Citation: 7B_627/2024 E. 2.2.4

2.2.4. I medici, i fisioterapisti, gli osteopati e gli ausiliari di questi professionisti hanno facoltà di non deporre in merito a segreti loro confidati in virtù della loro professione o di cui sono venuti a conoscenza nell'esercizio della medesima (art. 171 cpv. 1 CPP). Non possono tuttavia invocare il segreto professionale a nome proprio come ostacolo al dissigillamento se sono loro stessi imputati nello stesso contesto fattuale (art. 264 cpv. 1 lett. c CPP; DTF 141 IV 77 consid. 5.2; DTF 140 IV 108 consid. 6.5; sentenza 7B_554/2023 del 23 aprile 2024 consid. 4.4). Affinché i documenti medici acquisiti possano essere perquisiti e analizzati dal pubblico ministero, essi devono anzitutto essere indispensabili per lo scopo dell'inchiesta e, nell'ambito della ponderazione dei contrapposti interessi del perseguimento penale e della tutela del segreto, dev'essere considerato che provvedimenti coercitivi che ledono anche i diritti fondamentali di persone non imputate devono essere utilizzati con particolare riserbo. Trattandosi di registrazioni mediche (in particolare cartelle sanitarie con rapporti di anamnesi, di diagnosi e del decorso terapeutico), è importante tener conto ch'essi contengono regolarmente informazioni strettamente personali e molto sensibili inerenti alla sfera intima e privata di pazienti, particolarmente tutelate dall'art. 13 Cost.; per questo motivo il pubblico ministero non può essere autorizzato a esaminare liberamente tutte le informazioni confidenziali dei pazienti di un medico imputato fintantoché quest'ultimo non sia liberato dal segreto medico. Nel quadro della valutazione globale della proporzionalità dei concreti provvedimenti coercitivi dev'essere tenuto conto anche della gravità dei reati sui quali si indaga (DTF 141 IV 77 consid. 5.2; sentenza 7B_554/2023 citata consid. 4.4).