Citation: 1A.147/2003 09.01.2004 E. 2

2.1 Le ricorrenti rimproverano alla DGD di aver negato loro a torto la legittimazione a partecipare alla procedura di assistenza, segnatamente il diritto di consultare (integralmente) il verbale d'interrogatorio e gli atti sequestrati, violando in tal modo il loro diritto di essere sentite e (implicitamente) il loro diritto di partecipare alla procedura di assistenza. Di massima, l'interessato è legittimato a far valere che l'Autorità sarebbe incorsa in un diniego di giustizia (DTF 128 II 211 consid. 2.1, 124 II 180 consid. 1b) e il rifiuto di consultare l'incarto può essere oggetto di un ricorso di diritto amministrativo (DTF 127 II 198 consid. 2b e c). Nella fattispecie la DGD, ritenuto il consenso del testimone, ha proceduto all'esecuzione semplificata (art. 80c AIMP) e non ha emanato una decisione di chiusura secondo l'art. 80d AIMP. Ora, in linea di principio, il rifiuto di accedere agli atti non costituisce un danno irreparabile ai sensi dell'art. 80e lett. b AIMP, né le ricorrenti lo sostengono e lo rendono verosimile; del resto, in siffatta ipotesi, il ricorso, non inoltrato entro il termine di dieci giorni dell'art. 80k AIMP, sarebbe tardivo e quindi inammissibile (DTF 127 II 198 consid. 2b e c). 2.2 Tranne casi non realizzati nella fattispecie, la persona o le società indicate da un testimone non possono, come si è visto, di massima ricorrere contro la trasmissione del verbale d'interrogatorio. Questa carenza di legittimazione implica ch'esse non possono pretendere di poter consultare i documenti di causa, come previsto dall'art. 80b AIMP, concernente la partecipazione al procedimento e l'esame degli atti, norma peraltro non richiamata dalle ricorrenti. La qualità di parte nella procedura d'assistenza deve allinearsi infatti con il diritto di ricorrere previsto dall'art. 80h lett. b AIMP: ritenuto che tale diritto dev'essere negato alle ricorrenti, esse non possono essere ammesse a partecipare alla procedura d'assistenza e all'esecuzione della richiesta estera sulla base dell'art. 80b AIMP (DTF 127 II 104 consid. 4b). Certo, la facoltà prevista dall'art. 80b AIMP è oggetto di una norma distinta (FF 1995 III 29): il legislatore federale non ha tuttavia voluto estendere la cerchia delle persone abilitate a intervenire nella procedura ma, al contrario, limitare l'esame degli atti e il diritto di partecipazione soltanto ai casi ove ciò sia necessario per la tutela dei loro interessi. In assenza di legittimazione, le ricorrenti non potevano quindi, di massima, pretendere di poter partecipare alla procedura di assistenza e di consultare gli atti, peraltro consegnati in copia al testimone (art. 80b cpv. 1 in relazione con l'art. 80h lett. b AIMP; causa 1A.313/1997, sentenza del 27 febbraio 1998, consid. 2). 2.3 Neppure il diritto di essere sentito e di consultare l'incarto (art. 29 cpv. 2 Cost.) garantisce alle ricorrenti, nell'ambito della procedura di riconoscimento della loro legittimazione, la facoltà di esaminare esse medesime gli atti d'assistenza, allo scopo di vagliare se siano toccate direttamente da tale procedura; questo esame compete alle autorità e ai tribunali (causa 1A.314/2000, sentenza del 5 marzo 2001, consid. 7; cfr., sulla qualità di parte nella procedura di assistenza in materia penale, in particolare sulla facoltà di consultare gli atti di causa della parte lesa, DTF 127 II 104 consid. 3a-c).