Citation: 5P.285/2005 10.01.2006 E. 3

3.1 Come già in sede di appello, il ricorrente critica il criterio della ripartizione a metà dell'eccedenza adottato dall'ultima istanza cantonale, siccome nel caso concreto ingiusto e causa di disparità insostenibile. Anzi, in queste condizioni la pretesa della moglie di ricevere degli alimenti costituirebbe addirittura un manifesto abuso di diritto ai sensi dell'art. 2 cpv. 2 CC. 3.2 Il Tribunale di appello rammenta che il metodo di calcolo adottato è ritenuto, tanto dalla decennale giurisprudenza cantonale che da quella federale, perfettamente conforme al diritto federale. È possibile discostarsene in presenza di una costante quota di risparmio durante la convivenza oppure qualora il fabbisogno di figli minorenni non sia stato calcolato separatamente dal fabbisogno del genitore affidatario; ma nel caso di specie, nessuna di queste particolari circostanze sarebbe realizzata, né il Pretore avrebbe addotto altre ragioni di equità. 3.3 Le obiezioni che propone il ricorrente non sono atte a sostanziare una censura di arbitrio contro il punto di vista dell'ultima autorità cantonale. Egli rammenta invero che la vita comune è stata di breve durata, che l'opponente è di giovane età e che ella sarebbe libera da impegni; tuttavia, egli non spiega in qual modo tali circostanze dovrebbero inevitabilmente condurre ad ammettere arbitrio nella decisione impugnata. Pertanto, non formulate in termini conformi alle esigenze di cui all'art. 90 cpv. 1 lit. b OG, queste sue censure appaiono irricevibili. Né è ammissibile, per le stesse ragioni, l'apodittica affermazione che non vi sarebbe alcuna intenzione di riprendere l'unione coniugale, per cui non sarebbe giustificato pretendere il versamento di un contributo alimentare.