Citation: 4A_98/2018 E. 7.3

7.3. Una decisione arbitrale è incompatibile con l'ordine pubblico materiale (altra componente dell'ordine pubblico tutelato dall'art. 190 cpv. 2 lett. e LDIP) quando viola principi fondamentali del diritto materiale in modo tale da non più essere conciliabile con l'ordine giuridico e il sistema dei valori determinanti. Fra questi principi vanno annoverati - in modo non esaustivo - in particolare la fedeltà contrattuale, il rispetto delle regole della buona fede, il divieto dell'abuso di diritto, la proibizione di misure discriminatorie o spogliatrici e la protezione di persone civilmente incapaci (DTF 132 III 389 consid. 2.2.1). Se non è agevole definire l'ordine pubblico materiale, inquadrando con precisione i suoi limiti, è per contro più facile escludere dal suo campo di applicazione taluni elementi. Non fanno in particolare parte dell'ordine pubblico materiale né l'insieme del processo di interpretazione di un contratto e le conseguenze logiche trattene in diritto né l'interpretazione fatta dal Tribunale arbitrale delle disposizioni statutarie di un organismo di diritto privato. Non vi è nemmeno incompatibilità con l'ordine pubblico materiale, nozione più ristretta rispetto all'arbitrio, quando le prove sono state malamente apprezzate o un accertamento di fatto è manifestamente sbagliato o una regola di diritto è stata chiaramente violata (DTF 144 III 120 consid. 5.1). In concreto, con le censure rivolte contro gli accordi intercorsi con l'opponente, i ricorrenti criticano inammissibilmente gli accertamenti di fatto del Tribunale arbitrale e l'interpretazione del contratto con le conseguenze derivatene. Non configura nemmeno una violazione dell'ordine pubblico materiale, come definito dalla citata giurisprudenza, l'asserita errata determinazione del diritto in base al quale andava giudicata la vertenza. Infine, limitandosi ad asserire che il tasso d'interesse massimo previsto dall'art. 14 della legge federale sul credito al consumo sarebbe il 15 %, senza nemmeno spendere una parola per spiegare per quale motivo esso sarebbe decisivo nella fattispecie e a definire il tasso del 17 % applicato nel lodo come usuraio, i ricorrenti non soddisfano le esigenze di motivazione previste dall'art. 77 cpv. 3 LTF (supra, consid. 3).