Citation: 8C_82/2009 19.10.2009 E. 8

8.1 Alla luce della documentazione medica summenzionata questa Corte non può confermare il raggiungimento dello status quo sine a partire dal 26 novembre 2007. Malgrado le completazioni apportate in sede cantonale dal prof. E.________ la perizia del Centro ospedaliero universitario Y.________ non convince pienamente, non risultando del tutto completa né sufficientemente motivata. Senza procedere ad accertamenti specialistici supplementari l'estinzione del nesso di causalità naturale non può pertanto essere considerata provata con il grado della verosimiglianza preponderante valido nelle assicurazioni sociali. Al riguardo va in primo luogo rilevato che a comprova di un peggioramento dello stato di salute non soltanto passeggero, bensì durevole e definitivo, malgrado il consolidamento della frattura, vi sono in concreto, come preteso dalla giurisprudenza, segni radiologici chiari, consistenti nel comprovato e non contestato aumento dei sindesmofiti su tutta la colonna, intervenuto dopo l'incidente. In precedenza la malattia risultava invece stabilizzata, ben compensata e non comportava limitazioni di sorta nell'attività lucrativa né particolari dolori invalidanti. Considerata la situazione di salute esistente prima dell'incidente, così come le modalità di evoluzione della malattia, neppure l'affermazione secondo cui lo stato di salute sarebbe progredito più o meno allo stesso modo a causa dell'età, anche senza l'infortunio, si appalesa convincente. Da alcuni certificati del dott. O.________ emerge infatti che non è escluso che con il passare degli anni lo stato infiammatorio si riduca rispettivamente che la malattia evolve sull'arco di decenni, non in tempi brevi, come invece è avvenuto dopo l'infortunio. Tali dichiarazioni trovano del resto riscontro nella letteratura medica in materia, secondo cui le previsioni per ciò che riguarda le attività della vita quotidiana sono molto buone per la maggior parte dei pazienti. Inoltre, il maggior numero di alterazioni si verifica nel corso dei primi 10 anni della malattia (cfr. http://www.spa-therapy.info). In media il decorso clinico è graduale: il dolore diminuisce man mano che la colonna si irrigidisce. Dopo 25 anni, il 50% dei pazienti può ancora effettuare lo stesso lavoro. Raramente l'evoluzione è rapida con grave compromissione delle condizioni generali. La malattia può arrestarsi in qualunque fase del suo decorso, talvolta prima di arrivare ad interessare la porzione superiore del rachide: dopo un certo numero di anni, comunque, l'evolutività della malattia si arresta, contemporaneamente alla scomparsa della sintomatologia dolorosa (http://www.domenicogullotta.com/articoli/reuma/spondilite.htm). Precedentemente all'infortunio l'evoluzione descritta si è verificata anche nel caso di G.________; dall'incarto AI - l'interessato è beneficiario di una mezza rendita AI dal 1° gennaio 2006 - si evince infatti che la fase più problematica si è manifestata all'inizio, a partire dal 1982 fino al 1995, mentre in seguito la malattia era ben compensata e l'assicurato non soffriva di dolori se non il mattino in misura minima. Alla luce di questi dati e meglio di un'evoluzione generalmente lenta con tendenza al rallentamento e addirittura all'arresto della malattia, così come della situazione di salute concreta dell'assicurato prima dell'incidente, nulla poteva far presagire che, senza l'infortunio, l'assicurato avrebbe prima o poi dovuto ridurre l'attività al 50% a causa di un netto e repentino peggioramento dello stato di salute. In simili circostanze poco convincente appare l'affermazione resa dal perito secondo cui era stato raggiunto lo stato che, prima o poi, secondo l'evoluzione ordinaria, sarebbe intervenuto anche senza l'infortunio. Neppure l'affermazione, infine, secondo cui solo la malattia sarebbe responsabile dell'aumento dei sindesmofiti, in quanto essi sono comparsi su tutta la colonna e non solo sul tratto cervicale, colpito dall'incidente, è convincente e motivata. In effetti, ritenuto che la malattia riguarda tutta la colonna vertebrale nel suo insieme, risulta difficile ritenere che un trauma al rachide possa limitarsi a provocare danni solo alla parte interessata, senza esplicare conseguenze sui tratti malati ad essa correlati. Del resto anche la Corte cantonale, a sostegno dell'affidabilità della perizia, ha unicamente dichiarato che la presa di posizione del dott. O.________ sarebbe, per il suo ruolo di medico curante, di parte. Quest'ultimo tuttavia non si è limitato ad attestare l'origine infortunistica dei disturbi, come spesso accade in questi casi, bensì ha preso ripetutamente posizione sulla fattispecie, in modo chiaro, approfondito e motivato, spiegando esaustivamente la patologia e l'interazione con l'infortunio. Il fatto poi che egli sia stato medico curante dal 1987 fino al 2005 (anno del suo pensionamento) non può che essere considerato un vantaggio per la risoluzione del caso, in quanto egli conosce nei minimi dettagli l'evoluzione della malattia di Bechterew. Al riguardo il Tribunale federale delle assicurazioni ha ripetutamente dichiarato che la questione in esame, in cui vi è interazione tra malattia di Bechterew e infortunio, è particolarmente delicata (sentenze U 37/99 del 28 febbraio 2001, consid. 3G, e U 133/95 del 30 ottobre 1995, consid. 4c). 8.2 Alla luce di quanto sopra esposto non risulta pertanto sufficientemente provato che il nesso di causalità naturale tra i disturbi di cui soffre l'assicurato e l'infortunio si è estinto, per raggiungimento dello status quo sine, al momento del consolidamento della frattura C5-C6. È vero che esiste una perizia universitaria che dichiara raggiunto tale stato. In particolare alla luce delle affermazioni del dott. O.________ sussistono tuttavia seri dubbi circa l'affidabilità del referto in merito a questo punto, dal momento che i disturbi ancora lamentati dall'insorgente non si ripercuotono su tutta la colonna vertebrale, che la patologia preesistente (morbo di Bechterew) non aveva determinato una incapacità lavorativa prima dell'infortunio e che sulla base delle conoscenze mediche disponibili detta malattia normalmente non tende ad aggravarsi in modo consistente anni dopo la sua insorgenza, bensì a stabilizzarsi. Visto che il raggiungimento dello status quo sine deve essere dimostrato secondo il criterio della verosimiglianza preponderante e che, nel caso concreto, l'assicuratore infortuni non è stato in grado di fornire detta prova (v. consid. 3.2), la vertenza dev'essere risolta alla luce di ulteriori accertamenti specialistici, e meglio tramite l'erezione di una perizia specialistica supplementare da parte della Corte cantonale.