Citation: 1C_187/2021 E. 4.1

4.1. La Corte cantonale ha ricordato che i territori soggetti ai pericoli naturali sono indicati nel piano delle zone, che unitamente al regolamento edilizio riprende e precisa le zone di pericolo, sulla base dei contenuti del piano delle zone esposte a pericoli naturali (cfr. art. 27 cifra VI del regolamento della legge sullo sviluppo territoriale del 20 dicembre 2011; RL 701.110). Ha rilevato che l'inserimento di un fondo, come quello in esame, nella zona edificabile, rispettivamente la sua esclusione da una zona di pericolo, crea una presunzione, sebbene non irreversibile, di idoneità all'edificazione (cfr. art. 9 cpv. 2 della legge sui territori interessati da pericoli naturali del 29 maggio 2017; RL 701.500; cfr. sentenza 1P.607/2003 del 16 settembre 2004 consid. 3.3). Ha osservato che, in presenza di circostanze particolari, anche all'interno di questo perimetro l'autorità può nondimeno esigere che l'istante in licenza dimostri attraverso adeguate perizie che il terreno non è esposto a pericoli atti a giustificare un divieto di edificazione per motivi di polizia. L'esigenza di studi particolari dev'essere resa plausibile dall'autorità, che può soltanto pretendere la dimostrazione dell'esistenza di sufficienti condizioni di sicurezza in quanto riferite al fondo interessato, ma non anche alla conformità dell'opera con le regole dell'arte edilizia. La Corte cantonale ne ha concluso che, al di fuori di queste ipotesi, secondo la giurisprudenza la definizione degli aspetti di dettaglio relativi alla sicurezza delle progettate opere esula dalla procedura di rilascio del permesso edilizio, rientrando nell'ambito della progettazione esecutiva. Ha aggiunto che al Municipio rimane comunque la facoltà di ordinare, in corso d'opera o a lavori ultimati, provvedimenti che si rendessero necessari per garantire la sicurezza delle persone o delle cose in applicazione dell'art. 35 della legge edilizia cantonale del 13 marzo 1991 (LE; RL 705.100).