Citation: 4A_408/2016 E. 5

Riferendosi alla falsità del doc. E, ammesso dal Pretore aggiunto quale valida prova, il ricorrente non tiene innanzitutto conto delle argomentazioni riassunte nel considerando 3.1 del presente giudizio, rimaste incontestate e con le quali la Corte cantonale è giunta alla conclusione che non era possibile: né assumere agli atti l'originale del doc. E, né svolgere una perizia in merito alla sua veridicità. Nella misura in cui si lamenta del fatto che la Corte cantonale avrebbe "arbitrariamente ignorato tutti i convergenti indizi di falsità del doc. E e le manifeste, insostenibili incongruenze" già fatte valere in sede cantonale va d'altra parte rilevato che egli non poteva semplicemente riproporle, come davanti a un'istanza che riesamina liberamente sia i fatti che il diritto, ma avrebbe dovuto procedere come indicato nel considerando 2.2, rispettivamente valutare se denunciare - con un'argomentazione conforme all'art. 106 cpv. 2 LTF - una violazione del suo diritto di essere sentito. Oltre che a essere fondate su fatti che non emergono dal giudizio impugnato, le critiche del ricorrente non sono del resto atte a dimostrare l'arbitrio. In effetti, formulandole egli si limita in sostanza a fornire una propria e personale lettura della fattispecie, ciò che non basta poiché una violazione dell'art. 9 Cost. non è ravvisabile già nella possibilità che un'altra soluzione sembri possibile o addirittura preferibile, ma solo quando la decisione impugnata è manifestamente insostenibile, gravemente lesiva di una norma o di un principio giuridico indiscusso, o in contraddizione urtante con il sentimento di giustizia ed equità (DTF 133 I 149 consid. 3.1 pag. 155; 132 III 209 consid. 2.1 pag. 211).