Citation: 1P.393/2002 13.03.2003 E. 3

Secondo il ricorrente i Giudici cantonali avrebbero dovuto accertare che, al momento del versamento, la controparte diffidava dell'accusato a causa della sua condotta anteriore, non avendo egli adempiuto a precedenti pattuizioni. 3.1 Nell'accertamento dei fatti e nella valutazione delle prove il Giudice di merito, il cui operato è già stato esaminato, nei limiti delle facoltà che le competevano, dalla CCRP, dispone di un ampio potere di apprezzamento (DTF 118 Ia 28 consid. 1b). Per motivare l'arbitrio non basta criticare semplicemente la decisione impugnata, né contrapporle una versione propria, per quanto sostenibile o addirittura preferibile. Occorre piuttosto dimostrare per quale motivo l'accertamento dei fatti o la valutazione delle prove sarebbero manifestamente insostenibili, si trovino in chiaro contrasto con la fattispecie, si fondino su una svista manifesta o contraddicano in modo urtante il sentimento della giustizia e dell'equità (DTF 128 I 273 consid. 2.1 e rinvii, 125 II 10 consid. 3a). Secondo la giurisprudenza, il Tribunale federale annulla d'altra parte la decisione impugnata quand'essa è insostenibile non solo nella motivazione, bensì anche nel risultato (DTF 128 I 273 consid. 2.1 e rinvii, 125 II 129 consid. 5b). 3.2 Il ricorrente si limita essenzialmente a contrapporre al giudizio impugnato una sua differente interpretazione dei fatti, asserendo in sostanza che l'argomentazione della CCRP sarebbe contraria alla logica: ciò non basta a sostanziare l'arbitrio. Comunque, la Corte cantonale ha riconosciuto che la mancata tempestiva prestazione della garanzia pattuita non costituiva un segnale positivo. Essa ha però ulteriormente accertato che il comportamento dell'accusato tendeva a tenere aperte e procrastinare le trattative immobiliari con la vittima, dandole l'impressione di essere un facoltoso uomo d'affari, e ch'egli ha fatto uso al riguardo di falsi documenti bancari. Inoltre, viste anche l'esistenza di scritti redatti da un legale e la mancanza di una comunicazione della banca che smascherasse l'accusato, la CCRP poteva, senza incorrere nell'arbitrio, non ritenere decisiva la mancata tempestiva prestazione della garanzia. La conclusione della CCRP secondo cui il 10 marzo 1999 la vittima era sempre realmente convinta di trattare con una persona in grado concretamente di aiutarla non risulta quindi manifestamente insostenibile.