Citation: B 45/05 13.04.2006 E. 5

5.1 Quanto alla possibilità di condono dell'obbligo di restituzione, la regolamentazione cantonale in materia non la prevede specificatamente. Contrariamente a quanto ritenuto dai primi giudici, essa possibilità non è sancita, a contrario, dall'art. 13 cpv. 2 RCPD per l'ipotesi - peraltro negata nel caso concreto dalla Corte cantonale - in cui l'assicurato dovesse avere agito in buona fede. In siffatta evenienza, infatti, verrebbe già a cadere l'obbligo di rimborso per le somme indebitamente riscosse e per l'interesse composito del 5% previsto da tale disposto, di modo che la questione del condono nemmeno si porrebbe. Nulla di diverso si evince inoltre interpretando l'art. 13 cpv. 1 RCPD quale base legale dell'obbligo di restituzione. L'unico appiglio lo potrebbe fornire l'art. 29 cpv. 3 RCPD, il quale, nel precisarne le competenze, stabilisce che il Comitato decide fra l'altro a proposito dell'abbandono di crediti inesigibili. Sennonché il campo applicativo di questa norma non appare per nulla chiaro, né il disposto definisce le condizioni da cui fare dipendere la decisione, che sembra così più che altro demandata al libero potere discrezionale dell'organo incaricato. Anche in questo caso, non si può propriamente affermare che il regolamento in esame preveda una mitigazione dell'obbligo di restituire delle prestazioni indebitamente riscosse. Per il resto, come già è stato detto (v. consid. 3.2; DTF 128 V 240 consid. 2b), l'art. 25 LPGA, che prevede tra l'altro anche la possibilità di prescindere dalla restituzione della prestazione "se l'interessato era in buona fede e verrebbe a trovarsi in gravi difficoltà", non risulta applicabile alla previdenza professionale. 5.2 Ora, per giurisprudenza, tenuto anche conto della natura stessa (sostitutiva!) delle prestazioni in causa, un tale silenzio non può essere considerato come una lacuna che può o dev'essere colmata dal giudice (cfr. per analogia DTF 115 V 120 consid. 3d). Per definizione, analogamente a quanto statuito da questo Tribunale in merito a degli "anticipi AI" (DTF 115 V 115), i supplementi sostitutivi in causa sono soggetti a ripetizione, l'unica condizione essendo che l'affiliato, per il medesimo periodo, sia posto al beneficio di una rendita AVS o AI. Il ricorrente non può pertanto invocare il condono dell'obbligo di restituzione facendo appello alla propria buona fede - comunque, in base agli accertamenti compiuti dai primi giudici, tutt'altro che scontata - e alla gravità dell'onere finanziario che una siffatta restituzione determinerebbe. 5.3 Inoltre, come rettamente osservato dall'autorità giudiziaria di prime cure, anche nella - sussidiaria (consid. 3.1 e 3.6) - ipotesi in cui si volesse considerare l'applicabilità della normativa legale degli art. 62 segg. CO, un'eventualità per mitigare l'obbligo di restituzione si scontrerebbe con il chiaro tenore dell'art. 64 CO che preclude la possibilità di prevalersi dell'eccezione del cessato arricchimento a chi si sia spossessato in mala fede di quanto ricevuto e a chi doveva prevedere la domanda di restituzione. Orbene, sulla base della inequivocabile - anche per un non specialista in materia - denominazione della prestazione di cui è chiesta la ripetizione e tenuto conto dell'importanza che l'assegnazione della rendita AI doveva ragionevolmente rivestire ai fini del mantenimento, rispettivamente della soppressione, di una tale prestazione, l'assicurato poteva prevedere la domanda di restituzione perché sapeva o quantomeno, dando prova dell'attenzione richiesta dalle circostanze, avrebbe dovuto sapere che la prestazione era indebita (DTF 130 V 419 seg. consid. 4.3; Hermann Schulin in: Honsell/Vogt/Wiegand, Basler Kommentar zum Schweizerischen Privatrecht, Obligationenrecht I, 3a ed., no. 9 all'art. 64). 5.4 Infine, il ricorrente nemmeno potrebbe fare valere una violazione del diritto, costituzionalmente protetto, alla tutela della buona fede. Affinché le condizioni di questo diritto si realizzino, occorre, fra le altre cose, che l'amministrato (o l'assicurato) non abbia potuto rendersi conto immediatamente dell'inesattezza della decisione ottenuta (in casu: del mantenimento del supplemento sostitutivo) e che si sia basato su informazioni o garanzie ricevute per prendere delle disposizioni non reversibili senza pregiudizio (DTF 115 V 121 consid. 4). Orbene, in considerazione di quanto precede, l'errore dell'istituto di previdenza era immediatamente riconoscibile per il ricorrente. Nella misura in cui fa valere che l'Ufficio stipendi e assicurazioni, con il suo comportamento, lo avrebbe ingannevolmente rafforzato nel suo convincimento che la prestazione pensionistica della Cassa pensioni non fosse "né estendibile né comprimibile e che in particolare la rendita d'invalidità AI gli fosse dovuta [...] senza avere alcuna incidenza sulla rendita pensionistica anticipata", l'insorgente, indipendentemente dalla fondatezza della censura sollevata, dimentica inoltre che l'autorità in parola (l'Ufficio stipendi) in realtà nemmeno sarebbe stata propriamente competente a rilasciare un'informazione suscettibile, se poi si fosse dimostrata erronea, di fungere da base per la tutela della buona fede. In tali condizioni, può rimanere irrisolta la questione di sapere se l'assicurato abbia preso delle disposizioni non riversibili senza pregiudizio (sul significato di tale concetto cfr. RSAS 1999 pag. 387 seg. consid. 4b).