Citation: 6P.93/2001 10.01.2002 E. 1

d) Nella fattispecie - premesso che nella misura in cui il ricorrente sottopone un'interpretazione diversa dei fatti accertati in sede cantonale e nega in particolare di essersi accanito sulla vittima, le sue considerazioni sono inammissibili (art. 277bis PP) - la CCRP ha giustamente ripreso, aderendovi, le considerazioni dei primi giudici sul carattere particolarmente reprensibile dell'illecito (sentenza impugnata, consid. 6, pagg. 10-12). In questa sede basta ribadire che il ricorrente conosceva lo stato di salute della sua vittima, che sapeva debole e anziana al punto che "anche un bambino con uno spintone avrebbe potuto neutralizzarla". Ciò nonostante, per derubarla, ha messo in atto una violenza, qualificata di "inaudita", "selvaggia", violenza di cui i segni erano visibili su tutto il cadavere. Egli ha aggredito, atterrato, imbavagliato e legato C.________ utilizzando una forza bruta: si è seduto sulla sua schiena, gli ha fratturato le costole e ha compresso il torace fino a bloccargli la respirazione, si è poi seduto sulla sua testa, bloccando le vie respiratorie già ostruite dal bavaglio. Pur accorgendosi che il malcapitato stava morendo, non ha desistito (sentenza impugnata, pag. 7-8 consid. 3c, pag. 11-12 consid. 6b e 6c). Ragioni per un tale comportamento, se non prettamente egoistiche, non ve ne erano. Anzi, il ricorrente stesso ha dichiarato di essere stato amico della vittima dalla quale aveva ricevuto del bene, come "da un padre" (sentenza della Corte delle assise, pag. 48 consid. 8). Da tale valutazione complessiva, i giudici cantonali hanno dedotto a ragione una freddezza d'animo e una mancanza di scrupoli tipici dell' assassino. e) Il ricorrente si riferisce altresì alla DTF 127 IV 10 consid. 1b e sostiene che la "particolare crudeltà necessaria alla qualifica di assassinio deve essere riconosciuta solo quando l'agente con animo freddo e spietato provoca alla vittima una grave sofferenza e non quando suscita un orrore particolare per altri motivi". Il Tribunale federale non si è espresso in simili termini. Il passaggio citato nella sentenza richiamata viene isolato dal suo contesto: esso non è un considerando del Tribunale federale ma uno stralcio del riassunto della motivazione del giudizio cantonale impugnato. Non è possibile condividere la tesi del ricorrente neanche allorquando egli sostiene che il giudizio di colpevolezza si è fondato su "argomenti esclusivamente emotivi". Come testé affermato, i giudici di merito hanno valutato in modo analitico e diffuso le circostanze globali dell'atto, per poi giudicarle in modo obbiettivo. f) Il ricorrente ribadisce che non sono state sufficientemente considerate le circostanze e il suo comportamento prima e dopo l'atto, in particolare lo stato di miseria e di disperazione nel quale egli si trovava, nonché il ruolo chiave assunto dalla moglie, la quale odiava la vittima, ed, infine, l'atteggiamento di profondo rincrescimento e di vergogna da lui dimostrato. Il comportamento del ricorrente denota piuttosto freddezza e cinismo. Egli non ha esitato, una volta immobilizzata la sua vittima e senza curarsi del suo stato, a rovistare nelle sue tasche e nell'appartamento cercando beni di valore. Constatato poi il decesso e dopo essere sceso dalla moglie, egli è risalito per cercare altra refurtiva e cancellare le tracce del crimine testé perpetrato. Senza che questi elementi assumano, a giusto titolo, un peso determinante (Disch, op. cit. , pag. 322), essi sono indizi abbondanziali a conferma del cinismo e della freddezza d'animo dimostrati. Gli altri argomenti sollevati nel gravame sono stati, come si vedrà qui di seguito (infra, consid. 10), correttamente ponderati nell'ambito della commisurazione della pena.