Citation: BGE 150 IV 169 E. 5.1.3

Chiunque cerchi di ottenere qualcosa fornendo delle false informazioni spera che non siano effettuati controlli, benché possibili. Ciò tuttavia non è sufficiente per riconoscere il carattere astuto dell'inganno. Se così fosse, infatti, tale elemento costitutivo del reato non permetterebbe più di circoscrivere gli inganni punibili giusta l'art. 146 CP. La previsione dell'autore in merito all'assenza di verifiche può configurare l'astuzia unicamente ove, risultando da un particolare rapporto di fiducia o poggiando su una regolamentazione o un'assicurazione chiare, non costituisca una semplice aspettativa conseguente a determinate osservazioni, bensì una certezza (DTF 116 IV 218 consid. 3b; DTF 108 Ib 296 consid. 7a; DTF 107 IV 169 consid. 2c; v. pure sentenze 6S.90/2005 del 22 luglio 2005 consid. 2.4; 6S.740/1993 dell'11 febbraio 1994 consid. 2a; 6S.39/1990 del 29 marzo 1990 consid. 3b). Secondo la giurisprudenza, tuttavia, non sussiste di regola un inganno astuto nel caso in cui una banca conceda piccoli crediti sulla sola scorta delle informazioni fornite dai richiedenti il credito, senza esigere documenti giustificativi o procedere a verifiche di sorta, nell'ottica di non ostacolare l'acquisizione di clienti. In tale costellazione, infatti, difetta un rapporto di fiducia, di modo che, in linea di principio, false informazioni, che possono essere verificate, non BGE 150 IV 169 S. 183 assurgono a inganno astuto, anche se la prassi della banca è nota al potenziale mutuatario, che pertanto presume l'assenza di qualsiasi verifica delle sue informazioni (DTF 107 IV 169 consid. 2c, recentemente ribadita dalla sentenza 6B_383/2019 dell'8 novembre 2019 consid. 6.5.4, non pubblicato in DTF 145 IV 470). Il Tribunale federale ha nondimeno rilevato che l'astuzia può essere data anche in presenza di semplici false informazioni, laddove nel settore considerato non è consuetudine procedere a delle verifiche approfondite, perché ad esempio appaiono sproporzionate e le circostanze concrete del singolo caso non suggeriscono né impongono particolari precauzioni. In tali circostanze, adottando un'interpretazione più restrittiva dell'astuzia, non sarebbe tutelata una condotta socialmente adeguata degli affari e quindi il corso ordinario delle operazioni correnti. Dev'essere possibile contenere l'onere delle verifiche entro limiti ragionevoli sotto il profilo commerciale, precisato tuttavia che il reato di truffa non protegge la vittima da tutti i rischi assunti per ottimizzare i costi connessi alla sua attività (DTF 143 IV 302 consid. 1.3.3; DTF 142 IV 153 consid. 2.2.2).