Citation: 5A_73/2016 E. 1.2.2

1.2.2. Secondo la giurisprudenza, la decisione relativa agli effetti accessori del divorzio è finale (art. 90 LTF) quando risolve definitivamente tutte le questioni che si pongono, senza alcun rinvio all'autorità precedente, ed è pregiudiziale o incidentale (art. 93 LTF) quanto l'autorità di ricorso statuisce soltanto su una parte degli effetti accessori ancora litigiosi e rinvia la causa all'istanza precedente per nuova decisione sugli altri. In virtù del principio dell'unità della sentenza di divorzio, essa non può invece essere parziale ai sensi dell'art. 91 lett. a LTF (DTF 134 III 426 consid. 1.2). Nel caso concreto, il Tribunale d'appello ha deciso in modo definitivo unicamente la questione dello scioglimento della comproprietà sull'abitazione coniugale, ossia - come ammette la ricorrente stessa - soltanto una parte delle conseguenze accessorie del divorzio, rinviando invece la causa al Pretore per nuovo giudizio in merito alla liquidazione del regime dei beni, all'indennità adeguata ai sensi dell'art. 124 CC ed al contributo alimentare in favore dell'ex moglie. La sentenza qui impugnata è pertanto pregiudiziale o incidentale e, in quanto tale, è suscettiva di un ricorso immediato al Tribunale federale unicamente alle condizioni dell'art. 93 cpv. 1 LTF. Spetta alla parte ricorrente dimostrare che tali condizioni siano adempiute, fatti salvi i casi in cui queste risultano in modo manifesto dalla decisione impugnata o dalla natura della causa (DTF 138 III 46 consid. 1.2 con rinvii). L'insorgente, non avendo riconosciuto la natura del giudizio qui contestato, è del tutto silente su questo tema. Dalla sentenza impugnata emerge tuttavia in modo manifesto che essa può causare alla ricorrente un pregiudizio irreparabile ai sensi dell'art. 93 cpv. 1 lett. a LTF. I Giudici cantonali hanno infatti precisato che "[i]l risultato dello scioglimento della comproprietà va ricondotto poi alle diverse masse dei beni, i coniugi essendo soggetti al regime della partecipazione agli acquisti [...]. Se non che, la realizzazione del bene in comproprietà si traduce in una fase del processo di divorzio non concretata nel caso specifico, il Pretore avendo semplicemente attribuito il bene alla moglie. È necessario perciò rinviare gli atti al primo giudice perché ordini lo scioglimento della comproprietà, designi un notaio preposto all'operazione e liquidi il regime dei beni tenendo calcolo del ricavo netto". In altre parole, prima che il Pretore statuisca - su rinvio - sulla liquidazione del regime matrimoniale (nonché sull'indennità adeguata dell'art. 124 CC e sul contributo alimentare per l'ex moglie), la particella n. 740 dovrà essere realizzata ai pubblici incanti. In tali condizioni, anche una decisione finale favorevole alla qui ricorrente non riuscirebbe ad ovviare a tale pregiudizio (v. DTF 141 III 80 consid. 1.2 con rinvii). Nella misura in cui ordina lo scioglimento della comproprietà sull'immobile mediante vendita all'asta e ripartizione a metà fra i comproprietari del ricavo netto, la sentenza di appello è pertanto immediatamente impugnabile dinanzi al Tribunale federale da parte dell'ex moglie. Il suo ricorso in materia civile risulta così in linea di principio ammissibile.