Citation: 1P.68/2002 28.03.2002 E. 3

Il ricorrente fa valere che, in ogni caso, l'importo della cauzione sarebbe troppo elevato e sproporzionato. Al riguardo egli adduce una disparità di trattamento rispetto a una coaccusata, cui è stata richiesta una cauzione di fr. 100'000.--. Ora, limitandosi a rilevare che entrambi sarebbero accusati dei medesimi reati, il ricorrente disattende che l'importo della cauzione è fissato tenendo conto non solo dei reati ma delle condizioni economiche e dell'antecedente condotta degli accusati (art. 110 cpv. 2 CPP/TI). Adducendo, implicitamente, una disparità di trattamento, egli nemmeno tenta di dimostrare come e perché la CRP, commisurando due differenti cauzioni a due situazioni finanziarie diverse, avrebbe applicato arbitrariamente questa norma (DTF 125 I 166 consid. 2a e rinvii). La censura dev'essere quindi disattesa. 3.1 Il ricorrente, rilevato che la CRP poteva fondarsi sulla sua dichiarazione di un guadagno annuo di circa Ptas 30/40'000'000 (fr. 270'000.-- /360'000.--), precisa che si tratterrebbe comunque di una cifra lorda, ch'egli ha tre figli e la moglie in attesa del quarto e che deve pagare le spese dello studio legale. Vista la sua situazione economica egli aveva chiesto alla CRP, in via del tutto subordinata, di fissare una cauzione non eccedente fr. 50'000.--. La decisione impugnata sarebbe pertanto arbitraria visto che l'importo netto in suo favore non supererebbe di molto fr. 100'000.-- all'anno: l'importo richiesto metterebbe a repentaglio la sicurezza economica sua e della famiglia e sarebbe sproporzionato rispetto all'entità dei reati imputatigli. Al riguardo egli rileva d'aver trasferito sul suo conto presso l'UBS SA circa fr. 900'000.--, per cui non si capirebbe da quali atti il GIAR abbia estrapolato l'accusa di riciclaggio per fr. 2,2 milioni. 3.2 La Corte cantonale ha ritenuto che la prospettiva di perdere la garanzia in caso di non comparizione deve agire come un freno sufficiente per inibire ogni velleità di fuga, ciò che non sarebbe il caso per l'importo proposto dal ricorrente. Precisa poi che il procedimento penale non concerne solo la somma sequestrata di fr. 900'000.-- ma si estende al ruolo svolto dal ricorrente e che, secondo gli atti, concerne un importo superiore ai 2 milioni di franchi. A ragione il ricorrente non sostiene che la CRP avrebbe fissato un importo proibitivo, già per il fatto ch'egli ha potuto versare subito la somma richiesta (DTF 105 Ib 186). Del resto, premesso che già il GIAR aveva tenuto conto della situazione familiare del ricorrente quale padre di famiglia, quest'ultimo non dimostra che la CRP avrebbe accertato in maniera arbitraria la sua situazione finanziaria e la gravità dei reati rimproveratigli; spetta inoltre all'accusato mettere a disposizione dati sufficienti e verificabili sulla propria situazione: non facendolo egli non può dolersi di una cauzione troppo alta (Michele Rusca/Edy Salmina/Carlo Verda, Commento del Codice di procedura Penale ticinese, Lugano 1997, n. 9 e 10 ad art. 110). Limitandosi a sostenere di non capire l'entità dei reati rimproveratigli, il ricorrente, che non fa valere di non aver avuto accesso agli atti, non dimostra affatto che il sospettato riciclaggio per oltre 2 milioni di franchi sarebbe stato accertato in maniera arbitraria. Del resto, il grave pregiudizio per la sua situazione economica non è causato tanto dalla cauzione litigiosa quanto dal procedimento penale e dagli inconvenienti connessi. 3.3 Il ricorrente rileva che, secondo le risultanze istruttorie, egli ha accreditato un notevole importo a carico della coaccusata C.________ a titolo di note d'onorario e spese: riguardo ai gravi e concreti indizi di reato sostiene tuttavia, che anche nella denegata ipotesi in cui il denaro depositato in Svizzera non fosse totalmente di questa coaccusata bensì, come sospettano gli inquirenti, dell'indagato B.________, egli era convinto che il denaro appartenesse alla signora, né aveva motivo di sospettare il contrario: anche se avesse avuto, per ipotesi, dei sospetti in merito non aveva comunque motivo per sospettare che tale denaro fosse provento di reato. In ogni caso il denaro era presente in Svizzera da molti anni, ben prima dell'ottobre-novembre 1998, periodo cui risalgono i fatti per i quali B.________ è indagato ma non condannato per traffico di stupefacenti. Contesta infine alcuni fatti, a suo dire non provati, deducendo l'insussistenza di gravi e concreti indizi di reato. La censura non regge e le critiche del ricorrente, di natura appellatoria, non dimostrano che la CRP ha ritenuto in maniera arbitraria la sussistenza di concreti e gravi indizi di reato; nell'ambito di un ricorso di diritto pubblico il Tribunale federale non applica d'ufficio il diritto, ma statuisce unicamente sulle censure sollevate e solo quando siano sufficientemente motivate (art. 90 cpv. 1 lett. b OG; DTF 127 I 38 consid. 3c, 126 I 235 consid. 2a, 125 I 71 consid. 1c, 492 consid. 1b ). Il ricorrente si limita infatti ad addurre la propria asserita estraneità a determinati fatti oggetto dell'inchiesta senza tuttavia dimostrare perché le risultanze istruttorie ritenute dalla Corte cantonale e fondate su numerosi atti d'inchiesta, richiesti anche per via rogatoriale, e sulle quali il ricorrente non si esprime, sarebbero addirittura insostenibili e quindi arbitrarie. Ciò, in particolare, riguardo alle dichiarazioni di D.________, secondo cui il ricorrente era perfettamente al corrente del fatto che l'avente diritto economico dei fondi oggetto di inchiesta in Spagna per un grosso traffico di cocaina non sarebbe stata la menzionata signora ma l'altro indagato e che il trasferimento di fr. 905'530.54 sul conto del ricorrente sarebbe riferibile non a suoi asseriti onorari bensì a un presunto progetto immobiliare. Il ricorrente ha inoltre sostenuto di non aver mai sentito nominare la società Y.________, sulla quale sono confluiti i sospettati fondi, mentre che da interrogatori è emerso ch'egli ne era al corrente e ch'essa era stata costituita con un «uomo di paglia», chiedendo informazioni e analizzando i documenti che la concernevano. Ora, il ricorrente nemmeno tenta di dimostrare l'arbitrarietà di queste risultanze istruttorie, e della valutazione delle prove; ciò anche riguardo al fatto che l'indagato B.________ era un suo cliente, per cui egli, secondo la Corte cantonale, aveva più di un motivo per sospettare che il denaro fosse provento di reato. 3.4 Il ricorrente sostiene infine che anche l'accusa di estorsione nei confronti di D.________ sarebbe insostenibile poiché fondata solo sulle dichiarazioni di quest'ultimo, persona non credibile e interessata a comprometterlo per migliorare la sua posizione, che altre persone hanno dichiarato che D.________ non sarebbe stato minacciato e che, infine, questi avrebbe sottoscritto liberamente gli atti litigiosi. Anche al riguardo il ricorrente non si esprime sui motivi posti a fondamento della decisione impugnata, segnatamente sul fatto che la vittima avrebbe invece temuto per le figlie, all'epoca dei fatti in Spagna, chiedendo di anticipare il loro rientro.