Citation: 5A_77/2015 E. 3.1

3.1. Conformemente a quanto indicato nel giudizio impugnato, per quanto non già regolato dagli art. 450 segg. CC (v. anche art. 314 cpv. 1 CC), la procedura di reclamo contro le decisioni emanate dalle autorità ticinesi di protezione dei minori e degli adulti è retta dal diritto cantonale (v. art. 450f CC; Messaggio del Consiglio di Stato del Cantone Ticino n. 6611 del 7 marzo 2012 concernente la modifica della legge sull'organizzazione e la procedura in materia di tutele e curatele dell'8 marzo 1999, pag. 8). Per implicita ammissione del ricorrente, tale diritto cantonale prevede il rispetto di determinate formalità in caso di trasmissione del rimedio dall'estero. L'insorgente riconosce pertanto che il suo reclamo, che egli avrebbe semplicemente depositato alle poste norvegesi l'ultimo giorno utile (il 26 settembre 2014), non sarebbe tempestivo. Sostiene tuttavia di poter beneficiare della tutela della buona fede (art. 9 Cost.) derivante da un'indicazione incompleta dei rimedi di diritto. Osserva infatti che la decisione 26 agosto 2014 dell'Autorità regionale di protezione 1 si limitava a menzionare la possibilità del reclamo alla Camera di protezione del Tribunale d'appello entro il termine di trenta giorni dall'intimazione, ma nulla indicava riguardo ai modi di trasmissione di un reclamo dall'estero. Considera che, essendo "un inesperto del diritto svizzero e in quel momento non patrocinato", era per lui legittimo "pensare che fosse sufficiente depositare il reclamo presso un qualsiasi ufficio postale all'estero per ossequiare al termine impartito". Il ricorrente non spiega su quale fondamento poggia la tesi secondo cui l'autorità di prima istanza dovesse pure menzionare, nell'indicazione dei mezzi di impugnazione, i modi di trasmissione di un rimedio dall'estero: il suo apodittico richiamo ai " principi del "fairness" e (...) della parità della armi (art. 29 cpv. 1 CF, art. 6 CEDU) " è del tutto insufficiente. Egli tralascia inoltre il fatto che tale menzione non appariva nemmeno necessaria alla luce delle circostanze concrete: dagli atti emerge infatti che l'autorità di prima istanza non ha indirizzato la sua decisione al domicilio estero del qui insorgente, bensì allo studio legale svizzero che allora lo patrocinava. Il ricorrente, in altre parole, non riesce a dimostrare che l'indicazione dei rimedi di diritto nella decisione 26 agosto 2014 dell'Autorità regionale di protezione 1 fosse incompleta. Difettando già tale presupposto, non si vede come possa in concreto trovare applicazione il principio secondo cui un'omessa o errata indicazione dei rimedi giuridici non deve causare pregiudizio alle parti (su tale principio v. DTF 138 I 49 consid. 8.3.2 con rinvii). Nella misura in cui è ammissibile, l'argomentazione ricorsuale si appalesa infondata.