Citation: 5A_367/2019 E. 5.1

5.1. Sono nulle le decisioni che violano prescrizioni emanate nell'interesse pubblico o nell'interesse di persone che non sono parte nel procedimento (art. 22 cpv. 1 prima frase LEF). Questa definizione, adottata con la revisione della LEF del 16 dicembre 1994, concretizza la precedente giurisprudenza (COMETTA/MÖCKLI, in Basler Kommentar, Bundesgesetz über Schuldbetreibung und Konkurs, vol. I, 2a ed. 2010, n. 1 ad art. 22 LEF). In linea di principio, decisioni possono rivelarsi nulle soltanto qualora l'errore che le intacca sia particolarmente grave, manifesto (o almeno facilmente riconoscibile) e il fatto di riconoscerlo nullo non sia di grave nocumento per la certezza del diritto. Più che un'errata applicazione di norme di diritto sostanziale, costituiscono motivo di nullità gravi errori procedurali e l'incompetenza qualificata, segnatamente per materia e funzionale, dell'autorità (DTF 145 III 436 consid. 4; 144 IV 362 consid. 1.4.3; 139 II 243 consid. 11.2; 138 II 501 consid. 3.1; 137 I 273 consid. 3.1; 122 I 97 consid. 3a/aa; v. anche DTF 113 III 42 consid. 2; COMETTA/MÖCKLI, op. cit., n. 8 e 9 ad art. 22 LEF); fra gli esempi menzionati in dottrina, l'avviso d'incanto emanato da un'autorità non competente (MAIER/VAGNATO, in Schulthess Kommentar SchKG, 4a ed. 2017, n. 15 ad art. 22 LEF, pag. 126 terz'ultimo esempio).