Citation: 5A_795/2023 E. 2.3.2

2.3.2. Secondo il ricorrente, inoltre, l'autorità precedente avrebbe violato il suo diritto di essere sentito, "segnatamente il diritto ad una decisione motivata", il principio della proporzionalità "posto dall'art. 5 cpv. 2 Cost. fed." e gli art. 273 cpv. 1, 274 cpv. 2 e 446 CC. A suo dire, il Presidente della Camera di protezione non avrebbe dovuto basarsi sulla sola condizione posta dal Pretore il 7 ottobre 2020, ma - in virtù del principio inquisitorio illimitato e tenuto conto del parere dello psichiatra che risultava dai documenti prodotti in sede cantonale (il quale avrebbe appurato l'idoneità del padre all'esercizio dei diritti di visita "posto come nell'osservazione clinica non sono stati rilevati segni o sintomi di una patologia psichiatrica maggiore o di un disturbo psichico comportamentale o caratteriale" e sollevato seri dubbi sulla reale effettività di una qualsiasi tecnica psicoterapeutica considerato il suo "quadro personologico semplice e rigido con scarsa capacità adattativa") - avrebbe dovuto procedere "a un approfondimento maggiore delle circostanze al fine di meglio valutare se le misure (...) sono ancora attuali". A dire del ricorrente, l'autorità cantonale avrebbe dovuto in particolare ordinare una perizia sulla questione dei diritti di visita, considerati "l'importanza che essi rivestono nel benessere del minore" e il fatto che le circostanze si sarebbero nel frattempo modificate "se rapportate a quelle del 2020". Giova innanzitutto precisare che la censura, formale, di violazione del diritto di essere sentito nella forma del diritto a una decisione motivata è del tutto superficiale e non soddisfa le rigorose esigenze di motivazione dell'art. 106 cpv. 2 LTF. Attraverso tale critica il ricorrente sembra peraltro piuttosto lamentare un arbitrario apprezzamento delle prove, e meglio dei documenti da lui prodotti in sede di reclamo. Per il resto, con la suesposta argomentazione, il ricorrente rimprovera all'autorità cantonale di non aver adattato la misura di protezione del minore all'insieme delle circostanze attuali. Egli non tiene tuttavia conto del fatto che il Presidente della Camera di protezione, oltre a respingere il suo reclamo, ha retrocesso l'incarto all'autorità di protezione proprio per assumere elementi di giudizio sulla situazione attuale e valutare se la soluzione in vigore in materia di relazioni personali tra padre e figlio corrisponda ancora al bene prioritario del minore. Siccome il ricorrente non spiega per quale ragione l'autorità di seconda istanza avrebbe dovuto decidere essa stessa tale questione senza retrocedere l'incarto (ciò che peraltro gli assicura una doppia istanza di ricorso), su questo punto il gravame va pertanto ritenuto inammissibile per mancanza di interesse a ricorrere giusta l'art. 76 cpv. 1 lett. b LTF.