Citation: I 404/03 23.04.2004 E. 7

Si tratta a questo punto di esaminare se, conformemente alla giurisprudenza suesposta, le valutazioni fornite dagli specialisti incaricati dal ricorrente siano atte a mettere in forse le conclusioni del consulente (esterno) dell'UAI. 7.1 Il rapporto 28 aprile 2000 della dott.ssa C.________, specialista FMH in psichiatria e psicoterapia, rileva come N.________, affetto da una grave coronaropatia e sottoposto ad un intervento di by-pass nell'aprile 1993, pur avendo ripreso dopo circa sei mesi dall'operazione il lavoro al 100%, avrebbe cominciato ad avere "problemi a trovarsi in mezzo alla gente" ed avrebbe, in conseguenza di ciò, dovuto cambiare orari di lavoro. Esso evidenzia inoltre come, per uno scompenso psichico, il medico curante, dott. S.________, gli avrebbe certificato una inabilità lavorativa del 50% a partire dal 1° marzo 2000. In assenza di sintomi psicotici e di disturbi del sonno, la predetta sanitaria ha quindi attestato un umore di base leggermente basso, accompagnato da stati di ansia e - pur senza riscontro organico - da dolori retrosternali, come pure, ogni tanto, da crisi di sconforto. Posta la diagnosi di sindrome psicosomatica, la dott.ssa C.________ ha concluso per una incapacità lavorativa del 50% addebitabile a un grave malessere psichico causato dallo schock di avere avuto un grave disturbo cardiaco. Nel contempo ha ritenuto che una cura psichiatrica, pur potendo migliorare leggermente il benessere soggettivo, non modificherebbe sostanzialmente la capacità lavorativa. Per parte sua, il dott. S.________, sulla base di questa valutazione, dopo avere ugualmente riferito della presenza di disturbi gastro-intestinali e della persistenza - nonostante l'asportazione dei cerchiaggi sternali nel 1999 - di dolori toracali, ha parimenti ravvisato in data 30 giugno 2000 una limitazione del 50%. 7.2 Il dott. D.________, per contro, ricostruita l'anamnesi sociale e lavorativa dell'insorgente - che in precedenza non sarebbe mai stato in cura psichiatrica - ha ripercorso lo sviluppo della malattia e ha illustrato i risultati della terapia. Riferito del colloquio, avvenuto il 9 gennaio 2002, con il dott. S.________, al quale avrebbe fatto presente l'assenza di segni per una depressione grave o anche solo media e, pertanto, la mancanza di elementi deponenti per un disturbo psicosomatico, rispettivamente per un disturbo somatoforme o d'adattamento, il sanitario incaricato dall'UAI ha evidenziato come il medico curante non avrebbe opposto obiezioni o contestazioni particolari in quella occasione. In merito ai dati soggettivi del paziente, il dott. D.________ ha quindi riferito di un buon clima sul lavoro e dell'assenza di problemi particolari in famiglia come pure del fatto che l'assicurato disporrebbe di una cerchia soddisfacente di amici e conoscenti. Oltre a non avere indicato fattori ambientali o psicologici che potessero in qualche modo spiegare il peggioramento della sintomatologia all'inizio del 2000, il ricorrente avrebbe inoltre dichiarato di avere imparato a convivere di più con i suoi dolori e di non avere paure particolari circa la possibilità di rimanere vittima di un infarto. A livello di constatazioni obiettive, lo specialista incaricato ha osservato che N.________ non manifesta esteriormente dei correlati somatici indicanti uno stato di ansia, anche se afferma di sentirsi ansioso. Riferisce di un tono dell'umore leggermente flesso verso il polo depressivo come pure di una regolare attività sportiva che non comporterebbe un'intensificazione della sintomatologia dolorifica. Posta la diagnosi di sindrome mista ansioso-depressiva (ICD 10: F 41.2) di lieve entità, il sanitario in parola non ha ravvisato la presenza di un significativo peggioramento della sintomatologia dolorifica e neppure di fattori ambientali o psicologici particolari che in qualche modo potessero giustificare una limitazione della capacità lavorativa. Per il resto, escluso un disturbo dell'adattamento e di somatizzazione (F 45.0), il dott. D.________ ha precisato che il disturbo psicosomatico è una categoria non più utilizzata nell'ICD 10 e che comunque la sintomatologia presentata dall'interessato avrebbe poche somiglianze con i disturbi psicosomatici classicamente definiti, tutt'al più entrando in linea di conto un disturbo algico (F 45.4), il quale però, in assenza di un fattore psicologico che possa avere avuto un ruolo nell'esordio e nel mantenimento del dolore come pure di disturbi di personalità o di altri sintomi nevrotici di rilevanza clinica, non sarebbe tale da ridurre la capacità lavorativa nella professione abituale di portiere di notte. 7.3 Il rapporto 3 giugno 2003 del dott. T.________, anch'egli specialista FMH in psichiatria e psicoterapia, evidenzia quindi come l'insorgente sia stato seguito per un certo periodo dal proprio collega di studio dott. G.________, psicologo clinico e psicoterapeuta, e come il paziente risulterebbe sempre visibilmente disturbato dal sintomo doloroso cronico e dalle angosce riferite alle sue condizioni di salute, in modo particolare dalla possibilità di ripetere un infarto. Per il resto riferisce delle molte difficoltà incontrate nel convincere l'assicurato ad accettare una farmacoterapia antidepressiva che quest'ultimo accoglierebbe con scetticismo in quanto convinto di una genesi organica dei disturbi. Il referto giunge alla conclusione che il signor N.________ soffre di un complesso quadro psichico caratterizzato da una sindrome depressiva ipocondriaca (F 45.2 ICD 10) ed un concomitante disturbo somatoforme da dolore persistente (F 45.4 ICD 10) che sarebbe stato scatenato dalla malattia cardiaca e dai conseguenti interventi chirurgici. Distanziandosi dalle conclusioni dei periti dell'UAI, che sostanzialmente tenderebbero a banalizzare e minimizzare i disturbi del paziente, il dott. T.________ ritiene giustificato riconoscergli una incapacità di guadagno del 50%. 7.4 A ben vedere le valutazioni mediche prodotte da N.________ non sono tali da mettere in forse le complete, motivate e convincenti conclusioni del dott. D.________. 7.4.1 Quanto alla valutazione della dott.ssa C.________, oltre a suscitare qualche perplessità in merito alla classificazione operata, essa non appare completa ed esaurientemente motivata. In particolare, essa non si esprime sulla struttura della personalità del ricorrente, né contiene sufficienti indicazioni sul contesto socio-ambientale, che il referto del dott. D.________ non ha per contro esitato a definire, sulla base delle stesse affermazioni dell'interessato, favorevole (sul significato di questa constatazione cfr. anche quanto indicato dall'Organizzazione mondiale della salute in: Classification statistique internationale des maladies et des problèmes de santé connexes, dixième révision [CIM-10], alla cifra F45.4: "La plainte essentielle concerne une douleur persistante, intense, s'accompagnant d'un sentiment de détresse, non expliquée entièrement par un processus physiologique ou un trouble physique et survenant dans un contexte de conflits émotionnels et de problèmes psycho-sociaux suffisamment importants pour constituer la cause essentielle du trouble selon le clinicien"). Inoltre, la constatazione secondo cui N.________ avrebbe (avuto) difficoltà a trovarsi in mezzo alla gente, pur potendo indurre a fare credere a una tendenza dell'insorgente a ritirarsi (progressivamente) dalla vita sociale, sembra contrastare con quanto dichiarato dallo stesso ricorrente nei confronti del dott. D.________ a proposito del fatto di disporre di una soddisfacente cerchia di amici e di conoscenti nonché di avere un buon clima di lavoro. E comunque non è di natura tale da sostanziare un suo ritiro totale (cfr. consid. 6.2). In assenza di altre indicazioni, mal si comprende infine sulla base di quali ulteriori criteri la predetta sanitaria - che altrimenti, in sintonia con quanto rilevato dal dott. D.________, ha dato atto di un umore di base leggermente flesso con saltuarie crisi di sconforto nonché di un'energia vitale leggermente diminuita - sia giunta a fondare una prognosi sfavorevole e a concludere per una capacità lavorativa dimezzata (cfr. a tal proposito sentenza citata del 29 gennaio 2003 in re P., consid. 3.2). 7.4.2 Analoghe eccezioni devono essere opposte pure al rapporto del dott. T.________, la cui osservazione riguardo all'angoscia - a distanza di 10 anni - di ripetere un infarto contrasta oltretutto con quanto riferito dallo stesso N.________ al dott. D.________ in occasione dei consulti avuti presso di lui in data 7, 8, 10 e 14 gennaio 2002. 7.4.3 Per il resto, gli atti all'inserto, unitamente all'anamnesi e ai dati soggettivi dell'assicurato, fanno ritenere che lo stato depressivo riscontrato, oltre a non presentare - come ha per l'appunto attestato la stessa dott.ssa C.________ facendo stato di un umore di base e di un'energia vitale leggermente diminuiti nonché di saltuarie crisi di sconforto - la necessaria intensità e costanza (cfr. a tal proposito anche la sentenza del 20 settembre 2002 in re D., I 759/01, consid. 3.2), costituisce piuttosto un fenomeno concomitante reattivo del disturbo da dolore somatoforme (cfr. ad es. il referto 3 giugno 2003 del dott. T.________, nel quale si parla espressamente di "ossessione reattiva allo shock emozionale dovuto all'intervento e alla malattia importante") e non un'affezione a sé stante nel senso di una comorbidità psichica (cfr. in questo senso anche la sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 3.3.1; cfr. pure Meyer-Blaser, op. cit., pag. 81 nota 135). 7.4.4 Né l'insorgente può dedurre alcunché dal rapporto psicologico del 20 agosto 2002 del dott. G.________, totalmente silente sulle ripercussioni dei disturbi riscontrati sull'incapacità lavorativa dell'assicurato.