Citation: 6B_163/2013 E. 6

Secondo la ricorrente, l'autorità cantonale avrebbe tratto delle deduzioni insostenibili dalla chiamata di correo. Sarebbe infatti arbitrario ritenere che ella abbia avuto un ruolo centrale nella vendita di 300 grammi di cocaina. In realtà l'unico ad avere un ruolo centrale sarebbe stato suo zio, con cui il correo asserisce di avere avuto i contatti e al quale avrebbe consegnato lo stupefacente. La censura si fonda essenzialmente su una lettura personale e parziale sia della chiamata di correo sia delle altre prove, tra cui in particolare i tabulati telefonici, che attestano di contatti tra il correo e la ricorrente. La CARP ha riportato i passaggi della chiamata di correo, da cui ha stabilito la responsabilità dell'insorgente per lo spaccio di 30 ovuli (v. sentenza impugnata pag. 57-59). Oltre a essere stata definita la persona di fiducia della madre in sua assenza, dalle dichiarazioni del correo risulta che lei ha venduto all'ignoto acquirente lo stupefacente (sentenza impugnata pag. 24 e 59), che sempre lei ha tentato insieme allo zio di negoziare al ribasso il prezzo al grammo, dirigendo le relative trattative (sentenza impugnata pag. 23 e 57), e ancora lei ha convinto il fornitore ad accettare la dilazione del pagamento (sentenza impugnata pag. 25 e 58). In simili circostanze, nel ritenere la ricorrente colpevole dello spaccio dello stupefacente, la CARP non ha tratto alcuna deduzione insostenibile. Oltre a essere inammissibile, la critica di arbitrio risulta infondata. In simili circostanze, la condanna della ricorrente non viola il divieto dell'arbitrio, né il principio in dubio pro reo e neppure quello della presunzione d'innocenza.