Citation: 5A_519/2009 12.04.2010 E. 2

2.1 La Corte cantonale ha richiamato la DTF 135 III 88 e, cambiando la sua giurisprudenza, ha ritenuto che il tasso di conversione della moneta estera dev'essere considerato un fatto notorio. Essa ha quindi convertito il credito utilizzando il tasso risultante dal sito www.fxtop.com per il 10 ottobre 2008, data indicata dal creditore procedente nella sua istanza di rigetto dell'opposizione e che i Giudici cantonali hanno ritenuto essere quella della domanda di esecuzione, atteso che l'Ufficio di esecuzione ha spiccato il precetto esecutivo lunedì 13 ottobre 2008. 2.2 Il ricorrente lamenta che il creditore procedente non avrebbe né affermato né provato che la domanda di esecuzione risalga effettivamente al 10 ottobre 2008 e non a qualche giorno prima o a sabato 11 ottobre 2008. Per tale motivo ritiene la decisione impugnata lesiva degli art. 8 CC e 82 LEF. 2.3 La conversione dell'ammontare del credito in valuta legale svizzera di cui all'art. 67 cpv. 1 n. 3 LEF si effettua al corso delle divise del giorno della domanda di esecuzione e il tasso di cambio è un fatto notorio che non deve essere provato dal creditore (DTF 135 III 88 consid. 4.1). In concreto il ricorrente non contesta quanto precede, ma critica l'accertamento della data determinante per la conversione effettuata dalla Corte cantonale, con un'argomentazione che si rivela nel caso in esame del tutto pretestuosa, atteso che il tasso di venerdì 10 ottobre 2008 era il più basso della settimana, che il tasso di sabato e di domenica corrisponde a quello di venerdì e che lunedì 13 ottobre 2008 il tasso di conversione era nuovamente più alto di quello utilizzato dalla Corte cantonale (v. oltre al sito www.fxtop.com pure quello ufficiale della Banca centrale europea http://sdw.ecb.europa.eu). Ne segue che, anche qualora l'accertamento della Corte cantonale fosse errato e la domanda di esecuzione non sia di venerdì 10 ottobre 2008, ma risalga a qualche giorno prima o addirittura al giorno in cui è stato emesso il precetto esecutivo, il ricorrente non sarebbe affatto gravato da tale errore. In queste circostanze la censura si rivela inammissibile (art. 76 cpv. 1 lett. b LTF).