Citation: 6P.81/2001 03.10.2001 E. 5

5.- a) L'art. 125 CP punisce chi, per negligenza, cagiona un danno al corpo o alla salute di una persona. Se la lesione è grave, il reato si persegue d'ufficio (art. 125 cpv. 2 CP). Commette un crimine o un delitto per negligenza colui che, per un'imprevidenza colpevole, non ha scorto le conseguenze della sua azione (art. 18 cpv. 3 primo periodo CP). Nel caso in cui le lesioni colpose siano provocate dalla violazione delle regole dell'arte edilizia (art. 229 CP), i due reati sono in concorso (DTF 101 IV 28 consid. 3). Affinché siano adempiute le condizioni dell'imprevidenza colpevole (art. 18 cpv. 3 secondo periodo), l'agente deve aver in primo luogo infranto le regole di elementare prudenza imposte dalle circostanze affinché non vengano oltrepassati i limiti oltre i quali il rischio non è più accettabile (ATF 122 IV 17 consid. 2b e rinvii). Tali regole si determinano in primo luogo riferendosi alle norme in vigore, aventi lo scopo di garantire la sicurezza e di evitare gli incidenti. Se queste norme non dovessero esistere, delle regole analoghe emanate da associazioni private o semi-pubbliche, se generalmente riconosciute, possono essere determinanti. La violazione del dovere di diligenza può altresì essere dedotta dai principi generali (DTF 127 IV 62 consid. 2c e d). Il giudice può anche ordinare una perizia per identificare i precetti di prudenza che si imponevano in una data situazione (DTF 106 IV 264 consid. 1). Nella fattispecie, è d'uopo riferirsi alle regole in vigore nel campo edilizio (art. 229 CP; v. anche DTF 115 IV 45 consid. 2; 109 IV 125 consid. 1, 15 consid. 2; 106 IV 264 consid. 2). Determinare quali siano, è una questione di diritto (DTF 117 II 256 consid. 2b; 104 IV 18 consid. 3). Un comportamento viola un dovere di prudenza allorquando l'agente al momento dei fatti avrebbe, tenuto conto della sua formazione e della sua capacità, potuto rendersi conto del rischio ma, ciò nonostante, ne ha oltrepassato i limiti. Un'omissione è punibile solamente se l'agente aveva un dovere giuridico di agire come garante. La violazione deve essere colpevole, ossia l'agente deve avere dimostrato un'assenza di sforzi degna di biasimo (DTF 122 IV 17 consid. 2b/ee, 145 consid. 3b/aa; 121 IV 207 consid. 2). b) Stabilire l'esistenza di un comportamento colpevole contrario a un dovere di prudenza e di lesioni personali, nella fattispecie gravi (sulla nozione v. DTF 109 IV 18 consid. 2a), non basta. Il comportamento e le lesioni devono trovarsi in rapporto di causalità naturale e adeguato (DTF 122 IV 17 consid. 2c). Esiste un rapporto di causalità naturale tra un evento e un comportamento colpevole, se quest'ultimo ne costituisce la "conditio sine qua non", ossia se non può essere tralasciato senza che pure l'evento verificatosi venga meno; non è tuttavia necessario che esso appaia come la causa unica dell'evento (DTF 115 IV 199 consid. 5b e rinvii). Il rapporto di causalità così delimitato non può essere provato con certezza, un alto grado di verosimiglianza è sufficiente (DTF 122 IV 17 consid. 2c/aa; 121 IV 207 consid. 2a; 118 IV 130 consid. 6a; 116 IV 182 consid. 4a e 306 consid. 2a; 115 IV 199 consid. 5b). L'accertamento della causalità naturale è una questione che concerne i fatti e come tale sottratta al potere di esame della Corte di cassazione. Tuttavia, il diritto federale è violato se l'autorità cantonale misconosce il concetto stesso della causalità naturale (DTF 122 IV 17 consid. 2c/aa; 121 IV 207 consid. 2a e rinvii). Data la causalità naturale, è necessario ancora esaminare se è adeguata, ossia stabilire se il comportamento dell'agente era idoneo, secondo la comune esperienza e l'andamento generale delle cose, a cagionare o a favorire l'evento verificatosi (DTF 127 IV 62 consid. 2d; 126 IV 13 consid. 7a; 121 IV 207 consid. 2; 118 IV 130 consid. 3c; 116 IV 182 consid. 4b e rinvii). Determinare se il comportamento dell'agente è in linea di principio idoneo a provocare o a favorire l'evento litigioso, significa chiedersi se un osservatore imparziale, scorgendo l'agente agire nelle circostanze del caso, avrebbe potuto dedurne che il comportamento avrebbe effettivamente avuto quelle conseguenze, anche se non avrebbe potuto prevedere il susseguirsi degli elementi della catena causale (DTF 91 IV 117 consid. 3; 86 IV 153 consid. 1). La causalità adeguata è una questione di diritto che la Corte di cassazione esamina con libero potere (DTF 121 IV 207 consid. 2a e rinvii). Il rapporto di causalità adeguata tra il comportamento da giudicarsi e l' evento può tuttavia essere interrotto e l'agente non risultare punibile, allorquando circostanze eccezionali, quali ad esempio la colpa di un terzo o della vittima oppure difetti del materiale o di costruzione, sopravvengono senza potere essere previste come cause concomitanti. Il loro carattere imprevedibile non è di per sé sufficiente per interrompere il nesso di causalità; la causa concomitante deve imperativamente avere un peso tale da risultare la più probabile ed immediata dell'evento considerato, e relegare così in secondo piano tutti gli altri fattori, in particolare, il comportamento dell'agente (DTF 121 IV 207 consid. 2; 115 IV 100 consid. 2b e 199 consid. 5c). c) Nella fattispecie, come testé rilevato (v. supra consid. 4b), la CRP ha accertato che la pericolosità del cantiere era visibile, sia perché i tre operai stavano ancora lavorando alla casseratura, sia perché il cassero non era stato pulito ed era privo delle protezioni usuali. Pertanto e sempre a mente della CRP, il ricorrente, esperto del mestiere, avrebbe dovuto usare della dovuta cautela e eventualmente rifiutare di eseguire l'ordine di salire al primo piano impartitogli dal capo-cantiere. L'esistenza o meno di tale ordine non è tuttavia stata confermata. In virtù di tali elementi, l'autorità cantonale ha concluso all'assenza di causalità adeguata tra il comportamento dell'agente e l'infortunio e sollevato i resistenti da ogni imputazione.