Citation: 6A.29/2006 05.07.2006 E. 3

Il ricorrente lamenta anzitutto una violazione dell'art. 66bis CP. In applicazione di detto articolo l'autorità cantonale avrebbe dovuto rinunciare a ordinare il ricollocamento nello stabilimento in quanto egli sarebbe stato duramente colpito dalle conseguenze del suo atto al punto che una revoca risulterebbe inappropriata. Il ricorrente evidenzia come le conseguenze del reato commesso abbiano lasciato evidenti segni di instabilità a livello psico-fisico, in parte anche riconducibili alla dipendenza dalla cocaina. Egli sostiene inoltre di manifestare evidenti sintomi depressivi, determinati dai continui e prolungati periodi di detenzione (ricorso pag. 8 e segg.). 3.1 La CRP negando l'applicabilità dell'art. 66bis CP rileva in particolare come nonostante il condannato abbia espiato un lungo periodo di carcerazione per i reati commessi in Italia, ciò non lo ha minimamente distolto dal commettere nuovamente il medesimo reato, proprio durante il periodo di prova fissato dal Consiglio di vigilanza. Risulta inoltre che al momento dell'emanazione della suddetta decisione non fossero dati i presupposti per il collocamento del ricorrente in un centro di disintossicazione, non essendo stati riscontrati in lui sintomi di astinenza e tanto meno una perdita di controllo durante l'assunzione di stupefacenti. Inoltre l'asserzione del ricorrente secondo cui egli sarebbe già vicino alla soglia della depressione e in uno stato di estrema fragilità psicologica e che il suo ricollocamento non farebbe altro che deteriorare ulteriormente il suo stato di salute, non è pertinente in questo ambito visto che tale preteso stato psichico non può essere ritenuto una conseguenza diretta del suo atto (sentenza impugnata pag. 9). 3.2 In base all'art. 38 n. 1 CP quando un condannato alla reclusione o alla detenzione ha scontato i due terzi della pena e, trattandosi di detenzione, almeno tre mesi, l'autorità competente può liberarlo condizionalmente se la sua condotta durante l'esecuzione non vi si oppone e se si può presumere che egli terrà buona condotta in libertà. L'autorità competente prescrive al condannato che beneficia della liberazione condizionale un periodo di prova e può durante lo stesso sottoporlo al patronato (art. 38 n. 2 prima frase CP). Se, durante il periodo di prova, il liberato commette un reato per il quale è condannato senza sospensione condizionale a una pena privativa della libertà superiore a tre mesi, l'autorità competente ne ordina il ricollocamento nello stabilimento. Se il liberato è condannato a una pena più mite o a una pena con sospensione condizionale, l'autorità competente può prescindere dal ricollocamento (art. 38 n. 4 cpv. 1 CP). In base all'art. 66bis cpv. 1 CP se l'autore di un reato è stato così duramente colpito dalle conseguenze dirette del suo atto che una pena risulterebbe inappropriata, l'autorità competente prescinde dal procedimento penale, dal rinvio al giudizio o dalla punizione. Nelle stesse circostanze, la sospensione condizionale della pena o la liberazione condizionale non saranno revocate (art. 66bis cpv. 2 CP).