Citation: 1P.19/2002 30.07.2002 E. 1

Il Tribunale federale esamina d'ufficio e con piena cognizione l'ammissibilità dei ricorsi, senza essere vincolato, in tale ambito, dagli argomenti delle parti o dalle loro conclusioni (DTF 128 II 46 consid. 2a, 127 III 41 consid. 2a, 126 I 257 consid. 1a). 1.1 Secondo la giurisprudenza la pretesa punitiva compete esclusivamente allo Stato, indipendentemente dal fatto che il diritto cantonale riconosca al leso la qualità di parte (DTF 125 I 253 consid. 1b, 123 I 279 consid. 3b, 121 I 267 consid. 2). Di conseguenza, il leso, o la parte civile, non ha la veste ai sensi dell'art. 88 OG per impugnare nel merito la sentenza penale di assoluzione o la decisione di abbandono del procedimento penale con un ricorso di diritto pubblico, adducendo che essa violerebbe la costituzione, segnatamente il divieto dell'arbitrio nell'applicazione della legge, nell'accertamento dei fatti, nella valutazione delle prove o nell'apprezzamento della loro rilevanza (DTF 126 I 97 consid. 1a, 125 I 253 consid. 1b). Tuttavia, la parte civile può far valere con questo rimedio, indipendentemente dalla carenza di legittimazione nel merito, la violazione delle garanzie procedurali che il diritto cantonale o gli art. 29 e seg. Cost. e 6 CEDU le conferiscono quale parte, e la cui inosservanza equivalga a un diniego di giustizia formale (DTF 122 I 267 consid. 1b, 121 IV 317 consid. 3b, 120 Ia 220 consid. 2a). 1.2 La legittimazione ricorsuale è inoltre riconosciuta a chi è vittima ai sensi della legge federale concernente l'aiuto alle vittime di reati del 4 ottobre 1991 (LAV; RS 312.5), vale a dire alla persona direttamente lesa nell'integrità fisica, sessuale o psichica da un reato (cfr. art. 2 cpv. 1 LAV). L'art. 8 cpv. 1 lett. b LAV conferisce infatti alla vittima il diritto di chiedere che un tribunale si pronunci sul rifiuto di aprire il procedimento o sulla desistenza; inoltre, secondo l'art. 8 cpv. 1 lett. c LAV, la vittima può impugnare la decisione del tribunale con gli stessi rimedi di diritto dell'imputato sempre ch'essa fosse già parte nella procedura e nella misura in cui la decisione riguardi le sue pretese civili oppure possa influenzare il giudizio in merito a quest'ultime. In concreto, la Corte delle assise ha qualificato i fatti che la ricorrente rimprovera alla controparte come coazione sessuale (art. 189 cpv. 1 CP); in tali circostanze, la qualità di vittima ai sensi dell'art. 2 cpv. 1 LAV è quindi data (sentenza 1P.440/1996 del 12 novembre 1996, consid. 1b, pubblicata in Pra 86/1997 n. 59 pag. 313 segg.; cfr. pure DTF 125 II 265 consid. 2a/aa). Del resto, la ricorrente era parte civile nella procedura cantonale nella quale le è stata riconosciuta un'indennità per riparazione morale: le condizioni poste dall'art. 8 cpv. 1 lett. c LAV essendo pertanto realizzate, deve essere ammessa la legittimazione della ricorrente a censurare con il ricorso di diritto pubblico gli accertamenti di fatto e l'apprezzamento delle prove (DTF 120 Ia 157 consid. 2c pag. 162). 1.3 Il giudizio della CCRP annulla quello emanato dalla Corte delle assise correzionali e ne riforma il dispositivo 1.2 prosciogliendo l'imputato dall'accusa di tentata coazione sessuale nei confronti della ricorrente. Quanto all'accusa, non litigiosa in questa sede, di atti sessuali con persona incapace di discernimento o inetta a resistere, la CCRP ha rinviato gli atti a un'altra Corte delle assise correzionali secondo i considerandi della sentenza. Il giudizio impugnato, disponendo il rinvio degli atti per quanto concerne l'accusa di atti sessuali con persona incapace di discernimento o inetta a resistere, non pone fine alla procedura su questo aspetto, che non è però qui in discussione (cfr. al proposito DTF 123 I 325 consid. 3b, 122 I 39 consid. 1a/aa, 115 Ia 311 consid. 2; Walter Kälin, Das Verfahren der staatsrechtlichen Beschwerde, 2a ed., Berna 1994, pag. 344). Tuttavia, sull'accusa di tentata coazione sessuale, che interessa la ricorrente, la CCRP ha annullato il giudizio della prima Corte e prosciolto l'imputato. Su tale questione la decisione della CCRP risolve in modo definitivo la causa che interessa la ricorrente e non lascia in sostanza all'istanza inferiore alcun potere decisionale nell'ambito del giudizio in seguito al rinvio. In tali circostanze, tenuto altresì conto del principio dell'economia procedurale e dell'interesse delle parti, il rimedio esperito dalla ricorrente è ammissibile dal profilo dell'art. 87 OG (cfr. DTF 127 I 92 consid. 1 e rinvii). 1.4 Il ricorso di diritto pubblico ha, tranne eccezioni che non si verificano in concreto, natura meramente cassatoria (DTF 127 II 1 consid. 2c, 126 III 534 consid. 1c e rinvio). Ove la ricorrente chiede più dell'annullamento del giudizio impugnato, segnatamente la conferma dei dispositivi 1.2 e 4.2 della sentenza di primo grado, il suo gravame è quindi inammissibile (DTF 125 I 492 consid. 1a/bb, 104 consid. 1b e rinvii).