Citation: 6B_94/2022 E. 3.4

3.4. In concreto, il tribunale di primo grado ha svolto il pubblico dibattimento dal 30 settembre al 2 ottobre 2019. Al termine dello stesso, con la sentenza del 21 ottobre 2019, ha pronunciato l'abbandono del procedimento penale per i fatti relativi all'imputazione di usura aggravata, contestualmente con il proscioglimento dall'accusa di falsità in documenti. La Corte cantonale ha ritenuto comprensibile che la Corte delle assise criminali non abbia statuito prima sulla questione dell'impedimento a procedere in applicazione del principio "ne bis in idem". In tali circostanze, ricordato che detto principio deve essere rilevato d'ufficio in ogni stadio della procedura, lo svolgimento del processo non può essere addebitato ad un comportamento colpevole del ricorrente. A maggior ragione ove si consideri che l'accusa di falsità in documenti rimaneva pendente e comportava comunque lo svolgimento del dibattimento. La portata dell'abbandono parziale del procedimento penale in relazione con l'invocato principio poteva inoltre apparire non del tutto manifesta nella fattispecie. La PP e gli accusatori privati hanno in effetti messo in dubbio che i fatti oggetto del decreto di abbandono del 24 ottobre 2017 fossero i medesimi di quelli per i quali era stata promossa l'accusa di usura. La stessa CARP ha dovuto a sua volta pronunciarsi al riguardo con la decisione del 7 settembre 2020, che tratta in modo articolato la questione. La citata DTF 144 IV 362 è inoltre stata recentemente precisata dal Tribunale federale nel senso che il principio "ne bis in idem" deve essere interpretato in modo restrittivo (DTF 148 IV 124 consid. 2.6.6; sentenza 6B_1220/2021 del 3 maggio 2022 consid. 2.2.2). Contrariamente all'opinione della Corte cantonale, pure nella fase successiva all'emanazione della richiamata DTF 144 IV 362, e in particolare anche dopo il 1° gennaio 2019, gli effetti del decreto di abbandono concernente gli eventi relativi all'ipotesi di coazione e di estorsione sul complesso dei fatti oggetto del procedimento penale potevano non essere del tutto chiari e univoci per le parti in causa. Considerata l'ampiezza e la complessità del caso, l'esercizio adeguato dei diritti della difesa giustificava che il patrocinatore si confrontasse anche con il merito del reato di usura, oggetto dell'atto di accusa e della procedura dibattimentale. Nella misura in cui ha preso in considerazione soltanto una parte delle prestazioni svolte dal patrocinatore del ricorrente, rimproverandogli di non avere sollevato l'impedimento a procedere già il 1° gennaio 2019, la Corte cantonale ha violato l'art. 429 cpv. 1 lett. a CPP. Analoga conclusione vale per quanto concerne il danno economico risultante dalla partecipazione del ricorrente al dibattimento di primo grado (art. 429 cpv. 1 lett. b CPP) che, come visto, non era limitato al solo capo d'imputazione di falsità in documenti.