Citation: 6P.22/2003 02.05.2003 E. 1

4.2 Il ricorrente sostiene però che tale soluzione non avrebbe alcun senso, dato che l'accusato non potrebbe seriamente quantificare la propria richiesta di indennità ancor prima di sapere se e in quale misura sarà prosciolto dai reati imputatigli; parimenti, l'amministrazione - alla quale, come visto, deve essere previamente data possibilità di esprimersi (art. 101 cpv. 2 DPA) - non potrebbe pronunciarsi sul diritto all'indennità e sul suo ammontare senza nemmeno sapere se l'accusato risulti o meno colpevole. Egli ritiene che, diversamente dalla soluzione scelta nella sentenza impugnata fondata sull'art. 101 DPA, la procedura di risarcimento degli art. 317 e segg. CPP/TI, nella misura in cui concede un anno di tempo alle parti per adire la CRP a procedimento penale terminato, garantisce a tutti gli interessati (imputato, amministrazione) la possibilità di esprimersi con piena cognizione di causa su un eventuale diritto all'indennità e sul suo ammontare. Queste censure, pur se comprensibili, risultano infondate. L'art. 11 dell'Ordinanza sulle tasse e spese nella procedura penale amministrativa (RS 313.32) prevede che l'imputato che chiede un'indennità giusta gli art. 99 o 101 DPA deve presentare all'autorità incaricata di stabilirla una distinta particolareggiata, in doppia copia se si tratta di un procedimento giudiziario, menzionando in particolare le spese del difensore, i disborsi e le altre spese e la perdita di guadagno (art. 11 cpv. 2 lett. a, b e c). Ciò significa che il legislatore federale non pretende - contrariamente all'opinione espressa dal ricorrente - che l'imputato formuli nel dettaglio la propria richiesta di indennità già nel corso del procedimento giudiziario; basta che nel dibattimento egli si riservi la possibilità di chiederla qualora fosse prosciolto dalle accuse. Ricevuta la distinta, il tribunale giudicante potrà quindi notificarla all'amministrazione per le necessarie osservazioni (art. 101 cpv. 2 DPA) e statuire in un secondo tempo sull'indennità. Ora, se dagli atti emerge che il ricorrente ha effettivamente chiesto durante il dibattimento il versamento di un'indennità ai sensi dell'art. 99 DPA in caso di suo proscioglimento (v. verbale del dibattimento in atti, pag. 4 in alto), non risulta però che, a procedimento concluso, egli abbia notificato alla Corte delle assise correzionali la distinta della sua richiesta di indennizzo come prescritto dall'art. 11 della menzionata ordinanza. Egli ha invece (erroneamente) adito la CRP sulla base dell'apposita procedura cantonale. 4.3 Invocando gli art. 80 e 82 DPA l'insorgente sostiene che la sua richiesta d'indennità andava giudicata secondo le regole previste dalla legislazione cantonale, e precisamente dagli art. 317 e segg. CPP/TI. A torto. L'art. 82 DPA riserva infatti l'applicazione delle norme di diritto cantonale nella procedura davanti ai tribunali cantonali unicamente nella misura in cui gli art. 73 a 81 DPA non prevedono altrimenti. Ora, come esposto in precedenza (v. consid. 4.1 supra), la procedura per le domande di indennizzo in seguito a proscioglimento nel procedimento giudiziario è già definita dai combinati disposti di cui agli art. 79 cpv. 1 e 101 DPA, che indicano chiaramente quale è l'autorità competente a decidere in materia. A giusta ragione la CRP ha dunque concluso per l'inapplicabilità degli art. 317 e segg. CPP/TI, ed ha escluso che essa potesse dichiararsi competente a statuire in merito alle richieste del ricorrente sulla base di queste norme (v. sentenza impugnata, pag. 6, in fondo). Quanto all'art. 80 cpv. 1 DPA, esso prevede semplicemente l'ammissibilità dei rimedi giuridici del diritto cantonale, ossia, nel caso specifico, la possibilità di impugnare il giudizio di merito emesso dalla Corte delle assise davanti alla Corte di cassazione e di revisione penale del Cantone Ticino. 4.4 Infine, nemmeno il riferimento alla sentenza DTF 106 IV 405 può giovare alle tesi del ricorrente. In quella decisione il Tribunale federale non aveva messo in dubbio la facoltà per il tribunale cantonale di merito (in quel caso il Gerichtspräsident VIII di Berna) di statuire anche sull'indennità chiesta dall'accusato, rilevando tuttavia che conformemente all'art. 101 cpv. 2 DPA simile decisione non poteva essere presa senza aver dato preventivamente la possibilità all'amministrazione in causa di esprimersi sia sul principio, sia sull'ammontare dell'indennità richiesta (DTF 106 IV 405 consid. 6, pag. 412).