Citation: 5A_722/2022 E. 2.3.2

2.3.2. Con riferimento ai presupposti dell'art. 7 par. 1 lett. b della Convenzione dell'Aia sulla protezione dei minori, la ricorrente ritiene che le autorità ticinesi avrebbero leso il principio della buona fede e del divieto dell'arbitrio (art. 9 Cost.) per aver tardato a decidere in merito al suo diritto di visita e poi emanato una decisione di incompetenza "perché è passato troppo tempo". Secondo la ricorrente, il Giudice cantonale sarebbe inoltre incorso in un formalismo eccessivo (vietato dall'art. 29 cpv. 1 Cost.) per essere giunto alla conclusione che ella non ha mai inoltrato un'istanza formale in Italia per riavere la custodia del figlio; la ricorrente afferma di aver invece " scritto dappertutto ", tanto che sarebbe " intervenuto anche il Dipartimento federale degli affari esteri, trattandosi di un rapimento internazionale ". Attraverso tali generiche accuse e superficiali argomenti, che disattendono le esigenze di motivazione di censure attinenti al diritto (v. supra consid. 1.2) e ai fatti (v. supra consid. 1.3), la ricorrente non dimostra che i presupposti dell'art. 7 par. 1 lett. b della Convenzione dell'Aia sulla protezione dei minori non siano in concreto soddisfatti. Con riferimento, in particolare, al presupposto dell'assenza di una domanda in vista del ritorno, sia peraltro osservato che nemmeno nella presente procedura la ricorrente chiede più l'affidamento del figlio. Nella misura in cui possano essere ritenute ammissibili, le censure vanno respinte.