Citation: 5C.281/2000 09.05.2001 E. B

B.- Con petizione 26 aprile 1996 A.________ ha chiesto al Pretore di Riviera di sopprimere il contributo alimentare con effetto retroattivo al 1° gennaio 1994. Alla domanda si è opposta la ex-moglie. Il 13 luglio 1999 il giudice di primo grado, in parziale accoglimento della domanda, ha annullato il contributo alimentare a decorrere dalla data della petizione. Con sentenza 6 novembre 2000 la I Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, adita dalla convenuta, ha annullato la pronuncia di prime cure ed ha respinto integralmente la petizione. Con riferimento alla clausola convenzionale in discussione, i giudici cantonali hanno accertato che le parti al momento del divorzio non avevano approfondito il suo significato e non è quindi stato possibile definire una loro interna volontà. La "convivenza con altro uomo" andrebbe quindi interpretata secondo il principio dell'affidamento, sempreché ciò sia possibile per le clausole di concubinato. Le parti non pretendono di aver inteso la nozione di convivenza in modo diverso da quello che era l'accezione corrente del termine nel 1987. Se riferita alla soppressione o riduzione di una rendita, essa poteva essere legittimamente intesa solo a prevenire che l'ex-coniuge fosse poi sostentato "in doppio" dal debitore e nello stesso tempo dal convivente. Non poteva invece essere mirata a punire l'ex-coniuge per il modo con cui questi avesse gestito la sua vita materiale e affettiva dopo il divorzio, in particolare sanzionandolo con la perdita della rendita anche per una convivenza senza effetti analoghi a quelli del matrimonio. È quindi indispensabile chiarire se la convenuta tragga dalla relazione con C.________ vantaggi economici analoghi a quelli conseguibili con un matrimonio, ciò che porta a considerare la convivenza alla stessa stregua di un concubinato. I giudici cantonali hanno dapprima accertato che la relazione tra la convenuta e C.________, iniziata al più tardi nel 1992, è stabile ed esclusiva, ovvero improntata a mutua fedeltà, e che essa è vissuta in un alloggio comune: durante la settimana a Biasca nell'appartamento di lei e i fine settimana nell'abitazione di lui a Osogna. La sentenza cantonale ha tuttavia negato che sussiste anche una comunione di mezzi e risorse. Infatti dalla circostanza che C.________ prende i pasti quasi tutti i giorni da almeno sette anni dalla convenuta, anche se talvolta si occupa lui della spesa e che quest'ultima ha fruito di numerose vacanze all'estero pagate dal primo, la Corte cantonale ha dedotto che la convenuta non accetta le vacanze a titolo di liberalità, ma quale corrispettivo per il vitto offerto, senza trarne un apprezzabile profitto. Altri elementi che consentano di intravedere nella fattispecie un'unione analoga al matrimonio non si ravvisano. Diversa sarebbe la situazione se dall' istruttoria fosse risultato che la convenuta avesse condotto un tenore di vita incompatibile con il suo provento. Il fascicolo processuale non consente una tale deduzione e l' attore non pretende il contrario. Alla fin fine fa quindi difetto un requisito essenziale per la soppressione della rendita, ossia una convivenza analoga al matrimonio. C. Il 12 dicembre 2000 A.________ è insorto contro il giudizio cantonale con un ricorso per riforma, chiedendo al Tribunale federale di annullarlo e riformarlo nel senso che l'appello contro la sentenza del Pretore è respinto. Rileva che nonostante l'accertamento di una relazione di lunga durata con comunione logistica, i giudici cantonali non hanno ritenuto dato il caso di convivenza con altro uomo previsto dalla convenzione, interpretandola così in maniera contraria al principio dell'affidamento. Le parti erano rappresentate da validi avvocati, che conoscevano la giurisprudenza del Tribunale federale in tema di soppressione di rendita per concubinato: esse hanno deliberatamente scelto il termine di convivenza invece di concubinato, per evitare di dover seguire una procedura fondata sull' abuso di diritto, con le conseguenze probatorie quasi impossibili che la stessa avrebbe implicato. La nozione di convivenza va quindi intesa nella sua comune accezione. Con l'assimilazione della convivenza al concubinato qualificato, i giudici cantonali si sono sostituiti al giudice che ha omologato la convenzione senza necessità e sono intervenuti nell'autonomia delle parti nel regolare i loro rapporti e nel concordare le conseguenze alimentari del divorzio senza valida ragione. Nella fattispecie è del resto stata stabilita una convivenza di lunga durata, stabile ed esclusiva con comunità di tetto, di tavola e di letto: deve quindi essere ammesso ad ogni effetto un concubinato qualificato e spetta semmai alla controparte portare la prova del contrario. Anche senza la durata dei 5 anni della convivenza dall'inoltro della petizione, richiesta dalla giurisprudenza per creare la presunzione di un concubinato qualificato, l'inversione della prova in concreto avrebbe già dovuto essere decisa in virtù della clausola convenzionale. Infine, la sentenza cantonale è manifestamente sbagliata anche dove rimprovera all'attore di non aver dimostrato che la convenuta conduca un tenore di vita incompatibile con la sola entrata della pensione alimentare: con gli alimenti ricevuti essa può solo coprire il suo minimo esistenziale e non potrebbe permettersi le ripetute e frequenti vacanze all'estero ed offrire a C.________ il vitto quotidiano da almeno sette anni. Inoltre, essa si mantiene un'autovettura. Si tratta di fattori che dimostrano una comunione di mezzi e risorse con il convivente che le permettono un tenore di vita nettamente superiore alle possibilità offerte dalla sola pensione alimentare. Con risposta 13 febbraio 2001 la convenuta si oppone all'accoglimento del ricorso e postula la concessione dell'assistenza giudiziaria. Osserva che l'attore ha più volte invocato il concubinato qualificato e per anni non ha dato rilevanza al tenore letterale della convenzione. Le parti non approfondirono il significato della clausola convenzionale in discussione e la resistente non avrebbe mai firmato se avesse ritenuto che quella clausola poteva penalizzarla e privarla del legittimo sostentamento: si tratta peraltro di accertamenti dell'autorità cantonale che vincolano il Tribunale federale. Gli accertamenti dell'istanza di appello indicano che la resistente non ha mai tratto vantaggi tali da conseguire un tenore di vita più elevato, tipico dell'ex-coniuge che si appoggia su due distinte fonti di sostentamento. Tutti i testi hanno ridimensionato l' immagine della relazione.