Citation: 4C.168/2003 17.10.2003 E. 1

Premesso che il piano sociale in rassegna va inteso come una "modifica integrativa del contratto collettivo di categoria", i giudici del Tribunale d'appello hanno riconosciuto la validità della decisione del Pretore, pur non condividendone le considerazioni fondate sulla sistematica del piano sociale e sulla costatazione che dell'indennità litigiosa non hanno beneficiato nemmeno gli altri dipendenti che hanno trovato un'occupazione al di fuori dell'azienda. Contrariamente a quanto asseverato dall'attore, non v'era nessuna ragione per non riferirsi alle deposizioni dei testi E.________ - firmatario del piano sociale per il sindacato FLMO - e F.________ - presidente nazionale del medesimo sindacato, che ha potuto esprimersi anche sulla valenza più generale di clausole simili a quella oggetto della presente controversia - tanto più che le loro dichiarazioni sono state confermate dal teste I.________. In tali circostanze, la tesi del Pretore rimane sostenibile malgrado le deposizioni in senso contrario dei testi G.________ e H.________. Alla medesima conclusione si sarebbe giunti - sempre secondo i giudici ticinesi - qualora all'art. 4 PS fosse stata riconosciuta natura normativa e, di conseguenza, esso fosse stato interpretato alla stregua di una disposizione legale. Anche in questo contesto, infatti, la volontà delle parti contraenti ha in pratica sostituito quella del legislatore. Non va inoltre scordato che scopo del piano sociale è l'attenuazione delle conseguenze del licenziamento e non l'elargizione generalizzata di un compenso collettivo. Infine, hanno rammentato i giudici cantonali, anche in questo ambito vige il principio della parità di trattamento, principio che non sarebbe rispettato qualora dovesse venir riconosciuta un'indennità piena a chi, come l'attore, avesse trovato autonomamente un posto di lavoro presso un'azienda esterna e un'indennità limitata al 50% ai dipendenti trasferiti alla C.________, a condizioni certamente meno favorevoli. Sulla scorta di quanto appena esposto la Corte cantonale è giunta alla conclusione che non v'è motivo per accogliere le pretese dell'attore, il quale ha trovato subito un nuovo impiego e non ha subito pregiudizi particolari a causa del licenziamento.