Citation: 6B_917/2018 E. 4.4.3

4.4.3. Il riciclaggio di denaro ha per fine la sottrazione all'autorità penale del prodotto del crimine. Il comportamento incriminato consiste nell'ostacolare l'accesso dell'autorità penale al bottino del reato, rendendo più arduo stabilire un legame tra i valori patrimoniali e il crimine, e può essere realizzato da qualsiasi atto suscettibile di vanificare l'accertamento dell'origine, il ritrovamento o la confisca di valori patrimoniali di origine criminosa (DTF 145 IV 335 consid. 3.1; 136 IV 188 consid. 6.1). La delimitazione dell'atto punibile da quello non punibile viene fatta nel caso concreto, esaminando di volta in volta se il comportamento è tale da vanificare la confisca del prodotto del crimine (DTF 144 IV 172 consid. 7.2.2). Va comunque osservato che il riciclaggio di denaro non richiede operazioni finanziarie complicate: anche gli atti più semplici possono essere adeguati (DTF 128 IV 117 consid. 7a; 127 IV 20 consid. 3a con rinvii). Una delle strategie tipiche adottate per vanificare l'accertamento dell'origine, il ritrovamento o la confisca di valori patrimoniali consiste nel creare una distanza personale tra tali valori e l'autore del reato a monte. Una simile distanza può essere creata in particolare ingannando sull'identità dell'avente diritto economico dei valori patrimoniali (v. ACKERMANN/ZEHNDER, op. cit., n. 416 ad art. 305bis CP; MARK PIETH, in Basler Kommentar, Strafrecht II, 4a ed. 2019, n. 42 e 48 ad art. 305bis CP; CHRISTINE EGGER TANNER, Die strafrechtliche Erfassung der Geldwäscherei: ein Rechtsvergleich zwischen der Schweiz und der Bundesrepublik Deutschland, 1999, pag. 130). Questa posizione dottrinale può essere condivisa, nella misura in cui un'indicazione fallace dell'avente diritto economico di valori patrimoniali può dissimulare il legame tra questi e l'autore del reato a monte ed essere potenzialmente idonea a vanificare il ritrovamento e quindi la confisca dei valori patrimoniali. Non per niente l'identificazione dell'avente economicamente diritto è uno degli obblighi imposti agli intermediari finanziari dalla legge sul riciclaggio di denaro (LRD; RS 955.0) che disciplina appunto (tra l'altro) la lotta contro il riciclaggio di denaro ai sensi dell'art. 305bis CP (art. 1 e art. 4 LRD). La carente diligenza in operazioni finanziarie punita dall'art. 305ter CP, disposizione che tutela l'amministrazione della giustizia come anche l'art. 305bis CP, ha a sua volta lo scopo di raccogliere le informazioni suscettibili di facilitare le inchieste penali sull'origine dei valori patrimoniali (DTF 136 IV 127 consid. 3.1.3.2). L'identità dell'avente economicamente diritto è dunque di sicuro rilievo in materia di riciclaggio di denaro. Ciò tuttavia non significa che l'indicazione nel formulario A di un avente diritto economico dei valori patrimoniali diverso da quello reale costituisca necessariamente un atto di riciclaggio a sé stante. Di regola, infatti, essa è fornita in occasione dell'apertura di una relazione bancaria. Orbene, nella sentenza 6B_217/2013 del 28 luglio 2014 consid. 3.2, il Tribunale federale ha tutelato una decisione in cui si considerava la fase di apertura di un conto bancario assorbita dal versamento di denaro sullo stesso, essendo essa solo un passo del progetto di riciclaggio, presupposto per il successivo versamento o temporaneo transito dei valori patrimoniali di origine criminosa. Non può essere altrimenti della compilazione del formulario A con l'indicazione di un avente diritto economico diverso da quello reale, quanto meno se avviene contestualmente all'apertura di una relazione bancaria. Ci si potrebbe chiedere se, in talune costellazioni, non sia comunque ipotizzabile un atto di riciclaggio consistente già solo nell'indicazione di un avente economicamente diritto diverso da quello reale, in particolare ove tale indicazione sia fornita in seguito a una richiesta fondata sull'art. 5 LRD. La questione può in concreto restare indecisa, dal momento che, né secondo l'atto d'accusa né secondo la sentenza impugnata, l'indicazione incriminata è avvenuta nel contesto di una situazione contemplata dall'art. 5 LRD. Sia il conto ddd, sia il conto fff, ove sono confluiti i valori patrimoniali del conto ddd dopo essere transitati su un altro conto, sono intestati alla ricorrente. Nei relativi formulari A ella risulta pure esserne l'avente diritto economico. L'insorgente ha riconosciuto la propria firma apposta in calce ai formulari e disconosciuto la riconduzione economica alla sua persona dei valori patrimoniali in questione. Il TPF ha riconosciuto il carattere vanificatorio dei prelievi per cassa dal conto ddd (capi d'accusa 1.3.1.19 e 1.3.1.20), del bonifico a debito del conto ddd a favore del conto intestato alla società K.________ Ltd. a Dubai (capo d'accusa 1.3.1.21), del successivo trasferimento di denaro da quest'ultimo conto al conto fff intestato alla ricorrente presso una banca delle Bahamas (capo d'accusa 1.3.1.22), nonché di quattro ulteriori bonifici a debito del conto fff a favore di un conto intestato a D3.________ presso una banca di g.________ (capi d'accusa 1.3.1.24-1.3.1.27). In simili circostanze, l'indicazione di un avente diritto economico fittizio dei fondi nei formulari A relativi ai conti ddd e fff non può essere considerata come autonomo atto di riciclaggio, di modo che, condannando l'insorgente per titolo di riciclaggio di denaro anche in relazione ai punti 1.3.2.1 e 1.3.2.2, il TPF ha violato l'art. 305bis CP.