Citation: 1P.51/2004 28.02.2005 E. 4

4.1 I ricorrenti rimproverano al Tribunale di espropriazione un arbitrario accertamento dei fatti, per avere ritenuto i loro fondi comunque accessibili mediante percorsi alternativi, sufficienti quand'anche meno agevoli, attraverso i Comuni di Lamone e di Cureglia. Rilevano che anche la parte di collegamento in territorio di Cureglia, attraverso il nucleo del villaggio, sarebbe qualificata dal piano regolatore quale percorso pedonale. Sostengono di avere potuto edificare a suo tempo le loro particelle sulla base dell'accesso percorribile da Origlio, assicurato dal tratto sterrato litigioso, sicché si giustificherebbe di tutelare il transito veicolare sullo stesso anche dopo l'entrata in vigore dell'attuale piano regolatore di questo Comune. Ritengono quindi il provvedimento pianificatorio, che ha stabilito la destinazione pedonale del tracciato, lesivo della garanzia della loro proprietà. Considerano inoltre il loro interesse all'ulteriore mantenimento dell'accesso veicolare prevalente rispetto all'interesse del Comune di Origlio all'attuazione del provvedimento. 4.2 Il tracciato litigioso è inserito quale sentiero nel piano regolatore del Comune di Origlio approvato dal Consiglio di Stato il 13 gennaio 1993, sicché un eventuale transito veicolare sullo stesso non è di per sé conforme alla sua destinazione pedonale (cfr. art. 17 LCPS; DTF 129 I 337 consid. 3). Criticando la pedonalizzazione del tracciato e lamentando l'insufficienza di adeguati accessi veicolari alternativi, i ricorrenti rimettono sostanzialmente in discussione il provvedimento pianificatorio allora adottato dal Comune di Origlio. Anche laddove invocano un insufficiente interesse pubblico e la violazione del principio di proporzionalità, i ricorrenti non contestano tanto la progettata posa delle barriere, quanto piuttosto la pedonalizzazione come tale del percorso, già sancita con l'approvazione del piano regolatore. Ora, come riconoscono gli stessi ricorrenti, la costituzionalità del piano regolatore può essere contestata, in linea di principio, solo al momento della sua adozione. Una contestazione successiva sollevata pregiudizialmente, nell'occasione di un'applicazione concreta, può avvenire solo in via eccezionale, ossia quando l'interessato non si fosse potuto rendere pienamente conto, al momento dell'adozione del piano, della limitazione impostagli, quando la procedura non gli avesse offerto in quella sede la possibilità di tutelare adeguatamente i suoi diritti e quando si pretenda che le circostanze, in particolare l'interesse pubblico, che avevano giustificato l'adozione del piano e le sue restrizioni, fossero nel frattempo radicalmente mutate (cfr. DTF 123 II 337 consid. 3a, 121 II 317 consid. 12c pag. 346; sentenza 1P.38/2001 del 9 aprile 2001, citata in RDAT II-2001, n. 42, pag. 172). I ricorrenti sostengono genericamente che il provvedimento pianificatorio non sarebbe sorretto dall'interesse pubblico, che la portata della restrizione non poteva risultare manifesta, considerate le licenze edilizie precedentemente rilasciate per l'edificazione dei fondi, e che il Comune di Origlio non avrebbe informato i Comuni vicini della modifica del proprio piano regolatore. Queste argomentazioni non sostanziano tuttavia, sotto il profilo dell'art. 90 cpv. 1 lett. b OG, le esposte condizioni per giustificare eccezionalmente un esame pregiudiziale del provvedimento, ritenuto oltretutto che il piano regolatore è pubblicato presso la cancelleria comunale e che la pubblicazione è annunciata agli albi comunali, nel foglio ufficiale e nei quotidiani del Cantone Ticino (cfr. art. 34 cpv. 2 e 3 della legge cantonale di applicazione della LPT, del 23 maggio 1990). In tali circostanze, la legalità del vincolo non può essere esaminata dal Tribunale federale nell'ambito della presente procedura, limitata alla questione del progetto per la posa delle barriere. Né occorre confrontarsi con la censura di una pretesa violazione del principio della protezione della situazione acquisita. Il principio concerne infatti la possibilità di mantenere costruzioni e impianti che conservano la loro identità, edificati secondo un diritto ormai abrogato o modificato e non più conformi alle norme della zona (cfr. DTF 117 Ib 243 consid. 3c e rinvio), sicché la sua invocazione in un caso come il concreto non appare pertinente. Del resto, pure un'eventuale mancato rispetto della stabilità del precedente piano regolatore (cfr. art. 21 LPT, DTF 128 I 190 consid. 4) riguardava la procedura di revisione del piano regolatore e andava sollevato in quella sede. 4.3 Pure l'argomentazione dei ricorrenti secondo cui, dal profilo della proporzionalità, sarebbe sufficiente l'installazione di una segnaletica verticale che autorizzi l'accesso veicolare ai soli confinanti, tende a rimettere in discussione la pedonalizzazione del collegamento già stabilita dal piano regolatore. Comunque, sotto l'invocato aspetto, la posa delle barriere è idonea a raggiungere lo scopo del provvedimento pianificatorio, consentendo il passaggio di pedoni, disabili, cavalieri e mezzi a due due ruote e permettendo l'accesso ai veicoli di servizio.