Citation: 5C.67/2001 04.04.2001 E. 4

4.- Gli attori adducono poi una violazione degli art. 2 CC e 18 CO per quanto concerne l'accordo intercorso fra le parti, che chiaramente stabiliva un'altezza massima. Inoltre la Corte cantonale è incorsa in una svista manifesta, indicando che il promotore immobiliare non ha trasmesso l'obbligo assunto alla Comunione degli attuali comproprietari del fondo. Secondo l'impegno assunto dal costruttore, il muro doveva manifestare un'altezza minima di 1,50 m. Gli attori ritengono che in quell'occasione si intendeva limitare anche l'altezza massima. I giudici cantonali, preso atto del chiaro testo di tale impegno, che solo prevedeva un'altezza minima di 1,50 m, hanno nondimeno esaminato le varie deposizioni testimoniali, giungendo alla conclusione che dalle stesse non si può concludere che le parti mirassero pure a stabilire un'altezza massima. Le censure al proposito sollevate con il ricorso per riforma, siccome rivolte contro l'apprezzamento delle prove, sono irricevibili (art. 55 cpv. 1 lett. c OG). D'altra parte, avendo i giudici cantonali accertato sulla base delle deposizioni agli atti, che tra le parti non è sorto alcun accordo, oltre a quello inerente all'altezza minima risultante dal predetto impegno non vi è più spazio per un'interpretazione oggettiva fondata sulla presumibile volontà delle parti secondo il principio dell'affidamento (cfr. DTF 118 II 365, 125 III 263 consid. 4a). Anche la critica riguardante una svista manifesta è ininfluente ai fini del presente giudizio per più ragioni: anzitutto perché essa non adempie i requisiti di motivazione previsti dall'art. 55 cpv. 1 lett. d OG. Inoltre i giudici cantonali hanno rilevato che, anche qualora si volesse seguire l'ipotesi secondo cui l'accordo concluso con il costruttore prevedesse un'altezza massima di 1,50 m, lo stesso non avrebbe potuto essere opposto ai condomini, che non avevano assunto questo obbligo. Questa considerazione era comunque supplementare e indipendente dall'altra secondo cui l'accordo non prevedeva un'altezza massima, di guisa che anche se si ammettesse la svista manifesta nulla cambierebbe con riferimento all'altra motivazione, che da sola basta per disattendere le domande attoree. Per altro verso, una svista manifesta esige che il giudice abbia omesso, contro la propria volontà, di prendere in considerazione un atto di causa, rispettivamente un fatto emergente dallo stesso. La svista dev'essere manifesta, ossia evidente e palese e senza altre giustificazioni possibili (Poudret, Commentaire de la loi fédérale d'organisation judiciaire, n. 5.3 ad art. 63 OG). Orbene, l'articolo del regolamento della PPP che sarebbe stato disatteso dai giudici cantonali è menzionato nella replica 20.4.98 degli attori, alla quale le controparti hanno duplicato mediante la comune e usuale affermazione "confermata la risposta, contestata la replica". Negli ulteriori atti non risulta che essi abbiano come che sia riconosciuto l'esistenza di quella norma di regolamento. In queste condizioni, evidentemente, non è possibile ammettere una svista manifesta da parte dei giudici cantonali.