Citation: 6B_184/2024 E. 3

Diversamente dal tribunale di primo grado, la Corte d'appello del TPF non ha riconosciuto la ricorrente autrice colpevole di violazione dell'art. 2 LAQ/SI per avere scambiato tramite Facebook, nel periodo precedente il 24 novembre 2020, messaggi e fotografie a sostegno dello Stato islamico. La Corte d'appello del TPF non ha pertanto esaminato se tali comunicazioni costituissero "azioni propagandistiche" ai sensi della citata disposizione. Le censure sollevate al riguardo dalla ricorrente in questa sede esulano quindi dall'oggetto dell'impugnativa, circoscritto alla decisione della Corte d'appello del TPF (art. 80 cpv. 1 LTF), e non devono di conseguenza essere esaminate oltre. Ricordato che dinanzi al Tribunale federale non è ammissibile il ricorso adesivo (cfr. sentenza 6B_712/2023 del 1° luglio 2024 consid. 2.2) e che l'opponente non ha impugnato in questa sede la sentenza della Corte d'appello del TPF, non occorre nemmeno vagliare la tesi da questi sostenuta nella risposta al ricorso (art. 102 LTF), secondo cui, con riferimento ai messaggi scambiati tramite Facebook, sarebbe in concreto adempiuta la variante della propaganda giusta l'art. 2 cpv. 1 LAQ/SI.