Citation: 2A.422/2003 08.07.2004 E. 4

4.1 Giusta l'art. 7 cpv. 1, 1° periodo LDDS, il coniuge straniero di un cittadino svizzero ha diritto al rilascio e alla proroga del permesso di dimora. Egli abusa tuttavia di tale diritto se si richiama ad un matrimonio che sussiste solo a livello formale, unicamente per ottenere il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno (DTF 128 II 145 consid. 2.2; 127 II 49 consid. 5a). Se non è il caso, dopo una dimora regolare e ininterrotta di cinque anni, ha diritto al permesso di domicilio (art. 7 cpv. 1, 2° periodo LDDS). Quest'ultima autorizzazione non è limitata nel tempo e conferisce allo straniero un diritto proprio ed indipendente a risiedere in Svizzera. Ne consegue che determinante è sapere se un eventuale abuso di diritto sussiste prima della scadenza dei cinque anni (DTF 121 II 97 consid. 4c) e che il permesso di domicilio non si estingue automaticamente con la fine della relazione coniugale, ma può semmai soltanto venir revocato. La revoca di questo genere di decisioni non va valutata secondo i principi generali, ma in funzione delle particolari condizioni poste dall'art. 9 cpv. 4 LDDS (DTF 112 Ib 161 consid. 3, 473 consid. 2; sentenza 2A.511/2001 del 10 giugno 2002, in: Pra 2002 n. 163 pag. 874, consid. 2.2). 4.2 Secondo l'art. 9 cpv. 4 lett. a LDDS, il permesso di domicilio può essere revocato quando lo straniero l'abbia ottenuto dando indicazioni false o tacendo scientemente dei fatti d'importanza essenziale. La revoca presuppone che l'interessato abbia intenzionalmente fornito informazioni inveritiere o taciuto su circostanze determinanti, nell'intento di ottenere con ciò il permesso di domicilio (DTF 112 Ib 473 consid. 3b; sentenza 2A.432/2002 del 5 febbraio 2003, consid. 2.1). L'art. 3 cpv. 2 LDDS impone allo straniero di informare esattamente l'autorità di tutte le circostanze che hanno importanza decisiva per la concessione del permesso. Egli non è liberato da tale obbligo nemmeno nel caso in cui gli organi preposti, dando prova della necessaria diligenza, avrebbero potuto accertare essi stessi i fatti rilevanti (sentenza 2A.511/2001 del 10 giugno 2002, in: Pra 2002 n. 163 pag. 874, consid. 3.2; sentenza 2A.551/2003 del 21 novembre 2003, consid. 2.1). L'autorità, prima di concedere il permesso di domicilio, è comunque tenuta ad esaminare ancora una volta a fondo come lo straniero si sia comportato fino ad allora (art. 11 cpv. 1 dell'ordinanza d'esecuzione della LDDS, del 1° marzo 1949; ODDS; RS 142.201). Importanti non sono soltanto le circostanze su cui sono state espressamente poste delle domande al momento del rilascio del permesso, ma anche i fatti di cui l'istante deve conoscere la rilevanza ai fini della decisione (sentenza 2A.57/2002 del 20 giugno 2002, in: Pra 2002 n. 165 pag. 889, consid. 2.2; sentenza 2A.551/2003 del 21 novembre 2003, consid. 2.1). Tra questi figurano l'intenzione di porre fine ad una relazione coniugale o di avviarne una nuova, così come l'esistenza di figli nati fuori dal matrimonio (sentenza 2A.511/2001 del 10 giugno 2002, in: Pra 2002 n. 163 pag. 874, consid. 3.3-3.5; sentenza 2A.551/2003 del 21 novembre 2003, consid. 2.1; sentenza 2A.366/1999 del 16 marzo 2000, consid. 3c). L'ottenimento fraudolento del permesso di domicilio può risultare anche dalla falsità o dall'incompletezza delle indicazioni su cui l'autorità si è fondata in un primo tempo per rilasciare il permesso di dimora e che, in mancanza di precisazioni ulteriori, sono risultate determinanti anche per il suo rinnovo e per la concessione dell'autorizzazione di domicilio. Decisivo non è per contro il fatto che informazioni corrette ed esaustive avrebbero indotto a negare il permesso (sentenza 2A.551/2003 del 21 novembre 2003, consid. 2.1; sentenza 2A.432/2002 del 5 febbraio 2003, consid. 3.5). La sussistenza di un motivo di revoca non comporta comunque necessariamente l'adozione di tale provvedimento; nella relativa pronuncia vanno infatti adeguatamente ponderate le particolari circostanze di ogni singolo caso (DTF 112 Ib 473 consid. 4 e 5; cfr. anche le sentenze inedite sopraccitate). 4.3 In concreto, il ricorrente si oppone alla revoca adducendo che l'autorità di prime cure era perfettamente a conoscenza della sua situazione personale, quando gli ha rilasciato il permesso di domicilio. Benché l'esame del fascicolo allestito dalla Sezione dei permessi e dell'immigrazione susciti effettivamente delle perplessità sulla gestione della pratica, questa tesi non può comunque essere condivisa. 4.3.1 Agli atti figurano invero svariati indizi, quali segnalazioni interne o risultanze di altre procedure, che avrebbero oggettivamente dovuto indurre ad esperire degli accertamenti, in base ai quali sarebbe emersa in maniera eloquente la vera realtà familiare del ricorrente. Perlomeno già dal mese di gennaio del 2000 l'autorità dipartimentale disponeva, per via indiretta, di indicazioni sul turbamento dei rapporti del medesimo con la moglie svizzera ed anche sulla sua relazione con C.________ e sulla paternità dei figli di quest'ultima. Ciononostante, il ricorrente non è mai stato interrogato in proposito, né sono mai state promosse verifiche d'altro genere. Nemmeno quando ha chiesto il rilascio del permesso di domicilio, il 6 maggio 2001, egli è stato sentito e i sospetti approfonditi, disattendendo indubbiamente le incombenze d'esame che s'imponevano, a questo stadio, in virtù dell'art. 11 cpv. 1 ODDS. 4.3.2 La rilevata attitudine dell'autorità non giova tuttavia (più) al ricorrente, il quale, da parte sua, ha in ogni caso dato indicazioni false e taciuto fatti che certamente sapeva essenziali. Basti considerare che in più occasioni, da ultimo chiedendo l'autorizzazione di domicilio, sul formulario "avviso di scadenza (Permesso B)" ha sempre segnalato che la moglie, cittadina svizzera, viveva al suo stesso indirizzo. Egli era senza dubbio consapevole che soltanto a questa condizione avrebbe avuto diritto al rinnovo del permesso di dimora e, successivamente, al rilascio di quello di domicilio. Le informazioni fornite erano comunque palesemente false. Sin dal 1996, dopo circa un anno di matrimonio, egli intratteneva infatti una solida relazione con un'altra donna, dalla quale ha anche avuto due figli. Si era parimenti separato dalla moglie, la quale per diverso tempo si era addirittura trasferita a Santo Domingo. Di questi fatti egli non ha mai avvertito le autorità di polizia degli stranieri, ma non poteva certo ignorare i doveri che gli incombevano in tal senso, agendo, se del caso, anche di sua spontanea iniziativa, perlomeno in occasione dei vari rinnovi dell'autorizzazione di soggiorno. Come osservato, far passare sotto silenzio circostanze di questo tipo è un'omissione suscettibile di comportare la revoca del permesso di domicilio. Poco importa che, dando prova della necessaria diligenza, l'autorità avrebbe comunque potuto constatare la reale vita parallela del ricorrente e che, in tale evenienza, avrebbe certamente respinto le sue istanze, siccome manifestamente abusive dal profilo dell'art. 7 LDDS. Certo, la revoca di decisioni può risultare inammissibile anche se le stesse si rivelano materialmente infondate; all'interessato non devono comunque essere imputabili false indicazioni o silenzi intenzionali su fatti determinanti, come è invece il caso in concreto (sentenza 2A.57/2002 del 20 giugno 2002, in: Pra 2002 n. 165 pag. 889, consid. 2.2; sentenza 2A.46/2002 del 23 maggio 2002, consid. 3.4). Della doppia vita del ricorrente l'autorità ha compiutamente appreso soltanto con gli interrogatori del 22 novembre 2002. Solo a questo momento egli ha infatti riconosciuto la sua relazione extraconiugale e la sua doppia paternità, confidando, invero eccessivamente, nelle garanzie che gli offriva lo statuto di domiciliato. Per queste ragioni le condizioni oggettive per procedere alla revoca del permesso di domicilio risultano pertanto adempiute. 4.3.3 Il ricorrente è nato e cresciuto a Santo Domingo ed è giunto in Svizzera già in età adulta. Colpito da un divieto d'entrata nel nostro paese, vi è tornato illegalmente nel 1995 per convolare a nozze con una cittadina svizzera dopo qualche giorno. Egli ha deliberatamente fornito alle autorità di polizia degli stranieri false indicazioni su fatti essenziali durante parecchi anni, assumendo tale comportamento relativamente presto dopo le nozze, allo scopo di garantirsi il diritto di soggiornare in Svizzera. Il suo matrimonio, sciolto anche formalmente nel corso del 2003, è stato realmente vissuto per non più di un anno all'incirca. Nel nostro paese egli non ha più legami familiari o affettivi, dal momento che la sua convivente, la quale si è pure abusivamente prevalsa di un matrimonio di facciata con un cittadino svizzero, ha dovuto lasciare la Svizzera per ordine delle autorità, unitamente alla figlia minore, alla fine del 2002. L'altro figlio, così come il resto della sua famiglia, vive tuttora nel paese natio. Benché il ricorrente sia attivo professionalmente, peraltro senza qualifiche particolari, il suo rientro in patria appare quindi esigibile. La revoca del permesso di domicilio non viola perciò il principio di proporzionalità. 4.4 È infine vero che l'autorità di prime cure ha adottato la decisione di revoca senza interpellare preventivamente l'insorgente. Tuttavia, anche se avesse in tal modo disatteso il suo diritto di essere sentito (art. 29 cpv. 2 Cost.), la violazione sarebbe comunque stata sanata mediante il procedimento ricorsuale dinanzi al Consiglio di Stato, autorità dotata di pieno potere di cognizione, dove il ricorrente ha potuto esaminare gli atti ed esprimersi compiutamente (DTF 129 I 129 consid. 2.2.3; 126 I 68 consid. 2; 125 V 368 consid. 4c/aa; 124 V 389 consid. 5a). Anche da questo profilo, la decisione impugnata resiste quindi alle censure ricorsuali.