Citation: 9C_238/2022 E. 5.2

5.2. L'insorgente non merita tutela nelle sue censure. Nel gravame egli si limita per lo più a mettere in rilievo le opinioni dei medici curanti (sull'opinione prudente delle indicazioni dei medici curanti a causa dei particolari legami che hanno con il paziente, cfr. sentenza 9C_662/2021 del 2 agosto 2022 consid. 5.2.1 con riferimenti), già compiutamente vagliate dall'autorità giudiziaria precedente, senza contestarne specificatamente le conclusioni, ovvero senza indicare per quale motivo quanto operato dal Tribunale cantonale sia manifestamente inesatto o incompleto. Le censure del ricorrente si esauriscono per lo più in affermazioni del tutto soggettive, ovvero in modo integralmente personale, o addirittura con affermazioni generiche e senza substrato medico quali "anche per un profano e alla luce dell'esperienza generale della vita" (memoriale di ricorso, pag. 16) emergerebbe con chiarezza la sua impossibilità di svolgere un'attività al 100%. A nulla supporta l'interpretazione, rispettivamente l'estrapolazione dal contesto della perizia pluridisiciplinare, delle singole affermazioni dei medici curanti circa la pretesa certificazione di un peggioramento dello stato valetudinario, come pure di una diversa ripercussione sulla capacità lavorativa, facendo del tutto astrazione dall'analisi già operata a tal proposito dal Tribunale cantonale. Non sorregge in particolare in tale contesto il ricorrente riferirsi in maniera preponderante a quanto evidenziato dal rapporto SIL del 29 ottobre 2021, censurando tra l'altro pure che gli incaricati a eseguirlo non avrebbero nemmeno avuto a disposizione la documentazione medica, rispettivamente che egli avrebbe potuto eseguire lo stage solo nella misura del 50% a causa delle limitazioni mediche. Quanto affermato dal ricorrente - oltre a essere espresso in termini apodittici e senza il supporto di prove, segnatamente di natura medica (si pensi alla partecipazione solo nella misura del 50%) - è in contrasto con la natura medesima della misura messa in atto. In effetti, come già evidenziato dal Tribunale cantonale - che merita di essere seguito - a conferma di quanto precisato dal consulente in integrazione AI in data 28 dicembre 2021, l'accertamento dell'orientamento professionale previsto all'art. 15 LAI è da differenziare dalla riformazione professionale prevista all'art. 17 LAI. In particolare, l'obiettivo dei due provvedimenti professionali è diverso in quanto con l'orientamento professionale dell'art. 15 LAI si vogliono individuare particolari attività confacenti in cui si possano mettere in atto misure per aiutare l'assicurato a ricollocarsi. L'orientamento professionale include consigli sulla carriera e serve a individuare le capacità che permettono di essere la base per la scelta di un'attività professionale. Per tale motivo, contrariamente a quanto accade nel contesto dell'art. 17 LAI (non discusso nel caso in esame, visto il grado d'invalidità dello 0% riscontrato; sul tema dei presupposti per l'applicazione dell'art. 17 LAI, segnatamente la presenza di una percentuale minima del 20% di perdita di guadagno, cfr. sentenza 9C_623/2020 dell'8 marzo 2021 consid. 2 con riferimenti), non è necessaria la conoscenza dell'incarto medico, come pure non è di rilevo in quale misura il ricorrente abbia svolto tale orientamento. Si rileva altresì che, secondo l'art. 15 LAI, il diritto a un orientamento professionale è dato a una persona assicurata la cui invalidità - intesa quale impedimento di scegliere un'occupazione o di svolgere l'attività precedentemente eseguita a causa di problemi di salute - rende difficile la scelta della professione, rispettivamente il proseguimento dell'occupazione precedente. L'orientamento professionale deve pertanto guidare la persona assicurata verso l'attività in cui avrà le migliori possibilità di successo, tenendo conto delle sue attitudini e capacità. Le misure che possono essere prese in considerazione includono, in particolare, colloqui di orientamento professionale, test attitudinali o periodi di osservazione sul posto di lavoro o al di fuori di esso (cfr. sentenza 9C_534/2010 del 10 febbraio 2011 consid. 3.2 con riferimenti). Il ricorrente non può pertanto essere seguito quando, dopo un'analisi prettamente personale di tale rapporto, giunge alla conclusione che numerosi elementi dello stesso sarebbero in contraddizione con le conclusioni teoriche della perizia pluridisciplinare, in particolare relativamente alla capacità lavorativa residua, rispettivamente alla sua resa massima. Come già evidenziato in precedenza, le conclusioni degli specialisti del SAM, avallate dal SMR, hanno pieno valore probatorio e quanto evidenziato in tale rapporto, nell'ottica dell'orientamento di cui all'art. 15 LAI, non è idoneo a metterne in discussione il valore probatorio (cfr. pure DTF 134 V 231 consid. 5.1 con riferimenti).