Citation: 2A.519/2004 23.11.2004 E. 3

3.1 La ricorrente si richiama all'art. 4 Allegato I dell'Accordo sulla libera circolazione delle persone nonché al regolamento (CEE) n. 1251/70 della Commissione, del 29 giugno 1970, che garantiscono al coniuge superstite di un cittadino comunitario il diritto di rimanere sul territorio svizzero e lamenta una disparità di trattamento poiché viene riservato un trattamento migliore al coniuge straniero di un cittadino comunitario che quello invece che l'art. 7 LDDS riserva al coniuge straniero di un cittadino elvetico. 3.2 La ricorrente, la quale non è né cittadina svizzera né cittadina comunitaria, non rientra tra i soggetti a cui si rivolge il suddetto accordo bilaterale (cfr. art. 1 prima frase ALC) e come tale non può appellarsi al medesimo. Va poi rammentato che, come rilevato a giusto titolo dal Tribunale amministrativo, per prassi constante la regolamentazione in materia di ricongiungimento familiare prevista dal citato Accordo è applicabile unicamente alle fattispecie che hanno una connotazione transfrontaliera, per cui non sono di principio legittimati ad invocare tali norme i familiari di un cittadino elvetico residente in Svizzera provenienti da uno Stato terzo non appartenente alla CE (DTF 129 II 249 consid. 4 e rinvii). Per quanto concerne la censurata disparità di trattamento, il Tribunale federale ha già avuto modo di spiegare che era legato alle disposizioni legali applicabili, segnatamente all'art. 7 LDDS, a prescindere dalle disparità di trattamento che potrebbero derivare per i familiari di un cittadino svizzero, che non sono originari né di un paese della CE, né di un paese dell'AELS. Anche se era possibile rimediarvi nell'ambito dell'esercizio di potere di apprezzamento di cui dispongono le autorità cantonali di polizia degli stranieri, ciò non conferisce comunque alcun diritto all'ottenimento di un'autorizzazione di soggiorno nel nostro Paese (cfr. DTF 129 II 249 consid. 5). Su questo ultimo punto occorre precisare che anche se, come addotto dalla ricorrente, ad un determinato momento le autorità ticinesi hanno, in virtù del principio dell'uguaglianza di trattamento, esteso ai coniugi di cittadini svizzeri provenienti da Stati terzi i diritti sgorganti dall'ALC (prassi che, sia rilevato di transenna, è stata abbandonata), ella non avrebbe comunque potuto dedurne un diritto al rilascio di un'autorizzazione di soggiorno, suscettibile di aprire la via del ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale giusta l'art. 100 cpv. 1 lett. b n. 3 OG. Da un lato, perché i Cantoni non possono creare simili diritti legiferando, tale competenza spettante alla Confederazione (art. 121 Cost.; cfr. anche Pascal Mahon in: Petit commentaire de la Constitution fédérale de la Confédération suisse du 18 avril 1999, Zurigo 2003, nota 11 all'art. 121). Dall'altro, perché se si volesse conferire ad una prassi cantonale la portata di una norma, la stessa non potrebbe comunque essere trattata come diritto federale ai sensi dell'art. 100 cpv. 1 lett. b n. 3 OG. In concreto, la ricorrente potrebbe, tutt'al più, richiamarsi al principio della buona fede per dedurne sul piano federale un diritto ad un'autorizzazione di soggiorno (DTF 126 II 377 consid. 3). Sennonché ella non adduce che le condizioni poste per poter invocare detto principio siano in concreto adempiute. Premesse queste considerazioni ne discende che, anche da questo profilo, il ricorso è inammissibile.