Citation: 6B_169/2022 E. 3.1

3.1. Il ricorrente contesta la commisurazione della pena. Riconosce che in concreto il reato più grave è quello di organizzazione criminale ai sensi dell'art. 260ter CP. Critica tuttavia il fatto che la precedente istanza abbia ritenuto molto grave la sua colpa sia dal profilo oggettivo sia da quello soggettivo, pronunciandosi in tal senso senza chinarsi sulle prove. Adduce ch'egli non avrebbe più commesso azioni riprovevoli dopo il 2010 e che, in precedenza, non sarebbe mai stato condannato per reati analoghi alla fattispecie di organizzazione criminale. Ritiene che la sua colpa sarebbe soltanto lieve e che una precedente condanna per violazione delle norme sulla circolazione stradale non potrebbe essere valutata a suo sfavore. Secondo il ricorrente, l'imputazione di partecipazione e di sostegno ad un'organizzazione criminale consisterebbe essenzialmente nella sorveglianza di una piantagione di canapa che tuttavia, visto il basso contenuto di THC, sarebbe stata perfettamente legale. Nega inoltre di avere fornito armi ad un'organizzazione criminale. Il ricorrente sostiene che la sentenza di primo grado del 31 agosto 2020 non sarebbe sufficientemente motivata, posto che il primo giudizio era stato interamente annullato dal Tribunale federale. Rimprovera inoltre alla Corte d'appello del TPF di non avere tenuto sufficientemente conto dell'importante copertura mediatica del procedimento penale, la quale avrebbe giustificato una riduzione della pena. Sostiene che la Corte d'appello del TPF non avrebbe preso in considerazione la possibilità di infliggergli una pena pecuniaria, che nel diritto penale vigente costituirebbe la sanzione principale. Critica altresì l'applicazione del principio di inasprimento della pena giusta l'art. 49 cpv. 1 CP, che a suo dire non condurrebbe in concreto a una possibile pena detentiva massima di sette anni e sei mesi, come stabilito dai precedenti giudici, bensì di sei anni e sei mesi. Ritiene pure che l'inasprimento sarebbe avvenuto a torto per lo stesso reato, considerando in modo distinto sia la partecipazione sia il sostegno ad un'organizzazione criminale. Secondo il ricorrente, la precedente istanza avrebbe infine dovuto ridurre di ulteriori due mesi la pena detentiva prendendo in considerazione una violazione del principio di celerità (anche) nella fase istruttoria.