Citation: 2P.31/2007 14.06.2007 E. 4

Premesso che la responsabilità dello Stato del Cantone Ticino per i danni provocati dai suoi funzionari è retta dalla legge sulla responsabilità degli enti pubblici, il cui art. 4 cpv. 1 istituisce una responsabilità causale indipendente da una colpa (tranne che per la riparazione del torto morale), la quale presuppone la commissione di un atto illecito, un danno e un nesso di causalità adeguata, la Corte cantonale ha ricordato che un atto è illecito quando viola un diritto soggettivo assoluto (quale l'integrità personale, la libertà e il diritto della personalità), un ordine o un divieto che la legge pone a protezione di un bene giuridico oppure una norma di comportamento prescritta da una legislazione specifica che regola l'attività amministrativa. In quest'ultimo caso ha precisato che occorre tuttavia individuare gli interessi protetti dalla norma: se quelli che si pretendono violati si situavano al di fuori della sua sfera di protezione, non vi è allora causalità adeguata. Passando all'esame del caso concreto, i giudici ticinesi hanno accertato che, iscrivendo il bambino sul passaporto della madre nonostante che disponesse già di un passaporto individuale, la funzionaria dell'Ufficio dei permessi e dei passaporti aveva violato l'art. 4 cpv. 2 OP. Contrariamente a quanto sostenuto dall'insorgente, questa disposizione non ha tuttavia nulla a che vedere con i diritti soggettivi assoluti né mira a evitare la sottrazione dei figli minorenni da parte dei genitori non affidatari. Essa si propone piuttosto di garantire la fiducia e il credito del passaporto svizzero, evitando doppioni e abusi. I giudici cantonali ne hanno quindi dedotto che gli interessi perseguiti dall'attore esulavano da quelli tutelati dall'art. 4 cpv. 2 OP, motivo per cui non vi era, nel caso specifico, causalità adeguata. I giudici cantonali hanno poi considerato che tale nesso faceva difetto anche per riguardo al mancato ritiro del documento d'identità della madre, dato che la confisca di cui all'art. 11 lett. c OP si prefigge soltanto di evitare l'uso indebito del passaporto rilasciato in eccesso da parte di altre persone, non invece d'impedire il rapimento di minori. Tanto più che l'insorgente non aveva segnalato rischi simili all'Ufficio dei permessi e dei passaporti né al giudice civile, il quale, se fosse stato adito, avrebbe potuto ordinare misure adeguate. La Corte cantonale ha infine osservato che l'azione si situava ai limiti dell'abuso di diritto, sia perché era stata ritirata la querela penale sporta a suo tempo contro la madre, sia perché un risarcimento non era stato chiesto prima di tutto a quest'ultima.