Citation: 2P.224/2006 26.04.2007 E. 5

5.1 In materia di ricongiungimento familiare, la giurisprudenza ha sancito da tempo ed in innumerevoli occasioni che le domande vanno valutate secondo parametri differenti se riguardano la riunificazione in Svizzera con entrambi oppure con un solo genitore. Nel primo caso, fatta salva la riserva generale dell'abuso di diritto, il ricongiungimento con i figli minorenni è di per sé ammesso in ogni tempo, senza che occorra giustificare in modo particolare un qualsiasi ritardo nell'inoltro della richiesta. Nel secondo caso, non vi è per contro un diritto incondizionato a far venire presso il genitore in Svizzera dei figli che sono cresciuti all'estero nella cerchia familiare dell'altro genitore o presso altre persone di fiducia, ad esempio i nonni. In queste situazioni, l'accoglimento della domanda presuppone che i figli, nonostante la distanza, abbiano mantenuto con il genitore stabilitosi in Svizzera le relazioni familiari più intense oppure che siano intervenuti importanti cambiamenti delle circostanze, in particolare d'ordine familiare, come ad esempio un mutamento nelle possibilità di cura e presa a carico educativa dei figli all'estero (DTF 133 II 6 consid. 3.1; 130 II 1 consid. 2.2; 129 II 11 consid. 3.1; 126 II 329 consid. 2a e 3b; 125 II 585 consid. 2a). Stabiliti essenzialmente in relazione all'art. 17 cpv. 2 LDDS, questi principi valgono anche quando si tratta di esaminare sotto il profilo degli art. 8 CEDU e 13 Cost. una domanda di ricongiungimento (parziale) di figli di genitori separati o divorziati (DTF 133 II 6 consid. 3.1; sentenza 2A.558/2006 del 22 febbraio 2007, consid. 3.1). L'art. 8 CEDU non conferisce infatti un diritto assoluto di entrata e di soggiorno in Svizzera per i familiari di uno straniero che vi risiede. In particolare, il genitore che ha liberamente scelto di venire in Svizzera e di vivere separato dalla famiglia per diversi anni non può normalmente prevalersi di tale diritto in favore dei figli rimasti in patria se intrattiene con gli stessi rapporti meno intensi rispetto all'altro genitore o ai familiari che se ne prendono cura e se può mantenere con la prole le relazioni esistenti (133 II 6 consid. 3.1; 125 II 633 consid. 3a; 124 II 361 consid. 3a; 122 II 385 consid. 4b). Nella sentenza pubblicata in DTF 133 II 6, pronunciata il 19 dicembre 2006, il Tribunale federale ha esplicitato e confermato questa sua giurisprudenza anche alla luce della più recente prassi della Corte europea dei diritti dell'uomo (segnatamente la sentenza n. 60665/00 del 1° dicembre 2005 nella causa Tuquabo-Tekle e llcc. contro Paesi Bassi; cfr. DTF 133 II 6 consid. 5 e, tra le altre, sentenza 2A.319/2006 del 16 gennaio 2007, consid. 3). 5.2 Come risulta peraltro già dalla natura delle condizioni testé indicate, la giurisprudenza esistente in tema di ricongiungimento familiare si riferisce esclusivamente a domande di ricongiungimento a posteriori, ossia presentate dopo un certo periodo di separazione, in genere di diversi anni, tra il/i genitore/i ed i figli. Tale caratteristica è comune non solo a tutte le situazioni esaminate nelle menzionate sentenze del Tribunale federale, ma anche alle fattispecie alla base dei principali giudizi di riferimento della Corte europea dei diritti dell'uomo (cfr., oltre alla già citata sentenza Tuquabo-Tekle: sentenza del 19 febbraio 1996 nella causa Gül contro Svizzera, Recueil CourEDU 1996-I pag. 159; sentenza del 28 novembre 1996 nella causa Ahmut contro Paesi Bassi, Recueil CourEDU 1996-IV pag. 2017; sentenza n. 31465/96 del 21 dicembre 2001 nella causa Sen contro Paesi Bassi). Nei casi sottoposti a quest'ultima istanza presi in considerazione, il periodo di separazione più breve prima dell'inoltro della domanda è infatti stato di tre anni e mezzo (nel caso Ahmut). È dunque in situazioni di questo genere che la Corte di Strasburgo ha soppesato dettagliatamente gli interessi privati dei familiari che postulano il ricongiungimento con il legittimo interesse pubblico degli Stati a praticare una politica restrittiva in materia d'immigrazione (cfr. sentenza citata in re Tuqabo-Tekle, n. 42 e 44). 5.3 Il caso di specie presenta una differenza fondamentale con le situazioni descritte in quanto non ha per oggetto un ricongiungimento familiare differito. I figli hanno infatti presentato la loro domanda presso l'ambasciata svizzera a Mosca poco più di un mese dopo il matrimonio della madre, celebrato a sua volta due mesi dopo l'ingresso in Svizzera. Considerate le immaginabili difficoltà di ordine burocratico ed organizzativo dovute anche alle ragguardevoli distanze, questi tempi sono pressoché inevitabili. È d'altronde normale che la madre si sia sposata ed abbia ottenuto un permesso di dimora prima di postulare formalmente il ricongiungimento, anche perché il matrimonio costituiva una condizione essenziale per potersi prevalere dell'art. 8 CEDU. In ogni caso un lasso di tempo come quello intercorso è talmente ridotto che non determina una vera e propria separazione, nel senso che non è sufficiente per creare una relazione preponderante con altri parenti, in sostituzione del legame con il genitore partito all'estero. Nel caso specifico, la ricorrente è inoltre sempre stata la principale persona di riferimento per i figli, con cui ha convissuto fino alla partenza per la Svizzera. Poco importa infatti che con loro abbia coabitato anche la nonna e che la stessa sia stata una presenza fisica ed educativa costante anche quando la madre era fuori casa per lavoro. D'altro canto, il padre ha vissuto per lungo tempo separato dalla famiglia senza occuparsi dei figli, ed è poi deceduto nel 2003. In queste circostanze, il ricongiungimento della ricorrente con il figlio minorenne non può essere valutato secondo i restrittivi requisiti validi in caso di ricongiungimento parziale differito (cfr. comunque, a questo riguardo: DTF 129 II 11 consid. 3.3.1 e sentenza 2A.298/2006 del 27 ottobre 2006, consid. 2.2-2.4), ma può essere negato soltanto se integra gli estremi di un abuso di diritto. 5.4 Posto il problema in questi termini, le conclusioni che ne vanno tratte appaiono tutto sommato abbastanza evidenti. 5.4.1 Non si può infatti ritenere che la richiesta di ricongiungimento non abbia quale fondamento la volontà di mantenere il legame familiare tra madre e figlio esistente prima delle seconde nozze della ricorrente. Certo, il figlio è ormai prossimo alla maggiore età e in Svizzera, benché confrontato con probabili difficoltà linguistiche e d'integrazione, potrebbe godere di migliori prospettive di formazione e professionali che in patria, in una zona discosta della Russia. Considerato che il ricongiungimento è stato chiesto subito dopo il matrimonio con un cittadino svizzero, queste prospettive più favorevoli costituiscono tuttavia soltanto una conseguenza, non la finalità stessa del ricongiungimento. Per sostenere il contrario occorrerebbe in pratica che il matrimonio stesso sia stato contratto in maniera fittizia, ipotesi che, pur rilevata l'apparente brevità della frequentazione prematrimoniale, non è corroborata da alcun indizio significativo. 5.4.2 Anche se, vista l'età, i suoi bisogni educativi e di custodia sono ridotti, il figlio necessita ancora di una certa presenza della madre, che l'ha allevato durante l'infanzia e l'adolescenza. D'altronde, conformemente al testo legale (cfr. art. 17 cpv. 2 LDDS) e alla giurisprudenza, il ricongiungimento familiare deve rimanere possibile fino alla maggiore età dei figli, età che non dev'essere abbassata artificiosamente adducendo che essi verrebbero sradicati dal contesto sociale e culturale in cui sono cresciuti (DTF 133 II 6 consid. 3.1.3). Non può pertanto essere condivisa la categorica tesi dell'autorità di prime cure, secondo cui nessuna domanda può essere accolta se i figli hanno più di quindici anni (cfr. anche DTF 133 II 6 consid. 5.4). 5.4.3 Fuorviante appare pure l'argomento della Corte cantonale secondo cui la ricorrente ha scelto volontariamente la via della separazione dai figli e deve quindi assumersene le conseguenze. L'insorgente aveva infatti il diritto di risposarsi e di vivere con suo marito. Certo, secondo la Corte europea dei diritti dell'uomo, l'art. 8 CEDU non implica per uno Stato l'obbligo generale di rispettare la scelta che una coppia di coniugi opera riguardo al domicilio comune e quindi nemmeno l'obbligo di consentire il ricongiungimento familiare sul proprio territorio (cfr. sentenza cit. in re Tuquabo-Tekle, § 43; sentenza cit. in re Gül, § 38). Nella fattispecie, ritenuto che il marito della ricorrente è di cittadinanza svizzera, i coniugi hanno tuttavia il diritto di risiedere in Svizzera in virtù dell'art. 7 LDDS. D'altra parte, non può ragionevolmente venir preteso dal consorte svizzero che si trasferisca in Russia, nella regione di provenienza della moglie. Quest'ultima non può dunque venir posta di fronte all'alternativa di rinunciare ai figli in caso di matrimonio oppure di non sposarsi per poter rimanere con i figli. Di conseguenza, nella sua situazione il diritto di sposarsi deve di massima implicare anche il diritto di farsi raggiungere immediatamente dal figlio minorenne. La situazione è ben diversa da quella in cui un genitore lascia il coniuge ed i figli in patria e viene in Svizzera per ragioni economiche e professionali. 5.4.4 Infine, benché secondo la notifica d'imposta agli atti la situazione economica del ricorrente parrebbe precaria, non vi sono elementi sufficienti per ravvisare impedimenti di natura economica all'accoglimento dell'istanza di ricongiungimento. Un tale impedimento sussisterebbe infatti solo se vi fosse un rischio concreto di dipendenza continua e rilevante dall'assistenza pubblica (cfr. DTF 122 II 1 consid. 3c). Non risulta tuttavia che i ricorrenti, nonostante quanto emerga dai dati fiscali disponibili, abbiano mai beneficiato di prestazioni assistenziali. Le autorità cantonali non hanno inoltre mai contestato le dichiarazioni formulate già dinanzi al Consiglio di Stato, dove il marito ha dichiarato che la situazione si era migliorata, sotto questo profilo, in quanto aveva trovato un nuovo lavoro (cfr. sentenza 2A.298/2006 del 27 ottobre 2006, consid. 2.4; sentenza 2A.730/2004 del 15 giugno 2005, riass. in: FamPra.ch 2005 pag. 889, consid. 2.5.3). 5.5 Ne consegue pertanto che la domanda di ricongiungimento familiare non può venir considerata abusiva. Al figlio D.________ non può dunque essere negato il rilascio di un permesso di dimora.