Citation: 9C_775/2016 E. 6.3

6.3. Nel caso concreto dagli accertamenti della Corte cantonale emerge che la ricorrente non ha seguito costantemente una terapia medica per i suoi disturbi depressivi. In effetti, già nella perizia SAM del 20 luglio 2005, il dott. E.________, pur ammettendo una sindrome depressiva ricorrente, episodio attuale lieve con sindrome biologica (ICD-10 F. 33.01), aveva indicato la necessità di seguire una terapia idonea a migliorare la situazione valetudinaria. Ora però la Corte cantonale ha accertato che dagli atti non è risultato che la ricorrente si sia rivolta a uno specialista in psichiatria fino al giugno 2014, data in cui essa si è indirizzata alla dott. F.________ al fine di essere aiutata ad ottenere un riconoscimento della sua malattia. Dopo che la specialista le ha comunicato che le sue affezioni non sarebbero state riconosciute dall'assicurazione invalidità, la ricorrente ha interrotto e annullato le sedute di psicoterapia (trattamento durato dal 17 giugno al 25 agosto 2014). Essa si è allora rivolta nel settembre del 2014 al dott. B.________, attuale medico curante che l'ha presa a carico, salvo nel periodo di 4/5 mesi in cui è stata - a suo dire - all'estero presso la sua famiglia. Visto l'interruzione volontaria della terapia, di cui peraltro il curante nemmeno ha mai menzionato i dettagli, per il soggiorno all'estero, oltre al fatto accertato che non è ancora stata trovata la soluzione farmacologica ottimale - il curante stesso ha affermato nella valutazione del 31 agosto 2015 che stava ancora valutando le soluzioni alternative farmacologiche che possono essere ben tollerate dalla ricorrente e quindi assunte con regolarità - non si può concludere per un trattamento seguito in modo ottimale e costante così come richiesto dalla giurisprudenza sopra menzionata. In definitiva alle affezioni lamentate dalla ricorrente non può essere riconosciuta natura di malattia invalidante.