Citation: 6B_78/2008 14.10.2008 E. 4

4. Ricorso di A.________ 4.1 Il ricorrente critica l'accertamento per cui il gruppo aveva l'intenzione di commettere delle rapine già sin dalla sua partenza dall'Italia, laddove invece diversi elementi permettevano di concludere il contrario. Innanzitutto sia lui che i suoi correi hanno agito a volto scoperto in tutte le loro scorribande; non si sono inoltre preoccupati di parlare a bassa voce o di esprimersi a gesti all'interno delle abitazioni svaligiate. Tale modo di agire è caratteristico di chi vuole fare furti in case disabitate. A ulteriore riprova di ciò vi è l'episodio del furto nell'abitazione di K.K.________: quando i quattro si sono accorti della presenza di persone nella casa, sono scappati. L'autorità cantonale non poteva così ritenere che, prendendo le armi e le munizioni da casa F.________ e portandole seco nelle ulteriori ville depredate, il ricorrente e gli altri avessero l'intenzione di utilizzarle per la commissione di rapine. Su questo punto l'impugnativa si palesa d'acchito inammissibile. Infatti, la CCRP non è entrata nel merito della relativa censura in quanto appellatoria e quindi inammissibile nell'ambito di un ricorso per cassazione. Orbene, secondo la giurisprudenza, ove l'ultima autorità cantonale dichiara un ricorso inammissibile per ragioni formali e non procede all'esame di merito, il ricorrente deve addurre perché essa avrebbe accertato in modo arbitrario l'assenza dei presupposti formali e si sarebbe quindi a torto rifiutata di procedere all'esame di merito (DTF 118 Ib 26 consid. 2b, 134 consid. 2; sentenza 6B_489/2007 del 26 novembre 2007 consid. 2.2). Se il ricorrente non lo dimostra, ma ripropone le argomentazioni di merito addotte davanti all'ultima istanza cantonale, il gravame è inammissibile. In concreto, l'insorgente si limita a riformulare le censure di arbitrio nell'accertamento dei fatti, senza tuttavia indicare perché la Corte cantonale non le avrebbe a torto esaminate nel merito. Non si giustifica quindi la loro disamina da parte di questo Tribunale. 4.2 A mente del ricorrente, l'autorità cantonale avrebbe interpretato in modo errato taluni eventi attribuendo così un carattere di inaudita gravità ai fatti. Contrariamente a quanto ritenuto in sede cantonale, egli sostiene che B.________ non aveva strattonato l'anziana G.G.________, bensì aiutata a sorreggersi, come tra l'altro dichiarato dalla stessa vittima. Andrebbe inoltre valutato in modo positivo anche il gesto dei quattro di lasciare alla donna, che ne aveva fatto esplicita richiesta, due pacchetti di sigarette. Questi elementi dimostrerebbero l'assenza di cattiveria e brutalità dell'agire degli autori e ridimensionerebbero così la gravità dei fatti. Del resto, G.G.________ non è stata malmenata, picchiata o seviziata. Occorre inoltre rilevare che, nell'ambito della prima rapina ai danni appunto di G.G.________, l'insorgente ha avuto un ruolo assai marginale rispetto al correo B.________: si è limitato a rubare cibo e sigarette dopo aver rovistato nei cassetti, non ha parlato con la vittima né l'ha ingiuriata e, infine, non aveva armi. Questa sostanziale differenziazione di atteggiamento andava senz'altro valutata in maniera più marcata nell'irrogare le diverse pene. 4.2.1 La CCRP ha ritenuto al limite del temerario il tentativo di censurare come arbitrari gli accertamenti relativi alla prima rapina. B.________, precisa la Corte, armato e dopo aver strappato il borsellino dalle mani di G.G.________, ha accompagnato la vittima fino alla cucina sorreggendola, forse, ma non certo per carità cristiana, bensì per farsi dare ulteriore denaro che poteva trovarsi in quel luogo. In ogni caso, il gesto gioverebbe semmai al correo B.________ e non certo al ricorrente. Per quanto concerne l'episodio delle sigarette, essa ha ritenuto che gli accusati non potevano certo aspettarsi il plauso dei primi giudici per aver consentito a lasciare alla vittima due pacchetti di sigarette, dopo essere entrati nella sua abitazione armati di mitraglietta e pistola, aver puntato la mitraglietta contro l'anziana donna, minacciandola di morte se non avesse tirato fuori i soldi, strappato il borsellino, aver rovistato nella casa alla ricerca di refurtiva, aver condotto l'anziana signora fino alla cucina per tenere la situazione sotto controllo e farsi dare ulteriore denaro, averle ricordato - sempre sotto minaccia dell'arma - che il colpo entrava da quella parte e usciva dalla canna. Quanto all'importanza del ruolo di A.________, la CCRP ha spiegato che nei fatti egli ha agito a pieno titolo quale correo, condividendo appieno l'agire dei compagni e prendendo pure autonome iniziative volte al perfezionamento dei furti. D'altronde, per sua stessa ammissione, egli si è attivato nella casa presa di mira per rubare più oggetti possibili mentre l'anziana donna veniva terrorizzata da B.________ con una mitraglietta. L'autorità cantonale ha infine ricordato che, nel commisurare la pena del ricorrente, la prima Corte ha tenuto conto di quanto da lui rilevato, difatti, in relazione alla prima rapina, essa ha ricordato solo che A.________ ha provveduto a tagliare i fili del telefono di G.G.________. Ciò che ha pesato maggiormente nella pena, è stato invece il comportamento avuto in occasione della seconda rapina. 4.2.2 La sentenza impugnata non presta il fianco a critiche. Non si scorge infatti come lasciare due pacchetti di sigarette ad G.G.________ anziché uno solo possa di colpo controbilanciare quanto fattole subire derubandola e ridimensionare la gravità del comportamento incriminato. Non può certo essere considerato un gesto di benevolenza verso la vittima e una prova dell'assenza di brutalità, laddove, non bastando essere quattro giovani contro una sola ultranovantenne - troppo anziana per opporre anche solo una minima resistenza come ritenuto dalla Corte di merito - contro la donna è stata puntata la mitraglietta, le è stato indicato il percorso del proiettile ed è stata minacciata. Certo, il ricorrente non ha proferito insulti né minacce nei confronti della vittima - ciò di cui è stato tenuto conto nel commisurare la pena - ma non è neppure stato un passivo spettatore avendo, come già rilevato in sede cantonale, condiviso appieno l'agire dei correi e preso anche autonome iniziative. Osservare poi che la vittima non è stata picchiata né malmenata non giova all'insorgente. Se così fosse stato, la colpa sarebbe stata ancor più grave e, di riflesso, la pena più severa. La censura si palesa così infondata e l'impugnativa va respinta su questo punto. 4.3 Il ricorrente lamenta pure una violazione del principio in dubio pro reo avendo la Corte cercato in ogni modo di imputargli un atteggiamento più attivo e aggressivo di quello realmente avuto. In particolare, l'autorità cantonale avrebbe fatto astrazione di fatti non contestati e a lui favorevoli: nel corso della seconda rapina ai danni di H.________, A.________ si è rifiutato di imbavagliare la vittima così come ordinatogli da B.________, e, seppur in un secondo tempo si è fatto passare l'arma, egli non ha posto il dito sul grilletto della pistola. Questo dimostrerebbe la totale assenza di aggressività, determinazione e brutalità da parte sua. Egli rileva ancora, pur ammettendone la scarsa rilevanza, di non aver strappato il cuscino da sotto la testa della vittima della seconda rapina, contrariamente a quanto ritenuto in sede cantonale. Quanto all'episodio del cuscino, la Corte cantonale l'ha definito un dettaglio che non ha avuto incidenza alcuna sul giudizio, non v'è quindi ragione che questo Tribunale s'attardi sulla critica non essendo determinante per l'esito del procedimento (v. consid. 2.1). Per quel che concerne il preteso rifiuto del ricorrente di imbavagliare H.________, la circostanza non è stata ritenuta rilevante poiché non atta a ridimensionare la sua colpa, visto il suo comportamento durante tutto il resto della rapina e sul quale il ricorrente sorvola completamente. Orbene, dagli accertamenti di fatto, qui non contestati, risulta che il ricorrente è entrato con i suoi correi nell'abitazione di H.________ mediante effrazione; dopo aver rovistato in alcuni locali, B.________ armato di mitraglietta e A.________ - che si era fatto dare la pistola da C.________ - sono entrati nella camera da letto della vittima, le hanno puntato le armi contro, le hanno ordinato di dar loro i soldi minacciandola di morte e di violenza sessuale, l'hanno colpita (ciò che il ricorrente contesta, invano, come si vedrà in seguito, v. consid. 4.4), poi, su invito di B.________, A.________ le ha legato mani e piedi, e infine se ne sono andati non prima però d'aver nuovamente minacciato la donna puntandole la mitraglietta alla nuca e strappandole il pigiama nel tentativo di impossessarsi della sua catenina. Ciò posto non si scorge, e il ricorrente non spiega, come un suo eventuale rifiuto di imbavagliare H.________ potrebbe dinanzi a cotanto agire influire sul carattere aggressivo e brutale del comportamento rimproveratogli. Non ha infatti esitato a entrare armato nella stanza dove dormiva la donna, a puntare l'arma contro la stessa e a legarla. Non si può certo affermare, come invece preteso nel gravame, che egli abbia agito senza aggressività o determinazione. Quanto poi al dito sul grilletto, la prima Corte non ha potuto accertare in modo incontrovertibile che A.________ avesse il dito sul grilletto della pistola che impugnava. Contrariamente a quanto sostenuto nell'impugnativa, questo fatto è stato tenuto in debita considerazione. Difatti, non è stata ritenuta a suo carico l'aggravante dell'art. 140 n. 4 CP. La censura è quindi vana. 4.4 Viene inoltre censurata un'arbitraria valutazione del certificato medico dell'ospedale L.________. Secondo il ricorrente, la Corte avrebbe stabilito che la vittima della seconda rapina sarebbe stata malmenata e picchiata basandosi su un'erronea interpretazione dei rilievi medici e senza disporre di ulteriori riscontri oggettivi. La CCRP non ha scorto nessun arbitrio nell'operato della prima Corte. Quest'ultima ha ritenuto credibile H.________ laddove ha affermato di essere stata percossa dal ricorrente, le sue dichiarazioni trovando riscontro nel certificato medico dell'ospedale L.________ e non avendo la donna motivi di aggiungere particolari sfavorevoli ai rapinatori. Per contro, al di là delle loro ammissioni, la versione degli accusati - che hanno negato di aver colpito la vittima - non è mai stata completa dato che sui particolari hanno sempre cercato di minimizzare. Su queste considerazioni il ricorrente tace, limitandosi ad opporre la propria personale interpretazione del referto medico a quella dell'autorità cantonale, omettendo inoltre di spiegare perché la versione fornita da H.________ non sarebbe attendibile. Il certificato fa stato di una iperemia all'emivolto sinistro e al polso sinistro compatibili con quanto dichiarato dalla vittima e precisa che la donna attribuiva l'iperemia al volto al fatto di essere stata "brancata" con una mano dell'aggressore al viso per farla stare zitta. È vero che il certificato non evidenzia ulteriori lesioni, questo tuttavia non vuol dire, come pretende il ricorrente, che la donna non sia stata colpita. Quantunque non attesti contusioni in tutte le parti del corpo, il certificato medico non esclude che H.________ abbia ricevuto altri colpi oltre alla "brancata" esplicitamente menzionata. Ritenendo che la versione dei fatti riportata dalla vittima fosse confortata dal certificato medico, la Corte non ha dunque interpretato in modo insostenibile il succitato certificato ed è quindi a ragione che la CCRP ha negato l'arbitrio nella valutazione delle prove. Infondato, il ricorso dev'essere anche su questo punto respinto. 4.5 L'insorgente rimprovera poi l'autorità cantonale per non averlo ritenuto credibile unicamente perché in occasione del suo primo verbale avrebbe sottaciuto di aver commesso la rapina ai danni dell'anziana G.G.________. Così facendo la Corte ha disatteso il diritto di ogni prevenuto di non rispondere, rispettivamente di mentire. Orbene, a parte una sua iniziale reticenza, il ricorrente ha collaborato con gli inquirenti fornendo indicazioni utili e concrete dopo essere stato esplicitamente sollecitato dagli interroganti, non negando la sua implicazione nei reati. Questi elementi positivi, continua il ricorrente, non sono stati ponderati correttamente nella commisurazione della pena. Partendo da tali presupposti errati, i giudici gli hanno poi negato l'attenuante specifica del sincero pentimento. Come già osservato nella sentenza della CCRP, su cui il gravame non spende una parola, la Corte delle assise criminali non ha aggravato la pena del ricorrente per aver mentito o omesso di riconoscere le proprie responsabilità nei fatti imputatigli. La sua collaborazione è anzi stata tenuta in considerazione quale fattore generale in suo favore al momento di commisurare la pena. L'autorità cantonale ha semplicemente rifiutato di applicare l'attenuante specifica dell'art. 48 lett. d CP perché il ricorrente non ha reso subito ampia e completa confessione cercando di gettare la colpa maggiore sul correo B.________. Essa non ha quindi misconosciuto i diritti del ricorrente che in realtà si duole del mancato riconoscimento del sincero pentimento, su cui si tornerà in seguito (v. consid. 4.7). La censura si rivela infondata e va quindi respinta. 4.6 Sempre secondo il ricorrente, i giudici sarebbero sconfinati nell'arbitrio per aver valutato, nell'ambito della commisurazione della pena, il suo periodo di clandestinità e di lavoro nero nella vicina Italia in modo negativo. Questo elemento avrebbe invece dovuto essere un fattore di attenuazione, scappare da una vita di povertà non essendo certo riprovevole. Sennonché, su questo punto, l'insorgente argomenta liberamente dimenticando di sostanziare l'arbitrio; egli infatti si limita a esporre la sua personale interpretazione della clandestinità senza spiegare perché nel caso in rassegna, annoverando questo elemento tra quelli a suo sfavore, la decisione impugnata sarebbe non solo opinabile ma addirittura insostenibile. Ne segue l'inammissibilità della censura. Si rinvia per il resto al considerando 5.5.2. 4.7 L'insorgente lamenta la violazione dell'art. 48 CP. Si duole di non essere stato posto a beneficio dell'attenuante del sincero pentimento malgrado la sua proficua e fattiva collaborazione con la polizia e l'autorità inquirente, l'assunzione delle proprie responsabilità, la formulazione delle proprie scuse alle vittime nonché la sua concreta volontà di risarcirle destinando loro in modo irrevocabile lo spillatico guadagnato presso il penitenziario. 4.7.1 Secondo la CCRP, rifiutando di porre il ricorrente a beneficio dell'attenuante del sincero pentimento, la prima Corte non ha abusato del proprio potere d'apprezzamento né violato l'art. 48 CP. Essa non ha mancato di apprezzare il coraggio degli accusati di scrivere direttamente alle vittime dal carcere e la loro disponibilità a destinare il loro peculio al risarcimento delle parti lese, definendoli passi nella giusta direzione, ma non sufficienti a fondare l'invocata attenuante. I tre, infatti, non hanno reso completa e immediata confessione, cercando di gettare la colpa maggiore sull'uno (C.________ e A.________) e sugli altri (B.________). La collaborazione del ricorrente con le autorità inquirenti e le sue iniziative a favore delle vittime sono comunque state valutate quali fattori di attenuazione generica nell'ambito dell'art. 47 CP. 4.7.2 Il ricorrente ha fornito indicazioni importanti che hanno permesso, tra l'altro, di ritrovare una delle armi utilizzate dalla banda. Sennonché egli stesso nella sua impugnativa afferma di non aver mai mentito nel corso dei propri interrogatori, ma di avere semmai omesso di indicare taluni fatti ammettendoli e confermandoli solo una volta chieste esplicitamente delucidazioni al proposito. Orbene, non dimenticando il diritto di ogni accusato di tacere, tale atteggiamento non costituisce una prova del sincero pentimento, ma è anzi il sintomo di chi vuole per quanto possibile sfuggire alle proprie responsabilità. Va inoltre rilevato che le autorità cantonali hanno osservato come la versione degli accusati, ricorrente compreso, non è mai stata completa poiché sui particolari hanno sempre cercato o di minimizzare o, il duo C.________-A.________, di scaricare le maggiori responsabilità sul correo B.________. In simili circostanze - a prescindere dagli sforzi profusi per risarcire il danno cagionato - non si scorge quel reale e profondo ravvedimento indispensabile per riconoscere al ricorrente l'attenuante specifica del sincero pentimento. Rifiutando di applicare l'art. 48 lett. d CP, ma valutando nell'ambito dell'art. 47 CP la collaborazione e le scuse alle vittime nonché l'impegno per risarcirle, i giudici ticinesi non hanno violato il diritto federale. La censura si rileva così infondata e va pertanto respinta. 4.8 Il ricorrente contesta in seguito la pena inflittagli che considera eccessivamente severa e lesiva dell'art. 47 CP. Rimprovera all'autorità cantonale di aver trascurato di ponderare elementi rilevanti per la commisurazione della pena: la sua mancanza di scaltrezza rispetto ai suoi correi, il suo assoggettamento a B.________, la sua giovane età e l'effetto della pena sulla sua vita futura. Lamenta pure una disparità di trattamento nei confronti dei due correi: considerati correttamente tutti i fattori determinanti, la sua pena doveva essere sensibilmente inferiore a quella di C.________ e largamente inferiore a quella di B.________ in quanto i due correi, oltre ad avere già dei precedenti penali, hanno una responsabilità assai maggiore della sua nei fatti incriminati. I giudici avrebbero infatti commesso arbitrio e abusato del loro potere d'apprezzamento attribuendo al ricorrente il secondo posto (dietro B.________ e davanti a C.________) nella graduatoria delle responsabilità. La pena del ricorrente avrebbe dovuto essere inferiore a quella degli altri due anche perché egli ha alle spalle un vissuto decisamente peggiore, i giudici avrebbero pertanto dovuto differenziare maggiormente le diverse pene senza limitarsi a ponderare allo stesso modo la difficile vita anteriore e familiare degli imputati. 4.8.1 Per quanto concerne gli effetti della pena sulla sua vita futura e la sua giovane età, contrariamente a quanto preteso dall'insorgente, non si tratta di elementi che possono giustificare quella sostanziale riduzione di pena tanto reclamata. La CCRP non ha infatti mancato di rilevare come il contesto in cui ha agito il ricorrente, che al momento dei fatti aveva 26 anni, non lasciava dubbi sulla sua piena consapevolezza dell'illecito che stava compiendo. In simili circostanze, non si scorge, e il ricorrente non spiega, quale particolare rilevanza possa avere la sua (relativa) giovane età per la commisurazione della pena. Lo stesso dicasi per gli effetti della pena sulla sua vita futura. Il gravame accenna a un generico impedimento al reinserimento del condannato, senza illustrare quale specifico impedimento, eccedente quello inerente a qualsiasi pena detentiva, i giudici avrebbero omesso di considerare. Ora, osservando come l'insorgente sia chiamato a espiare una lunga carcerazione, la Corte, in modo più o meno implicito, ha tenuto conto degli effetti della pena sulla sua vita futura. Non rilevando un preciso ostacolo al suo reinserimento, l'autorità cantonale non era tenuta ad accordare a questo criterio una particolare rilevanza. Va inoltre ricordato che le considerazioni di prevenzione speciale permettono di effettuare unicamente delle correzioni marginali, ma non comportano importanti riduzioni di pena come vorrebbe il ricorrente, la pena dovendo in ogni caso essere proporzionata alla colpa (v. consid. 3.2). Quanto poi all'assenza di scaltrezza del ricorrente e alla sua mancanza di professionalità rispetto ai suoi correi, il ricorrente argomenta scostandosi dai fatti stabiliti dall'autorità cantonale, in modo inammissibile in questa sede (v. art. 105 LTF e consid. 2). Comunque sia, è sufficiente rilevare che il ricorrente ha condiviso appieno l'agire dei suoi correi, prendendo anche autonome iniziative volte al perfezionamento dei furti, non esitando ad afferrare l'arma postagli da C.________ malgrado la sapesse carica e non assicurata. Non si riscontrano quindi elementi tali da far apparire il comportamento del ricorrente meno scaltro. E come già giustamente ritenuto dalla CCRP, egli non può aspettarsi neppure di essere premiato per aver da subito fornito le sue vere generalità alle autorità inquirenti. Questo suo minor professionismo delinquenziale gli ha comunque giovato dal momento che, nel commisurare la pena dei suoi correi, la Corte ha rimproverato loro di avere usato false generalità di persone note, tanto che è finito per essere arrestato proprio un conoscente di C.________. Ne consegue che, nella misura in cui è ammissibile, la critica va respinta perché infondata. 4.8.2 In relazione alla contestata graduatoria delle colpe stilata dai primi giudici e alla ponderazione della sua incensuratezza nonché della sua vita anteriore, il ricorrente non si avvede che le sue critiche si palesano d'acchito inammissibili. La CCRP non è infatti entrata nel merito delle relative censure perché non motivate. In questa sede, egli ripropone semplicemente quanto esposto dinanzi alla Corte cantonale, senza confrontarsi con la sentenza impugnata. Non v'è pertanto ragione di procedere alla disamina del gravame su questo punto (v. consid. 4.1). 4.8.3 In definitiva, l'insorgente non indica nessun elemento pertinente, idoneo a modificare la pena, che sia stato omesso o considerato a torto dai giudici. Sebbene severa, la pena inflittagli si situa nell'ampia cornice edittale prevista in caso di ripetuta rapina aggravata (art. 140 n. 3 unitamente all'art. 40 CP), senza considerare ancora il concorso di reati con i ripetuti furti aggravati, in parte tentati, i ripetuti danneggiamenti, la ripetuta violazione di domicilio, l'infrazione alla legge federale sulle armi nonché la ripetuta infrazione alla legge federale concernente la dimora e il domicilio degli stranieri (v. art. 49 CP). La colpa del ricorrente è stata definita di una gravità inaudita, avendo egli dimostrato un totale disprezzo per le persone e le cose altrui e una disponibilità al crimine fuori dal comune. La pena detentiva di sette anni e tre mesi non appare dunque severa al punto da costituire un abuso del potere di apprezzamento. 4.9 A mente del ricorrente, la Corte avrebbe disatteso di motivare compiutamente la pena in urto con quanto imposto all'art. 50 CP, si sarebbe infatti limitata a elencare gli elementi relativi all'atto e all'autore senza indicare in cifre o percentuali l'importanza accordata loro. Non si capirebbe così quale peso abbiano avuto le attenuanti generiche ritenute e il concorso di reati nella pena finalmente irrogata. Diversamente da quanto preteso nel gravame, il giudice non è tenuto a esprimere in cifre o percentuali il peso che accorda a ogni elemento ritenuto, è sufficiente che la sua motivazione permetta di discernere quali fattori ha preso in considerazione per commisurare la pena e se sono stati valutati in senso attenuante o aggravante (v. consid. 3.4). Nella fattispecie, la motivazione della sentenza impugnata adempie queste esigenze. In ossequio a quanto sancito all'art. 50 CP, le autorità cantonali hanno esaurientemente esposto tutte le circostanze pertinenti per la commisurazione della pena, sia a favore che a sfavore del condannato (v. consid. 3.6). La censura di violazione dell'art. 50 CP si rivela pertanto infondata. 4.10 L'insorgente considera infine la pena pronunciata come manifestamente eccessiva se paragonata a quelle irrogate in casi simili dai tribunali ticinesi e adombra il sospetto che i giudici abbiano voluto infliggere una pena la cui severità servisse da monito e da forte segnale politico dinanzi all'aumento di furti e scorribande nel Cantone. Sennonché neanche su questo punto la CCRP è entrata nel merito del gravame perché non motivato. Il ricorrente non contesta le conclusioni dell'autorità cantonale, ma ripropone le sue censure cercando di completarle in questa sede. In simili circostanze, non si può che dichiarare la loro inammissibilità (v. consid. 4.1). 4.11 Da quanto precede discende che, nella misura in cui è ammissibile, il ricorso di A.________ va respinto e la sentenza impugnata confermata. L'istanza di assistenza giudiziaria e di gratuito patrocinio non può trovare accoglimento in quanto il gravame appariva sin dall'inizio privo di probabilità di successo (art. 64 cpv. 1 LTF). Nell'addossare le spese giudiziarie al ricorrente soccombente (art. 66 cpv. 1 e 5 LTF), si considera la sua situazione finanziaria (art. 65 cpv. 2 LTF) fissando un importo ridotto.