Citation: 4C.462/2004 20.04.2005 E. 4

Gli elementi che contraddistinguono il contratto di lavoro regolato dall'art. 319 segg. CO (cfr. Rémy Wyler, Droit du travail, Berna 2002, pag. 41-43; Manfred Rehbinder in: Berner Kommentar, n. 1-12 ad art. 319 CO), sono stati ben enunciati nella sentenza impugnata, sicché non è necessario ripresentarli, tanto più che la convenuta non li contesta. Essa rimprovera piuttosto alla Corte ticinese di aver erroneamente ammesso l'esistenza di una relazione di subordinazione fra le parti. Gli argomenti ch'essa adduce a sostegno della sua tesi appaiono tuttavia destinati all'insuccesso. 4.1 La convenuta sostiene innanzitutto che i giudici ticinesi non avrebbero tenuto nella debita considerazione la volontà di porre fine al rapporto di lavoro manifestata dall'attore con la disdetta 29 maggio 2001 (recte 30 novembre 2001). Ora, non v'è dubbio che mediante la citata disdetta l'attore abbia posto fine al rapporto di lavoro iniziato il 29 maggio 2001. Siccome chi recede da un contratto esercita un diritto formatore, egli non poteva più, successivamente, revocare la sua decisione (sul principio dell'irrevocabilità dei diritti formatori cfr. Gauch/Schluep/Schmid/Rey, Schweizerisches Obligationenrecht, Allgemeiner Teil, vol.1, 8a ed., Zurigo 2003, n. 156). Egli poteva, per contro, stipulare un nuovo contratto di lavoro dal medesimo contenuto del precedente. 4.2 Nemmeno il fatto che l'attore si sia annunciato alla cassa cantonale di compensazione AVS/AI come indipendente permette di escludere con certezza l'esistenza di un contratto di lavoro. Si tratta infatti solamente di un indizio, che andrebbe corroborato da altri elementi (cfr. Manfred Rehbinder in: Berner Kommentar, n. 45 ad art. 319 CO) e che in concreto può reputarsi neutralizzato dal fatto che l'affiliazione è poi stata successivamente revocata con effetto retroattivo sempre su richiesta dell'attore. 4.3 Per giudicare un contratto, sia per la forma che per il contenuto, occorre stabilire quale fosse la volontà dei contraenti al momento della sua stipulazione (art. 18 CO). 4.3.1 Il contenuto di un contratto viene determinato in primo luogo mediante l'interpretazione soggettiva, ovvero ricercando la vera e concorde volontà dei contraenti, anziché stare alla denominazione o alle parole inesatte adoperate, per errore o allo scopo di nascondere la vera natura del contratto (art. 18 cpv. 1 CO). L'interpretazione soggettiva poggia sull'apprezzamento delle prove e pertanto, a meno che non siano dati i presupposti delle eccezioni di cui agli art. 63 cpv. 2 e 64 OG, sfugge all'esame del Tribunale federale chiamato a statuire su un ricorso per riforma (DTF 129 III 118 consid. 2.5 pag. 122, 664 consid. 3.1 pag. 667). Qualora non esistano accertamenti di fatto sulla reale concordanza della volontà delle parti o se il giudice constata che una parte non ha compreso la volontà dell'altra, la loro (presunta) volontà viene invece determinata interpretando le loro dichiarazioni secondo il principio dell'affidamento (cosiddetta interpretazione oggettiva), ovvero secondo il senso che ogni contraente poteva e doveva ragionevolmente attribuire alle dichiarazioni di volontà dell'altro nella situazione concreta. L'interpretazione del contratto giusta il principio dell'affidamento è una questione concernente l'applicazione del diritto, che può essere esaminata liberamente nella giurisdizione per riforma (DTF 130 III 417 consid. 3.2 pag. 424 seg.; sull'interpretazione dei contratti cfr. anche Corboz, Le contrat et le juge, in: Le contrat dans tous ses états, Berna 2004, pag. 269 segg.). Una volta stabilita la volontà delle parti, si può procedere alla qualificazione giuridica delle loro pattuizioni, tenendo ben presente che la denominazione da loro utilizzata non è determinante (DTF 129 III 664 consid. 3.1). La qualifica giuridica di un contratto attiene al diritto (Poudret, Commentaire de la loi fédérale d'organisation judiciaire, vol. II, Berna 1990, n. 3.6.7 ad art. 63 OG). 4.3.2 In concreto, per stabilire la portata che le parti intendevano attribuire al rapporto di collaborazione iniziato il 1° gennaio 2002, la Corte cantonale ha tenuto conto delle emergenze istruttorie concernenti il comportamento da loro assunto dopo tale data. È stato in primo luogo constatato come, nonostante avesse dato la disdetta del contratto di lavoro per il 31 dicembre 2001, l'attore abbia continuato a vendere automobili per conto della convenuta - e di altri due garage dello stesso gruppo - anche dopo il 1° gennaio 2002. Ogni mese egli inviava alla convenuta una fattura con una domanda di acconto di fr. 5'200.-- per le sue prestazioni di vendita, importo pressoché corrispondente a quello percepito a titolo di salario durante il secondo semestre 2001. I giudici ticinesi hanno proseguito osservando come nemmeno la sua situazione all'interno dell'organizzazione della convenuta sia cambiata: per il 2002 ha infatti ricevuto (dalla convenuta) obiettivi di vendita identici a quelli del 2001, disponeva di una scrivania e di un locale presso la convenuta, aveva orari di lavoro simili a quelli dei venditori impiegati dalla convenuta e annunciava sistematicamente quando si assentava dal garage. Dall'istruttoria è inoltre emerso che l'attore non aveva una propria struttura organizzativa e che i proventi delle vendite da lui realizzate, così come le provvigioni per la conclusione dei contratti di leasing, erano incassati dalla convenuta. Non da ultimo, egli era tenuto a seguire le istruzioni e direttive della convenuta per la vendita dei veicoli. 4.3.3 Alla luce di questi accertamenti - vincolanti per il Tribunale federale (cfr. quanto esposto al consid. 1) - la decisione della Corte cantonale, secondo la quale sono riuniti tutti gli elementi tipici del contratto di lavoro ex art. 319 CO, merita di essere condivisa. L'attore era tenuto a fornire durevolmente le sue prestazioni sotto la direzione e secondo le istruzioni della convenuta, con la quale si trovava in una situazione di dipendenza economica, dato ch'era lei ad incassare le vendite e gli versava un importo mensile fisso. Va in particolare ammessa l'esistenza di una relazione di subordinazione fra le parti. La subordinazione si manifesta sotto tre aspetti: quello temporale, quello spaziale e quello gerarchico (cfr. Gabriel Aubert in: Commentaire romand, n. 6-13 ad art. 319 CO; Manfred Rehbinder, op. cit., n. 42 ad art. 319 CO). Dal punto di vista temporale, vi è subordinazione qualora il lavoratore sia tenuto a rispettare l'orario di lavoro fissato dal lavoratore. In concreto tale requisito è senz'altro adempiuto, essendo stato accertato che l'attore aveva lo stesso orario di lavoro degli altri venditori e comunicava regolarmente le sue assenze. Sotto il profilo dello spazio la subordinazione è indubbiamente data, visto ch'egli svolgeva la sua attività nei locali della convenuta. Anche il requisito gerarchico risulta soddisfatto, nella misura in cui all'attore - come agli altri venditori - erano stati assegnati degli obiettivi di vendita ed egli era tenuto a seguire istruzioni e direttive per la conclusione delle vendite emanate dalla convenuta. A ciò si può aggiungere il fatto che, stando a quanto accertato nel giudizio impugnato, egli non disponeva nemmeno di un'autonomia organizzativa, poiché si serviva del materiale fornito dalla convenuta e svolgeva la corrispondenza elettronica con l'indirizzo e-mail di quest'ultima. 4.3.4 In queste circostanze, il fatto che, accanto a quella di venditore, l'attore avesse delle attività accessorie, così come emerso dal doc. 8, non pregiudica - contrariamente a quanto asserito nel gravame - la possibilità di ammettere l'esistenza di un contratto di lavoro con la convenuta. Tanto più che la Corte cantonale ha accertato che l'attore svolgeva tali attività durante il tempo libero e ch'esse non intralciavano la sua attività di venditore. Nulla muta il richiamo all'art. 63 cpv. 2 OG. Per giurisprudenza invalsa, una svista manifesta si verifica quando l'autorità cantonale abbia ignorato, mal letto, ricopiato in modo inesatto o incompleto un documento prodotto agli atti come mezzo di prova (DTF 115 II 399 consid. 2). Nel caso in esame nessuna di queste condizioni è realizzata. La Corte cantonale ha piuttosto attribuito al doc. 8 una portata diversa da quella auspicata dalla convenuta. 4.4 Ne discende che al Tribunale d'appello del Cantone Ticino non può essere addebitata una violazione del diritto federale nella misura in cui, sulla base degli accertamenti già citati, ha qualificato come contratto di lavoro la relazione instauratasi fra le parti dopo il 1° gennaio 2002, nonostante esse abbiano all'epoca parlato di collaborazione, definendo l'attività dell'attore "indipendente".