Citation: 4A_651/2020 E. 3

L'azione di disconoscimento del debito prevista dall'art. 83 cpv. 2 LEF è un'azione di accertamento negativo di diritto materiale tendente all'accertamento dell'inesistenza o dell'inesigibilità della pretesa posta in esecuzione. Questa azione si caratterizza dalla trasposizione dei ruoli delle parti, nel senso che il creditore ha il ruolo di convenuto e il debitore quello di attore. L'onere della prova rimane però invariato e compete al creditore convenuto dimostrare che il credito è sorto, producendo ad esempio un riconoscimento di debito scritto, valido in virtù dell'art. 17 CO anche senza l'indicazione della causa del debito. Al debitore attore, che non intende pagare il debito constatato nel titolo, spetta invece dimostrare che il debito non esiste o non è esigibile (DTF 131 III 268 consid. 3.1). Con la produzione di un riconoscimento di debito il creditore provoca un'inversione dell'onere della prova e deve unicamente provare il realizzarsi delle condizioni che risultano in tale atto, ma non anche la causa del suo credito (DTF 131 III 268 consid. 3.2; sentenza 4A_73/2018 del 12 febbraio 2019 consid. 6.1). Quando come nella fattispecie il riconoscimento di debito è formalmente causale, il debitore che intende far disconoscere il suo debito può semplicemente adoperarsi a contestare la validità del riconoscimento di debito medesimo, prevalendosi segnatamente di un vizio di volontà, o può dimostrare che la causa da questo indicata non è valida, perché ad esempio il rapporto giuridico su cui si fonda non esiste, è nullo (art. 19 e 20 CO), invalidato o simulato (art. 18 cpv. 1 CO); egli può in maniera generale prevalersi di tutte le obbiezioni ed eccezioni dirette contro il debito riconosciuto (sentenze 4A_482/2019 del 10 novembre 2020 consid. 3 penultimo cpv.; 4A_73/2018 del 12 febbraio 2019 consid. 6.1). Come si vedrà più in dettaglio, contrariamente a quanto sostenuto nel ricorso, tale giurisprudenza non appare "curiosa" e non pone a carico del debitore l'onere della prova né risulta in contrasto con quanto disposto dall'art. 8 CC.