Citation: 2C_412/2008 29.01.2009 E. 3

3.1 Nella fattispecie, secondo gli accertamenti di principio vincolanti della Corte cantonale (cfr. art. 97 cpv. 1 e 105 cpv. 1 e 2 LTF), la madre ha lasciato il suo paese d'origine e scelto di stabilirsi in Svizzera assieme al marito e agli altri due figli nell'aprile del 2002. B.________, che all'epoca aveva sette anni, è rimasta in patria, affidata alla custodia del padre e soprattutto della nonna paterna. Soltanto dopo diversi anni madre e figlia hanno chiesto di potersi ricongiungere e di vivere assieme in Svizzera. Esse non hanno tuttavia adeguatamente comprovato che in Colombia le possibilità di assicurare l'educazione e la cura della figlia siano radicalmente mutate. In effetti, al di là che nulla è dato di sapere su un'eventuale presa a carico da parte di altri parenti, non è stato nemmeno dimostrato che le condizioni di salute della nonna non permettano più di rispondere in modo conveniente ai peraltro diminuiti bisogni di custodia della nipote. Certo, il certificato medico prodotto dinanzi alla Corte cantonale attesta che l'interessata, di cui neppure si conosce l'età, presenta un precario stato di salute con frequenti dolori osteomuscolari. In definitiva tale certificato raccomanda però semplicemente moderazione nello svolgimento delle faccende domestiche. Sotto questo profilo, il trasferimento in Svizzera non appare quindi realmente necessario. 3.2 Più in generale, va tenuto conto che la separazione durava già da oltre cinque anni quando è stata introdotta la domanda di ricongiungimento e che durante questo periodo, ad eccezione di un soggiorno di un mese in Svizzera effettuato dalla figlia tra il dicembre 2005 ed il gennaio 2006, non sono documentati periodi di vita in comune. Indipendentemente dagli asseriti frequenti contatti telefonici e dall'eventuale sostegno finanziario fornito, la relazione tra madre e figlia non può pertanto venir considerata particolarmente intensa né tantomeno preponderante rispetto ai legami intessuti dalla figlia stessa in patria. Quest'ultima ha inoltre sempre vissuto in Colombia ed aveva già compiuto tredici anni al momento dell'inoltro dell'istanza, all'incirca un anno e mezzo orsono. Ella verrebbe perciò sradicata dall'unico contesto sociale e culturale a lei familiare nell'età dell'adolescenza ed ormai a relativamente breve termine dalla conclusione della scolarità obbligatoria. È quindi prevedibile che si troverebbe confrontata a problemi d'integrazione e a difficoltà dal punto di vista scolastico e del futuro inserimento professionale, aggravate peraltro dall'ignoranza della lingua italiana. 3.3 Considerati tutti questi aspetti, i motivi che hanno condotto alla separazione non possono assumere importanza decisiva. L'assenza di ragioni sufficienti per ammettere il ricongiungimento familiare andrebbe quindi confermata anche se la separazione non fosse frutto di una libera scelta ma, come sostenuto nel gravame e dichiarato dal diretto interessato, fosse in realtà stata imposta dal rifiuto del padre all'espatrio della figlia. In effetti questo ostacolo non potrebbe comunque sovvertire la valutazione complessiva, a fronte in particolare della possibilità tuttora esistente di continuare a vivere e crescere in patria e dei problemi di adattamento che la ragazza incontrerebbe in Svizzera. D'altronde, come già rilevato dai giudici cantonali, è lecito chiedersi se la madre si sia dimostrata davvero determinata a voler allevare personalmente sua figlia. Ella non ha infatti mai segnalato alle autorità svizzere di polizia degli stranieri l'esistenza di B.________ prima della domanda di visto per il soggiorno del dicembre 2005. Inoltre, e soprattutto, dagli atti non risulta che abbia mai formalmente insistito con il padre per ottenerne il consenso né tantomeno che abbia avviato procedure giudiziarie per poter ovviare a questa situazione e ciò nonostante l'asserito crescente disinteresse del genitore nei confronti della figlia. 3.4 Nemmeno le ulteriori ragioni addotte per giustificare l'importante differimento della richiesta di ricongiungimento familiare portano infine a conclusioni differenti. In effetti l'attesa fino all'ottenimento del permesso di domicilio non può costituire un motivo plausibile in quanto la madre si è sposata con uno straniero egli stesso titolare di una tale autorizzazione di soggiorno. Sulla base dell'art. 8 CEDU ella avrebbe quindi potuto pretendere sin dal mese di giugno del 2002 di venir raggiunta dalla figlia. La ricorrente evoca inoltre il miglioramento della situazione finanziaria della famiglia. Concretamente tuttavia non illustra l'entità di questo mutamento. Considerato poi che ella ha rapidamente trovato un lavoro con cui integrare il salario del marito, già nei primi tempi dopo il trasferimento in Svizzera la situazione non poteva oggettivamente risultare a tal punto precaria da dover rinunciare ad occuparsi della figlia per mere ragioni finanziarie. 3.5 La domanda di ricongiungimento familiare appare quindi dettata innanzitutto dall'interesse ad offrire alla figlia migliori opportunità formative e professionali. Per quanto comprensibile, questa motivazione non può risultare preminente rispetto all'interesse pubblico a praticare una politica restrittiva in materia di soggiorno degli stranieri. Il diniego dell'autorizzazione postulata non viola pertanto né l'art. 17 cpv. 2 LDDS né l'art. 8 CEDU.