Citation: 2C_1006/2021 E. 3.4.2

3.4.2. Di fronte a questa argomentazione la ricorrente si limita ad affermare che la Corte cantonale, tutelando l'agire del committente il quale non ha escluso dalla gara l'offerta di un concorrente che non aveva allegato alla sua offerta la necessaria dichiarazione d'iscrizione all'albo delle imprese, avrebbe violato il principio della legalità e il divieto dell'arbitrio, oltre a travalicare clamorosamente il proprio potere di apprezzamento e contestualmente valutare erroneamente i fatti giuridicamente rilevanti. Senonché, in realtà, essa si limita ad esporre il proprio punto di vista, senza confrontarsi minimamente con la motivazione posta a fondamento della sentenza querelata. In particolare essa non propone nessun argomento suscettibile di far ritenere che il Tribunale cantonale amministrativo è incorso in un accertamento palesemente inesatto dei fatti rispettivamente che ha pronunciato un giudizio manifestamente insostenibile, cadendo in tal modo nell'arbitrio, quando è giunto alla conclusione che, siccome risultava dalle proprie indagini che - al momento dell'inoltro della sua offerta (e non successivamente come preteso dalla qui ricorrente) - il concorrente (di cui veniva domandata l'esclusione) era effettivamente iscritto all'albo cantonale delle imprese, rinviare la causa al committente per assegnargli il termine perentorio (espressamente previsto nelle prescrizioni di gara al quale, contrariamente all'assunto della qui ricorrente, non si poteva rinunciare a piacimento) costituiva un puro esercizio di stile. Quando, come in concreto, viene invocata la violazione del divieto dell'arbitrio, non ci si può in effetti limitare a criticare la decisione impugnata come in una procedura d'appello, dove l'autorità di ricorso gode di cognizione libera, opponendo semplicemente la propria opinione a quella dell'autorità cantonale. Per invalsa giurisprudenza, l'arbitrio non si realizza già qualora la soluzione proposta con il ricorso possa apparire sostenibile o addirittura preferibile rispetto a quella contestata. Il Tribunale federale annulla la pronunzia criticata per violazione dell'art. 9 Cost. solo se il giudice del merito ha emanato un giudizio che appare - e ciò non solo nella sua motivazione bensì anche nel suo risultato - in manifesta contraddizione con la situazione di fatto, gravemente lesivo di una norma o di un principio giuridico chiaro e indiscusso, oppure quando urta in modo scioccante il sentimento di giustizia ed equità (sulla nozione di arbitrio DTF 144 I 318 consid. 5.4; 144 I 170 consid. 7.3). Ciò che in concreto l'argomentazione sviluppata dalla ricorrente non dimostra essere il caso. Su questo punto il ricorso, in quanto ammissibile, va respinto.