Citation: 8C_33/2023 E. 5.2.2

5.2.2. Inoltre, i referti peritali non si esprimono con sufficiente concludenza neppure con riferimento all'estinzione del nesso di causalità tra i dolori ulnari e l'evento infortunistico. 5.2.2.1. Come si è visto (cfr. consid. 4.1 supra), il Dr. med. F.________ ha concluso che la preesistente sindrome da impatto ulnare della ricorrente, asintomatica prima dell'infortunio, è stata effettivamente traumatizzata dalla caduta dell'ottobre 2019, diventando così sintomatica, sicché l'infortunio costituiva, con verosimiglianza preponderante, la causa dei dolori ulnari in oggetto. Egli ha poi rilevato che, nella pratica clinica, un trauma come quello in esame comporta unicamente dei disturbi temporanei che si attenuano o raggiungono lo status quo ante con il decorso di tre o sei mesi. Il perito ha tuttavia affermato che, in alcuni casi, i disturbi come quelli lamentati dalla ricorrente possono protrarsi anche oltre il periodo di sei mesi, nel qual caso occorre chiedersi se non si tratti dell'insorgenza di sintomi relativi a un preesistente disturbo silente (asintomatico) e che possono sorgere spontaneamente anche senza il trauma. A tale riguardo, il Dr. med. F.________ non ha però formulato ulteriori precisazioni con riferimento al caso concreto. 5.2.2.2. Contrariamente a quanto ritenuto dalla Corte cantonale, quest'ultimo aspetto - ovvero l'accertamento delle cause all'origine della protrazione dei sintomi oltre sei mesi dall'infortunio - riveste un'importanza cardinale per l'esito del giudizio. In particolare, i periti non si sono in concreto espressi, con sufficiente chiarezza, sulla questione a sapere se, secondo la dottrina medica, il raggiungimento dello status quo sine entro il periodo di sei mesi dal trauma vada valutato tenendo conto dello svolgimento delle terapie conservative deputate alla cura dei disturbi o meno. In questo senso, l'opinione del Dr. med. D.________, secondo cui occorreva tenere conto della tardività della diagnosi definitiva della sindrome da impatto ulnare e, implicitamente, anche del fatto che non fosse possibile fissare al 22 aprile 2020 l'estinzione del nesso di causalità, costituisce un indizio concreto atto a mettere in discussione le conclusioni della perizia esterna. Infatti, nel complemento peritale del 25 luglio 2022 il Dr. med. H.________ e il Dr. med. I.________ hanno citato uno studio scientifico che dimostra come il 60% delle persone affette dalla sindrome da impatto ulnare raggiungono un notevole miglioramento dei dolori mediante lo svolgimento di adatte terapie conservative. Al riguardo, essi hanno quindi ritenuto che fosse indicato attuare delle terapie conservative prima di compiere un intervento di tipo chirurgico. Di riflesso, non è effettivamente chiaro se lo status quo sine venga generalmente raggiunto nel periodo di sei mesi dal trauma soltanto nella misura in cui la persona assicurata si sia sottoposta alle adeguate cure conservative o meno. L'opinione del medico curante nonché le considerazioni contenute nella stessa perizia, mettono pertanto concretamente in dubbio la fondatezza delle conclusioni peritali. 5.2.2.3. A tale riguardo, va altresì evidenziato che la ricorrente, nel corso della procedura di opposizione, aveva effettivamente chiesto una delucidazione peritale volta a chiarire se "[i]l perdurare dei disturbi oltre sei mesi dal trauma [fosse] dovuto al ritardo nel raggiungimento di una diagnosi e nell'esecuzione del relativo intervento di acconciamento dell'ulna" e se, in tal caso, "da quando l'infortunio non [giocasse] più alcun ruolo causale". L'INSAI non ha però sottoposto ai periti l'esatta domanda proposta dall'insorgente ma ha chiesto loro di stabilire se il ritardo nella diagnosi avesse influenzato (o meno) il raggiungimento dello status quo ante ("Hat die verzögerte Stellung der definitiven Diagnose Einfluss auf den Zeitpunkt des Erreichens des Status quo ante?"). Nondimeno, i medici indipendenti non hanno risposto al quesito succitato. Infatti, essi si sono limitati ad affermare che, siccome la sintomatologia al polso era stata rilevata soltanto il 6 luglio 2020, non sussisteva alcun ritardo nell'esecuzione dell'intervento chirurgico di accorciamento dell'ulna rispetto alla diagnosi della sindrome avvenuta il 9 novembre 2020, ribadendo inoltre che, in simili casi, le misure terapeutiche conservative duravano in genere fino a sei mesi. I periti si sono quindi unicamente espressi sull'eventuale tardività dell'operazione chirurgica ma non sull'asserita tardività della diagnosi della sindrome e sulle eventuali relative implicazioni. Essi non hanno inoltre stabilito se la mancata diagnosi della sindrome fino al novembre 2020 abbia generato degli effetti sul danno alla salute della ricorrente e, in particolare, se le cure alle quali quest'ultima si era sottoposta dall'infortunio sino al 22 aprile 2020 - momento dell'estinzione del nesso di causalità stabilito nella perizia - fossero effettivamente adatte a trattare adeguatamente la sindrome da impatto ulnare della quale era affetta. L'autorità inferiore ha quindi omesso di compiere degli accertamenti che, con verosimiglianza preponderante, si rivelano di cardinale importanza nella valutazione dell'eventuale estinzione del nesso di causalità tra i dolori ulnari e l'infortunio (cfr. consid. 3.3 supra). La censura ricorsuale afferente alla tardività della diagnosi della sindrome da impatto ulnare e, implicitamente, al mancato svolgimento di adeguate cure conservative per contrastarla, si rivelano dunque fondate.