Citation: 1P.53/2000 24.02.2000 E. 3

3.- a) Il provvedimento con cui viene ordinata la perizia poggia sull'art. 142 CPP/TI, secondo il quale uno o più periti sono nominati se occorre stabilire fatti e circostanze per il cui accertamento siano necessarie cognizioni speciali (cpv. 1). Secondo l'art. 147 CPP/TI l'accusato può essere d'altra parte sottoposto a perizia psichiatrica, con o senza ricovero nell'Ospedale neuropsichiatrico cantonale, per ordine del magistrato, del presidente della Corte o della Corte (cpv. 1). Si è in presenza quindi di una base legale chiara perché la perizia psichiatrica potesse essere ordinata, ciò che peraltro non è contestato dal ricorrente. Vi erano d' altra parte motivi sufficienti perché l'autorità cantonale procedesse in quel modo. Come lo stesso GIAR ha rilevato, il fax inviato dal ricorrente alla querelante il 30 ottobre 1999 era impostato a "toni oggettivamente minacciosi", ciò di cui non può essere dubitato, consideratine tenore e contenuto. Inoltre, sempre secondo il GIAR, il cui rilievo è conforme agli atti, l'accusato si è sì impegnato a non più spedire alla signora scritti minacciosi né ad avere atteggiamenti minacciosi con lei; tuttavia, nel contempo, egli non si è sentito d'impegnarsi anche a non più inviarle comunicazioni in genere o a recarsi a Gentilino per eventualmente incontrarla, rifiutandosi quindi, come ha sottolineato il GIAR, di dare un taglio netto ai suoi interventi nei confronti della controparte. b) In tali circostanze, il GIAR non ha violato la libertà personale e la dignità della persona, garantiti ora dall'art. 10 cpv. 2, rispettivamente dall'art. 7 Cost. (e in precedenza riconosciuti come diritti costituzionali non scritti: DTF 124 I 40 consid. 3a, 125 I 257 consid. 3b). Tenuto conto della giurisprudenza citata, dei fatti addebitati al ricorrente, delle modalità in cui sono stati compiuti, del suo stato di salute, un esame peritale nel senso indicato dall'autorità cantonale non appare, anche se imposto all'interessato contro la sua volontà, lesivo dei diritti costituzionali indicati, né fondato su un'applicazione addirittura insostenibile e quindi arbitraria dell'art. 13 CP (sulla nozione di arbitrio vedi DTF 125 I 166 consid. 2a, 125 II 10 consid. 3a) e ciò, tenendo conto del potere d'apprezzamento che spetta in simili fattispecie al magistrato sia per quanto riguarda l'opportunità di una perizia, sia per quanto riguarda la sua valutazione (vedi Gérard Piquerez, Précis de procédure pénale suisse, Losanna 1994, n. 1304, 1310 e 1326). D'altra parte, come risulta dal decreto di nomina del perito, l'esame del periziando è previsto ambulatoriamente, e cioè nello studio stesso del medico incaricato. Secondo l'art. 95 cpv. 4 CPP/TI è equiparata all'arresto, e quindi soggetta a condizioni rigorose, solo la custodia coatta per perizia psichiatrica, caso che non si avvera nella fattispecie (cfr. al riguardo Michele Rusca/Edy Salmina/Carlo Verda, Commento del Codice di procedura penale ticinese, Lugano 1997, n. 47 ad art. 95, pag. 336). Certo, il principio della proporzionalità, invocato dal ricorrente, già desumibile dall'art. 4 vCost. (DTF 124 I 40 consid. 3e e rinvii) e ora sancito esplicitamente dall'art. 36 cpv. 3 Cost. , impone che le restrizioni dei diritti fondamentali siano proporzionate allo scopo, vale a dire che non si ordini una misura restrittiva determinata, quando provvedimenti più lievi siano possibili e adeguati. Ora, ritenuto che l'autorità cantonale poteva considerare opportuno un esame psichiatrico peritale del ricorrente, misure meno incisive rispetto a quella adottata non erano date. Ciò vale in particolare, riguardo specialmente all' accertamento della pericolosità, alla misura della cauzione preventiva giusta l'art. 57 CP, proposta dal ricorrente, visto altresì che tale misura può essere imposta solo a richiesta della persona minacciata, condizione non adempiuta in concreto. Spetta anche sotto questo profilo al giudice un assai ampio margine di scelta, e d'altra parte l'art. 149 cpv. 1 CPP/TI esclude dalla funzione peritale i medici che hanno curato la persona da esaminare (vedi anche Niklaus Schmid, Strafprozessrecht, 3a ed., Zurigo 1997, n. 666), mentre un semplice attestato del medico curante non basterebbe a sostituire la perizia (sentenza inedita del 14 luglio 1986 nella causa B.). Infine, la dottoressa che ha visitato il ricorrente la notte del suo interrogatorio in polizia s'era dovuta esprimere, in quel frangente, sulla pericolosità immediata del ricorrente e non su altre più approfondite questioni. Per rispondere alle quali, qualora gliele fossero poste, essa dovrebbe svolgere una funzione peritale, che è quella cui il ricorrente si oppone.