Citation: 1C_14/2022 E. 3.5

3.5. I ricorrenti, sottolineato ch'essi non avrebbero effettuato interventi sui loro rustici, osservano che prima del 2000 alcuni altri edifici sono stati trasformati da agricoli a residenziali, subendo quindi un cambiamento di destinazione. Osservano che ciò nondimeno tutti gli edifici sarebbero stati inseriti nell'inventario degli edifici degni di protezione elaborato dal Comune di Dalpe negli anni novanta. Richiamano poi il rapporto d'esame del Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni (DATEC) e dell'ARE relativo all'approvazione della scheda di coordinamento 8.5 del 14 novembre 2001 dove si indica che tra il 1993 fino all'agosto del 1998 erano state concesse 600 autorizzazioni, situazioni che dovrebbero essere interpretate come un'inosservanza di ampie proporzioni del diritto federale da parte del Cantone. Ciò poiché il previgente art. 24 cpv. 2 OPT, corrispondente all'attuale art. 39 cpv. 2 OPT, poteva essere applicato soltanto con l'apposita scheda di coordinamento del Piano direttore cantonale, che doveva essere approvata dal Consiglio federale (n. 2.451 pag. 13). Questi accertamenti confermano le conclusioni della Corte cantonale, secondo cui determinati rustici sono stati snaturati. Ora, il Tribunale federale fonda il suo ragionamento giuridico sull'accertamento dei fatti svolto dall'autorità inferiore (art. 105 cpv. 1 LTF). Secondo l'art. 97 cpv. 1 LTF, i ricorrenti possono censurarlo soltanto se è stato svolto in modo manifestamente inesatto, vale a dire arbitrario (DTF 147 I 73 consid. 2.2; 145 V 188 consid. 2), o in violazione del diritto ai sensi dell'art. 95 LTF, motivando la censura in modo chiaro e preciso, conformemente alle esigenze poste dall'art. 106 cpv. 2 LTF (DTF 147 IV 73 consid. 4.1.2). Per motivare l'arbitrio non basta tuttavia criticare semplicemente la decisione impugnata contrapponendole come nella fattispecie una versione propria, ma occorre dimostrare per quale motivo l'accertamento dei fatti o la valutazione delle prove sono manifestamente insostenibili, si trovano in chiaro contrasto con la fattispecie, si fondano su una svista manifesta o contraddicono in modo urtante il sentimento della giustizia e dell'equità (DTF 148 II 121 consid. 5.2). I ricorrenti imperniano infatti la loro argomentazione sull'enorme pregio paesaggistico del comprensorio, ciò che, come rettamente ritenuto dai giudici cantonali, non è di per sé decisivo sotto il profilo dell'obiettivo perseguito dal PUC-PEIP, che non ha lo scopo di tutelare zone di estensione esigua per proteggere singoli edifici. Ora, i ricorrenti, dinanzi alla Corte cantonale, non hanno preteso né motivato una tale eventualità. La decisione impugnata è d'altra parte motivata in maniera sufficiente, poiché si esprime su tutti i punti decisivi e pertinenti per il giudizio (DTF 147 IV 409 consid. 5.3.4; 146 IV 297 consid. 2.2.7).