Citation: 5P.91/2004 24.09.2004 E. 7.2

7.2.1 Non è agevole definire in termini positivi il concetto di "fuga", poiché essa si definisce attraverso il confronto ed una compenetrazione vicendevole e dinamica delle sue componenti ontologiche: l'abbandono di un luogo; lo scopo, consistente nell'eludere, sottrarsi a o rifuggire da una situazione ostile; infine, le particolari modalità di comportamento, caratterizzato dalla massima celerità e/o segretezza e/o assenza di pianificazione (Nicola Zingarelli, Il nuovo Zingarelli, vocabolario della lingua italiana, a cura di Miro Dogliotti e Luigi Rosiello, 11a ed. Bologna 1983, pag. 774; Giacomo Devoto/Gian Carlo Oli, Il dizionario della lingua italiana, ed. 2002-2003, Firenze 2002, pag. 868). Non ogni abbandono di un luogo, ma soltanto quello finalizzato allo sfuggire ad una situazione ostile soddisfa questa definizione. Nel contesto del diritto esecutivo svizzero, la situazione ostile consiste nell'essere il debitore confrontato con l'imminente possibilità di un'esecuzione forzata in Svizzera. Da qui, dottrina e giurisprudenza fanno discendere come un trasloco in Svizzera non potrà mai configurare una fuga (DTF 33 I 442 consid. 3 pag. 445, con rinvio a Jaeger, op. cit.). L'intenzione soggettiva del debitore al momento di trasferirsi altrove in Svizzera è del tutto irrilevante: anche se intrapreso con lo scopo tipico della fuga, un trasferimento all'interno del medesimo Paese non appare atto a creare difficoltà di rilievo per il creditore. Ciò prova che risiede intrinseca nel concetto medesimo di fuga l'idea della sua idoneità a raggiungere lo scopo prefissato - nel contesto del diritto esecutivo, quello di sfuggire ai propri creditori. 7.2.2 Accertato in tal modo che un trasferimento all'interno della Svizzera non può configurare una fuga, la Corte cantonale ne deduce che dal profilo oggettivo il debitore debba necessariamente spostare il proprio domicilio all'estero. Sennonché un trasferimento all'estero non equivale eo ipso ad una fuga. Così, secondo una sentenza della Corte di cassazione del Cantone Zurigo (Kassationsgericht Zürich, sentenza 6 luglio 1954, in: SJZ 51 [1955] n. 176 pag. 348; riproposta da Fritzsche/Walder, op. cit. § 38 margin. 6 pag. 88) non è arbitrario negare la connotazione di fuga ad un trasferimento all'estero in luogo noto ai creditori. Per contro, il trasferimento in un luogo di soggiorno o addirittura la presa di un nuovo domicilio all'estero, seppur noti ai creditori, possono invece giustificare la dichiarazione di fallimento senza preventiva esecuzione, se accompagnati da indizi che il trasferimento sia stato posto in atto al fine di ledere gli interessi dei creditori (Pierre-Robert Gilliéron, op. cit., n. 16 ad art. 190 LEF, con esempi; Fritzsche/Walder, op. cit., § 38 margin. 6 pag. 87 s., con esempio in nota 6; supra, consid. 7.1) e tale intendimento si sia manifestato nel modo in cui è stato trasferito il domi cilio (Fritzsche/Walder, loc. cit.), rispettivamente la fuga sia manifesta (Jaeger, op. cit., n. 1 ad art. 54 LEF). Seppur si basa sull'ammissione di una fuga per giustificare la fuga stessa, il ragionamento è chiaro: il trasferirsi all'estero, e dunque la rinuncia alla giurisdizione elvetica a favore di una giurisdizione estera, rappresenta di principio comportamento legittimo, se non inficiato dalle intenzioni soggettive del debitore nonché, cumulativamente, dalle modalità del suo agire. Ne discende che, di principio, una giurisdizione esecutiva estera può sostituirsi a quella svizzera, senza che tale fatto, di per sé, trasformi un espatrio in una fuga ai sensi della LEF; il creditore non può far altro che accettare eventuali complicanze derivanti dal trasferimento di domicilio, in particolare non può lamentare che gli sia venuta meno la giurisdizione svizzera.