Citation: 4C.22/2004 21.04.2004 E. 4

Nulla muta il fatto che l'attore abbia avanzato tale pretesa solo dopo la fine del rapporto di lavoro. Contrariamente a quanto auspicato dalla convenuta, simile comportamento non configura un abuso di diritto. Giusta l'art. 341 cpv. 1 CO, durante il rapporto di lavoro e nel mese successivo alla sua fine il lavoratore non può validamente rinunciare a crediti risultanti da disposizioni imperative quali, appunto, quelle riguardanti un salario minimo contenute nel contratto collettivo di categoria. Secondo consolidata giurisprudenza, sarebbe contrario allo spirito della legge privare il lavoratore della protezione accordatagli dall'art. 341 cpv. 1 CO per mezzo dell'art. 2 cpv. 2 CC. L'abuso di diritto viene pertanto ammesso solo in circostanze eccezionali (DTF 129 III 618 consid. 5.2). In concreto, il lavoratore è verosimilmente venuto a conoscenza del suo diritto solo dopo la fine del rapporto di lavoro, grazie ai rappresentanti sindacali. Sia come sia, il fatto di aver formulato le proprie pretese in dicembre, tre mesi dopo la fine del rapporto di lavoro, non può essere considerato abusivo, tanto più che - in ogni caso - le pretese derivanti dal contratto di lavoro si prescrivono col decorso di cinque anni (art. 128 cifra 3 CO).