Citation: 1C_514/2008 02.02.2009 E. 2

2.1 Il Tribunale cantonale amministrativo ha accertato che il Consiglio di Stato non ha accolto la richiesta dei ricorrenti di esperire un sopralluogo inteso a verificare l'accennata sussistenza di ulteriori abusi edilizi, non apparendo detto atto istruttorio necessario per valutare l'asserita sussistenza di una violazione dell'uguaglianza giuridica: ciò poiché non erano comunque date le condizioni per accogliere eccezionalmente la censura relativa alla parità di trattamento nell'illegalità. La Corte cantonale, condiviso questo apprezzamento anticipato delle prove, ha stabilito che l'accenno dei ricorrenti ad altre 4/5 situazioni analoghe non dimostrava del tutto la lesione del principio dell'uguaglianza giuridica. Essa ha poi aggiunto che, indipendentemente dall'eventuale esistenza di altri singoli casi di abuso, nulla permetteva di ravvisare una prassi contraria al diritto perseguita dalle autorità e ch'esse si rifiuterebbero d'abbandonare. 2.2 Al riguardo, i ricorrenti si limitano ad addurre, in maniera del tutto generica, che i casi citati nel ricorso al Tribunale amministrativo sarebbero tuttora tollerati sia dal Municipio sia dal Dipartimento del territorio. Aggiungono che nel quadro del richiesto sopralluogo, il cui mancato esperimento non è tuttavia più contestato nel ricorso in esame, per lo meno con una motivazione conforme a quanto imposto dagli art. 42 cpv. 2 e 106 cpv. 2 LTF, si sarebbero potute ravvisare le altre asserite "situazioni simili (deposito e taglio di legna) illegali". I ricorrenti non negano di per sé la facoltà del Governo cantonale di procedere nella fattispecie a un apprezzamento anticipato delle prove (su questo tema vedi DTF 131 I 153 consid. 3) e si limitano a rilevare che il loro "accenno a 4/5 situazioni analoghe vale appunto come formale avvertimento" affiché tutte le analoghe situazioni vengano trattate alla pari "e lascia eccome intendere una lesione del principio di uguaglianza giuridica". Questo semplice accenno non adempie chiaramente le citate esigenze di motivazione e non dimostra l'asserita disparità di trattamento. Per di più, le presunte situazioni illegali, addotte nel ricorso alla Corte cantonale, si riferiscono in gran parte a sostenuti tagli di legna abusivi, fattispecie che esula dall'oggetto del litigio. La stessa conclusione vale per il riferimento, ininfluente ai fini del giudizio, che, con il suo voto negativo all'aggregazione con Lugano, la popolazione del Comune di Cadro avrebbe scelto l'autonomia, mantenendo determinate prerogative di un passato rurale e di attività manuali che andrebbero salvaguardate. In effetti, l'ordine di smantellamento litigioso, come l'impossibilità di autorizzare eccezionalmente la tettoia in esame, si fondano sulla legislazione federale (sentenza 1A.196/2003 del 10 febbraio 2004 consid. 4, in RtiD 2004-II n. 18 pag. 71). 2.3 Riguardo all'asserita disparità di trattamento, questione sulla quale è incentrato il gravame, i ricorrenti si limitano semplicemente a ribadire che vi sarebbero altre situazioni di abuso, che tuttavia, come si è visto, non precisano oltre. D'altra parte, con questo accenno, ricordato peraltro che di massima il principio della legalità prevale su quello della parità di trattamento, essi non dimostrano minimamente che l'autorità comunale e quella cantonale, come accertato dalla Corte cantonale, applicherebbero una prassi contraria al diritto e che non intenderebbero, se del caso, abbandonare. In effetti, il diritto all'uguaglianza di trattamento nell'illegalità può essere ammesso, eccezionalmente, soltanto quando sussista, non solo in un caso isolato e neppure in alcuni pochi casi, una costante prassi illegale di un'autorità chiamata ad applicare la legge e questa lasci riconoscere che anche in futuro non se ne scosterà (DTF 127 I 1 consid. 3a; 123 II 248 consid. 3c pag. 254; 122 II 446 consid. 4a; 115 Ia 81; cfr. anche DTF 134 V 34 consid. 9 pag. 44; 127 II 113 consid. 9b). 2.4 Del resto, con i loro accenni a un'asserita disparità di trattamento e alla pretesa di un'uguaglianza di trattamento nell'illegalità, i ricorrenti misconoscono che la giurisprudenza sia cantonale sia federale impone il ripristino di opere realizzate illegalmente fuori della zona edificabile (DTF 132 II 21 consid. 6 e 8; sentenza 1C_403/2008 del 23 ottobre 2008 consid. 3.3 e 3.4). Per di più, il Tribunale federale, che deve garantire la corretta applicazione del diritto federale, non sarebbe vincolato da una prassi cantonale e tanto meno comunale in contrasto con il diritto federale (DTF 122 II 446 consid. 4a in fine; sentenza 1A.70/1995 del 20 dicembre 1995 consid. 6, in RDAT 1996-II n. 30 pag. 101).