Citation: 2C_555/2014 E. 4.3

4.3. Nel caso di specie il Tribunale cantonale amministrativo ha osservato che le prime e-mail agli atti, del 27 settembre 2012, avevano quale oggetto " furto del fascicolo E.________ SA di F.________ e furto della documentazione re dottore G.________"e che l'ex collega della ricorrente vi era accusato di avere rubato dallo studio legale della stessa i documenti inerenti ai mandati sopracitati. Ha poi osservato che la ricorrente aveva inveito contro l'ex collega con ulteriori messaggi per posta elettronica e con messaggini. La Corte cantonale è quindi giunta alla conclusione che il fatto di accusare un collega di avere sottratto illecitamente dei dossier concernenti dei mandati determinati non ricadeva sotto le relazioni personali della ricorrente, ma andava ascritto alla sua attività professionale di avvocato. Tale opinione va condivisa. La ricorrente ha utilizzato il suo indirizzo di posta elettronica professionale per inviare i messaggi in questione, i quali sono stati spediti all'indirizzo professionale del suo ex collega. Ha inoltre sempre firmato "Avv. A.________". In uno dei messaggi parla poi di "cliente"e lamenta il fatto di non essere stata pagata per l'attività da lei svolta ( "anche per questo cliente non hai pagato le mie spettanze. Il mio lavoro è da te rubato" ). Questi elementi sono sufficienti per ammettere che l'interessata abbia agito in qualità di avvocata. In ambito disciplinare la giurisprudenza infatti ammette una definizione molto ampia del concetto di esercizio dell'attività forense, al fine di proteggere il pubblico e di preservare la reputazione e la dignità della professione. Su questo punto la pronuncia querelata è conforme al diritto federale e va pertanto confermata.