Citation: 2C_751/2016 E. 2.1

2.1. Dopo una breve presentazione dell'iter legislativo che ha preceduto l'adozione delle modifiche legislative oggetto di disamina, la ricorrente, la quale considera che si tratta di un'imposta a destinazione vincolata, spiega perché, a suo avviso, il tributo litigioso non è un'imposta di orientamento. In primo luogo perché quelli che devono versarlo (i proprietari dei fondi siti in determinati Comuni, sui quali sono situati 50 o più posteggi) non sono quelli di cui lo Stato vuole modificare il comportamento (gli automobilisti). Dopo, perché manca lo scopo orientativo (non essendovi alcun obbligo di ribaltare la tassa sugli utenti dei posteggi, operazione peraltro impossibile secondo lei, così come difetta una relazione diretta tra la tassa di collegamento e il carico di traffico stradale generato). Osserva poi che manca l'esigenza dell'elasticità della domanda, siccome non vi è la possibilità effettiva, per chi deve pagare il tributo, di potere scegliere tra un comportamento conforme allo scopo e agli obiettivi della legge (utilizzo dei trasporti pubblici) o no (utilizzazione dell'automobile privata). Oltre al fatto che, a suo avviso, l'imposta in questione provocherà in realtà un aumento del traffico parassitario (dovuto alla migrazione dai posteggi assoggettati a posteggi più piccoli e quindi esenti), la ricorrente afferma che, per la stragrande maggioranza della popolazione, i mezzi di trasporto pubblico, data la loro scarsa qualità (ad eccezione degli agglomerati), non costituiscono un'alternativa praticabile per il percorso da casa al lavoro e ritorno, il tempo di percorso venendo prolungato in modo eccessivo con i trasporti pubblici o non essendo realizzabile (per chi vive a Losone e lavora a Lugano, 2 ore e 20 minuti in più al giorno; per chi risiede ad esempio a Cevio, nelle ore lavorative vi è un bus ogni ora). Aggiunge inoltre che un'imposta d'orientamento non dovrebbe avere fini fiscali, ciò che non è il caso in concreto, il tributo litigioso dovendo coprire un terzo delle spese di gestione del trasporto pubblico. A parere della ricorrente si è in realtà in presenza di un'imposta di attribuzione dei costi che risulta tuttavia illecita, poiché disattende vari diritti e principi costituzionali (esposti e trattati di seguito). Violazioni riscontrate peraltro anche nell'ipotesi in cui si considera che si è in presenza di un'imposta di orientamento.