Citation: 1P.639/2006 11.05.2007 E. 3

3.1 Laddove lamenta la violazione del principio "in dubio pro reo", la ricorrente richiama in sostanza la censura di violazione del diritto di essere sentito, sostenendo che la mancata acquisizione agli atti dell'incarto relativo al procedimento penale contro l'ex direttore della banca lascerebbe aperti dubbi sulla responsabilità della ricorrente e imporrebbe di prendere in considerazione la fattispecie a lei più favorevole, secondo la quale gli ammanchi sarebbero riconducibili essenzialmente all'agire del banchiere. Sollevata in detti termini la censura non riveste una portata propria, rimettendo nuovamente in discussione un preteso arbitrio nella valutazione delle prove concernenti l'operato dell'ex direttore. Come visto, l'apprezzamento eseguito dai giudici cantonali su questo aspetto non è però stato manifestamente insostenibile, sicché i dubbi prospettati dalla ricorrente riguardo alla sua colpevolezza si rivelano d'acchito infondati. 3.2 La ricorrente accenna infine a una lesione del suddetto principio e del divieto dell'arbitrio, sostenendo che, senza fondarsi su prove adeguate, la CCRP l'avrebbe, da un canto, perlomeno implicitamente, considerata sprovvista di conoscenze in ambito finanziario, e, dall'altro, reputata in grado di comprendere le implicazioni economiche derivanti dalla sottoscrizione degli atti di pegno. Premesso che sollevando simile argomentazione la ricorrente sembra piuttosto criticare ulteriormente il mancato richiamo degli atti relativi al procedimento penale contro l'ex direttore, non risulta che la CCRP si sia espressa sulle competenze finanziarie della ricorrente nei termini citati. Al considerando 5 del giudizio impugnato, la Corte cantonale ha anzi ritenuto appellatorie le critiche sollevate al proposito nel ricorso per cassazione e non ha quindi proceduto a un approfondito esame di merito della questione. Spettava pertanto alla ricorrente dimostrare, conformemente all'art. 90 cpv. 1 lett. b OG, perché la precedente istanza avrebbe accertato in modo arbitrario l'assenza dei presupposti formali e si sarebbe quindi a torto rifiutata di procedere all'esame di merito (DTF 118 Ib 26 consid. 2b, 134 consid. 2; sentenza 1P.105/2001 citata, consid. 5a). Pertanto, poiché ripropongono genericamente la diversa opinione della ricorrente senza riferirsi puntualmente ai considerandi del giudizio impugnato, le accennate critiche ricorsuali risultano parimenti inammissibili.