Citation: U 134/02 26.11.2002 E. 3

3.1 Giusta l'art. 108 cpv. 1 LAINF la procedura giudiziaria di primo grado in materia di assicurazione contro gli infortuni si determina secondo il diritto cantonale (cfr. RAMI 1997 no. U 287 pag. 341). I cantoni devono tuttavia osservare le condizioni poste dalle lett. a-i della medesima norma. La lett. i stabilisce che dev'essere garantita la revisione delle sentenze se sono scoperti fatti o mezzi di prova nuovi, oppure se un crimine o un delitto hanno influito sulla sentenza. 3.2 L'art. 108 cpv. 1 lett. i LAINF menziona in maniera esaustiva, nel senso di una garanzia minima procedurale, i motivi di revisione delle sentenze cantonali riconosciuti dal diritto federale (cfr. DTF 111 V 53 consid. 4b con riferimento all'art. 85 cpv. 2 lett. h LAVS, di uguale tenore). Ai cantoni non è di principio vietato di prevedere ulteriori motivi di revisione (RAMI 1997 no. U 287 pag. 341 consid. 3b/aa). L'organizzazione della procedura di revisione è di esclusiva competenza dei cantoni (DTF 111 V 53 consid. 4b). Secondo giurisprudenza, il ricorso di diritto amministrativo che contesta l'applicazione, da parte del giudice di prima istanza, del diritto cantonale di procedura è ricevibile allorquando, dal profilo materiale, l'oggetto della lite posto a fondamento della procedura attiene al diritto federale delle assicurazioni sociali (RAMI 1997 no. U 269 pag. 43 consid. 3a; cfr. pure sentenza del 3 agosto 2001 in re S., U 179/01, consid. 1). Tuttavia, il Tribunale federale delle assicurazioni non può esaminare liberamente l'applicazione del diritto cantonale di procedura. Da una parte è vincolato dall'accertamento dei fatti rilevati dall'istanza giudiziaria inferiore se questo non risulta manifestamente inesatto o incompleto oppure è avvenuto in violazione di norme essenziali di procedura (art. 105 cpv. 2 OG). D'altra parte, l'art. 104 lett. a OG limita il proprio potere di esame alla violazione del diritto federale - compreso l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamento - e alla violazione dei diritti e dei principi costituzionali (DTF 126 V 147 consid. 2b), segnatamente alla lesione del divieto dell'arbitrio di cui all'art. 9 Cost. (art. 128 OG in relazione con gli art. 97 cpv. 1 OG e 5 PA; cfr. la giurisprudenza resa vigente il precedente testo costituzionale: DTF 111 V 54 consid. 4c, 110 V 395 consid. 2b; STFA 1967 pag. 211 consid. 1; RAMI 1997 no. U 287 pag. 342 consid. 3b/aa). Un provvedimento è arbitrario e viola quindi l'art. 9 Cost. qualora disattenda gravemente una regola di diritto o un principio giuridico chiaro e indiscusso o contraddica in modo urtante il sentimento di equità. La violazione deve essere manifesta e riconoscibile di primo acchito. Non è ravvisabile arbitrio per il solo fatto che appaia concepibile o persino preferibile una soluzione diversa. Infine un provvedimento deve essere annullato se è arbitrario nel suo risultato - ma non quando solo i suoi motivi siano insostenibili - oppure ove esso non è motivato (DTF 127 I 41 consid. 2a, 56 consid. 2b, 70 consid. 5a, 126 I 170 consid. 3a; cfr., riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 vCost., la cui giurisprudenza si applica anche alla nuova norma, DTF 125 I 168 consid. 2a, 125 II 15 consid. 3a, 124 I 316 consid. 5a, 124 V 139 consid. 2b e riferimenti). Discende infatti dal diritto di essere sentito di cui all'art. 29 cpv. 2 Cost. l'obbligo per il giudice di motivare le proprie decisioni affinché l'amministrato possa comprenderle ed esercitare i propri diritti di ricorso a ragion veduta. Il giudice deve, anche solo brevemente, perlomeno menzionare i motivi che lo hanno guidato e determinato nel proprio giudizio, di modo che l'interessato possa rendersi conto della sua portata ed impugnarlo con cognizione di causa (cfr. DTF 121 I 57 consid. 2c e i riferimenti ivi citati).