Citation: 1C_98/2009 04.05.2010 E. 2

2.1 La Corte cantonale ha accertato che la tettoia, che il proprietario vorrebbe leggermente ingrandire, dista un metro dal ciglio esterno del campo stradale, dal quale l'art. 28 della legge edilizia comunale (LE) impone una distanza di 3 m. Ha quindi ritenuto che la domanda di costruzione viola la normativa comunale. Riguardo alla protezione della situazione acquisita, essa ha richiamato l'art. 81 della legge sulla pianificazione territoriale del Cantone dei Grigioni del 6 dicembre 2004 (LPTC), secondo cui edifici e impianti costruiti a norma di legge, che non soddisfano più le prescrizioni in vigore, possono essere mantenuti o rinnovati (cpv. 1), o essere trasformati, moderatamente ampliati o modificati nella loro utilizzazione se con ciò non viene aumentata la differenza rispetto alle prescrizioni in vigore e se non vi si oppongano interessi pubblici preponderanti o interessi dei vicini (cpv. 2); nella legge edilizia i comuni possono prevedere anche la ricostruzione, dopo distruzione o demolizione, senza rispettare le norme vigenti (cpv. 3; cosiddetto diritto di ricostruzione o di rifabbricare). 2.1.1 Il Tribunale amministrativo ha ricordato che il diritto di rifabbricare è disciplinato dal diritto comunale. Quando, come nel caso del Comune di X.________, l'ente pubblico rinunci a tale prerogativa, la ricostruzione di un edificio dopo demolizione non è ammessa, per cui edifici non conformi alla legge edilizia possono essere soltanto mantenuti, modifiche di poco conto potendo essere approvate qualora non vi si oppongano interessi pubblici (art. 2 cpv. 2 LE). 2.1.2 Secondo i giudici cantonali, il ricorrente non ha contestato che il previsto ampliamento ridurrebbe ulteriormente la già insufficiente distanza della tettoia dalla strada, la costruzione venendo ubicata a confine con la stessa. L'aumento della differenza rispetto al diritto in vigore esclude quindi l'applicazione dell'art. 81 cpv. 2 LPTC. Inoltre essi hanno ritenuto che il richiesto ampliamento non rientra nella nozione di una modifica di poco conto. 2.2 Il ricorrente si dilunga, in maniera inutilmente prolissa e ripetitiva, sull'assunto secondo cui il Comune prima e la Corte cantonale poi avrebbero ritenuto, a torto, che la descrizione dei lavori da lui notificati, di riparazione e manutenzione, costituirebbero un ampliamento del manufatto litigioso, ossia una ripresentazione del progetto del 2007. Al suo dire, le autorità comunali avrebbero saputo che il piano intitolato "pianta", indicante la costruzione, e la planimetria allegata, da lui prodotti, erano imprecisi laddove prevedevano che l'opera confinava con la strada comunale invece che con un muro di confine, sito tra il manufatto e la strada. Esse né avrebbero potuto ignorare che detto documento, errato, non costituiva un progetto di costruzione né negare che la "sostituzione del tetto in lamiera" e il "rafforzamento pali di sostegno", indicati nella notifica, costituirebbero semplici lavori di riparazione e manutenzione. Se del caso, esse avrebbero dovuto esperire ulteriori verifiche e non decidere sulla base degli atti da lui prodotti, rilevato in particolare che il Tribunale amministrativo, tenuto ad accertare i fatti d'ufficio, non era vincolato. Ora, limitandosi a criticare, peraltro in maniera appellatoria e quindi inammissibile, un asserito accertamento incompleto dei fatti da parte del Comune, il ricorrente disattende che oggetto del litigio è la decisione della Corte cantonale e non quella comunale (sentenza 2C_166/2009 del 30 novembre 2009 consid. 1.3.2, in Zeitschrift für Gesetzgebung und Rechtsprechung in Graubünden, 01/2010, pag. 38; cfr. DTF 129 II 438 consid. 1 pag. 441). D'altra parte, questi accenni non dimostrano che si sarebbe in presenza di un accertamento manifestamente inesatto dei fatti e ch'essi sarebbero stati constatati in maniera arbitraria (art. 97 cpv. 1 e art. 105 cpv. 1 LTF; DTF 133 II 249 consid. 1.2.2 e 1.4.3). Non è infatti arbitrario fondarsi sul citato documento prodotto dall'istante e non sulla semplice descrizione sommaria dei lavori da lui indicati. In effetti, egli ammette che la contestata interpretazione poteva, per lo meno in parte, fondarsi sul piano intitolato "pianta" raffigurante in maniera imprecisa la costruzione litigiosa e ammette che, senza conoscere la situazione, la differenza tra la descrizione dei lavori e questo piano non esclude di primo acchito la possibilità di un ampliamento. Che la presenza di ulteriori circostanze poteva escludere questa conclusione, non ne dimostra l'insostenibilità. 2.2.1 Neppure il diniego della domanda di ricostruzione del 2007 implica necessariamente che, sulla base degli atti presentati, la notifica non potesse essere interpretata come domanda di ampliamento del manufatto. Ciò a maggior ragione, in quanto nel suo gravame al Tribunale amministrativo il ricorrente sottolinea espressamente, contraddicendo la sua tesi, che la notifica "secondo i piani allegati" concerne un "moderato ampliamento della tettoia" e quindi non soltanto lavori di manutenzione. A questa conclusione nulla muta l'accenno del ricorrente secondo cui in quel ricorso egli ha rilevato che la "pianta" era imprecisa laddove indica che la struttura confina fino alla strada, mentre in realtà "dista qualche centimetro dalla stessa", fermo restando che la distanza dalla strada non è comunque rispettata. 2.2.2 In siffatte circostanze, contrariamente all'assunto ricorsuale, le autorità comunali e la Corte cantonale non erano tenute a chiedere al ricorrente una conferma di ciò che egli avrebbe realmente inteso realizzare, né a esperire d'ufficio ulteriori accertamenti o rilasciare una licenza edilizia soggetta a determinate condizioni. La criticata interpretazione della notifica, l'asserito mancato accertamento delle "vere intenzioni" del ricorrente e la pretesa "complicanza procedurale ingiustificata", invero da lui stesso provocata, che ne sarebbe scaturita, non configurano affatto un eccesso di formalismo (cfr. al riguardo DTF 130 V 177 consid. 5.4.1; 128 II 139 consid. 2a).