Citation: 7B_144/2024 E. 6.2.1

6.2.1. La Corte cantonale ha rinviato alla conclusione del magistrato inquirente, secondo la quale l'ammanettamento del ricorrente sarebbe stato aderente ai principi della sussidiarietà e della proporzionalità e pertanto lecito sulla base dei combinati art. 14 CP, art. 215 cpv. 1 lett. a CPP e art. 7b della Legge sulla polizia del 12 dicembre 1989 (LPol/TI; RL 561.100). Per quanto concerne la lesione alla testa, dipendente dall'azione di ammanettamento del ricorrente al suolo, secondo il magistrato inquirente non è possibile sostenere che gli agenti denunciati abbiano agito con l'intenzione di cagionare pregiudizio fisico o di recare un danno al ricorrente. A mente del magistrato inquirente, infatti, il fine degli agenti era unicamente quello di immobilizzare e ammanettare il ricorrente, non collaborante, alla ricerca di un documento di legittimazione ai fini della sua identificazione. Il magistrato inquirente ha inoltre escluso l'adempimento dei presupposti dell'art. 125 CP, ritenendo che la lesione del ricorrente non fosse evitabile "alla luce della dinamicità dell'intervento dovuta alle intemperanze fisiche del denunciante". Egli ha rilevato che "l'azione dell'ammanettamento è avvenuta in uno spazio angusto e ha dovuto essere decisa repentinamente" dopo la manata del ricorrente all'agente C.________ successiva al rifiuto di consegnare i documenti di legittimazione. Circa gli asseriti calci e pugni ricevuti, soltanto la teste J.________ avrebbe riferito di non meglio definiti "calcetti alle gambe" durante le fasi dell'ammanettamento, che, secondo il magistrato inquirente, oltre a non poter essere se del caso addebitati all'uno piuttosto che all'altro imputato, non potrebbero che essere interpretati alla stregua di cosiddetti colpi di disturbo durante la fase di ammanettamento alla luce della resistenza opposta dal ricorrente.