Citation: 2C_622/2014 E. 4.3.2

4.3.2. Nemmeno gli elementi sottolineati dall'insorgente nel suo ricorso a sostegno del mantenimento del permesso di domicilio permettono di giungere a un risultato differente. È vero che, tra le precedenti condanne subite dal ricorrente, quelle più gravi (per lesioni) risalgono alla metà degli anni '80. È però altresì innegabile che nel periodo successivo, e fino alla condanna che ha dato adito al provvedimento impugnato con questo ricorso, egli ha interessato a più riprese e a titolo diverso - ma pur sempre con una certa regolarità - le autorità sia amministrative che penali (cfr. precedente consid. 4.1.2). Tale evoluzione permette di constatare l'aggravarsi dei reati commessi dal ricorrente nel tempo e l'incapacità (o la mancanza di volontà) dello stesso di adattarsi all'ordinamento vigente nel Paese che lo ospita, dimostrando semmai che egli non ha tratto insegnamento dai suoi precedenti incontri con la giustizia. D'altro canto, l'attività delittuosa del ricorrente, segnatamente per quanto attiene alle gravi infrazioni alla LStup, si è sviluppata indipendentemente dalle sue responsabilità familiari in qualità di genitore di cinque figli; in particolare, nemmeno la nascita dei suoi figli di secondo letto (avvenuta nel 2000 e nel 2007), ha impedito al ricorrente di delinquere (conservando tra l'altro in alcune occasioni della cocaina nella casa in cui vivono i suoi figli, come ha rettamente evidenziato il Tribunale amministrativo). Non si può quindi affermare che la situazione familiare del ricorrente abbia avuto per lui un reale effetto dissuasivo (sentenza 2C_908/2010 del 7 aprile 2011 consid. 4.2). Infine, per quanto non si tratti di fatti nuovi e quindi inammissibili, né il quadro positivo riscontrato nel comportamento del ricorrente durante la detenzione, né l'accoglimento, da parte del Giudice dei provvedimenti coercitivi, della domanda di trasferimento in sezione aperta alla luce - tra l'altro - di un rischio di recidiva considerato come "contenuto", possono cambiare il giudizio. Da un lato, infatti, secondo una costante prassi, all'atteggiamento tenuto durante la detenzione può essere accordato solo un rilievo minore (sentenze 2C_908/2010 del 7 aprile 2011 consid. 4.2 e 2C_542/2009 del 15 dicembre 2009 consid. 3.3 con ulteriori rinvii). Va poi altresì rilevato che il diritto penale e il diritto degli stranieri perseguono comunque scopi differenti: oltre a quello della sicurezza, il giudice penale persegue in effetti obiettivi terapeutici e di risocializzazione del condannato, mentre l'autorità amministrativa si prefigge primariamente di garantire la sicurezza e l'ordine pubblici e si confronta pertanto con la questione della prognosi applicando criteri più restrittivi (DTF 137 II 233 consid. 5.2.2 pag. 236 seg.; 129 II 215 consid. 3.2 pag. 216 seg.; sentenze 2C_11/2013 del 25 marzo 2013 consid. 2.3 e 2C_642/2009 del 25 marzo 2010 consid. 4.2.3).