Citation: 1P.68/2002 28.03.2002 E. 2

La legittimità della detenzione preventiva va giudicata in base alle disposizioni del diritto cantonale (DTF 114 Ia 283 consid. 3), il Tribunale federale rivedendo in tale ambito (art. 31 cpv. 1 Cost.) con libero potere l'interpretazione e l'applicazione del diritto cantonale di livello legislativo e regolamentare (DTF 126 I 26 consid. 4b); invece, le constatazioni di fatto dell'Autorità cantonale sono rivedute soltanto dal profilo dell'arbitrio e l'esercizio del potere di apprezzamento, che le compete, è pure sindacato nel ristretto ambito dell'abuso o dell'eccesso di siffatto potere (DTF 123 I 31 consid. 3a, 268 consid. 2d). La detenzione preventiva può essere ordinata e mantenuta soltanto se è compatibile con la libertà personale e se è quindi sorretta, in particolare, da preminenti motivi di interesse pubblico (DTF 109 Ia 320 consid. 3c; sentenza del 16 novembre 1987 nella causa F., apparsa in RDAT 1988 n. 24 consid. 3). Fra questi motivi possono essere menzionati i bisogni dell'istruttoria, i rischi di collusione e di inquinamento delle prove, il pericolo di recidiva o di reiterazione del reato e, infine, quello di fuga, quando vi sia ragione di dubitare che, malgrado la prestazione di garanzie e l'adozione di misure di controllo, il prevenuto si sottragga verosimilmente al processo o all'esecuzione della sentenza (DTF 115 Ia 293 consid. 5 e rinvii). 2.1 Il GIAR ha posto in libertà provvisoria il ricorrente previo versamento della citata cauzione, ritenendo l'esistenza di gravi e concreti indizi di colpevolezza e un concreto pericolo di fuga. La CRP ha confermato questo giudizio. Tra gli scopi principali della detenzione preventiva sta quello di assicurare la presenza dell'imputato per impedirgli di sottrarsi al procedimento o all'esecuzione della pena che potrà essergli inflitta. L'esistenza di un pericolo di fuga quale motivo d'ordine pubblico sufficiente per giustificare la detenzione preventiva non è di facile valutazione. Per giustificare la carcerazione preventiva, esso deve essere concreto e rivestire il carattere di una certa probabilità: in altri termini si ammette questo pericolo quando l'accusato, se fosse posto in libertà, si sottrarrebbe con una certa verosimiglianza al perseguimento penale e all'esecuzione della pena (sentenza del 12 novembre 1998 in re L., consid. 3b). La gravità della presumibile pena, di per sé, non basta a motivare la carcerazione preventiva; devono essere piuttosto valutati e accertati i motivi concreti che rendano la fuga non solo possibile, ma probabile, tenendo conto dell'insieme delle circostanze, quali il carattere dell'interessato, la sua etica, i suoi legami familiari, l'assenza di un domicilio fisso, la sua professione, la sua situazione finanziaria e le sue risorse economiche (DTF 125 I 60 consid. 3a, 361 consid. 3a, 117 Ia 69 consid. 4). 2.2 Il ricorrente fa valere che la decisione impugnata, carente di motivazione, sarebbe arbitraria e aggiunge che il pagamento di una cauzione di fr. 150'000.-- gli cagionerebbe un danno irreparabile. Egli rileva che, in via preliminare, aveva chiesto di subordinare, semmai, la messa in libertà al versamento di una cauzione di fr. 50'000.--, disponibilità giustificata dal fatto che, all'epoca, dovevano essere esperiti ancora vari atti istruttori, ormai eseguiti, che esigevano la sua presenza in Svizzera. L'importo della cauzione sarebbe eccessivo e ingiustificato, visto che le esigenze d'inchiesta non sussisterebbero più: non esprimendosi su questo aspetto, la CRP avrebbe violando, oltre all'obbligo di motivazione, anche il diritto di essere sentito. La censura è infondata. In effetti, la CRP ha rilevato che il GIAR ha ordinato la contestata misura sostitutiva per gravi indizi di colpevolezza e un concreto pericolo di fuga. La cauzione non essendo stata chiesta per i bisogni dell'istruttoria, la CRP non doveva esprimersi al riguardo e, non facendolo, ritenuto che tale aspetto era ininfluente ai fini del giudizio, non ha manifestamente violato il diritto di essere sentito del ricorrente; né l'impugnata pronunzia è carente di motivazione, visto che il ricorrente ha potuto impugnarla con piena cognizione di causa e ch'essa, redatta su undici pagine ed esprimendosi su tutte le questioni rilevanti, permette chiaramente al Tribunale federale di controllare l'applicazione del diritto (DTF 126 I 15 consid. 2a/aa e rinvii). Per i medesimi motivi devono essere respinte anche le ulteriori critiche ricorsuali concernenti asserite lesioni del diritto di essere sentito. 2.3 Il ricorrente sostiene che la richiesta di una cauzione sarebbe ingiustificata, la fattispecie non essendo tale da indurlo a sottrarsi a un eventuale processo in Svizzera: il reato di riciclaggio sarebbe perseguito infatti più severamente in Spagna e non gli «converrebbe» pertanto non presentarsi al procedimento elvetico. Ammesso che, essendo cittadino spagnolo, non esiste la possibilità di estradarlo in caso di fuga in Spagna, egli rileva che la Svizzera potrebbe comunque chiedere alle Autorità di quel Paese di giudicarlo in Spagna. Manifestamente a torto il ricorrente sostiene che la CRP non avrebbe considerato questi argomenti. Il GIAR aveva rilevato che l'istante non aveva comprovato in alcun modo la tesi secondo cui il reato di riciclaggio sarebbe perseguito più duramente nel suo Paese; la CRP ha aggiunto non potersi ritenere che le pene indicate agli art. 301, 302 e 305 Codice penale spagnolo fossero molto più gravi di quelle previste dall'art. 305bis CP (detenzione o reclusione fino a cinque anni, cumulate con la multa fino a un milioni di franchi), tanto da avere un effetto deterrente nei confronti dell'interessato, peraltro accusato anche di altri reati. Al riguardo il ricorrente accenna al fatto che il riciclaggio semplice è punibile con una pena da sei mesi a sei anni (art. 301 cpv. 1 CP spagnolo); nel caso di un'organizzazione criminale le pene si situano nella metà superiore, oltre a una possibile sospensione dall'esercizio della professione, segnatamente d'avvocato, da tre a sei anni (art. 302 cpv. 1 e 2 CP spagnolo), ciò che comporterebbe un gravissimo danno economico e di immagine. Ora, premesso che in Svizzera il ricorrente è accusato di riciclaggio aggravato, oltre che di altri reati, i suo accenni non dimostrano affatto che la Corte cantonale, ritenendo che le pene previste in Spagna non sono molto più severe di quelle comminate dalla normativa svizzera, al punto da escludere manifestamente un pericolo di fuga, sarebbe incorsa nell'arbitrio (su questa nozione v. DTF 127 I 54 consid. 2b, 60 consid. 5a, 125 I 166 consid. 2a). Del resto, il danno economico e d'immagine non parrebbero esclusi da un'eventuale giudizio di condanna in Svizzera, né è manifesto che una siffatta pronunzia escluderebbe un'eventuale sospensione dall'esercizio della professione in Spagna. 2.4 Certo, secondo l'art. 88 della legge federale sull'assistenza internazionale in materia penale, del 20 marzo 1981 (RS 351.1), la Svizzera potrebbe chiedere alla Spagna di assumere il perseguimento penale, in particolare quando detta delega consenta verosimilmente un migliore reinserimento sociale della persona perseguita. Essa può comunque rifiutarsi di estradare la persona ricercata quando il reato è stato commesso in tutto o in parte sul suo territorio o per ragioni di economia procedurale, in particolare quando si tratti di giudicare in comune più accusati nel luogo ove si trovava il centro della loro attività criminale (DTF 117 Ib 210 consid. 3b).