Citation: 4C.310/2003 24.02.2004 E. 3

Nella sua risposta il convenuto propone di dichiarare il ricorso per riforma integralmente irricevibile, siccome inammissibilmente fondato sulla violazione di un diritto costituzionale - in contrasto con quanto prescritto dall'art. 43 cpv. 1 seconda frase OG - e, altrettanto inammissibilmente, rivolto contro l'accertamento dei fatti, l'interpretazione soggettiva di un contratto essendo una questione di fatto. Gli argomenti del convenuto sono pertinenti. 3.1 Il ricorso per riforma è ammissibile per violazione del diritto federale (art. 43 cpv. 1 OG). Nel quadro di tale rimedio non possono, per contro, essere invocate la violazione di un diritto costituzionale (art. 43 cpv. 1 seconda frase OG) o la violazione del diritto cantonale (DTF 127 III 248 consid. 2c con rinvii). Nella misura in cui fondano le proprie richieste sulla violazione del diritto di essere sentito nell'assunzione delle prove (art. 29 cpv. 2 Cost.) le attrici formulano pertanto una censura effettivamente improponibile nel quadro del ricorso per riforma. 3.2 Chiamato a statuire quale istanza di riforma, il Tribunale federale basa il suo giudizio sui fatti così come accertati dall'ultima autorità cantonale, a meno che siano state violate disposizioni federali in materia di prove (art. 43 cpv. 3 e 63 cpv. 2 OG), debbano venire rettificati accertamenti di fatto derivanti da una svista manifesta (art. 63 cpv. 2 OG) o si renda necessario un complemento degli stessi a norma dell'art. 64 OG (cfr. DTF 127 III 248 consid. 2c con rinvii). Tutte queste critiche e gli atti cui si riferiscono devono essere debitamente specificati (art. 55 cpv. 1 lett. b e d OG). Fatte salve queste eccezioni, censure contro l'accertamento dei fatti e l'apprezzamento delle prove eseguiti dall'autorità cantonale sono improponibili, così come non si può far riferimento a circostanze non accertate nel giudizio impugnato, trattandosi di fatti nuovi (art. 55 cpv. 1 lett. c OG; DTF citato). In concreto le attrici non fanno valere la violazione di una disposizione del diritto federale in materia di prove, quale ad esempio l'art. 8 CC, bensì ridiscutono - e lo ammettono esplicitamente quando rimproverano alla Corte cantonale di "aver constatato in modo errato elementi rilevanti della fattispecie" - la valutazione del materiale probatorio agli atti, senza il benché minimo accenno alle norme del diritto federale che sarebbero state violate, donde l'inammissibilità delle loro argomentazioni. Ciò vale, in particolare, laddove criticano la conclusione dei giudici ticinesi secondo la quale esse non sono state in grado di provare l'esistenza di un obbligo di acquisto del convenuto nei loro confronti né di dimostrare che l'effettuazione del carico di 713'000 m3 al prezzo di fr. 4.20 al m3 di detriti e la successiva aggiudicazione dei trasporti rappresentassero una contropartita per pregresse pretese delle attrici nei confronti del convenuto né, infine, che la predetta somma fosse superiore al prezzo di mercato. Le attrici non possono prevalersi nemmeno dell'art. 64 OG; questa norma non offre infatti alle parti la possibilità di completare la fattispecie a piacimento, così da ottenere una valutazione giuridica favorevole (cfr. DTF 126 III 59 consid. 2a, 119 II 353 consid. 5c/aa pag. 357). 3.3 Per quanto concerne, infine, la questione - centrale - dell'interpretazione dei contratti menzionati nel giudizio impugnato si osserva quanto segue. 3.3.1 Confrontato con un litigio sull'interpretazione di un contratto, il giudice deve in primo luogo adoperarsi per determinare la vera e concorde volontà dei contraenti, anziché attenersi unicamente alla denominazione o alle parole inesatte utilizzate, per errore o allo scopo di nascondere la vera natura del contratto (interpretazione soggettiva; art. 18 cpv. 1 CO). Se ci riesce, si tratta di un accertamento di fatto che non può essere riveduto dal Tribunale federale nell'ambito di un ricorso per riforma (DTF 129 III 118 consid. 2.5 pag. 122 con rinvii). In assenza di accertamenti di fatto sulla reale concordanza della volontà delle parti o qualora emerga che una parte non ha compreso la volontà dell'altra, il giudice procede all'interpretazione delle dichiarazioni delle parti secondo il principio dell'affidamento, ovvero secondo il senso che ogni contraente poteva e doveva ragionevolmente attribuire alle dichiarazioni di volontà dell'altro nella situazione concreta (interpretazione oggettiva). Anche se il tenore di una clausola contrattuale appare a prima vista chiaro, dalle altre condizioni menzionate dal contratto, dallo scopo perseguito dalle parti oppure ancora da altre circostanze può risultare che il testo della menzionata clausola non restituisce con esattezza il senso dell'accordo. Ciononostante ci si scosterà dal testo chiaro adottato dagli interessati solamente in presenza di un serio motivo, suscettibile di far ritenere che il testo non corrisponde alla volontà delle parti (DTF già citato; 128 III 265 consid. 3a). A questo proposito giova infine rammentare che il principio dell'affidamento permette d'imputare a una parte il senso oggettivo della sua dichiarazione o del suo comportamento, anche se questo non corrisponde alla sua intima volontà. L'interpretazione del contratto giusta il principio dell'affidamento è una questione concernente l'applicazione del diritto, che può essere esaminata liberamente nella giurisdizione per riforma. Onde statuire su tale questione di diritto occorre comunque fondarsi sul contenuto della manifestazione di volontà e sulle circostanze del caso concreto, che attengono ai fatti (DTF 129 III 118 consid. 2.5 pag. 123 con rinvii). 3.3.2 Nel caso di specie la questione di sapere se la Corte cantonale abbia proceduto ad un'interpretazione di tipo soggettivo - ciò che renderebbe il ricorso d'acchito inammissibile anche su questo punto - o di tipo oggettivo, può rimanere indecisa, il gravame dovendo in ogni caso venire respinto. Premesso che, a sostegno delle loro richieste, le attrici adducono inammissibilmente fatti privi di riscontro nella sentenza impugnata - senza che nessuna delle già menzionate eccezioni sia realizzata (cfr. supra consid. 3.2) - in nessun caso può venir loro riconosciuta la qualità di venditrici nei noti contratti di compravendita. Le attrici fondano la loro tesi sul fatto - evidenziato nel gravame e accertato anche in sede cantonale - ch'esse sono state esplicitamente menzionate quali parti nel contratto stipulato il 1° aprile 1983 dal convenuto con i cavisti. A torto; in questo documento esse non vengono mai definite quali "parti venditrici". Non va dimenticato che, in virtù di una convenzione sottoscritta il 24 gennaio 1978 con gli stessi cavisti, le attrici potevano vantare dei diritti sui detriti che questi intendevano vendere al convenuto. Ciò spiega l'interesse ad ottenere la loro partecipazione al contratto di compravendita. Contestualmente alla stipulazione di tale accordo esse hanno esplicitamente rinunciato ai succitati diritti - a favore dei cavisti, che sono quindi rientrati a pieno titolo nella loro posizione di venditori - contro la cessione, da parte dei cavisti, del loro credito nei confronti del convenuto fino a concorrenza della somma di fr. 4.20 per m3 di detriti e contro la promessa di vedersi affidare le operazioni di carico e di trasporto dei detriti. In queste circostanze non si ravvede alcun motivo per discostarsi dal testo chiaro adottato da tutti gli interessati. Alla luce di quanto sopra esposto, le attrici devono lasciarsi imputare il senso oggettivo delle loro (chiare) dichiarazioni, anche qualora questo non dovesse corrispondere a quella ch'era la loro intima volontà all'epoca della stipulazione dei noti accordi. 3.3.3 La decisione dei giudici cantonali di riconoscere alle attrici unicamente la qualità di cessionarie dei crediti spettanti ai cavisti e al Patriziato di A.________ a dipendenza della vendita dei detriti appare pertanto conforme al diritto federale. Le attrici non risultano effettivamente legittimate a vantare alcuna pretesa in relazione all'eventuale mancato adempimento dei contratti di compravendita.