Citation: 4C.21/2007 26.06.2007 E. 5

Fatta questa premessa, ci si può ora chinare sul merito del gravame. 5.1 Va immediatamente respinto il rimprovero mosso ai giudici ticinesi di non aver tenuto conto del contesto in cui è stata stipulata la promessa di donazione. Nella pronunzia criticata è stato infatti chiaramente stabilito che al momento dell'acquisto dei due fondi da parte del convenuto le parti hanno inteso determinarsi anche in merito all'attribuzione di un garage all'attore, quello che già utilizzava, sito sulla part. xxx o un altro equivalente. È quindi molto verosimilmente per permettere al convenuto di avere il tempo di sviluppare e realizzare una soluzione alternativa - hanno proseguito i giudici ticinesi - che le parti si sono accordate il 3 ottobre 1991 nel senso di permettere all'attore di (continuare a) utilizzare gratuitamente il garage per un periodo di quattro anni, prorogabile di altri tre, dopodiché sarebbe stato regolato il trasferimento della proprietà del medesimo garage o di un altro. 5.2 L'intenzione di effettuare tale trasferimento mediante una donazione è stata espressa in maniera chiara al punto 6 della convenzione. Ma non in maniera giuridicamente vincolante. A prescindere dal fatto che la promessa di donazione nemmeno indica con la necessaria chiarezza l'oggetto della donazione - elemento essenziale di questo negozio giuridico (Pierre Tercier, Les contrats spéciaux, 3a ed. Zurigo/ Basilea/Ginevra 2003, n. 1621) -, essa non è stata allestita nella forma dell'atto pubblico (art. 243 cpv. 2 CO), forma alla quale - stando a quanto accertato in maniera vincolante nel giudizio impugnato - ambedue le parti hanno consapevolmente rinunciato. Ciò significa che il vizio di forma della promessa di donazione non va ricondotto alla sola iniziativa del convenuto - avvantaggiato dall'assenza di un impegno vincolante - bensì corrispondeva alla volontà comune delle parti. E vista sua la professione nonché il chiaro avvertimento ricevuto in tal senso dal legale dell'epoca - circostanza emersa dall'istruttoria e ritenuta nella pronunzia criticata - l'attore era perfettamente cosciente del rischio cui si esponeva accettando di rinunciare alla forma dell'atto pubblico. Si tratta di considerazioni che depongono a sfavore della tesi secondo la quale il successivo richiamo del convenuto al vizio di forma costituirebbe un manifesto abuso di diritto (cfr. Gauch/Schluep/Schmid/Rey, op. cit., n. 555). 5.3 A ciò si aggiunge il fatto che, contrariamente a quanto asserito nel gravame, la promessa di donazione non è stata adempiuta, il trasferimento di proprietà non essendo avvenuto. Già si è detto che la convenzione del 3 ottobre 1991 era destinata a regolamentare l'uso temporaneo del garage da parte dell'attore nella forma di un comodato. Nell'ultimo punto era stata poi inserita la promessa - non vincolante - di donazione. Ora, per quanto concerne il convenuto, egli ha ossequiato gli impegni assunti nel menzionato accordo solo nella misura in cui ha concesso all'attore l'uso del garage durante il periodo pattuito. Nulla di più. Come dichiarato anche dall'attore stesso, è solo dopo la scadenza del comodato che il convenuto ha proposto - per la prima volta - delle soluzioni alternative, che l'attore ha comunque rifiutato siccome tardive e in ogni caso (a suo modo di vedere) inadeguate. Decisivo ai fini del presente giudizio è il fatto che, stando a quanto accertato dalla Corte ticinese, il convenuto non ha mai intrapreso alcunché per concretizzare la promessa di donazione. Questo significa infatti che, quand'anche si potesse imputare al convenuto un comportamento abusivo, l'attore non potrebbe comunque trarne beneficio poiché, per un principio invalso, l'art. 2 cpv. 2 CC - eccezion fatta per il caso descritto al consid. 3.1, in cui il contratto è già stato adempiuto nella sua parte essenziale - non conferisce il diritto di esigere dalla controparte l'adempimento di un contratto inficiato nella forma (DTF 116 II 700 consid. 3b pag. 702; Gauch/Schluep/Schmid/Rey, op. cit., n. 556). 5.4 Da quanto esposto si deve concludere che, come ritenuto dai giudici della massima istanza ticinese, il convenuto può validamente richiamarsi alla nullità della promessa di donazione.