Citation: 1C_555/2023 E. 2.4.3

2.4.3. Con questo generico accenno, i giudici cantonali hanno tuttavia disatteso che la licenza edilizia del 18 dicembre 2012 riferita alla casa C per la realizzazione di un'abitazione a destinazione secondaria non si è mai effettivamente concretizzata e che non si è in presenza di una costruzione equiparata ad un'abitazione realizzata secondo il diritto anteriore (art. 10 LASec; cfr. JEAN-BAPTISTE ZUFFEREY, Droit public de la construction, 2024, pag. 423 segg.). La casa C non appartiene dunque a quelle costruzioni che sono state realizzate prima dell'11 marzo 2012 nel rispetto delle disposizioni in vigore o la cui realizzazione risultava autorizzata in tale data con decisione passata in giudicato, che possono essere rinnovate, trasformate e ricostruite nei limiti della SUP preesistente, nonché ampliate moderatamente e, fatte salve le limitazioni d'uso esistenti o future del diritto cantonale o comunale, utilizzate liberamente, incluso il cambiamento di destinazione da abitazione primaria a secondaria e viceversa (art. 11 cpv. 1 a 4 LASec; cfr. ARON PFAMMATTER, in: Stephan Wolf/Aron Pfammatter (ed.), Zweitwohnungsgesetz (ZWG) - unter Einbezug der Zweitwohnungsverordung (ZWV), 2a ed., 2021, pag. 150 seg.). Ciò che nemmeno il proprietario pretende. La Corte cantonale, nella decisione 6 aprile 2018, richiamando per analogia la giurisprudenza del Tribunale federale (DTF 140 II 378 con rinvii), aveva d'altro canto rettamente concluso che il permesso rilasciato il 18 dicembre 2012 consentiva di mantenere la destinazione d'uso quale residenza secondaria, solo fintanto che lo stesso fosse stato attuato scrupolosamente, in particolare sotto il profilo dell'ubicazione, della volumetria e della superficie degli edifici realizzati. L'ampliamento della SUP della casa C, esaminato conformemente alla giurisprudenza del Tribunale federale e alla luce delle disposizioni transitorie dell'art. 197 cifra 9 cpv. 2 Cost., sarebbe stato infatti del tutto inammissibile in ossequio all'art. 75b Cost., ciò che avrebbe reso nulla la relativa licenza edilizia (DTF 140 II 378 consid. 4.2). Sotto l'egida dell'OASec 2012 nessun aumento della superficie abitabile delle residenze secondarie esistenti era invero autorizzabile (DTF 140 II 378 consid. 5.3; sentenza 1C_65/2014 del 6 ottobre 2014 consid. 5; DAVID EQUEY, Résidences secondaires: de l'initiative "Weber" à la législation et à la réglementation d'application, in: Jusletter 8 febbraio 2016, n. 101 e 114). A maggior ragione, non lo era quello, come in concreto, di una residenza secondaria autorizzata dopo l'11 marzo 2012. Giova sottolineare al proposito che nulla può essere dedotto neppure dalla tutela delle situazioni acquisite. Di massima, non è infatti possibile invocare tale principio, che la giurisprudenza ha sviluppato dalla garanzia della proprietà (art. 26 Cost.) e dal principio della non retroattività delle leggi, per un uso (residenza secondaria) da tempo cessato (cfr. sentenza 1C_536/2017 del 1° dicembre 2017 consid. 5.2) e dunque per un'opera, come quella concretamente realizzata, che neppure è mai stata utilizzata quale residenza secondaria. La Corte cantonale ha inoltre accertato, in maniera vincolante per il Tribunale federale (art. 105 cpv. 1 LTF), che in fase esecutiva la licenza edilizia conferita il 18 dicembre 2012, che autorizzava l'edificazione della casa C a destinazione secondaria, non è stata rispettata. In sostanza, il progetto approvato inizialmente è stato abbandonato, quantomeno per atti concludenti, in modo definitivo a favore di un ampliamento della SUP, il quale non poteva essere autorizzato se non quale residenza primaria. Ciò che è poi avvenuto attraverso il rilascio della licenza edilizia in sanatoria del 21 dicembre 2015, confermata dalla Corte cantonale con giudizio del 6 aprile 2018, che il proprietario non ha impugnato, riflettendo così la sua definitiva scelta. Questa situazione è poi perdurata almeno sino al 3 maggio 2019, data nella quale il proprietario ha presentato una domanda di costruzione volta al cambiamento di destinazione d'uso da primaria a secondaria, a seguito della riduzione della SUP della casa C che, alla luce delle modifiche legislative nel frattempo intervenute, come pure delle rilevanti modifiche apportate al progetto iniziale, tra cui in particolare la modifica della volumetria dell'edificio, costituisce a tutti gli effetti una nuova domanda di costruzione, che andava analizzata in funzione della destinazione primaria già autorizzata e del diritto nel frattempo entrato in vigore, con particolare riferimento agli art. 7 segg. LASec (ADELIO SCOLARI, Commentario [LALPT, LE e LAC], 1996, n. 894; sentenza 1C_548/2017 del 3 aprile 2018 consid. 3.8). Ciò che la Corte cantonale, come d'altro canto il Consiglio di Stato e il Municipio, partendo dall'errato assunto che la licenza edilizia del 18 dicembre 2012 potesse essere " ripristinata ", non ha del tutto esaminato. In simili circostanze, omettendo di applicare le citate normative, le autorità cantonali e quella comunale le hanno quindi manifestamente disattese, violando il diritto federale. Il ricorso si rivela pertanto fondato su questo punto. Non occorre quindi vagliare le ulteriori censure sollevate dal ricorrente, in particolare quelle concernenti il conteggio della SUP. Il loro esame in questa sede sarebbe del resto prematuro, ove si consideri che l'istante in licenza potrebbe adottare un diverso progetto o eventuali modifiche nel prosieguo della procedura.