Citation: 6B_202/2009 22.09.2009 E. 2

2.1 L'istanza precedente ha rilevato che la decisione della Sezione della circolazione si fonda sul rapporto di polizia allestito dagli agenti sopraggiunti sul posto dopo la collisione, i quali, sulla base delle dichiarazioni dei conducenti e sulla scorta dei loro accertamenti, hanno constatato che il ricorrente rallentava allo scopo di iniziare la manovra di svolta a sinistra. Da tergo sopraggiungeva una motocicletta in fase di sorpasso, che non si avvedeva della manovra di svolta del ricorrente, collidendo con la parte anteriore del motoveicolo contro la portiera anteriore sinistra della vettura. Sul sedime stradale non vi era nessuna traccia e nessun testimone ha assistito alla collisione. Essa ha poi precisato che, secondo il ricorrente, la colpa dell'incidente sarebbe da ascrivere al comportamento imprudente del motociclista, che avrebbe intrapreso il sorpasso nonostante egli avesse il segnale di direzione sinistro inserito e la manovra fosse già in fase di esecuzione. Sosteneva altresì di aver controllato negli specchietti retrovisori e osservato l'angolo morto prima di svoltare, appellandosi poi al principio dell'affidamento. Il motociclista ha per contro sostenuto che, vedendo l'automobile procedere a velocità ridotta, pensava che intendesse fermarsi sulla destra, per cui iniziava la manovra di sorpasso sulla sinistra: all'altezza della portiera posteriore sinistra la vettura avrebbe poi iniziato la manovra di svolta verso sinistra, provocando la collisione. L'autorità precedente, rilevato che la visibilità era buona, ha ritenuto che vi è motivo di credere che invero il ricorrente non abbia controllato rigorosamente il traffico da tergo prima di cambiare direzione o, ammettendo per avventura che lo abbia fatto, che non l'ha controllato con sufficiente attenzione, poiché altrimenti non poteva non accorgersi del motoveicolo che circolava dietro di lui (peraltro di grossa cilindrata e di colore appariscente) e che si accingeva a superarlo. Essa ha inoltre stabilito che il ricorrente neppure ha spiegato per quali altri motivi non avrebbe potuto scorgerlo, ritenuto che dagli atti istruttori non risultano indizi che lascino dubitare della velocità dichiarata dal centauro (20-30 km/h). 2.2 Il ricorrente si limita in sostanza a richiamare l'art. 26 cpv. 2 LCStr, inerente al dovere di diligenza quando vi siano indizi per ritenere che un utente della strada non si comporti correttamente, l'art. 34 cpv. 3 LCStr, secondo il quale il conducente che vuole cambiare la direzione di marcia deve badare ai veicoli che giungono in senso inverso e a quelli che seguono, l'art. 35 cpv. 5 LCStr, che vieta di sorpassare un veicolo quando il conducente indica l'intenzione di voltare a sinistra e infine l'art. 39 cpv. 2 LCStr, indicante che la segnalazione non svincola il conducente dall'obbligo di usare la necessaria prudenza. Richiamando semplicemente queste norme, egli non dimostra tuttavia ch'esse sarebbero state lese nella fattispecie. In effetti, egli adduce solamente, in maniera del tutto generica e quindi inammissibile sotto il profilo dell'art. 42 LTF, senza riferirsi alle concrete circostanze del caso in esame, che i controlli da lui effettuati prima di svoltare a sinistra sarebbero stati sufficienti a norma delle citate disposizioni. Egli, scostandosi dai fatti descritti nella decisione impugnata, asserisce infatti che dopo aver iniziato la svolta a sinistra sarebbe inaspettatamente apparso il motociclista. 2.3 Con queste affermazioni egli neppure tenta di dimostrare che l'accertamento del giudice cantonale, secondo cui doveva accorgersi della motocicletta che circolava dietro di lui a velocità moderata e che si accingeva a superarlo, sarebbe addirittura insostenibile e quindi arbitrario (art. 97 cpv. 1 e 105 cpv. 1 LTF; DTF 133 II 249 consid. 1.2.2 e 1.4.3; 133 IV 286 consid. 6.2). Questo accertamento è quindi vincolante per il Tribunale federale. Né egli critica l'ulteriore argomento dei giudici cantonali, secondo cui non ha spiegato perché non avrebbe potuto scorgere il motociclista. Ora, quando, come nella fattispecie, la decisione impugnata si fonda su diverse motivazioni indipendenti e di per sé sufficienti per definire l'esito della causa, il ricorrente è tenuto, pena l'inammissibilità, a dimostrare che ognuna di esse viola il diritto (DTF 133 IV 119).