Citation: 6B_536/2014 E. 2.3

2.3. Dal diritto di essere sentito (art. 3 cpv. 2 lett. c CPP e art. 29 cpv. 2 Cost.), che comprende anche il diritto di consultare l'incarto (sul diritto di essere sentito v. DTF 140 I 99 consid. 3.4), discende l'obbligo di mettere per iscritto e documentare i fatti e le risultanze rilevanti per la decisione (DTF 130 II 473 consid. 4.2 pag. 478). Nell'ambito del procedimento penale, tale obbligo si traduce segnatamente in un dovere di verbalizzazione disciplinato dagli art. 76 segg. CPP, disposizioni applicabili a ogni stadio del procedimento, dalla procedura investigativa della polizia fino al dibattimento dinanzi alle autorità di ricorso (sentenza 6B_492/2012 del 22 febbraio 2013 consid. 1.3). Il verbale assolve tre distinti compiti: innanzitutto riporta le dichiarazioni verbali dei partecipanti al procedimento e in tal senso funge da base per l'accertamento dei fatti; fornisce poi informazioni sul rispetto delle norme processuali e garantisce dunque una corretta procedura conforme allo stato di diritto; infine permette al tribunale e a eventuali istanze ricorsuali di verificare la fondatezza materiale e la regolarità procedurale della decisione impugnata (sentenza citata 6B_492/2012 consid. 1.4). Giusta l'art. 76 cpv. 1 CPP, le deposizioni delle parti, le decisioni orali delle autorità e tutti gli altri atti procedurali non eseguiti per scritto sono messi a verbale. Tra le fasi non scritte del procedimento, che devono essere verbalizzate, la dottrina annovera anche le arringhe delle parti, quanto meno ove queste non ne producano una versione scritta. Secondo l'opinione maggioritaria, tale verbalizzazione non dovrebbe ridursi a riportare le loro conclusioni, ma estendersi anche alle relative motivazioni (PHILIPP NÄPFLI, in Basler Kommentar, Schweizerische Strafprozessordnung, vol. I, 2 aed. 2014, n. 9 ad art. 76 CPP, che si riferisce solo alle arringhe del dibattimento di primo grado; HAURI/ VENETZ, in Basler Kommentar, Schweizerische Strafprozessordnung, vol. II, 2 aed. 2014, n. 4 segg., segnatamente n. 7, ad art. 346 CPP; DANIELA BRÜSCHWEILER, in Kommentar zur Schweizerischen Strafprozessordnung [StPO], 2 aed. 2014, n. 6 ad art. 77 CPP; GUT/ FINGERHUTH, in Kommentar zur Schweizerischen Strafprozessordnung [StPO], 2 aed. 2014, n. 1 ad art. 346 CPP; NIKLAUS SCHMID, Schweizerische Strafprozessordnung [StPO]: Praxiskommentar, 2 aed. 2013, n. 1 ad art. 346 CPP; GALLIANI/MARCELLINI, in Commentario, Codice svizzero di procedura penale, 2010, n. 5 ad art. 76 CPP; HAUSER/ SCHWERI/HARTMANN, Schweizerisches Strafprozessrecht, 6 aed. 2005, § 44 n. 23 pag. 196; contra MOREILLON/PAREIN-REYMOND, op. cit., n. 5 ad art. 76 CPP). Sotto l'egida dei vecchi diritti cantonali di procedura penale, il Tribunale federale aveva già avuto l'occasione di affermare che dovevano essere verbalizzate almeno le argomentazioni essenziali presentate con l'arringa, tra cui le conclusioni delle parti nonché, in caso di grossi procedimenti, i motivi fondamentali a sostegno delle stesse (sentenza 6B_84/2008 del 27 giugno 2008 consid. 1.3).