Citation: 6B_1199/2017 E. 2.3

2.3. Il MPC contesta la legittimazione dell'istante, non potendo egli prevalersi di una sentenza successiva emessa nei confronti di un altro imputato. Difetterebbe, comunque sia, di un interesse giuridicamente protetto a richiedere, a mezzo di revisione, l'annullamento della confisca del conto bancario intestato a C.C.________, di cui sarebbe unicamente beneficiario economico. L'istante è senz'altro aggravato dal decreto d'accusa di cui chiede la revisione, nella misura in cui è stato condannato e sanzionato per titolo di ripetuto riciclaggio di denaro grave, ed è quindi legittimato a proporre tale rimedio. Nel sostenere il contrario, il MPC travisa l'opinione dottrinale espressa da MARIANNE HEER, secondo cui difetta della legittimazione a presentare la revisione il correo condannato, non risultando aggravato con riferimento alla punibilità degli altri partecipanti (HEER, op. cit., n. 16 ad art. 410 CPP). Ciò vuol dire unicamente che il correo non può chiedere una revisione nell'ottica di modificare la posizione di questi ultimi, non disponendo in tal caso di un interesse giuridicamente protetto al rimedio (v. al riguardo ZBJV 1974/110 pag. 270 richiamata dalla stessa autrice, op. cit., nota a piè di pagina n. 43 ad art. 410 CPP). Orbene, in concreto l'istante chiede la revisione del giudizio che lo riguarda personalmente e non di quello emesso nei confronti di un altro partecipante. Fondata invece appare l'obiezione in relazione alla confisca del conto bancario ordinata nel decreto d'accusa impugnato. Per costante giurisprudenza infatti dispone di un interesse giuridicamente protetto chi vanta sui valori confiscati un diritto di proprietà o un diritto reale limitato (segnatamente un diritto di pegno). Anche il titolare di averi bancari confiscati può prevalersi di un tale interesse, in quanto fruisce di un diritto obbligatorio di disposizione sul conto, corrispondente sotto il profilo economico a un diritto reale sul denaro contante (DTF 137 IV 33 consid. 9.1; 128 IV 145 consid. 1a). Difetta per contro di un interesse giuridicamente protetto il detentore economico (azionista di una società o fiduciante) di un conto, essendo solo indirettamente toccato dalla confisca. L'avente diritto economico non dispone dunque della legittimazione a chiedere la revisione di un decreto d'accusa che ordina la confisca (art. 382 cpv. 1 CPP; v. sentenze 1B_498/2017 del 27 marzo 2018 consid. 4.1; 1B_94/2012 del 2 aprile 2012 consid. 2.1, in SJ 2012 I pag. 353; 6B_410/2013 del 5 gennaio 2016 consid. 3.5). È quindi a torto che l'istante pretende che sarebbe assurdo non poter chiedere l'annullamento completo del decreto con cui è stato condannato. L'art. 413 cpv. 2 CPP permette infatti, qualora i motivi di revisione addotti siano fondati, di annullare anche solo parzialmente la decisione impugnata. Non si giustifica di accordare all'istante più di quanto abbia un interesse giuridicamente protetto a postulare. Il fatto che la confisca sarebbe la diretta conseguenza della condanna penale di cui chiede la revisione e che il decreto impugnato non sarebbe stato intimato alla titolare del conto confiscato, come obiettato dall'istante, nulla muta al riguardo. Ne segue che l'istanza di revisione è inammissibile nella misura in cui è volta all'annullamento della confisca dei valori patrimoniali depositati sulla relazione intestata a C.C.________ (punto n. 4 del dispositivo del decreto d'accusa dell'11 maggio 2012), difettando l'istante della legittimazione al riguardo.