Citation: 1A.191/2001 22.05.2002 E. 1

La particella litigiosa, prima del 1983, non era inserita in una zona edificabile, fosse pur provvisoria, ma in una zona di pianificazione secondo il decreto cantonale esecutivo sull'ordinamento provvisorio in materia di pianificazione del territorio, del 29 gennaio 1980. Riguardo alla parte del fondo colpita dai vincoli, il provvedimento pianificatorio ha quindi comportato una sua mancata attribuzione alla zona edificabile e non un dezonamento. 4.2 Secondo la giurisprudenza, la mancata attribuzione di un fondo alla zona edificabile non attua, di massima, i presupposti di un'espropriazione materiale e non dà quindi luogo a indennità (cfr., da ultimo, DTF 125 II 431 consid. 3b). Soltanto in casi eccezionali un simile provvedimento colpisce il proprietario in modo analogo a un'espropriazione e giustifica conseguentemente di scostarsi dal principio della non indennizzabilità. Un risarcimento spetta al proprietario qualora, di regola cumulativamente, il suo terreno sia edificabile o almeno dotato delle infrastrutture di urbanizzazione primaria, qualora esso sia compreso nel perimetro di un piano generale delle canalizzazioni conforme alla legge e qualora il proprietario abbia già sopportato rilevanti spese per l'urbanizzazione e l'edificazione del terreno stesso; inoltre, anche considerazioni legate alla protezione della buona fede possono imporre l'inclusione di un fondo in una zona edificabile, esigenza, quest'ultima, che potrebbe pure essere riconosciuta quando il fondo sia situato nel comprensorio già largamente edificato secondo l'art. 15 lett. a LPT. Il Tribunale federale ha comunque precisato che l'enumerazione di queste condizioni non è esaustiva (DTF 125 II 431 consid. 4a, 122 II 455 consid. 4c; Piermarco Zen-Ruffinen/Christine Guy-Ecabert, Aménagement du territoire, construction, expropriation, Berna 2001, n. 1448). In ogni caso le concrete circostanze devono permettere in linea di massima di far ritenere che, al momento determinante, il proprietario potesse contare sul fatto che un'edificazione del suo fondo fosse realizzabile con grande probabilità in un futuro prossimo (DTF 125 II 431 consid. 4a e rinvii; sul tema dell'espropriazione materiale nel caso di mancato azzonamento di un fondo vedi pure Riva, op. cit., n. 145 segg. all'art. 5). Nella fattispecie, l'eventuale adempimento di queste condizioni non è stato compiutamente esaminato dalla Corte cantonale. Invero, la frazione del fondo colpita dai vincoli era urbanizzata; inoltre, il piano regolatore del 1983 ha inserito l'area circostante - e la stessa frazione settentrionale - in una zona per la gran parte edificabile secondo la destinazione e i parametri R3, un'altra porzione di piccole dimensioni della particella essendo stata inserita nella zona del nucleo tradizionale: in sostanza, la Corte cantonale ha considerato realizzata un'espropriazione materiale argomentando che, senza il prospettato asse stradale, la porzione che gli era stata destinata, e verosimilmente anche quella riservata al posteggio, sarebbero state assegnate alla zona R3. Occorre tuttavia, secondo la giurisprudenza citata - trattandosi della prima assegnazione di un fondo secondo regole conformi alla LPT - riferirsi allo stato vigente al momento dell'elaborazione del piano, e quindi verificare se, a quell'epoca, fossero dati i requisiti per scostarsi, in via eccezionale, dal principio della non indennizzabilità della mancata attribuzione di un fondo o di una sua porzione alla zona edificabile (cfr. DTF 125 II 431 consid. 4-6 e rinvii; sentenza 1A.162/2001 del 13 marzo 2002 nella causa Comune di Porza). A questo proposito è determinante sapere se, sulla base di una ponderazione di tutti gli aspetti giuridici e fattuali in discussione, il proprietario potesse, alla data decisiva, contare su una probabile edificazione del suo fondo in un futuro prossimo (DTF 122 II 455 consid. 4c e rinvii) e, se del caso, in base a quali possibili parametri, ritenuto che il fondo confina con una parte di nucleo, alla cui zona è stata peraltro attribuita la sua frazione sud-occidentale, e che oltre la progettata strada è stata creata una zona R3, cui è stata assegnata la frazione settentrionale del fondo. Certo, nemmeno il ricorrente si confronta in modo approfondito con questi aspetti, insistendo soprattutto sull'asserito carattere soltanto indicativo del vincolo: ciò non è comunque decisivo, il quesito della realizzazione di un'espropriazione materiale dovendo essere esaminato d'ufficio, anche qualora le parti ne ammettano l'esistenza (DTF 116 Ib 235 consid. 2b). D'altra parte, neppure il TE aveva esaurientemente affrontato la questione, essendosi limitato a ritenere sufficientemente urbanizzato il fondo che, a suo dire e in assenza di vincoli, sarebbe stato interamente assegnato alla zona residenziale intensiva; il primo Giudice aveva invero fondato l'espropriazione materiale sul sacrificio particolare subito dal proprietario con l'imposizione della restrizione litigiosa, visto che la particella n. YYY sarebbe, fra quelle inserite dal piano regolatore nella zona edificabile e interessate dal progetto stradale, la sola a essere gravemente toccata dal tracciato. La nozione di sacrificio particolare presuppone di massima l'esistenza, al momento determinante, di un assetto pianificatorio conforme al diritto federale, che permetta al proprietario di continuare a utilizzare senza limitazione il fondo o di farne un migliore uso in un avvenire prossimo (DTF 119 Ib 138 consid. 6, cfr. anche 123 II 481 consid. 6a): essa si riferisce quindi innanzitutto a casi di declassamento e ad altre restrizioni, quali per esempio i vincoli di protezione monumentale e di protezione del paesaggio (cfr. Hänni, op. cit., pag. 610 seg.), non invece a casi di mancata attribuzione alla zona edificabile di fondi per i quali non sia dato un obbligo di inserirveli (cfr. sentenza 1A.256/1997 del 22 ottobre 1998, consid. 6, pubblicata in ZBl 100/1999, pag. 590 segg. e citata in Hänni, op. cit., pag. 612, nota n. 85).