Citation: 1C_280/2016 E. 3.5

3.5. Risulta tuttavia che nella decisione del 12 luglio 1985 di approvazione del previgente piano regolatore, il Consiglio di Stato (pag. 29) ha ammesso che "la delimitazione delle zone edificabili nel comprensorio del X.________ è stata condizionata dalla situazione attuale degli insediamenti sparsi su tutto il territorio, escludendo quindi la possibilità di concentrare l'edificazione in certe zone. È stato assai arduo adottare dei principi pianificatori quali quelli della compattezza delle zone costruite e della riduzione sensata e ragionevole delle zone potenzialmente edificabili. La dispersione delle costruzioni esistenti non concedono spazio alla previsione di uno sviluppo organico e razionale". Il Governo ha invero accennato ad "alcuni correttivi per arginare questo stato di cose", senza invero specificarli, aggiungendo che "la scelta delle zone edificabili è pure derivata dalla presenza o meno delle infrastrutture principali (...) ". Queste considerazioni sono state citate nella sentenza del 28 giugno 2013 della Corte cantonale, che non ne ha tuttavia tratto specifiche conclusioni quanto alla conformità alla LPT del piano regolatore previgente, confrontandosi per contro essenzialmente sui risultati diversi tra autorità comunale e cantonale concernenti il calcolo della contenibilità. In sostanza, nella decisione di approvazione del precedente piano regolatore il Consiglio di Stato ha riconosciuto di avere convalidato una zona edificabile la cui estensione dipendeva dalla dispersione delle costruzioni su tutto il territorio comunale. Anche dagli atti pianificatori, segnatamente dal piano delle zone, emerge infatti che i comparti edificabili comprendevano numerose ed ampie superfici sostanzialmente libere da costruzioni o edificate in misura ridotta e in modo sparso, in parte confinanti con il bosco. Simili azzonamenti disattendevano tuttavia il principio di concentrazione e quello dell'utilizzazione parsimoniosa del suolo (cfr. art. 1 cpv. 1 e art. 3 cpv. 3 LPT), che imponevano in linea di massima di raggruppare gli insediamenti e di utilizzare innanzitutto le riserve esistenti all'interno del comparto edificato prima di estendere la zona edificabile (DTF 136 II 204 consid. 6.2.2). Pure l'art. 15 lett. a vLPT esigeva che la zona edificabile fosse prioritariamente delimitata in corrispondenza del comprensorio già largamente edificato (DTF 116 Ia 335 consid. 4a; ALEXANDRE FLÜCKIGER/ STÉPHANE GRODECKI, in: Kommentar zum Bundesgesetz über die Raumplanung, 2010, n. 37 all'art. 15). Come rettamente rilevato dal Tribunale di espropriazione, non risulta però che nella fattispecie la zona edificabile sia stata determinata sulla base di questo criterio. Nella sua decisione di approvazione del 12 luglio 1985, il Consiglio di Stato aveva piuttosto richiamato l'art. 16 della previgente legge edilizia cantonale del 19 febbraio 1973, che in particolare ai cpv. 1 e 2 disciplinava il contenuto del piano regolatore e la sua estensione territoriale, ma non regolava le condizioni materiali per l'attribuzione di un fondo alla zona edificabile e non contemplava una disposizione analoga all'art. 15 lett. a vLPT. D'altra parte, pur ritenendo corretta e sostenibile dal profilo pianificatorio la delimitazione del territorio edificabile del primo piano regolatore, il Governo ha riconosciuto che la contenibilità andava "oltre i presumibili bisogni del X.________ per l'immediato futuro" (cfr. decisione di approvazione del 12 luglio 1985, pag. 56). Che tale piano fosse sovradimensionato è poi stato confermato dall'autorità cantonale medesima nell'ambito della decisione del 21 luglio 2011 di approvazione della revisione pianificatoria (pag. 19). Nel contesto di questa revisione, il Consiglio di Stato ha conseguentemente condiviso le riduzioni delle aree edificabili, disattendendo per contro i prospettati ampliamenti. Pure il fatto che le unità insediative effettivamente accertate nel 2009 sono state sensibilmente inferiori alla contenibilità del piano regolatore del 1985, determinata tenendo conto di una prospettiva di 10-15 anni, avvalora la conclusione relativa al sovradimensionamento del primo piano. Alla luce dell'insieme di queste circostanze, risulta quindi che il piano regolatore previgente non era conforme alla LPT per quanto concerne l'estensione e la delimitazione della zona edificabile. Il provvedimento pianificatorio litigioso, che ha inserito una parte del fondo part. yyy in zona agricola, deve quindi essere considerato quale rifiuto di attribuirlo alla zona edificabile e non quale dezonamento.