Citation: 5A_579/2022 E. 5.2

5.2. La ricorrente non può essere seguita nemmeno su questo punto. Certo, le va dato atto che sia lei che l'UE hanno operato correttamente, e che in questo frangente la conferma del provvedimento impugnato parrebbe sfociare in un risultato ingiusto per la creditrice, che si vede in effetti costretta a ripresentare una nuova domanda di continuazione dell'esecuzione. Tale "stortura" deriva essenzialmente dal fatto che, nel concreto caso, la debitrice ha chiesto ed ottenuto il conferimento dell'effetto sospensivo al reclamo non con il reclamo stesso, bensì solo una volta che le era stata notificata la comminatoria di fallimento e che il termine per l'azione di disconoscimento del debito era ormai decorso (v. supra consid. in fatto A.c). Tale modo di procedere, pur comportando un certo rischio per la debitrice, non è di per sé inammissibile e, contrariamente a quanto sostiene la ricorrente, non ha fatto "nascere un nuovo termine per presentare un'azione di disconoscimento", ma semmai, grazie all'effetto ex tunc, ha riattivato tale termine. In un simile frangente, le spese di una nuova domanda di continuazione dell'esecuzione essendo tutto sommato contenute ed il termine per presentarla essendo comunque rimasto sospeso durante tutto questo tempo (art. 88 cpv. 2 LEF), non si intravvedono considerazioni di economia procedurale o altre circostanze a tal punto gravi da costituire una " ingiustizia manifesta " che il giudice sarebbe chiamato a correggere in virtù del divieto dell'abuso di diritto, che trova applicazione anche nel diritto esecutivo (DTF 143 III 279 consid. 3.1).