Citation: 5A_200/2009 13.08.2009 E. 5

Giusta l'art. 626 cpv. 2 CC è soggetto a collazione, salvo espressa disposizione contraria del defunto, tutto ciò che il medesimo ha dato ai suoi discendenti per causa di nozze, corredo, cessione di beni, condono di debiti o simili liberalità. Tale enumerazione ha unicamente natura esemplificativa, il carattere comune decisivo è quello di dotazione (DTF 131 III 49 consid. 4.1.2; 116 II 667 consid. 3a con rinvii). 5.1 I giudici cantonali hanno accertato che fra il 27 e il 31 dicembre 1996 il qui ricorrente aveva prelevato da un conto della nonna titoli e contanti per complessivi fr. 7'000'000.--, sulla base di uno scritto autografo della titolare del conto, in cui questa chiedeva al funzionario di banca che gestiva la sua fortuna di "mettere a disposizione" dell'abiatico il citato importo. La Corte di appello ha indicato che anche considerando - come preteso dal qui ricorrente - che la consegna del predetto patrimonio fosse una donazione, essa costituirebbe nondimeno una liberalità con carattere di "dote" soggetta a collazione giusta l'art. 626 cpv. 2 CC, atteso che essa migliora notevolmente la situazione finanziaria del beneficato. 5.2 Il ricorrente afferma che dagli atti risulta che egli era l'erede prediletto della nonna, la quale ha voluto fargli una importante donazione. Egli sostiene poi, richiamando la DTF 124 III 102, che il campo di applicazione dell'art. 626 cpv. 2 CC sarebbe "ridotto a quelle situazioni in cui il defunto non ha espresso la sua volontà o non ha confermato, in un modo o un altro, il sistema previsto dalla legge, per cui, qualora il de cuius ha preso disposizioni che contrastano al principio della parità di trattamento degli eredi legali non si potrà pretendere l'applicazione di quel principio stesso che il defunto aveva voluto escludere". 5.3 Occorre innanzi tutto rilevare che nella fattispecie il ricorrente non contesta che la liberalità in questione sia avvenuta, come indicato dalla Corte cantonale, a titolo di dote. Egli pare però aver frainteso la DTF 124 III 102: in tale sentenza il Tribunale federale ha specificato che gli art. 626 segg. CC - concernenti l'obbligo di collazione - non si applicano ai discendenti istituiti eredi per delle quote differenti da quelle previste dalla legge, riservata una diversa volontà del testatore (consid. 5a). In altre parole, la citata giurisprudenza presuppone che vi sia una disposizione di ultime volontà in cui viene derogato alle quote previste dalla legge. Ora nemmeno il ricorrente pretende che ciò sia avvenuto, riconoscendo anzi - come si vedrà nel considerando 6.2 - che la successione va divisa a metà fra gli eredi. Ne segue che, in assenza di un'esplicita dispensa, la Corte cantonale non ha violato il diritto ritenendo la liberalità in discussione soggetta a collazione.