Citation: 4A_499/2020 E. 4.2.1

4.2.1. Il ricorrente nega un valore probatorio dei documenti di cessione delle azioni recanti la sua firma (doc. A e E), affermando di averne contestato l'autenticità con la risposta (pag. 3) e la duplica (pag. 3), e ribadisce che durante il suo interrogatorio del 25 febbraio 2019 aveva dichiarato di non ricordarsi di aver firmato quei documenti e di non averli mai visti prima dell'azione di rivendicazione presentata dalla moglie. L'esistenza del presunto contratto di cessione di azioni, a suo dire verosimilmente posticcio, non sarebbe logica, poiché non avrebbe avuto senso cedere alla moglie ciò che era "già loro" in quanto coniugi. Anche il prezzo di fr. 48.-- sarebbe stato fuori mercato e pertanto improponibile. Per tacere che egli non avrebbe mai ricevuto alcuna controprestazione per quell'asserita cessione, tanto che l'opponente non si sarebbe ricordata di aver mai pagato un importo. Il Pretore - prosegue il ricorrente - avrebbe ordinato d'ufficio all'attrice di produrre gli originali, dimostrando di nutrire un dubbio fondato sull'autenticità di quei documenti. Nonostante ciò avrebbe rinunciato alla prova richiesta, ledendo gravemente il diritto di essere sentito del convenuto, trascurando l'onere della prova in capo all'attrice e favorendola così ingiustamente. Il Pretore avrebbe inoltre applicato erroneamente il diritto nell'assunzione e nell'apprezzamento della deposizione del teste avv. G.________, che è stata di fatto considerata, benché non assunta; il primo giudice avrebbe tratto da quella "non-dichiarazione" delle conclusioni azzardate e infondate, e ha supposto a torto che il ricorrente non aveva svincolato l'avv. G.________ dal segreto professionale per nascondere qualcosa. Tutti gli elementi a disposizione del Pretore (l'assenza dei documenti in originale, la sua deposizione e il rifiuto indebito di collaborazione da parte dell'attrice) - egli epiloga - dovevano insomma indurlo a decidere a sfavore dell'attrice. Così come proposto, il ricorso si esaurisce in una libera esposizione dei fatti senza il benché minimo confronto con la sentenza impugnata e non adempie le suddette esigenze di motivazione (cfr. consid. 2). Oggetto del ricorso, poi, può essere la sentenza dell'ultima istanza cantonale, non quella del Pretore (art. 75 cpv. 1 LTF). Sotto questo profilo il gravame risulta inammissibile.