Citation: 5A_193/2023 E. 2.4

2.4. Ora, anche ammettendo che tutti i suesposti "indicatori" fatti valere dal ricorrente siano dimostrati dalle prove a suo dire debitamente prodotte o richiamate in sede cantonale, da essi non può comunque essere desunto che la dimora abituale del minore s ia a Z.________. Tali "indicatori" attestano infatti tuttalpiù che la famiglia ha una casa in Ungheria, che ha trascorso le vacanze estive scolastiche del 2022 in tale Paese e che esisteva la possibilità che vi facesse rientro, senza però che fosse concordata una data precisa. Ciò non adempie le caratteristiche sviluppate dalla giurisprudenza per la nozione di dimora abituale (v. supra consid. 2.1), che del resto non corrisponde alla nozione di domicilio, per cui il fatto che il minore risulterebbe domiciliato anche in Ungheria è irrilevante. Gli "indicatori" addotti dal ricorrente nemmeno attestano che la presenza del minore in Svizzera sarebbe soltanto provvisoria: egli vive infatti nel Cantone Ticino con entrambi i genitori (ora con la madre) dal 31 agosto 2021 (o, in ogni caso, dal 30 agosto 2022) e vi frequenta regolarmente la scuola. La formazione scolastica è un forte indizio dell'esistenza di una dimora abituale (v. sentenza 5A_119/2011 del 29 marzo 2011 consid. 6.2.1.1, in RtiD 2011 II pag. 813) anche se in concreto si tratta di una boarding school (v. ANNA CLAUDIA ALFIERI, Enlèvement international d'enfants, 2016, pag. 64, secondo cui la frequentazione di una boarding school all'estero non dovrebbe modificare la dimora abituale del minore, data la mancanza di integrazione effettiva nello Stato in cui si trova la scuola) : C.________ non è infatti venuto in Svizzera da solo, ma con i suoi genitori, ciò che di regola comporta, per il figlio, l'acquisizione immediata della dimora abituale al nuovo luogo (v. sentenza 5A_293/2016 dell'8 agosto 2016 consid. 3.1 con rinvii). Il centro effettivo della vita e delle relazioni del minore è quindi in Svizzera, malgrado il fatto che egli trascorra altrove le vacanze (v. sentenze 5A_807/2013 del 28 novembre 2013 consid. 2.3.1; 5A_427/2009 del 27 luglio 2009 consid. 3.2 in fine, in FamPra.ch 2009 pag. 1088; 5P.128/2003 del 23 aprile 2003 consid. 3.3, in FamPra.ch 2003 pag. 720) e, asseritamente, non conosca la lingua italiana (le sue relazioni familiari e sociali si svolgono infatti comunque in altre lingue, ossia in ungherese e in inglese; v. ALFIERI, op. cit., pag. 62). Ne segue che, nella determinazione della dimora abituale del figlio, alla Corte cantonale non può essere rimproverato un accertamento dei fatti manifestamente inesatto e in violazione del diritto. La censura va respinta nella misura in cui è ammissibile. Atteso che la dimora abituale del minore è in Svizzera e che egli non è quindi stato spostato né trattenuto in uno Stato contraente diverso da quello della sua dimora abituale (v. ALFIERI, op. cit., pag. 41), la Corte cantonale ha a giusta ragione stabilito che, in sostanza, la presente fattispecie non era suscettibile di attivare il sistema di ritorno previsto dalla CArap (v. sentenza 5A_293/2016 cit. consid. 3, con rinvio a JÖRG PIRRUNG, in J. von Staudingers Kommentar zum Bürgerlichen Gesetzbuch, 2009, Vorbem zu Art. 19 EGBGB, D 16 e D 34). Ne segue che la censura di mancata applicazione degli art. 3 CArap e 7 cpv. 2 della Convenzione dell'Aia sulla protezione dei minori (in relazione con l'art. 301a CC e il diritto ungherese) cade nel vuoto. Non occorre quindi nemmeno determinare se il predetto certificato 17 febbraio 2023 dell'autorità ungherese, prodotto con il ricorso, sia ammissibile in questa sede.