Citation: 6B_973/2008 28.04.2009 E. 3.1

3.1.1 In concreto, come rettamente ritenuto a titolo abbondanziale con riferimento alla giurisprudenza del Tribunale federale nel giudizio impugnato, fa difetto la condizione della novità imposta dall'art. 299 lett. c CPP/TI e dall'art. 385 CP. In effetti, secondo la prassi, un mezzo di prova o un fatto sono nuovi soltanto quando il giudice non ne ha avuto conoscenza al momento in cui si è pronunciato, ossia quando non gli erano stati sottoposti, sotto una qualsiasi forma, nella procedura originaria; un mezzo di prova o un fatto sono rilevanti quando sono idonei a stravolgere gli accertamenti di fatto, sui quali si fonda la condanna, e lo stato di fatto così modificato renda possibile un giudizio sensibilmente più favorevole al condannato (DTF 130 IV 72 consid. 1 e 2 secondo cui la portata del previgente art. 397 CP è più estesa che quella dell'art. 29 cpv. 1 Cost.; al riguardo vedi anche DTF 127 I 133 consid. 6 e rinvii). 3.1.2 Nella fattispecie non si è manifestamente in presenza di un mezzo di prova che non era noto al giudice nel primo processo, ritenuto ch'egli aveva espressamente negato la necessità di assumerlo. Un mezzo di prova non è infatti nuovo, quando il giudice l'ha esaminato, ma, come sostenuto dal ricorrente, non ne avrebbe valutato correttamente la portata (DTF 122 IV 66 consid. 2 a e b; cfr. anche DTF 133 IV 343 consid. 2.1 in fine). Al proposito, manifestamente inconferente nell'ambito di una revisione è il richiamo, peraltro non motivato, al principio in dubio pro reo. 3.1.3 A torto il ricorrente sostiene che si sarebbe in presenza di un mezzo di prova nuovo, poiché nel quadro del precedente giudizio il giudice non l'avrebbe valutato, visto che all'epoca la perizia non era ancora stata allestita. In effetti, sia l'offerta di detta prova sia la sua portata sono state esaminate e respinte dal giudice, sulla base di un loro apprezzamento anticipato. Il fatto, come sostenuto dal ricorrente, che in tale ambito il giudice non ne avrebbe valutato correttamente la portata non è decisivo. Questa critica non concerne infatti la novità della perizia, ma il criticato apprezzamento delle prove, questione che il ricorrente doveva se del caso contestare tempestivamente con il rimedio di diritto previsto all'uopo (cfr. DTF 125 IV 298 consid. 2b pag. 302; 122 IV 66 consid. 2b; GASS, in Basler Kommentar, Strafrecht, 2a ed. 2007, n. 9 ad art. 385; CHRISTIAN FAVRE e altri, Code pénal annoté, 3a ed. 2007, n. 1.20 all'art. 385). Scopo della revisione non è infatti quello di permettere di sopperire alla mancata tempestiva impugnazione di una decisione di condanna, adducendo, come fa il ricorrente, che da un'analisi globale e oggettiva delle prove emergerebbero seri dubbi sulla sua colpevolezza. Egli in concreto, in effetti, si limita a contestare gli accertamenti fattuali e la valutazione delle prove effettuati nel precedente giudizio di condanna, non impugnato. 3.1.4 Per di più, come ancora si vedrà, il giudice non ha misconosciuto i problemi sollevati nella perizia litigiosa: egli ne ha tenuto conto, valutando tuttavia i mezzi di prova in maniera differente da quella proposta dal ricorrente. In concreto, la perizia si limita a ribadire il punto di vista del ricorrente. Ora, una nuova valutazione dei fatti non costituisce un motivo di revisione: per di più, la perizia non ha comunque indotto il giudice a un diverso apprezzamento dei fatti e delle prove (TRECHSEL/LIEBER in, Schweizerisches Strafrecht, Praxiskommentar, 2008, n. 6 e 8 ad art. 385).