Citation: 1A.14/2000 03.01.2001 E. 5.-

A.________ fa valere che la CRP, confermando la consegna della collezione prima che fosse emanata un' eventuale decisione passata in giudicato ed esecutiva nello Stato richiedente avrebbe violato l'art. 74a cpv. 3 AIMP. La CRP ha ritenuto che, secondo l'invocata norma, la consegna può avvenire in ogni stadio del procedimento e aggiunto che la Convenzione n° 141 prevede la cooperazione più ampia possibile tra gli Stati contraenti. Secondo la Corte cantonale, la centralità dell'inchiesta belga giusti- ficherebbe la centralizzazione della procedura in quel Paese, che dovrebbe assumersi anche la responsabilità del postulato sequestro confiscatorio: d'altra parte, essa non sarebbe competente per determinare il proprietario, rispet- tivamente l'avente diritto, della collezione. a) L'art. 74a cpv. 1 AIMP dispone che gli oggetti o i beni sequestrati a scopo conservativo possono essere consegnati su domanda dell'Autorità estera competente a scopo di confisca o di restituzione agli aventi diritto dopo la chiusura della procedura di assistenza giudiziaria. Secondo l'art. 74a cpv. 3 AIMP, la consegna può avvenire in ogni stadio del procedimento estero, di regola su decisione passata in giudicato ed esecutiva dello Stato richiedente. In tale ambito il Tribunale federale ha già avuto occasione di stabilire che l'espressione "di regola" è stata usata dal legislatore allo scopo di permettere una procedura ra- pida e poco formalistica nei casi in cui una restituzione si imponga con evidenza, per esempio quando non sussista alcun dubbio sulla provenienza illecita dei beni sequestra- ti e sulla fondatezza di una consegna all'avente diritto (DTF 123 II 268 consid. 4a, 134 consid. 5c, 126 II 462 con- sid. 5c; Zimmermann, op. cit., n. 189/190). Come il previgente art. 74 AIMP, l'art. 74a AIMP è una norma potestativa: l'Autorità richiesta dispone di un largo margine di apprezzamento per decidere, sulla base di una valutazione coscienziosa dell'insieme delle circostan- ze, se e a quali condizioni può avvenire la consegna (cfr. DTF 115 Ib 517 consid. 7h pag. 540 seg.). Inoltre, anche qualora siano adempiute tutte le condizioni legali, l'Auto- rità di esecuzione non è tenuta alla consegna, ma deve piuttosto decidere tale quesito in applicazione del potere di apprezzamento che le spetta (DTF 123 II 595 consid. 3 in fine, consid. 4a-c sull'interpretazione di questo articolo, consid. 4d sui lavori preparatori, ove si precisa che nell' ambito dell'assistenza accessoria, contrariamente ai casi di estradizione, all'inizio del procedimento non è chiaro chi sia l'avente diritto dei beni litigiosi, visto che a volte più pretendenti ne rivendicano il possesso). La pre- sunzione d'innocenza è, di massima, irrilevante per sapere se si è in presenza o no di un caso d'eccezione secondo l'art. 74a AIMP (DTF 123 II 595 consid. 4b) ed essa non osta alla confisca di oggetti usati per compiere un reato (DTF 117 IV 233 consid. 3). Solo qualora si debbano conse- gnare beni in assenza di una decisione esecutiva dello Stato richiedente si pone la questione di sapere se - in presenza di eventuali pretese di terzi, che rendano verosi- mile di aver acquisito in buona fede diritti su tali ogget- ti in Svizzera secondo l'art. 74a cpv. 4 AIMP - i beni stessi debbano essere trattenuti in Svizzera (DTF 123 II 595 consid. 3 in fine). b) In concreto non si è manifestamente in presenza di un caso chiaro, né la CRP ha precisato quali particola- rità della fattispecie giustificherebbero di derogare alla regola dell'art. 74a cpv. 3 AIMP. La provenienza delittuosa della collezione non è stata sostenuta dall'Autorità ri- chiedente, né il suo impiego quale strumento di riciclaggio impone una consegna immediata. Come ha rilevato A.________, le questioni di diritto e di fatto che si pongono sono molto complesse. L'inchiesta estera è iniziata il 12 aprile 1996. Dal complemento rogatoriale del 21 aprile 1999 par- rebbe ch'essa si trovasse a quel momento, e a distanza di tre anni, ancora allo stadio delle indagini preliminari. Da un'ordinanza del 6 luglio 1998 della "Chambre du conseil du tribunal d'arrondissement de et à Luxembourg", prodotta da A.________, si evince che detta Camera, anche se in seguito nuovamente oggetto di sequestro in ossequio a una rinnovata domanda di assistenza belga, ha ordinato la restituzione alla B.________ di averi bancari precedentemente bloccati su un conto aperto in nome di P.________ dopo aver consta- tato che "le dossier répressif ne contient pas, après deux années d'investigations, d'indications suffisantes pour retenir que les fonds saisis auraient servi à P.________ pour commettre une infraction à la loi concernant la lutte contre la toxicomanie ou constitueraient le produit d'une telle infraction, de sorte qu'à l'heure actuelle il n'est pas prouvé en l'occurrence que les fonds saisis seraient susceptibles de confiscation ultérieure par le juge du fond". Inoltre, le informazioni preliminari aperte paralle- lamente in Ticino sono sfociate nel noto decreto di non luogo a procedere: i risultati di quell'inchiesta sono stati trasmessi all'Autorità rogante ed essa non ha preci- sato perché, nonostante le risultanze negative del procedi- mento penale svizzero, s'imporrebbe ancora la postulata consegna. Per di più, nel complemento rogatoriale essa si è limitata a chiedere di mantenere il sequestro e di tra- smettere "se possibile" i beni sequestrati. Non v'è quindi alcuna indicazione, segnatamente ri- guardo ai bisogni del procedimento estero, che giustifichi una consegna immediata della collezione. Anche la centrali- tà dell'inchiesta belga, invocata dalla CRP, non può assur- gere a criterio decisivo: corrisponde infatti alla regola che le inchieste siano centralizzate nello Stato richieden- te, ove si svolgono i procedimenti penali che danno adito a rogatorie internazionali. L'esposto dei fatti contenuto nella rogatoria e nel suo complemento non consente, in que- sto stato degli atti e nell'ambito della consegna, di sta- bilire in modo sufficiente l'uso della collezione quale strumento di riciclaggio. Non si è pertanto manifestamente in presenza di un caso non ambiguo, sicché - per il momento - una consegna immediata, in deroga a quanto fissato dall' art. 74a cpv. 3 AIMP, non può entrare in linea di conto (DTF 123 II 268 consid. 4a e 4b/aa pag. 275, 134 consid. 7a). Occorre richiedere infatti, in applicazione dell'art. 80o AIMP, e secondo quanto stabilito dalla giurisprudenza, informazioni complementari all'Autorità estera o fissarle un termine per aprire una procedura formale di confisca (DTF 123 II 268 consid. 4a in fine con rinvio e consid. 4c; sentenza del 14 maggio 1999 in re M. Stiftung, consid. 3d, apparsa in Rep 1999 116). La decisione di confisca e di consegna persegue lo scopo, tra l'altro, visto che all'inizio della procedura di assistenza non sono sempre chiari i diritti di proprietà sugli oggetti sequestrati (DTF 123 II 595 consid. 4d), di precisare se tali oggetti sono stati effettivamente ottenu- ti o usati in maniera penalmente rilevante, di determinare il loro avente diritto, di chiarire la fattispecie affinché le Autorità di esecuzione possano ordinare con cognizione di causa la consegna dei beni e, in casi eccezionali, di controllare che il provvedimento estero di confisca sia stato reso nell'ambito di un procedimento rispettoso delle garanzie della CEDU e del Patto ONU II (DTF 123 II 595 con- sid. 4e pag. 604 e rinvio). Anche la Convenzione n° 141 (sul suo campo di ap- plicazione vedi DTF 123 II 134 consid. 5b/aa) non obbliga la Svizzera a consegnare beni o valori in assenza di una decisione giudiziaria di confisca resa nello Stato richie- dente (DTF 123 II 268 consid. 4b/cc, consid. 4c), anche se la Svizzera potrebbe comunque concedere l'assistenza sulla base di disposizioni più favorevoli del suo diritto inter- no, segnatamente sulla base dell'art. 74a AIMP (DTF 123 II 134 consid. 5b/bb consid. 5c). Il chiarimento dell'utilizzazione delittuosa dei beni sequestrati non dev'essere eseguito, di massima, dall' Autorità svizzera dell'assistenza, ma deve avvenire nel quadro di un procedimento giudiziario nello Stato richie- dente, ove eventuali persone danneggiate, o che vantano di- ritti sugli oggetti litigiosi, possano far valere la loro buona fede (DTF 123 II 268 consid. 4b, 595 consid. 4f pag. 606, 268 consid. 5a in fine e consid. 4b/aa pag. 275 in fi- ne). Ciò non deve avvenire necessariamente nell'ambito del procedimento penale principale ma, se del caso, al termine di una procedura indipendente di confisca o mediante un de- creto di abbandono (cfr. DTF 123 II 134 consid. 5b/aa-bb); fino all'emanazione di una siffatta decisione, indipenden- temente dai termini di prescrizione, il sequestro dev'esse- re mantenuto (art. 33a OAIMP; DTF 126 II 462 consid. 5c pag. 469, 123 II 268 consid. 4b/dd). Allo scopo di evitare un'eccessiva limitazione dei diritti di proprietà o di pe- gno sulla collezione litigiosa, tenuto conto anche delle elevate spese della sua custodia, e in ossequio al princi- pio della celerità (art. 29 cpv. 1 Cost. e 17a AIMP), le Autorità di esecuzione non potranno mantenere a tempo inde- terminato il contestato sequestro, ma dovranno vegliare, seguendo attentamente il corso del procedimento estero, a che la procedura di assistenza possa essere chiusa entro un termine non eccessivo. Esse dovranno pertanto invitare lo Stato richiedente a produrre, entro un termine ragionevole, una decisione di confisca e a indicare concretamente se gli sviluppi dell'inchiesta estera giustifichino un ulteriore mantenimento del sequestro (art. 80o AIMP). Qualora appaia chiaro che una consegna della collezione non potrà entrare in linea di conto, o ciò non possa avvenire entro un termi- ne ragionevole, dovrà esserne ordinato il dissequestro (DTF 126 II 462 consid. 5e e rinvio).