Citation: 2C_1018/2022 E. 3.6

3.6. Questo ragionamento disattende tuttavia l'art. 3 CEDU e non può essere tutelato. In effetti, nel caso specifico è incontestato che quando il Tribunale cantonale amministrativo ha emanato il proprio giudizio, il 14 novembre 2022, il conflitto armato in Ucraina era scoppiato da diversi mesi (24 febbraio 2022) e niente permetteva di pensare che sarebbe terminato a breve scadenza. Considerato che la guerra in corso nel paese d'origine della ricorrente si aggravava ogni giorno di più, estendendosi progressivamente a tutto il paese, e che la Svizzera, confrontata all'epoca a movimenti di fuga su larga scala, accoglieva, nel quadro di una procedura accelerata (statuto di protezione S), numerosi profughi provenienti dallo stesso, la Corte cantonale non poteva, in questa situazione di fatti notori (su questa nozione, vedasi DTF 143 IV 380 consid. 1.1.1 e riferimenti), esigere dall'interessata che rientrasse in Ucraina: giungere ad una conclusione contraria viola l'art. 3 CEDU. Il Tribunale cantonale amministrativo non poteva pertanto, senza disattendere la legge e la prassi di questa Corte, limitarsi a rinviare l'esame dell'attuabilità del rinvio alle autorità incaricate dell'esecuzione del medesimo ma doveva, come già detto (cfr. supra consid. 3.4), pronunciarsi direttamente sulla questione. Ora, tenuto conto del fatto, notorio, che era impossibile eseguire il rinvio, la Corte cantonale non poteva, senza violare l'art. 3 CEDU rispettivamente l'art. 10 Cost., confermare il rifiuto del rinnovo del permesso di dimora, ma doveva invece prolungarlo, fintantoché non fosse possibile procedere all'allontanamento. Il fatto che la ricorrente fosse al beneficio di un'autorizzazione di soggiorno accordatale sulla base dell'art. 30 LStrI nulla muta al riguardo. Ne discende che il ricorso si rivela fondato e come tale va pertanto accolto.