Citation: 2P.7/2000 17.04.2000 E. 1

b) Nel caso di specie la ricorrente censura innanzitutto la pretesa violazione dell'art. 46 cpv. 1 LAvv. , giusta il quale le decisioni prese in applicazione di tale legge sono notificate agli interessati con motivazione scritta, nonché dell'art. 26 della legge ticinese di procedura per le cause amministrative, del 19 aprile 1966 (PAmm), che pure prescrive l'obbligo di motivare per scritto le decisioni e di indicare nelle medesime i mezzi e i termini di ricorso. Attraverso queste doglianze A.________ ha inteso criticare la decisione con la quale il 17 dicembre 1999 la Camera per l'avvocatura e il notariato aveva respinto la sua istanza del 14 dicembre 1999, volta all'ottenimento di una motivazione scritta. Sennonché quest'ultima pronuncia non è stata impugnata - perlomeno in modo conforme a quanto prescritto dall'art. 90 cpv. 1 OG - dalla ricorrente mediante il presente gravame, ragione per la quale le predette censure si rivelano in questa sede inammissibili. Va in effetti rilevato che davanti al Tribunale federale l'insorgente si è limitata a chiedere l'annullamento della decisione con cui il 22 novembre 1999 le era stato comunicato l'esito negativo delle prove scritte d'esame sostenute nel corso del precedente mese di settembre. Per contro nessuna impugnativa è stata introdotta dall'interessata avverso la già citata sentenza del 17 dicembre 1999, la quale ha quindi acquisito forza di cosa giudicata. Da questo punto di vista la questione inerente all'obbligo di motivare o meno per scritto la decisione circa l'esito delle prove d'esame non può più essere rimessa in discussione. c) aa) L'insorgente fa inoltre valere una violazione delle garanzie minime previste dall'art. 4 vCost. Sostiene che le indicazioni fornitele oralmente dalla delegazione della Commissione esaminatrice in occasione dell' incontro del 6 dicembre 1999 non erano sufficienti a permetterle di comprendere le ragioni che avevano determinato l'esito negativo del suo esame. Rimprovera in particolare all'autorità cantonale di non essersi pronunciata sui vari punti litigiosi da lei sollevati riguardo alla valutazione dei suoi esami. bb) Contrariamente a quanto asserito dalla Commissione esaminatrice nelle proprie osservazioni al gravame, su questo punto le censure addotte dall'insorgente risultano in linea di massima ricevibili, in quanto esse, oltre che ad essere state sostanziate in modo conforme a quanto prescritto dall'art. 90 OG, concernono esclusivamente la motivazione apportata alla decisione impugnata e non toccano nessuna delle questioni che A.________ aveva sottoposto al giudizio della Camera per l'avvocatura e il notariato mediante la sua istanza di riesame e di motivazione del 14 dicembre 1999. Tuttavia queste doglianze si rivelano infondate nel merito e come tali devono essere respinte. A questo proposito va infatti detto che, per costante giurisprudenza, una decisione risulta essere sufficientemente motivata, allorquando la parte interessata è messa nelle condizioni di rendersi conto della sua portata e di poter far uso con piena cognizione di causa dei rimedi di diritto a sua disposizione per impugnare la medesima dinanzi ad un' istanza di giudizio superiore. In questo modo è sufficiente che l'autorità menzioni, almeno brevemente, i motivi che l'hanno spinta a decidere in un senso piuttosto che in un altro. Essa non deve per contro pronunciarsi su tutti gli argomenti sottopostile, ma può occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio, atte ad influire sulla decisione di merito (DTF 121 I 54 consid. 2c, 120 Ib 224 consid. 2b, 117 Ib 64 consid. 4). Sulla base di questi principi, laddove una decisione concerne il risultato di un esame e l'apprezzamento degli esaminatori è contestato, l'autorità adempie i suoi obblighi di motivazione se indica al candidato, anche in maniera succinta, gli errori contenuti nelle sue risposte e la soluzione che ci si poteva attendere da parte sua (cfr. sentenza del Tribunale federale dell'8 settembre 1993 in re G. consid. 1b con riferimenti, pubblicata in SJ 1994 161). Ora, nel caso di specie, risulta da quanto riportato dalla stessa insorgente nel suo allegato ricorsuale che in occasione del colloquio avvenuto il 6 dicembre 1999 i membri della Commissione esaminatrice non si sono semplicemente limitati a ribadire il giudizio complessivo d'insufficienza che era stato a suo tempo espresso in forma scritta con la comunicazione del 22 novembre 1999, ma - riferendosi in particolare all'esame di diritto civile che ha determinato l'esito negativo dell'intera prova scritta - essi hanno svolto una critica del lavoro eseguito dalla candidata, illustrando a quest'ultima, punto per punto, gli errori e le imprecisioni da lei commesse. Per il che, la motivazione fornita in quell'occasione dalla delegazione della Commissione esaminatrice appare più che sufficiente: essa risponde infatti ai principali interrogativi sollevati dalla ricorrente in merito alle ragioni che hanno portato gli esaminatori a pronunciarsi in favore della sua bocciatura. D'altra parte non risulta affatto che A.________ sia stata in questo modo limitata nei suoi diritti ricorsuali o che ella non abbia potuto comprendere le critiche mossele dalla Commissione d'esame. Anzi, proprio il fatto che con il presente gravame la ricorrente non si è limitata a sollevare delle censure di natura formale, ma ha avuto modo di criticare la valutazione della sua prova d'esame anche dal profilo del merito, cercando di controbattere sul piano sostanziale alle osservazioni che le erano state fatte dai delegati della Commissione d'esame in occasione del citato incontro del 6 dicembre 1999, sta semmai a dimostrare il contrario. Stante tutto quanto sin qui esposto, non può dunque essere ravvisata alcuna violazione delle garanzie procedurali fatte valere nel gravame.