Citation: 4A_379/2022 E. 6.1.1

6.1.1. Giusta l'art. 23 CO il contratto non obbliga colui che vi fu indotto da un errore essenziale. In virtù dell'art. 24 cpv. 1 n. 4 CO vi è segnatamente un errore essenziale quando questo concerne una determinata condizione di fatto, che la parte in errore considerava come un necessario elemento del contratto secondo la buona fede nei rapporti d'affari. Non basta quindi che l'errore riguardi un fatto soggettivamente essenziale, ma deve pure rivelarsi essenziale da un punto di vista oggettivo: la controparte deve potersi rendere conto, in buona fede, che l'errore porta su un fatto che era oggettivamente di natura tale a spingere la vittima dell'errore a perfezionare il contratto o a concluderlo alle condizioni pattuite (sentenza 4A_335/2018 del 9 maggio 2019 consid. 5.1.1). Con riferimento a un evento futuro, affinché possa essere riconosciuto un errore essenziale è da un lato necessario che la parte in errore abbia inesattamente presupposto sicuro il verificarsi di un risultato futuro e, dall'altro, che secondo la buona fede negli affari, la controparte abbia potuto ravvisare che questa certezza costituiva una condizione del contratto; deve pertanto trattarsi di un errore su un elemento oggettivo ed essenziale del contratto (DTF 118 II 297 consid. 2). Delle mere speranze, aspettative esagerate o speculazioni non sono idonee a far invalidare il contratto (DTF 109 II 105 consid. 4b/aa); la facoltà di invocare un errore su fatti futuri non deve poi nemmeno svuotare della sua sostanza il principio secondo cui ogni parte deve sopportare il rischio di sviluppi futuri inattesi (sentenze 4A_335/2018 citata consid. 5.1.1, con rinvio; 4A_286/2018 del 5 dicembre 2018 consid. 4.1).