Citation: 4A_335/2022 E. 3

Giusta l'art. 699 CO uno o più azionisti, che rappresentano insieme almeno il 10 % del capitale azionario possono chiedere per scritto la convocazione dell'assemblea generale e l'iscrizione all'ordine del giorno di un oggetto (cpv. 3; DTF 142 III 16 consid. 2.3); qualora il consiglio di amministrazione non dia seguito entro un congruo termine a siffatta domanda, la convocazione sarà ordinata dal giudice ad istanza dei richiedenti (cpv. 4). Il grado di prova richiesto è quello della verosimiglianza semplice: gli istanti devono quindi rendere verosimile di avere invano chiesto al consiglio di amministrazione la predetta convocazione e di detenere almeno il 10 % del capitale azionario (sentenze 4A_558/2021 del 28 febbraio 2022 consid. 5.1; 4A_508/2020 del 25 marzo 2021 consid. 3.2; DTF 102 Ia 209 consid. 2). Il grado della prova della verosimiglianza semplice è raggiunto quando il tribunale, basandosi su elementi oggettivi, ha l'impressione che i fatti pertinenti allegati si siano prodotti con una certa probabilità, senza che possa però escludere che essi si siano svolti diversamente (DTF 144 II 65 consid. 4.2.2; 130 III 321 consid. 3.3); la dottrina parla di una probabilità del 51 % (FABIENNE HOHL, Procédure civile, vol. I, 2a ed. 2016, n. 1942). In questo ambito la prova facilitata è giustificata dal fatto che il giudice determina solo a titolo pregiudiziale e provvisoriamente la qualità di azionista di colui che richiede la convocazione dell'assemblea generale, atteso che la sua decisione non vincola né quest'ultima né il giudice chiamato a statuire su un'eventuale azione di contestazione o di nullità di una deliberazione assembleare (DTF 142 III 16 consid. 3.1; 112 II 145 consid. 2a). Siccome il giudice cantonale fruisce di un grande potere discrezionale nel campo dell'apprezzamento delle prove (e dell'accertamento dei fatti in genere), chi invoca l'arbitrio deve dimostrare che la sentenza impugnata ignora il senso e la portata di un mezzo di prova preciso, omette senza ragioni valide di tenere conto di una prova importante suscettibile di modificare l'esito della lite, oppure ammette o nega un fatto ponendosi in aperto contrasto con gli atti di causa o interpretandoli in modo insostenibile (DTF 147 IV 73 consid. 4.1.2; 146 IV 88 consid. 1.3.1; 140 III 264 consid. 2.3). Una decisione non è arbitraria per il solo motivo che un'altra soluzione sarebbe sostenibile o addirittura preferibile, ma il giudizio attaccato dev'essere, anche nel suo risultato, manifestamente insostenibile, in aperto contrasto con la situazione effettiva, fondato su una svista manifesta oppure in urto palese con il sentimento di giustizia ed equità (DTF 144 I 170 consid. 7.3; 141 III 564 consid. 4.1, con rinvii).