Citation: 4A_218/2010 06.10.2010 E. 3

Nella vertenza in esame, la prima questione da risolvere attiene alla portata della clausola contenuta nella lettera allegata al contratto n. xxxA dell'8 maggio 1998, che prevedeva il pagamento a 150 giorni dalla data della polizza di carico nel caso in cui la nave fosse arrivata "entro e non oltre il 15 luglio 1998". Constatata l'impossibilità di stabilire, sulla base dell'istruttoria, quale sia stata la concorde e comune volontà delle parti, la Corte cantonale ha proceduto a un'interpretazione della clausola secondo il principio dell'affidamento, giungendo alla conclusione ch'essa va intesa quale semplice clausola regolante le condizioni di pagamento, ciò che comporta l'inadempienza della ricorrente. 3.1 Il contenuto di un contratto va stabilito in primo luogo mediante interpretazione soggettiva, ossia secondo la vera e concorde volontà delle parti contraenti (art. 18 cpv. 1 CO); qualora ciò non sia possibile occorre ricercare la loro volontà presunta applicando il principio dell'affidamento (DTF 133 III 675 consid. 3.3 pag. 678). In concreto, la ricorrente non si duole del mancato ossequio della regola di diritto federale, dedotta dall'art. 18 CO, della priorità dell'interpretazione soggettiva rispetto a quella oggettiva (DTF 132 III 268 consid. 2.3.2 pag. 274). Essa accetta la decisione della Corte cantonale su questo punto, ma sostiene che l'interpretazione in base al principio dell'affidamento è "errata in quanto frutto di un arbitrario accertamento delle prove, nel senso di incompleto e, per certi suoi punti unilaterale a favore della controparte". La ricorrente sostiene che le parti hanno inteso definire "un termine ultimo di arrivo della nave entro il quale consegnare la merce, sia anche questo inusuale nel commercio marittimo". 3.2 Nel quadro dell'interpretazione delle dichiarazioni delle parti secondo il principio dell'affidamento il giudice è tenuto a ricercare il senso che ogni contraente poteva e doveva ragionevolmente attribuire all'accordo nella situazione concreta (cosiddetta interpretazione oggettiva; DTF 135 III 295 consid. 5.2 pag. 302). Il principio dell'affidamento permette d'imputare a una parte il senso oggettivo della sua dichiarazione o del suo comportamento, anche se questo non corrisponde alla sua intima volontà (DTF 133 III 61 consid. 2.2.1 pag. 67). L'applicazione del principio dell'affidamento è una questione che concerne l'applicazione del diritto e può pertanto essere riesaminata liberamente dal Tribunale federale (cfr. quanto esposto al consid. 2.1). Per giudicare tale questione di diritto è tuttavia necessario basarsi sul contenuto delle dichiarazioni di volontà delle parti e sulle circostanze che hanno preceduto o accompagnato la stipulazione del contratto, le quali attengono ai fatti (DTF 133 III 61 consid. 2.2.1 pag. 67) e possono dunque essere riviste soltanto alle condizioni esposte ai consid. 2.2 e 2.3. 3.3 A mente della ricorrente il tenore letterale della clausola non lascia spazio a un'interpretazione diversa da quella da lei proposta, peraltro condivisa dalla giudice di prima istanza. È allora opportuno ricordare che la presenza di un testo chiaro non esclude di per sé la possibilità di ricorrere ad altri criteri d'interpretazione. Anche se il tenore di una clausola contrattuale appare a prima vista chiaro, dalle altre condizioni menzionate dal contratto, dallo scopo perseguito dalle parti oppure ancora da altre circostanze può risultare che il testo della menzionata clausola non restituisce con esattezza il senso dell'accordo (DTF 135 III 295 consid. 5.2 pag. 302). 3.4 Nella fattispecie, i giudici cantonali hanno stabilito che, anche se l'istruttoria ha confermato che il termine di arrivo della merce rivestiva una notevole importanza per la ricorrente, prova ne sia che le parti hanno inserito nella clausola controversa la precisazione "entro e non oltre il 15 luglio 1998", per il resto nulla permette di ritenere che tale data costituisse l'ultimo termine utile per l'arrivo della merce e non invece un termine oltre il quale le condizioni di pagamento sarebbero state ulteriormente modificate. 3.4.1 Né il contratto n. xxx del 12 febbraio 1998 né le prime due proposte di modifica di tale accordo (versate agli atti sub doc. H1 e doc. H2) - hanno osservato i magistrati ticinesi - menzionavano infatti termini di arrivo per la merce e non risulta che una tale discussione sia stata fatta in vista della proposta di cui al doc. H3. Dinanzi al Tribunale federale la ricorrente obietta di non aver aderito alle due prime proposte di modifica dell'accordo originario (doc. H1 e H2) proprio perché non includevano "il termine ultimo di arrivo della nave, ergo della consegna". Sennonché quest'affermazione non trova riscontro nella fattispecie accertata nella sentenza impugnata e la ricorrente nemmeno sostiene di aver già fatto valere questo argomento in sede cantonale (cfr. consid. 2.2.1). Si tratta quindi di un fatto nuovo, che - non essendo dati i presupposti dell'art. 99 cpv. 1 LTF (cfr. consid. 2.2), peraltro non addotti - non può essere tenuto in considerazione ai fini del giudizio. Stando a quanto emerge dalla pronunzia cantonale, l'unica indicazione riguardo ai motivi che hanno impedito la sottoscrizione delle prime due proposte si trova in questi stessi documenti - redatti dal legale dell'opponente sulla base delle informazioni fornitegli dalla sua cliente - laddove si legge che le parti divergevano sui "termini di pagamento in caso di eventuali ritardi nella consegna". Il punto n. 4 della prima lettera del 6 maggio 1998 (doc. H1) recita infatti: "Il pagamento dovrà avvenire tramite lettera di credito irrevocabile a 90 giorni data B/L". Questo punto è stato modificato nello scritto del 7 maggio 1998 (doc. H2): "Il pagamento dovrà avvenire tramite lettera di credito irrevocabile a 90 giorni data B/L in caso la nave arrivi al Porto di Marghera entro il 15 giugno 1998. Nel caso invece l'arrivo sia successivo - tra il 16 giugno ed il 30 giugno - il pagamento avverrà a 120 giorni data B/L o, ancora successivo - tra il 1° ed il 15 luglio 98 - a 150 giorni data B/L". Nella successiva missiva dell'8 maggio 1998 (doc. H3) questa clausola è stata ulteriormente modificata: "Il pagamento dovrà avvenire tramite lettera di credito irrevocabile a 120 giorni data B/L in caso la nave arrivi al Porto di Marghera entro il 30 giugno 1998. Nel caso invece l'arrivo sia successivo - entro e non oltre il 15 luglio 1998 - il pagamento avverrà a 150 giorni data B/L". Per la Corte cantonale, come già scritto, non è scontato che l'accoglimento di quest'ultima proposta, ripresa nella lettera per finire controfirmata dalla ricorrente (doc. B e doc. 2), fosse dovuta alla modifica redazionale "entro e non oltre il 15 luglio 1998" e non invece all'abbandono del termine di pagamento a 90 giorni in caso di arrivo della nave oltre il 30 giugno 1998. A ciò la ricorrente eccepisce che, se tale fosse stato il caso, non sarebbe stato necessario modificare anche la data di arrivo. L'obiezione non è priva di pertinenza. Resta però il fatto che non vi è un accertamento univoco in merito alla sua volontà e che l'assenza di un simile accertamento va ricondotta al suo stesso comportamento, essendosi la ricorrente rifiutata di firmare le proposte della controparte senza esprimersi per iscritto, sicché non vi è una traccia chiara delle sue ragioni, suscettibile d'invalidare la valutazione dei giudici cantonali. 3.4.2 A ogni modo, nella sentenza impugnata sono stati presi in considerazione anche altri elementi. È stato ad esempio rilevato come, pur essendosi accordate per quella clausola, nel contratto dell'8 maggio 1998 (doc. B) le parti, emblematicamente, non abbiano specificato che il 15 luglio sarebbe stata l'ultima data utile per l'arrivo della merce, ciò che avrebbe costituito un elemento contrattuale nuovo e essenziale - ben più della modifica dei termini di pagamento da 120 a 150 (recte: da 90 a 120) giorni - e che come tale avrebbe dovuto trovare un importante spazio nel testo del contratto. A sfavore dell'esistenza di un termine ultimo per la consegna della merce, depone pure il fatto - ha osservato la Corte cantonale - che tale aspetto non è nemmeno stato comunicato alla banca incaricata dell'emissione della lettera di credito. Il fatto poi che il contratto prevedesse un prezzo definitivo con la clausola Incoterms 1990 CIF free out (franco spese di carico) faceva sì che il venditore aveva solo l'obbligo contrattuale di consegnare la merce a bordo della nave nel porto d'imbarco. L'opponente, "che già aveva fatto amplissime concessioni alla controparte, non aveva motivo di spingersi oltre la concessione di una nuova ulteriore facilitazione di pagamento e assumersi un nuovo rischio, che addirittura avrebbe potuto farla rimanere a mani vuote". Anche il perito giudiziario ha d'altro canto confermato che in questo tipo di contratti la pattuizione di un termine vincolante d'arrivo è inusuale e rara, a maggior ragione nel caso, come quello in esame, in cui il trasporto è volandiero (cioè non effettuato da navi di linea). I giudici d'appello non hanno per contro condiviso l'ulteriore considerazione del perito, secondo cui, nonostante quanto appena esposto, nella fattispecie le parti avrebbero pattuito un termine ultimo di consegna. In tale occasione il perito, esperto italiano di diritto marittimo ma non di diritto contrattuale svizzero, ha infatti sconfinato dal suo campo di sapere specifico, ragione per cui il suo parere non ha valore di scienza peritale bensì va trattato alla stregua dell'opinione di un laico qualsiasi. 3.4.3 Dinanzi al Tribunale federale la ricorrente contesta solo parzialmente queste considerazioni, fondandosi nuovamente anche su circostanze prive di riscontro rispettivamente diverse da quelle accertate nella sentenza impugnata, senza sostenere di averle già addotte in sede cantonale né indicare quali sarebbero i mezzi di prova arbitrariamente negletti dai giudici ticinesi, suscettibili di confortare le sue asserzioni, ciò che impedisce di tener conto di certi suoi argomenti (cfr. consid. 2.2). Essa sostiene ad esempio di aver voluto rescindere il contratto originario del 12 febbraio 1998 perché già nel mese di aprile temeva il ritardo nella consegna della merce, ma dalla decisione attaccata risulta solo ch'essa si era dichiarata impossibilitata a confermare il contratto "visto l'andamento del mercato e il continuo ribasso del prezzo delle lamiere". Lo stesso vale per l'affermazione secondo cui essa avrebbe stipulato l'accordo dell'8 maggio 1998 perché le era stato detto che la merce era già in viaggio: questo fatto non trova conferma nella sentenza impugnata. A dire della ricorrente, l'opponente le avrebbe fornito un'informazione errata a questo riguardo perché sapeva che per lei era indispensabile che la merce arrivasse il prima possibile. In questo caso però, come osservato dai giudici ticinesi, la ricorrente avrebbe potuto e dovuto prevalersi dell'asserito dolo per invalidare l'accordo transattivo entro il termine di un anno (art. 31 CO). Per il resto, la consapevolezza dell'opponente circa l'importanza della data di arrivo per la ricorrente - riconosciuta anche dai giudici ticinesi - non basta per ammettere ch'essa abbia inteso garantire la consegna della merce a un momento preciso, circostanza sulla quale essa aveva ben poco influsso una volta partita la nave. Proprio per questo motivo la pattuizione di simili clausole è inusuale, come spiegato anche dal perito giudiziario. La ricorrente critica la decisione dei giudici ticinesi di far propria questa affermazione del perito, ma di escludere poi valenza a quella per cui, ciononostante, nel caso concreto la stipulazione di una tale clausola andrebbe ammessa. Invano. L'art. 253 CPC/TI - la cui applicazione non è stata peraltro censurata - stabilisce che il giudice non è vincolato dall'opinione dei periti e pronuncia secondo la propria convinzione. Anche se è vero che alle risultanze peritali viene riconosciuta una certa attendibilità, soprattutto in materia tecnica, la loro portata va comunque valutata dal giudice in unione agli altri elementi acquisiti al processo (cfr. Cocchi/Trezzini, Codice di proceduta civile ticinese massimato e commentato, n. 1 ad art. 253 CPC/TI) e nel caso in rassegna la Corte cantonale, sulla base appunto di tali elementi, è giunta a una conclusione diversa da quella formulata dal perito. Non si vede per quale motivo la sua decisione sarebbe arbitraria, né la ricorrente lo spiega adeguatamente, dato che si limita a opporvi la propria lettura degli atti, riferendosi anche, come già detto, a fatti diversi da quelli ritenuti in sede cantonale, di cui non si può tenere conto. La ricorrente non ha miglior fortuna laddove adduce che la clausola Incoterms 1990 CIF free out non osta alla pattuizione di un termine ultimo di arrivo. La Corte cantonale non ha preteso il contrario; essa si è limitata a spiegare che in virtù di tale clausola l'opponente si impegnava solo a caricare la merce in un determinato momento. Nel contratto dell'8 maggio 1998 l'opponente aveva in effetti esplicitamente garantito che la merce sarebbe stata caricata/spedita il 15 maggio 1998, ciò che è avvenuto. La ricorrente non spiega d'altro canto per quale motivo, se questa era la sua volontà, essa non ha insistito per inserire un impegno analogo con riferimento alla data di arrivo. Già si è detto che, in generale, la ricorrente non risulta essere stata un granché attiva nel quadro dell'elaborazione del nuovo accordo. Essa ha ripetutamente rifiutato di sottoscrivere le proposte della controparte senza che sia però possibile, sulla scorta delle risultanze istruttorie, conoscerne le ragioni esatte (cfr. quanto esposto al consid. 3.4.1). Infine, non giova alla ricorrente nemmeno il richiamo al principio in dubio contra stipulatorem. A parte il fatto ch'esso è sussidiario e trova piuttosto applicazione in caso di contratti preformulati (DTF 122 III 118 consid. 2d pag. 124), si può osservare che in concreto, anche se è vero che la clausola controversa è stata redatta dal legale dell'opponente, risulta dai fatti accertati in sede cantonale che è stata la ricorrente ad auspicarne l'inserimento, nel proprio interesse, e per finire l'ha accettata nella forma ora in discussione, sicché la carenza di precisione potrebbe anche essere imputata a lei. A questo proposito si può abbondanzialmente osservare che, dal canto suo, l'opponente nello scritto versato agli atti sub doc. H3 aveva invece specificato che la lettera di credito avrebbe dovuto pervenirle "entro e non oltre il termine essenziale del 12 maggio 1998". Non risulta che la ricorrente abbia preteso una formulazione analoga ("entro e non oltre il termine essenziale del 15 luglio 1998") per la clausola redatta nel suo interesse. 3.5 Da tutto quanto esposto discende che l'interpretazione della clausola contrattuale contenuta nella sentenza cantonale resiste alla critica e che, pertanto, la ricorrente è risultata inadempiente. Si tratta ora di determinare le conseguenze della sua inadempienza.