Citation: 6B_1012/2015 E. 15.2

15.2. Il ricorrente sostiene che rimproverandogli di non avere fatto valere prima il suo disturbo di erezione, la CARP avrebbe violato il principio "in dubio pro reo", imponendogli in sostanza di dimostrare la propria innocenza. Egli riprende poi degli stralci del certificato medico del 17 aprile 2015 del dott. E.________, da cui risulterebbe come tale disfunzione, di cui soffriva già prima dei fatti oggetto del procedimento penale, non gli avrebbe consentito di compiere una violenza carnale nelle modalità descritte dalla vittima. Tuttavia, a prescindere dalla possibilità di sollevare prima la questione, la Corte cantonale vi si è comunque confrontata, accertando sulla base delle dichiarazioni del ricorrente medesimo, che al momento dei fatti il problema di erezione era praticamente risolto. Al riguardo, egli si limita a ritenere irrilevanti le sue dichiarazioni, adducendo che il problema persisteva e "lo costringeva a mantenere la masturbazione saltuaria e preliminare". Disattende tuttavia, come risulta dai verbali d'interrogatorio richiamati dalla CARP, ch'egli ha dichiarato che il problema era presente in misura veramente lieve, tale da considerarsi irrilevante e in occasione del rapporto in disamina non ha avuto alcun problema di erezione. In questa sede egli non sostanzia quindi l'arbitrio del citato accertamento, vincolante per il Tribunale federale (cfr. art. 105 cpv. 1 LTF), ma tenta unicamente di relativizzare e sminuire le dichiarazioni da lui rese durante l'istruttoria. In simili condizioni, non v'è motivo di rivenire sulla conclusione della precedente istanza, secondo cui al momento dei fatti nessun problema di erezione poteva impedire al ricorrente di avere un rapporto sessuale contro la volontà della vittima.