Citation: 4A_669/2020 E. 6.4

6.4. Il ricorrente rimprovera ai giudici cantonali arbitrio nell'accertamento dei fatti per aver ammesso dei richiami a lui indirizzati dall'opponente con cui lo avrebbe avvertito di non intromettersi in questioni che esulavano dalle sue competenze. Non vi sarebbe prova di ciò e i pretesi moniti sarebbero generici e fondati su affermazioni di parte senza valore. Inoltre egli contesta che, nelle osservazioni all'appello, avrebbe ammesso tramite il suo patrocinatore la correttezza del contenuto dell'e-mail 23 ottobre 2017 (doc. C e D), e in particolare l'esistenza di un "dialogo amichevole e costruttivo" tra lui e C.________. Se mai egli ha reputato le dichiarazioni di controparte "frottole belle e buone", volendo così attribuire un significato diametralmente opposto a quello inventatosi dalla Corte cantonale. Egli avrebbe solo riprodotto il testo di una e-mail dell'ottobre 2017 a C.________ dal contenuto ripetutamente contestato, evidenziandone il carattere contraddittorio con la deposizione di quest'ultimo del 17 dicembre 2019, senza ammettere alcunché; ciò sarebbe anche desumibile dall'uso del verbo condizionale. In ogni caso, epiloga, l'esistenza di un dialogo amichevole non corrisponderebbe ai ripetuti richiami cui avrebbe alluso la Corte cantonale, di modo che essa sarebbe caduta in un accertamento arbitrario. Nelle sue osservazioni all'appello del 15 maggio 2020 (pag. 9, punto ad 6 f), per mettere in dubbio la "fedefacenza di controparte" il ricorrente ha confrontato "il dipinto a tinte fosche del signor A.________ fatto oggi da controparte con quello risultante dalla mail " del 23 ottobre 2017 di C.________ (doc. C e D). Per infirmare le affermazioni contenute nell'appello sui comportamenti negativi a lui addebitati, il ricorrente ha evidenziato proprio le sue "capacità professionali"esplicitate da quell'amministratore, il gesto di stima da lui offertogli (possibilità di una futura collaborazione) e, appunto, "un dialogo amichevole" tra lui e C.________; competenze professionali, possibilità di collaborazione e incontro amichevole, quelli indicati da quest'ultimo amministratore, che sarebbero inconciliabili con il lavoratore descritto nell'appello. In tali circostanze la Corte cantonale poteva concludere che per il ricorrente il contenuto della e-mail del 23 ottobre 2017 era corretto e che un incontro per rimediare alle "inutili e incomprensibili tensioni" (cfr. doc. C e D) c'era effettivamente stato. Le critiche del ricorrente al riguardo, appellatorie, non sono condivisibili, talché gli accertamenti dei giudici cantonali non possono dirsi manifestamente inesatti. Ammessa la veridicità del dialogo indicato nella e-mail del 23 ottobre 2017 e visto che C.________ nel suo interrogatorio aveva spiegato di aver richiamato il ricorrente ad attenersi alle sue funzioni senza immischiarsi in altre questioni ( "ciò che ha creato screzi con il personale e anche la direzione"; cfr. sua deposizione, verbale del 17 dicembre 2019, pag. 4), il Tribunale di appello poteva considerare veritiera la sua deposizione. È poi pacifico che E.________ fosse organo dell'opponente. Tuttavia, le sue dichiarazioni di aver "più volte" invitato il ricorrente a limitarsi al suo settore della contabilità e a non invadere altri settori non di sua competenza (cfr. sua deposizione, verbale del 17 dicembre 2019, pag. 2), sono per finire in linea con quanto scritto nella e-mail in narrativa e ammesso dal ricorrente, e con le dichiarazioni di C.________. Tutto ponderato, in assenza di altri riscontri discordanti, al di là delle affermazioni del ricorrente, anche sotto questo profilo il giudizio impugnato sfugge a una censura e il ricorso deve essere respinto.