Citation: 1P.369/2004 13.06.2005 E. 2.5

2.5.1 Il ricorrente accenna all'art. 25 del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, concluso il 16 dicembre 1966 (Patto ONU II, RS 0.103.2), secondo cui segnatamente ogni cittadino ha il diritto di votare e di essere eletto, nel corso di elezioni periodiche, veritiere, effettuate a suffragio universale ed eguale, e a voto segreto, che garantiscano la libera espressione della volontà degli elettori (lett. b). In questo Patto, i diritti politici sono espressamente concepiti come un minimo comune denominatore, per consentirne l'accettazione anche da parte di Stati meno democratici, per cui la tutela da esso offerta non avrebbe di massima una portata più ampia di quella offerta dal diritto federale e cantonale (DTF 129 I 185 consid. 5 pag. 193, 125 I 289 consid. 7d; sentenze 1P.120/1996 del 12 settembre 1996, consid. 3b, apparsa in ZBl 98/1997 pag. 355 e 1P.728/1993 del 29 dicembre 1994, consid. 3c, apparsa in Pra 1996 n. 34 pag. 90; Walter Kälin/Giorgio Malinverni/ Manfred Nowak, Die Schweiz und die UNO-Menschenrechtspakte, 2a ed., Basilea e Francoforte sul Meno 1997, pag. 226 segg.; Manfred Nowak, U.N. Covenant on Civil and Political Rights, CCPR Commentary, Kehl am Rhein/Strasbourg/Arlington 1993, pag. 449 n. 30 e segg.; Piermarco Zen-Ruffinen, L'expression fidèle et sûre de la volonté du corps électoral, in: Thürer/Aubert/Müller [editori], Verfassungsrecht der Schweiz, Zurigo 2001, § 21 n. 2 e segg.). Del resto, nell'atto di ricorso, limitandosi a un richiamo generale di questa norma e ad accennare al fatto che solo uno spoglio comunale potrebbe garantire ai rappresentanti di tutte le liste la certezza di uno spoglio corretto, il ricorrente non rende verosimile che la stessa, nell'ambito litigioso, andrebbe oltre le garanzie offerte dalla normativa cantonale e federale riguardo a eventuali discriminazioni (v. art. 25 lett. b in relazione con l'art. 2 Patto ONU II). 2.5.2 Né l'art. 6 CEDU, a ragione non richiamato dal ricorrente in tale ambito, muta tale esito, visto che la CEDU non contiene alcuna garanzia riguardo alla salvaguardia dei diritti politici (sentenza del 12 settembre 1996, citata, consid. 3c) e nemmeno è applicabile in materia di diritti politici (Gerold Steinmann, in: Die Schweizerische Bundesverfassung, Kommentar, Zurigo 2002, n. 18 all'art. 34 Cost.). A titolo abbondanziale, con riferimento all'accenno del ricorrente a una violazione dell'art. 6 CEDU, perché l'autorità che ha esaminato il suo ricorso sarebbe la stessa che avrebbe proceduto al criticato spoglio e che ha emanato le direttive per gli uffici cantonali di spoglio, si può rilevare che la censura non adempirebbe comunque le esigenze di motivazione imposte dall'art. 90 cpv. 1 lett. b OG (DTF 129 185 consid. 1.6, 130 I 290 consid. 4.8 e 4.9) ed è peraltro imprecisa, ritenuto che spettava all'Ufficio cantonale di accertamento, non composto da Consiglieri di Stato (art. 41 LEDP), determinare il risultato delle elezioni litigiose, il Consiglio di Stato essendo l'istanza di ricorso contro l'elezione comunale litigiosa (art. 164 LEDP). 2.5.3 Il ricorrente fa valere che soltanto uno spoglio a livello comunale, come avviene peraltro per le elezioni federali, garantirebbe ai cittadini il diritto di partecipazione e di essere sentito. Nel ricorso inoltrato al Consiglio di Stato egli non aveva tuttavia censurato del tutto la circostanza, notoria e da lui conosciuta, ch'egli non aveva partecipato allo spoglio cantonale. Né egli aveva fatto valere che il sistema ticinese non rispetterebbe i principi dell'art. 25 Patto ONU II e dell'art. 6 CEDU, norme da lui non richiamate nella sede cantonale e alle quali egli semplicemente accenna nel ricorso di diritto pubblico, adducendo i motivi dell'asserita lesione soltanto nel completamento dell'atto ricorsuale e quindi di massima, in maniera tardiva. Per questi argomenti egli non ha pertanto esaurito il corso delle istanze cantonali (art. 86 OG). La giurisprudenza ammette nondimeno l'ammissibilità di argomenti giuridici nuovi qualora l'autorità cantonale di ultima istanza fruiva, come nella fattispecie, di pieno potere cognitivo e doveva applicare d'ufficio il diritto: questa eccezione si applica a tutte le censure che non si confondono con quella d'arbitrio, ricordato che il comportamento del ricorrente non deve tuttavia essere lesivo del principio della buona fede (DTF 131 I 31 consid. 2.1.1 e rinvii; cfr. anche DTF 114 Ia 427 consid. 1b/cc). 2.5.4 Ora, nella fattispecie, il ricorrente dinanzi all'autorità cantonale non solo non ha censurato la lesione degli art. 25 Patto ONU II e 6 CEDU, ma ha espressamente rilevato di non "voler necessariamente rimettere in discussione l'attuale sistema di spoglio", incentrando il suo gravame unicamente sull'asserita necessità di procedere a un riconteggio dei voti. Si può pertanto ritenere ch'egli vi abbia rinunciato; dal profilo della buona fede non si giustifica pertanto di esaminare la critica, nuova, di modificare l'attuale notorio sistema di voto e di reintrodurre lo spoglio comunale anche per elezioni comunali (DTF 120 Ia 19 consid. 2c, 119 Ia 88 consid. 1a). Del resto, nell'atto di ricorso, tale critica non adempie manifestamente le esigenze di motivazione dell'art. 90 cpv. 1 lett. b OG. 2.5.5 Certo, ci si potrebbe chiedere se il mantenimento del sistema vigente, assolutamente sconosciuto negli altri Cantoni come rilevato dal Consiglio di Stato nella risposta, motivandolo con argomenti di cui ancora si dirà, sia effettivamente ancora giustificato, ritenuta l'evoluzione della materia in esame e l'introduzione, per determinate votazioni, del voto per corrispondenza anche nel Cantone Ticino. Del resto, già la dottrina criticava il procedimento dello spoglio cantonale, sostenendo ch'esso costituisce un intacco grave alla dignità morale del Comune, al quale si nega la capacità di esercitare con correttezza ed esattezza una funzione pubblica; particolarmente urtante sarebbe inoltre il fatto che il Comune sia privato della facoltà di procedere allo spoglio dei voti e alla proclamazione dei risultati anche per gli scrutini relativi alle nomine comunali (Giuseppe Lepori, Diritto costituzionale ticinese, Bellinzona 1988, pag. 482 nota al piede n. 12). La reintroduzione dello spoglio comunale anche per le elezioni in discussione, potrebbe permettere d'altra parte di concedere a tutti i rappresentanti dei proponenti che hanno presentato una lista - e non solo, secondo il sistema vigente, a quelli dei partiti rappresentati nel Parlamento cantonale - il diritto di designare un loro delegato con facoltà di assistere alle operazioni di scrutinio e di spoglio, permettendo a questi in tal modo di rilevare immediatamente eventuali irregolarità.