Citation: 6P.130/2002 25.02.2003 E. 2

Secondo l'art. 88 OG il diritto di presentare un ricorso di diritto pubblico spetta ai privati che si trovano lesi nei loro diritti da decisioni che li riguardano personalmente o che rivestono carattere obbligatorio generale. È irrilevante la circostanza ch'essi avessero qualità di parte nella sede cantonale (DTF 123 I 279 consid. 3b; 121 I 267 consid. 2). Per costante giurisprudenza, il denunciante, la parte lesa o la parte civile non sono, di massima, legittimati a impugnare nel merito decisioni concernenti procedimenti penali nei quali erano, in quella veste, interessati; non sono in particolare legittimati a impugnare i giudizi con cui è stato pronunciato l'abbandono di un procedimento penale o è stata respinta la loro istanza di apertura dell'istruzione formale. La pretesa punitiva spetta infatti unicamente allo Stato ed essi non possono quindi prevalersi di un interesse giuridico ai sensi dell'art. 88 OG (DTF 127 IV 189 consid. 3; 125 I 253 consid. 1b; 121 IV 317 consid. 3b; Gérard Piquerez, Procédure pénale suisse, Traité théorique et pratique, Zurigo 2000, pag. 812, n. 3820 segg.). Le citate persone non possono pertanto rimproverare all'autorità cantonale di aver violato la costituzione, segnatamente il divieto dell'arbitrio nell'applicare la legge, nell'accertare i fatti, nel valutare le prove o nell'apprezzarne la rilevanza (DTF 127 IV 189 consid. 3; 125 I 253 consid. 1b). Questa giurisprudenza è stata mantenuta anche dopo l'entrata in vigore, il 1° gennaio 2000, dell'art. 9 Cost. (cfr. DTF 126 I 81 consid. 3-6, 97 consid. 1a). Un interesse giuridico, proprio a conferire la legittimazione ricorsuale, è invece riconosciuto a chi è vittima ai sensi della legge federale del 4 ottobre 1991 concernente l'aiuto alle vittime di reati (LAV; RS 312.5). La legittimazione ai sensi dell'art. 2 cpv. 1 LAV presuppone però che il ricorrente sia stato leso direttamente nella sua integrità fisica, sessuale o psichica (v. in generale sulla nozione di vittima DTF 127 IV 236 consid. 2b/bb; 125 II 265 consid. 2); ora, per consolidata giurisprudenza, i reati contro l'onore (art. 173 e segg. CP) non sono di regola suscettibili di comportare una lesione diretta dell'integrità psichica della persona toccata dalle dichiarazioni diffamanti, calunniose o ingiuriose (DTF 122 IV 71 consid. 3a con riferimento anche ad altri reati; 120 IV 44 consid. 2c, 120 Ia 157 consid. 2d/aa), ne le insorgenti lo dimostrano in alcun modo. Ne deriva che non possono essere ritenute vittime ai sensi dell'art. 2 LAV e che pertanto una loro legittimazione a ricorrere fondata su questi disposti non entra in considerazione.