Citation: 4A_7/2021 E. 5

Da quanto precede discende che il gravame può unicamente essere trattato quale ricorso sussidiario in materia costituzionale. Con questo rimedio può solo essere censurata la violazione di diritti costituzionali (art. 116 LTF), ragione per cui nel ricorso, pena la sua inammissibilità, occorre indicare i diritti costituzionali ritenuti violati e spiegare, con un'argomentazione puntuale e precisa attinente alla sentenza impugnata, in cosa consista la pretesa violazione (art. 106 cpv. 2 LTF richiamato dall'art. 117 LTF; DTF 136 I 65 consid. 1.3.1; 134 II 244 consid. 2.1). Il ricorrente che intende dolersi di una violazione del divieto dell'arbitrio non può limitarsi a criticare la decisione impugnata come in una procedura d'appello, dove l'autorità di ricorso gode di cognizione libera, opponendo semplicemente la propria opinione a quella dell'autorità cantonale (DTF 145 I 26 consid. 1.3; 137 V 57 consid. 1.3; 134 II 349 consid. 3). Nella fattispecie il ricorso non soddisfa i predetti requisiti di motivazione. Dedicando gran parte del gravame alla decisione di primo grado, la ricorrente pare non avvedersi che il ricorso può solo essere diretto contro la sentenza emanata dall'ultima istanza cantonale (art. 113 LTF). Per il resto, insistendo sul fatto che la Corte cantonale avrebbe valutato in modo arbitrario le prove non considerando le fatture prodotte, la ricorrente nemmeno tenta di far apparire contrarie alla Costituzione le considerazioni della sentenza cantonale secondo cui la pretesa non poteva essere accolta, poiché non validamente allegata e specificata.