Citation: 1A.187/1999 05.06.2000 E. 2

2.- Secondo il ricorrente l'esposto dei fatti contenuto nella rogatoria iniziale del 14 marzo 1996 e nel suo complemento del 26 maggio 1999 sarebbe contraddittorio e lacunoso. Le autorità italiane avrebbero in effetti accertato che tra gli importi versati da B.________ vi sarebbero rilevanti provviste provenienti da D.________: ora, poiché il Giudice B.________ sarebbe il magistrato corrotto, non si capisce come possano sussistere versamenti da parte di quest'ultimo in relazione alle "provviste provenienti da D.________". Inoltre, le operazioni effettuate sui conti "X.________" e "Y.________" nel 1991 e nel 1993 sono anteriori al versamento eseguito nel 1994 dagli eredi G.________ a favore di D.________; infine visto che tra l'accredito a favore del conto della H.________ Inc. del 1991 e quello sul conto "Y.________" nel 1993 sono trascorsi due anni, non si capirebbe quale relazione sussista tra i due bonifici. a) È manifesto e non è contestato che il complemento litigioso s'inserisce nel quadro della rogatoria iniziale del 14 marzo 1996 e di numerosi complementi, la cui ammissibilità è stata confermata dal Tribunale federale, in particolare con le già citate sentenze inedite del 16 gennaio e del 22 luglio 1997. L'autorità estera non era quindi tenuta a ribadire compiutamente i sospetti addotti in quella domanda e nei successivi atti. Né il ricorrente fa valere d'aver chiesto di poter esaminare la rogatoria iniziale e i complementi precedenti, sui quali si fonda quello litigioso, o sostiene che il MPC gli avrebbe negato, violando l'art. 80b cpv. 1 AIMP, il diritto di consultarli. Occorre rilevare inoltre che, quanto alle critiche riguardanti la causa promossa dalla società F.________ dell'ing. G.________ contro l'Istituto E.________, il Tribunale federale, statuendo il 24 marzo 1997, ha respinto una domanda di revisione di D.________. Con sentenze del 14 aprile e del 18 maggio 1998 il Tribunale federale ha poi respinto in quanto ammissibili ulteriori ricorsi di D.________ nei quali egli faceva valere la lacunosità delle rogatorie estere; ha infatti stabilito che le obiezioni sollevate, analoghe a quelle addotte nel presente ricorso, non permettevano di rifiutare l'assistenza richiesta. b) Quale fatto nuovo il ricorrente invoca la sentenza 10 giugno 1999 della Prima Sezione civile della Corte suprema di cassazione della Repubblica italiana, peraltro non allegata al ricorso, mediante la quale sarebbe stata respinta un'impugnativa presentata dall'Istituto I.________, già Istituto E.________, contro L.________, vedova G.________ ed altri. Con quel ricorso l'Istituto E.________ avrebbe tentato di ottenere la revoca della sentenza 14 luglio 1993 della Corte di Cassazione italiana, che dichiarava improcedibile il ricorso proposto dall'Istituto E.________ contro la sentenza 26 novembre 1990 della Corte d'appello di Roma, la quale acquistava così forza di cosa giudicata, permettendo agli eredi G.________ di incassare gli importi loro dovuti. In questi versamenti gli inquirenti italiani scorgono il pagamento del prezzo della corruzione, di cui si sarebbero resi colpevoli giudici della Corte d'appello di Roma favorendo la parte G.________ e, successivamente, facendo in modo che non venisse depositata, oppure fosse fatta scomparire, l'indispensabile procura per il ricorso in cassazione, sì da rendere questo irricevibile e consentire quindi che la sentenza acquistasse forza di cosa giudicata. Secondo il ricorrente la sentenza del 10 giugno 1999 avrebbe accertato l'infondatezza dell'ipotesi accusatoria (con la retribuzione postnumerando di magistrati corrotti). Non vi sarebbe quindi alcuna ragione per considerare, come ritenuto dagli inquirenti italiani, privo di causa legittima il versamento effettuato dall'Istituto E.________ agli eredi G.________. Il ricorrente adduce poi che l'invocata sentenza della Cassazione italiana non farebbe altro che confermare il giudizio 13 agosto 1996 della Corte Suprema di cassazione, IV Sezione penale, con la quale venne annullata l'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di C.________, ove l'ipotesi accusatoria sarebbe stata qualificata come "mera congettura". Premesso che l'invocata sentenza è stata emanata nell'ambito di un procedimento civile, essa non costituisce comunque un fatto nuovo. In effetti, già il Tribunale federale aveva ritenuto che la causale del versamento indicata dagli inquirenti italiani consisteva in una "semplice congettura": esso aveva tuttavia concesso l'assistenza perché l'elargizione litigiosa avrebbe potuto costituire un finanziamento illegale di un partito politico e gli elementi costitutivi di questo delitto potevano coincidere con quelli del reato di corruzione (sentenza inedita del 16 gennaio 1997 nella causa C.________, consid. 10, confermata con la sentenza 24 marzo 1997 nella causa D.________; sul requisito della doppia punibilità nell'ambito del reato di illecito finanziamento di partiti politici v. DTF 124 II 184). L'esposto dei fatti contenuto nella richiesta in esame, non lacunoso, è quindi vincolante per il Tribunale federale (DTF 118 Ib 111 consid. 5b pag. 121 seg. ). Del resto, il ricorrente non fa valere che i giudici civili avrebbero escluso la sussistenza degli episodi di corruzione oggetto dell'inchiesta penale. Per di più, trattandosi di materiale probatorio, una domanda estera diventa senza oggetto solo quando lo Stato richiedente la ritiri espressamente o il processo all'estero si sia nel frattempo concluso con giudizio definitivo: queste fattispecie manifestamente non si sono realizzate in concreto (DTF 113 Ib 157 consid. 5a in fine pag. 166; Robert Zimmermann, La coopération judiciaire internationale en matière pénale, Berna 1999, n. 168). Né il ricorrente fa valere d'aver tentato di ottenere, intervenendo presso l'autorità estera prima del termine della procedura di assistenza, il ritiro della richiesta: non v'è inoltre motivo di ritenere che lo Stato estero mantenga la domanda qualora la stessa fosse priva d'interesse. c) Quale ulteriore fatto nuovo il ricorrente invoca una decisione del 1999 mediante la quale l'UFP ha respinto la domanda di estradizione presentata dalla Procura della Repubblica di Milano nei confronti di L.________, vedova di M.________ in Lugano: l'UFP non avrebbe ritenuto adempiuto il requisito della doppia punibilità perché i pagamenti effettuati dall'interessata avvennero a favore di tre avvocati, per cui non si poteva ritenere validamente sostenuta l'ipotesi di corruzione. La conclusione di acquisire agli atti tale incarto, vista l'irrilevanza del mezzo di prova offerto, dev'essere respinta sulla base di un apprezzamento anticipato delle prove (DTF 122 II 464 consid. 4a, 122 V 157 consid. 1d, 119 Ib 492 consid. 5b/bb). La circostanza che uno degli imputati non sia estradato per fatti di corruzione non è sufficiente per rifiutare l'assistenza nell'ambito di un procedimento per corruzione nei confronti di altri imputati. Anche se le due procedure sono connesse riguardo ai fatti e alle persone inquisite, esse non si confondono e le due richieste devono essere trattate separatamente: ciò a maggior ragione quando l'assistenza concerne, come in concreto, terze persone, che non hanno partecipato alla procedura di estradizione (sentenza inedita del 10 maggio 1999 nella causa A., consid. 3c).