Citation: 1A.11/2004 07.09.2004 E. 4

4.1 I ricorrenti sostengono che I.________ godrebbe, "de facto", di un'immunità in relazione ai fatti per i quali si indaga, ciò che sarebbe contrario all'ordine pubblico svizzero e lesivo pertanto degli art. 1 e 2 AIMP. La censura, in quanto ammissibile, manifestamente non regge. Con la loro affermazione i ricorrenti non rendono affatto verosimile l'esistenza di un rischio serio e obiettivo di una grave violazione dei diritti dell'uomo nello Stato richiedente, né fanno valere che il procedimento estero non garantirebbe - argomento questo che potrebbe del resto far valere soltanto il ricorrente quale persona perseguita e quindi legittimata ad invocare l'asserita lesione - un livello di protezione minimo corrispondente a quello offerto dal diritto degli Stati democratici, definito in particolare dalla CEDU e dal Patto ONU II, peraltro non richiamati (sul tema v. DTF 130 II 217 consid. 8.1 e 8.2 con rinvii, 129 II 268 consid. 6.1 e 6.2). I ricorrenti non sono d'altra parte legittimati a far valere la lesione di diritti di terzi o il solo interesse della legge (art. 80h lett. b AIMP; DTF 128 II 211 consid. 2.3, 126 II 258 consid. 2d). Neppure la circostanza che i ricorrenti non sono indagati per il reato di concorso in strage (il ricorrente essendolo per quello di favoreggiamento) è decisiva; l'assistenza dovendo essere concessa quando sia richiesta per la repressione di più reati e uno di essi sia punibile secondo il diritto svizzero (DTF 124 II 184 consid. 4b/cc e rinvii). 4.2 Con le stesse premesse circa la proponibilità della censura, giova osservare che nella misura in cui il ricorrente accenna a una violazione dell'ordine pubblico, asserendo che le ipotesi accusatorie si fonderebbero esclusivamente sulle dichiarazioni, a suo dire inattendibili, rese da un cosiddetto pentito (cfr., su questo tema e sull'ammissibilità, di massima, della disciplina italiana in merito, DTF 117 Ia 401 e rinvii), adducendo implicitamente la propria innocenza, la tesi sfugge alla cognizione del Tribunale federale, poiché l'esame della colpevolezza incombe al giudice italiano del merito, non a quello svizzero dell'assistenza o dell'estradizione. Niente giustifica in concreto di derogare a questa prassi invalsa (DTF 117 Ib 64 consid. 5c pag. 88, 113 Ib 276 consid. 3a, 112 Ib 225 consid. 5a pag. 234). 4.3 Infondate sono pure le critiche di violazione del principio della proporzionalità e del divieto di statuire "ultra petita" per il fatto che il MPC ha ordinato la trasmissione di un avviso di addebito, non indicato nella rogatoria, concernente la relazione bancaria del ricorrente, di atti bancari della ricorrente, delle rimesse della G.________ riconducibili ai ricorrenti e di bonifici in favore di I.________. Il principio richiamato dai ricorrenti, desumibile da quello della proporzionalità, vieta all'autorità richiesta di andare oltre i provvedimenti postulati dall'autorità richiedente (cosiddetto "Uebermassverbot", DTF 115 Ib 186 consid. 4 pag. 192 in fine, 375 consid. 7, 116 Ib 96 consid. 5c). La recente giurisprudenza ha però sostanzialmente attenuato la portata del principio, ritenendo che l'autorità richiesta può interpretare in maniera estensiva la domanda, qualora sia accertato che, come nella fattispecie, su questa base, tutte le condizioni per concedere l'assistenza sono adempiute; tale modo di procedere può evitare in effetti la presentazione di un'eventuale richiesta complementare (DTF 121 II 241 consid. 3; Paolo Bernasconi, Rogatorie penali italo-svizzere, Milano 1997, pag. 186 seg.). D'altra parte, l'utilità e la rilevanza potenziale della documentazione litigiosa per il procedimento estero non possono manifestamente essere escluse (DTF 122 II 367 consid. 2c, 121 II 241 consid. 3a e b), né la domanda appare abusiva, le informazioni richieste non essendo del tutto inidonee a far progredire le indagini (DTF 122 II 134 consid. 7b). 4.4 Infine, spetta alle persone o società interessate dimostrare, in modo chiaro e preciso, perché i documenti e le informazioni da trasmettere non presenterebbero alcun interesse per il procedimento estero: esse sono quindi tenute, pena la decadenza del loro diritto, a indicare all'autorità di esecuzione quali documenti, e per quali motivi, non dovrebbero, secondo loro, essere trasmessi (DTF 126 II 258 consid. 9b e c, 122 II 367 consid. 2d pag. 371 seg.). Ora, i ricorrenti, né dinanzi al MPC e neppure nel loro gravame, hanno indicato quali singoli documenti, e perché, sarebbero sicuramente irrilevanti per il procedimento penale estero. Anche per questo motivo il ricorso dev'essere respinto.