Citation: 1A.114/2003 29.09.2003 E. 2

2.1 Riferendosi alla comunicazione del 13 maggio 2003, il ricorrente rimprovera al MPC di avergli negato a torto la legittimazione a partecipare alla procedura di assistenza e all'audizione litigiosa; inoltre, rifiutandogli la facoltà di esaminare gli atti rogatoriali e di esecuzione, e il diritto di partecipare all'esecuzione della richiesta e di presentare ricorsi, il MPC avrebbe violato il diritto di essere sentito e commesso un diniego di giustizia. Di massima, l'interessato è legittimato a far valere che l'Autorità sarebbe incorsa in un diniego di giustizia (DTF 128 II 211 consid. 2.1, 124 II 180 consid. 1b): una simile violazione non si verifica tuttavia nella fattispecie. D'altra parte, se il rifiuto di consultare l'incarto può essere oggetto di un ricorso di diritto amministrativo (DTF 127 II 198 consid. 2b e c), una parte non può nondimeno chiedere in qualsiasi momento l'emanazione di un ulteriore atto amministrativo impugnabile per sottometterlo al giudice: la tempestività del ricorso contro la riconferma del contestato diniego è pertanto dubbia (cfr. DTF 119 Ib 64). 2.1.1 Il ricorrente definisce contraddittoria la tesi del MPC, secondo cui egli non sarebbe più una "persona perseguita", visto la menzionata condanna divenuta definitiva, salvo i capi 7 e 11, sicché non potrebbe essere considerato come "parte" nella procedura d'assistenza secondo gli art. 21 e 80b AIMP. Egli sostiene invece che la rogatoria lo concernerebbe, visto che il suo nome vi è menzionato, oltre che nel verbale litigioso; per di più, la richiesta mirerebbe, secondo il MPC, all'identificazione e al sequestro dei proventi del reato di concussione. Ora, il ricorrente disattende che oggetto della presente procedura è soltanto la trasmissione del verbale litigioso, e non il sequestro e l'eventuale consegna allo Stato richiedente di beni che gli apparterrebbero. Come ha rilevato il MPC nelle osservazioni al ricorso, tale questione sarà decisa separatamente, sulla base dell'art. 74a AIMP. Il quesito esula pertanto dall'oggetto del litigio. 2.1.2 Tranne casi non realizzati nella fattispecie, la persona indicata da un testimone non può, come si è visto, di massima ricorrere contro la trasmissione del verbale d'interrogatorio. Questa carenza di legittimazione implica ch'essa, richiamando l'art. 80b AIMP, concernente la partecipazione al procedimento e l'esame degli atti, non può pretendere di poter consultare i documenti di causa. La qualità di parte nella procedura d'assistenza deve allinearsi infatti con il diritto di ricorrere previsto dall'art. 80h lett. b AIMP: ritenuto che tale diritto dev'essere negato al ricorrente, egli non può essere ammesso a partecipare alla procedura d'assistenza e all'esecuzione della richiesta estera sulla base dell'art. 80b AIMP (DTF 127 II 104 consid. 4b). Certo, la facoltà prevista dall'art. 80b AIMP è oggetto di una norma distinta (FF 1995 III 29): il legislatore federale non ha tuttavia voluto estendere la cerchia delle persone abilitate a intervenire nella procedura ma, al contrario, limitare l'esame degli atti e il diritto di partecipazione soltanto ai casi ove ciò sia necessario per la tutela dei loro interessi. In assenza di legittimazione, il ricorrente non poteva quindi, di massima, pretendere di poter partecipare alla procedura di assistenza e di consultare gli atti (art. 80b cpv. 1 in relazione con l'art. 80h lett. b AIMP; causa 1A.313/1997, sentenza del 27 febbraio 1998, consid. 2). 2.1.3 Neppure il diritto di essere sentito e di consultare l'incarto (art. 29 cpv. 2 Cost.) garantisce al ricorrente, nell'ambito della procedura di riconoscimento della sua legittimazione, la facoltà di esaminare egli medesimo gli atti d'assistenza, allo scopo di vagliare se sia toccato direttamente da tale procedura; questo esame compete alle autorità e ai tribunali (causa 1A.314/2000, sentenza del 5 marzo 2001, consid. 7). 2.1.4 Infine, la qualità di persona contro cui è diretto il procedimento all'estero (art. 21 cpv. 3 AIMP), richiamata dal ricorrente, non conferisce, di per sé, la facoltà di consultare gli atti di causa e di partecipare alla procedura. Questi diritti sono infatti riconosciuti all'accusato solo quando sia direttamente toccato dalla misura d'assistenza. In effetti, l'invocata norma prevede le medesime condizioni dell'art. 80h lett. b AIMP, non adempiute nella fattispecie; la condizione alternativa del previgente art. 21 cpv. 3 AIMP, che riconosceva la legittimazione a ricorrere anche alla persona i cui diritti di difesa potessero essere lesi dal procedimento penale estero, è stata infatti abrogata (DTF 126 II 356 consid. 3b/aa-bb, 123 II 161 consid. 1d; FF 1995 III 19; cfr., sulla qualità di parte nella procedura di assistenza in materia penale, in particolare sulla facoltà di consultare gli atti di causa della parte lesa, DTF 127 II 104 consid. 3a-c). Ne segue che non si è in presenza di una violazione del diritto di essere sentito.