Citation: 1P.213/1999 30.03.2000 E. 2.-

La ricorrente sostiene che l'autorità cantona- le sarebbe incorsa in una manifesta contraddizione per ave- re, da un lato, riconosciuto l'applicabilità delle NAPR del 1979 del Comune di Paradiso, in particolare l'art. 32 cpv. 2, che prevede di poter insediare, sul fondo di sua pro- prietà, oltre a edifici di carattere residenziale, anche attività commerciali e artigianali non moleste, e dall'al- tro per avere confermato la limitazione dell'uso degli ap- partamenti del suo stabile alla sola destinazione abitati- va. La Corte cantonale ha confermato sia l'ordine di ripristinare l'immobile secondo la sua destinazione abita- tiva sia l'ordine alla proprietaria di vigilare con tutti i mezzi possibili affinché nello stabile non venisse eserci- tata alcuna attività commerciale di tipo molesto, quale la prostituzione; entrambi gli ordini sono stati impartiti con la comminatoria dell'art. 292 CP. L'oggetto del presente litigio è la - contestata - costituzionalità dell'ordine di ripristinare l'utilizzazio- ne abitativa della particella n. XXX RFD. La questione re- lativa alla domanda di costruzione in sanatoria per il cam- biamento di destinazione del fondo non è litigiosa, avendo la ricorrente rinunciato a impugnare la sentenza del Tribu- nale amministrativo su questo punto. Con le licenze edilizie del 28 gennaio e del 6 mag- gio 1988 l'autorità aveva autorizzato la costruzione di uno stabile plurifamiliare a carattere residenziale. Le licenze sono cresciute in giudicato, sicché il loro contenuto non può essere posto in discussione in questa sede. Accertato un cambiamento di destinazione non conforme alle licenze edilizie originarie e alle NAPR 1979, l'autorità comunale ha ordinato il ripristino dell'utilizzazione del fondo se- condo la destinazione autorizzata, al fine di ristabilire una situazione di legalità. L'art. 43 della legge edilizia cantonale del 13 marzo 1991 (LE) conferisce al Municipio la competenza di ordinare la demolizione o la rettifica delle opere eseguite in contrasto con la legge, i regolamenti edilizi o i piani regolatori, tranne il caso in cui le dif- ferenze siano minime e senza importanza per l'interesse pubblico; l'adozione di un provvedimento di ripristino pre- suppone l'esistenza di una violazione formale (difetto del- la licenza edilizia) o materiale della legge (opera esegui- ta o utilizzata in contrasto insanabile con il diritto edi- lizio applicabile). In concreto, l'ordine non poteva che concernere il ripristino della destinazione residenziale, a esclusione di ogni attività commerciale di tipo molesto, incompatibile con la destinazione della zona in cui è sito il fondo. La sentenza impugnata peraltro non vieta alla ri- corrente di presentare una nuova domanda di costruzione de- stinata all'ottenimento di un'autorizzazione di eventuali nuove attività che intendesse esercitare sul fondo di sua proprietà, compatibilmente con le prescrizioni alle quali la particella è sottoposta. Ne discende che la censura di arbitrio è infondata e la sentenza impugnata regge pertanto, da questo profilo, alle censure ricorsuali.