Citation: 4A_507/2021 E. 3

Secondo la Corte di appello le parti non avevano validamente integrato nel contratto le CG SPEDLOGSWISS, né pattuito una proroga in favore del foro di Bülach. Le clausole in esame risultavano da un testo scritto con caratteri estremamente piccoli e nei documenti agli atti erano inserite in posizioni che non ne evidenziavano l'importanza e sembravano quasi nasconderne la presenza. Nelle e-mail il testo della proroga di foro era collocato dopo i saluti, la firma e i contatti di chi scriveva, proprio prima dell'avvertenza circa la natura confidenziale del messaggio, di cui riprendeva il carattere tipografico più piccolo rispetto al testo dell'e-mail. L'inserimento di simili clausole in una posizione che, in base alla comune esperienza, il destinatario dell'e-mail tende a non leggere, appariva finanche abusivo. Certo, il link alle CG SPEDLOGSWISS era scritto in stampatello, ma si ignorava se nella versione originale quel riferimento ipertestuale fosse evidenziato in un altro colore. Anche nelle fatture agli atti - posteriori alla conclusione dei contratti - l'indicazione era scritta in caratteri minuscoli, sul bordo sinistro del foglio e al di fuori del campo con i dati della consegna. Nemmeno i mandati di spedizione del 1° e del 4 giugno 2018 erano rilevanti, poiché si riferivano solo alle condizioni generali, non menzionavano una proroga di foro e la dicitura, pure in caratteri minuscoli, era collocata in calce al foglio, sotto la firma e al di fuori del riquadro con le indicazioni relative alla spedizione. Anche a voler ammettere l'applicazione delle condizioni generali, l'eccezione di incompetenza territoriale sarebbe comunque da respingere in virtù dell'art. 33 cpv. 2 delle stesse che riconosce la competenza del foro della sede della succursale che ha ricevuto il mandato, in concreto quella di X.________. Quanto agli altri bollettini agli atti, essi non documentavano ancora una prassi consolidata tra le parti avente per oggetto la proroga di foro. Per i giudici di appello il legislatore non intendeva creare le premesse per eludere il principio della buona fede, e consentire di camuffare nei documenti contrattuali clausole di tale rilevanza, nemmeno tra società commerciali. I giudici di appello hanno infine rilevato che i poteri di rappresentanza dei dipendenti dell'attrice e della convenuta redattori delle e-mail con cui si erano formalizzati gli accordi di spedizione, erano dubbi, giacché gli interessati non avevano diritto di firma.