Citation: 2A.327/2002 30.09.2002 E. 3

Giusta l'art. 65 PA, applicabile alle cause avviate dinanzi alle Commissioni federali di ricorso, l'autorità di ricorso può, a domanda, dopo il deposito del ricorso, dispensare dal pagare le spese processuali la parte che si trova nel bisogno e le cui conclusioni non sembrano a tutta prima dover aver esito sfavorevole (cpv. 1). Se la parte che si trova nel bisogno non è in grado di provvedere alla sua difesa, l'autorità di ricorso le può, inoltre, designare un avvocato (cpv. 2). Per prassi costante, si trova nel bisogno colui che non è in grado di far fronte ai costi giudiziari senza pregiudicare il proprio sostentamento e quello della sua famiglia. Per determinare detta situazione d'indigenza occorre considerare l'insieme della situazione finanziaria dell'istante al momento della presentazione della richiesta (DTF 127 I 202 consid. 3b con riferimenti). Il minimo vitale determinante per le esecuzioni non è decisivo. Certo, l'autorità può prendere quale punto di riferimento tale importo, ma deve tenere conto, in modo adeguato, delle particolarità del caso: segnatamente essa deve vagliare se l'interessato ha dovuto agire rapidamente e non ha pertanto avuto la possibilità di risparmiare in vista del processo. Inoltre, l'autorità non deve tenere in considerazione solo l'importo domandato a titolo di anticipo, ma anche le altre spese legate alla procedura, così come il fatto che, se l'assistenza giudiziaria è rifiutata, spetta al ricorrente retribuire il proprio legale (DTF 124 I 1 consid. 2a; 108 Ia 108 consid. 5b; 106 Ia 82 consid. 3). Essa non deve quindi limitare in modo formalista i mezzi di prova forniti e accettare solo documenti ufficiali. Ciò non toglie che incombe innanzitutto al richiedente indicare in modo completo e, nella misura del possibile, giustificare i suoi redditi e la sua situazione patrimoniale (DTF 125 IV 161 consid. 4a; 120 Ia 179 consid. 3a con rinvio).