Citation: 1B_7/2014 E. 4.2

4.2. Per di più, mal si capisce quale interesse pratico e attuale ha il ricorrente a criticare per la prima volta dinanzi al Tribunale federale l'anticipo da lui già pagato, senza aver anticipatamente sottoposto la questione al TPF. Dagli atti di causa risulta che nel suo reclamo egli non ha criticato la prassi dell'istanza precedente, notoria e pubblicata sul suo sito Internet, secondo cui un eventuale mancato versamento dell'anticipo richiesto, semmai dopo la fissazione di un termine suppletorio, comporta l'inammissibilità del reclamo (decreto n. BV.2011.10 del 7 giugno 2011). Con decreto del 19 aprile 2013 il TPF aveva invitato il ricorrente a fornire un anticipo delle spese di fr. 1'500.-- entro il 2 maggio seguente. Con scritto del 23 aprile 2013 il legale del ricorrente, senza eccepire una qualsiasi critica a tale richiesta, ha chiesto di prorogare fino al 20 maggio seguente detto termine a causa dell'assenza del cliente: il 29 maggio 2013 il ricorrente ha poi versato la somma richiesta. Ora, l'art. 5 cpv. 3 Cost. impone alle parti di agire secondo il principio della buona fede, regola che si applica segnatamente anche ai diritti di procedura dedotti dall'art. 6 CEDU. La parte che si rende conto che una regola di procedura sarebbe stata disattesa a suo scapito, non può pertanto lasciare che il procedimento segua il suo corso senza reagire, allo scopo di riservarsi, come nella fattispecie, di far valere in seguito la nullità del giudizio impugnato. Siffatte manovre dilatorie non sono ammissibili. La parte che rinuncia volontariamente a far valere l'asserita violazione di una regola di procedura dinanzi a un giudice, che potrebbe sanarne le conseguenze, di massima non può più prevalersene dinanzi al Tribunale federale (DTF 138 I 97 consid. 4.1.5 e rinvii). In concreto il ricorrente, patrocinato da un avvocato (cfr. DTF 138 I 49 consid. 8.3.2 in fine pag. 54), avrebbe dovuto sollevare già dinanzi al TPF le menzionate censure e non attendere l'esito a lui sfavorevole del reclamo per addurle. Dopo che egli ha versato l'anticipo richiesto, senza allegare la minima critica, non sussiste più alcun interesse pratico e attuale all'esame di questa censura, il Tribunale federale non dovendo esaminare questioni meramente teoriche (DTF 137 IV 87 consid. 1; 137 I 23 consid. 1.3.1). Ciò vale a maggior ragione ritenuto che il ricorrente sottolinea la possibilità di presentare altri reclami dinanzi al TPF, motivo per cui potrà ulteriormente sottoporgli dette censure. Questo, contrariamente all'assunto ricorsuale, ricordato che non spetta di massima al Tribunale federale esprimersi quale prima e ultima istanza su una questione litigiosa, non costituisce manifestamente un onere sproporzionato.