Citation: 4C.78/2004 02.06.2004 E. 4

Ai fini del giudizio sul significato da attribuire all'impegno assunto in questo scritto la Corte ticinese ha fatto ampio riferimento alla missiva inviata dall'attore alla sua ex datrice di lavoro il 24 giugno 1999 e versata agli atti sub doc. 8, nella quale egli stesso ha descritto le circostanze della sua stesura. Il diritto ad un'indennità di 24 mensilità, così come previsto dal secondo paragrafo del documento 11 marzo 1998 è stato negato perché nella citata lettera l'attore stesso, pur avendo riferito che nelle intenzioni delle parti quel paragrafo si riferiva ai casi in cui la cessazione dell'attività fosse avvenuta per volontà del dott. E.________, ha pacificamente ammesso che al momento della redazione dell'atto quest'ultimo - firmatario sia del contratto di lavoro che del documento controverso - aveva escluso decisamente persino l'eventualità di un licenziamento dell'attore da parte sua. Incalzato dall'attore egli aveva aggiunto - senza alcuna obiezione da parte dell'attore - che, nel caso, ci si sarebbe messi d'accordo da gentiluomini. In altre parole, hanno concluso i giudici ticinesi, nelle intenzioni delle parti, riassunte dall'attore nel doc. 8, il caso del licenziamento non ricadeva più nel secondo paragrafo. Il diritto ad un'indennità di 18 mensilità, così come previsto dal primo paragrafo del documento 11 marzo 1998, è invece stato negato per il fatto che lo stesso attore, nella nota lettera, ha ammesso che quel paragrafo si riferiva ai casi in cui la cessazione dell'attività era dovuta a motivi non imputabili al dott. E.________, ciò che escludeva il licenziamento da parte sua. Inoltre - hanno aggiunto i giudici della massima istanza cantonale - visto e considerato che il primo paragrafo è in chiara contraddizione con il secondo, ove si parla di vendita della società o di una ramo dell'azienda, in base al principio dell'affidamento, per "cessazione dell'attività" ai sensi del primo paragrafo non si può che intendere la cessazione dell'attività aziendale e non di quella del lavoratore. In conclusione, la II Camera civile del Tribunale d'appello ha dunque negato all'attore la possibilità di percepire una qualsivoglia indennità sulla base del documento sottoscritto l'11 marzo 1998.