Citation: U 348/04 12.10.2006 E. 2

2.1 Come già ricordato dai primi giudici, per valutare il grado d'invalidità, il reddito che l'assicurato invalido potrebbe conseguire esercitando l'attività ragionevolmente esigibile da lui dopo la cura medica e l'eventuale esecuzione di provvedimenti d'integrazione, tenuto conto di una situazione equilibrata del mercato del lavoro, è confrontato con il reddito che egli avrebbe potuto ottenere se non fosse diventato invalido (art. 16 LPGA; cfr. pure art. 18 cpv. 2 LAINF, nella versione in vigore fino al 31 dicembre 2002). 2.2 I primi giudici hanno poi esposto che conformemente all'art. 21 cpv. 4 LPGA, le prestazioni possono essere temporaneamente o definitivamente ridotte o rifiutate se l'assicurato, nonostante una sollecitazione scritta che indichi le conseguenze giuridiche e un adeguato termine di riflessione, si sottrae, si oppone oppure, entro i limiti di quanto gli può essere chiesto, non si sottopone spontaneamente a una cura o a un provvedimento d'integrazione professionale ragionevolmente esigibile e che promette un notevole miglioramento della capacità di lavoro o una nuova possibilità di guadagno. La stessa norma dispone che non si possono esigere cure e provvedimenti d'integrazione che rappresentano un pericolo per la vita o per la salute. 2.3 Nel vecchio diritto (vigente sino al 31 dicembre 2002), l'esigibilità di una cura era disciplinata in modo analogo dagli art. 48 cpv. 2 LAINF e 61 cpv. 1-3 OAINF. La regolamentazione dell'abrogato art. 61 cpv. 2 OAINF è stata ripresa dal nuovo art. 61 OAINF. Giusta quest'ultima norma, l'assicurato che senza sufficiente motivo rifiuta cure o provvedimenti d'integrazione ragionevolmente esigibili ha diritto solo alle prestazioni che verosimilmente sarebbero dovute in ragione dell'attendibile esito di dette misure. In sostanza, quindi, il nuovo diritto non ha apportato modifiche di rilievo al precedente ordinamento in materia (cfr. Kieser, ATSG-Kommentar, Zurigo/Basilea/Ginevra 2003, no. 59 seg. e 63 all'art. 21; v. inoltre la sentenza del 14 luglio 2005 in re H., U 199/04, consid. 3.2). 2.4 La nozione di esigibilità ai sensi dell'art. 21 cpv. 4 LPGA non è definita dalla legge. Non avendo il nuovo ordinamento, come appena è stato detto, apportato sostanziali modifiche a quello precedentemente in vigore, ci si può rifare alla giurisprudenza resa sotto il previgente diritto. Secondo quest'ultima, operazioni chirurgiche sono in linea di principio esigibili per quanto non siano proprie a mettere in pericolo la vita di una persona, ci si possa attendere con grande verosimiglianza la guarigione o comunque un sensibile miglioramento dei disturbi e quindi un incremento dell'abilità lucrativa, se non provocano delle alterazioni (sfiguramento, storpiamento) visibili e se la loro esecuzione non comporta dolori oltre quanto si possa considerare ragionevole. In quest'ambito, il Tribunale federale delle assicurazioni ha ripetutamente stabilito che la questione dell'esigibilità va apprezzata tenendo conto dell'insieme delle circostanze del caso specifico come pure delle peculiarità della persona interessata (DTF 105 V 179; RAMI 1996 no. U 244 pag. 154 consid. 7e/aa, 1995 no. U 213 pag. 68 consid. 2b; cfr. pure sentenza del 1° marzo 2005 in re B., U 287/03, consid. 2.1).