Citation: I 199/03 12.11.2003 E. 5

5.1 Dalla documentazione agli atti emerge che secondo il dott. M.________, medico dell'UAI, l'incapacità lavorativa totale del ricorrente risaliva all'aprile 1992, data della cessazione dell'attività professionale. La dott.ssa Z.________, invece, fondandosi sui medesimi atti medici esaminati dal collega, ha fissato l'incapacità totale, anche in occupazioni sostitutive, solo a decorrere dal marzo 1997, ritenendo l'interessato inabile al lavoro al 50% nell'attività di sarto dall'aprile 1992, ma completamente abile in altre attività confacenti. 5.2 Secondo la giurisprudenza, quanto alla valenza probante d'un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il referto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Decisivo quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine dello stesso, né la denominazione quale perizia o referto (DTF 125 V 352 consid. 3a, 122 V 160 consid. 1c). Va pure ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale e indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (sentenza dell'8 ottobre 2002 in re C., I 673/00, consid. 3.3). 5.3 Se, in concreto, le conclusioni del dott. M.________ possono anche apparire discutibili, atteso ch'egli ritiene l'interessato inabile nella misura del 70% verosimilmente in qualsiasi attività già dalla cessazione del rapporto di lavoro, nell'aprile 1992, a causa delle vertigini e dell'impossibilità di muoversi sul posto di lavoro, neppure quelle della dott.ssa. Z.________ risultano fedefacenti alla luce degli atti medici prodotti dall'interessato. In effetti, da questi ultimi risulta che a partire dal 1992 lo stato di salute del ricorrente è andato vieppiù peggiorando fino a giustificare, nel dicembre 1996, il riconoscimento di una pensione d'invalidità da parte dello Stato italiano. A tal proposito sia dal rapporto medico del dott. T.________ che da quello del dott. D.________ e, infine, dalla perizia del dott. G.________ all'attenzione del Tribunale di L.________ emerge che nel 1993 la depressione era considerata di grado lieve, mentre già nell'ottobre 1994 è stata valutata di grado medio. In tale occasione, considerato anche l'insorgere di nuove affezioni di natura fisica, quali, tra l'altro, alcune protrusioni discali, l'invalidità è stata fissata al 50% dalle competenti autorità italiane. Nel 1996 la depressione ha poi raggiunto una gravità tale da giustificare, insieme ai disturbi fisici, l'erogazione di un assegno di invalidità. Questa evoluzione in senso negativo dello stato di salute è stata evidenziata anche dalla dott.ssa Z.________, la quale non ne ha tuttavia tenuto conto, nelle proprie conclusioni, in particolare nella fissazione della limitazione della capacità lavorativa nel lasso di tempo dal 1992 al 1997. Nelle suddette circostanze, infatti, non appare probabile che la capacità lavorativa ancora totale nel 1992 nelle attività sostitutive indicate, sia divenuta nulla nel 1997, senza riduzioni intermedie, considerato il graduale peggioramento intervenuto nello stato di salute di F.________. 5.4 Alla luce degli atti all'incarto, fra cui anche la valutazione economica dello specialista del mercato del lavoro, è lecito pertanto concludere che nell'ottobre 1995, ovvero un anno dopo il peggioramento dello stato di salute intervenuto nell'ottobre 1994, l'interessato, con il grado della verosimiglianza preponderante valido nelle assicurazioni sociali (DTF 121 V 204), presentasse un'incapacità di guadagno di livello tale da giustificare il diritto, perlomeno, ad una mezza rendita AI. Avendo l'insorgente comunque realizzato l'allora necessario requisito assicurativo solo con il riconoscimento, dal 1° dicembre 1996, di una pensione d'invalidità da parte delle assicurazioni sociali italiane, è solamente con effetto a partire da tale data che il diritto alla rendita è effettivamente insorto anche nel nostro Paese. Di conseguenza, in quanto prestazione accessoria alla rendita AI principale (DTF 107 V 221 consid. 1, 101 V 206 consid. 2), la rendita completiva è retta, in concreto, dall'art. 34 cpv. 1 LAI nel tenore vigente prima del 1° gennaio 1997, il quale, come si è visto in precedenza (consid. 3.2), non prevedeva il presupposto dello svolgimento di attività lavorativa immediatamente precedente al manifestarsi dell'invalidità. 5.5 Ricordato che, giusta l'art. 48 cpv. 2 LAI, se l'assicurato si annuncia più di dodici mesi dopo l'inizio del diritto, le prestazioni gli sono assegnate soltanto per i dodici mesi precedenti la richiesta, e ritenuto come, in concreto, la domanda di prestazioni sia stata presentata il 4 marzo 1999, le precedenti istanze rettamente hanno fissato la data di decorrenza del versamento della rendita spettante all'insorgente al 1° marzo 1998.