Citation: 5P.106/2001 28.06.2001 E. 3

3.- La ricorrente rimprovera infine arbitrio ai giudici cantonali, perché la sua pretesa si fonda su una sentenza straniera cresciuta in giudicato e su un riconoscimento di debito, ossia su documenti che dimostrano la fondatezza e la liceità della pretesa e del sequestro. È vero che l'esistenza e la validità della pretesa posta alla base del sequestro riveste un'importanza particolare per il giudizio sulla garanzia (DTF 126 III 95 consid. 5). Di principio, quindi, l'esistenza di una sentenza cresciuta in giudicato che riconosca il credito dedotto in sequestro dovrebbe indurre il giudice, se non esistono altri elementi di sospetto sulla legittimità del sequestro, a prescindere dalla garanzia. Senonché, in concreto, la controparte rimprovera alla ricorrente una truffa processuale: la sentenza canadese è stata emessa in contumacia, senza la partecipazione del debitore e, senza delibazione, è poi stata utilizzata per l'ottenimento del sequestro e del successivo pignoramento, sempre senza nessuna opposizione del debitore. Ora, giova qui rilevare che l'importo di US$ 4'000'000.-- è stato sequestrato nell'ambito del procedimento penale in odio al marito della ricorrente, il quale, secondo la sentenza 8 maggio 1995 che lo ha condannato a tre anni di detenzione per truffa e falsità in documenti, aveva "ritenuto di depositare presso l'autorità penale l'ammontare corrispondente a quanto percepito nella vicenda. L'ammontare e le modalità di restituzione alla Zambia verranno definite a seguito di trattative tra le parti. ..". Nel menzionato giudizio penale, cresciuto in giudicato, è quindi stato ordinato il risarcimento compensativo ex art. 59 n. 2 CP per US$ 6'393'060.-- assistito ai fini della sua esecuzione dell'importo di US$ 4'000'000.-- sequestrato e sopra ricordato. In queste circostanze, l'improvvisa comparsa della sentenza contumaciale canadese del 12 ottobre 1999, fondata su una dichiarazione giurata (sworn affidavit di data 5 ottobre 1999) può ben apparire, con verosimiglianza, come un espediente messo in atto dalla ricorrente e suo marito per tornare in possesso della somma di US$ 4'000'000.-- prestata a suo tempo per il risarcimento della parte truffata e a tal uopo sequestrata dai giudici penali: non è comunque questa la sede per chiarire modi e tempi dell'operazione. Basti rilevare, ai fini della garanzia, che i rimproveri mossi dalla parte lesa alla sentenza canadese, per i modi e i tempi in cui è stata ottenuta, non solo non appaiono destituiti di pertinenza, ma lasciano piuttosto intravedere un tentativo di eludere il sequestro penale e l'impegno professato in quel contesto per risarcire la parte truffata. In queste condizioni, i giudici cantonali, ordinando la prestazione della ricordata garanzia, non hanno pertanto ecceduto il loro ampio potere di apprezzamento.