Citation: 1P.245/2001 19.07.2001 E. 3

3.- a) Il diritto a un giudice indipendente e imparziale è sancito dall'art. 30 cpv. 1 Cost. ; precedentemente lo era dall'art. 58 vCost. , la cui giurisprudenza si applica quindi anche alla nuova norma (DTF 126 I 68 consid. 3a, 168 consid. 2b; FF 1997 I 169 segg.). Il diritto di ogni persona, previsto dall'art. 6 n. 1 CEDU, di comparire davanti a un tribunale indipendente e imparziale costituito per legge ha, in linea di principio, la stessa portata di quella conferita dall'art. 30 cpv. 1 Cost. (DTF 126 I 168 consid. 2a, 235 consid. 2a, 120 Ia 184 consid. 2f e rinvii; Jörg Paul Müller, Grundrechte in der Schweiz, 3a ed., Berna 1999, pag. 574; Mark E. Villiger, Handbuch der Europäischen Menschenrechtskonvention, 2a ed., Zurigo 1999, pag. 269). Le citate disposizioni possono tuttavia essere invocate solo nei confronti di magistrati o funzionari che esercitano funzioni giurisdizionali (DTF 119 Ia 13 consid. 3a, 112 Ia 142 consid. 2a). Ora, i rimproveri mossi al Procuratore pubblico riguardano essenzialmente il suo operato quale organo inquirente e non concernono l'esercizio di funzioni giurisdizionali; il gravame deve quindi essere, di principio, esaminato dal profilo delle garanzie procedurali generali sancite dall'art. 29 Cost. : in quest'ambito si possono comunque considerare i principi sviluppati dalla giurisprudenza riguardo all'indipendenza e all'imparzialità dei tribunali (DTF 125 I 119 consid. 3b-e; Regina Kiener, Richterliche Unabhängigkeit, Berna 2001, pag. 82). b) La ricusa riveste un carattere eccezionale (DTF 116 Ia 14 consid. 4, 115 Ia 172 consid. 3). Dal profilo oggettivo occorre ricercare se il magistrato ricusato offrisse le necessarie garanzie per escludere ogni legittimo dubbio di parzialità; sono considerati, in tale ambito, anche aspetti di carattere funzionale e organizzativo, e vien posto l'accento sull'importanza che possono rivestire le apparenze stesse (DTF 126 I 168 consid. 2a e rinvii, 120 Ia 184 consid. 2b, 117 Ia 408 consid. 2a). Il giudicabile può invero personalmente risentire certi atteggiamenti del magistrato come determinati da parzialità, ma è decisivo sapere se le apprensioni soggettive dell'interessato possano considerarsi oggettivamente giustificate (DTF 116 Ia 135 consid. 2a e b). La prassi costante del Tribunale federale nega ai provvedimenti procedurali, pur con effetti contrari agli interessi dell'istante, l'idoneità a fondare il dubbio oggettivo della prevenzione e della parzialità del magistrato nei suoi confronti (DTF 117 Ia 324 consid. 2). Rientra nelle funzioni del magistrato decidere questioni controverse e delicate e i provvedimenti presi nell'ambito del normale svolgimento del suo ufficio non permettono da sé soli di concludere per una sua parzialità, nemmeno quand'essi si rivelino poi errati. Eventuali sbagli possono e devono essere contestati seguendo il normale corso d'impugnazione (DTF 116 Ia 14 consid. 5b pag. 20, 113 Ia 407 consid. 2). Unicamente errori particolarmente grossolani o ripetuti, tali da essere considerati come violazioni gravi dei doveri del magistrato, possono se del caso giustificare un sospetto oggettivo di prevenzione. Al giudice della ricusa non compete però di esaminare la conduzione del processo, come se egli fosse un'istanza di appello: è infatti a questa Autorità che spetta innanzitutto correggere eventuali errori (DTF 116 Ia 135 consid. 3a e rinvio). c) Il ricorrente, pur se in termini vaghi e generali, non conformi all'obbligo di motivazione secondo l' art. 90 cpv. 1 lett. b OG (cfr. consid. 1f), rimprovera al PP essenzialmente lacune e negligenze nella conduzione dell'istruttoria; lamenta in particolare la mancata assunzione di prove, segnatamente di testimoni, e la rinuncia a ulteriori indagini. Il ricorrente sostiene di avere preso conoscenza degli atti d'inchiesta solo con il deposito degli atti e di non aver quindi potuto tempestivamente impugnare i provvedimenti del PP (mediante reclamo al Giudice dell'istruzione e dell'arresto secondo l'art. 280 CPP/TI). Sennonché, egli poteva rimediare alle pretese manchevolezze dell'istruzione formale presentando al magistrato inquirente un'istanza di complemento d'inchiesta, indicando i mezzi di prova ancora da assumere (art. 196 cpv. 1 CPP/TI). Il ricorrente poteva inoltre impugnare la decisione eventualmente negativa del PP sul complemento d'inchiesta con un reclamo al Giudice dell'istruzione e dell'arresto (art. 196 cpv. 5 CPP/TI). Nell'ambito di un ricorso di diritto pubblico sulla ricusa non compete al Tribunale federale valutare, come fosse un'istanza d'appello, la conduzione del processo, ed esaminare in particolare l'opportunità di assumere determinate prove. D'altra parte, non risulta che il PP non fosse disposto a dare seguito alle richieste del ricorrente, ritenuto che dagli atti emerge come egli avesse previsto l'audizione dei testimoni indicati dal ricorrente, il quale vi aveva poi, perlomeno provvisoriamente, rinunciato. Né il Procuratore pubblico, tenuto altresì conto della complessità della vertenza, ha commesso ritardi inammissibili nella conduzione dell'inchiesta. Del resto, il ricorrente non spiega, come esigono l'art. 90 cpv. 1 lett. b OG e la giurisprudenza del Tribunale federale, per quali ragioni la durata dell'istruttoria sarebbe stata eccessiva, segnatamente quali circostanze avrebbero imposto e permesso una trattazione più rapida. Il magistrato ha invero generalmente risposto e dato seguito con sollecitudine agli scritti del ricorrente e del suo patrocinatore, non rifiutando la richiesta di un incontro e accogliendo, anche dopo il deposito degli atti, una sua domanda volta a togliere dall'incarto i nomi di determinati testimoni. In tali circostanze non sono ravvisabili errori particolarmente gravi o ripetuti del PP, né un suo atteggiamento ostile nei confronti del ricorrente, che facessero dedurre l'intenzione del magistrato di nuocergli o di essere prevenuto verso di lui (cfr. DTF 125 I 119 consid. 3e). d) Dal profilo della ricusa è irrilevante inoltre il fatto che il ricorrente ha sporto una denuncia penale contro il PP, ritenuto che essa è stata presentata il 9 gennaio 2001, dopo l'inoltro della domanda di ricusazione. Quanto alla pretesa prevenzione del PP riguardo alla segnalazione del 9 ottobre 2000 al Consiglio della magistratura, essa doveva se del caso essere censurata, come motivo di ricusa, tempestivamente. Essendo il ricorrente esplicitamente passato ad atti procedurali successivi, il suo diritto di invocare motivi di ricusazione connessi all'inoltro della segnalazione è perento (DTF 126 III 249 consid. 3c pag. 254 e rinvii). Del resto, la CRP ha ritenuto non adempiuta la fattispecie dell'art. 40 lett. g CPP/TI, che esclude il magistrato dall'esercitare il suo ufficio quand'egli o un suo parente sia parte in un processo civile, penale o amministrativo pendente con una delle parti. Considerato che il denunciante non ha qualità di parte nel procedimento disciplinare dinanzi al Consiglio della magistratura (art. 83 cpv. 2 della legge organica giudiziaria civile e penale, del 24 novembre 1910), il diniego di un motivo di ricusa sancito a questo proposito dalla CRP non è arbitrario; questa Autorità ha d'altra parte opportunamente rilevato che, in caso contrario, sarebbe troppo facile distogliere un magistrato da una sua possibile funzione, e paralizzare la magistratura, denunciandolo (vedi, in questo contesto, la sentenza inedita 1P.61/1995 del 18 luglio 1995 nella causa K., consid. 2b/cc). e) Il ricorrente fonda l'asserita prevenzione del magistrato anche sui fatti che la sua incolumità sarebbe in pericolo e che una fuga di notizie sarebbe a lui riconducibile. Ora, la Corte cantonale ha accertato che lo stato di pericolo in cui agirebbe il magistrato, e che ne condizionerebbe il comportamento, è una pura ipotesi, né verosimile né apparente. Questa ipotesi, ha rilevato ancora la Corte, è peraltro contestata dal magistrato stesso, cioè dalla persona meglio in grado di conoscerne la fondatezza. È tutt'altro che arbitraria questa conclusione, suffragata dagli atti. Quanto alla fuga di notizie, imputabile secondo il ricorrente al magistrato, la CRP non ha ritenuto dimostrata questa connessione; secondo la Corte cantonale, si tratterebbe di semplici affermazioni di parte, non suscettibili di fondare un sospetto oggettivo di prevenzione del magistrato o un suo condizionamento. Questa conclusione, che poggia sugli atti e sulle osservazioni del PP, non è arbitraria, né viola il diritto di essere sentito dell' istante. Il ricorrente non dimostra comunque le asserite violazioni con una motivazione conforme all'art. 90 cpv. 1 lett. b OG.