Citation: 2A.231/2002 28.05.2002 E. 1

1.1 In materia di diritto degli stranieri, il ricorso di diritto amministrativo non è proponibile contro il rilascio o il rifiuto di un permesso di dimora o di domicilio, salvo laddove un diritto all'ottenimento di un simile permesso si fonda su una disposizione del diritto federale o di un trattato internazionale (art. 100 cpv. 1 lett. b n. 3 OG e art. 4 della legge federale del 26 marzo 1931 concernente la dimora e il domicilio degli stranieri [LDDS; RS 142.20]; DTF 126 II 329 consid. 1a; 124 II 361 consid. 1a; 123 II 145 consid. 1b; 122 II 1 consid. 1a, 385 consid. 1a e rispettivi rinvii). 1.1.1 Per i cittadini italiani entrano in considerazione il Trattato di domi- cilio e consolare conchiuso il 22 luglio 1868 tra la Svizzera e l'Italia (RS 0.142.114.541), la Dichiarazione concernente l'applicazione del trat- tato di domicilio e consolare del 22 luglio 1868 tra la Svizzera e l'Italia del 5 maggio 1934 (RS 0.142.114.541.3) e l'Accordo fra la Svizzera e l'Italia relativo all'emigrazione dei lavoratori italiani in Svizzera, conchiuso il 10 agosto 1964 (RS 0.142.114.548). 1.1.2 Per prassi costante, il Trattato di domicilio e consolare si applica solo ai cittadini italiani al beneficio di un permesso di domicilio (cfr. DTF 119 IV 65 consid. 1a, 106 Ib 125 consid. 2a), ragione per la quale lo stesso non è di nessuna rilevanza nel caso di specie. 1.1.3 Giusta l'art. 11 cpv. 1 lett. a dell'Accordo del 1964, i lavoratori italiani che hanno risieduto in Svizzera in modo regolare e ininterrotto per almeno 5 anni hanno diritto, tra l'altro, al rinnovo del permesso di dimora per il posto che già occupano. Il 4 maggio 1995, il ricorrente è stato posto al beneficio di un permesso di dimora annuale, regolarmente rinnovato, l'ultima volta fino al 3 maggio 2000, per lavorare presso la Y.________ SA. Egli avrebbe pertanto diritto, in linea di principio, al rinnovo dell'autorizzazione richiesta. Sennonché, come constatato dai giudici cantonali, non emerge dagli atti di causa - e nemmeno il diretto interessato lo pretende ora - che egli sia tuttora alle dipendenze della ditta per la quale gli era stata concessa la citata autorizzazione. Il quesito non merita di essere ulteriormente approfondito, dato che anche se egli disponesse del diritto al permesso in questione, il ricorso andrebbe comunque respinto per i motivi esposti di seguito (cfr. consid. 2.1). 1.1.4 Per quanto concerne il permesso di domicilio, la cifra 2 § 2 della Dichiarazione del 5 maggio 1934 (a cui rinvia l'art. 10 cpv. 2 dell'Accordo del 1964), stabilisce che i lavoratori italiani hanno diritto al rilascio di un permesso di domicilio dopo una dimora regolare e ininterrotta di dieci anni. Fino ad ora, il Tribunale federale ha lasciato indecisa la questione di sapere se questo termine di 10 anni sia stato validamente ridotto a 5 anni dalla Dichiarazione del 23 aprile 1983 del Consiglio federale, non pubblicata (cfr. Wurzburger, La jurisprudence récente du Tribunal fédéral en matière de police des étrangers in: RDAF 1997 pag. 267 segg., segnatamente 304 e la prassi ivi citata). Detto quesito può tuttora rimanere irrisolto, dal momento che, per i motivi che seguono (cfr. consid. 2.1), la richiesta del ricorrente andrebbe disattesa anche se egli, di principio, disponesse del diritto al permesso postulato. 1.2 Il ricorso in esame è invece inammissibile nella misura in cui è chiesto l'annullamento delle decisioni di prima e seconda istanza cantonale, visto l'effetto devolutivo legato al ricorso di diritto amministrativo (DTF 125 II 29 consid. 1c).