Citation: 4C.266/2001 08.11.2001 E. 1

1.- Il convenuto contesta la qualificazione giuridica del documento firmato dal giocatore nel 1994, che il Tribunale d'appello ha ritenuto essere un contratto di lavoro ai sensi dell'art. 319 CO. A suo modo di vedere, nel caso in rassegna, che vede coinvolti un giocatore dilettante e una squadra in 1. lega, mancano infatti due dei presupposti essenziali per poter ammettere l'esistenza di un tale negozio giuridico, vale a dire il rapporto di subordinazione del lavoratore e l'onerosità della sua prestazione. a) Orbene, come rettamente osservato dai giudici cantonali, l'esistenza di un rapporto di subordinazione tra un giocatore di calcio e la società presso cui milita non può essere negata. Ogni giocatore è tenuto ad adeguarsi alle istruzioni impartitegli dal club che l'ha ingaggiato, sia tale obbligo fondato su di un contratto di lavoro - com'è il caso per i calciatori professionisti - oppure sullo scopo sociale del club - com'è il caso per i giocatori dilettanti (cfr. Bondallaz, Toute la jurisprudence sportive en Suisse, Berna 2000, n. 69 a pag. 98 seg.). b) Il criterio determinante ai fini del giudizio sull'esistenza di un contratto di lavoro ai sensi dell'art. 319 CO è semmai quello della remunerazione (in questo senso anche Bondallaz, op. cit. , n. 69, Remarque a pag. 99). aa) In concreto il convenuto afferma che l'importo concesso al giocatore nella stagione 1994/1995, di fr. 2'500.-- mensili, configurava una semplice indennità per le spese sopportate e non un salario. Invano. Il tenore del contratto non lascia dubbi a questo riguardo: l'art. 4 distingue infatti chiaramente fra "stipendio" e "rimborso spese" e la somma di fr. 2'500.-- è stata inserita nella prima categoria. Lo stesso vale per l'aggiunta al contratto, nella quale viene esposta l'evoluzione dello "stipendio" del giocatore: fr. 2'500.-- mensili durante l'anno di transizione fino a luglio 1995 e successivamente, qualora il F.C. X.________ entrasse in serie B, fr. 70'000.-- per il primo anno, fr. 100'000.-- per il secondo e fr. 110'000.-- per il terzo. A ciò si aggiunga infine il fatto - rettamente rilevato anche dai giudici ticinesi - che l'importo in questione eccedeva manifestamente le spese reali connesse con l'attività sportiva, sicché includeva un salario. bb) La stipulazione di uno stipendio andrebbe inoltre negata, secondo il convenuto, perché esclusa dalle regole di gioco emanate dall'Associazione Svizzera di Football (ASF), giusta le quali il giocatore dilettante, per la sua partecipazione alle competizioni dell'ASF o per un'attività qualsiasi in relazione con queste, non percepisce nessuna indennità superiore al montante delle spese effettive che si manifestano durante l'esercizio di questa attività (art. 44 cpv. 1 Regolamento ASF). Anche in questo caso non è possibile aderire all'argomentazione ricorsuale. È vero che in Svizzera l'attività sportiva a livello professionale si differenzia tradizionalmente da quella amatoriale per il fatto che lo sportivo dilettante non conclude nessun contratto e non viene retribuito, mentre quello professionista stipula un contratto in cui viene fissata una retribuzione regolare. Si tratta tuttavia di un criterio di principio non sempre ossequiato nel mondo dello sport: sono molti, infatti, gli sportivi attivi in un settore riservato ufficialmente ai dilettanti ad essere, ciononostante, vincolati da contratto e regolarmente remunerati; fra questi, in particolare, i calciatori di 1. lega (cfr. Zufferey, Les contrats du sport professionnel face aux bonnes moeurs, in: SJZ 1990 pag. 113). c) Alla luce di quanto esposto, la decisione di qualificare il documento sottoscritto dall'attore nel 1994 quale contratto di lavoro a norma dell'art. 319 CO merita di essere condivisa.