Citation: 1C_160/2018 E. 2.3

2.3. Il ricorrente si limita a sostenere, in maniera del tutto generica, d'essere intervenuto per conto dell'istante in licenza. Ora, come rettamente stabilito dal Giudice delegato, ciò non risulta dagli atti di causa. Il ricorrente, disattendendo le severe esigenze di motivazione prescritte in tale ambito, neppure tenta di dimostrare l'arbitrarietà dell'accertamento contrario, per cui esso è vincolante per il Tribunale federale (art. 97 cpv. 1 in relazione con l'art. 105 cpv. 1 e 2 LTF, norme non richiamate dal ricorrente; al riguardo vedi DTF 143 V 19 consid. 2.2 pag. 23). Insistendo sulla presentazione di una procura dopo l'inoltro del gravame, il ricorrente, contravvenendo al suo obbligo di motivazione (art. 42 LTF), non si confronta del tutto con la tesi, decisiva, posta a fondamento del giudizio impugnato, secondo cui sanabile era semmai solo il difetto del potere di rappresentanza tramite l'inoltro della procura, ma non il manifesto difetto di legittimazione degli insorgenti, i soli che hanno agito tempestivamente. Non si è inoltre chiaramente in presenza di un formalismo eccessivo, al quale accenna in maniera generica il ricorrente, né di una decisione insostenibile e quindi arbitraria (art. 29 cpv. 2 Cost.; al riguardo vedi DTF 142 IV 299 consid. 1.3.2 e 1.3.3 pag. 304; 143 I 187 consid. 3.3 pag. 192). Il ricorrente medesimo riconosce del resto, rettamente, d'aver commesso un errore formale e che la sua qualità di rappresentante non era deducibile dal suo ricorso. L'asserzione che per lui ciò fosse nondimeno "autoevidente" è ininfluente.