Citation: 1A.198/2006 16.08.2007 E. 2.2

2.2.1 In quanto il giudizio impugnato è fondato principalmente sul diritto federale sulla protezione dell'ambiente, relativo in particolare all'esame dell'impatto sull'ambiente, alla gestione e allo smaltimento dei rifiuti, alla limitazione delle emissioni e alla protezione delle acque e del suolo, è di principio aperta la via del ricorso di diritto amministrativo. Nella misura in cui si riferiscono ai pretesi effetti molesti dell'impianto litigioso, le censure ricorsuali si rapportano all'applicazione del diritto federale e sono quindi di per sé proponibili con tale rimedio. Per contro, mediante il ricorso di diritto pubblico i ricorrenti non fanno esplicitamente valere la violazione del diritto cantonale autonomo, né spiegano, con una motivazione conforme all'art. 90 cpv. 1 lett. b OG e alla giurisprudenza, per quali ragioni e in che misura la decisione impugnata li lederebbe nei loro diritti costituzionali. Nell'ambito di un ricorso di diritto pubblico il Tribunale federale non applica infatti d'ufficio il diritto, ma statuisce unicamente sulle censure sollevate e solo se sono sufficientemente motivate (DTF 130 I 258 consid. 1.3, 129 I 113 consid. 2.1, 127 I 38 consid. 3c pag. 43, 125 I 71 consid. 1c, 492 consid. 1b). Limitandosi ad indicare una serie di diritti costituzionali senza tuttavia precisare in che consiste la violazione, le censure sollevate con detto rimedio non adempiono le citate esigenze di motivazione e sono quindi inammissibili. Né possono essere esaminati in questa sede i generici rimbrotti all'indirizzo del direttore del Dipartimento del territorio per il fatto che riveste pure la carica Vice Presidente dell'ACR: si tratta infatti di censure nuove, sollevate oltretutto soltanto con le osservazioni del 12 marzo 2007, con le quali non è peraltro esplicitamente invocata un'eventuale violazione di norme del diritto procedurale cantonale in materia di astensione o ricusa. 2.2.2 D'altra parte, nel tempestivo ricorso di diritto pubblico i ricorrenti non si riferiscono tanto al rilascio della licenza edilizia, al quale è circoscritto l'oggetto del presente litigio, ma lamentano piuttosto manchevolezze e la violazione del diritto di essere sentito nell'ambito della procedura di adozione del PUC-ITR. Tuttavia, secondo la giurisprudenza, la costituzionalità di un piano di utilizzazione può essere contestata, in linea di massima, solo al momento della sua adozione. Una contestazione successiva, sollevata pregiudizialmente in occasione di un'applicazione concreta, come è qui il caso per il rilascio della licenza edilizia, può avvenire, come del resto i ricorrenti riconoscono, solo in via eccezionale, ossia quando l'interessato non si fosse potuto rendere pienamente conto, al momento dell'adozione del piano, della limitazione impostagli, quando la procedura non gli avesse offerto in quella sede la possibilità di tutelare adeguatamente i suoi diritti e quando si pretenda che le circostanze, in particolare l'interesse pubblico, che avevano giustificato l'adozione del piano e le sue restrizioni, fossero nel frattempo radicalmente mutate (cfr. DTF 123 II 337 consid. 3a, 121 II 317 consid. 12c pag. 346; sentenza 1P.51/2004 del 28 febbraio 2005, consid. 4.2, apparsa in: RtiD II-2005, n. 21, pag. 121 segg.; sentenza 1A.155/1996 del 16 luglio 1997, consid. 2a-b, apparsa in: RDAF 1998 I pag. 150). I ricorrenti accennano invero a un preteso cambiamento della situazione a seguito della diminuzione dei rifiuti da smaltire e al fatto che i cittadini non sarebbero stati sufficientemente informati e non avrebbero quindi potuto avvedersi delle conseguenze ambientali provocate dall'impianto. Con queste critiche, generiche, essi non rendono tuttavia verosimile che nella fattispecie sarebbe realizzata una condizione per giustificare l'esame in questa sede del piano di utilizzazione cantonale. Ciò ove solo si consideri che il messaggio 26 maggio 2004 del Consiglio di Stato relativo alla richiesta di stanziare un sussidio di 40 milioni per la costruzione dell'impianto litigioso, richiamato in questa sede dai ricorrenti, è addirittura antecedente all'approvazione del PUC-ITR da parte del Gran Consiglio e, pur accertando una tendenza alla diminuzione dei rifiuti da smaltire, ne prevede comunque ancora un quantitativo di 130'000 t per l'anno 2015. Né risulta che la procedura di adozione del piano di utilizzazione, ed in particolare anche per quanto riguarda l'informazione pubblica, non sia stata eseguita secondo la procedura disciplinata dagli art. 46 e segg. della legge cantonale di applicazione della LPT, del 23 maggio 1990 (LALPT), che prevedeva per gli interessati la possibilità di fare valere adeguatamente le loro ragioni (cfr. consid. 4.2). In tali circostanze, il ricorso di diritto pubblico non può in ogni caso essere esaminato nel merito. 2.3 In quanto proprietari di fondi situati nel comparto interessato dagli effetti dell'impianto progettato, la maggior parte dei ricorrenti ha certamente un interesse degno di protezione all'annullamento o alla modifica della decisione impugnata ed è quindi legittimata a presentare il ricorso di diritto amministrativo (art. 103 lett. a OG), tempestivo a norma dell'art. 106 cpv. 1 OG. Non occorre pertanto esaminare ulteriormente e nel dettaglio la questione della legittimazione riguardo ad ogni singolo ricorrente. 2.4 Con il ricorso di diritto amministrativo si può far valere la violazione del diritto federale, compreso l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamento (art. 104 lett. a OG). L'accertamento dei fatti vincola il Tribunale federale se l'istanza inferiore, come nel caso, è un'autorità giudiziaria e i fatti non risultino manifestamente inesatti o incompleti, oppure siano stati accertati violando norme essenziali di procedura (art. 105 cpv. 2 OG; DTF 125 II 369 consid. 2d). Il libero esame delle lesioni del diritto federale, che compete al Tribunale federale nell'ambito di questo rimedio, non esime tuttavia i ricorrenti dall'obbligo di presentare una compiuta, chiara e precisa motivazione con riferimento alle argomentazioni espresse dalla precedente istanza (sentenza 1A.161/2001 del 26 agosto 2002, consid. 5 e riferimenti, apparsa in: RDAT I-2003, n. 63, pag. 233 segg.). Chi propone un ricorso di diritto amministrativo è infatti tenuto, secondo l'art. 108 cpv. 2 OG, a esporre motivi e argomenti specifici (DTF 130 I 312 consid. 1.3.1, 127 II 238 consid. 7 pag. 256, 125 II 230 consid. 1c, 123 II 359 consid. 6b/bb), sicché i ricorrenti non possono limitarsi, pena l'inammissibilità, ad opporre alle argomentazioni contenute nell'atto impugnato la loro versione, senza spiegare su quali punti esse violerebbero il diritto federale (cfr. DTF 127 II 238 consid. 7; sentenza 1A.161/2001, citata). Ora, le censure ricorsuali, fondate essenzialmente sulla protezione dell'ambiente e in misura marginale sulla sicurezza, adempiono solo in minima parte le citate esigenze di motivazione, poiché i ricorrenti si limitano ad addurre in modo generico un preteso inquinamento derivante dall'esercizio dell'impianto di termovalorizzazione, senza però confrontarsi con le esaustive e complete argomentazioni esposte nella decisione impugnata, in cui, sulla scorta di dati tecnici specifici, sono stati dettagliatamente e scrupolosamente trattati tutti gli aspetti di protezione ambientale toccati. Questa Corte, d'altra parte, non è né un'istanza superiore di pianificazione né un'autorità di vigilanza in materia ambientale, sicché non le spetta valutare l'adeguatezza dell'impianto progettato, dovendosi limitare ad esaminare se, confermando il rilascio della licenza edilizia, la precedente istanza abbia violato il diritto federale o abbia ecceduto o abusato del proprio potere di apprezzamento (cfr. art. 104 OG; DTF 124 II 146 consid. 3c; sentenza 1E.10/2001 del 26 novembre 2001, consid. 1d, apparsa in: RDAT I-2002, n. 65, pag. 434 segg.).