Citation: 5A_29/2023 E. 4.2

4.2. La ricorrente afferma che tale conclusione sarebbe il frutto di un "accertamento inesatto e incompleto dei fatti e degli atti di causa" e violerebbe palesemente gli art. 3 e 12 della Convenzione ONU del 20 novembre 1989 sui diritti del fanciullo (RS 0.107), che sanciscono rispettivamente il diritto delle minori a che il loro interesse superiore costituisca una considerazione permanente in tutte le decisioni e il loro diritto di essere sentite. Ribadisce l'elevata conflittualità che avrebbe caratterizzato le procedure tra i coniugi e che osterebbe quindi ad una custodia alternata ed afferma di aver più volte richiesto di sottoporre il marito ad una perizia psichiatrica volta a contestarne la capacità genitoriale, senza tuttavia essere ascoltata dal Tribunale d'appello. Rimprovera alla precedente istanza di essersi basata su rapporti contraddittori e datati, "senza considerare tutti quelli prodotti dopo l'autunno 2020, già in sede di procedura di divorzio, né tutti quelli prodotti durante la procedura d'appello", che avrebbero dimostrato come il padre, che peraltro sarebbe l'unico componente della famiglia a non aver seguito l'invito ad iniziare un percorso terapeutico di sostegno, "non fosse idoneo all'affidamento" e soprattutto come la custodia alternata avesse compromesso il benessere delle due minori, nonostante lei in realtà chiedesse l'affidamento esclusivo sin dall'inizio, prima con le misure a tutela dell'unione coniugale (salvo poi cedere "nella speranza che il padre si calmasse, pagasse i contributi e le spese straordinarie"), e poi con l'avvio della procedura di divorzio insieme alla richiesta di perizia psichiatrica.