Citation: 4A_379/2022 E. 6.2.2

6.2.2. In concreto, dalla fattispecie accertata dalla Corte cantonale e posta a fondamento della presente sentenza emerge che il lavoratore ha accettato per atti concludenti la risoluzione del contratto di lavoro. Infatti dalla decisione impugnata non risulta che egli si sia opposto allo scioglimento del rapporto di lavoro dopo aver ricevuto lo scritto del 31 marzo 2020 di invalidazione del contratto. Egli appare piuttosto essersi adeguato alla volontà della ricorrente e si è semplicemente rivolto - fruttuosamente - alla cassa di disoccupazione per ricevere le relative indennità. L'unica offerta della sua prestazione lavorativa menzionata nel giudizio cantonale è infatti avvenuta su incitamento dell'opponente con lettera datata 13 luglio 2020, e cioè più di tre mesi dopo il predetto scritto della ricorrente e oltre un mese dopo che il Consiglio federale aveva revocato il divieto concernente l'attività per cui era stato assunto. Per quanto attiene agli interessi delle parti occorre ricordare le particolarità della fattispecie in esame, caratterizzata dalla pandemia di Covid-19, che ha portato le autorità a vietare determinate attività. Se solitamente il porre prematuramente fine a un contratto di lavoro di durata determinata comporta in linea di principio unicamente svantaggi per il lavoratore, perché questi perde il suo diritto al salario, la situazione risulta in concreto essere diversa. Infatti, come emerge dalla folta dottrina citata sia nella sentenza impugnata sia nel ricorso, il diritto del lavoratore di percepire lo stipendio durante un divieto di attività pronunciato dalle autorità nel corso della pandemia non appare scontato (v. fra i molti che negano un diritto allo stipendio ISABELLE WILDHABER, Das Arbeitsrecht in Pandemiezeiten, ZSR Vol. 139 (2020), numero speciale Pandemie und Recht, pag. 168 o STÉPHANIE PERRENOUD, in Commentaire romand, Code des obligations I, 3a ed. 2021, n. 8 ad art. 324 CO). Per il dipendente sussisteva pertanto il rischio di rimanere vincolato alla datrice di lavoro senza che questa fosse obbligata a versargli il salario. Con lo scioglimento del contratto di lavoro di comune accordo, il lavoratore ha acquisito la possibilità di poter esercitare un'altra attività rimunerata o, come pare essere accaduto in concreto, di rivolgersi con successo all'assicurazione contro la disoccupazione per ottenere le relative indennità. Per quanto concerne la datrice di lavoro giova aggiungere che, se con l'accordo in discussione ha ottenuto la certezza di non dover - continuare - a versare il salario durante il periodo in cui vigeva il divieto di attività (v. a titolo di esempio per una voce dottrinale in favore di un obbligo di pagamento del salario in caso di chiusure ordinate dalle autorità THOMAS GEISER/ROLAND MÜLLER/KURT PÄRLI, Klärung arbeitsrechtlicher Fragen im Zusammenhang mit dem Coronavirus, n. 40, in: Jusletter 23 marzo 2020), essa ha perso la possibilità di poter usufruire del dipendente per riprendere l'attività dopo la fine dei provvedimenti contro la pandemia. Occorre infine osservare che, trattandosi di un contratto di lavoro di durata determinata, la protezione contro le disdette accordata dagli art. 336 segg. CO non è applicabile (sentenza 4C.397/2004 citata consid. 2.2) né sussistono altri elementi che potrebbero lasciare presagire un'elusione di norme di diritto imperativo.