata dal datore di lavoro. Se a tutto quanto sin qui esposto si aggiunge il fatto che nel corso del 1997 l'insorgente era già stato al centro di un procedimento disciplinare sfociato poi in una multa a suo carico, si deve concludere che è senza incorrere in una violazione del diritto federale che la Commissione federale di ricorso in materia di personale federale ha ammesso l'esistenza nel caso concreto delle condizioni per lo scioglimento immediato del rapporto d'impiego sulla base dell' art. 55 OF. Visto il lungo perdurare della situazione, la corretta tutela degli interessi della Posta imponevano a quest'ultima di agire senza perdere altro tempo. Per il che, anche da questo punto di vista, la decisione impugnata deve essere confermata.