Citation: U 165/05 22.09.2006 E. 3

3.1 Nel caso di specie, l'autorità giudiziaria cantonale, dopo avere proceduto a un'analisi dettagliata degli atti medici all'inserto, ha fondato il proprio giudizio sulle valutazioni espresse dal medico fiduciario della Swica, ritenute complete, motivate ed convincenti. Così, dopo avere rilevato come già in occasione dei suoi due precedenti pareri del 27 aprile 2001 e del 18 giugno 2002 il dott. Z.________, esterno all'assicuratore infortuni, avesse - in considerazione del fatto che la ferita non avrebbe provocato il taglio dei tendini estensori, che la sutura sarebbe stata solo cutanea e che l'esostosi non aveva l'aspetto radiologico di una reazione periostale irritativa post-traumatica, bensì aveva tutte le caratteristiche di un'affezione di origine morbosa - espresso dubbi circa l'esistenza di un rapporto causale naturale tra l'esostosi e l'infortunio occorso nel 1995 e avesse suggerito l'opportunità di richiamare la documentazione dell'Ospedale X.________ per una più approfondita valutazione, i primi giudici hanno osservato come tale supposizione sia stata confermata e rafforzata dallo stesso sanitario in data 26 luglio 2002 anche successivamente al richiamo della cartella clinica del Pronto soccorso. Da essa è così emerso che l'assicurato si sarebbe tagliato con una rete procurandosi una ferita non profonda. I giudici di prime cure hanno quindi evidenziato come per il dott. Z.________ la "banale" ferita da taglio non poteva in nessun modo avere raggiunto il piano osseo sottostante provocando una lesione periostale che a sua volta avrebbe potuto scatenare una reazione iperostotica con formazione di una esostosi. La tumefazione dolorosa apparsa gradualmente 4-5 mesi dopo l'infortunio sarebbe pertanto, sempre per lo stesso sanitario, molto probabilmente avvenuta in modo del tutto casuale senza nessun rapporto con la ferita (rapporto 26 luglio 2002 del dott. Z.________, pag. 2). Tale valutazione è stata quindi sostenuta anche dopo avere preso conoscenza delle considerazioni formulate il 14 ottobre 2002 dal dott. M.________, e in particolare delle precisazioni secondo cui l'assicurato si sarebbe ferito con una griglia di metallo della cappa d'aspirazione, quindi con un oggetto con superficie irregolare e con delle sporgenze acuminate, nonché della dichiarazione del medico curante di potere "ben concepire senza difficoltà che vi possa esser stata una lesione puntiforme in profondità, senza ledere il tendine". A tali considerazioni i primi giudici hanno opposto la valutazione del medico fiduciario della Swica secondo cui il dott. M.________ si sarebbe fondato su un'ipotesi di lavoro del tutto inattendibile, ritenuto che - non fosse altro per la dinamica dell'infortunio - la griglia in questione non avrebbe potuto causare contestualmente alla banale ferita superficiale una lesione puntiforme in profondità all'origine di una reazione periostale con successiva formazione di una esostosi (rapporto 27 novembre 2002 del dott. Z.________). 3.2 Questa Corte ritiene di poter condividere il giudizio dell'istanza precedente. La valutazione del dott. Z.________ risulta circostanziata, motivata e convincente. Essa è inoltre stata resa in piena conoscenza dell'anamnesi e delle censure del ricorrente. Per quanto concerne le opposte valutazioni del dott. M.________ e del dott. R.________, esse non appaiono per contro tali da mettere seriamente in discussione le conclusioni del dott. Z.________. 3.2.1 In particolare, l'apprezzamento del dott. R.________, appositamente interpellato in sede cantonale dai primi giudici, appare poco motivato e poco convincente. Esso non spiega sufficientemente per quale ragione l'ipotesi dell'origine post-traumatica sarebbe maggiormente probabile rispetto a quella dell'origine morbosa. Nella misura in cui sostiene che il taglio avrebbe toccato il periostio e che "è più probabile che una lesione traumatica-periostale produca una reazione ossea", esso risulta inoltre poco convincente perché muove da un assunto tutt'altro che assodato ed evidente. Riesce infatti difficile immaginare come il taglio, non profondo, potesse avere toccato il periostio senza peraltro nemmeno ledere i tendini. Di transenna va poi rilevato come lo stesso dott. R.________, dopo avere in precedenza definito a più riprese "sicuro" il nesso di causalità naturale con l'infortunio del 1995, abbia in seguito relativizzato questa sua posizione dinanzi alla Corte cantonale, concludendo che "chiaramente una certezza non la posso avere". 3.2.2 Analoghe censure devono inoltre essere opposte alla valutazione del dott. M.________, peraltro non specialista del campo e al contempo medico curante del ricorrente (sul significato, a livello probatorio, di tali circostanze cfr. sentenza del 3 agosto 2000 in re B., I 178/00, consid. 4a nonché DTF 125 V 353 consid. 3b/cc, nel cui ambito questa Corte ha tenuto conto del fatto che, secondo esperienza comune, il medico curante tende generalmente, in caso di dubbio, piuttosto a pronunciarsi in favore del proprio paziente in ragione del rapporto di fiducia che lo unisce a quest'ultimo). Il fatto che egli in occasione del suo parere del 14 ottobre 2002 abbia dichiarato di poter "ben concepire senza difficoltà che vi possa esser stata una lesione puntiforme in profondità, senza ledere il tendine", conferisce alla dichiarazione il valore di una mera possibilità, né più né meno probabile rispetto ad altre ipotesi. Inoltre, per il solo fatto di essere apparso in seguito all'infortunio, un disturbo alla salute non può già essere automaticamente considerato una sua conseguenza secondo l'equazione "post hoc, ergo propter hoc" (cfr. DTF 119 V 341 consid. 2b/bb 3b). Quanto alla conclusione formulata dal dott. M.________ il 18 aprile 2005 a sostegno del ricorso di diritto amministrativo - secondo cui sarebbe "altamente più probabile che la lesione exofitica sia stata provocata da una lesione periostale fatta da uno strumento sporco (griglia) piuttosto che la coincidenza di un condroma spontaneo insorto esattamente sul luogo del ferimento e con un timing che sarebbe perfetto per la prima versione" - essa, oltre a non sciogliere le riserve sollevate in maniera circostanziata e convincente dal dott. Z.________ a proposito dell'invocata dinamica dell'infortunio, pare pure essere smentita dalla dottrina medica in materia, che sembra per contro confermare la tesi del medico fiduciario della Swica. Quest'ultimo aveva evidenziato come le esostosi evolverebbero lentamente nel corso di mesi e anni e come pertanto nulla consentirebbe di escludere che la protuberanza ossea potesse essere, anche se asintomatica, quantomeno parzialmente preesistente. Ora, tale valutazione trova riscontro nella letteratura medica consultata (cfr.www.orthosurgery.it/chirurgia/mese/3 2000.htm; http://ospiti.cilea.it/ortopedia/editoria/sapere/tumori.html: "È il tumore benigno dello scheletro più frequente e si manifesta prevalentemente nel sesso maschile. L'età di comparsa è attorno ai 6-10 anni sebbene, essendo un amartoma, sia di natura congenita. Si pensa che anche traumi locali e le irradiazioni possono, se pur raramente, favorire l'insorgenza di una esostosi."). 3.3 Tenuto conto di quanto precede, anche questa Corte non ritiene essere stabilito, secondo il grado di verosimiglianza preponderante generalmente applicabile in materia di assicurazioni sociali (DTF 126 V 360 consid. 5b con riferimenti), il necessario nesso di causalità (naturale) tra i disturbi ancora lamentati dall'insorgente dopo il luglio 2001 e l'infortunio del 1995. Non potendosi da un complemento istruttorio ragionevolmente attendere ulteriori elementi probatori suscettibili di modificare l'esito della presente valutazione (anche perché mancano reperti radiologici di rilievo relativi alla situazione al momento dell'infortunio che permetterebbero se del caso quantomeno di stabilire o escludere l'eventuale preesistenza di una esostosi in corso), la pronuncia impugnata merita di essere tutelata e il ricorso respinto. 3.4 Nulla muta a tale conclusione la circostanza che l'AI ha posto l'assicurato al beneficio di una rendita d'invalidità. A prescindere dal fatto che la documentazione versata agli atti concernente la parallela procedura AI non precisa, come lo pretende l'insorgente, il motivo della prestazione, va rammentato che l'AI, secondo la sua finalità, è comunque tenuta a rispondere dell'invalidità indipendentemente dalla sua causa.