Citation: 5A_879/2018 E. 3.2.2

3.2.2. La ricorrente discetta sull'uso improprio che la Corte cantonale fa, parlando dei beni di C.________ presso la Banca F.________ SA, della locuzione " nella disponibilità di [lui, ndr.] ", che l'avrebbe condotta ad un accertamento insostenibile. A suo giudizio, i Giudici cantonali avrebbero fatto un uso improprio del termine " disponibilità ", rispettivamente un riferimento errato al giudizio penale del Tribunale di Parma: quest'ultimo non avrebbe inteso parlare di " proprietà " o " titolarità ", tant'è che non tutti i beni sequestrati a C.________ sono poi stati restituiti alla parte lesa. In realtà, già in questo primo passo i Giudici di appello precisano che l'unica ragione che ha portato a una riduzione dell'obbligo di restituzione in capo a C.________ è stato il dubbio sulla provenienza penalmente reprensibile di parte di quei beni, non sulla loro titolarità - considerazione che la ricorrente non critica. È difficile, ciò premesso, attestare buona fede alla ricorrente per la presente censura, comunque manifestamente infondata. E che sui conti non si siano registrati movimenti di sorta fra il dicembre 2000 e il febbraio 2005 non osta, ovviamente, al ritenere che i beni fossero nonostante la loro immobilità sotto il pieno controllo di C.________; la relativa obiezione è manifestamente pretestuosa, mentre quando la ricorrente lamenta che la convinzione dei Giudici cantonali relativa alla disponibilità di C.________ sui valori patrimoniali intestati alla fondazione " non poggia su alcuna evidenza persuadente ", ella propone una lagnanza puramente appellatoria, come sono le deduzioni che ne trae. Parimenti di valenza puramente appellatoria sono i florilegi dedicati alla pretesa contitolarità della ricorrente: accertata senza arbitrio la natura simulata dei negozi che hanno servito ad alimentare i conti della fondazione, l'appello ad oltranza della ricorrente alla propria contitolarità almeno formale diviene stucchevole.