Citation: 2A.553/2005 05.10.2005 E. 3

Il ricorrente pretende il rilascio del permesso di dimora in virtù dell'art. 8 CEDU, che, analogo nella portata all'art. 13 cpv. 1 Cost. (DTF 130 II 281 consid. 3.1), garantisce il diritto al rispetto della vita privata e familiare. 3.1 Il diritto invocato non è assoluto; per valutare il rilascio di un permesso di soggiorno occorre piuttosto procedere ad una ponderazione degli interessi pubblici e privati in gioco (cfr. art. 8 n. 2 CEDU; DTF 125 II 633 consid. 2e). Vanno tra l'altro considerati anche l'intensità dei legami familiari, tanto sotto l'aspetto affettivo quanto sul piano economico (DTF 120 Ib 1 consid. 3c), nonché il comportamento dell'interessato dal profilo penale e della polizia degli stranieri (DTF 122 II 1 consid. 3c). I fatti accertati a questo riguardo dalla Corte cantonale risultano vincolanti per il Tribunale federale: la generica critica del ricorrente sull'assenza di constatazioni aggiornate e sulla presunta contraddittorietà con le decisioni rese in ambito penale non bastano infatti a farli apparire come manifestamente inesatti (art. 105 cpv. 2 OG). Orbene, tali accertamenti attestano in primo luogo che il ricorrente intrattiene dei rapporti assai limitati con il figlio, ormai prossimo ai due anni. In effetti, non solo lo ha riconosciuto dopo oltre un anno dalla nascita, ma lo ha per di più incontrato soltanto in poche occasioni. Inoltre egli nemmeno adduce di provvedere a mantenerlo. In secondo luogo, emerge che la condotta dell'insorgente, dalla sua prima venuta in Svizzera nell'estate del 2000, non è risultata irreprensibile. Nell'ambito delle varie domande d'asilo ha infatti fornito più volte false generalità o indicazioni, rendendosi peraltro irreperibile dopo le relative decisioni di non entrata in materia. Ha inoltre subito due condanne penali per complessivi 85 giorni di detenzione, espiati, oltre ad una multa per infrazioni in materia di stupefacenti. Al momento dell'arresto, il 18 marzo 2005, ha poi tentato di distruggere il proprio passaporto per impedire il rimpatrio, che resta comunque possibile. 3.2 In queste circostanze, è senza incorrere nella violazione del diritto federale né dell'art. 8 CEDU che il Tribunale amministrativo ticinese ha ritenuto l'esistenza di motivi pertinenti per rifiutare il rilascio del permesso di dimora richiesto. Non porta a diversa conclusione nemmeno la rilevata sospensione della condanna penale all'espulsione, concessa il 4 maggio 2005, data la diversa finalità dei due ordini di normative (DTF 130 II 493 consid. 4.2).