Citation: 4A_97/2021 E. 3

La Corte ticinese ha accolto l'appello della banca B.________ AG e riformato il giudizio di prima istanza, respingendo la petizione di A.________. Nel merito, ha tra l'altro osservato (giudizio impugnato, consid. 8-10) : (a) che la conclusione del Pretore - contestata dalla convenuta - secondo la quale, al momento dell'apertura del conto, l'attrice aveva dato istruzione a D.________ di non aprire un conto bancario anche in euro, non poteva essere tutelata, perché l'esistenza di una simile istruzione non era stata dimostrata (consid. 8, 8.1 e 8.2); (b) che dal fatto che l'attrice avesse chiesto di aprire una relazione di base in franchi svizzeri e avesse informato il consulente che sul conto sarebbe stato bonificato un importo destinato ad essere in parte usato per ammortizzare un debito in franchi svizzeri, non era possibile dedurre che, in base al principio dell'affidamento (art. 18 CO), il consulente della banca e la convenuta fossero confrontati con l'istruzione di convertire immediatamente in franchi svizzeri tutte le somme bonificate in euro (consid. 8.3); (c) che la banca aveva pure ragione a sottolineare che la clausola contenuta nell'art. 8 delle condizioni generali le permetteva sia di lasciare nella moneta originaria i versamenti effettuati in una moneta per la quale non risultava essere stato aperto un conto corrispondente, sia di aprire nuovi conti (o rubriche) a nome del titolare, per la contabilizzazione della moneta straniera (consid. 9); (d) che, sempre a differenza di quanto statuito dal Pretore, nulla poteva far ritenere che la citata clausola fosse palesemente insolita (e per questo inapplicabile), e che l'attrice non lo aveva del resto mai preteso, di modo che il Giudice di prima istanza non avrebbe potuto fare capo a tale argomento (consid. 9.1); nel contempo, che all'applicazione della clausola in discussione non poteva essere opposto nemmeno il fatto che la cliente avesse fornito istruzioni contrarie, perché la loro esistenza non era provata (consid. 9.2); (e) che la legittimità dell'accredito sulla rubrica in euro avrebbe quindi dovuto essere confermata anche se, come preteso dall'attrice, il consulente non fosse stato autorizzato a comunicare al notaio E.________ l'IBAN di quella rubrica siccome, in base all'art. 8 delle condizioni generali, l'accredito avrebbe potuto avvenire con le stesse modalità pure nel caso in cui il notaio non fosse stato in possesso dell'IBAN e nell'ordine di bonifico fosse stato indicato che la somma andava accreditata sulla rubrica in franchi svizzeri (consid. 9.3); (f) che, assodato come la convenuta non avesse leso il contratto con l'attrice rispettivamente che una sua eventuale violazione non sarebbe stata causale (in relazione alle comunicazioni al notaio), un obbligo di risarcimento non poteva essere dedotto nemmeno dal fatto che la banca non avesse trasmesso alla cliente, prima del 15 gennaio 2015, né gli estratti conto al 31 dicembre 2014 delle due rubriche in euro e in franchi svizzeri, né l'avviso di accredito di euro (consid. 10); (g) che, indipendentemente dal ruolo di rappresentante assunto o no dal notaio E.________, la Corte d'appello aveva infatti maturato il convincimento che l'attrice era senz'altro a conoscenza, già prima del 15 gennaio 2015, del fatto che la somma bonificata dalla figlia le era stata accreditata nella rubrica in euro e ciò nonostante non aveva avuto nulla da ridire (consid. 10.1); d'altra parte, che l'esito della causa non sarebbe stato diverso neppure se, per ipotesi, prima del 15 gennaio 2015 la stessa avesse ignorato l'accredito nella rubrica in euro e, di nuovo per ipotesi, l'invio degli estratti e dell'avviso di accredito dopo quella data costituisse una lesione contrattuale (consid. 10.2).