Citation: 1P.213/1999 30.03.2000 E. 5.-

La ricorrente fa pure valere una violazione della libertà di commercio e di industria garantita dall' art. 31 vCost., cui corrisponde l'art. 27 Cost., perché, con il provvedimento emanato dal Municipio e confermato in sostanza dapprima dal Consiglio di Stato e in seguito dal Tribunale amministrativo, essa non potrebbe più scegliere liberamente i suoi inquilini e dovrebbe restringere l'og- getto della locazione alla sola destinazione abitativa. Inoltre essa sarebbe tenuta e vigilare con tutti i mezzi possibili, affinché nel suo stabile non vengano svolte attività commerciali di tipo molesto quali la prostituzio- ne. a) Per costante giurisprudenza, la libertà di commercio e di industria protegge ogni attività economica privata esercitata a titolo professionale e volta al conse- guimento di un guadagno o di un reddito (DTF 125 I 322 con- sid. 3a, 335 consid. 2a, 124 I 310 consid. 3a). Ai Cantoni non è tuttavia impedito di apportare restrizioni di polizia al diritto di esercitare liberamente un'attività economica al fine di tutelare l'ordine pubblico, la salute, i buoni costumi e la buona fede nei rapporti commerciali come pure di prevedere delle limitazioni fondate su motivi di politi- ca sociale. Tali misure devono poggiare su di una base le- gale, essere giustificate da un interesse pubblico prepon- derante e limitarsi, conformemente al principio della pro- porzionalità, a quanto necessario per realizzare gli scopi d'interesse pubblico perseguiti ( René Rhinow, Wirtschafts-, Sozial- und Arbeitsverfassung, in: Die neue Bundesverfas- sung, BTJP 1999, Berna 2000, pag. 165/166). Anche le perso- ne giuridiche, di regola, beneficiano della tutela dell' art. 27 Cost. ( Étienne Grisel, Liberté du commerce et de l'industrie, Berna 1993, Vol. I n. 422 pag. 154). Contrariamente all'opinione della ricorrente, nella fattispecie non è data una grave limitazione della sua li- bertà di commercio e di industria. Il provvedimento non le impedisce infatti di utilizzare lo stabile conformemente alle licenze edilizie rilasciate, limitando l'uso alla sola destinazione abitativa. È dunque unicamente dal profilo dell'arbitrio che il Tribunale federale esamina se sono adempiute le citate condizioni per una restrizione di que- sto diritto costituzionale. Con la stessa cognizione il Tribunale valuta l'interpretazione e l'applicazione del di- ritto cantonale. È per contro con pieno potere cognitivo che questa Corte esamina se l'interpretazione e l'applica- zione non arbitraria del diritto cantonale sia conforme al- la libertà di commercio e di industria (DTF 124 I 310 con- sid. 3b, 122 I 236 consid. A, 121 I 117 consid. 3c). b) La ricorrente censura in primo luogo la mancan- za di una base legale a fondamento del provvedimento adot- tato nei suoi confronti. A torto. L'art. 32 n. 2 NAPR 1979, unitamente all'art. 43 LE, rappresentano infatti una suffi- ciente base legale per ordinare il ripristino di una situa- zione conforme al diritto e alle licenze edilizie. Quanto all'interesse pubblico si rileva che una mi- sura pianificatoria volta ad assicurare un'appropriata e parsimoniosa utilizzazione del suolo e un ordinato insedia- mento del territorio persegue uno scopo di interesse pub- blico espressamente riconosciuto dalla Costituzione (art. 75 cpv. 1 Cost. di analogo tenore all'art. 22quater vCost.). Le restrizioni si conciliano con l'art. 27 Cost. sempreché corrispondano agli imperativi della pianificazio- ne del territorio e alle finalità dell'art. 75 Cost. e non privino di qualsiasi contenuto la libertà di commercio e di industria. Si pongono per contro in contrasto con l'art. 27 Cost. nel caso in cui, dietro a un intervento pianificato- rio, si vogliano perseguire fini di natura economica o vi sia la volontà di interferire nella libera concorrenza per favorire certi rami di attività lucrativa o per dirigere l'attività economica secondo un piano prestabilito (deci- sione del Tribunale federale del 21 marzo 1997 pubblicata in Pra 86/1997 n. 101 pag. 545 consid. 3e; DTF 119 Ia 378 consid. 4b, 110 Ia 167 consid. 7b/bb, 102 Ia 104 consid. 5a). Queste considerazioni non sono contestate dalla ricor- rente, per cui dal punto di vista dell'interesse pubblico il provvedimento adottato non dà adito a critica alcuna. Né del resto si potrebbe in concreto contestare un interesse pubblico preponderante a salvaguardare la tranquillità (so- prattutto notturna) del quartiere e a preservarlo dal de- grado della qualità di vita al quale sarebbe senz'altro sottoposto con l'esercizio di un postribolo di tali dimen- sioni. Nemmeno il principio della proporzionalità risulta essere leso in concreto. Il fatto di chiedere alla ricor- rente di vigilare affinché nel suo stabile non vengano esercitate attività moleste quali la prostituzione appare una misura non certo eccessiva al fine di garantire un'uti- lizzazione conforme alle normative legali applicabili alla fattispecie e alle licenze edilizie. Stante quanto precede, la decisione impugnata non risulta lesiva della libertà di commercio e di industria. Ne segue che il ricorso deve essere respinto anche su que- sto punto.