Citation: 2C_266/2007 21.01.2008 E. 2

Preliminarmente, nell'ambito del preteso ricorso in materia costituzionale, i ricorrenti lamentano la violazione del loro diritto di essere sentiti (art. 29 cpv. 2 Cost.). Al riguardo, essi sostengono che la Sezione dell'agricoltura avrebbe istruito in modo carente la pratica, non coinvolgendoli in maniera adeguata. La critica appare priva di pertinenza già perché riguarda la procedura che ha condotto alla decisione di prima istanza. In questa sede decisivi non sono tuttavia i fatti su cui si è fondata l'autorità di prime cure, bensì quelli ritenuti dall'autorità giudiziaria precedente, i quali possono essere censurati, rettificati o completati solo se il relativo accertamento è stato svolto in modo manifestamente inesatto o in violazione del diritto (art. 97 cpv. 1 e 105 cpv. 1 e 2 LTF), ad esempio a seguito del rifiuto di amministrare prove rilevanti offerte dai ricorrenti (cfr. DTF 126 I 15 consid. 2a/aa). In ogni caso non è dato di vedere su quali punti la situazione fattuale non sarebbe stata sufficientemente chiarita già prima della decisione adottata dal Consiglio di Stato il 17 ottobre 2006. A questo proposito va peraltro tenuto presente che anche nei casi in cui vige la massima inquisitoria, le parti sono tenute a collaborare all'accertamento dei fatti, in particolare laddove si tratta di circostanze che, per forza di cose, esse conoscono meglio dell'autorità e che quest'ultima non potrebbe appurare senza il loro concorso (DTF 130 II 449 consid. 6.6.1; 128 II 139 consid. 2b; 124 II 361 consid. 2b). Di conseguenza, incombeva semmai ai ricorrenti fornire eventuali precisazioni sull'evocata futura ripresa dell'azienda da parte di uno dei figli o sulla ripartizione tra le infrastrutture e gli edifici dati in affitto e quelli ancora utilizzati da loro. Per il resto, laddove l'atto ricorsuale lamenta la mancanza di consulenza da parte della Sezione dell'agricoltura quando quest'ultima è stata interpellata dal fittavolo e quando le è stato trasmesso il contratto di affitto, la pretesa violazione del diritto di essere sentito consiste in realtà in una critica di merito, che verrà dunque esaminata nel seguito, segnatamente in relazione con il principio della buona fede.