Citation: 8C_254/2007 03.09.2008 E. 4

Per quel che concerne le turbe non oggettivabili, l'autorità cantonale ha ritenuto inapplicabile la giurisprudenza specifica in materia di infortuni del tipo "colpo di frusta" perché mancava una chiara relazione di continuità nella sintomatologia lamentata dall'assicurata (a tal proposito cfr. le sentenze del Tribunale federale delle assicurazioni U 350/04 del 12 ottobre 2006, consid. 6.2, e U 22/01 del 29 ottobre 2002, consid. 6.2). La ricorrente postula invece l'applicazione di questa giurisprudenza. Il quesito può rimanere insoluto. In effetti, anche ammettendo l'esistenza di un nesso causale naturale tra i disturbi presentati dall'interessata e l'infortunio del 1998 e applicando la (modificata) prassi relativa ai "colpi di frusta", il ricorso andrebbe comunque respinto. L'incidente in oggetto configura tutt'al più un infortunio di media gravità. Orbene, i criteri - o, perlomeno, la maggior parte degli stessi - di cui, secondo la giurisprudenza in materia, si deve tenere conto in quest'ambito per l'esame dell'adeguatezza del nesso causale (cfr. a tal proposito DTF 134 V 109 consid. 10.3 pag. 130) non sono in concreto adempiuti. 4.1 In primo luogo si osserva che le circostanze nelle quali si è verificato l'infortunio sono sprovviste del carattere particolarmente drammatico o spettacolare richiesto dalla giurisprudenza. 4.2 Né si può sostenere che le lesioni subite dalla ricorrente siano particolarmente gravi. 4.3 Inadempiuto è in concreto pure il criterio della somministrazione continuata di cure specifiche e aggravanti. La fisioterapia e la medicazione seguite dall'insorgente non sono a tal proposito sufficienti. 4.4 Gli elementi agli atti non permettono poi di parlare di notevoli dolori. Al riguardo giova osservare che i dolori accusati dall'interessata possono essere ricondotti ad alterazioni degenerative, ma non sono imputabili all'infortunio. Per di più, nonostante i dolori stessi, che la ricorrente pretende non essere mai cessati, quest'ultima è stata in grado di assumere o riprendere delle occupazioni a tempo pieno durante prolungati periodi. Si noti infine che i dolori non sono presenti ininterrottamente, ma si manifestano in determinate situazioni. 4.5 Nessun elemento all'inserto consente inoltre di ravvisare gli estremi per ammettere la presenza di una cura medica errata e notevolmente aggravante gli esiti dell'infortunio. 4.6 Tanto meno si può sostenere che la cura abbia avuto un decorso sfavorevole originando rilevanti complicazioni. 4.7 Per quel che concerne infine il criterio dell'importante incapacità lavorativa, malgrado i documentati sforzi intrapresi, esso potrebbe anche essere al limite riconosciuto se si considera che la ricorrente ha ripreso la propria attività lavorativa sia dopo l'infortunio sia dopo le successive due prime ricadute notificate all'assicuratore infortuni. Tale circostanza potrebbe essere interpretata, eventualmente, quale riconoscibile impegno intrapreso dall'interessata, impegno, purtroppo, non coronato, finalmente, da successo. Ma questo unico criterio, supposto che sia adempiuto, non è nel presente caso da solo sufficiente per ammettere il necessario nesso di causalità adeguata (cfr. DTF 117 V 359 consid. 6b pag. 368 e 369 consid. 4c pag. 384; 115 V 133 consid. 6c/bb pag. 140 e 403 consid. 5c/bb pag. 409).