Citation: 6B_1150/2013 E. 3.2

3.2. Giusta l'art. 11 cpv. 2 CP, commette un crimine o un delitto per omissione contraria a un obbligo di agire chiunque non impedisce l'esposizione a pericolo o la lesione di un bene giuridico protetto dalla legislazione penale benché vi sia tenuto in ragione del suo status giuridico, in particolare in virtù: della legge (lett. a), di un contratto (lett. b), di una comunità di rischi liberamente accettata (lett. c), o della creazione di un rischio (lett. d). Non ogni obbligo giuridico di agire basta tuttavia a fondare una posizione di garante. Occorre infatti che l'autore si sia trovato in una situazione che lo obbligava a proteggere un bene determinato contro dei pericoli indeterminati o a impedire la realizzazione di rischi conosciuti ai quali erano esposti dei beni indeterminati, al punto che la sua omissione può essere assimilata al fatto di causare il risultato mediante un comportamento attivo (DTF 136 IV 188 consid. 6.2; 134 IV 255 consid. 4.2.1). Un contratto può essere all'origine di una posizione di garante secondo l'art. 11 cpv. 2 lett. b CP, quando il dovere di proteggere il bene giuridico o di sorvegliare una determinata fonte di pericolo costituisce l'obiettivo esclusivo o principale del compito che l'autore aveva assunto secondo il contratto. Quando l'obbligo violato è soltanto accessorio, occorre chiedersi se, come nel caso del segreto professionale del medico o dell'avvocato, esso ha una portata propria. Le obbligazioni accessorie, quali gli obblighi di diligenza, di informazione o di rendere conto, o derivanti dal principio della buona fede (art. 2 CC), possono fondare una posizione di garante unicamente se esiste tra le parti una relazione particolarmente stretta, di lunga durata o basata su una fiducia accresciuta (cfr. sentenza 6B_844/2011 del 18 giugno 2012 consid. 3.2.3, in: SJ 2013 I pag. 114 segg. e riferimenti).