Citation: 6B_1217/2023 E. 5

Secondo l'art. 42 cpv. 2 LTF, il ricorso dev'essere motivato in modo sufficiente. Il Tribunale federale vaglia la violazione di diritti fondamentali unicamente se tale censura è stata debitamente sollevata e motivata (art. 106 cpv. 2 LTF). Ciò significa che la parte ricorrente deve dimostrare in maniera chiara e dettagliata in che misura la decisione impugnata li leda, confrontandosi con i relativi considerandi (DTF 148 I 104 consid. 1.5; 142 V 577 consid. 3.2). Se rimprovera all'autorità cantonale un accertamento dei fatti manifestamente inesatto - ossia arbitrario (DTF 148 IV 408 consid. 2.2; sulla nozione di arbitrio v. DTF 148 I 127 consid. 4.3) - la parte ricorrente deve sollevare la censura e motivarla in modo preciso, come esige l'art. 106 cpv. 2 LTF; deve inoltre dimostrare che l'eliminazione dell'asserito vizio può influire in maniera determinante sull'esito della causa (art. 97 cpv. 1 LTF). Critiche appellatorie sono inammissibili (DTF 148 IV 356 consid. 2.1). Questi requisiti di motivazione non sono manifestamente soddisfatti nella fattispecie. Il ricorrente lamenta in modo generico e apodittico la violazione di "elementari norme sostanziali di diritto penale e costituzionali", invocando gli art. 5, 7, 8, 9-29 Cost., ma senza illustrare oltre il suo assunto e senza in particolare spiegare in che maniera e misura la CARP avrebbe disatteso tali norme. Si duole inoltre di arbitrio nell'accertamento dei fatti e nella valutazione delle prove, senza tuttavia sostanziarlo e senza confrontarsi con la sentenza impugnata, limitandosi a critiche di mero stampo appellatorio, inammissibili in questa sede. Così ad esempio laddove pretende che le dichiarazioni del correo sarebbero contraddittorie e non fedefacenti, omettendo di sviluppare tale asserto. Non si avvede peraltro che la CARP ha accertato i fatti essenzialmente sulle ammissioni dello stesso insorgente di cui al suo verbale del 12 novembre 2014, e non sulle dichiarazioni del correo, sicché "l'interpretazione" di queste ultime non influisce in alcun modo sull'esito della causa. Lo stesso dicasi in relazione ai certificati medici di cui si avvale il ricorrente per dimostrare la sua assenza dal lavoro e sui quali la CARP non si sarebbe chinata. Si stenta a scorgerne la rilevanza, già solo perché concernono periodi diversi da quelli in cui si sono svolti i fatti per i quali è stato condannato. Per tacere del fatto che la sua attestata inabilità al lavoro non gli impediva di formare i documenti falsi né di dichiarare tutti i suoi redditi pignorabili, comportamenti alla base della sua condanna per ripetuta falsità in documenti e di frode nel pignoramento. Del resto il contrario neppure è preteso nel gravame.