Citation: 2C_1025/2021 E. 6.3.2

6.3.2. Quantunque ne dica il ricorrente, quando il Tribunale cantonale amministrativo ha emanato la propria sentenza le condanne pronunciate (in Italia) nel 2017 e nel 2015 per fatti risalenti al 2014 non erano datate e non si riferivano a reati molto lontani nel tempo. Se effettivamente, come addotto dal ricorrente, la condanna del 2017 assorbe quella del 2015, essa la aggrava. Senza poi dimenticare che trattandosi di un giudizio emesso con un rito di patteggiamento la pena viene sostanzialmente ridotta. Per quanto concerne le altre due condanne, se effettivamente quella inflitta nel 2009 è lontana nel tempo, ciò non è invece il caso della condanna svizzera, che risale al 2016. Occorre poi aggiungere che, contrariamente a quanto sostenuto dall'interessato solo una delle tre condanne italiane è stata emanata con il rito di patteggiamento, ciò che ne relativizza l'importanza. Senza poi omettere che, come ben rilevato dai giudici cantonali sebbene detto rito permette di diminuire la sanzione fino ad un terzo, esso non diminuisce però l'entità dei reati. La gravità dei quali in concreto è comprovata - come ben constatato nella sentenza impugnata - da un lato dal fatto che, malgrado la riduzione della pena accordata, la sanzione inflitta supera comunque largamente il limite di un anno fissato dalla nostra prassi per essere considerata di lunga durata e, dall'altro, dall'entità delle pene accessorie inflitte, destinate ad impedire al ricorrente di esercitare funzioni dirigenziali in Italia e quindi evitare ulteriori comportamenti dannosi per il sistema economico. Infine non va negletto che il reato di bancarotta fraudolenta del diritto italiano ha un corrispettivo nel diritto svizzero all'art. 163 CP e rappresenta un crimine. Per quanto concerne invece l'argomento secondo cui il ricorrente si sarebbe emendato, va comunque osservato che le tre ultime condanne da lui subite sono state pronunciate allorché egli era già titolare di un'autorizzazione di soggiorno nel nostro Paese, dove lavorava. Infine, va ugualmente condivisa l'opinione del Tribunale cantonale amministrativo secondo la quale la condanna subita in Svizzera nel 2016 - per avere condotto un veicolo a motore alla velocità di 149 km/h su un tratto autostradale limitato a 100 km/h e, quindi, per avere messo in pericolo non solo la sua vita ma anche quella degli altri utenti della strada - tocca un settore del nostro ordine pubblico che ha assunto negli ultimi anni maggiore importanza, come lo dimostra l'inasprimento, dal 1° gennaio 2013, delle disposizioni penali contenute nella legge federale sulla circolazione stradale del 19 dicembre 1958 (LCStr).