Citation: 5C.93/2004 07.10.2004 E. 2.3

Giusta l'art. 55 cpv. 1 lett. c secondo periodo OG, l'atto di ricorso non deve criticare accertamenti di fatto, né proporre eccezioni, contestazioni e mezzi di prova nuovi, né prevalersi della violazione del diritto cantonale. Nella giurisdizione per riforma il Tribunale federale pone a fondamento della sua sentenza i fatti così come sono stati accertati dall'ultima autorità cantonale, salvo che siano state violate disposizioni federali in materia di prove e riservate la rettificazione d'ufficio degli accertamenti dovuti manifestamente a una svista (art. 63 cpv. 2 OG) o la necessità di un loro completamento in seguito alla mancata considerazione, da parte della Corte cantonale, di fatti pertinenti, regolarmente allegati (art. 64 OG; DTF 127 III 248 consid. 2c pag. 252 con rinvii). A prescindere da queste eccezioni, che il ricorrente deve espressamente invocare (DTF 115 II 399 consid. 2a), non possono essere formulate censure contro gli accertamenti di fatto: una critica dell'apprezzamento delle prove effettuato dall'autorità cantonale è improponibile nell'ambito del ricorso per riforma (DTF 125 III 78 consid. 3a con rinvii). Contrariamente a quanto affermato nel ricorso nemmeno l'art. 42 cpv. 2 CO permette al Tribunale federale di rivedere l'apprezzamento delle prove effettuato dalla Corte cantonale (DTF 128 III 271 consid. 2b/bb pag. 277). In concreto, fra i numerosi motivi adotti nella sentenza impugnata vi è pure quello secondo cui, considerato il valore di stima del fondo di fr. 5'260'000.--, la conoscenza della cessione delle cartelle ipotecarie non avrebbe impedito ad una persona realmente interessata ad acquistare l'immobile di rilanciare l'offerta almeno fino all'importo di 4 milioni. I Giudici cantonali indicano che l'altro oblatore aveva sì testimoniato di essere disposto ad offrire quest'ultimo importo, ma che in realtà egli aveva rilanciato solo fino a fr. 3'055'000.--. In verità, sempre secondo la Corte cantonale, non si è giunti ad un'offerta di 4 milioni per altre ragioni, non imputabili al convenuto e legate alla complessità dei problemi giuridici che avrebbero dovuto essere risolti e i cui dettagli risultano dalla deposizione di un altro teste. Ora, con tale motivazione la Corte cantonale ha negato la causalità naturale fra l'agire del convenuto e il preteso danno. La causalità naturale è però una questione di fatto che non può essere rivista nella giurisdizione per riforma (DTF 128 III 22 consid. 2d, con rinvii). Poiché l'attrice non ha interposto un ricorso di diritto pubblico per contestare tale questione di fatto, non occorre esaminare le rimanenti censure. Infatti, anche qualora esse dovessero rivelarsi fondate, il ricorso per riforma, facendo difetto il nesso di causalità fra l'agire del convenuto e il preteso pregiudizio, non potrebbe essere accolto con riferimento alla pretesa di risarcimento danni.