Citation: 6S.390/2005 27.02.2006 E. 1

Contestata nel gravame è esclusivamente la commisurazione della pena. A mente del Ministero pubblico l'autorità cantonale avrebbe in questo ambito violato quanto prescritto all'art. 63 CP, ritenendo elementi estranei a questo disposto, considerando inadeguatamente circostanze aggravanti e dando peso eccessivo ad elementi di natura soggettiva, giungendo così ad un risultato insostenibile. Per alcuni punti inoltre vi sarebbe carenza di motivazione. Per quanto riguarda gli elementi estranei all'art. 63 CP, l'insorgente censura il fatto che la Corte di merito, con l'avallo della CCRP, abbia ritenuto importante ai fini della commisurazione della pena il fatto che l'accusato si sia ritrovato solo alla sbarra a sostenere il peso di tutti i reati commessi. Secondo la pubblica accusa l'autorità cantonale avrebbe così violato il principio dell'individualità della pena, la quale non può essere ripartita fra più correi, visto che nel diritto penale non esiste la nozione di colpa concomitante (o concolpa), come nel diritto civile, che implicherebbe la ripartizione di una pena unica fra più autori. Per quanto riguarda gli elementi che a torto non sarebbero stati presi in considerazione ai fini della commisurazione della pena, il Ministero pubblico indica in particolare il comportamento processuale prima del dibattimento, le motivazioni che hanno portato l'autore a delinquere, la reiterazione del reato, la durata degli illeciti, il concorso di reati, nonché la libertà di decisione di cui disponeva l'autore. Contestata viene inoltre la generale conclusione dell'autorità cantonale secondo cui le particolarità nell'aspetto soggettivo dei reati siano tali per cui esse vanno ritenute preminenti rispetto all'aspetto oggettivo costituito dai pur gravi reati commessi. La pena inflitta a A.________ risulterebbe di conseguenza eccessivamente mite e banalizzerebbe i reati patrimoniali.