Citation: 4A_439/2009 09.03.2010 E. 6

A mente dei ricorrenti, la decisione di respingere le pretese da loro avanzate in relazione ai giorni di vacanza, di riposo e festivi nonché alle ore di lavoro straordinario sarebbe il risultato di un apprezzamento delle prove arbitrario, vietato dall'art. 9 Cost. 6.1 Per giurisprudenza invalsa, l'arbitrio non si realizza già qualora la soluzione proposta con il ricorso possa apparire sostenibile o addirittura migliore rispetto a quella contestata; il Tribunale federale annulla la pronunzia criticata per violazione dell'art. 9 Cost. solo se il giudice del merito ha emanato un giudizio che appare - e ciò non solo nella sua motivazione bensì anche nell'esito - manifestamente insostenibile, in aperto contrasto con la situazione reale, gravemente lesivo di una norma o di un principio giuridico chiaro e indiscusso oppure in contraddizione urtante con il sentimento della giustizia e dell'equità (DTF 135 V 2 consid. 1.3 pag. 4). Nell'ambito dell'apprezzamento delle prove e dell'accertamento dei fatti il giudice del merito dispone di un ampio margine di apprezzamento. Secondo la giurisprudenza egli incorre nell'arbitrio se misconosce manifestamente il senso e la portata di un mezzo di prova, se omette senza valida ragione di tener conto di un elemento di prova importante, suscettibile di modificare l'esito della vertenza, oppure se ammette o nega un fatto ponendosi in aperto contrasto con gli atti di causa o interpretandoli in modo insostenibile (DTF 134 V 53 consid. 4.3 pag. 62; 129 I 8 consid. 2.1). 6.2 I ricorrenti contestano la decisione della Corte cantonale di ritenere non dimostrata l'avvenuta esecuzione di ore di lavoro straordinario né la loro segnalazione. Tre testi hanno infatti confermato in modo univoco ch'essi erano presenti nell'albergo dalle sei del mattino alle dieci di sera; la stessa opponente ha ammesso nella risposta di causa che all'inizio del giugno 2004 i ricorrenti si erano lamentati per la complessità della gestione dell'albergo e per la difficoltà di reperire personale; infine, uno dei proprietari dell'immobile, sentito quale testimone, ha dichiarato di aver saputo che uno dei motivi di lamentela dei ricorrenti era il sovraccarico di lavoro. Da ultimo, osservano i ricorrenti, l'opponente non può seriamente pretendere di non essere stata a conoscenza della situazione, visto che la gerente si recava giornalmente in albergo. Questi argomenti sono votati all'insuccesso. Dagli estratti delle testimonianze citati nei ricorsi non risulta infatti un'immagine univoca e le dichiarazioni riportate non fanno apparire manifestamente insostenibile il giudizio impugnato. In particolare, la presenza dei ricorrenti in albergo dal mattino presto alla sera tardi non invalida l'accertamento dei giudici ticinesi secondo cui essi avrebbero potuto compensare le ore supplementari con del tempo libero. E il fatto che poco prima di rescindere il contratto i ricorrenti avessero comunicato una situazione complessa e difficoltà nel reclutare personale non significa ancora ch'essi avessero notificato l'esecuzione di ore di lavoro straordinario; la conclusione dei giudici ticinesi, secondo cui i ricorrenti non hanno avvisato l'opponente dell'esecuzione delle ore di lavoro straordinario asseverate in causa, resiste pertanto alla censura di arbitrio.