Citation: 2C_6/2022 E. 3.6

3.6. Ora il ricorrente non dimostra l'arbitrarietà di questo accertamento dei fatti. In particolare non rimette in discussione il fatto che in patria potrà sia continuare il trattamento farmacologico che gli ha permesso di stabilizzare il nuovo equilibrio raggiunto nel corso degli ultimi anni, sia effettuare i necessari esami di base. Come anche non ridiscute il fatto, accertato, che il rischio che egli debba sottoporsi ad un'operazione urgente a breve-medio termine appare piuttosto esiguo, siccome il suo caso corrisponde allo 0.7-1 % dei casi totali. In queste condizioni la conclusione alla quale la Corte cantonale è giunta - secondo cui, non andando ravvisata alcuna acuta situazione di pericolo attuale per la salute ed essendo comunque garantita la presa a carico di base, sebbene meno strutturata e performante, un rientro in patria appariva tutto sommato esigibile - non permette di concludere che l'accertamento dei fatti e/o la valutazione dei mezzi di prova siano manifestamente insostenibili, si trovano in chiaro contrasto con la fattispecie, si fondano su una svista manifesta o contraddicono in modo urtante il sentimento della giustizia e dell'equità. Al riguardo si può inoltre ricordare che, come già giudicato da questa Corte in precedenza nei suoi confronti quando, come in concreto, il quadro clinico va definito stabile e che non emerge nessuna attuale e acuta situazione di pericolo per la salute, l'interessato deve assumersi anche i rischi dovuti all'assenza della possibilità di far capo a strutture sanitarie in grado di garantire assistenza medica sotto ogni aspetto e per ogni necessità di cura o intervento che potrebbe eventualmente porsi in futuro (sentenza 2C_127/2014 del 17 settembre 2014 consid. 6.3.2). Non va poi trascurato che questi, malgrado le esplicite avvertenze e le raccomandazioni dei medici, ha continuato a praticare un allenamento fisico intensivo. Allo stesso modo le critiche rivolte alla valutazione dei suoi problemi d'integrazione (dal profilo professionale nonché con riguardo alle condanne penali subite) e ai suoi rientri regolari in Kosovo, peraltro parzialmente appellatorie (art. 106 cpv. 2 LTF) non permettono di giungere alla conclusione che l'argomentazione della Corte cantonale in proposito disattenda il diritto. In effetti appare del tutto ammissibile ritenere non particolarmente ben integrata una persona che, sebbene viva nel nostro Paese dall'infanzia, non è finanziariamente autonoma (essendo a carico dei genitori), non lavora ed è stata più volte condannata, e ciò anche se l'ultima condanna risale ad anni indietro. Infine non può essere rimproverato al Tribunale cantonale amministrativo di avere tenuto conto, a svantaggio del qui ricorrente nell'ambito della ponderazione degli interessi del comportamento da questi assunto, segnatamente del fatto che, non dando seguito all'ordine di partenza comminato dalle competenti autorità, oltre ad eludere la legislazione in vigore, ha prolungato artificiosamente la propria presenza nel nostro Paese malgrado le decisioni definitive pronunciate nei suoi confronti e ha, con un tale agire, posto le competenti autorità dinanzi al fatto compiuto. Una tale ponderazione è esente da critiche. Su questi aspetti il ricorso si rivela infondato.