Citation: 5A_824/2018 E. 4.3.2

4.3.2. La ricorrente accusa poi i Giudici cantonali di essersi scostati dagli accertamenti del Tribunale regionale Moesa senza ragione, la qui opponente non avendoli contestati. Nei procedimenti soggiacenti alla massima dispositiva è compito delle parti allegare i fatti e indicare i mezzi di prova (art. 55 cpv. 1 CPC). Salvo eccezioni qui non pertinenti (art. 55 cpv. 2, art. 56 e art. 153 cpv. 2 CPC), il giudice non è autorizzato a intraprendere d'ufficio alcun accertamento non scaturente dalle allegazioni delle parti. Ne discende anche che fatti non - o non debitamente - contestati vanno senz'altro posti alla base del giudizio (PAUL OBERHAMMER, in Kurzkommentar ZPO, 2a ed. 2014, n. 9-11 ad art. 55 CPC; MYRIAM A. GEHRI, in Basler Kommentar, Schweizerische Zivilprozessordnung, 3a ed. 2017, n. 3 ad art. 55 CPC). Il giudice di appello rivede invero liberamente i fatti, ma è pure lui legato alla massima dispositiva e non è pertanto autorizzato a correggere d'ufficio gli accertamenti fattuali della prima istanza (art. 310 lett. b CPC; KARL SPÜHLER, in Basler Kommentar, Schweizerische Zivilprozessordnung, n. 7 e 8 ad art. 310 CPC). La ricorrente lamenta in particolare che il Tribunale cantonale non ha volutamente preso in considerazione un passo dell'appello, nel quale la qui opponente ha espressamente ammesso che la clausola compromissoria del 10 ottobre 2001/29 maggio 2002 vada applicata unicamente alla modifica dei fattori di calcolo (decisione impugnata consid. 5.5 pag. 26). La lagnanza è giustificata: l'opponente si è espressa in termini univoci nei confronti di una altrettanto chiara affermazione del Tribunale regionale Moesa, giusta la quale le parti hanno optato per un arbitro soltanto nel caso di mancata intesa su una modifica dei fattori di calcolo. Avanti al Tribunale federale l'opponente cerca di minimizzare la portata della sua ammissione, richiamando l'esistenza di divergenze fra le parti e il conseguente obbligo della ricorrente di rivolgersi all'arbitro. Ma la sua risposta si esaurisce nel ribadire che fra le parti sussistevano e sussistono ancora delle divergenze - asserzione che concerne semmai la sua posizione in diritto, ma che non basta a cancellare una chiara ammissione. Questa constatazione non basta tuttavia per suggellare l'esito del ricorso. Sussistono infatti dubbi in dottrina che la mera violazione della massima dispositiva possa portare all'esclusione di fatti accertati dal giudice, a meno che non si sia in presenza di arbitrio ai sensi dell'art. 9 Cost. (OBERHAMMER, op. cit., n. 13 ad art. 55 CPC). La questione non va decisa qui, poiché la conclusione dell'istanza precedente si appalesa comunque insostenibile.