Citation: 7B_627/2024 E. 2.2.3

2.2.3. È inoltre necessario verificare se sussiste un segreto degno di protezione ostante al dissigillamento (cfr. art. 264 cpv. 1 CPP). In presenza di un segreto professionale ai sensi dell'art. 171 CPP, il giudice del dissigillamento deve rimuovere i documenti coperti da tale segreto e quindi adottare le misure necessarie per garantire che i documenti consegnati agli inquirenti non violino la riservatezza di terzi non coinvolti nell'indagine in corso (DTF 145 IV 273 consid. 3.2; sentenza 7B_524/2023 citata consid. 3.2.3). Lo stesso vale quando documenti od oggetti beneficiano della protezione conferita dall'art. 264 cpv. 1 CPP, qualora la persona interessata rivendichi il rispetto della propria vita privata e familiare, nonché la protezione contro l'uso improprio dei dati che la riguardano (art. 13 Cost.; DTF 143 IV 462 consid. 2.1; 141 IV 77 consid. 4.3; sentenza 7B_524/2023 citata consid. 3.2.3). La persona che chiede l'apposizione di sigilli deve rendere verosimile l'esistenza del segreto di cui intende prevalersi (DTF 145 IV 273 consid. 3.2) o l'interesse privato preponderante al mantenimento del segreto che invoca (DTF 145 IV 273 consid. 3.3; sentenza 7B_524/2023 citata consid. 3.2.3). Spetta inoltre al richiedente esporre i fatti decisivi e rendere plausibile la violazione del segreto, individuando i documenti o gli oggetti che, dal suo punto di vista, sono coperti dal segreto (DTF 142 IV 207 consid. 11; sentenza 7B_524/2023 citata consid. 3.2.3). Il richiedente non è tuttavia tenuto a rivelare il contenuto dei documenti posti sotto sigillo, ma deve indicare la natura del segreto e il motivo per cui è importante salvaguardarlo (sentenza 7B_524/2023 citata consid. 3.2.3 e le sentenze citate). Senza imporre un metodo particolare, la giurisprudenza ha rilevato che l'obbligo di cooperazione è generalmente soddisfatto quando viene fornita una spiegazione per ciascuno dei documenti sigillati (DTF 143 IV 462 consid. 2.3; sentenza 7B_524/2023 citata consid. 3.2.3).