Citation: 1B_594/2022 E. 3.2

3.2. Il Giudice presidente ha ritenuto che la probabilità che il ricorrente si sottragga al procedimento e all'eventuale esecuzione della pena (poco meno di due anni e mezzo) fuggendo in Italia è alta e concreta, richiamando in sostanza quanto stabilito nella citata sentenza 1B_417/2022. Il ricorrente, cittadino italiano, è infatti nato e cresciuto in Italia, dove ha svolto la sua formazione scolastica e professionale. In Italia, ha assolto gli studi universitari in giurisprudenza e in scienze politiche, nonché nell'ambito economico e finanziario. La Corte cantonale ha osservato ch'egli risiede in Svizzera con la moglie, anch'ella cittadina italiana, da oltre 13 anni svolgendo la professione di avvocato con un proprio studio legale. L'imputato dirige inoltre, sia pure accessoriamente, uno studio legale anche in Italia. Qualora la pena inflitta dovesse venire confermata, difficilmente egli potrà riprendere la propria attività professionale in Ticino. Inoltre il suo inserimento sociale e professionale nel suo Paese di origine è senz'altro facilitato, conoscendone egli perfettamente il sistema istituzionale e giuridico, potendovi esercitare immediatamente l'attività legale ch'egli già vi svolge, mai interrotta. La moglie potrebbe facilmente seguirlo, considerato che la sua attività lavorativa consisteva nell'aiutare il ricorrente ad amministrare un'importante società a lui riconducibile. Per di più, egli ha sempre mantenuto legami stretti con l'Italia, visto che le persone con le quali egli ha interagito a partire dal 2013 sono perlopiù cittadini italiani. L'istanza precedente ha stabilito che un'eventuale sospensione dall'albo professionale degli avvocati di Caltanisetta presuppone che quella autorità venga a conoscenza della circostanza di un'eventuale fuga dell'imputato e della sua condanna. Come in precedenza il Tribunale federale, ha ritenuto poi che, viste le sue qualifiche, il ricorrente potrebbe esercitare altre attività lavorative a titolo indipendente, per esempio quale consulente giuridico o commerciale, o quale impiegato, evitando in tal modo l'asserita "posizione di totale disoccupazione". Queste conclusioni sono avvalorate da un contratto di lavoro allegato dal ricorrente all'istanza di scarcerazione, che dimostra la sua apertura a eseguire altre attività, circostanza che conferma la possibilità ch'egli potrebbe trovare un lavoro in Italia.