Citation: 1C_71/2020 E. 3.4

3.4. Sussiste una lacuna legale propria, alla quale il giudice deve rimediare secondo la regola generale posta dall'art. 1 cpv. 2 CC, se il legislatore ha omesso di disciplinare qualcosa che avrebbe dovuto regolamentare e che non può essere dedotto né dal tenore della legge né dalla sua interpretazione. Per converso, il giudice non può in linea di principio supplire al silenzio della legge, quando la lacuna è stata voluta dal legislatore (silenzio qualificato) e corrisponde a una norma negativa, oppure quando l'omissione consiste nella mancanza di una regola desiderabile (lacuna impropria), perché colmandola si sostituirebbe al legislatore (DTF 146 III 169 consid. 4.2.2; 146 V 121 consid. 2.5; 145 IV 252 consid. 1.6.1). La ricorrente, che peraltro non dimostra perché la pretesa lacuna potrebbe essere colmata se del caso unicamente a livello cantonale, non differenziando tra le citate lacune, disattende che quando l'omissione consiste nella mancanza di una regola desiderabile (lacuna impropria), il giudice non può in linea di principio supplire al silenzio della legge, perché come visto colmandola si sostituirebbe al legislatore. Riguardo all'applicazione delle regole sulle costruzioni sotterranee, l'insorgente, ammesso che l'impianto in esame non sporgerà dal terreno sistemato e che la distanza tra le sonde è rispettata, osserva semplicemente ch'esso si diramerà più profondamente nel terreno e che le sonde non procedono sempre in linea perfettamente perpendicolare, motivo per cui paragonare una sonda geotermica a una costruzione sotterranea sarebbe improprio e quindi arbitrario. Del resto, l'assunto ricorsuale secondo cui in assenza di una regolamentazione specifica sarebbe più corretto applicare delle regole tecniche (SIA 384/6), non dimostra che applicando le norme sulle opere sotterranee la Corte cantonale avrebbe adottato una soluzione addirittura insostenibile e quindi arbitraria. Non risulta infatti arbitrio dal semplice fatto che la soluzione proposta dalla ricorrente potrebbe entrare in linea di conto o sarebbe addirittura preferibile (DTF 147 II 454 consid. 4.4; 144 III 145 consid. 2). Il fatto che le conclusioni poste a fondamento del giudizio impugnato, peraltro fondate su valutazioni condivisibili, non concordino con quelle ricorsuali non ne dimostra l'arbitrarietà (DTF 144 II 281 consid. 3.6.2). Inoltre, accennando ai motivi che giustificano il rispetto delle distanze dai confini nelle zone edificabili, segnatamente l'igiene, la sicurezza, l'aerazione, l'illuminazione naturale delle costruzioni, la tutela dalle immissioni e dai pericoli d'incendio, la ricorrente non dimostra che tali scopi sarebbero lesi nel caso in esame, né ciò è ravvisabile.