Citation: 2P.48/2005 21.09.2005 E. 6

6.1 Il ricorrente incentra la sua impugnativa sulla modifica dell'art. 9 Rlav, ossia sul fatto che il Comune di Lugano sia stato incluso nell'elenco delle zone di confine ai sensi dell'art. 22 Llav. Fa valere che anche se, in seguito all'aggregazione, Lugano comprende ora la zona di Gandria (che prima dell'aggregazione era un Comune a sé, inserito nell'elenco di cui all'art. 9 Rlav), ciò è comunque insufficiente affinché l'agglomerato urbano più importante del Ticino dal profilo del numero degli abitanti, degli impiegati, dei commerci, possa ora essere definito zona di confine. Al riguardo afferma che lo scopo perseguito con le deroghe instaurate per le zone di confine è di aiutare quei commerci che, per una loro collazione particolare, subiscono concretamente una forte concorrenza da parte dei commerci italiani situati nelle immediate vicinanze, ciò che non è manifestamente il caso di Lugano. Afferma poi che le attività commerciali di Lugano interessate all'apertura serale o festiva sarebbero all'interno della città, ovvero a parecchi chilometri dal confine doganale di Gandria. È quindi del tutto arbitrario sostenere che i commerci della Città di Lugano possano godere di una deroga perché subiscono una concorrenza maggiore rispetto agli altri commerci ticinesi. 6.2 Nella propria risposta il Consiglio di Stato - ricordato che, quando era un Comune a sé, Gandria era incluso nell'elenco dell'art. 9 Rlav - osserva che la nuova entità territoriale deve per forza essere considerata come zona di confine grazie al valico presente nel quartiere di Gandria. Una soluzione contraria, ossia l'esclusione di Lugano da questa particolare categoria di comuni, penalizzerebbe fortemente la zona di Gandria che in precedenza figurava nell'elenco litigioso e che ha sempre potuto beneficiare della regolamentazione degli orari di apertura dei negozi prevista per i comuni delle zone di confine. Il Governo cantonale fa poi valere che vi sono anche motivi di natura economica che giustificano l'inserimento di Lugano nel contestato elenco, in particolare quello di aumentare la concorrenzialità dei commerci ticinesi soggetti alla concorrenza dei negozi oltre confine, i quali offrono notevoli facilitazioni in fatto di orario di apertura. 6.3 Per costante giurisprudenza, l'arbitrio non può essere ravvisato nel semplice fatto che un'altra soluzione, diversa da quella adottata dall'autorità cantonale, sia immaginabile o addirittura preferibile. Il Tribunale federale si scosta dalla soluzione scelta dall'ultima istanza cantonale soltanto se appare manifestamente insostenibile, in contraddizione palese con la situazione effettiva, se viola in modo evidente una norma o un principio giuridico chiaro ed indiscusso o se contrasta in modo intollerabile il sentimento di giustizia ed equità (DTF 129 I 8 consid. 2.1; 128 I 81 consid. 2, 177 consid. 2.1 e rispettivi rinvii). 6.4 In primo luogo occorre rilevare che l'argomentazione del ricorrente adempie a malapena le esigenze poste all'art. 90 cpv. 1 lett. b OG. A prescindere da ciò è incontestato che l'inserimento di Lugano, agglomerato urbano più importante del Cantone sia dal profilo del numero degli abitanti che di quello dei commerci, nell'elenco delle zone di confine ha un impatto rilevante. Sennonché, anche se l'introduzione dell'intero Comune nell'elenco soprammenzionato può sembrare opinabile, ciò non implica tuttavia che su questo punto il regolamento d'applicazione contestato sia inficiato d'arbitrio. In effetti non si può sostenere, contrariamente all'opinione del ricorrente, che Lugano non sia assolutamente toccato dal traffico di frontiera, in particolare da quando include anche Gandria, la cui precedente appartenenza alle zone di confine non è stata peraltro mai rimessa in discussione. Il fatto che un'altra soluzione fosse immaginabile o addirittura preferibile non porta ancora, per consolidata prassi (DTF 129 I 8 consid. 2.1 e riferimenti), a ritenere che su questo punto la norma impugnata sia inficiata d'arbitrio. Occorre poi sottolineare che per quanto concerne la questione della protezione del personale di vendita - quesito del tutto legittimo che non va negletto - la stessa, come illustrata in precedenza, è garantita dalla legge federale sul lavoro. La corretta applicazione della stessa dovrà essere assicurata dalle competenti autorità cantonali, anche se avrà come conseguenza che i commerci e negozi che non adempiono le esigenze poste dalla normativa federale riguardo al lavoro domenicale degli impiegati non potranno comunque beneficiare di un'apertura prolungata sebbene soddisfino le condizioni poste in proposito dal diritto cantonale. Premesse queste considerazioni, il ricorso si rivela infondato anche su questo punto e deve pertanto essere respinto.