Citation: 5A_855/2009 26.03.2010 E. 4

4.1 Il Tribunale di appello ha preliminarmente ammesso la legittimazione della ricorrente in qualità di cessionaria del credito di fr. 1'706'000.--, oltre a sopravvenienze ed interessi, credito assistito dal diritto di ritenere quattro cartelle ipotecarie in primo e pari rango di fr. 500'000.-- cadauna gravanti l'immobile di via Cortivo. La questione è definitivamente evasa. A scanso di equivoci, si noterà comunque che la formulazione adottata dalla Corte cantonale descrive l'entità e l'estensione della cessione dallo studio legale G.________ alla Fondazione e non vuole essere letta quale accertamento dell'esistenza del pegno rispettivamente del diritto di ritenzione. 4.2 I Giudici cantonali, richiamati i principi vigenti per il riconoscimento di debito tramite scrittura privata ai sensi dell'art. 82 cpv. 1 LEF, hanno poi precisato che nell'ambito dell'esecuzione in via di realizzazione del pegno il creditore procedente, oltre al riconoscimento del credito (eventuale cessione del medesimo inclusa, v. consid. 4.1), deve produrre anche un titolo per il diritto di pegno. Nell'esecuzione in via di realizzazione del pegno, il riconoscimento del pegno deve essere constatato tramite un atto sottoscritto o un atto pubblico. Sulla scorta di un esame degli atti, i Giudici cantonali sono giunti alla conclusione che i qui opponenti "hanno reso sufficientemente verosimile ai sensi dell'art. 82 cpv. 2 LEF che il possesso [dello studio legale G.________ risp. della qui ricorrente] delle cartelle ipotecarie in oggetto non è fondato su un titolo attestante un valido contratto di pegno per la pretesa posta in esecuzione". 4.3 Per giungere a tale conclusione, i Giudici cantonali hanno considerato in primo luogo che le cartelle ipotecarie in oggetto erano state ereditate da B.B.________; questi le aveva trasmesse alla moglie C.B.________ al momento in cui le aveva donato il fondo gravato (rogiti 10 febbraio 1997 e 28 luglio 1998). Alla morte di B.B.________, gli eredi qui opponenti avevano accettato l'eredità con beneficio d'inventario. Da uno scritto dell'avv. I.________ all'avv. H.G.________ del gennaio 1996, i Giudici cantonali hanno dedotto che prima della cennata donazione le cartelle erano già in possesso di quest'ultimo. A loro dire, tuttavia, tale situazione di mero fatto non permetterebbe di ritenere che il diritto di pegno fosse stato già esercitato, e ancor meno può lo scritto dell'avv. I.________ costituire un contratto di pegno, a quel momento non ancora perfezionato. I Giudici cantonali hanno anche escluso potersi trarre qualsivoglia conclusione a favore della ricorrente da quella clausola dei due contratti di donazione precitati (clausola 3), nella quale si puntualizza che due delle cartelle in questione si trovavano nelle mani di B.B.________, mentre le altre due erano "in possesso dell'avv. H.G.________ a garanzia di pretese contestate che non vengono assunte dalla donataria": trattandosi di una clausola contenuta in un contratto di donazione tra il donante B.B.________ e la moglie C.B.________, essa non permette di dedurre la stipulazione di un contratto di pegno tra B.B.________ e l'avv. H.G.________, tanto più che secondo la medesima clausola le cartelle erano a garanzia di non meglio definite pretese peraltro contestate, e che nemmeno fosse determinato quali delle quattro cartelle si trovassero in possesso dell'avv. H.G.________. Rifiutando la "confusa ricostruzione dei fatti presentata dall'appellante [qui ricorrente] in merito ai motivi per i quali le cartelle ipotecarie sarebbero state date in pegno all'avv. H.G.________", la Corte cantonale ha ritenuto non provato da atto sottoscritto o da atto pubblico il contratto di pegno.