Citation: 2P.313/2005 14.05.2007 E. 3.1

Riguardo alla pretesa violazione del principio della proporzionalità, va osservato che la ricorrente si limita a farne menzione, senza tuttavia motivare tale censura. La stessa è quindi inammissibile (cfr. art. 90 OG). 3.2 Il principio della buona fede, sancito dall'art. 9 Cost., tutela innanzitutto la fiducia riposta dal cittadino in un'informazione ricevuta dall'autorità quando quest'ultima sia intervenuta in una situazione concreta, quando tale autorità era competente a rilasciare l'informazione o il cittadino poteva ritenerla competente sulla base di fondati motivi, quando affidandosi all'esattezza dell'informazione questi abbia preso delle disposizioni non reversibili senza subire un pregiudizio (DTF 131 II 627 consid. 6.1; 129 II 361 consid. 7.1) e quando non siano intervenuti mutamenti legislativi posteriori al rilascio dell'informazione stessa (DTF 130 I 26 consid. 8.1; 129 I 161 consid. 4.1; 121 II 473 consid. 2c). Il principio della buona fede non consente all'interessato di opporsi a un cambiamento di regolamentazione o di sottrarsi all'applicazione del nuovo diritto per il fatto di avere semplicemente preso determinate disposizioni sulla base del diritto anteriore (DTF 122 V 405 consid. 3b/bb; 122 II 113 consid. 3b/cc e rinvii). Quando il legislatore o l'autore di una regolamentazione accertano l'esigenza di un riordinamento della normativa, di principio, l'interesse pubblico impone, in ossequio al principio della legalità, che la modifica entri in vigore senza ritardi, a meno che motivi particolari vi si oppongano (DTF 106 Ia 254 consid. 4b; sentenza 2P.298/1998 del 2 luglio 1999, consid. 4c, pubblicata in: ZBl 102/2001, pag. 329 segg.). Conformemente alla giurisprudenza, ragioni di parità di trattamento, di proporzionalità, di divieto dell'arbitrio e di tutela della buona fede possono tuttavia imporre, in determinate circostanze, quando un'imprevista modifica legislativa colpisce in modo rilevante il privato cittadino che ha preso disposizioni sulla base della disciplina vigente, un'adeguata normativa transitoria che gli permetta di adeguarsi alla nuova situazione legale (DTF 130 I 26 consid. 8.1 e riferimenti). Il legislatore o l'autore della regolamentazione beneficiano nondimeno di un ampio margine di apprezzamento e il Tribunale federale si impone quindi un certo riserbo nell'esame della disciplina transitoria (DTF 122 V 405 consid. 3b/bb; 106 Ia 254 consid. 4a). Sotto il profilo della valutazione dei contrapposti interessi, segnatamente dell'interesse privato alla continuità della situazione precedente e di quello pubblico ad attuare senza indugio il nuovo ordinamento, la prassi ha finora dato prova di ritegno nel considerare incostituzionale l'assenza di disposizioni transitorie (sentenza 2P.298/1998 citata, consid. 4c). 3.3 Come già esposto, la ricorrente afferma che, oltre ad aver consultato l'opuscolo edito dall'Ufficio delle borse di studio, avrebbe ricevuto precise assicurazioni da parte del responsabile del medesimo riguardo la concessione dell'assegno di studio. In primo luogo, occorre precisare che un opuscolo informativo, distribuito spontaneamente da un'autorità amministrativa ad una cerchia indeterminata di persone e che contiene informazioni generali (in concreto sugli assegni e prestiti di studio), non è vincolante dal profilo della protezione della buona fede (cfr. DTF 109 V 54 consid. 3b). Va poi osservato che, per quanto riguarda le informazioni fornite dall'autorità, la ricorrente non ha suffragato le proprie dichiarazioni da alcun elemento probatorio concreto quale, ad esempio, una lettera o una conferma scritta da parte dell'Ufficio delle borse di studio e dei sussidi attestante che le sarebbe stato accordato l'assegno di studio richiesto. Inoltre, nulla negli atti di causa in possesso di questa Corte permette di considerare che i ragguagli ricevuti sono più che delle informazioni generali e presentano quel grado di precisione e di concretezza richiesto dalla prassi per essere qualificati come delle assicurazioni o delle garanzie vincolanti. Orbene, per prassi constante, incombe a chi vuole dedurre un diritto da determinati fatti fornirne la prova, la quale deve peraltro permettere di concludere almeno per la verosimiglianza dell'esistenza di quanto addotto, la semplice possibilità non essendo a tale fine sufficiente (cfr. DTF 125 V 193 consid. 2 e riferimenti ivi citati). Ne deriva che, in mancanza di una prova rigorosa atta a corroborare le allegazioni della ricorrente, è da ritenere carente una delle condizioni cumulativamente esatte dalla prassi per tutelare la buona fede dell'interessata, ossia quella secondo cui l'intervento dell'autorità deve avvenire in una situazione concreta nei confronti di persone determinate: la censura va quindi respinta. 3.4 Visto quanto precede, i nuovi documenti, di cui la ricorrente ha chiesto l'assunzione al fine di comprovare determinate sue affermazioni dal profilo della tutela della propria buona fede, appaiano irrilevanti ai fini del giudizio e non vanno pertanto considerati. 3.5 A titolo abbondanziale va poi aggiunto che gli atti di causa forniscono informazioni divergenti dalle dichiarazioni della ricorrente sullo svolgere delle pratiche da lei intraprese. Dagli stessi emerge, infatti, che ella si è iscritta alla scuola cantonale per operatori sociali il 23 febbraio 2004 (mentre il Consiglio di Stato nel proprio giudizio ha ritenuto la data dell'8 giugno 2004), allorché il colloquio telefonico con il responsabile dell'Ufficio delle borse di studio ha avuto luogo nel corso del mese di marzo successivo. Per quanto concerne poi la sua precedente attività professionale, a seconda dei documenti forniti dall'interessata stessa, il relativo contratto scadeva rispettivamente il 30 settembre o il 31 dicembre 2004. Infine, il contratto di tirocinio non risulta essere stato firmato il 31 luglio 2004, bensì il 20 settembre successivo ed approvato solo il 14 ottobre 2004. Non va poi tralasciato che la ricorrente appariva decisa ad intraprendere la formazione scelta: quando le è stata rifiutata la borsa di studio, ella non ha cercato un nuovo lavoro ma, al contrario, ha persistito nel proprio intento e ha continuato la formazione, ciò che peraltro ha potuto fare grazie al prestito ottenuto nell'ottobre 2004. 3.6 Come accennato in precedenza, non essendo adempiuta una della condizioni cumulative poste dalla giurisprudenza affinché la ricorrente possa appellarsi al principio della buona fede, non occorre ancora vagliare se la modifica legislativa contestata sia illegale, poiché carente di un periodo transitorio adeguato. In proposito va comunque rilevato di transenna che anche se l'alacrità messa nell'attuare la modifica in esame (decisa il 31 agosto 2004 ed entrata in vigore il 1° settembre successivo, simultaneamente all'inizio del nuovo periodo scolastico) ha degli effetti rigorosi, essa non risulta tuttavia inficiata d'arbitrio, tenuto conto dell'ampio margine di apprezzamento di cui fruisce l'autorità cantonale.