Citation: 2C_51/2010 23.08.2010 E. 2

2.1 Nell'impugnativa viene innanzitutto denunciata una lesione del diritto di essere sentiti (art. 29 cpv. 2 Cost.). Il ricorrente riscontra una prima violazione in tal senso nella separazione, da parte dell'UPS, della procedura di recupero da quella di multa; ovvero per il fatto che il fisco si sia espresso, in un primo tempo, solo riguardo al recupero d'imposta (interessi inclusi). Egli ritiene che il suo diritto di essere sentito sia stato inoltre leso anche a causa della mancata assunzione di prove offerte. 2.2 Riguardo alla separazione tra procedura di recupero e procedura di multa, il ricorrente lamenta la mancanza di una base legale che la preveda. Nel contempo, non si appella però neppure a disposti che vieterebbero un simile modo di procedere. Tutt'altro che fuori luogo, esso è giustificato dalla differenza tra le due procedure: quella di recupero, in cui vi è l'obbligo di collaborazione; quella di multa, in cui il contribuente ha invece il diritto di mantenere il silenzio (cfr. circolare n. 21 dell'AFC del 7 aprile 1995, in ASA 64 pag. 542 p.to II. 1). Come tale, è quindi sostenuto anche dalla dottrina (cfr. ad esempio Hugo Casanova, Die Nachsteuer, in ASA 68 pag. 10 segg.; Evelyn Eichenberger, Nachsteuer- und Steuerstrafverfahren unter dem Aspekt der Unschuldsvermutung, in StR 54 pag. 24; Diane Monti, Le droit au silence dans la procédure pour soustraction à l'impôt direct, in RDAF 2002 II pag. 439; Nach- und Strafsteuerrecht, Rapporto della Commissione di esperti all'attenzione del Consiglio di Stato del Canton Zurigo del 5 gennaio 1994, Berna 1994, pag. 26 segg.; Rapporto della Commissione di esperti per una legge federale concernente il diritto penale e l'assistenza amministrativa internazionale in materia fiscale, Berna 2004, pag. 13 segg., 21 segg.; in questo senso cfr. infine pure il Rapporto della Commissione dell'economia e dei tributi del Consiglio degli Stati del 12 febbraio 2006 all'iniziativa n. 02.303, FF 2006 3697 segg. e quindi il documento stilato dall'analoga Commissione del Consiglio nazionale il 28 novembre successivo). Anche se non sussiste comunque nessun diritto ad una trattazione scaglionata tra procedura di recupero e procedura di multa, la maniera di procedere dell'UPS merita pertanto conferma (riguardo a casi in cui una sospensione non vi è stata cfr. sentenze 2C_70/2008 del 27 maggio 2008 consid. 2.3; 2C_514/2007 del 2 ottobre 2007 consid. 2; 2P.278/2002 e 2A.572/2002 del 2 ottobre 2003 consid. 8; per fattispecie in relazione alle quali essa è stata invece decisa cfr. sentenze 2C_21/2008 del 10 giugno 2008; 2A.295/2006 del 16 ottobre 2006 RDAF 2006 II pag. 540 segg.; sentenza 2A.480/2005 del 23 febbraio 2006 consid. 1, in StR 61 pag. 373). Tale conclusione non è inficiata neppure dal richiamo da parte del ricorrente dell'art 6 CEDU. La sua applicazione alla procedura ordinaria d'imposizione risp. alla procedura di recupero d'imposta è infatti esclusa (sentenze 2C_175/2010 del 21 luglio 2010 consid. 2.3 e 2C_70/2008 del 27 maggio 2008 consid. 2.2 con rinvii). Ritenuto che, nel caso di una sentenza in suo favore, una parte dei beni sequestrati dovrebbe comunque essere liberata, anche le obiezioni mosse in merito dal ricorrente risultano infine infondate. 2.3 Come da quest'ultimo correttamente rilevato nel denunciarne una sua ulteriore violazione, il diritto di essere sentito comprende anche il diritto di offrire prove e di ottenerne l'assunzione (DTF 134 I 140 consid. 5.3 pag. 148; 130 II 425 consid. 2.1 pag. 428 con rinvii). Il diritto di far amministrare delle prove presuppone tuttavia che il fatto da provare sia pertinente, che il mezzo di prova proposto sia necessario per constatare questo fatto e che la domanda sia formulata nelle forme e nei termini prescritti. D'altra parte, quand'anche la prova offerta risulti di per sé lecita, tale garanzia costituzionale non impedisce all'autorità di porre un termine all'istruttoria, allorquando le prove assunte le hanno permesso di formarsi una propria convinzione e, procedendo in modo non arbitrario ad un apprezzamento anticipato delle prove richieste, è convinta che le stesse non potrebbero condurla a modificare la sua opinione (DTF 134 I 140 consid. 5.3 pag. 148; 130 II 425 consid. 2.1 pag. 429). Così era anche nella fattispecie, riguardo all'audizione dei diversi testi proposti (cfr. giudizio impugnato, pag. 5). Quand'anche non esclusa, nonostante la LAID, la legge tributaria ticinese del 21 giugno 1994 (LT; RL/TI 10.2.1.1) e la LIFD non conoscano direttamente la prova testimoniale (sentenza 2A.480/2005 del 23 febbraio 2006 consid. 2.3, in StE 61 pag. 374; MARTIN ZWEIFEL/HUGO CASANOVA, Schweizerisches Steuerverfahrensrecht, Zurigo 2008, pag. 130 segg.), la mancata audizione dei diversi testi - che pure in processi retti dalla procedura amministrativa entra in discussione solo quando la fattispecie non può essere chiarita altrimenti (DTF 130 II 169 consid. 2.3.3 pag. 173) - risulta in effetti lecita alla luce del diritto ad un anticipato apprezzamento delle prove. In proposito va infatti rilevato che le persone indicate quali testi avevano già avuto la facoltà di esprimersi compiutamente in merito alla fattispecie, in forma scritta. L'istanza precedente poteva pertanto, anche quando potesse essere in discussione una prova testimoniale, rinunciare ad una loro audizione, senza perciò cadere nell'arbitrio (DTF 130 II 425 consid. 2.1 pag. 428; 124 I 203 consid. 4 pag. 211). Sempre nella misura in cui essa risulta debitamente censurata (cfr. precedente consid. 1.3.2), arbitraria non può neppure essere considerata la rinuncia all'assunzione delle ulteriori prove, segnatamente all'esecuzione di sopralluoghi. Sulla base della copiosa documentazione fotografica fatta pervenire alle autorità, anch'essi risultavano infatti superflui.