Citation: 6B_1146/2018 E. 6.3.3

6.3.3. Il ricorrente critica essenzialmente il fatto che la questione della minaccia effettiva e sufficientemente grave dell'ordine pubblico che sarebbe da lui rappresentata non sia stata esplicitamente sottoposta al perito giudiziario con uno specifico quesito peritale. Tuttavia, la questione di sapere se nei confronti del ricorrente deve essere ordinata l'espulsione e se la stessa è conforme all'art. 5 n. 1 allegato I ALC concerne l'applicazione del diritto e deve quindi essere risolta dal giudice. La Corte cantonale ha formulato al perito psichiatra precisi quesiti peritali sull'esistenza di una turba psichica, sull'incapacità e la scemata imputabilità, nonché sul rischio di recidiva. La perizia psichiatrica si esprime pertanto anche su questo rischio, ritenendolo "piuttosto basso, in particolare se rimane astinente da sostanze psicotrope". Spetta al giudice valutare il referto peritale (cfr. sentenza 6B_619/2015 del 18 dicembre 2015 consid. 2.5.2 e riferimenti). Il ricorrente non contesta le conclusioni dell'esperto, ma evidenzia che questi ha ritenuto limitato il pericolo di recidiva. Tuttavia, la misura dell'apprezzamento dell'attualità della minaccia per l'ordine pubblico dipende dalla gravità della potenziale infrazione. Come visto, tanto più questa è importante, quanto minori sono le esigenze in merito al rischio di recidiva (DTF 139 II 121 consid. 5.3). Un pericolo esiguo, ma comunque effettivamente esistente, può essere sufficiente per un provvedimento restrittivo del diritto di soggiorno giusta l'art. 5 n. 1 allegato I ALC nella misura in cui interessa una lesione grave di un bene giuridico importante, come è il caso per l'integrità fisica (cfr. sentenza 6B_378/2018, citata, consid. 3.5.2 e rinvio). In concreto, il ricorrente è stato condannato segnatamente per tentato omicidio intenzionale. Si tratta di un reato grave, che mette in pericolo l'ordine e la sicurezza pubblici e, in particolare l'incolumità delle persone. Ciò costituisce un criterio determinante per l'elenco delle fattispecie oggetto dell'espulsione voluta dal legislatore (art. 121 cpv. 3 lett. a Cost.; sentenza 6B_378/2018, citata, consid. 4.5). Secondo il perito giudiziario, i reati che il ricorrente potrebbe commettere in futuro sono in particolare "aggressioni e violenza come quello che ha già commesso in passato". Seppure considerato "piuttosto basso" dall'esperto psichiatra, un rischio di recidiva è in concreto effettivamente esistente e concerne l'integrità fisica delle persone, ciò che giustifica una misura restrittiva del diritto del ricorrente di soggiornare in Svizzera. Egli disattende inoltre che, come accertato dalla Corte cantonale, in carcere si è reso protagonista di uno scontro con un altro detenuto: questa circostanza poteva sostenibilmente essere presa in considerazione dalla CARP nell'ambito della valutazione della sua pericolosità. Deve inoltre essere rilevato che l'espulsione è stata pronunciata per una durata di cinque anni, che corrisponde al mimino legale previsto dall'art. 66a cpv. 1 CP. In tali condizioni, la misura nei confronti del ricorrente è proporzionata alla tutela dell'ordine e della sicurezza pubblici e non viola l'art. 5 n. 1 allegato I ALC.