Citation: 5C.37/2006 13.04.2007 E. 5.2

5.2.1 L'esistenza di un interesse preponderante pubblico o privato è una delle condizioni che rendono eccezionalmente lecita una lesione della personalità altrui (art. 28 cpv. 2 CC). Trattandosi dell'attività dei media, incombe al giudice l'obbligo di soppesare attentamente l'interesse della persona toccata alla tutela della propria immagine da un lato, e l'interesse dei media al perseguimento del loro compito informativo, in particolare di controllo, d'altro lato. Il giudice beneficia in questo contesto di un certo margine di apprezzamento (DTF 126 III 305 consid. 4a pag. 306). Una lesione della personalità altrui si giustifica tuttavia soltanto nella misura in cui esista una necessità d'informazione dell'opinione pubblica (DTF 132 III 641 consid. 3.1 pag. 644; 129 III 529 consid. 3.1 pag. 531; 127 III 481 consid. 2c pag. 488; 126 III 209 consid. 3a pag. 213 e 305 consid. 4a pag. 306). Come per tutti gli elementi di giudizio atti a far apparire eccezionalmente lecita un'avvenuta lesione della personalità (supra consid. 4.4), spetta all'autore della lesione dimostrare l'esistenza di un preponderante interesse alla pubblicazione, in tutte le sue componenti. Pure qui, tuttavia, a corollario di questa distribuzione dell'onere della prova sta l'obbligo per la parte lesa di allegare in termini circostanziati, offrendo le prove pertinenti, la sussistenza di quegli elementi atti a inficiare l'opinione dell'autore della lesione (supra consid. 4.2). 5.2.2 Il Tribunale di appello ha sottolineato, definendola circostanza ammessa da entrambe le parti, che l'attore sia tuttora personalità pubblica di rilievo. Ha indi constatato che il giornale sul quale sono apparsi gli articoli incriminati ha diffusione tutt'altro che locale, e che le vertenze giudiziarie che vedono coinvolto l'attore non sono dirette contro di lui oppure non sono di natura tale da lederne la personalità. Ha poi ribadito, confermando esplicitamente l'opinione a suo tempo già sostenuta dal Pretore, che i fatti riportati riguardano essenzialmente la vita professionale di una persona appartenente alla storia contemporanea. Ha infine concluso sottolineando l'interesse pubblico ad un'informazione in proposito, non solo in considerazione della notorietà dell'attore e della sua famiglia, bensì anche degli scopi di pubblica utilità della Fondazione e degli ampi risvolti giudiziari scaturiti dalla vicenda, peraltro già portati a conoscenza del pubblico attraverso altri articoli di giornale. Si evince dal riassunto della motivazione cantonale che il Tribunale di appello si è manifestamente conformato ai principi giurisprudenziali appena ricordati. 5.2.3 Quanto alla questione a sapere se il Tribunale di appello abbia anche ponderato in modo corretto gli interessi contrapposti, va ricordato che in merito il giudice dispone di un certo qual margine d'apprezzamento (DTF 132 III 641 consid. 3.1). Il Tribunale federale riesamina decisioni di questo genere con riserbo, ed interviene unicamente a ben determinate condizioni (supra consid. 2.2). Ora, i criteri addotti dai giudici cantonali, riproposti al considerando precedente, appaiono pertinenti, e la loro ponderazione assolutamente sostenibile. E le obiezioni sollevate nel ricorso non tengono: che la forma della presentazione dei fatti topici negli articoli incriminati possa non essere piaciuta non significa ancora assenza di interesse pubblico preponderante. Che le vertenze giudiziarie siano state presentate in modo unilaterale e non veritiero, basandosi su affermazioni non attendibili e senza le dovute verifiche, è opinione personale dell'attore, che tuttavia non tiene conto della motivazione dei giudici cantonali, i quali hanno argomentato sottolineando che le procedure in questione non sono rivolte contro di lui, rispettivamente sono di natura tale (civile e tutoria) da non essere atte a lederne la personalità. Infine, l'eccezionale ampiezza, violenza e unilateralità che l'attore attribuisce agli attacchi a lui mossi rispetto alla trattazione di altre vicende della Svizzera italiana non trovano riscontro nella sentenza cantonale, per cui non possono comunque essere tenute in considerazione. Inoltre, il confronto di articoli pretesi lesivi con altri, dedicati ad altre personalità, presentati in forma asseritamente meno roboante, non appare essere finora stato considerato da dottrina e giurisprudenza come un criterio appropriato, né l'attore pretende il contrario. 5.2.4 Nella ridotta misura in cui sia ricevibile, dunque, l'obiezione secondo la quale non sussisteva interesse pubblico preponderante alla pubblicazione degli articoli incriminati si rivela priva di fondamento. 5.3 Ultima fra le censure sollevate è quella secondo la quale il Tribunale di appello avrebbe omesso di esaminare gli articoli incriminati nel loro insieme, e di valutare l'esistenza di una lesione della sua personalità quale frutto di una campagna stampa. 5.3.1 Corrisponde ad un principio unanimemente riconosciuto tanto in dottrina quanto in giurisprudenza che pure la forma nella quale i media riferiscono su determinati fatti e persone rappresenti un fattore importante nella determinazione di una asserita violazione della personalità: titoli tendenziosi, riassunti in locandine e trafiletti oppure caricature possono rivelarsi inutilmente lesivi, tanto da mettere in dubbio la proporzionalità della pubblicazione per rapporto all'interesse pubblico che, in sé, la giustificherebbe (Hausheer/Aebi-Müller, Das Personenrecht des Schweizerischen Zivilgesetzbuches, Berna 2005, margin. 12.112). Ciò equivale a dire, in altri termini, che la presentazione destinata all'opinione pubblica deve tenere conto, per quanto possibile, delle esigenze derivanti dalla tutela della personalità del singolo (DTF 129 III 529 consid. 3.1 pag. 531; Andreas Bucher, Natürliche Personen und Persönlichkeitsschutz, 3a ed. Basilea 1999, margin. 543). Questo principio si applica tanto alla relazione di fatti veri (Pierre Tercier, Le nouveau droit de la personnalité, Zurigo 1984, margin. 730) quanto a giudizi di valore (Pierre Tercier, op. cit., margin. 746). 5.3.2 I giudici cantonali non hanno ignorato la questione. Al contrario, essi hanno in proposito espressamente ritenuto che le fotografie che accompagnano i tre articoli, "fors'anche discutibili esteticamente", non stravolgono la figura dell'uomo e non ledono dunque la personalità dell'attore. Quanto al trafiletto del 3 febbraio 1995, esso conterrebbe giudizi di valore frammisti ad elementi di fatto. Tuttavia, le severe critiche che in esso sono formulate sarebbero "facilmente riconoscibili come un'interpretazione soggettiva dell'articolista" e rimarrebbero "nel loro insieme entro limiti accettabili". Le conclusioni dei giudici cantonali, in sé, non prestano il fianco a critica alcuna, tanto più se si pone mente al riserbo che il Tribunale federale è solito applicare (supra consid. 2.2) quando confrontato a decisioni fondate sul margine di apprezzamento che la legge conferisce al giudice cantonale, come nel caso di lesioni della personalità (supra consid. 5.2.1). Le fotografie dell'attore, che egli critica per riprodurlo "in posa minacciosa [...] per mimare il rapace che non lascia la preda", e ancora "così da farlo apparire un rapace notturno, con le labbra a becco di civetta", non ne danno assolutamente un'immagine negativa: pugnace, certo, risoluta, come evidentemente esigeva e comportava il contesto nel quale furono scattate. Ma da ciò a dedurne l'immagine del rapace avido, ne passa; e non si riscontra alcun elemento che favorisca, nella mente del lettore medio di riferimento, l'accostamento al rapace. D'altro canto, la scelta stessa delle fotografie da accompagnare ad un determinato articolo ricade senza dubbio nella libertà di cui gode l'estensore del medesimo; e va da sé che pure la scelta delle fotografie, così come quella di titoli, sottotitoli ed altre circostanze di accompagnamento, deve seguire la logica ed il tenore di fondo dell'articolo. Quanto al trafiletto del 3 febbraio 1995, è giusto dire, con i giudici cantonali, che esso contiene essenzialmente affermazioni dell'attore medesimo (segnatamente a proposito dello scopo perseguito dal Giornale del Popolo), fatti non puntualmente contestati (né contestabili, quali la serie di denunce e ricorsi), ed infine giudizi di valore. Questi ultimi sono, a non dubitarne, severi: ma, attinendo alla sempre labile distinzione fra assistenza attiva del curatelato da un lato e pressione ossessiva su di lui dall'altro, fra tenacia e combattività nel portare avanti proposte considerate giuste da una parte e travalicazione delle proprie competenze d'altra parte, non può essere seriamente contestato che, vista dall'esterno, la vicenda, anzi entrambe le vicende Pica Alfieri e Bentinck, potessero anche, tenuto altresì conto dei ragionevoli limiti di precisione nell'esposizione dei fatti (si veda in proposito DTF 129 III 529 consid. 3.1 pag. 531 seg.;126 III 305 consid. 4b/aa pag. 306 segg.) che i giudici cantonali hanno ritenuto a carico del giornalista, suscitare l'impressione di un avvocato Masoni in difficoltà nel distinguere fra effettivi obblighi quale curatore ed eccesso di zelo, rispettivamente fra reali interessi e volontà del curatelato e finalità che il legale ha proiettato su quest'ultimo. Siccome facilmente distinguibili quali opinioni personali dell'articolista, i giudizi di valore riprodotti al citato trafiletto non appaiono pertanto - tenuto altresì conto del riserbo con il quale il Tribunale federale li esamina (DTF 126 III 305 consid. 4b/bb pag. 308) - lesivi della personalità dell'attore. 5.3.3 È giusto chiedersi tuttavia, come fatto nel ricorso, se per decidere della legittimità di un articolo di giornale non si debba procedere ad un'analisi bidimensionale del singolo articolo esaminato, dove bidimensionale sta ad indicare un'analisi in parallelo tanto del testo quanto di tutti quegli accorgimenti grafici che lo accompagnano (titoli, sottotitoli, locandine, lanci in prima pagina, e ovviamente fotografie o disegni) siccome contrapposta ad un esame a compartimenti stagni. E, traendo spunto dalla convinzione, invero solamente accennata e per nulla motivata, dell'attore di essere stato il bersaglio di una campagna stampa, ci si deve chiedere se non vada presa in considerazione, quale terza dimensione, quella temporale, ovvero il susseguirsi nel tempo, a proposito di un tema o di una persona, di più articoli, i più recenti dei quali rinviino esplicitamente o implicitamente ai precedenti, o comunque siano atti a richiamare l'attenzione su affermazioni che altrimenti sarebbero ormai cadute nell'oblio. I giudici di appello, che, come visto (supra consid. 5.3.2), hanno pur esaminato separatamente le fotografie ed il trafiletto, non hanno invece discusso la relazione fra questi fattori, ed ancor meno hanno preso posizione sull'importanza dell'apparizione di più articoli, scaglionati nel tempo. Il primo quesito sollevato nel ricorso può essere risolto rammentando che l'esame distinto del testo da un lato, delle fotografie e del trafiletto di commento dall'altro, ha permesso di concludere che nessuna di queste due componenti era lesiva della personalità dell'attore. Ora, è difficile che fattori di giudizio di per sé non illeciti lo diventino per il solo fatto di venire considerati assieme; normalmente avviene piuttosto che già una delle due componenti sia illecita, e che il suo accostamento ad altre componenti contamini pure queste. Certo, non si può escludere del tutto che un titolo (ineccepibile) accompagnato da una fotografia (pure di per sé ineccepibile) possano, se letti in prospettiva, dar corpo ad un'associazione d'idee atta a ledere la personalità altrui. Ma chi si volesse avvalere di un tale argomento dovrebbe motivare corrispondentemente il proprio gravame. Nel presente caso, invece, gli attori si limitano ad elencare tutti i fattori a loro avviso problematici, quasi che la loro mera cumulazione bastasse per originare una lesione della personalità. In nessun caso ciò è sufficiente per suffragare le conclusioni ricorsuali. Né gli attori possono derivare alcunché a loro favore dalla decisione 24 febbraio 1995 della Camera per l'avvocatura ed il notariato del Tribunale di appello (CAN), tanto il contesto delle due azioni e le finalità con esse perseguite sono differenti. In primo luogo, va sottolineato che la CAN aveva concesso all'attore lo svincolo dal segreto professionale quale mandatario di Pica-Alfieri al fine di replicare non tanto al primo degli articoli di giornale qui incriminato, bensì ad una serie di articoli apparsi in diverse testate, ed ai quali l'articolo del Tages Anzeiger del febbraio 1995 si ispirava. Si aggiunga poi che tale decisione fu presa senza sentire i qui convenuti, e già per questa ragione non può aspirare ad avere una qualsiasi forza di pregiudizio, che comunque la legge non le conferisce. Non va infine scordato che, in casi limite quale è il presente, bastano sfumature per far propendere il collegio giudicante in favore dell'una o dell'altra tesi, senza che alcuna delle due posizioni possa dirsi veramente errata. Quanto all'ipotesi di una campagna stampa contro di lui, accennata dall'attore, appare opportuno far presente che il Tribunale federale, in una recente sentenza 5C.66/2006 di prossima pubblicazione, ha discusso quest'ulteriore dimensione temporale. Il contesto, tuttavia, era quello della determinazione e quantificazione di un eventuale obbligo di riconsegna dell'utile giusta l'art. 28a cpv. 3 CC, e non quello della liceità degli articoli incriminati. È giunto alla conclusione che a tal fine non è necessario un concatenamento di articoli di intensità equivalente ad una vera e propria campagna stampa, precisando peraltro che per la determinazione dell'utile conseguito e da riconsegnare alla parte lesa si può tenere conto pure di articoli di per sé non lesivi della personalità, comunque utili per mantenere vivo l'interesse dei lettori nei confronti di quella determinata persona e dunque idonei ad influire sull'andamento delle vendite del prodotto. L'apprezzamento del fattore temporale anche per la determinazione della liceità di un articolo lesivo della personalità, e non soltanto per la determinazione delle sue conseguenze (risarcimento danni e torto morale nonché riconsegna dell'utile), appare tuttavia problematico nella misura in cui rischia di inficiare un contributo giornalistico, per altro irreprensibile, per il solo fatto di riguardare una persona sulla quale si era in passato riferito in termini lesivi della sua personalità, con conseguente grave ed ingiustificata inibizione generica della libertà di stampa. Comunque sia, nel caso di specie il Tribunale federale può esimersi dal prendere definitivamente posizione sulle ipotesi ventilate. Gli articoli da ascrivere ai convenuti, infatti, sono apparsi in due date, oltretutto a distanza di quasi un anno l'una dall'altra, e a seguito di avvenimenti diversi; in tali circostanze, non si può certamente parlare di una campagna di stampa dei convenuti contro l'attore e la sua famiglia, non potendosi neppure imputare al Tages Anzeiger ed al suo corrispondente la concomitanza dei pezzi del febbraio 1995 con quelli pubblicati, quand'anche nel medesimo periodo, da altre testate. 5.3.4 In conclusione, né l'esame globale delle componenti degli articoli incriminati né l'estensione della loro reiterazione nel tempo giustifica l'accoglimento delle tesi ricorsuali.