Citation: B 33/05 13.12.2005 E. 4

Respinta dev'essere per il resto pure la richiesta tendente al versamento del 20% (pari a fr. 91'759.-) della rendita capitalizzata trattenuta a suo tempo dalla Cassa conformemente all'art. 29 cpv. 8 Regolamento 1996. Secondo tale disposto, poi modificato come già accennato (v. consid. 2.2.5) dalla nuova versione in vigore dal 2001, il beneficiario di una rendita di vecchiaia, che in precedenza non aveva percepito nessuna rendita d'invalidità, poteva, con il consenso del consiglio di amministrazione della Cassa pensioni e dell'impresa, domandare invece della rendita di vecchiaia, totale o parziale, un'indennità in capitale per un massimo dell'80% del valore attuale della rendita, fermo restando che le prestazioni assicurate ai superstiti rimanevano comunque invariate. 4.1 L'autorità giudiziaria cantonale ha a tal proposito giustamente rilevato che in ambito di previdenza più estesa gli istituti di previdenza, nel quadro dell'art. 49 cpv. 2 LPP e nei limiti posti dalla Costituzione (parità di trattamento, divieto d'arbitrio e proporzionalità), sono per principio liberi nel definire le proprie prestazioni. Ora, come si evince dalle precisazioni rese in sede cantonale dalla Cassa resistente, la prestazione di vecchiaia riconosciuta all'assicurato risultava essere alimentata solo in misura ridotta (più precisamente, in misura di fr. 95'789,90) con mezzi provenienti dalla previdenza obbligatoria LPP. Per il resto essa concerneva la previdenza più estesa (pre- e sovraobbligatoria). Di conseguenza, a fronte di una liquidazione in capitale ammontante a fr. 367'035.-, la decurtazione del 20% destinata al mantenimento dell'assicurazione a favore dei superstiti non andava effettivamente ad intaccare la parte relativa alla previdenza obbligatoria e non era pertanto censurabile in quanto tale. Per gli stessi motivi, l'insorgente non può pretendere che la decurtazione del 20% venga effettuata esclusivamente sulla parte non obbligatoria - ossia sull'importo di fr. 363'004,10 risultante dal valore capitalizzato della rendita (fr. 458'794.-) ridotto dell'importo relativo alla parte obbligatoria (fr. 95'789,90) -, ritenuto che il confronto tra la pretesa statutaria e quella ai sensi della LPP mette comunque in evidenza una chiara eccedenza della prima rispetto alla seconda (RSAS 2004 pag. 576 [sentenza del 29 marzo 2004 in re U., B 74/03]; cfr. pure DTF 114 V 248 segg. consid. 7 e 8 con riferimenti). 4.2 L'insorgente sostiene infine che la disposizione statutaria che consentiva alla Cassa di trattenere il 20% della rendita capitalizzata, oltre ad essere estremamente penalizzante nei confronti di chi, come lui, è celibe e senza figli, configurerebbe una clausola insolita e sarebbe da considerare nulla. 4.2.1 Per quanto riguarda il tema di sapere se ci si trovi in presenza di una clausola insolita, va rilevato che ai sensi della giurisprudenza, colui che sottoscrive un testo facente esplicito riferimento a delle condizioni generali è vincolato al pari di colui che appone la propria firma sul testo medesimo delle condizioni generali, privo di rilievo essendo il tema di sapere se queste ultime siano state effettivamente lette dal contraente. La validità delle condizioni generali prestampate deve essere però limitata dalla regola detta dell'insolito, in virtù della quale sono sottratte dall'adesione ritenuta essere data globalmente a delle condizioni generali tutte le clausole di carattere inabituale, sulla cui esistenza non è stata attirata in modo particolare l'attenzione del contraente più debole od inesperto in affari (DTF 119 II 445 consid. 1a e rinvii). In effetti, la parte che incorpora delle condizioni generali nel contratto deve attendersi, secondo il principio dell'affidamento, che il suo partner contrattuale inesperto non aderisca a certe clausole insolite. Per determinare se una clausola è insolita, occorre mettersi nella posizione di colui che vi consente, e ciò al momento della stipulazione del contratto. La risposta è individuale, una clausola abituale per un determinato settore economico potendo risultare insolita per chi non vi fa parte. Tenendo conto del principio dell'affidamento, nella misura in cui essa risulta riconoscibile per l'altra parte, ci si fonderà sulla concezione personale dello stipulante. Non basta però che lo stipulante sia inesperto nel settore economico in questione. Occorre oltre a ciò, in aggiunta a questo elemento soggettivo, che, per la natura del suo oggetto, la clausola in esame modifichi in modo essenziale la natura del regime normalmente applicabile oppure differisca notevolmente dal quadro legale di una forma contrattuale. Più una clausola pregiudica gli interessi dello stipulante, più si giustifica di considerarla insolita (DTF 119 II 445 consid. 1a con riferimenti; cfr. pure la sentenza del 27 marzo 2001 in re H. SA, B 22/00, consid. 5a). 4.2.2 Nel caso di specie, già ci si potrebbe domandare se il richiamo dell'insorgente all'inefficacia della clausola statutaria in esame non sia in realtà abusiva. In vista del pensionamento anticipato, la Cassa pensioni aveva infatti espressamente inserito nel calcolo di liquidazione l'indicazione secondo cui la rendita capitalizzata sarebbe stata pagata unicamente nella misura dell'80% e avrebbe conosciuto pertanto una riduzione del 20% in virtù di quanto disposto dall'art. 29 cpv. 8 degli statuti (versione 1996). Avendo in seguito B.________ ciò malgrado consapevolmente optato per tale forma di liquidazione, questo Tribunale ricava, una volta di più, l'impressione che le censure sollevate ora in sede ricorsuale siano in realtà speciose e intese a mascherare l'insoddisfazione dell'interessato per la scelta a suo tempo operata, adesso che l'opzione adottata sembra non più convenire. Ad ogni buon conto, come rettamente osservato dalla Cassa resistente, la circostanza che con la realizzazione del caso vecchiaia non tutta la prestazione di vecchiaia potesse essere percepita sotto forma di capitale, bensì solo in parte, corrisponde a una prassi ampiamente diffusa. Il fatto che per il mantenimento dell'assicurazione a favore dei superstiti sia stata effettuata una trattenuta non è pertanto di per sé insolito. Tanto meno insolito è il fatto che nella previdenza professionale, come pure nell'ambito del primo pilastro, per principio tutti gli assicurati sono tutelati anche contro il rischio "decesso" (prestazioni per superstiti), e ciò indipendentemente dallo stato civile e dalla situazione familiare del singolo assicurato. Di conseguenza, la soluzione prevista dalla contestata disposizione regolamentare di trattenere una parte della prestazione capitalizzata per continuare ad assicurare le prestazioni per superstiti non è estranea al sistema previdenziale e non è censurabile. Per questi motivi, il Tribunale federale delle assicurazioni pronuncia: