Citation: 2C_195/2013 E. 4.1

4.1. Premesso che oggetto di disamina era la questione di sapere se il ricorrente, il quale pagava già il canone di ricezione privata per la sua abitazione principale in Ticino ove vive con la propria famiglia, fosse tenuto a pagarne un secondo per l'appartamento situato a Zurigo, dove risiede per motivi professionali quattro giorni alla settimana, il Tribunale amministrativo federale ha ricordato in primo luogo che chi intende ricevere programmi radiotelevisivi deve comunicarlo all'autorità competente e pagare una tassa di ricezione, essendo tenuto ad annunciarsi chiunque tiene pronto all'uso o mette in funzione un apparecchio di ricezione radiofonico o televisivo (artt. 55 cpv. 1 vLRTV e 41 cpv. 1 e 2 vORTV, rispettivamente art. 68 cpv. 1 e 3 LRTV). Esso ha poi rammentato che i canoni di ricezione sono delle tasse di regalia le quali, essendo dovute per potere svolgere un'attività soggetta a monopolio spettante alla Confederazione, non sono la controprestazione per la ricezione di determinati programmi, ma sono dovute indipendentemente sia dal modo in cui vengono utilizzati gli apparecchi radiofonici o televisivi sia dai programmi ricevuti. Il canone va quindi pagato a prescindere dal fatto che il detentore di un apparecchio lo utilizzi o no, dato che quest'obbligo non sorge alla messa in esercizio, ma già quando l'apparecchio è pronto all'uso, quando cioè può essere messo in servizio con pochi gesti semplici. Evocati poi i termini di inizio e di fine dell'obbligo di pagamento (artt. 44 cpv. 2 vORTV e 68 cpv. 4 e 5 LRTV) e rilevato che il solo fatto di possedere un apparecchio di ricezione (artt. 41 cpv. 1 vORTV, rispettivamente 68 cpv. 1 LRTV) è di per sé sufficiente per determinare l'obbligo di pagamento, il Tribunale amministrativo federale ha aggiunto che, per circoscrivere la cerchia delle persone tenute al pagamento del canone di ricezione, si applicava tuttora la prassi sviluppata sotto l'egida della normativa previgente. Per quanto concerne la ricezione privata, un unico canone era dovuto per comunione domestica (art. 42 cpv. 1 vORTV), rispettivamente per economia domestica (art. 68 cpv. 2 LRTV), nozione che includeva la persona che aveva effettuato l'annuncio, i membri della sua famiglia che convivevano con lei e i loro ospiti e comprendeva tutti gli apparecchi di ricezione da questi ultimi utilizzati, compresi quelli presenti in una residenza secondaria, nella misura in cui quest'ultima non fosse locata a terzi o occupata più di sei mesi all'anno. Se invece la locazione o l'occupazione della residenza secondaria superava i sei mesi all'anno, allora questo posto andava considerato come un'economia domestica a sé stante, di modo che per il medesimo era dovuto un canone di ricezione distinto di quello già pagato per la residenza principale. Al riguardo il Tribunale amministrativo federale ha precisato che la citata prassi non si riferiva solo agli studenti o agli appartamenti di vacanza, bensì andava estesa al caso delle persone che, come il ricorrente, vivevano con la propria famiglia in un determinato luogo, ma che per motivi professionali risiedevano settimanalmente in un altro luogo. A suo avviso determinante ai fini dell'assoggettamento era infatti il possesso di apparecchi di ricezione pronti all'uso o messi in funzione e, con riferimento a quelli presenti nelle residenze secondarie e/o settimanali, decisivo era il fatto che dette abitazioni erano occupate per più di sei mesi all'anno, a prescindere di chi vi risiedeva effettivamente nonché dal fatto che un canone fosse già pagato per la residenza principale.