Citation: 4A_348/2015 E. 3.3

3.3. Per l'interpretazione di disposizioni contrattuali è in primo luogo decisiva la vera e concorde volontà delle parti contraenti. Se non è possibile determinarla le dichiarazioni contrattuali vanno interpretate, secondo il principio dell'affidamento, e cioè come il destinatario poteva e doveva in buona fede capirle nella situazione concreta (DTF 138 III 29 consid. 2.2.3; 135 III 295 consid. 5.2). Il senso di un testo, apparentemente chiaro, non è necessariamente determinante, motivo per cui un'interpretazione meramente letterale è proibita. Anche se il tenore di una clausola contrattuale appare a prima vista limpido, può risultare da altre condizioni contrattuali, dallo scopo previsto dalle parti o da altre circostanze che la lettera di tale clausola non restituisca esattamente il senso dell'accordo. Non ci si allontana invece dal senso letterale del testo adottato dagli interessati, se non vi è alcuna ragione seria per ritenere che esso non corrisponda alla loro volontà. L'interpretazione del contratto giusta il principio dell'affidamento è una questione concernente l'applicazione del diritto, che può essere esaminata liberamente dal Tribunale federale (DTF 136 III 186 consid. 3.2.1, con rinvii). In concreto giova innanzi tutto rilevare che la ricorrente non afferma che la Corte cantonale avrebbe potuto procedere a un'interpretazione soggettiva del contratto. L' interpretazione fondata sul principio dell'affidamento contenuta nella sentenza impugnata non viola il diritto, atteso che non può nemmeno essere seriamente messo in dubbio che il cambio fisso menzionato nel contratto fosse riferito al franco svizzero, in particolare alla luce delle cifre contenute nel conteggio di salario agli atti. Del resto, quando contesta di essere " la parte che trarrebbe vantaggio dal contratto di lavoro ", la ricorrente medesima conferma indirettamente l'interpretazione della Corte cantonale. È infatti unicamente possibile giungere a tale conclusione se è stato concordato un salario in franchi svizzeri, perché nell'ipotesi di una pattuizione in euro la datrice di lavoro avrebbe avuto ogni mese la possibilità di scegliere se versare la retribuzione nella valuta estera o in quella nazionale (utilizzando il tasso di conversione fisso), optando per la variante a lei più favorevole a dipendenza dell'effettiva quotazione dell'euro. In altre parole essa sarebbe stata l'unica a poter beneficiare delle fluttuazioni del tasso di cambio. Poiché la motivazione principale della sentenza impugnata non viola il diritto federale non è necessario esaminare le censure rivolte contro l'argomentazione abbondanziale della sentenza impugnata, secondo cui anche nel denegato caso in cui nel contratto fosse stata stabilita una retribuzione in euro, le parti avrebbero proceduto a una modifica dello stesso per atti concludenti.