Citation: 5P.402/2005 14.07.2006 E. 3.2

3.2.1 Inoltre, asserisce la ricorrente, essa non avrebbe alcuna speranza di ottenere, qualora avesse causa vinta in cassazione, la restituzione di quanto dovuto agli opponenti: questi ultimi, infatti, non ne sarebbero in grado, come si evincerebbe dalla sentenza 11 luglio 2005 del Juge d'exécution e dall'inchiesta Coface Ort del 17 ottobre 2005. In tali condizioni, secondo la ricorrente, la decisione impugnata, negando che la sentenza francese del 19 maggio 2004 violi l'ordine pubblico svizzero ai sensi dell'art. 27 n. 1 CL, porterebbe ad un risultato concreto scioccante, inaccettabile ed anche irreversibile. Né sarebbe pertinente l'argomento del Tribunale di appello, secondo il quale la situazione non sarebbe diversa da quella che si verificherebbe sotto l'egida del solo diritto svizzero, dove la sentenza esecutiva impugnata con un rimedio che non ne sospenda l'esecuzione legittima il creditore a chiedere il rigetto definitivo dell'opposizione: tale esecutività immediata avrebbe carattere eccezionale e va negata in presenza di interessi superiori che lo impongono, rispettivamente se vi sia pericolo di danno imminente ed irreparabile. 3.2.2 Gli opponenti, da parte loro, contestano che la situazione finanziaria in cui asseritamente essi dovrebbero versare sia negativa: la sentenza 11 luglio 2005 sarebbe una decisione di mera natura sommaria, dalla quale nulla si potrebbe dedurre, mentre l'inchiesta Coface Ort sarebbe "fanta-finanza". 3.2.3 La Corte cantonale ha ritenuto che l'esecuzione della sentenza condannatoria francese del 19 maggio 2004 non violi in modo manifesto l'ordine pubblico svizzero ai sensi dell'art. 27 n. 1 CL, e ciò, nemmeno nel caso in cui i resistenti si trovassero effettivamente in condizioni finanziarie precarie: in tal caso, la situazione sarebbe assimilabile a quella del creditore in possesso di una sentenza esecutiva svizzera, parimenti legittimato a chiedere il rigetto definitivo dell'opposizione indipendentemente dalla propria forza finanziaria. 3.2.4 La censura, in realtà, ha due facce: da un lato, l'aspetto fattuale, ovvero quello a sapere se realmente la situazione economica degli opponenti sia tale da mettere in pericolo l'eventuale recupero di un pagamento avvenuto senza titolo. D'altro lato, quello prettamente giuridico, a sapere se l'asserita omessa considerazione della situazione finanziaria degli opponenti possa effettivamente configurare un caso di violazione dell'ordine pubblico svizzero. Non è necessario soffermarsi a lungo sulle considerazioni di natura fattuale proposte dalla ricorrente al fine di rendere verosimile una pretesa difficile situazione finanziaria degli opponenti: in primo luogo, la Corte cantonale non si è chinata su questo aspetto, poiché ha adottato una soluzione valida anche nell'ipotesi paventata dalla ricorrente. Secondariamente, poiché trattandosi di aspetti fattuali, la censura della ricorrente andrebbe semmai esaminata unicamente nell'ottica dell'arbitrio: in tale prospettiva, il quadro negativo dipinto dalla ricorrente, oltre che fondarsi essenzialmente su nuove informazioni irricevibili, non appare atto a fugare i dubbi sollevati dagli opponenti, e non riesce pertanto a rendere verosimili le paventate difficoltà finanziarie al punto da far apparire la conclusione opposta addirittura arbitraria. In diritto, è assodato che l'eccezione alla regola del riconoscimento della sentenza estera fondata sull'ordine pubblico dello Stato richiesto trovi applicazione soltanto in termini assai restrittivi (cfr. con riferimento all'art. 27 cpv. 1 LDIP DTF 131 III 182 consid. 4.1, con rinvii), ed unicamente in presenza di una violazione manifesta (l'aggettivo, ora presente nella versione riveduta dell'art. 34 del regolamento (CE) 44/2001, è implicito anche all'art. 27 n. 1 CL; Geimer/Schütze, op. cit., n. 14 in fine; Donzallaz, op. cit., n. 2815), addirittura insostenibile (Jan Kropholler, Europäisches Zivilprozessrecht, 8a ed. Francoforte sul Meno 2005, n. 7 ad art. 34 del regolamento (CE) 44/2001), di un principio proprio dello Stato richiesto (v. anche DTF 126 III 534 consid. 2c). Senza dimenticare che in tema di riconoscimento, i principi dello Stato richiesto esplicano effetti ridotti rispetto a quanto avverrebbe se a dover giudicare sul fondo fosse un giudice dello Stato richiesto (cosiddetto ordre public atténué, v. Geimer/Schütze, op. cit., n. 19 ad art. 34 del regolamento (CE) 44/2001). Il raffronto operato dalla Corte cantonale con la situazione in diritto interno del creditore procedente a beneficio di una sentenza esecutoria svizzera appare convincente anche nel contesto dell'art. 27 n. 1 CL: se pure il diritto interno svizzero permette il rigetto definitivo dell'opposizione sulla base di una sentenza esecutiva, sebbene la stessa faccia oggetto di un rimedio di diritto straordinario che dunque non ne sospende l'esecuzione, è lecito dedurne che tale conseguenza non è atta a configurare il caso di una violazione dell'ordine pubblico svizzero. Neppure si comprende cosa faccia dire alla ricorrente, almeno così pare di comprenderla, che tale situazione sia più eccezionale in Svizzera. 3.2.5 La censura discussa si rivela pertanto infondata in diritto, la soluzione adottata dalla Corte cantonale non configurando alcuna violazione dell'art. 27 n. 1 CL. Per quanto ricevibile, essa è infondata pure in fatto, in quanto non ha permesso alla ricorrente di rendere verosimile l'esistenza di circostanze talmente urtanti da imporre l'eccezione dell'ordine pubblico svizzero.