Citation: 2C_267/2016 E. 3.2

3.2. Sennonché l'impugnativa del ricorrente non adempie le esigenze di motivazione appena illustrate. Nella sentenza contestata il Tribunale cantonale, dopo avere respinto una censura di natura formale, richiamato le norme convenzionali e la prassi applicabili nonché indicato perché l'art. 5 Allegato I ALC non trovava applicazione, ha spiegato in modo dettagliato perché il ricorrente non poteva più essere considerato un lavoratore ai sensi degli art. 4 ALC e 6 Allegato I ALC (siccome non lavorava più da tre anni), perché non poteva appellarsi all'ALC per cercare un impiego e perché non poteva fruire di un permesso senza attività lucrativa ai sensi degli art. 6 ALC e 24 Allegato I ALC (non disponendo egli né di entrate né di sostanza, avendo degli attestati di carenza beni a suo carico e non essendo i mezzi finanziari della convivente, pari a complessivi fr. 3'000.-- mensili, sufficienti per assicurare il sostentamento di due persone). I giudici cantonali hanno in seguito indicato perché l'interessato non poteva appellarsi all'art. 8 CEDU (non essendo sposato con la convivente) e perché non si era in presenza di un caso di rigore ai sensi dell'art. 20 OLCP. Infine, hanno giudicato che il provvedimento litigioso rispettava il principio della proporzionalità: il soggiorno dell'interessato in Svizzera non era di lunga durata, questi aveva dimostrato grandi difficoltà d'integrazione sia dal profilo lavorativo (non lavorava più da anni) che economico, aveva dei debiti e non pagava i premi assicurativi da 5 anni, che un suo rientro in patria, dove aveva vissuto per 35 anni prima di venire in Svizzera e di cui parlava la lingua risultava pertanto esigibile e, per quanto riguarda gli inconvenienti ivi legati, si trattava di disagi ai quali erano confrontati la maggior parte degli stranieri costretti a tornare nel proprio paese d'origine dopo un lungo soggiorno all'estero. Ora, benché il ricorrente esprima tutto il suo disaccordo con la revoca della propria autorizzazione di soggiorno, egli si limita però a rilevare che vive in Svizzera da quasi 10 anni, che anche se è senza lavoro e non dispone di sufficienti mezzi finanziari, non ha comunque mai beneficiato dell'aiuto sociale, che non rappresenta una minaccia per la sicurezza pubblica, le istituzioni o la finanza svizzera, che ha l'impressione di essere trattato come un criminale, che convive con la sua compagna dal 2009 e che il suo allontanamento non rispetta il loro diritto di vivere in coppia, che sono anche disposti a sposarsi, che una sua reintegrazione in Francia, dove non ha né famiglia né beni risulterebbe problematica, che il fatto che non lavora è dovuto alle difficoltà del mercato professionale e che continua a cercare attivamente un impiego. Il suo allegato ricorsuale non contiene invece precise ed esaustive considerazioni di natura giuridica che espongano quali disposizioni legali sarebbero violate e in cosa consisterebbe la lesione del diritto applicabile. E ancora meno spiega in che cosa e perché la circostanziata e dettagliata argomentazione del Tribunale cantonale amministrativo (sentenza impugnata pag. 7 a 10 per quanto concerne la qualità di lavoratore ai sensi dell'ALC; pag. 10 in fine a 14 sulla questione dei mezzi finanziari sufficienti; pag. 16 a 18 in merito al principio della proporzionalità) disattenderebbe il diritto determinante. Ne discende che l'impugnativa non soddisfa le condizioni legali e giurisprudenziali di motivazione e sfugge di conseguenza ad un esame di merito.