Citation: 1P.639/2006 11.05.2007 E. 2

2.1 La ricorrente lamenta una violazione del suo diritto di essere sentita per il fatto che le istanze cantonali non hanno accolto la sua richiesta di richiamare, quale mezzo di prova, gli atti del procedimento penale promosso nei confronti di F.________, già direttore della banca X.________ SA. Sostiene che l'acquisizione di tali atti sarebbe stata idonea ad alleggerire la sua posizione riguardo all'accusa di truffa, permettendo in particolare di chiarire il ruolo assunto dall'ex direttore nell'ambito della sottoscrizione dell'atto di pegno da parte di D.________. Secondo la ricorrente, il richiamo si giustificherebbe inoltre poiché l'interessato, che disponeva di maggiori conoscenze nel campo economico, aveva danneggiato numerosi clienti della banca. 2.2 Il diritto di essere sentito, sancito esplicitamente dall'art. 29 cpv. 2 Cost., comprende il diritto per l'interessato di consultare l'incarto, di offrire mezzi di prova su punti rilevanti e di esigerne l'assunzione, di partecipare alla loro assunzione e di potersi esprimere sulle relative risultanze, nella misura in cui essi possano influire sulla decisione (DTF 131 I 153 consid. 3, 126 I 15 consid. 2a/aa, 124 I 49 consid. 3a, 241 consid. 2). Tale diritto non impedisce tuttavia all'autorità di procedere a un apprezzamento anticipato delle prove richieste, se è convinta che non potrebbero condurla a modificare la sua opinione (DTF 124 I 208 consid. 4a, 122 II 464 consid. 4a, 120 Ib 224 consid. 2b). Nell'ambito di questa valutazione all'autorità compete un vasto margine di apprezzamento e il Tribunale federale interviene soltanto in caso d'arbitrio (DTF 131 I 153 consid. 3, 124 I 208 consid. 4a). 2.3 La CCRP ha osservato che il presidente della prima Corte aveva rilevato che F.________, non comparso in aula, nel corso dell'istruzione formale aveva preteso che l'imputata fosse solita chiedere ai clienti di rilasciarle atti di pegno, siccome utilizzava il proprio conto a favore dei mandanti, beneficiando così di un patrimonio più consistente e potendo eseguire operazioni di cambio impossibili su conti di piccoli clienti. La prima Corte aveva tuttavia rilevato che tali affermazioni erano contraddette dalle parti civili e che erano da valutare con cautela. L'ex direttore era inoltre stato costretto a lasciare l'istituto perché aveva arrecato danni ingenti, tanto che la banca aveva dovuto risarcire almeno 30 clienti. La prima Corte aveva altresì ricordato che la ricorrente si riteneva a sua volta danneggiata da malversazioni (poi risarcite parzialmente) commesse dal banchiere, contro il quale era stato promosso un procedimento penale di cui non si conoscevano però i particolari. La CCRP ha ritenuto che la rinuncia della prima Corte a richiamare gli atti di quel procedimento poteva apparire discutibile, ma non era arbitraria. Non risultava in effetti verosimile che, acquisendo tali atti, si potesse desumere con qualche attendibilità la sola e unica responsabilità dell'ex direttore, che da solo avrebbe mandato in passivo il conto personale della ricorrente e a sua insaputa. La CCRP ha altresì rilevato come il reato di truffa già si perfezionava facendo sottoscrivere atti di pegno a clienti ignari e ha concluso che la rinuncia da parte del primo giudice al richiamo dell'incarto relativo al procedimento penale contro l'ex direttore si fondava su un apprezzamento non arbitrario della sua irrilevanza.