Citation: 6B_1379/2019 E. 6.2

6.2. Secondo l'art. 116 cpv. 1 lett. a LStrI, è punito con una pena detentiva sino a un anno o con una pena pecuniaria chiunque, in Svizzera o all'estero, facilita o aiuta a preparare l'entrata, la partenza o il soggiorno illegali di uno straniero. Nei casi di lieve entità può essere pronunciata la sola multa (art. 116 cpv. 2 LStrI). La ricorrente ha aiutato, in diverse occasioni, dal 18 agosto 2016 al 1° settembre 2016, 20 migranti privi di documenti di legittimazione ad entrare in Svizzera dall'Italia allo scopo di raggiungere la Germania. Non è di per sé da lei contestato che il comportamento incriminato adempie gli elementi oggettivi e soggettivi costitutivi del reato di aiuto all'entrata e alla partenza illegali giusta l'art. 116 cpv. 1 lett. a LStrI. La ricorrente ritiene nondimeno la sua condanna lesiva delle disposizioni dell'acquis di Schengen. Nell'ambito del citato Accordo di associazione, la Svizzera ha recepito il regolamento (UE) 2016/399 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 marzo 2016, che istituisce un codice unionale relativo al regime di attraversamento delle frontiere da parte delle persone (codice frontiere Schengen; cfr. scambio di note del 4 maggio 2016 tra la Svizzera e l'Unione europea concernente il recepimento di tale regolamento, RS 0.362.380.067). Questo regolamento ha sostituito il previgente regolamento (CE) 562/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio del 15 marzo 2006 che istituiva il codice frontiere Schengen (cfr. scambio di note del 28 marzo 2008 tra la Svizzera e la Comunità europea, RU 2008 5633). Esso prevede che le frontiere interne possono essere attraversate in qualunque punto senza che sia effettuata una verifica di frontiera sulle persone, indipendentemente dalla loro nazionalità (art. 22, il cui tenore corrisponde a quello dell'art. 20 del previgente regolamento). Secondo l'art. 23 lett. a del regolamento (UE) 2016/399, l'assenza del controllo di frontiera alle frontiere interne non pregiudica l'esercizio delle competenze di polizia da parte delle autorità competenti degli Stati membri in forza della legislazione nazionale, nella misura in cui l'esercizio di queste competenze non abbia effetto equivalente alle verifiche di frontiera. Per "verifiche di frontiera" si intendono le verifiche effettuate ai valichi di frontiera al fine di accertare che le persone, compresi i loro mezzi di trasporto e gli oggetti in loro possesso, possano essere autorizzati ad entrare nel territorio degli Stati membri o autorizzati a lasciarlo (art. 2 n. 11 del regolamento [UE] 2016/399). L'esercizio delle competenze di polizia secondo l'art. 23 lett. a di detto regolamento (cfr. art. 21 lett. a del regolamento previgente) non può in particolare essere considerato equivalente all'esercizio delle verifiche di frontiera quando le misure di polizia non hanno come obiettivo il controllo di frontiera (i), si basano su informazioni e l'esperienza generali di polizia quanto a possibili minacce per la sicurezza pubblica e sono volte, in particolare, alla lotta contro la criminalità transfrontaliera (ii), sono ideate ed eseguite in maniera chiaramente distinta dalle verifiche sistematiche sulle persone alle frontiere esterne (iii), sono effettuate sulla base di verifiche a campione (iv). Giusta l'art. 23 lett. c del regolamento (UE) 2016/399, l'assenza del controllo di frontiera alle frontiere interne non pregiudica nemmeno la possibilità per uno Stato membro di prevedere nella legislazione nazionale l'obbligo di possedere o di portare con sé documenti di identità (cfr. art. 21 lett. c del regolamento previgente). Compatibilmente con questa disposizione, l'art. 5 cpv. 1 lett. a LStrI prevede che lo straniero che intende entrare in Svizzera deve essere in possesso di un documento di legittimazione riconosciuto per il passaggio del confine e, se richiesto, di un visto. Se viola questa prescrizione di entrata in Svizzera, egli è punibile di entrata illegale in Svizzera in applicazione dell'art. 115 cpv. 1 lett. a LStrI (cfr. sentenze 6B_212/2011 del 1° giugno 2011 consid. 3; 6B_173/2013 del 19 agosto 2013 consid. 2.2). Analogamente, è punibile di incitazione all'entrata illegale giusta l'art. 116 cpv. 1 lett. a LStrI chi facilita o aiuta a preparare tale atto. Come rettamente rilevato dalla Corte cantonale, l'art. 116 LStrI reprime in modo autonomo i comportamenti che si caratterizzano come atti di complicità a quelli puniti dall'art. 115 LStrI (DTF 137 IV 153 consid. 17 pag. 157; ZÜND, in: op. cit., n. 1 all'art. 116 LStrI). La ricorrente sostiene che l'art. 6 del regolamento (UE) 2016/399 prevede condizioni d'ingresso per i cittadini di paesi terzi solamente per l'entrata attraverso una frontiera esterna. Disattende tuttavia che, nel rispetto dell'art. 23 lett. c del regolamento (UE) 2016/399, in Svizzera l'obbligo di possedere un documento d'identità concerne pure l'entrata da una frontiera interna (cfr. ZÜND, in: op. cit., n. 4 all'art. 115 LStrI). Quanto alla pretesa irregolarità del fermo, per il fatto che la ricorrente sarebbe stata oggetto di osservazioni nel periodo precedente l'attuazione di questo provvedimento, l'art. 23 lett. a) ii) del citato regolamento riserva esplicitamente l'esercizio delle competenze di polizia da parte delle autorità competenti in forza della legislazione nazionale, in particolare per quanto concerne le misure di polizia basate su informazioni ed esperienza generali di polizia quanto a possibili minacce per la sicurezza pubblica, e volte segnatamente alla lotta contro la criminalità transfrontaliera. L'obiettivo di prevenire o di fare cessare l'entrata e il soggiorno illegali sul territorio nazionale non comportano quindi un esercizio delle competenze di polizia equivalente alle verifiche di frontiera. Il regolamento (UE) 2016/399, come il previgente regolamento (CE) 562/2006, non esclude infatti la competenza degli Stati membri in tema di lotta all'immigrazione clandestina e al soggiorno irregolare (cfr. ordinanza della Corte di giustizia dell'Unione Europea [CGUE] C-554/19 del 4 giugno 2020, punti n. 44 e 48; sentenza CGUE C-9/16 del 21 giugno 2017, punti n. 49 seg.; sentenza CGUE C-278/12 del 19 luglio 2012 Adil, punto n. 68).