Citation: H 170/01 23.07.2002 E. 4

4.1 Va ora accertato se A.________, B.________ e C.________, rispettivamente presidente, vicepresidente e membro del consiglio di amministrazione della E.________ SA, siano da considerare responsabili giusta l'art. 52 LAVS per il mancato pagamento dei contributi paritetici. 4.2 Nei considerandi del querelato giudizio, cui si rinvia, la Corte cantonale ha già correttamente ricordato che i presupposti a fondamento dell'obbligo di risarcimento dei danni ai sensi dell'art. 52 LAVS sono, oltre all'esistenza del danno, la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici da parte del datore di lavoro e l'intenzionalità o la negligenza grave di quest'ultimo. In sostanza, l'obbligo di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro - nella cui nozione sono compresi pure gli organi di una società anonima - è un compito prescritto dal diritto pubblico. A questo riguardo il Tribunale federale delle assicurazioni ha più volte ricordato che il venir meno a detto compito costituisce una violazione di prescrizioni ai sensi dell'art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale del danno (DTF 118 V 195 consid. 2a e sentenze ivi citate). Occorre però esaminare se speciali circostanze legittimassero il datore di lavoro a non versare i contributi o potessero scusarlo dal procedervi (DTF 108 V 186 consid. 1b e 193 consid. 2b; cfr. pure DTF 121 V 244 consid. 4b). L'obbligo del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi sostengono e provano motivi di giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b). 4.3 I ricorrenti sostengono a giustificazione del loro operato che il differimento dal maggio 1996 al maggio 1998 del pagamento dei contributi alle assicurazioni sociali sarebbe avvenuto allo scopo di permettere la prosecuzione dell'attività aziendale, ossia di far fronte alle pretese delle ditte fornitrici e di ottenere i materiali indispensabili per terminare i lavori appaltati ed incassarne il controvalore, garantendo così la sopravvivenza della E.________ SA e la contestuale capacità di onorare gli arretrati nei confronti della Cassa. Asseriscono inoltre di aver avuto il convincimento di superare la crisi finanziaria, reputata momentanea, sivvero che avrebbero personalmente contratto un debito di fr. 1'200'000.- con la Banca X.________ per attuare il risanamento della società e rilevano che altrimenti, se la società non avesse avuto concrete prospettive di risollevarsi, la stessa non avrebbe potuto beneficiare di una proroga della moratoria concordataria. In conclusione osservano che determinante è stata la decisione 4/19 novembre 1998 della Commissione di vigilanza per l'applicazione della legge sull'esercizio della professione di impresario costruttore (LEPIC), che ha avuto come conseguenza la radiazione della ditta dall'albo degli impresari costruttori, con conseguente impedimento di assumere nuovi lavori e di concretizzare il risanamento societario. 4.4 Gli argomenti addotti dai ricorrenti per il mancato pagamento dei contributi sociali non sono sufficienti quale motivo di giustificazione e di discolpa nel senso della giurisprudenza. Dalla documentazione agli atti risulta che la Cassa a partire dal 1992/1993 ha sempre dovuto richiamare al pagamento la E.________SA, adire le vie esecutive e rammentare agli amministratori le responsabilità gravanti su di loro in qualità di organi della società. Dagli atti si evince pure che la E.________ SA al 31 dicembre 1997 aveva accumulato un debito per oneri sociali di fr. 750'573.70 nei confronti della Cassa e che - malgrado le promesse fatte - non aveva prestato la dovuta collaborazione alla Commissione di vigilanza LEPIC in vista di una soluzione del problema, obbligando così quest'ultima a decretare la radiazione della società dall'albo delle imprese di costruzione. È vero che i ricorrenti affermano di aver "finanziato in prima persona l'operazione di risanamento della società, accollandosi personalmente un debito di fr. 1'200'000.- contratto dalla E. ________ SA con la Banca X.________". Va però ricordato che dal profilo processuale non basta sostenere un fatto rilevante, se esso non viene anche comprovato. Ora, a sostegno della loro tesi liberatoria i ricorrenti non indicano qualsivoglia documento tra quelli prodotti e nemmeno risultano espressamente richiamati specifici mezzi di prova atti a dimostrare che l'importo sopra indicato sia stato concesso ed utilizzato nell'interesse della ditta. L'asserzione dei ricorrenti è rimasta allo stadio di puro parlato senza supporto probatorio alcuno. Dovendosi ritenere secondo la comune esperienza della vita che documenti bancari rilevanti vengano custoditi e comunque richiesti tempestivamente, l'ipotesi del finanziamento di fr. 1'200'000.-, in quanto circostanza non provata e non direttamente desumibile, non può essere considerata. Medesimo discorso vale per l'affermazione secondo cui il differimento del pagamento dei contributi sarebbe servito per pagare le ditte fornitrici - tra cui: F.________ SA, G.________ SA, H.________ SA, I..________ SA e L..________ SA -, per consentire di "portare a termine i lavori assunti" e di conseguenza poter saldare i debiti nei confronti della Cassa. Anche in merito a tale questione, che avrebbe potuto essere di pregio, gli insorgenti non indicano i documenti a sostegno della loro tesi e nemmeno citano testi in grado di provare i pagamenti intervenuti e i lavori realmente conclusi. Per quanto precede, non risulta comprovato che la scelta di differire il pagamento dei contributi paritetici - sull'arco di un periodo peraltro molto lungo, da maggio 1996 a maggio 1998 - fosse obiettivamente indispensabile per la sopravvivenza della società e ad ogni modo appare poco verosimile che il datore di lavoro potesse oggettivamente presumere di soddisfare entro breve termine - nel senso di pochi mesi e non di anni, come nel caso di specie - la Cassa riguardo a ogni suo credito (DTF 108 V 188; RCC 1992 pag. 261 consid. 4b), considerato che già a partire dal settembre 1992 la società aveva non indifferenti problemi di liquidità, acuitisi negli anni 1995-1997, per poi dare luogo nel 1998 a una moratoria concordataria non sfociata in un decreto di omologazione. L'eluso versamento dei contributi non può quindi essere riconducibile a una situazione di momentanea illiquidità. 4.5 Né giova ai ricorrenti richiamarsi all'istanza di proroga della moratoria concordataria dell'ottobre 1998, formulata dal commissario, secondo cui vi sarebbero state buone prospettive di riuscita. Siffatta ipotesi costituisce a ben vedere un discutibile atto dilatorio dell'organo del concordato che ha omesso di considerare elementi rilevanti per formulare prognosi affidabili benché fossero ormai decorsi cinque mesi dalla concessione della moratoria. Così, il commissario non si è curato dell'esigenza di quantificare l'importo occorrente - definito solo come "ingente" - e nemmeno di indicare concretamente le modalità di finanziamento, limitandosi ad allegazioni incerte ed ambigue, inidonee a sostanziare elementi favorevoli alla posizione della E.________ SA. Non era infatti possibile fare soverchio affidamento sulla possibilità di incassare un importo tra fr. 250'000.- e fr. 350'000.- da una ditta (M.________ SA) che non era in grado di far fronte ai suoi impegni perché altre ditte (N.________/O.________SA) non riuscivano a loro volta ad onorare i propri debiti. L'alea fondata sulle capacità di pagamento di ditte in difficoltà, creditrici a loro volta di società poste nella medesima situazione, non consentiva di nutrire serie speranze. Né può essere seguito l'assunto del commissario quando prospetta la vendita di "terreni di proprietà privata degli azionisti", quando solo si tenga presente che agli atti non esiste alcun impegno vincolante di questi ultimi - peraltro nemmeno nominati - di mettere a disposizione le loro proprietà immobiliari a favore dei creditori della E.________ SA, né la situazione del mercato immobiliare, che nel 1998 era notoriamente molto depresso nel Cantone Ticino, lasciava seriamente sperare di ottenere plusvalenze da siffatte operazioni. In tale contesto, il fatto che i ricorrenti abbiano asserito ma non dimostrato di aver investito nella ditta, a fondo perso, un'ingente somma e che il commissario del concordato abbia loro inizialmente prospettato un esito favorevole della procedura concordataria è lungi dal costituire esimente. 4.6 In definitiva, gli amministratori, continuando a differire nel tempo il pagamento dei contributi a danno della Cassa, nonostante fossero consapevoli dei delicati equlibri finanziari su cui si muoveva la società - e non solo negli ultimi tempi della sua vita economica, ma già a partire dal 1992 -, che imponevano misure drastiche e immediate, hanno disatteso i doveri di diligenza esigibili, in materia di gestione, da un datore di lavoro della stessa categoria di quella alla quale gli stessi interessati - peraltro non neofiti del settore - appartenevano (DTF 112 V 159 consid. 4 e sentenze ivi citate).