Citation: 6B_388/2009 22.10.2009 E. 4

4.1 Il ricorrente sostiene che, negando l'assunzione di ulteriori prove, la Corte cantonale avrebbe disatteso la massima "in dubio pro duriore", applicando a torto il principio "in dubio pro reo". Vista la situazione probatoria non del tutto chiara e considerata la gravità del reato, egli sostiene che nel dubbio i giudici cantonali avrebbero dovuto promuovere l'accusa e disporre la completazione dell'inchiesta. 4.2 In realtà, la CRP ha ritenuto superflua l'assunzione di ulteriori prove perché, negando l'esistenza di un nesso causale adeguato, ha d'acchito escluso l'adempimento degli estremi del reato. Essa non si è quindi fondata su dubbi riguardo alla colpevolezza dell'opponente, ma ha respinto l'istanza di promozione dell'accusa in applicazione dell'art. 186 CPP/TI, non ravvisando indizi di colpevolezza a suo carico. Premesso che il ricorrente non fa valere con una motivazione conforme all'art. 42 cpv. 2 LTF l'applicazione arbitraria della norma cantonale, la censura è quindi infondata (cfr., sulle esigenze di motivazione, DTF 133 II 249 consid. 1.4.1). D'altra parte, la Corte cantonale ha esplicitamente riconosciuto che il principio "in dubio pro reo", che si riferisce alla valutazione giudiziaria delle prove, non trova applicazione nell'ambito della promozione dell'accusa (cfr., al riguardo, DTF 97 I 107 pag. 110 seg.; sentenze 6B_915/2008 del 6 aprile 2009 consid. 3.1 e 6B_588/2007 dell'11 aprile 2008 consid. 3.2.3 e rinvii).