Citation: 5A_256/2014 E. 4.1

4.1. L'art. 96 cpv. 1 LEF prevede che è fatto divieto al debitore, sotto minaccia di pena (art. 169 CP), di disporre, senza autorizzazione dell'ufficiale, degli oggetti pignorati. La dottrina precisa che al debitore è fatto divieto di disporre del bene pignorato sia giuridicamente (ad esempio alienandolo o gravandolo di un diritto reale limitato) sia materialmente (ad esempio consumandolo o incassando i crediti contro terzi) senza autorizzazione dell'ufficiale esecutore (Benedict Foëx, in Basler Kommentar, Bundesgesetz über Schuldbetreibung und Konkurs, vol. I, 2a ed. 2010, n. 9 e 10 ad art. 96 LEF; Nicolas de Gottrau, in Commentaire romand, Poursuite et faillite, 2005, n. 4 e 6 ad art. 96 LEF; Pierre-Robert Gilliéron, Commentaire de la loi fédérale sur la poursuite pour dettes et la faillite, 2000, n. 11 ad art. 96 LEF). Lo spossessamento conseguente al pignoramento non implica però alcun trasferimento della titolarità dei diritti patrimoniali pignorati (sentenze 5C.36/2006 del 1° giugno 2006 consid. 3.4.1, in ZBGR 89/2008 pag. 51; 5P.233/2001 del 10 dicembre 2001 consid. 3a; Pierre-Robert Gilliéron, op. cit., n. 12 ad art. 96 LEF). In concreto, come visto, l'autorità di vigilanza ha considerato che il ricorrente non fosse legittimato a ricorrere contro l'operato dell'Ufficio fallimenti poiché aveva perso il diritto di disporre "in modo autonomo" del suo credito nei confronti della fallita, pignorato in data 28 marzo 2012. In altre parole, l'autorità inferiore ha ritenuto che il ricorso contro il provvedimento dell'Ufficio fallimenti costituisse un atto di disposizione dell'oggetto pignorato ai sensi dell'art. 96 cpv. 1 LEF che non poteva essere intrapreso senza autorizzazione dell'ufficiale esecutore. Tale posizione è condivisibile, considerato che con il ricorso 21 maggio 2013 il ricorrente mirava ad ottenere l'immediata compensazione del credito della massa fallimentare nei suoi confronti con il credito pignorato, ciò che porterebbe all'estinzione di quest'ultimo, come del resto ammesso dallo stesso ricorrente (v. sentenza 5P.233/2001 del 10 dicembre 2001 consid. 3b). La questione a sapere se il ricorso contro il provvedimento dell'Ufficio fallimenti costituisse un atto di disposizione del credito pignorato ai sensi dell'art. 96 cpv. 1 LEF può tuttavia essere lasciata irrisolta. Nel suo gravame al Tribunale federale il ricorrente si limita infatti a proporre confusi ragionamenti a sostegno del suo asserito interesse a ricorrere contro il predetto provvedimento "indipendentemente dal fatto che il suo credito è stato pignorato", ma omette di confrontarsi in qualsiasi modo con l'argomento - decisivo per il giudizio di irricevibilità qui impugnato - della mancanza di legittimazione ricorsuale per assenza di autorizzazione dell'ufficiale esecutore (v. sentenza 5P.233/2001 del 10 dicembre 2001 consid. 3b; v. anche sentenza 5A.21/2002 del 4 aprile 2003 consid. 1.4 e 3.2.2, quest'ultimo pubblicato in DTF 129 III 583). Insufficientemente motivata (v. art. 42 cpv. 2 LTF; DTF 134 II 244 consid. 2.1), la critica rivolta contro la decisione di irricevibilità pronunciata dall'autorità di vigilanza si rivela pertanto inammissibile.