Citation: I 423/06 30.08.2007 E. 4

Effettivamente, la conclusione dei primi giudici, che si sono essenzialmente fondati sulla valutazione della Commissione della logopedia e in particolare su quella della prof. S.________ per confermare la decisione su opposizione dell'UAI, non convince. L'accertamento dei fatti da parte delle precedenti istanze appare infatti incompleto e, quantomeno parzialmente, contraddittorio, per i motivi che vengono esposti di seguito. 4.1 Innanzitutto si osserva che nella richiesta di intervento logopedico del 23 settembre 2004 la logopedista curante, pur dando atto di buone capacità generali e di integrazione del bambino, metteva in risalto il problema di disturbo della fluenza e accennava pure alla presenza di disturbi paralleli: respirazione alta, tensione a livello toracico, irrequietezza, alte aspettative nei propri confronti e difficoltà, seppur non meglio precisate, a livello emotivo-affettivo. In sede di opposizione, T.________ precisava quindi che la balbuzie sarebbe nel caso di specie un disturbo della comunicazione anche legato a problemi familiari - il piccolo, dall'età di cinque mesi avrebbe vissuto dapprima in istituto quindi sarebbe stato dato in affidamento; alla madre biologica sarebbe stata tolta la custodia, mentre il padre biologico non si sarebbe più fatto vedere dall'età di due anni - e psicologici e sarebbe espressione di un disagio più profondo. Il bambino manifesterebbe paura dell'abbandono, urlerebbe quando si presentano problemi riguardanti la comunicazione primaria e presenterebbe difficoltà nelle separazioni. 4.2 Nel parere 12 gennaio 2005 (peraltro non trasmesso né sottoposto all'assicurato per presa di posizione), sulle cui conclusioni si è poi fondato l'UAI nella decisione su opposizione, la Commissione della logopedia osservava da parte sua che nella richiesta del 23 settembre 2004 non erano ravvisabili problematiche rilevanti di sviluppo del bambino (che il rapporto indicava erroneamente al primo anno di scuola dell'infanzia quando in realtà si trovava già al secondo). Quanto alle ipotetiche gravi turbe psicologiche menzionate in sede di opposizione, queste non avrebbero trovato riscontro nel comportamento descritto nella richiesta del 23 settembre 2004, l'amministrazione ignorando però così di fatto le indicazioni collaterali segnalate nella stessa richiesta e le precisazioni fatte in sede di opposizione. Sempre secondo il predetto rapporto della Commissione della logopedia, sarebbe risaputo che tra i tre e i sei anni si osserverebbero dei disturbi della fluenza (vecchia balbuzie fisiologica) che evolverebbero positivamente in modo spontaneo. Inoltre, dalla richiesta iniziale di intervento non sarebbero emersi elementi anamnestici relativi allo sviluppo del linguaggio, in mancanza dei quali per il presidente della Commissione non si potevano fare deduzioni attendibili. Lo stesso doveva dirsi per le difficoltà relazionali che non sarebbero apparse nella richiesta ma sarebbero state descritte solo in sede di opposizione, lasciando così, a torto, intendere che queste circostanze non potevano essere considerate ai fini del giudizio. Richiamandosi a un colloquio telefonico avuto con la madre affidataria, che peraltro avrebbe confermato le difficoltà segnalate dalla logopedista, il presidente della Commissione osservava infine che le difficoltà della fluenza non sarebbero (state) costanti, ma maggiormente presenti in certi momenti rispetto ad altri. Il che deponeva a suo avviso per un'evoluzione spontanea positiva del disturbo. 4.3 In sede di ricorso cantonale, la logopedista (che non aveva avuto modo di prendere posizione prima sul contenuto del parere della Commissione della logopedia), oltre a completare ulteriormente l'anamnesi, evidenziava chiari problemi di comportamento. La docente della scuola dell'infanzia avrebbe in particolare riferito che il bambino risultava in alcune situazioni molto aggressivo, non reagiva più a nessun richiamo, faticava a creare un gioco con i compagni. Contraddicendo le speculazioni della Commissione, la logopedista spiegava, in maniera dettagliata, i motivi per i quali non si poteva considerare il disturbo quale semplice balbuzie fisiologica e la necessità di intervenire in modo incisivo per evitare lo sviluppo di un problema cronico grave. 4.4 Malgrado queste chiare prese di posizioni, l'UAI in seguito non si pronunciava sull'esatta natura dei disturbi evidenziati dalla logopedista. Per contro, sempre tramite il presidente della Commissione della logopedia, raccoglieva due dichiarazioni di natura generica di due esperte internazionali, summenzionate, che però, oltre a non esprimersi sul caso concreto - si osservi a tal proposito la lacunosità degli atti e in particolare l'assenza, per non parlare del mancato contraddittorio, delle domande sottoposte alle due specialiste -, risultavano effettivamente anche contraddirsi, come rilevato dal ricorrente. Mentre infatti la prof. S.________ - alla quale la logopedista, sulla base di bibliografia, rimprovera inoltre di non riconoscere i metodi moderni d'intervento precoce che ormai sarebbero ritenuti dalla maggior parte degli esperti in materia -, si esprimeva per un tempo di terapia massima settimanale di 45 minuti, l'altra esperta, D.________ quantificava in 45 minuti per seduta il tempo massimo di terapia. A ciò si aggiunge la precisazione fornita in data 4 maggio 2006 dalla docente D.________, la quale, appositamente interpellata da T.________ nelle more istruttorie, ha riconosciuto che, a dipendenza della patologia e della sua gravità, possono anche effettuarsi due o tre terapie per settimana. 4.5 Ma vi è di più. L'attendibilità, ai fini del giudizio nel caso di specie, delle suesposte dichiarazioni, ritenute dall'amministrazione e confermate dal Tribunale cantonale, appare infirmata anche alla luce di un'ulteriore considerazione. Mentre secondo la Convenzione tra il Dipartimento cantonale dell'educazione, della cultura e dello sport e l'Associazione dei Logopedisti della Svizzera Italiana (ALOSI) non sono separatamente computabili il tempo dedicato ai colloqui con i familiari, i docenti, i servizi e ogni altra istanza con la quale il logopedista conferisce né quello dedicato all'elaborazione dei rapporti richiesti (v. art. 4 cpv. 2 Convenzione), non si può escludere - visto anche il tenore della presa di posizione della prof. S.________ che sembra operare una chiara distinzione tra l'aspetto dell'accompagnamento parentale e la terapia vera e propria - che il tempo indicato (in maniera comunque non proprio convergente) dalle due esperte intendesse limitarsi al solo tempo dedicato alla terapia vera e propria con il bambino, ad esclusione delle altre attività (senz'altro non trascurabili) che la logopedista ticinese, in virtù della suddetta Convenzione, non può fatturare separatamente. Nulla lascia intendere che le due esperte fossero a conoscenza delle modalità di fatturazione valide nel Cantone Ticino. 4.6 Ora, alla luce di queste scarne e vacillanti indicazioni, mal si comprende come l'amministrazione potesse giustificare la riduzione a 30 minuti (quindi nemmeno a 45 minuti) della durata per intervento ritenendo la valutazione estremamente generosa. Le perplessità riguardo a questa conclusione appaiono anche accentuate dal fatto che, mentre la Commissione della logopedia, a sostegno della propria tesi, in data 19 ottobre 2005 osservava che nei servizi pubblici dove operano logopediste (segnatamente nel Servizio ortopedagogico itinerante cantonale [SOIC]) si applicherebbero tempi massimi di 45 minuti, la presidente dell'ALOSI, a margine di una riunione tenutasi con il direttore dell'Ufficio scuole comunali, G.________, il 25 aprile 2006, ha riferito come in quell'occasione si sarebbe "detto che quasi sempre al SOIC le terapie logopediche" sarebbero della durata di 60 minuti. E come se non bastasse, il ricorrente ha versato agli atti tutta una serie di attestazioni di operatori ed esperti svizzeri del settore (Dr. phil. Z.________ del Zentrum di W.________; lic. phil. G._________, direttrice della sezione logopedica del Kinderspital di X.________; lic. phil. I P.________, responsabile del centro di accertamento AI del Canton Berna) che mettono seriamente in dubbio le conclusioni dell'amministrazione. 4.7 Non disponendo di conseguenza questa Corte di accertamenti sufficientemente convincenti e completi per addivenire, con la necessaria cognizione di causa, a un giudizio attendibile sull'entità dei provvedimenti logopedici necessari, si giustifica di annullare il giudizio cantonale e le decisioni amministrative in lite e di rinviare gli atti all'amministrazione per complemento istruttorio e allestimento di una perizia specialistica che si pronunci, tenuto conto della situazione e delle difficoltà concrete, previo esame del bambino, rispettivamente, se del caso, previa interpellazione degli educatori, sui tempi settimanali necessari per la terapia (compreso il tempo per le attività previste dal tariffario).