Citation: 2C_266/2007 21.01.2008 E. 6

I ricorrenti ravvisano pure la violazione del principio della buona fede. Sostengono che la Sezione dell'agricoltura avrebbe dovuto prospettare loro le conseguenze di un affitto solo parziale dell'azienda, in quanto la prestazione di consulenza agli agricoltori rientra tra i suoi compiti istituzionali ed essa non poteva ignorare la situazione che si sarebbe creata, visto che il futuro fittavolo l'aveva interpellata a più riprese. 6.1 Derivante dall'art. 9 Cost. e valido per l'insieme dell'attività statale, il principio della buona fede tutela il cittadino nell'affidamento legittimo che ripone nelle assicurazioni ricevute da un'autorità o in un determinato comportamento suscettibile di fondare precise aspettative (DTF 132 II 240 consid. 3.2.2; 131 II 627 consid. 6.1; 129 I 161 consid. 4.1). Affinché in virtù di tale principio il cittadino possa pretendere di ottenere un vantaggio contrario alla regolamentazione di per sé applicabile, occorre tra l'altro che l'attitudine dell'autorità si riferisca ad una situazione concreta che lo concerne direttamente (DTF 132 II 240 consid. 3.2.2; 130 I 26 consid. 8.1) e che egli non abbia potuto rendersi immediatamente conto dell'inesattezza dell'informazione ricevuta o dell'irregolarità del comportamento a cui si appella (DTF 131 II 627 consid. 6.1; Ulrich Häfelin/Georg Müller/Felix Uhlmann, Allgemeines Verwaltungsrecht, 5a ed., Zurigo/Basilea/Ginevra 2006, n. 657). 6.2 Nel caso specifico, è incontestabile che i ricorrenti non hanno mai ricevuto assicurazioni scritte o verbali circa la possibilità di modificare la destinazione dell'abitazione senza alcuna conseguenza sui sussidi ricevuti. La conclusione pretesa dagli insorgenti non può comunque venir tratta nemmeno dall'attitudine dell'autorità, che avrebbe omesso di prevenirli. In effetti, dagli atti non risulta che essi abbiano chiesto ragguagli alla Sezione dell'agricoltura prima di sottoscrivere il contratto d'affitto né che, quand'anche fosse tenuta ad offrire consulenza spontanea, quest'ultima abbia avuto conoscenza in altro modo della questione. In particolare, non vi sono prove che nell'ambito della consulenza prestata al potenziale affittuario la menzionata autorità era stata messa al corrente degli esatti beni su cui vertevano le trattative in vista dell'affitto. Emerge invece che essa è stata informata solo con la trasmissione del contratto di affitto, avvenuta dopo la sua conclusione, il 2 aprile 2005. Siccome fino a quel momento l'istanza interessata non era a conoscenza dell'abbandono della destinazione agricola per l'abitazione, la sua attitudine non può evidentemente fondare legittime aspettative quanto alla conferma e al mantenimento dei sussidi. Il comportamento successivo, peraltro non contraddittorio, è poi irrilevante, nella misura in cui i ricorrenti erano comunque già vincolati dal contratto di affitto stipulato ed avevano già deciso di riservarsi l'uso della casa. 6.3 D'altra parte, la possibilità di cogliere l'irregolarità di un'assicurazione o di un comportamento va valutata in funzione delle capacità e delle conoscenze individuali della persona che si prevale del principio della buona fede (DTF 132 II 21 consid. 6.2.2; 129 II 361 consid. 7.2; Häfelin/Müller/Uhlmann, loc. cit.). Ora, la convenzione sottoscritta nel 1994 rendeva i ricorrenti esplicitamente attenti all'obbligo di destinazione agricola degli stabili e dei fondi sussidiati e alle relative ripercussioni in caso di disattenzione. Se a ciò si aggiunge, come ribadito ancora in questa sede dal Consiglio di Stato, la carica dirigenziale ricoperta dall'insorgente in seno all'Unione contadini ticinesi, non è fuori luogo ritenere che egli dovesse essere sufficientemente cognito delle regole legali applicabili da potersi rendere conto dell'inammissibilità del cambiamento di destinazione a prescindere da qualsivoglia attitudine delle autorità. Pure sotto questo profilo il richiamo al principio della buona fede si avvera pertanto infondato.