Citation: 1B_619/2022 E. 2.2

2.2. Secondo l'art. 248 cpv. 1 CPP, le carte, le registrazioni e altri oggetti che secondo le dichiarazioni del detentore non possono essere perquisiti o sequestrati in virtù della facoltà di non rispondere o di non deporre oppure per altri motivi, sono sigillati e non possono essere visionati né utilizzati dalle autorità penali. Questa norma è in relazione con le limitazioni del sequestro previste dall'art. 264 CPP (cfr. DTF 140 IV 28 consid. 2). Se l'autorità penale presenta una domanda di dissigillamento, sulla stessa decide entro un mese il GPC nell'ambito della procedura preliminare (art. 248 cpv. 3 lett. a CPP). Scopo del sigillamento è di escludere la possibilità per l'autorità di perseguimento penale di prendere conoscenza dei mezzi di prova litigiosi prima che il giudice competente per il dissigillamento si pronunci sulla loro utilizzabilità ai fini dell'istruzione (DTF 148 IV 221 consid. 2.5 in fine; sentenza 1B_412/2021 del 29 novembre 2021 consid. 3.3.3). Poiché nell'ambito della procedura di dissigillamento viene deciso in modo definitivo sulla rivelazione di eventuali segreti invocati dal detentore (cfr. art. 248 cpv. 1 CPP), sotto il profilo materiale devono essere esaminate questioni probatorie rilevanti per il giudizio, quali l'esistenza di sufficienti indizi di reato (art. 197 cpv. 1 lett. b CPP) o di impedimenti legali al dissigillamento (art. 197 cpv. 1 e 2 e art. 264 CPP). La decisione finale sull'apprezzamento delle prove riguardo ai fatti incriminati e alla colpevolezza come pure quella sull'utilizzabilità di determinate prove nel procedimento principale rimane tuttavia riservata al giudice di merito. Un eventuale divieto in generale di utilizzabilità delle prove in base agli art. 140 e 141 CPP deve essere disposto già nella fase del dissigillamento della procedura preliminare solo qualora i mezzi di prova siano chiaramente inutilizzabili (DTF 143 IV 387 consid. 4.4; 142 IV 207 consid. 9.8; sentenza 1B_412/2021, citata, consid. 3.1).