Citation: 6B_674/2023 E. 4.2

4.2. La CARP si è chinata sulle versioni rese dall'accusatrice privata e dall'insorgente, nonché sulle dichiarazioni degli agenti di polizia. Benché questi abbiano affermato di non aver sentito le ingiurie imputate, per la Corte cantonale ciò non significa che non siano state proferite. Emerge infatti che non hanno assistito alla fase iniziale del litigio tra le due donne, avendo essi riferito di essere giunti in un secondo momento a diverbio già in corso. Invano quindi la ricorrente lamenta la mancata considerazione delle deposizioni dei due appuntati, che la scagionerebbero. È infatti accertato che essi non hanno assistito sin dai primi istanti al confronto tra le interessate. E l'insorgente non sostanzia arbitrio in proposito, sostenendo unicamente che sussisterebbe un'incertezza riguardo al momento in cui sarebbero intervenuti, incertezza che avrebbe "imposto una conclusione rispettosa del principio in dubio pro reo ". Sennonché non sussiste al riguardo alcuna incertezza. Il fatto che l'appuntata abbia dichiarato di non essersi mai assentata, come evidenziato nel gravame, non significa certo che fosse presente sin dai primi istanti. D'altronde la CARP si è fondata anche sulle dichiarazioni della stessa ricorrente, che ha affermato che "in un primo momento" si è trovata unicamente con l'accusatrice privata e la di lei figlia D.________, il compagno essendo uscito per aspettare la polizia. Quanto al racconto dell'accusatrice privata, l'autorità precedente lo ha ritenuto lineare e coerente, nonché sincero. Malgrado abbia in un primo tempo sostenuto che gli insulti sono stati proferiti anche in presenza degli agenti di polizia, la CARP ha rilevato che, davanti agli inquirenti, l'interessata ha in seguito dichiarato di non ricordare in che momento del litigio fosse sopraggiunta la pattuglia di polizia. Il fatto che non ricordasse esattamente la dinamica dell'episodio non è stato considerato idoneo a intaccarne l'attendibilità, tenuto conto in particolare del forte coinvolgimento emotivo dell'accusatrice privata che ha influito sulla capacità di ricostruire in modo cronologicamente preciso gli eventi. Del resto, gli stessi agenti di polizia hanno riferito dello stato di forte agitazione in cui versava la donna quando sono intervenuti in loco. Sicché, conclude la CARP, non sorprende che ella, scossa dall'episodio avvenuto in presenza della figlia, non abbia prestato attenzione all'arrivo della polizia. Alla luce di queste considerazioni non vi è spazio alcuno per l'applicazione del principio in dubio pro reo invocata dalla ricorrente a fronte dell'addotta parziale discordanza delle versioni rese dall'accusatrice privata. Tale principio infatti non disciplina come dev'essere valutata una prova e si applica solo dopo la valutazione di tutte le prove (v. supra consid. 3.2). Peraltro la discordanza evidenziata non verte sulla questione di sapere se gli epiteti siano stati proferiti, bensì unicamente se siano stati reiterati dinanzi agli agenti di polizia. Secondo l'insorgente, tuttavia, l'accertata sofferenza dell'accusatrice privata, richiamata dalla CARP per giustificare l'incapacità di ricostruire gli eventi e attribuire arbitrariamente credibilità al suo racconto, avrebbe piuttosto imposto di concludere che l'interessata avesse una visione distorta della realtà. In tal modo la ricorrente non sostanzia alcun arbitrio, ma oppone le proprie valutazioni a quelle dell'autorità cantonale. Non si scorge poi né è spiegato come la difficoltà di ricordare in che momento del diverbio sia giunta la pattuglia della polizia, unico tentennamento nel racconto dell'accusatrice privata, possa essere rivelatrice di una percezione distorta della realtà. Sugli epiteti e su chi li abbia lanciati non vi sono mai state contraddizioni, né il contrario è preteso nel gravame. È invece nella versione della ricorrente che la CARP ha riscontrato diverse e rilevanti contraddizioni. Nel suo primo verbale ha sostenuto di essere estranea ai fatti. In corso di istruttoria è poi emerso che, nel contesto di un procedimento civile italiano, l'insorgente ha riconosciuto di aver insultato l'accusatrice privata con l'espressione "squallida puttana rumena". Nel suo secondo verbale, ha ribadito di non aver mai utilizzato simili epiteti e ha chiesto che venisse prodotta la registrazione relativa al procedimento italiano. Ciò che è stato fatto e l'ascolto da lei richiesto ha smentito le sue negazioni in merito agli epiteti proferiti il 27 dicembre 2016. A quel punto si è limitata a invocare uno stato di stress e di confusione che avrebbe condotto alle sue ammissioni. La CARP ha però considerato vano questo tentativo di sminuire la fedefacenza di quanto da lei stessa riconosciuto. In questa sede, la ricorrente pretende di non essersi mai contraddetta nel procedimento penale e di aver smentito quanto menzionato nella "rielaborazione riassuntiva". Sennonché, contrariamente a quanto sembra sostenere, le contraddizioni sono contenute proprio nel suo verbale di interrogatorio del 19 novembre 2019 dinanzi al Ministero pubblico del Cantone Ticino, citato nella sentenza impugnata. Peraltro, le ammissioni, che ha poi cercato di confutare o comunque relativizzare, non sono contenute nella rielaborazione riassuntiva di cui contesta il valore probatorio, bensì nelle registrazioni effettuate nel procedimento civile italiano e di cui ella stessa, peraltro assistita da un difensore di fiducia, ha chiesto non solo l'assunzione agli atti, ma anche l'ascolto. In sede di replica, l'insorgente sostiene che la citata registrazione sarebbe priva di qualsiasi valenza probatoria, in quanto acquisita senza alcuna verifica peritale. Oltre a non motivare alcuna violazione del diritto al riguardo (art. 42 cpv. 2 LTF) e a sollevare la questione per la prima volta dinanzi a questo Tribunale in urto con il principio dell'esaurimento delle istanze cantonali (art. 80 cpv. 1 LTF) e della buona fede processuale (DTF 143 IV 397 consid. 3.4.2; 135 I 91 consid. 2.1), la critica è inammissibile anche perché tardiva, essendo formulata unicamente nella replica. Infatti la motivazione dev'essere contenuta nell'allegato presentato entro il termine di ricorso e non è ammissibile completarla o migliorarla con la replica (DTF 144 III 411 consid. 6.4.1; 143 II 283 consid. 1.2.3).