Citation: 1C_396/2019 E. 7.2

7.2. Al riguardo, i ricorrenti si limitano ad addurre che sebbene i segni non siano uguali, vi sarebbe nondimeno una certa sistematica, poiché si riferiscono al medesimo candidato. Scopo della norma in esame sarebbe di impedire che anche un unico elettore possa essere costretto a palesare il suo voto, sanzionando con la nullità siffatti tentativi d'influenzare e di manipolare il voto. Insistono sul fatto che non si tratterrebbe di semplici errori, ma di veri e propri segni di riconoscimento. Con quest'argomentazione essi misconoscono tuttavia che l'art. 24 lett. f REV richiede la presenza di segni di riconoscimento "evidenti". Ora, essi non dimostrano che, con la citata motivazione, la Corte cantonale avrebbe interpretato in maniera non corretta questa norma (sui metodi interpretativi vedi DTF 145 IV 146 consid. 2.3 pag. 149; 144 V 224 consid. 4.1 pag. 229). Contravvenendo al loro obbligo di motivazione (art. 42 LTF), essi non si confrontano con questa questione, decisiva. Ora, quando la decisione impugnata, come in concreto, si fonda su diverse motivazioni indipendenti e di per sé sufficienti per definire l'esito della causa, i ricorrenti sono tenuti, pena l'inammissibilità, a dimostrare che ognuna di esse viola il diritto, segnatamente la motivazione secondo cui quelli litigiosi non erano da ritenere dei segni evidenti (DTF 142 III 364 consid. 2.4 in fine pag. 368; 138 I 97 consid. 4.1.4 pag. 100). La semplice supposizione, addotta a titolo abbondanziale, secondo cui, a causa di detti segni, l'intenzione dell'elettore sarebbe stata tutt'altro che chiara non adempie le esigenze di motivazione richieste per dimostrare l'infondatezza, su questo punto, della decisione impugnata.