Citation: 5A_29/2023 E. 3.1.2

3.1.2. La ricorrente lamenta che tale conclusione sarebbe frutto di un accertamento inesatto dei fatti e di una violazione del principio dell'equo processo sancito dall'art. 10 Cost./TI. Al di là del fatto che non spende una riga per spiegare quale aspetto di tale garanzia, e per quali ragioni, sarebbe violato in concreto, ella si limita a riproporre le generiche affermazioni già addotte dinanzi alla precedente istanza (in sintesi: gli oggetti in questione si sarebbero trovati nella casa coniugale di Y.________ dal 2005 e sarebbero poi stati trasferiti in quella di X.________ nel 2015 dal marito stesso; altri sarebbero beni della sua famiglia; essendo trascorsi oltre 10 anni dal loro acquisto, l'obbligo di conservare i giustificativi sarebbe ormai decaduto; il marito ne avrebbe riconosciuto l'appartenenza alla moglie e le avrebbe più volte chiesto di andare a ritirarli già in sede di procedura a tutela dell'unione coniugale). Così facendo, tuttavia, oppone alla sentenza impugnata la propria lettura dei fatti in maniera del tutto appellatoria e senza confrontarsi con l'argomentazione dei Giudici cantonali secondo cui la proprietà dei beni non sarebbe stata dimostrata e non spetterebbe a loro indagare d'ufficio su questo punto. La censura si rivela quindi inammissibile.