Citation: 5A.27/2004 27.01.2005 E. 4

Giusta l'art. 27 cpv. 1 LCit. il coniuge di un cittadino straniero può presentare una domanda di naturalizzazione agevolata se ha risieduto complessivamente cinque anni in Svizzera, vi risiede da un anno e vive da tre anni in unione coniugale con il cittadino svizzero. Per il sussistere di un'unione coniugale ai sensi di questa norma non è sufficiente l'esistenza di un matrimonio formale, ma è invece necessaria una reale comunione di vita. Questa può unicamente essere riconosciuta se la volontà comune di mantenere una stabile unione coniugale è intatta (DTF 130 II 169 consid. 2.3.1). Per costante giurisprudenza una reale comunione di vita, che offre garanzia riguardo alla stabilità dell'unione coniugale, deve sussistere sia nel momento in cui viene introdotta la domanda di naturalizzazione sia quando viene concessa la nazionalità svizzera. Dubbi concernenti l'esistenza della predetta volontà sono giustificati quando poco tempo dopo la naturalizzazione agevolata i coniugi si separano o iniziano la procedura di divorzio. Il legislatore ha inteso permettere al coniuge straniero di un cittadino svizzero la naturalizzazione agevolata per favorire l'unità della nazionalità dei coniugi in vista del loro futuro comune (DTF 128 II 97 consid. 3a). Come testé osservato, con il consenso dell'autorità del Cantone d'origine, l'Ufficio federale può, entro il termine di cinque anni, annullare la naturalizzazione o la reintegrazione conseguita con dichiarazioni false o in seguito all'occultamento di fatti essenziali (art. 41 LCit.). La sola mancanza di presupposti per la naturalizzazione non è quindi sufficiente, ma occorre che la stessa sia stata ottenuta in modo fraudolento, e cioè tramite un comportamento sleale ed ingannatore (DTF 128 II 97 consid. 4a). Non è necessario che sia data l'astuzia presupposta dal reato penale della truffa. È tuttavia indispensabile che l'interessato abbia consapevolmente rilasciato dichiarazioni inesatte, rispettivamente abbia consapevolmente lasciato l'autorità in un'errata convinzione e possa così essergli rimproverato di aver omesso di informarla di un fatto determinante (DTF 130 II 482 consid. 2).