Citation: 2A.459/2005 10.01.2006 E. 3

Il ricorrente contesta innanzitutto le deduzioni della Corte cantonale in relazione al suo legame con la moglie ed al presunto abuso di diritto in cui incorrerebbe richiamandosi all'art. 7 LDDS. 3.1 Vi è abuso di diritto laddove un determinato istituto giuridico viene invocato per realizzare degli interessi che il medesimo istituto non si prefigge di tutelare (DTF 131 I 185 consid. 3.2.4, 166 consid. 6.1; 131 II 265 consid. 4.2). Con riferimento all'art. 7 LDDS, ciò è il caso allorquando il coniuge straniero di un cittadino svizzero si richiama ad un matrimonio che sussiste solo a livello formale, unicamente per ottenere il rilascio o il rinnovo di un permesso di soggiorno: un simile scopo non risulta in effetti tra quelli tutelati dalla norma in questione (DTF 131 II 265 consid. 4.2; 130 II 113 consid. 4.2; 128 II 145 consid. 2.2). Tali estremi risultano adempiuti se concreti indizi inducono a ritenere che i coniugi non sono (più) intenzionati a condurre una vita comune. Irrilevanti sono peraltro i motivi che conducono alla disunione (DTF 130 II 113 consid. 4.2; 128 II 145 consid. 2; 127 II 49 consid. 5a). 3.2 In concreto, la relazione tra i coniugi A.________, sposatisi il 4 luglio 2002, è stata assai breve. Il rapporto matrimoniale è infatti stato vissuto in maniera effettiva per una durata addirittura inferiore al periodo di convivenza domestica di soli sedici mesi seguito alle nozze ed interrotto il 7 novembre 2003. Lo attesta l'istanza chiedente l'autorizzazione a vivere separati inoltrata dalla moglie alla Pretura nel mese di settembre dello stesso anno. La rottura appare inoltre profonda ed insanabile. Già l'argomentazione del ricorrente, secondo cui avrebbe lasciato l'abitazione coniugale a causa dei timori della moglie di non riuscire a portare a termine la gravidanza proprio per la sua presenza, evidenzia in modo eloquente la gravità del dissidio. Difatti nemmeno dopo la nascita del figlio, nonostante il tempo trascorso, vi sono stati segnali di rappacificazione o di possibile ripresa della vita in comune. Indipendentemente dal mancato inoltro di una domanda di divorzio, inammissibile a titolo unilaterale prima di una separazione di almeno due anni (cfr. art. 114 CC) e comunque non decisivo dal profilo della polizia degli stranieri (cfr. DTF 128 II 145 consid. 2.2; sentenza 2A.233/2002 del 17 ottobre 2002, in: RDAT I-2003 n. 50, consid. 4.1.2), le intenzioni della moglie appaiono inequivocabili. Del resto, al di là dei generici propositi che esprime, l'insorgente stesso non rende minimamente verosimile di essersi adoperato in maniera concreta per ricomporre il connubio. 3.3 In queste circostanze la Corte cantonale non ha pertanto violato il diritto federale nel ritenere che il richiamo al matrimonio integri un abuso dei diritti derivanti dall'art. 7 cpv. 1 prima frase LDDS, in quanto il legame esiste ormai solo sulla carta.