Citation: 2C_746/2021 E. 4.3

4.3. Di fronte a questa dettagliata analisi il ricorrente si limita a ribadire quanto già fatto valere dinanzi alla III Camera civile, ossia che come cittadino italiano residente in Italia non saprebbe quali sono le prove documentali che deve fornire; che si è sempre dichiarato disponibile a collaborare con le istanze precedenti per produrre la documentazione che le medesime avrebbero ritenuto necessario richiedere, ciò che però esse non avrebbero mai fatto, disattendendo in tal modo il principio inquisitorio limitato; che, infine, non si potrebbe pretendere che egli fornisca una "probatio diabolica", la prova cioè di redditi e/o di patrimonio inesistenti. Egli è si quindi accontentato di reiterare quanto già avanzato in sede cantonale nonché di criticare genericamente la sentenza impugnata, senza sostanziare un'applicazione manifestamente insostenibile, e quindi arbitraria, dell'art. 117 lett. a CPC da parte della Corte cantonale. Sennonché una tale argomentazione non è atta a dimostrare che l'autorità precedente si sarebbe arbitrariamente discostata dal contenuto del citato disposto, applicando il medesimo in modo del tutto insostenibile e scioccante. Per quanto concerne poi più specificatamente il diniego del gratuito patrocinio in sede di reclamo il ricorrente non ha addirittura addotto nulla. Su questo punto il gravame non adempie le esigenze di motivazione poste dall'art. 106 cpv. 2 LTF (supra consid. 3.1) e si rivela pertanto inammissibile. Lo stesso dicasi con riferimento alle norme di rango costituzionale e convenzionale (art. 29 cpv. 3 Cost., art. 10 cpv. 3 Cost./TI nonché art. 6 n. 3 lett. c CEDU) che, sempre in violazione dell'art. 106 cpv. 2 LTF, vengono soltanto menzionate nel ricorso.