Citation: B 68/06 31.08.2007 E. 6

L'istanza precedente ha negato il controverso obbligo di prestazione rilevando che l'inizio dell'incapacità lavorativa psichica non poteva essere ricondotto al momento in cui il ricorrente era affiliato all'istituto di previdenza. Essa ha quindi negato il nesso materiale e temporale tra l'incapacità lavorativa sorta a seguito dell'infortunio del 1994 e l'invalidità psichica riconosciuta dall'UAI con le decisioni dell'11 ottobre 2002. Tale valutazione può essere condivisa. 6.1 Come rettamente osservato dai primi giudici, già in occasione della precedente pronuncia del 13 ottobre 1997 la Corte cantonale, accogliendo parzialmente il ricorso dell'assicurato e prorogando fino al 30 settembre 1996 il diritto alla mezza rendita AI, aveva avuto modo di accertare che l'assicurato non era mai stato in cura psichiatrica e non aveva fatto uso di psicofarmaci. D'altra parte, sempre stando al giudizio del 13 ottobre 1997, la problematica socio-psico-economica evidenziata dal medico di circondario dell'INSAI non aveva permesso di attestare un'affezione psichica invalidante. 6.2 A queste considerazioni si aggiunge che in data 20 novembre 1997, nel presentare una domanda di indennità di disoccupazione, l'assicurato aveva indicato di essere disposto e capace a lavorare per un'attività a tempo pieno, cosa che peraltro era stata confermata il giorno precedente dal medico curante dott. V.________, il quale, dando atto di una piena capacità lavorativa a partire dal 18 novembre 1997, aveva espresso un'unica riserva nel senso che l'assicurato non avrebbe potuto svolgere lavori pesanti con sollevamento e spostamento di grossi pesi (in tal senso si veda pure il certificato del 22 maggio 1995 in cui lo stesso curante aveva dichiarato il paziente (in)abile al lavoro nella misura del 50% dal 23 gennaio 1995 ritenendolo in grado di esercitare lavori leggeri senza caricare la colonna lombare e senza sollevare pesi superiori ai 10 kg). Il ricorrente ha quindi percepito indennità di disoccupazione fino al 31 agosto 1999. Alla luce di queste circostanze a ragione i giudici cantonali potevano quantomeno dubitare dell'attendibilità del certificato 9 maggio 2000, con il quale lo stesso dott. V.________, in seguito alla seconda domanda di prestazioni AI dell'assicurato, aveva attestato un'inabilità lavorativa completa con effetto retroattivo al 12 settembre 1994. 6.3 Allo stesso modo i primi giudici potevano distanziarsi dalle conclusioni del SAM. Basandosi sul consulto specialistico 25 giugno 2001 del dott. B.________, i periti del SAM avevano ritenuto che la problematica psichiatrica (indicata dal dott. B.________ come molto suggestiva per un disturbo posttraumatico da stress e favorita da diversi eventi psicosociali stressanti, quali la morte del padre, l'infortunio invalidante del fratello, la malattia della moglie e il suo proprio infortunio), insieme alla sua evoluzione sfavorevole, avessero determinato un'inabilità lavorativa che doveva essere fatta risalire alla data dell'infortunio del 1994. Sennonché, come rettamente evidenziato dall'istanza precedente, lo stesso dott. B.________, che nel frattempo era divenuto psichiatra curante dell'assicurato, in data 25 maggio 2005 ha successivamente segnalato all'UAI che il paziente praticamente fino al 2001 non si era rivolto a uno psichiatra nonostante una importante patologia sviluppatasi progressivamente negli ultimi anni novanta. In tali circostanze, a ragione non poteva essere attribuito pieno valore probatorio alle valutazioni - su questo importante punto contraddittorie - del dott. B.________ e, di riflesso, nemmeno alle conclusioni del SAM che le ha fatte sue (sui requisiti posti dalla giurisprudenza in materia cfr. DTF 125 V 351 segg.). 6.4 Il momento dell'insorgenza dell'incapacità lavorativa determinante dev'essere sufficientemente provata. Se nel diritto del lavoro già un'incapacità lavorativa di pochi giorni dev'essere dimostrata con un certificato medico o in altro modo, a maggior ragione non si può prescindere dal pretendere sufficienti e chiare prove in relazione all'inabilità lavorativa di riferimento per la previdenza professionale, dove le conseguenze sono di più ampia portata (rendite vitalizie, ecc.). Queste prove non possono essere rimpiazzate da considerazioni e congetture speculative, bensì devono potersi dedurre con il grado di verosimiglianza preponderante usuale nel diritto delle assicurazioni sociali (sentenze del Tribunale federale delle assicurazioni B 82/02 del 18 febbraio 2003, consid 2.2, e B 62/01 del 24 giugno 2002, consid. 1b in fine con riferimenti, riassunte in RSAS 2003 pag. 361 e pag. 438). 6.5 Nel caso di specie, per quanto detto in precedenza, indizi chiari e sufficienti per ammettere un'affezione psichica e, soprattutto, un'incapacità lavorativa ad essa associabile già durante il rapporto di previdenza non sono dati. È ovvio che i disturbi fisici causati o manifestatisi in seguito all'infortunio hanno già allora inciso sul morale e sulla situazione psicosociale del ricorrente; una patologia psichica e soprattutto un'inabilità lavorativa ad essa correlata già durante la durata del rapporto previdenziale non possono tuttavia essere stabiliti con il necessario grado di verosimiglianza preponderante. Anche volendo ammettere che i disturbi fisici hanno effettivamente partecipato in maniera importante all'insorgere dell'affezione psichica, ciò non toglie - e qui risiede il fattore decisivo - che il danno (secondario) alla salute psichica non coincide con le affezioni fisiche e con la derivante incapacità lavorativa che hanno portato alla perdita del posto di lavoro e all'uscita dalla cerchia degli assicurati della previdenza professionale (cfr. per analogia le sentenze del Tribunale federale delle assicurazioni B 9/06 del 21 novembre 2006, consid. 4.2, B 120/04 del 21 luglio 2006, consid. 4.2.2, B 130/05 del 19 luglio 2006, consid. 5.2-5.5, B 39/05 del 19 maggio 2006, consid. 2 e 3, e B 100/05 dell'8 febbraio 2006, consid. 3.1; cfr. infine RSAS 2003 pag. 435 [B 2/02], consid. 3b).