Citation: 2C_970/2015 E. 3.2.2

3.2.2. Sennonché l'impugnativa del ricorrente non adempie le esigenze di motivazione appena illustrate. Nel proprio giudizio il Tribunale amministrativo federale, dopo avere esposto lo scopo e le modalità di applicazione delle normative determinanti, ha spiegato in modo dettagliato perché, benché la banca avesse disatteso il proprio dovere di informazione, il certificato concernente il prelievo dell'imposta forfettaria era comunque valido, precisando al riguardo che il ricorrente poteva agire dinanzi alle istanze civili nei confronti della banca. Detta autorità si è poi pronunciata sulle censure di merito sollevate dall'interessato, in particolare ha illustrato perché non vi era doppia imposizione e, soprattutto, perché la scelta della trasmissione volontaria di dati - a cui si richiamava il ricorrente - era manifestamente tardiva e quindi inattuabile. Ora, oltre al fatto che non si esprime per nulla su parte degli elementi trattati (validità del certificato, tardività della propria scelta), il ricorrente si limita ad affermare che non è un evasore fiscale, che come emerge dagli estratti bancari forniti, i suoi guadagni sono già stati tassati alla fonte, che è vittima di una doppia imposizione, che è sua intenzione dichiarare volontariamente il proprio conto, che è stata lesa la sua buona fede e, infine, che l'agire della banca è illegale. Il suo allegato ricorsuale non contiene invece considerazioni di natura giuridica che espongano quali disposizioni legali sarebbero violate e in cosa consisterebbe la lesione del diritto applicabile. E ancora meno spiega in che cosa e perché la dettagliata argomentazione del Tribunale amministrativo federale (sentenza impugnata pag. 5 segg.) disattenderebbe il diritto determinante. Ne discende che l'impugnativa non soddisfa le condizioni legali e giurisprudenziali di motivazione e sfugge di conseguenza ad un esame di merito.