Citation: 1S.3/2006 02.03.2006 E. 2

2.1 Il MPC ha giustificato il rifiuto della scarcerazione fondandosi sull'esistenza di gravi indizi di colpevolezza, come pure dei pericoli di collusione e di fuga. La Corte dei reclami penali ha ammesso l'esistenza di indizi sufficienti riguardo all'organizzazione criminale, al riciclaggio e alla falsità in documenti, ma non riguardo alla LStup: ha quindi ritenuto, anche se non senza qualche esitazione, la sussistenza dei pericoli di collusione e di fuga. 2.2 Il ricorrente contesta l'esistenza di gravi e concreti indizi a suo carico, idonei a giustificare il mantenimento del carcere preventivo e nega la sussistenza dei rischi di collusione e di fuga. 2.2.1 Secondo l'art. 44 PP, l'imputato può essere incarcerato solo quando esistano gravi indizi di colpevolezza a suo carico. Occorre inoltre che si possa presumere la sua imminente fuga, ciò che si realizza quando all'imputato sia attribuito un reato punibile con la reclusione o quando egli non sia in grado di stabilire la propria identità o non abbia domicilio in Svizzera (cifra 1), oppure se determinate circostanze fanno presumere ch'egli voglia far scomparire le tracce del reato o indurre testimoni o coimputati a fare false dichiarazioni o voglia compromettere in qualsiasi altro modo il risultato dell'istruttoria (cifra 2). Ciò corrisponde alle esigenze di legalità, dell'esistenza di ragioni d'interesse pubblico e di proporzionalità derivanti dal diritto alla libertà personale (art. 10 cpv. 2, 31 cpv. 1 e 36 cpv. 1 Cost.) e dall'art. 5 CEDU. 2.2.2 I requisiti posti per la valutazione dell'esistenza di gravi indizi di colpevolezza giustificanti la detenzione, nei diversi stadi dell'inchiesta penale, non sono identici. Sospetti ancora poco precisi, ma sorretti da imprecisioni o variazioni nelle dichiarazioni dell'imputato, possono essere considerati sufficienti all'inizio delle indagini ma, dopo il compimento di tutti gli atti istruttori che possono entrare in linea di conto, la prospettiva di una condanna deve sembrare vieppiù fortemente verosimile (DTF 116 Ia 143 consid. 3c). 2.2.3 Il ricorrente è detenuto dal 23 agosto 2004. L'inchiesta, come rilevato nel criticato giudizio, non è limitata al suo agire, ma coinvolge molti soggetti inseriti in o facenti capo a un'unica struttura criminale di tipo mafioso, per cui occorre tener conto anche delle indagini in atto contro questi altri coimputati (cfr. sentenze 1S.15/2004 del 14 gennaio 2005, 1S.3/2005 del 7 febbraio 2005 e 1S.14/2005 del 25 aprile 2005, sulla quale si fonda, in gran parte testualmente, la decisione impugnata). L'inchiesta si situa sempre ancora in una fase intermedia, tuttavia più avanzata rispetto alle precedenti cause, di modo che in questo stadio se non sono sufficienti indizi vaghi, neppure può essere pretesa, come implicitamente addotto dal ricorrente, la produzione di prove definitive. Come già rilevato nelle precedenti sentenze, il celere avanzamento delle indagini dovrà nondimeno concretare sempre più i gravi indizi nei confronti del ricorrente. 2.2.4 Come noto alle parti, il procedimento penale s'inserisce nel quadro di una vasta inchiesta internazionale. Il ricorrente è sospettato di far parte di un'organizzazione criminale secondo l'art. 260ter CP, che ha operato a livello transnazionale per parecchi anni. Gli si rimprovera, in particolare, d'aver intrattenuto strette relazioni con alcuni dei principali esponenti dell'organizzazione, tra cui C.________ e D.________, coinvolti in una compravendita di 1 kg di cocaina, a Uster, il 19 luglio 2004. Esponenti di spicco dell'organizzazione sono pure indagati nell'ambito di un'inchiesta condotta dalla Procura della Repubblica di Catanzaro sull'attività della cosiddetta "Cosca di Mesoraca". Nella decisione impugnata, la Corte dei reclami penali ha ritenuto che dopo gli arresti dei due indagati, il ricorrente si è attivato per assicurare loro difensori di fiducia e versare congrui anticipi, fattispecie questa ammessa dal ricorrente soltanto riguardo all'indagato C.________. Quest'ultimo ha inoltre beneficiato già in precedenza a lungo di servizi da parte del ricorrente, ad esempio per prestiti personali, di pagamenti di quote leasing di un autoveicolo per il tramite di una società, oppure di viaggi in aereo all'estero. Secondo l'istanza precedente, vi sarebbero inoltre agli atti chiare indicazioni di intensi contatti telefonici e personali, in Calabria e altrove, con altri esponenti di spicco dell'organizzazione, quali E.________ (da lui conosciuto in carcere in Ticino alcuni anni or sono), F.________ e G.________, anch'essi indagati nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Catanzaro. L'istanza precedente ha inoltre rilevato che, secondo le indicazioni fornite dal MPC, con sentenza del 23 maggio 2005 il Tribunale di Catanzaro avrebbe condannato G.________ per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso. 2.2.5 Riguardo al sospettato reato di riciclaggio, la Corte dei reclami penali ha ritenuto assodato il ruolo centrale svolto dal ricorrente nelle attività delle società finanziarie P.________SA e Q.________GmbH di Zurigo, poi fallite siccome svuotate di tutti i loro averi. Per riciclare il provento dell'attività criminale dell'organizzazione ai danni di queste società (e dei loro clienti), il ricorrente si sarebbe avvalso della complicità di numerosi altri soggetti vicini ad altre cosche della "n'drangheta" facendoli figurare quali titolari di società (di comodo e comunque fittizie) interessate a investimenti immobiliari in Sardegna e Spagna. In quest'ambito emerge lo stretto intreccio di relazioni tra il ricorrente, C.________, il ricercato I.________ e l'avvocato milanese H.________, anch'egli indagato. La Corte dei reclami penali ha rilevato che il MPC presume che il ricorrente avrebbe avuto una propria partecipazione nella società R.________, a favore della quale sarebbero confluiti ingenti valori patrimoniali di origine illecita attraverso la partecipazione di altri coindagati e la costituzione di dichiarazioni e atti falsi siccome retrodatati. La Corte ha inoltre rilevato le dichiarazioni rilasciate dal testimone L.________ sull'acquisto di diamanti da parte del ricorrente, nonché quelle della teste M.________, dipendente della P.________SA, secondo le quali il ricorrente si sarebbe recato in Calabria, con altre persone, rientrando in Svizzera con ingenti somme di denaro contante. La Corte dei reclami penali ha nondimeno ritenuto che, non potendo verificare la veridicità di queste affermazioni sulla base della documentazione prodotta, questi assunti non potevano essere considerati. Ha rilevato infine che l'inchiesta nei confronti del ricorrente è stata recentemente estesa al traffico d'armi. Sulla base di una valutazione globale di questi elementi, la Corte dei reclami ha ritenuto l'esistenza di sufficienti indizi giustificanti il mantenimento della carcerazione riguardo ai reati di partecipazione e/o sostegno a un'organizzazione criminale, di riciclaggio di denaro e di falsità in documenti. 2.3 Il ricorrente fa valere in particolare che non sarebbero indicati sospetti concreti nei suoi confronti, né sarebbe spiegato perché egli, con il suo comportamento personale, si sarebbe reso colpevole dei sospettati reati. 2.4 Con quest'argomentazione, sulla quale incentra il suo ricorso, egli disattende tuttavia che, come già ricordato dal Tribunale federale nella citata sentenza del 14 gennaio 2005 (consid. 2.3.4), l'art. 260ter CP è stato adottato anche per la frequente difficoltà di fornire la prova della partecipazione del reo al singolo reato. Il problema della prova, ossia di sapere a chi spetti all'interno dell'organizzazione criminale la responsabilità per un reato concreto, è all'origine dell'art. 260ter CP e lo ha determinato: la norma implica la criminalizzazione già dell'appartenenza all'organizzazione, senza che sia necessaria la prova d'aver partecipato alla commissione dei reati addebitabili all'organizzazione (Günther Stratenwerth, Schweizerisches Strafrecht, Besonderer Teil II: Straftaten gegen Gemeininteressen, 5a ed., Berna 2000, n. 25 pag. 200; Marc Forster, Kollektive Kriminalität. Das Strafrecht vor der Herausforderung durch das organisierte Verbrechen, Basilea, 1998, pag. 23; Gunther Arzt, CP 260ter, 53-56 pag. 289, in: Niklaus Schmid, editore, Kommentar Einziehung, organisiertes Verbrechen und Geldwäscherei, vol. 1, Zurigo 1998; Hans Baumgartner, in: Commentario basilese, n. 2, 4, 11 e 12 all'art. 260ter CP). Lamentando l'asserita assenza di riferimenti concernenti un suo concreto e preciso comportamento che configuri il reato dell'art. 260ter CP, il ricorrente disattende che egli è sospettato, sulla base della menzionata compravendita di cocaina e del suo coinvolgimento nelle citate società, dalle quali egli sostiene di aver ricevuto solo commissioni acquisite legalmente, come pure sulla base delle dichiarazioni di coimputati, d'aver partecipato e/o sostenuto un'organizzazione criminale, che ha compiuto vari reati, e non tanto per averne commesso personalmente determinati, ciò che, perlomeno allo stadio attuale dell'inchiesta, è sufficiente dal profilo dell'art. 260ter CP per ammettere il possibile adempimento della relativa fattispecie legale. 2.5 La Corte dei reclami penali ha invece ritenuto più sfumata, come peraltro già stabilito in un giudizio precedente, la valutazione riguardo alle altre imputazioni contestate al ricorrente, in particolare quella di violazione alla LStup e quella di aggressione e coazione nell'ambito una "spedizione punitiva" avvenuta ad Ascona il 15 maggio 2003. Rilevato che il MPC adduceva numerosi indizi al riguardo, raccolti soprattutto sulla base di dichiarazioni di testimoni e di altri coimputati conosciuti e assiduamente frequentati dal ricorrente, la Corte dei reclami penali ha ritenuto - rettamente - che tali indizi, allo stadio in cui si trovano ormai le indagini e con riferimento al ricorrente, sono piuttosto labili, difettando della gravità prevista dall'art. 44 PP. Secondo la Corte, la mancanza di gravi e pertinenti indizi di colpevolezza riguardo a queste imputazioni non modifica tuttavia l'essenza del menzionato giudizio complessivo. 2.6 Il ricorrente focalizza poi il suo gravame sull'assunto secondo cui la Corte dei reclami penali avrebbe ritenuto, in maniera contraria alle risultanze di causa, un suo coinvolgimento in attività criminose riferite al riciclaggio di denaro in relazione alle due menzionate società. In tale ambito egli si limita tuttavia, in sostanza, ad addurre di non aver svolto formalmente funzioni in qualità di organo di queste società e che possibilmente al momento del fallimento nemmeno sussisteva un'eccedenza di debiti. Ritenuto che il suo coinvolgimento in quelle vicende parrebbe fondarsi su dichiarazioni di testimoni e coindagati e che l'inchiesta si trova in una fase intermedia ormai avanzata, il MPC dovrà comunque procedere senza indugio ai necessari confronti, peraltro espressamente richiesti dal ricorrente, allo scopo di poter verificare ulteriormente l'attendibilità delle dichiarazioni litigiose, in particolare sulla base di riscontri oggettivi risultanti dalle indagini. Ciò vale a maggior ragione, in quanto anche le autorità zurighesi indagano da tempo sulle due menzionate società, per cui il pericolo di collusione diminuisce sempre maggiormente.