Citation: 2C_1073/2017 E. 2.1

2.1. Nella sentenza impugnata il Tribunale cantonale amministrativo ha spiegato perché l'insorgente non poteva più essere considerato un lavoratore ai sensi dell'art. 6 Allegato I ALC (dal 15 agosto 2015 non svolgeva più un'attività lavorativa, la perdita del lavoro non era riconducibile a motivi di malattia o infortunio e non aveva dimostrato di essersi prodigato per ricercare un nuovo impiego), perché non poteva appellarsi al diritto di rimanere di cui all'art. 4 cpv. 1 Allegato I ALC (non era colpito da inabilità permanente al lavoro e non aveva maturato il diritto alla pensione) e perché non poteva fruire di un permesso senza attività lucrativa ai sensi degli art. 6 ALC e 24 Allegato I ALC (dato che era a carico della pubblica assistenza dal mese di luglio 2016). Esaminando poi il caso dal profilo del diritto interno, la Corte cantonale ha rilevato che egli adempiva sia il motivo di revoca di cui all'art. 62 cpv. 1 lett. c LStr (RS 142.20), siccome non aveva rispettato la condizione per la quale gli era stato rilasciato il permesso di dimora (cioè l'esercizio di un'attività lucrativa), che quello della lettera e del medesimo disposto, dato che da tempo dipendeva dall'aiuto sociale ed aveva dal mese di luglio 2016 percepito prestazioni assistenziali per fr. 20'989.--. Infine è giunta alla conclusione che il provvedimento litigioso rispettava il principio della proporzionalità. Oltre al fatto che il suo soggiorno in Svizzera era di breve durata e che dal 16 gennaio 2017 la sua presenza era solo tollerata nell'attesa di una decisione definitiva in merito al suo permesso di dimora, l'insorgente non poteva definirsi integrato: non lavorava più dal 15 agosto 2015, era a carico della pubblica assistenza dal mese di luglio 2016 nonché oberato di debiti (23 esecuzioni per complessivi fr. 40'632.35). Un suo rientro nella vicina Penisola, dove aveva vissuto sino all'età di 47 anni prima di venire in Svizzera e dove possedeva i suoi principali legami culturali e sociali, appariva quindi perfettamente esigibile. Infine, riguardo ai problemi di salute fatti valere dall'interessato, la Corte cantonale ha osservato che l'Italia non era sprovvista di adeguate strutture sanitarie medico-psichiatriche-assistenziali pubbliche e private di ottima qualità, di modo che il trattamento attualmente seguito poteva continuare senz'altro anche li, aggiungendo che fruendo della possibilità di trasferirsi nella fascia di confine, egli poteva continuare il suo percorso terapeutico in Svizzera. Ha precisato per finire che incombeva alle autorità di esecuzione di controllare le condizioni di salute dell'interessato al momento dell'allontanamento e di procurargli, se necessario, il trattamento e l'accompagnamento necessari per garantire un rinvio conforme all'art. 3 CEDU (RS 0.101).