Citation: 6B_1295/2016 E. 2.4

2.4. Nel motivare la sua censura, il ricorrente adduce fatti non accertati dalla CARP senza rispettare le condizioni dell'art. 97 cpv. 1 LTF. Così è laddove illustra le ragioni alla base del licenziamento o riporta il contenuto delle comunicazioni intercorse con la patrocinatrice dell'accusatore privato. Benché trattisi di elementi che risultano dalla documentazione prodotta nell'ambito del procedimento penale, che richiama a più riprese, egli non pretende che la Corte cantonale abbia omesso senza valida ragione di tenerne conto, incorrendo così nell'arbitrio (sulla nozione di arbitrio nella valutazione delle prove v. DTF 137 I 58 consid. 4.1.2). Il Tribunale federale rimane quindi vincolato ai soli accertamenti contenuti nella sentenza impugnata (art. 105 cpv. 1 LTF). Per il resto, in merito alla censura di arbitrio l'insorgente non spiega in che modo l'eliminazione dell'asserito vizio possa essere determinante per l'esito della causa (v. art. 97 cpv. 1 LTF). D'altronde le conclusioni della CARP non muterebbero a dipendenza del fatto che l'accusatore privato ricevesse il denaro dai clienti su un suo conto personale o piuttosto in contanti, in entrambi i casi con l'obbligo di riversarlo all'azienda. Essa ha infatti ritenuto che il ricorrente non ha compiuto le richieste verifiche: prima di incolpare l'accusatore privato di furto rispettivamente di appropriazione indebita avrebbe dovuto verificare gli importi da lui incassati e chiedergli delle spiegazioni in merito. Su questo aspetto l'insorgente non solleva alcuna censura di arbitrio, ma si limita ad affermare, in maniera appellatoria, che l'azienda avrebbe proceduto alle necessarie verifiche prima di muovere i rimproveri nel contesto della notifica del licenziamento. Di quali verifiche si tratti non è dato di sapere e al proposito il gravame è silente. Vano è poi il tentativo di prevalersi dell'istanza di conciliazione presentata nel contesto del contenzioso civile. Essa è infatti posteriore all'imputata diffamazione e non può dunque essere presa in considerazione per valutare la sua buona fede (v. supra consid. 2.1). Atteso che il ricorrente non pretende che la CARP avrebbe arbitrariamente omesso di tener conto di elementi di cui egli aveva conoscenza al momento in cui ha proferito le sue affermazioni sull'accusatore privato, rispettivamente negato in modo insostenibile che egli avesse fatto tutto quanto ci si poteva attendere da lui per assicurarsi della loro veridicità, le conclusioni della Corte cantonale sull'assenza di buona fede risultano conformi al diritto. In mancanza della prova liberatoria, la condanna dell'insorgente per il titolo di diffamazione va pertanto confermata.