Citation: 1A.119/2005 13.07.2005 E. 5

5.1 Il ricorrente, rilevato che l'UFG ha ritenuto parzialmente fondata la censura di violazione del principio "ne bis in idem", critica la formulazione del dispositivo della decisione impugnata. 5.2 L'UFG ha rilevato che il 15 giugno 1983 il ricorrente è stato condannato dalla Corte delle Assise criminali di Lugano a 10 anni di reclusione, per aver organizzato un traffico di stupefacenti da importare dalla Turchia. Un terza persona occultò in un'automobile kg 4,180 di eroina, rintracciati dalle autorità doganali durante il transito dalla Turchia verso la Grecia nell'ottobre del 1982. Nella sentenza 15 gennaio 1996 della Corte di appello di Milano egli è stato riconosciuto colpevole d'aver illecitamente detenuto, importato o fatto importare, tre quantitativi di eroina, segnatamente kg 4, 0,5 e 1,5 (punto 1) e d'aver acquistato o ricevuto direttamente da fornitori turchi circa 8 kg di eroina. Il corriere fu arrestato al confine tra la Grecia e la Turchia e gli furono rinvenuti solo kg 4,180 di eroina (punto 2). L'UFG ha ritenuto che dal confronto delle due sentenze si evince chiaramente che i fatti esposti al punto 1 sono differenti da quelli posti a fondamento del giudizio svizzero, mentre è riscontrabile una parziale similitudine tra alcuni fatti descritti al punto 2 della sentenza milanese e quelli riportati nella decisione elvetica. Le divergenze in quest'ultimo caso concernono il quantitativo di eroina. L'UFG ha quindi concesso l'estradizione per quanto attiene alla fattispecie descritta al punto 1 e per i rimanenti kg3,820 di eroina per i quali il ricorrente è stato condannato unicamente in Italia. Nel dispositivo n. 2 ha invece stabilito che l'estradizione è rifiutata per i fatti esposti nella sentenza di condanna 15 giugno 1983 della Corte delle Assise criminali di Lugano. 5.3 La CEEstr, nel testo originale firmato a Parigi nel 1957, consacra nell'art. 9 il principio "ne bis in idem" solo nel rapporto tra Stato richiedente e Stato richiesto (per una sentenza definitiva intervenuta in uno Stato terzo v. il titolo II, art. 2 del Protocollo addizionale conchiuso a Strasburgo il 15 ottobre 1975, RS 0.353.11). La Svizzera si è riservata di ammettere l'estradizione, contrariamente all'art. 9 primo periodo CEEstr, "se essa l'ha consentita per altri reati e lo Stato richiedente ha dimostrato che fatti o mezzi di prova venuti a sua conoscenza giustificano una revisione della decisione motivante il rifiuto dell'estradizione secondo il detto articolo o se la persona ricercata non ha subìto tutto o parte della pena o della misura pronunciata contro di essa mediante tale decisione" (cfr. sul tema Curt Markees, Mehrfache territoriale Gerichtsbarkeit - Ne bis in idem und Auslieferung, in: Schweizerisches Jahrbuch für internationales Recht, XLI/1985 pag. 121 segg., 126 seg.; Zimmermann, op. cit., n. 431/432; Hans Schultz, Das schweizerische Auslieferungsrecht, Basilea 1953, pag. 475 segg.; Britta Specht, Die zwischenstaatliche Geltung des Grundsatzes "ne bis in idem", tesi Heidelberg 1998, pag. 17 segg., 31 segg., 49 segg., 86 segg.). 5.4 L'invocato principio, che appartiene secondo la costante giurisprudenza al diritto penale federale, figura, oltre che agli art. 9 CEEstr e 5 AIMP, anche all'art. 4 del Protocollo addizionale n. 7 alla CEDU (RS 0.101.07), che si riferisce tuttavia unicamente al perseguimento e alla condanna nello stesso Stato e non è quindi applicabile in concreto (DTF 123 II 464 consid. 2b), e all'art. 14 cpv. 7 del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici del 16 dicembre 1966 (RS 0.103.2; Patto ONU II), entrato in vigore anche per l'Italia (sul fondamento del principio in discussione e la sua portata in genere v. DTF 125 II 402 consid. 1b, 122 I 257 consid. 3, 121 II 257 consid. 5 pag. 270, 118 IV 269; Andreas Auer/Giorgio Malinverni/Michel Hottelier, Droit constitutionnel suisse, vol. II, Berna 2000, pag. 643 seg.; Karim J. Giese, Das Grundrecht des "ne bis in idem", in: Christoph Grabenwarter/Rudolf Thienel, editori, Kontinuität und Wandel der EMRK, 1998, pag. 97 segg.; Andreas Eicker, Transstaatliche Strafverfolgung: ein Beitrag zur Europäisierung, Internationalisierung und Fortentwicklung des Grundsatzes ne bis in idem, tesi, San Gallo 2004, pag. 60 segg.). Quale corollario della forza di cosa giudicata, che nell'ambito dell'assistenza non ha però portata assoluta (DTF 121 II 93 consid. 2b), esso vieta che una persona sia penalmente perseguita o condannata due volte per gli stessi fatti (DTF 125 II 402 consid. 1b). 5.5 L'applicazione dell'invocato principio presuppone da una parte che il giudice, nell'ambito del primo procedimento, abbia avuto la facoltà di valutare la fattispecie sulla base di tutti gli elementi costitutivi (DTF 125 II 402 consid. 1b) e, dall'altra, l'identità del reo e quella del reato (DTF 122 I 257 consid. 3; Robert Hauser/Erhard Schweri/ Karl Hartmann, Schweizerisches Strafprozessrecht, 6a ed., Basilea 2005, n. § 21 n. 9, § 84 n. 17). Nella giurisprudenza e nella dottrina svizzera non sussiste tuttavia unità di vedute sul modo di determinare l'identità del reato (DTF 120 IV 10 consid. 2b pag. 13, 118 IV 269 consid. 2 pag. 272). Va inoltre osservato che in Svizzera il giudice penale tiene conto del fatto che al colpevole è già stata inflitta una pena all'estero (art. 3 - 7 CP; cfr. DTF 114 IV 83 consid. 1, 111 IV 1 consid. 1 e 2). 5.6 Secondo il diritto interno italiano, quando non esista convenzione o questa non disponga diversamente, la Corte di appello pronuncia sentenza favorevole all'estradizione se, tra l'altro, per lo stesso fatto nei confronti della persona della quale è domandata l'estradizione non è in corso un procedimento penale né è stata pronunciata sentenza irrevocabile nello Stato (art. 705 comma 1 CPP italiano; v. Giovanni Conso/Vittorio Grevi, Commentario breve al nuovo Codice di procedura penale, 4a ed., Padova 2002, n. V ad art. 705, pag. 1954). Inoltre, riguardo agli effetti delle sentenze penali straniere, l'art. 739 CPP italiano dispone che, nei casi di riconoscimento ai fini dell'esecuzione della sentenza straniera, il condannato non può essere estradato né sottoposto di nuovo a procedimento penale nello Stato per lo stesso fatto, neppure se questo viene diversamente considerato per il titolo, per il grado o per le circostanze. 5.7 Secondo l'UFG la pena pronunciata in Svizzera, che il ricorrente - attualmente detenuto per un'altra procedura giudiziaria, come da lui rilevato nelle osservazioni - ha già scontato, ha in parte per oggetto gli stessi fatti su cui si fondano le autorità italiane per chiederne l'estradizione. Quest'ultima è pertanto stata rifiutata sulla base del principio "ne bis in idem". Certo, mal si comprende perché il ricorrente, sebbene nell'ambito del procedimento italiano, nel quale era patrocinato da un legale di fiducia, rilevato d'essere stato oggetto di un procedimento in Svizzera, non abbia fatto valere l'invocato principio. Neppure si comprende perché davanti ai giudici italiani non abbia addotto il suo asserito ruolo di collaboratore di giustizia. Del resto, nella misura in cui il principio "ne bis in idem" impone di tener conto del carcere già sofferto, spetta di massima all'autorità richiedente e non al giudice dell'estradizione esaminare tale questione (cfr. DTF 128 II 355 consid. 5.3 in fine pag. 368). 5.8 Non vi è d'altra parte ragione, ritenuto che il rispetto dei trattati internazionali è presunto, di dubitare che l'Italia, parte contraente delle citate Convenzioni, non rispetterà il rifiuto dell'estradizione pronunciato dall'UFG per i fatti posti a fondamento della sentenza della Corte delle Assise Criminali di Lugano (cfr. anche gli art. 26/27 della Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati, del 23 maggio 1969, RS 0.111, ratificata pure dall'italia; cfr. sentenza 1A.32/1996 del 15 marzo 1996, consid. 4c in fine, apparsa in Rep 1996 102). Spetterà comunque all'autorità federale verificare l'osservanza di questo diniego.