Citation: 1C_133/2019 E. 2.3.1

2.3.1. Nella sentenza del 20 giugno 2013 qui impugnata, la Corte cantonale ha accertato, in modo vincolante per il Tribunale federale (cfr. art. 105 cpv. 1 LTF), che l'edificio oggetto del prospettato ampliamento è ubicato a circa 3 m dai confini con i fondi contigui part. zzz, vvv e www. Esso disattende quindi la distanza minima dal confine (5 m) vigente nella zona residenziale R5 (cfr. art. 4 cpv. 1 lett. c NAPR). Si tratta pertanto di una costruzione esistente in contrasto con il diritto vigente. La Corte cantonale nel giudizio del 20 giugno 2013, come il Consiglio di Stato nella sua decisione dell'11 gennaio 2012, ha esaminato l'intervento edilizio esclusivamente sotto il profilo dell'art. 63 NAPR, norma del diritto comunale che disciplina gli ampliamenti ammissibili per gli edifici situati a distanze inferiori a quelle prescritte dagli art. 3 e 4 NAPR, consentendo in particolare per le case monofamiliari la sopraelevazione di un piano. I giudici cantonali hanno ritenuto, senza invero spiegarne i motivi, che l'art. 63 NAPR costituiva una "lex specialis" per rapporto agli art. 66 LST e 86 RLst e non hanno perciò applicato le disposizioni cantonali. Questa conclusione è manifestamente in contrasto con l'art. 66 cpv. 3 LST che, come visto, non contempla una riserva generale a favore del diritto comunale, ma prevede unicamente che il piano regolatore può stabilire una regolamentazione più restrittiva (art. 66 cpv. 3 LST). In concreto, l'art. 63 NAPR consente ampliamenti rilevanti che possono essere più favorevoli rispetto ai limiti stabiliti dalle citate disposizioni cantonali e contrastare quindi in modo manifesto con le stesse. Contrariamente a quanto addotto dai giudici cantonali nella sentenza del 20 giugno 2013, gli art. 66 LST e 86 RLst sono pertanto di principio applicabili alla fattispecie. La decisione della precedente istanza di applicare in generale, quale "lex specialis", il diritto comunale, appare nelle esposte circostanze insostenibile.