Citation: 5P.381/2004 23.03.2005 E. 3

3.1 I ricorrenti affermano innanzi tutto che già nel maggio 2003 era noto che le canne fumarie della controparte erano antiquate e non conformi alle norme vigenti di modo che il Municipio ne aveva addirittura ordinato risanamento. Da tale fatto deducono che essi erano unicamente obbligati a rimettere - come hanno fatto - le canne fumarie demolite e non a risanare l'"intero impianto dell'adiacente casa". 3.2 Il Codice di procedura civile ticinese prevede che, in linea di principio, l'esecuzione si propone con il precetto esecutivo (art. 489). Se il precettato non ha fatto opposizione o se questa è stata rigettata, la parte che vuole proseguire nell'esecuzione ha diritto di ottenere dal pretore il decreto esecutivo (art. 497 cpv. 1 CPC ticinese). Giusta la qui incontestata giurisprudenza cantonale - peraltro pure parzialmente riprodotta nel ricorso - allo stadio dell'emanazione del decreto esecutivo il giudice non può più esaminare la validità, il contenuto o la realtà dell'obbligazione; egli può unicamente rifiutarsi di rilasciare tale decreto se vi si oppongano motivi di ordine pubblico (Rep. 1990 pag. 287; 1967 pag. 144). Narrando fatti antecedenti alla transazione giudiziale del 4 agosto 2003 - in cui "si impegnavano a ripristinare le canne fumarie a loro spese" - ed interpretando tale accordo, i ricorrenti misconoscono che le obiezioni concernenti il titolo esecutivo dovevano essere fatte valere in sede di opposizione (Rep. 1990 pag. 287; 1967 pag. 145) e non in un ricorso diretto contro il decreto esecutivo. Per il resto giova rilevare che ripristinare significa riportare alla normale funzionalità, rimettere in funzione (Giacomo Devoto/Gian Carlo Oli, Dizionario della lingua italiana, edizione 2004-2005, a cura di Luca Serianni e Maurizio Trifone, pag. 2362) e i ricorrenti non censurano - con una motivazione conforme a quanto prescritto dall'art. 90 cpv. 1 lett. b OG (supra, consid. 2) - il decreto impugnato laddove questo constata un cattivo funzionamento delle canne fumarie. Ne segue che l'argomentazione ricorsuale si rivela inammissibile.