Citation: 2C_556/2014 E. 3.3

3.3. Richiamate la giurisprudenza e la dottrina riguardanti il diritto di critica di cui fruisce un avvocato nell'esercizio della propria professione (cfr. sentenza cantonale pag. 4 consid. 2.3), il Tribunale cantonale amministrativo ha ricordato che tale diritto esisteva nei confronti dell'amministrazione della giustizia e delle autorità in generale e che poteva essere espresso sia per iscritto che nel corso di dibattiti orali. Ha poi osservato che se alcune esagerazioni dovevano essere tollerate, detto diritto di critica era tuttavia limitato dall'interesse pubblico alla garanzia del rispetto delle istituzioni giudiziarie e della fiducia riposta nell'attività forense, motivo per cui andavano sanzionate le critiche espresse in malafede o in una forma lesiva dell'onore, senza riguardo alla loro rilevanza penale. Nel merito, dopo avere riprodotto le diverse asserzioni contenute nel ricorso del 2 maggio 2012 (sentenza cantonale pag. 5 seg. consid. 2.4.1), la Corte cantonale ha giudicato che le stesse erano eccessive e trascendevano manifestamente, per tono e contenuto, il diritto di critica riconosciuto all'avvocato. In particolare ha rilevato che la ricorrente aveva rivolto delle accuse pesanti alla funzionaria del Consiglio di Stato, ossia di essersi preventivamente accordata con la controparte in merito all'esito della causa con l'intento di nuocere alla sua cliente allorché, se era convinta della sua prevenzione, ne avrebbe potuto chiedere la ricusa. Ha poi aggiunto che le critiche inserite nell'allegato ricorsuale apparivano come illazioni gratuite e prive di oggettività ed attaccavano la funzionaria anche sul piano privato, in quanto alludevano ad una sua condotta disonesta. Il Tribunale cantonale amministrativo si è quindi espresso sui punti rilevanti per il giudizio, esponendo i motivi per cui ha ritenuto disatteso l'art. 12 lett. a LLCA. Il fatto che abbia ripreso in parte, confermandole, le argomentazioni della Commissione di disciplina degli avvocati, non costituisce di per sé una violazione del diritto di essere sentito della ricorrente. È infatti determinante che la Corte cantonale si sia pronunciata sulla questione della violazione degli obblighi professionali dell'avvocato e che la ricorrente abbia potuto afferrare la portata della decisione. Ciò si è senz'altro realizzato in concreto, ove si consideri che la ricorrente ha contestato in questa sede la sentenza cantonale su più aspetti. Sapere poi se l'opinione della Corte cantonale sia corretta o meno è tuttavia questione di merito e non concerne la garanzia del diritto di essere sentito, che non è quindi in concreto stata disattesa. Così come non è vi è stato, di riflesso, alcun diniego di giustizia formale. In proposito il ricorso si rivela infondato e come tale va respinto.