Citation: 1P.657/2002 16.01.2003 E. 2

La CRP, visto che l'accusato era stato nel frattempo posto in libertà provvisoria, ha ritenuto, in base alla citata giurisprudenza, il ricorso contro la decisione del GIAR sul mantenimento dell'arresto divenuto privo di oggetto. 2.1 Il ricorrente sostiene che l'interesse pratico e attuale sarebbe dato poiché il mancato accertamento della legalità dell'arresto da parte della CRP gli precluderebbe il diritto di chiedere un'indennità per detenzione illegale secondo l'art. 318 CPP/TI in relazione con gli art. 320 cpv. 2 CPP/TI e 10 cpv. 4 Cost./TI. Adduce inoltre che, nella denegata ipotesi di una sua condanna, egli non potrebbe più richiedere l'indennità ai sensi dell'art. 317 CPP/TI, prevista solo per l'accusato prosciolto. Rimprovera infine alla Corte cantonale di non aver esaminato nel merito il suo gravame, il quesito potendo ripetersi anche in futuro, quando un accusato sia scarcerato nel corso della procedura dinanzi alla CRP. A quest'ultimo riguardo, la CRP ha ritenuto che il ricorrente non aveva sollevato questioni di principio tali da potersi ripetere in ogni momento o in circostanze analoghe, e da non poter quindi essere esaminate tempestivamente; questo punto non dev'essere esaminato oltre poiché il ricorrente, limitandosi a censurare il mancato accertamento della legalità dell'arresto in relazione al suo diritto di chiedere un'indennità per detenzione illegale, non vi si esprime con una motivazione conforme all'art. 90 cpv. 1 lett. b OG e alle esigenze poste dalla giurisprudenza (DTF 127 I 38 consid. 3c, 126 I 235 consid. 2a, 125 I 492 consid. 1b). 2.2 La tesi ricorsuale, secondo cui una decisione di merito della CRP costituirebbe una premessa necessaria per far valere, in seguito, un'indennità per detenzione illegale, manifestamente non regge. 2.2.1 L'art. 10 cpv. 4 Cost./TI dispone che il Cantone risponde del danno materiale e morale derivante dall'ingiusta privazione della libertà personale, mentre l'art. 318 CPP/TI stabilisce che chiunque ha subito una detenzione illegale ha diritto a un'indennità. Secondo l'art. 320 cpv. 2 CPP/TI la domanda d'indennità ai sensi dell'art. 318 deve essere presentata entro un anno dalla decisione che accerta l'illegalità della detenzione; le domande d'indennità devono essere inviate alla CRP, che decide sull'ammissibilità e sull'ammontare dell'indennità, sentiti il PP e, se del caso, il denunciante o la parte civile (cpv. 4). 2.2.2 Limitandosi ad addurre che i motivi indicati dalla CRP sarebbero contrari a qualsiasi logica, e che la decisione della Corte cantonale costituirebbe una premessa necessaria per far valere in seguito un'indennità per detenzione illegale, il ricorrente non dimostra perché la CRP non potrebbe esaminare tale quesito nell'ambito di un'eventuale domanda d'indennità (cfr. causa 1P.20/1999 dell'8 marzo 1999, apparsa in RDAT II-1999 n. 15 pag. 50; causa 1C.1/1998 del 5 marzo 2002, consid. 1c). In effetti, la CRP ha espressamente stabilito che l'insorgente non poteva pretendere che la constatazione della pretesa illegalità dell'arresto dovesse essere effettuata subito, visto ch'essa potrà e dovrà ancora esaminare il tema nell'ambito di una eventuale richiesta d'indennità ai sensi degli art. 317 segg. CPP/TI. In effetti, le censure di violazione dell'art. 5 CEDU e dei diritti di difesa conferiti dalla Costituzione e dalla legge fatte valere da un detenuto posto in libertà possono essere sollevate, di massima, nell'ambito della procedura di indennizzo (DTF 125 I 394 consid. 4a e 5 con rinvii).