Citation: 6B_885/2014 E. 11.3

11.3. Nel dispositivo della decisione impugnata, la Corte cantonale ha accertato che per effetto della commissione del reato di infedeltà nella gestione pubblica il ricorrente è civilmente responsabile nei confronti dell'accusatrice privata AET. Ha poi rinviato quest'ultima al foro civile per fare valere le pretese oggetto dell'azione civile adesiva. I precedenti giudici, richiamato l'agire del ricorrente, hanno di principio ammesso le condizioni della sua responsabilità ai sensi dell'art. 41 cpv. 1 CO. Hanno tuttavia ritenuto che l'accusatrice privata non aveva ossequiato l'onere di motivazione del danno, sicché l'hanno rinviata al foro civile in applicazione dell'art. 126 cpv. 2 lett. b CPP. Hanno inoltre addotto che la fattispecie appariva complessa, in considerazione dell'eventuale concolpa degli organi dell'accusatrice privata sia in relazione con l'acquisizione di C.________ AG sia con riferimento al periodo successivo e al fallimento della società. In tali circostanze, il giudizio completo delle pretese civili, peraltro di entità non esigua, comportava un onere sproporzionato, tale da imporre un rinvio al foro civile. Il ricorrente lamenta genericamente l'insufficiente formulazione del dispositivo, adducendo l'assenza di indicazioni sui presupposti della responsabilità che sarebbero stati oggetto di giudizio nella sentenza penale. Dalla lettura del dispositivo e dei relativi considerandi emerge tuttavia chiaramente che la CARP ha statuito sul principio delle pretese civili, riconoscendo in capo al ricorrente un comportamento illecito, doloso e in rapporto di causalità naturale ed adeguata con il danno, rinviando al foro civile essenzialmente la questione della determinazione dell'ammontare del possibile risarcimento. In quanto diretta contro la formulazione del dispositivo, la censura è quindi infondata. Nella misura in cui, accennando all'eventuale colpa concomitante del consiglio di amministrazione quale motivo di riduzione del risarcimento, il ricorrente solleva dubbi sull'adempimento della causalità adeguata, egli rimette sostanzialmente in discussione l'esito del giudizio penale. Ciò esula tuttavia dal tema dell'applicazione dell'art. 126 cpv. 3 CPP, comportando quindi l'inammissibilità della censura.