Citation: 1C_169/2020 E. 2.6.2

2.6.2. I ricorrenti sostengono che l'autorità cantonale avrebbe potuto organizzare lo spoglio centralizzato delle schede adottando le misure sanitarie necessarie e limitando il numero di persone presenti, analogamente a quanto è stato messo in atto nel Cantone di Ginevra per le elezioni comunali del 15 marzo 2020 e del 5 aprile 2020 (secondo turno dell'elezione degli esecutivi comunali). Come visto, l'art. 34 cpv. 2 Cost. protegge, oltre all'espressione fedele del voto, che esige segnatamente che l'autorità incaricata dello spoglio conti in maniera regolare e corretta i suffragi espressi, anche la libera formazione della volontà. Deve quindi essere parimenti garantito il dibattito necessario al processo democratico e alla legittimità delle decisioni prese in democrazia diretta (consid. 2.2). Nella suddetta situazione di pandemia, il divieto di tenere manifestazioni pubbliche o private, limitava gravemente lo svolgimento di una campagna elettorale e la possibilità per gli elettori di parteciparvi. Ciò ha comportato una restrizione per il cittadino di formarsi liberamente una sua opinione nel modo più completo possibile. La circostanza secondo cui le operazioni di voto e di spoglio avrebbero potuto essere organizzate rispettando le raccomandazioni sanitarie delle autorità ed evitando assembramenti di persone non è quindi di per sé sufficiente né decisiva per concludere al pieno rispetto della garanzia dei diritti politici. È in effetti rilevante pure la fase della campagna elettorale. I ricorrenti richiamano le elezioni comunali ginevrine tenutesi il 15 marzo 2020. In quel caso, la campagna elettorale si è però svolta normalmente, senza particolari restrizioni direttamente legate alla crisi sanitaria (cfr. sentenza ACST/12/2020 del 1° aprile 2020 della Chambre constitutionnelle de la Cour de Justice de la République et du Canton de Genève, consid. 15). Nel Cantone Ticino, i divieti e le limitazioni ordinate dalle autorità avrebbero per contro pregiudicato la campagna elettorale durante un periodo di tre settimane precedenti le elezioni. Invero, nel Cantone di Ginevra si è nuovamente votato il 5 aprile 2020 per il secondo turno delle elezioni municipali. Si trattava tuttavia essenzialmente di completare le elezioni degli esecutivi di una parte dei Comuni in cui tutti i candidati avevano già partecipato al primo turno e potuto svolgere in quell'occasione la campagna elettorale. Pur considerando l'esistenza di motivi che avrebbero potuto giustificare un rinvio, l'autorità giudiziaria ginevrina, sulla base di una ponderazione degli interessi contrapposti, ha in tal caso ritenuto preponderanti gli interessi a favore del mantenimento della data prevista per il secondo turno (cfr. sentenza ACST/12/2020, citata, consid. 13 segg.). La fattispecie in esame è pertanto diversa dal caso evocato. In concreto, considerato il periodo che ancora rimaneva fino alla data delle elezioni, le gravi restrizioni alla libertà di riunione legate ai provvedimenti per proteggere la salute pubblica impedivano di svolgere una campagna elettorale rispettosa delle esigenze della libera formazione della volontà degli elettori e della garanzia dei diritti politici. Il rinvio delle elezioni tiene quindi conto dei provvedimenti sanitari e della possibilità di organizzare successivamente le elezioni in modo da rispettare pienamente la garanzia dei diritti politici, permettendo altresì di evitare la possibilità avanzata dai ricorrenti di una limitazione al solo voto per corrispondenza. In tali circostanze, il provvedimento del rinvio costituisce una misura idonea e necessaria alla luce della situazione sanitaria esistente. La durata del differimento appare rilevante, segnatamente ove si consideri ch'esso corrisponde a un quarto della legislatura. Tuttavia, al momento della decisione, la diffusione dei contagi da coronavirus si trovava in una fase acuta e il Cantone Ticino era il Cantone maggiormente colpito dalla pandemia (cfr. BERNARD, op. cit., pag. 63). In tale fase di propagazione dell'epidemia, si trattava di prendere misure incisive volte a rallentare la diffusione del virus. La situazione non consentiva di eseguire previsioni sicure e affidabili sull'evoluzione della malattia e quindi sulla possibilità di tenere le elezioni entro un termine ragionevolmente breve. Un rinvio delle elezioni soltanto di poche settimane o la fissazione di una nuova data certa in un periodo vicino a quello prefissato non apparivano seriamente prospettabili. Il fatto che il Consiglio di Stato abbia stabilito direttamente la nuova data delle elezioni al 18 aprile 2021 tiene conto della situazione straordinaria esistente, che imponeva di tutelare in priorità la salute pubblica, ma anche della necessità di fissare in modo affidabile una data determinata, che permettesse di organizzare adeguatamente le elezioni e di preparare nuovamente il materiale di voto. Considerate le particolarità della fattispecie, il rinvio delle elezioni per il periodo di un anno, seppur considerevole e prossimo al limite della proporzionalità, è sotto questo profilo ancora ammissibile. Tiene inoltre conto dell'art. 10 cpv. 1 LOC, che prevede di fissare la data delle elezioni durante il mese di aprile. Alla luce dell'insieme di queste circostanze, il provvedimento litigioso può essere ritenuto rispettoso del principio di proporzionalità e della garanzia dei diritti politici. Questa conclusione non muta per il fatto che il 18 ottobre 2020 si sono svolte le elezioni nel nuovo Comune di Verzasca, trattandosi di un Comune recentemente costituito a seguito di un'aggregazione, che necessitava quindi dell'elezione dei primi organi comunali.