Citation: C 24/02 11.02.2004 E. 4.3

4.3.1 Alla luce delle menzionate circostanze questa Corte ritiene infondata la tesi della società ricorrente secondo cui il termine di perenzione avrebbe cominciato a decorrere già dal 14 agosto 1998. In effetti, alla data in questione non è intervenuto un vero e proprio controllo della liceità delle prestazioni erogate in precedenza, bensì l'amministrazione ha proceduto per la prima volta a stabilire il diritto, rispettivamente l'ammontare, delle indennità per lavoro ridotto (art. 38 cpv. 3 lett. a, 39 cpv. 2 LADI). È in tale occasione quindi che essa ha commesso il presunto errore di non fondarsi sui bollettini compilati dai dipendenti durante le giornate di lavoro, ma sui conteggi e sui rapporti trascritti dal datore di lavoro. Precedentemente all'assegnazione delle indennità avvenuta in data 18 agosto 1998 era infatti stata comunicata unicamente la mancata opposizione all'erogazione da parte dell'UCL (art. 36 cpv. 4 LADI), il quale tuttavia non si era fondato su conteggi e rapporti dettagliati, trasmessi solo in seguito alla Cassa, bensì su informazioni generiche riguardanti la cifra d'affari e gli onorari degli anni precedenti. In occasione del citato esame la Cassa non poteva né doveva quindi accorgersi di alcunché, considerato che non ricontrollava un precedente operato, ma esaminava per la prima volta i conteggi dettagliati trasmessile dalla ditta richiedente alfine di erogare le prestazioni richieste. 4.3.2 La Cassa doveva per contro senz'altro porre in atto, come ha del resto fatto, i necessari provvedimenti per accertare la fondatezza del diritto alle indennità erogate alla M.________SA a partire dalla ricezione della lettera anonima, pervenuta all'Organizzazione X.________ il 3 dicembre 1999, secondo cui non vi sarebbe stata riduzione del lavoro. Il fatto non è del resto contestato. In proposito va rilevato che se è vero, da un lato, come indicato dalla ricorrente, che l'amministrazione non si è attivata né immediatamente né entro un tempo ragionevole e adeguato, bensì ben dieci mesi dopo la ricezione dello scritto, è pure vero che la pretesa non può essere considerata perenta. In effetti, ritenuto che i chiarimenti posti in atto hanno condotto ad un risultato nell'arco di circa due mesi, se essi fossero stati eseguiti entro un tempo ragionevole, il termine sarebbe decorso al più presto all'inizio di febbraio 2001 e al più tardi nel mese di aprile 2001 (si veda in proposito DTF 112 V 182 consid. 4c, in cui un termine di due mesi è stato considerato adeguato; SVR 2001 IV no. 30 pag. 94 consid. 2f). Poiché la decisione risale al 22 gennaio 2001, il diritto all'eventuale restituzione non è pertanto perento. Su questo tema il ricorso di diritto amministrativo è quindi infondato