Citation: 2C_28/2020 E. 3.2

3.2. Sempre per quanto rivolte contro il giudizio della Corte cantonale e non ancora contro la decisione dell'Ufficio stima o quella del Tribunale di espropriazione, inammissibili sono tuttavia anche tutte le ulteriori censure contenute nel gravame e nel suo complemento, con le quali il ricorrente mira a lamentarsi di aspetti puramente procedurali (in particolare: il diniego della possibilità di ritornare sui contenuti del decreto del 31 maggio 2016, classificato dalla Corte cantonale quale decisione di carattere generale). In relazione a simili questioni, riguardo alle quali l'interesse a ricorrere è pure dubbio, i Cantoni dispongono infatti di un'autonomia molto ampia (precedente consid. 2.2), di modo che esse possono essere rimesse in discussione solo in presenza di lesioni di diritti fondamentali (precedente consid. 1.1). Proprio censure di tal genere - formulate in conformità a quanto richiesto dall'art. 106 cpv. 2 LTF (precedente consid. 1.2) - non sono in casu però proposte (al riguardo, cfr. ad esempio la sentenza 2D_33/2015 del 1° dicembre 2015 consid. 4, da cui risultano le condizioni da dimostrare quando, come nella fattispecie, ci si richiama al principio della buona fede). Nel contempo, occorre ribadire che la Corte cantonale non si è limitata a indicare perché il decreto del Consiglio di Stato non sarebbe oggi più impugnabile (querelata sentenza, consid. 4), ma ha aggiunto in via abbondanziale che, a suo avviso, il Governo ticinese non ha per nulla abusato del proprio potere di apprezzamento (querelata sentenza, consid. 5). In ogni caso, davanti a due motivazioni alternative, la sola critica della prima non è quindi sufficiente (DTF 138 I 97 consid. 4.1.4 pag. 100).