Citation: 5A_29/2023 E. 4.1

4.1. La sentenza impugnata, dopo aver rammentato i criteri applicabili in materia di custodia (alternata), ha confermato che l'assetto in vigore, che corrispondeva a ciò che era stato previsto nell'accordo omologato dal Pretore con sentenza 19 dicembre 2018 a tutela dell'unione coniugale (ovvero una custodia alternata nella quale le figlie, domiciliate presso la madre, stanno con lei una settimana dal martedì sera alla domenica sera, e la settimana successiva dal mercoledì sera al venerdì sera), andava mantenuto per diverse ragioni. Innanzitutto, molti aspetti sui quali i genitori si combattono (diritto di determinare il luogo di dimora, regime alimentare, decisioni in materia medicale) sarebbero riconducibili all'esercizio in comune dell'autorità parentale, che in sede di appello non era controversa. Secondariamente, per quanto diversi elementi (in particolare: atteggiamento assai rigido del padre verso le figlie; conflittualità genitoriale crescente ed ormai estesa anche alle sfere educative e mediche delle figlie nonché alle scelte degli hobby; "estremo conflitto di lealtà" presente in entrambe le minori e che provoca una particolare sofferenza soprattutto alla figlia maggiore cui, vista la difficoltà nel gestire le emozioni, è stato diagnosticato un "disturbo emozionale dell'infanzia non specificato (F93.9) "; trascuranza del marito dei suoi obblighi di mantenimento verso la moglie, che ha delle ripercussioni sulla vita delle figlie; comunicazione minima tra i genitori e attuata per lo più tramite le figlie) avrebbero dovuto portare a chiedersi "seriamente" se la custodia alternata fosse effettivamente la soluzione migliore per il bene delle figlie o se non fosse piuttosto necessario ipotizzare un diverso modello, da una tale analisi sarebbe ancora stato possibile prescindere per le seguenti ragioni. In sintesi, la madre non avrebbe segnalato mancanze nella cura quotidiana delle figlie, i genitori nutrirebbero entrambi un grande affetto nei confronti delle figlie, l'elevata conflittualità non parrebbe ripercuotersi sul rendimento scolastico delle stesse e, in definitiva, "con tutte le riserve del caso", il conflitto in atto non sembrerebbe "impedire loro di prendersi cura delle figlie nella quotidianità e di esercitare i diritti e gli obblighi legati alla cura e all'educazione corrente". Infine, ai genitori sarebbe stata prospettata una presa a carico volta ad attivare un processo di accettazione del passato. In queste circostanze, anche alla luce dell'opinione delle figlie che, secondo il rapporto del Servizio medico psicologico del 22 febbraio 2021, dopo innegabili difficoltà iniziali ad abituarsi a due case, avrebbero ormai familiarizzato con l'attuale assetto e non riuscirebbero ad immaginarsene uno diverso, volendo bene ad entrambi i genitori e desiderando la loro vicinanza, la Corte cantonale non ha scorto ragioni per scostarsi da un assetto in vigore da anni. Stanti anche le misure a protezione delle minori decise dal Pretore, ha così privilegiato il "principio di stabilità" considerando che l'attribuzione della custodia esclusiva alla madre non sarebbe comunque parsa idonea a portare sostanziali miglioramenti alla situazione delle figlie.