Citation: 1B_643/2020 E. 2.5.2

2.5.2. Mal si comprende quindi, vista la pena già scontata e i forti e concreti legami familiari del ricorrente in Svizzera che, anche nell'ipotesi che il Tribunale federale non pronunci il postulato proscioglimento o confermi la criticata pena, perché il ricorrente dovrebbe darsi alla fuga, considerata l'entità massima della pena presumibile ch'egli dovrebbe ancora espiare. Parrebbe molto più probabile semmai che, una volta scontata la pena, egli potrebbe recarsi legalmente in Italia per cercarvi un lavoro, allo scopo di ovviare alla citata interdizione triennale di esercitare la sua professione in Ticino. In tale ipotesi egli potrebbe nondimeno rientrare liberamente in Svizzera per mantenere i contatti con la sua famiglia, ciò che non sarebbe possibile nel caso di fuga. Certo, la famiglia potrebbe visitarlo in Italia, ma ritenuto che i quattro figli del ricorrente sono scolarizzati in Svizzera, che sua moglie vi lavora e che una siffatta scelta impedirebbe al ricorrente di poter se del caso ritrovare un qualsiasi lavoro in Svizzera, una fuga parrebbe poco probabile. Nelle descritte, attuali circostanze, il pericolo di fuga, nell'attesa della sentenza della Corte di diritto penale del Tribunale federale, non appare quindi concreto. La carcerazione può infatti essere ordinata e mantenuta soltanto quale "ultima ratio" e in suo luogo possono essere ordinate misure meno severe (art. 212 cpv. 2 lett. c CPP; DTF 143 IV 9 consid. 2.2 pag. 12).