Citation: 4A_539/2021 E. 7.3.4

7.3.4. Per quanto attiene alla ponderazione delle colpe delle parti giova ricordare che, in definitiva, queste sono le seguenti: per la banca l'assenza di ulteriori approfondimenti, codificati anche da regolamenti interni in materia di trasferimenti in uscita e di lotta al riciclaggio di denaro, prima di eseguire i versamenti del 24 e del 31 ottobre 2013, che per i loro contenuti (operazioni immobiliari non preannunciate, svolte in un continente - l'Asia - in cui il cliente non aveva interessi economici, né particolari legami; importi superiori di fr. 500'000.--) e tempistiche (le attività immobiliari fino all'acquisto a Ibiza nel 2013 erano state rare; e due ordini di addebito a distanza di pochi giorni erano inconsueti) presentavano delle anomalie e incongruenze; e per il ricorrente la mancata verifica, presa di coscienza e segnalazione del carattere falso - malgrado gli evidenti segnali di contraffazione - dello specchietto patrimoniale ricevuto il 23 ottobre 2013, che cronologicamente si collocava prima delle negligenze commesse dalla banca. Ora, non si misconosce che, se avesse seguito le proprie normative interne e se avesse prestato più attenzione sia al carattere inedito in cui l'operazione immobiliare - non preannunciata - doveva essere ultimata, ossia in Corea, sia allo scopo non personale della stessa, l'opponente avrebbe potuto evitare l'avverarsi del danno sorto con gli addebiti del 24 e del 31 ottobre 2013. Le negligenze del ricorrente, tuttavia, sono importanti. Egli, infatti, il 23 ottobre 2013 poteva bloccare ogni futura transazione a debito del suo conto se avesse rilevato e denunciato alla banca senza indugio il carattere alterato dello specchietto patrimoniale fasullo che dei malintenzionati gli avevano trasmesso al posto di quello a lui inviato dalla banca quello stesso giorno e mai ricevuto, indicante un suo patrimonio inferiore di oltre USD 350'000.-- e la cui falsificazione era facilmente accertabile (sopra consid. 7.2.2). Del resto ha dato prova della sua capacità di analisi il 29 novembre 2013, quando neanche dieci minuti dopo aver chiesto e ottenuto "la situazione aggiornata" ha reagito, segnalando al suo interlocutore bancario degli errori (cfr. sopra, consid. A.c). In condizioni del genere, la sentenza impugnata, in cui tutte le circostanze rilevanti sono state considerate e che ha per finire ridotto di due quinti la pretesa di risarcimento - che la banca ha posto in compensazione - per il danno occorso con le ultime due operazioni, riconoscendo quindi al ricorrente una pretesa di restituzione di complessivi USD 480'042.34 oltre interessi, non tradisce un esercizio del potere di apprezzamento del giudice tale da reputare il risultato un'iniquità scioccante. Né il ricorrente può essere seguito quando ritiene che un tale giudizio gli retroceda " il rischio dell'operazione controversa ".