Citation: 2P.169/2001 21.01.2002 E. 3

3.1 La tassazione litigiosa ha per oggetto l'utile verificatosi il 28 febbraio 1994, al momento della cessazione dell'attività lavorativa del defunto, con il passaggio del pacchetto azionario dalla sua sostanza aziendale a quella privata. Questo profitto ha dato luogo ad un'imposta annua intera ai sensi dell'art. 101 LT/1976, determinante per le tassazioni riferite, come in concreto, all'anno 1994 (art. 324 cpv. 2 LT/1994). La Corte cantonale - ritenuto non ancora prescritto il diritto di tassare - ha confermato il carattere aziendale della partecipazione azionaria, e quindi l'imponibilità del trasferimento, applicando i principi sviluppati in materia dalla dottrina e dalla giurisprudenza federale e cantonale. I ricorrenti, riprendendo gli argomenti proposti davanti alla Corte cantonale, sostengono che la sentenza impugnata sarebbe insostenibile e arbitraria, perché proteggerebbe l'operato dell'autorità di prime cure, la quale sarebbe ritornata su di una sua precedente decisione di rinuncia alla tassazione speciale. Secondo gli insorgenti, tale rinuncia sarebbe attestata da diverse circostanze. Anzitutto, l'Ufficio di tassazione avrebbe continuato a valutare le suddette azioni al valore nominale ai fini della tassazione intermedia per cessazione di attività e delle tassazioni successive, benché fosse conscio del carattere aziendale del pacchetto. Inoltre, la ripetuta iscrizione delle azioni nell'elenco titoli della dichiarazione d'imposta, l'ammontare del capitale proprio dichiarato dall'autorità fiscale ai servizi dell'AVS, come pure il notevole lasso di tempo trascorso tra la menzionata tassazione intermedia e quella litigiosa, proverebbero che l'autorità di prima istanza - pur senza emettere una "decisione specifica" - avrebbe sempre considerato che le azioni facessero parte della sostanza privata. 3.2 I ricorrenti - che non sollevano più l'eccezione di prescrizione - non formulano nessuna critica contro le motivazioni con le quali i giudici cantonali hanno stabilito che la vera natura del pacchetto azionario era aziendale. Anzi, nel gravame definiscono "errata" l'asserita decisione contraria dell'Ufficio di tassazione, il quale, a loro avviso, avrebbe sempre considerato di natura privata il pacchetto azionario detenuto dallo scomparso. Davanti al Tribunale federale i ricorrenti non pongono nemmeno in dubbio che Il passaggio delle azioni nella sostanza privata del defunto abbia fruttato un utile. La motivazione determinante della sentenza impugnata a fondamento dell'applicazione sostanziale dell'art. 101 LT/1976 rimane pertanto incontestata. La tesi ricorsuale secondo la quale l'Ufficio di tassazione avrebbe rinunciato all'imposizione dell'utile in capitale, adottando una sorta di decisione per atti concludenti, è irricevibile. I ricorrenti passano in rassegna la motivazione della Corte cantonale, che ha respinto ad una ad una le critiche analoghe proposte davanti a lei, e vi contrappongono semplicemente le loro opinioni e interpretazioni dei fatti, come se si trattasse di una procedura di appello. Essi non sostanziano la censura d'arbitrio come impone l'art. 90 cpv. 1 lett. b OG né indicano quali disposizioni del diritto cantonale sarebbero state applicate in modo arbitrario (cfr. consid. 1.2). La Camera di diritto tributario ha dedotto dall'art. 101 LT/1976 anche la facoltà di tassare gli utili in capitale prescindendo da norme procedurali specifiche, in particolare escludendo un obbligo del contribuente di presentare una dichiarazione fiscale distinta riferita al profitto in capitale e un obbligo dell'autorità di tassazione di notificare l'imposta speciale insieme con l'imposta intermedia fondata sui medesimi fatti. Sennonché, l'opinione contraria espressa nel gravame dai ricorrenti - che non menzionano neppure il suddetto articolo di legge - è, anche su questo punto, insufficiente a sostanziare l'arbitrio. Le relative doglianze sfuggono dunque a un esame di merito.