Citation: 1A.82/2001 12.11.2001 E. 3

3.- La ricorrente sostiene che qualora non sussista una relazione diretta e oggettiva tra la persona e il reato per il quale si indaga si sarebbe in presenza di un terzo non coinvolto. Ciò si verificherebbe nel suo caso, visto che sul suo conto non esisterebbe nessuna procura a favore del ricorrente. Poiché il semplice legame di parentela non costituirebbe una relazione sufficiente, la CRP le avrebbe negato a torto la qualità di persona non implicata. a) La ricorrente, che incentra il gravame sulla sua qualità di persona non implicata nel procedimento estero secondo l'art. 10 AIMP, disattende che, come ha rettamente rilevato la CRP, la norma è stata abrogata. Del resto, il Tribunale federale aveva già stabilito che tale disposizione non era applicabile in una causa, come la presente, retta dalla CEAG (DTF 122 II 367 consid. 1; Zimmermann, op. cit. , n. 227). Per di più, i congiunti dei perseguiti, che non figurano come imputati o sospettati nella richiesta, come è il caso della ricorrente, non potevano d' altronde invocare l'art. 10 AIMP e dovevano tollerare quindi la raccolta di informazioni (DTF 112 Ib 576 consid. 13d pag. 604). Questa soluzione si impone a maggior ragione dopo l'abrogazione della norma. La ricorrente disconosce altresì che la concessione dell'assistenza non presuppone affatto che l'interessato, nei cui confronti la domanda è rivolta, coincida con l'inquisito o l'accusato nella procedura aperta nello Stato richiedente. In effetti, l'assistenza dev'essere prestata anche per acclarare se il reato fondatamente sospettato sia effettivamente stato commesso, e non soltanto per scoprirne l'autore o raccogliere prove a suo carico (DTF 118 Ib 547 consid. 3a pag. 552). L'eventuale qualità di persona, fisica o giuridica, non implicata nell'inchiesta all'estero non consente a priori di opporsi alle misure di assistenza. Basta d'altra parte che sussista una relazione diretta e oggettiva tra la persona o la società e il reato per il quale si indaga; ora, questa eventualità si verifica per il conto litigioso sul quale, secondo l'accertamento dei fatti della CRP, vincolante per il Tribunale federale, ha procura il ricorrente, indagato nel procedimento estero, e ciò senza che siano necessarie un'implicazione nell'operazione criminosa e ancor meno una colpevolezza soggettiva ai sensi del diritto penale (DTF 120 Ib 251 consid. 5a e b, 118 Ib 547 consid. 3a in fine; Zimmermann, op. cit. , n. 227). b) La ricorrente fa valere che l'Autorità italiana avrebbe fondato la rogatoria su un'inammissibile sillogismo: e cioè che le relazioni degli indagati con istituti bancari svizzeri, non svolgendo essi alcuna attività economica né avendo interessi patrimoniali in Svizzera, sarebbero riconducibili ai profitti provenienti dai prospettati reati. aa) Come ha rilevato la CRP, e come si evince dalla rogatoria, fondata, tra l'altro, sull'interrogatorio di P.________, questi, titolare di tre società con sede a Milano, avrebbe compiuto dal 1996 al 1998 a danno della A.________ una truffa per circa 25-30 miliardi di lire, emettendo nei suoi confronti fatture false per riparazioni inesistenti in garanzia, ossia su autovetture di privati nel primo anno di circolazione, quando le spese sono a carico del costruttore. P.________ si sarebbe avvalso della complicità di M.________, dirigente della A.________, il quale, per il tramite di C.________, suo uomo di fiducia, avrebbe comunicato alle tre officine di P.________ i numeri di telaio di autovetture da poco immatricolate, per lo più vendute ad autonoleggi. I proventi illeciti sarebbero stati suddivisi fra P.________ (55%), M.________ (40%) e C.________ (5%). Ritenuto che P.________ registrava nella contabilità delle sue società le fatture per le riparazioni fittizie, egli avrebbe avuto bisogno, per ragioni fiscali, di ridurre in qualche maniera questi utili, visto che il 45% doveva essere riversato a M.________ e a C.________. A tal fine P.________ si sarebbe rivolto alla I.________ AG di Noranco, che avrebbe dovuto emettere fatture false per la fornitura di pezzi di ricambio; la società avrebbe poi restituito gli importi pagati mediante versamenti su conti bancari intestati a P.________, a V.________ e a M.________. P.________ avrebbe ammesso che a partire dal 1998 anche le somme dovute a M.________ sarebbero state versate in Svizzera presso la citata banca di Lugano sul conto "Y.________". Poiché, secondo gli accertamenti vincolanti della precedente istanza, M.________, oltre che essere titolare del conto Y.________, aveva la procura sul conto W.________ intestato alla moglie, non è frutto di un inammissibile sillogismo l'aver inteso indagare anche su un conto, di cui egli aveva la disponibilità.