Citation: 6B_673/2020 E. 4.4

4.4. Quanto al termine di "farabutto", la Corte cantonale ha ritenuto che, pur avendo una connotazione negativa, esso concernerebbe l'attività professionale del ricorrente. Secondo i giudici cantonali, occorrerebbe inoltre tenere conto del contesto in cui l'espressione è stata proferita: dinanzi ad una cerchia limitata di persone e nell'ambito della controversia di natura successoria tra il ricorrente in veste di esecutore testamentario e gli eredi del defunto. Il termine "farabutto" definisce una persona capace delle peggiori azioni, un mascalzone (cfr., nelle rispettive versioni elettroniche, Nuovo Devoto-Oli, vocabolario dell'italiano contemporaneo, versione 20.1.dev; www.treccani.it/vocabolario/). L'utilizzo di tale espressione implica di massima il rimprovero di un comportamento illegale o quantomeno al limite dell'illegalità. Come si è visto, anche se mossa nel contesto di una critica relativa allo svolgimento dell'attività professionale, l'evocazione di un comportamento penalmente rilevante può ledere l'onore di una persona (cfr. con riferimento al termine " farabutto", la sentenza 6B_318/2016 del 13 ottobre 2016 consid. 3.2.2 e 3.8.2). Lo scritto incriminato è suscettibile di offendere non soltanto la reputazione professionale del ricorrente, ma pure il suo sentimento di non essere disprezzato quale essere umano. Non può pertanto di principio essere escluso che nella fattispecie siano realizzati gli elementi costitutivi di un reato contro l'onore giusta l'art. 173 segg. CP. La questione di sapere se il pubblico ministero possa rinunciare ad aprire l'istruzione penale deve essere vagliata sulla base del principio "in dubio pro duriore". Esso significa che, di massima, un non luogo a procedere o un abbandono non possono essere decretati dal pubblico ministero se non quando appaia chiaramente che i fatti non sono punibili o le condizioni per il perseguimento penale non sono adempiute. Qualora invece la situazione probatoria o giuridica permanga quantomeno dubbia, come è il caso in concreto, occorre continuare il procedimento penale (cfr. DTF 146 IV 68 consid. 2.1; 143 IV 241 consid. 2.2.1 e rinvii). La decisione della CRP di confermare, a questo stadio della procedura, il decreto di non luogo a procedere, viola di conseguenza il diritto federale.