Citation: 1P.602/2003 23.02.2004 E. 5

Il ricorrente rimprovera infine alla Corte cantonale di avere fissato la riparazione del torto morale abusando del proprio potere d'apprezzamento, fondandosi su elementi irrilevanti e disattendendo circostanze determinanti. Lamenta altresì una violazione della presunzione d'innocenza. 5.1L'art. 49 CO, applicato dalla Corte cantonale a titolo di diritto suppletivo, prevede che un'indennità per torto morale sia concessa nel caso in cui la gravità dell'offesa alla personalità lo giustifichi e questa non sia stata riparata in altro modo. La commisurazione della riparazione morale costituisce una decisione secondo l'equità, fondata di principio sull'apprezzamento e sulla ponderazione delle concrete circostanze (DTF 123 II 210 consid. 2c). Essa deve essere fissata in funzione della gravità della lesione della personalità, tenendo conto di tutte le circostanze di fatto, segnatamente del pregiudizio all'integrità fisica e psichica, della reputazione di colui che si pretende leso, nonché della sua situazione familiare e professionale (DTF 113 Ib 155 consid. 3b, 113 IV 93 consid. 3a; cfr. pure DTF 128 IV 53 consid. 7a pag. 71, 125 III 269 consid. 2a, 412 consid. 2a pag. 417). 5.2Il ricorrente non ha subito né detenzione né arresto. Ritiene nondimeno che la CRP abbia minimizzato la portata dell'ordine di arresto emanato nei suoi confronti, il quale costituirebbe, a suo dire, una vera e propria sentenza di condanna, assimilabile ad un'espulsione ai sensi dell'art. 55 CP. Sostiene inoltre che la precedente istanza non avrebbe tenuto conto dei ritardi accumulati dalle autorità cantonali nella conduzione dell'inchiesta, ma avrebbe cercato di ridurre l'indennità per torto morale biasimando il comportamento del ricorrente. Nella misura in cui il ricorrente insiste anche in questa sede nel parificare, in modo generico, l'ordine di arresto alla pena accessoria dell'espulsione, le censure ricorsuali rivestono un carattere essenzialmente appellatorio e sono di per sé inammissibili (art. 90 cpv. 1 lett. b OG). Né il ricorrente adduce e documenta particolari elementi soggettivi sulla sua persona, sulle ripercussioni nell'ambito familiare, lavorativo e sociale, che consentano di valutare adeguatamente la sofferenza da lui eventualmente subita. Con le argomentazioni esposte nel suo gravame egli non dimostra affatto la sussistenza di indizi sufficientemente concreti di lesioni particolarmente gravi della personalità causate dagli eventi penali, né essi sono ravvisabili in concreto. D'altra parte, premesso come non risulti che il ricorrente abbia adito le istanze ricorsuali superiori per lamentare l'eventuale violazione del principio di celerità da parte delle autorità inquirenti (cfr. DTF 125 V 373 consid. 2b/aa), la CRP ha fissato l'indennità per torto morale tenendo appunto conto dell'esistenza dell'ordine di arresto a diffusione nazionale e della sua durata. Essa ha inoltre esplicitamente riconosciuto che il comportamento del ricorrente non poteva essere considerato colpevole né contrario a una regola giuridica, sicché, contrariamente a quanto sembra ritenere il ricorrente stesso, la CRP non ha per finire ridotto la riparazione morale sulla base di un simile motivo, ma si è rifiutata - senza con ciò violare il divieto dell'arbitrio - di assimilare genericamente l'ordine di arresto a un'espulsione. Né l'ammontare dell'indennità stabilito concretamente dalla CRP può essere ritenuto arbitrario per il solo fatto ch'esso coincide con quello fissato dalla stessa autorità cantonale nel precedente giudizio del 28 marzo 2002. Il Tribunale federale ha in effetti annullato tale decisione con sentenza del 2 ottobre 2002, senza statuire sull'ammontare del risarcimento e senza fornire, sugli aspetti qui litigiosi, indicazioni vincolanti per l'autorità cantonale (cfr. sentenza 1P.258/2002, consid. 3.5). L'annullamento del primo giudizio della CRP ha quindi sostanzialmente comportato il ripristino della situazione giuridica precedente l'emanazione dello stesso, sicché solo la sentenza emanata il 4 settembre 2003 dalla medesima CRP è in discussione in questa sede (cfr. Walter Kälin, Das Verfahren der staatsrechtlichen Beschwerde, 2a ed., Berna 1994, pag. 399). In tali circostanze, non può quindi essere rimproverato alla precedente istanza di avere abusato del proprio potere d'apprezzamento, né di avere violato la presunzione d'innocenza.